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IL RISORGIMENTO ITALIANO ANNI IV

Page 1

IL

RISORGIMENTO ITALIANO RIVISTA STORICA (Organo della " Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano „)

Anno

IV.

i

K

Roma FRATELLI BOCCA EDITORI Milano TORINO

Depositario per la Sicilia: Orazio Fiobknz* - Palkkmo.

Deposito per Napoli e Provincia: Società Commerciai,»: Libraria -

1911

Napom


//

PROPRIETÀ LETTERARIA

Torino

— Tipografia Vincenzo Bona.


Anno IV.

IL

-

N° 1.

Febbraio 1911.

RISORGIMENTO ITALIANO RIVISTA STORICA

(Organo della

«

Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano »)

REDAZIONE: Palazzo di Brera,

MILANO.

FRATELLI BOCCA, Editori — TORINO

Amministrazione:

L- MEMORIE E DOCUMENTI INEDITI

CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO E DELLO SPIELBERG Dagli

atti

officiali

secreti degli archivi di Stato di

dell'imperatore Francesco

I

Vienna e dal carteggio

co' suoi ministri e col

presidente del Senato

Lombardo-Veneto del Tribunale supremo di Giustizia (1821-1838). (Vedi continuazione: Anno III, fascicolo 6°, pag. 969)

CAPITOLO VII. Allo Spielberg.

Il

brano di storia che comprende

gli

anni passati dai condan-

nati milanesi nelle segrete dello Spielberg, è

il

più oscuro ed il

meno approfondito di tutto il periodo posteriore ai processi del '21. Poco valore hanno le Memorie

dell' Andryane,

interrotte al '29

son quelle del Confalonieri, poveri i Ricordi del Pallavicino, del Foresti e di altri

;

quanto poi è narrato in varie opere ed opuscoli

non regge, nella maggioranza dei casi, alla critica serena ed oggettiva della storia.

La vita dei detenuti nello Spielberg fu bensì lumeggiata con documenti dal compianto D. Chiattone nel suo Commento alle Prigioni di S. Pellico (Saluzzo 1907), ma il suo studio non abbraccia gli ultimi capitoli del libro del saluzzese e si restringe più che altro al Pellico ed ai condannati nei processi di Il

Risorgimento Italiano.

— IV.

Venezia contro i 1


IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Carbonari; ed il recentissimo libro del Solitro {Un martire dello Spielberg, S. Moretti, Padova, 1910)

occupa precipuamente del

si

Moretti ed è di necessità interrotto alla morte di costui (1832) ;

ne contiene nuove informazioni sulle vicende dei condannati nel u processo di Milano „ allo Spielberg (1).

(1) si

Di questa pubblicazione vorrei solo rilevare un punto cbe sembra non il Solitro ha saputo, pel rimanente,

accordi con le esigenze scientifiche che

S. cita come fonte storica la Huch, di cui in Germania si ammirano la fantasia e lo stile, che scrive eccellenti romanzi, ma che, come scrittrice di storia, non viene presa sul serio: ne ella lo pretende.

benissimo salvaguardare. Il

Se il

teneva a citare su Francesco I fonti storiche avrebbe

S. ci

dovuto, a

mio avviso, consultare libri condotti su documenti genuini, putacaso il Kaiser Franz J, zur Geschichte seiner Regierung und seiner Zeit, del Dr. H. Meynert (Wien, Holder, 1872), i libri deìYHelfert, ecc. Ma gli elementi necessari, per esprimere un giudizio complessivo su questo sovrano, i

ci

mancano ancora in gran parte. Buone fonti donde attingerli sono

seguenti archivi di Vienna: l'Archivio del Consiglio di Stato {Staatsratharchiv\

quello della

"

Commissione aulica centrale per V ordinamento

delle

province oc-

cupate nel 1814 „ (Archiv der Central Organiesirungs-Hofcommission), V Archivio di Stato (Staatskanzlei), il

il

carteggio tra Francesco

I,

il

principe

di Metternich,

ministro Sedlnitzky, il conte Stadion, ministro delle finanze, conservati nei

rispettivi archivi.

Chi scrive ebbe, per altri lavori, a compulsare tutte queste carte e potè quindi ritrarre anche un'impressione complessiva sulla molteplice attività di

Francesco

I

impressione il

in

tutti

i

rami dell'amministrazione

statale;

esprimere

questa

— che non vuol essere un giudizio — significa ripetere in parte

già detto. Francesco

I

seguì costantemente

consiglio e le decisioni delle

il

autorità costituite per quell'alto concetto e rispetto ch'egli stesso nutriva della lui una qualsiasi imposizione della propria volontà avrebbe significato ledere i diritti e le competenze di altri e portare quindi il primo colpo demolitore alla compagine del regime assoluto. In un uomo

propria sovranità; per

d'intelletto limitato e quindi bisognoso più si

può d'altro canto nemmeno ammettere

zione in termini

che mai dell'appoggio altrui non

— senza cadere in una contradi-

— un'azione personale di governo.

solo suo atto personale di governo ch'io potei scoprire

nel vasto campo costituzionale-amministrativo fu la creazione delle congregazioni provinciali nel 11

Lombardo- Veneto. Tutti erano contrari (eccetto forse la commissione centrale) a questa istituzione, persino le congregazioni centrali l.= v., costituitesi prima di

La mia derisione circa le congregazioni-provinciali è irrevocabile; nell'istituir e le stesse si dovrà quindi inspirarsi quelle provinciali. L'imperatore allora decretò:

"

alla mia già emanata decisione ; le elezioni dovranno essere con/otte a termine al più presto. Milano, 3 gennaio 1816 „ (Archivio del Consiglio di Stato, N° 7469). Queste avrebbero dovuto rappresentare Yorgano della nazione (" das Organ der Nation „), come aveva stabilito l'imperatore; se ciò non avvenne, la colpa ri-


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

3

In questo capitolo si pubblicano quei documenti più importanti che toccano l'epoca posteriore al '30 siccome

relativi allo Spielberg

quelli che facilitano la spiegazione di molti fatti sino ad oggi, per

la mancanza delle fonti, oggetto di diversa interpretazione.

Per il periodo anteriore mi limito a rischiarare alcuni punti più salienti

e,

tanto per completare il commento del Chiattone, for-

nisco alcuni dati sul ritorno in patria di S. Pellico, P. Maroncelli

e A. Tonelli.

Alle autorità di Vienna e della Moravia gliere una delicata questione

tare come

u

distinzione

si

imponeva di

scio-

condannati si dovessero tratu delinquenti di Stato „ o come

se

detenuti di Stato „

(Staatsverbrecher) , Il

:

i

che

legalmente non

sussisteva.

governatore della Moravia, conte Mittrowsky si rivolse al mi-

nistro della giustizia chiedendo su ciò schiarimenti

;

dal fatto, egli

diceva, che il governo di Vienna ordinò alle autorità di Briinn di trattare il Confalonieri con certi riguardi e la denominazione usata

dal Torresani nelle sue comunicazioni d'ufficio, dove egli chiama i

condannati

u

detenuti di Stato „, sembra che la cosa si debba

risolvere in questo senso. D'altra parte

sale alle autorità chiamate a studiare

i

paragrafi 13, 14 I b e 23

costituzione

la

lombardo-veneta, che

fecero subire al progetto continue compressioni sino a ridurlo a quello che fu.

Due gravi errori di governo provocano invece la nostra antipatia per Francesco I: la scelta spesso infelice delle persone e lo spirito di grettezza che caratterizza il suo regno. Del primo non potrei chiamare responsabile l'imperatore, che nelle nomine, per le ragioni

suesposte,

stesso metodo, sanzionare cioè le decisioni

più ragione del secondo:

delle

si

serviva

autorità

in moltissimi rescritti imperiali

sempre dello

già esistenti. Con si

accenna

al

bi-

massima economia, la quale fu spesso esagerata e rese possibili grandi ingiustizie, come quella di ingrassare le casse dell'impero con i lauti avanzi (rappresentati spesso dalla metà delle entrate) che si sogno di introdurre

la

effettuavano nel bilancio del regno lombardo-veneto.

Per ciò poi che

concerne

la

risoluzione

imperiale

sulla

sentenza contro

veda il rescritto di Francesco I in fine all'Appendice V di di questo lavoro, dal quale chiaramente appare che l'imperatore lasciò al Senato piena libertà anche di mutare le conclusioni dell'ultima istanza su questo processo; non solo, ma le parole che ivi si leggono manifestano le intenzioni di Francesco I per questo accusato che egli voleva salvare impedendo che il Senato applicasse al suo caso il § 430 per mezzo del § 410 C. P. Silvio Moretti si

Ma l'eccitamento stesso del sovrano non giunse a scuotere i cuori di piombo dei giudici lombardi.


IL

RISORGIMENTO ITALIANO

del Codice penale (1) che prescrivevano il dnro trattamento carcerario per i galeotti senza distinzione,

non consentivano un regime

speciale e più mite per i condannati per delitto d'alto tradimento. La risposta del conte Sedlnitzky ha un valore particolare; si

ricava di fatti da essa che al Confalonieri furono in verità usati certi riguardi, negati agli altri condetenuti. Ciò spiega le oscure parole con cui più tardi il Pallavicino adombrò questo fatto, ciò spiega anche perchè il Confalonieri potesse mantenere anche allo

Spielberg quell'aria di predominio che aveva già goduto in patria

come libero cittadino. u

Il

mio

Col ministro scrive al conte Mittrowsky il 20 marzo 1824 (2) scritto del 12 febbraio io non volli stabilire un'eccezione :

per il Confalonieri, ma uniformandomi alle proposte del Canceldi Metternich, mi feci un dovere di ren-

liere di Stato principe

derLe noto che allo scopo di rendere il Confalonieri meglio disposto a fare delle deposizioni sul complotto ordito in Lombardia per ciò che riguarda le sue ramificazioni interne come il suo

sia

nesso con l'estero, si dovevano scegliere tra i locali destinati per i

condannati di Stato milanesi i migliori ed i più sani (von den

fiir die auf den Spielberg bestimmten Maildnder Staatsverbrecher

bereiteten Localitdten die gesùndere und bessere ihm (Confalonieri) vorzubehalten)

Appena giunto allo Spielberg al Confalonieri furono assegnate egli potè scegliersi poi il compagno di carcere, l'Andryane. Dopo la partenza di questi rifiutò recisamente due stanze invece di una

;

con altro de' condannati. A lui fu accorper ordine sovrano, un vitto migliore per tutto il tempo della sua detenzione ebbe pure opere ascetiche (3). di venire accoppiato

dato,

;

(1)

Codice penale del 1803,

(2)

Arch. Gen. Min. Int. N. ^f^-. Trad. dal ted. va Poco esatta è la nota 1) alla pagina 341 del

I parte.

" (3) Commento „ del Chiattonb alle Mie Prigioni, dove è detto che i prigionieri ufflcialmente non ebbero

mai nulla, ma poterono privatamente usufruire della bontà dei carcerieri. Ai detenuti furono distribuite delle opere ascetiche comperate a Vienna per conto della casa di pena dello Spielberg (sono ancora conservate le note di parecchi librai, con cui questi fecero valere i loro crediti), non già mandate in dono dall'imperatore su proposta o preghiera del P. Paulovich, come credette I

il

Pellico, op.

cit.,

cap.

LXXX.

rapporti mensili del Muth contengono invariabilmente questa frase

visitati i libri dei singoli detenuti e

:

furono

non vi si notò alcun abuso.

Con ciò non è ancor detto che agli infelici sia stato concesso molto, tutt'altro.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

5

Questo speciale trattamento suscitò la gelosia ed i malumori tra

compagni e fu una delle cause per cui il Pallavicino si mutò aperto nemico. A torto il Conf alonieri non chiese mai questi favori protestò solo quando si minacciò di levarglieli, e le sue proteste valsero a mantenergli quanto gli era stato, non a sua domanda, già prima concesso. Ma il governo di Vienna non potè mai realizzare il suo sogno di cavare dal Confalonieri quei segreti i

suoi

in suo

:

;

di cui lo si riteneva depositario

:

ciò

avrebbe dovuto rendere

il

Pallavicino più giusto nel giudicare il Confalonieri. Se una malattia

nervosa che minacciò di perturbargli la mente può attenuare la sua colpa, del tutto ingiustificabile appare quanto egli tramò più tardi,

quando ristabilito e riacquistata

la

libertà,

da nemico

si

fece, in un suo scritto ignobile e maligno, detrattore al servizio di

quel governo che lo aveva, per tanti anni,

sì

duramente colpito.

Le maggiori cure del governo erano rivolte ad impedire ogni tentativo di fuga. Pretesto

ai

primi sospetti fu una lettera sco-

perta dal direttore della polizia di

Brùnn, Muth,

all'arrivo del

convoglio, tra le carte del sergente Sacchetti della scorta di gen-

darmeria.

La lettera era della marchesa Trotti di Milano (1), di-

retta alla sorella contessa Schaffgotsch di Briinn, nella quale

si

raccomandavano vivamente a nome delle famiglie i condannati allora giunti. Come mai il Sacchetti si era incaricato di portare una lettera privata a Briinn? La cosa fu presto chiarita. Interrogato, egli depose che la lettera, assieme ad altri oggetti, gli era stata consegnata dal capitano Haen, aiutante di campo del generale comandante la piazza di Milano. A Vienna si decise di dare una severa lezione: l'Haen fu destituito dalla onorifica carica e trasferito al servizio di truppa in provincia.

La punizione inflitta

all'Haen fu dolorosamente sentita dalla

L'aver negato ai condannati libri di studio fu, per molti, cercato con cui

si

il

martirio più

ri-

inasprì la loro triste esistenza. Le eccezioni su questo punto

non farono molte. Sembra che il Confalonieri godesse in ciò di qualche libertà; è certo che al Pallavicino fu, dopo molti rilievi e pareri, concessa la lettura di poche opere poetiche, tra cui la Gerusalemme libevata e la Messiade del Klopstock. Si

veda più avanti la inqualificabile motivazione con cui

simi alti papaveri, interpellati dall'imperatore,

si

certi

dichiararono

ignorantis-

contrari

domanda di permettere ai detenuti la lettura della Divina Commedia

e

alla

del

Paradiso perduto di Milton. (1) Antonietta Trotti nata contessa Schaffgotsch, maritata al marchese Lorenzo Trotti-Bentivoglio.


6

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

opinò essere miglior partito di avvertirne la sorella

Trotti, che

affinchè non provocasse con inutili tentativi, maggiori sventure.

Ella scriveva: Milan le 28 Avril 1824.

Ma chère Nanny, Je

me trouve dans la necessitò de vous prier de ne plus vous occuper

des personnes qui sont chez vous, et qui vous ont été recommandées par leurs parens, parceque je ne sais par quelle malheureuse

a mal interprete

l'intérét

bien

innocent que nous

combination on

avons pris à eux, et

que chaque coeur sensible doit sentir, je crois, pour des malheureus justement punis, mais dont les parens sont aussi innocents que nous et móritent par là toute notre compassion. Je ne croyois pas de faire du mal ni de faire tort à personne en cherchant par la voie directe

et sans intrigue

à procurer des nouvelles de sante des prisonniers à leurs proches parens,

mais malheureuse ment je me suis trompée; contre mon attente, avec notre bonne intention d'étre utile aux pauvres parens désolés, nous avons fait le

malheur d'un de nos amis qui est géneralement très éstimé par sa pro-

bité et par toutes ses bonnes qualités.

Vous pouvez vous imaginer, ma bonne Nanny, mon cbagrin sans bornes, je suis d'une tristesse et d'un abbattement incroyable

de ce surplus

de

malheur après

tant

;

je n'avois pas besoin

d'autres qui pesent déjà sur

moi

depuis trois ans.

Je vous

prie

donc,

chère

Nany, de ne me donner à l'avenir que le

nouvelles de notre famille et de ne plus

me

parler ni des personnes qui

sont chez vous, ni des absentes (1), de rien qui puisse ètre mal interprete enfin ecrivez

;

moi des lettres que tout le mond puisse lire sans inconveniant.

Avant de finir ma lettre, je vous renouvelle la prióre de ne plus m'ecrire ombrage aux personnes qui se croient en devoir de lire nos lettres; car il me paroit que chez vous on a une opinion bien dérien qui puisse donner

favorable de vous et de moi, jusqu'à avoir des suspects sur notre corré-

spondance, ce que je ne comprenderai jamais comment nous l'avons mérité et

qui sera surement une chose incroyable pour toutes les personnes qui

nous connoissent particulierement.

A M.™ la Comtesse de Schaffgotsch, Chanoinesse à

Briinn (Arch. Gen. Min. Int., Atti non numerati).

—

L'incidente con le sue gravi conseguenze sì per i detenuti la sorveglianza degli stessi fu persino esagerata che per i loro

—

(1)

La Trotti allude evidentemente a Costanza Trotti Arconati ed a suo ma-

nto Giuseppe Arconati- Visconti condannato a morte in contumacia.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

7

parenti ed amici di Milano che si videro manomessa ancor più che per lo innanzi la loro corrispondenza, fu provocato dal direttore della polizia di Brùnn, Pietro von Muth (1).

Era costui l'imagine perfetta del funzionario al tempo dell'assolutismo.

politico austriaco

Un secondo Torresani per la scrupolosità

con cui disimpegnava le mansioni del suo ufficio, e per il modo con cui eseguiva esattamente ed alla lettera gli ordini che gli si impartivano. Su ciò allora non si discuteva

;

l'opportunità, la con-

venienza di un atto, il vantaggio, il danno che potevano derivare dallo stesso

non si prendevano

in considerazione.

La critica, la

discussione non esistevano. Il Muth fu certo migliore di tanti altri campioni di quell'età: un gran pedante — caratteristica dell'epoca — zelante servitore

del suo sovrano;

ma non feroce contro i detenuti dello Spielberg,

ne inaccessibile alla loro sciagura non fu insomma uno dei tanti che videro il torto solo da una parte e la ragione sempre dall'altra. Biasimò spesso il procedere dei funzionari dell'ergastolo il sotto-direttore dello Spielberg Wegrath cui allude, tacendo il ;

;

nome, il Pallavicino a pag. 91, op. cit., I, fu spesso dal Muth aspra-

mente rimproverato per il modo con

cui trattava

i

condannati.

(La scena più violenta accaduta durante la detenzione dei condannati milanesi allo Spielberg ebbe luogo nel '35 allorquando un condannato ne' processi della Giovane Italia, lo Zermann, apu Infamissima spia „, come era plicò dei formidabili ceffoni alla chiamato il Wegrath (2) dai detenuti). A rischiarare meglio il caAnche il Tangl, Die Haft Pellico's, in * Deutsche Rundschau „, genMuth un giudizio favorevole. (2) Il Pellico, che non seppe mai dir male di nessuno, dice bene (cap. XCI) anche del Wegrath, chiamandolo * il buon sottointendente „ ma mi sembra, (1)

naio 1902, esprime sul

;

più ch'altro, l'impressione del carcerato che passa dalla prigione alla vita li-

bera

:

vede tutto bello e roseo.

ostinato nemico del Wegrath allo Spielberg fu Giorgio PallaviPare però che la sua animosità contro il sotto-direttore dell'ergastolo fosse esagerata e scaturisse da ragioni di ignobile egoismo. Il Pallavicino si era ficcato in testa che il Wegrath usasse delle parzialità al Confalonieri che lo avrebbe conquistato coi suoi modi insinuanti. Di questa sua convinzione egli farà cenno anche nello scritto infame diretto al governo Il

più

cino.

austriaco, che leggeremo più avanti.

avvincere a sé

i

Che

il

Confalonieri

avesse la virtù di

ancor meglio dai docusue relazioni col padre Wrba. Ma

cuori è cosa risaputa e che risulta

menti che qui si pubblicano, concernenti le non si potrebbe in coscienza ascrivere un tale potere a demerito del Confalonieri, il quale non lo esercitò col proposito di danneggiare in verun modo i

suoi

compagni di carcere.


8

IL

rattere

RISORGIMENTO ITALIANO

del Muth narreremo un

aneddoto, semplice ed innocuo,

ma tale da presentarci sotto aspetti particolari Il il

funzionario.

r.

l'i.

Muth era stato avvisato dal governatore di assumere in persona

servizio d'ordine all'arrivo dei condannati milanesi a Briinn.

—

cosi si esprime il Questa precauzione appariva necessaria u perchè conte Mittrowsky in una lettera al ministro Sedlnitzky con mio grande spavento devo avvisare V. E. che anche a Briinn

—

si

è rapidamente esteso

morbo della curiosità per

il

questi con-

dannati politici, non solo tra le diverse classi della popolazione,

ma persino tra gli impiegati dello Stato „. Qui, egli dice, non si fa che parlare e discutere sopra questo argomento. Nelle vie, nei u caffè, nei circoli privati ma quello che più mi sorprese, queste :

condanne sono diventate ciali e dei

il

tema preferito anche dei circoli uffi-

funzionari pubblici anche durante le ore di ufficio „.

Bisognava perciò evitare ogni possibile manifestazione; il Muth portò, come già aveva fatto all'arrivo dei condannati dei processi di Venezia, una stazione fuori di Briinn, dove avrebbe pernottato, ad attendere il convoglio del Tecini coi 5 prigionieri. Sceso all'albergo che li doveva ospitare quella notte, fece un'attenta visita ai mobili, alle pareti, alle suppellettili non trovando nulla di sospetto passò in rivista anche i vetri delle finestre del-

si

;

l'albergo

;

e qui gli

fu dato di rinvenire il

u

corpo del delitto „.

Sur un vetro stavano incisi i nomi del Foresti, Solerà, Bacchiega, Fortini, Oroboni, del Villa,

il

titolo di

condanna,

il

giorno del

un punto di domanda esprimeva tristemente loro incertezza se avrebbero mai più riveduta la patria.

loro arrivo colà

;

la

Il Muth fece levare all'istante le vetrate con l'inscrizione incriminata e le portò il dì dopo a Brùnn, dove furono sottoposte all'esame del governatore. I documenti non dicono però che sia poi avvenuto di esse. Ma dove si appalesò d'altra parte il cuore dell'uomo fu in una lotta coraggiosa sostenuta da lui in nome dei detenuti italiani contro il più ignobile arnese di governo che abbia generato

l'Austria

assolutista,

il

segretario alla presidenza

del governo

della Moravia, Schoebel. Tutto il suo ingegno, tutte le sue risorse

adoperò costui per rendere più raffinato il martirio dei detenuti allo Spielberg. Egli fu il vero despota, egli il frustatore quotidiano di quei miseri

;

la sua potenza era tale che cassava a suo talento

gli ordini dell'imperatore

Buona parte

con cui si ordinò di mitigare

le pene.

della colpa va riversata su lui per quanto fu sof-


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECO. ferto nelle segrete dello Spielberg

;

9

ed è giustizia che a tanta fe-

rocia non sia concesso più oltre l'immeritato premio dell'oblio.

Lo spauracchio maggiore con cui da Vienna si premeva sull'animo gretto e spesso malvagio e sulla mente limitata di simili funzionari era il pericolo della fuga. I primi sospetti sorsero

già al principio

della detenzione dei

condannati di Milano in seguito alla lettera della marchesa Trotti alla sorella Schaffgotsch. Ci fu poi un periodo di tregua sino al '29, anno in cui fu scoperto

un vero complotto per liberare il

Confalonieri.

il

Di questo tentativo di fuga ci occuperemo qui estesamente. Già Luzio, anche senza l'aiuto dei nuovi documenti, ha pienamente

confutato l'inverosimile descrizione dataci sulla tentata fuga dall'

Andryane (Memorie, IV)

;

la quale,

come già scrisse il Ghialterio

Ultimi Rivolgimenti), fu sventata perchè il giorno in cui doveva effettuarsi furono a caso cangiati i custodi. Questo cambia(II,

mento nel personale carcerario devesi però intendere altrimenti il governo di Milano appena ebbe sentore dei maneggi che si facevano contemporaneamente a Milano ed a Parigi per liberare ;

il

Confalonieri, avvertì subito il governatore e la polizia di Briinn,

che aumentarono il personale delle carceri e le guardie militari,

rendendo assolutamente impossibile ogni tentativo di fuga. Non a caso dunque ciò avvenne, ma perchè il piano era si può dire noto e si sapeva persino chi fosse l'individuo venuto da Milano per mandarlo ad effetto. II piano fu concertato a Milano ed a Parigi tra due donne di fibra e di animo virile, Teresa Confalonieri e Costanza ArconatiTrotti (1), l'angelo tutelare del Massari, del Berchet e di Federico stesso, nel cui castello di Graesbeeck egli passò molti giorni al suo ritorno dall'America nel '37; pare vi mettessero Berchet stesso e la famiglia dell' Andryane.

mano il

Solo la data del tentativo non si accorda con quella data dal u vide

Confalonieri nelle sue Memorie. Egli dice che il 27 gennaio

(1)

Su Costanza Arconati vedi lo studio di A. Luzro in

Profili

biografici e

Milano, Cogliati, 1906, pag. 1-68, e Barbiera, Passioni del Risorgimento, pag. 177 e segg., 342 e segg. e 411. bozzetti storici,


10

IL

KISOKGIMENTO ITALIANO

sorgere questa meteora e dileguarsi ad un tratto senz'altro lasciare dietro di sé che più funesta e cupa tenebria (1) „, mentre dai documenti risulta che la fuga doveva effettuarsi nel febbraio o marzo di quell'anno.

Io sono d'avviso che con quelle oscure parole il Confalonieri non alluda proprio

al

giorno in cui egli avrebbe dovuto fuggire dal

carcere, sibbene a qualche preparativo andato male, forse

cambiamento di custodi

ad un

— non però dello Schiller che, come è

noto, fu allontanato già nel '26

— od a qualche altro disgustoso

incidente.

L'ordine di aumentare la vigilanza sul Confalonieri, causato dalla scoperta del carteggio cifrato tra l'Arconati e Teresa e dalla scom-

parsa improvvisa di Carlo Reiser, il fedelissimo domestico di Federico, fu spedito a il

mezzo di staffetta speciale il 14 marzo e già

21 dello stesso mese a Briinn furono prese speciali misure per

evitare la fuga del Confalonieri.

Fu il governo sardo che avvisò l'ambasciatore d'Austria a Torino conte Senfi, di avere intercettato una corrispondenza cifrata fra la marchesa Arconati e la Confalonieri. Il Senft ne diede subito

comunicazione al governatore Strassoldo.

Turin ce 10 Mars 1829. Monsieur le Comte !

J'ai l'honneur

par

les

Postes

de transmettre a V. E. la copie d'une lettre Sardes,

la

quelle m'a été comuniquée

interceptée

par le Ministère

du Roi. Elle est adressée de Paris par Mad. me Constance Arconati née Trotti à

un S. r Marzoli, avvocat ou homme d'affaires à Vigevano, qui j recoit l'invitation de se rendre toute de suite à Milan pour remettre à falonieri

une incluse en chiffre,

la quelle

Madame Con-

en contient une autre en

clair,

mais sans adresse. Je ne rende pas compte à notre Cour de cette comunication, parce que que V. E. manquera de le faire en y ajoutant les éclair-

je ne doute pas,

cissement qu' Elle aura été à méme de se procurer, tandis que je devrais me borner simplement à annoncer le fait.

(1)

Memorie, pag. 235.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

11

Le Ministère Sarde ayant donne dans cette occasion une nouvelle preuve de sa confiance et de sa coopération franche au maintien de la tranquillité

publique,

il

est de

mon devoir de prier V. E. de me comuniquer en

son temps le résultat des investigations qui auront lieu à la suit de cette

comunication à

l'effet

pouvoir faire part à ce Ministère de ce qu'il

de

sera jugé à propos de lui faire connoitre. Veuillez,

Monsieur le Comte, agréer l'assurance réitérée de ma conside-

ra tion la plus haute.

Le Comte de Senft

A Son Excellence Monsieur le Comte de Strassoldo. Arch. G. Min. Int., n° 2050.

Questo Marzoli era l'uomo d'affari e di fiducia del marchese Giuegli amministrava le

seppe Arconati- Visconti, marito di Costanza terre che

l'

;

Arconati teneva in Piemonte, dopo il sequestro de' suoi

possessi lombardi pronunciato in

seguito alla condanna capitale

nel processo di Milano.

La lettera di Costanza al Marzoli diceva

:

Parigi 4 marzo 1829. C. M.

Ho il piacere

potervi dire che Carletto (1) sta molto meglio,

di

ogni giorno fa qualche progresso e le cose non possono essere incamminate meglio.

La ragione per cui mio marito vi scrisse ultimamente di non muovervi da Abbiategrasso (dimora del Marzoli) è che ho bisogno che vi rechiate subito a Milano per vedere la mia amica (Teresa Confalonieri) e dirle che avete ricevuto mie lettere.

Mi preme

infinitamente

questa

cosa e vi raccomando di mettervi pre-

mura, quanto più posso. Amerei che andaste a Milano

per quest'incom-

benza non più tardi del 15 e prima se fosse possibile.

Addio, caro M., potete credere quanto fui inquieta per Carletto, mi par proprio d'essere rinata vedendolo fuor di pericolo.

Costanza Arconati Trotti.

A M. Antoine Marzoli par Turin à Vigevano (Piémont)

(1)

Carlo Arconati- Visconti,

figlio di

Costanza.


12

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Questa lettera conteneva un biglietto senza indirizzo ed uno scritto cifrato. Il biglietto

Teresa

diceva

:

domanderà un

le

servizio

importante,

le

faccio istanza anch'io

perchè voglia prestarsi.

Dovevo cercare a Milano un uomo che unisce energia a un'amicizia lei. Lei solo mi pareva capace di volere e in situazione di poter fare quel che abbiamo di bisogno. attiva e ho subito gettato gli occhi su di

La lettera che contiene questo biglietto doveva essere scritta otto giorni ma mio figlio si ammalò seriamente e non ho potuto scrivere prima di

fa,

oggi. Addio.

Nel biglietto cifrato, detto

il

di cui si trovò più

tardi la chiave, era

:

So che il vostro sensale vi ha fatto sapere che differiva per alcuni mesi noto affare. Perchè vada bene è necessario che Berchet parli con per-

sona che ha tutta la nostra confidenza. Desidero che

Fate che

si

trovi dal

aspettare la vostra risposta, Berchet parte

Misser Jone. Vi

Se

si

sarà

sia Negri.

24 al 27 marzo al villaggio del Sempione. Senza

certamente

il

per quel sito: vi

si

chiamerà

24 e vi starà sino al 27, e non più.

vuole andrà sino a Gondo per parlare con N.

ma in quel caso bi-

Sempione che N. lo aspetti a Gondo. Tutto è rovinato, se B. non parla con una persona mandata da voi, non sogna farlo avvisare

al villaggio del

potendo farlo con voi stessa,

il

che sarebbe meglio.

Il biglietto

è

del N.

(Arch. G. Min. Int., n° idem.).

Appena il governo di Milano ebbe

in

mano questa corrisponGrimm, ispet-

denza, fece subito avvertire dal consigliere aulico tore delle carceri lombarde, il

il

governo della Moravia, il quale già

21 marzo, come fu detto, aumentava

guardia, arrestati

i

carcerieri, ecc.

e

sui

i

picchetti

militari di

ed estendeva la vigilanza non solo sugli

carcerieri,

ma anche sul medico dell' ergastolo

Schlosser e sui sacerdoti della casa di pena Wrba e Ziack che si

temeva fossero consapevoli del progetto. In una comunicazione speciale del 16 marzo 1829 il Torresani notificava al governatore della Moravia la partenza improvvisa del Reiser da Milano. Questo Reiser è così descritto dalla polizia di

Milano:


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

13

Connotati personali di Raiser Carlo.

Nativo

Wùrtemberg.

di:

D'anni: 45. Statura: alta.

Corporatura: snella. Capelli: castagni misti.

Barba: castagna.

Naso: piuttosto lungo. Bocca: media. Fronte: spaziosa. Ciglia: bionde.

Occhi: griggi.

Mento: tondo. Viso: oblungo. Professione : domestico. Vestiario: civile.

Osservazioni.

Questo Raiser era il cameriere di confidenza del condannato Federico Confalonieri, e trovasi

servizio della Casa Confalonieri sino dal 1810.

al

Accompagnò costantemente l'ora condannato Federico negli ultimi che ha fatti

è stato quello che più degli altri si è adoperato per trarre in polizia,

viaggi

in occasione che si addivenne all'arresto del Federico il Raiser

;

inganno la

onde il Confalonieri non fosse rintracciato. Raiser è quello che co-

stantemente

si

occupava del proprio padrone quand'era detenuto in Milano dell'ai lora

sedente

contatto del custode per

quelle

a disposizione

I.

R. Commissione Speciale tenendosi in

somministrazioni d'oggetti ch'erano per-

messe e per avere notizie del detenuto. Questo Raiser scomparve improvvisamente da Milano nel giorno 24 Febbr.° 1829

Non si conosce la causa possa avere lasciati debiti, sospetto.

usavano

e

più non

si è

veduto.

cui si è allontanato, alcuno pretende che

ma nulla risulta per ora a conferma di questo

Non si sa comprendere come

padroni, senza e gli

per

abbia potuto abbandonare i suoi

un titolo grave, dacché essi avevano illimitata fiducia in lui, tutti

i

riguardi.

Arch. Gen. Min.

Int., n°

2087.

In base a questi documenti il tentativo si può così ricostruire. parlava correntemente il tedesco, venne a Briinn

Il Raiser, che

— di ciò era convinto anche w

il Torresani

sensale „ che lo aveva preceduto, che il

avvisata che

lo

si

momento era poco pro-

che la sua padrona era già stata da doveva differire. Nel frattempo furono

pizio per tentare il colpo e lui

— ma li fu avvertito dal


14

IL

BISOKGIMENTO ITALIANO

aumentate

intercettate le lettere, avvertite le autorità di Briinn,

guardie militari, ecc. Il Marzoli fu arrestato quando si presentò alle porte di Milano latore della lettera cifrata a Teresa la casa

le

;

di questa perquisita severamente, però senza frutto

;

ma il com-

plotto era con ciò svelato pienamente ed ulteriori tentativi, per le

misure prese e per la rigorosa vigilanza resi ormai inutili, furono lasciati cadere.

H Raiser non fece più ritorno a Milano ed è chiaro; lo attendeva il carcere (1).

Un anno dopo, nel '30, Francesco I graziava S. Pellico, P. Maroncelli ed

Andrea Tonelli.

L'autografo sovrano è del 26 luglio 1830 ed è così concepito

:

Caro conte Sedlnitzky,

Trovo di condonare a

Silvio Pellico,

via

in

di

grazia

il

rimanente

della loro

Pietro Maroncelli e ad Andrea Tonelli. Ella

pena a

notificherà

subito la mia decisione al governatore della Moravia e contemporaneamente

emanerà

le

più adatte disposizioni affinchè questi tre detenuti vengano se-

parati all'istante dagli altri condannati italiani che scontano la loro allo Spielberg,

trattare

con

ed affinchè

gli

pena

siano posti nell'impossibilità di parlare e

essi

sunnominati si dovranno fornire i vestiti non li abbiano portati seco o non ne possedano il

stessi ; ai tre

necessari, qualora essi

;

loro trasporto da Briinn nel regno Lombardo- Veneto dovrà tosto effettuarsi e precisamente Maroncelli e Pellico, convenientemente accompagnati, sino al

luogo di confine

più

vicino

resta però loro vietato. Tonelli

alla

loro patria;

il

ritorno ne' Miei stati

condurrà a Brescia.

Se ai due primi mancasse il necessario denaro per rimpatriare dal confine de' Miei stati sino al loro

luogo

di

dimora

si

all'estero,

importo bastante a questo scopo

al

permetto

che agli stessi

si

passi

un

momento che essi toccheranno il con-

(1) Su questo tentativo di fuga esiste un grosso incartamento nell'Archivio Gen. del Min. degli Interni di Vienna da cui sono tolti i documenti citati.

Le comunicazioni del Grimm e del Torresani, con cui si avvisano le autorità di Briinn del

progettato colpo, portano il N. 2293 (anno '29) il rapporto del direttore Muth, con cui notifica al governatore le misure prese per sventarlo, ;


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. fine degli

i.

r.

domini, importo

che

si

dovrà prelevare

15

dal fondo della

polizia.

Di questa Mia decisione Pellico

ed

il

Maroncelli,

Lei il

renderà

principe di

Maroncelli la lettera qui unita al

edotto,

per

ciò

Metternich e farà

che riguarda

il

consegnare

a

momento ch'egli lascierà lo Spielberg.

Baden, li 26 luglio 1830. Francesco. Trad. dal Ted. (Arch. Gen. Min.

Chiattone

Il

— e prima di lui

strato quale fonte di

Int., n°

il

5882).

Tangl (art. cit.)

— ha dimo-

verità stia racchiusa nell'aureo libro delle

Mie Prigioni. Qui sia detto che anche il racconto dato dal Pellico del suo viaggio da Briinn in Italia assurge, giudicato alla stregua

degli atti officiali, eccetto pochi particolari insignificanti, all'im-

portanza di documento storico indiscutibile (1).

Già nella lettera dell'imperatore è confermato un particolare narrato dal Pellico. Appena il direttore della polizia ebbe annunziato ai detenuti la grazia sovrana egli

u

diede a Maroncelli una

lettera di suo fratello „.

Questa lettera è appunto quella cui allude l'imperatore nel suo rescritto. "

" "

Parrebbe che l'annunzio (della grazia) avesse dovuto farci prorompere

in giubilo. Il nostro pensiero corse subito ai parenti, dei quali da tanto

tempo non avevamo notizia, ed il dubbio che forse non li avremmo più trovati sulla terra ci accorò tanto, che annullò

"

il

piacere suscitabile dal-

l'annuncio della libertà.

Ammutoliscono ? di vederli esultanti

—

disse

il

direttore della polizia.

— Io mi aspettava

„.

Cap.

XCI delle

Mie Prigioni „.

La scena dell'annuncio della grazia imperiale è così descritta dal Muth, direttore della polizia di Briinn, nel suo rapporto al governatore del 1° agosto 1830.

(1) Il

nari,

si

Cantù, nella Nota 10 del capitolo XIV di II Conciliatore ed i Carbopermise di levare dei dubbi su alcune circostanze delle Mie Prigioni,

dubbi che non sono punto legittimati dal richiamo a fatti od a documenti. " È Egli si è degnato però di aggiungere gran suo merito però l'avere scelto le circostanze „, per cui, sembra voglia dire: * ti siano perdonate le molte fandonie che ci hai dato a bere ,. :


IL

16

BISORGIMENTO ITALIANO

• Appena giunta la staffetta con l'ordine di scarcerare i tre detenuti io mi portai subito sullo Spielberg e feci nota agli stessi la risoluzione so-

vrana.

Benché io avessi ordinato che all'annunzio si facessero precedere

alcune parole per preparare

i

senza potersi muovere né parlare e

lì

minacciavano quasi di cadere; io

li

feci

in cui stettero sin'ora assieme

Pellico ed

ranno col Tonelli sino

alle

grazia fece su

tre graziati, la notizia della

loro tale impressione, che rimasero

il

condurre quindi nelle due camere il

Maroncelli

;

qui essi rimar-

9 di sera, perchè non posso trasportarli prima

di quest'ora nell'edificio della Polizia senza

richiamare l'attenzione della

gente per le vie della città Esistono allo Spielberg

i

seguenti depositi: Per Maroncelli

40 fiorini e

49 soldi valuta di Vienna, pel Pellico 177 fiorini 7 soldi vaiata di Vienna e 109 fiorini 28 soldi moneta di Convenzione e pel Tonelli 157 fiorini 52 soldi valuta di Vienna e 193 fiorini 38 soldi moneta di Convenzione ;

de' quali gli importi in valuta di

oggetti portati

seco dall'Italia

Vienna provengono dalla vendita degli

(1).

dunque bastante denaro per pagarsi i vestiti ed il primo per il viaggio dal confine lombardo sino a Torino che da Milano in poi non importa più di 40 fiorini M. di C. Se Maroncelli si portasse da Mantova a Bologna non pagherebbe più di 24 fior. M. di C, ma Pellico e Tonelli possedono

poiché egli deve viaggiare sino a Roma per unirsi ai suoi parenti, gli oc-

corrono 60 •

fior.

Di vestiario

M. di C. si

consegnerà qui ad ognuno: 2 camice, 2 paia mutande,

2 pezzuole pel collo, 2 paia scarpe, 2 paia calze, 2 pantaloni, 1 panciotto, 1

surtout ed

un cappello; domani sera i tre graziati saranno pronti per

la partenza „.

Traduz.

d.

Ted. Arch. G. Min. Ini, n° 6023.

secondo rapporto del Muth è del 2 agosto 1830 e contiene

Il

questi particolari :

e

•

Ho preso in consegna ieri notte

li

condussi inosservato nel gran Palazzo della Polizia, dove furono

loggiati tutti tre

in

alle

9 sullo Spielberg i tre graziati al-

una delle più grandi stanze degli arresti, poiché ad

una voce fui dagli stessi pregato di lasciarli assieme.

(1)

Tanto i condannati dei processi di Venezia che di Milano giunsero allo

Spielberg portando seco grande quantità di oggetti

d'uso

pratutto oggetti di toilette (saponi, spazzole, acque,

ecc.), è

d'ogni

sorta

so-

:

detto in un rap-

porto del Muth. Tutta questa roba fu venduta a Brunn per pochi soldi in carcere non ebbero nulla di quanto la pietà dei congiunti li aveva forniti ;

lasciando l'Italia. Cfr. pure Solitro, op.

eit.,

pag. 201, nota 2.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. "

Al momento ch'io giunsi

allo Spielberg

17

per condurli in città essi

si

erano di già riavuti dalla forte scossa avuta all'annuncio della grazia; mi investirono d'ogni parte pregandomi di fare nota al sovrano la loro rico-

noscenza per la grazia avuta; ciò che fu da essi ripetuto ogni qualvolta vennero sin'ora in contatto con me „.

Trad. dal Ted. Arch. Gen. Min.

Int.,

n° 6038.

H sotto-commissario Carlo Noe, che doveva accompagnarli in Italia, giunse

a Briinn il 5 agosto. Il giorno dopo, alle 5 del mat-

tino, S. Pellico ed i suoi compagni lasciavano la città sì tristemente

famosa nel martirologio d'Italia.

La sera del 7 agosto Noe raggiunse Vienna. Quanto nelle

u

Mie Prigioni „ sulla malattia del

si

legge

Pellico a Vienna ed a

Bruck e sul viaggio in Italia risulta pienamente confermato dalle relazioni del Noe e dagli attestati medici del dott. Linger e Iutmann

(non Iiidmann, come si legge nel cap. XCHI, op. cit.), che si possono consultare a Vienna.

B Pellico tace però un particolare del loro soggiorno a Vienna: la

compera di una gamba artificiale per l'infelice Maroncelli (1). Su questa gamba sorsero già controversie quando Paride Zaiotti

nella M

u

Semplice Verità „ contrapposta al libro di Enrico Misley

L'Italie sous la domination autrichienne „ affermò che l'impe-

ratore aveva provveduto artifiziale

il

Maroncelli di quella u gamba stessa

su cui ora si regge „. Tra gli oppositori dello Zaiotti ci

fu anche Pietro Giordani, che scrisse sulla povera Gamba di Maroncelli una filastrocca reboante che non convince, al Forlivese

sia

stato

negando che mai dato un simile macchinismo con cui

supplire alle grucce sulle quali penosamente si reggeva (Cfr. Chiat-

tone, op. cit., pag. 438 e segg.).

La ragione spetta allo Zaiotti. La gamba artificiale fu fabbricata dal meccanico dell'università viennese Schlòsser e costò 100 fiorini.

La prima domanda è del commissario Noe al direttore della poVienna (2), il quale si rivolse ancor quel giorno (11 agosto) un ritardo nel viaggio qualora si avesse dovuto attendere la decisione dell'imperatore,

lizia di

al ministro Sedlnitzky. Costui, per evitare

(1) Vedi anche M. Tasgl, Die Haft PeUico's, in gennaio 1902, pag. 66.

2)

Arch. Gen. Min.

Il Risorgimento Italiano.

Int.,

N.

— IV.

^

'

Deutsche Ruudschau

e 6457. 2


IL

18

RISORGIMENTO ITALIANO

accordò di sua iniziativa quanto si chiedeva pel Maroncelli. Questo meccanico impiegò ben 6 giorni per costruirla; il viaggio però

non fu ritardato che in seguito alla malattia del

Pellico,

affetto

d'asma. Solo il 18 agosto l'imperatore fu informato di tutto ciò per mezzo della relazione sovrana del Ministro. In essa si dice:

8

Pietro Maroncelli

approfittò

interruzione del viaggio (resa ne-

della

cessaria dalla malattia del Pellico) per chiedere che lo di grazia di

che produrrebbe sui suoi congiunti la la

si

provveda in via

una gamba artificiale e ciò per diminuire la triste impressione vista del piede

amputato durante

sua dimora allo Spielberg, mentre il nuovo gli permetterebbe di

rarsi dalle grucce ridandogli l'uso dei piedi

facilitandogli

e

i

libe-

movimenti

del corpo.

Nell'umilissima mia

convinzione che V. M. non avrebbe negato all'in-

felice la

sua domanda e che accorderebbe l'importo a ciò necessario, vista

la fretta

con cui

si

si

doveva approntarla, ho ben creduto di permettere che

esaudisca subito la

domanda del Maroncelli „. Trad. dal Ted. Arch. Gen. Min.

Int., n°

6796.

E l'imperatore vi attergò di sua mano Approvo quanto fu disposto circa :

il

Pellico, Maroncelli e Tonelli; quest'ultimo al

suo arvivo a Brescia dovrà

venir sottoposto alla vigilanza dell'autorità.

Schonbrunn 27 agosto 1830. Francesco.

A Parigi era scoppiata in quei giorni la rivoluzione. Il Pellico temeva che l'imperatore non li mandasse a confine in qualche città dell'Austria fino che fosse passata la tempesta. u Io aveva la più grande ansietà di partire, tanto più che era penetrata la notizia delle tre giornate di Parigi „ (Cap. XGH, op. cit.).

A ragione

;

i

tre dimessi si

erano appena messi in viaggio col

Noe il 17 agosto, quando il dì dopo giunse a Vienna uno scritto del governatore della Lombardia Hartig, dove egli faceva presenti pericoli che

i

potevano nascere dal ritorno in patria di S. Pellico e

de' suoi compagni per l'impressione sfavorevole che avrebbe prodotto la loro comparsa in quei momenti nelle diverse regioni d'Italia; pregava quindi di sospendere il viaggio e di mandare i graziati per intanto a confine in una città delle province tedesche. Ma il ministro Sedlnitzky nel rapporto sopra citato (6796) si

oppose a tutt'uomo agli argomenti esposti dal conte Hartig toc-


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

19

cando un tasto che sull'imperatore produceva sempre il voluto non essere né legale né opportuna la reformatio in peius di una decisione sovrana. Francesco I con l'attergato sopra riportato approvò le conclusioni del suo ministro, per cui ai tre dieffetto

:

messi fu dato di proseguire senz'altri ritardi il loro viaggio verso l'Italia (1).

Giunse il convoglio del Noe a Feldkirchen pernottato il Confalonieri 7 anni prima gli intrighi dell'Hartig,

—

— dove aveva già

25 agosto

il

;

quivi, per

reduci dallo Spielberg dovettero atten-

i

dere per 5 giorni l'arrivo di nuovi ordini da Vienna, che furono

anche questa volta propizi.

(1)

parte

Inesatta è quella

dell'articolo

professore

del

Berlino Dr. Michele Tangl (Deutsche Rundschau

"

dell'Università di

Die Haft Pellico's „, Jànner,

1902) che tratta del ritorno in Italia di S. Pellico, Maroncelli e Tonelli.

Non l'arciduca Ranieri e nemmeno il opposero

al ritorno dei

della polizia

direttore

Lombardia. Il suo rapporto giunse a Vienna il giorno dopo

Noe

;

fu

Sedlnitzky che fece

il

di

Milano si

dimessi dallo Spielberg, ma l'Hartig, governatore della le

la

partenza del

rimostranze all'imperatore e perorò in fa-

vore dei tre graziati ancora quel dì stesso, nella lunga relazione sovrana del

18 agosto (Pellico ed

suoi

i

compagni lasciarono Vienna il

17 agosto).

Ed il

Luzio nel Processo Pellico- Maroncelli, pag. 199 ha male interpretato alcuni punti di questo articolo

;

difatti

il

Tangl non afferma che il Noe abbia tentato di

persuadere l'imperatore di permettere il rimpatrio del Pellico facendo dirette rimostranze

al

un passo simile non è poi nemmeno concepibile, il Noe non spettava in nessun modo

sovrano;

perchè ad un infimo funzionario come di

rivolgersi

all'imperatore con scritti o relazioni.

Il

rapporto del Sedlnitzky,

con cui egli respinse le obbiezioni dell'Hartig dichiarando che una restrizione della grazia sarebbe stata riguardata in Italia come un segno di debolezza e di timore

e

non avrebbe

provato da Francesco

fatto

I il

che nuocere

al prestigio

dello Stato,

fu ap-

sopra trascritto. L'ordine

27 agosto coll'attergato

pervenuto al Noe di attendere a Feldkirchen l'arrivo di nuove disposizioni fu un semplice atto di precauzione, volendo il ministro accertarsi, prima che il convoglio entrasse in delle sue proposte

Italia,

fosse

se

l'approvazione sovrana della sua relazione e

realmente avvenuta.

Tutta l'attività spiegata da Francesco I in questa circostanza si ridusse a scriapprovo. Ancor quel giorno (27 agosto) una staffetta speciale partiva da Vienna per annunziare al Noe di proseguire

vere a tergo della relazione Sedlnitzky

il

:

suo viaggio.

Mancano poi affatto nelle suppliche che tosto vedremo gli attergati sovrani con cui egli avrebbe

— secondo

il

Luzio (op.

pag. 199)

cit.,

— respinta la

domanda del Pellico e Maroncelli di poter far ritorno negli Stati austriaci. Per le relazioni Pellico-Noè vedi pubblicata dal Tangl in appendice

la lettera al

di

ringraziamento

suo articolo.

del Pellico


20

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

E da FelcLkirchen che i tre graziati fecero pervenire all'imperatore ed al ministro Sedlnitzky i loro sensi di gratitudine per la

condonazione del resto della pena. Delle seguenti lettere, le due prime furono scritte di proprio pugno dal Pellicola terza dal Tonelli. Sacra Cesarea Regia Maestà, I nostri cuori,

pieni

riconoscenza

di

Cesarea Regia Maestà ha degnato

farci,

per la Grazia che Vostra alzano

i

più

fervidi

Sacra

voti a Dio,

perch'Egli rimuneri tutte le virtù di V. S. M. fra le quali risplende tanta

Clemenza, anche a favore di noi, che abbiamo avuto, un

dì, l'infelicità di

cadere in colpa verso così egregio Sovrano.

Un vero pentimento ci penetrò, sin dal principio della nostra sventura; ma l'immeritata Grazia che ora ci empie d'indelebile gratitudine, rende quel pentimento ancor più, in

profondo: né sarà mai possibile che dimiuna obbligazione che sentiamo, non solo per

noi,

nuisca. Così alta Clemenza è

nostro particolar riguardo, petti

sì

lungamente

ma anche per la consolazione

afflitti

persone delle nostre famiglie; la Grazia fatta a noi a ciascuno di quegl'individui

ci

rilievo quello di dare il

il

altre care

per così dire, fatta

I

avanzano, verranno da noi consacrati

adempimento de' nostri doveri rare

è,

— oh quante benedizioni si esaleranno dalle

:

concordi anime nostre per Vostra Sacra Maestà Gli anni che

che porterà ne'

de' nostri miseri Genitori, e delle

;

e,

al

più scrupoloso

fra questi, riputeremo sempre di sommo

buon esempio, cercando in ogni occasione d'ispi-

rispetto e l'amore de' Governi legittimi.

Questa protesta non è dettata semplicemente dal trasporto, in cui ci pone la riconoscenza, ma anche da principii incrollabili di religione e dal grido di coscienza, che c'impone di riparare, per quanto potremo, al male

che abbiamo fatto.

Animati dal benigno sguardo, che la Sacra Maestà Vostra ha avuto la degnazione di gettare sopra di noi, osiamo umilmente di supplicarla, che col Clementissimo dono fattoci della libertà, V. S. M. voglia pur comprendere l'abolizione del bando, pronunciato nella sentenza che ci condannò.

Tanto nei felicissimi Stati di V. S. M. ove i nostri interessi potrebbero talvolta chiamarci, quanto in qualunque altro luogo, niuno più di noi si

mo-

strerà cordialmente amante dell'ordine e fedele zelatore di tutti i doveri sociali.

Di Vostra Sacra Cesarea Regia Maestà Umilissimi, Obbedienti ssimi e Obbligatissimi Servitori

Silvio Pellico PlERO MaRONCELLI (Sacra Cesarea Regia Maestà. Silvio Pellico e Piero Maroncelli, presentano la loro riconoscenza pel ricevuto condono clementissimo di pena ed umilmente supplicano per un'altra grazia).


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

21

La seconda è diretta al ministro di polizia conte Sedlnitzky, presidente del Dicastero aulico di Alta Polizia e di censura in Vienna.

Eccellenza,

Una voce di gratitudine

s'innalza

da

hanno fatta espe-

tre cuori, che

rienza de' nobili sentimenti di V. E. verso gl'infelici.

Attaccato

Silvio

da

Pellico

incomodi

di

salute, V. E.

che l'arte medica accorresse in suo soccorso con tutti

i

ha

permesso

mezzi che potea

fornire.

avendo avuto la disgrazia di perdere una gamba il animo di V. E. non ha sofferto ctiei si presenti monopede al primo

Piero Maroncelli gentile

sguardo della sconsolata sua madre i

suppletorii

in

caso

tal

trovati

ed

ha generosamente provveduto che

dall'umano

ingegno

mitigassero la sua

sciagura. Iddio, Iddio benedica e rimuneri tanta tanta bontà

I

Anche Andrea Tonelli congiunge i suoi ringraziamenti a' nostri per tutte le

benigne disposizioni

di

V. E. relative

al

viaggio, al trattamento e ad

ogni altra graziosa cura.

Abbiamo l'onore di essere Di vostra Eccellenza Umilissimi, Devotissimi, Obbligatissimi Servitori

Piero Maroncelli

— Silvio Pellico — Andrea Tonelli.

La terza è di Andrea Tonelli all'imperatore. Sacra Cesarea Regia Maestà,

Oggi s'inchina a' piedi del trono un suddito che essendo stato colpito da lunga condanna, viene renduto per somma clemenza dalla Maestà Vostra mai mio cuore, che giungessero a rivelare la profonda gratitudine di cui è ripieno ? La mia debole salute non avrebbe forse resistito alla intera consumazione della pena ingiuntami e se lo avesse molto difficilmente io potea nutrire speranza di trovare ancora in vita i miei genitori, tra le braccia della sua famiglia. Quali espressioni di grazie saprebbe

versare

il

:

già cadenti sotto

il

peso di una vecchiaia settuagenaria.

Se il primo pericolo è scampato è dono della Vostra Sacra Cesarea Regia Maestà. Se scamperò

il

secondo, del pari

sarà

dono preziosissimo della

Vostra Sacra Cesarea Regia Maestà. Resta dunque che

i

giorni che mi avanzano io li adoperi a pregare ogni

benedizione dal Cielo sull'Augusto Capo che ha fatto rifulgere tanta beni-


22

IL

me infelice. Resta che una condotta quieta, esemplare, insegnante

gnità su

altrui l'obbedienza ai

ripari a

RISORGIMENTO ITALIANO

Governi legittimi, col metterla in pratica io primo,

quanto nella mia precedente riuscì dispiacevole a Vostra Sacra

Cesarea Regia Maestà. Piaccia al buono Iddio d'esaudire

ambo questi miei ardentissimi voti, e

di serbarmi con tali sentimenti sino alla morte.

Colla più profonda venerazione

mi protesto

Di Vostra Sacra Cesarea Regia Maestà Umilissimo, Obbedientissimo, Obbligati ssimo

Suddito

Andrea Tonelli. (Arch. Gen. Min.

Int.,

Atti

non numerati, in n° 6797).

Che il Noe fosse quell'uomo retto che il Pellico ci ha dipinto (XCVII) risulta pure dalle sue relazioni di ufficio. Egli non fa che lodare il contegno dei tre graziati, prende viva parte ai loro dolori, alle u

loro speranze, alla loro felicità.

La spesa del nostro viaggio fu fatta dall'imperatore e senza

risparmio „ (Pellico, op. cit., Cap. XCII).

Veramente non dall'imperatore

;

l'importo necessario fu tolto

dal fondo della polizia e non fu piccolo. Il trasporto di S. Pellico e de' due suoi compagni dallo Spielberg in Italia costò all'erario la bella

somma di fiorini 1464 e 55 soldi, vale a dire circa 3300 lire

italiane.

Interessanti sono i rilievi ordinati per stabilire in che

modo le

spese di viaggio fossero salite a tanto. Si vide allora che pranzi luculliani avesse approntato il trattore ordinario della polizia di Vienna,

certo Schuffler, ai suoi ospiti. Ogni genere di leccornie venivano imbandite od almeno... registrate ne' suoi conti volatili di ogni :

specie, selvaggina, torte, conserve,

budino con chateau, capponi,

confetti, gelati, vino di cipro, cioccolate, ecc. ecc.;

bile

ma è impossi-

— è detto in un rapporto della polizia — che questi tre in-

dividui, di

cui

uno sempre ammalato, abbiano consumato tutta

questa roba!

I documenti del 1832, l'anno

della

morte di Silvio Moretti e un grande fascio di

della liberazione dell' Andryane, proiettano

luce

su dolorose ed intensamente tragiche scene

svoltesi

allo


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

23

Spielberg tra i detenuti italiani in quel torno di tempo e quali mai s'ebbero prima né si ripeterono poi, dopo la partenza di Giorgio Pallavicino.

Gli stessi documenti spiegano completamente le oscure parole messe in nota dall'editore delle Memorie del Pallavicino a pag. 113 del primo volume. u Volle mutar prigione per allontanarsi da alcuni Lì è detto compagni, i quali gli procacciavano ogni maniera di molestie, poiché egli disdegnava di rendere al Confalonieri certi ossequii che tutti, fuorché egli e Tonelli, gli rendevano „ (N. dell'Ed.). Pietosa menzogna con cui si nascose la vera ragione che rese :

necessario l'allontanamento del Pallavicino dallo Spielberg.

Un accenno a questi tristissimi fatti si legge nello u Spilbergo e Gradisca „, pag. 32 e nelle Memorie, I, pagg. 35 e 108, dove

Pallavicino promette di svelare in un'opera a parte i

u

il

Misteri

della prigione „, libro che, come asserì il suo editore, non fu mai scritto.

Un punto sinora rimasto oscuro nella storia delie relazioni incorse tra il Pallavicino e Federico Confalonieri durante il tempo, della loro prigionia è con ciò chiarito.

Per l'odio profondo nutrito contro

il

Confalonieri,

il

Castillia

ed il Borsieri, Giorgio Pallavicino trova però, come fu a suo tempo osservato, una ragione attenuante nella grave nevrosi da cui sembra fosse attaccato in questo periodo di sua vita; perchè quanto egli

operò allora appalesa una perversità d'animo tale che non possiamo altrimenti spiegare nemmeno nel Pallavicino, che mostrò pure altre volte di non voler sacrificati i suoi compagni per procacciarsi un sollievo di pena.

Queste pagine toccano l'epoca più torbida della storia dello Spielberg; ma da esse balza ancor più viva e serena la figura del

Confalonieri e di alcuni tra i suoi compagni, che trovarono nel direttore stesso della polizia di Briinn, il Muth, il loro più accre-

ditato difensore e colui che respinse le ignominiose accuse con cui

mente eccitata del Pallavicino tentò di colpirli. Nella seguente relazione, che, come le rimanenti, è diretta al ministro Sedlnitzky, sono ampliamente svolte le accuse che il Palla

lavicino muoveva

ai

suoi compagni.

di avere attentato alla sua vita e di

Fra il resto egli li incolpa non trovarsi sicuro in mezzo

a loro.

E necessario su questo punto far precedere alcune osservazioni.


24 Il

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Pallavicino, come tutti gli altri detenuti italiani, desideravano

ardentemente, già dai primi tempi del loro soggiorno allo Spielberg, di venire trasferiti in altro luogo di pena, in un città meridionale, possibilmente in Italia. Nella maggior parte delle suppliche rivolte all'imperatore

dai

condannati

si

fa cenno a questa

domanda di

grazia che per molti sembrava giustificata dal loro misero stato di salute. Silvio Moretti la chiedeva inutilmente ancora pochi mesi

prima di morire e nella straziante agonia, tra le braccia del Bacchiega, che gli fu per tanto tempo più che compagno, figlio, implorava che un raggio del sole d'Italia illuminasse l'ultima ora della sua vita (1).

Fra i petenti ci furono anche il Pallavicino ed il Confalonieri. In questo scorcio di tempo il Pallavicino era stato messo in una camera doppia col Borsieri ed il Castillia. Incominciati gli screzi tra lui e i suoi due compagni di prigione e viste inutili tutte le domande per aver mutato il luogo di pena, immaginò un pretesto per essere allontanato dal Castillia e dal Borsieri ed inventò

le

frottole che recitò poi al direttore della polizia Muth. Costui, im-

pressionato dalla fortissima agitazione cui era in preda il Palla-

non il colore almeno quello della convinzione, lo fece levare dalla prigione dove era stato sin allora e glie ne assegnò una a lui solo. Ma con ciò i desideri del Pallavicino non erano punto appagati. Il suo sogno era di lasciare lo Spielberg per un'altra casa di pena in Italia. Come riuscirci ? Escogitò un piano che non sembra invero il parto di un uomo mezzo matto o di chi è vittima di una perturbazione mentale, come lo si descrive nei rapporti. Promise di fare ampie rivelazioni aggravanti il Confalonieri ed altri al patto vicino e che contribuiva a dare alle sue parole se della verità

che lo si portasse in un altro ergastolo, perchè allo Spielberg egli sarebbe altrimenti rimasto vittima, dopo le sue confessioni, della

vendetta del

Confalonieri

costui l'impunità;

e

dei

suoi

compagni.

Pretese

gati i suoi desideri, cioè la separazione, e d'altra parte

(1)

per

ma allorché egli vide, almeno in parte, appa-

Dal direttore Muth al ministro Sedlnitzky,

tutti

non accet-

ebbero parole di lode

per le cure prestate al Moretti dal Bacchiega. Qual premio gli fu

concesso,

dopo la morte del Moretti, di scegliersi il nuovo compagno o, se preferiva, di starsene solo. Si confronti anche la relazione dell'ispettore delle carceri Dickinann del 21 agosto 1832 al governatore, pubblicata dal Solitro (op. cit., pagg. 230 e 231) e la nota

1

della pag. 231 della stessa opera.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

25

tata dall'imperatore la condizione da lui posta dell'impunità, fiutò

ri-

per il momento di fare le promesse rivelazioni.

Lungi dal voler giudicare

il

Pallavicino più severamente di

ma questo suo loiolesco

quello che giustizia e pietà consentano;

procedere non sembra una ripetizione della farsa già provata a Milano dinanzi alla Commissione inquirente ? Allora non ci riuscì ;

si credette. Promettere delle rivelazioni

allo Spielberg gli

condizioni, sa poi troppo

perchè

di tentato ricatto,

si

a quelle

può ben

dubitare se il Pallavicino avesse realmente da rivelare ancora dei

non fossero già noti. Che le accuse mosse contro i suoi compagni fossero destituite di fondamento ce lo attesta il Muth, testimonio imparziale e della cui buona fede ci sono rimaste evidenti prove.

fatti che

Eccellenza,

Sullo Spielberg avvennero fra i detenuti italiani alcuni fatti che eccitarono in un certo grado il Pallavicini già per sé stesso debole di nervi e fatti hanno resa necessaria la separazione di costui compagni Borsieri e Castillia, che erano stati messi secolui in

quindi esaltato. Questi dai suoi

una camera doppia però sostenere

:

egli si era

sempre lamentato

di

modo plausibile

aveva in generale di-

sue lagnanze in

le

;

loro senza

potere

chiarato di non poter convivere

in una camera perchè ciò lo inquietava. Le espressioni manifestate dal Pallavicini dopo l'avvenuta separazione

mostrarono che essi separato,

le

continue lagnanze ed

suo stesso desiderio di essere da

il

erano basati su di uno speciale motivo.

Dopo che il medico provvisorio della casa di pena D. r Schlosser tirò

da questo servizio, Sua Eccellenza

nella scelta di

un nuovo protomedico

qui la loro professione, fatta abili,

alla cui

;

eccezione

si

trovò

giacché fra

l'altra,

medici che esercitano

si

italiani,

;

Schumpick, nessun

per cui non ci azzardammo di e

dovette pensare di far

si

fronte alle necessità valendosi di questo espediente

detenuti

scelse il D. r

più volte mostrato di non voler in

metterlo a contatto coi prigionieri

(1) Il

ri-

non si prestavano, per una ra-

ad un simile impiego. Infine

modo arrendersi alle necessità della politica

i

si

imbarazzo

nomina però il protomedico si opponeva causa la loro con-

chiaccherone, che aveva già

visita

i

serio

due dottori ebrei veramente

di

fessione religiosa, gli altri pochi disponibili

gione o per

un

in

:

Il

chirurgo Linhart (1)

ma deve presentare le sue ricette allo Schumpick perchè

famoso chirurgo-barbiere dello Spielberg, colui che coadiuvato dallo

Schlosser e dai due Claviger, medici essi pure, amputò la gamba al Maroncelli.


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

le

approvi e

e solo nei casi più gravi gli è permesso di chiamare

le firmi,

von Pfungen (1). Da quel giorno non fu più veduto presso i detenuti italiani alcun medico ed essi si trovano abbandonati nelle mani di tale che non è che un chirurgo e a mio giudizio certo non de' più abili la qual cosa non mi

il

;

sembra regolare e perciò appunto mi sentii obbligato di render attenta V. E. su queste condizioni incompatibili.

La situazione, già di per sé difficile, si complicò ancor più dopoché successe

seguente fatto

il

:

Il

ora il sottointendente Wegrath tirò fuori, fra

;

che dall'antecedente medico delle carceri D. r Schlosser

le varie ricette, quella

era stata prescritta in

che la confermò

;

un caso identico, la presentò

quanti

Costui, da

stanno d'attorno,

gli

un si

dottor Schumpick

al

polvere avuta nella far-

egli diede poi al Pallavicini la

macia, costringendolo a prenderla. diffidenza verso

da una vecchia malattia,

Pallavicini è affetto

una

po' di

tempo pieno

nel capo

fissò

Wegrath volesse avvelenarlo, fece rumore, domandò

di

l'idea che

un'inchiesta, e potè

rimosso da tale idea assurda solo a poco a poco. Quindi a mezzo

venir

Dickmann supplicò perchè lo una camera solo. Tale domanda era stata da lui, già per

del Padre confessore Cziack e del direttore si

collocasse in

il

passato, spesso replicata,

tivarla

presentemente

;

solo, al patto

quindi recai

si

ma senza ch'egli potesse sufficientemente mo-

però che la cosa

rimanesse

ignorata

concaptivi

da' suoi

dopo ciò subito da lui la

:

Trovai

il

Pallavicini nella sua solita fortis-

quale mi osservò che egli era un grande pec-

catore e che sentiva la coscienza aggravata da parecchie cose fin'ora

stesso

;

egli sentiva quindi

il

dente desiderio di non danneggiarli con una tal caso invece di

non

bisogno di alleggerirla, aprendo tutto sé

però essendo compromessi in tale faccenda anche

:

:

dovette provvedere a collocarlo in una propria camera, ed io mi

sima agitazione, durante palesate

me

che egli desiderava di parlare con

aggiunse

tale

altri,

era suo ar-

confessione, giacché in

calmare la sua interna agitazione l'avrebbe di gran lunga

mi sforzai anzitutto di rialzare il suo animo abbattuto con argomenti di religione e di moralità e difatti dopo un certo tempo vi riuscii poscia chiestogli in che consistesse il suo desiderio, egli mi dichiarò che avrebbe palesato quello che lo gravava, e che in un grado non indifaccresciuta. Io

;

;

ferente colpiva anche

trasloco in

altri,

sotto

la

condizione

di

quanti sarebbero stati compromessi dalle sue parole. fissa del Pallavicini,

totale

Mi

accordato

il

impunità a

era nota l'idea

che cioè riteneva il cambiamento della casa di pena

come unico rimedio a' suoi mali. Ma mi parve di poter comprendere

(1) Il

vedersi

un altro ergastolo e che venisse concessa

protomedico di Brunn.

dalle

sue

parole

che questo non


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. fosse

il

gliene domandai quindi mi disse che temeva fortemente per la sua vita qualora

motivo per cai chiedeva il trasferimento .

la ragione vera

ei

;

27

;

facesse delle deposizioni qui, giacché queste potrebbero venire agli orecchi

uno che gli era acerrimo nemico

degli altri detenuti e tra questi di

sonale (1); costui avrebbe dopo ciò di certo o (Pallavicino) o avrebbe fatto

il

possibile

attentato

affinchè

l'azione

per-

vita

di lui

venisse

consu-

alla

mata da altri; egli alludeva, parlando del mandatario, al sotto-intendente Wegrath; contemporaneamente ammetteva che le idee espresse su questo funzionario non fossero che la conseguenza della cattiva impressione che lo stesso aveva fatto su di lui ammalato di nevrosi e che quindi potestuttavia egli non nutre per lui alcuna fiducia sero essere infondate ;

giacché

sua

conosceva la

missione

mente dall'uno e dall'altro, lo dolo.

si

di

raccogliere cioè in

in cui,

influenzato sinistra-

all'ergastolo,

rapporti quello che udiva e vedeva, rapporti

avrebbe falsamente dipinto, danneggian-

Da ciò potei anche constatare che l'idea dell'avvelenamento non era

ancora completamente in lui scomparsa. Io cercai di portare ordine e quiete nelle sue idee ribattendo punto per

punto tutti i suoi argomenti: egli si persuase

mi pare che in ciò ebbi fortuna; giacché

dell'infondatezza di

tali

sue paure

tranquillo ritirò anche la sua prima condizione

;

e

;

quindi sentendosi

ripetutamente poi mi rin-

graziò di averlo liberato dai timori che lo angustiavano. Persistette invece nella seconda condizione posta fra

sue confessioni non

anco

sì

i

già noti motivi

;

ed aggiunse

che le

restringevano a sole supposizioni, ma toccavano ben

mi pregò di poter scrivere le confessioni nella sua ca-

fatti ; inoltre

mera, e di far

si

che in avvenire non venisse mai più in contatto coi suoi

compagni di pena e col sottointendente Wegrath, né durante la passegné in chiesa. Per ciò che concerne la concessione di questa domanda

giata,

che sembra necessaria per la sua tranquillità nel rapporto

al governatore.

In

,

ho già fatto

le

mie proposte

esso io espressi la supposizione

attinta

dalle diverse espressioni sfuggite al Pallavicini nella foga del discorso, che le sue promesse

deposizioni dovrebbero aver di mira in parte l'epoca ante-

riore alla pena, in parte

il

Confalonieri, tanto

rispetto al

tempo prima del

carcere quanto alla sua detenzione nello stesso, durante la quale gli sembra

che allo stesso direttore

si

Wegrath

usino dei riguardi speciali sopratutto da parte del sotto ;

parecchi di questi fatti esagerati ed uniti a descrizioni

inventate egli dovrebbe aver conosciuto a mezzo del Borsieri e di Castillia,

specialmente dal primo

pagni sospettino di già

;

è in seguito a ciò che egli crede che i suoi comla

sua

intenzione di fare delle deposizioni aggra-

vanti gli altri detenuti e che si siano perciò decisi, con l'aiuto del Wegrath, di macchinare contro di lui.

(1)

Confalonieri.


28

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Perciò ripeteva da un certo tempo e spesso la preghiera di venir sepa. rato dai due soprannominati condannati; è poi evidente che sotto l'acerrimo

nemico personale, che si doveva trovare tenda alludere allusioni

al Confalonieri,

fra

a cui solo

i

detenuti,

potevano

si

il

Pallavicini

riferire

le

in-

sue varie

come pure gli altri apprezzamenti, e col quale nel passato

s'era

trovato in intime relazioni. Nel mio rapporto proposi ancora che si ammonisca per questa volta il Wegrath a maggior circospezione, abilità e precau-

zione verso il

detenuti

i

;

la

sua condotta è da deplorarsi, giacché altrimenti

non avrebbe avuto occasione di fare gli indicati rilievi.

Pallavicini

Briinn,

li

6 Febbraio 1832.

MUTH. Traduz.

d. Ted..

Arch. G. Min. Int., N.

Il rapporto seguente del

al ministro

^.

Muth è del 10 marzo. Il direttore notifica

che il Pallavicino si trovava in uno stato di eccitazione

grave e che il protomedico, visitatolo, aveva dichiarato che il suo

male poteva degenerare in una specie di perturbazione mentale u (geistige Zerriittung). Riguardo alla sua domanda fatta al governatore di poter scrivere certe confessioni dietro speciali condizioni gli fu letta e tradotta la risoluzione

sovrana che dice

:

" Permetto

che il detenuto Pallavicini scriva in presenza del direttore della polizia Muth di sua mano quanto vuol farmi sapere ; gli si prometta che coloro che si trovassero compromessi dalle sue deposizioni non verrebbero trattati più duramente di quello che

richiedano

le

circostanze

Dopo ciò il Pallavicino

fals

es

die

Umstànde

erfor derni „.

non avrebbe fatta nessuna deposizione poiché alle compromesse persone non si promette completa impunità ed egli con ciò, invece di calma, troverebbe un nuovo martirio di coscienza avendo danneggiato altri contro il loro volere. Però si riserva di interrogare su ciò il P. Wrba non dichiara che

nutrendo fiducia nel Cziak „ (1). Nel suo scritto al governatore il Pallavicino aveva chiesto, oltre il trasloco, che gli fossero concessi libri di studio quali " La Divina

Commedia „

la " Gerusalemme liberata „ la " Messiade „ di Klopstock ed il " Paradiso perduto „ di Milton in luogo di quegli ,

,

ascetici avuti sin' allora.

(1)

Trad. dal Ted.,

Arch. G. Min.

Int.,

N°

^.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

29

Sottoposta la domanda alla decisione sovrana, l'imperatore, come al solito, si rivolse al

ministro chiedendo il suo consiglio.

Caro conte Sedlnitzky ! Attendo subito il suo parere sul rapporto del Governatore della Moravia e Slesia del

25 febbraio 1832 per quello che riguarda la lettura da conce-

dersi al Pallavicini.

Vienna, 10 marzo 1832.

Francesco. Traduz.

Il

d.

Ted.. Arch. G. Min. Int.,

N° 2215.

ministro non si sentì le forze per decidere su una questione

letteraria; e

chiese il verdetto di un alto impiegato della Biblio-

teca di Corte, un de Grevay. Merita di essere conosciuto questo suo

verdetto su di un punto che per i detenuti allo Spielberg era della

più grande importanza.

Egli rispose che la

u

Divina Commedia „ ed il " Paradiso per-

duto „ erano due opere buone solo ad eccitare la fantasia, per cui se il Pallavicino in quel

momento si trovava in uno stato di agi-

tazione, dopo la lettura, sarebbe divenuto pazzo

!

Sedlnitzky fece

suoi gli argomenti del saggio bibliotecario e propose all'imperatore che si restringesse a concedergli il Tasso ed il Klopstock. Ciò

che difatti avvenne (1). Il

Pallavicino intanto si consigliò col P. Wrba, il pietoso ed ef-

ficace consolatore dei detenuti italiani. Ci è ignoto

sacerdote il

;

il

responso del

ma il fatto che il Wrba fu allo Spielberg l'amico ed

protettore del Confalonieri ci induce a credere che egli abbia

esortato il Pallavicino a miti consigli e ad abbandonare la sua tattica aggressiva contro

il

Confalonieri. Il 10 aprile il Pallavicino

fece le sue deposizioni, che per il Muth furono una nuova grande

delusione

:

le confessioni

promesse si ridussero ad un attacco per-

Questo fatto e tanti altri che si potrebbero citare della lunga carriera come ministro di polizia dell'impero (15 maggio 1817 — marzo 1848) torna a capello col giudizio che il Wolf espresse quaranta anni (1)

del conte Sedlnitzky

Wolf nel suo libro Geschichte der K. K. Archiven in Wien, Vienna, Braumuller, 1871, pag. 154) come presi-

fa sul potente ministro: II Sedlnitzky (dice G.

dente del Dicastero aulico di polizia e censura, esercitava tutt'intorno bile schiavitù intellettuale (der eine

una terri-

furchtbare Geistesknechtschaft ubte).


30

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

sonale contro il Confalonieri, ad accuse campate in aria, che il direttore potè ribattere ad

una ad una dimostrandone l'inesistenza.

Nella prima parte del rapporto è descritto un colloquio avuto dal direttore con F. Confalonieri.

Eccellenza !

Oggi nelle ore antimeridiane ho fatto italiani sullo Spielberg

secondo

mia

la

le prescrizioni

solita visita ai

detenuti

vigenti: esaminate per bene

camere, gli oggetti in genere ed i libri distribuiti fra i carcerati, non ho trovato nulla che potesse dar luogo a qualche sospetto. Dei detenuti erano malaticci il Pallavicini e YAlbertini non potevano quindi attendere

le

:

assegnato

al lavoro loro

;

erano occupati a far di calze,

degli altri parte

parte a far filacce.

Confalonieri pregò,

meco

;

a ciò

il

Egli cercò

dacché

si

durante

la

feci venire nella

qui

di

visita,

poter

di

separatamente parlar

cancelleria che dà sul corridoio.

spiegarmi dettagliatamente come

si

sia

dato pena,

trova nello Spielberg, di dimostrare, tanto con un comportamento

regolare e corrispondente alle esigenze della casa di pena quanto col volon-

teroso adattarsi a

la

venne comandato,

ciò che gli

la punizione che lo colpisce

;

come riconosca giusta

con tale sua condotta volle ancora significare

gratitudine per la Sovrana

Grazia

egli spera di rendersi ulteriormente

ed

suo miglioramento con cui

il

degno della Sovrana Considerazione.

Egli deve però constatare che cotali suoi sforzi riuscirono infruttuosi spe-

cialmente dopo l'arrivo dell'attuale Governatore (1) presso cui di

essere, senza motivo,

si diffidi

caduto in disgrazia

di lui e per ragioni che gli

sono

;

egli teme non solo, ma gli sembra che

affatto ignote. Egli riferì, quali

motivi per tali sue osservazioni, che mai gli fu accolta favorevolmente la do-

manda spesso ripetuta durante un anno, con cui chiedeva un abboccamento col P.

Wrba, almeno per potersi confessare

neppure categoricamente respinta, semplici

frasi.

Inoltre

:

è vero che non fu, d'altronde,

ma di fatto egli non fu che pasciuto di

mi lece conoscere come egli oggimai da quattro mesi

è privo delle visite d'un

medico ordinario, ad onta del suo stato di salute

che richiede spesso un'eccezione alle prescrizioni sanitarie della casa

Protomedico Pfungen venuto in questo spazio

;

anche

tempo una sol volta da lui, prima di chiarire le origini del suo male, onde prescrivergli il necessario, si è comportato di fronte a lui in tal modo, che ormai comprende come non si pensi più di badare convenientemente al suo benessere fisico. Mi confidò che dopo la liberazione dell' Andryane si tentò di metterlo in una unica camera, quantunque in seguito a decisione sovrana, il

(1)

di

Carlo conte Inzaghi successo al conte Mittrowsky.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. suo primo arrivo nella casa di pena,

già dal

suo uso due stanze

;

disse di conoscere

gli

assegnate a

fossero

si

decreto

il

fine di essersi accorto da certi

anche comunicato. Dichiarò in

che

parola

in

31

gli

fu

avvenimenti,

come pure da alcune espressioni del personale di sorveglianza e dello Cziack, come contro la sua persona sia sorto un nuovo sospetto ma nemmeno lui sa spiegare in che esso consista. Mi pregò perciò di stesso P.

;

dirgli piuttosto in che egli abbia errato,

onde secondo

proprio comportamento e

riacquistare

quindi

poter

uniformare

ciò

il

Grazia Sovrana.

la

Dopo ciò io cercai di quietarlo ne' suoi dubbi e nelle sue false opinioni egli

pregò infine che

gli

permettesse

si

a) di confessarsi dal P.

:

giacché non gli era possibile di sentire per il P. Cziack la stessa confidenza

che

b)

cedesse la visita di

voglia

un medico ordinario

S.

E.

il

e)

;

che

gli si

non

;

con-

d) che dopo quattro anni gli si

;

notizie del genitore e della moglie sua, per

comunicare

era assai in pensiero

che

anche in avvenire due stanze

gli si assegnassero

;

Wrba

alcuna nuova

avendo avuto

e)

;

la

quale

ed in ultimo

conte Mittrowsky, che ben lo conosce già dai primi tempi di

sua detenzione,

si

volesse recare col permesso di Sua Maestà allo Spielberg

nell'epoca in cui egli

si

trova nelle sue tenute in questa provincia per par-

dovuto formare l'argo-

lare con lui intorno a quelle cose che avrebbero

mento dei discorsi ch'egli avrebbe voluto tenere col defunto consigliere di Stato Munch. Con questa conversazione sembra che il Confalonieri abbia avuto l'intenzione di cavarmi

bocca

di

che

cosa

si

pensa

nicazione più dettagliata, giacché non

porto a Sua

Eccellenza

contro

sparire troppa, benché infondata, diffidenza

poi sono dirette tutte le lagnanze del

;

Governatore il desiderio di parlare guisa

dal

contro

perciò io

;

mi

la partenza dell' Andryane, cioè di poter

sieme col Castillia e Borsieri

che

solo nella passeggiata e durante

Dopo l'abboccamento

ciò

cui

di

perfettamente

offensivo per S. E. il

è

Mittrowsky manifestato in

col

il

limito

starsene

appartengono

solo,

e

trovarsi in-

di

Cotterì Milanese,

alla

giorno.

Confalonieri proposi al

Pallavicini,

veva fatto richiesta a mezzo del confessore P.

Wrba

durante

confessioni che

la visita,

di

aveva voluto scrivere,

nel rap-

nel suo rapporto a un domanda rifletteva il desiderio espresso subito dopo

Confalonieri

breve accenno. Un'altra

conte

e

Governatore stesso

il

Confalonieri,

col

alte

quale egli lascia tra-

il

giustificata è solo quella del medico. Oltre a ciò

tal

nelle

lui

posso ripetere tutto

Governatore,

il

di

Ho fatto qui una comu-

altissime sfere, e a che futuro egli vada incontro.

dare a protocollo

quelle

ma che ormai non è più in

che m'a-

ripetutamente poi

e

grado

lui

fare

di

stesso

per

il

continuo tremito delle sue mani causato dall'esaurimento nervoso. Ciò che io

aveva preveduto, accadde anche nel corso dell'esame

lazioni

si

limitano a pure

:

tutte le sue rive-

rappresentazioni della sua fantasia

;

queste lo

inducono a ritenersi perseguitato dal Confalonieri, una volta suo amico,


32

IL

KISORGIMENTO ITALIANO

ma poi, dopo che la ebbe rotta con lui, suo acerrimo nemico Confalonieri

in

;

dovrebbe venir aiutato anche dal sottointendente

Egli cerca di giustificare

sua

questa

fissazione

con una

espressione

Confalonieri a lui riferita e con altri discorsi falsamente interpretati egli

si

il

;

del

perciò

considera minacciato continuamente nella vita. Contemporaneamente

avviene che la sua sempre eccitata fantasia figure

ciò

Wegrath.

più

distruggere

strane, le sì

quali

fisicamente

gli

faccia ballare

generando un'ansia

che

dinanzi

le

continua minacciano di

moralmente la sua

salute,

già seriamente

offesa ; quindi alla chiusa del protocollo significò il desiderio di venir tras-

locato in

un altro luogo

di

pena, o almeno

possano rasserenare il suo spirito

;

di

poter ricevere

protocollo fu da

il

libri

che

me spedito separa-

tamente a S. Eccellenza il Governatore. Briinn, 10 aprile 1832.

MUTH. Trad.

d.

Ted. Arch. G. Min. Int.,

N°4^. Zoo

La lettura e la solitudine avevano calmato l'irrequieto PallaviGià nel luglio il Muth poteva constatare u che la lettura

cino.

concessa al Pallavicino aveva prodotto un grande sollievo al suo spirito eccitato ; ora egli è più quieto e più allegro „ (1) (7 luglio)

Fu nell'agosto 1832, a quasi due anni di distanza, che a Federico Confalonieri fu notificata la morte di Teresa.

—

Ma l'anDuncio — bisogna riconoscerlo non fu dato all'infelice con quella raffinata crudeltà che servì a molti storici per drammatizzare il loro racconto.

E celebre la versione data dal Rosa sul modo come fu comunicata al conte la notizia (2); il direttore dell'ergastolo chiama Federico e gli dice queste parole: S. M. V Imperatore mi ha

ordinato di annunciarvi la morte di vostra moglie e senz'altro aggiungere lo riconsegnò al custode che lo condusse nel ;

carcere.

Ora si veda come tutto ciò sia esagerato.

Da una lettera del 1° ottobre 1832 si ricava che a quell'epoca l'imperatore ignorava ancora la morte di Teresa.

(1)

Arch. Gen. Min.

(2)

La versione è ripetuta dal Bonfadini in Milano nei suoi momenti storici,

III,

Int.,

N. 6646 {Trad.

d. ted.).

Mezzo secolo di patriottismo, Treves, 1886, pag. 186.


1

CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

33

Caro Conte Sedlnitzky !

Mi manifesterà tosto il suo parere sull'opportunità e con quali precauzioni

si

possano

pervenire

far

Federico

a

Confalonieri

detenuto sullo

,

Spielberg, notizie intorno al padre suo ed alla di lui moglie.

Schonbrunn,

ottobre 1831.

1

Francesco. Traduz. dal Ted. Arch. G. Min.

Int.,

N° 1532.

Nel frattempo fu finalmente annunziata all'imperatore la morte della Confalonieri e Francesco I chiese con altro rescritto in che

modo si dovesse comunicare la notizia al marito. Le lentezze burocratiche tirarono la cosa per le lunghe, sinché nel luglio del '32 il

Muth ebbe l'ordine di trasmettere oralmente al detenuto la ferale

notizia. Egli ne parla nel suo

rapporto del 7 agosto

:

Benché io facessi preparare il Confalonieri per mezzo del direttore (1) alla triste notizia, la

comunicazione

che io

gli

feci

della

moglie lo abbattè terribilmente, perchè ciò produsse in di coscienza; egli ripeteva di avere,

col

contegno

morte di sua forti

rimorsi

anteriore alla

sua de-

lui

i conforti del sacerdote Wrba, chiamato calmarono un pò alla volta, benché è da prevedersi che

tenzione, causato la morte di lei ;

a questo scopo, la dolorosa

lo

impressione riportata

in

quest? occasione

non sparirà sì fa-

cilmente (2).

E già il 15 settembre il Muth scriveva nel suo rapporto al ministro di polizia

:

Ho trovato il Confalonieri calmo

;

egli si è già quasi completamente ria-

vuto (dalla scossa provata alla notizia della morte di Teresa) (3).

In questa occasione

il

Pallavicino ripetè la sua domanda di

poter scrivere all'imperatore per ottenere la grazia della libertà in vista del suo misero stato di salute.

(lì II

(2)

(3)

II

Dickmann.

Arch. Gen. Min. Int., N. —?-. Trad. dal tedesco.

goto Arch. Gen. Min. Int., N. -^f-. Trad. dal tedesco. Ritorgimento Italiano.

— IV.


34

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Pochi mesi dopo egli veniva tradotto nell'ergastolo di Gradisca. Nell'ottobre del '32 Federico Confalonieri chiese per la prima volta di poter scrivere le sue disposizioni testamentarie. Questa sua

domanda, ripetuta poi l'anno dopo, gli fu in via di grazia concessa nel '34. Ma sul testamento, mandato allora a Vienna, si espressero sfavorevolmente

quei personaggi consultati dall'imperatore,

perchè esso conteneva alcune disposizioni oscure

;

non approvato

perciò dal sovrano, fu lacerato e fatto a minutissimi pezzi. Ridotto in tale stato (son più di 100 pezzetti di carta) fu gettato in

una

busta tra le vecchie carte dell'archivio di polizia di Vienna, di dove fu da me esumato e ricomposto (si pubblica in Appendice). Il

rapporto del Muth al ministro di polizia è del 28 ottobre 1832.

Eccellenza,

ho fatto l'ordinaria visita ai detenuti

Ieri

italiani

sullo

Spielberg.

Ho

osservato minuziosamente tutte le camere e gli oggetti che ivi si trovano, senza scoprire nulla di sospetto. Sai libri non riscontrai alcuna traccia di

abuso. Trovai

detenuti

i

occupati

nel

lavoro loro assegnato.

non si è ancora rimesso totalmente dal colpo apoplettico patito

Il ;

Munari

anzi il suo

stato di salate ha peggiorato in causa di tante sue corporali imperfezioni.

Queste compassionevoli condizioni in cui chiede la grazia Il

Confalonieri

:

lo indussero a presentare

domandò

di

ottenere

una domanda, di quest'anno le

e

ciò

la

me

poter parlare con

cui lo feci chiamare nella camera delle commissioni desiderio di

una supplica

in patria egli spera di poter riacquistare la salute.

