STORIA DELLI
A
15* DIVISIONE TURR NELLA
CAMPAGNA DEL 1860 IN
SICILIA E NAPOLI PER
IL
MAGGIORE
DI
FAXTERIA
CARLO PECORINI - MANZONI 11 .
DI STATO
DELL'ESERCITO
MERIDIONALE
ENTE
FIRENZE TIPOGRAFIA DELLA GAZZETTA D'ITALIA Via del Castellacci ', 6
1876
1
! 1
14
3.
Ali
ILLUSTRISSIMO Sigur GENERALE
A Lei che con quella generosità che le è propria, si è prestato a fornirmi, non solo una serie di pre ziosi documenti ma benanco diversi ricordi senza i
quali non avrei potuto particolareggiare il mio lavoro, mi permetto dedicare questo libro, fiducioso che vorrà accoglierlo con quell'amore che tanto porta alla no stra Patria, al nostro Re ed al gran Capitano che gettò le prima fondamenta dell'Esercito meridionale col decreto che formava la 15a Divisione Türr. CATANZANO, 1 ° gennaio 1875. Devot . ed obbl . suo
CARLO PECORINI-MANZONI .
All’III. Sig. Commendatore STEFANO Türr Tenente Cenerale Aiutante di Campo onorario DI S. M. IL RE D'ITALIA .
ROMA .
EGREGIO MAGGIORE
Accolgo volentieri la dedica del suo libro sulla
154 Divisione nella campagna del 1860. È un lavoro che apprezzo come ho sempre apprezzato i suoi sforzi a servire bene la patria e fare in ogni tempo opera onorevole di cittadino e di soldato .
La ringrazio e mi creda Roma, 25 gennaio 1875.
Suo affezionatissimo
STEFANO TÜRR.
All'Egregio Signor Maggiore PECORINI MANZONI CARLO.
INDICE
PREFAZIONE
Pag.
INTRODUZIONE . CAPO I. Da Quarto a Palermo
II. Da Palermo a Napoli ..... III. Dalla entrata di Garibaldi in Napoli alla battaglia del 1 ° e 2 ottobre .... >>>
IX
1 9
73
161
IV. Dalla battaglia del 1° e 2 ottobre al congedamento dei volontari
APPENDICE ..
Allegato I.
267 325
Documenti .....
331
II. Riassunto delle Tabelle di marcia con Descrizione geo
grafica statistica e Carta delle tappe.. III. Carta del Teatro della guerra...
513 531
PREFAZIONE
La 15* Divisione formata da Garibaldi in Sicilia nel giugno 1860, e posta sotto il comando del generale Stefano Türr, è il primo nucleo dell'Esercito meridionale che tanta parte ebbe ai felici
destini d'Italia, e la sua esistenza si collega agli eventi mirabili che trasformarono la costituzione politica e militare della Pe nisola.
Ma io nel raccogliere alcune memorie intorno a questo primo elemento dell'Esercito Garibaldino, non ho avuto in pensiero di
scrivere una storia nel vero senso letterario, perchè comprendeva bene di affrontare un'impresa troppo oltre delle mie forze. Io non ho consumato i miei studi nelle lettere ; lunghi anni di servizio militare in mare ed in terra, riassumono la mia vita per non avere avuto il tempo come non ho avuto le tendenze
di divenire letterato. Mi è permesso perciò di sperare che i miei lettori non esigeranno nè altezza di stile e di concetto storico, nè quella critica filosofica attraverso la quale deve passare la storia di grandi avvenimenti. D'altronde i fatti del risorgimento italiano sono troppo freschi, gli uomini che li compirono sono per la miglior parte viventi, molte passioni tuttuvia agitate, molti interessi scardinati, una nuova generazione non è ancora venuta a disseppellire segreti che forse contribuirono potentemente allo svolgersi di quel grande dramma, e però quella critica la quale deve regolare la penna dello storico, non potrebbe com piere largamente il suo ministero.
х
PREFAZIONE
Se io dunque mi sono deliberato a raccogliere queste memorie , sono le .calunnie d'indisciplina nei soldati, di disordine nell'am
ministrazione, e talvolta di più turpi macchie che amici e ne mici hanno lanciate contro l'Esercito meridionale, che mi hanno
consigliato a ricordare quei fatti, che varranno a rettificare i giudizi sovente travisati su quell'Esercito. D'altra parte io come ufiziale di Stato maggiore della 15* Di visione, potei raccogliere diverse notizie , le quali se hanno poca importanza nei fatti storici generali , ne hanno molta per le fa miglie di quei prodi che lasciarono la vita in quella gloriosa impresa, ignorati dalla storia, e persino dai parenti loro, che neppur sanno in quale terra i loro cari riposano le ossa. Non mi faranno perciò un carico i miei lettori , se nel primo periodo dell'impresa del generale Garibaldi in Sicilia, io li fermo sopra minuti e giornalieri ricordi delle marce , degli esercizi mi
litari, sui dettagli della composizione dei Corpi, e financo sulla vita dei quartieri, perchè vegga ognuno che i Capi di quella impresa mirabile, per quanto ebbero in cuore il sentimento di patria, ebbero nel pensiero il desiderio di formare un esercito che da essi era destinato a fare parte onorevolmente di tutto l'eser cito italiano. Io lo comprendo che simili minuzie impiccioli scono la grandezza della storia, ma io non ho avuto l'ambizione
di tramandarmi alla posterità col merito di storico, bensì rile vare dei fatti che da sè soli sbugiardano le calunnie talvolta in buona, talvolta in mala fede lanciate contro un gruppo di pa triotti, i quali diedero tutto sè stessi alla rigenerazione della patria. Delle calunnie pensate e pubblicate p ?r ingiuria, io non mi
occupo : esse sono troppo volgari per potersi raccogliere. Difatti quando in un libro pubblicato a Trieste da un De Sivo col pomposo titolo di Storia della guerra del 1860, non si veggono rispettati nè sovrani, nè governi esteri , nè la diplomazia nè le più illustri individualità,, ogni risposta a scrittori di questo ge nere, sarebbe onorarli di credibilità, sarebbe rinunziare al giu dizio che il mondo civile ha già pronunziato tra coloro che il De Sivo ingiuria e difende.
PREFAZIONE
XI
Ma quando egli calunnia il patriottismo degl'Italiani col dire , che l'Esercito Garibaldino era tutto composto di stranieri, dei quali si è osato dir cose che disdegniamo di ripetere, ogni ita liano ha il dovere di rispondere che l'impresa del riscatto d'Italia iniziata da Garibaldi fu degl'Italiani, e che i pochi stranieri che vi si associarono, erano delle onorate individualità, i quali se
non avevano cogli Italiani comune la patria, ne avevano comuni i sentimenti di libertà e d'indipendenza. Senza occuparci dunque di vantaggio d'ingiurie, che dette da chi non conosceva quegli
uomini si è ingannato, o da chi li conosceva ha calunniato, porrò soltanto in luce le vere proporzioni numeriche con cui concorsero gli stranieri nell'impresa garibaldina, perchè come ufficiale dello Stato maggiore della 15* Divisione mi trovo di avere conservato
una copia della situazione organica delle piccole legioni estere, le quali si componevano così : :
N°
Legione ungherese . Cacciatori esteri .
440
Legione inglese .
105 456
Legione francese La Flotte
260
Totale
>>
1261
stranieri in mezzo a 24,000 volontari dell'Esercito garibaldino
al di qua del Faro, e di altre migliaia in Sicilia, mi son cre duto in dovere di pubblicare questa situazione, nonchè di ricor dare i nomi dei mille che iniziarono l'impresa a Marsala. Noi siamo riconoscenti a quei prodi stranieri che dividendo con gl' Italiani il sentimento di patria e di libertà, vollero con essi dividere il pericolo e la gloria di riscattare la madre della civiltà d'occidente, ma faremmo ingiuria a quei prodi se attribuis simo loro il pensiero di usurpare titoli maggiori del vero alla riconoscenza d'Italia.
Nè minori calunnie da un'altra parte si sono scagliate contro
l'Esercito napoletano, i cui disastri militari alcuni ayrebbero voluto aggravare con l'accusa di viltà dei soldati, incapacità o
PREFAZIONE
XII
fellonia dei capi . I disastri di quell'esercito sono dovuti in gran parte alla sua organizzazione, e più alla situazione dell'intero paese .
Il governo borbonico aveva con la sua cattiva politica profon damente soffocato ogni sentimento nazionale : l'Esercito era
per i popoli la spada del dispotismo; chiunque poteva esagerarne la viltà ed i rovesci, faceya opera patriottica, e la più lieta novella che poteva loro recarsi, era una disfatta delle milizie del Re. I Borboni divisero l'esercito dalla Nazione, e gli arma
rono uno contro dell'altra, e ciascuno rappresentava una causa diversa ; ma l'elemento militare delle provincie meridionali che nel 1860 parve così poco atto alla guerra in oggi è il più forte nucleo e non meno intelligente dell'esercito italiano, e provò in mezzo al fuoco del quadrilatero nel milleottocentosessantasei come si combatte per il Re e per la patria .
Non è poi d'accagionarmi se nel narrare le cose della 15º Di visione, io ho dovuto abbracciare tutto l'esercito garibaldino, e talvolta distendermi fino alle imprese dell'Esercito settentrionale il quale nel tempo stesso combatteva per la liberazione della
Penisola, imperocchè la 15 Divisione non ha una storia sua particolare, e la sua azione fu tutta complessiva con gli eserciti combattenti.
Ho dato il nome di 15° Divisione alla mia storia, perchè di
essa soltanto ho più ampie notizie intorno l'azione dei corpi che la componevano, ed i dati statistici di formazione, gli elen chi dei morti e dei feriti , e solo a quelle madri che ebbero la fortuna di avere i figliuoli in quella gloriosa Legione, posso mandare il conforto del ricordo dei loro cari . E per questo che
se il mio lavoro non dovrà passare alle generazioni avvenire con un valore utile per la storia in generale, esso aspira alla rico noscenza di quelle famiglie che pur versarono una parte del sangue loro sotto la bandiera della 15* Divisione dell'Esercito meridionale . CARLO PECORINI- MANZONI.
INTRODUZIONE
Alle vittorie riportate dalle forze Franco - Italiane sopra quelle
dell'Impero d'Austria in Lombardia nell'anno 1859, seguivano 2
i preliminari di Villafranca, e successivamente il trattato di Zurigo, che poteva bensì arrestare per poco lo svolgimento delle future sorti d'Italia, ma non soffocare il sentimento unitario oramai destato negli Italiani , dopo le funeste esperienze che le
vittorie della libertà nei popoli divisi e deboli, si mutano bento sto in peggiore schiavitù . Questo sentimento, dopo il ritiro della dominazione austriaca sulla linea del Mincio, determinò la emancipazione dell'Italia Centrale e delle Legazioni, e rovesciò i troni di Parma, Firenze e Modena.
Il succedersi di questi avvenimenti miracolosi, ed il riscatto di tanti popoli, suscitò nelle menti calde dei Siciliani la febbre
del proprio riscatto, mentre d'altra parte svegliava la più se vera vigilanza dei Borboni, sopra quel popolo che fremeva al pensiero di libertà. 1
.
INTRODUZIONE
2
Era capo della Polizia borbonica in Sicilia un Salvatore Maniscalchi educato alla scuola della gendarmeria di Ferdi nando II, uomo destro, astuto e doppio, sanguinario quanto bi sognava per una missione di terrore e di rappresaglia. La sua polizia vedeva il segreto fuoco della rivoluzione, più che nella borghesia, serpeggiare nelle alte regioni aristocratiche, onde egli decise di rompere ogni riguardo contro i nobili, e co minciò una campagna d'insulti, di soprusi e d'insolenze contro quanto vi era di più alto in Palermo. Questo, lungi dall'inde bolire quella gente indomita e giustamente orgogliosa, alimentava e diffondeva il fuoco dell'ira siciliana, ed un colpo di pugnale dato al direttore generale della Polizia Salvatore Maniscalchi pubblicamente innanzi la piccola porta della Cattedrale, da un uomo visto da tutti e denunciato da nessuno, ed il cui nome rimase un segreto fra le torture ed il terrore della polizia, dava il segnale ai primi moti di Sicilia, che in breve divennero una grossa rivoluzione, la quale si ripercosse nel nord d'Italia, e suscitò la iniziativa di una spedizione armata che dovea mera vigliare il mondo, e farsi il perno del finale riscatto d'Italia dalla dominazione straniera .
Maniscalchi gravemente ferito sopravvisse, e d'allora inco
minciò un periodo più orribile per la Sicilia, giacchè all'indi rizzo politico di repressione, si univa il furore della vendetta personale. Ma non per questo la corrente delle idee nuove si arrestava : la guerra dell'Indipendenza che si combatteva feli
cemente sui piani Lombardi, rivelava ai Governi dispotici che un'êra novella si approssimava per porre l'ultimo limite all'as soluta volontà di un solo, ed i popoli delle due Sicilie inebriati del trionfo dei nuovi principii, rumoreggiavano minacciosi in torno al trono di Francesco II.
Il conte Leopoldo di Siracusa zio del Re di Napoli, che ve deva quanti nuovi pericoli minacciavano la monarchia, dirigeva al suo nipote una lettera ( Documento N. 1 ), che gli poneva in evidenza il vicino trionfo del principio di nazionalità in Italia,
INTRODUZIONE
3
e lo consigliava a mutare indirizzo ed a stringere amica la de stra al Re di Piemonte, onde consolidare il trono di Carlo III
sopra basi che la civile Europa o possedeva o domandava. Ma
le parole del vecchio Principe non discesero nel cuore del gio vane Re ; i consigli tristi prevalsero ai buoni; alle carcerazioni in massa seguivano il disarmo di Palermo (Docum . N. 2 ), le
violenze alle persone, le perquisizioni in casa, le bastonate, e quanto vi ha di più orribile in paese occupato da selvaggi e licenziosi conquistatori . Ma non per questo gli animi si rimettevano, il fuoco divam
pava peggiore, e la irritata Palermo fremeva per alzare il primo grido della rivoluzione. Fu allora che un Francesco Riso, ricco di patriottismo, decise di cominciarla, e nella notte del 3 aprile riunì 27 amici nel convento della Gancia, col proposito di sor tirne armati all'alba del 4, e chiamare all’armi i patriotti, che preparati attendevano nelle loro case il segnale, mentre già il vicino villaggio di Carini, aveva fin dal giorno innanzi alzato la bandiera della rivoluzione.
L'alba del 4 surse , ma per illuminare il convento della Gancia circondato da truppe e da cannoni borbonici che il tra dimento di un monaco vi chiamò durante la notte. Riso fu il
primo ad accorgersi del nemico, e non ebbe altro consiglio che aprire il fuoco da una finestra, al quale mille colpi di moschet teria risposero da fuori ; le porte del convento venivano abbat
tute a colpi di cannone, ed i soldati vi entravano alla bajonetta trascinati da un forsennato furore. Cadeva fra i primi il Riso trapassato da diverse ferite, alle quali sopravvisse tanto, per dar tempo al Maniscalchi di visitarlo in un ospedale, tentarlo con seduzioni e minaccie a rivelare le fila della rivoluzione, ed
ai suoi amici di avvisarlo, che mentre il Maniscalchi tentava di sedurlo, gli avea fatto fucilare il padre innocente. Riso non sopravvisse alle sue ferite, egli discese nella tomba, dove due giorni innanzi era disceso suo padre assieme con altri 12 pa triotti, che la sentenza di un Consiglio di Guerra subitaneo con
4
INTRODUZIONE
dannava a morte, e facea fucilare ( Docum . N. 3) ; ma il sangue di questi primi martiri della nuova rivoluzione, segnò l'ultimo periodo del dominio dei Capeti sull'isola di Sicilia. Al tocco della campana della Gancia, cominciarono a rispon dere le campane della Sicilia ; a Bagheria, a Misilmeri, ad Alta villa, a Castellazzo si era elevato il grido di guerra ; bande armate si formavano per le campagne, i loro capi cav. S. Anna,
Luigi La Porta, marchese Firmatore, Pietro Piediscatre e Ma rinuzzo, uomini energici e persistenti le incoraggiavano a ten
tativi arrischiati, che rinfocolavano l'agitazione nella città, e teneano in sospeso le forze borboniche fra l'interno e la campa gna. Ma quest' agitazione non era manifesta, inquantochè i
Palermitani si preparavano a novelli urti con molta cautela e nulla lasciavano intravedere, tanto che ai 7 aprile, Salzano, credendoli davvero rientrati nella calma, pubblicò un manifesto (Docum . N. 4) col quale esprimeva la sua ammirazione per il
lodevole e costante contegno che la popolazione serbava in quelle emergenze.
Intanto il 10 aprile sbarcava travestito in Messina il pro scritto Rosolino Pilo nobile siciliano, portando la grande notizia che un corpo di spedizione si organizzava a Genova in soccorso dell'eroica Sicilia, ed il generale Garibaldi l'avrebbe capitanata. Questa notizia corse da un capo all'altro dell'isola, essa rialzò
l'entusiasmo, ritemprò il coraggio e la perseveranza, e preparò quel gran fuoco che si orribilmente doveva divampare sotto il trono dell'erede di Ferdinando II.
Ma questo fuoco era ancora segreto : il palese erano i fatti della Gancia ee la repressione violenta dell'agitazione di Palermo, contro la quale protestava il terribile manifesto del Comitato clandestino di Sicilia rivelando all'Europa civile gli orrori di un governo insano per ira e dissennati consigli ( Docum . N. 5 ). Ma intanto la forza trionfava sopra il diritto, i popoli curva vano, e tutte le apparenze stavano per il trionfo già assicurato
di S. M. Siciliana sui propri sudditi. Ciò malgrado, il Governo
INTRODUZIONE
piemontese vedeva peggiore la condizione dei Reali di Napoli, e sentiva la corrente italiana che fremea per rovesciarsi nel
mezzogiorno d'Italia. Vittorio Emanuele, principe esperimentato dalla scuola delle avversità, e da lunga pratica di principî ai quali è dovuto il risorgimento d'Italia, vedeva il pericolo di gravi complicazioni per la politica di Francesco II, onde si senti
costretto dal dovere di principe italiano e di parente, ad indi rizzargli una lettera che può considerarsi come la ricognizione formale dei diritti degl' Italiani ad un medesimo patto di fami glia, e che noi reputiamo indispensabile di trascrivere come uno
dei più preziosi documenti del risorgimento italiano. < Firenze , 15 aprile 1860.
« Caro Cugino
« Mi sarebbe inutile farle osservare lo stato politico dell'Italia « dacchè le grandi vittorie di Magenta e di Solferino distrussero « l'influenza che l'Austria esercitava sul nostro paese. Gl’Ita « liani non possono più essere governati come lo erano tren « t'anni sono. Eglino hanno acquistato la piena conoscenza dei
« loro diritti, e posseggono la sapienza e la forza sufficiente per « difendersi. D'altra parte la pubblica opinione ha sancito il principio che ogni nazione ha il diritto incontestabile di go « vernarsi come meglio crede. Ma annientata l'influenza già onnipotente dell'Austria, era naturale che i popoli dell'Italia « centrale si affrancassero dai minori Principi e tentassero di « costituire una Nazione unita ed indipendente. Siamo giunti « così ad un tempo in cui l'Italia può essere divisa in due Stati <<
« potenti, l'uno del settentrione, l'altro del mezzogiorno, i quali « adottando una stessa politica nazionale sostengano la grande
« idea dei nostri tempi, l'Indipendenza Nazionale. Ma per met « tere in atto questo concetto, è, come io credo, necessario che « Vostra Maestà abbandoni la via finora tenuta ; se Ella ripu
« dierà il mio consiglio, il quale, mi creda, è il risultato del mio
INTRODUZIONE
6
« desiderio pel bene suo e della sua dinastia, se Ella ripudierà « il mio consiglio, verrà forse il tempo in cui io sarò posto nella « terribile alternativa, o di mettere a pericolo gli interessi più urgenti della mia dinastia, o di essere il principale strumento « della sua rovina. Il principio del dualismo se è bene stabilito « ed onestamente seguito, può essere tuttora accettato dagl’Ita « liani.
« « « «
« Se Ella lascerà passare qualche mese, senz' attenersi al mio suggerimento amichevole, V. M. vorrà forse sperimentare l'amarezza di quelle terribili parole « è troppo tardi » come avvenne ad un membro della sua famiglia nel 1830 a Parigi . Solo gl’Italiani potrebbero concentrare in un solo tutte le loro
« speranze ; vi son doveri, quantunque increscevoli, che un prin cipe italiano dee adempiere. Poniamoci dunque insieme a « tanto nobile lavoro, mostriamo al Santo Padre la necessità di
« dare le dovute riforme, uniamo i nostri Stati in un legame di
« vera amicizia, da cui sorgerà certo la grandezza della nostra « Patria . Voglia Ella accordare subito una Costituzione liberale ; « si attornii della influenza di quegli uomini che sono i più sti
« « « «
mati per i patimenti sofferti nella causa della libertà ; rimuova ogni sorta di sospetti dal suo popolo, e stabilisca un'alleanza perpetua fra i due più potenti Stati della Penisola. Noi allora attenderemo ad assicurare al nostro Paese il gran vantaggio
« di essere l'arbitro dei suoi destini . Ella è giovane , e l'espe « rienza comunemente non è la dote della gioventù . Mi permetta adunque d'insistere sulla necessità di seguire il consiglio che « le offro nella mia doppia qualità di parente prossimo e di <<
Principe italiano. « Attenderò ansiosamente al ritorno del corriere confidenziale
« che presenterà questa lettera a Vostra Maestà, una risposta « soddisfacente .
« Mi creda di V. M. il più affezionato cugino, « VITTORIO EMANUELE. »
INTRODUZIONE
7
Questa lettera , lungi di migliorare le disposizioni del Mo narca Borbonico lo resero peggiore : egli che alla sua volta aveva visto cadere in pochi mesi tanti troni in Italia , e sentiva le scosse del grande movimento unitario nella Penisola, avea com preso tutt' i pericoli della rivolta di Palermo, non udia consi gli, e si affrettava a soffocarla con una pronta repressione. Le misure di rigore estese da Salzano su tutta l'Isola, preoc cuparono seriamente il Senato di Messina, stantechè per effetto delle medesime ogni pubblico lavoro era stato sospeso, quindi gli operai rimasti senza pane, ed il commercio arrestato, onde
il 16 aprile inviava al Re di Napoli un indirizzo, col quale lo supplicava perchè volesse ordinare che le abituali consuetu dini dei Messinesi non fossero distolte con severe misure. A questo
indirizzo il Re rispondeva con una largizione di Ducati 4,000, affinchè si continuasse nelle opere in corso, e così offrire agli operai il mezzo per procacciarsi da vivere. Il Senato ringraziava il Re di tanta magnanimità facendosi interpetre dei sentimenti di riconoscenza di tutti i cittadini di Messina ( Docum . N. 7). Intanto che nel mezzogiorno d'Italia queste cose seguivano, gli apprestamenti per una spedizione di volontari in Sicilia si
attivavano nel settentrione, onde la Corte di Napoli avvisata a tempo di questo pericolo , dispose delle frequenti crociere con istruzioni ai suoi navigli da guerra, di trattare col rigore delle leggi quei bastimenti che sorprendessero trasportare gente ar mata, nè si lasciassero imporre dal riguardo della bandiera . Ma mentre da una parte il Governo Borbonico si adoperava ad arrestare i pericoli di un intervento di patriotti in soccorso dell'agitata Sicilia, si affrettava a raddolcire con più mite trat tamento la irritazione dell'Isola, onde è che il giorno 3 appariva in Palermo un manifesto del generale Salzano ( Docum . N. 6 ), che scioglieva lo stato d'assedio, ed abrogava tutte le disposi zioni contenute nell'ordinanza del 4 aprile, ed al medesimo fa cevano seguito primo un indirizzo ( Docum . N. 7),2 ai Sici liani - secondo un editto ( Docum . N. 8), amendue emanati
8
INTRODUZIONE
dal Principe di Castelcicala, che chiamava in vigore l'ordinanza del 16 giugno 1849 in fatto di detenzione ed asportazione d'armi senza speciale permesso dell'Autorità ; mentre il Governo Cen trale per mezzo dei suoi agenti diplomatici riempiva l'Europa
di notizie esagerate della compiuta repressione dell'insurrezione siciliana .
Intanto i patriotti più compromessi dell'Isola e meno atti alle armi, avevano emigrato a Malta arrecando i dolorosi racconti del terrore, che la polizia e la milizia borbonica seminavano nella loro patria, mentre altri compagni avevano lasciato i loro
paesi, e riuniti in bande combattevano per le più aspre mon tagne la piccola guerra contro le colonne regie mobilizzate, e tenevano vivo il movimento insurrezionale dell'Isola.
CAPO I DA QUARTO A PALERMO
L'Italia era piena di pensieri per gl'infelici Siciliani, i quali
con il loro eroismo non bastavano a riscattare la loro patria dalla oppressione, chè anzi provocavano maggiori eccessi di sol
dati, che rompevano ogni disciplina, e non risparmiavano gl’in nocenti dalle loro selvaggie rappresaglie. Un grido d'indigna zione e di entusiasmo si sollevò nel settentrione, dove i gloriosi avanzi delle guerre del 1848-49 e 1859, ed una schiera di ge nerosi esuli siciliani sentivano che il fuoco del patriottismo ita
liano divampato in Sicilia , sarebbe stato un delitto lasciarlo soffocare, che l'altro periodo del compimento dei destini d'Italia era già cominciato , che la campana della Gancia non aveva chiamato soltanto i Siciliani, ma tutta l'Italia alle armi per la liberazione della patria. Una spedizione in Sicilia era dunque il pensiero dei più caldi
patriotti, i quali si erano in gran numero raccolti a Genova, dove il generale Garibaldi viveva silenziosamente in villa Spi nola, e dove tutt' i suoi amici si accalcavano come in un gran club, che doveva decidere dei destini d'Italia. Il grande Generale udiva i racconti delle cose del mezzo
giorno , raccoglieva gli entusiasti progetti dei suoi amici , ma calcolando la grave responsabilità di compromettere la soluzione
CAPO PRIMO
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del terribile problema in un'impresa d' infelice eroismo, come quella di Pisacane, incoraggiava gli amici a preparare i mezzi proporzionati al tentativo che dovea farsi.
Erano fra i più caldi fautori dell'impresa Bixio, Crispi, Ber tani, La Masa ed altri, mentre il conte Cavour vi soffiava dentro a mezzo di Giuseppe La Farina, il quale si era messo a capo di un Comitato a raccogliere armi, denari e sottoscrizioni per la liberazione della Sicilia sua patria. In conseguenza di sconfortanti notizie venute dall'Isola sulla
repressione del moto rivoluzionario nell'interno, e specialmente a Palermo, si rimetteva per ben due volte dal pensiero di man dare ad effetto la spedizione, quando un'ultima notizia per te
legramma, spiccato da Malta da Niccolò Fabrizi, uno dei più ardenti promotori dell'insurrezione siciliana, venne ad annun ziare un completo insuccesso nella provincia e nella città di Palermo , e che molti profughi raccolti da navi inglesi erano giunti in quel porto.
Un avviso così funesto colpi e sgomentò da principio anche i più fervidi ed operosi : ma lo sgomento durò breve : la di sgrazia della Sicilia suscitò anche maggiore il sentimento del dovere di soccorrerla . Garibaldi non sapeva più tenersi fermo
al pensiero di abbandonare ai propri destini un popolo gene roso ; la sua risoluzione aveva già riacceso l'entusiasmo, quando comparve Crispi con un telegramma in cifre e parole conven zionali, che assicurava, la Sicilia in armi, esagerate le notizie di repressione , urgente un soccorso. Questo telegramma gettò l'ultimo peso sulla bilancia, mentre desso non era che un'in
venzione del Crispi, il quale con questo artifizio disperato, tra scinava sè stesso, il fiore dei patriotti, ed il più grande patriotta italiano a perire o salvare la sua patria. Come Garibaldi decise di arrischiare l'impresa, chiamo a sè il colonnello ungherese Stefano Türr, nel quale riponeva tutta la sua fiducia ee confidenza, e gli comunicò il suo pensiero. Türr non conosceva l'Isola e non diede altra risposta, che di volerlo seguire dovunque. Lo stesso progetto Garibaldi confidava ad un
DA QUARTO A PALERMO
11
suo provato compagno d'armi , il colonnello Sacchi che fin dal 1842 aveva diviso con lui i pericoli, le fatiche e le glorie di un lungo assedio, e di una eroica guerra in Montevideo. Divampò l'antico commilitone ad un'altra guerra d'indipendenza, ma Ga ribaldi comprendea i doveri che in quel momento vincolavano il suo amico, e gl'imponeva di rimanere ancora al posto di co lonnello del 46° reggimento dell'esercito regolare, per attendere cogli altri commilitoni che volevano seguirlo, un momento più opportuno a distaccarsi dal servizio. Le ragioni che consiglia vano Garibaldi a privarsi momentaneamente di questi compa gni , erano determinate dalla necessità di togliere all'impresa ogni carattere d'intervento governativo, mentre se avesse trasci
nato con sè in una volta tutti quei compagni, si sarebbe privato di una sicura retroguardia operosa nel raccogliere forza e ga gliardia nel soccorrerlo al bisogno, come effettivamente si espe rimentò più tardi. La volontà di Garibaldi, era per il Sacchi e per i suoi commilitoni una legge. Compresi dal dovere di coo perare per quanto fosse in loro con qualunque sacrifizio al be nessere della patria, sacrificarono a questa le loro aspirazioni, e rimasero al loro posto. Erano con Sacchi nel 46 ° di linea Chiassi, Pellegrini Winkler, Lombardi, Grioli, Isnardi , e diversi altri come lui vincolati dal dovere di lavorare per mantener salda la disciplina ed impedire le diserzioni, attendendo pazienti il giorno
in cui senza tema di promuovere lo scioglimento del reggimento, avessero potuto accorrere a dividere i pericoli e la gloria dei loro compagni nell'Italia meridionale, e contribuire all'unità d'Italia, mèta dei loro desideri e delle loro aspirazioni . Türr non ebbe nè doveva avere questi riguardi , perchè a ca gione delle sue ferite, trovandosi nella posizione di riposo, aveva
cessato da quegli obblighi cui è soggetto l' ufficiale in attività, per cui una volta accettato di partecipare all'impresa, la confidò al suo amico e compatriotta maggiore Tüköry , il quale volle seguirlo in quel nuovo pericolo. Coi denari provenienti dalle oblazioni per il milione di fucili, si provvidero armi e munizioni, e malgrado le contrarietà, se
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CAPO PRIMO
non altro apparenti, del Governo legale rappresentato dal conte di Cavour, i preparativi furono spinti felicemente per una prima spedizione, e già mille e più giovani volontari ( Docum . N. 9), erano pronti a seguire l'invincibile capo. Mentre questo avveniva nel settentrione d'Italia, il fuoco del
l'insurrezione sulle montagne in provincia di Palermo non era del tutto spento : Rosolino Pilo nobilissimo siciliano esule, avea
lasciato l'esilio e si era gettato in Sicilia, dove raggruppati in torno a sè i fuggenti dal furore di Castelcicala, Salzano e Ma niscalchi, ne avea formato una squadra che tenea la minuta guerra sulle montagne. Altre squadre, oltre quelle da noi dette, si erano formate sotto i fratelli Mastricchi ed Antonino Ferro, i quali scorrazzavano sui monti, cercando di turbare la domi nazione borbonica nell'Isola.
Intanto l'ora dell'operare era giunta. I vapori per portare la spedizione erano apprestati; uno dei più onorevoli patriotti, Raf
faele Rubattino, si era compromesso di darli, ma per cuoprire le apparenze, esigeva che a suo tempo si fosse adoperata la
forza. A questa impresa fu destinato Nino Bixio, marinaro pro vato , soldato rischioso, patriotta entusiasta . Il generale Garibaldi prima della partenza dirigeva la se guente lettera al Re :
« Sire !
« Il grido di affanno che dalla Sicilia arrivò alle mie orec chie, ha commosso il mio cuore, e quello di alcune centinaja « dei miei vecchi compagni d'armi. Io non ho consigliato il « movimento insurrezionale dei miei fratelli di Sicilia, ma dal momento , che essi si sono sollevati a nome dell'Unità Ita
liana, di cui Vostra Maestà è la personificazione, contro la
« più infame tirannia dell'epoca nostra, non ho esitato di met « termi alla testa della spedizione. « So bene che m'imbarco per un'impresa pericolosa, ma pongo
DA QUARTO A PALERMO
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« confidenza in Dio, nel coraggio e nella devozione dei miei compagni.
« Il nostro grido di guerra sarà sempre : Viva l'unità d'Italia ! « Viva Vittorio Emanuele suo primo e più bravo soldato ! Se noi falliremo, spero che l'Italia e l'Europa liberale non dimenti « cheranno che questa impresa è stata decisa per motivi puri « affatto da egoismo, e interamente patriottici. Se riusciremo,
« sarò superbo di ornare la Corona di V. M. di questo nuovo e « brillante gioiello, a condizione tuttavia che V. M. si opponga,
« a ciò che i di Lei Consiglieri cedano questa Provincia allo « straniero, come hanno fatto della mia terra natale.
« Non ho partecipato il mio progetto a V. M., temeva infatti « che per la riverenza che Le professo, V. M. non riuscisse a persuadermi di abbandonarlo. « Di V. M., Sire, il più devotissimo suddito. « Firmato : G. GARIBALDI . »
Confidava inoltre segrete istruzioni al colonnello Medici, di organizzare una seconda spedizione per condurla dove gli sa rebbe indicato, e lasciava pure a Genova due lettere, una per il suo amico Caranti ( Docum . N. 10), e l'altra per Bertani (Docum. N. 11 ), colle quali sollecitava questi due illustri amici a muovere la nazione italiana in aiuto della sua impresa , ee pro clamava il solenne atto di fede Italia e Vittorio Emanuele
infine, aa richiesta di Sacchi dava un addio all'esercito con que ste parole: Genova , maggio 1860 .
« Soldati Italiani !
« Per alcuni secoli la discordia e l'indisciplina furono sor « gente di grandi sciagure al nostro paese. Oggi è mirabile la « concordia che anima le popolazioni tutte dalla Sicilia alle Alpi. Però di disciplina la Nazione difetta ancora, è su di voi
« che sì mirabile esempio deste di valore , che essa conta per <<
riordinarsi, e compatta presentarsi al cospetto di chi vuol ma
CAPO PRIMO
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« nometterla . Non vi sbandate dunque, giovani , resto delle pa « trie battaglie ... sovvenitevi che anche nel settentrione ab « biamo nemici e fratelli schiavi, e che le popolazioni del
mezzogiorno, sbarazzate dai mercenari del Papa e del Bor « bone, abbisogneranno dell'ordinato marziale vostro insegna mento, per presentarsi a maggiori conflitti.
« Io raccomando dunque in nome della patria rinascente, « alla gioventù che fregia le file del prode esercito, di non ab
« bandonarle, ma di stringersi vieppiù ai loro valorosi ufficiali, « ed a quel Vittorio, la di cui bravura può essere rallentata un « momento da pusillanimi consiglieri, ma che non tarderà molto « a condurci a definitiva vittoria. Firmato : G. GARIBALDI. >>
Alla lettera scritta al Re, all'addio all'esercito ed alla lettera a Caranti, tutt'e tre così assennate, deve la rivoluzione italiana
una grande riconoscenza. Il generale Garibaldi con le sue espli cite dichiarazioni poneva la sua impresa al coverto delle ca lunnie interne ed estere, dissipava tutte le apprensioni delle monarchie europee, associava ai suoi pericoli l'immensa mag gioranza di patriotti convertiti all'idea di non essere altrimenti possibile il riscatto d'Italia, che all'ombra della bandiera della Monarchia .
La sera del 5 maggio Garibaldi s'imbarcava assieme al co lonnello Türr e Sirtori sopra una piccola barca alla rada di Quarto; altre trenta barche raccoglievano i volontari, che alla
spicciolata si erano condotti alla spiaggia. Mancava Nino Bixio, il quale al cadere del sole, con un drappello di audaci compagni divisi in due imbarcazioni, si accostavano a due vapori del Ru battino, il Piemonte e il Lombardo, montavano sopra, destavano la ciurma addormentata, e colle armi alla mano obbligavano i
medesimi a non far motto, e s'impadronirono dei due bastimenti, sui quali caricarono le armi e le provvigioni che da due giorni si andavano depositando in una vecchia nave nel porto. In
tanto che questo si faceva le ore passavano : Garibaldi che fin
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DA QUARTO A PALERMO
dalle ore 10 di sera stava in mare colla spedizione sulle piccole
barche, cominciava a divenire impaziente ed impensierirsi del non vedere l'arrivo dei due piroscafi. Finalmente si decise di recarsi nel porto, e dati gli ordini opportuni a Türr, lo fece passare sopra altra barca, ed egli si drizzò verso il porto di Genova .
Al suo arrivo i fuochi dei vapori furono accesi, le macchine apprestate, ed alle 3 del mattino i due bastimenti uscivano dal
porto e raggiungevano le barche della spedizione. Ivi in men di un'ora si eseguì l'imbarco, e mentre il sole indorava le cime
delle vicine montagne (6 maggio) i due bastimenti filavano a trovare novelli destini . Comandava Garibaldi il Piemonte, Bixio il Lombardo .
I due legni navigavano di conserva radendo la costa per di fendersi e soccorrersi reciprocamente. Dopo qualche cammino Garibaldi fece segnali al Lombardo di avvicinarsi, e quando fu
a portata di voce, domandò a Bixio quanti fucili e munizioni aveva caricati : Mille fucili e niente più, rispose Bixio. —- Ed i revolvers e le cartuccie ? disse sorpreso il generale : - Nulla , re -
plicò Bixio. — Allora si riconobbe che uno scellerato tradimento o un'infame sete di furto aveva fatto sparire le barche con le
munizioni, ed un triste pensiero preoccupò Garibaldi ; egli ri mase qualche tempo meditabondo, finalmente sollevò la testa rasserenato, ed ordinò di rivolgere la prua a Piombino. La mattina del 7 indirizzava agl’Italiani il seguente pro clama : « A bordo del Piemonte, 7 maggio 1860.
« Italiani !
« I Siciliani combattono contro i nemici d'Italia e per « l'Italia .
È dovere di ogni italiano soccorrerli colla parola
col
« l'oro — colle armi e soprattutto col braccio. « Le sciagure d'Italia hanno fonte dalle discordie e dalla in « differenza di una provincia per la sorte delle altre.
CAPO PRIMO
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« La redenzione italiana cominciò dal momento che gli uo
« mini della stessa terra corsero in aiuto dei pericolanti fra « telli .
« Abbandonati a sè soli i prodi della Sicilia avranno a com « battere i mercenari del Borbone non solo, ma quelli dell'Au « stria e quelli del Prete di Roma. « Che i popoli delle province libere alzino potente la voce in « favore dei militanti fratelli, e spingano la gioventù generosa « ove si combatte per la patria.
« Che le Marche, l'Umbria, la Sabina, Roma ed il Napoletano « insorgano per dividere le forze dei nostri nemici.
« Ove le città sono insufficienti per l'insurrezione, gettino « esse bande dei loro migliori nelle campagne. « Il valoroso trova un'arme dovunque ! Non si ascoltino, per
dio, i codardi che gozzovigliano in laute mense, armiamoci e « pugniamo per i fratelli !
domani pugneremo per noi !
« Una schiera di prodi che mi furono compagni nel campo « delle patrie battaglie, marcia con me alla riscossa . L'Italia li « conosce
sono quelli stessi che si mostrano quando suona
« l'ora del pericolo – Buoni e generosi compagni -
Essi sa
« crificano la loro vita alla patria , e daranno ad essa l'ultima
« stilla di sangue , non sperando altro guiderdone che quello del « l'incontaminata coscienza .
« Italia e Vittorio Emanuele ! gridavano passando il Ticino « Italia e Vittorio Emanuele rimbomberà negli antri infuocati « del Mongibello . « A quel fatidico grido di guerra tuonante dal gran sasso d'Italia, il Tarpeo crollerà il tarlato trono della tirannide, e « sorgeranno, come un sol uomo, i coraggiosi discendenti del <<
<<
Vespro .
« All’armi dunque finiamo una volta le miserie di tanti « secoli ! Si provi al mondo un'altra volta che non fu men « zogna essere risorte su quella terra romane generazioni . « Firmato : G. GARIBALDI. »
DA QUARTO A PALERMO
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La mattina alle ore 9 dello stesso giorno i due vapori erano in vista della rada di Talamone ; Garibaldi prima di dare fondo indossò l'uniforme di generale, ordinò che la truppa sbarcasse,
scese a terra con Türr ed andò a visitare la torre di Talamone, ove lo raggiunsero altri compagni . Egli sperava di trovare in quel castello munizioni ed armi , ma non vi rinvennero che po chi fucili vecchi ed una colubrina. Il comandante di Tala
mone gli fece sapere che tutta la munizione si trovava riunita nella fortezza di Orbetello. Allora Garibaldi disse : - Bisogna che alcuno vada al forte di Orbetello , e faccia in modo da persua dere il comandante del forte a darci ciò che ci manca.
La proposta impietri tutti : l'impossibilità di spuntare per questa via era così evidente, che diversi dei suoi non esitarono
a fare le loro osservazioni . Allora Garibaldi voltosi a Türr gli Caro amico, viprego di raccogliere tutta la vostra scienza diplomatica per procurarci munizioni da Orbetello, mentre dalla riuscita della vostra missione dipende la possibilità della nostra spedizione. — Vado, disse Türr, ma datemi almeno una carta qua lunque per presentarmi al comandante del forte, - e così dicendo egli montava sopra un carrettino, mentre Garibaldi gli conse gnava il seguente biglietto : « Credete a tutto quanto vi dirà il mio aiutante di campo disse :
« colonnello Türr, ed aiutateci con tutti vostri mezzi per la
spedizione che io intraprendo per la gloria del nostro Re Vit
« torio Emanuele e per la grandezza d'Italia . « G. GARIBALDI. »
Dopo due ore Türr era ad Orbetello innanzi al comandante
Giorgini, al quale raccontò com'erano partiti da Genova su due vapori per andare in soccorso della Sicilia, come i bar caiuoli o per fretta o per colpa, avessero trascurato d'imbarcare
la munizione, un ritardo qualunque essere causa certa di far fallire l'impresa, tutto dipendeva in quel momento dalla risolu zione del colonnello Giorgini, a credere che questa impresa era desiderata dal Re e dal Governo. Il linguaggio franco e coscienzioso 2
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CAPO PRIMO
di Türr, scosse il comandante, ma la gravezza della sua respon sabilità, gli riteneva gli impulsi del cuore, onde stringendosi nelle angustie rispose : - Ella è militare, e sa cosa significa consegnare le armi e le munizioni di una fortezza, senza ordini dei capi. Non è quistione di ordini, ma di tempo, disse l'astuto unghe
rese, gli ordini sono ricevuti direttamente dal Re, basta che ella mandi un suo ufficiale al maggior Trecchi ufficiale d'ordi nanza di S. M. con questa lettera, e postosi a sedere in sua presenza scriveva : « Caro Trecchi
Dite a S. M. che la mu
« nizione destinata per la nostra spedizione è rimasta in Ge « nova ; ora preghiamo S. M. di voler dare ordine al coman « dante della fortezza di Orbetello di provvederci con quanto può dal suo arsenale. » Türr nel consegnare al comandante questa lettera con la di sinvoltura di un vecchio militare che eseguisce un piano presta bilito nelle più alte regioni, non esitò di fare osservare al co mandante che mancando telegrafi e ferrovie, bisognava almeno perdere sette giorni per ricevere gli ordini da Torino ; che du rante questo tempo la responsabilità morale degli eccidi borbo nici in Sicilia ricadeva tutta sopra di lui ; che durante questo tempo, mille incidenti potrebbero sopraggiungere per sconcer tare i piani del governo ; che il Re di Napoli avrebbe il tempo a stabilire una rigorosa crociera, la quale impedisse lo sbarco
in Sicilia ; che la diplomazia informata della spedizione, quando questa era ancora sul territorio del Regno, avrebbe certamente obbligato il Governo a retrocedere dall'impresat ; che la prova più chiara del consenso del Re stava nel fatto di essersi compiuti
pubblicamente gli apprestamenti e la partenza da Genova , senza che nessuna autorità vi avesse opposto ostacolo, e finiva con dire che in quel momento la responsabilità del comandante del forte era assai più grave nel negare, che nel dare poche munizioni . Il linguaggio convinto di Türr scosse il comandante, che senza più esitare rispose : « Colonnello, ella mi pone in una situa
« zione terribile: ma poichè mi assicura che l'impresa è fatta sotto gli auspici del Re, io metto l'arsenale a di lei disposizione.
<<
DA QUARTO A PALERMO
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Dopo questa risoluzione il colonnello Giorgini divenne entu
siasta dell'impresa, diede tutte le cartucce, e queste non essendo bastevoli, diede la polvere in barili, e richiesto da Türr di quat tro cannoni da sei che si trovavano nell'arsenale, li consegnò pure con 1200 cariche, e così l'illustre Giorgini, mentre assicu
rava la fortuna della spedizione, preparava a sè stesso giorni d'infortunio e di dolore, perchè alcuni giorni dopo venne ar restato e condotto nella fortezza d'Alessandria.
Intanto invitato egli da Türr a vedere coi propri occhi la spedizione, s'indusse ad andar assieme con due ufficiali di arti glieria a Talamone, dove furono accolti con entusiasmo dal Ge
nerale, il quale riconobbe nell'opera di Türr la salvezza del l'impresa.
Nel tempo che questi si occupava della missione affidatagli, il generale Garibaldi emanava il seguente ordine del giorno, col quale organizzava i suoi volontari : * A bordo del Piemonte, 7 maggio 1860.
« La missione di questo Corpo sarà, come fu, basata sul 《
l'abnegazione la più completa, davanti alla rigenerazione della patria. I prodi cacciatori delle Alpi servirono e serviranno il
« « « « « «
loro paese con la devozione e disciplina dei migliori militanti, senza altra speranza, senza altra pretesa che della loro incon taminata coscienza. Non gradi, non onori, non ricompense allettarono questi bravi; essi si rannicchiarono nella modestia della vita privata allorchè scomparve il pericolo, ma suo nando l'ora della pugna, l'Italia li rivede ancora in prima fila
« ilari, volenterosi e pronti a versare il sangue loro per essa. Il
grido di guerra dei cacciatori delle Alpi è lo stesso che rim « bombò sulle sponde del Ticino or son 12 mesi : Italia e Vit « torio Emanuele, e questo grido ovunque pronunziato da voi * incuterà spavento ai nemici d'Italia.
CAPO PRIMO
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ORGANIZZAZIONE DEL CORPO Stato Maggiore
SIRTORI GIUSEPPE, capo di Stato maggiore.
Turr, 1° aiutante del generale GARIBALDI. CRISPI, MANIN, CALVINO, MAJOCCHI, GRAZIOTTI, BORCHETTA ,
BRUZZESI, CENNI, MONTANARI, BANDI, STAGNETTI. Basso GIOVANNI, segretario del Generale. Comandanti delle Compagnie
Nino Bixio, comandante la 1 " compagnia . ORSINI ,
id .
2
id.
Srocco,
id .
3
id .
LA MASA ,
id .
4
id .
ANFOSSI ,
id. id .
5"
id .
CARINI ,
6 *
id .
CAIROLI,
id .
74
id .
Intendenza
ACERBI, Bovi, MAESTRO, RODI. Corpo medico
RIPARI, GIULINI, BOLDRINI. L'organizzazione è la stessa dell'esercito italiano a cui ap «
parteniamo, ed i gradi, più che al privilegio, al merito, sono gli stessi già coperti su gli altri campi di battaglia. « Firmato : G. GARIBALDI. >>
Mentre si caricavano le munizioni, Garibaldi distaccava dai suoi volontari un gruppo di circa 60 ( Docum . N. 12) ed affidan doli al maggiore Zambianchi, li mandava per internarsi negli
DA QUARTO A PALERMO
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Stati Pontifici, affine di far credere che la spedizione si dirigeva a quella parte; e questo doveva essere l'unico scopo, inquan tochè ogni altra idea avrebbe portato gravissime complicazioni per le questioni politico -religiose, e più gravi per la occupa zione tenuta dalle armi francesi negli Stati del Papa, laonde ri petiamo doversi considerare il cennato invio come un diversivo
per portare l'attenzione della diplomazia sopra un terreno ben più interessante che non la quistione siciliana. Noi non possiamo non tener conto a quel pugno di giovani, del sacrificio al quale si sottomisero distaccandosi dai loro
compagni : essi non parteciparono alla medaglia dei Mille cui appartenevano nel partire, la storia nulla racconta del loro operato , e neppure ha registrato i loro nomi. Noi abbiamo con sultato i diversi documenti che possedevamo , ed abbiamo tro vato due liste, una ( Docum . N. 15) intestata Ruolo di una compa
gnia di volontari italiani della prima spedizione sbarcati a Tala mone il 7 maggio 1860 per ordine del generale Garibaldi sotto il comando del colonnello Zambianchi, portante N. 77 nomi e firmata da Garibaldi, che sembra quella destinata ad inter narsi negli Stati del Papa ; un'altra lista ( Docum . N. 13 ) di 61 contenuta in un reclamo di un tale Pittaluga diretto al gene rale Türr, chiedente la medaglia dei Mille per sè e per ii suoi compagni, di cui dà i nomi e che non rispondono alla lista di
Garibaldi; noi per debito d'imparzialità pubblichiamo fra i do cumenti queste due liste, lasciando agli avvenire la verifica di questa contradizione.
Intanto la fermata nel porto di Talamone, che durò lo scorcio del giorno 7 e tutto il giorno 8, fu utilizzata nell'organizza
zione del corpo di spedizione, e segnatamente nella formazione e distribuzione delle compagnie, le quali vennero passate in ras segna da Garibaldi.
La sera dell'8 i volontari rimbarcaronsi sui legni per par tire, ma per alcune circostanze dovè ritardarsi la partenza. Tale ritardo agitava molto il generale che rivoltosi a Türr
gli disse : « Questo incidente mi dispiace, mentre se tutto fosse
CAPO PRIMO
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pronto, mi metterei subito in rotta ed all'alba di dopodomani « avremmo potuto sbarcare in un punto qualunque che meglio <C
« ci giovasse nel golfo di Castellammare di Palermo, ma ciò
« non essendo ora più fattibile navigheremo fino a S. Stefano, e « colà ci fermeremo tutto domani . »
A notte avanzata ebbe luogo la partenza, ed al battere delle 4 antimeridiane si ancoravano nuovamente a poca distanza del porto di S. Stefano, nel quale si rifornivano di viveri e di acqua .
Prima di partire da S. Stefano, Garibaldi volle formare un'al
tra compagnia sulla considerazione che dovendosi fare la pic cola guerra, bisognava frazionare le forze, e formò l'ga che affidò al comandante Bassini, mentre la 2°, comandante Orsini, fu data a Dezza, perchè Orsini assunse il comando dell'arti glieria. Intanto si era saputo a Napoli la partenza dei volontari da
Genova, e quel Governo, malgrado le precauzioni prese, dira mava nuovi ordini perchè fossero sorvegliate le coste dell'Isola, per la qual cosa la flotta portavasi sul rombo di vento che
incrociava la rotta del generale Garibaldi, con molta probabi lità di catturarlo, se la fermata a Talamone non avesse de luso le navi nemiche, le quali non avendo incontrata la preda, si spinsero verso Genova sperando di averla da prua, quando
già l'avevano da poppa alla direzione di Sicilia. La sera del 9 i due vapori ripresero la navigazione, e sul fare del giorno 10 si trovarono fuori delle acque toscane ed in rotta falsa, cioè fuori della rotta ordinaria. Fu questa un'abile manovra del generale Garibaldi, cioè di dirigere la prua verso un punto fuori dell'obiettivo, per fuggire dalle navi
nemiche che gl'incrociavano la rotta per dargli la caccia . Provveduto che ebbe ai doveri che incombono al comandante
di una nave in corso, disse a Türr, nello scopo di determinare il sito di sbarco : « Ora che nessuno può più parlare, vi prego
« di chiamare Crispi, Orsini, Castiglia ad una conferenza, » e dopo lungo discutere fu scelta la spiaggia di Santo Palo nelle
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vicinanze di Sciacca. Così passava la giornata del 10 maggio, se non che sul far della sera il Piemonte essendo di gran lunga più celere, aveva preceduto il Lombardo, per modo che per molte ore i due legni eransi perduti di vista. Fattasi notte, il comandante Bixio, ordinava che fossero is sati a riva i consueti fanali, onde il Piemonte scorgendoli, po tesse avvicinarsi.
Verso la mezzanotte il Lombardo si avvide che un legno ap prossimavasi dal lato sud, mentre altro legno coi fanali accesi inoltravasi tenendo la stessa direzione. Il comandante Bixio
fece tosto ammainare i fanali del suo legno, ed ordinava ai volontari di ritirarsi sotto coperta con ingiunzione di serbare il più perfetto silenzio, ed al macchinista di spingere a tutta forza la macchina per evitare qualunque abbordaggio. Fortu natamente il più vicino non era il legno di crociera, era il
Piemonte; il generale Garibaldi colla sua voce sonora gridava: Nino, Nino, » onde farsi riconoscere, ed allora il Lombardo gli si avvicinò e navigarono di conserva. Così navigando in direzione delle coste di Barberia, all'alba del successivo 11 maggio, si trovavano in vista d'Isola Marittima.
Stava il generale sul ponte assieme con Türr, al quale disse : « In poche ore possiamo essere a Marsala, dirigendoci colà ; così detto, ordinò di drizzare verso Marsala, e diede ordine a >>
Türr di scendere pel primo, e di preparare insieme cogli uffi ciali dello Stato maggiore le disposizioni per lo sbarco, e Türr se ne occupava immediatamente. Quando furono vicini alla costa scorsero in vicinanza di Mar
sala due vapori ancorati, ed una barca pescareccia che veniva dalla direzione della spiaggia ; Garibaldi la fece fermare ed in
terrogati i pescatori, questi lo assicurarono che i due vapori ancorati, appartenevano alla nazione inglese, che due vapori della marina da guerra napoletana erano usciti dalla rada la
mattina per tempo, come pure erano uscite la stessa mattina dalla città tre compagnie della regia truppa. Verso l'1 pom. cominciò lo sbarco ; Türr discese il primo
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CAPO PRIMO
con le guide e l’ga compagnia, e suo primo pensiero fu di ga rantirsi da qualche eventualità, facendo prendere posizione
fuori porta Trapani e verso il mare. Spedì nel tempo stesso un distaccamento al telegrafo, dove un volontario che intendeva il linguaggio telegrafico, trovò che si segnalava l'arrivo di due le
gni sardi con gente da sbarco. Türr interruppe il dispaccio, e fece segnalare : « Mi sono ingannato, sono due vapori nostri, » e quindi fece rompere il filo, ed inviò Missori con alcuni uomini in ricognizione fuori di Marsala. Intanto lo sbarco continuava più attivo per la cooperazione dei capitani Castiglia e Rossi ed alcuni cittadini di Marsala, e per le imbarcazioni raccolte e spedite loro dal primo nucleo sbarcato con Türr, sicchè in meno di due ore gli uomini erano quasi tutti a terra, meno Bixio che rimaneva aa bordo con pochi compagni per attivare lo sbarco delle munizioni. Türr domandò eccitando i cittadini ad accorrere con tutte le
barche in aiuto dello sbarco delle truppe, ed in questo momento vide due vapori da lontano venire verso Marsala ; nel tempo stesso incontrò due ufficiali inglesi dei vapori sopra accennati,
i quali vedendo lo sbarco delle truppe, cercavano riportarsi a bordo ; Türr domandò loro in quanto tempo potevano arrivare
in rada i due bastimenti in vista, e quelli con occhio di ma rinaio giudicarono che in tre quarti d'ora potrebbero essere a
tiro di cannone. Da questi ufficiali seppe Türr che uno dei va pori inglesi era l’Argus con sei cannoni, comandante capitano
Ingram , stazionato nel porto di Marsala per proteggere gli in teressi britannici ; l'altro era l’Intrepid, pure di 6 cannoni, co
mandante capitano Marryat, diretto per Malta con dispacci, e di fatto quest'ultimo si mise subito in cammino. I garibaldini man mano che sbarcavano venivano inoltrati
in città, ove Türr assegnava a ciascuna compagnia la posizione da occupare. La Masa messo che ebbe i piedi a terra, cercò di parlare al popolo, ma intanto i due vapori della crociera napo letana il Capri e lo Stromboli (che giusta la notizia dei pe scatori, la mattina avevano lasciata la rada ) si avvicinarono
DA QUARTO A PALERMO
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a tutta macchina sopra Marsala, dove appena furono a portata,
aprirono il fuoco in direzione della spiaggia su que' pochi gari baldini che camminavano per entrare in città, e su quelli che
si occupavano del trasporto delle munizioni : inutili e tardi colpi, che gli allegri argonauti miravano, gridando: Viva l'Italia . Il capitano Ingram si portò a bordo del vapore borbonico e raccomandò al suo comandante di rispettare i magazzini e gli edifici inglesi segnati tutti con bandiera britannica. Bixio tuttavia sul Lombardo, volendo semprepiù avvicinarsi alla spiaggia per sollecitare l'invio a terra delle munizioni,
armi ed approvigionamenti della spedizione, investi, ed il legno apertosi all'acqua a poco a poco si sommerse. Ma egli aveva già gittata l'ultima cassa in una barchetta e guadagnato feli cemente la spiaggia ; così la crociera napoletana ebbe come trofei il Piemonte vuoto ed il Lombardo sommerso . Non corre dubbio che fermandoci a considerare l'entità di
questo sbarco, cioè mille e più uomini, munizioni, fucili, can noni, provvigioni da bocca, in sole due ore, di fronte a cento difficoltà, in vista del nemico ed una parte sotto il fuoco dello stesso, bisogna conchiudere essere stato veramente meraviglioso.
Per onore del vero noi non potremmo chiudere questo periodo, senza ricordare l'immenso aiuto dato da Castiglia, Rossi ee da tutti i marinai della spedizione nelle operazioni di sbarco. I due le gni borbonici, ai quali s’uni un terzo, non potendo seriamente nuocere agli sbarcanti, cominciarono a bombardare la città; con ciò potevano incutere spavento nella popolazione, ma non ter rore nelle truppe garibaldine.
Tutte le truppe erano entrate аa Marsala, solo Garibaldi rimase fuori per un momento attorniato da Türr, Manin ee Gusmaroli ; una granata venne appunto a cadere e scoppiare in vicinanza
loro, che li cuoprì di frantumi di terra e polvere senza ferire alcuno .
Entrato a Marsala, Garibaldi fece affiggere il seguente pro clama :
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CAPO PRIMO
« Siciliani !
« Io vi ho condotto un piccolo pugno di valorosi accorsi alle « vostre eroiche grida, avanzi delle battaglie lombarde . Noi « siamo con voi, ed altro non cerchiamo, che di liberare il no paese . Se saremo tutti uniti, sarà facile il nostro assunto.
« stro «
Dunque alle armi ! – Chi non prende un'arma qualunque, è « un vile od un traditore . A nulla vale il pretesto che manchino le armi . Noi avremo i fucili, ma per il momento ogni arma è
« buona quando sia maneggiata dalle braccia di un valoroso . I « Comuni avranno cura dei figli, delle donne, dei vecchi che « lascerete addietro . Alle armi tutti ! La Sicilia mostrerà ancora
« una volta al mondo, come un paese coll' efficace volontà di « un intiero popolo unito, sappia liberarsi dai suoi oppressori. « Firmato : G. GARIBALDI. »
Il Generale riuniva quindi i componenti del Municipio, ed affidava loro il governo provvisorio. Per garantirsi maggior mente da qualunque eventualità durante la notte in cui si fer
mava la spedizione in Marsala, Sirtori e Türr coadiuvati dagli ufficiali di Stato maggiore Manin e Bruzzesi, raddoppiavano la
vigilanza, mettendo alcune compagnie verso il mare ed altre sulla strada di Trapani . Fu data lettura ai volontari di un ordine del giorno, col quale il Generale raccomandava ai suoi, che nell'incontro col nemico, non sparassero più di tre colpi, e quindi alla bajonetta, dopo di che dispose la partenza alla mattina seguente per l'in terno dell'Isola.
Il corpo di esercito napoletano in Sicilia nel maggio 1860
consisteva in 4 divisioni, più 2 compagnie di artiglieria, il 6º di linea Farnese ( Docum . N. 14 ). Contro questo ingente corpo di esercito la mattina del 12 maggio avanzava la prima marcia quel pugno di prodi, meno con la certezza delle vittorie che do veano condurli di trionfo in trionfo alla liberazione di due
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regni, che con quella di dover perire avviluppati da innume revoli nemici inesorabili contro qualunque moto di libertà. Ma la confidenza nel loro Capo e nella giustizia della causa, di cui si facevano difensori e martiri, centuplicava le loro forze, im piccoliva i pericoli ai quali andavano incontro, e gl' inalzava al di sopra dei campioni del dispotismo che doveano combattere. Questi eroi, che nei sette giorni di navigazione, erano stati esposti a tutti i pericoli di una sorpresa dei bastimenti nemici, senza potersi difendere, e divenire facile preda di un potente monarca, questi eroi, come ebbero toccata la terra, sentivano come Anteo tutta la forza di sè stessi, e l'avvicinare del vessillo
borbonico, lungi dall' essere più l'annunzio della loro perdita, era per essi l'annunzio del trionfo della stella d'Italia .
Con questi sentimenti l'eletta schiera alle 5 antimeridiane del 12 maggio intraprendeva la marcia, seguendo la strada maestra
sino alla Casina di Rambegallo, appartenente all'esimio patriota barone Mistretta, il quale coadiuvò con ogni sua forza, dove giunsero alle 4 pomeridiane e quivi passarono la notte.
Alle 6 antimeridiane del 13 partendo da Rambegallo, si driz zavano sopra Salemi, per impadronirsi di quella posizione prima che l'avessero occupata le truppe regie, e fu in quel luogo che il generale Garibaldi assunse la Dittatura col seguente decreto : « ITALIA E VITTORIO EMANUELE
« Giuseppe Garibaldi comandante in capo l'Armata Nazio « nale in Sicilia, invitato dai principali cittadini, e sulla deli « berazione dei Comuni liberi dell'Isola, considerando che in « tempo di guerra è necessario che i poteri civili e militari « sieno concentrati nelle medesime mani Decreta
« Di prendere la Dittatura in Sicilia in nome di Vittorio « Emanuele .
« Salemi, 14 maggio 1860. « Firmato : G. GARIBALDI. »
(Comuni liberi di Sicilia ! era solo Salemi ).
CAPO PRIMO
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Il Dittatore sapeva quanto profondamente erano radicati nel popolo Siciliano i pregiudizi religiosi, e quanta influenza eser citava il clero nelle masse ; sapeva quanto aveano favorito il movimento siciliano i frati della Gancia, onde in vedersi da
vanti un monastero sulla via di Salemi, salutato da un padre Giovanni Pantaleone da Castel Vetrano, lo accolse coi segni più manifesti di gioia e di rispetto. Türr vedendo questo entu siasta lo invitò a prendere le armi e seguirli, al che l'ardente monaco rispondeva di volerlo precedere col Cristo alle mani.
Garibaldi divampò d'entusiasmo e gli disse : « Voi sarete il no « stro Ugo Bassi, fatevi interpetre della nostra onestà presso il « clero » e gli porse il seguente proclama : « Ai buoni Preti !
Qualunque possa essere l'avvenire d'Italia, comunque de « cida il destino della sua sorte, il clero oggidì fa causa comune « coi nostri nemici, ed assolda gente straniera per combattere « gl’Italiani. Esso sarà perseguitato dalle maledizioni di tutte « l' età venture .
« Riesce però veramente confortante il vedere in Sicilia i preti marciare « alla testa del popolo contro gli oppressori. Si può « credere che la vera religione di Cristo non è ancora affatto « decaduta.
« Gli Ugo Bassi, i Verità, i Gusmaroli ed i Bianchi, non « sono morti tutti, ed il giorno in cui l'esempio di questi mar tiri, di questi eroi della causa nazionale troverà imitatori, il « nemico cesserà di calpestare il terreno della nostra patria, di « essere il padrone dei nostri figli, delle nostre donne , di noi « stessi . « Firmato : G. GARIBALDI. »
Avanti di entrare in Salemi apparvero le prime guerriglie
Siciliane ( Picciotti), 1) due squadre comandate dai fratelli San 1; Si chiamavano con questo nome gl'insorti della campagna.
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tanna e Coppola, ed il loro arrivo fece buona impressione ai Garibaldini che calcolavano la portata del movimento popolare. Queste due guerriglie non disdissero mai il concetto che dal primo momento se ne formò Garibaldi, il quale dopo l'arrivo delle stesse, si determinò all'organizzazione dell'esercito me ridionale, di cui aveva fin da Marsala dato l'incarico a Türr
per un progetto ; laonde nell'assumere la Dittatura, ritenne già il suo piccolo esercito come parte dell'Armata nazionale. A Salemi Garibaldi e Türr fecero delle esplorazioni scortati da alcune guide per riconoscere la posizione topografica della
campagna, allo scopo di disporre il miglior modo di difesa in caso di bisogno. La sera del 14 maggio il generale Garibaldi inviava la seguente lettera : « Colonnello Türr
« Bisogna raccomandare, che in caso di allarme di notte i
« nostri non facciano fuoco, ma bensì carichino alla bajonetta qualunque forza nemica si presenti. « Che tutte le compagnie abbiano un punto di riunione, e
« che una compagnia si tenga pronta per marciare ove vi fosse « il bisogno. « Tutto ciò non vieta di lasciare riposare i soldati fino alle 2 « e mezzo della mattina, ora della sveglia. & G. GARIBALDI. »
P.S. « Secondo le notizie prenderemo la via di Vita oppure quella di Marsala, nella posizione delle montagne da noi due esplorate. » La destinazione delle forze fu fatta cosi :
Una compagnia all'estremità degli avamposti sulla strada di
Marsala nel taglio della montagna, con un posto avanzato nella casa a destra della strada.
Una compagnia in sostegno nella casa vicina alla Croce tra la strada di Palermo e Marsala ; altra sulla strada di Marsala
dietro alcuni mucchi di pietra a circa 500 passi da Salemi.
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CAPO PRIMO
Una compagnia sulla collina a sinistra della strada. Due com pagnie in Salemi come riserva, cioè una sulla piazza, l'altra verso l'ultime case a destra della strada: i carabinieri genovesi
davanti l'abitazione del Generale pronti ai suoi ordini . Da Salemi Garibaldi lanciò pure un proclama all'Esercito Napoletano in questi termini :
« All'Esercito Napoletano !
« La tracotanza straniera signoreggia sulla terra Italiana per « le discordie italiane. Ma il giorno che i figli dei Sanniti e dei
« Marzî stretti ai fratelli della Sicilia daranno la mano agl' Ita « liani del Settentrione, in quel giorno il popolo nostro, di cui
« siete la più bella parte, ripiglierà, come nei passati tempi, il « suo posto tra le prime nazioni di Europa. « Soldato italiano, io ambisco solo di vedervi schierati, ac « canto a questi soldati di Varese e di S. Martino, per combat « tere insieme i nemici d'Italia . « Firmato : G. GARIBALDI. »
Organizzò inoltre in Salemi un'altra compagnia di cacciatori
delle Alpi, mentre molti distinti patriotti di Marsala , Trapani, Salemi, si presentavano per entrare nelle squadriglie siciliane. Alle 3 e mezzo del 15 maggio i Garibaldini lasciarono Sa lemi, e dopo 2 ore circa di marcia, furono presso Vita. Gari baldi come il solito era il primo ad esaminare la posizione del nemico : egli entrò nel villaggio con due compagnie, e dato ordine di riposo, lo attraversò assieme con Türr e montò sopra un'altura per assicurarsi della posizione. Di là scorsero nella sottoposta valle un piccolo drappello di cavalleria borbonica, e sull'altura di Calatafimi a destra alcuni gruppi di fanteria di linea ; e da ciò si riconosceva che un combattimento era immi nente, onde Garibaldi spedì Türr per disporre le truppe. Prima di avanzarci a descrivere i prossimi avvenimenti, cre
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diamo utile dare qui un cenno della posizione topografica di Calatafimi.
Questa città è posta alle falde di un' altura, sulla cui vetta s'innalza un vecchio castello in posizione fortissima che domina la strada di Calatafimi, e come tale era la chiave di tutti i
movimenti di Garibaldi ; a nord-ovest, sopra un altro colle, giacciono le rovine di Segeste. Le alture di Calatafimi e Se .
geste, sono separate da una valle nella quale scorre un'acqua di poca importanza confluente del fiume Freddo.. Al sud di Ca
latafimi 2500 passi circa lontano dalla città, vi sono le alture che portano il nome di Pianta dei Romani, e che discendono piutto sto rapidamente verso un fondo che è pure largo passi 1500 circa, all'altro lato del quale verso sud si elevano pure le al ture del villaggio di Vita .
Calatafimi è attraversato in croce -via dalle strade postali Trapani- Palermo, Mazzara - Palermo. In Calatafimi il generale Landi , avea preso posto con un corpo di truppe scelte composto dell'8° Cacciatori, 1200 uomini ; un battaglione Carabinieri, 600 uomini ; uno del ° 10° di li nea, 900 ; uno squadrone di Cavalleria, 160 ; quattro pezzi di artiglieria di montagna, con una riserva di circa 1000 soldati, forze tre volte superiori a quelle dei Garibaldini. Ma comunque il generale Landi avesse scelto le più vantaggiose posizioni,
pure cadde nel più grosso errore militare che compromise irre parabilmente le sorti della giornata, giacchè la sua riserva era a tale distanza che non poteva nel momento della necessità aiutarlo .
D'altra parte Türr, giusta gli ordini di Garibaldi, dispose : 1° Che tutti dovessero piegare a destra, e dalla strada por tarsi ad occupare le alture di Vita, non restando sulla via che l'artiglieria coperta dalla compagnia Anfossi. 2° Che arrivati sulle alture, i Carabinieri Genovesi si spie
gassero in catena sino all'estremo orlo delle alture medesime ; la 86 e 9x compagnia, una a destra ee l'altra a sinistra, metà delle
compagnie in catena e metà come sostegni agli estremi, la 5*,
CAPO PRIMO
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6* e 7* al centro con Carini , e più indietro le altre compagnie con Bixio ; infine Dezza con la sua compagnia appoggiato sulla
gran strada. Le squadre Santanna e Coppola spiegate a destra in prolungamento dei sostegni, mentre Orsini con l'artiglieria prendeva la posizione assegnatagli sulla strada Mazzara-Palermo alla sinistra della linea garibaldina. Erano le ore 11 antimeridiane circa, che l'inimico visto l'or dine col quale si spiegarono le forze Garibaldine, fece discen dere nella valle in disposizione di battaglia i suoi che con urli e provocazioni si distendeano coll'intento di attaccare i volontari. Questi invece stavano fermi, anzi Garibaldi calcolando il
tempo che bisognava per avvicinarsi il nemico, si pose a se dere a terra in mezzo ai Carabinieri Genovesi, ed ordinò che tutti sedessero .
Dopo circa dieci minuti i Regi cominciarono a tirare, ed i Garibaldini fermi attendevano il segno del loro capo. Quando si era già a un buon tiro di fucile, Garibaldi fece dare alle
trombe il suono della sua diana, che arrivò come un fulmine ai Borbonici. Questi che credevano di aver che fare con fuorusciti, come udirono il suono militare delle trombe, si arrestarono scon certati per un momento, ma rianimati dai capi, ripigliarono la marcia, facendo vivo fuoco di fucileria, con l'audacia di una sicura vittoria .
Fu allora che partì il comando di azione ai Garibaldini, la catena dei tiragliatori si slanciò con impeto, la linea di so stegno guidata da Türr si spinse avanti alla bajonetta e subito seguì Sirtori e Bixio.
Garibaldi si moltiplicava, ed in un momento i Borbonici at taccati con tanto vigore, ripiegano e si annodano all'altra po sizione sull'altura .
I Garibaldini attaccarono quella posizione e la presero alla bajonetta, ma da quel punto si videro di fronte ad altre posi zioni occupate vigorosamente dai Regi ed appoggiate dall'ar tiglieria. I volontari si lanciarono in mezzo ad una procella di fuoco
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che batteva da tutt'i lati ; non è più una battaglia che si combatte, ma sono combattimenti da corpo a corpo, sono ad ogni passo ripetuti i fatti di Leonida ; pugni di garibaldini si lanciano alla bajonetta contro intere compagnie napoletane : il luogotenente Schiaffini che portava avanti una piccola ban diera per guida , cade trafitto da cento palle , Menotti Gari baldi la raccoglie, si avanza e resta ferito ad una mano, due guide la salvano e cadono uccisi, i Borbonici ne sono pa droni, ed ecco la guida Damiani , lanciarsi in mezzo a loro,
afferrare il drappo della bandiera dove era scritto Libertà, staccarlo e liberarsi a colpi di revolvers, lasciando in mano del nemico l'asta nuda.
Ma questi eroismi non bastavano. I garibaldini fulminati dalla mitraglia e dalla moschetteria di nuove truppe entrate in combattimento per sostenere la seconda linea delle posizioni
borboniche, incalzati con un vigore degno dei migliori soldati, arrestarono per un momento i loro attacchi ; quando sopravve nute due compagnie rinnovarono furiosamente gli assalti. Fu quello il momento supremo della mischia, le forze borboniche
si erano spiegate tutte sulla linea di battaglia, i loro assalti si spingevano con un'energia degna della più onorevole causa, le loro artiglierie avevano tutte smascherati i loro fuochi; al rombo dei cannoni i garibaldini rispondevano col grido Viva l'Italia, e si spingevano vigorosamente alla bajonetta. Il fuoco borbonico in quel momento pioveva tutto alla di rezione di Garibaldi ;ܪle bombe gli cadevano vicine senza toc
carlo, la gragnuola delle palle pioveva intorno a lui che calmo, imperturbabile vegliava il campo, mandava gli ordini, dispo neva gli attacchi , come se la vittoria fosse sua. Ma chi gli era vicino vedeva il pericolo di lui e delle sorti d'Italia, e fu allora che Bixio, Nullo, Sirtori, Türr, Elia, Missori, Stocco e Benedetto Cairoli, Acerbi e Montanari gli si lancia rono innanzi per cuoprirlo. Montanari cadeva estinto. Sirtori, Manin , Missori, Stocco, Elia, Nullo, feriti. Ma il pericolo in gigantiva gli sforzi garibaldini ; sopraggiunge Dezza con l'ul 3
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CAPO PRIMO
tima compagnia , ed attacca la posizione micidiale a destra, Tükörij raccoglie un gruppo e si slancia a sinistra , mentre ad Orsini riesce finalmente di aprire il fuoco. Alcuni studenti di Pavia con altri si slanciano sugli artiglieri nemici, gli uc
cidono e prendono un cannone. Sforzi cosi disperati scompi gliarono i borbonici : la posizione non era più per essi soste nibile e l'abbandonarono ripiegandosi sopra l'ultima. Un caldo
bruciante arrestò tutti per un momento : la compagnia degli stu denti di Pavia estenuata, si era posta a sedere , quando Ga ribaldi comandò avanti, e Türr gridando: « A me studenti, se guitemi , questa è l'ultima , » e quel gruppo di giovani con altri gruppi guidati da Garibaldi e Bixio , si leva e si getta a morte sul nemico : l'attacco è ripreso , i garibaldini irrup pero con tutte le forze e con tutta la disperazione dell'ultimo destino : i borbonici non ressero a quella loro furia, incalzati
<<
da posizione a posizione , non tennero più i loro ordini , non ubbidirono più alla voce dei capi, così i garibaldini pigliavano la settima posizione .
Il general Landi cercò di spingere la riserva, ma troppo tardi, il suo esercito si era già tutto sbaragliato, le posizioni occupate dai garibaldini, i suoi soldati sfiniti e sgomentati dall'impetuoso attacco si ritirano frettolosamente ; la più completa vittoria dei
garibaldini rivelava al governo delle Due Sicilie la forza di co loro che aveva 'egli segnalato col nome ignominioso di filibu stieri.
Come si è veduto quasi tutti gli ufficiali dello stato mag giore, cioè Montanari morto, Sirtori, Manin, Majocchi ed Elia, rimasero feriti, per cui Spangaro che sino alla fine della batta glia combatteva come semplice soldato ( mentre era stato un tempo ufficiale austriaco e maggiore alla difesa di Venezia nel
1848-1849), fu aggregato allo stato maggiore per coadiuvare con Dezza e Bruzzesi l'ajutante generale del Dittatore, Türr, nel collocamento degli avamposti e nella esecuzione dei necessari
provvedimenti per tutelare con accurata vigilanza la sicurezza del campo durante la notte.
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DA QUARTO A PALERMO
La notte del 15, i volontari riposavano sul terreno guada gnato nella giornata, mentre i regi abbandonavano in silenzio Calatafimi. Il numero dei morti e feriti ammontava per
il com
battimento del giorno a 120 circa, e va detto per sentimento di giusta riconoscenza, che le premure amorose e sollecite della si
gnora Crispi verso i feriti, meritano ogni encomio. La mattina del 16 maggio, i garibaldini entrarono in Cala tafimi fra gli evviva e le acclamazioni del popolo. Posto il Quar tier Generale al palazzo del Comune, Garibaldi emanò il se guente ordine del giorno : Calatafimi, 16 maggio 1860 .
« Con compagni come voi, io posso tentare ogni cosa, e ve « l'ho provato jeri portandovi ad un'impresa ben ardua per il « numero dei nemici e per le loro forti posizioni. Io contava « sulle fatali vostre bajonette, e vedeste che non mi sono in *
<<
gannato .
Deplorando la dura necessità di dover combattere soldati italiani, noi dobbiamo confessare che trovammo una resistenza degna di uomini appartenenti ad una causa migliore, e ciò
« conferma quanto saremo capaci di fare, nel giorno in cui
« l'Italiana Famiglia sarà serrata tutta intorno al vessillo glo a rioso di redenzione .
« Domani il continente italiano sarà parato a festa per la « vittoria dei suoi liberi figli e dei nostri prodi siciliani ; le vo
* stre madri, le vostre amanti superbe di voi, usciranno nelle * vie colla fronte alta e superba. « Il combattimento ci costa la vita di cari fratelli morti nelle <<
prime file; quei martiri della santa causa d'Italia, saranno « ricordati nei fasti della gloria italiana. Io segnalerò al vostro « paese il nome dei prodi che sì valorosamente condussero alla * pugna i più giovani ed inesperti militi, e che condurranno do « mani alla vittoria nel campo di maggiori battaglie, i militi che « dovranno rompere gli ultimi anelli delle catene con cui fu av « vinta la nostra Italia carissima. « Firmato : G. GARIBALDI. »
CAPO PRIMO
36
Quale contrasto, tra le parole che Garibaldi drizzava ai suoi filibustieri, e quelle che il Generale Landi scriveva al Principe di Castelcicala vicerè in Palermo, dopo la battaglia: Calatafimi, 15 maggio 1860.
« Eccellentissimo ! «
Ajuto e pronto ajuto. La banda armata che lasciò Salemi
questa mattina, ha circondato tutte le colline dal Sud al S. 0 . « di Calatafimi.
« La metà della mia colonna avanzata , è stata colta in tiro
« ed attaccò i ribelli che comparivano a mille in ogni dove. Il « fuoco fu ben sostenuto, ma le masse dei siciliani uniti con le « truppe italiane, erano d'immenso numero .
« I nostri hanno ucciso il gran comandante degl' Italiani, e << presa la loro bandiera che noi conserviamo.
« Disgraziatamente un pezzo delle nostre artiglierie caduto « dal mulo, è rimasto in mano dei ribelli ; questa perdita mi ha « trafitto . La nostra colonna fu obbligata battere un fuoco di
« ritirata e riprendere il suo posto per Calatafimi, dove io mi « trovo adesso sulla difesa. Siccome i ribelli in grandissimo nu « « « «
mero mostrano di attaccarci, io dunque prego V. E. di man dare istantaneamente un forte rinforzo d'infanteria, ed almeno un'altra mezza batteria, essendo le masse enormi, ed ostina tamente impegnate a pugnare . « Io temo di essere assaltato nella posizione che occupo, io mi
< difenderò per quanto è possibile, ma se un pronto soccorso non
giunge , io mi protesto non sapendo come l'affare possa riuscire. « La munizione d'artiglieria è quasi finita, quella d'infanteria considerevolmente diminuita , sicchè la nostra posizione è « molto critica, ed il bisogno dei mezzi di difesa, mi mette nella più grande costernazione. Io ho 62 feriti, non posso darvi « esatto conto dei morti, scrivendovi immediatamente alla no « stra ritirata . Con altro rapporto darò a V. E. più preciso rag
<<
« guaglio. « Finalmente io sottometto all' E. V. che se tali circostanze
DA QUARTO A PALERMO
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« mi costringono, io devo senza dubbio, per non compromettere « l'intera colonna, ritirarmi, e se posso, in alto. « Io m'affretto di sottomettere tutto ciò a V. E. perchè sappia « di essere la mia colonna circondata di nemici di numero in
finito, i quali hanno assalito i mulini e prese le farine prepa rate per le truppe . « V. E. non resti in dubbio sulla perdita del cannone di cui « ho discorso. Io sottometto a V. E. che il pezzo fu posto a
<*
« schiena di mulo, il quale fu ucciso al momento della nostra
« ritirata , perciò non fu possibile ricuperarlo. Io conchiudo che « tutta la colonna combatte con fuoco vivo dalle 10 a. m . alle
« 6 p. m. quando io feci la nostra ritirata . « Il Generale Comandante
« Firmato : M. LANDI. »
« A S. E. il Principe di Castelcicala « Palermo, »
Il corriere che portava questa lettera, cadde nelle mani dei
garibaldini. Türr l'aprì , la lesse , e vi scrisse sopra un post scriptum : « Il cannone fu preso al momento che faceva fuoco e stava sulle
« ruote ; prova ne sia che il mulo non fu già ucciso, ma contra « riamente i due muli appartenenti al cannone caddero nelle « nostre mani .
« Il grande comandante non è morto fortunatamente per l'Ita « lia. In quanto alla bandiera non era di un battaglione, è stata « una semplice banderuola (guidone) di capriccio che il bravo
« Schiaffini portò innanzi la catena dei tiragliatori, ove egli « cadde trapassato da due palle ; il generale Landi può mo « strarci negli annali della guerra un portabandiera simile ! « Si deve leggere solamente il suo rapporto per conoscere da « lui medesimo il come fu battuto da questi uomini vestiti alla
borghese, ma che combattevano con tutto l'animo per la li « bertà e per la patria. L'Ajutante Generale
« Firmato : STEFANO TÜRR. »
CAPO PRIMO
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Nel giorno medesimo della vittoria, altri 400 volontari sici liani si erano raccolti in Calatafimi per unirsi alle squadre ga ribaldine, ed erano provenienti da Castel Vetrano e capitanati da Padre Giovanni, il quale innalzando una bandiera tricolore, e tenendo in mano un Crocifisso, chiamò il popolo e gl'insorti
riuniti nella piazza di Calatafimi a giurare, di non riconoscere altro Re che Vittorio Emanuele, e di non combattere che per l'unità della Nazione.
Nel tempo stesso arrivava la notizia che Rosolino Pilo si tro
vava con numerosa squadra nei dintorni di Carini, favorito dalla popolazione irritata dalla strage, che un mese avanti vi avevano commesso le truppe reali . In Calatafimi, la colonna dei Mille si divise in due batta
glioni, ciascuno di quattro compagnie, il primo comandato da Bixio, l'altro da Carini.
Garibaldi non era uomo da riposare sugli avuti trionfi, egli comprendeva che solo colla prestezza dei movimenti e l'energia dell'azione, poteva bilanciare la inferiorità del numero dei suoi, e alzare la fiducia delle popolazioni, per cui senza dare ri poso, inviò Crispi e La Masa a sollevare i Comuni vicini, ed indurli a mandare la loro adesione alla Dittatura, mentre egli
con le sue forze mosse alle 5 antim . del 17 per Alcamo, dove
dopo 3 ore di marcia arrivò accolto con ardente entusiasmo. In Alcamo ( 17 maggio) Crispi fu nominato segretario di Stato.
Sulla preghiera di P. Giovanni, Garibaldi riceveva la bene dizione in chiesa .
Egli , com'era dovere di avveduto capitano, non aveva mancato di aprire in Palermo delle relazioni coi capi più notevoli del mo vimento siciliano, e procurarsi tutte le notizie sulle forze e sui mo vimenti borbonici, onde misurare gli ostacoli che dovea incontrare. Nè solo da Palermo riceveva notizie, ma ad ogni passo ve
niva avvertito dai paesani circa le mosse del nemico, giacchè i. siciliani abborrenti della dominazione borbonica, sfogavano il loro odio creandole ogni maniera di difficoltà, spiando ogni mo vimento delle truppe regie per rivelarlo ai garibaldini.
DA QUARTO A PALERMO
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Le prime conseguenze della disfatta di Calatafimi, furono l'indebolimento della disciplina militare, e l'acciecamento del l'ira, alla quale facilmente molti soldati borbonici si abbando navano sfogandola sulle inermi po polazioni. I vinti di Calatafimi entravano in Massa -Quarnero sulla strada di Palermo , ed alcuni di essi , forse coloro che erano stati i primi a ritirarsi innanzi il nemico armato, vi commet tevano le più crudeli ed ingiuste rappresaglie sugli inermi , sgozzando vecchi e donne innocenti, teneri bambini, e lascian dosi dietro l'incendio ed il saccheggio ; irrompevano quindi sopra
Partenico, per punire gli abitanti levati in armi . Ma quivi non trovarono imbelli vittime da sacrificare, il popolo di Par tenico irritato dagli orrori di Massa-Quarnero, oppose la più
viva resistenza, e dopo ostinato combattimento li obbligò a ri tirarsi .
Il generale Garibaldi avendo appreso cotesti orrori, mosse im
mediatamente il 18 da Alcamo per raggiungere i borbonici, ed arrivatovi non trovò che rovine della ferocia di soldati ribelli
al comando dei loro capi, ed ubbidienti solo alle proprie pas sioni ; sicchè dopo di aver fatto seppellire le vittime di quella giornata, partì coi suoi prodi per Renne, e la notte del 18 al 19 bivaccò sul campo con la sua truppa occupando con tutte le
precauzioni le posizioni le più esposte. Il 19 una parte dei vo lontari avanzavano fino a Pioppo, il 20 a Miserocanone. Frattanto la nuova della sconfitta di Calatafimi era già ar
rivata a Napoli e vi produsse tristissima impressione, imperoc chè mentre si credeva in Corte alla facile cattura dei filibustieri, costoro al contrario marciavano sulla città di Palermo, e perciò
veniva subito richiamato il principe di Castelcicala, luogote nente del Re, dalla Sicilia, e mandato in sua vece il tenente generale Lanza con facoltà di promettere ogni sorta di conces
sioni, purchè si ripristinasse l'ordine, e gl'insorti avessero fatto sommissione al legittimo Governo, e fra queste concessioni an
noveravasi ampio e generale perdono per coloro, che traviati prima, cessavano dalle ostilità contro il Sovrano ( Docum . N. 15) .
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CAPO PRIMO
Il generale Lanza metteva piede in Palermo il giorno
18 maggio, e si annunziava ai Siciliani con un proclama pieno di promesse, affermando essere costante e decisa volontà del Re, di fare quanto si poteva per il miglioramento morale e materiale degli abitanti dell'isola ( Docum . N. 16 ) .
La prima cura del Lanza appena insediatosi, fu di rinforzare le diverse colonne mobili sotto gli ordini del generale Colonna e brigadiere Von-Mechel, in tutto 6000 uomini. Mentre questi mutamenti avvenivano nel comando dell'eser cito del Re di Napoli, un forte nerbo di truppe reali occupava Monreale. Garibaldi d'altra parte teneva il campo di Renne, ove il giorno 20 fu speso nel fare gli apparecchi necessari per
prossimi movimenti. La colonna di Garibaldi era schierata, in modo che presentava al nemico una fronte estesa e lunghis sima prolungata dai Picciotti a destra ed a sinistra della fronte sulle sommità delle circostanti montagne. Il comandante borbo nico scorgendo una linea sì vasta, giudicò che un forte numero di truppa tenesse il suo campo fra Pioppo, Renne e S. Martino, e perciò fece fare qualche ricognizione per esplorare le forze e
le posizioni dei garibaldini . Era Renne la chiave di qualunque movimento volesse fare Garibaldi, per avanzarsi sopra. Palermo, ed era una posizione dove poteva tenersi per qualche giorno, essendochè dalla medesima si padroneggiava il trivio Partenico Monreale e S. Giuseppe : stava a lui la scelta. La mattina del 21 egli ordinò una ricognizione verso Mon reale, nello scopo di distogliere i Regi dall'avanzare sopra S. Martino, dove Rosolino Pilo battendosi contro diversi distac camenti lasciava gloriosamente la vita. Le alture già occupate sopra Pioppo furono rinforzate dalle
squadre Siciliane spinte e spiegate in lunga distesa da Gari baldi, il quale ordinò il movimento verso Monreale, ed egli
stesso con tre compagnie e Missori colle guide, si spinse avanti per sostenere le sue forze .
I borbonici come scorsero il nemico che si avanzava a si
cura perdita, spinsero i loro avamposti per incontrarlo, impe
DA QUARTO A PALERMO
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gnare un combattimento, e retrocedere per tirarlo in mezzo al fuoco delle loro posizioni. Cosi un attacco di avamposti venne impegnato, si urtò, si riurtò, ma si riconobbe che Monreale era
troppo fortemente occupato per poterlo sfondare facilmente. Fu
allora che Türr fece osservare a Garibaldi, che per avanzarsi sopra Palermo attraverso di Monreale, bisognava sacrificare una metà delle loro forze ; essere migliore partito guadagnare la posizione di Parco rimpetto Monreale, con che potrebbero tro varsi sopra Palermo evitando la strada di Monreale. Garibaldi
gli fece marcare le difficoltà di un movimento di fianco, e chi sa sopra che terreno, ma queste difficoltà cessarono quando Türr lo assicurò di avere già fatto esplorare il terreno dall'uffi
ciale di Stato Maggiore Minutili, e di avervi trovato una stra della irta sì, difficile, ma pur praticabile a piedi . Allora il Dittatore incaricò lo stesso Türr a disporre questa marcia, ed
intanto fece ritirare le truppe, lentamente , verso Pioppo e Campo di Renne. L'abbandonato divisamento dei garibaldini di voler pren dere Monreale, diede origine da parte del Governo borbonico all'annunzio del seguente telegramma del Direttore della Polizia di Napoli : • Caserta , 23 maggio 1860 .
« Il Direttore della Polizia al Comandante territoriale , « Caserta.
< « « « <<
<<
« Recenti ragguagli pervenutici da Palermo recano, che una colonna di truppa leggiera mossa da quella città il dì 20, ha valorosamente battuto i rivoltosi presso Monreale, e gli ha costretti ad abbandonare con grave loro perdita le posizioni che occupavano di S. Martino, e che senza cessare d'incal zarli, arrivava dopo un secondo glorioso combattimento in
Partinico, donde si disponeva a muovere per continuare ad
« inseguirli. < Da Napoli , 23 , ore 8 15 pom . « L'Impiegato Telegrafico
SASSANALE. »
CAPO PRIMO
42
Questo telegrammma, che si riferisce all'azione del 20 non è esatto, inquantochè in quel giorno i garibaldini si manten
nero a Renne, ed il 23 non furono respinti, trovandosi quel giorno già sopra Parco per evitare un combattimento serio sopra un terreno che i loro capi riconobbero svantaggioso. All'infittire della sera del 21 , Garibaldi lasciava indietro a
Pioppo e sopra Passo di Renne alcune guerriglie siciliane sotto il comando di Santanna, con ordine di tenere accesi numerosi fuochi di bivacco sopra tutte le colline di Monreale, onde far credere al nemico che essi occupavano sempre la medesima po sizione di Renne. Intanto Türr comunicò ad Orsini e Sirtori il
progetto della ritirata sopra Parco per la esplorata via, e l'or dine di smontare i cannoni, di che l’Orsini siciliano e conosci tore della campagna fu lietissimo, ed in un momento i cannoni furono smontati. Ma le difficoltà maggiori stavano nel traspor tarli, ed allora si pensò di tagliare dei pali del telegrafo e le garli , onde più uomini poterono adoperarsi a ciascun pezzo, e così fu disposta la marcia con la più grande segretezza. Tutto fu eseguito e tutto pronto : il più grande silenzio fu ordinato ; ciascun pezzo fu affidato ad un drappello di siciliani
che se lo recava sulle spalle, e così il campo mosse come un fu nebre convoglio fra i dirupi di una valle, per risalire imprati cabile terreno.
Gli esploratori siciliani con Türr andavano avanti, il resto dei volontari li seguiva, ma non erano strade che si cammina vano, erano balze inaccessibili, fatte peggiori dalle fitte tenebre
e pioggia ; dove si cadea, si rotolava, s'inerpicava, si rideva, si bestemmiava, e così si andava avanti. Per le artiglierie gli ostacoli erano ancor più difficili, ad ogni passo un incidente, una caduta, una necessità di soccorso, chi era avanti bisognava tor. nare indietro ed ajutare il ritiro di un pezzo precipitato, o di una cassa insollevabile ; ma per quanto fantastica era quella mar cia, quanto maggiori gli ostacoli, tanto l'ardore cresceva ; al l'alba del 22 maggio il miracoloso convoglio era già in parte arrivato a Parco ove il Dittatore con Türr esploravano imme
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diatamente i dintorni, accompagnati da Missori con alcune guide. Garibaldi ordinò a Türr di collocare la truppa sulle alture presso il Calvario e fortificare in quanto era possibile la posizione. Il Calvario e due altre alture del monte d’Aquila furono scelti come punti di difesa, e le necessarie fortificazioni fatte dai sol dati i quali avevano marciato tutta la notte, coadiuvati dagli abitanti di Parco . La posizione di Parco era bella ma perico losa, avendo dirimpetto Monreale ed al fianco destro Palermo. Nessun dubbio che l'esercito borbonico si trovava dieci volte
superiore per numero al garibaldino, e che disponeva di tutti gl'istrumenti di guerra per annientarlo, ma Garibaldi aveva per sè una condizione che gli faceva padroneggiare gli eventi . I comandanti borbonici che disponevano dei tesori del Re di Napoli, che erano arbitri irresponsabili della vita e della libertà di qualunque cittadino, dal giorno che Garibaldi pose il piede a Marsala, non trovarono più un siciliano cui affidare un se
greto : il rinvenire una spia era impossibile, il sapere dei mo vimenti garibaldini era un sogno ; da per tutto un inganno, da per tutto notizie false, ad ogni passo una situazione falsa . D'al tra parte per Garibaldi parlavano tutti, ogni siciliano era per lui un esploratore, ogni contadino una guida, ogni donna una rive latrice di segreti ; era quindi egli in grado di sapere qualunque
movimento delle forze borboniche; se si fiatava una parola dai suoi nemici, Garibaldi ne veniva magicamente informato. Von- Mechel, il cui obbiettivo era di assalire Garibaldi di fronte, aveva diretto la sua marcia verso il Passo di Renne, quando la mattina del 22 andante vedendo le posizioni di Parco di fronte a lui occupate da insorti, rimase sbalordito non sa pendo da dove potevano essere venuti, onde la mattina del 23 scendeva con i suoi verso Pioppo e avanzava sulle alture . I Pic ciotti vedendo i borbonici in forza, si ritirarono verso Passo
di Renne al Pioppo, ove il comandante napoletano poteva con vincersi che la forza a fronte di Monreale e Parco era il corpo di Garibaldi .
Il Dittatore comprendeva bene che al comandante napoletano
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CAPO PRIMO
importava di sloggiarlo assolutamente dalla posizione di Parco, per cui a garantirsi da qualunque eventualità si fortificava sul .
monte Calvario. Il 22 furono spinte delle ricognizioni in ogni direzione fino a Belvedere, ove ebbesi notizia che La Masa con alcune migliaia di guerriglie siciliane si trovava fra Gibilrosso e Marineo. La mattina del 23 Garibaldi accompagnato da Türr sali sull'alture di Monte Fico, da dove si scorgeva tutta Paler
mo, e con l'aiuto di un canocchiale potè scuoprire il movimento delle truppe di Monreale che accennava verso Parco. Il comandante dei regi verso mezzogiorno (23 maggio) a Pioppo accertato della presenza di Garibaldi a Parco, ripiegò un poco verso Monreale, onde con la forza ivi esistente e con la colonna uscita da Palermo stabilire un movimento simulta
neo per un attacco .
Il 24 i borbonici erano già a prospetto di Parco con 8000 soldati che divisero in tre colonne schierando la prima di fronte ai garibaldini, la seconda in modo da chiudere loro la ritirata sopra Piana dei Greci, mentre la terza, cioè quella uscita da Palermo, trovavasi sulla strada Palermo - Parco.
Garibaldi avendo osservato il movimento del nemico, preve deva per il 24 di essere assalito, per cui prima dell'alba era pronto ad accettare l'attacco; di fatti appena vide in moto i regi, si convinse che il loro piano era stato da lui già indovi nato, e che il principale scopo del nemico era quello di tagliar gli la ritirata , onde risolse di avanzare con la più gran parte della sua truppa verso Piana dei Greci, lasciando di fronte ai regi Türr coi carabinieri genovesi e la compagnia Dezza, l'ar tiglieria, l'86 e 94 compagnia e qualche squadriglia siciliana. I carabinieri genovesi erano subito attaccati, e Türr dopo es
sersi mantenuto a lungo nella posizione su Parco, si pose an ch'egli in ritirata con essi e con la compagnia Dezza. Nel tempo stesso molti delle squadriglie siciliane, vedendo che si eseguiva un movimento indietro, si sbandarono. Türr col resto delle forze prendeva di quando in quando nuove posizioni, e verso l'1 pom. potè fare nella vicinanza di
DA QUARTO A PALERMO
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Piana dei Greci la congiunzione con Garibaldi, il quale con le sue guide in testa con rapido movimento si trovò presto alle
spalle della colonna borbonica, che vedendosi attaccata a tergo da lui ed a fronte da Bixio e Sirtori, restò dapprima sgomentata ,
e poi si ripiegò alquanto verso Parco. Così Garibaldi potè con tutta tranquillità riunire i suoi a Piana dei Greci . Come si è veduto Garibaldi col rapido suo movimento aveva sconcertato il piano del nemico, il quale mentre cercava di gi rare la colonna dei volontari, restava girato ed obbligato di ri piegarsi su Parco. Ma un combattimento serio sulla Piana dei Greci era ben
lontano dal pensiero di Garibaldi ; egli riconosceva che le pic cole bande siciliane unite ai suoi volontari, non erano cosiffat
tamente abituate alla guerra regolare, da tener fronte all'eser cito nemico, e perciò disse a Türr : « I cannoni ed i carriaggi « ci obbligano alle grandi strade, e per fare la guerra a nostro modo, ci sono più che di utilità, d'imbarazzo, impedendoci <<
« nei nostri movimenti. Voi sapete che io non sono per niente « amante di radunare consigli di guerra , ma questa volta, stante « la nostra eccezionale situazione, credo sarà bene fare una riu « nione per discutere sul da farsi, onde vi prego chiamare Sir
« tori, Crispi, Orsini e Bixio » (quest'ultimo siccome trovavasi occupato agli avamposti, non intervenne).
Radunati che furono, il Generale espose loro come i sei pezzi di cannone li obligava a tenersi sulle grandi strade, con im pedimento di ogni libera mossa, per cui egli era del parere che Orsini si dovesse ritirare coll'artiglieria in un sito sicuro dell'Isola, mentre la colonna farebbe i suoi movimenti a seconda
delle notizie che sarebbero pervenute dell'insurrezione. Crispi e Sirtori opinavano che tutta la colonna dovesse internarsi nel l'Isola in luogo sicuro, per organizzare solidamente i corpi in surrezionali ; Türr osservava che avendo libera la strada dalla parte di Gibilrossa e di Misilmeri, ove si trovava La Masa con
una forte guerriglia siciliana, bisognava operare un congiungi mento con questa, e fare un colpo di mano sopra Palermo e
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CAPO PRIMO
mandare soltanto, come disse il Dittatore, il solo Orsini con l'ar
tiglieria nell'interno, giacchè se la manovra in ritirata di oggi (24 maggio ) era bastata a scoraggiare una parte delle squa
dre siciliane e sparpagliarle, una ritirata formale nell'interno, avrebbe cancellata tutta la confidenza dei siciliani nei destini
dell'impresa. Garibaldi che riconosceva l'evidenza di queste ragioni, e che sceglieva abitualmente i partiti più arrischiati a lui famigliari e sicuri, si pronunciò nettamente per questo . Bastò il parere di Garibaldi perchè tutti vi si fossero uniformati. Fermato così il modo di guerra, la colonna prima della notte era tutta in marcia sulla strada di Corleone, e una volta fuori di vista dalla Piana dei Greci, Garibaldi piegò a sinistra ed en trò nel bosco, mentre Orsini continuava la sua strada coi cannoni, carriaggi, alcuni malati dei mille, e qualche squadriglia siciliana. Questo movimento non poteva essere meglio organizzato, sia per l'ora notturna della partenza, come per il movimento di marcia simultaneo sino al punto dove con tutta indifferenza Ga ribaldi si divise da Orsini e si avanzò nel bosco, dove non era
più veduto . Così accadeva che quand'anche da qualche distanza vi fosse stato chi avesse spiato il suo movimento, non si sarebbe accorto della separazione avvenuta, e ognuno avrebbe creduto
che nel convoglio Orsini stesse tutta la colonna di Garibaldi. Durante quella marcia taciturna, illuminata dal chiarore della luna, il Dittatore dopo qualche tratto, calmo e sereno guardando in alto, rivolse a Türr che gli cavalcava di fianco, queste parole accompagnate dal suo solito sorriso : « Bizzarria ! tutti ne abbiamo
« una – quando ero giovanetto mi dicevano che ogni uomo ha
« la sua stella, ed io mi scelsi la mia. Guardate lassù, vedete « là quella a dritta dell’Orsa maggiore, dessa è la mia, e si « chiama Arturo. — Ebbene, rispose Türr : Arturo risplende, se « gno che entreremo a Palermo . Certamente, » ripigliò il Ge nerale con uno di quegli accenti che esprimono e infondono una fede assoluta, che non ammette dubbio di sorta. La colonna pernottava nel bosco, e all'alba del 25 proseguiva fino a Marineo .
DA QUARTO A PALERMO
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La mattina del 25 le truppe borboniche spinsero una rico gnizione sulla Piana dei Greci, ma non vi trovarono che i fuochi dei bivacchi accesi nella notte. Dalle notizie attinte seppero
che Garibaldi coll'artiglieria ed il treno si era ritirato verso Corleone ; Von - Mechel non esitò a credere che il nerbo dei ga -
ribaldini e lo stesso Garibaldi dovevano trovarsi dove le arti
glierie, quindi spinse tutte le sue forze ad inseguire un nemico che già credeva in piena fuga ed in totale sbaraglio. L'inganno diede i suoi frutti: la creduta fuga fu annunziata a Palermo ed a Napoli con la più credula convinzione della vittoria, ed il co
lonnello Severino, stato segretario di re Ferdinando, e tutto di fiducia di re Francesco, si affrettò a telegrafare al gene rale Vial in Caserta ed agl’Intendenti delle provincie in questi termini : Caserta, 27 maggio 1860.
« Il Colonnello Severino al Tenente Generale Vial Caserta .
« Ora è giunta la Saetta col generale Nunziante. Egli è apportatore di buonissime nuove essendo stata bat « tuta ed inseguita la già prima disorganizzata banda di Gari « baldi che fugge verso Corleone. Le masse degl' insorti sper <<
« perate e separate da Garibaldi per la diffidenza scambievole, « vanno dissipandosi . Portici , 28 , ore 2 30 pom . L'Impiegato Telegrafico
« Firmato : EMILIO Sassana , »
Questo dispaccio fu mandato da Piana dei Greci a Palermo il 25 .
L' invio di Orsini con l'artiglieria verso Corleone fece si che Von -Mechel e Bosco forzarono la marcia verso l'interno, allonta nandosi da Palermo, ed inseguendo un nemico che ora gli resisteva con lontani tiri di cannone, ora gli lasciava la preda di un carro che non poteva tirarsi più dietro, ora inchiodava cannoni ed
CAPO PRIMO
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abbruciava affusti, ora occupava un paese lungo la via, vi su scitava una rivolta, fingeva di fortificarsi e quindi fuggiva, ti randosi così tutte le forze regie per Corleone, per Chiusi, per Capo Fiorito, per S. Giuliana fino a Sambuca, dove arrivò il
29 Maggio. Questa fantastica fuga è descritta in una relazione (Doc. 17) del capitano di artiglieria Sampieri che fu parte principale nei fatti cha narra. Il colonnello Bosco credendo di avere innanzi a sè l'intero
corpo garibaldino fuggente, annunciò al Luogotenente Generale in Palermo, terminata la guerra, le bande garibaldine disperse, fuggire per le montagne, egli inseguirle per la finale distruzione. Questo lieto avviso fu trasmesso il giorno stesso a Messina ed a Napoli, e diede luogo al celebre dispaccio che il Governo Napoletano fece correre da un capo all'altro d'Europa : « Caserta , 27 maggio 1860 .
« Il Direttore del Ministero di Polizia
Ai Signori Comandanti Territoriali ed agl'Intendenti delle Provincie. « Le bande di Garibaldi e dei siciliani battute dalle nostre
« « « «
truppe valorose nel giorno 24 a Parco, furono anche un'altra volta battute e disperse alla Piana dei Greci nel giorno se guente 25, tantochè si diedero alla fuga. Una gran parte dei siciliani han già deposte le armi e sono rientrati nelle loro
<<
case .
« Le reali truppe continuano ad incalzare dappresso gli « avanzi delle dette bande, che van cercando scampo, più che nuove posizioni . Napoli , 27 ore 10 pom .
« L'Impiegato di servizio « Firmato : ANTONIO MASI. >>
Mentre che in questo modo le forze borboniche si allontanavano da Palermo, il generale Garibaldi s' inoltrava verso Oriente fino e Marineo, dove fermava tutta la giornata 25, e ripartiva
la sera rapidamente, volgendo a Nord verso Misilmeri, dove ar
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DA QUARTO A PALERMO
rivò la sera alle 10 preceduto da Türr e Carini, che con alcune guide e due ufficiali di stato maggiore erano andati avanti a prepararvi i bivacchi .
!
La mattina del 26 alle 4 il Generale, accompagnato da Türr, Bixio e Missori, andò a visitare il campo di Gibilrossa occu pato dalle squadre siciliane comandate da La Masa, Fuxa, e fratelli Mastricchi formanti un corpo di oltre 3000.
Garibaldi per avvicinarsi a Palermo aveva due grandi strade, ad una delle quali si poteva giungere per dei sentieri da Gibil rossa, ove trovavansi le squadriglie siciliane ; dietro le quali era scaglionata la colonna di Garibaldi che bivaccava nella vallata.
La Masa parlando col Dittatore diceva che da Gibilrossa po tevasi discendere benissimo calando per sentieri praticabili fino a Mezzagno, da dove con poco cammino si potevano trovare presto sulla strada di Porta - Termini. Garibaldi fatte le sue ri
flessioni si determinò a battere l'accennata via, e diede ordine a Türr di fissare la marcia delle forze che veniva stabilita così :
1 ° Un'avanguardia comandata dal maggiore Tüköry com posta di guide e 60 volontarî dei mille, scelti da ciascuna com pagnia ;
2° Il battaglione Bixio coi carabinieri genovesi ; 3º Il 2º battaglione Cacciatori delle Alpi con Carini ; 4° Un corpo di squadre siciliane comandate da La Masa e da altri.
Garibaldi ritornato a Misilmeri conferiva con persone che ivi lo attendevano venute, da diverse parti dell'Isola , e dopo mezzogiorno si avvið al campo in mezzo ai suoi, ove arrivavano da Palermo alcuni membri del comitato ed il colonnello Eber,
il quale dimorava in quella città qual corrispondente del Times. Eber portò notizie esatte sulle truppe ; ee come militare potè dare molte spiegazioni e molti suggerimenti opportuni che viemeglio decidevano Garibaldi di forzare l'entrata per Porta-Termini . Eber volle rimanere colla colonna garibaldina per prendere parte all'attacco .
Il comitato palermitano fece sentire al Dittatore, che al solo 4
CAPO PRIMO
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presentarsi alla porta della città, i cittadini si sarebbero levati in armi e dato un potente aiuto. Il Dittatore si separò quindi
dagl' intervenuti, e fece chiamare a sè tutti gli ufficiali supe riori, i comandanti di compagnia ed i capi -squadriglia, i quali si formarono in semicerchio intorno a lui che dava le spalle ad un albero secolare, e disse loro : « Compagni : due vie ab
biamo, una è di ritirarci nell'interno dell'Isola facendo la
piccola guerra ed organizzarci ; l'altra è di piombare sopra Palermo, entrarvi, accendervi la rivolta , sicuri che questa « ultima impresa darà per risultato la liberazione dell'intiera « Isola. »
Tutti gridarono :
« A Palermo, vi seguitiamo.- Ebbene , che
« ognuno faccia il suo dovere, e domattina saremo colà. »
I capi -squadra siciliani si presentarono quindi al Generale e lo pregarono di essere posti all'avanguardia, per avere la for tuna di entrare i primi nella città, onde il Generale rimase tanto bene impressionato di questa spontanea esibizione, che ordinò a Türr di modificare l'ordine di marcia mettendo i siciliani
alla testa. Ma Türr osservava al Dittatore sapersi benissimo che per riuscire con un colpo di mano, ci voleva anzitutto il mas
simo silenzio per slanciarsi al momento voluto con impeto e fermezza sul nemico ; tuttavolta Garibaldi era talmente entu
siasmato per le guerriglie siciliane, che Türr dovette eseguire l'ordine, ottenendo soltanto che l'avanguardia fosse comandata da Tüköry con i suaccennati 60 dei mille, per cui il definitivo ordine di marcia restò così stabilito :
1 ° Avanguardia Tüköry con guide e 60 dei mille e cinque o 6 siciliani, tra i quali il barone Narciso Cozzo ; 2° Le squadriglie siciliane con La Masa ; 3' Il battaglione Bixio ;
4 ° Il 2º battaglione Cacciatori delle Alpi comandante Carini. Tutta questa forza sommava a circa 3250 uomini, dei quali 750 dei mille e 2500 circa di squadre siciliane.
Non senza fatica fu ordinata questa colonna, la quale alle ore 9 di sera del 26 maggio, ponevasi in cammino dalle alture
DA QUARTO A PALERMO
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di Gibilrossa senza traccia di strada, tra balze e dirupi fra le più fitte tenebre. Garibaldi per tenere i napoletani nella credenza che i sici liani erano in tutt'altra direzione, avea fatto accendere fuochi
sui culmini di altre più lontane montagne, onde il comandante di Palermo riposava nella certezza di non avere alcun pericolo vicino .
La colonna procedeva alquanto male ordinata , anzi tra le squadriglie siciliane avvenne qualche disordine, per lo che il generale Garibaldi ordinava a Carini ed a Padre Pantaleo, di
portarsi presso le medesime per tenerle ordinate. All'una dopo la mezzanotte, la testa della colonna era vicina al piano del fiume Oretta, dove Garibaldi fece fare alto nello scopo di riu nire tutte le forze .
Dalle persone che erano venute al Generale da Palermo, e particolarmente dal colonnello Eber, seppe che gli avamposti si trovavano al ponte dell'Ammiraglio con un posto di sostegno,
e che alcune case tra ponte dell'Ammiraglio e Porta Termini erano pure occupate dai napoletani; la stessa Porta Termini barricata, e dietro ad essa un posto principale ; la riserva alla Fiera vecchia . Anche davanti a Porta S. Antonio al Sud di
Porta Termini eravi costruita una barricata munita di due pezzi di artiglieria , che infilavano per tutta la sua lunghezza la strada di comunicazione con Porta Termini.
La forza napoletana che si dovea affrontare a questa Porta ed a quella di S. Antonio in prima linea ascendeva a 1500 uo mini circa .
Era desiderio del generale Garibaldi di sorprendere il posto del ponte dell'Ammiraglio senza colpo ferire, ed in tal guisa
piombare sopra Porta Termini, e di là spingersi al palazzo reale dove trovavasi il Lanza comandante in capo delle forze borbo niche col suo Quartier Generale. Tüköry marciava tranquillo con la sua avanguardia ed ordinava ai suoi di non tirare, e di avvicinarsi con lui più che si poteva nel silenzio, e d'improv viso precipitarsi sul nemico; ma i siciliani che gli venivano dap
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CAPO PRIMO
presso, tosto che videro le prime case del subborgo, quasi che avessero in mano la città, chi per gioia, chi per farsi animo, gridarono : « Viva l'Italia, Viva Garibaldi; » alcuni fecero fuoco,
facendo così fallire il bel piano di Garibaldi, inquantochè il posto al ponte dava l'allarme, e Tüköry non potè più sorprenderlo, anzi egli era ricevuto da un ben nutrito fuoco di fucileria,
laonde per vincere la forza nemica dovè combatterla vivamente, dappoichè il posto di Porta Termini era venuto in aiuto a quello del ponte. Le prime fucilate per parte del nemico posero in scompiglio le squadre siciliane, che si gettavano quali a destra e quali a sinistra nei vicini giardini . Carini fece ogni opera per conte nerli, Bixio si spinse col suo battaglione in aiuto di Tüköry, e come sul ponte dell'Ammiraglio la mischia era assai viva, cosi Garibaldi inviò il 2° ed ultimo suo battaglione con Türr, al cui
urto il ponte fu preso. Tüköry e Bixio in breve si spinsero verso Porta Termini, mentre Sirtori e Missori avanzavano a sinistra del ponte dell'Ammiraglio, dove si vedeva della truppa borbo nica in cammino per venire in aiuto al posto del ponte. Carini e La Masa portavano avanti alcuni squadriglieri siciliani, coi
quali Garibaldi fece occupare i giardini presso il ponte dietro le mura del subborgo di Porta Termini; i napoletani ripiegarono una parte verso Porta S. Antonio ed un'altra verso Porta Ter
mini, questi ultimi incalzati da Bixio e Tüköry fino alla strada traversale ove la fucileria ed il fuoco dei cannoni li offendeva
di fronte ee lateralmente, per cui furono obbligati di fare un momento di sosta .
I Regi irritati dall' audacia garibaldina, si serrano contro gli assalitori , fulminandoli di un fuoco vivissimo; gli ufficiali spiegano tutta l'energia incoraggiando i soldati con la voce e con l' esempio ad ostinata difesa. Garibaldi preceduto da Türr
arriva sul punto che il suo amato compagno Tüköry cade gra vemente ferito unitamente a Canzio, ai due fratelli Cairoli ed ai siciliani Russa, Inscritto e Losquillio. -- Nullo era il primo che
passava quella strada traversale, quindi si precipitava Bixio
.
DA QUARTO A PALERMO
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con Damiani, Bezzi, Dezza, Manci, Mosto, Menotti e seguitati da piccoli gruppi dei mille prendono la barricata di Porta Ter
mini. Bixio rimaneva ferito. Appena forzata l'entrata in città , i carabinieri genovesi, le guide, pochi altri dei mille, ed alcuni palermitani si slanciarono, ed obbligarono i posti borbonici a ri piegare, mentre gli assalitori penetravano fino alla Fiera vec chia e vi prendevano posizione ed incitavano i cittadini alle bar ricate. Ma le campane dei vespri ancora tacevano, ed i cittadini
inermi non osavano gettarsi in mezzo a quel fuoco . Garibaldi si convinse che tutta la truppa borbonica era già in armi, da non permettergli (come era il suo concetto) di spingersi sino al palazzo reale, e vedeva di non essere pronto un grand'aiuto interno, riconobbe di trovarsi in una posizione dove potrebbe sboccargli sopra la cavalleria borbonica, mentre la fanteria lo potrebbe tagliar fuori di ogni ritirata, e perciò ordinava ai suoi di
dirigersi verso la piazza Bologna. La città era tra la gioia e lo spavento di una lotta così disuguale, tra un pugno di uomini arditi ed un esercito , ma tanto coraggio infondeva coraggio , onde malgrado le prescrizioni della polizia, la quale imponeva ai cittadini di non uscire di casa e di tener chiuse le finestre
sotto comminatoria di severi castighi, alcuni signori del comi tato tra i quali La Loggia, osarono cacciarsi fino alla Fiera vec chia, accompagnati da alcuni dei mille penetrarono con la forza in varî campanili, e cominciarono il terribile stormo delle cam pane che chiamava in armi i cittadini . Allora la città cominciò
a destarsi, le finestre si aprirono e piovevano materassi e mobili, le scuderie vomitavano carri e carrozze ed in breve gli sbocchi delle strade erano tutti barricati .
Quando Garibaldi ebbe
riunito i suoi in una posizione possibile ad essere tenuta e di fesa, si spinse fino alla piazza Bologna dove piantò il suo quar tier generale . Di là emanò il primo atto in nome d'Italia e Vittorio Ema
nuele col seguente proclama :
CAPO PRIMO
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Siciliani !
« Il Generale Garibaldi Dittatore in Sicilia a nome di S. M.
« « « « «
Vittorio Emanuele Re d'Italia, essendo entrato in Palermo stamattina 27 Maggio, ed avendo occupato tutta la città, ri manendo le truppe napoletane chiuse solo nelle caserme e nel forte di Castellam mare, chiama alle armi tutti i comuni del l'Isola perchè corrano nella metropoli al compimento della
« vittoria .
« Dato in Palermo, oggi 27 maggio 1860. « Firmato : G. GARIBALDI. »
Emanato questo proclama nominò La Loggia presidente del comitato insurrezionale, ed in sostituzione dello scomparso Mu nicipio si occupava della formazione di un nuovo. Acerbi e Taddei intanto facevano costruire immediatamente
delle barricate ai Quattro cantoni . — Il generale Lanza alle 10 antim . vedendo che Garibaldi era veramente riuscito ad im
padronirsi della città, ed avendo constatato che le sue truppe erano impotenti a rigettarlo, ordinava che le medesime si riti rassero verso piazza Reale ed ai posti vicini ai quartieri, e faceva cominciare il bombardamento da Castellammare e dalla flotta A mezzo che situavasi in posizione da infilare via Toledo. – A
giorno si apriva il fuoco, specialmente diretto al centro della città, dove Garibaldi teneva il suo quartier generale , facendo enormi guasti. Ma i garibaldini uniti ai siciliani stavano im perturbabili in mezzo alla devastazione e cercavano avanzarsi e fortificarsi.
La notte scese per cuoprire quel teatro di sangue ; ai furori della guerra succedeva la carità per i feriti prodigata con in defessa cura dalle signore palermitane; ii garibaldini stanchi
del maneggiare le armi interrompevano il loro riposo con le opere di soccorso ai bisognosi. Il patriota Ripari, medico capo
dei mille, assistito dal suo personale sanitario, e da alcuni me dici siciliani, fu sublime in quella notte memoranda ; quante
DA QUARTO A PALERMO
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vittime egli sottrasse alla morte ! quanti figli conservò alla patria !
Ma mentre da una parte ferveva il lavoro della pietà, fer veva dall'altra quello della distruzione : il forte di Castellam mare durante la notte, mandava sulle fiamme dei suoi proiettili, la morte dove la carità fraterną, evocava la vita, le tenebre
erano di tratto in tratto rischiarate da queste fiaccole di distru zione e di vendetta, le ire si rinfocolavano, le forze si ritem
pravano, le armi si apprestavano per l'ultima lotta tra gli oppressori e gli oppressi . Il sole del 28 maggio surse per illuminare altri orrori ed altri eroismi. I garibaldini dai Quattro cantoni si avanzarono
fino a Porta Maqueda, come pure occupavano la piazza del Duomo in vicinanza di palazzo reale, ivi cadeva ferito Cucchi ; ma l'occupazione di piazza del Duomo toglieva ai napoletani la comunicazione tra Castellammare ed il quartier generale di Lanza, che si trovava, come dicemmo altra volta, a pa lazzo reale. In mezzo al fuoco della moschetteria e dei can
noni, le campane ricominciarono il loro inno di distruzione: i comandanti garibaldini gareggiavano per tentare le più ar dite imprese mancavano i due Cairoli, Tüköry, Bixio, fe riti; ma parea che l'anima di codesti eroi si fosse trasfusa in
tutt'i garibaldini ; Türr e Sirtori con gli altri ufficiali di stato maggiore e le guide portano in queste tre giornate memorabili il gran peso della direzione dei movimenti che l'instancabile Dittatore ordinava, essi si moltiplicano, essi sono all'attacco di palazzo reale, essi sono alla lotta aa Porta Maqueda e tagliano le comunicazioni tra il mare ed il castello, mentre Dezza e Mis sori con un pugno dei mille e alcuni siciliani tengono fronte per oltre due ore contro il nemico all’ Alberghesca. Le squadre si ciliane ripreso tutto il loro entusiasmo flagellavano i borbonici con una fucilata continua. Alcune erano destinate a difen
dere le barricate ee le difendevano con coraggio. Le squadre di La Porta e di Rottolo fecero prodigi. Ricordiamo per dovere i
nomi dei capi e sotto capi di quelle benemerite squadriglie.
FORZA PARZIALE
FORZA TOTALE
CAPO PRIMO
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RAPPORTO FATTO AL DITTATORE SULLO STATO NUMERICO DELLE SQUADRIGLIE SICILIANI COMANDANTI
COLLOCAMENTO
SOTTO COMANDANTI
DI SQUADRIGLIE
Alle spalle.
Fuxa 66
March. Firmaturi . Mariano Stella ...
Vincenzo Governole' ... Brandaleon.... FrancescoGuerreri... Pietro Conti .... Gandolfo . Gusmano
31 10
118 54 35 38 51 403
Sant'Anna ..
Collegio Massimo e vi
110
Gioccolo .
cinanze.
80
Olivieri ..
76 58
D'Angelo . Giani.... Gerni
127
45
Noto ... Graziani .
40
19 555
Rottolo.
190
Carmelo Isca ...
S. Antonino e vicinanze.
64
Antonio Colina .. Domenico Milazzo ..
10
Buscemi .
26
86
376
Di Marco
A Carmine ee vicinanze.
208
Giovanni Farolli .. Conte Federico Daneo . Salmeri..
40 62 27
10 347
Segue . Palermo 1 ° giugno 1860
1681
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FORZA TOTALE
FORZA PARZIALE
DA QUARTO A PALERMO
L PASSATE IN RIVISTA DALL'ISPETTORE GENERALE TÜRR IL 1 ° GIUGNO 1860 IN PALERMO
COMANDANTI
COLLOCAMENTO
SOTTO COMANDANTI
DI SQUADRIGLIE
1681
Riporlo ...
La Porta.....
Escolopi ( convento ).
190
Ignazio Quattrocchi
Porta Reale.
72 108
Buon Marito Sanseri
50
420
Pugliesi ..... Francesco Salomone .... D'Anna di Trabia
Giuseppe Bruno ..
Lo Dulcetto
D'Angelo Dante
113
Crociferialla Calza e Porta
32
dei Greci e vicinanze.
50 52 58 110
415
Alaimo ...
Rosario Dauria ..
Giuseppe Orlando .. Antonio Caracciolo. Olivazza.
Randazzo Giovanni Salomone. Pietro Nicotri ...
Giuseppe Fascio
37
Spirito Santo e Sant'Ago
54
stino.
17 80
12 17
39 Al Carminello .
32 288
Presso S. Anna.
200
Corrao ...
200
95
Caruso Vincenzo .
Giuseppe Stassi
Tagliarini .
43 16 26
Scalia .
Calogero Amori Nicolò Migliore
40 19
86
Oddo ....
Totale....
239
86 | Alle Finanze.
3229
L'Ispettore Generale
Firmato : Türr.
58
CAPO PRIMO
Il più vivo combattimento di questa giornata fu all’ Alber La mitraglia mieteva vittime, sterminando famiglie, le bombe rovinavano, incendiavano, distruggevano, la morte ghesca,
appariva dappertutto nelle forme più orribili. Dezza e Missori minacciati da numerosi nemici in quella posizione, si liberarono coll'aiuto di alcune bombe a mano, la cui esplosione nuova per i borbonici, li arrestò dagli attacchi e li scompigliò. Mentre ga ribaldini e napoletani combattevano onoratamente e lealmente e lasciavano la vita sulle strade, sulle piazze, sulle case per di fendere una causa che ciascuno tenea per giusta, alcuni soldati
borbonici insofferenti della disciplina, sordi al comando dei loro capi, si gettavano per le case dei cittadini, seminandovi la de solazione con fatti, la cui autenticità prende luce da un reclamo (Doc. 18) indirizzato al generale Lanza dall'Agente della Con federazione Svizzera in Palermo.
Più che la notte, la stanchezza pose tregua al combattimento del 28, ma il bombardamento e l'allarme fu continuo. Gari
baldi col suo stato maggiore bivaccava alla piazza Bologna. Türr durante la notte con Missori ed altri faceva continue ispe
zioni, aumentando sempre più la vigilanza sulle barricate ed ai punti più esposti.
Ma nel tempo stesso che le opere di guerra fervevano, il senno
civile degl' italiani lavorava alle opere dell'organizzazione ci vile. Crispi nella sua qualità di segretario di Stato, metteva in opera tutt i suoi mezzi intellettuali per organizzare il governo
civile, e lanciava i primi atti a nome d'Italia e di Vittorio Emanuele ; il duca della Verdura fu nominato Pretore (Sindaco)
e messo a capo del nuovo municipio eletto per cura dello stesso Crispi . Molto vi sarebbe a dire in onore di questi due illustri personaggi, ma mancando elementi, e per non cadere in equi voci ritraendo cose pubblicate da altri, ci limitiamo ad accen nare il loro efficace concorso all'organizzazione civile. Lo stesso giorno 28 maggio Garibaldi istituiva un comitato di difesa, e metteva a presidente lo stesso duca della Verdura,
ed a componenti i signori Michele Mangiano , Tommaso Lo
DA QUARTO A PALERMO
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Cassio, Pietro Ranieri, baron Michele Capuzzo, Rubino, fratelli
Emanuele e Benedetto Seidita, Pietro Messineo, marchese Pilo, Patriola, Girolamo Mondino, ed a segretario Vincenzo Seimecca ; la maggior parte dei quali erano architetti ed ingegneri , ed opravano molto alla costruzione delle barricate ed alla difesa della città.
Il giornale ufficiale del 28 maggio ripubblicava i decreti del 14 maggio datati a Salemi sulla nomina del generale Garibaldi a Dittatore e sull'organizzazione di un'armata nazionale. All'organizzazione della milizia cittadina fu nominato presi dente il Conte Federico, ad Intendente generale Acerbi, ad ufficiale di stato maggiore Calvino. Barone Narciso Cozzo, cav. D’Ondes Reggio e Vincenzo Bentivegna, tutti a membri della commissione incaricata di formare i quadri della sudetta
milizia, per ogni quartiere della città di Palermo. La mattina del 29 maggio i Garibaldini stremati di numero, ebbero un rinforzo di siciliani condotti da fardella : i borbo
nici tentano ripigliare alcune posizioni e sono respinti dovun que ; i Picciotti con Padre Rottolo, col marchese Firmaturi e La Porta rendono eccellenti servigî, specialmente a Montalto,
dove erano assai molestati, per cui fu colà inviato in soccorso Missori, poi Sirtori con alcuni carabinieri 'genovesi ed alcuni
dei mille, che come il solito venivano adoperati negli estremi momenti. Sirtori arrivato sul luogo, trovò che veramente i Pic ciotti erano ostinatamente incalzati al Convento dell'Annunciata , onde subito egli assume la principale direzione ed il comando, e secondato da Missori e da alcuni dei mille uniti ai Picciotti, si lanciano sui napoletani che erano appoggiati dal fuoco del forte, il quale facea' le loro vendette distruggendo, incendiando, ster minando, e li rigettano al di là del bastion Montalto . Come nelle altre fazioni tutti si distinsero , però in questa ebbero occasione di segnalarsi maggiormente Mosto coi geno vesi ; il punto estremo della strada Maqueda fu confidato alla custodia del bravo capitano Bassini. Verso mezzogiorno si annunzia che i napoletani aveano slog
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CAPO PRIMO
giato Santanna con la sua squadra dalla posizione presso la Cat tedrale. Il capitano Piva, dei mille, viene al quartier generale a fare rapporto che conferma questo annunzio. Allora Garibaldi si alza e dice agli ufficiali che si trovavano in quel momento attorno a lui (essendochè in riserva non eravi più un uomo) : « Ebbene signori, andiamo noi a riprendere la posizione. » Strada
facendo, Türr quanti uomini, o ufficiali o soldati vedea, ordinava di seguirli, e così finchè giunsero sul posto poterono raccogliere 50 uomini circa, fra i quali alcuni giovani signori palermitani. Ivi
riuniti ad altri costruiscono, sotto il fuoco, alcune barricate, da dove il nemico è bersagliato e costretto a ripiegarsi. Garibaldi non misurava il suo pericolo personale : un uomo il quale stava davanti a lui barcollò, egli stende le mani per sostenerlo, ma si accorge che era morto colpito da una palla in fronte. Türr con altri, che vedeva il Generale esporsi senza ri serba, lo forzò per discostarlo, quando egli stesso veniva toccato alla gamba destra da una palla di rimbalzo. Contro queste co lonne di granito gli sforzi borbonici si fiaccavano invano. Il generale Lanza, che fin dalla mattina faceva inutili sforzi per riprendere le posizioni perdute, principalmente per aprirsi le comunicazioni con Castellammare, avendo veduto che i prin
cipali attacchi dei suoi presso bastion Montalto, alla Cattedrale e verso piazza dei Quattro cantoni, erano stati respinti, fece cessare il bombardamento. Questa determinazione era parimenti motivata dalla necessità di non offendere le sue colonne di at
tacco, essendochè gli artiglieri non potevano al certo dirigere i loro tiri precisando i colpi contro i garibaldini senza offen
dere i napoletani, quando i combattimenti tra questi e quelli erano arrivati corpo aa corpo, sopra una superficie relativamente ristretta .
Garibaldi in conseguenza dei due decreti del 28 maggio sul l'organizzazione delle due milizie , nello scopo d'introdurre qualche uniformità nei corpi, emanava il seguente decreto :
DA QUARTO A PALERMO
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« Il Generale comandate in Capo le forze Nazionali in Si « cilia in virtù dei poteri a lui conferiti Decreta
« Art. 1 ° Il Colonnello Stefano Türr è nominato Ispettore « Generale delle Forze Nazionali . «
Palermo, 29 maggio 1860 . « Il Dittatore
< Firmato : G. GARIBALDI. »
Türr non appena ebbe comunicazione di tale decreto , si diede attivamente all'opera, e di accordo con Sirtori pensarono di dividere la città in zone militari, affidare la custodia della
maggior parte delle barricate ai siciliani, appoggiandole con dei piccoli sostegni, e per tutte le eventualità con delle riserve di volontarî dei mille concentrate sulla piazza Bologna.
Nel tempo stesso egli riattivò la confezione di cartucce che Orlandi avea organizzato fin dalla sera del 27 in Palermo e di
cui le squadre siciliane aveano fatto inutile consumo, rinforzò le barricate e le fece più atte alla difesa, e nulla omise per rendere formidabili i garibaldini al nemico. A queste opere militari egli univa i più maliziosi stratagemmi : diversi cannoni vecchi e logori erano stati situati anticamente in tempo di pace, alla testa delle strade come paracarri, egli li fece divellere, ri pulire e financo lustrare con cera e li situò sulle barricate per far credere ai borbonici la esistenza di una poderosa artiglieria. Per mascherare poi questi stratagemmi egli fece comporre con
strisce di tela nera, e con drappi neri raccolti nelle chiese una immensa tela, che a guisa di sipario da teatro, fece appendere in via Toledo ai tetti di due case laterali , con che, non solo
facea impossibile ai borbonici di vedere da palazzo e da mare ciò che si operava dai garibaldini in quella fucina d'azione, ma colpiva la loro fantasia col far loro credere a qualche dia bolico meccanismo per distruggerli. Intanto nella stessa gior
nata 29 i consoli esteri e l'ammiraglio inglese, commossi
CAPO PRIMO
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dagli eccidî che da tre giorni funestavano la città , fecero dei passi verso il generale Lanza, perchè si desse tregua con un armistizio a tanta effusione di sangue cittadino . Il Lanza sco raggiato da una serie continua d'insuccessi, dubbioso della sorte delle forze di Bosco e di Von - Mechel, che da 4 giorni erano spediti senza dargli nè avvisi nè aiuti, si determinò ad una so spensione di armi, e scrisse la mattina del 30 una lettera a Ga ribaldi concepita cosi : « Generale !
« L'Ammiraglio britannico mi fa conoscere che riceverebbe
« con piacere al suo bordo (sull’ Annibale) due miei generali, « per aprire con Lei una conferenza, nella quale egli farebbesi << intermediario .
« La prego farmi conoscere se acconsente, e nel caso affer « mativo, permettere che i due miei generali passino la sua « linea , fecendoli Ella accompagnare dal palazzo reale , ove
potrebbe mandarli a prendere, fino alla Sanità per imbarcarsi . La prego farmi noto quando crederà che l'armistizio inco é minci .
« In attesa di una sua risposta, ho l'onore di essere « Firmato : LANZA . »
Garibaldi rispose non avere difficoltà di acconsentire che i generali fossero accompagnati fino alla Sanità, nè trovare da parte sua ostacolo a far cessare immediatamente il fuoco. - Di
fatti egli inviò dappertutto ordini in proposito, e la intervista fu fissata per l'1 pom . del giorno stesso . Il maggiore Cenni fu in viato con due guide al palazzo reale alle ore 11 e mezza. Correvano pochi istanti da questo invio, quando si veniva ad annunziare un allarme a Porta Termini, e poco dopo s' intesero
delle fucilate: erano Von -Mechel e Bosco i quali retrocedevano da Corleone , col dispetto di essere stati giuocati per la terza
volta, e di avere inseguito non il generale Garibaldi coi suoi volontari, ma un treno di cassoni e di carriaggi inservibili.
1
DA QUARTO A PALERMO
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I garibaldini sulle prime non risposero al fuoco. Carini e Sirtori corsero a portare la notizia che si era in armistizio , ma in quel momento il fuoco era più vivo , di che Carini fu gra vemente ferito, e Sirtori leggermente. Türr raccolse subito quanti uomini potè per andare in soccorso a Porta Termini . — Intantoil generale borbonico Letizia accom
pagnato da Cenni traversava Toledo, e conosciuto il fatto, si of ferse di recarsi egli stesso a Porta Termini per far cessare il fuoco onde non si sospettasse un tradimento. – Arrivato sul luogo impose a Von -Mechel e Bosco di cessare da ogni azione ostile, essendochè la tregua fissata dovea essere rispettata da tutti. —
Appianato questo incidente, Garibaldi, lasciato Türr al comando, s'incamminava con Crispi, Menotti e Missori, prima dell' 1 pom . al Molo, e sul canotto dell'ammiraglio inglese andò a bordo dell' Annibale, nella cui sala di consiglio ebbe luogo la confe
renza, e fu stipulata una tregua di 24 ore, onde i borbonici po tessero trasportare a mare i loro feriti ed ammalati, come pure le famiglie che stavano stipate a palazzo reale. I generali borbonici tra le proposte avevano pure questa avanzata :
« Palermo dovere ritornare all' obbedienza del Borbone, e * Garibaldi libero di uscire con le sue truppe.
