T 0 fil A
S
Dl^L
RGGNO BITALIA *
BiTisi ur
..
w
(fuimo uni. «I
*
*
«
DI
FABIO MUTIXELLI
^oj
.
*
W. €•’
tipi ii
eSm. CeedOal, *
-
\
4848.
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Digiiized by
•
^
LETTORI.
A’ '
—-rxOOOOx
Paolo figlinolo di ff ’arncfrido
e di
Teodolinda,
*
tialo iu Cividale del Friuli,
Aguileia,
monaco
diacono della chiesa di
Monle-Cusino,
di
e
'
famigliare
prima
di Desiderio ultimo re Longobardo, poi di Carlomagno, che secarlo condusse in Francia, è il
solo che dei
Iramandato
ci
Longobardi. Senza
diacono,
il
,
ubbia la storia del regno la fatica
pertanto del buon
quale {abbenchè poco ^esatto nell’ordine
cronologico e narratore di più cose, che or
dono favolose
)
.si
cre-
giunse a raccogliere molte impor-
tanti notizie,, che altrimente sarebbero perite, noi di quel regno,
il
quale durò dugenlosei anni, india '
adesso sapremmo.
Ugualmente
.
dell’altro
regno appellato Italico
nulla, forse, avrebbero potuto sapere stri ove
i
,
posteri no-
continuato avesse a mancare, come finora,
una particolare
storia di esso, e
maggiormente an-
aumentata avrebbesi Vignoa differenza del Longobardo,
zi col volger dei secoli
ranza in quanto
che,
*
% Digilized by
« •
41
deWItalico può dirsi sia stata
la esistenza
mamen-
tanea.
Per questo nói credemmo non inutile seguir fe-
^
seìupio di Paolo, giocanduci, nel togliere, ta,
U
vacuo, che sarebbe stalo
pur degno
una
vol-
di scusa
nei barbari e sciagurati tempi del diacono, in questi
non mai, gioikindoci
delle leggi, allora pubbli-
cate, della Storia delle cainpagoc c degli assedii de«grilalìaDi in
«
Spagna di Camillo Facani, dei Cenni 1796 al 1814 sulla milizia Ci-
slorìco-^slatbliei dal ,
salpina-ilaliana del barone Alessandro Zunoli, delle
biografie di molli illustri vissuti in quei giorni, e
finalmente, delle scritture di alcuni contemporanei. m
%
0 *
*
«
t
m »
•
Digitized by
t
lilBBO PRIMO.
f
!,
La ‘
condizione dell’
mollavo era li,
i
quali
avesse
trovavano alle di
Piemonte
il 1’
Gne, del secolo deci-
Italia alla
»
seguente. Cominciando da que’due Sta-
la
si
fosse privo tiva,
CAUSE,
E
erario
di
una
lei
estremiti, abbencliè
polizia
vigilante ed at-
esausto, per debili
e per dispen-
dio esorbitante, c odiosa a lutti fosse la superiorità dei nobili, dell’
ad ogni
modo paciGcamente
viveva all’ombra
sue leggi, avendo eserciti mollo grossi
antiche
questi però, sotto sembianza forte,
si
;
trovavano in de-
bolezza non poca, avvegnaché, se erano pieni di buoni soldati, biltà
erano governati da capitani più notabili per no-
ohe per esperienza di guerra. La repubblica
Venezia, la quale per gran
corso di secoli
si
di
era con-
servata salva fra guerre atroci, fra conquiste di popoli barbari, fra rivoluzioni orribili di genti, e sebben percos-
sa da nazioni potentissime, fosse uscita, sempre illesa in *
mezzo a tante tempeste senza aver avuto mai bisogno alterare gli ordini antichi, per quindi immobile e tranquilla tra 1^ acque contemplare il ^ succedersi delle
*
di
invasioni continentali, peri!,
il
il
nascere e
tramontar degl’ im-
il
rimutarsi delle stirpi dominatrici, tutto in soiut
.
•
.
.
'
* Digitized by
a
ma
prospetto
volubil
il
umani accadimenti;
degli
la
repubblica di Venezia non aveNTi allora eserciti, nè grossi,
nè deboli, nè piccoli. Diminuita
posato
essa interamente
avea
preservar salva
tersi
nei
cose
le
d’Italia,
reputando po-
armi,
le
pericoli
Turchesca
potenza
la
composte 4 quiete da lungo tempo
e
sola
colla
civile sa-
pienza e colla sola prudenza. Ammolliti perciò
mancando
mi,
buoni, e già
duta tutta
uomini
gli
per sostenere
forti
molle del vecchio
le
1’
elasticità loro, e
la
pressoché senza
puntello,
ordini
edificio politico per-
edificio stesso rimasto civile sapienza
la' sola
prudenza erano divenute, senza
sola
un perniciosissimo
Più saviamente equilibrato
governo
dell’ altra
forti
animi,
gli
d’oro, chiuso in Venezia e.ssi,
era
mica
la
si
attente
la
fortuna
menti, c
le
ad ogni
il
commercia
mondo
del
ivi
libro
modo Genova non
mostrava più ciò ch’era stata quando
sputato aveva
il
avuto più a-
a chi avesse
:
repub-
aperto in Genova ad
a’ plebei,
un possente stimola
natura che
la
vizio.
parli avean
blica di Genova, le sette, le fazioni, le
mantenuto
e
l’abilità della forza
e delle gagliarde risoluzioni, il
ani-
gli
gli
a
Venezia di-
imperocché dal
;
secolo decimoquinto, splendidissimo negli annali di Venezia, comincialo già
do
i
di lei
traffici.
avevano a dibassare
Quanto
poi
alle
a
grada a gra-
genovesi
opinioni
intorno alle ecclesiastiche discipline, molto sapevan esse di
cambiamento, essendo colà
insigni
in favore
i
libri
dei più
aderenti alle dottrine di Gomelio Giansenio,
Arnauld
cioè, di*Nicole, di
Dughet,
di
di
Gourlin e di Ques-
nel,’e molto largamente suH’autorilà del papa pensandosi.
Era
deva per
allor
papa Pio sesto, e
lui •rifiorita Pagricollura,
strazione delle finanze, prosciugale
lo stato
romano ve-
migliorata ramminile
paludi
*ecresciula la sontuosità del Valicano con
Pontine,
un singolare
Digilized by
%
«
7
Museo, le
e
maggiormenle adornala
l’
Roma,
antica
qua-
la
giustamente cresciuta in bellezza ed in isplendore, se
non poteva più comandare
mandava
colle
armi
debolmente^ co-
e
molto evidentemente in
colla fede, perciocché
quell’età appariva nei popoli la inclinazione alla miscre-
denza, nondimeno comandava ancora, e potentemente colle
pompe.^
Occupato
trono di Napoli da Ferdinando quarto,
il
poco instrulto di ciò che imporla
alla vita civile
ed
al *
governo dei popoli, offeriva quello stalo più busi degli ni,
Soggetto per
altri.
godevano
i
ritoriali
,
baro-
regia au-
freno della
il
a’
ed a-
nobili privilegii innumerabili ed
un buon governo,
di pedaggi
e di
balzelli
;
quali di il
inter-
diritti
clero
,
che parir
un immenso potere, ne abusava sovendanno di un popolo semplice ed incollo le
mente godeva temente
maggior parte
la
conoscevano appena coloro
torità;
compatibili con
vizii
a
di
;
abbandonate
finanze, stabilite senza regole fisse, erano
modi
all’arbitrio;
^er
legittimi,
gaggi, la seduzione, la scelta dai condannati
i
levar soldati
0 dai prigionieri,
comando
la
presa
si
dei
dei baroni, quindi
i
usavano
vagabondi,
antiche leggi Langobarde,
nè dismesse essendo
le
i
eletti al
Normanne ed Arragonesi, le Spagnuole e le Au-
Angioine,
opposte 0 contradditorie, lasciavan esse
una immensità minata una
lite
di sutterfugii, :
mi-
alla giustizia
nè mai veniva quindi
ter-
desiderio ardentissimo universalmente
sorgeva di veder lo stato a miglior forma.
Parma
più
vivendo ancora
striache, incoerente mescolanza di disposizioni e di re
il-
l’arbitrario
pessimi erano
nobile uffizio dei cittadini; finalmente, le
tutti
Il
ducato di
era ben lontano di presentare l’aspetto della pro-
sperità, e tà dotta
sebben Parma e gentile, e
si
.erudisse, e si mostrasse cit-
più perfetti ordini
si
stabilissero
»
Digitized by
•
•
,
8 nella Oniversilà degli studii, e creata fosse fica librerìa,
una magni-
ed aperta un’ accademia di belle
mo-
arti,
lesta jiientedimeno riusciva ai popoli la instiluzione del
tribunale della inquisizione, ed insopportabile l’eccessi-
vo rigore che
usava per far osservare certe pratiche
si
di esteriore disciplina ecclesiastica le
:
il
prìncipe poi dava
udienze in sagrestia, cantava in coro coi
bava
altari,
gli
sonava
le
campane
frati,
e ordinava
addobSanti
i.
nei calendario dell'anno. Ultimo rampollo della illustre
casa di Este,
il
duca Ercole Rinaldo
cipe degno dei suoi maggiori ; pure
relavano di lui
si i
mostrava prìn-
ìdodenesi
que-
si
per una cosi grande strettezza
nello
spendere cbe sapea di miseria, volendo però alcuni che '
'
ciò
awenise per solo
essendo
il
effetto di previdenza,
tempo dicendo scorgere non lontana t
siccome che,
duca grande osservatore, andava da molto la dissoluzione del
proprio stato. Introdotte finalmente nella Lombardia, governata per l’Àustria dal conte di Firmian, alcune riforme, avean queste destato, più che altrove, nei
bardi la brama di nuovi e più adatti miglioramenti
rò nessun esercizio di armi avevano sa
i
Lombardi,
utili
Lom;
pe-
di gui-
che quando Francesco secondo cercò milletrecento
reclute, lo stato esibiva piuttosto centomila zecchini per
esserne dispensalo. Intanto
i
siderati miglioramenti sotto
il
Toscani ottenevano
de-
i
pacifico e dolce governo
di quel prìncipe, tutto vólto a gratificare alla umanità,
che fu
il
granduca Leopoldo.
Trascorsa alquanto chi e tapini erano re, molti e ricchi
nuova tre
la religione nella disciplina,
po-
gli utili
operai della vigna del Signo-
gli oziosi,
frequenti le feste religiose di
istituzione da scandalezzare le
con quelle diminuito vedevano
il
anime devote, mendecoro e
il
concor-
so alle più gravi e più necessarie solennità della Chiesa.
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SpariU frallanlo efficace milizia
i
Gesuiti, e privata cosi Roma*della più
che avesse, andavasi meditando
di ridur-
re la Chiesa di Cristo alla semplicità antica, di allarga-
scemar quella
re l’autorità dei vescovi e dei parochi, di
del pontefice
bo dei
;
e
si eliceva,
esser favola Pelagiana
fanciulli, trovato scolastico
il
il
lim- >
tesoro delle indul-
genze, chimerica invenzione l’averlo voluto applicare ai defunti, dover essere in chiesa,
un
secondo
1’
antico
rito,
solo altare, doversi recitare ed esporre la liturgia in
lingua volgare. Eran queste le dottrine di Cornelio Giansenio, le quali presso
popolo facilmente ottenevano ac-
il
coglienza, perciocché
quelli,
che
le
professavano e
le
andavano diffondendo, facevan mostra
di
una maraviglio-
sa austerità e semplicità di costumi,
e,
ciò che presso
il
buon popolo più
un sommo
valeva, di
disinteresse.
Condannale da Pio papa sesto siccome erronee e
sci-
smatiche quelle proposizioni, insorgeva d’altra parte una voce, ed era voce di prete spretato, per far sapere, che la
predicata da Cristo tende ad ac-
religione quale fu
crescere
la
somma
dei piaceri sociali, perchè insinua la
fraterna affezione e la reciproca tolleranza, perchè proscrive l’orgoglio ed ogni specie di odio, perchè tien vi-
va l’idea di una stessa origine, di
un medesimo
fine; così
*di
una
non essere
stessa natura e la religione pre-
dicata dagl’inquisitori e dai loro seguaci, perchè intenta
ad accrescere
sollecita di
di
al
i
servi poi
me
la
alle
sociali,
le opinioni altrui, i
perchè
perchè impo-
proprii figliuoli, ai sudditi
autorità legittime,
lor giuramenti.
una
dei dolori
persecuzione contro coloro non
padre di accusare
non obbedire
violare
somma
ad ammettere
inclinati
neva
la
muovere
ai
sovrani di
Aggiungeva quella voce, es-
religione di molti settarii, la quale sicco-
articolo fondstmentale di
fede vantava
il
disprezzo
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9
mondezza, condannava l’uso delle ca-
di ogni osleriore
micie, volea che lunga ed incolla
si
lasciasse la barba,
quasi che in cielo entrar non potesse chi preceduto non
non
fosse da stomachevole puzza, e
, lo dalla lesta sino alle piante. Alla
si
mostrasse bisun-
voce dello spretato
sopraslava una più tremenda, e diceva:
credere in
il
Dio non aver nociuto a nessun popolo mai
nulla
;
to-
gliere quella credenza alle persone di robusto animo, riu-
scire di conforto e di puntello alle fiacche.
essere la cristiana religione per se al libero vivere, la
le
Nientedimeno
medesima sfavorevo-
cattolica poi riuscire quasi
incom-
patibile col viver libero.
In
l’
mezzo ad
inclinazioni ed a
massime
tal sor-
di
erano in quel tempo, per inesplicabile circolo del-
te,
umano
intelletto, e
per accidentale vivere simultaneo
d’uomini ingegnosissimi, rinate
Luce
le
dell’ età loro e dell’avvenire,
lettere e le
scienze.
avean già vissuto a
Napoli negli anni primi del secolo stesso Pietro Giannone, stòrico civile, che si mostrò tro l’autorità della Chiesa;
sempre acerbissimo con-
Giovan Vincenzo Gravina, ce-
lebre autore dell’ Origine del diritto civile, balista Vico, miracolo di sapienza, ed
ma
nello stesso
avuto di
tempo
uno
e
Giovam-
dei più grandi
-dei più arcani filosofi
che abbia
vivevano o da poco erano spenti, Raimondo
l’Italia;
Sangro, principe di Sansevero, strategico, epistolografo
ed antiquario, Francesco Maria Spinelli, principe di Scalea,
chiaro filosofo e settario
ardentissimo
di
Cartesio;
Giuseppe Aurelio de Gennaro, giureconsulto, Ferdinando Galliàni ed Antonio Genovesi,
timo però più ingegno, per raziocinare. rio
il
Ed
dell’ altro
ambedue
economisti, l’ul-
preclarissimo per
il
suo fecondo inventare e per usciti alla luce
i
suo vivido il
Saggi Politici
sottile
di
Pagano, preziosa reliquia della grave mente di
Malui,
Digitized by
.
n Scienza della legislazione del pubblicista Gaetana
e la
Filangieri’, s’ intesero
finalmente per essi
te
dei
ragioni
soggetti e del principe, laonde le generose dottrine po-
nevano tre
i
già,
rnassime
fra
i
legisti, radici saldissime.
Men-
Napoletani ingegni per migliorare lo stato avanza-
vano nelle buone opere, Pietro Verri c conte,
il
quale però considerava
obbligo di esser migliore, e
la
di Milano,
nobile
corbe
la nobiltà
un
magistratura più dovere
che onore, Pietro Verri incessantemente,
Medita-
colle
zioni sull’ economia politica, col Dialogo sulle monete, colle Riflessioni sulle leggi circolanti, specialmente nel
commendo
dei grani? colle Considerazioni sul lusso, e
con altre dotte scritture, osteggiava
i
pregiudizii del suo
medesimo tempo che Cesare Beccaria col suo Trattato dei delitti e deUe pene, nel quale si trovano
paese, nel
esposti con molla filosolia diritto criminale,
da
lui
principii
i
fondamentali del
orrende piaghe sanava, riconoscendosi
un immenso bene fatto nella parte più cruda e umana legislazione. Quindi per Verri dein Lombardia un forte impulso verso gli
terribile dell’ .
stalo
anche
skidii
relativi
all’arte sociale, e la
Europa domandando
ai
parte più
pensatori cognizioni
dai falli e confacenti ai bisogni della
era stabilito che
Melchione
r impulso anzidetto. Dotalo
colta
di
avvalorate
cresciuta
civiltà,
Gioia, di Piacenza, sentisse di
una
forza prepotente, se-
greta e trionfatrice degli appetiti e delle volgari delizie, fattosi cittadino di
Milano, cominciava
allora
a consa-
crare tutte le fatiche sue alle esigenze del tempo; pérciò
r economia,
la statistica e le
convivenza richiamarono tutta
cando
la via dei
fatti,
l’
personali maniere della
attenzione di
linguaggio scientifico, pensava, senza ciale, di
ridurla
lui, e cal-
e spogliando la filosofia dell’irto
popolare,
e
alla
renderla superfi-
comune
intelligcnzsu
Digìtized by
i due Fabbroni. Giovanni Vasempre ad operare a benefizio umanità e dogli studii, possessore
Risplendeva Firenze per lentino Mattia, intento della patria sua, della
di più idiomi, e facondo, laonde
ma-
suoi discorsi a
i
raviglia rispondevano alla vivacità, alla moltiplicità, alla
chiarezza e alla pieghevolezza delle sue idee, compilava
r Epitome della Legislazione
filosofica
Toscana
della
;
Angelo, grande veneratore del Sarpi, ed atnmiratore di
un
che avea insegnato cose che allora
filosofo,
ravano 0
disprezzavano, saliva
si
in
sterità dei costumi,
raccomandata
maggiormente
bliche, e
considerala venne dai
allora
ira,
sebbene inutilmente
zo,
il
a Venezia
momento,
il
le
che
nè più
al
sole,
repub-
Veneziani
siccome
e grandissima, fecero ogni sfor,
affinchè
anatematizzato e di-
Se non che, giunto
in cui posale,
siccome vedemmo,
armi, più volentieri correasi all’ombra,
interamente
i
corpi alla fatica e al dolore indu-
ravansi, laonde le mollizic la
grandemente
aveano
irritato
fame delle ricchezze, inlendeano alcuni poveri
uomini, specialmente d’ Italia,
sua
l’au-
fatta alla licenziosa lor vita, di
libro del Fabbroni.
strutto fosse
alle
igno-
la
Ma
divulgata dal' Fabbroni,
gentiluomini
una censura gravissima guisa che accesi d’
Focione
«la
s’
nome per
versione dei Dialoghi di Focione del Mably.
nei
gentil-
borghi e nelle piccole
terre
meglio nelle ollramarine provincie, cui regge-
vano siccome podestà o capitani, intendevano ad acquistar r oro con ogni sorte d’ infami ed ingiusti mezzi, al fin di supplire alle gravi
spese portate dai loro
vizii
e
dal lusso. Sozza parimente di quelle vergogne la stessa
Venezia,*ove li
se
si
avesse fatto sonar oro agli orecchi di quel-
che sedevano nei magistrali, ed ove donala
gemma
riffa,
o vesta
lacerato
il
alla
si
ave^
concubina, era diminuita la
processo, prosciolto
il
reo
;
ta-
infamie abbo-
Digitized by
15 minevoli
pena
ma
noie anche adesso,
,
di soppiatto usate, più
senza verecondia commesse.
per timore di giusta
abbominevoli allora perchè
Non osando però alcuno
inalzar pubblicamente querela
contro
di
concussionarii,
i
certamente Francesco Mengolli, nel suo libro sul Com-
mercio dei Romani dalla prima guerra Punica a Costantino, intese di porgerla ingegnosamente coperta. Di-
ceva quindi Mengolli,
solili
di considerare le provincie
accumulare ricchezze molto incerto se
in
essere
i
governatopi romani
siccome un
tempo
di
fertile
pace
campo
essendo
,
di
poi
provincie stesse abbiano sofferto più
le
dal furor delle legioni, che
avevano conquistate
le
dall’ avarizia dei pretori e dei proconsoli
navano, perciocché
la
guerra aveva un
che
line,
ma
,
o
gover-
le
la
pace
‘
era per le provincie una guerra senza fine. Ricordava indi
come
Cesare, partito da
Roma
Spagna ulteriore con un debito
per
di
governo della
il
dugentocinquanta mi-
conseguenza della prodigalità e del
lioni dì sesterzii,
bertinaggio di che
fatto
li-
aveva professione in gioventù,
predata, succiata e spremuta la provincia, uscisse, al di lui ritorno, di debito,
ed immense largizioni facesse
popolo affine di comperare
.il
Consolato;
ricordava
ruberie e le espilazioni di Verro nella Sicilia, di di Lucullo, di
Cassio nell’Asia
Macedonia,
Pompeo, ;
nell’
i
di
al
-
le
Siila,
Marcantonio, di Bruto e di
ladronecci del proconsole Pisone nella
Àcaia e in tutta
la
Grecia
;
quelli di
Ap-
pio Claudio, che nelle isole dell’Arcipelago e dell’Egeo rapiva ciò che sfuggito era alla cupidità dei suoi
decessori
;
le estorsioni di Sallustio nella
pre-
Numidia, nella
qual ricca provincia entralo egli povero, usciva ricco dalla provincia povera, riè inaspriti
avevano di
conchiudendo che tante ribaldesi fatto
modo
tutti
i
popoli da
detestare la barbara dominazione dei Romani, e da con-
Digitized by
14
come
siderarli
maniera che appe-
allrellanli tiranni; di
na giunto in Asia Mitridate, que’ popoli,
mavanlo loro
una de-
terminata ora ben centocinquantamila Romani, trovavano nelle diverse parti
dell’ Asia,
chia-
quali
i
dio, loro liberatore, uccisero ad
che
si
anticipando cosi
quegli uomini, stanchi di patire e giunti alla disperazione, gli orrori dei Vespri Siciliani e del san Bartolomeo.
Continuando Mengotti, nella lussuria della scaduta Ve-
Roma, dicea che
nezia, a parlare di
decadenza divenuta era una
di lei
moltitudine innumerabile ciurmadori,
di
bi,
di
eziandio
città
mendichi,
cosmete, di psecadi, di
bertoni,
a
Roma
era succeduto
1’
di
moderazione,
il
ozio alla fatica,
mente
la
alla
di
il
Artificiosamente rovi-
che
a maraviglia calzavano
fatti,
que’ giorni, porgeva di
che giusto ed onesto;
novembre
anno nel quale
bile,
cui, oltre
a’
un
e dalla regia
e belle lettere di Parigi
dell’
sud-
go-
Aca’
dì
anno millesettecento ottanta-
novatori di Francia cominciarono
i
ad agitarsi, giudicalo degno di premio gotti, in
così
conoscere perfetta-
vera lor condizione, e di risentirsi di
quattordici
alla
pudicizia.
un agevole mezzo
tutt’ altro
laonde
sonno
alla
cademia delle inscrizioni
sei,
il
mo-
avvenimenti
veneziani
finalmente
fasto alla semplicità, la licenza alla
stando Mengotti questi
verno
di
bnf-
dissipamento
destia, la libidine
cogli
di
eunuchi, di
tutta
prostituzione;
vigilanza, la gozzoviglia alla frugalità,
diti
mimi,
adulatori,
vestiplici, di
cinedi, di ruffiani, e
di
sozza e meretricia turba della
la
la
parassiti, di uuguentarii, di bagnaiuoli, di cuo-
foni, di
chi, di
nella
oziosi, di fur-
di
aslrologi, di saltatori, di
di
musici, di sonatori, di gladiatori, di •
Roma
mostruosa por
un merito
il
libro del Men-;
incontrastabile,
inestima-
abbondantemente ascondevasi un veleno non discaro
ai delti
novatori, fu
il
libro (dedicalo a tre amplissimi
Digitized by
*
'
.
•
15
.
«
senatori e stampato col pentiesso dei Riformatori dello
Studio di Padova, che attestav•^^no non esservi cosa
cuna contro e
principi) fu
i
maggiormente
,
libro pii!
il
avidamente
Conlempofaneàmcnte
diffuso.
al-
letto,
chiaro
al
Autore del Commercio dei Romani, Gaspare Gozzi, emuglorioso di Luciano c di Orazios
la tor
non
lasciava, pres-
soché ad alzala visiera, nel suo Osservatore, nella sua Gazzetta Veneta e nei suoi Sermoni, di censurare ama-
ramente
le
basse abitudini,
l’
ignoranza, la boria,
‘
la fa-
misura piacendo
tuilà e la lussuria dei Veneziani, fuor
quelle opere di^ lui e perchè scritte con uno stile pur-
gato e, nervoso, e perchè
il
vizio,
specialmente dei gran-
ferocemente Veniva sferzalo più col salso ridicolo
di,
di
quello siasi con sanguinolente invettive. Alcuni anni addietro Zaccaria Sceriman, prete di
acutissimo
avea già corsa, però in diverso modo,
pubblicando
il
suo
la
romanzo
filosofico
ingegno,
medesima
inlilolalo
i
via,
Viag-
gi di Enrico W'anton ai regni delle scimie e dei cinocefali. Superiore a Gozzi nel al
gagliardo fare Dantesco,
nella satira, solilo
abbondante
forte,
quindi
e
Giuseppe Parini,
di pensieri pretti e
ad usare una pura lingua, e come
i
inclinalo
suoi pensieri
parimente sublime, esercitava a Milano uguale
officio del
Gozzi, ed armalo di terribile flagello fulminava
costumi affine
di
ridurli
ad una
Di questa guisa insinuandosi nali’ alla islru;^ione,
ed inspirando
la filosofia i
alle
agir sforzi, e il
l'
molli
nei libri desti-
versi dei poeti,
della
moveva
nobiltà
feroci pratiche della intolleranza, e gli sforzi
seguire l’
i
robustezza.
virile
costante guerra alle orgogliose pretese
primo
il
sublimi, e
e
uniti
applicazione costante di molli uomini a
medesimo oggetto vivamente procedevano
fra
ignoranza, abbenchè essa, a certi periodi, lenta'ssè di
estinguere
la
fiaccola del genio,
che
l’
abbaglia e
la
of-
I
Digitized by
16
*
fende.
Ma
rar voleva
•
-
.
-
.
.
innamo-
chi meglio, di tulli per le scntlute gl’ Italiani
di • forti *e liberi sentimenti era Vit-
^li. Errabondo per tutta Europa, da
torio Alfieri di
passare dàlia sontuosità dell’ Escoriale e dai lavacri dell’Alcazar a trastullarsi fra le selve 'del Settentrione i
ghiacci della Botnia, dettava egli in que’ di della
libri
e*d
famosi
Tirannide, del Principe e delle Lettere, di-
cendo non esser gl’
i
lui eccitalo
ad
offendere
colla
penna
^
imperii da incalzante povertà, o da quella vana aura
di ambizione, in
che hanno pace solamente
gli
stolli,
bensì dalle angosce e dai travagli del libero di lui spi-
che non poteano aver mai tregua nè pace qualora
rilo,
vergalo non avesse assai aspre carte ad eccidio dei ranni: compiva
no sacerdozio
poi
esso
appo
strisciar sulla terra, e
uomini quello
gli
colle sue tragedie.
Sdegnando
sprezzando
le
li-
^
.
sira-
Alfieri
.
di
idee comuni, aspi-
rò ad afferrarne la cima, ed a sovrastare alla turba vol-
gare; avvalorato anzi dall’estro inquieto e dall’ indomito
animo, maravigliosamente sostener, seppe l’aspetto
della sublimità, avvivando
quanto creava, ed inspirando
forza e novità ad ogni sentimento.
E
per queste prero-
gative, e per la copia dei tiranni e degli usurpatori
ehe
nelle tragedie di lui indifferenti e tranquilli
ealpestano
quanto v’ha di più caro e di sacro
uomini, e
per lo spargere colle
furie
gli
il
tra
gli
disprezzo nelle reggie, e per l’agitar
scellerati,
e
per esprimere con atroci
sensi ed infocale parole furibondi affetti, le tragedie del
Sofocle italiano, nelle quali egli pressoché sempre sdegnò
introdurre l’amore, solamente innestalo alcuna volta,
ma
eziandio con riserbo e severità, le tragedie del Sofocle italiano esercitavano allora za,
una morale
e politica influen-
eccitandp nelle ardènti anime e negli spirili esaltati
quella effervescenza che precede ed annunzia l’incendio.
Digitized by
jr
'
« •
I
Conchiudeudo
•
pacchi e malatUenle governati
:
vavano in generate
i
varii stati ,d’ Italia,'
era la fede, contaminato
K arroganza dei trine; laonde non
le
il
ma
face,
sufficiente ad accender
pubblico costume, insoffribi-
abbondante
nobili,
si tro-
poca ò svisata
povera
di subito
la novità delle dot-
favilla
e»a più che
immensa
la
catasta di
tante e così gravi miserie.
In quel mezzo anche la nazione francese riconosce-
va è voleva
la
riforma di molti abusi inveterati, riforma
che, intrapresa più con empito di quello siasi con senno, gittata l’aveva nella sanguinata arena delle
fazioni.
.
Crollato l’edifizio monarchico, venne 11 governo dell’As-
semblea nazionale, poi quello della Convenzione', surse la tirannide di Robespierre; decollato il
in cui
passò
potere a cinque appellati Direttorio. Allora, cessate le
atrocità, la
lui,
da cui per tempo non corto era stata
Francia, ebbe
ma
grate,
il
di lei
governo sembianze
alla
intelligenza dei popoli, e tanto meglio
che
la
stessa,
attristata
meno
in-
perchè più adatte
più da’ principi abbòrrite
temute quanto
nazione francese, non trovando più riposo in sè
minacciava di uscir da’ proprii confini e di
al-
lagare con rovina universale l’Europa. Or la nazione medesima accoppiar volendo alle armi le lusinghevoli pro-
messe e sì
disordinate opinioni, spediva in Italia agenti
le
pubblici che segreti a promulgare la libertà e a
strare ai sudditi iuti di
detti
era,
il
modo
mo-
promettendo loro
di unirsi,
a-
consiglio, di danaro e di potenza. Conosciuto dai
agenti che
il
vizio
siccome vedemmo,
principale la
degli
mollezza
che ne deriva, non omettevano
di
e
l’
stati
Italiani
indebolimento
svelarlo
ai
cittadini
specialmente della classe mezzana, agli avvocati cioè, agli artisti
e ai commercianti cui la lettura dei
libri Italiani
recenti
e di oltramonte rendeva più disposti ad ac-
Digilized by
9
tg
‘
.
.
•
T
cogliere le novelle dottrine, e che per professioni
impazientemente
più
indole delle lor
di 'qualsivoglia
sopportavano un giogo; non era poi svelato nobili,
nè
ai
preti,
chezze, oppor potevano una resistenza
infima^del
stentamento, vivendo
due ultime
;
falliti,
classi,
volentieri si
non per desiderio' di da
si
ogni
modo
e
classe
.alla
univano libertà
il
possedere,
i
il
in
alla
suo so-
un deplo-
tristi
di'que-
nobili, indebitati
mezzana
alla
ma
classe,
però
per quello solo di pre-
venuto
e,
essa
alquanti
particolarmente
ambizione, avvisandosi che
e di
mandare lire
non
immersa
d’ altronde
Ad
rabile abbrutimento.
0
altro
vizio, ai
popolo perchè, servilmente sommessa
aristocrazia, ripeteva in gran parte da
ste
il
avvegnaché possessori di grandine-
dolce
fosse
il
tempo
il
co-
propizio, sa-
dai bassi gradi ai sublimi. La catasta orrendamente
accese.
Al calore ardentissimo
di
quelle
fiamme
si
desta-
rono, finalmente, molti principi di Europa dal loro sonno,
ma
tanto forti
non furono da contenere
francesi, che, già superate le Alpi,
gli eserciti
scendevano ad occu-
pare, malgrado gli ostacoli della natura e delle armi, le
pianure d’Italia; ad ogni
abbenchè vittorioso
in
modo
al
governo
di Francia,
Piemonte, mancava un condottie-
ro capace di mente, invitto di animo, c di audacia pari alle difficoltà
che
si
prevedevano. Correndo quindi l’anno
millesettecentonovanlasei mandavasi alla grande impresa
un giovane, che
di
poco avea scorsi venticinque anni,
ch’era nato in un’isola del Mediterraneo, che appartene'va a
modesto casato,
nel parteggiare
armi durante
la
ma
che aveva
acquistata
della città di Parigi, e nelle sue
espugnazione
di
no, 'sin allora pressoché sconosciuto,
poleone Buonaparte. Giunto egli
fama prime
Tolone: questo capita-
al
si
chiamava Na-
campo,
si
compose
Digilized by
19
non dimesticandosi con nissuno, parprimo fra gli uguali, bensì il superiore
tosto a dignità, e
ve non più
il
laonde
fra gl’inferiori,
i
nodi dell’esercito, fiorito già di
ben cinquantamila combattenti, maggiormente sero, furono fetto
venne
i
si
ristriit-
soldati più pazienti all’obbedire, e più per-
stabilito
Le
concerto.
il
battaglie di Monte-
notte, di Millesimo, di Mondovì, di Lodi, di Castiglione, di
Roveredo, di Arcole, di Rivoli e del Tagliamento
gnalarono con ripetute vittorie
abbondanti giorni
i
di
coraggio e
forti di volontà,
che da prima avean mosso dileggio verso facili
maraviglia e di paura,
e
Venezia,
la
onde in pochi
sensi in
il
giovane Buo-
altri
più veri di
tempo, non esclusa
in breve
quale stando in mare inaccessibile
si
credeva
Francia, e reputava potersi in quei pe-
ai battaglioni di
preservar salva còlla sola civile sapienza, occupata
veniva dai repubblicani francesi da lia.
ma
vecchi capitani delle case di Austria e di Savoia,
naparte, mutarono quc’
ricoli
se-
armi dei Francesi, po-
le
veri si di arnese e penuriosi di vesti e di vettovaglie,
Appoggiale dalla
vittoria
le
un capo
all’altro l’Ita-
loro dottrine, meglio, e
presto pullularono in terreno già disposto a riceverne
semi, ed ovunque e facilmente ri.
Agitate le
ruppero allora
abbenchè
essi
Uguccioni, raresi, ai
si
i
propagarono co’vincito-
genti tutte d’ Italia dal bisogno di libertà, i
legami, che le univano
veramente non fossero
gli Scaligeri,
nè
i
ai loro
sovrani,
stati gli Eccelini, gli
Visconti, nè
che tante e tante lacrime avean
i
Pepoli, nè
i
Car-
fatto già versare
miserabili loro sudditi. Sursero quindi (e Reggio del
ducato
di
Modena
fu
la città
prima che inalberò
lo sten«-
dardo della indipendenza), sotto il vario norhe di repubbliche Lombarda, Cispadana, Transpadana, Bolognese,
Modenese, Romana, Ligure e Partenopea, degli
stati effi-
meri e senza consistenza, essendo poi stato, quantunque
Digilized by
20 energico e fatale per ruberie ed espilazioni di famose ricchezze, breve il delirio a Venezia, avvegnaché la sucittà, con quasi tutto il di lei territorio, passava poco appresso, per trattato fermato il diciassette ottobre a Campo-Formio, villagmillesettecentonovantasette del
perba
In gio poco da Udine discosto, in dominio deU’Austria. quel subitane arrovesciamento d’ idee, di principati, di di leggi, amatori caldissimi di libertà si
ordini e
strarono
a
I
dimo-
Milano, Luigi Piantanida, Domenico Pino,
Melchiorre Gioia,,
il
giureconsulto Negri, Francesco Salfi
Calabrese, l’avvocato Francesco Reina, il conte Giuseppe Gerani, il medico Pietro Moscati, V abate Giuseppe Parini, stodi,
il il
pittore
Andrea Appiani, l’economista Pietro Cu-
profondo legista Bellerio,
giureconsulto e
il
fi-
il prete lologo Fedele Sopransi, l’avvocato Sommariva, Michele Daverio e Francesco Visconti ; a Venezia i pa-
trizii
vanni
Tommaso Gaspare Condulmer, Widman ed Alvise Mocenigo,
Nicolò Cornare, Gioi
segretarii dell’ an-
Senato Rocco San fermo e Francesco Alberti, il meche non mandico Melacini, l’avvocato Pietro Maniago, vita di mostrarsi blancò poscia per tutta la lunga sua ossequiosissimo del potere, 1 altro avvocato Tom-
tico
ditore
Vincenzo Dandolo, il prete Anmercatante di droghe Pier Tómmaso Armano, il daziere Andrea SpaZorzi, il botanico Antonio napoletano Massa, il greco Giorgio Ricchi ; a Bre-
maso
Gailini, lo speziale
tonio Collalto,
da,
il
il
scia,
Giuseppe e Teodoro Lecchi,
tonio Sabatti, Luigi Scevola
Butturini
vanni
;
uom
il
di
conte Fenaroli, Anlettere,
a Verona, Alessandro Carlotti
;
a
il
grecista
Modena, Gio-
Benincasa, Achille Paradisi, il conte Bartolomeo giureconsulto Giuseppe Luosi, il poeta Lui-
Fontanelli,
il
gi Cerretli; a
Novara, Luigi Bossi;
nibaie Locatelli,
il
a
Bergamo, Luca An-
conte Pietro Caleppio,
il
poeta e
ma-
Digitized by
21 lematico Mascheroni, l’idraulico Tadini; finalmente nelle pontificie'
legazioni
il
vecchio marchese Francesco Al-
bergati Capacelli, Ferdinando Marescalchi, Giovambatista
Guastavillani
francescano Nani da Loiano,
il
,
Francesco Gianni, tonio Aldini,
il
il
il
poeta
pubblico diritto An-
professore di
conte Caprara, Giuseppe Compagnoni,
il
giureconsulto Gambari e l’avvocato Giovanni Greppi.
Ma
nel
molo primo
di quella effervescenza
cadde in
balia dello scherno dei novatori quanto fino a quel
mento era
il
chie costumanze, aboliti
culto, sfregiale e derise le i
titoli,
vec-
perciocché essi desta-
vano idee
di vizii, di viltà e di corruzione di ogni spe-
cie, nella
guisa stessa che
aveva
le stesse
furono i -
mo-
stato oggetto della pubblica venerazione, e per?
ciò sfregialo e deriso fu
le
idee al
il
tempo
nome
palazzi de’ ricchi, arsi
i
i
;
svegliato
contaminate
di pietà, guastati
de’ poveri, ripetendosi fatto,
di sangue, di cui gl’ Italiani
ciarsi le
Romano
monti
ca.solari
cosi quanto in Francia era stalo
mento
di
dei Langobardi
più sante cose, rubati
meno
lo spargi-
non osarono
insudi-'
mani. In quella durissima condizione di vera
rannide, non mai di libertà, onde
0 attediati cedono da per loro
abbandonano
il
limone
ai
più
i
tristi,
ti-
cittadini più virtuosi,
stessi, il
o cacciati per forza
popolo instupidilo
contemplava tante nefande opere senza indagarne
le
cau-
se e senza prendervi parte, perdendo però ogni autorità, anzi divenendo
uomini
si
odiose
appresso
Francesi che
Italiani,
di i
lui
le
parole degli
quali predicavano la
libertà e si vantavano di darla, perciocché nel
medesimo
tempo
e da quegli stessi uomini era il povero popolo gravemente offeso nelle sostanze, nelle persone e fatto segno di una continua violenza. Per i quali scelleratis-
uomo
simi
fatti,
fieri
andava sdegnosissimo contro coloro che
quell© stesso liberissimo
di Vittorio Alsì
grande-
'gBLlQTEcT^ Digilized by
22
mente abusavano della libertà: « Ed io sono profonda• mente addoloralo» diceva «perché vedo continuamente » la »
sacra e sublime causa della libertà in tal
dila,
cd
filosofi;
»
modo
tra-
scambiala e posta in discredito da questi semi-
sono stomacato dal vedere ogni giorno
io
mezzi lumi, tanti mezzi
»
tanti
»
d’ intero se
»
zione,
»
mai condurre
»
mente, dal vedere
»
e insolenza
»
di libertà. »
non
d’
la
Or per una specie
buon
a
la
esito
ed
;
imperizia di
io
ma
sono
una napuò
nulla
atterrilo, final-
prepotenza militare, e
la licenza
avvocatesca posate stupidamente per basi
questi disordinali moli di atonia, si senti
erano dichiarate libere, si
è dato
si il
ben presto
venuta
bisogno di associarsi
il
qualche forza; laonde
fine di acquistar
cui da prima
somma
nulla in
delitti, e
ogni parte
che di tutto può chiacchierare,
le
che
città,
afsi
unirono sotto un solo governo
nome
di
Comitati riuniti, poi,
cosi ordinando Buonaparte, di Repubblica Cisalpina, la
cui sede era stabilita a Milano. Nientedimeno questo go-
verno, anziché essere giustamente schietto italiano e reggersi di sua btilia,
non solamente era
sì)ggelto airauto-
rità di alcuni direttori eletti dallo stesso
non mancarono
di attirarsi
il
Buonaparte, che
pubblico odio,
ma
ezian-
dio a quella degli ambasciatori della repubblica francese, incaricali di stargli
gia dei generali,
porre e parlar da eserciti,
i
no quello
sopra cogli occhi
die per
diritto
padroni, e
al
lesi, airalteri-
reputavano potergli impassaggio
continuo di
quali siccome paese di conquista consideravadella Repubblica Cisalpina;
era perciò mollo
infelice la di lei condizione.
Peggiorarono a doppio le tanta servitù gli
affaticavansi
di
sorti degl’italiani,
chiamarsi
Austriaci, soggiogando Buonaparte
l’
liberi,
che in
quando
Egitto e renden-
Digitized by
^5
,
<1d1o intanto abile d’insperata civiltà, ci collegati a’ l’Italia
quando
Austria-
gli
Russi facevano così terribile sforzo contro
da giugnere,
venlotto di aprile del millesette-
il
centonovantanove, a Milano
gloriosi-
per
che compiva quelle
toria di Cassano,
gnano, e tanto faceva crescere in
la
di
splendida
Verona e
Italia stessa
il
vit-
Ma-
di
nome
imperiale. Marescalchi, Sopranri, Verlemali-Franchi, Direttori della repubblica, partivano, scortati d’alcuna squa-
dra di cavalleria, per
volta
alla
Torino, riparando
di
poscia a Ciamberi, e con loro partivano quasi' tutti quelli,
che, 0 fossero nei gradi, o no, avevano maggioiroen-
governo repubblicano, rimise
le partecipato del lidi
alcuni per avere sdegnato
cocchi dorali
Grave
i
c squal-
ladronecci, ricchi ed in
altri.
gli
dolorosissima riuscendo
a
Francia
per-
la
dila delle tanto predilette regioni dell’ infelice Italia, sor-
geva tosto colà dall’ Egitto,
pensiero
il
di-
far
tornare
Buonaparte
siccome quello, che solo rinverdir poteva
perduta gloria. Salpava egli pertanto dagli egiziani
la
lidi,
cupidamente avviandosi alle sue nuove e straordinarie sorti. Mutala prima in più fermo governo la repubblica francese, e divenuto Buonaparte
stesso,
col
nome che
primo Consolo, un vero dittatore ond’ ebbe un reggimento dispotico e soldatesco, scendeva con eletto esercito e poderose artiglierie nuovamen-
si
diò
di
principio
te in Italia
per
le
due san Bernardo tragittar
con
Goltardo,
dei
Monte Cenisio, operando
nel
quattro valli del san e
del
tanti armali
per quelle rupi, dove solamen-
te si
vedevano ghiaccio e
sotto
a’
cielo, e le
nuvole addensarsi
piedi dei riguardanti, veri prodigii di previdenza,
Tramontava il sole del giorno dell’ anno mille ottocento, e in quell’istante Buonaparte nei campi di Marengo, per una
di costanza e di senno.
decimoquarto
di
giugno
Digitized by
24 maravigliosa battaglia, riconquislava d’Italia, e coglieva
i
di Austria, divenuto sventurato veterano di
diceva spesso nel suo dolore
ra,
maggior parte
che Melas, generalis-
le carezze della fortuna; di guisa
simo
la
benefizii lutti della vittoria, e tutte
per noi,
ma
mo
destino
del
— La
guer-
battaglia era vinta
quegli (accennando di Buonaparte) è Tuo-
—
Di
fallo
mezzo del conflitto di Marengo rala, può dirsi che abbia vinto
in fortuna quasi dispe-
Mario, detto con terribile voce
al
dito per ucciderlo,
—
zione si
—
cader fece
guisa
nella
che
stessa
soldato Cimbro spe-
son Mario lerror della tua na-
io
spada di
la
.
trovandosi Buonaparte a
risovvenne dei tanti mali
mano
recali
al
che
soldato,
Cimbri da quel
ai
furibondo capitano. Entralo e ricevuto Buonaparte a Milano qual trionfatore, insti tuiva tosto in
luogo del Direttorio Cisalpino
un Comitato provvisorio di governo, chiamando a comporlo un Sommariva, un Ruga e un Visconti. Ma il contegno di Buonaparte, allora primo Consolo, era ben
dif-
non accarezzava
gli
allontanava
da
ferente dall' antico, avvegnaché più
amatori ardenti di rivoluzioni, anzi
gli
chiamando invece a se coloro, eh’ erano in voce di arislocrali, purché fossero di una moderala natura e di buona fama; del resto, quantunque quel procedere pase,
resse più civile, e le
nuovamente antico, e
il
la
Non potendo mento mantenersi quasi
sembianze più oneste, cominciò
Repubblica Cisalpina
prendere e
il
a patire del
male
dilapidare fu lo stesso.
pertanto quella condizione a lungo, e trovandosi
la
di
reggi-
repubblica
come nave abbandonala senza bussola a tutti i un governo più sta-
venti, apparve la necessità di dare bile, e si trovò di
compilare una costituzione,
la
quale
sapesse di quella dì Francia, e delle antiche costituzioni
Digitized by
25 Immaginaronsi quindi tre Collegii Elettorali^ permanenti ed a vita, i quali, quando la morte di alcun membro lasciato -vi avesse un vacuo, dovessero per
Italiane.
loro
medesimi completarsi. Compor dovevasi
il
primo
degli anzidelti Collegii di grandi e ricchi possidenti
numero
di trecento;
tanti in
numero
uomini
dotti,
mero
di
dugento;
di lettere
di dugento
:
in
secondo dei più notabili merca-^
il
il
terzo
dei
più distinti
ed ecclesiastici, parimente in nu-
dovean poi
tutti
e tre i Collegii trar-
una Commissione di ventun membro, appellata Commissione di Censura, di cui fos^ uf-
re dal proprio seno
nomina
fizio la
di tutte le magistrature dello stato.
Suc-
cessivamente questa autorità creaMce nominar doveva col titolo di Consulta di stato t|lKSenato, di otto bri, incaricato di
soprantendere
liberare in casi straordinarii, di
gni sospetta Costituzione
sopra blica
:
i
e il
paese che
trattati e di
uno
il
dalla
avesse meritato, di risolvere
nominare
stranieri.
Consiglio di stato, col
le leggi
1’
de-
l’arresto di o-
escludere
il
Presidente della repub-
dei senatori esser doveva di diritto ministro
degli affari
composto
orbare
persona, di
pericolosa
mem-
alla Costituzione, di
di dieci
Oltre titolo
a
ciò di
esser
vi
doveva un
Consiglio Legislativo.
membri, cui appartenesse l’esame del-
proposte dal presidente, e di sostenerle presso
Corpo Legislativo; questo Corpo, formato di settan-
tacinque cittadini, scrutar doveva le leggi stesse, assoggettate al voto di lui, per quindici oratori.
Importando
moltissimo di dare agl’ Italiani con notabile solennità la nuova Costituzione, pensava Buonaparte di adunare in una gran dieta buon numero di essi Italiani a Liene, siccome città, che per esser posta tra Milano e Parigi,
meglio
di qualsivoglia altra mostravasi all’
uopo
adatta,
perciocché troppo disagevole sarebbe stato per gl’Ila-
Di'iitized
ty C'ioglt
S6 recarsi a Parigi, troppo diffìcile in quel tempo per Buonaparte di recarsi a Milano. Per siffatto modo partita la distanza, si formavano tosto nella repub-
Ijani di
deputazioni di
blica delle
ecclesiastici,
grandi pro-
di
grandi trafficanti, di dotti e di uomini ad-
prictarii e di
detti alle Università, ai tribunali e
guardia nazio-
alla
Sommando
nale, da spedirsi a Lione.
gli
eletti
a
quat-
trocentocinquantadue, lasciavano nel dicembre del milleottocentuno
1’
Italia
,
formicolando
perciò
del Milanese^ della Svizzera e del Jura
queUtempo
e in quella stagione, più
per nevi e per sentanti
il
(singoiar cosa in
che altrove colà rappre-
geli austerissima) di viaggiatori
popolo Italiano. La novità del viaggio,
portanza dello scopo di esso, fatto
strade
le
-lungo
cammino
il
la
l’
im-
lautezza del trattamento
e nella città di Lione
de-
alle
putazioni, la magnificenza delle suppellettili e degli ad-
dobbi delle
che
sale, in
la delle aule delle
si
adunavano, da uguagliar quel-
vecchie sessioni reali di Francia, allora da
vista dell’esercito tornato
che
Egitto,
per molti Negri, per arabi destrieri e per varie
la
di sè,
fogge
turchesche, faceva inusitata e bellissima apparenza, quella
maggiormente splendida, per
ricchezza delle assi-
la
se di molti giovani Lionesi uniti in lieri
affìn di
onorare
ce e carezzevole di
l’ambizione e
il
lui,
drappelli
primo Consolo, posero
l’entusiasmo
al
c
colmo
il
degl’italiani.
di
cava-
parlar- dol-
maraviglia,
la
Destramente
profittandone Buonaparte, che già tutto avea preveduto, traspirar fece la
brama
di esser lui stesso
il
presidente
della repubblica, per affidarne la vice-presidenza a Melzi
di Eril, milanese,
ma
di nobile famiglia originaria di
Spagna. Ricevuto con gioia
il
voto
del
primo Consolo
e tramutato sull’istante in progetto di decreto,
era
il
giorno appresso, venticinque gennaio del milleottocento-
Digitized by
27 due, presentato
assemblea degl’italiani,
all’
cettavano con acclamazioni
il
i
ac-
quali
progetto stesso, e
imme-
diatamente proclamavano Napoleone Buonaparle a presidente della repubblica. Soddisfattissimo solo di
quella
deliberazione,
giorno all’aula delle
recavasi
generali
il
primo Consusseguente
nel
degl’italiani,
sessioni
e
cirCpndato di splendido corteo di uomini di Francia, po-
sopra un eminente seggio, diceva, in
stosi a sedere
liano
semplicemente
ma
chiaramente, di accettare
feritagli presidenza, e di
esser
pronto
a
la
ita-
con-
cooperare
al
-migliore e più prospero governo della repubblica. Suc-
cessivamente a
passò alla lettura della
si
nomi
quella dei
dei cittadini
Costituzrone
e
che dovevano porla in
esercizio, laonde quella tanto solenne ed importante ses-
sione fu veramente la
quale da quel
il
principio della nuova repubblica,
momento
pubblica Italiana. Formalo nese, dal
Comasco,
in poi il
dal Novarese,
Bresciano, dal Cremonese,
doveva appellarsi Re-
di lei territorio dal Mila-
dal
Bergamasco, dal
dal Reggiano, dal Modenese,
dal Mantovano, dalla parte del Veronese, eh’ è a diritta
dell’Adige,
dal Polesine, dal
Ferrarese,
dal
Bolognese
e da quel di Faenza, di Ravenna, di Rimini, di Cesena
e di Forlì,
il
nuovo governo costituzionale intraprende-
va, a' dì ventìcinque febbraio dell’
due, le sue funzioni.
Ma
anno milleotlocenlo-
per giugnere
al
grado
una
di
vera interna prosperità e di una esteriore considerazione, '
zi,
uopo
perciocché ingenuamente e pubblicamente
fessava, vi
fu aguzzare le menti, e raddoppiarne gli sfor-
che
la
.già si
con-
nazione non era ancora nazione, che non
aveva governo e bisognava crearlo, che non vi aveva
amministrazione ordinala e bisognava ordinarla
(i)
Proclama a5 febbraio i8oa anno
(1).
.
I.
Digitized by
GoogU
28
Ad ne
si
ogni modo, abbenchè
ordini statuiti in Lio-
gli
veramente manchi, insufficienti e
qualificassero
non conducevoli
a cosa,
che
fosse duratura e
buona,
la
repubblica Italiana fu governata pel corso di quasi quat-
con molta moderazione e saviezza, senza tem-
tro anni
peste e senza scosse, di guisa che molti
pensando che fosse venuto
il
tempo
quella spezie di reggimento che
si
una opinione anticipata
e
servi di
andavano sognando una perpetua in
mezzo
alla
moderazione e
gere, che pessimo
compagno
si
di
un dolce
era facile scorera
libertà
delirio,
Se non che
felicità.
alla saviezza
di
rallegravano
veder in opera
di
avevano concetto, e
il
•
terribile
apparato delle armi di Francia, pessimo quello dell’autorità militare fatta il
padrona di ogni cosa, e in modo che
Presidente dovea spesso interporsi affine di conciliar-
la colla civile;
che
i
cittadini si
mostravano o perfet-
tamente indifferenti o grandemente erano
esaltati;
che pochi
moderali, e molto imbarazzali nell’esercizio dei
i
loro doveri, posti siccome erano fra nobili ancor devoti agli antichi governi, fra repubblicani ardenti e fra
mas-
se di popolo unicamente sensibili al peso delle gravezze; che, finalmente, sotto te
instituzioni
democratiche apparenze
andavano insensibilmente a
le
da-
stabilire
la
potenza di un solo, mentre Buonaparle, presidente della repubblica, avea le
l’
iniziativa di tutte le leggi e di tulle
diplomatiche negoziazioni, era esclusivamente incari-
calo del potere esecutivo, nominava
il
vicepresidente,
ministri, gli agenti civili e diplomatici, cito,
di
i
generali, era in
monarchia, di re e
temente
i
i
capi dell’ eser-
somma, senza esprimere i nomi il potere di un solo for-
di trono,
costituito, di guisa
che
gl’illusi
repubblicani
si
trovarono senz’accorgersi ricaduti sotto un novello giogo assai più duro dell’antico.
Ecco
il
sogno, da cui vengono
Digiti'Hd by
GoogU
29 ottenebrati gl’ intelletti di
pongono fiducia
coloro, che
nel concionar clamoroso degli stranieri, intenti soltanto,
oltreché per la forza, per le blandizie, allo sperpero delle
innocenti nazioni; ed ecco le conseguenze di una
gione vilipesa da’ suoi seguaci o svisata
reli-
per forestiere
dottrine, le conseguenze della scostumatezza e della de-
bolezza degli stati, dell’idiotismo, dei privilegii e dell’ar-
roganza dei nobili; perciò fede, forza, unione, giustizia, uguaglianza
buone opere,
civile, carità,
sfideranno
stati
arme
le
magnanimi
e
e le arti dei lor più
fieri
gli
ne-
mici, e rimarranno inconcussi, e saran salvi.
Nel secondo giorno di dicembre dell’anno milleotcentoquattro
chiesa di Nostra
la
Donna
a Parigi, quell’an-
tica regina delle cattedrali di Francia, la
quale ricevuto
omaggi dei
re e dei prin-
aveva per secoli
il
tributo degli
che recati
cipi francesi
vi si fossero
ad invocare
il
divino
aiuto, 0 a render grazie per averne provati gli effetti, la
chiesa di Nostra gnifici
Donna
a Parigi risplendeva tutta di
to d’oro,
che
dall’ eccelse vòlte di
sino
lei
al
pavimento
scendevano. AU’apparire nella basilica di Pio papa
mo,
il
vigii,
quale, recato
affili
si
di
punto
Roma
fra
una nazione mo-
ribelle all’ autorità del cielo e
della terra, cinquecento musici salutavano con
ne cantico
il
un
solen-
successor di san Pietro, e sessanta vescovi
della chiesa di
F rancia andavano
Poco appresso
cristianità
setti-
rendere alla religione nuovi ser-
era dalla sua
stratasi sino a quel
piedi.
ma-
panni di velluto, sparsi di api lavorate a trapun-
1’
a
tempio
mondo; Napoleone Buonaparte, polo imperatore dei Francesi,
vi
prostrarsi a’ di
lui
primo pontefice della
arrivo del
giugneva nel
il
già si
primo capitano del proclamato dal
po-
recava per esserne
solennemente consegrato e incoronato dalle mani dello stesso pontefice. Quindi
una repubblica,
la
quale avuto
Digitized by
30 aveva dodici anni di
monarchia le, sul
cedeva allora
vita,
concorso della nazione
ammissione ristabilite.
il
luogo ad una
militare, fondala però sulla uguaglianza cìvh
di
alla legge, e sulla libera
ciaschedun cittadino
Or tramutala
alle sociali
grandezze
Repubblica Francese in Mo-
la
narchia, la Repubblica Italiana, la quale potea- dirsi
ma
a lungo in quella sua condizione, guir doveva
il
desiino della propria
antivedere, che
cile era
l’
uomo,
solo a vita in Francia fatto ce.si,
non avrebbe lardalo
;
oltreché fa-
era imperatore dei Fran-
si
cangiar
di
necessariamente se-
madre
quale da primo con-
il
il
titolo di presidente
muta-
della Repubblica Italiana nell’ altro di re d’Italia,
zione tanto più agevole
veduto, era e
il
conosceva
e conosceva
quanto che, siccome abbiamo
potere fortemente costituito nel presidente, egli
paese e
il
come
umori che
gli
vi
correvano,
in molti operasse la peste dell’ambi-
come uno
zione, e soprallutlo
me
fi-
non potea certamente rimanere più
gliuola della prima,
stato disordinato, siccó-
quello eh’ è temporaneo di natura, lascia di per sé
stesso appicco a
gnoria forestiera.
cambiamento da signoria nativa La solennità della incoronazione
a e
si-
le
allegrezze latte in quella circostanza aveano offerto oc-
casione
di riunire- a Parigi
pubblica Italiana, e sciatosi re,
i
il
vice-presidente della Re-
principali di que’ cittadini
intendere Buonaparte da
essi
che
il
:
or
la-
chiamassero
que’repubblicani non frapposero indugio ad assecon-
dare
il
desiderio, o ad obbedire al
comando
del
nuovo
monarca.
Venuto quindi dell’anno
il
giorno
decimosetlimo di
milleollocenlocinqne,
Repubblica Italiana Melzi d’Eril, di Stato Marescalchi, bili,
vice-presidente
il i
marzo della
inembri della Consulta
Caprara, Paradisi, Fenaroli, Costa-
Luosi e Guicciardi;
i
membri
del Consiglio Legis-
Digitized by
*
Lambertenghi, Carlolli e Dabrowski; quelli del
lalivo,
Cprpo Legislativo Rangonc e Caleppio;
i
del
deputati
Collegio Elettorale dei possidenti, Lillà, Fè, Alessandri del Collegio dei dotti, Salimbeni ed Appiani
commercianti. Busti e Giulini,
gio dei
deputati per ghi,
si
i
;
del Colle-
finalmente,
i
Corpi costituiti Negri, Sopransi e Valdri-
recavano con grande apparato
Stando
leric.
e,
;
il
al
palazzo delle Tui-
nuovo imperadore sul trono circondato
dai ministri, dai più cospicui cortigiani e dai consiglieri di stalo, faceasi Melzi h
pronunziare
la
seguente diceria,
che noi fedelmente riportiamo, avvegnaché l’accrescere, detrarre o
il
il
temperare in
tali
gravi materie,
così
e
reputiam essere colpa inescusabile ed arditezza soverchia: cr «
a
mi àvetc ordinalo
all’
imperatore favellava.
di unire la
Consulta di Stalo
deputazione della Repubblica Italiana, e
prendere
per lei
vice-presidente così
ii
Sire, voi
e la
il
in
considerazione l’oggetto
il
di lei destino presente e futuro, la
governo. Ilo
l’
il
sibile era
a
meno
il
di
costanza,
lia
colpito gli
indusse l’assemblea a convincersi, che impos-
conservar più lungamente la forma attuale,^ non restar molto indietro nel rapido corso
degli avvenimenti
viviamo. La gli attributi
di
volo ch’esse hanno for-
mato. La prima considerazione, che tosto lutti,
forma del
onore, pertanto, di presentarvi. Sire,
nel risultato del loro lavoro
animi
d’ invitarle
più importante
che tanto caratterizza l’epoca
costituzione di Lione, la di provvisoria,
non
fu
in cui
quale aveva
che un’opera
lutti
di cir-
un sistema costituzionalmente troppo debole
per corrispondere alle viste di durata e di conservazione.
L’urgente necessità di cambiarlo tanto è dimostrala riflessione, quanto'
generalmente è
sentita.
questo punto, lutto diveniva semplice:
na monarchia costituzionale
ci
il
alla
Partendo da sistema di u-
era indicato dal progres-
Digilized by
52 so
(lei
4umi e
dal risultalo dell’ esperienza, e nel
stesso, da tutti
i
tempo
sentimenti di riconoscenza, di amore e di
fiducia era eziandio indicato
monarca. Sire, in un paese,
il
che voi avete conquistato, riconquistalo, creato, ordinato
un
e governato sinora ;-in
ove tutto ricordale
paese,
imprese vostre gloriose, ove tutto attesta ove tutto spira
le vostre
che un voto solo, omise r assemblea le viste,
che
la
e questo voto è
genio vostro,
stato espresso.
di pesare colla più
le
aveva indica-
sommamente
esse fossero
Non
matura attenzione
profonda sapienza vostra
ma quantunque
le;
il
beneficenze, non potea formarsi
importanti,
e perfettamente d’accordo coi nostri più cari interessi,
non
fu difficile di
convincerci,
che
le
sorti
nM
erano
ancora mature abbastanza per giugnere a quésr ultimo
grado di politica indipendenza.
E
nell’
ordine naturale
che la Italiana Repubblica debba per alcun tempo soggiacere alla condizione di lutti gli nuovamente formali: la più leggiera nube, che sul-
delle cose tratto di stati
l’orizzonte sollevisi, lei
r allarme, e
glior
pegno
in
deve necessariamente provocare in tale condizione,
ove trovare un mi-
di quiete e di felicità, ove trovare
solenne guarentigia della di
lei
stabilità ? Sire, voi continuale
una più
esistenza e della di
lei
ad esserne una condizione
necessaria. Solo ai consigli dell’ alta vostra sapienza ap-
partiene
il
fissarne
il
termine per disarmare ogni estera più generosa modera-
gelosia.
Apparteneva soltanto
zione
consentire di trovar questo termine precisamente
il
alla
in quello appunto dei pericoli nostri. Penetrata l’assem-
blea da tutte le prove dell’ interessamento vostro, a quello si è
e di
abbandonala colla fiducia, che a voi
r ultimo
di lei voto,
chiedervi
1’
costituzioni,
ultima di nelle
lei
si
dovea:
preghiera sono
quali., consegra ti
siano
quei principii, che avete già proclamato, che richiamati
Digitizec
by L :iOgk
^
35
.
vefigODO dall’ eterna ragione, e senza i^qualt delle nazioni rimarrebbe
volo dell’ assemblea cui ebbi
il
umane
alle
pas-,
o Sire, di accogliere, degnatevi di
siohi. Degnatevi,
saudire
abbandonato
destino
il.
sedere. Interprete di tulli
l’
che agitano
sentimenti,
i
e-
onore di preil
questo voto, ve, ne
cuore degl’
Italiani cittadini, ella in
presenta
più sincero omaggio, ella con giubilo rappor-
il
terà ad essi,
che voi
nell’ accettarlo
che
forza dei vincoli
legano alla
vi
addoppiata avete conservazione,
la
alla
difesa e alla prosperità della nazione. Così è. Sire; voi
voleste che la repubblica Italiana ei^tesse
ce, e lo sarà. »
Terminata
leggeva’^uesto volo. tati
per
conciono
la
La Consulta
•
Collegii efl^er
i
di cui a il
foli-
ed
di stalo
i
depu-
Corpi conSliluili della repub-
i
sono
giunto r instante di
ha
ella
sia
vicepresidente
il
blica Italiana, considerando la posizione
quella della patria,
ed
che T Italiana Inonarchia
esistito: vogliale ora
Europa
dell’
concorde opinione^ che
di
dar compimento
Lione furon gittate
le-
alle
e
sia
iuslituzioni,
•
basi, dichiarando perciò,
governo della repubblica Italiana monarchico eredita-
rio,
dell’
seguendo
i
che
;
l’
Alla
conclone ed
quale noi
fummo
per
dipendente
la
la il
voto
stra
«
rispondevasi*dal
Dal momento, nel
prima volta nei
vostri
paesi,
pensiero di render libera e in-
nazione Italiana, e fra
le
più grandi incer-
ebbimo sempre questo grande da prima i popoli della de-
tezze degli avvenimenti
oggetto di mira.
governo
Italiana, sia dichiaralo re
al
proclamato re con questi accenti:
abbiam sempre avuto
il
imperatore Napoleone pri-
mo, fondatore della repubblica d’Italia.'^
che formano
principii stessi,
imperio francese
Adunammo
sponda del Po in repubblica Cispadana, quelli della
sinistra in
Transpadana
misero
riunire quegli stati e formarne la repubblica
di
;
poi, circostanze più felici ci per-
3
Digilized by
Googli
34 Tra
Cisalpina. .allora,
i
le sollecitudini
molte, che ci occupaviha
nostri popoli d’ Italia
si
mostrarono
grati all’ in-
teressamento che noi prendevamo per tutto ciò che assicurar poteva la 'loro prosperità; e
appresso sulle rive del Nilo
r opera nostra era ai
mali che
fummo
stala distrutta, assai sensibili
comparimmo
a
virtù
la
Milano mentre
gli
credevano ancora sulle spiaggie del mar Ros-
so, e fu allora che, intrisi
ancora del sangue ed aspersi
della polvere delle battaglie, noi
r ordinamento
•
quando pochi anni la novella che
giugnea
opprimevano; se non che per
vi
^dei nostri eserciti noi Italiani ci
ci
abbiamo
tosto
della patria Italiana. Gli statuti di
voluto
Lione
commisero la sovranità alla Consulta ed ai Collegii, sui quali noi avevamo riuniti gli elementi diversi, Clie compongono le nazioni; voi allora credeste utile ai vostri bisogni che noi fossimo alla cima del vostro governo, -
ed oggi, persistendo nella idea stessa, volete che siamo il
primo dei
La
separazione, ad
ogni
modo,
corone di Francia e d’Italia, utile ad assicurare
(Ielle l’
vostri re.
indeperidenza dei vostri discendenti, sarebbe
ora
alla
esistenza e alla tranquillità vostra funestissima. Io per-
buon grado questa corona, però per quel tempo soltanto che lo esigerà il.voslro interesse; e vedrò poscia con piacere giugnere il momento, tiel quale potrò collocarla sopra una più giovane testa, che, ani'rnala dal medesimo mio spirilo, abbia a continuare l’otanto ritengo di
pera mia, e sia .sempre pronta a sagrificare
sona
alia sicurezza
(jiiale
la
e alla
Provvidenza,
le>
felicità
di
volontà lo avran chiamalo a regnare.
Consumato
quel
la
sua per-
popolo, sul
costituzioni del regno e la
di questa
guisa
un
mia
»
allo
già da
lungo
imposto da una forza insuperabile, e anziché dair’abbiezione (come vorrebbero alcuni, i quali si di-
tempo
•
DÌgjtÌ7oH
he-
:
tiOgU
55 menlicano quanto terribilmente arredata fosse allora di
talia
anni straniere) e anziché
dall’
l’I-
abbiezione pro-
vocato piuttosto dalla soprastante necessità di ottener, finalmente,
uno
reggimento,
i
depu-
dei Collegii e dei Corpi conslituiti, ritornando alla
tati
patria,
chiamavano
biettissimi) ad gioia re
stabile ed ordinato
,
gl’italiani
aprire
questo furono
in
al)-
loro cuore alla speranza e alla
clìiamavanli a correre in folla innanzi al nuovo
ed a tributargli
,
il
(ed
atti
di
amore
e di gratitudine, di
esser dovevan compresi. (1) Era poi nel giorno trentun di marzo, giorno che sarà sempre me-
cui
gli
animi
tutti
morabile nella storia d’Italia, solennemente pubblicato a Milano, e in tutte lo
le
altre città dell’antica repubblica,
Statuto costituzionale monarchico.
Perfettamente raggiunto dal re lo scopo,
al
quale
cupidissimamente mirava, e lasciando che a grado loro e le menti accendessero in favore della
gridassero,
no
in
orrore
per rispetto lui
forme
la
mo-
momento avuto
avea-
regia autorità, cominciava allora,
anche
narchia coloro, che sino a quel
all’ Italia,
di creatore.
ad agir veramente nelle solite di
Mantenuta pertanto
la costituzione
data nel milleottocentodue alla repubblica, nella riserva di attemperarla, o di aggiungervi, per via di Statuti, cose
conformi all’
alla
cia.
novella
instituzione
,
accignevasi a dare
amministrazione del regno l’impulso medesimo, che
avea già dato
all’
amministrazione dell’impero di Fran-
Tutto ciò opportunamente e circostanziatamente ve-
dremo; seguitiamo intanto il re nei primi presi da lui affine di mandare ad effetto
passi il
intra-
vasto suo
concepimento. Sulle
li)
amene
rive del-
Lambro
Proclama 19 marzo i8o5.
antichissima e nobi-
,
,
36 lissima sede Monza, città da Ire leghe discosta di Mi> lano. Ivi, nel tesoro di quella insigne basilica, gelosa-
mente
regai corona
serba
si
di cui^
,
Ambrogio santo
nella orazione recitata nei funerali di Teodosio impera-
dore, in questo di
,
modo
co’ quali fu
ragiona:
Signor
il
«
Cercò santa Elena
crocifisscr, e
i
chio-
rinvenne. Di
li
uno di essi fece formar un freno , d’ altro intessè un diadema quello ad ornamento, questo a divozione. Mandò pertanto al figlio suo Costantino il diadema ornato di preziose gemme, la più preziosa delle quali era l’in:
terno
ferro,
islrumento
e mandògli anche
già
Costantino, tramandatane egli ri. »
mo
redenzione,
divina
della
freno ; dei quali due doni
il
fede
la
a’
valse
si
suoi successo-
Or, destinata Teodolinda figliuola di Garibaldo, pri-
duca di Baviera, a consorte di Childeberto re dei
Franchi, e stornate quelle nozze da^ Brunechilde madre del- detto Childeberto,
grande faccendiera e
della corte dei re Franchi,
gobardi chiedesse
sov.vertitrice
avvenne che Aulari re dei Lan-
mano
la
di Teodolinda, la
quale_ di-
venne sua sposa. Morto Autari, continuò Teodolinda a lo stato, e
reggere in lei,
concesso
poiché moltissime virtù risplendevano
le
venne dai Langobardi
novello marito degno di
vrebhe giustamente
ma non Torino,
Iròvaudosene alcuno tra dei più
Ariano.
particolarmente va
la
loro
assennali,
Ed per
sede del di
lei
salubrità
regno,
della i
ivi,
di eleggersi
un
Desiderato
a-
siccome era,
medesima fede;
Langobardi, segui
e sposò
invaghitasi la
re.
cattolica
compagno un principe
di avere a
consiglio
essere
Teodolinda,
della
città
dell’aere,
conforme
il
duca di
Agilulfo di ivi
Monza
,
stabili-
alle di lei
brame, vide Agilulfo divenir cattolico, ed ivi nell’ anno bambino, cui nel battesimo
seicentodue partoriva un fu
im[toslo
il
nome
di
Adaloaldo.
Per
le
quali
cose
Digitized by
37
grandemente
rallegratosi
il
chiamato per
le singolari
sue doli
si
dono
di spedire in
tra' cui era
quie,
appellato per
1’
grande, affrettava-
a Teodolinda alcune preziose reli-
diadema
anzidetto
cerchiello di ferro,
il
il
.
Gregorio primo,
pontefice
di sante
ch’entro
gli
Elena, ag-
si
Corona ferrea. Passato questo diadema dalle madeir imperadore Costantino Tiberio Augusto in queldi san Gregorio Magno, intendeva il pontefice che
gira,
ni le
incoronar
mente
il
si dovessero con esso i re d’Italia. Probabilprimo a farne uso fu Adaloaldo, figliuolo di
Teodolinda, l’ultimo,
venlidue
a’ dì
no millecinquecentotrenta
era
,
domimi non tramontava
ne’ cui
febbraio dell’anquell’ imperatore,
stato il
sole giammai, vogliam
dire Carlo quinto. L’antichità e la celebrità di quella corona
non po-
lean giungere pertanto più opportune a chi per accen-
der
umane menti maravigliosamente
le
le più
semplici
circostanze, a chi,
alle,
piramidi
di Djyzelh,
loro
== Andate
e pensate
numenti quaranta quindi;
il
lica di
Monza
quindi
maggio
ci
disse
mo-
contemplano.
= Deliberava
nuovamente dal tesoro della basifampsa corona, dopo quasi trccent’anni
la
vi era oziosa, e di
porsela ^ul capo. Ordi-
ponvocazioné a Milanp per
la.
per
il
legii elettorali,
il
Milano, a re d’Italia.
sone di accompagnamento del
re,
i
le-
legislativo,
il
A
quel-
ministri e le per-
doveano assistere
Collegii elettorali, la Consulta di stato,
Corpo
Corpo
bandiva che nel vigesimo sesto sarebbe*
grande e notabile solennità, oltre
il
giorno 15
diciottesimo giorno quella dei tre Col-
incoronato, parimente a
lativo.
soldati, di questi
ai
che dalla cima
di quell’anno milleottocentocinque del
gislativo, e
la
giunto coll’esercito
additandole
re di levar,
che rimasta nala
secoli
sapea valersi del-
il
i
tre
Consiglio legis-
Tribunale di cassazione,
•
Digilized by
Googlc
58 gli arcivescovi,
vescovi,
i
generali,
i
i
prefetti,
i
presi-
denti dei Tribunali di revisione e di appello, quelli dei Consigli e delle Amministrazioni dei Dipartimenti, le De-
putazioni deir Instituto
te
nazionale di scienze, lettere ed
Università di Pavia e di Bologna, e finalmen-
arti, delle
di tutti
i
corpi dell’esercito.
persone ordinato era nel
rie
lor verde, trapuntalo di oro,
no co
di seta, ;
parimente
vestire di quelle va-
colore, con frangia
membri di co-
soppannalo di bian-
d’oro, lattughe di merletto, e cap--
ornato di candide penne, alla
foggia
del Consiglio
pannq verde oscuro, trapuntato
di
I
con un mantellino di pan-
di color verde,
vestimento dei membri
doveva
seguente.
dovevano un abito
brache di seta bianca, fascia dello stesso
farsetto e
pello Il
Il
modo
della Consulta di stato portar
di
di
Spagna.
stalo esser
di seta di
un
color verde più chiaro, agguagliandosi poi neU’altre parli
dell’abbigliamento
ai
membri
della Consulta di stalo,
eccettuatsb;)a fascia, di color rosso con frangia di argento.
Parjaiénte di panno verde,
trapuntalo di oro, esser
doveS la veste dei membri del Corpo le
’br^he, bianco
il
legislativo, verdi
farsetto, verde la fascia
con frangie
d’ofb, manlellmo, cappello e lattughe alla maniera stes-
sa degli
altri
doveano
le vesti
ne
di
primi.
I
membri
poi dei
Collegii
vestir
convenienti propriamente alla condizio-
ciascheduno di
essi,
portando però fasce chi bian-
^che, chi rosse e chi azzurre con frangie d’oro (I). In questo mezzo intendendo Napoleone di farsi rappresentare '
in Italia
queir eminente
da un viceré, trovava di confidare
uffizio
ad Eugenio di Beauharnais (2), tutti gli onori annessi a quel-
per adottarlo poscia, con
(i)
Decreti 32 e 24 marzo
(3)
Decreto 7 giugno i8o5.
i8o5.
C
,
Gixwk
59 la
adozione, a figliuolo (i). .Eugenio, che in conijeguen-
za dell’aUo anzidello aggiugneva
al
suo
nome
il
di
Na-
poleone, nasceva dal visconte Alessandro di Beauliarnais, e da Giuseppina
Tascher de
Pagerie,
la
allora
moglie
del re, e coniava precisamente venticinque anni di età.
Aiutante di
campo
del re
quando questi era ancora sem-
condolliere, seguitalo
plice
lo
nominato
d’Italia e di Egitto;
aveva
sue guerre
nelle
caposquadrone delle
indi
guardie dei Consoli, mollo virtuosamente avea combattuto a Marengo, sapendo inoltre a quella bravura unire
grande rettitudine ed aggiustatezza
campi
di
di
una mente ma, avvezzo :
maniere soldatesche, ed educalo nei
sin dall’ infanzia alle
battaglia, era affatto straniero all’
zione e alla politica. Nominato pertanto
amministra-
viceré d’Italia,
padre dargli una guida, e gliela diede nella per-
volle
il
sona
di Stefano
affabile,
Méjan
propenso
al
di Mompellieri,
uomo
integerrimo,
benefizio, però facile ad illudersi, e
mancante ikd necessario coraggio per ascoltare e per dire la verità. Pochi mesi appresso, cioè nel dodicesimo gior-
no
di gennaio dell’
anno milleollocenlosei, Eugenio spo-
sava Angusta Amalia, figliuola di Massimiliano Giuseppe re di Baviera e di Maria Guglielmina Augusta dèlia casa granducale di Assia-Darmstadt, giovanetta che, oltrapassato di soli tre anni rar
s-i
faceva
il
terzo lustro, mollo
ammi-
per avvenenza, meglio per ilolcezza, per
amenità di modi e per naturale modestia, inspirando quindi per tulle quelle diverse virtù una profonda venerazione.
Or, dati dal re
tutti gli
ordinamenti anzidetli,
sciava egli nei dì primi di aprile
Fontainebleau, e in
(j)
compagnia
l’
la-
imperiale castello di
della
regina
avviava si
Quarto Statuto costà uiioiiale i6 febbraio iSoC.
’
Digitized by
Googl
versò quella
oggetto
Italia,
di tutte le
pompe
sue prime vittorie,
già teatro delle
allora dei suoi
più grandi
disegni.
italiani indirizzi di
molto meno'
il
per
tutte le attrattive del
supremo potere, andava ricevendo per ti
Circondato
della sovranità, e facendo sfoggio,
abbagliare e sedurre le genti, di
congratulazione,
voto dei popoli, che
la
via dai magistra-
quali provavano
i
tendenza e
la vo-
memorabile di Marengo, assisteva dall'alto di un trono, eretto nel mezzo di que’ campi, nei quali cinque anni addietro guada-
lontà della
forza.
gnalo aveva
Recatosi
villaggio
al
dominio, assisteva, con diletto grandissi-
il
mo, ad una sembianza moderator delle mosse
famosa battaglia, essendo»
della
maresciallo, e cui prendevano
mori delie fatiche sopportale
Terminata re la
la
bellica
prima pietra
di
armeggiamenti Cannes
e degli
parte in
molli
soldati
uh monumento destinato
moria dei valorosi spenti su quel terreno, ed nianza nei posteri della vittoria, volgeva cillà di lei i
e
Milano, ricevuti prima a Pavia
le
ivi
alla
giudizii imperscrutabili di Dio,
Giuseppina Tascher de
che fecero più
più,
la
crudeltà e Tavarizia,
a testimo-
dei di
per
Napoleone Buonaparte
Pagerie magnificamente pro-
tristo
ma
dal
me-
passi verso la
omaggi
magistrali. Così per bizzarria di fortuna, o meglio
cedevano verso una reggia di i
i
gli
me-
pianure.
quelle stesse
rappresentazione, e posta
il
antichi signori, malvagi
servaggio
colle
lascivie,
che pur mirarono, anche per
^ambizione, per interesse e per emulazione, a render fiorehte
il
ni, dei
paese; procedevano verso
la
reggia dei Torria-
Visconti e degli Sforza, nella quale per nascila
non avrebbero certo potuto mai penetrare. Perciocché ben lontano il re dì uscire da principesca 0 assai cospicua stirpe, modestamente in Aiaccio, città
deir isola
di
Corsica,
da Carlo Pyonaparte e da
Dlyiìized *
41 Letizia Ramolino, era nato a’ di 15 agosto del milleset-
sessantanove. Allogato, sul decimo anno, alun-
tecento
no
scuola
nell’antica
di Brienne,
militare
d’onde partiva sottotenente
di artiglieria,
Francia,
in
era destinato,
neU’anno millesettecentonovantatrè, a comandare siccome tenente colonnello le artiglierie nell’assedio di Tolone, datasi già per tradigione alle forze inglesi, ed oc-
cupata oltreché dagl’inglesi, per effetto di alleanza, da Spagnuoli, da Sardi e da Napoletani.
mandante Buonaparte
cosi
gli assalii
dal co-
Disposti
che
breve tem-
in
po ottomila bombe cadessero sopra piccolo spazio, e trenta
ro
i
da
pezzi
che
Salito
collegati.
guastassero e spianasse-
ventiquattro
ripari, fu la città in
e le artiglierie
la
meno
di
due giorni espugnata,
guardavano vòlte da’ Francesi
a’
nome
di
Buonaparte per quo’
fatti
in
buon guerriero, ed aggiungendosi a questo il matrimonio, ch’ei fece, grato a Barras, uno dei quinqueviri di Francia,
sposandosi
con Giuseppina,
gli
fu
commessa
Per questo avvenimento
l’opera di conquistare l’Italia.
principalmente, e per fingegno raro, smisurato, acutis-
simo che fervea nel capo
di
Buonaparte, e per
il
gran-
de animo suo intraprendente fino ad affrontar l’impos.sibile, e per l’ardentissima sua cupidità di dominio, e per conoscere
gli
uomini
in guisa
ch’ei potè fare tutto
quello che volle, giunse egli da guerriero di ventura a salire in
Francia sopra
»in
novello trono ereditario ed as-
soluto, quasi uguale a quello che
il
popolo sotto immen-
•
se rovine avea già sepolto, ed a recarsi in Italia affin di
cingersi di.
le
tempie colla corona degli antichi re Langobar-
Venendo
alla regina, era essa Creola
europea nata in America, ed avea tutte difetti ordinarii alle
leggiera,
non bella
femmine
ma
di nascita,
cioè
le grazie e tutti
di quella origine.
i
Buona,
perfettamente elegante, sapea ren-
Digitized by
Godigli
42 qualunque
dersi aggradevole mollo più di
che per bellezza e per
altra
donna,
Le
ispirilo le fosse stala superiore.
prodigalità senza limiti e
le
spaventevoli imprudenze alle
quali essa frequentemente
si
abbandonava cagionavano
re dei egli
movimenti
impazienza
d’
al
nientedimeno non poteva
:
rimaner lungamente sdegnalo contro una femmina,
che avea diviso seco
lui
i
momenti primi
della nascente
sua grandezza, e che sembrava avergli recato con sè fortuna.-
Ma non
seppina di aver
lasciando figliuoli,
i
e
la
medici più speranza a Giu-
ben conoscendo essa che
il
proposito di suo marito era quello di dare alla Francia e alla Italia
un governo
pronunziare più volte
stabile il
ed ereditario, avea già udito
fatale
nome
di divorzio.
La sven-
turata che le regine di Europa, a giudicar soltanto dall’esteriore splendore di cui era circondala, avrebbero potuto invidiare, viveva allora agitala dai più crudeli pensieri.
come venne
Ravviandoci,
un maestro
di
il
cerimonie del re
giorno venlidue maggio, recava a
si
Monza con
tre
carrozze regie a ricevere la Corona di ferro. Tolta essa dal tesoro della basilica, era
degnamente collocala
delle delle carrozze, ponendovisi a sedere
Consiglio Municipale di Monza, il
il
in
una
presidente del
sindaco dei fabbricieri,
detto maestro di cerimonie, e l’arciprete della basilica
in abiti pontificali
del
medesimo
nelle
:
due
altre
sedevano due membri
consiglio municipale, due fabbricieri e
canonici in vesti corali. •
il
due
Postasi in viaggio la comitiva,
splendida scorta le faceano sessantadue cavalieri, venti-
cinque della guardia imperiale di Francia, venticinque della guardia reale d’ Italia, ed altri dodici scelti fra
notabili cittadini di
famoso diadema
i
più
Monza. AU’awicinarsi a Milano del
lo salutavano co’ loro spari le artiglierie
dell’esercilo, lo salutavano,
tutte della città, e
sonando
come giugneva
a gloria, le
alla
campane
porla della calte-
Digitized by
Gt)ogIe
45 drale, ossequiosamente era accolto daH’arcivescovo e dal clero, e portalo processionalniente al santuario. Nella notte vegliarono
intorno a lui
da Monza, nel
dì, tra
il
le
persone che recato aveanlo
profumo degl’incensi e
dore dei ceri, cittadini e stranieri portarono ad
lo splen-
incessantemente
si
ammirarlo e a devotamente baciarlo, di insigne santità di lui solennemente venne
guisa che la
proclamala meglio allora, che nel tempo di quel Carlo quinto^
quale volle chiamarsi cattolico,
il
san Giusto;
solilarii di
morir
e
fra
avvegnaché nel detto tempo
i
la
Ferrea Corona era stala da Monza recala a Bologna senalcuna di venerazione da un laico, sicco-
za apparenza
me
era
marchese
il
di Monferrato.
Seguirono nel giorno ventisei della incoronazione del
colonne
dell’
re.
solenni cerimonie
le
Celate le vòlte, le pareli e le
ammirabile duomo, per opera
di
Luigi Ca-
gnola, sotto ricchissimi drappi e cortine di velo, con fran-
ge d’ oro e festoni di seia, era
tempio
il
folto di araldi, di
uscieri, di paggi, di ciamberlani, di scudieri, di magistrali,
di guerrieri e di bellissime gentildonne, risplendenti di
diamanti, tutte sedute in acconce gallerie. Accollo porla del
duomo da
nfedetli
all’ altare,
ove a
prima dal cardinale, riceveva
come poi gli
si
re alla
il
Giovambalista cardinale Caprara ar-
civescovo, procedeva
mano i
a
mano, be-
ornamenti
regii
offeriva la spada, consegnavaia tosto
:
ad Eu-
genio figliuolo suo adottivo, volendo cosi pubblicamente significare
che suo delegato e difensore ad un tempo co-
stituiva quello, al quale torità. Indi,
rimaner doveva
senza attendere che
re aU’allare
la
corona, saliva
la
poneva in capo, dicendo;
= Dio me Un
il
la
1’
suprema au-
la
arcivescovo
gli
desse
fieramente se
e, presala,
= = Napoleo-
diede , guai a chi la tocca.
araldo d’arme gridò allora, e forte
:
Digilized by
Ai ne imperadore dei Francesi è sul Irono
d’ Italia
= = Vie gli
astanti risonar fecero le divote vòlte rispondendo
=
va Napoleone.
•
Postosi poscia
pronunziava '
le
il
un magnifico trono
re a sedere sopra
seguenti sacrosante parole
»
mantenere
»
rispettare la religione dello stato
la
integrità del regno ;
;
giuro di
« Io
di rispettare e
;
far
di rispettare e far ri-
spettare l’uguaglianza dei diritti, la libertà politica e ci>
vile, rirrevocabilità delle
»
di
beni nazionali
vendile dei
;
•
non esigere alcuna gravezza, nè stabilire alcuna lassa che in virtù della legge di governare colia sola
>
vista dell’interesse, della felicità e della gloria del
>
polo italiano.
;
andò
nell’ altra
dicala,
»
(1)
Terminata cosi
solenne corteggio a cantare
il
insigne basilica al
l’
medesimo santo vescovo de-
abbandonandosi poi tutta Milano in quel
gli altri
susseguenti a canti, a suoni, a
ad altre infinite allegrezze.
po-
la incoronazione.,
inno di Ambrogio
di
«
ne-
tripudii e
balli, a
Ed intendendo anche
il
re di
festeggiare la incoronazione di lui, lo fece colla indulgenza e colla generosità.
Accordò quindi amnistia a coloro^
che fuggiti erano dalla
milizia,
condannali per pubblici
delitti,
diminuzione di pena
posseduto arme vietate, e a chi reso re alle leggi di finanza (2).
reale
Ad
ai
assoluzione a chi aveva
ogni
si
era oontravvenlò-
modo
in
mezzo
magnanimità ebbesi a travedere alcun che
alla
di dispo-
tismo. Berini, incisore di pietre dure, allievo del famoso Pickler, di
Roma, lavorava una
bella
gemma
copte Caprara, fratello del cardinale, afiincbè
sopra
la testa del re.
durante
1’
incidesse
Or per innocente caso manifestatasi
opera una macchia di sangue dalla parte del
collo della effigie, e fattosene (i)
datagli dal v’
un
delR^p a Berini, già co-
Secondo Sfatato couituzìonàle 17 tì. e 3o maggio i8o5.
mano
i8o5.
(a) Decreti
Digilized by
45 nosciuto per
uomo
di ardentissimi principii repubblicani,
veniva egli ritenuto e cacciato in carcere per tutto
po
in
che durarono
cerimonie e
le
le feste dell’
il
tem-
incorona-
zione.
Fra tanto festeggiare adunatosi giugno
il
Corpo
legislativo
nione, e pronunziò
Corpo
medesima
re a quella u-
ri
Signori del
render ragione delle diverse
legislativo; fattomi
parti dell’ amministrazione
quella
settimo giorno di
il
presedette
,
discorso seguente.
il
trovai d’ introdurre in esse
,
me
semplicità, già da
recata alle costi-
tuzioni fermate a Lione. Ciò eh’ è -buono, ciò eh’ è bello
sempre il risultalo di un sistema semplice ed unifome. Niun oggetto pertanto che riuscir possa di vantaggio al mio regno fu da me trasandato anzi, prima di valicar nuovamente le alpi, scorrerò volentieri una parte del paeè
;
se,
affm di conoscere più da vicino, e da
gni dei miei popoli, la
della costante risoluzione,
to essi attendono da
vadano
essi
che ho
me. Voglia
ad occupare
stra gioventù
stali.