;

separatamente per

quivi mi esternò il suo

presso Sua Maestà

approvazione onde inoltrare

perchè disperava

ormai

di

poter parlare nel corso

con Sua Eccellenza il signor Conte di Mittrowskj. Secondo

sue varie espressioni nella

supplica a Sua Maestà

egli

chiederebbe il

suo trasferimento in un luogo di pena con clima più mite, giacché questo qui col suo influsso pernicioso lo priva della salute e della vita giorno per giorno

;

avrebbe poi implorata la grazia di disporre con testamento della

sua sostanza.

mi osservò ancora che altre circostanze gli amareggiavano la vita Appunto per queste egli desiderava abboccarsi con S. Eccellenza il sig. Conte Mittrowskj o scrivere a lui direttamente. Mi domandò se io avrei potuto far pervenire un tale scritto al suo indirizzo, senza farlo passare per il Presidio del Governo della Provincia, e senza notificarlo colà con un rapporto. Alla domanda perchè non volesse discorrere su queste tali circostanze con S. Eccellenza il Sig. r Governatore, mi osservò, cosa che già prima avova fatto, che costui non gli inspirava alcuna fiducia giacché sempre lo Egli

sullo Spielberg.

;


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

35

aveva trovato sgarbato e indifferente, quante volte s'era trovato a contatto con lui.

Sembra questa antipatia basarsi su un pregiudizio sorto già in Italia, cui origine non appare difficile a scoprirsi. Di tale supplica non

—

la di

farò cenno nel rapporto a S. E.

Governatore, e aspetto

l'alto parere di V. Eccellenza, se il Confalonieri nell'occasione che si rivolgerà a Sua Maestà il

con una nuova supplica possa scrivere anche separatamente al Conte Mittrowskj,

come desidera.

Briìnn,

28 ottobre 1832.

li

MUTH (1).

Lungamente ma coraggiosamente soffrì il Munari allo Spielberg.

Non si legge senza commoversi

il

rapporto del Muth del 4 di-

cembre 1832 dove egli descrive e fa la storia dei mali di questo infelicissimo. Nel '32 il Munari aveva 63 anni, da 11 anni era rinchiuso nelle segrete dello Spielberg, un caso apopletico sofferto in

quell'anno gli aveva reso inerte una parte del corpo. w II suo stato è invero degno della più grande pietà tutte le sue idee, tutte le :

sue speranze sono rivolte con una specie di tensione morbosa alla grazia „.

Dice quindi che solo concedendogli la libertà e ridandolo al c'è da sperare ch'egli possa migliorare. u Durante tutto il tempo della sua detenzione si mostrò estremamente calmo, paziente, ordinato ed ubbidiente così che mai egli clima della sua patria

diede motivo al più insignificante richiamo

nello stesso tempo fu contento di tutto, andò d'accordo con tutti, mostrò pentimento per ;

quanto era successo, né fu sordo alle parole del ministro di Dio „. Narra i mali che lo tormentano e termina u Questo vecchio me:

rita la grazia

sovrana, della quale

si

è

mostrato degno col suo

contegno e con la pazienza dimostrata in mezzo ai suoi dolori „ (2). Il

Munari fu certo una

bergato il castello moravo.

delle

anime più serene che abbia al-

La sua indole buona e mite, la dol-

cezza de' suoi modi anche tra gli spasimi più atroci e tra gli acciacchi tra

i

della vecchiaia

detenuti dello

belle qualità ci

lo

facevano un compagno desiderato tutti lo amavano. Queste sue

Spielberg

;

rendono tanto più simpatica

la

101 98

G. Min.

N°

Traduz. dal Tedesco.

(1)

Arch.

(2)

Trad. dal tedesco (Arch. Gen. Min.

Int.,

"^f--

Int..

N. 411).

sua figura se


36

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

lo si contrapponga a qualch'altro de' suoi

compagni, pei quali gli

non hanno certo parole tali

atti ufficiali

Del Foresti

di plauso.

detto che nessun concapti vo

voleva più saperne di lui pel suo temperamento aggressivo, pel suo fare petulante e provoè

catorio

(1).

Ma il succitato rapporto del Muth del 4 dicembre '32 ha un'importanza speciale, che io voglio qui far risaltare, perchè concorre a rinforzare le mie conclusioni sulla parte avuta da Francesco I nei processi del '21.

H rapporto Muth fu inviato, come sempre, al ministro di polizia che costrusse sullo stesso la sua relazione sovrana dell'8 dicembre 1832,

con cui il ministro sottoponeva all'imperatore la decisione

nel caso Munari.

Francesco I vi attergava di suo pugno Il

:

Bacchiega dovrà esser messo in un carcere

desideri ; in caso contrario lo

si

comune

lascierà solo. Pel resto

solo

se egli

il

approvo la distri-

buzione dei detenuti italiani (2), che dovrà venir mantenuta in quanto lo spazio

il

consenta.

Permetto che il Confalonieri mi scriva (3) al più presto

;

si

la

:

sua lettera mi si rimetta

dovrà soltanto accertarsi che non nascano in questo caso

degli abusi.

In quanto al Munari La incarico di dare di Verona

tutti quegli

al

Senato Lombardo- Veneto

schiarimenti necessari sul suo contegno

durante

la

sua detenzione e sul suo stato di salute aggiungendo che ciò avviene dietro

Mio ordine. Il Senato

dovrà pronunciarsi,

se,

in

quanto

e sotto quali condizioni

si

debba concedere a questo detenuto la grazia, che dovrà venirmi rimessa (cioè il

decreto di grazia) al più presto assieme al di Lei parere.

Lo stesso dovrà farsi

"

per

il

Bacchiega

;

in

questo

caso

si

dovrà ben

(1) Si capisce quindi perchè il Foresti, nei suoi Ricordi, dica che il Muth era uomo duro, inflessibile, formalista, come lo sono tutti i poliziotti , !

La distribuzione era stata così stabilita (traduco dalla relazione sovrana del Sedlnitzky, 8 dicembre 1832): Castillia con Confalonieri in una camera doppia. Borsieri e Munari nell'altra camera doppia. Albertini col Foresti, come prova se l'Albertini potrà sopportarlo e dopo che il Foresti sarà stato ben redarguito, nella terza camera doppia. Bacchiega in una camera a se. (2)

(3) Il

Confalonieri chiese

di poter scrivere

il

il

trasferimento in altra casa di pena e la grazia

suo testamento.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. prendere in considerazione se concedendo la grazia

37

al Munari, si possa ne-

garla al Bacchiega senza violare l'imparzialità.

Di ciò darà notizia, qualora sembri necessario,

al governatore della

Mo-

ravia e Slesia conte Inzaghi.

Laxemburg, li 27 marzo 1833. Francesco

(1).

Ma la grazia non venne. Di chi la colpa quando l'imperatore ordinava che gli si rimettesse al più presto il decreto per la firma nel caso che

il

Senato di Verona trovasse di dar luogo alla do-

manda già approvata dalle autorità

di

Brunn e di Vienna? Un

contegno simile di magistrati, per di più

italiani,

io

chiamo

lo

feroce.

Del Foresti parla

assai

sfavorevolmente

anche un rapporto

del 1833. Già nel '25 egli aveva deposto allo Spielberg contro Luigi

Casoni e Gaetano Caprara. In quest'anno colse un pretesto

per quanto aveva udito dai suoi compagni nel tempo di detenzione comune. u Egli depose tra il resto di aver udito dal Bacchiega Che certo Fioravante, impiegato a Stra, era stato in Ancona

parlare a quattr'occhi col Muth, cui svesciò

:

affiliato alla u

u

carboneria con un alto grado.

Dall' Albertini

:

Avergli il Moretti raccontato, per averlo udito dire dal generale

Mazzucchetti, che la Russia lavorava indefessamente sott'acqua per preparare la rivolta degli Ungheresi contro il Governo austriaco

;

del clero

per raggiungere lo scopo essa si varrebbe specialmente

queste constatazioni del Mazzucchetti si accordavano con altri due fatti e precisamente a Napoli erano stati accolti nelle logge della carboneria ufficiali appartenenti a reggimenti ungheresi; che ufficiali di reggimenti italiani di stanza in Un;

:

gheria ed affiliati alla carboneria, erano stati incaricati dalle spettive logge di far propaganda in questo

Ungheria).

(1)

Trad. dal Ted., Arch. G. Min.

Int.,

N° 4960.

ri-

senso anche colà (in


38

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

u Dal Munari Che l'avvocato Santoni di Bologna aveva affiliato :

u

l'ex-sena-

tore conte Cavriani. u Dal Pellico e Maroncelli Di avere gli stessi avuto sott'occhio la lista :

w

affiliati

;

di

tutti

i

nobili

dalle note aggiunte a detta lista risultava che, ad ecce-

zione di pochi, tutti

si

erano dichiarati per

i

principi coi quali il.

Porro e compagni facevano propaganda. u Dal Maroncelli: u Che la loggia principale di Milano si teneva in relazione coi compagni di fede della Francia, Russia ed Inghilterra di questi gli erano stati nominati certo Morton (Morghen), Wilberforce e ;

Bourdet. Confalonieri essere stato volte in Inghilterra;

appunto a questo scopo due

che i Romagnoli si tenevano in contatto

coi carbonari all'estero per mezzo

di certo Aureti di Forlì, ed i Piemontesi per mezzo di un torinese, dimorante a Londra sotto pretesto di trattare colà affari di commercio. " Quale agente russo gli si era nominato un certo Menzkoi di ;

non si sapeva il nome „ (1)Non molto importanti queste deposizioni in un momento in cui l'Austria era alle prese con una società segreta ben più potente, quello greco, che dimorava a Milano,

la " Giovine Italia „

;

ma caratterizzano l'uomo e mostrano ancora

una volta da che bocca uscisse il famoso j 'accuse sfacciatamente lanciato contro i suoi compagni di carcere. spegneva l'Albertini di Mantova; sempre più. Il Confalonieri, che prevedeva prossima la sua fine, replicò la domanda di poter disporre del suo avere secondo le proprie intenIntanto gli anni passavano

;

si

la speranza nella grazia si affievoliva

zioni

;

l'ottenne infine nel

'34.

Nel suo testamento (2) olografo ed in data " dallo Spielberg li 7 luglio 1834 „ è commovente l'accenno alla morta Teresa: " Lascio, egli dice, l'istituzione di una Messa quotidiana perpetua e di un Ufficio da' Morti per il riposo dell'anima della Defunta e per la mia; e l'erezione nel luogo di tumulazione della Defunta di un congruo Monumento sepolcrale giusta le istruzioni e concerti da prendersi col mio Legatario Fiduciario, e ciò non a

(1)

(2)

Traduz. dal Ted., Arch. G. Min. Int., N° 1540. Vedi Appendice. È noto che ai condannati era negato dal codice austriaco

di disporre della propria sostanza.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

39

fasto od a vana mondana pompa, ma unicamente ad esemplare ed edificante ricordanza di cotanta e sì esimia Virtù Coniugale da

me, ahi troppo male ! in questa vita corrisposta e rimmeritata „. Già altra volta, riconoscendo i propri torti coniugali, il Confa-

aveva esclamato: u Sono affranto non per me ma per la mia Teresa, che io ho disconosciuto „ (1). Narrai già qual sorte toccasse poi al testamento di Federico lonieri

Confalonieri.

Nell'autunno di quest'anno giungeva allo Spielberg

il

primo

convoglio de' condannati nei processi della Giovane Italia con

V Argenti e l' Aitinola (2). Il commissario Chiesa, che dirigeva il convoglio, ci ha lasciato una notevole relazione sul viaggio e sul suo arrivo allo Spielberg, essa fa degno riscontro a quella del Tecini di dieci anni prima e si pubblica qui qual documento riallacciantesi alla storia dello Spielberg. Illustrissimo Signor Cavaliere,

Consiglier Aulico

Direttore Generale di Polizia!

Briinn li 26 settembre 1834. Ieri alle undici e

mezza antimeridiane sono giunto felicemente cogli affi-

datimi condannati Albinola ed Argenti in questa città e dietro gli opportuni concerti presi col Sig. r Direttore di Polizia de

Muth

si

fece

un'ora

dopo la regolare consegna dei suddetti due condannati al primo ispettore

(1)

Confr. Luzio, Antonio Salvotti, pag. 120 e Nuovi documenti, ecc., pag. xxv;

sull'amata del Confalonieri vedi: Chiattone, Nuovi documenti, ecc. „, in " Arch. Stor. L.

„,

pag. 65 e seg. Le notizie più sicure sull'infelice vita coniugale di

Teresa e sull'amante di Federico C. niugi Confalonieri

;

vedi

il

si

Carteggio

trovano nell'epistolario stesso dei codel

conte

Confalonieri

ecc.

a cura di

G. Gallavresi, Milano, Ripalta, 1910, pag. 75 (lettera di Teresa a Federico, Monza, 9 agosto '13), pag. 261 (lettera di Teresa alla contessa di Valvason, Milano, 22 aprile Carate, 2 agosto

'16) e

sopratutto

pag. 422

(lettera

di

Teresa a Federico,

'18).

(2) Felice Argenti fu condannato dalla I Istanza (16 luglio 1833) al carcere

duro

in vita, esclusa ogni raccomandazione alla clemenza sovrana; dalla li Istanza

pena di morte (25 settembre 1833); dal senato di Verona (29 gennaio 1834) a 20 anni di carcere duro. Giovanni Albinola fu condannato dalle tre Istanze alla pena di morte. Il Senato propose la commutazione della pena in 8 anni alla

marzo e 13 maggio) approvò La proclamazione della sentenza

di carcere duro. L'imperatore (rescritti sovrani 6

ambedue i casi le proposte avvenne il 22 maggio 1834. in

del Senato.


40

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

dello Spielberg. Attesa la grande ripidezza di questo colle,

il

Sig. r Diret-

mandarmi due carrozze in una delle quali

tore di Polizia ebbe la bontà di

montarono l'Argenti e l'Albinola con due gendarmi, e nell'altra il Signor Commissario Born con me. Arrivati alla fortezza ove eravamo già stati annunziati, quel Sig. r Primo Ispettore ci accolse con ogni riguardo. Argenti chiese se gli era permesso di protestare di nuovo l'asserita sua innocenza,

ma essendogli stato detto che gli era riserbato di parlare in proposito col Sig. r Direttore di Polizia alla

Si procede quindi al

degli abiti, nei quali

prima vicina visita, non insistette più oltre. cambiamento dei ceppi, che erano intatti, come pure

non si trovò né danaro né cosa alcuna menomamente

sospetta, siccome avevo rilevato ancor io nelle varie perquisizioni lungo il

viaggio.

Furono consegnati al Sig. r Ispettore dall'Argenti un borsellino con

entro alcuni capelli e due crocifissi, e dall' Albinola una reliquia,

memorie

di cui implorarono la restituzione perchè

erano amendue commossi

con cui

trattò

li

il

Sig. r

dei

loro

oggetti

parenti. Essi

ma però rassegnati, e certamente l'amorevolezza Primo Ispettore contribuì ad infonder

loro la

necessaria costanza.

Consegnai tosto la copia della sentenza,

la tabella d'indicazione e la nota

Sig. r Direttore

De Muth, ebbe poi la bontà di

degli effetti

;

il

di polizia,

accompagnarmi egli stesso in carrozza allo Spielberg per consegnarvi tutti gli effetti dei

note.

condannati, che capo per capo vennero riscontrati colle rispettive

Mi fu quindi rilasciata regolare ricevuta tanto dei detenuti che dei loro

effetti, atti

che ho l'onore di acchiudere a questo mio subordinato rapporto.

Io mi sono già fatto un dovere di awanzare

al Sig. r Consigliere Primo Aggiunto Martinez la relazione del mio viaggio sino a Desenzano e non posso ora che confermare quanto ebbi in allora ad esporre. Anche in tutto il

restante del viaggio rimasi pienamente contento della condotta degli arrestati, della zelante indefessa vigilanza della Gendarmeria e dell'esatto servizio

del vetturale. Tanto l'Argenti che l'Albinola cercarono sempre di prevenire i

miei ordini, talché non ebbi mai bisogno di far valere la mia autorità. Essi

si

diportarono sempre da persone ben educate, mostrandosi a

docili e rispettosi; ubbidienti e civili coi fratelli fra di loro,

gendarmi; amici e per

me

così dire

prestandosi vicendevoli servigj e valendosi in comune di

quello che avevano.

Nella carrozza l'Argenti e l'Albinola sedevano l'uno rimpetto all'altro e sempre chiusa a chiave la portiera; dall'altra parte

dalla loro parte era

sedeva io ed in faccia a col proprio corpo

il

me un gendarme che teneva in mano

fucile, e

e coperto

quindi non potevano gli arrestati né balzar

di carrozza, né impadronirsi di verun'arma. In serpa sedevano gli altri due gendarmi colle armi sempre pronte, ed un poco più abbasso stava il vetturale

con cui

gli arrestati non

ebbero mai a parlare. Quando eravamo giunti nei

luoghi dove bisognava fermarsi io cercava, seppure era possibile, di entrare col legno nella corte dell'osteria

;

quindi scendeva io solo e mi faceva mo-

strare le stanze che erano in libertà,

scegliendone

le

due più opportune.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

-11

Diedi sempre la preferenza a quelle le cui finestre erano munite di ferriate,

ognora la porta

così pure feci chiudere

maniera che

agli arrestati, di

principale

alla stanza

assegnata

essi per sortire dovevano necessariamente pas-

sare per l'anticamera.

Fatta la scelta io ritornava alla carrozza, ne faceva scendere i gendarmi e quindi

i

detenuti, che da me preceduti e scortati dai gendarmi entravano

nella loro stanza.

Tanto in questa che nell'anticamera era sempre di guardia

un gendarme e gli arrestati non ponevano mai piede nell'anticamera se non nel caso di qualche occorrenza

ed in allora pregavano

essi

medesimi il

gendarme di condurveli. Atteso l'ottimo contegno degli arrestati non trovai necessario di consegnarli alle prigioni pubbliche,

il

che avrebbe cagionato delle pubblicità e

mi sarebbe stato cagione di grave inquietudine dovendoli perdere di

vista.

Quasi sempre ebbi la fortuna di trovare delle stanze pienamente sicure e tutte le notti

dormii

io stesso nella

mente acceso un lume,

e

camera degli arrestati, ove stava continuaun gendarme che alle ore opportune

vegliava

veniva rimpiazzato da uno degli Dall'acchiuso itinerario, che

altri

due che dormivano nell'anticamera.

mi sono dato premura

possibile esattezza, Vossignoria Illustrissima

si

di

compilare colla

compiacerà rilevare, che a

norma delle datemi istruzioni ho sempre viaggiato di giorno, eccetto la che ho sempre schivato, massime in Italia, di pernottare in

prima notte

;

luoghi assai popolati e che soltanto di mattina ben di buon'ora sono passato per le città

;

ho poi anche evitato di entrare in Brescia, facendo invece

modo ho prevenuto qualunque pubblicità ed il nostro trasporto non ha fatto alcuna sensazione

il

giro della strada esterna di circonvallazione. In tal

o tutt'al più fu riguardato da pochissimi curiosi. Nessuno fra il popolo si è mai permesso alcun rimarco e gli ari-estati, eccetto me ed i gendarmi, non

parlarono mai con verun'altra persona.

Onde poter meglio tener di vista i due condannati e vivere con loro buona concordia ho preferito di mangiare con essi alla medesima tavola e non ho mai avuto occasione di pentirmi di questa condiscendenza. Il vetturale mi pregò di permettergli di lasciare da parte Udine per in

passare da S. Daniele, giacché in tal

modo la strada si accorcia di

quasi

due poste. Siccome poi i cavalli erano già molto stanchi acconsentii anche alla sua istanza di lasciargli fare colà un giorno di riposo, tanto più che al

Gendarme Moro si gonfiò un piede in maniera da temere una risipola. Lo feci tosto visitare dal

medico- chirurgo condotto di quel distretto e coi bagni

di acqua di Saturno che gli vennero fatti e collo stare tutto il giorno e la notte

seguente a letto

si

ristabilì in

guisa da poter proseguire

il

viaggio, e la

tempo sparì del tutto. Durante l'indisposizione del Gendarme pregai il Sig. r Commissario Dis. le Francesco Gregorio di darmi una

gonfiezza in poco

guardia per la notte, al che egli gentilmente accondiscese. Assai doloroso fu

malinconia

si

il

distacco dei condannati dall'Italia, ed una profonda

impadronì del loro animo allorché passata

la

Pontebba

si


42

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

trovarono sopra suolo alleraanno con lingua,

abitazioni

e

costumi tanto

diversi dai loro. In tutte le città tedesche, per

dove passammo, era già

pervenuto

restai

il

preavviso del nostro arrivo ed io

somma gentilezza con cui le Autorità sussidj di cui potessi abbisognare.

quasi

confuso alla

locali si offrivano a prestarmi quei

Fra tutti poi merita speciale menzione il

Sig. r Commissario Superiore Proaska in Klagenfurt.

Giunto che fui

nelle vicinanze di

Vienna mi fermai ad Intzersdorf

stante quattro miglia italiane dalla capitale, e fattone venire

di-

un fiacre mi.

immediatamente dal Sig. r Direttore Generale di Polizia, che colla massima bontà mi prescrisse il modo di contenermi. Tornato quindi dai condannati passai alle 5 e mezza antimeridiane del giorno seguente del tutto inosservato da Vienna, donde il terzo giorno, siccome ho esposto fin sopra, recai

giunsi in questa città.

Venendo ora a parlare più particolarmente dei detenuti dirò che Albinoia dichiarava di aver sinceramente esposto tutto quello

che

a sua

era

cognizione ed Argenti protestava di non aver preso parte alcuna alle trame rivoluzionarie e quindi conservando

Evitavano anzi amendue

rite.

menti

ognun

d'essi

l'assunto carattere

non

me la più piccola confidenza di cose che meritino di essere rife-

fecero a

si

di parlare di affari politici ed i loro ragiona-

riferivano specialmente alla loro

vita

privata,

alle

loro

conoscenze, al loro viaggio di Malaga ed allo zio di Albinola

antiche

colà

stabi-

Quando il discorso si volgeva al nostro Augusto Sovrano ne parlavano sempre col più profondo rispetto e lo stesso Argenti mi ripetè più volte che l'unica sua speranza era riposta nella somma giustizia di Sua Maestà acclamata e riconosciuta da tutto il mondo. B Dietro gli atti che furono

lito.

*

subordinati all'eccelso suo trono (così

8

dovevo essere condannato

8

8

lare

si

almeno

espresse più volte l'Argenti) io

ma non solo il mio processo fu del tutto irrego-

ma ogni cosa fu alterata per modo,

lode, 8

;

che quando io meritava se non

compatimento, venni definito pel maggiore scellerato (1).

Mi lusingo però di far conoscere la verità al Nostro Augusto Sovrano

*

e solo mi dispiace che per la mia propria difesa dovrò parlare meno favore-

8

volmente del consigliere d'Appello Zajotti.

8

fidato che a

8

plomatici ed ho già a mio favore

"

8

Quello che io posso addurre a piena mia discolpa non deve essere con-

Sua Maestà, perchè in gran parte si tratta di oggetti diun rescritto Sovrano a cui per non so quale inconcepile fatalità non si ebbe alcun riguardo nel mio processo „. Tale è

grado

si

il

complesso dei pochi discorsi che Argenti quasi a suo mal-

lasciò sfuggire intorno alla propria causa

ed era

tava di esprimersi più chiaramente temendo forse che

(1)

si

visibile che evi-

potesse prevenire

Già durante il processo l'Argenti aveva promosso querela per irregolarità

e nullità della procedura,

ma tutte le istanze, compreso

il

Senato (29 gen-

naio 1834), l'avevano con conchiusi preliminari dichiarata insussistente.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. Sua Maestà di ciò che ha in animo Il

di

43

umiliare direttamente ai suoi piedi.

fatto però, su cui Argenti principalmente

si

fonda, è

il

suo arresto in

Toscana, sostenendo (non so poi con quanta verità) che egli solo fu quegli che impedì

compagni di viaggio, intrepidi veterani armati di tutto

ai suoi

punto, di trucidare quei pochi

chibugi che eseguirono

villici inesperti e

solo muniti di cattivi ar-

loro fermo. Argenti asseriva anche di aver dato

il

più volte prove del suo galantomismo non essendosi mai appropriata cosa

alcuna degli

altri,

sebbene assai facilmente avrebbe potuto impadronirsi, nei

rimoti paesi in cui

si

trovò, degli

immensi carichi che gli vennero affidati.

In quanto a me, parlando sempre in generale e facendo i ben dovuti elogi

migliore dei Sovrani, confermava l'Argenti nella vantaggiosissima idea

al

da lui concepita della somma giustizia di

S. M. e nello stesso

tempo cer-

cava di distrarlo dal suo ferale progetto di privarsi della vita qualora in

un anno non venga riconosciuta l'asserita sua innocenza. Egli però ritiene quasi per certo che verrà rivocata la sua condanna ed attribuisco a questa persuasione il fermo contegno ed il gaio umore che conservò in tutto il viaggio.

"

Il

profondo indistruttibile sentimento (mi diceva l'Argenti ed io

"

non faccio che riferire

*

alla pubblicazione della fatale sentenza mi trascinò irresistibilmente a pro-

le

sue parole) della mia innocenza fu quello che

medesima in faccia al Cielo ed al popolo milanese. Io avrei cre-

"

testar la

"

duto di commettere un suicidio morale qualora avessi omessa quella so-

*

lenne dichiarazione.

E difatto qual altro scopo

tremendo momento? Se fossi stato

così stolto

poteva io avere in quel

da sperare che

i

rivolu-

*

zionari volessero tentare in quello od in altro istante di liberarmi, colla

"

mia protesta me li rendeva nemici dichiarando io con tanta fermezza che non aveva nulla di comune con essi e se la mia sola speranza era riposta

'

;

*

non nella giustizia (qualora la mia coscienza mi gridasse reo) ma nella Clemenza di S. M. doveva io ben sapere che quella protesta me ne rendeva del tutto indegno. "

*

Io so di essere innocente

;

questa sarà l'ultima mia parola che uscirà dalle

mie labbra spiranti e per quanto triste possa essere

la

mia sorte non la

cangerei con coloro che con mille raggiri trassero in inganno il più giusto *

de' Sovrani e ne fecero lo

*

provocata vendetta , (1).

strumento per sfogare su di

me una vile non

Sebbene io sia pienamente persuaso della giustizia della condanna

del-

non mi conveniva di entrare in inutili discussioni e quindi cercavo semplicemente di calmarlo cambiando l'Argenti, confermata da tutte le istanze,

discorso, senza urtare di fronte,

il

che lo avrebbe troppo inasprito. Talora

Che diranno le fazioni d'Europa all'udire * che il tiepido Italiano (che tale soprannome mi procurò generalmente la

però egli concludeva dicendo:

(1)

*

L'Argenti allude qui allo Zajotti.


IL

•44

RISORGIMENTO ITALIANO

"

mia indifferenza alle trame rivoluzionarie da tutti riconosciuta) è stato con-

"

dannato a vent'anni di carcere duro! „.

A quanto potei giudicare lungo

il

viaggio, l'Argenti è

un giovane piut-

tosto colto sebbene in talune cose soltanto superficialmente, di tratto gentile, di maniere insinuanti, di felice ingegno, per altro

troppo fiero di sé e di ca-

rattere fermo, che avrebbe facilmente fatto fortuna se non

trascinare

dal

suo ardente

temperamento

dalle

e

si

fosse lasciato

sue estreme passioni.

In quanto allAlbinola non ho molto da dire egli quasi sempre dormiva, quando si discorreva prendeva ben poca parte alla nostra conversazione. Profondamente pentito del suo reato si rassegna alla sua sorte e non ripone ;

e

le

sue speranze che nella

Somma Clemenza di S. M., essendosi fermamente

proposto di rendersene meno indegno colla più esemplare condotta nel luogo di pena.

Egli cerca di attenuare senza esperienza di

il

suo delitto dicendo che uscito dal Seminario

mondo ed in età affatto

giovanile

venne raggirato e

sedotto da perfidi maliziosi compagni e che non ha mai avuto la più rimota

intenzione di cospirare contro

il

nostro Governo essendosi compromesso al-

l'Estero.

Egli è ben lontano dall'avere un ingegno

sì

svegliato

come l'Argenti,

ed in ogni caso non avrebbe mai potuto essere che un cieco istromento.

Era mia intenzione di ritornare a Vienna appena eseguita la consegna degli arrestati e dei loro effetti ;

ma si trovava a Briinn il nostro adorato Monarca

ed io ardeva del più sentito desiderio di umiliare ai Suoi Piedi le non ancora rese vivissime grazie per l'onorevole posto a cui la sua

degnò

di

Polizia de

assumermi.

Somma Bontà si

Ne feci quindi un timido cenno al Sig. r Direttore di

Muth, che mi incoraggiò a chiedere ossequiosamente un'Udienza

presso S. M.

Non fummi difficile di farmi iscrivere a tal uopo, ma allorché

mi credetti vicino al compimento del mio più fervido voto, un'indisposizione di S. M. mi fece protrarre da un giorno all'altro la concessione dell'implorato favore, a cui dovetti poi linunciare per ora credendomi in obbligo di restituirmi al

mio destino.

Vienna il 29 Settembre 1834. Qualora avessi messo alla posta questo mio rispettoso rapporto in Brùnn

non avrei forse guadagnato nulla nel tempo e perciò lo portai meco in questa Capitale ove arrivai ieri sera.

Stamane mi sono tosto presentato a S. E. il Sig. r Conte Sedlnitzky, che mi accolse con paterna bontà! Quale felicità di avere dei superiori co-


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. tanto

amorevoli

e

benigni!

Mi

dispiace

posta non mi permetta di dar pieno corso

45

che l'imminente partenza della ai

miei sentimenti di ricono-

scenza.

Fra due giorni partirà il vetturale da Vienna coi tre Gendarmi ed riverà costì circa

il

giorno venti di Ottobre, giacché

suoi cavalli

i

ar-

non

valgono molto e sono assai stanchi. In quanto a me, a seconda della mia rispettosa supplica fatta a voce al Sig. r Consigliere

Primo Aggiunto ed anche a S. E. il Sig. r Conte Goveril Conte Ministro un passa-

natore mi sono permesso di chiedere a S. E.

porto per ritornare a Milano col velocifero, onde soffermarmi alcuni giorni nella famiglia di

mio suocero che non vedeva già da quattro anni: sarà

poi mia cura di combinare in modo il viaggio da essere a Milano non più tardi del vetturale.

Riguardo alle spese non ho avuto alcun sborso straordinario. L'alloggio siccome risulta dalle relative ricevute importò circa L. A. 124 fino a Briinn,

da questa città i gendarmi ricevono l'alloggio dietro pagamento del solito carantano, avendoli

fatti

munire

di marcia-rotta.

Pel

mantenimento del-

l'Argenti e dell' Albinola per 21 giorni a L. A. 3 per ciascuno ho sborsato

L. A. 156 e per dieta ai gendarmi in 45 giorni L. A. 375.

Vi sono poi

per

me

ed altre L.

A. 40 per varie spese minute, di cui darò

Mi riserbo

di

rinnovarle a

voce

le diete

conto. Sig. r Consigliere Aulico l'espressione

della mia viva gratitudine per l'affidatami commissione ed intanto mi rassegno

col più profondo ossequio

Di vossignoria Illustrissima

Um° obblig

e dev" servo

Vincenzo Chiesa I. R. Commissario. (Arch. G. Min. Int., N° 11646).

I rapporti del '35 hanno un interesse particolare, perchè smascherano completamente un figuro che si studiò in ogni occasione

per rendere più dura la vita dei detenuti italiani allo Spielberg,

abusando della sua posizione per influire sinistramente sul governatore della Moravia, da cui dipendevano gli impiegati ed il personale carcerario della casa di pena. II principio dell'azione funesta dello Schoebel si può stabilire nettamente al tempo in cui teneva la carica di governatore il Mittrowsky, i prigionieri godettero di certe libertà passato questi i detea Vienna, e subentratogli l'Inzaghj — prima a Venezia ;

;

—


46

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

miti furono esposti a vessazioni, prima non conosciute. La ragione

quasi contemporaneadi questo mutamento è facile a trovarsi mente all'Inzaghj era venuto a Briinn un nuovo segretario di Governo, lo Schoebel, che vi rimase, anche dopo la di lui partenza, col conte Ugarte, ultimo dei tre governatori successivi a Brùnn :

durante la prigionia dei patriotti italiani del

'21 allo Spielberg.

Sembra che persino il Muth non conoscesse dapprima chi fosse finché nel '34-'35, mostrail mal genio, inspiratore dell'Inzaghj ;

pienezza della sua malvagità, fu dal

tosi nella

Muth stesso de-

nunziato presso il ministro di polizia.

Non privi d'interesse sono pure i particolari fornitici dal Muth del

sulle relazioni

Conf alonieri

col

P.

Wrba

;

vi si legge pure

qualche accenno ai nuovi ospiti dello Spielberg, i dodici condan-

Giovane Italia.

nati nei processi della

In una relazione in data 16 marzo 1835 Muth riferisce al ministro le difficoltà insorte, per la condotta inqualificabile del segre-

governo Schoebel, nell' acqui stare le medicine e nell'effet-

tario di

tuare le prescrizioni mediche, richieste dall'eccezionale condizione dei carcerati politici. Il Governatore, per eliminare ogni eccezione,

specialmente da parte dell'amministrazione, aveva concesso al di-

una somma determinata,

rettore

dere conto.

di cui

mensilmente doveva ren-

Ma il segretario presidenziale Schoebel, conosciuti in

tale occasione i miglioramenti conceduti ai detenuti in seguito alla

decisione sovrana, espresse contro il Muth e il direttore dell'ergastolo tutto

il

suo malumore e soggiunse che quelle disposizioni

sovrane non essendo meritate dai detenuti, si dovevano applicare nel senso il più restrittivo. Accenna pure alle rimanenti obbiezioni sollevate dallo Schoebel contro

zione doppia

"

la

concessione del terzo di por-

doppelte drittel-Portion „

(1)

anche a quei dete-

nuti a cui si fornivano medicinali, vino e latte. Tutto ciò faceva

andare le cose per le lunghe e creava imbarazzi finanziari all'erPer spiegare meglio come il trattamento dei detenuti fosse rigorosamente mantenuto in corrispondenza alle istruzioni gastolo.

avute,

il

Muth illumina certi punti

alla sua relazione.

(1)

di un rapporto che unisce Dice che se lo Schoebel avesse meglio esami-

Sul cibo dei prigionieri confr. Confalonieri, Memorie, pag. 188.

Pellico ed

lano anche

il

Chiattone

alle

Spielberg

cit.,

Pallavicino. Confronta pure

il

Mie prigioni

pagg. 196-199.

(Saluzzo, 1907)

e

il

G. Soliteo,

cit.

Ne par-

Commento

Un martire

del dello


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. nati gli

avrebbe

atti,

di

47

leggeri potuto convincersi che questo

trattamento si basava su concessioni presidenziali e

u

che il vitto

accordato al Confalonieri fu stabilito da una sovrana risoluzione „. Si meraviglia per tutte queste difficoltà del predetto Schoebel,

quando il costo degli ammalati è già ridotto al terzo di porzione secondo i principi dietetici. D'altra parte l'effettuare tutte queste contestazioni, per le quali il direttore ha dovuto sentire cose poco piacevoli dallo Schoebel, avrebbe come conseguenza recriminazioni

da parte dei detenuti che si considererebbero maltrattati.

E continua 8

:

Dopo la nomina

sacerdote

del

Paulovich

a vescovo di

Cattavo,

fu

proposto dallo stesso come confessore e maestro di religione il P. Giorgio Wrba, che di fatto senz'altro fa anche approvato dall'imperatore. Però

una lunga

e

malattia,

pertinace

come anche

ciò che gli fu

cenzo Cziack speciale

anche concesso. Poi (1).

antipatia

Siccome per

il

si

i

doveri

suoi

profes-

di

questa sovrana risoluzione:

sore lo mossero a pregare l'annullamento di

nominò a suo successore il P. Vinspesso a conoscere una

Confalonieri diede

costui,

così

da

S.

Maestà

fu

accolta

benigna-

mente la domanda inoltratagli, che gli si lasciasse come maestro di religione il P. Wrba. Da questo tempo egli attende esclusivamente ad istruire il Confalonieri, cui riuscì a conquistarsi pienamente l'amore e le simpatie di questo sacerdote colla dimostrata attenzione e suscettibilità per

insegnamento,

come pure essendosi

Difatti in ogni occasione

il

egli

il

suo

finalmente deciso a confessarsi.

Wrba d'allora in poi non fa che tessere le lodi

dopo ripetutamente ha perorato affinchè gli venissero concesse altre opere oltre le ascetiche. Anche ultimamente aveva presendi questo detenuto, e

una supplica in di lui favore, alla quale però come ad altre proposte dello stesso non si diede seguito. Il Wrba, contato al defunto Imperatore

quistato intieramente dall'abilità

per ottenere

altri libri:

sidenza del governo S.

Eccellenza

il

del

Confalonieri,

fece

parecchi tentativi

egli anzi fu parecchie volte negli uffici della pre-

aspettando

più

ore

per

potere su ciò

parlare

con

Governatore „.

Narra di una domanda del Wrba consegnata al segretario preonde aver il permesso di parlare intorno a

sidenziale Schoebel,

(1)

Sui sacerdoti dello Spielberg vedi

parlano più o

il

cap.

XC

delle

Mie Prigioni. Ne

meno gli altri detenuti nei loro Ricordi. La riabilitazione

del

Paulovich fu tentata da V. Brunelli in un opuscolo uscito a Zara nel 1902 sull'argomento ritorna G. Solitro nella II Parte del suo citato lavoro sul ;

Moretti.


48

IL

ciò col Governatore.

RISORGIMENTO ITALIANO

Ma lo Schoebel lo accolse male; al che il

Wrba fece pure le sue osservazioni

come risposta l'altro rozzamente gli osservò che venendo un'altra volta gli avrebbe mostrata la porta. Il

cosa in un

:

Muth dice che il segretario Schoebel raccontò poi la modo da apparire lui il maltrattato e nella stessa ;

occasione lo determinò a fare i passi per allontanare il Wrba dal difatti nell'occasione della sua presenza a Vienna il Governatore avrebbe potuto raggiungere ciò dimostrando l'incompatibilità di due insegnanti di religione per i detenuti. Però il fatto che Wrba rimaneva 3 o 4 ore di continuo presso il Confalonieri, osserva il Muth, né potendosi ammettere che il Wrba impieghi tanto tempo esclusivamente per l'insegnamento e l'essersi

Confalonieri

;

egli lasciato vincere dall'astuzia del

condannato diventando il suo

agente, poteva essere gravido di conseguenze per l'avvenire.

Ma

nemmeno il P. Ziack godeva le simpatie del Governatore e dello Schoebel, che cercano di allontanarlo.

È costui, continua il Muth, un bravo e costumato religioso, che fin'ora non ha dato alcun appiglio a censura: se egli ha qualche volta introdotte nell'insegnamento cose che non hanno che vedere con lo stesso, ciò è un caso che si ripete presso tutti

i

sacerdoti: di fronte alla tendenza mostrata

in questo riguardo dal vescovo Paulovich, questa del P. Ziack non è nemmeno

degna di nota. Di certo, allontanato il P. Wrba, il Confalonieri ritornerà per molto tempo intrattabile, specialmente se la sua dipartita non verrà abilmente motivata, per cui è necessario ch'essa abbia luogo il più alla chetichella che i due formando una relazione inversa nel senso che in luogo di essere il Confalonieri rimorchiato dal Wrba, questo lo è da quello: ma questa mi-

sia possibile ; del resto questo passo resta giustificato dal fatto che fra si venne

sura (cioè l'allontanamento del Wrba) si deve pur sempre deplorare perchè renderà lo

Il

Schoebel ancor più arrogante

Governatore della Moravia e Slesia conte

riferito a

Ugarte aveva Vienna circa i desideri dei detenuti politici, manifestati

al direttore di Polizia nella

nitzky li fa conoscere 22 marzo 1835 Il

sua visita del gennaio 1835

all' imperatore

:

il

Sedl-

con una relazione datata

:

Confalonieri

ascetici

(1)

(1).

domanda che gli si diano altri libri,

diversi

da

quegli

ha pregato perchè

conceda

di

potersi

avuti fin'ora ed

gli

Traduz. dal Ted., Arch. G. Min. Int., N° 4422.

si


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. intrattenere fra

il

giorno

coi

dice che per quanto riguarda

detenuti i

libri

Borsieri

fu

Castillia :

e

presentata

già

49

la relazione

proposta in data

30 gennaio. Per il secondo desiderio già con un mota-proprio del 16 marzo 1832 l'imperatore aveva permesso al Confalonieri di passare qualche ora

detenuti

coi

Borsieri

e

Castillia.

In forza

poi

marzo 1833 il Confalonieri fu messo assieme

del 27

stanza doppia;

ma dopo

biglietti scritti

da questi,

in

condo

(1834)

furono

una

scoperti dei

furono di nuovo divisi. Esaminato il Connon volle confessare la verità; per cui seGovernatore e del direttore di Polizia mi sembra

parere

del

opportuno non dar luogo più lungo e

passato

deliberazione

Castillia in

essi

questa occasione

falonieri il

che l'anno

della al

permesso

il

alla

supplica.

Il

Munari chiede un passeggio

di visitare Castillia e Borsieri nelle loro camere.

Argenti chiede di poter scrivere

ai suoi parenti.

Albinola desidera, di poter

tempo stabilito gli è breve. Il detenuto Longoni presenta una supplica perchè gli si abbrevi il tempo di

stare più a lungo in chiesa, giacché

il

pena che finisce ai 2 ottobre.

Vienna 22 marzo 1835. Sedlnitzki (1).

Muth nel rapporto 9 maggio 1835, descrive la sua

direttore

Il

visita mensile

quanto

gli

:

Tutto era nel massimo ordine, tanto le camere

oggetti contenutivi,

come pure i libri distribuiti con

superiore permesso fra i carcerati. Egli loda il profitto e la dili-

genza dei nuovi condannati politici, de' quali nomina il Bussi, Zambelli ed il Cattaneo ormai da sé soli con precisione e lestezza fanno di calza sono in generale contenti del trattamento

lo

;

:

e del vitto che viene fornito secondo le prescrizioni.

Passa quindi a descrivere un accidente che avrebbe potuto avere

conseguenze durante la passeggiata mattutina di Foresti, Borsieri e Castillia, sorvegliati dalla guardia Bartel, una palla di serie

:

fucile

venne a battere sulle mura che circondano il luogo riser-

per fortuna in quel momento i condannati si intrattenevano in vicendevoli discorsi dall'altra parte e non s'ac-

vato al passeggio

;

corsero del pericolo.

Il colpo era partito dal bersaglio militare che si trovava nelle fosse sotto lo Spielberg " la negligenza con :

cui

si

spara è un continuo pericolo per i luoghi circostanti e le

1133 (Il

Il

t'raduz. d,l

liixoriii mento

l'e<i..

Italiano.

Arch. G. Min.

— IV.

Int.,

N° =g?,


50

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

varie lagnanze

e

provvedimenti hanno piuttosto aumentato che

escluso il pericolo, specialmente per il penitenziario „ (1).

Nel rapporto 15 giugno 1835 il Muth parla dei condannati pogiunti da poco nell'ergastolo fra questi si sono di già di-

litici

:

che furono adoperati senza alcuna traccia

stribuiti i libri prescritti,

di abuso.

Si insegnò loro a far di calza e cessaria a questo lavoro;

loro secondo

il

il

ben presto acquistarono

regime di vita e specialmente

regolamento

ha

li

soddisfatti.

potè celare l'arrivo dei nuovi detenuti, di poter vedere ancora realizzato le agitazioni politiche in

Italia

il

l'abilità

ne-

vitto

dato

il

Confalonieri, cui

non

si

che egli ormai dubitava

osservò

suo desiderio, poi che manifestamente

non erano ancor terminate (2).

Nella relazione 13 luglio 1835 è detto che i detenuti sono occupati nel far di calze ad eccezione del Confalonieri e dello Zermann

che facevano filacce. Qualità e quantità del cibo superiori, secondo il

Muth, ad ogni rimarco

:

difatti i detenuti rispetto

fecero alcuna lagnanza. E continua

a ciò non

:

Ho trovato il Querzati ammalato; mi pregò di permettergli di scrivere a suo padre. Confalonieri mi ripetè

il

desiderio manifestato già altre volte,

cioè di ottenere altri libri di contenuto diverso da quello delle opere asce-

tiche avute fin adesso.

Quindi il Muth descrive una scena violenta avvenuta fra il detenuto Zermann ed

il sotto-direttore Wegrath, in seguito alla quale il primo fu preso da un veemente assalto di epilessia :

Dal suo esame risulta che il torto spetta al Wegrath, che non si comportò

Zerrmann naturalmente passò i limiti conun carcerato; lo si ammonì, avvisandolo che ripetendosi il caso

colla richiesta circospezione: lo cessi

a

sarebbe incorso in tutte si

le

conseguenze di legge

in ogni caso al Wegrath

:

consigliò maniere più miti verso questi detenuti

4161

(1)

Traduz. dal Ted., Arch. G. Min.

Int.,

N"

(2)

Trad. dal Teduz., Arch. G. Min.

Int.,

N°

(3)

Traduz. dal Ted., Arch. G. Min.

Int.,

N° ^=1

-

òó * 2 .

4y

(3).


CONTKIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

51

Il Muth nel rapporto del 18 agosto 1835 riferisce sul contegno dello Schoebel verso i detenuti italiani e sulle relazioni del

P. Wrba col Gonfalonieri:

Lo Schoebel è sfavorevole ai detenuti

vitto consistente nel terzo di

il

;

porzione doppia non viene loro concesso dallo Schoebel, per cui questi sono esposti a continue angherie

che, se

;

il

medico ordina a un detenuto la più

insignificante medicina, deve subito confermare anche per iscritto ciò

al

detenuto non

capisce

di

deve

si

leggeri che tutte

togliere

queste

scritturazioni

cui parecchi sono più ammalati

che p. e.

di

ordinato per iscritto dal medico; zione è la farmacia;

così

ad

chiamata

mentre prima il

sani.

E di poi con deve venir

latte

il

effettuare questa

latte

si

si

diventano enormi per

questo metodo tutto riesce più costoso; perchè

19 detenuti,

che per

nutrimento che gode:

solito

il

comperava

prescri-

senz'altro

sul luogo ed a buon prezzo, ora dovendolo prendere in farmacia riesce di

due terzi più caro. Per ciò che riguarda il Wrba osservo che già in parecchie occasioni gli convenientemente comprendere le nostre intenzioni, per cui ora egli si

feci

porta raramente dal Confalonieri e solo dopo parecchie poi egli cesserà del tutto dal

visitarlo,

poiché

gli

chiamate: adesso

toccò

la

prebenda di

Klobocek, cbe assumerà quanto prima (1).

Nella relazione del 26 settembre 1835

il

Muth descrive la sua

ha trovato, come sempre, la casa in tutto solo fa noto che il diordine il lavoro di calze procede bene rettore sarà costretto a far cessare il lavoro per la mancanza ultima visita mensile

:

:

di

lana,

;

causa

le

formalità interminabili della ragioneria nel

comperarla. Ha assaggiato il cibo, che corrisponde in qualità ed in quantità alle esigenze. Parla quindi delle

del detenuto Bussi

lagnanze e proteste

per questo il medico aveva trovato di ordinare il vino almeno per 8 giorni: :

Sono passati già tre giorni, senza che ne abbia ricevuto neanche una richiamandosi ad una orsi giustifica il direttore dell'ergastolo

goccia;

dinanza presidenziale

che

zione della stessa autorità

Ecco, esclama

il

Muth,

di

prescrive

l'uso

governativa:

del

e

vino solo dietro approva-

questa

li)

egoistico dello

ad ogni miglioramento nel trattamento e ad ogni detenuti, concessi in base ad ordini sovrani. Confaio-

Schoebel che è contrario sollievo di questi

non è ancora giunta..

nuovo un risultato del sistema

Traduz. dal Ted., Arch. G. Min.

Int.,

N°

^-


52

IL

nieri

già

RISORGIMENTO ITALIANO

ripetutamente durante

il

crepuscolo ha parlato

detenuto

col

Albinola: ciò ha effettuato approfittando del verone concessogli per prendere aria. Per trattenersi nello spazio ciale: dall'altra parte

sua camera.

della

l'

della finestra

ha utilizzato il guan-

Albinola si è sforzato di tenersi su nella

Ammonito

il

Confalonieri dalla guardia

e

finestra

più

tardi

Wegrath a smettere, si comportò arrogantemente, montando subito in collera. Chiamato a rapporto e non potendo negare, gli dal sotto-direttore

furono

minacciate

tutte

le

disturbato l'ordine interno sonale di servizio. Eguale

conseguenze della legge nel caso che avesse del

penitenziario

e avesse disubbidito al per-

ammonimento fu dato anche all' Albinola (1).

Finalmente nell'ottobre di quest'anno fu resa nota ai condannati marzo 1835 (2), con cui Ferdinando, a soli due giorni dalla morte di Francesco I (f 2 marzo 1835), commutava la pena del carcere con la deportazione in America, lasciando però ai condannati la scelta tra il carcere e l'esilio. Già il Munari ed il Bacchiega avevano nella primavera del '35 la decisione sovrana del 4

lasciato lo Spielberg, graziati definitivamente dall'imperatore.

Certo questa commutazione della pena, per cui si spegnevano i diritti della si

sudditanza austriaca, non riuscì del tutto gradita a chi

attendeva dal nuovo imperatore quella restitutio in integrum

che godevano già parecchi graziati dello Spielberg. Chi anche in questa occasione non disdisse la sua consueta fierezza fu

il

Confalonieri che a tutta prima respinse

della commutazione (20 ottobre).

il

beneficio

Ma poi giunti a Brunn Angelo

e Camillo Casati e Ferdinando Bolchesi, procuratore della famiglia Confalonieri, latori di una lettera del padre Vitaliano in cui lo si

eccitava ad accogliere la grazia, decise (26 ottobre 1835) di optare

per la deportazione.

G. Pallavicino, accettando la commutazione, dichiarava: u Di voler assumersi il mantenimento decoroso di Gaetano Castiglia in

America, nell'intento di saldare con ciò un debito di coscienza contratto con lui, convinto com'era di essere la sola causa della di fare ciò temendo che non fosse per avventura co-

sua disgrazia, avendolo sedotto al delitto il

Castiglia, per mancanza di mezzi,

ti)

Traduz. dal Ted., Arch. G. Min. Int., N°

;

~^

.

La .Incisione dell'imperatore si legge, nella sua prima parte, a pag. 131-2 delle Memorie, I, di G. Pallavicino. (2)


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. stretto a decidersi per

il

carcere in luogo della

53

deportazione in

America „ (1). Nobile atto, che compensa in parte i molti suoi torti verso

il

Castillia.

La madre del Pallavicino, accorsa a Lubiana ad abbracciare il portò subito a Vienna per implorare un nuovo

figlio, si

atto di

clemenza sovrana. Giorgio Pallavicino

si

fece interprete

dei

sentimenti materni

presso le autorità centrali di Vienna con questo scritto inviato al

ministro di polizia:

Eccellenza !

Oso raccomandare al nobile cuore di V. E. la povera mia Madre. Questa 63 anni si conduce a Vienna nella fiducia d'ottenere nuove grazie. È gran tempo che tutte le mie illusioni si sono dissipate. Ora non mi resta che un solo desiderio: quello di vivere e morire suddito di S. M. l'Imperatore. Questo mio desiderio io l'ho espresso più volte a Briinn, a Gra-

rispettabile signora in età di

Ora

disca e qui a Laibach.

lo

esprimo

di

nuovo colle lagrime

Madre. Si degni, Eccellent. m0 Sig. r Conte, d'esserle avvocato

di

ai piedi

mia del

Trono. Mia Madre è innocente. Dovrà ella dividere la mia pena,

ella

che

ha sempre detestata,

la

mia

e

quando avesse potuto,

avrebbe impedita

colpa ?

Laibach, 13

Novembre 1835. Giorgio Pallavicini

A

S. E. Il

Conte Giuseppe Sedlnitzky

Gran Croce dell'Ordine di S. Leopoldo,

R. attuale

I.

Consigliere

Ciambellano, Presidente

intimo,

del Dicastero Aulico di Polizia, etc. etc.

(Arch. G. Min. Int., N. 10700)

Il

Foresti

si

rivolse invece

all'arciduca

Massimiliano d'Este

pregandolo di interporre presso l'imperatore la sua autorità onde gli fosse

concesso di rimanere in patria. Il suo scritto è dell'ot-

tobre 1835.

(1)

Trad.

d.

ted.

Arch. G. Min.

Int.,

N. 9748.


54

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Altezza Imperiale e Reale

di

Sono diciasette anni che io bagno di lagrime le catene, il letto e il pane un duro carcere, al quale fui condannato per un delitto politico il più

tenue in sé di quanti mai commetter se ne possano. di poter esserne

Né io temo, Altezza,

giammai smentito sia dai miei giudici, sia dal Processo o

da quelle persone che per avventura lo abbiano letto.

Malgrado però una siffatta riflessibile circostanza e benché tutti gli altri miei complici che han sopravisso a questa sventura abbiano ricuperato per

una grazia di S. M.

la loro

libera vita civile

:

io

mi veggo con sorpresa

intimata la fatale alternativa: o di finire la pena del carcere, o di girmene in

America in bando perpetuo. L'assiduità dei languori e dei patimenti indicibili sofferti per tanto tempo

mi fanno preferire il secondo male, quantunque pur costi tanto di

un uomo civile,

e che ami, com'io,

cuore

al

con tanto ardore la propria famiglia

e la Patria.

Se però bisogna piegare il capo ai voleri di S.

caso in

ai consigli della

Maestà, non è per questo

che io

divina Provvidenza ed

vegga disperato il mio

modo da non trovarvi un rimedio. Mi vuole soltanto un possente

Mediatore ed Intercessore ed io non trovo chi meglio

potesse

esserlo

di

V. Altezza, dico, che io conobbi personalmente e tanto d'appresso nel 1813 in Crepino e

dove potei ammirare

le distinte qualità di

cuore e

di

mente

dell'A. V. ed avere la fortuna di rendergli qualche servizio in contingenze

pubbliche allora molto notevoli.

Ma più di tutto mi fa coraggio a mettermi sotto il patrocinio dell'A. V. me esperimentata e la calcolabile circo-

e la bontà naturale di V. A. da

stanza da me accennata che avendo sofferto più di due terzi della mia pena pare essere troppo trascendente ogni proporzione di misura legale, che io debba ora sottostare ad un esigHo perpetuo, che da sé contrabi-

una pena di carcere temporario qualunque sia la sua durata. Che se pure ad ogni modo dovessi soffrire l'esiglio V. A. avrà ancora

lancia

l'occasione di farmi

del

bene purché il voglia. Quando a

S.

M.

rap-

sia

presentata la crudele mia situazione e raccomandata da V. A. la mia sorte

mi confido che almeno S. M. vorrà richiamarmi dall'esiglio con un atto e benigno e non vorrà permettere che io parta per un paese così lontano sfornito come sono di mezzi onde conservare la infelice mia io

suo grazioso

vita, la quale perirebbe

;

indebitamente per

gli stenti e

per la fame. Io ab-

bandono una famiglia povera e la raccomando del pari a S. M. col mezzo dell'A. V.

Se mi fosse permesso mi estenderei per impulso naturale del mio cuore

ad importunare V. A. ancor più

di quello

dovendo pur finire, io nel gettarmi ai piedi tere che essendo io più sfortunato che

che

abbia

dell'A. V.

colpevole

fin

qui fatto;

non

finirò di

ma

ripe-

non dubito punto che


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. V. A. voglia lasciare senza

effetto

ed insodisfatti

i

miei gemiti e

le

55 mie

preghiere.

Sono Dell'Altezza Vostra Imp. e E.

L'Um.

Dev.°

Obb.° servo

Felice Foresti (Arch. G. Min. Int., N. 9927)

Ma tutte queste domande non approdarono a nulla. Al solo Pallavicino fu concesso, in luogo della deportazione in America, di

andare a confine in una città dell'Austria, a Praga. Nel '36 le vittime dello Spielberg sbarcavano in America il solo Confalonieri, trattenuto in Gradisca da' suoi mali, li raggiungeva ;

al principio del '37 (1).

Sulla partenza di F. Confalonieri da Trieste per l'America e sul

suo viaggio sull'Oceano, un giornale di Lugano della Svizzera italiana „

(2) portava

u

II Repubblicano

nel suo numero 98 del 6 di-

cembre 1836 il seguente articolo:

(1)

Gratuita è l'affermazione di R. Pierantoni, Storia dei fratelli Bandiera,

pag. 48:

"

I

condannati dei processi del

la deportazione

:

'21

avevano scelto in maggioranza

ma la domandarono e la ottennero più o meno presto a se-

conda delle condizioni di salute e della malevolenza dei carcerieri „. A che ed a chi si allude con questa " malevolenza dei carcerieri „ ? Ma ciò non risponde nemmeno alla realtà. Il trasporto dei condannati fu dovuto ritardare per la sopravvenuta malattia del Confalonieri e non per altre cause. La commutazione della pena fu confermata a tutti i condannati ancora nel novembre del 1835 senza distinzione; l'ottennero eo ipso

in

forza

zione dell'ottobre, per cui dal carcere duro passarono

al

della

loro

semplice

dichiaraarresto di

1 carcerieri non ci hanno qui che vedere. Era proprietario del giornale di Lugano Giuseppe Ruggia, che stendeva anche buona parte degli articoli; gli amici d'Italia gli somministravano per lettera la materia da lui poi rifusa e stampata sul giornale. Le notizie sull'imbarco del Confalonieri "da Trieste gli furono comunicate in una lettera datata da Milano li 4 dicembre '3'6, firmata Giacomo Ciani, il noto agitatore e banchiere della Giovane Italia, fuggito di Lombardia ed esule in Francia, nel Belgio, in Isvizzera già da anni, prima ancora de' processi della Giovine Italia. Non si può quindi ammettere che lo scrivente sia stato Giacomo Ciani, allora ricercatissimo dalla polizia. Più sicura l'ipotesi che del

polizia. (2)


56

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Ci vengono comunicati da Trieste

"

per Nuova-York del

sig.

seguenti ragguagli sulla partenza

i

conte Federico

Confalonieri.

Ieri

28 novembre

mezzo pomeridiane fu qui imbarcato il conte Confalonieri nel brick mercantile V Ippolito di ragione di uno dei nostri negozianti, e questa mattina alle ore nove esso mise alla vela. Egli è consegnato ad un capitano austriaco, quantunque vi fosse a bordo un altro capitano americano, alle ore 2

acciò

qui

il

il

e

legno portasse

America.

in

la

nostra bandiera.

sentore che da Vienna Il

si

Già nell'ottobre scorso ebbesi

voleva a qualunque

andata

costo la sua

governatore credette non pertanto di suo obbligo di sotto-

porre a due successive consulte mediche lo stato di salute del signor conte e di esigere gli attestati dal

medico curante

Procopff (1), che dichiarò

sig.

modo il più positivo essere il Conte affatto

nel

incapace e per sempre a

quel viaggio. Questi attestati non essendo conformi al prefisso volere, non

furono valutati.

Fu trasmesso al governatore l'ordine

vesse al più presto possibile imbarcarlo e prò

assoluto che

si

do-

forma ed all'insaputa

del-

supremo consiglio di Vienna altr'ordine perchè procedesse mediante una commissione medica da nominarsi appositamente e facesse dichiarare quando

l'istesso

governatore

si

staccò dal

al

Trib anale criminale di Gorizia

il

conte sarebbe stato trasportabile.

La

formata fece di tutto per modificare

detta

commissione

Procopff, pure, abbenchè nel suo rapporto avesse detto

neva materialmente impossibilitato al viaggio né pericoloso

il

appositamente

parere già pronunziato dal medico

il

che

farlo partir subito di quello che lo

fino alla futura primavera, stagione più

cattiva

che

sarebbe

per

non

potesse

lo

rite-

essere

più

stato differendo

simili

viaggi,

nulla

meno conchiudeva col dichiarare che non poteva per altro rispondere che non potessero essere gravemente compromessi e la sua salute suoi giorni. Procopff che tenne fermo

per

redigere

lui

e persino

stesso

i

quel rap-

porto che fu poi da tutti i membri della commissione firmato, non dubitava

punto che anche dietro una sì imperfetta dichiarazione della verità non si dovesse affatto rinunziare alla determinazione di farlo partire per l'America (2).

nome del Ciani si sia valso qualche patriotta di Milano che non voleva palesare

il

suo nome, constandogli che

le

lettere venivano aperte e lette dalla

polizia. Nella lettera il firmato Ciani pregava pure il Ruggia di scrivere subito ad

Augusta in Baviera, per far pubblicare contemporaneamente dall'organo magno della Germania, àM'Allgemeine Zeitung, le notizie sul Confalonieri.

governo di Vienna, impotente a Lugano nella libera Elvezia, avrebbe ad Augusta tutta la sua autorità e severità di censore, se i congegni burocratici non avessero ritardata di troppo la sua intervenzione renIl

fatto valere

dendola poi inutile. (1) Dai rapporti del medico curante conservati in Archivio suo vero nome era Prokop. (2)

(Nota del giornale). Quando lo sgraziato Confalonieri fu

ferri in vita

da un tribunale che aveva l'ordine

di

risulta

che il

condannato ai così, ove i

condannarlo


CONTRIBUTO ALLA STORIA De' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. "

Della stessa opinione era

il

governatore, della stessa tutte le altre au-

quando

torità consapevoli della cosa;

l'ordine

giunse da Vienna con sorpresa universale. Confalonieri lasciasse Gradisca

il

inaspettato e irremissibile

Due giorni prima che il conte

medico Procopff non lasciava dal dichia-

rare in faccia ai superiori che quella determinazione gridava superiori altro

cielo,

e

tire.

È da notarsi

i

scritto viennese,

vendetta

in

non sapevano rispondere se non che bisogna par-

sorta di dileggio con cui direbbesi concepito

la

il

57

quale, per niun conto tenendo

tutto

il

il

re-

resto e special-

mente la conclusione del rapporto, suona del seguente tenore: Poiché un sollecito imbarco dichiarasi preferibile ad un ritardo, diasi immediatamente esecuzione! „ (1).

Quanto è detto nell'articolo del Repubblicano

circa

ordinata dal governo di Vienna per stabilire se

il

fosse trasportabile o meno, risulta attinto da

la perizia

Confalonieri

buona fonte e s'ac-

giudici non amassero di cadere in disgrazia dal loro benignfssimo e clementissiiuo sovrano,

i

patimenti fisici e morali ne avevano così fattamente coni medici chiamati a visitarlo, decisero di comune con-

sunta la salute, che senso che non

si

poteva trasportarlo

allo

Spielberg

senza

il

più evidente

ma un medico (sventuratamente italiano, il cui nome

pericolo della sua vita;

e per minore sua infamia e per onore dell'Italia merita di essere consegnato

ad un profondo oblìo) un medico il quale ambiva di conquistare, anche con mezzi disonorevoli, la carica di protomedico della Lombardia, ebbe la iniquità di decidere che la salute del Confalonieri era buonissima e più che atta a sostenere il viaggio da Milano allo Spielberg. Ma è proverbio antico che si paga il tradimento non il traditore. 11 medico che tradiva la verità e la sua coscienza, si ebbe un premio degno di lui; la carica di protomedico fu affidata a un certo Mosetic, ignorante, ma tedesco; e l'infame medico italiano, maledicendo se ed altrui, per vergogna si uccise. (Questa nota come la seguente poste sul giornale a pie di pagina, furono evidentemente scritte dal Ruggia e mancano affatto nella lettera firmata G. Ciani). (1)

A parer nostro queste ultime parole non sono un ma la confessione di ciò che è un monarca assoluto. Esse vogliono

(Nota del giornale).

dileggio,

forse dire

il

:

principe è buono e vorrebbe

cattivi e vorrebbero farvi del

tentissimi

i

ministri,

il

male;

farvi

del

bene

;

i

ministri sono

ma il principe essendo impotente

miglior partito per voi

si

e po-

è di partire subito; così se

non conseguirete le grazie che vorrebbe farvi il sovrano e non può, eviterete almeno il male che vogliono e possono farvi i ministri. In uno Stato costituzionale e' è almeno questo di buono, che la responsabilità è sui ministri, laddove in uno Stato assoluto quella immensa e terribile risponsabilità tutta si aggrava sul capo supremo dello Stato; e le polizie costano bene molti milioni, ma non valgono a far tacere la storia.


58

TL

RISORGIMENTO ITALIANO

corda, nelle parti essenziali, al parere della

Commissione firmato

a Gradisca il 21 ottobre 1836 dai sei membri che la componevano, tra cui quattro medici.

Nel parere è detto che lo stato di salute del Confalonieri era da permettergli di affrontare il viaggio d'America in quella stagione propizia al navigare ma la Commissione non poteva esprimersi in nessun senso se il lungo viaggio, l'umidità, i venti non avrebbero influito malamente sull'organismo del deportante in modo da danneggiargli gravemente la salute. tale

;

F. Confalonieri ricorse direttamente alla cancelleria di Stato,

chiedendo che gli fosse risparmiata la deportazione in America; il

ricorso

non ebbe esito favorevole, ed

il

Metternich dichiarava

già il 3 novembre di non poter fare delle eccezioni alla regola

comune stabilita per la deportazione e si rifiutò anzi di sottoporre alla decisione dell'imperatore la domanda di Federico. Il

ministro Sedlnitzky nel rapporto al Sovrano dello stesso 3 no-

vembre '36 dichiarava quindi, in base al verdetto dei

sanitari di

Gradisca, di ordinare l'immediata partenza del dimesso Confalonieri per l'America.

peratore,

Questa relazione però non è firmata dall'im-

ma dall'arciduca Lodovico che si mostrò anche in questa

occasione troppo ligio al volere dei suoi ministri.

Ci resta ancora un punto da chiarire

:

la

triste

avventura di

viaggio occorsa al Confalonieri a Gibilterra, quando gli andarono smarriti due pacchi di lettere scritte in quel porto agli amici di Europa. UIppolito giunse a Gibilterra il 4 gennaio '37 dopo 35 giorni di viaggio impiegati nel tragitto da Trieste; e un giorno dopo entrava in porto il brigg Talismano, una vecchia carcassa di mare, con a bordo 51 fuggiaschi russi e polacchi, dopo ben 86 giorni di viaggio da Trieste. UIppolito rimase un dì solo a Gibilterra il 4 gennaio riprendeva la sua rotta per l'America. Or fu detto che il capitano Bandiera, che comandava in quel :

torno di tempo la fregata Guerriera di stazione a Gibilterra, intercettasse i plichi delle lettere del Confalonieri e li mandasse a

Vienna (1), ingraziandosi con questa misura poliziesca ancor meglio

(1) Cfr. R. Pierantoni, Storia dei fratelli Bandiera, ecc., pag. 49 e segg. Gino Capponi, Lettere sue e di altri a lui, Firenze, 1882, I, pag. 440; F. Confalonieri, II, Lettere, pag. 159 (lettera a A. Andryane), pag. 164 (lettera a Luigi Porro) e di nuovo pag. 188 (lettera a Gino Capponi, stampata già ;

nell'epistolario Capponi).


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECO. col Governo che lo ebbe poi

sempre tra i suoi beniamini. A

59 ra-

gione dubitai dapprima della verità di questo fatto, indottovi dalla povertà degli argomenti portati da parecchi storici in suffragio del loro asserto

;

ma anche il dubbio sparì quando nel compulsare

che concernono il Bandiera, le sue campagne, la sua caratti che si conserriera di ufficiale, le sue missioni all'estero gli atti

—

vano splendidamente ordinati nell'archivio della sezione di Marina dell'Archivio di guerra, da poco trasportati da Trieste a Vienna non mi fu dato di trovare la benché minima prova che potesse

—

rendere plausibile questa diceria

;

ricerche posteriori condotte con

la scorta dei cataloghi dell'archivio del Ministero viennese dell'in-

terno e di polizia, dove sono succintamente descritti tutti gli atti elencati ed archiviati, permettono ora di

sfatare

completamente

quanto sin qui fu detto su questo argomento. I rapporti stessi del Bandiera, da me avuti sott'occhio, non contengono una parola di ciò, ne egli si mosse da Gibilterra, ne spedì messi a Vienna per farvi omaggio della rapita corrispondenza. Ancor l'8 gennaio egli era a Gibilterra e nel suo rapporto non si parla che del triste stato in cui era ridotto

il

Talismano e delle opere necessarie per

renderlo atto a riprendere il mare. Giustizia chiede, adunque, che si

purghi la memoria di questo infelicissimo dalla taccia di cieco

stromento di polizia, cui la voce popolare, a ragione inspirata dall'eroismo dei figli, lo volle sacrificare.


60

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

CAPITOLO VLH. Il

Lettere

di

ritorno di F. Confatonieri dall'America.

F. Confalonieri alla famiglia.

L'ultimo assalto

di

— Le Memorie

di A.

Andryane.

G. Pallavicino contro F. Confalonieri.

Due grossi avvenimenti vennero a turbare i sonni tranquilli del principe di Mettermeli sullo scorcio del 1837

ritorno

improv-

viso di F. Confalonieri sulla scena politica europea e la

pubbli-

cazione delle

w

il

:

Memorie „ di A. Andryane.

In una lettera allo zio Tiberio, datata da Londra 7 settembre 1837, Federico Confalonieri narra le ragioni che lo indussero ritorno,

il

suo imbarco, l'arrivo in Inghilterra

;

al

chiede quindi l'ap-

provazione della famiglia per il suo soggiorno in Europa.

Federico Confalonieri a M. r Tibère Confalonieri Milan. sotto coperta di Gavazzi e Quinterio

Londra, 7 settembre 1837

" Eccomi felicemente qui giunto: dopo tre o quattro giorni di riposo mi rimetterò in cammino per Parigi. Al mio imbarco vollero trovarsi presenti i miei compatriotti ed amici ed accompagnarmi co' loro voti. Le più distinte persone della città, lo stesso Console Austriaco, non già d'ufficio,

ma personalmente, amò di darmi quest'attestato

del

suo particolar inte-

resse ed egli spedì lo stesso giorno al principe di Metternich la

chiarazione dei motivi per cui trovomi obbligato ad rica, corredata dall'attestazione di

due dottori e delle

Nulla fu da

di-

sue più favorevoli

me qui tenuto. me trascurato, nulla trascurerò a Parigi ed in ogni occa-

osservazioni su tutta la condotta e lodevole contegno "

mia

abbandonare l'Ameda


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

61

mio necessitoso bisogno di ritorno in Europa non per un futuro richiamo; che se potesse mai piacere di ascriverlo onde usar meco maggiori rigori che con altri, mi resterà sempre l'intima e coscienziosa convinzione che questo

perchè

sione

possa e non debba essermi ascritto a demerito

non varrebbe che a pretesto di ciò ch'erasi già d'altronde su di me stabilito. Nulla più bramo però che di poter ottenere l'approvazione della mia famiglia per una determinazione intorno alla quale invano pregai e citai di consiglio.

Io spero da

solle-

mio Padre e da lei questa consolazione „. Federico Conpalonieri (1)

Ma l'approvazione implorata nella lettera del 7 settembre non venne. Di che amareggiato egli giustifica ancora

il

passo fatto

nella seguente allo zio Tiberio.

Federico Confalonieri a suo zio don Tiberio. Parigi,

20 settembre 1837

(impostata a Bellinzona il 2 ottobre e giunta a Milano il

"

4 ottobre).

Eccomi in Europa, eccomi in Parigi, eccomi riavvicinato della mia mi pare essere per la prima volta rimesso in vera

cara famiglia, con cui

in consolante comunicazione. "

Eccomi incontrato a Londra

del 27 agosto.

della

sua lettera N. 4 portante la data

Ma perchè nessuna consolazione deve a questo mondo esser

pura, eccomi amareggiato dallo scorgere da

quella

non ottenere

mia

la

determinazione quell'approvazione che sopratutto avrei voluto incontrare.

Ah, mio caro Zio, quando

si

è

da tanta

lontananza

disgiunti,

quando

nessun segno, nessun indizio abbiamo per seguir le varie transazioni che operansi nelle opinioni e nelle vedute dei nostri cari, quando interrogansi segreto,

il

i

muti fogli per iscoprire, per indovinare quale

inutilmente sia

pensier

il

desiderio intimo di quelli la cui sola volontà vorremmo seguire,

ma non ci è possibile di conoscere, oh quanto andiamo

facilmente

errati

Ben io solo posso assicurarla, caro Zio, che al novero dei tanti motivi, che al debol lume de<

nelle nostre congetture e nelle nostre divinazioni!

miei

occhi

parvemi dover

prevalere per

giunse di credere d'indovinare la sola delicatezza

il

il

ritorno, quello ancora si ag-

desiderio segreto di mia famiglia, che per

ed amorosa trepidanza

di tanta responsabilità

non vo-

levamisi far manifesto. Basta, io sono dolente nel più profondo dell'animo di avere sì

(1)

male incontrato in uno dei motivi che

Arch. G. Min.

Int.,

N° 8469.

solo

avrebbe per

me


62

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

bastato a stare incontro a qualsivoglia tutti,

numero ed importanza

degli

altri

ma poiché fui sì sfortunato, giova almeno a sollievo di mia famiglia il

rivolger ora gli occhi e particolarmente fissarli su quei motivi

e

modalità di esecuzione che parvermi

risoluzione.

"

militare a

favore

della

La mia salute non poteva avere un sol giorno di buono

su quelle

America

in

e ciò principalmente a cagione del clima... D'altra parte notizie di Vienna

mi davano la salute dell'imperatore come tale da rendere quasi vana ogni speranza d'incoronazione e di sua andata in Italia; la di

lei lettera

stessa

andava colla destituzione d'ogni lume di speranza perfettamente concorde. Il

riaccostarmi

anche in

alla

mia famiglia, il rivederla

mani, che potevansi conseguire prontamente; patria,

in

Isvizzera,

potervimi

il

somma vicinanza stabilire, erano vantaggi che stavano nelle mie quello

del

mio ritorno

in

o Dio, in quali mani trovasi, quanto incerto, quanto probabilmente

lontano, a quante influenze di eventi, di voglie, di malevolenze

soggetto!

Una recente prova aveami avuta di quella malevolenza e calunnia che mi ha sempre perseguitato, nel vedere come, a malgrado di tutta la mia cauta ed incolpata condotta in America e dell'ottima mia relazione ed amicizia coll'austr. console, erasi amato nei giornali tedeschi di far mettere ch'io appena giunto in America avevo intrapreso un'aspra guerra contro l'au-

striaco console e l'austriaco governo.

Ed in paese, dove da giornali non

mettesi che ciò che da governi vuoisi, quante apparenze che tali calunnie

non siano della stessa natura ed abbiano lo

scopo

stesso

quelle

di

che

spargevansi mentre ero allo Spielberg, cioè di motivare ed autorizzare l'inflessibilità del

rigore?

ritorno, io credetti

Ma a questi ed ai tanti altri motivi determinanti al

potervi

aggiungere

modalità

tali

da renderlo anche,

giusta ogni principio di ragione, innocuo. Ai passi pertanto già fatti, ecco quelli che aggiunsi o sto per aggiungere.

tore diretta, annuncierà e la

Una lettera all'austr. ambascia,

domani i motivi che mi

mia dichiarazione formale

di

tenermi

fecero in

Europa tornare

pienamente a disposizione di

quanto piacerà all'austr. governo di determinare sulla mia futura dimora. Altra mia lettera vi sarà accompagnata diretta a S. A. il Pr. e di Mettermeli, nella quale nei migliori

sensi e debitam. te invocata

cautela sarà qui la

modi gli saranno

esposti

gli

stessi

miei

mia come in America, ed ultimamente a Londra, sicuramente la

sua protezione e favore.

massima: sarà egli bastante?

Sì,

e ciò

Quanto

alla

secondo avrassi già prestabilito

e troverassi acconcio di stabilire su di me. * Il soggiorno di Francia non solo mi sarà sicuro, ma benevolo; già da mesi il Re aveami fatto dire che mi avrebbe sempre veduto con piacere

ne' suoi stati.

A Londra quando domandai la vidimazione del mio passa-

porto mi fu risposto: per

domanGoverno, ci facciamo in questo caso un vero piacere di non ritardarlo di un solo istante. Nessuna difficoltà, pure, vengo assicurato incontrerebbe la mia altri,

dare l'autorizzazione di Parigi,

di regola, sarebbesi

obbligati

ma sicuri delle intenzioni

andata in Isvizzera, e credesi anche probabilmente

del

di

nostro

la stazione. Il

bisogno


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. ed il desiderio della tanto invocata e

63

male attendibile oscurità m'aveva

sì

tempo ad impedire o ritardare almeno la pubblicazione delle Memorie del mio compagno Andryane, che aveva finora a solo mio riguardo sospesa, ma sgraziatamente non fui in tempo.

fatto sperare di poter giungere in

Per quanto moderate io voglia lusingarmi che possano essere, esse dispiaceranno sempre

al

governo austriaco e difficilmente persuaderassi che io

non v'abbia avuto parte „

(1).

Federico Confaloniebi.

H soggiorno di F. Confalonieri in Francia fu di breve durata. Un ordine di sfratto del governo francese lo costrinse a riparare nel Belgio (2).

Di ciò

egli

dava subito notizia

alla

famiglia il

27 settembre. Federico Confalonieri a suo zio D. Tiberio. Parigi, 27 settembre

1837

(Impostata a Bellinzona il 6 ottobre, arrivata a Milano

7 ottobre '37).

il

*

Trovandomi da questa autorità invitato ad abbandonare per ora la domani per Brusselles, d'onde appena giunto, e trovata occasione propizia, farò pervenire alla mia faFrancia ed a recarmi nel Belgio, partirò

miglia tutti quei maggiori dettagli che ora la strettezza del tempo non mi permetterebbe di darle che troppo inadeguatamente. Intanto spero possa bastare a sua quiete l'esser certa che questa misura è affatto indipendente

da ogni mia cooperazione

e

condotta e che la mia salute trovasi già ab-

bastanza riavuta dalle fatiche del viaggio per non aver a temere di nuovo. Il

Re mi ha fatto dire molte cose graziose e lo stesso ministro

austriaco

sembra prendere interesse alla mia posizione. Tutti mi assicurano che la misura non è che pel momento, ma io sono avvezzo a conoscere dei momenti ben lunghi ed a dar poca fede a tali

(1)

Arch. Gen. Min.

Int.,

consueti

pigliativi.

Intanto

N. 8925/1837 (Fase. 1492).

vicende della espulsione di F. C. dalla Francia, della revoca dell'ordine e della smentita data sui giornali dall'Austria al Governo di Luigi Filippo vedi la lettera di F. C. a Pietro Borsieri, datata da Montpellier (2) Sulle

19. II. 1838 in Lettere (cit.), pag. 205-210. Cfr. su ciò anche R. Bonfadini, Milano nei suoi momenti storici, III: Mezzo secolo di patriottismo, Milano, 1886,

pag. 188-189, dove è pubblicata tore

del

anche una lettera del Confalonieri al redat-

Temps che aveva accusato

l'Austria al

momento di lasciare

F. Confalonieri, Lettere

(cit.),

il

il

C. di

carcere,

pag. 202-203.

aver rotto la parola data alche si legge anche in

lettera


64

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

ciò che più

duolmi si è che

questo fatto per far la guerra

la al

polemica

dei

giornali

s'impossesserà di

governo e per trarmi di nuovo da quella

oscurità che più io cerco più pare sempre

mi fugga!

Oh Dio, quando verrà quel giorno che mi sarà dato di poter pur fi-

*

nalmente avere un po'

di quiete e di pace!

ancora, sia fatta la sua volontà „

Ma se Dio non vuol darmela

(1).

Federico Confalonieri.

Era allora a Parigi quale incaricato d'affari in assenza dell'ambasciatore Appony il barone Clemente von Hugel, malato e semi-

pazzo,

il

quale all'annunzio dell'arrivo del

Confalonieri,

dalle vertigini della paura e della demenza, corse

colto

all'impazzata

dal ministro sugli affari esteri di Francia De Mole, chiedendo all'istante

un ordine di sfratto contro il Confalonieri.

Il colloquio fra

due diplomati degenerò presto in una scena

i

violenta che produsse sull'Hugel tale effetto da sommuovergli le facoltà, per cui lo

l'ordine di sfratto, ciso e

dovette rinchiudere pazzo in un ospitale. Ma ad onta della disapprovazione generale, fu de-

si

mantenuto. Federico lasciò Parigi e riparò nel Belgio.

Da ciò nacque un contrasto internazionale. Il Gabinetto francese, attaccato in seguito alla disposizione presa, si

difese dicendo che

il

Governo francese aveva salvato nel 1824

la vita al Confalonieri e che, per il favore avuto allora, si trovava

ora nella necessità di accondiscendere alle richieste dell'Austria circa

il

Confalonieri.

Metternich nel frattempo aveva spedito i suoi ordini all'incaricato d'affari austriaco, fissandogli la condotta ch'egli doveva te-

nere nella quistione insorta per la comparsa del Conte in Europa,

condotta che si può compendiare in una sola parola usata nel suo dispaccio: ignorer. L'Austria avrebbe ignorato l'arrivo di Federico in Europa.

E chiaro che quando furon sparse le voci con cui si incolpava il Governo francese a sfrattare il ConGabinetto di Vienna respingesse la paternità della

l'Austria di avere ridotto falonieri,

il

odiosa disposizione; e fece dichiarare dalla Gazzetta d'Augusta ch'essa non ci entrava punto nella faccenda dello sfratto, che anzi

non si sarebbe opposta al soggiorno del Confalonieri in Francia od in altro paese. Incaricò poi l'ambasciatore austriaco a Bruxelles

(1)

Arch. Gen. Min.

Int.,

ibidem.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. di comunicare tutto

Federico, che

a

ciò

si

65

trovava allora nel

Belgio ospite del marchese Arconati (1) nel castello di Gaesbeek. Il

membro della Camera dei pari, conte di Montalembert, mi-

nacciò di far nascere uno scandalo all'apertura della Sessione, qualora l'ordine non venisse rivocato (2) l'opinione pubblica stessa si mostrava contraria al passo fatto dal Governo e chiedeva una riparazione il Gabinetto cedette e fece pervenire poi al Confalo;

;

nieri

un passaporto per la Francia.

Di ciò si parla estesamente nei documenti seguenti. Il primo è del principe di Metternich al barone v. Hùgel.

Dépéche à

M le Baron de Hiigel. r

à Paris.

Vienne,

le

4 octobre 1837

du 24 septembre par laquelle Vous m'informez de l'arrivée de Fréderic Confalonieri à Paris; des démarches que cet incident vous a déterminé à faire auprès de Mr. le Président du Conseil; enfin des entrevues que Vous avez eues avec Mr. Confalonieri Je viens de

recevoir

l'expédition

lui raéme.

Je vous remercie, Mr.

le

Baron, d'avoir su trouver, au milieu de vos

souffrances physiques, la force

nécessaire

pour remplir

les

devoirs que

Vous imposait cette pénible circostance; j'y ai reconnu le zèle éclaire dont Vous ne cessez de nous donner des preuves. Veuillez également exprimer de ma part à Mr. le Comte Mole toute la que j'ai éprouvée en voyant ce Ministre rester fidèle en cette

satisfaction

conjouncture aux principes d'ordres et de conservation, qu'il a eu le courage d'arborer depuis son entrée au Ministère. // est évident la différence

que Mr.

de position

le

Comte Mole a compris que quelque puisse ótre

entre

les

pays et les gouvernemens, il rìy en a

aucune dans les conditions de leur existence.

Su questa visita del ministro austriaco nel Belgio, Conte di Rechberg, due rapporti e la risposta del principe di Metternich che meritano di essere conosciuti. Il principe approva la démarche dell'am(1)

al Confalonieri esistono

basciatore presso

il

Conte, ma lo richiama all'ordine perchè parlando col Con-

falonieri e scrivendo di lui gli "

Transeat

dà il titolo

di

Conte

che

non

gli

perviene.

— egli dice — per quel poco di buono d'Arconati che fu con-

dannato a morte in contumacia;

lo

chiami pure Marchese,

stringere le visite presso lui al solo necessario e

si

ma la prego a re-

rammenti bene per

l'av-

mai chiamar Conte il Confalonieri! „. (2) Cfr. circa l'azione del Montalembert in favore di F. Confalonieri, il bio-

venire:

grafo di quello, R. P.Lecanuet: Il

Risorgimento Italiano.

— IV.

*

Montalembert „, I, Paris, 1898. 5


66

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Quant à Mr. Confalonieri, voici la position dans du gouvernement autrichien.

laquelle

il

se

trouve

vis à vis

Condarané à mort, cette peine fat commuée per l'Empereur Francois en celle

de

la prison perpétuelle.

L'Empereur Ferdinand ayant laissé à tous les criminels de haute hison dont la peine excédait cinq ans de prison et celle de la déportation en

le

tra-

choix entre cette peine

Amériqoe, Mr. Confalonieri a opté pour la que les déportés qui reviendraient

déportation. S. M. a décide d'avance,

en Europe,

s'ils

tombent entre

les

censés avoir opté pour la prison

Mr. Confalonieri

s'est place

;

mains des autorités impériales, seront telle est la position legale

Mais le Gouvernement Imperiai n'a point (Vous persécution que

ses

dans laquelle

par son retour en Europe.

ennemis

lui

reprochent.

le

savez) cet esprit

Energique,

lorsqu'il

de

s'agit

un danger, il ne poursuit pas ceux que leurs fautes ont preciNous ne pouvons sans doute changer les mesures législatives qui ont fixé les sort des déportés, mais le Gouvernement de l'Empereur peut ignorer le retour en Europe de Mr. Confalonieri aussi long temps que par une conduite sage, par l'eloignement dans lequel il d'étouffer

pite dans le malheur.

se tiendra des factieux,

il

nous laissera la possibilité de ne pas nous en

occuper.

Metternich (1)

Recevez etc.

Importante la lettera di Federico allo zio Tiberio del 18 ottobre démarche dell'ambasciatore austriaco a Bruxelles presso il Confalonieri si leggono in questa lettera anche le comunicazioni fatte al Confalonieri da parte del Gabinetto di Vienna. in cui è narrata la

;

Federico Confalonieri a suo zio D. Tiberio. Milano.

Gasbek, 18 ottobre 1837 (arrivata a Milano "

Non saprei ritardarmi di un sol momento

scere alla

il

il

contento

29 di

mia famiglia la consolante comunicazione che mi fu

ott.

far

'37)

cono-

fatta

in

giornata da cod. austriaca Legazione residente in Brusselles.

Eccone gli importanti

dettagli.

lettera del ministro austriaco Co.te

sensi

(1)

:

Arch. G. Min.

Int.,

N° 8469.

Ieri

di

sera

ricevetti qui in

Gasbek una

Rechberg, concepita nei seguenti


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

67

Mr. le Comte!{\) Chargé par ma cour de vous faire une comunication qui ne vous sera

"

pas desagréable, je vous puisse

rance

de

prie

m'acquitter de cette

vouloir

chez

passer

Recevez

commmission.

en

moi, afin que je attendant l'assu-

etc. „.

Questa mattina mi recai subito a Brusselles e presentatomi Legazione était

e

cortesemente

chargé par sa cour

accoltovi

de

me

da quel

faire

mi

ministro,

connaitre

all'austr.* "

disse:

comme S. M.

qu'il

dans sa

haute bontó avait voulu declarer qu'il n'auroit mis aucune opposition à

mon séjour soit en Angleterre, soit en Belgique, soit en France, tout autre Pays où

le cartel

en

soit

d'extradition avec l'Autriche n'a pas lieu n .

Soggiungendo ch'egli era pronto a far conoscere questa graziosa determinazione della sua corte

ai ministri delle

rispettive

potenze presso cui io

avrei desiderato di soggiornare.

La mia famiglia non potrà sicuramente che meco sentire e consolarsi di favore non solo per la mia sorte

tutta l'importanza di questo segnalato

presente

ma anche per l'avvenire.

Egli è poi affatto ministro, che la

non

inutile

ch'io

l'assicuri,

come ne

assicurai

mia condotta non saprebbe mai cessare

solo possa corrispondere al favore presente

ma

di

anche

lo

stesso

essere

quale

non rendermi

meritevole di nuovi.

Che farà ora la Francia? Mi li chiamerà

ella

volerlo o per delle false suscettibilità di onor

come

tutto

nazionale

vi

sembrerebbe metterà ella

non saprebbesi così facilmente prevedere; sono però assicurato che l'ambasciata francese sarà fra una settimana in grado di farmi conoscere le intenzioni del suo governo delle difficoltà o dei ritardi? Ciò è quello che

a mio riguardo. Io non cercherò certamente nulla alla Francia,

(1)

ella

tro-

Fu il titolo di Conte, dato ad un dimesso per alto tradimento su questo

biglietto e sulle comunicazioni della legazione belga con le autorità provinciali e ed governo lombardo-veneto, che mise in subbuglio l'intero corpo dei funzionari nobili dell'Austria decrepita. Il Metternich in un biglietto

austriache

di polizia del 26 novembre 1837 accenna alle proteste fioccaVienna da ogni parte dell'Impero, tra le quali si segnalavano per irruenza quelle del governatore di Lombardia Hartig; egli cercò di scolpare il Rechberg dicendo tout court che meritava compatimento non essendo che da poco tempo in carriera. A Milano sopratutto si era inviperiti perchè, dicevan essi, un nobile contribuiva in tal modo all'apoteosi di un galeotto. Miseria de' tempi! Per questa inezia furono imbrattate tante pagine di prosa burocratica quante appena si converrebbero ad un affare della più alta importanza per le sorti di uno Stato Fu già detto della lavata di capo somministrata al Recnben* da Vienna. al

ministro

tegli a

!


IL

vasi ora posta il

RISORGIMENTO ITALIANO

da questa dichiarazione in tale posizione che in ogni modo

sortirne con decoro

non pare le possa essere facile.

Fra i Paesi che posso abitare coll'austriaco beneplacito trovansi 5 o 6 di Svizzeri cantoni, fra quali segnatamente Ginevra. Ella vede quale grande guadagno questo sia, se non per l'opportunità del clima almeno per l'altro

mio sì grande interesse di ravvicinarmi alla mia famiglia. Finora non posso nulla decidere, ma lo potrò tosto che conoscerò intenzioni

della

Francia e che

avrò

colla

meglio assicurata la nuova mia condizione.

debita

riflessione

La mia

salute

e

le

consiglio

trovasi

alcun

poco sconcertata dai tanti disturbi sì fisici che morali onde fui travagliato, ma un po' di buon tempo nel doppio senso basterà, ne son certo, a repristinarla.