Ma Garibaldi appena udì che Palermo doveva umilmente sottomettersi, ricusò da sua parte la proposta, e disse che l'ac cettazione di questa condizione di sottomissione , spettava al popolo palermitano, mentre egli avrebbe consentito soltanto l'accennata tregua di 24 ore per umanità verso i feriti ed i malati, per effettuarsi il loro trasporto, e per darsi il tempo al Municipio palermitano di discutere la condizione di sottomissione. Ritornava il Dittatore al suo quartier generale, e conferiva un momento con Türr, quindi faceva venire a sè i componenti del Municipio ed esponeva loro le condizioni del Borbone. Il Pretore duca della Verdura, e assieme con lui grandissima parte
dei presenti, accolsero con lo stesso disdegno dell'Assemblea Veneziana del 1848, qualunque proposta di sottomissione, e pro
CAPO PRIMO
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clamando la resistenza ad ogni costo, mostrarono quanto sia su blime la generosità di un popolo risoluto a soffrire i più duri sacrifizi. Intanto con la tregua i garibaldini riuscivano a poter girare per i quartieri della città, ed intendersi coi cittadini. Una gran folla si raccolse sotto il Palazzo municipale. Ga ribaldi si presentò al popolo, un silenzio di sepolcro regnava in mezzo di quella immensa moltitudine, ansiosa di ascoltare la voce dell'amato Dittatore che pronunziò queste parole : « Siciliani !
« Il nemico ci ha proposto un armistizio, che nell'ordine di « una guerra generosa, qual è quella che da noi sa combattersi, « estimai ragionevole di non negare. L'inumazione dei morti, il provvedimento dei feriti, quanto insomma è reclamato dalle leggi di umanità, onora sempre il valore del soldato italiano. « Per altro i feriti napoletani son pure fratelli nostri, benchè « ci osteggino con nimistà crudele, e si avvolgan tuttora nella
caligine dell'errore politico, ma non sarà guari che la luce « del nazionale vessillo gl' induca un giorno ad accrescere le « file dell'esercito italiano . >>
A queste generose parole il popolo proruppe : « Noi vogliamo « resistere fino alla morte * abbasso il Borbone. »
noi vogliamo l'Italia una —
Garibaldi riprese : Popolo del Vespro, che ognuno si prepari per la lotta che dovrà riaccen
« dersi, ed in breve la Sicilia sarà libera . »
La folla si sciolse, ed ognuno correva alla propria casa per predisporre i mezzi di difesa . Era uno spettacolo sublime il
vedere durante la notte, uomini e donne dal più alto ceto al popolano, correre in aiuto per fortificare le barricate . Le case adiacenti furono trasformate in tante fortezze, lascia
vano solo qualche apertura per lanciare sassi ed altri og getti, che si distribuivano come approvvigionamenti offensivi. Il marchese Lucchesi si adoperò a formare una guardia civica ; Orlandi metteva tutto sossopra per raccogliere polvere di cui si difettava : Palermo pareva un'immensa fucina agitata dal fuoco del patriottismo. La sera del 30 Bixio malgrado la sua
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DA QUARTO A PALERMO
ferita, che lo teneva fin dal 27 sul letto nell'impossibilità di muoversi, si presentò mal reggendosi in piedi : Sirtori, Türr, di stribuivano i posti per la nuova lotta, e dappertutto si conti nuavano i preparativi anche il 31 mattina. Come si supponeva che il bombardamento sarebbe incomin ciato più furioso, così Garibaldi pregò donne e ragazzi di la sciare Palermo.
Tutt'i bastimenti esteri e nazionali da guerra e mercantili
offrirono ospitalità sulle loro navi, un'emigrazione commovente di donne e ragazzi si avviava al Molo per imbarcarsi, mentre gli uomini accorrevano per occupare monasteri, chiese e case trasformate in fortezze .
In quella memoranda giornata il Comodoro Americano Parker (a cui Garibaldi disse, allorchè lo ebbe incontrato a bordo del legno Ammiraglio Inglese, di trovarsi senza polvere) veniva in compagnia del console svizzero , a far visita al Gene rale Garibaldi , il quale non era più il dispregevole filibu stiere dei Borboni, ma il Comandante delle forze nazionali in
Sicilia, dalla cui bocca non uscivano che parole di pace e di perdono, mentre attorno a lui non si vedevano che le stragi e gl'incendii commessi da coloro che lo avevano chiamato un Corsaro .
Il Generale Lanza che aveva fatto ogni possibile sforzo per ricacciare i Garibaldini e ridurre la città all'ubbidienza, che
avea esaurito quanto un Generale può fare per compiere una missione affidatagli dal suo Sovrano, che avea richiamato invano da Termini alcuni battaglioni di truppe estere per farle sbar care a Porta dei Greci, e circondare i Garibaldini dalla parte settentrionale della città, che avea perduto le sue comunica zioni tra Palazzo Reale ed il forte Castellammare, il Generale Lanza che da gravi rapporti ufficiali rilevava di non poter fare assegnamento serio sopra un'ostinata resistenza delle sue truppe, le quali gli si facevano diffidenti di resistere ad un uomo che esse credevano soprannaturale, riconosceva che la conti nuazione della lotta gli era divenuta impossibile, e che la 5
CAPO PRIMO
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speranza di riavere Palermo in tutt'altro punto dovea ten tarla, che a Palermo stesso.
Egli decise perciò di aprire trattative con Garibaldi per un ac cordo, ond'è che verso le 9 di mattina venne un suo Parlamen
tario a Garibaldi, chiedendogli di mandare una scorta al Pa lazzo Reale per accompagnare il Generale Letizia che dovea presentarsi a lui ; la missione fu accolta, e Letizia alle 10 si trovava nel Quartier Generale del Dittatore.
Lungo il cammino non gli erano stati bendati gli occhi come è uso di guerra, onde potè convincersi della trasformia zione che era avvenuta, ed in quale stato di difesa si erano messi i Palermitani in armi.
Letizia espose a Garibaldi l'impossibilità di trasportarsi i feriti ed i malati prima dello spirare del termine già stabilito , la onde veniva a proporgli un armistizio indefinito, esprimendo speranza che cessasse un ulteriore spargimento di sangue. L'ar mistizio indefinito non fu accettato, ma bensì il prolungamento di altri tre giorni. Il passo
dato dal Lanza, aveva gettato nel nulla il prestigio
della causa che difendeva, i suoi ufficiali ed i suoi soldati non
dissimulavano più la ripugnanza di ricominciare la lotta. Gli articoli della convenzione furono i seguenti :
1. La sospensione delle ostilità resta prolungata per « tre giorni a contare da questo momento che sono le 12 me « ridiane del di 31 maggio, al termine della quale S. E. il « Generale in capo, spedirà il suo Ajutante di campo, onde di « consenso si stabilisca l'ora per riprendere le ostilità. « 2.° Il Regio Banco sarà consegnato al Rappresentante Crispi Segretario di Stato con analoga ricevuta, ed il di <<
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« staccamento che lo custodisce andrà a Castellammare con
« armi e bagaglio . « 3.° Sarà continuato l'imbarco di tutti i feriti e fami
glie, non trascurando alcun mezzo per impedire qualunque « sopruso .
« 4.° Sarà libero il transito dei viveri per le due parti
DA QUARTO A PALERMO
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« dei combattenti in tutte le ore del giorno, dando le analoghe
disposizioni per mandare ciò pienamente ad effetto. « 5.° Sarà permesso di contraccambiare i prigionieri Mosto
« e Rivalsa, con il primo Tenente Colonnello ed altro uffiziale, co il Capitano Grado. « Il Segretario di Stato del Governo Proyv . di Sicilia
« Firmato : F. CRISPI « Il Generale in Capo
« Firmato : F. LANZA. »
Il giorno stesso Garibaldi scriveva a Bertani una lettera ( Doc.19) con la quale gli annunziava la sua entrata in Palermo e lo stupendo valore dei bravi cacciatori delle Alpi, e chie
deva uomini, armi, munizioni onde presto compiere l'opera sì bene cominciata .
Concluso i tre giorni di armistizio, un fiume di visite veni vano a Garibaldi, inquantochè tutti gli ufficiali dei bastimenti da guerra ed i capitani delle navi mercantili estere e nazionali L'Argus, che si trovavano in quel porto volevano vederlo. vapore inglese il quale trovavasi a Marsala, era allora a Pa lermo ; il suo bravo capitano Ingram venne pure a trovarlc. A tenere in gambe i Garibaldini che avevano cessato di
combattere, era sorta una nuova occupazione : essi dovevano vegliare per frenare le ire della popolazione contro i birri : bastava che si accennasse ad una persona apostrofandolo col nome di sorcio, e subito la folla dava addosso per finirlo, di guisa che i Garibaldini si lanciavano in mezzo per separare
tali lotte, toglievano la vittima dall'ira pubblica e dalle mani del popolo , e la conducevano in salvo nel Palazzo Pretorio. Intanto nella notte dal 31 maggio al 1° giugno, un vapore
di guerra avea portato da Palermo a Napoli il Generale Letizia colla missione di fare accettare al Re la suddetta convenzione,
ma il colpo era troppo profondo per l'umiliato Monarca da consentirlo pazientemente. Francesco II irruppe nel più incon sulto furore >, rifiutò ogni accordo, comandò che i suoi soldati
fossero eroi, che i suoi generali fossero infallibili, che si con tinuasse e si vincesse la guerra .
CAPO PRIMO
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Questo ukase portato da Letizia a Palermo risuscitò i pen sieri di nuove battaglie , alle quali i Napoletani non si mo stravano punto disposti, onde fu che Lanza chiese ed ottenne
dal Generale Garibaldi un prolungamento dell'armistizio per rimandare Letizia in Napoli e ridurre il Re a più ragionevoli consigli . Il 3 giugno partì Letizia per Napoli ed espose al Re la gra vezza della situazione, divenuta peggiore dalla ripugnanza delle truppe a riprendere una lotta contro un esercito considerato invincibile e sussidiato da una città irritata ed in piena ri volta .
Mentre Letizia viaggiava, in Palermo si lavorava per il consolidamento dei novelli ordini civili e militari. L'organiz zazione dell'esercito stava sopra tutt'i pensieri del Dittatore ;
e nella formazione si sollevò la questione se si doveva preferire l'organizzazione Piemontese o la Napoletana : Sirtori sostenne la prima, Orsini la seconda. Garibaldi determinò di darglisi il nome di Esercito Meridionale, ma come continuazione dell'ar mata Piemontese, e cominciò con la formazione del suo Stato
Maggiore racchiuso nel seguente ordine del giorno : Palermo , il 4 giugno 1860 .
« Dal Quartier Generale, « ORDINE DEL GIORNO
« Pel regolare servizio del Quartier Generale, esso si forma « per ora di quattro Ajutanti di campo, cioè : « Colonnello Türr Ajutante Generale ed Ispettore Gene Maggiore « rale d'armata , Tenente Colonnello Tüköry, <<
Cenni,
Capitano Stagnetti;
« Di quattro Uffiziali d'ordinanza, cioè : « Luogotenente Missori Comandante le Guide,
« Sottotenente Menotti Garibaldi,
Nullo,
- Nuvolari .
« Di quattro sotto -uffiziali per il servizio di sala : Zafio, - Damiani, Bezzi, – Manci, Guide. « Firmato : G. GARIBALDI. >>
DA QUARTO A PALERMO
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L'organizzazione della Guardia Nazionale di Palermo fu or dinata dal Generale Garibaldi ; l'Ispettore Generale Türr do veva occuparsene; capo della Guardia Nazionale fu nominato il Barone Turisi.
La Corte Borbonica atterrita dalle vittorie Garibaldine ,
dalla insurrezione Palermitana, dalla perdita di quasi tutta la città, non ebbe altro consiglio che accettare l'inesorabile patto di sgombrare la Capitale dell'Isola, che altra volta era stata il rifugio dei suoi Re battuti ed incalzati ' sul continente dalle armi straniere.
Il giorno 5 giugno tornava il Generale Letizia apportatore della Sanzione Reale allo sgombro di Palermo, ed il di se guente veniva sottoscritta la convenzione definitiva (Doc. 20) dello sgombro della Capitale dell'Isola.
Garibaldi intanto non riposava : il suo pensiero lo teneva a preparare nuove forze per la continuazione della lotta, a co stituire l'ordine interno, ed assicurare le simpatie dell'Isola verso le nuove cose, onde emanava, fra le altre, alcune leggi op portunissime in quel momento : 1.° La formazione di un Ministero ;
2. Un indennizzo dei danni sofferti dai privati ; 3. Una Questura per l'ordine pubblico ; 4. L'organizzazione di Milizia Nazionale ;
5.° La punizione dei reati di furto , di omicidio e di sac cheggio colla pena di morte ; 6.° Una porzione dei terreni demaniali per le vedove e i per i figli dei morti per la Patria ;
7. Una porzione dei terreni del patrimonio Regio, da dividersi fra coloro che si erano battuti per la libertà in Sicilia.
Fra tali decreti va segnalato questo :
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CAPO PRIMO
« ITALIA E VITTORIO EMANUELE .
Giuseppe Garibaldi, Comandante in Capo « le Terre Nazionali in Sicilia .
Art. 1 .. I figli dei morti in difesa della causa nazionale, « sono adottati dalla Patria.
« Saranno educati e nutriti a spese dello Stato ; se donne « fino agli anni 16, se uomini fino agli anni 17 . « Giunte le donne agli anni 16, avranno una dote conveniente « alla loro origine, da conseguirla tostochè prenderanno marito. « Gli uomini ai 17 anni, non saranno più a carico dello Stato, agli anni 21 avranno un capitale pure conveniente alla loro « origine. <<
ART. 2.° Le vedove dei morti in difesa della causa na <<
zionale, avranno una pensione conveniente al loro stato . La
<<
pensione durerà finchè si manterranno in vedovanza. « La stessa pensione è accordata alle vedove dei tredici in
« dividui che subirono la fucilazione nel giorno 14 aprile 1860. « I loro figli saranno compresi nella disposizione del prece dente articolo .
« Art. 3.° Tutti coloro che per causa di ferite riportate, « battendosi in difesa della Patria e della causa nazionale,
« resteranno storpi, mutilati o inabili al lavoro, cui prima erano « addetti, saranno raccolti in apposito ospizio, e mantenuti dallo « Stato.
« Art. 4.° Il Segretario di Stato dell'Interno è incaricato « per l'esecuzione del presente Decreto. • Palermo, 6 giugno 1860 . « Il Dittatore
« Firmato : G. GARIBALDI. » « Il Segretario di Stato dell'Interno « Firmato : F. CRISPI. »
In conseguenza della capitolazione il Dittatore inviava Türr a regolare col generale in Capo il modo di ritiro delle truppe
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DA QUARTO A PALERMO
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borboniche e la mattina del 7 giugno la guarnigione di Palermo cominciava lo sgombro della città, consegnando a Garibaldi gli edifizî e le caserme da loro occupate, sicchè verso la metà di giugno, lo sgombro di Palermo dai Borbonici era compiuto. Quel giorno stesso la città di Palermo vide il commovente spettacolo della liberazione dei sei illustri patriotti dal forte
di Castellammare, il Principe Pignatelli , il Barone Riso , il Principe Niscemi, il Principe di Giardinelli , il Marchese di S. Giovanni , ed il Padre Ottavio Lanza. Ebbe l'onore di andare a liberarli il Tenente Colonnello
La Porta, siciliano, il quale attraversò le vie della città ac compagnando quegl’illustri suoi concittadini, sotto un nembo di fiori, di applausi e di saluti, che le signore mandavano dai
balconi e dalle terrazze, ed il popolo mandava dalle vie.
CAPO II DA PALERMO A NAPOLI
Il Dittatore, come abbiamo narrato, in seguito alle discussioni tenute per l'organizzazione del suo esercito, deliberò che esso fosse una continuazione dell'armata Sarda, e siccome l'ultima divisione di questa era la 14", così egli diede alla sua Divisione
il N° 15. La costituì di due Brigate e nominò Türr Comandante in Capo, affidandogliene l'organizzazione col seguente Decreto : « Palermo , 8 giugno 1860 .
<<
« Il Colonnello Türr è incaricato di organizzare una Divi sione, composta di due Brigate, ed ogni brigata di quattro battaglioni.
« In tale organizzazione sia coadiuvato dal Capo di Stato <<
Maggiore principalmente, e da tutt'i Capi dei Corpi per l'armamento, abbigliamento , personale ecc . « « Firmato: G. GARIBALDI. »
Gli uomini per formare il primo nucleo dei quadri della Divisione furono scelti principalmente dai mille, che si erano ridotti appena a 600, mentre circa 500 erano caduti morti o feriti. Il comando della 1 ° Brigata fu dato a Bixio , ed il suo nucleo venne costituito dalle prime quattro Compagnie dei
Mille, dai primi arrivati alla spicciolata dall'Alta Italia dopo
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CAPO SECONDO
la resa di Palermo, e da una scelta di squadriglieri Siciliani ( forza complessiva 400 uomini circa). Il nucleo della 24 venne costituito dalle seconde compagnie dei Mille, da altri arruolati formante un complessivo di 536, ed il comando fu tenuto dal Türr nel tempo stesso che teneva il comando della Divisione ;
a Capo di Stato Maggiore fu destinato il Maggiore Spangaro. ( Forza della intera Divisione 936 circa) .
Al Dittatore non bastava la organizzazione dell'esercito di operazione, a lui importava parimenti la Guardia Nazionale come difesa dell'ordine interno e come scuola di armi ai Sici
liani, per i quali il privilegio borbonico di esenzione dalla leva costituiva un tale torpore di vita militare, da esigere la pre senza di truppe regolari in tutta l'Isola per la conservazione degli ordini politici e civili . Anche questo incarico della formazione della Guardia Na zionale cadde sopra Türr come Ispettore Generale delle forze, il che l'obbligava ad una vita di lavoro, di fatica e di pensieri, che non erano da meno di quelli sostenuti nel periodo terribile da Marsala a Palermo.
Il giorno 8 giugno partiva dalle acque di Cornigliano (Ge nova) una spedizione di 900 uomini, comandata dal Maggiore Clemente Corte, che veniva in soccorso di Garibaldi, imbarcata
sull'Utile e sul Charles Georgy. Il 10 partiva ancora da Sestri (Genova) la spedizione di circa 2500 condotta da Medici, tra sportata dai bue battelli Helvetie (o Wasington) e Oregon. Lo stesso giorno 10 Türr malgrado le immense cure che gli pesavano sopra, aveva già organizzati i quadri della Guardia Nazionale di Palermo in 5 Legioni, ed aveva fatto nominare dal Dittatore diversi Comandanti, dietro la proposta del Co mandante in Capo Barone Nicolò Turrisi Colonna. Ecco il quadro organico di essa guardia :
SEZIONE
QUARTIERE DEL LUOGO
CITTÀ DELLA
-COMANDANTI SOTTO
COMANDANTI
Pietro Tucci .1Don
.2Don Camineci Michelangelo
Corpo 1º Sant'Agata
Casa PP .ddei .Ci.erda Stef Francesco S. D Cay S. Fulco
Salvatore Don Carcamo .3
Casa Professa dei GPP Conte D.Alessandro ay DLucchesi on Alessandro Villafranca .C3. esuiti
Cristina Santa Corpo 2º
M4. archigi ese Maur Vinc Fava .1Don enzo ra
3º po Cor
Giuseppe Lojacono .2Don Giuseppe 3Cav on .D Amari
Casa ddei ell'Olivella .PP Salvatore D'Antonio D.
.. Oliva Santa
Domen .ay GD4Ciusino .Magnisi 1Ci .D Giovanni av
Ninfa Santa Corpo 4º
D Amato . enedett Cav . .BCasa PP dei Poulet ini
DA PALERMO A NAPOLI
Angelo .(4D Danni on 1Calsano .B av A.2 Ctanasio av
B.2arone lli Buggine Domenico Caradonna .3Don Francesco D .4 Palazzolo on Pier L on Caminneci .-1Dorenzo
C°5 orpo
Paola di. PP dei Casa di Fr. Gravina .DS. Cay Luigi
Mola .
Gaspare .2D D'Anna on D.3 on o Serafin Ruppi diuca .4D Cesarò 75
,1°giugno .Palermo 1860 Forze Generale Ldelle - 'Ispettore
Visto
:TÜRR .Firmato
Comanda Il nte Capo in
:Nicolò A Firmato COLONN .TURRISI
CAPO SECONDO
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Ma l'ascrizione dei militi si facea stentatamente, onde fu che
Garibaldi per riaccendere gli spiriti dei giovani, pubblicò un proclama in data 12 giugno ( Doc. 21 ) col quale ricordava gli
sforzi eroici dei Paler mitani, quando la metropoli era minac ciata dall'assalto di un nemico potente ed accanito, e li esor tava ad ascriversi nella milizia cittadina.
Alle parole solenni del Dittatore, Türr cercò la cooperazione dell'Aristocrazia Palermitana della quale varii si arruolarono nella sua divisione.
Maggiori difficoltà incontrava l' arruolamento militare , al
quale i Siciliani avevano una ripugnanza invincibile, onde all'apparire del Decreto di una leva, accorsero deputazioni dai Comuni , implorando di non arruolarsi i loro figli che lavora vano nei campi. Garibaldi che non voleva bruscamente rom pere contro questi sentimenti radicati nel popolo, volle conten tarli, e dichiarò che durante le operazioni di raccolta nelle cam pagne, restava sospeso il reclutamento.
Il Dittatore il giorno 15 giugno emanava due separati ordini del giorno, uno ai Cacciatori delle Alpi ( Doc. 22), un altro alle Squadre Siciliane (Doc. 23) , coi quali encomiava i passati servigi resi alla patria, e gli esortava a persistere nell'abne gazione per combattere nuovi nemici. Con Decreto del 14 nominò Sirtori, Türr e Orsini al grado di Maggior Generale, e Bixio a Colonnello Brigadiere.
Finalmente il giorno 15 egli faceva affiggere il seguente proclama al popolo Siciliano : « Siciliani !
« Io ho contato sul vostro amore alla patria, sul vostro an tico valore. Voi mi avete accordato la vostra intera fiducia ,
quando il nemico mi offriva patti umilianti per la città di Palermo, il vostro grido di guerra tuonò intrepido fra gli « apparati di una terribile lotta, e fu risposta degna di uo
<<
«
«
« mini italiani.
DA PALERMO
NAPOLI
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« Alle successive offerte del nemico io consentiva a prorogare
« la tregua fino all'imbarco dei suoi ammalati e dei suoi feriti, « allo sgombro delle sue truppe, dei suoi materiali, dei suoi equipaggi, allo scambio dei prigionieri dall'una parte e dal « l'altra, all'evacuazione di Castellammare e alla consegna dei « detenuti politici. Queste condizioni hanno nella maggior parte ricevuto il « loro adempimento. Saranno tutte adempiute fra poco, concor rendovi, come sinora, il tranquillo e dignitoso contegno del
<
«
«
« popolo. « Perseverate nel fermo attaccamento per la causa da voi con
« tanta gloria abbracciata, nella devozione ai vostri capi, nella « concordia e nell'ordine interno.
« E l'Italia che va superba di voi, vi annovererà per sempre « fra i suoi felici e liberi figli. Palermo, 15 giugo :) 1860 .
Firmato : G. GARIBALDI. »
Tutti questi sforzi erano insufficienti a rimutare istantanea
mente le condizioni morali e materiali del paese ; la Sicilia era logorata da un cancro vecchio, maligno sul quale gli agenti del governo Borbonico aveano versato a larghe mani il veleno. La politica di quel governo vi avea mantenuta la più pro fonda ignoranza, vi avea alimentata la più cupa superstizione, ed avea diviso le anime ed il corpo del popolo siciliano tra il clero e la polizia. Il feudalismo vi reggea di fatto, la mano morta occupava la gran parte della proprietà ; era uno stato di
cose che il progresso dei tempi e la civiltà del mondo ripro vavano .
Il privilegio di esenzione dalla leva concesso ai Siciliani li aveva resi renitenti a qualunque concorso cittadino per la con servazione dell'ordine interno, ed a qualunque ambizione per la carriera militare.
A questi mali organici che avevano logorato le basi del go verno Borbonico in Sicilia, altri mali violenti ed immediati si associavano. L'esercito Borbonico nel lasciare Palermo, abban
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CAPO SECONDO
donò pure la custodia delle prigioni, da dove evasero schiere di ladri e di assassini di ogni qualità, che si disseminarono per l'Isola .
Inoltre le disfatte delle armi regie da Calatafimi аa Palermo, avevano inasprito i corpi borbonici stanziati nell'interno e nella
parte orientale dell'Isola, ed i saccheggi, le uccisioni , gl'in cendî ed ogni maniera di brutalità che alcuni soldati commet tevano ed eccitavano, ricadevano contro l'intiero esercito, ed infa
mavano i nomi dei generali Clary, Afan De Rivera e Rodriquez, ed avevano gittato tale disordine e tale sconforto nella parte
dell'Isola non occupata dai Garibaldini, che il Generale Gari baldi trovò urgentissima la necessità delle più energiche misure a sollevare il paese dal disordine e dallo sconforto del quale era in preda.
E questo argomento di civile amministrazione era tanto più rinforzato da ragioni militari, inquantochè, non avendo la Sicilia risposto volentieri alla legge Dittatoriale di coscrizione, facea mestieri ricavare soldati dall'entusiasmo volontario dei cittadini , che certo non si può sollevare in mezzo al disordine dell'ammi nistrazione civile, ed ai pericoli delle rappresaglie di un governo cadente che segnala i suoi ultimi giorni con atti disperati e di malizioso sovvertimento di ogni ordine civile . Queste cose pesavano orribilmente sul Governo del Ditta tore, il quale trovava più difficile di sanare questa peste ci vile, che non combattere gli eserciti Borbonici. Egli aveva fede che una spedizione nell'interno dell'Isola avrebbe riparato a molti di questi mali, ma la esecuzione gli riusciva in quel momento impossibile. I suoi mille Eroi erano ridotti a poco più della metà .
Da Genova non arrivavano ancora soccorsi di
uomini; solo da Malta giungevano 1500 fucili che portava Nicola Fabrizi, e 1700 da Genova per la via di Marsala, portati da
Agnetta. Con questi mezzi soltanto e col suo fascino, dovea Garibaldi custodire la capitale, mentre altri punti importanti dell'Isola erano tuttavia occupati fortemente dalle armi Borbo niche.
DA PALERMO A NAPOLI
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A far più grave questa situazione si aggiunse la notizia della cattura dei due battelli l'Utile e il Charles Georgy condotti in Gaeta da navi della crociera napoletana, sui quali era imbar cata la spedizione del Maggiore Clemente Corte. Dopo questo disastro il Dittatore stava impensierito per la
sorte dell'altra più forte spedizione Medici, ma fortunatamente l'illustre condottiero, ebbe l'ispirazione di fermarsi a Cagliari, e di là ripartiva per una rotta impensata dalla crociera napo letana .
Nella mattina del 19 tutte le preoccupazioni del Dittatore furono dissipate dalla notizia dello sbarco di Medici sulla vicina costa di Partinico con forte aiuto di uomini e di armi . Malenchini ar rivò con lui con i toscani annunziando l'arrivo di Cosenz. Di
fatti la mattina del 20 arrivò in Palermo un primo battaglione con musica in testa, armato ed equipaggiato mirabilmente : suc cessivamente arrivarono gli altri organizzati pur anche del più perfetto assetto militare, provveduti di eccellenti armi . A questo soccorso si univa un brillante sussidio di 10,000 fucili, il che
provava che già il Governo Sardo aveva cominciato a veder chiaro nell'impresa di Garibaldi ed a cooperare per la riuscita. L'arrivo di Medici pose Garibaldi nella condizione di compiere
i suoi piani riguardo alla Sicilia ; di scacciare il resto del l'esercito Borbonico che occupava la parte orientale dell'Isola, e consolidare il nuovo ordine di cose nell'interno.
Il suo piano fu : dividere le forze in 3 colonne : « la prima, formante la sinistra, agli ordini di Medici, dovea marciare per il littorale fino a Milazzo , obbiettivo Messina ; la seconda al centro, condotta da Türr con la 2° Brigata della sua Divisione , per Misilmeri , Villafrati, Alia, Caltanissetta sopra Catania , scopo Messina ;ܪe la terza all'estrema destra con la 1 ° Brigata Divisione Türr, Comandante Bixio, per Corleone, Girgenti, Ca tania, scopo Messina, cosicchè tutte le forze non avevano che un solo obiettivo, la punta del Faro. » Di queste tre colonne, la seconda e la terza avevano una missione più che militare, politica : ristabilire l'ordine grave
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CAPO SECONDO
mente compromesso nel cuore dell'Isola, piantarvi il Governo
Dittatoriale al nome di Vittorio Emanuele, rinvigorire la fede nei dubbiosi, scuotere gl'indifferenti, trascinarsi una massa di volontarî con la forza dell'entusiasmo.
La 15 Divisione essendo stata la prima a formarsi, e
con
elementi stremati dai combattimenti di Calatafimi e Palermo,
ed in presenza dell'esercito Borbonico, e in mezzo al rimescolio di una rivoluzione terribile, costò a Türr e a Bixio fatiche in descrivibili. Il Generale Sirtori non aveva che pochi ufficiali e non potea dare un ajuto efficace e pratico, molti uffiziali feriti, quindi tutto il peso di quell'organizzazione cadde sopra di loro. Eppure in 13 giorni, dall'8 al 20 giugno, le ossa, diciam così, della Divisione erano armate e congiunte e costituivano un corpo atto a camminare ed agire. Intanto mentre l'Intendenza
militare dava opera all' armamento ed equipaggiamento della bassa forza, questa fu pressochè continuamente in servizio, e forniva le guardie interne e tutt’i posti di osservazione al l'esterno della città di Palermo : facevano prima questo servizio
la 7a e la 9a Compagnia della prima brigata, poi la 6a e la 8a e ciò dal 2 giugno al totale imbarco delle truppe Borboniche, (compiuto al 17 giugno 1860).
Erano acquartierati in città i battaglioni Cossovik ed Acerbi al quartiere della Trinità, il battaglione Bassini al quartiere
S. Nicola, che nei primi giorni di riposo attendevano alla istru zione, la quale fu sospesa il 20 giugno, quando la Divisione ri ceveva ordine di tenersi pronta a partire, ed in questo frat tempo veniva aggiunta alla 15 Divisione una compagnia così detta Estera, fornita in gran parte di soldati che disertavano dai Cacciatori Esteri dell'esercito napoletano sotto il comando del Capitano Wolf. Dal 20 al 22 giugno 1860.
Il 20, secondo l'ordine ricevuto, la 2a brigata nelle ore pome
ridiane disponevasi in ordine di battaglia sulla piazza Palazzo Reale per la partenza nell'interno dell'Isola; ai tre battaglioni
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81
che la componevano, venivano aggiunti due pezzi di artiglieria ( comandante tenente Prenci ) ; partivano con la brigata lo Stato Maggiore della Divisione, il personale dell'Intendenza militare ed il corpo sanitario, tutti sotto il comando del generale Türr mu nito di poteri larghissimi indispensabili per la sua missione. La prima brigata Bixio continuava a rimanere in Palermo fino a tutto il 25.
Verso sera del giorno 20, Türr con la seconda brigata, accom pagnato dagli evviva della popolazione Palermitana, usciva da Porta -Termini, e prendeva la via di Misilmeri, ove giungeva a notte avanzata. Questo arrivo non produsse una felice impres
sione sugli abitanti di Misilmeri, i quali supponendo che vi si andava per una reclutazione forzata, cambiarono nel più broncio silenzio gli evviva e le feste che il giorno 26 maggio avevano fatto all'armata Garibaldina.
Questa brigata rimaneva in Misilmeri il 21 e 22. Il Padre
Pantaleone predicava nella Chiesa cercando far comprendere alla popolazione la necessità che i giovani atti alle armi si arruo lassero come volontarii, ma la sua esortazione fruttò poco : ogni mattina aveva luogo la distribuzione dei viveri in contanti
compreso il pane, dimodochè la competenza individuale era di lire 0,85, oltre la paga giornaliera a secondo del grado, giu sta i regolamenti in vigore nell'armata Sarda. Si facevano ar
ruolamenti di volontarî che venivano ripartiti nei diversi batta glioni. Nelle ore pomeridiane del 22 si dava ordine di partenza ; la brigata schierata fuori del paese sulla strada consolare se guita dall'artiglieria e dai carri che trasportavano gli effetti della truppa, ponevasi in marcia seguendo la via consolare, attraversava Ogliastro, e si accampava un miglio circa da que sto paese, ove passava la notte. Intanto le fatiche eccessive di Türr nei combattimenti e nel
l'organizzazione in Palermo, cominciavano a produrre i loro frutti; le forze gli mancavano, la febbre lo tormentava, la fe rita riaperta gli sanguinava, e malgrado ciò non volle sepa rarsi dai suoi soldati. 6
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CAPO SECONDO
Il Dittatore che lo aveva visto partire in questo stato, lo rag giunse in Misilmeri con la seguente lettera: « Palermo , 22 giugno 1860 .
« Abbiate sopra tutto cura della vostra salute, marciate in « « « « «
vettura non a cavallo, in quanto siete debole. Io spero con meno fatica starete meglio, ma se diversamente, vi manderò Cosenz subito che arriva. Circa al soldo avete fatto bene , frattanto noi aspettiamo i regolamenti Piemontesi per uni formarvi tutta la milizia ed il Decreto, come sapete, è già
« dato per il mezzo soldo degli Ufficiali Superiori.
Pense
« remo a tutte le altre cose. <<
Addio, scrivetemi sempre. « Vostro : G. GARIBALDI. »
« Al Sig. Maggior Generale Türr « Comandante la 15a Divisione
« Misilmeri.
Dal 23 al 26 giugno .
Sul far del giorno la seconda brigata riprendeva la marcia, e giungeva verso le 8 ant. a Villafrati, ove veniva accanto nata in diverse case e lasciata in riposo per quella giornata. Ivi la malattia del Generale Türr si aggravò con replicati sbocchi di sangue, che fu una delle cause onde si dové far
sosta di tre giorni dal 24 al 26, durante i quali le truppe ve nivano esercitate due volte al giorno nel maneggio d' armi e
nella scuola di compagnia, si perfezionava l'organizzazione della brigata, e si dava lettura del regolamento di disciplina. L'altra causa della sosta, fu l'arrivo di un malfattore in Villafrati che tanto diede luogo a parlare di sè in quei giorni. Era co stui seguito da 6 compagni tutti a cavallo , che con la fran
chezza di un patriotta attraversava il villaggio, e passava im perterrito per sotto l'abitazione del Generale, ove trovavasi il celebre Alessandro Dumasche diceva a Türr : Quelle genti non mo
DA PALERMO A NAPOLI
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riranno di fame, sono bene provveduti di pollame. Il Generale diede ordine al tenente Carbone suo uffiziale di ordinanza di ve
dere cosa fosse questa gente armata. Carbone montò a cavallo
e raggiunse la comitiva, a cui rivolse la preghiera di tornare indietro per ricevere gli ordini del Generale. Il capo si nego bruscamente, al che l'uffizia le trasse e gl'impugnò il revolver e con questo argomento se lo cacciò avanti coi suoi compagni, e lo condusse innanzi a Türr. Essendo questi malato giaceva
sdrajato sopra un letto ; quando entrò il capo di quella comitiva, i loro occhi s'incontrarono, si parlarono :: Oh ! tu sei Santo Mele, disse il Generale ! - Ma io non vi conosco, Generale ! -- Ma io si che ti conosco ; tu rubasti la cassa di Santa Margherita, assas sinasti e saccheggiasti un orefice a Corleone, incendiasti il vil laggio di Calaminia, fosti prigioniero a Renne, e fuggisti dalle mani di Santanna a cui eri consegnato . Non finiva queste pa role che ordinava la riunione di un Consiglio di guerra per giudicarlo.
Il Consiglio fu tosto riunito, lo presiedeva il maggiore Span garo : Santo Mele rigettò nel suo interrogatorio ogni accusa di brigantaggio, confessò di aver fatto la guerra in banda armata, ma come tutt'i patriotti, che dopo gli eccidî della Gancia la sciarono i loro paesi per scorrere la campagna, e combattere il governo dei Borboni; lui avere imposto taglie ai Comuni come requisizione di guerra per mantenere la sua guerriglia, avere ucciso delatori e reazionarî, non patriotti, incendiato case di realisti, dalle quali gli si faceano le fucilate, sua bandiera es sere stata dal 5 aprile la tricolore, avere agito per autorizza zione del Comitato rivoluzionario di Palermo. Al suo interro
gatorio franco e fermo, aggiungeva la consegna di un fascio di attestati di patriottismo e di onoratezza rilasciatigli da diversi Municipi. Furono chiamati molti testimoni, ma nessuno ebbe la fermezza di deporre il vero sul conto di Mele; egli era spa
ventevolmente temuto in quei dintorni , i suoi fasti di delitti >
gli avevano procurato una truce popolarità che gli era di di fesa in quel terribile momento.
CAPO SECONDO
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Il Consiglio di guerra dopo due giorni di seduta, non trovò abbastanza provato i fatti, e rinviò l'accusato per novella inchiesta a Palermo, dove le sue colpe largamente provate, fu per sentenza di un altro Consiglio di guerra passato per le armi .
Mentre questo avveniva in Sicilia, Francesco II nel giorno 25 giugno lanciava in Napoli una promessa di costituzione ( Docum . N. 24 ) . - In dipendenza di questo atto sovrano il Re di Napoli, sulla proposta del suo primo Ministro Segretario di Stato, nominava un nuovo Ministero nelle persone di De Martino, Morelli, Caracciolo, Manna, Del Re, Ritucci Garo falo, La Greca (Docum. N. 25), i quali indirizzarono al Re il loro programma (Docum. N. 26). Ma li spergiuri di Ferdi
nando IV, Francesco I e Ferdinando II ricaddero sul giovine principe : al suo atto liberale il popolo napoletano rispose coi segni più manifesti di diffidenza, e quindi di minaccia, onde dopo tre giorni dalla concessa constituzione, seguì lo stato di assedio nella città di Napoli. In quei giorni medesimi il comune di Prizzi in Sicilia mo lestato da una squadra simile a quella di Mele, domandava soccorso di forze militari a garantire la proprietà e la vita dei cittadini : il Generale Comandante la Divisione aderiva pron
tamente alle fatte domande, e spediva il giorno 26 a quella volta il battaglione comandato dal maggiore Bassini , che pose
in riguardo la gente di male affare, e rassicurò il paese dał suo giusto terrore.
Frattanto nello stesso giorno il brigadiere Bixio colla sua brigata partiva da Palermo dirigendosi a Piana dei Greci dove
vi rimaneva il 27. Garibaldi volle che suo figlio Menotti facesse parte di quella spedizione e lo consegnò a Bixio come pegno della sua fiducia .
Il Dittatore informato dagli amici di Türr del suo vero stato di salute, gl'impose, come amico e come superiore, di tornare in Palermo, mentre mandava a comandare la brigata il più caro amico di Türr e compatriotta : il colonnello Eber.
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DA PALERMO A NAPOLI
Dal 27 Giugno al 1 ° Luglio . Il colonnello Eber nel giorno 27 prese il comando della Bri gata in Villafrati, e con suo ordine del giorno avvisava ai rigo rosi castighi che sarebbero inflitti a quei volontari che avessero mancato alla disciplina.
Cogli arruolamenti fatti nei giorni di permanenza in Villa frati, la forza della brigata ebbe considerevole aumento. Alle 5 p. m. dello stesso giorno la colonna con lo stato mag giore della Divisione, ambulanza, intendenza, si metteva in viaggio seguendo la consolare, ed a notte avanzata accampava
nelle vicinanze di un antico castello denominato Morgana, ed il 28 rimessasi in marcia di buon mattino valicava il Monte
Vicari, indi scendeva nella valle e fatta una breve deviazione dalla strada consolare, giungeva a Rocca Palomba , ove alla meglio veniva accantonata nelle chiese e negli edifizi comunali,
e quivi riunivasi alla brigata il battaglione Bassini che, come si è detto, era partito il 26 per Prizzi - Alle 5 p. m. la bri gata si metteva in cammino per Allia, ove giungeva a notte avanzata. Riproduciamo qui la lettera scritta dal colonnello brigadiere Eber al Times in quel giorno. LA RIVOLUZIONE IN SICILIA. « Allia , 29 giugno 1860 .
Bisogna avere una buona carta della Sicilia per poter tro vare dove io sia. Per facilitare le vostre ricerche dirò che sto
scrivendovi da uno di quei pittoreschi paesi dell'interno, situato a ridosso di un monte, 46 miglia da Palermo e vicino alla strada maestra che conduce a Caltanissetta, Catania e Girgenti.
« Non essendovi nulla d'importante al Quartiere Generale
tranne quel solito lavoro giornaliero per preparare e organizzare e
le cose, di cui poco interessa ai vostri lettori conoscere il detta glio per quanto importante esso sia per l'esercito nazionale, vi dirò che ho fatto una escursione nell'interno di questa terra in
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CAPO SECONDO
cognita per voi. Non son più che tre giorni dacchè ho lasciato Palermo ed ho appena percorso un quarto dell'isola nella sua lunghezza, eppure mi accorgo che non si può giudicare dell'intero movimento rivoluzionario della Sicilia, finchè non si è arrivati nell'interno dell'isola.
« Come sapete vi sono in questo momento tre colonne che stanno percorrendo l'isola, una che procedendo lungo il mare tende verso Messina, un'altra che passa a traverso il centro del paese andando da Caltanissetta a Catania, e una terza che tra
versa l'isola in una direzione più meridionale da Palermo a Girgenti, ove deve riunirsi alla seconda. Dietro a queste colonne è Garibaldi che sta ora organizzando a Palermo nuove divisioni, e nuove riserve .
« La colonna di mezzo, il cui nucleo è di Cacciatori delle Alpi venuti con la prima spedizione, fu la prima a muoversi. La sua organizzazione fu compiuta in meno di una quindicina di giorni . In questo tempo bisognò formare i quadri dei caccia tori, arruolare volontarî Siciliani e organizzarli, vestirli, ar
marli per la maggior parte, preparare l'artiglieria, l'intendenza, l'ambulanza ed i trasporti; in una parola mettere insieme e rendere servibile tutta quella organizzazione che si richiede per una colonna in marcia .
« Se si avesse avuto a fare con la solita burocrazia, tale tentativo sarebbe rimasto impossibile ; ma non lo è stato con Garibaldi e coi suoi aiutanti, i quali cercano piuttosto l'unità e l'organizzazione nell'attività e nell'energia d'ogni individuo
piuttosto che nelle regole antiche e burocratiche. La differenza fra i due sistemi è appunto identica a quella che passa fra una macchina complicata che non può agire se tutte le sue parti non sono perfette fino dal bel principio, e che si guasta inevitabilmente quando non la si possa più pulire ed ungere, ed una organizzazione vivente che ha un principio di vita semplice e facile, che per la sua interna vitalità continua a crescere e svilupparsi. « Tal differenza non fu forse mai più evidente che nel nostro
DA PALERMO A NAPOLI
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caso. Garibaldi, che non prende mai riposo per sè, insisteva che si partisse presto, persuaso che il soldato ha ben pochi bisogni se si è compenetrato nello spirito dell'intrapresa. Egli non può sentir dire che una cosa sia impossibile. Oltre al desiderio di non perder tempo, secondo lui l'importante era di dar principio a qualche cosa. Che partano con quel che possono mettere insieme e poi provvederanno al resto per istrada. Questa era la sua teoria, che gli veniva confermata anche dalla considerazione della necessità di non tenere i soldati a oziare in Palermo.
Egli non avrebbe potuto trovare un uomo più adatto a secondare queste sue idee, come lo ha trovato nella persona del generale Türr, il quale ebbe l'incarico della formazione di questa prima divisione ed il comando della colonna di mezzo. Malgrado tutti gli ostacoli, la mancanza di uomini che inten dessero del modo di organizzare truppe, la difficoltà di raffre nare l'entusiasmo un po'rumoroso dei Siciliani, e persuaderli ad arruolarsi come volontarii, la deficenza in Palermo di tutto ciò
che si richiede pei soldati, tutto insomma è stato superato, ed in meno di 15 giorni la colonna è partita dalla Capitale. « Se un soldato dell'antica scuola avesse visto partire questa
colonna avrebbe subito predetto che si sarebbe sciolta in pochi
giorni e che non avrebbe neppure potuto avanzare. Blouses di tela, calzoni per la maggior parte a piacere, scarpe poco buone per non dire cattive, intendenza senza pratica del mestiere, pure l'importante era fatto, la colonna era in marcia. A Mi
silmeri essa si fermò tre giorni per ottenere provvisioni, per quanto ciò era possibile, e poi continuò fino a Villafrate ed ogni giorno si notò un miglioramento considerevole nella sua orga nizzazione. Le reminiscenze della bella Palermo spariscono, i volontarî prendono gusto a marciare in sì bel paese, essi son ben ricevuti e festeggiati dovunque, la organizzazione continua a migliorare ogni giorno, e tutti incominciano a pensare a ciò che avverrà in futuro, ed a dimenticare il passato.
« Fin qui vi abbiamo avuta una sola difficoltà, la malattia del Generale Türr, alla cui attività ed energia si deve la
CAPO SECONDO
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formazione della Divisione. Egli era ancora sofferente per la ferita che gli toccò l'anno scorso in Lombardia con Garibaldi, e stava curandosi ai bagni di Acqui, quando questi lo chiamò a
· sè per
condurlo seco in Sicilia. Il Generale non esitò un mo
mento a rispondere all'appello. Nominato Aiutante Generale della spedizione , egli fece il suo possibile perchè essa potesse
partire da Genova. È a lui che si deve se la spedizione che doveva partire con pochissime munizioni potè fornirsene per strada ottenendo al tempo stesso 4 cannoni nel modo più inat teso . Egli fu il primo a mettere il piede in Sicilia e fu sem pre avanti negli scontri che cagionarono la presa di Palermo e l'evacuazione di quella città. Nominato Ispettore Generale dell'Esercito Nazionale in Sicilia e incaricato della organizza
zione della 1.ma Divisione, egli intraprese e compi tale lavoro a spese però della sua salute. Durante gli ultimi giorni di tale erculea fatica, malgrado tutti i sintomi di una seria ma
lattia che si avvicinava, egli esauri quel poco che rimanevagli di forze, e la prima notte, dopo la sua partenza da Palermo, fu colpito da un violento mal di petto con tosse convulsa con sputi sanguigni . Nonostante il parere di tutti i medici della divisione, ei non volle abbandonare il suo posto e insiste nel l'andare fino a Villafrate, dove arrivò ammalato gravemente. « Un altro accesso più violento lo obbligò a cedere e a la sciare che lo si trasportasse a Palermo. Ieri l'altro mattina gli ufficiali della colonna ee molti soldati eransi riuniti sul far del
giorno dinanzi al suo alloggio in Villafrate, desiderando di ve dere ancora una volta il loro capo che quantunque ungherese pure è uno degli uomini più ben amati da queste truppe con le quali ha sempre diviso e il bene e il male. Molti cacciatori
avevano le lacrime agli occhi quando si mosse la carrozza che doveva trasportarlo a Palermo.
« La sua colonna ha proceduto avanti con uno scopo politico e militare al tempo stesso. L'interno della Sicilia fu sempre creduto essere la parte dell'isola più difficile a dominarsi ed in
grande regresso ; questa non è stata soltanto l'opinione dei fore 1
DA PALERMO A NAPOLI
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stieri, ma degli stessi possidenti. Però come sempre, nelle cose che non si conoscono, si è trovato che vi è molta esagerazione ed
errore. Io non ho visto, è vero, che una ben piccola parte dell'Isola, e ad ogni passo trovo che le cose migliorarono invece di peggiorare, e ciò sotto ogni rapporto, però ho trovato che a Misilmeri che dista solo 8 miglia da Palermo si ricevette fred damente la truppa. Niente era preparato al loro arrivo, il pane non era pronto, si dovette andare a far provviste fuori di paese ed ogni faccia era abbastanza allungata. Domandatone il mo tivo si rispose che la coscrizione aveva impaurito gl'isolani e
che soprattutto le donne si erano messe seriamente dalla parte dell'opposizione. Tutti noi cercavamo di spiegare il malinteso e di far capire a quella gente che soltanto un piccol numero di coloro che cadevano nella leva avrebbero marciato, mentre si
avrebbe avuto ogni riguardo alla gente ammogliata, ai figli unici, ecc. – Fra Giovanni, un bravo frate francescano che fa da cappellano, fece una lunga predica per persuadere le donne; a
e a poco a poco la gente si modifica ; tutto compreso però l'entu siasmo non fu mai eccessivo. Quando avemmo a domandar loro come andasse l'organizzione della Guardia Nazionale, chi si la mentò della mancanza d'armi e chi asseriva non esservi capi che la organizzassero, chi addusse la rivolta e altre ragioni che avevano loro impedito fino allora di occuparsene. « A Villafrate stazione successiva ci fu già una migliore ac
coglienza. Tutto era preparato, ospitalità dappertutto, illumi nazioni, buona volontà, ma sempre poca iniziativa. Le liste della Guardia Nazionale erano fatte ee circa una cinquantina d'uomini erano armati, ma il tutto non era ancora in buon ordine.D'altra
parte la gente si lamentava degli eccessi commessi dalle squa
driglie di indigeni sparse per la campagna, che si dicevano di sposte a vivere secondo l'antico sistema alle spalle degli altri, quantunque non vi fossero là napoletani da combattere. « Come volle il caso una mezza dozzina di questi squadri glieri passò attraverso il villaggio con una quantità di pollami. Li comandava un tale di quei luoghi chiamato Santo Mele, che
CAPO SECONDO
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già un mese prima era stato arrestato al Campo di Renne per
soprusi. L'occasione sembrava propizia per dare un esempio. Il generale Türr lo fece arrestare e mandar dinanzi ad un con siglio di guerra . Compiuto l'interrogatorio, non meno di 25 testi
monj dichiararono, con meraviglia di tutti, che Mele era un ga lantuomo e che non avevano nessun lamento da fare contro lui .
Dopo ciò niente altro restava a fare che mandare il prigioniero a Palermo per esser ivi giudicato. « Non vi è dubbio che le antiche squadriglie hanno avuto in
passato e forse hanno anche oggi un poco l'abitudine di vivere alle spalle degli altri : per esser giusti però bisogna dire che è a loro che si deve se la rivoluzione fu tanto viva e non a quelli che ora non fanno altro che lamentarsi. Mentre questi riman
gono comodamente a casa o tutto al più si sfogano in dimostra zioni, gli altri hanno combattuto in guerriglia. Qualche volta
forse essi arbitraronsi più di quello che avrebbero dovuto, ma tutto insieme i lamenti sono esagerati non poco. Adesso quei
squadriglieri sono rimandati alle loro case per servire il paese nella Guardia Nazionale, oppure per arruolarsi nei volontari. Non è quindi da meravigliarsi se alcuni sono avversi a ciò fare e se in un modo o in un altro trovano ancor maniera di farsi pagare qualche scudo dai ricchi. Non si può rimediare a questi piccoli inconvenienti in un giorno solo, ed è appunto per questo che si insiste nell'organizzazione della Guardia Nazionale, la quale servirà precisamente a prestar man forte alle autorità co stituite .
« Noi abbiamo però ad ogni passo prove che tutte queste cose sono molto esagerate dal timore e dall'immaginazione di
questa gente. Così quando la colonna era a Villafrate giunse la notizia che un luogo distante circa 10 miglia, chiamato Prizzi, era minacciato da una banda. Un battaglione fu mandato colà ed invece di banditi trovò una accoglienza entusiastica con balli, desinari, illuminazioni e ogni sorta di feste . « Ieri mattina la colonna arrivò a Rocca Palomba . Le autorità
locali vennero ad incontrarla fuori della città e fecero tutto quello
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che era in loro potere per alloggiare i soldati. Anche qui si parlava di banditi, ma non si trovò che un solo fatto fosse provato ; anzi durante la fermata della colonna il fratello di
quel tale che era stato arrestato a Villafrate venne a domandare un certificato di buona condotta. Qua entusiasmo, Guardia Na zionale e leva vanno di pari passo, il primo è stato considere
vole, la seconda in via di formazione e già armata quasi di tutto punto, e la leva pronta per quando verrà il tempo che sarà chiamata a marciare .
« Il ricevimento che abbiamo avuto a Rocca Palomba dove
arrivammo ieri notte, ha sorpassato di gran lunga ogni altro precedente. Più di due miglia lontano ci si fece incontro un drappello di gente a cavallo con le bandiere tricolori, cosa che forse mostrava i loro sentimenti liberali, ma che al tempo stesso
facea una paura del diavolo ai nostri cavalli. Altri drappelli di
gente ci vennero incontro a piedi un po' più vicino gridando e facendo evviva. All'ingresso nella città ci aspettava una banda, e Municipio e Clero erano là a darci il benvenuto. Grandi
fuochi erano stati accesi sulle colline circostanti, e la città era illuminata, i soldati ricevettero carne e pane offerto dal Muni cipio e gli Ufficiali furono invitati a casa dalle notabilità. Senza dubbio la gioia era aumentata dal timore che si aveva fino
ad ora delle squadriglie, ma non è men vero che più ci inol triamo nell'interno tanto più cresce l'entusiasmo per la nostra causa .
« La maggior difficoltà consiste nel dissipare l'ignoranza del basso popolo e attirare tutti a fare qualche cosa di pro pria iniziativa. Questa gente è cosi abituata a trovare ogni cosa preparata dal governo, che la stessa idea di far qualche cosa da per
sè torna loro nuova. Cosi essi non sapevano come
fare a organizzare la Guardia nazionale, e a domanda del Mu nicipio la colonna si fermerà un po' più per aiutarli in questo !
lavoro. Sembra che vi sia buon numero di fucili, la maggior parte da caccia, il resto si armerà provvisoriamente con lancie.
Quello che ci si disse sempre a Palermo, che noi trove
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CAPO SECONDO
remmo cattive disposizioni nell'interno, non è vero, tanto meno
lo è ciò che ci si disse sulla povertà del paese. « Io per esempio, del pari che molti altri, siamo alloggiati in appartamenti migliori e più puliti di quelli che avevamo a Palermo . Io sto scrivendo in una stanza abbastanza ben mo
biliata con un pianoforte e delle poltrone , ho dormito in un elegante letto di bronzo con delle biancherie di lino e di bucato ed ho perfino potuto prendere stamattina il mio bagno freddo. Se si continua di questo passo finiremo a stare in palazzi, e a vivere in gran lusso invece delle privazioni che ci aspet tavamo .
« Non solamente la popolazione in genere dell'interno è bene disposta a far qualche cosa, ma essa è ricca e civile. Dacche lasciammo Palermo non abbiamo incontrato che due o tre men
dicanti. Il paese che io mi attendeva trovare sterile e in
colto,èinvece un succédersidicampi di grano,fino alla cima
delle montagne , interrotto solo da magnifici boschi di ulivi .
Le nostre marce di sera e mattina sono veramente deliziose.
Noi abbiamo adottato il sistema di marcia che si segue nelle
Indie, quello cioè di muoversi tardi nel dopo pranzo o presto alla mattina per evitare il caldo che nel mezzo del giorno è veramente soffocante . Il bel paese ed il buon vivere ha una grande influenza sullo spirito dei volontari , tanto che è un piacere a vederli marciare. Nessuno resta indietro, la colonna si tien bene insieme meglio di qualunque altra abbia visto anche nelle armate regolari . In quanto al paesaggio esso è tutto
quello di più bello che io abbia mai veduto ; un succedersi continuo di magnifiche vallate e di grandi montagne. Fino ad
ora abbiamo avuto in distanza la pittoresca catena principale delle montagne siciliane che traversa l'intiera isola dal Capo Gallo fino allo stretto di Messina. Con questa magnifica ve duta a sinistra interrotta da qualche veduta di mare andiamo noi su e giù per le montagne in mezzo alle messi che si estendono a perdita d'occhio , e solo di quando in quando incontriamo degli uliveti. Di tanto in tanto si vedono tra
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sparire sulle montagne dei gruppi di bianchi casolari siti in mezzo a giardini e a pometi pieni di cactus, aloe, vigne, fichi e mandorle con fiori quali neppure le nostre stufe possono produrre, rose e leandri cresciuti non allo stato di arbusti, ma di veri alberi, villaggi e città, a guisa di nidi di aquila stanno in generale sulle cime delle montagne , alti e al sicuro tanto dalla malaria che infesta le pianure , quanto dagli attacchi dei nemici .
« E ciò che più fa meraviglia è il vedere tanta coltivazione con così poche case e villaggi . Spesso si percorrono miglia e
miglia di campi coltivati prima di trovare una sola abitazione. La poca sicurezza ha obbligato queste popolazioni a vivere
riunite ; sarebbe quasi impossibile a capire come possano da tanta distanza andare ogni giorno ai loro campi, se di tanto in tanto non si trovassero delle piccole baracche di canna, simili a un coigevam indiano o a uno Belltent inglese, con la sola differenza che esse hanno il terreno scavato sotto come
quelle della Crimea. – E di più ancora vi farà meraviglia l'osservare che tutte queste grandi colline sono ricoperte di
bionde messi senza che la terra si possa arare, mentre tutto deve esser fatto a forza di zappa .
In Sicilia trovate una ricchezza
di produzione che è incredibile se paragonata al picciol numero degli abitanti; ben vero che un professore di agricoltura tro
verebbe molti difetti in questi sistemi di coltivazione, ma io non ho mai visto un simile risultato sortito da mezzi di pro duzione cosi primitiva. Il suolo è fertilissimo. Ho contato qual
che volta le spighe del grano e vi ho trovato fino a 97 granelli. Ora solo comincio a capire come la Sicilia ha potuto esser il gra naio di Roma. La guerra di Crimea e quella d'Italia hanno dato una grande spinta alla produzione, tantochè i proprietari hanno potuto incassare molti milioni di ducati . Se la Sicilia fosse una volta sotto un Governo illuminato che incoraggiasse
l'industria e il commercio invece di soffocarli, come fecero fino ad ora i Borboni, non vi sarebbe più bisogno di andare a cercare il grano sul Danubio e sul Mar Nero. Se vi costruissero ser
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CAPO SECONDO
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batoj per utilizzare ciò che ora va perduto nei torrenti, qual che pozzo artesiano, non sarebbe difficile ottener qui due rac colti all'anno . »
Qui ha termine la lettera scritta dal colonnello brigadiere Eber al Times e si continua la descrizione delle marce della 2a brigata della 15° Divisione che come dicemmo giungeva a notte avan
zata del 28 giugno in Allia, ove la truppa ebbe ricovero nei locali fatti preparare dall'ufficiale che aveva preceduto la co lonna ; l'artiglieria ed i carri venivano lasciati sulla strada, onde
evitare la rapida ascesa nell'interno del paese. La brigata rima neva così in riposo tutto il 29 ; l'ordine del giorno prescriveva la partenza pel domani . La 1. brigata Bixio arrivava il 28 a Corleone, ove vi restava
fino al 1° luglio, dopo lunga marcia fatta sotto un cielo di fuoco nei più ardenti giorni di estate. Durante la sua permanenza tutte
le ore venivano impiegate alle istruzioni di compagnia e di battaglione, ed a tutt'i provvedimenti di ' amministrazione, atti ad organizzare un buon sistema militare.
Il 30 giugno alle ore 3 ant. la brigata Eber con una marcia di parecchie ore, seguendo la via Consolare, giungeva verso le 8 ant. a Vallelunga , ove i soldati riposavano per poco
tempo. Alle 5 pom. riprendeva la marcia seguendo la stessa via per la salita di Landro, e giungeva ad accamparsi alla Cascina Postale, ove sostava alcune ore. Ripartiva ed arrivava a Santa Caterina la mattina del 1° luglio, quivi veniva allog giata e lasciata in riposo l'intero giorno. Il Sindaco di Resotano domandava truppa per frenare i di sordini che giornalmente verificavansi in quel paese, causati in gran parte da gare municipali. Il colonnello Eber inviava colà L'ordine del giorno fissava la par il battaglione Bassini. tenza pel domani alle 3 ant. Intanto Francesco II richiamava in vigore la costituzione
del 1848 col seguente decreto :
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« FRANCESCO II PER LA GRAZIA DI DIO, EC. EC.
« Visto il nostro atto Sovrano del 25 giugno, e visto il rap porto dei Nostri Ministri Segretarî di Stato, « Abbiamo risoluto di decretare e decretiamo quanto segue : « Art . 1.• La costituzione del 10 febbraio 1848 concessa
« dal Nostro Augusto Genitore, è richiamata in vigore . « Art. 2.° Le disposizioni contenute all'art. 88 della costi « tuzione, relativamente allo stato discusso ed antiche facoltà
« del Governo, per provvedere con espedienti strordinarî ai « complicati ed urgentissimi bisogni dello Stato, restano in pieno «
vigore, finchè non si sarà provveduto dal Parlamento nei
« modi costituzionali.
« Art. 3.° I nostri Segretarî di Stato, sono incaricati del « l'esecuzione del presente decreto. « Napoli , 1 luglio 1860.
< Firmato : FRANCESCO . »
Inoltre il Re di Napoli volendo al più presto circondarsi dei lumi e dello appoggio della Nazione rappresentata legittima mente in Parlamento, decretava la convocazione dello stesso
( Docum . N. 27), inviava poi due Plenipotenziarî, Manna e Win 'speare, in Torino per regolare col Conte di Cavour una lega fon data sui principî nazionali .
Dal 2 al 10 luglio . In Palermo si riconobbe la urgenza di gran riposo e cambia mento di clima al Generale Türr, onde il Ministero della Guerra gli faceva la seguente comunicazione : « Palermo , 2 luglio 1860 . <<
Signore :
« Il Dittatore in considerazione dei di Lei incomodi di salute
« per le varie ferite riportate nell'occasione delle battaglie glo
CAPO SECONDO
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« riosamente sostenute, ed essendo necessario per riaversi in « teramente, di avere un riposo, ha determinato di accordarle « un indefinito permesso per recarsi al continente. « Io con piacere le ne do comunicazione. « Il Segretario di Stato
« Firmato : Orsini, generale » « Al Sig. Comandante la 15.a Divisione Sig. Generale Türr. »
Il Generale Türr prima di lasciare Palermo scriveva al Ge nerale- Sirtori la seguente : <
Palermo , 2 luglio 1860 .
« Esercito Meridionale Comando della 15.a Divisione
« Caro Sirtori : <<
Obbligato dai medici a lasciare per qualche settimana la
« mia Divisione, vi prego non dimenticare che la stessa ha bi « sogno di munizioni e di vestiario. « Con sinceri saluti. « Vostro
« Firmato : TüRR . »
In replica Sirtori gli scriveva così : « Caro Türr :
« Non dubitate che io farò per la Vostra Divisione tutto « ciò che è in mio potere. < 2 luglio 1860, Palermo. « Vostro aff. amico
« Firmato : SIRTORI. »
« P.S. Vi prego di nuovo di mandarmi buoni ufficiali di ogni arma, e particolarmente ufficiali di Stato Maggiore e di « Amministrazione. Parlatene a Cavour, a Bertani e a quanti
<<
« s'interessano alla formazione di un esercito in Sicilia . >>
X
DA PALERMO A NAPOLI
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Nel suo passaggio per Torino, seppe Türr che il comandante di Orbetello era tuttavia in arresto nella cittadella di Ales
sandria, onde corse subito al Re per dirgli che del fatto di Orbetello egli era il colpevole, per aver fatto credere al co
mandante un'alta missione. — È vero, disse il Re, noi abbiamo un conto da regolare, voi mi avete saccheggiato una fortezza.
Türr rispose : - È vero, ma abbiamo arricchito la corona diV.M. con Sicilia e ben presto verrà Napoli. Il Re sorridendo disse : Il colonnello Giorgini non avrà alcun male ; parlatene in mio nome al Ministro della guerra. — Il generale corse subito dal ministro Fanti, gli narrò minutamente i fatti, ed il processo non ebbe più corso .
La brigata Bixio che al 1 ° luglio trovavasi a Corleone, passò il 2 a Contessa, e allo scopo di aumentare la forza della Di visione non solo, ma eziandio di dar sostegno alle autorità preposte al nuovo ordine di cose, veniva determinato che mentre il forte delle due brigate muoveva direttamente per grossi
centri, alcune frazioni di esse percorressero i varî paesi sparsi qua e là, onde Bixio da Contessa distaccava una frazione che percorreva Bivona, San Stefano, San Giovanni ee Casteltermini, ed il forte della colonna continuò per Villafranca e Cattolica. Lo stesso giorno 2 veniva tolto a Napoli lo stato d'assedio. La brigata Eber da S. Caterina ponevasi in marcia : la
sciava che l'artiglieria ed i carriaggi prendessero la lunga via postale, e per sentieri giungeva prestissimo a Caltanissetta. Ivi
le principali autorità , la guardia nazionale , preceduta dalla banda, e distinti cittadini uscivano a qualche chilometro ad in
contrare questa parte dell'esercito liberatore. Le feste e gli applausi furono indicibili ; la civiltà siciliana mostravasi in tutta la nobile espansione, ed i minori paesi appresero dalle più grandi città, quanto dovevano ai loro novelli difensori.
La truppa era alloggiata nell'ex-convento dei Gesuiti. Il maggiore Bassini, partito col suo battaglione il 1° luglio da S. Caterina, rimontando la strada fatta nella direzione di Vallelunga, accompagnato dai volontarî a cavallo del suddetto 7
CAPO SECONDO
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Comune, arrivava a Resotano verso mezzanotte, dove trovava
la popolazione armata in atteggiamento di difesa, sicchè egli, colle debite precauzioni, entrava in paese e procedeva all'ar
resto di nº 11 individui maggiormente indiziati di complicità nei fatti avvenuti nei precedenti giorni , ed un compagno di costoro fu ucciso dai volontari a cavallo mentre tentava di
fuggire. La sera del 2 luglio, dopo ristabilito l'ordine, il bat taglione lasciava Resotano, e si metteva in marcia per Calta nissetta, ove arrivava il 4 luglio. Durante la permanenza in quella città , la truppa veniva esercitata due volte al giorno, e si approfittava di quella sosta per attendere all'organizzazione della brigata sì militarmente come amministrativamente ; si apriva un ufficio di arruola mento, si organizzava la musica coi volontari della città, e se ne otteneva favorevole risultamento. Veniva sottoposto a Con
siglio di guerra per insubordinazione il soldato Steinger Giu seppe appartenente alla compagnia estera. Anche da questa
brigata una frazione , comandata dal tenente Gamelin , muo veva il dì 8 luglio a mezzogiorno , e toccando Pietra persia , Barrafranca e Piazza, doveva arrivare a Caltagirone, da dove, dopo breve sosta, passando per Granmichele, Minco, Militello,
Scordia -Romana, doveva raggiungere la colonna in Catania. Una seconda frazione di questa stessa brigata, comandata
dal tenente Secondi , toccando Villarosa , Calascibetta , Leon forte, Nicosia, S. Filippo d'Argirò, doveva anche essa raggiun >
gere la brigata a Catania. Una terza frazione, comandata dal tenente Carini, doveva pure , precedendo la colonna sulla via di Catania, passare per Bronte, Randazzo, Linguaglossa, e trovarsi quindi col resto della brigata anche a Catania . Tutti i coman danti di siffatte frazioni avevano ricevuto opportune istruzioni dallo Stato Maggiore della Divisione. Rimaneva in Caltanissetta il capitano Forte, per non lasciare senza capo un numero piut
tosto rilevante di volontari ammalati, ricoverati in quell'ospedale. Il forte di questa brigata muoveva il 9 luglio da Caltanis setta per Castrogiovanni alle 4 ant. con l'artiglieria e carriaggi ;
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un ordine del giorno del Comando generale regolava la marcia e . raccomandava ai capi di battaglione il mantenimento del l'ordine e della disciplina. In questa marcia la colonna attra versava sentieri disastrosi , solo l'artiglieria ed i carri corre vano la strada consolare, per modo che i volontari arrivavano a Castrogiovanni assai defatigati. Venivano ad incontrarli a pochi chilometri fuori del paese le autorità municipali con la musica. La truppa riceveva una straordinaria razione di vi veri e di vino , quindi ricoveravasi nei quartieri a tal uopo predisposti.
Mentre le forze di Garibaldi correvano per raggiungere l'ob biettivo da noi altra volta accennato, cioè il Faro di Messina, in Napoli non si era sicuri che il regime costituzionale si man tenesse nella sua integrità, come ce lo fa credere un manifesto
del Prefetto di polizia in data 9 luglio. ( Docum . N. 29.) La brigata Bixio il giorno 10 luglio marciava ancora per riunirsi in Girgenti . La brigata Eber riposava a Castrogio vanni lo stesso giorno, ed in vista delle necessità in cui ver savano i soldati per difetto di vestiario, si mandava una Com missione di tre uffiziali con mezzi straordinari in Catania per provvedere al bisognevole. Giungevano da Caltanissetta nuovi arruolati spediti dai comandanti le frazioni volanti più sopra ricordate. L'artiglieria ed i carriaggi lasciati dalla colonna sulla consolare, riceveva ordine, affine di evitare la salita a Castro giovanni , di fare sosta al fondaco Misericordia e quindi pro seguire per Leonforte. Dal di 11 al 24 luglio .
La brigata Bixio l'11 arrivava in Girgenti e vi si fermava
cinque giorni ; la brigata Eber muoveva da Castrogiovanni Leonforte alle 3 ant. attraversando, come nella precedente marcia , disastrosi sentieri per abbreviare cammino, giungeva verso le 8 ant. a Leonforte, ove veniva alloggiata in appositi
per
locali.
CAPO SECONDO
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Il giorno 12 Garibaldi scriveva la seguente lettera : Palermo, 12 luglio 1860.
« Mio caro Türr
« State bene presto e venite. « Ho veduto i vostri ungheresi, e ne faremo una forte co
lonna per andare in Ungheria. Venne a noi ieri una fregata napoletana da guerra, a cui daremo il nome caro di Tüköry '). « Vostro sempre . « Firmato : G. GARIBALDI. »
!) Questo generoso Magiaro , dopo di avere sostenuti tutti gli spasimi di amputazione della gamba , moriva il giorno 10 giugno ; e l'11 tutta ?
l'armata garibaldina che trovavasi in Palermo, avente a capo il generale Türr , compatriota ed amico più che fratello dell'estinto , rendevano gli ultimi onori al suo cadavere.
Ludovico Tüköry nacque in Körös -hadany, Comitato di Bihar in Un gheria , nel 1828. Fece i suoi studi con grande successo , accoppiando all'assidua applicazione un'intelligenza non comune. Allo scoppiare della ri voluzione del 1848, egli trovavasi a studiare legge in Nagy -Várad. Slan ciossi nel movimento con tutto il fervore dell'animo suo. Nel giugno segui come volontario il battaglione di guardia nazionale mobile di Bihar, che
recavasi contro i Serbi ; nel novembre si arruolo nel 55° battaglione Honvéd che organizzavasi in Nagy-Várad col grado di caporale. Avanzò sergente nel gennaio 1849. Il 9 febbraio , dopo la celebre battaglia di Pisk , dove avendo la 5* compagnia del suo battaglione perduto tutti i suoi ufficiali, egli comando con grande abilità e bravura due pelottoni , ?
>
fu nominato sottotenente. Il 29 marzo 1849, dopo che fu respinta la prima
210NA
invasione russa sotto i comandi del generale Skariatin, divenne aiutante di campo del colonnello Thász, comandante di Verestorony. Repressa la rivoluzione ungherese, il Tüköry condivise, cogli emigrati in Turchia, il pane dell'esilio. Entrato in servizio della Turchia nel 1850 prese parte nel 3º reggimento di cavalleria della divisione araba nella campagna contro i Drusi e le tribù nomadi rivoltate contro gli arabi. Nella guerra di Crimea fu capitano e ajutante di campo del generale Gigon ; più tardi, dopo la
perduta battaglia di Kürek - dere , ajutante del generale Kmetty. Nella memorabile battaglia di Kars , dove il generale Kmetty procurò tanta >
DA PALERMO A NAPOLI
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Lo stesso giorno alle ore 2 ant. la brigata Eber si metteva
in marcia per S. Filippo d'Argirò, dove arrivava verso le 9 ant., e dopo un riposo di poche ore, mettevasi in cammino per Regal buto ( 4 pom.) preceduta dall'artiglieria, e vi arrivava verso le 11 della sera incontrata e festeggiata dalla popolazione ; alle
3 pom. del 13 si metteva in marcia, ed alla notte giungeva in Adernò, donde partiva il 14 alle 5 pom., e fatta breve sosta
gloria al nome ungherese, il Tüköry prese parte attiva. Malgrado la più eroica resistenza >, i Russi riuscirono di scacciare i Turchi da un forte che formava il centro della posizione. Tüköry, che intanto era stato in
viato alla riserva per recare rinforzo , penetrato dal pericolo che sovra stava, e che colla perdita di quel forte sarebbe stata compromessa tutta
la posizione, senza alcun comando , e solo guidato dalla propria convin zione e dal coraggio, nè temendo le conseguenze della sua responsabilità, si risolve ed attaccare il detto forte con un solo battaglione, e l'audace sua impresa fu coronata da felice successo. I Russi furono ributtati, e il forte tornò nel possesso dei Turchi. In un altro forte, essendo cominciato
a mancare il coraggio dal presidio, il Tüköry, che avanti ai parapetti si esponeva alla pioggia delle palle, riusci a riani mare il coraggio dei Mu sulmani riportando una ferita a palla che gli sfracello il braccio sinistro.
Dopo la caduta di Kars, Tüköry venne insignito dell'Ordine di Medzgidje di quinta classe, ed avanzò al grado di maggiore. Nel 1859, appena avuto notizia della rottura avvenuta tra l'Austria ed
il Piemonte, il Tüköry, dando la propria dimissione in Turchia, accorse in Italia , dove gli fu dato il comando del 4º battaglione, seconda brigata
della legione ungherese che si stava organizzando. Avendo poi la pace di Villafranca fatto svanire le speranze nutrite per la liberazione del l'Ungheria , il Tüköry entrò in servizio dell'Italia col grado di maggiore. Invitato poscia da Türr a prendere parte nella spedizione dei Mille, parti senza indugio, e nel fatto d'arme a Calatafimi le sue prodezze suscitarono ammirazione in tutti. All'attacco di Palermo fu egli che comandava l'avan
guardia , ed alla testa del suo piccolo corpo fece prodigi di valore. Ma il povero Tüköry pago colla vita l'ardente amore per l'Italia , una palla gli penetrò nella gamba al di sopra del ginocchio, e si dové amputarla.
Tüköry mori in seguito di siffatta amputazione. È noto l'ordine del giorno del generale Garibaldi pubblicato dopo la morte del valoroso Ma giaro, e la prima fregata napoletana che alzò bandiera Italiana , ebbe dal Dittatore il nome del bravo Tüköry.
102
CAPO SECONDO
in Paternò, giungeva la mattina del 15 a Catania, incontrata dalla guardia nazionale, dalle autorità del paese e da numerosa popolazione. Servivano di alloggio alla truppa alcuni conventi
all'uopo predestinati. Questa brigata rimase per 10 giorni in Catania . Con grande attività si attendeva all'istruzione delle truppe, e al loro ordinamento amministrativo. La Commis
sione mandata anticipatamente , aveva già in pronto molti 7
effetti di vestiario ; e qui per onore del vero va ricordato il no me dell'egregio cittadino Giacomo De Bartoli che la coadiuvò moltissimo .
Lo stesso giorno 15 Francesco II emanava un manifesto alle Provincie continentali, che era una specie di apologia al prin cipio di libertà e d'indipendenza d'Italia, ed un fervorino al senno ed alla fedeltà delle popolazioni del continente. Trovavasi a Catania in via di organizzazione un numero di volontari sotto il comando del colonnello Nicolò Fabrizi, ma
poichè lo stesso fu destinato al comando di un corpo di squadre
siciliane che operar dovevano sopra Milazzo, i medesimi furono incorporati nella brigata Eber, che con questo contingente ri partito in tutti i battaglioni e con gl'iscritti dall'ufficio di ar ruolamento, che, come altrove, anche in Catania funzionava, otteneva tale aumento di forza da formare un altro battaglione, al cui comando veniva destinato il capitano Tasca.
I quadri degli ufficiali e sotto -ufficiali si fecero con personale tolto dai tre battaglioni di prima formazione, e con soldati e bassi -ufficiali della spedizione Zambianchi, cioè con quelli la sciati in Talamone, e posteriormente sbarcati in Catania per la via di Malta .
Rientravano alle loro compagnie gli uomini spediti dall'ospe dale di Caltanissetta,, come pure faceva ritorno al corpo il ca
pitano Forte, che veniva subito destinato a. comandante l'ospedale militare di Catania.
Si aumentava l'artiglieria con quattro pezzi di montagna, e si organizzava una sezione del Genio sotto il comando del luogo tenente Arnoldi, come pure un distaccamento di guide a cavallo.
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DA PALERMO A NAPOLI
Un'apposita Commissione si occupava finalmente a stabilire l'anzianità degli ufficiali. La brigata Bixio il giorno 16 era a Licata, ed il suo coman dante pensò di non continuare le marcie per terra, ma imbar carsi ivi con la sua forza, tra per averla più fresca allo av
vicinarsi di Catania, dove sperava d'incontrarsi con qualche corpo dell'armata borbonica, e tra perchè gli venne l'annunzio che alla rada di Vittoria era naufragato e stato saccheggiato un legno mercantile.
Garibaldi, coerentemente alla lettera scritta a Türr, e che più sopra abbiamo riportato, emanava il seguente decreto : « Palermo, 16 luglio 1860.
« Art. 1. È autorizzata la formazione di una legione unghe rese, giusta lo stato oggi stesso approvato. Essa legione sarà composta di fanteria e cavalleria .
« Art. 2. Il Segretario di Stato della guerra è incaricato per l'esecuzione del presente decreto. « Il Dittatore
« Firmato : G. GARIBALDI. » « Il Segretario di Stato
« Firmato : ORSINI. >>
La brigata Bixio imbarcatasi, come abbiamo detto, a Licata, sbarcò a Terranova, dove ebbe sole 24 ore di riposo : di là
partiva per Niscemi , risaliva a Caltagirone, donde, dopo un giorno di riposo, marciava per Palagonia e Catania dove non
trovò truppe nemiche da combattere, ma feste, fiori, musiche, allegria, entusiasmo. La marcia di queste brigate contribui moltissimo a sistemare
il nuovo ordine di Governo, a sollevare l'elemento liberale, a porre in freno gl' insani tentativi di disordine e di ritorno al
passato, e si deve considerare come un germe fecondo del riordi namento dell'Isola .
Ma questo consolidamento incontrava perpetui ostacoli finchè le armi borboniche occupavano dei punti militari importanti, ed
104
CAPO SECONDO
avevano sottomano tutta la regione orientale appoggiandosi alla cittadella di Messina .
Il Dittatore riserbava alla brigata Medici la parte più splen dida di questa impresa, onde dopo di averle dato a Palermo il necessario riposo e completato l'organizzazione dei diversi corpi che dovevano operare, la faceva partire, come abbiamo altrove
veduto, da quella città, e dopo di aver soggiornato a Termini, a Cefalù, avanzandosi a marcia forzata occupò Barcellona, da dove Medici, tra per la speranza di risparmiare sangue fra terno, e tra per sodisfazione della propria coscienza indirizzo un proclama (Docum. N.30) all'esercito borbonico. Mentre egli da una parte parlava parole di pace, provvedeva dall'altra alle cose di guerra, e temendo che i regi partiti da Messina e fortificati in Milazzo tentassero un colpo di mano sopra Barcellona, av visò a tutti i mezzi di fortificarsi, occupò l'interessante posizione del fiume Meri, munì il ponte con due cannoni presi in Bar cellona, distese le sue ali di difesa fino alle alture del villaggio Meri e tutto preparò alla difesa delle sue posizioni per dare tempo all'arrivo di altri rinforzi.
Comandava le truppe borboniche il colonnello Bosco, il quale con un corpo di 3500 uomini si era avanzato da Messina e avea occupato Milazzo dove un altro corpo di 1500 era stanziato, mentre altri 2500 uomini lo raggiunsero e lo misero cosi in grado di dare una battaglia al minacciante nemico .
Cinque giorni prima del grande combattimento di Milazzo, fuvvi una piccola scaramuccia di avamposti, e tre giorni prima dello stesso, ebbe luogo un primo fatto d' armi, se non finale, ostinato ed abbastanza sanguinoso. Medici si era fortificato presso Carriola al fiume Nocito ed aveva occupato la strada
di Meri e Milazzo erigendovi una barricata. Bosco spinse le sue forze a quella parte, e pervenne a passare oltre Carriola il Nocito : ivi s' impegnò un vivo attacco con la destra di Medici: la cui resistenza poneva i regi in pericolo di essere tagliati fuori linea, onde Bosco spinse altri battaglioni verso la barri cata, dove un vivissimo combattimento minacciava le forze ga
DA PALERMO A NAPOLI
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ribaldine , se Medici non avesse lanciato un battaglione della riserva, che a tempo ristabili le sorti delle armi italiane, e cac ciò i regi nelle loro posizioni verso Milazzo. Intanto il generale Garibaldi, avvisato in Palermo della re sistenza che incontrava Medici, s'imbarcò con circa 400 uomini
e sbarcò a Patti. Egli corse innanzi solo al Quartier generale di Medici dove arrivava la sera del 19, e vi trovò anche Cosenz. Il generale Garibaldi calcolando che le truppe sbarcate a Patti arriverebbero il 20 sul luogo del combattimento, decise pel 20 stesso di dare una battaglia aa Bosco ed investire Milazzo, ispirato dalla certezza che i suoi rinforzi sarebbero arrivati du rante la pugna, ed avrebbero deciso della vittoria . Dispose per ciò tutto per la giornata del 20, ed emanò il seguente ordine del giorno, che può considerarsi come la carta fondamentale dell' Esercito Meridionale.
« La brigata Medici si è resa benemerita della patria. I suoi soldati attaccati da forze superiori, hanno un'altra volta pro « « vato quanto valgono le baionette dei figli della libertà. I bri gadieri Medici , Cosenz , Bixio >, Carini vengono promossi a
<<
<<
maggiori generali, il colonnello Eber a brigadiere. L'ar
« mata nazionale della Sicilia consisterà per ora di tre di « visioni di fanteria, di una brigata di cavalleria e di una brigata d'artiglieria. Le divisioni numereranno dal 15 in avanti, cominciando da quella comandata dal generale Türr .
<<
« I maggiori generali mi presenteranno i progetti necessari «
rispetto alle formazioni delle brigate, e rispetto alla nomina
degli ufficiali comandanti . Per l' avvenire le nostre truppe « porteranno il nome di Esercito Meridionale. Il Segretario «
<<
generale del Dipartimento, è incaricato della esecuzione del
« presente ordine. »
La mattina del 20 alle 5 il generale Medici divideva la sua
truppa in due colonne ciascuna di quattro battaglioni, una sotto il comando di Simonetta, l' altra di Malenchini. I volon tari si spinsero dalle posizioni di Meri e S. Filippo verso Mi
lazzo, ma la loro ala sinistra appoggiata al mare , trovò tale
106
CAPO SECONDO
resistenza dei regi sulla spiaggia di S. Pepino , e tale fuoco
di artiglieria che pioveva dal forte e dalle batterie postate dietro i canneti, che dovè ripiegare. Ad accrescere lo scompiglio dei giovani volontari concorse la cavalleria, la quale favorita dalla pianura littorale, irrompeva furiosamente sulla colonna Gari baldina. Era al comando di questa il colonnello Malenchini,
che invano adoperò ogni sforzo per ricomporre lo sbaraglio, rattenere gli sbaragliati e ricondurli all'assalto. Mentre questo avveniva sull'ala sinistra, il generale Medici spingeva tre battaglioni dei suoi ed uno di Carabinieri geno vesi verso il fiume Nocito , investiva i molini dove i regi si erano fortificati, e tentava d'impadronirsi della lingua di terra
che lega Milazzo coll'interno, e così girare alle spalle del corpo napoletano, che agiva sulla sinistra, ovvero penetrare nella città e lasciar fuori il Bosco .
Ma anche questo tentativo incontrò un' energica resistenza. Bosco aveva spinto su quel lato il maggior nerbo delle sue
forze: si combatteva uno contro cinque: i borbonici tiravano fucileria e mitraglia da dietro grandi siepi di fichi d'India, il cannone decimava i garibaldini , l'avanzarsi era impossibile. Medici riconosce la gravezza della posizione, ed altra salvezza
non trova che d'impadronirsi di un cannone che più lo dan neggiava, e voltarlo contro i borbonici. La riuscita era quasi impossibile, ma per lui era meglio perire e sacrificare i suoi soldati a guadagnare il cannone , che farsi mitragliar tutti senza far danno al nemico. Con questi pensieri si lancia in
mezzo al fuoco nemico, ma al primo avanzarsi gli cade morto il cavallo, cade accanto a lui Cosenz ferito, ma si rialza, era una palla fredda che lo avea colto al collo e stordito. Garibaldi vede il pericolo, toglie con se Missori e Statella, ed accorre in soccorso ; i suoi passi sono salutati da una gran dine di mitraglia, il cavallo di Garibaldi è ferito, e non sente più freno, il tacco del suo stivale è portato via da una sgheggia, egli è obbligato a scendere a terra, cade accanto a lui il mag giore Breda, a Missori gli è ucciso il cavallo ; Garibaldi vede
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anch'egli che non si spuntava avanti senza impadronirsi del cannone ; ordina a Missori e Statella d' inerpicarsi con un di staccamento sopra alcuni muri, girare i fichi d'India e gittarsi sul cannone. L'ordine è seguito mirabilmente, ma in avvici narsi al cannone trovano che Garibaldi se n'era impadronito e lo faceva trascinare sulle proprie linee. Allora la fanteria napoletana apre i suoi ranghi e dà il passo ad una furiosa carica di cavalleria che passa come un torrente per riprendere il pezzo. Le squadre siciliane che non erano entrate nel combattimento le fanno sopra un'immensa scarica : l' ufficiale che comandava la cavalleria si arresta, ed
eccogli presa la briglia del cavallo, alza egli la sciabola per ferire, ma il colpo è parato, ed un fendente gli apre la gola. Era Garibaldi che doveva morire ed uccideva, Un levare di
sciabole napoletane minacciava in quell'istante Garibaldi: si combatteva a corpo a corpo. Missori scarica quattro colpi di revolver ed uccide uomini e cavalli che correano alla vita di
Garibaldi : Statella lo difende a colpi di sciabola e danno tempo
ai garibaldini di riannodarsi ed accorrere al soccorso. Ma gli ostacoli divennero insuperabili ; gl'immensi canneti e boscaglie sparsi sulla riva del mare, impedivano ai garibal dini gli attacchi alla baionetta e favorivano i tiri dell'arti
glieria borbonica. Il generale Garibaldi rimase perplesso in mezzo a tante difficoltà e non trovava modo come superarle,
quando ai suoi occhi un vapore a bandiera Italiana apparve alla rada. Era il Tüköry vapore da guerra napoletano coman dante Anguissola che aveva gittato la sua bandiera, ed issato lo stendardo Italiano.
Garibaldi si recò immediatamente a bordo del Tüköry, da
dove potè scorgere tutta la posizione del campo di battaglia, e studiare tutte le risorse che poteva trarre. Egli vide che la osti nazione di Medici a tenere fronte alle truppe napoletane, gli dava tempo ad una manovra sui fianchi dell'inimico, onde di scese immediatamente a terra, lasciando ordine al comandante
del vapore, di tirare a mitraglia sull'ala destra dei regi, mentre
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CAPO SECONDO
egli fatte avanzare le riserve Cosenz ed un corpo di squadre Siciliane comandate da Fabrizi, spinse un vigoroso attacco sulla sinistra napoletana, e con cið tagliava la via ai regi; le due ali
spingendosi verso il ponte formato dalla lingua di terra, esegui rono ivi la loro congiunzione, e furono padroni di dare l'as salto alla città.
Erano cosi i garibaldini possessori delle comunicazioni dei forti e della città di Milazzo con l'interno dell'Isola : erano
padroni del porto e con questi vantaggi gli ajuti per mare al colonnello Bosco erano difficili, ed il suo ritiro per terra a Mes sina non potea farlo che forzando le linee garibaldine ed apren
dosi una strada con una battaglia disperata. Il maggiore Cle mente Corte che comandava, come abbiamo narrato altrove, la
spedizione catturata dalle navi da guerra nemiche, dopo libe rato dalla prigionia di Gaeta recatosi a Genova riorganizzò il suo corpo e riparti per Sicilia e giunse in tempo da poter prendere
parte coi suoi al combattimento di Milazzo, anzi colà venne ferito. Il 21 si parlò di capitolazione , ma le speranze di ajuti e l'alterigia del colonnello napoletano impedirono una conclu sione : si ripeterono le trattative il 22 fino al 24, quando un vapore da guerra napoletano recò l'avviso che Francesco II
non si sentiva più la forza di conservare la Sicilia, e la sgom brava tutta alle armi garibaldine. Il generale Garibaldi ringraziò i suoi bravi volontari col se guente ordine del giorno : « Anche questa volta la vittoria ha sorriso ai figli della li « bertà italiana.
« Il nemico forte dietro naturali ripari, è fuggito all'impeto
« delle vostre bajonette, ed anche questa volta voi avete veduto decidono delle e non le fucilate « che le bajonette sole * battaglie. « Il valore, dote inseparabile del soldato italiano, non è sem « pre accompagnato dal sangue freddo, e questo è necessario «< quanto il valore per il buon successo delle fazioni di guerra .
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« Una posizione forte attaccata di fronte deve essere rag giunta, superata attaccandola. – Per non spingere l'attacco
« fino a crociare la bajonetta col nemico , è meglio non at « taccare .
« Il retrocedere dalla prossimità delle posizioni nemiche, è il « motivo di molte perdite, perchè il nemico vedendo voltar « faccia vicino a lui ripiglia il sangue freddo che aveva perduto vedendo caricarsi francamente, e punta nelle spalle « dell'avversario colla serenità di un tiro di bersaglio. « In questo combattimento di Milazzo i nostri giovani sol « dati hanno potuto capacitarsi di ciò che vale una carica di « cavalleria.
« Pochi cavalieri nemici, che d'altronde caricarono valoro « samente la nostra estrema destra, non furono capaci di ferire « un solo uomo, e perirono tutti abbenchè loro non furono ri « cevuti da noi come si dovea.
« Io raccomando molto agli ufficiali la lettura di quest'or
« dine fatto a tutte le nostre truppe indistintamente, e soprat « tutto che rammentino ai nostri bravi, che noi dobbiamo vin
« cere, e che io conto con loro per la vittoria fino alla intera « liberazione d'Italia . « Firmato : G. GARIBALDI. »
La capitolazione di Milazzo fu stipulata il 23 luglio fra Ga ribaldi e il colonnello Anzani (Docum. N. 33) venuto da Na poli per la finale dedizione dell'Isola , e per l'imbarco delle truppe che venivano richiamate in Napoli assieme al colon nello Bosco .
Questi nella difesa di Milazzo spiegò un'abilità ed energia superiore a quella dei precedenti suoi fatti di armi , e provò anche una volta che le truppe napoletane quando hanno la
fortuna di obbedire a buoni e valenti capi, stanno gloriosa mente sul campo di battaglia al pari delle migliori truppe eu ropee. Noi non divideremo mai l'opinione di colore che hanno
gettato l'esercito napoletano in massa nel disprezzo. I napo
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CAPO SECONDO
letani comandati da capi illustri in Spagna, fecero prodigi di valore, e si cuoprirono di gloria alla presa di Saragozza con dotti da Florestano Pepe ; essi non voltarono mai le spalle al nemico nelle guerre del primo Impero, e se ebbero il dolore
di perdere il trono nel 1860 perchè non indovinarono un capo di genio, essi lo avevano conquistato nel 1734 sopra gli Au striaci a Velletri, perchè ebbero la fortuna di esser diretti dal marchese di Montemar.
Mentre le vittorie di Garibaldi rifermavano il risorgimento Italiano, altri grandi avvenimenti , come abbiamo veduto, si succedevano a Napoli per affrettare il compimento dei destini d'Italia e determinare la caduta del trono dell'erede di Fer dinando II .
La vittoria di Calatafimi e di Palermo, e la capitolazione
del luogotenente generale Lanza, avevano appreso a Fran cesco II che i suoi nemici non erano un pugno di filibustieri,
e che i suoi eserciti non bastavano più per dominarli. Ricorse perciò alle armi della diplomazia ; spedi plenipotenziari per tutte le Corti di Europa, indirizzò proteste, si dichiarò vittima di un brigantaggio alimentato segretamente da un Governo sleale ed amico, domandò intervento di armi straniere, limitò le sue domande alla conservazione almeno del continente. Ma
la politica d'isolamento dispotico, adottata dal padre ed eredi tata dal figlio, aveva alienato ogni favore di governi liberali dalla Dinastia dei Borboni, ed i messi spediti presso le Corti di Europa , non riportarono che parole di consiglio e di con doglianza. Frattanto l'agitazione interna nel Reame serpeggiava e gon fiava : le voci di Sicilia ingrossavano ; i funzionarî pubblici per devano ogni giorno fede ed energia, il malessere foriero di una grande malattia, si manifestava coll'aspetto dei più allarmanti fenomeni. Il giovine Re di Napoli oppresso da una serie di di
sastri militari, dal passivismo dei suoi stessi impiegati, dalle paure sue e di quelli che lo circondavano, dai consigli buoni o maliziosi della Diplomazia, lanciava quella promessa di Costi
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tuzione (Docum. N. 24 ) che abbiamo letto, alla quale seguiva il richiamo in vigore della Costituzione del 1848, e l'invio di
due plenipotenziarî Manna e Winspeare a Torino per regolare col Conte di Cavour una lega fondata sui principî nazionali ; ma l'abile diplomatico, il quale avvisava fare l'Italia in modo diverso dagl'interessi borbonici, pagava le visite dei due ple nipotenziarî con le più attente e squisite cortesie, e menava a lungo le trattative, sperando che gli avvenimenti del mezzo giorno lo avrebbero tolto più presto d'imbarazzo. Intanto che in Torino si discuteva cosi dei principî nazionali, la reazione di Napoli si agitava, i conti di Trani e di Caserta fratelli di
secondo letto del Re, lavoravano nei quartieri per suscitarla a mezzo della truppa, e giocavano così il doppio giuoco di acqui stare maggiore influenza sul debole Principe se riuscisse, per derlo nella fiducia del popolo e dei governi se fallisse. Quindi disordini a Napoli, a Portici, a Caserta, a Capua, a Santa Maria, stato d'assedio a Napoli, come abbiamo veduto, aggressione di cittadini inermi per le strade, grida di alcuni soldati « Viva il Conte di Trani Re, » trattative segrete del Conte
di Siracusa zio del Re col Governo piemontese, per sostituire pacificamente la Dinastia Savoia alla Borbonica in Napoli. — Congiure del Conte di Aquila , altro zio del Re per costituire
una reggenza . Argomenti tutti felicissimi per atterrare il pre stigio del Re e sostituirvi di fatto il nome e l'autorità di Vittorio Emanuele.
Derivava da ciò che i rinforzi borbonici in Sicilia si man
davano deboli, scompigliati, senza fede, senza il sacro program ma di vincere o di morire, e gli stessi che dovevano puntellare il Trono, facevano a gara per scalzarne le fondamenta . Garibaldi che queste cose sapeva minutamente, che non era uso di riposare sui fiori dei suoi trionfi,> e che calcolava che l'occupazione di Palermo e l'adesione di tutta la Sicilia al nome di Vittorio Emanuele , avevano esercitato una grande
influenza nei Consigli del Governo Sardo, e si attaccava troppo vivamente agl' interessi Italiani da non potere essere più trat
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CAPO SECONDO
tata l'impresa come una sventatezza condannata a perire, la vorava con ogni attività per consolidare le fondamenta della sua rivoluzione.
In questo modo mentre la stella dei Borboni si ecclissava
nel mezzogiorno d'Italia ed i partigiani di quell'antica Casa cadevano di forza, la stella di Savoia centuplicava la sua luce ,
ed i partigiani del riscatto d'Italia apprestavano le loro forze per accorrere al trionfo della loro causa . Il colonnello Sacchi che noi abbiamo lasciato al Comando
del 46° Fanteria , infrenato dalla volontà di Garibaldi e da una serie di considerazioni politiche e militari, sbuffava come il generoso cavallo di battaglia al suono della tromba, quando udiva i racconti dei miracoli dei suoi amici in Sicilia. Attorno
a lui fremeva una nobile schiera di giovani animati dai più generosi sentimenti di patriottismo, di abnegazione , di virtù civili ee militari; la più parte di questi giovani appartenenti alle provincie Venete e vincolati per 18 mesi al servizio militare. L'indirizzo del Generale Garibaldi a tutte le forze degl' Italiani
bastò a rompere le dighe che conteneano quei generosi ; i riguardi politici tacquero , e il colonnello Sacchi potè senza tema di disor
dini nel Reggimento, chiedere la dimissione dal servizio con altri uffiziali, e riunire in Genova 2000 e più uomini , che forniti di tutto il necessario sì di armi che di vestiario ed altro occorrente , si imbarcavano con lui sul Torino la sera del 14 luglio. Egli la sciava in Genova l' attivo ed energico Pellegrini pure capi tano dimissionato del 46, per attendere all'imbarco di altra gente appartenente alla spedizione. Tre giorni dopo arrivavano a Palermo dove Sacchi organizzò subito una brigata di 4 bat taglioni, e li addestrò nelle manovre coadiuvato dai suoi bravi
compagni. Non potè partire subito per poter raggiungere Ga ribaldi perchè gli mancavano le armi caricate su altro basti
mento non ancora giunto. Dopo qualche giorno Pellegrini lo raggiunse con altri 400 uomini. Ritorniamo alla 15* Divisione che abbiamo lasciato riunita in Catania . Ivi giungea notizia che una colonna borbonica era
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sortita da Messina , per cui il colonnello brigadiere Eber fa cea partire da Catania nella direzione di Taormina, la Com pagnia estera comandata dal capitano Wolf sotto la direzione del capitano di Stato Maggiore Adamoli .
Raggiungeva la brigata in Catania la 1" frazione distaccata da Caltanissetta .
L'ordine del giorno del 24 luglio fissava la partenza della Brigata Eber per Messina; rimaneva per altro in Catania la compagnia del Genio, l’Ambulanza, alcuni uomini dell'artizlieria comandati alla munizione, e la commissione per il vestiario.
Dal 25 luglio al 19 agosto . Circa alle sei pom . muoveva la Brigata Eber da Catania, e dopo alcune ore di marce giungeva in Acireale, accolta fe
stosamente dalla popolazione. Il capitano Adamoli spedito in ricognizione colla Compagnia estera nella direzione di Taormina , avendo constatato insussi stente la notizia che la colonna borbonica era sortita da Mes
sina, ne ragguagliava il comando della Brigata, dal quale ebbe ordine di continuare la marcia e di attenderla in Acireale , dove si congiungeva anche la seconda frazione distaccata da Caltanissetta.
Il 25 il generale De- Clary rese Messina : il 26 cominciò
l'imbarco delle sue truppe. In questo giorno la Brigata Eber ripigliava la marcia, e con qualche ora di riposo a Giarre , da Acireale giungeva a mezzanotte in Giardini, ove fermavasi tutto il 27. Riponevasi in cammino la mattina del 28, e dopo poche ore di sosta nelle vicinanze di Scaletta muoveva per
Messina dove acquarticrava la sera nei locali all'uopo pre disposti . La sezione del Genio e l'Ambulanza affrettarono la marcia e poterono entrare unitamente alla Brigata in Messina.
Questa Brigata dopo 39 giorni avendo percorso 234 miglia raggiungeva Messina, e vi arrivava nel giorno stesso in cui >
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CAPO SECONDO
il generale De -Clary stipulava col generale Medici lo sgom bro della città e dei forti con analoga convenzione. (Doc. 34.) Con questa capitolazione Garibaldi non assumeva verun im pegno che potesse creargli ostacolo ad uno sbarco sul conti nente, e padrone dell'intera Sicilia , poteva preparare con si curezza i modi come compiere il grandioso programma del finale riscatto d' Italia .
Dopo la stipulazione della convenzione Medici -Clary entrava in Messina il Generale Garibaldi dove emanava il seguente proclama : Messina , 30 luglio 1860 .
« L'Esercito Nazionale composto di generosi elementi na < zionali è ben diverso da un esercito di mercenari i di cui
« membri non hanno altro Dio che il soldo ed il padrone. « I disagi , le privazioni ed i pericoli sono sopportati dal vero soldato della libertà intieramente ; ed egli se ne gloria
« al cospetto del suo paese. Tra i disagi a cui si sottopone « volenteroso il milite cittadino, vi è la disciplina , senza di « cui non può sussistere niun corpo militare, e questo io rac
« comando oggi caldamente ai miei compagni d'armi , quale « pegno sicuro della vittoria, e dell'affetto delle popolazioni, « tra cui noi dobbiamo ancora combattere e vincere.
Ognuno di noi deve essere soddisfatto , abbandonando un * paese, essere accompagnato dalle benedizioni delle genti. <<
« Il nuovo paese che ci riceve, ci accoglierà allora festante « di gioia. Ma se sul nostro passaggio noi calchiamo le trac « cie del furto e della depravazione , noi avremo la maledi « zione del popolo. « Si avvicina la maturazione delle frutta; il povero contadino « che sudò nella coltura delle piante vedrà, come già è successo, « il suo raccolto dilapidato e perduto il frutto delle sue fatiche.. — « Si raccomanda dunque a tutti il religioso rispetto alle altrui proprietà, e non dubito che i soldati della libertà e della vit -
<<
« toria preferiscano all'esecrazione, la gratitudine di tutti. « Firmato : G. GARIBALDI. »
DA PALERMO A NAPOLI
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In Messina la Brigata Eber stava alla dipendenza del Co mandante Generale Territoriale , e concorreva perciò con le altre truppe al servizio di piazza e forniva per turno gli avam posti alla spianata della cittadella ;ܪl'artiglieria andava distac cata al Faro. Apposito ordine fissava l'orario delle istruzioni
in Piazza d'armi ed in quartiere ; poichè i volontari erano stati provveduti di tutti gli oggetti di cucina, si faceva il rancio e conseguentemente cessava la somministrazione dei viveri in
contanti, il che diede origine a malcontento ed a qualche di sordine e diserzione ; ma alla fine si riuscì a mantenere fermo
l'introdotto indispensabile sistema, che nel törre gli abusi fon
dava in mezzo alle masse le regole di militare disciplina. Richiamata alla sede del Corpo la Commissione di abbiglia mento che sedeva in Catania , la stessa giungeva in Messina, e con essa la 3. Sezione volante partita da Caltanissetta co mandata dal tenente Secondi , la quale nell'istesso tempo ser viva di scorta ai carri ove trasportavasi il vestiario, le armi e le munizioni che dovevano entrare nel magazzino della Brigata . Giungevano in quei giorni da Palermo 200 volontari , e con
questi e con quelli arruolati dal tenente Secondi nei paesi toccati lungo le marce , si formava un battaglione Bersaglieri armati di carabine inglesi, al cui comando veniva designato il capitano Tanara. Arrivava ancora da Palermo ad ingrossare la 15 ° Divisione Türr un nucleo della Legione Ungherese . Il generale Bixio durante quel tempo si trovava in Catania, dove orrende notizie vennero a contristarlo. Il vicino paese Bronte ardeva d'incendi, di stragi , di rapina e dei più orrendi furori di una guerra civile , alimentata da odï antichi di fa miglie, di vendette covate per anni e spietatamente perpetrate. Era a capo il Sindaco, il grido d'allarme spaventò le vicine
contrade, ma il contagio divampò nei circostanti paesi di Ran dazzo, Castiglione , Linguaglossa , Melito ; - per poco che si titubava innanzi a tante rovine, l'incendio sarebbe stato irre parabile.
Bixio non era uomo da indietreggiare: corre a Bronte con
CAPO SECONDO
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un battaglione, v' infligge la stato d'assedio , arresta i capi, e proclama il seguente Decreto : Bronte , 6 agosto 1860 .
« Il generale Nino Bixio in virtù delle facoltà ricevute dal « Dittatore, decreta :
« Il Paese di Bronte colpevole di lesa umanità è dichiarato < in stato d'assedio .
« Nel termine di tre ore da cominciare alle ore 12 e mezzo,
gli abitanti consegneranno le armi da fuoco e da taglio, pena « la fucilazione per i retentori. « Il Municipio è sciolto per riorganizzarsi a termine di legge. « La Guardia Nazionale è sciolta per riorganizzarsi a ter « mine di legge. « Gli autori di delitti commessi saranno consegnati all'au « torità militare, per essere giudicati dalle commissioni speciali .
È imposta al paese la tassa di guerra di once 10 l'ora, « da incominciare dalle ore 22 del quarto giorno , e da aver * termine al momento della regolare organizzazione del paese.
« Il presente Decreto sarà affisso e bandito al pubblico. « Il generale : Nino Bixio . »
E i fatti seguirono le parole ; sei riconosciuti capi ed istiga tori furono condannati a morte da un Consiglio di guerra e
fucilati : i complici, rimessi al Tribunale di guerra di Messina per essere giudicati .
Bronte ammutolì esterrefatto, e Bixio passò a dilatarsi per Randazzo, Linguaglossa, Castiglione, Melito, e vi apportò col l'istantaneo terrore l'ordine e la sicurtà .
Intanto gl'istessi moti cominciavano a rumoreggiare in Ce sarò : il Consiglio municipale gli scrisse supplicando aiuto, al
quale egli rispose convenientemente (Doc. 35), e dopo ciò volle farsi vedere a Cesarò, e di là scrisse al governatore di Ca
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tania una lettera (Doc. 36), tornava quindi in Randazzo, donde pubblicava il seguente ordine del giorno : Randazzo , 8 agosto 1860.
« Ordine del Giorno al Comando dei Battaglioni . <<
« Da domani i due battaglioni Bersaglieri, essendo riposati e ristorati dalle marce precipitose degli scorsi giorni, rice
veranno il loro soldo giornaliero a seconda dell'ordinanza « in vigore, come da Decreto Dittatoriale . Il rancio lo rice veranno dall'Amministrazione del Collegio con la quale i * battaglioni carteggieranno partendo da Bronte. « In mezzo a tutte queste miscrie, e diciamo la parola , a « tutte queste infamie, non ci abbandoni la speranza di cose migliori. Il Dittatore affidandoci la missione penosa che stia mo compiendo, mi prometteva che, approssimandosi il mo « mento di traversare lo Stretto, ci chiamerebbe a sè, ed al « lora gettando lo sguardo sull'immenso orizzonte della nostra « Patria dall'alto di quest' Etna , i cui abitanti si trucidano « per la pancia, noi sapremo trovare la forza necessaria e ri. guadagnare il punto d'imbarco tanto celeremente , quanto importa per essere al posto d'onore a suo tempo, come siamo oggi al posto del triste dovere. » L'istantanea ed inesorabile repressione di Bixio sollevò un grido di spavento in quei luoghi: i nemici di libertà ed i fau tori segreti di quel fuoco civile lo colsero per tramandare il <<
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nome di Bixio come di una belva sitibonda di sangue. Ma la storia non raccolse coteste scellerate calunnie : Bixio sotto la
crosta di un burbero marinaro , aveva un' anima inaccessibile alla ferocia ed alle crudeltà. Bixio subi quelle orrende neces sità di salvare migliaia di vittime innocenti col sacrifizio di pochi scellerati. Se Bixio non avesse soffocato al primo scop pio quell'incendio, se Türr non avesse colpito, nella persona di Santo Mele, il simbolo della guerra civile, il sangue italiano sparso a Calatafimi , a Palermo, sarebbe servito per caparra al ritorno dei Borboni nell'Isola.
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CAPO SECONDO
La notte del 24 al 30 luglio, il brigadiere Sacchi partì da Palermo per Messina con 5 sole compagnie per mancanza di trasporti ; lasciò ivi il maggiore Pellegrini con l'ordine di rag giungerlo al più presto. Sbarcato al Faro gli fu dato stringere la mano a Garibaldi ; e presentargli la sua truppa : il Dittatore gli comunicò che la sua Brigata era chiesta da Medici , da Türr, da Cosenz, ma che egli aveva stabilito di lasciarla al di lui esclusivo comando
per dipendere direttamente dal Quartier generale principale: Sacchi gli fu grato di tanta deferenza . Questo corpo fu accan tonato al Faro superiore, paese di Montagna, salubre ed abi tato da gente cordiale .
Sette giorni dopo arrivava al Faro superiore il maggiore Pel legrini col rimanente della Brigata, meno il maggiore Chiassi che dal Pro-Dittatore Depretis era stato inviato con due com pagnie a Monreale per ristabilirvi l' ordine turbato da alcuni briganti e reazionarî.
Il Depretis cui Garibaldi avea confidato con la prodittatura tutta la responsabilità della conservazione dell'ordine, si levò all'altezza della sua posizione, e spiegò un senno ed una energia che lasciarono di lui la più cara memoria in Sicilia. Il 2 agosto si recò il maggiore in Monreale, ove trovò altre
due compagnie del Battaglione siciliano , maggiore Firmaturi, ed attivò un rigoroso servizio di pattuglie in città e di perlu
strazioni in campagna, in una delle quali fu sorpreso dal ser gente Pellegrini un brigante in flagranza di aggressione. Arre stato colle armi alla mano , fu deferito ad una Commissione mista , condannato a morte e fucilato. Restituito l'ordine il Chiassi tornò a Palermo ,> da dove imbarcate sul Franklin le sue due compagnie, volse per l'estremo oriente dell'Isola, cir cuendo il lato ovest e sud per le coste di Trapani, Marsala, Gir
genti, Siracusa, Catania, e pervenne in Giardini proprio in un felice momento per unire le sue forze a quelle di Bixio, rinforzare con queste la spedizione in Calabria e fornire il Franklin allo im barco già preparato .
DA PALERMO A NAPOLI
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Il Generale Garibaldi padrone della Sicilia , non riposava per proseguire le sue imprese sul continente. Torre di Faro era per lui una posizione della più alta importanza , perchè avendo a fronte sulle coste di Calabria i due forti stabili di
Torre Cavallo eе Alta Fiumara, avrebbe potuto incrociare i suoi fuochi con quelli dei due forti, quando ai garibaldini fosse riu scito di sbarcare in Calabria , ed impadronirsi di quelle due posizioni. D'altronde importava a Garibaldi di mascherare le sue intenzioni di un tale sbarco , col far credere che il suo
obiettivo era di fortificarsi in Sicilia. All'oggetto egli ordinò la costruzione di varie batterie di costa sul littorale di Torre
di Faro con opere passeggiere affidandone l'esecuzione al Ge nio militare. Erano a capo dei lavori il colonnello Minutilli ed il maggiore De-Benedictis.
Ogni maniera di difficoltà si opponeva a seguire le regole
scientifiche militari in questi lavori; i dormienti ed i tavo loni onde piazzare gli affusti,> e le tavole di chiusura delle
scarpe interne dei parapetti in sabbia, si procuravano a grandi stenti, onde a grande fatica potevano le batterie rivestirsi di sacchi di terra e di gabbioni . D'altra parte le artiglierie di
grosso calibro , che solo avrebbero potuto rendere utili servigi contro la crociera napoletana, mancavano, e solo potevano ado perarsi alcuni cannoni di marina, avuti dal vapore il Tüköry, alcuni cannoni di ferro posti su soli affusti, sotto la dire
zione del generale Orsini, due mortai presi a Palermo uni tamente ai detti cannoni in ferro, ed un lungo cannone portato con la spedizione dei mille. La batteria stabile di Torre di Faro fu armata con soli tre pezzi da 24 situati ai salienti
mercè antiche piattaforme sulle quali adattaronsi le spianate ; infine si armarono di qualche cannone alcune torri sparse sulla
spiaggia onde poter battere i legni nemici che avvicinandovisi potessero prendere a rovescio le batterie. Queste opere si eseguivano nella più grande fretta e diffi coltà di mezzi di trasporti, perchè tutti adoperati per l'Esercito e da soldati inadatti al servizio del Genio , ond' è che quanto
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CAPO SECONDO
potè farsi fu opera dell'intelligenza, dell'energia e dell'instan cabile fatica dei capi, specialmente del distinto maggiore De Benedictis. L'artiglieria fu aumentata coi cannoni portati dal colonnello Bordone dalla piazza di Milazzo. Mentre di qua del Faro si operava così attivamente, di là si cadeva ogni giorno d'animo, ed i migliori ufficiali ne da vano l'esempio. Il generale Marra comandante di una brigata in Calabria, al quale pare gli mancasse l'occorrente per far fronte al ser vizio, scriveva il 4 agosto al Ministro della guerra borbonico che lo dispensasse da quel comando (Doc. 37), altrimenti lo avrebbe abbandonato per salvare il suo onore. A queste do mande gli fu risposto essere futili pretesti le cose da lui espo ste, e che se avesse abbandonato il suo posto, avrebbe reso conto
della sua condotta innanzi un Consiglio di guerra (Doc. 38) , ed egli in replica scrisse la lettera (Doc . 39) che leggesi nei documenti in fine.
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Il giorno 8 agosto il Generale Garibaldi comunicava a Sac
chi l'intenzione di far passare l'istessa notte una mano di soldati in Calabria onde sorprendere il Forte Cavallo , la di cui possessione avrebbe agevolato il passaggio delle sue forze,
impedendo é molestando la crociera dei bastimenti da guerra borbonici. Sacchi colse questa occasione per chiedergli che soldati della sua Brigata facessero parte di quella spedizione : essi anelavano di trovar l'occasione di potersi distinguere al pari dei loro compagni che li precedettero in Sicilia , ed egli
non la lasciava sfuggire. Una compagnia di 100 e più uomini scelti fra i migliori di tutte le compagnie , fu destinata a quel l'arrischiata impresa. Il capitano Racchetti fu preposto al co mando , gli ufficiali Corti e Perelli a coadiuvarlo ; tutti tre
giovani distinti e superiori ad ogni elogio sotto tutt' i rapporti .
» Alle 5 della sera dell ' 8 agosto al Faro superiore si racco glieva la Compagnia , e si distribuiva a ciascuno 60 cartuccie ed una coperta di lana, poichè sebbene il caldo fosse eccessivo
nel giorno in quei luoghi , assai umida e fredda è la notte ;
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onde questi soldati vestiti di tela, male si sarebbero riparati dalla brezza notturna e dalle pioggie, essendo privi del cap potto. Messisi in marcia incontrarono il brigadiere Sacchi, che ordinato un alt , fece fare un circolo , e rivolse brevi ma so lenni e calde parole a quei prodi, per animarli al cimento che avrebber dovuto sostenere; presentò di persona agli stessi gli ufficiali che li guidavano, dicendo a quei soldati che alla pri ma occasione gli avrebbero meglio conosciuti , più di quanto avesse egli potuto raccomandarli con parole; quindi riprende vano il cammino, e dopo le 8 erano al Faro superiore con massimo ordine e silenzio. Il brigadiere Sacchi non mancò di prevenire il Capitano del sommo rischio cui doveva esporsi coi
suoi e dell'importanza della riuscita, onde lo premuni di con sigli e di istruzioni opportune, poichè d' incoraggiamenti non aveva mestieri. Giunta la Compagnia alla spiaggia si distribuiva
vino, pane e formaggio ai soldati, e si fece loro noto che primi si sarebbero imbarcati per tentare un approdo alla riva opposta in Calabria, dove appena sbarcati avrebbero attaccato il nemico. Le fregate napoletane che continuamente bordeggiavano a poca distanza per invigilare le coste, nissun timore arrecavano ai soldati, cui la presenza di Garibaldi che assisteva all'im barco era pegno sicuro di vittoria: era tale il prestigio di quel l'uomo sull'animo dei volontari accorrenti sotto i suoi ordini,
che per essi non vi era pericolo che gli arrestasse, non diffi coltà che fosse reputata insormontabile, la vita e la morte erano lo stesso per chi ubbidiva agli ordini di Garibaldi.
Questa compagnia sorpassava 130 uomini, ma non più che 100 poterono toccare la spiaggia delle Calabrie : essa per tutto il tempo che operò staccata dalla Brigata , si denominò Com
pagnia Sacchi. Facevano parte della stessa spedizione una com pagnia di Bersaglieri del Battaglione Bonét della forza di circa 80 uomini: 40 guide a piedi munite di revolver e di carabina, e finalmente alcuni artiglieri armati essi pure di carabina che sbarcarono soli in numero di dieci . Il comando delle forze riunite era stato affidato al colon
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CAPO SECONDO
nello Benedetto Musolino calabrese, emigrato da molti anni, nativo di Pizzo, chiaro patriota, che nel 1848 avea fatto le sue armi in Calabria contro il generale Nunziante alla battaglia
del 27 giugno all’Angitola, e che avea visto scannato un fra tello ed il padre inermi dai soldati borbonici che saccheggiarono Pizzo dopo quella battaglia. Lo seguivano molti uffiziali, fra i quali il maggiore Missori, il capitano Nullo, Cursio, Alberto Mario, Salomone ed altri, per organizzare l'insurrezione.
Tutti questi soldati vennero messi a dieci , a quindici per barchetta armata di 6 o 8 remi ciascuna, obbligati a tenersi sdraiati sul fondo delle stesse, e così fecero la traversata dello Stretto a distanza del tiro del cannone delle fregate napole
tane. Prima a staccarsi dalla spiaggia del Faro fu una barca la quale spiegò la sua vela, e Garibaldi terminato l'imbarco di tutti navigò con essi fino alla metà dello Stretto, e nel la sciarli li avvertiva di tener dietro e seguire la prima barca dicendo: « seguite la vela latina ! » I marinari che gli trasportavano all'altra parte dello Stretto erano stati radunati alla spiaggia del Faro senza sapere per quale direzione. Ma come furono discosti dalla spiaggia com preso il pericolo cui incorrevano, rifiutavano d'inoltrarsi , laonde
i garibaldini doverono usare le minaccie per fargli proseguire; si aggiungeva che l'avanzare della notte , non permetteva alle ultime barche di vedere sempre la vela latina, onde molte di esse presero una direzione verso Scilla più di quello che avreb bero dovuto, e diedero origine ad un allarme, nel punto in cui la maggior parte dei componenti la spedizione metteva a terra le scale e le corde che avevano portato con loro per la sca
lata. L'allarme venne dato dal Forte di Scilla collo sparo
di un colpo di cannone : allora le barche che avevano sbar cato i garibaldini si scostarono rapidamente dalla spiaggia senza aspettare ordine. Retrocedendo incontrarono le ultime barche ancora cariche di volontari, i quali avvisati dello allarme dato
e confusi da quel precipitoso ritorno delle barche, titubanti e
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dubbiosi, si lasciarono trasportare dalla corrente essi pure al di qua
del Faro. Questo cattivo incidente fu causa che non tutti i componenti la spedizione approdarono al luogo stabilito. Le fregate napoletane che da qualche ' ora si trovavano ne
ed oltre Scilla, diressero la prora al sito di sbarco dei garibal dini, che scesi a terra non trovarono le persone le quali dove vano far loro da guide per condurli a dare la scalata al Forte Cavallo, e rimane dubbio se le persone d'intelligenza manca rono alla promessa, o se i garibaldini non si trovarono al punto preciso dell'approdo convenuto. Il certo è che scoverto il loro
sbarco, inutili le parole di convenzione avute, privi di guide, in piena notte, in mezzo a due forti, con numerosi nemici da l ogni parte era impossibile l'aggredire ; onde fu forza distaccare pattuglie per non venire sorpresi e guadagnare la montagna. Una pattuglia uscita dal Forte di Scilla si avvenne in quella
squadra sparpagliata, scambiò delle fucilate, fece qualche ferito, ma perdè in cambio due prigionieri. 2 ) Se si fosse raggiunto lo scopo di prendere il Forte di Torre Cavallo, le artiglierie dello stesso, dopo un segnale già conve nuto, avrebbero cominciato il fuoco, che secondato dalle arti glierie situate al Faro inferiore, avrebbero impedito alle fregate napoletane di passare oltre all'altezza del Faro medesimo, ed avrebbero protetto lo sbarco che Garibaldi avea disposto di eseguire la dimani all'alba colle forze che aveva già concen trate sulla spiaggia.
La Brigata Eber a tale scopo era partita da Messina la mat
tina del 9 (4 pom.) ed accampava alla Fiumara della Guardia dove d' ordine di Garibaldi si aggregarono alla stessa i batta
glioni La Porta, Bentivegna e Ponesberg, ma riuscito vano il tentativo dovè rimandarsi lo sbarco, e la Brigata Eber fece ritorno a Messina .
Il colonnello borbonico Ruiz come seppe il cennato sbarco,
vi accorreva nella speranza d' incontrare i garibaldini, ma egli non seppe , malgrado le istruzioni del generale Melendez , ne arrestarli, nè impedire la congiunzione che più tardi ebbe luogo
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CAPO SECONDO
con Garibaldi, quando questi pochi giorni dopo sbarcò sul con tinente .
Intanto una caccia molto assidua ed instancabile si comin
ciò dalle truppe borboniche contro quel pugno di giovani ar rischiati; distaccamenti da ogni parte si mandavano per inse guirli , tagliare loro ogni comunicazione ed ogni rifornimento di viveri.
Non per tanto quei valorosi caddero di animo : sbandati allo sbarco s' inerpicarono a piccoli gruppi per i monti, errarono la notte e tutta la giornata del 9,> senza consiglio, senza guida,
senza pane, finchè quasi guidati da una mano soprannaturale, poterono riunirsi sulla spianata di un' alta montagna in un grande fabbricato denominato Sant'Angelo. Di là passarono la notte seguente nel bosco Basilicò sulle sommità di Aspromonte, e finalmente scelsero per base delle loro operazioni una casa detta delle Forestali , sopra il più alto culmine, da dove accen devano fuochi la notte, che veduti dall'opposta spiaggia di Mes
sina, avvisavano Garibaldi del loro accampamento. Ma il so stenersi a lungo in quella posizione parea impossibile, ridotti al più scarso alimento, e spesso digiuni per intere giornate, in
seguiti come belve feroci da orde di persecutori, mancanti di guida e di cognizione dei luoghi reggevano a tanta fatica e a tanti pericoli, perchè sentivano essere necessario il sacrifizio di loro per il trionfo della patria . Finalmente tra il morire in quel modo e l'arrischiare a più ardita impresa la vita, non durò la scelta. Essi decisero un
colpo di mano sopra Bagnara, e con Missori alla testa si preci pitarono dalla montagna subitamente su quel paese. Ma questo non era preparato all' assalto, nè intelligenze si erano prese, onde, alle prime fucilate, torrenti di soldati borbonici sboccarono dalle case e dalle chiese, le strade furono tutte occupate, distac camenti di cavalleria si lanciarono contro gli aggressori , cui
non rimase altro partito che riguadagnare i monti trascinan dosi dietro masse di persecutori che si disseminarono per le mon tagne a dar loro la caccia. La compagnia Sacchi fu l'ultima
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a ritirarsi sotto il fuoco dei regi, finchè Missori le ordinò di seguirlo sulle alture.
Ricacciato sui monti quel pugno di prodi , vi restò privo di
ogni soccorso ; il pane mancava in quelle misere capanne, e nulla rinvennero che potesse ristorarli, eccetto acqua che be vevano a lungo fiato ee che vieppiù li spossava. Non avevano ancora toccato la cima, che tremendi colpi di fucile li fecero accorti di avere ancora i napoletani alle spalle, onde si rimisero in ritirata ; un sergente ed un soldato della compagnia estenuati dalla stanchezza, caddero prigionieri dei regi.
A due ore di strada da Solano trovarono accampati i cala
bresi, dai quali poterono avere delle gallette, e subito partirono insieme avviandosi per la casa delle Forestali. Durarono essi una marcia sulle montagne per più di 24 ore solo nutriti da un pezzo di pane. Il casino delle Forestali è
collocato nel piano d'Aspromonte, e formava l' avamposto della colonna accampata a poca distanza. Era vicina l'ora del tramonto, quando scorsero i nemici che si avvicinavano divisi
in tre colonne, per cui abbandonarono il casino ed andarono a distendersi in catena sulla vicina montagna. I nemici si appres
sarono al Casino, senza osare di entrarvi , i garibaldini e gli insorti calabresi di fronte a loro stavano in atto minaccioso di
discendere dalle posizioni per attaccarli, e stettero così fino a sera inoltrata, quindi aiutati dall'oscurità abbandonarono quei luoghi, ripresero la marcia e si ridussero ad un paese denomi nato San Lorenzo.
Nel narrare questo episodio, noi non possiamo dispensarci dal ricordare i nomi del sottotenente Perrelli che fece meraviglie
di ordine, di senno, di abnegazione, del soldato Sejani Giovan Battista , del caporale Lietti , di un soldato vecchio oltre 40 anni, Giussori Giuseppe, che fecero miracoli di ardimento e di astuzia .
Intanto che l' eletta schiera reggevasi in mezzo a poderose forze nemiche che non cessavano di attaccarla , e che il Ditta
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CAPO SECONDO
tore avvisava a tutt'i mezzi per aumentare le sue forze di terra
e di mare allo scopo di eseguire il suo sbarco in Calabria, una spedizione così detta di Terranova 1) già concertata dallo stesso Garibaldi, allestita da Bertani e comandata dal colonnello Conte
Luigi Pianciani , trovavasi pronta a partire da Genova e Li vorno per invadere gli Stati del Papa e suscitarvi la rivolta ; essa componevasi di sei brigate : Intendenza, Ambulanza, Cac
ciatori, Guide, Genio, Artiglieria, in tutto 8940 uomini compresi gli ufficiali; tra i comandanti di brigata eravi Giovanni Nico
tera giovane arditissimo, arrischiato fino alla temerità, patriota ardente, compagno di Pisacane nella spedizione di Sapri, dove ferito gravemente cadde in mano dei soldati di re Ferdinando,
che per timore di aggiungere altre macchie di sangue alla sua corona, lo mandò alla galera a vita. Frattanto le più vive rimostranze arrivavano dal governo
Sardo a Garibaldi per dissuaderlo dal passare in Calabria, e
comprendendo di non poterlo in verun modo rattenere , avea tentato l'ultimo colpo inducendo il Re Vittorio Emanuele a
scrivere direttamente per dissuaderlo. Difatti il Re scrisse la seguente lettera : « Generale !
« Voi sapete che non ho approvato la vostra spedizione , e « mi sono sempre tenuto estraneo alla medesima. Ma oggi la « difficile posizione in cui trovasi l'Italia, mi fa un dovere di « mettermi in diretta relazione con Voi .
« Nel caso che il Re di Napoli acconsentisse al completo sgombro della Sicilia, volontariamente rinunziasse ad ogni ma « niera d'influenza, e personalmente si obbligasse a non eser « citare pressioni di sorta sui Siciliani , di guisa che essi sieno
<<
<<
«
perfettamente liberi di eleggersi il Governo che loro torna
più gradito, in questo caso, io credo, sarebbe per noi il più saggio partito, astenersi da ogni ulteriore tentativo contro il 1 ) Significava la nuova terra da aggiungersi alle già fatte italiane.
DA PALERMO A NAPOLI
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Regno di Napoli . Se Voi siete di diverso parere mi riservo
« espressamente l'intiera libertà d'azione , e mi astengo dal « farvi qualsiasi altra osservazione circa i vostri piani. Garibaldi che tanto aveva operato sopra il sacro nome di Vittorio Emanuele, che aveva dato le più splendide prove delle sue intenzioni, che aveva la coscienza di fare opera non dura bile, limitando la sua azione alla sola Sicilia, si senti costretto
di disobbedire al Re, e rispose a Vittorio Emanuele con la se guente lettera : « Sire !
« A Vostra Maestà è nota l'alta stima e l'amore che Vi
« porto ; ma la presente condizione in Italia non mi concede
« d'ubbidirvi, come sarebbe mio desiderio. Chiamato dai popoli, « mi astenni fino a tanto che mi fu possibile. Ma se ora in « onta a tutte le chiamate che mi arrivano, indugiassi, verrei « meno ai miei doveri e metterei in pericolo la santa causa « dell' Italia .
« Permettete quindi, Sire, che questa volta vi dissubbidisca . Appena avrò adempiuto al mio assunto liberando i popoli da « un giogo abborrito, deporrò la mia spada ai Vostri piedi, e « Vi ubbidirò fino alla fine dei miei giorni. <<
« Firmato : G. GARIBALDI. »
Questa risposta al Re era seguita dalle misure più attive per portare la guerra nel continente, affinchè altri ostacoli, oltre la parola reale, non venissero a turbarla. Garibaldi in vista degli ostacoli del Governo di Torino, pres sato dalla Diplomazia delle Potenze amiche , e segnatamente
della Francia, era costretto di opporsi alla spedizione degli Stati Pontifici ed era corso a Cagliari per ritirare sotto il suo comando quel forte corpo di volontarî che con tanta cura era stato or ganizzato militarmente dal colonnello Pianciani coadiuvato da
Rüstow , mentre l'organizzazione amministrativa era devoluta >
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CAPO SECONDO
all'intelligente lavoro dell'Intendente militare Sanni, coll'assi stenza del Commissario di guerra Francesco della Lucia . Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria .
A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, men
tre un'altra aveva fatto rotta per Palermo ; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbar
cato un numero di volontarî , lo Stato Maggiore ed il Coman dante colonnello Pianciani . Il Generale si recava a bordo di
quel legno, ed aggruppandosi sulle parasarchie saliva sull' opera morta della nave, senza aspettare che si amma inasse la scala, e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui, e alla sua risposta replicava : « sta bene, colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a circa 30,000 uomini, co mincia ad essere qualche cosa » e subito dopo « quanta acqua e quanto carbone vi rimane ? » Per rispondere a questo, Pian ciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse : « ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo. Quella parola distrusse ad un tratto tutte le speranze che Pianciani ed i suoi volontarî da tanto tempo nutrivano di sbarcare negli Stati Pontifici, Garibaldi gli strinse la mano e gli disse : « state di buon animo, Colonnello, tutto va bene, ci parleremo a Palermo ; » >>
quindi Pianciani volgendosi al Capitano replicò ad alta voce, perchè tutti volontarî sentissero : « A Palermo, e facciamo di arrivare il più presto possibile. Pianciani condotti i suoi volontarî in Palermo, una volta mu
tato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera -
ed altri . — Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così :
Eberhardt, Tharcna (poi Spinazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro ). Nella notte del 13 al 14 agosto Garibaldi concepi l' ardito pensiero di catturare il Vascello napoletano Il Monarca che stava in Castellammare di Napoli (Doc . 40 ), ma non gli riusci. Tornato Garibaldi a Palermo vi trovò il Generale Türr ve
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DA PALERMO A NAPOLI
nuto dai bagni Aix- les-Bains quasi ristabilito, e andarono in sieme a Messina. La 15° Divisione Türr della forza complessiva di 4261 uomini ( Doc. 41 ) occupava allo arrivo del suo Gene rale i dintorni di Messina e di Catania, cioè la Brigata Bixio tra Taormina e Giardini, ed Eber Messina, la Divisione Medici
con la Brigata Simonetti ed il Reggimento Dunn pure Messina all'estrema destra, mentre la Divisione Cosenz e la Brigata Sacchi tenevano Capo Faro all'estrema sinistra. Il Dittatore non aveva soltanto lavorato per organizzare un esercito, egli aveva fatto in poco tempo la sua marina che, oltre un gran numero di piccole barche, si componeva del Tüköry,
del Washington , il Franklin, l’Oregon , la Città di Torino, il Fernet, l’Annita , l'Independance. L'Esercito napoletano destinato a combattere il Generale Garibaldi sul continente, era comandato dal generale Briganti, ed occupava la città ed il castello di Reggio, e le posizioni di Villa S. Giovanni, Scilla e Saline . Altri corpi dell'esercito regio tenevano le posizioni della Seconda Calabria, dove col favore dei monti calcolavano più facile la resistenza all' inva sione garibaldina .
La flotta napoletana incrociava nello Stretto di Messina ,
col mandato d'impedire ad ogni costo lo sbarco dei garibal dini sul continente ; ma fosse scoraggiamento od incapacità dei capi, la sorveglianza di una costa così breve e di un mare co tanto stretto, fu per essi opera vana. Difatti come già abbiamo veduto, fin dall'8 agosto un primo sbarco si era effettuato quasi sotto gli occhi della crociera
napoletana a Cannitello presso la punta del Pizzo, e quel pu gno di audacissimi giovani col favore delle tenebre, si cacciò in mezzo alle posizioni guardate dall'esercito napoletano , e pervenne ad occupare le montagne che sovrastano il canale.
Distaccamenti di truppe Regie furono spediti per inseguirli
sui monti , ma protetti dall'impraticabilità delle roccie, dal l'audacia negli scontri, e dall'abilità delle manovre, riuscì a te nersi per otto giorni in mezzo ad un esercito di oltre 15000 bor bonici . + 9
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CAPO SECONDO
Il giorno 15 agosto il generale Vial che comandava le truppe regie nella Calabria , aveva da Monteleone pubblicato un pro clama ( Doc. 42) per contenere le popolazioni, ma non appena questo apparve sulle cantonate delle strade di Catanzaro , il popolo lo lacerò e lo disperse. Il Generale Garibaldi per mascherare le sue intenzioni sul luogo designato ad eseguire lo sbarco di un nerbo considerevole
di volontarî, avea concentrato alla Punta di Faro gran numero di truppe, vi aveva allogato l'artiglieria comandata dal gene rale Orsini , vi aveva riunito un gran numero di barche , ed accennava di spingere da quella posizione i suoi movimenti, sicchè quello divenne il punto più guardato dalla crociera na
poletana. – Difatti ogni giorno dal corpo di truppe radunate al Faro si tentava con infelice successo il passaggio di qualche drappello , finchè non riusciva al generale Cosenz di gettarsi all'alba del 16 sulla spiaggia sotto il Forte di Scilla con 1000 uo mini circa .
Lo stesso giorno la Brigata Sacchi riceveva ordine di por tarsi a Spadafora per attendere i mezzi di trasporto , partiva nella stessa notte il 1 ° Reggimento, ma nella giornata del 17 si sospendeva la marcia del rimanente della Brigata. Il giorno 18
sbarcavano a Palermo le Brigate Puppi e Milano, le quali nello istesso giorno imbarcavansi per Milazzo. Frattanto Garibaldi la mattina del 19 arrivando col generale
Türr a Messina si portavano insieme a Giardini, ove la 1° Brigata (Bixio) della 15. Divisione Türr si preparava allo imbarco uni tamente con altre truppe. Garibaldi diede ordine a Türr, che pure voleva partire per Calabria, di ritornare a Messina, onde con
Sirtori, Cosenz ee Medici preparare lo sbarco degli altri uomini sul continente, e prima di ogni altra cosa recarsi a Milazzo per at taccare alla sua Divisione i volontarî della dimessa spedizione
Bertani-Pianciani, onde non si sparpagliassero, cosa non impro babile, stante il disgusto che tuttavia provavano per essere stata mutata la loro destinazione su Roma per la quale erano fanatizzati. Türr ritornò a Messina, informò Sirtori , Medici e Cosenz
DA PALERMO A NAPOLI
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che il Dittatore partiva con Bixio per sbarcare in Calabria ; quindi si recò a Milazzo ; ivi giunto il Colonnello Rüstow mise
in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Türr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare: « Andiamo a Roma ! ... Vogliamo Roma ! ... » Aperte le righe il Generale passava lentamente la rivista , quindi disse : « In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi, la truppa marcia « secondo i suoi ordini, ed a chi ciò non piacesse, non ha altro
« a fare che abbandonare l'Isola. » E queste parole bastarono a temperare l' ardore negli animi di quella generosa gioventù. Parlò poi all' ufficialità, invitandola a mettere in opera ogni buon volere per mantenere ferma la disciplina , la quale in tutti i tempi e specialmente in quei momenti dovea essere base fondamentale di ordine e di organizzazione per poter compiere 1 opera intrapresa con Garibaldi e conseguire lo scopo di ogni patriotta italiano. Diede quindi ordine a Rüstow di partire con tutti per Torre di Faro , ed egli recavasi lo stesso giorno a
Messina, e preparavasi al passaggio in Calabria. Il Corpo della spedizione di Bixio a Giardini imbarcavasi il 19 sul Franklin e sul Torino, e componevasi : 1° Brigata (Bixio) Divisione Türr, composta di 800 volontari che erano partiti con Bixio da Palermo ; 700 siciliani da lui reclutati lungo le sue marce ; la Brigata Eberhardt 2000 uo mini, due Compagnie del battaglione Chiassi (Brigata Sac In tutto 3500 imbarcati sopra due vapori che ap chi) 300. pena bastavano a 2000.