,
E
fino a
armi
il
mio Consiglio
rità, offerite al
1’
a
quan-
non che
principale
Corpo
una
guerra,
volta, in condizio-
che
legislativo
di slalo^ e
ozii delle
le fatiche della
patria» se vuole
la
rispettala. Signori del
so di volontà verso
biso-
quando, signori, cotesta vo-
rimarrà anneghittita negl’infami
ne di far rispettare
i
ch’io nella mia
arriva se
si
delle
pericoli delle battaglie, e pongasi,
zelo col
adempiere
di
quel posto,
la forza
grandi città? cessi essa di paventar i
stesso
Cielo che in ricambio
il
niente loro destino, posto,. cui non
ben persuadendosi esser sostegno degli
me
quali avranno cosi una prova novel-
i
,
la patria sia
fate a gara di
mediante quesl,o concor-
unico scopo della pubblica prospe-
mio rappresentante
1’
appoggio, che deve
ricevere da voi. Possa durevole mantenersi la pace
però necessaria divenisse per vicissitudini
di
;
guerra
se la
Digitized by
46
mia presenza
in Italia^.io sarò tosto
alla salvezza del
assemblea,
la
mio regno.
nuovainenle
Così parlava
»
voi
fra
una
re ad
il
quale illusa di partecipare veramente
al
po-
permessosi poco tempo appresso di attemperare un
tere,
progetto di legge, credendo di usare del proprio diritto,
addosso
si tirò
in
l’ira e le ingiurie
una completa inazione. Or,
del re stesso, e rimase
fornito
il
regio parlare, nel
quale da chi usciva appena dalle forme repubblicane udito si era
con raccapriccio ripetere più volte un pronome,
per cui traspirava
l'
autorità assòluta di
un monarca
Eugenio
to sciolto dai vincoli costituzionali,
di
affat-
Beauhar-
nais di questa guisa, e modestamente, imprese a favella-
Chiamato ben giovane ancora a rimaner presso
re. «
di
un tempo corregge la Francia e l’Italia, siccome esecutore della sua volontà, io non posso presentevoi da chi ad
mente
offerirvi
che delle speranze
gnori, ai sentimenti che
saranno deluse, e assistilo li,
e guidato da colui,
scopo ed un bisogno
la
obbedienza zioni nel
porre.
alle
leggi, e
momento
se però credete, o si-
dall’
ci
opera di
è sovrano,
i
magistra-
al re, fedeltà alla costituzione,
prometto
stesso che
il
di lasciare le
re
me
lo
mie fun-
avesse ad im-
»
Poste, così le basi di
un nuovo governo, che
reale valore aggiugneva una prodigiosa re,
tulli
non avrò che uno
gloria e la felicità del regno di
Giuro quindi fedeltà
Italia. '
che :
;
mi animano, queste speranze non
che
in
sommo
magia
suo
al
di forme,
mente ne usò per accarezzar
i
popoli e rendersi loro ac-
cetto quando, siccome aveva promesso, si accinse a sitar le provincie:
non
lasciò quindi città alcuna
aver prima soddisfallo con un decreto desiderli degli abitanti, creti,
il
grado possedeva quell’ arte, grande-
ai
bisogni
rimanendo però molli
vi-
senza e ai
di que’ de-
0 per mancanza di mezzi, o per non previsti osta-
Digitized by
47 •
A
modo
Bergamo
e Verona,
vide Mantova, Bologna e Modena, d’ onde, per
Parma e
coli, ineseguiti.
questo
vide
Piacenza, giugneva alla superba Genova, la quale per le
macchine ed
i
di lui, e per concerti per-
comandamenti
dopo essere stala già bello ed antico ornamen-, uno dei più illustri stati di lei, era fatta miseramente in que’ dì provincia francese. fidissimi,
to d’ Italia, ed
Comunque
tutti
i
re amici della Francia
ed
prin-
i
da quel caso, e maggiornuovo regno, ad ogni modo nella incoronazione aveano mandato amba-
cipi Italiani addolorati fossero
mente
dall’altro del
circostanza- della sciatori a
Erano però
Milano.
terra, già
minacciata dal
re
ap-
quelli apportatori di
parente .allegrezza; perciocché per
sussidii dell’Inghil-
i
segretamente
d’ invasione,
'
contro
il
re stesso
l’
poli si collegavano.
parti
r
orizzonte,
Austria, la Russia, la Svezia e Na-
Annebbiandosi pertanto da tutte
non appena
il
re fu di ritorno a Pa-
rigi,-sguerni subito le coste dell’ Oceano, ove da
tempo erano attendate stinate a valicar
le
.
con piccole navi
Manica
la
fece per le vie più spedile in. Olanda,
in Italia, za, e
ordinando che ributtassero
specialmente soccorressero
dall’ Austria. Postosi poi
r esercito
di
Alemagna,
della guerra in Italia,
lungo
maggiori milizie di Francia deaffine di as-
saltar l’Inghilterra, e colla celerità sua solita le
esso
la
alla
forza
Danubio, colla
medesimo
ribellione, trovò di
di
for-
Baviera minacciata alla
e lasciato a Massella
siccome assai
camminar
sul
gl’
testa il
del-
governo
importava di con-
tenere in quel paese, di fresco a regno costituito,
lunque moto
‘
le
qua-
aggiugnere all’appa-
rato spaventevole delle armi eziandio quello del terrore.
Venuto quindi
a
sapere
che
gli
abitanti
di
Crespino,
•
.
piccola terra sulla sinistra riva del Po, accolto avevano
con esultanza grandissima
gli
Austriaci,
ordinava:
che
Digitized by
-
48
«
V
abilanti di Crespino privati
gli
cittadinanza,
non potessero
fossero dei
della
diritti
in caso alcuno invocar quelli
della costituzione, dovessero trattarsi siccome colonia del
regno, composta di gente senza patria, venissero solda-
lescamente governati, pagassero doppie
le gravezze, si
pu-
nissero col bastone nei casi in cui per gli altri cittadini
era applicata la pena del
carcere,
marmorea, collocata
lapida
sull’
finalmente
mune; portar dovesse questa durissima leone imperatore dei Francesi e re d’ lo: Gli ni (1).
abitanti di
= Cominciati
centocinque in
avean
essi
che una
uscio della Casa del Coscritta
= Napo-
ha decreta-
Italia,
Crespino non sono cittadini
italia-
già nell’ottobre dell’anno railleotto-
Germania ed in Italia combattimenti, il secondo giorno di dicembre per una che ricordi la storia di quei
termine
delle più grandi battaglie
tempi, fieramente combattuta in quel dì stesso nei
sti
campi varono
di Austerlitz in Moravia, nella quale la
rengo. Or, da quella breve
ma
sei dello stesso
mese
ratore di Austria il
a*
Ma-
il
regno
*
d’Ita-
venne a quesl’ultimo, anziché danno, benefìzio gran-
dissimo; imperciocché per
e
nemici tro-
sterminata guerra, con-
giurata contro l’imperio di Francia ed lia,
i
nazione medesima, che trionfato aveva
di
gli
accordi stabiliti
venti
a’
dicembre a Presburgo,
impe-
l’
•
riconosceva senza più l’Italico regno,
territorio di lui accresciuto veniva di santa ragiono
coll’unione degli
stati
Veneti, già per
i
trattati
Cam-
di
po Formio e di Luneville posseduti dall’Austria.
Deposte
le
armi, ed inalzato subitamente Eugenio
viceré alla nuova dignità di prfncipe di Venezia (2), or-
dinava (i) li.
.io
il
re che
-gli
anzidetti stati Venbti col
Deticlo 11 febbraio
1806., abrog-ilo poi
primo
ttall'aliro
1
i
di
geli-
1807. (a)
Decido io
inario 1806.
Digitized by
49
maggio déUt'anno mille oltocentosei formar dovessero integrai parie del regno, e che i terrilorii della Dalmazja, deirislria, del Friuli, del Cadore, di Belluno, di Conegliano, di Treviso, di Fellre, di Bassano, di Vicenza, di
Padova
e di Rovigo eretti
fossero in ducali gran feudi
deU’impero francese, riserbandosi veslilura, da Irasmcllersi,
mi
in favor
di coloro
e nalurali
darne l’in-
discendenli maschi, legilti-
ai
ed in caso
avesse, disposto,
dirillo di
il
per ragione di eredilà e per
ordine di primogenilura,
di
dei quali
estinzione
esso re ne
deila
discen-
denza loro maschile legittima, naturale* fossero stessi
il
feudi
i
Corona di Francia
imperiale
alla
riversibili
Di questa guisa
(1).
territorio veneziano, frutto della con-*
quista, dovea servire, ed in perpetuo, d’ indennizzamenlo al
vincitore che in quel glorioso
ti
chiamalo Giove, dai
momento
veniva dai poe-
preti braccio di Dio,, dai princi-
pi fratello e signore.
Fatte conoscere cosi
le
rio di
maschio
in
turale 0 adottiva,
trono di lui eredita-
il
maschio per linea escluse
per cui ebbe vita
cagioni
ed ampiezza l’Italico regno, era
na-
retta, legittima,
per sempre
le
femmine
e
i
discendenli loro, non potendo la corona essere unita a quella di Francia se non che
poleone Buonaparte, facoltà di
maschi
il
legittimi, fossero naturali
ciotto anni compiuti
sua naturale, era in
i
grandi
(1)
2)
i
figliuoli
od adottivi
(2).
suoi"
A
di-
lui
un Reggente, da mancan-
principi della Casa reale, o, in
scegliersi tra
(
tra
era stabilita la maggiorità del re,
dovendovi essere nella minorità di za loro, fra
i
Na-
nella sola persona di
quale, vita
nominarsi un. successore
Decreto 3 o
uffiziali della
niar/.o
corona,
quale pri-
il
1806.
Primo Statuto costituzionale i5 marzo iSnó. 4
Digitized by
Cinigie
50
ma
di
assumere
condo
vangelii di amministrare gli affari se-
i
mantenere
leggi e le costituzioni, e di
le
integrità
la
sue funzioni dovea giU"
l'esercizio delle
rare a Dio sopra
loro
territorio,
il
in tutta
nazione* e
della
diritti
i
quelli della feal dignità: però la custodia della persona
minore era serbata
del re
canza di questa
alla
madre
man-
di lui, e in
destinato dal prede-
principe a ciò
al
cessore del re minore (1). Depositario dell’autorità civi-
supremo
e capitano
le e militare,
viceré, presedendo egli eziandio
era
dell’esercito
il
Consiglio di stato o-
il
gni qualvolta lo avesse giudicato opportuno, e dividen-
do
lavoro co’ ministri
il
in tutti gli oggetti relativi al-
dopo
l’amministrazione loro affidata (2). Immediatamente il
viceré ed
i
principi avevan posto
regno, ed erano na,
il
Cancelliere
il
grande elemosiniere,
giore,
gfandi ufficiali del
il
grande scudiere,
triarca di Venezia, gli arcivescovi di Milano,
na
,
di
Bologna
Ferrara,
e di
sidenti,
più
scelti fra
cinquanta,
gravezza, e che
forte
resi distintissimi:
del Collegio dei
pos-
una
loro
il
erano
Sesia
e
l’Adda,
terza sulla destra
(i) Secoiiilo
in
lire la
riva
Consi-
grande scu-
di
provvisionc^quatlro
commen-
[irima
posta tra
di
rendita,
seconda del Po,
fra la
la
l’Adda e l’Adige,
quarta fra
Stalutu coslii ii^ionalo aB
(i) Dccii'lo 7
il
Ai carichi poi di cancel-
gran ciamberlano e
di trentaseimila
fossero
si
formavano
uffiziali
privato.
liere guardasigilli, di
diere stabilite
pa-
Raven-
di
che pagato avessero
glio del re, e quello
de
magil
nell’esercizio
ministri
per l meriti
grandi
i
i
membri
delle loro funzioni, e sei
Coro-
della
guardasigilli
gran maggiordomo
il
gran ciambcrlano,
il
i
mano
i
il
la
Santer-
8o'>.
giugno i&oi.
Digilized by
51
no e
un
il
Rubicone, assegnandosi al grande elemosiniere
ecclesiastico benefìzio (1).
Ordinala già ta l’antica ni,
la
pompa
corte dell’ impero francese con tut-
monarchia dei Borbo-
di quella della
furono tosto rivolle
le sollecitudini
anche per
stemazione deU’altra corte del nuovo regno
fine di procedere pertanto a ciò eh’ esigeva lo
del trono, versava ogni
somma
rona la
di sei
ben poco in confronto che
bili
ra,
il
anno
tulli il
o segreti
;
ma
ciò
era
immo-
beni mobili ed
i
diritto di
acquistava per conquiste, o per
blici
splendore
l’erario in quello della Co-
milioni di lire (2): di
esercitando
re,
la si-
d’ Italia. Af-
pace e di guer-
pub-
Irallali, fossero
questi beni andavano a comporre
il
così
demanio straordinario. Oltre questo eravi poi il demanio privalo del re, formalo di beni provenienti da donazioni, da successioni e dà acquisti conformemente
detto
alle regole del diritto civile;
e
due demanii supplivano
dei principi (3).
i
beni immobili di questi
spese degli appannaggi
alle
Or, l’appannaggio
del
yicerè
constava
di tanti degli anzidelli boni, quanti in ragione del cin-
que per cento dessero l’annua rendita di un milione di Dichiarati proprietà della Corona i boschi del
'
lire (4).
Ticino, le valli prossime a quel fiume, tanto alla destra
che
alla sinistra di esso, e
i
lerrilorii circondanti
co di Monza, inlilolavansi quelle quei
lerritorii caccia riservala (5),
ammazzare o
quello
camminar per que’
parvalli,
caprioli,
sentieri con
(2)
Seroiiilo Statuto cnslìtiiwonale 29 mario iFo 5 Tprzo Statuto costituzionale 5 giugno i 8o 5
(J)
Ottavo Statuto costituzionale
t/\)
Nono Statuto
(
il
laonde vietalo era di
di accalappiare colà cervi, daini,
cinghiali e fagiani, e di
'0
selve,
.
.
costituzionale
5 ) Decreto 3 o giugno
i
i
5 marzo 1810.
5 marzo 1810.
i8o(».
Digilized by
52 con archibusi o con altre armo ed
cani,
menti da caccia
insidiosi istru-
cacce riservate
alla custodia di quelle
:
soprantendevano molti guardacaccia, soggetti ad un capitano delle cacce reali
no
palazzi a
i
natori, l’altro,
naparte, il
Di proprietà della Corona era-
(1).
Milano ed a Monza degli antichi gover-
parimente
Buo-
a Milano, appellato Villa
palazzo già ducale a Mantova, l’altro del Te,
il
un palazzo un palazzo a Vene-
palazzo in addietro dei duchi di Modena,
un
a Brescia,
Bologna
altro a
(2),
finalmente uno collocato sulle sponde del Brenta
zia, e
a Strà, villetta in quel di Padova; le
gioie,
vavano
i
quei palazzi,
in
Se non che
(3).
chezza e venustà
mandano una Dove
suppellettili,
le
perle, si
tro-
carrozze,
le
i
della dotazione della
parte
la infinita
magnificenza,
ric-
giustamente do-
dei palazzi anzidetti
nei tempi dell’antica repubblica milanese sor-
palagio dei consoli, ed eravi Varengo per
il
blici
parlamenti, Azone
Visconti
nel
i
pub-
milletrecentoven-
fermava sua dimora, esteriormente cignendola in
quadro
di
portici, e rinforzandola di
Spagnuoli, stavano to:
diamanti,
particolare menzione.
geva
t’otto
le
similmente
cavalli facevano
Corona
i
quadri, le pietre incise, le statue, che
quando poi
do, terzogenito
vernatore
e
il
vi si
dell’
capitan
governatore ed
torri. il
Ivi,
sotto gli
Consiglio segre-
pose l’austriaco arciduca Ferdinan-
augusta Maria Teresa, siccome gogenerale,
abbenchè facesse usò
di
l’
architetto
Piermarini,
una maniera minuta e rotta
da frequenti riquadri, ridur sapea quell’anlica stamberga degna veramente di accogliere
(1) Dcrirli 2 e (2) (
3 giugno
Tpi'70 Stalulo
una
corte.
Vincendo
t8o8.
cosili u7.ion.ilc
3 ) Oliavo Statuto cosliliuionalo
giugno i8oV
,'i
i
5 iuar7;i
1810.
Digitized by
53 ingegnosamente
pertanto
mo
un
difficoltà di
le
ristrettissi-
facea sorgere vestibuli, corti, portici,
spazio, vi
scalone magnifico,
uno
cui vòlta era vagamente dipinta a
la
fresco dal Traballesi, appartamenti di regolare e nobilis-
sima forma con pitture di Martino Knoller e del detto Traballesi, e sale, fra cui zi,
ammirava quella
si
degli afaz-
*
cosi detta per gli arazzi eccellentissimi, alcuni Raffaelle-
schi che vi erano, e
per decorazioni, e
modellate dal parmigiano Caiani, e condan-
le Cariatidi,
nate a gemere
sotto
ghiera. Aggiunte
una
derie ed
Appiani a spiegarvi
Ed
il
peso di una elegantissima
successivamente
cavallerizza,
laonde
doppio in ampiezza,
be quasi del
nello.
d’ordine corintio, maestosa
l’altra,
più grande fra tutte, appellata del-
la
le bellezze
al
rin-
palagio vaste scuregio edilìzio creb-
il
chiamava Andrea
si
del sublime di lui pen-
il primo frescante dell’età una inesauribile varietà, con una
Appiani, ch’emerse
presente, pigneva con
fecondità di concetti e con una inarrivabile maestria, in
una la
sala gli
emblemi
della Forza, della-Grandezza e del-
Potenza; nella sala, appellata dei principi. Minerva
offerente alla stòria
uno scudo, sopra
efGgiate le imprese del re;
il
nella sala
(e nella testa del padre dei numi
il
quale stavano
del trono Giove pittore
ritrasse
quella del re) inalzato in seggio dalla Vittoria, e coro-
nato di alloro
dalle Virtù
e dalle
Ore danzanti; nella
sala delle Cariatidi molte delle guerriere geste paripiente del re.
Ma
in quel bellico e politico
lasciato illeso a Venezia
il
amore e
le
ma
rispetto
perchè
verso
antiche e memorabili
l’edifizio di Filippo
avrebbe potuto prestarsi
ai
perturbamento,
palazzo dei dogi, non già per
-
sedie,
Calendario poco o nulla
monarchici
riti,
e agli usi e
comodi di una corte, si volgeva invece il pensiero alle Procurane nuove. Decretato aveva il senato nel
ai
9
Digitized by
54 millecìnquecenlo ollantaquatlro di continuare fica fabbrica della libreria sulla piazza sino
di san
Geminiano, dividendola in otto abitazioni per otto
di que’ magistrali,
che appellavansi Procuratori di san
Marco. Commesso •
il
disegno a Vincenzo Scamozzi, ed
ottenutane l’approvazione dei padri, esecuzione zio,
magni-
la
alla chiesa
che
dell’opera,
estese con trenlasei
si
ordinata
venne
formò un solo
quale
la
la
edifi-
archi sino aH’estremilà
della piazza, girando di là con altri sette archi fino alla
chiesa
anzidelta.
Procurane nava che
si il
Come adunque
fu
che quelle
preso
tramutassero in un regio palazzo,
tempio
di san
si
ordi-
Geminiano, bella ed ultima
opera del Sansovino, fosse abbattuto affine di dar luo-
go ad una appariscente e magnifica
scala.
Questa scala che
per due disgiunti rami ascendeva ad un grandioso ripiano, dal quale
si
progrediva a salire, per altro ramo fra
molto abilmente
primi,
Soli, professore di
dena, a sinistra di luogo.
del
stà
Il
veniva
collocala
un
atrio
ordini, ionico e dorico, :
ma
due
veramente degno della mae-»
prospetto poi sulla piazza del nuovo
palagio naturalmente andava a ricevere
cio
i
da Giuseppe
disegno nella reale Accademia di Mo-
fu sciagura
che
i
medesimi due
già ricorrenti neH’anlico gli
si
edifi-
soprapponesse un attico,
per eccessiva altezza e per soverchio lusso di ornamenti,
nocevolissimo alla leggiadria del secondo ordine, pe-
santissimo alla massa intiera della fabbrica. Demin, Hayez. Moro, Borsaio, Giani,
Bertolani, odierni pittori di
bella fama, mollo lavorarono su quelle regie tre vi si dri
di
mura, menappendevano ricchissimi drappi, e reputali qua-
Alberto Durerò,
di Bonifacio,
Paolo, di Jacopo Bassano,
di
Marconi, di Zuccarelli e dell’Aliense. vòlta della
sala, in cui era
di
Tinlorelto,
di
Giambellino, di Rocco
stata la
Ad
ogni
modo
la
biblioteca, vinceva
Digilized by
in
ed in bellezza
sonluosllà
qualsivoglia
altro
lavoro
d! interna decorazione. Divisa' già la di lei superficie in
ventun compartimento, ciaschedun entro
il
campo un quadro
di
questi accoglieva
circolare, simile ad
una me-
daglia, di figure ad olio graziosamente legate da diversi
rabeschi. Affinchè poi
condotto
alla
to più savi!
questo singolare lavoro venisse
maggior perfezione,
vecchi Veneziani, mol-
i
ed avveduti de^i ultimi lor discendenti
quali, al termine del
passalo
un astronomo perchè
volesse, riparare
acque del Brenta,
secolo,
alle
lavoro Paolo, lo Zelotti, lo Schiavone, lio Licinio,
medesimi
il
Franco ed
disordinale
aveano ad eseguire
ctiiaraato
il
eccellenti maestri
una
il
Salviati,
Varotari, aprendo
il
i
avean ricorso ad
bella gara, e
fra
detto
Giuquei
ponendo
arbitra e distributrice della meritata corona la imparzialità
degli stessi concorrenti.
Avuto
effetto
il
giudizio, cadea
sopra Paolo di uniforme sentenza l’onor della palma; laon-
de fregio principale ed inestimabile della noveHa reggia
,
Veneziana era certamente quell’ antica opera commessa nell’aurea età della repubblica.
Nè manco
celebre é deco-
rosa era la reggia di Mantova, architettata c dipinta in gran parte da Giulio, prediletto discepolo di Raffaello, che terribile
ed illustre specialmente
rese
si
nella
capricciosa
stanza del suburbano palazzo del Te, nella quale con am-
mirabile forza e poetica espressione pinse in ardili e portentosi atti le deità dell’
Olimpo fulminale da Giove. Il romano Girola-
palagio reale di Modena, già condotto dal
mo
Rainaldi, e stanza,
un tempo,
della famosa Notte feli-
ce 0 Notte del Correggio, era pure assai pregialo; lo era
ugualmente quello
di Brescia, già dei conti Bargnani, di
architettura magnifica, grandiosa e ricco dei migliori e
più vaghi
mo
marmi
della provincia
era Taltro di Bologna
;
finalmente stimatissi-
maestrevolmente edificalo da
Digitized by
n<;
Francesco Terribilia, o Trebilia, e cui maggior bellezza recavano
celli
di
Alfonso Torregiani, Giuseppe
gli altri architetti
Torri ed Antonio Laghi, ed
i
pittori Petronio e Pietro
Fan-
degni seguaci, negli ornamenti e nelle quadrature^
3Iauro Tesi lor maestro. Appartenente
miglia Gaprara,
il
il
palazzo alla fa-
re lo dava in appannaggio, col titolo di
principessa di Bologna, a Giuseppina Massimiliana figliuola
primogenita del viceré, presentemente regina di Svezia,
Passando volle
il
emular
quali eziandio
nelle
alle ville,
si
fasto de^li antichi sovrani, accoppiali si trovavano
in esse alla
grandezza dell’arle
lutti
i
favori della.natura.
Inalzalo aveva Leopoldo Polack, archilelfo di
tm
fare ele-
gante, nell’anno millesellecenlo novanta a Milano tra
la
via
Risarà e Marinar, per Lodovico Beigioioso un palazzo di delizie,
il
quale riuscì opera mollo nobile e dilicata, ed
i
cui
ornamenti, abbenchè soverchi, risultarono bene pronun-
ben
ciali e
distribuiti
della Corona, col
bero allora
:
nome
divenuto' di Villa
il
Parnaso,
si
maniera inglese, giardino
si
la
di
una
folla di
il
rappre-
•
primo giar-
presentasse condot-
composizione inge-
di
gnosissima, e in cui r anima provava, per oggetti,
accreb-
isi
di Ajipiani
trovò quindi in esso
dino, che allo sguardo dei Milanesi to alla
palazzo di proprietà
il
Buonaparte^
decorazioni e le magnificenze. Vidcsi quin-
r ultima pittura a fresco
di in esso
sentante
le
la varietà
degli
piacevolissime sensazioni. Se non che
maraviglia a dismisura aumentava
nell’ altra regia villa
Monza. Amplissimo palagio, edificalo
dall’ anzidetto
Piermarini, racchiudeva una cappella, un teatro e dei vasti
appartamenti, nei quali per
masserizie risplendevano Diviso in tre parli era
giardino di piacere l’orlo
ed
il
1’ ;
fruitelo.
il
la
abbellimenti e per
gli
spnluosilà e
giardino :
il
arboreto ed
la
le
squisitezza.
giardino dei cedri e
il
giardino botanico
Nel giardino di piacere
si
il
;
presenta-
Digitized by
C
57 vano scene di magico
effetto, ricinli
ameni, grotte, risonanti
acque, un placido laghetto ed aiuole tutte dipinte di mille varietà di rarissimi fiori, che spiravano
Su
l’ala
settentrionale della reggia
congiungeva laonde colà
un soavissimo olezzo.
una vaghissima Rotonda
alla reggia stessa gli stanzoni degli
agrumi,
rinveniva nel verno più aspro
ridente
si
gioventù deir anno
do nella vòlta e nelle lunette della Rotonda
Amore
la
Appiani accresceva l’incanto pingen-
:
la storia
di
e Psiche. E, quasi che povere ancor fossero quelle
tante e
dilettevoli cose, davasi in que’ giorni
sì
mento ad un parco, della tri. Tutto cinto di muro, sole porte
si
;
comincia-
periferia di oltre tredicimila si
me-
lasciavano ad ingresso quattro
piantavano undici milioni di alberi; cervi,
poncano a caccia Lambro, che per lungo tratto scorre
daini, caprioli, lepri, conìgli e fagiani si e
vaghezza
;
sopra
serpeggiando per i
il
il
parco,
si
gittavano sei ponti
in tutti
;
sensi formavansi viali, stradicciuole e sentieri, che pre-
sentavano scene vaghissime specialmente lungo anzidetto
;
e pel clivo e
per
il
piano ove mulini
il
fiume
si
disse-
minavano, ove abitazioni, quali lasciale nella rusticità
lo-
ro naturale, quali esteriormente rivestile di architettoni-
co carattere, concorrendo cosi alla ricchezza della prospettiva e ad cini,
un gradevole legame
cogli oggetti circonvi-
senza affettazione di Aritmia. L’ ultima Italica reg-
gia era
cesco
il
palazzo di Slrà. Trafficato da Alvise e da Fran-
fratelli
Pisani
,
fu
chiamato dal nome del viceré
Villa Eugenia. Edificato nel princìpio dello scorso secolo sulla sinistra
sponda del Brenta, con disegno del Padova-
no Girolamo Frigimelica, superava esso per vaghezza e per magnificenza quante-altre fabbriche nezia,
i
palrizii di
Ve-
con animo e con larghezza meglio che principesca,
eretto aveano a lor diporto lungo quella ridentissima riviera. Cortili,
con lodevolissimi chiaroscuri di Fabio Ga-
Diyii(z«d c
j<
**
o8 naie e di Iacopo Gnarana, Cesari,
i
i
primi rappresenlanlì dodici
secondi parecchi uomini di lettere
vagamente adornata con pitture
nobile
;
sala
Milanese
a fresco del
Pietro Visconti e di Giovambatista Tiepolo, pittore di le
originale,
che ridestò Caliari
;
di
sti-
sicuro pennello, di pronta esecuzione e
a Venezia
leggiadrissime idee del
le felici e
nella sala stessa cancelli di metallo, e intorno la
di lei ringhiera
una balaustrata, pur
di metallo, preziose
opere ambedue di Giuseppe Cesa e di Pietro Danieletti,
Padovani scultori ta
ed
che
al
lusso
;
;
appartamenti aperti a’comodi della
Turchi, dei Chinesi e dei Persiani, e
fatte ricche di eccellenti
quadri e di stimati busti di mar-
mo; una camera destinata
alla
musica,
all’
al
trovava
in cui si
bisogno per qualsivoglia copiosa orchestra nata
vi-
stanze guernite in guise diverse, fin an-
alla foggia dei
;
il
altra desti-
gioco, e varii colà erano gli arnesi corrispondenti
alternare dei genii
le provveduta di
nalmente
;
arme
altra alla caccia,
ahhondevolmen-
e d’insidiosi istrumcnli
;
altra
fi-
alla pittura, e modelli, e matite, e pennelli, e
colori stavano colà pronti per chi voluto avesse usarne,
mentre a scorta mirar potea dalle pareli molte
tele dei
più c'elebrali autori: era questo Pinlerior della reggia. Di fuori,
lunghi
viali
di
folti
ombra anche quando più vedevansi di alberi e di ra, e
robusta e varia
la
carpini offerivano
allo era
il
una
sole, e mille
fresca
maniere
fiori, e labirinti, e teatri di
verdu-
vegetazione delle piante, ed
ammi-
rabile, oltreché ricchissima,
per
la
peregrina rarità del-
le frutte, la raccolta dei cedri e degli aranci.
Sotto le magnifiche vòlte, pertanto, di quegl’ istorici
palagli, e nell’
amplitudine di quel parco, e nell’a-
menilà di quei giardini, e
tra
il
profumo
di que’ fiori an-
dava ad albergare a vicenda una corte quanto splendida altrettanto gentile,
che ormai adempiere sapeva con
dis-
Digitized by
59 involti le
te
modi, quasi già
pompe
tisala alle regali
e cerimonie
dalla famiglia
ciando tigiani
comprese
tutti,
volute
del re
(
dame,
le
dai
grandezze, a tut-
far
Comin-
principi.
che
e si avverta
doveano
il
i
cor-
servigio
presso le persone del viceré e della viccregina) era es-
composta del grande elemosiniere,
sa
quattro
nieri vescovi, di altri tore, di
pellani:
generale
un maestro
grande elemosiniere era
il
il
un predica-
assistito
da un vicario
da un segretario. Veniva appresso
e
maggiordomo maggiore, venivano lazzo,
due elemosi-
di
ordinari!, di
cerimonie e di quattro cap-
delle
governatore del
del palazzo
di
i
due
il
prefetti
gran
di pa-
palazzo di Milano e l’aiutante
Monza, due marescialli degli
alloggi,
il
maestro delle cerimonie, introduttore eziandio degli ambasciatori,
il
capo degli araldi d’arme e due
totto ciamberlani e dodici scudieri il
gran ciamberlano ed
lani
ed
agli scudieri
aveano
Vencima loro
araldi.
alla
grande scudiere. Ai ciamber-
il
susseguivano sedici paggi, soggetti
ad un governatore, ad un sottogovernatore e ad uno deelemosinieri ordinari!: nove precettori
gli
vano nelle lingue ria
e geografia,
nelle
li
ammaestra-
latina e francese,
italiana,
matematiche, nel bello
nella stoscrivtjre,
.
scherma e nella equitazione. Governavano i beni della Corona un intendente generale, un amministratore, un tesoriere, un cassiere; aveanvi quatnel disegno, nella
tro
architetti
dei palazzi;
vi
erano due
medici e
"'due
chirurghi ordinari!, un primo medico, un primo chirurgo, un medico consulente, un chirurgo consulente, un primo farmacista; scelti musici, finalmente, ricreavano
con dilettevolissimi
canti
principi e dei cortigiani.
e
con suoni lo spirito dei
Erano
in servigio della regina
due elemosinieri, quattro ciamberlani e quattro scudieavea pure la regina un cavaliere di onore, ventiqualri :
Digitized by
GO tro
dame,
chè
che presso
e quella principale,
addomandala d’atour,
insliluila
Francesi è
i
ne’ vecchi lempi affin-
regine e le principesse osservar dovessero scru-
le
polosamente
le leggi
dell’eleganza e in pari
tempo
delta
decenza. Fra quelle dame, fra que’ ciamberlani, fra quegli
scudieri e
nomi
que’ paggi antichi
fra
d’ illustri,
principesche famiglie d’Italia sonavano: di guisa che
o la
celebrità della contessa Matilde, di Vittor Pisani, dei Trivulzio, dei Bentivoglio^ dei Frangipane, dei Martinengo,
dei Visconti, dei Montecuccoli, e dei dogi di Venezia Michiel,
Gradenigo e Mocenigo, accrescea di riverbero
la
splendidezza della reggia novella.
Una. guardia, oltreché per pompa, per sicurezza, compiva la famiglia del re.
Guardie di
di onore, di
Era questa composta
Veliti, e di tutti,
sfarzosamente
Guardie di onore,
quali
esclusivamente
le
servigio presso la persona del
di
Guardie
Guardie di grossa or-
dinanza, begli uomini
principe,
si
Le
divisati.
facevano
il
dividevano in
cinque compagnie (ciascheduna di cento uomini, sessanta a cavallo, quaranta a piedi), denominate la prima di Milano, la ,
seconda di Bologna,
quarta della Romagna, i
soldati tra
gliuoli e
i
i
I
Veliti in
sommavano
gnie, di cento battaglione.
figli,
i
nipoti,
dei tre Collegii
regii palazzi, in
la terza di Brescia,
la
quinta di Venezia, prendendosi
nipoti di coloro
avere.
notabile
del re, e
i
fratelli,
membri
gini dei
dia dei
i
la
i
pronipoti e
elettorali,
o
tra
i
cu-
i
11-
che avessero posseduto un
tempo
di
pace erano a guar-
guerra alla difesa della persona
a tre battaglioni
:
quattro compa-
uomini per ciascheduna, componevano un
Le Guardie di grossa ordinanza, trascelte fra che avessero avuto più di cinque
soldati dell’esercito,
anni di servigio, e che distinti
si
ferivano due squadroni di dragoni,
fossero per valore, of-
un reggimento
di fanti,
Digitized by
61
due
parlilo in
battaglioni,
granatieri,
primo
il
cinque compagnie
di
secondo di altrellanle
di
cacciatori; a
queste schiere annodalo era un drappello
di artiglieria
di
un
leggiera,
gendarmi
il
una squadra
allro di attiragli, ed
di eletti
(1).
Nata quella corte
conseguenza della imposizione
in
sul capo del re della ferrea Corona, intese egli di per-
mercè la inslituzione di un nuovo ordine cala memoria del celebre avvenimento. Dopo
petuare,
valleresco,
che
l’oggetto degli già Parigi di
che
rivoluzione,
era divenuta
sguardi di tutta l’Europa,
e traboccava
acquetata
Francia,
la
la
recavano a visitare
si
osservalo,
e d’illustri personaggi,
ministri forestieri
che
popolo,
il
il
primo Consolo, aveva pure, eh’ erano
e molli
sopra del popolo, avidamente ammiravano
egli
di
al
splendide
le
e svariale cavalleresche insegne di quegli stranieri. Ave-
va quindi argomentalo
pompe
religiose,
fossero
idolatrie
quelle idolatrie, quali
si
potean
quali virtù
deva
si
che
amava
comunque
e
tivi,
e
a
erano lutto
il
nascere delle
pur quelle vanità e genere umano, dalle
che se
al
grandi virtù, e
sentimento
pii
alle
al
nobile sen-
visibili.
di questi priucipii inslituito in
In conse-
Francia dal pri-
Consolo l’ordine della Legion d’onore, per
medesimi,
ed affine
di
è indi-
religioso
spensabile un cullo, necessarie son pure
timento della gloria delle distinzioni
mo
le
democrati appellali
conveniano dei segni esteriori: conchiu-
pertanto,
guenza
ama
popolo, siccome
lìlosofi
vanità,
comuni far
il
del pari quegli onorevoli distindai
essi
perpetuare
la
i
princi-
memoria
del
d’Italia rinnovato antico rito della incoronazione dei re * • col
diadema (i) Dccieli
di
Costantino c dei
20 giugno
i
Langobardi,
il
primo
8o 5 e 2 agosto 1806.
Digitized by
Coogle
62 Consolo, divenuto
meritare
i
un Ordine, per
insliluiva
re,
cui
ri-
tanto nelle armi e
servigli resi dagl’italiani
nelle magistrature, quanto nelle scienze, nelle lettere e nelle arti. Quest’ordine,
denominato appunto della Coro-
na ferrea, era composto di cavalieri, di commendatori e
con uq annuo onorario per
di dignitarii,
trecento, per
i
secondi di
quattrocentomila
i
:
primi di
i
lire settecento,
per
lire
terzi di
i
essendo perciò una rendita di
lire tremila, applicata
d’Italia
re
n’
lire
gran maestri.
erano
Constava l’insegna dell’ordine neU’emblema della Coro-
na Langobarda, intorno
mose parole
= Dio
to
proferite
me
la
quale stavano sculte
alla
dal
diede,
del
all’atto
re
le fa-
coronamen-
guai a chi la tocca
=,
ed era
sostenuta da un’aquila, e sospesa ad un nastro di color d’arancio,
argento, rii
il
coi
lembi verdi.
commendatori
i
gran cordone
cavalieri
I
d’oro.
la
portavano di
Usavano poi
al
fianco sinistro, e al cui e-
stremo era appesa l’aquila colla corona; sopra i
dignita-
i
parimente dello stesso colore, che
dall’omero diritto passava
mantelli portavano
pure
le vesti
una piastra ricamala
ed
in ar-
gento, in mezzo alla quale erano in giro tre corone tra-
mezzale da tre aquile d’oro, e nel centro circolarmente
re,
chiudendo aquile,
lesta
la
e
del
lesta
corone
le
parole del molto dell’ordine. Nel giorno dell’Ascensione di
ciaschedun anno
tulli
i
cavalieri,
i
commendatori e
i
dignitarii si raccoglievano in capitolo generale nella chie-
sa
metropolitana di Milano affine di provvedere alle va-
canze, e per udir le notizie storiche dei trapassali frain quella circostanza
telli
:
pii,
sopra
ti
i
l’oratore ricordava
i
princi-
quali era fondalo l’Ordine, e gli avvenimen-
che ne avevano preceduto
(] TtT/ii Stalutu
cusliluziuiiiilc
la instituzione.
5 giagiio
(l).
Per-
i8o5.
DigHized by
Googic
fìnaljnente, la qualità di cavaliere per le
devasi,
medesime che perder facevano quella le
seguenti parole:
si
pronun-
«voi avete mancato all’ono-
nome dell’Ordine che membro (1).»
»
re; vi si dichiara quindi in
*
te cessato di
esserne
cause
citladitio Ita-
cerimonia della degradazione
liano, e nella
ziavano
di
Incessantemente moltiplicandosi
tutti
ave-
questi fatti in-
nanzi agli occhi degli antichi zelatori della repubblica e della libertà, intendeva
il
non avessero a
re, affinchè essi
nuocere, ed affogassero nella bonaccia, di chiamarli più eminenti seggi della corte e del regno ridotti
i
rono tosto per quegli allettamenti levati, e si tà
ma
:
ai
di guisa che,
repubblicani in abbiettissima servitù, dimenticala
causa per cui
si
eran
avverò quindi che non per desiderio di liber-
solamente per brama
di
ambizione, e per salire dai
bassi ed ignorati gradi ai sublimi, molti Italiani abbracciato
avevano In
le
quel
dottrine della rivoluzione.
tempo un’addolorata donna, tristamente
camuflata in gramaglia, inalzar facea dg^anova, in santa
Croce di Firenze, poco discosto dal sepolcro di Michelangelo,
un
altro sepolcro
tato col gridare ,stro Petrarca,
=
che
:
Alfieri,
che
Italiani, Italiani,
alla
era tanto sfia-
si
udite
grandezza italiana
i
vi
detti del vo-
esortano, del
vostro Petrarca sublime per disdegno della servitù della patria, per altezza di te corti la
vista
=
animo
Alfieri, quasi
dell’ Italiana
e per fastidio delle conosciu-
che sopravvivere non potesse
viltà,
al-
repubblicano incontaminato,
discendeva nel famoso sepolcro.
(i)
Decreto
IO jetlcinbie
1807.
Digitized by
1
Dìgitized by
.
V
%
l*XBRO SSGONDO.
LE LEGGI. *
Era
la
impresa del regno
sparso di mazzolini di
dema
fiori d’
Italico
un gran manto
argento, coronato dal dia-
imperiale, e diagonalmente attraversato di sotto da
due alabarde, che sopravanzavano ai quattro angoli: entro manto stava un’ aquila colle ali spiegate, la quale strignea la folgore negli artigli. Comprendeva essa aquila un il
grande scudo circondato della collana Legione di onore, da cui pendea
con sopra
detto scudo in cinque più
dell’
Ordine della
la stella della
nome
la lettera iniziale del
piccoli
,
insegna
del re. Suddiviso
mezzo
il
ferro
quello in alto, alla destra, le chiavi pontificie, quel
;
serpente dei Visconti
,
^
il
.
presentava’ quel di
tagliato dalla
Corona di
r aquila Estense. Presentava 1’ altro scudo alla sinistra, in alto il Leone di san Marco, di sotto la doppia croce di Piemonte , arme tutte che indicavano i diversi stati i quali, divisi un tempo, componevano allora il nuo-
’
di sotto
,
vo regno.
Era
il
regno della superficie di miglia quadrate
tantacinqueinilasettecentoquarantasei. Confinava riente colle provincie Illiriche ed
Austro col regno
di Napoli, colla
il
set-
ad
mare Adriatico
;
,
0ad
catena degli Appennini,
Digitized by
.
’
66 che
•
lo divideva dagli stati
Romani,
To- «
col gran ducato di
scana, col principato di Lucca, è col dipartimento" del
Taro, impero Francese
mento francese
;
ad Occidente coll’altro diparti-
del Sesia e colla repubblica del Vallese
;
ad Aquilone col paese dei Grigiohi, col Cantone Ticir», colla Confederazione Elvetica, col
nuovo
colle provincie Illiriche,
ventiquattro
dipartimenti,
in
regno di Baviera' e di
Era
regno partito in
il
divisioni
sei
milharr,
in
quattro divisioni di artiglieria, in otto sindacali marittimi, in sessantauna
menti avean per
il
lor
diocesi.
nome
dal
territorio,
Pressoché
tutti
i
diparlF-
fiume principale che scorreà
quindi
si
chiamavano dell’Olona,
deH’Adrialico, del Mella, del Reno, dell’Agogna, del Lafio,
Ru-
del Crostolo, del Metaiiro, del Mincio, del Panaro, del
bicone, del Serio, deìI’Adda, dell’Adige, deU’Allo Adige,
deH’AUo Po, del Basso Po, del Bacchiglione,del Brenta, del Passeriano, del Piave, del Tagliarnento, del Musone, del Tronto. La prima divisione militare conaprendeva i dipartimenti dell’Agogna, dell’Olona, del Lario e dell’Ad«
da
;
la
seconda del Mella, del Serio
terza del Mincio, dell’Adige c del
del Reno, del Rubicone, del
la
to,
deU’Adrialico e del
Passeriano
comprendeva
i
(1).
seconda quelli del Mincio, dell’Adige,
-
del
del Passeriano, lico, del
V
(>)
Panaro
e
del
la
la
la
;
sesta
Tagliamen-
La prima Dire-
dipartimenti doll’Ad-
da, dell’Agogna, dell’Olona, dei Lario e
del Crostolo,
;
quarta
Panaro e del Crostolo
quinta del Metauro, del Musone e del Tronto; del Bacchiglione, del Brenta, del Piave, del
zione di artiglieria
Po
e deU’Allo
Basso Po;
Reno
;
deH’AUo Po
;
la
dell’ Allo
Adige,
terza
quelli
la
del Piave, del Tagliarnento, dell’Adria-
Bacchiglione, del
Brenta e del Basso Po
;
la
Decreto io ottobre i8oy.
Digitized by
67
-
quarta gU
Rubicone
del
bracciavano
Musone, del Metauro e
del Tronto, del
altri
primi tre
I
(1).
le coste dal
Sindacati
to quelle da Cattolica sino
a Rimini
del Basso Po, -da Primaro
al
quelle dal il
Po
di Maistra
di Treporti
Po
sino
il
;
il
;
il
;
il
fiume 'Isonzo
(2).
Erano
;
di Ferrara, di Urbino, di
Fermo,
di
quest’ul-
le diocesi: di
di Udine, di Bologna,
di Milano,
sesto
porto di Malamocco
al
l’ottavo, finalmente, le coste tra
;
timo porto ed
quar-
quinto, quelle
di Maistra
porto di Malamocco sino aH’altro
settimo quelle dal
Venezia,
marittimi -ab-
Tronto sino a Cattolica
di
Camerino
Ravenna,
—
(patriar--
cale la prima, arcivescovili le altre), di Brescia,- di Ber-
gamo,
di Pavia, di Trento,
di Vigevano,
vara,
di
di
Como,
Cremona,
di
Crema,
di Lodi,
No-
di
di Caorle^
di
Cbioggia, di Torcello, di Modena, di Reggio, di Guastal•
di Cesena, di Forti, di
di Aulla, d’ Imola, di Carpi,
la,
Faenza, di Rimino, di Cervia, di Mantova, di Comacchio, di Adria, di Belluno, di
tro,
di
Ceneda, di Concordia, di Fel-
Padova, di Treviso, di Verona, di Vicenza, di
Sant’Angelo in Vado ed Urbania, di Cagli, di Fano, di
Fossombrone,
di
Gubbio, di Pesaro,
cerata e Tolentino, di Sanseverino,
Montalto, di Ancona ed e Matellica, di Jesi,
di
Umana, Osimo e
di Sinigaglia, di di,
Ma-
Ripatransone, di
di Ascoli, di
Fabriano
Cingoli, di Recanati e
*
Loreto.
Era ta
di
la
regione del regno
montagne,
fertile, ricca
e felice, lie-
di colli, di piani, di foreste, di boschi,
e di dolce, e salubre aria,
però all’alpe aspra e verne-
reccia per ghiacci eterni e per nevi, abbacinata, gravis-
sima nelle poche maremme.
(i) Df-crelo (a)
I
fiumi Po, Adige, Liven-
g gennaio 1811.
Decreto aa giugno »8o8.
Digitized by
-
68 za, Ticino, Oglio,
Potenza, Adda, Tagliamento, Mincio,
Piave, Chienti, Reno, Brenta, altri
minori, e
Crostolo ed Asone, molti
ampii laghi Maggiore,
Como fecondavano
da e di le
gli
sue mercatanzie, e
i
i
Adriatico, facile a solcarsi nell’estate, e
i
Il
mare
seni e le lacu-
ne formate per esso abbondevolmenle davano inQnità di covili e
Gar-
d’ Iseo, di
suoi campi, trasportavano
lavori della sua industria.
sale, e
per
profondo delle acque,
di alghe nel
saporiti pesci, esimii, eccellenti. Inesauste miniere vi avea-
no, quali per ricchezza, quali per medicina
per ricchez-
:
za quelle di ferro, di rame, di piombo, di zinco, di al-
lume,
di
fossile, di
giallamina, di lavagna, di spato
adamantino
-
marmo
carbone, di pietre da mola, di
statuario,
di diaspro nei dipartimenti dell’Adda, del Serio, del Mella,
dell’Adige, del Bacchiglione, del Piave
per medicina quelle di Bormio, Battaglia, di Recoaro.
e del Passeriano
;
Abano, di
di Caldiero, di
Amplissime pianure nei dipartimenti
dell’Olona, deU’Alto Po, del Mincio, del Rubicone, del
R^
no, del Musone, del Mella, del Lario, del Basso Po, dell’Adige, del Brenta, del Bacchiglione, del Tagliamento e del
Passeriano indorate erano con
superbe per
viti,
aggravate di
di gelsi, di fruite, di
campi
pompa folti
di bella
chie, e quale ancora, nei più avvallati
napa
mietitura,
racemi, e ricchissime
a pastura, di armenti, di pecdi riso.
siti,
in copia, ed assai reputata, prodiiccva
il
Ca-
suolo dei
dipartimenti del Brenta, deH’Adigc, del Panaro, del Croslolo, del
Mella, del Basso Po e del Reno;
cedri, le melerance, a vicenda cogli olivi, gli no nelle acque del Garda menti del Melauro, del Musone
olivi
;
mente incoronavano Ascoli 0 di Loreto. Ottanta
città,
nreglio
limoni,
i
i
specchiavariei
diparti-
e del Tronto, leggiadra-
le deliziose
Erano
si
pure,
nella
di duemila
cime
di
Macerata, di
regione del
regno da
ccntocinquantacinque
Digilized by
C9
Comuni
Milano, città antica, nobile, ricca, bella e pos-
;
'
sente, dichiarata veniva metropoli.' Trovavansi nellà re-
gione del regno archi
Tr^ano,
di Gallieno;
chiamato da Gelilo teatro edificato da
inalzati in
onore di Augusto, di
la villa di
Cajo Valerio Catullo,
più elegante tra
il
i
un
poeti;
anfi-
Augusto Cesare, o dai Legionarii Tre-
dicesimani, o da Antonio Primo Vero o da Massimiano; e
il
poggio, sul culmine del quale l’augure Cornelio va-
ticinava
combattimento di Farsaglia, e tutto agitato
il
da furor sacro diceva
:
Cesare, hai vinto, ed a te die-
Trovavansi
«lero gl’ iddii illustre vittoria. dii,
;
gno
il
campi Caus’
inalzarono
virtù di Livio
Brebiacq, ove nell’aspra pusalutato
di Vitellio,
co’ soldati
la vittoria
sulti
di
gli altri
za legione
guerriera
testimoni! della
quelli
Salinature;
gna
i
nei quali a Mario, vincitor de’ Cimbri,
trofei
appena dalla
ter-
sole nascente, ebbe Vespasiano assicurata
e l’imperio, Vedevansi nella regione del re-
le rovine
d’una
città
dei barbari del
che, a riparo d’Italia dagl’ in-
settentrione,
era stata
eretta da
P. Scipione Nasica, da C. Flaminio e da L. Manlio Aci-
dino, triumviri, città cara ad Augusto ed a Livia, città
famosa per
il
suo foro, per
circo, per le sue
terme e per
il i
per
suo teatro,
il
suo
suoi templi sacri a Gio-
ve fulminante, ad Iside, a Mitra, a Feronia, a Marte, al
Fato ed
al
Sole.
Erano finalmente,
regno, manifesti ancora della Germanica, della
stumia,
della Claudia
nia, sulle quali
gli
avanzi
Via Gallica,
Gamica, della Gemina, della PoAugusta Altinate e della Flami-
due ultime
nobia, regina di Paimira,
vie Italia scorse, un' di, Ze-
seguir prigioniera
carro dì Aureliano imperatore, e fra te legioni, e
regione del
nella
della
una caterva
le
il
trionfai
coorti di
di cavalieri Parti,
mol-
Armèni
e
Persiani, di servi, di eunuchi, di femmine, di zanzeri e di
Digilized by
70 schiavi scorse Tiridate recarsi a
da
lei
la
abitanti (tale
era incirca
maggior parte dei le,
Roma
ricevefé
affin di
corona di Armenia. Sei milioni setlecentomìla
notissimo era
la
popolazione del regno) alla
quali, per lettura già fatta alle scuoil
forte ardire di Trasea, di Arria, di
i quali seguendo le austearmar seppero l’animo d’invincostanza contro la malvagità degli uomini e dei
Elvidio Prisco e di Fannia,
re
massime
cibile
degli Stoici,
tempi, sei milioni settecentomila abitanti contemplava-
no
allora
con reverenza quelle gloriose memorie dei grannè
di lor avi,
mignoli delle
si
curavan delle solitarie abbadie, dei cogotiche absidi, delle bertesche
torri, delle
e dei trabocchetti delle rocche, delle Stinche di Firenze,
0 dei Pozzi di Venezia, che nacquero ed ebber
nome
sol-
tanto nei rozzi e disavventurali tempi degli eremiti, dei trovatori, dei peregrini, delle suore, degl’ inquisitori, delle bariJute, dei berrovieri, dei frati, dei bravi;
nonimi d’ignoranza,
tempi
si-
di pugnali, di superstizione, di san-
gue, di veleni, di prostituzioni, di stupri, d’incesti; tempi,
non ha guari da chi
vive oltre alpe, e oltre
Mani-
ca specialmente, a diletto delle femmine e dei civettoni evocati da’lor vilissimi avelli. Tutto l’oro, tutte le arti, tulle le
armate della poderosa Inghilterra,
tolto
il
in qualsivoglia altro luogo resa allora impotente,
levano a far giugnere in Italia a di
lei
corruttela
i
mare,
non valetterari
raffazzonamenti, tanto avidamente adesso ricerchi, di que’ forestieri, le
i
cui padri, per abbrutimento estremo, avean
anche dipinte quando Tullio perorava dai
rostri, e sul
Sebelo 'cominciava a cantare Virgilio. Oltrapassalo
avea
la
siccome abbiamo veduto, voli:
ma
la religione di
rivoluzione in fatto tutti
Gesù
i
religioso,
limili giusti e. ragione-
Cristo,
da cui ebbe a sca-
turire quel corpo d’invariabile dottrina, spesso assalito.
Digitized by
s
71
costantemente trionfante, che Unità Cattolica
ed
a’ cui piedi
i
più bei genii andarono
a
appella,
si
prostrarsi, e
lutti
i
popoli civilizzali a sottomettersi, che formalo a-
veva
i
costumi loro, inspiralo
soggetto alle lor poesie,
una grande tempesta
Velala
dello spirito
momentaneamente, umano, da quelle
sche nubi, che sogliono talvolta rubar
come
abbonacciò
si
la
dispensabile e naturale, e
come
lei
altare,
la
proprio divei'so cullo) (1) fu
romana,
la
i
popoli per alcun
la
l’esercizio
già accese in
privato del
religione cattolica, apo-
religione direllamcnle recata agl’ Ita-
perciò vergine e pura, da quelle
liani,
veneràbi-
il
religione pubblicamente professala
nel regno (libero a ciascheduno
stolica,
sole,
il
legittima e salutare rea-
Rialzato quindi
allontanali da essa.
le di
mondo
fede riconosdula siccome in-
*ione quella di ricondurre alla fede
tempo
al
in fo-
rinvenne la fede nel
la procella, si
fondo delle anime, e fu
il
loro quadri, alle loro statue,
ai
quella religione easleva.
prestato
lor cantici,
i
Gerusalemme col fuoco
stesse
fiaccofe
Amore:
del divino
onde per Gesù Cristo nella contraddizione dei secoli imporporala
si
di soldati, di noi- del
matrone e di
sangue di Giuslina,
Non
(i)
si
Philippe, Cla ipkie
-
—
les raarclien
E
soggiugnc
oiit
eo Fraace,
il
la
disait
vcrnemeuts en Allemagne
PC
ies coDsidèrc toujours
<(
Napoleon,
nature des bomines »
plaie des paysaas: il,
ils
quels
pour
=
lais-
«eroat partOMt les inai-
=
CapeCgue: « Toutes
leurs motirs, et
la
Europe depuit P auénemtmt du roi LIX) avait c*lé obligé de lancer des
tres (le l'argent et des fortuaes. »
res
Erocina, di Eu-
~
décrcis contre les juifs d’Alsace, ser.
di donzelle,
e particolarmente tra
di Tecla, di
profonde ifilelligence de
Capeligue nella sua
Louis
leviti,
portanio, ad onta di questa tolleranta,
qui avait une (cosi
sangue
terra del
vide ritalica
les
que soient le respect
repngnanccs populailes
eObrts des gou-
des juifs,
peuple
le
que comioe uoe race maudite.
»
Digitized by
7-2
femia, di Dorolea, di Forlnnato e di Ermagora, di Ales-
sandra, di Torpele, di Paolino, di
Romano,
di Gerrasio
Na-
e di Prolasio, di Maurizio, di Vitale, di Valeria, di
zario e di Gelso, vittime tutte
stupidi
immolate dalla rabbia di
e feroci regnanti, innanzi
ai
quali e donzelle e
matrone, degne veramente di appar-
soldati, e leviti e
tenere a Gesù Cristo e airitalia, presentarono di le
una sapienza e degli
una
di
tesori
i
virtù ancor più pregevoli di quel-
pertanto, in
Restituita
stoici.
tutto
di
il
lei
splendore, nel regno la cattolica fede, immacolato sem-
pre se ne mantenne lascivie, a
gani gravi e -srmi,
che
il
gli
fra le
mimiche gli
or-
santi inni della Chiesa, scandali pessimis-
i
mondo
scorse di poco, e non avrebbe veduto,
se opportunamente, ziare
dogma; nè mai
il
popolar dolcezza, sulle scene sonarono
un giorno, pensato
si
avesse di
sa--
appetiti sfrenatissimi dell’ ambiziosissimo e al-
tiero frate di Eisleben.
Ma,’ ritornando ai dipartimenti, era quel dell’Olona
formato dalla maggior parte del Milanese e del Pavese e dalla Lomellina
quello dell’ Adriatico dalla provincia di
;
Venezia, e da parte del Friuli, del Trivigiano, del Padova-:
no
e del Polesine
Riviera di Salò di
;
;
quello del Mella dal Bresciano e dalla
Reno
quello del
dai territorii di Bologna,
Ceplo, d’ Imola e da porzione degli
Modenese
;
altri
Ferrarese e
quel dell’ Agogna dalle provincie dell’Alto e
Basso Novarese, dal Vigevanasco, dalla Val Sesia, tra di
Domodossola
;
quel-
quello del Grostolo dal Reggiano,' dal Cor-
reggiasco, dal Novellarese
porzione della Lunigiana ra provincia di
Urbino
,
;
,
dal Guastallese e da
buona
quello del Melauro dalla inte-
e da
Ancona quello del Mincio ;
;
contado di Como, e da porzione
lo del Lario dall’antico
del Milanese
dall’ al-
e dalla riviera del lago d’ Orta
un
ritaglio della
Marca
di
dal Mantovano, dal territorio di
Digitized by
73 Asola e da frazioni degli
Bresciano e Veronese;. quel-
altri
Panaro dal Modenese, dalla Mirandola, dal Carpi-
lo del
giano e dalla provincia del Frignano; quello del Rubico-
ne dai di
lerrilorii di
Ravenna
camonica; quel Chiavenna ,
Faenza, di Forli, di Cesena, di Rimini e
quello del Serio dal Bergamasco e dalla Val-
;
e di
dell’ Adda dalla Valtellina e dai contadi di Bormio; quello dell’Adige dal Veronese e
da parte del Polesine
e del Vicentino; quello deH’Alto
dal Tirolo meridionale di
Crema,
di
Cremona,
stato di Piacenza
Ferrara
;
;
quello deU’Alto
di
Adige
dalle provincie
Lodi e da alcune terre deU’anlico
Po
quello del Basso
del Polesine
e
Po
;
dalle province di
quello del Baccliiglione, dalla
provincia di Vicenza, e da parte di quella di Treviso; quel-
Brenta dal Padovano
lo del
Friuli
;
re e di Feltre; quello del lo del
;
quello del
Passeriano dal
quello del Piave dai territorii di Belluno, di Cado-
Musone
dalla
Tagliamenlo dalTrivigiano; quel-
Marca
di Macerata, dall’antico
duca-
to di Camerino, dai governi di Sanseverino, di Fabriano, di Loreto, di Sassoferrato
e da porzione della provincia
di
Perugia; finalmente, quello del Tronto dalle provincie
di
Fermo, di Montalto e di Ascoli. Erano dipartimenti costituiti i
strati
da municipalità. Nei Comuni
ponevasi
la
cui davasi
dai di
Comuni, ammini-
prima classe com-
municipalità di un podestà e di sei persone,
il
nome
un podestà
di Savii; nei
Comuni’di seconda clas-
negli altri Comuni di un sindaco assistito da due Anziani. Ciaschedun Comune aveva un Consiglio, di quaranta membri nei Comuni di
se di
prima
e di quattro Savii
classe, di trenta in quelli di seconda, di quindici in
quelli di terza
:
i
Consigli comunali
dinariamente ogni qual volta sto, i
;
il
si
adunavano straor-
bisogno lo avesse richie-
ordinariamente due volte all’anno affine di rivedere
conti, di stabilire le spese e le gravezze
stesso
da pagarsi dallo
Comune.
C»
-
yCi-yU
74 Era
(liparlimetilo governato da
il
nario, che
come
viceprefetti.
me
un pubblico
funzio-
chiamava Prefetto, da cui dipendevano,
si
sic-
suoi delegali per Tamministrazione dei distretti,
e la
Il
Prefetto, assistilo da
decisione delle
appellato Consiglio di
spondenza
un Consiglio per
i
l’esa-
quislioni di amministrazione,
prefettura, teneva diretta
corri-
di lettere col ministro dell’ interno.
Aveva
il
ministro
dell’
interno una segreteria gene-
e due divisioni: era la segreteria generale partita due sezioni, parimente la prima divisione in due, la seconda in tre. Spellava alla sezione prima della segre-
rale
in
teria la decisione intorno alla cittadinanza, alle
cerimonie pubbliche,
feste e
seconda
agli archivii, spettava alla
la decisione intorno alle spese annuali del ministero, e alle
persone addette alle Prefetture e viceprefellure. Ap-
parteneva alla prima sezione della prima divisione beneficenza, alla
blica
alle carceri ed
alle
seconda lutto ciò che
spese della giustizia punitiva
sezioni della seconda divisione
nomia
si
la
pub-
riferivasi ;
le tre
occupavano della eco-
politica, del pubblico ornato, della pubblica sa-
lute, dei registri dello stato civile e dei confini.
Luigi Yaccari, da Modena, sotto la repubblica italiana, era
il
già segretario di stalo
ministro dell’ interno:
probo, ordinato e risoluto nelle azioni,
uomo
si
mostrava però
contegnoso,- e forse di aspre ed altere maniere.
Nè
al
solo ministero dell’interno limitandosi le prov-
videnze chieste dalle esigenze diverse dei dipartimenti, vi
aveano eziandio tre Direzioni generali, che di lor
lento, senza
l’
ta-
interposizione del ministero anzidetto, eser-
citavano le funzioni rispettive nei dipartimenti medesimi.
Quella
della pubblica
instruzione, alla cui
cima stava
Giovanni Scopoli, quella delle acque e strade, che aveva
per capo Antonio Cossoni, e
l’altra
deU’amminislrazione
Digiiized by
75 dei
Comuni moderata da Benedetto Bono,
fum
cui pochi
zionarii pubblici uguagliavano in zelo ed in attività.
La
Direzione generale della pubblica instruzione sopranten-
deva
dell’insegnamento; quella delle acque
alle parti tutte
e strade alle opere delle strade, dei ponti, degli argini, dei porti, dei moli, alla conservazione e tutela loro, ed a quella dei fiumi, dei torrenti e dei canali di naviga-
zione; era di attributo della Direzione generale dei Co-
muni
comparto del
il
territorio, le proposizioni dei re-
golamenti di amministrazione Comunale, dei legati, le transazioni,
ì
l’accettazione
Comuni,
contratti dei beni dei
La
e le pensioni e gratificazioni agl’impiegati.
Polizia,
finalmente, dava origine ad una quarta Direzione gene-
ovvio è comprendere
rale, di cui
modo ria,
la Polizia, severa
i
le
opinioni, e
meno ancor
quali
sostituiti a
un .tempo concordavano spesse
co’ malfattori, sapeva prevenire e reprimere
Le
ad ogni
Al contrario, vigilante, attiva e maraviglio-
samente assecondata da numerosi gendarmi, que’ birri,
:
senza essere' molesta e vessato-
non andava ad investigar
le coscienze.
le attribuzioni
i
volte
delitti.
primo elemento della forza e dell’ordine pubblico, abbenchè eccitassero non poche querele per l’eccessivo aumento delle spese, e abbenchè si trovasfinanze,
mezzo
sero in
mento
agli
attriti delle
guerre ed
dei valori territoriali, serbavano
vimento
:
un
ciò era dovuto airequitibrio fra
di contributo, alle
i
allo stagna-
regolare
mo-
diversi
rami
consumazioni, sostenute dalla massa
delle pubbliche opere e dagl’incoraggiamenti dati
maniera
ad ogni
di lavoro, alla severità deU'amministrazione, alla
fede pubblica. Or, in ciaschedun dipartimento, col
nomo
d’intendenza delle finanze, eravi un magistrato, che amministrava le dogane, i sali, i tabacchi, le polveri ed i nitri,
i
dazii di
consumo,
il
bollo della carta, quello dei %
Digitized by
76 pesi e delle misure,! pedaggi e
diritti di
i
navigazione;
un secondo magistrato, chiamato Direzione del demanio e diritti uniti, che soprantendeva aU’amministra-
eravi
zione dei beni demaniali, al riscotimento dei crediti,- e vegliava sopra stato
i
boschi nei dipartimenti, in cui non fosse
un apposito Conservatore
dei boschi
;
eranvi uffizii
del Registro e della Conservazione delle ipoteche. siere della Intendenza riceveva
il
Direzione del demanio, versando l’esatte cassa della tesoreria
le
;
cas-
Il
prodotti delle gravezze
i
indirette d’ogni natura; altrettanto faceva
Intendenze poi e
cassiere della
somme
nella
le Direzioni del
demanio tenevano corrispondenza con due Direzioni generali in Milano.
Uguale corrispondenza tenevano cinque
Amministrazioni particolari del lotto risedenti a MHano, a
Venezia, a Bologna, a Mantova e ad Ancona;
Zecche
Venezia e di Bologna; e
di Milano, di
fondi
Dire-
ciaschedun Dipartimento.
poste esistenti in
zioni delle
L’amministrazione dei
tre
le
le
per
la
consolidazione del
debito pubblico era denominata Monte Napoleone, cui ap-
parteneva
registro del debito pubblico sopra gli stati
il
di liquidazione approvati dal re,
il
rilascio degli estratti
d’inscrizione e rescrizione, la verificazione e l’annulla-
mento
delle rescrizioni
demaniali, le annotazioni, il
pagamento
versate i
nell’
acquisto dei beni
trasporti del debito inscritto,
delle rendite perpetue, vitalizie, delle pen-
sioui ecclesiastiche, civili e militari, e finalmente l’am-
roinistrazione dei fondi della dotazione dell’Ordine della
Corona di
ferro: la liquidazione poi del debito pubblico
ad una Direzione
apparteneva condensare, sulle
come
persone
obbligato
gamento
sino
meno
allora
agiate o
generale. s’
più
Ben lunge
miserabili,
ciaschedun cittadino indistintamente di quelle
;
mentre
i
di
era usato, le gravezze
grandi,
tenne
si
al
non avvezzi
pa-
a’ tri-
Digilized by
GoogK
77 bali,, se* il
ne quereiavano, non
popolo» perciocché
che vessino eziandio le
si
ama
popolo
il
doleva péVò gran fatto le leggi gravi
le classi superiori.
E
pur
raccogliendosi
gravezze a mezzo di più combinazioni ideali, per lo
passato quasi ignote, e possibilmente con minore spro*
porzione nel riparlo, e con minore ne, inslituila era a questo fine
spesa nella esazio-
una Direzione generale
del censo e delle imposizioni dirette, la
quale
si
occu-
pava della formazione e conservazione del catasto e degli estimi, dei trasporti del censo, dei ruoli per l’esazione, delle gravezze sui predii, degli altri per l’esazione delle
gravezze sulle persone e sugli esercenti le liberali professioni, le arti e
il
commercio.
Un
pubblicano esigeva
queste gravezze in ciaschedun dipartimento,
non riscosso,
versava a proprio
le
risico e
scosso o
e,
spesa nella
cassa dell’erario.
Tulle queste amministrazioni diverse metteano
il
capo in grembo a Francesco Prina, ministro. Nato ad Intra, avvocato a Novara, e poi regolatore delle finanze
della repubblica Italiana, era
uomo
lumi e di
di grandi
profonde vedute nella politica economia, operoso, fecondo combinazioni della
in espedienti e dotto nelle di quegli stati,
montare delle spese a
farsi,
Nel presentare
detti stati l’abile
al
re
i
e
i
mezzi per comportarle. ministro usava
sempre assai industriose e adulatorie parole. » in mezzo alle diflìcili circostanze (chiudeva »
l’indirizzo
»
mezzo
»
europei,
legge e
che determinavano in ciaschedun anno l’am-
dell’anno milleottocenlosette
alle difficili circostanze
uno nascente
si
)
«
Quando
egli
cosi
quando
che stringono
in
gli stati
consolida, crea eserciti e
ma-
» rina,
apre strade e canali, dà vita alle
»
città
senza formar nuovi debiti e pagando
»
quasi spenti dal turbine dei tempi, e che potrebbero
arti,
abbellisce gli antichi
Digitized by
78
non ^oi,
> dirsi
conto dello
pubblicazione del
la
ivi
un nuovo titolo alla riconoscenza della nazione. La nazione italiana, Sire, è degna di esservi cara; sensibile e giusta, riconosce da Vostra Maestalo è per chi regna
»
*
»
> stà
sua indipendenza,
la
sua
la
un nome che
prosperità, la reinte-
associa
»
grazione di
»
grandezza e del sapere
»
cui è chiamata come parte della grande confederazio-
•
ne,
^
licita. (1) »
non sono
clogii,
sofferisse
il
secoli delia
ai
leggieri sagrifizii,
i
modo operando
meritava
fiducia del re,
la
il
solo fra lutti
i
Ma
al
più volte
l’
possibile,
fidenza dei
esigenze del re divenute
venne
la
da far
tali
giorno, e
il
vedremo, nel
’l
uomini
principi (se
loro
)
che
pure il
investili della congli
storici
estender pure gli
si
esempii
dover loro non dee già
limitarsi ad obbedir ciecamente agli ordini del
sopra
finì
più deplorabile vittima: tremendo esem-
valgono a qualche cosa
ma
i
non
ministri, che
ministro, ad onta della sua abilità, la mi-
pio, fatto per insegnare agli
narlo
fe-
ministro, resosi l’oggelto del pubblico odio,
coir esserne
ca,
sua
la
ministro, go-
il
mai alcuna contraddizione, anche minima, nei
oUrapassare
quale
questo
ed era
suoi progetti.
sura del
che
ella sa
:
ignoti a voi, nè perduti per
A
deva di tutta suoi
si
monar-
deve a coraggiosamente illumi-
errori nei
quali
facilmente
può esser
tratto dal fatale prestigio della possanza.
Regolata dal ministero delle finanze le
la
esazione del-
gravezze dirette ed indirette, era ufficio deU’altro mi-
nistero, detto
mento
del
Tesoro pubblico,
(i)
di
curare
il
versa-
del prodotto loro nella cassa generale del regno,
regolarmente giustificandone
l’uscita,
cui,
sopra richie-
Conio dtlC Amministrazione delle finanze dtl regno d'I-
talia nell
anno 1807
—
Milano 1808. Dalla stamperia
reale.
Digitized by
79 sta degli
ammetteva
ministri,
altri
alle diverse spese dello Il
affine di sovvenire
stato.
Tesoro pubblico era affidato ad Antonio Venerio,-
personaggio integro, caratterizzava
di ordine
che lo
acconcio a quelle
gelose
e per lo. spirito
perfettamente
funzioni.
Basato
il
sistema giudiziario sopra un piano eccel-
lentemente concepito
per
lenni,
forme dei bunali
una guarentigia
offeriva
,
tadini di tutte le classi,
si
le
Erano nel regno giudici di pace, triprima istanza, tribunali di commercio. Corti
di
una Corte
giudice di pace giudicava in materie
terie
so-,
manifestavano
giudizi!.
di giustizia. Corti di appello ed Il
cit-
ai
mentre più imponenti e più
pubblici dibattimenti,
i
correzionali e criminali.
In
.
'
di cassazione.
ma-
e in
civili,
materie
civili
:
sullé
uomini o dagli animali ai raccolti; sulla rimozione od altera-
azioni per danni recati dagli
campi,
alle frutta, ai
zione di termini, sugli usurpamenti di terreno, di alberi e di siepi, avvenuti entro l’anno; sulla
denunzia di nuove
opere, sulle innovazioni e sugli attentati commessi pur
entro l’anno; sul corso dell’ acque inservienti coltura, e sopra
minio
;
qualunque
altra azione di
all’
agri-
semplice do-
sulle quistioni di riparazione di case, o di altri
fondi cadenti
sotto
il
contratto
di locazione
sulla ri-
;
storazione dei danni pretesi dai conduttori per impedito
uso della cosa locata, o pretesi dai locatori per abuso della
medesima, quando
fosse sulla
la
controversia però aggirata
esistenza o liquidazione del danno,
diritto di ristorazione.
Giudicava parimente
pace sul pagamento dei
salarii
e delle
il
non
si
sul
giudice di
mercedi
;
sulla
pretesa diminuzione di prezzo dipendentemente da vendita di animali; sulle quistioni insorte tra
albergatori.
Le sentenze,
viandanti ed
appellabili, proferite dal giudi-
Digitized by
80 ce
(lì
pace , sino
concorrenza dì
alla
Irecenlo, era-
lire
no provvisoriamente eseguite non ostante appellazione.
Procurava
por termine
risse,- di
zie dei delitti,
e
zii
raccoglieva gl’indi-
le tracce,
avessero contro
esistito
le
riceveva le denun-
incol-
gl’
pati, arrestava
coloro che fossero stati cólti in atto di
commettere un
delitto,
li
^
die
interposta
la
pace di sopir
di
alle nimicizie;
ne rilevava
prove,
le
giudice
il
fossero
o che dalle grida del popolo sta-
dichiarali siccome autori
r interrogava,
li
del delitto
zione del processo, ed indi con quegli
Era
tribunali.
il
inviava
alti
rei ai
i
giudice di pace, nella sua giurisdizione,
eziandio giudice di Polizia; laonde lità
stesso,
udiva, compieva gli alti tutti d’instru-
conosceva e giudicava
i
in
quella sua qua-
trascorsi, puiìfeili col car-
cere per dieci giorni, ovvero con una multa, non maggiore
pe*rò
di
cinquanta.
lire
sentenza allorché
la
Inappellabile era
sua
la
condanna non avesse avuto per
ef-
fetto la prigionia, in
caso diverso poteva aver luogo l’ap-
pello; nientedimeno
si
tenza, a
meno che
il
eseguiva provvisoriamente
condannato non avesse
sen-
la
offerta ido-
nea malleveria. Ogni dipartimento aveva una Corte di giustizia civile
di lei
e criminale.
seno una sezione
Ciascheduna Corte formava nel cinque giudici,
civile di
giudicava tutte le cause personali,
quale
la
reali e miste, eccet-
tuale quelle che attribuite erano ai giudici di pace, inappellabili
essendo
le
sentenze di
lei
se
il
valore della co-
sa quislionala ecceduto non avesse
la
leduecento,
rendita, superalo
0,
trattandosi
avesse quella di
vea luogo
no
pure
il
lire
ricorso
le Corti di
correzionale,
sessanta; eccedendd alla
la
giustizia
le
funzioni
tulle le cause
deliberazione,
si
di lire mil-
non
somme
tali
Corte di appello.
e giudicavano
minale. Segreta
una
di
somma
a-
Esercitavadi
tribunale
di allo
cri-
volgeva essa pri-
Digilized by
C'nogk
81
ma
sul
pena
la
sul diritto per
indi
fatto,
determinava
;
ro
pari,
giudizio
il
zione intima dei giudici
essi
;
applicazione
sul fatto
ma
se
ne,
non
il
convin-
pronunziavano in numepiù
permessa l’appellazione qua-
fosse trattato di delitto portante
si
la
del-
e in parità di voti si adottava l’opinione
favorevole al reo, cui era lora
l’
pena
delitto fosse stato d’incendio o di
giustizia giudicavano
i
trascorsi e
i
le Córti
che
delitti,
morte;
aggressio-
Per ultimo,
v’era luogo ad appello.
di
di
leg-
la
ge puniva in via correzionale, e che non erano di appartenenza del giudice di Polizia
le
;
sentenze erano
aj>-
Dipartimento,
pellabili. Nelle città poi e nelle terre del
non avesse esistito una Corte di giustizia, i tribunaprima Istanza costituivano altrettante sezioni della
in cui li
di
Corte stessa
;
finalmente
i
tribunali di
commercio giulé doman-
dicavano in prima ed ultima Istanza di tutte de,
il
non avesse oltrapassato
il
valore
dugento, e tutte quelle, in cui
le
parti
cui oggetto
mille
lire
di
di-
chiarato
avessero
mente
senza appello. Cinque erano te Corti di appel-
e
di voler
essere
giudicate
definitiva-
lo e
sedevano a Milano, a Venezia, a Bologna, a Bre-
scia
e ad Ancona.
Divise in due sezioni,
una
per
decisione delle cause correzionali e di alto criminale, tra
per quella degli
affari civili,
la
l’al-
giudicavano sulle sen-
tenze appellabili, ed esercitavano l’inspezione loro sopra gli
aspiranti
al
gli archivii e le
notariato, sulla disciplina dei notai, su-
Camere
notarili.
vesse reputato conveniente, la giustizia
presedeva
le
il
Ogni qualvolta
il
re lo a-
Gran-Giudice ministro del-
Corti di appello.
La Corte di man-
cassazione, sedente in Milano, era instituita affin di
tenere l’esatta osservanza delle leggi, di richiamare all’esecuzione di esse
i
giudici,
i
tribunali, le Corti, e
decidere, non dell’ interesse dei litiganti,
ma
per
di quello del-
*
"
82
legge medesima. Per le quali cose la Corte di cassa-
la
zione non conosceva del merito delle cause, bensì delle
sentenze
decisioni e delle
pronunziate
e
tribunale
dai
o
dalle Corti, all’unico fine di rilevare se fossero state,
no corrispondenti
abrogando perciò
alla legge,
tutti
i
giudicati inappellabili, in cui fossero state violate le for-
me
manifestamente contravvenuto
essenziali, o
al testo della
legge ed
ministrazione. Presso
^
ai
giudici,
i
fosse
si
regolamenti di pubblica
am-
tribunali e le Corti e-
i
ranvi degli agenti del Governo, siccome officiali incaricati del minislero
pubblico,
quali
i
aveano
titolo di
il
ed e-
regii Procuratori generali, e di regii Procuratori,
rano senlili in tutte
cause e quislioni chje
le
riferito
si
avessero all’ordine pubblico, aH’interesse dblla nazione,
Comuni, dei pubblici stabilimenti, dei minori, degl’interdetti, delle femmine non autorizzate
della Corona, dei
dai
lor
mariti a stare
soldati se lasciato te.
I
rosa
regii Procuratori
mano teneano per
vano di
offizio,
ed
Procuratori
i
vigo-
generali
l’esecuzione dei giudicati; agi-
e dietro
istanza
che avessero interessalo
qualsivoglia
assenti e dei
degli
quanto a quelli che interessato avesse-
ro l’ordine pubblico, altri
in giudizio,
non avessero legittimo rappresentan-
modo
e in tulli
delle parti negli
privati,
i
casi a chi
i
ordinando in occorreva
dì
prestarsi agli alti opportuni, e facendo accorrere, allor-
ché fosse sialo necessario» anche .
Tulli que’ varii sacerdoti di
ste, già dalla -
ni
milizia.
la forza della
Temide vestivan
la
ve-
più rimota età, e dalle piu incivilite nazio-
ad essi esclusivamente atlribuila, siccome
alla gravità
del rainisterio loro giustamente confacente, la toga, fica questa
di color
nero per
quelli dei tribunali e delle
verde per
i
i
giudici
Corti
di
e per
pace,
di giustizia
;
di
color
giudici delle Corti di appello; di color ros-
Digitized by
Googic
83 so per
a tozzo e
le
la'
:
berretta
lattughe di merletto usate venivano
stintamente da
tutti
Abbigliati
giudici.
i
indi'-
pertanto
in
proporzionata ed onorabile guisa, avveniva, esem-
così
pigrazia,
che
Corte
la
vasta
nella
te
di cassazione
giudici della Corle
i
appello di Venezia,
di
e superbissima
Senato, •
reverenza nei clienti, negli avvo-
inspirasse più grande
cati e nel popolo anche per
denza della
sala dell’ antico
seden-
la
maravigliosa corrispon-
maestà delle toghe dei suoi giudici con
quella degli ornamenti della sala medesima, e coll’altra
pur delle
rappresentati
’reli
di Dolabella, di
Duce uomini
di
>
vesti dei personaggi ivi nel cielo e nelle pa-
dai
portentosi pennelli di Tintoretto,
Palma
di schiera si
il
giovane e dell’Aliense.
numerosa,
direm anche, per
e,
acuto ingegno, e di profonda ed alta dottri-
na, elettissima, sapientissima, era
Giuseppe Luosi, Gran-
Giudice ministro della giustizia. Sortito il natale in quella città medesima, che fu patria a Giovanni Pico, detto la
Fenice degl’ingegni, era Luosi giureconsulto illumi-
nato, e, siccome
ahbiam veduto, era
stato di libertà a-
matore caldissimo ed un dei primi a dichiararsi per
le
novelle idee di politica riforma, laonde, nella Cisalpina
repubblica, avea tenuto l’officio di ministro di giustizia e di polizia, e poi era stalo
membro
del Direttorio. Leg-
giadro di modi, lindo nelle vesti, squisito nelle suppellettili,
sontuoso nei conviti e nei
fuor di economico fasto ministeriale,
stro biti.
i
equilibrio
:
festini,
ma
il
re,
cadeva
spesso
che amava
lunge di biasimarlo, forniva
al
mezzi di sostenerlo, e di sovente gli pagava
il
minii
de-
Se non che mirabilmente associar sapendo Luosi
pomposa grandezza i suoi suo ministero, non fu mai per
a quelle leggerezze e a quella
sludii e la gravità del
piaceri distolto dall’adempiere
i
con
somma
inteHigenza,
84 con talento non comune e col più fervido zelo le grandi c assai gelose funzioni che gli erano affidate. Oltre la
sopranlendenza pertanto su tutto l’ordine giudiziario,
sulla forense disciplina e sulla giustizia in generale af-
.
fosse
finchè essa
bene amministrata, spettava a Luosi
nella sua qualità di Gran-Giudice la conoscenza dei casi
per
grazia o per
quistioni
commutazione
che esigevano
di
,
quella
delle
delle
leggi,
neU’amministrazione della
giustizia, quella delle osservazioni,
'
pena
la interpretazione
quella degli abusi introdotti
che
aves-
riferito si
sero alle diverse parti della legislazione, quella dei casi nei quali
segna dei
si
avesse dovuto
rei,
ra potenza
concedere o negare
la
con-
nel territorio del regno o presso un’este-
rifuggiti.
In aggiunta a tanti esimii servigii che l’ordine giudiziario rendeva allo stato, soddisfaceva egli eziandio per
una Commissione, chiamala Legale, alle inchieste tutte falle dal Governo, a mezzo dei ministri, sopra ogni ra-
mo
della pubblica amministrazione.
Le funzioni di ministro segretario di stato erano ooh molto accorgimento e finezza sostenute dal bolognese Antonio Aldini, giurista già molto accreditato, ed antico
professore
della sua patria
;
pubblico diritto
di
me
ministro
a Milano da
degli affari
un
nella
Università
Ferdinando Marescalchi, parimente
Bologna, slava di continuo
Testi,
a Parigi presso
esteri,
il
di
re sicco-
venendo rappresentato
consigliere
di stalo
e senatore.
Finalmente Giovanni Bovara, che aveva professato
dirit-
to canonico nella Università di Pavia, era ministro per il
to i
culto, appartenendo perciò alle attribuzioni di lui lut-
che aveva attenenza culli guarentiti
per
il
colla religione dello stalo, e
con
libero esercizio.
Ni un francese però, mercè di Dio, ebbe mai a sedere in
Digilized by
85 quéi tanti e
mente'
agl’ Italiani, e agl’italiani onorati e d’ingegno,
donde avveniva che
politica,
grandemente
un
di
fetti
i
funzionarii
pubblici
mostrassero animati e zelantissimi ne-
si
officii loro,
gli
il
candidato: avvedutissima misura di giustizia e
titolo di
di
magistrali; riserbalo essendo unica*
si diversi
e che
trono, oltreché provare gli ef-
il
assai utile ed eccellente servigio, trovasse in
Pretoriani,
affezionatissimi
essi degli
-
sempre a
pronti
circondarlo per difenderlo.
Un
esercito prode, disciplinato e retto da condottieri
valorosi ed instrutti, un’armata eccellentemente agguerri-
ancorché forse non molto ben capitanata, provarono
ta,
l’altitudine,
indarno contrastata, degl’ Italiani all’arte della
guerra, e quanto da essi avrebbesi potuto attendere se
consumato non temerarie
in
si
avesse l’ardor loro in
conquiste.
Àvea
.
imprese e
folli
l’esercito
arme
in
sei
reggimenti di fanti di grossa ordinanza, quattro di fanti
armati
alla
un reggimento
leggiera,
altro appellato Coloniale,
Dalmati,
di
un
tre battaglioni di veterani, sei
reggimenti di cavalli, quattro cioè di cacciatori, o cavalleggieri, e ri
due
di dragoni
;
un reggimento
di artiglie-
compagnie per gli attiarmaiuoli, di bombardie-
a piedi, fra cui si trovavano
ragli, ri,
compagnie
di operai, di
di fabbricatori
di fuochi
altro di artiglieri a cavallo, ri,
e
artificiati e di
un
mi, cui era affidato
l’officio di
mantenere l’ordine pubblico
mavano
eziandio parte
tre legioni,
dar forza
la
i
;
un
gendar-
alla legge, di
dell’ esercito,
ed erano
divisi in
essendo ogni legione composta di due squa-
gaggi, 0 per
per
:
e l’interiore tranquillità, for-
droni, ciascheduno di quattro compagnie.
ma
ponti
battaglione di guastato-
da dugentocinquanla guardie del Genio
i
condannati a pena
legge della coscrizione
;
si
Né per
tiravano
i
gl’in-
soldati,
cosi si levavano quanti
Digitized by
86 uomini occorso avessero a compiere
l’esercito,
od a
surrogare coloro che avessero avuto diritto ad assoluto
congedo. Avean perciò
soldati stimolo e
i
desiderio di
onore, intendimento pari al proprio stato, erano audaci,
animosi nelle sventure, di
superbamente cevano per
vestiti,
i
bell’ aspetto,
bene in arme e
laonde assembrati ammirar di pelo
caschelti
cuoio, per le Ombrie, per gli spallacci, per
per le bandoliere, per
per
seta,
gli
si
fa-
d’orso o di lucidissimo i
pennacchi,
galloni di oro, di argento e di
i
elmi di terso acciaio con lunghe e folte
criniere, per gualdrappe di panni varii o di dorsi di ti-
gre
:
e,
abbenchè servir dovessero ambiziosi disegni, e
combattere per causa altrui in lontane regioni, tra pericoli e travagli,
più che della guerra, di genti barbare
e climi nuovi, pur sotto verde, bianco
e rosso,
un
vessillo
proprio, di
color
e sotto le spiegate ale dell’an-
aquila Latina, che risorta siccome fenice nuovamente annidata si era tra le schiere, lietamente e animosamente marciavano. E marciavano cantando canzotica
da Quirico Viviani da Soligo, villaggio del
ni (scritte
Trivigiano oltre Piave) le quali, oltreché essere maravi-
gliosamente acconcie
all’
indole dei tempi, tutti concita-
zione ed esaltamento di spirito, e distinti per grandi ed arrischiate imprese di guerra,
vacità
d’immagini
pagnandosi fetti
il
rilucevano per molta vi-
accom-
e spontaneità di espressioni,
marziale entusiasmo alla delicatezza di af-
più miti. Sedia primaria dell’armata era Venezia. Poderosa di
ciurme, di un battaglione di cannonieri marinai, di
.
altro di veterani di marina, .
reale
uno
dava eziandio
scelto drappello di marinai,
80 arsenale largamente offeriva
pronto e di armare virilmente
il
un
alla
mentre
mezzo
un
Guardia il
faifto-
di mettere in
navilio.
Digiiized by
87 Trapassato
soldato sul mare, o sopra
il
battaglia, o defunto in
se fatiche, erano in
conseguenza
una casa a Milano, che
di
di
lunghe e periglio-
gratuitamente accolli
figliuoli di lui
i
campi
i
denominò Reale Collegio
si
degli orfani militari. Sulle pareti di quella casa belle inscrizioni spiccavano, atte alti
ad accender nei giovanili
dicevano
le, così
=
Gattamelala
di Narni,
fornaio, discepolo di Braccio, capitan
dimore accortissimo,
neti, nelle utili
rò
petti
sensi di onore e di marziale virtù; e dettate da Gio-
vambatista Giovio di Como, filologo, alcune, tra
Senato, e più
il
mol-
figlio di
un
generale dei Vecui morte ono-
la
pennello di Mantegna, coloritore
il
del pianto e della
costernazione del popolo.
Capponi
maestrato,
firentino,
le
che
=A
Pier
impeto
gallico
il
di
Carlo ottavo represse, laceralor sublime dei patti iniqui proposti. ni,
= Questi
ferito a
stanza gloria
morte
= Non è sacro
è
il
Canevari di Genova. Repubblica-
in quel giovane.
specchiatevi
nel viso, a
le il
monumento
stro, condolliere fortissimo, a’ Galli, le maggiore Andrea Boria, ammiraglio
gine
mo, che vinse ia
di
spavento
Lodovico
= Ad
magno.
= A Carlo arciduca
ornamento, esemplare
dati, apprezzatore del lo,
mini-
abil
Turchi, ar-
e padre della patria felicissi-
concordia e libertà genovese.
Italico
il
abba-
all’ Itala
molli, e se stesso, restitutore del-
rivali
= Grande anima
ai
nemici,
i
vissi
ma ben
ricordante le
te
cor vivente, per Lamagna salvata, tali,
Egli, fugati
ebbe voce per dire
Eugenio Sabaudo,
in
valore
il
ai
duci,
amor
dei sol-
nemico, adorato da quel-
membra auguste
riero di Vilellio racchiuse
an-
Germanico, pe’ na-
il
discepol guer-
Guido Rangone, conte
;
prov-
vido, acuto, pronto, nelle truppe venete, firenline, pontificie,
galliche orrevole a tutti, prode
gesLe, con piccol drappello, pel
sempre
;
fur sue
primo Francesco scalar
ss •
Genova,
il
Piemonte occupare, liberare Torino.
= L’
in-
slruzione poi degli anzidelli orfani militari (ed era giustamejite quella che
si
conveniva a teneri discepoli) coprogrediva
minciava dal leggere e dallo scrivere; leggiere ed elementari
per
notizie di storia e belle lettere,
passava alParitmetica, indi all’algebra e alla geometria,
erano tanto
nelle quali scienze gli alunni
la
militare di Pavia (i). Mantenuti
i
mezza pensione (era milledugento re,
)
quan-
l’intera
anche pagamento
giovanetti
questa scuola gratuitamente, ovvero
*
instruiti,
per essere ammessi nella regia scuo-
to bastato avesse
col
pensione di
venivano ammaestrali nelle
lire
in di
milanesi
umane*lelte-
nella storia, nel disegno, nella geografìa, nella
ma-
tematica applicata, nella ginnastica militare e nella lin-
gua francese. Quanto lettura
za la
alla storia sceglievasi a preferen-
delle vite
dei più
illustri
condottieri,
la
narrativa delle guerre più celebri, quella delle battaglie ^
più rinomate, dilucidando particolarmente la topografìa del terreno, sul quale erano state combattute, e dimostran-
do r influenza che avea essa potuto
esercitarvi.