Le cure e l'amore onde son qui circondato da questi ottimi amici non Essi godono presso questo governo ed in questo Paese della massima considerazione e m'è goduto l'animo di vedere come anche presso Faust. Legazione siano in quel buon possono con parole mai rendersi abbastanza.

odore che veramente la loro condotta che anche

la

si

merita. Ebbi

mia ha incontrato sì in Francia che qui

zione e contentamento

austriaci

degli

luogo di conoscere la

piena approva-

rappresentanti. Se tutto

il

mondo

condurmi così non è che un'indeviabile conseguenza de' più intimi bisogni del mio animo, ne cesserebbe certamente la meraviglia e la mia tranquillità vi guadagnerebbe assai. Basta, speriamo che l'avermi sotto gli occhi nelle stesse difficili prove cui mi trovo esposto

potesse persuadersi che

il

potrà forse meglio servire a generare quella convinzione che la lontananza

non avrebbe riuscito a dare „

(1).

Federico Confalonieri. Interessanti

queste

due

lettere

sono chiaramente lumeggiate Si noti già nella

prima

il

le

di

Costanza

Arconati,

dove

diverse fasi di questa vertenza.

giudizio

espresso

dall' Arconati

sulle

Memorie dell' Andryane. Constance Arconati au Marquis Antoine Trotti. Milan. Gasbeck, 29 ottobre '837 Fréderic est depuis 8 jours au point de nous quitter.

Vous savez comment son expulsion de France a été amenée. C'est le Chargé d'Affaires, qui remplace Mr. Appony, qui de son chef est alle faire une scène très-violente au Ministre des affaires de France pour demander cette expulsion. Mai c'étoit chez lui un premier accès de folie, et peu de jours après il a fallu l'enfermer. La France est allée inventer cette fable

(1)

Arch. G. Min. Int., N° 10001/1837 F. 1543.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. ridicule,

69

que c'étoit lui qui en 1824 avoit sauvé la vie à Confalonieri et

engagé envers l'Autriche à optempérer à toutes demandes au sujet de Confalonieri. Mais le Gouvernenient Autrichien désavoue dans la Gazette d'Augsburg toute part à cette expulsion et fait

qu'elle se trouvoit par là ses

déclarer dans plusieurs journeaux, qu'il ne s'oppose

nullement au séjour

de Confalonieri en France et autre pays, et par son Ministre à Brusselles

communiquer ceci à Fréderic lui mérae et dans des termes, qu'on un homme, qui n'existe méme plus à

fait

est étonnó de lui voir choisir vers ses

yeux.

Il

ait

paroit que Mr. de Metternich est piqué de ce que L. F. (la France)

voulu s'attribuer le merite d'avoir empéché Confalonieri de monter sur

l'échafaud et qu'il vetit par conséquence laisser à la charge de la France seule l'odieux de l'expulsion, en prenant

pour ainsi dire le parti de Con-

falonieri contre le cabinet francais.

En attendant ce cabinet (peut étre piqué de son coté) n'envoye pas encore

ici

l'ordre de viser

le

Mr. de Mole dit à ceux qui

de

passaport lui

Confalonieri

pour

France

la

:

en parlent, qu'il va l'envoyer sur le champ

et n'en fait rien.

Je suis sùre que le Memoires d'Andryane seront lues à Milan avec avidité.

dommage qu'il ne se soit pas contente d'exposer les faits sim-

C'est

plement. Tout

le

bavardage

donable à l'auteur

c'est

de

qu'il

y a mèle les gàtent. Ce qui est imperconsulte

pas

n'avoir

vouloit publier sur son compte et sur les C'est

Fréderic

sur ce qu'il

discours qu'il lui fait

faire.

un égard d'amitié uniquement qui empéche Fréderic de désavouer

toute coopération, toute connoissance précédente de ce livre, dont la publication a été

un grand chagrin pour lui „. (Arch. Gen. Min. Int., N. 1369).

Constance Arconati au Marquis Antoine Trotti, Milan.

Gasbeck, 3 Novembre 1837.

Notre Confalonieri nous a quittés hier et le chateau est desert sans lui. pour Paris et là il deciderà laquelle des Villes du Midi de la

Il est parti

France

il

choisira

pour séjour d'hiver.

Le cabinet francais a l'air honteuse maintenant de sa bassesse, et

il

a

cherché à reparer par des formes de politesse la demarche contre laquelle il

y a eu une clameur generale. Mais cette réparation tardive n'efface pas

la

tacbe,

et

M de Montar

lembert à déjà annoncé que dans son premier discours à l'ouverture de la session

il

attaqueroit le Ministère sur cette inique

lettre adressée à

et

M de Montalivet r

il

expulsion.

Dans une

s'exprime avec une grande chaleur

r une baute estime sur le compte de notre ami. M de Mérede, beaupère


70

M

de

KISOKGIMENTO ITALIANO

IL

r

de Montalembert étoit chargé par celui-ci de montrer cette lettre

à Féderic;

il

est verni ici hier avec un grand

au moment où

empressement, et l'a trouvé

en voiture pour partir.

entroi

il

au Gouvernement Belge, qu'il

avait, lui, declaré

sition la plus violente

Il

nous a raconté

qu'il

dans l'oppo-

se metteroit

on n'accordait pas l'hospitalité la plus complète

si

Communiquez tout ceci à Gabrio (1). Je voudrois que Vous vissiez la modération avec laquelle s'exprime

à Féderic en Belgique.

toujours ce malheureux

rogeons toujours avec

sur toutes

les

souffrances passées;

la crainte de lui faire de la peine et

taire notre curiositó par

nous

l'inter-

nous avons

fait

égard pour lui.

Sa figure a contraete une felle expression de douleur qu'elle ne se dissipe

méme pas quand il sourit ! Adieu. (Col timbro postale d'arrivo di Milano, 12

Novembre '837).

(Arch. G. Min. Int.,

N° 1395).

In questa lettera del 7 novembre Federico Confalonieri, già a il conte de Mole a ritirare le disposizioni inconsideratamente prima prese contro di lui, e Parigi, spiega le ragioni che indussero

stessa

l'azione

spiegata dal governo austriaco per

giungere a

questo effetto. Federico Confalonieri a suo padre Vitaliano, Milano. Parigi, 7

Eccomi di bel nuovo

in

notizia da Parigi, e viddi

Parigi!

Il

giorno dopo

Novembre 1837.

l'ultima

mia giunsemi

pure annunciato sui giornali, che

francese prevedendo l'austriaca

dichiarazione

il governo m'aveva già autorizzato a

poter rendermi nel mezzodì della Francia a ristorarvi la mia salute. Sulla

quale offerta essendosi da

me fatto

sarebbe mai stato del mio decoro ingiunzione o limitazione, mi il

C 16 di Mole, cui

era

si

il

rispondere

che dopo l'avvenuto non

rientrare in Francia sotto la

fece subito sapere per

stata fatta conoscere la

menoma

mezzo privato che

mia risposta, l'aveva tro-

vata giustissima ed aveva assicurato che immediatamente mi sarebbe stato spedito rare.

in

il

più ampio

ed

illimitato passaporto che avessi potuto deside-

Ma dal dire al fare grande

dubbio

dell'esito,

essendo la distanza, io sfavami sempre quando giunsemi a Gasbeck una lettera compitissima

dell'ambasciata francese in Brusselles, colla quale pregavamisi a voler ren-

dermi presso

{1)

il

ministro che trovavasi malato, affine ch'ei potesse darmi

Gabrio Casati, il neoeletto Podestà di Milano.


1

CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. comunicazione di una lettera di

Nulla di più garbato

di

E.

C te di Mole che mi riguardava.

il

parlava di regrets dell'avve-

vi si

ed interessamento per

alta considerazione

nuto, di

S.

questa lettera,

71

me

e

per

le

mie vi-

cende, di desiderio di fare la mia conoscenza tosto che giungessi a Parigi, e nel passaporto che mi fu rilasciato oltre all'esservi detto ch'esso doveva servire per liberamente dimorare e girare per tutta la Francia, eravi

positamente intestata la formola inusata e di maggior riguardo di S. E.

il

ap-

d'ordine

:

Presidente del Ministero, ecc.

Dopo questo completo esaurimento di riparazioni e di convenienze credetti

di

onorevolmente

poter

approfittare

rosamente mi

si

v'applaudì

meco congratulossi

e

offriva e fattone

dell'ospitalità

consapevole dell'esito,

che

sì

premu-

ministro austriaco, che

il

mi partii dal Belgio per qui

ritornare.

Or che si

visto

è

come è andata la cosa può giovare

indagarne le cause. In pochi casi blico per parte degli

uomini

il

lo

storicamente

grido d'improbazione privato e pub-

e dei giornali

di

tutti

i

partiti fu più

una-

nime e più universale. Vederonsi le influenze funeste di questa misura sulle elezioni, temevansi gli attacchi che da ogni parte preparavansi alle due Camere, io stesso viddi lettere ed appelli privati mini savissimi, moderatissimi

duca di Broglie

e di

e

fatti

da alcuni pari, uo-

partigiani dell'attuale governo,

Montalambert, ove altamente

come un

annunciavano che

se

non si recedeva dell'ingiusta misura, l'avrebbero fatta soggetto di formale

domanda

alla

Camera dei Pari. Aggiungasi a

tutto ciò, che già bastava,

e che ne fu la principale cagione, la dichiarazione dell'Austria, gli articoli semi-ufficiali della Gazzetta d'Augusta, la

disapprovazione data dall'Austria

stessa al suo rappresentante in Parigi, l'essersi questo

B ne di Hùgel manife-

stato per già pazzo a quell'epoca e divenuto poi furioso e facente a pugni colle

mura del luogo ove

rinchiuso (1)

è

ed

avrassi

una piena spiega-

zione della finale di questo affare così dissonante dal suo

cominciamento.

Non devo lasciare di far conoscere alla mia famiglia anche tutto il favorevolissimo

accoglimento

incontrato nel Belgio per parte del Governo

del pari che dei più ragguardevoli privati, quello

rare che la belgica ospitalità non

facendomi subito dichia-

mi sarebbe venuta mai meno, questi fa-

cendomi dire e scrivendomi

le

cose più lusinghiere e cordiali.

(Dal restante della lettera

si

rileva che

ciso

dove avrebbe fissata la sua dimora

;

il

Confalonieri era ancora inde-

che propendeva però per la Sviz-

zera onde avvicinarsi alla sua famiglia) (2).

Federico Confalonieri.

(1)

Tutto ciò collima con quanto la principessa Cristina Belgiojoso scriveva una lettera esposta succintamente

nell'ottobre del '37 a Costanza Arconati in

da A. Luzio, nel suo studio su Costanza Arconati, alla nota 1, pag. 10 di Profili biografici e bozzetti storici. (2)

Arch. G. Min. Int.. N° 10116/1837

(F.

1453).


72

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Del Confalonieri parla ancora il rapporto di un confidente Parigi, scritto

esso il confidente informa il governo austriaco

conte

qualora

di

spegnersi del novembre di quest'anno; con

sullo

dovesse

propositi del

sui

movimento

un

accadere

per

liberare

l'Italia (1).

e

Il conte Confalonieri è stato di bel nuovo per alcuni giorni in Parigi quantunque abbia fatto credere di starvi incognito egli non ha mancato

compatrioti e specialmente quelli della comune

di ricevere diversi de' suoi

causa che ora ragni,

si

trovano in questa capitale e cioè Bellerio, Ugoni, Fer-

ma più confidenzialmente il generale Demester e ad essi ha assicu-

rato, che venendo un'occasione egli non mancherebbe di mettersi di bel alla testa d'un movimento.

resterà tutto l'inverno

nuovo

Ora deve di già essere giunto a Montpellier ove

(2).

Nell'autunno di quest'anno uscirono a Parigi i due primi volumi delle

Memorie di Alessandro Andryane. M pamphlet „

L'impressione che questo dal governo

e

dalle

sfere ufficiali di

autorità

austriache

— così furono battezzate — fece sulle altissime

Vienna è chiaramente riprodotta in questa

ressante lettera che il principe di Metternich scriveva

inte-

31 ot-

il

tobre al conte Sedlnitzky, ministro di polizia.

A S. E. il Presidente del Dicastero aulico di Alta Polizia e Censura in Vienna Conte Sedlnitzky. Ricevetti pochi giorni

or sono

condannato per

libro pubblicato dal

il

delitto d'alto tradimento e poi graziato (3),

A. Andryane

;

porta

il

titolo :

Mémoires d'un prisonnier d'Etat au Spielberg „. Fino ad ora sono comparsi due volumi che comprendono, oltre ad alcune notizie biografiche, l'impresa tentata dall'Andryane, il suo arresto, l'inquisizione, la condanna "

ed

il

(1)

nieri,

suo viaggio a Briinn

;

la continuazione dell'opera che apparirà mani-

Sulla sorveglianza esercitata dal Governo di Luigi Filippo sul Confalo-

anche dopo il ritorno in Francia,

futura biografia di F. Confalonieri, in 1907, pagg. 467-470.

cfr.

Giuseppe

della

Gallavresi,

Per una

Archivio storico lombardo „, serie IV,

Un rapporto (1844) del console

nistro piemontese co. Solaro

A. Sandonà,

"

Margherita sul

sardo

in

Algeri al mi-

Confalonieri

si

legge in

La stampa nel periodo prima della rivoluzione. — Le domande di

grazia dei profughi, in

*

Rivista d'Italia „, giugno, 1910.

N° 10525.

(2)

Arch. G. Min.

(3)

L' Andryane fu graziato

Int.,

1'

11

marzo 1832.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. festamente tra poco conterrà la narrazione del

73

modo con cui furono trat-

Spielberg quei condannati.

tati allo

Queste Memorie furono

scritte per

produrre forte sensazione sul lettore,

non mancheranno, in un momento come questo, di raggiungere il loro scopo l'opera sarà ovunque febbrilmente ricercata né sarà possibile, ad e

;

onta della più severa vigilanza, di mettere in pratica con successo vieto della censura, che però

salvaguardare

troppo

il

avida di

proprio

il

governo non mancherà

di

il

di-

proclamare per

onore: io sono poi del parere che una caccia

quest'opera non

serva

ad impedirne l'introduzione

contribuisca solo a far nascere la persuasione che

r.

l'i.

governo

ma

senta

si

nel torto. Il

ragionamento che costituisce Dice l'Andryane:

assai semplice.

straniero

;

a ciò

mi

affiliai

incarico per Milano,

*

la

linea direttiva dell'opera

Io volli liberare

alla sètta de'

Carbonari

;

dal

l'Italia

invero

dominio

accettai a Ginevra

cui scopo era di indurre quei sudditi

il

è

un

ad insorgere

contro il loro sovrano. Al mio arrivo a Milano mi accorsi che il mio apostolato

non poteva avere successo perchè la severità con cui l'Austria vigilava,

rendeva impossibile un movimento qualsiasi di popolo.

mia missione e lo annunziai

al

Io

rinunziai

alla

Buonarotti che per ciò nella sua risposta

Il mio delitto rimase dunque nello stadio intenzionale, si come fu dimostrato, ad un'intenzione abbandonata. Ora una

mi rimproverò. ridusse anzi,

non costituisce delitto sino a che non sia stata trameno non si sia dato principio alla sua attuazione e però la mia condanna fu illegale ed ingiusta „.

intenzione criminosa

dotta in fatti o per lo

Oltre a questo argomento l'Andryane svolge un altro tema nel suo libro, tema che troverà largo eco in tutta l'Europa perchè è una quistione assai

controversa di legislazione.

— Sono

così detti delinquenti politici

i

da trattarsi alla stregua dei de-

—

comuni? L'Andryane, come tutta la scuola moderna, lo nega, ed afferma che individui che tentano il cambiamento di governo, anche se subito condannati, non si possano mai confondere con la classe dei delinquenti comuni, perchè il loro atto nasce da motivi nobili-, agli stessi si può forse attribuire una perturbazione dell'intelletto, mai una degenerazione morale. Perciò ogni pena disonorante è irragionevole e non verrà giammai sanzionata dal-

linquenti

l'opinione popolare.

Questi press' a poco

causa dinanzi

i

sofismi con cui l'Andryane porta e difende la sua

al tribunale dell'opinione pubblica.

è sopratutto spiacevolissimo

Ma ciò che per l'Austria

non è né il processo né la condanna dell'An-

dryane, sibbene la parte che in questi l'Andryane attribuisce al consigliere aulico Salvotti. Fosse anche tutto quello che l'autore

conta circa

il

modo di procedere di detto giudice

piedi, un'invenzione,

trario ed

il

sì

minutamente racda capo a

istruttore,

non si potrà mai portare su ciò una prova in consi lascierà giammai persuadere che il consigliere

pubblico non


74

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

aul. Salvotti abbia condotto

il

processo senza passione e nei limiti segnati

dalle leggi.

Vienna,

li

Metternich (1).

31 ottobre 1837.

E questo il momento in cui entra in scena il Pallavicino con vergognose proposte.

le sue

Queste Memorie, una banale ed esagerata apologia del Confalonieri,

stimolarono tanto la sua invidia e vanità che non esitò ad

governo di Vienna la sua opera per demolire i due magl'Andryane e sopratutto il Gonfalonieri. Il mezzo per raggiungere lo scopo doveva essere questo: propose al governo di affidargli la compilazione di un commento alle Memorie in parola sotto forma di note che si sarebbero poi pubblicate a Parigi od in altra città. In esse egli avrebbe tentato di ritrarre il Conf alonieri quale un ridicolo avventuriere, mostrando

offrire al

giori suoi nemici,

le falsità e le inesattezze

contenute nell'opera del francese.

Nello stesso tempo però consegnava al Capitano della città di

Praga uno scritto pieno zeppo delle più vili e ributtanti proposte additando alle autorità di Vienna la via che dovevano battere per

" sbrigarsi

di lui uccidendolo nell'opinione pubblica „ del-

l'Europa.

Torna inutile ch'io mi dilunghi qui

riassumere quanto

col

il

Pallavicino espose nel suo infame scritto e nelle Note (2) da lui

consegnate, dietro autorizzazione sovrana, nell'aprile del '38. Tutto ciò appare troppo

bene dai documenti che qui si pubblicano e che a lungo su questo penoso argomento. Su di un punto conviene però soffermarci; il Pallavicino a pagina 37 delle Memorie voi. I dà una versione tutta sua e falsissima sull'origine di queste note. Lì è detto:

mi esimono dall'ingrato compito di soffermarmi troppo

u

la

Allorché le Memorie del signor Andryane furono pubblicate prima volta in Parigi, Giorgio Pallavicino trovavasi a Praga,

(1)

Traduz. dal Ted., Arch. G. Min.

Int.,

N°

^—

-

.

(2) Le Note, commento di G. Pallavicino alle Memorie di A. Andryane, sono pubblicate nella loro forma originale e completa in Appendice. Nell'Appen-

dice di

II

del

volume

1

delle sue

Memorie il Pallavicino diede dei saggi saltuari

queste note, omettendo quanto

gli

l'odio ch'egli nutrì per F. Confalonieri.

tornava conveniente

per nascondere


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

75

confinato in quella città e quindi ancora prigioniero dell'Austria.

ma non pago a corredare di note il testo

Egli chiese il permesso di rispondere al suo detrattore, l'ottenne; però dovette starsene

menzognero, aspettando l'opportunità di potersi difendere innanzi al Tribunale della pubblica opinione „. E chiaro perchè egli svisi i fatti in cotal modo. Quando egli dettava le sue Memorie (dopo il '50) il Confalonieri era già morto da parecchi anni, per cui, scomparso l'oggetto del suo odio, cadeva anche lo scopo di incrudelire ulteriormente sulla memoria

Ma poi il Pallavicino era allora nel periodo di sua

dello stesso.

affermava nella vita pubblica italiana; gli si imponeva quindi di stendere un fitto velo su queste vicende del suo passato. Le sue proposte rimasero perciò sempre ignorate ed egli pubblicando in appendice al I volume delle sue memorie poche delle note allora offerte all'Austria, le purgò bene di quanto sapeva di troppa animosità contro il suo antico compagno di carcere. Il primo dei due documenti seguenti è uno scritto del conte Chotek, burgravio della città, con cui egli annunzia al ministro di vita in cui

si

polizia i passi fatti dal Pallavicino, le sue proposte circa le note

e la consegna dello scritto libello che subito vedremo. Il

secondo è la risposta del principe di Metternich con cui

si

accettano i servizi del confinato. Ili»10 Il

Conte,

possidente Giorgio Pallavicino mandato a confine a Praga ha offerto

della città in occasione della pubblicazione delle Memorie Andryane avvenuta or ora a Parigi, di fornire al governo austriaco un commento a queste Memorie favorevole al governo austriaco (mehrere zu diesem Memoires gehòrige und der osterreichischen Regierung giinstige al

capitano

d'A.

Notizen zu Il

liefern).

Pallavicini

ha consegnato poi

allo

stesso Capitano

un

articolo

col

quale egli cerca di ridurre il Confalonieri, dinanzi agli occhi del mondo, alle proporzioni di un ridicolo avventuriere nella persuasione che questo articolo

possa venire utilizzato per una pubblicazione nelle quotidiane gazzette. Io non tralascio di far pervenire a V. E.

il

rapporto del Capitano as-

sieme all'articolo in parola.

(1) Il

novembre 1837.

Praga,

li

7

A S. E.

il

ministro Sedlnitzky.

Chotek (1).

Traduz. dal Ted., Arch. G. Min. Int., N° 9516.

Chotek era il burgravio della città di Praga (.obester Burggraf).


76

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Il

ministro di polizia passò lo scritto del Chotek al principe di

Metternich che tosto rispose accettando l'offerta del Pallavicino.

A S. E. il Presidente ecc. conte Sedlnitzky. Ho preso notizia del rapporto favoritomi del signor Burgravio (N° 9516) e

ben volentieri Le esprimo

il

mio parere circa l'offerta

fattaci dal Pal-

lavicino. Si

può con certezza affermare che il Pallavicino, come complice e con-

captivo dell'Andryane e del Confalonieri, sappia molte cose rimaste ignote al

giudice istruttore e che quindi nessuno meglio

di

lui

possa

scoprire

menzogne contenute nelle Memorie dell'Andryane. Al Pallavicini poi non deve mancare la buona volontà non solo in rico-

tutte

inesattezze

le

e

noscenza pel mite trattamento avuto con sua vanità

ne

fu

offesa,

ed

offesa

lui,

ma

sopratutto

propkio dalPAndryane

perchè la dal Con-

e

falonieri.

Trattandosi di poter trarre dalla sua opera un possibile vantaggio non

ho scrupoli a che gli si rimetta una copia delle Memorie dell'Andryane e lo

si

incarichi

a

scrivere delle note

che gli

si

lasci

anzi a

sul

contenuto di questo pamphlet,

piena libertà di scrivere magari un libello quale

replica che potrebbe poi pubblicarsi a Parigi col suo nome.

Si capisce di per

questa replica

—

sé

che

dovrebbe

egli

sottoporre

il

manoscritto di

in cui per necessità egli dovrà parlare della legislazione

austriaca, dell'amministrazione della giustizia e di politica

—

al

giudizio

della censura.

Attendo entro 14 giorni due copie delle Memorie dell'Andryane da Parigi, di cui

una

è

destinata a V. E. mentre la

Pallavicini, dietro restituzione, a

seconda potrà consegnarsi

al

mezzo del capitano della città di Praga.

Siccome poi il Pallavicini ha colto quest'occasione per chiedere il permesso di sposarsi (1), sarebbe mio desiderio che si escogiti una modalità per appagarlo in questo suo desiderio ad onta delle condizioni sue speciali di deportato, qualora sempre la sua famiglia non si opponga con seri motivi.

Vienna, 19 novembre 1837.

Metternich (2).

Or vediamo il Confalonieri giudicato dal Pallavicino; ma anche a questi suoi giudizi, dai quali non schizzano che veleno, rabbia

ed odio, quale importanza potremo noi dare ? Teniamoci paghi di

(1) (2)

Nel 1838 G. Pallavicino sposò Anna Koppmann di Praga. Traduz. dal Ted., Arch. G. Min. Int., N° 9770.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

77

—

benché egli poi abusi di quanto egli dice del Confalonieri riquesta constatazione per giungere a deduzioni egoistiche u Nelle viguardo alla condotta di Federico durante il processo cende del processo il Confalonieri diede prova di coraggio e di probità, ricusando di tradire gV infelici ch'egli aveva sedotti ! „.

—

:

Giudizi di G. Pallavicino su F. Confalonieri e sue proposte

AL GOVERNO AUSTRIACO

(1).

Nel 1821 fioriva in Milano un uomo che spiccava sulla turba non meno che pe' suoi difetti. Il Confalonieri, non v'à dubbio, sortì una volontà forte, un ingegno splendido, un' attività indefessa, una costanza a tutta prova. Quantunque, generalmente parlando, le pe' suoi pregi

dalla natura

conoscenze sue sieno superficiali,

usarne con tanto

ei sa

ditorio ne rimane stupefatto. Perocché,

molto, e bene recenti,

come tutti

i

artificio,

ciarlatani,

che l'uei

parla

ma scrive male, e l'affetazione di certe sue frasi, o troppo

;

od antiquate, chiamò sempre sugli scritti di lui gli epigrammi del

pubblico. Un giorno, ch'ei leggeva

un suo discorso, all'aprirsi d'una scuola mutuo insegnamento, Bianca Milesi, ora Madama Mojon, mi disse all'orecchio: " che stile, Dio buono! Mi fa dolere la pancia!! Questo Confalonieri è per me un uomo ridicolo „. di

E

ridicolo

era

egli

agli occhi

di

che in lui vedevano

tutti quelli

il

Dandy (2) ma non il cospiratore. Intanto il Confalonieri cospirava, e mentre dava l'orme a'

ei

cittadini

suoi

colle

fogge d'oltremonti

e

d'oltremare,

studiavasi pur anche di darle colle politiche opinioni. I tempi erano favorevoli. Il sedicente

bricitante Italia.

—

Liberalismo

correa,

come

la

— questo gran

delirio

dell'umanità

feb-

lava d'un vulcano, Portogallo, Spagna, ed

H Confalonieri ne' suoi viaggi in Francia

—

ed

in

Inghilterra, erasi

non amava il governo Austriaco perchè il Governo Austriaco riconosce di già un Imperatore, e Confalonieri aggregato

alle società segrete:

volea diventarlo

:

— avvenne quindi,

voluzione, fondando o almeno i

ei

ch'egli

si

facesse l'apostolo della

ri-

promovendo in Lombardia una combriccola

membri giuravano di scacciare gli stranieri e d'introdurre in Italia, nome di Monarchia Costituzionale, il reggimento repubblicano. Qui deve recar stupore, che un uomo della tempra di Confalonieri

cui

col

—

un'uomo, tesse farsi

(1)

cioè, briaco d'orgoglio e divorato dalla rabbia del il

corifeo

d' un' opinione

democratica

;

comando, po-

ma lo stupore cesserà,

Due o tre periodi di questo scritto furono intercalati dal Palla vrcmo a

pag. 34-5 delle sue Memorie, voi. I; le riportò

il

D'Ancona,

op.

cit.

anche I'Helfebt " Ausgang der franzosischen Herrschtft in Ober-Italien und Brescia Mailander Militar- Verschworung r Wien (Tempsky), 1890, pag. 23. (2) Cfr.


78 qualora

—

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

si

ponga mente che in alcuni pochissimi il Liberalismo è scopo mezzo per attingerlo. Scopo a Confalonieri fu sempre una

infiniti è

in

rivoluzione, nella speranza di giungere, per essa, al potere supremo. Liberale, ei

per calcolo,

ma sultano per istinto, ei vuol sudditanza E sudditanza !

voleva in collegio da' compagni suoi, e la volle, più tardi, sullo Spielberg,

da' suoi complici...

È ventura che l'ingegno non

accompagnato dal buon giunon cospirava: ei faceva la guerra

sempre

sia

dizio. Il Confalonieri, a parlar retto,

a S. M. guidando

tradimento su

il

ch'egli provo-

gli occhi della Polizia,

cava coll'audacia delle sue parole e delle sue azioni.

Ma il Confalonieri fu

sempre il trastullo d'un'idea fissa, da cui niuna cosa può distrarlo l'Europa riconosce cinque grandi Potenze,

egli si

Intanto la sciabola del Frimont decapitava in Napoli

non aveva braccia:

zionario che

e

l'accortezza

Piemonte l'altro mostro, che non aveva testa. strozzata in culla.

Allora

congiurati

i

si

dissiparono

—

:

"

mentre

crede la sesta „. il

mostro rivolu-

Bubna incatenava in La congiura Lombarda fu

del

— alcuni celandosi,

fuggendo

altri

;

ma non celavasi e non fuggiva il capo di tutti: Federico Confalonieri. A chi venivalo consigliando d'involarsi al pericolo che gli

spondea coll'accento del disprezzo: penserà!...

„.

'

sovrastava, ei ri-

prima di toccarmi,

Governo

il

ci

Non guari dopo lo stolto era tratto da' Gendarmi alle segrete

di S. to Margherita.

Nelle vicende del processo

Confalonieri diede prove di coraggio e di

il

probità, ricusando di tradire gl'infelici ch'egli aveva sedotti

appunto

ei

doveva fare, per salvar

conoscendo

gieri,

sé stesso

—

(1).

Ma

così

e così potè fare di leg-

egli tutte le circostanze de' compagni

suoi,

mercè

alle

comunicazioni che s'erano fra noi stabilite co' tocchi nel muro.

La commissione scoprì troppo tardi questo linguaggio, per cui le novelle correnti varcavano di

carcere

in carcere, colla rapidità del

sogna poi aggiungere

che

Confalonieri trovò

il

telegrafo. Bi-

un angelo tutelare nella

moglie sua che venne a capo di corrispondere sotto-mano col marito, mal-

grado tutte le cautele, usate dalla commissione, per impedirlo. Il

Confalonieri fu condannato

— noi fummo condannati — e partimmo

alla volta dello Spielberg.

La Giustizia Imperiale volea che

i

prigionieri

non tormentati. Intanto noi lo eravamo colla fame. ciullo,

Ond'è che

suoi

più modi;

fossero puniti ma ma principalmente

povero Villa fu veduto piangere come un fan-

chiedendo un pezzo

soppiatto. Più tardi

(1)

il

in

di pane che il galeotto votacessi gli portava di ricevemmo il doppio drittel; ma con poco frutto, che

Questa confessione del Pallavicino a tu per tu col Governo di Vienna il Confalonieri poteva attendersi dal suo avversario.

è il miglior attestato che


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

79

l'amministrazione degli ergastoli suol'essere un disordine incessante. La rea qualità del cibo ed

che trasse

il

al cimitero,

difetto di occupazione

mentale furono

l'uno dopo l'altro, l'Oroboni,

supplizio

il

Villa ed

il

il

Moretti.

Tutti morivano consumati dall'inedia e dal crepacuore. Il

Confalonieri, più fortunato de' suoi compagni, sfuggì

supplizio. Ei leggea giornali e buoni

libri

riceveva lettere dalla moglie e ne scriveva...

ignoro

mini

;

Come avvenisse tutto ciò lo

ma il Confalonieri conosce a perfezione l'arte di cattivarsi gli uousarli

e

questo

a

solo

mangiava bocconi ghiotti,

(1);

come stromenti per giungere a' fini suoi. Però, anche sullo

Spielberg, egli esercitava la Dittatura: e noi, poveri

affamati, gli presta-

vamo di nuovo giuramento di fedeltà per un pomo

o

Sultano vedeva in ciò un atto di fellonia, e gli ciambellani

suoi

per

un pezzo

di

Ma tristo a chi s'avvisava di levar l'obbedienza all'Altezza sua! Il

cacio.

e

ministri,

altri prigionieri,

bandivano la croce contro

questo ribelle, ed ebbi a soffrire

i

parlerò a lungo un'altra volta. Ora

il

divenuti

ribelle.

Io fui

tormenti d'un anima dannata. Ma di ciò

mi limito a dire che senza il grazioso

decreto del defunto Imperatore, in virtù del quale venni traslocato a Gradisca, io avrei certamente finito o col perdere rato...

Essendo le cose in questi termini, 1

sissimo (2) de cospiratori: però invito nell'opinione.

Per ucciderlo

il

il

senno o col morir dispe-

vedo nel Confalonieri il pericolo-

io

Governo a sbrigarsene, uccidendolo

— bisogna, prima

di tutto

— non mostrar

di

temerlo.

Allorché

i

Governi temono un'individuo

siffatto

individuo è un

splenda

la

confessano tacitamente che

ei

uomo superiore. Se poi avvenga che a quest'uomo

e d'un grande infortunio, maggior parte degli uomini è volgo) ammira in esso VEroe,

doppia aureola d'un'impresa audace

il

volgo

e

compiange il Martire. La storia dello

(e la

falsata dagli altri, riesce più

Spielberg,

dannosa al Governo di

di dieci battaglie. Non doveasi

esagerata S.

dagli

uni,

M. che la perdita

il Confalonieri come traditore: Niuno allora avrebbe ceduto alla tentazione di calcare le sue tracce, che il gran supplizio dell'orgoglio non è la morte od il carcere o l'esiglio, è lo scherno. Quando in Russia gli antichi Autocrati voleano spacciarsi d'un Bajardo pericoloso, non lo mandavano in Siberia, facevano di lui un buffone di corte (Hofnarr). Intanto agli occhi di tutta Italia, il Confalonieri è V Achille del Libera-

condannare

doveasi rinchiuderlo come demente.

lismo Italiano, ebbene

si

mostri

all'Italia

ed

all'Europa

che l'apparente

(1) C'è da dubitare di questa affermazione, perchè, come vedemmo, ancor negli ultimi rapporti del '34-'35, il Muth espone le domande del Confalonieri per ottenere libri profani. Però non si può es<lu<lere che queste parole si ri-

feriscano ad un altro periodo delia prigionia del C. (2)

Conclusione che sembra in aperta contraddizione con le premesse da lui

suesposte.


80

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Anno 1° - Numero 3 9

Sabbato 22 ottobre 1836.

TL

.

PRECURSORE

Giornale della Rigenerazione Italiana Unione.

Il

Fermo Volere.

presente giornale

è

— Ogni settimana

liano.

destinato principalmente pel popolo itase

ne pubblicherà

un numero,

e

sarà

distribuito gratis.

POLITICA.

Quantunque niun grande avvenimento sia venuto ad accrescere il movimento della Libertà, pure è sempre

grande quello che le fazioni di Spagna non acquistano anzi perdon terreno e più quello che i Deputati fin ora eletti Il

son tutti per la democrazia.

governo portoghese, ecc. Il ministero francese, ecc.

Dicesi conchiuso il matrimonio tra la Principessa Maria d'Orléans e il Re di Napoli. La nipote d'Égalité

porterebbe in dote colle ricchezze qualche bella speranza di rigenerazione italiana, ma la figlia di Luigi Filippo recherà al marito le istruzioni del padre per

reprimere ogni tentativo di rivoluzione.

Grandezza naturale

— 8 pagine.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. non

Achille fede.

è

altro

Poniamolo

ma un D. Chisciotte di mala ben foggiato nel Beobachter o

che un D. Chisciotte, canzone.

in

81

Un articolo

nel giornale di Francfort; alquanti

epigrammi in un almanacco; un'inge-

gnosa caricatura, un poemetto intitolato

la maccheronea... ecco l'armi, onde Governo deve combattere il nemico suo. Se i Francesi ridono, il Confalonieri può starsene anche in Francia: egli ha cessato d'essere pericoloso. :

il

E qui fo voti perchè i ministri di S. M. tengano bene aperti gli occhi sembrandomi cosa verisimile che lo scritto rivoluzionario il Precursore della Libertà Italiana (1)

— che deve uscire

—

del Confalonieri a Parigi sieno avvenimenti concatenati tal uomo voglia tenersi tranquillo è follìa

il

che servire in cielo 8

fra

il

viaggio

loro.

Che un

crederlo. Irrequieto e superbo,

come il Satanasso di Milton, ei mormora in cuor suo all'inferno,

ed

in Marsiglia,

:

"

Meglio

regnare

è

.

Praga, 25 ottobre 1837.

Pallavicini Il

(2).

governo austriaco non abboccò all'amo se lo scritto del Palil gabinetto di Vienna concepisse le più ;

lavicino era tale che

Memorie quando si trattò di esaminarlo si persuase di leggeri che il Pallavicino non avea la mira che a tirare l'acqua al proprio mulino e che il suo lavoro non era che una giustificazione personale ed un atto di animosità contro il Confalonieri. Nella u Esse non relazione sovrana sulle note del Pallavicino è detto dimostrano che la spiegabile inimicizia dell'autore contro il Confalonieri e l' Andryane; sono scritte nell'interesse proprio e non

rosee speranze sull'opera di commento dello stesso alle dell' Andryane,

:

in quello

dell'i, r.

governo „. L'offerta fu quindi rifiutata e l'infe-

Italiana

ma il Precursore

della Rigenerazione Italiana (vedi fac-simile, pag. preced.).

Su questo giornale

che vide la luce quasi contemporaneamente

Firenze del Guer-

(1)

Non si chiamava il Precursore della Libertà

razzi ed all'Inno dell'Esule

di

F. Aniello,

all' Assedio

tolgo

di

questi particolari dalla cir-

colare segreta del ministro Sedlnitzky ai Governatori delle provincie dell'im-

pero del 29 agosto 1837: u

1 Ogni sabato ne escono a Marsiglia 400 esemplari su fine carta, formato da lettera, e i primi 12 numeri formeranno il primo fascicolo. 11 libraio

*

Batelli a Firenze e Vaccarini a Torino, si sono incaricati di curare

9

fusione del giornale che essi ritirano per la via

u

di

Livorno

e

la dif-

Genova

Dupont a Parigi sembra sia intenzionato di fare una seconda * zione del Precursore per la Svizzera e la Germania „. libraio

Trad. (2)

Arch. G. Min.

Int.,

d.

;

Ted. (Arch. G. Min. Int., N. 1976).

N° ad 9516.

U Risorgimento Italiano. — IV.

il

edi-

6


82

IL

lice

RISORGIMENTO ITALIANO

parto del Pallavicino fu sepolto sotto la montagna d'atti

raccolti nel sotterraneo dell'archivio di Polizia.

Con ciò fu evitato il suicidio morale di un uomo che alla patria rese più tardi segnalati servizi e che la patria tuttora,

dubbio, venerava pur attraverso un frasario servile; ci fu sopratutto

non v'ha

ma con ciò

risparmiato lo spettacolo di un maggiore scandalo

che avrebbe colpito nel cuore la dignità nazionale, lunghi strascichi e nauseanti di polemiche fuori di posto, palleggiamenti indecorosi di accuse e di responsabilità, che

avrebbero di troppo ridotta

nel concetto dei contemporanei e dei posteri la figura degli artefici

del glorioso periodo che inizia la lotta per il riscatto nazionale. (Continua).

A. Sandonà.


lGGIO di

raccolta di documenti da servire

per una storia completa del tricolore (Vedi continuazione

:

Anno III, fascicolo 4°, pag. 569).

Capitolo VI.

Prima Repubblica Cisalpina. Dolce brama delle genti

Cara pace, alfin scendesti

;

E le spade combattenti La tua fronte separò. Nell'orribile vagina

Già nasconde il brando Marte, Già l'invitto Bonaparte Il

suo fulmine posò. Monti.

Nella mente di Bonaparte giganteggiava l'idea di colpire a morte nell'Austria l'organismo del sacro romano impero: rintuzzatala sino al Tagliamento, ei lo passa spingendosi alle Alpi Nonché, ma là giunto apprende come troppo tempo dovrebbe ancora trascorrere prima che l'esercito del Reno possa venire a collegarsi col suo d'Italia, epperciò i

non esita a proporre all'Arciduca Carlo

preliminari di pace. Si sottoscrivono

il

18 aprile 1797 in

Leoben e subito

il

Bona-

parte partecipa alla Lombardia che sarebbe stata indipendente: rinuncia la Francia ad ogni diritto di conquista su di essa ed applicandole la costituzione francese del 1795,

si

costituisce tra

maggio e il giugno la Repubblica Cisalpina nominandone il rettorio esecutivo,

il

il

di-

corpo legislativo e sei ministri. La si divide

in undici dipartimenti che abbracciano la Lombardia fino all'Oglio, il

Bergamasco, il Cremasco

e

gli

stati

di

Modena:

sciogliesi

il

27 luglio la Repubblica Cispadana e così aggregansi alla Cisalpina altri

cinque dipartimenti.

Nell'ottobre poi, dopo la pace di Campo Formio che

vedemmo

così nefasta all'italianità dell'Adriatico, s'incorporarono alla nuova

repubblica

il

Bresciano,

il

Mantovano

e

la

Valtellina, creando

quattro ulteriori dipartimenti: eccone l'elenco generale:


84

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Olona, Alto Po, Adda, Crostolo, Lario, Panaro, Serio, Ticino, Verbano, Montagna, Alpi Apuane, Reno, Basso Po, Alta Padusa, Rubicone, Lamone, Metta, Benaco, Mincio, Oglio. Colla nuova costituzione del 31 agosto 1798 furono però di nuovo ridotti ad undici e cioè a quelli qui stampati in italico, riuniti in un solo i dipartimenti dell'Adda e dell' Oglio. Il passaggio della Lombardia dalla più o meno palese e sensibile tutela del militare francese al regime costituzionale della repubblica cisalpina veniva consacrato colla Festa della Federazione,

indetta in Milano col seguente proclama (1): Libertà

Eguaglianza

Piano della Pesta Federativa della Repubblica Cisalpina, pubblicato per ordine del Generale in Capo III.

Allo spuntar del giorno 21 Messidoro (9 luglio 1797)

per la Federazione varj colpi di cannone ne avvertiranno

V. Alle nove della mattina

Porta Orientale,

al

i

si

destinato

Popolo

invieranno fuori di

luogo destinato per la Federazione.

VI. L'ordine della marcia è 1

Federati

il

il

seguente:

Distaccamento di Cavalleria colle sue trombe.

2 Musica

3 Distaccamento di Fanteria Cisalpina e Pollacca 4 Le Deputazioni di tutte le Municipalità portando ciascuna di esse

ss

la loro Bandiera, nella quale sarà scritto: Municipalità di

5 Le Deputazioni della Guardia Nazionale di tutti

i

Dipartimenti

colle loro Bandiere.

6 Musica. 7 Battaglione (2) della Speranza colle loro Bandiere. 8 Autorità Costituite. 9 Distaccamento di Fanteria Cisalpina e Pollacca

10 Corpo di Cavalleria VIII.

Il

Lazzaretto, che

si

chiamerà d'ora in avanti, Campo della Fe-

derazione, sarà preparato magnificamente per la Federazione;

vi

saranno

aperti ed innalzati quattro grandi Archi trionfali

IX. Si comincerà dalla Messa che sarà celebrata dall'Arcivescovo

appena finita la Messa la forza Armata presenterà pubblica, che verranno benedette dall'Arcivescovo

le

Bandiere della Re(3).

X. XI, XII

Milano 2 Messidoro anno V della R. F. U.

Veduto ed app. da me Gen.

di Brigata

I e

Com.

p.mo della Cisalpina. in secondo la Lomb.

Vignolle. Sott.

Macchi, Presidente

Firm. Clavena, Segret.


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

85

Sulle Notizie Politiche del giorno susseguente alle feste si stam-

pava: Il citt.

Triulzi comand. te in

capite

della

Guardia Nazionale

milanese

mosse seguito dai granatieri e cacciatori e dalle compagnie del centro d'ogni rione della città colle rispettive lor bandiere.

Viene quindi menzionato il Battagli della Speranza

ma non è

fatto cenno della sua bandiera né dei consimili corpi di Bergamo

e di Crema.

A questi succedettero le deputazioni delle Autorità costituite della Repubblica, le nostre municipalità, la nostra Amministrazione centrale, le de-

putazioni dei comuni, ognuna colle proprie bandiere. (Nel Lazzaretto stava già prima

un grosso corpo di cavalleria e fanteria francese messo di tutto

punto sull'armi). L'Arcivescovo, celebrata la messa, si porta

all'aitar

della

Patria ove benedice le bandiere tutte della Repubblica che poi s'inchinano al

momento del giuramento.

E strano che non si menzioni la presenza del generale in capo Bonaparte, che del resto effettivamente intervenne (4).

Abbiamo un'incisione del tempo eseguita da Domenico Aspari Museo del Risorgimento e nell' archivio storico civico in Mi-

(nel

lano), la quale

dà un'idea completa di quella solennità. Porta

il

titolo :

FESTA DELLA FEDERAZIONE

.

DELLA REPUBBLICA CISALPINA

Celebrata a Milano nel Campo di Marte alla, presenza del Generale Bottaparte, dell'Armata Francese, Cisalpina, del Direttorio Esecutivo, delle Autorità costituite di un immenso Popolo il giorno 21 Messidoro an: Rep. no

V

9 luglio 1797.

DEDICATA AL POPOLO SOVRANO CISALPINO Quest'incisione di 63 cm. per 36 */« cm. rappresenta l'interno del Lazzaretto il di cui tempio centrale, inghirlandato e sormontato

da are fumanti, serve da tribuna alle autorità. Davanti

al

palco

costrutto sulla fronte di esso tempio stanno schierate le truppe

francesi con sei bandiere quadrate, munite di cordoni con fiocchi e del modello

a spicchi

diagonali che,

assegnato nel 1794 alla

197 a mezza brigata (soppressa il 30 marzo 1796), fu poi quello delle

nuove bandiere distribuite, in quel luogo istesso, ma cinque giorni


86

IL

RISOROIMENTO ITALIANO

dopo, alle mezze brigate dell'Armata d'Italia (5). Evidentemente l'Aspari

commise qui un anacronismo!

Quarantotto schiere armate cisalpine in colonna di marcia (la di cui testa figura d'arrivare davanti al palco, mentre la coda si scorge ancora poco discosta dalla porta d'ingresso sul fondo) portano ciascuna una bandiera. Vi si vedono i colori disposti oriz-

zontalmente, i campi in alto ed in basso con tratteggio inteso a significare

il

verde ed il rosso, e bianca la

striscia mediana:

nel

centro è disegnato il berretto frigio librato sopra la squadra, l'uno

da un serto di fronde. Le lancio sono della forma ad uncino doppio. Dietro al tempio sta una fitta siepe di bandiere esse pure a

e l'altra attorniati

senza tratteggio e priva di emblemi. Neppur sen vedono sulle bandiere che sventolano da cinque (il Cusani dice che in tutto erano 12) altissime antenne sormontate da berretto frigio e collocate a distanza attorno al campo. Certamente l'Aspari volle in quelle 48 insegne che sfilano striscie orizzontali di cui la centrale

raffigurare le bandiere delle guardie nazionali dei singoli dipar-

sembra poi che le bandiere rette da cittadini fermi dietro il palco sieno quelle delle timenti portate dalle rispettive deputazioni: varie municipalità e di queste

il

solerte Rovatti

ha voluto con-

servarci memoria nella sua cronaca dove troviamo

disegno di

il

Modena (Tav. V, fìg. 17 e 18) che descriviamo

quella della sua

Asta bruna sormontata da lancia tricuspide in ferro da cui pendono 3 nastri verdi e 3 rossi. Drappo quadrato composto di così:

tre teli orizzontali,

il

in basso. Sul verde

si

verde in alto, il bianco nel mezzo, il rosso

legge in lettere d'argento:

DIPARTIMENTO DEL PANARO sul rosso:

MUNICIPALITÀ DI MODENA iscrizioni ripetute

anche nel rovescio. Nel campo bianco al centro

figura un berretto frigio a punta acuminata pendente all'indietro e librato sopra la squadra; foglie verdi di quercia.

il

tutto rinchiuso entro

un

serto di

Di sopra un gran nastro rosso svolazzante

reca la scritta in argento:

REPUBBLICA CISALPINA ed al rovescio sul medesimo nastro si legge:

LIBERTÀ

EGUAGLIANZA


E.

GHISI

TAV. V.

DEL TRICOLORE ITALIANO Fig. 17.

Fig. 18.


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE Il

disegno dell'emblema, non oltrepassando

i

87

confini del bianco,

appare di gran lunga più piccolo di quello che figura sulle 48 bandiere che sfilano nell'incisione dell' Aspari e che attribuimmo deputazioni della G. N. Errò l'Aspari nel non disegnare uguali emblemi anche sui drappi delle municipalità schierati dietro al palco, come anche il buon Rovatti erra certamente nell' aggiungere alle

l'avvertenza

:

Bandiere che figurarono alla festa glio

1797

e

che furono portate a

al Lazzaretto in Milano il

15 (sic) Lu-

Modena il giorno 17 alle ore 6.

Questa dizione al plurale si riferisce indubbiamente anche al disegno che figura sul foglio seguente della Cronaca e che rappresenta la bandiera della Gr. N. già da noi menzionata a pag. 563 (anno III, fase. 1). Le aste e le lancio sono rappresentate come quelle della municipalità.

Anche la cronaca modenese del Franchini (pag. 385, Voi. 1796/7) presenta una bandiera della stessa municipalità, avente però la forma d'un lungo pennone. Il verde è vicino all'asta, il bianco nel mezzo ed il rosso al flottante. Nel centro bianco la squadra col pendolo sormontata da berretto frigio rosso ed attorniata da serto d'alloro verde allacciato in basso da sottile nastro rosso. L'iscri-

ci

zione in lettere nere suona:

Il

nel verde

nel rosso

LIBERTÀ MUNICIPALITÀ DIPARTIMENTO

EGUAGLIANZA DI MODENA

DEL PANARO

drappo è contornato da un orlo o frangia bianco, rosso e verde

e dall'estremità a punta pende un fiocco pure tricolorato. La lancia è di ferro e vi sono avvolti due cordoni con fiocchi anch'essi tricolorati: l'asta è tricolorata a spirale (Tav. V, fìg. 19).

Non ci sembra che questo documento possa infirmare l'esattezza di quello della cronaca Rovatti: questi

ha riprodottola bandiera

del modello ufficiale adottato a Milano per tutte le municipalità della Cisalpina,

il

Franchini invece riproduce un'insegna confe-

zionata a Modena forse più tardi e probabilmente

destinata sol-

tanto a sventolar da un balcone.

Ma ritorniamo a Milano, ove troviamo che soli cinque giorni dopo la retro descritta grandiosa festa

se

ne celebra un'altra e

questa tutta militare. Il

Corriere Milanese del 17 luglio (n. 57) (6) ci dice che


IL

Venerdì 14

si è

RISORGIMENTO ITALIANO

celebrata in Milano dall'armata francese

festa anni-

la

versaria della Federazione e della distruzione della Bastiglia. Alle 11

ore

13 a di linea al comando del genM Bon, e l'll a, 12°, 20° leggiere al comando di Kilmaine) e due regg." di cavalleria francesi unitamente a varii numedella mattina cinque

mezze brigate

fanteria (e cioè la 9* e la

di

campo della FedeDopo diverse evoluzioni si formano in battaglione quadrato intorno

rosi distaccamenti delle Legioni Cisalpine si recano al

razione. alla

Piramide su la quale sono

scritti

i

battaglia ed intorno alla quale stanno le uffiziali di

verle;

il

ciascuna mezza brigata,

Generale

nomi di tutti i soldati morti in nuove bandiere (7). Il capo degli

preceduto dalla musica, viene a rice-

Bon le consegna ai Capi dei Corpi ed

Capo (Bonaparte) gli (sic)

dice:

Cittadini,

che

vostre

le

sempre sul sentiero della libertà e della vittoria.

il

Generale in

bandiere sieno

H Generale La Hoz Co-

mandante le Truppe Cisalpine porta le bandiere alle sue tre Coorti. Il Generale in

Capo dice loro: Cisalpini; che le vostre

colla loro disciplina, e ch'esse sieno le colonne

dell'indipendenza Cisalpina

legioni

inalterabili

si

distìnguano

della

libertà

e

(8).

Quali erano queste tre coorti ? La 4% 5* e 6* della Legione Lombarda, visto e considerato che, da quanto ebbimo a dire a pag. 329 del fascicolo 3° Anno UT, le sole 1*, 2* e 3* ci risulterebbero aver

Oppure si trattava di coorti emiliane, bergamasche o bresciane, visto che il Corriere Milanese e lo stesso Bonaparte parlano di Legioni Cisalpine al plurale? Il § 3 del Metodo che verrà osservato nella formazione della Legione Loinbarda, che sin dal 24 Vendemmiale anno V (15 ottobre 1796) l'Amministrazione Generale della Lombardia faceva

ricevuto la bandiera?

pubblicare, prescriveva chiaramente che: Tosto che una Coorte sarà formata, ed avrà ricevuta Presidente, e Delegati dell'Amministrazione volontaij della

medesima Coorte,

il

Capo

la

Bandiera,

il

scegheranno nel numero de' di

essa,

li

Capitani, Tenenti,

Sottotenenti, Sergenti e Caporali per le successive nominazioni.

Pare però che la consegna della bandiera alle singole coorti sia dopo avvenute le nomine, come era del resto più naturale, e siccome non ci consta che coorti di truppe assoldate, bergamasche, bresciane ed emiliane, intervenissero o mandassero deputazioni a quella festa, dovremmo concludere che le tre coorti che ricevettero le insegne in quell'occasione fossero proprio la 4*, 5* e 6* della Legione Lombarda e che, così essendo, ben s'esprima il Corriere Milanese nel designarle sue accennando al La Hoz. stata rimandata a


PER UNA STORTA COMPLETA DEL TRICOLORE Il

canonico

Gattoni nel

89

Giornale Gallo-cisalpino

suo citato

scandaloso, ecc. attribuisce digià alla festa del 9 luglio la consegna della bandiera alla coorte

volta a si

comense che la portò per la prima

Como nel successivo giorno 11; errore di date che forse

potrebbe spiegare col fatto che furono due gli arrivi di banNoi crediamo che l'il sieno giunte colà la bandiera

diere a Como.

della municipalità e quella delle guardie nazionali lariane bene-

dette a Milano il 9 e che il Gattoni le confonda colla bandiera dei legionari che

non può essere arrivata prima del 15 o del

16.

È certo che la coorte comasca (designata negli atti come 4a ab,

benchè nel piano di costituzione figuri, come vedemmo, al 6° posto) non poteva dirsi di recente formazione, avvegnaché in una lettera già del 7 dicembre 1796 Bonaparte la manda a presidiar Cremona ed il Gattoni stesso riferisce appunto esser partita pel campo nella notte del 9: doveva poi anche esser abbastanza completa se il 7 febbraio già si batteva a Pesaro, fatti questi che basterebbero a spiegare l'inosservanza del citato § 3!

(9).

E a deplorarsi la scarsezza dei documenti in merito al conferimento delle bandiere a queste truppe assoldate, mentre invece tutte le raccolte di leggi e decreti, i giornali e le cronache rigurgitano di dettagli concernenti un corpo che dal suo quartier generale di Passerano (non lungi da Udine) in data 3 Vendemmiatore

anno VI

segue

(24

settembre 1797)

il

Bonaparte ordinava come

:

1.° Le città di Milano, Bologna e Brescia formeranno ciascuna Art. una compagnia d'ussari di sessanta uomini.

Art.° 2.°

Lodi, Pavia,

Le città di Cremona, Mantova, Ferrara, Modena, Reggio, Como, Bergamo, Crema, formeranno ciascuna una compagnia

d'ussari di trenta uomini.

Se ne doveva fare la leva forzata fra le famiglie benestanti ed erano obbligati a vestirsi, equipaggiarsi, provvedersi di cavallo e mantenersi a tutta loro spesa, passando il governo un'unica razione giornaliera di foraggio. Questi usseri di requisizione,

come

chiamarono, vennero disciolti non appena Bonaparte

parti

si

dall'Italia (10);

i

si

pochi rimasti volontariamente al servizio col

grado di sottotenente, furono poi ordinati in una compagnia di Aveva ogni compagnia la propria bandiera e si compiace lo storico Zanoli di menzionare com'egli cominciasse la carriera guide.

militare in qualità di portabandiera nella compagnia di

Modena.


90

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Di queste bandiere, o meglio stendardi, tutte le compagnie, nessuno che

si

di identica

forma per

sappia è pervenuto sino a noi,

ma se ne hanno parecchi disegni. Il facsimile di un progetto venne pubblicato, dietro fotografia del Sig. Fantuzzi di Reggio Emilia,

nel n. 3 gennaio 1897 telli

dell' Illustrazione

Italiana (Milano, Fra-

Treves) e non v'è dubbio si tratti d'un disegno ufficiale. Ri-

sultan da esso le dimensioni di Braccia 4 (m. 2,38) per l'asta e di pollici 20 linee 2 (m. 0,55) per ogni lato del drappo, non

com-

presa la frangia e queste identiche misure trovansi sul modello di Bergamo descritta dal La nostra descrizione la faremo però in base

originale della bandiera degli Usseri Locatelli (op.

cit.).

al disegno a colori ch'è nella Cronaca del Rovatti (Voi. II, pag. 192)

colori sono disposti orizzontalmente,

i

il

verde in

alto,

il

:

bianco

nel mezzo ed il rosso sotto. Diritto

Nel verde

:

si legge in

REPUBBLICA CISALPINA

lettere d'argento :

„

bianco

„

„

„

„

rosso

„

„

„

COSTITUZIONE DELL'ANNO VI. REPUBBLICANO

LIBERTÀ UGUAGLIANZA

Rovescio

:

„

verde

,

„

„

n

bianco

n

„

„

VSSERI

,

rosso

„

„

,

DELLA CITTÀ DI MODENA

.

Tutt'intorno al drappo corre un sottile orlo d'argento ed un fregio

a rabeschi con fogliette che, come

le parole,

è a credersi fosse

ricamato. Avvi pure su tre lati una frangia d'argento. L'asta tricolorata a spirale termina in una lancia da cui pendono due cor-

doni con fiocchi, il tutto in argento. (Tav. V, fig. 20 e 21).

Per le date ed i particolari delle consegne di questi stendardi compagnie rimandiamo il lettore all'appendice, noi invece sfogliando il Zanoli troviamo come egli affermi che alla fine del 1797 le milizie della Cisalpina sommassero a 15.000 uomini alle varie

d'infanteria a 2 batt., un battaglione di un corpo d'artiglieria di 12 comp., un altro del genio, quattro batterie con 16 cannoni da campo, un reggimento di usseri, non che vari corpi isolati di cavalleria. Un battaglione di guardie

ripartiti in otto legioni

fanti leggeri,

del corpo legislativo (330 granatieri) venne creato con decreto del

19 Nevoso anno VI (9 gennaio 1798). Questi ordinamenti però non

erano definitivi, né tutti i quadri al completo. Si adopera ancora


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

91

designazione di legione, ma solo come equivalente ita-

la classica

mezza brigata, con cui si designava un reggimento di fanti; le grosse legioni del 1796 con artiglieria e cavalleria devono essersi dimostrate poco maneggevoli e quindi i sedici liano del francese

battaglioni di cui sopra non sarebbero che le antiche coorti delle legioni lombarda (sei), italiana od emiliana (cinque), bresciana (tre),

bergamaschi e cremaschi (due).

Due legioni polacche

della

forza di 6000 uomini entrarono il

12 aprile 1798 definitivamente al soldo della Repubblica Cisalpina

novembre stesso anno presero il nome di l a mezze brigate ausiliarie della complessiva forza di 6402 uomini. E noto come la Polonia, malgrado gli eroici sforzi di Koe colla legge del 30

e 2*

sciusko, era stata nel 1795 cancellata dal novero degli Stati europei.

Tra i patrioti condannati ad una vita d'esilio e di stenti eravi un Grian Enrico Dembrowski il di cui nome doveva rifulgere di pura gloria durante tutta l'epopea napoleonica. Recatosi egli a Parigi esibì la sua spada a quel Direttorio: scriveva questi il 28 ottobre 1796 al Bonaparte in Italia proponendogli che qualcuna delle Amministrazioni italiane assumesse al proprio soldo dei corpi formati con disertori e fuorusciti polacchi. Venne il Dembrowski a Milano ed abboccatosi col generalissimo pochi giorni dopo la battaglia d'Arcole, ebbe la soddisfazione di veder pienamente accolto il suo progetto. Il 9 gennaio 1797 una convenzione venne firmata tra lui e l'Amministrazione Generale della Lombardia, il di cui art. Ili diceva: Il

popolo lombardo vedrà con soddisfazione

nazionali della

FRATELLI

;

Lombardia

colla

scritta

i

Polacchi portare

i

colori

GLI UOMINI LIBERI SONO

inoltre tanto gli ufficiali che

i

soldati del corpo polacco por-

teranno la coccarda francese come quella della nazione

protettrice

degli

uomini liberi (11).

Non furon sordi quei fuorusciti ai proclami coi quali nei giorni 5 ed 11 gennaio il Dembrowski li eccitava ad arruolarsi, e subito si

costituì la legione

che ebbe bandiere identiche nel disegno a

quelle della sorella lombarda, ma, a quanto pare,

non dai

colori

nazionali della Lombardia bensì da quelli francesi. Ne esiste una all'Heeres

Museum di Vienna ed anche di questa la cortesia di

quel direttore Dott. John volle favorirci una fotografia che, sulle indicazioni gentilmente forniteci eziandio dal di lui predecessore,

siamo in grado di così esattamente illustrare.


92

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

drappo è largo m. 1,32 ed alto 1,48 e consta di tre teli verapparentemente bleu, uno bianco ed uno rosso al flottante il disegno degli ornati che ci accingiamo a descrivere e la tecnica della loro esecuzione essendo, come dicemmo, identici a quelli della Legione Lombarda, sembra ovvio sieno opera del medesimo confezionatore. Nel diritto la scritta sul grande nastro svolazzante giallo suona Il

ticali, uno :

:

LEGION

AUXILIAENY

POLSKI

LOMBARDYI

Sotto evvi il berretto frigio colla punta rivolta al flottante e fa-

da tre striscie verde, bianco e rosso: immediatamente sotto si legge: sciato in basso

LUDZIE BRACIA

WSZYSCI

WOLNI

SA

e sotto ancora il triangolo col pendolo, serto di foglie di quercia. In basso su

il

tutto

chiuso

entro

il

due striscie gialle si legge

:

sul telo bleu:

FISYLLERY sul telo rosso:

jzey

BATALLION

Al rovescio, disposte collo stesso ordine, le scritte suonano: AUSILIARIA DELLA LOMBARDIA TVTTI GLI UOMINI LIBERI

LEGIONE POLACCA

FUCILIERI

SONO FRATELLI lo BATTAGLIONE.

Tutte queste iscrizioni sono in caratteri neri e dell'altezza in

media di 3 »/j cm. I grandi nastri sono

riportati sul

drappo me-

diante cucitura. L'asta è di color legno naturale, ancor essa tilata in

fondo

:

il

telo bleu le s'avvolge

mu-

d'attorno assicurato da

una riga di 28 chiodi d'ottone disposti su di una fettuccia pure ma non tutti originali. In realtà questo telo bleu appare

bleu,

d'un colore azzurro grigiastro smunto, simile per altro al colore delle molte bandiere francesi dell'epoca conservate in quel museo

e dovuto all'azione del

tempo: se fosse stato verde in

origine,

l'apparenza attuale sarebbe diversa. Della freccia non si conserva


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE il

93

gambo in ottone in forma di bossolo restringentesi in alto

per poi svilupparsi in una palla sopra la quale era la lancia non si

sa quando scomparsa. Questa bandiera vien nel catalogo designata come conquistata

alla battaglia di I corpi del

Magnano il 5 aprile 1799 (12).

genio e dell'artiglieria, la di cui formazione veniva

ordinata colla legge 21 Nevoso anno VI (12 gennaio 1798), ebbero assetto

definitivo

colle

risoluzioni

del

12 Ventoso (3 marzo) e

16 Germile (6 aprile), delle quali ci limiteremo a riportare quanto segue: I.

Il

Corpo del Genio sarà composto

di

un

ispettore

Generale di Brigata, tre Direttori Capi di Brigata,

col grado

di

sei vice Direttori Capi

Battaglioni, otto Capitani di prima classe, otto Capitani di seconda

classe

ed otto Tenenti.

IL Al Corpo del Genio saranno unite due Compagnie cinquanta uomini, compresi tre

Ufficiali

di

Minatori di

per ciascuna; più due Compagnie

di Zappatori della stessa forza e dello stesso numero d'Ufficiali, ed in oltre

una Compagnia d'artisti Pontonieri di cinquanta uomini e quattro Uffiziali.

tempo di guerra si aggiungerà a questa un'altra Compagnia di Artisti si riforzeranno a norma del bisogno quelle de' Minatori e Zappatori, e si formeranno due nuove Compagnie di semplici artisti... In

Pontonieri

;

Vi si aggiungevano un Corpo di Ragionati di fortificazione ed una scuola da servire tanto per l'Artiglieria che pel Genio da aprirsi in Modena.

Non era però contemplato

il

conferimento d'una bandiera a

questo corpo del Genio, mentre se ne doveva per contro dare due

a quello dell'Artiglieria. I. Il Corpo d'Artiglieri della Repubblica sarà per ora composto di due Battaglioni di dodici Compagnie per ciascheduno, cosicché alle nove Compagnie Cisalpine ed alle tre polacche ora esistenti si aggiungeranno '

altre dodici di piede

nuovo

IV. Ogni Battaglione sarà diretto da un

Capo Battaglione, ed ogni un Maggiore. Vi sarà inoltre per ciaschedun Battaglione un Quartier Mastro un Ajutante ed un porta Bandiera amendue col rango

Divisione da

di

Tenente in secondo

Di queste bandiere stribuite e

dell'Artiglieria

non

si

sa se venissero di-

nessuna traccia se ne scopri finora.

Un assetto generale delle forze della repubblica veniva poi deliberato colla legge seguente:


94

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

In

nome della Repubblica Cisalpina una ed indivisibile

Il

Gran Consiglio considerando, ch'essendosi sinora provveduto solamente

Milano 2 Fiorile anno VI Repubbl.

ai

(21 aprile 1798).

Corpi del Genio e dell'Artiglieria, restano da determinarsi

le

quantità,

qualità ed organizzazione della Fanteria e Cavalleria della Repubblica

Considerando ch'esistono molti Corpi isolati d'Infanteria e Cavalleria con pregiudizio della forza ed uniformità del servizio militare, I. La Repubblica mantiene per ora sei Legioni d'Infanteria due di Truppe ausiliarie, mantiene inoltre due Reggimenti di Cavalleria Cisalpina, uno di Dragoni e l'altro di Ussari. II. Tutti i Battaglioni attualmente isolati formano parte delle sei Le-

Risolve:

Cisalpina, e

gioni Cisalpine ed

i

Corpi isolati di Ussari costituiscono il Reggimento di

nome

questo

Nel corso dell'annata

si

abbandonò per

altro

definitivamente

l'appellativo di legione qui sopra ancora una volta usato e nel-

l'opera dello Zanoli troviamo la seguente composizione alla fran-

cese delle forze cisalpine:

Tre mezze brigate d'infanteria ciascuna a 3 batt

Una mezza brigata d'infanteria leggiera a 3

1 .

id.

(assorbendo quindi ogni mezza brigata due delle preesistenti legioni,

ma sciogliendo a quanto pare quattro battaglioni) cadauna

della forza di 3201 uomini, ogni battaglione composto d'una com-

pagnia di 83 granatieri e di otto altre, ognuna di 123 fucilieri. Un reggimento dragoni a 6 squad. di 2 comp. „

„

usseri

„

„

d'artiglieria

id.

a 2 battagl. da 12 comp.

Tre comp. ie d'artieri ed una d'artificieri. Una comp. di guide a cavallo. ift

Che le preesistenti legioni legassero alle nuove mezze brigate che ai corpi che n'eran ancor privi ne distribuissero durante il 1798 delle nuove non ci è stato sinora possibile di scoprire malgrado la caterva di documenti compulsati. E per altro ammissibile che le bandiere già appartenute alle legioni lombarda, emiliana e bresciana passassero ai nuovi corpi, avvegnaché sotto di esse erano marciati non ingloriosamente al fuoco quei gregari cisalpini che il Bonaparte ebbe a qualificare u des polissons ramassós dans les rues des différentes villes d'Italie, " qui pillent et ne sont bons à rien „ (13). Che non tutti fosser meritevoli di cosi aspro giudizio, che si trovassero fra i molti mercenari ed avventurieri forestieri anche dei nostrali generosi e di

le loro originarie bandiere, e

se


PEE UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

95

buona volontà, basti leggere il Zanoli per convincersene. Un atto legislativo del 29 germile anno VII (19 aprile 1799), per quanto redatto in giorni in cui era d'uopo tener alto il morale delle truppe con ogni mezzo, risolve che la comp. ia dei granatieri del 3° Battagl.* i della prima /t Brigata, essendosi valorosamente distinta nell'affare del giorno 6 sotto Legnago, sia proclamata aver bene meritato della patria. Dunque non solo quando volgevan prospere le sorti ma anche quando il nemico vittorioso d'ogni parte incalzava eranvi dei militi cisalpini che facevan del loro meglio per illustrare e tener alto il tricolore loro affidato, mentre che i pacifici abitanti delle città sembra che, sbolliti i primieri entusiasmi, non badassero più che tanto" a dar segno di civismo col continuare a fregiarsi della coccarda nazionale, ma anzi, prevedendo gli avvenimenti, la nascondessero. Un avviso del 28 Germile anno VII (17 aprile 1799) del Ministro della Polizia ripeteva ai trasgressori le severe minaccie di pene ch'eransi enunciate due anni prima, ma eran vane parole gli Austro-Russi erano alle porte. ;

La legislazione cisalpina del resto fu tarda nel prescrivere i colori nazionali sia pei membri del Corpo Legislativo che per la bandiera dello Stato: lo provano i seguenti documenti, che si pos-

sono trovare nelle precitate raccolte: Milano 10 Nevoso anno VI Repubblicano (31 dicbre 1797). Il

Gran Consiglio al Consiglio

Considerando

che

la

Costituzione

de' Seniori

nell'Articolo

Membri del Corpo Legislativo portino nell'esercizio

370 prescrive che

i

loro funzioni

i

delle

segnali distintivi dell'Autorità di cui sono rivestiti,

Considerando che la Costituzione all'Articolo medesimo dice che Legge determina la forma di questi segnali distintivi,

la

Il Gran Consiglio dichiara l'urgenza sul modo di dare esecuzione ad un punto della Costituzione. Dichiarata l'urgenza Risolve I.

I Rappresentanti del

tarsi nell'atto della

Popolo hanno per segnale distintivo da por-

Seduta una fascia

per i membri del Gran Consiglio

,

di seta in cintura.

La fascia è rossa

rossa e bianca per i Membri del

Consiglio

de' Seniori, e l'una e l'altra con frangie di seta a tre colori Nazionali.

IL È facoltativo ai Rappresentanti del Popolo il portare esclusivamente un abito verde, senza bavaresi militari, con bavaro e paramani ricamati in seta verde a figura di corone di foglia di quercia. Il bavaro e i

paramani sono rossi per li Juniori, bianchi per li Seniori.

III. È proibito ai Rappresentanti il portare nell'atto della Seduta qualunque distintivo indicante corporazione Ecclesiastica o Militare.


96

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

In nome ecc.

L.

Estrude' Registri del Dirett. Esec. a.

Milano 23

6. r.

prova la

seg.

pina

detto

Sess.

:

CLXX

.

de' Seniori del 23 Fior,

che ha decr. caso

ed ap-

d'urg.

Legge:

Seduta CLXXIII Il

.

E.

Sed. a del Cons.

del Gran Consiglio Milano 22 Fiorile (11 maggio 1798). Gran Consiglio considerando, doversi determinare la Bandiera Cisalsì

.

.

per l'uso della navigazione, che per ogni altro pubblico segnale;. il caso d'urgenza sul motivo di non ritardare la dovuta proCommercio marittimo della Nazione, Risolve:

Dichiarato tezione al

La Bandiera della Nazione Cisalpina è formata di tre Bande parallele all'Asta, la

prossima

all'asta, verde,

la successiva bianca, la terza rossa.

L'asta è similmente tricolorata a spirale, colla punta bianca.

La presente Risoluzione sarà stampata. firmato

Dblcò Presidente etc. etc.

A proposito di questa risoluzione, ben dice non fu che dopo entrata

un periodo

il

prof. Fiorini che

calma e di vita più ordinata che la Cisalpina sentì il bisogno di fissare, almeno nei suoi rapporti esteriori e commerciali, la forma della bandiera e la diin

sposizione dei suoi colori, che tante volte

di

vedemmo

fatta a ca-

priccio.

Sembra però che all'estero il nostro vessillo fosse già ufficialmente riconosciuto; difatti dalla puntata 3 Piovoso anno VI gennaio 1798) del periodico

(22

Le Notizie

Politiche noi rica-

viamo che: Il

nostro ministro (presso la Repubblica Rauracense) a Basilea

lasio scrive d'aver innalzato

giorno 3 di gennaio, e di

il

vessillo della Cisalpina

citt.

in quella

aver ricevuti in quest'occasione tutti

Ade-

città nel i

segni

di distinzione e di onore da quel governo e dai ministri e militari francesi.

Le

batterie di

Uninga (14) salutarono per ben tre volte il segnale (sic) della

libertà d'Italia.

Mentre all'estero il nostro tricolore era dunque già conosciuto, bisogna ammettere che nell'interno, dopo trascorso un anno dall'ordine riportato a pagina 544 (anno ILI, fase. 4), non ne fosse ancora generalizzato e disciplinato l'uso, se poniam mente ai seguenti

documenti, contenuti anch'essi nella citata cartella dell'Archivio di Stato in Milano (15).


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

97

Divisione N. 7551

Eguaglianza

Libertà

nome etc.

In

Milano li 9 messidoro anno VI Repubblicano (28 giugno 1798). Ministro della Polizia Generale

Il

al

Commissario del Poter Esecutivo nel Dipart. to dell'Olona.

Informato il Direttorio Esecutivo che in alcuni Dipartimenti e Communi

Repubblica sventolano tuttora

della

nei

luoghi

pubblici dei vessilli non

ha determinato, che previi gli opportuni concerti con tutte le Autorità del luogo, voi dobbiate prendere sollecitamente le misure più risolute e prudenti onde nelle situazioni accennate venga inalberata la BanCisalpini,

diera Cisalpina e proscritta assolutamente ogni altra, che ora vi fosse.

Questa operazione dovrà però effettuarsi solamente per quanto concerne i

vessilli

appartenenti alla Repubblica Cisalpina, e sotto la ispezione delle

di lei Autorità costituite senza toccare quelli, che appartenessero

diretta-

mente alle Autorità Francesi. Salute e fratellanza

— L'Ispettor Generale

Pel Ministro

(fìrm.

Abamonti

)

Prandina seg.° N. 1155

Libertà

Eguaglianza

nome etc. Milano 18 Messidoro Anno VI Repubb. (6 luglio 1798). In

Commissario

Il

dario IL Cittadini

di Polizia

del

Rione IV alla Municipalità del Circon-

= In esecuzione alla lettera del Potere Esecutivo, che

per copia conforme mi trasmetteste, invitandomi ad

assumere le più

sol-

ed accertate cognizioni per informarvi se nel Rione quarto veggansi tuttora sventolare in pubblico vessilli non Cisalpini ad oggetto di prendere

lecite

al caso le

analoghe misure per

che esistono presentemente

le

la

prescrizione

de' medesimi,

ho rilevato

seguenti.

Una bandiera tricolorata francese in mezzo alla terrazza sopra il portico esteriore del

Teatro grande alla Scala, ed altre due laterali

alla fac-

ciata medesima.

Altre due nell'interno del d t0 Teatro lateralmente al palco grande.

Altra sopra la porta grande di Brera.

Ed altra sull'angolo della casa ex Kevennuller (sic), dove tavano

gli

alias

abi-

Agenti Militari Francesi.

Dall'Ufficio di Polizia del

Rione IV Salute e fratellanza (firmato) Castoldi app.

Il Risorgimento Italiano.

— IV.

?


98

IL

RISOBGLMENTO ITALIANO

Copiosa corrispondenza (nello stesso incartamento) da Milano e paesi circonvicini conferma non esservi altri stendardi francesi che quelli retrocitati: "eccettuati però quelli che il Popolo Cisalpino grato verso la Nazione Francese condecorò unitamente alla propria Bandiera i trionfanti Alberi della Libertà, ed a riserva di alcune poche francesi apposte all'Abitazione d'Autorità costituite di detta

Nazione

,,.

Scrive il Cusani che ciononpertanto fu ingente la spesa della sostituzione delle bandiere cisalpine alle francesi, il che prova come le

prime sien state fin allora poche

al

confronto delle seconde:

questa spesa fu dal direttorio cisalpino con decreto del 13 agosto 1798 posta a carico della cassa del dipartimento.

Anche a Mendrisio, Chiasso ed altri luoghi dei baliaggi svizzeri confinanti col territorio lombardo era stato adottato il 26 febbraio i Luganesi però respinsero i pache propugnavano l'unione alla nostra repubblica ed eretto

1798 il tricolore cisalpino (16); trioti

l'albero della libertà col cappello di

Guglielmo Teli, costituirono

un governo provvisorio per proprio conto, rimanendo svizzeri (17). Il tricolore

italiano,

benché talvolta chiamato

tale,

rimaneva

ufficialmente Cisalpino e difatti in altre regioni d'Italia inalbera-

vansi (sempre per iniziativa più o meno palese dei Francesi) in-

segne di tutt' altri colori, che per il loro interesse storico abbiam creduto di non poterci esimere d'illustrare, per quanto brevemente, in altro capitolo. Qui invece lasceremo a Cesare

del fortunale che si va addensando

sulla

Cantù il narrare

repubblica francese e

sulle sue create (18).

Paolo di Russia, deliberato lealmente a ristabilire i dinasti spossessati,

mandava all'Austria 60 mila uomini condotti da Suwaroff

vincitore dei Turchi, a cui

una fanatica intrepidezza teneva luogo sempre avanti. Francia

di genio, e d'arte l'unico intento d'andar

navigava in male acque; le finanze esauste; il suo più bello esercito ed i migliori generali campeggiavano in Egitto, né meglio di cencinquantamila soldati effettivi le rimanevano: di Moreau temevasi l'esuberanza repubblicana; Joubert e Bernadotte ricusavano il comando supremo, sicché attribuendo l'esercito di Napoli a Macdonald, quello dell'Alpi fu commesso a Scherer ministro della guerra, segnalatosi nel Belgio e nelle prime campagne d'Italia, ma vecchio e poco amato perchè reprimeva la rapacità militare.

Massena, comandante all'esercito svizzero, nel marzo 1799

in-

vase prosperamente il paese de' Grigioni che avevano chiamato


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE gli Austriaci; i

ma verso Italia il valoroso austriaco Kray sventò

divisamenti di Scherer (19); ed eccitando

lo sconfisse

99

i

popoli alla rivolta,

a Magnano e a Verona (20) (5 aprile): Santa Lucia,

Bussolengo, i laghi d'Idro e d'Iseo videro combattimenti gagliardi,

mentre gli Italiani stavano guardando a chi toccherebbero. Suwaroff aduna tutte le sue forze sull'Adda, e dopo sanguinosi fatti

a Lecco, a Verderio

(gloriosa

sconfìtta

dei

Piemontesi), a

Cassano, la passa d'ogni parte, lascia saccheggiare la Lombardia da Cosacchi: Moreau, tardi mandato a scambiare Scherer, potè a fatica coprir Milano sinché fuggissero i patrioti; e testimonio del-

l'esultanza dei popoli che

si

consideravano come liberati, e che in

più luoghi lo molestavano, voltò verso Genova, donde potrebbe e tener aperto il passo verso Francia, e unirsi a Macdonald che, per

ordine del Direttorio, veniva da Napoli. Melas, alla testa di cin-

quantamila austriaci, e d'alquanti migrati francesi comandati dal (il 28 aprile) per la Porta Orientale in

principe di Rohan, entrò

Milano che non oppose la menoma resistenza. Il solo castello rimase ai repubblicani, ma posto com'è in un angolo della città, rinnovossi alla rovescia lo stesso stato di cose ch'era avvenuto nel 1796 alla venuta dei Francesi. Intanto si fanno abbattere tutti gli alberi della libertà, si fa a pezzi la statua di Bruto (rappresentante in origine Filippo II di Spagna) ed i cosacchi a cavallo inseguono per le vie i patrioti al grido di u Jacob „ (giacobino) e, gettato loro un nodo scorsojo al collo, se li traggono dietro. Abolita la sin allora svogliata guardia nazionale, decretata la consegna delle armi, si istituisce un nuovo governo civile sotto la presidenza del conte Luigi Cocastelli. Capitola alli 24 di maggio il castello di Milano ed il presidio, composto per oltre la metà di Cisalpini, dopo deposte le armi si dirige in Francia. Dice il Cusani aver gli Austriaci trovato allora in castello dieci bandiere: inclineremmo a ritenerle in massima parte cisalpine ed appartenenti alle Gr. N., perdita che sembra in ogni modo non rammaricasse una quantità dei milanesi di quei tempi, come lo provano i documenti che riproduciamo, mettendo qui i più. violenti e rimandando gli altri all'appendice:

>

Mai più statue de Marco Brùtt Mai più mostàcc de farabùtt, Mai più standard de tri color

Odiem per ona eternitaa


100

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

I nom d'Eguaglianza, e Libertaa, E quella baretta sul' pianton E quel standart de trii color

Insegna d'infamia e disonor,

Mettem sul foeuc quella Coccarda Che la Nazion nostra Lombarda, La miss a forza in del Cappell, Insegna de maa, guaj e bordell.

Bosinaa su la Repubblica Cisalpina presa da morte repentina. (Misceli." in Ambros.").

Testamento della fu Repubblica Cisalpina; aggiontavi

la Relazione uffi-

morte, spedita al Direttorio Francese dal me-

ziale della di lei malattia e

dico della defunta.

(Opuscoletto senza luogo, né stampatore, ma col solo MDCCXCIX).

Tra altro vi si legge: ltem, standomi a cuore

il

decoro di tutto ciò che mi rappresenta e de-;

siderando per tal fine che

le

mie bandiere e le altre insegne mie militari

sieno conservate in luogo dignitoso e sicuro: ordino che vengano succes-

sivamente spedite tutte più

inviolabile

della

al

R. Imperiale Arsenale di Vienna, come il luogo

terra,

malgrado l'opinione

in

contrario

del gene-

rale Bernadotte, Membro onorario della Università di Giessen (21), e perciò]

lascio l'incarico

mia erede universale

alla

(e cioè alla rep. francese), di]

spedirvele tutte l'una dietro l'altra unitamente alle sue.

Mentre gl'imbelli si divertivano con tali satire che pur tradivano il sentimento di grande sollievo provatosi alla partenza dei Francesi, gli avanzi delle forze nostrali provvedevano a riparar anch'esse al di là dell'alpi. La l a mezza brigata per Genova por-i tossi nella

Provenza, la seconda dalla Valtellina si recò in Savoia,

la terza

rifugiò in Ancona che, assediata

finì

si

da forze cosmopolite,

per arrendersi il 13 novembre (22), la quarta poi rimase asse-

diata in Mantova. Il reggimento dei dragoni, che constava soltanto di un deposito, si

sbanda; quello degli usseri si reca a Versailles.

Il direttorio cisalpino,

sediò a Chambéry,

ancora rappresentanti torio francese

larva di governo senza governati,

si in-

ma non contò più nulla, malgrado mantenesse ufficiali presso

vari Stati esteri. Il diret-

ne decretò la cessazione il 29 Messidoro anno VILI

(18 luglio 1800).


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE Il

101

28 marzo 1800 Bonaparte, reduce precipitosamente dall'Egitto

e fattosi primo console, s'affretta a riunire in una legione col nome

d'Italica (23) a Dijon e

Bourg en Bresse

tutti

i

militari italiani

reggimento degli usseri muove da Versailles per riunirvisi. La legione al comando di Lechi e di Teulié sparsi per la Francia. Il

risulta

composta di:

Sette batt d'infanteria, di cui uno leggiero, ciascuno di 1 comp. 1

granatieri ed 8 di fucilieri, e ripartiti in due

le

mezze brigate,

Due compagnie scelte, dette infernali, interamente composte di sopranumerari serventi come semplici soldati,

sott'ufficiali

Un battaglione

d'ufficiali

sopranumerari (settecento) serventi

come sott'ufficiali, Due compagnie d'artiglieria a piedi con otto bocche da

fuoco,

Una brigata del genio, Il

reggimento di usseri predetto,

Un reggimento di cacciatori a cavallo. primo console accorre a rialzare le sorti dell'armi sui campi ed alla testa di questa legione e delle sue falangi copertesi di nuovi allori alle Piramidi, scende pel Gran S. Bernardo Il

d'Italia

una seconda volta nel bel paese (14-15 maggio 1800) (24).

NOTE AL CAPITOLO VI

^

(1)

Ambros.

(2)

Evidente errore di stampa per Battaglioni.

(3)

E doppo che la Messa terminaa

Ili,

pag. 41.

Ttìtt

i

bauder ben addobaa

E Luu el ghe darà la Santa benedizion Per fai fort contra i tentazion.

Bosinada per i fest che se fa à Milan, etc. in Ambros., Misceli. SCV II, 1 (2). Loca(4) Cfr. Cusani, op. cit., Voi. V, pag. 150/155; Minola, Diario cit. e telo, op. cit, pag. 115 e 116. (5)

Arch. Stor. Lomb., anno XXXII, Fase. V, 31 marzo 1905, pag. 219 a 223.

(6)

Cfr.

Ambros. SCV, Vili, 4, sotto al N. 39.


102

IL

RISORGIMENTO ^ITALIANO

ordinata da Bonaparte e compiutasi (7) Questa memoranda distribuzione contemporaneamente in tutte le sedi dell'armata d'Italia venne riferita nel Moniteur Universel del 12 e 13 agosto. Le bandiere portavano a lettere d'oro l'indicazione dei fatti d'arme a cui i corpi avevano preso parte durante la campagna d'Italia. Cfr. 0. Hollander, Les drapeaux et étendards de Varmée' d'Italie et de Varmée d'Égypte 1797-1801. Parigi, J. Leroy fila. 1904. (8) Cfr. la relazione francese in Ambros. Misceli. S CV, Vili, 4. N. 39 e

Minola, Diario cit. Gius. Lostia di Santa Sofia,

(9) Cfr.

La Coorte Comasca nel 1796-97. Como,

V. Omarini, 1907.

edit.

Gran Consiglio 9 Ventoso, anno VI (28 marzo 1798). gennaio 1798) il gen. Vignolle con un suo proclama li invitava a riunirsi all'esercito francese per far parte dell'Armata d'Inghilterra, spedizione che come si sa rimase allo stato di progetto, essendosi preferito di (10)

Risoluzione

del

Sino dal 18 Nevoso

(8

j

Il Gran Consiglio risolveva il 13 Nevoso di dar paga di sottotenente di cavalleria ed al loro ritorno di riammetterli al servizio cisalpino col grado di tenenti. (11) Fieffé, op. cit., Voi. II, Capo 1°. pag. 42/43. (12) Cfr. Chedzko (Léonard), Histoire des légions Polonaises en Italie sous le commandement du General Dombrowski. Parigi 1829, Voi. II, pag. 138. Nel! Maggio 1799 i Polacchi passarono agli stipendi della Rep. Francese. (13) Corresp. Ili 369. È però un fatto che l'arruolamento volontario non rispondeva al bisogno. Si dovette colle leggi 10 Frimale a. VII (30 novembre

portar la guerra in Egitto. loro in via di sussidio la

1798), che stabiliva l'arruolamento

4 milioni d'abitanti) l'il

u

forzato di 9 mila cittadini (sopra

per l'inefficacia

Nevoso (31 dicembre 1798) per

"

meno di

1

dell'arruolamento volontario „ e del-

completare prontamente l'armata , sup-

plire a tale difetto, suscitando la più manifesta avversione, ed era troppo tardi. (14)

Fortezza francese sul Reno vicinissima a Basilea e da lunghissimo tempo

smantellata.

Fa ora parte del territorio germanico.

Adelasio, op.

cit.,

(15) Il

Cfr.

Locatelli,

Girolamo

pag. 27.

Cusani cita lui pure la lettera riportata alla pag. 134, ricavandola

dall'Archivio Municipale di Milano. (16)

Corriere Milanese, pag. 132.

(17)

Ano. Baroffio, Dell'invasione francese nella Svizzera. Lugano, Veladini.

1873, Voi.

ì

I.

(18) Storia degli Italiani

(Tomo VI. Cap. CLXXVIII).

Ad una rassegna delle truppe avvenuta in Mantova il 21 marzo coni-; parve lo Scherer impugnando uno stendardo repubblicano, ma questo segno (19)

d'incoraggiamento pare Luzio, op. (20)

cit.,

non bastasse a dar

la

vittoria ai

suoi

soldati. Cfr.

pag. 199 e 200.

Nel cat. dell'Heeres Museum di Vienna, oltre alle bandiere delle legioni

Lombarda e Polacca, vengono designate quali trofei della giornata di Magnano sei

bandiere verdi, rosse e gialle, portate dalle due legioni Elvetiche assoldate

novembre 1798 dalla Repubblica Piemontese e composte in gran parte coi reggimenti svizzeri già al soldo del Re di Sardegna (Bellemont, Ernest, Payer-Imhoff, Bachmann e Zimmermann). (21) Calembour che non riuscimmo a spiegare. (22) Esiste nell'Arch. di Stato in Milano (Cart. 379. Formazione dei corpi) il

.

6

;


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

103

una lettera da Grenoble in data 12 Fiorile an. 8 (2 maggio 1800) di Mazzucchelli capo della ex III Vs Brig. cisalp., in cui egli accenna allo stendardo cisalpino che gli era stato consegnato e ch'egli ha conservato (Cfr. Zanoli, I, pag. 144). (23)

Cfr.

documento manoscritto

in

francese

Cart. 379 formazione dei corpi. Oggetti diversi.