Con questa nuova operazione si chiudeva l'impresa della spedizione di Sicilia , ed i Mille di Marsala raccoglievano la prima corona del loro trionfo sulla dominazione dei Borboni in una parte del reame.
La falange dei Mille di Quarto nel giorno 19 agosto, cioè in tre mesi e mezzo, con le spedizioni successivamente partite da Genova e da Livorno si era aumentata a 23238 ( Doc. 43 ), più i volontari siciliani .
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CAPO SECONDO
Dal 20 agosto al 7 settembre.
La notte del 19 Garibaldi con Bixio salpò dirigendosi a nord est verso il Capo delle Armi; all'alba del 20 i due vapori ac costarono verso terra , ma il Torino sia per disaccortezza , sia per malizia del capitano investi nell'arena e vi rimase. Il di sbarco fu eseguito immediatamente, ed il Franklin avendo ten tato invano di tirarsi il Torino si salvò alle coste dell'isola ,
mentre due legni della crociera napoletana scorto il Torino alla
spiaggia, corsero per catturarlo, e lo tempestarono di cannonate, che ben presto si accorsero di non uccidere nessuno, onde i ma rinari regi disfogarono l'ira entrando nel bastimento e deva standolo .
Frattanto la colonna di Garibaldi che aveva preso il grande stradale lungo la costa, volgeva verso Reggio, ed al pomeriggio del 20 l'avanguardia della Brigata Eberhardt si scontrava con gli avamposti napoletani, i quali le fecero toccare qualche per dita mentre la crociera la mitragliava a sinistra. Garibaldi avvisava la compagnia Sacchi e gli altri volontari, che stavano con Missori e Musolino in S. Lorenzo, del suo sbarco,
ed ordinava loro di raggiungerlo come effettivamente lo rag giunsero la mattina del 20 sulla sommità dei monti, e dava or dine che andassero a Melito .
Bixio dopo di avere occupato Melito , fattosi padrone del te legrafo, si spinse a destra verso i monti, onde non venire invi luppato dalle forze nemiche sullo stradale Melito -Reggio. La notte dei 20 bivaccò . Avanti giorno del 21 marciò per Laz zaro, dove fece sosta, la sera riparti verso Reggio nella speranza di occuparlo con un colpo di mano. Il castello di Reggio era comandato dal generale Gallotti vecchio residuo dell'esercito di S. M. Siciliana durante il primo Impero, uomo irresoluto ed incapace di vigorosi partiti. Nella città comandava le truppe il colonnello Dusmet soldato valoroso e fedele. Egli che in tanto pericolo ed in tanta universale tre pidanza nessun ordine preciso potè ricevere dal Comandante
DA PALERMO A NAPOLI
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del castello, avea preso posizione nel largo dell'Arcivescovado, ed aveva spinto gli avamposti verso S. Filippo. In quest'at titudine rimase tutta la notte del 21 , quando all'alba del 22 udi dei gridi di allarme; erano i suoi avamposti che segnala
vano l'approssimarsi dei garibaldini , i quali per diverse vie guidati da patriotti reggiani , si avanzavano cautamente cer cando di girare le posizioni dei borbonici, e circondarli . Il colonnello Dusmet al grido di Viva il Re, ordinò il mo
vimento delle sue truppe, quando i garibaldini sboccando da diverse parti verso il largo, si lanciarono allo attacco. Un fuoco di fucileria frequente si scambiava sul grande stradale e sulle vie che dal largo discendono al mare, l'oscurità cuopriva as
saliti ed assalitori, la confusione governava tutt' i movimenti, da diverse case si tirava sul largo e si uccidevano amici e ne
mici. Bixio si precipita in mezzo a quella fitta grandine, una palla lo ferisce nel braccio, 19 projettili gli uccidono il cavallo, quand'ecco il maggiore Chiassi della brigata Sacchi sbocca da una via laterale ed investe i borbonici ai fianchi , una palla
ferisce mortalmente il colonnello Dusmet, accorre il figlio per raccogliere fra le braccia il morente, e cade anch'egli grave mente ferito .
La morte del capo, la mancanza di comando, l'intervento
armato dei cittadini, l'ardito attacco dei garibaldini finivano per porre il disordine nelle truppe borboniche di piazza Ar civescovado, le quali cessarono di difendersi lasciando la città in mano dei garibaldini . Garibaldi non istette ad inseguire i napoletani, ma tolta seco la brigata Eberhardt salì l'altura per riescire a dominare
il castello ; bastò il suo apparire , che questo levò bandiera >
bianca, e scese a patti di resa . Il Dittatore lasciò Bixio per
intendersi col Comandante, mentre egli istituiva la Prodittatura a nome d'Italia e di Vittorio Emanuele, e nominava a Prodit tatore il colonnello Antonino Plutino, provato patriotta che dallo esilio lo aveva seguito fra i Mille di Marsala ; quindi partiva immediatamente per Villa S. Giovanni.
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CAPO SECONDO
Bixio nello stesso giorno stipulava col generale Gallotti la convenzione di resa (Docum . 44, 45) mediante la quale cade vano in mano di Garibaldi 8 pezzi da compagna, due di grosso calibro, sei da trenta, 14 mortai , altri 8 pezzi grossi e 5000 fucili con le relative munizioni, quindi trasmetteva a Sirtori
Capo dello Stato maggiore Generale, un interessante rapporto intorno a tutte le fazioni militari dallo sbarco a Melito alla
capitolazione dei forti di Scilla ed Alta Fiumara . (Docum. 46.) Intanto Garibaldi non dava tempo al nemico di riaversi dallo sbalordimento e riorganizzarsi, e a grandi marce con parte della
divisione Türr (brigata Bixio) e Cosenz (brigata Eberhard) at traversava Bagnara e Palmi, sperando di finire la lotta in Mon teleone, mentrechè altre truppe della 15a divisione sbarcate tra Bagnara, Scilla e Tropea, lo seguivano a marcia forzata e lo raggiungevano alle pianure di Maida. Era al comando supremo delle truppe in Calabria, col suo quartier generale a Monteleone, il maresciallo Vial vecchio sol
dato e vecchio amico della Corte Borbonica, la quale riponeva in lui tutta la fiducia. Egli come seppe lo sbarco dei garibal dini a Melito, aveva spinto il generale Briganti con una bri gata verso Reggio, allo scopo di difendere la città, od almeno combattere Garibaldi sullo stradale di Villa S. Giovanni, mentre
egli tenendosi all'altezza di Monteleone, avrebbe potuto accor rere sui monti, laddove Garibaldi avesse tentato il cammino per le montagne d'Aspromonte, Pazzano, Serra S. Bruno . Al tempo stesso Vial telegrafava al Ministro della guerra Pianell in Na
poli di avere ordinato ai generali Briganti e Melendez di attac care Garibaldi, e a Caldarelli di accorrere da Cosenza verso Monteleone, mentre egli pensava di assumere personalmente il comando delle operazioni . Pianell incoraggiavalo in questo pen
siero, e con lunghi telegrammi gli tracciava istruzioni strategiche, e mentre dispacci andavano e tornavano tra Pianell e Vial, il generale Garibaldi si era impossessato di Reggio e marciava verso Villa S. Giovanni .
Il generale Briganti mosse timido ed irresoluto all'impresa
DA PALERMO A NAPOLI
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di opporsi alla marcia di Garibaldi : la sua azione per impedire lo sbarco della divisione Cosenz a Bagnara fu debolissima, e si
limitò a poche fucilate, dalle quali cadde ucciso il colonnello garibaldino La Flotte, fervente patriotta, amico di Garibaldi, Deputato all'Assemblea Francese del 1848 ; sterile gloria per il generale borbonico, amarissimo dolore per Garibaldi che lo
pianse come un fratello, ed in un ordine del giorno del 24 ago sto onorò la sua memoria con queste parole : « Noi abbiamo
perduto La Flotte, gli epiteti di prode, di onesto, di vero de « « « « CC
mocratico sono impotenti di ritrarre tutto l'eroismo di quel l'anima impareggiabile. La Flotte figlio della Francia è uno di quegli esseri privilegiati, cui un sol paese non ha il diritto di appropriarsi. No, La Flotte appartiene all'umanità intera, poichè quivi per lui era la patria dove il popolo sofferente
« sollevavasi per la libertà. La Flotte morto per l'Italia, ha combattuto per lei come avrebbe combattuto per la Francia . Quest'uomo illustre è un legame prezioso per la fratellanza « dei popoli che l'avvenire dell'umanità si propone. Morto nelle « file dei Cacciatori delle Alpi, egli era con molti suoi prodi « concittadini, il rappresentante della generosa Nazione, che «
«
« si può arrestare un istante, ma che è destinata dalla Prov
« videnza a procedere come avanguardia dei popoli e dell'inci « vilimento del mondo . »
Volle inoltre Garibaldi che la Compagnia Francese avesse il nome Compagnia La Flotte per ricordarne la memoria.
Al prezzo di questa perdita e di pochi soldati, Cosenz potè eseguire il suo sbarco, ed occupare le posizioni di altura tra Scilla e Bagnara, dalle quali avrebbe potuto piombare sulle forze, che partendo da Monteleone, venissero a congiungersi colle forze di Briganti . Questi intanto pervenuto colla sua Brigata a Catona, si trovò di fronte al generale Garibaldi, il quale già padrone di Reggio alle spalle, ed assicurato dallo sbarco di Cosenz che minac ciava le spalle di Briganti, gl'impose di deporre le armi, ed il vecchio soldato napoletano, sconcertato da movimenti così
CAPO SECONDO
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subitanei che lo cingevano dai due lati, ed impossibilitato di
appoggiarsi alla sua sinistra sovrastata da altissime montagne, o alla sua destra circoscritta dal mare,, accettò un abboccamento con Garibaldi a Catona, dove stipulò la sospensione delle osti lità, e dove cominciò quel contagio di dissoluzione dell'esercito
napoletano, che così funestamente si diffuse per tutte le truppe stanziate in Calabria.
Frattanto il generale Vial ignaro del disastro della prima brigata, spingeva innanzi la seconda col generale Melendez,
il quale giunto in Alta Fiumara arrestò la sua marcia per cooperare al nuovo piano concepito di riunire le forze Bri ganti e Ruiz al Piale, e farvi un campo trincierato prima che se ne impossessassero i garibaldini. Il piano fu accolto da tutt' i capi, l'arrivo di truppe al Piale incominciò, quando corse la voce del disastro Briganti, onde i suoi ufficiali gli manifestarono la sfiducia dei soldati sollevata dopo le voci di fellonia di Briganti.
Il generale Vial che aveva commesso l'errore di spingere due brigate avanti senza partire anch'egli come capo supremo, e che nessuna lieta nuova ne riceveva, pensò di partire per Scilla sul vapore la Stella con rinforzi, ma trovato il mare bur rascoso tirò avanti all'altezza di Villa S. Giovanni , che da lungi vide occupata da soldati napoletani e da garibaldini, i quali passeggiavano amichevolmente per le vie. Egli allora fece venire a bordo della Stella il generale Briganti, seppe l'armi stizio, lo rimproverò aspramente e lo rimandò a terra per di sdire la convenzione, mentre voltata la prora indietro se ne andò a Pizzo per
fermarsi a Monteleone, lasciando senza il suo con
siglio e la sua autorità due generali . La condotta del maresciallo Vial fu fatale alle armi napole tane ; se si fosse egli ostinato a scendere a Scilla, avrebbe di
sposto delle truppe intatte di Ruiz, di Morisani e di Marquez che stanziavano a Bagnara, e mettendosi alla testa di tutte le forze, e rompendo come capo supremo l'armistizio Briganti, avrebbe potuto, render difficile l'avanzarsi di Garibaldi .
DA PALERMO A NAPOLI
137
Partito il generale Vial, il disordine si era impossessato delle truppe regie, i soldati di Briganti sbandavano, l'unità del co mando mancava, i capi dei corpi declinavano la responsabilità della situazione, il disordine, la confusione e la diffidenza in volvevano ogni pensiero ed ogni movimento. Le truppe gari
baldine da diverse parti stringevano di più in più la brigata di Melendez, il quale vedendosi circondato, ed avendo ap preso che il generale Ruiz invece di soccorrerlo si dirigeva ai piani della Corona, si arrese a Garibaldi e disciolse le sue truppe. Nel tempo stesso Ruiz si dimetteva dal comando, che passava al tenente colonnello Morisani, che era rimasto in
tatto dopo lo scioglimento della brigata Melendez. Ma oramai il panico, la diffidenza e lo scoraggiamento, il delirio di rive dere la propria casa avea invaso i soldati, che disperavano di combattere contro un generale reputato invincibile, anzi so prannaturale, onde ogni ubbidienza fu rotta, ed ai severi ordini militari subentrò la più desolante dissoluzione. Sciolti così uno
dopo l'altro i diversi corpi di truppa napoletana, il generale Briganti solo, senza scorta di soldati o di ufficiali, lasciò il campo e rivolse il cammino verso Monteleone a raggiungere le truppe ivi stanziate. La mattina del 25 lo sventurato vecchio
arrivava in Mileto, dove bivaccava il 15° reggimento di linea,
il quale in vedere il loro generale ruppe in un grido di tradi tore e gli corse sopra. L'onorato soldato non si sconcertò : scese
di cavallo ed offrì il petto alle bajonette dei suoi soldati : nes suno osava scagliarsi, quando un colpo a brucia pelo gli tra
passò il cuore. Triste scuola ai governi che educano il soldato alle sfrenatezze, alle rappresaglie ed al delitto ! Mentre questi fatti avvenivano dopo lo sbarco nel continente, le altre due Calabrie, Catanzaro e Cosenza insorgevano, il go verno Borbonico vi cadeva a brani , e dei governi provvisorî si sostituivano in sua vece .
In Cosenza dirigeva il movimento insurrezionale, il beneme rito patriotta Donato Morelli, intorno al quale si raggruppava
tutta la forza della Provincia, ed obbligava il generale Cal
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CAPO SECONDO
darelli, che stanziava in Cosenza con un corpo di 4000 soldati, a capitolazione, con la quale stipulava di partire con tutte le truppe, senza ingerirsi del movimento insurrezionale. Nella provincia di Catanzaro la insurrezione si era levata
all'arrivo del generale Stocco, il quale dopo riavuto da grave ferita riportata a Calatafimi, era stato spedito da Garibaldi in Calabria per preparare la riscossa popolare, destinata ad appoggiare a suo tempo le operazioni di Garibaldi sul conti nente. Il generale Stocco riuniva forti masse di volontarî nel distretto di Nicastro, mentre Catanzaro chiamato alla rivolta dal patriotta Antonio Greco tornato dall'esilio, proclamava il Governo Provvisorio ; dava Stocco in 'nome di Garibaldi la Prodittatura a Greco, formava gli arruolamenti di volontarî, ed apriva una larga sottoscrizione di danaro per aiutare la rivoluzione.
Al corpo del generale Vial si erano uniti gli avanzi delle bri gate Melendez e Briganti che non si erano sbandati dopo i fatti di Villa S. Giovanni e Piale, sicchè egli nella forte posizione di Monteleone disponeva di oltre 15,000 uomini, due batterie di campagna, e quattro squadroni di cavalleria . Questo generale malgrado disponesse di tanta forza e di una solida posizione militare, pure era così colpito dai fatti di Reggio, e dal movimento insurrezionale che gli scoppiava da tutt'i lati della provincia, che ad un primo pretesto di mancanza di ac cordo coi suoi capi di corpo, lasciò il comando al generale Ghio, e s'imbarcò al Pizzo per Napoli. Il giorno 22 agosto la fregata borbonica Fulminante, per mo lestare lo sbarco di uno dei reggimenti della brigata Sacchi in gaggiava un breve combattimento con le batterie di Torre di Faro non ancora perfettamente ultimate : rimase ferito un sol. dato della brigata Sacchi e fu amputato della gamba destra. Il 23 riesce al brigadiere Sacchi d'imbarcarsi sollecitamente ,
mercè ponti volanti gettati dalla spiaggia sui legni Franklin, Wasington e Aberdeen col 1° reggimento e lo Stato Mag giore, il 2° reggimento, un battaglione bersaglieri della divi
DA PALERMO A NAPOLI
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sione Cosenz ed una compagnia artiglieria. Senza ostacolo sbarcò con il 1 ° reggimento a Villa S. Giovanni verso la notte, e più tardi sbarcarono gli altri. Il generale Ghio all'approssimarsi di Garibaldi non si crede
sicuro nella forte posizione di Monteleone dominante le due pro vincie e con la ritirata sicura al mare sopra Pizzo. Egli invece pensò di condurre il suo corpo di esercito fra le gole dei monti ca labresi più aspre, in mezzo a due provincie insorte sopra un terreno che ricordava le migliaia dei francesi distrutti da poche bande durante il regno dei Napoleonidi. Già all'annunzio dello sbarco di Garibaldi a Reggio, le prime bande d'insorti calabresi aveano cominciato a formarsi, e co
munque i paesi stessero in apprensione del sacco e fuoco che
le truppe borboniche minacciavano contro i ribelli , pure in Nicastro, Cortale, Feroleto, Vena s'insorgeva e si formava una colonna di circa 300 Calabresi sotto il comando del generale
Stocco, che andava ad occupare la posizione Filadelfia tra Monteleone ee Maida. All'avviso che il corpo del generale Ghio
usciva da Monteleone, i calabresi lasciavano Filadelfia, e scen devano alle boscaglie di Turrina da dove s'impegnarono col l'avanguardia borbonica in un combattimento, nel quale favoriti
dal terreno tennero fermo per circa due ore contro il nemico, che lasciò circa 60 morti, mentre dei calabresi non rimasero che sette, la cui memoria è perpetuata da una lapide che l'Am
ministrazione provinciale pose presso il ponte della Grazia per ricordare i nomi dei calabresi che sul medesimo luogo lascia rono la vita combattendo nel 1848 ee nel 1860 contro gli eserciti dei Borboni. (Doc. 47.)
Gli insorti non prolungarono oltre il fuoco per evitare che il nemico spiegando tutte le sue forze li avviluppasse, onde risalirono i monti per guadagnare un'altra posizione da dove impegnare un altro combattimento con vantaggio, ed arrestare la marcia nemica onde dare tempo ai paesi di mandare nuove forze, ed alle truppe garibaldine di raggiungere alle spalle le truppe regie. Nel tempo stesso mandavano messaggio a Garibaldi
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CAPO SECONDO
di affrettare la marcia per prendere fra due fuochi il nemico. Garibaldi ricevè a Mileto il messaggio che gli veniva spedito da uno dei capi degl' insorti, Gaetano Boca reduce dalle galere
borboniche per i fatti del 1848, e si affrettò ad accorrere mentre 2
la sua avanguardia comandata da Sirtori, arrivava quasi alle spalle del nemico presso il Calderaro. Ma la truppa di Ghio
riposata guadagnava assai grandemente nelle marce sui gari baldini già stanchi da cinque giorni di marce forzate , onde potè giungere sulle alture di Tiriolo prima che le forze gari baldine si fossero congiunte con gli insorti calabresi . Sopraggiunse più tardi il Dittatore, e non trovò sul campo che i calabresi i quali dai monti erano scesi verso il Calde raro senza aver potuto impegnare altro combattimento.
L'incontro di questa colonna fece bella impressione al ge nerale Garibaldi: vestivano il fantastico costume dei montanari
calabresi : fiore di gioventù la maggior parte, ed i più attempati erano gli avanzi della sanguinosa giornata del 27 giugno 1848 , combattuta in quel medesimo luogo contro le truppe borboniche comandate dal generale Nunziante, e da quel generale Lanza dalle cui mani Garibaldi strappò l'insanguinata città di Palermo . Garibaldi come ebbe tutt' i ragguagli della marcia del nemico, e come vedea che le masse calabresi da momenti a momenti
ingrossavano con nuovi volontari, ordinò al generale Stocco di
girare cogli stessi calabresi per Nicastro, risalire le montagne di Platania, e riuscire sulle gole dei monti Soveria Mannelli da dove potrebbero contrastare il passaggio di Ghio sullo stra dale da Tiriolo a Cosenza, mentre egli lo incalzava alle spalle.
Veramente chi guarda a Tiriolo non sa comprendere come mai il generale Ghio non avesse prescelto quella posizione per com
battere ; essa offre tutti i vantaggi ad un grosso corpo, come ad una piccola colonna che si accingesse a contrastar quel passo : sacrificando una parte minima delle sue forze in quelle strette poteva salvare il rimanente.
Intanto tra il 24 ed il 25 agosto la brigata Eber della divi sione Türr, aveva affrettato il suo sbarco sopra battelli a vapore
DA PALERMO A NAPOLI
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a Bagnara , meno il battaglione La-Porta e la sezione unghe rese, che sbarcati aa Villa S. Giovanni il giorno 24, raggiungevano la colonna stessa per terra senza perdita di tempo. Rimanevano a Torre di Faro i cavalli della Stato maggiore affidati al luo
gotenente Frigerio in attesa di mezzi di trasporto. A Bagnara la truppa accampava sulla spiaggia lungo il mare. Alle 4 ant. del 26 muoveva la colonna colla destra in testa : erano i ber
saglieri l'avanguardia, la compagnia estera la retroguardia, ed alle 9 ant. giungeva in Palmi, da dove dopo fatto un alto di due
ore riprendeva il cammino, ed andava ad accamparsi (ore una pom .) al di qua della fiumara di Passo a destra della strada. Lo stesso giorno 26 muovevano da Milazzo per Messina, dopo sette giorni di permanenza in quella città, le brigate Puppi , Milano, Spinazzi ( divisione Türr ). La brigata Eber alle ore 8 ant. del 27 era in Rosarno ed accampava al di là del paese . Si ri metteva in marcia alle ore 6 pom. per Mileto dove giungeva alle 11 pom. ed accampava sulla strada di qua del paese ; il ser vizio della guardia del campo, l'avanguardia e la retroguardia veniva prestato durante le marce per turno. Il 28 alle 6 ant. la brigata Eber partiva da Mileto per Monteleone, ed arrivava alla tappa alle 9 ant. ove accampava a piè del monte. Alle 6 pom. muoveva per Pizzo, ove giungeva alle 10 pom. ed ivi riceveva ordine di proseguire il cammino e di accamparsi al Piano dei sorrisi (Maida) ove arrivava dopo un'ora di marcia. In questo accampamento il luogotenente Fri gerio raggiungeva la brigata coi cavalli . Questo stesso giorno
arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro. Dal Piano dei sorrisi partiva la colonna Eber il 29 per Maida alle 2 pom . e giungeva la tappa alle 11 di notte, dopo aver fatto una sosta a Fiumara Randaci. Lo stesso giorno 29 giun
gevano a Torre di Faro le brigate Puppi , Milano e Spinazzi in attesa d'imbarco per passare in Calabria. Le brigate Mi lano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea ; la brigata Sacchi da Villa S. Giovanni passando per Ba
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CAPO SECONDO
gnara , Palmi, Rosarno, Mileto, Monteleone, arrivava il 28 a Pizzo .
La brigata Bixio ( divisione Türr) da Reggio passava a Villa
S. Giovanni, dove sostava un giorno, quindi a Palmi, Rosarno, Monteleone con altro soggiorno; infine proseguì per Maida,
Marcellinara e finalmente Catanzaro, dove arrivava il 29. Nel medesimo giorno Garibaldi da Tiriolo emanava il se guente ordine del giorno : Ai militari dell'esercito meridionale .
« L'Italia da pochi mesi posa su voi le più care speranze: « voi avete sofferto molta stanchezza, disagi , privazioni , ed io « per ricompensarvi vi chiedo ancora privazioni e disagi . In « 24 ore, io spero, saranno decise le sorti del nostro paese, e « con questa ricompensa io non dubito un ultimo sforzo dei
« miei bravi compagni d'armi. « Tiriolo, 29 agosto 1875. « Firmato :: G. GARIBALDI. »
Il Dittatore saputo a Tiriolo il passaggio di truppe avvenuto prima del suo arrivo, fece immediatamente spedire dal Sirtori al general Türr il seguente biglietto : « Al generale Türr.
« Marci a marce forzate fino a Tiriolo con le truppe della « sua divisione che ha pronte. « Tiriolo 5 ore del 29 agosto 1860.
« Trasmettere ordine analogo per staffetta o per telegrafo a « Medici. « Il capo dello stato maggiore
« Firmato : G. SIRTORI. »
La Brigata Sacchi partita la mattina del 29 da Pizzo ar rivò a marcia forzata la sera stessa a Tiriolo, dove raggiunse il Dittatore, il quale vedendo quei giovani estenuati li rianimò
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DA PALERMO A NAPOLI
con queste precise parole « ancora quattro salti e vedrete il nemico . »
Quindi partiva col generale Sirtori quasi soli, ed arrivava a S. Pietro Apostolo, dove seppe che Ghio occupava fortemente Soveria Mannelli. Non vi era tempo da perdere, era certa una battaglia pel di seguente, quindi indispensabile l'arrivo di truppe dietro di lui, mentre Stocco per le montagne di Platania e Decollatura riesciva sul fianco opposto dei regi. Intanto le cose incalzavano ; Türr era troppo lontano e non arrivava, fu perciò che Sirtori da S. Pietro a Tiriolo la sera
del giorno stesso gli spediva nuovi avvisi con la seguente lettera : < S. Pietro a Tiriolo , ore 9 pom . del 29 agosto .
« Al generale Türr.
« In aggiunta all'ordine oggi trasmessogli per lettera e per «
telegramma dal Generale Dittatore, le fo sapere che il Quar
« tiere generale essendo stato immediatamente trasferito aa circa
« otto miglia più oltre di Tiriolo, ed i Napoletani essendo in prossimità del Quartier generale, il quale domani seguirà da « vicino le truppe regie che si ritirano per la via di Cosenza.
<<
È egualmente ordine del Generale Dittatore che ella formi « in Tiriolo un deposito, ed apra un ufficio di reclutamento per « la sua divisione . * Il capo dello stato maggiore
Firmato :: G. SIRTORI. »
La mattina del 30 Sirtori spediva pure da S. Pietro a Ti riolo il seguente ordine a Türr :
« Al generale Türr u Tiriolo.
« Si è dato ordine perchè sieno apprestate, per le truppe che « sono da Tiriolo in avanti verso Cosenza, ventimila razioni « di viveri per oggi, e per domani verranno fornite trentamila
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CAPC SECONDO
« razioni per le truppe che si troveranno da Tiriolo in avanti, compresi oggi come domani le milizie degli insorti . Il cava
« liere Schipani è provvisoriamente incaricato di fornire i vi « veri. Tutt' i paesi vicini furono solleciti a mandar viveri a « Tiriolo. Per ciò che riguarda la marcia delle truppe, l'ufficiale « mandato per proseguire finchè trovasse Medici e Bixio, fu <<
nell'impossibilità di proseguire per mancanza di mezzi di
« trasporto. Io la prego, signor Generale, ad usar di tutti mezzi <<
che può trovare il di lei zelo, ed a valersi dell'autorità e
« « « « «
del potere che le danno l'alto suo grado, perchè siano trovati mezzi di trasporto e trasmettere a Medici, a Bixio, a Bertani ed a Milbitz gli ordini del Dittatore che impongono di arri vare a marce forzate fino in prossimità del quartier generale che da S. Pietro di Tiriolo oggi alle 4 ant. si avanzerà verso
<<
Cosenza .
« Trasmetta dunque ' per telegrafo e per corriere l' ordine « seguente a sopranominati comandanti. « Ordine del Dittatore di marciare a marcia forzata
chd
« non arrivino in prossimità del quartiere generale che da San « Pietro di Tiriolo s'avanza verso Cosenza pressando il nemico « da vicino e sperando di raggiungerlo oggi stesso. « 30 agosto, ore 2 del mattino , $ . Pietro di Tiriolo « Il capo dello stato maggiore
« Firmato : G. SIRTORI. >> .
« P.S. Se sa dove è Acerbi gli mandi l'ordine di raggiungere < subito il quartiere generale. ( Pressantissima
H
« Al generale Türr, a Tiriolo, ovvero nella via da Tiriolo sa S. Pietro di Tiriolo e dovunque trovasi. » 1
Le cose andavano secondo i pensieri del Dittatore : il giorno 29 il generale Ghio nell'avvicinarsi a Soveria Mannelli, trovava le alture occupate da Stocco con gl'insorti calabresi . Le strade specialmente nelle gole strette barricate in modo da rendere
1
5
DA PALERMO A NAPOLI
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impossibile il passaggio alle artiglierie ed ai cavalli nel campo d'Acrifoglio: le montagne tutte coperte d'insorti calabresi, che dalle più lontane terre accorrevano per fare l'ultima vendetta sui difensori di un re, che agli odî propri, accoppiava quelli del padre e della matrigna. Il generale Ghio non potè nè andare più oltre nè scegliere le posizioni a sua volontà, onde pose il suo campo intorno a Soveria Mannelli, sperando di poter forzare la strada di Cosenza pria che Garibaldi lo avesse raggiunto. Ma la mattina del 30
Garibaldi arrivava con un piccolo distaccamento, ed intimata inutilmente la resa, ordinò alle bande calabresi l'attacco. Ma
siccome queste erano armate di fucile da caccia, non potevano eseguire il fatale attacco alla baionetta e dovevano combattere soltanto col fuoco di fucileria e dalle posizioni non potevano attac care il fronte del nemico, così il fuoco limitato a poche fucilate quasi fuori portata, non conduceva a verun risultato decisivo.
Sopraggiungeva a tempo da Tiriolo la 16* divisione Cosenz avanguardia garibaldina, che prendeva posizioni militari; arrivò anche Türr con 60 di cavalleria, essendochè la fanteria della divisione, ad onta di tutti gli sforzi, era assolutamente impos sibile che arrivasse cosi presto.
Ghio vedendo la forza di Cosenz e l'avanguardia della 15. di visione collo stesso Türr, perdè ogni speranza di salvezza, e riconobbe non rimanergli che aprirsi la strada in mezzo alle
baionette garibaldine ed il fuoco della rivoluzione. Ma nè i sol dati si prestavano ad una fazione arrischiata , nè egli era uomo d'assumerla, nè la insurrezione era tale da potersi più dominare. Fu allora che Ghio credè necessario un Consiglio di guerra
per decidere della resa, ma il tenente colonnello De Cozza ed
i maggiori Armenio, Capassi e De Liguori comandante l'arti glieria si opposero alla capitolazione. Ma non appena cominciò lo scambio di qualche fucilata , il generale Ghio dovè piegarsi agli accordi, licenziare il suo eser cito, e consegnare le armi, le artiglierie, i cavalli e quanto si apparteneva al suo corpo d'armata. 10
CAPO SECONDO
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Così spariva l'ultimo baluardo che doveva difendere il trono di Francesco II lungi dalla capitale ; e la strada di Napoli re stava sgombra al glorioso Dittatare, il quale annunziava ai suoi amici questa splendida vittoria con le innebrianti parole: « Dite al mondo che coi miei bravi calabresi ho fatto de
« porre le armi a 15000 soldati del generale Ghio, e liberata « la strada agli ultimi trionfi della causa italiana. » Nel momento che il corpo dell'armata borbonica deponea le armi, un grido di gioia si udì da lontano ; era il primo distac camento della Brigata Sacchi che arrivava alla corsa per at taccare il nemico : penosa delusione ! Il nemico non era più in armi ; ma se quei valorosi giovani perderono l'occasione di com batterlo, l'Italia risparmio nuovo sangue dei suoi figli. Il 30 agosto alle 4 ant. la Brigata Eber riprendeva il cam mino, ed alle 11 ant. faceva tappa a Marcellinara, e si ac campava al di là del villaggio. La Brigata Puppi sbarcava a Scilla, ed accampava lungo la spiaggia, e dopo poche ore di riposo si metteva in marcia per Palmi, Monteleone, Pizzo. Le brigate Milano e Spinazzi, passando per Monteleone, giun gevano a Pizzo la sera dello stesso giorno 30, e partivano da colà nella notte del 30 al 31 per Paola. Il Generale Garibaldi da Soveria lasciava la prodittatura a Vincenzo Stocco, e dato incarico a Sirtori di restare per racco gliere le truppe, partiva in vettura assieme con Türr ee Cosenz ed alcune guide la mattina del 31 per Rogliano, dove trovò le bande calabresi organizzate da Donato Morelli.
Da Rogliano il generale Türr mandava a Bixio la seguente lettera :
« Al Sig. generale Bixio Comandante la I brigata della « 15a divisione . < Tiriolo o Soveria .
« Dietro ordine del Generale Dittatore, il generale Bixio as
« sumerà momentaneamente il comando delle truppe della 15“ di « visione che sono in marcia sulla Consolare, e prenderà posto
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« tra Rogliano e Cosenza, dove lascerà passare tutti gli altri << corpi, e quindi si metterà in marcia alla coda dell'esercito. «
Spedirà subito a Cosenza il tenente colonnello Spangaro, il
maggiore Bricoli ed il sig. Caranti : questi signori si servi « ranno di carrozza . <
Manderà pure a Cosenza i miei cavalli ed il mio bagaglio. Rogliano, il 31 agosto 1860. « Firmato : TüRR . »
« Ricevuta a mezzanotte del 2 al 3 settembre in Catanzaro ;
« date le debite disposizioni e messe all'ordine del giorno. « Firmato : Bixio . >>
· Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Türr proseguì per Co senza,, dove pervenne l'avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo .
erano state incorporate alla 154 divisione, sbarcarono a Paola , onde Garibaldi vi spedì immediatamente Türr con ordine, se possibile, d'imbarcarle per il golfo di Policastro, oppure di pren dere la via di terra, per trovarsi al più presto sulla strada di
Lagonegro, ed avanzare sopra Salerno. Lasciava infine la pro dittatura a Donato Morelli , e si portava avanti con Cosenz.
Egli aveva già notizia che il re di Napoli alla testa di un corpo di esercito di 40,000 uomini occupava Salerno, col pro posito d'impedirgli l'entrata nella capitale. L'astuto generale
prevedeva che il piano del re sarebbe stato di batterlo alle pia nure di Eboli, dove la campagna si prestava a spiegare tutto il suo esercito e dargli una grossa battaglia. Pria di partire da Cosenza, Türr scrisse a Bixio : « Caro Bixio ,
« Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della « dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla « mia divisione.
CAPO SECONDO
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« Oggi riceverai l'ordine del Dittatore di formare la 18a divi « sione sotto i tuoi ordini .
« La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia di visione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il co « lonnello Teleky e Maxime du Camps. « Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata conti nentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e
<<
<
« farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. « A rivederci presto. « Cosenza , 31 agosto 1860 . « Tuo affez .
a Firmato : TÜRR . »
Bixio pigliava la 18a divisione col seguente ordine del giorno :
« D'ordine del Generale in capo, prendo il comando della 18 « divisione. Catanzaro, 3 settembre 1860.
« Firmato : Bixio . »
Il sollecito ee bene organizzato trasporto per mare delle truppe garibaldine è dovuto tutto all'opera zelante ed intelligente de gli ufficiali superiori della marina militare di Garibaldi, Piola, Anguisola, Castiglia, Sandri, Maldini ed altri. Giunto a Paola il generale Türr trovò Rustow con le brigate Milano e Spinazzi ; diede l'ordine onde provvedere a tutto l'oc corrente per mandare ad effetto il più presto possibile la par tenza da quella spiaggia , e finalmente riesci la sera del 1° sul tardi ad imbarcarsi colla sua colonna .
Durante la navigazione , che si prolungo tutta la notte, usava molta precauzione, attesochè la flotta nemica stava sempre nelle
acque vicine, ed all'alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così :
DA PALERMO A NAPOLI
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« Al generale Türr. « Sapri .
« Il latore v'informerà di ogni cosa — io procurerò di rag giungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. « Rotonda , 2 settembre 1860, ore 11 ant .
« Firmato : G. GARIBALDI. »
Türr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri
per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un'intimazione di attenersi strettamente alla capitola zione di Cosenza, ed alle marce in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di
luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Türr arrivava a Lagonegro, la brigata Caldarelli era già partita.
Garibaldi giunto a Sapri scrisse a Türr la seguente lettera : Sapri, 3 settembre 1860.
« Generale Türr ,
« Sono giunto qui alle 3 /2 pom. Io marcerò colla vostra
« colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un « forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trovi la brigata
« Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie « vostre a Fortino, o venite in quel punto voi stesso. Stasera
probabilmente pernotteremo a Vibonati. « Firmato : G. GARIBALDI. »
Coerentemente a questa lettera Türr appena arrivato a For tino il 4 settembre, si fermò per attendervi il Dittatore che vi arrivò il giorno stesso. Ivi fu raggiunto il Generale Garibaldi dal comandante la flotta siciliana Piola, mandato espressa
mente da Depretis Prodittatore a Palermo per sollecitare Gari
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CAPO SECONDO
baldi a decretare l' annessione, senza di che, organizzare la Sicilia, era impossibile.
Garibaldi chiamò a consiglio Cosenz e Türr, il cui parere
fu l'annessione, purchè il Governo soccorresse apertamente le operazioni sul continente, ed il Depretis restasse in Sicilia come Luogotenente del re. Garibaldi dopo alcuni istanti di ri flessione cominciò a dettare al suo segretario Basso questa ri sposta : « Fate l'annessione quando volete. » In quel momento
entrò Bertani e disse : « Badate, Generale, di non fare gl'inte
ressi di Napoleone e di Cavour. » Queste parole sconcertarono il Dittatore, il quale rispose : « Avete ragione, » e soppresse la lettera . Piola riparti. Il 3 settembre le due Brigate non andarono a Fortino, ma
pernottarono a Vibonati ; continuarono la marcia partendo per tempo, e la sera del 4 furono a Casalenuovo, attraversando in tutte queste marce alte e penosissime montagne. Il giorno 5
erano a Sala Consolina ; in questo giorno raggiunsero Calda relli, al quale fu mandato La Masa come Commissario del Dit
tatore per trattare la capitolazione di questa colonna regia.
Caldarelli si fece incontro a La Masa scortato da poca cavalleria, a
e dopo uno scambio di trattative, dichiarò che non avrebbe ado perate le armi contro il movimento nazionale, quindi fu inter nato a Padula .
Intanto gli avvenimenti ingrossavano da per tutto : la Basili cata insorta aveva costituito il suo Governo provvisorio, e Bol doni cogl' insorti organizzò un corpo di volontarî, onde sostenere con forza l'insurrezione e tener viva l'agitazione in altre pro vincie ,
La matrigna del Re, trista consigliera a tutto il mal fatto dal defunto marito Ferdinando II, e più trista cospiratrice a danno
del figliastro, si era fatta peggiore consigliera del debole Prin cipe, e ne alimentava tutte le stupide tendenze al male, nella
speranza di farlo precipitare dal trono sotto il peso dei propri errori e sostituirvi il di lei figlio. Essa fin dal tempo della pro clamazione dello Statuto in Napoli si era ritirata in Gaeta, e di
DA PALERMO A NAPOLI
151
là teneva la rete nella speranza di avvolgere il figliastro. Gli istrumenti di cui si serviva li attingeva dai suor istinti mal
vagi. Essa dirigeva la reazione e l'alimentava ; il popolo lo sapea e infuriava, ed impediva financo la festa natalizia del l'abborrita regina. La Corte Romana non era straniera alla vasta orditura reazionaria : l'esercito di Lamoriciere doveva, ad un
determinato segnale, entrare negli Abbruzzi, congiungersi con l'esercito napoletano e prendersi la rivincita sulla trionfante ri voluzione. Le paure e le speranze facevano il più doloroso con
trasto intorno alla reggia di Napoli . II capi della Guardia citta dina di Napoli presentavano al Ministero un indirizzo, col quale protestavano contro il ritiro dei Ministri in quei momenti che la libertà era minacciata . (Doc. 48.) Funzionarî civili , ufficiali dell'esercito , fidando nel trionfo
della causa italiana si dimettevano dagli uffizî; le fila degli amici del Re si diradavano, ma gli antichi fidi di Ferdinando II riprendevano autorità sull'animo del figlio : Cotrofiani ed Ischi tella stati licenziati, l'uno dal comando della Piazza di Napoli,
e l'altro della Guardia Nazionale, come i più aperti e più vecchi e
reazionarî, erano stati richiamati in carica dal Re, il quale si
gittava nelle loro mani, poichè nè dai Ministri liberali, nè dal popolo, nè dalla diplomazia sperava soccorsi. La necessità quindi di un gran colpo si faceva di giorno in giorno più urgente : le notizie dello sbarco di Garibaldi sul continente rendevano più pressante tale necessità. Alcuni bersaglieri sardi che erano so pra un bastimento da guerra piemontese ancorato nel porto di Napoli, erano scesi per passeggiare le strade della città, quando si videro aggrediti dai soldati della Guardia Reale, si difesero, ma sopraffatti dal numero, lasciarono due feriti. Il barone Bre
nier, Ambasciatore francese a Napoli, aggredito a colpi di pietra
sulla pubblica via da una massa di satelliti borbonici, che una volta sguinzagliati non si frenavano. A questi sintomi funesti di reazione, altro più grave ne suc
cedeva, e che tutto manifestava la trama preparata nella Reggia, nelle sagrestie e nei quartieri.
152
CAPO SECONDO
Nella casa di un prete francese si sorprendeva un grosso nu mero di copie di un indirizzo che la Nazione faceva al Re, per spingerlo ad una immediata e sanguinosa reazione. I ministri intanto che vedevano il Re verso la china dell'er
rore, avevano tentato di allontanarlo da Napoli, nella speranza di evitare una guerra civile : essi si presentarono gravemente al Sovrano e gli consegnarono un indirizzo. Liborio Romano, che era l'anima e regola del Ministero, com prese bene dalle risposte del Re quanto vano fosse il loro ten
tativo, per cui fece levare la parola dal Conte di Siracusa, zio del Re, uomo vecchio, malato, estraneo agli errori di Ferdinando e di Francesco II. Il Conte, con la più profonda convinzione della prossima rovina, scrisse al Re una lettera di tardivi consigli ( Doc. 49.)
Vane furono le parole dei ministri e dello zio nell'animo del Re : qualcuno gli avea consigliato di mettersi alla testa del suo esercito, affrontare Garibaldi fuori Napoli, e dargli una decisiva battaglia come a Re onorato e forte si conveniva. Alcuni gene rali che più potevano nell'animo suo, e che meno speravano dalla
vittoria delle armi italiane, afforzavano questo consiglio, e Fran cesco II al cadere di agosto, credendo ancora i suoi eserciti in lotta col Generale Garibaldi in Calabria, lasciava Napoli, e si recava in Salerno a prendere il comando del suo corpo di eser cito ivi stanziato. Ma Garibaldi non riposava in Calabria, ed a Napoli si seppe il 2 settembre che la Divisione Türr era sbar cata a Sapri, e che il giorno 3 il Dittatore si era ad esso unito
marciando sopra Salerno. Questa marcia ingigantì le immagina zioni meridionali, più che il grido di rivolta scoppiato in molte provincie del Regno. Garibaldi, che continuava ad avanzarsi a grandi giornate, lo sbarco di alcune altre Brigate della Divisione Türr a Sapri, l'esitanza degli uomini di guerra a tentare batta
glia con la capitale rumoreggiante alle spalle, e senza una base sicura di operazione, determinarono il Re di scegliere altrove il campo della sua guerra. Nella notte del 4 al 5 settembre si decise il ritiro dal campo
DA PALERMO A NAPOLI
153
di Salerno a quello di Sessa all'appoggio delle due fortezze Capua e Gaeta. La mattina del 5 le truppe cominciavano il movimento di ritirata da Salerno, da Avellino e da Napoli verso Capua e Gaeta . Le istruzioni dettate da S. M. il Re, comunicate al generale
Ritucci con foglio dello stesso giorno 5 del comando generale delle armi, furono le seguenti : « 1 ° Si terrà fermo sulla linea del Volturno.
« 2° Se un'iniziativa di offensiva potrà essere plausibile, si « domanderà subito il sovrano permesso per agire. « 3º Nel caso fosse necessità retrocedere, dopo combattuto
« e contrastato il passaggio di Cascano e Sant'Agata, il Gari <
gliano sarà occupato sostenendosi sopra Gaeta . « 4° Far bene riconoscere i terreni sui quali si potrà com
« battere.
« 5º Tutte le truppe di fanteria e cavalleria si concentre « ranno fra Capua e dintorni, per operare sulla linea del Vol « turno sotto gli ordini del maresciallo di campo Ritucci che <<
eseguirà gli ordini immediati del Re.
« 6° Il tenente - colonnello Negri è il capo dello Stato Mag giore, e tutto lo Stato Maggiore del maresciallo di campo Pia nell, si riunirà al comando in capo. »
Il giorno 6 le due brigate Milano e Spinazzi col generale Türr erano ad Auletta, e si preparavano ad avanzare verso Salerno mentre che il Dittatore partiva per Eboli con una piccola scorta . La mattina del 6 Francesco II sublimizzato dalla sventura,
ingrandito dall' ingratitudine degli uomini e del destino, si levò a tutta l'altezza di Re, i cui antenati da nove secoli reggevano destini di potenti Stati, ed indirizzava al suo popolo un pro clama (Doc. 50) ed alle potenze estere una protesta. (Doc. 51.) Commoventi furono le seguenti parole alla Guardia Nazionale: « Io lascio la mia capitale affidando la sua sicurezza ed il « mantenimento dell'ordine alla Guardia Nazionale ed alle Auto « rità costituite.
« Io vado frattanto là, dove il dovere mi chiama , a combat
CAPO SECONDO
154
« tere in difesa dei miei più sacri dritti . Iddio solo sa il fine di « tante sventure, ma qualunque sia il destino che l'avvenire mi « serba, nato ed educato in questa terra, sono e sarò napoletano.» Compiuti questi alti doveri di re Francesco II la sera del 6 settembre lasciava la città che i suoi antenati avevano riscat
tato dal dominio straniero, e che 24 anni prima aveva festeg
giato la sua nascita col più frenetico delirio di gioia. Principe disgraziato ! i suoi vagiti furono funestati dai funerale della ma
dre, le sue nozze dai funerali del padre, il suo avvenimento al Trono dalla caduta della Dinastia .
È incomprensibile come egli avesse potuto lasciare Napoli con tanta bonomia, quando il giorno prima aveva scritto a Napo leone III così :
« Voi mi avete consigliato di dare delle instituzioni costitu « zionali ad un popolo che non ne dimandava, io ho aderito al « vostro desiderio . Voi mi avete fatto abbandonare la Sicilia senza combattere <<
promettendomi, che così facendo, il mio Regno sarebbe stato
« garantito.
« Ora io debbo prevenire V. M. che sono risoluto di non di « scendere dal mio Trono, senza combattere ; io farò un appello « alla giustizia di Europa, ed essa saprà che io difenderò Na poli, ove sia assalito . » Le forze lasciate dal Re in Napoli ammontavano a 10,000 uomini circa (Doc. 52 ); prima di partire egli ordinava a tutti i comandanti della marina di guerra di recarsi immediatamente a Gaeta coi proprî mezzi o facendosi rimorchiare. La sola fre ar
gata Partenope obbedi al comando. (Doc. 53.)
Partito il Re, il Prefetto di polizia pubblicava un manife
sto, col quale richiamando i cittadini al rispetto verso una Maestà ecclissata dalla sventura, ed ai doveri di un popolo che
acquista libertà ed indipendenza, lo invitava ad attendere tran quillo lo svolgersi degli avvenimenti (Doc. 54 ); quindi Liborio Romano mandava il seguente invito al Dittatore :
DA QUARTO A PALERMO
155
Sig. Generale !
«
« « « «
« . Voi vedete al vostro cospetto un Ministero che ricevette il potere da Francesco II. Noi l'accettammo come un sacrifizio dovuto allo Patria. L'accettammo in momenti difficilissimi, quando il pensiero dell'unità d'Italia sotto lo scettro di Vit torio Emanuele, che già da lungo tempo agitava i Napoletani, sostenuto dalla vostra spada , e proclamato dalla vicina Sicilia, era divenuto onnipotente ; quando ogni fiducia tra governati e
«
governanti era già rotta ; quando gli antichi sospetti e gli odî
<<
repressi erano fatti più palesi, mercè le nuove franchigie co stituzionali; quando il paese era fortemente scosso da gravi
« timori di nuova e violenta reazione . In tali condizioni accet
« tammo il potere per mantenere la pubblica tranquillità, e pre « servare lo Stato dall'anarchia e dalla guerra civile. Ogni no « stro studio fu rivolto a questo scopo .
« Il paese ha compreso il nostro divisamento, ed ha saputo ap « prezzare i nostri sforzi. La fiducia dei nostri concittadini non
« ci è venuta mai meno; e noi dobbiamo alla loro efficace coope « razione se fra tante ire di parti, si è pure mantenuta questa « città scevra di violenze ee di eccidi.
« Generale. Tutte le popolazioni del Regno dove con l'aperta « « « « « «
insurrezione, dove con la stampa, dove con altre manifesta zioni hanno svelato in modo evidente il loro voto, vogliono anch'esse far parte della gran patria italiana sotto lo scettro di Vittorio Emanuele, voi siete, o Generale, il simbolo più sublime di questo voto e di questo pensiero, e perciò tutti gli sguardi si rivolgono a voi, tutte le speranze in voi riposano. .
« E noi depositarî del potere, cittadini ed italiani anche noi « confidenti lo trasmettiamo nelle vostre mani, certi che lo ter « rete con vigore, e che con sapienza indirizzerete questo paese « al nobile scopo che vi siete proposto, il quale va scritto sulle
« vostre vittoriose bandiere, e che è nel cuore di tutti: Italia e « Vittorio Emanuele.
Napoli, 7 settembre 1860. »
CAPO SECONDO
156
A questo invito, Liborio Romano aggiungeva la seguente lettera :
« Dittatore,
«
<<
« Con la maggiore impazienza Napoli attende il suo arrivo per salutare il Redentore d'Italia, e deporre nelle sue mani i poteri dello Stato, ed i proprî destini. In quest'aspettativa, io starò saldo a tutela dell'ordine e <<
« della tranquillità pubblica; la sua voce già da me resa nota « al popolo, è il più gran pegno del successo di tali assunti. « Mi attendo gli ulteriori ordini suoi, e sono con illimitato « rispetto .
Napoli, 7 settembre 1860 « Di lei Dittatore invittissimo
< Firmato : LIBORIO ROMANO . »
Infine parlava ai Napoletani cosi : « Cittadini !
« Chi vi raccomanda l'ordine e la tranquillità in questi so lenni momenti , è il liberatore d'Italia, il Generale Garibaldi. Osereste non esser docili a quella voce cui da gran tempo s'in chinano tutte le genti italiane ? No certamente, egli arriverà fra poche ore in mezzo a noi, ed il plauso che ne otterrà, chiunque avrà concorso nel sublime intento, sarà la gloria « più bella cui cittadino italiano possa aspirare. « Io quindi, miei buoni concittadini, aspetto da voi quel che il « Dittatore Garibaldi vi raccomanda ed aspetta. Napoli, 7 settembre 1860
« « « «
« Il Ministro dell'Interno e della Polizia Generale
< Firmato : LIBORIO ROMANO. »
DA QUARTO A PALERMO
157
La mattina del 7 settembre il Dittatore Garibaldi accompa
gnato dal generale Cosenz e da altri Uffiziali, entrava senza soldati e senza apparecchi di guerra in Napoli alle 12 meridiane, in mezzo ad un popolo frenetico di entusiasmo e di gioia unica nella storia del risorgimento dei popoli : i soldati borbonici di presidio stupefatti di tanto delirio universale, presentarono le armi al passaggio di un uomo che il grido della Nazione innal
zava al di sopra dei Re. Appena entrato in Napoli, il Generale Garibaldi, pubblicava il seguente manifesto al popolo : Figlio del popolo, è con pari rispetto ed affetto che io mi presento dinanzi a questo nobile ed imponente centro di po polazione italiana, cui secoli di dispotismo non hanno potuto umiliare nè ridurre a piegare il ginocchio avanti la tirrania . Il primo bisogno d'Italia era la concordia per realizzare la unità della grande famiglia italiana, oggi la Provvidenza ci dà questa concordia, giacchè tutte le Provincie sono unanimi, e lavorano con magnanimo slancio alla ricostruzione nazionale. <<
<<
« « « « « <<
Quanto all'unità la Provvidenza ci ha pur dato Vittorio Ema
nuele, modello di sovrani, il quale inculcherà ai suoi discen « denti i doveri che dovranno adempiere per la felicità di un popolo che lo ha scelto per capo, con ossequio entusiastico. I preti italiani che hanno la coscienza della loro missione, han « per garanzia del rispetto col quale saran trattati, lo slancio, « il patriottismo, l'attitudine veramente cristiana dei loro con fratelli, i quali dai degni monaci della Gancia, fino ai gene <<
« rosi preti del continente napoletano, noi abbiamo veduti, alla « testa dei nostri soldati, sfidare i più grandi pericoli della bat <<
taglia. Io lo ripeto, la concordia è il più grande bisogno
« d'Italia. Noi dunque accoglieremo come fratelli coloro che « non pensarono come noi in altri tempi, e che vorranno oggi
« sinceramente portare la loro pietra all' edifizio patriottico ; « infine noi rispettiamo la casa altrui, ma vogliamo essere pa « droni in casa nostra, piaccia o 'non piaccia ai dominatori « della terra . « Firmato : G. GARIBALDI. >>
158
CAPO SECONDO
Mariano d'Ayala, facente parte della Deputazione della città, che si présentò al Dittatore, indirizzava al medesimo le seguenti parole :
Capitano Italiano ! « Permettete che io , umile come voi , ma non come voi si
grande, a nome di questi che io chiamerei notabili, se non « temessi di offendere la loro modestia, e le orecchie e l'animo >
« del notabilissimo d'Italia, permettete che io e questi egregi K
<<
Deputati della città, vi diamo un bacio su quella fronte sem plice come nell'isola di Caprera , ma circondata di visibile gloria ; e questo bacio, è il bacio di 500,000 abitanti . « Vi accorgeste voi medesimo, o Capitano, come questo bacio
« ve lo diedero davvero, per le vie, le genti affollate ed esul « tanti al vostro passaggio. « Voi non siete, no, e vi sdegnerete di essere, il conquistatore « della città Regina del Mediterraneo ; voi ne sarete il primo cittadino; poichè non la conquista di una città d'Italia, non « la conquista delle cento nostre città potrebbe tornarvi sì cara , « come vi tornerà dolce udire pel mio labbro , che voi avete « fatto più nobile conquista e più desiderata da voi, una con quista degli Italiani, di Sicilia e di Napoli . « E che sarebbe mai la conquista dei nove milioni dell'Italia « meridionale, dei dodici milioni dell'Italia settentrionale, se non « aveste conquistato l'ammirazione di tutto il mondo civile dei <<
<
« due emisferi ? Se il vostro nome soltanto non scuotesse le fibre
<delle nazionalità oppresse ; se al nome di Garibaldi l'ungherese
« e l'illirico, e fino il boemo ed il croato, non sentissero infiam
« marsi di carità di patria e di sdegno verso l'oppressore? « Udirete in città, unanime, il grido di viva Vittorio Emanuele,
« viva Garibaldi, nomi carissimi e venerati che si compenetrano « e riescono in un nome e in un grido solo : Viva l'Italia. « Ma avanti di partire permettete, o ardito e ad un tempo ingenuo Capitano, che io vi dia un altro bacio in fronte, perchè
<<
« voi lo diate agli uomini dell'ordine che vi circonderanno del
DA QUARTO , A PALERMO
« « « « « <<
«
159
loro freddo senno e del braccio, agli uomini dell'azione che vi circonderanno del loro braccio audace e del senno ; e voi, a mano a mano svolgendo l'ampio e maestoso concetto per opera del senno e del braccio, sarete l'uomo più sapiente, più ardito e più fortunato che l'Italia, genuflessa e piangente avanti a Dio, aspettava ; l'uomo che vide, cessando di piangere, dopo cinque secoli il dì 4 luglio 1807. » A cui il Dittatore rispondeva:
« La ringrazio, sig. Ayala, delle benevoli parole che ha vo « luto indirizzarmi.
« Io ho sempre confidato nel sentimento dei popoli ; e quando « si tacciava di temeraria la mia impresa, chi pronunziava tali parole, non comprendeva che cosa significhi il concorso una nime , concorde , spontaneo di tutti i cittadini, che vince e « trionfa delle più ardue ed audaci imprese. » Trascriviamo il primo Decreto emanato da Garibaldi in Na
poli lo stesso giorno dell'arrivo : « Il sig. Liborio Romano è confermato al suo posto di Ministro < dell'Interno .
Il generale Enrico Cosenzè incaricato del Dipartimento della « Guerra .
« L'avvocato Giuseppe Pisanelli è incaricato del Dipartimento « della Giustizia .
« I direttori delle Finanze, sig. Carlo De Cesare e dell'In
« terno sig. Michele Giacchi, sono confermati ai loro posti. « È nominato Direttore di Polizia l'avvocato Giuseppe Arditi . « Il tenente-colonnello Guglielmo De Sauget è nominato « Direttore del Dipartimento della Guerra agli ordini del gene « rale Cosenz . « Firmato : G. GARIBALDI. »
Poco tempo dopo che il Dittatore era entrato in Napoli, lo raggiungeva il generale Türr, mentre poche truppe della sua Divisione lo seguivano di una giornata.
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САРО III ІІІ DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI . ALLA BATTAGLIA DELL'1 E 2 OTTOBRE
L'8 di settembre Garibaldi nominò Türr comandante la città
e Provincia di Napoli, e stabili alcune norme riflettenti gli uf fiziali dell'esercito napoletano che bramavano servire nella sua armata . (Doc. 55.)
In quel giorno i Borboni solevano celebrare con una grande parata militare la festa di Piedigrotta ; il popolo napoletano era fanatico per questa funzione; Garibaldi, onde soddisfare a questo fanatismo popolare, ordinò che la Guardia Nazionale eseguisse la parata, nella quale egli intervenne, e vi ebbe onori di re, che accolse con la solita semplicità. Lo stesso giorno egli fece una ricognizione con Türr ed alcune guide fuori Napoli, quindi rientrò in Palazzo d'Angri suo allog
gio, e mentre comunicava a Türr alcuni ordini, si presentò un ufficiale borbonico mandato dal comandante del forte di S. Elmo, per dirgli che i suoi soldati volevano costringerlo a tirare sulla
città . « Ebbene, disse Garibaldi, che tirino, tireremo anche noi. » In quel momento Garibaldi non aveva un soldato, ma Sant'Elmo non tirò .
La sera dell'8 settembre arrivò l'avviso che un'insurrezione
borbonica era scoppiata in Ariano predicata da quel vescovo, ed appoggiata da un corpo di 4000 uomini sotto il comando dei generali Flores e Bonanno. Il grido di rivolta dicevasi seguito 11
162
CAPO TERZO
dagli atti della più selvaggia ferocia ; la reazione irrompere nelle case dei liberali, non risparmiare vecchi, non rispettare onore di donne nè proprietà. Il sangue ed i saccheggi essere la bandiera che guidavano quell'orda fanatica e spietata . Il generale Türr ebbe la missione di reprimere questi orrori . Era la mattina del 9 per tempo, e le due brigate della sua Di visione che il 7 erano ad Eboli , e l'8 a Salerno , entravano finalmente in Napoli . Con una di queste , la Brigata Milano giunta per prima, il generale Türr partiva in ferrovia per Nola alle ore 2 pom .
Prima di partire lasciò il seguente ordine pel comandante l'altra brigata : * Napoli , 9 settembre 1860 .
« Al Maggiore Spinazzi. « D'ordine del Generale Dittatore la 2 Brigata da lei co
« mandata passa agli ordini del generale Bixio . Appena questi « arriverà a Napoli, Ella si presenti a lui, onde ricevere ul « teriori ordini . « Il Generale Comandante la 150 Divisione
« Firmato : Türr. »
Arrivato a Nola il generale Türr, dietro un suo dispaccio ,
trovò pronte carrozze , carri e traini ; gli riempi di truppa , e la sera arrivò in Mugnano del Cardinale, dove furono tosto distribuiti i viveri alla truppa che per cura del Municipio erano stati approntati. Tutti gli ufficiali furono cordialmente accolti in casa del comandante la Guardia Nazionale sig. Francesco
Antonio Montuori; il generale Türr partì subito per Avellino, e all'alba del seguente giorno partì per quella città anche la truppa.
In Avellino , Türr trovò la Guardia Nazionale abbastanza riunita sotto il comando del maggiore Federico Salomone. Ivi
delegò i suoi poteri amministrativi, durante la sua assenza per le ulteriori operazioni che andava a fare, al sindaco Domenico Capuano, buon patriotta, il quale accettava l'incarico con la seguente lettera :
DALLA INTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
163
• Avellino, 10 settembre 1860 .
« Sig. Generale
« Per quanto le mie forze fisiche me lo permettono, mi ado pererò a tutt'uomo di eseguire l'onorevole incarico affidatomi
« a rappresentarla in questa Provincia durante la sua assenza. « Il Sindaco
« Firmato : DOMENICO CAPUANO. »
« Al Sig. Generale Capo politico Türr « Avellino . »
L'arrivo del generale Türr in Avellino pose il colmo alla frenetica gioia della città, e venne annunziato dal Procuratore Generale col seguente telegramma : « Avellino 10 , ore 8 pom .
« Il Procuratore di Avellino
« al Ministro di Grazia ee Giustizia ee dell'Interno.
« La esultanza di questa popolazione per i magici fatti che « si sono compiuti, non potrei ritrarre se avessi cento lingue e « cento .
« Il nome del gran Dittatore corre per le bocche di tutti ac
« compagnato da mille benedizioni, e la città parata da due giorni
presenta una festa fantastica, nella quale veggonsi migliaia di « vessilli dell'inclita Casa di Savoia, irradiati la sera di splen dide luminarie. Fin da ieri gente di ogni età e condizione cor « reva a Monteforte per incontrare la colonna del bravo generale « Türr arrivata stamane, ed è stata festeggiata in mille guise,
« sicchè fino le donne percorrevano la marcia con palme e ban « diere .
« Dai balconi piovevano fiori a dovizia sui campioni di Cala « trafimi e di Milazzo .
« Lo spirito pubblico non può essere migliore. « Uno è il palpito di tutti i cuori, unanime il grido : viva « l'Italia, viva Vittorio Emanuele, viva Garibaldi . »
CAPO TERZO
164
Lo stesso giorno in cui Türr arrivava in Avellino, gli si pre sentava il maresciallo Flores scusando la sua partecipazione
nella reazione, e scriveva una lettera al generale Bonanno per ricondurlo a miglior partito. Ciò indusse il generale Türr a
spiccare un dispaccio a Bonanno, invitandolo a capitolare, e additandogli Dentecane come suo quartier generale per quella sera, mentre il domani avrebbe marciato con tutte le sue forze sopra Ariano .
Lo stesso giorno 10 il generale Türr coi bersaglieri milanesi, e un altro battaglione montato sui carri per guadagnare strada, si spinse fino a Dentecane, mentre Rüstow, capo del suo Stato Maggiore, cogli altri due battaglioni seguiva di riserva fino a Pratola .
Le Guardie Nazionali mobilizzate dei dintorni avanzarono
contemporaneamente a fianco della strada. Presso Dentecane e
Montemiletto si fecero alcuni colpi di fucile, e l'avanguardia della Brigata Milano protesse il trasporto di parecchi prigionieri fatti dalla Guardia Nazionale nei dintorni di Montemiletto. Gli
agitatori della reazione si salvarono con la fuga ; alcuni furono arrestati. ( Doc. 56 e 57.) Durante la notte arrivarono due uf ficiali inviati dal generale Bonanno al generale Türr, portatori della seguente risposta : >
Ariano, 10 settembre 1860, ore 10 pom .
Sig. Generale, « Or ora ho ricevuto un officio del mio Capitano capo dello « Stato Maggiore, ove mi notizia che recasi in Dentecane onde .
finalizzare le trattative. Intanto trovandosi la mia truppa ac
campata fuori Ariano, prego la di lei bontà permettere che le « sue truppe non occupino Ariano stesso, se primą le trattative « in parola non sieno completamente terminate. « Il Generale Comandante
« Firmato : FRANCESCO BONANNO. »
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC .
165
La mattina dell'11 Rüstow condusse a Dentecane anche la
riserva, ed appena essa fu arrivata, Türr coll'avanguardia, e sempre sui carri, proseguì per Grottaminarda . Rüstow colla ri serva rimase presso Campanerella ee Dentecane in vantaggiose posizioni, sulla riva sinistra del Calore. Arrivato Türr a Grot
taminarda, non avendo avuto ancora risposta decisiva da Bo nanno, intimò al medesimo la resa incondizionata . Bonanno da
principio fece delle difficoltà ; egli voleva avere libera ritirata a Gaeta con armi e bagaglio; non così la pensavano i suoi sol. dati, i quali vedendosi di fronte i Garibaldini, che credevano tanto lontani, spiegarono la volontà di andare a casa. Or come Türr insisteva nelle sue domande, Bonanno alla fine vi si ac conciò, e sottoscrisse la resa delle armi, cannoni, materiali da guerra e cavalli con la seguente capitolazione : • Dentecane , 11 settembre 1860 .
« « « « «
« Noi qui sottoscritti, dietro ordine ricevuto dal sig. generale cav. Bonanno, comandante la colonna di ritorno dalle Puglie, in conseguenza di un invito arrivato per telegramma dal si gnor generale cav. D. Stefano Türr in Ariano, ci siamo re cati in Grottaminarda, e quindi in Dentecane, dove essendoci abboccati verbalmente col riferito sig. Generale, si è conve
« nuto ciò che poteva riguardare tutti gl'interessi particolari « « « «
«
dell'enunciata colonna, per la quale abbiamo fra le altre cose , domandato il passaggio libero fino a Gaeta per ricondurla militarmente con le sue armi, sotto la veduta eccezionale che la colonna medesima, lontana dai fatti che accadevano nella capitale, stando nelle Puglie, e propriamente a Bari, in tale ignoranza è stata posta in movimento direttamente sopra Avel lino, sotto la condotta del sig. maresciallo di campo Flores,
« che cosi all'oscuro di tutto finalmente la lasciava sotto rotta
« da Bovino per Ariano il dì 9 corrente, circostanza che non ha <<
potuto far prendere l'espediente di adottarsi strada diversa per
< evitare Avellino .
« In vista quindi dell'abboccamento medesimo, esso signor
CAPO TERZO
166
<<
generale Türr ci ha manifestato non poter divenire ad altre « condizioni oltre quelle qui appresso segnate, cioè : « 1 ° Tutti i signori ufficiali, dal generale fino all'ultimo
<<
grado inclusivo, rimangono in piena libertà di tornarsene ove meglio loro piaccia, asportando il loro equipaggio, cavalli ed « armi proprie, potendosi dirigere a Gaeta direttamente, o toc « car prima Capua , qualora bramasssero colà raggiungere il
<C
proprio Sovrano .
« 2º Doversi manifestare agl' individui di truppa che essi « o debbono sciogliersi ritornando ciascuno alle proprie case, « oppure darsi alla Nazione, e le armi consegnarsi alle autorità locali , o, come meglio si creda, consegnarle. « 3º I suddetti articoli di condizioni , s' intendono come
« non pattuiti quante volte riferiti da noi al ripetuto signor « generale Bonanno, non venissero dal medesimo approvati. « Fatto in Dentecane alle ore 2 e mezzo ant. del giorno 11 set « tembre 1860 . « Firmato : STEFANO TÜRR Generale Comandante.
« Firmato : Lodovico BIDOGNETTI Capitano dei Carabinieri a cavallo « Firmato : EMMANUELE OCCHIONERO Capitano dello Stato Maggiore.
«
Approvate da me le soprascritte condizioni. « Il Generale Comandante la colonna
« Firmato : FRANCESCO BONANNO. »
Questa convenzione venne confermata dal Generale Borbo nico con la seguente lettera : « Camporeale , 11 settembre 1860 .
« Il generale Bonanno al sig. generale Türr.
« Le condizioni da lei sottoscritte e dal Capitano del mio « Stato Maggiore, e dall'altro Capitano dei Carabinieri aa cavallo, « rimangono da me completamente approvate ; quindi domani mi
porrò in movimento con gli ufficiali e la poca cavalleria ri
167
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
« masta, mentre l'artiglieria sarà qui consegnata al Sotto -Inten « dente, giusta il convenuto nelle suddette condizioni , ed un « officio del Sotto -Intendente di oggi stesso primo carico N° 6544 . « Il Generale Comandante
* Firmato : FRANCESCO BONANNO. »
Questa lettera e la convenzione fu ricevuta dal Generale
nel momento in cui egli erasi concentrato presso Ariano, alle ore 4 e mezzo pom. del 11 settembre.
In seguito di tale convenzione, il 13° Reggimento di linea veniva sciolto e disarmato in Ariano, il battaglione Carabinieri reali
a cavallo doveva andare a Nola per deporre le armi e lasciare i cavalli, ma siccome contro i patti, la diserzione cominciava a verificarsi, Rüstow lo fece disarmare appena giunto in Avellino. Così quel corpo di esercito si scioglieva per tornare alle pro prie case.
Il generale Türr comunicava al Dittatore il risultamento della sua spedizione col seguente telegramma : <<
« La reazione dispersa : Bonanno capitolato : abbiamo guada gnato quattro cannoni perfettamente montati e cavalli per due squadroni. Fanteria Borbonica licenziata ; furono fatti arresti
« in molti villaggi. Ho istituito un Consiglio di Guerra, ed es « sendo fuggiti i capi della reazione, ho raccomandato ai giu « dici la massima clemenza verso il fuorviato ed ignorante po
« polo. In conseguenza degli ordini avuti, il maggiore Salomone si recava a Montemiletto, dove metteva mano sui compromessi che potè rinvenire, e ne ragguagliava il generale Türr con la se guente nota : Montemiletto , 11 settembre 1860, ore 6 ant .
Sig. generale Türr. « Nell'arrivare aa Montemiletto ho disposto che la forza avesse
« circondato il paese da basso, e poi s'inoltrasse verso sopra
fru
CAPO TERZO
168
gando le case di campagna ; molti individui si sono arrestati « dalla forza da me comandata, e specialmente dalla colonna Curzio , i quali buona porzione ieri sera l' ho consegnati al maggiore De Marco per condurli alle prigioni di Montefusco. Molti altri arrestati li ho tuttavia qui, e non essendoci in questo paese una prigione per poterli custodire, così penso di
<<
<<
<<
« menarli alle prigioni di Montefusco, onde potranno essere giu < dicati dal Giuri che ivi si riunisce . <<
Qui ho un magistrato al quale ho incaricato di raccogliere
« tutte le prove dei misfatti commessi in questo paese per pre « sentarli al Giuri, e con tutta attività adempirà alle mie dispo » zioni .
Nell'occupare Montemiletto l'ho trovato quasi tutto disabi tato , avendo la maggior parte della gente presa la campagna. «
« Per tutt'altro mi atterrò alle sue disposizioni . Il Maggiore
« Firmato : FEDERICO SALOMONE. >>
Il 12 Türr fu ad Ariano, dove avrebbe potuto e forse dovuto spaventare il popolo con esecuzioni sommarie, metter le mani sui preti alti e bassi, ma non volle farlo; la sua condotta colpi
quella gente abituata alle rappresaglie del caduto Governo, e li trascinò a mutare volontariamente indirizzo . Il clero faceva adesione al nuovo ordine di cose .
La condotta del generale Türr si manifestò apertamente , quando nel vedersi assordato da denunzie, da accuse, da detra zioni di ogni maniera elevò l'ingegno e radunò tutti quelli che avevano avanzato denunzie spinti da antichi rancori, da ambi zioni nuove, o da ire personali, in una sala dell' Episcopio, e tenne loro questo discorso : « Sotto il Governo dei Borboni forse era pregio la denunzia « anonima: per Vittorio Emanuele e Garibaldi è una viltà : chi
« ha accuse deve farle aperte : voi, signori, mi avete esposte delle « gravi accuse , segnatamente gli uni contro gli altri: ebbene « chi ha coscienza di aver detto la verità in segreto, abbia il
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169
coraggio di dirla palese, e gli prometto la più esemplare giu « stizia . »
- Nessuno ebbe il coraggio di parlare ; di che il ge
nerale Türr indispettito, fece aprire la porta, e li congedò. Non è certamente nostro pensiero di tramandare ai posteri quei documenti di umana degradazione, ma come saggio della
morale che il dispotismo stilla nel cuore del popolo , ne regi striamo qualcuna delle migliaja di denunzie che piovvero in soli due giorni nella Segreteria del generale Türr. (Doc. 58.) Intanto come il Dittatore ebbe l'avviso della sedata reazione
si affrettò di chiamare Türr col seguente telegramma: « Il Generale Dittatore Garibaldi
« al generale Türr « Ariano .
« Lasciate Carbonese, venite colla truppa vostra, vedete chi può essere il Governatore della Provincia. « Da Napoli 12, ore 5. 45 ant. « L'Ufficiale Interprete « Firmato : NICOLA FERRERO. »
Com'ebbe il generale Türr questo telegramma, dava ordine
alla sua truppa di ricondursi in Caserta, mentre egli si con duceva a Napoli alla chiamata del Dittatore, ove arrivò la notte del 13, mentre il 14 egli venne chiamato al comando delle truppe sul Volturno .
Da Napoli il generale Türr spediva il colonnello Teleki per ritirare i cavalli presi ai borbonici in Ariano, ed il me desimo il 14 gli telegrafava cosi : Caserta , 14 settembre 1860 .
« Il Colonnello Teleki Caserta . « al Generale Türr
« Parto sull'atto coi cavalli per Nola , sarò io solo questa « sera a Caserta .
170
CAPO TERZO
« I cavalli non sono in stato di viaggiare questa notte da Nola « a Caserta .
Avellino, 14 settembre, ore 3, 45 pom. « L'Ufficiale Telegrafico
< Firmato : FILIOLA. »
Intanto che il generale Türr in soli cinque giorni compiva una missione di cosi grave importanza in quell'eccezionale mo mento, qual'era quella di sedare una reazione , che si sapeva
donde aveva avuto principio , ma che non si avrebbe saputo ove potesse aver fine, entravano in Napoli (dal 10 al 12 set tembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare
descritte in appendice 1) le altre Brigate della sua Divisione,
1) La Brigata Spangaro s'imbarcava il giorno 30 agosto in Livorno per Palermo. Quella di Eber arrivava alle 10 ant. del 1° settembre da Marcel linara a Catanzaro accolta con feste dalla popolazione; ivi veniya allog
giata nelle caserme e nelle chiese. In detta città raggiungevano il corpo molti volontari rimasti indietro nelle marce. La forza della Brigata era
di 2960, dei quali presenti 2462, assenti 504, cioè ammalati 344, dispersi 160. La Brigata Sacchi il 3 agosto alle 4 ant. partiva da Soveria Mannelli,
si fermava a Carpenzano , ed alle 3 pom. dello stesso giorno riprendeva la marcia per Rogliano. Alle 3 ant. del 1° settembre si riuniva tutta a Rogliano , ove in seguito a sentenza di un Consiglio di guerra fu passato per le armi il caporal (tromba a nome Canepa Luigi reo di furto. Lo stesso giorno partiva la brigata da Rogliano alle ore 4 pom., e arrivava
a Cosenza alle ore 10 pom . accolta con festa dalla popolazione. Alle 5 pom . del 3 la Brigata Eber, percorrendo la consolare, marciava per Tiriolo, dove arrivava alle 11 pom ., ed accampava al di qua del vil laggio fino alla mattina del 4 (ore 6 ant. ) , che passava ad altro accam pamento al di là del paese, alle 3 pom . muoveva per S. Pietro a Tiriolo, ove giungeva alle 10 pom . e si accampava sulla strada. Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s'imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom .; l'operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Nel medesimo giorno 3 la Brigata Spangaro sbarcava a Palermo.
Alle 2 ant. del giorno 3 la Brigata Sacchi riprendeva da Cosenza la marcia, giungeva a Taverna Nuova alle 4 ant. , riposava fino alle 4 pom. , da dove partiva per Tarzia, e vi giungeva alle 10 e mezzo pom . Riposava fino alle
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171
cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17a Divisione Medici ; la Brigata Sacchi continuava a di pendere direttamente dal Quartier generale principale. 5 pom.
del giorno 4, da dove partiva per Camerata passando per Spez
zano Albanese.
Alle 2 ant. del 5 la Brigata Eber continuava per Soveria Mannelli, vi arrivava alle 7 ant., da dove riprendeva la marcia all'1 ant. del 6 , ed
un'ora dopo accampava in Rogliano al di qua del paese. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casali nuovo alle 7 pom ., e riprendeva la marcia per Sala Consolina alle 5 ant. . del 6, dove arrivava alle 4 pom.
In questo giorno sbarcava a Palermo una frazione della Brigata Span garo, la quale veniva passata in rivista dal comandante la Piazza. Alle 4 ant. del 5 settembre la Brigata Sacchi si muoveva per Castrovil
lari, alle 5 pom. dello stesso giorno riprendeva la marcia per Morano, dove giungeva alle 8 trovando tutto il paese illuminato. Alle 2 ant. del 6 par tiya per
Campotanese. Alle 9 ant. dello stesso giorno arrivava alla Rotonda.
La Brigata Eber alle 2 ant. del 7 lasciava Rogliano, ed alle 8 ant. giun geva in Cosenza.
Alle 4 ant. del 7 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia per Castelluccio, dove arrivava alle 8 passando a spalle d’uomo il fiume Merenzo. Alle 5 pom . partiva per Lauria arrivando alle 8 e mezzo pom .
La Brigata Eber (5 ant. del giorno 8) riprendeva la marcia , ed arri vava alle 10 pom . in S. Fili, ivi pernottava, ed alle 5 ant. del 9 muoveva per Paola , dove giungeva alle 10 ant. del giorno medesimo. La Brigata Puppi riposava il 7 a Sala Consolina, e l'8 si inetteya in marcia : accam pava ad Auletta, ed il 9 proseguiva per Eboli, ove arrivava alle 5 pom .
Il ? una porzione della Brigata Spangaro imbarcavasi a Palermo per Sapri а
dove arrivava alle 7 pom ., e trovava ordine di continuare per Napoli, se nonchè per mancanza di carbone doveva a di 8 sbarcare a Salerno . Ivi si fermava qualche ora, e poi partiya per Nocera, da dove con la ferrovia arrivava a Napoli la mattina del 9. Il giorno 8 il resto della stessa Bri
gata partiva da Palermo direttamente per Napoli, e vi arrivava la mattina del 9, che riunita sul largo S. Francesco di Paola, veniva passata in ri vista dal Generale Dittatore, quindi si acquartierava.
Alle 2 e mezzo pom. del giorno 8 la Brigata Sacchi riprendeva la marcia da Lauria per Lagonegro, ove giungeva alle ore 10 e mezzo pom ., colà fu raggiunta dal Maggiore Chiassi colle sue compagnie. Alle 9 ant. del 10 davano fondo l'åncora dirimpetto a Paola i battelli
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CAPO TERZO
La Brigata Eber, unita alle truppe della 18* Divisione (Bixio), il 7 settembre compiva in Cosenza un santissimo e doloroso dovere in nome di tutta Italia >, in ricordanza di tre martiri nobilissimi della causa italiana. I giovani volontarî sopravvis
suti a tante battaglie per la rigenerazione della patria, alle 2 po meridiane del suddetto giorno 7 , depositavano una
corona
sulla tomba dei fratelli Bandiera e Moro fucilati da Ferdi
nando II nel 1844, e scioglievano così un voto che sciogliere non poterono le desolate madri di quei giovani eroi assassinati in terra italiana, da sgherri italiani, per una causa sacra alla patria comune .
Nello stesso giorno 7 settembre quando si rendevano questi onori sulla tomba dei martiri, il generale Garibaldi entrava
trionfante in Napoli e rovesciava il trono dell'ultimo dei Bor boni , terribile coincidenza della vendetta di Dio ! Mentre questa riparazione si dava a Cosenza alle ossa di quei martiri, una vendetta civile si compiva a Belvedere Spinello nella Provincia di Catanzaro, dove si toglieva ai cavalieri del 1844 le croci e le medaglie d'oro che Ferdinando II aveva loro a piene mani largito, come prezzo del sangue di quei mar tiri, e della partecipazione negli scellerati tradimenti del Corso a vapore destinati al trasporto in Napoli della Brigata Eber. Alle 6 pom . aveva luogo la partenza ; alla mattina dell'11 lo sbarco in Napoli, dove la brigata si acquartierava ai Granili, e vi riposava fino a tutto il 13. La Brigata Sacchi alle 4 ant. del giorno 10 riprende la marcia da La
gonegro per Sapri: ivi giungeva alle 11 ant. Arrivavano due vapori ove si imbarcava la Brigata.
Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi che ve niva accolta dalla popolazione con indicibile festa ; l'11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava in Napoli acquartie randosi a Pizzofalcone.
Alle 4 ant. del di 11 la Brigata Sacchi salpava da Sapri , lasciando a terra cinque compagnie col maggiore Grioli , per insufficiente capienza del legno destinato al trasporto , ed arrivava al porto di Napoli alle 9 pom. del suddetto giorno. La truppa di questa Brigata venne acquartierata a Castel Nuovo.
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
173
Boccaciampa. Queste medaglie suggellate, vennero trasmesse in Caserta al generale Garibaldi , a mezzo di una Deputazione come documento di riparazione cittadina alla memoria degli illustri martiri .
Le vittorie più che splendide, miracolose, di Garibaldi nel continente, avevano esercitato sulla politica del Governo Sardo un'influenza indeclinabile che dava seriamente a pensare. Il Governo Sardo* cominciava a sentire di essere oramai ti
rato a rimorchio dai tanti trionfi; non dubitava dell'onestà del l'Eroe , ma sapeva che molti ed attivi suoi compagni erano uomini di fede mazziniana, che una volta padroni della situa zione avrebbero potuto rendere impossibile allo stesso Garibaldi
il compimento del suo programma. Da una parte Garibaldi se portava per simbolo Italia e Vittorio Emanuele, dall'altra non cessava di proclamare che l'Italia si faceva a Roma, e che la monarchia di Vittorio Emanuele si doveva proclamare dal Cam
pidoglio. Questo allarmava profondamente il Conte di Cavour, ai cui occhi pareva inevitabile un conflitto di Garibaldi con
l'esercito francese a Roma , e con ciò compromessi i trionfi garibaldini in Sicilia e nel continente, compromesse le vittorio del 1859 sugli Austriaci, perduto forse per sempre il momento di annettere il Reame delle Due Sicilie agli altri Stati italiani retti da Vittorio Emanuele.
Ma il Conte di Cavour , con quell'abilità che gli facea si
gnoreggiare le più astruse situazioni , seppe servirsi delle sue apprensioni stesse, per far circoscrivere la protezione francese alle sole provincie dell'antico patrimonio di S. Pietro, e abban donare agli eventi le Marche e l'Umbria, con che sarebbe ri congiunto il territorio dell'Italia meridionale col settentrionale . Egli aveva fatto evidente a Napoleone III che se questo pro gramma di unificazione venisse compiuto da Garibaldi, sarebbe stato difficile di tenere il torrente dallo irrompere :: essere già il principio del non intervento violato dal Governo pontificio con lo assoldamento di un esercito straniero, comandato da un ge
nerale anco straniero , il Lamoricière : dare ciò argomento ai
1
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CAPO TERZO
rivoluzionarî di agitare l'Italia e trascinarla a sbaragli compro messivi degli ordini monarchici, non potere il Governo Sardo
lasciarsi prendere la mano da uomini che avrebbero rinnovato i fatti del 1849 a Napoli e a Roma, essergli indispensabile in tervenire colle sue armi, dove già l'intervento di mercenarî
stranieri era consumato, ed imporsi cosi al propagamento della rivoluzione dal mezzogiorno al settentrione d'Italia. L'Imperatore dei Francesi , convinto o facendo vista di con vincersi di tutti questi pericoli, consenti al Conte di Cavour in una intervista nella Savoia, verso il cadere di agosto, che il Go verno Sardo intervenisse a porre un argine all'irrompente rivo luzione, ed arrestasse il cammino verso Roma. Presi questi accordi, il Governo Sardo si preparava all'even tualità, quando gli pervenivano le notizie dei fatti di Calabria , della insurrezione delle Provincie napoletane, della marcia trion fale di Garibaldi, della partenza di Francesco II, dell'entrata del Dittatore in Napoli.
Questi eventi, compiuti in 19 giorni, affrettarono l'azione del Governo Piemontese, e la dimane dell'entrata del generale Ga ribaldi in Napoli, il Conte di Cavour faceva pervenire al car dinale Antonelli una nota intimandogli di sciogliere l'esercito mercenario, cessare dalle ingiurie al sentimento nazionale : non
essere più il tempo delle sanguinose repressioni di Perugia , e doversi i popoli lasciare liberi nella manifestazione dei propri diritti, non doverli lasciare preda di orde indisciplinate e fana tiche, essere il Governo Piemontese deciso a tutelare con la forza
delle armi i diritti del Popolo Italiano . Il cardinale Antonelli rispose energicamente a questa nota
che egli appellava aperta violazione del diritto pubblico, e scri veva : il Governo Piemontese calunniare il Governo del Pontefice,
calunniare il di lui esercito, arrogarsi diritti che non gli com
petono, essere nel diritto di uno Stato indipendente di tener sol dati di qualunque nazione ai suoi stipendî, essere l'autorità del
Papa cosmopolita, essere deciso a respingere con la forza qualun que violazione del diritto delle genti .
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
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Alla nota del cardinale Antonelli, il Governo Sardo rispon
deva col gettare negli Stati della Chiesa un esercito di 40,000 uomini, sotto il supremo comando del generale Fanti, il quale
entrava nell'Umbria, mentre il generale Cialdini entrava nelle Marche.
Il Dittatore intanto nulla trascurava al compimento della liberazione del continente napoletano dalle armi borboniche, e dirigeva a suoi soldati il seguente proclama: ITALIA E VITTORIO EMANUELE.
« Il Dittatore delle Due Sicilie
« ai Militi Volontari.
Quando l'idea della Patria in Italia era la dote dei pochi, « si cospirava. Ora și combatte e si vince . I patriotti sono ab « bastanza numerosi da formare degli eserciti, e dare ai nemici battaglia. Ma la vittoria nostra non fu intera . L'Italia non è « ancora libera tutta, e noi siamo ben lungi dalle Alpi , meta
« nostra gloriosa . I più preziosi frutti di questi primi successi, « è di potere armarci e procedere . Io vi trovai pronti a seguirmi, ed ora vi chiamo tutti a me. Affrettatevi alla generale ras « segna di quell'esercito, che deve essere la Nazione armata
« per far libera ed una l'Italia, piaccia o no ai prepotenti della « terra .
Raccoglietevi nelle piazze delle vostre città , ordinandovi « con quel popolare istinto di guerra che basta a farvi assalire <<
« uniti il nemico .
« I capi dei corpi così formati avvertiranno anticipatamente « del loro arrivo in Napoli il Direttore del Ministero della « Guerra perchè appronti l'occorrente. « Per quei corpi che più convenientemente potrebbero venir qui per via di mare, saranno date le opportune disposizioni. « Italiani ! il momento è supremo. Già fratelli nostri com « battono lo straniero nel cuore d'Italia. Andiamo ad incontrarli
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CAPO TERZO
« in Roma per marciare di là insieme alle Venete terre. Tutto « ciò che è dover nostro, è diritto'; potremo fare se forti. Armi, dunque, ed armati. Generoso cuore, ferro e libertà . Napoli, 10 settembre 1860. «
« Il Dittatore
« Firmato : G. GARIBALDI, »
Il linguaggio di questo proclama era di natura tale da giu
stificare le apprensioni del Conte di Cavour e spingere il Go verno Piemontese ad agire energicamente con le sue armi nelle Provincie Pontificie: ma d'altra parte il Dittatore, come uomo
politico, procedeva in modo da dissipare tutte queste apprensioni . Egli avea accettato la dimissione dei Ministri di Francesco II, e conservato il solo Liborio Romano, al quale unì Cosenz per la Guerra, Pisanelli per la Giustizia, D’Affitto Interno, Scia loja Finanze, Ciccone Istruzione Pubblica, uomini moderati e di fiducia intera del Conte di Cavour .
Cosenz, Ministro della Guerra, con tutta la potenza del suo non comune ingegno , accompagnato da rara costanza , intra
prendeva l'organizzazione dei tanti e svariati servizî del ramo Guerra , e provvedeva particolarmente alle armi e munizioni tanto necessarie in quei momenti .
Il Dittatore inoltre mando il Leopardi all'Ambasciata di Torino , il Marchese Bella a Parigi , e destinò il Colonna a Sindaco di Napoli, anche costoro persone affigliate alla politica del Cavour. Finalmente promulgò per tutto il Reame di Na poli lo Statuto Piemontese.
Malgrado queste disposizioni , il Conte di Cavour essendo
bersagliato dalla Diplomazia , non riposava. Garibaldi si era pronunziato troppo chiaramente per la sua marcia sopra Roma : egli era divenuto troppo potente per non agire con le proprie
forze, se le ardenti immaginazioni meridionali prese dai miracoli delle sue guerre lo avessero seguito a qualunque sbaraglio ; ond'è che, mentre Garibaldi spingeva le sue forze contro le ultime armi borboniche, i partigiani della politica di Cavour gli crea
vano ogni maniera d' imbarazzi politici in Napoli ed in Pa
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC .
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lermo per attraversargli il rapido cammino delle vittorie, e ren dere necessario ed urgente l'intervento delle armi piemontesi nel Reame di Napoli. Alle difficoltà che gli suscitavano gli amici segretamente, si univano le palesi delle reazioni che scoppiavano al grido di Francesco II .
Il generale Türr , al quale il giorno 14 settembre , come abbiamo narrato, veniva, al ritorno di Ariano, confidato il co mando delle truppe sul Volturno , partiva lo stesso giorno di buon'ora da Napoli, per Caserta, dove istallò il suo Quartier Generale. Tutte le truppe allora raccolte tra Caserta e Santa
Maria sommavano a poco più di 3000 uomini , i quali tene vano gli avamposti a Santa Maria, a San Leucio ed aa Casanova.
Dall'altra parte l'esercito borbonico in Capua era organiz zato nel seguente modo :
Comandante in Capo il maresciallo Giosuè Ritucci, Capo di Stato Maggiore colonnello Francesco Antonelli. Prima Divisione : Comandante brigadiere Colonna, Coman danti di Brigata tenente -colonnello Ferdinando La Rosa, bri gadiere Barbalonga.
Seconda Divisione : Comandante maresciallo Afan de Rivera, Comandanti di Brigata colonnello Polizzy , brigadiere Won Mechel.
Terza Divisione : Comandante Brigadiere Tabacchi, Coman danti di Brigata colonnello Marulli, colonnello Dorgemont, Co lonnello Ruiz .
Divisione di Cavalleria : Comandante brigadiere Palmieri Comandanti di Brigata brigadiere Echaniz , colonnello Russo , brigadiere Segardi.
Piazza di Capua. Governatore maresciallo Pinedo, Comandante di Brigata Raf faele De Corné.
Di fronte a quest'esercito, garantito da una fortezza, si tro vava il generale Türr con poche forze di volontarî, mancanti 12
CAPO TERZO
178
di ogni mezzo di oppugnazione, privi di artiglieria, privi di ca valleria, di munizioni, di ambulanza. Egli rifletteva a questa situazione impossibile , che potea decidere in un momento dei destini di tutta la rivoluzione, e misurava la immensa responsa bilità che aveva assunto accettando la fiducia del Dittatore .
Questi erano i suoi pensieri allorchè poneva i piedi a Caserta nel 14 settembre, quando come un fulmine gli arrivò da Sir tori il seguente telegramma: « Il Generale Sirtori al Generale Türr « Caserta .
« I regî sono usciti fuori Capua e sono a vista delle truppe « nazionali.
« Santa Maria, 14 settembre, ore 10.ant. « L'Ufficiale Telegrafico
« Firmato : GIUSEPPE Filiola. »
Questo colpo, lungi di atterrirlo, svegliò tutte le sue forze; in un momento spedì ordine al tenente-colonnello Winkler a S. Leucio di fare una ricognizione dei movimenti dei regî (Doc. 60) ; distaccò il Battaglione Bossi della Brigata Puppi al lora allora arrivato , e lo mandò in rinforzo di Winkler a S. Leucio ( Doc. 61 e 62), ed egli si portò sino a Santa Maria , ove riconobbe che il movimento dei Borboni non era che una
ricognizione. Nel tempo stesso espose a Sirtori la gravezza della posizione col trovarsi così sprovveduti di uomini e di mezzi di
guerra, contro un nemico poderoso e provveduto di tutto, onde il Sirtori prese il partito di recarsi immediatamente in Napoli , promettendo a Türr ogni possibile aiuto. Nel tempo stesso, per via di telegrammi e di Uffiziali del suo
Stato Maggiore, spediti senza interruzione in Napoli a Cosenz, Ministro della Guerra , affrettava Türr l'invio di truppe , can
noni, ambulanza, e di tutti i mezzi necessarî ad organizzare il suo campo .
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
179
La mattina del 15 arrivò in Caserta la Brigata Eber, e Türr la spedì in Santa Maria ad assumere il servizio di avamposti, mentre dirigeva il 2° Reggimento della Brigata Sacchi per ap poggiare una ricognizione del maggiore Isnardi verso S. Prisco . Non aveva egli ancora finito di dare tali disposizioni, che gli arrivò la nuova dello scoppio di una reazione a Marcianise . Türr comprendeva bene, che un movimento aa Marcianise avrebbe potuto avere appoggio facilissimo da un corpo di truppe che uscendo da Capua e distendendosi per pochi chilometri a de stra, avrebbe potuto comunicare il fuoco della reazione fino a Napoli, onde senza perdere un istante, spedì in Marcianise il Maggiore Cattabene con due compagnie e con le istruzioni di reprimere il moto ad ogni costo . I momenti erano gravissimi :
attorniato da un esercito regolare, e da popolazioni pronte alla sommossa, il generale Türr fremeva per organizzarsi, e non si arrestava dal tempestare telegrammi al Ministro della Guerra Cosenz di mandargli truppe, munizioni e l'ambulanza ; al te nente Ferrari a Nola di mandargli la mezza batteria presa in Ariano. In mezzo a questo agitarsi gli arrivò da Cosenz il seguente telegramma: « Al Generale Türr < Caserta, o dove si trova .
È
pronta Brigata Spangaro, per dove volete che parta? Napoli 15, ore 5. 10 ant. »
« Subito a Caserta la Brigata Spangaro » rispondeva Türr, e più tardi lo stesso Spangaro gli telegrafava : « La Brigata di mio « comando potrà partire soltanto oggi alle 2 pom. » Difatti a alle 6,15 gli telegrafava: « Sono a Maddaloni col terzo della mia Brigata, il rimanente seguirà subito in due convogli. » D'altra parte il tenente Ferrari rispondea da Nola : « La mezza batteria « è giunta qui alle 3 e mezzo pom ., non può venire per man « canza di carri ; » e Türr soggiungeva : « Rivolgetevi al Muni
cipio per tutto quanto vi abbisogna, e sollecitate vostro arrivo
CAPO TERZO
180
qui. » Mentre così affrettava la riunione delle forze, era egli agitato dal pensiero di una sortita dei regî in quei momenti sprovveduti , onde di persona correva tutte le posizioni per studiare ogni possibile difesa . Difatti egli riconobbe il pericolo che lo minacciava dalla via di Sant'Angelo , dove non avea gente abbastanza per tenere la posizione, onde reiterò premure a Napoli, e intanto distaccò dalla Brigata La Masa il 1 ° Reggi
mento Corrao da Santa Maria a S. Prisco che era guardato soltanto da una compagnia della Brigata Milano reduce da Ariano, ed il 2° Reggimento La Porta sulla strada che dal Ca
sino S. Prisco conduce a Sant'Angelo, mentre il grosso della Brigata Milano lo tenne in riserva a Caserta. La esecuzione degli ordini dati gli venne confermata col seguente telegramma: « S. Prisco , 16 settembre 1860 .
Sig. Generale . « Per sua intelligenza sappia che da Sant'Angelo toccando S. Prisco fino a S. Pietro , è tutto occupato dalle forze Na zionali composte dal 2° Battaglione , Reggimento Siculo , ed una compagnia della 3a Brigata Milano scaglionati e posti in comunicazione col 2° Battaglione del Reggimento Caccia tori Siculo, piazzato sulla strada alla destra del Casino che
conduce a Sant'Angelo, e tutto con una linea di avamposti < a quattrocento passi di distanza . « Il Colon nello Comandante il Reggimento <<
Firmato : GIOVANNI CORRAO. »
Sig. Generale Türr
Comandante le truppe sul Volturno « Caserta . »
Finalmente un altro telegramma da Napoli gli dicea : « L'am « bulanza della 15° Divisione, personale ed oggetti, partiranno « col primo convoglio per Caserta . »
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
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Com’ebbe il generale Türr ricevuti questi rinforzi, cominciò fin dal 15 a fare eseguire delle ricognizioni su tutto l' esteso terreno che esser dovea il teatro della guerra. Mentre il Generale stava in tanti pensieri ed in tanta azione,
gli venne annunziato il vescovo di Ariano, il quale chiedeva udienza per ringraziarlo della carità onde aveva trattato il clero ed il paese. Il Generale lo accolse, sentì i suoi ringraziamenti e le sue giustificazioni personali , e poi gli porse le sue stesse lettere colle quali avea promossa la reazione, e soggiunse : « Voi « avete agito per ordini ricevuti da Napoli , io vi compatisco « come suddito , ma come vescovo voi avete una missione di
* pace , e non dovevate istigare il popolo al sangue. Noi non vogliamo fare dei martiri, nessun processo sarà fatto; vi re « stituisco le vostre lettere , ma vi avverto di non ubbidire «
« mai a comandi che non sieno conformi al primo precetto di <<
Cristo . »
Queste parole colpirono l' esterrefatto prelato , il
quale non seppe rispondere altro che aprire le braccia e dire ; « Permettetemi,, Generale, che vi abbraccia . » — Da quel giorno il vescovo di Ariano si mutò in altro uomo, e fra le reazioni ed il sangue che macchiarono qualche anno dopo quella pro vincia non s'intese più il suo nome, e divenne cappellano del Re .
Questo prelato fu talmente colto dalla condotta umanitaria del Generale Türr, il quale i reazionarî avevano fatto credere di appartenere alla razza degli antropofagi, che in Napoli fa. ceva spontaneamente adesione al nuovo ordine politico, ed il giorno 18 settembre andò a fare la seguente dichiarazione ri portata nel Giornale Ufficiale del 20 settembre : « In nome dell'Eterno Iddio .
« Noi Fr. Michele M." Caputo dell'Ordine dei Predicatori , « Vescovo di Ariano , nel pieno esercizio del nostro ministero,
« e mosso dalla nostra libera volontà, e con la più viva effusione « del nostro sentimento di quella Eterna Giustizia, la quale, < fondata sulla Religione di Gesù Cristo Nostro Divino Maestro,
CAPO TERZO
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« che è rocca inespugnabile della libertà civile dei popoli, fac « « « « « «
ciamo atto di solenne adesione al Regno del Magnanimo Vittorio Emanuele Re d'Italia, si degnamente rappresentato in Napoli dall'Eroe di Calatafimi e Palermo , Dittatore dell'Italia meri dionale, che il Signore nella sua misericordia voglia sempre conservare e proteggere pel bene della Indipendenza Italiana; dichiarando pure di prestare giuramento di fedeltà ed obbe dienza al Re Galantuomo .
Napoli, nella sala dittatoriale 18 settembre 1860. « Firmato : FR. MICHELE dei Predicatori « Vescovo di Ariano . >
La mattina del giorno 16 arrivò Garibaldi in Caserta, e con fidò a Türr che egli doveva fare una corsa a Palermo, per cui durante la sua assenza gli affidava il comando in capo dell'eser cito, mentre lasciava Sirtori alla Prodittatura in Napoli. Türr fece osservare al Dittatore che trovandosi con poca truppa in nanzi Capua, e senza notizie esatte sulle forze borboniche,
gli era necessario tentare l'appoggio delle popolazioni, al quale oggetto pensava di lanciare dei distaccamenti al di là del
Volturno verso Piedimonte per verificare l'opinione del Paese, e trovandovi simpatia , organizzare delle squadre di Guardia Nazionale , e con esse tormentare alle spalle ed ai fianchi il nemico, e simulare quindi degli attacchi sopra Cajazzo e dietro
Capua, per obbligarlo a mostrare le forze che potrebbe spie gare in un fatto d'arme serio contro le forze garibaldine, e
non dargli tempo di mandare ad effetto un tale fatto prima che tutta l'armata di Garibaldi fosse riunita sul Volturno . 1) Per 1 ) Quanto erano fondate le apprensioni del generale Türr sulle mosse che si preparavano a fare i Borbonici lo prova un documento recente mente pubblicato in un'opera sulla guerra del 1860 combattuta dall'ar mata napoletana, e che qui trascriviamo : C
Signor Maresciallo Ritucci.
« S. M. il Re (D. G.) avendo risoluto di far prendere l'offensiva al corpo « di operazione da lei comandato, ella signor Maresciallo marcerà avanti,
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
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comandare detti distaccamenti Türr proponeva al Dittatore il maggiore Csudafij. Il Dittatore accettò le sue idee, e gli dichiarò di lasciarlo libero ad agire nel meglio che credesse, mentre egli non potea lasciar tempo in mezzo per recarsi in
Palermo. Türr gli presentò subito il maggiore Csudafij, e gli soggiungeva che per determinare la missione che si affidava a questo uffiziale superiore, sarebbe stato opportuno dargli un or dine scritto, il che . eseguiva, come si vede dalla seguente tra scrizione , « Caserta , 16 settembre 1860 .
« Al sig. Maggiore Csudafij, Maggiore ! « Con tre distaccamenti che confiderà a voi il generale
« Türr — voi passerete il Volturno al di sopra di Capua ove « vi convenga .
« Il principale oggetto della vostra missione è di mostrarvi nella retroguardia al nemico dietro Capua e incomodarlo in ogni « modo possibile. «
Quindi mostrarvi alle popolazioni circonvicine fra le quali « voi dovete spargere i buoni principii di libertà e d'indipen i za Italiana, e spingerli all' armamento, contro il dispotismo. Sopratutto voi dovrete ottenere dai vostri soldati che rispet « tino la gente, le proprietà, e che procurino di farsi amare da <<
tutti, e temere dai nemici . « cercando d'incontrare e distruggere il nemico e portarsi simultaneamente
« sopra la capitale. I conosciuti talenti di lei e la sua esperienza in fatto a di guerra, dispensano dal discendere in qualunque particolare ee ciò anche « per lasciarle tutta la libertà d'azione. Mi permetto rammentarle solo che, senza il massimo segreto e di tutti dubitare, le sue disposizioni 'non ri « manendo celate alla generalità l'esito sarà assai incerto . Gaeta, 17 settembre 1860. « Il Ministro della Guerra
* Firmato : CASELLA. »
184
CAPO TERZO
« Per mezzi di cui abbisognate, rivolgetevi alle autorità « locali che munirete di competente ricevuta. « Se potete spingere alcuno dei vostri distaccamenti (che cer « cherete d'aumentare quanto possibile) alla frontiera e sul « territorio Pontificio, farete bene di farlo, e spingere pure le popolazioni pontificie a scuotere il giogo . <<
« Infine voi darete notizie di voi e di qualunque cosa im «
portante al quartier Generale del Generale Türr ed al mio. « Firmato : G. GARIBALDI. »
Erano avvenuti in Sicilia dei moti di carattere ben diverso
delle reazioni Borboniche, per cui molti timorosi aveano provo
cato a Palermo indirizzi, dimostrazioni, proteste per la imme diata annessione della Sicilia al Piemonte;; alle dimostrazioni inermi seguiva qualche assembramento armato .
Simili scene si riproducevano a Napoli, dove una parte degli esuli napoletani amici di Cavour erano rientrati, e si erano fatti istrumenti attivissimi della immediata annessione, mentre il par tito Mazziniano volea tutt'altro .
Il Generale Garibaldi messo in mezzo a questi due fuochi,
crede urgente di accorrere a Palermo, perciò confidò , come ab biamo detto, a Türr il Comando dell'esercito sul Volturno, lasciò Sirtori a Napoli, ed il 16 verso la sera s' imbarcava per Palermo, in compagnia di Antonio Mordini. Il 16 il generale Türr fece una ricognizione verso Capua. Lo stesso giorno rientravano a Santa Maria gli Ungheresi e due compagnie del reggimento Corrao da una ricognizione sopra Sant' Angelo dove aveano fugato i Borbonici. In seguito a notizie giunte al quartiere Generale che i Bor
bonici si avanzavano verso S. Leucio, il Generale Türr ordi nava la partenza da Caserta per S. Leucio del battaglione Fer raccini ( Docum . 63) (Brigata Puppi) e di una compagnia del Genio in rinforzo del Battaglione del Reggimento Winkler
(Brigata Sacchi) : queste forze muovevano in ricognizione lungo il Volturno ed alla scafa di Caiazzo, e riconobbero che i bor
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC,
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bonici si avanzavano parte a destra e parte a sinistra in ber saglieri ; altre truppe si aggiungevano a rinforzare il nemico, onde il brigadiere Sacchi accorse con un altro battaglione in sostegno, e s' impegnò subito d’ambe le parti un fuoco che i borbonici sostennero per oltre mezz'ora, e quindi si ritirarono, comunque di forze superiori e protetti da una casa e dal fiu me. Il generale Türr mostrò la sua soddisfazioue alla truppa col seguente ordine del giorno : « Io debbo una parola di encomio ai nostri avamposti di
« S. Maria e S. Leucio per la regolarità del servizio da essi
« prestato, e specialmente per il valoroso contegno tenuto nei due scontri che ebbero a sostenere in questi due giorni. <<
« « « «
«
« La mattina del 15 corrente, una frazione della Legione Un gherese che fa parte della Brigata Eber agli avamposti di S. Maria fu attaccata dal nemico ; essa mantenendosi fred damente al posto, respinse vivamente un primo ed un secondo assalto di cavalleria, costringendola in scompiglio a ritirarsi Quei bravi soldati mostrarono cosi nuovamente quanto de boli sieno le forze della cavalleria, se i soldati che devono
« sostenere l'urto non si lasciano vanamente intimorire dallo
« strepito e dalle apparenze. Respinta la cavalleria, il nemico avanzò un grosso corpo « di fanteria . I bersaglieri della Brigata Eber, ed i cacciatori « del Reggimento Corrao si fecero tosto ad incontrarlo . Scam <<
« biate le prime fucilate, i nostri bersaglieri si fecero arditi « con i compagni all'assalto ad incalzare il nemico fin sotto « le mura di Capua, entro le quali si riparò in rotta ed in fuga, « protetto dal fuoco dei cannoni dei forti di quella città. « La mattina del giorno 16 anche gli avamposti di S. Leucio « della Brigata Puppi, ebbero uno scontro di ricognizione a
« cui presero parte il 3° battaglione, maggiore Ferraccini, e « la 24 compagnia del Genio, capitano Tessera, sotto gli or « dini del signor tenente colonnello Winkler della Brigata « Sacchi .
« Il nemico che in grosso numero occupava la riva destra
186
CAPO TERZO
« del Volturno, si ritirò cedendo all'impeto con cui i nostri « si lanciarono fino alla riva del Volturno.
« Da questo fatto mi è dato con vera compiacenza di de
« sumere, quale conto io possa fare di voi in operazioni di maggiore importanza. Speriamo che l'acciecamento dei pre
<<
senti nostri nemici non sia tale da costringerci ancora a ver « sare il sangue dei fratelli, ma che tutte contro lo straniero <<
« si debbano oramai concentrare le forze del vostro valore e « delle vostre virtù . » « Il Generale Comandante le truppe sul Volturno
« Firmato : STEFANO Turr. »
Lo stesso giorno 16 il Battaglione Winkler e la Compagnia del Genio rientrarono in Caserta. Il Battaglione Ferraccini (Brigata Puppi) rimaneva a San Leucio, mentre tre compa gnie di un battaglione della Brigata Spangaro ( maggiore Farinelli) muovevano da Caserta per S. Leucio in rinforzo del Battaglione Ferraccini. Il tenente Canepa della Brigata Milano il 17 verso l'1 pom. sulla linea degli avamposti di Casapulla guidando una pattuglia, arrestava sette ufficiali della caval leria napoletana che si arrischiarono attraversare in carrozza il campo Garibaldino, e li consegnò allo stato Maggiore della Brigata Eber in Santa Maria. (Doc. 64.) La sera del 17 rientrava il Maggiore Cattabene colle due compagnie da Marcianise dove avea condotte le cose colla
maggior prudenza e fermezza, il che bastò ad arrestare ogni ulteriore movimento . Egli nel partire diresse alla popolazione il seguente manifesto : « S. E. il generale Türr mi chiama in Caserta per riunirmi « al resto del mio Battaglione. « Nel dividermi da voi, non posso fare a meno di ringra « ziarvi per la gentile e cordiale accoglienza colla quale ci « avete ricevuti, e dalla vostra condotta debbo persuadermi « che siete veramente degni della libertà per la quale com
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
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« battiamo. Io desidero che la vostra tranquillità non venga
più turbata, anzi, onde garantirvi da ulteriori disastri, prendo le seguenti disposizioni: « 1. Il Comando della Guardia Nazionale resta affidato
« all' ottimo ed integerrimo capitano D. Nicola Tucci , che «
provvisoriamente viene nominato Maggiore della guardia suddetta ; cosi essendoci unità di comando, la benemerita
« Guardia Nazionale sarà sempre più pronta alla difesa del proprio paese. « 2. Qualunque assembramento con armi alla mano, grida « sediziose sarà punito colla fucilazione sul momento, anzi la « Guardia Nazionale potrà far fuoco addosso ai sediziosi se «
« al terzo intimo non si saranno disciolti.
« 3. Avverto i facinorosi che S. E. il generale Türr ha voluto questa volta mostrare un atto di clemenza, ma rinno « vandosi i deplorabili fatti che sono accaduti, non eserciterà « che la giustizia . >>
Il Comandante il Battaglione « dei Cacciatori di Bologna
« Firmato : G. B. CATTABENE. >>
In Marcianise quattordici reazionari erano stati condannati a morte, ma tale condanna non fu eseguita che per soli due
capi. Una Deputazione di quel Municipio si recò a Caserta dal generale Türr per pregarlo di far fucilare tutti i reazio nari arrestati, ma egli fece capire alla Deputazione che la
sicurtà e la libertà non si ottiene colla fucilazione, bensì con la concordia dei cittadini, e gli esortava quindi di non ina sprire gli animi, ma anzi di rinunziare alle vendette. >
Il 18 alle 4 pom. un battaglione ( Brigata Spangaro) reca vasi a S. Leucio, onde concorrere nel servizio di avam posti, ed il restante della Brigata Spangaro si portava lo stesso
giorno da Caserta (6 pom.) a Santa Maria in attesa di ordini. Il generale Türr mentre dava le cennate disposizioni ai corpi sulla estesa linea degli avamposti, dava dall'altra parte esecu zione al piano proposto a Garibaldi : egli aveva fatto passare nel
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CAPO TERZO
suddetto giorno 16 il maggiore Csudafij al di là del Volturno colla missione che abbiamo detto, e di più gl' ingiungeva di spingere il giorno 19 tra Roccaromana e Caiazzo, un distac camento onde appoggiare il battaglione comandato dal mag
giore Cattabene, che, come vedremo in seguito, veniva desti nato ad operare sopra quel terreno. Le forze confidate a Csudafij consistevano in una compagnia della Brigata Spangaro (capitano Rosati), una della Brigata Sacchi (capitano Racchetti)
ed un'altra del battaglione Rossi ( capitano Sgarallino.) Queste disposizioni furono opportune, ed opportuna fu la scelta del maggiore Csudafij il quale operò con giudizio ed energia, e potè verificare lo stato militare e morale di quella zona sulla destra del Volturno, ed informare a tempo il ge
nerale Türr. Senza riferire i particolari di quella spedizione, lasciamo parlare i rapporti alligati in fine. ( Documenti 65, 66, 67 75 e 78. )
Il generale Türr chiamava inoltre a sè il giorno 18, il suo Capo di Stato Maggiore, e tutt' i comandanti delle Brigate ai suoi ordini, e dava verbali istruzioni determinando in massima ad ognuno di loro la parte che dovevano prendere nell'azione del 19 per conseguire lo scopo prefisso, cioè una ricognizione offensiva, onde principalmente antivenire una battaglia, che secondo le notizie pervenutegli pareva volessero effettuare i regî, appunto in quel giorno 19 dedicato a S. Gennaro, sotto
la cui protezione speravano il buon risultato della loro impresa, e simulare un attacco sulla fronte di Capua, per attirare a
questa via le forze borboniche, impedendo così alle medesime di portare soccorso alla loro sinistra, dove operar dovevano le colonne di Csudafij e Cattabene. Il generale Türr raccomandava ai Comandanti summentovati
che non esponessero inutilmente le truppe, e faceva invito ai medesimi di far bon comprendere agli ufficiali questa avver tenza, affinchè nè essi né i soldati si spingessero , solo per far prova di eroismo, oltre il limite richiesto dallo scopo cui ten deva l'azione che si doveva intraprendere .
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
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Infine il 18 passava in rassegna il Battaglione Cattabene dando al Comandante le necessarie istruzioni e lo faceva par tire per la via di Maddaloni, Ponte della Valle, e strada car reggiabile che conduce a Limatola per tentare un colpo di mano sopra Caiazzo .
Comunque il generale Türr sentisse la più grande fiducia nella riuscita dei suoi tentativi e nella arditezza delle sue
truppe,, pure gli dava pensiero la mancanza dell'artiglieria, dacchè, se ne togli 4 pezzi guadagnati in Ariano, che erano in stato di battere la campagna, del resto nulla ancora era
organizzato, e dove si avevano cannoni, mancava il materiale, o viceversa. Egli si adoperava energicamente a questa orga
nizzazione, ma dai seguenti rapporti si rileva che in quei giorni non si era arrivato ancora a capo di disporre di con veniente artiglieria . Napoli , 17 settembre 1860 .
Sig. Generale
Quest'oggi solamente sono stato autorizzato dal Ministro « della Guerra d'impossessarmi di una batteria da campagna
completa, e di 6 pezzi rigati da montagna bellissimi. I pro a iettili di quest'ultimi non sono ancora carichi, per cui con * verrà perdere qualche giorno per questa operazione: per la « batteria da campagna ho trovato 100 muli per trasportarla,
« ora mi mancano gli uomini per il governo di dette bestie, « converrà che voi facciate un appello nella vostra Divisione « se si trovano soldati capaci al governo di dette bestie. Tro vati, spedirli immediatamente a me in Napoli. Il tutto per <<
« vostra norma .
« Con tutta stima « Vostro Maggiore
« Firmato : GrizIOTTI GIACOMO. »
CAPO TERZO
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« Caserta , 18 settembre 1860 , <<
Sig. Generale,
« Mi pregio sommetterle un sommario organamento di una « batteria da campagna, secondo l'organizzazione esistente finora « nell'Esercito Napoletano . « Giova intanto farle osservare, affinchè la batteria, di cui 1
« Ella ha avuta la degnazione affidarmene la direzione, possa « subito essere in stato di operare, è necessario che si com piaccia destinare un Commissario di Guerra, il quale unito
« a me, possa cooperarsi a formare il verbale d'istallazione, « per essere di base a tutte le operazioni di amministrazione « e delle urgenze di guerra . « Firmato : ERNESTO FERRARI. >>
Malgrado questi ritardi il generale Türr non si ritraeva dal suo tentativo; deciso a vincere sentiva l'ispirazione di supplire con la baionetta l'artiglieria . Le truppe delle quali disponeva il Generale Türr per ef fettuare il suo disegno, sommavano a 6675 uomini, cioè tre battaglioni tra bersaglieri e cacciatori, 20 battaglioni fanteria di linea, due squadroni usseri ungheresi (170 circa) montati appena due giorni prima con i cavalli presi ad Ariano, quat
tro cannoni e due compagnie del Genio. La forza media delle singole compagnie, era di Nº 70 individui . Avvertasi che la Brigata Milbitz della divisione Cosenz che trovavasi a Maddaloni non è compresa nella cifra suaccen nata di 6675.
Alle 6 pom, del 18 il brigadiere Eber telegrafava da Santa Maria : « Generale Türr
« Caserta
« Amerei sapere se le disposizioni restano come siamo rima « sti intesi . »
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
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A questo dispaccio rispose il Generale Türr : Si, in caso contrario vi manderò ordini in iscritto . »
La fortezza di Capua è situata sulla punta di una spia nata ed è cinta di grosse muraglie e di un largo fossato ; essa è difesa da larghi bastioni e lunette. A settentrione sulla de
stra del Volturno si estende il campo trincerato difeso ancor questo da batterie e ridotti, a nord fiancheggiato dal fiume e dalle estreme sinuosità dei monti Gerusalemme, a sud dal grande stradale di Teano a Roma munito di opere di difesa in terra .
Il Volturno che la cinge, e che nel caso di attacco riem pie i fossati, ha rapidissimo il corso, ed è guadabile soltanto in pochi punti. Poco distante dal fiume a ponente, su una vetta di un colle, elevasi il forte di Caiazzo , che guarda lo stradale di Piedimonte e Melara, il vasto stradale di Formicola, il campo trincerato di Capua, ed un poco più lontano, la via di Gaeta .
Prima del combattimento, le truppe erano così situate : Brigata Eber, Spangaro e La Masa, nonchè gli usseri un
gheresi, una compagnia del genio e due cannoni a Santa Ma ria ; Brigata Sacchi, Puppi e Milano, una compagnia del ge nio e due cannoni a Caserta .
Gli ordini dati dal generale Türr furono i seguenti: (Sotto IL COMANDO DEL BRIGADIERE SPANGARO)
« La Brigata Spangaro dovrà per San Tammaro con 8 com pagnie, passare per il Casino Reale, entrare nel bosco di Ca serta per poi avanzarsi verso la foresta di Carditello, e di là inoltrarsi per quanto potrà verso Capua. » (SOTTO IL COMANDO DEL CAPO DI Stato MAGGIORE BRIGADIERE RUStow)
« Due battaglioni della brigata La Masa dovranno agire sul terreno posto fra la strada ferrata che conduce da Santa Maria
a Capua e la strada consolare che da Napoli conduce a Capua.
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CAPO TERZO
Due battaglioni della Brigata Puppi dovranno avanzarsi a sinistra, e tre battaglioni della Brigata Milano a destra della
strada consolare che da Santa Maria conduce a Capua fino ai Cappuccini. (COMANDANTE MAGGIORE BRICOLI)
« Due cannoni e la compagnia del genio dovranno prendere posto a Porta Capua in Santa Maria. » (SOTTO IL COMANDO DEL BRIGADIERE EBER)
« La Brigata Eber con i 4 suoi battaglioni e cogli ungheresi, dovranno portarsi da Santa Maria aa Sant'Angelo e cercare di te nersi in comunicazione colla destra della Brigata Milano, men tre colla sua ala destra dovrà cercare il contatto colla sinistra di Sacchi. »
(SOTTO IL COMANDO DEL BRIGADIERE SACCHI)
« La Brigata Sacchi, rinforzata da un battaglione della brigata
Puppi, da n . 7 compagnie della brigata Spangaro e due can noni comandati dal luogotenente Ferrari , dovrà operare verso la scafa di Formicola a quella di Caiazzo . »
Per tal modo le truppe delle Brigate Spangaro, La Masa, Puppi e Milano, formavano un mezzo cerchio, di cui Capua era il centro, ed avanzandosi verso questo punto concentravano le loro operazioni, e costringevano la maggior parte delle forze nemi che a rimanere ivi riunite.
Parte della Brigata Eber e Sacchi servivano di nodo fra le forze che operavano la ricognizione forzata su Capua, e quelle che di viva forza dovevano impossessarsi di Caiazzo. Come abbiamo veduto altrove, Türr affidava al maggiore Cat
tabene coi suoi cacciatori di Bologna, l'incarico di passare il fiume, in modo di poter piombare sopra Caiazzo all'alba del 19, indicandogli le persone che potevanlo ragguagliare sulle forze del nemico, ed ingiungendogli di occupare il paese se poco di feso, fingere di attaccare se fortemente occupato .
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC .
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Il generale Türr aveva ricevuto le seguenti notizie : « Poco discosto dal castello di Limatola, havvi una masseria
« denominata Marrocchella, e qui dappresso si può a guado pas « sare il Volturno, giusta le assicurazioni fattemi dal sig. D. Ca
« millo Ussi di Caserta vecchia, il quale si è offerto pronto ad « accompagnare qualunque esploratore.
« Di là si potrebbe passare sopra i monti circostanti, donde « si signoreggerebbe Caiazzo, e si passerebbe verso Bellona per stringere i regi che costeggiano il detto fiume ee si trovano ap poggiati alla fortezza di Capua. <<
<<
Firmato : DE ANGELIS . »
Il Maggiore Cattabene, partito da Caserta alle 3 pom. del giorno 18, arrivava a Limatola a mezzanotte e trasmetteva il seguente rapporto :
« Al Generale Türr
« Mi trovo ad un terzo di miglio dalle sponde del fiume. Mi « è riuscito ottenere tre pescatori che mi serviranno di guide. Da qui a Caiazzo vi sono circa 4 miglia. « I soldati riposano, e alle 2 e mezzo riprenderò la marcia. Ho « ordinato che tutt'i soldati mettino le giberne all'estremità del
« fucile, perchè troveremo un mezz'uomo d'acqua abbondante. « Dai rinsegnamenti avuti, in Caiazzo esistono 600 regi con « due pezzi di artiglieria.
« Al giungere di questo rapporto, son sicuro, Caiazzo sarà in « nostro potere. Non potevamo scegliere un miglior punto di <<
questo per passare il fiume. Alle 4 e mezzo darò l'assalto a Caiazzo, e vedrà che i cacciatori di Bologna son degni di es
« sere sotto i suoi comandi. « Il Comandante il battaglione cacciatori di Bologna
« Firmato : G. B. CATTABENE . » 13
CAPC TERZO
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Coerentemente alle disposizioni date dal Generale Türr, du rante la notte i corpi operanti si portavano al posto assegnato, sicchè all'alba del 19 tutti si trovarono pronti per eseguire il divisato attacco e la generale ricognizione sul Volturno per sag giare le forze nemiche fin ' allora poco note. Il generale Türr trovavasi sulla via di S. Leucio al bivio, per poter far meglio le sue osservazioni.
Il fuoco fu aperto dalle truppe di Spangaro che diedero l'as salto al Casino della Foresta con due compagnie del 3º batta glione, comandante Giraldi , condotte dal colonnello brigadiere stesso, che s'impadronivano a viva forza del casino, mentre al tre due compagnie con un movimento di fianco, costringevano il nemico ad abbandanare quella posizione. Allora l'intera forza si avanzò sulla strada consolare a destra ed a sinistra fino alla
Casella, dove s'impegnò un forte scambio di fucilate, al quale i garibaldini posero fine con una carica alla baionetta, e riu scirono di farsene padroni trovandovi un'ingente quantità di viveri .
Il capitano Blanc alla testa della sua compagnia , arrivato sopra l'argine che fiancheggia la strada, e che dalla Foresta conduce a Capua, faceva l'intimazioue al nemico di arrendersi, alla quale la cavalleria rispondeva con una scarica di mo schetteria, di cui cadeva ferito il suddetto capitano ad una gamba che gli si dovè subito amputare. A questo il batta glione Giraldi assaliva con tutte le forze il nemico che stava
sulla strada e dopo accanita lotta lo costringeva a ritirarsi. Ricomposte le forze, la detta brigata si spingeva avanti fino al gomito della strada che da Parco di Cappella mette a Ca pua, e piazzava ivi gli avamposti, oltre la difesa di Carditello,
mentrechè il grosso del corpo prendeva posizione nelle vici nanze del ripetuto Casino. ( Docum . 68.)
Contemporaneamente Rustow con due battaglioni della brigata La Masa muovevano verso Arricò e Capece, e le forze di Puppi
e della brigata Milano avanzavano su Capua, le prime fin dietro i Cappuccini, le seconde fino alla Taverna, mentre un batta
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC ,
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glione della brigata Milano si recava dietro la brigata Puppi a cavallo della strada ferrata verso Capua. In questo punto il nemico allarmatosi, spiegò un treno for midabile di forze, le quali sboccando da Porta Napoli, irrup pero sulla brigata Milano alla loro sinistra, e sui battaglioni
Puppi e La Masa a destra. Le colonne borboniche ingrossate ad ogni istante da nuovi soccorsi sboccarono da Capua spie garono la loro dritta verso la masseria di S. Domenico, la
Casella e la Marchesa, cercando di avviluppare i battaglioni di Puppi e della brigata La Masa alla sinistra, mentre di versi reggimenti di linea e di cacciatori con una batteria obici si spingevano dalla spianata della fortezza verso la via Capua S. Angelo, tentando di rompere le linee della brigata Eber e della Legione Ungherese. Spangaro avendo saputo minacciata la sinistra di Rüstow, spiegò i suoi due battaglioni a colonne serrate in appoggio di Puppi e dei battaglioni della brigata La Masa. Puppi per tener
testa agli urti dell'esercito borbonico innanzi Capua, spinse le sue forze sulla sinistra della strada conducente agli approcci del forte, caricando alla baionetta le grandi masse nemiche, ma la viva resistenza che incontrava, ed il pericolo di ve
dersi avviluppato dalle forze che occupavano il grande stra dale di Porta Capua, lo determinarono a fare avanzare le sue riserve e dare un'ultima carica.
I regî non sostennero o finsero non sostenere quell'urto ed
indietreggiarono tirandosi dietro gli ardimentosi assalitori fino a cento metri dalle controscarpe. ( Docum . 69.) In quel punto le artiglierie della fortezza, come scorsero i garibaldini entrati in mezzo ai nodi delle batterie, aprirono il fuoco. Un esercito regolare avrebbe compreso tutto il pericolo di quella situazione e si sarebbe sbalordito e sbaragliato : i volontari non misura vano il pericolo e si spingevano verso la stazione della fer rovia, quando una scarica di mitraglia tagliava il ventre al brigadiere Puppi, e lo sbalzava da cavallo, mentre il suo aiu tante di campo tenente Mentefiori cadeva gravemente ferito.
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CAPO TERZO
In quel momento le truppe della brigata prive del loro capo perderono ogni slancio, esitarono, e già molti cominciavano a
disperdersi, quando il maggiore Bossi preso il posto dell'estinto capo gli rianimò, gli apostrofò, gli riannodò. Mentre questo avveniva sull’ala sinistra, una parte della Brigata Milano teneva fermo nell' arrischiata posizione della
Fornace ed il resto della stessa brigata si spingeva fino alla spianata innanzi alla fortezza . (Docum. 70.) In questi punti
il combattimento prese le più accanite proporzioni : si com batteva contro forze quattro volte maggiori e protette dal fuoco della fortezza : trenta garibaldini della Brigata Milano tennero fermo in una casa contro gli sforzi di un intiero battaglione, e quando gli assalti di fianco costrinsero i Borbonici ad abban donarla, non restavano in quella casa che soli quindici, la più parte feriti o mutilati. In quel momento che i due corpi Milano e Puppi incaloriti nella pugna si erano soverchiamente espo sti, il brigadiere Rüstow diede ordine di ripiegare. La caval leria borbonica a questo punto si diede a caricarli audace
mente, ma sopraggiunto il resto della Brigata Milano in soccorso, la cavalleria fu obbligata a ritirarsi sotto le mura della fortezza .
Intanto una piccola parte della sinistra della Brigata Eber apriva il fuoco contro una casetta prossima al fiume che era occupata dai borbonici e con movimenti diversi teneva in scacco il nemico. L'artiglieria garibaldina consistente qui in due soli pezzi comandata dal maggiore Bricoli, ed appoggiata da una compagnia del Genio sotto il comando del luogotenente Zaccarini si era anch'essa avanzata a poca distanza dalla for tezza, sotto una pioggia di projettili che vomitavano 40 pezzi dalle batterie. Al fuoco nemico i due pezzi garibaldini rispon devano, sinchè ad uno dei due cannoni non rimaneva che un solo artigliere, un Luigi Zuppa, il quale moltiplicava sè stesso servendo solo il pezzo, mentre l'altro pezzo rimasto senza artiglieri era servito personalmente dal maggiore Bricoli, ma dovè ben tosto tacere, perchè colpito da una scheggia di mitraglia ad una gamba il Bricoli dovè essere trasportato fuori combattimento .
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC .
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Nell'atto che si adagiava il ferito sopra un avantreno, le palle nemiche uccidevano due cavalli, ed uno ne ferivano del l'altro pezzo, talchè non solo si rendeva impossibile continuare il fuoco, ma imminente era il pericolo che i due pezzi cades
sero in mano del nemico : bisognava salvarli ad ogni costo, ma l'impresa era quasi divenuta impossibile ; un pezzo non poteva più attaccarsi al suo avantreno, perchè i cavalli erano morti, il ritiro dell'altro pezzo difficilissimo per l'ingombro di cavalli e di uomini morti sulla strada, il fuoco nemico era tutto di retto a quel punto, i soldati del Genio esitavano, tutto era per perdersi, se il luogotenente Zaccarini ed il capitano Pedotti ( Docum . 71 ) dei Bersaglieri (Brigata Milano) non avessero con la voce e con l'esempio animati i soldati a recarsi sulle braccia i pezzi e trasportarli ad una certa distanza, finchè trovarono cavalli per portarli in salvo. Ma il combattimento non ardeva soltanto verso Capua, altri
vivi scontri avvenivano. Il colonnello brigadiere Sacchi, come abbiamo detto altrove, doveva eseguire, colle forze a lui affidate, la ricognizione dalla Scafa di Formicola a quella di Caiazzo. A tal fine egli la sera del 18 al 19, onde avesse luogo in tempo il prestabilito con >
giungimento della Brigata Eber coi suoi, comunicava al te nente colonnello Pellegrini (2° Reggimento Brigata Sacchi) le istruzioni del generale Türr e lo faceva partire da Caserta per S. Leucio.
Alle 6 ant. del 19 Pellegrini (Docum. 72, 73) col suo
Reggimento andava a prender le posizioni assegnategli : il Battaglione Ferraccini della Brigata Puppi faceva lo stesso. I regi avevano concentrato una colonna sul passaggio su periore del Volturno, col divisamento di forzare i due passi della Scafa di Formicola e di Caiazzo, per entrare in Caserta per gli sbocchi di S. Angelo e di S. Leucio. In effetti la sponda destra alla Scafa di Formicola era dal nemico fortemente occupata anche con l'artiglieria nascosta dietro ripari .
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CAPO TERZO
Un distaccamento di tre compagnie della suddetta colonna era già venuto ad occupare un casino sulla sponda sinistra. Tosto che le truppe di Sacchi furono vedute dal nemico ivi situato, ed a portata di tiro, cominciò il fuoco prima dal ca sino e poi dalla riva destra ;ܪin questo mentre arriva il ge
nerale Türr con l'artiglieria ed alcuni carabinieri genovesi, nonchè il brigadiere Sacchi col 1° Reggimento della sua Bri
gata comandato dal tenente colonnello Vinkler, il quale con la maggior parte dei suoi, eseguendo gli ordini ricevuti, va verso la scafa di Cajazzo unitamente ad una frazione di Usseri Ungheresi comandati dal tenente colonnello Kiss . Due can noni furono piazzati a sinistra della strada verso Scafa di Formicola.
Tutti entrano in azione, i borbonici che occupavano il Ca sino furono sloggiati, e dovettero la loro salvezza alla fuga e ad un incidente per cui la Brigata Eber, non aveva ancora
potuto operare la prestabilita congiunzione con le truppe di Sacchi.
Il fuoco dei Napoletani si propaga su tutta la sponda de stra ; i regi tentano e ritentano su vari punti il passaggio del fiume, ma i Garibaldini non si sgomentano e respingono va lorosamente fino all'ultimo ogni loro tentativo. Il tenente Ferrari
fa tutto ciò che si può con i suoi due cannoni. Quest'altalena si prolungò fin verso le 11 ant., quando il generale Türr vedendo che molta truppa napoletana sulla strada di Caiazzo retroce deva verso Capua diede ordine che le sue forze si ritirassero in posizioni piuttosto elevate. In questo combattimento si ebbero a lamentare alcune dolo rose perdite, tra le quali enumeriamo il bravo barone Narciso
Cozzo, il quale col principe Niscemi, ambedue siciliani, vol lero da semplici soldati con la carabina in mano, unirsi ai Ca
rabinieri Genovesi, e spingersi con essi sino alla riva del Vol turno.
Il barone Cozzo moriva in Caserta qualche giorno dopo, in conseguenza delle riportate ferite: esempio di eroica nobiltà !
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Il Dittatore reduce da Palermo la notte del 18 al 19, muo
veva la mattina di questo giorno da Napoli col generale Me dici per
Caserta dove venne informato del movimento delle
truppe, e che Türr si trovava verso Scafa di Formicola, onde
si portava colà e vi giungeva al punto quando Türr dava or dine di troncare il combattimento, e quando si vedevano an cora pochi regî che ripiegavano. Qui Türr ragguagliò il Dit
tatore di tutta l'azione eseguita, e Garibaldi si mostrò soddi sfatto ; in questo mentre fu salutato da una salva di granate ben dirette dall'opposta riva del Volturno :: la sua stella Ar turo lo salvava ! I regî continuavano a far fuoco dietro ri pari, ma poco dopo il combattimento da per tutto cessó. Il Dittatore prendeva alcuni soldati della brigata Sacchi per percorrere la linea dell'azione unitamente a Medici : a Sant'Angelo trovò Eber, a Santa Maria Rüstow :: Eber lasciati
i due battaglioni a Sant'Angelo, ritornò, dietro ordine del ge nerale Türr, a Santa Maria, ove impegnatosi di nuovo verso le ore 2 pom. un combattimento di avamposti, i regi spinsero le loro colonne fuori Capua, Rüstow sortiva di nuovo da Santa Maria con truppe di rinforzo ( Docum . 74 ) fra le quali un battaglione della Brigata Puppi (maggiore Bossi) che spingeva
immediatamente la quarta compagnia in bersaglieri, per modo chè le sue catene dominassero la campagna a destra ed a si
nistra della strada postale. Un altro battaglione (Brigata Mi lano, maggiore Venuti) dalla Taverna Villarasci, accorse ed aggredì ai fianchi i regî con una parte della brigata Eber
che gli veniva in soccorso, e così i borbonici furono respinti nuovamente nella fortezza. In questo conflitto il capitano Ma rani perdeva il braccio sinistro ; e così terminava la giornata
che sarebbesi finita con minore spargimento di sangue, se alcuni ufficiali ee volontari trasportati dal troppo ardore, non avessero ri mutato in una vera battaglia la ricognizione forzata di Capua. Mentre le forze borboniche erano impegnate sulla estesa linea dalla scafa di Caiazzo al bosco di Carditello, il battaglione Cat
tabene della brigata Puppi occupava Caiazzo .
200
CAPO TERZO
Il generale Türr comunicava al Ministro della guerra in Na
poli i risultati della giornata col seguente telegramma : « Ieri inviai una colonna per attaccare questa mane Caiazzo ; « ordinai una ricognizione forzata per questa mane da Santa « Maria a S. Prisco verso Capua e mi portai pure questa mattina
« colla Brigata Sacchi e due pezzi di cannone per fare una forte « dimostrazione verso la scafa di Formicola e Scafa di Caiazzo .
« I regî ii quali si trovavano da questa parte del Volturno, fu « rono rigettati al di là del fiume. Abbiamo sostenuto quattro « ore di fuoco.
« Ricevo in quest'istante rapporto del comandante Cattabenc, « che dice di aver preso Caiazzo. « Il generale Garibaldi venne a vedermi alla Scafa di Formi
cola, donde passò alle colonne che si trovavano tra · Sant'An <<
gelo, Santa Maria e Capua.