Quanto
al
disegno, limilavasi l’insegnamento alla maniera di formare carte topografiche, e alla copia dei sistemi di fortifica-
Quanto
zione. le
insegnava
umane
alle
lettere, obbligo speciale di chi
era d’inslruire
i^
discepoli ad esser chiari
nel discorso, chiari nello scritto, però
si
nell’uno che
neH’allro concisi. Uniti o partili in più manipoli, facean gli
alunni sovente
i
none
cammini
di battaglia,
tiro di pistola, di
(i)
militari esercizi
arme
to tratto, gravi di
ghissimi
;
il
;
sopportavano
trat-
e di bagaglio, la fatica di lun-
addeslravansi a maneggiare
cannone
il
can-
di assedio e di spiaggia, al
archibugio e di carabina; occupavansì
Decreto ii maggio 1807.
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89 ad inalzar batlerie, fascinate, gabbioni, palizzate, piatte^ forme, a scavar fosse a zappa, a costruir ridotti e trincee, a far uso di grafometri,di teodoliti, delle tavolette pretoriane, a misurar distanze e
ad eseguire qualsivoglia ope-
razione di geodesia. In ciaschedun autunno scorrevan per
cinque dì
E
la
campagna
armeggiamenti
in continui
(1).-
interamente compiuto quell’arduo e laborioso tirocinio,
andavano ad accrescere degnamente nelle varie ordinanze dell’esercito
il
militari fasti
i
al
numero dei capitani, riviver facendo nei nomi degli onorati lor padri. Parimente
genio ed aH’arliglieria dava capitani abilissimi l’altra
Modena, nella quale i giovani erano per ben quattro anni instruiti nelle matematiche sublimi, regia scuola di
nel disegno di architettura, nella geometria descrittiva, nella
scienza delle fortificazioni ed in quella dell’ arti-
specialmente,
glieria. Altri giovanetti, figliuoli di soldati
intendevano ad apprendere in un Collegio, instituito a Venezia, tutto ciò che alla diffìcile arte nautica appartiene, e la istruzione,
che
prendeva r aritmetica, tilineare sferica, fluidi, la
l’
compiva
in
un
geometria,
la
trigonometria ret-
si
la
grafia, l’astronomia,
lo
com-
algebra, la meccanica dei solidi e dei
nautica secondo
te dei cavigli,
triennio,
il
il
metodo
disegno ed
il
studio delle opere
di Bezout, la georilievo delle pian-
sulla
costru-
lor
zione, e sull’ arte di attrazzarli e di armarli.
L’immensa mole
di questa rilevantissima
militare
amministrazione, cui aggiugnevasi la soprantendenza alle vettovaglie, ai foraggi, alle rimonte, alle caserme, agli
ospedali, alle stazioni e ai convogli, era diretta dal ministro della Guerra e della Marina, posto che per
non breve, e
(i)
fino
al
tempo
termine del regno, fu tenuto dal
Decretn ^ luglio i8o5.
Digilized by
90
.
modenese Achille Fontanelli, soldalo anlico, valoroso ed accorto, di modi assai cortesi e di piacevole aspetto. Gonch'ìudendo , virtù di
un ordine
tutti
i
vani anzidetti ministeri, in
del re, far doveano comunicazione degli
oggetti più importanti al Consiglio di stato,
composto dai
Consiglio dei consultori, dal Legislativo e daH’altro degli Uditori, e diviso in tre sezioni, di Legislazione e del Cullo,
deir Interno e delle Finanze, della Guerra e della Ma-
rina (1).
Abbenchè Napoleone Buonaparte avesse detto voler essere re degl’ Italiani fintantoché
gl’ interessi
loro l’aves-
sero richiesto, nientedimeno da quanto abbiamo sin qui raccontato manifestamente appare ch’egli non era
da non usare efficacemente solidarla, e re,
che
il
la
uomo
sua fresca potenza per
suo procedere veramente era già da
da nuovo Liutprando. Pure un’ombra di nazionale
sovranità lasciar
si volle
agl’ Italiani,
ombra che bastava
a soddisfar l'amor proprio di molte persone, mettendo in luce
talenti più distinti,
i
ed aprendo un’ampia via ad
ogni specie di merito. Esclusi assolutamente dalla influenza sopra la
somma
dei pubblici affari
ed abbietti uomini, affinchè posto in pericolo da
un
lo stalo
e ciò per l’amara esperienza che falla già gli
no
uomini nel tempo
miserabili
i
non potesse esser un ambizioso,
raggiratore o da
della
rivoluzione,
aveva de-
si si
chiamaro-
soltanto quelli, che seco portalo avessero
Quindi
rentigia.
la proprietà, eh’ è la principal
l’ordine sociale, figurava per prima, le tenean
sapere,
i
prietà. In
talenti e l’industria,
base deldietro
il
che sono pure una pro-
conseguenza di queste idee, siccome oliano
primitivo della nazionale sovranità,
(i)
una gua-
si
conservarono
i
tre
Terào Statuto costituzionale 5 giugno i8o5.
Digitized by
91 Gollegii elettorali dei possidenti, dei
é dei com-
dotti
mercianti, già instituiti nei comizii di Lione, legii
composti nel
erano
modo
possidenti constava di cittadini scelti tra
che avessero avuto nore di
in beni stabili
lire seimila,
uno per ogni trentamila totalità della
membri
quanti, in ragione di
abitanti, avessero corrisposto alla
sua popolazione
quello dei dotti era di uo-
;
di liberali e
mec-
in materie ecclesiastiche o in morali, in le-
ed in àmminislrative; quello dei com-
gali, in politiche
mercianti era di accreditati trafficanti e di distinti
dei
proprietarii,
i
una rendita non mi-
mini celebri in ogni sorta di scienza, arti,
quali Col-
ed ogni dipartimento era in diritto
di avere nel Collegio tanti
caniche
i
Quello
seguente.
manifattori
per T importanza del loro commercio, di maniera
membri
che
la totalità dei
tata
pressoché a quattrocenlonovantacinque possidenti,
dei Gollegii elettorali era por-
a trecentoventinove dotti e ad altrettanti commercianti.
Adunati questi Gollegii separatamente, ed in conseguenza
d’un ordine
del re,
di essi quello fosse di la
nomina
può
possidenti, sei
di
la
Censura; e
Governo
la
Censura era
le
accuse d'inconsti-
scialacquaìnento del
danaro pubblico,
incaricata di ricevere dal tuzionalilà, o di
di quello dei
quello dei dotti, e sei
commercianti formavano
ed autorizzala a cassar
dall’officio
per quattro anni co-
se ne fossero resi colpevoli.
L’idea della
in-
Romani,
ma
stituzione di codesta Censura era presa dai il
officio
da presentarsi per
dovean comporre i Gonsigli geNove membri del Gollegio dei
nerali dei dipartimenti.
^e
che principale
le liste
di coloro che erano designali alla dignità se-
natoria, e di quelli che
loro,
dirsi
formare
potere dei censori a
Roma
era
immenso, ben sapen-
com’essi fossero incaricati del mantenimento dei costumi e della , disciplina, e come escluder potessero
dosi
Digilized by
92 che
dag4i ordini loro que’ senatori e que’ cavalieri,
fos-
sero stali reputali indegni di appartenervi, e degradare
Ma
non avea di censura che il nome, mentre ripetendo dal Governo la di lei missione, la esercitava sotto la influenza del Governo stesso laonde non v’ era da temere eh’ essa ecceduto i
plebei.
la
Censura del regno
*d’ Italia
;
avesse
ed ove ciò fosse
limiti del potere conferitole,
i
accaduto, nulla era più facile che di reprimere
La Censura ed
traviamenti.
i
Collegii
si
quale, co-
il
andava dicendo, veniva instituito affine di provo-
care tutte
le utili
ambizioni, affine di riunir tutti
ed oflerire uno stimolo a lutti
di lei
erano
nazione,
alla
ed una giunteria parimente era quel corpo,
me
i
elettorali
pertanto una giunteria solennissima fatta
i
alla
i
meriti
emulazione e una guarentigia
dipartimenti, affine di rappresentare a chi re-
gnava, senza arrestare l’azione del Governo,! bisogni della nazione e
gli
abusi, che, per avventura,
fossero intro-
si
dotti nell’amministrazione, ir Senato.
Gomponevasi
il
Senato dei principi della famiglia
reale, dei grandi officiali della corona, del
patriarca di
Venezia, degli arcivescovi di Milano, di Bologna, di Ra-
venna, di Ferrara, e di benemeriti
cittadini quanti, in
ragione di otto per ciaschedun milione di abitanti, corrisposto avessero alla popolazione del regno: le proposizioni
per
vedemmo
la
nomina
dai Collegii
a
dinario, le cui funzioni liere custodiva
i
senatore venivàn fatte siccome
elettorali. Il
modo
dal re; ad ogni
Senato era preseduto
aveavi sempre
un presidente or-
duravano un anno. Un cancel-
registri, gli archivi!,
il
;
ed esterna polizia del corpo. Presen-
tori alla interiore
tavansi al Senato
un tedue pre-
sigillo;*
soriere soprantendeva alle rendite e alle spese
i
progetti di statuti e di leggi,
di pace, di alleanza, di
commercio,
le
i
trattali
dichiarazioni
di
Digitized by
05 guerra,
conli dei ministri e le convenzioni relative alla
i
cambio
di alcuna
cessione, o
al
nunziava
Senato sopra
il
dei Collegii elettorali, sopra
parte del territorio
:
pro-
inconslituzionalilà degli alti
le
ricorsi per eccesso
i
od abuso
della giurisdizione ecclesiastica, sulla rimozione dei giudici dall’ officio loro
grave delitto, attentato tolto
c,
contro
per
corruzione o di altro
titolo di
per una Giunta, reprimeva qualsivoglia libertà
la
aire anche
l’
Conslituilo pertanto zi
appropriò
si
Consulente, di guisa che rimaneva
re consultante di adottare o
e
il
,
fosse
attemperare o di riget-
di
tare le deliberazioni del Senato, gli di
Ma perchè
civile (1).
imbarazzo
nò
sempre
voto. del
il
il
nome
libero al
consultalo.
Senato senza volontà, senza mez-
senza virtù, cercava sempre o di antivenire
assecondare
i
desiderii del re, e
non cessando
di
o di
mo-
strarsi ossequioso adulatore dei prepotenti voleri di lui,
continuatamente rispondeva con un servilissimo Così Eccettuali quindi
gli
strani fantasmi di
nale sovranità rappresentali dai Collegii
Senato,
gl’ Italiani,
che aspettavano
elettorali e dal libertà,
la
sia.
uua naziocaddero
invece sotto un melodico dispotismo, però frenalo, però ordinalo ed intento pure ad abbellire liani,
la
servitù: e gl’ita-
che per tempo non breve e per l’ambila libertà promali di sorti sempre incerte, di predo-
vato aveano lutti
i
minio di opinioni diverse,
d’ interessi
zioni tormentale, d’ illusioni da
una
rovinali, di affe-
parte, d’ inganni e di
fraudi daH’allra, e che aveano veduto correrie e saccheggi stranieri, sollevazioni intestine, reggimenti temporanei, e città e provincie conculcale,
l’uomo, ora in
doveano
(i)
nome
ora in
nome
dei diritti del-
dei governi legittimi, riconfortar
si
dei delti mali nel dispotismo. Dimenticati perlan-
Sestu Statalo costiluzionale al
mano
i8o8.
94 to
i
tempi di malaugurate divisioni, di feroci guerre,
seguenza di i
varii municipii, si
diti dei
resi,
di
mal animo, che in conquelle vecchie vergogne covava ancora Ira
detestabili crudeltà, e sparito
il
trovarono finalmente
gli
antichi sud-
Torriani e dei Visconti, dei Veneziani, dei Carra-
degli
Scaligeri,
dei Benlivoglio, degli Alidosi, dei
Manfredi, dei Polenta, degli Ordelaffi, dei Malatesta, dei Feltrensi,
dei
Gonzaga e degli Estensi
sola famiglia sotto le stesse leggi, colle di
una medesime forme
fusi tutti in
amministrazione e di giudi zii, colle stesse armi,^colle
stesse ricchezze, cogli stessi desiderii vita e di forza di
(elementi tutti di
un popolo) per assaporar
nel dispotismo
di civiltà e d’insperata
e nella servitù sconosciuti fruiti
grandezza. Vediamli. Al giagnere
cese era
rivoluzione la legislazione fran-
della
un vero lavoro
a
musaico Le provincie setten-
trionali si regolavano colle leggi
ridionali colle scritte.
consuetudinarie,
le
me-
Le prime, senza numero, stavano
raccolte in centoltanta statuti; le seconde erano svariatis-
sime, ed abbenché prese in parte dal diritto comune, quelle di
un codice non somigliavano a quelle degli altri tempo le leggi romane, specialmente nei
statuti: in pari
contratti, materia trasandata
suetudine, godevano di le
delle leggi scrìtte e di con-
un qualche
favore, siccome
ordinazioni, o decreti, dei re e dei Parlamenti
i
pure quali
offerivano alcune speciali deliberazioni, e nulla più. Perite colla rivoluzione le pretensioni della nobiltà e del clero,
doloroso avanzaliccio dell’ antico diritto feudale, cessala ogni maniera di privilegii e di concessioni, e provincie e
non fu difficile ordinare un codice generalmente uniforme. Destinalo Cambacérés
cittadini ridotti allo stesso livello,
a meditarvi colla profondità
giunse egli
la
degna dei suoi
talenti,
rag-
meta, e nel Codice Napoleone, cosi chiama-
Digitized by
95 lo
perché Napoleone volle dargli
il
suo nome,
offeri di-
sposizioni prese dalle leggi romane, o da quelle di con-
suetudine della Francia, non omesse que’ re e
saico presentava nei paesi
ordinazioni di
le
decreti dei Parlamenti. Uguale lavoro a
i
legislazione
la
che aveano appartenuto
in
Italia,
mu-
specialmente
repubblica di Ve-
alla
nezia, cui le provineie in gran parte assoggettate si era-
no colla espressa condizione della integrità delle gi,
che
integrità,
questo,
c
perchè
era stata rispettata
saggio dagli antichi
emanate
leggi
le
avvenuto pas-
nuovo governo erano
al
cessità ostili, parziali e distruttive, e
lor leg-
dall’Austria. Per
nell’
state di ne-
perchè poste in di-
uomini non
avea
menticanza
le private
mirato che
al
solo oggetto politico e generale, e perchè
governati non
uomini stessi con quella sa-
viezza,
si
relazioni degli
avevano
gli
alle durevoli instituzioni, e
che presede
principii di quella equità naturale, di cui
devon essere che interpreti
i
si
secondo
rispettosi, l’Italia
pure
i
non
legislatori
alla-'
mente chiedeva un codice regolare ed uniforme. Si die’ pertanto anche aH’Italico regno il Codice Napoleone, nella -
riserva di fòsse
attemperare ciò che in
difettoso. (1)
perfetto, ciò prova,
esso riconosciuto
può certamente opera alcuna turità e lo scrupolo,
con cui
irreprensibile; però la le leggi in
rono analizzate prima che ottenessero zione,
mostrano
ro, tentati di
il
si
Che s’egli non era assolutamente che dalla mano dell'uomo uscir non
ridicolo di coloro,
ma-
esso raccolte fu-
la
desiderata san-
che furono, o fosse-
considerarlo quale opera affrettata o leggiera,
e le modilicazioni
che
si
volevano introdurre mostrano
l’intendimento di togliere molte disposizioni, che supponevano usi e costumi non esistenti, o di provvedere a
(i)-
Tcrto
Statuto rcslituzionale 5 giugno i8o5.
96 quelli proprii degl’italiani ed a locali esigenze. Dividevasi il
codice civile nelle due parli, cui
si
annodano
le relazio-
ni sociali, persone e cose. Del titolo delle persone era prin-
matrimonio, delle cose era principio l’uguaglianza
cipio
il
fra le
persone, nella quale risedè
la giustizia
più stretta o
commercio^ maravigliosamente
necessaria. Nel codice di
e diligentemente ordinata la parte interna, erano antive-
dute 0 punite le frodi, e soccorse le perdite provenienti da avversa fortuna : per furor di guerra e di sdegno colla In-
mancava.
ghilterra, la parte esterna
sentava difettive
soverchio la
i
supplizii, prodigato quello di morte, prodigala
pena della barlina, forse giusta, siccome dice un nostro
gravissimo storico, di
«
dov’ è
comune
vergogna, ingiustissima
nulla per
fra cittadini
troppa
o
zia
che puniva
i
piccoli
falli
giere, violenze al pudore, già
nw
timento per
,
la
ritegno, dal isvariati
pubblico,
ésempH, finalmente,
alle
,
baililure
leg-
come
falli
lo passalo, al il
morale convincimento nei
grido
Ma
n
parte della giusli-
ingiurie
per
pregio 'grandissimo era
il
senso
per natura,
da scontarsi dal ricco o da perdonarsi impuniti;
il
noi dove la vergogna è
tra
guasti costumi,
pregio grandissimo del codice era •
codice penale pre-
Il
e delle pene, aspri di
le scale dei delitti
forte, tollerali,
pubblico dibatgiudici, per
il
inique sentenze, per-
di vera e
somma
grandilo-
quenza, in ogni maniera degnissimi d’ imitazione.
Nè solamente tivenuti erano
omicidio. 'colui,
che
i
Bravi al
puniti
delitti
di
ma
eziandio sapientemente an-
ferimento, di
nobile od
avergli ricusata la figlia, negato
il
recare
saluto, ucciso
ne, erano andati pressoché sin a que’ di, nelle case o nei solitarii sentieri,
pubbliche, sui mercati e
uccisione e di
la morte a el^^^^o avesse dispiaciuto per
stipendiati-'; affi-a di
fin
ma
nelle
il
ca-
non solamente
eziandio sulle piazze
chiese a
trucidar le
Hi.
tizf-:*
Meno
villime loro.
scellerati
que’ cagnotti, però altret-
eli
tanto pronti di mano, trovavansi pure fra
bellumori,
femmine senza
essere inconsiderati, amanti delle
a frapporsi in ogni
tori zelanti, solleciti
ma non
sofferenti le soperchierie,
portar sotto
un
farsetto
il
sbilan-
senza minarsi, amici fervidi, protet-
ciarsi, dei sollazzi
ne,
popolo certi
il
quali splendidi senza profusione, allegri senza
i
cosa per
be-
il
accostumavano od
coltello inastato
di
a molla,
per valersene di santa ragione nel caso di un sopruso. Il
portare,
fabbricare, l’introdurre ed
il
gnali, coltelli
,
vendere pu-
il
e stili palesi o celali in bastoni
stocchi
e in guaine, e generalmente ogni insidioso ferro alto a
gravemente
ferire,
non
se
telli
veniva proibito, nè usar poleansi col-
lama con forma quadra o rotonda, hè
di
portar poleasi archibugio o qualsivoglia altra
non
co, se
si
arma da
avesse goduto buon nome, se non
si
fuo-
avesse
avuto -una proprietà o esercitala alcuna professione. Or
che venduto, introdotto, fabbricalo e portalo
colui
addosso
le
arme da punta
una Casa
era in
condannato
a
di
pena per
tre anni; era
lo spazio di
lavori chi, sorpreso
sei di pubblici
mesi
aves.se
e da taglio anzidetto ritenuto
con arme da fuoco, giustificato non avesse Tot tenuta autorizzazione di usarle se arrestalo, punivasi
casso
dal servigio (1).
;
il
con
gendarme, che non
Alla promulgazione
un
questi severissimi editti caddero ad
ed
ai
bellumori
umane
lo negava,
si
arme
le
di
mano, ed incodardirono
strignessS a dare
nò fu più mestieri che
petessero del
sommo •
(t) Decreti ar
fra
pertanto di
tratto ai cagnotti
nè fu più mestieri che da’ pulpiti a forza vine ed
lo aves-
mesi di prigionia ed era
tre
gli
le belle
oratori
•
novembre i8o6
di
parole
Italiani,
•
e
;
ragioni di-
perdono chi, offeso,
il
4 »gosto
1810.
il
si
ri-
quale,
98
non senza circostanziatamenle descrivere delle
vendette usate
mando
a’
suoi di, fervoroso
le arti
veniva escla-
Oh guardiamo un poco intorno a che si va a tanta gente, la qual o^i mette sua gloria. nel«
;
perdere
lo stare di
sopra
a’
proprii nemici, neirabbatterli, nel-
atterrarli Questa, che gli uomini nel loro sciocco linguaggio chiamano gloria, dinanzi a Dio è abbominazione. Ma, quand’ancora giugneste fino a scacciar via dal 1
!
mondo dano
vostro nimico,
il
non rimangon altri che prenRare volle una vendetta riesce feAvrete spento il vostro avversario, ma vi
sua parte
la
lice appieno.
?
avrete irritala la sua famiglia, irritati i suoi fautori: e per uno, che cade morto, può essere che ne solcano cento vivi. Pensavano vincendo di assicurarsi, e poi si accorgono di non aver fatto altro più, che recidere il capo all idra ; tanto i pericoli sono ogni di maggiori.^ Quindi si
oh che torbida vita convien menare, non volendo aver pace con un uom solo! Bisogna perdere gli
amici, con dimostrarsi sdegnato a tutte quelle persone che gli
appartengono. Bisogna perder le ricreazioni con tenersi lontano da tutte quelle adunanze dov’egli pratica. Bisogna
perder
la libertà
mentre non
rezza dove vorrebbesi; zi
a spiare chi vi è,
venga
ma
:
ma
ire
con sicu-
chi è probabile che vi ogni volto nuovo mette in sospetto ed ogni ar-
vicina reca timore. Se
si
mangia, bisogna sospettare
di acquetta frodolenta ne’ cibi
temer
può nemmen
si
convien sempre mandare innan-
chi vi fu,
(1
;
se
si
cammina, bisogna
insidie nelle strade
se si dorme, bisogna dubi; tare di tradimento nel letto : bisogna consumare il più certo delle sue rendile in riianlener servidori, i quali
difendano
;
in regalar confidenti,
i
quali ragguaglino
;
in
ahrnenlare sicarii
i quali assaliscano » . Tale e si miserabile essendo stata fio quasi al principio del presente
Digiuzed by
Googli
99 secolo
condizione di vita
la
(1)
degl’ Italiani
per
,
la
quale, siccome soggiungeva Segneri, • erano messe a fon-
do
case, scialacquati
le
disertati
i
parentadi,
vo regno affrancati
da
volta,
essa,
magna, nè
i
nè
i
per
videro
si i
patrimonii, spente
fortunatamente
»
i
dette
le
famiglie,
le
sudditi del nuo-
una Ro-
leggi,
Lombardia e
signorotti di
di
gentiluomini di Venezia trovarono più bra-
vi, che lavassero loro la macchia dell’onta ricevuta col sangue di chi l’avea fatta. Ma già alla patrizia gente, che era stata tenuta in
per
istima soltanto
spese
le
che faceva^ per
che mettevasi intorno, levato era anche co orgoglio.
Non
riguardata
tolo di merito, perciocché
la
lustro
il
di testa l’anti-
come
nascita nobile
ti-
essa suol esser vantata uni-
camente da chi manca di qualità personali, ma riconosciuta nella società una gerarchia, sopra i cui gradini tutti gli
uomini, senza differenza
a collocarsi
secondo
arme
tratto le vecchie e in
merito
il
di
nascita, andassero
aU’ombra
gentilizie,
ricca
alla ignoranza, alla
mèzzo mai generosa opposizione ad
trovar
ad un
sparirono
loro,
delle quali
vacuità
e senza
com-
ingiusti voleri,
erano tante crudeltà, tanti illeciti sverginamenniun suddito potè più ti, tante lascivie, tante violenze arrogarsi titoli e qualificazioni, ed usare stemmi che, per
messe
si
:
lettere patenti di
» gi
»
nuova instituzione, non fossero
stati
Germania (così diceva il chiarissimo Saverio Bettinelli nella Parte Prima del suo Risorstata rimproverata 1 ’ immi è Nota) XLllI pimento <t Italia p. volte in Francia e in
(i) «
punita degli oroicidii in Italia prodiiorìtf yrt^uentif di giorno e nè sol per mano d’assassini di stra-
» di notte, in città e fuori, n li
1.
da .... e le
la
più cresce
poteva io
protcìione dei nobili data la
violenta
rispondere?
»
e
l’
ai delitti,
audacia dei
per
la
intorno
qua-
Che
sicarii
Bettinelli scriveva
al
1786.
100 a lui conferiti dal re. Quindi, senza bisogno di derivare
da magnanimi lombi, aveva
il
titolo di
duca colui che
per tre volte fosse stato presidente di un Collegio elettorale generale; avevano
Corona,
ficiali della
i
di stato incaricati di
nistrazione
ne te
il
conte
i
Grandi Uf-
senatori,
i
consiglieri
titolo di
ministri,
i
e gli arcivescovi
aveano
;
presidenti dei Collegii elettorali,
i
ed
il
pello,
i
questi
il
ed
primo presiden-
ed alcuni podestà: accordavansi poi
vescovi
a tutti que’ sudditi
titoli
primi
i
delle Corti di ap-
procuratori generali
i
baro-
titolo di
il
procuratore della Corte di cassazione,
presidenti
ammi-
alcuna parte delia pubblica
,
i
quali
per segnalati
servigii se
ne fossero resi meritevoli, autorizzati pure
dignitari!,
i
la
commendatori ed
Corona di
di lire tremila, a trasmettere alla di-
scendenza loro diretta di
maschio
e legittima, naturale o adottiva,
maschio, per ordine di primogenitura,
in
i
cavalieri dell’Ordine del-
che avessero provato di possedere
ferro,
una rendila nétta
i
il
titolo di cavaliere (1).
Se non che, miseramente per vainolo
fero
degli
uomini
pareggiate
circa dell’umana
ma
di'
lui
;
erano
potendosi
dir
,
le
il
sozzo
e morti-
disuguaglianze
tutte
che un quattordicesimo
specie ne’ passali secoli perisse vitti-
chi poi n’era risparmialo rimaneva o brut-
tamente contraffatto, o condannalo ad infermità che amarissima rendeano la vita. Il terribile flagello non passò inosservato
;
fatti
tìplicì, squillinato,
dai chirurghi più
eseguire pertanto esperimenti mol-
provato
ed assentilo dai medici e
illuminati che
l’innesto
del vainolo
vaccino era decisamente superiore all’innesto del vainolo
umano, (j)
si
ordinava,
che
i
fanciulli
tutti
indislinla-
Decreto ai settembre i8u8.
Digitized by
9
m mente
fossero assoggettati
inoculazione del primo;
alla
sospendevano per un anno
e si
professione
medici e
i
zioni dei soccorsi
dall’ esercizio della- lor
chirurghi,
i
vessero vaiuolo umano, e
si
pubbliche
e delle
miglie, che avessero trascuralo
cinazione
i
non fossero
stali
vaccinali.
Un
conservala le le
la
il
vaiuolo
direttore
ne vegliava
umano, o
generale soi
progressi,
inslruiva chi da esso dipende-
gli ostacoli,
diminuita
va, e cosi
beneficenze le fa-
proprii figliuoli, ed escludevansi questi dai
prantendeva alla vaccinazione, ne toglieva
quali inoculato a-
di presentare alla vac-
ove passato non avessero
collegii
i
posponevano nelle distribu-
era
la
mortalità
degli
Poste con
loro bellezza (1).
uomini e
ragione
tra
cause, che mantengono o distruggono le forze, quel-
che dipendenti dalla qualità
tulte<
dallo
dell’aria,
spirar dei venti, dalla estensione delle paludi, dal fred-
do
calore, agiscono
e dal
za e frequenza sulla teasi senza
con maggiore o minor veemen-
macchina umana, tramutar non po-
particolare licenza
un terreno
in risaia, in
prato a marcita od in prato irrigatorio, venendo poi de-
terminala nella licenza tato, e proibito
ro
che
nell’ interior
gli
la
nelle cantine letame ed tato,
come
fabbriche
distanza delle risaie dall’abi-
anzidelli prati trovar si dovesse-
dei paesi (2).
Ammassar
cortili e
nei
immondizie era parimente
eziandio proscritte erano dai popolosi
manifatturiere
e
gli
altri
vie-
sili le
stabilimenti,
che
avessero sparso odore incomodo ed esalazioni malsane, riserbato toli
sempre
a
ciascheduno
di presentare
i
suoi
ti-
di opposizione (3).
Conseguenza del (i) Decreti
(3)
falso
modo
di ragionare sulle parte-
5 novembre 1803 e 9 maggio 1804.
Decreto 3 febbraio 1809.
(3 ) Decreto 16 gennaio 1811.
102 cipazioni dei beni religiosi erano state sin allora le sepol-
ture nelle chiese. Considerato
il
danno che da quell’uso
derivava alla pubblica salute, tumulati nei cimiteri. Solitarìi ed isolati
i
si
vollero
i
cadaveri
mura,
cimiteri, cinti di
chiusi con porte, o con ferrei cancelli, aveano fosse pro-
fonde un metro, e in quelle f(»se seppellir non poteasi più
d’un cadavere, ed in
modo pure che
la superficie del ter-
reno presentar non dovesse cavità da impedir
l’esito delle
acque. Proibita qualsivoglia piantagione di alberi, qualsivoglia coltivazione del suolo, e tolto agli animali di pascer
che fossero cresciute, non
l’erbe le
non dopo
fosse se
trascorsi
si
doveano rinnovare
dieci anni
in cui
era
tumulazione nel cimitero, se non verificata intera consumazione delle parti mol-
stata incominciata la
dopo li
la
dei cadaveri, se
non dopo
la
combustione delle se-
polte bare e la deposizione dei carcami in separata pro-
fondissima buca:
i
come una
Ma
il
i
figli,'
cimiteri sic-
alle
la sen-
generazioni pas-
sentimento generale della rico-
noscenza, che accrescono
ed
i
che estendono
generazione attuale
che alimentano
padri
considerati
di quelle instituzioni,
sibilità della
sate,
non potevano
cimiteri abbandonati
vendersi od appigionarsi.
i
affezione
vincoli di
tra
i
che diminuiscono quell'egoismo, per
cui l’uomo tende a concentrarsi in se stesso e insensibile
ditene aH’altrui sorte, e che
mio rinforzano
in
stigo in chi è
malvagio
mura
la
chi è virtuoso, e ,
speranza di preil
permettevasi
,
timore di ca-
che lungo le
dei cimiteri stessi, o in particolari celle si eriges-
sero dei cenotafii e
delle
tombe.
Niun cadavere per-
tanto poteva essere seppellito fuor dei cimiteri, eccettuati quelli dei vescovi
do
i
quali avean riposo, aspettan-
la resurrezione, nelle cattedrali (1). (i)
Se non che se-
Decreto 3 geDoaio t8ii.
Digitized by
Googl
103
condo
povero nostro avviso
il
con
tolta veniva eziandio
questo interdetto una assai grande e temeraria profanità.
Mandava dicendo Salomone ad Irammo
Datemi degli
re di Tiro
:
=
che taglino dei cedri del Libano,
artefici,
ch’io voglio fabbricare
un tempio
al
nome
di Dio.
Il
tem-
pio è grande, e voglio procurare di renderlo, per quanto
mi
sarà possibile, degno della maestà di Dio
ché se
;
non sono capaci di conuna casa? tempio dopo sette anni e mezzo di lavoro,
cielo e
il
percioc-
i
cieli dei cieli
tenerlo, chi son io per prendere a fabbricargli
= Terminato
il
e fattane la dedicazione, la ta
Gasa del Signore restò riempiu-
da una nuvola, di guisa che
dimorarvi, nè esercitarvi
il
i
sacerdoti non osavano
loro ministero. Era la nuvola
simbolo della presenza del Signore, che prendeva
il
il
pos-
sesso del suo tempio e lo santificava colla medesima sua
Or
presenza.
se in quel tempio
non
si
trovava che la sola
arca dell’alleanza, coperta dalle ale dei cherubini d’oro,
non v’erano Mosè sopra il Sl-
stese dal settentrione al mezzodì, se nell’arca
che
le tavole della
legge date da Dio a
ad ogni modo, per
nai, e se
non osavano
bolica nube,
la
sola
comparsa
di quella sim-
sacerdoti dimorarvi, quanto
i
di mezzo e nei susseguenti l’umana sfacciataggine d’inalzar mausolei e di scavar
grande certamente fu nei secoli
sepolcri nelle chiese, nelle chiese molto
più sante del
tempio di Salomone per trovarsi in esse sotto cie del
Sagramento
concomitanza vinità, e
il
il
la spe-
corpo vero di Gesù' Cristo, e per
suo sangue,
la
sua anima e
non potendo Gesù Cristo
star
la
sua
di-
mai separato dal
Padre nè dallo Spirilo santo, essendo una medesima
di-
vina essenza, per trovarsi tutta la santa Trinità, pertanto
Dio stesso?
mo,
Come mai
si
osò porre la tomba
dell’
uo-
mausoleo del gentiluomo, che forse non si mostrò pio se non quando fu moribondo, non solamente e
il
uy
vjOO^Ic
104 »
neU’abilazione
ma
sanla di Dio,
di lui tabernacolo, e si spinse
l’
eziandio sin
iniquità,
tombe, que’ mausolei con istatue di nudi
le
presso
il
adornando quelspiritelli,
e
femmine pur nude, da offendere la pudicizia della vergine e da far risovvenire le abbominande feste dei Lu-
di
percali! Condannati pertanto
anche
i
cadaveri dei gen-
tiluomini ad alimentar colla loro putredine cimitero, nè più contaminata la santità del
il
topo del
tempio au-
gusto di Dio con sepolcri adorni di marmi, di vani
titoli
e di licenziose immagini, riserbato era invece ad alcuni
cadaveri l’onor della sepoltura in ispecial sito, nel Pan-
teon Italiano. Eretto questo del
Panteon nell’antica chiesa
Pappone a Milano, circondalo
di
filari
di cipressi,
reso sacro da giornaliero incruento sagrifizio
e da. an-
nuali solenni preci espiatorie, doveva esso accogliere le
ceneri dei Grandi Uffiziali della Corona, dei ministri, dei
Senatori e dei Consiglieri
di Stalo
morti
delle lor funzioni, le ceneri dei cittadini,
nell’ esercizio
che nella col-
tura delle scienze, delle lettere e de)lé arti avessero onoralo la patria loro. Cosi, e con molla religiosità, operava
un governo, ch’era figliuolo legittimo della rivoluzione (1). Ad ogni modo, se ottimo consiglio era quello di collocare le reliquie dei grandi uomini in distinti avelli,
diminuivasi però l’efficacia della instituzione conceden-
do ir diritto
di sepoltura nel
ministri anzidelti, perciocché rito
Panteon
non
ed ai
ai dignitarii
alla classe
ma
al
me-
personale riconosciuto nel funzionario esser deve at-
tribuito l’onore.
.
/
Ravviandoci, un Magistrato centrale sedente a Milano, una Commissione in ciaschedun capoluogo di Di-
.
r
partimento, una
Deputazione in ciaschedun
Comune dU r
(i)
Decreto aa giugno 1809.
Digilizecl
lyGongli
,
105 rigevano
e custodivano
pubblica salute (1); a bene-
la
poi della stessa salute, dei sociali usi e dell’ agri-
ficio
coltura insegnavasi in una scuola veterinaria, aperta in
Milano,
cura delle malattie delle bestie
la
(2). Instituito
nell’anno mille quattrocento ottantacinque era a Venezia
un Magistrato sopra dente
la Sanità; però sin dal secolo prece-
aveano piantate
ivi si
quelle savie institu-
le basi di
che valsero poi a preservare non solamente
zioni
penisola,
ma
flagello della peste
da un popolo,
meglio
l’Italica
eziandio ogni civilizzata gente di Europa dal
bubbonica. Stabilite
quale per estesissimi
il
le dette instituzioni
traffici coll’Oriente,
di qualsivoglia altro, si era trovato
nua necessità
nella conti-
accuratamente dalla peste
guardarsi
di
erano state sempre dalle altre nazioni tenute in reputa-
Che
zione grandissima, venerate e prese ad esempio.
ora da alcuno considerar
si
se
vogliono qual frivola e quasi
chimerica opera, diversa sentenza però intorno ad esse portava
de
il
re d’Italia,
come
ciò
non facendo
gino spesso in mali per di, in
delle
mezzo
i
i
come con gran-
mali dei governali
governanti.
la
pe-
si
can-
Non solamente
quin-
arrovesciamenlo dei troni, dei regni e
all’
dinastie
quale ben sapea
il
debba per tenere in distanza
attività agir si
ste, e
mantenuto incolume, da chi travolto
fu
aveva e troni, e regni, e dinastie, l’antico e rispettato Magistrato, vali
ma
la
volle anzi
si
che
gli
ordini di lui osser-
ed eseguiti fossero siccome suprema legge in
porli e in tulli
Dalmazia; che a
siccome ad oracolo,
lui,
timi
;
i
ricorresse
si
per consigli, per lumi, per inslruzioni; che a lui vessero rivolger
lutti
punti del litorale del regno compresa
i
lutti
i
si
do-
Prefetti dei Dipartimenti marit-
ch’egli dal Ministero dell’ interno direttamente di-
fi) Decreto 5 (?) Decreto
settembre i8o6.
a5 maggio^ i8o^,
,
.
*
^
Digitized by i
-,
m pendesse. (1) Cosi annientala la repubblica di Venezia, verso cui Napoleone avea detto voler dimostrarsi un Attila
novello, ossequioso rispettò
strato, e
famoso
il
di
lei
Magi-
Magistrato, in mezzo alle rovine di tutta Eu-
il
ropa, divenuto unica e bella
memoria deH’anlica
sapienza,
continuò tranquillo e non profanalo nella primitiva sua forma, mentre, per alcun tempo ancora, continuarono torno a lui
gli strepiti e la licenza dei
si
E
salute,
non meno importanti mancavarepentinamente colpito l’uomo da morte,
volgevano del pari
precauzioni salutari, no.
in-
popoli e dei soldati.
Provvedutosi di questa guisa alla pubblica
perciò,
le
cure
alle
quali pressoché alTatto
le
non si seppelliva il cadavere di lui, nel timore che la morte stessa potesse essere soltanto apparente, se non dopo quarantotto ore il di lei avvenimento, nè alcuna anatomica sezione facevasi prima che fosse trascorso quel periodo di tempo, tolti quei casi, nei quali raprimenlo del cadavere
avesse
si
reso necessario per
la
salvezza
del feto, 0 per gli effetti della punitiva giustizia. (2)' Era-
no poi
instiluite
ingegnosissime
macchine
affin
di ac-
correre airaflbgato non ancora estinto, e macchine per
soccorrere
pompieri, li,
le
a
destinati
fabbri
i
e
fra i
i
le
muratori,
magnani,
scamente, sparsi in punti presso
i
e compagnie di uomini , fiamme, chiamali Zappatori
incenso
case
spegner
tolti
i
carpentieri,
vestili
ed
legnaiuo-
i
armali
varii delle città,
soldale-
possibilmente
pubblici edifizii, ed obbligali nottetempo di pat-
tugliar di tre ore in tre ore per vegliare al
fuoco (3).
E perché sino allora avevasi sonato a mal tempo siccome il mezzo più efficace per allontanar i fulmini è le tem(i) (a) I
(
3
)
Decreto 19 febbraio 1808. Decreto 3 gennaio 181 1.
Decreto 10 dicembre 1811.
Digitized by
GotjjiU
107 peste (senza calcolare che
il
volte colpito dalla folgore)
rampane son benedette,
campanaio rimaneva spesse perciocché da una parte
e dall’altra
celle suscitate fossero dal
si
le
ritenea che le pro-
demonio, rigorosamente, e con
molta sapienza, venia proibito
di far
uso delle campane
nel furiare delle bufere. Moltiplicate le feste all’annunzio vero o falso di, vit-
invece una
toria, si osservava
grande parsimonia nelle
Prova la storia, specialmente quella dei secoli di mezzo, esser proprio dell’ignoranza la moltiplicazione altre.
delle feste, da cui necessariamente, oltre
i
lucri cessanti,
risultano molti delitti; prova la storia, che le feste, desti-
nate a ravvivare
il
sentimento della sanzione religiosa ed
a ristabilire le forze consunte dalla fatica della settimana, allorché superano
il
settimo dell’anno, sono occasione di
crapule, di furti, di risse
;
provano
essi
sono più frequenti nei giorni
que
le feste, tollerati poi
satempi di sangue,
i
che
le liste dei delitti, festivi.
non furono
Ristrette
in alcun
combattimenti cioè dei
adun-
modo
tori,
pas-
i
avanza-
ticcio degli antichi spettacoli gladiatorii (specialmente in
uso e appetiti a Venezia) siccome quelli, che non facean molto onore alla sensibilità del popolo, mentre giusta-
mente sembrava, che una immaginazione, avvezza a comnon dovesse restar punto commossa alla vista delle altrui angosce mino-
piacersi sulla inutile effusione del sangue,
ri.
Così molti voti furono finalmente* esauditi, fra
gli altri
che nella sua opera della Umanità del secolo decimottavo, a buon diritto declamava contro del gentile Roberti,
queir uso crudele. S’ interdissero parimente processioni, perchè,
scemando
la notte
il
le
notturne
timore del pub-
blico sguardo, profittato aveva alcuna volta la dissolutezza, spezzando,
vincoli del
con
infinito
danno
matrimonio, perchè
le
delle famiglie,
i
sagri
processioni offerivano
à.
108 occasione di concedi, e perchè gratuita ad esse
la intro-
duzione e giustificata dalla santità del motivo, restava luo-
go a qualunque concorrente. Tutto ciò valse a dirizzare maggiormente
Ma
in via di salute.
.spregevole I
come
il
già
il
il
costume
costume, anziché rozzo, molle e
passato, era forte, aggentilito, lodevole.
sacerdoti regolari, secolarizzati per Tabolizione degli ordi-
ni religiosi,
siccome vedremo, ed
maggior parte erano vissuti
secolari,
i
quali per la
i
oziosi in grandi ricchezze, di cui
non solo avevano usalo ma spesso ancora abusalo, come videro scaduti, piamente, o dottamente,
si
si
esercitarono per
sé medesimi, o in sussidio dei parochi, nel divino mini-
stero
;
laonde mentre
i
popoli maravigliavano nel vederli
specchio di onestà e di disinteresse, specchio di terno, singolarmente
spargendo
tra
di vera virtù, frulli.
i
i
di
carità
(juali
fra-
buone opere semi
producevano degnissimi ed utilissimi
Or, a bnlfa inalzala poco tenero di religione
strandosi colui, che
sorti reggeva,
le italiane
corifeo apertamente appalesandosi lui,
amor
e pazienza, andavan essi
popoli con quelle lor
i
più
mo-
ed uguali
al
seguaci di
fidi
certo nella pubblica moralè quella franca manifesta-
zione molto più valeva di
almeno con chi
si
una
religiosa ipocrisia
aveva a trattare, nè
i
:
sapevasi
grandi erano ai
piccoli maestri d’infernale infignimento. Chi credeva a-
dunque
nella cattolica fede, credea
daddovero, e chi non
voleva credere rimanea,con suo danno, incredulo veramente,
perchè non era obbligato
picchiarsi, contro sua voglia,
Emancipala per
si
fallo
di apparir credente, nè di il
modo
petto innanzi agli altari. la
Chiesa militante dallo
scandalo e dal gentame degli spigolistri e dei cedea invitta e gloriosa, pronta ad
offrire,
ove
farisei, le
pro-
circostan-
ze lo avessero imposto, nuovi martiri e confessori. Tale la fede, lo spirito
guerresco eccitava
all’
entusiasmo dèlia
i09> gloria e della speranza;
premii, che d*^ànno in anno
i
nifatturieri,
mate
feste
rendean questi più diligenti ed
meno
distraili;
attivi, le
uno
gli
il
termine di
stabile mestiere (1); assottigliale le
borse dei ricchi per spesse e tean più
sce*
non v’erano vagabondi nè men-
dicanti perchè precettali ad applicarsi, entro
giorni dieci, ad
si
ma*
distribuivano ad incoraggiamento degli artigiani e dei
forti
gravezze, non permel-
scialacquamenti prodotti dai larghi censi;
le
ingenti sostanze, spezzale per rabolizione delle priinoge-
^
nilure, operosi facean altri ricchi, molti dei quali (poiché
•
il
primo nato era
il
felice, l’erede,
vuto prima ingannare
i
il
signore) avean do-
giorni col donneare, col far
i
de-
0 col darsi compagni di soverchieria e di liberti-
voti,
naggio a qualche prepotente, per uscir dalla classe degli oppressi ed entrar in quella degli oppressori. Si cercaro-
no quindi impieghi
i
allo stato, molti si diedero al
divennero geometri ed ingegneri, e
altri
primi bellissime aringhe, e faticarono
simento delle provincie, intorno strade. Rivolto il
il
pensier delle donzelle
tolti
per alimentare
allori,
e chi
ferite, della
si
alle
pensier delle madri
la
guerra, chi
rammaricava
si
ai
figliuoli, rivolto
mie e
alle altre
compiaceva dei loro
della lor morte, delle lor
lor prigionia, tulle però e nel gàudio, e nel si
fosse
mostralo
dolcissimo segno dello lor più care affezioni. Da tutto
ciò necessariamente venivan e
foro,
pronunziarono secondi nel cen-
acque, intorno alle
ai fidanzati, alle
dolore gloriandosi che imbelle non il
i
il
meno
le
danzo, o sallazioni,
tripudio allo e clamoroso, tenuto in pregio soltanto,
come
dice
il
chiaro autore del Commercio dei
Romani
dalla prima guerra Punica a Costantino, tenuto in pregio soltanto presso le genti zotiche e rusticane; venivan
()
Decreto o8 agosto 1811.
Di-:
::
-
jU
410
meno
turpi ozii, le ambizioni superbe^ le ridicole lezio-
i
saggini, gl’iracondi contrasti, i
che
altro
la
scena viva e inco-
avvenimenti volgeva l’interesse su
dei pubblici
stante
cinguettar ne’crocchii,
il
somma,
passerai delle donne; in
le frivolezze, e
crescea la curiosità della let-
tura.
Per soddisfare
alla quale, oltre
innumerabili ed eccel-
opere moderne di varia dottrina, chè
lenti
gli scrittori
siccome opportunamente vedremo,
allora abbondavano,
eranvi in copia Giornali letterarii e scientifici, ed in o-
gni dipartimento un Giornale di notizie politiche, le
aveva per titolo
cui era pubblicato. lanese.
il
nome
il
Poligrafo^
gli
let-
Giornale di giurispru-
il
Giornale d^ indizio, e
il
il
Corriere Mi-
Annali delle scienze e delle
tere. quelli di agricoltura,
denza.
qua-
il
dello stesso dipartimento, iu
Giornale Italiano^
Il
il
Corriere delle
dame
uscivano periodicamente nel solo dipartimento dell’Olo-
na
(1),
ma
i
nè
forti
gli
estensori o compilatori eran già frasche,
ed acuti ingegni di Giuseppe Cuoco, di Ur-
bano Lampredi,
Francesco Pezzi,
di
siciliano Melli e del
di Filippo Re, del
parmigiano Leoni.
Un
direttore ge-
nerale, dipendente dal Ministro deU’inlerno, sopranten-
deva a tutto ciò che relativo era
mercio dei tuto
libri
offendere
alla
stampa ed
al
com-
;
nulla potevasi stampare che avesse po-
i
doveri
pubblici costumi,
dei sudditi
la religione
o
verso
il
gl’ interessi
sovrano,
i
dello stato,
e gli stampatori erano obbligati a dar giuramento ed a giustificare la lor capacità, la lor
ne
fbma e
la loro affezio-
al re e alla patria (2). -
La
severità delle
(i)
Decreto
p)
Decreti 3 o
pene portate dal codice,
novembre i8ii. novembre i8io
e 17 luglio
la
sop-
1806.
Digilized by
Googic
pressione degli
e delle immunità, l’abbandono alla
asili
le^ge indistintamente
del
maggior ricco e del più mi-
che avesse commesso un delitto, la moltitudine degli uomini chiamata all’arme e sperperata nei serabile,
campi
di battaglia, la persecuzione incessante del vaga-
bondaggio,
e, nella
universale operosità, la indispensa-
occupazione della mente e del corpo, erano freni a
bile
delinquere, e cagioni di un assai minor
numero
di gra-
"
‘
vi colpe.
Siccome però questo infelice pianeta, che chiamanon è privo giammai di scellerati, cosi anregno d’Italia non potea vantarsi di esser salvo
terra,
si
che da
il
delitti, e
perciò vi volean carceri, in cui, per
po statuito dalla legge, fosse custodito avesse
nacciato
Era
no.
nezia
il
riposo e
il
pensò finalmente di
si
ro di aria,
la
sicurezza del
raillecinquecentonovantasette'
molo,
di
di
consolazione: savio ed
cittadi-
quando a Ve-
non privare
luce e di alcuna
tem-
il
che mi-
colui,
il
prigionie-
altra
umano proponimento,
povera
scaturito
certamente dall’idea concepita nelle pareti di una povera cella
me
(la
pilando
frate,
il
quale inlendenlissimo sicco-
che
com-
vigesimosetlimo capo delle conslituzioni del
il
suo- ordine,
a
un
era della canonica e della civile giurisprudenza,
che
tratta dei giudizii, stabiliva la
massima,
carcere esser deve ad emendazione del reo, non
il
sua distruzione, massima con più ampia luce
lica, ripiCHlolta
flloso-
poi da Beccaria, da Filangieri, e con ar-
*
dorè accettata da Dumonl, inslitulore della maravigliosa
carcere di penitenza in Ginevra sua patria. Si ordi-
nava -pertanto dai Veneziani aU’architelto Antonio dal
Ponte
di
edificare
una carcere, solida e robusta bensì •
ma
d’allontanare dai prigionieri ogni tentativo di fuga,
con un
cortile, in cui
liberamente l’aria spaziar poles- *
D
tized by
Googlc
112 se,
ma
con una cisterna dei
conforti
colpevole non dovesse es-
il
dei
e
benefizii
Questa carcere, avuta considerazione tempo, in cui venne eretta di
grande onore
alia
ma
pura e salutifera acqua,
di
con una chiesuola affinchè ser privo
,
della
religione.
abitudini del
alle
eccellente in vero, risulta
repubblica di Venezia, a fra Paolo
Sarpi è aH’architetto dal Ponte. Pressoché due secoli dopo alzavasi a Milano una Gasa di correzione, bene ordinata, pulita e con buoni fègoteraenti. Ma tolta questa Casa, Howard, che per carità dei prigionieri visitava le carceri di Europa, le vedevà in Italia tutte forti, tutte
oscure, tutte orribili e perciò tale agli occhi del benefico visitatore
apparve eziandio quella ordinata dai Ve•
me-
neziani. Or, guidato l’Italico governo dal principio
desimo, che a favor dei
rei
animato aveva
non intendendo
gli
uomini finché eran
egli
maner dovessero zii
che
fra
Paolo, e vivi ri-
sepolti, procurò, nell’ inalzare gli edifi-
destinati a Case di pena, di seguire gli avvertimenti
già dati dal Milizia,
belle arti
il
quale diceva
:
=
hanno da sapersi imbruttire.
nelle prigioni le Il
rustico
il
più
ruvido, le proporzioni più massicce, aperture anguste ed
anche informi, ingressi
ributtanti, tutto deve spirare spa-
vento per freno alla scelleratezza. netto ^
e
salubre;
perciò
Ma
un buon chiostro con piànte
axornatiche nel mezzo, nei portici officine,
e,
^varie "carceri secondo le classi dei delinquenti
chè si
gli
uomini finché son
vivi
.
l’interno dev’esser .
dietro, le
= E pp-
devon lavorare, iihpiegate
vollero nelle arti e nei mestieri quelle tante braccia,
che sin
allora
miseramente e inutilmente languito ave-
vano inoperose nella servitù della pena, non senza' speranza di ricondurre cosi a virtù uomini traviati, abbrutiti e colpevoli. Diligentemente, pertanto, invigilata la “ dezza della Casa, esattamente osservati gli ordini del
monme-
by
Gnogle
H5 ma-
dico e del cliirurgo, sia per la cura di ciaschedun lato, sia
per
la sanità di
con equità distribuito
lavoro applicato veniva per
un
se della Casa,
i
prigionieri, era fra loro
*
lavoro, e determinata la misu-
giornalmente; e
eseguirsi
ra 'da
tutti
il
un
il
prodotto di questo
terzo a sollievo delle spe-
terzo lasciavasi settimanalmente a be-
nefizio del condannato, e l’altro terzo era tenuto in de-
posito affine di
momento catene,
restituirlo al
condannato medesimo
Non
in cui fosse stato rimesso in libertà.
prigioniero ne portava
il
una leggiera
a’
al
usate piedi,
assicurata però in maniera da impedirgli la fuga, sola-
mente quando avesse cinto
in quello era
ed
;
dovuto uscire dal
mente ogni commistione differenti gradi
nati a
comunicazione
c
di
carcerario re-
ed impedita assoluta-
vietata
pena
(1),
tra
condan-
i
sapientissimo prov-
vedimento, che meriterebbe di essere imitato. Conciosove fatto
siacliè
avesse diversamente,
si
stodito per lievi trascorsi, appreso
dal malandrino,
campagne
e
dei
preso avrebbe
le
il
monello, cu-
il
avrebbe
malandrino, abitante per boschi e
la
crudeltà
lo più delle
perciò di zotica natura
ap-
,
macchine dal monello, dal monello
di
maliziosa indole per esser vissuto nei trebbii, nelle bi-
sche e
nelle taverne delle città.
bedue all’umano consorzio,
la
am-
Restituiti poscia
malvagità del monello sa-
rebbe riuscita perfezionata dalla crudeltà, quella del malandrino dalla insidia, e ciò unicamente per
no
di que’
due
fatto nel
medesimo
carcere.
il
soggior-
Erano
le
di lavoro forzato nelle città di Milano, di Venezia, di
logna e di Padova (2); a
Modena ed
a
'
Case
Mantova un
Boer-
)
(i) Articoli
8, y,
10,
(3)
8 eJ
1 1
del decreto
2 febbraio
i8o8;
articoli
13 deir altro decreto 7 luglio 1807.
Decreto 35 luglio 1806. 8
Digitized by
114 gaslolo ricevea coloro, che per delillo di alto criminale,
•erano condannali alla pena dei lavori pubblici ed a quella dei ceppi;
laonde colà, eziandio
gaslolo, strascinar si
nell’ interior dell’er-
dovean sempre catene, e pesanti.
Finalmente, nel piccolo borgo di Palanza, presso Novara e sopra
il
Lago maggiore, sorgeva il carcere per Mentre in una parte d’ Italia umanità
fatta guisa operavasi a benefizio della
pri-
i
gionieri di stato (1).
di sì
colla sa-
lutare riforma delle carceri, in altra parte invece alcuni sciagurati stavano ancora in una affatto buia segreta, c cosi bassa
e stretta,
che nè star
nè giacere
ritti
distesa potevano. Sorgeva l’acqua lutto il
suolo aspro di acuti sassi, pestilente
ai prigionieri
un misero panicciuolo
all’
l’aria.
al
alla
intorno, era
Ministralo
giorno, davansi
loro droghe da procurar la notte spaventevoli sogni, da
cui erano
svegliali
con brace, o con arroventate pia-
avendo poi lacerate
strelle, chi
membra
scottate con ferri, chi le
le carni
con nerbi, chi
orribilmente tirale dalla
colla, e chi la pelle tagliata fino al cranio
da funicelle
slrellissimamente avvinte. Dalla doloro.sa narrazione di
questo lungo e mul-
tiforme martirio, onde in eterno esecrala sarà
che nel duodecimo anno
ria di colui,
secolo seppe esserne a Messina, per
mo
il
di
la
memo-
questo medesimo
Borbone, crudelissi-
ministro, passiamo a qùe’ pubblici spazii destinali ad
aumentare siamo
i
valori,
alle strade.
de soltanto potean
ed
a
facilitare le
comunicazioni, pas-
Sino a quell’epoca alcune grandi stradirsi
mantenute; nientedimeno sparse
di macigni, collocati da inesperti lavoratori, e solcale
(i) Articolo 4 del decreto a febbraio decreto j luglio i8o-.
i8o8, ed art.
ti
da
del
Digitized by
GoogI(
H5 profonde rotaie, avveniva che sconciamente
vetture vi
le
mareggiassero sopra, ovvero inabissassero. Tolte poi quelle
ben misere eccezioni,
rare e
al
sopraggiugnere dell’autun-
no e nel verno, era veramente pressoché impossibile traprendere
il
e la fatica di
un
pericoli. Intanto
Tommaso un
gio ad
cammino, molti e reali erano i Comuni, lasciando gridare a Guglielmo
lento
i
Raynal, che, ove non
da una
facili
casale,
trovano comunicazioni
si
ad un borgo, ed anche da un villag-
città
popolo é barbaro,
il
di aver
fare a gafa tra loro
vano
d’ in-
più piccolo viaggio, imperocché oltre la noia
nell’ inalzare
più
i
alti
dun Comune credeva che
la
i
Comuni, anziché
le migliori
vie, gareggia-
campanili; laonde ciasche-
sua
civile
importanza esser
dovesse misurata dall’altezza del campanile della propria parrocchia. Or, in
trovandosi no, i
ma
fu
le
sì
miserabile e perigliosa condizione
pubbliche
sollecito
non
vie,
istette inerte
gover-
il
d’imitare l’esempio dei
Romani,
quali usavano di prolungar tosto nei conquistati paesi le
strade consolari e le militari, terreni, agevolar
camminare più In quanto al
come
gere,
e,
maggiormente
alla spedila e
modo
diboscali e
più sicuramente
di esecuzione,
fatto si era
fatti
sodi
i
comunicazioni e far
le
ben lunge
per l’addielro,
gli
le legioni.
di costrin-
agricoltori a
costruire ed a conservare le strade, obbligando cosi degli
uomini a lavorar senza mercede, e togliendo
momento
pi, nel
forse del
maggior bisogno,
e le bestie necessarie alla loro coltivazione,
che
i
ai
cam-
le braccia
stabiliva
si
lavori tulli di strade fossero eseguili a
mezzo
di
appalli regolali da apposite discipline e dà capitoli nor-
mali, e che deviar da quel metodo non
un espresso ordine mettere
la
del Governo,
eccezione dovea
il
si
potesse senza
quale prima di am-
sempre riconoscere
il
caso
Digitized by
116 Dividevansi le strade in
e la necessità (1).
comunali e
a particolar uso di le
private, in
prime erano quelle aperte
in nazionali; le
uno o più
possidenti nei predii loro;
seconde quelle, che servivano principalmente a co-
modo
del
Comune un
centrale di
al
le postali, quelle,
un Dipartimento
altro, e quelle
servivano
frequentale
erano
le terze
centrale di
cui dalla città alla
;
si
per
passava
che per essere molto
commercio: quindi
spesa
la
della costruzione e della conservazione era sostenuta o co’ danari dei privali, altri
deH’erario.
costanze
quello delle
piano della strada, per quanto
Il
permesso, slabilivasi
avessero
lo
o con quelli dei Comuni, o cogli
campagne
laterali,
più
le cir-
alto di
distendendosi in lunghez-
za orizzontalmente; la superficie era dolcemente piegata
ad arco in
mente
modo che
le
acque scolar potessero
si
piantavano lungo
le
ponendosi inscrizioni ovunque incontralo territorio di altro
fine del di
Comune
una strada nazionale ovvero
minore
di
quella di
A
facil-
negli adiacenti fossati; alberi da bosco o da frutta
e termini miliarii
metri
5,949, nè
rimover poi
la principale
postale,
la
forma
avesse
La
il
con-
larghezza
non polca esser di
metri
di metri
8,329;
4,759
(3).
cagione, che contribuisce
forse al deperimento delle vie,
terminava
si
(2).
maggiore
una comunale non minore
strade postali,
una espressa legge de-
e la larghezza delle ruote dei carri
e delle vetture (4). In conseguenza di questi provvedi-
menti, di queste sollecitudini, ebbe
comode
(1)
(2) (
3)
(4 )
e belle, tra cui
Decreti
il
certamente
6 maggio 1806 e
Decreto 27 maggio 1811, Decreto 20 maggio 1806.
i".
regno strade assai
primeggiavano
la
maggio 1807.
titolo
VI.
Decreto 23 agosto 1810.
by Gr-Ogli
117 Vercellina, quella di Genova,
Mantovana,
la
Romana
avean principio
tutte
Sempione,
e l’altra del
Partiva
Milano.
a
dal Corso di Porta Vercellina, valicava
gnea per Novara
mine
,
imperio
dell’
cominciava
alla
Pavia, lasciava
il
sotto Vercelli di
porta
Como,
Venezia, di
di
,
Vercellina
la
Ticino e giu-
fiume Sesia, ter-
al
La
Francia.
il
la
le quali
strada
Genova
di
appellata Marengo, passava per
confine del regno a Mezzana Corte, e
per Alessandria proseguiva a Genova. La strada di Venezia partiva dalla porta chiamata Orientale, e per Bre-
Verona, Vicenza e Padova arrivava a Lizza-fusina
scia, al
margine
stel
della lacuna di Venezia: al villaggio di Ca-
nuovo, in quel di Verona, aveva origine da questa
strada l’altra di Trento; a Mestre quella che per Treviso ed
il
Friuli metteva a Trieste; a Valvasone, terric-
ciuola posta sopra quest’ultima via, l’altra detta di Ger-
mania, confinante a Pontebba con quel dei Tedeschi. La strada
di
Como
principiava
per Barlassina, per ritorio
Svizzero
Como
a Porta Comasina, passava
e terminava
di Chiasso.
giugnendo
La Mantovana
al ter-
partiva dal
Corso di Porta Romana, transitava per Lodi, per Casalpusterlengo,
per Cremona, per
Mantova. Colà a
Verona,
il
si
Bozzolo
divideva in tre rami:
secondo a Modena,
il
e
uno
giugneva si
a
dirigeva
terzo a Guastalla, d’
onde
si staccavano altri due rami per Reggio e per Parma. La strada Romana, sino a Casalpusterlengo, era la Mantovana. Da Casalpusterlengo poi metteva a Piacenza,
ed attraversava per quarantaotto miglia l’
il
territorio del-
imperio francese sino a sant’ Bario. Rientrata in quel
punto nel regno, continuava per Reggio e per Modena indi, per
Bologna, per
Incoia,
;
per Faenza, per Forlì,
per Cesena, per Rimini, per Pesaro, per Fano, per Senigaglia e per
Ancona arrivava a Fermo, quindi
al coii-
Digilized by
118 fine del
reame
di Napoli.
Se non che sopra qualsivoglia importanza grandissima quella
strada acquistava
altra
maravigliosa del Sempione, la quale tra le più inospite
ed alte rocce apriva un cia.
facile adito dalla Italia
Fran-
alla
Opera piuttosto d’anteporsi che da pareggiarsi
più belle ed
tuamente
utili degli
antichi
alle future età la
del secolo
Romani,
potenza di chi sul principiar
decimonono volgeva Foro Bonaparte,
vasi quella dal
alle
e d’attestar perpe-
le
umane
all’arco
sorti, stacca-
presentemente
detto della Pace, allora del Sempione, e
Arena. Da colà, secondando
giugneva a Fariolo. Seguitava, lungo a’
piè
delle alpi
dell’ Ossola, e
di
giugneva ad Lago Maggiore, Toce e lo Sirena,
del
le rive
il
Mergozzolo; penetrava
nella
valle
giugneva a Domo. Poi, d’ improvviso inal-
zandosi a Crevola, continuava a salire, tra le bellezze e la
maestà
di
una selvaggia natura ed
valle del Vedrò,
i
rivolgimenti della
costantemente servendo di sponda ora a
destra, or a sinistra al fiunae Divedrà.. Lascialo Varzo, inoltravasi, per Isella e Paino, sino a
ove, ollrapassato
il'
Gondo
nel Vallese,
confine del regno, proseguiva al vil-
laggio del Gabio unendosi alla via di Francia, che con-
tinuava a Ginevra. Cosi per questo ardito, ingegnoso e
stupendo cammino,
il
cui punto più elevalo era a due-
milacinque metri sopra
il
livello
del
pressoché ad annientare tra Francia ed
mare,
si
veniva
Italia la difficile
un di insuperabili ed erte comodo passaggio ai viandanti, a ristoro s’instituiva sul monte Sempione un ospizio. Col-
barriera delle alpi, e fra creste
veniva aperto un dei quali
localo l’ospizio in quel maraviglioso, sublime ed indescrivibile teatro della onnipotenza del Creatore, della magnifi-
cenza della natura- e dell’ingegno dell’uomo, andava esso
provveduto di un’annua rendita di franchi ventimila, ch’era quella dei predii in Guardabate e Corbesate, già del
mo-
Digitized by
119 nasiere Senatore di Pavia e di in
quelli in Carpigano
ed
Torre del Mangano, già deiraltro monastero Pavese
fondato da Gian Galeazzo Visconti, l’ammirabile e celebrata Certosa (1
).
In
somma, mentre
si
gettavano le basi
di questa parte di pubblica amministrazione, to, fino a
quel punto, affatto sconosciuto di
strumen-
civiltà e di
spendevano nel regno, dal milleottocento-,
ricchezza,
si
cinque
milleottocenloquattordici, intorno alle strade
ed
al
acque ben seltanladue milioni
alle
quali ventidue in nuove costruzioni
:
di
franchi, dei
a conservar poi la
lunghezza di sei milioni quattrocento settantanovemila trecento
strada
si
spendevano
due milioni e mezzo,
di
maniera che
ottantacinque metri di
annualmente
altri
construtte e mantenute accuratamente le vie, ed insti-
con eccellenti discipline,
tuite,
Diligense^e
le
le
Mes-
saggerie (2) (lontana prospettiva di utilità agli uomini di azione e di genio, ed aurora di un giorno, in cui
maggiormente sarebbesi zioni
sero e al
), i
più solleciti, viaggi,
stretta
l’
afiratellanza delle na-
più agiati e più dilettevoli
meglio
popoli e le città
i
si
si
re-
accostarono
unirono, e si venne a recare immenso giovamento commercio e all’ agricoltura. Già per sè medesima questa ultima grandemente prospe-
si
rava.
Amplissime lande appartenenti
ai
Comuni date erano
a fitto 0 a livello perpetuo (3); molle lame e paludi, fonti per lo passato di miasmi e di contagli, venivano per asciugamento 0 per colmala bonificale (4); un’apposita legge prov-
vedeva (1)
(2) (
Decreto i6 luglio
3 ) Decreto
(4 ) (
alla custodia e alla sorveglianza dei “boschi (5)
;
Decreto i3 novembre i8oi. i
8 i3
.
luglio 1806.
Decreto 20 novembre 1810.
5 ) Decreto 2^ maggio i8u.
Digilized by
GoogU
.
130 guardie stipendiale dai Comuni o dai possidenti^ e legittimale dal Governo, erano intente alla conservazione dei raccolti, dei frutti pendenti, delle proprietà rurali d’o-
gni sorta, ed incaricale di scoprire zioni,
i
delitti e le
che avessero allentato ad esse
contravven-
In quel mezzo
(1).
Dandolo e Re sorgevano ad ammaestrare
Gautieri,
po-
il
polo sul governo dei boschi, delle greggie, dei bachi, sulla fabbricazione dei vini e sull’ agricoltura in generale; la robinia, rini
il,
platano, la catalpa, la balata,
accrescevano per
degl’ Italiani
;
prima volta
il
colsat e
le agricole
i
me-
ricchezze
novanlasei premii erano distribuiti ad
trettanti coltivatori,
in
la
al-
che per primi avessero introdotto
un Dipartimento Tavvicendamenlo
deU’agricollura, ed
avea premio chi avesse piantalo ed allevalo quattrocento olivi,
e chi aumentalo avesse
Abbenchè
nel
furor
il
numero
di guerra e
degli alveari (2).
sdegno colla
di
Inghilterra rimasta fosse imperfetta la parte esterna del
codice di
commercio, non rimase però trasandato, nè
senza padrocinio ghilterra, per
rade e
il
il
commercio
stesso. Or, poiché l’In-
blocco alle città marittime,
alle foci dei
ai porti, alle
fiumi del regno impediva le
nicazioni colle regioni d’oltramare,
si
comu-
opposero ad In-
ghilterra le armi stesse ch’ella adoperava, e
combatterla nella guisa medesima di’ essa
si
venne a
combatteva.
Si dichiararono quindi le Britanniche isole in istalo di
blocco, si proibi
il
commercio
delle mercatanzie d’ In-
ghilterra, 0 provenienti dalle di lei fabbriche e dalle lei
colonie',
esse (3).
e si ordinò
la
presa e la confiscazione
Sembrarono queste rappresaglie
(r)
Decreto i3 settembre i8ii.
(a)
Decreto ao agosto i8ia.
(3) Decreti i-j luglio i8o5,
io giug^ao e ai
d di
alla mollitudi-
novembre i8q£k
Digitized by
121
no
ne> «osi assevera
umano; ma sebben
spirito
nuovo
illustre storico,
delirio dello
suggerite da,sdegno e da .ven-
detta, furon del re ponderato concetto, furono sapienza
di stato,
e mezzo
tale di guerra, olie fiaccava
che dal rigoroso le
traessero
sistema
proibitivo,
anziché
manifatture,
nazionali
un più grande
un Deposito franco
cettuate
sempre
di
di
vita.
mancare, S’ ìnstilui
mercatanzie forestiere, ec-
le inglesi (1),
tramutandosi poscia quel
Deposito in un Porto-franco, favore che eziandio se alle
due
il
Ministero
dell’
generale di cottimercio, di arti e di manifatture,
composto
di venti
fabbricatori ed
i
membri nominati
commercianti, o
dal re, presi tra
fra le
strutto in quelle materie. Si ordinò che glio fosse
il
setificio,
il
il
detto Consi-
che
un rappresentan-
lanificio e le fabbriche di lino, di ca-
napa, di cuoi e di Si statui
i
persone più in-
formato in modo, che ogni genere d’industria
prevalente nel regno vi avesse almeno te:
si este-
Ancona (2). Si interno, un Con-
altre città di Senigaglia e di
creò a Milano, presso siglio
arme
maggiore presso Ve-
allora neirùsoletla di san Giorgio
nezia
o
invilire,
principio
le
Avvenne pertanto commercio e il
più potenti del nemico, le ricchezze.
doveano però averne almen due.
pelli
officio del Consiglio fosse quello di
cogliere e di riunire le nozioni tutte
rac-
intorno alla con-
dizione del commercio, delle fabbrìche e delle manifatture, ed intorno alle difficoltà
che avessero potuto op-
porsi allo sviluppo e progresso loro, e che uguale offi-
Camere di commercio di MilaAncona, di Bologna, di Vicenza, di
cio affidato venisse alle
no, di Venezia, di
Verona, di Vigevano, di Bolzano,
(1)
Decreto a 5
(2) Decreti
ajirile
1806.^
d’ Intra, di
,
Bergamo e
-
19 febbraio e 3 o giagao 1808.
Digilized by
GoogU
122 di
Como
(
Per
1 ).
farla poi «vedere
com-
centro del
al
mercio e delle manifatture inglesi di cotone, per vedere a Manchester, e per fare
stillare
delle Colonie, determinavasi la
somma
il
farla
cervello a que’
dr lire
dugento-
mila per l’acquisto di macchine proprie alla filatura non
solamente del cotone, pa
(2), e si
ma pur
bandiva, che
lire
lana e della cana-
della
centocinquantamila
si
ac-
corderebbero a colui, che introdotta e promòssa avesse la
coltivazione del cotone
mila
quattro
ai
medesimo
e'
(3),
cinquanta-
che mediante l’uva dato
fabbricatori
avessero zucchero in copia (4), ed ugual somma ad altri quattro che fabbricato ne avessero colle barbabietole (5).
Era il
in
finalmente
guiderdonato, e generosamente, colui,
quale nei lavori di ferro avesse consumato per primo
un anno
centomila di carbon
libbre
nelle miniere del regno, e colui,
fossile
scavato
che provato avesse di
ottenere da piante alcaline per esso coltivate libbre tre-
mila di cenere di soda videnze pertanto, ’
come
(6).
Tutte queste diverse prov-
del pari le industrie chiamate e
moltiplicate dal bisogno ed allettate da smisurato gua-
dagno, valsero ad imprimere gran moto
ed abbenchè
vi
continentale, ed
pure
tico,
fortune,
il
i
pregiudicassero il
numerosi impiegati,
si'
(2)
(
commercio;
le
l’
an-
sminuzzamento delle ,
e
isfarzo',
un cinquantasi armavano
e
produzioni, e cresciute
Decreto 27 giugno i8ji. Decreto 24 ottobre 1810.
3 ) Decreto
12 settembre 1810.
4 ) Decreto suddetto. Decreto 27 settembre i8t
(5 )
(6)
lo
vestivano con
compiutamente, aumentarono
(
al
impacci del blocco
lusso crescente e volubile
mila soldati, che
(1)
gl’
commercio nuovo disordinasse
1.
Decreto 20 agosto 1812.
Digilized by
123 le
produzioni migliorarono le condizioni della vita e della
civiltà.
Ad
modo
ogni
nelle commerciali relazioni si sentiva
mo-
l’inconveniente di avere in corso una quantità di nete alterate nel rispettivo valore. Altro tanto, ed altro
dei
benefizio per-
caratteri essenziali ad
fu quello di stabilire, in
mezzo
a
una nazione
monete
differenti, a
diversa proporzione fra l’oro e l’argento nella specie dello stesso metallo, fra
poche monete
fine
ed un
indigene
biglione moltiplicato oltre dovere e con arbitrario valo-
una moneta uni-
re, altro benefizio fu quello di stabilire
ca.
Cinque denari
costituivano la
f
di argento del peso di cinque
dieci
lira,
grammi due
lire,
grammi
venticinque
monete d’oro di venti e rame puro, di un cente^imo, di due, di tre, di cinque ovvero di un soldo: pesava il centesimo due grammi, diie centesimi quattro grammi, tre centesimi sei, il soldo dieci grammi. Sopra la superficie della moneta era impressa la regia effigie Napoleone imperatore ere e l’anno colla leggenda della fabbricazione; sopra 1‘ altra lo stemma del regno colla leggenda : nelle monete poi di Regno d'Italia
lo
scudo, 0 cinque
di
quaranta
lire;
lire
;
monete
eranvi di
—
= =
^
rame, in luogo dello stemma del regno, vedeasi l’im-
magine
rame
della
Corona
monete d’oro e
di ferro. Nelle
la effigie del re
guardava
tore, in quelle di argento la destra
:
finalmente,
il
torno delle monete d’oro, degli scudi e delle due
portava la leggenda
di
la sinistra dello spetta-
= Dio protegge
l’Italia. (1)
conlire
= Bat-
monete d’oro con torchi d’invenzione tute venivano di un Gengembre; lo scudo e il due lire con macchine le
immaginate dal meccanico Morosi, per cui (i) Decreti
si
otteneva
ai e a4 marzo i8o6.
Digitized by
124 grande risparmio di tempo e di spesa;
nuove
erano
insliluile
officine di raffinamento, di partizione ed
una scuo-
venivano gl’incisori, e perfe-
la di assaggi; accresciuti
zionala cosi eccellentemente la fabbricazione deU’acciaio
nazionale da surrogare l’inglese (1).
Per lutto ciò prestamente nel regno ebbero a cansiccome disse Leibnizio,
giar faccia le cose; e poiché,
fàcilmente raggiugner può questo scopo colui,' sia
padrone della educazione,
quale
il
necessariamente a
lei
si
rivolsero con grande e singolare alacrità le sollecitudini.
Abbandonala esclusivamente
pubblica inslruzione quasi
fin allora la
clero,
al
non polca certo quella consue-
tudine garbare ad un Governo, il
desiderio di veder diminuita
scorgeva
nelle corporazioni
il
quale, oltreché nodrire influenza
la
preti,
dei
sebbene per lo
religiose,,
passato reso avessero grandi servigi! nell’aminaeslramenlo,
due grandi
estranee
difetti
:
erano estranee
erano
alla società,
Governo. Nulla avevano, o poco, di comune
al
colla società in
mezzo
quale erano
alla
collocale
;
non
interessi simili, nessuna partecipazione alla vita sociale,
e ciò per individuali.
non
il
celibato e per la
Erano estranee
al
mancanza
sto per esse, se
Comprese quindi
non una proiezione il
Governo, che
il
slruzione avea bisogno esser dovea
unito a vita
lutti
sociale,
gl’interessi
della
aver gl’interessi
possedimenti comuni col
(i)
possedimenti le
dirigeva,
inefficace, indiretta.
corpo onde laico',
società, sociali
di
vale
la in-
a
dire
partecipe della famiglia e di
rimanente dei cittadini; che
questo corpo appartener doveva
talia
di
Governo, che non
governava e non esercitava sopra esse, o piutto-
le
al
Governo, tener da lui
Conto deir amministrazione delle finanze del regno d’I-
nel 1808.
Digitized by
G;JOgli
,
125 i
sopravveduto, sindacato e
suoi poteri*, esser diretto,
rinnovato da lui;
che
numero
al
che mirar dovevasi più
pio, colle scuole retoriche
alla qualità
mentre, a modo di esem-
delle scuole,
può decrescere
nella nazione
senso comune, quando infallibilmente dee crescer colle
il
scuole logiche,
aumentano
mentre venti cattedre
di
non
teologia
lo spirito di osservazione e di combinazione,
e forse tra
i
cittadini
fomentar possono
discordie,
le
matema-
quando
colle cattedre' di fisica, di chimica, di
tica, di
meccanica,' di economia e di agricoltura
sono ottenere degli eccellenti
risilfcali,
e
si
pos-
dei sapienti
amministratori.
Ferme queste massimo,
e severamente interdetto di
uscir dal regno affin di recarsi altrove a fare qualsivoglia corso di studio
i
(
1 ),
erano largamente
instituiti gin-
con convitto e senza convitto (2j
nasii e licei
giovani partili dai ginnasii
fossero
;
sempre
e
perchè
in
condi-
zione di mettere a profitto le lezioni eh’ erano date nei licei,
che avessero voluto
e quelli parliti dai licei,
re-
carsi alle Università, per prendervi le lauree, le licenze
0 permessi di esercitare professioni scientifiche, ugual-
mente potessero Università
Irar profitto dai corsi di studio in dette
prescritti, si stabiliva
un uniforme sistema d’insegnamento,
che
lutti
i
gradi c
i
rami diversi
una connessione, senza
la
in
tutti
i _
uguale nel
il
primo
quale assolutamente imper-
(i)
ginnasii uguale
modo d’insegnare
le
secondo anno,
si
e
li-
in tal guisa
di lui avessero fra loro
fetta si ravvisava la inslruzione della gioventù.
di
nei
nei ginnasii e
cei
Era quin-
numero dei maestri medesime cose; laonde,
il
ammaestravano
i
giova-
Decreto 7 luglio i8o5.
(i) Decreto
14 marto 1807.
Digitized by
Googlc
i26 grammatica' latina,
netti nella calligrafia, nella
e francese, e nell’ aritmetica nelle
umane
lèttere
parimente
e
,
nel
inferiore;
italiana
anno
terzo
nell’ aritmetica
quarto nella retorica, negli elementi di
;
nel
storia, e di geo-
Era ne’ licei l’ordine moderato nel modo seguente. Primo anno,
grafia e nei principii del disegno.
degli studii
per
instituzioni di lo-
indistintamente:
tutti gli scolari
gica e morale, storia, geografia, principii generali delle belle arti, elementi di matematica e principii di disegno.
Secondo anno, per
che
quelli
TOmenli
naturali: disegno,
chimica
fisica riunita alla
destinavano alle scienze
si
delle scienze naturali, cioè
ed
naturale
storia
alla
ele-
mentare, continuazione della storia e dei principii delle
che
belle arti; per quelli,
denza, instituzioni
civili
si
destinavano alla giurispru-
elementi
,
di
scienze naturali,
continuazione della storia e dei principii delle belle
E
qui
avverta, che
si
soltanto
all’
-il
arti.
corso di storia non era limitato
insegnamento di certe epoche e dei princi-
pali avvenimenti,
ma, abbracciando
l’istoria generale dei
popoli e dei lor costumi, dovea particolarmente intertenersi sui casi e sugli uomini italiani, conoscer facendo
modo
in singoiar .scienze,
quelli,
i
quali
colle
scoperte
nelle
o coi lavori nelle belle arti e nelle belle lettere
aveano concorso
gloria della lor patria. Gli scolari
alla
dei ginnasii e dei licei venivano esaminati ogni tre
r esame
dei primi
si
teneva
al
i
maestri
e
cospetto
due
scolaresca,
di
stabiliti dal
Podestà del Comune; l’esame
lutti
ugualmente facevasi presenti
gli
di
mesi ;
tutta la
di
colli cittadini
secondi
dei
scolari tulli,
i
profes-
sori e tre colte persone, scelte dal Prefetto del diparti-
mento. Terminato l’anno scolastico dei fetto, alla
licei,
il
detto Pre-
presenza di tulle le autorità dipartimentali e
municipali, solennemente distribuiva
il
premio
ai
giova-
Digitized by
«
127 che n’erano
ni,
pure ogni anno
stati riconosciuti meritevoli,
Ministro dell’ interno selle grandi pre-
il
mii a favore di chi, tra stato giudicato
ricompensa andava unito
palma dai
fregiali di
i
più eccellente.
il
impartendo
il
A
licei,
fosse
questa straordinaria
benefizio della esenzione delle
tasse stabilite nelle Università per roltenimenlo di cia-
scheduno dei gradi accademici
(1).
Affinchè poi dalla scolaresèa, per lo più scherzevole e invereconda, tenuto fosse maggiormente in concetto
il
corpo insegnante, doveano
i
professori dei licei
sempre una toga
nell’esercizio delle loro funzioni vestir di
stamigna nera, portando sulla spalla
pur
tolo
di
diritta
un ba-
stamigna di color violaceo con orlatura
montato da nappa
di
capo un berrettino quadralo, sor-
velluto nero, ed in
di seta del colore del batolo (2).
Ma raccoglimento di un giovane nella Università non modo alcuno seguire se non avesse egli pro-
poteva in
vato di aver compiuto con frutto in
un
preparatorii, necessarii per la facoltà
liceo gli studii
alla
quale avesse
voluto dedicarsi, e se dimostrata non avesse l’onestà dei
costumi di locale
di Polizia
avea fallo di
per testimonianza scritta del magistrato
lui
e dei
gli studii (5).
Padova e
di Pavia
professori del
liceo, nel
Le antiche Università
di
quale
Bologna,
erano quelle del regno. In que’ vene-
randi recinti di sapienza venivano insegnate, a chi voleva essere ingegnere, architetto
stronomia,
la
,
idraulico, agrimensore, l’a-
matematica applicata, l’introduzione
al cal-
colo sublime, la fisica generale, la sperimentale, la storia naturale, l’agraria, l’architettura civile e militare;
5 novembre i8i
(i)
Decreto
(a)
Decreto ai ottobre i8ii.
3 ) Decreti (
i
i
5
adii
i.
novembre 1808
e
1®.
giugno i8io.
Digitized by
Googlc
»'
128 voleva dedicarsi alla medicina, alla chirurgia' o
farmaceutica, la chimica generale, la patologia e la
medicina legale,
Tanalomia umana,
arie
clinica chirurgica,
la
materia medica,
la
all’
medica,
clinica
la
chirurgiche in-
le
com-
slituzioni e la ostetricia, la fisiologia e l’anatomia
parata, la storia naturale, la botanica e la chimica far-
maceutica; finalmente, a chi esercitar voleva
prudenza
secondo
insegnavano
s’
nuovo codice,
il
diritto e la
il
la giuris-
procedura penale
diritto naturale e sociale,
il
il
codice Napoleone comparato al diritto romano, la pro-
cedura di
civile
procedura
secondo civile,
codice stesso ed
il
l’economia pubblica del regno e
commerciale conformemente
diritto
mercio,
il
diritto
regolamenti
i
il
comregno. Siccome codice
al
pubblico interno del
di
poi dar volevasi al regno stesso una militare attitudine e trovarvi
una perenne sorgente
gli
in
compagnie, era prescritto ch’essi, due volte
studenti delle Università
mana
e per
due ore
Affidata la
battaglione, partito
giorno, facessero
al
militari eser-
i
il
sore col titolo di Reggente, che stava in carica divisi
i
conveniente
un
alle
batolo,
matematica
ugualmente
il
un
abito particolare,
alle e nobili funzioni, di cui
Era quest’abito una toga
lino, sulle spalle.
Per
di i
di
stamigna,
erano ri-
stamigna nera, con fregiato di
professori della
facoltà
armelfisico-
batolo era di color verde chiaro; per quelli
della facoltà medica, di color della facoltà legale, nero
(i'
un anno, me-
professori in tre collegii fisico-matematico,
dico e legale, usavano aneli’ essi
vestiti.
la setti-
corso .dell’anno scolastico (1). direzione delle Università ad un profes-
durante tutto
cizii,
forman-
di soldati, cosi,
un
do
chermesino;
siccome
la
toga
e :
per
in
gli altri
capo
tutti
Decreto 7 luglio i8o5.
Digitized by
m ì
professori portavano
dei licei,
usato già da quelli
berrettino
il
con nappa del colore del batolo proprio. Il
Reggente usava pure
ma
toga di stamigna nera,
la
sotto
una lunga vesta di seta, parimente di color nero, e fermata a’fianchi da un largo cingolo di seta bianca con
'vestiva
fiocchi alle estremità;
di lui batolo, di color bianco,
il
era fregiato di nere pelli, bianca era la nappa del berrettino,
monile In
maestosamente pendendogli dal collo un aureo (1).
aggiunta
poi
tutte
a
con tanta
instituzioni
le
lautezza in altualilà negli Studii del regno, erano a Mi-
lano eziandio delle scuole spedali di ostetricia, di chirurgia, di chimica applicata alle arti, di diritto pubblico
e commerciale nei rapporti dello stato cogli stati esteri, di
alta legislazione civile e criminale, nei suoi
colla pubblica amministrazione, di eloquenza pratica
legale*
e'
rapporti
una scuola finalmente ammettevansi,
nella quale
per esercitarsi sopra soggetti dati dai professori, giovani che, ottenuti
gradii
i
lutti
i
accademici, inteso avessero
di appigliarsi alla via del foro (2).
Da ultimo, poiché, siccome abbiam dello, vi erano con convitto, mantenuti venivano in questi dall’e-
licei
trenta
rario
giovani
scegliendosi però
sero
una
savia
pensione
a
sempre
piegati civili e militari,
i
i
interamente gratuita,
figliuoli
di
benemeriti im-
quali inoltre accoppialo
condotta e lasciala speranza
riuscita nelle scienze, o nelle arti: altri giovani
di
avesfelice
pure po-
tevan essere accettati qci convitti a spese delle rispettive
famiglie.
Se
(i)
non che più
Decreto
(a) Decreti
ii i
5
efficaci
i8n. novembre 1808,
provvedimenti altamente
ottobre
1.®
i
8i3
.
0
Digitized by
* i30
dimandava
educazione delle fanciulle. Trasandata di
la
assai per aversi reputalo sin allora
che
bastare che saputo
un giorno obbedir senza ragionare
avessero
credulo
non esser necessario
ma
fanciulle fossero instruile,
le
si
ai loro mariti,
aveva di abbandonarle ciecamente alla direzio-
ne di monache ignoranti e indiscrete, o di quelle altre fem-
mine, peggiori delle prime, che tener sogliono a dozzina le
ragazze unicamente per mangiar col capo in sacco, ap-
pallafrici, speculalrici, depravatrici,
missima
non
pure
dei
ciocché in quel convento, nel quale non 'la
la
educatrici. Pessi-
educazione delle venali donne, era ben lon-
la
tana dalla perfezione quella
osservanza,
regolare
vedean
le
si
mondo come
di
avesse serbala
giovaneWe onorala
vanità, cosa eh’ è la più sottile di tulli
tian parlare del
Imper-
chiostri.
i
veleni, e sen-
una specie d’incantesimo,
v’
ha cosà che faccia impressione più perniciosa
di quella
immagine ingannatrice che mirasi da lunge
e
non
con isluporc e eh’ esagera
tutti
i
piaceri senza farne
stesso. Se, al
che temer si un monastero mondano, che del mondo contrario, si avesse mantenuto in un con-
vento tutto
fervore e la severità primitiva della regola,
vedere
gli
doveva più
errori di
il
e le amare.zze, di guisa
oltreché per quella rigidezza,
che vietava
alle
insegna-
una certa coltura della mente, poco o -nulla le ragazze apprender potessero , crescevan esse in una pro-
trici
fonda ignoranza del mondo, che sarebbe stala felice se avesse dovuto durar sempre
;
ma
passando ad un tratto
nermondo, c in una età, nella quale la non avea ancor gettalo forti radici , abbarbagliala veniva la lor vista da uno splendore, cui non era stala dal convento
virtù
mai avvezza,
e facilmente eran tentate di credere
avesse loro nascosto ciò che Or, conoscendo
il
v’
ha
di più
che
si
maraviglioso.
Governo quanto importasse che una
Digitized by
m gìovanclla poco a poco
accostumasse
si
persone, che opportunamente
sapendo che che potean donne,
mondo
il
le
scoprissero
le
è
1’
unione di tutte
sopravvedono a tutte
stretta relazione
pubblico
con tutto
di quelle
casa da regolare,
da ben educare)
anche
alla
ben ;
più minute do-
le
il
educazione
eccellente bensì
uoniini
degli
un marito da render or,
ma
E
figliuoli
validamente,
e
divise
la
quanto
avendo una
,
felice,
governo provvide, femminile.
di
umano ( laonmeno impor-
genere
il
occupazioni delle donne son niente
le
tanti al
e
le famiglie
mestiche faccende, e per conseguenza decidono
de
difetti di
i
famiglie essere rovinate o sostenute dalle
le quali
ha più
presso
che abbisognava vedere;
e le additassero ciò
lui,
mondo
al
in
una,
acconcia soltanto alle mezzane for-
tune, ed in altra molto più squisita; col quale sapien-
tissimo disponimento intese di risparmiare a non poche fanciulle la ni nella
use
all’
non rara mortificazione
d’ insudiciarsi le
fuliggine della pentola paterna,
ebano
dopo averle
magià
un clavicem-
e aU’avorio della tastiera di
balo. Si stabilirono quindi per le giovanette tre collegi!,
uno
a Bologna,
1’
altro a Verona, ed
un
terzo, appellato
Reale, a Milano. Nei due primi, nei quali cetlare ben cento fanciulle
e
gratuiti ed altri venticinque semigratuiti, i
principi! della religione, della
leggere, lo scrivere,
il
dell’ incontrarsi
morale e
disegno e
collegi! furon cagione dei glie e ’
si
potean ac-
'
v’eran venticinque posti
il
s’
insegnavano
della storia,
il
ricamo (1), e quei
costumi migliorati delle fami-
spesso virtuose consorti, provvide
madri ed amorose delle domestiche dolcezze. Nel terzo poteano ammettersi sino a cinquanta
fanciulle,
di
cui
ventiquattro erano accolte gratuitamente, dandosi di pre-
(i)
Decreto 8 febbraio
i8ia.