I

in

Arch.

di

Stato, Milano,

battagl. figurano soltanto in

numero di sei e formati di 9 comp. di cui una di cacciatori, e la cavalleria soltanto in numero di 2 squadroni da 2 comp. ciascuno. Non vi è menzione di alfieri o di bandiere. " Cette légion a été définitivement organisée le 27 Ventose an 8 me ». Firmato Lechi, gen. di brigata, e Teulié, ajutante gen. (24) Gli Istituti scientifici, letterari ed artistici di Milano. Memorie pubblicate per cura della Soc. Stor. Lomb., di S. Luca per

il

Milano, Pirola, 1880,

Capit. Ernesto Marcello.

Il

Collegio Milit.


104

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Capitolo VII.

Le altre Repubbliche. Libertade è frutto

Che per virtù si coglie; è infausto dono Se dalla man dello straniero è porto.

Paolo Costa, Carme al Roverella.

Sin da quando i Francesi ebbero ad occupare Nizza e la Savoia aggregandole alla loro repubblica nel 1794 nascevano in Piemonte moti rivoluzionari, che furono però facilmente repressi. Ma allorché il Direttorio ebbe ad aprire le ostilità al di qua delle Alpi ecco risorgere d'un subito in alcune città del regno sardo le mene d'indigeni giacobini.

Tra questi furono accesissimi un Bonafous, piemontese rifugiaper le sue idee politiche in Francia e ritornato cogl'invasori, ed il noto Ranza figlio d'un pizzicagnolo di Vercelli (ewi anche chi lo designa prete), i quali, non appena occupata Alba dai francesi nell'aprile 1796, vi piantarono l'albero della libertà. Fin qui però essi non avevano agito che di conformità al manifesto del generale Laharpe diretto il 22 di quel mese alle comunità dei distretti di Alba, Mondovì ed Acqui, il di cui 1° artic.° diceva: tosi

Sulle piazze delle dette

Comunità sarà piantato l'albero della libertà co-

perto del berretto rosso: su diera a tre colori,

a tre colori, e tutti

i

campanili delle parrocchie sventolerà la ban-

Sindaco ed

il i

i

Consiglieri

particolari porteranno

si

la

decoreranno con tracolla coccarda nazionale:

tutti

questi segni dinoteranno la fratellanza tra i due popoli, che vogliono essere tra di loro in pace.

Ma il Bonafous ed il Ranza tendevano più in là, volevano commuovere l'opinione popolare a segno che insorgesse a scuotere il giogo del tiranno sabaudo e non esitavano a far appello al Bo-


PEE UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE naparte illudendosi che li ajutasse

— cosa che

105

generalissimo, il

il

quale mirava a ben altro e cioè a combattere nelle migliori condizioni possibili

il

duello coli' Austria,

si

guardò bene di fare.

Delle smanie di questi due propagandisti dà un'jdea suffìcente il

proclama che colla data

7

anno 4 della repubblica

Floreale

francese (25 aprile 1796) e colle loro firme diressero al popolo pie-

montese e lombardo ed in cui è detto fra altro: La nostra coccarda sarà tricolore ancor essa come la francese, ma invece del bianco, che è l'emblema del realismo, noi

l'emblema della democrazia il

rosso dinota

il

coraggio,

:

prenderemo il rancio, che è

avrà dunque i tre colori rancio, bleu e rosso

il

:

bleu la solidità, ed

nità, l'egualità e l'indivisibilità, di

cui

è

;

rancio la dolcezza, l'u-

il

simbolo

il

melarancio coi suoi

spicchi uniti ed eguali.

In ogni Comunità eleverassi un albero della libertà col berretto francese e

piemontese

cartello col

alla cima, all'altezza di

un uomo, e s'affiggerà all'albero un

motto: Alleanza perpetua tra la repubblica francese

pubblica piemontese

— Alliance óternelle entre

e la re-

république francaise et

la

la république piémontaise. Il

berretto francese avrà sul principio tre fascie

conda bianca, Il

la terza bleu, poi

il

berretto piemontese avrà la prima fascia

terza rossa, poi

il

resto

:

la

prima rossa, la se-

resto sarà rosso con fiocco bleu. rancio, la

seconda bleu, la

metà rancio, metà bleu, con fiocco bleu.

Ogni individuo porterà sul cappello se uomo e sul petto due coccarde francese

e

se donna,

le

piemontese riunite (1).

Straordinario documento d'improvvisati legiferatori che crea lì per lì un altro tricolore nostrale e l'uso, poi effettivamente invalso, di portare due coccarde! Ma il Ranza non solo aveva già

immaginato la costituzione d'una repubblica piemontese, ma ne avea persino ideato l'emblema, che una stampa (riprodotta dal Comandini) rappresenta con un leone imberrettato seduto appiedi d'un albero di melarancie (indubbia allusione al casato dei Ranza !) dal quale pendono incrociate due bandiere tricolori, una francese e l'altra

piemontese, quest'ultima coi colori disposti orizzontalmente

rosso in alto, bleu nel mezzo ed arancio al basso.

Ed al titolo:

L'albero dell'Eguaglianza guardato dal Coraggio della Libertà

dà la seguente: Spiegazione Piantata Y Eguaglianza, resta piantata la Libertà: raggio a mantenerle amendue.

ci

vuol solo del Co-


106

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Lo stemma ideato dal Rappresentante Cittadino

dei

Rivoluzionar)

Piemontesi

il

RANZA, per la Repubblica del Piemonte, è il più espressivo a

quest'uopo.

Un albero di melaranci ossia Portogalli annunzia

perfettamente Y Egua-

glianza Repubblicana col suo frutto, mediante l'egualità, sibilità degli spicchi ossia fette del medesimo

;

Vunità, l'indivi-

s'aggiunge poi

la

dolcezza

del frutto per annunziare la dolcezza del Governo Repubblicano.

Le due bandiere, Piemontese e Francese, allacciate insieme al tronco con un Serpe avente la coda in bocca, indicano l'alleanza per-

dell'albero,

petua delle due Repubbliche. Il

ai

dell'albero,

mostra

Coraggio necessario per acquistare e conservare

l'Egua-

Lione con berretta in testa, in stazione

Piemontesi

il

ai

piedi

glianza e la Libertà. Invenzione, e Proprietà del Cittadino Ranza Si

vende soldi

dieci di Milano.

Ed ai fianchi dello strano emblema in altrettanti scudi pensili si

legge: Viva la Republica Piemontese Felicità al Popolo!

l'Eguaglianza Ca ira Alleata Perpetua della Francese

Esterminio la

Aveva poi. anche

a'

suoi nemici!

Morte Ca ira

ideato la leva d'una legione rivoluzionaria

c'era ancora ne un soldo né un soldato, aveva già fissato come dovesse esserne la bandiera, vale a dire dei tre colori piemontesi ornata da un lato dal leone col melarancio e dall'altro (vedasi combinazione !) dagli stessi emblemi che dovevano cinque mesi più tardi figurare per davvero sui drappi d'un corpo di soldati italiani e cioè della Legione Lombarda. Questi emblemi sono il berretto frigio fiancheggiato dai due stili di Bruto e di Cassio e. sotto di esso la squadra col pendolo. Il Ranza, non appena fu concluso quell'armistizio di Cherasco che assicurò le spalle agl'invasori, dovette scappare e sen venne a Milano dove trovò propizia sede alle sue espansioni e dove gli opuscoli da lui pubblicati comparvero fregiati d'un ovale al cui centro figurano appunto gli emblemi suddetti col motto AVDENDVM ed una stella a sei punte librata sopra al berretto: tutt'attorno

italiana e mentre

non

LIBERTÀ

.

EGUALITÀ ITALIANA (2). .


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE egli abbia

107

personalmente influito perchè questi emblemi ve-

issero adottati nell'ottobre per la Legione Lombarda è probabile

:

quanto del Ranza ci dice il Cusani per collocarlo nelle prime file di coloro che il Bonaparte designava quali patriotes. basti

Appunto

in

quell' ottobre

1796

del

al

vecchio

re

Vittorio

I

Amedeo III succedeva il figlio Carlo Emanuele IV, uomo certa-

^

mente non all'altezza del difficilissimo compito che in tempi così

^

l ;

anormali gli si veniva addossando e che di ciò conscio esclamava C'est une couronne d'épines que le Ciel m'envoie ! Costituitesi e :

repubblica Cisalpina e quella possono efficacemente ed impunemente moltiplicarsi gli intrighi di francesi e nostrali a' danni dell'antica

rinforzatesi nel corso

del 1797 la

Ligure, vinta l'Austria,

monarchia sabauda, benché tutelata dalle effimere garanzie d'un trattato di pace e d'uno d'alleanza addirittura. Bande armate, più o meno palesemente reclutate ed organizzate nelle due repubbliche, invadono il territorio sardo e le truppe regie riescono più volte a respingerle: il 22 aprile 1798 tra Gravellona ed Ornavasso si viene a battaglia e dice

il

Pinelli (op.

cit.)

esser cadute nelle

mani dei

regi due bandiere dai colori repubblicani piemontesi colle scritte

Democrazia

o

Morte

Libertà ed Uguaglianza

Obbedienza

:

alle leggi militari

Anno primo della Repubblica Piemontese

Finiva poi il Direttorio di Parigi per gettare la maschera: la cittadella di Torino nel luglio veniva consegnata alla Francia per

—

il 9 dicembre lo sfiduciato re due mesi, che divennero dieci rinunciava all'esercizio d'ogni potere ne' suoi Stati di terra ferma ed ordinava al suo esercito di considerarsi come parte integrante

dell'armata francese in Italia e di obbedire al suo generale in capo.

Due giorni dopo s'innalzava l'albero sulla Piazza Castello! (Vedi in appendice).

Trasformata in Guardia Nazionale e su ben più ampi quadri il Suchet le già regie truppe in 3 mezze brigate di linea ed una leggiera, ed in quattro reggimenti la cavalleria e Piergiovanni Poggi nella sua monografìa della

l'antica civica milizia, organizzava

(Roma 1888, editore Voghera) narra come al combattimento del 30 marzo 1799 presso Verona il sottotenente a Pamparato riuscisse a porre in salvo la bandiera della 3 mezza brigata mezza una brigata, dizione certamente errata avvegnaché Brigata Piemonte

solea avere per lo di

cui

meno tante bandiere quanti erano i battaglioni

andava composta e quindi nel caso presente tre.


108

IL

BI80BGIMENTG ITALIANO

Come fossero le nuove bandiere destinate dai Francesi a truppe non ingloriose non lo sapremmo finora dire: certo si pensò a dargliene, come lo prova il seguente documento:

così esperte di guerra e provate in tante recenti fazioni,

Armée d'Italie

26 décembre 1798.

Au quartier general de Milan, le 6 nivòse an VII Suchet, General

Chef de

de brigade

l'Etat-major general

Ordre du jour Les drapeaux donnés par le ci-devant Roi de Sardaigne aux Régiments Piémontais seront envoyés, au recu de l'ordre, à l'Etat-major general à Milan, et seront incessemment remplacés par les Drapeaux tricolores.

Les Généraux commandans tiendront la main à l'exécution de ces dispositions.

(firmato)

Erano indubbiamente

Suchet

non si Poggi nella ci-

dei tricolori francesi, pare però

arrivasse a tempo a distribuirle a tutti tata Monografia asserisce che la 3

a

i

corpi:

il

mezza brigata fu l'unica che

ricevesse gli uniformi e le bandiere francesi (3). In quanto agli uni-

formi, essendo bleu

come i francesi, è probabile che per gli altri

corpi sieno stati mantenuti quelli

piemontesi con quelle piccole

modificazioni, specialmente pei distintivi di grado, che bastassero

a renderli il meno possibile differenti dalle assise francesi.

Ma dati positivi e tanto meno disegni relativi a queste insegne dell'esercito regolare

non ci fu dato rinvenire: anche per le altre

bandiere comparse in Piemonte in quell'epoca difettano

i

docu-

menti ed incerto ed oscuro è il seguente passaggio che togliamo dal Tomo 3° d'un libro dal titolo: feste, viaggi, ecc. „

"

Miscellanea di Storia Patria,

conservato nella biblioteca di S. M. il Re in

Torino, che dà la relazione della festa per l'istituzione della legione 19

denominata u La Speranza della Patria „, seguita il Piovoso anno VII della R. F. e 1° della libertà piemontese

(7

febbraio 1799), coi discorsi pronunciati tanto all'albero di libertà

dei fanciulli

che nella sala della casa del Comune.

La mattina del 19 Piovoso nella piccola piazza dell'albergo dell'Unione (prima detto della Corona Grossa) fece inalzare

l'Albero

di

libertà

il

cittadino Giuseppe Ferreri negoziante

decorato

di

allusivi

emblemi. In cima


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE oltre la beretta vi si osserva

il

109

triangolo indicante l'uguaglianza ed

una

con un occhio

alla

bilancia simbolo della giustizia, posti

in giusta luce,

debba essere la vigilanza per conservare i diritti dell'uomo. Sonvi sottoposti due stendardi tricolorati coi motti, su bilancia rivolto che addita qual

quello cioè alla destra in prospettiva alla piazzetta: Libertà, Virtù, Eguaglianza, ed all'opposto lato

Democrazia o Morte. Sull'altro stendardo posto

a sinistra Morte ai Tiranni ed alla

Al diritto sono collocati due

parte

opposta Speranza della Patria.

fasci consolari

legati all'albero, dinotanti la

sovranità del popolo, l'uguaglianza, l'unione.

4 fanciulli guidati da uno del loro ceto, tutti in uniforme, ne presero

Dopo i discorsi fu affidato lo stendardo a un ragazzetto, certo Gianotti di 11 anni, ed il fanciullesco militare convoglio si recò al

municipio.

Che i colori fossero i francesi e non altri ce lo provano i diversi drappi di G. N., certamente asportati dagli Austro-Russi quando entrarono in Torino il 26 maggio 1799 ed ora esistenti in Vienna :

Leber e di fotografie corredate di diligenti e minuziosi dettagli, di cui andiamo ancor debitori all'egr. Dr. W. John conservatore di quel Museo, eccone la descrizione: N. 460 del Vol. e II Bandiera composta di striscie di taffetà rosa, bleu e bianco. Assomiglia al modello dei drappi che vedemmo distribuiti nel luglio 1797 all'armata d'Italia e cioè un quadrato centrale bianco recante gli emblemi, contornato da rombi azzurri, il resto del drappo è completato dalle striscie bianche e rosse. D'ambo colla scorta del

.

i

lati le

medesime iscrizioni:

VIRTV

LIBERTÀ

EGVAGLIANZA

Nel mezzo berretto frigio in forma di calotta sopra fascio da posto tra due rami di quercia. Ai lati sul tricolore:

littore

V?

2A

B A (mezza brigata) GVARDIA NAZIONALE DI TVRINO

Nell'angolo superiore del flottante l'indicazione del battaglione B E 5. Il

drappo qui è molto avariato e crediamo che il Leber abbia letto

un 5 invece di un 3, non sembrandoci verosimili cinque battaglioni a in una mezza brigata. Il quadrato interno misura c. m. 0,57 e l'intero drappo 1,80 cent. di lato: esso è unito ad un involucro di 1

1

seta bianca che gira attorno all'asta la quale nella porzione libera


110

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

figura ricoperta di velluto rosso ma più sotto è anch'essa mutilata

:

nessuna chiodatura visibile. E sormontata da una freccia alta 21 cm. di ottone liscio. alla l a mezza brigata (Una chiesa di Paulowsk in Russia conserverebbe la bandiera del 4° battagl. 8 della 2 a mezza brigata,

N. 477 Voi. 8 II

Identica, appartenente

.

1° battagl. 8 (Tav. VI, fìg.

ft

22).

identica alle suddescritte).

N. 474 Vol. e II

.

Consimile genere di disegno

:

appartiene alla

GVARDIA NAZIONALE DI VERCELLI Il

Catalogo dell'Heeres-Museum ne cita tre, appartenenti al 1°,

2° e 3° battagl.

;

due hanno una freccia di questa forma \$

,

la

terza è invece così

N. 461 Voi. 8 11°. Stessa disposizione dei colori a rombi come le precedenti. Il drappo misura 1,62 di altezza per 1,58 di larghezza. Il

quadro centrale bianco presenta un fascio di littore colla scure,

anziché sporgente di mezzo alle verghe, immanicata al bastone centrale e sopra al fascio. Lo sormonta un berretto frigio con piccolo fiocco pendente: al fascio sono intrecciati due rami verdi di

quercia e gli fanno ala due gruppi di sei spighe di frumento an-

nodate in calce. La scritta suona Sul dritto

:

NAZIONALE Q < >

fe SJ

* B rj

QVARTO BATTAGLIONE


// o

E.

GHISI

DEL TRICOLORE ITALIANO

Fig. 22.

Tav. VI.


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

111

Sul rovescio:

SOSTEGNO Q $ r i—

DELLE LEGGI Il

drappo è assicurato all'asta da una riga di 63 chiodi con caa rosetta disposti su di una fettuccia

pocchie di ottone giallo

bianca. L'asta è dipinta a spirale bianca bleu e rossa: la freccia alta 22

cmi c. a è di ottone a forma di cuore.

N. 462 Vol. e II°. Identica: del 1° battaglione, porta però una freccia che non è l'originale e forse statale messa nei primi anni che si

trovava all'arsenale. N. 465 e 466 Vol. e II Identiche anche per la freccia al N. 461 appartengono al 2° (Tav. VI, fìg. 23 e 24) ed al 3° battaglione. Tutte queste bandiere delle G. N. piemontesi sono di seta e gli :

.

emblemi sono dipinti: le iscrizioni sono a caratteri d'oro. Il 19 novembre 1797 si era eretta in Ancona una repubblica democratica, che adottava un tricolore bleu, giallo e rosso colle parole Repubblica Anconitana nel campo giallo e si ordinò che tutta la flottiglia mercantile della piazza viaggiasse sotto tale insegna (4).

Questa repubblica durò poco più di tre mesi e fu poi aggregata alla neo-repubblica romana. Nello stesso mese scoppiavano in Genova dei moti popolari che finirono per rovesciare anche là un

regime oligarchico cui, come

a Venezia, i mari obbedivan da secoli. Nel riferirne alla Società (di pubblica istruzione di Milano il cittadino Poggi scriveva :

Quando improvvisa fama annunzia clamorosa, che nel quartiere

di Prà,

Il

men democratico, si è innalzato il primo albero di libertà per mano di popolo esultante. Fu questa una voce creacreduto per influsso molesto trice: in

il

un istante comparvero alberi su d'ogni piazza, entro poche ore

Genova parve un bosco,

e,

meraviglia

ai

presenti ed ai lontani popoli, più

di cento ne sorsero lo stesso giorno! I sermoni dettati

pubblicana

si

dall'eloquenza re-

udivano per le vie tutte e appiè degli alberi etc.


112

IL

KISOKOIMENTO ITALIANO

Un albero della libertà della rep. ligure si vede in una stampa a

anonima all'acqua forte in forma di ventaglio, esistente nella collezione Hermin. Rappresenta la creazione della repubblica e l'ini

cenerimento del libro d'oro. Venne pubblicata in Directoire,

ConA

sulat et Empire par Paul Lacroix. Parigi, Firmin Didot, 1884.

Adottarono quelle nuove autorità costituite delle sciarpe distin-i rosse con frangiai bianca pei seniori. I membri del Direttorio avevano abito rosso,] pantaloni bianchi, sciarpa a due colori nazionali e cappello coni due piume simili (5). Anche qui l'espressione w nazionali „ va intesa] nel senso sin allora ammesso, che gli uomini cioè d'una stessa na-| zione erano quelli nati per così dire assieme, e quindi nazione] equivale in questo caso semplicemente a luogo natio o per lo meno]

tive bianche con frangia rossa pei giuniori

—

comunanza dello stesso dialetto. Eran del resto i colori bianco Genova e cioè della rossa croce di S. Giorgio in campo bianco. All'Heeres-Museum di Vienna è conservata una bandiera dialla

e rosso ancora quelli antichi di

questa repubblica presa dagli Austriaci certamente nel giugno 1800.

;

Trascriviamo la descrizione che ne fa il Leber (N. 142 Vol. e 1°):] Bandiera di taffetà bianco attraversata da croce rosso porpora.J Sul davanti l'iscrizione ricamata in seta gialla e disposta ai quattro] angoli

:

REP A

LIGE BATT. E

4

Sul rovescio con lettere rivoltate, parimenti ricamate in seta] gialla

:

EGU A (libertà, eguaglianza).

LIB. A Esiste l'asta originale

attorcigliata di fettuccie di seta gialla \

inchiodate.

Da un manoscritto dal titolo:

Democratizzazione dello Stato

Pontificio in Repubblica Romana, esistente a Milano nell'Ambro-

siana (Raccolta Marelli), sotto al 13 febbraio 1798 ricaviamo Giovedì mattina gli ostaggi furono messi più

alle strette, e

non

:

è

più

loro permessa alcuna communicazione.

Nella stessa mattina mentre

il

G.le Berthier faceva la revista delle sue

Spagna e Colonna gli si presentarono quattro Deputati annunciandoli che il Popolo Romano aveva proclamato la libertà e dimandava di erigersi in Repubblica. Il Generale accettò la

truppe schierate su le piazze di

;


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE dimanda zioni

il

Frattanto grand'albero

il

popolo piantò in mezzo

della

libertà

alle

universali acclama-

Campidoglio, avanti

sul

113

la

Statua di

Marco Antonino Pio con le seguenti iscrizioni ai 4 lati del gran piedestallo Religione: Libertà, ed Uguaglianza: Legge: Sovranità del Popolo.

—

—

:

—

L'albero è dipinto a tre colori, rosso, bianco e nero. Siccome poi il detto albero era accompagnato da quattro bandiere portate da quattro Cittadini,

due

collo

stemma Francese e due con quello del Popolo Romano, furono

dette bandiere portate in trionfo per

Corso sino

alla

rive acclamazioni, quindi furono riportate all'albero

(6).

il

Porta fra

le

più

E più innanzi: I Consoli

hanno ordinato che in termini di otto giorni (24 febbraio) sieno

cancellate le armi d'ogni specie, eccettuate quelle delle potenze estere. Vien

proibito di portare qualunque altra Coccarda fuori di quella della Repub-

Romana. Le persone addette

blica

delle Potenze estere

II

all'attuale

potranno portare

20 marzo dallo

stesso

la

servizio

delli

Ambasciatori

cocarda rispettiva.

comandante

delle truppe francesi

in

Roma si celebra solennemente l'atto della federazione di questa repubblica, che fu detta

anche Tiberina, e vi si installano con

pompa il Senato ed il Tribunale (7). Neppure la Repubblica Partenopea, durata alquanti mesi nel 1799, inalberò il tricolore cisalpino.: l'idea d'una nazionale unità della allora non esisteva, né il tricolore cisalpino avrebbe potuto imporsi a rappresentarla. I colori di questa repubblica napoletana, che aveva dichiarato cittadino ed imberrettato il suo San Gennaro, furono il cilestro, il nero ed il rosso, che tornarono a sventolare il 27 marzo 1814 sulla torre dell'orologio di Città S. Angelo negli Abruzzi nel moto repubblicano carbonaro, dal Murat in pochi giorni represso, e che non ricomparvero che

penisola italiana

nel 1821

(8).

(Continua)

E.

G-hisi

(colla collaborazione di P. Mandiroli ed 0. Hollandek).

Il

Risorgimento Italiano.

— IV.


114

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

NOTE AL CAPITOLO VII

(1)

Voi.

Storia Militare II.

del

Piemonte di F. A. Pinelli.

Torino.

Degiorgis, 1854,

Cfr. Cubani, op. cit., Voi. V, cap. 4».

V. Fiorini, op.

in

Nuova Antologia, 1897, Cap. VI. Girolamo Cappello,

(2)

Cfr.

(3)

Dalle notizie storiche del 7° Regg. to di fant.™ del cap.

cit.

Milano, Reggiani, 1909, risulterebbe

invece

che

dovendosi dare a questa 3'

mezza brigata di linea piemontese la bandiera (al singolare !) dai colori francesi ciò incontrò tale (4)

sdegnosa avversione che l'ordine fu revocato.

Suppl. alle Notizie Politiche del 7 dicembre 1797.

(5)

Corriere Milanese del 1798, pag. 92.

(6)

Vedasi pag.

XIX dell'introduz. L'Italia nei Cento Anni del Secolo XIX di

A. Comandisi. (7)

Corriere Milanese del 1798, pag. 131 e 138.

Vedasi l'albero della Libertà alla tav. XLI della Rivoluzione Napoletat del 1799 di Croce & Comp. (8)


IL - VARIETÀ

E ANEDDOTI

Lettere della contessa Teresa Casati Confalonieri (1) al conte Leopoldo Bertoglio (2). Fra le carte dell'amatissimo mio padre, trovai un fascicoletto, sopra cui stava scritto di sua

mano

:

Lettere della infelice ed illustre

dama ed amica Teresa

Confalonieri,

defunta e disgraziata moglie del vivente conte Federico Confalonieri

„.

Quel fascicoletto, da me religiosamente custodito, ogni qual volta mi

mani e vi leggessi dentro, mi rievocava discorsi, racconti, udito fare da mio padre nella mia adolescenza, allorché ogni minima cosa rimane scolpita nella vergine mente poi, lui troppo presto perduto, continuati, estesi da mia madre, e che si riferivano capitasse

alle

osservazioni

che aveva

;

tutti ai fortunosi eventi

accaduti negli

anni della loro giovinezza, e dei

quali amici e conoscenti erano stati attori

e,

purtroppo, anche vittime.

Evocazione di fatti, di sentimenti, di pensieri che mi veniva dalle più dolci voci, e

tempo

;

per le quali lo spirito sentesi immortale e varca i confini del

che mi facevano vivere nel passato, riflettere sul presente e guar-

dare al futuro, confortando l'ora se triste,

ammonendo se lieta.

Quando mio padre scriveva quelle righe a tergo dell'ultima lettera della contessa Teresa,

ed eragli

il

di lei marito conte Federico Confalonieri viveva ancora,

pur legato di amicizia

;

1' univano alla mia faRegno Italico. Mio nonno, Benedetto

ed eguali vincoli

miglia materna, stretti negli anni del

Alessandro Mozzonì-Frosconi, allora giovanissimo, era già Prefetto di Dipartimento, sua moglie Maria Costanza Cartier de Charentais, francese di

(1) Teresa Casati nacque a Milano il 18 settembre 1787 da Don Gaspare e Maria dei marchesi Origoni. Andò sposa al conte Federico Confalonieri il t5 ottobre 1806, ed è morta a Milano il 27 settembre 1830. 1797 da Don Pietro, (2) Leopoldo Bertoglio nacque a Milano 1*8 giugno

conte di Tormo, e

Luigia dei conti Barbo. Si ammogliò colla nobile Amalia

ozzoni-Frosconi il 29 settembre 1844, ed è morto a Milano il 2 settembre 1859.


116

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

rinomato collegio di M.me Campan insieme

nascita, era stata educata nel

ad Ortensia de Beauharnais, sorella al Viceré Eugenio, che

molta benevolenza

;

le

serbò sempre

erano ambedue affezionatissimi ai Napoleonidi, al

così,

Viceré Eugenio, al governo

italico.

Notizie affatto private, che solo ricordo

perchè mi sembra possano valere anch'esse ad illuminare opinioni, giudizi de' quali

discordanti,

non ancora

forse è chiuso

dibattito,

il

intorno ad

alcuni atti odiosi imputati al Confalonieri nell'ultima giornata del

Regno v

Italico.

Se quelle accuse a tutti note, ripetute dagli scrittori del tempo, alcuni mettendole in dubbio,

altri

negandole, e dal Confalonieri stesso più volte

energicamente respinte, ed anche pubblicamente, quando, tornati

possibile

si

gli

Au-

fondamento, non crederei

striaci, gli potevano forse giovare, avessero avuto

fosse mantenuta la sua grande amicizia colla

\

mia famiglia ma-

mio nonno, a Venezia, nel 1820, si sarebbe tanto adoperato privati, non senza pericolo personale,; date le condizioni politiche del tempo, e non senza pregiudizio dei propri. terna, né che

per certe sue difficoltà ed interessi

Ma quella amicizia si mantenne sempre inalterata nieri,

;

ed allorché il Confalo-

da pochi anni uscito dal carcere dello Spielberg,

si

trovava a Parigi,

mia madre, le dirigeva un biglietto, che conservo, sì per la di lei memoria sì lusinghiero, che mi è caro qui sotto?

ov'era pure giunta grazioso, e

riportare

:

Madamigella, Lasci, che a Lei nata

fra

noi, io

risponda in quella medesima lingua

che già la prima io stesso udii suonare sulle sue labbra quando fanciulletta

appena,

ma già precocemente spiritosa,

derla ed udirla in Abano.

m'aveva il piacere di ve-

io

Non le dirò dunque di quanto contento mi sarà

poterla rivedere, dopo tant'anni e tante vicende, l'un de' due giorni che

il

Ella ha la bontà d' indicarmi Piacciale

intanto

gradire

come i più sicuri per ritrovarla in casa. l'

anticipata

espressione

di

quei

sentimenti,

che mi sarà oltremodo caro di poterle personalmente esprimere e mi creda fin

d'ora Il

suo Dev.mo Servitore

Federico Confalonieri. Parigi,

li

3 Agosto

Mademoiselle

Amelie Mozzoni- Frosconi Paris.

Da una notizia, serbatasi nella mia famiglia e pervenuta probabilment da persona congiunta, che era durante il Regno Italico nella vita pubblio poi chiamata a far parte della Reggenza, alcuna di quelle azioc indegne sarebbe stata commessa non già dal Confalonieri, ma da un altr stata

.


VARIETÀ E ANEDDOTI patrizio milanese di

poca mente, vanitoso

terribilità della calunnia è,

La

diosi,

per

117

caldo partigiano dell'Austria.

e

che ne rimane sempre qualcosa per gl'invi-

nemici, e chi mai non ne ha, che non sia fra coloro che nulla

i

abbiano fatto

al

mondo ? E se questi poi mancassero,

v' hanno

sempre i

E pertanto quelle accuse

tanti maligni, cui è necessaria, deliziosa pastura.

tornarono a farsi vive dopo la sua morte desolata, dopo

suoi funerali che

i

solenne testimonianza di ammirazione al martire indomito

riuscirono

;

e

neppur oggi forse, n'è l'eco spenta. Federico

uomo

indubbiamente

Confalonieri fu

natura

di

fine,

altera,

passionata; le sue azioni, in gioventù, impulsive, incerte, talora imprudenti, si

fecero più tardi meditate, calme,

a vi Ite di illimitata devozione, a

ma coraggiose sempre

volte di

acri sospetti

;

vivo, fu segno

morto,

;

la

di lui

!mennoria rimane degna di compianto, di ammirazione, quale nobile esempio di

amore e sacrificio alla patria.

ultimamente e più a lungo il D'Ancona, del cui volume interessantissimo, Gaetano Negri pubblicò una magistrale recensione. D'Ancona, forse, vide solo il martire colla sua aureola, Negri, l'uomo Molti scrissero di lui

colle sue

eroiche

debolezze, onde il

il

;

virtù,

ma anche

co'

suoi

difetti,

colle

orgogliose

sue

equanime, vero, ed anche

che ne porta parmi

giudizio

come quegli nelle angoscie dell'inferno,

raffronto coll'eroe dantesco, che,

così il cospiratore

lombardo nelle angoscie del processo, della condanna e

della prigionia,

non mosse collo, né piegò sua costa „.

"

Queste lettere della contessa Confalonieri a mio padre sono famigliari, intime,

una schietta,

dettate da l'

concederle alla stampa

divennero

affettuosa,

riconoscente amicizia.

per il pubblico n'è assai limitata

interesse

sì

:

e parrà

;

La importanza,

forse

superfluo di

pure, in oggi, che la indagine e la critica storica

curiose e sottili per quanto riguarda le circostanze anche più

minute e per

lo

l'ambiente

un determinato periodo della vita sociale, esse non possono

di

sviluppo

progressivo

di

tutto

lasciare alcun sospetto della loro sincerità, e,

razione di uomini di generosi sensi,

che

ciò

suol chiamarsi

mentre ricordano una gene-

gettano anche un po' di luce di ve-

privata milanese negli anni in cui vennero scritte, talvolta uon bene interpretata. Vita di compressione morale, apparentemente calma rità sulla vita

e frivola, fors'anche vanitosa, voli apparenze,

ma che pure sotto

che nel silenzio, nel mistero

disponevano

gli

animi a suscitare

traverso penosi disinganni e strazi di prigionia e

condussero

l'

quelle forzate, inganne-

celava l'opera indefessa di menti elevate e di nobili cuori

Italia a

quella

unità

e

fatti

che,

atrocità di morti, alfine

indipendenza,

sognate,

per troppo

tempo, indarno.

A Milano, capitale già del Regno Italico, le catastrofi che avevano sconquassato

l'

impero

di

Napoleone,

i

grandi

sacrifici

sangue e

di

di

de-

naro sostenuti,

la confusione, le

turbolenze che tennero dietro allo sfacelo

precipitoso

Regno, avevano

scombuiate

del

le

menti

e

dato ansa agli

avversari del crollato Governo, ai malcontenti, ai discordanti per regiona-


118

IL

—

lismo,

KISOROrMENTO ITALIANO

—

neppure in oggi del tutto estinta, non erano pochi, massime fra i nobili che ancora

triste eredità del passato,

ai fautori dell'Austria, e

Un gran desi-

esercitavano alcun prestigio, alcun influsso sulle altre classi. derio

di sosta, di riposo era passato negli

tenti.

La Reggenza

provvisoria, eletta

animi oppressi,

scon-

disillusi,

dopo le ultime,

dalla cittadinanza

sanguinose convulsioni del Regno, riuscì quasi tutta formata di persone che non frapposero ostacoli alle brame, ai maneggi dell'Austria

e questa,

;

in pochi mesi, ricuperò gli antichi suoi Stati.

momento di intestine

L'Austria in quel disgraziato

non già

l'olivo,

ben contenta di aiutare

l'alloro ; e,

ci

reco

soddisfare a

quel'

discordie,

e

primo indirizzo dello spirito pubblico, procedeva con prudenti riguardi al passato, e principiò a governare con* alcune misure di ordine provvide té desiderate

epperò

;

il

memore dei governi, per allora abba-

paese, ancora

stanza saggi e prosperi, di Maria Teresa e Giuseppe II

rassegnato perdere.

e,

in parte, fors'anche fiducioso

Governo, seguendo

Il

disponeva

delle

sorti

;

le istruzioni

ambrosiana dei Milanesi, a sopire

le

aspirazioni

a

si

abbandonava

ben presto doveva*

sfruttare

liberali,

reggeva ej. bonarietà

la

ed a soffocare i>

Procurava al basso

tentativi di ribellione che non tardarono a manifestarsi.

popolo

vi si

di Metternich, che

Monarchia, mirava

della

,

fiducia che

di rendere la vita facile, senza troppi disturbi ; alla borghesia, che*

era costituita alla discesa dei rivoluzionari francesi

e,

sfruttando destra-

mente l'albero della libertà, arricchita, sì che aveva acquistato degli ordini

e palazzi

religiosi

e princi-j

piava a voler vivere nobilmente, usava considerazione ed agevolezze nobiltà, ch'era stata disfatta nel

suo oi'dinamento morale

case

terre,

soppressi e di patrizi decaduti,

;

aliai

e materiale, da]

ultimo stremata nelle sue forze finanziarie per le enormi tasse sulle terre e le contribuzioni

di guerra, sì

che non poca doveva adattarsi a vivere,

borghesemente, rimastale in gran parte fedele, nella lusinga di ricuperare.-; l'antica

supremazia, stuzzicava

privilegi e cariche di corte

;

l'orgoglio, ridonandole

tutti poi,

antichi e nuovi

non più

di

futili

ricchi, invitava

al

godimento di una vita senza pensieri, lussuosa, divertita fra pranzi, balli, spettacoli ed era pur forza di adattarsi a quella che le circostanze con;

cedevano. Si andava

ai ricevimenti,

ai balli

dell'Arciduca Viceré, del go-'

vernatore, del ristabilito Casino dei nobili, e delle case patrizie. In queste

ultime ciali,

si

accoglievano con

premura le autorità civili e militari.

Gli

appartenenti quasi tutti a famiglie nobili o distinte, di modi

eleganti, cercavano di mescolarsi alla più eletta società

uffi-

cortesi,,

milanese, di gua-

:

daguarne la simpatia ed avviare contatti frequenti, geniali, giusta le istru-J zioni che loro venivano dall'alto. Si parlava dei Sovrani con gran rispetto ;

imponevano le tradizioni; poco del Governo, ancora meno di politica e sottovoce, salvo si trattasse della Spagna, dell'Algeria, non inai così ancora

dell' Italia.

Di pochissimi giornali stranieri permettevasi la introduzione, e sogno le

la Gazzetta Ufficiale tosto negava, o tacciava di esagerazione, di

notizie che

non le garbavano. Nei pubblici

ritrovi, nei

salotti

i

discorsi


VARIETÀ E ANEDDOTI qualche argomento di letteratura,

aggiravano sopra

si

ballerine

spesso di teatro, cantanti, valli e corse,

119

di

domandavano ingenuamente

si

meglio i Milanesi

ficiale

Le

più

di

ca-

;

molti

i

potessero

desiderare i

di'

Milanesi non

sentivasi il disgusto, il tedio di quella vita insulsa,

preparavano

che in breve dovevano smentire quel super-

fatti

apprezzamento. condizioni

precedenti

di

Europa,

rivoluzione

la

predisposto pure da noi,

non

ma

balli,

non penetrando dietro le

che

anche stampato. Eppure

e lo lasciarono

;

erano guari soddisfatti servile, e si

arte,

mode ed altre frivolezze della vita mondana. Ed

di

Austriaci che vivevano nella metropoli lombarda,

apparenze,

di

pranzi e

cartello, di

si

compresa, non erano più quelle

Un grande mutamento, già

era per essa operato in

parte

in

modo violento, quindi

buono, che, per altro, rimase nello spirito pubblico. Eccessi

in tutto

di ogni

dell' Italia

francese.

specie, errori folli, sanguinari

inevitabile reazione, all'assoluto,

avevano bentosto condotto ad una

ma pur glorioso impero di Napoleone. Ed

a Napoleone dovette la nostra Italia di saggiare

vantaggi, le soddisfazioni,

i

onori di qualche indipendenza ed unità nazionale, quali da secoli non

gli

aveva più gustati, né mai più poteva dimenticare. Ottima conseguenza fu l'aver

conosciuto ed apprezzato

le

attitudini ed

valore dei propri

il

figli,

non solo in arte, in musica, in letteratura, ma ancora nella sapienza civile, nelle armi, e di avere intesa la dignità e necessità di assorgere a nazione

Davvero in quegli anni della Repubblica Cisalpina, Regno Italico, durante quel turbine delle guerre napoleoniche, si era andata formando nel sangue e nella gloria la nuova coscienza italiana, quale i tempi reclamavano. Se l'Austria avesse voluto inspirarsi alla mo-

libera, indipendente.

poi del

derazione, alla

benevolenza dei regni di Maria Teresa e di Giuseppe

11°,

non avrebbe ottenuto i medesimi effetti, non più le sarebbe stato possibile di

tornar contenti i Lombardi

sentivano. Se alla caduta del eventi, confusi, discordi,

;

ben altre aspirazioni, ben

Regno Italico, sorpresi

necessità

altre

degli

dalla rapidità

non seppero appigliarsi ad alcun saggio e digni-

toso partito, unirsi e strenuamente difendere la loro indipendenza, com'era forse fattibile,

subito

provarono

le

disillusioni, l'avvilimento

ordine di cose. Fremevano negli animi forti

cercavano e

si

accingevano

alla

riscossa

;

i

nuovo

del

ricordi del passato, e libertà

talora

con

audacia, forse

più

che con senno e prudenza. In tutta Italia sorgevano società segrete e cospirazioni nelle quali entravano sità

in

tempi

servitù, peste

di

uomini provetti e giovani ardenti ne' liberi. Gli

uffici

di

polizia,

;

neces-

che per

saliti, si può dire, a principali istituzioni dello non tardavano a scoprirne la esistenza, a seguirne le mosse, e con finissima arte riuscivano ad intromettere nelle stesse Società elementi mal quelle cessavano ben fidi per spiarne i segreti, i procedimenti, cosicché

opera del Metternich erano Stato,

tosto di essere

un pericolo per il Governo,

affannoso, terribile sólo in sospetto.

ma lo

diventavano continuo,

per quanti vi appartenessero in realtà, o ne venissero

Le condizioni personali, i connotati dei patrioti, come si


120

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

chiamavano allora i liberali, erano sul tavolino nei registri di

tutti

i

ga-

minimo indizio sguinzaglia-

binetti di polizia, che, al più lieve dubbio, al

vano agenti a sorprendere le fila di complotti talvolta appena abbozzati, talvolta nemmanco rassero,

si

e bastava, perchè gli autori veri o supposti, si carce-

;

sottoponessero

a mortificanti processi,

crudeli condanne.

a

Di'

una di maggior momento e ch'ebbe esito in vero clamola setta madre estesa in roso, drammatico, fu quello della Carboneria

tali cospirazioni,

;

quale

dalla

tutta Italia, e

rampollarono quelle dei Guelfi, degli Adelfi,

nonché altre molte. Originata dagli eventi

del

politici

1821,

svolse a

si

Milano sotto l'impulso e la direzione del conte Federico Confalonieri, e vi parteciparono non pochi personaggi lombardi, de' quali ricordiamo con reverenza e pietà

nomi e i casi strani e dolorosi.

i

lungo processo fatto a coloro che in ben diversi modi avevano preso

Il

parte a quegli eventi,

erano forse per tutti fatti,

nelle

trasse

tutti

pochi ebbe

terribili

quali

considerati gli accusati,

mentre da tanto non

congiure,

ed era lor colpa più

più ardue,

angosciose

di

desideri che di

vicissitudini,

e

per

non

Nel suo tragico svolgimento, Federico

conseguenze.

Confalonieri ci appare sempre la figura principale, nobile, eroica

;

impavido

innanzi alla condanna di morte, indifferente alla commutazione dei ferri a vita.

Appunto in quegli anni 1824-25-26, mentre il Confalonieri era prigione nel duro carcere dello Spielberg

Moravia, la desolata moglie contessa

in

Teresa scriveva le lettere a mio padre che si trovava a Vienna, e che fidato

amico suo

e della famiglia, ne conosceva e divideva le

pena

ambasce,

i

timori,

È la prima in data del 7 dicembre 1824, ed è scritta non ap-

speranze.

le

di ritorno

da Vienna, dove ella si era recata per la seconda volta, allo

scopo di alleviare

la

sorte dell'infelice sposo che, non ancora quarantenne,

languiva già dal 6 marzo in una cella lunga otto passi e larga quattro, illuminata da

un solo breve pertugio, cui s' ergeva davanti una muraglia il conforto che può dare la veduta della natura.

per togliere anche

Due appartengono al 1825, l'anno

in cui

l'

imperatore Francesco colla

consorte Carolina Augusta venne a visitare Milano ed i suoi Stati italiani accolto con giubilo, luminarie,

già fossero dimenticate le fiere condanne lo scoraggiamento,

il

del 21 e le povere vittime.

dispetto provato per la troppa, azzardata

quei moti rivoluzionari del Piemonte che erano ribadite le catene

sì

Ma

fiducia in

mal finiti ed avevano dalla presenza del

dell'Austria, e la speranza, che

;

Si sarebbe detto che

smaccate adulazioni.

So-

vrano ne venisse alcun bene, avranno forse spinto i Milanesi a quegli atti di sudditanza e di

deva gli spettacoli,

omaggio più assai che di sentimento. Il popolo si goi comle luminarie, di cui non mai discute i motivi ;

mercianti traevano lucro dalle feste, dall'accorrere dei forestieri, dall'insolito

movimento

riacquistati

i

della città, né

onorificenze,

largite

tributava

di

atti

più

domandavano

privilegi di corte, lusingata dalle all' arrivo

del Sovrano,

devozione e di ossequio.

;

la nobiltà, che

aveva

nuove cariche e dalle alte

seguiva

le

antiche

usanze e


Il

VARIETÀ E ANEDDOTI

Confalonieri, non ostante la crudele prigionia del manteneva con tutta la sua famiglia devotissimo al-

Vitaliano

conte

Federico,

Aglio

si

Conveniva

l'Austria.

121

alla contessa

Teresa approfittare delle circostanze e

chiedere udienza dall'Imperatore per rivolgersi ancora alla di lui clemenza

almanco un

implorare

ed

sollievo alle acerbe

sofferenze

marito

del

;

e

Dal modo con cui la narra nella sua lettera, rimane forte il che l' Imperatore le abbia risposto colle disumane parole dal

l'ottenne.

dubbio

Poggi

riferite nella

rito sta

bene

sua Storia

e fa esercizi

d' Italia,

poi da altri ripetute

spirituali per la salute

" Suo madunque si

:

dell'anima,

consoli ,.

Francesco

mente gretta, gelosissimo

di

l,

dignità, era d' indole rigida, pedantesca,

dei suoi

diritti e

della sua

ma non malvagia. Circa la esat-

tezza di quanto è detto in simili convegni e che poi

si

va ridicendo, tut-

quasi sempre vi si intromette la non c'è a fidarsi invenzione, ed è molto probabile che sia così avvenuto anche per quelle parole. Infatti, la contessa accenna a maligne asserzioni che tosto furono tora

vediamo,

il

sparse

e

:

mentre dice

di

essere

stata

meraviglia,

a

accolta

L'Imperatore nulla averle promesso

"

tristamente: sperare

;

e nulla

conclude

esserle

dato

„.

Le ripetute delusioni, i muti strazi del cuore le andavano rovinando la non la forte tempra dell'animo. Nelle lettere del 22 febbraio e 30 dicembre manda gentili notizie, si intrattiene di comuni amici e della società milanese, ma più dei mali che e, non di meno, del desiderio che nutre sempre di tornare la tormentano salute, la bellezza,

;

a Vienna, se appena intravedesse qualche probabilità di raggiungere quello

che era ormai l'unico scopo della sua esistenza

;

e chiede all'amico che vi

aveva non poche conoscenze, di tenerla informata e di esprimerle schiet-

tamente

il

suo

È

avviso.

quella

del

30 dicembre

1826,

l'

ultima delle

da mio padre, che poco dopo faceva ritorno a Milano.

lettere conservate

In tutte vi sono brevi espressioni di un dolore grande, continuo e che sa

di

anime

compreso

essere

più che a goderne

Al

;

ed anche vi spira una certa corrispondenza di

gentili dal destino chiamate

26 settembre

giorni consunta,

a combattere

le

avversità della vita,

le gioie.

1830,

come

Teresa

incise

il

Casati-Confalonieri

Manzoni

sulla sua

chiudeva

i

suoi

tomba, non vinta dal

cordoglio.

Circa sei

Francesco, altri

anni si

venuto a morte nel 3 marzo 1835

dopo,

apersero

sopravissuti a

sì

le

l'

Imperatore

porte dello Spielberg al Confalonieri ed a pochi

lungo tormento. Uscito dal tetro carcere, scriveva

all'amico e compagno di sventura

Andryane " ch'egli ormai si considerava come l'ombra di un trapassato „, e ricordava la moglie colle parole u quella santa che morì per me „ e giustamente s'egli finì martire dell'amor di patria, ella, per amor coniugale, ne divise la fede ed il martirio. Una rapida corsa nella storia di quel tempo mi fu grato di fare, se:

,

:


122

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

guendo pure le memorie che si mantenevano nella mia famiglia, e che, mi s' impressero nella mente né mi è parsa del tutto vana a

giovinetto, chiarire

il

;

valore di alcune cose ed espi-essioni

contenute nelle lettere, e

la loro intonazione complessiva.

Napoleone Bertoglio Pisani.

I.

Milano, 7 dicembre 1824.

Preg.mo Amico, 1' ultima persona che vidi a Vienna prima della mia partenza, dunque doveroso ch'io a lei per il primo diriga i miei caratteri, ed

Ella fu egli è i

più caldi ringraziamenti per

attenzioni

delicatissime di cui

cure che

le infinite

mi ha colmata

;

si

è presa di

bramo che mi

me,

e

le.

presenti

si

un'occasione per esternarle coi fatti la riconoscenza di cui è pieno

il

mio

un felicissimo viaggio, arrivai ieri alle 4 del mattino e meno le due poste da Arntstein alla Pontebba dove incontrai delle vicende disgustose coi postiglioni, il mio viaggio fu dei più rapidi, poiché dormii quattro notti, ed una sola la passai in istrada. Trovai tutta la mia facuore. Ebbi

;

miglia in ottimo stato.

Qui non si ha ancora freddo, almeno ne sono più molestata qui che a Vienna

tutti lo dicono, in ;

i

nostri camini

quanto a me

non valgono, a

mio parere, le buone stufe di costì. Mi dia, caro Bertoglio, le sue nuove, che bramo sentire sempre le migliori, ed aggradisca che le rinnovi le proteste della

mia più alta stima e cordiale amicizia. Teresa Confaloniebi.

A Monsieur Le Comte Léopold Bertoglio Vienne (en xiutriche).

II.

Milano,

il

1°

settembre (1825 ?).

Mio preg.mo Amico, Io

temo,

mi sono più volte lagnata della sua pigrizia nello scrivere, ed ella, mormorerà ora, forse, contro di me, ma con una differenza però,

che dopo avermi ascoltata si pentirà della sua precipitazione nel giudicare

malamente li amici,

e

infermiccia. La sappia

sentirà un poco di compassione per una povera adunque che da un mese e più mi trovo talmente

travagliata dal fegato, da dolori, da febbri, e da altri nuovi malori che non


VARIETÀ E ANEDDOTI mi era possibile due idee

lettera di prendere la

alla

costantemente

con

tutto

bagni di Carlsbad non io

;

penna per accozzare insieme

ora da quattro giorni sto meglio ed approffitto di questo lucido

;

intervallo per trattenermi con

singata

123

doveva

le

pure

un amico che stimo sempre e che rammento

Mi duole il sentire che anche i come me n'era lu-

sentimento.

il

abbiano

restituita la salute

ad

venire

esperimentare quelle

acque,

ma il

viaggio mi ha sgomentata, sembrandomi troppo lungo, dacché non doveva intraprenderlo che per la mia salute, senza speranza di potervi riunire un altro scopo per

saputo egli è

il

toglio, la si faccia la

quale anderei alla fine del mondo. Dal fratello ho pure

nuovo dispiacere che le

era serbato al suo ritorno a Vienna pur doloroso l'essere bersaglio del destino !... Basta, mio caro Beril

coraggio,

;

non precipiti nessuna determinazione,

prenda che dopo aver esaurite tutte

e

non

pratiche che la possano portare

le

all'intento desiderato.

Ho trovato Fontana d'apparenza meglio di la di lui salute

quello che

mi credeva, ma

ha ricevuto una nuova scossa dalla morte della sua buona

madre avvenuta tre giorni sono

;

egli colla famiglia tutta alla disperazione

sono partiti per Borgovico.

È qui arrivata la famiglia Jablonowski colla contessa Woyna, mie antiche essi vanno a stabilirsi a Como. Io pure me ne andrò presto in campagna presso ad Inverigo, ma ella non tralasci di

conoscenze di Napoli

;

scrivermi, poiché le lettere che saranno consegnate alla

mia casa a Milano,

mi sai-anno mandate con precisione.

Da Cicogna ebbi le sue nuove di vista celerità incredibile.

;

questi fece il suo giro con una

Un mio cognato in casa si è maritato colla figlia Vi-

un altro veste l'abito barnabitico, una mia nipotina si sposa ad un le nuove che le posso dare. La mi creda sempre colla più sincera amicizia

goni,

Bergamasco, ecco tutte

T. C.

A Monsìeur Le Comte Léopold Bertoglio Vienne (en Autriche).

III.

Milano,

il

18 Settembre 1825.

Preg.mo Amico, Il

di lei fratello

gnarmi

la

ebbe

la gentilezza

di

venire

personalmente

a conse-

gratissima sua 7 and. te

Le rendo infinite grazie per le espressioni gentili e cordiali che contiene, come pure della continuazione della di lei amicizia quale apprezzo più che non saprei esprimerle la prego però di essere persuasa che non obbliga una ingrata, e che la mia sincerissima le è consacrata per la vita. ;


124

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Dopo tutto quanto le ho detto, spero, non caro

il

dubiterà più

che non mi

sia

ricevere sovente sue nuove.

La Marchesa Peverelli non mi ha guardata, a quel che pare, con occhio critico, poiché, se avesse

voluto esaminarmi più da vicino, avrebbe veduto

mio viso si risente assai degli incomodi e dei malori che da tanto tempo si sono emparé del mio povero fisico. I bagni non mi hanno punto giovato, per cui conviene adattarsi alla che

il

applicazione della pietra

anderò in campagna,

caustica, operazione

cioè ai primi

dirigendo

ciò di scrivermi

alle

si

ma

lettere al fratello,

le

domani

farà ella

non

poscia

;

per

tralasci

ed in assenza di questo,

me le faccia tenere sicure.

ad altra persona di confidenza che

Mi presentai

che

ottobre,

di

LL. MM., ambe mi ricevettero a meraviglia

Im-

l'

;

me presente, fece infiniti complimenti ed elogi della mia persona, ciò che smentisce bene le maligne asserzioni dei Settala, ma rapperatore, sempre

porto nulla

all'affare che solo mi interessa al mondo, non mi promise nulla, e mi è dato di sperare. S'ella, circolando per Vienna, sente qualche

di non lasciarmelo ignorare. I parenti degli non ebbero maggiori consolazioni di me. Speriamo tutti che

cosa in proposito, la prego altri infelici il

nostro amatissimo sovrano ci faccia grazia quando meno ce lo aspettiamo.

Se non ricevo qualche grazia, o concessione

di recarmi presso al mio spos non verrò a Vienna quest'inverno; sarà probabile che mi risolva nel primavera a fare un' altra gita costì, prima lo crederei inutile, essenc

io

troppo

venuta

recente la

creme di Milano, cioè e la

Cesarmi

la

in

Italia

delle

Principessina

LL.

MM. Avranno

invece

Belgiojoso, la Settala colla

figlia,

quest'ultima non può adattarsi, a quel che sento, alla

;

me

notonia di Milano.

Mio fratello è in campagna, ranno sua

sicuramente

sposina,

e

graditissimi

fra

due

mesi

papà. Oppizzoni

si

cinquecentomila

lire del suo,

scrivendogli farò ;

egli

avrà

marita e sposa

è

felice

dolce

la

i

al

suoi

saluti

maggior

consolazione

quali sa-

i

segno di

coli

diventare

una mia cugina, la Giorgi, quale hi

padre e madre, fu posta in monastero dall'infanzia e vi è tuttora, per cui bisogna che Opizzoni rinunci ad avere una moglie à tournure. Sento che si aspetta Barbò. I Sett è priva di

sono in procinto di fare una cattiva figura dal lato dell'interesse diavolo tra marito e moglie

;

tutto quello che può e stabilirsi costi ci

purga

tutto

;

v'ha

pare che quest' ultima voglia prendere secc

male che ha fatto

;

in casa Settala è un vero martire,

fa agli altri. Il P. re Crivelli ha avuto da S. M. una tabacchiera d'oro con cifre in brillanti per gli schioppi, sciabole, pistole, che offrì a Vienna. Non ho più carta, bisogna che finisca col dirmi sempre con eguali sentimenti il

e

T. C.

A Monsieur Le Comte Léopold Bertoglio Vienne (en Autriche).


VARIETÀ E ANEDDOTI

125

IV.

Milano,

il

22 febbraio 1826.

Preg.mo Amico,

Sono molti mesi che mi trovo priva di sue nuove, soffra adunque che interrompa un silenzio per me tanto penoso, e che la solleciti a non

io

rendersi più colpevole

del delitto di lesa

più sicuro per informarmi de'

Siccome so

L'assenza del

amicizia.

pure in mio danno, poiché mi viene tolto così

fratello cospira

ch'ella

di

lei

il

mezzo

e a

quanto

fatti suoi.

prende qualche interesse

alla

mia salute,

mi riguarda, le dirò, rapporto alla prima, che quest'autunno aveva alquanto migliorato sotto l'azione della pietra

ma, ritornata in

città,

vi ritrovai

i

caustica e dell'aria della

miei

campagna,

mi trovo

malori, ed ora

antichi

come in principio della mia malattia, e costretta di ricorrere a tutti i rimedi noiosissimi già esperimentati. Le dùò in quanto poi alla causa prima di tutti questi miei malanni, che finora non traveggo un lampo di speranza di vederla tolta mi vado sempre confortando, pensando alla nota clemenza di S. M. anzi feci ora rimettere ai suoi piedi una nuova petizione, ma ;

;

qui ignoro l'esito che avrà. Sono sempre piena del desiderio di ritor-

fin

nare a Vienna,

ma

aspetto per risolvermi di travedere

vedere coronata d'un miglior successo la mia gita di venire a

proposito, si

primavera

inoltrata

;

:

il

la

probabilità di

mio progetto sarebbe

mi dica un poco cosa ella ne pensa

in

ma con quella schiettezza che si suole esigere dagli amici che

stimano, e che

si

affezionano particolarmente. Se le viene fatto d' incon-

trare persona atta a dare qualche

lume in proposito, cerchi destramente

di conoscere come la pensino.

La Duchessa Cesarini

alloggia di contro alla

mia casa

;

non ebbi però

mai il bene di vederla. Essa è circondata dai nostri eleganti e dagli ciali più alla moda.

uffi-

Sento che pensa di andare l'estate in Svizzera, l'inverno

venturo a Parigi, e la primavera ed estate successivi a Londra

;

mi pare

che questa signora sappia apprezzare la sua libertà, e ne approfitti.

Sento sempre

parlare della

bellezza delle di lei sorelle, quali

si

distin-

un ballo dato al Collegio Reale, ove intervennero più di duecento ragazze spero che avranno la fortuna di trovare un buon collocamento, sero in

;

cosa ora tanto

difficile.

Non mi ritardi, la prego, le di lei nuove, e quelle di costì di natura di Mi comandi se valgo a servirla, persuaso di procurarmi con una vera soddisfazione, e mi creda intanto quale non cesserò mai di raa amica la sua aff. essere interessarmi. ciò

Teresa

A Monsieur Le Comte Léopold Bertoglìo Vienne (en Autriche).

C. C.


126

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Milano,

il

30 dicembre 1826.

Preg.mo Amico,

Fontana ella avrà saputo il motivo

Dalla ragazza

conoscendo il

silenzio, al quale, sono certa,

parte.

di lei

mio prolungato

del

ottimo cuore, avrà preso

Mi ha fatto gran dispiacere il sentirla incomodata

;

mi voglio però

lusingare che a quest'ora ella sarà perfettamente ristabilita, e che occhi le permetteranno di trattenersi qualche volta coi di assenti, fra

i

nuovo anno,

i

di lei

buoni amici

un posto distinto. Riceva i miei auguri per il

quali reclamo essi

lei

partono da un cuore sincero e che veramente desidera

di saperla felice.

La malattia del povero Maggiore Fontana mi sembra più seria di quello i medici di costì, quali, fra parentesi, mi sembrano

che lo lasciano credere

assai novizi nella scienza d'Egea. I rimedi che

vero compatriota sono talmente

contrari

1'

adoperarono col nostro po-

uno

all'altro

che bene

si

può

dedurre ch'essi giuocano alla gattacieca. La Gina che lo sta vegliando con-

tinuamente mi fa pietà scrivendomi, anche

;

poverina, quante angoscie

!

La mi dia, la prego,

nuove, e dica ad ambi tante cose amabili

le loro

in

mio nome. La morte del povero mio cognato, e le cattive nuove della salute di mio marito mi afflissero ed affliggono talmente, che la mia salute ne è sensibilmente alterata Dio voglia che ci siano presto date delle nuove migliori, queste sole possono operare avvantaggiosamente sul mio

più

;

fisico.

La mi conservi la sua preziosa amicizia e la mi creda sempre con eguali sentimenti la

sua

aff.

ma amica

Teresa C. C. P.S.

— Mio fratello la ringrazia per la sua memoria, e mi incarica

contraccambiarle con sentimento

i

di lei saluti.

A Monsieur Le Copte Léopold Bertoglio Vienne (en Autriche).

di


VARIETÀ E ANEDDOTI

Femminismo

127

patriotico.

È giusto rammentare, ora che si commemora il cinquantenario del plenapoletano, che

biscito

anche

donne dell'ex-Regno

le

delle

Due

Sicilie

vollero partecipare a questo grande atto che decideva della definitiva ricostituzione della Nazione italiana.

Non potendo prender parte alla votazione che ebbe luogo a Napoli il 21 ottobre '60, alcune donne ferventi d'amor patrio, scrivevano un indirizzo a Vittorio Emanuele

per

assicurarlo che esse pure,

come i figli i mariti

Piemonte e l'unità della Patria e deploravano che le leggi e le consuetudini (non sapevano se più ingiuste o più ingrate), mentre accordavano alla donna i diritti civili, le negassero affatto fratelli,

volevano l'annessione

al

Ogni diritto politico, " quasiché non fosse la parte più viva e più influente del consorzio

umano B

.

L'Oddo, in quel suo libro sui " Mille di Marsala „, di cui ebbi a rilevare l'importanza, or non è molto, in questa al

medesima Rivista, rese omaggio (III, 215)

sentimento patriotico delle donne

napoletane, e dopo aver ricordato la

parte che le donne di Sicilia avevano preso alle congiure contro la feroce

come negli come sul letto del dolore, applaudiva

tirannide del Maniscalco e alle lotte per la libertà, sui campi ospedali, nei tripudi alla

protesta

anche

lui, con

della vittoria

dell' indirizzo

femminile

al

futuro

Re d' Italia

e

lamentava

parole generose, che la donna fosse lasciata da parte nelle

cose politiche, come se anche essa non avesse una patria, non appartenesse

ad una nazione, non sentisse il bisogno della in cui essa

si

trova,

l'avvilisce e

la

libertà.

degrada

"

Codesto abbandono

sino a farle

scienza della propria forza e dei propri doveri

perdere la co-

„.

Come le donne napoletane, anche le madri e le spose toscane nel marzo di quello stesso anno,

taria indetta per

i

cipazione ai diritti

non potendo prender parte

alla votazione plebisci-

giorni 11 e 12, avevano reclamato con calore la partedel

sesso più forte e la

facoltà di poter dare

il

loro

voto favorevole alla annessione della Toscana alla monarchia costituzionale di

Re

Biascie-

Vittorio Emanuele. Enrico

Poggi,

ministro

di grazia

e

giustizia,

memoria di queste vivaci proteste femminili, che non trovarono però

(benigna accoglienza presso il governatore Bettino Ricasoli e il Ministero provvisorio. I

Alle donne toscane, che dovettero limitarsi a scrivere indirizzi di

plauso pel nuovo ordine di

cose

che

si

andava instaurando, fu fatto inil tempo della

cendere che avessero pazienza sino a che non fosse venuto loro emancipazione politica.

Le nostre femministe, che nella conquista dei diritti civili e politici hanno


128 fino

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

ad ora poco o nulla ottenuto, potrebbero

con

ragione

aver aspettato e di aspettare da troppo lungo tempo

il

affermare di

mantenimento di

una solenne promessa governativa. Ersilio Michel.

Oddo Giacomo

Cfr.

:

/ Mille di Marsala, Milano, G. Scorza, 1863, pp. 476 e sg.

— Poggi Enrico, Memorie storiche del Governo della Toscana nel 1859-60, voi.

II.

Pisa, Nistri, 1867, pp. 224-225.

Una lettera del Generale Clemente Corte. Al volume di Lettere ad Antonio Panizzi di uomini illustri e di ai italiani,

sebbene

questo distinto

nel

frontispizio

ufficiale del

"

sia

British

detto pubblicate da Luigi Fago

Museum „, prediletto dal suo illust

Direttore e suo erede universale, non dette che

il

ritratto e, in inglese,

breve notizia biografica. Le lettere furono mandate a Firenze ed ivi scelte trascritte, ordinate e annotate da Piero Barbèra

con la revisione di Giacomo

Foligno, vecchio e provetto giornalista toscano,

il

Cireneo

Nazione

della

per circa un trentennio.

Fra gli amici

italiani del Panizzi,

che negli anni della preparazione ten-

nero con lui corrispondenza per informarlo delle cose politiche nella penisola, affinchè delle notizie che gli scrivevano si giovasse nei circoli politici

inglesi a vantaggio della causa italiana, vi fu Clemente Corte, garibaldino,

parlamentare di Sinistra, poi prefetto del Regno.

Una sua lettera al Panizzi pervenne al raccoglitore delle Lettere quando volume era già stampato, sicché non potette esservi accolta. Poiché tale ha una certa importanza, come quella che, scritta poche settimane dopo Aspromonte e mentre Garibaldi era ancora prigioniero al Varignano, il

lettera

ritrae

i

risentimenti, gli sconforti, le

disperate

periodo di storia italiana, noi crediamo non

previsioni

di

quel

inopportuno

di

pubblicarla

triste

nella sua assoluta integrità.

Pisa, 11

novembre 1862.

I

Mio caro Panizzi,

La ferita del generale Garibaldi è in via professore

di

miglioramento.

Zannetti, ora preposto alla cura, deve fra pochi

L'egregio

giorni

proce-

dere all'estrazione della palla, e spera di farlo con ottimo risultato. Il clima '

assai

mite di questa città giova mirabilmente a diminuire

matici. perfetta.

Mi pare che la guarigione possa ora

tenersi

i

dolori

reu-

per sicura e quasi


VARIETÀ E ANEDDOTI Generale

Il

Se cosa

ringrazia pei vostri

vi

129

saluti e di cuore

li

contraccambia.

Londra egli non dimenticherà la cordiale e spon-

gli occorresse in

tanea vostra offerta.

Quanto agli opuscoli che trattano l'affare Wilkes bramerei averne uno che trattasse la cosa sotto amici

miei

dell'arresto

i

diversi aspetti legale, politico e misto. Io

deputati che vogliono onorevoli

degli

arresti sembrano

un

opuscoli per farne

valere di questi

vorrei

in

estratto ad

mi

uso di alcuni

Parlamento impugnare

la

legalità

Calvino, Mordini, Pancaldo e Fabrizi.

Questi

dover diventare il punto principale della battaglia da darsi

al Ministero Rattazzi.

non posso assolutamente dividere il vostro parere circa le cose noLe condizioni d'Italia sono tali che la legalità non può da sola salvare il paese. Vi si oppongono gli usi corrotti della corte, la dappocaggine 10

stre.

soverchiante prevalenza del governo

politica dei ministri, la

francese, la

debolezza politica di un parlamento di impiegati e di postulanti per impiego.

Vi assicuro che il veder le cose nostre da vicino avvilisce anche i più coraggiosi.

Il

Paese,

politicamente, è morto.

spaventevole. Qui non si vive, non

si

L' ignoranza in tutte

spera, non

si

le

classi

crede che nella Francia.

L'esercito, diventato partito politico, perde ogni giorno in disciplina. Si

direbbe la vigilia della battaglia di Novara: E poi

come rifiutare al gene-

rale Garibaldi di immischiarsi nelle cose italiane ?

Non è egli mallevadore

verso

i

Napoletani ed

i

Siciliani nella totale attuazione del plebiscito ?

Di Medici sono privo di notizie. So però che egli gode buona

salute.

Egli era a Torino giorni sono. Vedendo Bertani gli dirò di voi e del vostro desiderio di avere

una sua lettera.

Mi farò un piacere di scrivervi di soventi notizie del Generale, poiché, onesto come siete, non lo potete che amare e stimare. 11 Ministero sarà probabilmente assalito con vigore. Forse avremo un Ministero Farini-Minghetti. Scappando dalla biscia incontreremo una vipera. Vi assicuro che tutti questi would he Guizot mi spaventano assai.

Non ho veduto sir James (1) da molto tempo. È difficile assai d' incontrarlo a Torino.

Credo che

egli

si

trovi

generalmente alla sua

villa

di

Belgirate.

Lo stato delle Provincie

Meridionali

peggiora.

Anche stamane il gior-

nale ufficiale parla di un distaccamento di 42 soldati trucidati dai briganti.

romperla

apertamente con Napoleone, o

la

Confederazione.

Non v' ha

via di mezzo. Ieri a Firenze

vi fu

adunanza di deputati toscani. Desiderii di vedere perchè ci conduca a Roma con la teo-

Ricasoli al potere un'altra volta,

(1) Sir

James Hudson, ministro inglese a Torino, uno dei più fervidi e fattivi

amici della causa italiana. Il

Risorgimento Italiano.

— IV.


130

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

logia ed il padre Passaglia (1). Affé di Dio

Machiavelli sia nato in Toscana

;

non pare possibile che Niccolò

!

Dopo il matrimonio col Portogallo, eccoci minacciati di un matrimonio colla Prussia.

Pare che all'Austria, oltre

alla Lombardia, sia stata presa la

politica nuziale (2).

L'accoglienza fatta qui al Generale fu assai commovente. liano sa sentire

gentilmente.

Il

Peccato che non sappia volere

popolo itafortemente.

Prevedere

e provvedere sono vocaboli che qui non hanno significato. Perdonatemi il mio scoraggiamento. Non so come combatterlo. Venendo

il

momento di agire forse cesserà. Credetemi vostro sinceramente

Clemente Corte.

(1)

Celebre gesuita, uscito dalla Società per le sue idee favorevoli alla causa

italiana. (2)

Felix, Austria, nube!


III.

BIBLIOGRAFIA

-

BIBLIOGRAFIA CONTEMPORANEA (1901-1910).

Emilio Bertana, In Arcadia, saggi storia ed arte/diretta

e profili.

Nuova

Biblioteca

di

letteratura,

da P. Torraca, IV, Napoli, Perella, 1909, in 8°.

Felice pensiero fu quello dell'illustre Torraca, di dar luogo a questa raccolta di studi, che E.

Bertana già aveva pubblicati altrove in forma alquanto di-

versa,

ma già con fortuna, nella sua Biblioteca intesa a offrire, ordinato e com-

posto,

il

meglio dell'operosità storica e critica recentissima intorno alla nostra I competenti conoscono di fatto nel B. uno degl'investigatori e

letteratura.

illustratori della nostra storia letteraria più operosi e

più

coscienziosi.

Nel-

ha impresso una larga orma; ne' suoi lavori il metodo storico è sempre attuato con la maggiore serietà, che importa l'autorevole Giorn. stor. d.

compiutezza

lett.

ital.

egli

e sicurezza di ricerche. L'esposizione poi

tati raggiunti, s'avvantaggia di sobrietà, limpidità

che suol fare de' risulgarbatezza.

e

Il

presente

volume conferma questi giudizi. In esso sono raccolti sette saggi per argomento strettamente affini; sicché, pur mancandovi quant'altro il B. dice in prefazione avrebbe voluto ancora inserirvi, il libro riesce in verità a un completo organismo, all'unità dall'autore desiderata. Il

primo degli studi è intorno allo spirito

filosofico

del sec. xviii, e

quello

che subito gli tiene dietro, riguarda il genio filosofico e la comune poesia d'occasione

nella

stessa età

;

il

terzo

tratta

delle

forme minori della poesia

quarto delle forme maggiori della poesia didascalica ancora nel Settecento; degli altri tre lavori, l'uno illustra la figura del conte C. Gastone

didattica e

il

Dalla Torre Rezzonico, che principalmente

si rivela,

nell'arte sua, adoratore e

seguace del Frugoni, e l'altro la figura del caposcuola idoleggiato, il Frugoni il

;

settimo, in fine, ci presenta l'Arcadia lugubre. I

primi cinque saggi riescono a illustrare in modo esauriente la storia della

nostra letteratura del Settecento, studiandone prima le forme maggiori, poi le minori, sotto l'aspetto dell'intellettualismo che dette

nuovo nutrimento

alla

sapeva che l'Italia aveva dato alle scienze, durante il Settecento, una schiera lunga e continua di cultori, e che il genio filosofico era stato vanto di quel secolo (pp. 5-7) fregiatosi del titolo di secolo filosofo.

poesia didascalica. Già

si


IL

132

RISORaiMENTO ITALIANO

Investigazioni storiche e critiche mostrano da tempo e vanno sempre più dimostrando quanto a ciò contribuisse già il commercio intellettuale con altre nazioni, dove il movimento scientifico era ancor più esteso. Gli studi del B., confermando tutto ciò e mettendo in particolare rilievo quanto all'amor della scienza, della filosofia conferisse la smania dell'esotico, mostra con lunga disamina il maggior segno di quel dominio spirituale, cioè del filosofismo, nel colorito filosofico, scientifico, onde quella letteratura voleva intingersi a ogni a viene innanzi invece! incontro. Allora diventa raro il tipo del letterato puro a ogni tratto quello del filosofo, come allora si diceva in senso molto generico? '.{

:

ed arbitrario, ossia del cultore e dilettante di varie discipline, che per ispassoyl accademico faceva della letteratura, e tra i letterati abbondano gli esempi! d'inclinazioni, d'ambizioni e di pretensioni scientifiche (p. 5). Si faceva filosofia'.!

da per tutto, inchiudendo visi tutte le scienze, e scienza e poesia si trovava! composte in un sol concetto vago di letteratura che si poteva stendere dalla] lirica alle tavole de' logaritmi (p. 33). Promosso già dal Gravina, dal Mura-I tori, da A. Conti, incoraggiato poi dal Pindemonte e da altrettali autorità, l'uso della scienza nella poesia s'era manifestato ed esteso, volendosi una letteratura che avesse o almeno fingesse sostanza di pensiero, non tale che fosse^

immagini e suoni, e cadendo

tutta

in discredito la poesia

d'essere fine a se stessa (pp. 35, 36 e

Poche

passim).

come arte capace come quella di!

voci,

M. Borsa, si levano a opposizione in nome dell'arte e a canzonare l'infatuaIl B. mostra come sotto la quiete accademica superficiale, fedele! alle tradizioni, serpeggiasse in quell'età un nuovo fremito, un' inquietudine!

zione de' più.

varia di natura e d'intenti, velleità battagliere che intanto trovavano sfogo nel 3 il fine (se non le forme) della poesia, danuna moderna contenenza filosofica (p. 40 e passim) lontani prodromi del'

proposito di rinnovar la materia e dole

:

Risorgimento.

Queste idee generali intorno a quel periodo storico sono giustificate dalla compresa il ricercatore e critico fa, d'una folla di scrittori, ivi

rassegna che le

dame saccenti, come la Medaglia-Faini, M. L. Cicci, ecc. La

trattazione

I

dovè pure tener conto du figure men che secondarie alla stregua letteraria, per quanto rispettabili sotto' altri titoli, e parimenti di manifestazioni letterarie spesso spregiate, com'è la poesia d'occasione. Ma inopportuna, irragionevole è la lagnanza d'un recenvj quindi essenzialmente analitica, e lo studioso

vi

queste erano testimonianze da accertare, perchè altri (fors'anco quello stesso recensore, ne' manuali eie-',] mentari a cui collabora) potesse affermare giudizi sicuri e documentabili intorno alle tendenze generali caratteristiche di quella vita letteraria. Le poche! pagine della sintesi, per essere serie e fondate, presuppongono il lavoro esteso, sore per questa lunga analisi. Piccole o grandi,

paziente, analitico delle monografie. fatti e figure

Inoltre

nemmeno

letterariamente sonew

che nella luce del loro tempo scompaiano, questi che

il

B.

ha

:

ne viene per riflesso una più esatta valutazione storica dell'arte de' sommi. Valga l'esempio del Parini. Quella che il B. esamina; rievocati. Senza contare che

è, in

grandissima parte, poesia d'occasione

:

ora, chi

ha studiato

l'arte

pad

niana, trova in mille espressioni e concezioni di essa l'idea e il colorito scientifico,

e,

quando F. Novati avrà finito di pubblicare i tesori di testimonianza tempo onde già die un saggio nel Carteggio vernano, ricono-

storica di quel

scerà della poesia d'occasione, per quanto inalzata dal potente ingegno del-


BIBLIOGRAFIA

133

l'Autore fino a trascendere le ragioni della propria origine, anche

nella mi-

gliore lirica pariniana.

Del resto, dato e non concesso che la fatica del B. fosse inutile a rilevar cose significative per la storia dell'arte, la quasi

universalità

del

fenomeno

da essa messo in piena luce, più che la singolarità di alcuni ingegni privilegiati, appunto per tale carattere di tendenza comune, acquista importanza in questa nostra Rassegna di studi storici intorno al nostro Risorgimento. Il libro t'intitola

In Arcadia e in Arcadia

ci trasporta,

ma

per scoprirci

i

sentieri

sarebbe usciti in breve a una nuova vita di pensiero, alla quale a sua volta sarebbe più tardi fatalmente seguita una nuova vita di popolo.

onde

si

In verità poi i capitoli riguardanti il Rezzonico e il Frugoni valgono a illustratone, oltre che di tendenze generali, di due figure caratteristiche di quell'età; il primo che incarna l'enciclopedismo dilettantesco sfoggiato in letteratura di

mai toccare grandi altezze

varie forme, senza pur

l'altro che ebbe grande due già tenuti in conto dall'Alfieri. E a proposito di questi letterati riescono pure utili e interessanti le pagine biografiche, e le relazioni ch'esse hanno con la storia del Settecento nell'autunno dell'Arcadia, volgendo già il secolo a nuovo indirizzo, sotto i ministri rifor-

fortuna nella storia dell'arte

matori.

Il

Comasco e

il

:

;

tutt'e

Genovese ebbero a brillare nella letteratura e nella

il ministro Du Tillot. Lasciando stare tutto ciò che riguarda più da vicino la letteratura, rileviamo, quanto al Rezzonico, i cui amori erano essenzialmente la filosofia, l'eru-

Corte di Parma, sotto Ferdinando e

dizione e la gloria (p. 290),

come un tempo andasse anche

lui,

dal 1783 in-

nanzi, più d'una volta in viaggio per l'Europa, mostrandosi pieno di curiosità intellettuali e enciclopedico (p. 291 segg.), dando giudizi notevoli per acume, mostrando sentore della estensione che avrebbe preso la Rivoluzione francese ;

trovava torbido in Francia, fiacchezza e miseria in

Italia. I

monumenti del-

l'antica nostra grandezza lo

riempiono di malinconia; la sua è ancora solo una delle tante voci sparse, delle vaghe aspirazioni più letterarie e filosofiche che politiche, onde veniva preparandosi il terreno al

nale

;

nuovo pensiero nazio-

era un sogno poetico per lui la grandezza d'Italia,

ma vi ritornava fre-

quentemente e anche in lui i vanti stranieri accendono, per quanto a suo modo, l'orgoglio del nome italiano (p. 294 segg.). In lui è pure quell'anglomania che ora ha uno storico e illustratore in A. Graf. Notevoli in fine le relazioni che il Rezzonico ebbe con la Massoneria, in cui forse entrò, ma certo fu parte innocente (pp. 300-305, 307). Tali relazioni si estendono al famoso Cagliostro, che, arrestato in Roma, avrebbe coinvolto nelle sue confessioni il Comasco, che n'ebbe perciò grossi guai il B. convince di falsità la voce, pur raccolta da storici, che questi venisse pure arrestato e processato (p. 304) ma certo ei perdette gli uffici che teneva dalla Corte di Parma, nella quale, mutata la politica, rovinato il Du Tillot, svelatasi l'anima reazionaria del Borbone e legatasi agl'intrighi austriaci Maria Amalia, non spirava più buon'aria. Ecco allora il Rezzonico industriarsi ne' suoi versi per mostrarsi buon suddito e cattolico (p. 315), consolandosi in fine di morir cavaliere di Malta (p. 317). ;

:

;

Meno importante per questa nostra Rassegna, il Frugoni, il celebrato caposcuola della nostra lirica nell'autunno d'Arcadia, teraria è consacrato da

il

cui posto nella storia let-

mezzo secolo di gloria, a lungo non offuscata nemmeno


134

IL

dal sorgere della

RISORGIMENTO ITALIANO

fama del Parini. Per noi qui più rileva, nelle pagine che lo

riguardano, la sua relazione con la Corte di Parma, onde ebbe dal 1755 innanzi la carica di "compositore e

grado

del

Nisard

volontà del ministro

alla

quest'ultimo appaiono così illustrati nel lodato studio

degli spettacoli „, a dir vero suo

revisore

per ossequio

soprattutto

e

i

mal-

Du Tillot.

Di

meriti letterari, più che non fosse già

intorno ad esso

Un valet ministre d'État „).

{*

Certo egli voleva imporre, oltre che l'attività artistica, anche le sue idee e i suoi gusti estetici, vagheggiando di riformare dello del francese

e

;

certo,

collaboratore del Frugoni che

come

dice

il

il

teatro lirico nostro su '1 mo-

B., egli

ne' contrasti

men

appare

sostenuti con le

serio

come

pretensioni me-

Romana e con le mene ignominiose di Maria Amalia. Ancora una rassegna di poeti e prosatori minori ci mostra in fine l'Arcadia

dievali della Curia

lugubre. Passano gli oscuri Alessandro Sappa, C. Bossi. G. B. Sclopis e il nome e gli opuscoli del conte G. B. Giovio rimorchiato alla posterità dalla lettera-

tura foscoliana, trovando non ultimo luogo tra le migliori manifestazioni dello spirito melanconico, e dal

pallidamente fiorito su dalla sentimentalità settecentesca

I

gusto del nuovo e dell'esotico, onde vennero in voga la poesia bardita

e la letteratura sepolcrale. Ecco un aspetto della poesia che pur fu arcadica?,

messo in luce dal B. col rilievo di molteplici manifestazioni. Così serena a cui meglio s'avvenne il più della frivola poesia d'Arcadia, andava verso più foschi cieli poetici, trovando nuova fonte di diletto in una letteratura piena d'immagini melanconiche o tenebrose. Il B. ha fatto conoscere nel saggio su l'Arcadia lugubre una lontana preparazione psico-

nell'esordire,

l'Italia godereccia e

che

logica del Romanticismo, parallela a quella

dava

allo

stesso

Romanticismo

co'

'j

dottrinalmente quel secolol

primi ardimenti della nostra critica

let-

teraria.

Ma, in fine,

oltre al

fenomeno generale anche qui v'è qualcosa che più da

vicino e in particolare è interessante per gli studi a cui è consecrata la nostra

Rassegna. Tra gli oscuri poeti di cui

il

B. discorre,

è

la

bizzarra

figura di

' :

Ambrogio Viale, ligure, denominatosi il Solitario delle Alpi. Per quanto il B. ha lui, questo poeta lo possiamo chiamare, modificando significativamente una perifrasi trovata dal Carducci per il

riesumato, ordinato e vagliato, intorno a

di fatto, dopo il 1797, quando-; genovese fu democratizzata, cioè messa sotto il predominio francese, si accorse di esser giacobino e contribuì al Parnaso democratico.

Fantoni, un giacobino di matura formazione

:

la Repubblica

Così

i

saggi e profili del B., In Arcadia, ci rappresentano caratteri spirituali

prevalenti e interessanti in un'età ch'è segnalata nella storia delle lettere, e nella quale ebbe le prime lontane radici

il

nostro Risorgimento.

Attilio Butti.


135

BIBLIOORAFTA

Giustiniano Dkgli Azzi, L'insurrezione

e le

stragi di Perugia del 1859. Pubbli-

commemorativa in occasione del 50° anniversario a cura del comitato cittadino per l'erezione di un monumento in memoria del XX giugno. Perugia, V. Bartelli e C, 1909. p. 400. cazione

I

le

Se le parole di un Cardinale Legato intorno alla Romagna: * tolti i vecchi, donne e i fanciulli, il resto della popolazione, dai diciotto anni in sopra, è

per massima, ostile al Governo, compresi non pochi impiegati e non pochi [Cfr. Monitore di Bologna, n. 133, 17 novembre 1859" Documenti ufficiali del Governo pontificio] si volessero applicare * sic et simplitutto,

addetti al sacerdozio „

citer „ all'Umbria nel 1859, forse

cadremmo in una grossa esagerazione: ma

e morali di quella rimanente dello Stato pontificio, avevano generato un malcontento profondo e largamente diffuso. Se al malcontento e all'odio contro il regime sacerdotale si aggiungano il naturale desiderio d'indipendenza nazionale, ribollente negli animi, l'esempio fortunato delle popolazioni vicine e gli eccitamenti, che venivano dal di fuori, ognuno comprende che non mancavano se non le occasioni propizie, perchè scoppiassero le insurrezioni contro il dominio temporale [Cfr. Capitolo I, p. 1-15]. Naturalmente,

certo

si

è

che le condizioni

regione, press'a poco eguali

economiche, sociali, politiche

al

da parecchio i comitati delle città pontificie, dipendenti o almeno in relazione con la Società Nazionale, avente il suo centro in Torino, venivano apparecinsorgere il segnale il movimento di rivolta. Perugia attendeva per di Bologna; ma sembra però che, conforme alle istruzioni del consiglio centrale della Società Nazionale, l'Umbria dovesse " star soggetta alla direzione Lettera da Bologna, 7 giugno 1859, .idi Toscana „ [Cfr. Capitolo II, p. 16-52. di Luigi Tanari]. Fino a che punto il Cavour partecipasse alla preparazione del moto nella Marca e nell'Umbria, quali fossero le intenzioni vere di Nachiando

poleone III, non è chiaro; ne l'Autore s'è proposto di approfondire la cosa; è indubitabile però che vi furono impegni per parte di personaggi officiali autorevolissimi. Filippo Gualterio, che si trovava a Firenze, ebbe parte principalissima nell'eccitare e spronare a un buto alla storia del '59 », contenente

G. Mazzatinti in A.

S.

R. U.,

I,

il

movimento l'Umbria [Cfr. * Contri-

carteggio di Angelico Fabbri, edito da

pp. 72 e segg. e

"

Autobiografia „ di Angelico

Dopo la rivolta di Bologna del 12 giugno, a cui fecero eco molte città della Romagna e della Marca, meno Pesaro, centro

Fabbri. Perugia, Bartelli, 1862].

delle forze pontificie, ritiratesi dai paesi insorti,

Perugia,

che

il

7

aveva fe-

vero delirio di letizia „ le vittorie franco-sarde e vedeva apertamente all'opera un " comitato d'insurrezione „, formato dai più notevoli cittadini, professanti, in generale, opinioni monarchico-costituzionali, deliberò steggiato con un

d'effettuare

il

*

14 l'insurrezione. La mattina di quel giorno, verso le 11, inco-


136

IL

minciò la dimostrazione

al

RISORGIMENTO ITALIANO grido unanime di

"

Viva la guerra, viva

l'Italia,

viva l'indipendenza, viva Vittorio Emanuele e Napoleone III! „, toccando

il

quando si vide apparire di mezzo alla folla la bancolmo dell'entusiasmo diera italiana con lo stemma sabaudo e, d'un subito, altri vessilli consimili comparvero alle finestre e alle mostre dei principali negozi, mentre sui petti dei cittadini si videro le coccarde dai tre colori „. L'impetuoso ed ardito patriotta Carlo Bruschi " s'era già assicurata la connivenza di parte delle truppe pontificie e del corpo di guardia al palazzo governativo „ talché urgeva intimare al Delegato pontificio la volontà dei Perugini. Così il Guardabassi, il Faina, il Berardi e il Bruschi si presentarono al Delegato, ch'era mons. Giordani, un " mite prelato ,, dichiarando, in nome del popolo, " voler Perugia esser città italiana a qualunque costo e pronta ad emanciparsi dal Governo pontificio, quando questo non intendesse concorrere, con tutte le sue forze, alla guerra d'indipendenza „. Monsignor Giordani, fosse prudenza, perchè non aveva a sua disposizione che 500 uomini di truppe italiane, o timidità o altra cagione, rispose di " cedere alla forza maggiore protestare pei diritti del suo sovrano; dimettersi all'istante dal suo ufficio, rassegnando i poteri a cui meglio credessero e partire nel giorno medesimo, seco recando tutta la truppa J Siccome il Municipio, o timido o reazionario, non accennò neppure all'intenzione di formare un governo provvisorio, questo fu costituito da' cittadini "

;

;

Francesco

Guardabassi,

Nicola Danzetta,

Zeffirino

Berardi, e con un nobile manifesto del giorno

Faina-Baldini

e Tiberio

ne fu avvisata la cittadinanza. Il governo provvisorio adempiè con indefesso zelo e con grande successivo

coraggio a tutti gli obblighi, derivanti dalla nuova situazione politica della città

;

provvide all'amministrazione giudiziaria e al funzionamento di tutti

i

pub-

comando della piazza a Carlo Bruschi; telegrafò subito al conte di Cavour, come ministro degli esteri del Regno di Sardegna, offrendo la dittatura a Vittorio Emanuele II; informò dell'accaduto il marchese Filippo Gualterio a Firenze con la preghiera d'interporsi, perchè il Re accettasse la

blici servizi; affidò

il

dittatura e perchè fossero inviate truppe, e infine telegrafò a Carlo Boncoin-

pagni, Commissario straordinario sardo a Firenze,

chiedendogli soldati, e

di-

mandando la facoltà di mettersi in relazione con lui. Quei sei giorni, che durò il

governo provvisorio, bastarono appena ad apparecchiarsi alla meglio agli

eventi incalzanti quasi soltanto con le forze perugine; giacche il 16 il Cavour alle nuove richieste del governo provvisorio telegrafava di non poter mettere a sua disposizione il deposito di Arezzo e di attendere pel resto gli ordini del Re, sebbene, a mitigare l'impressione della comunicazione del grande statista,

giungesse un dispaccio del Gualterio con l'annunzio che avrebbe spediti, con l'intesa del Cavour, 400 fucili e le relative munizioni. Il governo perugino, fermo nel concetto che " bisognava assolutamente difendersi „, nominava un Comitato di difesa „, composto di Antonio Cesarei, di Filippo Tantini e di

Carlo Bruschi, che fu l'anima della preparazione militare la quale si veniva allestendo fra

seggiando gli uomini. Né cittadini, " sia

perchè

i

mille

difficoltà,

e

mancando

poi della difesa, le

sortì l'effetto sperato la requisizione

armi e scarordinata fra i

più sinceri patriotti, possessori di fucili, vollero

nerli per usarne personalmente in caso

di

rite-

bisogno, sia perchè la parte rea-

zionaria della cittadinanza non volle, in quel frangente, concorrere a fornire i

mezzi della difesa ». Quindi si telegrafava

al

colonnello

Cerroti in Arezzo


-

137

BIBLIOGRAFIA

chiedendo un ufficiale capace per la direzione dell'azione militare e provviste di munizioni, e al Boncompagni, in Firenze, s'annunziava l'intenzione di difendersi, si partecipavano notizie

poco confortanti riguardo a Foligno

chiedevano due ufficiali risoluti. La sera stessa, il Boncompagni rispondeva smentendo

logna, e

e

Bo-

si

le

gravi

notizie

di

Bologna e Foligno, dava consigli sul modo d'ordinare la difesa e prometteva armi e rinforzi. In mezzo all'incertezza delle cose, alle nuove punto buone della Marca, e all'avviso che degli Svizzeri erano stati spediti da Roma verso Perugia, piovevano, ed era questo un conforto, le dichiarazioni di adesione al nuovo regime da parte di vari luoghi dell'Umbria, da Panicale, da Città della

da Tuoro, dal Piegaro, da S. Giustino, da Citerna e via, mentre Foligno, dove s'era rifugiato monsignor Giordani con la truppa, rispondeva " esser disposta a conservarsi nel pieno ossequio della Curia Romana „. Pieve,

Ma gli aiuti di fuori si restrinsero a 400 fucili, giunti dalla Toscana la sera sebbene non fossero ne guasti, ne inservibili, come fu affertolti allora da' magazzini di deposito ed eran coperti di sego ne' congegni, dovettero esser ripuliti, e quindi, mancando il tempo, del 19;

i

quali,

mato, siccome eran stati

solo 280 furono potuti adoprare nella

spedito da Bettino

tennero dietro tre sedicenti

mischia del giorno seguente. Inoltre fu militare Cesare Leonardi, al quale

l'ingegnere

Ricasoli

ufficiali

piemontesi, giunti a Perugia da ultimo.