Caserta, 19 ore 3 20 pomeridiane. Anche il maggiore Csudafij colla sua colonna il giorno 19 ebbe varî scontri con i borbonici a Roccaromana, come si rileva
da rapporto del detto maggiore al generele Türr (Doc. N. 76-77) e da un altro del capitano comandante una compagnia delle sue colonne diretto al brigadiere Sacchi. Garibaldi dopo l'escursione fatta col generale Medici a San t'Angelo e Santa Maria arrivò a Caserta, e Türr gli diede la no tizia che Cattabene aveva occupato Caiazzo, e gli consegnò le due lettere che seguono :
« Al generale Türr.
« Alle 3 e mezzo pom. fu passato il fiume in pieno ordine « con mezz'uomo d'acqua. <<
<<
Alle 5 ee mezzo entrata in Caiazzo,
posizione formidabile per imboscate, e per la Rocca che è a guisa di pino. I regi al nostro approssimarsi si ritirarono dalle posizioni, ed avevano le seguenti forze :
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
201
« Il 6° battaglione cacciatori, 1200 – Mezzo squadrone di <<
« « « « <<
« «
dragoni, due squadroni di cacciatori a cavallo dell'8°, due obici, ed ora sono a poca distanza unitamente a 150 briganti di questo paese armati di forche, falcioni ecc., che oggi spero darne un esempio, e questi disarmarono la Guardia Nazionale. Sono assicurato che molti del paese sono andati a fare rap porto ai regî del numero delle nostre truppe. Un tal rin negato signor Nicola Santacroce di qui è il più grande rea zionario : speriamo averlo nelle mani. In pubblica piazza ho dato ordine che alle tre ore il seminario sia pronto per 2500 garibaldini che possono arrivare da un momento all'altro,
« essendo io l'avanguardia. Avrei potuto tirare qualche colpo « di fucile a qualche regio sparpagliato, ma ho creduto che non « valesse la pena di farlo . « Ho prese tutte le precauzioni necessarie per proteggere la « nostra truppa. Il paese è pauroso, e ci hanno ricevuti con « freddezza. Mi occupo a ristorare i miei soldati, ed ' attendo « vostri ordini .
« Tutti gli ufficiali, sotto ufficiali e soldati furono obbedienti « ai miei ordini. « Il Comandante il reggimento Cacciatori di Bologna
a firmato G. B. CATTABENE . >>
« Al generale Türr.
«
« Ritorniamo dal prendere posizione . « Ho fatto barricare l'entrata La Porta ed ho preso delle belle posizioni.
« Alla testa di 46 uomini ho attaccato i nemici alla baionetta, « nel bello della moschetteria, e furono messi in dirotta . Ho da « lottare con circa 2000 uomini .
« Ho avuto qualche perdita, ma niente di considerevole « Attendo vostri ordini.
CAPO TERZO
202
Alla nostra entrata il vescovo fece suonare a martello, io
« lo tengo in ostaggio per qualunque evento. « Franchi vi dirà tutto.
« Scusate perchè vi scrivo da una barricata . << Viva Garibaldi . « Firmato G. B. CATTABENE. »
Dopo ciò il generale Türr esponeva al Dittatore la necessità di mandare ordini a Cattabene che sgombrasse Caiazzo, poichè erasi raggiunto la scopo di esplorare le forze del nemico ; ma Garibaldi mostrò ripugnanza ad abbandonare una posizione già acquistata. Allora Türr vista la difficoltà di sostenere con un battaglione
quella posizione lontana e divisa da un fiume, pregò il Dittatore
1
di farla fortemente occupare, e pertanto Garibaldi ordinò al generale Medici di mandare una brigata della sua divisione a tenere fortemente Caiazzo.
Garibaldi la sera del 19 parti per Napoli, e Türr scrisse a Cattabene la seguente lettera :
«
« Al maggiore Cattabene Comandante i cacciatori di Bologna
« della brigata Puppi « Caiazzo.
« Al Dittatore dispiace abbandonare le posizioni, una volta
« che queste sono occupate dalle sue truppe, e perciò ha or « dinato al generale Medici d’inviare una brigata della sua Divisione per occupare fortemente Caiazzo ; però se ella prima « dell'arrivo della detta brigata, fosse assalito da una forza, alla quale vedesse di non potere far fronte, allora si ri «
tiri, e se troverà pericoloso il passaggio del Volturno cer « chi di unirsi al maggiore Csudafij, il quale deve trovarsi oggi « nei dintorni di Roccaromana .
« Domattina lascerò per qualche giorno Caserta, e mi re
1
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
203
« cherò, in Napoli, ed a tal fine rimetterò il comando gene « rale delle truppe sul Volturno al generale Medici, al quale « ella dirigerà i suoi rapporti. « Se può avere un messo sicuro, faccia conoscere ciò al men « tovato Maggiore . Caserta, 19 settembre ore 11 pom . <<
« Firmato S. TÜRR >>
Durante la giornata del 19 il generale Sirtori, nel dubbio che potessero abbisognare soccorsi, spedì alla stazione una bri gata con Bixio, pronta à recarsi a Caserta, e telegrafò al ge nerale Türr nel seguente modo : > Caserta , 19 settembre 1860
(Pressante.)
« Il generale Sirtori al generale Türr Caserta, Santa Maria o dove si trova
« Ho telegrafato al generale Garibaldi chiedendogli se la « Brigata Bixio della 15. divisione che trovasi alla stazione
« della ferrovia da più ore, deve rientrare al quartiere o pure « essere inviata costà.
« Il Dittatore non avendo risposto chiedo a voi la risposta. <<
Napoli, 19 settembre, le 8 l. pom. « L'Ufficiale telegrafico
« firmato GIUSEPPE FILIOLA. »
Al quale Türr rispose: Caserta, 19 settembre , ore 10 pom .
« Il Dittatore partito per Napoli. Brigata Bixio non appar « tiene più alla mia Divisione. A Cosenza il Dittatore ordinò « la formazione della 18. divisione sotto il comando di Bixio; oggi ho eseguito l'occupazione della linea che dobbiamo tenere « contro il nemico, cioè S. Tammaro, Santa Maria, Sant'An gelo, S. Leucio colla riserva a Caserta. <<
<<
204
CAPO TERZO
« In questi punti deve essere concentrata tutta la forza
« « « « «
della 15°, 16', e 174 divisione, ed a Maddaloni la 18º. Il Dittatore approvò oggi questa disposizione, come pure mi permette qualche giorno di riposo. Perciò rimetto domani il comando delle truppe sul Volturno al generale Medici ; ap pena riceverd i rapporti della truppa sul combattimento di oggi ve li trasmetterò. E giacchè il Dittatore non desidera « che Caiazzo sia abbandonato, il generale Medici ebbe ordine « d'inviare una sua brigata per rinforzarlo . Vi prego di far « tutto onde questo rinforzo parta al più presto . »
Il generale Türr, mentre lo stesso giorno 19 trovavasi sul Volturno, riceveva dal Ministro della guerra da Napoli la se guente lettera scritta in data del 18.
Signor Generale,
« Sollecite premure mi si fanno dal Ministro di polizia per « « « «
inviare in Aversa una forza di truppa, onde imporre in que ste attuali imperiose circostanze, dacchè la sola Guardia Na zionale è insufficiente a reprimere qualunque perturbazione. Ciò posto, la prego a provvedere a tale bisogno e farmene co
« noscere il risultamento. « Il Ministro
« Firmato : COSENZ . »
Ciò stante il generale Tûrr ordinava a Milbitz, di spedire in Aversa un battaglione, e questi gli rispondeva col seguente te legramma : <
Maddaloni , 19 ore 9 2 [3 pom.
« Ho visto il Dittatore. Il luogotenente Franchi Le recherà « un mio dispaccio, nel quale leggerà le sue disposizioni, ee per « tanto avviso Lei che ho disposto la partenza della mia brigata « per Caserta domattina alle 5 pom.
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC ,
205
« Maddaloni, 19 settembre 1860. <<
« « «
Appena ricevuto il di lei avviso di mandare ad occupare Aversa stava pronto un grosso battaglione per mettersi in marcia ; in questo mentre giunse il Dittatore e mi diede or dine di occupare la posizione del brigadiere Eber della di lei divisione, cosa che io farò domani mattina. Quanto ad Aversa restai d'accordo col Dittatore che egli avrebbe spedito truppe da Napoli ad occuparla. « Tanto in replica al dispaccio di Vostra Signoria in data di oggi . <<
« «
« Il Generale
« Firmato : DE MILBITZ . »
<<
Dopo scritta la presente ricevo una comunicazione dal Mi
« nistro della guerra che m'avverte esistere nel paese una K
CO
spirazione con armi nascoste, ecc. In conseguenza farò mar
« ciare due reggimenti, ed io resterò qui con un battaglione per eseguire le necessarie perquisizioni, fatte le quali mi recherò « immediatamente sul luogo destinato alla mia brigata.
«
« Firmato : DE MILBITZ, »
I fatti della giornata furono riassunti dal generale Türr al Dittatore col seguente rapporto : < Caserta , 20 settembre 1860 .
Per portarci a Caiazzo sul fianco sinistro del nemico, ee per
« occupare una linea di operazione contro Capua, fu combinato « pel 19 settembre un finto attacco generale. « Mentre due colonne attaccavano Caiazzo e Roccaromana,
« il generale Türr colla brigata Sacchi e col battaglione Fer
« racini della brigata Puppi occupava l'attenzione del nemico a « Gradillo dalla scafa di Formicola fino alla scafa di Caiazzo, « e tre colonne di forza diversa più abbasso fecero una dimo « strazione verso Capua e contorni. « Il colonnello brigadiere Eber con due battaglioni marciò su
206
CAPO TERZO
« S. Angelo, il colonnello Rüstow con circa 1500 uomini verso Capua, cioè con due battaglioni della brigata Puppi, due « della brigata Milano ed il reggimento Corrao della brigata « La Masa; il colonnello Spangaro con 800 uomini marciò per « S. Tammaro e Foresta.
« Lo scopo dell'attacco fu raggiunto interamente ; Caiazzo fu « preso dai nostri, il combattimento fu vivissimo su tutti i punti « della linea di dieci miglia circa. I regî furono su tutti i punti respinti, e nella fortezza e sulla riva destra del Volturno. « Tutta la forza che noi abbiamo portato al combattimento « ascende a seimila uomini. Il nemico aveva a Capua quindi
« cimila uomini , è da Capua a Caiazzo da 7000 a 8000 uomini « Le nostre perdite ascendono a circa 250 uomini fra morti « e feriti, fra i quali 20 ufficiali. « Il Generale comandante le truppe sul Volturno « Firmato : STEFANO TURR . »
Il Dittatore il 19 settembre avea trovato il generale Türr
estenuato di forze per le sostenute fatiche della guerra, rico nobbe giustamente la necessità di dargli un momento di riposo, e già a Caserta lo invitava di recarsi a Napoli per passarvi
qualche giorno, ed il 20 gli telegrafava da Napoli : « Il generale Garibaldi al generale Türr, « Caserta.
« Subito giunto Medici аa Caserta incaricato del comando, ve « nite qui a passare qualche giorno. Napoli, 20, ore 650 . « L'Ufficiale telegrafico
« Firmato : CLEMENTE VITA . >>
Veramennte pel generale Türr un momento di riposo era dive nuto indispensabile. Egli non ancora rimesso dalle febbri e dai vomiti di sangue, era tornato da Aix les Bains a Palermo infer miccio, e di là a Messina ed in Calabria ; aveva percorso in pochi
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
207
giorni a cavallo una gran parte del continente napoletano; non ebbe, arrivato a Napoli, un giorno di riposo, che dovè il di se guente partire per Ariano, dove, solo per l'attività instancabile, potè fare il miracolo di sedare una potente reazione ed obbli gare un corpo di truppa regia a deporre le armi. Non riposò in Ariano, che dove ritornare a Caserta per assu mere il comando e la responsabilità della guerra durante l'assenza di Garibaldi, e così i giorni furono da lui passati a sistemare le forze, studiare le posizioni, respingere le sortite parziali dei bor bonici, frenare le reazioni, e finalmente sostenne la giornata del 19 settembre .
Il 20 arrivò in Caserta il generale Medici, cui Türr passò il comando delle Truppe sul Volturno facendo insieme una ispezione della linea da S. Maria a S. Angelo, durante la quale da Caserta il brigadiere Sacchi gli telegrafò: « Brigata Milbitz si ferma a Caserta o prosegue a S. Maria ? » E Türr gli rispondeva : « Fatela marciare a S. Maria » --- Al colonnello brigadiere Spangaro diede l'istruzione di ascen dere il Monte S. Angelo , distaccare 10 compagnie della sua brigata ed occupare quella posizione . La Brigata Corrao doveva prestare servizio di avamposto sotto il comando di Milbitz. La Brigata Sacchi mantenere l'importante posizione di S. Leucio ; lasciò parimente alla dipendenza del generale Medici il Capo del
suoStato Maggiore colonnello brigadiere Rüstow, raccomandan dogli di tenerlo informato di qualunque novità accadesse sul teatro della guerra ; quindi la sera dello stesso giorno parti per Napoli ed il 21 Rüstow gli facea pervenire la seguente lettera : « Ieri dopo la di lei partenza, nessuna importante novità « sul campo .
<<
« Ho l'onore mandarle il quadro degli ufficiali dello Stato Maggiore ; sonovi ancora due di essi che attendono la no mina, cioè Cozzo ee Pecorini, dei quali l'ultimo merita molto. È per questi che le mando le proposte, raccomandandole. « Il colonnello brigadiere Capo dello Stato Maggiore
« Firmato : Rustow . »
208
CAPO TERZO
Nel giorno medesimo il tenente colonnello Albuzzi della Divisione Cosenz da scafa di Formicola scriveva cosi :
« Nulla di nuovo da parte dell'inimico, se non che essendo «
domani mattina 48 ore che il Reggimento è ai posti avan zati, ed essendo stato preso oggi da una sì forte alluvione, che
« sì le armi che le munizioni sono rese presso che inservibili, e sono causate molte forti malattie presso i soldati, così si « fa istanza, acciò venga rilevato con altro Reggimento. >>
Intanto il Generale Garibaldi avendo constatato nella rico
gnizione del 19, che aveva da fare con un nemico che dispo neva di molte forze, riconobbe la necessità d'ingrossare il suo esercito, al quale scopo cercava riaccendere gli spiriti nelle Provincie Meridionali, rinnovando l'appello alle armi, che aveva pubblicato il 10 settembre. Mentre questo avveniva nel campo garibaldino, i borbonici erano profondamente preoccupati della perdita di Caiazzo ; essi misuravano le conseguenze, onde si determinarono a ripren derlo ad ogni costo, per non vedersi rimutato in blocco l'assedio di Capua, e non perdere la chiave dei loro movimenti ai fian chi dell'esercito garibaldino. Il giorno 20 si passò dai regî a preparativi ed esplorazioni, mentre il maggiore Cattabene riconoscendo il pericolo della sua situazione si fortificò aspettando il promesso aiuto. La mattina del 21 cinque battaglioni cacciatori borbonici,
due squadroni di cavalleria, ed una batteria da campagna sotto il comando del generale Colonna usciva da Capua per inve stire Caiazzo.
Il comandante l'11° Battaglione Garibaldino (maggiore Ba
ganti), che occupava la posizione di Monte S. Nicola, scorse questo movimento dei regî verso Caiazzo, e si affrettò di av
visarne il brigadiere Spangaro (15. Divisione) con un biglietto scritto in lapis così concepito :
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
209
Sig. Colonnello Brigadiere
È mio dovere prevenirla come verso Cajazzo siasi ingag «
giato un combattimento : si sente benissimo la fucilata ed
« il cannone, come si vede fumo della polvere. Seguita pure il movimento della truppa che da Capua si «
« conduce sopra del Volturno, cioè verso Cajazzo. « Le sono, ecc . « Il Comandante dell ' 110 Battaglione
« Firmato : BAGANTI. »
Ma era troppo tardi, ed una giornata dolorosa doveva cor rere per le nostre armi . I rinforzi non potevano arrivare nel momento opportuno, solo il colonnello Vacchieri ( 17* Divi sione) Brigata Simonetta, con 600 uomini circa era giunto in sussidio di Cattabene.
I comandanti Garibaldini riconoscendo l'enorme inferiorità
delle loro forze, occuparono un bosco di ulivi, barricarono le strade di Cajazzo, ed attesero a piede fermo il nemico. Si co minciò a combattere fuori la città, ma i Garibaldini incalzati
da ogni parte, mancanti di artiglieria e di cavalleria, oppressi dal numero, abbandonarono la campagna, e si ritirarono nella città dietro le barricate. Ivi ebbero essi una guerra empia e fratricida; mentre combattevano alla difesa delle barricate, i reazionarî li moschettavano dalle case e dai tetti. Ogni resi stenza era quindi inutile, le barricate furono sbarazzate dal cannone Borbone, il maggiore Cattabene ferito gravemente, di
versi altri ufficiali feriti pure caddero prigionieri ; i Garibaldini si cacciarono in fuga ; la cavalleria li incalzò da ogni lato ; 166* tra feriti e morti, oltre 100 furono fatti prigionieri, gli altri per
salvarsi dalla cavalleria si gettarono nel fiume, ove alcuni ri masero annegati, sicchè non rientrarono in Caserta che pochi. Il battaglione Cattabene che alla partenza da Caserta era di 14
CAPO TERZO
210
circa 350 uomini, si trovò ridotto la sera del 21 settembre a soli 100 circa che rientrarono alla Brigata. Il generale Garibaldi fatto più grande dal disastro di Ca iazzo la mattina del 22 col suo Stato Maggiore, scortato da poche guide a cavallo passava in ispezione tutte le posizioni occupate dalle sue truppe e tracciava le operazioni col se guente ordine del giorno : « Il posto principale di difesa delle nostre posizioni è Mad « daloni. Caserta sarà occupata fortemente, poi S. Maria, S. An
gelo, Belvedere ossia S. Leucio, Aversa, Marcianise, Curti, Casapulla, Casanova, S. Prisco ed alcuni altri villaggi che si « trovano tra Caserta ee Maddaloni. Devono essere custodite con
« « « « « «
vigilanza tutte le avvenute che sortono da Capua, e che si dirigono verso i nostri posti, come pure le avvenute che ven gono a Maddaloni dalla parte di Amorosi, Limatola, ecc. Tutti i forti posti, come Maddaloni, Caserta, S. Maria, ecc., devono avere alcune opere volanti di fortificazioni od almeno barri cate. In caso di un attacco serio del nemico, il punto di riu nimento di tutti i posti grandi e piccoli sarà Maddaloni ove si troverà il quartier generale principale. « Il generale Medici avrà il quartiere generale a Caserta, il generale Milbitz a S. Maria, il generale Sacchi a Belvedere.
« Ambo questi due generali riferiranno le loro comunicazioni al generale Medici a Caserta che dovrà riferire al quartier ge
<<
« nerale principale .
« In caso di un attacco serio, i posti avanzati, come già si è detto, si ripiegheranno tutti, se è necessario, su Maddaloni ; però nessuno, a qualunque costo, ripiegherà prima che il « suo anteposto si sia ritirato ed abbia avuto il tempo di prendere posizione indietro. « Il posto di Aversa nello stesso caso dopo di avere ripie « gato i suoi avamposti, farebbe pure possibilmente la sua ri « tirata verso Maddaloni, oppure per Caivano ed Acerra verso
<<
<<
« il punto suddetto. « Poche sono le raccomandazioni che io devo fare ai soldati
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
211
ľ « di Calatafimi e di Varese, però io ripeterò per l'ultima volta « che chi tira da lontano e di notte, è un codardo, e che spero * non scorderanno le fatali baionette dei Cacciatori delle Alpi. Ripeterò pure agli ufficiali il sacro dovere di tutti, di stare & coi nostri militi, e considerarli come propria nostra famiglia
« in tutte le circostanze . « Firmato : G. GARIBALDI. »
Il giorno 22 settembre altre nove compagnie della brigata Spangaro (Divisione Türr) che trovavansi ancora in S. Maria, raggiungevano la loro brigata a S. Angelo, e coadiuvavano i lavori del Genio che ivi si facevano sotto la direzione del
tenente colonnello Brocchi. Una compagnia occupava S. Pri sco . Fino al 30 settembre questa brigata forniva tre compa gnie per servizio di avamposti. La linea degli avamposti era disposta quasi a semicerchio, che adattandosi al terreno, par tiva alla destra del casino S. Jorio, e del Genio, ove il monte S. Angelo scende al Volturno, e si avanzava 200 metri dal crucevia formato dalla strada di S. Maria a Capua. Questi
avamposti con la loro disposizione, segando la prima di dette strade all'ultimo ponticello, ripiegavano verso le falde dei
monti Tefatini, fino a congiungersi a sinistra per mezzo della compagnia di San Prisco colle truppe di S. Maria, mentre la
destra comunicava con le truppe di Vaccheria e S. Leucio, pri ma per mezzo di due compagnie, poi tenendo occupata la som mità dei monti S. Jorio, S. Angelo e S. Nicola. Per evitare qualunque sorpresa ed interruzione, eransi sta .biliti alcuni posti intermedi sul pendio dei monti, che in modo celere riferissero le osservazioni che quelli di sopra potevano fare guardando un esteso orizzonte. Il battaglione Bersaglieri
brigata Spangaro accampava pochi metri più indietro del cro cevia suaccennato, per servire di sostegno, il resto della Bri
gata stava a S. Angelo ed alla Casina Meloria col corpo sa nitario e l'ambulanza .
Dal 22 al 30 settembre, tranne qualche allarme ( Doc. 79 )
212
CAPO TERZO
nessun fatto importante avvenne sul teatro della guerra . Il gene rale Medici attendeva all'organizzazione dei corpi ed aa stabilire e fortificare le diverse posizioni, in che spiegò la più intelligente
attività per rendere formidabile la posizione di S. Angelo che, a suo giudizio, era il cuore di tutto il campo garibaldino, che una volta che riuscissse il nemico a sfondarla, avrebbe potuto avviluppare le forze di S. Maria, tagliare fuori le posizioni di
S. Leucio, e piombare sopra Caserta ; e da Caserta a Napoli. Egli dunque scelse a suo quartier generale S. Angelo, ed es sendo già entrate in linea tutte le truppe della 16 e 17* Di visione, si trovò in grado di distribuire il campo secondo un vigoroso concetto. La brigata Eber durante questi giorni prestava servizio di piazza in Caserta, per altro ogni mattino alle 4 si metteva sotto le armi e vi rimaneva fino alle 8 ant. Gli Usseri unghe
resi facevano continuate pattuglie.
La brigata Puppi nei combattimenti del 19 sotto Capua e 21 a Caiazzo, ebbe l'onore di trovarsi la più esposta al fuoco ne mico, e sostenne i combattimenti più rischiosi, ond' essa sola perdė 42 morti, 152 feriti, molti dispersi, e fra i quali gli an negati nel passaggio del Volturno dopo la perdita di Caiazzo; Or come la forza totale della brigata al 15 settembre sommava a 1053 combattenti, nel 21 non restava che una larva di bri gata senza più il capo perchè morto in battaglia, onde fu che
il generale Garibaldi sulla proposta di Türr ne determinò lo scioglimento ; con gli uomini di essa formavasi un reggimento comandante tenente colonnello Bossi, che andava a far parte
della brigata Sacchi col seguente ordine del giorno : Caserta, 27 settembre 1860 .
« Comando generale della 15" Divisione.
« Dietro disposizione del Ministro della Guerra il comando « della brigata Sacchi riceverà sotto i suoi ordini la residuale « forza della sciolta brigata Puppi. « Firmato : TÜRR. )
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
213
La brigata Milano continuava a far stanza in Caserta fino
al 30. La 15. Divisione quando fu compiuta la sua organiz zazione, presentava il seguente quadro : Comando Generale e Stato Maggiore Comandante Generale.
Tenente Generale STEFANO TÜRR.
Aiutante di Campo ...
Capit . di Cavalleria Egisto BEZZI. id. FRANCESCO GYRA .
id .
Ufficiali superiori a disposizione TELÖKY ALESSANDRO.
Colonnello di Cavalleria .. Ten . Colonnello id . id .
Kiss GIUSEPPE. GSUDAFY MICHELE .
id .
Stato Maggiore
Capo di Stato Maggiore... Maggiore di Stato Maggiore .... Capitano
id .
id .
id .
Colonnello Brig. Rüstow GUGLIELMO Vigo -PALIZZARI FRANCESCO. PECORINI Carlo. RONCHETTI GIOVANNI.
Capitano di Fanteria Applicato ... Vedova Giacinto. id .
id .
id .
id .
id .
id .
VRANESEVICH ADAMO . Cozzo NARCISO. NISCEMI CORRADO .
id .
id .
id .
CATENACCI ANTONIO .
Luogot. di Cavalleria
id .
Sottotenenente id . ( Guide) id . Sottotenente di Fanteria id . di Cavalleria .. id .
id .
LENA Luigi. Roseo ENRICO. COMMENDŮ CESARE .
COSENTINI RAIMONDO.
id .
di Fanteria .
Ufficiale di Amministraz. ALLIEVI.
Erano infine aggregati allo Stato Maggiore : Du Camp Massimo celebre scrittore francese, il quale scriveva nella Revue de deux mondes ee nel Débats sempre in favore d'Italia ancor prima della guerra del 1859, e durante il combattimento del 1 ° ottobre >
si trovò a S. Angelo con la brigata Spangaro. Biagio Caranti, il quale, malgrado che il 30 settembre era stato nominato Se gretario del Prodittatore Pallavicino, volle durante il combat timento del 1° ottobre rimanere colla Divisione, e si congedò
214
CAPO TERZO
soltanto dopo quella giornata, quindi passò al suo novello in carico, dove coadiuvò molto il Pallavicino nella Prodittatura
di Napoli . Intendenza Militare
Intendente militare Commissario di 1a classe id .
GAIGLIONE ANTONIO. MASTRICCHI PASQUALE. Della Lucia FRANCESCO.
di 2a classe .
Corpo Sanitario Medico Divisionale ....
ZILIANI FRANCESCO .
Tribunale Militare
Maggiore Auditore ....
Bissoni Luigi.
Comando della Brigata Sacchi Maggiore Generale .... Capo di Stato Maggiore ....
SacchI GAETANO.
Capitano Amos OCARI.
Comando della Brigata Eber
Colonnello Brigadiere .. Capo di Stato Maggiore.. Capitano Applicato ..
Eber FERDINANDO.
Maggiore ALESSANDRI GIOVANNI. ADAMOLI GIULIO.
Comando della Brigata Spangaro
Colonnello Brigadiere
SPANGARO PIETRO.
Capo di Stato Maggiore.....
Capitano BaganTI.
Comando della Brigata Milano Luogotenente colonnello .
De GIORGIS CARLO FELICE.
Capo di Stato Maggiore.
Capitano De CAROLIS .
Comandante della Batteria Garibaldi. Capitano Baillot. Türr.... Capitano FERRARI. id . id .
Appartenne a questa Divisione la Legione Ungherese (Bri gata Eber) composta di fanteria comandata dal tenente colon
nello Maggarody, e di cavalleria comandata dal tenente co
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC,
215
lonnello Figyelmesi ; furono anche aggregate a questa Divisione la brigata Corrao, già la Masa, e la Legione Inglese. (Doc. 80.) Il Dittatore trasportava il suo quartiere generale a Caserta
il giorno 27 settembre e continuamente ispezionava le posi zioni ; il 30 passava una rivista alle truppe di S. Angelo e dintorni , e avvertiva di ricorrere principalmente, più che al fuoco, alla baionetta per battere l'inimico, e di farlo uniti e compatti senza lasciarsi trasportare dall'entusiasmo e combat
tere alla spicciolata come talvolta aveva osservato . Mentre questi fatti si compivano sulle rive del Volturno,
l'esercito piemontese entrato dal 10 settembre nelle Marche e nell'Umbria compiva in venti giorni una campagna, i cui trionfi erano coronati dalla liberazione di quella parte d'Italia dalla dominazione del Governo di Roma.
Il giorno 11 i Piemontesi dopo breve resistenza occupavano
Orvieto e la città di Castello, mentre la 4. Divisione s'impa droniva di Pesaro, il cui castello, dopo 24 ore di debole resi stenza, dovè capitolare. Il 24 il generale De Sonnaz attaccò Perugia difesa dal ge nerale Schmidt, il quale faceva una viva resistenza, ma soprag giunto il generale Della Rocca, con la brigata granatieri di
Lombardia, il go e 4º bersaglieri e con due batterie di arti glieria, riaccese il combattimento e ridusse i Pontifici alla con segna della cittadella con tutta la guarnigione prigioniera di guerra .
Il 15 il generale Fanti s'impossessava di Foligno, cosicchè il giorno 16 l'ala destra piemontese occupava la linea Orvieto Foligno - Todi, e tagliando le comunicazioni tra Roma ed An cona per la via di Foligno, poteva ricongiungersi all'ala sinistra comandata da Cialdini, ed investire il forte dell'esercito pontifi cio sul versante orientale comandato dal generale Lamoriciere . Il 15 il generale Cialdini avea spinto la 4 e 7a divisione per Todi verso Osimo, allo scopo di tagliare la ritirata sopra Ancona al generale pontificio, che si era piazzato tra Tolen tino e Macerata .
216
CAPO TERZO
Gli avamposti di Cialdini occuparono senza resistenza il ponte sul Musone, ed estesero le loro linee fino alle alture di Loreto, mentre il grosso delle sue truppe aveva occupato le alture di
Osimo e Castelfidardo, e si era fortificato sulla strada tra Ponte Musone e Vallato. In cosiffatta guisa Cialdini tagliava al ne mico le due strade delle Crocette e di Camerano per Osimo. Il generale Lamoriciere informato del pericolo dell'occupa
zione di Loreto, vi mandò uno squadrone di gendarmi in esplo razione, e non trovatovi i Piemontesi vi si recò ad occuparlo
col grosso delle sue truppe, ed ivi eseguì il 17 la sua con giunzione col corpo del generale Pimodan che avea sgombrato la linea Orvieto - Perugia. La posizione di Lamoriciere in Loreto, se era servita alla congiunzione del Corpo Pimodan, non era per lui certamente sostenibile, imperocchè si trovava di fronte l'esercito di Cial
dini molto superiore di numero, e poteva da un momento al
l'altro essere attaccato ai fianchi dal generale Fanti, il quale essendo padrone del versante occidentale delle provincie del l'Umbria, gli chiudeva ogni comunicazione col resto delle pro vincie Pontificie. In questa situazione il Lamoriciere decise di gettarsi in Ancona, e protrarre dalla fortezza la sua resitenza , sperando che alla perfine l'Imperatore dei Francesi si fosse de terminato ad intervenire in difesa degli Stati del Papa.
Questo piano del generale Pontificio, era giustificato dalle notizie che gli venivano da Roma, che una nota Napoleonica al re del Piemonte gli minacciava l'intervento armato della
Francia, e che una flotta austriaca si sarebbe presentata nelle
acque di Ancona a difesa di quella piazza. Era dunque per Lamoriciere quistione di tempo, e a questo nulla si prestava meglio che una lunga resistenza in Ancona, da dove i due sperati interventi dovevano liberarlo. Il 18 dunque Lamoriciere cominciò la sua marcia sopra
Ancona, dirigendosi per la strada attraverso il guado al di sotto della confluenza dell'Aspio nel Musone, allo scopo d' impadro nirsi della diramazione orientale delle alture di Castelfidardo .
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
217
Il generale Pimodan con la sua brigata, una batteria di obici e molta cavalleria , formava l'avanguardia, il resto del l'esercito pontificio comandato dal Lamoriciere marciava per
altra via alla stessa direzione, per congiungersi col corpo di Pimodan allo sbocco dell'Aspio. Come i carabinieri svizzeri della colonna Pimodan arriva
rono al guado del Musone, si trovarono a fronte dei bersa glieri piemontesi, che dopo una viva fucilata si ritirarono sul l' altura, con che l'artiglieria Pontificia potè trasbordare il Musone.
Il generale Pimodan che non trovò al passaggio del Musone la resistenza che si attendeva, appena ebbe la sua artiglieria sulla riva sinistra, spinse i suoi attacchi contro un cascinale,
ed occupatolo a viva forza vi puntò i suoi pezzi, dirigendo i colpi contro un altro cascinale ed un bosco occupato dai Pie montesi. Mosse quindi allo assalto di quelle posizioni, ma dopo una breve lotta fu respinto verso la prima cascina riportando una ferita in quel combattimento . Fu allora che sopravvenne Lamoriciere con tutte le sue forze ed impegnò un vivo attacco , ma i Piemontesi che erano padroni
delle migliori posizioni , e disponevano di forze preponderanti, lo investirono da tutti lati, mentre le loro artiglierie gettavano lo scompiglio ed il disordine nelle sue file. Tentò allora il La moriciere di ritirare ordinatamente le sue truppe, ma queste
non sentivano altra voce che l'istinto dalla loro salvezza, e si ritrassero in grande numero verso Loreto, mentrechè il Gene rale in Capo non potè raccogliere che appena 500 uomini; coi
quali, a marcia forzata, percorrendo una strada da pedoni dove non poteva inseguirlo la cavalleria nemica, riusci verso sera a chiudersi in Ancona.
Il generale Cialdini dopo la vittoria di Castelfidardo, recò le sue forze a Loreto, dove fece diversi prigionieri, e fece depo sitare le armi a circa 3000 soldati fuggiti nella disfatta del giorno avanti, e spinse le sue truppe contro Ancona, mentre il 5º corpo di esercito sotto gli ordini del generale Della Rocca
218
CAPO TERZO
aveva preso posizione contro il fronte principale della città, e la flotta comandata dall'ammiraglio Persano avea cominciato il suo bombardamento da mare.
Il 24 le operazioni di assedio furono spinte con la maggiore energia :: il generale Fanti le dirigeva di persona ; il corpo Della Rocca batteva di fronte dalle alture del Monte Ajuto e di Ago, mentre il 4º corpo comandato da Cialdini, operava di fianco dal monte Ago oltre Pedocchio e dalle alture del monte Agnolo. Un bombardamento vivissimo per mare e per terra, non dava requie agli assediati ; alcune sortite fatte dai medesimi furono sanguinosamente respinte ; una bomba caduta il 27 nel lazza
retto appiccò il fuoco ai magazzini di abbigliamento : le fortifi cazioni avanzate una dopo l'altra prese : i Piemontesi conqui state le opere esteriori , battevano già col cannone Porta Pia ; un grosso proiettile partito dalla fregata Vittorio Emanuele nella notte del 28 penetrò nei sotterranei della polvere e saltò in aria la batteria del molo. Una più lunga resistenza era dunque impossibile, ed il generale Lamoriciere domandò di rendere la piazza.
I patti della capitolazione furono firmati il 29 settembre alle tre pomeridiane. La guarnigione usciva cogli onori di guerra , de poneva quindi le armi, recavasi prigione in Piemonte : tutto quanto restava in Ancona, armi, danari, oggetti militari, cadeva proprietà dei Piemontesi .
La mattina del 30 la capitolazione veniva eseguita : l'esercito sardo entrava in Ancona, e così la via di entrare nelle provin cie napoletane era sgombra di ogni ostacolo. Le battaglie dell'esercito piemontese nelle Marche e nel l'Umbria, erano annunziate dal Generale Garibaldi ai suoi
volontari col seguente ordine del giorno : » Caserta , 28 settembre 1860.
« Il Quartier Generale è a Caserta : i nostri fratelli dell'eser
« cito italiano comandati dal bravo generale Cialdini combat « tono i nemici dell'Italia, e vincono.
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC .
219
« L'esercito di Lamoriciere è stato disfatto da quei prodi. « Tutte le Provincie serve del Papa sono libere. Ancona è « nostra : i valorosi soldati dell'esercito del Settentrione hanno
« passato la frontiera e sono sul territorio napoletano. Fra poco avremo la fortuna di stringere quelle destre vittoriose . » « Firmato : G. GARIBALDI . >>
Le campagne dell'esercito Settentrionale nelle Marche e
nell'Umbria, creavano da una parte una posizione gravissima al Re di Napoli, e modificavano profondamente dall'altra i pro getti politici e militari del generale Garibaldi. Il Re di Napoli comprendeva bene che le ragioni o il prete sto coi quali il Governo piemontese giustificava l'invasione degli Stati del Papa, erano la necessità di troncare il cammino della rivoluzione, e recare in mano di un Governo legale le Provincie agitate dalla guerra e dalla rivolta. Con questo programma medesimo il Governo sardo sarebbe entrato nelle Provincie napoletane, e si sarebbe sostituito ad un governo provvisorio rappresentato da una Dittatura influen zata dagli uomini più noti della rivoluzione.
Importava quindi a Francesco II di precedere i Piemontesi nel progetto di ristabilire l'ordine legale, e togliere così ai me desimi ogni ragione d'intervenire nel Regno. L'esecuzione di questo progetto stava dunque in un mortale
tentativo, di rompere l'esercito garibaldino innanzi Capua, rien trare nella capitale, e poter dire dal suo trono all'Europa, che le forze del Re di Napoli erano bastate a sbaragliare l'invasione
garibaldina, ristabilire il governo legale , ricondurre l'ordine nello Stato.
Se questo piano fosse riuscito a Francesco II, ogni ragione d'intervento piemontese sarebbe cessata, e l'Europa non avrebbe forse permesso che Vittorio Emanuele fosse entrato negli Stati di un Principe per trabalzarlo dal trono, ed assidervisi in no me della restaurazione dell'ordine e della legalità . Dall'altro canto Garibaldi vedeva che mentre le armi Pie
220
CAPO TERZO
montesi si avanzavano a tagliargli la via ai suoi trionfi ed al compimento del suo programma Roma -Venezia, il Governo Pie montese minava ogni giorno di più esagerando i pericoli della presenza di Giuseppe Mazzini in Napoli , per iniettare nelle
convinzioni dei popoli, che la Dittatura, anche con le migliori intenzioni del mondo, sarebbe stata trascinata a disfare l'opera sua stessa, e a far perdere alle risorte provincie il frutto del loro riscatto .
A giustificare questo contegno del Governo Piemontese, fa ceasi servire il fatto che Garibaldi non volle far l'immediata an
nessione di Sicilia e delle provincie Napoletane. Questa ripu gnanza era alimentata da vari amici di Garibaldi, e creava nei
Consigli del suo Ministero un dualismo tra la politica della Dit tatura, e quella del Conte di Cavour, per il che ogni accordo nella direzione degli affari diminuiva, e la forza militare di Garibaldi ne risentiva gli effetti. Queste correnti diverse che toglievano ai Ministeri la coesione necessaria in quei gravi momenti, determinarono il Dittatore a cambiare Ministero, sostituendovene uno, al quale diede il nome Conforti; ma neppure questo potè riposare negli accordi:
Depretis che teneva per l'annessione immediata della Sicilia, avendo trovato ripugnanza da parte del Dittatore, ed una re sistenza quasi personale di Bertani, segretario generale della Dittatura in Napoli, si era determinato a lasciare la sua Prodit tatura. Garibaldi partì lasciando, come abbiamo detto altrove, il comando dell'armata a Türr e la Prodittatura a Sirtori. Egli
appena arrivato colà trovò molte cose in disordine e doveva quindi e
nel suo arrivo prendere una determinazione, e la prese più energica.
Congedò bruscamente i ministri, e in data del 17 settembre nominò il Prodittatore e il nuovo Ministero col seguente De creto :
221
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
IN NOME DI S. M. VITTORIO EMANUELE RE D'ITALIA
IL DITTATORE Decreta
« Art. 1 °
È nominato Prodittatore in Sicilia il sig. An
« tonio Mordini, Uditore Generale dell'Esercito . « Art. 2°
« 1° « 2°
Sono nominati ancora i seguenti :
Per la Finanza il sig. Domenico Piraino. Per i Lavori Pubblici il sig. Paolo Orlando.
« 3º – Pel Culto ed Istruzione Pubblica il reverendissimo <<
sig. D. Gregorio Uydulenei « 4° Per l'Interno il sig. D. Enrico Parisi.
« 5º – Per la Giustizia il sig. barone Pietro Scrofani con « servando l'ufficio di Presidente della Gran Corte dei Conti . « 6°
« 20 «
Per la Sicurezza Pubblica il sig. Giorgio Tamaio. Per la Marina il sig. Intendente generale della Ma
rina, D. Giovambattista Fauchè.
« 8º – Per la Guerra il sig. Colonnello Brigadiere D. Ni « cola Fabrizi. « 9°
Per gli Affari Esteri e Commercio il sig. D. Dome
« nico Piraino. « Il Dittatore
Firmato : G. GARIBALDI. « Il Segretario di Stato per l'Interno « Firmato : E. PARISI. »
Mordini nell' assumere lo spinoso incarico rivolgeva ai Sici liani il seguente proclama: « Siciliani !
« Non il merito personale, ma la fiducia che si compiace ri
« porre in me il glorioso Dittatore dell'Italia Meridionale, mi « fruttò l'alto onore di governarvi. Egli sa che nessuno è a lui a
CAPO TERZO
222
più sinceramente affezionato di me. Sa che la sua bandiera « Italia e Vittorio Emanuele è pure la mia. Sa che ho pre « stato giuramento di fedeltà a Vittorio Emanuele . Io sarò dunque in Sicilia l'esecutore degli ordini del Dittatore, l'in terpetre della sua politica nazionale. Voi col buon volere e colla prudenza nei magnanimi propositi, renderete facile, o Siciliani, il mio assunto, e porgerete nuovamente prova « del vostro amor patrio al grand'Uomo, che dopo aver in <<
« frante le catene dell'Italia meridionale, si appresta oggi ad
abbattere ciò che avanza della tirannia straniera ee di quella « dei preti, per restituire l'Italia agl' Italiani. Questa è la sua
legittima ambizione : fare l'Italia, e dire ad un tempo : « l'eroica Sicilia, che aprì nel 1848 la serie dei grandi rivol. <<
gimenti europei, riconfermò nel 1860 la sua fede nazionale, e
prima meritò di entrare nel libero consorzio delle genti ita « liane. Siciliani : torna adesso superfluo che io vi ricordi di non essere passata l'era dei sacrifizî. La vostra storia vi ob
<<
<<
«
bliga ad essere grandi. E neppure è mestieri che io vi rac
« comandi l'ordine e l'osservanza delle leggi . I nostri doveri « noi li riconosciamo reciprocamente. Associate adunque i
« vostri sforzi ai miei, perchè mentre i vostri figli battono sul « continente le battaglie della patria unita, l'Isola, appena « appena redenta dalla schiavitù, presenti al mondo civile lo spettacolo di un popolo che sa praticare la vera libertà. » Tornato in Napoli il Dittatore vi trovò i due avvenimenti, la vittoria delle sue armi sul Volturno nella giornata del 19, e le prime vittorie Piemontesi negli Stati del Papa. Questi due fatti lo determinarono a provvedere del meglio
che poteva intorno alla amministrazione civile, per addirsi in tero alla parte militare; onde in data 20 settembre emanò un Decreto che conferiva al Crispi la nomina di segretario di Stato, cosi concepito :
« Art. 1. L'avvocato Francesco Crispi è nominato segretario « di Stato per gli affari esteri .
1
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
223
« Il Segretario generale ed i Ministri di Stato sono incari « cati della esecuzione del presente Decreto. >> I Dittatore
« G. GARIBALDI. »
Ma per quanto le cose di guerra progredivano in bene; gli ordini amministrativi andavano al disordine. Il Segretario della Dittatura Bertani, inviava dal suo ufficio ordini e decreti ese cutivi all'insaputa del ministero, da ciò derivava la mancanza di unità di concetto governativo, le contraddizioni più evidenti negli atti del Governo ; il disordine minacciava tutte le regioni
del potere, e così nè gli apprestamenti di guerra poteano pro cedere, nè gli ordinamenti di pace comporsi sopra un sistema. Il ministero circoscritto ad una situazione impossibile, ras
segnò le sue dimissioni col seguente indirizzo al Dittatore : Signor Dittatore,
Quando acclamato dalle popolazioni Ella venne tra noi e formò il presente ministero, noi che credevamo poter meri tare la fiducia del paese, fummo altamente compiaciuti di aver potuto ottenere anche per un istante la sua, ed accet tammo senza esitanza. L'alto scopo del Governo era scritto sulle sue gloriose bandiere, il suo grande affetto per l'Italia e per Vittorio Emanuele ci affidava che tutti gl' Italiani a vrebbero proceduto al nobile intento con divisamenti concordi ; con questi pensieri entrarono i sottoscritti nell'Amministra zione, proponendosi segretamente di sanare le piaghe, da cui era contristato il paese, di promuovere tutte le sorgenti della sua potenza, di apparecchiarlo all' unione con le altre Pro vincie italiane, di preservarlo dall'anarchia. Ma per verità fin dai primi giorni del nostro ministero ci avvedemmo quanto fosse malagevole di adempiere al compito assunto. Molti de creti si emanarono senza che fossero stati proposti e discussi dai Ministri, e parecchi atti deliberati nel Consiglio non erano <<
« « « « « « « «
« « « « « « «
224
CAPO TERZO
pubblicati. Ciò rendeva responsabili i Ministri di atti a cui « non erano concorsi e vane in gran parte le loro cure. Spesse « volte con franchezza e con sincerità Le manifestammo le
« nostre osservazioni sopra questi ed altri punti ed in varie guise ci studiammo di attenuare gl’inconvenienti, ma i no « stri voti non ebbero effetto. Noi pertanto dubitammo, se
« avessimo conservato la sua fiducia . I fatti avvenuti poste « riormente hanno accresciuto questo dubbio , e per quanto profondo sia il nostro dolore , altrettanto è vivo il nostro « desiderio di rendere più splendida l'azione Governativa. Ella « è certamente guidata da un pensiero alto e generoso, quello « di porre in accordo la sua volontà con la volontà della mag
gioranza del paese, ma la nostra coscienza, l'amore che por « « « «
tiamo alla nostra patria, e l'ossequio che abbiamo pel Dit tatore, c'impongono il dovere di richiamare la sua attenzione sulle arti che adoperano alcuni partiti, per rappresentarle come opinioni del paese, quelle che sono di pochi individui,
« e discordi affatto dai veri sentimenti della maggioranza dei « « « « « « «
cittadini. Essi tentano di sospingere queste popolazioni, sopra vie cui assolutamente ripugnano, mentre queste popolazioni abbandonarono il mal Governo precedente, e si affidarono alle sue mani gloriose, con la certezza di formare col Regno d'Italia un regno unico sotto lo scettro di Vittorio Emanuele. Ella che è alla cima del potere, può scorgere da qual parte sia l'errore, e a noi non rimane altro compito che quello di
« rassegnare il nostro ufficio. »
Garibaldi che si dibatteva fra i preparativi di guerra in nanzi Capua, e queste lotte di partiti e d'interessi negli or
dinamenti di pace ; tentò una riconciliazione, che si risolvè ad una tregua, la quale si ruppe ad ostilità peggiori, perchè Bertani non rimetteva dalla sua onnipotenza, onde i Ministri, il 25 set tembre replicarono la loro dimissione nei seguenti termini:
225
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC
«
Signor Dittatore !
Quantunque dimissionarî noi conserviamo ancora il potere e saremmo grandemente colpevoli se tralasciassimo di richia a mare la vostra attenzione sui gravi pericoli da cui è minac <<
<<
« ciato il paese. La maggior parte delle provincie del regno, «
avverse per animo alla caduta dinastia, aveano con unanime
« voto e con vivo affetto acclamato alla vostra venuta, ed al <<
Regno sospirato di Vittorio Emanuele. Rimuovere i pubblici « ufficiali insufficienti, pravi o devoti all' assolutismo, arrecare « conforto a coloro che furono indegnamente contristati dalla « dominazione borbonica, promuovere tutt' i miglioramenti mo «
« rali ed economici, raffermare in tutte le classi l'amore e la
« fede nei nuovi ordini politici, apparecchiare il paese all’unione con tutte le provincie italiane, era questo il compito, che « secondo il nostro avviso, dovea proporsi il nuovo governo ; « ma le sue cure ed i suoi proponimenti rimasero in gran parte
«
« vani. Fin dal primo giorno del nostro Ministero, noi vi espo « nemmo i gravi danni che poteano derivare dall'istituzione di « tanti Governatori con poteri illimitati per quante sono le « Provincie. Accogliendo le nostre rimostranze, voi approvaste
« un regolamento intorno ai poteri dei governatori, ma non pare che questo proponimento abbia portato tutto l'effetto che « si sperava. Noi ripetiamo la causa di ciò dalla istituzione « della segreteria, la quale si è arrogata la facoltà di dare importanti provvedimenti, senza discuterli in Consiglio , e senza che alcuno dei ministri ne fosse consapevole. Per ri parare a siffatti inconvenienti, i qui sottoscritti domandarono «
<<
<<
<<
più volte che ciascun atto fosse discusso in Consiglio, e con
«
trassegnato da un Ministro, cosa da voi acconsentita perchè ragionevole, ma non mai effettuata . Anzi nel medesimo giorno
<<
« in cui uno dei sottoscritti si recava da voi ed in presenza
« del vostro segretario, otteneva il vostro assentimento su questo «
punto ed il corrispondente ordine del segretario medesimo, si 15
226
CAPO TERZO
pubblicavano atti importantissimi, senza la discussione e la firma dei Ministri. Ora ecco lo stato del paese.
Qui in Napoli l' opinione pubblica è fortemente preoccu pata per la irregolarità che si scorge nella emanazione dei « Decreti della Dittatura. Nella maggior parte delle Provincie « le popolazioni sono agitate da gravi apprensioni e costernate. « Alcuni Governatori hanno inteso il loro mandato in modo
« da esautorare del tutto l'amministrazione centrale, destituendo
« e nominando impiegati, che qui in Napoli voi solo potreste « noninare, disponendo a loro modo delle cose pubbliche, al « terando a lor grado le pubbliche imposte. « In qualche Provincia taluni o ignoti o malvisi, arrogandosi poteri di cui il Ministero ignora la sorgente, commettono atti «
arbitrarî e soprusi, e spaventano tutti gli onesti cittadini. Quali ponno essere le conseguenze di questi fatti è agevole il comprendere.
« L'ultima parola che i sottoscritti vi rivolgono e che è loro <<
ispirata dall'affetto vivissimo che hanno per l'Italia e per la
« loro terra natale, dall'ossequio per la vostra persona, e dal « l'ammirazione per la vostra virtù, è questa : Voi, Dittatore, preceduto dalla vostra fama, circondato « dalle glorie immortali, siete venuto tra noi acclamato da queste « fidenti popolazioni ; ma provvedete, che dietro ai vostri passi « non resti un solco di lagrime e di dolori, » In vista di quest'atto Garibaldi riformò il Ministero conser vando soltanto Conforti e Cosenz, e limitando i poteri della <<
Segreteria Generale.
Ma neppur ciò valse a ricomporre le cose, onde il giorno 27 set tembre si presentò a Caserta Cosenz per ritrovare Sirtori e Türr, già tornato al campo fin dal 25, e conferire coi medesimi sulla gravezza della situazione, giacchè Bertani continuava ad amministrare in contradizione del Ministero . Ambedue consi
gliarono Cosenz di parlarne nettamente col Dittatore. Cosenz invece di esporre la situazione, pregò il Dittatore di sostituirlo al Ministero della guerra , ma gli fu risposto :
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC,
227
No, continuate, voi fate bene, vi prego di rimanere al vo « stro posto. » Sirtori ripigliò: « Allora è necessario, o Gene rale, che v’intendiate con Cavour. » Garibaldi si scosse ir ritato, e disse:: « Questo mai . »>> « Ma nessuno di noi, riprese Türr, vi domanda ora una riconciliazione con Cavour; qui si <<
<<
« tratta che il Ministero non può governare , finchè governa * Bertani, »
Questo, linguaggio fini di persuadere Garibaldi della respon sabilità che gli scaricavano addosso gli atti di Bertani, e scrisse al medesimo, consigliandolo di portarsi a Torino, ove nel Par lamento poteva meglio servire la patria. La sera seguente a notte avanzata si presentò Crispi al Dit
tatore, accompagnando una deputazione delle varie provincie per chiedere in nome del paese, che Bertani fosse conservato al suo posto ; ma Garibaldi indispettito rispose : « Tornate alle * vostre provincie, ed accompagnatemi qua questo popolo nel
* cui nome parlate, e che non vedo qui in armi per combat * tere i nostri nemici . »
Tutti questi fatti stancarono il Dittatore non abituato a tali
dilaniamenti politici, e pressato com'era dal bisogno di occu parsi tutto alle cose di guerra, si determinò di confidare la Prodittatura del Continente napoletano al suo amico Giorgio Trivulzio Pallavicino, sul quale riponeva intera la sua fidu cia . Il marchese Pallavicino, prima di accettare questa grave
missione dopo il colloquio che si ebbe col Dittatore a Na poli, teneva necessario di portarsi prima a Torino onde con ferire con Cavour.
La nuova posizione assunta da Garibaldi esigeva di dare ai suoi avversari politici un'altra sublime risposta , e perciò egli si preparava a ripassare il Volturno tra Caiazzo e Ca sina per circuire il nemico, se venisse combinata coll'eser cito settentrionale una grande battaglia per ridurre le forze Borboniche dalla linea del Volturno alla linea del Garigliano.
All'oggetto faceva radunare equipaggi e ponti per eseguire il suo passaggio sollecitamente, ma vedendo che i Regi si rinfor
228
CAPO TERZO
zavano a Capua, e considerando che egli poteva trovarsi espo sto ad un assalto, prima che l'esercito settentrionale fosse ar rivato, così occupavasi di consolidare semprepiù le sue posizioni e giornalmente le ispezionava. Intanto ai puri elementi garibaldini si erano aggregati molti cercatori di fortuna, i quali credevano che il seguire Garibaldi
significasse fare la guerra senza fatiche. Costoro sfuggivano i pericoli del campo e non lasciavano occasione di correre alle delizie di Napoli, sicchè il generale Garibaldi si vide costretto ad emanare ordini severissimi, i quali non toglievano che la rilasciatezza e la noncuranza s'impadronisse di molti che ve stivano la camicia rossa .
L'appello fatto da Garibaldi dopo il 10 settembre e rinno vato il 19 dello stesso mese, di cui abbiamo fatto cenno, non produsse gli effetti che si speravano : le notizie dei trionfi del l'esercito settentrionale e della imminente sua entrata nelle pro
vincie napoletane erano causa d'inerzia e dissuadevano le masse dall'affrontare nuovi pericoli, quando già un Governo legale con tutta la sua forza veniva a compiere ed assodare l'opera di Garibaldi.
Il 29 settembre il colonnello brigadiere Sacchi promosso a Maggior Generale, entrava a far parte della 15° Divisione col seguente ordine:
« Al Sig. Maggior Generale Sacchi « S. Leucio
« Per determinazione del Generale Dittatore, la Brigata da
« lei comandata farà parte della 154 Divisione. Caserta, 29 settembre 1860. « Il Generale Comandante la Divisione
« Firmato : STEFANO TÜRR . »
La mattina del 30 mentre il generale Türr si trovava sulla li nea del generale Sacchi a S. Leucio riceveva il seguente ordine :
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC .
229
« Al Generale Türr
« S. Leucio
<<
Venga a prendere il comando di queste truppe. Caserta , 30 settembre. «
« Il Capo di Stato Maggiore Generale
« Firmato : G. SIRTORI. »
Appena tornato a Caserta ed abboccatosi con Sirtori, il ge nerale Türr scriveva al generale Sacchi a S. Leucio le se guenti due lettere : * Generale !
« Il Generale Dittatore fa conoscere che il nemico è in pro « cinto di tentare una sortita da Capua. « Tenetevi dunque pronto e fate avanzare un battaglione
« fino alla gola della montagna, e mettete un reggimento di « riserva presso la Vaccheria . « Caserta, 30 settembre 1860. « Firmato : STEFANO TÜRr. »
« Generale !
« Ho ordinato che i volontari della disciolta Brigata Puppi « si rechino immediatamente a S. Leucio.
« Laddove arrivasse qualche cosa di serio sulla vostra linea, « datemene avviso con un ussero .
« Io stesso vorrei venire, ma il Capo dello Stato Maggiore « Generale mi ha destinato al comando di tutte le truppe esi
« stenti quì in Caserta, colle quali marcerò, appena si verifi « cherà il bisogno, dove si farà più necessaria l'azione della « riserva .
Caserta, 30 settembre 1860. « Firmato : STEFANO TÜRR. »
230
CAPO TERZO
Siccome i Regi facevano dei tentativi di passaggio al Vol turno, ed il generale Türr aveva avuto ordine di prendere il comando della Riserva generale, così egli ordinava che la me desima si mettesse sotto le armi sulla strada Caserta Santa Maria .
Tale riserva era composta cosi : Brigate Eber, Milano, Assanti; un battaglione (Paterniti ) della Brigata La Masa e parte della Brigata Pace, in tutto 5600 uomini con 12 cannoni.
Un reggimento comandato dal colonnello Corte teneva il
passo di Aversa, onde impedire al nemico una sorpresa su quella via sopra Napoli . La mattina del 30 i Regi facevano una sortita da Capua verso S. Maria, e nelle ore pomeridiane dello stesso giorno, il Corpo d'esercito Borbonico che aveva rioccupato Caiazzo il 21 , sotto gli ordini del generale Colonna, si avvicinò alla destra del Volturno presso le scafe di Triflisco e Formicola minacciando il passaggio del fiume. Erano alla custodia di quei passi, a S. Leucio, la brigata Sac chi a diritta sulla strada biforcata di Caiazzo, e la Divisione
Medici a sinistra in S. Angelo. Contro questi due corpi i regî diressero il loro fuoco di artiglieria e di moschetteria, onde i garibaldini accorsero per impedire il passaggio del fiume, ma dopo breve attacco i regi retrocessero e mostrarono di rinun ziarvi.
Il maggiore Csudafy che dal 19 al 26 settembre si trovava tra Rocca Romana e Piedimonte d' Alife, facendo varie scara muccie coi suoi distaccamenti volanti , e non avendo trovato
l'aiuto promesso e più specialmente la guardia nazionale ar mata e organizzata ; visto che il corpo di Won-Mechel marciava
su Piedimonte di Alife, credè necessario di ritirasi facendo di tanto in tanto nella retromarcia qualche dimostrazione offensiva. Il generale Won -Mechel agiva sulla riva destra del Volturno
in esecuzione degli ordini del Comandante in Capo dell'esercito borbonico contenuti nella seguente lettera :
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
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Let'era del generale Ritucci all'altro Won Mechel Signor generale
È intenzione di S. M. ( N. S. ) che dopo l'attacco di Piedimonte d'Alife, giusto le precedenti disposizioni, se l'azione riesce felice per le nostre « armi, com'è a sperarsi, ella facendo correre i suoi rapporti per la via
« di Caiazzo e dopo non più che un giorno di riposo alle sue truppe, « con tutta la colonna di suo comando compreso le truppe di Ruiz e con
« le debite precauzioni prenda la volta di S. Potito , Trivio , Casali di « Faicchio, Amorosi, Ducenta , Valle, e pei ponti della Valle piombare
« alle spalle di Caserta, impadronirsene, spingersi sulla strada di Santa
« Maria per giungere alle spalle di questo paese, mentre una divisio « ne, che uscirebbe, da Capua l'attaccherebbe di fronte e di fianco per « San Tammaro . Queste sono le idee generali, ella però vi darà adempi
« mento a seconda delle cognizioni locali che acquisterà, della cono « scenza della forza e delle posizioni del nemico e di quanto altro
giudicherà di porre a calcolo per la buona riuscita del disegno, rite « nendo sempre che deve in tutti i casi informarmi a tempo del risultato « di Piedimonte, delle determinazioni che prenderà per la esecuzione del
« disegno succennato e dei giorni indispensabili che stimerà impiegarvi, « onde io possa muovere per agire di concerto sopra Santamaria . Tutto « il più resta affidato alla nota sua esperienza ed avvedutezza.
Sappia intanto che farò marciare questa notte la brigata Polizzy « ond' esserle di aiuto nel solo caso che l'azione di Piedimonte non fosse
« coronata di felice risultamento, mentre all'opposto, assicurati che sa « remo di felice successo, la detta brigata Polizzy dovrà ripiegare sopra Capua per far parte della divisione destinata ad attaccare Santamaria. « Le invio il presente per lo mezzo del maggiore Giobbe dello stato <
maggiore, che rimarrà momentaneamente presso di lei, per mezzo del
quale bramo avere notizia delle sue operazioni e dei di Lei divisamenti a sul conteunto di questo foglio. Capua, 24 settembre 1860
« Il Generale in Capo
« Firmato : Giosuè RITUCCI. »
Si vede benissimo che l'intenzione del generale Ritucci era
di portarsi colle sue quattro divisioni a Napoli, ma il fatto d'armi a
del 19 dei Garibaldini davanti Capua come pure le due colonne
volanti inviate dal general Türr al di là del Volturno, non sol
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CAPO TERZO
tanto fecero modificare il piano borbonico ma ancora fece loro ritardare, come emerge dalla trascritta lettera, per ben 10 giorni il loro movimento offensivo, e questi dieci giorni furono per l'ar
mata garibaldina di grandissimo vantaggio, inquantochè si ebbe il tempo per concentrarsi, fortificare le posizioni e provvedersi di artiglieria di cui era deficiente, inquantochè non aveva che i soli 4 cannoni dei quali se ne servì il 19 il generale Türr. Lo stessso giorno trenta, 5000 uomini del Corpo Won-Me chel destinato a formare l'estrema sinistra dell'esercito Napo letano, cominciava il suo movimento estendendosi sulla via di
Ducenta, prendendo posizione a Ducenta e S. Agata dei Goti per piombare sopra Maddaloni, allo scopo di forzare la linea di Bixio e ricongiungersi a Caserta con le forze che dovevano attaccare di fronte S. Maria e S. Angelo. Il generale Colonna con la sua brigata forte di 3000 uo
mini del Corpo di Esercito Won Mechel, dopo aver tentato passare il Volturno alla scafa di Triflisco, andò ad occupare il monte della Palombara e Taverna nuova, e fulminava con vivo fuoco di artiglieria e di fucileria le alture di S. Jorio tenute dalla 5 e 6 compagnia della Brigata Spangaro (Divi sione Türr ), le quali precipitandosi sugli argini del Volturno
e cuoprendosi dei lavori fatti il giorno avanti, si opponevano al passaggio del fiume, mentre la 7a compagnia caricando a sinistra della linea li respingeva. Il generale Colonna avendo
trovato ostinata resistenza dei posti guardati dai generali Medici e Sacchi, e non avendo ordine d'impegnare un combattimento, ma fare soltanto una dimostrazione, si riannodava la notte stessa (30 settembre al 1° ottobre) a Won-Mechel sulla via di Du centa, mentre il colonnello Perrone con la sua colonna di 1200
uomini, si preparava a passare il Volturno al passo di Limatola forzare al momento dell'attacco generale la posizione di Castel Morone. Questi tentativi dei Regi fecero credere giusta
per
mente al generale Garibaldi, che più serî attacchi potevansi verificare nel giorno successivo, per cui dispose che i diversi
corpi guardassero bene le loro posizioni, mentre egli teneva
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
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una forte riserva in Caserta, per spingerla nel punto più mi nacciato ,
Il pensiero dei Regi era di sfondare tutte le linee garibal dine, impadronirsi di Caserta, e di là marciare vincitori a Napoli. In esecuzione del piano concepito dai generali borbonici al l'alba del 1° ottobre uscivano da Capua la Divisione Tabacchi forte di 7000 uomini, due batterie complete di artiglieria avan zandosi sullo stradale di S. Maria coll'obbiettivo di forzare di
fronte la linea garibaldina, ed occupare la città dello stesso nome, mentre la Brigata Segardi formando l'estrema diritta borbonica si spingeva verso S. Tammaro per attaccare i Ga ribaldini .
Nel tempo stesso usciva da Capua la Divisione Afan de Ri vera forte di 10,000 uomini, due batterie e due squadroni di cavalleria, avanzandosi verso Sant'Angelo, con l'intendimento di forzare i passi guardati dal centro delle forze Garibaldine, impadronirsi del grande stradale Capua-Sant Angelo, onde coa diuvandosi a vicenda, avanzarsi, ed una volta rigettati i Ga ribaldini da Santa Maria e da Sant'Angelo , portarsi uniti a Caserta . Tre reggimenti di cavalleria erano in riserva per lan ciarsi a coronare i successi delle due colonne Tabacchi ed
Afan de Rivera, a seconda del bisogno. Le posizioni dell'esercito Garibaldino cominciando dalla sua estrema destra, cioè da Maddaloni, descrivendo un semicerchio erano :
Monte Longone, Monte Caro sopra Maddaloni, Castelmorone posto di prolungamento della linea che descrive il semicerchio tra Maddaloni e S. Leucio , S. Leucio, Sant' Angelo , Santa Maria e S. Tammaro, e queste posizioni erano occupate così : Sopra Maddaloni Bixio colla sua Divisione, che componevasi della Brigata Dezza e Spinazzi, più la Brigata Eberhardt della Divisione Medici con la colonna Fabrizi, in tutto 5500 uomini circa con 8 pezzi di artiglieria. Presso Castelmorone, passo da Caserta a Limatola, il battaglione Bronzetti con 250
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CAPO TERZO
uomini circa . Presso S. Leucio il generale Sacchi con la sua
Brigata della Divisione Türr rinforzata dai residui della di sciolta Brigata Puppi, 2000 uomini circa. A Sant'Angelo il ge nerale Medici con la sua divisione (meno la Brigata Eberhardt) e colla Brigata Spangaro della Divisione Türr, in tutto poco più di 4000 uomini con 9 pezzi da campagna , ed il Reggimento Brocchi del Genio con 300 uomini circa .
A S. Tammaro estrema sinistra della Divisione Cosenz il Reg
gimento Fardella esteso sino alla ferrovia S. Maria , e a Capua ove eravi pure una mezza batteria ; la linea di S. Maria a
San Tammaro era sotto il comando del general 'Milbitz. Ad Aversa il colonnello Corte ; e finalmente la riserva generale com
posta, come già abbiamo detto, comandata dal generale Türr in Caserta, meno la Brigata Assanti, che ebbe ordine la mattina del 1° ottobre di portarsi a Sant'Angelo.
I Reggimenti Malenchini e Laugé Divisione Cosenz sulla strada ruotabile a destra di S. Maria verso l'anfiteatro, ed a
sinistra verso la ferrovia la Brigata La Masa aggregata alla Divisione Türr ed una compagnia del Genio distesi verso lo stradale S. Maria -Sant'Angelo ; la batteria Türr a Porta Capua di S. Maria. Le artiglierie tutte di cui disponeva l'esercito Ga
ribaldino, comunque figurassero piuttosto numerose all'epoca in cui, per effetto dello scioglimento dell'esercito meridionale, furono
consegnate agli arsenali di Napoli e Capua (Doc. 80 bis ), pure è da considerarsi che non tutte quelle bocché a fuoco funziona vano il 1 ° ottobre .
Il generale Garibaldi la sera tardi del 30 parlava con Sirtori e Türr, e come prevedeva un combattimento, lasciò la mattina del 1° ottobre di buon' ora Caserta e arrivava a S. Maria,
e qualche momento dopo il suo arrivo (ore 5), le colonne Ta bacchi ed Afan de Rivera spingevano vigorosamente lo attacco
distribuite nell' ordine sopra descritto, quello verso S. Maria, questi verso Sant' Angelo. All'urto del generale Tabacchi gli avamposti di Milibitz risposero con fuoco di fucileria, ma dovet tero ripiegare, ed i Reggimenti Corrao e La Porta e la Bri
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gata La Masa dopo una viva resistenza, oppressi dal numero, furono obbligati a riparare dietro le barricate. Il succedersi cre
scente delle colonne borboniche pesava orribilmente su quei pri mi gruppi garibaldini, e spingendosi a dritta e a sinistra mi nacciavano di avvilupparli.
Il re Francesco II di persona, accompagnato dai conti di Trapani e di Casertą, incoraggiava i suoi in quella fazione. Le
artiglierie Napoletane arrivate sul rialzo della strada ferrata, a portata di S. Maria, investivano terribilmente i ridotti, e minac ciavano di aprire il passo nella città al gº e 10° di linea ed ai cacciatori borbonici, che si erano già quasi fatti padroni della posizione. Il generale Segardi con due squadroni di Lancieri ,
un battaglione di Pionieri e mezza batteria espugnava la posizione di San Tammaro, ove Fardella faceva ogni sforzo per resistere, ma vedendo, che oltre agli attacchi di Segardi
contro la sua posizione, anche i borbonici col Tabacchi alla sua destra si avanzavano contro Santa Maria, si ripiegò verso il rialzo della strada ferrata dove erano piazzati i cannoni e dove era in posizione il resto del suo reggimento, il quale unito con Malenchini teneva fermo contro gli assalti borbonici . Il generale Tabacchi attaccando S. Maria e trovando forte resistenza di
fronte che Milibitz gli opponea coi Reggimenti Lauger, Sprovieri , Corrao ee La Porta, spinse una parte della sua truppa a sinistra per girare la città e per dar la mano al generale Afan de Ri vera occupando la strada, e togliendo così le comunicazioni di
Sant'Angelo-Santa Maria, tentativo che gli riuscì traversando la strada Sant'Angelo, fino al punto che i due corpi erano venuti quasi a contatto, anzi un battaglione borbonico era riuscito già di portarsi dietro la posizione di Sant'Angelo. In quel momento arrivò il colonnello brigadiere Assanti distaccato dalla riserva generale di Caserta, con ordine di marciare colla sua Brigata verso Sant'Angelo ; ma arrivato a S. Maria, e vedendo il peri colo che i Borbonici potevano girarlo alla sua destra, ordinò im mediatamente al 2º battaglione bersaglieri, comandato dal ca pitano Sgarallino (Doc. 81 ) di spingersi a sinistra della strada
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CAPO TERZO
per Sant'Angelo , al 2° Reggimento comandato dal tenente co lonnello Borghesi, ed al 1° comandato del tenen te colonnello Fa zioli, di occupare il cimitero ed una casa, per tenere testa al sopravanzante nemico. I suoi ordini venivano rigorosamente
eseguiti, e malgrado il fuoco incessante del nemico, Assanti ebbe la fortuna con energico attacco di contrastare ai Borboni di avanzarsi da questa parte .
Intanto il brigadiere Malenchini combattendo perdeva terreno sulla ferrovia circondato dagl'irrompenti nemici, quando il 2° bat taglione del 3° Reggimento della Brigata Assanti giungeva a
dargli rinforzo per sostenerlo nella minacciata posizione. L'im provviso attacco di Assanti ed i ripetuti attacchi guidati da Lauger, Sprovieri, Pallizzolo, Malenchini, La Porta, fecero sì che i Regî cessarono dall'avanzarsi, e si arrestarono solo ad investire S. Maria.
Mentre il generale Tabacchi operava così vigorosamente sopra quella città, Afan de Rivera spiccava la Brigata Polizzy per investire Sant'Angelo, facendola sostenere dalla Brigata Bar balonga . Sant'Angelo, come dicemmo, era tenuto dal generale Medici, che si trovava esposto solo con 4500 uomini all'urto del mag
gior nerbo delle forze nemiche. Egli prevedendo che in caso di una sortita dei Regî da Capua, il maggior urto si sarebbe por tato sul quadrivio di Sant'Angelo, avea fatto costruire dal Ge nio sullo stradale di Capua una batteria a ponente della casa, ed aveva diretto di persona i lavori, la cui solidità in caso di attacco, dovea dar tempo alle sue truppe di accorrere sui punti
più minacciati. Il generale Polizzy, investì colla sua brigata tutto il fronte garibaldino della posizione di Sant'Angelo con tanta gagliardia, che gli avamposti doverono ripiegare sui corpi che occupavano la posizione. Il generale Medici visto il peri colo, tolse due battaglioni della sua Divisione, e abbandonando lo stradale si gettò al fianco destro del nemico che occupava fortemente il bosco degli ulivi, onde impedirgli che dalla strada di Capua con una marcia obbliqua s' impadronisse della strada
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di Santa Maria, e per questa occupasse la strada che dalla falda
meridionale del monte Sant Angelo porta a Caserta. Qui s'im pegnò il più ostinato combattimento, nel quale i Garibaldini investiti da forze smisuratamente maggiori dovettero ripiegare, mentre il nemico arrivava a circa 700 metri dall'erta della
collina. Ivi il numero e l'ostinazione dei Borbonici appoggiati da formidabile artiglieria prevalse ; i Garibaldini furono obbligati a lasciare la posizione ed occupare la china del monte per im pedire ai Regî di gettarsi sul viale coperto. Intanto che così ardeva il combattimento a destra sulla
strada di Santa Maria, anche più vivamente si combatteva alla difesa della batteria posta in prima linea all'altezza di Sant'Angelo sulla strada di Capua. I Regi distesi a grandi cor
doni di cacciatori, protetti da numerosa artiglieria, erano riu sciti a girare i fianchi della batteria fatta costruire da Medici,
malgrado la ostinata resistenza che vi opponevano i battaglioni della Brigata Spangaro, il battaglione del Genio comandato
dal maggiore Costa, e quattro compagnie della Brigata Dun ; ma la eroica difesa non valse, la casina fu presa dai Regî e si accingevano già ad inchiodare i cannoni , quando alcuni colpi di mitraglia garibaldina lanciati da un fortino dall'alto del monte dalla parte del villaggio li scompigliò : i Garibaldini tentarono d'interdir loro la ritirata, ma i Regî impegnarono un
combattimento anche più vigoroso, e sussidiati da nuovi rin forzi obbligavano i Garibaldini a ripiegare e ripigliarono la posizione. Il generale Medici in questo momento fece muovere
alla riconquista delle posizioni perdute Simonetta e Ferrari con alcuni battaglioni e due compagnie di Dun, il cui slancio valse a contenere gli attacchi Borbonici, ed a fare anche al cuni prigionieri. Ma in quel momento le munizioni mancarono
alle due compagnie. Se ne diede avviso a Medici , il quale rispose
« si vinca o si mora
alla baionetta . » Ma battuti da
tutt' i lati dall'artiglieria regia, feriti i capitani Tito e Franco, furono i Garibaldini costretti a riparare dietro una barricata difesa da un battaglione e ivi cadde pure ferito ad una co
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CAPO TERZO
scia il Brigadiere Dun , e morto il comandante del battaglione Ramorino, onde riuscì ai Borbonici di assaltare l'altra casina
fortificata alle spalle della prima già espugnata, e dopo accanita resistenza se ne impadronirono . I Regi erano pervenuti ai limiti del villaggio e le truppe di Medici contendevano loro i passi, ma venute in soccorso ai primi altre forze, costringevano i Garibaldini a retrocedere dietro la linea della sezione di artiglieria, comandata dal te nente Torricelli, e stavano per entrare a dritta del villaggio Sant'Angelo, e girare ai fianchi le altre posizioni dei volontarî; il loro impeto non era contenuto che dalla mitraglia che il te nente Torricelli scagliava contro il loro fronte scoperto, e da un'altra batteria stabilita a destra .
Il generale Medici comprendeva benissimo che la perdita della sua posizione sarebbe stata la perdita della battaglia e
l'occupazione di Caserta e di Napoli, onde disse ai suoi: « Bi sogna morir tutti qui, » e colla pertinacia di una risoluzione di morte affrontava il turbine del fuoco nemico, facendo cari
care dovunque alla bajonetta, e con quanti ebbe sotto mano, compresi i volontarî della brigata Spangaro ( 15* Div. Türr ) (Doc . 82 ) e la batteria Garibaldi della stessa Divisione (Doc. 83 ) assali il nemico che bravamente si difese ; cadeva in quella brillante carica il maggiore Castellazzo alla testa di una com
pagnia della Brigata Spangaro , ed il luogotenente Capanelli Argirio. Il generale Garibaldi era dalla mattina a S. Maria : egli dal numero e dal vigore degli attacchi borbonici comprese che una
grossa battaglia andava ad impegnarsi, ed immediatamente diede ordine al generale Milibitz di tener ferma la posizione di S. Maria, ed impedire ad ogni costo che le comunicazioni tra Sant'Angelo - S. Maria fossero tagliate, quindi egli si arrischiò con Missori, Basso, Arrivabene ed alcune guide di percorrere la strada S. Maria -Sant'Angelo e portarsi sopra quel campo di azione. Era in quel momento impegnato presso Sant'Angelo il più accanito combattimento. I cacciatori Napoletani che aveano
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espugnato una cascina fortificata, aveano dato l'attacco ad un'altra ; un altro corpo Regio protetto da una mezza batteria, stava per sormontare il culmine della estrema dritta del bosco
S. Vito per investire i Garibaldini alle spalle ; due battaglioni cacciatori avevano sopraffatto alcune compagnie della Brigata
Spangaro a dritta del villaggio, e le avevano tolto quattro carri e tre cannoni, le comunicazioni tra Sant'Angelo a Santa Maria quasi intieramente tagliate. Il Generale Garibaldi in quel momento supremo per le sue armi, si trovò quasi avvolto in un turbine di fuoco, un ca vallo della sua carrozza venne ucciso, Arrivabene ferito e poi fatto prigioniero, il Dittatore dove smontare a piedi, e si trovò da tutti i lati in mezzo al fuoco nemico. Spettava alla 74 com pagnia della Brigata Spangaro , 15° Divisione Türr, guidata dal bravo Capitano Romano Pratelli, la gloriosa fazione di aprire la strada al Dittatore per raggiungere le truppe di Me . dici che combattevano presso S. Angelo. Questa eroica compa gnia diretta ed incitata dal Dittatore stesso, caricò per ben tre
volte consecutive il nemico alla baionetta, ma l'aprirsi la via nel folto di un esercito nemico sarebbe stato impossibile, se Medici non avesse mandato soccorsi, con che il nemico venne
finalmente respinto, e la via aperta al Dittatore per raggiun gere il corpo di Medici.
Davanti S. Angelo, Garibaldi trovò Medici il quale presso S. Jorio faceva tutti gli sforzi onde rigettare i Borbonici, laonde incoraggiatolo in quella gloriosa resistenza, lo lasciò al piede della collina, mentre egli montò sull'altura per esaminare bene il campo, e di là vide che al nemico era riuscito di girare S. Angelo, per cui egli raccolse quante truppe gli erano alla
mano, fra le quali, oltre ai carabinieri genovesi, una parte della Brigata Spangaro (Maggiore Farinelli) e investì il Monte S. Nicola occupato dai nemici, da dove scendendo obliqua
mente, diede l'assalto ad una cascina anche occupata dalle truppe regie, le quali discacciate una volta la ripresero. In tanto alle forze dei carabinieri genovesi e del maggiore Fari
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CAPO TERZO
nelli, si aggiunsero quelle del maggiore Morici (Brigata Span garo) ed alcuni spezzoni di compagnie che coadiuvati da due pezzi di artiglieria collocati sul crocicchio della via S. Maria
Capua ed appoggiati a destra da Simonetta, dal colonnello Ferrari e Guastalla capo dello Stato Maggiore del generale Medici , che difendevano S. Jorio e S. Nicola, ripresero l'offen siva e con un estremo assalto alla baionetta riuscirono a ricu
perare la cascina sulla strada di Capua, e più tardi anche la
barricata coi tre pezzi perduti, facendo prigioniere alcune com pagnie borboniche. Si distinsero, unitamente ad altri, in modo
particolare il maggiore Morici, ii capitani Negro, Matteucci e Cuder. Questi fu ferito alla coscia destra. Il Dittatore quando vide eseguita cosi eroicamente questa fazione, misurò la certezza della vittoria , e lanciatosi per una strada libera di combattenti volò verso Santa Maria per muo vere le riserve.
Mentre Garibaldi accorreva da S. Angelo a Santa Maria, il Generale Türr il quale inviava il Battaglione Paterniti, parte del Reggimento Pace e quattro pezzi di artiglieria a Santa Maria, e che avea mandato due compagnie della sua riserva (Brigata Eber) con tre obici ed alcuni usseri in soccorso a Bixio, che altri soccorsi aveva distaccati e che vedea la sua riserva ridotta appena a 3500 uomini , mandò un ufficiale a
Garibaldi per dirgli che le sue forze dettagliate a piccoli soc corsi si diminuivano senza operare alcun fatto serio, che quello gli parea il momento di farle entrare in combattimento. Gari baldi gli rispose : « Marciate su Santa Maria dove mi troverete. » Türr come ricevè quest'ordine ne avvisò il generale Sirtori, che si trovava nel Palazzo Reale, ee ordinò al Capo del suo Stato Mag giore colonnello Rüstow di marciare coi suoi ufficiali, colla Bri gata Eber, e con un distaccamento di usseri a Santa Maria, e contemporaneamente fece montare sul treno ferroviario la Brigata
Milano. In questo punto arrivò il generale Sirtori, il quale men tre si approssimava a Türr per parlargli, vide retrocedere i Garibaldini dalle alture di Caserta vecchia, onde premurò su
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DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
bito Türr che una brigata della riserva fosse inviata colà. Qui il generale Türr rispose : « Vedo benissimo che retrocedono, « ma anzitutto devo eseguire gli ordini positivi comunicatimi « dal generale Garibaldi, cioè di marciare con tutta la riserva « su Santa Maria , e che quand'anche vi fosse qualche pericolo « sulle alture di Caserta vecchia, ciò non potrà arrecare alcun « serio male, quando si rigetteranno i Borbonici in Capua. » E così Sirtori si tranquilizzò. Türr però credè opportuno avvisarne Bixio col seguente telegramma: « Esercito Meridionale
« 15" Divisione Türr
« Caserta, 1 ° ottobre 1860, ore 1 3/4 pom . « Al signor Generale Bixio, comandante le forze « sopra Maddaloni .
« « « « « «
« In questo momento vedendo con Sirtori che i nostri retro cedono sulle alture di Caserta vecchia , e non potendo io, come Sirtori desidera , inviare colà una Brigata avendo ordine dal Dittatore di portarmi con tutta la riserva a Santa Maria, ove ad ogni costo è necessario rigettare i Borbonici in Capua ; vi avviso di ciò onde non possiate essere sorpreso dalla parte di Caserta , giacchè in questa non rimane altro che un ufficiale
« del mio Stato Maggiore con pochi calabresi , e questi male « armati . « Firmato : STEFANO TÜRR. >>
Quindi montò sul convoglio e con lui Sirtori, e in pochi mi nuti giunsero a Santa Maria.
Il Dittatore per venire da S. Angelo a Santa Maria colla sola
sua piccola scorta, non batte la grande strada che lega questi due paesi, perchè era ancor occupata dal nemico, per cui avea girato per la strada tra S. Prisco e Casapulla. A Santa Maria trovò che le sue forze sotto Milbitz faceano tutti
gli sforzi per sostenersi contro il nemico, ma considerando che con truppe stanche da un combattere di nove ore era impossibile tentare dei colpi arditi, non restava che stare sulla difensiva fino 16
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CAPO TERZO
all'arrivo della riserva . Finalmente ecco il generale Türr che arriva con essa. Ispirato il Dittatore dalla opportunità di questo aiuto, disse aa Türr : « Siamo vincitori, non occorre altro che l'ultimo colpo decisivo, le comunicazioni tra Santa Maria e S. Angelo « interrotte bisogna ristabilirle . » All'istante il generale Türr ordinò che la Brigata Milano, colla quale egli era venuto, avanzasse a passo di corsa sulla piazza Rotonda. Intanto le palle dei cannoni nemici piovevano dentro il paese, per cui ordinate le compagnie su quella piazza, le fece poi avanzare sulla strada S. Angelo, mentre Garibaldi stesso si met teva alla testa della Brigata, alla quale Türr uni anche Rüstow suo capo di Stato Maggiore, il quale era arrivato con i suoi usseri da Caserta.
Türr appena dati questi ordini, si portò a Porta Capua di Santa Maria, onde esaminare l'azione, e vi trovò Milibitz ferito, per cui fattolo trasportare in una casa per fasciarsi, raccolse dal
colonnello Parcelli Capo dello stato maggiore di Milibitz il rag guaglio delle posizioni come si trovavano in quel momento oc cupate, e si affrettò a dare gli ordini necessari per l'azione. I Ga ribaldini in quel frattempo si trovavano così distribuiti : presso Santa Maria all'anfiteatro, Corrao con La Porta e Pace , dietro costoro una parte delle forze di Assanti che occupava il cimi tero , e a sinistra di Porta Capua di Santa Maria , dietro alcuni ripari e nelle sporgenti case, si trovava Palazzolo e Langè Spro vieri con i volontari di Napoli. A Santa Maria, estrema sinistra Garibaldina, dietro i rialzi della ferrovia, i reggimenti Malen chini ee Fardella con batteria .
A Porta Capua era piazzata la batteria Türr, la quale in quel giorno avendo avuto molte perdite, era aiutata da alcuni arti
glieri piemontesi, i quali erano venuti a passeggio da Napoli a Caserta, ed avevano ottenuto da Türr il permesso di andare al
campo. Questi giunti in Santa Maria si offrirono di prestare aiuto alla suddetta batteria, e di fatto prestarono eccellenti servigi, e smontarono la batteria borbonica che si avanzava sulla strada
maestra che da Capua conduce a Santa Maria, tre pezzi della
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qual batteria cadevano in mano dei Garibaldini. Il maggiore Angherà spiegò molta abilità ed energia con i pochi cannoni
che avea contro i Borbonici, il capitano Ferrari comandante la batteria Türr fu ferito. Gli ufficiali napoletani che si distinsero in particolar modo furono Lo Cascio, Forene, Di Gaeta, Zaini , D'Arvira ed il generale Longo che fu ferito alla testa. La compagnia La Flotte teneva fermo dalla mattina davanti S. Maria nella Cascina di paglia, da dove cinque assalti borbo nici non avevano potuto sloggiarla.
Tutti erano sfiniti dalla lotta che fin dall' apparir del giorno avevano sostenuto, quindi Türr era obbligato a continuare la di
fensiva fino all'arrivo totale dei suoi rinforzi; però dava ordine agli usseri di caricare il nemico ogni qualvolta si avanzasse, e
alla batteria Türr piazzata a Porta Capua di S. Maria di far fuoco continuamente.
Il capitano di Stato Maggiore Adamoli, finalmente portò l'av viso al generale Türr che la Brigata Eber della sua Divisione era arrivata in S. Maria, ond'egli sentendo il vivissimo fuoco
col quale era accolta la Brigata Milano uscita col Dittatore,
mandò in aiuto di essa il Brigadiere Eber colla legione unghe rese,, la compagnia Cacciatori esteri ed un reggimento coll'or dine di portarsi all'ala destra della Brigata Milano . Il Dittatore appena era sboccato sulla strada S. Angelo colla Brigata Milano, era stato accolto da un fuoco violento sulla sua
sinistra, e perciò Rüstow avea fatto avanzare i bersaglieri mila nesi a sinistra della strada sostenendoli con due altri battaglioni, ed era andato aа sboccare, attraversando la campagna , verso Mo ricello. La cavalleria borbonica caricava spigliatamente i bersa
glieri milanesi, ma il terreno fortunatamente si prestava alla difesa, ed essi raccogliendosi in piccoli gruppi poterono evitare le conseguenze di quelle cariche. Erasi a questo punto, quando ecco che nuove altre colonne borboniche si avanzarono ; ma in questo momento arrivò la Legione Ungherese (Doc. 84) la quale si pose a destra della Brigata Milano, e giusta gli ordini del Dittatore che la dirigea di persona si cacciò sopra il nemico ; ma
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CAPO TERZO
non era ancora arrivata al punto indicato da Garibaldi, che
delle furiose cariche di cavalleria facilitate dalla rasa campa gna le furono sopra. Pur tutta volta questi vecchi soldati non si sgomentarono della tempesta e brillantemente rigettarono la cavalleria nemica sotto gli occhi del Dittatore, il quale rad
doppiava coi suoi elogi il loro valore. La brigata Milano assi curata la sua destra per la Legione Ungherese, si piegò a sini stra verso Parisi ; Eber col reggimento Cosovich avanzò verso S. Angelo, mentre il brigadiere Assanti si spingea con tutta la sua forza in quel momento ; Medici sentendo il forte fuoco sulla strada S. Maria e S. Angelo, riunì quanti aveva dei suoi, e con
Avezzana, Simonetta, Guastalla e Spangaro fecero l'ultimo sforzo per rigettare il nemico in Capua . Türr appena dati gli ordini ad una metà della brigata Eber di raggiungere il Dittatore sulla strada di S. Angelo, prese l'altra metà e con essa si rivolse a Porta Capua di S. Maria , ove poco prima eseguivano i due squadroni di usseri ungheresi, guidati dal maggiore Scheiter, una carica che riusci efficacis sima ;ܪquindi ordinò a Corrao e La Porta di raccogliere quanti uomini potevano, e di avanzare a destra della strada per cuo prire la sinistra della brigata Milano. Inviò inoltre il battaglione Tanara a sinistra della strada verso S. Agostino appoggiandolo col battaglione Tasca, accom pagnato dallo stesso comandante il reggimento, tenente colon nello Bassini, con ordine di rigettare il nemico ed impossessarsi del Convento Cappuccini, e fece infine avanzare anche il suo 20 bat taglione dello stesso reggimento, ultimo della riserva, coman dato dal maggiore Cucchi, dal quale distaccò una compagnia
in aiuto del brigadiere Malenchini. Anche a questo il gene rale Türr inviò ordine col suo aiutante Bezzi di raccogliere
quanti uomini poteva, e avanzarsi lungo la ferrovia ; gli squa droni usseri ungheresi col maggiore Scheiter, furono piazzati tra le truppe di Malenchini ed il reggimento Bassini della brigata Eber. Questo reggimento comandato dal tenente colon
nello Bassini, sboccava da Porta Capua unitamente ai bersa
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
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glieri comandati da Tanara. A S. Agostino erano già attac cati dai Borbonici; la batteria Türr e la batteria a sinistra
della ferrovia seguivano a vomitar fuoco, mentre un feroce at
tacco alla baionetta s'impegnò. I Regî scossi da quell'urto vio lento ed inaspettato, abbandonarono S. Agostino, e ripiegarono fino al Convento dei Cappuccini, dove si tenevano fortemente difesi da una batteria di artiglieria piazzata sullo stradale che vomitava lo sterminio sulle masse garibaldine. Il colonnello Cor
rao ed il tenente colonnello La Porta, i quali fin dalla mattina si sostenevano sulla linea dell' Arco Capuano all'Anfiteatro, contro gli assalti dei Regî, si spingevano avanti alla baionetta, e ributtavano il nemico fino alle Fornaci, e di là avanzati presso
il Cimitero dei Cappuccini, e coadiuvati dai vicini bersaglieri Tanara, e dal reggimento Bassini, lo sloggiavano e lo costrin Corrao riportava in quel gevano a ripiegarsi verso Capua. l'accanito combattimento una ferita di carabina .
In questo modo il combattimento era impegnato vivissimo su tutta la linea ; il generale Medici che riconosce il potente aiuto dalla parte di S. Maria, rianima i suoi stanchi soldati e li ri conduce alla battaglia ; le colonne garibaldine gareggiano di emu lazione ee di sforzi, i borbɔnici caricati ad ogni passo alla baionetta, mitragliati dalla batteria Garibaldi che è posta a diritta ed a sini stra dello stradale di S. Angelo, non reggono più a quell' im peto: essi sono ricacciati da posizione a posizione, ed incalzati
tanto dalla parte di S. Angelo e S. Maria, che abbandonano il campo lasciando molti prigionieri, diversi cannoni, e si ridu cono sotto Capua coverti dall'artiglieria della Fortezza. Verso le 6 pom. tutta la linea di battaglia da S. Maria alle alture di S. Angelo era restaurata, i nemici avevano abbando nate tutte le posizioni ai Garibaldini che riposavano sul campo, dal quale erano stati rigettati la mattina. Il colonnello brigadiere Corte, che si trovava alla custodia dei passi di Aversa, si era avanzato con un battaglione sino al ponte a salire sui Regi Lagni, onde trovarsi a portata di ac correre in soccorso dell'ala sinistra garibaldina, o averla in soc
246
CAPO TERZO
corso laddove i Regî si avanzassero per quella via sui passi
di Aversa. È perciò che sentendo verso le tre rianimarsi il fuoco, si spinse sino alle prime case verso S. Tammaro, che tuttavia era fortemente tenuto dai Regî ; ma vedendo che il corpo comandato da Malenchini si teneva tuttavia indietro, egli non
credė prudente di avventurarsi solo contro una posizione occu pata da forze preponderanti, e tanto più che la Casina Reale di Carditello era tuttavia in mano dei Borbonici. Ma più tardi sopraggiungeva dalla linea Santa Maria il generale Türr con al cuni battaglioni di rinforzo, coi quali occupò tutta la linea fino alla foresta sulla strada di Castel Volturno a Capua.
Finita l'azione, vinta la giornata, il generale Türr su tutta la linea di Santa Maria stabiliva i suoi avamposti e ordinava s’in viassero alcuni drappelli di soldati per raccogliere i feriti sul campo .
Un allarme vi fu in Caserta dopo la partenza della riserva per S. Maria, causato dalla notizia che i Garibaldini si riti
ravano da Caserta vecchia, e che i Borbonici erano vicini a penetrare in città. Il timore aveva invaso gli animi della po
polazione, e molti della borghesia e del popolo volevano a viva forza essere trasportati da Caserta a Napoli con un treno ferroviario che trovavasi alla stazione sempre pronto pel ser
vizio di guerra ; ma il generale Türr aveva lasciato con le de bite istruzioni un suo ufficiale di Stato Maggiore in Caserta, che con alcuni uomini del presidio della piazza e con pochi
altri che teneva a sua disposizidne, impedì la partenza del treno e di tutti i mezzi di trasporto sulla via ordinaria per Napoli . Mentre fin dalla mattina la sorte delle armi Garibaldine
pericolava innanzi a S. Maria e S. Angelo, non era stato più felice il corso degli affari sull'estrema destra a Maddaloni, dove il generale Bixio lottava coll'impossibile . Egli fin dall'organizzazione del campo innanzi Capua, venne
destinato da Garibaldi a custodire l'importante varco dei ponti della valle, per dove il nemico che avesse valicato il Volturno,
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
247
avrebbe potuto tagliare Garibaldi da Napoli e da Caserta. Il Dittatore gli aveva raccomandato espressamente la posizione di Monte Caro, e Bixio colla solita fierezza gli rispose : « Vi moriremo prima di lasciarla. » Il corpo di Won -Mechel dalle prime ore del mattino, sboc cando da Ducenta, avea attaccata la posizione di Bixio in tre colonne, mentre altre forze, che indietro aveano preso la via
della montagna, erano avanzate da S. Agata dei Goti verso il Molino.
Un vivo fuoco di fucileria si era impegnato d'ambo le parti : i Borbonici che avevano una batteria rigata di obici canno. neggiavano con una precisione e una portata che rendeva
inefficaci i colpi dell'artiglieria Garibaldina. Successivamente le forze borboniche attaccando con un vigore vivissimo le al ture di destra, il mulino e l'acquedotto, mettevano in scompi glio una parte della Brigata Eberhardt, la quale colpita da un panico inesplicabile si sconcertò e si ripiegò, lasciando in potere del nemico le posizioni . (Doc. 86.) Nè meno vigorosi erano gli attacchi dei Regi sulla destra :
essi spingendosi avanti di fronte e di fianco sulle alture di
Monte Caro, ricacciavano il battaglione bersaglieri, il cui mag giore Boldrini restò ferito e prigioniero, e sloggiavano da quella posizione tutte quelle truppe che la difendevano. Minacciate
così le due ali di Bixio, questi ripiegò con la 22 Brigata a Villa Gualtieri per assicurare almeno la strada di Caserta, ed ordinò al colonnello Fabrizi e ad un battaglione che teneva il Colombajo di guadagnare S. Michele, ed al colonnello Piva di portare il 2° e 3° battaglione della 1 ° Brigata in Villa Gual tieri. Il colonnello Dezza che aveva avuto vita per vita in
consegra quella posizione, decise un colpo disperato, e mandò a dire a Bixio di non ritenere per perduta la posizione di Monte Caro . Egli riannodate le due compagnie bersaglieri Me notti, tenne testa al torrente borbonico, fino a quando non ar rivarono i suoi soccorsi ad attaccare i fianchi del nemico .
La posizione era già divenuta gravissima : i due obici ga
248
CAPO
TERZO
ribaldini che erano sulla strada valle, dopo di aver perduti molti cannonieri e lo stesso capitano De Martini, erano stati
ritirati a Maddaloni: due pezzi che difendevano le alture presso l'acquedotto, si erano ritirati a Villa Gualtieri : un pezzo che difendeva l'acquedotto era caduto in potere dei Regî, lo scom
piglio di una parte della Brigata Eberhardt, i disastri patiti, su tutta la linea, la ritirata del generale Bixio sopra Villa Gualtieri, minacciavano di mutare lo sconforto in un allarme fatale .
Nè più prospere volgevano le sorti delle armi nelle posi zioni del Castel Morone e di Grottole vicino S. Leucio dove
comandava il generale Sacchi. (Doc. 85.) I Regî con forze considerevoli e 4 pezzi di campagna aveano at
taccato con tanta violenza le posizioni di Grottole e Castel Morone e
e S. Annunziata che respinsero fino a S. Leucio il battaglione
Ferraccini ; il generale Sacchi visto lo scompiglio ritirò da Grot tole la 12a compagnia del 2° reggimento, e la 3 del 1° perchè in posizione non sostenibile, e le spinse ad occupare le colline con istruzioni di portare soccorso al battaglione Bronzetti in Castel
Morone, dove questi lottava con forze cinque volte maggiori, e se non vi riuscissero occupare le colline e difenderle palmo a
palmo, mentre ordinava al maggiore Ferraccini di riordinare le sue forze e tentare il ricupero delle posizioni perdute . Nel
tempo stesso raccoglieva tutta la gente disponibile a S. Leu cio, e la mandava sotto il comando del tenente colonnello Bossi
in appoggio del maggiore Ferraccini. Inutili sforzi ! il maggiore Bronzetti che con 250 bersaglieri teneva fin dall'alba Castel Morone contro una grossa colonna, fulminato dall'artiglieria , incalzato da crescente numero di nemici, ferito mortalmente egli stesso, la maggior parte dei suoi anche feriti, finite le munizioni, fatte le estreme difese a colpi
di pietre, estenuato, circondato in modo che ogni soccorso gli era divenuto impossibile, avea dovuto abbassare le armi, e darsi prigioniero con i pochi restanti del suo battaglione. Il tenente colonnello Bossi arrivava, quando già Castel Mo rone era caduto ; onde si trovò di fronte con tutte le forze del
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC .
249
nemico che cercava circuirlo. Nulladimeno egli tenne testa vigorosamente agli assalti, e cedendo ostinatamente il terreno, ritardò fino a sera l'avanzarsi del nemico. Era quanto potea
farsi da valoroso soldato, ma finalmente rigettato il Bossi, ferito e prigioniero il capitano Pontotti, prigionieri diversi soldati, il nemico penetrò nel Parco da una porticella che abbattè e che conduceva alla Vaccheria di S. Silvestro, ma non arrivò fino a questa posizione, che attaccato alla baionetta dal Bossi
fu rigettato fuori del Parco . Da mezzogiorno dunque le sorti delle armi erano dapertutto per i Borbonici; il corpo Bixio quasi sbaragliato, la linea Ga
ribaldina tagliata in due parti ; le comunicazioni interrotte tra S. Leucio e Maddaloni, le alture sulla valle dietro Caserta per dute : S. Maria incalzata da tutti i lati, raccoglieva i suoi di fensori dietro la barricata che si tenevano sulla difensiva
e
tra S. Angelo e S. Maria pure la comunicazione tagliata dal nemico .
Ma nel modo stesso che di fronte a Capua si rifaceva brillante la battaglia, anche il generale Bixio riannodava le sue forze per ritentare di ricuperare le sue posizioni sopra Maddaloni. Egli spingeva in soccorso del colonnello Dezza il tenente colon nello Taddei con un battaglione della 2a Brigata ed il batta glione Menotti, ed ordinava che a qualunque costo si ripren desse Monte Caro : i suoi ordini venivano eseguiti con uno slancio e
con
una precisione degna dei più vecchi ed ardi
mentosi soldati . (Doc. 86, 87, 88, 89.) Due battaglioni Bava resi e Svizzeri tenevano Monte Caro, appoggiati da due reggi
menti di linea borbonica, da un squadrone di cavalleria, e da numerosa artiglieria. Il colonnello Dezza con un reggimento ed il battaglione Menotti carico di fronte i Regî, Taddei di fianco;
una lotta a morte s'impegnò sopra quella posizione che i Regi tenevano come il perno della loro prima vittoria ; i Garibaldini più volte si lanciarono all' assalto, e più volte vennero respinti, mentre la mitraglia nemica faceva su di essi i più fieri uffizi ed impediva l'uso di due pezzi che il generale Bixio avea in
250
CAPO TERZO
viato per appoggiare i loro assalti . Finalmente un ultimo as
salto guidato dal Dezza riuscì di sloggiare i Regî da quella forte posizione, ma in questo momento il pericolo divenne mag giore ; una colonna Regia protetta dal bosco era per salire l'altura ; se la loro manovra fosse riuscita la giornata sarebbe stata irremissibilmente perduta : fu allora che Dezza corse al 1 ° battaglione Siciliani che teneva in riserva e li spinse alla baionetta contro la colonna regia, mentre il resto delle sue forze compiva le sue brillanti cariche respingendo il nemico fino alla valle. Così tutte le posizioni perdute erano riprese, l'obice rimasto sul ponte, riguadagnato, i due pezzi rigati tolti all'inimico che lasciava gran numero di morti, feriti e prigio nieri .
Verso sera tutti i corpi del generale Bixio avevano rigua
dagnate le posizioni da essi occupate la mattina, ed il nemico aveva abbandonato Ducenta. I fatti avvenuti sopra tutta la linea Garibaldina da S. Ma
ria a Maddaloni, venivano annunziati la sera del 1° ottobre dal generale Sirtori al Ministro della Guerra col seguente te legramma : « Abbiamo vinto su tutta la linea. Una colonna dei Regi « isolata è presso Caserta . « S. Maria ore 10 45 pom . »
Il colonnello Perrone dei Regî la mattina del 1 ° ottobre, come abbiamo narrato, aveva lottato a Castel Morone per molte ore col maggiore Bronzetti della 16* divisione Cosenz, il quale fece colà la più energica resistenza che impediva al Perrone di avanzarsi verso il suo obiettivo Caserta. Egli dopo quella lotta, e dopo di avere dovuto combattere quasi fino a sera con fu cilería le truppe di Sacchi sulle colline dirimpetto a Castel Mo rone, come abbiamo rilevato nel quadro fatto sulla giornata di ieri, non si sentiva forte abbastanza per eseguire gli or dini ricevuti ed avanzarsi sopra Caserta, onde aveva chiesto ed
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EX :
251
ottenuto dal generale Ruiz un rinforzo di 2000 uomini , per cui disponeva di 3000 soldati.
Appena ristabilite le cose sulla linea Santa Maria - S . Angelo, Türr parlando con Sirtori gli diceva : « Adesso è tempo di occuparsi di quei Borbonici che abbia « mo veduto sulle alture di Caserta vecchia . >>
Presi perciò gli accordi necessarî con Türr, il generale Sirtori mandò ordine ai brigadieri Corti ed Assanti, di marciare con un reggimento della loro brigata, il primo da Aversa il secondo
da S. Angelo per Caserta, dove si erano pure raccolti i Cala bresi di Stocco e dove lo stesso generale Sirtori dopo date le cennate disposizioni si era recato . Da Caserta egli avvisò di mandare un ufficiale di Stato Mag giore in ricognizione verso Caserta vecchia, per esplorare le forze e le posizioni del nemico. Questa missione fu affidata al
capitano Pecorini, il quale potè nella notte del 1 ° ottobre rag guagliare con precisione lo Stato Maggiore generale dei mo vimenti del corpo di Perrone. Il Dittatore che si trovava in S. Angelo, e che di tutte que ste cose era stato a tempo messo in conoscenza, fece chiamare a
sè nella notte il brigadiere Spangaro della divisione Türr, e gli ordinò di tener pronto prima dell'alba un battaglione della sua brigata per marciare con lui, ed altre istruzioni spedì al generale Sirtori .
Spangaro comprendeva benissimo che dopo la sostenuta gior nata campale non sarebbe stato possibile di trovare un batta glione atto a marciare così presto, onde raccolti dalle diverse
compagnie gli uomini più validi, formò un battaglione, ed af fidò il comando al maggiore Baganti . Ignorando il Perrone i rovesci borbonici sulla linea S. Ma ria-S. Angelo e Maddaloni, la notte si avanzava verso Caserta.
Il generale Garibaldi mandò avanti Missori con le sue guide per scuoprire il nemico, quindi da S. Angelo mandò a Ca serta il cennato battaglione della Brigata Spangaro, i carabi
CAPO TERZO
252
nieri Genovesi, e pochi altri volontarî, in tutto 650 uomini circa.
Il Dittatore arrivò a Caserta prima di queste forze e da Sirtori fece telegrafare al generale Bixio in questi termini: « Caserta , 2 ottobre ore 2 ant.
Al generale Bixio a Maddaloni, S. Michele « o dove si trova .
« Il Generale Dittatore avendo ordinato di cacciare ad ogni « costo dalla posizione che occupa la colonna di truppe bor « boniche che sta sopra Caserta nelle vicinanze di Caserta vec chia, Ella, signor generale, coopererà a questo fine con tutte
« le forze delle quali può disporre. Bisogna anzitutto impedire « che questa colonna tagli le comunicazioni tra S. Michele e < Caserta, ovvero che essendo lasciata libera nei suoi movi « menti occupi Caserta stessa.
Qui abbiamo qualche battaglione e ne attendiamo altro da Napoli . Operando tutti di accordo ee coordinando i movimenti, « si può sperare non solo di respingerla, ma anche di obbli garla a deporre le armi. Mi tenga informato dei movimenti, e possibilmente dei suoi disegni. Io manderò da qui ad oc < cupare Santa Lucia sopra Luterano. <<
« Il capo dello Stato Maggiore
« Firmato : G. SIRTORI. »
Alle 4 antim . del 2 ottobre il generale Sirtori faceva partire da Caserta per S. Leucio i Calabresi di Stocco, il 1° reggimento della Divisione Cosenz Brigata Assanti , e per Cassola il 3º della stessa Divisione .
Bixio esegui con la maggior precisione avuto dal Dittatore. Lasciò alla Brigata delle posizioni verso Maddaloni, spinse la pare alle spalle del nemico le alture del
gli ordini che aveva Fabrizi la custodia 1 ° Brigata ad occu Monte Viro, mentre
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC .
253
egli con la 2° Brigata e la Brigata Eberhardt della Divisione Medici, marciò direttamente su Caserta vecchia . La mattina alcune compagnie della Brigata Sacchi sortite in
ricognizione col tenente colonnello Vinkler lungo la muraglia che cinge il parco di S. Leucio, furono attaccate da un distac camento della colonna Perrone e furono costrette a ritirarsi . Il
tenente colonnello Vinkler ed il suo cavallo furono feriti ; ) 1) Luigi Vinkler nacque nel 1818 ' a Ragyar Maselaviera nel Comitato
da Saros ; suo padre fu Andrea Vinkler de Vinklstein (in ungherese Viöszegi) procuratore del Re capo del predetto Comitato e proprietario, la madre Susanna Besseroffy de Csetnek e Tarkö — Gli studi ginnasiali fece ad Eperjes, ma non avendoli per anco compiuti entrò nell'Istituto di educazione militare a Barlfa nello stesso Comitato di Sáros, da dove
dopo tre anni nel 1836 nel mese di marzo, sortì qual cadetto nel 47 ° reg gimento fanteria di linea portante allora il nome di conte Vinskij , ove poi dopo sette anni di servizio compiuto, venne promosso sotto-tenente nella primavera dell'anno 1843. In principio della sua carriera militare era a Brünn nella Cancelleria
del proprietario del reggimento, poscia nella Stiria indi venne in guarni gione in Venezia (Italia) ove nel 1848 mese di marzo quando la rivolu zione cominciò, abbraccið la causa d'Italia, organizzò una legione a Ve nezia, e vi prestò servizio durante tutta la epoca memoranda della guerra del 1848-1849.
Dopo la capitolazione di Venezia si ritirò con alcuni altri italiani in
Corfù e poscia in Inghilterra ove incontro Türr e da quel momento di
vennero amici inseparabili. Dal 1850 al 1859 egli si dedicò di continuo alla causa della libertà dei popoli; appena il movimento del 1859 inco mincið, egli ricevette una missione pericolosa in Transilvania , appena compiuta quella egli si affrettò di venire in Italia, ove prendeva servizio
nella Brigata Reggio e nel reggimento comandato da Sacchi. Nel 1860 col suo comandante del reggimento ed altri ufficiali si porto in Sicilia, ove comandava un battaglione, poscia un reggimento della Brigata Sac chi. Sul Volturno prese parte brillante in tutte le azioni , al 2 ottobre Come soldato era un ec venne ferito ed un anno dopo mori a Pisa.
cellente organizzatore, amato dai suoi soldati e stimato dai suoi superiori, uno di quei caratteri antichi che amabile con tutti, era da tutti che lo avvicinavano amato e stimato .
Winkler divise coi Veneziani i pericoli di quel memorando assedio e
lasciò nei loro cuori cara incancellabile memoria. (Radaelli, Assedio di Venezia 48-49. )
254
CAPO TERZO
ma rinforzate da altre truppe della stessa Brigata Sacchi co strinsero il nemico a ripiegare. Il generale Sirtori nel giorno 2 ottobre porgeva nuova prova della sua fortezza d'animo ; egli che nel precedente giorno e durante la notte dal continuo cavalcare si era ridotto pieno
di piaghe, purtuttavia colle coscie fasciate continuava a stare a cavallo .
Intanto i Borbonici da Caserta vecchia accennavano a Ca serta nuova , ma Garibaldi con i volontarî condotti da S. An gelo e con quanti gli venivano sotto mano arrestò loro la marcia .
Mentre il generale Stocco con una colonna Calabresi ee il gene rale Sacchi con un battaglione bersaglieri Piemontesi ed un battaglione d'infanteria pure dell'armata settentrionale e due pezzi di artiglieria che rimanevano in posizione alla porta del parco, si spingevano sulla montagna fino alla porta del parco ed attaccavano la colonna nemica, e cacciatala da altura in altura,
la fecero parte prigioniera e parte la dispersero. In questo men tre Sacchi non perdeva d'occhio la colonna attaccata da Gari baldi a Caserta nuova, e quando vide che prendeva la mon tagna, mandò il maggiore Isnardi della sua Brigata, e parte della Brigata Assanti a tagliarle la ritirata e giunse a fare molti altri prigionieri . L'avanguardia di Perrone aveva potuto arrivare fino alle prime case di Caserta nuova, ma qui si trovava Sirtori e
Corte e fu respinta dal 2º battaglione bersaglieri della Di visione Cosenz che era di riserva in Caserta ; il restante della
colonna Perrone fu fatto prigioniero dal generale Bixio che lo incalzava ai fianchi, chiudeva loro ogni via di salvezza e li
obbligava deporre le armi, lasciando 5 pezzi da campagna e 2 obici. Pocbi di quella colonna poterono salvarsi riguadagnando la scafa di Limatola .
Il generale Bixio annunziava questo successo al generale
Türr col seguente telegramma :
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC ,
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« Maddaloni , 2 ottobre 1860, ore 4. 33 pom .
« Il generale Bixio al generale Türr Santa Maria .
« * « « «
« Abbiamo abbandonato con parte della nostra forza le posi zioni che tenevamo, S. Michele e l'acquedotto Carolina. Ci siamo avanzati per via di montagna verso Caserta vecchia, nello stesso tempo la 1 ° Brigata che teneva la posizione di Monte Caro girando le posizioni nemiche, riuscì alle loro spalle e si congiunse con le altre forze mandate dal generale Ga ribaldi, e 2000 Napoletani deposero le armi. « L'Ufficiale del Dittatore
« Firmato : RocchETTI. »
Mentre che si compiva quest'azione presso Caserta con una completa vittoria, l’insidia dei vili lanciava in Napoli la men zogna di una disfatta, sicchè il ministro della guerra ed il Se gretario della Prodittatura chiedevano notizie al generale Türr sui fatti del campo col seguente dispaccio :
« Il Ministro della Guerra al generale Türr, « comandante la linea di operazione Santa Maria . <<
Ragguagliatemi sull'andamento delle cose del campo. »
E il generale Türr a lui :
« Inviatemi munizioni per obici da sei. Abbiamo sloggiato i Regî, i quali si trovano presso S. Tammaro. Abbiamo fatto diversi prigionieri . « Su tutta la linea di S. Maria nulla di nuovo , i nostri avam
posti sono vicini a Capua . Non si è osservato nessun moto « dei Regî, anche in S. Angelo tutto è tranquillo : la munizione « vi chiedo per i pezzi presi ai Regi. Mentre il Dittatore faceva il movimento verso le truppe Bor
boniche accerchiate da Sacchi e Bixio, Medici a S. Angelo e Türr a S. Maria si trovavano pronti a fronteggiare qualunque
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CAPO TERZO
attacco che fosse loro venuto per parte dei Regî con una nuova sortita da Capua . Cosi si chiuse la battaglia del 1° e 2 ottobre, la quale sep
pellì ogni speranza di rivincita dell'esercito Borbonico, rigettò nello scoraggiamento il Re Francesco II, e partorì conseguenze non meno gravi per la penisola Italiana che le vittorie dello esercito regolare a Castelfidardo e ad Ancona. La parte più gloriosa di questa battaglia di Garibaldi che può dirsi gigantesca per la ostinata resistenza di uno contro tre nella giornata del 1° ottobre, è dovuta alla fermezza del generale Medici, che per 10 ore tenne in freno un fiume di nemici con la 17. Divisione e la Brigata Spangaro della 15 “, alla 16" Divisione Cosenz e Brigata Corrao a S. Maria coman data valorosamente da Milibitz, alla ben nota energia ed au dacia di Bixio coadiuvato dal colonnello Dezza sulle alture di
Maddaloni, ed alla ostinazione spartana del maggiore Bronzetti a Castel Morone, infine alla bravura del generale Sacchi a S. Leucio,
Una parte splendida e fruttuosa è dovuta alla riserva por tata dal generale Türr, che entrava con un resto della sua Di visione in azione nel momento più opportuno per ristabilire le
sorti della battaglia, e contribuire potentemente al completo rovescio delle armi borboniche rigettandole nella fortezza. I Ga ribaldini perderono in quella giornata 2013 uomini, dei quali 306 morti, 1328 feriti, 389 dispersi. Il generale Garibaldi compensò gli sforzi della 15a Divisione, incaricando Türr di esprimere alla stessa in suo nome i più lusinghieri elogi, che furono da Türr comunicati col seguente ordine del giorno : Egli è con animo veramente lieto che io adempisco al a l'ordine del nostro Generale Dittatore, il quale nella sera del « 1 ° corrente dopo il combattimento stringendomi la mano, mi « disse : « Dite ai vostri ufficiali e soldati che io sono molto con
« tento di loro, e che gran parte della gloria di questa gior « nata la debbo al loro coraggio ed all'amore che essi portano
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI
EC ,
257
« alla causa del paese . » Nel compiere a sì bello incarico, io non posso a meno di dirvi che sono orgoglioso di comandarvi, «
« facendovi rimarcare che un tale elogio del Dittatore è un
« ambito trofeo per ogni soldato della libertà italiana. Il nu mero dei morti e dei feriti sono una testimonianza gloriosa
« della parte importante presa nella battaglia, e se molti sono « i militi volontarî, non pochi sono gli ufficiali, lo che dimo « stra l'armonico sentimento di coraggio esistente fra gli uni « e gli altri . « Firmato : TÜRR . »
La sera del 2 ottobre dal campo garibaldino partivano i seguenti annunzi, che suggellavano la disfatta dell'esercito bor bonico :
« Il generale Orsini al Ministro della Guerra :
« I Regî sono stati respinti da Caserta . Il Generale Ditta « tore, il generale Bixio ed il generale Sacchi chiudono loro qualunque ritirata. In S. Maria e S. Angelo nessuna azione. <<
« Da Caserta , 2 ottobre , 1,30 pom . »
« Il generale Sirtori al Ministro della Guerra :
Tra due ore arriveranno in Napoli circa 2000 prigionieri Regî. Manderà alla Stazione la Guardia Nazionale per ri « ceverli . « Caserta , 2 ottobre , ore 3,50 pom . »
Il generale Türr riceveva dal Generale borbonico coman dante la Real Piazza di Capua la seguente lettera :
« Al sig. Comandante le truppe « alla dipendenza del generale Garibaldi « in S. Maria . « N° 4284.
Sig. comandante, « Vorrà essere della sua amabilità farmi conoscere se tra i
« feriti e tra i prigionieri che le armi del sig. Giuseppe Gari. 17
CAPO TERZO
258
« baldi han potuto fare nella giornata di ieri sulle mie truppe, « vi stessero i signori capitani del 7° battaglione Cacciatori, « Don Pietro Perelli e Don Domenico Cacciatori, ed il primo « tenente Prischard del 10º Cacciatori .
« Nel primo caso pregola pure farmi sapere della natura delle « ferite e dello stato attuale di loro salute.
« Ne accolga anticipati i ringraziamenti miei, nella certezza « che io mi presterò del pari a qualunque suo comando per i prigionieri garibaldini che stanno in questa piazza di mio
<<
« comando.
Capua, 3 ottobre 1876. « Il Maresciallo di Campo Governatore
« Firmato: G. SALZANO. »
A questa lettera il generale Türr rispondeva subito per mezzo del latore della medesima, dando i domandati schiarimenti. La mattina del 3 il Dittatore salutava il suo Esercito col se
guente ordine del giorno : « Il 1° ottobre giorno fatale e fratricida, in cui Italiani com « battevano sul Volturno contro Italiani, con tutto l'accani « mento che l'uomo può portare contro l'uomo, le baionette dei « miei compagni d'armi riscontrarono anche questa volta la « vittoria sui loro passi da giganti .
Con egual valore si combatte e si vinse a Maddaloni, a « S. Angelo e a S. Maria.
« Con egual valore i valorosi campioni dell'Indipendenza Ita « liana portarono i loro prodi alla zuffa . « A Castel Morone, Bronzetti, emulo degno del fratello, alla testa di un pugno di cacciatori, ripeteva uno di quei fatti « che la storia porrà certamente accanto dei Leonida ee dei Fabi . Pochi, ma splendidi dell’aureola del valore, gli Ungheresi,
« i Francesi, gl'Inglesi che fregiavano le fila dell'Esercito me « ridionale, sostennero degnamente la fama guerriera dei loro < connazionali.
« Favorito dalla fortuna, io ebbi l'onore nei due mondi di
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
259
« combattere accanto ai primi soldati, e ho potuto persuadermi « che la pianta uomo nasce in Italia non seconda a nessuna ; « ho potuto persuadermi che quegl' istessi soldati che noi com
« battemmo nell'Italia meridionale, non indietreggeranno sotto « « « « « « « «
il vessillo emancipatore. All'alba di quel giorno io giungeva in S. Maria da Caserta per la via ferrata . Al montare in carrozza per S. Angelo il generale Milibitz mi disse : « Il nemico ha attaccato i miei avamposti di S. Tammaro. Subito fuori di S. Maria verso S. Angelo udivasi una viva fucilata, e giunto ai posti di sinistra della detta posizione, li trovai fortemente impegnati col nemico. Un cocchiere ed un ca vallo della vettura del mio seguito furono ammazzati. Potei
« passare più liberamente grazie al valore della Brigata Simo * netti (Divisione Medici) che occupava quel punto e che re spinse coraggiosamente il nemico . « Giunsi così all'incrocicchio della casa di Capua e S. Maria, « centro delle posizioni di S. Angelo, e vi trovai i generali Me « dici ed Avezzana, che col solito coraggio e sangue freddo, « davano le loro disposizioni per respingere il nemico incal « zante su tutta la linea .
« Dissi a Medici : Vado sull'alto ad osservare il campo di <<
battaglia, tu ad ogni costo difendi la posizione. Procedeva
« appena verso le alture che ci stavano alle spalle, quando mi « accorsi esserne il nemico padrone. « Senza perder tempo, raccolsi quanti soldati mi capitarono « alla mano, e ponendomi alla sinistra del nemico ascendente, « cercai di prevenirlo. Mandai nell'istesso tempo una compa gnia di bersaglieri Genovesi verso il monte S. Niccola, per impedire che il nemico se ne impadronisse. Quella compagnia, « e due compagnie della brigata Sacchi, che io aveva chiesto, « e che comparivano opportunamente sulle alture arresta <<
« rono il nemico .
« Muovendomi io poi verso destra sulla linea di ritirata, il « nemico cominciò a discendere ed a fuggire. Solamente dopo
qualche tempo, io venni a sapere che un corpo di Cacciatori
260
CAPO TERZO
« nemici prima del loro attacco di fronte, erasi portato alle no « stre spalle per un sentiero coperto, senza che nessuno se ne « accorgesse .
« Intanto la pugna ferveva nel campo di S. Angelo, ora fa « vorevole a noi, ed ora obbligati di ripiegarci davanti al ne « mico numeroso e tenace.
« Da vari giorni non equivoci indizî mi annunziavano un at « tacco, e perciò non mi era lasciato allettare dalle diverse di « mostrazioni del nemico sulla destra e sulla sinistra nostra ;
e ben ci valse, perchè i Regî impiegarono contro di noi nel « 1 ° ottobre quante forze disponibili aveano, e ci attaccarono « simultaneamente su tutte le posizioni . « A Maddaloni dopo varia fortuna il nemico era stato re spinto : a S. Maria parimenti, ed in vari punti avea lasciati prigionieri e cannoni : lo stesso avveniva a S. Angelo dopo « un combattimento di più di sei ore ; ma essendo le nostre « forze in quel punto inferiori d'assai al nemico, egli era rima « sto con una forte colonna padrone delle comunicazioni tra « S. Angelo e S. Maria : di modo che per portarmi alle ri serve che io aveva chieste al generale Sirtori da Caserta a «
<
« S. Maria, io fui obbligato di passare a levante dello stra « dale che da S. Angelo conduce a questo ultimo punto. Giunto « in S. Maria verso le 2 pom . vi trovai i nostri comandati
« dal bravo generale Milibitz, che avevano valorosamente re spinto il nemico su tutti i punti . « Le riserve chieste da Caserta giungevano in quel momento. « Le feci schierare in colonna d'attacco sullo stradale di S. An
gelo : la Brigata Milano in testa ; seguiva la Brigata Eber, < ed ordinai in riserva parte della Brigata Assanti. Spinsi pure « all'assalto i bravi Calabresi di Pace, che trovai nel bosco « sulla mia destra e che combatterono splendidamente.
« Appena uscita la testa della colonna dal bosco verso le 3 pom . « fu scoperta dal nemico, che cominciò a tirare delle gra
nate, ciò che cagionò un poco di confusione allo spiegamento « dei giovani bersaglieri Milanesi che marciavano avanti.
DALLÁ ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
261
« Ma quei bravi militi al suono di carica delle trombe, si
precipitarono sul nemico che cominciò a piegare verso Capua. <<
Le catene dei bersaglieri Milanesi furono tosto seguite da un battaglione della stessa Brigata , che caricò impavidamente
« il nemico senza fare un tiro.
« « « «
«
« Lo stradale che da S. Maria va a S. Angelo forma con la direzione di S. Maria a Capua un angolo di circa 40 gradi, in guisa che procedendo la colonna sullo stradale, lo spiega mento di essa doveva essere sempre sulla sinistra ed alternato in avanti. Quindi impegnata che fu la Brigata Milano ed i Ca labresi, io spinsi contro il nemico la brigata Eber sulla de stra della prima delle sue forze su quella città . « Col movimento in avanti della mia colonna e sulla de
«
stra, io mi trovai ben tosto a congiungermi con la sinistra
« della Divisione Medici, che avea valorosamente sostenuta
« « « «
una lotta ineguale tutta la giornata. I coraggiosi carabinieri Genovesi che formavano la sinistra della Divisione Medici, non aspettarono il mio comando per ricaricare il nemico. Essi, come sempre, fecero prodigi di valore. « Era bello vedere i veterani dell'Ungheria marciare al fuoco con la tranquillità di un campo di manovra e con lo stesso « ordine. La loro impavida intrepidezza contribui non poco alla
<
« ritirata del nemico .
K
« Il nemico dopo aver combattuto ostinatamente tutta la gior nata , verso le 5 pom . rientrò in disordine dentro Capua pro
« tetto dal cannone della piazza.
« Reduce la sera del 1° ottobre in S. Angelo : io ebbi noti « zia che una colonna nemica di 4 o 5000 uomini trovavasi
« « « «
a Caserta Vecchia. Ordinai per le 2 della mattina ai carabi nieri Genovesi di trovarsi pronti con 350 uomini del corpo di Spangaro, ed una sessantina di montanari del Vesuvio. Marciai a quest' ora su Caserta per la strada della montagna
<« e S. Leucio.
« Prima di giungere a Caserta, il prode tenente-colonnello «
Missori, che io aveva incaricato di scuoprire il nemico con
262
CAPO TERZO
« alcune delle valorose sue guide, mi avvertì che i Regî tro « vavansi schierati sulle alture di Caserta vecchia. Ciò potei « verificare io stesso poco dopo. « Mi recai a Caserta per concertarmi col generale Sirtori, e « e non credendo il nemico si ardito di attaccare quella a città, combinai collo stesso Generale di riunire tutte le
« forze che si trovavano alla mano, e di marciare contro il « nemico sul suo fianco destro, cioè attaccarlo sulle alture « del Parco di Caserta, mettendolo così tra noi e la Divi
« sione Bixio, a cui aveva mandato l'ordine d'attaccare dalla sua parte.
« « « « « «
« Il nemico teneva ancora le alture, ma scuoprendo poca forza in Caserta, aveva progettato d'impadronirsene, igno rando senza dubbio il risultato della battaglia del giorno an tecedente. Mentre adunque mi trovava marciando al coperto sul fianco destro del nemico, questo attaccava di fronte Ca serta, e se ne sarebbe forse reso padrone, se il generale Sir tori con la sua consueta bravura ed una mano di prodi non
« lo avesse respinto.
« Coi Calabresi del generale Stocco e quattro compagnie del « « « « «
l'esercito settentrionale io procedeva intanto sul nemico che fu caricato :: resistè poco, e fu respinto alla corsa quasi sino a Caserta vecchia. Ivi un picciolo numero di nemici si sostenne per un momento facendo fuoco dalle finestre e dalle macerie, ma presto fu circondato e fatto prigioniero . Quei che fuggi
« rono in avanti caddero nelle mani dei soldati di Bixio, il
quale dopo di aver combattuto valorosamente il 1° a Madda
loni, giungeva come un lampo sul nuovo campo di battaglia. <<
Quelli che restarono indietro capitolarono con le truppe di Sacchi, a cui aveva dato ordine di seguire il movimento della
« mia colonna, di modo che di tutto il corpo nemico, pochi fu « rono quelli che poterono salvarsi . Questo corpo pare essere quello stesso che aveva attaccato « Bronzetti a Castel Morone, e che l' eroica difesa di quel valo roso col suo pugno di prodi , aveva trattenuto la maggior parte
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC.
263
« del giorno, ed impedito quindi che nel giorno antecedente ci giungesse alle spalle. Il corpo di Sacchi contribui esso pure a trattenere quella olonna al di là del Parco di Caserta nella giornata del 1°, re spingendola valorosamente. «
« Caserta, 3 ottobre 1860. « Firmato : G. GARIBALDI , >>
Dopo la giornata del 1° ottobre avvennero alcuni cambia
menti di comando nei corpi della 15. Divisione come rilevasi dalla seguente lettera : « Esercito meridionale S. Maria 4 ottobre 1860 .
« Al sig. colonnello brigadiere Eber, S. Maria .
« Il generale Türr ha ordinato che Voi prendiate provviso « riamente il comando generale delle due Brigate attualmente agli avamposti di S. Maria, cioè della vostra e della Brigata « Milano ; il Comandante di quest'ultima tenente-colonnello De <<
Giorgis sarà avvisato di questa disposizione.
« Abbiate la bontà d'inviarmi al più presto possibile un rap porto sul combattimento del 1° ottobre, essendochè il generale Türr desidera vivamente di mettere in luce la parte che « hanno preso nel combattimento del 1 ° corrente le due Brigate « Eber ee Milano, veramente ultima riserva dell'armata.
<<
« Il colonnello capo di Stato Maggiore
« Firmato : W. Rustow. »
Ecco la relazione del Generale Türr :
« Il 1° ottobre i Regî facevano una grande sortita da Capua <
attaccando fortemente S. Angelo e Santa Maria ; nel medesimo « tempo spingevano avanti una forte colonna verso Maddaloni.
264
CAPO TERZO
« A Sant'Angelo, Santa Maria e Maddaloni i nostri combat
« terono valorosamente comandati dai generali Medici, Milibitz « e Bixio, i quali certamente daranno relazioni dettagliate. « La truppa sotto i miei ordini in Caserta era la riserva
generale, pronta a portarsi in ogni direzione dove poteva <<
<<
« « « «
abbisognare. La forza della mia riserva continuamente di minuiva, avendo dovuto inviare rinforzi a Santa Maria e verso
Maddaloni. Alla fine rimasero colà due sole Brigate Eber e De Giorgis. La Brigata Sacchi era per difendere S. Leucio e stendere fino a S. Angelo. La Brigata Spangaro era in azione fin dalla mattina a S. Angelo contro i Regi.
« Io attendeva l'ordine di portarmi dove abbisognava dare « il colpo decisivo. A un'ora e mezzo pom . venne l'ordine dal « Generale Dittatore di portarmi con tutta la riserva su Santa « Maria dove si voleva la vittoria sicura e decisiva. Ordinai
« « « « « «
immediatamente al Colonnello Rüstow di prendere la strada Consolare con gli uffiziali dello Stato Maggiore, alcuni us seri che ancora rimanevano e la Brigata Eber, e di portarsi a Santa Maria. Colla Brigata De Giorgis mi portai colla ferrovia a Santa Maria. Appena ivi giunto, il Dittatore mi diede la notizia che la vittoria era sicura, ma che si abbi
« sognava di un colpo decisivo per gettare il nemico in Capua « e ristabilire la comunicazione fra Santa Maria e S. Angelo « che era intieramente intercettata dal nemico.
« Il Dittatore portava avanti la Brigata De Giorgis più alla « strada di S. Angelo alla quale teneva dietro una metà della Brigata Eber, l'altra metà fu portata da me verso la Porta « di Capua : arrivava a Porta Capua, quando gli usseri un gheresi ritornavano dopo avere brillantemente attaccata la
(
« cavalleria napoletana che si era avanzata fino alla Porta , e
« vidi che fuori della porta a dritta della strada, solamente « la casa era occupata dalla valorosa compagnia francese che « l'avea sempre difesa eroicamente . « I Regî avevano una batteria sullo stradale, ed occupavano
« fortemente il Convento dei Cappuccini, perciò ordinai a due
DALLA ENTRATA DI GARIBALDI IN NAPOLI EC .
265
compagnie di bersaglieri di Tanara e due battaglioni della
« mia Divisione di prendere quella posizione. La Brigata « De Giorgis marciava per la strada di S. Angelo col colon « nello Rüstow , ed osservava tosto la posizione del nemico che >
« stava a cavallo della strada maestra. Si spingeva immedia « tamente a sinistra per prendere il nemico di fianco, e lo at taccava bravamente alla baionetta .
La legione ungherese che metteva alla destra della sud « detta Brigata, e gli altri tre battaglioni con Eber andavano « avanti per aprire la strada verso S. Angelo condotti dal « Dittatore .
« La Legione ungherese diede l'esempio a tutte le altre truppe nello spingersi sempre avanti, senza timore e senza cu « rarsi del fitto fuoco di moschetteria ed artiglieria e di repli « cate cariche di cavalleria del nemico.
« Con questo brillante attacco si faceva simultaneamente, sotto < la mia direzione, l'altro attacco a sinistra della strada maestra verso Capua,
« Il reggimento Bassini ed i bersaglieri di Tanara aiutati da « una parte della Brigata Milano e dai reggimenti Corrao e Della
« Porta prendevano alla baionetta il convento ed il cimitero, ri « gettavano l'attacco della cavalleria, ed il nemico frettolosamente « lasciava tutte le posizioni sbandandosi entro le mura di Capua. « Verso le 6 pom. tutta la linea era nostra, e la comunica « zione di S. Angelo era ristabilita. Le due brigate pernottarono « sul campo di battaglia, e fecero il servizio di avamposto, la Brigata Milano, la legione ungherese e metà della Brigata Eber, che alla presenza del Dittatore schiacciarono colla ba « ionetta il nemico, ricevettero i complimenti dello stesso .
« Tengo mio dovere di menzionare oltre i bersaglieri di Ta « nara, il reggimento Bassini, composto la maggior parte di si
ciliani, che comandati dagli ufficiali della prima spedizione si « comportarono valorosamente. « I miei ufficiali dello stato maggiore si comportarono con va <<
lore, e mostrarono molta puntualità nel trasmettere gli ordini.
266
CAPO TERZO
DALLA ENTRATA EC ,
« Le perdite della Divisione sono : ufficiali morti 6, soldati e « sotto ufficiali 45,
feriti ufficiali 24, sotto ufficiali e sol
< dati 245 ).
« Le altre perdite che subiva la truppa sotto il comando del generale Milibitz, avanti il mio arrivo, mi sono ignote, ma sa
« ranno state accennate nel rapporto dello stesso Generale. « 6 ottobre 1860 . « Il Comandante generale della linea di operazione di Santa Maria « Firmato : S. Türr.
1) Il numero dei morti e feriti delle Brigate Sacchi e Spangaro non è compreso in dette cifre.
CAPO IV DALLA BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE AL CONGEDAMENTO DEI VOLONTARI
Come dicemmo, Garibaldi, per togliere ostacoli all' unità di governo, pregò Bertani di portarsi al Parlamento Subalpino, ove avrebbe potuto rendersi più utile, che non lo poteva essere in Napoli, come infatti Bertani parti. Ma prima di prendere
imbarco per Genova, scrisse al ministro Conforti la seguente lettera :: « Napoli , 1 ottobre 1860 .
Signor Ministro,
« Dovendo assentarmi per poco tempo da Napoli, ho inca ricato della firma della segreteria generale il signor Francesco Crispi, segretario di Stato per gli affari esteri, il quale a ter mini della legge del 20 caduto, è uno dei segretarii di Stato alla immediazione del Dittatore. « Il segretario generale « Colonnello BERTANI , >
Questa lettera gettava di nuovo il disgusto nel Ministero, ma per buona fortuna ritornò a tempo da Torino il Pallavicino il
quale cessando da ogni esitazione accettò il grave mandato della prodittatura nelle provincie napoletane, indirizzando al generale Garibaldi la seguente lettera :
CAPO QUARTO
268
« Amico carissimo,
« Ieri ho ricevuto il Decreto col quale vi piacque nominarmi
« Prodittatore di queste provincie. La gravità dei tempi mi « persuase ad acccettare un carico, che probabilmente avrei « rifiutato in altre circostanze. Vi ringrazio della fiducia che « avete in me riposta, e tutte le mie cure saranno rivolte a « meritarla . Nè Cavouriano, nè Mazziniano ! come voi, mio gran
« de amico, io voglio l'Italia una e indivisibile collo scettro « costituzionale di Casa Savoja . <
« Incrollabile nel mio proposito, io vi rinnovo i miei sentiti ringraziamenti e sono tutto vostro Napoli, 5 ottobre 1860. « G. PALLAVICINO. »
Per effetto di questa accettazione pubblicata il 6 (Doc. 90)
sparì organicamente la segreteria della Dittatura, e questo con tribuì a calmare l'allarme e le diffidenze che amici e nemici del
Governo suscitavano. Non pertanto Mazzini era tuttavia in Na poli, ed il suo nome, anche senza la sua volontà, bastava a tenere
viva l'agitazione, onde il Pallavicino giudicò prudente fare ap pello alla onestà politica del grande patriota, indirizzandogli la seguente lettera :
« Al chiaro signor Giuseppe Mazzini, « L'abnegazione fu sempre la virtù dei generosi: io vi credo generoso, ed oggi vi offro un'occasione di mostrarvi tale agli occhi dei vostri concittadini. Rappresentante del principio
repubblicano, e propugnatore indefesso di questo principio, voi risvegliate, dimorando fra noi, le diffidenze del re e dei suoi ministri . Però la vostra presenza in queste parti crea imbarazzi
al governo e pericoli alla nazione, mettendo a repentaglio quella concordia che torna indispensabile all'avanzamento ed al trionfo
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
269
della causa italiana. Anche non volendolo, voi ci dividete. Fate
dunque atto di patriottismo allontanandovi da queste provin cie. Agli antichi aggiungete il nuovo sacrificio che vi domanda la patria ; e la patria ve ne sarà riconoscente.