Digitized by
152 ferenza le rii
Corona
piazze alle figliuole
alire
commendatori
dei
,
ferro, dei
di
e dei più illustri
laonde
membri
capitani
memorie
nelle
dei
gran dignila-
dell’
Ordine
della
dei tre Collegii elettorali,
dell’armata
la nobiltà delle fanciulle
e
titoli
cavalieri
e
e
dell’ esercito,
non era ricercata
degli avi, bensi
nei
nella presente
onestà e nel vivere agiato e civile delle famiglie; quindi
ad un tempo
lo stesso tetto accoglieva
per antico lignaggio ed
i
ligione e della morale, stica,
la
nomi più chiari nuova età.
i
più pregiati della
Insegnavansi in quel reale collegio
principii della re-
i
economia dome-
principii dell’
-i
lingua italiana e la
francese,
elementi di
gli
aritmetica, di geografia e di storia, la musica,
gno, la danza,
compiere una dell’ interno,
zionc,
il.
ricamo, in
utile
il
ed
dise-
Ministro
11
Direttore generale della pubblica instruil
l’Arcivescovo e
Presidente il
Podestà
Prefetto dell’ Olona sopranlendevano, for-
di Milano, e
il
mando un
Consiglio,
all’
amministrazione
di
'quella
(1).
Ad
ogni
vati Collègi!,
dovessero lari
il
che potea
tutto ciò
instru'zione.
Grande elemosiniere della Corona,
il
del tribunale di Cassazione,
casa
somma
esimia
dei
ai
modo erano
tollerali altri
con questo però che prescritti
ginnasi! e
esami
in
dei licei (2),
gli
non pochi
pri-
alunni sottoporsi
concorrenza degli scoe tollerate
erano del
pari le Suore della Visitazione, perciocché erano francesi,
perciocché possedeano disinvoltura, franchezza, risoluzione,
un dolce modo di comandare, una severa
pietà, e
perchè
essendo per inslilulo educatrici, eccellente era l’ammae-
(i) (a)
Decreto 19 settembre 1808. Decreto i 5 novesDbic 1811.
Digilized by
135 slramenlo loro e senza
i
quello dato per lo innanzi negli
Un
altri
medesimo catechismo,
solo e
viziato
cui era
pregiudizi! di
conventi.
nazio-
appellalo
nale, già adottalo c sancito dall’arcivescovo di Milano per la
di
diocesi, era
lui
in
uso presso tulle
scuole e
le
grinstiluli di educazione del regno (i), catechismo nel
come
quale stavano raccolte,
Trento,
cilio di
richiede quello
Con-
del
importanti a sapersi della
cose più
le
cristiana cattolica, purgale da ogni controversia,
verità
ristrette
sugosa brevità
in
e ridotte alla
espressione. Accoslavasi cosi dire usala
dalle sacre
Testamento, per
la
sant’Agoslino, la
sana
Scritture, e
massime
maniera dal
quale, siccome osserva riesce
dottrina
Per
grandi (2).
piccoli, cibo ai
più semplice
esso a quella
di
nuovo grande
il
insieme
latte ai
modo
sbandilo
siffatto-
qualsivoglia altro libro di religioso insegnamento, ^bandita qualsivoglia altra vecchia o
nuova preghiera, d’al-
tronde severamente interdetta e dannala (3), uniforme, senza errori, senza superstizioni era la religiosa instruzionc della gioventù.
Dalle sponde pertanto
a quelle dell’ Isonzo, dalle scaturigini dei
infantili, »
mille voci
aU'eccelso trono di Dio la preghiera seguente.
Gran Dio, noi
stro santo padre
il
re; per tulli quelli li
del Ticino
Brenta alle foci
del Tronto, alzala era ogni sera, da mille e
vi preghiartio
istantemente pel no-
papa, pel nostro pastore e pel nostro
che
ci
governano e
ci
dirigono, per
nostri parenti, amici ed inimici, è generalmente
tutti
i
nostri fratelli assenti. Benediteli tulli, e
per
condu-
ceteli nella via della salute elertia. » »
Noi
vi
preghiamo ancora, o Signore, per
le ani-
•
(ij
Decreto
(i) Pastorale (3)
i4
marzo 1807.
20 febbraio 1807
ilei
Cardinale di Milano.
Decreto 6 maggio 1807.
Digitìzed by
,
134
me
dei vostri
che soffrono
delle vostre serve,
servi e
nel purgatorio. Accordate loro la remissione delle pene
dovute
peccati, c
loro
a’
fatele
entrare
nel
soggiorno
hanno sempre aspiralo. Noi ve domandiamo per nostro Signor Gesù Cristo, il quale
della beatitudine, a cui 10
vive c regna con voi nella unità dello Spirilo Santo in tutti
secoli dei secoli. Cosi sia.
i
Mio Dio,
»
che noi
ci
»
teniamo sempre
che incessantemente stiamo
dia, e
ciocché
demonio nostro nemico
il
come un per
fate
in guar-
in attenzione; per-
gira attorno di noi
leone ruggente, per divorarci. Dateci la forza
rimaner fermi nella fede.
resistergli, e
»
Santa Maria Vergine, madre di Dio, pregate per
»
noi. Santi Angeli custodi, abbiale cura di noi.
Santi e
sante, intercedete per noi. »
D
»
Signore onnipotente e misericordioso. Padre, Fi-
gliuolo e Spirito Santo, ci dia
una notte tranquilla ed un
fine beato. Così sia. »
Pregavano
gl’
innocenti e nel
medesimo
istante, si-
lenziosi ed assidui, altri giovanetti, a preparazione
del-
l’esercizio delle arti della pittura e della scultura, dise-
gnavan
colla matita lo sviluppo o
membri
di
un modello
il
e del maraviglioso insieme del rate
le belle
cente pascolo
arti al
l’intrecciamento dei
vivente aflin d’impratichirsi della
più bella opera della natura,
nudo perciò delle forme corpo umano. Conside-
siccome quelle, che porgendo inno-
bisogno di sentire, lasciano intatte ed
esercitale le forze intellettuali, siccome quelle che,. in-
vitando
i
cittadini a frequenti
adunanze, creano
il
bi-
sogno della gentilezza e dei mutui riguardi, non lasciò 11
governo di potentemente incoraggiarle
e proteggerle,
e non pose indugio pertanto ad instiluire nelle città di
Milano
,
di
Venezia e di Bologna una Reale .Accademia
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155 ,(li
un Presidente
belle aili, clirella da
di professori di arcliitcttnra, di
(1)
e
composta
pittura, di scultura, di
ornamenti, di prospettiva, d’incisione, di anatomia e elementi
di
tigli ra.
I
modelli
di
più rinomati ordini
dei
fabbriche antiche, quelli ne-
greci e delle più celebri
cessarii per la stereolomia, per la dimostrazione dei più utili
metodi di costruzione e
elementari geometriche chitettura; in
automati per ed altre
quella di le
vesti,
si
cartoni
varii
colle figure
trovavano nella scuola di
ar-
aveanvi gessi, quadri,
pittura
pieghe, tuniche,
pallii,
clamidi, toghe
specialmente di antica foggia greca e ro-
mana, per lo studio dei panneggiamenti, modelli, o disegni, d’arme e di arnesi antichi di ogni genere, di ogni tempo; statue, bassorilievi, busti e macchine per eseguir modelli erano
le
tura; traguardi, ed
per tili
i
suppellettili della scuola di scul-
più
eletti
ordini di
lo studio dei vari effetti delle
ombre,
architettura, le suppellet-
deH’allra scuola di prospettiva; e dei più belli
or-
namenti antichi, principalmente greci e romani, riprodotti in gesso, e delle migliori stampe di tutti i generi, di tutti gli
stili
e delle
più famose statue e tavole ana-
tomiche a dovizia erano provvedute
le
scuole degli or-
namenti d’ incisione e di anatomia. Ciascheduna Accademia aveva una sala appellata delle statue, nella quale stavano raccolti e bellamente disposti
i
gessi delle prin-
cipali staine antiche, dei migliori busti e bassorilievi,
gessi di animali
,
d’ idoli, di
qualsivoglia genere, notabili
erudizione.
A
i
mobili e di ornamenti di
per l’esecuzione e per
questa sala lenea dietro
la
la pinacoteca, la
quale arricchivasi dei più eccellenti quadri. Quindi nella
milanese pinacoteca, (i)
fra
la
moltitudine dei capolavori di
Decreto 27 novembre 1S06.
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156 lulte le scuole, spiccava la tavola, rappresentante
trimonio della Vergine, condotta da colui, che
con ardilo volo inalzandosi
di aquila
al
il
a
ma-
guisa
disopra di Pietro
Perugino suo maestro, saputo aveva allontanarsi da una maniera sterile e secca per dare alle sue figure quella grazia, quella flessibilità e quella eleganza di contorni,
che ben
e di descrivere.
nel rappresentare
gentea
tinta
Abramo lunque
ma
possono ammirare,
si
esprimere
Ed
della
i
vecchi,
luce
gli
crasi,
quadro di
nel
quale meglio
di
qua-
mezzi di un’arte
imi-
il
altro si valse dei grandi
delle
quadro
angeli, le vergini c l’ar-
celeste;
tatrice della natura; crasi, nel
col pittore
impossibile di
Guido Reni, maraviglioso
e di Agar, col Guercino,
Amori,
eh’ è
erasi, appresso, nel
dei santi Pietro e Paolo, con
quadro della Danza degli
Grazie
coll’Ana-
c dei poeti,
creonle della pittura, con Francesco Albano. Quanto di
grande, di bello e di sorprendente nel giro non breve tre secoli avea dato al mondo la famosa scuola veneziana di pittura andavasi diligentemente raccoglien-
di quasi
do nella pinacoteca dell’Accademia di Venczfa; colà, mentre Sanzio primeggiava a Milano nel detto suo quadro del matrimonio della Vergine, primeggiava Vecellio nel secondo dei suoi capolavori (aveva
il
primo trasmi-
gralo a Parigi) rappresentante la stessa Vergine assunta al Ciclo.
E
nella pinacoteca di Bologna, la
cui
inslitu-
zione era già stala per gran
tempo meditala e desideda due chiarissimi di que’ suoi cittadini. Benedetto papa dccimoquarto e Gian Lodovico BLinconi, si vedeano risplendere in copia i preziosissimi lavori di Giorrala
gio Vasari, scolare del Buonarotti, di Giotto di ne, di
Simeone
il
BondoAnni-
Crocifissajo o dei Crocifissi, di
baie e di Lodovico Caracci, del Cavedone e del Francia.
Finalmente presso ogni Accademia era aperta
a
comodo
Digitizod by
137 dei professori e dei discepoli una biblioteca, principal-
mente provveduta avessero di belle
mente
moderne opere, che trattato promuovere maggiordistribuivansi annualmente dei
delle più arti.
Affin poi di
lo studio di esse,
premii, distinti in due classi.
I
premii di
prima classe
davansi per concorso ad opere eseguile sopra programmi, e giudicale
migliori da apposite giunte; quelli di
le
seconda classe conferivansi delle scuole
no: per
ai
accademiebe.
più abili e diligenti allievi
premii di prima classe era-
I
una medaglia d’oro del valore
la pittura
toventi zecchini, di sessanta per
l’
di cen-
architettura, di qua-
ranta per la scultura in plastica, di trenta per la incisione, di allrellanli per
per quello
medaglie
scheduna la
di
ornalo;
disegno della figura, di venti
il
premii di seconda classe erano
argento del valore di due zecchini per cia-
di
(I).
memoria
In
mezzo
a
questo ben
qualità necessaria ad
d' idee, di oggetti, di si
i
avvisava essere
si
un
artista:
memoria
forme, non già di date e di
fatti
;
e
osservava come, per discorsi tenuti senza precisione e
senza certa descrittiva giustezza, mancante, ‘o ben rara fosse questa qualità.
Come
giudicar bene, dicevasi, delle
opere senza una esalta reminiscenza dei principii e delle
forme degli oggetti imitali? Dunque, soggiugnevasi, capolavori di faelli,
i
Roma,
Caracci ed
sibil mente
capitale delle arti belle, ove i
Rubens menarono una
ed intelligenti, e corteggiati da una
poli,
giravano per
della
vita oslen-
folla -'di disce-
monumenti della grande città e delle campagne affine di studiar la bellezza dell’ arte e natura. Dunque a Roma allernalivamenle dalle Ac-
(i) arti,
ai
Raf-
laboriosa e comunicativa, ove vissero fra ar-
tisti
vicine
i
i
Piano disciplinare per
le
Accademie
nazionali
di belle
*
primo settembre i8o3.
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138 cademie del regno ogn’anno s’inviavano tre alunni, affinchè ivi manienuli daU’erano ed alloggiali nel palazzo di quel Consolato ilaliano, stabilissero per quattro anni
loro soggiorno
il
(1).
Nè, dimenticale
le
altre belle arti consorelle, nobile
un
ricetto trovavan esse a Milano in all’
declamazione to,
inslilulo destinato
insegnamento della musica vocale e strumentale, della che
si
e della danza. Diretto
nuovo stabilimen-
il
appellò Qonservatorio di musica, da chi so-
prantendeva
regio teatro, potean gli allievi rimanervi
al
per ben dieci anni, e diciollo piazze, affatto gratuite, eranvi per i
re,
i
giovanetti, sei per zitelle
porgono innocente pascolo
teatri
ed accostando
poiché ove non
quenza
gli
uomini
promuovono
natia rozzezza e
si
;
danno dei
lavori e ad
or, gasiigalo e perfezionalo,
l’adito
di
il
per
gl’
le forze
aumento
insegnamenti
teatro, ed aperto cosi
mag-
soddisfar con minore brutalità al
bisogno del sollazzo rinascente dopo lunga dio per que’ medesimi insegnamenti pedire, 0 di scemare
la
teatri vedesi fre-
ai
perdendosi poi nelle taverne
dati nel detto Conservatorio,
giormente
Or, poiché
diminuiscono
circolazione delle idee;
scorge frequenza
alle taverne,
fisiche ed inlellclluali a di risse
agli la
(2).'
bisogno di senti-
al
altri,
il
concorso
s’
alle
fatica, ezian-
intendeva d’ imtaverne e alle bi-
sche.
Primi a mettere
in
dubbio nelle scienze fisiche e
naturali la dottrina e l’aulorità di Aristotele,
avere argomentato dal particolare supplito colla immaginazione ai
al
il
quale per
generale, e per aver
falli,
era caduto in er-
rori gravissimi, furono nel secolo decimosettiino
fi) Decreto (a)
i
filo-
i5 agosto i8ia.
Decreto i8 settembre 1807.
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159 sofi Napolitaui;
di
particolari
falli
delle
ma non avendo
essi baslanle provvisione'
poterne dedurre
a
conseguenze generali, andarono pur
legillimainenle essi dietro alle
chimere della immaginazione, dovendosi però a loro
il
immenso di avere squarcialo le aristoteliche all’ umano inlellello la libertà. Se non che di ben usare questa libertà per da scoperta del
beneficio
reti, e ridala
l’onore
vero era serbato ai'Toscaiii
filosofi.
Cominciala da Galileo
sublime opera, pochi ed umili uomini,
Galilei la
tulli pe-
un
rò discepoli degni di tanto maestro, secondali da
prin-
cipe generoso, la sostentarono, la promossero; laonde co.
loro che prima di Galileo e dei seguaci di si
aveano nella speculazione delle cose fisiche
trovatisi a fronte del
mondo
vero, rimasero
creduto
lui
tanti dei,
come
tanti
balordi, perchè noi vedevano corrispondere alle preconcette loro opinioni. Sorse quindi allora quella adunanza,
che sotto
il
nome
di
Accademia del Cimento, prima
*
fra
tulle le sperimentali accademie, acquistò tanta celebrità, •
memoria rimarrà
e la cui
eterna,
come
neficio. Sull’esempio pertanto dato nel
quantaselte dalla Toscana, scorgendo Italico
il
gran fruito che
scienze e delle
si
il
sarà eterno
il
be-
inilleseicenlocin-
Governo del regno
cavava dagl’ investigatori delle
naturali cose,
quantunque sparsi
e
da
nissun vincolo uniti, pensò di congiugnerli in un corpo solo col
nome
ze, lettere
ed
d’Instituto Nazionale, o d’Instilulo di scienarti (I).
Fissala lor sede principale a Mi-
lano, dato perciò ad essi
i
stabilite a
Venezia
Titolo
XV,
,
art.
a
Bologna
palazzo, già idea-
Piermarini, determinati
membri, con pensione
a sessanta
(i)
un maestoso
condotto dal
to dal Richieri e
,
a
di lire inilledugento,
Padova ed
a
Verona
121 della Costituzione della Repubblica
Italiana.
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uo I
alcune sezioni dell’Insliluto, dafe regole per
adunanze, l’annua
le
le
somma
di lire
lavori e
i
centovcnlimila per
spese occorrenli, volle che massima deH’Inslilulo fosse
animo per mezzo
quella di cercare con libero
di aliente
osservazioni la verità, di raccogliere le scoperte, di perfezionare le scienze e le arti (1); volle che idee
da quel centro scientifico e marchiate col di lui autorità, si diffondessero a a
emanate
sigillo della
vantaggio della società,
loglimento degli errori nocivi e di mille piccole su-
che sino a quel punto avean potuto
perstizioni puerili,
rendere
uomini pusillanimi,
gli
infelici e
alcuna volta an-
che iniqui; volle che quelle idee investir dovessero tutte' le
teste, inalzar tutti gli spirili,
dirigere lutti
i
animar
tulle le braccia,
lavori e concorrere altamente alla
produ-
zione delle ricchezze del regno; volle, finalmente, che a
quel centro di lume avessero a corrispondere tutte
accademie o società sotto
tre
aH’accrescimenlo delle scienze e delle in in
modo che una ciascheduna '
Così,
si ;
è
compiuto
il
il
di soli
che per
una
nove anni
altre genti fu, e
potè
per amplissimo tratto,
e,
abbenchè non libera
vita propria, ed esser forte e
re d’Italia se coll’orgoglio e colla in-
sazietà d’ imperii corrotto
ma
Italia,
suo spirito pubblico,
del tutto, possedere
ciò
laonde quello veramente
chiamarsi progresso, e potò
possente. Bealo
riformale però
città (2).
conchiudendo, nel giro breve
è vicenda di secoli
nefizii:
arti,
sola, e col titolo di Ateneo, si trovasse’^
maravigliosamente
formare
le al-
qualsi\t)glia titolo destinate
non avesse que’ molli suoi bel’ impelo di sue pas-
incapace di contener
sioni, c perciò furibondo
tenendo sempre impugnalo
(i)
Decreto 55 dicembre i8io.
(a)
Derrelo stesso a5 dicembre j8io.
l’ar-
by
Cooglc
141 co ed apprestate
lo
saette, e
pronte sempre ad ogni suo' cenno legioni fulminatrici, che desolavan per guerra le famiglie, e spopolavan paesi e provincie,
come or
vedremo,
costituito
era
dal
Cielo,
tanto seminare per lasciar altrui a
ora
ch’ei
dovesse solmiglior tempo rac-
còrrò.
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Digitized by
LIBRO TERZO
GLI AVVENIMENTI. Accaduta appena l’aggregazione
al
regno delle provin-
non an-
eie dell’ antica repubblica di Venezia, insorgeva,
cora giunto alla fine l’anno milleottocentosci, gravissimo
avvenimento a turbar del e
nuovo
avendo
le
alla Inghilterra,
seconda linea l’esercito russo, che
in
giornate andava in aiuto di a
guerra contro
il
lei, si
lui, e
la
a
gran
levò improvvisamente
Accorso
re d’ Italia.
vinse la fortuna di
*
cose, e a minacciar la sicurezza
stato. Collegatasi la Prussia
egli tosto al ferro
Prussia fu prostrala a Jena,
a Berlino, e scacciato quel re Federigo in Kònisberga, ed
abbattuta e disfatta interamente
questo
fine
la
potenza di
armi, giugnevano
prussiane
le
aiuto dei vinti amici.
La
lui. i
Avuto
Russi in
Eylau, asprissima
battaglia di
e di esito incerto, preparò l’allra di Friedland, e questa
pose termine
alla guerra,
essendo stato distrutto appieno
l’esercito prussiano, sconfitto
il
russo, presa Kònisberga,
spinto Federigo fuor de’ suoi stati, e data facoltà al re d’ Italia di sovrastare ai
Alessandro. Allora
conchiusa a
Tilsit.
presta guerra
la
i
confini
vinti chiesero
Or
l’aver vinto
Prussia c
la
russo
del
pace, e il
re
con
’
imperadore la
pace fu
sì
grossa e
Russia sembrava
ai
popoli
piuttosto accidente favoloso che vero, c volgendo maravigliali .
nelle
Federigo, e
menti loro la
la gloria
fama sparsa della
ancor
fresca del
gran
invincibilità dei Russi
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14-4
non potevano restar capaci come un solo capitano
aves-
se potuto vincere soldati si valorosi.’ Accresciuto per-
tanto per quelle nuove e cosi splendide vittorie lo stu-
por delle genti verso
il
re, partiva
una deputazione composta Consigliere di
da Milano per Parigi
del Ministro della guerra, del
Coslabili-Containi
stato
e
di
Francesco
Saverio Gainboni, antico vescovo di Capri e di Vigevano, patriarca
allora di Venezia, affine
vincitore l’ammirazione,
la
suoi
d’Italia.
sudditi del
lodando por se
la
regno per
re
il
nuovamente
l’Italia,
sentimenti dei
i
Gamboni,
e
ringraziandolo
pace, benignamente lo pregava venisse e vedes-
stantemenle supplicare dire
al
la fedeltà dei
Favellava
imprese, e
sue
le
esprimere
di
riconoscenza e
questo desiderare,
questo
Rispondeva
gl’italiani.
in-
re gra-
il
d’Italia, verrebbe, e
suoi popoli
Venezia pur volentieri vedrebbe, sapendo quanto
i
Ve-
neziani l’amassero: dieci anni prima scrivendo a Villetard, segretario della legazione di Francia alla di Venezia,
avea detto essere
ciarloni, o
i>
di
»
rotti, e tanto (i)
E
poco
meglio
va *
la
i
Veneziani
a
un branco
pazzi, essere effeminati, cor-
codardi quanto ipocriti (1).»
£i])prc.sso,
loic fraiuese Laugier,
\olcva
di
repubblica
il
rimasto ucciso,
il
ii aprile 1797, t’arnia-
finale a viva foiv,a, contro
il
fallo divieto,
entrare nel porlo di san Nicolò del Lido, tutto iroso scrive-
seguente lettera, che autografa
si
conserva nell’ Archivio ge-
ncralc di quesla citta.
nÉPUBLIQUE FRANCAISE Liberté.
Esalili'.
Au
quartier général h
Gnu'ral en chef de
Palmanova ce
floréal
an 5
.
me
les
Envoyts
la lettre
que vons
Messicurs du Sihial de Eenise.
l'anm'e. cf Italie à
Je n’ai lu qu’avcc. iiidignation, Messicurs, ave/. Cerile
n
relativement à l’assassinal de Laugier. Vous ave* ag-
Digitized by
145
Tenne
il
re la parola, e disceso poco appresso in Ita-
dopo essere
lia,
stalo già
grandemente festeggiato dai -Toil ventesimonono gior-
rinesi e dairaccella Milano, arrivava
novembre dell’anno milleotlocenloselle a Venezia, Desolali più volto non soio per necessità ma anche per capriccio, non solo per forza ma anche con violenza i mino
di
serandi
apparivano allora interamente
veneti,
terrilorii
mutati da quello che eran prima che urf alluvione roce
gli
e molli rive del Brenta ornale di quanto
hanno che
natura e
la
arte
l’
di più grazioso e di più magnifico, e cosi quello
s’era durato
un secolo ad
edificare
un
aveva distrutto; reso nullo, finalmente, era
mercio
fe-
amene
sobbissasse; guaste ed arse erano state le
solo
momento
famoso com-
il
di Venezia perciocché di continuo e diligentemen-
te sbarrali dagl' Inglesi
i
molti suoi porli.
Ma
le
rare ed
antiche veneziane manifatture di vetrami, di specchi, di cere, di panni d’oro, di seta e di lana grandissimo van-
taggio coglievano allora per l’assoluta esclusione dei prodotti della industria forestiera;
ma
rinnovazione di esempio, natante
Venezia,
città,
senza
disopra 'del mare e
al
perciò dalla Provvidenza destinata ad occuparsi quasi uni{’rave
ralrocité de cel c>éiiemeiit
exemple dans
sans
les annales
des natìons modernes,
par le lìssu de mensonges q«e voire gou-
veriiemeiit
pour cherclier à se
a fabrirpié
Je ne pu1s pas c(es degoulans
,
francais.
ines niains Taniirail qui a daiit
de
la
donne
Quand voas l’ordre
plus court dclai
le
était relatif h
vous présentér chei moi.
si le
ea
aarct.fait remettre Taire feu, la
le
commaii-
polke de
Ve-
Vpus voudrea bicn évacuer dans
continent de
Cepeiidanl, Messieurs,
de rccevoir
de
tour et les ìnquisitears qui dirigent
nise, j’érouterai vos juslifìcations. le
juslifier.
Messieurs, vous recevoìr. Vous et vulre Séiiat
du sang
l’italie.
nouveau tourrier que vous
vene/,
réveneinent de Laugier, vous pourriei ' ’
i
BoSAPARTE.
i
IO
» Digitized by
146 camenle
e necessariamente di marinaresche opere, largo
compenso
traeva dal proprio arsenale per
una così grande
operosità di navali costruzioni da non cedere certamente
tempo spiegata
airattività in pari
r impero
ma
Anversa e dell’Olanda;
di Tolone, di Brest, di
popolo sudando in qne’
il
e dagli spettacoli,
i
negli altri arsenali del-
lavori,
nè travialo dalle feste
quali scuotono
un momento ma non
infondono giovanezza, non avoa uopo dell’aiuto del ricco,
nè mestieri che
proponesse,
si
pratiche a lui distribuir
si
come
dovessero
con quali norme
e
soccorsi della be-
i
neficenza pubblica, principalmente colla mira di giovarne alla fisica e
morale prosperità ;
ma
consistendo
beni di
i
questo popolo nel peculio delle non dissipale mercedi, cer-
come
cava egli sempre
farlo girare e fruttare, e ciò ren-
dea ciascheduno possessore di qualche cosa, laonde nis-
sun era povero drone
afi'allo,
nè servo deU’allro,
per bruttura o laceri per rovina eran que’ tanti pa-
ciali
lagi,
che
rifletton la
tranquille acque del
Moro,
i
Fini,
i
ombra
lor
Gornaro,
i
Vendramin,
i
Rezzonico,
e r Conlarinì vivevano ancora, /io,
i
Beigioioso,
Cicogna e
i
i
Burini,
i
come
specchio delle
nello
Grande Canale; ma
scari,gli Erao,i Grimani, i
ma libero e pama nè scon-
di sè stesso e della propria volontà;
i
Dugnani,
i
i
i
Tiepolo,
Grassi,
Cavalli,
Lilla,
i
Fo-
Farsetti,
Loredan
Botromeo, i
i
i
i
i
Trivul-
Visconti
,
ì
Serbelloni vivon tuttora a Milano, viveano an-
cora, coH’usaJ.0 sfoggio e con famiglia
numerosa
dì val-
ielli,
di staffieri c di gondolieri vestili a ricca livrea, sotto
que’
letti
costrutti ed abitati dai loro maggiori;
conciso ancor non rate bili
matrone;
ma
sì i
ma
cir-
aveva nelle riposte alcove delle ono-
mobili a servigio di persone, e
i
mira-
arredi di busti, di quadri e di statue, preziosa suppel-
lettile di
quei palazzi, e
i
libri,
i
manoscritti e
le
molle e
pregiale arme, frullo di degni studìi e di rimole e bello
Digitized by
GoogU
U1 TÌllorle, e le
Immagini
dei gloriosi avi, rilralti da Vecellio
e da Paolo, passale non erano ancora per case di Giuda
ma
;
vii
diminuite 'non erano agli
prezzo nelle artisti le
casioni di mostrar la potenza dell’ intelletto e della
oc-
ma-
no, nè abbisognava quindi con islraordinarii mezzi ani-
marli ad oprare; in
somma non
si
era ancora Venezia
trasformala a vicenda nè in una magnifica tomba, nè in un ritrovo di passatempi e di delizie, nè in un romoroso albergo; non erano perciò gli abitatori di lei
divenuti ancora nè fantasmi erranti fra le rovine, nè avidi albergatori,
nè mimi da
genti fuoruscite o venlurie-
re; presentava ancora Venezia lutto riosa signoria, era
spettacolo e a tra-
offrirsi a
stullo dei forestieri e delle
tipo di
il
Quindi sopra dorale barche, guernile di
una
ancor essa una vera e grande
glocittà.
panni
d’ infiorali
velluto e di seta, e con gheroni di veli a frange d’oro
massiccio, che ad immergersi andavano nell’onda e colle vili
alghe a confondersi e a immedesimarsi, ricca e su-
perba concorreva Venezia
spiaggie di Lizza-fusina
alle
per vedere e salutar con acclamazioni e per intrattenerlo tra le sue
magnifiche.
modo devano
una
Ma
per correggere
i
quali tra
loro doge, ai loro senatori, all’anlica
forestiera soldatesca e re,
il
beneficii.
i
i
mo-
una grandezza venuta meno sotlentrala ve-
di
al
sollecito
feste oltremisura
mali umori, che ad ogni
insorger polcano nei Veneziani,
numenti
novello signore,
il
mura con
un
forestiero
libertà
dominio,
si fe
avveduto com’era, di mostrarsi largo di
Accresciuto veniva
pertanto
il
del
territorio
Dipartimento dell’Adrialico, rinvigorite con ricche dotazioni le rendile del
cenza della
co-giro e mila per
Comune
città, assicurati
la la
i
e degl’ Insliluli di beneficrediti verso l’antico
Ban-
Zecca, assegnate annualmente lire centoriparazione del porlo di Malamocco, per
la
Digitized by
k
148 escavazione dei grandi canali, per la conservazione e continuazione di quelle grandi scogliere lungo
assegnale altre
lire
^
l’arsenale
per
1*
di Pel-
Murazzi,
comunicazione diretta tra
di
anzidetto porto di
la erezione di
di
seicentomila, parimenti annuali, per
un canale
rescavazione' di
liti
i
nome
lestrina e di Chioggia, conosciute col
un
Malamocco, centomila
cimitero, qualtrocenlomila per una
passeggiala pubblica' con viali e giardini (1), ventilreraila .
per abilitare
biblioteca Marciana ad
la
pellettile dei libri
con una
relli
:
e gratificato era
vitalizia
pensione di
aumentare
la
sup-
Moannue duemila,
bibliotecario
il
lire
ed innalzalo Alvise Quirini Stampalia, già invialo dalla repubblica Veneziana appresso
del
mondo
uomo
francese, ed
alla
grandemente risplendevano
nel quale
l’
ingegno,
la pratica
politico e l’amore verso la patria,- alla carica
di Consigliere di stato
(2).
Visitale dal re nel Diparti-
mento del Passeriano le opere manova e di Osopo, era presto
di fortificazione di di
Pal-
ritorno a Milano, ove,
nella continuazione delle feste e degli armeggiamenti dei soldati, parlò ai Collegii e parlò di patria l’antica,
accusò
gli
degenere dal-
antenati e disse, che le italiane donne
allontanar* dovevano da sé stesse gli
oziosi
giovani, nè
permettere «che più languissero negl’interni comparissero
,
cicatrici
recessi,
o
cospetto loro, se non quando portassero
al
onorevoli;
aumentò
il
numero
dei dignilarii,
cpmmendalori u dei cavalieri dell’ Ordine della Corona di ferro; fermò sussidii in favor delle parrocclwe
dei
•
una rendila minore di non avendo più bisogno di Melzi,
del regno aventi
lire
cinquecen-
lo; e
ma
ricompen-
,sare
wlendo
era' stato (i) ,
{
il
servigii molti di lui, ricordandosi eh’
i
primo
Decido
7
Italiano,
che sul campo
esso
battaglia '
dicembre 1807.
1 } Decreto 8 dicembre i8c'7.
di ,
' -
.
_
.
Digilized by
Coogle
141) *
a Lodi recalo gli aveva di
Milano,
conferiva
gli
Retrocedendo si
era
un solo
il
ed
le chiavi
duca
titolo di
il
voli della -cillà
i
Lodi
di
(1).
re dai paesi veneti intrattenuto
Padova
istante nella città di
:
non
conosciuta
Padova siccome ad Austria devota, non potea ^certo gradirgli.
Dolente quindi e confusa
smacco,
egregia per quello
la città
Milano in deputazione
fu sollecita d’inviare a
al
re affine di placarne lo sdegno un Francesco Fanzago, un Pietro Pelrobelli e un Domenico Lazzara, avvedutamente scegliendo a capo dell’ ambasciata quel virile e
vivido ingegno di Melchior Cesarotti.
Ammessa
la
Agitata da troppo giusta inquietudine
per mezzo nostro alla imperialo e la
ma
devota
città di
si
depu-
—
tazione al reale cospetto, così Cesarotti arringava.
Sire:
presenta, o sire,
regai
Maestà vostra
Padova per implorar da
voi stesso cal-
chela tormenta di avere per imprevedula fatalità perduta una qualche parte della vostra grazia regale e dell’affezione paterna. Appena si e conforto al sospetto
sparse fra noi
il
nete, riempissi
vostro sospirato giubilo
tutta di
arrivo la
terre ve-
alle
patria
nostra
colla
idea di poter bearsi del vostro aspetto, di baciar quella
mano, che alterna beneficenze e affollali
aH’auguslo padre
di esporgli
con fiducia
i
i
bisogni suoi,
e di ottenerne dalla provvida sua bontà solazioni, speranza. lei
presentar
vittorie, di
cuori della devota famiglia,
figliale
i
suoi voti
soccorsi, con-
Or qual dolente sorpresa non
fu per
sentirlo trascorrere in silenzio le nostre obbliate con-
trade, e portare altrove
il
suo lume, lasciando
lei
nelle
tenebre ad ascoltar da lungi con troppo sensibile invidia le
grida dell’esultanza del beato
popolo, che aveva
sorte di possederlo. Incerta, confusa, disanimata
più Padova da quel punto nè mostrarsi, hè alzar (i) Decreti
19,
la
non osò la
voce,
qo e ai dicembre 1807.
Digìtized by
L
i50 e
si
città
che
restrinse a meditar seco stessa ciò
venete potesse aver procacciato a
Fu
stinzione cosi trista.
ella
ben tosto
lei
fra tutte le
sola
una di-
rischiarata,
ma
da
una folgore scagliata da Giovala quale mentre colpisce i rei non lascia di sbigottir gl’innocenti. Lo scoppio della vostra indegnazione sopra que’ pochi malnati; già non più nostri,
e le vostre indeterminate
ma
complessive querele
sparsero in tutt’i buoni l'onorato timore, che la infezione di alcuni
membri avesse sparsa anche
corpo sano un’ombra di macchia,
la
grato all’adorato sovrano l’aspetto e
Una
tale
idea da
nima vostra clemenza, che quel pungolo, che non le il
il
nome
Ah,
sol
degni
sire,
può
men
della città. i
pensieri
la
magna-
quell’istante funestò tutti
della nostra patria umiliata.
fliggerla la
massa del
sulla
quale rendesse
farlo, trarlc dal
cuore
ad
lascia aver pace. Basti
senso di tanta disgrazia. Soffrite, o sire, ch'ella
parli
colla
af-
sua vergogna, senza che venga a corrucciarla generosa
fiducia
vi
No, non
coscienza.
della
vuole la sapienza della vostra giustizia che la colpa dei
pochi divenga
il
supplizio di molti.
mondo sarebbe
Il
troppo fortunato se possedesse una sola fossero nè insensati, nè
tristi.
No,
dova non fu mai diversa da se nella divozione
nome, neH’ammirazione
ove non
città,
sana Pa-
la vera, la
vostro
al
del vostro genio: tutti
i
cuori
ùei veri cittadini, dei magnanimi, degli animosi, dei dotti, di qualunque, alfin,
non è volgo, dei quali solo è
risul-
tato la. patria, in ogni tempo fur vostri. Essi .vi accompagnarono dai primi passi della vostra carriera di gloria
sino all’altezza di quel trono ove solo
al
mondo
v’ in-
nalzarono uniti in triplice lega valore, sapienza e virtù.
Non
è certamente uscito dalla vostra memoria, che altro mai non seppe che scordar le ingiurie, con quale esuberanza di forza al primo apparir delle vostre insegne vittrici si
Digitized by
151 sviluppò
fra
i
da
nostri, inspirato
voi,' lo spirito fino
allora ignorato di elevatezza e di gloria, si V.
sostenne, con qual dolore
si
con qual fervore
compen^ndo come si rinfor-
compresse,
cogli slanci del cuore la servitù della lingua,
zò nei confronti, con qual impeto poco dianzi e di qual alto c
memorabile applauso
teatro all’annunzio
fe’
si
risvegliò,
risonar
il
pace divina, che
dì quella
pieno
ci tolse
per sempre a un giogo straniero per renderci veramente italiani,
pace coronala da quel faustissimo nodo desti-
nalo a perpetuare
le
virtù e
il
dominio del massimo pa-
dre nella schiatta del ben amato suo
figlio.
£
quella
Padova, di cui tanti cittadim in tempi d’ancora .ambigua fortuna
si
esposero, per la causa più nobile, a vessazione
e disonon. Or che già tutta Europa s’inchina riverente e pacifica re,
al soglio del
portento degl’ imperatori
e dei
vorrebbe ora disonorare e tradir se stessa col sepa-
rarsi di spirito dalla glia italica
?
E
grande e ognor più crescente fami-
quella Padova, che
si
vanta giustamente
di esser patria di quell’aureo scrittore, che abitua tut-
aU’ammi razione del nome romano, può mai non andare singolarmente superba di appartenere
tora la gioventù
per altaccamenlo di sudditanza e di cuore a quell’unico eroe, che racchiude lutti Jn sè solo gli eroi di
E una
Roma?
sede delle scienze, che ode lultogiorno nella bocca
dei sacerdoti di Minerva esaltarsi, e spargersi le dottrine del vero, del bello^ del grande, potrebbe
non che amare^
altro
mai
tollerare,
governo che quello della ragione,
della virtù, della gloria, nè far
omag^
sinceri ad altri
che a quello che verificò primo e solo la già supposta chimera dei filosofi, la perfezione regnante? Ah, sire,
non obbedirvi è
delitto,
non adorarvi è una infamia, Ani-
mali da questo senso, inspirati dalla patria che parla in noi, giuriamo, o sire,
per
il
vostro augusto nome, di cui
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Googlc
152 niuno impunemente abusa, per toria,
per
le
la vostra
corone di Europa, che
quella Provvidenza, che vi confidò
spada della vitcircondano, per
vi
destino dei regni,
il
giuriamo, dico, ledeltà piena, costante, inviolabile alla vostra sacra imperiale c r^-ale Maestà, osservanza esatta
fenor
alle vostre leggi,
di zelo ai vostri rnstituti, stro-
Giuriamo,
inenti elTicaci di privata e pubblica prosperità. infine,
armonia
di spirito colle
di quella cornila,
Magno
al
nostre
maggior bene
e gara di zelo perii
che passò varcando per
Massimo,
crede,
li
,
ti
,.
tanti secoli
titubante
queste consolanti parole:
cessa di esserti padre
italiche,
dal
noi se ci ò dato al nostro ri-
felici
torno di portar alla patria nostra e speranze,
sorelle
d’Italia, e per L’onor
stende
c-onosce, intende
la
il
tuoi voli,
i
fra
timori
tuo sovrano non
mano li
grazia , té
di
basti.
—E
per
quegli accenti, molti dei quali erano sconvenevoli in boc-r
ca di
un sacerdote
colui,
che di Fingallo e di
il
nome come
Cristo, e per esser
di
altri
eroi, così
pntferiti
.
da
tremendi per
pei falli, era cantor famosissimo, facilmente
vinto lo sdegno daU’ambizione, tanto e in quella strana for-
ma accarezzata, non solamente n* si amicava con Padova, ma con una vitalizia pensione di annue lire quattromila, e con una commenda della ferrea Coi\ma retribuito voil
leva
il
Padovano oratore. Divenuto
allora Cesarotti
per
que’ favori maggtonnenle cortigiano e abbiettissimo, pensò di estendere anclie
alla
già profuse nella prosa,
tutto laudi di
lui
poesia
dedicando
Pronea
s’
biisse
le
al
re
intitolava, e
adulazioni,
un poema ch^ che mostrò
l’universo di quali scandali sian capaci alle volte i
più grandi
e
i
più
sublimi ingegni ove
vertigine della boria e
In quel
tempo
la
la
brama
li
al-
anche
prenda la
degli onori.
Casa di Spagna
si
mostrava de-
bole verso le nazioni esterne, avvilita ne’ suoi stali, coi>
Digitized by
-
'ooglt
155 rolla nella tra
i
reggia,
le
quale risonando
della
liirjiilmlini
sudditi, più abbiellavano raulorilà dei regnanli. In
quel tempo un esercito di Francia tragittava per la \eccbia Casliglia onde arrecar pene al Portogallo deiramicizia il
britanna
percioccbè
;
vanto di scoprir
che avea posseduto
le
Portogallo, che avuto avea
il
Indie ed
il
ampie terre dell’Africa. ramo di commercio
più prezioso
cui bandiera dominalo avea
mari, pe-
del
mondo,- e
lea
considerarsi allora tanto per le politiche quanto per
le
la
i
mercantili sue relazioni, anzi che regno independenle, I disordini dei Borboni di Spagna, e quel-
colonia inglese. la
opportunità di arme rivolle
posero
in
animo
al
re
danno del Portogallo
a
proponimento
il
aggiugnerc
di
a’
suoi dominii la penisola da’ Pirenei all’Oceano, e di con-
durre
al
trono spagnuolo
A
gnante allora a Napoli.
questo
che
la
pompa
terminare del-
fine, sul
l’anno milleollocenloselle mentre (e vuoisi
Giuseppe re-
fratello di lui
il
spiegata
re viaggiava in Italia
il
circostanza
in quella
abbia avuto per iscopo di dislorre l’attenzione Europea dai disegni che aveva intorno alla Spagna ed. al Portogallo)
adunar faceva nelle vicinanze
esercito capitanalo dal francese
nome A far
di
Perpignano un
Duhesme,
di esercito di osservazione dei
cui fu dato
Pirenei
parte di quell’esercilo eran chiamali
i
'
soldati del
che ap-
regno d’Italia, stando essi in quella ordinanza pcllavasi divisione;
non
gl’italiani reso avessero
blica, e
negli
nei
si
deve però dimenticare come
anche nel tempo della repub-
primordii del regno
eserciti
il
Orientali.
di Francia, e
assai
come
diretta dal lenente Forlis, sia stata
distinti servigii
l’artiglieria Italiana,
quella, che
recò
il
Russi nella giornata di Auslerlilz. Coslituivasi allora una divisione nella .guisa stessa di un’
maggior danno antica legione
ai
romana
,
la
quale riunendo
gli
elementi
Digitized by i.
Googk
154 tutti di
soldati la
un piccolo
esercito, per avere alla
gravità
dei
pesantemente armati opportunamente commista
mobilità
di altri
armati
alla leggiera, e
per esser prov-
veduta di macchine guerresche, bastar poteva a sé me-
desima
in qualsivoglia circostanza.
quella Italica divisione di
reggimenti di fanti
di
Componevasi pertanto
un battaglione
di Velili, di
cavalli; avea cannoni, artiglieri, attiragli
reale, ed obbediva a
ed esperto soldato,
combattuto
della
il
dicembre del
le alpi
railleot-
Lombarde,
Cozie e per Grenoble, Avignone e Nar-
bona avviavansi a Perpignano. Intanto gli
Guardia
quale avea molto virtuosamente
loc.entosetle, e gl’ Italiani, lasciale le pianure
valicavano
due
altro di
Giuseppe Lecchi, Bresciano, bravo il
Marengo. Cadeva
a
un
grossa ordinanza, di
il
re lusingava
Spagnuoli di amicizia e di proiezione, parlava loro
parole di pace, di prosperità; e proclamando voler egli
proteggere una leale, valorosa ed inerme nazione contro gl’inglesi, ch’egli appellava tiranni dei mari, e di oprar
modo da
contro essi in
ed incapace, ordinava Perpignano,
di
un governo debole
supplire ad
all’esercito di lasciar le stanze di
superare
il
vicino confine della Spagna,
e di camminare alla volta di Barcellona. Gl’Italiani, che
formavano
la
vanguardia, e che ricevuti
Spagnuoli (tanto avea potuto su quegl’
veniano dagli
infelici
l’inganno)
con patenti segni di amorevolezza, giugnevano a Barcellona il dodicesimo giorno di febbraio dcU’anno milleoltocentollo, per impadronirsi fraudolenlemenle, pochi di
famose opere
appresso, di
tutte le
quella città
imperocché da Parigi era stalo
;
di
fortificazione di scritto do-
versi per qual si fosse via torre agli Spagnuoli le stesse.
Per questi lemerarii e disonesti casi
darsi
poco libero
a
Marsiglia quello
di
opere
falle allora
palesi le intenzioni vere del re d’ Italia, e veduto
man-
Spagna Carlo
155 quarto, e prigioniero a Valencey Ferdinando figliuolo di lui,
nazione spagnuola, che rimasta era sin allora im-
la
moti dei forestieri, sdegnò di
perturbabile ai d’altra
mano, con oltraggio
ricevere
dei suoi diritti, governo ed
un me-
instituzioni diverse dalle antiche, e spiegando a
desimo tempo energia, forza e costanza, respinse quella mano non richiesta, che violentemente si proponeva d’ i-
Era certo prosontuoso
nalzarla a nuovi destini. siero
degli
ben ammaestrati soldati,
numeroso
e agguerrito
ma una
:
alla
vendetta, e pur che
per
lei
a
le privazioni,
combattere quella
i
lottare
di
ove sia oltraggiata non
ta,
il
pen-
Spagnuoli, poveri siccome erano allora
di
contro un esercito
nazione, grande ed uni-
che a un solo punto,
fissa
questa
pericoli,
si i
compia, nulla sono
travagli, la morte.
generosa ed irata
furono nella lunghissima guerra
Or
nazione inviati
ben trentamilacentot-
tantre soldati Italiani di cui ottomilanoveccntocinquantotto
soltanto
hanno riveduto
epoche diverse
in
la
patria. Di
questa guisa può dirsi che gl’italiani abbian preso ve-
ramente
una
assai distinta
e risplendente
parte nella
guerra anzidetto, confermando poi maggiormente sulla terra già illustrala da Scipione,
e da
Pompeo
la
da Sartorio, da Cesare
militare loro virtù. Perciocché essi non
dovean già venire a quelle giornale ordinarie nelle quali delle migliaia di
fanti schierali
con trombe e tamburi, stali
doveano
di
contro nemici
rammentando sagramenlo
la
in
due
linee paralelle
scagliano addosso mal aggiu-
colpi di archibuso c di
conoscer bene lere
si
cannone, e muoion senza
causa per cui muoiono, continuo, e
le
ma combaU
più volte alla spicciolala,
prodighi della vita e con cittadini, che le azioni
fatto
sopra
degli avi loro, spontanei e con gli
altari
e
le
santi davansi io olocausto per la difesa
immagini dei deUa religione,
Digitized by
--
1
156 •
Fu
e del trono.
della patria
quindi veramente
imprese
nelle
Spagne
stizia
abbianle ognora siccome
le
acerbo
magnanime siano
destino, chè per quanto dure e
state
Italiane, la violenza e la ingiu-
compagne
indivisibili se-
guite.
Compiutamente sgominati
a
Manresa ed
al villaggio
del Bruch, alla distanza di dodici leghe da Barcellona,
due battaglioni tonò per
liani
di fanti di Francia,
prima volta
la
in
cannone degl’ita-
il
Ispagna
la notte
l’undici al dodici di giugno del milleottocentotto.
maggiormente animo
occupato aveano
toria,
che
Spagnuolì per
gli
le
sponde del Llobregat (fiume,
lei
circonvicine; affine di
snidarli usci Lecchi da Barcellona, e
i
poggi
e^
i
pienamente posti-
sgombri dalla presenza loro
in disordinata fuga, rese
campi circonstanti
Poscia gl’Ila-
alla città.
presero d’assalto in brevissimo tempo Mongat, ca-
liani
stello sopra
ro a sacco
una roccia a perpendicolo del mare, posericca e commerciante Matarò, e fatto un
la
danno
inutile tentativo a
trecento soldati, facean
dendo gli
del-
Fattosi
ottenuta vit-
scarica nel Mediterraneo, presso la stessa Barcel-
si
lona) ed eziandio le alture a
li
la
il
di
Gerona, colla perdita di ben
ritorno a Barcellona.
supremo condottiere Duhesme
'di
Ma
inten-
rinnovare
attacchi contro Gerona,^ e valendosi a questo fine di
una porzione logna
dell’esercito d’Italia per iscorta delle arti-
avvenne che
glierie,
rimanesse
tremila
Italiani,
la difesa
affidata
schiata, ed ardui molto
una popolazione
della
di
i
capitale della Cata-
per non breve tempa
la cui sorte fu
doveri
a soli
veramente molto arriper essersi trovati fra
centomila abitanti
a
mala pena fre-
nata, e circondati al di fuori di animosi nemici (i). (i)
'gnerc
In questo mezzo Vives, generale spagnuolo, faceva giu-
all’
italiano LeccUi la lettera seguente:
Digitized by
157
Ardeva
•
do
Spagna
spinto daH’ambiicione, appeten-
e,
anche Roma,
re
il
la
cui
il
dava bisbigliando esser
nome
egli nei
tant’alto suona, an-
diritti e
nei
suc-
fatti
cessore nell’ imperio di €arlomagno. Con questa insegna in fronte
si
avventava contro Pio papa settimo, princi-
pe debole per soldati, le
per coscienza
mandava dicendo esser
Carlomagno, per questo
le
Ornerai Lecchi.
Francesi
siccome quel-
ta.
Le
appuntamenti
gli
tale, siete
pericoli,
temiate di cadere
un
eroe, e in
vi
forma e
tà della
la
Ame-
ciicondauo.
per
il
mani
nelle
l'arriccliirvi.
perpetua e
Se desiderate
vi
Dipende da
Se
voi accet-
siete liberato dai
trattare o far proposi-
latore del presente indicandomi
persona, a cui accorderete la vostra Qducia.
nazione Spagnuuia,
dei
rendete alla nazione oltraggia-
la
tempo
ugii.il
sicuro di uni fortuna
che
cui
di
asilo per-
prometto e garantisco, se voi conse-
io vi
del Montjoui e
zioni, avvertitemi
vi
un
vostre truppe lo desiderano, esse vi seguiranno.
voi l'essere
la
qualora
ecco ciò che
;
la forter.^.a
re
gli stati pontificii,
vostro irasferiineiilo in Inghilteria o in
il
se piu vi piace,
rica.
gnate
il
successore' di
egli
godete, un ricchissimo fondo, un milione di piastre,
petuo in Ispagiia,
e fra
;
il
vostro grado,
Il
fortissimo
mono stimava che
molte allegazioni, che niuno
stesso, gli
ed
suo
in
nume
il
il
luogo,
La
leal-
generale in capo
garantiscono l’effetto di (|ueslc promesse, v ViVES. • Irritato
il
generale italiano per
sto foglio, rispondeva tosto nel Il
Ho
stra liriua.
traditori
£
indegno
di
un militare
a degli
incontrarvi, e qualora
la
seguente.
una lettera che porta
ricevuto, signor generale,
fiammezzu
imlegnità contenute in que-
le
modo
il
la
vo-
cercare dei colpevoli e dei
Se un giorno potrò
d'onore.
uuiiiini
veramente vostra, voi mi ren-
lettera sia
derete conto di un tale infamissimo insulto.»
Giuseppe Lecchi. (
Osserwazioui, Jg^iunte, Schiarimenit,
ra iiiiiiolaia Iti
in
~ Storia
Spagna
delle
campagne
Firenze 1828,
p. 3
i
Emende
eco. alC ope-
e degli assedii degVlialia-
4 -)
Digitized by
Googlc
m li
ch’erano
appartenere era
all’
imperio
come
francese
Roma,
signore di
il,
a lui
stati 'parte dell’ imperio di
n’era
egli
esso Carlomagnò,
die se
;
l’
pontefice
il
impetalore, e che
a successore di Carlomagno
il
pontefice do-
come egli al ponche uno dei diritti ine-
veva obbedienza nelle cose temporali, tefice le
doveva nelle spirituali
renti alla sua
zare
il
;
coróna era quello di esortare anzi di sfor-
Roma
signor di
con
a far
lui
una lega difensiva
'ed offensiva, e deH’avcre per nemici tutti coloro, che di lui,
il
A
nemici.
re, fossero
quelle argomentazioni, affin
di
provare più chiarameute la necessità, in cui
la
Chiesa Romana, di serbare la neutralità, e l’indipen-
si
trova .
denza del dominio temporale, a quelle argomentazioni rispondeva.si dal Vaticano col seguente passo di Bossuet. «
Volle Iddio che questa Chiesa,
madre comune
di tut-
non fosse dipendente da alcun regno nel temporale, e che la Sede, a cui tutti i fedeli devono conti
i
regni,
.
correre affin di conservare 'l’unità della fede, fosse posta al di le
sopra delle parzialità che gl’interessi diversi e
gelosie degli stati potrebbero generare.
La Chiesa
dependente nella persona del suo capo-da tutte tenze temporali
si
liberamente, per
le
in-
pò-"-
trova cosi in istato di esercitare più
comun bene,
il
e sotto
la
protezione
le anime, mezzo a tanti imperii spesse volte fra loro nemici, mantiene l’unità in tutti i corpi, ora per mezzo di decreti inflessibili , ora per mezzo di sa vii temperamenti. » Ma le parole del
dei re cristiani
e tenendo in
,'
la
mano
celebre vescovo di
potenza celeste
la
di'
regger
giusta sua bilancia in
Meaux non
valsero a rimuovere
il
-
re
dalla presa deliberazione. Cieco, e tratto dall’inevitabile
suo destino, faceva entrare in colore di marciare verso
per cominciare a ridurre
il il
Roma
seimila soldati sotto
regno di Napoli,
ma
nel vero
papa in condizione pressoché
Digilized by
GoogU
m di carcerato. al
Ed afGnché maggiormente impedito
fosse
pontefìce di esercitare, senza consiglieri e senza im-
temporale c
piegati, la
la spirituale autorità, e
-
principio
avesse’ il^ disfacimento 'della sovranità di lui, decretava,
che
tutti
cardinali, prelati, ufGzìali ed impiegati qual-
i
sivpgliano appresso alla
gio, di rientrare
beni loro posti
nel
regno,
fisco, e
al
Roma
corte di
d’Italia, fossero tenuti, passato
il
gl’
mag-
inobbedienti avessero
sequestro
il
regno
nati nel
di venticinque di
verificasse
si
i
il
giorno cinque giugno. Nell’istante medesimo, conside-
rando
il
che
re,
il
sovrano temporale di
temente aveva ricusato
di
far guerra
Roma
costan-
agl’inglesi,, e di
coHegarsi col re d’Italia e con quello di Napoli per la difesa
penisola
della
Italiana;
che
l’
interesse
del due
regni e degli eserciti d’ Italia e di Napoli esigeva che la
comunicazione non venisse interrotta da una potenza nemica, e che
la
donazione di Carlomagno dei paesi com-
ponenti lo stato pontificio era stata fatta a profitto della Cristianità,
non
dei nemici
a vantaggio
religione, gl’ Inglesi, decretava
che
le
della cattolica
provincie di Urbi-
**
no, di Ancona, di Macerata e di Camerino (le quali for-
mavano appunto «
l’avvisata' interruzione di
perciò di libera comunicazione tra
i
territorio e
due reami
anzidetti)
irrevocabilmente ed in perpetuo unite fossero al regno (I) Era questo Solamente l’indizio dell’ altra maggior tempesta che, circa un anno appresso, per uso d’Italia.
di ragionevole potenza trascorso in abborrìta tirannide,
scoppiar doveva colla miserevole prigionia del pontefice, iniqua siccome dice Pietro Colletta -perchè stolta pur anco in politica. Alla
promulgazione
di que’ regii decreti Pio
papa settimo mediante nota diretta da Gabrieli cardinale «
(i) Decreto a aprile i8.<8.
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160 •prosegretario di statola quel Francesco Alberti, incaricalo «
allora di aflari del regno d’Italia a
Roma, che, immemore
.dei benefizii molli ricevuti dalla sua repubblica, già Ira le schiere dei di lei
menle, e in
l'accia a tutta la terra
mansueto
come capo que’
fieri
solennemente
suo
poter essere consideralo
mano medesima,
in cui egli
Nostra Donna di Parigi posto aveva
la
l’esercizio di pos-
forza gli toglieva
dominio delle
di
il
condiscendenza
lo scettro e la verga della giustizia, e di-
chiarava che se e
re, di
il
alta-
una potenza nemica, protestava contro
di
ordini scritti dalla
a’ pie’ dell’altare di
sesso
Ben lontano, per
e pacifico, e i)er la
dimostrala sempre verso
vedemmo
papa selUmo
protestava contro la in-
quegli stessi decreti.
giustizia di
carattere
ubelli, Pio
i
rapitegli
provincie, intendeva
però di serbarlo intatto nell’animo suo, perchè sede ripigliar ne potesse
il
santa
la
quando ciò
reale possesso
fosse piaciuto a qqel Dio, fedele e verace, che rettamente
giudica e pugna, e che nelle veslimeula e nel femore
porla* scritto
testava
il
rammarico
;
Re dei
re
e Signore dei dominanti.
infinito dei loro abitanti, già usi
e tranquillo reggimento, erano
per formare
i
e del Melauro. rigi
Pro-
pontefice, e le quattro anzidetto provincie, con
tre
Ad
ad un dolce
regno
d’Italia
Dipartimenti del Tronto, del
Musone
ogni
modo
unite al
que’ paesi inviavano a Pa-
Stefano Benincasa, Pacifico Camerata, Giulio Evan-
gelista, Flavio Corbelli ed
perchè umiliassero
al
uno Spada siccome deputati,
novello signore la professione di
vassallaggio dei loro concittadini, e le assicurazioni della fedele lor sudditanza.. Ai quali deputali dalle
continue lodi che
gli
si
il
re,
ingannalo
prodigavano, e i)erSua-
so che le genti, le quali andavano
genuflesse
a
prote-
veramente fortunale di appartenergli, rispondeva: Aggradire sentimenti espres-
stargli la lor divozione, fossero
i
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161
nome
sigli in
dei suoi popoli del Melauro, del. Tronto e
del Musone; confortarsi di vederli
nella
felici
condizione ; essere stalo già testimonio dei
gimento d’onde uscivano, perciocché parano
preti, destinali soltanto
i
spirituali,
non
Assicurassero
che poteano tezione.
Ma
offre loro
che im-
governo delle cose
al
deputali
gli
il
reale sua pro-
abbenchè tenesse
re,
della ecclesiastica
effetti
figliuolo
civile.
lor concittadini
i
far conto sugli effetti della
paventando, non poco
quel principesco discorso,
-
del reg-
norma alcuna per quello
pertanto' essi
resistenza, ordinava al
nuova lor
vizii
teologia,
la
Eugenio
recarsi con
di
diligenza nei nuovi Dipartimenti onde colla sua presenza
maggiormente l’asprezza
mitigar animi.
A
quella di
e la
irritazione
degli
questo fine prima cura del giovane principe fu
annunziare con
suo patrocinio
la
decreto di prendere
Santa Gasa, ovvero
Loreto, nel quale da Parigi
era
già
sotto
il
santuario di
il
tornata
celebre
la
statua della Vergine, però in abito più modesto di quello
col
quale uridicà anni prima era partita, perciocché
dai Francesi, aiutali le
^preziose
gemine
da
alcuni
di
che innumerabili
,
spogliala del-
Italiani,
genti
e
di
tempo devotamente fregiala; poi ordinava la insliluzione di tre licei, uno a. Macerala, il secondo ad Urbino, il terzo a Fermo; poi la costruzione di due nuove strade, da Sinigaglia ad Ancona, da Pesaro ad Urbino, e il compimento dell’altra patrie diverse aveanla per lungo
detta
della Palombella
nel Dipartimento
Gettale cosi le prime basi di
eziandio le cure alla conservazione di
numento. Aveva Teodorico pretendono sua
figlia
del
necessaria
un
Amalassunla per
mausoleo, nel quale furono riposte
le
|
volse
interessante
fallo inalzare a
Goto. Questo edifizio, tutto costrutto di
Melauro.
civiltà
Davenna
lui)
mo-
(altri
un sontuoso
ossa di quel re
marmò,
è diviso
n
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,
162 in
due ordini da un terrazzo ricorrente. L’ordine inferiore forma decagona, circolare
è di
pilastri
un di
ed archi massicci.
Il
superiore, con robusti
il
coperto dell’edifizio è di
solo sasso di sterminata grandezza, lavorato a foggia
gran calino con
risalii
sasso stesso. Gia-
tagliali nel
cendo quel monumento negletto, ed immerso, per oltre putride acque di
uno
stagno, da dover certamente perire per vituperoso
ab-
la
metà del primo ordine, entro
le
bandono, volle Eugenio, passando per di ritorno dai
mausoleo
nuovi Dipartimenti
,
la città di
Ravenna
ristorato eziandio
il
non togliendosi però allora le cagioni principali del danno, cui provveduto veniva soltanto di Teodorico,
all’anno milleollocenloquarantaquallro per le dini del cardinale Saverio -dei
sollecitu-
Massimo, e per
principi
l’opera e gli sludii del Milanese Severo Canevali.
Divenuto ormai urgentissimo all’
esercito
il
bisogno di rinforzi
gucrreggianle di Spagna, tra
stinate a ristorar ivi la fortuna delle
una nuova divistone
vasi
reggimento
di
le
milizie
armi del
de-
re invia-
d’italiani costituita del
quarto
fanti di grossa ordinanza, di molti batta-
glioni di fanti armali alla leggiera, di
mezzo migliaio di
dragoni, di altro mezzo migliaio di cavalleggieri, di artiglieri
no
a
di copiosi
e
attiragli:
i
combattenti ascendeva-
tredicimiladuecenlollanla. Erano
i
fanti
partili
in
comandale una dal conte Luigi l’altra da Giacomo Fontanes di Mompellieri; Palombini, Romano, slava alla cima dei dra-
due schiere, o
brigate,
Mazzucchelli di Brescia,
goni, Vìllala, Milanese, reggeva
dendo poi
e l’uno e
l’
i
cavalli leggieri,
dipen-
altro dal generale Balabio, pari-
mente Milanese. Domenico Pino, appartenente ad una fabanco mollo onorataraente
miglia che a Milano tenea
ed
uom
che assecondalo aveva
con
grande ardore la
rivoluzione d'Italia, desiderala la independenza di lei
a
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165 pugnato per quella causa, facendosi sem-
forlemenle
da’ soldati, era^^uida dell’ eserci-
stimare
pre .amare e
prima impresa del quale
to,
fu di vettovagliare,
gueras per indi accingersi all’assedio
trovandosi
le
da un lato sorge
;
fronti
verso
il
;
la
una,
mare,
erano verso
vano
E
Rosas
le
la
alle
che dolcemente declinano al masmurata, ad ogni modo con
la città
un piccolo propugnacolo un marese. Presentavano que
Rosas,
opere di fortificazione sulla spiaggia ed
falde di alcune colline,
re
di
con buon porto- e baia nella Catalogna,
forliflcata,
città
ad onta
città di Fi-
dell’opposizione degli Spagunoli, la piccola
appellato la Trinità, dall’altro quelle difese all’assediante cin-
più ampia e
due
altre,
la città e
il
accessibile si
era
,
collegavano,
due ultime dominaaggiacenti colline. Rosas
strada di Figueras e le
aveva un presidio di
meno
che a questa
marese,
le
era sostenuta
tremila soldati, ed
Cochrane con due navi di primo ordine e con alcune bombarde. Cominciata da Mazzucchelli a’ di sei novembre la espulsione delle vanguardie nemiche, e dall’ inglese
continuati sotto salti,
un
cielo
sempre rigido
di trentamila palle, di mille
di cinque migliaia
bombe,
di polvere
‘e
da bocca, cadeva in mano degl’ dicembre. Investita
di
e piovoso gli as-
Rosas, ricca di sessantacinque pezzi di artiglieria,
intanto
duemila obizzi,
di
di copiose
Italiani
provvigioni
quinto giorno
il
Barcellona
da ogni
la-
urgentemente chiedeva aiuto, e gl’italiani accorsi lor pericolanti compagni'assicuravano all’esercito, per
to, a’ la
vittoria di
Molinos de Rey,
il
possedimento della detta
Barcellona, città importante siccome centro delle militari operazioni della Catalogna, e necessaria per mante-
nere una diretta comunicazione con Francia. Per Italiani fatti il re pubblicamente applaudiva agl’ quelli, cui eran
dovute principalmente e
la
i
quali
come
presa di Ro-
Digitìzed by
164 sas e la salvezza di Barcellona, asserendo di loro, c soprallullo dei Velili, aver essi coraggiosamente pugnato,
egualmente
ed essersi mostrati in ogni caso di guerra disciplinali
che prodi; avere, in somma,
avuta mai alcuna epoca, dopo
i
gloriosa della guerra di Spagna. ni
sempre ed
per essere
gl’
indomiti Catalani,
le
ville
i
Ma
sonavano a stormo ed
da-
dalle città e dal-
usavano
vit-
co’ prigionieri
non auto-
nella milizia e
guerra, poiché essi Italiani alia
rizzali dalle leggi della
impensata, e con grandissima furia
assalili
si
videro da-
vicinanze di Caldas, giudicarono che
gli abitatori delle
s’era
inferociti gl’italia-
guisa molestati
emigrando
modi crudelissimi, sconosciuti
non
di ques.ta
nascondevano qualsivoglia
asportavano, o
tuaria,
Romani, più
in ogni
quali
gl’ Italiani
imprudente sostener
ivi
un
non era però
conflitto,
loro disdetto di esercitare in diritto la rai)presaglia, e di
vendicarsi delle offese nemiche; appiccarono
fuoco
al
sdegno e
sacco. Saziato così lo vidcsi tutta sola
rovine -
camminar
una donna
grave languente,
cieca,
la
soldatesca
affin di sottrarla a
Continuava
i
avarizia,
inedia, e per
età
quale maledicendo lo straniero, che
la
Cavea priva del lugurio,'magnauima ricusava
e in pari
il
sulle ceneri e barcollar tra le
macera per
di chi, fra gl’ Italiani, pielosameiite le
la.
quindi
paesello di Caldas, e spietatamente lo posero a
nuove sciagure,
la cieca di
si
il
soccorso
era avvicinalo
e sovvenirla e ristorar-
Caldas, spalernoslrando sottovoce,
tempo orrende imprecazioni frammettendo contro
nemici della sua patria, continuava
ad aggirarsi
tra le
la cieca,
tentennando,
muricce, quasi cercar volesse in quel-
l’eccidio alcuna cosa di
grande preziosità; e rinvenuto,
lìnalmenle, un abisso anqno di lìauune, lullora stridenti (era quello
il
alte
tesoro, di cui diligeulemenle
va in traccia) animosamente
vi si
e
anda-
lanciava entro, e periva.
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165 Quanto più prospere camminavano per in Ispagna, tanto più
re le cose
il
minacciose divenivano per
guer-
i
reschi apprestamenli, che alacremente faceansi, oltreché e nella Svezia, nell’
in Inghilterra, in Sicilia
saggia
ad una
fatta
indipendente nazione. L’Austria specialmente,
e
animata dai consueti suoi desiderii per vecchie monarchie, ed
la
re nelle diverse parli di
Europa, corse aU’arme, ben prevedendo che fuori sto partito inevitabile
delle
libertà
altamente spaventata dagl’ inu-
cambiamenti introdotti dal
diti
impero di
desistere da
Austria affin di costringere lo stesso re a
una guerra micidiale, rovinosa ed ingiusta
sarebbe stata
di
que-
Siccome
la servitù.
pertanto quel cimento esser potea forse l’ultimo per
un
cosi faceva apparati potentissimi, destinando
grossissimo, sotto
occupar
la
dell’arciduca
condotta
Carlo, ad
Baviera, la quale perseverava nell’amicizia del
la
mandando
e
're,
lei,
esercito
simamente
di
altro esercito del pari
cavalli,
numeroso, mas-
guidato dall’arciduca Giovanni,
ai
passi della Carniola e della Carintia in alto di sboccare
per que’ di Tarvis e di Ponlebba sulle terre del d’ Italia. Recatosi lo stesso re
con
regno
isqiiisite legioni alla
guerra Germanica, avvegnaché vedesse, che nissun altro
nome
fuorichè
il
suo pareggiar poteva quello deiranzidello
arciduca Carlo, lasciava al
re.
viceré,
il
il
governo della guerra
in Italia
quale da lungo tempo agognava queU’ono-
Avea quindi Eugenio sotto
i
suoi ordini Macdonald,
Grenier, Vignolle, Seras, Broussier, Pully ed altri molli
esperimenlali capitani di Francia con fortissime schiere, oltre le italiane, di quella gente, senza
la
quale, tolto
qualche raro caso specialmente avvenuto nelle Spagne, ove,
ammessa
la
guerra, preferito
pertinacia, e perciò la fcrudellà della era d’inviar
al
nuovi a risparmio dei vecchi, non
si
si
macello è
mai dai
i
sudditi soli Ila-
,
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166 liani
A
giuslamenle alcuna formale ballàgHa.
comballula
torlo quindi certi odierni scrillori, intendendo di tra-
mandar
stampe
colle
la narrativa delle belliche
Ma come
imprese
che da se
degli stessi Italiani, vogliono far credere
abbianle eseguite.
soli
leggonsi quelle storie nelle
quali la confusione dei racconti è indicibile, perciocché
sforzandosi lo storico di voler dire degl’ Italiani, necessa-
riamente è costretto a parlar dei Francesi, coi quali
i
primi eran sempre commisti, di leggieri appare' essere
erroneo
titolo di que’ libri,
il
risplendendo in essi sol-
tanto la funesta verità della sprecata bravura dei guerrieri d’ Italia anzi uno di que’ medesimi storici apertamente confessa, che per invidia e per gelosia erano ;
gl’ Italiani tenuti
più
come appartenenti
a nazione schia-
va e tributaria, che a libera nazione. Andavano pertanto gl’ Italiani,
anche
come
ve, uniti,
in quella guerra del milleoltocentono-
di consueto, all’anzidetto esercito di
Eu-
genio in tre divisioni. La prima delle quali, comandala ‘
da Achille Fontanelli,che fu poi, siccome abbiamo veduto, ministro della guerra e della marina del regno, era po-
derosa di quattro battaglioni di fanti armati alla leggiera, di
un
battaglione di cacciatori d’ Istria, di due bat-
taglioni di fanti di grossa ordinanza, di
di cavalli leggieri, di di
e di
due
due compagnie
due squadroni
di artiglieri a
pie-
altre di guastatori e di attiragli. Severoli,
Faentino, uffiziale generale distintissimo, moderava la se-
conda divisione, composta
di olio battaglioni di fanti di
grossa ordinanza, di altri tre del reggimento Dalmalo, di
uno squadrone
di cavalli leggieri, di
una compagnia
di artiglieri a cavallo, e di un’ altra degli attiragli.
Due
squadroni delle Guardie di onore, un battaglione di Velili,
due
di fanti,
pagnia di
due squadroni
artiglieri a
cavallo
di dragoni, ed
con
attiragli,
una com-
tutti
della
Digitized by
167 Guardia Reaic, formavano
la
per duce Teodoro Lecchi,
fratello di
colonnello dei
di brigata e
Reale. le
che uvea
terza divisione,
Giuseppe, generale stessa Guardia
fanti della
Corso Fiorella, comandante un tempo di tutte
Il
truppe della Repubblica Cisalpina, guidava per
serva
cinque battaglioni di
valleggieri,
una compagnia
uno squadrone
fanti, tli
la ri-
di ca-
una
piedi ed
artiglieri a
degli attiragli: tre battaglioni di fanti leggieri e quattro
squadroni di dragoni agir dovevano separatamente, ed ove
bisogno
il
ed
la riserva
Quindi
lo avesse richiesto.
il
le tre divisioni,
corpo staccato presentavano ventiquattro-
mila uomini, tremilaseicento cavalli, e trentadue cannoni
da campo. AJl’alba del giorno undici di aprile un trorhbettiere Austriaco consegnava alle vedette di Francia,
stavano sulle rive
dell’ Isonzo, la
che
carta della disfida, e la
dichiarazione, .che gli Austriaci à^evan ordine di avanzare, e di trattar
come nemici
che
tutti quelli
sero resistenza: mezz’ora appresso cominciò cia.
Intanto Fontanelli, lasciati
i
campi
fatto aves-
la
scaramuc-
di Montechiaro,
correva a raddoppiale naarcie verso Trento affin di contenere poli
sempre que’ po-
Tirolp. Perciocché affezionali
il
ad Austria, e desiderosi di riscuotersi dalla signoria
dei Bavari, cui per volontà del re d’Italia erano stati soggetti, mossi da
capo
al
una mente sola e da un solo ardore,
erano improvvisamente
levali si
tutti
molo un Andrea Hofer,
montagna,
ma uomo
di retta
terribile nelle battaglie,
in armi,
mite co’
vinti,
e
nel
splendevano due doti molto notabili, l’amor
mor
della patria. Accresciuti
fierissime avvisaglie,
i
di
dai
quale
ri-
di Dio, l’a-
soldati Italiani,
dopo
Tirolesi presidi!, frettolosi si ri-
traevano affin di raggiugnere a Caldiero
muoveva
facendo
albergatore
pov'ero
mente, d’incorrotta virtù,
lento contro l’inimico.
Non
il
era
viceré
il
quale
ancora nella
Digitized by
168 primavera
di cpiell’anno ritornata la
campagne
del di lei canto le delle
tombe
rondine a rallegrar
d’Italia,
dei Faraoni a collocar
nè dai comignoli
nuovamente
il
mara-
viglioso suo nido sotto gli umili tetti delle nostre capan-
ne; in queH’anno, sebben corresse Taprile, mostravasi cielo
sempre
triste
era l’aere, cadea la fie i
e minacciose
it
e nuvoloso come nel verno, freddo pioggia senza posa e a dirotta, gon-
acque menavano,
invalicabili,
torrenti, le vie, per quegl’ insoliti
fiumi
i
sdegni di
e
natura,,
eran lubriche, rotte. Malagevolmente pertanto procedendo l’esercito, e a più gran
arrivavano
i
pena
le
bagaglie e le artiglierie,
soldati destinati alla difesa del regno, lutti
che
stanchi e immollati, a'di sedici aprile, nella pianura,
‘per alcune miglia divide la terra di Sacile dalfaltra di
Pordenone. Giunti pur erano Austriaci, laonde, loro
ivi
precedentemente gli
imporjàndo moltissimo
ratlenere
di
cammino, ordinava Eugenio, abbencbè
poco di forae, e perciò anteponendo raudacia denza, di antivenire Tattacco nella certezza
alla
il
non
inferiore
pru-
di ricevere
un considerevole rinforzo di cavalliSeras e Severoli occupavano il campo a destra, Grenier nel mezzo, Broussier a sinistra, formando gl’italiani gran nel corso del giorno
parte della destra. Alle nove del mattino era quest’ala la
4)rima ad assaltar
taglia, Severoli
ditamente
si
i
nemici, ed impegnata così
con uno squadrone
avanzava verso
il
la
bat-
di cavalli leggieri
villaggio
penetrava di viva forza dopo un feroce
di False, e
arvi
combattimento.
Attaccalo allora Severoli vivamente dai nemici di fronte, e minacciato da’ lor cavalli sul destro lato
primo molo con fermezza,
ma
terreno. Avvedutosene Seras,
,
niva con gente fresca in aiuto, di guisa che
non
solo era contenuto,
ma
sostenne
il
poi era costretto a ceder opportunamente sopravveil
nemico
eziandio rispinto oltre Por•^
Digitized by
GoogU
169 feudale dei signori di quel
eia, antico castello
sciando
cosi
Ma
in
spinti allora
avanti, e
taglioni
il
riuscito
vero egregiamente, glo-
nemico
terribile
formidabile legione, divenne
lutti
i
suoi bat-
l’empito di quella
la battaglia,
su tutta
la
fron-
generale, grave e sanguinosa, concentrando special-
te,
mente
lutto
il
suo furore nel punto del castello anzi-
primo reggimento
detto. Quattro battaglioni del i
la-
Severoli agio d’inoltrarsi verso Porde-
a
none: gintaliani pugnavano riosamente.
nome,
cavalli leggieri e
i
di fanti,
dragoni Italiani facean prodigii di
valore; Severoli era ferito;
Porcia veniva
castello di
il
preso e ripreso, e finalmente perla terza volta conqui-
nio. ai
quale per ben sei ore avventalo
il
Eugemezzo
Veduto quel duro caso da
stalo dagli Austriaci.
si
era in
più grandi pericoli, nel timore che la gravezza delle
sue perdite non
gli
togliesse la confidenza e la benevo-
lenza del re, ordinava che
si
sonasse a raccolta,
e, la-
sciando sopra quegli sciagurati campi da dodicimila uo-
mini morti,
feriti
e prigionieri, rilraevasi,
però
molto
'ordinatamente, sino a Verona. Poco appresso, nel suo dolore diceva Eugenio (e stificar
possono come
biano pugnato •
o
Ah
!
se
» liani,
il
i
le
parole di quel principe te-
Francesi assai mollemente ab-
in quella giornata)
mio esercito
non avrei certo
poco appresso diceva;
a Sacile fosse stato di patita
la-
soli Ita-
vergogna di una dis-
• fatta. »
Strette già di assedio le fortezze di
Palmanova
Osopo, procedea quindi l’arciduca Giovanni vittorioso
nei
di
e di
Austria
Dipartimenti del Passerianp, del Taglia-
mento, del Brenta ed in parte
di quelli dell’Adriatico
e
del Bacchiglione, avendo pur tentalo, nel suo passaggio
per
la
terra di Mestre, di
espugnar
la vicina
Harghera, appena inalzala a difesa della
città di
rocca di
Venezia:
Digilized by
170
ma
per
fanti
il
valore degl’ Italiani del settimo reggimento di
vano tornava, dopo sanguinosissima
abbenchè
non fossero ancora
forniti
cessibile perciò da varie parti
Difluso era intanto
i
lotta, l’assalto,
terrapieni, ed ac-
mostrasse
si
la
fortezza.
Euge-
terrore nel regno. Scriveva
il
nio scorato alla vice-regina lettere, che portavano
gni della più fiera disperazione; rispondeva
i
se-
la vice-re-
gina al marito, chiedendogli se abbandonar dovesse Milano, e rifuggirsi oltre
Po; chi sedeva nei magistrati
il
affardellava con cura, giudicando
che
dovessero già nel cuor d’
penetrare
Italia
di giorno in giorno gli Austriaci.
Questi però nel colmo di quegli eventi prosperosissimi
un
e delle maggiori speranze sospendevano a a grande maraviglia,
i
comodità
le
di riunire
ed
tratto,
lor passi, lasciando 'così al viceré
schiere sgominate, e di ricom-
porre l’esercito. Causa di quell’ inaspettato avvenimento era la notizia giunta aU’arciduca delle vittorie ottenute dal re in Germania, di guisa che
il
saggio e valoroso
condolliere Austriaco fu costretto, e ^ ben
con quanto e quale cordoglio, lia,
e a difendersi invece di assaltare.
mezzo
a
tanto
si
può credere
trarsi indietro dall’Ita-
a
Ad
ogni
modo
in
tumulto e a tanto precipizio delle cose
mente immota, e
Austriache serbata
l’arciduca
schiere oniinatc,
propose di far qualche resistenza ai
luoghi
forti
munizioni e ciò
il
passo
si
affine di
Giunto
le bagaglie. al
la
condurre in salvo al
Piave, ne contese per-
viceré, cui già colle speranze, sin allora
consueto ardimento. Molto
smarrite, tornato era
il
ramente pertanto
Eugenio
tra
e Giovanni,
ambo
e di valor pari, sopra quelle amplissime lande alle
le
le artiglierie, le
mani, distendendosi
la
si
fie-
di età
venne
battaglia, lunga, accanita, dal
ponte della Priula sino a Conegliano. Continuando poi l’arciduca a ritirarsi, c
il
viceré a seguitarlo, sciolto
Eu-
Digitized by
171
Palmanova
Osopo, superava
il
passo di Tarvis, ed entrava in Carinlia, per annodare
a’
genio
l’assedio di
di ventisei
maggio
e di
sulle balze del
Semering
ai
primi corpi
del grande esercito di Francia, condotto dal re, Italiani, e
i
suoi
per vendicar poscia a Raab stupendamente
con
essi, già vincitori
una
battaglia,
Karako ed a Papa, in combattuta il giorno an-
a Gian, a
con egregia' arte
niversario della vittoria di Marengo, l’acerba onta della
giornata di Sacile. In queste alternative di guerra Ilofer, fatto
i
Tirolesi guidati da
ad Hall e ad Innsbruck un cosi fiero ed im-
provviso impeto contro molti Bavari, Francesi ed Italiani
da obbligar quei soldati a depor
armi, passavano le
le
altezze del Brenner, e baldanzosi e spavaldi
non solamente
scendevano
nelle terre del Tirolo italiano,
ma
ezian-
dio in molte altre dei dipartimenti dell’Adda, del Mella', del Serio, del Bacchiglione, del. Piave e dell’Adige affm
muoverle a romore;
di
sfortunatamente
tanti
di fatto
non pochi
parteggiarono
di quegli abi-
co’ Tirolesi.
sfortunatamente, perciocché mentre confortati i
si
Dico
voleano
cittadini dei danni lor cagionati dalla guerra colla pro-
roga, nei Dipartimenti dell’Adriatico, del Bacchiglione, del Brenta, del Piave, del Tagliamento e del Passeriano, del
pagamento
delle pubbliche gravezze (1), ordinavasi,
importando moltissimo
frenare
di
abitanti dei Dipartimenti,
quali
i
dagli Austriaci, e che seguiti
li
quel moto, che
erano
stati
gli
occupati
avessero nella lor
riti-
rata, rientrar dovessero entro quindici giorni nel regno,
rimanendo privo dei
diritti
tutti della cittadinanza,
con
sequestro dei beni, chi non avesse obbedito (2); che
(i)
(a)
le
Decreto 27 maggio i8og. Decreto 18 maggio 1809.
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172 Corti di giustizia civile e criminale nei Dipartimenti del-
l’Adriatico,
Adda,
dell’
del
Brenta, del Basso Po, del
Mella e del Panaro costituite fossero in Corti speciali affin
conoscere indistintamente
di
to (1) re,
che, finalmente, tutte
;
che fossero stale ritenute
regno come formanti parie a
turbare
la
di
di le
lutti
delitti di sta-
i
persone suddite ed este-
in qualsivoglia
luogo del
un attruppamento tendente
tranquillità e la sicurezza
dei
cittadini, e
a minacciar Tordinc pubblico, fossero giudicale da
commissioni nelle venliquallro ore successive
litari
r arresto le
loro (2).
carceri tutte, e
voli,
tramutali furono in carceri
per più tempo la
po
i
i
al-
conventi, contristando
patiboli, inalzati nelle
letizia delle città. la
mi-
Furono quindi popolate ad un tratto non bastando quelle a capir i colpe-
Ma
pubbliche piazze,
rimessa alquanto
la
guerra, do-
famosa pugna di Wagram, e già intraprese dal re
trattative di concordia coU’Auslria, più virilmente si agì
danno dei Tirolesi. Fatte quindi soltenlrare continuamente genti fresche alle genti uccise, si costrinsero que-
a
a riparare
gl' insorti
nei lor montani ricetti; e trovalo,
dopo molle ricerche, in un povero casale, fra nevi altissime, Hofer, per cui cagione molle famiglie italiane erano immerse nel lutto il più profondo, passalo veniva egli per Tarmi nella fortezza di Mantova. In quella estrema fine Tardilo montanaro apparve non che intrepido, tranquillo,
quasi che presentisse che dal versalo sangue di lui
germinar dovessero un giorno amorevolezze
e favori as-
sai grandi verso chi fanciiillo, o adolescente ancora, in
patria lasciava. il re per le sue vittorie al più elevato punto sembrò che quella grande prosperità gli acere-
Salilo di forza,
ti) Decreti (2)
ii
luglio e
6 novembre i8og.
Decreto 18 maggio 1809.
;d
by
Goo<jIc
175 scessc l’accecamento e l’ambizione. Sagrificamlo quindi gli
sensi
alti
mentre
un animo spesse
di
un
pretensioni di siero,
tica cupidigia di
Boma,
simulazione, che
gli
uniti all’
sublime
volte
alle
insaziabile orgoglio, venutagli in pen-
trovava nella capitale dell’Austria, l’an-
si
impero
ormai ogni
decretava, doposta
stati
del papa fossero e restassero
che
di Francia, e
Roma
fosse città
li-
bera ed imperiale. Pubblicato l’insano editto, e pel re
seme
stesso
ed
in credito
alta
venerazione
era in
agirsi così ostilmente
stupo-
di
contro chi
del medesimo regno indirettamente avea magnanimo predicando nel mille settecen-
esistenza
coadiuvato,
tonovantotto »
cui
papato, fremette di orrore e
il
Fremette vedendo
re.
miglior parte dei sud-
distruzione, la
di
regno d’Italia, presso
del
diti
dalla
la
libertà cara a
che fu donata
vescovil
Dio e
cattedra
uomini
agli
d’ :
Imola
esser
«
essere una facol-
all’ uomo, e un dominio di poter non fare, però sotto la legge divina ed umanon repugnare il governo democratico al vange-
»
tà
»
faro, 0
»
na
»
lio,
»
s’
»
se religiosamente
»
la
;
esiger anzi tutte quello sublimi virtù, le (piali
imparano che
alla
scuola di Gesù Cristo, e
sono praticale formano
una repubblica;
gloria e lo splendore di
annichilato vedendo chi, dietro
rorme
le
la »
non
quali
felicità,
fremette
dei gloriosi suoi
gelosamente siccome capo
dovea
antece.sson,
custodir
de’ Guelfi
libertà d’Italia, e difenderla dai soprusi
la
dalle depredazioni dei Ghibellini
dalla
freinellc
,
e
pensando
,
un popolo può nascere alcuna volta guerra, non può mai dal disprezzo delle coso per
che se
il
bene
di
lunga età tenute stali
;
adunque
risi)ellahili
da
intere
nazioni.
dal re nell’ accennata guisa
una possessione
di mille anni
minio, e vista già abbassarsi,
,
del
a’ di
i
Spode-
papi, dopo
temporale loro dodicci
giugno,
tra
lo
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174 sparo delle artiglierie del castello Sant’Angelo
papale
la
impresa, Pio papa settimo con la pontificale sua voce gridava a tutto
il
mondo
sono adunque compili
a
:
tenebrosi disegni dei nemici dell’ apostolica sedia.
domimi, noi
siderabile parte dei nostri pretesti indegni, c
ramente
nostra temporale
spogliali della sovranità
cui
indipendenza.
spirituale nostra
la
In mezzo a persecuzione
però
si fiera ci conforta
il
pen-
che incontriamo una così grave sciagura non per
offesa alcuna falla a Francia,
r oggetto al
vediamo con
ci
con tanta maggiore ingiustizia inte-
strettamente legala è
siero,
i
Dopo
ed ingiusta invasione della più bella e con-
la violenta
delle
signore di Francia
na politica, veri e
la
quale è stata sempre
la
amorose nostre paterne
ma
;
sollecitudini,
non per alcuna mena
per non aver voluto tradire
coscienza nostra
se non lice a
:
di
i
nè
monda-
nostri do-
chiunque proDio per pia-
fessa la cattolica religione di dispiacere a
meno
cere agli uomini, mollo religione
medesima
è
capo
conviensi
'a
chi di questa
ed insegnalore
supremo.