Quindi la difesa fu lasciata alle sole forze dei Perugini, forze davvero meschine, a poche in realtà al giacche si arrolarono come volontari un secento persone, bisogno, ma molte quando si pensi che il fior della gioventù perugina, in nu-

mero di circa ottocento individui, era accorso sui campi lombardi a combattere Sebbene i capi del movimento non si nascondessero le responsabilità e le conseguenze gravissime del loro ardito proposito u perchè non solo era suprema necessità politica di resistere, vi rimasero fermi, salvare almeno l'onore e l'avvenire, ma anche perchè speravano che la difesa

per l'indipendenza d'Italia „.

sia

per la virtù cittadina, sia per gli invocati e promessi aiuti di fuori, potesse ed efficace a respingere la feroce aggressione, anziché riuscire,

riuscire valida

come fu pur troppo, una semplice protesta di sangue „.

La giornata del 19

passò in febbrili preparativi, in angosciose sollecitazioni per far giungere

in

tempo le armi dalla Toscana, " al quale effetto il conte Zeffirino Faina faceva generosamente aprire sul banco Luigi Baldini in Arezzo un credito di lire settemila a favore dell'avvocato Romanelli, corrispondente di fiducia del Goi

j

|

I

verno provvisorio „. Nonostante tutti gli ostacoli, nonostante sapesse che dalla

Toscana non poteva attendere aiuti di truppe, perchè, né l'affermazione del Boncompagni era una bugia o un'esagerazione, esse mancavano alle necessità e alle esigenze del governo toscano stesso,

il

governo provvisorio di Perugia

tenne duro, e non cedette alle sollecitazioni del perugino Friggeri, dello Sgariglia, del vescovo cardinale Pecci e del Lattanzi, perchè la città tornasse all'obbedienza del j

i

i

!

:

che lo spirito patriottico non difettava davvero nella " Quando le truppe papali non erano più che a due

città, fu fatto circolare un indirizzo destinato ad esser presentato Re Vittorio Emanuele, nel quale, confermandosi l'operato del Governo

marcie dalla al

!

Papa

maggioranza dei perugini.

rinnovavano le istanze, perchè il magnanimo Principe volesse e questo indirizzo fu, in breve spazio di tempo, coperto da circa duemila soscrizioni, che possono dirsi rappresentare il voto

provvisorio,

si

accettare l'offertagli dittatura

;


138

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

unanime della città intera, se si consideri che questa non contava allora più di 18 mila abitanti, dal qual numero bisognava detrarre le donne e i fanciulli e moltissimi illetterati,

i

numerosi emigrati politici

accorsi alla guerra di indipendenza „.

800 e più giovani

e gli

Ma il fato di Perugia precipitava; né

nulla poteva ottenere, per l'incalzar degli eventi, il barone Nicola Danzetta, partito per Torino per intendersi col Cavour, e naturalmente non si poteva spedire al Re Vittorio Emanuele nessuna deputazione, nonostante il consiglio del Cavour, che

il 15 telegrafava al Governo provvisorio: " Si preparino dijj mandare una deputazione al Re, cui ho trasmesso al quartier generale illoro

dispaccio „. Infatti il governo pontificio questa volta, contro alle sue abitudini, si affrettò a prendere una risoluzione, e, per recuperare Perugia, inviò subito da Roma, dopo il rifiuto del governo francese di concedergli truppe a tale scopo, il 1° reggimento estero, della prima divisione della piazza di Roma, in prevalenza svizzero, comandato dal colonnello Antonio Schmid, ch'era uno svizzero tedesco. La forza della spedizione, con l'aggiunta d'una compagnia di gendar-

meria e di 33 finanzieri, ascendeva a 1800 uomini circa. Di che razza di gente fosser composte quelle truppe è noto per fama, ma l'autore si ferma, nel Capitolo III (p.

53-78) e soprattutto nel IV (p. 79-123), a lumeggiarne la fisionomia morale,

tesoreggiando tutte le testimonianze, loro, sui discorsi e sui propositi

poiché

*

che

rimangono, sull'atteggiamento

ci

durante la marcia e

manifestati

le

tappe,

non si curavano affatto di dissimulare le loro bieche intenzioni, ma

se ne gloriavano anzi, dichiarandole

apertamente anche a chi non gliele avesse lo Schmid, così scrive il Degli Azzi a p. 83, innanzi di riprendere la marcia, avrebbe promesso di permettere loro l'agognato saccheggio. Ma su che cosa si fonda tale ipotesi? Eccolo. Lo Schmid " adunò gli ufficiali e gli altri graduati, e tenne loro un breve e concitato discorso; e questo ripeterono poi subito alle singole richieste

,.

A cotesta gente, nella sosta che fece a Bastia,

Compagnie i rispettivi comandanti, suscitando clamorose grida che

di gioia

:

dal

buoni terrazzani compresero doversi in quelle parole pronunciate in esotico gergo contener la promessa dell'agognato saccheggio ,. Di fronte a 1800 uomini di milizie regolari la difesa era affidata a un 500 persone, di i

cui solo

una parte poterono armarsi di fucili

erano nobili, possidenti, pro-

;

fessionisti, negozianti, studenti

ed operai, perchè

opera esclusiva dei popolani,

quali erano già andati per la massima

i

e falso

che la difesa fosse parte

come volontari nell'esercito piemontese. Per quanto la difesa fosse coraggiosa, con la sproporzione di numero e d'armamento che passava fra assaliti e assalitori,

non è meraviglia che, dopo un furioso attacco

disgraziata

alla

città,

durato dalle 3 pomeridiane alle 6 del 20 giugno, gli Svizzeri penetrassero in Perugia, nelle cui strade non ci fu resistenza, salvo alcuni tentativi isolati.

Chi voglia farsi un'idea dell'orribile governo, che quei masnadieri fecero di Perugia fino alla notte di quella tremenda giornata, legga il capitolo quarto del libro di Giustiniano degli Azzi:

che gran parte di quel capitolo comprende appunto la narrazione delle violenze, delle uccisioni e dei saccheggi, compiuti da quelle truppe; ma è impossibile farne un sunto. La relazione dello Schmid

Giordani confessa, ed è confessione veramente preziosa " La devastazione grande „. Figuriamoci dunque che cosa non fecero quei soldati avvinazzati ed esaltati Senz'entrare in particolari, al

:

fatta dalla truppa all'ingresso è stata

!

dirò solo che

i

morti perugini, combattendo, furono solo cinque e ventuno le vii-


BIBLIOGRAFIA Urne inermi, fra cui quattro

donne,

vari

e

139 e

feriti,

i

danneggiati

dal sac-

cheggio 152. Fra i dolorosi e vergognosi episodi, che contrassegnarono l'entrata in città degli Svizzeri, quello che ebbe, per le sue conseguenze politiche,

un'importanza di gran lunga maggiore di tutti gli flitto

trattamento in-

altri, fu il

alla famiglia americana Perkins, la quale si trovava all'albergo di Francia,

perchè ne derivò fra gli Stati Uniti e la Santa Sede una disputa diplomatica, che recò immenso danno al dominio temporale con la propalazione dei metodi

governo del papato e del contegno dei mercenari

di

quindi che l'Autore

si

comprende

Si

pontifici.

trattenga a lungo su la questione Perkins, che è

soggetto di un intero capitolo, l'ottavo

(p.

"

209-244).

Sarebbe

difficile,

il

egli

scrive, per lo storico

determinare con precisione l'influenza delle stragi di Perugia sul definitivo conseguimento dell'unità italiana. Ma non può mettersi in dubbio che esse largamente aumentarono la repugnanza per il dominio del prete e maggiormente

da esso

allontanarono

il

rispetto e la simpatia

del

mondo civile, che già rapidamente andavano declinando. Ed a produrre questo risultato,

i

danni subiti dalla famiglia Perkins, con la pubblicità che diedero

alla condotta degli svizzeri pel tramite della

matiche, toli

furono un

V, VI e VII

(p.

importante

stampa e delle trattative diplo-

fattore „. Interessantissimi

sono poi i capi-

123-229), nei quali l'autore delinea, da un lato, la storia

della reazione in Perugia con grande diligenza e minuti

particolari ed esa-

mina la condotta non bella del cardinale Pecci, e dall'altro riferisce ed illustra vicende dei patriotti, fuggiti oltre

le

esuli furon ricevuti in

il

modo veramente

Toscana; dove quegli dove in pochi giorni si

confine, nella

fraterno, e

raccolsero 27.000 lire, delle quali 14.000 in Firenze, in favore dei danneggiati e dei profughi perugini, da un comitato, di cui fu cassiere ed anima il marchese Lorenzo Niccolini, oltre le somme spese da' comuni limitrofi all'Umbria,

come Cortona, Arezzo, Foiano, ecc. Segue

inoltre

l'autore

le

alternative

di

speranze e di delusioni dei Perugini, che si aspettavano un intervento, il quale

non si avverò,

se

non nel 14 settembre del 1860, e cerca di lumeggiare le diplomazia sarda, sebbene non si nasconda che

cagioni del contegno della

mancano i documenti, che potrebbero far luce completa. Negli ultimi tre capitoli (p.

amore

245-385) il dott. Degli Azzi riproduce con grande studio e grande

l'eco degli

avvenimenti di Perugia nella stampa italiana e straniera,

nella diplomazia europea, nei governi italiani e ne' patriotti e personaggi più notevoli, e finalmente nella poesia

e

;

chiude accennando a quanto

si

è fatto

in Perugia, per ricordare e glorificare gli eventi del giugno, dal 1860 giù giù fino all'erezione del

nuovo monumento, opera del Frenguelli,

dove più ardente

vigorosa era stata la resistenza, inaugurato nel 1909, per

e

il

cinquantenario

(p.

386-400) terminano

lustrazioni, che scita e così

del

patriottico il

avvenimento.

Tre

al

importanti

Frontone,

appendici

magnifico volume, nel quale non mancano belle

rendono più attraente e più utile quest'opera, così bene

il-

riu-

opportuna.

Anche dal brevissimo cenno del contenuto, che ho abbozzato, di questo lavoro risulta, o io m'inganno, quanto

questo

saggio

storico

sia

importante,

una

critica

severa

ed onesta.

L'autore ha,

accurato

com'è, e informato, a

senza dubbio alcuno, conoscenza esatta e di prima

mano di tutta la lettera-

tura dell'argomento, che ha impreso a trattare, e ha scovato numerosi docu-

menti inediti

;

cosa che chi conosce per prova

come sia, pur troppo, malage-


140

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

vole fra noi ottenere di far ricerche di storia contemporanea nei pubblici archivi, e avere

documenti e comunicazioni da privati, comprenderà quanta fatica

pazienza debba essergli costata. Sebbene

il

materiale importantissimo,

e

costi-

mercenari pontifici nel giugno 1859, che commissario Pepoli ordinò con decreto del 21 settembre 1860, affidandola

tuito dall'inchiesta sulla condotta dei il

Ravignani, il dott. Degli Azzi non abbia potuto esaminarlo, se non dopo incominciata la stampa dell'opera sua, pure egli ne ha tratto tutto quel

al giudice

Ma nonostante conoscenza della letteratura e l'ampio e ricco corredo di do«§ cu menti, che l'Autore ha avuto a sua disposizione ed ha saputo tesoreggiare profitto ch'era possibile, in tale condizione di cose, ricavarne.

la larghissima

con mirabile dottrina e sapienza, pure non solo numerosi dubbi su punti par-

non sono stati schiariti, ne la colpa è del Degli Azzi, ma, secondo il mio modesto avviso, non è stato neppure provato che il governo pontificio^

ticolari

volesse e ordinasse

il

saccheggio

e le violenze

degli

Svizzeri.

A spiegare il

loro contegno bastano due considerazioni: la qualità delle persone, onde erano,

nella loro gran maggioranza, formate tali truppe, e

il

sistema del governo e

dei capi militari pontifici, che istillavano nei gregari sentimenti d'odio contro» i

liberali,

che venivan rappresentati come dei briganti e dei farabutti

della;,

peggiore specie. Lo stesso ordine del Mazio allo Schmid, quand'anche ne fosseposta fuori d'ogni dubbio l'autenticità, non potrebbe, mi pare, considerarsi come

un comando o un'esortazione a fare quel che fecero gli Svizzeri. Quindi a me sembra che, allo stato delle cose, non si possa ne negare, ne ammettere come» certo un ordine di saccheggiare e commettere violenze per parte del governopontificio. E questo è l'unico punto importante, nel quale io dissenta dall'e-ì gregio autore,

Qua e là ho notato delle affermazioni su questioni affatto par-jj* non mi quadrano; ma son cose di pochissima im-

ticolari e secondarie, che

portanza. Solo non posso astenermi dal notare che là dove il Degli Azzi parla

dell'atteggiamento di Napoleone è vero quanto autorevolmente

III

di fronte all'Italia, p. 295, e

asserisce

Alessandro

scrive:

Luzio, che cioè

il

"

Se

passo

famoso del discorso pronunciato dal Re Vittorio il 10 gennaio '59 " Noi non siamo insensibili al grido di dolore... „ fu ispirato direttamente da Napoleone III :

e tradotto alla lettera dal Re „. dimentica che è cosa indiscutibile, e che, prima del Luzio, non solo l'affermava, ma lo documentava Luigi Chiala, co-

noscitore sapiente del dietroscena diplomatico di quei tempi, nelle dottissime

volumi dell'epistolario cavouriano. Queste piccole mende

sue introduzioni

a'

nulla tolgono

valore del bel libro di Giustiniano Degli Azzi, il quale colma

al

una lacuna, giacche mancava una completa monografia sugli avvenimenti del giugno '59 in Perugia, avvenimenti così importanti di per se e così gravidi di conseguenze politiche che, non a torto, il colto autore può scrivere a p. 383: * Quella rapida e luminosa dimostrazione di sublime valore bastò a far meritare ai Perugini il plauso di tutti i buoni, l'ammirazione degli stessi nemici.

Ne quell'ardita protesta di sangue, ne gli eccidi infami che ne seguirono furono inutili perchè il sacrificio magnanimo di Perugia arrestò la marcia dei mercenari e la foga rabbiosa di riconquista della Curia Romana perche, su:

;

scitando ovunque collo splendore della virtù cittadina e colla pietà

immensa un urlo d'orrore e di sdegno fece comprendere alle potenze d'Europa esser ornai assurdo consentir il mantenimento forzoso d'un

della strage d'inermi

potere ch'era la negazione della

civiltà....

Fu per

quest'atto d'eroico valore,


BIBLIOGRAFIA

141

degno di meno infausta fortuna, fu per quella pietà di strazi nuovi ed antichi, che Cavour potè, indi a quindici mesi, intimare la fine del potere temporale nelle

Marche e nell'Umbria

e

far

scendere

le

truppe

liberatrici

del

Re a

spazzar vittoriose le barbare torme straniere, che per tanti anni avean fatto orribile

scempio delle belle regioni „.

Arezzo, dicembre 1910.

Agostino Sa velli.


-

IV. Della

*

ATTI UFFICIALI

Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano

Comitato toscano.

Adunanza del 28 dicembre 1910. Presiede l'avv. Agostino Gori. Presenti

:

Gobi,

Mangini,

Michel,

Mobpurgo,

Pistelli.

Scusati

:

Barbera,

D'Ancona, Mastini, Padoa, Rondoni.

approva il processo verbale della precedente adunanza. proposta Pistelli, di far pratiche perchè non vada dispersa una collezione di medaglie del Risorgimento, oggetto in Firenze di questione giudiziaria, potendo essere acquistata da un Museo della regione o servire comunque al completamento di qualche altra raccolta. Si approva di tenere nei primi mesi del prossimo anno, pel cinquantenario della proclamazione del Regno, un ciclo di conferenze patriotiche nelle diverse città della regione, anche nelle minori, e si delibera di rimandare ad altra adunanza la scelta degli oratori, la determinazione dei luoghi, ecc. Si delibera di aderire e di contribuire finanziariamente alle onoranze che saranno rese a Carmagnola al compianto professore Beniamino Manzone, grandemente benemerito degli studi sul Risorgimento della patria. Si approva, su proposta Michel, di stringere sempre più i rapporti colla Si legge e si

Si delibera, su

Federazione delle Biblioteche popolari, di procurare d'accordo che nei cataloghi delle singole Biblioteche siano sempre largamente compresi i libri patriotici non partigiani, di esortare il Consiglio Centrale e gli altri Comitati Regionali ad aiutare moralmente e materialmente, con l'invio di libri e di pubblicazioni sociali, l'istituzione e lo

sviluppo delle Biblioteche pel popolo.

comunicano dieci nuove adesioni. Si rimanda alla prossima adunanza la discussione di altri

Si

aifari

del giorno.

La seduta è tolta. Il Segretario

II Presidente

E. Michel.

A. Gori.

Il gerente responsabile:

Torino

Giuseppe Magbini.

— Tipografia Vincenzo Bona.

all'ordine


Anno IV.

IL

-

N° ±

Aprile 1911,

RISORGIMENTO ITALIANO RIVISTA STORICA

| (Organo della

«

Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano »)

REDAZIONE: Palazzo d.i Brera, M.I1L.A.NO. Amministrazione:

FRATELLI BOCCA, Editori — TORINO

L- MEMORIE E DOCUMENTI INEDITI

SAGGIO DI RACCOLTA DI DOCUMENTI DA SERVIRE

PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE Vedi continuazione

Anno IV, fascicolo 1°, pag. 118).

:

CAPITOLO Vili. Seconda Repubblica Cisalpina. «

Gridò gnerra

d'un Dio prese il sembiante

— Apriti, o Alpe, ei disse: e l'Alpe aprissi; «E tremò dell'eroe sotto le piante». «

Monti.

Comandavano la Legione

Italica

Giuseppe Lechi bresciano e

Pietro Teuliè milanese, suo ajutante: essa fa subito sventolare tricolore cisalpino a Varallo,

ad Arona, forza

il

il

ponte dell'Adda

a Lecco e s'impossessa di Bergamo e di Brescia. Il

a 2 giugno 1800 Bonaparte rientra (stavolta da P. Vercellina)

in Milano, che gli austriaci

avevano sgombrata il giorno prima:

truppe francesi vi fanno ingresso alle 4 pomer. guidate da Murat e da Pino, con esse il battaglione degl'ufficiali soprannu-

le

merarii della Legione Italica, che blocca

il

castello

resistenza per l'ultima volta e per pochi giorni.

clamava

Il

opponente 4

si

pro-

(1) :

II Ritorgimento Italiano.

— IV.

IO


144

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

I.

Sarà riorganizzata la Repubblica Cisalpina come Nazione libera ed

indipendente

etc. etc.

Milano dalla casa del Comune 15 pratile anno Vili

L'Amministrazione provvisoria Sott.

Marlpani

— Sacchi — Goffredo

Delegati

Ed il giorno dopo si bandisce quest'altro: Proclama (2) Milano li 16 Pratile anno 8 della Repub. Frane.

Alessandro Berthier Generale in capo dell'armata di riserva, ordina: 1°

Tutte

le città della

Repubblica Cisalpina organizzeranno

successi-

vamente la lor Guardia Nazionale. 2° L'organizzazione della Guardia Nazionale dovrà farsi conformemente alle disposizioni adottate

della

prima dell'invasione degli Austriaci sul territorio

Repubblica Cisalpina. 3° L'organizzazione

della

zione dell'Autorità Militare

Guardia

Nazionale

dell'Armata Francese

si

farà sotto la prote-

comandante nelle Città

e sotto la sorveglianza delle Municipalità. 4°

Le Città di Milano, Pavia, Lodi, Bologna, etc, organizzeranno im-

mediatamente le loro Guardie Nazionali.

Il

General Pino è incaricato del-

l'organizzazione di quella di Milano. I

Comandanti de' Circondari Militari nomineranno degli ufficiali per esser

incaricati di quella dell'altre Città. Sott.

Alessandro Berthier per copia conforme

lì

Gen. e di Divisione Capo dello Stato Maggiore Generale

Dupont.

Un giorno più tardi compare il seguente (3): Repubblica Cisalpina. Proclama Milano 17 Pratile anno VIII Rep.

Pino General

di Divisione a' suoi

Compatrioti

Onorato dal General in Capo della organizzazione della Guardia Nazionale, e del comando de' Battaglioni di Truppe di linea, che debbonsi formare in Milano, ne assumo con il più gran giubilo l'incarico etc. etc.


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

145

All'armi dunque all'armi, o voi, che già militato avete, e che desiderate cogliere nuovi

alloi-i,

ed unitevi ai vostri

rono a formare de' nuovi Battaglioni. ciovete la

fratelli, li

quali in

folla accor-

E voi, pacifici Cittadini, che compor

Guardia Nazionale Sedentaria, armatevi

pari per difendere

del

nell'interno le vostre proprietà, e la pubblica quiete.

La Incoronata (4) è destinata per l'Arruolamento, e Deposito della Truppa di Linea, la

quale godrà dei

medesimi vantaggi accordati

alla

Legione

Italica.

Lo Stato Maggiore della Guardia Nazionale Sedentaria si adunerà nel Comune in Broletto. La organizzazione si farà ne' modi, e nelle forme, che verranno esposti.

Palazzo del

Pino.

-

Il Bollettino sugli avvenimenti militari stampato per ordine del comandante militare della Lombardia (5) termina colle seguenti

parole

:

La bandiera

Cisalpina

sventola in oggi in quasi tutta

territorio, fuor che nei dipartimenti vicini all'Adriatico,

l'estensione del

ove

non vi sono

che poche truppe Imperiali. Cittadini di Bologna, di Reggio, di Modena di

il

primo Console vi ordina

prender l'armi, di inalberare sulle vostre torri i tricolori italiani etc. etc.

Milano

li

19 Pratile anno 8 della Repubblica Francese (8 Giugno 1800) Vignolle.

£

Con proclama

dalla Casa del

poi datato da Milano

il

25 Pratile (14 giugno)

Comune il General Pino ordina che la G. N. sia

messa in attività e cominci il servizio col 27 corrente Pratile e ne nomina i comandanti. Pei casi non previsti si conformerà al Piano d'Organizzazione dell' 8 Pratile anno I della Repub. Cisalpina (vedi a pagine 560/1 voi. ILI, fase. 4°). Ma torniamo indietro di qualche giorno per vedere cosa succedeva altrove. A Genova, stremata dal lunghissimo assedio, nella notte dal 4 al 5 giugno la municipalità fa togliere gli alberi della libertà all'alba del 5 lo stato maggiore francese s'imbarca mentre la massima parte degl'eroici difensori marcia verso ponente, nel de.

:

corso della giornata entrano gli austriaci e le navi inglesi occu-

pano il porto; l'8 il generale Hohenzollern decreta la soppressione della G. N. Il

14 giugno

ha luogo la battaglia di Marengo che decide delle


146

IL

sorti italiane

in

RISORGIMENTO ITALIANO

ed il 24 i francesi, capitanati da Suchet, ritornano

Genova ov'è tosto ristabilita la coccarda ligure nazionale, pro-

scritta durante

i

pochi giorni dell'occupazione austriaca.

giorno 28 Berthier nomina in Torino un governo provvisorio,

Il

ossia una consulta, che viene installata verso sera coll'intervento^i

Era quest'ultima

delle guarnigioni francese e piemontese.

da alcuni

tuita

di quei

costi-]

pochi battaglioni e squadroni che il re,j

Carlo Emanuele IV, reduce sulla terra ferma dopo i successi degli austro-russi nella primavera del 1799, era riuscito ad organizzare..^

Aveva tentato di far risorgere con essi i gloriosi nomi degl'antichi reggimenti ed in quei pochi mesi quelle truppe ebbero anche distinguersi in varii scontri coi francesi. droni, dovettero passare

al loro

a

Ma ridiventati questi pa-j

servizio

perdendo una secondai

volta le avite denominazioni e prendendo rango poco più di un' 1

anno dopo addirittura nello

stesso esercito francese. Formarono,'

come è noto, i reggimenti d'infanteria il

31° d'infanteria leggiera,

goni, che

si

il 26°

:

di linea n° 111, 112 e 113,

cacciatori a cavallo ed il 21° dra-

coprirono d'allori in tutte le guerre napoleoniche sino

al 1814.

E come se ne aggregarono quelle truppe all'esercito così si unirono i dipartimenti piemontesi al territorio della Francia, colla' quale rimasero strettamente uniti per tutto il tempo in cui brillò l'astro napoleonico.

Sembra però che all'atto

della rioccupazione

nel 1800 questo concetto dell'annessione assoluta non fosse ancora

maturo e ce lo prova il seguente documento che fa rinascere il colori del Ranza. Legge del 19 Messidoro anno Vili (9 Luglio 1800) (5)

La Consulta del Piemonte Sulla proposizione a

Considerando

che

per

lei

fatta dalla

riunire

gli

Commissione di Governo,

animi dei cittadini, e richiamarli a

quei principi di concordia e di pace, che soli possono felicità, è

necessario di togliere

tutte

quelle

distinzioni

assicurare la loro

che mal

con-

si

fanno coi principi di Libertà ed Eguaglianza, decreta: I.

È vietato a tutti gli abitanti del Piemonte, che non sono al servizio

della Repubblica Francese, o delle Potenze

amiche della medesima,

di ogni altra coccarda, fuorché di quella coi tre colori del Piemonte

sono

il

rosso,

il

turchino, l'arancio.

l'uso :

essi


PER INA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE II.

Tutti gli atti pubblici

monte, e la loro data

si

si

III.

nobiltà e

Si aboliscono si

lirree, trine,

userà

il

nome della Nazione del Pie-

faranno a

regolerà secondo lo

aggiungendovi la data dell'antico

147

stile della

Nazione Francese,

stile.

generalmente tutti i titoli, divise

solo titolo di cittadino

;

e

distinzioni di

sarà pure proibito l'uso delle

armi e stemmi gentilizii.

Che queste coccarde dai colori

del

Ranza

sieno state portate

dalle truppe piemontesi nell'intervallo tra il ritorno dei francesi e la loro aggregazione all'esercito

del Consolato è possibile,

non possediamo per ora alcun dato preciso per affermarlo

meno ci consta che ricevessero bandiere dai suddetti

:

ma

tanto

colori pie-

montesi, cosa che ci sembra affatto improbabile.

Intanto Massena ordinava che l'albero della libertà fosse ripiantato anche in Torino e lo fu il 25 luglio. Uguale piantagione aveva

avuto luogo in Milano sulla piazza del Duomo il giorno 12, dietro benigna concessione che lo stesso Massena ne aveva dato tre giorni prima ai patrioti si sudò per due intere giornate a trascinare una delle grosse piante che fiancheggiavano il vialone conducente a :

A

Bologna la piantagione Loreto fuori dell'attuale P. a Venezia. s'era fatta sulla gran piazza alcuni giorni prima. Dal N. 15 dell' "Amico della Libertà Italiana „ (Milano, 6 Termidoro anno VILI, 25 luglio 1800) rileviamo un proclama di Guenaud, generale di brigata comandante la città e stato di Piacenza, al

popolo piacentino, in cui si prescrive sotto al § VI: Le coccarde nere, tricolorate e di qualunque specie essendo de' segni di ognuno cbe non sia militare in uniforme, sotto

riunione, sono proibite ad

pena d'esser arrestato.

E questo malgrado che la Commissione Governativa della Repubb. a Cisalpina con legge 16 Messidoro anno VITI (5 luglio 1800) avesse stabilito ch'erano richiamate nel loro pieno vigore tutte le leggi della Repubblica Cisalpina e quindi doveva pur correr l'obbligo ai cittadini di portare la coccarda tricolore italiana.

Ma si

vede che si mirava a sopprimere le coccarde nere di evidente significato legittimista, tanto più se in favore presso gli abitanti d'una fortezza così importante. Il

4 Brumale anno IX (26 ottobre 1800) circa cinquanta patrioti

milanesi con una compagnia di granatieri della già ricostituita

guardia nazionale si recarono a fraternizzare coi Novaresi i quali li accolsero con grande giubilo. In pegno di riconoscenza e d'ami-


148

IL

cizia

RISORGIMENTO ITALIANO

milanesi presentarono a quei di Novara una bandiera na-

i

era scritto Libertà Eguaglianza Pruno Vendemm. anno IX; nel mezzo eravi dipinto il fascio consolare con intorno una serpe colla coda in bocca, emblema dell'eternità

zionale nei cui angoli

.

parte negli angoli stavano le parole Patria Virtù

e dall'altra

Unione Coraggio, e nel centro un gironi quercia e di ulivo col-] l'iscrizione

/ Patrioti Milanesi ai Patrioti Novaresi.

L'anzidetta bandiera venne ricevuta col più vivo trasporto da.

un capo battaglione della Gr. N. di Novara, il quale assicurò verrebbe custodita qual pegno di reciproca unione ed amicizia, e che> servirebbe per feste nazionali e tripudj repubblicani (6).

L'organizzazione o riorganizzazione che dir si voglia della G. N.

non procedesse dapper-J

in base alle leggi del triennio pare però

tutto uniformemente né colla voluta speditezza, cosicché

si

pub-

dell'organizzazione

della

blicava la seguente legge del 21 aprile 1801 (7):

Milano li I Fiorile anno IX Eep.

La Consulta Legislativa (8) della Repub. Cisalpina Considerando, che

è

necessaria

l'Uniformità

Guardia Nazionale in tutta la Repubblica etc.

Determina 1°

:

La Guardia nazionale sarà riorganizzata in tutta la Repubblica una

decade dopo la pubblicazione della presente legge 10" essa

si

La Guardia nazionale

sarà

organizzata e divisa per

distretti....!

formerà in battaglioni di 1000 uomini al più.

11° Ciascun battaglione sarà composto di dieci compagnie, di cui una|

una di cacciatori, una di carabinieri e sette di fucilieri J compagnia di granatieri, cacciatori e carabinieri sarà 100 uomini al più, non compresi gli ufficiali 15° La riunione di tre battaglioni formerà una legione. 29° L'uniforme della guardia nazionale sarà un abito lungo di color

di granatieri,

14° Ciascuna

di

verde con fodera simile, paramano, colletto e ribalte rosse a profilo bianco al rosso, e profilo rosso al verde ; giletto bianco, bottoni bianchi di getto,

pantaloni verdi, stivaletti o mezze ghette nere

;

cappello montato alla fran-

cese con ganza bianca; coccarda e pennacchio con colori nazionali.

Quei

non avessero il sopraccennato uniforme, saranno obbligati portare in tempo di servizio i distintivi militari. 30° Li Granatieri si distingueranno con due spallini, e pennacchio cittadini però che

rosso

;

li

Cacciatori con due spallini, e pennacchio verde

;

li

Carabinieri con


|eiinaccliio

cime verde,

rosso, e

spallini rossi, vestito tutto verde e giletto

ontornato di rosso.

33° Ciascun }pn.do della

Battaglione

quale

avrà

sarà scritto da

una bandiera tricolore nazionale, nel una parte Guardia Nazionale Cisalpina

ipl nome del Dipartimento (9), il numero della Legione, e del Battaglione; 1 dall'altra Libertà, Eguaglianza, Sostegno delle leggi

(firmato) Petiet Presidente Sott.

Macchi Segr.

I II Comitato di Governo ordina, che la premessa legge

sia

munita del

igillo della Repubblica, stampata, pubblicata ed eseguita. Il

(L. S.)

I

Come vediamo, sia per l'uniforme

lostanziale |58

cambiamento

maggio 1797

jlanto

(cfr.

è

fatto

Comitato di Governo Sommakiva Visconti Clavena Segr. Getter. e

—

sia

per

nessun legge Ciononper-

le bandiere,

disposizioni

alle

.

a pag. 560/1, Anno III, fase. 4°).

della

pare che in questa seconda cisalpina il tipo delle bandiere,

pie chiameremo del Lazzaretto, non

sia

stato richiamato in uso

h che invece prevalessero l'arbitrio e la fantasia dei comandanti h dei donatori: ce lo lascia credere il disegno tramandatoci dal Rovatti della bandiera della G. N. di Modena durante quest'epoca. |

Il

drappo è composto di tre teli orizzontali, in alto verde, nel

[mezzo bianco, l'ultimo in basso rosso. Il diritto presenta un compulso nero sormontato da un berretto frigio rosso: due tavole della

ìegge giallognole occupano il centro del telo bianco e vi si legge

mn lettere nere:

LA

PER

SICUREZZA RISULTA

ASSICURARE

DAL

DIRITTI DI CIASCUNO.

CONCORSO DI TUTTI Il

telo rosso porta in lettere nere la

I

seguente scritta:

SOSTEGNO DELLE LEGGI. Il rovescio presenta un berretto frigio rosso sopra ad un triangolo

sottile

nero entro cui sta un fascio da littore giallognolo fra due


150

IL

serti verdi,

RISORGIMENTO ITALIANO

uno d'alloro ed uno di quercia. Sul telo rosso in lett

nere la scritta:

DIPARTIMENTO DEL PANARO. L/asta è tricolorata a spirale con lancia dorata

(Tav. VI

25 e 26). Ed ecco un altro esempio: dal giornale "L'antica Staffetta di Sciaffusa „ del 25 aprile 1801 (Ambros.) ricaviamo che

fig.

in Mantova il 30 Germinale (20 aprile)

si

celebrò la festa della

pace (10). Si diedero bandiere alla G. N. aventi per iscrizione " Il governo cisalpino ristabilito alla guardia nazionale di Mantova. „ (Fu evacuata dagl'Austriaci il 19 febbraio). Riporteremo poi, per chiudere l'argomento delle guardie nazionali di quest'epoca, una corrispondenza da Imola del 3 Vendemm. (25 settembre) che togliamo dal N. III del " Redattore Cisalpino „, :

9 Vendemm. anno

X (1° ottobre 1801) {Ambros.). Il corpo degli

ussari colà formatosi, unitamente a due compagnie di granatieri della G. N.,

si

portò a Bologna per assistere alla festa data il

3 Complimentario (20 settembre). In tale occasione l'Amministrazione Dipartimentale regalò loro uno stendardo e due bandiere, 10 stendardo senza

dubbio pel corpo degli ussari e le due bandiere

una per ciascuno dei battaglioni rappresentati dalle compagnie dei granatieri.

La distinzione delle compagnie in granatieri, cacciatori e carabinieri

venne abolita da un ordine del gen. le Murat in data 27 ot-

tobre 1801

:

tale abolizione suscitò qualche fermento, specialmente

a Bologna, le di cui guardie nazionali mobilizzate eransi distinte nel precedente gennaio al blocco di Ferrara, meritandosi dal ge-

nerale Oudinot l'elogio che

"

dans leur expédition se comportèrent

comme de vieilles troupes „. Per quanto irregolari possano esser state le forme delle bandiere della G. N. della seconda repubblica cisalpina, è però certo che

l'insegna ufficiale, che sventolava dai forti, dalle navi e dagl'edifici pubblici, ed aggiungiam pure dagl'alberi della libertà (11), era ancor quella fissata colla legge dell'll maggio 1798. Per provarlo

chiameremo l'attenzione del lettore su delle incisioni a taglia dolce che rappresentano un soldato cisalpino appiedato, destinate ad esser colorite a mano per poi servire da modelli da allegarsi agli atti ed alle ordinazioni del governo. Variando i colori, si poteva con quell'unica incisione riprodurre tutti i figurini delle varie armi


E.

GHISI

DEL TRICOLORE ITALIANO

TAV. VII.


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

151

a piedi: se ne trovano frequentemente negl'incarti dell'Archivio di Stato in Milano, ma ci limiteremo a descrivere le seguenti:

Nella Cartella N. 14 Abbigliamento uno di questi figurini è allegato ad una lettera del ministro della guerra alla Direzione

X

(9 genGenerale del Genio colla data Milano 19 Nevoso anno naio 1802) e rappresenta un soldato d'artiglieria a piedi. Sul lucernone alla Bolivar, che era il copricapo d'allora, si vede la

coccarda coi colori così disposti, il rosso all'esterno, indi il bianco

ed il verde al centro. La figura del milite ha di fianco una scala in braccia milanesi che termina con un rigo da cui sventola senza

coloritura o tratteggio la bandiera che riproduciamo:

L'altro figurino si trova in un

che ha per titolo:

u

Uniformi

album presso lo stesso archivio,

de' corpi dell'armata italiana e ci-

salpina „, formato, non sapremmo dire precisamente quando, con

disegni staccati dai relativi incartamenti e che, così

come sono,

vogliono dire assai poco. Vanno dal 1801 al 1813, quindi nessuno appartiene alla prima cisalpina. Questo secondo figurino, a tav. 268,

rappresenta un granatiere di fanteria di linea:

abito verde con

petto bianco filettato di rosso, collo e paramani rossi filettati di bianco, spalline

e

pennacchio

rossi,

pantaloni verdi

filettati

di


152

IL

rosso.

RISORGIMENTO ITALIANO

Qui è colorita anche la bandiera, di verde vicino all'asta e

di rosso al flottante. L'asta è sormontata da un ferro di lancia >^,,

il

fascio è più grosso e figura così

un altro

J

^ \ A tavola 274 .

si

vede

figurino dell'infanteria di linea della stessa epoca ed

disegno porta l'indicazione

:

"

il

Per la terza divisione „ e la firma

di Teuliè: qui la coccarda è rossa all'esterno,

poi viene il verde

ed il bianco si ritrova al centro. La Legione Italica che nel giugno 1800 s'era fermata a Brescia, dopo varie vicende veniva chiamata a presidiare Milano, ed una determinazione del generale in capo dell'armata d'Italia in data 9 Fruttidoro anno 8° (28 agosto 1800) le cambiava il nome in quello di Divisione Italica. Allorquando alla fine di novembre il Macdonald, scendendo dallo Spluga, si dirigeva al Tirolo per col-

mare l'intervallo che separava l'esercito francese di Germania (Moreau) da quello d'Italia (Brune), essa divisione, guidata da Lechi, portava nel Trentino e, dopo una brillante campagna, si radunava il 17 gennaio 1801 in Bassano. Il giorno prima erasi consi

cluso l'armistizio di Treviso e la nostra divisione, ridotta ad una sola brigata sotto

gli

ordini

Teuliè, è inviata

di

al

blocco di

Mantova, indi nelle Romagne per far fronte ai Napoletani. Per la sua condotta sotto Trento ebbe altissimi encomii da Bonaparte ed il 14 gennaio veniva proclamata u benemerita della patria „.

Al principio del settembre 1800 un'altra divisione sotto il comando Dipartimento del Rubicone e fu deno-. minata Divisione Cisalpina. Combattè gli Austriaci ed i Napoledi Pino s'era riunita nel

tani spingendosi sino a Siena, dove il 14 gennaio 1801 ebbe luogo

una sanguinosa battaglia, e vi si fece onore. Il giorno 19 la Consulta Legislativa la proclamava anch'essa benemerita della patria, e la pace del febbraio metteva fine alle valorose imprese di queste

due divisioni. Il Zanoli ci dà anche sicuri dati circa la composizione di questi corpi. La Divisione Italica comprendeva:

La 1* mezza brig. a d'infant. italica di 3 batt. La 2* idem idem idem. ia

Un Battagl. Fanti leggieri. Un Regg! Ussari di 2 squad. 6

t0

1 .

1 .


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

153

Tre compagnie d'artiglieria di cui una a cavallo, più una del reno.

Una compagnia di zappatori. :

Un Hegg. t0 di Cacciatori a cavallo d'un solo squad. 6 diviso in comp. le La Divisione Cisalpina comprendeva: .

La 1* mezza brigata d'infant. ia cisalpina di 3 batt. La 2* mezza brigata d'infant. * cisalpina di 3 batt

1 .

1

1

.

Un Battagl. Fanti leggieri. Un Eegg. to Ussari (detto il 2°). 6

Due compagnie d'artiglieria di cui una a cavallo, più una del fcreno.

Una Comp. * di zappatori. 1

Un battaglione d'uffiziali. Una Divisione Polacca, sempre agl'ordini del suo Dombrowski, nuovamente passata al soldo della Cisalpina per decreto Brumale anno 9 (2 novembre 1800), le spese di vestiario, forìimento ed armamento di essa decorrendo a carico della nostra repubblica sin dal 1° Vendemmiale (capo d'anno, ossia 23 settembre), componeva di: Due mezze brigate d'infant. * polacche a 3 batt.

ira LO

1

1

.

Una comp. * d'artiglieria a piedi. 1

Un battagl." di granatieri Un battagl.' di carabinieri Uno squad.

6

d'Ussari del 1° regg. t0

\

distaccati dalla Divisione

>

Italica e

;

Severoli.

comandati da

Questa divisione degl'ausiliari fu all'assedio di Peschiera: la truppa di Severoli combattè il 17 gennaio 1801 a Casablanca e si portò all'assedio di Mantova. Eravi poi una Divisione dell'Interno comandata dal Fiorella che

poi

comprendeva tutti i depositi dei corpi, i presidi delle piazze forti e le Gr. N. mobilizzate, come pure uno squad. e di cacciatori a cavallo in formazione: appartenevano a questa divisione le G. N. di Bologna, di cui già riportammo l'elogio. Un battagl. 6 di bersaglieri bresciani (12) ed uno squad. 6 del 1° regg. to ussari

erano distaccati presso corpi francesi.

Della Divisione Italica possiamo presentare al lettore il disegno d'una bandiera tolto dalla "Cronaca,, del Rovatti, volume del 1801. Il

drappo, perfettamente quadrato, è composto di tre teli verticali

e cioè di uno verde che è

il

più vicino all'asta, d'un altro bianco

nel mezzo e di uno rosso al flottante. I quattro lati del drappo


154

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

hanno poi una larga bordatura sul genere delle bandiere austriache formata da triangoli alternati rossi, verdi e bianchi. Il diritto porta le seguenti iscrizioni in caratteri neri:

EEPUBBLICA CISALPINA I V, BRIGATA DIVISIONE ITALICA. Qui evvi nel campo bianco un fascio da littore rosso con correggia bianche sormontato da beretto frigio rosso e fiancheggiato da

un serto verde, a sinistra d'alloro ed a destra di quercia e sotto: 1»

Il rovescio

suona

BATTAGLIONE.

ha le seguenti varianti

:

l'iscrizione della

prima riga

:

LIBERTÀ EGUALIANZA. invece del fascio da littore si vede un grande berretto frigio con fiocchetto e sotto la squadra col pendolo senza serto verde (Tav. VI, fig.

27 e 28).

Dobbiamo

alla

cortesia

dell'emerito

conservatore

dell' Heeres

Museum di Vienna, il Dr. Erben, egregiamente completati poi dal di lui successore, i dettagli dei quattro stendardi colà esistenti che

figurerebbero essere dei quattro

squadroni del reggimento dei

Cacciatori a cavallo, per quanto dai prospetti retrocitati

questo

reggimento non risulterebbe in quell'epoca costituito che di quattro compagnie. Del resto, quantunque le formazioni posteriori che

vedremo rendessero affatto improprie le iscrizioni che vi si leggono, non è da escludersi che sieno stati portati, e per parecchi anni da uno dei nostri reggimenti di cavalleria magari anche dopo la costituzione del regno. Checche ne sia, eccone la descrizione: I drappi

misurano 63 cm. di larghezza per 58 cm. d'altezza:

sono a doppio telo e contengono un'anima di grosso tessuto di lino. I colori sono paralleli all'asta e cioè rosso, bianco e verde; entro al bianco si vede d'ambo i lati un fascio da littore con lacci

d'argento

sormontato dalla scure e circondato da due rami

di

quercia verdi i quali sono in basso legati insieme da un manipolo di fulmini gialli.

Al disopra e al disotto di questo emblema

cor-

rono dei nastri bianchi portanti in lettere d'argento, ora divenute nere, le seguenti iscrizioni:


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE


156

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

tuttavia servizio presso il 1° reggimento di linea del gran ducato

Varsavia (13).

di

Una legge del 9 Nevoso anno IX (30 dicembre 1800) emanata dalla Consulta Legislativa Cisalpina: Considerando che è dell'onore e dell'interesse

della Repubblica l'avere

un corpo d'armata bene armato ed organizzato; considerando che i corpi attuali d'armata esigono una necessaria riforma etc. etc. determina che l'armata della Repubblica Cisalpina sarà per ora composta di

Uno Stato Maggiore Generale Quattro reggimenti d'infanteria di linea lieri

(a

3 batt. di 8 comp. ie

fuci-

ed 1 di granatieri)

Due battaglioni d'infanteria leggiera (di 8 comp. ie cacciatori ed 1 carabinieri)

Un reggimento d'Usseri (a 4 squad. da 2 comp. di Cacciatori a cavallo (idem) Un 1

ie

cad.)

,,

Uno Stato Maggiore d'Artiglieria Quattro Compagnie d'Artiglieria a piedi

Due Compagnie di „ Una Compagnia di Artisti

„

cavallo

Un Corpo del Genio Una Compagnia di Minatori e Zappatori

Un Corpo di Giandarmeria Una guardia del Governo Granat.

1

(di

2 comp. ic di Granai

1

a piedi

ed

1

ff

a cavallo)

ed il Titolo VI Esecuzione della presente legge, prescriveva: Art. I. Le mezze brigate d'infanteria di linea attualmente esistenti formeranno li 4 reggimenti d'infanteria di linea Art. IL Li battaglioni d'infanteria leggiera saranno riuniti per formare li due battaglioni d'infanteria leggiera 10 Art. III. Il primo reggimento degli Usseri Cisalpini formerà il regg. degli Ussari.

Art. IV. Li squadroni de' Cacciatori della Legione Italica saranno riuniti

per formare

il

reggimento de' Cacciatori a cavallo.

degli Usseri servirà a completare

il

Il

secondo regg. t0

reggimento degli Usseri, e quello de'

Cacciatori.

(Seguono

altri

undici articoli).

firmato: Petiet Presidente.

Macchi Segretario (14).

Questa legge, emanata mentre l'esercito si trovava alla guerra, non ebbe esecuzione. Il 21 Pratile anno 9° (12 giugno 1801) il Di-


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

157

paramento della Guerra, in omaggio alla determinazione delli Consoli della Repubblica Francese del 12 stesso mese che voleva ohe, invece di 4

reggimenti d'infanteria, come prescriveva la re-

trocitata legge, si formassero quattro mezze brigate, considerando

che per decreto 14 Pratile ciascuna

mezza brigata doveva esser

con nuovi uniformi solo distinti dal numero progressivo, procedette ad un'estrazione a sorte che ebbe il seguente risultato: vestita

La seconda mezza brig. a cisalpina prese il nome di ia Va brig." (Tinf. ia di

linea dell'Armata Cisalp.".

La prima mezza brig. a italica prese il nuovo nome di 2* Va briff* d'info di linea dell'Armata Cisalp". La seconda mezza brig. a italica prese il nuovo nome di 3" Va brig." d'inf.

ia

di linea dell' Armata Cisalp.'-.

La prima mezza brig. a cisalpina prese il nuovo nome di 4" V 2 brig.*' d'info di linea dell'Armata Cisalp.'-. Il Ministro della guerra, con decreto 23 Messidoro anno 9° (13 luglio 1801), prescrive una rivista generale delle truppe cisorganizzazione dei corpi, rivista che doveva da Polfranceschi. La tenne invece a Monza il 17 del

alpine per la nuova esser passata

successivo settembre il Murat nella sua qualità di luogotenente del I Console, ed il 21 emanava un ordine encomiativo alle truppe. Fu questa, dice il Zanoli, la prima ed unica volta che nel corso

truppe italiane

di quasi diciott'anni tutte le in

un sol luogo. Con legge del 4 Complimentario anno

si

trovarono riunite

9° (21

settembre 1801)

la Consulta Legislativa cisalpina modificava la retrocitata

del 9

legge

Nevoso abrogandone i primi otto articoli e stabilendo defi-

nitivamente la formazione dell'esercito in

:

Sette mezze brigate d'infant. ia di cui 5 di linea e 2 leggiere, cad. a

da 2 batt. da 9 comp. ie Tre reggimenti di cavalleria e cioè 1 di Usseri, 1 di Cacciatori ed 1 di Dragoni (15). Un reggimento d'Artiglieria a piedi con 2 comp. ie a cavallo ed 1 comp. ia operaj. 1

.

Quattro compagnie Pontonieri.

Un Battaglione del Treno. Un Corpo del Genio con compagnie

di

minatori,

operaj e

zappatori. Il

Corpo della Gendarmeria.

Tale costituzione veniva approvata il 26 settembre dal Comitato


158

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Governo della Cisalpina, formandosi due divisioni la prima al comando di Pino e la seconda di Giuseppe Lechi, e finalmente il

di

30 ottobre la Consulta di Stato dava la sua definitiva sanzione. Ma assieme a quella dell'esercito si pensava anche alla ricostituzione della Repubblica, facendo un altro e notevole passo verso il

cesarismo. (Continua)

E.

Ghisi

(colla collaborazione di P. Mandiboli ed 0. Hollander).

NOTE AL CAPITOLO VII

(1)

Corriere Milanese, anno 1800, pagg. 365-66. ibid.

(2) (3)

„

„

371 e seg.

L'antica Staffetta di Sciaffusa, giornale periodico, n. 46 del 9 giugno 1800.

(4) Antica chiesa parrocchiale presso la Porta Comasina (ora Garibaldi), ove nell'ex-convento annesso esistette sino a non molti anni or sono un quar-

tiere militare.

L'Amico della Libertà Italiana, Milano, 26 Messidoro, anno Vili (16 luglio (Ambrosi Raccolta Marelli). (6) Dal Corriere Milanese. Invece di feste fecero, nove mesi dopo, una rivoluzione a motivo delle esorbitanti imposizioni (Giornale Storico dal 1797 al 1806 in Ambros.», voi. 23°). (7) Dal Redattore Cisalpino, n. XXII (5 Floreale, anno IX, 25 aprile 1801). (8) Bonaparte, lungi dal richiamare in vita il Gran Consiglio e il Direttorio, sostituì al primo una Consulta di cinquanta membri per redigere nuove leggi e regolamenti, al secondo una Commissione straordinaria di nove membri incaricata del potere esecutivo. Nominò a presiederla un ministro straordinario della Repubblica Francese residente a Milano con facoltà amplissime (5)

1800), n. 12

e fu Petiet (Cubani, voi. V, cap. 18°). (9) La repubblica venne divisa in dodici dipartimenti con legge 23 fiorile, anno IX (13 maggio 1801); la suddivisione era però già stata decretata sino dal 25 marzo. I dipartimenti si denominarono: Agogna, Lario, Olona, Serio, Mella, Alto Po, Mincio, Crostolo, Panaro, Basso Po, Reno, Rubicone. (10) La pace era stata sottoscritta a Luneville il 9 febbraio veniva con essa proclamata e garantita l'indipendenza delle repubbliche Cisalpina, Ligure, Elvetica e Batava; ceduta Mantova alla Francia e data invece all'Austria :

tutta la regione veneta al di là dell'Adige, di

modo che Verona apparteneva


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

159

sponda sinistra all'impero e sulla sponda destra alla cisalpina, dove si con gran festa il 12 aprile. (11) A Como venne solennemente ripiantato il 4 gennaio 1801. Il 27 settembre stesso anno le truppe repubblicane reduci da Pesaro, lasciata alla Santa Sede, piantano nella piazza del Foro a Rimini l'albero cbe era stato tolto dalla piazza di Pesaro (Comandini, op. cit.). (12) Questo battaglione cogli altri due di fanti leggeri delle divisioni italica cisalpina concorse il 18 aprile 1801 a formare la prima mezza brigata d'in-

(sulla

eresse l'albero della libertà

fanteria leggera. (13)

Cfr.

0.

Hollandkr,

Nos drapeaux C i0 pag. 34.

1902, Berger, Lévrault et

rigi,

et

étendards de 1812 à 1815. Pa-

,

Vedi Giornale Militare della Repubblica Cisalpina, Milano, Borsani, La prefazione è del 16 Friinale, anno 9° (8 dicembre 1800) e il primo ìumero è del 1° Nevoso (22 detto). (15) Archivio di Stato in Milano (Cartella 384, Formazione dei Corpi). In ;alce ad un piano d'organizzazione d'un reggimento di cavalleria si legge ma* I ìoscritto porta insegne essendo soppressi, le loro funzioni sono adempiute solo quando il reggimento è in battaglia dai due marescialli degli alloggi in capo i più anziani di grado, che rientrano poi nelle rispettive compagnie „. (14)

inno

9°.

:

Il Risorgimento Italiano.

— IV.


LA SPEDIZIONE DI SAPRI NARRATA DAL CAPITANO GIUSEPPE DANERI COMANDANTE DEL CAGLIARI

Un mio egregio scolaro del R. Istituto tecnico di Genova, pronipote di Giuseppe Daneri, che condusse a

Ponza

e a Sapri la

spedizione Pisacane, mi ha comunicato e permesso di trascrivere

— col consenso, s'intende, dei genitori — la copia che la sua

fa-

miglia possiede della narrazione, intorno alla spedizione stessa, dettata dal Daneri e non mai data alle stampe. L'originale è in

mano d'altro congiunto del Daneri e una seconda copia di

esso

pare sia posseduta da un signor F. G. L. che nel Secolo XIX del 23 giugno dell'anno scorso si qualifica "testimonio di quei tempi, e pubblica nell'effemeride genovese alcuni particolari della spe-

dizione Pisacane,

" rilevandoli,

egli

dice,

cordi del capitano del Cagliari „. Qui io

da un quaderno pubblico

le

di

parti

ri-

più

importanti di essa narrazione, soltanto omettendo talvolta, e talvolta accennando in nota, giudizi del Daneri su uomini e cose che i

congiunti suoi ed io stesso non abbiamo creduto sia opportuno

riferire integralmente, tanto

più che alcuni apprezzamenti riguar-

dano fatti posteriori ed estranei alla spedizione, ed alcuni altri rivelano che il Daneri non sempre fu informato appieno dell'aggrovigliato lavorìo di cospirazione e di certi avvenimenti che pre-

pararono e resero direi quasi necessaria la spedizione stessa, sulla quale hanno poi sparsa nuova luce numerose pubblicazioni, spe-

cialmente la ben nota e più recente del Bilotti.

Giuseppe Daneri che fu, come si vedrà da queste sue Memorie,

magna pars della spedizione Pisacane fino alla discesa a Sapri, si

può dire che è un dimenticato

e perfino le monografìe speciali,

:

le storie del nostro Risorgimento

come quella del Bilotti, tacciono

affatto di lui (cfr. Tivaroni, l'Italia d. Italiani,

I,

252) o ne

ri-


LA SPEDIZIONE DI SAPRI

161

cordano appena il nome. Possa la pubblicazione di queste sue pagine autobiografiche procurargli nella storia del patrio riscatto

Ma egli meritava che ebbe nella impresa di une, l'attenzione e la riconoscenza d'ogni buon patriotta e

quella considerazione che giustamente gli spetta! e merita anche, all'infuori della parte

d'ogni cultore delle patrie memorie. Nato a Finalmarina nel 1829, ebbe,

come tutti i liguri, la passione del mare e delle più

ardite

avventure. Imbarcato a 18 anni su di un bastimento a vela, giunse

a Monte video mentre Garibaldi vi compiva le sue gloriose gesta grido delle quali sedusse d'un tratto

;

giovane marinaio che disertò da bordo e s'arruolò nelle file dei volontari: nel primo scontro col nemico, fu ferito, e non leggermente, ad una gamba (1). Il capitano del bastimento, amico della famiglia di lui, non solo non lo denunziò come disertore, ma anzi lo circondò d'ogni cura durante la permanenza di lui all'ospedale, e poi lo riprese fra

il

il

l'equipaggio. Il giovane tacque con tutti, anche coi parenti, di questa avventura; ma un giorno, mentre una lieve indisposizione lo costrin-

geva a letto, sua madre s'accorse della vasta cicatrice, e allora si decise a confessare quanto gli era occorso. Volontario nuovamente nella guerra d'indipendenza del 1848, a Gosoltanto egli

vernolo fece parte della compagnia di bersaglieri che sorprese, mettendoli in fuga, gli Austriaci che difendevano il ponte sul Mincio, rialzato a mo' di levatoio. Daneri, soldato e marinaio, si

arrampicò sul ponte e con un'accetta tanto fece che le funi e le catene cedettero e il ponte s'abbassò, permettendo ai nostri d'inseguire il nemico (18 luglio 1848) (2).

Nel 1859, durante la seconda guerra d'indipendenza, Napoleone III allo scopo di dividere le forze dell'Austria tentò un moto rivoluzionario in Ungheria. Un giorno il capitano Daneri fu chiamato a Torino dal conte di Cavour, il

quale gli disse

|

:

— Mi occorre un uomo di cui io possa assoluta-

(1) Tolgo queste notizie intorno al Daneri, da un'affettuosa commemorazione pubblicatane dal nipote prof. Alfredo Luxoro, nel Secolo XIX di Genova, anno XVII, n° 222, martedì 12 agosto 1902: altri particolari mi furono rife-

Luxoro stesso a voce. ponte levatoio era stato costruito sopra il vecchio ponte in muratura, rovinato. I particolari del fatto d'arme qui accennato si possono leggere nel Dizionarietto storico del capitano garibaldino Giovanni Emiliani Da Rieti a Porta Pia, Faenza, Conti, 1888, pag. 87. riti

dal

(2) Il

:


IL

162

mente fidarmi

;

serio,

Si tratta di assumere

RISORGIMENTO ITALIANO

prudente, coraggioso il

;

e quest'uomo siete voi.

comando di un legno già pronto nel porto

Genova, condurlo a Marsiglia per caricarvi armi e munizioni Ma nessuno ha da saper Il Daneri, amico e seguace di nulla; sopratutto, l'equipaggio. G. Mazzini, dovette esser scelto da Cavour, appunto perchè avea mostrato nella spedizione Pisacane di che cosa fosse capace; e allo stesso Cavour fors'anche fu proposto e raccomandato da Francesco Astengo, segretario particolare del grande ministro e amico intimo della famiglia di Giuseppe Daneri, del quale si era anche interessato in modo particolare quando per la cattura del Cagliari fu arrestato e processato dal governo borbonico. Il Daneri accettò. Compose l'equipaggio, stabilendo nel contratto d'imbarco che si dovesse navigare nel bacino del Mediterraneo, esclusi assolutamente il Mar Nero e i Principati Danubiani: salpò da Genova prendendo le spedizioni per Cagliari e approdò invece a Marsiglia, malgrado le proteste dei marinai in una notte compiè

di

e quindi a Galatz, ove dovrete sbarcarle.

—

;

il

carico delle armi e

si

diresse quindi alla difficile mèta.

Senza mai coricarsi, sempre con le pistole in pugno, narra suo nipote (e per quel che fece sul Cagliari a Ponza sappiamo che era uomo pronto ad ogni sbaraglio), scongiurando un po' con le buone un po' con le cattive un'imminente rivolta a bordo, eludendo

con rara abilità la vigilanza dei governi turco ed austriaco, giunse a Galatz, ove senza incidenti potè sbarcare il contrabbando di guerra (1). Tornato in patria, Cavour gli disse - Mi rallegro con :

me stesso per la scelta che ho fatto. Vi ringrazio e vi prego di chiedermi il vostro compenso.

— Nulla, rispose Daneri sono abba;

stanza soddisfatto di aver corrisposto alla fiducia che V. E. ha riposto in me.

— Va bene, soggiunse l'uomo di stato, ma ciò non

basta; la marina ha bisogno di ufficiali; se volete, vi faccio entrare nell'armata col grado di tenente di vascello e con l'anzianità.

— Sono ben grato a V. E., ma io amo la mia libertà se voi ;

e il paese avrete bisogno di me, io sarò sempre a vostra disposizione.

— Questa stessa risposta dava

Nicotera, che era stato suo

(1)

il

Daneri molti anni dopo

al

compagno nella spedizione Pisacane

Su questi maneggi per provocare l'insurrezione dell'Ungheria, vedi Chiala,

Politica

segreta

rino, 1895;

di

Napoleone

ed anche

III

e

di

Cavour in Italia e in Ungheria, To-

Zini, Storia d'Italia, voi.

I,

parte

II,

pag. 356.


163

LA SPEDIZIONE DI SAPRI e

che diventato ministro del Regno d'Italia faceva all'amico le più

ampie offerte di onori, di uffici e di ricompense. Carattere adamantino, per la sua onestà immacolata, per il sentimento dell'indipendenza spinto al più alto grado, si ridusse vecchio e malaticcio passare gli ultimi anni della sua vita nel Pio Ricovero Martinez

a e

mori al civico Ospedale di

Pammatone

agosto del 1902.

l'il

prima di chiuder gli occhi al sonno eterno, ricordando una lettera in cui Gr. Mazzini gli raccomandava di non venir mai meno 1*000

alla propria fede e specialmente di conservare la propria indipenTi pare che sia stato denza (1), chiedeva al prediletto nipote: u Oh sì, povero ed oscuro eroe, fedele ai principi del Maestro? ripetiamo col suo nipote, che non hai mancato alla tua fede e non

—

—

ti

sei

mai piegato davanti a nessuno: alla Patria hai offerto il compenso che tu hai chiesto

braccio e più volte la vita, e l'unico è stato

Ricovero Martinez e l'Ospedale di Pammatone! „

il

(2).

Druso Róndini.

non conoscevo Pisacane né di nome né di persona; mi venne presenuna sera al Caffè della Concordia, 15 giorni prima della spedizione, della quale ignoravo qualunque organizzazione e scopo conoscevo però che Io

tato

;

si

tramava e preparava un movimento insurrezionale a Genova per la fine

di

giugno.

(1) Questa lettera, con altre del Mazzini stesso e di Campanella, è gelosamente conservata dall'egregio prof. Luxoro. a (2) Il De Cesare (La fine di un regno, 3 ed., voi. I, pag. 283) scrive che Pisacane, Nicotera e Falcone furono * i tre soli della Spedizione clie avessero una fede e un ideale politico „ ma come non si potrebbe ora aggiungere ai tre anche il Daneri? E perchè non aggiungervi prima, almeno anche gli otto superstiti dell'eccidio di Sanza, i quali " dopo tre anni di atroce carcere alla Favignana, invece di ritirarsi rifiniti alle loro case chiedendo un impiego o una decora— concedeteci di combatzione, domandarono come compenso a Garibaldi tere con voi come soldati „ ? Combatterono tutti otto da valorosi a Milazzo: e Rota, Bonomi e Cori vi furono feriti gravemente, e Conti e Santandrea vi giacquero morti (Alberto Mario, La Camicia Rossa, Milano, Sonzogno, 1875, pag. 15 e segg.). Ben a ragione esclama il Tivaroni, ricordando " il commovente episodio È per tali casi che il Risorgimento italiano si com;

j

:

|

—

|

t

I

!

:

prende

!

„

(L'Italia d. Italiani,

I,

256).


164 Il

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

giorno 16 o 17 giugno, mentre pranzavo, venne la cameriera a dirmi

che un signore cogli occhiali d'oro chiedeva di me, rifiutando di declinare il

proprio nome: spinto da mia madre, andai a vedere chi fosse l'impor-

tuno. Era Pisacane,

il

quale, fatte le debite scuse, mi disse che Mazzini (1)

urgente bisogno di vedermi e che appena

aveva

pranzato,

fossi

andato

da lui. Sortendo dopo pranzato, trovai mio fratello Francesco (2) il quale

mi chiese:

"

Vai da Pippo? „

"

Sì

risposi,

„,

ed egli:

u

Vengo anch'io a

Andammo insieme fino a metà delle scale dell'abitazione di Pippo, quand'egli si arrestò e

mi disse:

"

Guarda, se Pippo ti proponesse

dare la spedizione, non devi accettare „

;

e si ritirò per

cane (3). Rimasto solo con Mazzini, questi mi disse: di venire

da me perchè m'indichiate

se avete

"

di

andare

coman-

da Pisa-

Vi ho fatto pregare

qualche capitano amico

sul

quale poter contare per comandar la spedizione che, come vostro fratello vi avrà informato,

deve partire con Pisacane pel Regno di Napoli. Quand'io

credevo di essere a cavallo e che tutto fosse pronto, ecco che il capitano (4) che si era proposto di assumere il comando del piroscafo manda a dire al momento della partenza che è ammalato e non può partire... ,. ' Al mo-

mento non saprei indicarvi alcun amico, né credo sarà facile trovarlo nem-

meno

fra

qualche mese! „ (Questa era

la

seconda spedizione

fallita (5)).

E voi non potreste accettare? „ " Se credete che io possa, disponete di me „. "Ah voi mi salvate e salvate tutto il lavoro compiuto da due mesi e più! Vi ringrazio! „ E mi strinse la mano. Così restai compromesso, né "

!

(1)

"Il quale tornato a Genova vi stette nascosto dall'aprile a tutto l'agosto

del '57 per combinare la spedizione nel Napoletano r tatti e i

suoi tempi, voi.

a Genova, ecc.

,,

I,

Proemio

(Saffi,

"

pag. 242).

(J.

W. Mario, Ag. Ber-

In principio di maggio, Mazzini

al voi.

IX degli Scritti di Mazzini

andò

nell'ediz.

dei Ricordi e Scritti di A. Saffi, voi. IV, pag. 105). (2)

L'avvocato Francesco Daneri era intimo amico di Mazzini e prese parte

come ad

moti mazziniani, mettendo a dispopaterna in salita Visitazione (piazza Acqua verde) n° 5; fallito il moto genovese del '57, fuggì travestito da prete. Quando Pisacane, il 9 giugno, si recò a Napoli per conferire dopo fallito il alla cospirazione del '57,

sizione dei cospiratori

anche

altri

la casa

primo tentativo della spedizione

nome

(di

cui

vedi

più innanzi) col Comitato,

si

Francesco Daneri, destinato per Enrico Cosenz, quando questi ancora non aveva espresso il suo rifiuto di partecipare servì del passaporto

"

all'impresa B (Bilotti,

al

di

La Spedizione di Sapri, pag. 136).

Questa data del 16 o 17 giugno 1857, e poi quelle del 18, del 19 e del 22 giugno, non soqo esatte. Pisacane dal 9 al 13 fu in viaggio per Napoli, dove si trattenne dal 13 al 17 e donde tornò a Genova, coi soliti tre giorni di traversata, il 22 (Bilotti, 1. e. e segg.). " un cospiratore da bettola, dice il Daneri, dedito al vino, (4) Il capitano P. (3)

un pericoloso che senza volerlo fa la spia „. (5) Della prima parla più tardi, come vedremo.


LA SPEDIZIONE DI SAPRI

165

potevo fare diversamente. Mazzini m'intrattenne per informarmi di molti

movimento che si preparava a Genova, quindi m'invitò ad mattino dopo per intenderci con Pisacane. Al mattino topo, riuniti presso Mazzini, Pisacane, io e mio fratello Francesco, mi si piegò come dovevo impossessarmi del piroscafo " Cagliari „, sul quale " È affar io ve vano imbarcarsi come passeggeri 25 marinai ai miei ordini. circa

Li

.nlare

da

il

lui al

aio, dissi,

l'impossessarmi del piroscafo senza lo spargimento d'una sola

roccia di

sangue! „. Pisacane e mio fratello sortirono; io rimasi solo con

riazzini e gli ,

spiegai

tornare da lui

la

il

mio piano per

sera

vrebbe esposto quanto

gli

'isacane presso Mazzini,

il

ricarichi a

Pisacane per

meglio

sono

le

stabilire, le quali

trovai

mio

provviste

quale

al

fratello

e

Approviamo completamente

vostre

osservazioni „. Dati diversi

dovuto fare

provviste ed attrezzi che avrebbe

le

e m'invitò

Pisacane,

"

quale mi disse:

mbarcare su due barche che dovevano aspettare la

con

avevo detto. Alla sera

vostro piano e giustissime

1

approvò interamente

ch'egli

intenderci

un punto

Cagliari in

il

consistevano in 2 fanali

ad acqua ragia,

romane e razzi per segnali di notte, una botte d'acqua e qualche ogni barca, oltre i 100 fucili e relative munizioni, n'informò che su quelle barche dovevano imbarcarsi pure i 40 volontari, Nel lasciarmi, Pisacane m'invitò a ira i quali Rosalino Pilo e Mangini. candele

>

biscotto per

)arile di

n-anzo pel giorno seguente alla ì

Trattoria dell'Aquila ond'essere presentato

riconosciuto dai 65 della spedizione. Rifiutai ringraziando e risposi

:

"

Mi

conosceranno a bordo del Cagliari „.

Sapendo

io

ciò che si

preparava a Genova pel 29 giugno

e

conoscendo

mio padre all'Acquaverde per battere l'Arsenale di terra, io non volli che mia madre e le mie sorelle restassero esposte a tanti pericoli e spaventi: per questo chiesi a Mazzini mi autorizzasse ad assentarmi da Genova per 24 ore, onde condurle in campagna progetto di occupare la casa di

.1

da

mio padre, a Sestri Levante. Adducendo

per andare in

Sardegna per la compera

madre mi concesse di condurre prima

le

di

il

pretesto di doverle lasciare

legname

mie sorelle,

da

costruzioni,

recandosi

essa

mia per

pochi giorni presso un'altra mia sorella maritata. Lo stesso giorno 22 giugno partii...

Il

23 giugno

alle 7 del

mi presentai a Mazzini.

"

mattino,

Tutto è pronto,

appena

mi

ritornato da

disse,

finalmente

Sestri (1),

abbiamo

A Sestri Levante, presso suo padre, trovò l'altro fratello. Nicola, che di

(1)

dimorava a Varese Ligure: prima di congedarsi da lui, che l'accompagnava fino alla carrozza, gli disse facendogli promettere di mantenere il sesolito

greto e lo

" Se non si sapesse più nulla di me, tu potrai dire della mia fine „ ; informò della spedizione. * Ma che speranza hai tu nella riuscita? „, gli :

domandò Nicola; ed egli: Bandiera; di

"

Nessuna! Sarà una seconda spedizione dei fratelli

ma io ho la convinzione e il sentimento che tornerò: ho promesso

andare e vado ,.


166

IL

ogni

vinto

piroscafo,

difficoltà;

RISORGIMENTO ITALIANO

abbiamo cambiato il piano primitivo: padroni

comando del Cagliari e ubbidire

obbligato per forza ad assumere

il

ordini di Pisacane;

benemeriti

gliari,

sarete

così

per

avere

salvato

secondo

vi sarà

più

passeggeri

del

vostro sbarco a Ponza od a Sapri sarebbe inutile; voi sarete

il

anche verso

gli

agli

armatori e

i

piroscafo conducendolo a Malta o a Ca-

il

facile,

quindi a Genova

e

il

più

presto

possi-

bile per assumere il comando della fregata La Costituzione (1) che sarà pronta

e carica di armi, munizioni e volontari

rezione del

onde accorrere a rinforzare l'insur-

Regno di Napoli „. Queste furono

ignote a tutti

i

le

conclusioni

definitive,

facenti parte della spedizione, eccetto che a Pisacane, Ni-

cotera, Falcone e

mio fratello Francesco.

Pregato Mazzini a concedermi di fargli una domanda, mi rispose

:

"

dite

u

Che fiducia avete voi in questa spedizione? Non sarà una seconda spedizione dei fratelli Bandiera? „. Ed egli: " Al punto in cui sono le cose, giudicate voi se si deve tentare o no „. E mi porse diverse carte pure „.

"

dicendo:

Queste sono

le

ultime corrispondenze del comitato di Napoli;

sapete che oltre ciò Pisacane andò a Napoli travestito da prete e ritornò

più entusiasmato che mai „. Letta la corrispondenza del Comitato, risposi a Mazzini:

"

Se la centesima

parte

promesse ed assicurazioni che

delle

danno è vera, noi siamo colpevoli per avere aspettato tanto „ (2). Chiesi di Pisacane e dei dettagli che dovevano aver stabilito, e Mazzini

mi rispose:

"

Le barche sono

dall'isola di Sestri

a Mazzini:

"

Levante „.

partite ieri a sera e saranno a 30 miglia

A tale sproposito, manifestai la mia sorpresa

Impossibile, esclamai, due barche da pescatori

di pieno giorno a 3 miglia di distanza;

calcolare la distanza di 30 miglia da

(1)

e

come

potx*anno

non si vedono due pescatori

una terra che non vedono? „. Maz-

la Carlo Alberto (Cfr. Michel, L'ultimo moto Mazziniano, pag. 3, e Bi-

lotti, pag. 243).

Nel disegno di Mazzini il moto di Genova

doveva essere il secondo

"

dell'impresa di Pisacane e che doveva, riuscendo, potenti la vittoria , (Mazzini, (2)

Altrove

il

Scritti,

Daneri espone

il

1,

fattura

all'impresa.. Dubbio infondato, perchè la gita a

Napoli del 9 giugno

certa

atto

con mezzi

voi. IX, pag. 285).

dubbio che

di cui qui si parla, fossero invece

renderne

di

Comitato di Napoli Pisacane per decidere Mazzini

le lettere del

mentre Pisacane informatosi de visu con indotto

s'era

a

ritardare la spedizione, una

lettera del Fanelli scritta due giorni

dopo la partenza del Pisacane da Napoli lo trascinava a rompere ogni indugio parlandogli di una contromina che i moderati stavano preparando nella provincia, che i Murattisti si apparecchiavano ad approfittare dell'opera degli Unitari ed anzi era programma venuto da Marsiglia che bisognasse far agire in Napoli i Mazziniani ed avvantaggiarsene poi con un colpo di mano „ e la lettera consigliava ad agir subito tt

:

e di sorpresa (Bilotti, p. 142, che attinge dal De Monte, a cui pure si riferisce il

Daneri).


LA SPEDIZIONE DI SAPRI zini

mi rispose:

mortificato

167

Andate da Pisacane, v'informerà delle ultime

*

disposizioni e dei concerti presi e stabiliti fra lui, Rosalino gini,

Pilo e

Man-

giacché sono essi che hanno dato tutte le disposizioni che io ignoro „.

E mi diede l'indirizzo di Pisacane. In via Edera venne ad aprirmi la siLorenzo ch'io non conoscevo. Spiegata la causa della

ignora Enrichetta di

mia

Pisacane

visita,

si

scusò dicendo che era Mangini (1) a dare tutte

le

disposizioni.

Sopraggiungono Nicotera e Falcone e si decide di andare da

Mazzini,

quale dopo qualche esclamazione contro la fatalità che ci per-

il

seguitava,

non vi la

che fare, se non troviamo

"

:

Padroni del Cagliari, a me pare che

"

rispose:

domanda mia

alla

sia altro

le

barche ? „

disgraziato

tale

stato

da fare che perdere 2 giorni in alto mare per aspettare

notte del 29 e sbarcare a Lerici

provocare

in

un'insurrezione, riunire

il

i

25 uomini quasi tutti di quel paese, maggior numero e marciare su Ge-

nova per aiutare l'insurrezione che avverrà la notte del 29 giugno. Ma starà a voi decidere sul partito più conveniente a prendersi Il

giorno 24 giugno 1857

alle

6 pom.

trovai

mio

„.

fratello

Francesco

Tom. Rossi sotto la Chiesa di S. Pietro a Banchi dove io avevo mandato una piccola valigia con effetti di vestiario: vedendomi, mi disse " Caro Beppe, mancano i soldi i fondi che rimangono nella bottega da chiodaio di

:

;

quale cassa per la spedizione,

riducono a 30 mila in oro ripartite fra

si

Nicotera e Falcone,

quale ne diede 20 mila da solo

i

tre capi Pisacane,

e

10 mila le diede Mazzini „. Mi consegnò due lettere per i Fratelli Musso

il

per essere riconosciuto dai 2 negozianti di Cagliari, e

ciammo e m'incamminai verso

il

ponte della

400 lire. Ci abbrac-

Mercanzia e di lì andai a

bordo del Cagliari ch'era già in rada (2). Trovai a bordo Nicotera e Falcone, quindi arrivò Pisacane e

(1)

poco dopo comparve

la lancia del Cagliari

Di questo Mangini, che ebbe gran parte nelle cospirazioni Mazziniane a

membro di un Comitato segreto con Mosto, Burlando ed altri, ed

Genova, fu

ebbe pel moto del 1857 condanna di morte (vedi Saffi, Proemio

cit.

101 e pag. 120; J. VV. Mario,

380, Zini cit.

voi. II, p. Il

I,

p.

pag. 100-

Documento n° 147).

Daneri chiama lui ed

e afferma

Vita di G. Mazzini, ed. econ.

altri

che è colpa loro se

il

"

soliti politicanti mestatori ed organizzatori

„

Cagliari non incontrò le barche con le armi;

delle quali dice che furono nascoste tra gli scogli del

monte

di

Portofino e

ne volle far contrabbando, come, aggiungiamo noi, accadde tre anni dopo delle armi destinate ai Mille. Il Daneri, vedremo più innanzi, tornato a

forse se

Genova dopo la spedizione seppe che da taluno a lui si dava colpa di non le due barche, e forse nel ritorcere l'immeritata accusa egli ec-

aver cercate

cede e corre tropp'oltre. (2) La

data del 24 giugno è certamente errata: la spedizione partì la sera

del 25 giugno,

come si rileva dal giornaletto di bordo del Cagliari, pubblicato cit., pag. 106 e J. W. Mario, In Memoria di

dal Bilotti (a p. 323; cfr. Saffi

Gì Nicotera, pag. 8 in nota).


168

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

con su

uomo già vecchio, ma grande,

capitano Sitzia,

il

e tutto sbarbato

come un canonico.

Si diresse a

grasso e tondo,

poppa a salutare special-

mente madama Mascarò moglie del medico del Bey di Tunisi, i quali mamoglie tutti

rito e

anni facevano col Cagliari il viaggio di

gli

andata

e

Approfittando

di

ritorno ed erano amici del Sitzia e di sua moglie...

Fuori del porto, tutti

erano in coperta.

passeggeri

i

quella specie di confusione, diedi gli ordini a Pisacane sul da farsi, ordini ch'egli trasmise a Barbieri, nostromo dell'equipaggio rivoluzionario; i quali

consistevano nel disporre 4 uomini, 2 per lato ad ogni boccaporto e cioè: alloggio marinai, entrata camera seconda classe, entrata macchina, entrata di

prima

camerini degli ufficiali sopra coperta, e due pel timoniere:

classe,

aspettare quindi

il

segnale per agire.

Chiamato il cameriere di prima classe, gli dissi se poteva darmi qualche cosa da mangiare, perchè io non avevo pranzato, credendo si pranzasse a bordo mi risponde che avrei potuto avere una bistecca, frutta e formaggio, ;

"

biscotti, ecc.

Benissimo, soggiunsi, dite al cuoco che faccia presto, perchè

ho appetito „. Erano le 8, ora nella quale si divideva l'equipaggio i

la guardia, ed una metà delmetà resta di guardia per tutti \

sottocoperta, l'altra

si ritira

servizi di bordo, e questa in quell'ora era suddivisa,

a posto i fanali

regolamentari, e cioè 4 marinai

per alzare ed assicurare

il

occupata a mettere

all'albero

di

trinchetto

fanale bianco, due a dritta pel fanale verde

e

;

due a sinistra pel fanale rosso; erano già le 8 e mezza e il cameriere mi avvisa: " è servito in tavola 9 Passando accanto a Pisacane, gli dico:-, * Ecco il momento; io vado a cena „. Egli discese nel salone con me: io sedetti a tavola ed egli estratto dal suo bagaglio un revolver e un berretto rosso, risalì sovracoperta con questo in testa, gridando: " Viva l'Italia! „ I rivoltosi risposero con quanto .

fiato

avevano

voli

con berretto

dante

Sitzia,

a dovere,

si

:

"

Evviva l'Italia e

!

e si

„

trasformarono subito in tanti dia-

camicia rossa, chiudendo tutti

boccaporti.

i

che era andato a prua per verificare se sentì prendere per

il

i

braccio destro e per

Il

eoman-

fanali erano messi il

sinistro e si vide

una da Nicotera, l'altra da Falcone: " fermi

appuntate due pistole

al petto,

tutti!, gridò Pisacane,

non fate resistenza e nulla avrete da temere:

il

danno che

soffrirete sarà

il

ritardo di

un giorno

I passeggeri, spaventati,

gridavano

pitarono nel salone

seconda e di prima

di

:

"

ladri, assassini, pirati

"

Daneri! Daneri!

catelo

„.

"

del

!

„

tutto

viaggio ». e si preci-

dove

io

cenavo...

salone

di

prima

classe

questo mentre Pisacane in cima della scala gridò:

nel vostro

In

classe

A bordo c'è un passeggero Giuseppe Daneri, cer-

Eccomi, risposi; chi mi vuole? „

e salii sopracoperta.

Facevano

corona sull'entrata della scala Pisacane, Nicotera, Falcone che custodivano Sitzia piangente,

i

Al mio apparire, 4

Sono

Daneri,

due ufficiali di bordo, diversi passeggeri e rivoluzionari. Pisacane

non

il

gridò:

u

comandante:

Voi

siete

eccolo

lì

il il

comandante Daneri? „

comandante

Sitzia

„.


LA SPEDIZIONE DI SAPKI

169

Meno osservazioni, riprese Pisacane, voi siete il comandante del Cagliari „ Sitzia, chiesi io, com'è questa faccenda? „ Ed egli: " Che cosa vuol ispondere a questi argomenti? (indicando le pistole). Eh! comandi lei (1) „. Ma,

'inita

questa scena, furono consegnati tutti

i

passeggeri nei rispettivi al-

insieme al comandante, al suo secondo Rocchi ed a Ghio terzo uffitutti

iale,

guardati a vista.

Restammo sopracoperta

noi rivolu-

soltanto

ionari; fui

riconosciuto comandante dai miei marinari, dal secondo Gaetano

'oggi, dal

nostromo Barbieri, entrambi

di Lerici,

ai

quali

affidai

il

lando di una metà dell'equipaggio e di una gnardia, impartendo loro

cole

ebite istruzioni.

Riuniti a consiglio

i

tre capi, proposi loro di concedere al vecchio equi-

aggio del piroscafo ed al servizio di macchina di continuare l'opera loro,

ome non fosse avvenuto alcun cambiamento a bordo, sulla loro promessa tentare alcuna sorpresa: così poterono tutti montare in coperta a i non espirare un po' d'aria pura durante la notte, ed anche i passeggeri furono asciati tutti in libertà.

Appena padrone del

Cagliari, cambiai rotta e di-

Quando fui a 30 miglia,

per passare a 30 miglia dall'isola di Sestri. diressi

verso terra facendo segnali con fanali ad acqua ragia

;

girai tutta

una barca né un fanale prima che facesse giorno mi allontanai dalla costa onde non fosse riconosciuto il Cagliari (2). Alle 10 antim. ci riunimmo a consiglio nella camera nautica, io, Pisacane, Fala notte senza vedere né

;

cone e Nicotera, tutti mortificati.

Dopo

varie

esclamazioni e maledizioni,

Pisacane propose di attenerci alla proposta di Mazzini, di aspettare, cioè, jìue giorni in

mezzo

al

mare per poi sbarcare a Lerici. Nicotera e Falcone

approvarono. Io che non

avevo

aperta

bocca,

rivolto a Pisacane

dissi

:

Genova? Per andare a Ponza e quindi a Sapri. iStando le cause che ci determinarono a tentare questa impresa, 40 uomini (di più o di meno non possono influire sull'esito non è la forza numerica idei volontari, ma la notizia dello sbarco che farà insorgere il Regno di 'Napoli „. È vero, ripigliò Pisacane, ma l'impresa di Ponza per liberare Poerio, Settembrini e gli altri relegati politici non possiamo tentarla; 'siamo senz'armi „. " Tanto meglio, risposi; i miei marinai sono gente da r Perchè siamo partiti da

;

I

Cade così ogni dubbio sulla responsabilità del capitano Antioco Sitzia, come si vede da tutta la narrazione del Daneri, era assolutamente. estraneo al complotto e dovette cedere soltanto alla violenza (Cfr. Bilotti, (1)

il

I

quale,

pag. 320 e seg.). (2)

I

'

tari

Su questo mancato incontro con le barche che recavano armi e volonil Daneri più innanzi. La barca su cui era Rosalino Pilo, secondo

torna

ch'egli riferì a Mazzini, !

per imperizia del pilota avea presa la rotta di Livorno (?) invece di quella stabilita (cfr. Bilotti, pag. 151 e J. W. Mario, In

memoria di G. Nicotera, pag. 9). parlano di dite barche.

E l'altra?, poiché il Daneri ed anche la Mario


170

IL

KISORGIMENTO ITALIANO

coltello, ma hanno paura di toccare un fucile „. Ed egli: " Noi, di Ponza non abbiamo informazioni precise, né sul presidio, né sulle fortificazioni, perchè non ci hanno mandato il piano dell'isola, come avevano promesso „. " Noi avremo tutte le informazioni che vorremo e forse troveremo anche

delle armi: chiedete

il

registro di boccaporto al secondo

bordo

di

e

ve-

dremo subito se vi sono armi: avrete rimarcato che il Cagliari è armato di due cannoni (1) ciò vuol dire che vi sarà anche uno stagnore di polvere „. Avuto il registro: " Ecco le armi, dissi a Nicotera; leggi: marca x, numero y, dodici casse di fucili, sei casse di boccacce o tromboni, quattro casse di doppiette (2) „. Chiamato Gaetano Poggi, gli dissi: " Cerca del ;

capostiva e fa alzare subito in coperta le casse dei fucili. Fuvvi un'allegria generale,

un grido di Viva l'Italia ! che durò mezz'ora. Rivolto a Pisacane, dissi loro: " Ecco il modo per avere tutte le informa-

Nicotera e Falcone

zioni che desideriamo sull'isola di

Ponza:

io dirigerò

il

piroscafo

con

la

bandiera nazionale a poppa, e bandiera di chiamata di pilota a prua, re-

stando a debita distanza dalla bocca del porto, navigando a piccolissima forza di macchina perchè

non pratico e per far credere ad una avarìa in

macchina. Certamente verrà a bordo un pilota in camera, gli farete tutte le

con

le pistole in

mano

;

domande che

informazioni

che

Ponza sarà la ripetizione

pilota e la sua barca:

il

abbiamo dal Comitato

si

sparse fra gli equipaggi ed

il

uomini

ma se sono

Napoli, la presa

La

conquista

di

del

decisi valgono più di cento

i

passeggeri, che, cioè,

eravamo senza car-

sul porto più vicino per rifornirci. Pisacane

Mi misi a ridere e risposi:

gliari a questa impresa?

battino

anche

potrà ten-

Decisa la continuazione dell'impresa, una triste voce

bone e bisognava appoggiare m'interrogò...

di

della scena da balletto buffo

Cagliari. Si tratta d'una sorpresa e 25 colti all'impensata „.

si

non si può tentare ? ebbene, viro di bordo a

tutta forza e ci portiamo via anche le

minacciandolo

dalle sue informazioni deciderete se

tare lo sbarco. Risulterà che

vere

fattolo salire e introdotto

;

volete,

" Perchè fu predestinato il CaUnicamente perchè essendo tra quelli della Ru-

Genova a Cagliari e una quantità di carbone

piroscafo che fa la più lunga traversata da

Tunisi, deve necessariamente essere provvisto di

Per difendersi contro possibili atti di pirateria. " Sette casse di fucili ed altre armi, scrive il Bilotti (pag. 152), dirette a Tunisi ad un tal P. Capanello „ e trae la notizia dall'aggiunta alla Dichiarazione di Pisacane e compagni e fors'anche dal Giornale di bitacola che cita (1)

(2)

:

a pag. 150. Nell'aggiunta alla

cata dallo Zini (voi. II, parte tre di 25 fucili

(boccacci,

Dichiarazione I,

Doc.

n.

nella copia

stessa secondo la copia pubbli-

142) è detto che le casse erano sette, Bilotti)

ognuna, tre

di fucili

a due

canne, ed una cassa di semplici canne. Il Venosta che forse consultò Carlo Rota di Monza, un superstite della spedizione, ha: sette casse di fucili e due di tromboni (pag. 110 e cfr. pag. 130 nota). ,


LA SPEDIZIONE DI SAPRI Ipiù che sufficiente ficoltà,

si

per arrivare a Cagliari „. Sventata così quest'altra

proseguì per Ponza (1). Francesco

magna, lavorava insieme a pochi il

171

Dopo

armi

altri a registrare tutte le

pranzo, Pisacane distribuì a diversi

dif-

armaiuolo di Ro-

Foschini,

dell'equipaggio e dei passeggeri

il

seguente Proclama: *

Noi sottoscritti dichiariamo altamente che avendo congiurato d'imposvapore Cagliari,

siamo imbarcati come passeggeri e dopo

"

sessarci del

tt

due ore lontani da Genova, abbiamo impugnate le armi forzando

"

pitano a cedere

*

Il

*

cedere,

"

di

il

capitano e tutti

ci

ca-

il

comando del vapore assieme a tutto il suo equipaggio. i

suoi vedendoci

decisi

piuttosto

che di

perire

di

hanno fatto quanto era in loro potere per evitare spargimento

sangue

e

per tutelare gl'interessi dell'Amministrazione. Eravi a bordo

come passeggere il capitano marittimo Giuseppe Daneri, e noi, avendolo " saputo, l'abbiamo costretto a prendere il comando: egli ha ceduto alla

"

forza né poteva fare altrimenti. Sprezzando le calunnie del volgo, * "

riamo

iniziatori della rivoluzione italiana.