« Ve lo ripeto : anche non volendolo, voi ci dividete ; e noi abbiamo bisogno di raccogliere in un fascio tutte le forze della nazione. So che le vostre parole suonano concordia, e non du bito che alle parole corrispondano i fatti. Ma non tutti vi cre dono : e molti sono coloro che abusano del vostro nome col
proposito parricida d'innalzare in Italia un'altra bandiera. L'onestà v'ingiunge di metter fine ai sospetti degli uni ed ai maneggi degli altri . Mostratevi grande, partendo, e ne avrete lode da tutti i buoni.
« Io mi pregio di dirmi Napoli , 3 ottobre 1860. « Vostro devotissimo
« GIORGIO PALLAVICINO. »
Gran parte delle più nobili e doviziose famiglie eransi allon tanate da Napoli . Pallavicino rivolse loro un invito ( Doc. 91 ) onde rientrassero .
Dall'altra parte il Municipio di Napoli operava efficacemente a dissipare le apprensioni della maggioranza, e le illusioni di una minoranza agitatrice: esso spedì una deputazione presie duta da Bonghi al Re per sollecitarlo a recarsi in Napoli. Que sta, non potendo attraversare liberamente la via di terra, sbarcò a Livorno, di là in Ancona, da dove raggiunsero il Re a Grot tammare, e compirono l'onorevole missione con uno splendido discorso che il Bonghi indirizzò al Re, il quale ne fu commosso ed altamente lusingato.
Dopo le giornate del 1° e 2 ottobre, l'esercito garibaldino ri mase distribuito nelle medesime posizioni da esso tenute e riconquistate nelle ore pom . del primo, mentre i regi, in parte si raccoglievano nella fortezza di Capua, e parte si ritiravano
dietro il Volturno. I prigionieri furono inviati in Napoli scor
270
CAPO QUARTO
tati dalla Guardia Nazionale, la quale, dobbiamo ripetere , rese in quei giorni utilissimi servigi al paese. II prigionieri fu rono rinchiusi in Castel S. Elmo, e in altri forti: essi dicevano d'essere stati ingannati e che pensavano di trovare gli Au striaci in Napoli . Il 3 ottobre il generale d’Ayala si condusse ne'diversi forti a visitare i prigionieri regi, e rinvenne che la maggior parte
degli ufficiali erano suoi compagni di collegio. Fu egli largo di affabilità con essi, ed ordinò che si desse loro ogni ristoro.
Il generale Medici che aveva così splendidamente difese le posizioni di S. Angelo continud a tenerle coi suoi e colla bri gata Spangaro. Il generale Türr che aveva con le riserve di Caserta assicurato la vittoria del 1 ° ottobre sulla linea di Santa
Maria, rimase custode di quella posizione, occupandola con la Brigata Eber a sinistra della strada Capua S. Maria e la Bri gata Milano a destra, confidandole amendue, come abbiamo
detto, al comando del colonnello brigadiere Eber ; la Divisione Cosenz e la Brigata Corrao a Santa Maria. Di questa teneva il comando il tenente colonnello La Porta essendo il Corrao ri
masto ferito il giorno primo ottobre. La Brigata Sacchi restò a S. Leucio . Il generale Bixio continuò a tenere la posizione di Maddaloni e Valle fino a Ducenta.
Il Dittatore per sempre più assicurarsi delle disposizioni mi. litari dei regi, si preparava a fare una forte ricognizione e dal suo Capo di stato maggiore generale, ne faceva avvertire il ge nerale Türr colla seguente lettera : « Stato maggiore generale.
« Al generale Türr comandante delle truppe a S. Maria: « Il Dittatore farà una forte ricognizione sopra Limatola . « Partirà questa sera tardi da Caserta per arrivare prima di
giorno sopra Limatola. Porterà con sè la massima parte delle truppe che sono a Caserta, e di ciò lo rendo informato per
271
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
« sua norma. Per ordine del Dittatore ella manderà a Caserta
prima di notte una ventina di usseri ungheresi. « Caserta , ore 3 pom, del 4 ottobre . Ii Capo di stato maggiore generale
« Firmato : G. SIRTORI. »
E più tardi gli telegrafava : « Il generale Sirtori al generale Türr : « Santa Maria , 4 ottobre 1860, ore 3 , 30 pom.
« Mandi subito una ventina di usseri ungheresi a Caserta per « ordine del Dittatore. < Caserta 4, ore 3 , 19 pom. « L'Ufficiale telegrafico del Dittatore « Firmato : RoccuETTI »
Il Dittatore stesso si portò a Santa Maria e parlò col gene rale Türr per concertare il movimento che aveva intenzione di fare, ma le notizie che a lui pervennero nella notte dal 4
al 5 ottobre gli fecero modificare i suoi piani, e quindi il pro gettato movimento in avanti restò sospeso. Il giorno 5 ottobre il generale Türr veniva nominato Co mandante Generale della Provincia e Piazza di Napoli, come rileviamo dal seguente documento : « Ministero della guerra . €
Napoli, 5 ottobre 1860 .
Sig. Generale ! « Per ordine del Generale Dittatore ella è destinata a pren
« dere il comando della Provincia e Piazza di Napoli. Il Ministro
« Firmato : Cosenz.
>>
In conseguenza di questo ordine il generale Türr lasciò il comando della linea di Santa Maria al maggior generale Mili
bitz e si portò il 6 alla sua destinazione. Alle disposizioni relative al campo innanzi Capua seguirono
272
CAPO QUARTO
dei provvedimenti atti ad impedire l'introduzione di artiglie rie, armi, attrezzi e munizioni da guerra tanto nella cittadella di Messina, quanto nella fortezza e città di Gaeta. A tale ef fetto il Dittatore in data 5 ottobre ne ordinò il blocco ef
fettivo, secondo i principii stabiliti nel trattato di Parigi del 1856, e prescriveva che la esecuzione cominciasse fra otto giorni a datare dal 5 ottobre.
D'altra parte lo slancio col quale i volontari combatterono nel giorno 1 ° ottobre suscitò nel generale Garibaldi il pensiero di unificare maggiormente la famiglia dei suoi giovani sol dati , per cui il 5 ottobre emanò il seguente ordine del giorno da Caserta :
« Il Dittatore raccomanda caldamente agli ufficiali di qua lunque grado di usare rispetto e benevolenza paterna ai propri « soldati, e specialmente ai volontari delle Due Sicilie, i quali « hanno mostrato di essere degni commilitoni dei Cacciatori « delle Alpi :
« Chi ha combattuto e vinto a Calatafimi, a Palermo, a Mi « lazzo, a Reggio, a S. Maria, S. Angelo, Caserta e Madda loni, ha diritto di fare rispettare la divisa che porta. Gli « Ufficiali debbono essere primi a rispettare i soldati che « l'Italia benedice e l'Europa ammira. « D ' ordine
« Il Capo di stato maggiore generale « Firmato : SIRTORI . »
Dopo i fatti di sopra narrati una nota del Conte di Cavour da tata 6 ottobre (Doc. 92) a S. E. Winspeare ministro di France
sco II a Torino, poneva fine ad ogni relazione diplomatica; ed a questa nota Winspeare rispondeva (Doc. 93), e Francesco dettava una protesta (Doc. 94), firmata dal suo ministro Ca sella, nella quale si chiudeva col dire che l'esempio delle Due Sicilie insegnerà al mondo che è lecito calpestare tutti i sentimenti di giustizia e di onestà, e portare la rivoluzione sul territorio di un sovrano con offesa dei diritti e dei trattati, con
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
273
disprezzo dei legittimi interessi . A tale protesta rispondeano i fatti, e l'esercito Piemontese varcava la frontiera del Reame. La
sua entrata era preceduta da un proclama di Vittorio Emanuele (Doc. 95 ), il quale per evitare un dualismo tra Garibaldi ed il generale Fanti, che comandava l'esercito delle Marche, avea preso il comando in capo dell'intiera armata. La Diplomazia Europea si scosse al grave fatto dell'ingresso
delle truppe Sarde nel Reame di Napoli . La Francia aveva già ritirato il suo ambasciatore da Torino fin dalla invasione delle
Marche; l'Austria che non aveva relazioni dirette col governo piemontese, protestò presso tutti i governi d'Europa, la Russia richiamò il suo Ambasciatore da Torino con una nota energica , protestando contro una invasione che feriva tutti gli interessi
generali dei governi, e sovvertiva quelle leggi eterne, senza le
quali non potrebbe esistere nè ordine sociale, nè pace, nè sicu rezza in Europa. La Prussia non richiamò il suo ambasciatore, ma protestò con
una nota che rispondeva al memorandum, col quale il conte di Cavour avea voluto giustificare l'intervento piemontese nelle
Marche, e rilevava che anche la Prussia è guidata dal princi pio di nazionalità, ma non trovava di poter soddisfare alle aspi razioni dei popoli che per le vie legali delle riforme, rispettando i diritti sussistenti.
La Spagna ad una vivissima protesta unì le riserve dei suoi diritti di riversione della Corona delle due Sicilie .
Il governo Inglese con una grave nota del 21 ottobre rico nobbe negl'Italiani il diritto di chiamare in soccorso Vittorio Emanuele Re Italiano, contro gli abusi di un governo, il quale
aveva rotto ogni legame coi proprî sudditi. Gl’Italiani essere i migliori giudici dei loro interessi : il governo inglese apprez zare nel suo vero valore il grato spettacolo di un popolo che costruisce l'edifizio della sua libertà, e consolida l'opera della sua indipendenza.
Intanto l'Austria faceva imponenti apparecchi militari . In fatti da un giornale di quell' epoca che pubblicava una corri 18
274
CAPO QUARTO
spondenza dal confine veneto si rilevava : « Dopo ogni corsa regolare della ferrovia, arriva qui un convoglio separato, por « tante batterie di cannoni rigati e materiali da guerra . È
un
« continuo arrivare di staffette. Tutti i militari parlano d'un « imminente attacco contro il Piemonte.
« Vi indico qui sotto le principali località, nelle quali si con « centrano le truppe :
« Lo stradale che da Verona mette alla fortezza di Legnago « con un corpo a S. Giovanni Lupatotto, Bovolone, Cerea. « Lo stradale da Verona a Ostiglia sul Po collo stato maggiore « in Isola della Scala, e con poca cavalleria aa Cadidavid ee But « tapietra. « Lo stradale da Isola della Scala a Mantova con un distac
« camento a Erbè e Nogarole.
« Lo stradale da Mantova a Legnago con un corpo a San guinetto . » Le note piovevano sull'imperturbabile Conte di Cavour, ed infatti questi telegrafava all'ammiraglio Persano cosi : « L'Austria ci minaccia sul Mincio , se veramente vuole
« attaccarci pregate Garibaldi di venire con parte delle sue truppe qui ; in caso non potesse venire, mi mandasse Türr « colla sua divisione. »
Fu in questo tempo che Garibaldi lottava a Napoli fra i partiti che disputavansi il fare o il non fare il plebiscito ; il farlo di una formola, piuttosto che di un'altra ; farlo senza ri serve o condizionato . Ma il Marchese Trivulzio Pallavicino
che teneva la prodittatura, faceva sforzi coadiuvato da Türr per mettere l'ordine, e pressava energicamente per l'annessione pura e semplice. Per mantenere l'ordine nella città di Napoli, Türr aveva a
disposizione solo un piccolo numero di soldati, non sufficiente nemmeno alla custodia delle prigioni , ma supplì a questa de ficienza colla guardia nazionale che rese in quei giorni servizi eminenti, e si prestava ai bisogni del momento con vera ab negazione .
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
275
Le dimostrazioni di piazza erano allora frequenti : Türr rien trato in Napoli si trovava di alloggio al Palazzo della Fore
steria, quando vide una folla di quasi 10,000 persone che si avanzavano verso piazza S. Francesco di Paola colle grida « morte ai Borbonici ; » fece chiamare presso di sè tre dei capi per sapere da loro che cosa volessero, e quale fosse il vero scopo delle grida. Uno di essi, a nome Gambardella, che era capo dei pescatori, gli presentò una lista di circa 400 nomi dicen dogli : « Il popolo domanda la consegna di costoro tutti borbonici « per scorticarli. » Il generale Türr invitava i tre capi a sedere, e tenne loro il seguente linguaggio : « Ma che mai direbbe l'Europa se udisse che sotto il governo di Garibaldi, Gambar « della coi suoi compagni hanno scorticato 400 borbonici ? » « Ma sig. generale » disse Gambardella « non sapete in che
« modo noi fummo trattati ? Io era in prigione e ho avuto 25 colpi di bastone . » « Ma gli è appunto per avere tenuto una « condotta così brutale che il regime borbonico è caduto » re plicò Türr, « e noi ci renderemmo indegni della libertà imitando « il loro esempio. » Con queste e simili parole finalmente riu
scì Türr a quietare la folla fanatizzata, Dio sà da chi; a par tire da quel momento il Gambardella prima di mettersi alla
testa di una dimostrazione (che allora era quasi d'obbligo ) an (lava sempre da Türr per domandare se il tale o tal altro grido era opportuno, e fini sempre coll' arrendersi ai consigli di lui ;
più tardi lo conobbe il generale Garibaldi e gli manifestò la sua stima : ma questo era il peggior delitto agli occhi del fana tismo borbonico , e un mattina quell'onesto patriotta fu pugna lato per istrada.. Accenniamo a questo piccolo episodio uno dei tanti di cui fu ricca quell'epoca, per richiamare alla mente la profonda agi tazione, il disordine morale e sociale che dominava nei primi tempi in quella parte della penisola. Fu in vista dell'assoluta necessità di far cessare al più presto possibile quelle agitazioni, e dare a quelle provincie un'organizzazione salda, che il Pallavicino invocava come solo
276
CAPO QUARTO
rimedio la pronta annessione ; ed il ministero aderì alla pro posta. A' di 10 ottobre il Generale Garibaldi indirizzava a Türr la
seguente lettera : Caserta , 10 ottobre 1860 .
« Al generale Türr comandante di Napoli. « Caro Türr,
« Dissi a Pallavicino jeri d'incaricarvi della direzione del
« ministero della guerra , e vi prego di accettare almeno per « alcuni giorni che Cosenz vorrebbe restare al campo presso
la
« sua divisione a S. Maria. & Vostro
« Firmato : G. GARIBALDI. »
Ma le molteplici occupazioni del generale Türr non gli per mettevano di assumersi intieramente quel peso, e fu incaricato il colonnello Zambeccari di assisterlo.
Zambeccari era stato dal Dittatore nominato Ispettore dei corpi di fanteria del suo esercito, e di questa nomina il par
tito liberale italiano si rallegrò, perchè compensava uno dei più illustri patriotti, il cui nome è legato a tutte le rivoluzioni d'Italia, di Spagna e di America, e il cui ricco patrimonio era stato tutto consumato, dal 1830 al 1860, pel sacro trionfo del principio della libertà nel vecchio e nel nuovo mondo. Il di 8 nel Consiglio dei ministri fu decisa l'annessione (Doc. 96) e l'11 ottobre Pallavicino fu chiamato a Caserta
dal Dittatore, il quale non voleva firmare il decreto di annes sione, desiderando che prima fosse convocata un'assemblea .
Nacque allora un grave alterco, in seguito al quale il Palla vicino diede la propria dimissione e tornò istantaneamente a Napoli. Per dare a conoscere quanto avvenne posteriormente sul pro
posito, trascriviamo un brano di un opuscolo pubblicato in settembre 1869 dal generale Türr :
« Alla notizia della dimissione del Pallavicino, la città cadde
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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« in un vero orgasmo ; migliaia di persone percorrevano le con « trade gridando: morte a Mazzini! ( che si trovava a Napoli ) « e qualche altro gruppo : morte a Cavour !
« Scesi senza truppa in strada solo coi miei ufficiali, portan « domi in mezzo ai dimostranti e intimai loro di non gridare « morte a nessuno, grido indegno di uomini liberi, ma di andar « sene tranquilli a casa . Appena sciolta la dimostrazione scrissi al Generale pre gandolo di venire a Napoli ; venne in fatti il giorno 13 ot « tobre . Recatomi da lui trovai a suo canto il Crispi cui dissi « tosto : « Non ti sei condotto bene, dopo di avere aderito al < decreto d'annessione ti sei messo a lavorargli contro, dietro le spalle dei tuoi colleghi. » — « A me fu detto, rispose, che l'an « nessione era desiderata dal Generale e perciò l'appoggiai . » Ma « io replicai: - « Questa non è quistione di desiderio, ma di con vinzione, e per conto mio, se una cosa fosse pure desiderata da Dio, non la sottoscriverei se non fossi convinto ; ma una volta «
aderito, non mi disdico. » Al che Crispi mi disse : « Con te
« non si può discutere, tu tagli con la sciabola. » Mi voltai al
« lora al generale, dicendogli : « Se nominate a ministri Crispi e «
compagni, vi devo pregare di mandare qui un altro coman « dante militare, perchè con questi uomini io non posso rima « nere. » Il Dittatore : « Anzi caro amico, io conto sopra di voi perchè siete l'uomo che saprà, ove occorra, difendere il no « stro programma anche dietro le barricate. » — « Ah, risposi, « se mi parlate cosi, resto, alla condizione però che la Guardia « Nazionale e la Polizia dipendano interamente da me. » « Incominciava l'onda delle deputazioni , tra le quali la depu <<
« tazione della Guardia Nazionale condotta dai generali De Sau x
« « « «
get e Tupputi, ed io ebbi un altro attacco a sostenere; l'egre gio Cattaneo mi disse : « Non avrei mai creduto Türr, che voi sareste divenuto piemontese. » Irritato replicai : « Io credo di essere più italiano di voi, perchè ciò che voi volete ci con durrà alla guerra civile, la quale alla sua volta ci ricondurrà i Borboni a Napoli e gli Austriaci a Milano ; io non volendo
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CAPO QUARTO
<<
questo, sono per l'annessione. Guardate l'organizzazione mi « litare che abbiamo potuto effettuare tamburo battente da Mar « sala sin qui, e i governatori delle Provincie che non sapevano « far altro che i bei proclami, adulando il popolo e non osando domandargli dei sacrifizi dalla paura di perdere la popolarità . « Se questi liberaloni avessero saputo mandarci 100 mila uomini, << allora direi : Andiamo nel Veneto, e io chiederei 2000 uomini
« per andare in Dalmazia ; ma oggi che abbiamo il terzo della « nostra piccola armata morti e feriti o nell'ospedale, è nostro « dovere di cercare di unire le forze del paese,, di organizzarlo solidamente, se vogliamo che l'Italia diventi una. » « Garibaldi rientrò nella camera e mi disse che sarebbe ve
« nuto con me al Palazzo Foresteria, dove già una gran folla di
popolo l' aspettava. Arrivando colà il generale arringò il po polo come egli solo sa fare, calmandolo ed invitandolo alla « concordia. Vedendo poi il marchese Pallavicino, lo invito a « intervenire ad una nuova riunione che doveva aver luogo alle 2 « al Palazzo d'Angri, così pure invitò me a intervenire a quel Consiglio .
« Nel frattempo la Guardia Nazionale e una lunga serie di deputazioni vennero a pregarmi perchè m' interponessi accioc « chè il Dittatore non lasciasse partire il marchese Pallavicino. pure mi « Così pure
domandavano di consegnare al general Garibaldi gli indirizzi che a tale rapporto circolavano a Napoli .
« Mi dichiarai disposto a presentare tali indirizzi qualora mi « venissero consegnati prima delle due, ora in cui doveva riu « nirsi il Consiglio. Allora fissa mi portarono parecchi indi rizzi coperti di migliaia di firme. « Mi recai alla riunione nella quale trovavansi già Conforti, Crispi, Cattaneo. Presto venne anche il marchese Pallavicino
«
<<
« accompagnato da B. Caranti, e il Dittatore.
« La discussione al principio era assai calma. Pallavicino e « Conforti sostenevano l'annessione, Cattaneo e Crispi volevano « l'assemblea. Poco a poco riscaldati gli animi , la discussione « si fe'assai aspra, di modo che il Pallavicino s'alzò in piedi
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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« dicendo : Vedo che io sono inutile qui , permettete che io mi « allontani. Allora mi rivolsi al Dittatore e gli dissi : Prima che prendiate una decisione dalla quale può dipendere la sorte d'Italia, vi prego di esaminare il desiderio della popola « zione di Napoli, e gli rimisi gl'indirizzi coperti di migliaia di <<
« firme tra cui uno del seguente tenore : A
GIUSEPPE GARIBALDI DITTATORE DELL'ITALIA VERIDIONALE
« Generale Dittatore !
« Voi avete salvo il paese dalla tirannide dei Borboni col prestigio del vostro nome, e con quello del Re Galantuomo,
« carissimi a questi popoli italiani . Voi, dopo ciò, ci avete salvi « dall'anarchia in cui eravamo caduti, dandoci a Prodittatore
« un illustre e forte carattere italiano, Giorgio Pallavicino
« Trivulzio. Egli in pochi giorni ricomponeva la sgominata « macchina dello Stato, e la confidenza rinacque nell'animo
« di ogni buono. Il paese sentivasi superbo di esser governato « da Giuseppe Garibaldi e dal Pallavicino . Ora ricade nello sgomento in udire come questi avesse rassegnato i suoi po « teri. Generale Dittatore, non vogliate distruggere tanto bene « ficio e tanta gloria del vostro nome, ora che siamo per ve « dere la faccia desiderata del nostro Re . Deh ! non togliete le
« redini del Governo dalle mani onorate ed espertissime a cui * testé le fidaste, e la patria ve ne saprà grado come di no « vella vittoria riportata sopra i suoi nemici, » Il Dittatore letto questo e qualche altro degli indirizzi, si volse a Pallavicino dicendogli : Caro Giorgio voi non siete inu tile qui, e vi prego anzi di rimanere al vostro posto e cercate di meritarvi anche d' ora innanzi la stima della popolazione
di Napoli .
E l'annessione fu decisa ; il 15 ottobre il Dit
tatore la decretò e il 21 ottobre fu votata .
CAPO QUARTO
280
Appena si era saputo a Napoli il felice esito della riunione, la città manifestò il più grande entusiasmo. Ed anche in Sicilia, ad onta che vi fosse già pubblicato il Decreto relativo alla convocazione di un'assemblea, il Pro dittatore Mordini telegrafo a Napoli che anche in Sicilia era
desiderio della popolazione che si facesse il plebiscito . Crispi rassegnò il portafoglio. (Doc. 97.) Necessità di governo avea consigliato l'arresto del Segretario generale del Direttore di Polizia, un altro ordine lo riponeva in libertà ;ܪsi ricercò la causa di questa demolizione del principio di autorità, quando giunse il seguente telegramma : « Santa Maria , 14 ottobre 1860, ore 2. pom .
« Il Generale Dittatore al generale Türr Napoli. « L'ordine di mettere in libertà il Segretario generale di Po « lizia fu dato da me, però se lo credete necessario potete farlo « nuovamente arrestare . « L'ufficiale telegrafico
a Firmato : TAMARINO. »
Il 15 ottobre Garibaldi dal suo Quartier generale in Caserta emanava il seguente Decreto : « Italia e Vittorio Emanuele .
« Onde soddisfare ad un desiderio, senza dubbio caro a tutta « la nazione, determino :
« Che le Due Sicilie, le quali devono la loro redenzione al « sangue italiano, e che liberamente mi hanno eletto Dittatore, « formino parte integrante dell'Italia una ed indivisibile sotto « il suo Re Costituzionale Vittorio Emanuele e suoi successori .
« All'arrivo del Re deporrò nelle sue mani la Dittatura che « mi venne conferita dalla Nazione.
« I Prodittatori sono incaricati dell'esecuzione del presente « Decreto .
« Sant' Angelo , 15 ottobre 1860 . « Firmato : G. GARIBALDI. »
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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Non pertanto il generale Garibaldi trascurava le cose di
guerra : egli mentre provvedeva all'ordinamento civile del rea me, decideva di passare il Volturno con una gran parte delle
sue forze, e perciò telegrafava a Turr : Caserta , 15 ottobre , ore 6 20 ant .
« Il Generale Dittatore al generale Türr Napoli . <<
« Mandate gl' Inglesi a Caserta, come pure le due batterie Piemontesi. « L'Uficiale telegrafico
« Firmato : SPINA . »
Il generale Türr adempiva a quest' ordine, e per di più sic come sapeva l'intenzione di Garibaldi di passare il Volturno,
egli nello scopo di richiamare l'attenzione delle truppe Borbo niche altrove, e far diminuire così le forze che stavano in Ca
pua e dintorni, pensò bene di suo moto proprio, pregare l'am miraglio Persano d' inviare tre legni da guerra sotto Castel Volturno allo sbocco del Volturno, fingendo uno sbarco colà, e l'Ammiraglio gli rispondeva così : « Mio Generale, sarà tutto fatto . « Il Vice - Ammiraglio
« Firmato : Conte di Persano. »
I disastri toccati dai Regî a Santa Maria, Sant'Angelo e Maddaloni, li aveano gittati nel più profondo scoramento, talchè da quel giorno nulla tentarono di serio per aversi una rivin cita, e se ne togli qualche scambio di fucilate parziali di avam posti, nulla si passò d'importante dal 5 al 21 ottobre; solo la mattina del 15 tentarono una sortita sopra Sant'Angelo alla cui difesa si erano unite le truppe Piemontesi , delle quali una
Brigata composta di un Reggimento e di tre Battaglioni Ber saglieri sotto il comando del colonnello Peron, fu attaccata presso la così detta casa Bianca di Sant'Angelo, mentre alla
282
CAPO QUARTO
sua destra furono attaccati gl’Ingleši e le truppe del colonnello brigadiere Corte, ma i borbonici furono da ogni lato respinti. A quest'epoca il generale Orsini aveva portato a tal punto ľ
organizzazione dell'artiglieria da potersene servire con suc
cesso nell'assedio di Capua. Verso quei giorni un tale Pallotta da Bojano, in persona, fece sollecite premure presso il Dittatore onde avesse spedito nel Sannio, cioè a Bojano, Cantalupo, Isernia e Campobasso degli ufficiali del suo esercito allo scopo di raccogliere sotto il loro comando molti individui che secondo lui vagavano in
quelle località privi di capi e senza organizzazione, ardenti dal desiderio di difendere quei paesi dalla reazione borbonica che faceva man bassa, commettendo ogni sorta di vituperi e di eccidi .
Il Dittatore prendendo in considerazione le cose esposte dal signor Pallotta, stimò opportuno di mandare colà, non già de gli ufficiali soltanto, ma una spedizione di 500 uomini, dandone il comando al tenente colonnello Nullo, con facoltà di sce gliersi il personale di suo gradimento raccomandandogli di usare nello adempimento di tale missione più prudenza che temerità .
Dalla provincia di Terra di Lavoro, Nullo colla sua colonna dovea entrare nel Sannio e toccare Pontelandolfo, Vinchiaturo,
Bojano, Scopo, Isernia, via spesso fiancheggiata da selve e dominata da monti adiacenti . Egli partì da Caserta la mattina del 12 ottobre accompagnato da Alberto Mario, dal maggiore Caldesi, dal capitano Emilio Zasio, dai tenenti delle Guide
Carlo Antonio Candiani e Bettoni , colle guide Sottocasa, Cetti,
Lavagnolo, Moro, Riva, Conti, Misserocchi, Pierpaolo e Gierar dini, e raccolti passando da Maddaloni e Ponte 500 uomini circa, la maggior parte del corpo Avezzana ivi stanziato, prosegui la sua via pernottando il 12 a Ducenta , il 13 a Pontelandolfo ed il 14 a Bojano, facendo solo le fermate strettamente necessarie per dare riposo alla sua truppa e per raccogliere informazioni. L'arrivo della colonna garibaldina in ogni luogo e la via che >
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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la stessa percorrava era subito avvisata, ed all'approssimarsi suo in Bojano le bande reazionarie si allontanavano sollecite еe
correvano a mettersi sotto il protettorato della truppa borbo nica, e perciò la spedizione procedeva con ogni cautela per non cadere in qualche agguato . La popolazione di Bojano era costernata ed in preda ad un vivissimo timor panico causato dalle depredazioni, devastazioni, incendi ed uccisioni che si commettevano da quelle bande,
le quali sotto il pretesto di vendette politiche sfogavano ire personali spogliando anche i più pacifici ed innocui possidenti. In Bojano interrogato da Nullo il signor Pallotta, notabile
del paese, ove si trovassero quegli individui ardenti dal desi derio di combattere i nemici d'Italia, dei quali tanto fervida mente aveva parlato al Dittatore a Caserta, rispose : « Non vi
sono più , vi erano e sono scomparsi ». È facile valutare quale dolorosa impressione dovesse esercitare sull'animo di Nullo quella risposta, e la contraddizione esistente tra i fatti e le parole. Noi non sappiamo qual piano avesse potuto concepire il Pallotta, quando fece ricerca al Dittatore di soli uffiziali, certo è che se Garibaldi prestava intiera fede alle asserzioni di lui , inviando in mezzo al Sannio degli ufficiali senza truppa,
essi sarebbero stati tante vittime del partito reazionario.
Nullo partì da Bojano indignato del contegno degli abitanti , dai quali non potè avere notizie veritiere sulle bande e sui luo
ghi che frequentavano : non trovò chi volesse prestarsi a servire di guida per una esplorazione verso Castelpetroso, ma volendo coi suoi compagni esaurire onorevolmente l'incarico assunto, e corrispondere pienamente alla fiducia che il Dittatore aveva
riposto nella spedizione, nonostante le disillusioni sperimentate, risolvè di spingersi possibilmente sino ad Isernia. Ripostosi per tanto in marcia pernottò a Cantalupo il 15 ottobre, deciso di confidare nelle proprie forze. Anche qui le notizie furono con traddicenti. Richiesti taluni che volevano passare per veritieri, sulle forze militari esistenti in Isernia, assicuravano starvi solo pochi gendarmi, mentre, oltre questi, come più tardi si venne
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CAPO QUARTO
a conoscere, vi erano 1300 uomini di truppa regolare, senza
contare le masse contadinesche armate d'ogni specie di fucili, di scuri , di falci.
All'indomani 16 la spedizione proseguì verso Castelpetroso. Gli abitanti di questa località all'approssimarsi dei Garibaldini fuggivano come avevan fatto quelli delle piccole borgate lungo la strada abbandonando le case loro e correndo sulle sommità
delle montagne, atterriti dai racconti odiosi inventati e diffusi a bella posta dai reazionari sulla colonna garibaldina, la quale
traverso qualcheduno di quei villaggi senza vedere un individuo. La mattina del 17 ottobre da Castelpetroso riprese la marcia sulla via di Pettorano e lo occupò militarmente. Pettorano è in prossimità d'Isernia ed è situato sopra un monte di forma conica da dove lo sguardo può spaziare libero sulla vastissi ma valle d'Isernia. Ivi Nullo si procurò come meglio potè delle informazioni dalle quali avendo appreso che a Carpinone, luogo poco discosto da Pettorano e più elevato, esisteva un deposito d'armi e che il paese era occupato da numerosi reazionari ac corsi da altri paesi, si determinò, dopo di aver tenuto con siglio coi suoi compagni, di fare occupare Carpinone, e di ciò fu incaricato Zasio con 200 uomini, il quale si pose im mediatamente in movimento colla rispettiva avanguardia e fiancheggiatori avanzando sempre con circospezione onde non
cadere in imboscate e per non vedersi tagliata la ritirata in caso di un rovescio. Zasio non avea oltrepassato coi suoi di circa un chilometro il Ponte sulla strada che da Isernia mette a
Carpinone, che si udirono alcuni colpi di fucile sparati dai più vicini reazionari, ai quali colpi rirpondevano subito alcuni altri d'allarme degli avamposti di Nullo situati sui versanti di Pet torano. In questo istante Nullo vedendo uscire da Isernia truppe borboniche miste a contadini armati che seguivano in coda e
che dirigevansi in due distinte colonne una verso Pettorano e l'altra verso Carpinone, spedi ordine a Zasio di non andare più oltre, di coprire la sua ala destra e di prepararsi pel combat timento; diede le disposizioni necessarie ai suoi volontari ani
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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mandoli ad accogliere degnamente il nemico, e facendo loro
osservare che nella posizione forte ed elevata in cui si trova vano godevano molto vantaggio . L'intenzione delle colonne bor boniche era di rinchiudere la colonna garibaldina nella Valle delle Preci e di tagliarle la ritirata, attacandola contempora
neamente da Carpinone e da Pettorano.
Non passò molto dopo le date disposizioni che cominciò l'at tacco ed in breve si fece generale il combattimento. I Garibal dini in sulle prime tennero testa con sangue freddo, ma poco dopo presi da timor panico, tanto quelli comandati da Nullo come quelli comandati da Zasio, cominciarono a sbandarsi e
darsi a precipitosa fuga . Nullo coi pochi suoi compagni e le guide fecero ogni sforzo onde impedire lo sbandamento, ma sventuratamente senza frutto. Era nella massima parte un ele mento tutto nuovo alle battaglie che falliva alla prima prova . Una cosi deplorevole condotta, portò la dolorosa conseguenza
che molti furono attaccati alla spicciolata, presi ed uccisi senza che potessero opporre veruna resistenza. Nello scontro fu ferito ad un piede il tenente Antonio Bettani. Nullo lo fece collocare sopra una vettura e ordinò alle guide Lavagnolo e Moro di scortarlo in direzione di Canta lupo e Bojano, ma sorpreso il convoglio lungo la via dai borbo nici e dai reazionari, furono tutti tre trucidati e derubati . Toccò al tenente delle guide Antonio Candiani di vedere nel
suo passaggio per quella località i cadaveri abbandonati sulla via e la carrozza rovesciata.
Il sopraggiungere della notte pose fine alla carneficina, solo di tanto in tanto si udiva qualche fucilata : erano senza dub bio colpi tirati su qualche disperso garibaldino che tuttavia
si aggirava per quei dintorni . Molte vittime ricorda quella giornata. Le truppe del generale Cialdini che posteriormente transitarono per là, trovarono ancora dei cadaveri di volontari sparsi per la campagna e per i boschi. Nullo e Zasio con quella poca truppa che loro restava an
cor unita, raggiunsero separatamente Cantalupo e Bojano ed
286
CAPO TERZO
arrivarono in quest'ultimo luogo dopo tanti stenti alla mattina del 18, dove furono raggiunti dai molti dispersi, sfiniti di forze dal lungo cammino su quelle montagne.
Da Bojano si ritirarono con sollecitudine su Campobasso, ivi sostarono per una giornata, quindi rientrarono in Caserta . Il giorno 16 ottobre una grande rivista della 15° Divisione aveva luogo a Caserta (Doc. 98), dopo la quale agli ufficiali
riuniti il Dittatore pronunziò le seguenti parole : Dopo i fatti che abbiamo compiuti ed i pericoli delle bat * taglie, mi è molto grato il trovarmi qui in mezzo ai miei « vecchi compagni d'armi. Molto abbiamo fatto, e quando sa « remo chiamati a compiere il completo riscatto della nostra « terra natale, con uomini come voi son certo si vincerà. Son « lieto di potere attestare alla 15° Divisione comandata dal ge « nerale Türr la mia piena soddisfazione per il valore dimo « strato nei vari cimenti di questa guerra. Oh sì ! voi potete
« andare orgogliosi, perchè avete molto ben meritato della pa « tria. E son maggiormente lieto di potervi tenere questo lin guaggio, inquantochè in questa divisione può dirsi vi sieno <<
rappresentanti di tutte le nazioni d'Europa , che vogliono « esser libere. A voi, figli della libera Inghilterra, porgo grazia
« per quanto a vantaggio nostro avete operato. Si, l'Inghilterra « ci si è mostrata amica, ed oltre ad aiutarci potentemente « nella nostra impresa, ha fatto sentire la sua voce autorevole, quando i prepotenti tentavano attraversarci. « Ora non mi resta che volgere due parole di lode ai bravi Ungheresi, che più volte han versato il loro sangue sui nostri campi per la libertà d'Italia. Lode dunque a voi, o valorosi figli d'Ungheria ! io vi ringrazio in nome della nazione . « Ad essi non solo dobbiamo gratitudine , ma è nostro do <<
«
«
« vere aiutare la loro causa e farla nostra. E lo faremo. « Ciascun uffiziale faccia noto a tutti i bassi-ufficiali e sol
« dati ch'io sono pienamente soddisfatto di loro, e che con la « loro bravura si sono resi benemeriti della patria. Addio. »
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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Quindi la Divisione condotta dal generale Türr defilava da vanti al Dittatore con prolungati evviva aa Garibaldi, all'Italia
ed a Vittorio Emanuele ; e dopo tale rivista il generale Türr emanava il seguente ordine del giorno :
Alla parata di ieri il Generale Dittatore ha ordinato che « si facesse noto a tutte quelle truppe della Divisione che non « poterono esservi presenti, i sensi della sua più grande sod
« disfazione a loro riguardo. Sono lieto di ripetervi i ringra « ziamenti che Egli v'invia in nome della patria. < Firmato : TURp . » « Per copia conforme :
« Firmato : Pecorini Capitano. »
Colla Prodittatura Pallavicino sparirono le discordie, ed il Ministero diè opera a molti provvedimenti che furono nume rosi in que' giorni , e de' quali trascriviamo i seguenti : Il Giornale ufficiale di Napoli del 18 e 19 contiene i se guenti decreti del Prodittatore :
« In seguito al decreto 15 corr., col quale fu accettata la ri « nunzia del sig. Francesco Crispi al posto di segretario di Stato <<
degli affari esteri, il Prodittatore assume temporaneamente la « firma di quella segreteria. » « Gli attuali battaglioni di Guardia Nazionale in Napoli « verranno provvisoriamente aumentati di altre due compagnie « per ciascuno, ed ognuna delle otto compagnie sarà provvi « soriamente portata a duecento uomini. Questo aumento di « forza servirà di base ai nuovi battaglioni da formarsi giusta « il decreto del 17 settembre ; e provvisoriamente le sei legioni prescritte col decreto medesimo saranno ciascuna di due bat . taglioni . Qualunque possessore di certificati di rendita 3 % in « scritta sul Gran Libro del Debito pubblico consolidato potrà <<
<<
<<
>>
domandare ed ottenere il tramutamento dei titoli nominativi
« in certificati al latore . »
« A contare dal giorno 16 corr, mese, tutto l'esercito sarà
CAPO QUARTO
288
posto sul piede di quello del Regno d'Italia, sia per paga, « sia per disciplina, divisa e leggi militari , compresi in tale « determinazione anche i carabinieri reali . »
« Si accorda una pensione mensile di ducati 25 sul Gran « Libro del Debito pubblico alla signora Enrichetta Labonia, « vedova di Gaetano Trevisani, letterato benemerito e martire « della causa italiana. » « Il real Museo borbonico e la reale Biblioteca borbonica « assumeranno il nome di Museo nazionale di antichità e di « belle arti e di Biblioteca nazionale . »
« Il Ministero della Istruzione pubblica viene diviso in tre ripartimenti, cioè : 1.° Segretariato, contabilità, archivio e bi « blioteca del Ministero, Teatri e spettacoli pubblici, Collegio
« di Musica, Accademia di musica e di ballo ; 2.° Istruzione pubblica con tutte le sue attinenze; 3.0 Società reale, Museo
<<
n nazionale, Biblioteche pubbliche, officine dei Papiri, Scava « menti di antichità, Istituti delle arti del disegno. « Con decreto del 17 ottobre viene organizzato il corpo am « ministrativo della Marina, e si pubblica il regolamento or ganico della maestranza di Marina. »
« L'esistenza del ministro di Marina non essendo compati
« bile col comando generale della marina , affidato all'ammira glio conte Persano, si accetta la rinuncia del ministro signor « Amilcare Anguissola, capitano di vascello, prendendo prov « visoriamente la firma del ministero il capitano di fregata signor Antonio Sandri sotto gli ordini del conte Persano . » « Volendo rendere omaggio alla condotta patriottica del signor « Amilcare Anguissola, ed in considerazione dei servigi da lui « resi nel Ministero della marina, egli viene promosso a retro <<
« ammiraglio. >>
« Il Ministro di Grazia e Giustizia dispone che tutti i fun « zionari dell'ordine giudiziario, ancorchè in congedo, si tro
« vino ai rispettivi loro posti per tutto il giorno 28 corrente ottobre, trascorso il qual termine, saranno ritenuti quali di « missionarii e quindi rimpiazzati. »
«
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
289
Per mettere in luce quanto si è fatto dal veterano della li bertà, il marchese Trivulzio Pallavicino, nell'ardua impresa di Prodittatore di Napoli in quei tempi, non basterebbe un VO lume tutto a lui dedicato .
Intanto il generale Garibaldi prendeva le misure per spin gere più efficacemente le operazioni d'assedio ; aveva fatto co
struire delle barricate sugli stradali principali e sulle posizioni più dominanti la fortezza di Capua, postando dei cannoni di grosso calibro, malgrado diversi tentativi avessero fatto i regi per impedire gli approcci , tutto tornò vano per essi , ed i lavori di assedio continuarono non interrotti, cosicchè il bombardamento della piazza potè cominciare. Pur tuttavolta le febbri diminuivano di assai le file dei ga
ribaldini, si difettava di forza, come si rileva dal seguente tele gramma : Caserta, 18 ottobre , ore 7 pom .
« Il generale Sirtori al generale Türr Napoli. « Se ha truppa disponibile costà, me ne dia avviso, aven « done io bisogno urgente pel cambio del presidio che trovasi « ad Aversa. Ad Aversa manderei di preferenza un battaglione piemontese se ve n'è uno disponibile costà. <<
« L'Ufficiale telegrafico « Firmato : SPINA , >>
Intanto che il Dittatore curava le opere di guerra , non di
menticava il pio ufficio di onorare la memoria dei compagni che morivano gloriosamente sul campo , e sollevare l'emulazione dei superstiti alle patrie battaglie. Egli volle dare alla memoria del capitano La Flotte francese ed ai bravi Francesi che for
mavano la sua compagnia , un documento di venerazione dure vole, col dare alla legione Francese il nome di La Flotte . A tale scopo egli in data del 22 ottobre da Caserta emanò il se 2
guente decreto : 19
290
CAPO QUARTO
« 1. Volendo onorare la memoria del Capitano La Flotte, « morto per la causa Italiana valorosamente combattendo a
« Solano, ho decretato formarsi una legione che si nominerà « Legione La Flotte. « 2° Tutt’i Francesi non ufficiali che fanno parte dei diffe
« renti corpi sono facoltizzati di farvi passaggio . « Firmato : G. GARIBALDI.
« Per copia conforme :
« Firmato : SIRTORI. >>
Il Capitano La Flotte morì nel conflitto di Solano in Cala bria il 21 agosto ; egli fu Deputato all'Assemblea Francese
nel 1848 ed esule dopo il colpo di Stato Napoleonico del 2 di cembre . Egli operò molto per organizzare i mezzi di trasporto delle truppe nel passaggio del Faro, come antico ufficiale di marina.
Il Generale Dittatore emanava anche un altro decreto, con
cui toglieva alla città di Pizzo i privilegi concessi da Ferdi nando IV di Borbone, in compenso di avergli catturato Gioac
chino Murat e datoglielo in mano per fucilarlo. Il 21 ottobre mentre i garibaldini respingevano un'altra sor tita degli assediati, le provincie napoletane compilavano l'atto solenne del Plebiscito, ed il generale Cialdini avanzava le sue marce per compiere con tutt' i mezzi dell'esercito regolare la
gloriosa impresa cominciata dai Mille, ed aggiungere la san zione della forza al solenne decreto del popolo napoletano. In Napoli il concorso alla votazione continuò per tutto il
giorno numerosissimo: l'ordine più perfetto e la più cordiale letizia presiedeva a quel sublime atto della nazione ; il paese si mostrava felice di essere uscito da uno stato provvisorio che lo allarmava, e durante tutta la notte la città risplendeva d’im mensa luce di cui tutte le case e le strade erano illuminate.
Affinchè il Pallavicino potesse prendere parte alla votazione, il Municipio di Napoli gli conferi la cittadinanza . Infatti il 21 depose il suo voto nell'urna .
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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Le imprese del generale Cialdini erano annunziate da Gari
baldi il 21 ottobre da Caserta col seguente ordine del giorno : « Il prode generale Cialdini ha vinto presso Isernia . I borbo « nici sbaragliati hanno lasciato 880 prigionieri, 50 ufficiali, « bandiere ee cannoni,
« Ben presto i valorosi dell'Esercito Settentrionale, porgeranno « la mano ai coraggiosi soldati di Calatafimi e del Volturno. « Firmato : G. GARIBALDI. >>
Questa vittoria, l'avanzarsi delle armi piemontesi, il verdetto
del .Plebiscito preconizzato dal grido unanime del popolo, e dalle Deputazioni che sollecitavano l'ingresso di Re Vittorio Emanuele, dissiparono gli ultimi sogni della illusione di Fran
cesco II per una rivincita sul campo di Capua, e lo determi narono a ritirarsi col forte dell'esercito in Gaeta, lasciando a Capua una guarnigione atta ad una onorevole resistenza.
Il giorno 22 ottobre i Napoletani sgombrarono Cajazzo e di sarmarono le batterie di Gerusalemme. Correvano per Napoli molte voci sulla resa di Capua, e ciò faceva si che varie Depu
tazioni si recavano al Comando Generale della città e provincia di Napoli per accertarsene, e siccome le insistenze si moltipli
cavano, il generale Türr per soddisfare con un documento queste domande telegrafava al generale Milibitz a Santa Maria, il quale gli rispondeva cosi :
« Il generale Milibitz al generale Türr <<
Napoli .
« Noi occupiamo sempre le stesse posizioni . La notizia che
« si spande costà della presa di Capua è falsa. « Da Santa Maria , 25, ore 7 % pom . a L' Ufficiale telegrafico
a firmato : Gius. CAPPUCCIO . >>
Il 23 cominciò la ritirata delle truppe che sopravanzavano alla difesa di Capua, e continuò il 24 per riannodarsi sulla linea
292
CAPO QUARTO
del Garigliano, e coprire la fortezza di Gaeta che Re Francesco scelse come ultimo propugnacolo del Regno che Carlo III di Borbone fondò coll'audacia e con l'eroismo, e che i suoi succes sori logorarono coi loro delitti e i loro errori. Inesorabile scuola ai Principi dissennati ! Il conte di Cavour il 24 inviava al Pallavicino il seguente
telegramma :
« Italia esulta per lo splendido risultato del plebiscito, che « al suo senno, alla sua fermezza ed al suo patriottismo è in « gran parte dovuto . Ella si è acquistata cosi nuovi e gloriosi << titoli alla riconoscenza della Nazione. « Firmato : Cavour . ,
Due giorni dopo che le popolazioni del Reame di Francesco II dal Gran Sasso a Marsala, combattevano la guerra legale, pro
clamando col voto di un plebiscito l'unità e indivisibilità del l'Italia e il nuovo Re Vittorio Emanuele di Savoia, Francesco II
faceva in Gaeta la seconda tappa sulla via dell'esilio. La ritirata dei Regî da Cajazzo e l'avvicinarsi dell'Esercito
di Cialdini, determinò Garibaldi a spingere le operazioni di assedio dalla parte destra del Volturno, che fece occupare da un Corpo di Calabresi , dalle guide a piedi e dal battaglione Cicalese, e distendere un Corpo del suo esercito verso Calvi, allo scopo di coprire le marce dell'esercito Piemontese, cui le truppe Napoletane ritirate da Capua avrebbero potuto con
trastare la via . A tale scopo fece gittare un ponte alla scafa di Formicola, dove passò il Volturno con una brigata della Divisione Medici, con parte della Divisione Bixio, e con le brigate Eber e Milano della 15a (Türr), alla quale aveva unito la Legione Inglese comandata dal maggiore Charl S. Smelb. La sera del 25 questo Corpo di esercito bivaccava presso il bosco di Cajanello, mentrechè l'esercito Piemontese si avan zava da Venafro.
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
293
La mattina del 26 Garibaldi, avuta notizia che S. M. Vittorio Emanuele e Cialdini erano in marcia da Venafro, tolse con sè
alcuni ufficiali del suo Stato Maggiore, e ritornò indietro sulla via di Teano per incontrare il Re. Questo incontro ricorda uno dei momenti più sublimi della vita di Garibaldi : tutta la pompa delle sue vittorie si compendiò nelle parole : « Saluto il Re d'Italia » e tutta la riconoscenza del Re si compendiò nelle pa role «
Stringo la mano del mio migliore amico e del più grande patriotta italiano ; » lungo colloquio quindi passò tra il Re e Ga ribaldi, che lo accompagnò fino a Calvi, da dove trasmise or
dine alla 15* Divisione (Türr) di rifare la via, ed accostarsi a Capua.
Intanto il generale Türr a Napoli non cessava di trovarsi nelle più grandi angustie per mancanza di truppe, onde sod disfare alla sicurezza interna del paese, ed il giorno 26 fu precisamente una ben penosa giornata per lui quando il ge nerale Cosenz da S. Maria gli scriveva la seguente : « Al Sig. generale Türr comandante la 15* Divisione e la « città e provincia di Napoli . < Generale :
« Dei sintomi di prossima sollevazione si sono manifestati
« «
« * « « « &
nello stabilimento di Pietrarsa, tanto che si sono veduti en trare gli operai nello stabilimento con armi nascoste di ogni genere, ed ho fondato motivo di credere, che domani voles sero tentare qualche colpo contro il Direttore e gli ufficiali, e forse benanco manomettere le preziose macchine. « Per ovviare tale grave inconveniente ed un conflitto, sa rebbe necessario che questa notte una forte compagnia andasse a prendere possesso di Pietrarsa, sorprendendo una compagnia artefici che colà è di guarnigione. Lo stabilimento di Pie trarsa comandato dal colonnello Corsi, dovrebbe rimanere 2
« o 3 giorni chiuso per fare un espurgo dei lavoranti . La com
>
CAPO QUARTO
294
pagnia artefici bisognerebbe essere disarmata e mandati al
« Castel Nuovo arrestati e sottoposti al Consiglio di « i promotori.
guerra
« Il Ministro
« Firmato : Cosexz , >>
I timori del ministro Cosenz erano ben fondati, e
senza
l'energica azione del generale Türr, i disordini scoppiati nello stabilimento di Pietrarsa, avrebbero avuto forse delle più gravi conseguenze.
L'avanzarsi delle truppe Italiane avveniva nel tempo stesso
che le Napoletane compivano la loro ritirata, onde si credeva che il 27 una battaglia si sarebbe impegnata nella campagna di Calvi, per cui la 18a Divisione, comandata da Dezza, perchè
Bixio per una caduta da cavallo si aveva fracassato una gamba, assieme con la Legione Inglese prese posizione presso Calvi , la 15° Divisione presso Visciano, un battaglione della Brigata Dezza a Partignano, un altro della Brigata Eber a Sparanise. Ma i Napoletani evitarono d'impegnarsi ad una
battaglia, forzando la loro ritirata sul Garigliano , per cui il generale Garibaldi diede ordine alle sue truppe di raggiungere le loro posizioni a S. Angelo e Caserta. Così mentre i difensori di una dinastia caduta marciavano
verso l'ultimo rifugio che restava all' infelice Principe, il Sin
daco di Napoli pubblicava il Programma per il solenne in gresso del re Vittorio Emanuele, nella capitale del reame delle Due Sicilie, e lo trasmetteva al generale Türr in questi termini .
« Al generale Türr Comandante della città e provincia di Napoli <<
Programma per lo solenne ingresso del Re Vittorio Emanuele « in Napoli.
« Nel giorno destinato da S. M. al suo ingresso in Napoli , « e nei due giorni consecutivi, la città farà festa. Le am
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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« ministrazioni, i Tribunali ed ogni altra officina sospenderanno « le loro occupazioni. I militari vestiranno la gran tenuta . La « città nelle tre sere sarà illuminata agli edifici pubblici, ne'teatri, ne'larghi, ed i cittadini sono invitati a far altrettanto, sia nelle botteghe, che debbono star aperte, sia nello esterno delle ri spettive abitazioni, Appena la M. S. giungerà nel sito ove il corpo di città « rimane a riceverlo, tutte le castella, ed i legni in rada, ap partenenti alla Marina Militare, debitamente pavesati, faranno « la salva, che continuerà fino a quando la M. S. non sarà <<
giunta a palazzo, e ne' due giorni consecutivi praticheranno « altrettanto all'alba, a mezzogiorno ed alla sera. « Al primo colpo di cannone le campane di tutte le chiese « soneranno a distesa, ossia a festa, per mezz'ora continua. « La Guardia Nazionale in tenuta di gala, con le rispettive
bande, e la truppa dell'esercito meridionale, che si troverà « in Napoli, formeranno ala dal sito Grande Albergo de' Po <<
veri, lungo il Largo delle Pigne, Studii, Largo del Merca
tello, Porta Alba, S. Pietro a Majella, Strada Tribunali, fino « al Vescovato ܪ; ܝed a mano a mano che avanza il Regio Cor « teo, la Guardia Nazionale e le truppe che son rimaste dal « l'Albergo de'Poveri a Porta Alba, si situeranno da questo ul <<
« timo sito, per Toledo fino a Palazzo Reale .
« Al disopra del Tunnel che sovrasta il cominciamento del « cammino ferrato da Napoli a Caserta sarà formato un padi glione elegante, ove la M. S. si fermerà un momento per accogliere gli omaggi del Corpo di Città, Decurionato , e no « tabili di tutte le classi, che saranno invitati. « Ciò terminato si avanzerà il Regio Corteo per la strada <<
«
« Arenaccia fino all'Albergo dei Poveri, e di là pel Duomo, percorrendo le strade suindicate, sulle quali è situata a cor
«
« done la Guardia Nazionale. Precederà un drappello di Guar
« dia Nazionale a cavallo, e faran seguito il comandante ge « nerale di essa Guardia, e suo Stato maggiore, e tutti gli « ufficiali superiori dell'Esercito meridionale.
296
CAPO QUARTO
« Il Corpo di Città, per via la più breve si porterà al Duomo « per ricevere la M. S.
« Ivi converranno pure e prenderanno posto in chiesa una deputazione di distinte signore, ed altre deputazioni, che rap « presentino le notabilità del paese in tutte le classi, che invi « tansi dal Municipio . « Tutti vestiranno indistintamente sottabito nero lungo , frak ,
« e cravatta bianca, all'infuori de' militari, che terranno la pro «<< pria divisa .
« Nel largo avanti la porta maggiore del Duomo si schiererà « un battaglione della Guardia Nazionale in giro. « Nel largo medesimo sarà disteso un tappeto in tela d'oro, « su del quale si fermerà il Regio corteo.
7
« Ivi si troveranno il Corpo di Città e gli ecclesiastici. S. M. sarà accompagnata da quel sito fino alla porta della chiesa, ove il « capo del clero porgerà alla M. S. l'acqua benedetta ed indi <
<
lo accompagnerà insieme al Corpo di Città fino al sito in cui
« è preparato il trono dal lato dell'Evangelo. « A dritta ed a sinistra del trono si situeranno il Corpo di « Città, il Decurionato ed i Generali della Guardia Nazionale « e dell'armata .
« Terminata che sarà la benedizione del Santissimo, S. M. ac
compagnata nell'istessa guisa fino alla porta della chiesa, si
(
« avvierà col suo corteo, come innanzi designato, per le strade Tribunali, Portalba e Toledo alla Reggia, ove troverà conve « nuti tutti i corpi costituiti dello Stato. « Gli edifizii lungo le vie, per le quali passerà la M. S. sa «
« ranno ornati di festoni, bandiere, arazzi, damaschi , e quanto « altro saprà praticare il popolo napoletano in questa avventu « rosa congiuntura .
« Nel secondo giorno la città, il Decurionato, i Corpi costi 1
tuiti, le commissioni che rappresentano tutte le classi de' cit « tadini, appositamente invitate, si aduneranno nella chiesa « Nazionale di San Lorenzo, per un solenne Te Deum in mu <<
sica, in rendimento di grazie all'Altissimo, per aver bene
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
297
« detto il desiderio, che da tanti secoli annida nei cuori de gl’Italiani. « Dopo di ciò saranno estratti a sorte 168 maritaggi, desti « nati a donzelle della città, povere ed oneste, vale aa dire 14 per « sezione, alla ragione di ducati 60 per ognuno. « Nel terzo giorno saran preparate pel popolo le così dette Cuccagne o Mai, nel Largo delle Pigne, Santa Teresa , Largo « del Castello, Mercatello, Mercato, e Corso Vittorio Emanuele,
«
<<
« con premi, ciascuno di ducati 70.
« Nella sera il popolo godrà lo spettacolo di svariati fuochi « di artificio, preparati sulla collina della Certosa di S. Martino. « Sarà il pubblico avvertito con altro avviso del giorno del « l'arrivo della M..S .
« Dal Palazzo Municipale, oggi 27 ottobre 1860. « Il Sindaco
A. COLONNA. »
La mattina del 28 ambo gli eserciti Settentrionale e Meri dionale erano intorno a Capua. Una lunga conferenza tra Ga ribaldi ed i generali Menabrea e Della Rocca determinò il piano di espugnazione della fortezza, in esito della quale il generale Menabrea comunicò i suoi ordini agli ufficiali del Ge nio, e prendeva tutte le misure per una viva espugnazione della piazza, mentre il generale Della Rocca dava le sue di
sposizioni all'artiglieria ed alla truppa. Per effetto di ciò le truppe Piemontesi rinforzavano i posti di Cajazzo, S. Maria e S. Angelo, il Genio e l'Artiglieria Piemontese si distribui
vano per le rispettive posizioni intorno alla fortezza, e tutto era ordinato per il bombardamento . Il giorno 29, come emerge dalla seguente trascrizione, il generale Türr riceveva il meritato compenso di tante fatiche : Sig. maggior generale Stefano Türr. Le trasmetto con
« mio piacere un brevetto per la sua promozione a tenente generale, decretata dal sig. Generale Dittatore dell'Italia « Meridionale con la data di oggi stesso.
<<
« Il Ministro
« Firmato : COSENZ. »
298
CAPO QUARTO
I Napoletani tentarono il 28 e 29 diverse sortite
per distur
bare il piazzamento delle batterie di assedio ; avvennero in di versi punti delle vive scaramucce sostenute valorosamente dagli avamposti Battaglione Bersaglieri e 1º Battaglione della Bri gata Spangaro, Divisione Türr cui eranvi uniti i Calabresi ; anzi va ricordato che il 28 s' impadronirono di un ridotto che i Napoletani avevano cominciato a costruire e lo tennero an che tutta la giornata. IΙ Napoletani tentarono di girare le po sizioni Italiane con un corpo di cavalleria spinta dalla spia
nata di Capua verso S. Maria, ma furono sanguinosamente respinti .
Questa fu l'ultima fazione di guerra che i Napoletani ten tarono da Capua contro gli assedianti : il popolo delle Due Sicilie avea pronunziato il suo verdetto sulla legittimità del di ritto di casa Borbone sul mezzogiorno d'Italia , e sulla legit timità del diritto del popolo delle Due Sicilie sopra sè stesso : il plebiscito delle provincie napoletane il giorno 29 ottobre era già conosciuto dallo spoglio dei voti . Vittorio Emanuele era proclamato il Re dell'Italia una ed indivisibile per sè e suoi successori, ed il Giornale officiale di Napoli pubblicava questa
sublime pagina del riscatto della più bella parte d'Italia. (Dal Giornale Ufficiale di Napoli , 29 ottobre 1860, n . 45) . « Come si era annunziato, questa mattina si è proclamato il « risultamento della votazione del Plebiscito, anticipando per quanto si è potuto il lavoro dello squittinio prima del tempo
<<
« per l'innanzi prefisso. La suprema Corte di Giustizia si è re « cata poco dopo il mezzodì in sulla Piazza di S. Francesco di
Paola ed ha preso posto nella tribuna temporanea apposita
« mente quivi eretta. Ventiquattro compagnie della Guardia « Nazionale formate in colonna sui tre lati rettilinei della Piazza
« « « « <
formavano la guardia d'onore al supremo nostro Magistrato. Cessato l'applauso con cui è stato accolto dall' innumerabile popolo quivi affollatosi , il Presidente della Corte Suprema si gnor Niutta ha pronunziato il seguente discorso, spesso in
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
299
« terrotto da fragorose voci di gioia, che prorompevano irrefrena « bili dagli uditori. « Sono immensamente lieto di potere annunziare al popolo « un avvenimento, che è per noi il principio di un'èra novella sospirata da più secoli ed attesa ardentemente, ma invano dai padri nostri.
« Ma in prima voglio congratularmi col popolo di questa « parte meridionale d'Italia, per aver saputo sì bene e sapien « temente usare dei suoi dritti, non ha guari rivendicati. È am « mirabile il senno, la dignità, l'ordine e la calma con che i « cittadini accorsero nei comizi, per abdicare un'autonomia
« che fu per essi causa perenne di sventure, di lagrime, di mar tiri ; nonché di insana ed ostinata persecuzione alla libertà ed
« alla intelligenza, che sono i doni più eccelsi da Dio compar « titi all'uomo ,
« Rientrato in seno della gran famiglia dove il sì suona, non « per parlare solamente la medesima lingua, ma per esercitarvi « dritti e doveri di cittadini, comunanze d'interessi civili , poli « tici e morali, e nobile gara di virtù e di patriottismo, hanno
« essi fatto acquisto di un autonomia più elevata e gloriosa, che « si confonde con la propria nazionalità, val quanto dire l'unità, l'indipendenza, e la libertà dell'Italia ; e nel secondare e porre <<
« ad atto il sentimento della nazionalità, non hanno fatto altro « che ricostituire l'opera della provvidenza la quale fece una l'Italia, che gli uomini cercavano dividere e farne brani: op « ponendosi con improvvido consiglio, al volere di Dio, il quale « vieta che venga separato ciò che egli ha unito.
« Il popolo stesso, liberatosi dalla tirannide, lungi di seguire « le utopie repubblicane, le guardò con disdegno ed aborrimento, « e mostrò invece il suo profondo e deciso attaccamento alla
« monarchia temperata dal senno nazionale, che è la monarchia « rappresentativa fondata sulla libertà, e tutelatrice della libertà « e dell'ordine .
« Nel che il suo buon senso apparve concorde con la dottrina « di un sommo nostro scrittore, il quale avea già avvertito, come,
300
CAPO QUARTO
« per una legge ideale ed eterna, le nazioni vanno a riposare « sotto le monarchie .
« Ma ciò che maggiormente onora il nostro popolo, si è l'os « servare che il sentimento di libertà e d'indipendenza, in lui « non mai sopito, ma alimentato sempre come il sacro fuoco « di Vesta, per mostrarsi irresistibile e trionfante, attendeva che, nella pienezza e maturità dei tempi, che ora corrono, « sorgesse un principe di alta mente e di gran cuore, degno « di tenere sotto il suo scettro costituzionale l'Italia tutta.
« Così il gran movimento italiano, iniziato nell'Augusto nome « di Vittorio Emanuele, crebbe e vinse ogni ostacolo al solo « riflesso delle sue sublimi virtù e della fama, che ne rendea certi , essersi la giustizia assisa accanto a lui sopra il trono . « A rendere poi sempre più efficace e potente il sentimento nazionale, opportunamente accorse a dirigerlo, con nobile lisinteresse, Giuseppe Garibaldi ; che col suo braccio invitto
<<
<<
fece opere meravigliose, degnissime di epopea ed istorie.. « A ragion dunque io mi congratulavo col popolo in questo
« giorno, che è pure il più bello della mia vita e della mia « magistratura ; mentre mi è dato l'alto onore di assistere ad
« una funzione cosi augusta e solenne e di proclamare da que « sta tribuna il risultamento generale della votazione in Co
« mizî, eseguita nelle provincie continentali dell'Italia meri « clionale sul seguente Plebiscito : Il popolo vuole l'Italia una e indivisibile, con Vittorio Ema « nuele Re Costituzionale, e suvi legittimi discendenti. » « Or la Corte suprema essendosi occupata dello scrutinio generale, dopo diligente ed accurato esame degli atti, ha os CC
« servato che le operazioni delle Giunte provinciali sieno state « « « «
eseguite in piena regola ed ai termini della legge ; e che il numero degli elettori accorsi nei comizii, sia stato di un mi lione trecento dodici mila, trecento settantasei, dei quali hanno votato affermativamente 1,302,064, e negativamente 10,312. <<
Quindi la Corte Suprema di Giustizia dichiara che il ri
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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« sultato generale dello scrutinio dei voti delle provincie con
« tinentali di questa parte meridionale d'Italia, sia di 1,302,064 « voti affermativi, contro voti negativi 10,312.
« Che ciò importa piena ed assoluta accettazione del Plebi « scito anzidetto ; e che in conseguenza vi sia luogo a procla
« mare, siccome io proclamo, che il popolo delle provincie con « tinentali dell'Italia meridionale vuole L'ITALIA UNA ED INDI
« VISIBILE, CON VITTORIO EMANUELE , RE COSTITUZIONALE, E SUOI < LEGITTIMI DISCENDENTI .
« Questo è il voto del popolo, a cui ogni cuore fa plauso Viva Vittorio Emanuele Re d'Italia, unn « col grido di gioia « ed indivizibile . » —
« Proclamato il risultamento del voto, le voci di giubilo e di applauso sonosi raddoppiate da ogni parte, la Guardia Na « zionale ha presentato le armi, e le salve dei forti e delle
<<
« navi hanno annunziato ai non presenti, il faustissimo avve
« nimento . Quindi la Guardia Nazionale ha renduto onore al « Presidente della Corte Suprema di Giustizia, defilando dinanzi « alla tribuna col suo Stato maggiore, e con le bande musicali « di tutti i battaglioni. « Così compievasi l'atto che assicura il nostro avvenire e ci « unisce con vincoli infrangibili alla grande famiglia italiana. Verso la sera del 29 due parlamentarî Napoletani si pre sentarono al generale Della Rocca per trattare la resa e do mandavano sospensione di ostilità, ma non avendo potuto con venire sui patti, tornarono alla piazza. Ripartiti i parlamentarî si avvisò dai Piemontesi all'im
mediata espugnazione della piazza, si lavorò tutta la giornata del 30 a porre ii pezzi in batteria. Siccome l'organizzazione della Legione Ungherese ebbe prin
cipio a Palermo, e siccome i Palermitani avevano mostrato molta simpatia per questo Corpo, la marchesa Spidaletto di Palermo, facendosi interprete dei sentimenti delle donne Siciliane, volle nell'ottobre 1860 far dono alla Legione Ungherese di una
302
CAPO QUARTO
bandiera per consegnarla ai prodi Magiari. Il Dittatore volle vestire la funzione di tutta la solennità, destinò il giorno 31 ot tobre per la benedizione ee la consegna della bandiera. Si eresse un'altare sulla piazza del Palazzo Reale di Napoli, in 1
nanzi al Tempio di S. Francesco di Paola, gli Ungheresi erano schierati a destra, i volontari Garibaldini a sinistra, la Guardia Nazionale di prospetto, la musica e lo Stato Mag
giore dell'esercito nel mezzo della piazza. Poco dopo le nove il generale Garibaldi arrivava da Caserta, discendeva presso
l'altare, ove la marchesa Pallavicino madrina di una delle bandiere,, e che rimpiazzava anche per l'altra la figlia del Ditta tore, stava col generale Türr ed il conte Telöky. Dopo la benedizione il generale Garibaldi prese in mano le bandiere e consegnandole alla Legione, disse in mezzo ad un profondo silenzio :
<<
« In nome dell'Italia riconoscente, vi rimetto queste bandiere quale ricompensa del sangue, da voi generosi versato per la
« redenzione d'Italia.
« Esse seguiranno il vostro costume, e vi condurranno sem « pre alla vittoria. L'indipendenza e la libertà d'Italia è stret « tamente legata alla indipendenza e alla libertà d'Ungheria. « Viva l'Ungheria ! »
Irruppero vivissimi applausi. Il generale Türr, dopo il giu ramento prestato dalla intera legione ungherese alle bandiere, volgendosi prima verso l'infanteria, pronunziò un discorso in lingua ungherese, dal quale togliamo queste belle parole : « Prodi ! io sono fiero di voi . Voi in picciol numero contro « nemici sempre numerosi, avete mantenuta la riputazione guer « riera della nazione Ungherese. Il passato mi è arra dell'av « venire . Io sono certo che il valoroso vostro Comandante vi
« condurrà sempre a nuovi tionfi ! »
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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Rivoltosi quindi al corpo della cavalleria continuò :
« A voi, Usseri, cosa posso io dire ? montati da poco sui vo <stri cavalli, avete dimostrato in breve tempo il vostro coraggio e sapeste guadagnarvi l'ammirazione dello esercito . Io son « convinto che quando sarà stabilita l'indipendenza e libertà « d'Italia, noi rientreremo in Ungheria, e voi accostumati alle « vittorie, disperderete l' inimico con l'impeto dell' uragano . « Viva l'Italia !
>>
Queste parole furono accolte da numerosi evviva, dal grido
nazionale : Eljen Italia, Eljen Garibaldi ! seguirono immensi applausi . Garibaldi attraversata la piazza, si recò quindi al palazzo della Foresteria, e si pose al poggiuolo di mezzo, ove già trova vasi il signor marchese di Villamarina, la sua consorte, il Pro dittatore e molti altri spettatori . Fatto silenzio il generale Ga ribaldi disse :
Napoletani ! <<
Oggi è un bel giorno, un gran giorno. È bello, è grande,
perchè rannoda un nuovo vincolo di fratellanza che lega « l'Italia all'Ungheria . « I popoli liberi consolidati fra loro. Gl’Italiani liberi non « possono, non devono, non vogliono dimenticarlo, nè lo dimen « ticheranno. >>
Qui il popolo ruppe in fragorosi applausi gridando « Viva Garibaldi . » Il generale rispose : « Viva l'Italia e l' Ungheria , vivano i fratelli ungheresi.
>>
Dopo ciò la marchesa Pallavicino, matrina delle bandiere, unitamente al generale Türr raccolsero l'eletta comitiva in un'amichevole colezione di 200 coperte, cui assisteva il gene rale Garibaldi, il Prodittatore, il marchese Villamarina con la
304
CAPO QUARTO
sua famiglia, lo Stato maggiore della Guardia Nazionale, quello del generale Garibaldi e del generale Türr, una parte degli ufficiali della legione Ungherese ed alcuni onorevoli cittadini . Il generale Türr alzò un brindisi al generale Garibaldi, di cendo che come questi aveva condotto i suoi soldati a Napoli, sperava presto condurli sulle rive del Danubio.
A questo. Garibaldi rispose con un brindisi all'Ungheria , al generale Türr e alla Legione Ungherese. Altro brindisi venne fatto da Garibaldi alla Guardia Nazio
zionale, e per ultimo al Prodittatore Marchese Pallavicino, con cepito cosi : « Si ! viva il mio amico Pallavicino ! viva il martire dello <<
Spielberg ! il veterano della libertà e della indipendenza
« d'Italia ! »
Dopo la colezione Garibaldi si recò a visitare il bravo colon
nello Dunyov, a cui era stata amputata una gamba in seguito a riportata ferita. Il generale Della Rocca da Santa Maria telegrafava al ge nerale Türr in Napoli il 1° novembre : « Faccia grazia di ordinare alla brigata Aosta per parte del
Re, che appena giunta parta per Sessa, cioè per la ferrovia « fino a Santa Maria, poi pel ponte Formicola, Calvi e Teano. « Il comandante della brigata, passando per Santa Maria, « verrà a prendere miei ordini.
« Santa Maria, ore 9 p. m. « L'Ufficiale telegrafico
« Firmato : FRANCESCO CAFIERO. »
La mattina dello stesso giorno il Re Vittorio Emanuele ap pariva sul campo senza pompa e con una piccola scorta per parlare al generale Della Rocca ed a Garibaldi. Questi gli corse incontro ed ebbe luogo un segreto e cordiale colloquio. Più tardi il Re salì le alture di Sant' Angelo. Il fuoco co
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BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
minciò dalla batteria eretta alla Casa Bianca che lanciò la
prima bomba. Questo fu il segnale del bombardamento gene rale; le artiglierie napoletane rispondevano vivissime al fuoco
delle artiglierie piemontesi. Una immensa nebbia di fumo av volgeva i due campi, e la valle del Volturno mandava l'eco di cento cannoni, che portando la distruzione e la morte, an nunziavano il furore della lotta tra il dispotismo e la libertà, tra il mondo vecchio e il mondo nuovo. Intanto dentro Capua cominciava una salutare riscossa del
popolo stanco di apprestare il teatro ad una guerra fratricida e sopportare i furori di una lotta alla quale nè le loro co scienze, nè i loro interessi sapevano inchinarsi . Questi senti menti erano stati infrenati finora dalle minacce dei soldati, e
più dal fanatismo dei contadini rifugiati dentro Capua, e sol levati a dominare la piazza dalle insinuazioni dei più sfre nati Borbonici. Ma quando le conseguenze di questa impres sione incominciarono a colpire fatalmente la città, la Muni cipalità si levò all'altezza della sua missione, ed il Sindaco si presentò all’Arcivescovo per interporlo in nome della città, presso il generale De Cornè comandante della Piazza. Questo passo produsse un benefico effetto: il generale De Corné pressato dall'Arcivescovo, riunì un consiglio di guerra , nel quale molti ufficiali dimostrarono la impossibilità della resi stenza, la inutilità di una lotta che, senza salvare il trono di Francesco Borbone, inferociva una guerra civile. La sera del 1 ° novembre un Parlamentario della piazza, pre
ceduto da un trombetta, come è uso di guerra, si presentò al
Campo Italiano per trattare la resa, e chiedere il tempo per fare approvare le condizioni dal Re Francesco. La proposta non fu accettata : il generale Della Rocca rispose, che le condizioni egli le dettava, e non concedeva che un'ora al Comandante della fortezza per accettarle. Il dimane 2 novembre alle 9 ant. si presentò al Quartier generale italiano il generale De Liguori con pieni poteri per stabilire i patti della resa. 20
306
CAPO TERZO
La capitolazione fu firmata dal De Cornè e De Liguori per i Napoletani e da Della Rocca e Fornari suo Capo di Stato Maggiore per Vittorio Emanuele ( Doc. 99 ). La piazza fu occupata la sera medesima, e la mattina del 3
la guarnigione di 10,000 uomini con 6 Generali uscì per con segnarsi prigioniera di guerra. Il materiale ottenuto dalla resa fu 290 pezzi di artiglieria, 160 affusti, 20,000 fucili, 80 carri, 240 metri di materiali di ponti, 500 cavalli, munizioni e ve stiari moltissimi .
Non chiudiamo il periodo della resa di Capua senza trascri
vere, in parte, il rapporto che il maggior generale Vincenzo Orsini comandante generale dell'artiglieria dell'Esercito meri dionale, diresse da Caserta (30 novembre 1860), al tenente
generale Sirtori in Napoli . « Nuove batterie furono quinci ordinate in vicinanza del ponte << gettato sul Volturno, ed eseguite vennero ed armate con pari « zelo ed attività da parte di tutti, fino a quando dietro la rico gnizione del 28 e 29 ottobre fatta da me in di lei compa gnia ed in compagnia del ministro signor Cosenz, sotto il « fuoco della piazza, fu disposta la formazione di diverse bat « terie da mortai per bombardare Capua, cosa che fin dal 28
<<
« settembre aveva sottomesso all'esame del Dittatore, che sempre « erasi negato .
« « « « «
« Allora una nuova attività spiegossi da tutti gli ufficiali e soldati dell'Arma per superare tutti gli ostacoli frapposti, per costruire ed armare la batteria che da noi dovea difendersi, ed ottenere il materiale che ci bisognava e le munizioni ne cessarie a tutti, mentre come Ella ben conosce, i tre mortari ed un numero sufficiente di bombe a cura mia riunite per
« ordine del Ministro della Guerra, cedevansi al maggiore del
« l'artiglieria Piemontese signor Virgili. Tuttochè tal lavoro « sembrasse della più ovvia facilità, pure rendevasi grande « mente difficile a causa della ristrettezza del tempo a dal « l' essersi messe le ferrovie ad esclusiva disposizione dell'Eser « cito dell' Alta Italia .
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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Bisognava adunque, oltre agl' intoppi dei Forti da dove i « mortari ritiravansi, superare quelli dei cammini, mentre le ingenti mole di bronzo (essendo mortari a suola) dovevano spedirsi per la rotabile tirati da cavalli, e le munizioni sopra <
<<
« veicoli .
« Tutte le difficoltà furono superate dall' assiduità dei miei uffiziali, che non ebbero più riposo in quei giorni , ed in special « modo da quella del capitano Armenio, già dell'Esercito na poletano, che accudiva in Napoli solo fra tutti di quella classe « non promosso. « Il 1 ° novembre la batteria era armata con due mortari e
pronta a far fuoco, ed io per solo desiderio di vedere ancora « una volta coi proprî occhi quello che i bravi miei soldati ed « uffiziali avrebbero saputo fare, in questo per loro nuovo ge « nere di tiro, mi vi ridussi accompagnato dai signori Scalia, Locascio, Zaini, Jovane, Lanzirotti, Morana, Barattieri, De « Stefano, Rossi, Vautenheuvel ed Imburnone.
« Le ambulanze, cioè quella del dottor Furitano nel sito della batteria, e quella del dottor Ravaglia altrove, nonchè un piccolo numero di artiglieri della batteria Pozzati, e questo « ultimo destinato pel servizio di quel giorno, trovavansi già al « loro posto . All'apparizione del segnale sul controforte di San
«
« t' Angelo fu bello vedere l' entusiasmo di tutti ; un misurato « bombardamento per pezzo e non per batteria segui immedia « tamente il segnale, ed Ella ebbe a giudicare dell' aggiusta « tezza dei tiri, mentre vedutomi l'indomani appena giorno, congratulossi con me del modo preciso come la Piazza era « stata colpita dai projettili della nostra batteria, cosa che io « d'altronde aveva ocularmente osservato, e di cui era con
• vinto, non essendo novizio nell'arte delle artiglierie. « La Piazza intanto rispondeva sul nostro fronte con fuoco « a granata molto bene aggiustato che causò la morte di uomini < e cavalli.
« Resa Capua, nuove fatiche preparavansi all'artiglieria dello « Esercito meridionale, nel mentre gli altri Corpi erano ritirati
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CAPO QUARTO
« nei quartieri, imperocchè fu disposto che da noi si eseguisse il « disarmo delle nostre batterie non solo, ma sibbene quelle delle « altre che servite erano state dagli artiglieri dell'Esercito set tentrionale, e nel mentre consegnavamo pel trasporto del
<<
« parco di assedio da circa 100 attiragli, noi fummo obbligati « di eseguire il disarmo con mezzi indiretti lo che protrasse le « nostre fatiche fin oggi . « E nel chiudere il presente rapporto giova farle osservare, signor Generale, che se dietro la fine di una campagna un <<
rapporto fu sempre utile, onde i Corpi che vi pigliarono parte
« si avessero una narrazione sincera non alterata od ampliata « delle corse fatiche, degli stenti sofferti e delle gesta eseguite, « io credo che non fu mai più giusto, nè più a proposito di quello che oggi mi sono per di Lei ordine e buon volere ac « cinto a fare, oggi che l'organizzazione di un nuovo sistema « di cose richiede indispensabilmente che ciascuno di quei che sono chiamati a decidere sulla futura sorte dell'uffiziale e del <<
soldato, si avesse l'insieme di quelle nozioni che valgono a
« serenare la sua coscienza nel difficile incarico.
« E l'artiglieria lieta di salutarla capo dell'Esercito meri dionale, la rivede con piacere membro della Commissione « mista, perchè è sicura che avendo fatto il proprio dovere sotto i di Lei occhi, troverà in Lei il sostenitore di buona fede dei
« suoi diritti. – Un gran peso gravava sulle mie spalle, su la « mia coscienza e ciò era il silenzio in cui rimaneva fin oggi,
« silenzio ingiusto inverso ai prodi miei compagni d'armi. « E dico ingiusto, poichè avendo eglino, e tutti senza limita zione, fatto sempre il loro dovere, superati gl' intoppi, gli osta « coli presentatisi, tollerati con mirabil perseveranza e pazienza « i patimenti e le privazioni, mostrato valore in tutti gl' incontri, « pagato il loro tributo di sangue in una proporzione al di là « di un 10 per cento e fatto tutto quello, e forse più di quello « che da un'Esercito regolare poteva pretendersi, hanno diritto « alle lodi di me loro Generale, e di tutt'i Superiori , nonchè « alla stima del mondo intero, che saprà loro rendere giustizia.
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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« Ed io in questo momento di supremo addio, in questo istante « in cui la maggior parte di essi sono sul punto di entrare nei « domestici focolari, sono lieto e fiero ad un tempo di poter dire
« loro : Soldati, compagni, le sofferenze da voi per cinque lunghi « mesi indefessamente durate per contribuire alla grande opera « del risorgimento Italiano, la vostra bravura in tante circo « stanze mostrata, vi danno il diritto di dire ovunque che com
« batteste sotto gli ordini del Prode dei prodi campioni della « libertà Italiana ; e degni compagni di quanti altri che sotto « la stessa bandiera militarono, voi potete sempre tenere la
« fronte alta, mentre la pubblica opinione, Giudice inesora « bile di tutto e di tutti, vi renderà in ogni tempo e sotto ogni cielo quella giustizia che meritate . Caserta , 30 novembre 1860. « Il Maggior Generale , Comandante Generale « nell'artiglieria dell'Esercito Meridionale
« Firmato : VINCENZO ORSINJ. >>
Capitolata Capua, tutt'i prigionieri venivano inviati a Na poli: il Generale Türr non aveva soldati per la custodia di essi. La Guardia Nazionale sola non bastava, onde si trovò co stretto a pregare il generale Arnulfi comandante i carabinieri
Piemontesi per dargli forza, e nell'istesso tempo telegrafò an che a Caserta, perchè mandassero a Napoli una Brigata . Il generale Arnulfi gli rispose così : Sig. tenente generale Türr comandante la 15" Divisione e la provincia e città di Napoli . Dispongo perchè un' ufficiale e 30 carabinieri sieno a di « lei disposizione, onde concorrere alla custodia dei novemila
prigionieri di cui mi scrive . Mi dispiace di non potere de « stinare un capitano allo scopo divisato, perchè di due che ne « avevo, uno parte stamane con un luogotenente e 30 cara * binieri
per Reggio di Calabria, l'altro mi rimane conseguen
CAPO QUARTO
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« temente indispensabile per la direzione del servizio e del <<
personale. « Il Maggiore Generale « Firmato : ARNULFI. »
Il generale Sirtori rispondeva alle premure del generale
Türr, per avere una brigata, col seguente telegramma: « Ho dato ordine alla brigata Spangaro di recarsi a Napoli « in giornata . * S. Angelo, 4 novembre ore 4,40 ant . « L'Uffiziale Telegrafico
« Firmato : FEOLA . »
E più tardi lo stesso generale Sirtori gli annunziava per telegrafo . « Il Quartier generale dell'esercito meridionale è trasportato * a Caserta . Caserta , 4 novembre ore 4,40 pom . « L'ufficiale telegrafico
« Firmato : F. CAFIERO. »
Il generale Della Rocca compreso del bisogno di truppa che aveva il generale Türr a Napoli, gli telegrafava: Ritenga Brigata Aosta in Napoli. Domani io vi porterò Brigata Del Re, 4° granatieri Lombardia, 2 batterie di cam « pagna, 2 squadroni di cavalleria, 4 compagnie del Genio e « tutto il mio Stato Maggiore. Stamane io mi reco a Napoli per « combinare ogni cosa. Si trovi alle ore 10 all'Albergo delle « Isole Britanniche. « L'Ufficiale telegrafico
« Firmato : P. FEOLA . >>
Il generale Della Rocca arrivato in Napoli tenne conferenza col Prodittatore Pallavicino e col generale Türr per fissare i preparativi per l'entrata del Re. Il generale Türr in seguito ai molti reclami che venivano dai feriti ricoverati negli ospedali di Napoli, incaricò il dottore
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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Heiseman di ispezionarli e dal rapporto (Doc. 100) che il me desimo gli rassegnava si rileva lo stato poco igienico dei locali. I cittadini di Napoli gareggiavano nel portare aiuto ai feriti; infatti come riferiva in un rapporto il colonnello Pigozzi Ispet tore degli ospedali e dei quartieri, una Commissione che era stata
nominata per la distribuzione dei soccorsi ai feriti, rispondendo con grande amore all'onorevole incarico, visitava gli ospedali. Fra i cittadini della capitale e delle provincie che si sono pre
stati amorevolmente per i feriti meritano menzione le pieto sissime signore Emilia Pandola, Rossi, Scialoja, Ventimiglia, Castelli, de Angelis ed altre, non che l'operosissimo commissario di polizia sig. Giuseppe Gravina. Con la resa di Capua si chiuse la partecipazione dell'Eser cito garibaldino nella guerra di riscatto del Reame di Napoli dalla dominazione degli eredi di Carlo III e restò all'esercito
regolare di Vittorio Emanuele di assicurare il trionfo del Ple biscito sugli spaldi di Gaeta, fatta ultimo baluardo della vec chia monarchia.
Il mondo contemporaneo giudicò l'impresa di Garibaldi nel 1860 una serie di miracoli, e tale la giudicheranno le ge nerazioni avvenire .
Ma non vi ha dubbio che la esasperazione del popolo delle Due Sicilie contro il sistema di governo adottato da Ferdinan do II e più contro il baldanzoso proclama del figlio di voler se guitare i cattivi consigli degli uomini che circondarono questo Principe, gli splendidi trionfi delle armi italiane nella valle del Po, il sentimento unitario desto nel settentrione e nel centro
d'Italia, e regolato da uno dei più illustri politici del secolo, il conte di Cavour, la defezione di parte dell'Esercito napole tano, e più la irresolutezza del comando dei Capi e lo spirito di sedizione e d'indisciplina introdotto nei soldati, contribui rono efficacemente a rendere possibile un'impresa che il giorno
12 maggio 1860 era giudicata una insensatezza. D'altra parte i Garibaldini che a Calatafimi erano guidati da un coraggio disperato, e nelle successive battaglie da un entusiasmo ingran
CAPO QUARTO
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dito dal favore delle popolazioni, ed incoraggiato dal contegno generale d'Europa, e dalle speranze nel governo piemontese, il quale si era proclamato il palladio dei diritti del popolo ita liano, facevano la guerra con una temerità affascinante con
tro forze tanto superiori , e duravano ostinati in mezzo alle procelle di un'artiglieria immensamente numerosa e tanto bene diretta .
La Divisione Türr, la cui base di formazione sommava a uomini 4,261 , ed il suo massimo fu di 8,892 (Doc. 101 ), senza gli aggregati, ebbe da Marsala al Volturno 180 morti (Doc. 102 ) , . 552 feriti, non calcolando i morti, e feriti della 1a Brigata che passava alla 18a Divisione Bixio, e 317 prigionieri e dispersi. Perdita totale 1049.
Tenendo conto della cifra dei feriti, la Divisione non lamenta
troppe perdite per altre malattie, inquantochè dal settembre al 20 novembre, non entrarono nell'ospedale che 1,598 infermi, е ne uscirono 566 (Doc. 103 ), la differenza notevole 1,032 è rappresentata da quelli che uscirono o vi morirono dopo il
20 novembre, di che non abbiamo dati, perchè da quel tempo entrarono nelle situazioni dell'esercito regolare .
Ai feriti vennero fatte 54 operazioni cerusiche, delle quali 20 amputazioni . Le malattie predominanti furono soprattutto le febbri intermit tenti, poi le oftalmie e molti casi di scabbia, il che si spiega dalle diversità dei climi e dei terreni ove dovè accampare
l'esercito Garibaldino, dalle marce sforzatissime che in 11 giorni condussero i combattenti da Sicilia a Capua sotto il cocente sole
di agosto, dalla stagione estiva in cui fu combattuta in parte la campagna, e dalle abbondanti piogge di autunno che soffri rono nei bivacchi della Valle del Volturno, ove furono per più
giorni vestiti in tela senza cappotti. Pur tuttavia se si misurano tutte queste cause di ammalarsi con la cifra effettiva dei malati,
dei quali due quinti feriti, se ne desume, che il trattamento del soldato, la regolarità dei cibi, l'ordine della disciplina e la vigoria di quei giovani che accorrevano ai pericoli delle armi
1
313
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
spinti dal fascino patriottico, contribuirono efficacemente alla buona conservazione dell' Esercito meridionale.
La mattina del 3 novembre, il generale Della Rocca scrisse
d'ordine del Re una lusinghiera lettera a Garibaldi, con la quale ammirava i sacrifizi dell'Esercito Meridionale, la rico noscenza che deve la patria italiana al loro eroismo e la spe ranza di vedere congiunto questo giovane esercito con vincoli indissolubili all'Esercito regolare. Garibaldi alla sua volta , scrisse un'affettuosa lettera di addio al Re, la quale si chiudeva con queste parole. Vogliate intanto, Maestà, permettermi una sola preghiera « nell'atto di rimettervi il supremo potere. Io v' imploro che <<
« mettiate sotto la Vostra altissima tutela, coloro che mi ebbi a
« collaboratori in questa grande opera di affrancamento del « l'Italia Meridionale, e che accogliate nel Vostro Esercito « i miei commilitoni , che hanno ben meritato della Patria >
« e di Voi . »
La mattina del 4 novembre sulla piazza S. Francesco di Paola in Palermo aveva luogo la distribuzione delle medaglie che quel Municipio destinava a quei giovani generosi che ave vano formato parte della spedizione dei Mille. Il duca e la duchessa della Verdura recavano le medaglie
da distribuire ; il Generale Garibaldi le consegnava egli stesso
ai suoi prodi compagni, e pronunziava parole di lode e di am mirazione a loro, che sotto la sua guida compirono una delle e
più gloriose imprese che ricorda la storia. La detta medaglia è in argento, appesa ad un nastro bipar tito verticalmente in rosso ed in giallo. Da un lato ha nel
mezzo un'Aquila (stemma del Municipio di Palermo) ed in torno la leggenda : ai prodi cui fu Duce Garibaldi; dall'altro lato nel mezzo l'inscrizione : Il Municipio Palermitano rivendi cato MDCCCLX, ed all'ingiro : Marsala , Calatafimi, Palermo, fatti d'armi combattutisi l' 11, il 18 ed il 27 maggio di detto anno .
Nelle ore pom . dello stesso giorno , il Segretario Generale
CAPO QUARTO
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del Governo in Palermo, il generale Dittatore, il Prodittatore
duca di Verdura telegrafavano al generale Türr in Napoli : « Il Presidente della Suprema Corte di Giustizia ha promul gato solennemente il risultato del Plebiscito con 432,054 voti Entusiasmo generale . » pel sè e 667 pel no Il 5 novembre il Prodittatore Pallavicini ed i Ministri Napole tani si erano recati in Caserta per presentare al Re le tavole del Plebiscito. Si attendeva il Re per il 6, ed all'oggetto il ge nerale Garibaldi avea disposto una solenne parata di tutto l'Esercito Meridionale, circa 14,000 fanti e 300 cavalli in Ca serta, per onorare l'arrivo di Vittorio Emanuele che dovea fare
il suo ingresso a Napoli, dove il voto del Plebiscito ed una po polazione impaziente lo chiamavano . Il successivo giorno 6 il Sindaco di Napoli pubblicava il seguente manifesto :
« Il Sindaco di Napoli ai suoi concittadini : « Il nostro Re Vittorio Emanuele farà solenne ingresso in
« questa città, domani 7 del corrente, come previene il Mi « nistro Farini col seguente telegramma.
>>
« Al Sindaco di Napoli:
« S. M. entrerà domattina in Napoli verso le ore 10. Sessa, « 6 novembre 1860, ore 9, 45 ant. »
« Annunzio ai Napoletani questo giorno memorabile che se gnerà il cominciamento di un'opera avventurosa, e un'èra « di libertà, di nazionalità e di civile progresso. « Le feste annunziate però, invece di tre giorni, dureranno « fino a domenica, affinchè si abbia il tempo di fare il meglio « che è possibile di vedere in certo modo messo in effetto per gli ultimi due, i grandi archi di trionfo tuttavia in costru <<
<<
« zione . Napoli, 6 novembre 1860. « Il Sindaco
« A. COLONNA . »
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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Il Re non arrivò, e la mattina del 7 partivano il Dittatore
con i due Prodittatori Pallavicino, Mordini, il generale Türr ed il seguito del Dittatore ; al di là di Capua ben presto incontra rono il Re sulla ferrovia per Napoli. Verso le 11 ant. del 7, VittorioEmanuele faceva il suo ingresso
a Napoli in carrozza aperta, avendo a fianco Garibaldi e di fronte e
i due prodittatori. La carrozza era accompagnata dal generale Della Rocca primo aiutante di campo di S. M. il Re e dal ge
nerale Türr comandante la Città e Provincia di Napoli tutti due e
a cavallo. Una folla immensa di popolo frenetico di gioia, rac colto per tutte le vie, malgrado la pioggia dirotta, festeggiava il nuovo Re, e sanzionava con la più viva espressione il ver detto del Plebiscito .
Il Re visitò prima la Cattedrale, e si condusse quindi per Porta Alba e Toledo alla Reggia, da dove si annunziò al suo nuovo Popolo, col seguente Proclama : « Ai Popoli Napoletani e Siciliani !
« Il suffragio universale mi dà la Sovrana potestà di queste « nobili Provincie. Accetto questo alto Decreto della volontà Nazionale, non per ambizione di Regno, ma per coscienza « d' Italiano. Crescono i miei, crescono i doveri di tutti gli « Italiani. Sono più che mai necessarie la sincera concordia,
« e la costante abnegazione. Tutt’i partiti devono inchinarsi « devoti dinanzi alla Maestà dell'Italia, che Iddio solleva. Qui « dobbiamo instaurare un Governo che dia guarentigie di li
« bero vivere ai popoli , di severa probità alla pubblica opi « nione. Io faccio assegnamento sul concorso efficace di tutta « la gente onesta. Dove nella legge ha freno il potere e pre « sidio la libertà, ivi il Governo tanto può per il pubblico bene, « quanto il popolo vale per la virtù.. « All'Europa dobbiamo addimostrare che se la irresistibile « forza degli eventi superò le convenzioni fondate nelle se « colari sventure d'Italia , noi sappiamo ristorare nella na
CAPO QUARTO
316
« zione unita, lo impero di quegli immutabili dommi, senza « dei quali ogni Società è inferma, ogni Autorità combattuta « e incerta . « Firmato : VITTORIO EMANUELE . »
La mattina dell' 8 novembre Garibaldi accompagnato dal suo Ministero, si recava alla Reggia, dove il Re lo attendeva nella sala del Trono, circondato dai grandi Dignitarî, dal suo Stato Maggiore, da tutta la sua Casa Militare, e dal Ministro Farini, investito della Luogotenenza nelle Provincie Meridio nali . Garibaldi fermo nella sua religione di lealtà, con la quale avea portato da Marsala a Capua la bandiera Italia e Vit torio Emanuele, depositò nelle mani del Re la Dittatura, e il suo primo ministro Conforti disse : « Sire !
<<
« Il popolo Napoletano raccolto nei Comizî , ad immensa maggioranza « Vi ha proclamato suo Re. « Nove milioni d'Italiani si uniscono alle altre Provincie
« rette dalla M. V. con tanta sapienza e verificano la Vostra
« solenne promessa che l'Italia deve essere degl' Italiani . » La solenne cerimonia si chiuse con la lettura e la sottoscri
zione dell'atto di annessione delle Provincie Napoletane e Si ciliane. Quindi il generale Della Rocca per incarico del Re ed in nome suo, pregava il generale Türr di continuare nel comando della Città e Provincia di Napoli, e Türr gli rispose : che per alcuni giorni ben volentieri lo avrebbe tenuto, ma che appena l'Esercito settentrionale si sarebbe sistemato un poco, pregava
per essere dispensato, inquantochè sentiva il bisogno di curare la sua salute .
Dopo quella solenne e sacra cerimonia, Garibaldi com prendeva bene che una più lunga sua dimora in Napoli non serviva che di pretesto ai più avanzati di perturbare, all'ombra
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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del suo nome, gli ordinamenti che il Re era obbligato e dalla
sua posizione e dalle esigenze di tutt'i Governi regolari ad af fermare nel nuovo Stato : Garibaldi, che in poco tempo avea provato tanti amari disinganni, e vedea impossibile di conti nuare per quel momento l'opera della rivoluzione pel compi mento del riscatto d'Italia, volle risparmiare al Re ogni possi bile imbarazzo per il consolidamento del nuovo Governo nelle Provincie Meridionali, ed a sè stesso il dolore di vedere molti
plicato il numero degl'ingrati e dell'ingratitudine. Egli la mat tina del 9 novembre, assieme con suo figlio e compagno Me
notti, lasciò l'Hotel d'Angleterre, si recò sull'Ammiraglia della Flotta Inglese a prendere congedo dall'ammiraglio Mundy, cui
tanto dovea l'Italia per lo energico contegno in Palermo, e montò quindi sul Washington che lo conduceva a Caprera. La sua partenza era annunziata col seguente addio all'Eser cito Meridionale :
« Ai miei compagni d'armi . « Penultima tappa del risorgimento nostro, noi dobbiamo « considerare il periodo che sta per finire, e preparare ad ulti « mare splendidamente lo stupendo concetto degli eletti di 20 generazioni, il di cui compimento assegnò la provvidenza a « questa generazione fortunata . « Si, giovani ! l'Italia deve a voi un'impresa che meritò il plauso del mondo. « Voi vinceste ; e voi vincereté ; e voi vincerete perchè voi « siete ormai fatti alla tattica che decide delle battaglie ! « Voi non siete degeneri da coloro che entravano nel fitto <<
<<
profondo delle falangi Macedoniche, e squarciavano il petto « ai superbi vincitori dell'Asia. « A questa pagina stupenda della storia del nostro paese, ne seguirà una più gloriosa ancora, e lo schiavo mostrerà final « mente al libero fratello un ferro arruotato che appartenne agli anelli delle sue catene.
CAPO QUARTO
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« All’armi ! tutti, tutti : e gli oppressori, i prepotenti, sfume « ranno come la polvere. « Voi donne, rigettate lontano i codardi, essi non vi daranno
« che codardi, e voi figlie della terra della bellezza volete prole prode e generosa ?
« Che i paurosi dottrinarî se ne vadano a trascinare altrove « il loro servilismo, le loro miserie. Questo popolo è padrone di sé . Egli vuole essere fratello degli altri popoli, ma guardare i protervi con la fronte alta : < non rampicarsi mendicando la sua libertà, egli non vuol es « sere a rimorchio di uomini a cuore di fango. No ! no ! no ! « La Provvidenza fece il dono all'Italia di Vittorio Emanuele, 1
ogni Italiano deve rannodarsi a lui, serrarsi intorno a lui . « Accanto al Re Galantuomo ogni gara deve sparire, ogni ran <<
< core dissiparsi ! anche una volta vi ripeto il mio grido : « all'armi tutti! tutti ! se il marzo del 61 non trova un milione
< d'Italiani armati, povera libertà, povera vita italiana. « Oh ! no : lungi da me un pensiero che mi ripugna come un
« veleno. Il marzo del 1861 , e se fa bisogno il febbraio, ci tro « verà tutti al nostro posto . « Italiani di Calatafimi, di Palermo, del Volturno, di Ancona ,
« di Castelfidardo, d'Isernia, e con noi ogni uomo di questa terra « non codardo, non servile ; tutti, tutti serrati intorno al glorioso
« soldato di Palestro, daremo l'ultima scossa, l'ultimo colpo alla « crollante tirannide ! .... Accogliete, giovani volontarî, resto « onorato di dieci battaglie, una parola di addio ! Io ve lo
« mando commosso di affetto dal profondo della mia anima . « Oggi devo ritirarmi, ma per pochi giorni. L'ora della pugna « mi ritroverà con voi ancora accanto ai soldati della libertà
« italiana. Che ritornino alle loro case quelli soltanto chiamati « dai doveri imperiosi di famiglia, e coloro che gloriosamente mutilati, hanno meritato la gratitudine della patria . Essi la « serviranno nei loro focolari col consiglio e coll'aspetto delle <<
« nobili cicatrici che decorano la loro maschia fronte di venti « anni.
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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« All'infuori di questi, gli altri restino a custodire le gloriose « bandiere .
« Noi ci troveremo fra poco per marciare insieme al ri « scatto dei nostri fratelli, schiavi ancora dello straniero : noi « ci ritroveremo fra poco per marciare insieme ai nuovi trionfi. « Firmato : G. GARIBALDI. »
Lo stesso giorno che il Washington usciva dal porto di Napoli , il general Sirtori emanava da Caserta il seguente ordine del giorno : Caserta , 9 novembre 1860.
« Il generale Garibaldi mi trasmise il comando dell'Esercito
« Meridionale colla seguente lettera in data di Caserta 21 otto « bre p . p.: « Generale Sirtori ,
Abbisognando di alcuni giorni di cura io lascio a Voi tem porariamente il comando dell'Esercito. Firmato : G. GARIBALDI. »
« Finchè egli rimase tra noi, io pregai il generale Garibaldi « di conservare il comando, ora egli allontanandosi per alcun tempo, mi ordinò di pubblicare la succitata lettera. « Uffiziali e soldati dell'Esercito Meridionale,
È la terza volta che il generale Garibaldi mi affida il co « mando dell'Esercito, ee per la terza volta spero io di restituirlo dopo breve tempo al Grande Uomo che amiamo siccome <<
Padre, anzi Padre della Patria . « Il Luogotenente Generale Comand . I'Eserc. Merid .
« Firmato : G. SIRTORI. >>
S. M. ringraziava con parole piene di affetto il Prodittatore marchese Trivulzio Pallavicino dicendo che l'Italia doveva
molto a Lui e per provargli la sua riconoscenza gli conferiva
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CAPO QUARTO
la più grande onorificenza del Regno, cioè lo creava Cavaliere della SS. Annunziata .
Difatti possiamo dire che se Napoli fu preservato dall'anar chia, lo si deve alla sua energia, alla sua opera. Non diciamo ch'egli abbia creato ed attuato un grande piano di organamento interno, che a far ciò richiedeasi l'opera meditata e lungamente costante di tempi tranquilli, ma diede delle provvidenze che ba starono a salvare una situazione eccezionale e temporanea, e resse con intelligente fermezza le provincie napoletane infino al momento in cui doveva e poteva incominciare il lento e fa ticoso lavorio della unificazione legislativa ed amministrativa. Anche al marchese Pes di Villamarina devesi riconoscenza :
Egli colla sua alta sapienza politica nella difficile posizione in cui si è trovato, qual diplomatico accreditato dal Governo Sardo presso il Re di Napoli, operò molto fin dal principio dell'insur rezione Siciliana, al felice svolgimento delle cose del mezzogiorno di Italia e fino al momento in cui cessando la Dittatura suben trava il Governo di Vittorio Emanoele.
Il giorno 9 novembre il comando della 15. Divisione passava al generale Sacchi, cui il generale Sirtori scriveva: « Nell'as « senza del generale Türr, Ella assumerà il comando della quin « dicesima Divisione , »
Partito il generale Garibaldi, il Governo di Vittorio Ema nuele, incominciò a provvedere all'avvenire dell'Esercito Meri dionale, ed il primo atto che credè necessario si fu la determi nazione delle condizioni, alcune di esse riflettenti gli ufficiali,
altre la bassa forza, sotto le quali era ammesso il vincolo per un servizio stabile, conveniente ad un Governo stabilmente co stituito. La trattazione di questo affare era estremamente deli cata : gli spiriti tuttavia esaltati dalla recente rivoluzione, i volontarî garibaldini turbati dalle declamazioni di coloro che
dipingevano i Piemontesi come assorbitori di ogni potere, di su scettibilità dei capi garibaldini posti alla pruova ; il tutto in somma cospirava per seminare di spine un'opera sulla quale
la Diplomazia europea amica o nemica, guardava con la più
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
321
vigilante attenzione, cioè il passaggio dallo stato rivoluzionario allo stato di ordinamento finale di governo.
Il giorno 15 novembre finalmente Re Vittorio Emanuele fece sentire la sua parola con un'atto Sovrano ( Docum . 104), che esordiva così : « L'Armata dei Volontari comandata nell'Italia Meridionale
« dal generale Garibaldi ha bene meritato della Patria e « da Noi . »
A quest'atto Sovrano seguì il decreto del 15 novembre che concedeva una retribuzione ai garibaldini che non volessero continuare il servizio militare ( Docum . 105) . Coloro che rima nevano venivano il 16 novembre messi sotto il comando del
generale Sacchi per effetto del seguente ordine del giorno : « Il maggiore generale Sacchi assumerà il comando di tutte le
truppe dell'Esercito Meridionale che sono nel circondario di « Caserta, compreso Maddaloni, S. Leucio , Falciano, Cava, Nocera, e stabilirà il suo quartier generale a Caserta.
<<
>> Il Generale Comandante l'Esercito Meridionale
Firmato : SIRTORI. >>
Il 19 dicembre la 15° Divisione passò sotto il comando del
colonnello Spangaro per il seguente ordine del giorno : « Il signor colonnello Spangaro assumerà interinalmente il « comando della 15° Divisione , recandosi il sottoscritto per <<
qualche tempo in permesso, onde curare la propria deterio
« rata salute. Firmato : SacchI.
Mentre questi ordini del giorno si succedevano, l' Esercito Meridionale spariva tutto gradualmente, solo restandovi quelli ufficiali che preferivano continuare il servizio ; della bassa forza pochi sotto ufficiali. Questa dissoluzione istantanea dell'Esercito Meridionale, era determinata da molteplici cause. 21
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CAPO QUARTO
accorse volontariamente al grido di guerra, che avevano compiuto miracoli in sei mesi, che eransi abituate a venire considerate dal popolo come esseri miracolosi , aveano lasciate molte illusioni dopo l'arrivo delle truppe pie Le masse che erano
montesi.
Questo mutamento istantaneo, la partenza di Garibaldi, l'en trata di un elemento d'ordine, il beneficio di prendere in un
giorno mezzo anno di soldo, determinò quasi un generale congedo volontario della bassa forza garibaldina ( Docum . 106) , talchè fu un torrente di congedi che in pochi giorni venivano rilasciati, e queste medesime cause influirono a determinare la
dimissione volontaria di una gran parte di uffiziali. Una parte accettarono l'offerta di restare sotto le armi, e di servire il
paese fra coloro che lo avevano illustrato sui campi di San Martino, di Solferino e di Castelfidardo. Un'ultima parte final mente, la quale avrebbe potuto anche continuare splendida mente il servizio nell'armata regolare , preferi di dimettersi . Costoro che erano stati guidati dall'entusiasmo di riscattare l'Italia, come videro il loro scopo nella maggior parte rag . giunto, ed il loro magico capo far sosta sul cammino della ri voluzione, non esitarono di seguirne l'esempio e tornare ai loro studî o alle loro agiatezze, si dimisero dei loro gradi, e torna rono alle loro famiglie. Gravi e clamorose accuse si lanciarono in questo tempo al
governo di avere cooperato allo scioglimento dell'esercito ga ribaldino. Patriotti illustri sostenevano che questo esercito bi sognava lasciarlo come nucleo di un grande armamento na zionale per le prossime guerre del riscatto di Venezia e di Roma .
Questo progetto aveva tutto lo incanto di un programma
patriottico, come pegno che obbligava l'Italia ad una nuova guerra per la liberazione di quelle provincie, ma gravissime considerazioni ne impedivano l'esecuzione. Altre considerazioni politico -militari si opponevano alla con servazione dell'Esercito Meridionale nello stato in cui si tro
BATTAGLIA DEL 1 E 2 OTTOBRE
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vava il giorno 10 novembre. Un dualismo inevitabile si sarebbe
sollevato tra esso e l'esercito regolare, che avrebbe compro messo la disciplina di questo, e pregiudicato forse alla conti nuazione della guerra per la espugnazione di Gaeta, Civitella del Tronto e cittadella di Messina che tuttavia tenevano ferma la bandiera borbonica.
Finalmente si considerava che la Diplomazia tutta allar mata dalla invasione Piemontese delle Marche e dell'Umbria,
e dalla rivoluzione delle provincie napoletane che in pochi mesi aveva rovesciato una Dinastia potente per dieci milioni di sudditi, e difesa da 100,000 bajonette, non avrebbe facil mente tollerato la conservazione intatta e legale dell'elemento
armato della rivoluzione garibaldina, ed avrebbe rigettato come menzogna tutte le note del conte di Cavour che giustificavano l'intervento Piemontese nelle Marche e nel Napoletano in nome dell'ordine e del principio monarchico . Sotto il peso di queste gravissime considerazioni che deci devano dell'essere o non essere della nuova Italia, emanava l'atto Sovrano del 12 novembre 1860, e si arrecarono all'animo di Garibaldi dolori che il fanatismo o la furia dei partiti
chiamò ingratitudine di Governo, invidia di Governanti. Le recriminazioni dei partiti si perpetrarono per anni pa recchi, ma il santo scopo di ridurre l'Italia tutta ad una Na zione non si smenti giammai .
Due grandi patriotti italiani, Vittorio Emanuele e Garibaldi, non diffidarono mai l'uno dell'altro ; il programma del Prin cipe si compiva il 20 settembre 1870 , ed il programma di Garibaldi si compiva col sublime giuramento in Roma alla Camera dei Deputati nel 25 gennaio 1875 che la storia con sidererà come l'incarnazione della sua lettera del 4 maggio 1860
a Vittorio Emanuele, quando salpava coi suoi mille da Quarto.
1
APPENDICE
Con lo scioglimento dello Esercito meridionale il nostro compito è finito, ma gli effetti della sua formazione non finirono
lo stesso giorno: l'Esercito settentrionale prese il seguito del l'opera cominciata dai forti figli della Sicilia e dai Mille e la compi colla presa di Gaeta il 13 febbrajo 1861 . Lo scioglimento dell'Esercito meridionale può considerarsi
avvenuto dopo l'atto sovrano del 13 novembre 1860, che lo di chiarò benemerito della Patria, e quello del 15 che dava libertà ai volontarî di lasciare le bandiere e prendere un compenso di sei mesi di paga .
Quella parte di ufficiali e sotto ufficiali che vollero continuare
nel servizio militare vennero nel gennajo 1861 ripartiti a Mondovi i provenienti dalla Divisione Türr, a Biella dalla Divisione Medici, ad Asti dalla Divisione Cosenz, e a Novara e Vercelli dalla Divisione Bixio .
Con R. decreto 12 gennajo 1861 vennero conferite le ricom pense onorifiche agli Ufficiali e Bassa Forza dell'Armata me ridionale della quale, per quanto riflette la 15* Divisione, diamo il riassunto numerico ( Doc. 107) .
Una Commissione di scrutinio sedente in Torino si occupò dal febbrajo 1861 al marzo 1862 ad esaminare i titoli di cia
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scuno degli Ufficiali Garibaldini che stavano a Mondovì, Biella, Asti ecc., a venire confermati nel servizio militare col rispet tivo grado . La medesima disimpegnò alacremente la sua missione, ma
intanto da quell'epoca era cominciato nelle sedi Governative una lunga serie di discussioni e di studi sul modo come siste
mare la posizione degli Ufficiali provenienti dall'Esercito me ridionale ; interessi personali, di opinioni , di corpi lottavano e cozzavano facendo prevalere ora un'idea, ora un'altra. Dap principio prevalse il consiglio di formare un corpo speciale col nome di Corpo Volontarî Italiani, a quale oggetto si erano formati i quadri di tre Divisioni, cui se ne aggiunse una quarta in data 23 ottobre 1861 , come si vede dal documento che segue .
« Ministero della Guerra, Segretario Generale, Divisione -Ga « binetto del Ministro, Sezione 2", Nº 4632. Oggetto : Disposizioni relative ai Corpi dei Volontarî Italiani . <
« All'Illustrissimo sig. cav. Stefano Türr Luogotenente Generale Comandante la 1a Divisione « del Corpo Volontari Italiani. « Torino. Torino, addi 23 ottobre 1861.
« S. M. con decreto in data 20 corrente mese ha determi
« nato che una 4* Divisione sia aggiunta alle tre attuali del Corpo dei Volontarî Italiani, che sia creato nn Comando superiore ed un 3° squadrone Guide. « Con altro decreto di pari data, la prefata M. S. si è de <<
gnata di nominare a Comandante superiore del Corpo ora detto, il Luogotenente generale Sirtori cav. Giuseppe ; a Co
« mandante la 1a Divisione la S. V. Ill ." ; a Comandante la
« 24 Divisione il Luogotenente generale Cosenz cav. Enrico ; « a Comandante la 3a Divisione il Luogotenente generale Me « dici cav. Giacomo ; a Comandante la 4* Divisione il Luo gotenente generale Bixio cav. Nino.
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< Io mi reco a premura di rendernela informata per sua « norma, riservandomi di trasmetterle a suo tempo il sunto « autentico del R. Decreto di tale nomina . Il Ministro
a Firmato : A. DELLÀ ROVERE. »
Ma comunque adottato questo concetto, pure nella sua pra tica esecuzione, trovò degli ostacoli vivissimi , ingranditi dal partito militare, dagli uomini che avvicinavano le alte sedi dello Stato, ed anche da considerazioni politiche per le conse guenze di un dualismo militare, onde fu che questo Corpo in organizzazione si lasciò inattivo finchè prevalse la opinione di fondere tutti gli elementi in un esercito.
All'oggetto nel marzo 1862 quelli per i quali a parere della Commissione di scrutinio non esistevano ostacoli vennero in
corporati nell'esercito regolare. Il personale proveniente dalla Armata Meridionale fuso a 27 marzo 1862 nello esercito regolare, a fine dicembre dello stesso anno ascendeva a : N° >>
12
Uffiziali Generali
9 Uffiziali di Stato maggiore di vario grado.
» 1191 >>
dell'arma di fanteria .
70 6
>>
24
di cavalleria . del treno
dell'arma di artiglieria . dell'arma del genio.
11
>
119
>>
del servizio sedentario
->
120
>>
del Corpo sanitario.
>
7
>
>>
6 ->
Veterinari .
Cappellani . del Corpo d'Intendenza Mi
50
litare . 9
Totale generale N ° 1584
>>
dei Tribunali Militari.
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Con legge 22 gennaio 1865 fu assegnata una pensione vi talizia di lire mille a ciascuno dei Mille, già stati autorizzati
a fregiarsi della medaglia d'onore per sovrana determinazione 12 luglio 1861. Non godono però di tale pensione quelli che
percepiscono da un pubblico Erario Nazionale, Provinciale e Comunale una somma superiore a lire 1200 : per contro se la somma percepita non supera le lire 200, la pensione vita · lizia si corrisponde per intero, e quando supera le lire 200 senza raggiungere le 1200, la pensione si riduce alla somma necessaria a compiere le lire 1200. Coloro che esercitano un uf ficio retribuito dal pubblico Erario quando si dimettono vo lontariamente , ovvero vengono per demeriti destituiti , non possono pretendere tale pensione se non per la quota di supple mento corrisposta prima delle dimissioni o della destituzione. Cessa poi al pensionato ogni ragione alla pensione o glie n'è
sospeso il godimento, quando avviene al medesimo di perdere, o gli è sospeso il dritto di fregiarsi della medaglia a norma del R. Decreto 11 marzo 1865 che stabilì incorrersi in tale per dita o sospensione pei casi stessi previsti dall'art. 22 del R. De creto 28 settembre 1855 per l'Ordine militare di Savoia. Dell'Esercito Garibaldino fu conservata soltanto la Legione
Ungherese, la quale fu spedita in sussidio del generale Pinelli a combattere il brigantaggio negli Abruzzi e nel Molise, dove prese parte a tutti i rischi e tutte le fatiche di una campagna ingloriosa, contro un nemico la cui vittoria stava nella fuga, l'arte nell' insidia, il coraggio nella crudeltà. La causa per la quale la Legione ungherese venne conser vata erano i rapporti tesi col Governo Austriaco, ed anche la condizione in cui si trovavano ancora quei patriotti, per i
quali il trionfo del popolo Italiano sui loro Re assoluti, era il trionfo generale del mondo nuovo sul vecchio .
Gli Ungheresi erano perciò ancora esuli senza patria, senza famiglia, senza libertà : il trionfo della loro causa era ancora lontano : il tetto paterno era inaccessibile per essi : il calvario non avevano finito di ascenderlo, quindi per questi eroici pa
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triotti la disciplina e la continuazione dei sacrifici era una necessità. Noi non possiamo qui seguirli in tutti i fatti, nei quali diedero onore a sè stessi e sicurezza al paese, la prova della loro condotta si desume meglio dalla testimonianza delle ricompense di onore e di gradi onde il Governo Italiano com pensò le loro fatiche.
AllEGATO I
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:
(DOCUMENTO 1 )
Napoli , 3 aprile 1860.
Sire !
Il mio affetto per Voi, oggi Augusto Capo della Nostra Fa miglia ; la più lunga esperienza degli uomini e delle cose che ne circondano; l'amore del paese, mi danno abbastanza il diritto
presso V. M., nei supremi momenti in cui volgiamo, di deporre ai piedi del Trono devote insinuazioni sui futuri destini poli tici del Reame, animato dal medesimo principio che lega Voi , o Sire, alla fortuna dei popoli .
Il principio della nazionalità italiana, rimasto per secoli nel campo delle idee, oggi è disceso vigorosamente in quello del l'azione. Sconoscere noi soli questo fatto, sarebbe cecità deli
rante, quando vediamo in Europa, altri aiutarlo potentemente, altri accettarlo, altri subirlo come suprema necessità dei tempi . Il Piemonte per la sua giacitura e per dinastiche tradizioni, stringendo nelle mani le sorti dei popoli subalpini e facendosi iniziatore del novello principio, rigettate le antiche idee muni cipali, oggi usufrutta di questo politico concetto, e spinge le sue frontiere fino alla bassa valle del Po. Ma questo principio nazionale ora nel suo svolgimento, com'è naturale cosa, diret
tamente reagisce in Europa e verso chi l'aiuta, e verso ch l'accetta e lo subisce.
La Francia dee volere che non vada perduta l'opera sua
protettrice e sarà sempre sollecita a crescere d'influenza in
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Italia e con ogni modo per non perdere il frutto del sangue sparso, dell'oro prodigato e dell'importanza conceduta al vicino
Piemonte ; Nizza e Savoia lo dicono apertamente. L'Inghilterra che pure accettando lo sviluppo nazionale d'Italia, dee però
controporsi all'influenza francese, per vie diplomatiche si ado pera a stendere pur essa la sua azione sulla Penisola, ed evoca sopite passioni nei partiti a vantaggio dei suoi materiali e po litici interessi. La tribuna e la stampa in Inghilterra accennano
già lontanamente a doversi opporre alla Francia ben' altra influenza nel Mediterraneo, che non sono Nizza e Savoia a piè dell'Alpi. L'Austria dopo le sorti della guerra, respinta nei confini della Venezia, sente ad ogni ora vacillare il mal fermo potere e benchè forse presaga, che il solo abbandono di questa Provincia potrebbe ridonarle la perduta forza, pur tutta volta
, non ha l'animo di rinunziare alla speranza di una rinnovata Signoria in Italia. Nè occorre che io qui dica a V. M. dell'in teresse che le potenze settentrionali prendono in questo momento alle mutate sorti della Penisola, giovando infine, più che avver sando, la creazione di un forte Stato nel cuore di Europa, gua rantigia contro possibili coalizioni occidentali .
In tanto conflitto di politica influenza, qual'è l'interesse vero del popolo di V. M. e quello della sua dinastia ?
Sire ! La Francia e l'Inghilterra per neutralizzarsi a vicenda, riuscirebbero per esercitare qui una vigorosa azione, e scuotere fortemente la quiete del paese ed i diritti del Trono. L'Austria, cui manca il potere di riafferrare la perduta preponderanza e che vorrebbe rendere solidale il governo di V. M. col suo, più dell' Inghilterra stessa e della Francia, tornerebbe a noi fatale,
avendo a fronte l'avversità nazionale, gli eserciti di Napoleo ne III e del Piemonte, la indifferenza Britannica .
Quale via dunque rimane a salvare il paese e la dinastia mi nacciati da cosi gravi pericoli ?
Una sola. La politica nazionale, che riposando sopra i veri interessi dello Stato, porta naturalmente il Reame del mezzo giorno d'Italia a collegarsi con quello dell'Italia superiore ; è
movimento questo, che l'Europa non può disconoscere, operan dosi fra due parti di un medesimo paese egualmente libere ed indipendenti fra loro. Così solo V. M., sottraendosi a qualsivo glia estranea pressione, potrà, unito politicamente col Piemonte, essere generoso moderatore dello svolgimento di quelle civili istituzioni, che il rinnovatore della nostra monarchia ne lar
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giva, quando sottratto il Reame al vassallaggio dell'Austria, lo creava su i campi di Velletri il più potente Stato d'Italia.
Anteporremo noi alla politica nazionale uno sconsigliato iso lamento municipale ? — L'isolamento municipale non ci espone solo alla pressione straniera, ma peggio ancora ; chè abbando
nando il paese alle interne discordie, lo renderà facile preda dei partiti . Allora sarà suprema legge la forza ; ma l'animo di V. M. certo rifugge alla idea di contenere solo col potere delle armi quelle passioni che la lealtà di un giovane Re può mo
derare invece e volgere al bene, opponendo ai rancori l'oblio ; stringendo amica la destra al Re dell' altra parte d'Italia, e
consolidando il trono di Carlo III sopra basi, che la civile Eu ropa o possiede o domanda.
Si degni la M. V. accogliere queste leali parole con alta be nignità, per quanto sincero ed affettuoso è l'animo mio nel dichiararmi novella mente. Affezionatissimo Zio
LEOPOLDO CONTE DI SIRACUSA.
(DOCUMENTO 2) Palermo , 4 aprile 1960
Art. 1. La città di Palermo e suoi distretti sono da questo momento in poi dichiarati in istato d'assedio. Art. 2. I ribelli presi con le armi alla mano, nonchè tutti coloro che presteranno concorso alla insurrezione, saranno giu dicati da un Consiglio di Guerra subitaneo, che da ora in poi resta in permanenza ; e ciò a norma del Real Decreto del 26 de cembre 1858.
Art. 3. Tutti coloro che in atto detengono armi di ogni na
tura, dovranno farne in ore 24 consegna in questo Comando militare sito nella Piazza Bologna, a malgrado che avessero ottenuto legale permesso .
Art. 4. Durante il giorno gli abitanti dovranno camminare per le strade isolatamente ; la notte da un'ora in poi dovranno portare una lanterna o fanale.
Art. 5. È vietato ai particolari di ricevere persone in loro casa che non siano parenti ; e qualora volessero riceverne alcuno,
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alloggiandolo, dovranno munirsi di legale permesso dell'autorità civile.
Art. 6. È vietato il suono delle campane, tanto di giorno
quanto di notte ; come pure è vietato di affiggersi qualunque cartello o proclama sedizioso ; i contravventori saranno giu
dicati dal Consiglio di guerra subitaneo : durante lo stato di asse dio le tipografie saranno chiuse.
Art. 7. Il Consiglio di guerra di guarnigione resterà elevato da ora a Consiglio permanente subitaneo di guerra. Il detto Con siglio sederà in questa Casa Comunale. « Firmato : GIOVANNI SALZANO.
( DOCUMENTO 3) Palermo, 14 aprile 1860 .
Francesco II per la grazia di Dio Re del Regno delle Due Si cilie, di Gerusalemme ecc ., Duca di Parma e Piacenza, Ca
stro ecc., Gran Principe Ereditario di Toscana, ecc. ecc. Il Consiglio di guerra della guarnigione della provincia di
Palermo, investito di straordinari poteri in virtù dell'ordinanza del Generale Comandante le armi della Provincia e Fortezza di
Palermo, promulgata nel 4 Aprile 1860 per lo stato d'assedio della suddetta città e distretto . Essendosi adunato nella Fortezza Reale di Castellamare alle
8 ant. del 13 corrente, secondo gli ordini del Generale per giu dicare in una sola seduta sopra :
Sebastiano Camarrone, figlio del fu Vincenzo, d'anni 30, da Palermo, pizzicagnolo ; Domenico Cuccinotti, figlio di Ciro, di anni 34, da Palermo, muratore ;
Pietro Vassallo, figlio del fu Antonio , di anni 40, da Pallavi cino, operaio ;
Michele Fanaro figlio di Michele, di anni 22, di Roccadifalco, calcararo ;
Andrea Cuffaro figlio di Giuseppe, di anni 60, da Bagheria, operaio ;
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Giovanni Riso, figlio del fu Francesco, di anni 58, da Palermo, fontaniere ;
Giuseppe Tolesi figlio di Francesco, di anni 24 , da Falsomele, guardiano ;
Francesco Ventimiglia , figlio di Gaetano, di anni 24, da Mi silmeri, operaio ;
Michelangiolo Barone figlio del fu Pietromasi, di anni 30, da Mezzoinso, carbonaio ;
Liborio Vallone, presunto Calogero Villamanca, figlio di Igna zio, di anni 44, da Alcamo, calafato ; Nicola Di-Lorenzo figlio di Giuseppe, di anni 32, da Palermo, muratore;
Gaetano Calandra figlio dei fu Salvatore, di anni 34, da Paler mo, calafato ;
Cosimo Canceri figlio del fu Francesco di anni 34, da Palermo, calafato .
Accusati del delitto di attentato a distruggere od a cambiare la forma di governo o di eccitare gli abitanti ad armarsi contro
l' Autarità Regia, arrestati fra i giorni 4 e 12 corrente aprile, trovati quanto a dieci di loro con armi in loro possesso, e quanto a tre con munizioni di guerra con effetti e strumenti con piom bo, ecc. ecc. Nella supposizione che sieno essi i promotori e com plici del detto delitto ; Il Consiglio di Guerra sulla quistione del fatto presentato dal
Presidente, secondo le prove ottenute dalle minute del processo ; e secondo la pabblica discussione, e conforme all'opinione del
Commissario del Re con maggioranza di 7 contro 1 , ha dichiarato che tutti i 13 accusati sono colpevoli del delitto nei termini del l'accusa .
Sulla quistione di legge : Avendo veduto gli articoli 30 del Codice e Procedura Pe
nale, 123, 124, 5, 2, 6 e 3 delle Leggi Penali e 246 delle leggi di Procedura Penale, rimesse in vigore col Decreto Reale del 27 di cembre 1858, e per ordine del Generale Comandante la Provin cia e la Fortezza ; ha condannato e condanna, ad unanimità
di voti , tutt' i 13 summenzionati alla pena di morte da essere eseguita con la fucilazione e col 3° grado di esemplarità pub blica , alle spese del giudizio, e finalmente all' indenizzamento di danni ed interessi reclamato dal Tesoro Regio e da privati individui.
Questa sentenza sarà eseguita dopo il termine di undici ore 22
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passate nelle celle dei condannati. Se ne stamperapno 1000 copie per la debita pubblicazione.
Fatto, sentenziato e pubblicato il 14 Aprile 1860 alle ore 5 ant . in Palermo. I membri del Consiglio di Guerra
Firmati : Cav. D. GIROLAMO PALUMBO, Colonnello Presidente – D. EDUARD FERRARA, Capitano – Cav. D. Carlo Boggi Cerasuoli, Capitano – D. Achille PURRMANN 1mo Te nente D. RAFFAELE MOBILIO, 1º Tenente D. GIU SEPPE Bassi, 2º Tenente Agostino Jovene, 2º Ser gente — VINCENZO M. Pisani, 2 ° Sergente – D. Sal VATORE Mazzotta, Capitano Commissario del Re. -
(DOCUMENTO 1 Palermo , 7 aprile 1860 .
Son lieto di manifestare nuovamente l'ammirazione pel co
stante contegno che la popolazione di Palermo ha serbato nelle attuali emergenze e mi auguro che la fiducia rinasca, e che tutto ritorni alle normali condizioni, ora che gli avanzi della
fazione, la quale tento di commuovere il paese, trovandosi sper perati, mercè il valore delle Reali milizie, che tutelando ener gicamente l'ordine hanno reso un segnalato servizio al paese.
I motori del movimento sono per la più gran parte nelle mani della giustizia . Una Commissione è stata prescelta intanto per
distribuire delle sovvenzioni alle classi più bisognose, fornen dosi le somme necessarie dal Regio Erario. Continui la popola zione ad aver fiducia nell'Autorità ; viva nella secura tran quillità e nella ferma certezza che l'ordine non sarà ulteriormente
turbato, e respinga le voci inquietanti che vengono sparse col solo scopo di destare apprensioni ed allarmi. Firmato : GIOVANNI SALZANO.
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(DOCUMENTO 5) Palermo , 2 maggio 1860. Fratelli !
Noi attendevamo da lungo tempo la rivincita del 1848. I nostri pensieri, l'odio nostro contro la crudele schiavitù del
Borbone, animavano i nostri cuori unanimi. La sfida è stata lan ciata : noi vi abbiamo risposto. Il primo scontro non ci è stato
favorevole, voi sapete perchè ? poche ore prima del momento decisivo, un traditore ci vendeva al nemico. Sopraffatti, divisi, sorpresi, ci è bisognato combattere isolatamente corpo a corpo, senza direzione, in mezzo alle vie piene di soldati, di birri, venti volte più numerosi di noi, e che pure non potettero so stenere il nostro primo urto. Per sette giorni vi si udì alle porte della città il fuoco dei prodi accorsi da ogni parte. Da
un mese si contende palmo a palmo alle truppe regie una terra coperta di morti. e feriti. Le truppe non sono padrone che
di alcune miglia intorno a Palermo, poichè l'Isola ha risposto come un solo uomo all'appello dei vendicatori : città e villaggi hanno alzato la bandiera tricolore italiana : Messina è stata mi nacciata all'uso borbonico .
Le armi non sono state deposte, il combattimento non è ces sato : avete veduto molte altre volte il ritorno dei nemici re
spinti: recentemente i soldati che tornarono da Carini e da
Capaci, narravano spaventati le prodezze, confessavano il nu mero dei nostri fratelli armati, che in ogni scontro han disperse le bande regie. Ai vecchi motivi d'odio , un nuovo motivo è venuto ad ag giungersi: il governo di questi due prepotenti gendarmi Ma niscalchi e Salzano. Essi han ordinato l'arresto dei personaggi più considerevoli del paese , essi han fatto trascinare per la via di Toledo come assassini, il Principe Pignatelli , il Principe Ni
scemi, il Principe Giardinelli, il Barone Riso, il Barone Came rata-Scovazzo, il Duca Cesareo, il Cav. S. Giovanni, il Rev. P. Ottavio dei Principi di Trabia, e tanti altri di cui sarebbe
doloroso ripetere i nomi. Aggiungete il gran numero di coloro che la Polizia ricerca, e in primo luogo il Barone Pisani ecc . ecc. Lieti di soffrire per la santa causa della nostra comune sa
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lute, essi han risposto agl'insulti, alle persecuzioni dei poliziotti regi col disprezzo e la costanza . A Maniscalchi, a Salzano si debbono le uccisioni , le rapine, le violazioni di domicilio di onesti e tranquilli cittadini, gli eccessi
della soldatesca e della polizia, gl' insulti alle donne, ai fanciulli, il saccheggio e finalmente l'incendio. Essi hanno osato inva dere la proprietà dagli stranieri, e con ciò il paese degli stranieri . Il Rev. P. Ottavio Lanza, strappato da un bastimento ame ricano su cui aveva cercato asile, è stato gettato in orrida pri
gione. Degni Ministri di un Monarca piissimo, essi han fatto mettere a sacco ed a fuoco le case dei loro stessi compagni, dei loro superiori , del Principe del Cassero attualmente Pre sidente del Consiglio dei Ministri del Borbone. Essi non hanno
indietreggiato innanzi alla devastazione delle Chiese, ed all'ec cidio dei Religiosi. Dei Monaci sono stati menati con ceppi alle mani per la via Maqueda, in mezzo a due fila di birri e di soldati, dicui la collera
efferata (i vili hanno tali passioni ) ha distrutto persino le Sante Immagini, le Statue, i libri sacri, che abbiamo visti sulle pub bliche strade vendersi ignobilmente all'incanto. Maniscalchi e Salzano finalmente in disprezzo delle leggi han fatto fucilare
in una volta 13 persone, di cui un vecchio di 80 anni che non avea commesso altro reato, che di essere padre di Francesco Riso, un di coloro che corsero i primi alle armi, e che cadde nella mischia mortalmente colpito. A che pro rifare il catalogo delle crudeltà e degli oltraggi che abbiamo avuto a soffrire, e di cui il racconto desterebbe l'indignazione di ogni anima leale ed umana ? Chi non conosce
il modo di agire di questo feroce Governo, di cui noi presen tiamo al giudicio d'Europa l'atto di accusa scritto col sangue di tante vittime ? Dio ha ascoltato i lamenti ed i voti delle
nazioni oppresse: l'Europa l'ascolterà ! ... Noi protestiamo solennemente, mentre la vittoria è ancora incerta , che stanchi della nostra vergogna e d'una tirannide senza limite, stanchi di essere considerati poco meno che ani
mali, spogliati di ogni diritto, governati dalla forza e dal ca priccio, avviliti in faccia al mondo, noi protestiamo, poichè il nostro stato c' impone di soffrire, la nostra volontà è di porre un termine a questo stato . Le nostre azioni tendono a questo
scopo: il nostro scopo è di rovesciare l'odioso governo dei Bor boni, di riunire la Sicilia alle altre Provincie più felici che fan
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parte della gran famiglia Italiana ; di seguire infine i destini della Casa di Savoia, alla quale la Sicilia, prima di ogni altra
contrada , si offrì per atto del Parlamento del 1848, atto ram mentato e rinnovato in cinque insurrezioni dal 1849 al 1860. Noi potremo essere vinti : che importa ? La vittoria non ha
sempre favorito il diritto . Noi potremo essere vinti e ridiven tare schiavi, ma schiavi sempre minacciosi, sempre preoccupati a far cessare con nuovi sforzi questo spettacolo lamentevole della
lotta dei carnefici eе delle vittime, degli oppressori e degli oppressi, che diletta l'insaziabile e stupida crudeltà del Minotauro .di Napoli. Viva l'Italia ! Viva Vittorio Emanuele !
(DOCUMENTO 6 Palermo, 3 maggio 1860 .
Il Comandante le armi della provincia e Real Piazza di Palermo, in seguito all'approvazione avutane da S. E. il Ge
nerale in Capo, rispondendo all'aspettazione generale perchè il paese ritorni nello stato normale, ordina quanto appresso : 1° Lo stato di assedio messo alla città di Palermo, e suoi
distretti, con ordinanza del 4 del passato aprile, è tolto . 2 Tutte le disposizioni contenute nella suaccennata ordi nanza restano abrogate. 3° Le autorità militari e civili sono incaricate dell'esecu zione della presente ordinanza. Firmato : GIOVANNI SALZANO .
(DOCUMENTO 7) Messina, 19 al 22 aprile 1860.
Sire !
Il beneficio ricevuto dalla M. V. nell'impronto di ducati quat
tromila sui fondi della Tesoreria Generale, onde, mercè pubblici !) Segue il N ° 7 citato dopo le parole nultima riga.
a un indirizzo » a pag 7 pe
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lavori, offrire un utile mezzo agli operai, abilitò il dì 18 questo Senato ad invitare i cittadini al ritorno delle usate cure ; mentre
dall'altro lato, iniziandosi varie opere, valse a fornire onesti guadagni alla classe dei bisognosi.