Debitori pertanto a Dio e alla Chiesa di tramandare lesi
ed
intatti
i
diritti
nostri
,
questo nuovo spoglio violento, e nullo, rigettando collo spirilo
lunque assegnamento che
s.’
protestiamo
noi
il
lo
dichiariamo
il-
contro irrito
e
più fermo e deciso qua-
intendesse di fare a noi e alle
persone del nostro Collegio. Ci copriremmo
tutti di
obbro-
brio in faccia alla Chiesa se dipender facessimo la sussistenza nostra dalla
ma. Noi
ci
mano delFusurpalore
dei beni della medesi-
abbandoniamo interamente alla Provvidenza e saremo conienti di terminar così po-
alla pietà dei fedeli e
veramente r amaro corso dei nostri giorni penosi. Adoriamo con profonda umiltà
i
decreti imperscrutabili di
Dio, invochiamo le sue misericordie sopra diti
nostri,
che saran sempre
il
i
buoni sud-
gaudio nostro e
la
uo-
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Coogle
sira còroria;
o'dopo’avtr falla
risiinaa ciocché
salvar inlaCta affine
;la
religione*, e la
r
aliare
degni di cangiare
tori,
questa circostanza du-
'dovari nostri esigevano,
li
esortiamo a
fedo,, e .ad unirsi
con noi
di scongiurare coi gemili
vestibolo e si
i
Dato luogo
j>
busta protesta
,
il
e colle lagrime tra il Padre supremo dei lumi, affinchè
i
pravi consigli dei nostri persecu-
a* queste lamentazioni
sguainava
Pio papa
e a questa ro-
settimo
spada
la
della severità della Chiesa, e coll’ autorità dell’onnipotente Dio, degli apostoli Pietro c Paolo e sua, fulminava
scomunica maggiore, stabilita dai sacri canoni, dalle apostoliche costituzioni, dai decreti dei Concilii generali, pariicolarmenlé da quelli del Tridentino, contro coloro la
tulli,
che avessero cooperalo all’occupazione degli
della Chiesa la bolla di
massimamente
scomunica
alle
della città di
porte
Roma.
stali
Affissa
delle tre basiliche di
San
Pietro, di Santa Maria Maggiore c di San Giovanni Laterano, a quelle della Cancelleria apostolica, della Curia generale in Monte Cilorio ed in Campo di fiore
in
onde cosi pubblicata ed lutti cui essa
mente ravasi
affissa
talmente astringesse coloro
concerneva come se stala fosse momentanea-
e personalmente intimala a ciaschedun di essi, il
rili-
pontefice nei penetrali del Quirinale per aspettar
tranquillamente quello che si fosse per ordinare di lui. Passale di trentacinque minuti le ore due antimeridiane del sesto giorno di luglio,
una mano
e di vecchi masnadieri, guidala
lava le
mura ^ei
di sbirri, di galeotti
da Siry colonnello, sca-
pontiticii giardini,
ed entrava nel mag-
gior cortile del Quirinale, aprendo a Radei, generale e direttore dell’ impresa,
il
portone. Procedendo Radei con
molti gendarmi e soldati di grossa ordinanza di appar-
tamento in appartamento, di ascia le porle,
di cui
giugneva fino
romper faceva
all’
a colpi
anlicamerju della sala
Digilized by
’
<Ìel
Irono, appellala
Svizzerf
ràfltà
armi, e
oppor
mera
gli
dell^,
^ahlifiéeiziom, oxe IroTaìi.qoa-
gjiÀrdia,
clell^^
inlihjavEt loro
rcsisleriza,
4 Ql>dn. le
di
Tordine ri^a(?uto'd'r
Sviz3,éri4 fiseguendfi
abWssaVanle. Olire l’anzidelta antica-
delle Santi (ìcazioni slava
pontefice nell’ ailt;^^
il
cui solea dar udienza. Pio sellimo vestiva le pontr(ì«ali
insegne ed
avea
a’
Pacca ejJJespuig cardinali;
fianchi
alcuni prelati e scrittori della segreXfiria di stalo lor'fe-
ceano riverenleinenle corona. Postosi Radei innanzi pontefice, e
i
di
satelliti
lui
rimpello
ai
ebbe luogo per alcuni minuti un universale
prelati,
lenzio, silcnzjo cagionalo
al
cardinali e ai si-
sbalordimento inerente
dallo
ad un
atto còsi inudito, ed ir più condS^abile che il re avesse commesso, silenzio che Radei pallido e tremante rompeva per annunziare al papa accettasse un
aasegnamento, revocasse
la
scomunica, altrimenti sareb-
be preso e condotto in Francia. Sdegnosamente ricusala da Pio papa selli^^|a prollerlH pacatamente soggiugiieva a Radei:
«Gené fete,^se 1
vpi credeste di dover eseguire gli
»
ordini d<4l*|^'bslfo signore per
»
fedeltà e tii'obbedienza,
»
biam noi sostenere
»*
legati
con
i
il
fattogli
Romana,
è della Chiesa
'amministratori,
fallo
n
'
santa Sede, cui siamo
diritti della
tanti giuramenti.
Noi non possiamo ceder nè
•^^'jtnunziare quello che non è nostro
»
giuramcmlo di
immaginatevi in qual modo dob-
e noi
Delle queste
;
il
dominio icmpo-
non ne siamo che
parole, fu
gli
pontefice
il
scender dal Quirinale onde portarlo celeremenle pei
cavalli delle poste alla volta della
Toscana. Arrivalo Pio
portone del palazzo, amorosamente benedisse de', sooi carceratori,
i
(piali
mp- piazza; di ilonlecavallo, benedisse
la diletta
al
schiere
le
assiepavano armati
la
prossi-
sua Ro-
ma, e 'unilamenle a Pacca e a Radei ascese nella carrozza,
ch'’v'i*S
stala apparecchiata a
quel fine, e di cui
si
Digitizad by
'
cìiìudevano a chiave gli sporleìlì e chiodavaosi Je Jj/mdinei/ ^
Fuori di Porta del popolo pensando
le.
il
ponle,fi6e al viatfr
non vi rinvenne che soli mostrando a Radei carceriere qile’
'
•/
^
co, e frugalo perciò nelle lasche, venti baiocchi, laonde
poveri danari, dissegli col sorriso sulle labbra » le
quello che or noi possediamo di lutto
* cipalo. »
E
quel
il
«
:
nostro prin-
sorris'o, e quella 'serenità di.
animò
nel---
la
gravezza della tribolazione eran certamente effètto del-'
la
consolazione, che ineffabile e dolce scendea nel cuore
del venerando pontefice,
il
*
Vede-
quale considerava avverarsi
.
.
al-
lora interamente in lui ciò che Nostro Signore, annunziato
aveva a san Pietro dicendogli
— Quando
nile età stenderete le mani, ed
porterà ove non volete.
— Da
un
sarete nella se-
altro vi cignerà e vi
Toscana, per Genova, per
Grenoble, per Avignone, per Aix e per Nizza di Provenza traevasi
pontefice a Savona, strano Viaggio da
il
Francia a Savona, però richiesto dalla
temendo
ma
lebile
castello di Fonlainebleau accogliere
il
doveva per ultimo
quale,
pon voleva la fadi'd^r sempre la par-
prev??|jij,
del viaggio stesso, ed intendea
tenza e Tarrivo:
la
opinlme,
la religiosa
Roma ^r
politica, la
generoso cttlivo. Di guisa che inde-
il
rimasta nel pontefice
memoria
la
di que’ fatti per
grave loro acerbità, indelebile rimasta nel re per Tacii-
lo rimordimenlo di averli disposti, come giunsero ambedue alTcslremo passaggio, udito fu il primo mormorar nel
delirio dell’agonia le parole
udito fu
nomi
di
il
secondo
Màssena e
— Savona, Fonlainebleau — — capo — ed —
di
‘
•
tra le voci
esercito
,
i
Desaix mormorar quello di Pio pa-
pa settimo. Ma già Francesi ed
Italiani,
ad onta dell’ap-
paralo terrìbile delle arme, e dell’osservalo mistero, ono-
ravano con riverente osservanza di
lui
cammino,
anzi
petto delle vendette di
trionfale-
Urbano
il
pontefice nel doloroso
cammino
;
perciocché a
sesto, dell’ ire di Ronìfacio li
*
Digitized by
Googk
.
178 pllavo, delle guerre e delle occulte leghe di Giulio se-
condo, delle lascivie e dei veleni di Alessandro sesto valse, finalmente,
cammino
quel
a far traboccare Iq bilancia
umane menti
a favor della Chiesa, a cancellar dalle
mente nella debita venerazione corte di
la
città
la
cattedra di san Pietro e
Roma. Furon pertanto
seminate
di fiori, e
le
bergo dell’oltraggiato Vicario sprezzando
i
di Cristo; salirono
per averne
cavalli
i
pontefice, impartendola, diceva a tutti
al
il
figli,
energiche e
pontefice a
gio del
lui coc-
:
il
Coraggio e pre-
«
»
terribili
^
G res
le,
un
sol
parole; una"
«
vuole
^krva
?
due sole, Giunto
dica. »
Spagnuoli,
di soldati
inginocchiava ad un tratto,
ivi. prigionieri,
se fosse stata
al-
popoli,
la benedizione, e
dalle moleste sue scorte, gli bisbigliò que.sle
ma
i
Nè mancò tale un ardilo, che acpapa aver egli animo bastante di liberarlo
ghiera, miei
cennando
not-
Iji
povero
il
gendarmi, sulle ruote del di
ferri dei
chio, saliron sopra
»
contrade di molte
sfarzosamente illuminale
nel cui silenzio sonaron cantici intorno
te,
gli
maggior-
scandali antichi del Vaticano, e a ricondurre
uomo,
al
mostrarsi di lui
;
al
come
passag-
Varo diecimila parsone, parimente genuflesse, lo
attendevano nel più profondo e religioso silenzio, e fra que' diecimila, circondata da’fìgliuoli, vedeasi Maria Luisa, infanta di Spagna e già reina di Etruria, quasi che Spagna devotissima all’apostolica sedia trovar si dovesse sempre una delie prime a porgere alcuna consolazione al tribolato pontefice. Non avendo poi sudditi del regno d’Italia potui
to venerarlo
adunque
i
presente,
fedeli del
la
lui,
non cessarono mai
a
il
re stesso ordinata
Gran Dio, noi
vi
.san
Pie-
di fare orazione
e di ferver raddoppiarono nel porgere
domanda che
chismo:
veneraron lontano,; Imitarono
primo secolo, in cui essendo
tro ritenuto in carcere,
per
il
al cielo
aveva nel cate-
preghiamo istantemente pel
Digitized
by
179 »
nostro santo Padre
»
nella via della salute eterna. »
il
papa, beneditelo e conducetelo
Questo deplorabile avvenimento, e novelle vittorie ottenute dal
gliavano e perivano nella
sperando
gli
era avvenuta re,
re nella
regno dimenticar quasi
fatto nel
Spagnuoli
difficil
m
i
lo
splendóre delle
Germania avèano che si trava-
fratelli,
guerra, di Spagna. Molto
Germania, da cui
quella di
una considerevole divisione delle forze del la famosa epoca, nella quale sotto un
ricordarono
solo dominio uniti coll’ imperio
tenuto
un nemico
Alemanno avevano con-
vicino ed operoso
;
si
prpposero per-
tanto di ravvivar da loro stessi in Arragona la guerra;
destinando ai
la
piazza di Gerona a sostenerla ostinatamente
confini della Catalogna^ Giace la città
di
Gerona
^iìi
terreno largo e circondato tutto di propugnacoli; alcune
prominenze,^ che vanno poi ad avvallarsi in tello appellalo Galligan, .
al
cui punto estremo
s’
torren-
formano quasi un grande arco inalzava
tre torri circolari; la città
il
Monjoui, castello con
che rimane
te era difesa dal bastione la
testabile,
un
a’ pie’ di,un
Mercede, c dai
Regina Anna e Cappuccini,
forti
situati sopra
il
monCon-
monte
Avea Gerona a presidio quattromila soldati, di cui era duce don Mariano Alvarez quanto virtuoso castesso,
pitano altrettanto
magnanimo
cittadino; avea quattordi-
cimila abitanti, obbligali con giuramento di
perire an-
ziché arrendersi, ed uniti in compagnie destinate ad ac-
correre preti ed
ai soldati, delle i
frati,
vanni Ramirez [»qrimenle sotto
quali formavan parte, eziandio
i
a ciò esortati da quel loro vescovo Giodi Avellano; avea il
una donna Lucia
titolo di
femmine, còngregale
santa Barbara, c dirette da
di Filz- Gerard, dalle Arligas, dalle Vi-
vern e dalle Gusti, destinate a recar provvigioni da guer-, ra e da
bocca
ai
difensori,
a trasportar, dai
siti
delle
Digilized by
180 battaglie
i
Ad espugnar quindi Ge-
e a curarli.
feriti,
rona, resa validissima dalla natura, dall’arte e dalla su-
blimila degli animi de’ suoi cittadini, di guisa che la di
conquista notar
lei
gne
si
deve siccome quella che nelle Spa-
ha maggiormente esercitato
valore
il
ad espugnar Gerona spcdivansi,
Italiani,
maggio, dieci battaglioni
al
composti
di fanti
dei
soldati
principiar di
Renani, di
di
Wùrlzburgliesi e di Westfaliani; spcdivansi alcuni battaglioni c cavalli di Francia, e liani del
corpo
gravissimo già
di Lecchi.
tiche dell’assedio.
I
danno cagionato dalle Germani, che mancanti affatto il
spirito guerriero, dimostrato si salti, vacillanti nelle difese,
distrutti;
i
tremilacinquecento Ita-
Se non che a -mezzo agosto
appalesava
si
fa-
di
aveano fiacchi negli as-
erano pressoché interamente
Francesi, grandemente indeboliti per febbri,
impor non poteano
alle lasse
membra
di
obbedire
ai
vi-
gorosi impulsi deH’animo; e gl’ Italiani, oltreché ridotti a
mille e non più, partir vedeano
il
lor condottiero,
che
recava in Francia a ristorare una inferma salute. In
si
quella assai triste condizione di cose accorreva Pino colla
ogni
sua divisione; ad
modo anche
truppa era
quella
molto, non offrendo che settemila
scemata
di
tenti, ai
quali
si
Lecchi, rappresentati da
combat-
il
povero avanzo dei soldati di
soli
ventiquattro Veliti, da cen-
aggiunse
lociuquantolto fanti del quinto reggimento, e da cenfo-
trentacinque cavalli leggieri. Correva allora e le
settembre,
il
da quel mese sino alf’aspro dicembre continue furono fazioni, le avvisaglie,
i
fuochi delle artiglierie, che
battevano in breccia, lo scagliar delle
seguimento dei lavori del
due
al tre
leggiera, del
di assedio.
dicembre seicento
primo
e del
bombe
e
il
pro-
Finalmente, nella notte fanti Italiani
armati alla
secondo reggimento, riuscivano
ad impadronirsi del sobborgo appellato
la
Marina, c chiù-
181
dendosi in quelle case operavano così da porle tutte teriormente in comunicazione onde giugnere al
più vicino punto della
città.
Avvedutisi
in-
coperto
al
Spagnuoli
gli
della gravità del pericolo, costruirono in fretta delle barricate nelle strade, accrebbero le artiglierie ed apparec-
chiaron travi per iscagliarle airuopo sulle scale degli assàlitori.
Apprestandosi questi animosamente all’impresa,
fermavasi però, che essa seg^iir dovesse nel Cuor della notte, affinchè riuscita;
che
meno nocesse
vagar dei fuochi
il
granatieri del
ai
primo reggimento
alla
di fanti
leggieri ed agli altri del sesto di grossa ordinanza, pro-
ceder dovessero alcuni guastatori e moschettieri, più abili
a maneggiar
ogni impedimento la
salita;
che
un manipolo pi di sta, la
il
al
le
cammino ed
capitano Beffa
alla
agevolare
il
modo
del-
dovesse dirigere con
si
colonna
assalitrice;
che que-
guidala da Mazzucchelli, fosse divisa in tre schiere:
prima delle quali composta delle carabine dei secondo reggimento,' sotto
leggieri del
pitano Trolli, dovesse minacciare la
i
porta, e rovesciatala a col-
di artiglieri alla
petardo aprissela
fra
scuri e le scale per toglierò
il
gli
fanti
ordini del ca-
forte Contestabile;
seconda dei granatieri del primo reggimento leggiero
e del sesto di grossa ordinanza,
comandata
mover dovesse, verso
pitano Olini,
il
dall’altro ca-
ridotto della
ci
Uà
e scalarlo; la terza dei granatieri del quario e del set-
timo reggiménto capobattaglione,
di gròssa ordinanza, condotti si
volgesse sopra
lato della porta. Giunta la notte,
timo giorno
tamente e Marina, e rassallo.
di in
al Il
il
ridotto
da Sausse
*
stesso' dal
che precedeva
il
set-
dicembre, adanavansi gl’italiani ordinasilenzio agli
sbocchi del
sobborgo' della
convenuto segno arditamente avviavansi ridotto era preso;
ma
voltando
gli
al-
'
Spagnuoli
tutte le artiglierie loro contro la perduta opera
,
e
per
Digitized by
la
ris(rellezw) dello spazio
cilnri,
soverchianienlc uniti
rin-
i
o per dir meglio ammucchiali, nel nuovo allog-
gio avveniva, che le palle di quelle artiglierie facessero
un
loro di
sì
cattivo giuoco 'da persuader Pino, a risparmio
maggiori' perdite, di
compagnie
sesto
del
lasciar ivi a
reggimento
Apparecchiavansi frattanto
specialmente
sortita, diretta
ma
alla
porta di lui stava
granatiere,
il
gli
quale
il
fattosi
al
di
due sole
presidio
grossa
ordinanza.
Spagnuoli ad una generale reciiperamento del ridotto
:
bolognese Bianchini, semplice caporione dei compagni, va-
lorosamente c da lungo tempo combatteva per impedire al
nemico d’inlrodurvisi. Accortisi
alla
gl’ Italiani, ritornali
Marina, dei disegni degli Spagnuoli, sollecitamente
mossero 'loro incontro, e divenuto campo sanguinosissimo di battaglia lo spazio compreso tra il contrastalo ridotto, -la città e
il
forte Contestabile, ivi
aspramente e
lungamente pugnossi ad arma bianca, morti e vulnerali
rimanendo molli
Italiani, tra cui_ Giorgi e
Testa capitani,
Mazzucchelli e Spinola lenenti. Se non che per lempe-
con sì grave roinore rinforzalo avendo gli Spagnu(»li imprudentemente i lor battaglioni con parte dei presidii
.slar
degli altri
due
ridotti appellati
il
Calvario ed
il
Capitolo,
diedero abilità alle genti del capitano Favalelli di stabilirsi
negli stessi ridotti per fulminar con fracasso e
palle spagnuole
gli
per proteggere in
Spagnuoli del
pari
tempo
ridotto all’altro, ed impedire nesi.
I
le
comunicazioni da
alfallo la sortita ai
quali fatto ancora per tre giorni
ultimo sforzo, poiché videro
le
un vigoroso,
rese vane le speranze d’ invocali soccorsi, e
gione e lite
la
e
un
Gero-
ma
difese demolite, fracas-
sale 0 lacere, la città sfasciala ed aperta da
•
con
forte Contestabile,
ogni lato, la
guarni-
cittadinanza divenute inabili perchè indebo-
dalle malattie, perchè
consumate dalla carestia dei
Digitized by
185 viveri,'
perchè assoùlgliale dalle stragi, venivano
final-
mente, nella notte del dieci dicembre, dopo un assedio di sette mesi e cinque giorni, alla lor dedizione agl’ita-
Tutta di essi assolutamente
liani.
presa, senza
la
gloria di quella im-
che niun invidioso o nemico abbia mai osato
di contestarla, consegnate furono giustamente agl’italiani le
nove bandiere, che in* unione ad alcune migliaia di
tiglieria, si
erano trovale in Gerona
recar
a’ pie’
samente
a poca
commettendosi
,
di ar-
polvere'
Pino di
à.
duramente ma glorio-
del re que’ trofei si
acquistati.
Era
siala già a’ di quattordici ottobre dell’anno mil-
leotloèenlonove fermata a Vienna in
dugento pèzzi
a
fucili e
.la
pace
coll’ Austria;
conseguenza della quale, e di un particolare trattalo Baviera veniva aumentalo
colla
il
territorio del
d’Italia, coll’unione a lui del Tirolo meridionale,
attraversalo 'dalle ciaie,
per montagne, per ghiac-
alpi, offre
per laghi e per
valli
regno
paese che
profondissime un assai
:pit-*
tofesco e dilettevole aspetto, pari a quello della Svizzera,
ed è bastantemente opere di
seta.
industre, specialmente in
fertile e
Formando quindi
partimento, 'che
si
il
Tirolo
un nuovo
Di-
appellò deirAllo Adige (I), s’inviava
tosto colà Antonio Smaucini, consigliere di stato,' affin-
chè
regno educasse quelle genti, e nelle
nelle leggi del
foggie d’Italia stabilita
le
inslruisse.
concordia avevano
Ugualmente per effetto una novella
della
gl* llalfani
regi-
na. Perciocché prevalendo nell* imperatore di Austria ad
ogni altro rispetto
anche
a ciò,
la
salute dello stato, consentito aveva
che era
duro ancora che
1
ulte le altre
ctìmlizioni, al congiungere-cioè la propria figliuola Maria
Luigia in matrimonio al
(i)
re,
il
Decreto 28 maggio 1810.
quale dimentico della pro*
*
.
-
Digitized by
iSA sperila e della grandezza, che gli
avea
recale
Giusep-
pina nei momenti primi delle sue guerriere e politiche
imprese, sciolto voleva stretto il
con
il
lei, 'facendo
luogo alla ragione di
sacro nodo già
solennemente
così che la gratitudine cedesse
brama
stato:, alla
di
un
avere
crede, e alla boria di profumarsi di una maggiore gentilezza
sangue imparentandosi con una delle più an-
di
tiche case regnanti di Euj^pa. I sospetti, in cui vissuta
era sempre,
come vedemmo,
la
buona Giuseppina avve-
ravansi, ed essa, generosamente sagri fi candosi per
ne della Francia e della e
scontenta,
Italia,
mentre Maria
quelle nozze, ch'ella ingrata
poi non
ricordare
del
matrimonio
e sola
brullo
della propria
.
be-
rimanea libera, mesta
Luigia ammirala era
e dispregiare.
Parigi a testimonio del
il
mondo
nel
Chiamato
il
per
'dovea
viceré a
scioglimento
allo dello
•
madre, ed a spettatore delle
no-
feste magnificentissime, colle quali si
celebrava
il
vello imeneo, ebbe Eugenio
recarvisi;
ma
animo
di
la
condotta osservala in quella circostanza, certamente per cosi savia, cosi nobile, cosi prudente^
lui penosissima,’ fu
d’accrescere non poco fra gl'italiani
la
.
stima, che con-
cepito già avevano per la di lui persona.
Venne
poi nel
regno contrassegnato quelPavvenimenlo, siccome quello della- incorcmazione, a
coloro
.lutti,
milizia, e ai
da una remissione generale dì pena
che avevano abbandonalo furtivamente
la
condannali per porlo di arme vietale, e per
contravvenzione
alle leggi di
scrizione-
finanza, di sanità e di co-
'
Per decreto del ventollo luglio
dell’
anno
railleol-
-
locento sei erano già stati abrogali, o-con certo riserbo concentrati, molli conventi e monaslerii. Consolidala ‘allora
maggiormente
sciogliere
senza
la signoria, del
pericolo
alcuno
re, credette di tulli
gli
ordini
poter reli-
Oigiti^fKl
by
Googic
185 ciò
e
giosi
influenza
stica
per genio ed
e
,
scemare sempre più
di
affili
avarizia
l’
ecclesia-
finanziera, af-
demanio pubblico, non pensando però, che era quello un seminare e un molfin di
accrescere
tiplicar li,
tristi,
i
che
rimasti
rendite del
le
inviando '
dito
che, eccettuali
:
seminarii,
i
espulsi ad annodarsi a quel-
gli
sempre
nuove forme, già
avversi alle
per tristissimi nel regno
conosceano. Era quindi ban-
si
vescovati,
i
arcivescovati,
gli
i‘
capitoli delle collegiate più insigni, le par-
rocchie, gli ospedalieri, le suore della Carità e
le
Case
per r educazione delie femmine, da conservarsi però’ con ordinanze
ispcciali
tulli
altri
gli
insliluli, corporazioni,
congregazioni cd associazioni ecclesiastiche, di qualsivoglia
natura e denominazione, fossero cassi ed abrogati;
'
che ninno quindi potesse più vestir fratesche o mònache
sliche vesti;
i
forestieri
religiosi
fossero inviati alle patrie loro
che
;
d’ambo
gli
altri
si
i
sessi
presen-
tassero ai propri! vescovi aflìn di servire le chiese parrocchiali
;
che
tutti
venisse pagala dal
nio del '
Monte
gl’ insliluli
a
si
avessero una pensione; che questa
Monte Napoleone, aumentasse co’ beni
abrogali (1). Di
percuolere e
a
(perciocché altra volta
se
volcan vivere
non
che
^
patrimo-
il
degli ordini c de-
guisa, se andavasi
disperdere alcuni nidi e sciami di oziosi i
chiostri erano stali per gli uo-
mini'santi, e per que’soli zioni
falla
sì
e
la
,
che
vita
tra cilicii
separalamenle
e^morlifica,
e
allora
,
fosse alcun cappuccino, o altro appartenente ad
ordine di eguale penitenza, erano non pochi chiostri slanza di uomini,
i
quali. miralo
non aveano che
•
a liberarsi
onorevolmente dalle miserie del mondo rispelto'a qual-
che grande numero
di
fratelli
(») Decreto a5 aprile i8io.'
o sorelle, e nel
medesimo ‘ .
Digitijcd by
Googli
186
tempo ad avanzarsi in gradi, in dignità, in credilo e buon concetto nelle corti dei principi) pessimamente -
sconsigliatamente però
e
si
andavano ad abrogare
molti monaslerii, già stimoli a virtù, fonti di proventi e
uomini
di soccorsi, ricoveri di
fastidili dal
mondano
zo, ospizi! di viaggiatori,’ primi fra le tenebre del
evo a portar
le
lez-
medio
cognizioni delle scienze e delle lettere,
e nei quali, per seco^, senza differenza alcuna di padri
0 di
fratelli, di
superióri o d’ inferiori, dolci, quieti, be-
nefici perseverato
randi.
Non
aveano uomini assai sapienti e vene-
mano
basta. Posta
suppelleltile
que’ cenobii
di
,
al
rapimento della ricca
suppellettile
testimonio incontrastabile dell’amore
,
che era
il
del padroeinio
e
accordalo sempre in essi alle scienze, alle -lettere e alle arti;
molti e molli capolavori
miseramente pér
le altrui
si
andar vagando
videro
terre tapini siccorne Israello,
senza aver più patria, più tempio, siccome, un giorno, Israello
diciamo un -giorno: chè Rolschild , (per non .
dire di altri ricchissimi-Ebrei) banchiere famosìssimo a
questi dì per imprestiti liere di molli ordini, all’
falli ai re,
per ciò barone e cava-
mezzo
è ora principal
imperio assoluto dei governi, e
in
Europa
alla rovina degli stali.
Così, per tacer di città .molle, chè troppo vasto ed ar-
duo sarebbe
l’.-assunlo, così
di papiri, di
pergamene
,
avvenne
tutti rari, preziosi tulli, di cui
monadiche .
di libri, di codici,
di palinsesti
e
di
furono espilate
portolani^ le
famose
librerie della egregia città di Venezia
avvenne di opere
,
così
di pennello stupendissime, rapite alle
chiese di quegli anlicjii monaslerii, di quelle ricche Confraternite, ed eran opere di Tintorelto, di Bonifacio, dei
Bassano, di Lattanzio Cremonese, dei Vivarini, di Paolo, ..
di Giorgione, di Carpaccio, di
di Tiziano, dei
Palma,
di
Pordenone,
di
Mansueti,
Peranda,.dei Bellino, di
Andrea
Dividi^ ed
by Cjt
**
,
187 da Murano, di Donalo veneziano, di Cima da Conegliano, del Malombra , del Basaili può argomentare come senza il
Sebastiani, delPAliense
di
laonde agevolmente
si
,
potente ausilio dell’ oro dei monasterii
confra-
e delle
ternite veneziane, più potente assai *di quello odierno di
alcuni ricchi,
i
cuna rara volta
quali per sola albagia
di tramutarsi in mecenati, nulla o
poco operalo avrebbero que’ sommi,
suona
fama per lutto
la
In questo
Gerona
al-
ben
di cui ora tanto alta
mondo.
il
mezzo ottenutosi
già per
scopo di scioglier tulle
lo
accostumano
le
conquisto di
il
più
masse
forti
degl’ insorti Catalani, Severoli, la cui marziale virtù bril-
eminentemente nella giornata
lato
aveva
cile,
recatosi da Italia nelle Spagne, ed assunto
tanto
di Bail
go-
verno della divisione Pino, accignevasi a sollometlere
sempre
anche
la
più
le
comunicazioni con Barcellona e quindi con
eia.
Lontana
rocca
la
di Hoslalrich, affin di facilitare
sopra balza assai aspra
le
e cosi riesce più
chiamava de
e si
Fram
detta rocca otto leghe da Gerona, si estol;
è di
piccola
circonferenza,
unita e più alla a difesa
;
una
terre,
los Frailes, alta cento piedi, a tre' ri-
sommo, potentemente fianMinata la torre, ma' impossibile
piani e con piattaforma al
cheggiava
un i
la
fortezza.
assalto, era Hoslalrich stretta di blocco dagl'italiani,
quali,
rendo
dopo quattro mesi, se ne impadronivano, assestorici che più sollecita stata sarebbe la lor
gli
vittoria se
meno
zione
maresciallo francese, Augereau, cui
del
incerto fosse stato
il
piano di operaSeveroli
era tenuto a obbedire.
Ma
considerando
i
Catalani
come estremo punto
salvezza, nella inferier parte dell’ infelice lor
Tarragòna, resa
1’
non prima. Posta presso
il
città di
di
paese, la
aTevano più formidabile
che
mare Mediterraneo sopra
ua
Digilized by
GoogU
.
188 terréno ronchioso, che per un lato tlolcemenlc
verso
il
fiumicello Francoli, per
fortificazioni unite da cortine e
allora lutto
che
artiglierie altre fortificazioni,
san Giorgio,
lo
Slarhemberg,
lila, il
si
chiamarono
Piazza d’armi, la Croce,
la il
san Pietro,
Cervantes o
il
il
Réding,
la
Spagnuoli
d’ inalzar ivi
pure un
Rosario,
il
1’
Pe-
detto
il
quale
per
assediante a in-
dirizzare a quel punto gli attacchi affinchè
che quello avesse
la
il
aveano reputato
forte,
sua elevatezza costringer dovesse
sparmiate, sin a
Regina,
la
san Ceroni,
il
Milagrp. Sopravanzando poi
colle deirOlivo qualsivoglia altro poggio, gli
e di
da strade coperte, avean-
iAtorno costruite ed armale di grosse
all’
il
inchina ripido al
sale
mura antichissime
colle dell’Olivo; circondala di
si
l’altro
fossero ri-
resistilo,
altre
le
opere di difesa. Avea Tarragojia trecento cannoni, quatcomballenli, era abbondevolmenle provve-
tordicimila
dula di munizioni da guerra e da bocca
mare incessantemente
Ad un
offesa
le
esercito di dieiollomila uomini, tra
cinquemilaottantadue
a cui merito a’ di quattro
undici, avveniva
sopra di sé avveduti
si
1’
la
del
generale
Palombini,
maggio del milleoltocenlo-
gli
degli
assedienti,
siccome già
Spagnuoli, fu sentenza non potersi
combattere Tarragona senza aver prima vinto quel forte avèa presidio validissimo e
cinquanta pezzi di grossa artiglieria. del ventotto di
dere incerti
continuo
1
maggio
colpi di
dalla
Chia?
città.
particolare posizione del forte Olivo-
attenzione
erano
quali v’-erano'
i
quattrocentosettanladue
primo investimento della
il
mala' ben presto
e
fanti,
divisione
cavalli Italiani della
Inglesi dal
Suchet, moveva
Tarragona, condotto da
di
gl’
;
porgeano soccorsi e consigli.
e le tenebre
Olivo
Come venne
:
ben
la
sera
cominciarono a ren-
cannone, che
città, Camillo
1’
presentava
si
scagliavano di
Vacani, sapiente e va-
Digitized by
m loroso soldato Italiano
verso
forte anzidetto co' suoi
il
schiere, di cui eran capi
cTietamenle
genio, avviavasi
diil
due
guastatori, divisi in
sergenti Gandolfi eGratlaroli:
i
alquanti granatieri di Francia seguivano que’bravi per so-
Tempestato
stenerli.
drappello da
l’ardito
granale, da
scaglie e da palle, feriti sette guastatori, tra cui
Gandolfi, superati ostacoli infiniti, c
il
sforzi
falli
dello
illuditi,
specialmente dal Grallaroli, da un De Paoli, da un Baccliclli,
da un Monzani, da un
da un Dal Prato, arrivava
l’
Villa,
da un Franchini e
intrepido Vacani nell’ inter-
no del ridotto con poco più di (piaranla soldati era falla
agevolava essa
1’
intanto
assalto, al quale, impazienti già di par-
teggiare alla vittoria, subitamente
si
avventavano, sotto
Marogna, del colonnello
ordini del capo battaglione
gli
;
una breccia. Ancorché angusta, nientedimeno
Bossi e dell’ aiutante maggiore Salvini, cinquecento granatieri,
e
fosso sopra
dugetilo
carabine
due ponti
in
d’Italia, attraversando
fretta
eretti, e
parte composti co’ cadaveri degli
uccisi
per
la
compagni.
Gli
Spagnuoli succumbevano; e perdeano milleduecento dati
ammazzati
d’
arma
bianca, e mille altri
il
maggior
fatti
soli)ri-
gionieri, e quaranlaselle cannoni, c tre bandiere, e 'dieci
migliaia di polvere, e copiosa raccolta di altre munizioni
guerra e da bocca. Bianchini, quel forte granatiere,
tla il
quale
si
era tanto distinto a Gerona, facea da se solo
prigionieri quattro ulììziali e cinque soldali, laonde chiesto (piale ricompensazione desiderasse»,
nore
che
di gli
montar
[ter
primo
all’
rispondeva:
l’o-
assalto della città, onore
veniva assicuralo. Divenuta per
gli
Spaglinoli
la
perdila del forte Olivo funesto presagio della inevitabile loro rovina, continuati senza posa dagli assedienti vori a
danno
della
città,
lavori
i
la-
immensi, e giustamente
tenuti in pregio da chi professa la difficile arte del
for-
Digitized by
GoogU
190 finalmente,
aperta,
tìficare, 'ed
giugno una spaziosa breccia Giovanni e
r
màndo
^
volta
alla notte,
le
pene
ventotto di
giorno
bastione detto di san
san Paolo,
si
disponeva
per
dall’ esercito
dell’ assedio.
Mancavano
ed uscito Bianchini dal campo de-
andava ramnmntando a Suchet, condottiere
gl’ Italiani,
supremo,
di
il
ardentemente desiderato
assalto, già
terminare una
due ore
chiamato
altro
l’
nel
tra
la fattagli
promessa,- laonde avea tosto
il
c.o-
di trenta granatieri di Francia, co’ quali arditis-
simamente, velocissimamente
A
.ascendea sulla breccia.
,
il
primo innanzi
a tutti,
quella vista migliaia di soldati
salutarono ad una voce con istrepitosi applausi Bianchinella guisa stessa
ni,
solea poco
che popolo innumerabile salutar
allorché gioconda ritornava a noi
fa,
la. stagione
novella, chi sollecito intendeva a sollazzarlo e rimettendo
andava
gli
nazionali bagordi: popolo povero, che nei gior-
i
non fu capace di gridare ai suoi pa« armi, armi ci vogliono e non dateci armi se non vi volete salvar da voi salveremo noi, e noi con voi » popolo non
ni antichi del pericolo Irizii,
come
»
parole
»
altri, vi
;
quello di Genova, :
;
dissimile gran fatto dal prisco popolo di
sempre mendico diceva agrimperaderi frumento, ciò
che
i
Roma,
=
quale
il
avrò
io
il
giuochi e/gli spettacoli, e voi farete tutto
vi .piace.
=
L’,imperadore dava
il
frumento,
i
gli spettacoli, e il popolo gli applausi, c quanprimo udiva quelle salutazioni e que’ ringraziar menti della canaglia s’immaginava che l’impero tutto
giuochi e
do
il
stesse ottimamente, e che fossero blica felicità.
Ma
ritornando alla
e al più nobile e virtuoso
un segno
della
pub-
breccia di Tarragona,
allo del granatiere Italiano,
era egli ben presto fatto segno dei colpi degli Spagnuoli, i
quali senza pietà lo feriano con lancia, chi nel petto,
chi nel volto, chi nella gola. Prevedendo allora
i
seguaci
Digitized by
m di lui
sciagura incvilabile, indielreggravano, laonde rima'
sto in piedi
il
solo Bianchini nel
breccia, tulio l’esercilo
mezzo
del pendio della
dipender faceva
destino del-
il
da quel soldato,^ avvegnaché o ceduto avesse
l’-irapresa
terreno, o guadagnato ne avesse gli altri certamente
egli
seguilo lo
avrebbero sempre o nella sconfitta
Fu però
vittoria.
nella
Perciocché videsi ben presto Bianchini sollevarsi
rata.
ad un tratto,
farsi del
capo e
dell’
archibuso quasi
ariete e cosi gagliardamente introdursi tra-
dietro a
tirar
se
tutti
gnuoli la più sicura
via
del
un ,
e
loro
sangue' degli
Spa-
ad una compiuta
una nuova e profonda
àllora
nemici
i
accennando
gli assalitori,
sulle tracce dello scompiglio e
ta-
o
quella trepidazione* di assai corta du-
ferita,
vittoria.
Avu-
Bianchini, nato
umile contadino in una povera capanna del Dipartimendel
to
Reno, trapassava
Tarragona. Chiuse ancora
\e
porte della
città,
i
di
dragoni
comandali da Schiasselti, mal sofferendo
Italiani, l’
breccia
illustre oroe sulla
quel'-^
indugio, precipitavansi a cavallo sulla breccia mede-
sima, e saltali fossi profondissimi e superali assai sleccalr,
mente
il
alti
accesero cosi con quell’audacia loro maggiorcoraggio, dei fanti francesi
,
ed
il
più grande
quali non immaginando mai che i cavalli potuto avessero penetrare nella città per un canvmino sì malagevole come quel di una breccia, ma che le poile fossero stale già spalancate a lutto l’esercito assediante, stimarono non avere più scampo che nella fuga, ritraendosi perciò frettolosamente alla marina. Stupiti gli' anni avvenire di questo
spavento impressero, nell’animo dei nemici,
i
.
operare degl’italiani, più ancora stupiranno del non poter
vedere a che abbia riuscito appresso quel tanto ope-
rare.
Presentando Tarragona
il
dimani, colle sue nmira
aperte e rotte, colle sue case diroccate e annerite dalle
Digitized by
Goog
192
bombe,
e colle sue vie luride, per sangue, per cadaveri
accalaslati, per
umane membra
suppelletlili infrante
simo sterminio,
si
il
cruente,'
e
per armi e-
doloroso aspetto di un crudelis-
chiamarono^da Reus,
città vicina,
alcuni
di quegli abitanti àffinchè specchiandosi in quel disola-
mento,
.
meglio apprendessero a quali danni e a quali
sventure andassero-
rando e
a
soggiacere
Spagnuoli perseve-
gli
nella resistenza toro e nella Inglese amicizia. I
chiamali videro, tacquero; e nel dignitoso lor silenzio,
non piegarsi
fermi di
delle rovine
a
servitù, e
anzi alla
fatti
degli estinti di Tarragona
e.
pensarono
saldi nella devozione verso la patria,
vista
maggiormente ai
mezzi
novelle 'e più alte vendette.'
di
Sconcertali gl’inglesi a tarragona nei lor disegni,
e
percossi
ivi
dagl’ Italiani a sghimbescio, avevasi già
inteso di combatterli anche nell’Adriatico, risoluzione in
vero assai ardila, mentre se. era solo re, in rilisi.
mano
mano
in
del
costoro di bissa, una .delle isole antemurali della
Dalmazia, sicuro
,
fatta vi
aveano una stanza ferma, ed un nida
dove e donde potean
ritirarsi
minar TAdrialico, e a danneggiar le.
la terra
dei soli Inglesi eran le acque. Insignof
maremme
r arsenale
del
regno.
di .Venezia
lontanar qpe’ nemici
una sì
le
,•
ed uscire a do-
costiere,
i
porti
e
Apparecchiavasi pertanto nelbella squadra destinata
costanti
ad
al-
ed implacabili dalla
delta isola, già patria di altri antichi nemici, gli Usco-
chi, avidi uomini, rapaci, taccagni, molesti sempre al Golfo, e della
prosperità altrui, specialmepte-di quella
dei Veneziani, grandemerite invidiosi. Piacesse a Dio
mo, che
perita la razza antica delle
Uscoche
som-
genti e per
incivilimento spente nella nuova lo vecchie rapine, spenta
pur
fosse
in
essa la
libidine degli odii
e dei
rancori.
Veleggiò perianto Tarmala da prima per Ancona, onde
Digilized by
GoogU
195 imbarcare colà arme, munizioni da guerra, e un ballaglione del terzo reggimento dei fanti Italiani di
ordinanza del colonnello Giflenga, e per ricevere ni del viceré,
Musone
il
c del
quale recato
Melauro
grossa ordi-
gli
era nei Dipartimenti del
si
affine di sopranlendere più dili-
gentemente air impresa
;
marzo
poi, agli undici di
l'anno niilleqttocentoundici, salpava alla volta di
del-
Lissa.
Capitanata essa armata dal francese Dubordieu, era co-
gantino
Danae e
fregate la Favorita, la Flora, la
stituita dalle
Corona, dalle corvette
la
Bellona e
la
Principessa Augusta, dalle golette
la
pessa di Bologna e l’Aurora, dallo sciabecco
Eugenio e daU’AAviso l’Allodola novantotto cannoni;
tra
;
era forte
Danae issavano
la
lutti
altri
gli
dalle fregale
il
Favorita, la
dell’imperio,
mese
marzo
di
facevasi a rincon-
Guglielmo Hoste,
for-
Cerbero, l’Anfione e PAtliva, e dal
Volage, con
il
dugento-
di
la
;
bandiera
sole
tro alTarmala iGnavile inglese di
l)rigantino
Principe
legni bandiera d’ Italia. All’alba del giorno
deciniolerzo del detto
malo
Princi-
la il
ciurme e soldati annoverava due-
milaseicenlocinquanlacinque combattenti Flora e
la
Carolina, dal bri-
centovenliquallro cannoni
soli
ed ollocentoscltantanove marinai.
Avvedutisi
Inglesi
gl’
della notabile inferiorità di lor forze, già ritraevansi. Allora
Dubordieu, accignendosi con un male inteso furore
all’attacco, ordinava lo,
si
facesse
damento
rompere
a
imperocché che più
affatto l’ordinanza
navigli più veloci
i
lardi al
gl’ italiani
andarono
degl’ inglesi.
si
di guisa
squadra;
della
che
alla spicciolata
i
il
si
astennero
di
nemico
legni francesi e
ad aiironlar quelli
Agevolmente conosciuto da questi
Dubordieu,
di ve-
coman-
separarono da quelli,
moto raggiunger non poleano
con eguale sollecitudine,
di
una maggior forza
e gl’ Inglesi si perseguitassero. Valse questo
l’
errore
più trarsi indietro, e postii3
Digitized by
m si
invece in linea di battaglia,
tiva celerilà,
ad una ad una
vorita, sopra cui slava
di traverso
prese;
;
accostavano loro. La Fa-
il
timone, e ingombro
Bellona e
Carolina riparava a Lesina;
la
si
il
cassero
temerario suo capitano, an-
il
la Flora, la
nori prudentemente
i
tempesta di palle, e rovinala
di uccisi, tra cui vedeasi
dò
si
Dubordieu, provava per prima
terribili effetti di quella
negli alberi, e perduto
fecero a percuotere con
si
che in ragione della rispet-
tutte le artiglierie le navi,
la
gli
Danae erano
altri
legni
Rimanevano
allontanavano.
i
misoli
La Corona, bella e forte fregata, che avea per comandante il veneziano Nicolò Pasqua-
Italiani della Corona.
ligo,
Angelo Emo, ammiraglio famosisamalo sopra ogni altro, offeriva raspelto distruzione, avendo inoltre la ciurma ridotta ad un già
allievo di
simo, e da della
decimo.
lui
In. quella
assai
compassionevole condizione, alle
ore tre dopo il mezzogiorno, era la Corona presa tra i due fuochi dell’artiglieria dell’Attiva e del Cerbero. Ben
lontano Pasqualigo di poter rivendicare l’onore della giornata,
ma
liani,
continuò per altre due ore a difendersi
gnare
intentò soltanto a salvare
alla portata di pistola.
bile a più resistere, e, a tosi nelja sfragellala te,
la
levar
il
Ma
colmo
il
decoro degl’itae
a
pu-
inabile a ritrarsi, e inadi
-
sciagura, manifesta-
nave un incendio, dovea, finalmen-
vessillo e darsi ai trionfatori.
Condotta a Lissa
vinta Corona, era Pasqualigo presentalo ad Hosle, e
consegnar volendogli, siccome di uso, la spada, Hoste che ammirato aveva per lunghe ore la prodezza di Paben essere degno
squaligo, non permettevalo, dicendo: di serbar
quella
spada chi saputo avea
prarla. Trasferito poscia
sarono
gl’
Inglesi
il
si
bene ado-
prigioniero a Malta,
db usargli
tulli
non ces-
que’ riguardi e quella
stima, che le sue nobili qualità aveano
loro inspirato.
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195 e Tu allora che Byron ebbe a chiamarlo, e ben conve-
nienlemente, l’ullimo
Ma
veneziana repubblica.
figlio della
còro e necessario Pasqualigo
al
regno, venia ben pre-
sto riscattalo, restituendosi ad Inghilterra, in
esso solo, nientemeno soldati cattivi.
Dopo
cambio
di
che quattro dei suoi più degni dopo tanta virtù
tante onorificenze,
venuto a morte Pasqualigo, dieci anni appresso, trapassava sconosciuto siccome un pietra, patria,
guerrier di ventura, non non parola sopra la tomba di lui collocando quella che si dilombò e si è scagliata sin qui per onorar
per far piovere ad ogni lor passo corone
agili sallatrici, e
e ghirlande di
fiori.
Strepitavano
nelle,
Spagne
e nell’ Adriatico
degl’ Italiani, e intanto nelle lor terre
navan
marzo Roma,
le il
cetre.
Avuto
il
cannoni
nel giorno decimonono
re
di
desideralo figliuolo, che appellar volle re di
madre, se-
e che adolescente poi, lontano dalla
paralo per sempre dal padre, volar doveva nei dinavasi
i
dolcemente suo-
ai
alunni dei
coltivatori delle licei
umane
lettere
Cieli, or-
e ai
giovani
con versi l’avvenimento.
di festeggiare
In quel profluvio di canti tutte le magistrature e l’esercito
prosaicamente inviavano
re lettere
al
di congratu-
lazione; partiva eziandio per Parigi una deputazione del
senato;
partivano deputazioni delle
città di
Milano, di
Venezia, di Bologna, di Brescia c di Verona, che lietamente
venivano accolte e grandemente onorate dal Prefetto
del Dipartimento della Senna;
il
viceré stesso, per im-
postagli riverenza, recavasi ad assistere a’ dì
nove giugno,
al
battesimo, che
nella chiesa di Nostra Signora di Pa-
solennemente era dal Cardinal Fcsch amministralo bambino, già destinalo dal padre a salire il trono di
rigi,
al
Augusto. Chi però sedeva su quello di Pietro- durava nel suo
Digilized by
196 carcere di Savona sempre fermo, ed eziandio nel rifiulo di dare la canonica instituzione ai vescovi delti dal re, 0, piuttosto,
ma
scender non voleva ad alcun patto, se pri-
non
reintegrato
tropoli e di tutti
i
sua
me-
mezzo
della
nella signoria della
fosse
suoi stali: perciò
il
re nel
splendidezza della sua gloria, della^ immensità della sua forza e delle
manifestazioni della pubblica letizia per la
nascila 'del figliuolo,
grandemente andava turbato por
la
costanza invincibile di un vecchio inerme e prigioniero, qual era lutti
il
pontefice, inquietandolo soprattutto, e più
fulmini del Vaticano,
i
detto rifiulo.
il
assai difficile congiuntura pensava ficare
il
affin di
il
che
In quella
re, affine di giusti-
contegno che tenea verso Pio papa settimo, ed rovesciare sulla
persona tutta
la
innocente ed
oppressa
colpa delle perturbazioni, che
sorgeano da quelle controversie, pensava
il
di
lui
già in-
re di citar
innanzi ai vescovi francesi, custodi naturali delle galli-
cane dottrine, le oltramontane pretensioni del pontefice,
convocando perciò a Parigi un Concilio nazionale, cui dovessero, ammettersi eziandio
reputava
devoti
alla
sua
i
vescovi Italiani ch’égli
persona, e
pieghevoli
a’
suoi
disegni. 'Pronunziava allora
il
Capitolo metropolitano di
parere che
si
volea già dato da Bossuet
Parigi, dietro al
il
'
decimoquarto Luigi, nel tempo delle quistioni avute
da quel re con Innocenzio papa duodecimo, pronunziava: che in conseguenza del diritto pubblico inerente alla
Chiesa gallicana, ver mai perire
mento
la
egli
formalmente riconosceva, non do-
episcopale giurisdizione; che
della morte, dei pastori la giurisdizione
al
mo-
medesima
avesse tutta intera e di pieno diritto a trasfondersi nei Capitoli delle metropolitane e delle cattedrali nella va-
canza delle sedie; che, omettendo
i
Capitoli di
eserci-
tare questa giurisdizione, dovesse ella to,sto devolversi
per
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Googk
197 ciascheduna
metropolitana
più
al
anziano dei
vescovi
suffraganei, e per ogni cattedrale al metropolitano, o, in
mancanza
di lui, al
vescovo più anziano della provincia
che, finalmente, secondo
non
i
v’era nella Chiesa podestà alcuna indipendente dai
canoni, e che perciò non esisteva podestà alcuna
avesse
diritto di opporsi a
il
una
tefice,
regno, d’
e molti
Italia, presi dalle
minacce dei aderivano
Prefetti,
alle
massime
quale
Manifestamente oppo-
tale dichiarazione airautorità
molti vescovi
la
questa prerogativa, o me-
glio a questo debito dei Capitoti.
sta
;
principii del clèro di Francia,
suprema
del pon-
chiese
Capitoli delle
del
tusingherie, o spaventati dalle
espressamente,
o indirettamente,
del Capitolo metropolitano di Pa-
andando anzi alcuni più lunge, e più gallicani mostrandosi degli stessi Francesi. Avvegnaché a grande sorrigi,
presa dei popoli dichiaravano: essere .scovi in attività quello,
ogni
Umana
che rappresenta
insti tuzione
il
la
corpo dei veChiesa; essere
interamente estranea
alla gerar-
chia ecclesiastica nel governo della Chiesa; non aver mai l’antichità conosciuta la canonica instituzione,
ramento tcfici il
di
fedeltà, cui negli ultimi
assoggettalo avevano
i
tempi
i
non
il
giu-
romani pon-
,
vescovi, imbrigliando così
poter loro divino ed originale. In quella vertigine dei
vescovi Italiani
il
solo Spiridione, arcivescovo di Urbino,
e di casa Berioli, prelato affezionatissimo al in poco concetto a
Roma, non
re, e
solo per questo,
ma
perciò ezian-
dio per aver dato- fuori, nel milleoltocenlollo, certa let-
non era che
tera pastorale, la cui sostanza altro rafrasi della sentenza di
Gesù Cristo
la
pa-
— bisogna rendere Cesare —
a Dio ciò eh’ è di Dio, ed a Cesare ciò eh’ è di il
solo Spiridione
mente
non temette
di
confessare solenne-
e pubblicamente la devozione sua al
tefice, e dichiarare, esser la
romano pon-
Chiesa universale dipendente
Digitized by
198
A
non può separarsi.
dal triregno, da cui
e franco parlare, forte si arrovellò
il
questo onesto,
sdegno scrivea rampogna, e assai pungente, scovo
ma
:
nel suo
viceré, e
all’
arcive-
senza cancellare, senza rimuoversi, senza
egli
pentirsi, saldo e inconcusso rimase nella sua dottrina,
mostrando
massime già spiegate come suddito decome arcivescovo all’apostolica sedia. Se non
cosi, in coerenza alle
nella lettera pastorale anzidetta, esser
voto
al re,
che ben
altro
che ingenue, che spontanee erano
lo di-
chiarazioni della maggior parte degli altri vescovi e degli altri Capitoli delle
Chiese del regno d’Italia, imperocché
molte di esse, per comandamento del medesimo viceré, erano compilate a Milano, d’onde trasmesse venivano ai
meno
vescovi
più devoti lor firma. tore. •
di
al'
Un
sapienti, e a quelli che si
governo perchè
le
reputavano
i
rispedissero poscia colla
Ferloni, dottissimo ecclesiastico, n’era l’àu-
Nato negli
stati pontificii,
onorato da papa Pio sesto
particolare benevolenza, celebre per
una
istoria delle
variazioni della disciplina della Chiesa, e per
mutamenti caduto
abbandono
indi in
nel regno
vea saputo attirarsi
componendo molte omelie
i
politici
e in deiezione, a-
pubblica
la
attenzione,
in favor della legge di coscri-
zione, nelle quali applicato aveva
molto artificiosamente
quei passi della santa Scrittura, nella cui cognizione era versatissimo, che più facevano a proposito dio
uh
libro intitolato
—
«
la
»
cui
dimostra l’abuso che se n’ è
»
di circoscriverlo
si
:
dettava ezian-
Dell’autorità della Chiesa, se-
condo
»
vera idea che ne ha data l’antichità, libro in
—
Da
qui, per
fatto, e la necessità
comandamento del
principe, la scrittura delle dichiarazioni anzidetto. l’istante
d’Italia
medesimo,
tempo, e per opera
Ma
nel-
in cui Ferloni parlar faceva ai vescovi
ad
un
di lui era destata la maraviglia
nel
un linguaggio
si
eloquente e
si
ardito
Digitized by
clero di Francia, egli languiva a Milano nella più orribile indigenza, rie
sue
non ricevendo in compenso delle temerase non che lardi, e quando già slava
faliclie,
per calar nel sepolcro, una assai
tenue pensione sulla
mensa
Fedoni
steri
vescovile di Senigaglia
il
triste
esempio
:
cosi
della disistima cui
lasciava a’ po-
vanno incontro
coloro che, obbliando
la
lento, la loro dottrina,
non arrossano di abbassarsi per com-^ potentati e i potenti. Andando dun-
piacere servilmente
que
il
i
lor fede,
il
lor carattere,
il
lor ta-
re lietissimo per la dichiarazione del Capitolo metro-
per quelle non solamente ad essa
politano di Parigi, e
conformi,
ma anche
più ardile degli
altri Capitoli
dell’
im-
non previdenza, affinchè maggiormente
perio e del regno, ordinava l’unione del Concilio,
senza aver avuta docile
za
al
si
zio
andarono
come
la
mostrasse l’assemblea,
materno
di
lui
di affidarne la presiden-
Fesch, cardinale. Nientedimeno
tradite le concepite speranze;
riuniti furono, si
mentre
i
vescovi,
mostrarono tosto ben diversi dai ve-
scovi presi separatamente, ed allacciati dalle principesche
amorevolezze,
si
mostrarono cioè successori degni degli
apostoli, e subordinali al
capo degli apostoli. Or primo
di lutti c ad alla voce innanzi a tulli, pronunziava il
giuramento prescrilloT dalla bolla
il
quale comincia cosi;
di Pio
Fesch
papa quinto,
Giuro e prometto una vera
obbedienza al Pontefice Romano;
—
ripeterono gli altri
vescovi innanzi a Fesch lo stesso giuramento; Gaspare
Massimiliano di Droste, suffraganeo di Mùnsler, prelato di eminente pietà,
non paventò
di
querelarsi dell’alroce
caso del pontefice, della violala libertà di
lui,
delle of-
fese di cui giornalmente era abbeverato; uguali lamenti
avanzava un antico vescovo costituzionale;
le
quattro
proposizioni di Bossuel, poiché non v’era prova alcuna,
che
il
grande
uomo
ne fosse veramente l’aulore, erano
Digitized
200 ributtate;
il
diritto «conferitp
Concilio
Tridentino
giungano
a
di
por mano
ai
papi
ai
scomunicare
come dovesse rimaner dimora
nel quale
somma
attaccato
principio
il
sovrani, qualora
beni e ai privilegii della Chiesa,
era riconosciuto nei papi; vedeva in zio
del
dall’ autorità
i
del
vitale
sacerdo-
il
supremo capo,
al
cattolicismo;
vulnerata cosi l’altera ed assoluta indole del re, turJbato
medesima
nei suoi pensieri e vinto nella capitale
impero dal il
papa
saceixlozio, fremeva;
tirato
Francia; e
in
suo
del
Concilio era sciolto;
il
vescovi
i
del
regno, più
onorati, alle sedie loro nuovamente, ed in fretta spediti: i
Dal momento baldi, arcbilello .
rimanean
Gdelfi, gloriosamente, interamente
stato
-e
del secolo decimoseslo, era
pittore
chiamalo in Ispagna da quel
affinchè fabbricar dovesse
gnesse
nell’ Escoriale, era
il
i
secondo
re Filippo
regio palazzo vecchio e pi-
rimasto
spetto, già disegnalo dal Pellegrini
duomo, che
vincitori.
cui Pellegrino Pellegrini, dello Ti-
in
incompiuto
il
pro-
medesimo,
di
quel
dall’anno milletre-
cittadini Milanesi sin
cenlollanlasei inalzalo aveano in guisa degna della gran-
dezza e della magnificenza della
giugno del milleollocentocinque '
penna, decretava quel prospetto
si
loro metropoli; l’otto il
re,
con un
tratto di
compisse. Volea fretta,
quasi presentisse reftìmera sua durata; e perciò occupati
continuamente
cinquecento o|)erai,
falle
quaraula statue, merlature, guglie e basso
dugento.-
rilievi, nei
quali lavori s’impiegarono gli scarpelli di Pizzi, di
Bu-
sca, di Marchesi, di de Maria, di Monti, di Ribossi, di
Carabelli, di Buzzi, di Pasquali, di Solenghi, di Possenti, di Pacelli c di Acquisti, e spesi
due milioni,
milione e mezzo prodotto dalle rendile della fabbrica, in
mine
men
oltre
un
del patrimonio
di selle anni conducevasi a ter-
la stupenda opera, facendo ciò
che in più
di
due
^
201 eccoli
non
si
era mai
Contemporaneamente, nella
fallo.
stessa ìiiilano, era terminala -l’arena,
inento
moderno
di
tal
maggior mcnu-
il
genere, ed edifizio lodatissimo
condotto da Luigi Gagnola, nel quale, a imitazione del Circo di Caracalla,
si
ha una
ellisse
con dieoi ordini
di-
gradanti di sedili. Coronalo lo spallo di alberi, ad una estremità del maggior diametro stanno
carceri fian-
le
cheggiate da torri; aH’altra una porla trionfale dcrica, di granilo,
che emula-
minore
l’asse
uno
dei più insigni portici moderni, cvm
otto colonne corintie di granilo rosso.
rente tra il
il
Sanmicheli. Kel-
porta libilinaria fa fronte al pulvinare,
la
sul quale sorge
le migliori del
Un
rigagnolo, scor-
podio e l’arena, offre acqua per allagare tutto
piano, sia per naumachie, sia per scivolare bizzarra-
mente
sul ghiaccio; l’arena è capace di trentamila spet-
tatori.
Parimente
il
virtuoso Cagnola, arditamente, super-
bamente, dava principio ad una
trionfai
porla di ordine
ionico, ornato di grandi colonne, e Giovanni Zanoia
com-
piva altra porta, appellala Nuova, di ordine corintio, e
con eleganti bassorilievi. Smantellata Iramulava
lo spazio
ampio
passeggiala amenissima, e
già
l’antica
fortezza, si
occupalo da essa
vi si-
in
una
piantavano ben diecimila
alberi; raddrizzale erano le tortuose
vie
della città, si
allargavano le anguste, c casipole ed oscuri viottoli
cam-
biavansi in istrade ed abitazioni magnifiche. Ricevuta le officine
una maggiore, anzi una da prima
sconosciilla
eleganza, alcuni artefici di ollramonle recavano la squisitezza nei lavori di minuteria, di oreficeria, di tarsia e
nelle
masserizie;
lor mezzi, del fica
dalla capitale
sche
le altre
numero
città
minori, in ragióne dei
dei loro abitanti e della geogra-
lor situazione, cercavano di seguire gli csempii dati
del
regno. Ferventi ovunque le gigante-
opere intorno
alle
acque e
alle strade,
mentre
Digitized by
202 nel Dipartimento
per aprire
dell’
Agogna
varco alla via
il
faceansi
saltar
del
Sempione
,
balze
le
mentre
e
adornava Venezia di pubblici giardini e di un reale
si
palazzo, Prony, Daugicr, Bertin, Sganzin, ingegneri scelti tra
i
più abili di Francia, intraprendevano in quéllo del-
r Adriatico dotte
investigazioni e studii diligentissimi in-
torno alla condizione fisico-idraulica delle lacune e dei porti. Affin poi di
navigli il
un sicuro
procurare
a’ regii
e ai mercatanteschi
e conveniente ingresso e regresso per
porto di Malamocco, porto principale della detta città
mal-
di Venezia^ e per bassi fondi e per scanni di assai
agevole ed anche pericoloso passaggio, avvisavano quegl’
che edificar
ingegneri,
diga
marmorea
all’
si
dovesse
una grandissima
esterno del porto stesso, verso setten-
trione, la quale trasversalmente lo
scanno e fino
giungere una profondità di otto metri, in mare traesse
:
non eseguironsi però
preparatorii
soltanto,
ad
ogni
allora
modo
a ragsi
pro-
che alcuni lavori assai
dotti, assai
che
gravi e di grandissimo costo. Cosi, tolta la guerra,
continuava nelle Spagne, e nella quale gl’italiani raccolsero sì nella bella difesa del con-
fiera
novelle palme
vento della Mercede di Galatayud,
sì
nella battaglia
di
Sagunto, nella espugnazione di Valenza ed in quella della
fortissima Peniscola,
vo matrimonio del
re,
si
di
godeva nel regno, dopo
una pace
di essa. Ripetiamlo, beato
effetti
colla insazietà d’ imperii corrotto
il
il
nuo-
felice, e dei preziosi
re se coll’orgoglio e
non avesse
i
suoi
be-
nefìzii.
le nuove ambizioni di dominio mezza Europa bastandogli, soggiogar in-
Ma, non trasandando e di gloria, nè tese farsi
anche
la
padrone
Russia, per indi, siccome giudicò alcuno, di
Costantinopoli, e spignersi fin alle In-
die Orientali a distruzione degl’ Inglesi. Inviato aveva
il
Digitized by
,
20? regno d’Italia da pochi mesi in Ispagna, per
di
una nuova divisione guidala da Antonio Ber-
Roncisvalle, toletti,
la via
capitano assai distinto Milanese, e già nei dì primi
dell’anno milleollqcentododici adunavasi nel regno stesco,
per combattere
i
Russi,
un
esercito dr otto battaglioni di
reggimen-
fanti di grossa ordinanza, di tre battaglioni del
to Dalmata, di cinque battaglioni giera, di otto
compagnie
di fanti
armali
alla leg-
cinque compa-
di artiglieri, di cui
gnie erano a piedi e tre a cavallo, di una compagnia di guastatori, tutti
di
otto squadroni
di
cavalli
leggieri
e
di
dragoni della Regina. Annodavasi a questi soldati
i
anche
Guardia reale capitanata da Teodoro Lecchi e
la
forte di
cinque compagnie di guardie di onore, di due
battaglioni di Veliti, di altri quattro di fanti, di
due squa-
droni di dragoni, di compagnie di artiglieri
a piedi e
a cavallo, di altre di marinai, di guastatori, di attiragli, di costruttori
di
ponti e
quell’ Italiano esercito tasette combattenti
di operai.
^
Presentava quindi
ben vèntisetlemilatrecenlonovan-
avea novemilaquaranta cavalli, cin-
;
quantotto cannoni, trecentonovanta cassoni per munizioni
da guerra, sellecenlodue
vernato
dallo
stesso
carri
comando, e formava parte
nel
immensa
;
era saviamente go-
viceré, cui Pino
tosto
succedea
dèi quarto corpo delPoste
di Francesi, di Polacchi, di Prussiani, di
Tede-
schi di tutta la Germania, di Ànnoveresi, di Napolitani e di Spagnuoli, che andava col
pensando alla al
i
soldati d’Italia
verno, non
al
patria,
il
il
Giunta
,
lieti
lasciavano
le
la
primavera
soavi aure della
che spirar più non doveano per Titolo e
la
vittorie, non morta natura, non
consuete alla
freddo orrendo, non alla barbarie cui
andavano incontro per
re.
alle
immensità dei deserti, non
Baviera
ai
essi.
Avviatisi
lor fieri destini, valicarono
Boristene, limite della gloria degli avi loro; posersi a
Digitized by
GoogU
204
campo
fra
,
cadaveri
i
sulle fumanti
,
ceneri dell’ arsa
Smolensko; pugnarono virilmente assai nella giornata memorabile di Borodino^ o della Moskova, c la virtù e la fortuna loro furon causa non ultima che vinta fosse la lutta
trionfalmente, e al clanger delle trombe entra-
;
rono nella vea
ultima Europa, ove cominciar do-
città dell’
espiazione
la
una lunga
di
gloria, e scoprirsi
il
più gran tradimento, che mai sia stato fatto dalla sorte;
e piantarono
moso
le lor
aquile sugli spalli del Kremlin, fa-
castello nel secolo decimoterzo eretto da Solari loro
per amore
concittadino; e, per frenesia da barbari, o d’
indipendenza
poli,
incensa dai Russi quella antica metro-
,
cui superbi edifìzii raifronlati colla umiltà
i
molte capanne Indicavano colà essere
il
delle
potere circoscrit-
to a pochi, la schiavitù eredità dolorosa di molli, trat-
combatterono,
forza, indietro daìla conquista,
tisi, a
soli,
e diciassellemila contro novanlamila a Maloiaroslawetz, e
vinsero
(’).
Sopravvenuto inlanlo
di quegl’iperborei paesi, sparita
1’
verno
orridissimo
l'
ultima luce di sole,
brinoso l’aere, coperte le vie di neve e di gelo, periti
(i) roiclic tulli gli sturici
uo nel
come
(lire,
ranipagua «
del
iSiu
ili
;
piu
iiii
briilaiili
Kspp
pnic'aò
l’
(
Italia
i
,
gior
onore
alle
ammirabili
battaglia
;
»
r()iicur<la-
Memorie)
truppe del viceré,
gloria
;
»
ron
medesima,
tratta
,
una
la
dal
r’.ice
e poicliè
i8iu
sua Storia del
le quali
bravura
crediamo non inoppoituno
presente Libro
nella
deve inscrivere nei suoi
trujipe Italiane di
le
nvvei)Issero
cuinballiinento di Maloiaruslawcta reca
chi impetuosi dei Russi
in tìne del
!ie
nelle sue
stesso cojuniiellu russo Bulurliii' (nella il
iijzioiie
(|ii,ilsivugli<i
baltugiia di M.iluìaruslav.'etz lieve cxiiiiilerarsi d’ ni
coperte essendosi
confessa a die
•
la
fiitti
essere stata una giornata che
Tasti, lo-
che
lino dei
sostennero e
)
magatlac-
con una coslan/a
di offerire nella
circostanziata
il
gli
Nota A,
descrizione
HI Volume, Libro HI
delia
degl’/tufiani
in Hussia, Italia, i8i6.
Digilized by
205 i
cavalli, scavalcali
ed abbandonali
valleria
i
carri
e le arliglierie,
ordini mililari, e divcnule per
gli
scomparsa
cavalieri, e così
i
il
la
ca-
scomposli
freddo alle assiderale
mani
braccia insopporlabile peso le armi, agghiadale le
suH’else dei ferri e gelale, nella miseria, le lacrime culle
una specie di ebelazione, una difficollà di parlare, una debolezza della visla, un pallor della faccia furono gole,
miseranda
della
forieri
i
neirclerno conno solto ve,
Ilaliani,
infelici
il
funereo manlo di una
Wop,
il
Ila
fi
che a poco a poco involgevali. In condizione
sopravvissulì guadarono
i
morie degl’
i
una calma sublime, addormenlavansi
quali, alleggiali in
sì
ne-
dura
e tcrribilmenle lolta-
rono colle acque, coi diacci e colla bellella di quel fiu-
me; passarono fiamme
Beresina sopra
il
ponle,
fragile
con ampii gorghi
fianchi,
ai
di sollo, tra
il
colle
lem-
peslar delle palle dei Russi, Ira sciami di Cosacchi pcrseculori, e gli urli e
i
gemili dei moribondi c
forili
com-
pagni, in cui potevano, anche più del nemico, la nudità,
digiuno
il
gelo e
il
quale non può essere tacciato
il
(1). Civaldini,
cannoniere, chiodava al\
(i) n
I
rontorni di quei luogo (cosi
spaventevoli il
),
d'
il
signor de Vaudoiicourt,
inclinazione per le descrizioni
rontorni di quel luogo oiriivano uno spettacolo
i
cui orrore è difficile a ridiisi. .Kraii essi ingombri di carrozze,
di carri
e cassoni,
la
maggior patte rovesciati
e spezzali. Tparsi di radaveri fra’ ipi.di
veilevaiisi
qm
lli
di
<!’
scinati al seguilo tlelf esercito fino da sta città per seguire
i
gli
uni sugli altri
individui mililari e
non poche donne e
loto compalriotti.
non
militari,-
fanciulli stra--
Mosca, o fuggenti da que-
La morte
colpiti gli aveva
in mille guise diirerenti. Gli uni infranti dalle rote o dai piedi dei cavalli, orrida mostra faceanu dei loro corpi •lallc
dai
palle,
solrliili
o annegati volendo attraversare
nemici, c gillali nudi sulla neve
nava ben tosto
Segnando
i
il
il
;
altri
:
liiimc, ivi
il
percossi
o spogliati
freddo termi-
loro patimenti. »
passaggio dell’ «sercilo per \Vi Ina, una delle più
Digitized by
206 lora l'ullimo pezzo esclamando vire per
»
medesimo
quel
e in
di quei
tempo un Greco, avanzaticcio
giro di
disaTventuraté ppoclie rare
poiché non puoi ser-
«
:
servirai contro di lui;»
re^non
il
quella can.pagna, cosi rontinaa a nar-
<li
Vaudonrourt.
il
Un
n
gran .numero
di
e soldati esaurito avevano af-
ufliriali
punto
fatto le loro forre, per gìugnere a quest’ultimo
come nido deli’abbondanra e compenso
reputato
di srcurer.ta
smo-
agli aspri,
patimenti soQerti. Quivi speravano riacquistare
derati e lunghi
il
vigore, riprendere quelle armi gloriose cadute dalle lor inani intirirzite, e
conculcare
innanzi
quale
(lei
al
il
superbo vanto che ne menava
un clima superiore
rigore di
il
popoli civilizzati
,
costrigiieva
gli
defraudate anclie in quc.sta città
timo
One dei
loro mali.
no disarmati o
isolati.
|)er l’effetto
del
Il
meno
disgraziati, soprati ulto se era-
loro corpo sfinitu, sostenuto soltanto
momentaneo
quale estinse ben
la
Vedevansi que* miseri giacenti
principio dell’ esistenza.
ove avevano Gnalmente trovalo per
un
riposo,
mem-
die rese aveale torpide,
rimasero colpite da una rapida corruzione, il
da
e nella consunzione'
sollievo incontrato; le loro
bra conservate dall’azione del freddo,
tosto
Ma l’ul-
nelle
asilo
ben presto trovarono
strade, ove
le
tìsiche
a ritirarsi.
comuni Speranze, operato
le
una estrema tensione, cadde neU’abbattiniento
ricovero,
,
Quelli, che incontrato avevano un tetto,
reputato ospitale, non furono
sul posto,
alle forze
fremenilo
soccomberono. Molti non putendo trovare
sforzo,
case ingombre, rimasero per. la
.
nemico,
il
non più in caso
di
la
prima volta un
muoversi per rintracciare
dei tardi soccorsi, e abbandonali alla pietà o all’umanità di co-
loro, che la
li
circondavano.
cupidigia e
e sotto
r egida
il
Fu
qui che
il
fanttismo
hzre carnefici conienlavaiisi di
gitlarli
presto esalarono l’ultimo respiro;
dopo
averli
mani
atrocità gl'israeliti,
riistrali
la barbarie,
popolo russo, andarono a
recar loro la morte con mille iurine diversei
,
Iradimcnlo ravvolti nel manto del patriottismo, dei proclami diretti al
anche
il
spogliati. Segnalaronsi
non degeneri
nei loro annali. Tulli
son eglino ancora per costoro
i
per
I
più moderati fra
le
strade, ove
maggior numero in
dagli
tali
ben
assassinò
ed im-
esempi copiosi sornmi-
popoli, e sòprattulto tb:i
gli
ellcrate
Madianiti
,.
i
disgraziati,
degli Amaleciti ?
Digilized by
207 pochi miserabili mercenarii, che ziani
quando
sparilo per
sempre
vendevano
si
Vene-
a’
dalle lor menti
verno delle lor guerre, un Greco, tenente
comandante
servigio del regno, e
il
sen-
il
no, c caduta l’antica lor virtù, aftidavano altrui
go-
il
di vascello
in
brigantino Eridanó,
riliulava neH’Adrialico di afì'ronlarc
gl'
fuggiva
Inglesi;
senza tirar colpo, ed era causa della perdita del Rivoli, validissimo naviglio, che nuovamente
moveva
recupe-
al
Per tutte quelle gravissime sciagure
ramento
di bissa.
pertanto
menomato
ben venli-
era Pescrcilo d’ Italia di
scimilalrecenlonovanlasette soldati, avea perduto cavalli, tulle
le artiglierie,
tulli
i
cassoni, lutti
tutti
i
carri,
i
nessuna aquila, nessun vessillo, lutto avea quindi perduto
E
fuorché ronore.
doU’anno
nei primi giorni di gennaio
milleollocenlolredici, a Marienwerder in Prussia,
manevano
non
tanti guerrieri seco lui parlili
al viceré di
ri-
che
venticinque guardie di onore soltanto, alcuni Veliti, pochi granatieri della Guardia,
uno
di
duo drappelli
cavalli leggieri (1): si
principe tutte le aquile, lutti
i
dragoni ed
di
miravano però intorno vessilli,
al
senza che alcuno
ne mancasse, laonde, anche a fronte di quel
si
grande
sterminio, dir poleasi giustamente, essere ancora intatta la
gloria delle
armi
Se non che Costanliiiopoli Kliai'h,
lutto e lo squallore sparsi
vide
nel
1822 trucidare
i
erano nelle
Greci
per
i.spo-
impossessarsi con mani sanguinose delle nobili donzelle Tillime
delle
figlia
il
gli
Italiane.
vilissimo ed f-toTtunale.
35o e seg
).
loro
,
ed esercitare in
un infame bazar
iniquo traifico della prosliluzione di queste
{GC Italiani
il
orfane
in BussiOf Italia, 1827, Toni. IV, p. 255,
*
(i) La condizione poi del IV corpo, cui apparteneva, come vedemmo, l’ esercito d’ Italia, era veramente a Marienwttrder la
seguente bili
I
;
ulCziali
207
,
sotto-uffiziali
e soldati 2637
,
disponi-
200.
Digilized by
Googli
208
,
famiglie tulle del regno, concorso avendo pressoché cia-
scheduna casa a dare loroso chi
sciagurata impresa
avea
funebre
velo
il
padre,- chi
il
suo do-
il
figlio,
l’amico. Steso im-
chi
fratello,
il
un
provvisamente
alla
dato
tributo: chi
marito, chi
il
sopra
tutti
i
Diparti-
si valsero di quel pianto per una jnfluenza nocevole al governo, apertamente chiamàndp il re un nuovo Attila, additandolo siccome
menti, alcuni fomentatori esercitare
autore della prigionia del pontefice, e della religione;
settari
i
e
i
come persecutore
dottrinari politici
stravano desiderosi della caduta di quell’uomo sore della libertà vità di
stato;
la
;
plebe stava
i
e
la
speranza di no-
più discreti, finalmente, mormoravano,
i
non essere onesto che altri
tra
mo-
si
oppres-
si
creassero
sempre
per
soldati
per distruggerete patrie -altrui. In questo mezzo
Prussiani, riveduto sulle lor terre l’esercito del re la-
cero e fuggitivo, c calcolate, dalla moltiplicità delle miserie di lui, le speranze di cui potevano ripromettersi, in-
sorsero impetuosamente per vendicarsi cupidissimamente in libertà, e si strinsero a’ Russi. Ritornato già
sua sede di Parigi, ed assunto da Eugenio di tutto l’esercito, accelerava
nuove divisioni Peyri, mentre
Italiane, la
egli tosto
re nella
governo
arrivo di due
comandate da Fontanclli
Francia, affin
nuovamente formidabile
l’
il
il
a
di poter
e..da
presto uscire
campo, dava grosse sovven-
zioni di danaro, trecentocinquantaraila soldati,
offrendo
inoltre ciascheduna città di quel paese cavalli e cavalieri
compiutamente pero anche dini;
il
il
abbigliati ed armati.
Ad esempio
dell’
im-
regno chiamava aU’armi quindicimila citta-
Senato,
il
Consiglio legislativo,
la
Corte dei conti,
quella di Cassazione, pressoché tutti gli altri magistrali,
podestà e
i
i
Consigli municipali offerivan pure cavalli e
cavalieri, abbigliati
ed armati;
le
compagnie delle Guar-
Digitized by
209 dìe
dipartimentali chiedevano di esser inviale contro
nemici, e
inesorabile tutti saziabili
mezzi di esazione per soddisfare gl’in-
i
suo signore, e
del
desiderii
maggiormente
si
rendea cosi
in odio ai popoli del regno. In tanta ro-
colmo
vina
il
viltà,
largheggiava di elogi!
«
i
ministro delie finanze moltiplicava intanto
il
senato, giunto
ai
e della
della stoltezza
al re, e gli
mandava dicendo
:
Esser egli nel maraviglioso corso della sua vita appar-
ma
in
impensata sciagura , che
la
so sempre grande agli attoniti occhi dei mortali quegli ultimi tempi
,
nella
;
crudeltà dei climi in ira al sole avea fatto patire
midabile ed invitto suo esercito
magnanimità sua monarca, loro
il
,
aver
in tutto lo splendore,
sé stesso. Consolarsi quindi
il
al for-
egli spiegata
la
ed aver superato
senato nel vedere che un
quale era padre de’ suoi sudditi, trovasse nel
amore e
nel loro entusiasmo valide e sorprendenti
Or, a combattere l’oste Russa e Prussiana, fresche genti delle accennate due divisioni . colle
risorse. » ristorati
e
con quelle
nuova leva
di
schiere Italiane,
si
i
rimasugli delle antiche
aveva un altro esercito di venlolto-
mila quattrocento quarantaquattro uomini, di ollomila
novecento cavalli, di quarantasei cannoni, di cenloquarantotto cassoni e di cenlosedici carri. Postisi a questi Italiani sulle rive dell’Elba,
si
campo
accinsero a guer-
reggiare tostochè la benigni^ della stagione lo permise,
ed uniti
ai soldati dell’
impero, con mollo valore fecero
giornata a Lutzen, a Seffersdorf, a Lienbach, a Laba, a
Oennewitz, a Dresda, a Kulm, a Lipsia e ad Hanau. dietro l’esempio dei Prussiani, corsa la intera nia zia,
con
infinito
francese
e
empito
debitore
Francia, divenuto ottenuta
alle
all’
ma
armi,
del
diadema
improvviso di
l’alleanza dei Russi,
il
ma
lei i
Ma
Germa-
principe di Svealle
fortune di
nemico per aver
popoli amici mili»4
Digitized by
210 lami sono no, e
medesime insegne ingrossale a pieno gior-
le
svedesi, allo della ballaglia le schiere russe e ad occupar nemichevoìmenle il ter-
all’
e venuti con esse
•
causa di così reno lascialo vuolo per l’abbandono, furon l’esercilo Itagrandi svenlure da ridur in breve lempo cavalli. liano a soli Iremila uomini e a cinqiiecenlo Accoslalosi agli alleali anche
il
padre della slessa
cingere inlanto regina, allesliva egli forlissime schiere da Tirolo, laonde fu lulto il regno Italico, dalla Croazia al perisovrastante al mestieri al viceré di accorrer tosto colo:
il
abbaregno, di guerrieri e di armi già smunto un éstremo sforzo aflìne di rispingere
stanza, fece allora
almeno dalle sue medesime terre una straniera aggresquallromilasione, dando perciò altri ventimila uomini, il dugenlo cavalli e cinquantasei cannoni. Mosse quindi Pino era luogotenente generale, con questi con meglio di trentamila Francesi, conira il nemico nell’ Illirio, e combattè felicemente a Lubiana, infelicemente a Villaco ed 'a' Stein sulla Brava, non senza
viceré, di cui Italiani, e
essere stato accusato da alcuno di avere in piccole fache poco 0 nulla importavano alla soma della
zioni,
guerra, inutilmente consunto ritirati interi
i
soldati
,
e di
non
averli
allunghi più sicuri, e serbati interi insino
che la fortuna definito avesse i destini del re. Di fatto Eugenio, intrepido e -valoroso soldato, ottimo generale, dotato di genio- e di esperienza, avea per abitudine di
a
mantenersi molle riserve, mandando innanzi le truppe in frazioni, onde i suoi trionfi gli sono costati assai uomini e
tempo: non
dati tri
si'
che
era che sull’ ultimo, e
trovavano quasi gli
tulli
apparso ben presto
al
quando
i
suoi sol-
impegnali, ch’egli, cogli al-
rimaneano, decidea
là vittoria.
Se non che
principe che, se più oltre
si
ostinato starsene sulle sponde della Brava, avrebbe
fosse
corso
Digitized by
211 che
pericolo
gli
fosse vietato
conosciuta
ritorno,* e
il
perciò r impossibilità di' conservarsi neirillirio di fronte
ad un esercito pressoché doppio ritraeva,
ponendo
rive deir Isó’nzo.
campo
il
Scorto
in
numero
del suo,
si
a Gradisca, piccola città sulle
ivi
ad un tempo
il
bisogno di
nuovi soldati e quello di pronti soccorsi di danjiro, perciocché r esazione delle gravezze nel regno o per
diffi-
denza, o per poco buon volere andava assai lenta, anzi
per
mala
la
uomini,
via,
ordinava una leva di
un aumento
di esse, e
la
creazione
'di?
Cassa di ammortizzazione
dodici milioni
(1).
pagamento
in boni' della
Andavano que’
compagnati da un proclama at sudditi, ancora di gloria
quindicimila
altri
di gravezze, Tanlicipalo
decreti ac-
in cui si parlava
ma ormai il presti; ben Sapendo i sudditi^^
d’ independenza
e.
gio di quelle parole era svanito,
continuamente, gravemente e inutilmente nelle persone é nelle proprietà offesi,
Insistendo
intanto
gli
come dovessero Austriaci
principe di non poter ritardare
sue
alle la
esser interpretale. spalle, trovava
il
concentrazione delle
milizie sull’Adige: laonde per aver la ritirata sicura,
fu costretto di combattere a Rosà, villaggio poco discosto da Bassano, ove tgiàufatto
aveano grossa. testa
Austriacf, una grave battaglia,
avendo prima ordinato,
i
affin di rattenere
F incendio
i
persecutòri
.e
gli
^coglier più agio a ri-
che a Bassano avea costrutto Bartolomeo Ferracina, e che fu tale opera da meritare gli encomii dei celebri matematici Lorgnà, Poloni
trarsi,
del pónte,'
e Ricca ti. Cosi, marciando indietro^ parte per Treviso e
per Padova, parte per Cittadella e Vicenza, andava Eugenio,
il
quarto giorno
di,
novembre, ad
Ve-
alloggiarsi a
rona. Era intanto buona porzione del regno signoreggiala A /
(:)
Decidi
li
e uà otial’ie
iBi.a.
-
:
.
Digitized by
Goog
2i2 che
dalle armi austriache di guisa
nel
momento
in
cui
bisogni deir esercito aumentavano, e la difesa del re-
i
gno esigeva immediate provvidenze, mancava assoluta-
mente per alcuni Dipartimenti
prodotto della esazione
il
di qualsivoglia gravezza. Patto riflesso
il
viceré a quel-^
l'improvviso diffalco di mmieta, ricordava ai Milanesi esser dovere ed interesse di ogni
con tutte
le
che
'giusto
forze
buon suddito l’accorrere
salvezza della
alla
patria, ed esser
regno, ragguardevole per do-
la capitale del
e tanto e in ogni maniera dal governo beneficata
vizie,
e distinta, preceder dovesse le altre città in quelle stret-
tezze;
chiamava perciò
pos^denti e
i
Milano ad un prestito
agiati di
per quattro quinti sopra
i
t
trafficanti
più
di tre milioni, distribuito
primi, per
un quinto sopra
i
secondi (i). Venezia intanto in ben più misero termine si
ritrovava.
Occupati dagli Austriaci nel ì
passi, tutti città,
sta'’
di
i
canali,
ritirarsi del viceré tutti
che conducono
alle
lacune di que-
era però rimasta ancor libera una via dalla parte
Chioggia e di Brondolo. Se non che sbarcato a Coro
un Nugent generale
austriaco,
navi a Trieste con grossa Istrioti,
il
quale posto
mano
di
Croati e sbandati Italiani,
era sopra
si
accogliticci Inglesi,
e,
passato
il
Po e '
l’Adige, congiuntosi
col
onde prestamente s’inoltradel Basso Po e del Rubicone giugnendo tolta era, a’dì ventun novembre, eziandio
Dipartimento del Brenta, va negli
altri
sino a Forti,
forte dell’ esercito de’ suoi nel d’
quella povera uscita. Rimase
ché
il
quindi Venezia
,
-
avvegna-
mare, siccome vedemmo, era sempre tenuto dagli con essa Chioggia e l.e
Inglesi, perfettamente bloccata e isole tutte della lacuna,
.
(i)
divenendo cosi imprigionata una
Decreto i6 novembre i8i3.
Digilized by
Googlc
213 popolazione dì cenlosessanlamìla persone. Governava torà militarmente e
con soldatesca licenza Venezia
nerale di divisione Seras,
1*
era podestà
lomeo Gradenigo. Or dichiarala assedio
la
conte Barto-
dal viceré in istato di
antecedente, e sospese
città fin dall’ ottobre
per quindici giorni si
il
sopra le grasce
le gabelle
al>
ge-
il
era Gradenigo di quegli ordini per invitare
giovato
, i
cittadini
a provvedersi, ciascheduno nel suo particolare, di vettovaglie almen per sei mesi, e per ordinare ai farinaiuoli, ai vinai e a lutti gli altri venditori ,di aJ
vitto di
provveder largamente
diè troppo importava, die non nopolio delle grasce, e
a
si
fossero
cose necessarie
fonxlachi loro; e per-
i
facesse da taluno
mo-
vendute legittime
esse
e a misura, era instiluila, principialo appena
j)eso
il
blocco, una Commissione aH’annona. Per questi provve-
una grande latitudine di acqua e che abbondevolmenle somministravano saporito
dimenti, e
i>er
cato pesce, e per glesi legni
e
le
la
di valli,
e
dili-
vettovaglia, che, scansandosi gl’in-
esser polea recala
austriache vedette,
da alcuna scorridora per i porli e per gl’ innuraerabili rivolelti delle paludi, non dovean certo gli abitatori di Venezia giugnere, a
pascersi
di
romici, di
lapazii, di
malve, di cicorie salvaliche e di ancor più schifi e più sozzi cibi, già
da altro popolo
italiano, nel principio del
secolo corrente, diligentemente ricerchi e cupidamente,
come
piacevolezze di gola, mangiali. Al contrario,
nerale molto aspramente fallo
la
ancor più
somma
povero dal
ristorarlo coll’ imporre
i
un prestilo
,
ricchi mercatanti e
i
di
ge-
di
ritirala
intendeva Seras
due milioni
di ventiquattro ore, e
però con altrettanto valore
il
Esausto l'erario, e
viceré per averne
di lire centosessanlamila
da versarsi nel tempo sopra
esordiva.
possidenti,
a
di lire
da partirsi
guarentendolo
argento vivò di regia a^v
Digitized by
GoogU'
214 partonenza. Poi, affinchè le arliglierie della fortezza di
Lido giuocar potessero liberamente, ordinava
mocco facevan
ricca e deliziosa quella marina; ordina-
va, che dirimpetto alle popolose vie di Castello, e delle Zattere gettassero le ancore
zetta il
san Bernardo e
il
miglior parte di Venezia
opportunità
provar potesse
tenibile effetto
il
provvedimento
avesse saputo, o
si
deDa Piaz-
Rigeneratore,
il
Castiglione, vascelli da sessanlaqiiat-
tro, affinchè alla
glierie;
la distru-
fino a Mala-
zione dei molti vignati e delle case, che
la
fosse ricordato,
qualora
che
al
arclubusata sparir già solcano a Venezia guisa di colombe, c volare gli uomini, loro fossero di paglia, con esse;
molte
quelle
di
allatto inutile
il
arti-
generale
una femmine a
tuono
le
come
se
di
i
corpi
ordinava, finalmente,
che ninno, passata mezzanotte, girar dovesse per -la tà
lume.
senza
timo
ordine
di
Seras
ih
vero
San Marco meglio
di
trastullo
,
come scoc-
ad un tratto nella piazza
cava mezzanotte comparvero di
cit-
Volto subito dal leggiero popolo V ul-
duemila
tra
lumiere, lucerne,
lanterne e lanternoni di colori, di fonne e di grandezze
mano, chi sopra il cappello, e oltreché uomini e femmine, eziandio gentildonne, e nobilissime, vedevansi con lanterne, e compagnie numerose non cessavano di sbucar da ogni strada in piazza diverse, e chi lanterna teneva in
con lanterne ad accrescere
la
bizzarria,
schiamazzando,
ridendo c fischiando quasi che fosse quello
bengodi e
la
il
temi>o del
notte del berlingaccio. Sopravveniva Natale,
e tutte le botteghe con sovrabbondanza provvedute
solamente
di
grasce e di altre cose mangerecce,
di ghiottornie, e la letizia solita festa, e lo
me
spendere e
degli altri anni, e
stabilii-si
il
non
ma pur
ad appalesarsi in quella
gozzovigliare secondo
Taprimento
il
costu-
di alcuni teatri, e lo
dei ciurmadori sulla riva degli Schiavoni, noi)
Digiteed by
215 poteva certo persuadere che Venezia fosse in islalo (K blocco;
ma
la
miseria covava.
Non accostumali
i
giovani
soldati del presidio alle fatiche della guerra, nè alla vigilia
delle notti, nè
alla
inclemenza delle stagioni, erano colpili
da dissenteria e da marasmo volgente ben presina mortifero
tifo.