"

nostro

appello, noi, senza maledirlo,

"

la nobile falange dei martiri italiani u

u

forti

della giustizia della causa e della gagliardia dei nostri animi, ci dichia-

Se il paese non risponderà al sapremo morire da forti, seguendo

!

Carlo Pisacane, Giovanni Nicotera, Giambattista Falcone,

Luigi Bar-

Gaetano Poggi, Achille Perucci, Cesare Faridoni, Felice Poggi, u Giovanni Galliani, Domenico Rolla, Cesare Cori, Federico Foschini, Lubieri,

*

dovico Negroni, Domenico Lerici, Francesco Medusei, Lorenzo Giannoni,

*

Giuseppe Falloni, Giovanni Cannellari,

*

sconi (cambusiere di bordo)

Domenico Massoni, Pietro Ru-

„.

N.B. Non vollero firmare il soprascritto proclama: Rota, Bonomi, Giuseppe Santandrea, Mercuri (perchè cameriere della seconda del

Domenico Porro, Giovanni Camillucci, Luigi Conti,

(1)

Dopo tutto quel che sappiamo

possa più ripetere col Bilotti che scriver lettere, !

i

:

tento

"

a

"

di Giuseppe Daneri, mi pare che non si mentre Pisacane ed altri si occupavano a

Falcone e Negroni a ricopiare proclami „,

sorvegliare

(Bilotti,

rotta ,, tanto più che Nicotera,

Cagliari),

Giuseppe Faielli (2).

pag.

152)

l'equipaggio

e

Nicotera fosse inla sicurezza della

come Pisacane, non s'intendeva affatto

d'arte

nautica.

|

i

(2) Questa copia della prima, dirò così (cfr. Bilotti, pag. 313), Dichiarazione di Pisacane e Compagni contiene alcune varianti da quella più comunemente

conosciuta, di poco conto, e manca inoltre dell'ultimo periodo:

mondo uomini che come noi s'immolino

!

nazione del

!

lora solo potrà paragonarsi all'Italia,

|

'

j

*

Trovi un'altra

sua libertà, ed

al-

benché sino ad oggi ancora schiava ,.

Tra i sottoscrittori manca Giovanni Sala che il Bilotti (pag. 319-20) e

j

alla

fa

nativ >

di

Genova

Venosta (pag. 106) e la Mario {Nicotera, pag. 8) di Milano neanche nel nota-bene il Daneri menziona Filippo Facella, che il Bilotti inserisce in un suo elenco, che dà per completo, dei compagni di Pisacane il il

:

;


172

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Per essere sicuri nell'impiegare tutto

il

vecchio equipaggio nelle barche

per lo sbarco a Ponza, Pisacane mi ordinò:

Tu

"

devi

restare

a

bordo

Per arrivare a Ponza all'improvviso ed inosservato, passai nello

stretto

con

uomini dei venticinque rivoluzionari „.

sei

passaggio a nord dell'isola e rasentando porto

alle

3 pom. (ora della siesta) (1).

gli scogli, arrivai sulla bocca del

Restammo sorpresi nel

collina sovrastante zeppa di militari e sulla

pezzi d'artiglieria in batteria.

punta del

Rivolto a Pisacane

gli

vedere

molo due

Altro che

"

dissi:

la

grossi

senza guarnigione e senza fortificazioni! Se quei due pezzi sparano a sola polvere, ci

mandano a picco! „ Ma vista sortire dal porto una

barchetta

Domenico Lerici della copia Daneri è probabilmente lo atesso Domenico Porro da lui ricordato nel notabene e che dagli altri è fatto nativo di Lerici; Francesco Medusei nella trascrizione del Bilotti diventa per errore (cfr. Vexosta, pag. 106) Metuscè; il Faielli del Daneri e del Venosta nel Bilotti è Faelli; il Massoni del Daneri e il Mazzone del Bilotti forse più correttamente dal Venosta è chiamato Mazzoni; il Rotta e il Bonomo dell'elenco Bilotti sono pur da correggere in Rota e Bonomi concordemente dati dal Daneri, dal Venosta e dalla Mario (la quale però lo fa di Livorno, mentre era certo di Monza (come si ha dal Venosta, pag. 106 e pag. 130); Giuseppe Palloni e Giovanni Cannellari (a meno che non siano finti nomi sotto i quali, come altri fecero,

si

sarebbero imbarcati il Sala e il Facella,

cfr.

Bilotti, pag. 147) sono

nomi nuovi dati dal solo Daneri (e ricorda poi il Falloni anche tra i superstiti dell'eccidio di Sanza) e non figurano nemmeno tra i sottoscrittori dell'indirizzo che i marinai liguri, compagni poi di Pisacane, rivolsero ai fratelli d'Italia, 15 giorni prima di partire (Mario, Nicotera, pag. 7-8 nota) e neanche nell'elenco degli arrestati a bordo del Cagliari dalle autorità borboniche, dato

dal Bilotti (pag. 183 nota). Siccome

il

Daneri dice più volte che

i

rivoluzio-

Genova sommavano a 25 e così il Bilotti, e il Bilotti conviene che a questi bisogna aggiungere il Bonomi e il Mercuri aggregati a bordo; tenendo come un duplicato nel Daneri, il Domenico Lerci-Domenico Porro, restano Pisacane e compagni, nella copia Daneri, come nell'elenco compilato dal Bilotti, in numero di 27, con la differenza che in Daneri ci nari imbarcati a

sono Falloni e Cannellari invece di Sala, dato anche dal Venosta e dalla Mario, e di Facella

di 28 e

"

dato dal solo Bilotti: aggiuntovi il Daneri stesso, si ha il numero

di 28 che

partimmo da Genova „, dice

egli

pure in

fine alla sua

narrazione; Il I,

Tivaroni dà un elenco imperfetto e alcuni nomi errati {Italia d. Italiani,

252); lo Zini storpia o accetta storpiati

(cfr.

Bilotti, pag. 268, n. 4) nomi e

cognomi in modo incredibile facendo di Negroni Negromonti,

di Perucci Po-

mari, di Rusconi Necestari, ecc., e invece di Lerici, Sicilia o Som od anche Sensi! N. Bianchi (Storia d. diplomazia europea, v. VII, cap. X, § IV, pag. 408) scrive che Pisacane a (1)

"

Genova s'imbarcò con trenta compagni.

Alle ore 4 del giorno 27 (sabato) B scrive

il

Bilotti (pag.

153), che

tinge dal giornale di bordo. Il Daneri tace anche che " verso le 11 a. m. si trovarono in vista di squadra inglese composta di nove grossi legni „ (Bilotti, pag. 152).

i


LA SPEDIZIONE DI SAPRI

"Ecco

con due uomini (1) aggiunsi: avere

informazioni necessarie B

le

quali, condotti in

camera furono da Pisacane e da Nicotera

ponte di comando (2).

io rimasi sul

(i:

.

facemmo salire a bordo il pilota ed il suo com-

Attraccatasi la barca, i

aspettiamo per

pratico;

pilota

il

173

Si seppe

che

in-

Poerio, Set-

tembrini e gli altri più influenti erano stati tradotti a S. Stefano, che non

una mezza dozzina, più 140 militari in puni-

ne rimanevano nell'isola che zione per aver seguito

il

generale Pepe a Venezia nel 1848, i quali erano

paese; che nelle prigioni eranvi più

liberi pel

guarnigione consisteva di 180 uomini,

800 criminali; che

un guardacoste con 20 uomini d'equipaggio

porto eravi Il

di

ma veterani e con famiglia

vecchio pilota

delle carceri

si

offrì di

far

da guida per arrivare

e due cannoncini.

gran guardia

alla

senza essere veduti, passando per una stradicciuola fuori del

molo. Io ero sul ponte di comando, quando vedo uscir dal verso

gersi

chiamo

Cagliari

il

un canotto a sei remi, e due mentre

pilota sul ponte e

il

meggiato

il

la

che in

;

porto e diri-

guardacoste in porto per dirigere

il

poppa:

dove era

chiedo la posizione

gli

a

ufficiali

or-

Cagliari su quello e man-

il canotto coi due ufficiali. Faccio buttar un cavo avendo fatto agire la macchina apposta per girare il

darlo a picco, arriva

perchè

attracchi,

si

piroscafo acciocché invito gli ufficiali a rifiutano

canotto resti coperto e non si possa vedere da terra montare a bordo per bere un bicchiere di champagne

il

ed inveiscono contro

il

cima e staccarsi dal vapore. Io dico

nari

piombano

all'abbordaggio

,

I

mollare

miei mari-

gambe in

cui equipaggio va colle

il

!

aria,

gli

sono disarmati e portati nel salone di prima classe a bere cham-

ufficiali

pagne,

sul canotto,

u :

;

prima che

pilota per essere salito a bordo

fossimo ammessi in libera pratica ed ordinano ai loro marinai di la

:

i

sei

marinari prigionieri a bassa prua.

Gli

ufficiali

erano

il

co-

mandante la cannoniera e un vecchio ufficiale di piazza (3). Aspettando io ordini da Pisacane sul ponte di comando col pilota, ecco che mi si presenta lui stesso con

un foglio in mano e mi

Falcone,

(1)

i

quali

dice:

"

questa è la patente

prendere pratica, verranno teco Nicotera e

di sanità: tu andrai a terra a

dopo aver ottenuto libera pratica,

tu presenterai

quali

Erano Giosuè Colonna, che in mancanza del titolare faceva in quel il fratello Crescenzo, che vogava la barca (ivi).

giorno le funzioni di pilota, e (2)

Nella narrazione del Bilotti (ivi)

perati per far salire e cantare

i

si

parla

d'inganno

e di violenza ado-

due malcapitati.

(3) Al Bilotti risulterebbe (1. e.) che erano il comandante del porto don Montano Magliozzi e un uffiziale di piazza, il tenente Francesco Federico; ma

come furono catturati. D'ora innanzi la narrazione del Daneri è più che mai ricca di particolari nuovi e si difterenzia sempre più da quella che il Bilotti ha composto coi nulla dice del

rapporti ufficiali delle autorità borboniche e gli atti del processo di Salerno.


174

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

tuoi passeggeri di prima classe e chiederai

permesso perchè possano vi-

il

tempo che occorrerà per le piccole riparazioni alla macchina del Cagliari. È naturale che il comandante vi riceverà, in un salotto dove lo terrete a bada con chiacchiere finché io sbarchi, ciò che vi sarà annunciato da un colpo di fucile, ed allora minacciando la vita del durante

sitare l'isola

il

comandante, potrete difendervi finché io in casa. Fatto prigioniero

detteremo

condizioni

le

il

se per caso avesse soldati

arrivi,

comandante dell'isola noi saremo i padroni e

della

resa

alla guarnigione

E Sitzia ? chiesi,

"

„ .

non si porterà via il piroscafo? „ " No, rispose, mi giurò sul Vangelo, piangendo, che non tenterà di lasciarci a terra „ (1). Ancorai il Cagliari fuori del porto sotto la batteria, a 500 metri di distanza. Prima d'imbarcarmi feci mettere a bordo d'ogni lancia due punzoni da catene di acciaio atti ad inchiodare i cannoni; sul pagliolo della mia lancia erano spianati 12

con istuoie;

fucili carichi, coperti

eranvi

quattro de' miei marinai

due del vecchio equipaggio, tutti colla camicia bleu, a vogare

;

e

io al timone

tra Nicotera e Falcone. Entrati in porto, appena girata la punta del molo, vidi dei militari sotto la batteria che m'indicavan

banchina; quando a portata di voce mi chiesero tica, risposi di sì,

ed

essi :

"

Aspettate che

a quella

attraccare

di

volevo prender

se

pra-

mandiamo a chiamare il depu-

tato di salute pubblica „. Essendo che dalla banchina la quale era molto

più alta della mia lancia potessero esser visti gliolo, feci allontanare la

comparvero tica,

sulla calata

barca e stare

sui

i

che erano

sul

pa-

Dopo mezz'ora e

più

fucili

remi.

due vecchi che mi dissero se volevo prender pra-

attraccassi alla banchina. Saltato a terra,

Nicotera e Fal-

lasciando

cone sulla lancia, fui introdotto in una specie di cantina sotto la batteria:

«ra il corpo di guardia. Giunti in fondo, seguiti da quasi tutti i

militari,

i

due delegati mi chiesero il nome del piroscafo e il mio. In questo mentre

un colpo di fucile spaventò tutti. Era il segnale dello sbarco di Pisacane. Fingendo sorpresa, prendo la corsa verso la porta (io non avevo armi); mi trovo in mezzo a due gallonati, uno che fuggiva avendo visto le camicie rosse, l'altro che cercava di sortire per vedere di che le

mie mani entrano

nell'elsa

delle

si

trattasse;

due sciabole, ho appena il tempo

di

un cazzotto sulla testa di un terzo che gli prendo la sciabola che fortunatamente mi serve per

riunirle nella sinistra per vibrare

cade ginocchione

;

parare un fendente che mi vibra un caporale;

essendo

assai

vicino

alla

mi ritiro chiudendola. Quei di dentro avevano più paura di me, perchè vi si barricarono. La mia barca era fuggita coi due marinai (del porta,

vecchio equipaggio), dopoché Nicotei-a, Falcone ed

(1) Il

miei quattro

r

divien-

Daneri ebbe il dubbio che Pisacane, liberati i prigionieri e tornato a

bordo, volesse lasciarlo a terra e rimettersi nelle

dal canto suo aveva manifestato al Daneri il

i

comando del

il

mani

del

Sitzia,

il

quale

proposito di riprendere a Ponza

Cagliari: vedi anche più innanzi.


LA SPEDIZIONE DI SAPRI tati

175

Garibaldini con berretto e camicia rossa, saltando a terra corsero ad

con Pisacane. Io rimasto solo sulla porta del corpo di guardia non

unirsi

potevo abbandonarla

piena

perchè

di

militari

i

quali

avrebbero potuto

fucilarmi nelle spalle se avessi tentato di attraversare il campo di battaglia,

mentre aspettavo,

e così

si

presentò

consegnare la sciabola e lo misi a

un fuggitivo senza sedere

fucile;

sul gradino della

mi

porta.

feci

Poco

altro, seguito da un bambino che piangeva ed urlava come un dannato: avutane la sciabola, per far tacere il ragazzo gli diedi mezzo franco. Finalmente, cessata la fucilata, vidi passare una barchetta

dopo ne arrivò un

Cagliari guidata dal terzo ufficiale Ghio e dal marinaio Rapallo (1),

del

i

quali ritornavano al porto perchè respinti dalla guardia rimasta sul vapore,

Li chiamo, calcolando fra dentro, ora in tre

li

me:

se

disarmeremo.

da solo ho fatto prigionieri quei di Difatti appena sbarcati a terra, feci

guardia gridando:

aprire la porta del corpo di

"

La

vita

salva a

tutti,

purché non facciate qualche sciocchezza: andatevene a casa „. Coi due di rinforzo,

ritirammo 22

Cagliari.

viene dei cannoni, e presi

i

e

giberne che imbar-

Al momento di saltare in barca mi sov-

due punzoni che avevo fatto preparare in ogni le due rampe che portano alla batteria;

da Ghio salimmo

lancia, seguito

arrampicandomi li scavalcai; tolte le stanghette aprimmo: montato a cavalcioni del primo cannone di bronzo, Ghio mi porse una palla che mi servì da mazza. Inchiodato il primo ripetei l'operazione sul secondo (2). Eranvi due altri cannoni eguali,

trovati chiusi

ed i paletti,

ì

con baionetta, sciabole

fucili

cammo sulla lancia del

i

cancelli,

li

smontati e senza affusto,

coricati su appositi tacchi. Ritornati

sulla

ban-

c'imbarcammo ed avendo io scorto un agglomeramento di persone, diressi su quello. Eranvi in mezzo ad un centinaio di criminali liberati, i quali chiedevano ad alta voce: armi! armi!, quattro de' miei con la camicia rossa. Chiesi loro di Pisacane, Nicotera e Falcone mi risposero che entrati in un caffè per bere gli avevano perduti di vista. Ai criminali richina,

;

sposi:

"

Qua ci sono le armi „. Se ne impossessarono, e la barchetta con

Ghio e Rapallo vogò nuovamente verso

il

vapore.

Ricordandomi il progetto di Pisacane di prendere prigioniero il comandante dell'isola, mi venne il dubbio che Nicotera e Falcone fossero invece stessi

essi

rimasti

prigionieri e decisi quindi di andarli tosto a liberare.

un signore armato di doppietta, gli andai incontro e chiestogli se fosse un relegato politico: " Sissignore, mi rispose, mi chiamo Marini „ (3). * Ebbene, dissi io, guidatemi alla casa del comandante dell'isola „ (4). Visto

(1)

(2)

Rapallo Agostino, timoniere del Cagliari (cfr. Bilotti, 183 nota). Nel breve cenno del Bilotti, che attinge a un rapporto ufficiale, a in-

chiodare

i

cannoni della lunetta sarebbero stati Nicotera e Falcone (pag. 154).

Luciano Marino, ricordato dal Bilotti a p. 181. (4) La narrazione del Bilotti dice che fu Nicotera a intimar la resa al comandante, e aggiunge che incontrato per le scale il tenente Cesare Balsamo (8)

Il

Risorqimeìito Italiano.

— IV.

12


176 "

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Venite „ mi rispose, e seguiti dai miei quattro e da una folla

gionieri,

arrivammo alla Gran guardia abbandonata,

prima scala, seguito dai miei quattro le

porte erano chiuse,

indifesa.

di ex-pri-

da Marini, sul pianerottolo

e

una

Salita

tutte

ma aperto l'accesso ad un terrazzo al primo piano

che fronteggiava la casa. Inoltrandomi in quello, sfondo con un colpo di

prima finestra che trovo a sinistra, salto dentro e mi trovo in una sala, sempre seguito dai miei e da Marini: allo stesso modo sfondo una porta che mette in un corridoio, in fondo al quale trovo un portone massiccio da non potersi sfondare. Suonando forte il campanello e batspalla la

tendo sul portone, grido:

"

Aprite o vi faccio saltare la casa! „.

tremula risponde:

"

Vengo, vengo! „.

fioca e

Una voce

Si apre la porta e si presenta

un veterano di Napoleone col petto coperto di medaglie, e la carabina sul pronto. Foschini abbassa la propria sul petto del veterano, che io

riesco

ad alzare prima che parta il colpo, prendendo contemporaneamente quella del veterano,

quale mi dice:

il

A voi la consegno, ma a lui, no „ (indi-

"

cando Foschini). Chiedo del comandante

non gli fate del male n

;

aiutato dalla moglie e da divisa.

Vedendomi chiede

l'isola?

„.

"

Sissignore ,.

dell'isola:

una giovinetta sua nipote, finiva d'indossare la Che volete? „ u Siete voi il comandante del" Voi siete prigioniero di guerra " Ma faremo „. "

una tregua, un armistizio... „

"

Inutili

tante

potete. Scrivete l'atto di resa a discrezione chio,

Oh è un brav'uomo,

"

m'introduce in un salone dove il comandante

e

„ .

parole;

fate

Egli tremante

resistenza, :

"

se

Sono vec-

non posso scrivere, firmerò; permettetemi di farlo scrivere dal mio " Ben venga „, rispondo io; ed ecco che compariscono il de-

segretario „.

legato di salute pubblica ed

il

suo segretario già da me chiusi nel corpo

i quali vedendomi mi salutano e ricomandante esclamano: " Oh! non temete! Questo è un onest'uomo; fatevi coraggio „. Io ingiungo: " Scrivete. Noi comandante (i vostri titoli), ecc., riconosciuto impossibile qualunque tentativo di maggior difesa, a scanso di ulteriore spargimento di sangue ci arrendiamo

di guardia e quindi rilasciati liberi;

volti alle signore e al

—

a discrezione: ordiniamo alla guarnigione di consegnare le armi

chi? „, mi chiede il comandante. tale atto,

,.

"A

Al generale Pisacane „, rispondo. Avuto bollato e firmato, il comandante aggiunge: " Perchè sia più in "

regola, bisogna che sia firmato anche dal

Ed io:

di guarnigione „.

quella camera „

,

*

capitano

Dov'è questo capitano? „

comandante "

il

corpo

Oh! qui vicino, in

indicandomi la porta ch'era chiusa. Attraversata

la

sala,

con un colpo di spalla sfondo quella porta. Eranvi nella camera cinque ufficiali: tolta la

spada al primo che era

il

capitano,

vengono dai miei

s'impegnò tra loro una terribile lotta e l'ufficiale cadde colpito al petto; mentre il Daneri, come si vedrà più innanzi, quest'uccisione del Balsamo mette nell'assalto alle carceri, dove costui comandava il picchetto di guardia (Bilotti, pag. 155).


LA SPEDIZIONE DI SAPRI

177

disarmati gli altri tre e condotti tutti nel salone dov'era rimasto il governatore con sua moglie e sua nipote, custodito il

salone fu invaso dagli ex-carcerati.

da Marini. Nel frattempo

Firmato l'ordine di resa dal

capi-

tano, corro al terrazzo coll'intenzione di arringare la folla e spingerla sotto il

dove

fortino,

era ritirata la guarnigione senza

si

ed approfit-

ufficiali,

tando del panico che l'aveva invasa, farmi consegnare le armi. Ma appena

non vedo più il Cagliari. Annichilito a tale sortemendo un colpo di Sitzia, torno nel salone: posta una mano sulla

m'affaccio dal terrazzo presa,

Marini in segno di confidenza,

spalla a

cinque

A voi consegno questi

"

gli dico :

comandante, sua moglie e sua nipote, quali ostaggi che

ufficiali, il

condurrete a bordo, appena le signore avranno terminata la loro toeletta, finché

non siano eseguite le condizioni della resa

per tutte

„.

tutti uniti „.

Fatto cenno

ai

:

la vostra testa risponde

miei quattro, dissi loro:

"

Siamo f.....! Stiamo

un punto dove

Avviatici a gran passi sulla banchina verso

scorgevasi molta gente e delle barchette in faccia

alla

bocca

del

porto,

trovammo uno dei nostri a terra su d'un materasso con la faccia coperta da un fazzoletto, circondato da una folla che stava contemplandolo. Scopertolo, mi riconobbe e mi disse: " Capitano! sono morto ». Era Cori, mad'Ancona:

rinaio

" Fatti coraggio, guarirai „. Però poche ore di vita. Ferito al petto da una fucilata,

visitatolo, gli risposi:

anch'io credetti avesse

era sortita sotto la spalla destra. Fu egli che con Nicotera uccisero

la palla l'ufficiale

comandante il picchetto di guardia alle bordo per imbarcarmi

carceri...

Colsi il pretesto

ad una un solo ne accettai; per fortuna mia s'imbarcò un vecchio che era il padrone della barca. Nessuno de' miei, né il galeotto sapeva vogare: dovetti io prendere un remo per allontanarmi col progetto concepito istantaneamente quale unico mezzo di possibile saldi trasportarlo a

coi miei quattro: rifiutai

quantità di galeotti di venire meco,

vezza che consisteva nell'allontanarmi dal porto rasentando gli scogli finché fossi

nascosto alla vista del paese;

impossessarmi con

}

!

i

aspettare

la

per

notte

ritornare

ad

miei quattro uomini di uno dei tre felucci con vela

che avevo rimarcati tirati in secco alla bocca del porto e che con i miei compagni avremmo potuto varare; quindi secondo il vento allontanarmi da Ponza finché avessi trovato un salvatore in mezzo al mare, qualche nave o piroscafo.

Quand'ecco che, sormontando una punta avanzantesi in mare,

jvedo spuntare 'prua a

il

Cagliari nello stretto passaggio dietro

l'isola.

modo d'albero il terzo remo del battello con un

Alzo sulla

fazzoletto

rosso

'come bandiera; prendo un po' di respiro, il Cagliari non si muove; torno alla voga finalmente arriviamo alla banda, monto in coperta. Il primo ad ;

abbracciarmi fu Watt, primo macchinista e Parck, secondo macchinista: dò ordini per alzare il ferito Cori, mi vengono incontro Pisacane, NicoFalcone, ai quali chiedo: " Perchè avete fatto'salpare il Cagliari? „. Sono io che ho dato l'ordine, mi risponde Pisacane, per salvare il piroscafo, giacché ho visto gli artiglieri sulla batteria „. "Ma che artiglieri!

tera,

I

cannoni sono inchiodati,

il

comandante dell'isola, sua moglie e sua

ni-


178

IL

RISORGIMENTO ITALIANO sono prigionieri: siamo padroni

potè, tutti gli ufficiali della guarnigione

dell'isola, ecco l'atto di resa a discrezione e l'ordine

consegnare tutte le armi in

ostaggio „.

—

"

:

Vira

alla

guarnigione

di

a momenti arriveranno a bordo tutti i prigionieri all'ancora! grido a prua, pronti

macchina „.

in

Salpiamo e quando siamo a 150 metri dalla bocca del porto, arrivano le barche cogli ostaggi, scortate da una mezza dozzina di barchette guidate

da Marini. Gli ostaggi, compresi i due

ufficiali

fatti

prigionieri a bordo,

moglie e

la nipote del governatore dell'isola (1).

Io rimango sul ponte di comando.

Do ordini a Marini e altri che vadano

sono otto

ufficiali,

più

la

a terra a far provviste per poter mantenere tutta quella ciurmaglia che

aveva invaso il Cagliari. Chiamo Nicotera e Falcone cane che bisogna sfondare tutte

che avvisino Pisa-

barche e barchette che sono in porto,

le

compreso il guardacoste che era senza equipaggio, per impedire o dare il più possibile che arrivi a Gaeta o a Napoli la notizia del

Vengono sul ponte di comando tutti e tre

i

capi:

ritar-

fatto.

rivolto a Pisacane

gli

armare due

indico tre barche che tentavano sortire dal porto; ordino di

un attimo sono pronte, fo per imbarcarmi, ma Nimi trattengono e mi dicono: " No, tu sei ne-

lance di bordo che in

cotera, Falcone e Pisacane

cessario a bordo

„.

Nicotera e Falcone discendono la scala,

tere piede sulla lancia,

perdono

l'equilibrio

ma nel met-

entrambi e cadono in mare:

nessuno dei due sa nuotare; fortunatamente il mio nostromo Barbieri, che

comando d'una lancia, si tuffa in mare e riesce a salvare Nicotera, si trova impigliato sott'acqua in una fune e.

era al

già quasi asfissiato: Falcone

dopo aver bevuto abbastanza. Alzati a bordo i semi-

riesce a tirarsi fuori

asfissiati e affidati alle

cure del dottor Mascarò, nacque, com'era naturale,

un po' di confusione, ed invece di partire, le due lance in caccia delle tre barche, ne partì una sola, la quale riuscì a catturarne due, ma essendosi fatta notte perde di vista la terza (2).

Pisacane spedisce uno degli ufficiali dante, a terra con

prigionieri,

l'aiutante

coman-

del

un nuovo ordine di resa per ritirare le armi della guar-

Dopo aver aspettato tre quarti d'ora, la lancia ritorna senza l'uffiLa moglie e la nipote del comandante mi fanno chiedere di concedere

nigione. ciale.

loro di tornare a terra perchè ciale di bordo, Ghio, acciò le

miei

marinai.

sentono male. Le consegno al terzo uffi-

si

riconduca a terra

Ritorna Ghio e riferisce che

il

scortate

da quattro

paese è deserto.

de'

Pisacane

manda a terra un altro ufficiale per avere le armi: questi ritorna e dice:

(1) Sette,

secondo

Bilotti (155, nota 4)

il

comandante dell'isola Antonio Astorino,

e

e la

Marianna D'Urso, moglie del nipote Maria Alfonsa De Vin-

cenzo.. (2)

Cfr. Bilotti, pag.

toccato; d'altra parte

si

157; dove noti che

questo incidente e del resto è appei Daneri nulla dice di propaganda rivo!

di il

zionaria nell'isola o di aiuti di liberali a cui accenna

:

il

Bilotti stesso.


LA SPEDIZIONE DI SAPRI

179

Chiamo Pisa-

guarnigione rifiuta di consegnarle fino a domattina ».

chiedo

e gli

:

"

Che cosa facciamo qui ? Da un momento all'altro può

giungere una fregata e mandarci a picco!

mi dice:

dell'isola

nerà

alla

bertà

».

vella al

"

"

Dopo aver conferito con Fal-

».

mi chiama giù e indicandomi

Pisacane

cone e Nicotera,

comandante

il

Te lo consegno: con esso andrai a terra;

guarnigione di consegnare

le

armi;

avutele,

ordi-

egli

in

lascerai

lo

li-

E se la guarnigione si rifiuterà? », rispondo. " Brucerai le cer-

comandante ». Ed io:

"

Che cosa avremo guadagnato? ».

Non

"

ammetto osservazioni », riprende egli, e mi attira a sé e sottovoce aggiunge: " L'ho detto per impaurirlo, acciò sia impegnato a farsi ubbidire... ».

C'imbarchiamo con Falcone che s'è un po' rimesso, e rinai.

Approdiamo

banchina

alla

al riparo

dell'ultima

Dò ordine ai miei

salita

dà accesso

dalla

banchina senza di me; preso sotto

al fortino.

il

sei

ma-

dei miei

donde una

casa,

marinai di non istaccarsi

braccio

il

comandante,

av-

ci

viammo seguiti da Falcone verso il forte. Fatti pochi passi su per la salita, ci danno Volto chi va là o facciamo fuoco! Il comandante chiama: "

Sergente Guerrino, sono

io,

il

tuo comandante,

salvami la vita conse-

mi fucilano! » E quegli risponde: " Domattina! adesso non possiamo ». Vedendo che il povero vecchio tremante e gnando le armi,

altrimenti

senza voce era per cadere, lo sostengo con l'aiuto di Falcone e gli dico: "

Fatevi cuore, venite

me e non temete di nulla ». Condottolo

con

sulla

banchina dov'era la mia lancia, fatta portare una sedia e dell'acqua lo fo

da due de' miei

sedere al riparo della casa e custodito

alquanto rinfrancato

mi chiede

a farmi consegnare le

:

"

E adesso che fate ? »

marinai ». u

.

armi! », e con Falcone arriviamo a metà della rampa.

Quei del forte gridano, minacciano di far fuoco; io rispondo: colpo di fucile che partirà dal forte sarà dini

Egli

Adesso penso io

con tutta la mia voce

il

"

Il

segnale dell'attacco ».

ai capitani di tre

compagnie

primo

Dò or-

di bersaglieri

di

occupare diverse posizioni con l'avvertenza di stare più al coperto possientrare

faccio

bile;

Falcone sotto

il

portico

della

casa a sinistra e

mi

non potevano più offendermi e grido: " Vi concedo 10 minuti di tempo per consegnarmi le armi e voglio 180 fucili con baionette, sciabole e giberne; sono stanco di gridare ». Osservando nel vallo, vedo una porta nel bastione del forte e riavanzo sotto

fletto

forte nel vallo,

il

dove col fucile

che se non possono più offendermi col fucile, lo possono benissimo

con qualche granata a mano; spingo la porta, era aperta. Acceso un zolfanello per

con

vedere dove mi trovavo, mi avvedo di essere in una scuderia

sei stalli

per cavalli

;

vedo un tridente e macchinalmente l'afferro senza

sapere ciò che facessi; comincio a picchiare a far rumore quanto più posso finché

sono stanco. Butto via il tridente, prendo un po' di respiro e sor-

tito fuori sul vallo

gnate le armi

entro

mina è fatta! ».

grido:

*

cinque

Razza di cani! adesso

siete

f...;

o

mi conse-

minuti o vi faccio saltar tutti in aria! La

Fu un urlo generale

:

"

Salvateci! Salvateci! consegniamo


180

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

armi „. Sortito dal vallo, chiamo Falcone e grido: " Fa avanzare dieci uomini per ricevere le armi „. Dal forte gridano: " No, no, dieci sono troppi „. " Ebbene, riprendo a Falcone, fanne venir quattro soltanto n le

:

due rimasero di guardia camicia rossa,

la

li

gli altri

Intavolato cosi

il

due marinai per

imbarcare Falcone ed

il

sollecitare

della lancia con

arrivati i

la

sua

alla

il

;

si

trasmettono

non conobbi. Caricati i fucili faccio quale sorpreso non finiva dal chie-

Non

consegna dei fucili.

abitazione, lasciai

marinai e accompagnai

sei

quello

trasporto dei fucili nel mio canotto,

il

governatore

dermi come avessi potuto ottenere sua curiosità:

su

lavoro, vado alla banchina con Falcone e mando

eseguito dai volontari dell'isola che io

la

quattro con

ponte sul vallo, conservando solamente un

il

trave che abbassano, e tre militari a cavalcioni fucili.

i

metto in catena per passarsi i fucili ad uno ad uno:

quei del forte avevano rotto

i

Venuti

alla lancia e al comandante.

il

soddisfeci

Falcone a guardia

governatore fino al salone,

dove l'avevo preso prigioniero. Sua moglie e sua nipote mi baciarono, mi volle baciarmi. Arso dalla sete, un bicchier d'acqua; mi servirono invece due granite. Mentre bevo, si vede un lampo, un colpo di cannone spaventa tutti, una dozzina circa

abbracciarono ripetutamente: egli pure chiesi

di signore e vecchi che eransi là riuniti per aspettare notizie e consolare la è

moglie del comandante. Io pure sorpreso, sorridendo dico: il

È l'addio»

"

Bevo la seconda granita, saluto tutti, e il " Io vi devo la vita! Vi ringrazio. Iddio vi aiuti! w

segnale della partenza „.

'

comandante mi dice: M'imbarco

t

sul canotto,

prendere

faccio

guardacoste che attraccato

il

Cagliari viene da Sitzia fatto spogliare di ogni attrezzo, cavi,

al

vele, ecc. ;

quindi dal cap. Rocchi, secondo del Cagliari, sfondato e colato a fondo a

Imbarcate le armi, alzato a bordo il canotto,

dieci metri circa di distanza. si

sbarcano sulla punta del molo

gli ostaggi

con una barca del porto che

quindi viene alzata sotto la poppa del Cagliari per servircene a facilitare lo

sbarco a Sapri. Salpiamo a tutta forza facendo rotta

panella.

Erano le due

e

mezza

per

L'opera

antimeridiane (1).

Capo Cammia è quasi

finita

Della moltitudine di galeotti che aveva invaso

incerati dei marinai

Cagliari, la

il

parte scomparve dopo aver rubato a bordo quanto

potè, perfino

per quando piove: rimasero a bordo un 80

già seguaci del general Pepe,

i

quali formarono

il

maggior vestiti

i

militari

nucleo di resistenza del

corpo di Pisacane, organizzato da questi a decurie e centurie, lasciando ad ogni dieci che centurioni...

(1)

si

scegliessero

decurione,

nominando Falcone e Nicotera

Mauro (Biografia di Nicotera, cit. dal Bilotti a pag.

salpò alle 3 Va di notte „. prima della mezzanotte „! (2)

il

A Sapri in tutto sbarcarono 284(2); rimasero a bordo

Il

Bilotti stesso a pag. 177:

"

il

157):

"

156).

fe-

Cagliari

Cagliari salpò poco

Un documento borbonico dà invece 322 imbarcati, di cui 117

202 relegati e 3 presidiari (Bilotti, pag.

il

il

ex-militi,


LA SPEDIZIONE DI SAPRI

181

il Bonomi ferito lui pure con due colpi di baionetta... il cameAcquarone restò pure ferito a Ponza da una fucilata alla mano e al braccio sinistro... (1). Pisacane abbracciandomi mi consegnò due letterine

iito Cori,

;

riere

dicendomi:

"

Giurami

di

non aprirle e di consegnarle al loro indirizzo: a

qualunque costo poi distruggile, prima che caschino in mano di specialmente del governo borbonico „. l'altra alla

un arsenale i macchiWatt e Parck con mattoni refrattari fecero le fornaci per fondere le

nisti

i

sciabole. Effettuato lo

vecchie

palle

militari fabbricavano cartucce, altri

per

arrotavano

i

le

Sitzia riprese il comando del CaEravamo per sormontare Capo Campa-

sbarco a Sapri,

dirigendo verso Napoli... (2).

i/Vari

;

piombo. Foschini tagliava in quadrelli altre

palle di

boccacci o tromboni,

Verso le 10 antim. (3) avvistiamo due fregate provenienti dall'isola

nella...

di Capri, le

spara

un miglio di distanza una dopo un minuto l'altra ne spara

quali dirigono su noi. Giunte ad

un colpo di cannone in bianco

;

uno a palla: la nostra bandiera era alzata; fregate s'avvicinano.

le

e

signora Enrichetta di Lorenzo.

Nella traversata da Ponza a Sapri organizzarono

ci

terzi

Una era indirizzata a Gius. Mazzini,

Cagliari ferma la macchina,

un ufficiale napoletano fa ammainare la nostra banun suo timoniere. Sitzia è condotto prigioniero e rinchiuso in un

dichiarati prigionieri diera da

il

Due delle loro lance armate ci abbordano, siamo

;

camerino a bordo della fregata Tancredi.

A bordo del

Cagliari due

uffi-

ciali

con segretarii fanno una requisitoria interrogando tutto l'equipaggio

ed

passeggeri. Il Tancredi

i

si

stacca ed a tutta forza

l'Ettore

dirige verso Sa-

Fieramosca ci scorta navigando a mezza forza, perchè il Cagliari

non può fare che sette miglia dici e

mentre le due fregate dodici e do-

all'ora,

mezzo. Arrivati a Salerno,

ancoriamo vicino al Tancredi;

Fieramosca sbarca pure un corpo di truppe.

veniamo segretamente a sapere disfatti e presi

prigionieri.

caldaie e dalla sentina,

Pisacane e

che

i

ed abbruciano

getti già appartenenti al

fuochi

il

per

cavi, vele,

guardacoste affondato,

i

suo i

Bonomi

e

il

corpo

sono

macchinisti

remi e tutti gli

stati

Watt

pompare l'acqua

e

dalle

altri og-

quali tutti portavano la

Lorenzo Acquarone, cameriere di bordo, che secondo

atato ferito insieme col

V Ettore

Dopo 24 ore di ancoraggio

Durante l'ancoraggio,

Parck ottengono di poter accendere

(1)

si

dove sbarca un battaglione di cacciatori per raggiungere Pisacane:

lerno,

il

Cori nell'assalto contro

Bilotti i

sarebbe

veterani alla

gran guardia, ch'egli dice guidato da Pisacane (Bilotti, pag. 154 e pag. 183 nota; cfr. Venosta, pag. 112), e fu invece ferito all'assalto delle carceri. Pare, avesse intenzione di andarvi

a denunziare la violenza patita e... Invano il Daneri e il Mascarò cercarono di calmarlo e indurlo a " cambiar rotta: se qualcuno ha la coda di paglia, gridava, peggio per lui! ,. Ma anche a lui male ne incolse! (3) Verso le 9 a. m. del 29 giugno, scrive il Bilotti (pag. 171). (2)

il

,

resto.


182

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

marca del governo borbonico; e così scompare un grave corpo di deli! che poteva seriamente compromettere Sitzia. Il giorno dopo salpammo Napoli sempre scortati dalle due fregate; entrammo nella darsena. Scc gendo il grande apparato di forze, non potei più dubitare dell'alloggio mi aspettava, ad onta di tutte le assicurazioni e complimenti che un gnore

ci faceva,

promettendoci l'alloggio per pochi giorni nel migliore

bergo di Napoli. Io discesi nel mio camerino e chiusolo a chiave, mi tol le

due lettere

avevo nascosto una per piede entro le

di Pisacane che

non potessi

zettine che portavo e decisi di aprirle pel caso che

sai vari

almeno riferire a voce a Mazzini ed alla signora Enrichetta il loro contenuto. La prima che lessi, diretta a Mazzini, conteneva il riasavrei potuto

sunto dell'impresa di Ponza, faceva

i

miei elogi dichiarando che ero stato

l'anima della spedizione e parlava di molti baroni calabresi, napoletani, di Basilicata, nominandoli, sui quali calcolava moltissimo per aiuto d'uomini

denaro

e di

infine entrava

;

in

considerazioni

di

generale, ecc.

politica

riflettei fra me stesso, se mi prendono questa lettera, è il Povero me trionfo del Borbone e la rovina del Regno! „. Mi interessava però moltis! ,

simo il conservarla e decisi di conservarla se avessi potuto, e decisi perciò di tenerla in posizione

da poterla

ad ogni istante

me la

distruggere e

misi nella tasca interna del petto a sinistra sul cappottino che indossavo,

coperta con un fazzoletto di seta bianca. chetta

prometteva

eterno

affetto,

La

lettera

prendendo buon augurio dal primo colpo riuscito faceva

i

alla

signora Enri-

con chiude va esortandola a sperar bene sull'isola di

Ponza (1),

miei elogi. Unita questa lettera a quella per Mazzini, scritte am-

bedue in carta velina finissima e piegate piccolissime,

le

rimisi

in

tasca

nel fazzoletto bianco. Risalito in coperta, trovai che aveano cominciato lo

sbarco dell'equipaggio e dei passeggeri del Cagliari. Sbarcato in Darsena

per l'ultimo, fui ammanettato dai gendarmi gnoli,

commesso viaggiatore

sinistro per aver libero

il

insieme

destro,

signore tanto gentile che doveva condurci il

altri

ti)

passeggere Bruil

braccio

montammo in vettura coperta e sedemmo

colla faccia ai cavalli: seduti di fronte eranvi

era

al

della vetreria di Altare (2), porsi

al

due gendarmi, oltre quel primo albergo di Napoli :

Direttore delle carceri della Vicaria. Esternamente sul davanti eranvi

due gendarmi e due dietro.

Sortiti dalla Darsena, le strade erano po-

Perciò le ricordava anche la scena piuttosto violenta dell'ultima notte,

in cui essa l'aveva investito dicendogli che egli aveva diritto di ammazzarsi,

ma non di sagrificare tanti giovani. E questa testimonianza del Daneri conferma che l'amica di Pisacane era assolutamente contraria all'impresa, " non riuscendo a persuadersi che un popolo intero che fosse disposto alla rivoluzione potesse aver bisogno del cimento di pochi individui per muoversi " (cfr. Bilotti, pag. 136, (2)

nota

1).

Non figura tra coloro che furono trovati a bordo del Cagliari e dichia-

rati in arresto, nell'elenco dato dal Bilotti (pag.

183 nota).


LA SPEDIZIONE DI SAPRI K)latissime 1

io quasi

:

183

per curiosare, sporsi la testa fuori

nettato. Io faccio l'arrabbiato,

spingo la

esteinmiando, prendo con la destra

endo di pulirmi la bocca e

il

il

mano

dello

sportello;

non mi vedano amma-

Direttore m'invita a stare più indietro perchè

sinistra

fazzoletto

oltre le ginocchia

bianco e le lettere,

fin-

naso e di mordere il fazzoletto per la rabbia,

Per

plastico invece le lettere e le inghiotto.

sforzo

lo

divenni rosso in

mi cadevano a quattro a quattro. Più tranquillo per ver distrutto quei documenti, mi dimostrai rabbonito e rassegnato. AmE ati alla Vicaria, mi slegarono ed introdotto in una camera fra sei custodi, presente il Direttore, mi spogliarono ignudo, togliendomi anche le calzetjtine. Uno dei custodi ebbe l'audacia di mettermi le mani tra le cosce. Ilrritato per questo atto, con uno spintone lo mandai a gambe all'aria, accia e le lagrime

protestando contro il Direttore e gridando

:

"

Ma che infamie son queste? „.

mi rispose il Direttore. Aperta la mia valigetta, visitarono minutamente tutto, perfino fra le scarpe, mi rubarono un cappello floscio nuovo perchè era il cappello di società. Mi fecero sortire e mi con*

State quieto, voi

dussero (in.

prigione

nella

6,250)

q.

„,

destinatami,

due metri

di

cinquanta di lato

e

mobiglio consisteva in un secchio per acqua, un vaso di

il

;

un letto a pagamento e mi concessero per due tavole e un materasso di stoffa; il giorno dopo ottenni pure di potermi mantenere con un carlino lai giorno che mi passavano de' miei denari. Dopo tre mesi e mezzo di 'terra cotta (calabrese):

jun carlino al giorno

chiesi

due

cavalietti di legno,

I

Vicaria

sempre in segreta,

rinacqui

!

fui tradotto

ammanettato a Salerno. A Salerno

Mi restituirono il residuo de' miei denari, mi rinchiusero insieme

all'equipaggio del

Cagliari in due saloni,

l'equipaggio ed

minore per gli ufficiali, per me e i due macchinisti

glesi

il

il

maggiore dei quali

servì per in-

ottenemmo letti, biancheria per tutti e facoltà di comperarci il vitto

:

che volevamo e cucinare in prigione. Ricevemmo visite del console italiano in Napoli, del di

console generale inglese, del baronetto

molti altri inglesi;

potemmo

scrivere e ricevere

Lyon ammiraglio e

lettere e danari

dalle

Dopo sette mesi e più ch'io ero a Salerno, trattandosi in appello la quistione della buona preda del Cagliari, vennero come periti nostre famiglie.

tecnici inviati dal

nostro governo

capitano marittimo Tortello ed

il

il

comandante

di

vascello

Provana,

il

capitano mercantile Jvanovitch. Il giorno

prima di quello assegnato dalla Gran Corte Speciale alla trattazione della cesca, Vietri,

La FranDe Meo e il principe degli avvocati napoletani Castiglia, per

interpellare

comandante Sitzia, da pochi giorni riunito a noi, ed i suoi

causa, vennero in prigione gli avvocati difensori nostri don Ciccio

ufficiali

il

sulle ragioni che

annullare la sentenza gliato. Sitzia, il

(1)

di

avrebbero potuto addurre per impugnare e far

buona preda emessa

capitano Rocchi (1), secondo, e

dalla il

Corte dell'Ammira-

terzo ufficiale Ghio

E non Bocci (Vincenzo), come scrive il Bilotti, dando

restati

a bordo del Cagliari (pag. 188 nota).

non

l'elenco degli ar-


184

IL

seppero che rispondere

;

RISORGIMENTO ITALIANO

gli

avvocati esclamarono

:

"

Pazienza

Una

!

l

cai causa

Vedendo ch'io stavo leggendo, mi chiesero che cosa ne pensassi. " La sentenza di buona preda, risposi, è ingiusta, ma per provarlo occorrono documenti e questi non possiamo ricercarli che nel giornale di perduta!

„.

bordo del Cagliari e negli altri documenti che servirono all'Ammiragliato la buona preda „. Il Rocchi mi risponde: " io nulla ho non protestai solo notai l'ora in cui, liberi, ci trovavamo su Capo Campanella e facevamo rotta per Sapri „. u Va bene, dissero gli avvocati, prima di sera avrete tutti i documenti e domattina presto ripasseremo per sapere che avete trovato, giacché domani si tratterà la causa „. Ebbi il

per

dichiarare

scritto,

;

giornale del Cagliari e constatai due fatti importanti, cioè

il

:

rilevamento,

Capo Campanella alle 2 1 / 8 antimeridiane, quando si fece rotta per Capri, e la velocità del piroscafo di 7 miglia per ora, come risultava anche essere questa stata la sua massima velocità in tutti i viaggi precedenti. Lette le copie dei rapporti dei comandanti delle due fregate al

la distanza dal

governatore di Salerno, Aiossa,

verno

telegrammi scambiati fra questi,

i

e l'ammiragliato, tutti in contradizione tra loro e

giornali delle due fregate,

i

quali

concordemente

il

go-

specialmente

coi

indicavano

ed

l'ora

il

punto di partenza a tre miglia dall'isola di Capri e che a tutta forza dirigevano verso Capo Campanella, filando 12 miglia per ora; esaminata e corretta la carta marina sulla

quale avevano falsificata la posizione del punto dove fu arrestato il Cagliari, rifatta una carta coi rombi tracciati e una rosa dei venti a maggiore intelligenza degli avvocati, lavorando

una memoria per norma

tutta la notte scrissi

degli

vate e cioè:

sommare le miglia percorse

partenza loro da Capri fino

conchiudendo

stessi

che bastava saper fare un'addizione per risolvere tutte

le

questioni

fregate

Capri a Capo Campanella, e le miglia percorse dal Cagliari in posto dall'ora in cui rilevò e calcolò la distanza dallo panella; da tale

somma si doveva

quanto era registrato sul giornale del

dove avvenne l'arresto

e la cattura di

fra

tale

controprova

Cagliari,

il

senso op-

Capo Cam-

stesso

ottenere la distanza

torio e l'isola di Capri e così si aveva la prova e rità di

solle-

dopo il punto di all'ora dell'arresto del Cagliari sul rombo da dalle

promondella

un piroscafo che navigava in acque

libere a più di

20 miglia dalla terra più vicina, quindi illegalmente

turato secondo

le

convenzioni

internazionali.

avvocati, consegnai la memoria. L'avvocato

gere ad alta voce; tutto l'equipaggio la lettura,

La Francesca esclamò

un plauso generale.

"

:

"

ve-

punto preciso

si

8

Alle

antim.

vennero

catgli

La Francesca cominciò a leg-

riunì attorno ad ascoltare. Finita

Ma che avvocati, che avvocati

Benissimo! risposero

gli avvocati, la

!

„ .

Fu

causa evinta;

noi di cose marittime non sappiamo proprio niente „. All'udienza l'avvo-

cato Castiglia non fece che leggere la mia memoria, senza togliere od agle due carte idrografiche. Il comandante Provana fu accolto con gran distinzione dalla Corte approvò il mio scritto. L'avvocato Castiglia per aver letto la mia memoria fu condannato alla

giunger una parola, esponendo

;


185

LA SPEDIZIONE DI SAPRI rUgazione in Ischia.

La sentenza

Gran Corte

della

di

Salerno

annullò

dell'Ammiragliato e ordinò la restituzione del Cagliari (1). I due mac-

Ciella

«inisti inglesi

ebbero un'indennità di trenta mila lire italiane ognuno. Io

iVece fui causa del ritardo di otto giorni alla restituzione del Cagliari e

suo equipaggio, perchè

del

aerazione

tonarmi prigioniero come

il

conclusioni del procuratore del Re,

lì

égeva la mia liberazione in base <jl

aprirono

si

ti (2).

porto,

ramo

ministro Carafa pretendeva di

don Pacifico) ed il Conte di Cavour

al diritto internazionale ed all'illegalità

arresto. Coll'appoggio dell'Inghilterra,

mio

3,

il

più colpevole di tutti i rivoltosi (tali essendo

le carceri

dopo otto giorni di tratta-

per me, l'equipaggio del Cagliari e

i

macchi-

Vennero il comandante della fregata inglese Centauro, ancorata Console

il

generale

inglese e

il

Console

italiano

in

Napoli;

imbarcati sul Centauro, e trasportati a Napoli. Quivi con la

tutti

oibizione di scendere a terra trasbordati sul Cagliari, partimmo per Ge>va

insieme al Console generale inglese. Arrivati a Genova, il Console ci

>nsegnò all'autorità politica. eciso dalla

Era il mattino del 24 giugno 1858 un anno

partenza della spedizione.

Fummo liberi

Due altri progetti di spedizione aveva fatto Pisacane; uno abortì per la un altro, anteriore, consisteva, come gli altri alattia del capitano P. (4) uè, di ottenere il piroscafo Cagliari mediante un atto di pirateria. Noggiata una goletta e caricata sulla stessa una partita di letti in ferro dodici casse regolarmente spedite in dogana per Marsiglia; imbarcati '<)

;

documenti esibiti alla Commissione delle prede in Napoli furono m'informa gentilmente il Bilotti, da Ferdinando Starace negli nni 1857 e 1858. Il medesimo Starace nel detto anno 1858 pubblicò anche na lunga risposta alla Consultazione del sig. Roberto Phillimore, il quale (1)

*

1

campati,

veva sostenuto l'illegalità della cattura del Cagliari, Seguirono posta i documenti ufficiali posti in ordine jcennaro e Raffaello

aesbury

al

D' Amora e

che

dai

signori

cominciano

ministro Carafa (cfr. Zini, voi.

II,

pag.

con 1,

a quella

ri-

Federico Castriota e una lettera del Mal-

Doc.

n.

141): essi con-

rapporti e gli interrogatori, compreso quello del Daneri T Putte queste pubblicazioni a me non è riuscito di poter consultare e mettere ciò che narra il Daneri intorno al processo del l profitto per confronti con tengono anche

i

.

mentre della parte che egli vi ebbe non c'è nulla nella narrazione liplomatica fatta da N. Bianchi {St. d. diplomazia europea, voi. VII, e. X, § 4°, iiagg. 408-424) e molti documenti al riguardo debbono invece trovarsi nelVagliavi,

j'

!

Archivio di Napoli e fors'anche in quello di Salerno. (2)

Ma il Daneri, ci assicura suo nipote, riconosceva anche il merito di Ni-

che generosamente aveva cercato nel processo di scagionare tutti i compagni e di addossarsi la maggior parte della responsabilità. come la (3) Queste notizie sono tratte da una specie di appendice o coda, jotera

i

!

:hiama l'autore, scritta a complemento della precedente narrazione. (4) Vedi in principio a pag. 164, nota 4.


186

IL

40 volontari,

EISORGIMENTO ITALIANO

tempo e clandestinamente salpare ed

di notte

aspettare

il

passaggio del Cagliari per abbordarlo facendo segnali d'aiuto: impossessatisi del

vapore, proseguire per Ponza e Sapri dopo

12 casse di letti che sarebbero divenuti 120

fucili

aver trasbordato

con

le

le

muni-

relative

mare era leggermente mosso manovrò in modo da presentare il traverso al mare; i rivoltosi abbattuti dal mal di mare gridavano " appoggia appoggia „ Il capitano propose il gettito delle casse per non essere preso in contravvenzione: si effettuò il gettito e i quazioni. Partì tre giorni

prima del Cagliari,

da scirocco, tempo fosco, piovigginoso.

:

il

capitano

!

!

furono

ranta

Il

sbarcati

alla

spicciolata

spiaggie

sulle

di

Sturla

e

della

Foce... (1).

La terza barchetta che ci sfuggì a Ponza fu appunto

che gui-

quella

data da un sergente e da un giovinotto riuscì a portare a Gaeta

la prima

Ponza e provocò quindi la spedizione delle due fregate con truppe di sbarco in cerca di Pisacane... (2). Quando nel carcere di Salerno fui consegnato al comandante del Centauro e al console inglese volli e riuscii a fare una scappata al carcere di Nicotera, Magnone (3) ed notizia del fatto di

altri amici...

Dopo il mio ritorno da Salerno a Genova, indagai che cosa fosse avve-

(1)

Fortunatamente, aggiunge il Danari,

si

potè avvisare a tempo Pisacane

e risparmiare la spesa del nolo dei passeggeri

—

dovevano imbarcare con

che

—

a Napoli fu telegrafato: spedizione rimandata per fortuna di mare. E il Daneri attribuisce il mal esito dell'impresa al capitano e armatore

lui;

Ronc...,

il

quale avrebbe manovrato la nave in modo da far apparire che c'era

pericolo grave e necessità assoluta di buttar via

il

riscosso seimila lire di nolo e fatto assicurare

carico, così che poi ancorato,

di ritorno al porto di

il

carico delle armi: " aveva

Genova, fece prova di fortuna e riscosse l'assicurazione

delle casse di letti di ferro „. Versione questa affatto diversa da quella di Ro-

salino Pilo, edita nell' " Archivio storico Siciliano „,

(v.

XXIV, a. 1899, pag. 210)

e accolta dal Bilotti (pag. 139 e seg.). Pilo parla di trenta individui che erano

con lui su la nave del Ronc... e di 17 dà anche i nomi; il Daneri dice che erano quaranta, e li chiama i romagnoli del colonnello Pasi e afferma essere gli stessi che per

com'era stato

un

altro

tradimento

fissato, nella terza e

consimile

non poterono imbarcarsi,

vera spedizione, e tornati da Portofino a

Genova " si assunsero poi con Mazzini di espugnare

il

quartiere

di S.

Am-

con 40 bottiglie di gazosa piene di polvere con miccia, nella notte del 29 giugno 1857, dal tetto del quartiere buttandole nei cameroni „; impresa che non riuscì perchè lo stesso col. Pasi fermatosi la sera a tavola col generale avrebbegli svelato tutto quel che sabrogio, alloggio dei bersaglieri,

armati

peva del moto (affermazione gravissima e diversa affatto dalla versione della Mario in Garibaldi, pag. 443 e accolta dal Bilotti a pag. 240). (2) Cfr. Bilotti, pag. 157 e pag. 168 nota 1. (3) Magnone, Matina, Padula erano stati arrestati prima che la spedizione Pisacane partisse da Genova (Bilotti, pag. 160).


LA SPEDIZIONE DI SAPRI

187

uto delle due barche, delle armi e dei 40 volontari; seppi che molti

mi

non averle cercate. Seppi che le barche erano a tre miglia dalla punta di Portofino e che non vendo veduto il Cagliari prima che facesse giorno, sbarcarono le armi e e nascosero fra gli scogli del monte; i 40 sbarcarono alla spicciolata riornando a Genova senza esser visti dai doganieri. Quale spiegazione può llarsi di questo fatto? da chi dipese? come avvenne il doppio ordine del bunto di ritrovo delle barche, uno a tre miglia dal monte di Portofino e tiribuirono la taccia di traditore e la colpa di i

altro a

30 miglia dall'isola di Sestri Levante?...

ma limitandomi ad accennare ma che conobbi per relazioni avute da chi vi par-

Molte altre considerazioni potrei esporre, che non presenziai

"atti

tecipò,

compreso Nicotera, riepilogando dirò

:

Pisacane trovò

il

paese de-

erano fuggiti alla campagna. La stessa mattina dopo lo sbarco

serto, tutti

un ex galeotto perchè aveva rubato, e durante lo stesso giorno due, ciò che non avvenne per l'opposizione idei capi cammoristi. Dovunque si dirigeva con la sua colonna, trovava il [deserto: né provviste, né una guida potè trovare. Nicotera, Falcone gli (fece

fucilare

la fucilazione di altri

l'ordinò

abbandonare

^proposero

la

ciurmaglia

degli ex galeotti e lo assicuravano

i venticinque di Genova avrebtempo e facilmente salvarsi. Egli rifiutò per non tradire i galeotti! Si diressero su Padula che trovarono deserta: ipoco dopo averla occupata, furono aggrediti da un corpo di guardie uribane e quindi da un rinforzo di cacciatori. Pisacane fu costretto a riti-

che col corpo

degli

scelto

bero potuto sostenersi

ex-militari ed

qualche

perdette Barbieri che portava la valigia sua con tutte

rarsi e nella ritirata

Morirono diversi

le

carte ed

in

un bosco insieme ad un'ottantina de'

i

piani.

marsi perchè cadde Falcone j

e

tatti,

affranto

Il

ma Pisacane riuscì a salvarsi

suoi,

dove fu obbligato a

dalla fatica,

e quivi Pisacane decise di pernottare.

pastore profittando del sonno che aveva invaso

ad avvisare miglia

le

dalla

valle,

dati dalla

campo fuggì e corse

Appena giorno, mandò Nicotera con una ventina di

dove si soffermarono i rivoluzionari. si

trovava,

uomini fuori della macchia ad esplorare guide e

il

autorità e la popolazione di Sanza, paese distante forse due

ignorando Pisacane dove

rarsi

soffer-

fame e sete, com'erano

per l'oscurità della notte. Indicato da un pastore, preso per forza

come guida, trovarono un rigagnolo |

altri,

vitto.

il

paese se era possibile procu-

Ma ecco che appena fuori del bosco si trovano circon-

popolazione di Sanza coi preti in testa con

la

croce,

guardie

urbane armate di fucili e contadini con piccozze, picconi, tridenti ed altri utensili

da coltivatori. Vedendo Pisacane che avrebbe dovuto massacrare

donne, fanciulli, preti inutilmente, decise di arrendersi

armi a terra „, presentando che gli fatti

si

l'elsa della

era avvicinato: avuta

la

spada in

ed ordinò ai suoi

un capo urbano mano, la valorosa guardia

sua spada

ad

due passi indietro spianò il fucile ed a bruciapelo

lo

scaricò

l'occhio sinistro di Pisacane.

Fu questo il segnale del massacro

Falcone

con

si

bruciò

le

cervella

sotto

generale.

una revolverata in bocca, Foschini

si


188

IL

piantò

RISORGIMENTO ITALIANO

un pugnale nel cuore (1)

;

Nicotera mentre aveva

per pugnalarsi ricevette una palla nella destra e cadde

;

alzato

la

mano

fu poi colpito con

due colpi di piccozza alla testa ed uno alla spalla sinistra. Creduto morto abbandonarono sul terreno. Finché non furono tutti ab-

lo spogliarono ed

battuti, continuò la strage e lo spogliamento di quei

disgraziati. Il matdopo alcune guardie e i contadini cercando fra i caduti se vi fosse rimasto qualche cosa da rubare, videro Nicotera che si moveva (rinvenuto pel fresco della notte); lo presero, gli legarono mani e piedi e lo tras-

tino

portarono ignudo

alla casa del

cero prigionieri molti

come lui, ne trovarono e ne

governo:

fe-

Gli ordini ed istruzioni emanati dalle autorità

altri.

superiori erano di fucilare quanti prigionieri riuscivano a prendere. Di partiti

di Genova, ne fucilarono

diversi

finché

arrivò

l'ordine al colonnello

Ghio di sospendere le fucilazioni. Cesare Faridoni e Giuseppe Falloni, due de' miei marinai, entrambi di Lerici, erano già bendati dei cacciatori

ed al posto, quando arrivò l'ordine della sospensione. Dei 28 che partimmo

da

Genova,

ne

morirono 12;

13 eravamo dal procuratore meritevoli

della

dei

Don

16

superstiti e processati a

Pacifico

dichiarati, a termini

morte, e tre punibili coll'ergastolo a tempo,

Salerno, di

legge,

cioè

Rota,

Bonomi e Medusei. Per impegni diplomatici, io fui messo in libertà, ed agli altri 12 fu commutata la pena di morte coll'ergastolo a vita. Nicotera alla Favignana... riceveva denari per

bardo a Trapani, il quale

aveva

mezzo del nostro vice console Lom-

trovato

il

modo

di

spedire

settimanal-

mente alla Favignana un suo fedele pescatore... Fu aiutato in modo eroico per salvarlo dalla vergheggiatura, che invece subì il Gaetano Poggi, restandone storpiato finché visse.

(1)

Particolare che

manca al Bilotti (cfr. pag. 305).


LE ELEZIONI E I LAVORI DELL' «ASSEMBLEA NAZIONALE » ELLE PROVINCIE MODENESI NEL 1859.

In meno di due mesi, dal

giugno all'agosto (l'il giugno partì

Francesco V e il 14: agosto furono convocati i comizi Pettorali), i popoli delle provincie modenesi, di schiavi fatti liberi, ìovettero prepararsi a dimostrare di essere maturi per la nuova la Modena

veniva loro riconosciuta. Ma, se neppur dopo una lunga consuetudine nell'esercizio dei liritti politici, gli elettori dei tempi nostri hanno la percezione

lignità che

ntera dell'alto valore

morale che ha la loro funzione di cittadini data a ciascuno col diritto di voto,

della responsabilità che è

>

luale dovette

essere

la

incertezza

di

quei neonati alla libertà,

muovere i primi passi sul diffìcile terreno del governo di sé

lei

tessi

!

Fra di essi alcuni avevano partecipato al movimento delle idee e si erano preparati a compiere i nuovi doveri, come ad esercitare nuovi diritti

;

ma la maggior parte era stata travolta dagli eventi,

ben più di quanto li avesse suscitati e assecondati tuto perciò rappresentare,

cordata, un pericolo al trionfo di quelle istituzioni Itrarre

e avrebbe po-

;

servendosi malamente della forza ac-

da cui doveva

novella vita la patria.

Ben s'avvide di ciò il Farini; e si deve all'energia e all'abilità

i

con cui egli seppe organizzare e dirigere il movimento elettorale, |se

si

raggiunse il risultato voluto.

E interessante seguire, sui documenti che si conservano nell'Ar-

i

chivio di Stato di '.

Il

Modena, l'opera compiuta a questo riguardo.

28 di luglio il Farini aveva assunto la dittatura

;

il

29 dichia-

rava diritto e dovere delle popolazioni modenesi esprimere u

u i

loro

un'Assemblea nominata dai comizi popolari „ l'espressione della propria volontà, ed Voti

sulle

proprie

sorti „

e

affidare

ad


190

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

emanava la legge elettorale politica, quella stessa che vigeva in Piemonte (1)

;

30 prorogava la data delle elezioni

il

comunali

perchè i cittadini potessero prepararsi alle elezioni politiche con

maggiore tranquillità; e il 31, nel mandare agli intendenti un adeguato numero di copie della legge elettorale, ordinava loro di entro il giorno seguente in tutti i comuni o frazioni di comuni delle singole provincie, dichiarando che entro il farla affìggere

5 agosto doveva compiersi l'iscrizione dei cittadini nelle liste elettorali, entro l'8 dette liste dovevano esser pronte, e il 9 pubblicate; entro il 10 dovevano le commissioni comunali discutere e risolvere gli eventuali reclami e formare le liste definitive per i comizi elettorali che dovevano aver luogo il 14 (2). bisogno di far presto era determinato anzitutto dalla gravità

Il

degli avvenimenti

:

se l'armistizio di Villafranca

si

fosse chiuso il

15 agosto con la stipulazione di pace, tra le cui condizioni era

anche il ritorno dei principi nei loro Stati, era necessario opporre a Francesco V l'espressione della volontà popolare, che gli impedisse la via al ritorno.

E occorreva forse far presto anche per render vana specialmente nelle campagne, ogni propaganda, di coloro che, o per attaccamento al Duca, o per altre ragioni eran contrari all'assetto che il Farini si proponeva di instaurare (3), nonostante che gli in-

(1)

nelle

La legge conferiva Provincie

l'elettorato a quelli

Modenesi, avevano

che

erano

nati o naturalizzati

compiuti 21 anno e sapevano leggere e

scrivere; ne escludeva, oltre i condannati a pene criminali, i falliti e coloro che avevan fatto cessione dei loro beni, anche " quei cittadini che fanno parte * di istituzioni claustrali o monastiche nelle quali si emette voto solenne di " obbedienza „. Il voto si poteva far scrivere anche da altri. Erano eleggibili tutti gli elettori che avevano più di 25 anni. I

collegi elettorali erano stabiliti nel

circa 8000 abitanti

;

numero di 73, comprendenti ciascuno

ogni collegio eleggeva un deputato.

—

" Atti dell'Assemblea Nazionale (2) Vedi Archivio di Stato in Modena, Carte della R. Intendenza „, 15, 15, 1. (3) A questo proposito è da ricordare una lettera del Podestà del Comune

di S. Martino in Rio, Giuseppe Mariani, diretta

all'Intendente Generale, ac-

compagnatoria di un indirizzo di quel Comune invocante l'annessione al Regno Sabaudo e che porta la data del 4 agosto. Il Mariani, per giustificare il ritardo dell'invio, commenta " Causa del ritardo fu il dover raccogliere firme nelle sezioni da persone idiote e maliziose „ Vedi Archivio di Stato in Modena, * Atti Assemblea Nazionale — Carte R. Intendenza „ 15, 15, 1. :

.


LE ELEZIONI E I LAVORI DELL

1

U

ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC. 191

giunti da ogni parte del Modenese, attestassero il generale

dirizzi,

favore con cui le novità erano accolte. Il

5 agosto (forse per provvedere in

tempo a formare le circo-

scrizioni elettorali) il Farini telegrafò agli

Intendenti generali che

per il giorno successivo gli facessero conoscere il numero degli elettori iscritti in ogni Comune della provincia; e con decreto pure del 5 agosto convocò il

per il 14 i comizi elettorali, fissò per

15 gli eventuali ballottaggi e per il 16 la convocazione dell'As-

semblea. Per ordine del

Farini questo decreto fu diffuso dagli

Intendenti in tutti i Comuni e i Podestà furono invitati con diil numero degli elettori del loro Comune iscritti fino a quel giorno (1). A questo dispaccio circolare risposero subito i Comuni cui fu

spaccio a comunicare subito

spedito

;

ed è interessante leggere

le richieste di schiarimenti, le

quando il numero degli elettori appariva esiguo. Il

giustificazioni

podestà di Mirandola, per esempio, avvertiva che si erano iscritti fra

gli

altri

37

Cacciatori

norme in proposito il caso

;

della

Magra

stanziati là e chiedeva

quello di Concordia chiedeva schiarimenti per

ma

che gli elettori non avessero saputo riempire le cedole,

vi avessero solo apposto

il

nome

altri,

;

come quello di Carpi, spie-

gavano il numero piuttosto scarso degli elettori colla " poca diffusione delle necessarie nozioni del leggere e dello scrivere nelle

campagne „; quello di Vignola però, che pure segnalava in alcune Comuni ben pochi iscritti, come

frazioni e

2 elettori a Denzano

su

262 abitanti

1

„

a Villabianca su

165

„

72

„

a Savignano su 1350

„

preoccupava molto più che di questa scarsità di elettori, della che si doveva tenere a Marano il 14 di agosto, e chiedeva di anticipare al 13 la convocazione dei collegi per avere un maggior concorso alle urne (2), richiesta che non potè naturalmente essere

si

fiera

accolta.

H Farini aveva mente a tutto

;

pronto a giudicare, fulmineo nel

Vedi dispaccio circolare n° di prot. gen. 355 in Archivio di Stato in Mo" Atti Assemblea Nazionale Carte R. Intendenza „, 15, 15, 1. (2) Archivio di Stato in Modena, ibid. (1)

—

dena,

Il

Risorgimento Italiano.

— IV.

13


192

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

rispondere e nel provvedere, abile nel lusingare l'amor proprio di

Comuni e di Podestà (1).

E intanto anche

i

privati lavoravano a preparare le elezioni. 11

3 agosto si era costituita a Modena un'apposita commissione in

una sala dell'Università per istruire il popolo sulle norme da seguire nelle dichiarazioni e nelle elezioni; e gli avvisi agli elettori,

recanti liste

di

candidati ed incitamenti ad accorrere

alle

urne, si moltiplicavano sui giornali e sulle colonne e sui muri delle vie. Trascrivo

alcune frasi (2)

:

9 agosto 1859. u

Si tratta di eleggere le persone che devono rappresentare Paese nell'atto importantissimo della nostra esistenza politica; " di quella esistenza che finora per noi è stata un nome ignoto, u perchè tenuti come schiavi. Pensate che la Divina Provvidenza " col mezzo di un Re e di un Popolo Generoso aiutato dalle armi u

il

(1) Così,

per esempio, il 12 agosto faceva pervenire

all'Intendente

Gene-

comunità di Formiggine, in seguito alle reiterate istanze pervenutegli dal Municipio di quel Comune, il collegio elettorale n. 21 che, secondo la tabella annessa al Decreto Dittatoriale 29 luglio, avrebbe dovuto convocarsi a Sassuolo. rale

il

consenso a che

si

trasportasse nella

Può essere interessante la lettera che fin dal 4 agosto faceva scrivere dal Riccardi, suo segretario di Gabinetto, all'incaricato dell'Intendenza Generale:

Sebbene persuaso che il Ministro dell'Interno, dal quale dipende immediatamente la S. V. Ill. ma ed al quale essenzialmente incombe di sorvegliare sull'andamento delle elezioni, le avrà già a quest'ora manifestata, o non mancherà quanto meno di manifestarle la piena mia soddisfazione pel modo intelligente ed energico con cui Ella dà opera a che la legge elettorale politica abbia il suo pronto e intero effetto nella provincia alle sue cure affidata, mi è tuttavia ben grato di esprimerle il mio particolare compiacimento nel vedere così bene compresi dagli ufficiali governativi che sono preposti nelle diverse provincie all'andamento della cosa pubblica, gl'interessi materiali e morali di queste popolazioni. ' Abbiasi pertanto la prefata S. V. li miei più sentiti ringraziamenti e mentre le rinnovo la preghiera di rivolgersi ai singoli ministri competenti ;

nella spedizione degli affari del suo ufficio,

me le professo con singolare con-

siderazione.

Archivio di Stato in Modena,

denza ,, (2)

*

Atti

"

P.

"

D. Riccardi „.

Assemblea Nazionale

15, 15, 1.

Vedi Archivio di Stato in Modena, Gridario estense.

il

Dittatore

— Carte R. Inten-


LE ELEZIONI E I LAVORI DELL

1

ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC. 193

u

potenti di Francia, da semplice cosa, da servi che eravate, Vi ha

"

fatto enti pensanti e u

u

uomini liberi...

Vorrete Voi ritornare sotto il giogo dei tiranni e di bel nuovo

sottoporvi alla sferza degli aguzzini ?... u

È egli possibile preferire d'essere servi anziché padroni ? Eleggete dunque a vostri rappresentanti gli uomini che vi ispi-

•'

u

rano maggior fiducia, quelli che vi hanno dato caparra di fermo

u

volere e di

non dubbia opinione... „. Con circolare in data 11 agosto il Riccardi, in nome del Dittatore,

invitava gli Intendenti

a provvedere a che le autorità comunali

informassero i singoli Presidenti dei Collegi elettorali del loro dovere di notificare prontamente e direttamente il risultato della votazione, tanto

all'eletto

quanto all'Intendente, che doveva poi

darne partecipazione al Governo. u

Voglia la S. V. richiamare su questo anche l'attenzione delle

autorità comunali onde evitare che, sotto il pretesto d'ignoranza, toenga soverchiamente

ritardata al Governo la cognizione del

nome dei singoli eletti „ (1). Dopo questa, altre circolari seguirono con le ultime disposizioni concernenti la designazione dei locali e dell'ora più propria per la

convocazione dei comizi, finché

il

tanto desiderato giorno 14

giunse.

Esaminando attentamente la serie dei verbali dei 73 collegi delle Provincie modenesi, tanto per la costituzione dei singoli uffici provvisori, quanto per la costituzione degli uffici definitivi,

si ri-

mane meravigliati del modo mirabilmente ordinato e regolare con cui

si

svolsero, in generale, le operazioni elettorali. Scorrendo quei

verbali si nota subito con sorpresa la grande affluenza degli elettori alle

urne e, sopratutto, la quasi unanimità dei voti raccolti E se tale compattezza non fa meraviglia in collegi

dagli eletti.

(1)

Archivio di Stato in Modena,

R. Intendenza ,, 15, 15, 1.

"

Atti Assemblea Nazionale 1859

— Carte


194

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

come quelli di Modena (1), dove era facile l'intesa fra gli elettori a cui eran proposti uomini come il Fontanelli, il Malmusi, il Fanti, e se non fa meraviglia che ugual concordia fosse nei collegi di piccole città come Finale, S. Felice (2), Sassuolo, Vignola, Carpi, in cui forse, anche più che a Modena ferveva l'entusiasmo per la libertà,

e

dove alcuni dirigevano con notevole energia

il

movi-

mento, apparendo perciò a tutti come i più indicati ad assumere la rappresentanza del paese in un momento così importante, è ben notevole che ugual concordia si sia avuta in collegi nei quali la popolazione viveva e vive dispersa in piccoli centri, lontani gli

uni dagli altri (3).

(1) L'esito delle

verbali

delle

votazioni

operazioni

nei

singoli collegi di

Assemblea Nazionale „, fase. V, n. 1° Collegio,

Modena, quale risulta dai Modena, " Atti

elettorali (Vedi Archivio di Stato in 1),

fu

il

seguente

:


LE ELEZIONI E I LAVOKI DELL' " ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC. 195 In essi certamente né candidati ne comitati avevano avuto gran

tempo di organizzare opera parte artigiani

di

propaganda fra elettori in gran

o contadini, occupati durante

lavori e dispersi

qua e là per la campagna,

il

giorno nei loro

ai quali il

nome del

candidato dovette essere certamente stato suggerito dalle autorità comunali, obbedendo agli ordini superiori del Dittatore.

Non mancarono tuttavia qua e là lotte, divenute in qualche luogo vivacissime, come nel collegio 27°, quello di Concordia (ironia del

nome !) dove, secondo una dichiarazione in data 15 agosto dei componenti l'Ufficio elettorale di Rolo, il Podestà e i suoi colleghi del Municipio avrebbero dimostrato palese avversione all' Ufficio privandolo perfino degli oggetti indispensabili, come

elettorale,

della carta, che

si

dovette comprare

;

e avrebbero fatte delle " di-

mostrazioni minacciose „ perchè venisse eletto un loro candidato che di fatto ebbe 35 voti in confronto del Crema che ne ebbe 214

;

Podestà si sarebbe poi fatto consegnare i verbali delle operazioni elettorali dicendo che li avrebbe spediti lui col suo carteggio (1) sicché i componenti l' Ufficio ponevano sull'attenti il

;

generale che il Podestà doveva mandare tutti gli amminicoli voluti dalla legge per giustificare l'esattezza delle

l'Intendente

operazioni ecc. (2).

In altri luoghi l'elezione fu pure contrastata fra più nomi. Nel collegio di Aulla (69°) vi furono 336 votanti chini ebbe 110 voti

;

:

l'aw. Achille Strin-

l'aw. Giacomo Ferrari ne ebbe 222. Nel col-

legio di Guastalla (49°) si ebbero

:

votanti 276, dei quali 143 voti

toccarono al dott. Benelli Giacomo e 121 al dott. Alessandro Scaravelli. Nel collegio di Brescello vi furono 358 votanti: 185 al maggior Giuseppe Fontana, 90 al dott. Giacomo Aliasti, 72 al

dott. Pietro Boali.

(1) Il

i

Archivio di Stato in Modena, * Atti Assemblea Nazionale „, fase. XXXI. Podestà comunicava con semplice lettera all'Intendente l'elezione tanto

del 26° fisico

A Pievepelago la battaglia fu così viva fra

come del 27° Collegio (1° e 2° coli, di Concordia) nelle persone del Crema per il 26° e dottor Federico Crema per il 27° {Ar-

dottor Luigi

Modena, " Carte R. Intendenza „, 15, 15, 1). Dai verbali delle operazioni elettorali appare che il candidato favorito dal Municipio fu il canonico Angelo Bellini che forse, come ecclesiastico, potrebbe chivio di Stato in

sospettarsi poco incline alle novità liberali. (2)

Archivio di Stato in Modena,

n. 3. Gli

" Atti Assemblea Nazionale „, fase. XXXI, amminicoli furono poi inviati dal Podestà, dopo la lettera di comu-

nicazione di cui sopra.


196

IL

BISOKGIMENTO ITALIANO

partigiani del dott. Oliviero Scandi ani che ebbe 150 voti, del dot-

Girolamo Gralassini che ne ebbe 115 e del Coppi che ne ebbe 52, che, non avendo nessuno riportato nella prima votazione tore

la

maggioranza legale, fu ordinato

vittoria al Gralassini con 115 voti

il

ballottaggio che diede la

(Lo Scandiani ne riportò 99).

B Podestà di Mirandola comunicava con sua lettera del 14 agosto all'Intendente generale il risultato delle elezioni e, dopo avere ac-

cennato all'entusiasmo degli accorrenti alle urne dalla dalla campagna, e constatato

città

e

che non si poteva avere una ceri-

monia più solenne, soggiunge: " / raggiri però e le mene di pochi u tristi non mancarono la Dio mercè furono sventate e forme" ranno il soggetto di altro mio rapporto alla S. V. Ill.ma „ (1). :

Se si potessero rintracciare documenti e notizie riguardanti

il

candidati che, pur non ottenendo la maggioranza dei voti, ne eb-

bero tuttavia tanti da contendersi con gli eletti la rappresentanza

nell'Assemblea (2), sarebbe aperta la via per desumere la natura

(1)

Archivio di Stato in Modena, ibid.

Ho cercato il rapporto di cui la

let-

mene e dei raggiri; ma non l'ho trovato. Non so (ma non mi par probabile) se con dette mene e raggiri debba collegarsi la circostanza che nel 2° collegio di Mirandola i voti andarono dispersi sopra 17 nomi. In realtà l'eletto, Ignazio Montanari, ebbe su 372 votanti ben 314 voti. Degli altri 16 otto ebbero un solo voto, due ne ebbero 3 e gli altri poco più. Fra quelli che ebbero 2 voti fu il presidente dell'Officio definitivo per evidente errore, non infrequente anche ai giorni nostri, per parte di quei votanti che han poca dimestichezza con la procedura elettorale. Tale errore avvenne in quelle elezioni anche in altri collegi. A Sassuolo, a Mirandola (3° collegio), a Correggio (2° coli.) i Presidenti dei seggi tera fa cenno per vedere se vi fossero notizie

ebbero rispettivamente 4, 8 e 9 voti. In

delle

altri collegi

il

numero dei voti ripor-

Seggio fu assai più rilevante, tanto che non possono forse attribuirsi tutti ad errore 27 dal dott. Tomaso Cattania nel 1° collegio di Correggio 59 dal dott. Giovanni Palazzini in quello di Finale e 90 dal tati dai Presidenti del

:

;

dott.

Giacomo Aliasti

quello di Brescello, dove

in

l'eletto,

Magg. Giuseppe

Fontana, riportava appena 185 voti, con pericolo di dover subire il ballottaggio,

avendo un terzo candidato riportato 72 voti.

A questo riguardo, accanto ai nomi già ricordati di Alessandro Scaraa Guastalla, dell'avv. Strinchini ad Aulla, dello Scandiani e del Coppi a Pievepelago, ricordo anche quelli del dott. Malatesta Malatesti, che nel 1° col(2)

velli

legio di Sassuolo ebbe 31 voti di Concordia

ne ebbe 50

;

del

;

del dott. Luigi

Ma lavasi, che nel 1* collegio

conte Giovanni Grillenzoni, che nei 4 collegi

di Reggio (29°, 30°, 31°, 32°) raccoglieva complessivamente 77 (26+8+7 voti

;

del dott. Antonio

Castelnuovo Sotto

Romani e di Massimiliano Prini, che nel

ebbero

rispettivamente 52 e 50 voti;

del

+ 36)

collegio di

dott.

Raffaele


LE ELEZIONI E I LAVOBI DELL' Ica partiti

tt

ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC. 197

che nei diversi collegi lottarono in favore o contro il

•egime instaurato. Ma per una parte i documenti mancano, o sono attratti alle indagini degli studiosi lotta sui )0

:

dall'altra, una inchiesta con-

luoghi non potrebbe dare risultati precisi dopo più che

avvenimenti e con una divisione

anni dagli

di partiti

oggi

diversa da quel tempo. Così riesce più difficile giungere ad

issai

ma perfetta valutazione furono l'atto

il

della psicologia di queste elezioni, che

cui significato politico

supera quello di ogni altro

Compiuto nel '59 dalle popolazioni dell'Italia centrale.

Lasciando ora da parte queste considerazioni, si può affermare

con la massima regocome appare dai verbali degli uffici provvisori e definitivi

3he le elezioni si svolsero quasi dappertutto larità,

che giunsero all'Intendenza generale corredati dai necessari miri i coli

e

am-

da altri documenti puntualmente, la sera stessa delle

elezioni, eccetto alcuni

che tardarono di qualche giorno, occasio-

nando così la vivace discussione che si svolse nella terza tornata dell'Assemblea (18 agosto) a proposito della verifica dei poteri.

Concludendo, il Farini aveva ogni ragione di ritenersi soddisfatto quando, scorrendo l'elenco degli

eletti, conobbe che la rapidità mosse aveva sortito l'effetto desiderato.

delle

La seduta d'apertura si tenne, come era stabilito, il giorno 16, in una sala del Palazzo Nazionale. I deputati vi giunsero in corteo

partendo dalla residenza municipale, dove si erano radunati dopo avere assistito ad una solenne cerimonia religiosa celebrata nella Cattedrale (1).

Agostini e del conte Paolo Fantoni, che ebbero

rispettivamente, nel 1° e 2 e

collegio di Fivizzano, 53 e 59 voti, e di qualche

altro

30 voti. Naturalmente trascuro quelli

che

non raggiunse

meno quotati, alcuni dei

i

quali ebbero

solamente uno o pochi voti: di questi ricorderò che a Castelnuovo dei Monti ebbe un voto da un qualche bello spirito anche il duca Francesco V !

La città ornata a festa, il suono delle campane, il moto di un popolo immenso per le vie, il fragore del cannone inaugura oggi la convocazione (1)

"

"

dell'Assemblea Nazionale delle Provincie Modenesi.

La Guardia Nazionale e le truppe stanziali sono schierate sotto le armi, armonie delle bande militari „ (Vedi Benedetto Malmusi, G. Malmusi nelle vicende politiche dei suoi tempi. Antica tip. Soliani, Modena, pag. 315). .-

"

tra le


198

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Dopo pochi minuti dacché essi erano entrati nella sala destinata per le loro sedute, il Farini, salito al posto di Presidente, pronunciò

un discorso che segnò per lui un vero trionfo (1). Egli seppe molto efficacemente delineare le condizioni delle Provincie Modenesi sotto i diversi Governi, riassumendo storia del malgoverno

pochi e robusti tratti la

in

degli Arciduchi

d'Austria-Este, esaltando

ad altissime note l'atto spontaneo di dedizione delle stesse Provincie alla Monarchia Sabauda, per trarre argomento ad esporre

propria opera in qualità di Governatore per la Maestà di Vittorio Emanuele II prima, e di Dittatore dopo l'armistizio di Villafranca. Applausi unanimi accolsero la chiusa del discorso, con la quale il Farini rassegnava la suprema autorità le ragioni della

all'Assemblea.

Nella seduta del pomeriggio, svoltasi sotto la presidenza del-

Campi, decano, fungendo da segretari il Sacerdoti iuniori, da questori Tavv. Luigi Zini e il dott. Benedetto Montanari, subito dopo fatto l'appello dei depu-

l'ing. Giuseppe

e il Benelli, deputati

tati

per collegio, otteneva la parola il Grimelli, direttore del Mi-

nistero della Istruzione

Pubblica, e proponeva all'Assemblea di

votare un indirizzo alla Maestà di Napoleone III, imperatore dei Francesi.

Ma non essendo l'Assemblea definitivamente costituita, il dottor Luca Tosi sorgeva a chiedere " a chi si dovesse per il momento considerare deferiti i supremi poteri, avendoli il dittatore rasse-

gnati all'Assemblea „. E quantunque il questore Zini subito rispondesse

doversi essi conservare dal

Dittatore fino alla definitiva

costituzione dell'Assemblea, la questione non fu immediatamente risolta, che anzi

fu ripresa

il

giorno dopo durante la lettura del

processo verbale, con qualche vivacità (2).

(1) Pubblicato integralmente in " Raccolta officiale degli Atti dell'Assemblea Nazionale delle Provincie Modenesi nei mesi di agosto e novembre 1859 „.

Modena, tip. Camerale. (2) Dal resoconto stenografico della seduta del 17 agosto (Archivio di Stato in Modena, fase. LXXXII degli " Atti Assemblea Nazionale „) si desume infatti che il Grimelli non si dichiarò soddisfatto del modo con cui era stata inserita a verbale la sua proposta, affermando di non trovare inopportuno che in simile circostanza si facesse una proposta d'indirizzo anche ad un'Assemblea aperta e non costituita. Questa interruzione suscitò l'impazienza del Brizzolari

che, ricordando il fine per cui i Rappresentanti eransi adunati, chiedeva non si perdesse tempo in simili questioni. E mentre il Grimelli insi-


*

ELEZIONI E I LAVORI DELL' " ASSEMBLEA NAZIONALE y., ECC.

Un'altra giornata densa di discussioni, e lettere in luce l'abilità oratoria li ri,

di

199

forse la più tipica a

alcuni e le impazienze degli

fu quella del 18 agosto, dedicata alla verifica dei poteri.

Già prima di chiudere la seduta del 17 si era proceduto per si

razione alla costituzione degli dei

sta

lo

Liilla,

deputati

nome

il

di

Uffici

e,

non apparendo nella

Griacomo Ferrari, del collegio di

Zini aveva subito dovuto dichiarare mancargli di tale

lezione qualsiasi comunicazione, aggiungendo essere giunte tardis-

imo anche altre comunicazioni. Apertasi la seduta del 18, si attendeva con viva ansietà la reazione dei singoli uffici sulla verifica

dei poteri, nella speranza

he nulla vi fosse d'irregolare nelle singole elezioni in modo che potesse procedere senz'altro alla costituzione della Presidenza.

i

Ma avendo

i

dell' Ufficio 3° e

relatori

un dubbio

5° espresso

ulla regolarità degli atti preliminari nelle elezioni del 1° Collegio

di Concordia e del 1° Collegio di nacque una vivacissima discussione che il resoconto ìfficiale non riporta ma che appare dal resoconto stenografico ìel quale occupa una lunga serie di pagine, da carte 14 a carte 33 (1). L'Assemblea si divise in due correnti l'una seguiva il criterio li diritto, l'altra quello di opportunità e di tempo gli uni erano li

Correggio, del 1° Collegio

Fivizzano, ne

;

:

:

preoccupati di attenersi sostanzialmente alla legge, gli altri erano

dalla urgenza delle deliberazioni che

jpinti 3i

si

volevano prendere,

così alto ed eccezionale valore da consigliarli a trascurare l'os-

servanza di alcune formali garanzie che nulla avrebbero aggiunto alla

solennità dell'Assemblea e delle sue deliberazioni.