Questa nobile provvidenza della M. V. ha rianimato il paese confermandolo sempreppiù : che V. M. tenendo in giusto conto l'avvenuto, non cesserà dallo amare questo popolo, che in tale atto di munificenza, vede per l'avvenire la intera felicitazione di
questa sventurata città, purtroppo contristata dall'avversa for tuna. Il Senato fedele interprete dei sentimenti di tutti i citta dini, volge riconoscente a piè del Real trono i vivi sensi di ringraziamenti, mentre rinnova caldi voti per la felicità della clemente M. V. ed augusta consorte. Firmato il Senato: FELICE SILIPIGNI, Sindaco : PRINCIPINO DI COLA : BARONCELLO LA CORTE : Luigi Beuvit : GIUSEPPE CASTELLI : PLACIDO : CUSCIARELLI Cancelliere.
(DOCUMENTO 7) " Palermo, 3 maggio 1860 .
Siciliani!
La sedizione del 4 aprile, con l'ajuto di Dio, mancò di as seguire il pravo intendimento di travolgere nell'anarchia que sta bella parte dei Reali domini. Il Governo di S. M. ha compiuta la sua nobile missione di rimuovere e vincere i gravi pericoli che minacciavano le vo
stre vite, le vostre sostanze e le vostre famiglie. Ed ora, che va a cessare lo stato d'assedio, a cui fu sottoposta Palermo, mi torna gradito di volgervi parole di conforto e di laude per l'ono revole contegno da voi serbato in questa dolorosa contingenza . Voi consci della grande sciagura , che fa pesare inesorabimente sopra tutti lo sgominarsi dell'ordine, rimaneste estranei ai ten
tativi di una malaccorta fazione, la quale nei delirî . del suo egoismo e della sua ignoranza, credeva facile d'imporre con la minaccia e con la menzogna all'immensa maggioranza dell'Iso la, la quale per contrario si tenne salda nella fede all'ordine ed al suo Re.
4 ) La citazione dovea seguire col bis.
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DOCUMENTI pur mestieri ad onor vostro di confessarlo.
Questa vostra condotta degna di essere nota alla civile Eu ropa, ha molto contribuito a ripristinare la quiete, ed a ren dere poco durevoli gli effetti delle passate commozioni. E per questo S. M. il Re (N. S. ), cedendo facile agl’innati sensi di
sua clemenza, nei di medesimi in cui più faceva d'uopo la se. verità , concedeva generoso perdono a quei traviati che avessero deposto volontariamente le armi.
Disperse le bande dal valore delle Reali milizie, la prima parola che alle persone compromesse dirigevasi dai comandanti delle colonne mobili, si fu quella del concesso amplissimo in dulto. E questa parola fu accolta con entusiasmo e riconoscenza, niente altro desiderandosi , cessato il breve periodo della ecci tata aberrazione, se non l'oblio della colpa, il trionfo del
pentimento. La tranquillità si è ristabilita in tutt' i luoghi, ma rimane tuttavia un dovere a compiersi , quello di far cessare le scorrerie dei più tristi delle disciolte bande, i quali non cre dendo di tornare quieti alle case loro, deposte le speranze del
bottino han posto mano alla vita, alla roba altrui e ad abbo minevoli fatti. Ma rassicuratevi . Il Real Governo ha fatto il de
bito suo, o i dolorosi fatti di Ciminna, di Petralia, delle vici nanze di Caccamo, di Porticello e della Piana di Vicari, non
più si riprodurranno, e tornerà intera quella sicurezza, che tanto incremento arrecò negli ultimi undici anni all'industria ed al commercio dell'Isola. Bandite dunque ogni apprensione, ed abbiate fidanza nella magnanimità del Re N. S. che vuole fermamente assicurare alla Sicilia la migliore prosperità ed un riposato vivere civile. Firmato : PRINCIPE DI CASTELCICALA.
(DOCUMENTO 8) Palermo, 3 maggio 1860.
Ordinanza .
Noi Paolo Ruffo Principe di Castelcicala, Luogotenente gene rale di S. M. il Re (N. S.) e Comandante le armi in questi Reali domini .
Vedute le due ordinanze di S. E. il Principe di Satriano del
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16 giugno 1849 con le quali vennero istituiti Consigli di guerra
subitanei nelle provincie dell'Isola, per giudicare gli asportatori e detentori di armi vietate, e gli autori o complici di altri mi sfatti contro la sicurezza pubblica, ee per la formazione delle liste di fuoribando.
Veduto il Real Decreto del 10 maggio 1856, che costituiva
altro Magistrato ed altra pena pei reati di asportazione di armi, senza speciale permesso dell'autorità. Veduto l'altro decreto 17 dicembre 1858 inteso alla tutela
della tranquillità interna dello Stato. Poichè se una settenne intera tranquillità per tutta l'isola , potè, ferma restando l'una
delle due ordinanze, far mitigare il rigore dell'altra ; le recenti perturbazioni, comecchè sollecitamente sedate, consigliano la ne
cessità di più severa repressione, poichè ai pochi avanzi delle bande fuggiasche o disperse, sia tolta ogni facilità di riunirsi in comitive armate ed infestare le campagne e le pubbliche vie. Convenendo che si dia luogo a tale provvedimento eccezionale, riconosciutosi utile per lo innanzi, che valga efficacemente a
tutelare la vita e la proprietà dei buoni cittadini, ed a raffermare sempre meglio la già ristabilitasi tranquillità e l'ordine pubblico, supremo bisogno di tutti governati.
Considerando i gravi misfatti di sangue e di rapina avvenuti in questi giorni in Ciminna, Petralia Sottana, nelle terre di
Caccamo, nella Piana di Vicari e nel Porticello, perpetrati dalle reliquie delle disciolte bande.
Facendo uso dei poteri a ciò conferitici da S. M. il Re N. S. troviamo di disporre e disponghiamo quanto segue : Art. 1.° L'ordinanza del 16 giugno 1849 in fatto di aspor tazione e detenzione d'armi, senza speciale permesso dell'auto rità è richiamata in vigore . Art. 2.° I contravventori saranno giudicati dai consigli di guerra subitanei e puniti di morte . Firmato : PRINCIPE DI CASTELCICALA .
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(DOCUMENTO 9) Segretariato Generale Divisione Volontari Italiani Sez . Ia N8364 . Oggetto Commissione dei Mille
Ministero Guerra
-
All'Illust. Sig. Tenente Generale Stefano Türr
Torino .
Rimanendo tuttora pendenti taluni reclami e quistioni relative al personale dei Mille sbarcati a Marsala nel 1860, il sottoscritto venne già nella determinazione di eleggere una Commissione incaricata di esaminare e deliberare sulle quistioni stesse.
Fu nominato Presidente di tale Commissione il Sig. Luogote nente generale Sirtori, il quale però essendo in ora stato chia
mato a far parte della Commissione Parlamentare pel brigan taggio, trovasi nell'impossibilità di accudire ai lavori di cui si era incaricato.
Quindi il sottoscritto atteso le di lei cognizioni in proposito, ha risoluto pregare la S. V. a voler assumere la Presidenza della surriferita Commissione, e contemporaneamente dar opera
al
disbrigo degli affari relativi. Credesi pertanto renderla intesa che i membri che dovranno coadjuvarla, ed a cui venne già dato analogo avviso, sono i Signori Maggior generale Francesco Stocco con officio di vice-Presidente.
Colonnello di fanteria Musolino Benedetto ;
Luogotenente Colonnello del Corpo di stato maggiore Gior gio Manin ;
Maggiore Lobbia Cristiano ;
Capitano Pecorini Carlo, membro supplente con officio di segretario e con voto in assenza di uno dei signori
preindicati . Il locale destinato pelle riunioni sarà nel Ministero della Guerra .
Durante la licenza a cui la S. V. accudisce, il Sig. Maggior ge nerale Stocco, convocherà la Commissione stessa, onde non soffrano ritardo gli affari in quistione.
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Un rapporto informativo sullo stato delle cose, e tutte le carte analoghe sono state già disposte nel locale già indicato . Torino , 39 dicembre 1862. Il Ministro
Firmato : DELLA ROVERE.
ELENCO DEI MILLE
Componenti la prima spedizione per la Sicilia, partiti da Quarto di Genova sui Vapori il Piemonte e il Lombardo. 1. Abba Giuseppe Cesare, di Gius., da Cairo (Savona ). 2. Abbagnole Gius., di Melchiorre, da Casola ( Napoli ) . 3. Abbondanza Domenico, di Giuseppe, da Genova. 4. Acerbi Giovanni, di Giovanni, da Castel Goffredo (Mantova ). 5. Adamoli Carlo, di Francesco , da Milano .
6. Agazzi Luigi Isaia di Alessandro, da Bergamo. 7. Agri Vincenzo
8. Aiello Giuseppe, di Giusto, da Palermo. 9. Airenta Girolamo, di Giovanni Battista, da Rossiglione ( Genova) .
10. Alberti Clemente, di Arcangelo, da Carugate ( Monza ) . 11. 12. 13. 14. 15.
Alessio Giuseppe Alfieri Benigno, di Luigi, da Bergamo. Alpron Giacomo Amati Fermo Ferdinando Federico, di Giovanni, da Bergamo. Ammistani Giovanni, di Angelo, da Brescia. .
16. Andreotti Luigi, di Franc., da Sant' Arenzo al Mare. 17. Andreetta Domenico, di Benedetto, da Porto Bulloli (Treviso) . 18. Antognoli Federico
19. Antongini Carlo, di Gaetano, da Milano. 20. Antongini Alessandro, di Gaetano, da Milano.
21. Antonelli Giovanni, di Arcangelo, da Pedona (Lucca ) . 22. Antonini Marco, di Pietro, del Friuli.
23. 24. 25. 26. 27. 28.
Antonelli Stefano, di Francesco, da Saiano (Brescia ). Archetti Giov. Maria, di Giacomo, da Iseo (Brescia ). Arconati Rinaldo, di Enrico, da Milano. Arcangeli Febo, di Angelo, da. Sarnico (Bergamo). Arcangeli Isacco, di Bartolo, da Sarnico (Bergamo). Arcari Santo - Luigi, di Angelo, da Cremona.
29. Aretocca Ulisse
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30. 31. 32. 33.
347
Argentino Achille Armellini Bartolo, di Antonio, da Ceneda ( Veneto) . Armani Antonio, di Francesco, da Riva di Trento. Armarino Giovanni, di Girolamo, da Genova. .
34. Artifoni Pietro - Antonio
35. Ascani Zelindo, di Girolamo, da Montepulciano.
36. Asperti Vito Luigi, di Giovanni, da Bergamo. 37. Asperti Pietro Giov. Batt., di Giovanni, da Bergamo.
38. Astengo Angelo, di Giovanni Batt., da Albissola Marina (Genova). 39. Astori Felice, di Giovanni, da Bergamo.
40. Azzi Adolfo, di Agostino, da Trecenta nel Polesine (Veneto). 41. Azzolini Carlo
.
42. Bacchi Luigi , di Angelo, da Parma. 43. Badaracchi Alessandro
.
44. Baderna Carlo Luigi, di Ferdinando, da Piacenza. 45. Bodini Ario , di Pietro
46. Baignera Crescenzio, di Franc., da Gardone ( Brescia) . 47. Baice Giuseppe, di Sebastiano, da Magre ( Vicenza ). 48. Bai Luigi, di Gaetano, da Lodi. 49. Baiocchi Pietro
50. 51. 52. 53.
Balboni Antonio Davide, di Giovanni , da Cremona. Baldi Francesco, di Francesco, da Pavia. Baldassari Angelo, di Pelice, da Sale Marasino, Iseo (Brescia ). Balicco Enrico, di Carlo, da Bergamo.
54. Baracchino Luigi Andrea, di Domenico, da Livorno. 53. Baratteri Oreste, di Domenico, da Trento ( Tirolo Italiano) . 56. Barabino Tommaso, di Carlo, da Genova. 57. Baracchi Girolamo, di Antonio , da Brescia. 58. Baracco Giuseppe
.
59. Barbieri Innocente, di Giuseppe, da Brescia. 60. Barbetti Fortunato Bernardo, di Giuseppe, da Brescia.
61. Barberi Giovanni, di Luigi, da Castelletto sopra Ticino (Novara ). 62. Barberi Enrico, di Melchiorre, da Castelletto sopra Ticino (Novara ). 63. Barbieri Girolamo, di Giovanni Batt., da Bussolengo ( Verona ) . 64. Barbesi Alessandro, di Gaetano, da Verona.
65. Barboglio Giuseppe, di Pietro, da Brescia. 66. Baroni Giuseppe, di Giuseppe, da Bergamo.
67. Baruffaldi Tranquillino, di Alfonso, da Barsio (Lecco Como). 68. Bassani Giuseppe Ant., di Paolo, da Chiari (Brescia.)
69. Bassani Enrico Napoleone, di Giuseppe, da Ponte S. Pietro ( Bergamo). 70. Bassini Angelo, di Giacomo, da Pavia.
DOCUMEFTI
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71. Basso Giovanni
72. Banchero Emanuele, di Luigi, da Savona. 73. Banchero Carlo
.
74. Bandi Giuseppe, di Agostino, da Gavorano (Grosseto ). 75. Bazzano Domenico, di Salvadore, da Palermo.
76. Beccarelli Pietro, di Eman., da Lattirnana (Pistoia). 77. Beccario Domenico Lorenzo, di Giuseppe, da Genova. 78. Beſlagna Alessandro, di Giacomo, da Padova ( Veneto) .
79. Bellagamba Angelo, di Francesco, da Genova. 80. Bellantonio Francesco, di Gius., da Reggio Calabria ).
81. Bellandi Giuseppe, di Giuseppe, da Brescia. 82. Belleno Giuseppe Niccolò, di Paolo, da Genova. 83. Bellisio Luigi, di Pietro, da Genova. 84. Bellisomi Aurelio, di Pio, da Milano.
85. 86. 87. 88. 89. 90. 91.
Bellini Antonio, di Vincenzo, da Verona. Belloni Ernesto, di Giov. Batt., da Treviso (Veneto ). Benedini Gaetano, di Luigi, da Mantova. Beneschi Ernesto, di Francesco, da Bütschowitz. Bensaia Giovanni Batt., di Salvatore, da Messina. Bensaia Niccolò , di Salvatore, da Messina. Benvenuto Bartolommeo, di Antonio, da Genova,
92. Benvenuti Raimondo
.
93. Berardi Giovanni Maria, di Francesco, da Brescia. 94. Beretta Eduardo, di Felice, da Pavia.
95. Beretta Giacomo, di Giovanni, da Bazzano (Lecco).
96. Bergangini Germano, di Carlo, da Livorno (Vercelli) . 97. Berino Michele
.
98. Berio Emanuele
99. Berna Giovanni, di Cristiano, da Treviso ( Veneto ).
100. Bertini Giuseppe, di Francesco, da Livorno. 101. Berthe Ernesto, di Giuseppe, da S. Giovanni alla Castagna (Como). 102. Berti Enrico
103. Bertozzi Giovanni Battista, di Antonio da Pordenone (Friuli). 104. Bertacchi Lucio Mauro, di Luigi, da Bergamo.
105. Bertolotto Giovanni Battista, Giuseppe, di Francesco, da Genova . 106. Bettinelli Giacomo, di Pasquale, da Bergamo. 107. Bettoni Faustino
108. Bevilacqua Alessandro, di Francesco, da Montag nolo (Ancona ). 109. Bezzi Egisto, di Giov. Battista, da Cusiano, di Orfanna ( Trentino ). 110. Bianchi Luigi, di Francesco, da Cermenate ( Como). 111. Bianchini Massimo, di Giovanni, da Livorno.
DOCUJENTI
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112. Bianchi Angelo, di Gaetano, da Milano. 113. Bianco Francesco, di Sante, da Catania . 114. Bianchi Girolamo.
115. Bianchi Luigi Pietro, di Francesco, da Pavia, 116. 117. 118. 119.
Bianchi Achille Maria, di Giovanni , da Bergamo. Bianchi Ferdinando, di Calabria. Bianchi Ferdinando Martino, di Carlo da Bergamo. Bideschini Francesco, di Gius., da Burano ( Venezia ).
120. Biffi Luigi Adolfo, di Ermenegildo, da Caprino (Bergamo). 121. Bignami Claudio , di Carlo, da Pizzighettone (Cremona).
122. Bisi Giovanni Battista, di Domenico, da Legnago (Verona ) . 123. 124. 125. 126.
Bixio Nino, di Tommaso, da Genova. Borsi Stefano, di Enrico, da Genova. Barulli Stefano, di Santino, da Vignale (Gorgonzola). Boggiano Ambrogio, di Giacomo, da Genova.
127. Boldrini Cesare, di Pietro, da Castellano (Mantova). 128. Bolgia Giovanni, di Niccola , da Orbetello (Grosseto ). 129. Bolis Luigi, di Carlo, da Bergamo.
130. Bollani Francesco, di Giovanni Batt., da Carzago (Lonato -Brescia ). 131. Bonan -Rainieri Tertulliano, di Fioravante , da Acquaviva (Subur bio di Livorno ). 132. Bonardi Carlo, di Giovanni Maria, da Iseo (Brescia ). 133. Bonanomi Giacomo, di Pietro, da Como.
134. Bonafede Giuseppe , di Domenico, da Gratteri (Cefalù) . 135. Bonafini Francesco, di Francesco da Mantova . 136. Bonacina Luigi, di Angelo, da Bergamo.
137. Bonduan Pasquale di Valentino , da Mestre (Venezia). 138. Bonetti Francesco, di Giovanni, da Zogno (Bergamo). 139. Boni Fedele, di Giovanni , da Modena. 140. Bonino Giacomo, di Michele, da Genova.
141. Boni Francesco Alessandro , di Credo in Dio, da Brescia.
142. Bonsignori Eugenio , di Franc. , da Montirone (Brescia). 1 43. Bontempelli Carlo, di Pietro, da Bergamo.
114. Bontempo Giuseppe Rinaldo, di Niccola, da Orzinovi (Brescia). 145. Bonvecchi Luigi , di Pacifico, da Treia (Macerata ). 146. Borchetta Giuseppe.
147. 148. 149. 150.
Bordin Giovanni , di Pietro, da Padova. Boretti Ercole, di Siro, da Pavia. Borgomaineri Carlo Pietro, di Pietro, da Milano. Borgognini Ferdinando , di Francesco, da Firenze.
151. Borri Ant. di Lorenzo, da Rocca Strada ( Grosseto) .
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152. Borso Antonio, di Antonio, da Padova (Veneto ). 153. Boschetti Giov. Batt., di Pietro, da Covo ( Treviglio) . 154. Bossi Carlo
153. Bottacci Salvatore, di Antonio, da Orbetello.
156. Bottagisi Luigi Enrico Agostino, di Carlo, da Bergamo. 157. Bottagisi Cesare, di Carlo, da Genova.
158. Bottagisi Martiniano, di Gaetano da Bergamo. 159. Bottero Giuseppe Ernesto, di Luigi , da Genova. 160. Botticelli Giovanni
161. Bottone Vincenzo, di Melchiorre, da Palermo. 162. Botturini Antonio, di Pietro, da Pescantino ( Verona ) .
155. Boaretto Lorenzo, detto Rigoli, di Giov. Batt., da Bovolenta ( Pa dova).
164. Bovi Paclo, di Antonio, da Bologna . 165. Bozzani Eligio, di Pietro , da Fontanellato (Parma). 166. Bozzetti Romeo, di Francesco , da S. Martino in Beliseto ( Cremona ) . 167. Bozzo Gio . Battista 168. Bozzola Candido Andrea
169, Braco Ferdinando, di Giovanni, da Montanese (Cortona -Arezzo ) . 170. Brambilla Prospero, di Prospero, da Bagnatica (Bergamo). 171. Bracco Giuseppe, di Francesco, da Palermo.
172. Braico Cesare , di Bartolommeo , da Brindisi.
173. Braccini Gustavo Giuseppe , di Giovanni, da Livorno. 174. Bresciani Pietro Gius ., di Silvio, da Adrara (Laniceo ).
175. Briasco Vincenzo , di Giuseppe, da Genova. 176. Brissolaro Giovanni Edoardo , di Giov., da Bergamo. 177. Brunialti Giovanni Battista . 178. Bruzzesi Giacinto Pietro . 179. Bruzzesi Pietro .
180. Bruzzesi Filippo. 181. Bruntini Pietro, di Pietro, da Bergamo. 182. Buffa Enrico , di Paolo , da Ovada ( Novi ) .
183. Bulgheresi Jacopo , di Giuseppe , da Livorno . 184. Bullo Luigi , di Antonio, da Chioggia (Venezia ). 183. Buonvicini Federico ,
186. Burattini Carlo di Domenico, da Ancona.
187. Burlando Antonio , di Andrea , da Genova .
188. Buscemi Vincenzo, di Antonio , da Palermo . 189. Buttinelli Giuseppe, di Gaetano, da Viggiù ( Varese) . 190. Butti Alessandro .
191. Buttironi Emilio, di Vincenzo, da Suzzara (Mantova ).
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192. Battinoni Franc., di Franc., da Treviglio (Bergamo). 193. Buzzacchi Giov., di Benedetto, da Medole (Castiglione ).
194. Caccia Carlo, di Gius. da Monticelli d'Oglio (Brescia). 19.5. Caccia Ercole, di Giuseppe, da Bergamo.
196. Cadei Ferdinando, di Giacomo, da Calepio (Bergamo). 197. Cafferata Francesco, di Francesco, da Genova.
198. Cagnetta Domenico, di Antonio, da Pavia. 199. Cairoli Carlo Benedetto Enrico, di Carlo, da Pavia.
200. Cairoli Benedetto Angelo, di Carlo, da Pavia. 201. Calabresi Pietro, di Martino, da Carteno Breno (Brescia). 202. 203. 204. 205. 206. 207. 208.
Calafiore Michelangelo, di Francesco, da Fiumara (Calabria Ultra 19) . Calcinardi Giovanni , di Andrea, da Brescia . Calderini Ercole Enrico, di Antonio, da Bergamo. Calona Ignazio, di Gio. Batta., da Palermo. Calvino Salvatore, di Giuseppe, da Trapani. Calzoni Secondo, di Andrea, da Bione Salò (Brescia ). Cambiaghi Gio . Batt. , di Felice, da Monza.
209. Cambiagio Biagio, di Andrea, di Polcevera (Genova). 210. Cambiase Gaetano, di Antonio, di Campomarone (Genova) . 211. Camici Venanzio , di Antonio, da Colle di Val d'Elsa . 212. Camellini Giuseppe, di Natale, da Reggio (Emilia ).
213. Campiano Bartolommeo, di Lorenzo, da Genova. 214. Campanella Antonio, di Gaspare, da Palermo. 215. Campo Giuseppe, di Antonio, da Palermo. 216. Campagnoli Giuseppe Carlo, di Antonio, da Pavia. 217. Campo Achille, di Antonio, da Palermo.
218. Campi Giovanni, di Giuseppe, da Monticelli (Bongina). . 219. Candiani Carlo Antonio, di Gio. Batt., di Milano.
220. Canepa Giuseppe, di Angelo, da Genova. 221. Canetta Franc., di Domenico, da Oggebbia (Pallanza). 222. Canezza Bartolommeo, di Benedetto, da Rapallo (Genova ). 223. Canſer Pietro, di Gio. Batt., da Bergamo.
224. Canini Cesare, di Giuseppe, da Sarzana ( Genova) . 225. Cannoni Girolamo, di Giovanni, da Grosseto.
226. Cantoni Lorenzo, di Geremia, da Parma. 227. Cantoni Angelo, di Ferdinando, da Mezzani (Parma). 228. Canzio Stefano, di Michele, da Genova.
229. Cappelletto Giuseppe Maria, di Pietro, da Venezia. 230. Capitanio Giuseppe, di Luigi, da Bergamo. 231. Capurro Giovanni, di Agostino, da Genova.
232. Capurro Gio. Batt., di Gio. Balt., da Genova.
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253. Capuzzi Giuseppe, di Stefano, da Lonato (Brescia ). 234. Carabelli Daniele, di Domenico, da Gallarate (Milano). 235. Caravaggi Michele, di Carlo, da Chiari (Brescia). 236. Carbone Francesco, di Giovanni, da Genova.
237. Carbonelli Vincenzo, di Pietro, da Secondigliano (Napoli). 238. Carbone Francesco, di Girolamo, da Sestri Ponente (Genova ). 239. Carbonari Raffaele, di Domenico, da Catanzaro (Calabria). 240. Cardinale Natale, di Giralamo, da Genova.
241. 242. 243. 244. 245. 246. 247.
Caretti Antonio, di Angelo, da Milano. Carini Giacinto, di Giacinto, da Palermo. Carbonari Lorenzo, di Sante, da Ancona. Carini Giuseppe , di Luigi, da Pavia. Carini Gaetano, di Francesco, da Corteleona (Pavia). Cariolato Domenico, di Niccolò, da Vicenza ( Veneto). Carminati Agostino Bernardo, di Giov ., da Bergamo.
248. Carrara Antonio Pietro Giulio, di Bellobuono, da Bergamo.
249. Carrara Giuseppe Antonio Luigi, di Giuseppe, da Bergamo. 250. Carrara Giuseppe Sante, di Natale, da Bergamo. 251. Carluti Francesco.
252. Carpaneto Francesco, di Andrea, da Genova. 253. Cartagenova Filippo, di Gio . Batt., da Genova. 254. Carrara Cesare, di Pietro, da Trevico (Genova). 255. 256. 257. 258.
Casabona Antonio, di Giacomo, da Genova. Casaccia Bartolommeo Emanuele, di Andrea, da Genova. Casaccia Enrico Raffaele, di Girolamo, da Genova. Casali Alessandro, di Vincenzo, da Pavia .
259. Casassa Niccolò, di Filippo, da Isola (Ronco-Genova). 260. Casali Enrico, di Vincenzo, da Pavia .
261. Casiraghi Alessandro, di Vincenzo, da Milano. 262. Cassanello Tommaso, di Pietro, da Genova.
263. 264. 265. 266.
Castagna Pietro, di Agostino, da S. Lucia (Verona). Castagnola Domenico, di Giuseppe, da Genova . Castagnoli Pasquale Natale, di Antonio, da Livorno. Castardelli Guido, di Giacomo, da Massa superiore (Veneto).
267. 268. 269. 270. 271.
Castellazzi Antonio, di Osvaldo, da Gosaldo (Veneto ). Castellani Egisto, di Carlo, da Milano. Castellini Francesco Maria, di Angelo, da Spezia (Levante Genova) . Castiglia Salvatore, di Francesco da Palermo. Castiglione Cesare, di Luca, da Tradate (Como).
272. Cattaneo Bartolommeo, di Franc., da Gravedona (Como). 273. Cattaneo Franc ., di Michelangelo, da Novi (Genova ).
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274. Cattaneo Angelo Giuseppe, di Davide, da Antignate ( Treviglio Bergamo).
275. Cattaneo Angelo Alessandro, di Pietro, da Bergamo. 276. Cattoni Telesforo.
277. Cavalleri Gervaso Giuseppe Maria, di Antonio, da Milano. 278. Cavalli Luigi . 279. Ceccarelli Vincenzo, di Luigi , da Roma. .
280. Cecchi Silvestri, di Giovanni, da Livorno.
281. Cei Giovanni, di Angelo, da Livorno. 282. Cenni Guglielmo, di Lorenzo, da Comacchio (Ferrara). 283. Ceresetto Angelo, di Gio. Batt. , da Genova. 284. Ceribelli Carlo, di Gaetano, da Bergamo. 285. Cella Giovanni Battista .
286. Contri Silvio, di Luigi, da Cologna (Verona). 287. Cerea Celestino, di Francesco, da Bergamo. 288. Corvetto Maria Stefano, di Domenico, da Genova.
289. Cevasco Bartolommeo, di Giuseppe, da Genova. 290. Cherubini Luigi. 291. Chiesa Liborio Daniele, da Milano.
292. Chiesa Gius. , di Cammillo, di Borgo Ticino ( Pavia ). 293. Chiossone Vincenzo, di Paolo, da Messina. >
294. Chizzolini Cammillo, di Carlo, da Marcaria (Cremona). 295. Ciaccio Alessandro, di Giuseppe, da Palermo. 296. Cicala Ernesto, di Giovanni, da Genova.
297. Cingiarotti Sante, di Michele, da Caldiero (Verona). 298. Ciotti Marziano, di Valentino, da Gradisca. 299. Cipriani Bonaventura, di Michele, da Godega ( Veneto ). 300. Cipriani Angelo Cesare, di Giovanni, da Firenze. 301. Cocchella Stefano, di Antonio, da Genova .
302. Cocolo Gius. , di Gio. Batt. , da Conegliano ( Venezia). 303. Coeli Carlo, di Giovanni, da Castel Leone (Cremona). 304. Cocito Guido.
305. 306. 307. 308. 309.
Colli Gaetano, di Agostino, da Bologna. Collini Angelo, di Giann' Antonio, da Mantova. Colombi Luigi Alberto, di Arcangelo, da Misano ( Bergamo). Colombo Girolamo Quintilio, di Natale, da Bergamo. Colombo Donato, di Abramo, da Ceva (Mondovi).
310. Colpi Gio. Batt. , di Giovanni, da Padova (Veneto) . 311. Comi Cesare, di Giovanni, da Trescorre (Bergamo). 312. Conti Demetrio, di Zeffirino, da Loreto ( Ancona). 313. Conti Luigi, di Fermo, da Sondrio. 23
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314. Conti Lino, di Defendente, da Brescia. 315. Conti Carlo, di Barolo, da Bergamo. 316. Coppello Enrico, di Carlo, da Genova.
317. Copler Giuseppe, di Angelo, da Tagliano (Bergamo).
318. Cipollini Achille, di Luigi, da Napoli. 319. Corbelli Antonio Giuseppe, di Angelo, da Borgarello (Pavia) . 320. Corona- Marchi Marco, di Giacomo, da Zolo (Belluno). 321. Cortesi Francesco, di Gio. Batt. , da Sala-Bagaura (Parma ) .
322. Corti Francesco, di Giacomo, da Bergamo. 323. Cossio Valentino, di Niccolò, da Talmassone ( Veneto). 321. Cossovich Marco, di Giuseppe, da Venezia. 32 ). 326. 327. 328.
Costa Giacomo Domenico, da Rovereto. Costa Giuseppe, di Giovanni, da Genova. Costa Giuseppe, di Pietro, da Genova . Costetti Massimiliano, di Gabriele, da Reggio (Emilia ).
329. Castion Gaetano, di Antonio, da Porto Gruaro ( Venezia). 330. Colli Antonio.
331. 332. 333. 334.
.
Cova Giovanni, d' Innocente, da Milano. Covioli Giuseppe Romeo, di Marco, da Bergamo. Covini Paolo, di Luigi, da Cremona. Crema Angelo Enrico, di Luigi , da Cremona .
335. Crescini Rizzardi Paolo, di Giuseppe, da Bergamo. 336. Crescini Gio. Batt. , da Ludriano ( Brescia) .
337. Crispi Francesco, di Tommaso, da Castelvetrano (Sicilia) . 338. Crispi Rosalia. 339. Cristiani Cesare, di Ferdinando, da Livorno .
340. Cristofoli Pietro Angelo, di Filippo, da S. Vito ( Friuli ) . 341. Cristofoli Giov. , di Antonio, da Clusone (Bergamo).
342. Cruciani Giovanni, di Antonio, da Bergamo.
343. Cucchi Luigi Francesco , di Antonio, da Bergamo. 344. Curtolo Giovanni, di Domenico, da Feltre (Belluno). 345. 346. 347. 348. 349.
Curzio Francesco, di Acquaviva , in Terra di Bari. Dacco Luigi, di Pietro, da Marcignago ( Pavia). Dagna Pietro, di Giuseppe, da Pavia. Dall'Ara Carlo di Giuseppe, da Rovigo (Veneto ). Dalla Palù Antonio, di Niccola, da Vicenza (Veneto ).
350. Dallasanta Vincenzo, di Giuseppe, da Padova . 3:31. Dalmazia Antonio .
352. Dallovo Luigi Enrico, di Ermenegildo, da Bergamo. 333. Damiani Giammaria, di Carlo da Piacenza.
354. Damis Domenico, di Ant., da Lungro (Calabria Citra. )
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355. 336. 357. 358. 359.
355
D'Ancona Giuseppe, d'Isacco Girolamo, da Venezia. Damele Pietro, di Giov. Batt., da Diano Castello ( Porto Maurizio ). Dapino Stefano, di Carlo, da Genova. De Amezaga Luigi , di Giacomo, da Genova. De Boni Giacomo, di Polidoro, da Feltre ( Belluno Veneto ) .
360. Debiasi Giuseppe
361. De-Col Gius. Franc., di Felice, da Viguni (Feltre ) . 362. 363. 364. 365. 366.
De-Col Luigi, di Giacomo, da Venezia . Donati Angelo, di Giacomo, da Padova. Di Cristina Giuseppe, di Rocco, da Palermo. Defendi Giov. , di Alessandro, da Luzzana (Bergamo). De-Ferrari Carlo, di Niccolò, da Sestri Levante (Chiavari).
367. Del-Campo Lorenzo, di Marco, da Genova . 368. Del-Chicca Gius. , di Lorenzo Pierantonio, da Bagni S. Giuliano ( Pisa ) . 369. Del-Fa Alessandro, di Giuseppe, da Livorno.
370. Della Casagrande Andrea, di Giuseppe, da Genova . 371. Della Casagrande Giovanni, di Giorgio, da Genova. 372. Della Cella Ignazio, di Candido, da Genova.
373. Dellatore Ernesto, di Andrea, da Adro ( Brescia ) . 374. Dellatore Carlo Pompeo, di Antonio, da Milano. 375. Della Vida Natale Cesare, di Vincenzo, da Livorno. 376. Delle .Piace Giov. Batt., di Andrea, da Genova.
377. 378. 379. 380.
Delino Luca Giov. Batt., di Pasquale, da Genova. Del -Mastro Michele, di Carmine, da Ortodonico ( Vallo) . Del -Mastro Raff. Francesco Paolo, di Carmine, da Ortodonico ( Vallo) . Delucchi Luigi, di Giuseppe, da Montaggio ( Genova ) .
381. Delucchi Giulio Giuseppe, di Salvatore, da Sampierdarena (Genova). 382. De -Maestri Francesco, di Pellegrino, da Spotorno (Savona ). 383. De-Marchi Domenico Bonaventura, di Franc., da Malo ( Vicenza ) . 384. De -Martini Gennaro 385. De-Michele Tito , di Pietro, da Genova. 386. Denegri Giov. Battista .
387. De-Nobili Alberto, di Cesare, da Catanzaro (Calabria). 388. De-Paoli Cesare, di Francesco, da Parona ( Veneto) . 389. De Palma Niccola
390. 391. 392. 393. 394.
De -Pasquali Luigi, di Carlo, da Genova . Desiderati Basilio Emilio, di Luigi, da Mantova. De- Stefanis Giov. Antonio, di Modesto, da Castellamonte (Piemonte ). Dewitt Rodolfo, di Niccola, da Orbetello ( Grosseto). Devecchi Carlo, di Francesco, da Capiago (Pavia ).
395. Dezza Gius., di Baldassare, da Melegnano (Milano ).
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396. Dezorzi Ippolito 397. Di-Franco Vincenzo, di Placido, da Palermo.
398. Di-Giuseppe Giov. Batt., di Gius., da S. Margherita. 399. Dilani Giuseppe
400. 401. 402. 403.
.
Dionese Eugenio, di Giovanni, da Vicenza. Dodoli Corradino, di Costantino, da Livorno. Dolcini Angelo, di Francesco, da Bergamo. Donadoni Angelo Enrico, di Giovanni da Bergamo.
404. Donati Carlo
405. Donegani Pietro, di Giuseppe, da Brescia. 406. Donelli Andrea , di Melchiorre, da Castelponzone (Casalmaggiore ) .
407. Donizzetti Angelo Paolo, di Andrea, da Ponteranica ( Bergamo) . 408. Ellero Enea, di Mario, da Pordenone (Veneto) . 409. Erba Filippo, di Luigi, da Milano. 410. Erede Gaetano, di Michele, da Genova . 411. Elia Augusto
412. Escufiè Francesco Luigi, di Luigi, da Torino. 413. Esposito Giovanni , da Bergamo.
414. Evangelisti Paolo Emilio, di Filippo, da Genova. 415. 416. 417. 418.
Fabio Luigi, di Giovanni, da Pavia. Fabris Placido, di Bernardo, da Povegliano (Treviso Veneto.) Facchetti Giov. Batt., di Antonio, da Brescia . Facchetti Alessandro Antonio, di Giovanni, da Bergamo.
419. Faccini Onesto, di Domenico, da Lerici (Genova.) 420. Faccioli Baldassare, di Girolamo, da Montagnana ( Veneto. )
421. Fogliati Luigi, di Bartolo, da Villarospa (Veneto). 422. Fanelli Giuseppe, di Lelio, da Montecalvario (Napoli). 423. Fantoni Giov. Batt. , di Franc., da Legnago ( Verona ) . 424. Fantuzzi Antonio, di Vincenzo, da Pordenone ( Friuli ) . 425. Fanucchi Alfredo, di Filippo, da Salviana (Livorno).
426. Fasce Paola Federico, di Emanuele, da Genova. 427. Fasciola Andrea, di Antonio , da Genova .
428. 429. 430. 431.
Fasola Alessandro, di Gaudenzio, da Novara . Fattori Gius., di Giov. Batt., da Ostiano ( Brescia ) . Fattore-Biotton Antonio, di Antonio, da Castel Tesino (Tirolo Merid . ) Ferrari Filippo, di Bartolommeo, da Varese (Chiavari .)
432. Ferrari Paolo
.
.
433. Ferrari Domenico Giovanni, di Luigi, da Napoli .
434. Ferrighi Felice, di Giovanni, da Valdagno (Vicenza.) 433. Ferri Pietro, di Giacinto , da Bergamo. 436. Ferriti Giovanni Marsilia, di Pietro, da Brescia.
DOCUMENTI
437. 438. 439. 440.
Filippini Ettore, di Antonio, da Venezia . Fincati Giov. Batt. , di Antonio, da Treviso ( Veneto ) . Finocchietti Domenico, di Luigi, da Genova. Fiorentini Pietro, di Giuseppe, da Verona.
441. Fiorini Eduardo, di Giuseppe, da Cremona. 442 Firpo Pietro, di Bernardo, da Genova. 443. Flessati Giuseppe, di Domenica, da Cerea ( Verona ). 444. Folin Marco.
445. Fontana Giuseppe, di Giuseppe, da Trento.
446. 447. 448. 449.
Foresti Giov., di Cristoforo, da Pralboino (Brescia ). Formiga Luigi , di Giovanni, da Mantova. Forni Luigi, di Stefano, da Pavia. Forno Antonio, di Carmelo, da Palermo.
450. Fossa Giovanni, di Domenico, da Genova. 451. Franzoni Guglielmo, di Natale, la Parma.
452. Frascada- Belfiore Paolo, da Vigevano.
453. Frediani Francesco, di Carlo, da Camillo (Lecco di Massa) . 454. 455. 456. 457. 458. 459. 460. 461. 462.
Frigo Bartolommeo. Froscianti Giovanni, di Fabio, da Colle Scipoli. Fumagalli Enrico Angelo, di Gaetano, da Senago (Milano). Fumagalli Antonio, di Pietro, da Bergamo. Fusi Giuseppe, di Carlo, da Pavia . Fuxa Vincenzo, di Gabrielle, da Palermo. Gabrielli Raffaele, di Giuseppe da Roma. Gadioli Francesco, di Antonio, da Librola (Ostiglia) . Gaffini Antonio, di Carlo, da Milano.
463. Gaffari Eugenio, di Fortunato da Brinzio (Como). 464. Gagni Federico, di Giuseppe, da Bergamo. 465. Galetto Antonio Alessandro, di Francesco, da Genova. 466. Galigarsia Sebastiano .
467. Galimberti Giacinto
.
468. Galimberti Giuseppe Carlo, di Napoleone, da Milano. 469. Galeano Francesco, di Filippo, da Genova. 470. Galleani Giov. Batt., di Filippo, da Genova . 471. Galli Carlo, di Pietro, da Pavia.
472. Galoppini Pietro, di Francesco, da Borgo Sesia (Novara ). 473. Gamba Barnaba, di Giacomo, da Eudonna (Bergamo).
474. Gambino Giuseppe, di Giuseppe, da Voltri (Genova ). 475. Gandolfo Emanuele, di Adamo, da Genova. 476. Garbinati Guido. 477. Garibaldi Gaetano.
.
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DOCUMENTI
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478. Garibaldo Giovanni Stefano Agostino, di Domenico, da Genova. 479. Garibaldo Giovanni, di Giov. Batt., da Genova . 480. Garibaldi Menotti.
.
481. Garibotto Ginseppe, di Giacomo, da Genova. 482. 483. 484. 485.
Gazzo Daniele, di Antonio, da Padova (Veneto). Gasparini Giovanni Andrea, di Bernardino, da Carré (Vicenza). Gasparini Giov. Battista.. Gattai Casare, di Alessandro, da Livorno.
486. Gastaldi Cesare, di Giov. , da Neviano degli Arduini (Parma). 487. Gastaldi Giov. Batt., di Domenico, da Porto Maurizio. 488. Gatti Stefano, di Angelo, da Mantova. 489. Gattinoni Giov. Costanzo, di Girolamo, da Bergamo.
490. Girard Omero, di Luigi, da Livorno. 491. Gervasio Giuseppe, di Antonio, da Genova. 492. Gherardini Goffredo.
493. 494. 495. 496.
Ghidini Luigi, di Francesco, da Bergamo. Ghigliotti Antonio Franc., di Giov. Batt., da Genova. Gbiglione Giov. Batt . , di Gaetano, da Genova . Ghislotti Gius., di Luigi, da Comun nuovo ( Bergamo).
497. Giacomelli Pietro.
.
498. Giambruno Nicola, di Cesare, da Genova. 499. Gianfranchi Raffaele Felice, di Giovanni, da Genova.
500. Gilardelli Angelo Giuseppe, di Antonio, da Pavia. 501. Gilieri Girolamo, di Antonio , da Legnano ( Veneto ). 502. Giola Giovanni.
503. Giudice Giovanni Girolamo, di Domenico, da Codevilla ( Voghera ). 504. Giulini Luigi Giovanni, di Benigno, da Cremona.
505. Giunti Edoardo Egisto, di Giovanni, da Salviano (Livorno). 506. Giupponi Giuseppe..
507. Giuriolo Giovanni, di Pietro, da Arzignano (Vicenza). 508. Giusta Giuseppe, di Antonio, d'Asti .
509. Gnecco Giuseppe, di Tommaso, da Genova . 510. Gnesutta Coriolano, di Raimondo, da Latisana (Friuli). 511. Gnocchi Ennogene, di Silvestro, da Ostiglia. 512. Goldberg Antonio.
513. Goglia Domenico, di Francesco, da Pozzuoli (Napoli ) . 514. 515. 516. 517.
Gorgoglione Giuseppe, di Cesare, da Genova. Gotti Pietro, di Antonio, da Bergamo. Grafigna Giuseppe, di Giov. Batt. , da Genova. Gramaccini Leonardo, di Bartolommeo, da Sinigaglia.
518. Gramignano Elisio.
DOCUMENTI
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519. Gramignola Angelo Innocente, di Ambrogio, da Robecco (Cremona). 520. Granucci Giovanni, di Paolo, da Calci (Livorno ). 521. Grasso Carlo.
522. Griggi Giov. Batt. Giuseppe, di Stefano, da Pavia. 523. Grignolo Basso Odoardo, di Felice, da Chioggia (Veneto) . 524. Gritti Emilio , di Carlo, da Cologno (Bergamo.)
525, Griziotti Giacomo, di Antonio , da Corteleona (Pavia ).
526. Grande Francesco, di Luigi, da Tempio (Sassari) . 527. Gualandris Giuseppe Enrico, di Agostino, da Almenno S. Barto lomeo (Bergamo). 528. Gruppi Giuseppe.
.
529. Guarnaccia Francesco , di Emanuele, da Venezia . 530. Guazzoni Carlo, di Cesare , da Brescia .
531. Guida Carlo, di Pietro, da Soresina (Cremona )..
532. Gindolin Antonio, di Pasquale, da Castelfranco ( Veneto ). 533. Gusmaroli Luigi, di Giuseppe, da Mantova.
534. Gussago Giuseppe, di Francesco, da Brescia . 535. Herter Eduardo , di Carlo, da Treviso (Veneto ). 536. Imbaldi Francesco .
537. Incao Alessandro Angelo, di Domenico, di Borgo Costa (Rovigo ). 538. Isnenghi Enrico, di Francesco, da Rovereto . 539. Invernizzi Pietro, di Pietro da Bergamo. 540. Invernizzi Carlo, di Pietro da Bergamo.
541. La-Masa Giuseppe, di Andrea, da Trabia (Palermo). 542. 5 13. 544. 515. 546. 547. 548.
Lamenza Stanislao, da Saracena (Calabria ). Lampugnani Giulio Cesare , di Paolo, da Nerviano (Milano ). Lampugnani Giuseppe, di Giacinto , da Milano. Lavesi Angelo, di Giov. Maria, da Belgioioso (Pavia). Lazzaroni Giovanni Batt., di Giovanni, da Bergamo. Lazzerini Giorgio , di Luigi, da Livorno . Leonardi Gius., di Antonio, da Riva ( Tirolo italiano ).
549. Lertosa Tommaso Santo, di Andrea, da Genova.
550. Lighezzolo Giov., di Francesco, da Posina ( Vicenza ). 551. Lippi Giuseppe, di Giovanni, da Motta (Treviso). 552. Lorenzi Vincislao, di Lorenzo, da Bergamo. 553. Lucchini Gius. Giov. Batt., di Giuseppe, da Bergamo. 554. Lucchini Battista .
555. Lurà Agostino Vincenzo, di Carlo, da Bergamo.
556. Lusiardi Giov. Batt., di Francesco, da Acquanegra (Cremona ). 557. Luzzato Riccardo, di Mario , da Udine (Veneto ).
558. Maccarro Guglielmo, di Giovanni Antonio, da Sassello (Savona ) .
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559. Maestroni Ferdinando, di Angelo, da Soresina (Cremona). 560. Maflioli Luigi Jacopo, di Francesco, da Livorno. 561. Magistris Giuseppe, di Antonio, da Budrio (Bologna ). 562. Magliacani Francesco, di Virgilio, da Castel del Piano ( Grosseto) .
563. Maggi Giovanni, di Martino, da Treviglio (Bergamo). 564. Magistreti Giuseppe 565. Magni Luigi , di Giovanni, da Parma.
566. Magnoni Michele, di Luigi Maria, da Rutino ( Vallo) . 567. Maiocchi Achille. .
.
568. Maironi Eugenio, di Luigi , da Bergamo. 569. Maironi Alessio.
570. Malatesta Pietro, di Giovanni, da Genova. 571. Malatesta Luigi Emanuele, da Genova. 572. Maldacea Moise, di Vincenzo, da Foggia (Capitanata ).
573. Mamoli Giovanni Enrico, di Pietro Paolo, da Lodi Vecchio ( Milano ) . 574. Manci Filippo, di Vincenzo, da Povo ( Trento).
575. Manetti Giov. Batt., di Angelo, da Chiari (Brescia) . 576. Manenti Leopoldo. 577. Manin Giorgio, di Daniele, da Venezia .
578. Mannelli Giovanni Pasquale, di Antonio, da Antignano (Livorno). 579. 580. 581. 582. 583. 584.
Mantovani Antonio, di Virgilio, da Milano. Mapelli Achille. Mapelli Clemente . Marabello Luigi , di Antonio, da Vicenza. Marabotti Angelo, di Giovanni, da Pisa . Maragliano Giacomo, di Andrea, da Genova. .
585. Marchetti Stefano Elia , di Vincenzo , da Bergamo.
586. Marchetti Luigi Giuseppe, di Giuseppe, da Ceneda (Treviso) . 587. Marchetti Giuseppe, di Luigi, da Chioggia ( Veneto.) 588. Marchesini Luciano.
589. 590. 591. 592.
Marenesi Giuseppe, di Alessandro, da Bergamo. Margarita Giuseppe Francesco, di Felice, da Cuggiono (Milano). Marchesi Pietro Samuele, di Carlo, da Covo (Bergamo). Marchesi Giov. Batt ., di Antonio, da Torre Baldone ( Bergamo) .
593. Marcone Girolamo, di Giovanni, da Genova. 594. Marconzini Giuseppe.
595. Marchelli Bartolommeo, di Giacomo, da Ovada (Novi-Alessandria ) . 596. Marchese Giovanni, di Francesco, da Genova. 597. Marrelli Giacomo.
.
598. Margheri Girolamo, di Guglielmo, Sarteano (Siena). 599. Marin Giovanni Batt., di Giuseppe, da Conegliano (Veneto ) .
DOCUMENTI
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600. Mario Lorenzo.
601. Martignoni Luigi, di Giuseppe, Casalpusterlengo (Lodi) . 602. Martinelli Ulisse, di Giacomo, da Viadana (Cremona). 603. Martinelli Clemente. 604. Mascolo Gaetano.
605. Masnada Giuseppe, di Domenico, da Ponte S. Pietro (Bergamo) . 606. Maspero Giov. Batt ., di Pietro, da Como. 607. Mattioli Angelo, di Evangelista, da Parma .
608. Mauro Domenico, di Angelo, da S. Demetrio (Calabria Citra ). 609. Mauro Raffaelle, di Angelo, da S. Demetrio (Calabria Citra) .
610. Majer Antonio, di Silvestro, da Orbetello . 611. Mazzoli Ferdinando .
612. Mazzola Giuseppe, di Gaetano, da Bergamo. 613. Mazzucchelli Luigi, di Giuseppe, da Cantù (Como). 614. Medicina Antonio, di Michele, da Genova.
615. Medici Alessandro, di Giuseppe, da Bergamo. 616. Melchiorazzo Marco, di Franc., da Bassano (Vicenza ).
617. Menin Domenico, di Giovanni, da Campo Nogara (Venezia) . 618. Menotti Cesare.
619. Meneghetti Gustavo, di Luigi, da S. Maria del Fiore ( Treviso). 620. Merello Domenico , di Agostino, da Genova. 621. Merighi Augusto. 622. Merigone Francesco Antonio
623. 624. 625. 626.
.
Merlino Appio, di Silvestro, da Reggio (Calabria ) . Meschini Leopoldo, di Angelo, da Sarteano (Siena ). Massaggi Stefano Giuliano, di Giov. Batt., da Milano. Mezzera Giulio Pietro, di Emanuele, da Bergamo.
627. Miani Giovanni .
628. Miceli Luigi, di Francesco, da Cosenza.
629. Micheli Cesare, di Tommaso, da Campolungo ( Veneto) . 530. Migliacci Giuseppe.
631. Mignogna Niccola, di Cataldo, da Taranto. 632. Milani Angelo , di Antonio , da Anguillara (Padova ). 633. Milesi Girolamo, di Pietro, da Bergamo.
634. Mina Alessandro, di Luigi, da Gussola (Cremona) . 635. Minardi Mansueto, di Carlo, da Ferrara .
636. 637. 638. 639.
Minnicelli Luigi, di Gennaro, da Ferrara . Minotti Martino Natale, di Giuseppe, da Milano. Minutilli Filippo, di Niccolò, da Grumo ( Bari) . Miotti Giacomo, di Francesco, da Feltre ( Belluno) .
640. Missori Giuseppe.
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641. Misuri Mansueto, di Roberto, da Livorno. 642. Meiola Quirino.
613. 614. 615. 646.
Molena Giuseppe, di Giuseppe, da Venezia. Molinari Giuseppe, di Andrea, da Venezia. Molinari Giosuè, di Costantino, da Calvisano (Brescia .) Malinverni Carlo, di Giuliano, da Calvatone (Cremona ).
647. Moneta Enrico.
.
648. Mongardini Paolo, Giovanni, di Giovanni Batt., da Bergamo. 619. Mona Francesco, di Giovanni, da Milano. 650. Montanara Giacomo Achille, di Eliseo, da Milano.
651. Montaldo Andrea, di Emanuele, da Genova . 652. Montanari Franc., di Luigi , da Roncole (Mirandola). 653. Montarsolo Pietro, di Giovanni Battista , da Genova . 654. Montegriffo Francesco, di Francesco, da Genova.
655. Monteverde Giov, Batt., di Giov. Batt., da Santerenzo (Sarzana ) . 656. Morasso Giov. Batt., di Paolo, da Genova.
657. Moratti Luigi, di Paolo, da Castiglione (Brescia ). 658. Moretti Virginio Cesare, di Paolo, da Brescia. 659. Mori Gius. Giov., di Benedetto, da Bergamo.
660. Morgante Socco, di Vincenzo, da Fiumano (Reggio) . 661. Morgante Alfonso Luigi, di Girolamo, da Trecenta (Veneto) . 662. Mori Romolo, di Pietro, da Civitavecchia.
663. Moro Marco Antonio, di Giuseppe, da Brescia. 664. Moroni Vittorio, di Modesto, da Zogno ( Bergamo) . 665. Moretti Goffredo Alcibiade, di Giovanni, da Roncaro ( Pavia ) . 666. Mortedo Giovanni Alessandro , di Achille, da Livorno.
667. Moscheni Pompeo Gius., di Franc., da Bergamo.. 668. Mosto Antonio.
669. Mottinelli Bartolo, di Giacomo, da Brescia. 670. Musto Carlo, di Paolo, da Genova.
671. Muro Giuseppe, di Pietro, da Milano. 672. Mustica Giuseppe.. 673. Naccari Giuseppe, di Antonio, da Palermo.
674. Nardi Ermenegildo, di Pellegrino, da Parma. 675. Natali Mauro, di Sante, da Bergamo.
676. Navone Lorenzo, di Domenico, da Genova. 677. Negri Giulio.
678. Nelli Stefano, di Domenico, da Massa Carrara.
679. Nicolazzo Gregorio Emanuele, di Teodoro, da Platania (Calabria Ultra 2 .
680. Nicoli Pietro, di Giovanni Batt., da Bergamo.
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681. Nicoli Fermo, di Giov. Batt., da Bergamo. 682. Nievo Ippolito, di Antonio, da Padova (Veneto ).
683. Nodari Giuseppe Luigi, da Castiglione (Brescia). 684. Novaria Luigi, di Domenico, da Pavia . 689. Novaria Enrico, di Domenico, da Pavia .
686. Novelli Feliciano, di Francesco, da Castel d'Emilio (Ancona). 687. Nullo Francesco, di Arcangelo, da Bergamo. 688. Nuvolari Giuseppe . .
689. Oberti Giov. Andrea, di Pietro, da Bergamo. 690. Oberti Giovanni.
691. Occhipinti Ignazio. 692. Oddo - Tedeschi Stefano.
693. Oddo Angelo, di Michele, da Reggio (Calabria). 694. Oddo Giuseppe , di Salvatore, da Palermo.
695. Ognibene Antonio, di Biagio, da Orbetello. 696. Olivari Stefano, di Angelo, da Genova.
697. Olivieri Pietro, di Domenico, da Alessandria . 698. Orlandi Bernardo, di Giuseppe, da Carrara. 699. Orlando Giuseppe. 700. Orsini Vincenzo , di Gaetano, da Palermo.
701. Ottavi Antonio, di Ottavio, da Reggio (Emilia). 702. Ottone Niccolò, di Stefano, da Genova .
703. Oaccanaro Marco, di Niccolò, da Este (Veneto). 701. Pacini Andrea, di Teofilo , da Bientina (Pisa ). 705. Padula Vincenzo, di Maurizio, da Padule (Principato Citeriore). 706. Paffetti Tito, di Felice, da Orbetello (Grosseto ).
707. Pagani Antonio, di Giuseppe, da Como. 708. Pagani Giovanni, di Lelio, da Tagliano (Bergamo) .
709. Pagani Costantino, di Giovanni Batt., da Borgomanero (Novara ). 710. 711. 712. 713.
Pagano Tommaso, di Giov. Batt. , da Genova. Pagano Lazzaro Martino, di Giov. Batt., da S. Martino. Palizzolo Mario, di Vincenzo, da Trapani. Palmieri Palmiro, di Fortunato, da Pistoia.
714. Panciera Antonio, di Carlo, da Castelgomberto ( Vicenza ). 715. Panseri Alessandro, di Giosuè, da Bergamo. 716. Panzeri Giuseppe, di Andrea, da Bergamo. 717. Panseri Aristide, di Saverio, da Bergamo.
718. Panseri Eligio, di Franc ., da Bulciago (Lecco ). 719. Paulon- Stella Gius., di Osvaldo, da Barcis ( Friuli ) . 720. Parini Antonio
721. Paris Andrea Cesare, d'Ignazio, da Ripa ( Pinerolo) .
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722. Parodi Tommaso, di Antonio , da Genova
723. Parodi Giuseppe, di Giov. Batt. , da Genova. 724. Parpani Giuseppe Giacobbe, di Gius., da Bergamo. 725. Pasini Giovanni
726. Passano Giuseppe, di Francesco, da Genova.
727. Pasquale Pietro, di Carlo, da Soliana (Biella ). 728. Pasquinelli Giacinto, di Pietro, da Livorno.
729. Pasquinelli Agostino, di Giacomo, da Zogno (Bergamo). 730. Patella Filippo, di Giuseppe, da Agropoli (Salerno). 731. Patresi Gilberto, di Michele, da Milano.
732. Pavanini Ippolito, di Mariano, da Rovigo ( Veneto). 733. Pavesi Giuseppe, di Carlo, da Milano.
734. Pavesi Urbano, di Domenico, da Albuzzano (Pavia) . 735. Pavesi Leonardo Ercole, di Giovanni. 736. Pavoni Lorenzo
737. Pedotti Ulisse, di Paolo, da Laveno ( Como) . 738. Pedrali Costantino, di Giuseppe, da Bergamo 739. Pedrazza Giacomo
.
.
740. Pellegrino Antonio, di Giuseppe, da Palermo. 741. Pellerano Lorenzo, di Gius., da S. Margherita di Rapallo. 742. Pendola Giovanni, di Niccola, da Genova .
743. Pentasuglia Giov. Batt., di Giuseppe, da Matera (Basilicata) 744. Perduca Biagio, di Annibale da Pavia. 745. 746. 747. 748.
Peregrini Paolo, di Lodovico, da Milano. Perelli Valeriano, di Girolamo, da Milano Perico Samuele, di Luigi , da Bergamo. Perla Luigi, di Francesco, da Bergamo.
749. Pernigotti Giovanni, di Vittorio, da S. Pietro ( Alessandria) . 750. Peroni Giuseppe, di Biagio, da Soresina (Cremona) . 751. 752. 753. 754.
Perotti Luigi Perselli Emilio, di Lorenzo, da S. Daniele (Friuli). Pescina Eugenio, di Luigi, da Borgo S. Donnino (Parma). Pesenti Giovanni, di Giov. Batt. da Bergamo.
755. Pesenti Francesco, di Giovanni, da Piazzo Basso (Bergamo). 756. Pessolani Giuseppe, di Saverio Arcangelo, da Atena (Principato Citeriore ) .
757. 758. 759. 760.
Petrucci Gius., di Paolo, da Castelnuovo ( Livorno ) . Pezzè Giov. Batt., di Luigi, da Alleghe ( Belluno) . Pezzuti Pietro, di Francesco, da Polcenigo (Friuli ) . Pini Pietro, di Matteo, da Treviso ( Veneto) .
761. Pianeri Pietro, di Angelo, da Brescia.
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762. Piantanida Bruce, di Carlo, da Bergamo.
763. Piantoni Giovanni, di Antonio, da Milano. 764. Picasso Giov. Batt., di Francesco, da Genova.
765. Piccinini Daniele, di Vicenzo, da Pradalunga ( Bergamo) . 766. Piccinini Enrico, di Cristino, da Albino (Bergamo).
767. Piccoli Raffaele, di Bernardo, da Arione Castagna (Soveria, Cala bria Ult. 2) . 768. Pienovi Raffaele, di Andrea , da Genova .
769. Pierotti Angelo di Pasquale , da Livorno . 770. Pierotti Giov. Palmiro , di Giovanni, da Livorno .
771. Pietri Desiderato, di Giuseppe, da Bastia (Corsica ) . 772. Pietroboni Lorenzo , di Pietro, da Treviso ( Veneto )
773. Pievani Antonio , di Giov. Batt. , da Tirano (Sondrio ) . 774. Pigazzi Giovanni Domenico , di Giuseppe, da Padova ( Veneto ). 775. Pilla Antonio, di Giacomo, da Conegliano (Veneto) . 776. Pina Antonio , di Giacomo, da Grosseto . 777. Pini Pacifico.
•
778. Piroli Pietro , di Bartolomeo , da Verona (Veneto ) . 779. Pistoia Luigi. 780. Pistoia Marco .
781. Piva Domenico , di Giovanni , da Rovigo ( Veneto) . 782. Piva Remigio, di Giov. Batt., da Rovigo (Veneto ) . 783. Pizzagalli Lodovico, di Pietro da Bergamo . >
784. Plona Giov . Batt., di Bartolo, da Brescia . 785. Plona Carlo.
786. Plutino Antonio, di Fabrizio, da Reggio (Calabria ). 787. Poggi Giuseppe, di Giovanni, da Genova . 788. Paleni Carlo, di Giuseppe, da Bergamo.
789. Poletti Giov. Batt., di Giov. Batt., da Montone (Umbria ) . 790. Polidori Giuseppe, di Giov. Batt. , da Albino (Bergamo) 791. Poma Giacomo, di Lorenzo , da Trescorre (Bergamo ). 792. Ponviani Francesco Attilio, di Domenico , da Bergamo. 793. Porta Ilario, di Felice, da Orbetello .
794. Portioli Antonio , di Antonio , da Scorrarolo ( Mantova) . 795. Povoleri Augusto. 796. Pozzi Gaetano Giovanni , di Pietro , da Pavia. 797. Preda Paolo, di Pietro, da Milano .
798. Premi Luigi, di Antonio , da Casalmoro (Brescia ). 799. Prebistero Enrico , di Giuseppe, da Orta (Novara ) . 800. Prex Ireneo, di Giovanni , da Firenze .
801. Pignacchi Luigi, di Vincenzo, da Fiesse (Brescia ).
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802. Prima Luigi, di Giuseppe, da Villafranca ( Verona ) . 803. Profumo Giuseppe, di Francesco, da Genova.
804. Profumo Angelo , di Antonio, da S. Francesco d'Albaro ( Genova) . 805. Pullido Giovanni, di Vincenzo, da Polesella ( Veneto). 806. Punta Paolo Giuseppe, di Alberto, da Novi ( Alessandria) .
807. Quarenghi Antonio, di Antonio, da Villa d'Almè (Bergamo) . 808. Queizel Emanuele, di Ambrogio, da Genova. 809. Radonich Antonio.
810. Ragusin Francesco, di Giovanni, da Venezia.
811. Raimondo Alessandro, di Giuseppe, da Alba. 812. Raj Felice, di Felice, da Soresina (Cremona). 813. Raimondi Luigi.
.
814. Ramponi Mansueto, di Ferdinando, da Canonica (Bergamo). 815. Rasia Matteo Riccardo, di Domenico da Cornedo (Vicenza ). 816. Raso Paolo.
817. Ratti Antonio Davide, di Luigi, da Vignate (Milano ). 818. Raccuglia Antonio, di Francesco, da Palermo. 819. Ravà Eugenio, di Leone, da Reggio (Emilia).
820. Raveggi Luciano, di Luigi, da Orbetello (Grosseto) . 821. Ravetta Carlo, di Antonio, da Milano.
822. Ravini Luigi, di Giovanni, di Caviaga ( Milano) . 823. Razeito Enrico, di Fortunato, da S. Francesco d'Albaro ( Genova) . 824. Rebeschini Angelo Giovanni, di Cristiano, da Venezia .
825. Rebuschini Gius., di Girolamo, da Longone ( Como) . 826. Rebuzzoni Andrea, di Giuseppe, da Genova. 827. Retaggi Innocente Eugenio, di Giuseppe, da Milano. 828. Repetti Domenico.
829. Richiedei Enrico, di Luigi, da Salò (Brescia). 830. Riccardi Giov. Batt . , di Gio. Andrea, da Bergamo.
831. Ricci Enrico, di Giacomo, da Livorno. 832. Ricci Pietro Armentano, di Carlo, da Pavia. 833. Ricci Carlo .
834. Ricci Gustavo, di Giuseppe, da Livorno. 835. 836. 837. 838. 839. 840. 841. 842.
Riccioni Filippo, da Pisa. Ricotti Daniele, di Pietro, da Landriano ( Pavia) . Rienti Eduardo, di Carlo, da Pavia . Rigamonti Giov. Batt. , di Francesco, da Pavia . Righetti Raffaele, di Marco, da Chiampo ( Vicenza ) . Rigoni Luigi, di Lorenzo, da Vicenza. Rigotti Raffaele, di Francesco, da Mald ( Vicenza ) . Ripari Pietro.
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843. Rissotto Giuseppe Luigi, di Vincenzo, da Genova. 814. Riva Luigi Isidoro, di Osvaldo, da Agordo (Belluno).
845. Riva Luigi, di Domenico, da Palazzolo (Friuli) . 846. Riva Celestino, di Girolamo, da Pontida ( Bergamo). 847. Riva Giuseppe, di Francesco, da Milano. 848. Rivalta Francesco .
849. Rizzardi Luigi , di Vincenzo, da Brescia .
850. Rizzo Caterino Felice, di Giov. Batt., da Isola Porcarizza ( Verona ). 851. 852. 853. 854.
Rizzi Marco Pompeo, di Antonio, da Milano. Rizzo Antonio, di Leonardo, da Trapani. Rizzotti Tommaso Attilio, di Giacomo, da Ronco Ferraro. Roccatagliata Gaetano, di Ampelio, da Genova.
855. Rodi Carlo.
856. Roggierone Giov. Battista.
857. Romanello Giuseppe, di Giov. Batt., da Arquata (Novi Piemonte ). 858. Romani Tommaso, di Romano, da Pisa . 859. Roncallo Tommaso, di Domenico, da Genova. 860. Rondina Vincenzo, di Pietro, da Livorno.
861. Ronzoni Filippo, di Giovanni, da Brescia. 862. Rossi Antonio , di Antonio, da Governolo (Mantova ). 863. Rossi Pietro . 864. Rossi Andrea .
865. Rossi Luigi, di Giovanni, da Pavia . 866. Rossignoli Francesco, di Antonio, da Bergamo.
867. 868. 869. 870.
Rossotto Carlo, di Giuseppe, da Chieri ( Torino ). Rossetti Giovanni, di Giuseppe, da Trebasseleghe (Padova ). Rota Carlo, di Francesco, da Alzano Maggiore (Bergamo). Rota Giuseppe.
871. Rota-Rossi Carlo, di Girolamo, da Milano.
872. Rota Luigi, di Giuseppe, da Bosisio (Como). 873. Rovati Carlo, di Felice, da Pavia .
874. Roveda Giuseppe, di Ambrogio, da Milano. 875. Roggeri Francesco Sperindio, di Lorenzo, da Bergamo .
876. Ruspini Egidio, di Carlo Antonio, da Milano. 877. Rutta Camillo , di Carlo, da Broni (Pavia) .
878. Rivosecchi Raffaele, di Niccola, soprannominato Arrigosetti. 879. Sacchi Achille, di Antonio, da Gravedona (Como).
880. Sacchi Eugenio Aiace, di Antonio, da Appiano (Como). 881. Sacchi Leopoldo Achille, di Giuseppe, da Pavia.
882. Sala Antonio, di Lodovico, da Milano. 883. Salterio Lodovico, di Stefano, da Milano.
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884. Salterio Lazzaro, di Francesco, da Annone (Como.) 885. Salvadori Giuseppe.
886. Sampieri Domenico, di Carlo, da Adria (Veneto) . 887. Sanda Giovanni Batt., sopranominato Luigi di Andrea , da Bergamo . 888. Sannazzaro Ambrogio, di Giulio, da Milano. 889. Sant'Elmo Antonio, di Michele, da Padula.
890. Sartini Giovanni, di Giuseppe, da Siena. 891. Sartori Pietro, di Giovanni Batt., da Levico (Tirolo Italiano ). 892. 893. 894. 895. 896.
Sartori Eugenio, di Antonio, da Sacile ( Veneto) . Sartori Giovanni, di Bartolommeo, da Corteno (Bergamo). Sartoriu Giuseppe Luigi, di Agostino, da Genova. Savi Stefano Giovanni, di Francesco, da Livorno. Savi Francesco Bartolommeo, di Franc., da Genova.
897. Scacaglia Ferdinando, sopranominato Pietro di Antonio, da Bene ceto (Parma).
898. Scalugia Cesare, di Lodovico, da Villa Gardona (Brescia ). 899. Scaratti Pietro, di Giovanni, da Medole (Mantova) . 900. Scarpa Paolo. 901. Scarpari Gaetano Vincenzo, di Giovanni, da Brescia.
902. Scarpari Michelangelo, di Sante, da Botticino (Brescia) . 903. Scarpis Pietro, di Carlo, da Conegliano (Veneto). 904. Scheggi Cesare, di Gaetano, da Firenze.
905. Schiavon Sante, di Giuseppe, da Maria di Sala (Venezia ). 906. Schiaffino Simone, di Deodato, da Comogli (Genova ) . 907. 908. 909. 910. 911.
Scipiotti Ildebrando, di Celso, da Mantova. Sghira Giov. Raffaele, di Giuseppe, da Pieve (Pavia ) . Scognamillo Andrea, di Anello, da Palermo. Scolari Luigi. Scopini Ambrogio. .
912. Scordilli Antonio.
913. Scotti Cesare, di Pietro, da Medolago ( Bergamo) . 914. Scotti Carlo, di Alessandro, da Verdello (Treviglio) . 915. Scotto Pietro , di Domenico, da Genova.
916. Scotto Lorenzo Giovanni Batt. Achille, di Giuseppe, da Roma. 917. Scuri Enrico, di Angelo , da Bergamo.
918. Secondi Ferdinando, di Carlo, da Codogno (Lodi). 919. Semenza Giovanni Antonio, di Francesco, da Monza. 920. Scaranghia Giovanni, di Antonio, da Calcio (Bergamo). 921. Serino Ovidio, da Salerno ( Principato Citra ). 922. Sgarallino Giovanni Iacopo, di Demetrio, da Livorno.
923. Siliotto Antonio , di Gervasio, da Porto Legnago (Verona ).
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DOCUMENTI
924. Simonetta Antonio, di Cesare, da Milano.
925. Simoni Ignazio, di Tommaso, da Medicina (Bologna ). 926. Sirtori Gius., di Gius., da Carrate Vecchio (Como). 927. Sirioli Melchiorre, di Antonio, da Bergamo. 928. Silva Carlo Guido, di Luigi, da Bergamo. 929. Sirtoli Carlo, di Pietro, da Bergamo.
930. Sisti Carlo Giuseppe, di Giuseppe, da Posturago (Milano). 931. Sivelli Giovanni Batt. Egisto, di Antonio, da Genova. 932. Solari Francesco, di Lorenzo, da Genova.
933. Solari Luigi, di Giov. Batt., da Genova. 934. Solari Camillo.
935. Siligo Giuseppe, di Giuseppe, da Palagio ( Veneto). 936. Sora Ignazio, di Sante, da Bergamo.
937. Sordelli Giuseppe, di Salvatore, da Castel del Piano (Grosseto) . 938. Spangaro Pietro, di Giov. Batt., da Venezia. 939. Spetti Pietro Sante, di Andrea, da Livorno. 940. Speranzini Francesco, da Mantova.
941. Sprovieri Francesco, di Michele , da Acri (Cosenza ). 942. Sprovieri Vincenzo, di Michele, da Acri (Cosenza) .
943. Stagnetti Pietro, di Luigi, da Orvieto ( Umbria) . 944. Stefanini Giuseppe, di Franc., da Arcola (Sarzana) . 945. Stella Innocente, di Giov. Batt., da Arfiero (Vicenza) .
946. Sterochele Antonio, di Pietro, da Trento (Tirolo Italiano) . 947. Stocco Francesco, di Antonio, da Decollatura (Calab. Ult. 2a ) . 948. 949. 950. 951.
Strazza Achille, di Giacomo, da Milano. Strillo Giuseppe Tabacchi Giov., di Enrico, da Mirandola ( Modena ) . Taddei Rainero, di Giacomo, da Reggio (Modena). •
952. Tagliapietra Pilade, di Giuseppe, da Motta (Treviso) . 953. Tagliavini Pietro, di Giuseppe, da Parma. 954. Tamagni Giuseppe, di Giuseppe, da Bergamo. 955. Tambelli Natale Giulio, di Lazzaro, da Rovere ( Mantova ) .
956. Tamburini Antonio, di Biagio, da Belgioioso (Pavia) . 957. Tamisari Giov. Batt., di Antonio, da Lonigo ( Veneto). 958. Tanara Faustino, di Giacomo, da Langhirano ( Parma). 959. 960. 961. 962. 963. 964.
Tarantini Angelo, di Giuseppe, da Isola della Maddalena . Taroni Felice, di Giacomo, da Urio (Como). Tasca Vittore, di Faustino da Bergamo. Taschini Giuseppe, di Pietro, da Brescia. Tassani Giacomo, di Agostino, da Ostiano ( Brescia) . Tassara Giov. Batt., di Paolo, da Genova. 24
DOCUMENTI
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965. Tatti Edoardo, di Francesco, da Milano. 966. Tavella Luigi , di Pietro, da Brescia. 967. Termanini Arturo, di Feliciano, da Bereguardo (Pavia)
968. Terzi Giacomo, di Gherardo, da Capriolo (Brescia ). 969. Teruggia Giovanni Lorenzo, di Giovanni, da Laveno (Como) . 970. Terzi Oreste, di Biagio, da Parma, 971. Terzi Luigi, di Francesco, da Bergamo
972. Tessera Federigo, di Girolamo, da Mettone (Pavia) . 973. 974. 975. 976. 977. 978. 979.
Testa Giov. Batt., di Luigi, da Genova. Testa Paolo Luigi, di Pietro , da Bergamo. Testa Giovanni Pietro, di Giacomo, da Bergamo. Testa Luigi, di Angelo, da Seriate (Bergamo). Tibaldi Roboaldo, di Napoleone, da Belgioioso ( Pavia) . Tibelli Gaspare, di Gaspare, da Bergamo. Tigre Giovanni, di Antonio , da Venezia.
980. Tirelli Giovanni Batt., di Francesco, da Maleo ( Lodi). 981. Tironi Giov. Batt. , di Giov. Batt., da Bergamo.
982. Tironi Giuseppe, di Giov. Batt. , da Chiuduno (Bergamo) 983. Tofani Oreste
981. Toia Alessandro, di Raffaele, da Gizzeria (Catanzaro).
985. Tolomei Antonio, di Giov. Felice, da Collepardo. 986. Tommasi Bartolo, di Giov, Batt., da Siviano ( Brescia) .
987. Tommasi Angelo, di Giov. Batt., da Siviano (Brescia) 988. Tommasini Gaetano, di Ferdinando, da Vigatto (Parma). 989. Tonatto Giov. Batt., di Lorenzo, da Urbana ( Padova) . 990. Toni-Pazza Achille, di Antonio, da Volciano (Brescia). 991. Topi Giovanni, da Firenze.
992. Torchiana Pompeo, di Massimiliano, da Cremona. 993. Torri- Tarelli Carlo, di Carlo, da Onno (Como) .
994. Torri-Tarelli Giuseppe, di Carlo , da Onno (Como). 995. Torri Giovanni, di Basilio, da Brembate di sotto (Bergamo) . 996. Toresini Rainero
997. Tozzi Giuseppe, di Domenico, da Pavia. 998. Tranquillini Filippo, di Carlo, da Meri ( Trentino) . 999. Traverso Quirico,diTommaso, da S. Quirico di Polcevera (Genova) . 1000. Traverso Andrea, di Angelo, da Genova.
1001. Traverso Francesco, di Francesco, da Genova. 1002. Traverso Pietro, di Carlo, da Palmavita (Genova ). 1003. Travi Salvatore, di Domenico, da Genova. 1004. Trazzini Carlo, di Pietro, da Bergamo. 1005. Trisolini Tito, di Giosuè, da Napoli,
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1006. Tronconi Pietro, di Giovanni, da Genzone (Pavia). 1007. Tuhors Luigi.
.
1008. Tunissi Ranieri Egidio, di Alessandro, da Roccastrada (Grosseto) . 1009. Turatti Giulio, di Francesco, da Pavia. 1010. Turulla Romeo, da Badia ( Veneto.)
1011. Turola Pasquale, di Pietro, da Badia (Veneto) . 1012. Türr Stefano, di Giacomo, da Bay (Ungheria ).
1013. Ungar Luigi, di Giuseppe, da Vicenza ( Veneto) . 1014. Uziel Enrico, di Aronne, da Venezia.
1015. 1016. 1017. 1018. 1019.
Uziel Davide, di Cesare, da Venezia. Vacaro Giuseppe, di Francesco, da S. Maria Bacezza (Genova ) . Vago Carlo , di Antonio, da Milano. Vaguer Carlo . Vaj Angelo Romeo, di Giuseppe, da Milano.
1020. Valcaronghi Carlo, di Tullo, da Piadena (Casalmaggiore) . 1021. Valder Giuseppe, di Vincenzo, da Varese (Como) . 1022. 1023. 1024. 1025. 1026.
Valonchini Alessandro, di Angelo, da Bergamo. Valenti Lorenzo , di Luigi , da Livorno. Valenti Carlo Giuseppe, di Antonio, da Bergamo. Valenti Carlo Angelo, di Luigi, da Casalmaggiore (Cremona). Valentini Pietro, di Giovanni, da Brescia .
1027. Valugani Giuseppe, di Giuseppe, da Tirano (Sondrio) . 1028. 1029. 1030. 1031.
Vamucci Angelo, di Giovanni, da Livorno. Valtolina Ferdinando, di Lodovico, da Caponago ( Milano) . Vecchio Pietro Achille, di Luigi , da Pavia . Vecchio Giuseppe Secondo, di Carlo, da Terbecco (Pavia) .
1032. Ventura Eugenio Giov. Batt., di Angelo, da Lonigo ( Veneto) . 1033. Ventura Pietro, di Ambrogio, da Genova .
1034. Venturini Ernesto, di Tommaso, da Chioggia (Veneto) . 1035. Venzo Venanzio, di Domenico, da Longare ( Vicenza) . 1036. Vian Antonio, di Cristoforo, da Palermo. 1037. Vicini Francesco .
.
1038. Viganoni Giuseppe, di Giovanni, da Bergamo. 1039. Vigo-Pellizzari Francesco, di Giov. Antonio, da Vimercate (Milano). 1040. Vinciprova Leonino, di Pietro, da Orignano ( Principat.) Citeriore) . 1041. Viola Lorenzo, di Giovanni , da Brescia . 1042. Vitali Bariolo, di Giuseppe, da Palermo.
1013. Vittori Giacomo, di Andrea, da Montefiore (Rimini). 1014. Voiani Giovanni, di Evengelista, da S. Bassano (Cremona) . 1045. Volpi Giuseppe, di Eugenio , da Lovere ( Bergamo).
1016. Volpi Pietro di Giovanni, da Zogno Bergamo.
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1047. Zago Ferdinando.
1048. Zamariola Antonio, di Giov. Batt. , da Lendinara (Veneto ). 1049. Zambeccari Angelo, di Antonio Carrari, detto Zambeccari, da Pa dova ( Veneto) . 1050. Zambelli Cesare Annibale, di Luigi , da Bergamo. 1031. Zamparo Francesco . 1052. Zanardi Giacinto , di Giuseppe, da Pavia.
1053. Zancani Cammillo, di Giuseppe, da Egna ( Trentino) . 1054. Zanchi Carlo, di Giuseppe, da Alzano Maggiore (Bergamo ). 1055. Zanetti Luigi .
•
1056. Zanetti Carlo, di Antonio , da Sedrina ( Bergamo) . 1057. Zanetti Napoleone , di Napoleone , da Padova . 1058. Zanini Luigi, di Giovanni , da Villafranca (Verona ) . 1059. Zanni Riccardo , di Antonio, da Ancona . 1060. Zanolli Attilio , di Giovanni , da Vezzano ( Tirolo ).
1061. Zasio Emilio , di Giovanni , da Pralboino ( Brescia ) . 1062. Zen Gaetano , di Antonio , da Adria . 1063. Zennaro Vincenzo.
1064. Zenner Pietro , di Giuliano , da Ceneda .
1065. Ziggiotto Giuseppe Giovanni , di Decio, da Vicenza (Veneto ) . 1066. Ziliani Francesco .
1067. Ziguego Giovanni Antonio , da Porto Venere . 1068. Zocchi Achille, di Angelo, da Pavia . 1069. Zolli Giuseppe, di Giuseppe, da Venezia 1070. Zoppi Cesare, di Francesco, da Verona , 1071. Zuliani Gaetano , di Giacomo, da Venezia .
1072. Zuzzi Enrico Matteo, di Enrico, da Codroipo (Friuli) .
(DOCUMENTO 10) Genova, 5 maggio 1860 .
Mio caro Caranti, È quasi certo che partiremo questa sera per il mezzogiorno,
In questo caso io conto con ragione sull'appoggio vostro. Bi liberi e schiavi . – Io non con sogna muovere la Nazione sigliai il moto della Sicilia, ma credetti dovere accorrere dove Italiani combattono oppressori . Io sono accompagnato da uomini ben noti all'Italia, e comunque vada , l'onore Italiano non sarà leso .
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Ma oggi non si tratta del solo onore, bensì di rannodare le membra sparse della famiglia Italiana, per portarla poi com patta contro più potenti nemici. Il grido di guerra sarà Vittorio Emanuele ed Italia.
Io assumo la responsabilità dell'Impresa, e non ho voluto scrivere al Re, nè vederlo, perchè naturalmente mi avrebbe vietato di operare .
Vedete tutt' i nostri amici che ci ajutino a dare al popolo Italiano la sublime scossa di cui è capace certamente ee che deve emanciparlo.
Non si tocchi al nostro prode esercito, ma quanto vi è di generoso nella Nazione, si muova verso i fratelli oppressi, e que sti marceranno e combatteranno per noi domani . Oro, uomini, armi, l'Italia tutto possiede . Presto avrete notizie di noi . Vostro G. GARIBALDI.
(DOCUMENTO 11 ) Genova , 5 maggio 1860 .
Mio caro Bertani,
Spinto nuovamente sulla scena degli avvenimenti patrî, io lascio a voi i seguenti incarichi,
Raccogliere quanti mezzi sarà possibile per coadjuvarci nella nostra impresa.
Procurare di far capire agli Italiani, che se saremo ajutati dovutamente, sarà fatta l'Italia in poco tempo e con poche spe
se ; ma che non avran fatto il dovere loro, quando si limite ranno a qualche sterile sottoscrizione . Che l'Italia libera d'oggi , in luogo di cento mila soldati, deve averne cinquecentomila, numero non certamente sproporzionatt . alla popolazione, e che tale proporzione di soldati, l'hanno gli Stati vicini che non hanno indipendenza da conquistare. Con
tale esercito l'Italia non avrà più bisogno di padroni stranieri che se la mangiano a poco a poco col pretesto di liberarla. Che ovunque sono Italiani che combattono oppressori, là bi sogna spingere gli animosi e provvederli del necessario per il viaggio .
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Che l'insurrezione Siciliana non solo in Sicilia bisognerà aiutarla, ma dovunque sono nemici da combattere.
Io non consigliai il moto della Sicilia, ma venuti alle mani quei nostri fratelli, ho creduto obbligo ajutarli.
Il nostro grido di guerra sarà Italia e Vittorio Emanuele, e spero che anche questa volta la bandiera italiana non riceverà. strazio.
Con affetto. Vostro : G. GARIBALDI.
(DOCUMENTO 12 Caprera , 11 febbraio 1863.
Caro Generale .
Restituendovi i documenti che mi inviaste per la spedizione comandata dal signor Agnetta, farete come vi pare. Pei componenti la colonna Zambianchi di cui ho già firmato l'elenco 1), fate voi la modula del brevetto da distribuirsi agli stessi .
Sto meglio e marcio colle gruccie. Salutatemi caramente la Signora. Credetemi con affetto : Vostro
Firmato : G. GARIBALDI.
Al Generale S. Türr Torino .
(DOCUMENTO 13) Caserta , 28 novembre 1860.
Ill.mo signor Generale, I nomi che nelle seguenti due pagine il sottoscritto ha l'onore d'inviarle, sono di coloro, che partiti colla gloriosa 1 * spedi zione 5 Maggio da Genova, restavano a Talamone per dirigersi °) Vedi Documento N° 15.
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alla volta delle Romagne, facendo parte della rischiosa e malau gurata Compagnia Zambianchi . Sono, in tutti, sessantuno.
Correva voce che essi pure avrebbero ricevuta la preziosis sima medaglia della la spedizione, ma invece dovettero soltanto amaramente assisterne la distribuzione. Eppure era giusto ! Nulla, ad essi, dovea Palermo . Infelici ! Oltre al cordoglio di non avere con quella sciagurata spedizione alleviati i mali della
sofferente Patria, d'aver sprecato inutilmente il tempo, l'opra, e taluni il sangue loro, mentre gli altri combattevano nelle
gloriose giornate di Calatafimi e Palermo, perdevano anche il diritto di poter dire al mondo : « Fui uno dei mille primi. » Ma no, dei primi lo furono, dunque lo hanno questo diritto. Ma come lo possono, e tanto più lo potranno dire pel futuro , se non un segno, una carta, nulla, nulla lo conferma ?
Fortunatamente ieri, il sottoscritto, favellando su tal proposito col sig. Colonnello brigadiere Spangaro, da cui ha l'onore di essere conosciuto, dissegli che solo ostacolo a ciò era di non avere tutti i precisi nomi di quei disgraziati . Si rallegro a
tali parole il sottoscritto, essendo egli stato nominato furiere di quella Compagnia, appena sbarcati sulla spiaggia di Tala mone da bordo al Lombardo, e tenendo tuttora il libretto su cui
li aveva scritti allora, e che qui retro le trasmette, come gli disse il sullodato Col. Spangaro, facendo a lato dei medesimi le annotazioni che sa. Mio Generale !
Non è mestieri che io a nome di tutti mi raccomandi lunga mente alla nota bontà della S. V., onde voglia darsi pensiero
di questa cosa ; quindi pieno di fiducia e di rispetto, mi reco ad onore, o mio Generale, di dirmi della Signoria Vostra Firmato : Obb.mo PittalUGA Batt . Sottotenente brigata Eber , 20 Regg.
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NO
CASATO E NOME
OSSERVAZIONI
d'ordino
1
Zambianchi Callimaco
Ora in Genova.
2
Orsini Cesare
Luog. Abita all'Albergo Vittoria Napoli Morto capitano a Milazzo. Maggiore comand. di Batt. Div. Medici Capitano Div. Bixio (se non erro) Sottotenente 2 ° Regg. Brigata Eber
Leardi 4 ) Guerzoni
3
Steculi ( greco)
5
6
Pittaluga Gio . Batt.
7 8
Canali Carlo Balloni Gio.
9
Polli Francesco
Usseri di Parma
10
Tipaldo (greco)
11
Calderini Dalmazio
12
In congedo a Parma
13
Soncini Dott. Giuseppe Pierantozzi Vincenzo
14
Mancini Domenico
Guide Bixio
15
Cambiaso Antonio
Morto in seguito a ferite riportate nello scontro delle Grotte in Romagna , dopo qualche giorno
16
Locatelli Francesco
17
Enrani Vincenzo
18 19
Ferrari Giovanni Forchi Dott. Camillo
20
Buzio Luigi
21 22
Camuletti Pietro Pedevilla Michele
23
Ughi Enrico
24 25
Zinelli Angelo Pasciotti Arcangelo
26
Dalla Costa Gio. Panserini Lorenzo Bandini Dott. Raffaele
27 28
29
Stoppani Diodato
30
Pecchioni Pietro
31 32
Gallo Guglielmo
33
1
Sottotetente Bersaglieri Eber Medico del 2º Batt. 1° Regg. Brigata Eber
di Parma
Capitano
1
Medico di Batt. Div. Bixio (salvo errore ) Bersaglieri. Luogotenente Divisione Medici Sottotenente
Rossi Lorenzo
Pratelli Achille
Sottotenente Brigata Sacchi
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N
CASATO E NOME
OSSERVAZIONI
d'ordine
Marchi Ignazio
34 35
Tantė Nicola
Capitano d'artiglieria all'Intendenza
36
Furia Lanfranco
di Parma
37
Giovannozzi Francesco
38
Righi Giovanni
39
Plateo Astianatte Bianchi Ciro
Sottotenente
40 41 42
Sangiorgi Bartolommeo
Brigata Sacchi
43
Maggeri Giovanni
Ghia Antonio
44
Adorni Angelo
45
Montali Giuseppe
46 47
Cantoni Luigi
49
Piazza Alessandro Galvani Medardo Sandri Petronio
50
Gandini Giuseppe
48
51
Castarelli Gaetano
52
Lodigiani Francesco
53
Arduini Ermenegildo
54
Raboni Daniele
55
Pagani Angelo
56
Peluzzini Costantino
57
Scipioni Francesco
58
Fumagalli
59
Corconi
60
Pesoli
61 ! Consolini Francesco
Brigata Sacchi
di Parma
Sottotenente Div. Bixio
Sottotenente Div. Bixio
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(DOCUMENTO 14)
Il corpo di esercito napoletano in Sicilia in maggio 1860 era così composto : S. E. il tenente generale sig. Paolo Ruffo Principe di Castel
Cicala, Comandante in capo. Prima Divisione .
Maresciallo di campo, signor Ferdinando Lanza.
Capo di Stato Maggiore, capitano Giuseppe Armenio. Ajutante di campo, primo tenente Pasquale Venzel . Prima Brigata.
Brigadiere , Pasquale Flores. Ajutante di campo, primo tenente G. B. De Giorgio . Corpi.
14.a Compagnia R. Artiglieria, capitano Giacomo Nagle. 13. Batteria, capitano Carlo Morabito. Pioneri, capitano Gio. Borelli. 2.• Battaglione cacciatori, tenente colonnello Giambattista 0
Mori .
4.º Cacciatori, tenente colonnello Bartolo Marra . 5.° 7.0
Id . Id .
maggiore Gaetano Bardet. tenente colonnello Giuseppe Ghio . Seconda Brigata .
Brigadiere, sig. Ignazio Castaldo.
Ajutante di campo, Luigi Salmieri alfiere. Corpi. 6.a Batteria R. Artiglieria, capitano Achille Ayala. 8.º di linea Calabria , colonnello Francesco Cercone . 9.º di linea Puglia, tenente colonnello Domenico Caffora . Nota . – Il reggimento cacciatori a cavallo, comandato dal colonnello Felice Da Torre, fa parte della 1.a e 2.a brigata di questa 1.a divisione .
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Seconda Divisione.
Maresciallo di campo, signor Raffaele Zola. Capo di Stato Maggiore, capitano Cesare Firrao . Ajutante di campo, Oreste Celestini primo tenente. Prima Brigata.
Brigadiere signor Giovanni Salzano .
Aiutante di campo , primo tenente Cesare Salerni . Corpi. a
14. Batteria R. Artiglieria, capitano Francesco Guercione. 5.° di linea Borbone, colonnello Camillo Lacascio. 7.º di linea Napoli, colonnello Gennaro Trucchi . Seconda Brigata.
Brigadiere , signor Gaetano Afan De-Rivera .
Ajutante di campo, Emmanuele Schokotniyy, secondo tenente . Corpi.
10.a Batteria R. Artiglieria, capitano Gio. Panico. 7.2
Id.
Id .
capitano Gio. Giobbe.
10.° Reggimento di linea Abruzzo, colonnello Ferdinando De Torres.
4.° Reggimento Svizzero, colonnello Alberto Wyttenback. Terza Divisione.
Maresciallo di campo, signor Giuseppe Colonna. Capo di stato maggiore, capitano Salvatore Nunziante. Aiutante di campo, secondo tenente Pietro Schert.
Prima Brigata .
Brigadiere signor Filippo Flores. Ajutante di campo, Francesco De Rada primo tenente . Corpi. 3.2 Brigata R. Artiglieria, tenente colonnello Raffaele Me lograni . Due compagnie pioneri, maggiore Tobia Michereaux.
12.° di linea Lucania, colonnello Giuseppe Giordano.
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380
Seconda Brigata.
Brigadiere, signor Giovanni Rodriguez. Ajutante di campo, Luigi Susmet primo tenente. Corpi.
7.a Compagnia R. Artiglieria, capitano Andrea Cali . Id . Id. capitano Vincenzo De Callis . 6.° Reggimento di linea Farnese, colonnello Giuseppe Le
15.a
tizia .
Eravi inoltre una divisione comandata dal maresciallo di campo Clary col quartier generale a Catania ee che forniva un contingente ai forti ed alla piazza di Messina.
(DOCUMENTO 15)
Ruolo di una Compagnia di Volontari Italiani della prima spedizione sbarcati a Talamone il giorno 7 maggio 1860 per ordine del gene ral Giuseppe Garibaldi sotto il comando del colonnello Zambianchi. Pedani Tito
Tellini Giovanni
Lavarello Francesco Gozzola Giacomo
Gragnani Anselmo
Chifanti Roberto Mannucci Gaetano Armenati Tommaso
Cecconi Dario Servi Sansone
Lunghieri Michele
Gasperini Giuseppe Renzi Ferdinando
Bruschi Egidio Pucci Palmiro Lotti Lorenzo
Castagnoli Pietro
Cecchini Angelo
Chiesa Gio . Battista
Stagi Giovanni Paladini Luigi
Bencini Oreste Bianconcini Giovanni Giusti Oreste Pierini Giuseppe
Tuticci Carlo Giani Santi Bartorelli Pietro
Rinaldi Cesare
Folena David
Govini Jacopo Bruschi Palmiro
Bruni Cosimo Barrotti Alessandro
Bulgheresi Santi Tonini Agostino
Narducci Tito
Magrini Emilio
Fignolini Ranieri
Marzi Luigi
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Tellini Ermindo
Nencioni Ranieri Bartolocci Pietro )
Crasolini Illare
Poli Reginaldo
Ronconi Luigi Comparini Angelo Rosselli Eugenio
Baldini Natale Cacció Cesare
Castelli Serafino
Micheletti Italo
Zoi Temistocle Annoli Giovanni
Martini Angelo
Bonasera Guglielmo
Salvestroni Silvestro
Sbrana Ranieri Simoni Palmiro Guidi Pietro
Tegatti Alfredo
Luperi Pietro
Manoncini Giovanni Tubiano Vincenzo Masini Orlando
Bigotti Lorenzo
Berti Jacopo
Caligani Francesco
Catonio Antonio Isidoro Giovanni Tassinori Cristiano
Chirici Oreste Parini Giovanni.
Meucci Luigi Conti Ilario
Gofoni Giorgio
Martini Pasquale
In fede
Il Comandante la Compagnia
Firmato : A. SGARALLINO . Visto
Firmato : G. GARIBALDI.
(DOCUMENTO 15) bis " ) Palermo, 18 maggio 1860.
Considerando che dopo lo sbarco dei faziosi in Sicilia, l'or dine pubblico si è trovato grandemente compromesso, nell'in tenzione di far cessare al più presto possibile lo stato attuale delle cose, tanto dannoso alla pubblica sicurezza ed agl'inte ressi dei nostri amatissimi sudditi al di là del Faro. E volendo or Noi nella sollecitudine dell'animo nostro con
venevolmente ripristinare l'ordine con provvidi ed energici temperamenti governativi, ed accorrere con tutti i mezzi adatti
alla natura degli avvenimenti che colà si succedono. 1 ; La citazione a pag. 39 ultima riga dovea seguire col bis.
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Sulla proposizione del nostro Consigliere Ministro Segretario di Stato Presidente del Consiglio dei Ministri, abbiamo risoluto di decretare e decretiamo quanto segue :
Art. 1° Nominiamo il Tenente Generale D. Ferdinando Lanza
nostro Commissario Straordinario in Sicilia con tutti i poteri dell'Alter ego, onde recarsi in quella parte dei nostri Domini, e nei punti dove crederà meglio, per ristabilire la calma, ri
condurre l'ordine, animare i buoni e tutelare le persone e le proprietà. Art. 2. Egli eserciterà le funzioni inerenti a tale carico, fino
a che ripristinato l'ordine, invieremo colà il Real Principe che abbiamo già prescelto per nostro Luogotenente Generale nei nostri Domini oltre il Faro.
Art. 3º Accorderà in nostro Real nome ampio e general per dono a tutti i nostri sudditi, che or traviati , faranno la loro sommessione alla legittima Autorità. Firmato : FRANCESCO .
(DOCUMENTO 16) Palermo, 18 maggio 1860 .
Siciliani !
Mettendo il piede nella mia terra natale, il mio cuore, più che di letizia, fu colmo di cordoglio vedendo la città di Palermo ridotta nello squallore dalle dolorose condizioni che di presente la premono e la incalzano. Pure mi torna consolatore il pensiero di essere stato qua spe
dito dall'Augusto Monarca qual Commissario Straordinario colie facoltà dell’Alter ego, per la completa pacificazione dell'Isola, la quale conseguita, un Principe della Reale Famiglia, di già
prescelto, per Luogotenente Generale di S. M. (D. G. ) verrebbe fr : noi .
Verrebbe colla missione di porre ad effetto tutto che può tor narvi di maggiore utilità. Verrebbe con pieni poteri di ammini strare, per provvedere al resto delle vie ruotabili , alle strade
ferrate, alle pubbliche opere le più profittevoli. Verrebbe per dare il maggior sviluppo alle vostre facoltà e alle vostre in
dustrie, e per fornire il paese dei migliori mezzi che la esperienza
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indica come i più conducenti allo svolgimento della nostra ci viltà e prosperità . Se il nostro buon Sovrano fosse non curante dei mali vostri,
forte della giustizia della sua causa aspetterebbe tempo alla ra gione dei suoi inconcussi dritti. Ma egli fermo e costante nella
decisa volontà di fare quanto si può per vostro morale e mate riale miglioramento, non disconosce il debito che ha in questo momento alla maggiore urgenza dell'attualità, quello cioè di tutelare la vostra sicurezza in tante maniere minacciata in
questi scomposti tempi che corrono. Nell'accettare l'altissimo mandato, io ho obbedito alla mia coscienza, e nell'obbedire ai comandi del Re S. N., ho pur ce duto ai sentimenti del mio cuore, che vorrebbe risparmiare alla
patria comune mali, di cui nessuno può prevedere la misura e la durata .
E voi considerate bene ciò che può aspettarvi all' avvenire,
quali destini vi offrono gl'invidi della vostra prosperità ognor crescente ? Quali guarentigie avrete del bene di cui diconsi portatori ? Prendete consiglio dall’esperienza. Sollevatevi all'altezza della posizione attuale per salvar voi medesimi ; ora che sonosi sbri gliate tutte le cupide passioni, non sapete di quali di esse do
vrete esser vittima. Nella tempestosa lotta alla quale vi spin gono stranieri aggressori, può solo tenervi incolumi il vostro coraggio civile sorretto dalle reali Milizie.
Nel nome Augusto del Re un'ampio e generoso perdono ac cordo a tutti quei, che or traviati, faranno la loro sommessione alla legittima Autorità . Il Commissario Straordinario colle facoltà dell'Alter ego
Firmato : FERDINANDO LANZA.
(DOCUMENTO 17) Palermo, 14 giugno 1860.
Allorchè fummo attaccati nella nostra posizione di Parco, ripiegando sopra la Piana dei Greci, sopraggiunta la notte, il
Generale ordinò al colonnello Orsini di proseguire la ritirata sopra Corleone con tutta l'artiglieria e tutt' i carriaggi di tra
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sporto. Orsini allora chiese al Generale un numero qualunque di armati onde scortare il convoglio, ed ebbe per risposta : se avete uomini mandatemeli .
Dopo tale risposta ci ponemmo tosto in marcia col forte ingom bro di 40 carri di trasporto ee 5 cannoni servibili , così mal prov veduti di bestie da tiro che ci fu impossibile proseguire la mar cia durante la notte e fummo costretti a fermarci al di là del
bosco delle Ficuzze. All'alba senza più fermarci, riprendemmo il cammino fino a Corleone, dove siamo entrati alle 4 pom .; la popolazione ci accolse con entusiastici evviva all'Italia ed alla libertà ! ...
Dopo 43 ore, cioè alle 10 ant. del 27 maggio, fummo avver titi che una colonna forte di 6000 circa uomini (Svizzeri, cac ciatori, carabinieri con cavalleria ed artiglieria) si dirigeva verso Corleone. Da parte nostra avevamo cinque cannoni va
lidi e 50 artiglieri, una quarantina di uomini tra ammalati, addetti alle sussistenze, agli equipaggi ec. armati di 12 fucili,
e 150 Picciotti (si chiamavano con questo nome gl'insorti della campagna) con fucili da caccia. A tale notizia un'emigrazione spaventosa avvenne nella città, nella quale non rimasero che pochissime persone. Il colonnello Orsini prese tosto posizione sopra lo stradone, che serpeggiando fra le montagne va a fi pire a due miglia da Chiusa.
Questa era l'unica nostra
ritirata .
Le squadre d'insorti si disposero a difendere l'ingresso della città, ed il colonnello Orsinisopra l'accennato stradale dominando Corleone, ne proteggeva la ritirata ; ma a sua volta ei pure ab
bisognava di essere guardato dal suo fianco destro. Per la qual cosa mi ordinò di occupare con due pezzi da montagna la som
mità di un mammellone quasi inaccessibile, per cui i pezzi si dovettero trasportare a braccia. Nell'affidarmi sì difficile in
carico, mi disse che contava sopra di me per potersi ritirare a tempo .
Intanto le squadre attaccate vigorosamente dai Regi , do vettero piegare precipitosamente sulla loro destra . Dai movi
menti del nemico calcolai che in 20 minuti la nostra posizione sarebbe stata completamente girata, perciò spedii un messo ad avvertire il Colonnello, dipoi cominciai il fuoco, e per fargli
conoscere che era attaccato, e per ritardare in qualche modo la marcia dei Regi. Egli pure non molto dopo apri il fuoco, tirando con vataggio sopra una colonna serrata che stava per
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entrare in Corleone, e dopo una diecina di colpi continuò quello di ritirata .
Intanto mi accorsi di essere rimasto isolato in
compagnia di 7 artiglieri, e vedendomi circondato da una dop pia catena di cacciatori i quali cominciavano a gravemente molestarci, feci rimettere i due pezzi giù pel sentiero, dei quali uno per la rottura del carro si dovette abbandonare, e l'altro
non avendo alcun'ombra di fiato per poterlo reggere, me lo vidi da lì a poco precipitare giù dal monte. Frattanto tre uo
mini di cavalleria mostrandosi già sopra lo stradale poc'anzi occupato dall’Orsini , la mia ritirata si converti in fuga, do vendo correre per due ore prima di raggiungere il Colonnello.
Al tramonto siamo passati per Campo Fiorito ; tutto era de serto, porte e finestre delle case tutte chiuse, e solo qualche cu rioso si mostrava dietro le imposte e ci guardava pauroso. Verso le 10 di sera arrivammo a Chiusa accolti da musica, e da grandi evviva all Italia .
All'alba del giorno 28 eravamo in marcia per la Giuliana, paese posto sopra la sommità di un alto monte, accessibile in po che parti per vie mulattiere . Là il trasporto del nostro materiale
divenne un problema insolvibile, perchè il Comune, mendicando scuse, prometteva e non mandava mai nè buoi, nè muli, nè aiuto di uomini. Dopo due ore d'incredibili sforzi, un falso allarme si sparse pel paese : « Il nemico c'insegue, la cavalleria ci è ap presso. » A questo annunzio, il Colonnello mi ordinò d'inchio
dare i cannoni, di bruciare gli affusti , di distruggere ogni cosa anzichè cadesse nelle mani dei Regi , ed egli si diresse tosto verso
Sambuca. Nell'eseguire i suoi ordini, salvai quasi tutta la muni. nizione, tranne parte toltaci dai contadini, a cui io non poteva oppormi validamente, perchè senz'armi e con tre soli uomini di scorta .
Nelle ore meridiane entrai aa Giuliana, dove appresi che il no
stro corpo era partito da 3 ore per Sambuca. In questo frattempo era giunta la nuova che Garibaldi era
entrato in Palermo, ed allora mille proteste bellicose furono fatte dal Sindaco, il quale ordinò di ricuperare i cannoni e quanto si potea salvare di proiettili e di oggetti abbandonati o rubati, di nostra spettanza . Il Colonnello bivacco fuori di Sambuca , ed il giorno appresso
vi entro. È inutile che vi dica i festosi accoglimenti . Là abbiamo rifatto i nostri affusti , montati i nostri cannoni, ricuperato in parte il nostro equipaggio, e ritornando per la Giuliana, Busa
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crino, Chiusa, Campo Fiorito, Corleone, Marineo e Misilmeri,
siamo entrati in Palermo il giorno 6 giugno alle ore 9 a. m . pro
venienti da Villafrate, e passando nella notte attraverso l'accam pamento nemico.
Tralascio di descrivervi questa faticosa marcia, nella quale ad ogni istante qualche cannone avea bisogno di essere rimesso in istato di proseguire la marcia. Al nostro ritorno in Corleone, ab biamo saputo che i Regi entrarono con 5 carri tra morti e
feriti. Un solo dei nostri si perdette, perchè rimasto indietro . Firmato : SAMPIERI.
( DOCUMENTO 18 ) Excellence,
Sur l'avis qui m'a été donné par diverses personnes qu'Al berto Tich Holzer, Suisse de nation , mari de Donna Rosa Be .
vilacqua, domicilié Piazzetta Grande N.° 778, boutique Nº 22 (lans la rue qui conduit de la place Ballerò vers la porte de Castro, cantinier de son état, avait eu la malheur d'être pillé
et incendie; que la boutique et son magasin auraient été sac cagés ; que son fils âgé de douze ans, en voulant fuir l'incendie , avait été tué par les soldats d'un coup de fusil et que rien ne pouvait dire ce qu'était devenu le reste de la famille ; j'ai cru qu'il était de mon devoir de prendre personellement des ren seignements, et je me suis adressé aux habitants ses, voisins;
mais nul n'a pu me dire autre chose sur le compte de cette famille, si non qu'on la supposait arrêtée par les troupes roya
les, seulement aucun n'en savait davantage ; et tout ce que
l'on pouvait supposer, c'est que cette nombreuse famille avait été conduite au couvent des Bénédictins blancs, renfermées dans le refectoire et brûlée vive par le feu que les soldats avaient mis à ce couvent avant de se retirer vers le palais royal. Ne pouvant croire à la vérité d'un pareil rapport, je me ren
dis personnellement au convent des Bénédictins susdit. Chemin faisant, au milieu d'un quartier entièrement ruiné, et parmi des maisons brûlées, des ruines desquelles sortait une odeur pestilentielle, j'ai demandé à tous ceux que je rencon trais, d'où venaient de pareilles horreurs, et par chacun des
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quelques survivants de ce pauvre quartier, même réponse me fut faite, que ce que j'avais sous les yeux était le fait des
troupes, qui tandis qu'elles se retiraient vers le palais repous sées de leur poste de défense de la porte Montalto, tuaient tout ce qu'elles rencontraient dans leur fuite. Arrivé au couvent des Bénédictins blancs, je fus conduit dans un vaste local que l'on
me dit avoir été le réfectoire; là, je trouvai des hommes occu pées à transporter des cadavres brûlés qui étaient, m'assuraient
ils, ceux des habitants des maisons voisines que les troupes royales avaient arrêtés et enfermés dans ce local, après quoi ayant pillé et saccagé le couvent elles s'étaient rétirées en y mettant le feu .
Je demandais aux fossoyeurs combien des cadavres ils avaient déjà importés ; ils me répondirent quarante ; je leur demandai
encor combien ils en pouvait rester a emporter, et ils me dirent: « une vingtaine. » Ainsi c'étaient soixante personnes assommés dans ce seul convent des Bénédictins blancs. Je me tourne donc avec la plus grande anxiété vers Votre
Excellence pour en obtenir quelques renseignements sur le sort de mon national, s'il se trouve arrêté à cette heure avec le reste de sa famille, ou toute autres lumière sur le ' sort de ces malheureux, présentant ma demande à votre Excellence au nom de l'humanité et de la justice, réclamant, dans ce cas, un ordre de Votre Excellence pour le faire mettre le plus promptement pos
sible en liberté, faisant toute réserve pour les dommages-intérêts que mon national pourra prétendre en temps et lieu plus op portunes . 29 mai 1860. L'Agent de la Confédération Suisse
G. C. HIZZEL .
(DOCUMENTO 19 Palermo , 31 maggio 1860 .
Caro Bertani, Siamo a Palermo. Il nemico conserva ancora alcune posizioni della Città, delle quali spero saremo padroni tra poco. Valore stupendo nei nostri bravi cacciatori, ma sono più che
decimati, ed avressimo bisogno dell'aggiunzione di alcuni nostri generosi.
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Il popolo è frenetico, e ne spero molto bene. Il Generale Napoletano mi chiese 24 ore di armistizio per mandare i feriti a bordo. A mezzogiorno d'oggi si doveano co
minciare le ostilità . Però non avendo avuto tempo d'imbarcare i feriti, si stipulò una nuova convenzione per tre giorni dovendo anche seppellire i morti che non son pochi. Vengano dunque uomini , armi , munizioni, e presto compiremo l'opera incominciata . Addio .
Firmato : Vostro G. GARIBALDI.
DOCUMENTO 20)
Palermo, 6 giugno 1860 .
Per vedute umanitarie la tregua è prorogata fino al compi mento delle seguenti operazioni : 1 ° Saranno imbarcati gli ammalati esistenti nei due ospe dali e negli altri depositi colla massima celerità. 2° Sarà lasciato libero l'imbarco o movimento per terra a tutto il corpo di esercito esistente in Palermo, con equipaggi, materiali, artiglieria, bagagli , cavalli , famiglie e quant'altro
possa appartenergli, secondo che S. E. il Generale stimerà, compreso il materiale che è nel forte di Castellammare. 3. Qualora fosse preferito l'imbarco, quello di tutte le truppe
sarà preceduto da quello del materiale da guerra ed equipaggi nonchè di una parte degli animali . 4º L'imbarco delle truppe e del materiale da guerra, sarà al molo, trasferendo tutto ai Quattro Venti. 5° Il forte di Castellammare, del Molo ee Batteria Lanterna,
nonchè le adiacenze saranno consegnate al generale Garibaldi. 6° Il generale Garibaldi consegnerà tutti gli ammalati e feriti che trovansi in suo potere.
7. Saranno scambiati , in totalità e non per numero , tutti i
prigionieri dispersi dall'una parte e dall'altra. 8° La consegna dei sei detenuti di Castellammare, sarà fatta
quando tutte le operazioni di spedizione e d'imbarco saranno ultimate coll'uscita della guarnigione di Castellammare. Detti detenuti saranno consegnati al Moio.
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9° Firmati i suddetti patti, si aggiunge per articolo addi
zionale che la spedizione di cui si tratta avrà luogo per via di mare al molo di Palermo . Pel Generale Lanza
Firmato: Colonnello Now Sotto Capo di Stato Maggiore Firmati : Generale LETIZIA Generale GARIBALDI.
( DOCUMENTO 21 ) Palermo , 12 giugno 1860 .
Nei passati giorni, quando questa nobile metropoli era mi nacciata dall'assalto di un nemico potente ed accanito, io appel
lai al popolo ed esposi la terribile alternativa di scendere ad una umiliazione o di seppellirsi sotto le domestiche ruinel.... Il popolo mi rispose con un ruggito .... ed io capii che avevo al mio co
spetto il discendente del Vespro, e l'eco di quel ruggito rimbom bando nel campo nemico, impose ai dominatori di cercare vitti. me altrove .
Tale fu il risultato brillante del contegno sublime della valo rosa popolazione di Palermo. Il popolo però che si gagliardamente rispose all'appello mio nel giorno del pericolo - s'infiacchì, s'addormento sulle ali del successo
e la mia chiamata per la formazione della milizia
cittadina non è dovutamente corrisposta . Io cerco invano i ro
busti figli di questo popolo accanto ai miei compagni del conti nente - e non li vedo. - Avanti dunque !.... la prima categoria
della milizia, cioè quella da 17 a 30 anni, si presenti al Quartier Generale della Direzione, Quartier S. Giacomo, e la milizia cit tadina di Palermo sia lo specchio della generale milizia del l'Isola, per compiere l'opera si gloriosamente incominciata. Firmato : G. GARIBALDI.
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(DOCUMENTO 22 Palermo , 13 giugno 1860.
Cacciatori delle Alpi. Italia una e libera.
Non è tempo di riposo : molti dei nostri fratelli sono ancora nel servaggio, e noi abbiamo giurato di redimerli ! Sono quaranta giorni, voi lasciaste le sponde della Liguria, ma
per battagliare a pro di oppressi italiani . Soldati di Varese e di Como, il vostro sangue ha bagnato la terra della Sicilia, ove
dormono molti dei vostri compagni, ove passeggiano molti dei nostri mutilati
ma ove rimbombano sulle orme vostre le bene.
dizioni delle moltitudini . In due battaglie contro agguerriti
soldati voi avete stupefatta l'Europa. La libertà posa sulle arruo tate, sulle fatali vostre baionette ed ognuno di voi è chiamato a condurre la gioventù italiana a nuove vittorie. In rango dunque .... Tra poco tornerete agli agi della vita,
agli amplessi dei vostri cari, alle carezze delle vostre donne. In rango tutti soldati di Calatafimi e prepariamoci ad ulti
mare l'opera magnifica che voi avete cominciata. Firmato : G. GARIBALDI.
(DOCUMENTO 23) Palermo, 13 giugno 1860.
Alle squadre Siciliane !
A voi robusti e coraggiosi figli del campo, io dico una parola di gratitudine a nome della patria italiana ; a voi che tanto contribuiste alla liberazione di questa terra , a voi che conser vaste il fuoco sacro della libertà sulle vette dei vostri monti,
affrontando in pochi e male armati le numerose ed agguerrite falangi di dominatori .
Voi potete tornare oggi alle vostre capanne colla fronte alta, colla coscienza di avere adempiuto ad un'opera grande ! Come sarà affettuoso l'amplesso delle vostre donne inorgoglite di pos sedervi, accogliendovi festosi nei focolari vostri !.... ee voi conterete superbi ai vostri figli i perigli trascorsi per la santa causa d'Italia.
I vostri campi non più calpestati dal mercenario, vi sembreranno
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più belli, più ridenti. Io vi seguirò col cuore nel tripudio delle vostre mèssi, delle vostre vendemmie, e nel giorno in cui la fortuna mi porgerà l'occasione di stringere ancora le vostre destre incallite – sia per narrare delle nostre vittorie e per -
debellare nuovi nemici della patria
voi avrete stretto la mano
di un fratello . Firmato : G. GARIBALDI.
(DOCUMENTO 24) Portici , 25 giugno 1860 .
Desiderando di dare ai nostri amatissimi Sudditi un atte
stato della nostra Sovrana benevolenza, ci siamo determinati
di concedere gli ordini costituzionali e rappresentativi nel Re gno, in armonia coi principii italiani e nazionali, in modo di garantire la sicurezza e prosperità in avvenire, e da stringere
semprepiù i legami che ci uniscono ai popoli che la Provvi denza ci ha chiamati a governare .
A questo oggetto siamo venuti nelle seguenti determinazioni : 1° Accordiamo una generale amnistia per tutt'i reati politici fino a questo giorno.
Abbiamo incaricato il commendatore D. Antonio Spi
2°
nelli della formazione di un nuovo Ministero, il quale compilerà nel più breve termine possibile gli articoli dello Statuto sulla base delle instituzioni rappresentative italiane e nazionali. 3º Sarà stabilito con S. M. il Re di Sardegna un accordo -
per gl'interessi comuni delle due Corone in Italia . 4° La nostra bandiera sarà da ora innanzi fregiata dei colori nazionali italiani in tre fasce verticali, conservando sem
pre nel mezzo le armi della nostra Dinastia.
5° — In quanto alla Sicilia accorderemo analoghe institu
zioni rappresentative che possano sodisfare i bisogni dell'isola, ed uno dei Principi della Nostra Real Casa sarà il nostro Vicerè. Firmato : FRANCESCO.
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(DOCUMENTO 25) Napoli, 27 giugno 1860.
Decreto Reale
Francesco II per la grazia di Dio Re del Regno delle Due Sicilie ec. ec. ec. Sulla proposizione del Nostro Ministro Segre tario di Stato, Presidente del Consiglio dei Ministri — Abbiamo risoluto di decretare e decretiamo quanto segue : Art. • 1.' – Nominiamo nostri Ministri Segretari di Stato : Il Commendatore D. Giacomo De Martino Regio Incaricato di affari presso la Corte Pontificia, pel dipartimento degli Affari Esteri ;
D. Gregorio Morelli Procuratore Generale del Re presso la
gran Corte Criminale di Salerno, pel dipartimento di Grazia e Giustizia ;
Il Principe di Torella D. Nicola Caracciolo, pel dipartimento degli Affari Ecclesiastici ; il medesimo prende anche momen taneamente la firma del dipartimento della Pubblica Istruzione; D. Giovanni Manna, pel dipartimento delle Finanze : durante
la indisposizione di lui la firma pel dipartimento delle Finanze, sarà momentaneamente presa dal Ministro Segretario di Stato dei Lavori Pubblici ; Il Cav. D. Federico Del Re, Controllore Generale della Real
Tesoreria, pel dipartimento dell'Interno e della Polizia generale ; Il Maresciallo di campo D. Giosuè Ritucci , pel dipartimento della Guerra ;
Il Vice-Ammiraglio D. Francesco Sav. Garofalo, pel diparti mento della Marina ; Il Marchese D. Augusto La Greca, pel dipartimento dei La vori Pubblici.
Art. 2.° - Il Nostro Ministro Segretario di Stato Presidente del Consiglio dei Ministri, ed il Nostro Ministro Segretario di Stato delle Finanze, sono incaricati ciascuno, per la parte che li riguarda, dell'esecuzione del presente Decreto. Firmato : FRANCESCO. Il Ministro Segretario di Stato
Presidente del Consiglio dei Ministri Firmato :
NIO SPINELLI.
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(DOCUMENTO 26 ) Napoli , 1 luglio 1860
Sire ! ...
Col memorabile atto Sovrano del 25 Giugno, la Maestà Vo stra, annunziava ai popoli suoi due grandi idee, cioè quella di mettere ad atto nei suoi Stati il regime costituzionale, e l'altra di entrare in accordo col Re Vittorio Emanuele a maggior van. taggio delle due Corone in Italia. Quelle sublimi parole che segnano per la M. V. e pel suo Regno insieme, il principio di Era grande e gloriosa, risuona rono già in tutta Europa, ed aprirono alla gioia il cuore dei
suoi Sudditi, che aspettano dalla virtù e dalla lealtà del loro Re il compimento della grande opera.
Degnavasi la M. V. in pari tempo chiamare al potere i sotto scritti per comporre il Suo Consiglio dei Ministri, nel quale ri poneva la sua fiducia per la pronta esecuzione dei suoi voleri e lo incaricava della compilazione dello Statuto per questa parte
del Reame. Ma il Vostro Consiglio, o Sire, nell'accingersi al l'adempimento del sovrano comando ha considerato, che uno Statuto costituzionale sta nel dritto pubblico del Regno, cioè
quello che venne largito dal defunto Vostro Augusto Genitore Ferdinando II . Il quale Statuto, se dopo qualche tempo si trovò sospeso in conseguenza di luttuosi avvenimenti, che non accade ora rammentare, non però fu mai abrogato, come in qualche altro Stato Europeo è avvenuto. Che però sembra ai sottoscritti essere semplice e logica la
idea, che quello Statuto appunto sia richiamato nel suo pieno vigore.
Così facendo la M. V. trova bella e fatta l'opera della quale
vuole che questi suoi Stati godano i benefici effetti; lo straniero ammirerà la sapienza della mente Sovrana in questo alto provve dimento, ed i vostri popoli, senz'attendere una novella compi lazione, con assai maggiore sollecitudine, sapranno quali sono le loro franchigie e riceveranno con animo riconoscente questo pegno novello della volontà del Re, per la inaugurazione del regime costituzionale . Firmati : Giacomo DE MARTINO, Principe di TORELLA , FRANCESCO
Sav. GAROFALO, Giosuè Ritucci, Federico DEL RE, GREGORIO MORELLI, Marchese Augusto La GRECA, Antonio SPINELLI.
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(DOCUMENTO 27) Napoli , 1 luglio 1860.
Francesco II per la Grazia di Dio ec. ec. ec. ec. Visto il Decreto 1 ° luglio col quale si richiama in vigore la costituzione del 10 febbraio 1848 .
Volendo al più presto circondarci dei lumi e dell'appoggio
della Nazione rappresentata legittimamente in Parlamento, onde rendere nn fatto, con la promulgazione delle leggi organi
che, i dritti garantiti dalla costituzione. Sulla proposizione del nostro Consiglio dei Ministri. Abbiamo risoluto di decretare ee decretiamo quanto segue :
Art. 1.° — Il Parlamento Nazionale è convocato in Napoli pel 10 settembre 1860.
Art. 2.° - I collegi elettorali sono convocati per procedere alla elezione dei deputati il 19 agosto. -
Art. 3. °
In mancanza di una legge elettorale sarà provvi
soria quella del 29 Febb . 1848 e del decreto 24 maggio stesso anno .
4. — Il nostro Ministro Segretario di Stato dell'In Art. ° terno, è incaricato dell'esecuzione del presente decreto. Firmato : FRANCESCO. Il Ministro Segretario di Stato dell'Interno
Firmato : FEDERICO DEL RE . Il Ministro Segretario di Stato
Presidente del Consiglio dei Ministri Firmato : ANTONIO SPINELLI .
(DOCUMENTO 28) 1) Napoli , 2 luglio 1860.
Onorato dalla sovrana clemenza del Comando della provincia e piazza di Napoli, ne assumo con particolar piacere l'incarico, annunziando, in forza delle ministeriali considerazioni qui sotto trascritte, essere cessato lo stato di assedio pubblicato con l'or !) La citazione dovea seguire a pag. 97 dopo le parole sedio » alla linea 22 .
« stato di as
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dinanza dei 28 giugno ultimo ; e pieno del convincimento che l'ordine pubblico non sarà più turbato, si renderà inutile qua lunque ritorno alle straordinarie misure, che per la tutela dei buoni abitanti di questa Capitale han potuto essere momenta neamente adottate .
Il Consiglio di ministri segretarî di Stato, vista l'ordinanza del 28 giugno ultimo che stabili lo stato di assedio nella Ca pitale ;
Considerando che la tranquillità pubblica è ristabilita , e che la restaurazione dello Statuto costituzionale e dei decreti che
gli fan seguito da un lato, e dall'altro lato il senno civile dei
buoni abitanti di questa Capitale, non secondo a quello degli altri popoli d'Italia, sono la guarantia che l'ordine pubblico non potrà essere ulteriormente turbato ;
Certo d'altronde della forza del governo per ristabilirlo ad ogni evento, a norma delle leggi e dei regolamenti di piazza in vigore dispone : lº Che lo stato d'assedio per la Capitale sia tolto ;
2º Che fino a quando la Guardia Nazionale provvisoria non sarà formata per la città di Napoli , la truppa seguiti a pre stare servizio per la tutela dell'ordine pubblico. Il Maresciallo di Campo
Firmato : CONTE D'ARAGONA CUTROFIANO. »
(DOCUMENTO 29). Napoli , 9 luglio 1860 .
Il Prefetto in considerazione che i buoni cittadini manife
stano preoccupazioni e timori per possibili mene contro il re gime costituzionale, affrettasi a rassicurarli, dichiarando che l'Autorità preposta a tutelarlo, veglia con diligente operosità e saprà con fermezza colpire quei faziosi ed incoreggibili per turbatori, che credono ancora, provocando all'anarchia ed ec citando le passioni colpevoli, poter ritornare allo antico stato di cose. Che costoro ricredansi una volta per sempre e rientrino pacificamente all' ordine che ora governa, altrimenti saranno
contro di essi adoperati tutti i mezzi di repressione che le leggi autorizzano, per far si che la pace e la tranquillità pubblica non soffrano veruna alterazione . Il Prefetto di Polizia
Firmato : LIBORIO ROMANO.
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(DOCUMENTO 30 ) Barcellona , 5 luglio 1860.
Agl ' Italiani dell' armata di Napoli .
Quando tutto il mondo guarda plaudente all'Italia, perchè vo lete rimaner soli ludibrio d'Italia e del mondo ?
Quando tutta la Nazione è raccolta sotto il glorioso vessillo tricolore, perchè voi soli volete rimaner sostenitori di una ban diera sulla quale sta scritto da una parte spergiuro dall'altra infamia ? Quando i più generosi d'Italia si fanno campioni valenti di li
bertà, perchè voi soli volete rimanere ignobili strumenti della tortura e della cuffia del silenzio ? Pensatelo : voi pure siete valorosi, ve lo ebbe a dire il più va loroso dei soldati, ve lo disse Garibaldi a cui teneste fronte . E combattevate contro l'Italia la madre vostra. Quelle stesse
armi rivolgete contro lo straniero, contro i nemici d'Italia e sa rete tutti eroi .
Pensatelo; voi pure potreste avere il petto fregiato da nomi immortali, come Crimea, Palestro, Magenta, S. Martino, Como, >
Varese, e non avete invece, che memorie di lotte fratricide. Per l'onor vostro, per la vostra salute, scuotetevi, o siete per duti , come perduta è la causa che servite .
Redimetevi combattendo i nemici della patria ; venite con noi, vi stendiamo la mano, stringetela, assieme saremo invincibili.
Con una patria libera e grande, tutte le nostre attività troveranno onorevole sviluppo. Oggi non vi ha che un'Italia da servire : gettatevi nel suo seno : venite ad accrescere i combattenti per essa.
I vostri gradi saranno conservati; sarete anche promossi: ai vostri soldati agli ufficiali, a tutti che ne avranno bisogno, sarà prestata immediata assistenza.
Venite a noi come fratelli e sarete accolti come tali e protetti . Firmato : G. MEDICI.
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( DOCUMENTO 31 ) ' ) Napoli, 15 luglio 1860 .
Dopo la pubblicazione del nostro Atto Sovrano del 25 giugno ultimo, col quale concedemmo ai nostri popoli uno Statuto so
pra basi nazionali ed italiane, insieme ad un'amnistia generale per tutti i reati politici ed annunziammo l'idea di entrare in accordo col re Vittorio Emanuele per l'interesse delle due co
rone d'Italia ; e dopo il nostro atto successivo del 1 ° di questo mese, col quale richiamammo in vigore per questa parte dei nostri Stati lo Statuto promulgato il 10 Febbraio 1848, nobile e grande è stato il senno civile di tutte queste nostre provincie continentali e di questa nostra grande Metropoli . Hanno esse mostrato a tutta la colta Europa, che questi no
stri domini non erano da meno di tutti gli altri Stati italiani, i quali sono dianzi pervenuti a rigenerazione politica e ad unità di principii . Che se questi Stati dopo tanti secoli , nel corso dei quali il
risorgimento d'Italia si ebbe per delirio di menti inferme, yin cendo ostacoli di ogni maniera, seppero elevarsi a tanta gloria ,
cið non avvenne altrimenti , se non per la piena sommessione ch'ebbero all'indirizzo dato da valenti uomini ai grandi inte ressi nazionali ed alla gloria della Penisola . Nè inferiore agli
altri Italiani si sono dati a divedere i popoli di questi Reali Stati , poichè lungi dall'abbandonarsi in questi gravi momenti agli
errori che spesso riescono fatali alla libertà e macchiano la storia delle nazioni, attendono invece nella calma più ammire vole da Noi ee dal Governo dello Stato l'attuazione della grande opera loro promessa. La nostra aspettativa dunque non fu delusa, e Noi nel rendere
grazie ai nostri popoli di un si nobile e glorioso contegno, ci vediamo altamente rincorati per menare a compimento, con la maggiore perseveranza, il gran disegno, donde emanar debbono la piena felicità, la grandezza ee la gloria di questi popoli colti e gentili , che la Provvidenza affidò alle nostre cure. Ed assai più accresce la gioia del nostro Reale animo il pen.
siero, che chiamati dagli imperscrutabili decreti della Provvi 1) La citazione dovea seguire a pag. 102 dopo le parole un manifesto » linea 11 . »
< emanava
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denza a reggere la Sicilia in età tanto giovanile, ci troviamo assai di buon' ora iniziati in quel sistema rappresentativo, il quale for ma ormai il diritto pubblico di tanti Stati inciviliti. Cosi che inoltrandoci nella difficile arte del governare , questa
ci verrà come spianata e fatta più facile dai lumi di una stampa saggia e veramente nazionale, e dal concorso di tutti gli uomini di alto senno politico e civile, che sederanno nelle Camere legi slative .
Abituati cosi Noi ben presto alla pratica del sistema novella mente inaugurato, abbiamo piena fede, che col Divino aiuto, que ste belle Provincie continentali , che formano una parte dei no stri Stati , portando a compimento gli alti destini della grande
Nazione italiana, sapranno raggiungere e conseguire in breve tempo quella potenza, grandezza e prosperità, che formano il maggior voto del nostro Reale animo. Firmato : FRANCESCO. Il Presidente del Consiglio dei Ministri
Firmato : SPINELLI.
(DOCUMENTO 32 ) Napoli , 22 luglio 1860.
Istruzioni date dal Ministro della guerra al colonnello Anzani. Le quattro fregate a vapore, Fulminante, Guiscardo, Ettore Fieramosca e Tancredi, sotto il comando del brigadiere Salazar,
si recano a Milazzo. Con esse parte il colonnello Anzani.
Scopo di questa missione è di trattare lo imbarco delle truppe tutte che costituiscono il presidio di quel castello. Il detto co lonnello Anzani quindi tratterà col Comandante delle truppe avverse la cessione del castello per ottenere lo imbarco delle truppe con armi .e · bagagli, e con tutti gli onori militari, per essere trasportati sul continente .
Se mai non si riuscisse ad ottenere il desiderato fine, perchè il Comandante suddetto volesse estendere le trattative su le
truppe che sono in Messina, allora si chiederà una momentanea sospensione d'armi in Milazzo, per potersi quindi trattare un ac 1) La citazione dovea seguire a pag. 108 dopo le parole garibaldine » linea 23.
« alle armi
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cordo col generale Clary, nei sensi generali da me e lui prece dentemente indicati .
Scopo di questa missione è di sospendere ad ogni costo le
ostilità, e di trasportare tutte le truppe che dipendono dal ge nerale Clary sul continente, ritenendo, se è possibile, i luoghi fortificati tutti, o in parte, secondo la maggiore o minore pro
babilità di poterli lasciare convenientemente provveduti dell'oc corrente per difendersi. Se però sarà necessario sacrificare tutto per salvare le truppe, si miri a questo risultato. I vapori francesi possono liberamente trasportare le nostre truppe, senza timore di ostilità ; mentre il Ministro di Francia
lo ha formalmente assicurato ed ha inoltre per l'oggetto scritto al Console di Francia in Messina.
Le truppe di Milazzo se saranno imbarcate senza la intelli g'onza del generale Clary, saranno sbarcato a Castellammare,
se poi si tratterà con la intelligenza del generale Clary, questi destinerà i luoghi di sbarco per le truppe, secondo crederà più opportuno, tenendo però presente, se è possibile, le istruzioni
ricevute ; cioè di gettare su le coste di Calabria in vari punti il grosso delle truppe ed inviare in Castellammare i battaglioni cacciatori.
Se si potrà ottenere con la cessione dei luoghi fortificati, un'impegno formale di Garibaldi di non attaccar guerra sul
continente, sarebbe questo il più vantaggioso risultato che si possa mai sperare, conforme abbiamo domandato all'Europa tutta .
Le condizioni politiche del Regno e lo stato delle nostre truppe, c'impone il dovere di mirare a questo fine. Si badi però a non riconoscere principio alcuno , onde i dritti del nostro Augusto Signore, non siano in nessun modo compromessi. Il Ministro Segretario di Stato
Firmato : G. S. PIANELL.
(DOCUMENTO 33 Milazzo, 23 luglio 1860 .
Convenzione tra il colonnello Anzani ed il generale Garibaldi. Art. 1.° La truppa napoletana esistente oggi nel forte di Milazzo, ne uscirà cogli onori della guerra , con armi e bagagli ,
.
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coi pezzi di artiglieria di montagna appartenenti alla brigata del Bosco, e con la metà dei muli della stessa batteria . Art. 2.° Il Comandante della stessa truppa farà consegpare all'Uffiziale Delegato dal generale Garibaldi, cannoni, muni
zioni, attrezzi da guerra, cavalli, bardatura degli stessi e tutti gli accessori appartenenti al forte, ogni cosa come si trova al momento della stipulazione della presente convenzione.
Art. 3.° La truppa imbarcherà i viveri necessari pel suo viaggio ; ciò che verrà determinato da un Commissario di ambe le parti. Art. 4.° Nel corso di domani 24 si comincierà l'imbarco della
truppa, prestandosi ogni facilitazione pel trasporto di essa a bordo dei vapori da guerra o mercantili, e terminerà l'imbarco nel corso del 25, riservandosi di terminarlo il 26 in caso non si potesse fare altrimenti,
Art. 5.° I prigionieri ed i feriti d'ambo le parti saranno restituiti .
Art. 6.° Non verrà fatta molestia di sorta ai legni da guerra
e mercantili che trasporteranno la truppa, gli effetti ed i fe riti napoletani fino allo sbarco, da eseguirsi ove meglio con verrà al governo napoletano. Firmato : FRANCESCO ANZANI. Firmato : GIUSEPPE GARIBALDI.
DOCUMENTO 34 ) Messina , 28 luglio 1860 .
Tommaso De Clary maresciallo di campo e comandante su
premo delle truppe riunite in Messina, ed il maggiore gene rale Cav. Giacomo Medici, indotti da sentimenti di umanità, ad
evitare lo spargimento di sangue che avrebbe per conseguenza da una parte l'occupazione di Messina, dall'altra la difesa della città e suoi forti, in virtù dei pieni poteri loro conferiti dai rispettivi mandanti, convennero nella seguente stipulazione: 1.° Le truppe regie sgombreranno senza ostacolo la città
che sarà occupata dai siciliani pure senza ostacoli. 2.° Le truppe regie sgombreranno i forti Gonzaga e Ca stellaccio entro due giorni dalla sottoscrizione della presente convenzione. Ognuna delle due parti contraenti stabilisce due
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ufficiali ed un commissario, onde compilare un inventario di tutti pezzi, materiali da guerra, provviste di viveri ed altro che si trovasse nei detti forti.
-
Il governo siciliano inoltre,
dopo lo sgombro delle truppe regie, curerà che il trasporto degli oggetti inventariati abbia ad aver principio immediata mente, e tutti gli oggetti abbiano ad essere trasportati sul territorio neutrale, del quale si farà parola più avanti .
3.° L'imbarco delle truppe regie non deve essere molestato da parte dei siciliani . 4.° La Cittadella coi forti ad essa appartenenti, Di Blasco, La Lanterna e San Salvatore, restano in mano delle truppe
regie, però a condizione che esse, qualunque cosa possa in se guito avvenire, non faranno alcun danno alla città, tranne il caso che le stesse nominate fortificazioni fossero attaccate, e le opere di attacco eseguite nella città stessa. Stabilite e man
tenute queste condizioni, la cittadella si asterrà da ogni osti lità contro la città, fino alla fine della guerra. 5.° Verrà determinato un raggio di territorio neutrale, il cui confine correrà parallelo al confine del raggio militare della cittadella, dimodochè questo venga allargato di circa 20 metri oltre l'attuale estensione.