Infetti, sozzi
gli
ospedali militari e traboccanti di
meglio
infermi, entrandone giornalmente
meglio di venti moi-endone, tifo
anche
medici e
ai
agl’ infermieri,
i
di
settanta e
ben presto
appigliavasi
il
quali nella città
(specialmente negli umili casolari dei poveri) compassio-
disseminavano. Aumenlavansi intanto a dis-
nevolmente
lo
misura
accattoni,
gli
•per le vie
i
quali nel chieder pubblicamente
elemosina, fame e non altro proferivano, es-
la
sendosi pur veduto negli scassinati alcun sacerdote e alcu-
na persona d’ improvviso caduta
mente
al
basso a stender umil-
mano. Già commciavasi a chiudere alcun fondaco da grasce, chiusa era alcuna osteria, tempestava Seras con una seconda lassa di altro milione, e venuti dì ultimi di carnovale, non cessavano ad ogni modo le maschere, la
i
i
teatri, le musiche, le danze. In questo così strano con-
trasto di lutto e di feste,
in questo dissipamento e in
questa gioia dei ricchi e dei gentiluomini nella miseria di
un popolo per
l’
antico .tradimento travaglialo allora
da fame e da pesteTSopraggiugnev^a a render più cruda la
condizione del povero un insolito freddo, che
glieva in gran parte cibo fino
bondanza e a
vii
r acqua delle
valli, dei
quantità di pesce.
a quel
momento
prezzo goduto; rappigliala per
il
gelo
canali e dei vivai, periva infinita
Nel medesimo
tempo
le
mostravano asciutte; maggiormente scemava .sliluivasi al
gli to-
in ab-
cisterne il
si
vino; so-
vino certo pessimo beveraggio, cosi poi giu-
dicalo da apposita sanitaria Commissione, fatto col versarsi
acqua
bollente
sopra uva
appassita;
difettava
il
DIgitized
by
216 pane; per aver pane torme di femmine tumultuavano; a quarantaquattromilacenlosessantasette era giunto
mero
dei poveri
un
;
altro milione e
la
circostanza strìgneva. Cosi venne
la
veramente per Venezia
A
la
il
nu-
mezzo imponevasi
;
Pasqua, e fu quel-
pessima Pasqua.
la
Verona, ove nella Pasqua del milleseltecentono-
vantasette visti già
avean per Venezia animi pronti a
si
coll’
im-
pronta del lione, insegna di quella repubblica, ed
un
n^ppe
belle difese, e darsi a chi ne bramava-
feroce combattere per
mentre
da un
saliti
ma
i
Siciliani vespri rinnovarsi
gentiluomini di Venezia (vergogne, per quanti
i
sforzi si facciano,
stassero,
e
lei,
da non poter cancellare più mai ) as-
timore da non saper più nè dove re-
tale
nè dove gissero, spontaneamente
loro autorità
si
dell’ antichissi-
dispogliavano in quelle
medesime
stanze piene tuttavia delle immagini dei forti loro ante-
quanto da
nati e di
glorioso
si
in pace
come
trastullarsi,
essi era stato fatto di
che in guerra
a Venezia, tutto era bellico agitarsi, e
un
grande e di
a Verona, anziché
fare difesa per la salute del regno.
missarii straordinari! esercito, le
;
un assediò si faceva trambusto, e un generoso
nelle miserie di
compagnie
ne aumentavano
prowedeano
già
Com-
bisogni dello
dei Dipartimenti già
riserva
di
accrescevanle
le file,
ai
gendarmi, le
i
guardie dei boschi e molti battaglioni di volontari!, cor-
rendo intanto alcuni senatori per di sollecitare
radunamento
Giunta nelle Spagne
delle
i
Dipartimenti affine
nuove
la notizia
milizie.
delle
disgrazie del
regno, e non essendo possibile illudersi sull’ uscita degli eventi, fu volta,
il
divisi in
forza ai condottieri di Francia appagare,
desiderio espresso dai soldati d’Italia,
quel
chiedevano
a
momento
alle
i
una
quali,
due estremità dei Pirenei,
grandi grida di riunirei e di avviarsi alla
Digiti'Hd by
Googli
217 nuovamente
difesa della patria fatta
teatro della guerra.
Posto degnamente fine dagl’italiani tiche, preservando
soli i
lunghe
alle lor
far
Tarragona dalle minacce
in que’ di
Murray (era
dell’inglese
presidio della detta città di
il
millequattrocento soldati comandati da Bertoletti, e
nemici diciottomila , e poderosi in mare di
molte fregate,
scelli, di
di quindici
tre va-
cannoniere e di due
bombarde) rivolgevano passi per Mompellieri e Grenoble verso la patria. Marciavano gl’ Italiani, sotto la guii
da di Bertoletti,
a
ristretti
cinquemila settecento-
soli
settantotto combattenti, lasciando perciò addietro molto
sangue inutilmente versato, e monti, e
le valli, e
campi, e
i
i
burroni, e le sponde dei fiumi, e le spiagge
i
della Catalogna, della Navarca, dell’ Arra gona,^ della Gastiglia
biancheggianti
e della Biscaglia
ossa degli estinti compagni, ad
spolpate
delle
modo gran nome
ogni
lasciando dell’ Italico valore e della eccellente perizia denell'arte della guerra (1).
gl’ Italiani
Ma
l’
Italico
regno
(i) Lasciavano pore da qaaUromila compagni nelle mani dei
nemici.
Tratti
,
per
la
più parte
,
quegl* infelici prigionieri alle
Baleari, eran colà sottoposti a governo
sì
crudo da muovere
cun onesto spagnuolo ad alzar la voce perchè impediti fossero gli eccessi che i proprii concittadini commettevano in aggravio di onorati soldati,
quali altra colpa
i
non aveano che quella
di
avere obbedito agli ordini del loro re, e di aver combattuto ge-
nerosamente. a Assai
volle
penna
pigliai la
(
uomo
un
così
,
certamente giusto e virtuoso, scriveva nella Gazzetta di Palma del
agosto i8i3], assai volte pigliai
argomento
a
venni da ciò
penna per
mio credere del maggior momento ritirato
da
molte
giunto di levar dagli occbi^
la
consideraiioui
benda
che male avvisati procacciano contro ....
la
;
,
ma or
agl’ ignoranti il
lor
trattare
altrettante
al vedere
tempo è
il
,
a coloro
e
medesimo
L’ umanità severamente riclama, grida, inorridisce, e
duro s’intenerisce
un
interesse. il
cuor più
abbandonati a sè stessi, ed
al
più
Digitized by
GoogU
218 consolava
la
perdila di que’ valorosi suoi
ma
acquistato nelle sue milizie;
nomi
figli
coU’ojiorc
citava a sua gloria
i
Mazzucchelli, Severoli, Rougieri, Cornetti, Sant’ Andrea ed altri mille: ma versava fiori di storia, e non lacrime, sulle tombe dei morti in guerra Cotti, Foresti, Ruffmi, Barr dei cittadini fatti chiari
ed
bieri, Sala, Bianchini,
alle città natie di quelle
Lecchi
,
ed
altri
forti
Pino
,
,
All’ avvicinarsi
altri.
che per tempo
schiere,
lungo aveano lottato contro un popolo incitato da nimi-
da volontà e da moto comune,
cizia giusta e universale,
contro un popolo abitualo alle sofferenze, abborrente le genti straniere,
dispregiatore
leggi e ai costumi antichi,
magistrati e gli abitanti,
morte, devoto
della
alle
sacrosanta,
alla religione
e maravigliali,
lieti
i
movevano
crudele desi ino. ire o quHttromila uomini in una isola deserta, u inabitata, esposti agl’insulti delle stagioni, spogliati
pericolo di lor si
non poler
mare
concede
a
vivere
vrem
anni
coll’
nelle
l’
inrottama dei
che di continuo tengon quel
,
già
crurleli
mani vennero ad
nemici della assalirci,
do-
noi usar con loro perciò di rappresaglia, e far loro a san-
gue freddo
soffrire
mili aita morte, e
più atroce dei tormeuti
il
adoperando , che
cosi
travagliata vita, per
si
in gran fortuna.- Se- «si furono
nostra patria, e
tutto,
licevere quel pochissimo e nero pane, che
e la rabbia delle procelle
venti
dì
Qu qui nel feroce
sulle arene cocenti di quelle spiagge, e
iiuili
altro egli è
farli
,
Ed è
fame
mai se non dannare
i
suoi si-
discendere nel sepolcro prima di morire?
'E che altro mai è l’isola di Cabrerà, se non dei prigionieri ?
la
possibile,
knzi
credibile
il
'
tetro
sepolcro
un tanto
delitto
in Ispagna, nel centro (sic) della cattolica religione? »
(Osseruazioni, Aggiunte, Schiarimi mi ,
pera
intitolata Storia delle
liani in Spagna, Firenze,
campagne 1828,
p.
e
'
Emende
ecc.
all'o-
degli assedii degF Ita-
•29--*).
Si avverta iiKiltre che multi di que’ prigionieri «'furono dagli -
Spagnuoli venduti
all’
Inghilterra, che
li
trasportò a coinbat-
tere in suo favore nelle Indie orientali. » Ivi,
Digitized by
219 ad inconlrarle, e dicean loro:
La condona vostra
«
ha consolali della vostra 'assenza. » ritorno è
che insino
il
per
più bello
allora fra
i
si
estimò
non 4;a
un popolo come
pastura. Secolo
E
Spagna,
la
roraore delle armi non
il
suoi mali, tornata in pace,
i
vedendosi libera e
felice
esser felice
ci
giorno del vostro
patria».
la
moli e
avea fissalo lo sguardo sopra
Il
il
lodala, senza pensare
gregge, cui non
man-
nostro di portenti e di catastrofi,
il
quella meteora stessa, che ad inalzar ebbe al cielo al-
cune moli, ebbe pur ad atterrarle: cosi che
cosi quella Spagna,
Dove finirono pertanto
di lui.
il
re d’Italia,
bravamente schermita
sì
le
gnuole e delle contrarie? Dei
si
era
glorie delle milizie Spa-
chiari Spagnuoli di
più
quel tempo chi, per nuovi sconvolgimenti, fu spento, chi visse prigione o spatrialo, chi, più infelice, fu dan-
nalo
remo;
al
di quella
fuggendo
0
cere,
uomini più famosi
e gli
dell’ altro esercito
guerra dolentemente vissero o chiusi in car-
pena,
la
o fuori
patria sbattuti,
nella patria smarriti; giuochi lutti di
non voluto ed
inevitabile.
cosi frequenti,
che
t<à,
siano
vento
ai
scuok
li
I
quali
o
civile
fortuna
di
diresti natura delle presenti socie-
modesto vivere
di
un turbine
precipizii
agli
ambiziosi, spa-
tristi.
Rinforzalo coi veterani tornati da Spagna l’esercito di te,
Eugenio, corse
ma
egli in Tirolo e vi fece fazioni
go,
ma
superiore
il
nemico
pel
numero
necessità al viceré non di assaltare -
a
tor-
Legna-
delle genti,"
fii
di difendersi, e
mezzo accettata dalTAustrìa Murai re di Napoli, che aveva a
di temporeggiare. In questo
l’amicìzia di Gioachino
moglie Carolina sorella del re •
ma
onora-
ma
senza frutto; liberò Brescia dal nemico,
nossene pòco appresso dond’ era venuto; pugnò
dovea quella corona, che da
d’ Italia, e cui
sei
anni
gli
Gioachino
cigneva la fron-
220
,
anche Gioachino cOn
te,
tre legioni di fanti
ed una di
cavalieri, ventiduemila soldati, furiosamente si avventava
contro
il
povero regno. In conseguenza
visa ribalderia,
questa improv-
di
che giustamente rammaricò ogni animo
onesto c gentile, lo stato delle cose della guerra era seguente. Bellegarde
,
generale austriaco
con quarantamila soldati il
re di Napoli, toccando
il
campeggiava
,
sponda sinistra del Mincio;
la
Po, e guardando
il
menti del Basso Po e del Reno, avanzava
le
i
Diparti-
avanguardie
sino a Reggio ed a Modena, agevolmente comunicando,
per Ravenna, a Ferrara con Bellegarde. Or^
le forze pre-
ponderanti di questo generale, l’accostamento del redi
Napoli
alla
sero
al
lega, e la presenza dei suoi ventiduemila Ita-
regno congiurati
liani nel
cordia ed
amore
danno
a
di nazione
di altri Italiani
gli
alle stanze assai più sicure della cio, stabilendo a
colà,
Mantova
il
tol-
alloggia-
menti di Verona, e perciò tirandosi indietro andava
a porsi
sponda destra del Min-
suo quartier generale. Da
ottimamente ordinato, usciva
braio colla
(con-
veramente ammirabili!),
viceré la possibilità di conservare
principale sua schiera,
egli
il
di otto di feb-
in cui splendeva
la
guardia reale, affine di combattere in una battaglia campale Bellegarde. Ebbero gl’ Italiani
il
vantaggio, uccisero
da ottomila uomini, duemilacinquecenlo ne fecero nieri,
acquistarono molti arnesi di guerra,
ma
prigio-
l’esito fu
che Bellegarde potè tornare ristretto sulla sinistra del Mincio, il che obbligò il viceré a ritirarsi a’ suoi primi alloggiamenti.
Nel
medesimo tempo accorgendosi che non era
più in sua facoltà d’indugiar a soccorrere alle cose d’oltre Po, che diventavano ognora più difficili per istarsene
come vedemmo, il re di Napoli, e Nugent sotto con ottomila Austriaci, ordinava a Grenicr e a Seve-
colà, lui
DIgItized by
221 roli di valicar
cenza
:
dietro
con quatlordicimila soldati
il
Po
a Pia-
Nugent era vinto. Se non che, riordinatosi tosto campi Napolitani, si trovò egli in riserva, in
i'
avanguardia
la
legione del generale Garrascosa, e nel cen-
tro quella del generale
Ambrosio, laonde, giunto
no nove di marzo,
venne nuovamente allearmi sul
si
ponte di san Maurizio presso Reggio
:
gior-
il
la vittoria, di
doveasi l’onore a Garrascosa e a Nugent, fu politani, e Severoli, capitano degl’ Italiani,
per
dopo
i
cui
Na-
essersi
per anni lunghi virtuosamente travagliato per l’onore della lor patria e della loro milizia, ebbe, per
Murat, sventuratamente troncata una
fìdia -del francese
gamba da Volle gina
si
palla di il
fato
la per-
cannone
italiano.
che in que’ crudelissimi di
la vicere-
avvicinasse al termine di sua gravidanza. Gaval-
lerescamente offertosi Bellegarde di proteggerla qualora l’esercito Austriaco avanzato si fosse
regno, e di vietare
del '
palazzo regio di la
ai soldati
Monza ove
verso la
capitale
di approssimarsi al
in quella villa preferito avesse
principessa riparare, rifiutò essa generosamente
ferta, e preferì di rifuggirsi a
Mantova presso
il
in cui la viceregina avea sparso ficenze, in
sero
i
l’of-
naturai
suo protettore. Questa risoluzione immerse Milano,
città,
sempre immense bene-
adizione grandissima e soprattutto se ne dol-
poveri e gli sventurati di ogni maniera, e lacrime
versarono in abbondanza, ben vedendo essi, che perde-
vano una tenera madre e una generosa protettrice. Ac-
compagnata momenti, si lei
la bella e
giovane principessa in quegli
alti
diversi da quelli tanto lieti e sereni del di
primo arrivo
nella metropoli del regno, dall’ univer-
sale compianto, vi usciva a’ dì ventinove marzo, per an-
dar nel suo parto in cerca di asilo in una
città traboc-
cante di soldati, di strumenti di distruzione e dal ne-
Digitized by
222 mico dì continuo insidiala. In quel guerresco tumulto la buona Amalia si sgravava il giorno decimoterzo di aprile di una principessa, e Teodolinda (fu questo il nome imposto alla bambina) dava
cannoni e
i
primi vagiti
rimbombo
al
dei
allo strepitare degli afchibusi.
In questo mezzo, per le ostilità del cognato e del
ma
suocero, per lo sforzo di tutta Europa,
tradimento di alcuni capi nistro, perciò
per
e
la
fellonia
non tanto dai nemici nè
più per
delle anni quanto dalla ingratitudine di coloro,
nerosamente avea beneficato, vinto abdicare sulle
all’
impero ed
future
sorti
di
andavano agitando. all’
Austria, venuto
al
il
che ge-
re e costretto ad
regno, gravi ed ardili pensieri
quest’ultimo in alcune menti
Annodalo era
il
un mi-
di
dalla sventura
Gioachino
re
per
a quell’ allo
di
si
Napoli
sola
la
am-
biziosa voglia d’ impadronirsi dell’ Italia, e prendere quel
destro a farsi grandissimo; allettalo, o ingannalo,
ceré chè
d’altrui brogliava sottomano pressò gli
fosse
conservalo
degl’italiani desiderava te
fosse libera
regno;
Italia
invitata a
classe più colla e
rompere
il
di libertà,
giogo dei forestieri, temerità che
col sangue.
Se non che
lutti questi di-
versi desiderii furon causa di pessimissimi Il
veramen-
ed una, venendo anche l'anno appresso
fu poscia pagala
lano.
popolo, sconoscendo
mentre quello slava raccolto
il
viceré,
nella
entrato a furia nelle stanze di lui,
moli a Mi-
assali
il
senato
solila
sua sede, cd
lutto
con estrema
rabbia vi ruppe e lacerò; poi abbassò e disfece per città le rità
vi-
tutta senza molti fasli-
da esercito napolitano, con bandiera spiegata '
il
popoli affin-
i
una libera costituzione,
poco allora mancò che
dii
il
la
la
insegno del passato dominio e dispregiò l’aulo-
dei magistrati,, e spietatamente Prina, odialo mini-
stro -delle finanze, uccise, ed ucciso insultò anco lungo
DIu.
by -ji>*
'5^l(
223 tempo
al
acquetarono
e facilmente i'
parliti
tutti
ammorzarono
ed
mantenersi, vittoriosi e
mento va
Ma
suo sanguinoso cadavere.
i
vincitori presto
moli, composero
i
tutte
le
tutti
/oncupiscenze col
com’erano, nel possedi-
forti
Manto-
dei conquistati paesi. Uditi dal viceré in
casi di Milano, indispettito per vedersi offeso nel-
i
l’impero e nella persona, visto già spento del lutto Italiani segregati
regno e dai soldati per patto conchiuso del Cenisio
coll’Austria
Col
del
e
Baviera presso quel
re.
di
il
Francesi, ora mai,
i
(1),
partiti alla volta
Tenda, andava
egli
pure
in
suo congiunto.
Era nelle stanze dell’antica reggia dei Gonzaga, e sotto le vòlte dipinte dal terribile Giulio tre mattutine del giorno
l’anno milleottocentoquattordici atto dell’ Italico regno,'
si
consumava l’estremo
Dopo
il
quale atto
principe alla dolorosa partenza, scender fu
accintosi
il
visto dal
palagio, pietosamente reggendo
matura puerpera, i
ore
alle
consegnando Eugenio a Vismara,
prefetto del Mincio, le reali insegne.
porgeano
che
,
ventesimosettimo di aprile del-
la
la
sposa, im-
quale agli affettuosi saluti, che
le
soldati, già da lei più volte sovvenuti di da-
naro, affinchè, uscenti
dagli ospedali,
avessero potuto
procacciarsi miglior nutrimento ed abbreviare la convalescenza, tutta
disciolse
si
in
Barbara Litla nata Beigioioso,
dame
di
•
un grandissimo pianto. dama di onore, ed altre
palazzo facean mesto corteggio alla principessa;
Lodovico Priuli e Andrea Cornare, ambedue gentiluomini di Venezia, di ordinanza,
primo ciamberlano,
il
accompagnavano
cui venne dato
chiamali Eugenio
(i)
Vengasi
la
poterlo
di i
il
il
secondo
uffiziale
viceré, e furono
seguire.
Passate
le
i
soli,
trincee,
capi dell’ esercito, alcune guardie di
nota Balla line del libro.
Digitized by
224 onore e alcuni dragoni,
li
lur devozione
ringraziò della
e dei loro servigi!, ed afiettuosamenle stretta a ciasche-
duno e
la
buoni
mano, disse loro anelando : Italiani ».
«
Addio miei bravi
Di questa guisa, tra
un soldatesco dominio,
delle gravezze,
la ingordigia
Tallività data agli
animi, l’eccellenza delle instituzioni e l’accresciuta scienza, ,
passò r Italico regno.
E sorto il cinque maggio dell’anno milleottocentoventuno dopo una notte, in cui la bufera disertato avea pressoché tutta Sant’ Elena, solitaria isola dell’Atlantico, nella quale
il
re si trovava
spegnevasi nel detto giorno stesso, tlutti «
in che
il
dell’Oceano;
tenebre
fitte
cosi la grande
si
da circa la
sei
di
vita
anni cattivo,
lui nell’ istante
sole si spegneva nella immensità dei e,
come poco
fa
scriveva
diffusero sopra la
anima
,
il
terra.
che sognato aveva
l’
Guerrazzi, »
Liberata,
impero del
mondo, anche dalla prigionia del corpo, fu questo nell’anno milleottocentoquaranta tolto dalla Valle della Tomba e trasportato in Francia per essere
degnamente deposto
nella chiesa degl’ Invalidi a Parigi.
Digitized by
NO T BATTAGLIA
(
Na{)oleone
già
città
si
)
ricognizioni alla sua
abbandonata,
recava a Borowsk c
sinistra,
Parmala
isconirarono che pochi Cosacchi,
questa
(À)
MALOJAROSLAWETZ.
DI
P impcralore
Mentre
spediva numerose
A
non
quali
le
d'Italia
andava
ed
traversava
ad accamparsi ad
una lega più lungi presso Uwarowskoie. La divisione Delzons spinta lino a klalojaroslawetz, vi pervenne ajle e della sera. Alla destra della Lugia,
una
collina
e sopra
in vetta
estremamente scoscesa,
valle nella quale scorre
il
le.
torrente,,
cui
declivio
al
limitano
falde
erge
si
piccola città
la
Malqjaroslawetz. Giace in cima a quel colle e
ai di là
di la
di
del paese
una vasta pianura circondala di boschi. Sboccano da questi boschi tre strade; una di faccia proveniente da Kaluga, e due alla da Spasskoie ed Arislowo.
sinistra procedenti Il
terreno sulla sponda destra della Lugia
narsi dalla valle, insensibilmente la distanza di t(0 tese
s'
innalza.
Il
dappiè del colle, ov'è
,
nello
allonta-
flume giunto al-
la città
fabbricata^
respinto dalle allure opposte al suo corso, quasi retrocede e for-
ma
in
quel punto un angolo
avendogli scavalo' vi s'incanala e
Spasskoie.
Un
sagliente*.
alla sinistra
va a scaricarsi
un
letto
nella
Era
al ii
e profondo,
sufficiente
Prolwa
in
prossimità di
ponte, dai Cosacchi distrutto, e situato
sagliente sopra indicato, univa fra le
guidava
Le sinuosità della valle
paese.
oilmine
.
di
due sponde
-
questo poggio
.
il
solo
la
alt'
angolo
strada che
.
posto tu
dopo
Bo-
Digitized by
Googli
•
aaG.
rowsk, ove potesse Kutusoff impedirci
la
nuova strada
di Ka-
Ioga.
Dcizons, dopo aver fallo accomodare città
con due battaglioni, ve
lasciò
li
que avesse ricevuto IVordine
di
ponte, asceso nella
il
quantun-
per guarnirla,
un
collocarvj
presidio.
forte
Presa quindi posizione col resto della sua divisione
pic-
nella
cola valle alla sinistra della Lugia, vi attese tranquillo
il
futu-
ro nascer del giorno.
Spariva
la notte,
dormiva nel campo
erano
di
ognuno
quattro del mattino ed
le
Delzons
le sole
:
vedette,
le
sentinelle
vegliavano; quando ad un tratto 4 reggimenti di cacciatori russi
escono dai boschi delPaltura, rovesciano
sti,
le sentinelle sul
po-
questi sui battaglioni, che sorpresi son^ cosirelli dopo qual-
che difesa ad abbandonare te dal colle,
la cilth,
a scendere precipitosamen-
e ritirarsi alla divisione.
zons aveva fallo prendere
armi,
le
e
Al primo
fragore,
correva in soccorso
suoi.
Deldei •
Doklorof, poiché era desso che giùngeva prima degli
spiegò
la
sua
della città, affine di battere di Delzons
il
dispose
artiglieria e la il
ritorno offensivo.
sulle
allure
ai
ponte, ed impedire Il
resto del
due
altri, lati
truppe
alle
sesto corpo
venne
La cavalleria del generale Dorokhof
collocalo innanzi alla città.
e quella della divisione leggera della guardia, taglia alla destra della fanteria affine di
vigorosamente da una parte e Delzons, che riceveva lutto
il
Il
posero in bat-
mantenere
cazione col ponte di Spasskoie, ed invigilare gia fra Malojaroslawetz e Spasskoie.
si
ai
la
comuni-
guadi della Lu-
combattimento s’impegnò
dall'altra,
con grave discapito di
fuoco 'dei Russi, senza poter toro
rispondere, perché coperti dalla cresta della collina. Il
le c
principe Eugenio, scortalo dai dragoni della guardia rea-
dai dragoni Regina, erosi già
sarsi a Delzons,
quando
i'
colpi di
ditogli dal predetto generale. Io
posto
in
molo per appres-
cannone, ed un
ufflziale
spe-
prevennero dell'accaduto. Dato
l'ordine alle divisioni di accelerarsi, proseguì frcllolosamenle a
quella volta.
Sboccavano intanto c successivamente dai boschi dietro Ma-
Digitized by
227 h^roslawelz
del poggio in faccia alla
nella pianura alla velia
colonne di Kutusoff, e
rillà, le
vi si
fece iinmcdiatamenle ergere dietro
schieravano in ballaglia. Egli
la
loro fronte quattro forliui,
i
quali furono coperti durante razione da un parapetto e da un fosso.
La posizione uè più penosa. traversavano }>egnalo.
I
di Delzons
non poteva essere
fuochi dei
Russi
nè più
piombavano addosso, e
gli
fondo della sinuosità nella quale
il
trista,
era
egli
im-
vice*re gli ordinò di uscire da quella critica situa*
Il
segue
zione e recarsi avanti. La strada che parte dal ponte
fondo di un burrone, che
e
inoltra
s’
il
serpeggiando per
sale
quelIVrIo pendio, interrotto da grossi blocchi e massi di pietra staccati, occupati dai alla
numerosi bersaglieri dei Russi, sostenuti
cima dell'erla 'dalla massa delle forze del
^on ostante
il
continualo e
prode e valente generale Delzons posizioni, e già comiiu'iava a
micidial s**
o. corpo.
fuoco del nemico,
impadroni
dar esecuzione
piano d'attacco, quando un colpo di mitraglia Il
suo
fratello
ed ajutanic, volendo prestargli
rimasero pur vittima,
fra le
il
alcune elevate
di
ben concepito
al
lo stese al
suolo.
gli ultimi soccorsi,
braccia del germano, d'un secondo
colpo di cannone. Il
principe Eugenio non cessava di sollecitare l'arrivo delle
sue truppe,
le
quali
per
quanto accorressero frettolosamente,
sembravagli non sarebbero mai giunte sufflcientemente
in
tem-
colonnello Labedoyere tu spedilo per accelerare
la
loro
po.
il
marcia, ed in cgual tempo per avvertire l'imperatore dell'accadulo. La guardia reale, preceduta dalla divisione Pino c Broussier,
trovò questo bravo
sovrasta
la
ufCzia.le alla
valle della Lugla.
discesa
“ Correte,
collina che
dotta
egli disse,
bravi lla-
vostri prodi „ liani, il vice-re vi aspetta impazientemente ; „ compagni son compromessi se non giungete a tempo, c voi „ perdete ropporlunità d'illustrare il vostro valore. „ Un grido universale di gioia parli da tulli i battaglioni,- presagio non i
equivoco di gloriosa ventura. '
la
Correvano
quale
i
le
colonne anziché camminare, e
la
celerilà con
capi le conducevano, sembrava che non fosse mai in
iroporzione delja loro ansietà.
Digilized by
GoogU
.
aa8 Le canzoni Discesa
la
rendeva
mililari nazionali
sa la loro gioia, nicn
grave
anelte piò claoioro-
fatica..
la
imboccala
collina,
ad un bosco d'abe-
cisanieiite alla sinistra della strada, presso
trovammo accampala
ti, Il
riserva tutta
in
cannone raddoppiava
Lugta, e prO-
vallala della
la
cavalleria
la
italiana.
lo strepilo, le palle dei bersaglieri russi
fischiavano già al disopra delle nostre leste.
^oi non avevamo
visti
ultimi giorni di settembre
mo
i
;
nostri bravi
Ano
cavalieri
ne sapevamo
glorie,
le
dagli
ed anelava-'
d'abbracciarli e di emularli.
Ló scontro non poteva essere più a proposito.
Appena
essi
ci
scorsero correndo di un passo così
loso, ebrii di gioia pel desio di gloria,
per cercare l'amico, e compire santo, troppo
vantalo,
altrellantò
poco
momento.
Essi
ispecie in cosi sublime
degli alimenti,
scordavano
dei
file
impone in
verificalo,
porgcvanci dei liquori,
degli esempi!,
consigli,
fretto-
mischiarono nelle
si
doveri che questo vincolo così
i
esortazioni;
delle
loro cavalli e venivano senza accorgersene a fram-
i
“ Rammentatevi,
mischiarsi nel pericolo.
essi dicevunci,
che
sia-
„ mo, che siete llaliani; coprite di nuova gloria questo nome!... „ Felici, avventurosi ben voi che siete per uwsurarvi contro lutto l'esercilo
„
ì'c
!
.
Che
.
nemico!... perchè
a partecipare
„ aiutarvi, „ orgogliosi
i
dei
iu>n
possiamo
parenti, gli
le
ariiici,
quelle che dopo l'onore occupavano
gevamo
gli
uni
cogli .altri
perchè commovente era dagli occhi sul petto,
Erano
le
io ìji
i
affetto di
I
un
tale
spettacolo,
ci
i
fiero,
cudcvanci intrepido,
patria.
trovammo già quando
nostri commililoni, die
vevano più rivedere, riprendemmo l'ordine, tesero
questi che
mani; lacrime di commozione,
le fatti
che noi
fra
nostri pensieri. Ci strin-
c pronti a soccorrerli,
dovere abbracciammo
ad
ne saranno
o dei parenti di
ove palpitava un cuore
animalo da un sincero
nostri impegnali
in
;
. .
amanti; „ c
così ci dicevano, eranvi dei nostri congiunti,
venire
dei vostro ono-
pericoli,
vostri
bel giorno per la nostra patria
il.
alla
dei
vista
richia*mati tanti
dal
non do-
silenzio, e
si
at-
comandi del principe.
Digitizad by
aac) •
•
Questi frallanlo, riconosciuta Pìmmensa disparità delle
for-
ce coniballchti, aveva già' disposto di porzione della I4.nia divisione per andare in soccorso della
r incomparabile
che
IS.ma,
privala
del-
suo capo e condolliero, e rimasta vacillante e
indecisa nei suoi movimenti, aveva cedute
una seconda volta
le allure.
capo dello stato maggiore delParmata
Il
generale Guilleniinot,
prese
il
comando
d'Italia,
prode
il
divisione,
della
palmo a palmo
raccozzò dietro alle case, contrastando
e
la
ter-
il
reno. Per conservare quello acquistato, fino alParrivo delle triip-
malgrado
|)e,
svantaggio della posizione e P inferiorità delle
K>
sue forze,‘féoe occupare da alcune compagnie
una
di granatieri
chiesa e due case, situale alP ingresso del paese, che deniina-
vano
burrone pel quale passava
il
vevano
trincerarsi e conservarsi,
per
scacciali dalle allure,
offrire
Questi
la strada.
quand'anche fossero
un appoggio
do-
posti
nostri
i
ai ritorni
offen-^
sivK
L'evento giustificò le volle
che
le
la
saviezza e Pulilità della misura. Tutte
truppe russe oltrepassarono questi
lale olle spalle, si disordinarono,
ed
i
posti,
fensiva ne approlUtavano per rispingerli. Guillemiiiot, to dalla
Le
prima brigala di Broussier, rispinsc tre brigate presero
i
faccia della linea ne-
posizione in
ne è separato da un profondo burrone, che
600 Il
tese lungo
e parallelamente
si
il
estende
alla strada di
ol-
Kaluga.
generale Kulusoff veduto che' Tesilo completo della gior-
di Rajeffskoi, in soccorso di
menlo ricominciò presa e ripresa
Ano
a
quello
il
Doktorof.
Il
il
le
smisurate che il
sue riserve.
di Broussier.
-vice-re
cor-
comballicittà fu
tre volle. Guillemiiiot e Broussier
ponte, dove slava
mosse e preparare
seconda brigata
di^
con uiv nuovo accaniincnlo. La
allora
rispinti dal valóre e dalle forze
vano Ano verso delle^
quale
ad
nata dipendeva da questo punto importante, spedi lutto
nero
of-
raggiun-
La prima e seconda della ts.ma dentro e davanti Malo-
mica.
po
1*
Russi nel paese.
jarostawclz, e l'allra della i4.ina innanzi al sobborgo,
tre
fuci-
nostri riprendendo
ven-
gl' investi-
per giudicare
Spedisce egli tosto
Retrocede allora
il
la
cómbailimento
Digitized by
200 e si stabilisce sulle alture. Sia ni le case;
sono
appena
dove
circolo
il
punto
i
bàlIagIio>
più grande,
fa
si
éonde
centrale
compariscono nella pianura, dove sono
parliti, e
perto,
appena oltrepassano
scostano dal
essi si
allo sco<
più non basta*
eglino
no. Oppressi dai fuochi di un'intiera armala, sconcertansi e re-
trocedono stre
;
accorrono degli
cedono e
file
altri
Russi continuamente, e le no-
rompono. Accrescono
si
ostacoli del terreno. Gli obizzi scagliati
vcvano
il
il
dalle
loro disordine gli
due
parli posto a-
fuoco a quella eUtà di legno. Slmile avvenimento ter-
minò
di disturbare le evoluzioni ,e gli attacchi delle
sioni.
Furono esse per
I
la
quinta volta costrette a
due
divi-
retrocedere.
Russi guadagnarono sempre più del terreno c la difesa rima-
se paralizzata. In allora
il
• ^
vice-re lanciò ni loro soccorso fa divisione Pino.
Le truppe guidate dal
loro
serrala, con silenzio, ordine,
marciavano
capo,
in
mostrando Tansielà e
la
colonna vera ar-
dente brama di gloria.
Rimase nella piccola
valle, alla sinistra della Lugia, tutta fa
fanteria della guardia reale, più indietro e
all'
ingresso dei bo-
sco la cavalleria leggera d'Ornano c Villata, e Analmente al di
bosco presso
là del la
villaggio di Malockina, la cavalleria del-
al
guardia reale e seco
ria e le
Una
lei
tulle le bagaglie, la grossa artiglie-
munizioni di riserva dell'armata d'Italia. batteria collocala dai Russi sulla punta del colle
sinistra della loro linea,
non
solo
truppe che salivano e penetravano
deva li
in flanco
danneggiava
i
Malojaroslawelz,
reggimenti di fanteria
io tal
alla
cannonava orribilmente in
della
modo, che furono
ma
le
pren-
guardia reale,
e
più volte a
astretti
cambiar posizione. li
contrappose alcuni cannoni
vice-re gli
leggera della guardia 'reale, c noi
avemmo
dell' artiglieria
l'agio in questa cir-
ed il vacome bercontrastando dal basso all'alto, ma-
costanza d'ammirare davvicino
1'
energia, la sagacità
lore dei nostri artiglieri. Inlieramcnle scoperti, esposti sagli ai colpi del
nemico e
novrarono con una
tal
calma, ordine e giustezza,
che
sero quella batteria nemica prima al silenzio e poi
costrin-
a ritirarsi.
Digitized by
1
a3 Fratlanto glMIoHani dt Pino traversalo
picavano senza
arram-
si
per quelle balze, e snidandone
far fuoco
micasi stabilivano sulPorlo del colle presso Bipreso
ponte,
il
ne-
i
alla chiesa (i).
c riunite le truppe, la prima brigala condot-
flato
ta dallo stesso generai Pino e dal generai Fontana,
portò a
si
destra dentro Malojaroslawetz per proteggere la 15. ma divisio-
ne;
seconda guidala dal generale Lcvier (corso),
la
arram-
si
picò pel rovescio del burrone ad investire le colonne russe, che respinto avevano la ii.ma.
Tosto ch^ebbero oltrepassale
due
le anzidelle
slanciarono aU'assallo, mostrando disprezzare
digando I
^
la loro vita
come
il
divisioni,
si
pericolo, e pro-
il
ricco la sua fortuna.
Russi urlali, senza posa percossi/ sopraffalli e storditi da
un impelo cotanto Inatteso, cedono, e gl'llaliani s'impadroniscono di tulli quei luoghi eh' erano siati loro indicali dal principe e dal generale Gourgaud aiutante dell'Imperatore. La prima brigala penetrala spinse
i-
Bussi e
no
gli
in Ualojaroslawetz incalzò,
mezzo
alle
re-
Una spaventosissima mi-
rovesciò nel paese.
li
schia attaccassi adora in
fiamme, che giò divorava-
edifizii.
Veruna delie due di quelle ruind,
che
si
parti voleva cedere
La pugna succede corpo a corpo, battere
il
all' altra
disputavano col maggiore
non servono ad ab-
le ferite
coraggio degl'italiani; sembra anzi che
sangue sempre
più
gl' inasprisca,
possesso
il
accanimento.
vista
la
del
ed aggiunga loro nuovo vi-
gore. Essi
del loro
che combattevano per
la
prima volta
ppo, mostrar volevano ad
alla posterità di
sentasse. Se
esso, ai
che fossero rapaci quando
ne videro motti
afferrarsi
1'
sotto
mondo,
occasione
si
una mano,
con
occhi
gli
Russi, al
-
pre-
ferire
coIPalIra, e vinti 0 vincitori cadere senza desistere in fondo a
quelle balze e nelle fiamme.
Colà spiravano
dal fumo, 0 divorati dai fuoco. In breve
(1)
Era questo
trare ih paese.
ii
primo
stabile
che
s' .
i
feriti
iocootrasse -
0
soffocati
loro scheletri anne-
1
aranti
di
pene-
,
Digitized by
.
a 3a rili
e calcinali offrivano
un aspetto
quando
orribile,
occhio
I'
tcnlava ravvisarvi un resto di figura umana.
Avanzavasi frattanto lungo
il
burrone c sotto un fuoco mi-
cidialissimo d'artiglieria e moschelleria, la seconda brigata delia
Abbattendo tutto
divisione Pino.
vanti, essa pervenne a riprendere alture, ove
dopo
ciò che le
parava
si
da-
sobborgo ed a coronare te
il
eroici contrasti vi
vide sventolare
si
aquila
I'
italiana (i).
'Fino da Borowsk aveva udito
nonamento, ed
all'
avviso
Napoleone
recatogli
dell'accaduto, postosi alle il
terribile
il
cammino
al
galoppo, era
giunto col suo stalo maggiore ad un'ora pomeridiana a lUalojaroslawetz, sopra un poggio che circonda
can-
Labedoyere
dal colonnello
i;s in
faccia
in
valle della
la
Lugia.
La strada maestra di Borowsk a Malojaroslawelz due leghe prima di giungere
questa
in
città,
traversa
villaggio di
il
Gho-
rodnia, e approssimandosi immediatamente alla valle della Lugia, dirigesi lungo la cresta
La strada
valle. '
d'un poggio che
primo,
capo
questa
in
di Tarutiiio a Malojaroslawelz, passala la
a Spasskoie, la costeggia per lelo ai
fa
al
la
un
vetta di
Lugia paral-
colle
altro
quale va insensibilmente appressandosi. Napo-
leone collocalo sopra un poggio intermedio alle due strade, era
perfettamente situalo per vedere l'arrivo c le
colonne russe, ed
Non
il
campo
i
movimenti
di tutte
di battaglia.
polevasi dai nostri circondare
lu
città,
per essere
la
collina su cui è fabbricala ripidissima e boschiva a piccola di-
stanza dalla destra, e solcala di burroni alla sinistra. delle
numerose
(i) Il capitano Leonardi, Parmigiiino,
comandante
Carabinieri del a.do battaglione del 3.zo leggero, ttarsi
«otto
dessi
si
Tarmi
batterono
Il
fuoco
batterie russe collocate nella pianura, al di so-
tutt'ora
come
io5 uomini.
leoni. Ferito
Ad
la
compagnia
a»e*a saputo conser-
esempio del loro Capitano,
Leonardi nel principio dell’aiione
da un colpo di fuoco, non volle abbandonare
il
comando
dei suoi ca-
rabinieri fino al termine della battaglia, e alla loro testa s'impossessò di
una posizione importantissima.
Digitized by
a35 pra di filalojaroslawetz tempestava, fracassava le truppe, nò que*
avevano
ste
da rispondere, non essendovi altro mez-
artiglieria
zo per condurvela che
potevano
si
di farle traversare
per
circondarlo
Faceva d' uopo
Questa
pertanto
unc
non calpestando
alle altre, se
Rus-
erano fulminali
sinistra della
bu-
combat-
di teatro ai
truppe non potevano appressarsi
tenti tino dalla mattina, e le te
I
ponte, poiché
il
dentro Mulojaroslawetz.
battersi
fiamme aveva servilo
città tutta in
Nè
paese.
valle,
sponda
dairartiglieria italiana,, collocala alla gia.
il
verso
dirigersi
tosto che essi sboccavano in visla della
cadaveri, dai quali
i
era
essa ingombra. Napoleone informatone sollecitava l'arrivo delle
giungere
in
la
seconda brigala
di
forze, e presa in flanco
che essendosi avvicinala bare
tuli'
suo fuoco dall'altura in cui
il
file.
Pino
al
trovava
si
molli
sopra
ufflziali
dopo avere opposto
ritirarsi
Il
la
non cedeva però
In Slalojaroslawelz
gata.
lutto
superiori
subalterni, erano stali feriti; essa dovette fìnaimcnic
numero, e
nemico,
destra del
Cziurikowa, faceva piom-
ponte della bugia, b* artiglieria
generale bevier,
Il
attaccala in fronte
fu
dall' ala
alla strada di
rovescio del poggio fino straziava le
ora troppo distanti da
tempo per disporne.
Frattanto
da nuove
erano
però
altre truppe, le quali
generai Pino dopo avere avuto
c. al
più viva resistenza.
fin allora la il
cedere
il
ne
suo
prima bri-
cavallo
ucciso,
posto piede a terra e colla spada alla mano, incoraggiava coll'esempio e colla voce
Un colpo
suoi soldati.
i
di fucile
stende
morto
ài
ne:
suo nipote Fontana, aiutante pure di campo del divisio-
il
suoi piedi
nario, é ferito
;
il
di
il
egli stesso
in
il
colonnello
Laschess,
ed
sono posti fuori di combalti-
di ufflziali
è ferito
capò squadro-
c aiutante
fratello
generai Fontana,
una numerosa quantità menlo:
lui
una mano da un colpo
di fucile,
e rimane ciò non ostante alla testa della sua divisione, copren-
do
il
mente
corpo del in
fratello
che vuol
far trasportare. Ferito
una gamba da un colpo
di fucile,
sostenere, è obbligato ad allontanarsi.
Il
generale Galimberti ac-
compagnalo dal colonnello babedoyere, rimane la
pugna sempre più
s'
inasprisce.
nuova-
non potendosi più
ai
comando, e
25'4 italiana ceròava
colonnello Millo dell' artiglieria
Il
arrampicare
suoi pezzi su quell'altura
i
corsero volontarii ad aiutarli. insistenza,
A
vengono linalmenle a capo
vetta. Quivi
ordinando Milio
:
ai suoi
onde ottenere
di fare
soldati della guardia
di
pervenire
farla
uffiziaii
per recarsi alla lesta della brigata
scia
I
forza di stenti e di coraggiosa
dentro
passaggio.
il
is.ma e I4.ma;
Itt.ma per cacciare
essi si precipitarono
camminando su
moribondi ammucchiali nelle strade,
i
modo
lonnello Peraldi,
secondo dal
il
colonnello
seconda brigata, di modo che
rimasero che I
velili
i
sobborgo;
ma
conda brigata
1
reali e
la
cavalleria leggera.
riserva presso alla
situata
truppe
all'
avanzavano
si
ionetta, bravi Italiani.
sempio del loro capo, ta in resta contro
i
intenzione
truppe che
i
cacciatori, e facendoli insen-
aveva posti
si
il
gridava
scagliano
che
:
“ non
è l'arme della guardia; alla ba-
“ Animati da queste parole e
Russi,
non
’
prode Peraldi precedendo
tirate, cacciatori: la baiònelta
gli
coll'
la ritirata alle
al
della se-
in Malojaroslawelz.
sibilmente spiegare per colonne di battaglioni,
cui
dietro
incontro dei Russi, che
d'impadronirsi del ponte, e tagliare
II
l'altura in faccia al ponte,
chiesa,
di Pino, corsero
contenti del loro primo successo
trovavano
Lugia non
della
cacciatori postisi innanzi alle
lasciati in
W
primo dal
il
Crovi, di rinforzare
alla sinistra
dopo aver superata
granatieri
furono
„
un
non po-
reggimento dei cacciatori ed a
al
quello dei granatieri della guardia, comandali
,,
morti in
vice-re che le truppe della sua sinistra
il
tevano più sostenersi, ordinò
si
i
e mulilandoii
orribile.
Vedendo
la
soldati
i
insieme a quelli della
Russi dal paese.
i
L'artiglieria potè allora traversarlo
e
paese,
al
Lo slancio della divisione Pino aveva rianimato della
alla
di riunirla, la la-
eh' è
i
cacciatori
con
la
dall' e-
baionet-
avanzavano nei disordine in
si
combattimento ostinalo
della
divisione
Pino. L' attacco simultaneo dentro tori,
sboscarono
i
il
paese e questo dei caccia-
Russi da tutte le case ch'essi occupavano.
A
Digitized by
Gno abbivio
colpi di baionetta furono essi respinti di
detie strade
Marina e di Cziurickowa. cacciatori
I
non prcndon Gaio, inebbriali
dal
hanno
fuochi da essi traversati, dai colpi che
fumo e dal e
scagliati,
dalla
loro vittoria, s'inoltrarono nella pianura superiore e vollero iin*
ma
nemici;
padronirsi dei cannoni
giunti
botro profondo c scosceso^ coperto di
un fuoco
arrestali sotto
che
glia,
nemica, collo
il
destro opportuno,
venne
tutto intiero
giardini del sobborgo. Colà Italiani,
furono
siepi,
trovandosi Scoper-
sopra di loro e cagionò loro gravi perdile. Ansiosi di
trovare un passaggio, disordinarono
sdin 7.mo
foltissinae
da una grandine di mi(ra>
terribile e
batteria della destra dei Russi,
la
ta, scagliò
sponda di un
alla
si
in
gli
Gle;
assalì;
e
linea,
il
si
la cavallèria
corpo di Boro-
respinse
gli
fermarono e
difendendo con accanimento
città dalla furia di
loro
te
serrarono
Gno
un nemico numeroso,
ai
tolti gli
sbocchi inferiori
gli
della
inasprito ed "emulo ve-
ro di tanto valore.
Abbcnchè diminuiti brigala di Pino, e
bandonando
la
i
della metà, raccolse Peraldi la seconda
suoi cacciatori: gli formò' in colonna, e ab-
sua posizione difensiva,
ad
onta dell' immensa
sproporzione del numero dei suoi in confronto di quelli del nemico,
gli
condusse di nuovo contro
le
smisurate colonne russe.
L'entusiasmo nazionale viene a capo di lutto! “ Rammentatevi,
„ „ „
che è questa
egli disse ai suoi soldati,
dati,
zarli
la
come
leoni,
baionetta spianata verso
Gno
cesso.
battaglia degl'
Ra-
1
!
essi di. fatti dai giardini
con
la
vincere o morire ripeterono ferocemente 1 soiSi o vincere o morire. „ “ Tambu'ri, la carica.' „ Uscirono
liani, 0
al di là di
Ma questa
volta
piccolo bosco, ove dagli attacchi
si
i
si
slanciarono nuovamente
nemici, e tornarono ad incal-
quel botro profondo, limile del primo sucil
colonnello Peraldi Ganehegglossi ad
trovò
al
un
riparo dal fuoco della batteria e
delP artiglieria, che
invano tentarono
di
sbo-
scarlo.
Porzione dell' artiglieria italiana- essendosi 'potè
messa
in linea,
Gnaimente verso sera render male per male. Ri allora
vHloria non rimase più dubbia.
I
Russi
la
addossati, ai fortini so-
Digilized by
aSn spesero
i
loro
attacchi:
gl’ italiani
trincerare gli sbocchi dei paese
e
pensarono frettotosamente a
ad assicurare
loro
la
con»
quisla.
Chiese Peraldi al principe
il
rimanente della guardia, por-
ma
gendogli sicurezza di una compieta viltoriar
desso non volle
privarsi di cosi preziosa riserva. Questa frattanto tenuta inope-
rosamente in un basso fondo sotto
cannone
colpi di fucile e di
disopra dei loro compagni ov'essa trovavasi.
riceveva
paese,
al
tulli
i
dell'esercilo russo, che passando al
venivano a
combattenti,
piombare
Immobile e imperturbabile nella sua perico-
losa posizione, senza poter prender vendetta dei morti e
compagni, perdette molli prodi,
fra
i
quali
feriti
bravo capo balla-
il
glione Maffei, stramazzalo da una palla di cannone.
Mentre
con tanto calore
infieriva
cese erasi. appressala al
rampo
la
pugna,
di battaglia.
1'
armala fran-
La vecchia guardia
aveva preso imsizione a Ghorodnia, Ney e Davoust stavano scaGhorodnia e Halojaroslawelz. Erano
ionali fra Il
e della sera.
le
generale KulusofT che aveva già avuto fino allora la massima
un ultimo
parte dei suoi corpi impegnali, volle tentare
per conquistar
masse che divisioni
si
la città. Egli
sforzo
formò colle riserve delle profonde
avanzarono sostenute dalla lóro
Gerard e Compans del
artiglieria.
Ma
le
corpo di Davoust erano state
inviate da Kapoleone a mettersi In linea: l'una alla destra, Taltra alla sinistra di Malojaroslawelz. ria
gia,
Il
leggera francese, superando
colonnello Serrurier dclParligliele difficoltà del
guado
della bu-
con una ben concepita e meglio eseguita evoluzione, avea
penetralo dentro ad. un boschetto tratto partire riuniti
una grandine
ed ordinati
si
dal
quale fece
di mitraglia e
tutto
GP
di obici.
avanzavano per proseguire
loro
I
ad un Italiani
success
Kutusoff, che non aveva potuto vincere un sol corpo dell'armata Napoleonica, accorgendoci dei sopraggiunti soccorsi, non
si.
credè opportuno di persistere nella sua intrapresa.
mento cominciò lala
allora insensibilmente a diminuire;
non cessò del KutusoiT stabilì
tutto i
che verso
Il
combatti-
ma
la fuci-
le undici.
suoi posti avanzali alPimboccatura del bo-
sco, e prese posizione dietro la Korigea
lungo
z---
la
strada di Ka-
-
Digilized by
fuga, alla disianza di
due miglia circa da Malojaroslawctz.
Gl'I-
rimasero padroni della pianura esterna e della ciUà,
taliani
la
quale non presentava che un mucchio di ceneri ed una moUitudine di cadaveri. Così
lini
fu seguila
to
da
menomo
il
una tali
hallaglia,.
disastri,
che raialincnie per
llalìani. Egli si
trovò
la
posizione dei Russi eccellente,
suoi
ai
e
stupì
si
fossero lasciati sforzare.
pianura superiore
la
luoghi che aveva-
i
Eugenio ed
dì gloria al principe
ed
In falli quei profondi burroni
no
fat-
Ghorodnia)
riparli (da
IO della mallina per recarsi a visitare
no servito per teatro che
gloria italiana
caso.
Napoleone alle
la
che non ne venne posteriormente
città;
alla
boschi che circondava-
i
un
sua situazione sopra
la
erto pendio interrotto da risalii a picco, ne formavano una fortezza ed
un campo chiuso per ogni
slantenicnte
il
suolo.
Non
vi fu
questo terribilmente eloquente!
guinose rovine,
le
Parlava però ba-'
parte.
mai campo
bili
ora vedevansi uscire dai rottami c trascinarsi
e
i
capelli abbruciali, e le
membra
co in quello stalo raccoglievano
il
ed ultimi onori
i
san-
per
resi dai granatieri
il
fila
che
feriti
coi
lacerale, e che
fiato
„.rimperatore, viva Pllalia; „ finalmente tristi
le
strade che sole riconoscevansi alla lunga
dei morti o di teste infrante dalie rote dei cannoni; tuli'
più di
di ballaglia
prominenti sue forme,
le
loro
a-
pur an-
" viva
gridare
fragore lugubre dei
alle
spoglie
generali e dei loro colonnelli uccisi, tutto provava la
loro
dei
violenza
e l'accanimento del conflitto. In mezzo a quest'orrore ognuno di noi vi scorgeva la propria gloria
:
ve
la
vide pur anco
l'
im-
peratore, che nel passare Ja rassegna deU'armala d'Italia, disse rivolto al vice-re: “ L'onore di questa bella giornata apparlie-
„ ne
totalmente a voi ed
„ deciso una cosi brillante
ai
vostri bravi Italiani,
vittoria.
i
quali
hanno
„
Digitized by
a38
.
NOTA
(B)
CONVENZIONE MILITARE. soUoscrilfì,
1
dopo aver cambiali
rispellivi
i
pieni
atli .di
poleri, de' quali furono riveslili dai loro generali in capo; con-
vennero negli
sempre salvo
articoli seguenti,
sud-
la ratiQca dei
detti generali in capo.
Articolo
•
I.
A
contare dal giorno che
presente conven-
la
zione sarà siala firmala, vi sarà armistizio fra
che comandate da le
il
sig.
S.
M.
E.
S.
truppe comandale da
comandale da
Art.
11.
S. A.
il
le
lrup|)c francesi
fra le
truppe
delle potenze
durerà otto giorni dopo che
leale e le truppe francesi
alleale in Francia,
e
in
principe vice-re.
Questo armistizio
.truppe francesi avranno jìassalo
mate
sono
re di Napoli, quelle che
sotto gli ordini di S. E. lord Denlink, Italia
truppe austria-
le
maresciallo conte di Bellegarde,' il
delle
le
territorio occupato dalle ar-
il
tenendo
al-
direzione
la
strade che
delle
loro saranno assegnale.
Art.. 111.
Le truppe francesi
facenti parte dell'armata del
principe vice-re rientreranno dalle frontiere dell'antica Francia al
di là delle . Alpi.
le
ratifiche della presente
Art. IV. Se nel termine
due giorni dopo
di
convenzione,
ni,
il
loro
movimento per ritornare
0 per brigate,
secondo che
marciando per giornale
di
cambio del-
il
truppe
lo
in
pennelleranno
si
le
anche
per quelle
precedute dai
che
Tenda siano
le
slra'dc
del
si
fissale
trovano a
ed
commissarii
dello stalo maggiore gcneraie austriaco e francese,
sicureranno prima se
località,
porteranno su-
bito a Torino per le strade di tappa .che toro verranno
Piacenza. Esse saranno
sul mò-‘
Francia a divisio-
lappa, e col soggiorno ordinario.
Art. V. Le colonne deU'armala francese
sulla riva sinistra del Po,
non
francesi
esse) comincieranno
ricevono ordini del loro governo,
mento
le
ufficiali
quali
si
as-
monte Gipevra e Colle
di
praticabili pel passaggio delle truppe
i
e dell' arli-
Sìgilized by
.
2 In questo caso
glieria nella stagione presente.
39
saranno seguite ,
dall'armata francese; in caso contrario quest'armata passerà pel
Monte Cenisio c per deU'art. a.°, ed
la
Savoia, conformemente
commissarii sopraccennali
i
slenze e
i
alla stipulazione
saranno -incaricati
che concerne
di regolare le loro marcic, e tutto ciò
sussi?
le
mezzi di trasporto cd alloggiamenti, conformemente
ai
regolamenti militari.
Art. VI. Le truppe italiane comandale dal vice-re conti-
'
nueranno ad occupare piazze che vi
si
tutta
parte del
la
regno d'
Italia
trovano, le quali non sono ancora stale
e
le
occu-
pate dalle truppe delle potenze alleale.
Art. VII. Le truppe austriache potranno attraversare
gno
re-
il
sto
d'Italia per la strada di tappa di Cremona e Brescia. Quemovimento non potrà cominciare che dieci giorni- dopo che
le
truppe
francesi
saranno messe in marcia per rientrare in
Francia.
Dei commissarii italiani accompagneranno le truppe austria-
che lungo
il
per far toro fornire
territorio italiano
raggi, alloggi c mezzi di trasporto, cd esse
non
i
viveri, fo-
potranno
esi-
gere altra cosa.
Art. Vili. Una deputazione del regno d'Italia avrà bertà di- trasferirsi
al
grande quartiere generale degli
nel caso che la risposta ch'essa avrà ollcnula
natura da tutto* riconciliare,
le ostilità
non
la
alleati,
fosse
li-
e
di tal
non potranno non ostan-
te incominciare fra l'armata austriaca, le truppe alleale e quelle
del regno d'Ilalia, che quindici giorni
dopo
il
ritorno delle de-
termina/ioni delle potenze alléalc.
Art. IX.
gnago cd
I
Osopo, Palinanova,
La. piazza di
forti
Venezia
e Le-
dipendenti saranno rimessi nel loro stalo at-
tuale all'armnia austriaca subito
dopo
la ratifica
della
presente
convenzione.. Questa consegna sarà eseguita nelle forme ùsilale il
giorno 20 del mese corrente.
Art. X. tulli gli
Le guarnigioni
di
queste
piazze sortiranno
con
onori della guerra, armi, bagagli, casse militari, effetti
d'abbigliamento dei corpi,
artiglieria
carte relative- airamminislrazionc. Gli
di
campagna, cassoni e
ufflziali
del
genio
cd ar-
Digitized by
2
rimetteranno
delie 'piazze suddette
ti glieria
destinali tutte le carte,
j^rl.
XI. Tutte
a ciò
agli- ufflziaU
ed inventarli del genio ed
piani
i
arti-
medesime.
glieria dipendenti dalle piazze
amministrative
le autorità civili,
giudi-
c
guarnigione, sa-
ziarie,
che desiderassero seguire
ranno
in libertà di sortire, e |>otranno seco portare tutti gli ef-
fetti
e le Olirle relative al loro servizio. Rimetteranno però al
mento i
la sorte della
mo-
della loro partenza alle autorHà austriache tutte le carte,
documenti ed arcbivii concernenti
le
funzioni di cui erano in-
caricate.
Art. XII. Le truppe francesi, che
si
trovano in dette piaz-
ze, seguiranno la sorte dell'armata francese in Italia, e le trup-
pe •
italiane quella
delParmala
di questo regno.
Art. XIII. Nei caso che qualcuna delle piazze soprammen-
cambio della
zionate avesse capitolalo prima del
ratifica
della
presente, convenzione, le. capitolazioni saranno strettamente ese-
conformemente
guile to
al loro
tenore,
francesi che italiane rientreranno
amale
ma
guarnigioni tan-
le loro
senz' altra condizione alle
rispettive.
Art.
Xiy. Le truppe
delle quattro piazze suddette traver-
seranno per giornate di lappa ordinarla
il
territorio
dalle armate austriache, e saranno loro forniti
i
occupato
viveri,- foraggi,
alloggi e mezzi di trasporto.
Art.
XF. Saranno
comandanti
come per i
fatte delle
convenzioni ]>articolari fra
ed
rispettivi delle dette piazze i
tdocchi pel
modo
gli
ammalati e
feriti
comandanti
di
i
evacuazione
1
generali austriaci di
queste piazze,
che lasciassero negli
ospitali,
ed
mezzi di trasporlo da fornirsi loro.
Art.
XFI.
compagnare
le
no cambiale
ne saranno
maggiore
Gli ufflciali dello stato
incaricati d'ac-
diverse colonne di queste guarnigioni veglieran-
no all'oggetto che
le
vetture fornite dai paesi pei trasporti sia-
In ogni luogo di lappa.
I
comandanti delle colon-
risponsabili dell'esecuzione di questo articolo, e pre-
steranno in tutto
la
manó
ai
commissari! austriaci in caso di re-
clami.
Art. XVII. Degli
uffiziali
di stato
maggiore, francese ed
i-
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a4 talìano saranno subilo spedili nelle diverse piazze
noscere
ai
rispelllvi
comandanll delle medesime
il
per
I
far co-
presente ar-
mistizio, e portar Foro l’ordine d’uniformarsi alta esecuzione delia
presente convenzione. jirt.
Xf'lU. La presente convenzione
militare sarà nel ca-
so della sua ralilicazione cambiala nel più breve termine possibile. In fede di
nia, e
il
che
i
sottoscritti vi
hanno apposto
la
loro
llr-
suggello della loro arma.
Fallo al castello di Schiarino-Rizzino davanti di
Maulova
li
16 aprile 1814. cavaliere dell’ordine di Maria Teresa, Il conte di Neipperg, gran croce dell’ordine di sant’Anna di Russia, cavaliere di quello di s, Giorgio, commendatore dell’ordine della spada di Svezia,
ciambellano di S. M.
sciallo,
comandante
la
I.
R.
apostolica,
luogolenenle
vanguardia dell’armala
In virtù de’ miei poteri, ed in qualità di delle armate di S. M. l’imperatore d’Austria
biamo approvato e
ratiQcalo,
mare-
d’Italia.
generale in capo in
Italia,
approviamo e ratilichiamo
noi
ab-
gli
ar-
suddclU della presente convenzione militare.
ticoli
l»ato a
Verooa
li
17
aprile
1814.
Il maresciallo Cu.nte di Bellegarde.
Il
ficiale
generale Dode della flrunnerie, barone dell’ impero, ufdella legion d’onore, comandante in capo del genio del-
l’armata d’Italia.
,
Sottoscritto Dode.
Zucchi, generale di divisione, governatore di .Mantova, ba-
rone dell’impero, ufQciale della legion d’onore e cavaliere della corona ferrea. MaiitoTu
li
16 aprile i8i4.
Ratificato da noi Ficcare d’Italia
Edgemo.
lO
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—
.
LIBRO QUARTO. —oOOlJ^OCxo
GLI UOMINI.
Uno
Stato felice e tranquillo è certamente ai libe-
rali studii
più conveniente, che uno torbido, precario e Le continue discordie tra il senato ed il povario mutamento di governo, di
sconvolto. polo,
il
successivo e
re, di consoli
e
di tribuni
militari,
lo spirilo
di con-
quista, le incessanti guerre, e quindi la stretta necessità
sempre Tarmi
di aver
nemico, lutto
ancora
riflesso,
in tal
che, senza
e di star in faccia al
aveva
considerati
pazione e alla gravità di più
mano
alla
ciò impedito
applicarsi agli studii,
un
ai
primi Romani di
siccome
cittadino
frivola
occu-
non confacente:
venne a confermarli
pregiudizio
il
aver mestieri di studii, già essi di
giorno in giorno ingrandivano, giugnendo colla sola ed esatta militar disciplina, e colla sola costanza a vincere
e a signoreggiare le nazioni
venuti re,
i
del
mondo. Ugualmente,
barbari a travagliar per tempo lungo con guer-
con incendi!
e
con rapine
l’Italia,
e
costretta essa
ad obbedire a re per nascila, per natura, per educazio-
ne
rozzi, fieri e violenti,
i
quali
altra legge
non cono-
,
scovano fuorché quella del lor capriccio e del lor furore, altro
non apprezzavano che
la militare ferocia,
ed
'
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244 ignoranti erano in maniera da non saper soscrivere gli
non
editti,
si
medesima
la
centonovantasei
milleottocentoquatlordici, quasi senza
al
medesima
necessità
mano,
pensare
che dall’anno millesette-
ira di guerra,
posa, agitò tutta Italia, e lo spirito e la
nè pur
potuto, anche allora,
è
Parrebbe quindi pressoché miracoloso come
agli studii. Ira
di
stesso di conquista,
aver sempre
1’
armi
alla
rinvenir dovessero le scienze, le lettere e le arti
splendida protezione, e sorgere a glorioso e florido stato:
modo osserveremo
ad ogni
caduto, mentre alla
Italia
studii
gli
fine del
esser ciò altra volta ac-
minor
tracollo
decimoquinto e
al
soffersero in
principio del se-
colo decimosesto, che nel decimosettimo, in cui essa Itatrovava accidiosa, perciò ‘più tranquilla. Levato
lia
si
re,
uom com’era
di
grande animo e
da sé medesimo a condizione stare gran
si alta,
nome non meno che
il
di gagliarda natura,
e
bramoso
di acqui-
vasto impero, pensò sa-
viamente che, sipcome còl valore delle armi ottenuto secondo, cosi me^zo opportunissimo a conse-
avrebbe
il
guire
primo sarebbe
il
concedere
ai dotti,
stata la protezione e
il
favore da
invitando alla di lui corte, e sollevan-
do ad
ufficii
dii di
ogni maniera avessero avuto più chiara fama. Se
0 ad onori grandissimi coloro, che negli stu-
non che volgendosi talvolta la munificenza dei principi a un genere di studio piuttosto che ad un altro, questo allora si vede sopra gli altri essere coltivato. Finché Roma fu libera l’eloquenza, più che la poesia, venne onorala, e la eloquenza prima che la poesia giunse alla sua perfezione; gli ameni studii più che i'serii piacevano a Mecenate e ad Augusto, e quelli più assai che questi furono .
in fiore a'ior ,sofi,
e
Roma
tempi; Antonino e Marc’ Aurelio erano fu piena allora di
filosofi,
fìlo-
singolarmente
greci; quasi tulli gl’imperatori dei primi tre secoli fu-
Digitized by
245 dell’ astrologia giudiciaria,
rono seguaci
Roma:
impostori da ogni parte correvano a
accarezzando
tutti
particolarmente
i
e gli astrologhi
dotti, si
delle fisiche e delle naturali, e ciò perchè
unicamente mirava
degli studii loro
re d’Italia,
il
mostrò propejiso a favorire coltivatori delle scienze, matematiche, i
e felice la condizione dell’
uomo,
a
il
risultamento
render piu nobile
e ridondava a benefizio
eziandio del povero, perciò dell’universale; laonde cominciò allora veramente li
il
fervore per quegli studii, dei qua-
adesso cogliam frutti
si
grandi, si maravigliosi, sì
utili.
In que’ giorni pertanto di grandi ardimenti, in cui gli uo-
mini eran superbi siccome Aiace quando sfidava ed in cui ali,
si
i
numi,
lasciava che le aquile spiegar potessero lor
nella pienezza della libertà, per
cielif ridicolo
essendo
il
l’immenso spazio dei
pretender che volino tenendole
chiuse tra cancelli di ferro, quella munificenza e quel favore ebber
la forza di
zione negli studii.
risvegliare
Può bensì
T impegno
trovarsi alcuno
soddisfar solamente al suo genio
si
e la emulail
quale per
volga agli studii,
ma
non sarà questo un fuoco che si dilati an»piamente e alia moltitudine si comunichi se non è dall’onore e dal favor pubblico avvivato: se questi stimoli vengano a mancare gli studii, i quali non si non v’ha uomo che si sottoponga a una fatica, dalla quale non isperi onore o mercede. Quindi, come suole spesso avvenire, portandosi gli uomi-
cesseran tosto e illanguidiranno
coltivano senza fatica, e
ni
naturalmente a ciò che veggono dover loro riuscire
onorevole e vantaggioso, singolarmente in un monarchico governo, in cui ogni cosa dipende dalla volontà del
re,
molti vennero nella speranza di giugnere per gli studii al
grado medesimo
di lieta e ridente fortuna, cui
tanti altri inalzati; gli
miravano
laonde molti, non eccettuati, come ne-
andati tempi, alcuni nobili, a coltivar
si
volsero
gli
Digitized by
GoogU
24€ vedeano grandi onori e
studii stessi, ai quali conceduti
grandi ricompense. Cosi sanamente valutati e facendo slima qualità,
non p^r
il
governo di essi per
il
uomini,
siccome già più volte abbiamo
la nascita,
osservato, avvenne che della
gli
le personali loro
suolo
regno, ad onta'
dell’ Italico
continuità delle guerre, fecondo
si
mostrasse di
personaggi dottissimi, dovendosi perciò concbiudere, che la fòrza intellettuale è
maggiore
là ov’è
minore
la intolle-
ranza, e che la munificenza dei principi è cagione principale del fiorir degli studii, la quale se venga
meno
ne-
cessario è eh’ essi languiscano, e a poco a poco in deca-
denza discendano.
Prima
della battaglia di
Marengo,
le scienze, le lette-
re e le arti furono in vero atterrite e fugate dal furore e dalle soldatesche rapine.
Il
Laocoonte, l’Apollo di*Bel-
vedere, la Venere dei Medici, la Tavola Isiaca,
i
disegni di
i
quadri più preziosi di Raffaello, di Coreggio,
di Tiziano,
di Paolo, in somma, quanto di più bello e di
Lionardo,
più pregevole possedeva Italia di scarpelli, di pennelli, di matite e di penne greche, latine, italiane e forestiere, era stato trasportato a Parigi.
Anche
la
lingua era stata in
istrana guisa corrotta per la introduzione di molti gallicismi, laonde
d’Italia
era
più Bel fiore,
il
taglia di
no
Marengo
fu vinta
1’
bell’ornamento piazze',
Ma dopoché
anarchia, e le
un ordinato governo,
gl’italiani
più
calpestato nella polvere delle
pergami, sulle cattedre, nel foro. volsero ad
il
le voci,
sui
per la batcose
si
ri-
che chiamava-
a coltivare la ricca eredità degli avi, eb-
bero ascolto, e colla speranza di veder sorgere un’ era Italiana si diede
mano
tivar le scienze, le
gnaché l’abdicare
a ristaurare la letteratura, a col-
arti e la
a riformare la
lingua, avve-
lingua nazionale sarebbe stato cer-
tamente segno, che più non
si
pensava ad esser nazio-
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247 moralmente distinta. Per le quali cose ci par manifesto, che i tempi, dei quali discorriamo, nonché esser epoca di decadenza, debbano lie
dalle altre politicamente e
come
piuttosto riguardarsi
buoni studii tra
principio al risorgimento dei
noi.
Trapassati già Parini, Gozzi ed Alfieri, fi
i
quali, alla
ne dello scorso secolo,pel rifionmento delle belle lettere
tanto affaticato rotti, viveva
aveano unitamente a Melchiorre Cesa*
si
ancora, al sorger del regno, quest’ ultimo.
Nato a Padova
in quel Seminario con letterarìi,
ma
la
e ancor
lalo la Sapiensa,
germi
non
meno
d’ insegnamento^ se
i
i
suoi studii
tempo maturo. ch’hanno quegli
anzi
trovò lo stesso diletto nella
fi-
matematiche, forse per vizio
nelle
non che
libro di Charron, intito-
il
cooperò a sviluppare nell’anima di Gequella vera
di
prende nelle scuole, ed a spirito,
successo
immaginazione di ciò
studii di seducente,
sarOlU
povera famiglia, compieva
brillante
dando prova d’ingegno
Colma però losofìa,
maggio millesettecento-
quindici di
ai
Irenla d’antica e nobile,
che diresse
la
sua
opere. Professata retorica
filosofia
vita e
nel
che non
si
ap-
ottenere quel filosofico
largii
che caratterizza
le
sue
seminario anzidetto,
di-
chiarossi apertamente contro le prevenzioni e la pratica delle scuole, scegliendo zii
soggetti
che
gli
sempre ne’suoi pubblici
eserci-
porgessero occasione di combatterle.
Apertagli dal celebre letterato Giovanni Antonio Volpi la ricca sua biblioteca, e
pascendo
Io spirito di tutto
quanto
era in essa, raccolse più di dodici volumi di esami, di citazioni e di scelti passi di letteratura antica e
na, greca, latina,
italiana e
francese.
moder-
Abile poeta voltò
in versi italiani alcune tragedie di Voltaire, premettendo
ad esse
tre
d^r arte.
discorsi,
pieni di
filosofia
e
di cognizioni
Mentre a Venezia festeggiato veniva da
tutte le
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248 più
illustri e
colte persone
della città, Carlo Sackville,
i poemi di Ossian. Traducendone Sackville a Cesarotti i pezzi principali, tanta fu r ammirazione, ch’eccitarono essi in quest’ultimo,
conoscere
giovane Inglese,
gli
da determinarlo
sull’ istante
fece
ad imparare l’inglese.
Ora
misura che volgarizzato aveva uno dei poemi del bardo Scozzese, lo ponea tosto in versi italiani, e con celerità sì
prodigiosa da terminare
lavoro rotti,
il
lavoro in
il
più celebre fra tutte
e che veramente ridestò
sopite in que’dì nella sazietà
le
men
di sei mesi,
opere in versi di Cesa-
le Italiane
immaginazioni
ed in una specie di lan-
guore. Volle allora ciascheduno scrivere in quello
stile,
che appellato veniva ossìanesco, e che, ammirabile in un’ opera
sola,,
divenne insipido e insopportabile in tutte.
Sedotto lo stesso Cesarotti da tanto applauso, non più scrisse altrimente, di guisa
.alla
di
che
Omero
fatto sovente parlare
gli si
rimproverò di aver
collo stile dì Ossian. Eletto
cattedra di lingua greca ed ebraica nella Università
Padova, e successivamente nominato segretario per-
petuo
mia
della classe delle belle lettere,
di scienze, lettere ed arti,
adempiere degnamente colle
sue
fatiche la
concittadini.
Perciò
anzidetta, lesse
in
a’
suoi
officii
stima in che
come
,
di quell’ Accade-
non pensò più che ad ed
a
segretario - dell’
ciaschedun
giustificar
lo tenevano
anno, nelle
tornate, quelle Relazioni accademiche, in cui
i
suoi
Accademia pubbliche
mostrò tan-
ta estensione nelle cognizioni e tanta varietà nell’ inge-
gno, e
come
gnamente
la
professore, affin di attestare di sostener de-
cattedra affidatagli, tradusse Demostene, le
aringhe scelte di Lisia e crate,
l’Iliade di
Omero,
e note critiche, delle
d’ Isocrate,, l’apologià di
scelti passi,
So-
con osservazioni
opere di Antifonte, di Andacide,
di Lisia, d’ Isocrate, d’Iseo, di Licurgo, di Eschine, di
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249
Demade egli
e di Dione. Considerato quale scrittore, trovasi
mancar
purezza, abbondar di neologismi, soprat-
di
tutto di gallicismi,
tempo
(
letteratura d’Italia. si
difetti
che hanno avuto
Ad onta però
può negare che Cesarotti non
di queste
una vasta erudizione, illuminata
abbia congiùnto
v’
dalla tilosofia ed
da vezzo di pedante, che, finalmente, non di scrivere
attraente.
mende, non
sia stato dotato delle, più
eminenti qualità dello spirito, che non
maniera
per lungo
forza è confessarlo) conseguenze funeste per la
immune
siavi nella
sua
alcun che di robusto, di brioso e di
Dovea quindi
il
re giustamente apprezzare qpe-
lo apprezzò quando, siccome abbiamo veduto, col poema intitolalo Pronea, e colParinga in prodi Padova ebbe tanto a stuzzicar l'ambizione dì lui, onde a Cesarotti venne la generosa pensione e la commenda dell’ Ordine della Corona di ferro; ricevuti appena que’ reali favori moriva a’ di tre novembre del
st’uomo, e maggiormente
milléottocentollo.
Educalo da Cesarotti, Ugo Foscolo, nato nel millesetlecenloscttantacinque,
Repubblica nova con
Cisalpina,
somma
e
si
trovò
Zante
al
fece soldato
si
all’
assedio
genti di Francia. Venuta la pace per la vittoria di
rengo, Foscolo le
VUime
se
medesimo
si
ridusse a Milano, ed
lettere di tal
ivi
moli
dell’
Jacopo Ortis, nelle quali rappresentò
qual era nei casi della sua
anima sua;
con gagliardia, ed
i
Ma-
diede alla luce
vita, nel-
l’indole, nelle opinioni, negli errori e in tutti stosi
della
dì Ge-
costanza sostenuto per nove mesi dalle
le passioni
quadri vivamente
vi
i
son
coloriti.
temperitratte
Volgariz-
Chioma di Berenice, di Callimaco, cui a^iunse commenti copiosissimi, e, appresa la lingua inglese, belzò la
lamente ed accuratamente volgarizzò .pure
il
sentimentale di Sterne. Lasciala
delle
la
carriera
Viaggio
armi
Digitized by
GoogU
250 e rilraltosi in
una
presso
soliludine
Brescia, dettò
Carnie dei Sepolcri^ componimento del quale Italiana
non ha
forse altro più
perfetto, più forte, più
E
musicale, più brillante in colorito.
conservando sempre una getto,
tinta
delle parole, le
Luigi
fu
il
perle;
i
e
al sog-
e imitare colle idee
come pure
colla proprietà
Foscolo nel milleotlocenlotto eloquenza nella Università
professore di
a
di
immagini che volea rappresentare. Mor-.
Cerrelti,
nominalo
filza
oscura conforme
ha saputo l’autore seguire
e col movimento del verso,
to
tutto oro forbito;
possono assomigliare a una
versi si
il
la poesia
Pavia, ove aperse
il
corso
degli
sludii
di
orazione
colla
Dell’origine e dell’ ufficio della letteratura, orazione di
un carattere grave bondevolissima di sinuazioni bella
del
nella
prima parte, nella seconda ab-
lutti gl’ incanti della
eloquenza
ministro dell’ interno e
le
donna acciò Foscolo non trascurasse
;
le in-
preghiere di in quella ora-
zione di tributare al re le solile laudi di formalità, non valsero
(
ardente
nobile fierezza di
abrogala era di
repubblicano com’era) lui, li
a
rimuovere
la
di guisa che, sotto color di riforma,
a poco la cattedra stessa, e
dopo obbligalo Foscolo, per certe
allusioni,
che
due anni si
pretese-
ro nascoste nelV Aiace (tragedia, che rappresentar fece nel teatro della Scala in Milano) ad esular da
e a riparare in Toscana.
Ivi,
Lombardia,
nella stanza di Camaldoli,
scrivea altra tragedia intitolata la Ricciarda, nella quale,
come nelV Aiace, mostrò quanto
collo studio e col-
l’esercizio migliorato avesse nello stile, ch’è fra quello di Alfieri e di Monti.
Stando
il
regno per cadere, Fo-
scolo volò nuovamente a Milano, unendosi a coloro che
dimandavano Eugenio
a
moderatore
dell’Italia.
Ma
riu-
quegli sforzi, bisognoso di tutto, dovette
ri-
coverare in Elvezia, cercando, finalmente, un ullimo
ri-
sciti inutili
D:;!'
by Googli-
251 fugio in
ove
Inghilterra.,
trapassava
il
giorno dieci di
ottobre del milleottocentoventisette.
Non contemplando Ugo Foscolo che un disperato nulla, che l’eterno silenzio la
la Religione,
morte, que’
senza
esse tutti
rona,
a’
le
tombe,
dì tredici
anziché lo sconforto, sparse
e,
Nato Ippolito
della speranza.
novembre
educato a Modena
latre, fu
alla
cui presenza troppo orribili sareb-
la
fiori
i
versi scossero
ferali
quale facendo eco
il
seder invece ne’suoi Sepolcri maestosa
fè
bero a mirarsi
nei suoi Sepolcri
orrore della distruzione e
cetra d’ Ippolito Pindemonle,
voce di Ugo,
fra
della
l’
i
Ve-
sacerdoti della Congre-
manifestò
gazione di san Carlo, ove studio vivissimo amore.
a
del millesettecentocinquanfra
Riuscito
per ogni sorte di
eccellente poeta, so-
buon gusto, i buoni principii e il non levando però sino al millesettecen-
stenne ed avvalorò studii,
gli utili
tottantacinque gran
nome
no altissimo volo,
le
meritaron
le lodi dei
di sé.
Ma
spiegato in quell’an-
Prose e poesie campestri dotti
Italiani,
opere migliori della patria letteratura, e
ad onorarle
anche
i
forestieri.
di lui
vennero poste solleciti
Le Epistole
gli
tra le
furono posero
una seconda corona di alloro; poi scrisse 1’ Arminio, tragedia che appartiene ai più ingegnosi componimenti del Parnaso italiano. Sermoni pieni di forti
sul capo
concetti, e volgarizzò,
finalmente, l’Odissea di
che riuscì lavoro elegante, fedele, castigato
r argomento ogni
il
colla
Omero,
qual volta
domanda, splendido ancora e robusto ; ad
modo non mancarono
ragoni
e,
traduzione
le
critiche e
dell’ Iliade
fatta
i
maligni pa-
da
Vincenzo
animo d’ Ippolito di bei sentimenti e di patrio amore, non accarezzò mai il re, nè alcun altro polente, si tenne sempre lontano dalla corte, e volentieri rinunciato avrebbe anche al titolo, che gli si conMonti. Acceso
l'
by
253 coll’ eleggerlo dell’ Islilulo,
feriva
Umor
se
-di
taccialo di orgoglio, o quello forse d’ irritare
non
lo avesse ritenuto.
età,
c
il
essere potere,
setlantacinque anni di
ai
tanto religioso da parere ad alcuni insolenti bef-
mente serena
insino bigotto, colla
fardi di
Giunto
una
e colla
fiducia
vita avvenire, placidamente, ai dieciolto di
novem-
bre del milleotlocenloventollo, addormivasi nel Signore.
Ben diverso da Pindemonte, Luigi Cerretti, più soil quale nasceva à Modena il giorno prinovembre del inillesellecentolrentollo, profanò la sua musa, da prima vòlta alla religione, con soggetti dei più licenziosi. Pur l’Università di Modena lo prenpra accennalo,
mo
di
dea per segretario, destinandolo poscia, e di
cinque anni,
mente lezioni
all’
alla cattedra
altra di
cellente riuscì
Cerretti in
gente correva in
dore
folla
a
tal
di dettar
precetti generali, per
modo
di
commenti,
maniera
arie, in
che
ecla
ad ascoltarlo. Abbracciale con ar-
le parli della
rivoluzione, fu egli nella Repubblica
membro
della Deputazione d’ istruzione pub-
Cisalpina, blica,
ambasciatore
al
duca
e con lode,
abbenchè
quenza nella Università
di
Parma, e direttore degli
Bologna
studi! nella provincia di te,
Usandosi allora
laconicamente disposte in
indi svilupparle verbalmente
soli venti-
romana, successiva-
di storia
eloquenza.
;
nel regno
in avanzata
di
Pavia, della
quale era Reg-
gente,
quando
marzo
del milleotlocenlotto. Riuscì Cerretti
di anni sellanlanove
nuovamen-
età, professò elo-
moriva
a’ di
cinque
molto bene
npl genere lirico, in cui si studiò d’imitare la graziosa
e naturale maniera di Orazio;
avvenne alcuna volta di
nuocere
alla
di
ma
attendendo a ciò
troppo rammorbidire lo
nobiltà della dizione.
Le poesie,
gli
stile e le pro-
se scelte e le Insliluzioni di eloquenza del Cerretti so-
no opere stimabilissime.
-
253
nome
Il
di Luigi
Lamberti
concittadino quasi di
(
CerreUi per esser nato in Reggio di Modena, correndo l’anno millesellecentocinquantollo, moriva nel dicembre del milleoltocentotredici
),
nome
il
Nondimeno
poesie.
rano tutte
le
che per
grazie e la eleganza dello stile nativo, spe-
Nido degli Amori
Cantici militari di
Anacreonte
di
:
membro
del
Milano
Tirteo
quanto
sono tutte dettate con purgatissimo a
del
e
prose
alle
Trasferitosi
stile.
millesettecenlonovanlasette
nel
Congresso Cisalpino; successe
poscia
Parini nella cattedra di belle lettere in Brera, e
Ordini della
insegne degli
Corona
di ferro
edizione di
lìca
Legione
ebbe
onore e della
di
e dodicimila lire dal re per la
;
Omero
fu .al
fu di-
rettore di quella biblioteca; sedette nell’Instituto; le
le
alcuni volgarizzamenti dal greco spi-
cialmente quelli dei
Lamberti
Lamberti
Luigi
di
saliva in grido più per le prose veramente,
magni-
(la più pregevole fra tutte per
nitidezza e bella forma di caratteri) che avea fatto ese-
guire dal Bodoni in
Parma; ammaestrò finalmente
nel-
la italiana letteratura la vice regina.
lAbilitata cosi
a
conoscere
linguale
per quel
valent’uomo
e ad >assaporare
dei;,
nostri
la
le bellezze
principessa della
carmi, dedicata l’era
nostra
una lunga
i Bagni di Abano, d’un giovane, il affaticava in il pane, e che per nutrirsi un assai umile impiego del foro. Venuto in fama per un poema degli Ulivi, non sopportò il governo che quel giovane avesse a continuare in offizii non cob-
anacreontica sopra
quale piativa
•
venienti all’indole e alla coltura del suo ingegno, e lo
nominava liceo
di
tosto sostituto alla cattedra
Brescia,
indi a
storia nello stesso liceo.
nato a Brescia
il
professore
di
di
eloquenza nel
belle
lettere e
Quel giovane era Cesare
Arici,
due luglio milleseltecentottantadue
c
Digilized by
254 morto
il
due
eccelleule
milleoltocenlotrenlasei,
luglio
nelle lettere, di
anima temperata
alla
mitezza dei sen-
timenti, e d’ ingegno alto a dilettare e ad instruire de-
scrivendo, meglio che
im-
della
colla forza
a colpire
maginazione, o a scuotere colla veemenza delle passio-
Quindi
ni.
palme più gli Ulivi,
il
campo
potè mietere
cui Arici
in
le
sue
poesia didascalica: quindi, oltre
belle fu la
per cui ebbe dai viceré dimostrazioni speciali
aggradimento, cantò della Postar
di considerazione e di
risia, principale dei suoi poemi, dei
rigine delle fonti, ottenendo
la
Coralli e dell'O-
giusta celebrità di ele-
gantissimo scrittore di versi, e di maestro del vestire
poeticamente
le
materie più ritrose a ricevere
fatto
sì
ornamento. Vagiva appena suoni mandava
musa
la
di
Arici, e
quella dell’ ultimo
tuttavia dolci
che rap-
dei poeti,
presentasse ancora l’indole letteraria del secolo scorso,
essendo allora quell’ antica scuola pressoché interamente
scomparsa. Era questi Iacopo
Vittorelli, di
Bassano,
uomo
mansueto, modesto e di una semplicità grandissima di costumi, le cui Anacreontiche ad Irene, spirirendevano più popolare e diffusa
tose, ornate, eleganti, la
fama
di lui,
avendo
cezza del mele, e non giglione.
una ti,
Una grande
somma
evidenza
e particolarmente
tutte,
o pressoché tutte,
mancando
la dol-
nella chiusa del
pun-
sceltezza nelle frasi, congiunta ad la brevità stessa dei componimenuna rara spontaneità, da competere ;
colla metastasiana, facevano queste canzoncine la delizia di ogni
genere di persone. Vittorelli, cui ,l’ Italia conti-
nuerà ad annoverare durerà ad essa
la
tra
i
suoi cari
propria lingua e
l’
era nominato Ispettore agli studii, e gio dei dotti. Nato
il
dieci
fino a
poeti,
amore
membro
novembre
che
della poesia,
del Colle-
del millesettecen-
Digitized by
255 loquarantaDove, moriva
a’ di
dodici giugno milleottocen-
totrentacinque.
Venendo splendevano i
uomini,
agli
tra
i
ed
lettere
di
retorici^
ai
primi Compagnoni, Mabil e Cornianì, tra
secondi Giardini e Soave.
Giuseppe Compagnoni, nato a Lugo rendersi
sostenendo
Reggi,
ma
Minor conventuale;
gliosi ingegni
tre
il
marzo
deliberato aveva di
del millesettecentocinquantaquattro,
un padre
oppostosi
più parte dei grandi e maravi-
la
spiriti bizzarri, e, soventi
riuscire
volte,
allontanandosi dal retto sentiero, turpemente piegare a
mala
via, si fè prete. Profetò
il
Reggi
come pervenne
strato dalla fortuna,
perciocché, dopo
:
uom
aver Compagnoni condotta vita di
di lettere, bale-
la rivoluzione,
be-
vette egli pure al calice di Babilonia, dimenticando affatto
il
carattere, di cui era
sagro
insignito. Sostenuti
da Compagnoni molto splendidi
pertanto
Repubblica
Cisalpina
e
e
nell’ Italiana,
pubblicati gli Elementi
principii di gius pubblico universale,
tone intitolato del
Epicarmo o
Tasso, era nominato
segretario generale del
Consiglio
dine
alla
instituzione
quello
di
viglia,
di
che nel re destò
:
le
dal
natamente tutti
i
senato, riferire,
membro
e quasi colle
del
prede, e
codici penale,
insegne dell’ or-
da Compagnoni
operate
quale udì
nella
Veglie
aveva per la mara-
la lettura fatta
della relazione verbale delle cose
giorno
le
le
det regno,
delle
dei
avea pur
ferro, e
nella
tempo
dialogo di Pla-
Consìglio di stato,
commercio
Corona
il
Spartane, e
medesimo, giudice
della
pari
lo
chiamato a parte della formazione militare e dì
offìcii
in
repubblicano, ossia
di diritto
il
1’
re
antecedente
molto ordi-
medesime sue
parole,
lunghi ragionamenti ch’egli stesso aveva tenuto.
Aggravato
Compagnoni
di
tanti
incarichi
,
non ebbe
«
Digitized by
256 agio
(li
faticarsi allora in
gasi l’Orazione scritta in
stato
ma
:
spento
alcun lavoro di lettere, se
morte
pubblica, rientrava nella carriera dei buoni ed dii,
dando
che
gli
fuori
molte opere e
molti
stu-
Avanzalo nella
traviamento antico, ne implorò indul-
il
gliela polea
ventotto
utili
volgarizzamenti,
meritarono fama non peritura.
vecchiaia, detestò
genza da chi solo lano dal
tol-
Mosca, Consigliere di
di
regno, e tolto alle cure della cosa
il
al
concedere, e moriva a Mi-
dicembre del milleotto-
venlinove
centotrentalre.
Pier Luigi Mabil, nato in Parigi
il
trentun agosto
del millesettecentocinquantadue, e di cinque anni di età
condono da un abate
Piovini in Cologna, terra in quel
umane
di
Verona, studiò
la
laurea in legge a Padova.
Non avendo però
per
lui
me
allo studio dell’agricoltura,
zìonc
grandi attrattive,
ai
coltivatori
di diffondere tra rie,
i
Monlagnana e prese
lettere a
si
laonde stampò
le
una Memoria sull’indole dei giardini, voltò in italiano il poemetto latino la
Calliopedia.