Quando il Bortolucci, che era di questi ultimi, formulò il problema u In mancanza di alcuni processi verbali di uffici provvisori concernenti la costituzione degli uffici definitivi, vuole o non :

l'Assemblea sospendere la verificazione dei poteri e procedere in-

stava con lo Zini perchè

si

aggiungesse al verbale qualche parola di cui po-

tesse dichiararsi soddisfatto, la

domanda da lui fatta

bale dichiarata

al

inopportuna.

presumersi, rispose, che

il

Tosi a sua volta si alzava a protestare perchè

mattino

era stata

A cui lo

dallo Zini nel

Zini con vivacità

:

"

processo ver-

Come mai può

Governo abbandoni il potere perchè lo raccolga il da quanto è pubblicato (" Raccolta ufficiale, Atti Assemblea Nazionale „, ecc., pag. 16 e segg.), che egli mantenne l'espressione, primo venuto? „.

E si

il

sa,

mentre il Tosi ripeteva di doverla respingere come poco gentile e come fuori di luogo. (1)

Archivio di Stato in Modena,

'

Atti Assemblea Nazionale -, fase. LXXXII.


200

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

tanto alla nomina del Presidente stabile e delle altre cariche, poiché la

maggioranza assoluta, voluta dalla legge, finora

-da

ogni parte dell'Assemblea

contrari.

esiste?

e

E gli uni a dichiarare non essere la Camera completa

finché tutti i collegi non fossero legalmente rappresentati dai goli

<R

.

incrociarono pareri favorevoli

si

sin-

deputati aventi, per la convalidazione della loro nomina,

diritto di voto

:

e

dichiararsi favorevoli ai lavori del-

gli altri a

l'Assemblea anche quando, rimanendo qualche nomina dubbia per mancanza di documenti, non tutti i deputati potessero partecipare alla votazione.

Fra quelli che facevano questione di tempo era il Tosi, il quale, rispondendo al Folloni che col Muratori dichiarava " il paese aver diritto a prender parte a tutte le disposizioni... e doversi conservare illesi i diritti di tutti col sospendere ogni deliberazione fino alla totale verifica dei poteri „ (intendendo essi con verifica non esame, ma approvazione della nomina), violentemente ribatteva :

Troppo prezioso è il tempo per perderlo in tal guisa. Mentre noi non facciamo, gli altri fanno nelle circostanze in cui ci troviamo, la massima attività è un dovere per noi... Primo, anzi solo dovere per noi, almeno a parer mio, si è non il discutere, ma il "

;

fare, il far presto „

(2).

E intanto circolavano fra

i

deputati

proposti per concludere intorno alla u

Se la Camera vuole sosj)endere

il

i

vari ordini del giorno

questione. Quello del Tosi: voto... (3) fino

all'arrivo dei

processi verbali, procedendo oltre, o dar voto di validità sulle elezioni stesse procedendo

quello del Vecchi:

u

Se

ugualmente alle successive operazioni „ e si debbano o no aspettare i verbali; e,

quando sia deciso di no, se

;

si

abbiano,

come per gli altri uffici,

ad approvare le elezioni per alzata,, (4); quello del G-alassiml " L'Assemblea ritiene valide le nomine dei deputati intorno ai quali non sono stati trasmessi i processi verbali della costituzione dell'ufficio

,

(5).

(1)

Archivio di Stato in Modena,

(2)

Archivio di Stato in Modena,

" Atti Assemblea Nazionale "

„,

fase. IV, n. 3.

Atti Assemblea Nazionale „, fase. LXXXII.

-carte 26. (3) Parola illeggibile sotto una macchia d'inchiostro. Archivio di Stato Modena, ibid., fase. IV, n. 4.

(4)

Archivio di Stato in Modena

(5)

Archivio di Stato in Modena, ibid

"

in

Atti Assemblea Nazionale „, fase. IV, n. 5. ,

fase. IV, n. 6.


ecc.

201

ualcuno propose che si ponesse ai voti l'ordine del giorno Gra-

ma la discussione non accennò per questo ad esaurirsi. Sono o non sono valide, secondo l'art. 48 della legge elettorale, sini,

elezioni di cui

manchino i sopra citati documenti ? Qual'è il vero

1 nificato dell'art. 48 ? E

„

(1).

succedettero le interpretazioni prò e contro, e la dichiara-

si i

lei

relatori di altri uffici che

avevano creduto di non tener

Ìnto di certe piccolezze addivenendo, per avanzar tempo, alla con-

nomine che, in via normale, avrebbero laqualche dubbio. Finalmente il Brizzolari scattò

lidazione anche di

Luogo

a

:

Mi permetta la Camera che io osservi che fra tante proposizioni

son fatte noi andiamo avanti come la mula di Messer Fiomonte „. I deputati risero allegramente la burla venne in buon mto a far divergere i teoretici della legalità dal campo dei !

:

:

incipi a quello della pratica. Si pose finalmente ai voti la pro-

nta Galassini che fu approvata. I relatori cui mancava qualche

)Cumento si ritirarono per preparare la loro relazione (2). Ritornata nell'Assemblea la calma, non fu più turbata al ripren-

I

prsi

della seduta dedicata alla nomina dell'Ufficio di Presidenza,

insultati della

votazione designarono, come è noto, alla Presi-

pnza dell'Assemblea il cav. Giuseppe Malmusi. E, prima i^roposta eli'

(1)

Assemblea, poiché fu legalmente costituita, fu

Ecco il testo

dell'art.

48 della legge elettorale

:

" 1

quella

del

membri dell'ufficio

prima di sciogliere l'aduInanza e lo indirizzeranno immediatamente al Governo per mezzo dell'Intenj

I

principale stenderanno

il

verbale

dell'elezione

dente Generale all'Intendente della rispettiva Provincia „.

Secondo gli uni bastava pertanto il verbale dell'ufficio definitivo, il quale >va appunto notizie delle operazioni per la elezione del deputato secondo li altri occorreva anche vedere, dal verbale dell'ufficio provvisorio, se la omina dell'ufficio definitivo era stata fatta regolarmente, senza di che il verbale di questo non aveva alcun valore. (2) Non tutti gli uffici procedettero con criteri uguali. Perciò fra le elezioni i

:

;

ontestate

mancano alcune per

le quali

esistevano in realtà forti motivi di

ontestazione. Così, ad esempio, quella del dott. Federico li

Crema nel 2° collegio

Concordia, sia per le irregolarità denunciate all'Assemblea dallo stesso Uf-

icio elettorale definitivo, sia perchè la comunicazione era stata fatta, come 'edemmo, dal Podestà invece che dall'Ufficio elettorale, e senza il corredo lei necessari documenti che giunsero in ritardo. Così pure l'elezione dell'avvocato Antonio Mario tti nel 1° collegio di Massa e Montignoso, convalidata jìn

dal mattino del 18,

ìitivo fosse stato

non ostante che il processo verbale dell'Ufficio defie non giungesse a Modena che nel pomeriggio

smarrito


202

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

dott. Luca Tosi, firmata

da 16 deputati, di recare un messaggio al

Farini per comunicargli la costituzione dell'Assemblea, il ringra-

ziamento di essa pel bene operato nel disimpegno dell'arduo suo ministero, ufficiandolo a continuare nello stesso ufficio fino a che

l'Assemblea avesse definitivamente ordinato

il

potere esecutivo.

L'Assemblea incaricò lo stesso Tosi di redigere il messaggio, ed poi fra le approvazioni generali nella

seduta del appare dal resoconto ufficiale (1). Ma non tutto quanto si svolse in questa memorabile seduta, che fu la quarta, è integralmente pubblicato e dal resoconto stenografico siam posti in grado di seguire un dialogo che a me sembra molto significativo e che, se prudentemente in quel tempo fu dal egli lo lesse

19 agosto, e nella forma quale

;

segretario L. Zini eliminato, può ora per la esattezza storica della

documentazione venire in luce senza pericolo. Si tratta precisamente di quella famosa proposta Grimelli che aveva già, come abbiam visto, suscitato, per ragioni formali, una breve disputa nella seduta seconda e sulla quale la Camera era chiamata a decidere, avendo il Grimelli stesso dato forma concreta al suo indi-

seguente telegramma arrivato in Modena il

di quel giorno, come risulta dal

giorno 18 alle ore 12 e minuti 50

:

Al Deputato Antonio Mariotti Modena. Trovato il Processo verbale della costruzione (sic) dell'Ufficio Definitivo del I

Collegio (61) vado a spedirlo per staffetta. Il

ff.

di CommS'io straordinario

Galassi.

Archìvio di Stato in Modena,

"

Atti Assemblea Nazionale „, fase. LXV, n. 4.

Così pure fu convalidata l'elezione del Pampari nel collegio di Montecchio S. Ilario,

sebbene nel verbale, insieme

col

numero dei votanti (368) e dei voti

riportati dall'eletto (250) non ci fosse nessuna indicazione sugli altri 118 voti; e

non si fece alcuna osservazione sul fatto che il collegio di Piazza divenne

poi nell'indicazione contenuta nell'elenco ufficiale collegio di Minucciano, seb-

bene di questo nome non fosse alcun cenno nei due verbali di costituzione dell'ufficio provvisorio e definitivo, dove si parla sempre di Piazza. (1)

"

Raccolta ufficiale degli Atti dell'Assemblea Nazionale Prov. Mod., ecc. „» Luigi I nomi dei sedici deputati che firmarono la proposta Tosi sono

pag. 25.

:

Zini, Fr. Selmi, E. Brizzolari, L. Barberis, E. Lazzoni, Achille Menotti, dott. Luigi

Crema, Bonifacio Rangoni Testi, dott. Federico Crema, prof. Prospero Viani, Ferrari, avv. Emilio Nardi, ing. Grazio Montanari, A. Bianchi, Ferdinando Boccalari.

D. Prospero


LE ELEZIONI E I LAVORI DELL' rizzo

U

ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC. 203

all'Imperatore Napoleone ITI, esprimendogli

u

l'ossequio, la

gratitudine e la fiducia dell'Assemblea uscita dal voto

unanime

delle Provincie Modenesi „.

Prima che il presidente Malmusi proponesse all'Assemblea ritirarsi

stessa, si alzò

la

di

negli Uffici per prendere in considerazione la proposta il

" gratitudine

il quale non si peritò di fare Mi pare che una testimonianza di

deputato Fontana,

seguente dichiarazione

:

"

debba seguire atti decisivi. Ora la crederei quasi in-

u

tempestiva perchè le nostre sorti pendono ancora, e così incerte u che non sappiamo se gratitudine od oblìo dobbiamo dare a u u u

certe Nazioni e ai loro Capi. Tanto più grata riuscirà la testimonianza della nostra riconoscenza, quanto più i fatti vi avranno dato occasione „.

Le parole del Fontana corrispondevano probabilmente al pensiero di

una gran parte dei deputati, ma era naturale che sem-

brassero inopportune a chi più doveva sentire la responsabilità di

quel momento grave

ammonire

l'oratore

:

sicché il presidente Malmusi si affrettò ad

dicendogli

u :

Prego il deputato Fontana di

u

prendere in considerazione che non è lecito riporre in questione

u

un principio

u

cui

già l'Assemblea ha deliberato per acclama-

zione „.

E la osservazione non ebbe seguito alla Camera, la quale d'altra parte attendeva con ansia una proposta Fontanelli. Il Fontanelli alzatosi infatti pronunciò u

queste parole

u :

A nome mio e degli

Campi, aw. Luigi Caru bonieri, conte Carlo Cybeo, prof. Geminiano Grimelli, conte u Emilio Lazzoni, conte Bonifazio Rangoni Testi, cav. prof. Francesco Selmi, cav. Diego Vallisnieri, prof. Prospero Viani, avvoon. deputati conte Ancini, ing. Giuseppe

tt

u

Giacomo Sacerdoti, domando che l'Aspronunzi la decadenza in perpetuo della dinastia di u Austria -d'Este e l'esclusione in perpetuo dal reggimento di cato Luigi Zini, dott.

" semblea

u

queste Provincie d'ogni e qualunque principe della casa Absburgo-

u

Lorena „.

E necessario dire che l'Assemblea, come un sol uomo, fu in acclamando con un lungo, entusiastico applauso ? Con l'Assemblea era l'anima di tutto un popolo, e la seduta del 19 si chiuse dopo l'invito formale del Presidente a riunirsi negli Uffici per

piedi

deliberare sulla nuova proposta.

Tralascio qui di fare la relazione di quanto avvenne nelle due successive sedute. Il resoconto stenografico e

i

verbali redatti dai


204

IL

segretari della ufficiali.

Se

il

RISORGIMENTO ITALIANO

Camera corrispondono perfettamente ai resoconti Grimelli, relatore per l'indirizzo a Napoleone III,

trovò unanime l'approvazione dell'Assemblea, ben più solenni ed entusiastiche furono le approvazioni dopo il discorso del deputato

Lucchi relatore per la mozione Fontanella II discorso è integralmente pubblicato (1) ed è una mordente requisitoria dell'opera di governo degli Estensi e della casa d'Austria-Este usurpatrice di un diritto non consentitole, opera di governo vilmente e sfacciatamente oltraggiante quel diritto che anche gli antichi trattati medioevali,

" nella

luce semi-crepuscolare

della barbarie „, pure

avevano al popolo riconosciuto. Da ciò l'odio reciproco insanabile, feroce e la mostruosità di un dominio conservato con le armi della tirannia più cieca, sopportato e bestemmiato per tant'anni fra l'odio e le maledizioni. " Il progetto di legge, o signori, al quale Il discorso terminava abbiamo l'onore di fare relazione, compendia i motivi più recenti u dell'esclusione dal trono della Casa d'Austria-Este, non senza :

u

"

accennare anche agli antichi. Il decreto che vi è proposto comprende pure quello di Absburgo-Lorena, perchè occorre evitare a il regno di altri principi stranieri e rendere vana l'invocazione u di quel segreto e non mai riconosciuto trattato che ad essa ne u

u

accordava la reversibilità „. Il relatore,

il

dopo una salva d'applausi, concludeva col proporre

seguente ordine del giorno

:

"

L'Assemblea Nazionale delle Provincie Modenesi, u Considerando che il diritto imprescrittibile dei popoli di co" statuirsi, troppe volte disconosciuto, è oggi ammesso da tutte le w nazioni civili, e forma ormai parte del diritto pubbblico europeo; u Considerando che le popolazioni modenesi, soggettate nel 1814 w dalla forza delle armi alleate alla casa d'Austria-Este, hanno u per quasi mezzo secolo sofferto da parte degli Arciduchi Franu cesco IV e Francesco V i dolori di una mala signoria " Considerando che in questo lungo periodo di tempo il penu siero fu compresso, la giustizia conculcata, offesa l'umana diu gnità colla pena del bastone o delle verghe, torturati, esigliati, w dannati all'ergastolo, messi a morte dalle Commissioni militari, u rese permanenti, ottimi cittadini soppressa ogni franchigia mu;

;

ti)

*

Race.

uff.

Atti Ass. Naz., ecc.

„,

pagg. 29-35.


LE ELEZIONI E I LAVORI DELL'

U

ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC. 205

nicipale, ultima reliquia dell'italiana libertà, il destino dei popoli u

abbandonato all'arbitrio dell'Austria, trascinati nelle di lei gioni i nostri detenuti politici fede, condotti nelle schiere M

u

;

i

pri-

nostri soldati, contro la data

nemiche e spinti a guerra fratricida

;

Considerando che tali atti ritornano il popolo nel pieno diritto

provvedere da sé alla futura esistenza politico-civile Considerando che la dinastia d'Austria-Este dall'anno 1814 A quattro volte cacciata da questi Stati e tre volte ricondotta dalle u armi straniere è incompatibile coll'ordine pubblico e col prindi

;

1

ipio della nazionalità italiana,

DECRETA: u

Francesco V d'Austria-Este è decaduto dalla sovranità degli

Stati Modenesi. " u

È esclusa in perpetuo dal reggimento di queste provinole, sotto

qualsiasi forma, la dinastia d'Austria-Este e

qualunque principe

della casa d'Absburgo-Lorena „ (1).

La doppia votazione, pubblica e segreta, espresse l'unanime, altissimo, solenne l'ora di

consenso

:

i

rappresentanti

si

eran fatti in quel-

risurrezione della Patria giudici e vindici del passato; e

furono anche nunziatori dell'avvenire. Infatti la grande giornata memorabile si chiude con un grido di vita dopo essersi affermata e la proposta jnella solenne unanimità di una condanna di morte IMaramotti, richiamando il ricordo dei novantamila sottoscrittori 'delle provincie modenesi chiedenti la unione di esse alla Monarchia ;

'Sabauda, richiamava anche la limpida visione di un avvenire see invocando la pronta annessione delle Provincie stesse al Tegno di Vittorio Emanuele, suscitava nell'Assemblea entusiastiche jreno

I

i

;

grida di evviva.

Come già ho premesso, non ripeterò per intero il resoconto della seduta stessa, tenutasi il 21 agosto, nella quale sulla proposta Ma-

ramotti parlò

il

relatore

deputato Bortolucci.

La relazione, che

fu integralmente pubblicata (2), considera questi quattro punti:

(1) Il

resoconto ufficiale (" Race,

uff.,

ecc.

„,

pag. 36), segna

applausi prolungati e fragorosissimi dell'Assemblea (2)

*

Race.

uff.

atti, ecc. „,

pag. 40.

e delle

fra parentesi

pubbliche gallerie.


206

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

1° Italianità, indipendenza, dignità e tutti

secoli la storia della casa

i

nerezza caratterizzano in

Sabauda

;

Ragioni geografiche e di ordine economico, rese evidenti dopo l'occupazione fatta dalla Casa Savoia della Lombardia, consigliano la formazione del nuovo Stato... (1) 3° A questo inducono anche ragioni di coerenza coi voti di solenne dedizione fatti dalle Provincie modenesi per essere incor2°

;

porate nel Regno Sardo, e rinnovati ora coll'invio di migliaia

di

volontari, e

Ragioni di opportunità, essendo le Provincie Modenesi, dopo

4°

Villafranca, ricadute in balìa di loro stesse e quindi nella necessità

di provvedere ai loro futuri destini.

Per tutto ciò la relazione concludeva, in nome dell'Assemblea Nazionale, decretando di voler confermata e mantenuta a costo di

qualunque sacrifìcio l'unione delle Provincie Modenesi al Regno Monarchico Costituzionale della gloriosa casa di Savoia sotto lo

magnanimo Re Vittorio Emanuele II. Le acclamazioni delle tribune furono così rumorose da provocare un monito del Presidente ma, dopo la votazione unanime e scettro del

;

non potè trattenersi dall'alzare il u braccio gridando con entusiasmo Viva il Re „ e il grido fu mille e mille volte ripetuto da tutti dai deputati sorti in piedi, dalla la proclamazione, egli

stesso

;

:

immensa folla delle pubbliche gallerie

(1)

'

Race,

uff.,

ecc. „, pag.

42...

"

e

della piazza, mentre

Prescindendo

si

da ogni considerazione

"

geografica che pure non è da trascurarsi nella formazione degli Stati, sono

*

noti a tutti quali e quanti rapporti di

*

merciale

sommo interesse territoriale e com-

legano con questa nuova aggregazione a quel Regno, per tacere * di quelli che già preesistevano fra la popolazione di oltre Appennino e la ci

"

Liguria. Noi pure facciamo parte della

*

naturale sfogo dei prodotti di cui abbondiamo, come l'emporio per procu-

* rarci i

ubertosa valle bagnata dal Po e il

mancanti, lo troviamo nella Lombardia.

*

cose sarebbe fatale

*

che sentono estremamente

*

tanta comunanza di relazioni e di

Un diverso assestamento di

alle nostre proprietà del pari

che alle nostre industrie, bisogno di progredire sotto il regime di larghe " istituzioni, tosto che saremo immedesimati con un popolo col quale si ha il

affetti „.

Ho trascritto per intero questo periodo della relazione, perchè mi pare che ponga bene in luce la ponderatezza della proposta, che non scaturiva soltanto dall'entusiasmo del

momento e delle circostanze, ma trovava conforto in ra-

gioni eminentemente pratiche.


ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC. 207 agitavano bandiere e fazzoletti e la tornata rimaneva sospesa per venti minuti (1).

Al riprendersi della seduta

dep. Lucchi, a nome di 20 altri

il

colleghi, facendo presente la difficoltà in cui

versava la patria in

tempo di incertezza e la necessità che fosse perciò sorretta in una mano abile e ferma, proponeva che l'Assemblea decretasse a conferma della Dittatura di Luigi Carlo Farmi. Alla quale proposta una ne aggiunse il deputato Zini, per la quale si dava facoltà al Dittatore di contrarre nei modi più opportuni, sia all'interno che all'estero, un prestito di cinque milioni di lire italiane piel

garantito sui beni dello Stato.

Votata la presa in considerazione della due proposte, la seduta era rinviata al 23 agosto. Ma del 22 è un documento interessante (2), che fu certo oggetto

di

studio per i relatori della pro-

posta Zini e che pubblico per intero

:

Nota del Ministero delle Finanze. "

u

Modena, 22 agosto 1859.

Sono diminuiti i redditi doganali, quelli delle Tasse successioni Fabbriche panni nel Reclusorio della

e contratti, e quelli delle u

Saliceta

:

furono dall'ex-Duca tolte dal Pubblico Erario italiane

L. 690.000. u

Si è potuto finora sopperire

alle

spese ordinarie ed anche a

qualche spesa straordinaria pel militare colla rata della prediale, u

u

col terzo dei rimborsi dei bonifici degli incendi, con

un prestito

di italiane L. 325/m. fatto coi principali banchieri di

questa città

e colla vendita

"

monete vecchie fuori di corso fatta

delle

alla

Zecca di Torino. u

u

Le rendite che

avanti, diminuite

u

si

possono conseguire dal giorno d'oggi in

poi anche nei rami suespressi, non sono per

certo sufficienti a far fronte alle spese a tutto

u

dicembre venturo,

perchè queste sono aumentate pei seguenti titoli u

u

a)

sione dei Ministeri u

.

b)

:

Aumento d'impiegati, atteso specialmente la nuova divi;

Aumento di soldo a molti impiegati

Race.

pag. 46.

(1)

"

(2)

Archivio di Stato in Modena,

uff.

atti, ecc. „,

;

"

Atti Assemblea Nazionale „, fase. LXXXIX,

18. Il

Risorgimento Italiano.

— IV.

14


208

IL u

u

c)

Paghe ad impiegati posti in disponibilità e pensioni ad

impiegati dimessi u

RISORGIMENTO ITALIANO

;

d) Pensioni poste di nuovo in corso a favore di militari che

u

ne erano stati ingiustamente privati u e) Preventivo del Ministero della guerra per acquisto di u armi, per vestire soldati e pagarli a tutto dicembre, una somma u non minore di quattro milioni di franchi „. L'on. avv. Folloni, relatore per la proposta Lucchi, dopo aver fatto osservare nella settima seduta che Luigi Carlo Fari ni si po;

teva considerare nelle presenti contingenze come VUomo della

Provvidenza,

si

a passare a considerazioni di ordine

affrettava

economico, illustrando il valore della proposta del prestito di 5 milioni, come

una misura comandata per la salute della patria, im-

posta dalla gravità e dalla importanza del fine. E, sulla base del

documento di cui sopra, passò in disamina lo smisurato accrescimento di spese, conseguenza del periodo politico di transizione, e i

nuovi grandi progetti militari e la necessità di provvedere alle

Provincie, la cui rendita, in conseguenza del momentaneo sospendersi del commercio, aveva dell'erario lasciato

molto patito, e di sopperire

ai bisogni

vuoto dal Duca.

La dimostrazione trovò pieno consenso nell'Assemblea, che decretò con voti unanimi la

conferma al Farini della dittatura, il

prestito a carico delle Provincie (occorrendo anche fino alla somma di 5 milioni di lire) e la proroga dell'Assemblea, la quale avrebbe

dovuto riconvocarsi ogni volta che il Dittatore lo credesse o l'ur-

genza degli eventi lo rendesse necessario. Nella stessa seduta del 23 fu pure approvata, acclamazioni

:

peri con ogni

1° una proposta

Brizzolari che

argomento presso

le

" il

e

con unanimi

Dittatore si ado-

Corti d'Europa perchè siano

dall'Austria restituiti i prigionieri politici che l'ex-Duca trascinava

contro ogni diritto e consegnava

agli

ergastoli stranieri „

Sulla proposta Brizzolari fu votato il segue ordine del giorno L'Assemblea Sovrana delle Provincie Modenesi, Dopo aver provveduto alle attuali supreme necessità delle Provincie stesse,

(1) *

u

(1) ;

"

essendo in procinto di rimettere

*

l'Illustre e

:

i

di

lei

poteri

all'autorità dittatoria del-

Benemerito Cav. Luigi Carlo Farini, sente il dovere d'incaricarlo " di volersi adoperare con ogni argomento affinchè i Governi civili d'Europa u insistano onde l'Austria ci restituisca i nostri prigionieri politici che Fran' cesco V, conculcando il diritto delle genti, la giustizia e l'umanità, trasci-


LE ELEZIONI E I LAVORI DELL' U ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC. 209

una proposta Fontana " che si erigesse in Modena a spese del

2°

monumento e si coniasse una medaglia commemorativa per conservare il ricordo dei due decreti emanati dalpubblico erario un

l'Assemblea u

:

Decadenza della dominazione Austro-Estense u 6) Adesione unanime alla casa di Savoia „ (1) 3° una proposta Bortolucci che " fosse nominata una deputaa)

;

;

e nel seno dell'Assemblea per presentare al Farini

il

decreto

che gli confermava la Dittatura con preghiera di rassegnare al

Re Vittorio Emanuele II le deliberazioni dell'Assemblea e d'inviare a Napoleone in l'indirizzo d'ossequio da questa

e raccomandare

votatogli „. Il

processo verbale, conservato in Archivio, dice che la seduta

chiuse con la proposta del deputato Lanzoni a nome anche dei

si

deputati Tosi, Vallisnieri, Caprari, Pierotti, Ferrari Giacomo, Fontanella Vecchi, Fontana, Malmusi, Chiesi, Campi, Montanari, Securani, Pampari, Crema Luigi, Crema Federico, che fossero u dichia-

benemeriti della patria

rati

volontari delle Provincie Modenesi

i

all'esercito italiano „.

Un subisso, un'interminabile salva d'applausi accolse la proposta, mentre il Presidente rendeva grazie ai deputati del solerte ed efficace concorso avutone nel compimento dei gravi lavori a cui l'Assemblea aveva dato opera, e concludeva col dichiarare che i

decreti emanati erano realmente l'espressione della ferma volontà

conferma della dittatura un bisogno urgente delle e che il contegno veramente patriottico di tutti i rappresentanti gli aveva reso sempre più caro ed onorifico il grado ed il titolo di Presidente conferitogli, che lo aveva messo del paese, la

attuali circostanze

;

tt

nava nella sua fuga da questi Stati e consegnava incatenati agli ergastoli di

*

quel Governo.

*

Non dubita l'Assemblea che le Potenze vorranno far ragione ai suoi reclami e far cessare una così flagrante violazione di quei principi che formano

" il

giure

comune dell'Europa civile „.

Neil' Archivio

di

Stato in Modena,

"

Atti

dell'Assemblea Nazionale „

fasci-

colo XCI, n. 1, si conserva questo

documento firmato dal Presidente G. Mal-

musi con l'indicazione

Modena nella sala delle sedute in pubblica

:

"

Fatto in

adunanza, questo giorno 23 agosto 1859 „. (1)

Archivio di Stato in Modena,

n. 4, ali.

C,

'

Atti Assemblea Nazionale „, fase. LXXXI,


210 u

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

una seconda volta (1) nella posizione di proclamare l'unione di

queste Provincie alla Famiglia Piemontese „.

Alle 1,30 fra gli evviva e gli applausi la seduta fu sciolta (2). 25 agosto la Commissione delegata dall'Assemblea presentò

Il

Farini il seguente indirizzo (3)

al

"

u

:

Signore,

L'Assemblea Sovrana colla conferma dell'Unione

di queste

Provincie al Regno Sardo unanimemente deliberata, ha provve-

duto per quanto era in

alle sorti del

lei

paese ed oggi si è pro-

rogata. Ma nell'ansiosa aspettazione che i suoi voti siano esauditi

ha creduto di non poter meglio curare la cosa pubblica se non confermando la Dittatura in Voi, che con tanto senno e fermezza d'animo l'avete fin qui esercitata.

(1) Il

Malmu8Ì aveva fatto parte del Governo provvisorio del 1848.

(2) Il

verbale di questa seduta (che

*

dena,

si

conserva in Archivio di Stato in Mo-

Atti Assemblea Nazionale „) porta

Malmusi e del Segretario Maramotti

;

in

calce la firma

e la scritta

" :

del

Presidente

approvato dall'Ufficio di

Presidenza il giorno 24 agosto 1859 ,.

E al Ministero dell'Interno pure, in data 24 agosto perveniva la seguente nota "

:

La Presidenza di questa Assemblea, trovando conveniente che per le spese

per la sessione ora prorogata venga direttamente provveduto da questo ufficio, d'accordo anche in ciò col Dittatore, ha com' pilato un calcolo approssimativo delle medesime sui dati finora conosciuti. " Egli è su questa base che i sottoscritti pregano la S. V. Ill. ma a voler

*

occorse ed occorrende

"

"

procacciare dal Ministero di Finanza un mandato in favore della Questura

'

dell'Assemblea Nazionale per it. L. 3000,

"

tivo bilancio compilato ,.

somma corrispondente al preven-

Seguiva la firma del Questore Zini, e a tergo era la indicazione * Riscontrato dal Ministero con mandato d'evasione di quanto sopra per le :

" it. '

L. 3000 verso la Finanza. Firmato Gaetano Zini, Segretario » :

Atti Ass. Naz. „, protocollo gen., n. 114).

("

Dello stesso G. Zini è, in data 25 agosto, una lettera al Riccardi, Segretario particolare di S. E.

il

Dittatore

:

"

D'ordine della Questura le rimetto L. 700 sborsate da cotesto

li

Signori stenografi ». Archivio di Stato in Modena,

u

nale „, fase. (3)

*

ufficio

per

Atti Assemblea Nazio-

LXXXV, n. 2.

Archivio di Stato in Modena, ' Atti Assemblea Nazionale „, fase. LXXXIV,

n. 1, e Gazzetta di

Modena, 25 agosto 1859.


LE ELEZIONI E I LAVOKI DELL' u

U

ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECO. 211

Degnatevi dunque, o Signore, di accettare questa nuova ben

meritata testimonianza di fiducia e di farvi il premuroso interprete nostro presso la

Maestà del magnanimo Re Vittorio Ema-

nuele II, pregandola a soddisfare la irremovibile volontà di queste

popolazioni di essere unite alla famiglia subalpina sottoposta al suo scettro. u

E come l'opera santa della nostra nazionale rigenerazione fu

iniziata

patrocinio del

col

Grande

e

Generoso Imperatore dei

Francesi Napoleone III, l'Assemblea fra i suoi primi atti gli votò

un attestato di ossequio

riconoscenza, ed ora prega voi, o Si-

e

gnore, a rassegnargliela, raccomandandogli di continuare la sua

potente protezione. u

Grati a quello che avete fatto e che farete pel miglior bene

del Paese, noi torniamo alle nostre case pronti

sempre all'opera,

ove l'opportunità e il bisogno lo richieggano, sicuri che il sommo potere nelle presenti circostanze non può trovarsi meglio affidato

che nelle vostre mani. *

Modena, 25 agosto 1859. u

u

La Commissione

G. Malmusi, G. Bortolucci, L. Papazzoni,

Prospero Ferrari, F. Asioli, B. Catelani, I.

Bernardini, C. Guidotti, G. Strucchi,

F. Boccalari „.

Farini rispondeva all'onorevole Presidente e agli onorevoli

Il

deputati dell'Assemblea Nazionale di Modena (1): u

" Voi

Signori,

avete creduto che io potessi, reggendo la somma podestà

rendere qualche altro servigio alla patria. Ubbedisco al vostro decreto

senza ostentazione di modestia e senza tentazione di va-

nità; accetto il vostro mandato senza presunzione e senza oscitanza. u

Le unanimi deliberazioni che avete prese segnano la mèta alla quale il Governo deve mirare diritto con fermo proponimento. u

(1) .

Per raggiungerla io farò rispettare da tutti l'autorità. L'auto-

Archivio di Stato in Modena, * Atti Assemblea Nazionale

3; Gazzetta di

Modena, 25 agosto 1859.

fase. LXXXIV,


212

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

che si fonda nel suffragio popolare non teme insidia né as-

rità

ha per presidio la pubblica coscienza. Chi comandamenti della libertà è tanto più largo ed equanime quanto ha maggiore la balìa. " Sarà mia cura, o Signori, proseguendo il fine dell'unione na-

salti di fazioni

:

piglia dal cuore

essa

i

zionale, lo andare esplicando gli ordini liberi.

per istabilire

le

Userò la dittatura

guarentigie del viver libero e per impedire gli

scorsi del vivere scomposto. u

Darò notizie e ragione delle vostre deliberazioni al Gabinetto M. il Re Vittorio Emanuele ed a quello delle maggiori

di S.

potenze. " L'Europa

può a gran documenti (1) conoscere come il malgo-

verno, corrompendo in Italia ogni virtù nativa, fosse la sola ca-

gione dei mali e dei pericoli pei quali stava in continuo affanno. In questi pochi mesi il Governo nazionale non solo ha creato la disciplina civile, ma ha ricominciato il ristauro della pubblica morale u

;

costume dei popoli.

ha, direbbesi, innovato il

Gli italiani avevano mala fama di turbolenti, discordi e ven-

dicativi. Noi

abbiamo mantenuto l'ordine senza soldati; nei comizi

e nei parlamenti popolari abbiamo dato esempio di concordia piut tosto unica che rara, noi non

sbanditi reggitori che tografi

abbiamo presa altra vendetta degl

quella di pubblicarne gli obbrobriosi au-

!

" Del

rimanente, o signori, io ripeterò in nome vostro che proni

a dare all'Europa ogni giusta e ragionevole malleveria d'ordine di pace, noi

siamo risoluti a non sopportare prepotenze. u

Il

Farini

.

27 agosto il Malmusi inviava poi al Farini le copie auten-

tiche dei due decreti che

nuele

II,

e

(1) Il Farini,

sione di nove

l'indirizzo

dovevano essere spediti a Vittorio Ems dall'Assemblea a Napoleone

votato

come è noto, aveva costituito sin dal 21 luglio una Commis membri con l'incarico di cercare negli Archivi pubblici e se-

' tutti i documenti delle licenze e degli arbitri dei due ultimi Duci Modena, delle opere sovversive di ogni ordine civile e delle offese conti B i diritti della proprietà e della famiglia „. Questa Commissione, postasi subito all'opera, aveva raccolta larga messe di documenti che furono pubblicat

greti *

di

in due grossi volumi.


LE ELEZIONI E I LAVORI DELL' " ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC.

perchè li facesse pervenire

u

213

agli augusti personaggi cui eran de-

stinati ,. (1).

E gli univa anche copia dei due ultimi decreti dell'Assemblea, perchè potesse curarne l'esecuzione.

si svolsero fra la prima e la seconda non è compito mio parlare. Riporto però qui la relazione estesa del ricevimento che si ebbero i Rappresentanti di Modena e Parma a Torino e le parole da essi pronunciate nel rassegnare a Vittorio Emanuele i due decreti dell'As-

Degli avvenimenti che

sessione dell'Assemblea

semblea nazionale e nell'offrire l'omaggio di sudditanza a nome

medesime Provincie (2). Stamane alle 12 Va sono giunte in Torino le Deputazioni di u Parma e di Modena. La prima è composta dei sigg. marchese u Giuseppe Mischi, conte Jacopo San vitale, cav. maestro Giuseppe u Verdi, prof. avv. Carlo Fioruzzi e marchese Gian Carlo Dosi. La

delle "

u

seconda dei signori conte Luigi Oncini, cav. prof. Francesco

u

Selmi, aw. Pietro Muratori, aw. Enrico Brizzolari, dott. Giacomo

u

Sacerdoti, aw. Luigi Zini. u

Alla Stazione della ferrovia di Genova le deputazioni erano

" ricevute u

dal Sindaco e dai Rappresentanti del Municipio di Torino e da molti senatori del Regno e deputati al Parlamento

u

Nazionale.

u

Carlo Felice menano in Piazza Castello salutava con festevoli

u

acclamazioni i rappresentanti di Parma e Modena. Gli applausi

H

La popolazione che si affollava

per

le

vie che dalla Piazza

u

raddoppiavano allorché i deputati scendevano all'albergo TromA nome di essi ringraziava il conte Jacopo Sanvitale. u Alle 3 pomeridiane tre carrozze di Corte si recavano all'albergo u Trombetta e conducevano i deputati al palazzo reale. Ivi essi w avevano l'onore di essere introdotti presso S. M. il Re dal mar" betta.

(1) si

In Archivio di Stato in Modena,

*

Atti Ass. Naz. „, fase. LXXXVI, n. 11,

conserva una copia della lettera del Malmusi. (2)

Estratto dal Supplemento alla Gazzetta Piemontese del 15 settembre 1859,

Archivio di Stato in Modena,

"

Atti Ass. Naz.

,,

fase.

XCII, n.

3.


214

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

u

chese di Breme, senatore del

u

monie. Erano presenti M

i

Regno e gran mastro delle ceri-

Ministri del Re ed

i

dignitari di Corte.

L'avv. Pietro Muratori dava lettura dei due seguenti indirizzi: u

u

:

Sire,

Nell'anno 1848 i popoli modenesi e parmensi, acquistata libertà,

u

decretarono unione al Vostro Regno

"

dalle armi austriache, si votarono a Voi sulla santa tomba di Re

tt

Carlo Alberto. u

u

;

nel 1849 rimessi in servitù

In dieci anni di governo onesto furono per Voi, o Sire, vinte

per Voi fu creata colla fede nazionale nuovissima Monarchia Italiana. u Nei momenti di pericolo pel vostro antico Stato numerosi acu corsero i soldati volontari a raffermare sui campi di battaglia i le fazioni colla libertà,

" la

" voti u u

decenni santificati dalle comuni sventure. Nei giorni d'in-

certezza che tennero dietro a meravigliose vittorie questi popoli,

dato mirabile esempio di concordia e di forti proponi-

Sire,

w

menti,

u

Nazione. u

u

affermarono nuovamente

il

Vostro, e

il

diritto

della

E quindi di grande consolazione all'animo mio, devotissimo

alla

M. V., che mi sia toccato

in

sorte

il

mandarvi coi decreti

* della

volontà nazionale, gli Oratori di questi popoli costanti, i

" quali,

nel Monarca di loro elezione rendono

omaggio di suddi-

u

tanza al leale mantenitore delle pubbliche libertà, al primo sol-

u

dato dell'Indipendenza italiana. *

Modena, 3 settembre 1859. "

Dev.mo e Obbl.mo Servo e Suddito u

Farini „.

Lette queste parole con le quali il Farini aveva presentato

al

Re gli oratori, il Muratori lesse, in nome delle Provincie Modenesi, le seguenti

:

u u

u u

u

Sire,

Le parole dell'insigne uomo di Stato che la M. V. inviava già

a reggere le nostre Provincie al quale nell'arduo momento del

Regia Autorità noi demmo unanimi la nostra fede prestammo intera osservanza, non hanno mestieri di

ritirarsi della

e concordi


.E ELEZIONI E I LAVORI DELL'

U

ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC. 215

u

conferma né di esplicazione. Egli interpretò fedelmente i sentimenti del Popolo Modenese che vi ama, Sire, come vi amano " rutti gli Italiani. Egli vi espose il voto solenne della nostra Asu

•4

u

semblea, la nuova consacrazione di un patto suggellato undici anni sono, non cancellato né da sciagure né da violenza e scritto a caratteri indelebili nel cuore di tutti noi.

" Sire, i deputati del Popolo e dell'Assemblea delle Provincie Modenesi vanno lieti e superbi di essere primi ad offerire alla M. V. omaggio di sudditanza. H u Piacciavi, Sire, benignamente accettarlo dai vostri novelli sudu diti piacciavi fare assegnamento sulla fedeltà, sulla devozione u nostra al vostro Trono costituzionale, sul nostro amore per la u Sacra Vostra persona e per la Vostra gloriosa Dinastia. u

;

u

Aw. consigliere Pietro Muratori, cavaliere

prof.

Francesco Selmi,

conte

Luigi Ancini, avv. Enrico Brizzolari, dott. Giacomo Sacerdoti, avv. Luigi Zini „.

Intanto il Malmusi e il Fontanelli erano stati incaricati di presentare a Napoleone III l'indirizzo votatogli dall'Assemblea.

Fu-

rono ricevuti in udienza il cinque settembre e le accoglienze furono

anche quando i due legati fecero calorose istanze perchè non fosse impedita la volontà delle popolazioni modenesi di unirsi al Regno Subalpino. Si dice anche. che al momento di congedarli Napoleone ILI, il cui discorso si era aggirato sulle difficoltà che impedivano l'immediata annessione di Modena al Piemonte, os" Mes amis servasse il y a des positions qu' il f aut savoir liete

:

tourner

!

,

„ (1).

Quando due mesi appresso la diplomazia europea si preparava a dare a Zurigo la sua sentenza sulle cose d'Italia, e vi era ra-

gione di temere che questa non fosse conforme

(1) B.

ai

desideri delle

Malmusi, Giuseppe Malmusi nelle vicende politiche dei suoi tempi. Mo-

dena, Società tipog. (ant. tip. Soliani), 1894, pag. 63.


216

IL

popolazioni, parve stretti

i

RISORGIMENTO ITALIANO

necessario

al

Farmi

di

rendere sempre più

vincoli fra le Provincie Modenesi e la Casa

Sabauda per

ravvivare, malgrado le nuove temute difficoltà, la fiducia nel successo e la paziente perseveranza degli

animi. Di

qui la ragione

della proposta, e che egli volle fare ai rappresentanti di Modena, di affidare la reggenza dello Stato al Principe Eugenio di Savoia

Carignano. Il 1° di

M

novembre il Farini scriveva al Malmusi (1)

:

Onorevolissimo Signore,

Ho l'onore di annunciarle ohe ho risoluto di convocare l'Assemblea dei Rappresentanti di coteste Provincie, affine di sot" toporre alle sue deliberazioni una proposta che avrebbe per ogu getto di affrettare l'adempimento dei voti da essa pronunciati. u Prego quindi la S. V. Ill.ma di volgere gli opportuni inviti tt

u

u

agli On.li

membri dell'Assemblea medesima e di dare, di con-

" certo coi signori Questori, le disposizioni necessarie per preparare u i

locali delle riunioni.

u

Voglia gradire, Onorevolissimo sig. Presidente, la conferma dei

" sensi di

mia distintissima stima e considerazione. w

u u

u

Farini „.

Il

2 novembre il Malmusi rispondeva

"

Ho l'onore di annunciare alla S. V. che ho ricevuto il pregiato

dittatoriale

dispaccio del

1° coir.,

:

e di aver date

le

opportune

disposizioni per la convocazione dell'Assemblea di queste Pro-

vincie fissandola pel giorno di

domenica 6 andante nella solita

u

sala del Palazzo Nazionale, affine di sottoporre alle sue delibe-

u

razioni la proposta di cui è cenno nel prefato dispaccio.

u

stima ed osservanza.

u

Mi pregio

in tale

incontro di confermarle la mia profonda " " Gr.

Dev.mo Malmusi „.

Il giorno stesso il Malmusi inviava la circolare con l'ordine di convocazione dell'Assemblea a ciascun deputato, con questa rac-

comandazione

(1)

:

Archivio di Slato in Modena,

*

Atti Ass. Naz. », Recapiti diversi.


U

LE ELEZIONI E I LAVORI DELL' u

ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC. 217

Prego caldamente la S. V. Ill.ma ad intervenirvi per prender importantissima deliberazione cui sarà senza fallo

"

parte

u

chiamata l'Assemblea „.

alla

E il Questore Zini disponeva, d'incarico del Malmusi, perchè il Comando Superiore della Guardia Nazionale preparasse il servizio d'onore presso l'Assemblea

:

e intanto si affrettava

ad inviare

Sindaco di Modena la comunicazione, aggiungendo (1) u w

u u

al

:

Come adunque sabato e domenica prossime arriveranno senza

dubbio a Modena gli onorevoli deputati di tutte

le

Provincie,

urge di provvedere affinchè in tanta affluenza di militari e fore-

prontamente i signori Deputati dove alloggiare. Prego pertanto la S. V. Ill.ma a voler prendere in proposito " tutte le disposizioni più opportune, sia richiamando dagli alstieri, trovino

u

u

berghi più convenienti le indicazioni necessarie sul numero delle

w

stanze disponibili, sia officiando quei proprietari di case che pos-

u

sono fornire un alloggio provvisorio a prestarsi di buon grado per questa circostanza, e infine incaricando qualche persona a

u

u

designare gli alloggi ai sig. Deputati a misura che arriveranno,

u

per il che sarà opportuno darne avviso alle Porte della città e u segnatamente alla Stazione della Ferrovia ed ancora a questo a u

mio ufficio che si farà debito di prevenirne la Questura dell' Assemblea. *

3

novembre 1859. " Zini „.

In data 6 novembre il Farini scriveva al Presidente Malmusi w

Ho l'onore di trasmetterle

:

Messaggio che io la a prego di leggere all'Assemblea dei Rappresentanti delle Prow vincie Modenesi La prego in pari tempo a non dare pubbliu cita a detto Messaggio che contemporaneamente alle deliberaqui

unito

il

:

M

zioni dell'Assemblea stessa... „.

Finalmente con tutta la solennità desiderata, presenti quasi tutti i

deputati dei 73 collegi delle Provincie, nella solita sala del Pa-

li)

Archivio di Stato in Modena, ibid.


218

IL

BISOKGIMENTO ITALIANO

lazzo Nazionale, alle ore 11 '/? antimeridiane del giorno 6 no-

vembre, il Presidente Malmusi dichiarava aperta la seduta, durante la quale si procedette all'appello nominale e al sorteggio per la processo verbale di questa seduta (1)

costituzione degli Uffici. Il

porta una indicazione che manca nel resoconto pubblicato e che

risponde alla raccomandazione fatta dal Farmi

al

Malmusi il

mattino stesso con lettera sopra riferita. u

I deputati si

ritirano

ore 12

alle

i /i

negli uffici per ricevere

u

comunicazione confidenziale di un Messaggio dittatoriale " cui sarà data comunicazione ufficiale nella seduta pubblica "

di di

domani „. Si conservano pure in Archivio due allegati al processo verbale

di cui sopra (2)

uno è

:

tuzione degli uffici

;

il

l'elenco dei nomi sorteggiati per la costi-

secondo, che ha l'intestazione

:

Segreteria e

Questura dell'Assemblea Sovrana, è il processo verbale della seduta segreta fatta nel giorno 6 novembre dopo la seduta pubblica, e dice u

:

La seduta

"

è

aperta alle ore 12 i /i sotto la Presidenza del

cav. Malmusi. Il presidente

u

dà lettura del Messaggio dittatoriale

quale propone all'Assemblea di decretare la Reggenza

il

di

u

queste Provincie alla persona del Principe Eugenio di Savoia-

u

Carignano.

Dopo alcune

"

osservazioni d'ordine

''.Bianchi, schiarite dal " invito u

dei

deputati Monzani e

Questore Zini, l'Assemblea si ritira dietro

del Presidente negli Uffici per istudiarvi le proposte con-

tenute nel Messaggio (3). u

La seduta è tolta alle ore 2 pomeridiane. u

11 Presidente

" Giuseppe

(1)

Archivio di Stato in Modena,

(2)

Archivio di Stato in Modena, ibid.

(3)

Ho trovato il solo verbale della,

trascrivo *

"

Malmusi „.

Atti Ass. Naz. „, Recapiti diversi.

delibera

presa nell'ufficio

2°,

che qui

:

Costituitosi l'Ufficio dei Signori Bernardini, Asioli, Falloni, Galassini, Fon-

'

tana, Viani, Santini, Bianchini,

"

Fontanella Marchi, Montanari Benedetto, questo ha nominato presidente il

"

sig. marchese Colonnello Fontanelli e a segretario me sottoscritto poscia ha proceduto alla discussione del messaggio dittatorio letto dal sig. presidente

Ferrari

Giacomo, Ancini, Mariotti, Baggi,

:

*

* *

dell'Assemblea

e fatte alcune riflessioni intorno al detto Messaggio concernente la nomina di un Reggente di queste Provincie in nome di S. M. Vit;


LE ELEZIONI E I LAVORI DELL' Il

7

U

ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC. 219

messaggio dittatoriale fu letto poi nella seduta pubblica del

novembre (1). Accennando allo stato d'incertezza in cui si trovarono gli

Ita-

;

liani dopo Villafranca, prendeva occasione per dichiarare che l'ardua

(impresa era lasciata al senno e alle virtù dei popoli consci oramai del nuovo diritto che lo stesso Napoleone aveva tratteggiato dicendo

che l'Italia deve essere resa agli Italiani.

Con ammirevole intuito,

nuova condizione creata dagli

i

nella

l'Italia

eventi, seppero

popoli del-

centrale far giustamente valere il nuovo diritto, destando

l'ammirazione di tutta Europa coll'ordinarsi a libertà e coll'eleggere i rappresentanti che costituirono i poteri e manifestarono in

modo solenne i loro legittimi voti. due decreti di decadenza della Dinastia austriaca e d'annesEmanuele II, formulati dalla concorde e solenne volontà dell'Assemblea, ebbero la loro conferma nelle ragioni profonde ed indiscutibili che ne illuminarono la necessità: il concetto della Patria italiana, come rendeva incompatibile ogni restauro di Dinastia straniera, rendeva necessaria l'unione col Piemonte, sostituendo al concetto delle autonomie provinciali quello di un solo forte Stato, capace della propria indipendenza. GUi sguardi non si restrinsero ad una limitata estensione di osservazioni, ma nel comporre leghe, nel preparare l'assetto nuovo, si procurò di guardare all'Europa perchè non si avesse a rompere quelI

sione agli Stati di Vittorio

l'equilibrio in cui è riposto

il

segreto di ogni tranquillità per gli

Stati. II Farini continuava poi illustrando la sua opera di Dittatore, accennando alle difficili prove superate, agli armamenti ordinati,

alla parte direttiva esercitata sulle cose politiche, alle repressioni

inevitabili per

mantenere l'ordine là dove odi feroci sopiti o riat-

tivati lo resero necessario.

'

" u

torio

Emanuele II nella persona di S. A. R. il principe Eugenio

gnano,

l'ufficio è stato

utile la

nomina

;

di

Cari-

prontamente d'accordo nel crederne conveniente ed ed ha nominato l'avv. Mariotti a riferire alla Commissione

generale in qualità di

membro della medesima. Prospero Viani „.

Archivio di Slato in Modena, ibid.

È pubblicato integralmente in " Race, uff., Atti Ass. Naz., ecc. „, perciò ne dò qui un solo riassunto, tuttavia abbastanza ampio.

(1)

io


220 "

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Ed ora, — continuava — la pace di Zurigo non sarà per tron-

care questo periodo d'incertezza che perdurerà insidioso forse per

molto tempo ancora. Sapranno i popoli perseguire nel contegno lodevolissimo tenuto sin qui, o dovranno i nemici, che fanno assegnamento sulla stanchezza popolare, rallegrarsi del loro disonesto presagio ? Saprà la concordia dimostrata fin qui avere vittoria sul tempo e conservarsi tale non solo nel fine, ma anche nella scelta dei mezzi ? " Chi non sente, chi non vede la difficoltà di mantenere per lunghissimo tempo

movimento

il

nei

limiti

tracciati

dalla

fredda ragione di Stato? „.

Concludeva essere necessario rendere sempre più forte l'autorità moderatrice e dare alla impresa quelle condizioni di fermezza e u stabilità che contribuiscano a ravvivare la fiducia del successo e la paziente perseveranza degli

Ciò posto si proponeva

animi „.

Rappresentanti di affidare la Reggenza dello Stato a S. A. ~R. il Principe Eugenio di Savoia Carignano, principe in cui la devozione all'Italia si accordava con le ai

tradizionali virtù della sua gloriosa ed onesta famiglia. Così, fa-

ceva osservare il Farmi, seguiremo logicamente la nostra via i nostri voti avranno maggiore probabilità di essere soddisfatti e non in vista di personali particolari interessi, ma del supremo scopo italiano cui miravano. u Unendoci in una stretta compagine sotto la reggenza del :

Principe, avremo resi uniti e più solidali i nostri destini a riscontro della terminativa conclusione. E

mentre l'Europa potrà accogliere

questo fatto, considerandolo come una guarentigia dell'ordine poi pericoli di un ordinamento precario e movimento nazionale maggior forza e maggior

polare, saranno tolti tutti si

sarà dato al

autorità „.

In nessun modo migliore, concludeva, si sarebbe potuto spianare all'Europa la via di un assetto determinativo.

Mentre il Malmusi all'Assemblea attentissima dava lettura del messaggio dittatoriale, era entrato nell'aula ed aveva preso posto per la prima volta nel suo scanno il generale Fanti, il soldato coraggioso e il consigliere geniale del '48, il prode compagno di

Mac-Mahon

a

Magenta

nel '59

un

;

allievo di quella scuola di

pontonieri che Francesco IV aveva istituita per farsene un so-

stegno della tirannia e che aveva dato invece i migliori soldati delle

campagne dell'indipendenza

!

Una triplice salva d'applausi


LE ELEZIONI E I LAVORI DELL' " ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC.

zione

221

-il Fanti al suo entrare (1), e dopo questa imponente ovainvitava i deputati a ritirarsi negli uffici per il Presidente

leliberare intorno al

messaggio dittatoriale.

Ma si alzò prima il deputato Fontanelli e, ottenuta la parola, a ìome pure dei deputati Rangoni, Menotti Adolfo, Lazzoni, SacerCrema Federico, Tonelli, Fonami, Berti, Calvi, Tarrachini, Pampari, Ghiidotti Cesare, Folloni, Lacchi, Soncini, Viani, Asioli, Montanari Benedetto, disse le se-

ioti, Giovanardi, Baggi, Vallisnieri,

guenti parole: Interpreti u u

dell'universale

riconoscenza verso

il

Dittatore pel

retto indirizzo politico e pei grandi servigi prestati a queste Pro-

Modenesi nei tempi più difficili e penetrati nello stesso tempo del dovere che loro incombe di vegliare al decoro del u Paese e promuovere manifestazioni dimostranti la civiltà e il " senso morale di queste popolazioni, propongono che l'Assemblea u decreti un attestato di riconoscenza nazionale al Dittatore, e " venga nominata una Commissione all'oggetto di precisarne e vincie

;

u

statuirne Il

il

modo „.

rapporto letto, al riprendersi della seduta, dal deputato Me-

notti a

nome pure dei deputati Zini, Lucchi, Mariotti e Brizzolari,

componenti

Commissione incaricata di riferire sul Messaggio

la

dittatoriale, concludeva coi seguenti tre articoli : u

1°

E nominata una Reggenza nella persona di S. A. R. il

Principe Eugenio di Savoia Carignano che governerà queste Provincie secondo

i

voti dell'Assemblea e fino a che sia terminativa-

mente compiuta l'annessione al Regno Sardo. u 2° È confermata la Dittatura nella persona del cav. Farmi fino all'accettazione della u

Reggenza.

3° Il Dittatore è dichiarato benemerito del paese e viene in-

caricato di provvedere ai

mezzi più efficaci e più pronti per con-

seguire lo scopo su indicato „. I

Aperta la discussione in proposito nessuno chiese la parola. Erano presenti 66 votanti e alla votazione pubblica come allo scrutinio segreto

i

tre articoli furono approvati all'unanimità.

Ma la stessa concorde approvazione non trovarono né la proposta del dep. Menotti di proroga dell'Assemblea fino al giorno in cui l'accettazione del

(1)

"

Race.

uff.

atti, ecc. „,

Reggente fosse comunicata ufficialmente

pag. 64.


222

IL

alla Presidenza di riferire w

;

sulla

RISORGIMENTO ITALIANO

ne la proposta del deputato Brizzolari, incaricato mozione Fontanelli, di assegnare al cav. Farini

in piena e libera proprietà e

godimento la tenuta con bosco in

Castelvetro di proprietà nazionale „.

La prima diede alla votazione questo risultato

:

votanti 67

;

fa-

vorevoli alla proroga 60, contrari 7; la seconda: votanti 65; favorevoli

al

trari 6

(1).

tributo

di

riconoscenza proposto pel Farini 59, con-

Con queste votazioni

si

chiudevano

i

lavori dell'Assemblea, i

quali han valore sopratutto come arma che la sagacia del Farini

seppe impugnare per difendere contro ogni tentativo di Francesco V, contro ogni velleità dell'Austria, contro ogni debolezza di Napoleone III, le novità instaurate dopo l'il giugno.

(1) Il

Dittatore,

mentre i Deputati uscivano dall'aula, inviava al Presidente

questo biglietto: Egregio Presidente,

di

Imparo che l'Assemblea oltre le più confortevoli parole ha voluto onorarmi un dono nazionale.

La supplico a farsi interprete dei miei sensi di riconoscenza, ma nel tempo stesso a far sapere agli onorevoli Rappresentanti del Popolo

accettare

il

dono.

che non posso

E mi creda con profonda gratitudine ed osservanza.

Modena 7 nov. bre 1859. Dev. m0

F A E I N I. "

Race,

uff:

atti, ecc.

B,

pag. 76.

Malmusi e di alcuni deputati che insistevano perchè accettasse, il Farini rispose " Non mi tolgano, Signori, la gloria Si sa che alle sollecitazioni del

:

di morir povero „.

A proposito poi dei voti contrari alla seconda proposta su riferita va ricordato qui che quando sulla fine di marzo 1860 tutti i Consigli Provinciali dell'Emilia votarono lo stanziamento in bilancio di una somma per formare alla famiglia del Farini una dotazione annua di 30 mila lire, quello solo di Modena non si associò alla proposta. Il fatto, che è fedelmente documentato dagli Atti a stampa del Consiglio Provinciale di Modena, è sintomatico e meriterebbe un commento ma non est hic locus. :


LE ELEZIONI E I LAVORI DELL' " ASSEMBLEA NAZIONALE „, ECC. 223

Da un popolo che doveva la sua insperata liberazione alle vitorie delle

armi franco-piemontesi, l'energia del Dittatore era riu-

cita a trarre

nei

comizi elettorali l'espressione di un pensiero

cncorde e di un promettente risveglio politico. L'opera dell'Assemblea n'era la riconferma. I voti di essa, comunicati alle ibili

trattative diplomatiche,

potenze straniere, e sostenuti con

davan forza al Farini prima, e poi

sopratutto al Cavour, tornato nel gennaio del '60 a dirigere la po-

vincere le riluttanze francesi e conducevano nel marzo successivo alla sanzione definitiva dei plebisciti. etica del Piemonte, di

Modena, Luglio 1910.

Lavinia Mondolfo Sacerdote.

Risorgimento Italiano.

— IV.


FRANCESCO CRISPI IN UNA RECENTE PUBBLICAZIONE

Il volume intitolato ai Mille (1) si apre col ritratto severo di Francesco Crispi, che par si affacci a noi su la soglia di una porta; e alla mente ricorrono le parole spontanee che l'Abba scriveva a Palermo il 18 di giugno 1860: u II Dittatore... ha sulle

braccia la rivoluzione, la guerra, tutto: anche gli arruff apopoli, e

deve star qui. Con

lui lavora Francesco Crispi, un ometto che quando lo veggo mi fa pensare a Pier delle Vigne potente „.

In quel ritratto, e in queste parole, sta la sintesi del libro, che è in fondo l'apologia

di

quanto il Crispi fece per

l'Italia

e per

la Sicilia nel 1860, accanto al Dittatore.

Per ciò io avrei amato meglio che il nitido libro

s'intitolasse:

u

La mente dei Mille „ (un critico letterato ha definito il Crispi così), e recasse chiaro in fronte anche il nome dell'autore, dell'oil quale ha saputo abilmente e genialmente comporre il folto volume, mentre al lettore ignaro si

norevole T. Palamenghi-Crispi,

rivela soltanto nelle dieci righe di un'avvertenza preliminare.

ma il mio dequando mi trovo di fronte a documenti storici. L'on. Palamenghi-Crispi ha scritto una frammentaria ma vasta storia del 1860, dando, s'intende, il maggiore rilievo all'opera del Crispi, e si è giovato — ampiamente, se pur non unicamente dei documenti trovati nell'archivio del grande e integralmente ministro ? E intitoli allora il suo volume come si conviene, sì che anche il lettore indotto comprenda con quale libro ha a che fare, Io sento sempre un grande bisogno di sincerità,

siderio si acuisce

—

(1)

Francesco Crispi, I Mille (da documenti

Fratelli Treves, editori, 1911,

dell'archivio

Crispi),

Milano,

un volume di 410 pag. con un'incisione [Pub-

blicato a cura di T. Palemenghi-Crispi].


FRANCESCO CRISPI IN UNA RECENTE PUBBLICAZIONE

225

ed il critico non si allarmi per la promessa superficiale di semplice esposizione schematica a base di documenti irrefutabili. Il Palamenghi-Crispi ha scritto in realtà un bellissimo libro, che si

legge con vero diletto (e ciò sia detto a lode dell'ordinatore dello scrittore geniale) e con

grande profìtto

(e ciò

sapiente

e

sia detto

per testimoniare dell'importanza dell'archivio Crispino).

Ma il libro è suo, e non si deve lasciar credere al lettore che il una postuma autobiografia del ministro. Il Palamenghi ha ricostruito la figura del Crispi in questo periodo, e non è il Crispi stesso che ha lasciato i documenti predisposti per la propria rievocazione, tanto che, se il volume riesce psicologicamente e storicamente interessantissimo, non contiene però nes-

libro sia quasi

suna di quelle così dette " rivelazioni „ che gli ingenui si attendevano prima della pubblicazione e che l'editore pare prometta al pubblico. Vedremo innanzi come non manchino documenti capitali (essenziali, secondo me, quelli riguardanti i rapporti fra la Dittatura e l'opinione pubblica francese), ma il più famoso di quelli pubblicati

l'autore definisce

u in questo volume, II Diario dei Mille „, che con asserzione discutibile " la fonte storica più :

attendibile dell'epopea „, fu già pubblicato ripetutamente in opere

e biografie crispine, com'è noto.

Detto ciò, per dare a questo saggio critico-storica del

il

tono di sincera analisi

volume (finora del libro si è parlato ampiamente,

ma sopra tutto dal punto di vista politico o letterario) e per ridare vere proporzioni al volume di riesumazione ora pubblicato, non posso, come studioso modesto di storia garibaldina, che lodare ampiamente il mirabile libro, il quale arreca un contrile sue io

buto di primissimo ordine alla storia politica del 1860.

E divido

due parti la mia breve analisi. Procurerò di riassumere obbiettivamente il volume, citandone le novità maggiori e più carattein

mi permetterò poi di aggiungere qualche osservazione — come il lettore vedrà alcuni punti della narrazione del Palamenghi si prestano alla discussione.

ristiche, e

—

critica, perchè

Le pagine obbiettive del riassunto vorrebbero spazio più largo meno severa di quella che imponga una Rivista, a

e costrizione

fine di lasciare al recensore

il

compito d'additare

al

lettore, in


226 iscorcio, la

IL

RISOKGIMENTO ITALIANO

grande figura di Francesco Crispi: grande figura po-

che va crescendo con gli anni e che raggiunge nel 1896 la sua più tragica altezza, grande figura psicologica d'imperialista litica

ambizioso, di rivoluzionario fattosi infrenator di rivolte, d'uomo a cui furono cari

i

— da quello dell'unità d'Italia a — e grandi motti da quello del 1865

grandi sogni

quello dell'impero d'Africa

i

:

:

la Monarchia ci unisce, la Repubblica ci divide, a quello del 1867

:

Mentana ucciderà l'impero... Poiché nel periodo della vita del Crispi che si stende dal 7 maggio 1849 al 31 dicembre 1860 (dai trenta ai quarantun anni) e che forma

l'argomento di questo libro, tutta

si

rivela la figura dell'uomo,

nella sua superbia e nelle sue molte debolezze, e pare prometta

riapparizione nella vita politica questi che osò dire

all'Italia la sua

— e disse motto più superbo che Mon— Il mio nome è domani

un giorno alla Camera tecitorio abbia mai udito

il

:

"

„...

Francesco Crispi ci appare dunque per la prima volta a bordo di

un cattivo veliero francese nel maggio

del 1849, esule depu-

tato del Parlamento siciliano, mentre Garibaldi tien fermo su le

mura di Roma

;

lo

seguiamo poi ramingo nell'Italia settentrionale,

intento a lavori giornalistici e storici, capo ideale dell'emigrazione siciliana. E nobile e pietosa ad un tempo la domanda che il 16 dicembre 1852 egli rivolge da Torino alla Comunità di Verolengo: " E singolare, e deve imputarsi alla posizione eccezionale in cui fummo gettati dagli avvenimenti del 1848, che un uomo, il quale ha sostenuto alti uffici e fu avvocato presso la Corte d'Appello della più popolosa città d'Italia, si presenti candidato a una segreteria comunale. Questo fatto è per se stesso un titolo di merito per me... Io non mi presento con lettere commendatizie. Ciò sa-

rebbe un'offesa per me e pei distinti cittadini che volessero ono-

rarmi del loro suffragio „.

Ma la domanda dell'avv. F. Crispi-Q-enova è respinta. Pochi mesi dopo il Crispi è espulso dal Piemonte, per il semplice fatto che a Milano si è tentata la rivolta del 6 febbraio 1853. E la Gazzetta del Popolo di Torino, il 10 marzo commenta " Ieri ancora arre:

stavasi e perquisivasi un certo Crespi o Crispi che sia, il quale era

occupato a fare, sapete cosa? Un lavoro legale sopra un futuro codice di procedura! „. Invano il Crispi chiede al Questore qualche giorno d'indugio u Ho molta dignità, né vorrò dimandare altro „). Egli deve im( barcarsi per Malta, e riprende a girare per il mondo, mentre an-


FRANCESCO CRISPI IN UNA RECENTE PUBBLICAZIONE

227

nota nelle sue carte " L'esule non è un disertore che fugge dal campo per paura della morte, è un soldato che si ritira dietro i ripari, che si raccoglie sovra un terreno più sicuro o per conti:

nuare a combattere

il

nemico, o per prepararsi ad una nuova

lotta „.

Da Malta il Crispi si adopera di continuo, con Lorenzo Valerio, per la liberazione d'Ignazio Ribotti detenuto a Sant'Elmo, con Luigi Kossuth per la rivolta in Sicilia; e fonda il secondo dei suoi giornali (il primo era nato in Sicilia), La Staffetta. Il 18 di-

cembre 1854 è espulso anche da Malta. Tenta la sorte a Londra e a Parigi. A Parigi Giacinto Carini gli dà due franchi al giorno, u per tirarla impiegandolo nel suo Office franco-italien, mentre Giuseppe persona conosce di Londra A innanzi ci vuole il triplo „. aveva preparato con la consueta precipitazione Mazzini, che uno sbarco da Malta in Sicilia nel 1853, con emigrati di poca con-

—

—

siderazione, ed aveva quindi ricevuto dal Crispi giuste lagnanze. Il Crispi

passò questi anni peregrinando, e fu più volte a Parigi

ed a Londra, e anche a Lisbona, legato sempre col Mazzini. Ma di questo periodo poche traccie sono rimaste nel suo archivio. Il

Palamenghi ha il torto, veramente gravissimo, di non accennare affatto alla possibile partecipazione del Crispi all'attentato Orsini:

poiché si limita a scrivere

:

"

Prima l'attentato Orsini, poi il com-

plotto Tibaldi, organizzati contro la vita di

Napoleone III, indi-

spettirono siffattamente la polizia, che gran numero di stranieri noti per opinioni repubblicane furono espulsi; e Crispi non fu ri-

sparmiato „

La Farina

;

pubblica senza commenti una lettera del Crispi al (Lisbona, 28 ottobre 1858)

in

cui l'avvocato scrive:

u

Nei due anni e mezzo di mia dimora in Francia, io non vi conobbi neanco di nome le società segrete, non cospirai con Tibaldi, non ebbi alcun contatto con gli uomini che attentarono, o avrebbero voluto attentare alla vita di Luigi Bonaparte... Fosse effetto di perquisizione, o di ostilità

di

un nostro conterraneo, il 26

o

27 luglio cadde nelle mani della polizia un pezzo di carta sul quale

erano delle note, tutte di mio carattere, che io avevo prese dal sig.

Gastienne-Renette, armaiuolo in Parigi, all'occasione d'un in-

avutomi da un ufficiale del Genio Siciliano della compera un paio di pistole di nuovo stile. A quelle note fu dato un senso peccaminoso, e il colpo fu fatto „. Francamente mi sembra che la difesa non sia né troppo chiara, ne troppo estesa. Di Felice Orsini il Crispi non fa neppure il nome.

carico di


228

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Del resto, ripeto, il Crispi era legatissimo a Mazzini in questo momento, e si adoperò a Lisbona per fondarvi una sezione italiana del partito d'azione (" Propaganda sul Giornale Propaganda sulla Marina Italiana — Intelligenze sui Vapori Fondazione di un nucleo in Oporto „ predica Giuseppe Mazzini), e,

— —

:

tornato a Londra,

anche

il

Crispi firma la dichiarazione asten-

sionista di Mazzini, per la guerra del 1859.

Se il Cavour fu talora idealmente cieco, il Mazzini, nonostante l'esattezza di alcune previsioni di fatto,

fu cieco in questo mo-

mento: e il Crispi con lui.

Finalmente l'esule riappare in

Sicilia,

con lenti azzurre agli

Manuel Paaccorda con i capi per una prossima

occhi e basette tagliate all'inglese, sotto le vesti di reda, nell'agosto del 59; e

si

La lettera

insurrezione. Qui il Crispi incomincia a veder chiaro.

una stupenda relazione dello stato d'animo e dello stato di fatto, una confessione del 16 settembre scritta a Nicola Fabrizi contiene

esplicita di fede

u (

Non ci è altro scopo da potere e dovere rag-

giungere che quello dell'unità nazionale „...) e un ottimo programma d'azione

:

"

schiacciati.

Se la Sicilia insorge e Napoli resta tranquilla, saremo Un'insurrezione negli Abruzzi e nelle Calabrie, una

corsa di Garibaldi... assicurerebbe la nostra riuscita „.

E Fabrizi, in una lettera al Crispi, dà di Mazzini e di Garibaldi questi due significantissimi giudizi frammentarii

passa

" da filosofo politico

superiore, che

Mazzini spesso guarda e giudica, a par:

tigiano che tenta e non riesce, e s'adira „. Garibaldi,

w

ottimo per

non sempre opportuni, e talvolta impetuoso non opportunamente, sul terreno politico fu alternante, e sul militare fu, è, sarà sempre irregolare „. Crispi tentò di agire anche presso il Ministero a favore della Sicilia: sono riportati a questo punto nel libro alcuni frammenti di diario, che costituiscono i primi documenti capitali del volume,

impeti,

sia per l'importanza di fatto, sia

per la dimostrazione nettissima il 15 dicembre, non si

della chiara visione del Crispi. Il Rattazzi,

dimostrò sfavorevole a' suoi propositi

;

il

27,

dopo aver visto

il

La Farina che si era abboccato col Crispi senza venire ad accordi, si

dimostrò scettico.

:


FRANCESCO CRISPI IN UNA RECENTE PUBBLICAZIONE

229

Giuseppe La Farina, questo siciliano vanitoso, da ministro delnel 48 divenuto strumento del Cavour, cominciava a intralciare la via a Francesco Crispi. Si delinea così fin da questi giorni il duello feroce che si svolse tra i due siciliani, e che adombrò in realtà il contrasto epico fra il Crispi e il Cavour, fra il partito l'isola

d'azione (lealmente unitario e monarchico in questo il

momento) e

partito d'ordine (dubbioso degli altri e dell'avvenire stesso del

Il Crispi,

a Genova, è ridotto a confidarsi soltanto con Rosalino

Pilo, con questa nobile figura di esule siciliano, alla

quale vorrei

dedicare una lunga parentesi, se lo spazio non mi difettasse. Il gentile

cavaliere che vantava nel suo sangue Angiò, e che, morendo,

A

me la morte darà tanto dolore al Mazzini da fargli esclamare: " di Rosalino cancella metà della gioia „ [della liberazione di Sicilia], corrispondeva col Crispi con un cifrario combinato su sette versi del Trionfo della Morte petrarchesco, e gli scriveva firmanu

dosi:

tuo amico da fratello „.

Il Crispi, di

rimando, scriveva al

u

Mio dilettissimo più che fratello „. Egli continuava a mantener lucidissima la propria visione il 12 gennaio 1860 da Torino scrive: " È nel Sud il Rubicone: vile chi si arresti a valicarlo „. Di rado lo travagliava il dubbio: u Qui son mandato da Erode a Pilato, e temo anch'io che nulla ne uscirà. Non ho visto, ne cercato di veder Garibaldi; debole quanto una donna, si fa avvicinare e abbindolare dal primo Pilo

:

:

venuto „. Tuttavia, molestato dal Cavour ritornato al potere, e ritornato

da Torino a Genova, si decide finalmente a rivolgersi a Garibaldi, e scrive col Pilo la lettera del 22 febbraio 1860, che contiene dice bene l'autore il programma della spedizione. u S'inizia allora il contrasto fra Garibaldi scettico ( Nel mo-

—

—

mento presente non credo opportuno moto rivoluzionario in nessuna parte d'Italia „) ed il Pilo e

il

Crispi ardentissimi,

i

quali

nuovo, a condurre il Generale su la loro via. Rosalino Pilo parte per la Sicilia; il Crispi si adopera per ottenere le armi del " Milione di fucili „ trattenute poi, com'è noto, dal famoso sequestro D'Azeglio, cui non revocano né il Farmi né

riescono, miracolo

il

Cavour. Garibaldi dovrebbe muoversi, quando,

il

28 di aprile 1860, alle

pom. giunge il famoso telegramma del Fabrizj spedito da Malta il 26, alle 3.15: " Offerta botti 160 rum America ore 6.30


230

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

pence 45 venduto botti 66 Inglese 47 anticipo lire 114 botti 147. Brandy senza offerta. Avvisate incasso tratta lire 99. Rispondete subito — G-. Stocker „. Era diretto al Mosto e fu interpretato: u Completo insuccesso nella provincia e nella città di Palermo. Molti profughi raccolti dalle navi inglesi giunti in Malta. Non vi

muovete „. Ma il telegramma era male interpretato, come avvertiva il Fabrizj stesso il 28 scrivendo a Luigi Orlando: " Sono tormentatissimo da due giorni nel dubbio che un mio dispaccio a Mosto, per Ciccio, ...abbia potuto essere frainteso „. Il Crispi telegrafò il

risposta —

si

29

u :

Ripeteteci meglio il dispaccio „. La

disse — non venne, e

il

telegramma rettificato pre-

— secondo alcuni —

sentato dal Crispi la sera stessa del 29, fu

invenzione benefica del Crispi stesso. Il

Palamenghi non lo esclude e non lo asserisce: non ha trovato

carte in proposito. Certo è che il Fabrizj avrebbe potuto telegra-

fare in quel senso,

come scrisse poi all'Orlando, e del pari è am-

missibile che il Crispi abbia potuto

inventare seguendo

ch'egli credeva più atta alla interpretazione del

l'ipotesi

telegramma.

Comunque sia, la prontezza della decisione del Crispi,

spalleg-

giato dal Bixio, ebbe ragione delle ultime esitazioni di Garibaldi.

Voi solo, disse il 2 maggio raggiate ad andare in

Sicilia,

il

Generale all'avvocato, m' incotutti gli altri me ne dis-

mentre

suadono.

— Ed io lo

fo, rispose Crispi,

alla patria, e a voi di

perchè convinto di fare cosa utile

sommo onore. Ho un solo timore, ed è la

incertezza del mare.

— Io vi garentisco sul mare, replicò Garibaldi. — Ed io vi garentisco la terra. Partirono il 6 di maggio, ambedue sul Piemonte.

E da quel

giorno Francesco Crispi fu la mente dei Mille.

Poiché quest'uomo recava sul Piemonte qualcosa che, insieme con spada di Garibaldi, avrebbe redento la Sicilia. Il 26 di aprile M egli aveva scritto a Giacinto Scelsi a Torino Porta la collezione delle leggi Siciliane del 1848-49 „. Questo egli era la legge della

la

:

:

rivoluzione.


FRANCESCO CRISPI IN UNA RECENTE PUBBLICAZIONE

231

A Marsala, al Decurionato riunitosi la sera dello sbarco, Fran"Proclamate Vittorio Ema-

cesco Crispi presenta questo invito:

nuele Re d'Italia e per lui Garibaldi Dittatore in Sicilia. Invitate ;utti

comuni dell'isola a seguire il vostro esempio „. Francesco

i

Crispi investiva idealmente

il

27 di maggio, egli fu

fino al

Re e il Dittatore. Da quel giorno,

— dice bene

il

verno, tutto il governo, eppure non era che

—

il goPalamenghi u un uomo solo, una

mente, una energia „. Ufficiale di stato maggiore, poi ufficiale alla

immediazione di

Garibaldi ed infine Segretario di Stato, prese parte alla riunione del Consiglio di guerra del 24: il Palamenghi, senza affermazioni di fonte diretta,

versi

afferma ch'egli sostenne contro il Sirtori non do-

Mille ritirare nell'interno dell'isola.

i

Entrato in Palermo, emanò una serie di decreti, fra i quali è stemma e la bandiera regia da

notevole quello riguardante lo adottarsi, e quello z'altro,

u

con cui espelleva i gesuiti e

i

liguorini sen-

dal territorio dell'Italia „.

Interessanti, fra i documenti citati in queste pagine, quelli riguar-

danti l'ordinanza sulla leva e le difficoltà incontrate nell'attuazione,

—

—

esonerò dal reclutatanto che Garibaldi come ricorda il Tùrr mento gli addetti ai lavori campestri, forse con troppa umanità. In questo momento giunge a Palermo, il 7 di giugno, Giuseppe La Farina, spiacente ormai a Garibaldi ed al Crispi, amico al Cavour. E il 10 giugno egli scrive la famosa lettera-rapporto che prova ad un tempo la fondatezza di certe sue critiche, e la sua immensa vanità. Il La Farina critica con acume l'ordinanza relativa alla coscrizione e ai consigli civici, dicolo si

quando confessa

:

" In

sono diretti sopra di me

ma è semplicemente ri-

questo stato di cose tutti gli sguardi

;

tutti

vengono da me per chiedere

consiglio o direzione. Se passo per le vie,

mi

si

fa festosa acco-

nessuno saluta. Molti capi della forza armata, gli stessi questori di Palermo si mettono a mia disposizione. La mia casa è sempre affollata di gente come un ministero „. Questo era l'uomo contrapposto a Crispi, che preparava, d'acglienza; e

a' governanti

cordo col Persano, la sollecita annessione della Sicilia e l'arresto

Medici in Sicilia.

di Mazzini, nel caso scendesse col

Incominciano le amarezze per

taglie di Calatafìmi e di Palermo

u

Le batmi diedero minori travagli di

il

Crispi,

che scrive

:

mi vengono da queste lotte meschine e basse. Ci sono momenti che vorrei fuggirne „. quelli che


232

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Del pari notevoli sono le lettere del Bertani al Crispi, da Genova " All'erta Non permettete che La Farina abbia un briccioìo di potere. Per Dio! l'avete voi il potere, tenetevelo „. Agostino Bertani scrive lettere spesso aspre ed amare: egli è l'uomo che, di là del mare, suscita gli armati da inviare a Garibaldi, e non gode dell'ebrezza guerresca, e ne ha la nostalgia, come il Mazzini Perciò anche al Bertani, d'iroso temperamento, va molto perdo nato. Invano egli chiede si faccia di lui l'unico rappresentante d !

:

Garibaldi sul continente (aveva siffatto titolo anche l'Amari)

— dice

Palamenghi — per prudenza barcamenò. il Mazzini scrive al Crispi una significantissima lettera, per tema di mosse autonomiste u Piuttosto

Garibaldi Il

il

22 giugno, dal canto suo,

:

che lasciar prender piede agli Indipendentisti, affrettate il suffragio e l'Assemblea „. Mentre scrivevano così il Mazzini e il Bertani (che si rivolgeva a Garibaldi con disperate lettere: " Garibaldi mio! Questa volta, sì, faremo l'Italia! „), il Crispi doveva pensare seriamente a difendersi dal La Farina. Di che temeva il Cavour? Francesco Crispi pubblicava il 14 giugno le Istruzioni del governo provvisorio ai

suoi rappresentanti, nelle quali era detto chiaramente:

Non vi è

oggi " che una sola via di salute: il raccogliersi intorno a quella gloriosa monarchia di Savoja, che ha in sé stessa personificata la vita, la forza, la dignità nazionale „.

E poiché gli attacchi del La Farina raddoppiavano, un mese dopo la giornata di Palermo, il Crispi si dimetteva da Ministro, rimanendo Segretario all'immediazione del Dittatore, il quale aveva consentito ad una crisi ministeriale, non all'annessione immediata, perchè aveva fatto presente ai palermitani postulanti che " se mai si compiesse oggi l'annessione della Sicilia sola, gli ordini dovrebbero qui venire d'altrove bisognerebbe ch'io levassi la mano ;

dall'opera e mi ritirassi „.

Pieno d'amarezza giustificata, il Crispi scriveva

al Correnti

—

superbo non meno del La Farina al Cavour, ma con quanto maggior ragione!

—

" Sono io

che posso salvar l'Italia in Sicilia „. Poteva

osare di affermarlo dopo aver detto:

" Io

amo l'Italia sopra ogni

cosa e poiché l'Italia dev'essere fatta con Casa Savoja, io l'accetto

senza arrière pensée. E mio il titolo dato a Vittorio Emanuele di

Re d'Italia „. Senonchè giungeva improvvisa, il 7 di luglio, la notizia dell'espulsione del La Farina, accolta con grandissimo sdegno dal Cavour.


FRANCESCO CRISPI IN UNA RECENTE PUBBLICAZIONE

233

Alle intemperanze del grande ministro, riparavano non poco le

ardenze generose del Re. Il De La Varenne, che lo aveva visitato, u Vittorio scriveva al Crispi il 1° luglio queste testuali parole:

Emanuele è con voi, corpo ed anima „. Vittorio Emanuele mandava intanto a Garibaldi, che glielo aveva chiesto, Agostino Depretis, nominato poi subito prodittatore in Sicilia.

Ma il Depretis era favorevole all'annessione, e il La Fa-

rina aveva lasciato in Sicilia nel Cordova

un suo alter-ego.

Siamo così giunti al passaggio dello stretto, argomento sul quale ritornerò nella terza parte di questo saggio, perchè nelle pagine

che ne trattano il Palamenghi dimostra veramente una parzialità discutibile, annullando così in parte l'effetto della sua sensatissima osservazione

u :

Se l'annessione della

fosse stata

Sicilia

un fatto compiuto quando si combatteva questa battaglia diplomatica, cioè alla fine di luglio, il giuoco di Cavour per resistere alla pressione della Francia non sarebbe stato possibile „. E il gioco della Francia consisteva nel salvare ormai a mezzo il Borbone.

A proposito di Francia sono molto notevoli, come ho già accennato, le lettere del

De La Varenne a Crispi, relative alla di-

sastrosa impressione prodotta in Francia dalla lettera del Dittatore a un certo

Parker inglese, in cui era detto che " una volta

che l'Italia fosse una e libera, i

si

alleerebbe all'Inghilterra contro

disegni ambiziosi dell'Imperatore dei francesi „. Garibaldi era

in quel momento popolarissimo in Francia, e non si poteva lasciare l'incidente

riuscirono ad attenuare non era con una smentita, che in realtà

insoluto. Il Crispi e l'Amari

l'effetto della lettera

troppo sincera perchè la lettera di Garibaldi esisteva! Intanto Garibaldi fattosi

era passato

tore per ottenerne l'autorizzazione \

!

I

dere,

nel Napoletano

e

il

Depretis,

animo, si preparava all'annessione. Inviò il Piola al Ditta-

quando il Bertani

;

Garibaldi era sul punto di ce-

— come narra la Mario — lo fermò in

tempo. In ogni modo il Crispi si dimetteva nuovamente, insofferente delle insidie del Cordova e di altri. E le dimissioni, due volte date, dovettero essere accettate. Il

Depretis e il Crispi si recarono a Napoli a conferire col Dit-

tatore: vinse il partito del Crispi, e il Depretis si dimise. Garibaldi stesso !

venne a Palermo a ricostituire il Governo, nominando proAntonio Mordini, il 17 settembre.

dittatore

H 18 il Cordova, vice-La Farina, scriveva al suo alter ego di-


234

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

chiarando necessario l'arrivo dei bersaglieri del u

Re a Palermo.

Tutto è preparato „.

Tanto che il Mordini, fido a Garibaldi, s'indusse poi a decretar appunto per evitare lo sbarco di truppe regie in

l'annessione, Sicilia.

il

Le cose andavano peggio a Napoli, dove il Dittatore aveva dato Governo in mano ai cavourriani, avverte il Palamenghi. Real-

mente

i

cavourriani esagerarono,

specie

nelle

accuse contro il

Bertani (ricordiamo purtroppo tra i più accaniti Ruggero Bonghi).

Ma mi pare eccessivo d'altra parte il commento dell'autore, il quale trova giustificato il telegramma del Crispi ai Governatori delle Provincie con cui

si

vietavano le petizioni annessioniste.

che ri-

spetto era questo della libertà d'opinione?

Meglio mi piace il Palamenghi quando nel suo nobile fervore sostiene la possibilità di un successo della spedizione, anche nell'ipotesi della

prosecuzione della guerra fino a Roma e più in su.

ma non folle. u La grande riPalamenghi non si arrestò un istante; cacciò gli stranieri dal territorio nazionale e andò a imIpotesi di gran rischio, certamente,

voluzione francese

— scrive

—

il

porre la pace nelle capitali degli invasori „. Il

tore

Crispi saggiò l'ultimo fiele il

quando venne a Napoli proditta-

Pallavicino, che recava fra i desiderata del Cavour: espul-

sione di Mazzini, Crispi, Bertani, Mordini!

Garibaldi ne fu irritatissimo. E naturalmente, i rapporti fra il Pallavicino ed il Crispi durarono aspri.

Convocata frattanto dal Mordini l'assemblea siciliana, fu necesanche a Napoli. Il Crispi, Segretario di Stato agli affari esteri dopo molte vicende ministe-

sario stabilir la giornata dei plebisciti

riali,

presentò il decreto relativo alla firma del Dittatore il 12 ot-

tobre. Dimessosi vicino, al quale

il

giorno dipoi per i continui dissidi col Palla-

non serbò tuttavia alcun rancore, rimase ancora

accanto al Generale, e scrisse per lui le ultime parole nobilissime del governo della Rivoluzione.

Ed ora, dopo aver largamente riassunto il volume, in cui la grandezza del Crispi risalta da sola, due parole di critica. La critica è in qualche punto necessariamente amara. Perchè l'on. Pa-


FRANCESCO CRISPI IN UNA RECENTE PUBBLICAZIONE

235

lamenghi-Crispi che ha scritto, ripeto, un così serrato ed affascinante volume, non ha voluto seguire nella sua narrazione un metodo continuato ed imparziale?

Mi spiego. L'on. Palamenghi poteva: o pubblicar integralmente la raccolta dei

documenti crispini senza commenti

(al

più,

con

qualche nota esplicativa); o dare veramente al suo libro il tono di biografia apologetica del Crispi in un determinato periodo di sua vita, e fare opera assolutamente personale; o compiere finalmente opera critica giovandosi dei documenti del Crispi e corredandoli con opportuni richiami.

In realtà l'on. Palamenghi si è attenuto teoricamente a questo terzo genere, ma non sempre con l'imparzialità ch'era debito nostro attendere. Le note, ripeto, si mettono o non si mettono: se si mettono,

non si mettono soltanto

le

note tendenziose

;

e

quando

si

citano i documenti già editi, non ci si giova soltanto di quelli che

corredano la nostra tesi, ma anche di quelli che l'avversano.

Il

Palamenghi ha fatto le cose a mezzo, stralciando qua e là da pubblicazioni a lui note brani che lo interessavano, per dare al suo libro carattere di erudito contributo alla storia del tempo. Quanto

avrei

amato meglio ch'egli avesse chiaramente confessato

il

suo

proposito, ch'è pur nobile, e ci avesse dato una incisiva e vibrante

sua storia, alla maniera del Machiavelli o del Botta, con l'inserzione pura e semplice dei documenti crispini! ricollocare nel

A

vero la figura presentataci dal biografo avremmo pensato poi noi...

Ne è nata invece, in questo modo, una

sproporzione ed una

inefficacia tecnica frequente e spesso anche una dimostrazione par-

tigiana di una tesi politica.

Gli esempi non mancano, grandi e piccoli.

E lecito, come ho già detto, parlare dell'attentato di Felice Orsini e de' suoi complici nei termini più che laconici del Palamenghi, senza un riferimento alle molte accuse mosse al Crispi, anche recentemente sui giornali, dopo le M rivelazioni „ del Rudio? Ed è mi si perdoni l'osservazione intima è molto serio il fare per Rosalia Montmasson, la prima moglie del Crispi (se pur non dinanzi allo Stato) questa menzione " Donna di grande animo e fedele compagna di Crispi nell'esilio e nelle vicende del '60;

—

—

:

fu dei Mille „ (pag. 96)?

Perchè infine trascurare affatto le fonti napoletane e siciliane; perchè citare il La Farina ad ogni passo, per mostrar le trame del Cavour, e del Cavour fare così scarse, e sempre sfavorevoli citazioni ?