6.° Il passaggio per mare resta completamente libero per entrambe le parti. Quindi le bandiere delle due parti recipro camente si rispetteranno . Del resto è rimesso ai Comandanti che hanno conclusa la presente convenzione, di porsi di ac
cordo sul modo di approvvigionare le regie truppe che devono fornirsi in città .
Visto, letto ed accettato nel giorno, mese ed anno come sopra , nella casa del signor Francesco Fiorentino banchiere alle Quat tro fontane.
Firmato : TOMMASO DE Clary, Maresciallo di campo . Firmato : Cav. GIACOMO MEDICI, Maggiore generale. Per copia conforme
Firmato : G. GUASTALLA, Capitano di Stato maggiore.
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(DOCUMENTO 35) Bronte , 6 agosto 1860 .
Al Consiglio Municipale di Cesarò. Rispondo alla vostra lettera di jeri . La prima brigata con sei battaglioni occupa in questo momento Castiglione , Ran. dazzo, Linguaglossa e Bronte, tutti paesi nei quali i tumulti o sono scoppiati, o stanno per scoppiare. La Commissione di Guerra sta istruendo sommariamente i
processi, i capi saranno fucilati, e i complici condotti a Mes sipa innanzi al Consiglio di Guerra. Terminato in questi paesi, la Brigata visiterà gli altri e farà lo stesso, se la tranquillità non ritorna : questo dico a loro : questo
loro facciano intendere a chi ha bisogno di saperlo. Abbando nare questi paesi per altri, prima che la giustizia abbia avuto il suo corso, non posso farlo : essere dapperttutto nemmeno.
È necessario l'esempio, e lavranno tremendo. Che i buoni si serrino insieme; che le Autorità sieno vigili ; che la Guardia
Nazionale sia compatta , e la pace farà ritorno fra noi, e noi ritorneremo i soldati della libertà , come siamo venuti ..
La Corte di Napoli ha educato una parte di voi al delitto, ed oggi vi spinge a commetterlo. Una mano satanica vi di rige all'assassinio, all'incendio, al furto per poi mostrarvi al
l’Europa inorridita e dire : Eccovi la Sicilia in libertà. Volete voi essere segnati a dito e dagli stessi vostri nemici messi al bando della civiltà ? volete voi che il Dittatore sia costretto a
prescrivere : stritolate quei malvagi ! Con noi poche parole : 0 voi restate tranquilli, o noi in nome della giustizia e della pa tria nostra vi struggiamo come nemici dell'umanità. Firmato : Bixio.
( DOCUMENTO 36)
Signor Governatore di Catania , Cesarò, 7 agosto 1860.
Si è eseguita or ora la sentenza della Commissione straordi naria che condannava alla fucilazione. Triste missione per noi venuti a combattere per la libertà. Ieri ho fatto un passo a Re
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galbutto e Centorbi, ed ho fatto occupare Cesarò da un batta glione dei due che trovavansi a Rendazzo. Tutti gridano all'ar
mi, ma nessuna delle autorità fa il dover suo. I Delegati, i Presi denti dei Municipi, ed i Comandanti della Guardia Nazionale hanno bisogno di una lezione di Codice militare. Per ora ho di chiarato loro recisamente che non avranno da me un soldato, se prima non provano di essere al loro posto, e segnatamente i De
legati d'essere informati di cosa succede, e di chi muove gl'igno ranti .
Nel disarmo di Bronte comparvero oltre 350 fucili di uomini che in Sicilia si chiamano galantuomini, e che noi chiamiamo miserabili vigliacchi. Perché non si difesero ? .... perchè non lo tentarono ?... tutti disertarono il loro posto gridando ajuto, ed
i pochi ignoranti e tristi rimasero padroni del paese . Non è cosi che si conducono gli uomini di cuore. Io non so comprendere come non si segnino d'infamia tutti questi miserabili, come non si formi una opinione pubblica che segni a dito i disertori e i vi. li, e come i buoni non si accorgano che di questo passo la Sicilia dall'applauso universale diverrà presto oggetto di compassione in Europa: in termini generali la Sicilia non dà soldati, non paga imposte, e se delle domande d'impieghi se ne facesse tela, vi sa rebbe da cuoprire l'intera Isola. Signor Governatore, dichiaro a lei che, dato l'esempio di
Bronte, io non punirò nessun'altro fuorchè i Capi delle Ammini strazioni , i Delegati , i Comandanti delle Guardie Nazionali che non sieno al loro posto . Firmato : Bixio.
(DOCUMENTO 37) Reggio , 4 agosto 1860.
Al Ministro della Guerra .
Venendo compromesso il mio onore se più rimanessi al co mando di questa brigata, la interesso spedire chi deve rim
piazzarmi se non vuole che passi la firma al colonnello più anziano . Nessuna delle fattemi promesse è stata ancora attuata .
Mancano le istruzioni sul da farsi; i commissarî di guerra ; gli ufficiali dello stato maggiore ; manca il denaro pel genio e per l'artiglieria; il pane pei soldati ; il vestiario ; la gente adatta
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a far fronte al servizio che si presta, ed infine, a quanto mi
sembra, manca la buona fede, onde mi decido al passo di chie dere l'esonerazione di un cosi lusinghiero comando ! se i miei onorati servizi meritano considerazione, spero una seconda classe, se ciò non si crede, la mia dimissione. Firmato : B. MARRA .
(DOCUMENTO 38) Napoli , 5 agosto.
Telegramma
Il Ministro della guerra al brigadiere Marra : Non il ritenere il comando, ma l'abbandonarlo compromette il suo onore.
Le farò rendere conto innanzi un Consiglio di Guerra del
suo indegno procedere e delle conseguenze che può produrre suila truppa che da Lei dipende.
I futili pretesti che espone sono in via di essere dissipati. Io incontro ostacoli di gran lunga maggiori. Firmato : PIANELL.
(DOCUMENTO 39) Reggio , 5 agosto 1860 .
Il generale Marra al Ministro della guerra. L’indegno procedere è di chi non ha saputo e voluto di
sporre le cose come si dovevano; di chi provvede agli urgenti e vitali bisogni con parole, non con i fatti. Replico nuovamente che senza commissari di guerra , il servizio non può andare, senza ufficiali di stato maggiore è lo stesso che essere privo di braccia e di occhi . Io basterei se la zona del mio comando cadesse sotto i miei occhi, ma sembrami,
che costà non si conosce lo stato del paese, nè nel senso topo grafico, nè in quello politico.
In ultimo V. E. mi permetterà dirle che le minacce con un ufficiale come me, sono argomenti da non usarsi . Metta in esecuzione, e lo desidero ardentemente, il suo pen siero, e spero provare che l'onore mi è stato sempre unica
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guida nella mia non breve carriera (benchè sempre mal com pensato), cosa che non da tutti può dirsi, e me ne appello alla memoria di V. E. Firmato : B. M ARRA .
(DOCUMENTO 40 ) Napoli, 15 agosto 1860 .
Al tocco della mezzanotte dal 13 al 14 agosto le sentinelle del 2" reggimento della Guardia Granatieri , situate sul fronte di mare del fortino di dritta, nel cantiere di Castellamare, han ripetuto la voce di all'armi data dalle lance di ronda della
Real Marina, nel vedere che un vapore incognito accostavasi al vascello nazionale il Monarca, ormeggiato nel Porto, mentre con
le lance dello stesso vapore, gente armata davasi a tagliare gli ormeggi ed a scalare le murate del vascello. Il grido di allarmi facendo il giro della catena delle senti nelle ha richiamata l'attenzione degli ufficiali di servizio nei posti circostanti, ed il tocco della generale ha fatto prendere le
armi alla guarnigione di Castellamare . Le sette compagnie del 2º dei Granatieri della Guardia ivi stanziate celeremente reca
ronsi sulla piazza d'armi, e guidate dal proprio colonnello D. Carlo Grenet ee dai rispettivi ufficiali accorsero sul luogo del conflitto. Tutte le militari precauzioni furono tosto adottate per la sicurezza della piazza dal proprio colonnello Frediani. – Con ammirevole slancio furono occupate dai Granatieri le batterie
del molo ; altri sul ponte del vascello sostennero coi bravi ma rinari di quella ciurma un vivo fuoco di fucileria col piroscafo aggressore e con le lance armate dallo stesso. Pieni di militare
ardore parecchi sotto -uffiziali e soldati dei Granatieri, rivaleg giando coi marinari cannonieri del forte, destramente carica vano i pezzi ed eseguivano gli spari . Uffiziali, sotto-uffiziali, e soldati con eguale bravura combat tettero fino a che cessò il pericolo con la fuga del battello ag gressore. La Guardia Nazionale animata da vero spirito militare , si radund anch'essa in armi, e con esemplare contegno inprese
a tutelare la interna tranquillità della piazza, che non venne per nulla turbata.
La Gendarmeria di quella stazione non rimase a niun'altra corporazione seconda, per zelo, operosità e militare contegno. Il ministro della guerra Firmato : PIANELL.
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(DOCUMENTO 41 ) 152 Divisione Türr
Armata Meridionale
COMANDANTI
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1° Brigata. Col. Be Bixio.
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TOTALE Uffiziali
Presenti
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TRUPPA
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Totale
GRADO E NOME
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UFFIZIALI Assenti
Presenti
Messina, 14 agosto 1860.
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SITUAZIONE DELLA FORZA
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ANNOTAZIONI
Si ripete la forza complessiva del. l'ultima situazio
ne. Non essendo per anco arrivata la situazione ul
tima cinquinale , trovandosi la det .
ta Brigata in co lonna mobile con molti
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menti in colonna volante .
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Col. B. Eber .
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Forza Totale della Divisione . . +261) Il tenente colonnello Capo dello Stato Maggiore
Firmato : SPANGARO.
(DOCUMENTO 42) Monteleone, 15 agosto 1860 .
Comando di Divisione Territoriale delle Tre Calabrie. Cittadini !
Venuto non ha guari al Comando della Divisione Militare delle Calabrie, e visto lo stato attuale delle cose, mi rivolgo a voi abitanti di queste contrade, in liberi sensi e leali. Io non
m’illudo, nè voglio illudervi : vi dico cose vere. I nemici della nostra pace, coloro che c'invidiano quanto di bene la Provvi denza ci ha dato, la fertilità del suolo, l'aria purissima che re spiriamo ; minacciano senza provocazione alcuna d'invadere il
continente, come già fecero di Sicilia : dessi fondano sull'appog gio degli utopisti, di gente prezzolata e di sconsigliati infine che nulla avendo a perdere, sperano di far fortuna nello sconvolgi
mento della società : dessi sognano e promettono un lieto avve nire, battendo intanto una via di oppressioni, di sangue ....
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È indubitato che la grande maggioranza delle popolazioni non può assentire, e molto meno far plauso a tali progetti ; ma se i buoni cittadini che la costituiscono si rimangono nell'inerzia , saran per certo sopraffatti da pochi tristi, e ne patiranno poi l'onta e le funeste conseguenze . A salvare il paese dagli eccidi, dallo spargimento di sangue
cittadino, il solo, il vero mezzo si è l'unione del popolo e dello esercito napoletano nel difendere le liberali istituzioni date e sancite dalla Maestà del Re ( N. S.) . Mentre l'esercito si adopera a difendere l'integrità del suolo, il Sovrano ed il Regime Costi
tuzionale, i buoni cittadini tutti ne secondino i disegni, i pro prietari non abbandonino le loro dimore, locchè reca squallore e titubanza nei paesi : le guardie nazionali compiano il sacro dovere di tutelare la sicurezza interna di essi, non permettano l'adito ad
apostoli del disordine, li respingano coraggiosamente adoprando al bisogno la forza : abbiamo tutti fiducia nelle leali intenzioni
del soldato, il quale farà energici sforzi in difesa del patrio suolo, quando sarà sicuro di dover combattere gl’invasori soltanto. La prospettiva che vi sta d'innanzi in caso di nemica invasione, si è la spoliazione, il disprezzo, l'obbrobrio : guardate la Sicilia ... Il soldato quindi riguarda come causa assolutamente vitale,
quella che si combatte, e la sosterrà comunque fino all'estremo. Pensateci e decidetevi senza indugio : fate ricredere gl'illusi : la nostra progenie non abbia un giorno a maledire la memoria
di chi la gittava nell'abiezione ; la storia sarà giudice severo ed imparziale di quelle genti, che invece di aprir le braccia ai propri figli, dei quali si compone l'esercito, avranno esaltato e favorito i perturbatori della società, di cui un numero sono in buona fede acciecati da stolte utopie ed il resto uomini perduti , rifiuto della società, non di altro desiderosi, che di divorare le nostre sostanze. Bello avvenire in vero se a costoro riuscisse di
metterci il giogo sul collo, mentre hanno la tracotanza di sp re
giarci , quando siamo ancora forte e fiorente reame. No ! Iddio nol permette ! ... Popolo ed esercito napoletano, di fendiamo il nostro paese, il nostro Re Costituzionale : giuriamo di farci uccidere, e trionferemo dei nostri nemici !
Dal Quartier Generale di Monteleone, 15 agosto 1860. Il Maresciallo di Campo Comandante
Firmato : Giov. BATTISTA VIAL. Visto : Il Colonnello dello Stato Maggiore
Firmato : TOMMASO BARTOLINI.
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Woaskington
DATA
Saumon
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DENOMINAZIONE
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QUADRO NUMERICO dei Volontari partiti da Genova
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(DOCUMENTO 44) Pianure di S. Loia, 19 agosto 1860 .
Dopo il progetto di capitolazione fattosi la sera del 18 al
19 agosto fra i sottodescritti capitani per essersi trovata la gendarmeria circondata nell'atto della ritirata, la capitolazione si sommise per l'approvazione dal detto capitano Caldoni al colonnello Boldoni, capo militare della insurrezione, il quale
prescrisse quanto segue. E trovandosi la gendarmeria in posi zione tale da non potersi più sostenere, nè volendo spargere sangue, dovette accettarne le condizioni : csse sono : Art. 1. Velo al passato.
Art. 2. Il principio della capitolazione fatta fra i due capitani essendo quello di non spargere sangue fra borghesi e militari , tutti nati nella stessa terra e che hanno gli stessi interessi , così non può ammettersi l'art. 1º del progetto.
Art. 3. Qualunque gendarme rimane libero di ritornare in seno della sua propria famiglia, come pure il capitano e gli uffiziali. Art. 4. Va da sè che le famiglie di ufficiali e truppa, nonchè
gli equipaggi che si trovano in Potenza, appartenenti alla suddetta gendarmeria, debbono essere rispettati, garantiti e non insultati da alcuno, poichè base dei governi liberi è il rispetto
alla proprietà . Art. 5. In riguardo a ciò che si dice nell'art. 4 del progetto,
cioè che gli ufficiali e gendarmi potessero ritornare in Potenza, onde liquidare gli interessi delle rispettive compagnie, si rispon. de, non potersi introdurre persone che potessero portare un' al larme in Potenza , a meno che gli ufficiali e gendarmi non di chiarino di accettare il Governo provvisorio . Art. 6. Qualora i gendarmi volessero far parte dell'esercito del governo del generale Garibaldi, il sottoscritto garantisce
loro il grado che hanno, e quello che potrebbe spettar loro in quell'esercito per anzianità di grado e servizio. Scritto nelle pianure di S. Loia alle 11 a. m. del 19 agosto 1860 . Firmati : Tixo Ulisse Caldoni, Capitano. MICHELE Salvia, Capo Sezione della Guardia Nazionale
Salvatore Castagna, Capitano di Gendarmeria . Tommaso BARNABÀ, 2º Tenente di Gendarmeria. Visto per la legalità delle firme
Il Sindaco : M. SPERA. Approvato
Il Colonello Capo militare dell'insurrezione
Firmato : CAMILLO BOLDONI.
DOCUMENTI
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( DOCUMENTO 45) Reggio , 21 agosto 1860.
I sottoscritti cav. Carlo Gallotti, generale del Reale Esercito di Re Francesco II, ed il generale Giuseppe Garibaldi, coman
dante in Capo l'Esercito Meridionale, son convenuti circa la resa del Castello ed allo sgombro della città alle seguenti condizioni :
1° Le truppe di presidio nel castello usciranno con armi e ba gagli ed onori militari, famiglie, sacerdoti ed altri del castello stesso ;
2° Le artiglierie mobili e stabili vengono escluse dal suddetto articolo, nonchè animali da sella e tiro, qualunque ne siano i pro
prietari , dovendo uscire il solo personale con le sopraespresse con dizioni ;
3º Il castello sarà consegnato come esiste, in materiali , muni zioni e viveri, mediante regolare consegna ;
4. Il bagaglio e famiglie che abitano in città sarannno pari mente liberi di uscire, compresi tutti gl'impiegati amministrativi attaccati alle truppe ;
5º I prigionieri saranno restituiti con armi e bagaglio, tranne qualche arma dispersa che sarà compensata con altra ; 6° Gli ammalati nell'ospedale militare ed in quello civile sa ranno curati od imbarcati con armi e bagaglio a loro piaci mento ;
7. Le truppe napoletane sgombreranno in giornata dal ca stello ed andranno a quartiere nello spedale militare ed alla Pa
lazzina, ove saranno liberi di approvvisionarsi fino all'arrivo del imbarco per Napoli; non saranno menomamente molestati dovendo
l'imbarco eseguirsi al più presto appena verranno i vapori, per lo che si daranno le provvidenze più energiche. Per il generale Gallotti, il Tenente -Colonnello d'artiglieria Firmato : RAFFAELE MASSANE. Per il generale Garibaldi , il generale di Divisione Firmato : Nino Bixio .
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(DOCUMENTO 46) Al generale Sirtori
Capo dello Stato Maggiore Generale dell'Esercito .
Trasmetto alla S. V. il rapporto sommario delle operazioni compiute dalle truppe poste sotto ai miei ordini, dal momento in cui esse imbarcavansi, fino al giorno di oggi.
Il giorno 19 corrente in seguito ad ordine ricevuto nel po meriggio s'imbarcano 2127 uomini dei presenti della mia Bri gata sul Torino e sul Franklin, dove erano già imbarcati 983
uomini della Brigata Eberhardt, 250 uomini del Battaglione Chiassi, Brigata Sacchi, totale 3360 uomini, forza che il Gene rale chiama Divisione, affidandomene il comando sotto i suoi ordini.
Il Generale s'imbarca a bordo del Franklin , in cui una mano
vigliacca aveva aperto una vena d'acqua, tentando così di man . dare a male la spedizione. Io m'imbarco a bordo del Torino,
del quale avevo preso possesso la sera prima in nome del Dit tatore : il Capitano e l'equipaggio mi parvero poco disposti a secondarci.
Il Generale indica la direzione per Melito, con ordine di gua: dagnare la costa più vicina in caso di crociera minaccevole .
Un pilota pratico della costa era a bordo del Torino, come quello che avendo la marcia superiore al Franklin , doveva ri conoscere la costa .
Il 20 alle 3 ant., dopo una bella navigazione, approdiamo in prossimità di Melito, il Torino sgraziatamente si arenava.
Si comincia lo sbarco della truppa. Il maggiore Dezza viene spedito con uomini scelti onde esplorare il terreno, e con or dine d'impadronirsi del Telegrafo visuale posto sull'alture di Melito ; esso vi giunge nel momento in cui quello del Capo del. l'Armi domandava spiegazioni sulle mosse dei vapori nostri . Si fece rispondere nulla esservi di nuovo . paese non è occupato. Vapori non sono in vista. Solo sap piamo di vapori in crociera sulle coste di Gerace . Lo sbarco della
truppa, delle munizioni, delle armi , dei viveri e dei pochi car retti della Divisione ha luogo senza inconvenienti di sorta. Alle 8 1/2 sbarcate le cose più importanti, il generale Ga ribaldi tenta a più riprese tirar fuori il Torino rimorchiandolo
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col Franklin ma inutilmente : all'l p . m. ne abbandona il pensiero.
Il Franklin parte, e pel Torino si decide attendere l'alta marea ; si ripiglia intanto lo sbarco dei bagagli e degli oggetti di vestiario. Frattanto si spedisce una ricognizione verso Pen tidatillo posto a quattro miglia al Nord di Melito per formarvi un deposito occasionale della Divisione. Questa riposa indietro
in posizioni scelte, nella supposizione che forze nemiche aves sero ad avanzare da Reggio contro di noi . Alle 2 112 p . m. il vapore Fulminante, barca ammiraglia re gia, si mostra dal Capo delle Armi, ed un secondo dal Capo
Spartivento. Si spedisce ordine dal Quartier Generale, posto ad un miglio dalla spiaggia , d'incendiare il Torino, perchè non cada in mano del nemico.
Il Capitano e l'equipaggio si rifiutano prendendo la fuga sulle imbarcazioni, e in mancanza delle quali l'ordine non può mandarsi ad effetto. I vapori si avvicinano cannoneggiando la spiaggia. La Divisione si ritira più indietro, mettendosi al co perto dal fuoco di essi . I due Battaglioni Bersaglieri riman gono in prossimità del deposito delle munizioni per proteggerle
da uno sbarco. Il Fulminante s'impossessa del Torino e tenta tirarlo fuori; non potendo riuscirvi, gli appicca il fuoco, dopo avere sbarcato una certa quantità del bagaglio della Divisione rimasto a bordo,
Con questo viene la notte . La prima Brigata ed il Battaglione Chiassi, meno il 2 Bat taglione Bersaglieri, che aveva smarrita la via, dopo aver por
tato più indietro le armi e munizioni, bivacca nel letto del torrente Della - Monaca .
La seconda Brigata aveva guadagnato le alture senza ordini, mettendosi nell'impossibilità di riceverne. Alle 2 112 ant. del 21, la prima Brigata ed il Battaglione Chiassi marciano per Lazzaro. Nel pomeriggio la seconda Bri gata raggiunse la prima. Alle 6 pom . la prima Brigata ed il Battaglione Chiassi par
tono nella Direzione di Reggio : la seconda deve raggiungerla dopo aver riposato. Si percorre la via Consolare fino al torrente S. Agata, poi
si diresse a Modena, e per questa via alle 3 a. m. del 22 si penetra in Reggio, avendo girata una Compagnia situata in
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avamposto sulla Consolare, indietro, e sulla destra del torrente S. Agata .
Si procede in silenzio. Oltrepassata la piazza S. Filippo, al.
l'angolo del corso, un posto della Guardia Nazionale, dando il chi va là, sparge l'allarme fra i Regi che bivaccavano sulla piazza della Cattedrale . La testa della nostra colonna fu ricevuta da una salva di
moschetteria. S'impegnò il combattimento ; in poco tempo i nostri si resero padroni della piazza, i Regi si ritirarono pre cipitosamente, lasciando in mano nostra molti prigionieri, ed una ventina tra morti e feriti, tra i quali molto gravemente il colonnello del 14º. Dopo ciò le nostre truppe furono concen trate nella piazza S. Filippo.
Il generale Garibaldi con alcuni Battaglioni guadagna le alture che dominano la città. Il 3 ' Battaglione spedito contro la
Compagnia che stava in avamposti, la disarma e la riconduce prigioniera. Alle 12 il forte a mare si arrende .
Poche ore dopo quello della città inalbera la bandiera bianca.
La prima Brigata ed il Battaglione Chiassi si distinsero in par ticolar modo. I nostri Picciotti fecero buonissima pruova al fuoco.
Tostochè i Comandanti di Brigata mi avranno rimesso un rapporto particolareggiato mi farò un dovere di trasmetterlo alla S. V.
La mattina del 22 il Generale marcia per Villa San Giovanni con due Battaglioni di Bersaglieri della prima Brigata, e con la
seconda, a cui tengono dietro nella giornata altri due Batta glioni della prima Brigata. Sicure informazioni accertavano i
Generali Briganti e Melendez occupare cogli avanzi delle loro truppe il paese fra Gallico e Catona. La mossa del Generale da Reggio li fa retrocedere. Esso l'in
calza e li accerchia a Villa San Giovanni, ove poco dopo si uni sce il generale Cosenz con 1600 uomini. Gli altri due Batta glioni della Brigata erano stati portati prima da me sulle al ture a sinistra di Villa S. Giovanni .
Il Generale mandò ad intimar la resa alle truppe Napoletane
da ogni parte accerchiate, concedendo loro un certo tempo per decidere .
Il primo parlamentario mentre dal tetto di una casa spie gava la bandiera bianca, fu barbaramente assassinato. Dopo
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questo fatto, come il Generale con semplici mosse facesse de porre le armi alle truppe Napoletane, avanzi di due Divisioni, come i forti di Alta Fiumara e del Pezzo fossero fatti evacuare,
e come le 8 compagnie che si trovavano in Villa San Gio vanni, che domandavano gli onori delle armi, le deposero, non importa dire. Il generale Firmato : Nino Bixio .
Villa San Giovanni, 25 agosto 1860.
(DOCUMENTO 47 Iscrizione ai Calabresi caduti combattendo nel 1860
contro le iruppe borboniche al ponte di Turrina. III AI VALOROSI
SALVATORE
CIAMPÀ
LUIGI TODARO EUGENIO GIGLIERANO TOMMASO
CARCHIDI
E GIUSEPPE TRANFO
CHE IN QUESTO STESSO LUOGO CADDERO PER LA PATRIA
IL 27 DI AGOSTO MENTRE
1860
CERCAVANO
SBARRARE LA VIA
AI SOLDATI DELL'ULTIMO BORBONE INSEGUITI DALLO INVITTO DUCE DEI MILLE
QUESTO RICORDO DI RICONOSCENZA LA PROVINCIA
1873
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(DOCUMENTO 48) Napoli, 4 settembre 1860 .
Il Re nell'accoglierci, non ha guari, intorno a sè, ci parlava
sensi magnanimi e generosi, assicurandoci del fermo suo pro posito, che questa bellissima città non sarebbe mai stata tinta
di sangue cittadino, e che ogni opera si sarebbe fatta per non turbare l'ordine e la tranquillità onde deriva la sicurezza delle vite e delle fortune. E tali promesse del Re, erano pronunziate in tuono cosi caldo, espresse in accenti cotanto vibrati , da mo
strarle non una formola inane, ma un sentimento intimo ; talchè venimmo tutti nel pieno convincimento, che dopo tanta assi curanza, il Re non sarebbe stato giammai per venir contro al pegno dato, e che anzi, in ogni caso, non avrebbe esitato tra
un magnanimo sacrifizio, e la gloria stessa di una vittoria, di adottare il primo partito per evitare un esiziale conflitto in questa dilettissima Napoli. La quale nostra fede nelle benigne
intenzioni del Re si è renduta più salda, quando, in vista di nostre lamentanze, ha riconosciuta la incompatibilità di taluni preposti al Comando militare, e li ha allontanati. Ora gravi ra gioni di sollecitudini tiene commossi gli spiriti, ed è il diman
dato ritiro delle EE. VV. Le SS. LL. han dato troppo solenni garanzie al paese dei sentimenti patriottici , onde sono animate. Le loro persone sono il rassicurante pegno ed il propugnacolo più forte della nostra libertà politica. La nuova del loro ritiro
si ascolta come il grido della desolazione e del lutto ; persistere in questo disegno significa preferire il proprio bene a quello della patria. Smettano, per pietà, da cosi fatale proponimento. Sentano le voci nostre come la espressione di un popolo, di cui fa bella parte la Guardia Nazionale, come un bisogno comune . E quale che sia per essere l'effetto di queste nostre preghiere
sugli animi delle EE. VV. si degnino sempre presentare questa umile rimostranza al Re, per essere il documento perenne della estimazione in che le ha la Guardia Nazionale della metropoli del Regno . MARCHESE DI Firmati : GIOACCHINO BARONE FRANCESCO CARAVITO MONTEROSSO RAFFAELE MARTINEZ ACHILLE di LORENZO Do. MENICO FERRANTE MARCHESE di CASANOVA Paolo CONFALONE Michele PRAUSS Marchese Paolo ULLOA - Duca di ACCADIA --- VONVILLER R. DE Sauget tenente generale .
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(DOCUMENTO 49) 24 agosto 1860.
Sire !
Se la mia voce si levò un giorno a scongiurare i pericoli
che sovrastano la Nostra Casa, e non fu ascoltata, fate ora che presaga di maggiori sventure, trovi adito nel vostro cuore, e non sia respinta da improvviso e più funesto consiglio.
Le mutate condizioni d'Italia ed il sentimento dell'Unità Nazionale fatto gigante nei pochi mesi che seguirono la caduta di Palermo, tolsero al Governo di Vostra Maestà quella forza onde si reggono gli Stati e rendettero impossibile la lega col Piemonte. Le popolazioni dell'Italia superiore, inorridite alla nuova delle stragi di Sicilia, respinsero coi loro voti gli am basciatori di Napoli, e noi fummo dolorosamente abbandonati alla sorte delle armi sole, privati di alleanza, ed in preda al risentimento delle moltitudini che da tutt'i luoghi d'Italia si sollevarono al grido di esterminio lanciato contro la nostra Casa,
fatta segno all'universale riprovazione. Ed intanto la guerra civile che già invade le provincie del continente, travolgerà seco la dinastia in quella suprema rovina, che le inique arti di
consiglieri perversi hanno da lunga mano preparata alla di scendenza di Carlo III Borbone ; il sangue cittadino inutilmente sparso, inonderà ancora le mille città del Reame ; e Voi un di speranza ed amore dei popoli , sarete riguardato con orrore unica cagione di guerra fratricida. Sire ! salvate, chè ancora ne siete in tempo, salvate la nostra casa dalla maledizione di tutta Italia ! seguite il nobile esempio della nostra regale congiunta di Parma, che all' irrompere della
guerra civile , sciolse i sudditi dall'obbedienza, e li fece arbitri dei propri destini. L'Europa ed i vostri popoli vi terranno conto del sublime sacrifizio, e voi potrete, o Sire, levare confidente la fronte a Dio che premierà l'atto magnanimo della Maestà Vo stra. Ritemprate nella sventura il vostro cuore, esso si aprirà
alle nobili aspirazioni della patria, e Voi benedirete il giorno in cui generosamente vi sacrificaste alla grandezza d'Italia.
Compio, o Sire, con queste parole il sacro mandato che la sua esperienza m'impone; e prego Iddio che possa illuminarvi e farvi meritevole delle sue benedizioni. Vostro Zio
Firmato : LEOPOLDO Conte di Siracusa. 27
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confidato ad un preteso Dittatore l'autorità ed il pieno arbitrio dei loro destini .
Forti dei nostri diritti fondati sulla storia, sui patti interna zionali, e sul diritto pubblico europeo , mentre Noi contiamo prolungare, finchè ci sarà possibile, la nostra difesa, non siamo
meno determinati a qualunque sacrificio per risparmiare gli orrori di una lotta e dell'anarchia a questa vasta metropoli ,
sede gloriosa delle più vetuste memorie, e culla delle arti e della civiltà del rea me.
In conseguenza noi moveremo col nostro esercito fuori delle sue mura, confidando nella lealtà e nell'amore dei nostri sud
diti pel mantenimento dell'ordine e del rispetto all'autorità. Nel prendere tanta determinazione , sentiamo però al tempo stesso il dovere che ci dettano i nostri diritti antichi ed incon
cussi, il nostro onore , l'interesse dei nostri eredi e successori, e più ancora quello dei nostri amatissimi sudditi, ed altamente
protestiamo contro tutti gli atti finora consumati, e avveni menti che sonosi compiuti e si compiran no in avvenire. Riserbiamo tutti i nostri titoli e ragioni sorgenti da sacri
incontrastabili diritti di successione ee dai trattati, e dichiariamo solennemente tutti i mentovatı avvenimenti e fatti, nulli, irriti
e di niun valore, rassegnando per quel che ci riguarda nelle mani dell’onipotente Iddio la nostra causa e quella dei nostri popoli, nella ferma coscienza di non aver avuto nel breve tempo
del nostro regno un sol pensiero che non fosse stato consacrato al loro bene ed alla loro felicità . Le istituzioni che abbiamo loro irrevocabilmente garantite, ne sono il pegno.
Questa nostra protesta sarà da noi trasmessa a tutte le Corti, e vogliamo che sia sottoscritta da Noi , munita del suggello delle nostre armi reali , e controsegnata dal nostro Ministro degli affari esteri, dalla Presidenza del consiglio dei ministri, dal Mi
nistero di grazia e giustizia, come un monumento della nostra costante volontà di opporre sempre le ragioni ed il diritto alla violenza ed alla usurpazione. Napoli, 6 settembre 1860. Firmato : FRANCESCO Firmato : Giacomo DE MARTINO.
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( DOCUMENTO 50
Fra i doveri prescritti al Re, quelli dei giorni di sventura sono i più grandiosi e solenni ed io intendo di compierli con rassegnazione scevra di debolezza, con animo sereno e fiducioso, quale si addice al discendente di tanti monarchi.
A tale scopo rivolgo ancora una volta la mia voce al po polo di questa metropoli da cui debbo ora allontanarmi con dolore.
Una guerra ingiusta e contro la ragione delle genti, ha in vaso i miei Stati, non ostante che io fossi in pace con tutte le potenze europee.
I mutati ordini governativi, la mia adesione ai grandi prin cipi nazionali ed italiani, non valsero ad allontanarla ; chè anzi la necessità di difendere la integrità dello Stato, trascina seco
avvenimenti che ho sempre deplorati. Onde io protesto solen nemente contro queste in qualificabili ostilità sulle quali pro nunzierà il suo severo giudizio l'età presente e futura.
Il corpo diplomatico residente presso la mia persona , seppe fin dal principio di questa inaudita invasione, da quali senti menti era compreso l'animo mio per tutti i miei popoli e per
questa illustre città, cioè garantirla dalle rovine della guerra, salvare i suoi abitanti e le loro proprietà, i sacri templi, i mo numenti, gli stabilimenti pubblici, le collezioni d'arti, e tutto quello che forma il patrimonio della sua civiltà e della gran dezza, e che appartenendo alle generazioni future, è superiore alle passioni di un tempo. Questa parola è giunta ormai l'ora di compierla. La guerra si avvicina alle mura della città, e con dolore ineffabile io mi
allontano con una parte dell'esercito, trasportandomi là , dove la difesa dei miei diritti mi chiama. L'altra parte di esso resta per contribuire in concorso con l'onorevole Guardia Nazionale
all'inviolabilità ed incolumità della capitale, che come un pal ladio sacro raccomando allo zelo del Ministero. E chieggo allo onore e al civilismo del Sindaco di Napoli, ed al Comandante
della stessa guardia cittadina di risparmiare a questa patria carissima gli orrori dei disordini interni, ed i disastri della
guerra vicina. Al qual uopo concedo a questi ultimi tutte le necessarie e più estese facoltà .
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Discendente di una dinastia che per 126 anni regnò in que
ste contrade continentali, dopo averle salvate dagli orrori di un lungo governo viceregnale, i miei affetti sono qui. Io sono Na poletano, nè potrei senza grave rammarico dirigere parole di addio ai miei amatissimi sudditi , ai miei compatriotti . Qualunque sarà il mio destino, prospero od avverso, serbero sempre per essi forti ed onorevoli rimembranze. Raccomando loro la concordia, la pace, la santità dei doveri cittadini. Che uno smodato zelo per la corona, non diventi fase di turbolenze . Sia che per sorti della guerra, io ritorni in breve fra voi , od in ogni altro tempo in cui piacerà alla giustizia di Dio resti
tuirmi al trono dei miei maggiori, fatto più splendido dalle libere istituzioni, di cui l'ho irrevocabilmente circondato , quello che imploro da ora, è di rivedere i miei popoli concordi , forti 1
e felici.
Napoli , 6 settembre. Firmato : FRANCESCO
(DOCUMENTO 51 ) . Dacchè un ardito condottiero, con tutte le forze di che l’Eu ropa rivoluzionaria dispone, ha attaccato i nostri domini invo cando il nome di un sovrano d'Italia congiunto ed amico, Noi abbiamo con tutti i mezzi in poter nostro combattuto durante i
cinque mesi per la sacra indipendenza dei nostri Stati . La sorte delle armi ci è stata contraria. L'ardita impresa che quel sovrano nel modo più formale protestava sconoscere, e che non pertanto nella pendenza di trattative di un intimo accordo, riceveva dai suoi Stati principalmente aiuto ed appoggio, quella impresa , a cui tutta Europa dopo aver proclamato il principio di non inter vento, assiste indifferente, lasciandoci soli lottare contro il ne mico di tutti , è sul punto di estendere i suoi tristi effetti fin sulla nostra capitale. Le forze nemiche si avanzano in queste vici nanze.
D'altra parte la Sicilia ee le Provincie del continente, da lunga mano, ed in tutti i modi travagliate dalla rivoluzione, insorte sotto tanta pressione, hanno formato dei Governi provvisori col titolo e sotto la protezione nominale di quel sovrano, ed hanno
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( DOCUMENTO 52) 200 1200
Reali Guardie del corpo a cavallo Reggimento Veterani . Brigata Artefici di Artiglieria . del Regg. Re Artiglieria . id. lº Battaglione di Gendarmeria 6 ° Reggimento di Fanti .
300 600
800
1600
.
99 Reggimento di Fanti 13 ° Battaglione Cacciatori Reggimento Fanteria di marina Corpo dei Cannonieri e Marinari .
.
.
.
Compagnia Artefici di marina . Compagnia Zappatori .
1600 900 1800 800 100
100 Totale
10000
(DOCUMENTO 53) Le navi che componeva no la marineria militare del Regno erano le seguenti : LEGNI A VAPORE
Fregate. Ruggiero, Guiscardo, Tancredi , Roberto, Ercole, Archi mede, Sannita, Ettore Fieramosca, Tasso, Veloce, Fulminante. Corvette. Ferdinando II, Palinuro, Miseno, Stromboli, Capri.
Brigantini. Nettuno, Peloro , Palermo, Saetta, Messaggiero, Maria Teresa.
Lance ed altri legni come Pontoni , Sandali, Barche cisterne, Barche di ferro, Scogliere, Tremozze. LEGNI A VELA
Vascello il Vesuvio con 84 cannoni , vascello il Monarca con 84
cannoni, fregata Partenope con 60 cannoni, fregata Regina con 60 cannoni, fregata Amalia con 44 cannoni, fregata Isabella con 44 cannoni, fregata Urania, corvetta Cristina con 44 can
noni, brigantino il Principe Carlo con 18 cannoni, brigantino l'Intrepido con 18 cannoni , goletta Menay, due bombardiere,
18 cannoniere latine, 27 bovi, 8 lenti , 4 paranzelli, 38 sarridoie. Legni di trasporto. Valente, Mariella, Gozzo di Nisida, Sparviero. Cavafondi. Vulcano, Tantalo, Erebo, Finanze.
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( DOCUMENTO 54) Napoli, 6 settembre 1860 .
Cittadini !
Il Re parte. Fra upa eccelsa sventura che si ritira, e un altro principio che trionfando si avanza, la vostra condotta non
pud essere dubbiosa. L'una v’impone il raccoglimento al co spetto della Maestà ecclissata, l'altro esige il senno l'abnega zione, la prudenza, il coraggio civile. Nessuno fra voi turberà
lo svolgimento degli eroici destini d'Italia ; nessuno penserà di lacerare la patria con le mani, o vindici, o scellerate. Invece attenderete con calma il di memorando che aprirà al nostro paese la via per uscire dalle ambagi e dai pericoli, senza nuove convulsioni, senza spargimento di sangue fraterno. Quel giorno è vicino; ma intanto la città resti tranquilla e non si commuova, il commercio prosiegua fiducioso il suo corso, ognuno rimanga nelle ordinarie occupazioni della vita, tutte
le opinioni si uniscano nel sublime accordo della patria sal vezza. Per vostra tutela la polizia è in permanenza, la guardia nazionale veglia sotto le armi.
Cosi, o cittadini, non renderete inutile il longanime sacrifizio di coloro, che affrontando le crudeli incertezze della situazione, si sono immolati al reggimento della cosa pubblica ; e deviando i pericoli che sovrastano alla libertà vostra ed all'indipendenza della nazione, ne furono i vigili e fermi custodi . Essi prose guiranno il sublime mandato, e sono certi che la vostra con cordia, l'ordinato vostro procedere li ajuterà a vincere le dif ficoltà che restano : sono certi che non saranno costretti ad
invocare la severità della legge contro il dissennato agitarsi dei partiti estremi ; ed in tal guisa le nostre sorti saranno com
iute, e la storia , se terià conto del patriottismo dei governanti , sarà generosa dispensiera di gloria alla civile sapienza di questo popolo veramente italiano. Il Prefetto di Polizia
Firmato : GIUSEPPE BARDARI.
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(DOCUMENTO 55) Il ministro della guerra Cosenz a tutti i comandanti le armi
nelle provincie ed a tutti i comandanti, o governatori delle piazze.
Questo ministero di guerra manifesta agli ufficiali di ogni grado ed ai militari dell'esercito napoletano, essere volere del
signor generale dittatore, che tutti siano conservati nella loro integrità, si nei gradi, che negli averi : perd si avranno le se guenti norme. 1 ° Tutti i militari dell'esercito che bramano servire, si pre
senteranno ai comandanti , o governatori delle piazze dei luoghi più prossimi al loro domicilio, rilasciando ad essi debito atto di adesione all'attuale governo ed il loro ricapito. 2° Gli ufficiali che si ripresenteranno con le truppe saranno conservati nella loro posizione con gli averi di piena attività, ma quelli che si presenteranno isolatamente, saranno segnati alla seconda classe, per essere poscia opportunamente impiegati nella imminente composizione dell'armata.
3º Quegli ufficiali militari, che non affrettino di presentarsi al servizio della patria, resteranno di fatto esclusi e destituiti, se non faranno atto di adesione nella maniera indicata, tra dieci giorni, a contare dalla pubblicazione della presente disposizione. Tanto le comunico per lo esatto adempimento di sua parte. Napoli , 8 settembre 1860.
Firmato : Cosenz .
(DOCUMENTO 56) Avellino, li 11 settembre 1860.
Signor Generale
A Lei qual Commissario Straordinario del nostro Illustre Dit tatore , mi onoro sottomettere un mio verbale, come mi fo il
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debito di fare scortare alla sua presenza un naturale di Pietra difusi reo confesso di voci sediziose e reazionarie. Firmato : SERAFINO SOLDI Capo Compagnia .
Al Signor Sig. Generale Türr
Comandante straordinario per il Dittatore Generale Garibaldi
Dentecane.
L'anno 1860 il giorno 10 settembre in Avellino
Io qui sottoscritto guidando una Compagnia di Volontarî Avel linesi fui avvertito da Carmine Vassallo, che era del numero di costoro, di uno ch'era giornaliero in sulla strada, e dal quale il Vassallo diceva d'essere stato offeso, nel mentre reca vasi nel giorno 7 di questo mese a raggiungere la nostra colonna
inverso Greci. Fu però che io chiamai quell'uomo, di cui il Vassallo non sapeva il nome, ed interrogatolo risposemi nomi narsi Generoso Addimandi di Pietradifusi: richiestogli se avesse mai preso parte alla reazione che nel suddetto Comune di Den
tecane aveva infuriato, risposemi di si, ed esservi stato co
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stretto ed aver anch'egli costretto il Vassallo a gridar voci se
diziose. Invitato a dichiarare da cui fosse stato costretto ; e perchè costretto avesse costretto altri, non seppe dar risposta. Laonde ritenendo il detto Addimandi fosse persona non che
sospetta, rea e complice di fatti reazionari, e che però fosse op portuno assicurarlo alla giustizia ; lo feci arrestare, consegnan
dolo lungo la via alla Guardia Nazionale di Pratola per farlo qui scortare e metterlo come lo metto a disposizione dell'Auto rità competente. Firmato : SERAFINO SOLDI Capo Compagnia.
(DOCUMENTO 57 ) Guardia Nazionale Avellino , 11 settembre 1860.
Signor Generale
Per incarico ricevuto verbalmente dal Sig. Carbonelli ho fatto arrestare Antonio Bello ; d'altronde dall'ufficiale Grillo di Prato
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mi è stato consegnato un altro arrestato Generoso Addimandi; ambedue sono prevenuti di avere avuto parte attiva nella rea
zione di Dentecane e dintorni. Credo percið mio debito spedirli costà a sua disposizione.
Più il Sindaco di Montefalcione mi ha presentato un foglio di lumi per Lei, mi sento in dovere spedirglielo qui accluso. Il Comandante
Firmato : BARTOLOMEO BARRECCHIO .
Al signor Generale Türr Commissario Politico e Militare Dentecane .
(DUCUMENTO 58) Le persone calunniatori, spioni, Borbonici, e reazionisti , che hanno rovinato la povera gente di Monteforte, e che fecero met tere sotto l'attendibilità politica fin dal 1818, sono i seguenti :
1 ° D. Antonio Ercolino Capo urbano spione dell'ex- Inten 2° 3º 4° 5° 6° 7°
dente Mirabelli, il quale si trova in prigione. D. Pasquale e D. Giuseppe Canonico fu D. Florido. Domenico Pascale ex-portabandiera. Nunziante Canonico fu Matteo Vetraro. Sabato Spedaccia . Michelangelo d'Acierno. D. Raffaele Campanile, e suoi figli, spioni e parenti del detto Capo urbano.
Oltre di altri, che saranno dati in nota separata. Le azioni
praticate da costoro ve lo possono accertare ed informarvi dal l'antico capo nazionale del 48 signor D. Gaetano Legnito, D. Pasquale Valentino, Carmine Pascale fu Vincenzo, Nicola Pascale fu Andrea, D. Tommaso .Vitelli . D. Donato Amodeo
D. Tommaso Aurigemma Sacerdoti
D. Vincenzo Pascale D. Giacomo di Fazio
Che chiamati questi con la massima segretezza, e da parte
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possono assicurarvi la condotta dei sopradetti reazionisti . Sa rebbe buono prima di ogni altro assicurarli nelle mani della Giustizia, onde non si mettano in fuga, come ha praticato il detto Capourbano Ercolino. Viva sempre l'Italia Viva il Re Vittorio Eunanuele
Viva il Dittatore delle Due Sicilie Garibaldi.
La Nazione di Monteforte A S. E.
Sig. Generale Türr Ariano . . Notamento dei reazionarii D. Gaetano Baldassarre
Carmine Martignetti di Luigi
Vincenzo Petruzziello
Ferdinando d'Amore di Giu seppe Gennaro Nasta
Felice Guarino Carmine Guarino
Consiglio Barile D. Pasquale Titomanlio di D. Giuseppe D. Gennaro Titomanlio di D. Giuseppe Antonio Majolo Enrico Majolo
Feliciantonio Nasta Emmanuele Rosso e figlio Pasquale Noviello alias Cioc
Tommaso Martignetti alias Cri.
Fiorentino Ciampa
sto crudo
Raffaele Martignetti di Luigi
chera
Giuseppe Polcaro di Raffaele Munzio Chioccariello Lorenzo Fontosca
Antonio e Gaetano Ciampa di Raffaele.
Tardandosi a procedere agli arresti per i reazionarii di Mon tefalcione (che una con i capi di accusa e testimoni sono stati dati jeri l'altro al maggior Salomone) si procura che essi si
mettono sulle posizioni difensive e di fuga. Molte anime sver gognatamente pietose si fanno a proteggere quei vili che sono
ad essi legati per parentela, aderenza o fine qualunque, perciò si domanda che non si indugiasse per l'arresto riserbandomi dare ulteriori schiarimenti per completare la processura. In que sto momento stesso sentiamo che i reazionarii si raccomandano
un'altra volta incoraggiati da talune voci che destramente s'in sinuano .
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(DOCUMENTO 59) ) Comandante in Capo, Giosuè Ritucci. Capo di stato maggiore, Colonnello Francesco Antonelli .
1a DIVISIONE
Comandante, Brigadiere Filippo Colonna. 1º Tenente Giovanni Rammacca
Stato maggiore {
Alfiere Andrea Colonna.
la BRIGATA
Comandante, Tenente colonnello Ferdinando La Rosa.
Stato maggiore, lº Tenente Francesco Valcarcell.
3. battaglione cacciatori alloggiato in Traetto. alloggiato in Bellona e dintorni . alloggiato in Caiazzo. Batteria 1 11 di obici da 12 centimetri di montagna allog
4. 6°
idem idem
idem
idem
giata in Caiazzo . 2a BRIGATA
Comandante, Brigadiere Gaetano Barbalonga. Stato maggiore, capitano Michele Bellucci — Alfiere Antonio Polistina.
2º battag.e cacciatori accantonato in Pantuliano e Vitulaccio. 140 idem 150 idem
idem ieem
accantonato al Ponte a battelli . accantonato ai Molini di Triflisco.
Batteria nº 13 di cannoni rigati da 4 , di montagna, allog giata in Pantuliano . 2a DIVISIONE
Comandante, Maresciallo Gaetano Afan de Rivera .
Stato maggiore, Maggiore Achille Coco — capitano Luigi de Paolis - capitano Antonio Pinedo. Comandante le artiglierie, maggiore Gabriele Ussani. Comandante del genio, capitano Costantino Andruzzi . 1) La citazione dovea seguire a pag. 177 dopo le parole nizzato nel seguente modo » linea 15.
« era orga
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DOCUMENTI
la BRIGATA
Comandante, il colonnello di stato maggiore Vincenzo Po Accantonati in . in d e Teano torni .
lizzy.
Stato maggiore, capitano Luigi Dusmet – 1º Tenente Luigi Salmieri.
70 battaglione cacciatori 80 90
idem idem idem
10 °
Compagnia Zappatori Batteria nº 10 di cannoni rigati da 4 di montagna. 2a BRIGATA
Comandante, Brigadiere Luca Von Mechel .
Stato maggiore, capitano Luigi Delli Franci — lº tenente Giu seppe Ferrara.
lº battaglione carabinieri esteri alloggiato in Pignataro. idem idem alloggiato in Pastorano, Ca migliano, Sparanisi e Calvi.
20
alloggiato in S. Andrea del Pizzone, Scarigno e Camprisco. Batteria n.° 15 di cannoni rigati da 4 di campagna accan
30
idem
idem
tonata in Calvi . 3a DIVISIONE
Comandante, Brigadiere Luigi Tabacchi .
Stato maggiore, maggiore Giovanni Garofalo — capitani Ma. riano Purman - Gio. Battista de Giorgio – 1º tenente Giulio -
Locascio.
Comandante le artiglierie, maggiore Ferdinando Ussani. Comandante del genio, capitano Elia Catanzariti .
idem
20
idem
Batteria n° 1 di posizione di cannoni lisci da 12 .
Alloggiati
Comandante, colonnello Gennaro Marulli. Stato maggiore, capitano Pietro Sarria. lº reggimento granatieri della guardia
. Sessa in
la BRIGATA
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2a BRIGATA
Comandante, colonnello Giovanni d'Orgemont. Stato maggiore . 3º reggimento della guardia cacciatori accantonato in Sessa. Battaglione tiragliatori accantonato in Gaeta.
Batteria n° 6 di cannoni rigati da 4 di campagna alloggiata in Sessa . 3a BRIGATA
Comandante, colonnello Giuseppe Ruiz di Ballestreros. Stato maggiore, capitano Tommaso Cava -. lº tenente Fede rico Basile .
6° reggimento di fanti alloggiato in Avezzano e Sorbello. di fanti alloggiato in Carano, Piedimonte, alto e basso Garigliano e Carinola. 80
idem
DIVISIONE DI CAVALLERIA
Comandante, Brigadiere marchese Giuseppe Palmieri. Stato maggiore, capitano Michele Melendez – lº tenente Ro berto de Cornè.
Comandante le artiglierie, aiutante maggiore Vincenzo Sa lazar. 14 BRIGATA
Comandante, Brigadiere Antonio Echaniz. Stato maggiore, lº tenente Carlo Assante. Carabinieri a cavallo alloggiati in Capua. 1° Reggimento dei Dragoni alloggiati alla Taverna fuori Ca pua e Sparanisi. 28 BRIGATA
Comandante, colonnello Rodolfo Russo. Accantonati in Caiazzo, 2° Reggimento dei Dragoni 30 idem Piana e Formicola . dei Dragoni
}
34 BRIGATA
Comandante , Brigadiere Fabio Sergardi. 1 ° Reggimento dei Lancieri Accantonati in Carinola , Ca. dei Lancieri 20 idem Batteria n ° 5 di cannoni rigati da 4 di campagna .
sale, Casanuova, Croce e Nocelleto .
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Suddivisione del reggimento a cavallo lº Squadrone presso il comandante in capo. idem in Sessa presso la 3a divisione. 30 idem in Capua perchè non provveduto di cavalli . 40 idem in Caiazzo presso la la divisione. idem in Teano presso la 2a divisione.
erto
20
Frazioni dei diversi carpi da riorganars i 2 freggimento di fanti 4°
idem
di fanti
Alloggiati in Pietramelara
11 ° 12
idem
di fanti
Vairano e Pietra Vairano.
idem
di fanti
Reggim. carabinieri a piedi 13° raggimento di fanti
} Alloggiati in Roccaromana.
14 ° reggimento di fanti
} Alloggeiati in Formicola Marzanella.
150
idem
di fanti
Piazza di Capua
Governatore - maresciallo di Campo Raffaele Pinedo. Stato maggiore - lº tenente Angelo Baio - 2º tenente Fran cesco M." Gagliardi .
Brigata Comandante - Brigadiere Raffaele de Cornè. Stato maggiore - capitano Cesare Salerni -- lº tenente Giu -
seppe d'Ambrosio .
9° Reggimento di fanti. 10 ° Reggimento di fanti. Artiglieria di piazza.
Battaglione zappatori minatori. Batteria nº 3 di cannoni da 6 di campagna . Mezza batteria n° 2 di cannoni rigati da 4 di campagna .
Frazioni di corpi da riorganarsi 1º Battaglione dei cacciatori . 50 11° 12° 13
idem . idem . idem. idem .
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Frazioni di cavalleria senza cavalli
Carabinieri a cavallo.
1.° Reggimento dei dragoni. 3.° Squadrone del reggimento cacciatori a cavallo.
Governatore della piazza di Gaeta il maresciallo di campo Francesco Milon .
Presidio
1.° Reggimento di fanti, 3', 5', e 7º reggimento di fanti, quat ?
tro compagnie di ciaschedun reggimento, perchè le restanti guar davano la cittadella di Messina.
16.• Battaglione dei cacciatori .
Batteria a cavallo che alloggiava in Mola. Veterani Svizzeri.
Artefici di artiglieria.
1.° Reggimento degli Ussari che accantonava in Mola.
(DOCUMENTO 60) Brigata Sacchi 1° Reggimento Dalla Vaccheria , 14 settembre 1860, ore 8 1/4 di sera.
Quest'oggi alle ore cinque pomeridiane ho mandato in rico gnizione con una pattuglia di 22 uomini il sotto -tenente della la compagnia P. Santi Costantino che si portò senza aver traccie del nemico fino al fiume presso la Scaffa, ove alla opposta sponda scorse due fazioni nemiche.
Ritornato fino al punto ove la strada si biparte si introdusse 50 passi lungo la strada che conduce a Capua, sulla quale scorse a distanza di 500 passi due uomini a cavallo, ricono
sciuti per nemici, nello stesso tempo si udi uno squillo di tromba e varie scariche di fucile , al di là del fiume, vide uno accor
rere di soldati , i quali probabilmente fatti accorti della nostra presenza si raccoglievano. Due uomini della pattuglia nuovi alle armi sprecarono due
tiri contro i due uomini di cavalleria in onta agli ordini del comandante la pattuglia, in seguito a che se ne ritornarono. Ebbi l'occasione durante la giornata di osservare negli abi
tanti del paese l'indole più pacifica, ed in particolare nei coloni
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di S. Leucio, i quali non hanno più di 80 armati attivi, cioè capaci di prestare servizio permanente, giacchè fra 800 indi vidui componenti la colonia, i più costretti ad un aspro lavoro di telaio, sono malfermi di salute, ritengo perciò superfluo il disarmo consigliato dagli abitanti di Caserta, dipiù è neces
sario di lasciarli armati per tutelare la sicurezza del Palazzo e delle adjacenze. Persone che dimorano in vicinanza del fiume presso la Scaffa
assicurano che le truppe regie si ritirarono da Cajazzo verso Capua. Il Tenente Colonnello
Firmato : WINKLER .
In questo punto ricevo l'ordine della Brigata ed in seguito ale mi portero immediatamente a S. Leucio eseguirò domani mattina l'ordinata ricognizione. Al Comando
della Brigata Sacchi Caserta.
(DOCUMENTO 61 )
Brigata Sacchi 1° Reggimento Vaccheria, presso S. Leucio, oggi 15 settembre 1860 .
Ieri alle ore undici di notte arrivato col 1 ° Battaglione
alla località detta Vaccheria presi posizione sulla strada e precisamente sotto le alee all'ingresso del Parco. Alle ore due dopo mezzanotte il tenente Ferrabini Alessandro con una pat tuglia fu distaccato in ricognizione e ritornato da questa alle sei mattutine riferisce quanto segue. Portatosi avanti sulla strada che scende al fiume Volturno
e spintosi per oltre un miglio al di là della Scaffa sulla strada che poi conduce a Cajazzo nulla ebbe a riconoscere che potesse
dar indizio della presenza del nemico ; al di là della Scaffa, presso una fornace di calce, interrog ) i lavoranti i quali non seppero d'altro informarlo che i Regj si trovavano a Cajazzo, assicu
rando però che da quattro giorni non si lasciano più vedere sulla sponda del fiume.
Al ritorno dalla fornace sopracitata precisamente alla Scaffa
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al luogo del porto, avendo sentito all'altra sponda alcune voci scese alla spiaggia col sergente Romani, chiamando due indi
vidui che erano sopra una barchetta alla sponda opposta. Costoro dopo aver domandato se erano paesani , malgrado l'affermativa, dopo alcune parole scambiate fra di loro, scaricarono un fucile
che non recò alcun danno, ed i nostri, senza punto rispondere, come agli ordini avuti , se ne ritornarono.
Entro la giornata potrd osservare la condotta della colonia ed occorrendo eseguirò il disarmo della medesima. Attendo ordini ulteriori ed in quanto ai viveri avviso che devo dipendere da Caserta, il paese non potendo somministrare alcuna cosa . Il Luogotenente Colonnello
Firmato : L. WINKLER.
Al comando
della Brigata Sacchi Caserta.
(DOCUMENTO 62) Brigata Sacchi
1° Reggimento Dalla Vaccheria, presso S. Leucio, 15 settembre 1860.
Questa notte alle ore 3 ho spedito in ricognizione con una pattuglia di 20 uomini l'aiutante maggiore Ferrabini di cui eccone il rapporto :
Giunto al punto ove la strada si biparte lascið la pattuglia all'inforcatura della stessa e accompagnato solo da 3 uomini si portò a un mezzo miglio circa oltre il ponte che traversa la strada per Capua, colà scorse al di là del fiume una barca con un lume che si avvicinava lentamente verso la strada che in quella posizione non dista dal fiume più di cento passi e l'attese per oltre mezz'ora nella posizione in cui si trovava non stimando prudente l'avvicinarsi sino alla spiaggia per l'abbaiare di vari cani. Non avendo altro indizio su quella strada retrocesse e s'avviò indi fino a Scaffo dove era tutto
abbandonato come il giorno avanti.
Senza dubbio non v'hanno grossi Corpi di truppa nemica al di là del fiume, ma solo vari picchetti d'ava mposti che si sten dono dal promontorio della montagna prima di giungere allo
Scaffo, in giù fino a Capua ove terranno il nerbo della truppa. 28
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Questa notte giunse il battaglione Bossi di rinforzo alla Vaccheria che parte oggi stesso alle 11 dietro ordini avuti per raggiungere il corpo. Le munizioni ricevute furono distribuite al lº battaglione, e
oggi spediranno immediatamente a Casa Nuova e Casapulla quelle del 2º battaglione : devesi osservare che ad eccezione di due barili ricevuti per il lº battaglione erano provvedute di capsule, per cui si prega a volerne fare richiesta del rimenente
di capsule per le altre sei compagnie. Secondo gli ordini avuti , questa mattina mi recai a S. Leucio col battaglione. Il luogotenente Colonnello Firmato : L. WINKLER.
Al comando
della Brigata Sacchi Caserta .
(DOCUMENTO 63) 152 Divisione Türr
Brigata Puppi Ordine del Giorno : Caserta, 16 settembre 1860 .
Io vado lieto di palesare questo fatto a tutta la Brigata ,
esortando tutti i battaglioni sotto i miei ordini, a voler gareg: giare col terzo già battezzato dal fuoco, e rendersi egualmente degni all'occasione del nome di prodi soldati di Garibaldi. La compagnia del Genio che prese pure parte questa mat
tina, assieme al 3.º battaglione, figuró brillantemente nella sca ramuccia .
Sia lode al maggiore Ferraccini, al capitano Tessera, agli ufficiali e soldati d'ambo i corpi pel bel contegno, coraggio e sangue freddo mostrato avanti il nemico. Firmato : PUPPI.
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(DOCUMENTO 64)
3. Battaglione
3* Brigata Milano
Avamposto di Santa Prisca, 18 settembre 1860 .
Rapporto.
Ieri verso un'ora pom . il sig. luogotenente Emilio Canepa ,
avente l'ispezione al battaglione percorreva la nostra linea, quando vide una carrozza con 7 ufficiali armati di tutto punto
della cavalleria napoletana traversare il nostro campo. Il detto sig. tenente l'arrestò con i 6 uomini della sua pat, tuglia a passo di corsa su questa comitiva, ed intimò la resa, ciò che di fatti segui. Egli consegnò allo Stato maggiore del sig. brigadiere Eber in Santa Maria questi ufficiali napoletani in numero di 7, un maggiore, un capitano ed altri 5, senza mo lestarli minimamente . Ne ebbe debita ricevuta . Il Comandante il Battaglione
Firmato : VENUTI.
Al Sig. Generale Türr Comandante la 15a Divisione. Caserta .
(DOCUMENTO 65 ) Signor generale Türr a Caserta. ( sono le ore 12)
Ieri sera verso le ore nove sono arrivato a Maddaloni , e sono partito per Ducenta ove sono arrivato e fermato fino alle 6 di
questa mattina, sperando di ricevere dei viveri per la truppa ; ma ciò non si è verificato, poichè il paese è piccolo ee povero ;
alla detta ora mi sono messo in marcia per Amorosi , dove sono arrivato alle ore 8. Qui la truppa ha ricevuto e viveri e paga. In questo momento (ore 12) ricevo notizia che de Blasi, Pateras e Fanella si sono messi in marcia da Isernia a Piedimonte con
circa 2400 uomini. Alle ore una, parte una compagnia bersa glieri per S. Giovanni di Paola, il quale paese si trova in mon tagna un quarto di miglio distante da Cajazzo e ben situato per osservare il nemico. Il capitano di detta compagnia appena
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arriverà mi speairå rapporti del come troverà le cose, ed ap pena li riceverò, opererò a seconda del bisogno. Amorosi, li 17 settembre 1860.
Firmato : Csudary Maggiore. (DOCUMENTO 66)
Al signor generale Türr. S. Leucio, sera , ore 91/2 , 18 settembre 1860.
In questa mattina con due compagnie della Brigata Puppi abbiamo perlustrato tutto quel tratto di territorio che sta in faccia alle truppe regie fino alla riva sinistra del fiume Vol
turno, ed abbiamo veduto i regi disposti in catena lungo la
riva destra. Ad un'ora e mezza pomeridiana abbiamo spedita la 1a e 2a compagnia del 3º battaglione 4a brigata qui sta zionato onde si disponessero nei punti più importanti avanzati, secondo il piano tracciato questa mattina. Questa sera alle ore 8 circa fummo avvisati che le truppe bor boniche, dopo di aver atterrati degli alberi in quantità, avevano passato il fiume Volturno in faccia ai nostri avamposti , dopo di aver tirate varie fucilate contro i nostri . Immediatamente
il maggior Ferracini è partito a quella volta con un pelottone
per riconoscere il fatto e prestare ajuto in caso di bisogno, ed io rimasi con tre pelottoni al comando della piazza di S. Leucio,
per guardare altri punti di passaggio e per impedire che i regi s'inoltrassero dalla parte del parco. Poscia feci scaglionare altri posti lungo la strada che conduce al fiume, inviammo un'av viso a Santa Maria al generale Eber ed un altro al supremo Comando in Caserta.
La forza dei napoletani che hanno passato il Volturno, dicesi dai nostri, essere per ora di dieci compagnie.
Non è improbabile che possano avere seco dell'artiglieria, perchè questa mattina abbiamo veduto in lontananza molti ca valli dietro gli avamposti regi. Noi pensavamo che i due bat taglioni della 5* brigata retrocessi oggi da S. Leucio per Caserta venissero in nostro ajuto. Vidimo invece venire il 2° reggimento della brigata Sacchi .
Ho comunicato al sig. colonnello Pellegrini che lo comanda la parola d'ordine e di campo. Dietro istruzione del maggiore Ferracini ho domandato di spedire innanzi in prossimità del
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luogo minacciato e dei nostri avamposti, due compagnie del reggimento Sacchi, onde soccorrere i nostri, e le altre restano accampate in S. Leucio in attesa di ordini . Firmato : ALESSANDRO DE -BIANCHI. Capitano della la Comp.a 30 Batt .
(DOCUMEMTO 67 ) All'Illustrissimo signor generale Türr in Caserta
Signor Generale
Ieri dopo mezzogiorno ho mandato la compagnia per passare il fiume ed occupare S. Giovanni di Paola.
La compagnia passò il fiume, ma non potè entrare nel no minato paese, perchè vi erano imboscate delle truppe regie, della forza di 1000 uomini di fanteria , lancieri e due pezzi di montagna
Da tutte le parti ricevo la notizia che la forza della truppa di Cajazzo, è di 3000 uomini, principalmente svizzeri . Dietro queste notizie ho fatto ritirare la compagnia, e siccome i regi facevano movimenti come se volessero passare il fiume, io mi ritiro a S. Salvatore che è ben situato, e per confondere il ne mico, metto in questo punto la truppa in marcia per Faicchio,
ancora meglio situato di S. Salvatore. Da Piedimonte sono ar rivati oggi alle 3 di mattina tre guide, le quali mi dicono es servi colà 2400 uomini , dei quali vi ho fatto rapporto jeri . Di questi 2400 uomini cercherò di prendere la metà per fare l'at tacco, il quale voi mi avete comandato a ora precisa. Il capitano Sgarallino del battaglione Bossi, ha poca muni .
zione per la sua compagnia, in tutto 16 cartucce per uomo. Se fosse possibile di ricevere dei fucili , perchè la Guardia Nazio nale in questi luoghi non è armata. La popolazione è molto
paurosa ; le donne e fanciulli cominciano a piangere quando entriamo nel paese. Oggi avrò il dispiacere di far fucilare un
uomo della la compagnia, il quale ha ferito uno dei suoi com pagni gravemente colla bajonetta, attaccando baruffa per una cosa successa
ancora al Faro .
Con tutto il rispetto
S. Salvatore , li 18 settembre 1860 alle ore 4. Firmato : CSUDAFY .
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( DOCUMENTO 68) Casa La Foresta , 19 settembre 1860 .
Secondo l'ordine ricevuto io mi portai jeri sera
con
due
battaglioni sopra S. Maria , S. Tammaro, ove lasciai per os servazione e comunicazione una delle compagnie , incaricando ,
per ordine , il battaglione Laporta cold stanziato di portarsi sul mattino a 4 ore di quest'oggi a S. Maria a disposizione del colonnello capo dello Stato Maggiore Rustow : onde vantag giare tempo ho creduto ben di progredire sino ad un Casino ad un miglio distante da Casino Reale, ove bivaccai coi due battaglioni . Sul mattino alle 4 ho messo la truppa sotto le armi, ma non sono partito che dopo le cinque ore, perchè da informazioni prese seppi che La Foresta era occupata dal ne mico con circa 500 uomini fra cacciatori a piedi e cacciatori
a cavallo e sostenuti quindi da altre truppe . Io arrivai alla Foresta senza veder nemico , ma colà giunto vidi che una casa alla nostra sinistra sulla strada era occupata da truppe d'in fanteria e cavalleria , che subito che ci videro , mandarono
bersaglieri ad incontrarci ; saranno state presso a poco le 7 ore antimeridiane, io incalzai subito il nemico con fuoco di bersa glieri e con assalti alla bajonetta , lo respinsi dalla sua posi
zione, senza trovar troppa resistenza , sino circa un miglio da Capua , e là arrivato mantenendo per lungo tempo il fuoco vivo col nemico , con poca parte della mia truppa stavo atten
dendo se un felice esito delle colonne maggiori mi permettes e
sero d' avanzare . Verso le 10 ore antimeridian vedendo l'estin
guersi del fuoco delle altre colonne, ordinai io pure di desistere dal fuoco, verso le ll ore mi ritirai e presi posizione a La Foresta .
Jeri sera lasciai a S. Maria un ufficiale coll'incarico di prov
vedermi di viveri per oggi , ma temo che ciò non sarà possibile, molto più che il maggior concorso di truppe colà, aumenterà
la difficoltà ; se non potrò provvedermi di vitto questa sera, mi ritirerò verso S. Maria, ed attenderò colà gli ordini. Aggiungo che stamattina lasciai anche una compagnia alla casa ove bivaccai, luogo chiamato Carditello .
Nel fatto d'oggi ho motivo di lodarmi del contegno brioso ed ardito di tutta la truppa in generale, ma debbo dolermene
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di aver avuto ferito gravemente il bravo capitano Blanc, ed il simile capitano Morelli, inoltre credo 17 o 18 volontari fra i
quali un tromba ed un tamburo, ma il desiderio di spedire il rapporto non mi permette di potere ora indagare. Al mio arrivo in S. Maria spero trovar ulteriori disposizioni . I feriti furono inviati a S. Maria. Il Tenente Colonnello Brigadiere
Firmato :: SPANGARO .
Signor maggiore generale Türr
Comandante le truppe sul Volturno Caserta .
(DOCUMENTO 69) Divisione Türr
Brigata Puppi
2 Battaglione
Rapporto sul fatto d'armi della mattina del 19 settembre 1860. Ordinato sotto il comando del compianto e valoroso colon nello brigadiere Puppi di simulare un tentativo sulla fortezza di Capua, il battaglione da me comandato ( forte di tre sole compagnie per essersene per ordine del ministero distaccata
una di guarnigione a Nisida) schierato in prima linea sulla sinistra della strada conducente agli approcci del forte, oltre passò sotto ai miei ordini le catene dei nostri bersaglieri , e snidò alla bajonetta il nemico appostato nei due Cascinoni che si trovano nei campi fra la ferrovia e la strada postale. Indi ordinata la carica, scaglionati i miei soldati con quelli del
4º battaglione 4a brigata ci spingemmo fino alla stazione della strada ferrata, e per la via postale fino a 100 metri dalle contro scarpe nemiche, occupando la campagna intermedia alle due strade.
La posizione tenuta dal battaglione sarebbe stata decisiva , se per avventura sopravvenivano rinforzi. Ivi il battaglione tenne testa per tre quarti d'ora circa, e in questa parte di combat timento officiali e soldati vanno tutti distinti per valore e co raggio a tutta prova, perchè lo catene nemiche, e le mitraglie
dei due bastioni, e di un'opera avanzata, non lasciavano pol. lice di terreno, che non fosse battuto . Abbiamo a deplorare delle
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perdite non tanto gravi, però quanto l' inoltrata posizione pa . reva minacciarle, perchè il fuoco nemico diretto contro le masse più compatte della 2a linea ci passava sul capo.
Alle ore 11 ultimi col 4• battaglione della brigata ci riti' rammo, dopo aver riordinate le fila sul campo stesso dell'azione. La statistica precisa delle perdite non può farsi ancora, visto
l'amalgama dei vari corpi nella ritirata. Constano però di scienza vera : Morti Feriti
.
Nº
8
» 12, supposti prigionieri Nº 6 fra i quali un
ferito.
Sig. colonnello Rustow. Il Comandante il Battagliono
Firmato : Bossi .
(DOCUMENTO 70 )
154 Divisione (Türr)
Brigata Milano
Rapporto circostanziato sul combattimento 19 settembre 1860 sotto Capua
Comformemente agli ordini ed istruzioni verbali che io rice veva dalla S. V. sullo stradale di Santa Maria , verso le 6 ant, io traversava questo paese colla mia brigata, e valicata la barri
cata della porta Capua coi bersaglieri milanesi in testa, piazzai i due battaglioni di linea all'altezza dei battaglioni della brigata
Puppi. Il 1 ° spiegato in battaglia, il 2° in colonna a mezza di stanza, lasciando lo stradale di Capua libero , coprii la fronte delle due brigate coi bersaglieri suddetti, in tal modo avanzai
fino a tanto che scorsi visibilmente gli avam posti del nemico ed aprii il fuoco ed avanzai in tal modo fino a tanto che vidi il nemico piegare le sue vedette sul corpo principale seguendo i movimenti dell'ala sinistra , ed eziandio secondo agli ordini che la S. V. mi spediva, feci avanzare il primo battaglione della
mia brigata, che con un fuoco vivo scaccið il nemico che stava sulla destra dello stradale concentrando i bersaglieri sul centro, continuando sempre un fuoco vivo sebbene mitragliato, canno
neggiato dai cannoni della fortezza, come anche dalla più viva moschetteria e dalle minacce di cariche della cavalleria, come infatti mi minacciavano .
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Il 1 ° battaglione, come mi accenna il suo comandante con rapporto, dietro ordine di V. S. scomparve dai miei occhi, e fu rimpiazzato dal 2º che avanzatosi valorosamente sotto il bastione
della fortezza coperto da una torre fece un vivo fuoco, e indi caricò alla bajonetta il nemico in faccia, ma le forti perdite
che dovette subire dalla mitraglia, l'obbligarono a retrocedere mille passi , dove si dispose in bell'ordine. Il sottoscritto al centro, coi bersaglieri sempre sotto gli or
dini della S. V., si avanzò fino ai vagoni della ferrovia, e colà ne stetti coperto per evitare maggiori perdite dalla mitraglia nemica, e si protesse poscia la ritirata dei pezzi tirati a mano dai soldati del Genio coi bersaglieri milanesi col capitano Pe
dotti che ne trascinava uno lui per servire d'esempio a tutti. Il 3º battaglione che non aveva sul principio sotto i miei ordini, stette per altro al centro per proteggermi, e stette sem pre fermo ad onta delle bombe e mitraglia che pioveva da ogni lato ; agli ordini della S. V. verso la 1 1/2 pom. mi ritirai per circa mezzo miglio dal luogo ove fu più calda l'azione, e mentre stava per riordinare la brigata, il nemico baldanzosa mente avendoci inseguiti, mentre già erasi rinchiuso nella for tezza, dietro ordine di V. S. ordinai ai bersaglieri d’incalzarli nuovamente, ed il 3° battaglione nuovamente comandato dal
capitano sig. De Caroli , al quale affidai provvisoriamente il comando (sebbene già ferito sin dal principio della battaglia da una scheggia di mitraglia alla coscia sinistra) in assenza del suo comandante che io aveva spedito in Santa Maria, si
avanzò col più ammirabile contegno sopra il nemico, e lo obbligò per mezzo di ripetute cariche al grido di « Viva l'Italia, Viva Garibaldi » a ritirarsi fin sotto ai bastioni, ove forte di
tutte le sue linee che aveva spiegate, si scagliò su quel pugno di prodi gridando : « Morte ai briganti , morte agli assassini ; » ad onta dell'eroico valore del De Caroli e dei suoi dipendenti , si
dovettero ritirare sino alla posizione primitiva di là con quel nu
cleo di brigata che potetti raccapezzare ed entrai in Santa Maria . Ristorata la brigata e rinnovate le munizioni, marciai novel
lamente alle 4 1/2 sullo stradale di Capua, spiegando i due bat taglioni a destra e sinistra, tenendo coperto dai tiragliatori , sostenni la ritirata dei due pezzi e dei feriti, e ritornai in Santa Maria sulle ore 7 1/2 p. m . Sig. Colonnello ! ad onta che i soldati che io comando siano
volontari privi quasi d'istruzione, io non ho che a lodarmi in
DOCUVENTI
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generale del loro valore e dei loro sentimenti perchè tutti si distinsero .
Rileverà dai rapporti dei comandanti dei battaglioni, che qui le compiego, le perdite sofferte dalla brigata, per altro rac comando caldamente e propongo per promozione di merito il sig. capitano De Caroli al grado di maggiore, lo stesso per il capitano Venuti, il sig. Vergani e Cavarrotti sotto - tenenti al
1 ° battaglione al grado di tenente, il furiere Zambetori al grado di sotto - tenente, i tenenti Magagna, Corbelli e Novelli del 2º battaglione al grado di capitano, il tenente Ferrari col braccio amputato al grado di capitano.
Del 30 battaglione propongo al grado di capitano il tenente Canepa, i sotto - tenenti Curti, Prunota, Pozzi, Monti, Geronimi al grado di tenente, ed il furiere maggiore Frugoni Ant al grado di sotto-tenente. L'ajutante maggiore in 2 * il tenente
Zanner, il capitano Sig. Pifferi e capitano Mazzoni per un segno di distinzione, nonché i sotto-tenenti Romualdi Alessandro, Fer rari Enrico, Lumari Luigi , Ragazzi Luigi e Ascarioni Lambro.
Per i bersaglieri milanesi, cioè per il capitano Pedotti , te nente Oldrati , tenente Gadioli, sotto - tenente Rotondi, il quale
sebbene ferito alla spalla destra non si ritirò, se non quando gli mancarono le forze gridando sempre : « Viva l'Italia , Viva Gari baldi; coraggio, fratelli, » sotto-tenente Quintini, un segno di di stinzione per il loro valore, siccome anche per tutti quelli che
sono marcati nei rapporti parziali dei comandanti di battaglioni. Raccomando parimenti il mio ajutante di campo Sig. Galuzzi . Mi riservo con altro mio rapporto che le spedirò darle una lista esatta dei morti, feriti e dispersi. Caserta , il 21 settembre 1860 . Il Comandante la Brigata
Firmato : DE GIORGIS .
Sig. colonnello brigadiere Rustow
(DOCUMENTO 71 ) Esercito Meridionale 15a Divisione Türr
Compagnia del Genio Santa Maria , 20 settembre 1860.
Rapporti sui fatti del 19 settembre.
Se l'ordine espresso del superiore non mi imponesse di rife rire sulla parte che questa compagnia del Genio si ebbe agli
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eventi di ieri ,> il sottoscritto si tacerebbe,sicuro che ciascuno sa
rebbe pago di poter dire a sè stesso d'aver fatto il suo dovere. In assenza del capitano, il colonnello brigadiere Puppi , inca ricava ieri mattina il sottoscritto luogotenente Zancarini del co mando della compagnia e la destinava a sostegno della sezione d'artiglieria. Con questa infatti che era comandata dal mag
giore signor Emiliano Bricoli, ne partiva da Caserta alla mat tina portando i propri attrezzi e giunta a Santa Maria alla porta Capuana ebbe subito ad occuparsi a liberare il passaggio all'ar tiglieria dalla barricata ivi costrutta, come pure dopo pochi passi
a togliere alcuni alberi che erano posti attraverso la strada. Liberato così il passaggio, l'artiglieria procedette a gran corsa e la compagnia del genio ne la segul. – L'artiglieria piazzata a pochi metri dalla fortezza, la compagnia del genio era distesa ai lati , spingendosi alcuni sino alla stazione della ferrovia di
Capua. Al fuoco della fortezza i nostri cannoni rispondevano de
bolmente per l'esilità del numero degli artiglieri, giacchè uno dei cannoni era maneggiato da un solo artigliere, l' altro dal maggiore stesso. Se non che una scheggia di mitraglia colpiva il maggiore d'artiglieria in una gamba e quel pezzo dovette ta
cere. Mentre io stesso caricava il ferito su un avantreno perchè fosse trasportato indietro, un'altra palla uccideva due dei cavalli
e ne feriva un altro mortalmente del medesimo, sicchè si dovette caricarlo sull'altro avantreno. Dolente di non poter servire il
pezzo e che per mancanza di cavalli ed artiglieri i pezzi stessi pericolassero, il maggiore pregava partendo che non si lascias
sero cadere in mano del nemico, e ne ebbe parola che la compa gnia del genio si sarebbe impegnata a salvarli, nè manco al suo assunto. — Attratti dal fuoco dell'altro pezzo sempre servito dal
giovine artigliere Supa Luigi, i cannoni della fortezza grandi navano palle e mitraglie nella nostra posizione, ciò non pertanto tutti rimasero fermi al loro posto e quando l'ordine fu dato di
ritirare i pezzi furono pronti ad attaccare un cannone al suo avan . treno. Se non che il fuoco incalzava e l'altro pezzo non poteva essere unito al suo avantreno, giacchè i cavalli morti impedivano poterlo smuovere. Fu allora che gli ufficiali animando i loro di
pendenti colla voce e coll' esempio, il pezzo fu tolto a mano dal suo posto e ritirato verso Santa Maria. Le difficoltà stavano pure per il cassone d'avantreno, ma pronti piuttosto a farlo saltare che a lasciarlo al nemico, dopo vigorosi sforzi, fu questo pure sbrigato dagli impedirnenti ed a mano ritirato ed avviato a
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Santa Maria . La compagnia del genio sollecitò in allora la mar cia di ritirata per preparare le tagliate d'alberi e ricostruire la
barricata a porta Capuana dove furono piazzati i due pezzi. — Se
tutta la compagnia disimpegnò la propria missione nei fatti della mattina, non minore fu la prontezza e la buona volontà con cui nella sortita del dopo pranzo i 45 individui rimasti fermi al loro posto (giacchè alcuni si dispersero dopo entrati in Santa Maria) si prestarono agli affidati impegni parte disposti a servire i pezzi, parte a sgombrare il passaggio nelle barricate, onde si pro cedette di nuovo sulla strada verso Capua. Piazzati i pezzi sulla detta strada vi fu improvvisato davanti un riparo che coprisse
all'occorrenza quelli che servivano i pezzi e dietro cui quando fu dato l'ordine di ritirata i pochi nostri disimpegnati con alcuni bersaglieri lombardi (capitano Pedotti ) restarono a mantenere il fuoco finchè tutti furono rientrati a Santa Maria, sbarrando poi nuovamente la via, e ricostruendo la barricata alla porta.
Se per il fortunato caso per cui nissuno della compagnia venisse ferito, se per la presenza ed esempio degli ufficiali, luogotenente Zancarini e sotto -tenenti Chiappa e Desimoni che animavano colla voce e coll'opera, fatto è che i nostri soldati rimasero fermi
per più ore al loro posto in una posizione potentemente battuta dalla mitraglia, sicchè molti delle altre compagnie cadevano ai loro fianchi, fatto è che per il concorso del Genio specialmente, si poterono ritirare i pezzi ed i cassoni che furono specialmente in
ciò serviti a mano del sottoscritto luogotenente Zancarini, dal sottotenente Desimoni e da due soldati della compagnia . Tanto si espone secondo la richiesta. Firmato : Luogotenente ZANCARINI Giuseppe .
( DOCUMENTO 72 20 settembre 1860.
Al Colonnello Brigadiere Sacchi. Come da ordini ricevuti alle 4 ant. di jeri mossi silenziosa .
mente dal Casino Regio di S. Leucio ritirando i vari posti
messi la sera. Giunto alla biforcazione della strada (quella a de stra va alla scafa di Cajazzo , quello a sinistra verso quella di Formicola ) feci occupare l'entrata del Parco ed un Casino di contro a questo poco lontano dal fiume. Ordinai al maggiore
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Ferracini di prendere la strada a destra, e portarsi alla scafa
di Cajazzo ; mi diressi a sinistra verso quella di Form icola con tutto il reggimento, meno un pelottone lasciato a guardia del
l'entrata del Parco ed una mezza compagnia al bivio ; spedii la ga compagnia al Casino che dubitavasi occupato dal nemico
con ordine di rilevare un piccolo posto intermedio del battaglione Ferracini .
Fatti pochi passi la detta compagnia venne ricevuta da forti fucilate dal nemico che effettivamente occupava il Casino. In
questo punto arrivò al bivio V. S. col 1º reggimento, due can noni, parte dei carabinieri genovesi, ed il generale Türr. Feci quindi raggiungere la colonna alla compagnia e mezza lasciata
al detto bivio. La 9a compagnia lasciato un picchetto alla casa ove eravi il piccolo posto di Ferracini corse subito all'assalto del Casino. Il maggiore Grioli condusse subito in sostegno la 104 compagnia. - Allora comincið una vivissima fucilata dai
regi della sponda destra del Volturno, ove erano preventiva mente già stesi i bersaglieri . Trovandomi col resto della colonna sulla strada che era sco
perta come V. S. mi ordinò, feci discendere in un burrone che
taglia per lungo tratto i campi e passa sotto la strada l'11 ', 12a e 13a compagnia : colle altre tre compagnie e col maggiore Occari presi il monte per occupare il bosco di S. Vito. Giunto
all' altura vidi la 9a e la 10a seriamente impegnate, spedii il maggiore Occari colla 141 e 154 in rinforzo. I regi abbandona.
rono la casa battendo in ritirata verso Capua. Per le sinuosità del terreno e del fiume, e per essere la mia sinistra perfettamente scoperta, poterono sotto la protezione della loro artiglieria restare al sicuro senza rivalicare il fiume, e tormentarci quasi di fianco .
Occupata la casa colla 14a compagnia e la sponda del fiume colla 15a s' impegnò il fuoco su tutta la linea. A cuoprirmi a
a sinistra la S. V. mandò il capitano Stagni Raffaele sul ciglio del monte a sinistra del bosco di S. Vito.
Dopo due ore di fuoco dovetti sostituire la catena della 9a e
102 con l'lla ee 13". Dopo un'ora e mezza circa l'artiglieria ne mica avanzatasi verso il fiume, la truppa di linea cominciava ad afforzare verso Cajazzo. Allora si piazzarono sulla mia destra alcune compagnie del 1 ° reggimento, ed a me venne arrivata la ritirata ; incominciò il movimento protetto dalla 122 compa gnia e si eseguì con discreto ordine . La colonna nemica tenuta occupata davanti la mia fronte,
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la posso valutare a circa 3 reggimenti ed alquanta cavalleria, che quasi stette sempre in gran lontananza formata in battaglia. Durante l'azione ufficiali e soldati fecero il loro dovere . Si
distinsero maggiormente per coraggio ed intelligenza nel diri gere le compagnie, il maggiore Grioli , Occari, ed i capitani Stagni Gaetano della 154 e Calderoni Silvio della 10'. Firmato : Tenente Colonnello PELLEGRINI.
(DOCUMENTO 73)
Rapporto. — Per quanto riguarda la brigata Sacchi del simu lato investimento della Piazza di Capua operato allo scopo di riuscire ad altro intento.
Dietro ordine verbale dal generale Türr comandante le forze
di Caserta e Circondario il 2° reggimento della brigata partiva la sera del 18 e bivaccava a S. Leucio.
Alla mattina del 19 il colonnello Pellegrino comandante del 2º reggimento , mandava , come gli era stato ordinato ,
il
battaglione Ferracini che preventivamente occupava S. Leucio nel terreno innanzi alla scaffa di Cajazzo, ed il primo del suo reggimento nel terreno innanzi alla scaffa di Formicola. Po neva due compagnie nel trivio delle strade delle due scaffe e
quella di S. Leucio e le altre due del 2º Battaglione nel Bosco di S. Vito.
Il nemico occupara una casa quasi in faccia alla scaffa For micola, come risultava da ricognizione fatta la sera innanzi, e
quando la la compagnia del 2º battaglione s'avanzò a quella volta il fuoco cominciò dalla casa proprio nel punto che il ge nerale Türr e il brigadiere Sacchi arrivavano al crocivio col
lº reggimento della brigata, con una sezione d'artiglieria ed i carabinieri genovesi .
Il nemico fu sloggiato dalla casa , e si ritirò per la via di Capua protetto dal fuoco vivo e continuo d'una catena di cac . ciatori stesa alla destra del fiume.
Lo scopo nostro era di tener occupato soltanto il nemico, e
perciò si cercò impegnare il minor numero possibile di uomini. Il fuoco durò più o meno vivo fino a dopo mezzogiorno e la ritirata si compiva in abbastanza buon ordine, ad eccezione d'una parte dell'ottava compagnia che spintasi troppo a destra
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non intese l'ordine di ritirata e pare sia stata fatta prigioniera, giacchè fino a tutto oggi si trova mancare un ufficiale e 20 uo mini di detta compagnia. Ufficiali e soldati tutti fecero il loro dovere indistintamente.
Le perdite sofferte da tutta la brigata, sommano ad 88 uo mini e 6 ufficiali fuori di combattimento, cioè 5 morti , 42 fe
riti e 41 dispersi , dei quali in parte si spera rientrino , e 5 ufficiali feriti ed uno disperso che si teme prigioniero.
Occorrendo dettagli maggiori ci faremo un pregio a comu nicarli. s. Leucio, 19 settembre 1860 . Il Colonnello Brigadiere
Firmato : GAETANO Sacchi.
Al sig. generale Türr
Comandante generale delle truppe sul Volturno, a Caserta . (DOCUMENTO 74) 152 Divisione Türr
2 Battaglione
Brigata Puppi Rapporto del fallo d'armi della sera del 19 settembre 1860. Uscito alle ore 3 da S. Maria in avanguardia colle tre compa
gnie del mio battaglione spinsi immediatamente in avanti, e in
bersaglieri la 4 compagnia per modo che le sue catene domi nassero la campagna, a destra e a sinistra della strada postale. Ingaggiato dopo poco il combattimento , feci avanzare in rinforzo anche la 3' compagnia, e quindi anche il lº pelottone della 2 compagnia, non lasciando quindi che un solo pelottone di
scorta alla bandiera. Coi pochi soldati spinsi in avanti e potei ricuperare le posizioni prese questa mane, spingendo anzi sulla destra e sulla sinistra della strada postale, le mie catene a mezzo tiro di moschetto dal nemico. Ivi attendendo rinforzo tenemmo
fermo, ed ufficiali ee soldati ebbero campo a riconfermarsi nel l'onore acquistato alla mattina. Va sopra agli altri onorato il tenente della 4a compagnia Marani di Venezia, che ferito alla mattina al piede da scaglia ed esortato da me a tenersi addietro per curarsi, volle nulla ostante marciare, e dopo prove di valore indicibili cadde ferito da palla al braccio sinistro .
L'amputazione è inevitabile, però questo bravo soldato mutilato
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sui primordi della sua carriera, io lo raccomando alla ricono
scenza della patria ed alle provvide ricompense del nostro prode Generale .
Ritiratisi alle ore sette, dietro reiterati ordini dello Stato
Maggiore, i soldati non interruppero il fuoco, e bruciarono tutti l'ultima loro cartuccia .
Le perdite grazie all'ordine aperto non risultano gravi, però la statistica non può esserne che approssimativa, come di contro .
Morti n ° 2 - Feriti na 15 - Dispersi nº 2. Il Comandante il Battaglione Firmato : Bossi .
Al sig generale Türr Caserta .
(DOCUMENTO 75)
Generale Turr Comandante sul Volturno, a Caserta . Piedimonte , 19 settembre , 10 di sera .
Signor Comandante
Mi corre l'obbligo di farle sollecitamente conoscere che questa mattina verso mezzogiorno, la truppa di volontari italiani co mandata dal maggiore Michele Csudafy si è attaccata colla truppa regia verso Roccaromana, ma disgraziatamente ha do vuto ripiegare, poichè dopo di aver sostenuto molte ore di fuoco,
oppressa dalla sempre crescente truppa borbonica, fino al numero di oltre 2000, non ha potuto sostenere quell'urto .
Intanto la posizione dei bravi volontari è pericolante, poichè vedonsi messi in mezzo da una linea di truppa borbonica che si estende da Cajazzo, lungo tutta la linea del Volturno. Dal re mi si addimandano rinforzi e munizioni, e qui vi è difetto di tutta questa roba . Le poche munizioni che vi erano ma
si son fatte consegnare jeri al maggiore, e potrebbonsi pure fornire di altre, ma mancano gli uomini, i quali non possono crearsi.
Le bande dei capitani Pateras e de Blasis sono ancora lon tane. La prima è impegnata ad Isernia armeggiando con le
truppe borboniche che scendono dagli Abruzzi per congregarsi in Gaeta, e l'altra di De Blasis non ancora ripatria . Tocca a lei quindi, signor comandante, a spedire qui un nerbo di truppe sufficiente, bastante a salvare i pochi generosi
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capitanati dal maggiore Csudafy, ed a garantire le vite, le so . stanze, ed i paesi di questo Distretto, minacciati dall'inuma nità delle truppe borboniche. La situazione è grave, ed il pericolo imminente, ed io sento il dovere di riferire a lei questi fatti, onde vi provvegga e subito. Ho l'onore di sottoscrivermi Di Lei devotis . Il Magg . Comandante
Firmato : ACHILLE DEL GIUDICE.
(DOCUMENTO 76)
31. Lettera (Pressante) Al signor generale Türr, Caserta.
Signor Generale, Vi ho mandato già due lettere.
Il 19 ebbi varii scontri con i borbonici a Roccaromana e con torni. Il generale Von Mechel spiegando grande forza, mi ripie gai qui , inviando delle scorrerie, sinchè le promesse Guardie Nazionali non arrivino. Vi prego di mandarmi della munizione, particolarmente per la compagnia del capitano Sgarallino, la quale ha delle carabine inglesi, e non si possono trovare cartuccie
di questo genere. Per le altre due compagnie ricevo delle cartuccie che si fanno qui. Colle scarpe sono in ordine. Le notizie che ri cevo della vostra posizione e di quella del nemico si cangiano ogni
momento, e fin quattro volte al giorno, e più spesso di notte . Mando delle persone, ma ognuno racconta un'altra cosa. Vedete dunque in quale posizione mi trovo. Appena avrò ricevuto le cartuccie per il capitano Sgarallino, voglio passare il Volturno rimpetto a Dragoni, o ancora più sopra. Dovrò portar meco i vi
veri, perchè i paesi per i quali passerò, sono per la maggior parte reazionarî, piccoli e poveri .
Oggi arriva per ordine del signor Dittatore il Pateras . Del fatto di jeri a Cajazzo non posso sapere nulla di sicuro. Alcuni dicono che i nostri siano stati schiacciati, altri che vi si trovano ancora. Abbiamo veduto del fumo, ma non si sentiva nessun colpo.
Con tutto il rispetto il Piedimonte, li 22 settembre 1860. Vostro Maggiore Firmato : CSUDAFY. 29
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(DOCUMENTO 77 ) Piedimonte , 22 settembre 1860 .
Signor Generale Sacchi.
Il giorno 19 settembre nel combattimento di Roccaromana la
compagnia della di lei brigata sotto i miei ordini diè prove
di sommo valore e coraggio. Attaccò il nemico più di sei volte superiore di numero, ed alla bajonetta lo cacciò fino alle porte di Pietramelara. Ebbi qualche morto e varii feriti, non pochi dispersi o prigionieri, vittime del loro coraggio, giacchè desi derosi tutti di continuare alla carica, vedendo il nemico fug
gire, non furono pronti a ritirarsi alla mia chiamata , mentre io l'ordinava scorgendo il nemico che con una mossa sulla mia destra, cercava girare e precluderci la ritirata. Finito il com battimento mi ritirava con pieno ordine, senonchè molti, stan chi, assetati e da 24 ore in moto , e senza aver mangiato,
si
scostarono dalla compagnia, seguendola lentamente, varii di essi fermandosi ad intervalli per bere o riposare ,
vennero
in
cinque distaccati l'uno dall'altro, assaliti improvvisamente da paesani che li disarmarono e costrinsero salvarsi fuggendo.
Nel paese di Roccaromana si vide un prete , qualche bor ghese far fuoco sopra a noi. Tutte le altre case vuote , e non
una persona si potè trovare che potesse per amore o forza es serci di guida . Nella ritirata presero coraggio i Bavaresi e ci
inseguirono fino a Dragoni; allora i paesani di Baja, Caselle, Vicinato, Latina sopra i nostri staccati, si mostrarono avversi,
gettando contro loro sassi. Con sommo dispiacere dovetti lasciare sul luogo i feriti, non avendo mezzo alcuno di trasporto, nè trovando persona da costringere a levarli da quel luogo .
Roccaromana era occupata da 400 regi , Pietramelara da 700, verso la fine del combattimento si prese i rinforzi venuti da Formicola .
Il caporale Dellacqua della 9' compagnia , ed il soldato Macchi
dell' 11" furono dei primi feriti. Una tromba della mia compa gnia dell'età di anni 16 mentre suonava la carica, una palla gli trapassa la testa, e resta sul suolo, chiamavasi Rinaldi.
Avendo trovato così avversa la popolazione mi dà assai pen siero per i dispersi. Difettiamo di munizione. La compagnia comandata da Sgarallino, armata tutta di carabine inglesi parti con pochissima munizione avendo nessun di essi fin dal prin cipio 20 colpi.
.
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Difficile trovare munizioni per essi, quindi non poter fare molto calcolo sopra loro. Si distinsero assaissimo il soldato Bonini Felice della mia
compagnia , il sergente Avanzini , Pezzi, il sottotenente Aurti, e la tromba Francaluga .
Ho questa sola tromba, il tamburo venne crivellato di palle, in conseguenza venne abbandonato, avendo dovuto nella piana d'Alise marciare sempre fra il pantano e l'acqua ; ebbi gran
consumo di scarpe, rimediai alla meglio in questo paese, ove la popolazione si mostrò a noi favorevolissima. Avrei moltissime cose a dirle che sarà a voce.
La prego solo e caldamente a farmi richiamare. La mia forza presente è di 80 uomini. Se ne avessi di più, le direi mi faccia staccare.ed agire indipendentemente e sarei già da due giorni sullo Stato romano . Firmato: RACCHETTI Capitano .
(DOCUMENTO 78) Al Comandante Generale delle Truppe sul Volturno Caserta .
Signor Generale
Oggi, come da notizia pervenutaci jeri a sera, deve arrivare la banda comandata da Pateras. Da quanto si potè conoscere
da interrogazioni praticate ai cittadini di qui, la medesima non è molto ben vista in paese, molto più che non è concorde col comitato qui istituito Per evitare ogni collisione che potesse succedere , domanderei alla S. V., se detta banda debba mettersi sotto i miei ordini,
come dalle istruzioni avute dal generale Türr, cioè di racco . gliere e tenere ai miei ordini quanto più truppa poteva dei con torni. In caso che la S. V. creda confermare quest' ordine, la pregherei di farlo il più presto possibile, onde, appena giunga
Pateras, io possa disporre per il buono andamento d'ogni cosa. Da informazioni assunte posso riferirle che D. Beniamino Caso, sarebbe l'uomo, e per senno e per istruzione, il più adatto al potere. Galantuomo, di pensare retto, fu quello che anche nel pericolo, sempre si adoperd per la causa.
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Anche a questo riguardo domanderei istruzioni alla S. V.
Non giungendo nessuna delle promesse Guardie Nazionali, ed essendo attorniato d'ogni parte dal nemico, non posso avan zarmi e perciò sard costretto ripiegarmi . Piedimonte , 20 settembre 1860 .
Il Comandante le truppe Il Maggiore
Firmato : CSUDAFY.
( DOCUMENTO 79) Brigata Sacchi
2° Reggimento Casino Reale di S. Leucio posto della Vaccheria
22 settembre 1860 ore 9 %.
Appena giunto jeri mattina trovai tutta la truppa in allarme per l'avanzarsi dei regi : era uno dei falsi allarmi, perciò se
guitai il piazzamento dei posti per coprire la linea che mi fu ordinato difendere trovai il battaglione Assanti comandato dal maggiore Fabbri nella casetta alla gola del Monte che aveva
coronato con due compagnie i tre mamelloni verso il Volturno e che pattugliava con le truppe di S. Angelo : lo lasciai in posi :
zione . - Col 30 battaglione Grioli occupai la parte superiore
del parco coprendo con una compagnia e 1/2 l'entrata dello stesso, il bivio dello stradone ed il mamellone di centro.
Col 4º battaglione Occari occupai il Casino Reale in S. Leucio e mandai la 16a a Grottole per spingere pattuglie a Castel Mor rone ed allo stradale che conduce alla Scafa di Cajazzo.
Grot
tole dista un'ora da S. Leucio .
Intanto che si occupavano le dette posizioni cessò l'allarme ed il signor colonnello Albuzi si ritirò colla sua gente e 3 com
pagnie lº reggimento brigata Sacchi . I soldati del battaglione Grioli dalle alture videro un nostro
ferito che cercava guadagnare la strada. Il soldato Musicò che trovavasi di sentinella e che pel primo lo vide, domandò d'es sere rilevato per correre a salvare il ferito. Ciò che fu fatto e
con molto coraggio unitamente ai soldati Maffoni e Camicie che portarono in salvo il ferito soldato Gianzani Angelo della 10' com
pagnia del mio reggimento. Musico ee Maffoni sono della 79 com pagnia, Camicie dell'84 del battaglione Fabbri brigata Assanti. Dalle poche parole che potei avere del ferito mi accorsi che altri vi si trovavano e che nulla si era fatto nel giorno passato.
©
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Vestii da borghesi tre soldati ed i due medici Pietrasanta e Gasperini perchè potessero senza dare allarme perlustrare il campo . Infatti si avvicinarono e giunti quasi in riva al fiume,
un picchetto di regi al di là gridò loro : « Venite avanti, fratelli, son li i vostri feriti. » Essi si avanzarono ed i tre regi fecero fuoco, ciò non ostante avanzarono ancora e videro un nostro
morto perfettamente spogliato ; in quel punto giungevano sul ciglio e vennero ricevuti da viva fucilata su tutta la linea : i
tre pezzi che hanno tuttora in atteria fecero uoco a mitraglia e gettarono anche tre granate. Dovettero quindi i nostri abban donare l'impresa .
Fatta notte tentai riprendere, ma quando giunsi al bivio una
nostra sentinella s'immaginò vedere i regi a valicare il fiume e diede un tremendo allarme : alcuni piccoli posti si ripiegarono, i regi fecero un fuoco disperato, abbisogno più di un'ora a far
ritornare tutti al pristino ordine. I regi, però non so per qual mo tivo, continuarono tutta la notte a far fucilate con quella inter
ruzione che pareva volessero surrogarle al sentinella all'erta. Durante il giorno ii posti del monte e quelli del bivio segna larono il passaggio di tre forti colonne colla direzione a Cajazzo. Sulla sera si scorgeva un gran fuoco che però non era d'accam
pamento, ma di qualche paese che bruciava, ed anche questo fuoco era verso Cajazzo. La notte passò tranquilla. Alle 4 tutta la gente era sotto le armi, i soliti falsi allarmi per passaggio . Verso le 8 arrivò il
brigadiere Assanti con un piccolo battaglione di rinforzo al battaglione Fabbri stanco di 48 ore di servizio. Mi ordinò rad doppiare il posto dall'entrata del parco al bivio e quel di Grot tole, perciò ora si trova la mia gente così piazzata: maggiore Occari al Casino Reale S. Leucio con 2 compagnie, le altre due a Grottole sotto il comando del capitano Stagni della 16', mag
giore Grioli con due compagnie all'ingresso del parco al bivio. Io colle altre due compagnie qui alla Vaccheria del parco su periore. Il lº reggimento della brigata Assanti composta di circa 400 uomini sulla mia sinistra dalla gola dei monti fino a S. Angelo . Il Comandante il Reggimento Firmato : G. PELLEGRINO.
Al signor brigadiere Gaetano Sacchi Caserta.
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ESERCITO MERIDIONALE 15a Divisione Türr
(DO SITUAZIONE NUMERICA della Forza della suddetta PRESENTI COMANDANTE DEL CORPO
CORPO
BRIGATA
Ufficiali
Bassa forza
TOTALE
Capo di Stato Maggiore
Stato Magg. della Div.
id .
30
51
4
68 83
72 86
Arnold
3
Medico Divisionale Ziliani
10
32
42
Intendenza Militare
Intendente Ghiglione
22
>>
Corpo Sanitario
21
-ས>
Genio
Colonnello Brigadiere Rustow Capitano Tessera
22
Tribunale Militare
Avv. Fiscale, Bissoni Luigi
7
a
7
Capo di Stato Maggioro
Stato Maggiore Maggior generale 4• Reggimento
Maggiore Amos Oscari
Sacchi
Sacchi
20
30
Tenente Colonn . Vinchler
id . id .
id . id .
id.
Pellegrini
id .
Bossi
3
10 41
20 409 644 618
23
449 685 692
Capo di Stato Maggiore
Col. Brigadiere
1° Reggimento
Eber
2°
Tenente Colonn . Alessandri id . id .
id .
id . id .
Bassini Cossovich
Battaglione Bersaglieri Maggiore Tanara Legione Ungherese Usseri Ungheresi
Tenente Colonn. Maggierodij
Cacciatori Esteri
Maggiore Wolf
id .
id .
Figgelnesij
12
22 469 412 393 137
17
174
408 149 191
100
105 ļ
3SS326
Stato Maggiore
dunb275
Eber
43 281 202 208 230 156
46 294 212 221 242 162
14 10 9 11
14 133 226
201
28 143 235 212
11 38
41 15
33 507
453
Capo di Stato Maggicre
) Spangaro
Stato Maggiore
Col. Brigadiere Battaglione Bersaglieri Maggiore Farinelli Spangaro 1° Battagl. Cacciatori id . Morici 20
id.
Castellazzo
id . id .
30
id . id .
4°
id. fant in formaz. Capitano ff. Chiari
id .
Baganti
13 10 13 12
Capo di Stato Maggiore
Stato Maggiore Ten. Colonnello Bersaglieri Milanesi 1° Battagl. Cacciatori De Giorgis
2)
Milano
20
Sessa Venuti
id .
id .
id .
id .
Capitano De Caroli Maggiore Mentesi
Capo di Stato Maggiore
Corrao
(già La Masa)
Stato Maggiore 1 ° Reggimento
T. Col. Laporta 20
(aggregata)
Colonnello Corrao Laporta id .
31 27 52
12 562 687 71
43 589 739 74
Maggiore Carlo S. Smelb
24
432
456
35
38
5
76
81
580
7210
7790
Maggiore Gentili
id .
Comp. Calabro -Sicula
Brigata Inglese Batteria rigata Artiglieria
Capitano Baillot
di montagna
(Garibaldi)
Capitano Ferrari
Batteria (Türr ) Artiglieria
Già Nicotera . Quinta Brigata della spedizione di Terran uova . id . id . id . Già Gandini. Terza 3 ) Quarta
id .
id .
id .
1
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VENTO 80) Sez. Operazioni Militari e Personale
Divisione al giorno 6 ottobre 1860 Ammalati
Presenti,
e feriti
ammalati e feriti
Quartier Generale in Caserta
Forza Totale Forza Totale
di ogni
della
singolo Corpo
Divisione
2
53
53
3 5
75 91
166
7
49
49
22
22
7
7
OSSERVAZIONI
Si cessa dal portare in situazione la Brigata Puppi 3), già comandata dal Colonnello Brigadiere dello stesso nome, morto sul campo di battaglia il 19 set tembre, che avea a Capo di Stato Mag giore il capitano Pecorini ed a coman
danti di Battaglione i maggiori Catabeni, Ferracini , Bossi e Pontotti, essendo stata
198 227 68
1 137 160 2 30 22 25
23 647 912 760
sciolta per ordine del Dittatore in seguito 2342
Cajazzo, e che ridotta ad un solo reg gimento questo passò sotto il comando del tenente colonnello Bossi in forza alla Brigata Sacchi.
34 614
613 410 179
2223
213 130
3
49
16 24 26 34 18
310 236 247 276 180
1298
33 181 311 275
803
1660
13
43 611 919 87
16
472
472
6
44
11
92
1441
9231
5
41 76 63
>>
22
180
alle perdite sofferte sul Volturno e a
136
9231
Per il Capo di Stato Maggiore Firmato : PECORINI.
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(DOCUMENTO 80 bis)
Artiglierie
BOCCHE A FUOCO consegnate agli Arsenali di Capua e di Napoli, provenienti dal disciolto esercito di Garibaldi. NUMERO
DELLE
delle
A RMI
Mortai vario calibro .
9
Cannoni d'assedio da 33
8
id.
id.
id.
24 .
id.
16 ...
ANNOTAZIONI
Fucili
INDICAZIONE
7
18
id.
rigati da 8 .
id .
lisci da 8 .
id.
obici da 5, 6 , 2 . ..
16
da montagna da 12 id . da montagna rigati.
26
7
40 2
6
Carabine rigate
84
Moschettoni ..
133
Fucili dell'artiglieria
94
Fucili di vari modelli .
Totale dei pezzi d'artiglieria . id .
dei fucili .
16,695 136
17,229
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(DOCUMENTO 81 ) 16. Divisione Cosenz
Comando della la Brigata N. 97.
Oggetto
Rapporto sui fatti d'armi succeduti il l. e 2 ottobre in S. Maria, Caserta e S. Leucio. Signor Generale
Il giorno 30 settembre il capo dello Stato Maggiore generale ordinava al sottoscritto di staccar la marcia per S. Angelo, il qual ordine era per la seguente mattina. Alle 5 antim. 1 ° ottobre si parti per quella volta ; giunti in S. Maria, e veduto che il ne mico aveva non solo vigorosamente attaccato la linea e posizioni tutte, ma che si era spinto circa 100 metri dalla strada per S. An 7
gelo alla sinistra di quella, e che era per conseguenza quasi giunto a girare il paese dalla nostra destra, dovetti dunque pie gare le mie forze invece di portarmi ove era destinato . Immedia tamente ordinai che il 2 battaglione bersaglieri, che in quel
giorno era comandato dal capitano Sgarallino, si spiegasse a si nistra della detta strada per S. Angelo, il quale dopo poco tempo allontanò il nemico, che spiegava colla sinistra a destra traver
sando la strada già detta dando a sospettare volere con quel movi mento circondare S. Maria. Ordinai subito al 2 reggimento co mandato dal sig. luogotenente col.° Borghesi, ed il lº coman dato dal tenente col.° Fagioli di spiegarsi a destra occupando il cimitero ed una casa , avanzando una forte e lunga catena in di rezione normale alla strada di S. Angelo, e che il 2° facesse da
sostegno. In quel mentre un'aiutante del colon . Malenchini do mandava a suo nome truppa di rinforzo alla ferrovia ; credetti spedire subito il 2° battaglione del 3º reggimento che in quel momento trovavasi schierato contro l'abitato di S. Maria, là ri masto per mio ordine, e l'altro battaglione lo feci avanzare po nendolo in colonna nella strada chiusa lateralmente da due cinte
alla barricata, il quale vi stette fino a che non vi fu più possibi
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lità che la cavalleria avesse tentato caricare quella barricata, la qual cosa in quel momento non era al nemico difficile. Un ufficiale delle guide verso le ore 10 12 antim . si portò dal
sottoscritto domandando truppe per ordine del general Garibaldi onde spingerle fuori del ponte di S. Angelo per aprire la co municazione alle truppe che guarnivano quella posizione. Que sta domanda fu fatta verbalmente, ma nel modo col quale quest'ufficiale si esprimeva, pareva essere urgentissimo l'ese guimento . Dopo qualche fatica riuscii a radunare circa 260 uomini, i
quali comandati dal sig . tenente colon .° Alhuzzi là si spinsero, portando pure avanti un pezzo di campagna da 12, che venne poi impostato sul ponte. Quella poderosa dimostrazione spinta con ordino credo avrà
facilitato la strada onde verso le 3 1/2 pom . il generale Gari baldi si presentò in S. Maria, ed ordinò al sottoscritto, nel men tre che faceva elogi ai miei soldati , di tenerli un poco in ri
poso, e si portò in città; poco dopo ripassò alla testa di fresca truppa, e mi ordinò che lo facessi seguire da soldati della mia Lirigata, quanti ne poteva in quel momento adunare; difatti gli spedii subito appresso il 2 ° reggimento che dopo aver con lui combattuto, si rimase in S. Angelo. Sarebbe menzogna il voler negare che parte benchè minima dei miei soldati non avessero cercato in qualche momento se
non retrocedere, ma almeno non avanzare con quel vigore col quale la maggior parte facevano, ma in generale, e giustizia lo vuole che lo dica, i soldati si comportarono lodevolmente ed in ispecie l'ufficialità. Le particolarità dei fatti la S. V. sarà
compiacente volerli esaminare nei rapporti di ciascun capo di corpo, i quali il sottoscritto crede necessario accluderli al pre
sente. Da questi rileverà le operazioni eseguite a seconda dei bisogni del momento, il modo col quale si condussero i soldati che si distinsero e le perdite che ebbero. Cessato il fuoco su tutta la linea furono a cura dei signori comandanti di corpo radunati i soldati e messi al riposo, ac campando piccola parte di questi, mentre gli altri seguitarono
a guardare le posizioni tutte ad esso affidate. Verso le ore 8 pom . il sig. generale Sirtori capo dello Stato
Maggiore generale, a voce mi ordinò di adunare le truppe com ponenti la brigata di mio comando, meno il 2 reggimento che trovavasi in S. Angelo, ed il 1° battaglione bersaglieri, il quale
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non si trovò in S. Maria, perchè guardava la posizione di Ca stel Morone 1), dove fu assalito da numerosa truppa nemica, e dove fu obbligato rendersi, dopo gravi perdite, delle quali ne parlerò
quando mi sarà dato averne ulteriori dettagli . Appena messa in ordine la brigata si parti per Caserta dove si giunse un'ora
dopo la mezzanotte. Accampai la truppa per ordine del già detto generale ed alle 4 ant. mi fu ordinato far partire il lº reg gimento per S. Lucia , ed il 30 in direzione di Casulla . Rimase
il 2° battaglione bersaglieri. I due reggimenti furono attaccati dal nemico e lo sostennero non senza perdite come vedrà dagli uniti rapporti. Erano le ore 11 a.m. quando il nemico si avanzò alla destra di Caserta invadendo subitamente la caserma Altifredo, deva stando il magazzino della brigata e circa 32 casse degli uf ficiali.
Quei soldati non erano guidati da ufficiali, in modo che non possono al certo meritare il nome di soldati, ma d'assassini , perchè poterono in qualche casa entrare e commisero infamie che lungo sarebbe il volerle descrivere.
Ordinai al 2 battaglione bersaglieri di portarsi al passo di corsa a respingerli, il quale subito vi riusci, ma con qualche perdita, come vedrà dall'unito rapporto.
È necessario che notifichi alla S. V. che il battaglione lo con dusse il colon. Specchi che vi rimase leggermente ferito, ed il colon. Bonet. – Nel corso di quella giornata (2 ottobre) altre piccole operazioni furono eseguite dai militi della bri 1) A Castel Morone accanto alla chiesa havvi una lapide la quale porta la seguente iscrizione : PILADE BRONZETTI
DA MANTOVA
MAGNANIMAMENTE COMBATTENDO A CASTEL MORONE
CADDE CON 15 COMPAGNI
IL 1° OTTOBRE 1860 *) NELLA VITTORIA DELL'ESERCITO MERIDIONALE TRIONFANDO PIEGÒ LA SPADA CONFORTATO NEL PENSIERO CHE IL SANGUE FRATERNO SPARSO SUGGELLI PATTO DI CONCORDIA IMPERITURA NELLA FEDE DELLA PATRIA UNA REDENTA
* ) Nota dell'Autore resistenza .
Sono gli ultimi del suo battaglione che con lui fecero l'estrema
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gata facendo prigionieri a centinaia, e respingendo il nemico da ogni parte .... È firmato all'originale. Il colonnello briga liere comandante la 1a brigata
Firmato : DOMENICO ASSANTI. Per copia conforme
Il Capitano - Firmato : Giov. Calza.
(DOCUMENTO 82) Esercito Meridionale
5a Divisione Türr
Brigata Spangaro
All'Illust. sig. generale Stefano Türr Comandante la suddetta Divisione Caserta.
Benchè disgiunto dal comando della divisione, e posto sotto
l'immediato comando del generale Medici, è il mio dovere di sottoporre alla Signoria Vostra Illustrissima, il rapporto dei fatti compiuti da questa brigata di sua dipendenza, affidata ai miei ordini, onde voglia apprezzarli quanto lo meritano. Com'ella ben sa, la brigata nella sua forza numerica, non è che un nucleo di brigata. Nel giorno 1° ottobre essa compo
nevasi di sole 11 deboli compagnie in luogo di 12, perchè la 3a compagnia bersaglieri, comandata dal capitano Achille Ro . sati, trovavasi tuttora distaccata in una missione strordinaria
al di là del Volturno condotta dal maggiore Csudafy. Il com
plesso della brigata quindi, compreso tutto lo Stato Maggiore, componevasi di 55 ufficiali e di circa 1150 uomini di bassa forza .
Già dal giorno 20 settembre quattro compagnie della bri gata si trovavano agli avamposti davanti S. Angelo, ed occu pavano la posizione che sta dinanzi a Capua , cominciando coll'ala
destra dalla scafa di Triflisco sul Volturno, stendendosi quindi per un dato tratto lungo la strada che dalla detta scafa con
duce a Capua, ed abbandonando dipoi questa strada giungeva coll'ala sinistra sino alla strada infossata che parte dalla For nace sotto Capua e giunge al ponte così detto Avalle. Nei giorni che precedevano il 1° ottobre, due compagnie della
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brigata erano impiegate giorno e notte, nella costruzione delle
trincee, e si davano alternativamente la muta, e queste quindi giungevano la mattina nel combattimento spossate dal lavoro della notte. Cionullostante , meno piccolissime eccezioni, ognuno fece il suo dovere.
Verso le 5 ore del mattino del 1° ottobre principið una viva fucilata sulla linea degli avamposti che in brev'ora si fece ge nerale: questi dovettero retrocedere dinanzi alle imponenti forze
del nemico ed all'impeto con cui avanzava. Per l'urgenza di dovere accorrere e soccorrere gli avamposti nei punti ove più irrompevano i regi ed occupando gli avamposti tutta la linea che sta dinanzi a S. Angelo, la brigata si trovò in breve tempo frazionata sopra tutta l'estensione della nostra posizione ; e ciò ancor più a cagione della natura del terreno il quale essendo
intersecato , impediva la facile comunicazione e l'impiego nel l'azione di corpi più grandi e riuniti . In conseguenza di ciò i combattimenti tuttochè frequenti ed accaniti, si succedevano a vicenda su diversi punti e venivano sostenuti dalle semplici
compagnie e talvolta da frazioni di compagnie. Però questo terreno frastagliato fu per noi di non piccolo vantaggio, non permettendo al nemico di spaziare colla sua numerosa artiglieria a grandi distanze, nè di far uso della sua cavalleria, arma che
impressiona il milite'novizio, mentrechè noi eravamo quasi sprov veduti dell'una e dell'altra .
Mano a mano che giungevano dei rinforzi degli altri corpi, questi si frammischiavano al nostro, e fra non molto le truppe tutte si trovarono confuse su tutta la linea le une colle altre. Io
mi limiterò però alla descrizione dei fatti, riferibili alla truppa da me comandata.
Ecco i momenti più salienti della giornata. Una conseguenza del primo attacco eseguito dai borbonici si
fu l'abbandono momentaneo delle nostre posizioni di difesa, le quali quasi subito con generoso slancio furono riprese. L'ala destra dei nostri benchè abbia subito pure le sue perdite fu
la meno molestata, perchè occupava e si estendeva lungo la sponda sinistra del Volturno, ed era difesa inoltre da due pezzi di artiglieria bene collocati . Molto più faticosa fu la missione del centro e dell'ala sinistra .
Mentre il generale Garibaldi giungeva da S. Maria alla no stra ala sinistra percorrendo la linea di battaglia, le truppe regie protette dalle strade fonde che si dipartono da Capua,
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facevano colà impeto per avanzare, ed uccisero pure un cavallo della sua carrozza che di poco li precedeva : la 74 compagnia
della mia brigata diretta dal valente capitano Romano Pratelli assalita di fronte e di fianco, non solo ha resistito all' urto di
una forza per meno quadrupla della sua, ma diretta dal Ditta tore stesso carico per ben tre volte consecutive il nemico alla
bajonetta e lo respinse impossessandosi della sua posizione e di tre successive casine che prima occupava. Guai a noi ed al l'esito della nostra causa se non fossimo riusciti in quest' in
contro a respingere vittoriosamente il nemico, perchè si correva con ogni probabilità il pericolo di veder fatto prigioniero se non peggio lo stesso Dittatore, l'unico scampo essendo la strada invasa dal nemico. A questa compagnia si erano congiunti l'aiutante maggiore Giovanni Celotti , una ventina di uomini
di altre compagnie della brigata, il comune Favori Angelo della Divisione Medici, e la guida a piedi Ghezzi. Poco prima di questi assalti la stessa compagnia aveva fatto un'altra carica alla bajonetta, diretta dal distinto e coraggioso
maggiore Luigi Castellazzo, nella quale lo stesso rimaneva fe rito, e ferito pure il luogotenente Capannelli Argirio con altri uomini.
Mentre la 7a compagnia respingeva così valorosamente il nemico, le altre compagnie dello stesso battaglione sostenevano con vigore le loro posizioni e sussidiavano l'esito di quella. Sul centro della posizione si trovavano il battaglione bersa glieri comandato dall'intelligente maggiore Francesco Fari
nelli, che consisteva di tre compagnie, perchè, come fu già detto, una compagnia trovavasi assente in missione, ed il 1°
battaglione cacciatori diretto con molto sangue freddo dal va loroso maggiore Antonio Morici . Anche sul centro il nemico faceva ressa per respingerci, ma per lungo lasso di tempo con nessun frutto.
Circa verso il mezzogiorno mentre noi colle nostre poche
forze eravamo intenti a difenderci di fronte, al nemico riusci, nella abbondanza delle sue forze, di occupare il monte S. Ni cola alle nostre spalle. Il generale Garibaldi raccolta la truppa che più gli era alla mano, fra la quale buona parte della mia, sali con questa il monte, e mise in fuga il nemico . Quindi di
sceso e prendendo sotto i suoi ordini il maggiore Farinelli con parte della sua truppa, fece prendere di assalto una cascina
occupata dai borbonici, ma un'ora più tardi circa, fu di nuovo
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ripresa dal nemico. In questo fatto si distinse il maggiore Fa
rinelli coll' intrepidezza con cui eseguiva gli ordini del Ditta tore, ed il capitano Di Negro Giuseppe che seppe conservare l'ordine nella compagnia, anche dopo che era giunta a tiro di due pezzi nemici situati in posizione mascherata, i quali gli fecero subire gravi perdite . Anche la 2a e 4a compagnia ber saglieri sostennero con vigore e coraggio gli assalti nemici respingendoli colla bajonetta. La la compagnia Cacciatori ha dato prova di valore distin
guendosi per l'ordine e la fermezza conservata, specialmente quando sotto gli occhi del Dittatore, attacco per la prima volta la casina che si trova sulla via che da S. Angelo mette a Ca
pua e che con un colpo la mitraglia nemica gli tagliò otto uomini della compagnia. Il generale Garibaldi disse allora che la chiamerebbe la compagnia di bronzo. Anche questa casina in seguito ha dovuto essere abbandonata perchè presa di fronte e di fianco con forze troppo preponderanti.
La 2a compagnia cacciatori va lodata per ripetute cariche eseguite alla bajonetta, in una delle quali fece 14 prigionieri.
In uno di questi assalti il luogotenente Giraldi Pietro si trovò momentaneamente isolato dai suoi per l'ardore con cui 25 ge novesi si erano cacciati frammezzo, egli allora si pose alla loro testa e li condusse per lungo tratto inseguendo il nemico.
Debbo menzionare pure la 3a e 4a compagnia pel coraggio e valore mostrato nei ripetuti assalti che si succedevano sulla strada che da S. Angelo mette a Capua, emulando le altre com pagnie e gli altri corpi . Anche il 30 battaglione guidato dal maggiore Edilio Baganti mostrò coraggio e valore sostenendo le posizioni che occupava e respingendo con fuoco ben nudrito e colla bajonetta gli assalti .
Nonostante questi sforzi e l'ardore col quale si aveva com battuto e la tenacità colla quale si contrastava al nemico il
nostro terreno, verso un'ora circa dopo il mezzodì, sopraffatti dal nemico che con numerose forze e con truppe fresche si scagliava contro di noi, stanchi e sfiniti di forze dal lungo combattere, fummo costretti a cedere la nostra barricata coi 4
pezzi di artiglieria e la casina vicina posta sulla via . In questo frattempo di nostro sconforto, il generale Garibaldi mi inviò dalla montagna, ov'egli si trovava, col mezzo della guida Cariolato, un suo viglietto a lapis coll'ingiunzione di
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inviarlo col mezzo del telegrafo di S. Maria a Caserta ed a Napoli : il suo contenuto era : « Noi siamo vincitori sopra tutta la linea. » Debbo confessare che ero titubante nell' eseguire
quell'ordine, ma riflettendo che proveniva dal Dittatore, nelle di cui viste generali non mi era dato di penetrare, lo trascrissi e lo consegnai alla guida, acciò lo recasse a destinazione. Il combattimento duro per qualche tempo dipoi lungo la via che conduce a Santa Maria , alquanto rilassato , ed occupato dai borbonici, quando più tardi, coadjuvato dal maggiore Mo
rici e sulla destra dal maggior Farinelli , abbiamo raccolti varî spezzoni delle compagnie e sostenuti da due pezzi d'artiglieria collocati sul crocicchio delle vie di Santa Maria e di Capua, facendo un estremo sforzo, potemmo con un assalto alla bajo netta, ricuperare la casina situata sulla strada di Capua e poco
dopo anche la barricata coi quattro pezzi d'artiglieria. In que sto scontro debbo molta lode al maggiore Morici per la sua at
tività e coraggio, non che al maggior Farinelli che appoggið efficacemente l'operazione. Questo fatto contribui non poco ad assicurarci l'esito della giornata, ed è degno di rimarco, per primo, lo slancio e la celerità con cui i volontarî smontarono
dalla batteria un pezzo di marina, che era stato inchiodato dai regi , e vi sostituirono un altro pezzo di campagna, che giunse a far fuoco ancor prima che il nemico, il quale si ritirava con celerità, avesse potuto abbandonare la strada ; ed inoltre per secondo, le espressioni uscite dalla bocca dei nostri, che con dussero un prigioniero regio sul cadavere di un nostro volon tario, stato bruciato da loro presso la barricata, i quali mo strandoglielo gli dicevano : « Non aver paura, noi combattiamo « per amor di patria e per la civiltà, e lasciamo ai vostri tutto « il merito di essere barbari e feroci. »
Mentre ancora si lavorava al cambiamento del pezzo della barricata, giungeva verso le cinque ore il generale Garibaldi coi rinforzi di Santa Maria, cioè della brigata Eber, ed in al lora la ritirata del nemico divenne una fuga, e fu incalzato
dal rinforzo arrivato, e da un pugno dei nostri sino sulla spia nata della fortezza .
L'esito felice che le nostre armi ebbero contemporaneamente
anche dalla parte di Santa Maria e Maddaloni, contribui allo splendido risultato, raggiunto nella battaglia del 1° ottobre, che rimarrà memorabile nei fasti della guerra dell'Indipen denza Italiana. Noi abbiamo durato per oltre 13 ore nel comº
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battimento, ed è superfluo il menzionarlo alla V. S. Illma., senza
cibo e quasi senza acqua, per cui le sarà facile l'immaginarsi in quale stato di estenuazione eravamo in quella sera. Verso le 9 circa di notte, il Dittatore, che erasi ricoverato
per quella notte nella casa del parroco di S. Angelo, mi fece chiamare a sè, e mi ordinò di far tenere pronto nella notte,
prima dell'alba, un battaglione della brigata, il quale sarebbe partito secolui per Caserta. Gli feci osservare che dopo quella
giornata non sarebbe stato possibile di trovare un battaglione valido ed atto a marciare, ma che farò del mio meglio onde
raccogliere un battaglione con frazioni delle diverse compa gnie, come feci di fatto, affidandone il comando al maggiore Baganti.
In questa occasione il Dittatore mi espresse la lusinghevole sua compiacenza pel contegno tenuto dalla mia truppa durante la battaglia, ed in allora gli chiesi il permesso di poter tra smettere alla brigata questa sua soddisfazione, col mezzo di un ordine del giorno, cosa di cui egli non solo mi concesse, ma m'impose di farlo , e che io ho eseguito con vero piacere.
Nel corso della giornata dalla brigata si fecero prigionieri : 1 Ufficiale superiore. 1 Capitano. 1 Tenente , e
43 uomini di bassa forza i quali furono spediti a Napoli. Le perdite subite nel giorno 1 ° ottobre sono : morti »)
4 uffiziali. 35 uomini di bassa forza .
feriti 16 uffiziali, e >>
103 uomini di bassa forza .
Caduti prigionieri 5 uomini di bassa forza. Mi riserbo poi quanto prima, vale a dire, dopo un pacato c
ponderato esame, di rassegnarle la lista di coloro, i quali colle loro azioni si sono eccezionalmente distinti , onde V. S. Illma.
si compiaccia procurare loro dal Dittatore, le meritate ricom pense.
S. Angelo della Forma, 10 ottobre 1860. Il Comandante la brigata 51 Firmato : P. SPANGARO Colonnello -Brigadiere . 80
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(DOCUMENTO 83 15* Divisione (Türr) Batteria Garibaldi . Santangelo, li 4 ottobre 1860 .
Al signor Capitano Comandante la suddetta Batteria. Rapporto
Come venni ordinato il 29 dello scorso settembre, mi portai alla notte, smontando i pezzi della mia sezione, sul monte pros simò a S. Angelo e alla sua destra prospettando Capua e la linea del Volturno fino alla scafa del Triflisco, La mattina
apersi il fuoco contro i lavoratori del Genio napoletano, più tardi contro una batteria posta in pianura, e anche verso il Campo di Marte presso Capua, ma convinto dell'inutilità dei
miei fuochi per la grande distanza del bersaglio, mi tacqui,
.
sopportando continuamente il fuoco nemico fino alla sera in cui fui ordinato discendere e portarmi a S. Angelo. In questa fazione non ho avuto che un ferito leggermente, il conducente Pallavicini Antonio , il quale è stato subitamente condotto all'ambulanza . Debbo lodare il sergente Alloatti per
il suo contegno durante il combattimento, e tutti in generale
i sette individui della mia sezione, i quali ebbero un soprassoldo per ordine del maggiore Sampieri.
Ho pure avuto un mulo ferito, e due dispersi. Il 1 ° ottobre, ordinato di difendere gli approcci del paese di S. Angelo dal colonnello brigadiere Spangaro, credetti pormi do sulla sinistra della strada che mena al paese, in modo
minare la pianura che è fra questa e Capua. Infatti sul mezzo giorno venne il momento di far uso efficace della sezione, giac chè ritirandosi i nostri bersagliegi sin dietro le linea dei miei pezzi, apersi un fuoco continuo sulla fronte scoperta ove si
avanzarono i napoletani che in breve tempo, obbligati anche da un'altra batteria che si stabilì sulla mia destra, dovettero ritirarsi, e lasciare a noi il vanto della giornata . Più tardi feci fuoco in avanzata verso Capua istessa ed arrivato con la sezione sotto il tiro della mitraglia della piazza mi arrestai per manco di munizione .
Debbo lodare tutti i cannonieri della mia sezione e special
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mente il servente Ravi Alessio che si uni a me, il sergente Al loatti , il conduttore Colombo .
Non ho avuto nessun ferito e
nessun morto ; solo tre muli spersi, e uno morto. La sera fui obbligato a portarmi alla nostra estrema destra ove si diceva che i regi stabilivano un ponte, ciò che non trovai
vero. Nondimeno stetti sul luogo, sino alla mattina, ove scam biai alcune cannonate con le batterie nemiche, sinchè a mezzo giorno mi venne l'ordine di ritirarmi alla batteria, solo conse gnando un pezzo ad artiglieri piemontesi che lo portaorno sul monte, ove il primo giorno io era stato e inutilmente.
Debbo avvertirla che in questi tre giorni continui i canno nieri hanno dovuto soffrire fame e sete, per mancanza di viveri di campagna, freddo per mancanza di vestiario, ed ogni disagio che proviene da tre giorni di continua operazione. S. Angelo 3 Ottobre 1860 .
Il luogotenente Comandante la sezione Firmato : G. B. TORRICELLI. V. Il Cap. Comand , la Batteria
Firmato : BAILOTT
(DOCUMENTO 84) 15. Divisione Türr
Legione Ungherese
Brigata Eber S. Maria , 2 ottobre 1860.
Al signor colonnello brigadiere comandante la Brigata Eber S. Maria .
Verso le ore 3 pom. giunsi colla legione di mio comando in S. Maria, ove mi veniva aggregata la compagnia estera e quindi ricevei ordine del Generale Türr di marciare sulla strada S. Angelo in ajuto dell' ala destra della brigata Milano .
Lungo la via incontrammo il generale Garibaldi, il quale si mostrò soddisfatto dell'ordine che regnava nei volontarj che coi fucili sulle spalle proseguivano imperterriti la marcia, tut tochè le palle nemiche piovessero sempre più fitte intorno a poi , quindi col volto raggiante di gioja, ci addito la pianura boscosa alla sinistra verso Capua. Abbiamo subito eseguito i suoi ordini. Le truppe borboniche avanzandosi aprirono contro
di noi e contro il Generale un fuoco micidiale, e fu allora che il generale Garibaldi ci disse :
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« C'est-vous, ce sont mes braves hongrois, chassez-moi ces coquins. » Appena pronunziate queste parole aumentò sempre più l'en
tusiasmo del mio piccolo corpo, il quale anelava il momento di potersi misurare col nemico. Con una conversione a sinistra ordinai che una compagnia si distendesse in catena, la com
pagnia estera in riserva, ed il resto in battaglia, così disposto attaccai . Il nemico sorpreso dal nostro pronto movimento si ri tird, riducendosi in una strada trasversale infossata , ove ci
attese e ci ricevette con un fuoco di battaglia ben nutrito, ma in pochi momenti lo abbiamo scacciato dalla sua posizione, mediante un energico attacco alla bajonetta, e quantunque non gli dessimo tempo a concentrarsi, pur tuttavia riuscì ad occu pare ed a resistere su di alcune posizioni favorevoli lungo la strada , dentro fossi, cascine, ecc. Ma furono da noi sempre respinti con continui attacchi.
In questo frattempo riuscii a collegare la mia ala sinistra colia brigata Milano, e fu allora che il Brigadiere Eber con un reggimento di destra si avanzò sulla strada maestra di S. Angelo con noi.
La mia destra era coperta dalla compagnia estera ; il ne mico cercò di arrestare il nostro movimento ardito, mediante
un attacco serio per mezzo della cavalleria che ci piombò ad dosso sulla pianura di Capua. Ma con piccoli gruppi che ab biamo formato, ci riusci a respingerla, e così si potè ritenere il combattimento finito ; verso le 5 %, il nemico era in piena rotta, si salvarono solo quelli che sotto la protezione dell'ar tiglieria del forte si ritirarono in esso, gli altri numerosissimi caddero nostri prigionieri. Verso le 7 quando di fronte a noi non c'era più nemico, e
dopo che la brigata Milano, e la divisione Medici, alle quali si appoggiava a destra e sinistra la mia truppa , si ritiravano nelle loro posizioni, lasciai il campo di battaglia, salvando an cora dalla distruzione delle fiamme alcune cascine che nella
mischia vennero ad accendersi , raccogliendo in pari tempo i nostri feriti e caricandoli su carri requisiti, rientrammo alle 9 in S. Maria, dove ebbi cura che i nostri feriti fossero collocati e
provveduti del soccorso necessario nell'ospedale. La vittoria di questa giornata costò la vita di due bravi ufficiali ungheresi e di altri della bassa forza ; quasi un terzo degli ufficiali e bassa forza della legione furono più o meno
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gravemente feriti, i quali tutti ebbero la prima medicatura sul luogo, dal medico di reggimento.
Fra i feriti si trovarono due corrispondenti di giornali esteri, i quali con altri loro compagni si aggregarono quali volontari alla legione in S. Maria. Lo elenco delle perdite faccio redi gere ora .