Municipalità di Padova la
di (Verona,
scorsi
;
e
compose
di Claudio
prima
della
poi segretario generale di queli
due tanto famosi
di-
e Dell’influenza della poesia sui
costumi delle nazioni; assistette nel gennaio dell’anno
membro
Mabil fu
pronunziando colà
Detv emulazione,
Mezzi
i
migliori istruzioni agra-
poc.sie, e
Quillel,
Instru-
la
canapa nazionale,
della
villici
Bartolo
dedicò alle lettere, e insie-
ai
Comizii di Lione; e era chiamato a
milleottocenlosei
insegnare letteratura classica latina e italiana nella Uni-
compose
e re-
citò la pvo\usiontì=^ Dell’ufficio dei letterali nelle
gran-
versità di
ili
Padova;
in quella circostanza
politiche mutazioni, in cui ebbe a spiccare proprietà
e nettezza
di
maniere congiunte a quella
concitata, or maestosa, che riluce c
si
facondia
ammira
in
or
tutte
•
Digitizod by
257
,
le orazioni, la
che indi a non mollo. egli pubblicava. Dal*
cattedra di eloquenza, alle cui lezioni (invaghiti della ele-
ganza e chiarezza, con che Mahil esponeva
la
copia e la
gravità delle cose) associavansi spesso alla scolaresca estranei uditori^
lenne
i
quali
non partivano senza aver prima
modo commendato
i
pregii
in so-
ammirali neirilluslre
professore, dalla cattedra di eloquenza passava egli a coprir quella di
diritto
pubblico interno
•
del regno,
non
durando però in essa' che brevissimo tempo, perciocché il 're lo chiamava ad essere segretario archivista del senato. Di ciò che fece al senato ei non parlò mai, svergognando, forse, di aver appartenuto ad un .corpo, di 'cui conosceva Tassolula nullità: ad ogni modo, riducendosi a poche le
sue (accende,
gli
rimase molto di tempo per attendere
diletti suoi studii,
dando fuori perciò
le
ai
Lettere Stellinia-
ne, opera celebrata e forbita, ed occupandosi della versio-
ne della Vita di Agricola,
«lei
Sogno
di Scipione e di
Mabil moriva Tolto di marzo del milleotlocen-
altri lavori.
mento
dei
mentre pensava di dar mano al volgarizzadue libri dell’Agricoltura di Plinio, quasi lìnir
volesse
la
sua letteraria carriera con quella scienza, con
lolrenlasoi,
cui Tavea cominciala. Scrittore Giovambatisla Corniani (nato agli Orzinovi, nel Bresciano,
Tanno millesctte'cenloquaranladue
e
morto
Tolto di nòvembre del milleollocentotredici) scrittore di tragedie e commedie, di
un
delTA/ewa«wa poe-
trattato
sia, degli elogii de’ suoi amici Duranti,
Cerini,
Carli,
Luciano allora in
e
Cappello, Covi,
Carcano e Brugnoli, di un Saggio sopra
àeW Analisi
del gusto e della
un campo ben maggiore
:
egli
mom/e, entrava dava
alla
luce
quelT.opera, bella e pregevole per istoria c per filosofia, intitolala: l secoli delta
neva dal re
titoli
letteratura italiana, onde otte-
e posti di onore. >7
Digitized by
258 .
Profanalo da Coinpagnonr
sacerdotale,
caraltere
i!
Elia Giardini lo ebbe invece in tanto pregio da rendersi prele,
come
tredici di
fu vedovalo della moglie.
matica e
il
ad
ancora,
gramcbiamato era,
leggeva
parire. clve
scuole Pavesi,
retorica nelle
giovanissimo
uguale
quella Università diritto civile,
quenza,
Nato in Pavia
gennaio del millesetlecentocincpiantalre, e stu-
diale belle leìtere sotto .suo
ufficio.
Lesse poi
professò storia
in elo-
Compose
finalmente, vi fu bibliotecario.
e,
ed
gli
tratti dalle opere dei miuna Breve introduzione alla toscana
Elementi dell’arte retorica gliori maestri,
*
pubblico diritto le Lettere scelte dei mi-
poesia,
fe’ di
gliori
scrittori Italiani
con una^ breve isCruzione sulcbiamato era a Milano a far parCommissione per il volgarizzamento dal france-
lo stile epistolare, e te della
se in italiano e in latino vita intemerata,
ra morale, piamente ,
Dopo
codice Napoleone.
del
ed ordinala tutta secondo
la più
auste-
moriva nel settembre del milleotto-
cenlotrenladoe. Provati varii casi in Lombardia ed
Napoli
in
in
,
conseguenza della rivoluzione, e scritto moltissimo tanto
quanto nelle
nelle scienze
meggiano
le
lettere, fra
i
quali scritti pri-
Irenlaquatlro Novelle morali da leggersi con
profitto dalla gioventù, Francesco Soave, nato a
Lugano
nel millesettecento quarantasette e* della Congregazione (lei
clierici
regolari di
Giardini nella
Somasca,
era
medesima Università
cattedra dell’Analisi delle idee di logica e metafisica.
:
di Pavia, ove salì la
pubblicò allora un Corso
Annoveralo Soave
mèmbri deirinslilulo di scienze, quando egli seppe che si desideravano trenta
scuole elementari del regno,
grande ingegno,
si
del
collega
fallo
esibì,
di estesa dottrina e. di
fra
lettere libri
prirrli
i
ed
arti,
per tutte
uom com’era
le
di
costumi ingenui
Digitized by
259 e sìnceri, non solamente
da
Iraltalelli diversi
migliorare e perfezionare
tli
Fui altre volte pubblicati,
A
giugnervi quelli ancora, che mancavano.
un Corso
se
tal
di eloquenza italiana, secondo
un Compendio
di Blair, poi
ma
di storia sacra,
i
uopo
morte
la
lo coglieva
ste-
principii
uno
mitologia, e stava preparando quel della storia
romana, quando
i
di ag-
della
greca
e
diciassette gen-
il
naio del milleottocenlosei. Cosi può dirsi che Soave abbia steso libri per guidar
tornare, ove
vere per
pensi non esser fatica
si
fanciulli,
fino al-
gli
deve
lo
scri-
da poco
sviluppando dalle pesanti forme que-
insegnamenti per porgerli convenienti
gli le
i
fanciulli dall’ abbici
i
che sicuramente gran lode
la Università, del
alle lor picco-
capacità.
mezzo cominciato avevasi
In questo
una
a Milano
vasta collezione di classici Italiani affin di supplire alla
gran costo, o tron-
penuria’ delle vecchie edizioni o di
che, 0 per
la
,
qualità della carta e dei caratteri, o per
l’ortografia fastidiosissime a leggersi. Già nel milleotto-
centotto ristabilita era la Crusca con i buoni grandemente
meritare
scrittori, e
rali
si
il
un assegno per ri-i corpi mo-
Governo ed
della lingua, la quale nella storia, nelle
opere
teatrali, nei
romanzi e negli
novelle,
stessi
veva sino a que’ di un odore francese. agli
A
esempi! degli antichi tennero dietro
puristi viventi,
i
riforma
adoperavano a favor della
quali quasi tutti, tra cui
mostrò Antonio Cesari, uscirono
a
nelle
poemi reso questi le.
fatti
opere
primipilo
fieramente
a-
ed dei si
combal-
ti're.
Nato Cesari
in
Verona
a’ di sedici
gennaio dell’anno
millesetteccntosessanta, morto a san Michele, presso Ra-
venna,
il
primo
di ottobre del milleottocentovcntotto, ed'
iiom tutto riverenza a Dio e carità verso
la patria,
ap-
Digitized by
260 parleone
alla
Congregazione
dei
Innamoralo
Filippini.
del Passavanli, volle assaggiare degli altri Irecentisli, ed
ebbe
conoscere
a
come
eglino siano stali
autori veri
gli
della italiana favella, laonde a quella foggia voltava dal latino in toscano
i
quattro libri della Imitazione di Cri-
Tommaso da Kempis,
sto di
opera bellissima per
leg-
giadria e per quella mirabile eleganza derivala dai tre-
A
centisti.
questa traduzione lenner dietro
la Elegia di
le altre:
Del-
Callimaco sui lavacri di Pallade; dell'A-
pologetico del Nazianzeno; delle Odi di Orazio; (i’una lettera di Cicerone
di due Comtempo alcune poe-
a Quinto suo fratello;
medie di. Terenzio, dettando
pari
in
sie gravi
e piacevoli, la bella vita del Vannelli
cissimo,
e ristampando le altre dei
mente
suo ami-
santi ‘Padri
a quelle di Tobia e di Tobiuzzo.
più presto maraviglioso che credibile, fu
unita-
Ma un la
lavoro,
ristampa del
Vocabolario della Crusca, coll’aggiunta di quaranla'cinque e
più mila voci, scrivendo eziandio quella dissertazione,
per
la
quale fermò lo stato
na, assegnò le cause, denza,- e
presente della lingua
che portar
mezzi più acconci per
i
la
possono
impedirla
;
italia-
alla
deca-
la
quale
dissertazione coronata veniva daU’Accademia italiana
di'
scienze e lettere, nè mai premio accademico fu con ptù dignità renduto, nè per più giuste cagioni meritato.
ogni
modo
Monti,
il
devoto
al
ro; però,
quell’alto e
quale
terribile
ingegno
di
desiderava Cesari più ragionevolmente
trecento, disse contro lui cose vere e
dopo una
per opera di savii e
non
ve-
libidine di contese, quietando, anzi gentili
uomini abbracciando con
vero amore e riverenza Cesari, riconciliali due, che dìatlagliavano per la gloria del
Ad
Vincenzo
il
solo
amor
si
videro que’
del vero e per
nostro italico idioma. Successivamente scris-
se Cesari molle e molle
altre
opere
comraendabilissi-
Digitized by
2G1.
me; ed umile
e di spirito semplicissimo,
per lettere venerando, e contro
e per vita
che
que’vizii,
gregge menano a mina, parlatore gagliardo, to innanzi
nella grazia di grandi
nobilissimi:
come
fu
e
uman
1’
fu egli
mol-
e personaggi
letterati
morto, l’Azzocchi, illustre ed elegante
traduttore di Cornelio Nipote, provvide che nella protomoteca del Campidoglio collocala fosse anche
Dal bello dei greci e dei Perticar! veniva l’amore vella, e il
per
i
valor vero delle parole, le
in
classici della
di lui.
Giulio
in
nostra
fa-
quel lungo e sottile studio ch’egli fece intorno
loro, e la ticaci
Torma
latini eziandio
conoscenza dei
Savignano, terra
ragioni
fiori
collegamenti
dei
del parlare. Nasceva Per-
Romagna
di
fra
Rimino
e Ce-
sena, nel giorno decimoqiiinto di agosto del inillesette-
centosettantanove, dando a vedere, sin da giovanetto, co-
me
avesse pei’spicace l’ingegno c pronto T immaginare.
Partito il
nel milleottocentuno
con Bartolomeo Borghesi,
dolcissimo de’ suoi amici, alla volta di
conoscenza delle
ivi
arti
Roma, prese matema-
belle, si applicò alle
tiche, attese alla giurisprudenza, si erudì in ogni varietà
di scienza, essendogli
gravissime (Ielle
c di
la
umane
sollievo
poesia, detta da lui
miserie. Mortogli
buon animo ne accettò
con decoro sino
al
finir del
il
la
di
tutte
occupazioni
un benedetto conforto padre, rivide la patria, podesteria, che
tenne
milleottocentotto. Accortosi
allora della torta via, che, dietro l’usanza, teneva ne’suoi studii, lasciò le scuole dei
moderni, riordinò
c per acquistar pratica nelTarte dello italiano
i
romanzi greci
Filostrato Lennio, dettò la vita del Poliziano, e ciò
una versione delle
mente
la
scrivere, recò in
di Aristencto, di Alcifrone e
satire di Petronio.
(li
comin-
Da quel pun-
to le opere di Perticari furono tutte eleganza
e
tezza, testimonio facendo all’ Italia di questa sua
squisi-
inno-
2tì2
vaia maniera di scrivere la
quale imitò
il
d’ intitolazione a
una Visione
in terza rima, nel-
cantar forte deU’Allighieri, e
Jacopo
Almeriglii.
degli
la
pensiero a toc via dalle carte dei nostri classici
che ne rendevano
gliaia di errori,
lettura; corresse
j
le; ornò
ed
il
Convivio e
illustrò
di
note
la il
il
mi-
le
noiosa
difficile e
Vita
lettera
Poi volse
la
Nuova di Danpoema di
didascalico
Fazio degli Uberli, diede fuori un volume Sugli scrittori del trecento e de’ loro imitatori, e V Apologia del-
l’amor patrio di Dante, opera tutta piena riti
eloquenza
di
e
di caldi spi-
di alta filosofia, e tale per nitidez-
za e’ gravità di sermone, da fare a prova con
quanto
di
jiiù lodato scrissero
anche
le
i
beatissimi nostri
avi
Roma
prose poste nei Giornali di Milano e di
no riccamente ornate
di erudizione,
;
splendo-
sono piene
di
mo-
rale e civile sapienza, piene di affellì, piene di
soavità.
che
ragiona
Sovra
altre è tenuta
le
della fine
bello e
bellissima quella
mollo miserabile
grave
è
il
di
Pandolfo Collennuccio, e
Ragionamento sul
trattato di Dio-
nigi di Alicarnasso, tradotto da Pietro Manzi. Ebbe Perlicari a
ralo
moglie Costanza di Vincenzo Monti,
anche
da’ Pesaresi nei magistrali, e visse
di quarantatre anni,
morendo,
il
fu
adope-
poco
men
venticinque di giugno
del milleottocenlovenlidue, in san Costanzo, presso Fran-
cesco Gassi cugino suo.
Finalmente, Vincenzo Monti, sovrano poeta, egregio volgarizzatore,
facondo oratore,
filologo profondissimo,
critico acutissimo, prosatore eccellente
fu
il
primo
è
vero lume delle italiane lettere in quei giorni. Vincenzo
Monti nasceva nel diciannove di febbraio
del
milleset-
j
Iccenlocinquantaqualtro alle Alfonsine, nel territorio Leonino, d’onde la famiglia sua
non lardò
a
trasferirsi
Maiano presso Fusignano, doviziosa terra della
a
Roma-
Digitized by
r
263 gna. Deslinalo dal padre alla giurisprudenza, o
cuna
che più
altra scienza,
venne
gli
al-
fosse andata a genio, av-
come di tanti altri grandi poeti, che, commosso da una fiamma insofferente di
sen-
di lui,
tendosi
fredda e pesante disciplina, ziare
negl’
la
immensi campi
quale
della
volgesse
fantasia
del poetico ingegno del Monti
canto improvviso e
ogni
spignevalo a spa-
Le prime
spalle agli studii ne’ quali veniva inizialo. tille
ad
le
scin-
dimostrarono nel
si
per indi
nel verseggiare in latino,
rivolgersi alla poesia meditata e al poetare interamente in lingua italiana.
Trasportato domicilio
Roma,
a
ve-
niva in altissimo grido pel leggiadrissimo canto in terrima, che ha per titolo
za
per
la
i*rosopopea
jteregrino. lo
c ,sa
il il
VAmor
;
La
di Pericle,
bellezza dell’ universo,
per
vergognoso, per
Pellegrino apostolico, per
canzoni l’.4»ior
le
poemetto
il
Galeotto Manfredi, e finalmente, per
Cantica Basvilliana, la quale pose
tica gloria di
lui,
(jd
intitola-
tragedie V Àrislodemo
le
maraviglio-
la
colmo
il
alla
è lavoro di sì allo spirito, che
|X)trebbe dirsi qual altro
raggiunga.
il
Il
poe-
non
torrente della
rivoluzione trascinò seco eziandio Monti; allora egli an-
tepose a
Roma
Milano,
e
colà
compo.se inni, canzoni,
capitoli e sonetti, in cui lasciò trascorrere
sentimenti, che non erari certo conformi suo cuore. Abbandonata Milano quando
centonovantanove
fu
e,
poverissimo,
varcate
le
alpi,
a Parigi, ove ridusse a compimento dia,
il
Caio Gracco,
e
diede
nel millesette-
per
riparò la
le
campa-
finalmente
sua terza trage-
principio alla Maschero-
niana; cantica
nella quale, datone
di Mascheroni
(poeta,
fece le Grazie
a
bontà del
quella città per pochi mesi occu-
pata dagli Austriaci, errò,
gne della Savoia,
penna
la
alla
il
soggetto
la
morte
filosofo e
geometra, che parlar
medesime profonda
filosofia) dipinte sono,
Dt
iU
204 con i
fiere terzine
animale dalla più acre bile Dantesca,
mali di ogni maniera che sotto colore di
libertà op-
pressa avevano la Lombardia. Tre soli canti però di que’
sto sublime
componimento vennero
ché da chi presedea to veniva
lora
si
irritati.
1’
Repubblica Cisalpina consiglia-
alla
autore di sospenderne la stampa, mentre al-
volevano rimettere in calma
gli
più tenebroso e conciso di tulli
il
tori latini, scriveva
Recatosi
re a
il
Milano per
Università
corona,
la
Monti a celebrare quell’avvenimento, scrisse 0
Beneficio.
il
Onorato poscia col
del regno, -fu officio di lui
titolo
Pa-
di
ed la
au-
ed a-
eletto
Visiom,
d’ istoriografo
cantar le vittorie,
il
tra-
gli
Teseo, azione drammatica,
il
la cattedra di belle lettere nella
via.
animi già troppo
tempo egregiamente Moqti
In quel giro di
ducea Persio, vea
avvegna-
in -luce,
ma-
i
trimonii e le nascile dei prìncipi, ed altri simili solenni eventi.
Quindi per
del milleotlocenlosette
Nera
e la
le
vittorie del milleoltocentosei e
si
avevano
Spada di Federico
nio del re la Jerogamia di
quel ti
Roma
i
Api Panacridi, la
per quali
ai
i
Pittagorici.
componimenti mantenne sempre Monti il nome di primo poeta italiano,
successivamente, per
esso durerà fino a che
versione
la
estinta negli
fia
Omero
dell’ Iliade,
che
con
intesa la lingua nostra, e
non
uomini l’ammirazione per
il
deiruniverso. L’ edizione del Vocabolario
e
primo poeta della
Crusca
da Cesari diede a Monti l’impulso ad entrare pur
esso in quell’arringo; perciò, deposli trò
di
componimen-
Palingenesi politica,
è associalo in Italia a quello di
fatta
nascita
la
contemporanei
nome che si
il
Supplica di Melpomene a Talia. ed
In tulli questi fra
le
debbono pure aggiugnere
si
la
di
Bardo della Selva nuovo matrimo-
il
per
;
Creta;
magnanimo
nelle scuole della
i
poetici allori, en-
grammatica, e quella
Digitized by
265 sua gran forza di fanlasia e
quella
impa-
sua
innata
zienza piegò a minute ricerche intorno alla purità della
Deve
lingna.
Italia
essere a Monti oltremodo grata, poi-
ché provenne l’ottimo
ollétto,
r omaggio prestato loro da
sì
che
questi
eccellente
si udii,
scrittore,
dopo non
sembrarono più indegni di qualunque più forte ingeDa qui nacque la celebre opera intitolata da Monti
gno.
Proposta
(li
alcune correzioni ed aqqiante al Vocabo-
lario della Crucca, alla quale di
lui
dei
Perticar!, e al cui
si
a.ssociò
che davano a Monti vinta
più,
ne sulla Mitologia,
die una scuola
,
pure
Monti
nel quale
venuta da
causa.
la
Il
deplora
genero
il
comparire fu concorde
voto
il
Sermo1’
esilio,
tramontana e detta roman-
volea dare alla mitologia dei Greci e dei Latini, e
tica,
pigne rallontanamento della gioventù italiana dalle antiche intemerate sorgenti d’ogni bella disciplina per farla
modo
imitatrice di altri modelli in tutto divei'si dal
liano di sentire e di scrivere, fu rultiino canto di lui,
rendo nel giorno tredici tisette. Il re,
che portava
avea già nominato
ita-
mo-
ottobre del milleottocentoven-
di
a
membro
Monti amore grandissimo,
lo
dell’ Istituto, e dategli le inse-
gne degli Ordini della Legion d’onore e della Corona
di
ferro.
.
Nè gli mancavano
antiquarii,
i
filologi,
i
bibliografi
e
i
bibliofili
nel regno.
Principe dei bibliotecarii, principe per eccellenza dei letterati,
che non vivea nia regnava nella letteratura, bi-
bliografo senza rivali, ed attenta scolla della letteraria re-
pubblica di cui più fine
la vigilanza esser
arti della
(uno dei più
non potea sorpresa dalle
impostura, era chiamato dal Marini
dotti bibliolecarii della Vaticana), dall’
e dal
Wolf in Germania, dal VVitlenbach
don
la
Rochelle e dal Yilloison
Heyne
in Olanda, dal
Char-
in Francia, era (diiamalo
Dkiui
:
Googic
il
veneziano Jacopo Morelli, nato
le
del
quattordici apri*
a’ di
millesettecentoquarantacinque. Vestilo
ricale,
e frequentate le scuole
rivano
per uomini celebratissimi,
dei
l’abito,
che-
Domenicani, che
fio-
si
diede egli sotto la
guida del celebre de Rubeis, parimente Domenicano, alla erudizione, alla critica,
Passava quindi
lettere. zia,
di
all’
antiquaria e alla storia delle nelle biblioteche di
la vita
che offerivano allora dovizia
Padova, amicandosi
di libri,
Vene-
ed in quelle pur
numismatico Brunacci,
ivi col
Gennari, con Anlon-Maria Borromeo e con
col
altri molti,
il
sapere dei quali conlribui non poco ad estendere
il
e per giugnere al compiuto possedimento della
scienza
suo
;
bibliografica, apprese da Giovambattista Gallicciolli -lin-
gua greca,
in cui esso Gallicciolli era profondissimo,
cosi eccellentemente lo diceva
:
Egli
«
che
mi ha
Eletto nel millesettecen-
»
losetlantotto bibliotecario della Marciana,
stancabilmente si
si
per sistemarla più ordinatamente; perciò
che
si
adoperò in-
per accrescerle ricchezza e splendore,
si
acquistata dal Morelli fece quelli,
e
maestro parlando del discepo-
il
vinto.
che a
si
la riputazione
lui ricorressero tutti
accignevano a stampare nuove opere, e che
perciò egli tenesse epistolare corrispondenza co’ più celebri eruditi di
preziosi
Istoria
Europa. Venuto
monumenti
pregevoli
il
re a Venezia, e visitati
della biblioteca, e
particolarmente
osservato
fra l’
Veneziana del Cardinal Bembo, e
i
i
più
codici
autografo della
l’altro di
quella
del Concilio Tridentino di fra Paolo Sarpi, fu talmente
preso
di
ammirazione per
il
sapere e
la
erudizione vasta
del Morelli da nominarlo sull’ istante cavaliere dell’Ordine della tre
Corona
di ferro, accordandogli,
lo stipendio,
duemila. Morto
il
il
vitalizio
Morelli
come vedemmo,
il
ol-
annue lire giorno cinque maggio del
assegnamento
di
milleoltocentodiciannove, chi lo coadiuvava raccolse
il
Digitized by
267 suo posto, come Eliseo raccolse col posto la sapienza del Morelli
fondersi,
riposato
come si
col
ma
mantello di Elia;
il
non andò punto
a tras-
mantello di Elia lo spirito di quello
era sopra Eliseo, nel successore di lui.
Contemporaneamente
al
Morelli sedeva in Brera bi-
bliotecario e professore di lettere greche Ottavio Morali, il
quale, nato l’anno millesettecentosessantatre nella pro-
vincia di
Bergamo, viaggiato aveva da giovane per la Frana compiere la letteraria sua educa-
cia, atteso in Parigi
zione, applicandosi principalmente alla greca e latina lologia,
appartenuto avendo
alcun tempo
al
Corpo
al
suo ritorno in
Italia
mi Inno
legislativo. Tolto
a Giove,
di Callimaco, tradotto dal Morali in versi sciolti,
conoscono
di lui altre letterarie produzioni
postille sparse nei classici greci e latini,
:
ma
non
si
molte
le
che sempre ave-
va alle mani, costituir potrebbero per sè
medesime un
ottimo libro, ove fosse chi profittevolmente se ed
fi-
per
le raccoglies-
ordinasse. Dalla scuola poi di Morali uscirono
pochi valentissimi discepoli, talun dei quali
si
non
procacciò
gran fama con belle traduzioni di classici greci.
Oracolo di erudizione, cui ricorreano non solamente studiosi giovani, zie di ogni
ma
provetti uomini, ed artisti per noti-
maniera, rifulgea pure a Milano Luigi Bossi,
nato in quella città
ai
ventotto di febbraio dell’anno mil-
lesettecentocinquantolto. Canonico da prima di sant’Am-
brogio, veniva assunto, resosi
già
distintissimo
nelle
lettere, fra le
cure dello stato, e con pontificale licenza
rcndea
Bossi prese parte
laico.
al
Corpo
incaricato d’ affari a Torino, attese, nerale, alle finanze,
come
si
andò come commissario gelegislativo,
Prefetto agli archivii e alle bi-
blioteche del regno, ebbe grado nel Consiglio di stato, nella
Commissione per
la verificazione delle
monete, nel-
l’ordinamento della pubblica beneficenza, fu insignito di
D„
Googli-
,
268 ammirato per
ordini cavallereschi ed
solerzia ed operosità
mezzo
in ogni genere di gravissimi officii. In
diverse cure, non lasciava però Bossi gli
pubblicava
a tante e sì
stridii
dilettile
importanti memorie, intorno all’origine dei
che
culti, delle arti e del linguaggio, sulle paglie d’oro,
si
trovan nei fiumi, sul sacro catino di Genova che mostrò essere di vetro e non,
come
memorie
l’uso delle frondi nelle feste sacre; turale, di belle arti,
di storia
ed alcune inscrizioni reputate
che, opere tutte brevi
sub
credea, di pietra- dura,
si
come appena
gli
na-
runi-
consentivano
le
sue diverse occupazioni, però tutte assennate ed erudite. Favorito Bossi dalla natura di ferma memoria,
non
gli
scemò per volger
morendo
di età,
il
quale
la
dieci aprile
del milleottocentotrentasette, egli, senza aiuto di libri o dt biblioteche, apriva a lutti
delle
tesori
i
proprie
cogni-
zioni.
Frattanto
quel di Brescia,
in
nel ni
nobile
nella
primo
ollantalre
Stefano
gennaio del
di )
riconduceva
Stilo inscriptionum
di
Chiari,
Antonio Morcelli
(morto
e
felice
terra
milleotlocentoventuno d’an,
per l’opera
le "epigrafi
latine
intitolala
alla
purità
De dei
tempi non ancora corrotti, ed offeria precetti fermi ed esempii irrefragabili da salvare per sempre quell’ importantissima arte da nuove corruzioni. Era rjuesla opera, scrive Benedetto Del Bene,
con entusiasmo non solo letterata, l’arte,
il
«
accolla con ammirazione e
dall’ Italia,
che nel Morcelli riconobbe
legislatore,
il
ma il
da tutta Europa
gran maestro del-
sovrano, cui nessun altro quanto
voglia dotto 0 confidato nel proprio valore potrà za
ima temerità
sconsigliala contenderne
gne poi veniva chiamata lente da
la delta
trono.
»
Insi-
opera dal Marini, eccel-
Ennio Quirino Visconti,
dal Lanzi,. classica dall’ Orioli.
il
si
mai sen-
Ad
in ogni genere perfetta altro grandioso lavoro,
Digitized by
269 per tacer di molli
altri,
allendea parimente
V Africa christiana, ne\ quale
era re
i
principii e lutto
il
si
il
Morcelli, ed
propose di discorre-
corso della religione cristiana in
Africa da’ suoi primi anni sino alla invasione dei Saracini, e
che mirò a riempiere una lacuna, che restava
ria e nella geografia ecclesiastica.
nella sto-
L’Africa christiana è
oggetto di ammirazione e di studio nelle più rinomate Università di Europa. ‘
Persuasa Giovambattista Giovio, nato
famiglia che diede lo storico Benedetto e lo Giovio, persuaso, sin [>iù
da giovanetto
ignobile (parole sue) che
un
«
il
non esservi cosa
nobile sciocco, dappoco, »
nare r ingegno ed
doti.
il
cuore delle migliori
precettori l’amore allo studio, ed
rio
come la capinera amano lor nidi, volse
ria
del proprio paese, pubblicando
la patria
i
ed
pensò ad or-
Imparato
amante il
il
del
pari
passere solita-
prime sue ricerche
uomini della Comasca
to degli le
(così egli) le
ai
della
famoso Pao-
ruvido ed ignorante delle buone maniere,
dai
Como
in
dicembre del millesettecentoquarantolto, e
dieci di
alla sto-
Dizionario ragiona-
diocesi nelle arti e nel-
lettere illustri, dettò molli elogii di antichi e di
mo-
derni; fece quelle inscrizioni da por sulle pareti del reale
Collegio degli orfani militari, le quali dir
primo alquanto vasto
tentativo
e
generoso
si
possono
di
il
epigrafia
com’era si fece incontro a quella fiche dichiarava guerra alle cose più sante e più
italiana; e religioso losofia
sociali e
e
colle
fino a Dio,
con un Saggio sopra la religione,
Operette interessanti la religione ed
il
cuore.
Parlò Giovio sempre libero e franco, nè, anche dopo stabilito
il
regno, dissimulò alcune verità, che non fanno"bel
sentire all’òrecchio dei potenti. il
maggiore dei quali,
ritirata
Ebbe
e prediletto,
tre figliuoli soldati,
moriva nella tremenda
da Russia, laonde vivamente punto Giovio da quel
Digitized by
270 caso, raggio gneva a’ diciassetle
locénloquatlordici va poi a
Como
il
maggio
milleol-
del
Non
arriva-
alcun letterato che non fosse certo di trocasa del Giovio, dove
vare generosa ospitalità nella
con tutto
trattava
di
figliuolo nel sepolcro.
il
si
lusso delle famiglie all’antica, e sul
cui prospetto avea fatto a grandi lettere incidere: aedes
Joviae. '
Eccitato Gianiacopo Trivulzio, discendete da ante-
gentiluomo
nati famosi, e
di
anticamera ar servizio del
da sentimenti uguali a quelli del Giovió, leggeva ed
re,
interprelava molte delle migliori opere dei poeti e dei prosatori
greci,
singolarmente di Platone; raccoglieva
d’ogni parte preziosi libri e rare produzioni di tutte le
specie nel fatto di arti e di antichità, delle quali, della
come
letteratura, era intendentissimo; peregrinava
Francia e per
per
in
que’suoi viaggi di pascer
tutti
la
per
Olanda, avendo di mira
l’Italia,
la
l'
animo
colla osser-
vazione delle varie genti e de’ costumi loro, e di conoscere da vicino
operava,
aprendo il
uomini più
gli
finalmente, a altrui
i
benefizio
Rosmini potè pubblicar
e la Istoria intorno alle di Gianiacopo il
poema
di
ogni
illustri di
delle
italiane
paese
;
lettere
tesori della ricca sua biblioteca, laonde la
Vita di Francesco Filelfo,
militari imprese
Trivulzio detto
il
Cresconio Corippo e
Magno,
il
e alla vita
Mazzucchelli,
le lettere del
Caro, ed
stesso, il Trivulzio, il Convito di Dante e un Commento ai primi cinque canti della Divina Commedia,
egli
fattura del celebre in
Milano
il
Lorenzo Magalotti. Nato
ventidue di luglio del
il
Trivulzio
millesettecentoset-
lantaquattro, era da morte tolto alla delizia de’ suoi ed
all’amore de’ buoni nel ventesimonono giorno di marzo del milleottocentoventisetté.
Ma
dagli
ameni
e piacevoli sludii facendo passaggio
Digitized by
271 ai
più
utili
e gravi,
ampio e nuovo campo
ci
offre
si
innanzi ed al regno gloriosissimo.
Tenendo leggi, e
re in assai allo pregio la scienza delle
il
dar volendo stabilità e vigore
ne
alla giustizia,
Giuseppe Luosi Gran giudice.
cominellcva
l’incarico
Era
Luosi riverito nella sua patria siccome con-
già stato
sumalo avvocato i
sin
a
da quella età in cui lodali vengono
giovani per le sole speranze, di maniera che
i
suoi con-
ammiravano pure per la lealtà e la diligenza nel maneggio dei negozi! , invocato ne aveano spesso l’opera a tutela dei loro diritti. Profondamente cittadini,
che
lo
studiale quelle opere classiche, le quali tanta luce dif-
come
fusero sugli arcani così della giurisprudenza politica, Luosi ne colse di
il
fiore, e
fe’
tesoro in
della
mente
quella sapienza, che la filosofia cominciato già aveva
ad infondere negl’ importantissimi temi delle insliluzioni sorreggenti l’ordine sociale. Avuto pertanto dal re l’incarico anzidetto, prima operazione del profondo, giurisperito
si
fu la presentazione di
un regolamento orga-
i Travaregno d’Italia, prezioso mo-
nico della giustizia civile e punitiva, poi diede gli pel codice penale del
numento
sì
progetto
di
e
della
scienza che «dello
codice
di
zelo di lui, e un commercio, adoperando perciò
giureconsulti e trafficanti dei
più
distinti
per inge-
gno, per lumi e per pratica in quella materia: tanti lavori preparati
prontezza
nella
mente con mirabile accordo,
e
con
•
più mirabile eseguili, meritarono a Luosi di
es.sere salutalo
il
Cocce! dell’
Caduto
Italia.
il
regno,
il
pubblico suffragio accompagnava quell’uomo nel suo privalo ritiro, e tranquillamente moriva in Milano •li
ottobre del
Compagno di
Morbegno
il
primo
milleollocenlolrenla. nelle fatiche al Luosi era
nella
Valtellina, nato
il
Tommaso
Nani,
raillesellecenlocin-
Digitized by
272 quanlaselle, nali
il
commenti
quale al
molto assen-
a slendere
fece
sì
codice penale. Laureandosi nella Uni-
versità di Pavia, avea già letto in quella circostanza un'
operetta intitolala
De
corumque usu in cagno-
jmliciis
aceudis criminibu4, nella quale, contro giureconsulti, stabili, che
dagli indizii
si
dei
possa
testinoonii: pubblicava
una pruova uguale a .quella dei poscia due Irallalelli,
comune
la
dedur
uno De induigentia criminum
et
praescriplione, l’altro Marine Peregrinae Amoretti, de
pure dotium apud Romanos. Dopo Tu scelto
criminale; nei Comizii di Lione
ritto
membro
Marengo
vittoria di
la
Nani a leggere nella Università di Pavia
di-
veniva acclamato
del Collegio dei dotti; appartenne. al Consiglio
delle prede, a quello di stato, e all’Instituto innanzi al
una dissertazione
quale lesse
Avute
le
insegne
dell’
Ordine
Sul diritto di grazia. della.
Corona
premio degli accennali commenti, come Milano per
la
corona. Nani, reggente
versità anzidetto, gli recitò il
il
il
di ferro in
re si recò a
allora
della. Uni-
solilo discorso elogistico,
quale, a comparazione delle deformi e laide scritture
di quei tempi, fu limpido e al
soggetto
puro
di parole, e di stile
non isconvenienle. Morte coglieva Nani
Nei medesimi giorni
il
re, affine di
fondare e
fondere una nuova giurisprudenza, chiamava
Gian Domenico Romagnosi. Nato Piacenza, l’anno
rilorie di
era
salilo in altissimo
già
non ancora compiuti penale rali
(la
uno
i
ai
millcoltocenlotredici.
diciannove dell’agosto del
sei
in Salso
a
dif-
Milano
Maggiore,
ler-
millesetlecenlosessanlasellc,
nome
per aver pubblicalo,
lustri, la
Genesi del diritto
quale assicurava ad Europa e alle scienze
dei più forti pensatori), e per avere in
mo-
un solo
anno inalzalo pure l’ immenso edifìcio-delia i«<rodM3Jone allo studio del diritto ^pubblico universale, nella
Digilized by
s <Ì17>
quale edificazione
morale
egli
assunse e Irasporlò
necessità, che presede al
la
nel
mondo
mondo co-
fisico,
stituendo pertanto su ciò Tordinc della moralità e dei diritti.
Era quindi nominato Consultore
nistero di giustizia scelto via,
ed Ispettore
dottrine
professore attese
officii
mi-
il
legali,
Università di Pa-
all’
e di nuovo trasferito a Milano
legislazione. In questi diversi alla
delle
professore di diritto civile
presso
di
alta
Romagnosi
revisione del codice di procedura penale, fece ‘al-
cuni lavori per un nuovo codice penale italiano, e progettò una organizzazione delle scuole legali. Per difibn-
dere poi una giurisprudenza illuminata ed efficace, intraprendeva trattando
le
la
compilazione di un giornale, ove andava
più importanti quistioni di
e di amministrazione; tra
appariscono quelli sulle nafioìii, sulle Prede
i
principali
Fonne
giurisprudenza lavori del quale
teslamentarie, sulle Do-
marittime,
sulla
Cittadinanza, e
tinalmente, sulla Competenza delle Autorità giudiziarie
ed amministrative negli affari contenziosi. Ai sudori di questi ijuelli
di Onofrio
sommi
si
aggiugneano eziandio
Taglioni, nato in Bagnacavallo a’ven-
lundi luglio del mille seltecentottantadue, e stabilito a Milano, ove esercitava Pavvocatura; Taglioni, sebben gio-
vane, arricchiva
la
scienza del gius con un’ opera lodata
da’ vecchi stessi, ed era
il
Codice Napoleone
col
con-
fronto delle, leggi Romane, opera che veniva approvata dal Ministero della giustizia, e dalla Direzione di pubblica instruzione licei la
del regno.
proposta per lesto alle Università e Volle allora
cattedra d’inslituzioni
egli preferì
reggiato
rimanere
il
civili
re
conferire
nel liceo di
nel foro e fu
a’
a Taglioni
Sondrio;
condisceso.
ma
Signo-
da forte melanconia, prodotta forse dal con-
tinuo -meditare, e quindi caduto in accessi di delirio, visi8
4
tf
274 se
miseramente da cinque anni, per cessare
la
notte del sei
di esistere,
novembre milleottocentoventidue
,
nel-
,
l’ospedale di santa Orsola in Bologna, nel quale soggior-
nato avea per diciassette mesi, confortato singolarmente (laU’amicizia di Filippo Leoni Ercolani, pure avvocato e
degnissimo concittadino.
Abbenchè
il
re allesse dire
:
« gli
economisti son de’
»
chimerici, che sognan dei disegni di finanza, per non
»
saper poi sostenere
»
povero villaggio,
scienze
i
loro
fiori.
incombenze
le
spiegarono
»
Ricevitore in
di
pure
un
economiche
le
Risorto l’amore per lo studio delle co-
se italiane, e particolarmente da Melchiorre Gioia
ogni diligenza nel mettere in cielo
la
posta
lettura degli econo-
misti Italiani, raccolto già avevasi, in ben cinquanta vo-
lumi, quanto era stato scritto da’ nostri in fatto di econo-
mia pubblica
dalla fine
del decimosesto
secolo sino al
principio del corrente, di guisa che questo bel gloria nazionale
-to di
restieri, e dir fece a
richiamò tosto
Say, nella introduzione
economia
co trattato
di
sentissero
anche nelle cose
come
fu
politica,
monumen-
l’attenzione-' dei
quanto
al
fo-
suo classi-
gl’italiani innanzi
di pubblica^
economia. Or
della lingua, agli esempli degli antichi tennero
- tosto dietro
le
opere degli economisti viventi,
esser Italiani, sempre amanti del
quali per
i
bello e dell’elegante,
sparsero grazie ed ornamenti eziandio in questa scienza.
Quindi Luigi Valeriani Molinari, bella posta instituita
si
una nuova cattedra
di
di ogni sorta di
Imola, per cui a
economia pubblica,
tenuta finche visse, dava fuori
m’era
d’
aveva nella Università di Bologna
(
e da
conoscitore
lui
esatto
dottrine, profondo nelle
solo co-
econo-
miche scienze, c sostenitore dei più saggi principii di economia a favore sia della libertà d’induslria,-sia di comniercio), dava fuori
molte sapienti opere, cioè sul prezzo *
* Digitized by
275 delle cose mcrcalabìlì; sulle un>^lrallalo
la
cambio
del
Adamo Smith
contro
monete
di
conto in genere;
e
una dissertazione
traieltizio;
sulla unità monetaria di conto, nel-
quale scende ad una esposizione del sistema moneta-
Romani. Faceva poi
rio degli antichi
il
Valeriani in tutte
queste opere alcune dotte osservazioni sulla proprietà e garanzia sociale di quello
«
il
;
della
assoluta e
della
trattando del prezzo, e particolarmente
volgo crede che
ma
»
della loro essenza
»
avere tutte le cose
;
ed aggiugneva
»
un pregio
Questo uomo, cui
la
legislazione civile e
pnncipii di giustizia, fu
«
dire:
relativo
ai
non negliereino
come
parti
universo chiamia-
deve sopra
si
l’
:
loro assoluto
mondo ed
questo bel lutto, che
legame
di avere riconosciuto lo stretto
loro
non
loro pregio sia
il
dell’ utilità
assoluto, insilo in loro, quasi parte
nostri bisogni
» ino. »
natura
la
speciale delle cose, con
utilità
»
» di
conobbe
moneta,
economica
tutti
vanto
il
che hanno
fra
mezzo
dei
col
modesto e non curante
assai
per accettare rumorosa riputazione, laonde avvenne, die
sue spese poche copie delle opere da
tirate a
blicale, e regalate agli amici e
son esse ieriani
meno
non poste
in
lui
pub-
commercio,
conosciute di quello che meritino. Va-
che intervenne
ai
Lionesi Comizii, e fu
membro
del Collegio dei dotti, moriva nel millcotlocenlovenlollo,
essendo nato nel primo giorno
agosto del millesel-
di
lecenlocinquanlollo.
E demmo tura
la
Giovambattista Corniani che splendidissimo vetra
i
letterali,
legislazione, la
felicemente adattando all’agricolfisica
e
la
chimica, scriveva;
bella legislazione relativamente all\ agricoltura; idee sulla vegetazione; Principii di filosofia agraria appli-‘
cala al Distretto degli Orzinovi
;
alcune
utili
Giunte,
alle trenta giornate di Agostino Gallo; e una Lettera
Digitized by
27G mille (iramùjrte e sulle canne, opere,
furono reputate degne dai dotti,
di. esser lette
che dal Pacciaoifi
da’ filosofi, e studiale
non dubitando poi Filippo Re
di onorar
Cor-
il
niani del titolo di filosofo pensatore e vero filantropo.
Degno seguace
di que’
due era
Mengotli, già da
il
più anni chiarissimo, siccome abbiamo il
accennato, per
suo Commercio dei Romani dalla prima guerra PuCostantino. Nato
nica a
ai
tosi
allo studio delle leggi,
settembre del
quindici di
millesetteccntoquar^ntanove in q,uel
dedica-
di Feltro, c
non trascurò
di frequentare
nella Università di Padova eziandio le'lezioni'di medicina, di
matematica,
che, da
di
giusti
fisica
e perfino di teologia, di guisa
e sapienti estimatori, era
chiamato
«
il
Messosi
»
più colto e studioso giovane dei tempi suoi.
a
Venezia agli esercizii forensi, ed annunziato dall’Acca-
demia
«se fosse più
dei Georgolili di Firenze:
qualche vincolo
»
ad
utile
smercio dei generi
»
uno
p
greggi per favorire le interne manifatture, o lasciarli
»
in perfetta libertà di
stato por
allo
commercio,
e proposta
»
daglia d’oro in premio a chi sciogliesse gotti,
vedendo che per esso potea
vano sistema
di
il
una me-
quesito,
fronte
che alimenlavasi
di Colbert, sistema
Men-
assalire
il
a sca-
pito dell’agricoltura ed. era fecondo d’incredibili perdite
per una nazione, reni fertilissimi,
come
l’
Italiana, fornita a dovizia di ter-
non indugiò
potenza di arme, da ottenere concorrente.
Nè
fia
di porsi in lotta, il
e con tale
premio sopra qualsivoglia
inutile avvertire,
che qualunque per-
sona, ancorché non abbia la minima cognizione della civile
economia, per poco che
tener dietro
'smo:
al
sia
avvezza a ragionare,
Mengotti in tutto
e chi rilletta
quanto
il
può
discorso sul Colberti-
sia difficile, trattando
una qui-
stione particolare di una scienza, rivolgersi a quelli, che
non sono
già eruditi nei principii, c porli in
grado
di
ra-
Dìgitized by
277 gìonare con noi, e di fermarsi con cognizione di causa
ad un’ ultima concliiusionc, intenderà facilmente, cgme quell’opera sia divenuta tanto popolare. Sorto clcvavasi tosto
Mengolli
il
regno,
il
d’ispettore gene-
all’officio
membro
rale delle finanze in Venezia, nominavasi a
del
Collegio dei dotti, ed avea le insegne dell' Ordine della
Corona
imponendogli
di ferro,
indugio
senza
regolare
a
però
re
il
finanze nei
le
menti del Musone, del Tronto
e
di
portarsi
tre
Diparti-
Conse-
del Metauro.
guito lo scopo, e cosi maggiormente conosciuto dal
per quel
saggio ed esperto
mandavasi,
affin di
condurre a buon termine
Dipartimenti anzidelti,
gli
gradimento, promovendolo onore, associandolo regno. In mezzo gotti
i
al
manifestava a
il
membro
la
tato più elegante, utile e
applicala
ai
za usare in essa (già
tutto
lo spirilo
casto
stile,
di
quale
^ ^
compiuto
bisogni
dava fuori l’opera ad
oll'erse
della
)
Italia
trat-
il
ch’ella si abbia d’i-
società,
solilo a spargere
Montesquieu
di ridenti
sovrano suo ag-
della Legione
non intermise Men-
prediletti suoi studii, e perciò
draulica
cose nei
le
senato, e dichiarandolo conte
a tante onorificenze
Sulle acque correnti,
re
che addo-
amministratore
di
similitudini e
nei
un di
non sen-
suoi lavori
fioritissimo e
leggiadre e
vi-
vacissime pitture. Opera di molti volumi, di fatica pazientissima, e che stava già
nel milleoltocenloquallor-
dici per essere
pubblicata colle stampe era quella, che
avea per titolo
l’Economia politica messa a calcolo:
ma, riposto sventuratamente
il
manoscritto in una stanza
del palagio del senato, disparve esso in la
rabbia e
la
un
insolenza del popolo, nel
depredazione di quel palagio, e
dell’
per
istante,
giorno
della
ammazzamento
di
Prina, ministro.
Nulla diremo di Melchiorre Gioia, per esser
egli
al-
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278 lora
storiografo del regno, ed incaricalo
lavori di statistica presso
mano con
Dipartimenti, impresa cui Gioia diede
immensa che
e alacrità
attività
tempo più
del regno. Divenuta in quel di lui,
con quel
e
segnalavano, continuandola fino
lo
perocché non interrotta
i
quella
raccoglimento, alla
cessazione
tranquilla la vita
dalle escursioni nei Di-
partimenti, fa allora che a tult’uomo studi! di pubblica economia,
dirigere
di
Ministero dell’ interno e ne»
il
che
diede a quegli
si
lo resero in lutto
mon-
il
do celebratissimo. Era
già, sin dal millesettecenlotlantanove,
Mascagni
l’eccellente opera del nostro linfatici; la
ricerche, già instituile i
portanti
vita
alla
diversa
dilicate
quanto im-
non minore
rilievo si
forma negli organi della
animale, cioè del senso, del molo ed in quelli della
pura vita vegetativa; il
chilo ed
e se in ciò che in
soggetto dì
il
osservazioni; lavori di
facevano intorno
mali
con grande diligenza, dietro
dal Prochaska, dal Rcil e dal
del petto, ed in particolare quelli del cuo-
nervi
formavano pure
re,
intorno ai vasi
struttura del sistema nerveo, e del cervello
in ispecie, esaminala veniva le
Gali;
comparsa
generale,
al
le
che percorrono negli ani-
vie
il
sangue erano pienamente conosciute,
si
riferisce alla ematosi, alle secrezioni
calore animale, alla
derata nella causa
che
la
produce, e
circolazione consi-
nutrizione la-
alla
sciavano non poco a desiderare, esse furono però quelle
che prepararono quanto in seguito potè
desimo tempo
la
cipi!
Nel
me-
nuovi
mentre
la far-
macia sludiavasi a rendere e più sicuri, e
.farsi.
materia medica arricchivasr di
farmaci, e meglio ne calcolava
meno
i
il
valore,
suoi processi più semplici
incerti caratteri assegnava ai prin-
ed alle droghe, molle delle quali furono assoluta-
mente bandite, E con grande sollecitudine
si
attendeva
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Googic
*9
279 alla inslituzione degli
allievi; e
nell’
azione
z^e
siap; e pline; e
al gli
nella
modo
il
filosofia
e
;
ospedali
la
triste
-
pari e
a condi-
sottrarli
di
umiliante
ed
del
principiavasi
soccorrimento degli annegati e degli
le cliniche
come
vansi
farmaci
dei
lacrimevole
si
por cura
l’
di rinvenire
loro sorte, e
-
si% agi-
meno
affine di rendere
va a prò; dei mentecatti la
con amor uguale
a
asfis-
erano sottoposti a rigorose disci-
mediche e chirurgiche considera-
parte più importante e più proficua del-
insegnamento; e valutata quale
si
conveniva l^anatomia
patologica, ed aiutala di copiosi e ben ordinali gabinetti,
contribuiva essa non poco all’onore della medicina,
quale certo
non poca
utilità
la
traeva da quelle mediche ,
statistiche, di cui si^concepi in quell’epoca siero.
Non
il
primola-
è pertanto a maravigliare se le varie
gloriose andassero di
sommi
fawtà
maestri, di eccellenti opere,
e di collezioni periodiche importantissime.
Siro Borda di Pavia, ov’era nato nel settembre del
millesettecentosessantuno, cui Tissol fu maestro letto e sotto del nici,
quale
non lasciando
gli
avvenne
di pigliare molti utili
che da Frank per ravviamento
predi-
di fare gli sludii cli-
alla
documenti an-
pratica, saliva
già
nel milleottocento nella patria Università la cattedra di
materia medica, non essendo a dire l’applauso che ot-
^ tenevano le sue lezioni cattedratiche e le cliniche, circondato sempre da una frequenza grandissima di uditori.
,
Borda tulto^si consecrò a sostenere, a propagare e a * convalidare le massime^ella teorica del controstimolo, ^illustri saran sempre
le
sue cliniche esperienze sul-
l’acido idrocianico, sull’acqua coobj^a di
'
laurp
ceraso,
•sulla digitalei Sulle^canlai'idi, sulla valeriana, sul solfato
di ferro e sopra varie cattfrlratico
altre
Cqme maestro e og^ modo soffert
sostanze.
ama|,o e stimalo ;^d
Digitized by
•280
non tace contro
assaf per la invidia, che mai,
gli
uomini
si
mostrò
merito. Inchinato a vita agiata e splendida,
(li
ottimo marito, tenero padre, cordiale amico, e moriva
Milano
in
due settembre del milleottocentoventi-
a’ di '
quatlro.
medicina teorica, appellata po-
Nell’altra cattedra di
scia di di
sità il
anatomia sublime e Padova, sedea
presso
fisiologia,
l’
Univer-
veneziano Stefano Galiini, nato
il
ventidue marzo del millesettecentocinquanlasei e morto ventisei
il
maggió
del milleoltocentotrcntasei,
quale
il
ir-
resistibilmente portato alto studio dell’anatomia e della
medicina teorica, creduto aveva opportuno, a perfeziona-
mento
della propria scientifica educazione, di portarsi da
prima
alla Università di
anatomico-mediche a
Mompellieri ad udir
que’ professori
di
vano per gici,
la
lezioni
le
a Parigi ed
poi
Londra, dimorando in ciascheduna di quelle
due anni. Tornato
capitali
dal viaggio, e poste insieme le fatte
osservazioni e ridotte in
i
,
mente
circa
un i
tutto le idee,
prediletti suoi
che
gli
anda-
'
studii fisiolo-
mise fuori quel Saggio di osservazioni concernente
nuovi progressi della
eresse per intero
fisica del
corpo umano, col quale
l’edifizio di quella fisiologica dottrina,
che divide l’uomo in vegetante e senziente, e che meritò un primario posto
tra
fisiologi del
i
gli
suo e di
(jualunque secolo. Devotissimo Gailini a libertà, siccome
Tommaso gli
fratello suo, dovette
Svizzeri, a
un giorno emigrar
Parma, a Modena,
a Pisa, ottenendo però
a
tra
Bologna, a Lucca ed
ovunque quelle dimostrazioni
stima, che meritate erano dall’altezza del
di
suo ingegno
e dalla nobiltà del .suo carattere.
Intimamente
legato
Aglietti, restauratore
tomia patologica
,
e
in
amicizia
nella* città
'di
,
con
Venezia
che nato in Brescia
‘a’
Francesco* dell’anadi trentun
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281 ollobrc del millosellecenlocinqiianlasell
sua
Aglietti
scelta a
mente
patria
già
stanza ‘nella
quello degli
città
altri,
di
fer-
Venezia,
di
non durò molto (eccellente-
adottiva,
solo degl’italiani,
slromento
detta
instituilo nella UniversiUì di
Bologna e
tichilo negli ospedali di
molto ad aver nome
ha precedalo
l’amico nel sepolcro, come
di soli ventitré giorni
mò
c,
Padova c impra-
di Firenze),
non durò
medico valente, da vincer presto
non Primo
e da sonar cclehralo sulle lahhra
ma
hen anche dei
forestieri.
di bella riputazione per Aglietti fu
il
Ciornale
per serri re alla storia della medicina di questo secolo, al
quale, idealo da
lui,
poneva
lìsiologi d’Italia, Gailini,
il primo dei non senza concorrere ad aiu-
iriano eziandio
tare e a sostenere quelPopcra
i
migliori medici
e chi-
rurghi di quel tempo. Fondala in Venezia nel millcset-
lecentonovanta una Società di medicina. Aglietti fu Panni vivilìcanle,
che svolse quel germe, lo crebbe
in
pianta
vivace e ne trasse fruiti d’onore e di pubblica utilità, e fu
Aglietti
primo che pronunziò
il
il
nome dcW'Anginn
pectoris, ch’egli studiala aveva negli scritti di lleberden,
tremenda malattia, che seppe ravvisar così da discernerla con sicurezza d’in mezzo
a quel tumulto di sintomi nerche variamente l’accompagnano. Aiutale, siccome abhiam detto, le Prefetture dalle Commissioni diparti-
vosi,
mentali di Sanità, Aglietti fu medico aggiunto a quella dell’ Ailriatico,
nominavasi a medico direttore dell’ospe-
dale civile di Venezia, a e
membro
pensionano dell’Inslituto,
attestano in solenne za
egli
ro
di
fos.se lui.
italiane, cosi
vestire
modo a che
salito, e
Educatosi avanti
si
ed onorilìcenze, che altezza
quale stima
da
se
•
del Collegio dei dotti
offizii
stesso
i
di
rinomali-
'
governanti avesse-
anche
alle
lettere
pose nella lor cognizione, da poter
nohilincnlir la scienza cogli
ornamenti derivali
Dighif^ed by
c
282 «laUa proprietà
non senza
della parola e dalla eleganza dello siile,
unire
molle cognizioni eziandio delle
frutto dei quali
arti;
modi
di coltura fu per
belle
una parte
la
sua ricchissima biblioteca, per
l’allra
la
sua raccolta,
se
non copiosa, certamente sceltissima,
di
stampe. Par-
rebbe che dottrina di
vata,
lui,
ma
deH’arte;
scritti di Aglietti, raffrontali
gli
per
le
occupazioni della
sempre estesissima,
e per
gli
grande
alla
dovessero essere stali molti in benefizio
allettamenti
sua clinica pri-
e per quelbe dei pubblici offizii, del vivere sociale,
ai
quali
non
rima.se insensibile, furono pochi.
mese
Pietro Moscati, di Mantova, nato nel
deiranno millesettecentolrenlanove
,
era
giugno
di
medico con-
il
sulente del re. Nominato di soli venlidue anni professore nella Università di
Pavia, quest’onore cólto in
si
gio-
vane età v^se ad accenderlo di così straordinario amore ed applicazione per
lo studio,
da scriver molto di medi-
cina, di chirurgia, di veterinaria, di fisica, di chimica, di
notomia, inventando pure una preparazione mercuriale, che porta
il
suo nome, ed
è introdotta
in
uso terapeutico.
dopo aver molto
Zelatore grandissimo di libertà,
meggialo nelle repubbliche Cisalpina ed nel regno ogni maniera
ser medico consulente del re,
fu'
Italiana,
pri-
ebbe
Quindi, oltre es-
di onorificenze.
Consigliere consultore
Gran Dignitario dell’Ordine dellq Corona di fé#* commendatore di quello della Legione di onore,
di stalo. ro,
membro
dell’ Istituto, Direttore
generale della pubblica
inslruzione; fu creato conte, ed ascritto cesi
che
in
tulli questi
altissimi
posti
intelligente, probo, operoso, e favorisse
e
la
diffusione dei lumi. Egli moriva
naio del mi41 e oltocentoventig|yi^ro.-
Medico
il il
al
senato. Di-
si
appalesasse
pubblico bene tredici di ^
gen-
•
di^la corte, e cavaliere deH’Ordine^della
Corona
285 Jacopo Localelli,
di ferro era quel
Mantova,
quale mostrato
il
mantenere
saldi
i
Canneto
di
quel di
in
era l’uomo più idoneo per
si
principii della medicina,
che andavano
a sovvertirsi per la prepotente inlluenza del sistema
Brown. Localelli non attaccò
già la dottrina
di
arme
colle
della logica speculativa e col lusso della erudizione;
ma
fece a mostrare
che
per
la via della
nuda esperienza
Tarlc di medicare,
come
tutte le
si
empiriche
non am-
arti,
mette argomenti e principii a priori, e pone ogni suo fon-
damento nella speciale considerazione dei falli, e neU’ordinamenlo logico delle loro conseguenze. Con queste massi-
me
gettava egli le basi di, sua scuola, essendo stala la in-
fiammazione r elemento morboso che prese a studiare con maggiore impegno e con successo non minore, po-
nendo
massime
in evidenza, coi fatti
dedotti dai mali in-
fiammatorii e dal metodo ch’egli adoperava per curarli, ed
gli errori
Brown onore
i
sofismi che le
menti dei medici seguaci di
esagitavano. Quindi elevala in Milano in altissimo
la perizia di lui,
mità tra
le
ben
fu raro
il
caso di grave infer-
persone agiate od in grado, nel quale non
chiamato ad intervenire o come preside della cura,
fosse
od almeno a consulto, ben di rado trovando colui,
che opposto
laddove
mo
la
fosse a’ suoi consigli,
pienamente convinto,
pratica ed
il
tra
i
colleglli
mentre anche
il
prestigio,
che inspirava
la
sua
suo straordinario valore, toglievano l’ardimento
di combatterla.
stre
si
sentenza di Locatelli lascialo non avesse l’ani-
Grave del suo ottantesimo anno questo
medico scendea
nella
tomba
nel
marzo
illu-
del milleotlo-
cenlolrentasei, seco portando l’universale compianto, e la-
sciando di sè memoria qual mai può dirsi indelebile e cara. Consegratosi Giovanni Rasori di Parma, nato
il
venti
agosto del millesettecentosessantasei, alla medicina, fece nella patria Università progressi
tali,
che facilmente pas-
Digitized by
Coogle
284 sò
-
lutti
condiscepoli suoi, andando poscia a perfezio-
i
celebre scuola
narsi a Firenze alla
Nannoni,
alla
chirurgica
due
dei
Università di Pavia ed a Londra, ove non
solamente profittò negli studii dell’arle
ma
salutare,
eziandio nella lingua e nella letteratura di quella gente.
Venuta
la
rivoluzione, Rasori le
ciò veniva tosto nominato
indi
professore
medico
;
patologia
nel-
a Genova,
nel millesellecentonovanlanove gli Austriaci ri-
tornavano
a-
Milano, ebbe colà ad osservare e
una epidemica
a curare
febbre, la qual(> riconobbesi tosto per pe-
tecchiale, e vi dettò quella famosa opera, la quale in
per-
di quell’ospedale,
medica. Riparalo
clinica
di
grembo
gettò in
professore di
l’anzidella Università Pavese e
quando
si
maggior luce
la
riforma di
lui, sì
pone
come
nella teorica
nella pratica dell’arle. Riveduta Milano, fu
nel milleol-
tocenlosei nominalo professore di clinica medica in quel
grande ospedale, e presso che
brogio, di guisa
due grandi cliniche
regno eran dal solo Rasori tenute,
tale del
che
le
l’allro militare di
Am-
E
fu allora
memorabili ed immense esperienze sulla
instituì le
forza e
santo
della capi-
medicamenti, e che pose
potenza dei
pietra angolare della
gran
la
Medicina sperimentale, secondo
principii della filosofia induttiva di
e che scopri e confermò
la
i
Bacone da Verulamio,
legge della suscettività e
tol-
leranza moj^osa, introducendo così a poco a poco quella
medica riforma,
la
quale coslilui.sce
la teoria
Rasori del controsHmolo, e che determina
dine di principile di
fatti
delta dal
un nuovo
or-
più importante
nella parte
dèlia medicina, cioè la terapeutica. Salilo pertanto giu-
stamente in maggior non^, fu nogtiinato Ispettore generale di il
regno
me, e
si
sanici, ,
nel
dal
che dir voleva protomedico
quale
officio
ebbe
nainislro dell’ interno,
»
ingereàie si
tutto
di
mollissi-
da quello della •
«
Digitized by
,
285 guerra e marina, commissioni non poche e per epizoozie, e per malattie epidemiche e contagiose, e per la instituzione o riforma di ospedali civili e militari, di
caserme c
instituli, di
blici
pub-
Quest’ illustre
di carceri.
pieno diritto di essere considerato, dopo
uomo, che ha (liovanni Brown, per il
secondo riformatore della medi-
il
cina colla sua teoria del controstimolo, moriva
riell’
apri-
milleottocentotrentasette.
le del
Uscito Giuseppe Antonio Testa, nato in Ferrara l’anno millesettecentocinquantasei, e morto nel milleottoquattordici, uscito dalle chiarissime scuole Bolognese o Fiorentina; studiate pri^ipalmenle le patologiche con-
sommersi
dei
dizioni
e degli asfittici, e
mezzi più acconci a salvare questi
imminente si
;
infelici
considerali
da
i
pericolo
pubblicata a Londra un’opera, in cui se non
trova la spiegazione dei fenomeni dello stato sano e
morboso, pur ciate
si
leggi
le
,
veggono,
fin
e anticipale
della
della interruzione e
dove era le
idee
possibile, trac-
dell’
associazione,
rinnovazione spontanea dei
movimenti naturali e morbosi; era il Testa, al nascer del regno, nominato Direttore generale degli ospedali Splendidamente gareggiando
militari.
za
provvedimenti
dei
raltività, nità,
tudini
e
in lui
prontezza delle
la
sapien-
disposizioni
l’amor del proprio paese e quello della umare, cui
il
la
,
le
sconosciute
virtù
ritavano, dar
volle
di
coloro
un
non restavano che ben della
testimonio
le
solleci-
patria
grato animo
di
meal
Testa, nominandolo a professore di clinica medica nella
Università di Bologna, ed associandolo
all’ Istituto.
Giun-
se allora al più allo grado^la celebrità del grande pato-
logo coll’opera sulle azioni e sulle reazioni organiche, c coU’allra, dottissima ed utili.ssima e da il
nome
di lui
render sempre
rispellatofe veneralo presso tutte le colle
Dìgitized by
.
'
280 nazioni, Delle malattie del .cuore. In
fu
mezzo a questo non
più ameni
Testa alieno dagli studii
il
delle lettere,
e fu caldo amatore delle belle arti, laonde questa dispo-
animo
sizione del suo
agli studi! è
non
lieve
argomento
di quella perfezionala educazione, di quella civiltà e di
quella gentilezza, che lo distinsero in tutte le sue azio-
che
ni, e
lo resero caro a
esso lui consuetudine di
Anche
sentava" in queir epoca
rurgia
»
meno
mento
d’Italia
di Pisa,
e
dell’ altra arte, pre-
notabili avanzamenti.
«
»
Ed additando
tano
l’arte stessa alla
va:
«
non
dunque
vincoli, che
i
alla
interrogate
le
forze
vi
talvolta
della
i
soavi
i
vostra e
non
principii
che ingannano
rimedio, e siale afletluosi
modi
la
natura,
lasciate sedurre dalle apparenze
senza
perchè sono
cogl’infermi,
una seconda medicina; non
mostrale di disperarne giammai, perchè
la
serenità del-
l’animo giova alla tranquillità dei sensi, e guida più
cilmente alla guarigione.
»
il
assogget-
prudenza, soggiugne-
che per necessità; operale secondo
operale e,
morale o
operale pel bene della umanità, non per
reputazione:
chi-
chirurgia è un'arte di
la
esperienza, essa debbe progredire; cercatene
miglioramento.
« l.a
Andrea Vacca Berlinghieri, orna-
dire
soleva
coloro ch’ebbero con
tulli
vita.
la chirurgia non
fa-
Queste così eccellenti sentenze
Iro^varono uel^regno in Scarpa, in Monleggia e in Palella illustri
e fedeli seguaci.
Antonio Scarpa,
il
quale cerlainenle e grandemente
coqtribuì agli avapzamcnli della chirurgia, in particolare
per
la
sua opera suU’aneurisma
stello del Trivigiano,
il
,
era nato a Motla^ ca-
di tredici di
giugno dell-’anno mil-
lesellecenloquaianlasclle. Studiale medicina ed anatomia nella Università di
Padova sotto
il
celebre Morgagni, as-
sistita più volle, a Parigi alla* operazione
di
cateratta,
Digilized by
G-)ogk
287 dal Weiizel padre, allo
fatta
vori di Vicq-d’Azyr syl
spedale della Carità
,
ai la-
cervello, alle operazioni di lito-
tomia di frate Cosimo; conosciuto dal Tiphesne l’ordi-
gno
di riparare
congeniti; e grandemente gio-
Londra delle sublimi
vatosi a in
a’ piedi torli
Guglielmo e
di
che
in chirurgia
lezioni si
nolomia umana e comparala
di Gio'
vanni Hunter, Antonio Scarpa saliva la cattedra di no-
lomia nello Studio Pavese. Fatto tosto costruire un teait
Irò .anatomico, dava egli lezioni tro,
che
la
sua scuola
con
tale
mirabile incon-
frequentala era
non solamente
da discepoli, jua da medici e provetti, e da altre persone (li
ceto, le quali
ogni
tulle
ammiravano l’ordine
delle
idee, la oliiarczza della esposizione, la gravità del dire,
l’esattezza e precisione delle cose, e
acconcia e convenevole, colla
quella
erudizione
quale infiorir sapeva
le
sue anatomiche descrizioni, aggentilendo cosi una via di sua natura arida e spinosa. Continuando l’anatomia, era
nominato professore e
della scuola
per far progredire
nesta circostanza,
i
plici e
feriti
quando cioè, dopo
Trebbia e
di Novi, della
Pavia
di
Marengo
sulle percosse
,
numero
in eneslimabile
svariale
pratica
furono pertanto
le
le
assai
membro
fiere battaglie
agli
ospedali
osservazioni
di lui
d’armi da fuoco, molte delle quali del
e,
quattromila annue, dichiaralo suo chirurgo con-
ai
splendide
parli
opere
della
viceregina.
anatomiche,
no una fama europea, c 'da il
re
con una pensione
sulente, di maniera che in tale sua qualità
sempre
di
afiluivano: molte-
del IJjlpsli luto, ornalo delle insegne della Legio-
ne di onore e della Corona ferrea, di lire
;
fu-
nuove ed utilissime. Fu Scarpa nominato dal
lutto
che
chirurgia
di
scienza profittava di
la
le
ha assistilo
Composte diverse
e
quali gli .procacciaro-
farlo riguardai'
poco meno
principe dogli anatomici del suo tempo, Scarpa,
288 dal rnilleoUocenlouno insino agli estremi di sua vita,
spense nel milleoltocenlotrenladue,
si
palmente
moso,
sì
di cose chirurgiche, e vi
che
che
occupò princi-
men
fa-
tenne per uno dei più chiari di Europa;
si
laonde quando
si
divenne non
senno
il
fu
maggiormente maturo, e T in-
telletto più ricco di osservazioni, e vie più addestrato l’in-
gegno
c
la
mano
a conoscere e curare
chirurgica appartenenza, egli tutto
sullodato Vacca Berlinghieri,
medicina e
»
si
la
ipfermità di
«che
quale diceva:
il
chirurgia sono fra loro
si
legate,
precisi dell’una e deH’altra,
nente neU’una di queste scienze, che
»
conoscesse;
soggiugnendo
»
ma non «
vi
la
strettamente
che non solo ninno potè mai stabilire
» »
»
fu
l’altra
i
limiti
uomo
emi-
ancora non
che non sarà mai grande
operatore chi non è divenuto prima grande anatomico,
» »
le
volse alla chirur-
pratica. Avveravasi quindi in lui l’altra sentenza del
gia
‘poiché nella complicatissima struttura della
»
umana,
»
esser cagione d’irreparabili danni.-»
l’oblio o l’olfesa
Altrettanto
della più
piccola
macchina parte
può
avvenne di Giovambattista Monteggia,
nato in Laveno, terra, del Verbano, l’anno raillesettecentosessantadue,
il
quale entralo giovanetto siccome alunno
nell’Ospedale maggiore di Milano affine di attendere
a’
chirurgici studii, divenne, coltivando
le
in pari
tempo
scienze ausiliarie, ed avendo sopra ogni altra cara l’a-
natomia, raro, perspicace e circospetto osservatore dell’arte sua. di
questo
che,
nelle
Collocato secolo,
dalla
famaUra
e dettate
le
quali aveva raccolto
i
primi chirurghi
Inslituzioni chirurgiil
meglio della chirur-
gica erudizione, onde nel regno stabilite veniano per lesto al
pubblico insegnamento cbirurgico, moriva nebgennaio
del milleottocentoquindici.
*
Finalmente Giovambattista Palella, nàto in Monte-
Digilized by
Googic
28» crestese, nello Stalo Sardo, laselle e
Tanno millesellecenloquaran-
morto nel milleoUocenlolrenladue
grande ospedale
di
Milano
campo
il
di
facea
,
^
del
sue nobili e glo-
riose fatiche nell’esercizio della chirurgia
fu alunno,
ivi
:
vicechirurgo, chirurgo.ordinario, lettore di notomia, professore di clinica chirurgica e capo chirurgo. Tali ono-
innumere-
revoli incarichi offrirono a Palella occasioni voli
per rilevanti investigazioni anatomiche, patologiche
e cliniche, oltreché privala sua pratica
molle ancora
non solo
altre delle nostre città,
presentava
gliene
Milano,
a
ma
sin là, ov’era tanta luce di chirurgia, vogliam Parigi,
ed ove
si
e venerazione.
in
dire
a
procacciò, a gloria d’ Italia, molla stima
Involate poche ore a fante
occupazioni, egli
la
eziandio
essendo stato una volta chiamato
si
dava allo studio e
e
cosi gravi
meditazione
alla
quanto osservava ed -esperimentava, facendone il paragone a quello che sopra vari argomenti più anti-
di
i
i
chi e moderni autori avevano scritto: cosi derivarono molti lavori che Palella in epoche varie della
diede
alla
vità, della
luce, nei quali risplende
T impronta
evidenza e della ingenuità, e per
i
sua
i
vita
della no-
quali intese
avanzamenti della scienza. Esalto, diligente, destro e insiem prudente nelTeseguire le chirurgiche operazioni, agli
fu decantalo in
per
fortunatissimo
rinomanza grandissima
tulli
ricorrevano a lui
in quelle,
onde venne
avveduto pratico, ed onde
di
come
a salvezza. Retribuì
il
re
tanto merito c tanta sapienza inalzando Paletta al grado di
Legion
cavaliere degli ordini della
Corona
di
onore e della
di ferro.
Nata appena
in
Francia
cenzo Dandolo, farmacista
la
chimica pneumatica, Vin-
di Venezia,
ove usci alla luce
Tanno millesetlocentocinqtianlaolto, ne conobbe importanza
e' la
verità contro
i
difensori
tosto la
del flogisto e >9
Digitized
by
-
,
della Vecchia
chimica; perciocché nelle fisiche e nelle la verità non è ammessa che dopo aver
morali scienze
soslenulo lunga guerra Svelava
dizii.
contro
l’ignoranza
per
egli pertanto
nuova chimica, volgarizzando
il
primo
opere
le
e
pregiu
i
agl’ Italiani
la
di Lavoisier, di
Guilton-Morveau, di Fourcroy, di Bcrlhollet, e giugneva a tale la stima,
che quegl’
d’ inedite
memorie, che vider
luce in Italia prima che in Francia.
la
versioni pubblicò
uno
professavano
illustri scienziati
per Dandolo da fargli dono
Oltre
scritto originale
damenti della scienza chimico
-
fisica
Fon-
quale
che in
colse tutte le recenti scoperte, scritto,
quali
le
intitolato
nel
rac-
tre anni
ebbe sette edizioni e che, siccome disse Vans-Mons, ampliò i
confini della scienza.
Maggiormente e più fen'orosamente Luigi Brugnaadoperava dando fuori (oltre moltissime
di Pavia,
telli,
opere periodiche, dirette tulle ad alimentare in ispecial
modo
c la chimica,
fisica
la
ottanta volumi)
un
quali
e le
Trattalo di chimica,
corso di quella scienza pubblicalo in
chimica nella
di
patria
formano ben
primo
Italia.
compilò
Università,
originai
Maestro già
Farma-
la
generale, universalmente assai stimata, e citata
copea
siccome
eziandio lata
Litologia
sua
teoria
analizzò
i
autorità
umana;
fe
termossigena
;
scrisse
nascere e
per
la
altra opera
intito-
gran romore per sua
la
nomenclatura
;
sughi gastrici; insegnò, prima d’ogni altro, a
preparare l’acido soverico ^ l’argento fulminante
;
trovò
l’acido urico prodursi dalle falene del baco da seta; os-
servò
il
dello acido convertirsi in altri acidi particolari;
propose nuovi reagenti e nuovi mezzi veleni;
compose nuovi
affin
a
di scoprire
inchiostri-simpatici; apprestò
ve materie coloranti; condusse, finalmente,
la
nuo-
chimica
diverse applicazioni alla società o alle'arli utilissime.
Digilized by
.
291
Nalo Brugnalelìi
l'
anno mìllesettecentosessanluno
mo-
,
riva nel milleottocenlodieciotlo.
della
Per queste insigni opere, e per le lodi, che udiva nuova chimica Girolamo Melandri-Conlessi di Ba-
gnacavallo, nalo tottanlaquallro,
venlinove marzo
il
si
del
milleseltecen-
decise di applicarsi a quella scienza,
recandosi perciò a Ravenna affin di apprenderla dal Rasi, il
quale esponevala secondo indi alla Università
sato
i
principii di Chaplal. Pas-
Bologna diede opera
dì
allo
studio, oltreché della chimica, della fìsica, della storia
naturale, della botanica, deH’anatomia e della fìsiologia,
esercitandosi
non solamente sui
libri,
ma
sui
falli.
De-
sideroso di più sapere volò aH’aUra Università di Pavia
da Brugnatelli; ed
ivi,
non timido amico
del vero, qui-
slionò con esso sopra la sua teoria lermossigena, e
mase
sulle terre e sopra
i
metalli
;
ed
ivi
giorni e notti vegliò
tra libri, cucurbite e fornelli. Conosciuto
merito di Melandri,
dava
ri-
trionfatore; ed ivi ripetè le sperienze di Klaprolh
i
lo
da Moscati
il
volea seco a Milano, e gli confi-
suoi più cari segreti. Intanto divenuto vecchio
il
Carburi, professore di chimica generale nella Università di Padova,
s’
inviava, nel milleottocentosetle,
ad assisterlo, e morto
messa
la
il
Carburi non ad
il
Melandri
altri fu
cattedra che al Melandri medesimo,
il
comquale,
dato bando
alle vecchie dottrine, pose in seggio la nuova falli, usando sempre, non pure nelle chimiche analisi, ma nell’esporre le cose più nuove e più diffìcili, precisione ed aggiustatezza
chimica tutta bella della luce dei
pressoché matematica. Per l’improvviso scoppio di aneu-
risma nella vena aorta, trapassava
il
Melandri
la
matti-
na del ventitré febbraio milleoltocentolrenladue.
Ma da poco tempo un
agente
poderosissimo della
natura giunto era, in aiuto della chimica, a decompor
Digitized by
,
292 i
.
l’acqua,
sali,
gli
che prima
basi,
annoverate;
tra
ossidi, gli acidi, gli alcali e certe i
cosi
delti
penetrare
a' far
lo
erano
semplici
corpi
sguardo nella tessitura
più intima delle cose organizzale, a discoprir verità pri-
ma
nè
meno
somma, natura a
supposte, a stringere, in
svelar segreti, che altrimente sarebbero stati impenetra11
bili.
ritrovamento del nuovo apparalo, che dal
nome
del di lui autore fu appellalo Pila Vo//to«a, basterebbe
un
a rendere illustre
Davy aver che
il
la
secolo,
una nazione, sentenziando
pila giovalo alla
microscopio
e alla
fisica
naturale storia
alia
aU’astronomia. Divulgala in Francia
e
,
dùmica piò telescopio
il
novella dottrina,
la
Alessandro Volta, patrizio Comasco, nato braio del millesetlecenloquaranlacinque
ai diciollo ,
o
feb-
chiarissimo
eziandio per quelle altre scoperte deirelellroforo perpe-
tuo
,
del
fisico
r immortalità
mato
era dal re, allora
mostrar volesse scoperte. Simile
veder
e dell’ origine dei fuochi fatui,
condensatore
che sole basterebbero
volle a
far
a
acquistare
a
nome, Alessandro
del
primo Consolo,
a’
Francesi
il
Consolo
la verità
all’
chia-
a Parigi affrnchè
delle anzidette
grande Alessandro
al
pignere Apelle
Volta a dichiarare innanzi
qualsivoglia
Volta
,
piacquegli
di
,
sue
che
ammirar
Istituto quelle invenzioni
e quelle sperienze, per cui era giunto a rapir alle mani dei ciurmadori la fisica elettrica, e a dissipar finalmente invecchiali ed inestimabili pregiudizii. Colpito
da tanta luce
di
verità
glia d’oro, gli facea instituili
,
dono
decretava il
al
l’
Istituto
Volta una
meda-
Consolo di seimila franchi
erano diversi premii a chiunque
ad illustrare
le
si fo.sse
accinto
scoperte del grande Italiano, e stabilita era
una accademia, che esclusivamente si dovesse occupare di quelle. Sopravvenuti i Comizii di Lione, Volta vi rappresentò
l’
Università di Pavia, nella quale, fin dal rail-
Digitized by
293 lesellecenloseltanlanove, lenea' la calledra di fisica
stanco
nell’ inlellello
ma
:
per l’assiduilà delle occupazioni, ot-
teneva appresso, e dopo molle istanze, che un altro
succedesse, grazia che
qualche
alla soldatesca
campo
mano
medesimo
del
«
i
gli
che
soggiugnendo
lezioni,
grandi gcnii morir deg-
A
di battaglia. »
versale estimazione altre di
re gli concedea col patto,
ancora dar volesse
fiala
con un vezzo giono sul
il
tante prove di
se ne aggiunsero:
era
uni-
Volta
viceré vestito delle insegne di ca-
valiere degli ordini della Corona di ferro e della Legione
d’onore, e, nominalo conte, andava a sedere in senato. Questo posto però non valse a distorlo da’ cari suoi
anche senatore continuò ad
studi!, laonde
fisiche sperienze,
sopra
i
bolidi
c
marzo dell’anno
sulle pietre
dissertazione
meteoriche. Ai cinque di
milleoltocenlovcntisefle tranquillamente
passava alla presenza
di
quel
Creatore, nella contem-
plazione delle cui opere aveva speso Fatta ricca
esercitarsi nelle
componendo pure una
la fisica
la
vita.
degli animali e delle piante delle
più fondamentali verità, anche per
gli studi!
e le ricer-
che del milanese Ermenegildo Pini, annoverato già i più insigni naturalisti del passalo secolo, e che H
comunque
il
fra re,
giorno del Pini corresse alla sera, non lasciò
grandemente onorare, Giuseppe Mangili di Caprino, nei Bergamasco, nato nei marzo del millesettecentosesdi
santasette, andava in cerca per l’Italia, per la Francia,
per
la
Svizzera e sulle coste dell’Oceano dei più grandi
monumenti
della natura,
onde scopri
il
sistema nerveo
delle mignatte e delle conchiglie bivalvi, illustrò
stume sliluì
dei
mammiferi
.soggetti al
il
co-
invernale, in-
esperimenti sul veleno viperino, sulla fecondazione
artiliziale di quegli animalelti
que
letargo
natanti nelle palustri ac-
appellali girini, e sulla circolazione del
sangue nel
Digitizsd by
Googit
m mesenlen'o delle rane e nelle branchie dei pesci. AscriUa al
Collegio dei dotti, ascese, nella Università di Pavia,
la
cattedra
rendo
altra
tenuta dallo
volta'
novembre
quindici di
il
mo-
Spallanzani,
anno milleoUocen-
dell’
lovenlinove,
E
sempre Tanimo
vólto
Andrea Renier,
di Stefano
nato in Chioggla nel millesettecentoGinquantanove, alla
apprendeva
zoologia,
determinare
dano
veneti
i
sua
te
parte
lo
egli
la d«ffìeili«sima
intorno
i
h
della filosofìa
moHusclù
Linneana, accurato
in dotte investigazioni
dell’Adriatico, valendogli quelle fa-
stima dei dotti in guisa di essere invitato a re-
carsi a Parigi colla ricca suppellettile degli animali rini
da
lui
ed
raccolti
colà molto onori fì co l’invito, era
tolto dalla
promosso
ricusato
cattedra
alla
ma-
fermezza
Università
storia
di
di
più agiatamente
e
al riordi-
che avea dettato soprai molluschi,
degli scrìtti,
che sgraziatamente rimasti mediti, non cessarono
di essere lodatissimi e
per
la
moltiplicità
0 interamente nuove o poco note, che e
con
Padova r cosi, medicina, che professava, abilitato venne ad nella
attendere più liberamente
namento
Ma
per ciò
offerendoglisi
illustrati,
posto.
invece
naturale speciale
scritti,
ben
quindi connaturale in ogni
Resosi
lidi.
studio
ed instancabile passò molti anni
liclie
arte di
animali produziani marine, di cui abbon-
figurate, e per l’originalità del
vi
delle specie*,
sono descritte
metodo, che aveva im-
preso a seguire nella distribuzione delle diverse sue parlL
Non
lasciava intanto' Renier di giovare
zione della licei
gioventù
di collezioni di
del
airrstruii
diversi
animali marini e pubblicando
ve tavole di zoologia, dirette a’
anche
regno, provvedendo
giovani con brevi parole
specie deve avere giusta
il
il
all’
Nuo-
unico scopo d’ indicar
luogo
,
che
ogni singola
metodo fondalo sul sistema
Digilìzed by
295
.
scnzìenle proposto da Wirey e perfezionato dallo stesso Renier, cioè conforme ai rapporti più essenziali ricavatidalia comparazione degli esseri organizzati viventi,
Re-
nier moriva nel gennaio del milleollocentotrenta.
In queU’epoca, nella quale
rumano ingegno sem*
brava quasi animato da un nuovo fuoco,
pure prendeva un cammino più
la
mineralogia
filosofico e più sicuro;
e se da un lato servir facevasi l’osservazione alla storia
non più abbaavevano mal
del nostro globo, mirandola con occhio gliato
da quelle idee, che per
lo innanzi
prevenuto anche alcuni dei più sublimi ingegni, tro si facea della scienza
una sorgente novella
nale prosperità. Quindi, senza conoscer prima gia, insegnava
lo
la
dall’al-
di nazio-
mineralo-
Werner (per comune sentimento riguarda-
siccome uno dei fondatori della geologica scienza), non .
potersi far progressi in questa ultima medesima scienza. La geologia nasceva allora, e pochi appena la conosceano di nome, ed altri la confondeano con vane ricerche, quando oggi soltanto essa si presenta sotto un impor-
tantissimo aspetto,
e
ci
scuopre
fatti
degni dell’atten-
zione del filosofo e dell’ammirazione del volgo.
na
la
geologia di arrecar soltanto
essa guida
il
la
i
natura dei
luoghi, ove di preferenza intrafa
acconci
conoscere all’agricoltore alle
sue coltivazioni; è
che inalzar deve una
fabbrica, for-
strada, o intraprendere altro lavoro, nel quale
indispensabile sia
il
conoscere
tribuisce, finalmente, stalo,
i
suoi scavi; terreni
utile all’ingegnere
mare una
Lontapiaceri,
mineralogista ad una più sicura ricerca dei
minerali, additandogli
prender deve
intellettuali
dandone
il
la
natura del suolo; con-
alla statistica
economica
di
uno
catalogo delle ricchezze minerali e
ri-
chiamando in tal modo l’attenzione del governo ove maggiore può essere il lucro. Werner, siccome ahbiam dello,
Digitized
by
296 era di
.
il
fondatore della scienza geologica
Werner, cui aveano
già concorso
e dalla scuoia
,
Humboldt, Brochant,
d’Aubuisson, Bucb, Bonnard, Haussmann, Jameson e Goldfuss, uscian forniti di coraggio,
Tcntù
affin di
di forza e di gio-
percorrere agevolmente
salire su tutte le lor
sommità,
nei burroni e nelle lapidicine,
montagne,
le
di
scender nelle valli,
di
affin
di
penetrare nelle
caverne, di resistere alle variazioni dell’atmosfera, di coricarsi
quando avesse occorso sopra un letto di pietre, un parco cibo sedendo alla mensa del
e di contentarsi di
mano
contadino o del pastore, uscian col martello alla (necessario, la
come inculcava Werner, per indagar ovunque
natura sul luogo) Marzari-Pencati, Brocchi e Gautieri,
intenti tutti a cercar per le parti varie di
e
non più
Europa
falli,
ipotesi.
La vicinanza
al
monte Sumano
del paesello di San-
l’Orso, posto
in quella vaga e ricca
buona ragione
è chiamata
il
provincia,
che a
giardino della Venezia,
in-
vitava Giuseppe Marzari-Pencati, nato a Yiceuza nel mil-
lesettecentosettanlanove, e che in Sant’Orso aveva dere, a fare per diletto delle frequenti
medesimo,
gite
sul
un pomonte
a scorrerne in ogni verso le coste, e a rac-
coglierne l’erbe:
quelle giovanili peregrinazioni, intra-
prese per solo piacere,
si
mutarono
occupazione del Marzari, ed
in breve nell’unica
egli
divenne appassionato
coltivatore della più amabile delle
scienze, la botanica.
Instruitosi pertanto nei di lei principii, e j>ercorso tutto
quel di Vicenza, pubblicando perciò l’elenco delle piante
spontanee da esso osservale,
si
recava a Parigi ad intra-
prendere nel famigerato Giardino delle piante un corso di botanica.
Fallosi ben presto
lutti della scienza
distinguere dai
di quella illustre città,
cultori
praticata gli
venne ogni maniera di facilitazione nelle sue ricerche.
Digitized by
297 aprendogli la regina stessa
il
magnifico giardino, ch’ella
avea a Malmaison, e nel quale Marzari passava notti, affìn di studiare
merosissime specie
ivi
il
sonno
le
intere
nu-
delle piante nelle
Se non che,
raccolte.
fatta
cono-
scenza dell’Haùy, del Faujas Saint-Fond, dell’Hassenfratz
Werner,
e deiritalìano Tondi, scolare di
della mineralogia, e conversalo spesso stito alle lor lezioni, e visitati
i
coltivatori tutti
con loro, e
pochissimi mesi rapidissimi progressi in della scienza, e divenuto
dell’Haùy,
si
i
scienza da prima coltivala.
per
Dopo una dimora
averne visitale
in
quattro
geologia, specialmente TAlvernia,
la
Italia,
di
regioni più
le
Vivarese, la Provenza e le Alpi della Savoia,
Marzari
discepoli
dichiarava Marzari affatto infedele aH'altra
anni in Francia, e dopo inlere.ssanti
tutte le parli
più diligente fra
il
assi-
lor gabinetti, e fatti in
il
ritornava
pubblicando tosto una piccola parte
che avea allor
delle osservazioni,
fallo
trascorrendo
la
Francia, e specialmente rOrillografia del monte Coiron nel Vivarese, ch’è
una descrizione diligentissima
Tallipiano basaltico, ed intitolò
bacino del Rodano in
e
suo libro
il
:
di quel-
Cor^a per
t7
per la Liguria dell’occidente. Indi,
compagnia del Faujas Sainl-Fond anzidetto, cominciò
montagne del Vicentino e del prossimo esaminando que’ paesi sotto l’ aspetto mineralo-
a percorrere le
Tirolo,
gico, dovendosi a lui
minazione
di
primo
la scoperta e l’esatta deter-
molte specie minerali, di cui van ricchi
Veneti paesi, mentre l’industria doveva a lui
iridizii
i
uti-
lissimi sulle produzioni minerali del suolo, sui metalli, sui combustibili fossili e sopra
i
marmi
più utilizzabili.
Intraprendeva poi nel milleottocentollo per ordine di Eugenio viceré una minerale descrizione degli Euganei,
la
quale é accompagnata da un geologico panorama di quei monti, da una carta geologica e da spaccali di sorpren-
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,
29b dente esattezza. Uguale lavoro eseguiva nel milleoltocen* todieci per
mine
Bergamasco. Affìne poi
il
colia desiderata chiarezza
varne
tutti
zione
di
i
possibili vantaggi,
i
uno strumento
misuratore degli angoli,
appellato, il
di
condurre
a ter-
detti panorami e caimmaginava la costru-
tachigonimetro
o
quale era premiato dalUtsti-
tuto colta medaglia d’oro, venendo del pari tante dotte fatiche del Marzari premiate dal re colla
tore presso
miniere,
Consiglio delle
il
rimaneva sino
al
uomo mancava
il
qual
nel
posto
regno. Questo dottissimo
termine del
a’ vivi
nomina d’ispet-
trenta di giugno del milleotto-
centotrenlasei.
ugualmente
Era
Giambattista
la
botanica quella
Brocchi, nato
che
,
traeva
Bassano nel millesette-
a
centosettanladue, allo studio dei minerali. Peregrinando in cerca di piante, studiava egli quanti sassi,
quante pietre
il cammino, laonde, senza che mai l’amore per la scienza dei vequella aggiungendo pur l’altra della zoo-
incontrato avesse lungo in lui si diminuisse getabili, anzi a
logia, dedicavasi
a tutta possa alla
a professare storia
tava
dell’indole del
primo ad
Italia
trovansi nella
mineralogia.
Eletto
naturale nel liceo di Brescia, profitsuolo, in cui era, per
manifestare
ogni maniera di rocce e di minerali, che
montana parte
diligentemente percorsa, e
di quel paese, già
ciò
stampando
il
per lui
Trattato
mineralogico'chimico sulle miniere Bresciane^ in cui dava
un nobilissimo saggio
gava
le
del suo sapere, e in cui spie-
molle sue forze nella chimica e nella geognosia.
Se non che fra le opere di Brocchi quella, che veramente primeggia, è la Conchiologia fossile subapennina, in cui le ragioni della geognosia anzidetta
mirabilmente
fiancheggiale vengono dalla grave autorità dei petrefatti.
Non
si
conosceva allora che assai imperfettamente
la
«
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299 costHuztonc
fisica
mercè
geognoslico
subapen-
conchigliacee
ai
mare; ora quel terreno, divenuto
del
alla spiaggia
classico
colline
Icngoii lo spazio frapposto agli Apeunini
nine, le (juali
ed
delle
le
cure
di
Brocchi, serve
chi al cadere del regno
Isp. ttore
orizzonte
di
naturalisti delle nazioni tutte.