Per valutare la condotta della legione durante il combatti
mento, basta menzionare il fatto che molti leggermente feriti in principio del combattimento, fattisi curare sul luogo, rag giungevano la legione per continuare a combattere, e molti di loro ebbero a sopportare una seconda ferita. La compagnia estera tanto nel primo attacco, quanto all'oc casione dell'attacco della cavalleria, eseguito dietro mio ordine
con fuoco di fianco sulla medesima, contribui non poco al fe lice risultato delle operazioni. Di tutto questo la notte stessa ho fatto rapporto verbale al
signor generale Türr comandante della linea di Santa Maria. S. Maria, 3 ottobre 1860 . Il comandante la Legione
Firmato : MAGYARODI ADOLFO Tenente colonnello .
(DOCUMENTO 85) S. Leucio , 2 ottobre 1850.
Comando della Brigata Sacchi Il sottoscritto si fa premura di presentare alla V. S. Rap porto della parte che le truppe sotto i propri ordini ebbero nell'attacco dei giorni 1 e 2 corrente . Il giorno 1 ° ottobre la brigata avente disponibile fra i tre
reggimenti 1800 uomini, occupava le seguenti posizioni: 1° Reggimento. — Scaglionato dalla Vaccheria fino al Bivio del Gradillo, meno una compagnia distaccata a Grottole, e te
nendo posti di congiunzione col 2º battaglione del 2º reggiº scaglionato sulla montagna che conduce a S. Angelo. 2° Reggimento . – Un battaglione (quello ora nominato ) sca glionato come sopra verso S. Angelo, col quale paese si mise
in comunicazione. Tre compagnie distinto in avamposti lungo il Volturno dalla scafa Formicola alla scafa Cajazzo. Una com pagnia a Grottole.
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3° Reggimento. - Composto dell'ex-brigata Puppi (circa 400 uomini ) aveva il battaglione Ferracini (circa 160 uomini) a S. Andrea e S. Annunziata. Il resto a S. Leucio.
Durante l'attacco della linea nostra, il nemico dalla scafa Formicola alla scafa di Cajazzo non fece alcuna dimostrazione offensiva, ma con sufficiente forza in mostra obbligó i nostri ad una vigilante osservazione. L'attacco invece ci venne sulla
destra di S. Leucio, ove con forze considerevoli e 4 pezzi di artiglieria attaccò le posizioni di Grottole, Castel Morone e S. Annunziata ; fuggitivi i nostri da Limatola , non so di che corpo, misero lo scompiglio ed il timor panico nel battaglione
Ferracini , che ripiegava fino a S. Leucio, ad onta di tutti gli sforzi fatti dal comandante. La 12a compagnia del 2º reggi mento che si trovava in Grottole, unitasi dappoi alla 3a del 1 °
che andava a rilevarla, abbandonarono Grottole perchè non difendibile, trovandosi in una valle e col nemico soprastante,
ed occuparono le colline circostanti cercando di portare aiuto al battaglione Bronzetti, che si difendeva in Castel Morone, punto ove il nemico aveva concentrate tutte le sue forze. Al
l'annunzio dell'attacco ed alla vista dei dispersi ordinai al maggiore Ferracini di raccogliere il suo battaglione e di por tarsi immediatamente alle posizioni abbandonate rioccupandole, e qualora non fosse possibile, occupare le alture soprastanti non abbandonandole al nemico che palmo a palmo. Tutta la gente disponibile che io aveva in S. Leucio sotto gli ordini del maggiore Bossi la mandai in appoggio al mag giore Ferracini. Giunto in posizione il Bossi trovò Castel Mo rone occupato dal nemico che rivolse le sue forze immediata
mente sopra i nostri che si trovavano nelle colline rimpetto a Castel Morone cercando circuirli . Con varia fortuna si oppose il maggiore Bossi all'avanzarsi del nemico ; il combattimento
durò fino verso sera sempre sulle colline, ma il nemico molto superiore in forze e con artiglieria obbligo finalmente il mag giore Bossi a ritirarsi nel Parco. Il capitano Pontotti ferito in una gamba rimase prigioniero con altri 10 o 12 soldati ; il ne mico penetrò nel Parco da una porticella che abbattè e che conduce precisamente alla Vaccheria di S. Silvestro, ma non
ardi penetrare fino alla Vaccheria, ed anzi fu rigettato fuori del Parco dal maggiore Bossi, che con pochi uomini lo carico alla bajonetta. Frattanto sapendo respinto il nemico entro Ca pua da S. Maria e 3. Angelo, lcvai un battaglione (circa 230
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uomini ) dalla sinistra e lo portai sulla destra, occupando nella
notte tutte le avvenute che dal Parco mettono alle soprastanti colline.
Nella notte nulla di nuovo.
Al mattino il tenente col.° Winkier, si portò fuori del Parco a riconoscere le posizioni del nemico ; mandò l' 8x compagnia
sulla destra lungo la muraglia che cinge il Parco, con altre due si spinse avanti di fronte ed alla sinistra : la 8a compagnia scontratasi col nemico che scendeva lungo la muraglia si ritird
in disordine entro il Parco per la porticella da onde era uscita ; il nemico l'insegui di modo che alle sue compagnie che si trovavano fuori del cancello fu tagliata la ritirata. Il colon
nello Winkler si spinse verso la porta del Parco per arrestare i soldati dell'8x compagnia, ma non gli venne fatto per nessun modo : ferito alla testa e feritogli il cavallo si ritirò nel Parco ; le altre due compagnie tagliate fuori impresero con buon or dine la ritirata lungo la muraglia alla sinistra della porta del
Parco, e condotte dal maggiore Isnardi, guadagnarono gli avam posti del 2º reggimento senza perdite. Verso le 10 ant. V. S. con una colonna di Calabresi , un battaglione bersaglieri , ed un battaglione del 1 ° regg:• Brigata del Re, e due pezzi di artiglieria che rimasero in posizione alla porta del Parco, si spinse sulla montagna lungo la muraglia del Parco, ed attacco la colonna nemica che si trovava di riserva alla colonna che at
tacco Caserta Nuova; il nemico cacciato di altura in altura da V.S. rimase in parte prigioniero ed in parte disperso ; frattanto teneva
d'occhio la colonna che si stava ritirando in scompiglio da Caserta Nuova, e quando vidi che prendeva le montagne mandai il battaglione Isnardi a tagliargli la ritirata ; questo battaglione era rimasto di riserva in un con 200 uomini circa della brigata Assanti. Il maggiore Isnardi tenendo la stessa via seguita da V.S. riuscì perfettamente nell'intento, essendosi 500 e più nemici resi prigionieri .
Tale parte prese la brigata all'attacco del giorno 1 e 2. In generale tranne le eccezioni che sottometto nell' unito elenco alla S. y .
Gli uffiziali hanno fatto il loro dovere. Si distinsero per
coraggio ed indefessa operosità il colonnello Winkler, il te nente colonnello Pellegrini, il maggiore Isnardi ed il mag. giore Bossi.
I soldati presi prima da panico si rianimarono al combatti
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mento che sostennero sulle colline al di fuori del Parco sino a
sera, ad onta della superiorità del nemico. Firmato : Sacchi.
Al sig. Generale Dittatore Caserta .
(DOCUMENTO 86) 18a Divisione Caserta, 6 ottobre 1860.
Mi fo un dovere di trasmetterle il rapporto particolarizzato del fatto d'armi di Villa Gualtieri avvenuto il 1° ottobre .
Nel pomeriggio del 30 settembre, ricevuto il suo dispaccio che mi avvertiva di tenermi pronto a sostenere un prossimo
attacco nemico, portai tutte le forze che la S. V. pose sotto ai miei ordini, ad occupare le posizioni affidatemi. Ritirai il bat taglione che trovavasi di avam posto a Valle, feci occupare le alture di monte Caro ed il versante verso la strada di Valle
dai bersaglieri, e dal lº battaglione della la brigata comandata dal tenente colonnello Dezza, affidandone al medesimo la difesa
con ordine di non abbandonare la posizione, come quella che proteggeva le nostre comunicazioni con Caserta.
Disposi due obici da 12 centimetri in batteria sulla strada che conduce a Valle facendoli fiancheggiare da un battaglione della 2a brigata a sinistra, ed a destra da un battaglione della brigata Eberhard.
Col resto della 1a brigata feci occupare la posizione di S. Mi chele. Colla 2a 28 la Villa Gualteriana. – La brigata Eberhard occupava i ponti dell'acquedotto, il molino, e le alture di destra con ordine di ritirarsi per l'Acquedotto a Villa Gualtieri, quando dovesse cedere a forze assai preponderanti. La colonna Fabrizi era in riserva sulla sinistra a S. Salva
tore tra Maddaloni e l'Acquedotto. Un terzo pezzo fu collocato sulla sinistra all'infilata del ponte. Gli altri tre in riserva a Villa Gualtieri .
Alle 5 ant. del 1 ° ottobre la nostra riconoscenza di caval
leria trovò gli avamposti nemici a Valle, si cominciò a scorgere
una colonna nemica verso le 6 1/2 ant. che per la strada di Ducenta marciava verso le nostre posizioni. Alle 7 1/2 la testa
di detta colonna giungeva allo svolto di quel tratto di terreno,
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ossia strada che veniva infilato dalla batteria dei due obici
a 309 m. circa dalla nostra prima linea.
Ivi si arrestò al coperto dei nostri fuochi, si spiegò su tre colonne di attacco ; nello stesso tempo altre forze che più indietro avevano preso la via delle montagne si avanzavano sulla nostra sinistra da Valle verso le alture di Monte Caro, e sulla nostra
destra da Sant Agata dei Goti verso il molino. Cominciò allora una vivissima fucilata d'ambo le parti, il
nemico avendo con sè una batteria rigata di 8 pezzi cominciò pure a cannoneggiarci con molta energia e precisione. I nostri obici di assai minor portata non vi risposero che più tardi,
quando il nemico avanzandosi si portò sotto il tiro dei mede simi. Le alture di destra, il molino e successivamente l'acque
dotto furono attaccati di fronte e di fianco con molta energia ; la brigata Eberhard ripiegando si ritirò disordinatamente in gran parte su Maddaloni , lasciando al nemico la posizione. Vedendo impegnata vivamente la mia sinistra, e di più non sapendo se i nostri erano respinti o respingevano, feci ripiegare la 2a brigata su Villa Gualtieri per assicurare la strada di Caserta; ordinai al colonnello Fabrizi ed al 40 battaglione che teneva il Colombaio sopra Maddaloni di guadagnare S. Michele,
ed al tenente colon nello Piva di portare il 2° ed il 3° batta glione della la brigata da S. Michele a Villa Gualtieri, aff dando allo stesso la difesa di tale posizione. I due obici che erano sulla strada dopo un fuoco vivissimo ed aver perduti molti cannonieri fra cui lo stesso Capitano De Mar. tini ritiraronsi a Maddaloni. Gli altri pezzi che sulle alture in prossimità dell'acquedotto avevano per più di due ore fatto un
fuoco assai vivo, furono riportati a Villa Gualtieri, meno quello che era sull'acquedotto che non potè ritirarsi in tempo. Intanto essendomi assicurato che Monte Caro era sempre occupato dai nostri, ordinai in colonna d'attacco il 2° ed il 30 battaglione della l brigata, ed uno della 2 ”, ed il 5° battaglione della 1 • brigata che pur doveva farne parte, abbenchè chiamato, non giunse in tempo ; feci suonare la carica alla bajonetta e in meno
di mezz'ora aveva riguadagnato il molino di destra che affidai al maggiore Spinazzi, e respinto il nemico al di là della bat teria sulla strada.
Il brigadiere Dezza col 1 ° battaglione, e col battaglione Me notti Garibaldi aveva intanto ricacciato con una brillante carica
alla bajonetta fino alla Valle un'altra colonna che sulla sinistra
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nostra e protetta dal bosco inoltravasi per tagliarci le comuni
cazioni su Caserta. – Riprese tutte le nostre posizionidiedi or dine di arrestarsi, non giudicando opportuno inseguire il nemico fuori di esse.
Riprendemmo l'obice lasciato al ponte e di più due pezzi rigati al nemico. Più di 70 prigionieri ed un capitano d'arti glieria rimasero in mano nostra. Le perdite nemiche ammonta
rono a 100 e più morti che lasciarono sul terreno e molti feriti. Le nostre perdite furono le seguenti : Feriti
Morti Ufficiali Soldati 18 1° Brigata 7 3 2a 1 11 32 2
5a Batteria
1
3
Totale
11
35
Ufficiali
Soldati 65 32 46 9
13
4 6
152
23
Le nostre forze ammontavano nel giorno 1° ottobre a 5653 uomini ripartiti come segue :
1 * Brigata presenti sotto le armi
1828
2a
670 1502
>>
»
>>>
Brigata Eberhard Colonna Fabrizi 5. Batteria di 6 obici da 12
Guide a cavalio
>>
>
Totale
1560 73 20 5653
Le forze nemiche ammontavano a 3 battaglioni esteri, 2 reg gimenti di linea ed uno squadrone di cavalleria. Rientrati verso sera tutti i corpi nelle posizioni occupate la notte ante cedente ci tenemmo pronti a nuovamente ricevere il nemico qualora volesse ritentare l'attacco. – All'indomani le nostre . ri -
cognizioni spinte oltre Valle, ci riportarono avere esso abban donato Ducenta ripiegandosi verso l' Amoroso al di là del Ca
Nelle ore a. m . dello stesso giorno due ricevei ordini lore. da V. S. di portare le mie forze in Caserta Vecchia dove trova vasi il nemico. Lasciai al colonnello Fabrizi la custodia delle posizioni nostre, spedii avanti la 1a brigata ad occupare alle spalle del nemico le alture di Monte Viro ; colla 2a e colla bri.
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gata Eberhard marciai direttamente su Caserta Vecchia, tenen domi però sempre collegato con la 14. Questi movimenti eseguiti con rapidità e precisione ci diedero senza colpo ferire 393 prigionieri fra cui 19 ufficiali. Esposte così brevemente le operazioni nostre del 1° e 2 cor
rente, credo debito mio chiederle ricompensa per coloro che in particolar modo si distinsero, e punizioni per quelli che al mo mento della lotta vigliaccamente abbandonarono il loro posto. In ultimo non posso tacerle che i battaglioni della lº brigata che caricarono alla bajonetta i vecchi soldati della Germania
venuti a puntellare la tirannide di Francesco Borbone, sono formati quasi intieramente di giovani siciliani ; solo i quadri compongonsi dei nostri continentali venuti in Sicilia colla
la spedizione; gli ufficiali quasi tutti provengono dai Cacciatori delle Alpi del 1859. Dire la parte gloriosa presa da ciascun d'essi al combattimento sarebbe lungo troppo ; quando dei corpi saranno comandati da ufficiali come Dezza, Piva, Taddei, Spi nazzi , ed avranno a Capo di Stato Maggiore un ufficiale come
Ghersi, se la vittoria non coronerà sempre i loro sforzi certo sapranno incontrare ai loro posti una morte gloriosa. Unitamente al presente rapporto le trasmetto il prospetto di avanzamento per coloro che maggiormente si distinsero, unita
inente alla lista di quegli ufficiali che si resero immeritevoli del grado. Firmato : Bixio.
Al sig . Generale Dittatore Caserta .
(DOCUMENTO 87) 178 Divisione
3a Brigata Eberhard .
Oggetto - Rapporto del fatto d'armi dal lº corrente al Ponte a Valle. Caserta , 4 ottobre 1860.
Il sottoscritto comandante di brigata in obbedienza all'or
dine 3 corrente di cotesto onorevole comando divisionale, si
pregia d'inviare le situazioi graduali numeriche della giornata,
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non che di accompagnare colla presente il Rapporto del fatto d'armi avvenuto il 1° corrente al Ponte a Valle, e lo stato di proposte di avanzamento in ricompensa al merito dei signori ufficiali, sottoufficiali e soldati che si distinsero. La mattina del giorno 1 ° ottobre alle ore 7 si destò l' allar
me su tutte le linee d'avamposti da noi guardate. In brev'ora l' inimico si avanzò sulla destra della nostra posizione, che era occupata dalla brigata. Protetto da folta alberatura si spinse
in avanti e per la superiorità del numero dopo lunga ed osti nata difesa fattagli occupo la suddetta nostra posizione con
gravi perdite d’ambe le parti, e si avanzò sempre più impos sessandosi del Ponte e spingendo una colonna sopra le alture che guardano la strada maestra che guarda a Maddaloni. Ria vutisi i nostri ed incoraggiati per rinforzi avuti dai battaglioni della brava gioventù della divisione Bixio, attaccarono vigo. rosamente la sinistra della colonna nemica, la quale incalzata alla bajonetta subendo gravi perdite in morti , feriti e prigio nieri , dovette abbandonare nelle nostre mani le occupate posi
zioni nonchè due pezzi d'artiglieria rigati che furono conse gnati al quartiere generale della 184 divisione. La colonna ne mica che si era avanzata sulle colline verso Maddaloni dovette
ritirarsi vedendosi tagliata fuori , abbandonando nelle nostre mani circa 60 prigionieri. Quindi non solo le nostre posizioni
vennero rioccupate ; ma circa le ore 4 pomeridiane la brigata era estesa sulla linea d'avamposto guadagnando ancora più
terreno spingendo gli avamposti. Il resto del giorno e la notte susseguente passò senza alcuna novità. Il giorno 2, circa le ore
otto antimeridiane, la brigata si pose in marcia alla direzione di Caserta Vecchia, ed allorchè giunse sulla vetta dei monti Refatini, il signor generale Bixio ordinò che la suddetta bri gata marciasse in battaglia verso la destra del nemico, onde tagliarlo fuori. Difatti eseguito appena il movimento, ci tro
vammo a fronte del nemico, il quale vedendosi accerchiato, per il primo alzò bandiera di parlamento . A questo segnale il sot toscritto fece arrestare la marcia , e fattosi a parlamentare ac compagnato dal sig. Enrico Dary ajutante di brigata e dal si gnor capitano Lovero Stefano del 1 ° battaglione, lº reggimento, che li consegnò dictro regolare ricevuta a quel comando di Piazza .
Il sottoscritto prega caldamente la S. V. a voler far ri
mettere al più presto possibile le qui accluse proposte al
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signor Ministro di guerra ! affinchè vengano favorevolmente evase. Il colonnello -brigadiere Firmato : EBERHARD .
Al Comando della 17a Divisione Caserta .
(DOCUMENTO 88) Esercito Meridionale Divisione Bixio
Quinta Batteria da montagna
Rapporto delle operazioni della batteria al combattimento di Ponte della Valle.
Come era ordine del Generale, sulla strada alla barricata stava la prima sezione comandata dal capitano De Martino e dal sottonente Gentili , il terzo pezzo alla sinistra del ponte coilo
alunno sottotenente Venanzio, l'altra mezza batteria al Casino ove io pure mi trovava col sottotenente Gocialfz e l'alunno
Non appena s'incominciò il fuoco mi si diede ordine di far discendere il quarto pezzo, e subito dopo gli altri due. Ci ponemino alla sinistra ed alla medesima altezza del ponte : Oriani .
il solo pezzo alla barricata essendosi ritirato e posto sulla
strada il terzo. — Su questa posizione si sostenne il fuoco fino a tanto che si ebbe munizione : il sesto pezzo però potè fare
pochissimo, il nemico già era presso, ed il sergente Barberetto, che tentava salvarlo fu ferito a bajonetta. - Quell'obice sgra -
ziatamente rimase in mano ai nemici .
-
Come ci venne l'or
dine di ritirarci si trascinarono, direi quasi, sotto gli occhi
del nemico il quarto ed il quinto pezzo – il terzo era già in ritirata . Sulla strada il quinto pezzo faceva fuoco una volta ancora, ma per smontarlo si dovette abbandonare, essendo feriti
e mula e conduttore, si rinvenne dopo il combattimento. -- Si distinsero qui il sergente Pasolini , pel suo ammirabile sangue freddo ; il sergente Sirtoli e gli artiglieri Galfè, Chiappa e Lombardo Salvatore, oltre il già nominato sergente Barberetto. Ci ritirammo al Casino, e di là tosto sul vicino monte di S. Michele fino a dove erano stati costruiti due parapetti . Si
dovettero portare gli obici a braccia, e si durò non poca fatica : si riusci finalmente a metterne uno in batteria, e ai regi che
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sembravano si ristassero, si mandarono una diecina di granate abbastanza ben dirette. Il nemico quantunque si fosse accorto tosto della nostra batteria, e a noi dalla strada dirigesse i suoi
colpi, pure non potè offenderci, mercè il parapetto . Qui pur si distinse pel suo sangue freddo il sergente Pasolini. Come fuggiva il nemico si discese fin quasi al ponte, e si stette agli ordini. D'allora non si prese più alcuna parte al combatti mento.
In quanto poi alla prima sezione, ove, come si disse , trova vasi il capitano sig. De Martino, dietro rapporto del sottotenente
Gentili , dirò che un quarto d'ora dopo che il fuoco era si inco minciato, conoscendo il capitano che il battaglione alla destra della strada si ritirava piuttosto frettolosamente in modo da non lasciar tempo alla sezione di porsi al fuoco, lasciato il co mando al sottotenente Gentili, egli stesso assunse il comando
del battaglione, spingendolo all'attacco della baionetta . Ordino poi al sottotenente Gentili di ritirarsi lentamente insieme al battaglione. Come si giunse presso il ponte , il sottotenen te
Gentili mise i suoi pezzi di nuovo in batteria :: fece due sca riche, ed essendo frattanto morto il capitano, il sottotenente
Gentili, dietro ordine di un aiutante, ritiravasi alla montagna . Se non che riuscendogli impossibile questa ritirata e per man canza di animali e di uomini, pensò ritirarsi al paese da dove
poi, girando il monte, si recò di nuovo sul campo. – Si distin sero i furieri funzionanti da sergenti Caradini e Gucci, il capo rale Lambardo Giovanni, che rimase ferito, il caporale Gherar
dini , e gli artiglieri Barragoed Artieri, il quale fu pure ferito. — Gucci specialmente si mostrò di un grande coraggio . — Il primo pezzo fu trascinato dal furiere Corradini, dal caporale Gherar dini, e dal cannoniere Barrago ; il secondo dal sottotenente Gen tili ee dal furiere Gucci .
In complesso si ebbero le seguenti perdite : tre morti , nove feriti, dei quali sette gravemente, e due leggermente. – Morti rimasero pure sei muli e cinque feriti . - Rimase morto altresì il cavallo di proprietà del furiere Carradini. Caserta , li 4 ottobre 1860 . Il luogotenente Firmato : LUIGI PREMI.
Al sig. Generale Comandante la 18 Divisione Maddaloni.
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(DOCUMENTO 89 ) 18 Divisione Caserta , li 4 ottobre 1860,
Generale ! Dietro suo ordine io presi il comando della linea di avamposto al Monte Caro. Ivi erano situati i bersaglieri ed
un battaglione linea di riserva, in tutto circa Nº 600 (seicento) uomini . Verso le 7 del mattino del primo corrente, una colonna
nemica si avanzava disposta coll' artiglieria in testa a marciare verso il Ponte dell'acquedotto. Incominciava il combattimento . Due battaglioni bavaresi e svizzeri montavano da Valle verso Monte Caro. Concentrai due compagnie ( 120 uomini circa ; s'im pegnò il fuoco, e spedii subito per rinforzo dal maggiore Me
notti, che mandò la quarta compagnia (altri 60). Per quanto la resistenza fosse stata accanita, pure il numero vinse la po sizione, ed ordinai al maggiore Boldrini si ritirasse a sinistra nel bosco, che avrei spedito un battaglione di fianco . Esso venne ferito ed i suoi si ritirarono . I nemici copersero la cresta, sic chè il battaglione di soccorso, restava minacciato ; avrei voluto spingerlo alla bajonetta, ma vedendo il tenente colonnello Tad dei che si avanzava al coperto con gente (che seppi della 2 bri gata ) corsi da lui, e diedi ordine di portarsi a prendere l'altura. Cosi venne fatto.
Presa l'altura feci suonare la carica alla
bajonetta. Io caricai col battaglione Menotti i regi di fronte, Taddei di fianco : essi resistettero qualche minuto, finchè si po
teva sparare il fucile, ma al solito le punte delle nostre bajo nette vinsero. Sicuro della posizione, ritornai da Menotti , che sempre teneva l'altura di mezzo, fra Monte Caro, e il Quartier Generale, e vidi che i regi salivano dal bosco. Non ci era un minuto a perdere.
Ivi era piazzato per riserva il 1 ° battaglione linea. - Comando la carica io stesso alla testa, e devo dirlo con soddisfazione, i picciotti caricarono a meraviglia, inseguendo sino al di sotto dell'altipiano di Valle i bavaresi. — – Menotti li carica alla de -
stra. In questo momento il nemico fugge: veggo il centro della Divisione nostra avanzarsi a caricare, i nemici a fuggire, e corsi
con quelli che potevano resistere per la stanchezza e sete sca
lando il Monte di mezzo, per tagliare la strada all'artiglieria ed alla cavalleria, ma l'ordine di dover tenere la posizione, mi
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fece rattenere i soldati . Quivi restammo in posizione, finchè i regi abbandonarono il tutto.
Il 1 ° battaglione linea si distinse sopra tutti, così pure i ber
saglieri. – Gli ufficiali mi ricordarono Calatafimi, e ne fui sod disfatto. - Tessere l'elogio delle quattro cariche alla bajonetta,
che fecero i soldati coi loro ufficiali alla testa, mi sembra inutile. Ufficiali morti Nº 7, feriti Nº 13, soldati Nº 18 morti e N° 65 feriti. Ma il posto doveva essere tenuto, e rammentai ai miei prodi, che là si doveva morire. Generale ! Il resto della brigata fu da voi stesso guidato
alla bajonetta, e con vostra soddisfazione.— Di questi, non vi debbo trasmettere che lo stato dei morti e feriti. >
Il Comandante la Brigata Firmato : DEZZA GIUSEPPE.
Al sig. Generale Comandante la 18a Divisione Maddaloni,
(DOCUMENTO 90) Cittadini,
Chiamato dall'eroe che vi redense con una serie di miracoli, io vengo a dividere con voi le fatiche e i pericoli che accom
pagnano la grande impresa da noi assunta in pro d'Italia. Incanutito nelle battaglie della libertà , io avrei diritto a quel riposo che suol concedersi al soldato dopo lunga e laboriosa milizia : ma la patria mi chiama, ed io non fui mai sordo al l'appello della patria. Cittadini,
In nome del Dittatore io vi prometto uno splendido avve nire : prometto a queste nobili provincie , regnando Vittorio Emanuele, l'ordine colla libertà. E ciò significa , o cittadini,
amministrazione imparziale della giustizia , base d'ogni Go verno civile : sollecito riordinamento dell'esercito e della flotta;
accrescimento e migliore organamento della Guardia Nazionale, scuole popolari, strade ferrate, incoraggiamenti d'ogni maniera all'agricoltura, al commercio, all'industria, alle arti, alle let
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tere ed alle scienze, rispetto alla religione ed ai suoi ministri ove costoro siano davvero gli apostoli di Cristo e non quelli del Borbone.
Ma, soprattutto, il nuovo Governo promuoverà l'unificazione, bisogno supremo d'Italia. Non salverà l'Italia la fiducia nel patrocinio straniero, non la sonora ciancia delle sette impotenti ; ma la concordia e le armi italiane.
Armiamoci dunque ed uniamoci tutti sotto il vessillo trico lore colla croce sabauda , che tiensi inalberato dal salvatore delle due Sicilie : ecco l'orifiamma, ecco il palladio della Na zione. Rannodiamoci intorno ad esso , gridando : Viva Garibaldi! >
Viva il Re Galantuomo! Viva l'Italia !
Italia una e indivi
sibile -- L'Italia degli Italiani ! Napoli, 6 ottobre 1860. Il Prodittatore
GIORGIO PALLAVICINO TRIVULZIO .
(DOCUMENTO 91
Parecchie onorevoli famiglie, o troppo timide o mal con
sigliate, esularono spontaneamente per timore della rivoluzione. Ma qui non esiste la rivoluzione demente, quella rivoluzione
che troppo spesso si accompagna coll'anarchia . Parlò il popolo e la libertà maritavasi coll' ordine.
In questo stato di cose io invito gli assenti a ritornare,
assicurandoli che un Governo forte ed onesto saprà proteggerli contro qualsiasi sopruso dei partiti estremi. Lo prometto sullo
onor mio. Dunque fiducia nel Governo inaugurato da Gari baldi sotto gli auspicii di Vittorio Emanuele. Questi due nomi
sono arra di sicurezza per noi tutti. Tenersi lontani dalla terra natale in queste congiunture non è prudenza , è delitto verso la patria. GIORGIO PALLAVICINO .
(DOCUMENTO 92) Gli avvenimenti che ebbero luogo in questi ultimi momenti a Napoli aveano già indotto il Governo del Re a spedire a quella volta delle navi per la protezione dei sudditi sardi. Dopo d'al 31
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lora la situazione non ando che peggiorando. Francesco II ab bandonò la sua capitale, e con tal fatto agli occhi della po polazione abdico. La guerra civile che infuria negli Stati na
poletani, le mancanza di un governo regolare mettono in gran pericolo i principii sui quali riposa l' ordine civile. In tale stato di cose i cittadini e le autorità del Regno di
Napoli hanno fatto pervenire a Sua Maestà il Re Vittorio Ema
nuele indrizzi coperti da numerose sottoscrizioni, implorando l'aiuto del Principe, al quale la provvidenza diede l'incarico di ristorare l'Italia e ritornarle la pace.
A norma dei doveri impostigli da questa missione il mio ec celso Signore ha ordinato che venga spedito a Napoli un corpo di armata . Questa misura porrà fine ad uno stato di cose che
potrebbe degenerare in anarchia, e così salverà da un gran pericolo l'Europa, e troncherà un ulteriore effusione di sangue. Firinato : Cavour ..
( DOCUMENTO 93) Eccellenza,
L'occupazione del regno delle Due Sicilie per parte delle truppe piemontesi, della quale io ebbi notizia mediante la co municazione di Vostra Eccellenza, in data di jeri, è un fatto
tanto apertamente contrario alle basi di ogni legge e di ogni diritto, che sembrerebbe quasi inutile che io mi dilungassi a
dimostrarne la illegalità; i fatti che hanno preceduto questa in vasione, ed i vincoli d'amicizia e di parentela, tanto intimi, quanto antichi, che esistevano tra le due corone, la rendono tanto straordinaria e tanto nuova nella storia delle nazioni
moderne, che lo spirito generoso del Re, mio augusto padrone,
non sapeva risolversi a crederla possibile, ed infatti nella pro testa che il generale Casella, suo ministro degli affari esteri , indirizzava il 16 settembre scorso, da Gaeta, a tutti i rappre
sentanti delle potenze amiche, era chiaramente dimostrato che S. M. aveva fiducia che S. M. Sarda non avrebbe mai potuto
dare la sua sanzione agli atti di usurpazione compiuti sotto all'egida del reale suo nome, nel seno della capitale delle Due
Sicilie. È parimente cosa superflua per me il cercar di dimo strare a Vostra Eccellenza che questa protesta solenne, unita
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a varii proclami del mio Augusto Sovrano, ed agli eroici sforzi fatti sotto le mura di Capua e di Gaeta, rispondono in modo incontestabile alla strana argomentazione dell'abdicazione di fatto di S. M. che io fui sorpreso di leggere nella comunica zione summenzionata di Vostra Eccellenza.
L'anarchia ha trionfato negli Stati di S. M. Siciliana in con
seguenza di una rivoluzione invaditrice (débordante), della quale fin dal primo momento tutti presentivano manifestamente i disordini futuri, ed alla quale il Re mio padrone, proponeva già da gran tempo, ma invano, a S. M. il Re di Sardegna, di
opporre, con un comune accordo, una diga affinchè essa non potesse straripare, e non potesse mettere in pericolo, coi suoi eccessi, la vera libertà e la indipendenza d'Italia . In quest'ora fatale, in cui uno Stato che conta 10 milioni di anime, difende colle armi in mano gli ultimi avanzi della sua istorica autonomia, sarebbe cosa vana il ricercare da chi questa rivoluzione sia stata sorretta, tanto da diventare un colosso, ed in qual maniera essa abbia poluto arrivare a tanto da effet tuare tutti questi sconvolgimenti che essa non avea progettato. Quella Provvidenza Divina, della quale V. E. ha invocato il Santissimo nome, pronuncierà, prima che scorra gran tempo, le sue decisioni all'ora del combattimento supremo, ma qualun que sia per essere questa suprema decisione, la benedizione del cielo non discenderà sicuramente sopra coloro che si apprestano a violare i grandi principii dell'ordine sociale e morale, facen dosi credere gli esecutori di un mandato di Dio .
La coscienza pubblica, dal canto suo , quando sovra di essa non poserà più il giogo tirannico delle passioni politiche, sa pra determinare le vera indole di un'impresa usurpatrice, co ·minciata colla astuzia, e terminata colla violenza .
La cortese accoglienza fattami da questa generosa popola zione e leale, accoglienza della quale sarà sempre viva nel mio cuore la rimembranza, mi vieta d'addentrarmi più ancora nella critica severa degli atti del Governo di S. M. Sarda, ma Vostra Eccellenza vorrà bene intendere le ragioni per cui un più lungo
soggiorno a Torino del rappresentante di S. M. Siciliana sarebbe incompatibile colla dignità di S. M. , come pure colle usanze internazionali.
E per questi motivi protestando solennemente contro l'occu pazione militare sopraindicata e contro qualunque usurpazione dei sacri diritti di S. M. il Re del Regno delle due Sicilie, già
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intrapresa , e che sta per essere tentata per opera del Governo di S. M. il Re di Sardegna, riservando inoltre nello stesso tempo al Re Francesco II, mio augusto padrone, il libero esercizio del potere sovrano, che a lui spetta, di opporsi con tutti quei mezzi che egli stimerà più opportuni a queste aggressioni ed usur pazioni ingiuste, come pure di fare gli atti pubblici e solenni, che egli stimerà essere più utili alla difesa della Reale sua Corona ; per questo io dico, io mi appresto ad abbandonare questa residenza appena avrò terminato di porre in ordine alcuni affari particolari di S. M. relativi alla successione della augusta sua madre, di santa memoria . Prima di partire, io avrò l'onore di presentare a V. E. il signor De Martino, il quale
sarà semplicemente incaricato di trasmetterle le comunicazioni che il Governo del Re, mio padrone, trovasse più tardi conve niente di indirizzare al Governo di S. M. Sarda.
Mi permetta, signor Conte, di prender congedo da V. E. rin.
graziandola degli atti cortesi che Ella ha ben voluto usare con me nelle nostre relazioni personali ed aggradisca ecc. ecc. Firmato : VINSPEARE.
(DOCUMENTO 94)
La libertà politica accordata da Francesco II, non trovo tempo per il suo sviluppo , servi invece di scudo e scherno a
tutti i cospiratori. L'Europa vide con sdegno come un ministro di S. M. Liborio Romano, si vantasse di avere, durante il suo
ministero, organizzata la rivoluzione che dovea strappare al Re la sua corona .
L'Europa sa dai bollettini dei generali di questo condottiero
(Garibaldi) che al servizio della rivoluzione trovasi una legione ungherese, non che truppe di diverse nazionalità, e fra le altre la legione inglese sbarcata a Napoli nella scorsa settimana . Si è notato che nel combattimento del 1 ° ottobre battaglioni
di bersaglieri piemontesi vennero in aiuto di Garibaldi. Fran cesco II avea ogni fiducia di finirla colla rivoluzione interna, col mazzinismo, colle bande italiane di Garibaldi, e degli av venturieri di tutte le nazioni che militavano sotto la sua ban diera. Ma ora come potente riserva di queste forze , viene in
campo anche la forte armata piemontese . La fiducia deve ora
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scomparire non solo per la insufficienza delle forze del Re , ma anche perchè esso vede non valere per lui la tutela del diritto
delle genti . Le truppe del Re saranno forse sopraffatte da tale inqualificabile attacco , forse soggiaceranno l' indipendenza e la sovranità di questo paese, la sua antica e riconosciuta mo narchia ; ma contemporaneamente ad essa soccomberanno anche tutti i diritti , tutte le leggi , tutti i principii sui quali riposa la indipendenza e la sicurezza delle nazioni. – L'esempio delle Due Sicilie insegnerà al mondo che è lecito calpestare
tutti i sentimenti di giustizia e di onestà e portare la rivolu zione sul territorio di un Sovrano amico, onde in piena pace impadronirsi del suo Stato con offesa dei suoi diritti e dei trat tati ,, con disprezzo dei legittimi interessi, nello stesso tempo che si provoca la pubblica opinione d'Europa. Firmato : CASELLA.
(DOCUMENTO 95) In un momento solenne · della Storia nazionale e dei de
stini italiani, rivolgo la mia parola a voi, popoli dell'Italia
Meridionale, che mutato lo Stato in nome mio , mi avete man dato oratori di ogni ordine di cittadini, magistrati e deputati
dei Municipii chiedendo di essere restituiti nell'ordine confor tati di libertà ed uniti al mio Regno. Io voglio dirvi quale
pensiero mi guidi e quale sia in me la coscienza dei doveri che deve adempiere chi dalla provvidenza fu posto sopra un trono italiano. Io salii al trono dopo una grande sventura
nazionale. Mio padre mi diede un'alto esempio rinunziando la corona per salvare la propria dignità per la libertà dei suoi popoli. Carlo Alberto cadde colle armi in pugno, e morì nel .
l'esilio ; la sua morte accomunò semprepiù le sorti della mia famiglia a quelle del popolo italiano, che da tanti secoli ha dato a tutte le terre straniere le ossa dei suoi esuli , volendo
rivendicare il retaggio di ogni gente che Dio ha posto fra gli stessi confini e stretti insieme col simbolo di una sola favella.
Io mi educai a quell'esempio, e la memoria di mio padre fu la mia stella tutelare .
Fra la corona e la parola data non poteva per me dubbia la scelta, mai.
essere
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Raffermai la libertà in tempi poco propizii a libertà, e volli che esplicandosi essa, gittasse radici nel costume dei popoli, non potendo io avere a sospetto ciò che ai miei popoli era
caro. Nella libertà del Piemonte fu religiosamente rispettata la eredità che l'animo presago del mio augusto genitore aveva lasciato a tutti gli italiani.
Con le franchigie rappresentative, colla popolare istruzione, colle grandi opere pubbliche, colla libertà dell'industria e dei traffichi, cercai di accrescere il benessere del mio popolo : e
volendo sia rispettata la religione cattolica, ma libero ognuno nel santuario della propria coscienza, e ferma la civile autorità ,
resistetti apertamente a quella ostinata e procacciante fazione, che si vanta la sola amica e tutrice dei troni , ma che intende
a comandare in nome dei Re, ed a frapporre fra il principe ed il popolo la barriera delle sue intolleranti passioni. Questi modi di governo non potevano essere senza effetto per la rinascente Italia. La concordia del principe col popolo nell'indipendenza nazionale, e della libertà civile e politica, la
tribuna e la stampa libera, lo esercito che avea salvata la tra dizione militare italiana sotto la bandiera tricolore, fecero del Piemonte il vessillifero, ed il braccio d'Italia . La forza del mio principato non derivò dalle arti di un'occulta politica,
ma dall'aperto influsso delle idee e della pubblica opinione. Così potei mantenere, nella parte di popolo italiano riunito sotto il mio scettro, il concetto di una egemonia nazionale, onde nascer dovea la concorde armonia delle divise provincie in una sola nazione .
L'Italia fu fatta capace del mio pensiero, quando vide man dare i miei soldati sui campi della Crimea accanto ai soldati
delle due grandi potenze occidentali. Io volli fare entrare il dritto d'Italia nella realtà dei fatti e degli interessi europei . Al congresso di Parigi i miei legati poterono parlare per la prima volta in Europa dei vostri dolori. E fu a tutti manifesto
come la preponderanza dell'Austria in Italia fosse infesta allo equilibrio europeo e quanti pericoli corressero la indipendenza e la libertà del Piemonte, se la rimanente penisola non fosse francata dagli influssi stranieri. Il mio magnanimo alleato, l'Imperatore Napoleone III, senti che la causa italiana era degna della grande nazione sulla quale impera. I nuovi destini della nostra patria furono inaugurati da questa guerra. I sol
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dati italiani combatterono degnamente accanto alle invitte legioni della Francia. – I volontari accorsi da tutte le pro vincie e da tutte le famiglie italiane sotto la bandiera della
croce Sabauda hanno dimostrato, come tutta la Italia mi avesse investito del dritto di parlare e di combattere in nome suo . La ragione di Stato pose fine alla guerra, ma non ai suoi effetti, i quali si andarono esplicando per la inflessibile logica degli avvenimenti e dei popoli.
Se io avessi avuto quell'ambizione di che è imputata la mia fa miglia da chi non si fa addentro nella ragione dei tempi , io avrei potuto essere soddisfatto dall'acquisto della Lombardia .
Ma io avea speso il sangue prezioso dei miei soldati, non per me, per l'Italia. Io aveva chiamato gl’Italiani all'armi,
alcune provincie italiane avevano mutato gli ordini interni per concorrere alla guerra d'indipendenza, dalla quale i loro principi abborrivano. Dopo la pace di Villafranca, quelle provincie dimandarono la mia protezione, contro il minacciato ristauro degli antichi
governi. Se i fatti dell'Italia centrale erano la conseguenza della guerra, alla quale noi avevamo invitato i popoli, se il sistema delle intervenzioni straniere doveva essere per sempre bandito dall'Italia, io doveva conoscere, e difendere in quei
popoli, il dritto di legalmente e liberamente manifestare i voti loro .
Ritirai il mio governo : essi fecero un governo ordinato ; ritirai le mie truppe ; essi ordinarono forze regolari, ed a gara
di concordia e di civile virtù, vennero in tanta.riputazione e forza , che solo per violenza d'armi straniere avrebbero potuto esser vinti .
Grazie al senno dei popoli dell'Italia Centrale, l'idea monar chica in modo costante fu affermata, e la monarchia moderò mo ralmente il pacifico moto popolare. Cosi l'Italia crebbe nella estimazione delle genti civili, e fu manifesto all'Europa come gl’Italiani sieno acconci a governare se stessi.
Accettando l'annessione, io sapeva a quante difficoltà euro pee andassi incontro. Ma io non poteva mancare alla parola
data agli Italiani nei proclami della guerra. Chi in Europa mi taccia l'imprudenza, mi giudichi con animo riposato, che cosa sarebbe diventata, e che cosa diventerebbe l'Italia il
giorno nel quale la monarchia apparisse impotente a soddisfare il bisogno della ricostituzione nazionale.
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Per le annessioni il moto nazionale, se non muto nella so
stanza, pigliò forme nuove ; accettando dal dritto popolare
quelle belle e nobili provincie, io dovea lealmente riconoscere l'applicazione di quel principio, nè mi era lecito il misurarla colla norma dei miei affetti ed interessi particolari. In suffra gio di quel principio, io feci, per utilità dell'Italia il sacrificio che più costava al mio cuore, rinunziando due nobilissime provincie del Regno avito.
Ai principi italiani che han voluto essere miei nemici, ho sempre dati schietti consigli, risoluto, se vani fossero, ad incon trare il pericolo che l'accecamento loro avrebbe fatto correre ai troni, e ad accettare la volontà dell'Italia .
Al Gran Duca aveva offerta l'alleanza prima della guerra . Al Sommo Pontefice, nel quale venero il Capo della religione
dei miei avi e dei miei popoli, fatta la pace, indarno scrissi offerendo di assumere il vicariato per l' Umbria e per le Marché . Era manifesto che quelle provincie, contenute soltanto dalle armi di mercenari stranieri, se non ottenessero la guarentigia
di governo civile, che io proponeva , sarebbero o tosto o tardi venute in termine di rivoluzione.
Non vi ricorderò i consigli dati per molti anni dalle Potenze al Re Ferdinando di Napoli. I giudizi , che nel Congresso di Parigi furono proferiti sul suo Governo, preparavano natural
mente i popoli a mutarlo, se vane fossero le querele della pub blica opinione e le pratiche della diplomazia.
Al giovane suo successore io mandai offerendo alleanza per la guerra dell'Indipendenza. – Là pure trovai chiusi gli animi ad ogni affetto italiano e gli intelletti abbuiati dalla passione. Era cosa naturale che i fatti precedenti nell'Italia setten trionale e centrale sollevassero più e più gli animi nella me
ridionale. In Sicilia questa inclinazione degli animi ruppe in aperta rivolta. Si combatteva per la libertà in Sicilia, quando un prode guerriero devoto all'Italia ed a me, il generale Gari
baldi, salpava in suo aiuto. Erano italiani, 10 non poteva, non doveva rattenerli !
La caduta del Governo di Napoli raffermò quello che il mio cuore sapeva ; cioè quanto sia necessario ai Re l'amore, ai governi la stima dei popoli!
Nelle Due Sicilie il nuovo reggimento s'inaugurò col mio nome. Ma alcuni atti diedero a temere che non bene s'interpre
tasse per ogni rispetto quella politica che è dal mio nome
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rappresentata. Tutta l'Italia ha temuto che all'ombra di una
gloriosa popolarità e di una probità antica tentasse di rianno darsi una fazione pronta a sacrificare il vicino trionfo nazio nale alle chimere del suo ambizioso fanatismo .
Tutti gli Italiani si sono rivolti a me perchè scongiurassi
questo pericolo. Era mio obbligo il farlo, perchè nell'attuale condizione di cose, non sarebbe senno, ma fiacchezza ed im prudenza il non assumere con mano franca la direzione del moto
nazionale, del quale sono responsabile dinanzi all'Europa. Ho fatto entrare i miei soldati nelle Marche e nell' Umbria, disperdendo quell'accozzaglia di gente di ogni paese e di ogni lingua, che qui si era raccolta, nuova e strana forma d'inter vento straniero, e la peggiore di tutte.
Io ho proclamato l'Italia degli Italiani, e non permetterò mai che l'Italia diventi il nido di sette cosmopolite che vi si
raccolgano a tramare i disegni o della reazione o della dema gogia universale . Popoli dell'Italia Meridionale ! Le mie truppe si avanzano fra voi per raffermare l'ordine. Io non vengo ad imporvi la mia volontà, ma a fare rispettare la vostra . Voi potete liberamente manifestarla : la Provvi . -
denza che protegge le cause giuste, ispirerà il voto che depor rete nell'urna .
Qualunque sia la gravità degli eventi , io attendo tranquillo
il giudizio dell'Europa civile e quello della storia, perchè ho la coscienza di compiere i miei doveri di Re , e d'Italiano !
In Europa la mia politica non sarà forse inutile a riconciliare il progresso dei popoli alla stabilità delle monarchie. In Italia so che io chiudo l'èra delle rivoluzioni .
Dato da Ancona, addi nove ottobre 1860. VITTORIO EMANUELE
FARINI.
(DOCUMENTO 96 )
Sulla proposizione del Ministro dell'Interno, deliberata in Consiglio dei Ministri Decreta :
Art . 1. Il popolo delle Provincie continentali dell'Italia me ridionale sarà convocato pel dì 21 del corrente mese di ottobre
in comizii , per accettare o rigettare il seguente plebiscito :
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Il popolo vuole l'Italia una ed indivisibile , con Vittorio Emanuele, Re costituzionale, e suoi legittimi discendenti ?
Il voto sarà espresso per si e per no, col mezzo di un bollet tino stampato. Art. 2. Sono chiamati a dare il loro voto tutti i cittadini che
abbiano compiuti gli anni ventuno, e si trovino nel pieno go dimento dei loro diritti civili e politici .
Sono esclusi dal dare il voto tutti coloro, ii quali sono colpiti da
condanne, siano criminali, siano correzionali, per imputazioni di frode, di furti, di bancarotta e di falsità.
Sono esclusi parimente coloro i quali per senten za sono dichia rati falliti.
Art. 3. Dal Sindaco di ciascun comune saranno formate le
liste dei votanti, ai termini dell'articolo precedente , le quali verranno pubblicate ed affisse nei luoghi soliti pel giorno 17 ottobre.
I reclami avverso le dette liste saranno prodotti fra le 24 ore seguenti dinanzi al giudice di circondario, che deciderà inappel labilmente per tutto il dì 19 detto mese.
Art. 4. I voti saranno dati e raccolti in ogni capoluogo di cir condario, presso una Giunta, composta dal Giudice presidente e dai sindaci dei comuni del circondario medesimo.
Si troveranno nei luoghi destinati alla votazione, su di un ap posito banco, tre urne ; una vuota nel mezzo, e due laterali, in una
delle quali saranno preparati i bullettini col si, e nell'altra quelli del no, perchè ciascun votante prenda quello che gli aggrada e lo depong'a nell'urna vuota.
Art. 5. Compiuta la votazione, la Giunta circondariale, in se duta permanente, invierà immediatamente l'urna dei voti, chiusa ed assicurata, per mezzo del Giudice, suo presidente, alla Giunta provinciale.
Art. 6. In ogni capoluogo di provincia vi sarà una Giunta provinciale, composta del Governatore presidente, dal Presidente
e Procuratore generale della Gran Corte criminale, e dal Pre sidente e Procuratore regio del Tribunale civile. Tale Giunta, anche in seduta permanente, procederà allo scrutinio dei voti
raccolti nelle Giunte circondariali, ed invierà immediatamente il lavoro, chiuso e suggellato, per mezzo di un agente muni cipale o di altra persona di sua fiducia, al Presidente della Corte Suprema di giustizia.
Art. 7. Lo scrutinio generale de' voti sarà fatto dalla indicata
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Suprema Corte. Il Presidente di essa annunzierà il risultato del detto scrutinio generale da una tribuna, che verrà appositamente
collocata nella piazza di S. Francesco di Paola. Art. 8. Per la città di Napoli la votazione si farà presso cia.'
scuna delle dodici sezioni, nelle quali è divisa la capitale. La Giunta di ogni sezione sarà composta dal Giudice di cir
condario presidente, dall' Eletto e da due Decurioni , all'uopo delegati dal Sindaco .
Saranno applicate per la città di Napoli tutte le regole sta bilite per gli altri comuni, in quanto alla formazione delle liste ed alla discussione dei reclami .
Art. 9. I Ministri dell'Interno e della Giustizia sono incaricati dell'esecuzione.
Napoli, 8 ottobre 1860. Il Prodittatore
Giorgio PalLAVICINO. Il Ministro dell'Interno e Polizia
RAFFAELE Conforti.
(DOCUMENTO 97) Signor Prodittatore !
Dopo gli ultimi casi a voi ben noti, essendo incompatibile la mia presenza in un Ministero, del quale siete il capo, vengo col presente a rassegnarvi la mia dimissione di Segretario di Stato degli affari esteri. 13 ottobre 1860 . F. CRISPI.
(DOCUMENTO 98) Esercito Meridionale
Stato Maggiore
102 Divisione Türr
Sez. Operazioni Militari e Personale.
Tutta la divisione è riunita questa sera a Caserta. Martedì ( 16 corrente) il comandante della divisione generale Türr, pro
babilmente accompagnato dal generale Dittatore, terrà una ri vista della divisione .
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Domani lunedì ( 15 corrente) io terrò una rivista per brigata . La brigata Eber sarà riunita alla spianata colla fronte verso il palazzo reale alle ore 3 dopo il mezzogiorno colla batteria
Türr. La brigata De Giorgis colla compagnia del genio alle ore 3 3/4 pom . La brigata Spangaro colla batteria Garibaldi
(rigata) alle ore 4 1/2, tutte alla stessa spianata e colla fronte verso il palazzo. Per la rivista del generale comandante la divisione, e pro babilmente del generale Dittatore, l'ora pel giorno di martedì , sarà determinata con altro ordine del giorno.
Nel caso che non vi fossero altre disposizioni, la divisione si collocherà nel seguente ordine :
La brigata Eber alla destra su due linee colla batteria Turr alla sua destra.
La brigata De Giorgis al centro.
La brigata Spangaro alla sinistra colla batteria rigata Ga ribaldi alla sua sinistra .
Tutti faranno fronte verso il palazzo, e spero che tutti pro cureranno di rendersi degni di essere passati in rivista dal ge nerale Dittatore.
I signori comandanti si compiaceranno che siano al più presto possibile spazzate e purificate le caserme per evitare le malat tie. Le brigate che non hanno ancora presentato il rapporto
generale sulla forza numerica e lo stato delle munizioni e dei malati, procureranno che sia presentato non più tardi di do mani mattina . Caserta , 14 ottobre 1860 .
Il Capo di Stato Maggiore Firmato : Rustow .
(DOCUMENTO 99 )
Capitolazione di Capua Art. 1. La piazza di Capua, col suo intero armamento, ban
diere, magazzini da polvere, d'armi , di vestiario, di vettovaglie, equipaggi da ponte, cavalli, carri e qualsiasi altra cosa appar
tenente al governo, tanto del ramo militare quanto civile , con segnata verrà al più presto, cioè nelle ventiquattro ore dopo 1
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la sottoscrizione di questa capitolazione, alle truppe di S. M. Vittorio Emanuele..
Art. 2. A tale effetto saranno immediatamente consegnate alle truppe della M. S. le porte della città e le opere tutte di for tificazione.
Art. 3. L'intiera guarnigione della piazza di Capua, compresi tutti gli impiegati militari, o che si trovino presso l'armata in detta piazza, esciranno cogli onori delle armi .
Art. 4. Le forze che compongono la guarnigione esciranno colle bandiere, armi e bagaglio (ossia, zaino pei soldati e ba gaglio proprio per gli ufficiali) successivamente di ora in ora,
a due mila uomini per volta. Esse dopo di aver resi gli onori militari , deporranno le armi e bandiere a piedi dello spalto, eccettuati gli ufficiali d'ogni grado che riterranno la sciabola
o spada, e saranno avviati a piedi a Napoli, d'onde verranno trasportati unitamente alla bassa forza in uno dei porti di S. M, il re di Sardegna. Tutti i suddetti militari, meno gli ammalati, esciranno dalla
città per la porta di Napoli, domattina 3 del corrente novem bre, a principiare dalle ore 7 precise, e saranno trattati quali disertori di guerra quelli che vi rimanessero senza essere im possibilitati a marciare.
Art. 5. Gli ufficiali di ogni grado (ad eccezione dei generali , che saranno trasportati a Napoli colla ferrovia) marceranno colle
truppe proprie. Le famiglie dei militari non potranno seguire la colonna .
Art. 6. I feriti e gli ammalati saranno lasciati a Capua sotto la garanzia delle truppe occupanti . Ad essi, se ufficiali, si permette di ritenere presso loro l'ordinanza, o sia soldato di confidenza . Art. 7. Le parti contraenti nomineranno una commissione mista e composta per ciascuna di esse di un uffiziale di arti
glieria , un ufficiale del genio, e un segretario d'intendenza militare, per ricevere e dare in consegna tutto quanto esiste nella piazza e dipendenze di pertinenza governativa. D'ogni cosa si farà l'opportuno inventario. Art. 8. Mentre si farà la consegna delle porte e delle forti ficazioni , il capo dell'amministrazione militare a Capua e tutti i contabili di ogni corpo ed azienda militare e del governo faranno fare la consegna del danaro che ritengono, quale sarà dimostrato dai loro registri verificati dagli ufficiali d'intendenza del corpo assediante .
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Art. 9. Gli ufficiali recheranno seco i semplici bagagli . Art. 10. È convenuto che niuna mina carica dovrà esistere
nella piazza dopo la sottoscrizione della presente . Ove si rin venissero, la presente capitolazione sarebbe nulla e il presidio si esporrebbe a tutte le conseguenze di una resa a discrezione. Art. 11. Nulla pure si riterrebbe questa capitolazione ove si trovassero pezzi inchiodati e armi messe fuori di uso.
Art. 12. Le famiglie degli ufficiali che sono in Capua, come le altre dell'armata di S. M. Francesco II, sono messe sotto la protezione dell'armata di S. M. il re Vittorio Emanuele.
Art. 13. I cavalli di spettanza dei signori ufficiali si lasciano in loro proprietà . Dal quartier generale S. Maria, 2 novembre 1860. Firmati : DE CORNÈ >>
DELLA Rocca
DE LIGUORI Fornari.
( DOCUMENTO 100) Napoli , 10 novembre 1860
Palazzo Foresteria .
Signor Generale, Ho l'onore di qui trascriverle copia del rapporto della visita
fatta dal dott. Heiseman in mia compagnia allo spedale dei Pellegrini . Oggi ho ricevuto un ufficio dal comandante dello spedale militare del Sacramento di cui le ho dato comunicazione e dietro
concerti presi con ella, signor generale, gli ho fatto rispondere che dovesse con fermezza ed energia far eseguire gli ordini dati
assicurandolo della sua approvazione e d’un rinforzo di volon tari garibaldini per domani.. In assenza del signor Colonnello Ispettore Generale
Il Sottotenente G. Casto .
Ecco il rapporto di cui è oggetto qui sopra. Napoli , 30 ottobre 1860 .
Di tutti quanti gli ospitali da noi sinora visitati questo è cer tamente quello che va segnalato per l'immondizia, la spor chizia, ed il fetore che vi regna, e la mala cura e il difetto di
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polizia sono portate a tal punto che non solo i feriti non ponno
risanare, ma che v’ha pericolo imminente che la cosidetta can crena nosocomiale o cancrena d'ospedali si sviluppi da un mo mento all'altro. I prodromi di questo terribile male, per cui qualunque ferito anche leggermente deve perire, allorchè si svi luppa in uno spedale, si sono già mostrati con sei od otto feriti
le cui cicatrici che erano per rimarginarsi sono degenerate in cancrena non d’ospedale, ma infine in cancrena; ciò ha dato luogo alla fuga dall' ospitale della maggior parte dei feriti ed
alla riunione d'una commissione medica per constatare se real mente questo temuto flagello abbia preso possesso di quel locale. Dai rapporti varbali di un chirurgo di quelle sale e di alcuni
membri di quella commissione, e da un'occhiata data da me stesso ai feriti, posso assicurare che pel momento non esiste un
tal morbo, ma che il pericolo della sua apparizione non è tolto e che come più sopra si è detto nel caso dei sei od otto feriti i prodromi di questo male esistono tuttora.
La suddetta malattia non si sviluppa che allorquando l'aria delle sale è infetta al massimo grado da putride esalazioni e
da miasmi. E qui, con mio grandissimo dispiacere per la Dire- , zione dello spedale e dolore per gli infermi, ho dovuto consta tare che è per sola incuria, e colpa di chi è alla testa della
.
zienda che un tale stato di cose esiste, stato di cose a cui si può e si deve por rimedio istantaneamente colle seguenti mi sure :
1 ° Col far lavare con lessiva tutte le tavole e cose di legno e tutti i pavimenti e col dar l'imbiancatura ai muri ;
2° Coll'invigilare che la biancheria sia meglio lavata poichè lo è malissimamente ;
3° Col prescrivere e dar ordini severi perchè tutte le pezze e filacce tolte dalle ferite non sieno, come si pratica ora, gettate
ai piedi del letto di ciascun ferito e poi raccolte tutte insieme e portate via, ma che a mano a mano che si distaccano dalle fe rite vengano poste in un vaso di terra come ciò si usa da tutti gli altri ospedali. 4° Che sieno otturati i cessi attualmente esistenti in troppa
prossimità delle sale e sieno portati in luogo più appartato. 5º Che non si tolleri l' abitudine del preparare, nelle sale
stesse degli infermi , con pentole sopra carboni accesi , dei cata plasmi e degli empiastri ed anche delle cose di cucina. 6º Che s'ingrandiscano le finestre riducendole a balconi per 1
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poter dar aria sufficiente, cosa di cui quelle sale difettano assai ed a cui bisogna rimediare necessariamente. 7° Che col mezzo di una commissione si stabilisca un'ispe zione ed un controllo rigoroso riguardo alla condotta della Direzione e degl'infermieri ed inservienti, poichè questi non
sarebbero così indolenti, sporchi e non curanti se impunemente non lo potessero fare, per cui i medicidi questo spedale danno colpa intera alla Direzione del presente stato di cose . Che si
invigili poi e si dia mano indilatamente a tutte le misure qui sopra esposte poichè v'ha pericolo nella procrastinazione cre dendo le suddette misure indispensabili per far si che questo
locale corrisponda al suo scopo e non sia un luogo d'infezione e d'epidemia. Firmato : Dott. HEISEMAN .
Al sig. Colonnello Pigozzi.
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(DOCUMENTO 101)
Stato Maggiore
Esercito Meridionale 154 Divisione Türr
Sez. Operazioni Militari e Personale
QUADRO numerico del Maximum è del Minimum della Divisione da agosto al 6 ottobre 1860
1383
TOTALE
Truppa
Truppa
58
7210
580
6 ottobre 1860
ASSENTI
Ufficiali
Truppa
DATA
Uffiziali
PRESENTI
Uffiziali
Maximum
8892
638
Agosto
262
3804
14
181
TOTALE
Truppa
Ufpiziali Sho
ASSENTI
Truppa
DATA
T3ruppa
PRESENTI
Uffiziali
Uffiziali
Minimum
3985
276
Caserta, 7 ottobre 1860. Per il Capo di Stato Maggiore PECORINI.
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(DOCUMENTO 102) con Allegato nominativo Esercito Meridionale
Stato Maggiore
15a Divisione Türr
Sez. Statistica
QUADRO NUMERICO dei morti e feriti della 15a Divisione Morti
Totale generale
Feriti
Totale Morti
e truppa
Ufficiali e truppa
e feriti
180
552
732
Ufficiali
Prigionieri
dei
morti, feriti,
prigionieri
e dispersi
e dispersi
317
1049
) Caserta, 20 novembre 1860. Per il Capo di Stato Maggiore
Firmato .: PECORINI.
Allegato al Quadro numerico 102 COGNOME, NOME E GRADO DEI MORTI E FERITI E LUOGO DEL COMBATTIMENTO
A
Alessi Antonino, cap. Volturno. Argenti Carlo, luog. Cajazzo.
Alberghetti Oddo, id. S. Angelo. Amento Giovanni, id . Capua. Angiolini Luigi, soldato .* Caiazzo. Alberini Francesco, id . * Caiazzo .
Azzi Adolfo, sotloten. * 2 ) Palermo. Aiello Giuseppe, id. * Calatafimi. Albanesi Francesco, id. S. Angelo. Armanino Giov., id. Calatafimi. Ardizzi Luigi , furiere. Volturno.
Astori Felice, id. Calatafimi.
Annoni Franc., caporale. Volturno. Antognoli Federico, id . * Palermo. Ammistani Gio. id. Calatafimi.
Amati Fermo, id. * Palermo.
') Totale superiore al numero risultante dall'Elenco qui allegato in cui mancano molti nomi dei morti e feriti della brigata Sacchi, della quale ci fu dato rinvenire soltanto il relativo stato numerico .
2) La stella indica i morti, senza la stella i feriti.
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Albergo Santo, sold. Capua. Azzini Angelo, id. Capua. Abbate Benedetto, id . * Capua. Alisi Alessandro, id. S. Angelo.
Ascani Zelindo, id. S. Angelo. Azzi Dionisio, id. * S. Angelo.
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Bottagisi Cesare, sold.* Palermo. Bossi Carlo , id. Palermo.
Buratti, id. S. Angelo. Beninati Salvatore , id. Capua. Bertolaja Anacleto, id. Capua. Baditz, id. Capua.
Andrico Antonio, id. Capua.
Branca Pietro, id. Capua.
Addelia Giuseppe, id. Capua. Amato Raffaele, id.* Capua.
Bonasco Giovanni, id . Capua. Bianchi Pietro, id . Capua.
Adorni Pietro, id. Volturno.
Bonacina Enrico, id. Capua.
Benzoai Giuseppe, id.* Capua. B
Briani Antonio, id .* Capua.
Brambilla Angelo, id . Capua.
Bricoli Emiliano, maggiore. Capua. Brusa Alessandro, id.* Capua. Blanc Domenico, cap. alla Foresta. Bonomelli Gaetano, id. Capua. Bosco Luigi, id. Capua. Berbiconi Antonio, id. Capua. Bonacina Giovanni, id. Capua . Bastianetto Pietro, id. S. Maria. Bernardi Cesare, serg. * Volturno. Bossi Carlo, id. Capua. Bergamini Giuseppe, id. Volturno. Brusati Cesare, id . * Volturno.
Bindi Giacomo, luog. * S. Angelo. Borioni Adelchi, sottot. S. Angelo.
Baroschi Alessandro, id. Volturno. Bianchi Vincenzo, id. Volturno.
Brissolaro Ed ., capor. fur. Palermo. Boracci, id. S. Angelo. *
Bocchetta Paolo, capor. * Volturno. Bolzani, id. * Cajazzo. Bassi Luigi, id. * Capua. Berganzone Cesare, id. Cajazzo. Сараа Bianchi Luigi, id. Volturno. Bellusci Salvatore, id. Bazzoni Giuseppe, id. Volturno. Balboni Gaetano, id. Brusa Giuseppe , id. * Bottero Vincenzo, id.
Benedetti Giuseppe, id . S. Angelo. Bertoletti Lazzaro, id. Belli Sebastiano, id.
Borsetti Massini, id.
Bonvini En., sold. * Castel Morone. Bozzotti Vincenzo, id. Billi Adolfo, id. * Calatafimi. Bianchi Luigi, id. * Calatafimi.
Brignone Eugenio, id .
Bonardi Carlo, id. * Calatafimi.
Barrante Mariano , id. Capua.
Bonvicini, id. Calatafimi.
Belli Sebastiano, id . Buttani Carlo, id. * Capua.. Bellinalo Paolo, id. * Capua.
Bolgia Giovanni , id. Calatafimi. Boschetti, Gio Batt., id. Calatafimi.
Bennati Angelo, id.
*
Baroni Giuseppe, id. Calatafimi.
Bonnini Luigi, id. * S. Angelo. Biagiotti Lorenzo , id. * S. Angelo. *
Bresciani Pietro, id . Calatafimi. Baruffaldi Tranq., id. Calatafimi. Belloni Ernesto, id. Calatafimi. Bisi Giovanni , id. Calatafimi.
Bianchi Vincenzo, id. * S. Angelo. Baldano Aless., id. * S. Angelo
Buccalossi Teodoro, id. S. Angelo.
DOCUMENTI
500
Bernardi Pietro, sold. S. Angelo. Bianchi Antonio, id. S. Angelo. Bucci Pietro, id. S. Angelo.
Bracciolini, id. S. Angelo. Bicchierai Enrico, id. S. Angelo.
Bigazzi Oreste, id. S. Angelo. Biancardi Odoardo, id. S. Angelo.
Bartoli, id. S. Angelo. Bartolomeoni Gust., id. S. Angelo. Bonamici, S. Angelo. Benvenuti, id. * S. Angelo. Bianchini, id. S. Angelo.
Braccini Ferd ., id. * S. Angelo.. Bansi Agostino, id. S. Angelo. Borselli Massimiliano, id. S. Maria .
Bergami Giuseppe, id. S. Maria. Bellati Carlo, id. * Capua . Berrante Mariano, id. * Capua.
Capannelli Argirio, luogot. S. Angelo. Conti Giuseppe , sottoten ., Capua. Casoli Claudio, id. S. Angelo. Castelfranchi Raff., id. S. Angelo. Camerini Clem., id. * Reggio.
Cucchi Fr. , furiere, id. Palermo. Cima Francesco, id. * Capua.. Cavallini Pasquale, id. Cajazzo. Cairoli Enrico, sergente, Palermo. Cassoliro Angelo, id. Ciotti Giovanni, id.* Capua . Cioffi Bernardo, id. S. Angelo. Ceccarelli Raimondo, id. S. Angelo. Calderini Ercole, cap. furiere, Ca latafimi.
Caddei Ferd. , cap. * Calatafimi. Ciotti Marziano, id. Calatafimi .
Cesi Governale, id. S. Angelo. Corradini Oreste,, id. S. Angelo. Coraggi Pietro, id . S. Angelo.
Buttafuoco Baldassarre, id. Capua. Bucci Giuseppe, id. S. Angelo. Bocchini Romoaldo, id. S. Angelo. Cristofani Enrico, id. S. Angelo. Blandi Giulio, id. S. Angelo. Bastianuto, id. S. Maria.
Cardrelli Emilio, id. * S. Angelo. Cavallazzi Gaetano, id. * S. Angelo.
Barboglio Giuseppe, id. Calatafimi. Comani Pietro, id. S. Tammaro. Bianchi Girolamo, id. * Palermo.
Cavadagni Gaetano, soldato.Cajazzo. Cariani Ferd . id. * Volturno.
с
Chiossone Vincenzo, id. Calatafimi. Colombo Girolamo, id. Calatafimi.
Cattabeni Gio. Batt. maggiore. Ca. Carrara Giuseppe, id. Calatafimi. jazzo. Carminati Agostino, id. Calatafimi. Coelli Carlo, id. Calatafimi. Corrao Giov., colonnello. Capua. Castellazzo L. , maggiore S. Angelo. Collini Angelo, id. Calatafimi.
Cairoli Benedetto, cap. Calatafimi. Cardinale Natale, id. Calatafimi. Conti Lino, id. Capua.
Cavallini Crispino, id.* Palermo.
Cliut Luigi, id. Capua.
Cavalli Luigi , id. Palermo.
Comunioli Nicola, id. Cajazzo . Cozzo Narciso, luog.* Volturno.
Cipriani Bonaventura, id. Palermo. Cocito Guido, id. Palerino.
Casertelli Filippo, capitano. * Capua. Cuccaro Michele, id. Capua. Cuder Federico , id. S. Angelo. Calfapietra Francesco, id. Capua.
Cardano, id. Capua.
Colombo Carlo, id. Capua.
Comini Em., luogot. id. S. Angelo. Cancavi Paolo, id. Capua .
DOCUMENTI
501
Cioffi Luigi , sold. Capua. Cassina Giovanni, id. Volturno. Crocetta Tommase, id. Volturno. Cavirotti Luigi, id. Volturno. Cavri Giuseppe, id. Volturno. Chierici Domenico, id. Cajazzo. Comuni Luigi, id. Volturno.
Demaria Ang., fur., * S. Tammaro (Capua ). De Bernardi Giovanni serg., * Vol
Cenni Antonio, id. Volturno.
Da Ros Giovanni, id. Capua .
Cremona Angelo, id. Capua. Conti Filippo, id. Capua.
Distefano Rosario, id. S. Maria. .
Cerrani Ernesto, id. Capua. Cercino Giovanni , id. Capua. Canevari Enrico,, id. * Capua.
turno .
De Piccioli Vincenzo, id . Capua. Dell'Acqua Paolo, cap. * Rocca Ro mara .
Ducci Ferdinando, id. S. Angelo. De Lorenzo Giov., sold ., * Capua. Della Costa G. B., id . * Volturno. De Martini Gennaro, id. Calatafimi .
Cignali Carlo, id. * Capua. Devecchi Carlo, id . Calatafimi. Coppi Giuseppe, id. * S. Angelo. Dagna Pietro, id . Palermo.
Chiarelli Tommaso, id.* S. Angelo. Dameter Sigismondo, id. * Capua. Coli Francesco, soldato, S. Angelo. Dilani Giuseppe, id. Capua . Carelli Pilade, id . S. Angelo. Derman Antonio , id. Capua. Dell'Oro Battista, id. Capua . Coglia Francesco, id. S. Angelo. Castagnoli Raffaele, id. S. Angelo. Dell'Oro Francesco, id. Capua. Cedrini Santo, id . Cajazzo .
Chierici Domenico, id. Cajazzo. Conti Pietro, id. Capua. Carcamo Girolamo, id. Capua. Cannataro Vincenzo , id. Capua. Corbo Salvatore , id. Capua. Cilona Letterio, id . Capua. Caronte Francesco, id .* Capua . Caldarone Giovanni, id. * Capua. Celendano Raffaele, id. Capua. Ceccarelli Tommaso, id. Capua. Chirico Demetrio, * Capua. D
Doloroso Francesco, id . Capua . Dessanco Vincenzo, id. Capua .
De Negri Augusto, id. Capua. Del Bebbio Natale, id. * S. Angelo. Dell' Innocente Ang., id. S. Angelo. Dell'Uomo D'Arme, id. * S. Angelo. Del Nebbio, id . * S. Angelo.. Donini, id. * S. Angelo.
De Paoli Arcangelo, id. S. Angelo . De Zorzi Ippolito, id. Calatafimi. Di Falco Giuseppe, id. Capua. De Franco Vincenzo, id. Capua. E
De Caroli G., cap. aiut. maggiore, Escoffie Luigi ,, id. * Calatafimi . Capua. De Melenten Emilio, cap., Capua .
D'Asquino Franc., id. S. Angelo. Dagonez Luigi, sottot., * Capua . Donnini Antonio, id . S. Angelo.
F
Fleghel Enrico, luogoten ., * Capua. Ferrari Giuseppe, id. Capua
DOCUMENTI
502
Fabbrini Luigi, capor. fur. * Cajazzo. Fabbi Zaccaria, id. * Cajazzo. Fabio Luigi, id. Calatafimi. Forni Pietro, sergente, Capua. Franzoni Gaetano, id . Capua. Frigerio Luigi, caporale. Capua. Foschieri Angelo, id, * Capua.
Giustiniano Luigi, sottot. Capua. Giorgetti Teodoro, fur. mag. Cajazzo. Gili, serg. tromba, * Capua . Garzia Ignazio, serg., Volturno. Gassier Luigi , id. , Capua. Goldberg, caporale, Palermo. Gori Luigi, id. S. Angelo.
Fanazzo Pietro, id. S. Maria. Funili Domenico, id . S. Maria.
Gazzo Daniele, id. Calatafimi. Gualandris Enrico, id. Calatafimi. Gritti Emilio, id. Calatafimi. Galimberti Giacinto, sold . , Calata
*
Fumagalli Antonio, id. Capua. Fochi Claudio, id. Capua.
Ferretti Alberto, sold ., * Rocca Romana .
Frascada Paulo, id. Calatafimi. Fabbris Placido, id. Palermo. Ferrerio Gio. Batt., id. * Capua.
fimi.
Guida Carlo, id. Calatafimi. Gattinoni Giovanni, id . * Palermo.
Gilardelli Angelo, id. * Palermo. Giuriolo Giovanni, id . Palermo.
Frigerio Antonio, id. Capua.
Garibaldo Giov., id. * Palermo.
Franzoni Pietro, id. Cajazzo. Farco Lodovico, id. Cajazzo.
Grafligna Giuseppe, id. Palermo. Graneza Raffaele, id. Capua. Granata Cristoforo, id. Capua. Gallo Michele, id. Capua. Garibaldi Gio. Batt., id. Capua. Gerli Giuseppe, id. Capua.
Frascinetti Ciro, id . Cajazzo.
Felicetti Giuseppe, id. Cajazzo. Fontana Ferdinando, id. Capua.
Franchi Pietro, tromba, Capua.
Faino Nazzareno, sold. * S. Angelo
Gabbani Antonio, id . Capua.
Farinazzi Pietro, id. S. Angelo. Fabbroni Oreste, id. S. Angelo. Frilli Olindo, id. S. Angelo. Fabiani Oreste, id. S. Angelo. Fusi Pompeo id. S. Angelo. Fiore Lodovico, id. * S. Maria .
Grossi Francesco, id. Capua. Grossi Pompeo, id . Volturno .
Giussani Giovanni , id. Volturno . Griſanti Andrea, id. Volturno . Garibaldi Giuseppe , id. Volturno . Ganzi Carlo, id. Volturno.
Ferrara Giuseppe , id. Volturno .
Griſlini Luigi, id. Volturno .
Ferrante Salvatore, id . Capua. Fusi Gaetano, id . Capua. Frasinetti Ciro, id. Capua. Franchini Paolo, id. S. Tammaro . Felisati Giuseppe, id .
Galfiere Aristide, id . Cajazzo.
G
Griziotti Giacomo, cap . Calatafimi. Grossi Giulio, sottot . Capua.
Gabbani Antonio, id. Capua. Grossi Giulio , id. Capua.
Giacchi Giuseppe, id. * S. Angelo. Ghisini Giuseppe, id . * S. Angelo. Gasperini Giuseppe, id. S. Angelo. Guidi Guido, id . S. Angelo.
Grassini Giuseppe, id. S. Angelo . Gloni Carlo, id. S. Angelo . Gerardi Tommaso, id. S. Angelo.
DOCUMENTI
503
Giorgi Antonio , sold. * S. Angelo.
Lauro Camillo, sold. Capua.
Gambini Pietro, id. S. Angelo. Gigni Giuseppe id. * S. Angelo.
Lelli Giovanni, id. * Cajazzo.
Greco Carlo, id. S. Maria. *
Graziani Angelo, id. * Caiazzo. Gatti Stefano, id. Calatafimi.
GalimbertiGiuseppe,id . Calatafimi. Gatti Ferdinando, id. Capua. Ginnari Antonio, id . Capua. Geremia Simone, id. Capua. Grippi Luigi, id. Capua. Gregato Eustachio, id. Capua.
*
Leonati Giuseppe, id. Cajazzo. Leoni Luigi, id. S. Angelo. Lucarini Luigi, id. S. Angelo Livi Cesare, id. S. Angelo. Lenzi Gaetano, id. * Cajazzo. Lagana Carmelo, id. Capua. Laurati Luigi, id. * Capua. Lazzari Luigi, id. * Cajazzo. *
M
Montanara Giacomo Achille, capit.*
H
Calatafimi.
Herter Odoardo, id. Calatafimi. J
Marani Tommaso, luogot., S. Maria. Montefiore Egidio, luogot. Capua. Majocchi Achille, sottoten. Palermo. Morelli Francesco, id. Foresta.
Janoftetal, id . Capua.
Maranesi Giuseppe, serg. Calatafimi. Mazzucchelli Luigi, id. Calatafimi. Mappelli Ambrogio, id. Volturno.
K
Moroni Federico, id. Volturno.
Kleinseleter Emilio, id. Capua. Kampulz Giovanni, luogot. Capua. Krisau Filemon, soldato. Capua. L
Miniati Enrico, id. S. Angelo.
Marchesini Ant., capor. * Volturno. Magrilio Luigi , id. Capua. Mascioni Aldobrando, id. Capua. Martellini Silvano, id. Volturno. Mari Daniele, id. Cajazzo.
Litta Luigi , capitano. Capua.
Longato Romano, sottoten. Capua. Lavini Gaetano, sergente. Capua.
Luraschi, Angelo, id . S. Angelo. Levi Antonio, caporale . * Cajazzó.
Mainelli Luigi, id. Cajazzo. Mamucci Emilio, id. S. Angelo. Mainelli Angelo, id . S. Maria . Manzi Giuseppe, id. * Cajazzo.
*
Lucchini Giovanni, id. Capua. Laplé Diego, id. Capua.
Melloni Agostino, soldato . * Parco di S. Lucia .
Lielli Agostino, soldato . * Cajazzo.
Medoro Bartolomeo id . * Parco di S. Lucia .
Loggiano Filippo, id. ** Capua.
Messini Giuseppe, id . * Parco di
Luisi Giovanni, id. Capua. Lupacher, id. * Capua. Lombardi Nicola, id. Capua .
S. Lucia .
Marchi Domenico, id. * Cajazzo. Minghetti Cesare, id. * Cajazzo.
504
DOCUMENTI
Manietti Serafino, sold. * Cajazzo. Menichetti Antonio, sold . S. Angelo Matteuzzi Lorenzo, id. * Cajazzo. Manucci Emilio, id. S. Angelo. Migliavacca Ferdinando, id. * Vol- Matteoni Americo, id. S. Angelo. turno . Mordini Gio. Batt., id. S. Angelo. Magni Benedetto, id. * Volturno. Meucci Raffaele, id. S. Angelo.
Marchesini Luciano, id .* Calatafimi. Mambietti Vittorio , id . S. Angelo. Maironi Alessio, id. * Calatafimi . Mari Luigi , id: S. Angelo. Martinelli Clemente, id.* Calatafimi. Minghetti Cesare, id. ** Cajazzo. *
Mori Giovanni, id . Calatafimi.
Medici Alessandro, id . Calatafimi.
Menin Domenico, id . Calatafimi. Maironi Eugenio, id . Calatafimi. Marchesi Pietro, id. Palerino. Merello Domenico, id. Palermo. Massa Luigi, id. Capua. Mantica Agostino, id . Capua.
Mainetti Serafino, id. * Cajazzo. Moretti Antonio, capor. Capua. Mazzei Carlo, id. Capua. Monaico Alfonso, id. Capua. Morino Antonio, id.* Capua. Monti Achille, id. Capua . N
Maggi Isacco, id. * Capua. Martinez Gaet., tromba. Volturno.
Notari Napoleone , sottot. S. Angelo.
Morelli Giovanni, sold. Volturno.
Nicori Giuseppe , serg . * Capua.
Morgante Egidio, id . Cajazzo.
Nicolosi Domen ., id. S. Tammaro
Montelli Gaetano, id . Volturno. Morelli Luigi , id . Cajazzo. Marchionni Aldobrando, id . Cajazzo. Marcotti Santo, id. Cajazzo. Merlo Lorenzo, id. Capua.
Negri Antonio, id . S. Maria. Negri Agostino , id . S. Maria. Nuti Ant., capor., Rocca Romana.
Marazza Giovanni, id . Capua.
Nicoli Fermo, sold . * Calatafimi.
Negri Giulio, capor. Palermo. Naccheri Gius., sold.* Palermo.
Marcè Giuseppe, capor. S. Angelo. Negrini Paolo, id. Cajazzo. Nenci Giuseppe , id. S. Angelo. Mariotti S., tromba, Rocca Romana. Noni Giuseppe, id . S. Angelo. Maghetti Pietro, id. Rocca Romana. ?
Martinelli Pietro, sold . * S. Angelo. Nignoli Giovanni, id. Cajazzo. Magagnini Santo, id.* S. Angelo. Marchionni Raffaello , id. * S. Angelo. Mulinelli Guglielmo, id. * S. Angelo .
0
Mugnai Giuseppe, id. S. Angelo.
Olivieri Franc., furiere. Volturno.
Masi Ferdinando, id . S. Angelo. Mazzardo Fort., id . S. Angelo.
Orlandini Gust., sold. * S. Angelo. Orlando Ignazio, id . Capua.
Mambretti, id . S.Angelo . Monetti Pilade, id. S. Angelo. Mugnajni Ranieri, id. S. Angelo. Muzzi Anzano, id. S. Angelo.
Manzi Luigi, id. * S. Angelo.
P
Puppi Giovanni, col . brig. * Capua. Paterniti Franc., mag. Capua.
DOCUMENTI
505
Pianca Carlo, sottot. Volturno.
Panelli Cesare, sold. S. Angelo.
Perduca Biagio, id. Calatafimi.
Petriccioli Luigi, id. S. Angelo. Paglia Cosimo, id . S. Angelo. Piegnotti Mariano, id. S. Angelo. Piegaia Giocondo, id. S. Angelo. Piccini Leopoldo, id. S. Angelo.
Pieri, id. * S. Angelo. Pazzi Carlo, id. Capua.
Pilo Ignazio, id. Piccinini Daniele, serg. Palermo. Pandolfi Pietro, id.* Capua.
Prue Antonio, id. S. Maria.
Polenghi Eugenio, id. Capua. Pacifici Vincenze, id. Capua. Paoletti, id. * S. Angelo.
Pallavicino Ant., cann . S. Angelo. Polomeri Giuseppe, soldato. Capua .
Piazza Salvatore, id. Capua. Passavanti Angelo , id. Capua .
Pilo Battista, serg. Capua. Pormoli Carlo, id. Capua . Porro Eliseo , capor. Capua . Pani Ercole, id . S. Angelo. Poleri Vincenzo, id. S. Angelo. Plotti Nicola, id. * Capua . Peonelli Giuseppe, sold . * Capua. Panseri Aless., id. Calatafimi. Pagani Giovanni, id. Calatafimi. Perico Samuele, id. Calatafimi.
Paternostro Gius., id. Capua. Pora Giuseppe, id. Capua. Pirovano Girol., id. Capua. Portalupi Gaet., id. Capua. Pietroboni Aless., id. Capua. Perozzi Michele, id . * Capua. Pavoni Marco, id.* Capua. Paganini Giuseppe, id. Capua.
Q
Quinto Salvatore, id. R
Rasino Franc., maggiore. Capua. Rinaldi Alessandro, capit., Cajazzo. Rotondi Giac., sottotenente. Capua. .
Piantoni Felice, id. Volturno. Pignoli Giovanni, id. Cajazzo.
Palazzi Giuseppe, id . Cajazzo. Pisano Angelo, id. Capua. Pisano Antonio, id. Capua. Pomiroli Vincenzo, id. S. Maria . Pisani Luigi, id. * Capua. Piazza Pietro, id. * S. Angelo.
Pollino Pietro, id. Capua.
Prati Pietro, id. Capua. Pini Carlo, id. Capua.
Romualdi Alessandro, id. * Capua. Rovitta Achille, sergente. S. Angelo. Rossi, furiere. S. Angelo.
Romiti Giovanni, serg.* S. Angelo. Racchi Antonio , id. Capua. Raja Alfonso, id .
Ratta Rodolfo, capor. * Volturno.
Romitelli Pietro, serg. Cajazzo. Romei Romeo, capor. S. Angelo. Rossi Flavio, soldato. * Cajazzo. Rinaldi L., tromba . * Rocca Romana Ricotti Daniele, soldalo. Calatafimi.
Rigoni Luigi, id . Calatafimi. Piccioli Andrea, id .* S. Angelo. Roccatagliata Gaet., id. * Palermo. Pani Cesare, id.* S. Angelo. Pietro, id. Palermo. Angelo. Rossi Parenti Giovanni, id. * S. Righetti Raffaele, id. Palermo. Perugini Guido, id. S. Angelo . Pia Ermenegildo, id. S. Angelo.
Rivolta Giovanni, id.* Capua.
DOCUMENTI
506
Rossi Franc., sold. Capua. Redaeli Costante, id. Capua. Rossi Giuseppe, id. Volturno. Rossi Luigi, id. Cajazzo. Rossori Francesco, id. S. Angelo.
Stimpf Giuseppe, sold. Capua. Schneider Giovanni, id. Capua. Samuel Michele, id. Capua.
Severini Napoleone, id. Capua. Sevini Angelo, id. Capua.
Ragionieri Raffaele, id. * S. Angelo. Silli Agost. Giov., id. * Cajazzo. Ricci Antonio, id. S. Angelo. Sagnatti Giulio, id. Cajazzo. Ravazzi Alfonso, id. S. Angelo. Richetti Emilio, id. S. Angelo. Rovini Luigi, id. S. Angelo. Rossi Giovanni, S. Angelo . Ripamonti Luigi, id. S. Angelo.
Serini Angelo , id. Capua. Silvani Gaetano, id. Capua. Sbaffo Francesco, id. * Capua. Sticchia Arcadio, tromba. S. Angelo. Sacconi Fed., soldato. S. Angelo.
Raviglioli Giuseppe, id. S. Angelo. Spina Olinto, id. S. Angelo. Rubatti Guglielmo, id. S. Angelo. Santini Benedetto, id. S. Angelo. Rimbonchi Merillo, id. * S. Tamm . Saini Cesare, id. * S. Angelo.
Roccamo Salvatore, id. * S. Angelo. Sbolgi Angelo, id. S. Angelo. Ronconi Alessandro, id. Capua.
Sini Ant., id. S. Angelo.
Santini Benedetto, id. S. Angelo. S
Sciricò Demetrio, id. * Capua. Sampieri Santo, id. Capua . Selvagni Gaetano, id. Capua. Volturno. m., aiut. sott. Aless., Sora Schiaffino Simone,sold.* Calatafimi. Salterio D.Nazzaro, sottot. Palermo.
T
Spaini Andrea, id. Capua . Savona Bartolomeo, id.
Trucco Jacopo, cap. * S. Angelo. Sghira Raffaele, sergente. Palermo. Tasca Vittore, luogot., Palermo. Stella Adolfo, id. * Capua. Szabo Stefano, capor.. * Capua
Sartorio Beniamino, id. Volturno..
Serazanetti Pietro, id. Cajazzo. Sciapai Enrico, id. S. Angelo. Stassi Giovanni, id. Volturno. Selli Giovanni, soldato . * Capua.
Tabacchi Giov., sottot. Calatafimi. *
Terrasconi Giov., id. * Capua. Tubino Stanislao, . id. S. Angelo.
Terzi Luigi, sergente. Palermo. Tonani Carlo, id. Capua.
Tonini Aless., id. S. Angelo. Tocchi Achille, id . S. Maria.
Spadoni Giuseppe, id. * Volturno. Terrani Onesto, id. * S. Maria. Succhi Achille, id . * Calatafimi. Sirtoli Carlo, id. Calatafimi. Silva Carlo, id. Calatafimi.
Taschieri Ant., capor.* C. Morone.
Turco Lod., capor. f. Capua
Toselli Giorgio, capor. Cajazzo. Tondi Eugenio, caporale. Cajazzo Sisti Carlo, id. Calatafimi. Simonetta Antonio, id. * Palermo. Tosi Anzano, id. S. Angelo. Tremolanti P., id . Rocca Romana. Stoica Nicola, id. * Capua.. Tabita Giuseppe, id. S. Angelo. Somma Enrico, id. Capua . >
507
DOCUMENTI 太
Tagnana Giuseppe, sold. * Castel
V
Morone .
Tonelli Giacomo, id.* Capua. Taschieri Giacomo, id. * Capua Tibelli Gaspare, id. * Calatafimi.
Villa Achille, cap. * al Cancello
Trazzini Carlo, id. Calatafimi. Testa Giovanni, id. Calatafimi. Tonni Pazza A., id. Calatafimi. Torri , id. * Palermo. Turrini, id. * Capua.
Valli Paolo, cap. fur. * S. Angelo. Visani Angelo, cap. S. Tammaro. Viganoni, soldato, * Capua. Vai Angiolo Romeo, id.* Calatafimi. Volpi Pietro, id. Calatafimi .
Tornielli Gius., id. * Volturno. Toth 1 ° Giovanni , id. Capua. Toth 2° Giovanni , id. Capua . Tommasi Angelo, id. Calatafimi. Turpini Stefano, id. Capua. Tartarini Giuseppe, id. Volturno. Torpini Giuseppe, id . Volturno. Tedrini Sante , id. Cajazzo.
Valcaronghi Carlo id . * Palermo.
Volli Luigi, serg. Volturno.
*
del Parco di S. Lucia.
*
Valenti Carlo, id." Palermo. Valtolina Ferdinando, id. Palermo. Valli Ernesto, caporale . Capua. Viola Angelo, id. Volturno. Vedani Vincenzo, id. Volturno. Viganzani, id. * Cajazzo. Vaccari Cesare, id. Cajazzo.
Tamburini Paolo, sottoten. Cajazzo. Visconti, soldato. Cajazzo. Tosi Gaetano, soldato , Capua. Turchini Silvio, id . * S. Angelo. *
Venturi Andrea, id. Capua. Vignoni, id . * Cajazzo.
Tenori Michele, id. * S. Angelo. Villa Innocenzo , id. Capua. Villa Francesco , sold .* Capua. Tassini Enrico, id. S. Angelo. Tassini Alfonso, id . S. Angelo. z Taronti , id. S. Angelo. Tacci Giovanni, id. S. Angelo. Tassinari Vincenzo, id. S. Angelo. Zauli Giovanni, luogot. Cajazzo. Zanotti Giuseppe, fur. * Cajazzo . Taglia Flaminio, id. S. Angelo. Tirinnanzi Pietro, id. S. Angelo. Zucchi Eugenio , sergente . Capua. Zucchini Giovanni, cap. Capua. Tiscornia Giuseppe, id. Capua. Zanzi Giuseppe, id. * Capua.. Torracca Salvatore, id. * Capua. Zani Lorenzo, soldato . * Cajazzo.. Todino Vincenzo, id . Capua.
Tedesco Vincenzo, id. S. Angelo. Zambelli Cesare, id . Palermo. Tarlazzi Santo, id. Capua . W
Zanardi Giacinto, id. Palermo. Zanini Girolamo, id. Capua. Zaini Giuseppe, id. Volturno.
Zampieri Luigi, id. Volturno. Willim Giuseppe, serg. * Capua. Zanotti Luigi, id. Cajazzo. Wass Giov., sold. Capua.
Zini Carlo, id. Cajazzo. Zucchi Eugenio, id . Cajazzo. Zacco Francesco, id. Cajazzi ).
DOCUMENTO 103)( Stato Maggio re
Meridionale Esercito
Statis tica Sez.
Türr 15* Divisione
chirurgiche operazioni dominanti delle malattie genere ine, QUADRO 1860. novembre al1e 20 settembre dal Spedale dallo ed usciti entrati degli Mii Ospedal Agli Mala ttie in gene re
di Civili litari e Na Sicilia dele
chirurgiche Operazioni
dominanti Malattie
e
1860. 21 novembre Caserta, dei situazioni volontari congedamento dopo essendochè sui 1032 avvenute variazioni lei),l1 conosciamo Non settentrionale all'armata passarono malati·. 508
4
30
51 1598
Rimasti
Usciti
Annotazioni Entrati
Totale
Amputazioni
delle operazioni
198
Risecazioni di fratture
72
Risecazioni
Febbri periodiche
42
Disarticolazioni
Dissenterie
66
e reumatiche
Scabbie
174
Oftalmie
e continue
Febbri periodiche
Totale delle malattie
504 1598
20
1094
Mediche
Chirurgiche
DOCUMENTI
paletano
566 1032
4)
Maggiore Stato Capo Per di il PECORINI.
DOCUMENTI
509
( DOCUMENTO 104) Napoli, addi 22 novembre 1860 .
L'armata dei volontari comandata nell'Italia Meridionale dal
generale Garibaldi, ha bene meritato dalla patria e da Noi, mentre io col mio governo do opera ad ordinarla definitivamente
secondo le leggi ed i regolamenti dello Stato – determino : 1. Che quanto ai gradi dei signori ufficiali, una commissione di generali ed uffiziali superiori scelti nelle due armate mi farà le convenienti proposte sopra i relativi documenti. 2. Che agli ufficiali, sotto -ufficiali, caporali e soldati i quali siensi resi inabili al servizio militare per ferite riportate in guerra, sia applicata la legge sulle pensioni vigente negli an tichi nostri Stati .
3. Ai sotto ufficiali, caporali e soldati, i quali desiderano tor.
nare in seno delle loro famiglie, verrà rilasciato il congedo, e saranno dati i mezzi di trasporto per mare e per le ferrovie, ed inoltre a titolo di gratificazione per spese di viaggio avranno un trimestre di soldo.
Il congedo non esonererà chi abbia obblighi verso lo Stato o l'armata a termini delle leggi vigenti. 4. I volontari i quali vogliono rimanere sotto le armi devono prendere la ferma di due anni dalla data del presente. Essi
saranno organizzati conformemente agli altri Corpi dell'esercito. 5. Agli ufficiali che daranno le loro dimissioni, è accordata
una gratificazione per spese di viaggio ragguagliata a sei mesi di stipendio.
6. Agli ufficiali e militi della guardia nazionale mobilizzata che fanno parte dell' armata meridionale, è egualmento accor data una gratificazione ragguagliata ad un mese di stipendio. Firmato : VITTORIO EMANUELE.
(DOCUMENTO 105) S. M. il re persuaso che a molti riuscirebbe troppo tenue la gratificazione di tre mesi di stipendio, ha ordinato che ai sotto ufficiali e soldati che vogliono ripatriare siano corrisposti sei mesi di stipendio . Il Comandante in Capo l'Esercito Meridionale
Firmato : G. SIRTORI. Per copia conforme
Il Capitano di Stato Maggiore Firmato : PECORINI.
DOCUMENTI
510
(DOCUMENTO 106).
Stato Maggiore Sez. Trasporti Militari
Esercito Meridionale 154 Divisione Türr
Brigata Sacchi... >
14
1991
1960
26 1 1663
1288
1766
1374
767
714
1359
1246
121
114
40
40
7509
6762
Ambulanza. Totale ...
Palermo
Messina 235
1
1
1
12
257
85
1154
>
630
91
331
35
686
24
»
68
125
84
22
21
3
»
6
70
1
23
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1
120
673
>>
1439
d'artiglieria ....
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26
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26
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sbarcheranno
1
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Fra i congedati
ratisi
N
Stato Maggiore ...
Dichia
Pertire par
CORPO
Forza 20 a 1860 novembre
RIASSUNTO della bass a forza da congedarsi.
1
5
12
3251 1654 465
q
973
Caserta, 20 novembre 1860 Per il Capo di Stato Maggiore
Firmato : PECORINI.
LOCUMENTI
511
(DOCUMENTO 107) Corpo Volontari Italiani
1 ° Divisione
Stato Maggiore Sez. Statistica
QUADRO NUMERICO delle ricompense onorifiche largite alla 15a Divisione Türr nella campagna del 1860 . Dell'ordi Dell'ordine militare di Savoia
Medaglie Menzioni
ne dei
SS. Mauri di argento onorevoli zio e Laz TOTALE alvalore al valore zaro Commen datori
1
Uffiziali Cavalieri
militare
militare
148
451
Cavalieri
1
30
4
Mondovi, 1 marzo 1862. Per il Capo di Stato Maggiore
Firmato : PECORINI.
635
Allegato II
RIASSUNTO DELLE
TABELLE DI MARCIA CON
DESCRIZIONE GEOGRAFICA STATISTICA
E CARTA DELLE TAPPE
33
RIASSUNTO DELLE
I MILLE
4
Sul mare
7
Talamone (sbarco)
8
9
id. (imbarco sera) Sul mare - Fermata a S. Stefano -par
Sul mare .
11
Marsala (sbarco).
12
Marcia - fermata a
Giugno
Luglio S. Caterina .
Agosto
Settembre
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Contessa.
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Palermo .
Palermo .
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10
Agosto
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Girgenti.
id .
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.per Calabria s'imbarcarono tutti
6
delle formazione alla Passarono Brigate due
Quarto ( imbarco )
ove iardini Ga aormina T uindi esaro qMglione CL,de elito inguaglossa
id .
.,Cper andazzo RBronte colonne delle distaccavansi a dasti dove Pistoncino
3
Corleone .
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Palermo .
2
Luglio
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1
5
Giugno
Giugno
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Maggio
BRIGATA EBER
BRIGATA BIXIO
a C G .e .io ,a Stef SBiyona per ne
GIORNO
Eservito Meridionale 15a Divisione Türr
Campo di .
id.
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Leonforte.
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S. Filippo
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d'Argirò.
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In marcia - arrivo a Salemi .
id .
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Regalbuto .
id .
11
Salemi .
id .
id.
id .
Aderno .
id .
15
Salemi . marcia combattimento di Calatafimi.
id .
id .
id .
Catania .
id .
16
Licata .
Alcamo.
id .
Terranova
18
Partenico .
id .
19
Partenico - Pioppo .
id .
Imbarco .
20
Remme
id .
Melito .
21
id .
Reggio.
id .
24
Piana dei Greci .
id .
25
Ficuzza - Marineo - ore 10 sera Mi.
id .
26
Misilmeri - alture di Gibilrossa .
Piana dei
Combattimento entrata a Palermo.
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Messina .
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Misilmeri.
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Villafrate .
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Piana dei Greci .
23
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ricognizioni .
VS. ,Da Giovanni ailla passarono Reggio giorno a,qdove uindi un sostarono ofer .;eMPalmi -Rve ossano onteleone ,quindi giorno un .marono prosegui
id .
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Acireale qad ,. uindi fermata di giorni
Alture di
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passarono riposo di ore 24 dopo Terranova Da
22
Pioppo .
Cgirone tre atania di ;Pcon ,riposo alegonia giorno un con
id .
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Calatafimi.
17
-
id .
id .
id .
Acireale .
Faro .
id .
id .
Giarre.
Bagnara .
silmeri .
27
Paola .
Pace .
Greci .
28
id .
id .
Corleone .
29
id .
id .
id .
30
id.
id .
id .
31
id .
id .
Rocca Pa- Giardini e Gioia . lomba . Taormina .
Taormina .
Mileto .
Alia .
Messina .
Pizzo.
della& Vallelonga
id .
Curinga.
id .
Marcelli
id .
Catanzaro , far
cesta di
parle 15.a eva formare
la
18.a Divis.
nara .
Case rta, 20 novembre 1860.
id . Caserta
Stato Maggiore
TABELLE DI MARCIA
Sez. Operazioni Militari e Personale BRIGATA SACCHI
Luglio
Agosto
Settembre
BRIGATA SPANGARO
Luglio
Agosto
Settembre
BRIGATA PUPPI BRIG. MILANO Settembre
Agosto
Settembre
Sul mare .
Palmi- Mi
Partenza .
Faro sup. Rogliano.
Agosto
leto .
id .
Cosenza .
Sul mare .
Monteleone
id .
Tarsia .
Palermo.
Imbarco .
id .
Camerata .
Sapri.
Pizzo .
id .
Sapri-Viba
id
Casalinuovo .
Vibonote . Casalinuovo
nate .
id .
Castrovill . Morano . Campo tan .
id .
Lauria .
id .
Lagonegro.
id .
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Sala . Auletta .
Sala .
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Partenza .
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Salerno .
Salerno .
Bologna .
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Genova .
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gli Aranci .
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Genova . Sul mare.
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id .
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. formazione in Pucci Castel Villa Alla
id .
Caserta .
id .
Sul mare . Milazzo
id . id .
Faro .
Cagliari.
Palermo.
Palermo.
id .
Imbarco a
Dentecane .
Sul mare .
id .
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Palermo .
Caserta .
Sul mare .
id . id .
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Gesso,
Gesso.
Palmi. id .
id .
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Mileto
Monteleone
id .
Messina T.
Messina .
Pizzo .
di Faro.
Imbarco . Sul mare .
Tiriolo . id .
Faro di Soveria Messina . Mannelli .
di
Livorno .
Torre
Imbarco .
Faro . Scilla .
Livorno .
Bagnara
Tropea Monteleone. Pizzo. Paola .
Palmi .
Per il Capo dello Stato Maggiore PECORINI.
1
DESCRIZIONE GEOGRAFICA STATISTICA
Talamone.
Antica città etrusca posta sulla foce dell'Ombrone, oggi
distrutta, non presenta che un misero villaggio, presso il quale è fabbricato un castello, costruzione del 1500 ; la sua baja è sparsa di ruderi etruschi, ma nulla presenta di moderno , nè veruna risorsa vi troverebbe una spe dizione militare.
Marsala . Marsala, l'antica Lilibeo, città marittima sulla costa occi dentale della Sicilia , sta a 19 chilometri a Libeccio da Mazzara tra il
Capo Ford a Sud, e l'isola Cernadisi a Nord, presso la foce di un pic colo fiume al quale essa dà il nome . Ha circa 4 chilometri di circuito, ed un porto ampio circondato da isolette e da banchi di arena che lo ten gono in continua calma ; questo porto è uno dei migliori dell'isola , e la sua importanza data dal tempo di Cartagine. La sua popolazione è di
oltre 26,000 abitanti; le sue terre producono abbondanza di frumento , olii, mandorle, cinabro e stupendi vini che si commerciano in tutto il mondo col nome di vini di Marsala . Vi si allevano belle vacche dal pelo rosso ,
delle capre macchiate, ed eccellenti montoni. Questa città segna due ère celebri nella storia ; la partenza di Scipione dal suo porto alla guerra contro Cartagine, lo sbarco di Garibaldi coi mille alla liberazione del mezzogiorno d'Italia. Salemi.
Paese montuoso a 12 chilometri ad Est di Marsala, posto
alla china di un colle ; ha circa 12,000 abitanti, e nulla offre d'interes
sante. Giace sulla strada postale da Mazzara a Palermo: è capoluogo di Mandamento ; la guerra vi è difficile per le accidentalità del terreno. Calatafimi. Capoluogo di Mandamento, posto sotto il versante del Monte Barbaro al suo oriente, e il Monte Mendola all'occidente e set
tentrione, è attraversata in croce via dalle strade postali Trapani-Palermo,
DESCRIZIONE
518
Mazzara-Palermo, ed ha circa 9000 abitanti. Le compagne essendo mon tuose, non presentano abbondanti prodotti : ma la sua valle che si distende
a sud offre frumento , estesi vigneti, e civaje diverse. Alcamo.
Capoluogo di Circondario sulla strada Trapani-Palermo,
ha circa 18,000 abitanti ; siede sopra basse colline a circa 8 chilometri dal Golfo di Castellammare. Essa fu edificata dai Saraceni, dapprima sul
monte Bonifato nel 9, secolo, e poi riedificata in luogo più piano da Fe derico II Svevo nel 1330. Presenta sulle circostanti colline degli avanzi fra i quali il Castello di Calatubo. In oggi è città di molto commercio, produce ed esporta frumento, vini, canape, lino, frutta eccellenti.
mor oreschi,
Partinico.
È sulla postale Trapani-Palermo, a 32 chilometri da
questa città ed a 6 chilometri dal mare ; ha circa 15,000 abitanti. Il suo olo produce vini, olii, frutta, cotone, che esporta dalla vicina spiaggia corredata nel 1860 di una dogana di 3a classe, cioè di cabotaggio limi tata ai soli generi esenti da dazio. Parco.
Piccolo comune di 3000 abitanti, a 4 chilometri da Monreale
sulla ruotabile Palermo-Corleone. È in una bella posizione militare, ha un fertilissimo terreno che si distende sulla Piana di Palermo, e produce aranci, mandorle, pistacchi, sommacco e frutta squisite. Piana dei Greci.
Capoluogo di Mandamento a sud di Palermo, sulla
postale Palermo-Corleone ; ha circa 7500 abitanti, produce biade, vino, olio, frutta diverse. Essa fu edificata nel 12° secolo da colonie Albanesi, che fuggendo il giogo turco passarono in Sicilia. Le stesse colonie edifica rono Palazzo Adriano, Mezzogiojuso e Contessa, che come Piana dei Greci conservano l'idioma dell'antica patria. La sua posizione militare è ec cellente. Misilmeri.
Deriva da Miss -el-emir parola araba che significa Odio
dell'Emiro. 1) Capoluogo di Mandamento, che sull'altura domina la Piana di Palermo ad Oriente, a 18 chilometri da detta città, contiene circo 9500 abitanti, ed ha un suolo fertilissimo come tutte le terre circostanti a Palermo. Palermo.
Palermo sulla costa settentrionale dell'isola nel fondo del
Golfo del suo nome è capitale della Sicilia, e nel 1860 era sede del Luo gotenente del Re. Per antichità essa è delle più antiche dell'Isola, e la sua origine si attribuisce ai Fenici : il suo nome era Panormo, voce greca che significa Tutto Porto, ed era dalle acque divisa in tre parti, cioè Pa leapoli, Orcapoli e Traspapireto, dai Papiri che crescevano intorno ad un ?) Capitano del mandamento.
GEOGRAFICA STATISTICA
519
fiume che serpeggiava per quei luoghi. Fu occupata dai Cartaginesi, e nella prima guerra punica fu presa dai Romani, che la dichiararono cittil libera, e presso Oreto al sud della città il Console Metello batté Asdru bale con 20,000 Cartaginesi. Genserico Re dei Vandali la espugno, e la
fece città Regia, Belisario la riconquistò all'Impero Greco. Fu poi con quistata dagli Arabi che v'innalzarono magnifici edifizi, e v'introdussero il gelso e l'arte della seta ; quindi conquistata dai Normanni divenne sede dei Re di Sicilia, e sotto Federico Svevo che succede al dominio Nor
manno, essa era nel maggior fiore della prosperità e della civiltà di quei tempi, com'è stata sempre la terra incantata per la dolcezza del suo clima,
per la felicità dei suoi prodotti, per l'amenità dei suoi dintorni. Essa in oggi è divisa in quattro gran parti, da due magnifiche strade tagliate a croce nella piazza detta dei quattro Cantoni. Comprende 19 parrocchie, oltre 4 di R. Patronato ed una di rito greco. Conta 295 chiese, delle quali alcune magnifiche, ha 16 porte, ed è fortificata su varii punti, spe
cialmente sul mare dove esiste il forte principale detto Castellammare, che militarmente non ha veruna importanza, e non è valso mai a difen dere il padrone contro la città, nè la città contro il padrone. Il suo
circuito è circa 11 chilometri, la sua popolazione circa 190,000, è larga
mente provveduta di eccellenti acque, che passano per magnifici acque dotti costruiti dagli Arabi, e salgono fino ai culinini delle più alte case. Nel 1860 vi erano 38 conventi di frati, 25 monasteri di religiose e 19 re clusorii. Il suo mare abbonda di pesci, massime di tonni, molluschi e crostacei.
Il suo suolo è fertilissimo, produce i più belli aranci del mondo, frutta
stupende, olii, lino, mandorle, pistacchi, frumento, e se il mal governo, i pregiudizi, le cattive tradizioni, non avessero controbilanciate le sue de lizie naturali, Palermo sarebbe il paradiso terrestre. Due volte la città di Palermo è stata il rifugio dei Re di Napoli, scac ciati dal continente nel 1799 e nel 1806.
Corleone.
È posta nel cuore della provincia di Palermo, ha più di
12,000 abitanti, ed il suo suolo piuttosto montuoso, produce frumento, vino, sommacco .
Campofiorito. — Piccolo comune con poco più di 1,000 abitanti. Contessa .
- Altro comune di circa 3,500 abitanti.
Chiusa . - Capoluogo di mandamento con circa 6,500' abitanti. Villafranca . -- Piccolo comune con 2,500 abitanti. Santo Stefano. — Grosso comune con circa 6,000 abitanti. Cattolica . -Capoluogo di mandamento con circa 7,000 ahitanii.
520
DESCRIZIONE
Girgenti. – Girgenti l'antica Agraganto dei Greci e l'Agrigento de Romani, sorgeva presso il fiume Agragas, ora Girgenti. Fu fondata circa 600 anni avanti Cristo, sali al massimo splendore sotto il regno di Ge rone e quel che gli antichi lasciarono scritto di questa città tocca l'in
credibile. Contava secondo gli storici antichi fino a 80,000 abitanti, e la sua prosperità era in parte dovuta alla vicinanza di Cartagine, che le
forniva largo emporio di esportazione dei suoi prodotti. Gli abitanti resi molli dal lusso e dalla ricchezza decaddero, e passarono circa 400 anni avanti Cristo sotto il dominio di Cartagine.
Nella prima guerra Punica fu soggiogata dai Romani, e la città di venne cosi misera e spopolata, che i vincitori doverono mandar coloni per ripopolarla. Sotto i Saraceni fu sede di un Emiro, e la tennero circa 250 anni , fin chè non furono scacciati dai Normanni.
L'attuale Girgenti è fabbricata sul culmine del monte, ove era la cit tadella dell'antica città, il suo porto che dista circa 6 chilometri dal paese,
fu costruito sotto Carlo III, ed il suo caricatoio è il grande emporio del frumento di Sicilia. I principali prodotti agricoli sono grano in quantità, orzo, fave, mandorle, vino, sommacco, garrubbe, aranci ; fra i prodotti minerali primeggia lo zolfo che si esporta per tutto il mondo; la sua po polazione è circa 16,000 abitanti.
Licata. – È uno degli scali più importanti del commercio di Sicilia, mas -
sime degli zolfi; è una città che volge al suo grande sviluppo ; la sua po polazione è di circa 15,000 abitanti, nella più parte dati alla navigazione ed al commercio .
Terranova.– Capoluogo di circondario, ha una popolazione di circa 10,000 abitanti : produce ed esporta vino, soda, grano, legumi, olio, ed ha nei suoi dintorni delle solfatare e delle miniere di sal gemma.
Niscemi. — Ha circa 8,000 abitanti, è circondata da grandi pianure dove si producono grandi quantità di cereali, garrubbe, mandorle, vini e frutta eccellenti .
Caltagirone. — Caltagirone di origine asracena, è costruita su due col
line legate da un ponte ; essa é capoluogo di circondario, ha 22,000 abi tanti, e produce vini, granaglie, castagne, ed altri prodotti di cui abbonda la Sicilia.
Catania . -- Catania è una delle più belle città d'Italia, ha 9 chilometri
di circuito, ed è fra le più antiche città greco-sicule, la cui fondazione precedè di circa un secolo quella di Roma. Distrutta dal terribile terre moto del 1693 e dalle eruzioni dell'Etna, fu riedificata sulla pianura, a
piedi dello stesso Etna, in una posizione di prodigiosa amenità. Le sue
GEOGRAFICA STATISTICA
521
produzioni agricole sono stupende e di un'abbondanza smisurata : le im
mense pianure che si distendono sul suo territorio, sotto il nome di Piana di Catania , sono le più ubertose della Sicilia, specialmente per grani e cereali, di cui fa un' immensa esportazione. — E città immensamente ci vile ed emin entemente commerciale, benchè il suo porto non sia in pro porzione del suo grande commercio. La sua popolazione si approssima ai 60,000 abitanti. Bronte.
Capoluogo di mandamento posto sui colli al limite della
provincia di Messina, sullo stradale Catania , Aderno ; conta circa 10,000 abitanti .
Randazzo. – È posto sullo stesso stradale, proprio al limite della pro vincia di Messina ; ha circa 5,500 abitanti. Linguaglossa. Maletto.
E sullo stesso stradale, ha 4,000 abitanti.
Piccolo comune con 2,300 abitanti.
Cesarò. — Capoluogo di mandamento ai confini della provincia di Ca tania con 3,700 abitanti. Acireale. Città fabbricata sopra un enorme massa di lave basaltiche ; è capoluogo di circondario con circa 22,000 abitanti. Giarre.
Capoluogo di mandamento ; ha 15,000 abitanti compresi i
villaggi. Taormina. – Taormina coi suoi villaggi ha oltre 9,000 abitanti, e come
Catania, Acireale e Giarre, giace sull'estrema costa orientale della Sicilia. Essa fu il punto di sbarco dal generale Filangieri nel 1849, per la ridu zione di Messina all'obbedienza dei Borboni, i quali diedero
Filangieri
il titolo di Duca di Taormina, con un appannaggio di ducati 12,000 annui pari a L. 51,000.
Giardini. – È un villaggio di Taormina.
Messina. — È una delle città più importanti del Mediterraneo per il suo commercio ; ha una origine antichissima, circa 1000 anni avanti Cristo, sotto il nome di Zanele, che nel linguaggio dei fondatori suanava Falce, per la forma del suo porto. Prese nome di Messina dai Messeni i quali la liberarono dai Cumani. Fu poscia in mano dei Mamertini, quindi at
taccata dai Siracusani e Cartaginesi, contro i quali domandò soccorso ai Romani, il che fu cagione della prima Guerra Punica, ed essa divenne colonia romana .
522
DESCRIZIONE
Nei mezzi tempi ebbe anche molto a soffrire dalle invasioni saracene , ma la ubertosità del suo suolo, e la felice postura del suo porto, che in nanzi la scoverta del Capo di Buona Speranza l'avea resa una delle prin
cipali piazze del commercio di levante, la rialzarono dalle patite calamità ,
le quali non hanno quasi mai cessato di affliggerla, e principalmente la peste del 1743 che distrusse tre quarti della popolazione, e il terremoto
del 1783 che quasi totalmente la rovinò. Essa é sempre risorta splen didamente dai suoi mali per effetto del suo commercio favorito dal suo
magnifico porto ehe è uno dei principali del Mediterraneo, e che ha 6 chilometri di circuito . La città e difesa da una cittadella dif3 chilometri
di circuito, dal forte S. Salvatore all'entrata del porto, e da varii altri fortini, bastioni e batterie. Il suo territorio produce grani, cereali diversi, vini, olii, aranci eccel lenti, e la sua popolazione si accosta ai 100,000 abitanti. In oggi l'aper tura dell'istmo di Suez contribuisce potentemente allo sviluppo del suo commercio, e la rende una importante stazione dei bastimenti che traffi cano tra l'Europa occidentale, l'Indie ed il Giappone.
- È un piccolo comune sulla via Palermo-Girgenti, ha 2300
Villafrate.
abitanti.
Capoluogo di mandamento ha 9000 abitanti.
Prizzi .
Piccolo comune di circa 2000 abitanti.
Rocca Palumba. Alia.
Capoluogo di mandamento piuttosto in pianura , ha circa
45000 abitanti ; è un paese animato, ed il suo suolo è molto produttivo di cereali e vini.
Comune
Vallelunga.
4000 abitanti sulla postale Palermo-Castro
giovanni. Santa Caterina.
Capoluogo di mandamento posta tra due colli ;
conta 6000 abitanti, ha diverse fabbriche di bellissimi vasi di creta; esporta biade, vini, e detti vasi. Resuttana.
Comune di circa 3000 abitanti al confine della Pro
vincia di Caltanissetta con quella di Palermo, è posta sopra un'altura . Caltanissetta .
Antichissima città, che pretende essere surta dalle
rovine di Nisa. I Saraceni la chiamarono Calata -Nissa, che i Normanni
cainbiarono in Caltanissetta. È posta sul dorso di un monte quasi piano, e vi si respira aria salubre ; ha molte fabbriche, e nel 1860 avea molti conventi e monasteri. A circa 4 chilometri ad Est , ha un'immensa pia nura di oltre 12,000 metri quadrati, dove si scorge un vulcano che dalle
GEOGRAFICA STATISTICA
523
sue fenditure manda gas idrogeno carbonato e qualche volta acqua ed
arena . Il territorio dà grano, vino , olio , pistacchi, mandorle, castagne , ܙ
frutta, ed ha miniere di sale e di zolfo. Pietraperzia. mandamento .
-
Grosso comune di oltre 9000 abitanti, è capoluogo di
Ha 8000 abitanti.
Barrafranca .
Piazza. Capo circondario, ha 14,000 abitanti ; è una città opulenta , vantasi discendere dai Greci che dopo la battaglia di Platea vi si rifugia
rono. Una colonia lombarda vi si stabili coi normanni. Le sue campagne
sono ridenti, e pochi luoghi di Sicilia possono agguagliarla : una catena di dolci colline cingono quella dove siede Piazza. Castrogiovanni.
L'antica Enna situata su di un altipiano, è una
bella città ricca di sontuosi edifizi. Ha un castello sopra un'alta roccia, tenuto una volta inespugnabile. Il suo territorio è fertilissimo : eccellenti sono i suoi pascoli, ed esporta grani, legumi 5, olio e formaggi. Ha una
sorgente di acqua salsa come quella del mare , ed una miniera di sal gemma. Leonforte .
Capoluogo di mandamento con circa 11,000 abitanti.
S. Filippo Argirò. Adernò.
Paese di 7000 abitanti.
Capoluogo di mandamento con circa 11,500 abitanti.
Paternò. Grosso comune, capoluogo di mandamento con circa 13,000 abitanti; produce vini eccellenti ed abbondanti granaglie e cereali. Milazzo .
L'antica Mylos dei Calcidesi cosi rinomata per la fertilità
delle sue campagne, e bontà dei suoi pascoli, che gli antichi poeti fecero Apollo mandare a pascere in questi i suoi bovi. Nel suo vasto porto com batterono un giorno le flotte di Augusto e Sesto Pompeo. Nel 1860 era piazza d'armi ragguardevole , ed è munita di un castello forte che sporge a mare con una lingua di terra ed ha varii fortini. Produce vini eccellenti, frutta squisite, aranci e granaglie.
524
DESCRIZIONE
CONTINENTE
Melito.
Comune all'estremo mezzogiorno d'Italia presso il Capo
delle Armi; ha circa 2000 abitanti, produce aranci, sete, vini, frutta ecc . Lazzaro.
Ha una popolazione di 3509 abitanti ed è un villaggio del
comune di Passara che sta a 12 chilometri da Reggio. Reggio Calabria ).
Città antichissima, una delle più ragguardevoli
della magna Grecia, fa rimontare la sua origine dai Calcidesi. È sita alla estremità sud della penisola Bruzio, dal lato est dello stretto di Messina .
La sua storia antica si confonde nell'oscurità dei tempi pelasgici, e nelle vicende della magna Grecia . Essa fu segno all'odio del tiranno Dionig i di Siracusa, il quale la strinse d'assedio per 11 mesi, ma finalmente fu costretta ad arrendersi nel 387 avanti Cristo, dopo di avere sofferto tutti gli orrori della fame: i superstiti venduti schiavi, la città rasa al suolo . Le sue mura furono riedificate, ma il terremoto avanti Cristo le dirocco e rimasero dirute per circa 15 secoli. Rialzate nel 1460 ricaddero per altri terremoti.
Nel 1810 gl'inglesi la bombardarono. Ha un castello edificato nel 1678
da Carlo II aveva un porto che fu distrutto dagli sconvolgimenti dei ter: remoti.
Le sue strade sono bellissime e larghe, gli edifizi pubblici e privati sono di buon gusto, ed in varie case si vedono iscrizioni greche.
Ha circa 35,000 abitanti coi villaggi: un clima mitissimo, ed il suo territorio è seminato di agrumi, specialmente bergamotti, che sono quasi una specialità, viti, ulivi, gelsi ed ogni qualità di frutta . La industria vi è fiorente, ed ha varie fabbriche di filo e sete, di essenze ed acque odo rifere, di agro di limone per le tintorie. Copiosa è la sua pesca che som ministra molte varietà di crostacei.
Fra gl'incanti di Reggio, si nota la cosidetta Fata Morgana, cioè la riproduzione della citti di Messina tutta intera fra le sue acque, in certe stagioni, e che è l'effetto del riflesso dei raggi solari, in certi momenti di rotazione della terra.
Villasangiovanni. Amena città sullo stradale da Reggio a Palmi, ha oltre 4000 abitanti ed un territorio ubertoso di aranci, viti, e prin
cipalmente sete, di cui ha molte filature. È paese di grande attività in dustriale ee commerciale, ed è favorita dalla vicinanza del porto di Mes sina , che le sta dirimpetto nella parte più stretta del canale. Scilla.
Antichissima città che diede argomento alle favole dei poeti,
fu edificata da Anessilao, siede sopra uno scosceso scoglio in riva al
GEOGRAFICA STATISTICA
525
mare, ad un chilometro e mezzo dal Capo Peloro in Sicilia, che i poeti chiamarono Cariddi .
Molto è il suo commercio marittimo, attivissima la pesca del tonno e del pesce spada, animata la industria della seta, abbondanti ed ottimi i suoi vini.
Col terremoto del 1783 si subbissò quasi intera, ma tosto si rialzò dalle sue rovine. In oggi conta circa 7500 abitanti.
È situata sulla costa del golfo di Gioia, a pie della gio Bagnara. gaja degli Appennini, sta ad 8 chilometri N. E. da Scilla, e 13 Est da Capo Peloro in Sicilia ed ha una popolazione di 8500 abitanti; produce
ottimi vini e legname di costruzione per bottame, di cui fa il principal suo commercio.
Il suo terreno generalmente è sterile perchè nuda roccia appennina in
scoscesa, popolata di selve cedue. Capoluogo di circondario ; è una bella città sulle alture del
Palmi .
golfo di Gioia, fra immense foreste di ulivi che popolano la cosidetta
Piana di Gioia. Conta circa 10,000 abitanti, ed è rimarchevole per la ricchezza della produzione olearia, di cui Gioja è l'emporio. Diverse co spicue case di commercio vi sono stabilite per la negoziazione degli olii, che figurano come il primo prodotto commerciabile della Borsa di Napoli . Il suo territorio produce inoltre eccellenti vini, ed una grande quantità di aranci .
Gioja .
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Piazza di un immenso commercio di olii che prendono nome
da questo paese, e che si producono nel grande bacino tra il versante Ovest e Nord-Ovest degli Appennini, e il golfo di Gioja. Contiene una
serie immensa di stabilimenti olearii consistenti in grandi cisterne di de posito. Il suo scalo è anche emporio di grande commercio di aranci che si producono nello stesso bacino. Manca di un porto che gli sarebbe as solutamente necessario. L'aria è pessima, e nella stagione di estate ed autunno le febbri miasmatiche v'infieriscono. Conta oltre 1500 abitanti.
È posto sullo stradale consolare Palmi-Monteleone; luogo Rosarno. di aria cattiva, ha una popolazione di 3500 abitanti. Mileto .
Trovasi sulla postale Palmi-Monteleone, Capoluogo di Man
damento, e ben situato sopra una pendice appennina. Fu la città predi letta di Ruggiero Normanno, che vi dimorava volentieri, e v'introdusse l'arte della seta. Conta oltre 4000 abitanti. Produce olii, vini, seta e ce reali.
Monteleone. — L'antica Vibo Valentia , siede sopra un'altipiano ma gnifico sul mar Tirreno ; ha al suo piede l'antico porto di Vivona, oggi Bivona, che si sta ricostruendo col nome di S. Venere.
DESCRIZIONE
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È una posizione militare eccellente, perchè domina le valli dei golfi di Gioja e di S. Eufemia ; ha facili comunicazioni cogli Appennini ad Est, ed il mare a 6 chilometri ad Ovest. I Francesi nel tempo dei Napoleonidi la teneano come importante posizione militare, e la fecero quartier gene
rale delle truppe che operavano nel mezzogiorno della penisola . La sua popolazione è circa di 11,500 abitanti : i suoi prodotti sono olii, vini, sete, aranci, pascoli, granaglie.
Tropea. Città illustre per antica civilti, siede sul mare Tirreno, fu patria del Galluppi, e contiene una popolazione di circa 5500 abitanti.
Produce eccellenti vini, frutta, aranci, sete, castagne sulle alture, e fa abbondante pesca, di cui non si arricchisce per mancanza di facili comu nicazioni stradali.
Ha delle miniere di eccellente kaolino, feldspato, e arene diverse per porcellane e vetriere.
Pizzo. È posta sul mare, città di molto commercio , ricca di prodotti agricoli, fra i quali, olii, aranci, e frutta eccellenti, vini. Fa copiosa pesca di tonni che esporta conciati col sale ed anche fritti. La sua posizione
marittima è eccellente, la sua popolazione di oltre 8000 abitanti. Ricorda la fucilazione di Gioacchino Murat. Maida.
Bel paese in collina sulle pianure di S. Eufemia , dove nel 1806
si combattè una battaglia, fra le armate francesi ed inglesi. È ricca di ottimi ed abbondanti pascoli, ha delle numerose industrie armentizie, e
può fornire forti provviste ad un esercito. Produce abbondanti grani ed olii, nonchè sete, legnami di quercia e vini. Conta 4500 abitanti.
Capoluogo di circondario , posto in pianura alle falde del
Nicastro.
monte Riventino; è città ricca di prodotti olearii, degli stupendi vini di
S. Eufemia, S. Sidero e Sambiase, di vasti pascoli delle pianure di S.-Eu femia, e di numerosi armenti. La sua popolazione somma a 13,000 abitanti. Marcellinara . Tiriolo.
Piccolo comune con 1600 abitanti.
Paese antico posto sopra una vetta appennina che sta sopra
i due golfi di Squillace e di S. Eufemia nella parte più stretta della pe nisola , che Botta chiama strozzamento d'Italia. Essa è una buona posi zione militare, se non che manca attualmente di acqua sufficiente al ser vizio di un corpo d'esercito. La sua popolazione è di 3500 abitanti ; il suo
territorio produce olii, vini, castagne, gelsi, grano verso le bassure. Catanzaro. Città del 7° secolo, è capoluogo delle 3 Calabrie, posta sopra una collina a 12 chilometri dal mare Jonio. Il suo territorio pro -
duce grani, olii, vini, sete, castagne, legnami. Ha pascoli eccellenti, la sua
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GEOGRAFICA STATISTICA
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vicinanza colle immense pianure del Marchesato la mettono in grado di disporre di grande masse armentizie, e di larghi prodotti della pastorizia. Era una volta segnalata per le fabbriche di tessuti serici, le quali in oggi sono in decadenza. La sua popolazione è di 25,000 abitanti. Soveria Mannelli .
Paese posto sugli altipiani della catena appen
nina, ha circa 3000 abitanti. Produce eccellenti lini di cui fa commercio per le Calabrie, nonché grani, segala e castagni. S. Pietro Apostolo. Paese appennino, ha circa 2700 abitanti ; pro duce castagne, gelsi e pochi cereali. Rogliano.
Sullo stradale Catanzaro - Cosenza, sopra un altipiano, fra
la valle del Crati e del Sayuto ; ha 4800 abitanti, produce vini eccellenti, castagne, cercali, e comunica per breve cammino con la bassa Sila, dove esercita l'industria della pastorizia. Cosenza. Consentia degli antichi, fu la capitale della Brezia, celebre per la guerra che vi portò nel 429 avanti Cristo, Alessandro re d'Epiro, che vi fu ucciso e dilaniato, e poi sepolto dalla pietà di una donna. Fu poi sotto il dominio romano ; nel 900 assediata dai Saraceni, e nel 1004
ripresa dai Normanni.
Siede in pendio come un anfiteatro sulle falde dei monti che circondano
la valle del Crati, è capitale della Calabria Citra, ha una popolazione di circa 18,000 abitanti.
Essa sotto il Regno dei Borboni si segnalo per la rivoluzione del 1844 soffocata nel sangue, e che provocò lo sbarco dei fratelli Bandiera, che
caddero prigionieri, e tradotti in Cosenza vi furono fucilati. Il terreno é fertilissimo, produce grani, seta, vini, ghiande, castagne,
olio, ortaglie, e siccome si distende verso la Sila, ivi i maggiori proprie tari esercitano larghe industrie agricole ed armentizie, talchè la città è abbondantemente provvista di granaglie, latticini, salami, ed un corpo di esercito vi si può ben vettovagliare.
Paola. – Capoluogo di circondario, è posta in una amenissima situa zione sul Tirreno. Tutte le produzioni necessarie al mantenimento del l'uomo si raccolgono nel suo territorio. Produce ottimi vini ed olio ec cellente, seta abbondante e fichi che sono il suo maggior prodotto. Sulle
sue montagne si fanno grandi tagli di legname per bottami e per carbone, di cui si fa pure grande esportazione. E dominata da un antico castello , costruzione dei bassi tempi, fa pesca abbondante, ha una popolazione di
9000 abitanti, ed è celebre pel convento fondato da S. Francesco di Paola, i cui miracoli tanto grido fecero in Europa, e indussero Luigi XI a volerlo nella sua Corte per ridonargli la salute , che l'austero monaco gli negó .
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DESCRIZIONE
Tarsia. — Piccolo comune sulla postale Napoli-Reggio , ha 1800 abi tanti, e non offre risorse ad una truppa che vi si volesse fermare.
Spezzano Albanese. Colonia Albanese dove si parla ancora la lingua originale, e si veste l' abito nazionale ; ha 4,300 abitanti. Le donne vi sono bellissime, il territorio produce cereali, castagne e vini. Castrovillari. - Capoluogo di circondario a piè del monte Pollino, che è una diramazione appennina, seminata di pascoli stupendi dove si ma nifatturano latticini eccellenti. Siede a piedi degli Appennini in pianura che la circondano. È ricca di industrie armentizie, ghiande, castagne, vini e cereali. Conta più di 9000 abitanti. $
Grosso comune fra le gole dell'Appennino, dette di Cam potanese, è in una posizione ispida, e costituisce una tappa militare im Morano.
portante. Produce castagne, vini, ed ha una popolazione di oltre 800 abi tanti.
Rotonda. — È posta sullo stradale Reggio -Napoli, ha oltre 4,500 abi tanti, trovasi fra le gole appennine, ed il suo territorio dà produzioni montane non troppo abbondanti.
Castellaccio . — È un piccolo comune di 2500 abitanti. Lauria.
Grosso comune di oltre 10,000 abitanti, ricco per l'industria
del rame che vi esercita una classe numerosissima di operai i quali gi rano tutto il continente italian « , la Francia, la Spagna, il Portogallo, fino all'America per vendere arredi di rame per cucina, e tornano ricchi di
grossi guadagni. Son gente attiva, industriosa e di una malizia sopraffina.
Lagonegro. — Capoluogo di circondario, paese piuttosto povero, è scarso di prodotti , ha poco più di 4000 abitanti. Fortino. – È un rilievo postale.
Sala . – Capoluogo di circondario, ha 7000 abitanti ; la parte più ubertosa del suo territorio è il vallo di Diana, dove si producono abbondanti gra naglie, pascoli eccellenti, che animano una ricca pastorizia. Auletta. – Piccolo comune di circa 3000 abitanti . Eboli.
- Grosso comune di circa 9000 abitanti posto in pianura, ricco
di immensi pascoli e di granaglie; può vettovagliare in ogni momento un corpo di esercito . Nelle sue vicinanze si ammirano le antiche rovine di Pesto.
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Salerno. – Città antica, posta nel fondo del golfo suo omonimo, ric chissima di ogni maniera di prodotti agricoli ed armentizi, e di un vasto commercio, specialmente di paste che esercita in Europa e in America, fa pesca abbondante di eccellenti pesci, il suo territorio fra gli altri pro dotti, då pure il riso, e le sue frutta sono di una squisitezza sorpren
dente. Ha delle grandi fabbriche di tessuti di cotone. Furono alcuni mer canti di Salerno che fondarono un ospedale in Gerusalemme, che diede
origine all'ordine dei Spedalieri e degli Cavalieri di Malta ; ha circa 30,000 abitanti.
Sapri. — Piccolo comune di 1800 abitanti nel golfo di Policastro, presso l'antica Palinuro, celebrato da Virgilio ; è memorabile per lo sbarco della spedizione di Pisacane e Nicotera, l'uno morto combattendo,e fatto pri gioniero l'altro nel tempo del re Ferdinando II. Tale spedizione fallita produsse in seguito delle felici conseguenze pel riscatto d'Italia.
Napoli. — Capitale dell' ex-Regno delle Due Sicilie, è città troppo co nosciuta da non esservi bisogno d'illustrazione.
Caserta.. – Capoluogo delle provincia di Terra di Lavoro, ha 23,000 abitanti. Carlo III di Borbone la rese celebre per lo stupendo palazzo dell'architetto Vanvitelli, pei deliziosi giardini, pei boschetti magnifici, per le incantevoli cascate di acque portate dal monte Tabuerno. Capua. —-Cittài Osca, capitale dell'antica Campania, ha un nome im portante nella storia romana . E celebre per la ricchezza, le delizie, il lusso
e l'effeminatezza nelle quali si fiaccò e s' infemini la gagliardia dell'eser cito Annibale che andò a svernarvi nella seconda Guerra Punica dopo la vittoria di Cannes. Questa partigiana ospitalità al più fiero nemico di Roma fu fatale a Capua ; i Romani invasero il suo territorio, assediarono
la città, la presero per fame, la seminarono di morti, di patiboli e le tol sero la sua indipendenza. Nulladimeno fu sempre una città ricca ed im
portante, e scadde veramente, quando scadde la grandezza romana . I Vandali le arrecarono grandissimi danni : i Saraceni la ridussero in
cenere, e ne dispersero gli abitanti, ma questi dopo alcuni anni, raduna ronsi novellamente sulla loro antica terra, e vi si fortificarono, con che furono gettate le prime basi della fortezza di Capua , mentre sulle rovine dell'antica Capua surse la città denominata Santa Maria.
Nei mezzi tempi Capua divenne feudo di Duchi Longobardi, fino a quando passò sotto il dominio della Casa Sveva, e incorporata al Reame di Napoli.
I primi Aragonesi cominciarono le fortificazioni, che di mano in mano dai successivi Re di Napoli furono accresciute ed estese, per modo che al 34
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DESCRIZIONE GEOGRAFICA STATISTICA
tempo dell'invasione francese nel 1798 essa era una fortezza che pot? respingere ripetuti attacchi con grave perdita degli assalitori. Le campagne di Capua che rispondono all'antica Campania felice , sono
le più ubertose del Reame di Napoli la loro prosperità sembra inesauri bile, vi allignano meravigliosamente le più svariate colture, e sono sor
gente d'immense ricchezze. La popolazione di Capua in oggi si calcola per 13,000 abitanti.
L'autore è dolentissimo di non aver potuto rinvenire, mal grado le ricerche fatte, e quindi allegare alla presente Storia in uno cogli altri documenti, i rapporti di S. E. il generale Della Rocca e Menabrea sulla splendida partecipazione avuta dalle truppe dell'Esercito settentrionale nell'assedio e bombarda mento di Capua.
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ERRORI DA EMENDARSI
pag. 200 linea 27 leggasi : Ore 3 12 antimeridiane, e non pomeri diane .
I pag. 201 linea 27 leggasi: Alla testa di 246 uomini, e non di 46.
A pag. 282 linea 24 leggasi : Scopo con s minuscola, cioè obiettivo. A pag. 371 seconda linea leggasi: Tuköry Lodovico da Körös hadany
(Ungheria) e non Tuhors Luig i.
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