Era Broc-
generale delle minie-
scematasi con quel caso la fortuna di lui, e scortosi, dopo essere stato già universalmente salutato a principe mineralogia, trasandato nella terra natale, si prore
;
.
della
pose animoso di cercarne altra più rimota
,
e
di vedei
c quindi cogli occhi proprii anche i monti, le miniere fiumi di Egitto, e di toccar quindi colle stesse sue i
mani
i
per
veneiiihili avanzi di
umana
ogni le
della
grandezza.
Ma
quell antichissima culla di
divenuto vittima
tlell
ardore
naturali scienze, che alla gentilezza e aU’amenità sua patria gli avea fatto preferire l’orridezza di
Kharlem, paese del Sennaar, ove
il
fiume Bianco
si
congiunge col Nilo, ivi iiitelice esule nvoriva il terzo Alla giorno di dicembre dell anno milleolioceulovenlitre. dopo averla notizia della qual morte Giuseppe Barbieri, » 0 narrata, così,^con affettuosa eloquenza, prorompeva :
»
»
oloeautruce Africa, o terra inospitale, terra d’umani sono infami i sti non sazia mai, di quante morti non
»
tuoi lidi, le tue solitudini, le tue rupi
»
dolce
amico, e
generoso fautore
l
E
tu pure,
dei studii
mio
miei, tu
»
d’ogni arte perito e delle naturali scienze nobilissimo incremento, o Giovambattista Brocchi^ tu pure cadesti
»
vittima di quel cielo avverso e di quel suolo nefando!
»
E
«
patria, riverito
.
le
»
e confonde.
»
forse ([uelle ossa onorate,
ossa
il
che dovevano posare
in
segno di bella emulazione, forse quelvento del deserto fra l’aride sabbie disperde »
Anziché per
la
botanica, siccome avvenne in Mav-
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500 zari.ed in Brocchi, era perla medicina che in Giuseppe
Gaulieri
per
Novara,
di
,
un intensissimo amore
desiava
si
naturali scienze. Recatosi
le
millesellecentono-
nel
vanladue a Vienna di Austria affin
di perfezionarsi nel-
l’arte di sanare gl’infermi, l’amicizia strettissima, in che
visse con Jacquin, con Creutzer, con Fichtel prender lo fece del detto amore,
non se
estinse se
che andò sempre crescendo, nè si il che accadeva nel
colla vita di lui,
ventesimoterzo giorno di febbraio dell’anno milleoltocentrenlatre,
dopo averne
utilmente, su questa della le
dottrina,
novella
miniere,
le
sessa ntaqualtro, e
trascorsi terra.
Quindi
percorreva
tutto
,
Transilvania
soggiornava a Freyberg nella scuola
la
il
riconosceva tutte
e
fonderìe e le zecche dell’ Ungheria, del Ba-
nale, della Galizia, della
sitava
e la Franconia,
Werner, poi
conduceva
si
nella Svevia, e per ultimo nella Svizzera,
ad ogni
della Boemia';
e
di
restante della Sassonia, da dove
Weslfalia
ben
infervoralo
modo
in que’ lunghi e diversi
vi-
passando per nell’ Alsazia,
non posponendo viaggi la medi-
_
cina alla mineralogìa, ed ammaestrandosi pure nella scienza forestale, cui attese nel famoso insliluto di Walthers-
hausen
dopo
in Sassonia. Ricco di tante
otto
anni di
lontananza
,
l’
cognizioni rivedeva, Italia
;
e la rivedeva
per combattere e per togliere i pregiudizii , che si opponevano alla introduzione della vaccinazione; e per ordinare, nominalo Ispettore generale dei boschi del regno, r amministrazione di quelli nei Dipartimenti dell’Allo-Adige,
del Tronto, del
Musone
per sopranlendere particolarmente
e
del Melauro; e
agli altri dell’Agogna,
dell’Olona, dell’Adda, del Lario, del Serio, del Mella, dell’Allo-Po e del Mincio; e per pubblicare le Nozioni
elementari dei boschi-; e per ridurre plice intelligenza le. tavole del
a più
Nourry per
chiara e semla
cubatura
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Gì lOgle
a,
301 dei legnami; c per
promuovere ed
illustrare,
con varie
(lollissime ed importanti scrillure, la scienza e la pratica forestale, la mineralogia c in '
perocché
ministro
il
l’
agricoltura; e per giovare,
Imcommetteva un
e in ogni guisa allo stalo.
somma, grandemente
delle finanze
gli
lavoro intorno alle saline e alle fonti salse di Radein, nel Dipartimento deH’Allo-Adige; il ministro della guerra
una relazione sulla pozzolana del Tronto; l’altro dell’interno una compiuta raccolta delle miniere e delle acque minerali deH’Allo-Adige per gli avvertimenti di Gau:
migliora vasi, finalmente, nel Dipartimento del
lieri
tauro
Ed essendo deipari tava
ed
lo stalo
alla
mente
gl’ interessi del
reggere
il
Me-
vinificazione.
la
di coloro, cui spet-
popolo Italiano, presentì
progressi della scienza dei campi, da con-
i
' •
siderar
sempre sotto un doppio punto
quanto
a politica
ed
essi invocassero a tal
anziché temere
i
in
di vista, cioè in
quanto a dottrina, avveniva che
uopo
il
soccorso dei più veggenti,
filantropici loro consigli.
Abbandonavasi Vincenzo Dandolo con trasporlo
a’
suoi chimici studii allorché, divenuta Italia per la rivol^uzione teatro
trasporlo di guisa
si
avvenimenti grandissimi, con uguale
di
abbandonava
alle
che era costretto
di
nuove polilicbe dottrine riparare
a
Milano, poi'
Varese, deliziosa campagna a dieci leghe da quella città, firialmenle in dagli
uomini
Francia ove a braccia aperte era accollo di
glalo e dai dotti.
Ricomposte
cose, Dandolo rivedeva Varese, ed
sua occupazione noi
i
l’
ivi, scelta a
agricoltura, introdusse per
in Italia le
principale
primo
tra
merini, ed insegnò l’arte di allevarli e moltiplicarli
Del governo delle pecore spain un suo gnuole. sviluppando in pari tempo, nei suoi Discorsi su varii oggetti importanti di pubblica e privata economia libro intitolalo
:
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f
302 i
pomi
vantaggi, che derivauo dalla coltivazione dei
terra, gl’
modo
il
di procacciarsi ingrassi e di
inconvenienti dei beni comunali e
il
bisogno di creare
tra gl’italiani novelle industrie. In quel
rala
mezzo, conside-
re la infelice condizione della Dalmazia, che, in
il
ricompensa di una repubblica
alla
di
servirsene,
devozione da
illimitata
di
lei
mostrata
Venezia, crudelmente era stata
la-
senz’ agricoltura, senza traffici, senza arti, senza
sciala
popolazione, pensò egli di rimarginar quelle stimmate spe-
dendo colà un governatore, 6 dissimo
titolo di
legislatore,
ma
tempo, cercato
legislatore, collo splendi-
Provveditor generale. Venezia dava quel
inutilmente si
il
nome
siccome un
di lui,
avrebbe nel famoso e tanto apprezzalo
Libro d’oro, avvegnaché, facendosi allora stima (ripeliam-
uomini per
lo) degli
la nascita,
il
le
personali loro
Provveditore
non per
qualità,
Dalmazia era
generale della
uno degli antichi e fastosi palagii una umile officina di farmacista. E fu i Dalmati andarono debitori di leggi,
anziché da
tratto,
della città, da
Dandolo,
quale
al
di tribunali, del prosciugamento delle vaste paludi
costanti
de
cir-
fiume Kerka, della instiiuzione di una gran-
al
nitriera in Zernonio, del risloramento delle saline di
Pago, della pastorizia migliorata, e della piantagione di gelsi e di molli alberi da frullo.
ulivi, di
que anni dovea
di così
attiva
ed utilissima
Dopo
soli cin-
amministrazione
per inferma salute desistere
egli
grande
dalla
opera; e lasciando nel cuore dei Dalmati scolpila
moria del bene, che aveva lor insignito del
come
poi
onorevole
doppio
titolo di
quest’ ultima
posto
di
dursi a’ suoi geniali lavori;
nare
i
altro
cosi il
bachi da seta assicura
me-
regno
conte e di senatore. Sic-
dignità
riposo,
la
fatto, ritornava nel
non
era che
fu abilitato
un
a ricon-
libro iìeW Arte di goverall’Italia
non
il
privilegio
Digilized
Cìoogl
«
qhe •
le
3Ó3
deriva dal sùo clima
ma
gliori sete,
l’incalcolàbile’ vantaggio di
prezioso prodotto tutto sione di
st^ittor
^
benemcrild, Dandolo
^
Magistrato
integra,
filantropico,
scienziato
dodici dicembre nttilleottocentodiciannove.
e
illustre
Dandolo
Governava
Dalmazia c Filippo Re,
la
Reggio nel Modenese, pubblicava coltura, opera che universali. Volle
il
^
dare^a quei
trapassava
il
.
mi-
le
perfezionamento e tutta l’esten-
il
suscettivo.
è
cui
produrre
felici di
di
Elementi di agri-
gli
mancava aH’llalia, e che ottenea lodi monarca rimunerar tosto il heneme-
e lo sceglieva a professare, agricoltura nella
rito autore”:
"Università di Rologna, e lo creava cavaliere deH’ordine della
Corona
di
tuto.
Per
quali
agli
le
studii, ed
ferro', e lo
affin
di
giardinaggio una guida sicura,
viato; pòi dettava
procurare il
e
Saggio
il
sui,
quali opere diede a conoscere
delljg
quanto sapesse della
ma-
pratico sulle
lattie delle piante, ['Ortolano dirozzato, e
/e/ami. '^’ella prima
dilettanti
ai
suo Giardiniere av-
Saggio teorico
il
dell’ Isti-
maggiormente
datosi
Bologna stessa un eccellente
inslifuito a
Orlo agrario, componeva, di
nominava membro
onorificenze
fisiologia vegetabile, nella
seconda
indicò,! niQdi di migliorare la coltura degli orti, nella terza la
finalmcrilc esaurì, pér quanto era jio^sibile,
materia dei soversci, e tolse agli stranieri
biasimare eziandio
l’Italiana il
melodi
usali
i
quali,
presso
anzi, da
gli
ci
•
uopo scriveva
tale
come
con tanta pompa
tutta
foga di
rafùonato di agricoltura
veterinaria, nel quale insediò i
A
agricoltura.
Dizionario
la
tutti,
o quasi
vieti
e di tutti
detto essere
sle^i stranieri, fossero già conosciuti,
lungo tempo, usali in
restieri cono.<rce.s.sero
Ilajtia.
Indi,
perché
i
fo-
immaginò di Annali delTagricoltu-
quanlcr essa valesse,
compilare un Giornah; col
titolo di
ra Italiana, per cui nel regno tutto •
si
sparsero osser-
»
%
m Digitized by
504
•
**
•
j
vazioni ulilissitue ed^csperimenli atti praliclie, ad u collivare
in
più acconcia maniera (|uelle, che fossero al quali Annuii aggiugneva opporlune
siale già jn uso;
«
a togliere viziose
nuove pianle, nuove sementi, od,
iiUrodiirre
prefazioni ed olire a quaranla Memorie,
pre una lingua pura ed'^un colligsitno
adoperando semstile.
Moriva
il
Re
ciiiqnanlaquallm nel venlesimo giorno di marzo
di anni
del yiilleollocenlodiciassèUe.
»
Figliuolo di è debilricc dpi
(juel RieliNj, cui
suo Orlo
rUnivorsilà di Padova
agr;jrio. Luigi
Arduino seguiva
'
la
segna liv, dal padre, e con
si
rapidi e sicuri passi
ollencro nel millcollocenloselle
la
calledra di agricollura,
si rada
da
già dal genilore coperla nella Università anzidc'lla. Salila la
quale piaceva
al re di
'
'
consullare a quando a quando
l’Arduino Hilorno alla più ulile collura dei campi, alle mi-
^r
sure da prendei^
niigliorarè la condizione dei bo-
quanto avesse credalo
schi, e a
j)iù
opi>orluno afììn di
rendere maggiormente ulile l^lTidalogli ammSeslramenlo.
Noii. conlcnlo però l’Arduino d’insegnar solamente,
far volle ^cuna^'^Co.sa di più,
*
l^nde
dciralliludlfie sua. di,
eslender^'là professala sci^za a prezzo di nuove osservazioni fan fede
molle gcrillure:
co -geortji Cip sopra la
tali
una Memuria^botani-
coltura c gli
usi'
tà € gli
usi del Sulanuin Guinense,
maniera più semplice tr
^
economici del-
L'Avena aUissima, una Dissertazioue intorno
le prop-rie-
'
una Islrutlone sulla
più utile di ggremare le api. ima Lettera relativa alla '*'col tura ed agli irsi del frumentone Americano ossia wmis.'-Merila però speciale ri-, e.
'
Solanum Guinense per aver l’Ardui-^ pral^a quantÒ^ leoricameulc av^vp dello,
,i:ordanza quella del
no esteso
alla
riuscendogli cioè, per alcuni ingegnosissimi pfocessi, di Irar dalle
bacche
di qifella pianta oflimi
l’arte linloria e alla pittura, qolori di
colori *ulili al-
un rosso
vivo, di
Digitized
by
Googte
venie carico e di un turchino, che mollo
daco dell’India ed
ahbiam
dello,
generi
i
anche imprendimenlo
lo zuqjjfliero, di
all’ in-
siccome
Colonie Inglesi, e
delle
Ira quelli l’
un processo
accosta
sì
a quello di Berlino. Proscrilli,
quindi
solo Anluino riuscì nel-
il
ollenere dall’olco di CalTicria, con
assai più Tacile e pronlo degli allri, e quin-
di a portala di
opportuna
più. miti j^trezzi, lina
sostili!-^
zione allo zucchero stes^p. In Pad(3fa, ov’ era nàto, moriva PArduino nel luilleollocenlolrenlaquallro di anni set-
lantacinque.
^
.
Chi valorosamente ^seguiva^e •
un monagp,
era
Albcrlitìo
ornie
Bellèhghi, nato
di Nicosia nel niilleollocenlolrenlanove.
anche l’antico
come r le
arti
;
IrovìRra egli di
Fabrrano, c di dedica rsi^affi ne di tornar Utile
vblòsse meglio agli uomini,
plicandone
Abrogalo
Camaldolese dell’A-
e celebre nionaslero
vellana, di cui esso Beflenghi era trasTerirsi a
Ardbino Forlim-
a
morto arcive-
popoli nel uiilTcseflefcert!ocinquanlaselle,
scovo
dell’
le
ai
geologici sludii, ap-
scoperte a vantaggio deH’agricollun^c del-
dì questa «guisa
non
si
mostrava dissimile dagli
antichi suoi confratelli, da citila società riconoscer deve
dijpzzamento dei popoli,
la
conservazione dei clas-
l’amena ed utile collivazione dP tanti monti, di tante selve editante inabitabili lande. Pubblicava adunque Bellenglii due opuscoli intorno alle tinte ed a’ processi onde trarneje dalle piante nostrali, tentativi ritenuti dalP Istituto meritevoli del premio di una mesici
•
il
autori e
daglia di argento.
A
questi scritti lenean dietro
“Iri: Siila coltivazione-dci boschi nel (h’ijli
medicina,
la
domestica economia;
le
lo
Riflessioni
al-
gli
Piceno e nell’Um-'
albori indigeni
bria c sulla utilità note risguardanli
’
arti stil
,
'con erudite
meccaniche
e
la
granito trovato
alle basi del Cafria, p le Indagini circa
i-
fossili dello
Digitized by
506
•
^
stesso Catria ed
•
monti adiacenti. Era Bellenghi vin-
i
Mauro Cappellari, alMurano presso Venezia,
colato’in amicizia dolcissima con
monaco' in san Michele
tro
di
innocente nei costumi, saQlo ed austero nella vita,
che
nobile c generoso nell’ animo,
peritissimo
nelle teologiche,
va, olirechè
nelle
si
dimostra-
dottrine.
fisiche
A
quella Ionie di sapienza; perento, per un vivo^commer-
cio^di lellero, la
volgeva spesso Bellenghi
si
e se a quel-
;
somnia sapienza aggiunta si fosse una maggiore samaggior pratica di negozii politici, una mag-
gacilà, untì
dei tempi
gior conoscenza ((pialilà
impossibili, o
,
uomini e
degli
ben rare a trovarsi
delld” corti
in
personag-
gio educalo e cresciuto nel silenzio dei chio^ri) ed aperto odio aggiunto restiera
avesse per
si
Mauro
scadici
anni,
tefici
col
Cappellari,
andò a^ederc
nome
so[)ra
il
i
trono dei
suoi popoli; e
avellilo mollo per
gnifico, ui aver abbellita
ad crudimenlo delle lettere e delle edifizii,
fama
aflreltanla
lasciala
per quasi
sommi pon-
gr’atifìcalo a-
come
lasciò
fama
lenendo del ma-
la religione,, c,
^oma, avendo
sì fo-
parass^li^ e degli
quale ìndi, e
il
di GregoriOji.decimosesto,
vrehbt grandemente di
vilissima lornia,
la
che suddita, dei barattieri, dei
Miniatori',
fallo inalbar cóla,
arti
,
avrebbe
sonjiiosissimi di
lodevoli7di
magnaniilfe e di ammirale azioni politiclie, e ^iù*^celebralo e più compianto c più benedetto sarebbe disceso nella oscurità della
(i)
gnralamrnlc per c
a
-di
«
scritta i
83
if,
i
tomba. (1)
Nel pcmliGialo di Gregorio papa la
chiesa,
Questo cavalierino
da
per
Clemente Papa
SCI
» (così
il
mondo
XVI
si
c ripelulo, scia-
e per lui,
il
del
limo. nella wita di Benvenuto Cellini
lui medesimo. Fiienre stamperia di Guglielmo Piatti,
p. 108) era già stato servitore della stalla di Filippo Strox-
era fianc<*sc,
persona nata
vilissit^ia
;
e,
per essere gran ser-
Digitized
by
507
Ma
senza ‘più curarci dì quesla povera valle di la-
crime, ove non vediam
che malvagità, che mise-
altro
solleviamci per poco ad altra più purgata, più su-
rie,
hlime e più splendida regione del mondo, solleviamoci r occhio del Veronese Antonio Gagnoli, mentre per caso si trovava a Parigi, a quelle immense regioni, nelle quali in vastissimo steccato combattono
al ciclo. Fiso
generano
venti, si
i
le nevi,
fulmini,
i
si
accolgon le
più singolare dei celesti fenomeni,
rimaneva
sorpreso
egli così
della generosa
brama
Comincialo quindi
mala
alla
mente
di
per se
la
lo
l’aij.ello
d’ accendersi
ivi
di Saturno,
un punto
in
studio deiraritmelica, richiaproposizioni di Euclide,
serie delle
famosa Astronomia
la
veduto
stelle,
di conoscere appieno la fisica ce-
leste.
studiò
grandini,*
le
tuoni, e portandolo a quelle ancor
i
più eccelse entro cui il
rugiade, le pioggie,
le
'
Lalande: e
di
Lalande, ottimo maestro di quella scienza, non lasciò di tener infervorato
il
Gagnoli, e coH’offerirgli tutti
mezzi che aver poleansi
giori
mag-
i
in Parigi, e col far
cal-
colo di ogni dubbio che nello studio della sua Astrono-
mia si
si
afiacciava al Gagnoli, o per oscurità nel lesto clic
polean togliere
re al
fine
,
o per calcoli più
per gìugne-
facili
deHe dimostrazioni. Gagnoli diveniva padrone dare una prova non
della scienza; e, per
dubbia delle
acquistate cognizioni, pubblicava a Parigi a più riprese,
vilore,
papa (demente
vuuic di se stesso io
riiicliiusi
con e le
:
in
lo
aveva Gllo
modo
die
tutta quella gran quantità
mi coniincsse, erano
le
di’ io le
Ed io cucimmo
legate.
ciascune, e
il
nella detta stana», mi di
riveli issi
Papu
mo
dello e
,
e se ne il
messono innanzi gioie della
lì,
lava
cavaliere ed i
detti
Regni
Camera Apostolica
^
dovessi sfasciare tutte dcU’oro, in die
così
feci; dipoi le rinvolsi in
in certe farse
poca carta
addosso al Papa e
al
r/eo#
ca^>alierino. »
Digitized by
GvjOglv
508 varie astronomiche memorie, e la classica opera intitalata
Trigonometria piana
:
grande merito, Iraslalala
e sferica^ la quale, per
tosto veniva
lingua francese. Restituitosi in patria •
deva la
ili
immensità del
'il
penoso lavoro
mezzo fitto
i
illustri
di
meteorologiche ossenazioni. In quel
mavano Gagnoli ad francamente esporre
la la
si
di
uno
cesi, e
le
riparo
al
dei
guasti
acque del Brenta, chia-
ma
accorrervi co’ suoi consigli;
egli
scusava rispondendo di non poter, senza lui
probità, dire opinione in materia di
quale eragli
affatto ignota.
Quanta ignoranza
quanta rara ingenuità e modestia
nei nobili Veneziani! in
meri-
gli
gentiluomini Veneziani credendo di meiter a pro-
che frequentemente recavano
acque,
che
accademie, e ad intraprendere
sapere di un astronomo!!
il
per
a viaggiare
a farvi scoperte,
cielo,
in
Gagnoli, ripren-
no suo astronomico ossenatorio
tarono premii da
suo
il
Chomprè
dal il
scienziato! Giunti intanto a Verona
fulminando Balland dai
roventi la misera città,
una
castelli
i
primi Fran-
anche con palle
di esse veniva
piombare
a
poco discosto dalla specola del Gagnoli da ruinar quella e la casa di lui. Sfogava allora Gagnoli tutta la sua
rezza -a Lalande, e per costui
mezzo giunte
ama-
condot-
al
tiere delle genti di Francia, poi re d’ Italia, le querele,
non solamente questi accorse
ma
volle
alla riparazione dei
che Gagnoli trasferisse
il
danni,
suo domicilio a Mi-
lano, ove subito gli diede posto tra gli astronomi di qucl-
rOsservatorio, e tra
i
membri
del corpo legislativo.
riuscendo a Gagnoli assai pesante
la
catte-
dra di matematica sublime nella scuola militare di
dena, c
ivi
Ma
quest’ ultimo officio,
cercò di esimersene, accettando più volentieri
Mo-
pubblicando un trattato delle Sezioni coniche
conducendo
non che, stanco
a
termine un catalogo
dalle diuturne fatiche,
di stelle
domandava
fìsse.
Se
a riparo
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o09 mal Ferma salute un riposo
deìl.1
ministero della guerra
malincuore
a
.
il
accordava nel milleolloccnlo-
gli
Gagnoli, crealo già
selle.
che
,
dal
re
cavaliere
dell’
ordine
della Corona di ferro, rendeva lo spirilo al cielo, da lui
tanto conleinplalo, nel sei agosto del
dopo setlanlalre anni
dici,
inilleoltpcenlose-
celebratissima vita.
di
Ilerscbel aveva scoperto Urano;
chi però determi-
nava l’orbila di quell’ astro, ne perfezionava, anzi ne creava di
la
spargendo così ovunque nome chiarissimo
teorica,
astronomo, era Barnaba Oriani,
di cui la scienza è
debitrice alle sollecitudini, che per l’ccclesiaslica e sofica instnizione di lui preso avevano
della Certosa di Garegnano,
i
filo-
buoni monaci
poco discosto da
paesello
Milano, ove Barnaba nel milleselleccnlocinquanladue po-
veramente nasceva. Trovavasi nell’
gava
egli
unitamente
al
Gagnoli
Osservatorio di Milano, e mentre quest’ ultimo pre-
cure del Corpo Legislativo,
di tesser sollevato^||Jle
verso
egli, rOriani,
il
quale
si
adoperava ogni maniera
di cortesie e di profferte, pregava pure
continuare in pace
suoi sludii,
i
gli
lasciassero
si
e di venir dispensalo
dal giuramento, che imponeva odiò
al
governo dei
re,
e ciò per andar debitore, se alcuna cosa avea potuto operar nelle scienze, alla generosità di un monarca l’Austriaco ), e perchè d* alLi'a parte comprendere non ( poteva vare le
come
fosse necessario giurar quell’odio per osser-
stelle.
attemperata, e
Per Oriani la
la
formula del giuramento era
franca ed onorata maniera
dere deir astronomo
,
e
l’
eccezione
fatta
a
di
proce-
riguardo di
quel sapiente dal governo della repubblica Cisalpina servir possono, in uguali congiunture, a’ sudditi
che
ai
governanti.
saldezza di volontà e di nel regno, a presedere
la
di
bell’esempio
si
Piacque anzi tanto quella
animo
dell’Oriani da destinarlo,
Commissione
regolatrice dei
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Gf - >gL
^
,,
510 pesi e delle misure
Università
di
da sceglierlo
,
Pavia e di Bologna
due
riordinare le
a
membra
da crearlo
,
deir Istituto, e da essere, finalmente, in ogni guisa accarezzato ed onorato dal re, da cui era
insignito
ordini della Corona di ferro e della Legione di e<l
degli
onore
inalzalo ai sublimi gradi di senatore e di conte.
ogni
modo
sava
il
vado di Vigevano j meridiano compreso
inslrnzione e
amor
contraria per
al
lo
fra
zenit
sissimo dono. Liinge quegli
non cessava
blicando perciò
la
scien-
della
Rimini e quel di
di
incarico di cui tanto lodevolmente
egli di
olTicii
meditare
d»
si
sdebitò
e
un prezio-
pubblici
di dislorre
ricevere dal viceré lettere onorevolissime
Oriani,
vesco-
il
T incarico di misurar l’arco del
za volentieri accettava
Roma,
Ad
per modestia e per amore della scienza ricu-
ministero della pubblica
e
di comporre, pub-
Trigono-
classica opera intitolala la
metria sferoidica, ed inserendo sempre nelle Effemeridi di
Milano produzioni del forte suo ingegno e delle astro-
nomiche sue
ricerche.
Compiuti già
gli
anni
ottanta,
senza turbarsi e colla tranquillità dell’uorao giusto, spirava
il dodici di novembre del milleotlocenlolrenlad'ue. Apparendo anche allora la scienza delle matemati-
che degna
di quella
regione, da cui erano usciti Sarpi
e Galileo, Pietro Cessali, italiani del
ne
uno
dei più chiari matematici
decimollavo secolo, autore della dissertazio-
SulTequilibrio esterno ed interno delk macelline
acreostatiche
dclT algebra
e della
Storia
dell’origine
(immenso lavoro,
e
progresso
nel quale die’
le
mag-
giori prove di forza d’ ingegno, di profondità di sapere, d’ instancabilità di studio, e
che
derlo annoveralo dal Delambre
che,
le
quali primeggiano
gli
tra
merilò l’onore di vela
opere matemati-
nel passalo
Cossali professava nel liceo (S
Verona
le
secolo)
Pietro
matemalicbe
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SII e provvedeva
co' suoi
consigli agli idraulici
bisogni di
quel Diparlimenlo. Indi, nel milleollocentosei, ascende-
va nella Università
blime, e dato onorario delle
Padova
di
veniva
gli
gli elogii di Poloni, di
Verona
ai
cattedra di Calcolo su-
la
d’ispettore
titolo
il
acque e strade, scrivendo
generale
in quegli anni
Nato
e di Lagrangio.
Stallini
a
ventiquattro giugno del milleselteccntòquaran-
lotto, visse cortese,
umano, benefico e zelante per
la reli-
gione sino al venti di dicembre del milleoltocentoquindici.
Pubbliche lezioni di Calcolo sublime dava nella Università
di
Pavia
Vincenzo
Brunacci,
fiorentino,
avea tenuto già, e mollo giovane ancora,
che
cattedra di
la
professore straordinario di fisica nella Università di Pisa, l’altra di
matematica e nautica
nell’ Istituto
di
marina
a Livorno, e che stretto era in intima arnicizia co’ più celebri geometri e matematici di Francia, Bossut, Legen-
drc, Cousin, Leveque e coll’ italiano Lagrangio, Inconta-
nente riformato da Brunacci lo studio delle matematiche nella Università anzidetta,
assunse l’officio di dare
si
eziandio lezioni d’ idrometria
non
faceasi ivi alcun cenno.
e geodesia
,
prima
di cui
Quindi pubblicava
il
suo
corso di matematica sublime, ed altre opere di minor
mole
ma non
di
minor pregio, e
menti di algebra e di geometria, ron per testo in alla
tutti
contemplativa e
i
licei
tra i
queste
quali
del regno.
Ele-
Sapendo unire
anche una
quieta vita
gli
adottali fu-
vita attiva,
adoperato era in molte pubbliche faccende, laonde veniva scelto a distendere
il
progetto
da Milano a Pavia, a riformare le
di i
un canale navigabile matematici studii per
Università del regno, a regolare l’attivazione del nuo-
vo sistema dei pesi e delle misure, e ad essere Ispettore generale di acque
e
strade. Ri|punerate furono dal re
le
dotte fatiche di Brunacci colle indegne degli ordini della
Digilized by
Googte
^
312 Legione .
onore e della Corona
di
daH’accademia
di
di ferro fu rimunerato Padova per un’ opera intorno alla me-
melodi, che formano
lafisica dei
;
fondamento del
il
cal-
colo differenziale ed integrale; fu rimunerato dalla Società Italiana per l’altra
Collegio dei dotti, e per tre volle sostenuto
Ascritto
al
grado
di
il
compiuto bita
opera sulla Dispensa delle acque.
reggenle l’Università
suo decimo lustro
il
morte
il
di
non ancora mancava per sugiugno dell’ anno
di Pavia, elà,
giorno dicciottesimo di
milleotlocenlodiciollo.
Dopo sopra il
il
il
Cessali, leggeva nell’ Università
il
di
Padova
Calcolo sublime Antonio Collallo, nato a Venezia
venlidue di aprile
del
quale tanto addentralo
millesellecenlosessantacinquc, si
era nella scienza d’ annun-
anni autore di un Metodo anali-
ziarsi di soli quindici
per conoscere la fallacia di alcune dimostrazioni alquanti Discorsi sul metodo di studiare le mate-
tico
di
matiche, ed illustratore in certe parli delle Transazioni filosofiche di
Londra.
Collallo,
che
pure maestro di
fu
matematica applicala nella scuola del Poligono e degli artiglieria, si rese
uffiziali di
famoso per
altre repula-
lissime opere, quali L'identità del calcolo differenziale
con quello delle serie, ovvero
mente piccoli di Leibnizio pratica degl'ingegneri coordinate
;
;
il
metodo degl' infinita-
Dell' instruzione
La Geometria
teorico-
analitica a due
Le nuove lezioni di Geometria analitica a nuovo Saggio di Poliedrimetria anali-
tre coordinate e II
tica
;
giovandosi
il
governo dell’opera
volta avesse occorso di
alcuna scoperta, o
di
lui
ogni qual-
un parere sicuro intorno all’
esattezza
di
merito
al
alcuna macchina.
Sacerdote da prima, indi marito e padre, perciò dall’universale tenuto in disislima, visse Collallo sino
cimoquiuto
di luglio del milleallocenlovenli.
dì de-
al .
»
Digitized by
5<5 Professando Angelo Luigi LoUeri
nato in Bollate,
,
villaggio in quel di Milano l’anno millesettecenlosessanta,
contemporaneamente
lui
nell’ altra
al
uguale
Collalto
discepoli la
scienza
stessa,
medesimo
Collalto, di supplirvi.
dava fuori il
più famiglia'rc
di
ai
immaginava, d’accordo col
all’ invilo,
tica, e Lotleri
scienza
inmiaginava affin di
Università di Pavia,
rendere, nella mancanza di un lesto,
quest’ ultimo
Arresosi
indicata sua Geometria anali-
la
suo Trattato delle serie
equa-
e delle
zioni con diverse altre teoriche tulle attenenti alla scien-
due
za del calcolo: cosi
dotti, stimolati
promuovere e migliorare
nel
la
da
ugual zelo
parte d’ insegnamento
ad essi loro affidata, vidersi lanciati in una nobile e generosa gara onde olferire alla
scolaresca
un compiuto
corso delle loro lezioni. Abbenchè l’abolizione degli ordini religiosi tolto avesse dal chiostro ancor giovane Lol-
(era Gerolimino), nientemeno
teri
libertà, in cui si trovò
posto,
nè
non abusò mai si
lasciò
della
mai, come
era avvenuto al suo collega Collalto, illudere dalle politiche novità, gli
ma
sempre accuratissimo nell’adempiere
fu
obblighi dello stato
tranquillamente* e
che aveva abbracciato
senza rimorsi
spirava
,
laonde
Ed
insliluila a
Milano
la reai
-
Casa de’ paggi,
mava r insigne matematico Urbano Lampredi
.
ventile
a’ dì
gennaio del milleottocenlotrentanove.
,
si
J
chia-
nato a
Firenze nel millesellecentosessanlauno (già professore in
Siena nel celebre collegio Tolomei, poi
nella scuola di
Soreze in Linguadoca), ad ammaestrare que’ regii donzelli
Nè ometteremo di Lampredi fosse eziandio dottissimo (onde grandemente giovò a Monti nella versione
nella scienza da lui professala.
accennare come ellenista
deU’Iliadè),
come
il
si
appalesasse critico giudizioso e se-
vero, e^vissulo abbia amico dei più famosi uomini del-
Digitized by
Googli
Mi morendo
l’età sua, a’ di
Napoli nel milleoUocenlolreuloUo
a
venlidue febbraio.
Finalmente, in quei giorni assai celebre nelle filosoficbe scipline,
nelle
dato pure alcun tributo
matematiche
di-
quanto anche potesse
un uomo che
nelle teologiche,
un personaggio
viveva e
quale avea mostralo
il
quando a quando avea poesia, che era entralo nei
alla
a
segreti della politica, che avea insegnalo Parte di gover-
nare, date lezioni di filosofia a Bologna,
metafisica
di
neU’archiginnasio della Sapienza di Roma, che avea quin-
assunto
di
or
parli di
le
filosofo, or
oratore, or di matematico, e
esclusivamente
scienza
certamente
apice
all’
di
poeta,
servilo, sarebbe giunto
avesse
celebrità. Quest’
della
or di
che se a questa ultima
uomo
era
Francesco Maria Francesebinis della Valle, nato ad Udi-
ne nel millesellecenlocinquanlasei, ed antico Barnabita. Confortalo dal re di quel favore che dovuto era distinti tica'
applicala
Padova, e
insliluita
d’
provincie
Venete, e
tornare
lea
per
i
fiumi
e
la
ta
infrenarli.
torrenti
delle
antiche
che meglio po-
Beggenle nel milleollocen,
una intempestiva urba-
verso alcuni Austriaci nel
momento
del-
lemporaria loro invasione nel Dipartimento del Bren,
gli
costò
la
e dei regii- favori,
di
di
i
per suggerir ciò
tonove dello Studio anzidetto nità, praticala
suoi
una Commissione idraulica
occhio
per tener
professore di
a
eletto
nella Università
segretario di
lo
a’
matemanomina-
talenti, veniva
perdila della cattedra
morendo
poi,
il
,
degl’ impieghi
vigesimoquarlo giorno
dicembre del milleollocenloquaranla, nel cenobio dei
Barnabiti di Monza, da cui, per imperiose circostanze e
per l’imperversar delle politiche procelle, con pontificia licenza
si
era diviso.
sollecitudini
^
immense prese
dal governo per la
Digitized by
515 Accademie
insliluzione delle
che
spiegalo,
le
di belle arti, e
idee
utili
desiderio
il
diffuse fossero nei popoli
eziandio col mezzo di pitture, d’ incisioni, di sculture e di
monumenti, furono impulsi
cizio delle arti belle
Non avendo
.
secolo
tali
i
invigorire nell’eser-
alti a
maestri, ed a far sbocciare
Lombardia dopo
la
la
i
talenti.
'metà del passalo
che guidar potessero
pittori,
i
giovani mollo
avanti nella cognizione dell’ arte, Andrea Appiani, nato nel millesetlecenlocinquantaquallro nel villaggio di Bo-
che venticinque anni innanzi dato aveva
sizio,
alle let-
r immortale Giuseppe Parini, dovette esser guida a medesimo nello studio dei grandi originali, sui quali fortunatamente formava uno stile castigato, e prendea
tere sé
quelle
leggiadre
maniere che invano cercato avrebbe
nei moderni. Affidatogli, nel milleselleccntonovanladoe,
r importantissimo lavoro
Donna
stra
in
Bordone,
ma
di
di
freschi nella chiesa di
dei
san Celso di Milano,
confronto del Cerano,
in
di
,
Antonio Campi e dei Procaccini,
mente
delle
andava
arti,
di
volle, pri-
Tornava da Ronag,
tulle le bellezze di quel
santtf^o
ed a spargerle
in quello
a ripeterle
Dio, eseguendo in san Celso, e in tre
soli
mesi,»»
più bei freschi che da oltre un secolo in Milano cessero. Continuando le varietà
dessi
le
vaghezze
a
spiegare
dell’ arte
,
con
una
in cui risplender
grande monarca rendeva col portentoso di
le
reali palazzi di
Milano e
sale e in quelle
di
lui
Monza conducendo
stanze vari e
fa-
si
inesauribi-'
un genio superiore e i talenti maggiormente degno domicilio
veramente
eccellente artista,
i
Paris
Coreggio, dei Canic-
di Michelangelo.
Raffaello e
e calda la
di
No-
che dovea porsi
cimentarsi in cosi pericoloso esperimento, cono-’
scere le grandi opere a fresco di ci, di
egli,
Fiamminghini
dei
sorprendenti
ve-
di
un
di
«n
pennello in qtfel-
freschi.
Hi.
'
zcr‘-
-L
316 nei quali per
comune consentimento non
quante pitture
Lombardia altre
di tal
genere eransi
superò
solo
da
fatte
prima
in
dai più famosi artefici, -ma eziandio tutte le
sue opere.
precedenti
Per
Appiani in altissimo grido, era
quali cose asceso
le
ammesso
nel Collegio dei
nominalo pittore
dotti, ascritto all’Istituto, e caro al re,
di corte, e cavaliere della Legione di onore c della Co-
rona di ferro.
Nè
limitandosi alla sola pittura a fresco,
conduceva pure bellissimi quadri ad
olio,
morendo
sullo
«cordo del milleotlocenlodiciasselte.
me-
Eccellente Giuseppe Bossi nel comporre, assai
Roma
schino nel colorire, era venuto a
manza per r indefesso suo studio e
di
quelle dei
Leone, in
tal
sommi
delle
in
grande rino-
opere antiche,
maestri del tempo di Giulio e di
guisa che lo studio particolarmente fatto
sul classico lavoro pittorico di Michelangelo strappò le lodi dalla bocca degli stessi più severi intelligenti. Stretta ivi
amicizia co’ più chiari artisti, ebbe agio di raccoglie-
re
una ricca suppellettile
tati
di disegni,
quali furono repu-
i
meritevoli di aggiugnere ornamento alla reale Accadi belle arti a Venezia. Trasferitosi Bossi alla
me-
tropoli del regno, cui apparteneva, essendo nato in
Bu-
demia
sto Arsiccio, affidata gli era la direzione di quell’ altra reale- Accademia, cui giovò grandemente, e
commessagli
dal viceré una- copia del Cenacolo di Lionardo, fece sopra quel rinomato dipinto indagini artisti e gli eruditi
elegante per lo sciata
n’
r Accademia
,
si
notizie e di critica.
trovava di aprire in sua casa
scuola di pittura affin d' insegnare agli vetti le
porre, di
sublimi teorie dell’ arte ed
morendo
di
grandi, che
soli
gli
aveano un grandissimo volume,
stile c ricco di
trentotto
i
artisti
precetti
anni,
il
La-
una
più prodel
noH>o
com-
giorno
dicembre del milleottocentoquindici.
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3i7 Infanto fra gli stenti e nell’ angoscia della miseria
preparando
andava un nuovo genere
si
di pittura. Gio-
vanni Migliara, nato in Alessandria di Piemonte
gli
ornamenti,
la
era presso
si
che per
Calcari, celebre pittore teatrale,
gusto
di
avea reso gigantesca quell’arte. INotalo da Calcari del pennello di Migliara ristica, prcdile.ssc
vori.
Ma
il
gli affidò
più ardui la-
i
un
cosi fiera, cosi pertinace da tenerlo per più anni in
che per scaldargli
chi andavano arsi sul focolare
ad un tratto da sé con uno
lo,
ripetendo in piccolissime dimensioni
tendo cosi
fama che tosto migliorare
il
(piasi
con
il
l’infermo
gli
miniatura
la
in
pennel-
cento ed una
spirilo
La
pittura prospettica.
diedero que’ lavori
genere trovato da
uno
le
il
teatro dipinto aveva col maestro, ripein
lui,
prospettica tutta sua, nella quale ritratte
letto
farma-
quegli sforzi,
di
seduto sul suo giaciglio, riprese
scene, che per
i
disegni del povero pit-
i
che tengono del prodigioso, e trovatosi istato di star
,
brio
Migliara collo veniva da infermità
e privo di tutto in maniera,
tore. Risorto
il
siccome una qualità sua caratte-
discepolo, e
il
in quello
il
inspira-
forti
che tutto per isqnisita elezione
e più
,
quin-
appresi
prospettiva e gli elementi di architet-
tura nell’Accademia di Milano, allogalo
zioni
il
ottobre del millesettecentoltantaciiiqiie,
dici di
incoraggiò a
lo
,
una pittura
e creò
unendo
le
inacchietle,
epigrammatico, riprodusse
piccolo la società co’ suoi mille episodi!, creò
il
in
roman-
zo storico della pittura. Accolla con universale applauso la
innovazione,
si
prese a qualificarla col
nome
nere del iMifjliara, o di pittura alla MifiHara, più ragione forse da JJefendcnle Sacelli,
bana.
pure la
Migliara, salutalo qual il
di
di e,
Ce-
con
pittura ur-
caposcuola, e chiamalo
signor delta luce per aver
egli
saputo dominar-
con sapienza cosi mirabile die nessuno potè imitare.
518 moriva sul calare del diciollo di aprile del milleottocen* tolren lascile.
Finché saranno lore e la scienza
in
onore presso
uomini
gli
che dalle
il
va*
ballaglia di Arcule sarà ce*
iiiililare, la
iebralissima e sliraala uno dei più esimi!
guerra^
falli di
storie siano Iramandali ai posteri.
Sfragellali
Francesi da un’ immensa grandine di palle austriache
i
e di scaglia, disordinali e lilubanli già
per cui potevano avere
dal ponte,
Smontato Italia,
da cavallo
allora
e dato di
il
l’
si
allontanavano
adito
ad Arcole.
lor condolliere, poi re di
mano ad una
insegna, c postosi in capo
alla stretta fila, che, sull’argine, insistendo si avviava al
dello ponte,
animò
»
non
»
stro coraggio?
mente
i
Lodi
soldati di
i
A
»
dicendo:
suoi a seguitarlo,
i
siete voi più
quella voce
?
Or dov’
soldati,
i
è
« il
Or vo-
massima-
granatieri, coraggiosi per indole, furibondi per
resistenza, serrandosi attorno al novello vessillifero, tre-
mar
fecero co’
col
e
tiri
numeroso
calpestio
la destra
sponda del contrastalo ponte, ed ottenevano quella
vit-
toria,
per cui r Europa rimase attonita, spaventala l’Au-
slria.
Or,
il
maraviglioso intaglio del ritratto del re, rap-
magnanimo
presentalo in quel
Giuseppe Longbi, lo nel
e storico alto,
disegno dal Franchi e dal Traballesi, ed unito stichezza coir Appiani,
valeva
il
quale intaglio,
tra
le
in
dime-
posto di professore di
incisione neirAccademia di belle il
valeva a
Monza, già eccellentemente educa-
di
maneggio del bulino da Vincenzo Vangelisti, nel
in
arti
cinquanta,
e
Milano.
Dopo
forse più opere
calcografiche del Longbi, con cui ebbe ad onorar tanto sé stesso c la professala arte,
devesi por tosto
l’altro
del ritratto del viceré, ove, fra le altre cose mirabilmente
eseguile, spiccano ctilibile leggerezza
le
c
piume
della berretta di uriaùmper-
condotte in
una maniera nuova,
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Googte
3i9 laonde quella slainpa Il ritratto delle
piume. Era Longlii per quel suo «raro
nominato cavalieré dell’ordine
valore
ai
due
di
Corona
della
morendo
ferro, ed accollo nell’ Islilulo,
tuno
veniva dagl’ inlelligenti
inlilolala
gennaio del milleollocenlolrentuno colla
modo, che
gloria di aver ristorala l’affidatagli scuola in la
di
di anni sellan-
segna
storia dell’incisione
fra noi
da lui solo
prin-
il
che per essa era da prima
cipio di quello splendore,
sconosciuto in Europa.
Contemporaneamente
al
Longhi Francesco Rosaspi-
na, nato a Monlescudolo, piccola terra sulle colline circostanti a Rimini,
due
il
di
gennaio
del milleseltecen-
tosessantalre, rinnovava quasi nell’Accademia di Bologna
parimente
lo studio dellsf incisione;
beneme-
questa
a
renza aggiugnea l’altra di dar fuori le stampe dei set-
lanladue più bei dipinti di quella pinacoteca, dei quali egli
stesso venlisei
der
le
sete,
il
no
esprimere mollo bene
com’
è a
Poco
incideva.
l’oro,
ferro, il
velluti,
i
carattere dei
nel ren-
felice
sapeva
sommi
invece
dipintori,
vedere nelle sue incisioni dei Caracci, del Guer-
cino, dell’AIbano
e del Corcggio.
mente
alla
al
Longbi,
Rosaspiria
Consulta di Lione, e
fu, unita-
tra le
occu-
pazioni dell’arle ingentili l’animo colla coltura degli ottiini
studii,
per cui
si
mostrò veramente
morendo
maestri, l^asciava,
il
gemma
tra
i
due settembre del mille-
otlocenloquaranlauno, seicento incisioni, e lodali discepoli.
Decaduta era tura tico,
cosi
da
alla
non
metà
tener
appagandosi perciò,
del
più s
passato secolo alla
la
natura, nè
scul-
all’
an-
nza curarsi di bellezza e di
purità di disegno, solamente di
un
fare di
uso conven-
zionato. Chi trasse la scultura da quella miserabile con-
dizione fu Antonio Canova, nato nel millesettccentocin-
quanlasille a Possagno, grossa
e
lieta
villa
del Trivi-
Digilized by
320 giano,
il
quale, abbenchè educato sopra lavori dell’anzi-
detla gaglioffa maniera, non ebbe
nerose
si
dovessero
ge-
Greci,
i
quali nulla ebbero di esagerato, di duro, e che carne
che siccome carne avevano inteso
era quella,
presentare, divenne quel
mondo
nazioni tutte del
lume da
render
ma, non
quante insinuazioni
volle per
dUà
lasciar quella
fra le
gno. Di guisa che chiamato a Parigi per
che
bisogna
la
capitale;
=
Canova rispondeva:
mia
spesa
Manca
Voi
tosto che avrò
è qua, qua
si
re:
il
qua
siete,
la
—
re,
statua della
Parigi ora è
bene;
farete
e
sire,
compiuto
Soggiugneva
il
padrone
trovano
tutti
i
lavori
i
il
re:
=
di torper”
,
=11
i
cen-
capolavori antichi.
solo l’Èrcole Farnese, eh’ è a Mapoli,
riserbato per me.
il
se piace al re che sia essa adoperata
quali son qua venuto. tro
=
restiate
suo servigio, bisogna che mi conceda
Roma
nare a
ma
vita,
al
Ro-
a
facesse
gli
per tramutarsi in Francia, o nel re-
regina Maria Luigia, e dicendugli
della
rap-
di
Italia
Partito Canova
splendidissima.
giovanissimo dalla sua terra, e stabilito domicilio
e
le
del grande e del bello, die nel petto suo
.scintille
trovavano, c persuaso che imitar
si i
mente corrotta tanto
la
credere di doverla seguine. Secondando quindi
da
me
sono
lo
Ripigliava Canova, con fuoco:
=
almeno qualche cosa all’ Italia. I monumenti antichi formano collezione e catena con una infinità di altri, che non si po.ssono trasportare da Rolasci
sire,
deh
!
lasci
ma, nè da Napoli.
— Canova
scita suddito Italico,
pertanto, sebben per
non dimorò giammai
na-
nel territorio
del regno.
Veniva invece a cetti
,
nato
molte
duto
copie si
nel
stabilirvisi
il
romano Camillo PaEseguendo
millesettccentocinquantotto.
dello
era pur egli
più
sculture
belle
quanto
1’
antiche
arte lontana si
avvetrovasse
Digitized by
Googl
521 imitazione
in que' giorni dalla vera
natura e del
della
abbenchè non collo stesso genio
bello stile; laonde,
Canova, intraprendeva pur
una
egli a battere
di
via assai *
diversa da quella seguita dai maestri di allora, e fruito '
ben corrispondente sotto
simbolo della
il
toma
di
plastica.
era la Minerva che,
questi studii
a
infonde l’anima dell’au-
farfalla,
Prometeo, pregevolissimo lavoro eseguito Insistendo Canova nel rifiuto di recarsi nel
in
re-
gno, e specialmente a Milano ad assumere in quell’ Ac-
cademia
belle arti
di
direzione della scuola di scul-
la
tura, accettava invece quell’ incarico
ebbesi a ravvisar presto per giovani scultori una
somma
quindi
fabbriche molle, che
si
regno, e meglio rifulse in
lo
per
miglioramento
il-
scalpello
di
Pacelli nelle
conducevano nella capitale del in un gruppo, in una Italia ed
un Pastor buono che lavorò per
mede,
ministero dell’ in-
abilità nel
segnamento, ed un insigne zelo del gusto. Rifulse
Pacelli, nel quale
il
più distinti progressi dei
i
in varii busti, fra
i
nella bellissima statua, in
un Gani-
re, in
il
quali quello dell’ Appiani, e
marmo
di
Carrara, di santa'
Marcellina per la chiesa di Sant’ Ambrogio
,
racchiudon quei canoni di proporzioni e
vaghe e gen-
di
,
forme che tanto sapientemente aveva
tili
dagli antichi. Pacetti moriva
il
venlisei
di
opere che
egli
desunto
maggio
del
milleotlocenloventisei.
Viveva allora eziandio a Milano Angelo Pizzi. Egli era nato colà
il
ventitré di
toseltanlacinque mollo
che addulto da stremo
dicembre del milleseltecen-
mi.serabilmenle di
povertà,
si
,
e
vuoisi
allogasse
anzi,
presso
l’Appiani, occupandosi del basso mestiere di stemperargli
i
colori
sè dovesse
:
ciò che farebbe prova che il
non ad
proprio inalzamento, e fosse
altri
ei
•
che a
solo l’au-
tore di sua fortuna. Certo è, che, spiegato ardente desi31
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322 (lerio d’ iniziarsi
stessa
nell’ arie statuaria,
primi rudimenti
i
duomo, comunque che in
lei
faceva,
:
i
marmi
ne apparò in patria poi scolpiti per quel
marcano il mollo progresso ed una mente appalesano nata e credecorativi,
sciuta a grandi cose, la quale più ancor
simulacro di san Matteo, ne, dottrina anatomica e tra
le
la
presto
Pizzi
,
dimostra nel
panneggiamento tener Per
migliori opere di quella età.
era ben
si
cui espressione, proporzio-
scelto
al
grado
lo fecero
quali cose
le
di
professore di
scultura ntdl’ accademia di Carrara, da dove nell’anno millpotlocenloselle l’allra
grado medesimo nel-
trasferiva col
si
di Venezia. Colà scolpiva alquanti busti, nei quali
vedeasi la vita e l’anima dell’originale; tracciava losso del re, e
una
incompiute.
il
co-
allegoria di Vittoria allusiva a lui,
opere queste ultime, che per
le
mutale
A’ dì ventitré marzo
del
sorti
rimaneano
milleotlocentodi-
ciannove era Pizzi rapito da morte aH’arle e agli studii. Passata già in decadimento, siccome
che rarchilellura, alcuni precetti aveano allora i
ai
il
la
scultura an-
rigidi osservatori dei Vitruviani
merito di ridonare all’arte stessa
pregii suoi ordinarii, e di mettere in capo pei primi,
minori
artisti
non ancora scrupolosi nel seguire
ragione in ogni cosa, un barlume di
Antonio Selva (|ue’ valorosi
Nato
il
,
filosofia.
la
Giovanni
Luigi Gagnola e Giuseppe Zanoia erano
e benemeriti uomini.
Selva
il
tredici di
giugno del millesellecen-
-tocinquanlalre in quella singolare città tanto ammirata
per le moli inalzale da Calendario, da Palladio,
Tommaso Temenza.
affinchè alla vista di quegli antichi
spiegar
si
Sanmicheli, da
da Sansovino e dallo Scamozzi,
del dotto architetto
fu discepolo
Spedito a
Roma
monumenti meglio
potessero le facoltà del suo ingegno, estese
'pellegrinare
anche
a Napoli, a
Pompeia,
a Pesto, a
il
Ca-
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by
323 seria, indi in Inghillerra, in
Olanda ed
in Francia.
collo abbondante frullo da que’ suoi viaggi, cito d’introdurre nelle molle fabbriche,
fe'
si
da
Rao-
solle-
poscia
lui
eseguile in patria- od altrove, nuove e gradile forme, ragionevoli e ben adatti scompartimenti, e coniodilà lino allora ignote,
scelto
lìn
onde resosi veramente esimio neirarle, era
dalla
inslituzione
Accademia
reale
della
di
belle arti in Venezia a professore di archilellura, posto,
che
sin alla morte, avvenuta nel principio del milleollo-
centodiciannove, con distinto zelo e sapienza sostenne. Luigi Gagnola di Milano, per esser nato
giugno
del
millesellecenlosessanladue
marchese, dato
nove
il
era di nascosto a coltivare rarchitel-
si
tura, perchè trattenuto dai pregiudizii dominanti in
tempo, nel quale ignobile arti, il
si
da cui illuminate vengono ed eziandio
i
marchesi,
le
Ma
nazioni.
lascialo
caffè e nei crocchii, divenuti a
parali diretti da Gagnola
afiin
il
recatosi
qne’ pregiu-
cinguettar nei
un
tratto operosi,'gli ap-
di
addobbare in quella
duomo,
circostanza colla massima splendidezza l’insigne
maravigliosamente corrisposero
remonia come
alla
poco appresso
le
sontuosità
alla
grandezza della ce-
dell'edificio.
nozze del viceré,
il
l’erezione pre.sso la porla Orientale
di
Mi-
le altre
cose
un grande arco
di
legno e tela dipinta, e ne affidava
Gelebralesi
municipio
lano a dimostrazione di gioia ordinava fra
in
un
giudicava l’esercizio delle
re per la corona a Milano, e già spenti
dizii,
di
accidentalmente
il
pensiero
al
Ga-
gnola; riuscita questa opera di tanta magnificenza e bellezza da invogliare
il
dello municipio ad eternarla con
più solida costruzione, sceglievasi a teatro di quel
mento r immensa piazza d’armi, formala
demolite fortificazioni deH’anlico castello. Posta
quarlodecimo
di ottobre del
monu-
in parte sulle il
milleollocentoselle,
giorno al
rim-
Digitized by
524
bombo
delle
artiglierie,
prima pietra deU'edifiziaf
la
norme degli archi di trionfo eretti daRomani nell’epoca della maggior loro gran-
sorse esso sulle gli antichi
in poi ogni
dezza. D’ allora
pubblica
anche
nobilissimo, laonde
del re, e poscia per la
geva
spese
a
i
te a ricreazione del
esclusivamente tissime
il
ingegno suo
l’
secondo noaritaggio quel dr
Roma,
eri-
Milanese municipio colonne ed ar-
del
chi stuiiendissimi,
per
nascita di
presentò al
festa
Gagnola una nuova occasione di esercitar
all’
vagamen-
quali veniano nella notte
popolo illuminati. Consegrato quasi architettura
e celebri opere,
,
conduceva
non cessando
mol-
altre
studiare
di
la
eccellenza degli antichi, e cercando la perfezione tanto in riguardo alla creazione
che
aU’elfetto;
quanto poi
alla
esecuzione, concorreva cogli architetti suoi contemporanei
a
spignerla
Finalmente, a
al
miglior punto, cui possa arrivare.
vantaggio degli studiosi di architettura,
teneva aperta scuola in sua casa, porgendo eziandio a chi ne avesse abbisognato gratuitamente le cose occorrenti
per
il
disegno: in
somma, amante
dell’arte,
cui erasi
dedicalo, che promosse e favori sempre e grandemente nelle pubbliche opere. Gagnola è stalo
un
dei pochi,
i
quali provarono, che gli agii e lo splendore della con-
dizione non intorpidiscono
il
re cavaliere dell’ordine della
vero genio. Nominalo dal
Gorona di
ferro, fu dell’ Isti-
tuto, dell’Accademia reale di belle arti, della patria
missione del pubblico ornato, c moriva
il
Gom-
quattordici
agosto del milleollocentotrenlatre. .
Gosi
egregiamente adoperando
il
precetti teorici dettava nell’Accademia
Gagnola, ottimi di
belle
arti in
professore Giuseppe Zanoia, originario di Or-
Milano
il
megna
neU’alto Novarese,
ma
nato in Genova
nove gennaio del inilleseltecentocinquantadue
,
il
dician-
il
quale
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by
525 per far cosa grata lo
suo fosso prete,
abbraccialo aveva da Ascoltale
stalo ecclesiastico.
dello Zanoia
desideroso che
padre,
al
non pure
maturi cultori delle
giovanetto lo
buon grado
di
figlino*
il
le
lezioni
dalla scolaresca, ina eziandio da
venuto
egli
ogni di meglio
in voce di eccellente artista, eletto era,
morto Leopoldo
arti,
Polak, architetto del
e
duomo
e segretario dell’
Accademia
anzidelta. Ampliala a cura di lui la instruzione,' e sta-
nuove pratiche porgli architettonici* delineamenti,
bilite
Accademia
saliva essa
da formare dei
in tanto splendore
suoi allievi eccellenti maestri. Venula a cognizione del r«i
le
prosperità di quell’ Inslilulo, conferiva allo Zanoia
la
insegne cavalleresche dell’ordine della Corona di
ro, onore,
accendeva l’amore
alle
liberali discipline,
dio colla pratica rafforzava
scuola
:
fer-
che nell’animo del beneficato maggiormente
da ciò ebbe
i
onde ezian-
insegnamenti della
teorici
Porlanuova in Milano,
a sorgere, a
'un arco ottimo nelle modanature e con bellissimi orna-
menti lo, si
di
antico sapore. Oltreché essere valente architet-
mostrava
lo
Zanoia eziandio
sommo
nella sagra elo-
quenza e nella poesia, vivendo sin all’anno sessantesi-
moquiulo dell’elà sua, ben accetto ai grandi e ai ministri e nel medesimo tempo stimalo dalla gioventù che frequentava le scuole dell’Accademia.
Storico e scrittore delle belle ferrarese
Leopoldo
losessanlaseltp, e >
Cicognara
che
avea
anzìdctte era
arti
nato nel
,
già
blica Cisalpina, nei Comizii di Lione e
Stalo. Provveduto
ca nelle belle
di
arti, scriveva,
su
tale
,
repub-
nel Consiglio di
molta prati-
intitolandolo al re,
ddlla natura e dell’ arte
Bello e degli scrillori
nella
molla dottrina e di
sul Hello diviso in selle Ragionamenti;
quali parla
il
millesellecen-
figuralo
nel
nel
materia,
un
libro
primo dei
secondo del
nel
terzo del-
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326 le
forze
misure del Bello assoluto, nel quar-
delle
e
to del Bello relativo e degli effetti
delle
d’ imita-
arti
zione, nel quinto della Grazia, nel sesto del Sublime, nel
settimo ed ultimo
del Bello ideale
e
cause che
delle
possono svilupparlo. Per questa non comune cognizione delle liberali arti, e per esser Cicognara magnifico per
natura, dignitoso e scioltissimo nel portamento, di sguar-
do acuto, indagatore, vivace, della compiacenza, non atto
di
labbro facile
sorriso
al
a quello dello scherno, di
fisdnomia apertissima, abitualmente ilare, grave talora,
ma non mai di
scoraggiante
,
convenevolissimo
trovava
si
posto di presidente deH’Accademìa di beile arti
egli al
Venezia, di cui faceva nell’agosto del milleottocen-
totto, la
solenne apertura, pronunziando un discorso so-
pra l’Origine delle Accademie. Proferito quel discorso in
*una Venezia
si
ricca di chiari
monumenti, che per
la
mirabile lor costruzione hanno sfidato l’urto di tanti secoli, proferito
in
un
maestà eretto da Palladio, proferito
magico pennello quadro che
ci
di Tiziano colorito
e
di lui,
resti
ma
con grande
edifizio
da
in
semplice
un luogo, ove
si
vede
il
Cicognara
dal
più bel proferito
molto valse ad eccitare negli animi della gioventù, che
r ascoltava,' emulazione
affin di spignersi a rapidi e. dif-
ed ardimento per apprestarsi a laboriosi eser-
ficili voli,*
Intendeva indi a rendere all’Instituto da esso pre-
cizii.
seduto
grandissimi
benefìzii
riordinandone
originali
marmi
disegni,
con pregiali
dipinti,
regola-
ì
menti, ampliandone l’edificio, arricchendone
con
le
pareli
con bronzi
non senza intraprendere fra tante occupazioni l’opera della Storia della scultura che mancava aU’Ilalia. Parlila in cinque epoche, toccava nella e con
prima ed
'il
antichi,
nascer dell’arle associata
edifizii
dell’Europa fino
ai piii
al calare del
grandi templi sècolo decimo-
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Googip
327 quarto; nella seconda mostrava zione salisse per e
marmi
i
come
essa
come
vedere
Iacea
terza
perfe-
migliori maestri che lavorarono bronzi
duomo
in san Giovanni di Firenze, nei
lano, nella Certosa di Pavia e nelle chiese nella
alla
siano
si
di
di
Mi-
Venezia;
trasandati
gli
sludii della natura e que’ dei buoni modelli, e sorto de-
siderio del grande alla vista delle opere di Michelangelo,
vagheggiato abbiano novità, e come vagheg-
gl’ imitatori
giandole posti
si
siano sugli-
un
orli di
come
era inabissare, e
tacile i
di
precipizio, in
che
fatto inabissaron coloro
nell’epoca quarta cioè nel secento;
quali son vissuti
come, finalmente, venuto Canova, autore della novella rigenerazione, abbia egli del suo nome segnala l’epoca quinta ed
suo secolo.
il
Comunicale anche
al
teatro le vertigini della rivo-
luzione, acceso avevano esse Italiani,
e
i
quali
musa
tranquilla
le facili
immaginazioni degli
non lardarono ad annoiarsi di
della gioconda
Goldoni per dare
la
preferenza
siccome vedemmo, eser-
alle tragedie di Alfieri, le quali,
citavano una morale e politica influenza, ed eccitavano
una grandissima effervescenza. Fat-
negli esaltati spirili tasi
pertanto
1*
indole del popolo inquieta
sbandiva dalle scene
be e
le altre
le
incomposle rappresentazioni
e sorprendenti di que’ giorni gli spettatori,
Prima .subilano
come
gli
ed orgogliosa
buffonerie degli arlecchini,
vicende gravi
componevano
a serietà così
autori ed
di qualsivoglia
le fia-
le
i
;
comici.
altro ad avvedersi
questo
di
cambiamento era Camillo Federici, nato
a Ga-
resio nella Liguria Piemontese, nel nove aprile del mil-
lesellecentoquaranlanove,
il
quale scelto a principale mo-
dello dei di lui studi! Terenzio, e ricorso ai classici greci e
latini,
schi,
si
e ai migliori scrillori
moderni francesi
e tede-
formava un parlicolar piano drammatico del lutto
Digitized by
Googic
528 nuovo, per dipignere sioni, gli errori,
le
le
cilladinesche e domestiche pas-
sciagure, per ricercare le vie del
cuore, per suscitare azioni tenere e virtuose, e per di-
mostrare che
la
virtù è
premio
a
sè stessa, che
il
mal-
vagio è tosto 0 tardi punito, che l’uomo esente da’ ri-
morsi è
più felice, e colui che non
il
scellerato. Federici coglieva nel si
segno
sente è
li
e
;
il
nome
il
più
di lui
diffondeva presto per tutta Italia ed oltre, e comici,
e dilettanti, e società private, e collegii, c case di edu-
cazione recitavano e replicavano
le
commèdie
di
Fede-
che vuoto di desiderii e tranquillo rendeva in Pa-
rici,
dova, ove da più anni era domiciliato, nel ventitré di-
cembre del milleoltocentodue, Rivolgeva pure
Greppi
vanni
occhi
gli
lo spirito al teatro
il
aH’Etemo. bolognese Gio-
nato nel millesettecentocinquanluno da
,
tiche,
ma povera famiglia, ricco di belle immagini poema perseguitato sempre dal bisogno. Stabilita di-
mora
a Milano,
onorata
scrisse
varii
drammi, che potrebbero
essere rappresentati anche adesso e degni certamente di
essere anteposti a molte ribalderie, che ci vengono da
oltramonti
;
ad ogni modo
tragedia, e di
si
mostrò Greppi debole nella
un verseggiar basso, perciò inconveniente
a quella composizione. Egli
moriva nel milleottocento-
undici.
Diversamente Antonio Simeone Sografi, nato a Pa-
dova nel millesettecentocinquantanove, ed
ivi
morto
il
quattro di gennaio del milleotlocentodiciotto, entrava nel
primo rango dei drammatici autori per
cemente
la
commedia
trattar feli-
nobile, e per aver provato ezian-
dio un altro genere di commedie, che storiche
cque
intitolare
,
per
le
gli
pia-
quali intendeva d’ inslruire gli
spettatori coll’unire piacevolmente la verità storica alla favola; tale fu l’Ortensia, in cui
fe’
mostra dei privati
Digilìzed by
329
Ma
costumi degli autichi Romani.
sue commedie esprimere lo stato al
di
morale esaltamento,
quale conducono le straordinarie passioni, avvenne,
che per dare maggior forza oltre
Dimostratosi
dialogo lo spinse molto
al
limiti della natura in
i
tato.
maniera da non esser imi*
molte occasioni immaginoso e colto
in
poeta, scriveva eziandio i
volendo Sografì nelle
drammi per
teatro musicale, fra
il
Orazii e
Gli
quali voglionsi preferire
Curiazii e le
Danaidi Romane. Chi però allora giustamente emergeva nei drammi *
per musica era Angelo Anelli, di Desenzano, nato nel millesettecentocinquanluno
e
aprile del milleottocentovenli,
morto il
il
terzo giorno di
quale trovandosi a Mi-
lano professore di eloquenza forense imprendeva a scri-
Abbenchè
vere per quel teatro della Scala molte opere.
esse nello stile e nella lingua siano trascurate, siano pie-
ne di
amoracci, di scherzi da piazza, di allusioni
liberi
ambigue,
e
eziandio
indecenti
morale che sono
i
teatri,
nella misera scuoia
non sono però mancanti
brio, di festività, di spontaneità di verso,
gute e di poetici
do quindi
come il
di
di satire ar-
sali.
Composti, siccome abbiam detto, a serietà cosi spettatori,
di
gli
teatro
autori ed
i
gli
comici, e domandan-
un rappresentante
dei mutamenti,
cui soggiaciuta era la comica arte, lo aveva in Giusep-
pe de Marini, nato a Milano lesettecentosettantadue. za, poi fra
i
a’ tredici
agosto del
Educato nel Collegio
nelle scuole di Brera, veniva posto
gabellieri
,
dalla cui professione
era
di
mil-
Mon-
dai parenti di
continuo
disviato per l’amore dei drammatici spettacoli, manife-
stando, Analmente, a Lodi sulle pubbliche scene gl’indizii di
quella potenza d’ imitazione
steggiata con tanto
romore
,
che venne poi
fe-
di applausi. Bello della per-
Digitized by
GoogU
oSO sona, bello in ogni suo allo, arnechìto di facile ingegno,
animo,
di gentile
di spirilo pronto, di sensi sveglialissi-
mi ed insegnalo da
provvidi maestri, francò de Marini le
che eran cadute, non
italiane scene dalla vergogna in
senza però essere stalo rimproveralo
di
alcune mende,
e la maggiore certamente era quella di mostrar troppo
studialo apparecchio,
allo spettatore
lo
difficoltà tutte
della pratica dell’arle sua,
un
dito senza
ad alcun
il
facile
consenso del pensiero, e non dandosi
niere colte e modeste,
accagionandola
arte,
dei
condannava
si
trascorsi
De Marini, che aveva
ca, giovane gentilissima di
a
comica
la
comici
di
tristi
ed
moglie Virginia Tron-
Santa Maria di Capua, mo-
nella casa di lei nella notte del nove
riva
comici
i
pubblico con ma*
al
ammorbidila venne per esso
e
rigidezza di quell’odio, cui
ignoranti.
e le
fatica
non movendo
abbandono. AiT ogni modo
appresero da esso ad annunciarsi
la
la
maggio del
railleollocenlovenlinove.
Un
cerusico doveva essere
il
degno emulo
Marini, ed era questi Luigi Veslri, nato a Firenze tiquattro aprile del tosi
fra le
vantaggiò
soldatesche comandale da Macdonald, fra
di
de
ven-
il
millesettecenlottanluno. Immischia-
le battaglie,
gli
assedii,
i
trionfi
e
s’
av-
ca-
i
daveri nella conoscenza dell’uomo e della sventura. Atterrilo alla Trebbia e visti in fuga
affìn di
tazione,
va
la
cono al
sul
campo d’ imi-
che non
comica di
Veslri
Francesi sul Varo,
i
condurre sulle scene quella maraviglia
conobbe meglio sé stesso, e si
lasciò
feriti
i
vide nè prima, nè poi. Comincia-
carriera
padre nobile;
agendo
ma
per
le
parli, che di-
de Marini associato insieme
conosceva qual maggior successo avrebbe po-
tuto conseguire col lasciare la rappresentazione dei padri
nobili ed assumere invece
quella
dei
caratteristi.
In
Digilized by
.
3S1 4
pochi dì Vestri
si
cambiava sulle scene, e salutalo èra
veramente da quell’epoca siccome primo attore
d’Italia,
essendo stala universale sentenza che Vestri facesse pia-
gnere e ridere con uguale destrezza,* e che dotato fosse
somma
di
perciò più degno di
Parve
spontaneità.
comio che de Marini, avvegnaché meglio
all’
e certi rozzi abljandoni,
rapparecchio e
oltramontana.
la
più
si
ma
Vestri certa uniformità
che sapevano di scuoEntrambi mirabili e rari, ma Vestri
perchè nella
efficace
al
noceva mollo più a de Ma-
la squisitezza,
imitazione
più
vicino a sè
moriva a
stesso, quindi più spontaneo, più vero. Egli
Bologna
il
attaccava
idea e al sentimento, de Marini pigliava trop-
po dalla forma. Noceva, forse,
rini
en-
l’arte era da Vestri
soggiogala e a de Marini era giogo. Vestri
diciannove
agosto
del
mìlleollocentoqua-
ranluno.
A prima
que’ due insigni attrice della
Anna
Fiorilli Pelandi,
compagnia del
veronese e
re, felicemente ri ac-
coppiava. Dotata di molto sentimento e di valore, spie-
gava essa un’abilità sorprendente nei
drammi
e
nelle
tragedie, soprattutto distinguendosi in quelle deH’Alfieri,
e segnatamente ne) rappresentare sì
difficile
bili
a sostenersi per
passioni; trovavano
il
poi
i
il
personaggio di Mirra
contrasto delle più teni-
per lungo tempo ancora sarà opera profitto. il
sommo
comici un altro
maestro nell’autore della Storia critica dei letta
teatri,
che
con piacere e
Era questi Pietro Napoli-Signorelli, napolitano,
quale condotto a Milano professore di poesia rappre-
sentativa, ne pubblicava gli Elementi,
dando pur
fuori
libro intitolalo Delle migliori tragedie greche e cesi,
un
frati-
traduzioni ed analisi comparative.
E
fattosi
più generale
il
gusto del teatro, e per
pubblica opinione di maggior peso
le
la
cose rappresen-»
Digitizad by
532 tate,
veduta -si era dal goveruo la necessità della insli-
tuzione di una Compagnia
drammatica permanente,
il
cui repertorio, sopravveduto da illuminati censori, soddisfacesse alta conTune espellazione di
educato che prima a sentire delle parole e dei
ed a far
bello
ragione
Veniva pertanto ogni anno stan-
fatti.
una provvisione per
ziata
il
un pubblico più
la
Compagnia appellata Reale da un Fabbriche-
Italiana, la quale abbenchè diretta si,
mediocrissimo comico ed affezionato oltre ogni cre-
dere
a’
zale, si
clamorosi drammi e ad ogni maniera di roman-
andava di grado in grado perfezionando
tanto
rispetto alla scelta dei componimenti, quanto in riguar-
do
alla disciplina degli allori e delle
recitazioni, affati-
candosi nientemeno che Monti, che Lamberti
per
mare un repertorio delle o tradotte, che al duplice
originali
migliori- produzioni
intento
ricreare gli animi ed educare
Compositore rità, di
il
musica
di vera
soavità, di- grazie
era
corrispondessero
italiana, piena di
e maestro
bellissimi
di
un gran nu-
di fantasie, di variazioni, di sonate per di
ve-
Cor-
Bonifacio Àsioli di
cappella e di camera del re, fu autore di
mero
di
costume.
reggio. Direttore del reale Conservatorio,
cembalo, e specialmente
for-
il
gravi-
una
notturni,
delle più dolci cose, che uscite siano da cuor dolcissi-
mo. Immaginazione feconda e studio annunziavano
le
la
per
musica da misurala e
ri-
spontanea ed abbondante (quanta eccelsa facoltà
creatrice
sola Nina di lui !) aveva esso compagno in virtù quel Gioachi-
non trovasi nella
negli ultimi suoi anni
no Rossini,
di
Pesaro, da
cui doveva esser vinto.
Rossini colla musica composta per felice,
maestri
molle produzioni del Generali; e
Giovanni Paisiello divenuta stretta,
dei grandi
il
Tancredi e
il
i
drammi
l’
Già
Inganno
Demetrio^ e Polibio, cominciava
Digitized by
,,
535 regno
a far le delizie dei teatri del
ad
e
,
acquistare
nome che è divenuto immortale.
quel
Finalmente, volendo pur dire delle danze sapere
devesi to
fosse
alla
come Onoralo Viganò metà
del
circa
teatrali
Napoli giun-
di
passato
secolo
a
gua-
dagnarsi larga fama in Ilalìa c grandissima in Francia
come compositore
di balli
per
però che a togliere in parte balli
non ghignendo
si
curava
per lo contrario assai
un
tutto,
la
imitazione
l'agilità, di
Eran
quei
di parli
serie
difetti.
un mescuglio poco mcn che sciocco
c di buffe, poco
diava
teatro,
il
loro
i
della
natura
guisa che non
si
vola, e con appropriati materiali la conducesse a line.
Riserbala era
Onorato Viganò stui di
mollo
quanto
la
alla
intera
fama acquistata
buone
nella
dan-
non digiuno
lettere, e perciò si
da
Dotato co-
ammaestrato dal padre
conveniente filosofia
fa-
buon
in parte
a Salvatore figliuolo di lui.
talento,
za, educatosi alle di
stu-
che ragionevolmente esprimesse una
occorreva per
composizione dei balli, e mollo innanzi nella
la
musica
(perciocché sin da fanciullo conosciuto aveva che nel-
r arte della danza malamente può avanzare colui che non vi unisca lo studio della musica ) vide come sarebbe stalo possibile di ridurre
Scrivendo pertanto sempre
la
i
balli
soda ragione.
a
musica per
le
sue sce-
niche danze, usò della imitazione volendo esprimere passioni, studiò
cessando
la
vera esposizione
d’ inslillarla
nell’
animo
degli
delle
affetti,
le
non
ignorantissime
persone, di cui per necessità dovea valersi, compose un
danze che servissero bensì di
legame novello
di
integrante
nello stesso
ina
Tunica assoliUamenle, uni
i
tempo non ne
parie
formassero
gruppi con grande maestria
d'avvicinarsi e da sciogliersi senza confusione, ed ordi-
natamente dispose
le parli
del soggetto, che
impren-
Digitized by
354 deva a trattare, laonde con ragione
succedevano
si
gli
avvenimenti. Per tutte queste prerogative convenne pur
non essere
dire innanzi di Salvatore Viganò
nosciuto che
cosa
ballo da scena.
principale
campo
Mirra, e
e la
la
Scala
della
Vestale, e
Psammi
il
il
il
moriva
re di Egitto lo
i
sessi
una schiera
di
lasciando
,
ripetere
in cerca dell’
in
eletti discepoli.
Giunti alla fine della nostra meschina
possiamo non Italiani
inarri-
cinquantadue
di anni
dieci agosto del milleotlocentoventuno
ambi
il
Prometeo^
proclamarono principalmente siccome egregio ed Egli
un
Milano fu
in
della gloria di Viganò, e
vabile compositore.
co-
stato
comporre
fosse la vera arte di
teatro
Il
non
fatica,
una osservazione: andando
ambila libertà
,
provarono
gli
tutti
i
mali di sorti sempre incerte, di predominio di opinioni tormentate, di
diverse, d’interessi rovinati, di affezioni illusioni
da una parte, d’inganni e di fraudi daU’allra,
avvegnaché, come con Alfieri abbiam già osservalo, avean potuto essi chiacchierar sempre di lutto,
ma
nulla avean
potuto mai condurre a buon esito. Assoggettali ce, da chi perfettamente conosciuto già aveva gli
umori che vi correvano che in molti operava,
zione,
il
inve-
paese, e
ambiun dispotismo, però fre-
(1) e la peste dell’ a
nalo, ordinalo ed intento ad offerire alla patria unità, forza e potenza contro
(i)
A modo
di
i
disordini interni e gli
esèmpio, menlre
trare in grazia dei generale
i
demagngbi
Italiani per
Buonaparle eran larghi
d'
en-
incomposti
discorsi contro le più elette classi della società, lo stesso
parte,
assalti
Buona-
scrivendo al suo Governo, andava intanto dicendo: « io
non ho meco che millecinquecento
Italiani al più,
—
che sono l’am-
Corrispondenza del masso dei bricconi delle grandi città. » Governo francese col generale Buonaparle nel Supplemento alla Istoria d' Italia di Carlo Bolla. Lettera
CXXI,
p. 33g._
Digilized by
,
335 degli stranieri, inaspettatamente in quel dispotismo as-
saporaron
versi
e
reale
despota, conforme
il
i
di-
poeti Giove, dai preti braccio di Dio,
dai
affetti,
dai principi fratello
signore, fu dato intanto agl’ita-
.e
un codice regolare
liani
d’insperata, di
di civiltà, e
frulli
maschia grandezza. Chiamato
e uniforme, suscettibile di es-
sere attemperato alle abitudini,
ai
costumi e
alle locali
esigenze della nazione. Si acquistò l’uguaglianza innanzi alla legge
ogni
penale, e
e
civile
servitù feudale.
A
si
ottenne
di
1’
abolizioi>e di
miglioramento della economica
condizione maggiormente fu divisa
la
proprietà
sciolti
gli
fidecommissi, e
antichi
nitura aboliti, e le fiizii
rigore, erano rifletteva,
avuto
genio e
il
ecclesiastici, di
ministri,
che se
;
rustiche scrizione
to,
la necessità dei
tempi, o piut-
hanno reso non pochi milioni di beni
non per questo
provenienti delle
il
cullo .è rimasto scarso
dell’abolizione
esazioni, la
feudalità,
dalla
quali
le
comunità
territoriale
;
libertà
del
quello
non solo
procurala col fatto, della
aver
da uno dei
non per questo è rimasto senza
gravezza
ma
quello
affetti
la finanziera avarizia del re,
contrattazione
aggravare
della
stabili
Al benefizio della maggior divisione
onore.
primoge-
di
diritti
poleano con aritmetico
famiglie nobili e molle plebee
prietà si aggiunse quello
per
i
antiche svincolale, bene-
si
maggior parte degli
la
libera
alla
non
non pertanto giustamente stimali da chi
tulle le
vincoli anzidelti
tosto
commende
se calcolar
quali
i
affine
Furono
renderla più produttiva e meglio assicurata.
pro-
servitù
quello della pro-
scaricavano della
stabilita
dei
alcuni
uguaglianza
ordinando nuovi
commercio
dovuto
il
delia
delle
in
dirit-
catasti;
commestibili
dove pienamente riconosciuta, e dove alleggerita da assurde catene; quello delle tante vie aperte
ai traffici
e
Digilized by
536 all’
agricoltura
quello dell’ insegnamento del popolo nel
;
governo dei boschi, delle greggie, dei bachi e nella fabbricazione dei vini ca, altro
dei
pas.sando
ai
quello di stabilire una moneta uni-
una
ad
essenziali
materiali godimenti d(dla
ornate
città
;
caratteri
a
ridotte
,
maggior
nazione.
polizia
E,
furono
vita,
le
ed abbellite
,
con pubblici giardini, ed esteso generalmente fu l’uso d’ illuminarle
ne alla
morale e
pubblica
gnaché
pubbliche
a
Pari a questi
l’edilità.
perfezionala
e
spese,
domestica podestà.
alla
scemalo quel funesto spirilo
fu
di
l’odio del
un tempo manifestalo, e non
era
che dalle Alpi aH’estremo Piceno di concordia
semplicità, liti, gli
o
capo
l’affetto alla
si
per malizia
,
più raro
amore
voci di
che se per
;
e
troppa
alcuni cercavauo cagioni di t
resse sul timore, che
si
ma
sforzasse ad incutere,
sulla
stima e sul-
che sapeva inspirare. Le violenze, che riguardo
elezione dello stato dei figliuoli, praticale
no senza za
municipio
fu
assennali non vi abbadavano, o le disprezzavano.
L’ordine delle famiglie non più il
alle
rispondesse
un’ eco
resi
Avve-
vicino che per l’amor del natio
che più per luogo
si
ven-
furono quelli
benefizii
furon
rimorso fatte
vedute
e
erano
si
era-
si
con indifferen-
più rare e dall’ opinione pubblica
venne manco
tamente disapprovale;
nerazione dei cavalieri serventi;
i
la
al-
stoltissima ge-
costumi dei nobili non
furon più a quel segno di depravazione già ottimamente descritto dal Parini la
sapienza e
personale con
la
;
cercarono essi impieghi allo stato;
generosità dello stalo premiò
alti
bacinali da queste nè dalle stolti dalle
il
minislerii e con onorificenze;
cure e dai
pompe
della corte,
fastidii degli altri,
merito
non ab-
non
di-
Volta, Mabil,
Luosi, Perlicari, Corniani, Bossi, Trivulzio, Mengolli, Dan-
dolo e Oriani
non intermisero mai
le predilette e
dot'e
Digitized by
337
* •
9
Ad insegnamento
loro fatiche.
durre
costumi ad una
i
menle propagati frasciie, n’erano
scorrere
la
giornali
robustezza, furono larga-
ma
ingegni forti ed acuii, non
;
scurrilità e a quelle le
pagine
periodiche scritture del rozzo milleseltecenlonovan-
moderno Charivari, senza
laseltc (senza la fantasia del il
il gagliardo c sublime non fosse a grande vergogna d’Ita-
salso ridicolo del Gozzi, senza
fare del Parini, cosi lia,
medesimi
in questi
'preziose ed
utili
sciaguratamente
dì
giurisprudenza illuminala ed efficace, a
atti
pubblica instruzione
la
energicamente patrocinale furon scienze: laonde per Volta
la
bili
le
andò facendo ogni
si
e,
ad impedire
la
come sovrano
di lei
decadenza.
poeta, e
lorc in que’ giorni giurisperiti, e
;
dì nel-
l’
E
siccome
di^ensalore
il
salutalo fu Monti sic-
il
di
delle italiane lel-
più profondo dei quella sapienza,
comincialo già aveva ad infondere negli
importantissimi temi delle inslituzioni som‘ggenli
fisiologi,
;
e salutalo fu Gallini
come
ed Aglietti
il
medicina
,
e
Testa
siccome
il
l’(»r-
primo
dei
restauratore dell’ anatomia
patologica a Venezta, e Rasori tore della
Italia-
mezzi più acconci
i
come vero lume
c Luosi
come
filosofia
dine sociale
ed
salutari elfetti dei lunghi e sottili sludii di
i
quo’ due e del Perticari, e conobbe
la
,
arti, le
surte le no-
zuffe tra Cesari e Monti, provò, finalmente,
na favella
che
foga di biasi-
lettere,
r imperio della scienza alcuna conquista;
os-
l’Italiana
universale
resa
le
Re
e Filippo
perfezionare
agricoltura, e a togliere agli stranieri
Fu
rinnovate)
per ciò Romagnosi una
spargea
servazioni ed esperimenti
^
andavano diffondendo a be-
discipline
nefizio della nazione:
marla.
'
quali, anziché lasciar tra-
i
penna a quelle selvaggic
sanguinolente invettive, che bruttalo già aveano (Ielle
.
e affin di con-
virile
compilatori,
i
ampio
più
come il secondo riformacome il più grande ed il
•n
Digitized by
'
338 più illustre
come mejl
patologi, e Scarpa, Monteggia e Paletta
principe della mineralogia; c Dandolo e
me supremi
insegnatori di agricoltura
Re
sicco-
ed Oriani come
;
creatore della teorica di Urano^, c Zanoia,
Selva, Ca-
gnola e Pacetti quali difensori degli antichi
pregìi del-
il .
(lei
più insigni cerusici di Europa; e Brocchi sicco-
i
’
architettonica
arte e della scultura;
inventore di un nuovo genere di pittura, e
^gnor
come
della luce; ed Appiani
come
e Migliara
come
il
si-
più abile e mara-
il
^viglioso frescante dei nostri tempi; e Vestri e de Marini comìf' splendori, che dissiparon era caduta, la comica palestra; pritor
primo
della vera arte di
le
vergogne nelle quali
c
Viganò siccome sco-
comporre un
ciò fu effetto del patrocinio anzidetto
resero
,
ballo.
talché
Tutto
lumi
i
si
proprietà del popolo, di quella cl^sse^ di per-
la
sone, che un dì tenevasi involta nella ignoranza e nel pregiudizio.
Da
gitori degli
stati di
si
utili
che per
ciò
risultamenti essi si
rebbero non
si
vede quale obbligo corra
favorire dei mezzi, ;
e cosi adoperando, al
meno
a se
medesimi,
dal rimorso, invece anzi dei popoli, e da encomii
cosa di
sì
lo studio,
tempo
delle
all’
stesso
interesse dell’ uni-
fondamenta della gloria
solida e la più durevole; di
se la storia
reg-
curerebbe futile dei particolari, giove-
versale, e stabilirebbero le
E
a’
che conducono a
la più
una gloria non mai turbata
accompagnata
dalla benedizione
non deturpali dall’adulazione.
nazioni
considerata
alta importanza, nè' si cessa di
viene stjifpme
commen^me
abbenchè ad ogni passo contaminala
sia essa
da lutto ciò che di più nefando può imtnaginarsi, e ^che, a ben mirare la cosa, essa '
ai
ci
traviamenti del nostro cuore,
consolino almeno nella storia
i
si
rappresenta, in quanto
al
di sotto dei bruti, ci
fasti del
ove lutto è innocenza, tutto è diretto
al
nostro spirito,
bene
dell’ uni-
559 egoismo è straniero, ove a niun
•versale, ove ogni
guerra, se pur non ò all’egoismo stesso, che
per ciò
un giorno
Un
que’ lumi
sforza di arrestar
si
gli
uomini
periodo di
tutti fratelli e concittadini fra loro.
giammai
non
finalmente, provò a tutto
non eran que’ vili nivano da alcuni
il
parla
si
un
avvegnaché ad
esistito,
fierissima lotta successe,
siccome suole sern-
un
pre accadere, una età d’indifferenza e d’ignavia, cito,
fa
appunto
che ridurranno
esercito, lìnalmente, di cui adesso più
quasi non avesse
si
mondo, che
eser-
gl’ Italiani
e que’ poltroni quali rappresentali ve-
forestieri, uon^ini e
donne, che da molli
anni in qua scendevano in Italia a fare
i
danteggiare gl’italiani ed a
panni addosso,
i
dottori, a pe-
venendo ad ogni modo que’ dottori, per
accolli
dell 'ambizione, liane,
tagliar loro
con grandissime
onore da quelle mani stesse,
rimente senza ribrezzo, non a loro danno.
cartucce vessillo
(
E
si
quali ora
le
son ricusale
di
,
pa-
apprestare
un
scorta di quell’esercilo fu
ripetiamlo, affinché gl’italiani abbiano ad an-
oramai
teporlo
veleno^
l’olezzar di eletti fiori spiccali, senza ribrezzo,
tra
in loro
il
feste in certe case Ita-
al
rancido
ori fiamma
e al municipale
carroccio, funesti segni di quelle fazioni, di quelle ire,
che
di quelle perfidie,. di quegl’ insigni tradimenti, natici frali
abbaiatori, dimenticati
facilmente
i
fa-
grandi
oggetti di religione, miseramente attizzando e accendendo
andavano ferita
tra
nasceva
ferita
,
omicidio
scorta di queiresercilo fu rosso, dei
rito
un
il
sangue,
generava omicidio
vessillo
quale, adolescente ancora, e
il
frati,
tani di
una volta
noi, onde# .versato
)
di
e
verde, bianco e senza
il
braccio
astrinse Russi ed Austriaci ad affogar nei pan-
Austerlilz, e, fatto adulto, sventolò poscia, rive-
sempre c temuto,
res alle gelale della
dalle tiepide
Moskova,
acque del ManzanaTarragona
'dagli spalti di
Digitized
by
340 ai
campi memorabili
Lienbach, di Laba,
di
di
Raab, di Lulzen, di Seflcrsdorf, di
Dennewitz,
di
Dresda, di Kulm, di
Lipsia e di Haoau.
Furono questi
i
progressi
falli
nove anni
in soli
nella morale, nell’economia pubblica, negli ordini civili,
negli studii, nella milizia. Se
l’
illustre Botta
storia d’ Italia dal millesettecentollanlanove
al
nella sua
milleot-
tocentoqiiattordici, invece di tanti lamenti sulle miserie
dei tempi, e di tante riflessioni soverchiamente ripetute sulle
illusioni
degli
progressi, che gli
uomini,
spiriti
notali
superficiali
avesse questi veri e
le
persone
si-
gnoreggiate dalla immaginativa a veder cominciano sola-
mente adesso, maggior all’Italia dalla
utile
certamente sarebbe tornato
sua storia.
Digitized by
Goo|[Ie
Digitized by