236

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Ed è per uno storico che conosca bene la bibliografia del 1860, conveniente ripubblicare lettera di Alessandro

— dopo che fu edita le mille volte — la

Dumas sulla battaglia di Milazzo, che non

ha nulla a che fare con la vita del Crispi e che ha scarso valore E per quale improvvisa sovrabbondanza è ripubblicata la

storico?

convenzione di Messina, pure notissima? Ma dove la soggettività del Palamenghi diviene, a parer mio, inopportuna, si è nelle pagine che parlano del passaggio dello Stretto. Il Palamenghi pubblica due copie in varia redazione della famosa lettera ostensibile che il Litta Modignani portò a Garibaldi da parte del Re, per sconsigliarlo dal passare lo Stretto. Pubblica la nota risposta ostensibile di Garibaldi, deciso a passare

quand mème,

e

nel testo del

a quanto è ormai a cognizione di nota, sente

il

volume non aggiunge altro tutti.

dovere di aggiungere quanto

in questa Rivista nel fascicolo I, 1909.

personali osservazioni del Litta,

e

In nota, soltanto in il Guerrini pubblicò

Muove critiche esatte alle

riproduce la famosa lettera

riservata di Re Vittorio a Garibaldi, in cui il Re stesso suggerisce a Garibaldi le parole negative della risposta.

Ma l'on. Palamenghi, che ha già relegato questo documento in nota, sente il bisogno di dubitare che la lettera sia mai stata posta sotto gli occhi di Garibaldi, che pur rispose nel tono suggerito, e in ogni

modo trova strano che la lettera stessa sia rimasta nelle

mani del Litta! Conchiude, come se si potessero forzare la storia u Noi avremmo preferito che ci si fosse detto che e gli eventi: quella lettera usciva dagli Archivi Reali! „

(p. 277).

Senonchè, i dubbi dell'on. Palamenghi erano destinati quasi fa-

talmente ad essere smentiti. Per una curiosa coincidenza il 29 gennaio 1911, l'on. Luigi Rava, in un discorso, comunicava a Bologna questi documenti che furono poi riprodotti dalla Nuova Antologia del 1° febbraio.

Garibaldi, quattro giorni dopo l'incontro col Litta e la risposta al

Re, scriveva: '

M " Io

Messina, 30 luglio 1860.

Sire,

penso di passare il 15 del venturo mese, piuttosto prima. bisogno ancora di 10.000 fucili con baionetta, prima di

" Avrei "

quell'epoca. "

Saluto la M. V. con affetto. u

Dev° sempre G. Garibaldi.


FRANCESCO CRISPI IN UNA RECENTE PUBBLICAZIONE u

u

237

P.S. La M. V. farà un gran bene mandandomi alcune centinaia

di sciabole per cavalleria „.

E il Re, mandando la lettera a Luigi Carlo Farini ministro, aggiungeva di suo pugno a matita: u u

Caro Farini,

Guardi fare il possibile per queste cose richieste dal Generale. "

V. Emanuele „.

Che cosa occorre ancora per provare che cordiali erano le comunicazioni fra il Re e il Dittatore in questo periodo, consentanea la volontà del Re con quella del Generale, piena la confidenza di Garibaldi con Vittorio Emanuele, che non si schermiva dall' aiutarlo?

Rimane a considerare il duello fra Camillo Cavour e Francesco Qui le cose mutano. Se l'on. Palamenghi fosse stato nel suo bel libro meno partigiano, credo che l'efficacia della sua esal-

Crispi.

tazione del Crispi di fronte al Cavour sarebbe stata doppia. Poiché il Cavour non fu in questo periodo felice. Ma il Palamenghi calca troppo le tinte, e ci fa troppo spesso ricordare la sua parzialità, specialmente in esempi come quello ora citato. Gran parte, in fondo, dell'azione del Crispi nel 1860 si riduce

veramente

al duello contro

il

Cavour, rappresentato ora dal La Farina, ora

dal Cordova, ora dal Persano, ora dal Pallavicino. E

dà grandezza alla narrazione. Crispi era l'uomo il

politico per eccellenza. Quasi

sempre

la

di

il

contrasto

fede,

Cavour

politica realistica del

Cavour ebbe ragione di fronte all'utopia nella Storia d'Italia. Per una volta, confessiamolo, ebbe ragione la fede. Mancano nel libro, né era il caso di attenderli, documenti relativi al contegno del Governo Sardo prima della partenza dei vapori da Quarto. Non mancano altre interessanti novità, che il Palamenghi si compiace di lumeggiare. Fin dalle prime pagine egli si scandalizza contro quanti hanno prestato fede al liberalismo del Cavour, per lo sfratto del Crispi nel 1853, mentre era al potere il ministero Cavour-San Martino, ed


238

IL

KISORGIMENTO ITALIANO

si compiace ha in realtà importanza storica grande, ma che •è posta per semplice voluttà anticavouriana perchè non ha nulla a che fare col Crispi e costituisce una di quelle strane sproporzioni del volume, cui accennavo prima. Il 12 aprile 1856 il Cavour scriveva al Rattazzi: " Ho avuto una lunga conferenza con Manin. È sempre un po' utopista, non ha dismessa l'idea d'una guerra schiettamente popolare, crede all'efficacia della, stampa in tempi

astrae dalle difficili condizioni dei tempi; a pag. 51 di una nota che

procellosi: vuole l'unità d'Italia, ed altre corbellerie... „. Le quali parole, dice il Palamenghi, furono omesse dal Chiala nella pubbli-

cazione delle lettere del Cavour, ma furono riprodotte dall' Olii vier,

che le ebbe dal Rattazzi. Ora, non è ignoto a nessuno che il Cavour si convertì gradualmente al principio unitario, come il Crispi si convertì gradua] -

mente al possibilismo monarchico. Ed ambo le conversioni furono giovevoli.

Palamenghi nota ancora (cito quasi a caso) che il Cavour nelu Depretis, svincolandosi affatto si augura che il dalla influenza di Crispi „, avrebbe pubblicato lo Statuto, mentre il Crispi lo pubblicava spontaneamente il 3 di agosto. Ma si può gettare tutta sul Cavour la colpa se egli ebbe nel La Farina un Il

l'agosto del 1860

settario informatore?

Non dobbiamo fare al Cavour gran colpa per non aver compreso ne conosciuto il Crispi nel 1860 occorre ricordare che, fino a quell'anno, il Crispi era stato un enigma, e che anche in quell'anno fu discusso da molti. Checché si dica, egli ebbe a Palermo feroci inimicizie e fu vittima di molte crisi di gabinetto. Per quanti anni fu il Crispi un incompreso Ancor oggi è egli presente nella sua grande figura dinanzi a tutti gli italiani? La maggiore colpa ideale del Cavour consiste nel non avere compreso i danni che potevano derivare da una precipitosa an:

!

nessione, e nell'aver tentato di secondare il tentativo borbonico,

che voleva salvare al Re di Napoli il territorio peninsulare. D'altra parte non era facile per il Cavour formarsi a distanza

un esatto concetto dini, come

della

collettiva onestà degli intenti garibal-

erano giustificate nel Mezzogiorno le diffidenze gari-

baldine per i cavouriani.

Cavour comprese tardi, questo è vero, l'invincibile potenza E se, quando la comprese, continuò in un atteggiamento che non fu simpatico, ciò si deve al fatto, Il

del movimento garibaldino.


FRANCESCO CRISPI IN UNA RECENTE PUBBLICAZIONE giustificabilissimo

in

lui,

eh' egli

239

volle infine salvare la causa

della Monarchia di fronte a quella troppo fortunata della Rivoluzione, e

meditò

— con concetto genialissimo — la spedizione

delle

Marche e dell'Umbria: u Si nous ne sommes pas à la Cat-

tolica

avant Garibaldi, nous sommes perdus la revolution envahit ;

Nous sommes forcós d'agir „. Il duello fra il Crispi ed il Cavour costituisce così una necessità dolorosa, ma una necessità storica nell'integrazione italiana del 1860. E se il Crispi ha naturalmente la parte più generosa, il Cavour non deve subire ogni biasimo. l'Italie entière.

Fidarsi della rivoluzione garibaldina sarebbe stato forse ardi-

mento eccessivo? Questa la domanda. La storia ha risposto che no. Ma la retrospettiva indagine psicologica giustifica la domanda, e spiega molto efficacemente come gli spiriti moderati potessero temere in realtà. L'errore vero consistette, e dico ciò con franchezza, nel servirsi

d'uomini come il La Farina e come

il

Cordova. Questo

sì.

Ma,

pur troppo, non riboccarono gli indegni anche nel partito d'azione, in altri Il

tempi e in altre occasioni?

contrasto col La Farina rende più efficace l'azione e la no-

biltà d'atteggiamenti

del Crispi nel 1860: anche questo è certo.

Ma alla sua grandezza contribuiscono anche più l'aver portato fra i

Mille il senno e la legge dall '11 al 27 di maggio; e

ancora

— l'aver voluto che la spedizione dei Mille

dall'agosto 1859 fino al 6

si

— prima

compisse,

maggio 1860.

Quella che fu la sua fede è oggi la sua santità! Poiché la santità dei politici e dei guerrieri è quella

che noi chiamiamo la gloria.

Gualtiero Castellini.

Il

Risorgimento Italiano.

— IV.


LA QUESTIONE DELLA VENEZIA NEL 1864

Il

documento che offre occasione a quest'articolo è già noto in

parte

;

e nella sua parte forse per noi italiani più interessante. Si

tratta d'una lettera che Costantino Nigra, allora nostro ministro ple-

nipotenziario a Parigi, scrisse il 21 luglio 1864 al Minghetti, presi-

dente del Consiglio dei Ministri, per rendergli minuto conto d'un colloquio che egli e il Marchese Pepoli, inviato straordinario del

Governo italiano, avevano avuto poc'anzi con l'Imperatore NapoIl Pepoli, subito dopo il colloquio, portò al Minghetti una relazione orale del come esso si era svolto e forse una breve comunicazione scritta del Nigra e dopo qualche settimana, a mente riposata, questi, intelligenza più lucida e di-

leone III a Fontainebleau.

;

plomatico più cauto del suo compagno di trattative (1),

inviò,

appena gli si fu presentata un'occasione " sicurissima „, al capo del nostro Governo una nuova informazione ampia e particolareggiata,

un vero e proprio verbale della conferenza.

Nella quale s'erano affrontate due distinte questioni

:

quella di

Roma e quella della Venezia. Tutto ciò che riguarda la questione di Roma è stato reso di pubblica ragione da Marco Minghetti in quelle sue memorie su la Convenzione di Settembre, pubblicate non molti anni fa (2), nelle quali egli intese a giustificare la sua

condotta, nell'atto che gli costò l'impopolarità.

(1)

Sul quale

v.

Bonghi,

La vita e i tempi di Valentino Pasini, Firenze, 1867,

879 che lo dice " uno dei più frettolosi e impazienti amici del Rattazzi „ e pare veramente che alla sua fretta e al suo non saper tacere si sia in parte dovuto se Napoleone pretese il trasloco della Capitale a Firenze o a Napoli, p.

:

:

(2)

Minghetti,

La Convenzione di settembre, Bologna, 1899, pp. 76-80;

e

ne

ha tratto profitto il Savelli, nelle sue dotte aggiunte al Bulle, Storia del secondo impero

e del

regno d'Italia,

II,

Milano, 1909, pp. 410-411.


LA QUESTIONE DELLA VENEZIA NEL 1864

241

E questa lettera era appunto uno dei capisaldi della sua giustificazione, perchè da essa appare efficacemente dimostrato che le trat-

Napoleone erano riprese dal Governo italiano con gli che avevano guidato ad iniziarle tre anni prima il Cavour che, se non si potè ottenere quanto a vrebbe certamente ottenuto, col suo prestigio personale, il gran Conte, fu però un discreto successo quello cui si giunse, di avere dall' Imperatore le stesse concessioni, offrendo in più solo una guarentigia che era d'altra parte una determinazione di cui molti sentivano la netative con

stessi criteri ;

cessità

che

;

l'

Drouyn de Lhuis, col come condizione una

Imperatore, secondato dal

richiedere questa guarentigia e coli' imporre

rinunzia formale a Roma prima di impegnarsi a sgombrarne francese, mirava, piuttosto che a impedirci

presidio

di

il

risolvere

secondo i nostri voti la questione romana, ad allontanare da sé la

Insomma, il contegno anti-itaNapoleone tutte le volte che ebbe di occuparsi di Roma,

responsabilità di tale soluzione (1). liano di

ben lungi dal rispondere ai suoi sentimenti e alle sue "convinzioni, gli era o gli pareva imposto dall' opinione pubblica della maggioranza dei francesi, e dall'ostilità manifesta delle altre potenze europee. Ciò che appare meglio dimostrato da una recente pubblicazione (2), e gli ha attirato odii cordiali e durevoli,

non meno

da parte dei retrivi che dei partiti più avanzati. Le informazioni del Nigra, oltre che per la pubblicazione di questa e d'altre sue lettere nell'opera del Minghetti, avevano del

(1)

Giova ripetere le ultime parole della lettera del Nigra:

* Il

sig. Drouyn

de Lhuys approvò senza esitanza e senza riserva e soggiunse queste parole " che vi cito testualmente Naturalmente il resultato di tutto ciò sarà che voi

*

;

:

finirete

per andare a Roma;

ma è importante che tra questo fatto e quello

"

dell'evacuazione passi un tale intervallo e

*

dire che

*

abbia la responsabilità „. Minghetti, op.

si

possa stabilire una

una tal serie di eventi da impe-

connessione tra cit.,

essi, e

che la Francia ne

p. 80. Cfr. Savelli,

in

Bulle,

418 e nelle pp. 416 e segg., una lunga dissertazione sui caratteri della Convenzione; della quale s'occupa pure, assai sommariamente, il voi. di op.

cit., p.

:

Rome et Napoléon III, Paris, 1907, p. 211 e segg. Un crime du second empire, Paris, 1910 sul quale cfr. Luzio,

E. Bourgeois ed E. Clermont, (2)

Colleville,

:

Un libro francese su Castelfidardo, in Corriere della Sera del 2 ottobre 1910. Che " la pensée personelle et la volonté „ di N. non si possa cogliere nel

—

suo atteggiamento verso la questione romana, cosicché " il subit ces résolutions plus qu'il ne les décide „ cit. voi.

di

Bourgeois

e

diceva anche il Monod, nella bella prefazione al

Clermont,

p. vi.


242

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

resto contribuito alla conoscenza della questione romana in quegli

anni così viva, attraverso l'opera di Raffaele De Cesare (1) mentre meno nota, in alcuni particolari, è l'azione sua per risolvere l'altra ;

questione di politica estera che allora s'agitava in Italia, quella della Venezia. Il Minghetti tenne a dichiarare che F una e l'altra questione preoccuparono più d'ogni altra cosa, costantemente, lui ed i suoi compagni di Governo (2). Ciò che ha pur dichiarato, con calde parole, un uomo egregio che ne divise, benché in misura assai minore, la responsabilità, Silvio Spaventa (3) ed è riconosciuto dallo storico meglio informato delle vicende di quegli anni, il ;

Chiala (4), che si valse in molti punti quasi delle parole stesse di

Ruggero Bonghi un avversario, questi, tanto leale e tanto benevolo :

per quegli uomini di governo, da non aver esitato a dichiarare che u

politica interna noi abbiamo errato assai spesso, nelpuò dire, non abbiamo errato quasi mai „ e poich'egli scriveva nel 1869 (5), il suo giudizio va riferito a quella che è stata se nella

l'estera, si

definita

u

;

la politica della destra „.

Non credo che, a quasi

quarant' anni di distanza dagli avveni-

menti, questo giudizio si possa ripetere

:

è innegabile che

u i

mi-

nisteri italiani dal 1860 al 1866 non hanno di proposito deliberato

e per anticipazione rinunciato a nessuna „ delle strade che loro

presentavano per risolvere la questione della Venezia (6); ma appunto questa preoccupazione di non lasciarsi sfuggire le occasioni, e la ricerca affannosa di esse, determinò una incertezza di azione che avrebbe potuto nuocere seriamente all' Italia, se non fosse stata congiunta con una lodevole prudenza nei nostri uomini di governo e soprattutto nei nostri diplomatici e ci avrebbe si

;

(1)

Roma e lo stato del Papa dal ritorno di Pio IX al XX settembre, Roma,

1907:

si

vegga specialmente il voi. II, p. 248 e segg.

— Cfr. D'Ancona, Ricordi

ed affetti, Milano, 1908, nuova ed., p. 352.

13 e segg.

(2)

Op.

(3)

La politica della Destra, scritti e discorsi raccolti da B. Chocb, Bari, 1910,

cit., p.

p. 51. (4)

La politica italiana e l'amministrazione

1866, Firenze, 1870, p. 3; e

della guerra dal 1863 al marzo Ancora un po' più di luce sugli eventi politici e mi-

litari dell'anno 1866, Firenze, 1902, p. 515. " Nuova Antologia (5) L'alleanza prussiana e l'acquisto della Venezia, in , del gennaio 1869, p. 79.

(6) Ibid.,

p. 78.


LA QUESTIONE DELLA VENEZIA NEL 1864

243

impedito di concludere nulla se un'occasione provvidenziale, non cercata ed accolta quasi con diffidenza da principio, non fosse ve-

nuta

essa,

da ultimo, a cercar noi.

L'occasione provvidenziale era l'alleanza con la Prussia. L'aveva

augurata e profetizzata, e l'avrebbe affrettata se la vita non gli fosse venuta meno, il Cavour: al quale eran palesi le analogie, se

analogie era pur lecito vedere (1), e la comunanza d' interessi che dovevan legare i due Stati. E noto che fin dall' agosto del 1859, per le insistenze di un emigrato veneto, Valentino Pasini, il Governo italiano aveva avanzato proposte di riscattare la Venezia

con denaro, e che della cosa si interessarono invano, come inter(2); una lettera del Cavour al De Pretis, del febbraio 1860 (3), mostra poi che anche il Cavour partecipava a questo programma più che il Bonghi non ritenesse (4). Ma sua convinzione ben ferma era che un accordo coi

mediari, uomini di stato inglesi e francesi

Prussiani fosse il miglior modo di risolvere la questione lo stesso ;

Bonghi narrava a questo proposito un aneddoto significativo (5), u e riferì su la fede di un ci si assicura „, ciò che poi il Chiala ha ampiamente dimostrato che il Generale La Marmora fu mandato da lui a Berlino per vedere di gettar le basi di quest'accordo :

augurato (6).

Ma dopo la morte di lui, quanta indeterminatezza di propositi, quante oscillazioni nella condotta dei nostri uomini di Stato! Oscillazioni,

s' intenda,

non nel senso che si sia mai abbandonata

di proposito una buona traccia per seguirne un'altra;

ma nel senso

che s'è avuto troppo la preoccupazione di non lasciarsi sfuggire le occasioni

(1)

"

Il

più disparate, quando

n'y avait pas en

réalité

mancava

1'

energia di prepa-

de rapprochement à faire entre Victor-

Emmanuel, roi d'Italie par le suffrage universel, et Guillaume I er souverain ,

de la Prusse par droit divin et maitre des duchés par droit de conquète, ni entre Cavour seconde par la royauté, par le parlement, par la nation, dans son oeuvre d'affranchissement national et d'unite, et M. de Bismarck luttant alors contre le roi, contro le parlement, contre les peuples, pour mener à bonne

de l'Allemagne „. Così, riferendosi anche ad avvenimenti successivi, Taxile Delord, Histoire du second Empire, IV, Paris, 1873, p. 352.

fin l'unite

(2)

Bonghi,

La vita e i tempi cit., p. 767 sgg.

(3)

Chiala,

Un po' più di luce cit., pp. 2-3, 508.

(4)

Bonghi, L'alleanza

(5)

Ibidem, pp. 73-74. Ibidem, p. 78 Chiala,

(6)

;

cit.,

p. 78.

Vn po' più di luce, pp. 3, 509-512.


244

IL

rame una, una sforzati di

sola

RISORGIMENTO ITALIANO

ma efficace

far davvero,

;

tutto s'è tentato, nulla ci

si

è

poiché ci si sentiva troppo impari alla

gravosa eredità lasciata da Camillo Cavour.

Forse queste sono parole troppo gravi; ma per giustificarle, quanto si può, basti, non una storia, che sarebbe compito grave

ed arduo, e forse non fattibile ancora, ma una esposizione sommaria dei tentativi che Il

il

nostro Governo andava facendo.

Bismarck, nel decembre del 1862, prese egli finalmente, per la

prima volta

1

iniziativa

l

,

un accordo

di

italo-prussiano

contro

ed il suo inviato segreto ebbe a Torino, dal Ministro Farini, cauta e tuttavia patriottica risposta ma la cosa non ebbe seguito, perchè si trattava di un semplice assaggio, di una via di riserva che il Bismarck, uso a giocare a partita doppia, voleva l'Austria

:

;

(1). Fu solo nel 1863 che in Italia si pensò con fede alla Venezia, quando, scoppiata la rivoluzione polacca, parve imminente una guerra tra le grandi potenze dell'Europa centrale e la Russia. L'azione diplomatica dell' Italia, che fu chiamata, con la Danimarca e con la Svezia, a prender parte all'ini-

tenersi aperta dinanzi

ziativa della Francia, dell'Inghilterra e dell'Austria in favore dei

come

Polacchi, fu,

parer fredda (2) della Russia

;

quella degli

altri stati

minori, cosi cauta da

ma le guadagnò, appunto per questo, la simpatia

(3) ; d' altra

parte suo desiderio era che la guerra si

facesse, e suo proposito di parteciparvi

;

come aveva parteci-

così

pato il Piemonte alla guerra di Crimea, per acquistare autorità e aver modo di conseguire per via pacifica il possesso della Venezia. Si trattava

insomma ancora di un accordo

italo- austriaco, comuna grande guerra europea. D'altra

plicato dalla partecipazione a parte,

tramontato

proposito della guerra,

il

il

nostro

G-overno

secondò Napoleone nel nuovo orientamento ch'egli aveva preso (4), e così l'ebbe favoreggiatore nei suoi negoziati pare che Napoleone :

propendesse a proporre all'Austria, in cambio della Venezia, dei benefìci territoriali nella

Danimarca (5); ma il programma soste-

nuto dal nostro inviato, l'ex-ministro degli esteri Giuseppe Pasolini

(1)

Bonghi, L'alleanza

Bolle, op. (2)

cit.,

II,

Delokd, op.

cit.,

p.

77

;

Chiala, Ancora un po' più di luce cit., p. 5;

p. 376. cit.,

Ili, p.

535; Bonghi,

La vita e i tempi cit., p. 913. La politica cit., pp. 4-5.

(4)

Bonghi, L'alleanza cit., pp. 79-80; Chiala, Bonghi, La vita e i tempi cit., p. 931.

(5)

Delord, op. cit., Ili,

(3)

p. 557.


LA QUESTIONE DELLA VENEZIA NEL 1864

245

piuttosto di offrirle un compenso nei principati danubiani la Rumenia, che la

Turchia pareva disposta a cedere. E

l'avrebbe acquistata dalla Turchia

;

;

forse

l'

Italia

era insomma l'espediente già

prima pensato del compenso pecuniario, presentato però in modo da soddisfare l'orgoglio austriaco (1). Ma si aggiunga che intanto Vittorio Emanuele, consci i suoi ministri, pensava d'intavolar trattative (non importa se la via scelta fosse la più conveniente) per una cessione della Venezia dietro un congruo indennizzo in danaro, presentato senza palliativi (2); e intanto lo stesso Vittorio Emanuele, " al quale il pescare in tutte le combinazioni andava a sangue „ intavolò trattative col Mazzini per promuovere un' insurrezione nel Veneto. Il Minghetti, che vi ebbe parte, conferma a questo proposito la relazione che ne dava una scrittura anonima pubblicata alcuni anni appresso (3). E lo stesso Minghetti ci rende testimonianza d' un altro proposito fiorito pure in quei giorni, tra la fine del

d'accordo col generale gherese,

Klapka

1863 e i primi del 1864

:

Garibaldi,

e col comitato rivoluzionario un-

avrebbe capeggiata un' insurrezione

in

Ungheria,

cui

l'Austria sarebbe stata costretta a por riparo, lasciando sguarnita la

Venezia, in modo che i nostri se ne potessero impadronire age-

volmente (4). Si trattava insomma di un gioco a partita doppia,

Un po' più di luce cit., pp. 515-521.

(1)

Bonghi, L'alleanza cit., p. 80; Chiala,

(2)

Chiala, ibidem, pp. 517-519.

(3)

Politica segreta italiana {1863-1870), Torino, 1880, p. 28 e sgg; Minghetti,

p. 28 sgg.; Savelli, in Bulle, op. cit., II, pp. 405-406. Bonghi, L'alleanza cit., p. 79; Minghetti, op. cit., p. 30 sgg.; Sa velli, in Bulle, op. cit., II, p. 407. Però il Minghetti e il Savelli considerano a torto

op.

cit.,

(4)

questi due tentativi

come paralleli e indipendenti, quasi in relazione a due programmi. Il cit. volume Politica segreta getta luce su ciò, riportando documenti ad esuberanza. Le trattative tra il Re e il Mazzini cominciarono, diversi

mezzo dell'ing. Muller, nel maggio 1863, e continuarono per questo tramite un anno intero. Mazzini chiedeva libertà d'azione e mezzi per agir subito, promettendo che non avrebbe sollevato la questione po-

d'iniziativa di quest'ultimo e a

litica;

Vittorio Emanuele voleva esser certo che l'Austria venisse prima assalita

dagli altri popoli oppressi (Polonia, l'Italia,

j

Gallizia, Ungheria, paesi Danubiani), e che

prima di combatterla, potesse appoggiarsi su valide alleanze: se non

Icon la Francia, con l'Inghilterra, dalla quale occorreva avere

qualche prova

(concreta di simpatia; ad es. una dimostrazione navale sull'Adriatico, o il ìdono di Malta, fosse pure condizionato al compimento della liberazione d'Italia (p. 64). Il Mazzini, senza seguire il Re su questo terreno, assicurava della ;

jsimpatia dell'Inghilterra

(p.

66.;

quanto agli altri popoli, voleva che l'Italia,


246

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

o tripla se si potesse dire, che, così com'era condotto, non poteva finir

che a male

;

perchè i mazziniani, che contavano sull'aiuto di

Garibaldi nel Veneto, parvero aver ragione di dolersi della distrazione delle forze garibaldine con imprese in terre straniere

;

e se

ne dolsero e così vivamente da insospettire la diplomazia europea, particolarmente l'austriaca. Come ciò agevolasse le nostre pratiche ;

per l'acquisto pacifico del paese, è facile immaginare in questo garbuglio, nel quale non è neppur facile ristabilire con sicurezza la ;

ragione cronologica, così che debbo avvertire che si tratta di una

contemporaneità relativa tra questi vari tentativi, è da notare che Vittorio Emanuele, quando volle prender personalmente la iniziativa delle pratiche che ho detto, si sentì costretto a giustificarsi di altri accordi segreti che aveva già da quasi due anni preso coi garibaldini, e mandò l'attrice Laura Bon, semprechè le affermazioni di questa siano attendibili, a dichiarare che egli aveva promossa l'impresa danubiana, e aveva anche sacrificato dei denari che Garibaldi si sarebbe intascati senza mantener nulla delle sue promesse, per collocare sul trono di Grecia suo figlio Amedeo (1).

Giova credere che fosse questo discorso o frainteso dal funzionario austriaco che lo riferisce o almeno tutto mentito, in omaggio ai principi d'una diplomazia un po' grossolana e che, né delle intenzioni di Vittorio Emanuele, né della condotta di Garibaldi, come vi vengon riferite, vi sia nulla di vero (2). ;

come la nazione più forte, desse l'esempio; poi promise di promuovere, prima, Fu allora che Vittorio Emanuele, per esserne più

un'insurrezione in Gallizia. certo, e

per far sì che nel duplice obbiettivo al partito d'azione restasse

la

parte più rischiosa dell'impresa, l'insurrezione ungherese, e al suo governo la parte più simpatica, la liberazione della Venezia,

intavolò le trattative con

Klapka e con Garibaldi. Non ne fece però un mistero al Mazzini, il quale se ne stupì e se ne dolse (pp. 87-89), ma continuò a interessarsi, benché più indirettamente, alla cosa, finche per la pubblicazione della

nota protesta nel

10 luglio 1864 (p. 104), tutto fu irrimediabilmente compromesso. E la progettata impresa nella Gallizia finì per tramontare, anche per le notizie Diritto,

il

poco rassicuranti che giungevano di là (pp. 113-115). (1) Chiala, Un po' più di luce cit., p. 518; Sa velli, in Bulle, op. cit., Il, pp. 263-264. (2)

L'impresa cui alludeva la Bon, era quella approntata da Garibaldi in 1862 col tacito consenso del governo presieduto da Rattazzi,

Sicilia nell'estate

diretta poi, a

malgrado

d'esso, verso

Roma, e

finita

ad Aspromonte. Forse,

una

regione,

nei paesi danubiani, da offrire all'Austria in cambio della Venezia;

ma che

nell'intenzione di Vitt. Em., essa doveva servire all'acquisto di


LA QUESTIONE DELLA VENEZIA NEL 1864

247

han conquando già si era ingrossata una questione che pareva dovesse trascinare alla guerra tutta Europa la questione danese. Non è qui il caso di parlarne, se non per ristrascichi di queste aperture extra-diplomatiche ci

rli

dotto alla metà dell'anno 1864,

;

cordare la parte che sperò e tentò d' avervi l' Italia. E su questo

punto che la lettera del Nigra, che

io riproduco,

ci

consente di

mettere in chiaro nuovi fatti non privi d' importanza. Il

Governo

italiano

sapeva allora di poter contare sulla be-

nevolenza della Francia e dell'Inghilterra: due nazioni, che per aver preso parte ai trattati del 1852, erano vincolate da un im-

pegno

d' onore

a impedire lo smembramento della Danimarca, e

che per ragioni sentimentali e per vitali interessi, non potevano

non essere ostili alle due potenze tedesche alleate. Gli è perciò che il Governo italiano vagheggiò, già nel 1863, il proposito di assalire l'Austria per acquistar la Venezia, quando la sapesse abbastanza impegnata nell' Europa centrale, o contro la Prussia, sua alleata troppo occasionale per esser fida, o contro la Francia, se si risolvessero a scender in

l'

Inghilterra e

campo in difesa della

Danimarca (1). Era insomma il vecchio programma, di attendere il

momento in cui l'Austria, avversario troppo potente per essere non potesse disporre contro

affrontato in condizioni normali,

di

noi di tutte le sue forze. E, nel prepararne l'attuazione, noi s'era

ben d'accordo con Napoleone, cui fin dall'anno precedente il Nigra, anche con mezzucci un po' teatrali, aveva cercato d' interessare alla questione veneta (2), e che ci aveva consigliato a tener pronto, nell'inverno 1863-64, un esercito più numeroso di quel che il nostro bilancio consentisse (3). Ma egli aveva tutt' altra intenzione che di muoversi, e si contentava di farci sperare nel dissidio

che gli pareva inevitabile, tra Prussia ed Austria (4); cosicché il

Bonghi ed il Chiala, gli unici che abbiano fatto cenno di questo orientamento della nostra politica, concludono che fin dal marzo

Vittorio pensasse di valersi di Garibaldi nell'occasione di della Grecia

"

che doveva spodestare

voi. Politica segreta cit., p.

il

"

quella rivoluzione ,

suo re Ottone „ è detto anche nel

10.

Bonghi, L'alleanza cit., p. 85. (2) Savelli, in Bulle, op. cit., II, p. 376. (3) Bonghi, L'alleanza cit., p. 85; Chiala, (1)

(4)

Bonghi,

ibid., p. 81;

Chiala,

La politica cit., pp. 8-9.

ibid., p. 5.


248

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

o dall'aprile le speranze del ministero italiano erano andate pur

troppo deluse (1). Gli è che la nostra attività diplomatica non si fermò qui; anzi, da questi tempi appunto, ebbe nuovo, benché inefficace, rincalzo. Quale fosse realmente il contegno delle due nazioni che pareva volessero far argine ai tedeschi alleati, lo mettono in evidenza i documenti di recente pubblicati dal ministero francese degli esteri, su le origini della guerra del 1870 la Francia appoggiava di tutto cuore un'azione energica (2); ma per conto proprio aveva dichiarato fin dall' 11 aprile di prender parte alla conferenza di Londra u prendre l' engagement d' en exiger l' exécution par des senza moyens coercitif s „ (3) e anche in Inghilterra, malgrado le divergenze dei partiti, questo programma prudentissimo finì per prevalere. E ben vero che, negli ultimi d'aprile, Lord Russel, per imporre una tregua alle nazioni belligeranti, aveva avuto l' idea di mandare una squadra inglese sul Baltico, e si proponeva di :

;

chiedere il concorso della Francia, della Russia e della Svezia

:

ma Lord Clarendon s'era opposto, sostenendo che quest'iniziativa u

u

n'aurait vraisemblablement d'autre résultat que de compromettre

Gouvernement de la Reine, et de 1' engager au de là de ce que commandaient ses véritables intéréts „ (4). Perciò il consiglio dei ministri inglesi finì per giudicare " que 1' envoi d' une u flotte dans la Baltique serait une démarche inopportune „ (5), nel che il Governo francese consentiva facilmente (6). Ma, pur w aliena dal tirare la sua vecchia spada dal fodero „ (è questa una le

u

espressione di Napoleone III, riferita dal Mgra, nella lettera che

vedremo), l'Inghilterra gradiva che altri prendesse l'iniziativa che si mirava a trascinarvi Napoleone, e Lord Palmer-

essa ricusava

;

ston dichiarava che, in

questo

caso, si sarebbe

consentito ben

volentieri un ingrandimento dell' impero francese fino al Reno, e che,

li)

(2)

" se

la

Francia e l' Italia strappassero agli austriaci la Ve-

Bonghi, ibid., p. 84; Chiala, ibid., pp. 10-11. Les origines dìplomatiques de la guerre de 1870-1871, Paris, 1910, II,

pp. 314, 335. (3) Ibid., p. (4)

1°

253.

Lettera al Principe

De La Tour d'Auvergne a Drouyn de Lhuys,

maggio 1864, ibid., p. 333. (5) Ibid., p. (6) Ibid.,

335.

pp. 332, 346.

del


LA QUESTIONE DELLA VENEZIA NEL 1864 nezia, tutta

mento „

(1).

igli alleati

249

V Inghilterra saluterebbe con giubilo un tale avveniLa convinzione che l'Italia potesse dar serie molestie tedeschi, era poi tanto radicata in Inghilterra, che al

Mazzini, residente allora a Londra, si faceva creder d'esser pronti

secondare un moto italiano addirittura con le armi (2). Questa

i

convinzione era del resto anche in Austria, se è vero,

danese, pretese dal prussiano

stione

formale promessa di validi

in caso di assalto alla frontiera veneta

liuti,

come corse

che il Governo austriaco prima di impegnarsi nella que-

a voce,

(3).

Quanto alle altre nazioni che l'Inghilterra pareva volesse inviare a intervenire con le armi in favore della Danimarca, la Russia che il Visconti-Venosta, succeduto al Pasolini nel

ira così tepida,

degli esteri

Ministero

dopo che la presidenza del Consiglio era

stata abbandonata dal Farini (4), aveva ragione di temersela avver-

come facente parte

arla,

'Austria

(5) ; la

di

un' alleanza con

Prussia e con

la

Svezia, invece, era l'unica risoluta di venire alle

non che gli ardori di Carlo XV erano presto fatti sbolLhuys e dallo stesso Napoleone III (6). Il inale, d'altra parte, se per tradizione e per interessi era vivamente >stile alla Prussia, non poteva dissimularsi che essa aveva dalla uà parte non poche ragioni (7). Per dovere di coerenza, egli dotimi ire

r

se

;

dal Drouyn de

eva riconoscere che essa era forte del principio di nazionalità,

he aveva per lui, com'ebbe a dire un diplomatico che lo conobbe

(1)

Bulle, op.

(2)

" I

cit.,

ministri...

II,

pp. 367-8.

comechè tentando ogni cosa per la pace, dicono

ai

loro

intimi di credere che saranno trascinati alla guerra... Persisto del resto a dire che se noi assalissimo, gl'Inglesi,

pure „. Lett. del Mazzini

essi |

jit.,

,

103.

p.

(3)

Bonghi, L'alleanza

(4)

Bonghi,

(5)

Così una lettera del Mazzini (Londra, 4 febbr.

i

!

non sentendosi più isolati, agirebbero

al Muller, del 7 luglio 1864, in Politica segreta

iceva

questa

a

russia:

cit.,

p. 84.

La vita e i tempi cit., pp. 921-922. convinzione,

particolarmente

per

1864), ciò

il

che

quale contradsi

riferiva

alla

quanto alla possibilità d' un'alleanza austro-russa contro l'Italia, nep-

pure egli, così ottimista, l'escludeva. Politica segreta cit., p. 44. 1

!

(6)

Les origines cit., II, pp. 273, 280 e sgg.

cit., pp. 83-84. " Nous avons toujours reconnu ce qu' il pouvait y avoir de légitime dans quelques-uns des griefs de l'Allemagne , (7)

Bonghi, L'alleanza

:

sì il ,

Drouyn de Lhuys, in una lettera dell'8 maggio 1864, Les origines cit.,

p. 353.


250

IL

da vicino, il Nigra (1),

_

RISORGIMENTO ITALIANO u

un peso eccezionale „

;

tanto più ora, che

questo principio gli serviva a procrastinare quell'impresa sul Reno

per ragioni di politica interna, non si sentiva prepamentre quasi tutta la diplomazia europea se l'attendeva da

alla quale, rato,

un momento all'altro (2). Questa, nelle sue linee generali, la situazione politica in Europa,

quando l'Italia, che il Massari avrebbe voluto partecipe alla conferenza di Londra (3), credè di avanzare, ufficiosamente, la prò-

1

posta di un' alleanza con l' Inghilterra e con la Francia contro i tedeschi.

Qualche cosa di più determinato e di più impegnativo,

dunque, di ciò che si era pensato

nell' inverno

precedente

questo e' informa la lettera del Nigra, il quale, col Pepoli,

;

e di era

si

dovuto fermare alle prime aperture con Napoleone III (4), avendo riportato da lui una cortese ma ferma ripulsa. Ecco dunque la sua lettera, toltane la parte relativa allo sgombro della guarnigione francese

da Roma, che è nota e ci porterebbe

a discorrere di tutt' altro argomento

(5).

Un po' più di luce cit., p. 13.

(1)

Chiala,

(2)

Ibidem, pp. 4 sgg., 512.

(3)

Spaventa, op.

(4)

Non senza però che qualche cosa ne trapelasse al Mazzini, che a queste

cit.,

p. 164.

trattative accenna con disgusto in lettera del 25 luglio, p.

Politica

segreta

cit.,

110. (5)

Riproduco questo documento di su una copia che è a Teramo, tra

le

carte appartenute a Pier Silvestro Leopardi, in possesso ora del chiaro pro-

che m'ha con amichevole cortesia consentito di Leopardi era nel 1864 deputato di Sulmona (Calendario generale del Regno d'Italia, 1864, pp. 66, 70); ed era segretario agli interni (ibid.» p. 927) l'amico suo Silvio Spaventa, l'uomo tra tutti più inviso al partito di azione (Politica segreta cit., p. 122): dal quale probabilmente fu cavata la copia IL SEGREche reca infatti l'intestazione " MINISTERO DELL'INTERNO fessore Giacinto Pannella,

trascriverlo.

Il

-

TARIO GENERALE ,. La copia, come ho potuto rilevare dal confronto con il Minghetti, è fedelissima, salvo una lunga omissione in ultimo, dove allude alla condizione, posta da Napoleone, del

la parte che n'ha pubblicata

trasporto della capitale a Firenze o a Napoli

:

più particolarmente accenna in un'altra lettera, portata dal Minghetti, op.

cit.,

p.

53 sgg.

alla quale condizione al

il

Nigra

Visconti-Venosta, pure

ri-

\


LA QUESTIONE DELLA VENEZIA NEL 1864

251

1864 (1).

Parigi

Caro amico, Completo con questa lettera che vi giungerà un po' in ritardo, perchè mani sicurissime, quanto Pepoli vi portò, in-

lon voglio confidarla che a

orno

alle

nostre conversazioni coll'Imperatore a Fontainebleau (2).

— fin dall'anno scorso io

Comincio dalla questione della Guerra danese

avevo scritto che l'Imperatore non voleva pigliar

emagna

;

e ciò per

due ragioni

:

1°

le

armi contro l'A-

non voleva combattere in

perchè

yemagna il principio che aveva sostenuto in Italia, in Polonia e da per 2° perchè il rischio di una grave guerra Germania si sarebbero rovesciate sulla Francia,

utto, quello della nazionalità:

cui tutte le forze della

ìon era in proporzione coll'interesse poco considerevole

in

vero, che po-

rebbe aver la Francia nel veder confermato il Regno danese e il trattato (3) lei

1852. Trovai l'Imperatore più che mai confermato nelle medesime idee

jolitiche.

Io dissi all'Imperatore che

i

limiti del

principio

di

nazionalità

nvocato dall' Alemagna erano ormai varcati dalle potenze belligeranti teiesche. L'Imperatore ne convenne,

ma

seconda ragione. Allora io soggiunsi: asciare che la

rispose

che rimaneva tuttavia la

Ma se l'Inghilterra fosse disposta a

Francia trovasse questo interesse, che lo scopo della guerra

ìon pare presentarle; se non facesse difficoltà, p. e., all'annessione delle rive lei

Reno alla Francia,

era,

se per dare alla

durevole ed efficace, l'Inghilterra

narittima e localizzata,

Francia un pegno d'alleanza

non

si

limitasse

ad

sin-

una guerra

ma fosse disposta a far la guerra anche nell'A-

mandare un corpo d'armata a combattere per terra da canto ll'esercito francese, non crede V. M. che sarebbe questa la più bella occasione che abbia mai avuto la Francia per ricostituire i suoi confini, per iriatico e a

jisolvere la

questione veneta, per compensare colla gloria militare e con

ina guerra anche materialmente utile, la libertà che la Francia reclama da pii

e ch'egli crede di

non poter dare, per ristabilire infine la vera, la sola Francia possa aspirare se non vuol rimanere

alleanza naturale a cui la

Francia, Inghilterra ed Italia? L'Imperatore

isolata,

l'alleanza

leplicò:

che l'Inghilterra non aveva mai tenuto e non terrebbe probabil-

cioè

mente mai alla Francia !,ll'Inghilterra,

tra

un tale linguaggio, che il Reno non apparteneva

perchè ne potesse disporre, che infine non credeva che l'In-

ghilterra potesse decidersi a tirare la

sua vecchia spada dal fodero... (4).

(1)

La data è il 21 luglio: ibidem, p. 76.

(2)

(3)

Questo primo capoverso è riportato dal Minghettt, ibidem. Di Londra.

(4)

Questi puntini di sospensione, che son nella copia di cui mi son valso,

jirobabilmente indicano

una lacuna ch'essa presenta.


252

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

L'Imperatore dunque non vuole la guerra, ed in ciò

è

secondato dall'opi-

nione del paese: da quella almeno che ha mezzi di manifestarsi, e che è rappresentata da' grandi corpi dello Stato.

ho bisogno

d'indicarvi... (1).

Credo che a questa del Nigra le

Non la vuole per le ragioni di

anche per ragioni personali che non

politica generale dette di sopra, ed

(2),

lettera, lucida e precisa

siano, più che sufficiente,

come

che precedono. Solo importerà rilevare

notizie

tutte quelle

ingombrante commento, l'

inesattezza

degli storici che ritennero, come s'è visto, tramontate fin dal marzo del 1864 queste trattative, e più, di quelli che non ne tennero alcun conto. Così

sembrò che le trattative per la convenzione conclusa che procedevano di conserva con queste, fos-

poi a settembre,

cagionate dalla condizione

sero

nostra di

"

dover rimettere a

tempo indeterminato il tentativo di favorire la causa veneta „ (3), u desidee, peggio, sembrò che proprio nell'estate del 1864 fosse ratissimo dall'Italia l'avvicinamento della Francia alla Prussia,, (4):

mentre noi, noi soli con la Svezia in tutta Europa, volevamo sinceramente la guerra E su un punto particolare della lettera !

occorre pure insistere.

Nella bella e vivace discussione che sostenne con l' Imperatore il Nigra gli fece credere di avere accordi o almeno

dei francesi,

buone promesse dall'Inghilterra

;

ma mi sembra di non dover du-

bitare che la simpatia dell' Inghilterra era anche allora puramente

platonica

:

che la dimostrazione navale di essa nell'Adriatico, non

che la sua partecipazione alla guerra terrestre, era solamente un pio desiderio del nostro Governo, dal momento che anche il proposito di una dimostrazione nel Baltico era stato subito, visto,

Non

come s'è

messo da parte. era questa,

dunque, la via da battere. E di

giorni, il 12 d'agosto s'entrava,

lì

a pochi

con un po' di diffidenza, del resto

giustificata, in ben altro ordine di idee, iniziando le trattative per

quel trattato commerciale con la Confederazione germanica, che implicava il riconoscimento del Regno d'Italia e preparava l'al-

ti)

La lettera prosegue intorno alla questione romana, ma da qui innanzi

è già edita dal Minghetti, op.

cit.,

(3)

D'Ancona, op. cit., p. 351. Savelli, in Bulle, op. cit.,

(4)

Bulle, ibidem, p. 377.

(2)

p.

II, p.

77 sgg. 408.


LA QUESTIONE DELLA VENEZIA NEL 1864

253

leanza del 1866, così che parve avere, rispetto alla liberazione della Venezia, la stessa importanza ch'ebbe la guerra di

Crimea Lombardia (1). Nell'estate dell'anno successivo, infatti, ai primi screzi tra Austria e Prussia, il Bismarck u assaggi „ di tre anni prima presso il Governo itarinnovò gli liano e mentre il Lamarmora, lusingato, sebbene un po' diffidente, per la liberazione della

:

pensava ad un'alleanza franco-italo-prussiana, con la cessione delle Provincie renane da parte della Prussia alla Francia e la risoluzione della questione veneta in nostro -favore

(2), il

Nigra invece,

più avveduto, credeva poco probabile questa combinazione, perchè alla cessione delle provincie

renane

"

la

Germania tutta quanta „

sarebbe opposta (3) e intravedeva, oltre a questa, due altre vie

si

;

d'uscita

:

o un' alleanza con

Prussia, che avrebbe

la Francia e

con l'Austria contro la

portato a una soluzione del dissidio tra le

due potenze tedesche in senso sfavorevole alla Prussia, previa cessione amichevole, da parte dell'Austria, della Venezia all'Italia, o a un'alleanza italo-prussiana,

con la benevola neutralità della

Francia (4).

E notevole che di queste due combinazioni, la prima, di un'alleanza con l'Austria che allora doveva sembrare addirittura,

mo-

struosa, si ripresentò, e fu lì lì per essere attuata nel 1869 e nel 1870(5); alla seconda, poi, Napoleone era più favorevole (6), e sappiamo come

essa, malgrado la parentesi del trattato di Gastein che a lui spiacque

tanto appunto perchè lesiva del principio di nazionalità (7), preva-

(1) Delord, op. cit., IV, p. 352: il quale erra assegnando questi accordi au commencement de 1864 „, come all'estate del 1864 (p. 353) i preliminari dell'alleanza che son del 1865. Cfr. anche Bonghi, L'alleanza cit., p. 86. "

(2)

Un po' più di luce cit., pp. 8-10.

Chiala,

(3) Ibid., p. (4)

19.

Ibid., pp.

11-12.

Su di che, il " Giornale d'Italia , e il " Corriere della Sera „ del 28 ottobre 1910 rendono conto della recente pubblicazione, ch'io non conosco diret(5)

—

tamente, del carteggio del conte Beust a cura di Wilhelm Alter. Cfr. però Bourgeois e Clermont, op. cit., p. 221 e segg. e le dotte considerazioni di ;

G. Capasso, in e segg.

recens. di quel volume, in questa Rivista,

I,

1908, p. 105

La guerre de 1870, in * Revue des deux mondes „, 15 gennaio e

E. Ollitibr, 1° febbraio (6)

una

— Da ultimo se n'è occupato, con ricchezza di ricordi personali, 1911.

Chiala,

(7) Ibid.,

Un po' più di luce cit., pp. 15-20.

pp. 24-25.


254

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

lesse di poi: che mentre, sbigottiti da questo trattato, i nostri uomini di stato pensavano

ad un'altra via d'uscita, iniziando, a mezzo del

conte Malaguzzi, delle pratiche per aver la Venezia dall'Austria in via amichevole (1), Bismarck, a poco più di due mesi di distanza

da esso, gettava, nel novembre, le basi dell'alleanza, d'accordo con Napoleone e col Nigra (2). Così la questione veneta s' avviava a una soluzione per la via che il Cavour aveva da tanti anni segnata, senza che a questa soluzione i nostri tentativi ininterrotti avessero giovato gran che; ma a questo, se non altro, giovarono ad affermare all'Europa che :

il

nostro G-overno intendeva tenere come base dell'azione sua in

ogni complicazione, in ogni conflitto internazionale, in ogni occasione, la cacciata dell'austriaco dall'Italia.

Giovanni Ferretti.

(1)

Chiala,

(2) Ibid.,

p.

Un po' più di luce cit., p. 39 sgg.


II.

-MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

Il

Museo civico

di

Pisa.

Museo pisano dedicata alla storia del Risorgimento itaha posto d'onore la cosiddetta carrozza di Garibaldi, la quale porta le tracce " di una palla di Stuszeul tirolese nel momento che il generale, ferito, partiva da Condino dopo la vittoria di Bezzecca „, come si legge in un cartello affisso alla vettura stessa. Dell'Eroe oltre ad una fotografia offerta all'illustre prof, di medicina Minati, con firma autografa, abbiamo pure la seguente In una sala del

liano,

lettera

:

Monsummano, 23 giugno 1869 Vi autorizzo a ritirare la carrozza di cui mi son servito durante pagna del 1866 e che trovasi alla stazione di Livorno.

la

cam-

Vostro G. Garibaldi.

Manca l'indirizzo della persona a cui la lettera è diretta. Di uno dei mille, Giuseppe Bandi, giornalista livornese, assassinato poco dopo la morte di Re Umberto, leggesi questa lettera, pure conservata nella sala in parola: Talamone, 6 maggio 1860 presente è il signor colonnello Thur ungarese. Accompagna il Thur dal Comandante di Piazza; quindi vieni qui in tutte le maniere. Garibaldi ti vuol vedere. Ti aspetto dunque a bordo del " Piemonte „. Occupati perchè le domande di Garibaldi al Comandante la Piazza siano eseguite e appaIl latore della

sig.

gate.

Noi ancora abbiamo bisogno poco di munizione. Ti aspetto. G. Bandi.

Del Mazzini è custodita una penna; del generale Enrico

Cialdini,

sepolto

nel cimitero suburbano di Pisa, è esposta la spada. Tra le altre curiosità: un

quadro commemorativo della

a

Riunione degli Scienziati in Pisa nel 1839; IX di un F. Aurelio AngeIoni di Lucca, fabbro ferraio; un canto acrostico con Viva Vittorio Emanuele; l

disegni del Mastio di Volterra; due sonetti a Pio i

II Risorgimento Italiano.

— IV.

17


256

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

una crocetta in legno fatta coll'albero della libertà eretto a Castellina Marittima (1848-9); un anello in tartaruga con Viva Pio IX, parole incise sul cadove furono fucilati i Livornesi insorti; un cranio rinvenuto nel '60 a Solferino. Una divisa completa di soldato austriaco;

stone, trovato' nel '49 a Livorno,

tamburi e fucili di veterani compiono la raccolta. Delle monografie ricorderò Inno Italiano di F. Mazzoni di Pisa, Livorno 1859; Le donne italiane agVita-

:

liani redenti, canto di Caterina Franceschi Ferrucci, Pisa, Nistri, 1848. È pure

esposta la seguente notificazione: * Il

colonnello comandante la Guardia Civica della Comunità di Pisa, ine-

rendo al disposto

dell'art.

39 della Notificazione che

S.

A.

I.

e R.

il

Gran

Duca con motu proprio 13 stante si è degnata nominare ai posti di maggiore della Guardia Civica

i

sigg.

Antonio Del Rosso al 1° battaglione Francesco Albert

al 2°

„

ed al grado di capitano nei citati battaglioni i sigg. Rossalmini Giuseppe Frezzi dott. Emilio

Michelazzi d r Francesco

Savi cav. prof. Paolo

Landucci Giovanni Ruschi Rinaldo Castinelli Rodolfo L. Franceschi.

Pisa, 16

ott.

1848 ,. Prof.

Alfredo Segbe.


III.

-

VARIETÀ E ANEDDOTI

Un documento inedito sul discorso della Corona del primo Parlamento italiano (18 febbraio 1861).

Il

18 febbraio, cinque giorni dopo che a Gaeta gli ultimi colpi di can-

none piegavano per sempre

segnando

il

dionali, Vittorio italiane (1)

il

Borboni

vessillo bianco coi gigli d'oro dei

tramonto definitivo della mala signoria nelle provincie meri-

Emanuele II, davanti

ai

rappresentanti

chiamati per la prima volta a consacrare

il

delle

provincie

nuovo Stato di

ventidue milioni di Italiani e ad affermare solennemente l'unione politica

ed amministrativa della nazione, leggeva, con animo trepidante di zione,

commo-

discorso inaugurale del primo Parlamento italiano (2).

il

Secondo la legge elettorale del 17 dicembre 1860 ad ogni circoscrizione ad un deputato si diede per base la media di popolazione di circa 50 mila abitanti, donde il numero di 443 deputati eletti da (1)

elettorale avente diritto

394.365 elettori distribuiti fra le diverse regioni d'Italia nelle seguenti pro-

Antiche provincie 72, Lombardia 61, Parma e Modena 22, riomagne 20, Marche 18, Umbria 10, Toscana 37, Napoli 144, Sicilia 48, Sarporzioni

:

degna 11. generalmente definiscono come primo parlamento italiano il 2 aprile 1860 come quello del 18 febbraio 1861. Sta il fatto che il primo parlamento che ebbe carattere italiano fu quello del (2)

Gli

storici

tanto quello inauguratosi

2 aprile 1860, nel quale Vittorio Emanuele II col discorso, redatto dal Farini, proclamava per la prima volta apertamente il principio che l'Italia era degli Italiani; ma esso comprese solo i deputati dell'Italia superiore e della media Italia ed ebbe una legislatura di breve vita, mentre da quello inauguratosi il 18 febbraio 1861 e che ebbe nel suo seno i rappresentanti di tutta Italia liberata dal dispotismo, uscì la proclamazione del nuovo Regno e si iniziò la prima legislatura italiana.


258 Il

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

testo fu

il

seguente

:

Signori Senatori! Signori Deputati! 8

Libera ed unita quasi tutta, per mirabile aiuto della Divina Provvi-

denza, per la concorde volontà dei popoli e per lo splendido valore degli eserciti, l'Italia confida nelle virtù e nella 8

sapienza vostra.

A voi si appartiene di darle istituti comuni e stabile assetto. Nello

attribuire le maggiori libertà amministrative a popoli che

ebbero consue-

tudini ed ordini diversi, veglierete perchè l'unità politica, sospiro di tanti secoli, 8

non possa mai essere menomata (Bravo, benissimo).

L'opinione delle genti

liberali principii

civili ci è propizia,

venterà per essa una guarentigia d'ordine

strumento della 8

sono propizii gli equi e

ci

che vanno prevalendo nei consigli d'Europa. L'Italia e

di-

pace, e ritornerà efficace

di

civiltà universale (Vivi applausi).

L'Imperatore dei Francesi, mantenendo ferma la massima del non

tervento, a noi

in-

sommamente benefica, stimò tuttavia di richiamare il suo

inviato. Se questo fatto ci fu cagione di

rammarico, esso non alterò

timenti della nostra gratitudine, né la fiducia del suo

affetto

alla

i

sen-

causa

italiana (Vivi applausi). 8

La Francia e l'Italia, che ebbero comuni la stirpe, le tradizioni, il codi Magenta e di Solferino un nodo che sarà

stume, strinsero sui campi

indissolubile (Vivi applausi). 8

II

Governo e il popolo d'Inghilterra, patria antica di libertà, afferma-

rono altamente

il

nostro diritto ad essere arbitri delle proprie sorti, e

furono larghi di confortevoli scente 8

uffici,

ci

dei quali durerà imperitura la ricono-

memoria (Applausi prolungati). un leale ed

Salito sul trono di Prussia

illustre Principe, gli

mandai

un ambasciatore a segno di onoranza verso di Lui e di simpatia verso la nobile nazione germanica, la quale, io spero, verrà sempre più nella per-

suasione che i

diritti

né

8

l'Italia,

costituita nella sua unità naturale, non può offendere

gli interessi delle altre nazioni

(Applausi prolungati).

Signori Senatori! Signori Deputati!

8 Io sono certo che voi sarete solleciti di fornire al mio Governo i modi di compiere gli armamenti di terra e di mare (bravo! bene!). Così Eegno d'Italia, posto in condizione di non temere offesa, troverà più

cilmente nella coscienza della propria

forza

la

ragione

della

opportui

prudenza. 8

Altra volta la mia parola suonò ardimentosa,

osare a tempo,

essendo

come lo attendere a tempo (Applausi).

savio

così


VARIETÀ E ANEDDOTI Devoto

all'Italia,

non ho mai

259 cimento

esitato a porre a

la vita e la

corona (/ senatori e i deputati si alzano e prorompono in uno scoppio di applausi e di acclamazioni al nome del Re), ma nessuno ha il diritto di cimentare la vita e la sorte di una nazione ( Vivissimi segni di assenso). "

L'armata navale ha dimostrato nelle acque di Ancona e di Gaeta che i marinari di Pisa, di Genova, di Venezia (Applausi).

rivivono in Italia

* Una valente gioventù, condotta da un capitano che riempì del suo nome le più lontane contrade, fece manifesto che né la servitù né le

italiani (Vivissimi

lunghe sventure valsero a snervare la fibra dei popoli usi).

Questi

propr pri

fatti

destini.

la gioia che

hanno

ispirato

alla

nazione una grande confidenza nei

Mi compiaccio di manifestare al primo Parlamento italiano

ne sente il mio animo di re

e di soldato

(Salva unanime e

„

prolungata d'applausi). Il il

successo del discorso, per la maestà

solenne della Assemblea

e

per

grande significato storico che serrava in un solo fremito di gioia e

di

commozione senatori, deputati ed il popolo che gremiva le gallerie (1), fu magnifico ed ogni passo, riferiscono

i

testimoni e le cronache del tempo,

fu accolto da applausi fragorosi ed interminabili.

La seduta reale, scriveva Castromediano

al

indicibile ed

discorso del

tava.

il

il

22 febbraio 1861,

conte Michele Pironti

(2),

il

riuscì

duca Sigismondo di di

una magnificenza

Re produsse fiamma e fuoco

in chi lo ascol-

Ogni frase e forse ogni parola era interrotta dagli applausi e dalle

esclamazioni di viva

il

in più punti e la sua

ricolo di

Re! viva il Re d'Italia!... Il Re lo vidi commosso voce ferma

si

commosse solo allorché alluse al pe-

compromettere l'avvenire della nazione. Insomma a me pare che

quel discorso sia

una nazione

il

proprio del 1° sovrano d'Italia unificata,

il

degno

di

costituita.

I giornali del tempo prima riferirono in cronaca le impressioni sulla memoranda seduta, anzi quasi tutti riportarono senz'altro la relazione della

(1)

Curioso fu l'incidente occorso nell'aula prima dell'arrivo del Re, riferito

dai giornali del tempo.

Una persona sconosciuta,

in

abito

introdusse nella sala ed andò a sedere fra i deputati e

i

assai dimesso, si

senatori, che lo os-

servarono curiosamente non parendo ad essi che fosse un loro collega. Inutili furono poi gli inviti ad uscire. Il Cavour gli offerse un biglietto per privata tribuna, ma egli non volle muoversi, dicendo che doveva rispondere al discorso della Corona. Finalmente alcuni minuti

prima dell'arrivo del Re

la

guardia

nazionale lo fece uscire dall'aula e lo consegnò alle guardie di pubblica sicurezza che lo condussero a palazzo Madama. Risultò poi che si trattava di un

pazzo innocuo. (2)

Memorie della baronessa Olimpia Savio

fratelli

Treves.

di

Bernstiel, voi. 2°, pag. 95,


260

IL

'

Gazzetta Ufficiale

RISORGIMENTO ITALIANO

ma poi non si astennero da qualche commento sul

(1),

discorso e mentre la Gazzetta del Popolo del 21 febbraio scriveva che discorso della Corona aveva solennemente annunziato l'Italia, nello stesso

giornale

giorno dopo Alessandro Borella confessava

il

che il discorso reale era stato approvato voluto tava

più caldo

che

fosse

YOpinione del

e

povero

assai

il

la costituzione del-

per

19 tutto

ma che alcuni però l'avrebbero febbraio, ciò

che

pur si

lodando,

lamen-

riferiva alle interne

questioni.

Così dagli

storici

venne lodato non senza qualche restrizione

sezio (2) scrisse che fu trovato conveniente

il

il

:

prudenza, appropriata l'intimazione contro chi osasse conculcare

ammirato l'omaggio a Garibaldi ed

della patria, giusto ed

commentato però dicò

che

il

silenzio su

il

discorso

Roma e Venezia, ed

il

cimentare

sposta a Garibaldi,

ai

le

sorti

volontari,

Tivaroni

non facendo parola di Venezia e di Roma

brando sconnesso riusciva inferiore all'aspettativa e la frase diritto di

Ber-

cenno all' opportunità della

(3) giu-

e

sem-

nessuno ha

*

la vita della nazione „ si interpretava quale una ricome non piaceva agli avanzati il precetto dell'inizia-

tiva regia opposto alle tendenze democratiche della iniziativa popolare.

Ma di tutti gli storici che di questo importante

discorso

riferirono

il

commentando, nessuno, che io sappia, né lo Zini, né il Bersezio, né in modo certo chi il Massari, né il Galeotti, né il Tivaroni ci ha detto l'abbia redatto e quali vicende abbia subito prima di diventare definitivo. Sappiamo però da uno di quei verbali delle adunanze del Consiglio dei testo

Ministri dei quali Isacco

Artom (4) tenne copia

per uso particolare del

primo abbozzo del discorso della Corona fu compilato dal Minghetti ed approvato dal Consiglio il 1G febbraio, mentre una conte di Cavour, che

(1)

la

La Gazzetta

il

Ufficiale, e

con essa gli

altri giornali

torinesi,

chiudevano

cronaca della seduta con queste parole: " Con questa memoranda cerimonia, cessati dopo lunga e dolorosa serie di

secoli gli Stati della penisola, oggi ricomincia, auspice Re Vittorio Emanuele,

la storia d'Italia e i giorni nuovi, se

nella concordia e la Provvidenza

il popolo italiano sta perseverante e saldo ancor ci aiuti, volgeranno per tutta Italia

splendidi e lieti quanto i passati furono per alcune parti luttuosi e funesti „. (2)

Bersezio, Il regno di Vittorio Emanuele II, libro V.

(3)

Tivaroni, L'Italia degli Italiani, Torino,

(4)

Artom, L'opera di Isacco Artom nel Risorgimento italiano, p. 287.

II,

p. 386.


VARIETÀ E ANEDDOTI lettera (1) scritta sei giorni

che era a Torino

ci

scelto dal

dopo da Milano (2) dal Cavour al Minghetti Farini preparò un nuovo schema il

rende noto che "

di discorso che per

lo stile

tormentato

Re in un parziale consiglio dei

Milano, mentre

Cavour avrebbe

il

261

fu pre-

le frasi altisonanti „

e

ministri (3)

preferito

il

"

che

a

presiedette

fare semplice e piano „

del testo Minghetti.

Ora quali siano state le vicende dello schema Farini modificazioni abbia subito prima di diventare vela

chiaramente un documento prezioso

il

che ebbi

quali radicali

e

definitivo

testo la

ce lo

ri-

fortuna di scovare

fra le carte interessantissime di Gr. B. Cassinis, guardasigilli dell'ultimo mi-

Cavour (4), consistente in una minuta di lettera che il Cassinis Cavour due giorni prima dell'apertura del primo Parlamento italiano, esprimendo la penosa impressione ricevuta dalla lettura del nuovo schema, pur condivisa dai ministri Fanti e Vegezzi, e movendo una critica nistero scrisse

al

minuta sui concetti principali del discorso. Ecco l'importantissima minuta che è conservata nell'archivio Cassinis

Torino,

il

:

16 febbraio 1861.

Carissimo amico e collega,

Domando perdono al Re, domando perdono a Lei, caro Conte, domando perdono a Farini,

ma questo discorso assolutamente non va.

Parrà strano che scritture legali e

condannato da trentanni a leggere poco più che

io,

Dio sa di qual conio, mi faccia a giudicare di un com-

ponimento oratorio, o letterario come per molti

rispetti

è

un discorso

della corona. Ma qui è questione di logica : logica di frasi, logica di concetto, logica d'ordine e si

di

abbia

la

Non voglio dire, con ciò, Dio tolga, che

chi

ha redatto

il

discorso e

umano men che altri Farini, di cui riconosco io primo il previlegiato ingegno.

chi l'ha e

un uomo

carità di sentire la parola di

buon senso. approvato difettino di questa necessaria dote dell'intelletto

Ma stava dinnanzi a lui, stava dinnanzi al Re, stava dinnanzi a loro, miei cari e distinti colleghi,

un altro discorso, quello di Minghetti. Se ne vol-

lero in parte conservare le idee, Farini volle

(1)

animare alcune di quelle frasi

Chiala, Lettere di C. Cavour, voi. IV.

Re si era recato 1' 11 febbraio a Milano per assistere al carnevale ambrosiano facendosi accompagnare dai ministri Cassinis e Minghetti che ritornarono a Torino il 14; poi, anche il Cavour ed il Farini si recarono a (2) Il

Re la sera del 17 per Torino. Mancavano il Cassinis, il Fanti ed il Vegezzi.

Milano, ripartendo col (3) (4)

tesia

Al nipote del ministro, notaio Cassinis di Torino, che con squisita cormi concesse di vedere e di trascrivere le importanti carte del guarda-

sigilli,

che saranno presto pubblicate, rendo sentiti ringraziamenti.


262

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

-

anima sua, voi miei colleghi l'avrete inteso recitato dal sonante suo labbro e da tutto nacque una transazione di idee, di modi, di espressioni che se non piacque, acquietò. Mi si conceda il dirlo se Farini avesse colla calda

:

egli

stesso

il

discorso, avrebbe fatto per certo cosa

qual suole

— per

le

cose che ho detto di sopra ne risultò... quello che

fatto

Scrivo qui dal Ministero dell'interno

:

scrivo a precipizio

degna di sé e è.

— non ho quindi

tempo di farmi ad appuntare una per una le frasi, i concetti di quel mi increbbero, ma ben posso assicurarla che così io, come Vegezzi, come Fanti, taccio di Minghetti, ne abbiamo riscossa una

il

discorso, che più

penosa impressione. Anzitutto non vi è

ordine: l'estero, l'interno, la politica, l'amministra-

zione, la guerra, la pace,

fuso

e

il

passato,

il

futuro tutto vi è in uno così con-

commisto che si direbbe un mare

sorge, ora

inabissa portando

si

in

tempesta, dove l'onda ora

alternativamente a vista

più disparati

i

oggetti.

di

Veniamo ad alcune frasi, almeno a quelle che più fecero senso sopra me. Trovo gli " impeti della buona fortuna „, ossia * spetta a voi il

cooperare a far sicura V Italia così dalle offese straniere come dagli impeti della

buona fortuna n

.

Credo si volesse dire gli effetti che può produrre l'ebbrezza della buona

—

La buona fortuna non produce essa stessa gli impeti manca, come si scorge, un'idea intermedia e quando diremo gli impeti della buona fortuna faremo ridere o ci si dice che non abbiamo logica, non esatta fifortuna...

gliazione di idee. Si

raccomanda che dalle maggiori libertà amministrative non sia scemata

la unità politica cioè non

sorgano corpi politici locali a danno della unità

politica dello stato intiero

— ma come

vien dopo

"

far sicura V Italia dalle

Poi tosto:

"

si

lega a questo concetto quel che

offese straniere „, ecc.?

L'impresa è piena di difficoltà „, ma quale?

l'unità politica?

il

far

saprei.

sicura

l'Italia dalle

offese

il

straniere?

conservare

— Io non

— un generale

crescente di giorno in giorno in fama può ben dire della gloria di un generale e ben sta in un discorso della Corona ma il discorso stesso non ha da occuparsi di progressi che la fama del generale va facendo nel corso della sua carSi parla di Cialdini

— ma Dio buono

!

Si

—

riera

— sono

specialità nelle quali

non si può discendere

in

circostanze

cotanto solenni e con dignità.

Vi si dice che V esercito va consolidandosi

nel pensiero che

chiuderà per sempre la serie dolorosa dei nostri

a Gaeta

si

conflitti civili.

Prima di tutto io non vorrei che si parlasse che abbia esistito in queste civile. Combattevamo il Re di Napoli, non combattevamo nessuna parte del popolo itaultime fasi della nostra rigenerazione italiana un conflitto

liano.

Ma dove pure di ciò volesse consolarsi

Nazione, come ne

incaricheremmo

invece

il

Re, volesse consolarsi

la

l'esercito? L'esercito combatte


VARIETÀ E ANEDDOTI esso

vince:

e

non

meditazioni

fa

filosofiche

263 sui

risultamenti delle sue

vittorie.

Dite Garibaldi capitano meraviglioso Cesare, di Bonaparte ? Se volete che

il

— che direste poi di Scipione, di suo sia stato un meraviglioso ardi-

sia un uomo meraviglioso (pegli effetti che produce), conma capitano meraviglioso oh no

mento, che egli sentirò,

!

L'Impresa nostra è ormai al suo termine,

e

si

parla di buoni

auguri.

Come va ciò ? Finalmente, dopo che avete acclamato così Garibaldi, fate dirgli dal Re " nessuno ha diritto di cimentare la vita e le sorti di una na-

—

lasciatelo stare se volete, ma non dite la cosa così apertamente, „ quando avete nominato la sua persona, non potete più dire una frase

zione ossia

energica, la quale cade proprio sulla persona di lui.

sì

Farini le dirà

il

—

resto

io

ne sono già critico di troppo.

Ho la con-

un cattivo discorso e che inganneremmo ben dolo-

vinzione che cotesto è

rosamente sul conto nostro l'Europa se questo avesse ad essere il discorso che essa attende con tanta ansietà.

La prego, caro conte, di meditarvi con quella sua penetrazione sì profonda e di vedere come provvedere.

Parmi che bisognerebbe partiti

far

così

— cioè l'uno o l'altro di questi

:

nuovo quello di Minghetti e pregare il buon Faun pochino nell'affare Gaeta. 2° o di pregare Mamiani di farne dei due un terzo, ma non a rappezzi, bensì nuovo di getto. La cosa è grave vegga lei come aggiustarla col Re. Sono persuaso che il Re con quel suo acume, ove avesse il tempo di soffermarvisi, con1° o riprendere di

rini

di riscaldarlo

—

verrebbe in queste idee

:

facciano loro, facciano

il

meglio, noi lo speriamo !

Suo aff.mo: G.

B.

Cassinis.

mossa dal Cassinis allo schema del discorso Cavour nella lettera al Minghetti, inviata appena ebbe ricevuta

Efficacissima fu la critica difatti

il

ambedue portano la stessa data, scriveva mi hanno convinto „; del resto basta un semplice confronto del nostro documento col testo del discorso sopra riferito per dimostrarci come le assennate osservazioni del Cassinis

quella "

del

Cassinis

poiché

Dite a Cassinis che

i

:

suoi ragionamenti

ma del testo definitivo chi fu il rimaneggiatore ? dal Cassinis prevalse? Fu ripreso il testo del Minghetti? Fu il Farini a modificarlo? Fu il Cavour stesso? (1).

furono tutte accettate,

Quali dei suggerimenti dati

(1)

Non il Mamiani che non era a Milano.


264

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Sebbene manchi una prova positiva per fare

al riguardo una affermaabbiamo però un indizio importante che ci induce a supporre, se non con certezza storica, con probabilità grande, che sia stato proprio il Cavour a modificare il testo del discorso secondo i suggerimenti

zione assoluta,

del Cassinis.

Consta

difatti che a Milano furono fatte prove di stampa del discorso Corona su minute autografe del Cavour.

della

Il catalogo della Commissione milanese per il Padiglione del Risorgimento italiano nella Esposizione di Torino del 1884, edito nel 1885, porta al numero 2508, pag. 290, sotto il nome di Vittorio Emanuele II, questa

—

" Febbraio 18 Discorso della Corona: Al Primo Parlamento Italiano „ {da Milano, prova di stampa) Espositore Muoni cav. re Damiano „, ed il catalogo del Museo del Risorgimento di Milano (1894)

indicazione:

a pag. 26, braio 18

sotto

il

— Cavour

—

nome di Camillo Cavour, ha scritto: C.

— Minute autografe

prova

e

scorso della Corona (1861), lacerate e raccolte da

di

"

1861

— Feb-

stampa del di-

Muoni Damiano „.

Ho, per appurare meglio la questione, condotto ricerche accurate per rintracciare e le prove di stampa e le minute autografe del Cavour sul discorso reale cbe avrebbero confortato l'argomento di

una luce definitiva,

ma con risultato non felice. Il

Museo del Risorgimento di Milano,

tra

le

poche carte rimaste del

Muoni, a quanto mi fu detto, non ha né le minute autografe del Cavour né le prove di stampa; spose che tutte

le

poste

scrissi

all'asta;

Muoni, a cui mi sono rivolto, mi riMuoni Damiano, dopo la sua morte, furono

la famiglia

carte del

ripetutamente

all'antiquario

Battistelli

incaricato

della vendita e che avrebbe dovuto saperne qualcosa, ma non ebbi risposta

soddisfacente.

Così purtroppo o per gli insulti del tempo, o per fatali vicende famigliari,

o per noncuranza di persone ignare vanno dispersi e perduti mol-

tissimi

documenti preziosi della

storia del nostro

Risorgimento!

Adolfo Colombo.


IV - COMUNICAZIONI ED APPUNTI

Memoria del Principe di Castelnuovo sul vuoto di

cessità

convocare

Parlamento

il

Finanze e sulla ne-

delle

(Comunicazione

di

Francesco

Guardiole).

Nel 1812 aperto

;damentali altri

il

Parlamento di

18 giugno,

il

si

ebbero

si

Sicilia fu

chiuse

il

idespotismo

antiche

forme:

l'approvazione

principe

del

a'

10 agosto

1812;

gli

Lord Bentinck, il quale sottopose al suo

re, cacciò la regina, scisse in partiti violenti i rappresentanti

il

del Parlamento, e

non che recare quiete, aizzò i contrasti, divenuti

lusingando gli animi a trarsi presso di iesposto,

sé.

fieri,

Questo periodo, storicamente

non è però bene interpretato, né, trascorso un secolo, gli scrittori

|sono penetrati ;per

le

9 febbraro e 25 maggio 1813. In questo periodo di lotte politiche,

a'

arbitro de' destini della Sicilia

jfu

convocato con

4 novembre. Parte de' nuovi statuti fon-

addentro in guisa da intendere

Ne'

l'operato.

l'approvazione degli statuti costituzionali, Carlo Cottone,

mesi corsi principe

di

Castelnuovo, tra' più perseveranti a battagliare, in memoriale rese chiaro all'altezza reale di

Francesco, vicario, lo stato desolante delle

sopravvenuto

deficit

per

il

lasso

di sei

mesi a praticare

questa bassa fortuna erariale, che segnava

il

mese, non contando gl'imprestiti, dava alla povero, delle

ma pure quel dissolvimento,

finanze,

il

riforme.

E

manco di onze 25,803,5 al solo uno stato

nazione non si

manifestò

aperto all'aprirsi

Camere, non ostante che il Castelnuovo credesse una necessità l'inau-

igurarsi delle !

che

le

medesime co' nuovi statuti. è una pagina eloquente: scolpisce appieno le rovine in

Questa memoria cui era

caduta la

Sicilia,

allora protetta politicamente dagl'Inglesi, ai quali

pareva di grave interesse, più che fiorire questa terra nelle industrie e ne'


IL

RISORGIMENTO ITALIANO

commerci, conservarla alla loro obedienza, temendo le trame credute insidiose, giudicate ostili

conseguenze?

Il

sua

alla

indipendenza.

raneamente ingerenza nelle faccende figlio

Ma quali i frutti, quali le

Bentinck, ottenuta la rinunzia dal di Stato,

Francesco; sodisfatto di veder cacciata dal

da vicario

il

il

Maria Carolina;

regno

disinteressandosi di tutto ciò che poteva costituire i

di prendere tempo-

re,

supplendolo

buon ordine; lasciati

rappresentanti delle Camere, la fine del maggio 1813

forti dibattiti de'

dopo un progetto

partiva. Ritornando,

di

conciliazione

parlamentari, l'avere assistito alla discordia

fra

non

de' Ministri

suo mutamento.

i

due

lasciò

diffi-

coltà a far

comprendere a'

scrivere la

morte loro politica, non dovettero attendere lungamente poiché

Siciliani

il

I quali,

;

partiti

per sotto;

cessava nel 1816

riformata

la

goduta

costituzione

secolo

dal

XII per

aversi la frode e la violenza del potere assoluto.

Altezza Beale,

u

II

Stato,

vuoto gravissimo dell'Erario, gli urgenti reclami dei Creditori dello i

bisogni allarmanti dell'armata, e la necessità assoluta di ordinare

pubblica bastante

la rendita

tempo prima

del

principio

della

prossima

muover devono il prov-ii vido animo di V. A. R. a non differire l'apertura del nuovo Parlamento al di là del vegnente mese di aprile. indizione, sono le quattro più valide ragioni, che

"

Dall'annesso prospettto economico a V. A. R.

anticipatamente sotto-

messo, potrà conoscere, che, a tenore dei bisogni, e de' sussidi fissati dall'ultimo Parlamento, vi è nell'Erario

un deficit di onze 310,118

all'anno,

cioè di onze 25,803,5 al mese. "

Si compiacerà poi di riflettere, che,

cate le riforme, né le

mento,

addizioni

sopraccennato

il

rabile aumento, ed à

deficit

sulle

ha

non essendosi per sei mesi prati-

tasse,

sofferto di

proposte

dall'ultimo

Parla-

tempo in tempo un conside-

sempre più contribuito a mettere l'imbarazzo, ed il

disordine negli andamenti delle finanze, e a togliere il credito ed il vigore alle operazioni del "

governo.

V. A. R. sa benissimo, e esperimenta giornalmente

i

tristi

effetti

di

un tale deplorabile stato della rendita pubblica, onde mi dispenso dal deche senza l'ultimo imprestito di once 150.000 Truppa, per mancanza della sua competente dote, non poteva

scriverli; e solo le rassegno, circa, la

ormai più sussistere, ed era minacciata di una pericolosa dissoluzione; e che questo rimedio, quantunque per l'impero delle circostanze necessario, invece di allegerire, cresciuto

il

su di una 8

deficit sì

non ha fatto, che aggravare il male, perchè ha

con un nuovo debito, e

rilevante

co' frutti,

ac-

che pagar si devono

somma.

L'Erario, A. R., ha bisogno di pronti ed efficaci soccorsi, onde coprire


COMUNICAZIONI ED APPUNTI il

suo vuoto, e questi non

che esamini a fondo generosità

i

le

si

267

possono sperare, che da un altro Parlamento,

gravi piaghe dello Stato e divisi

con saggezza

mezzi per guarirle. La più sollecita convocazione

di

e

questo

gran Consiglio della nazione è indispensabile e per l'anzidetto oggetto,

e

per l'altro di non minore importanza, qual si è quello di pagare in qualche

modo i numerosi creditori dello Stato, pe' dritti de' quali grida altamente la giustizia,

e

posso anche aggiungere

a blico a tutta la 15 indizione

la stessa

umanità.

Il

debito

pub-

ascendeva a circa onze 704,000, e presente-

mente non è probabilmente minore prende, che l'onore della Corona,

onze 1,000,000; e V. A. R. com-

di

della Nazione e dello

stesso

Ministero

più non permette,

dopo mille passate promesse, e protestazioni, che si lascino senz'alcun provvedimento le querele di una infinità di persone che domandarono quello, che loro spetta, e che spesso forma la loro sussistenza,

loro

delle

e

disgraziate

famiglie.

V. A. R. potrà

domandarmi,

Parlamento uno, o dieci mesi più presto, e non già uno, o due mesi più tardi. Al che mi fo lecito

perchè affrettarsi, e perchè congregarsi deve

di risponderle

guenze

si

rispettosamente, che

il

deficit,

il

e le

di

lui

luttuose

conse-

aumentano, e s'inaspriscono, in ragione di qualunque mese, ed

anche settimana, che passi, senza mettervi freno, e riparo. Oltredichè do-

vendo il futuro Parlamento, dietro le applicazioni, e le condizioni del Mi-

un esatto e completo sistema di finanze, questo non potrà da settembre in poi se non sarà sanzionato alcuni mesi prima del principio della nuova seguente indizione. In materia di dazi, e di amministrazione, V. A. R. non può ignorarlo, la buona riuscita dei piani, e di qualunque operazione spesse volte dipende dalla maturatezza, e dalle opportune predisposizioni, colle quali si pongono in nistero, fare

aver

effetto

esecuzione. *

Questa condizione, che ho sottoposto a V. A. R., riceve molta forza

dalla riflessione, che, in forza dell'articolo 9° delle Basi della Costituzione,

dovendosi chiamare il Parlamento nel corso dello andante anno 1813, ragione non vi è per doverlo ragunar tardi, quando moltiplicheranno sempre

mancherà il tempo necessario del regno, e non già colla magior sollecitudine, onde prontamente occorrer si possa ai bisogni, e alle urgenze della nazione, e ponderare, e preparare quanto fa mestieri per lo stabilimento del sistema nuovo di finanze al primo di Settembre di più

le

per

organizzare nuove contribuzioni ed erogazioni

angustie, e

i

disordini dell'Erario, e

questo anno.

Non mi mancherebbero altre ragioni per esporle a V. A. R. a fine muoverla alla più presta convocazione del Parlamento, tra le quali vi

"

di

è certamente quella, che la costituzione

ha prontamente bisogno di alcune Quanto però ho avuto l'onore di rappresentarle e che immediatamente concerne il dipartimento del mio Ministero, sem-

spiegazioni, dilucidazioni.

brami più che

bastante per lo assunto.

finanze è gravissimo; non

Il dissesto,

e lo

sbilancio

delle

ammette ulteriori palliativi e temporeggiamenti;


268 e

IL

BISORGLMENTO ITALIANO

qualunque ritardo nel ripararlo, l'aggrava maggiormente,

e

deve

farci,

sempre più temere delle funeste conseguenze. * Sono intanto col più distinto e profondo rispetto. Di V. A. R. Pai.

20 febbraio 1813 „.

(Nella parte posteriore del foglio

si

legge

:

"

Memoria del principe Ca-

stelnuovo sul vuoto delle finanze e la necessità di convocare il Parlamento, letta in Consiglio in febbraio

1813 „).

(Archivio di Stato di Palermo

— carta depositata dal

principe di Fitalia, busta N. 70, documento N. 41).


V.

-

BIBLIOGRAFIA

- BIBLIOGRAFIA GENERALE

I

MOTI DEL FRIULI NEL 1864

Le cospirazioni trentine negli anni 1862 e 1864 SAGGIO BIBLIOGRAFICO compilato da

BRUNO E M M E R T Agostini, Ernesto D'.

— Le campagne di guerra in Friuli 1797-1866:

memoria. Udine 1880, Tipografia di Giuseppe Seitz; in-8° gr., pagg. 174. Edizione ristretta di 150 esemplari ad esclusivo beneficio della So-

Reduci delle patrie battaglie. Vedi VII. i" moti del 1864, a pagg. 80-85

cietà dei

{Notificazione dello

stato

d'assedio,

;

e i documenti N° XVII

11 novembre 1864)

e

N° XVIII

(Nota sulla cessazione dello stato d'assedio), pagg. 157-158.

— .— (1797-1870). Ricordi militari del Friuli, raccolti da Ernesto D'Agostini e

messi in relazione

alle

vicende

del

politiche

Volume Marco Bar-

paese.

secondo, con tavole topografiche. Udine 1881, coi tipi di

dusco editore; in-16°, pagg. 583. Cfr. il cap. IX: Dal 1860 al 1864: I moti del 1864 (pagg. 228-243). Ai Veneti e Trentini. Febbraio 1864, foglio voi. Proclama del Comitato Veneto d'azione. Ber misslungene Angriff Garibaldi' s auf Tirol; nel giornale " Tiroler Stimmen „ Innsbruck 1862, pagg. 720, 727.

—

Baisini, Jacopo.

— Il Trentino dinanzi all'Europa. Milano 1866, Tip. di

Pietro Agnelli, in-8°, pagg. xxiv-376.

Sui e

fatti di

Sarnico vedi le pagg. 101-105, e

LVII, a pagg. 347-350.

i

documenti N° LVI


270

IL

— Dopo Sarnico discorso pronunziato

Bertani, Agostino. "

1862; negli

RISORGIMENTO ITALIANO giugno

5

il

i

Scritti e discorsi di

Agostino Bertani „, Firenze 1890,

G. Barbèra editore; in-16°.

Bideschini, F.

— Garibaldi dal 1860 al 1879. Roma 1879, in-8°. — Garibaldi nella sua epopea. Periodo secondo dal

Bizzoni, Achille.

1849 al 1863. Milano 1906, Società editrice Sonzogno; in-fol. fig. Cfr.: Sarnico (1861-62), pagg.

420-436.

— Sulle Alpi Giulie. Moti del 64 in Friuli

Bortolussi, Lorenzo.

[versi].

Udine 1903, tip. Marco Bardusco; in-8°, pagg. 24. u Brentari, Ottone. 1 Trentini dei Mille „ Ergisto Bezzi (con riGiuseppe Leonardi (con ritratto) Filippo Manci (con tratto)

—

—

— — Filippo Tranquillini — Attilio Zanolli; nel giornale

ritratto) 8

:

L'Alto Adige „, Trento 1910, N.

— — Nepomuceno Bolognini, con .

124, 130, 136, 142 e 147.

1

ritratto

;

Dono dell Alto Adige ai

"

nel

propri abbonati dell'anno 1909 „. Memorie Trentine (II edizione dopo il

sequestro). Nel

regno

della

storia e della leggenda.

Trento 1909,

Stab. Tipo-Lit. Scotoni e Vitti; in-8° gr.; da pag. 7 a 36.

A pag. 28: Sarnico. Castellini, Gualtiero. del

— Pagine garibaldine (1848-1866). Dalle memorie

maggiore Nicostrato

Castellini;

con lettere inedite di G. Mazzini,

Medici e con un carteggio

di G. Garibaldi, di G.

inedito

di

Laura

Solerà Mantegazza. Con 10 figure nel testo. Torino 1909, fratelli Bocca

pagg. xx-377 con tav. (Biblioteca di storia contempo-

editori, in-16°,

ranea N.°

2).

Vedi la II parte del

cap.

V: La

questione

veneta

ed ungherese

1863 e nel 1864, pagg. 159-184. Alcuni cenni sui moti del Friuli 1864. In risposta Ciotti, Marziano. all'opuscolo dell'avv. D'Agostini, Le campagne di guerra in Friuli Udine 1880, Tip. di Antonio Cosmi, in-8° gr., pagg. 30. Da chi pars magna fuit si narrano alcuni particolari dei generosi nel

—

moti friulani del 1864. tonio

Andreuzzi,

nel 20

maggio 1874,

di

Il

Comitato d'azione, presieduto dal Dott. An-

Navarons, medico a si

Perosa. Preparato e diretto dal di fuori, in

S.

Daniele, e quivi morto

raccoglieva in Villanova il

nell'abitazione

del

movimento friulano ebbe

mira di attaccare un grosso posto di truppa austriaca, disarmarne indi cacciarsi fra i monti e dar mo-

qualche altro di gendarmeria, lestia, .finché le

città iniziassero

una rivoluzione. Ma i moti del Friuli non fossero scoperti i

furono rovinati dal loro isolamento, sebbene tre

depositi

di

munizioni

preparati

Pulfero. Il Ciotti tocca la strategia

a

Navarons,

delle

a

raggio, lo scioglimento necessario e la sorte di quelli

nevano, ("

opponendo

le

proprie

alle

S.

Daniele,

al

loro

co-

bande armate,

asserzioni

che

dell'avv.

il

le

compo-

D'Agostini

Bibliografia storica friulana dal 1861 al 1882, di Giuseppe Occioni-

Bonaffons, Udine, 1893 „, N.° 292).


BIBLIOGRAFIA

— Griscelli e

Adriano.

Colocci,

271

E. Loescher e C.

:

le sue * memorie „. Roma 1908, W. Regenberg (tip. Nazionale di G. Bertero e C.) ;

in-8° gr., pagg. 288.

Contiene: Memorie di G. F. Griscelli da Vezzani,

detto

Barone

il

di Rimini.

Vedi la ree. N.° 288: zani

"

nelP

Stud.

Il

u

Alto Adige „,

Trento, 16-17

Barone di Rimini,

Francesco

dicembre Griscelli

1908,

Vez-

di

,.

Da Damos, G. — Gli ultimi dieci anni di dominazione austriaca nel Cadore, e

le

bande armate del 1866,

Demonstrationen gegen das

?

1911, in-8° di circa 200 pagg.

und den Biirgermeister in Bote fur Tirol und Vorarlberg „, Innsbruck 1862, pagg. 249, 263, 280, 295, 314, 338, 512 e 529. Trient, etc...; nel giornale

k.

k.

Militar

"

Versuchter Einfall der Garibaldianer in Siidtirol (Mai 1862); in " Tiroler Schiitzen-Zeitung „, Innsbruck 1862, pagg. 369, 375, 435.

Drohender Einfall von Freischaren (November 1866);

ibid.

1864,

pa-

gine 736, 748, 753, 760.

— Alcuni cenni sui moti

Ferrucci, Giovanni.

del

Friuli

del

1864, in

risposta aW opuscolo del sig. Marziano Ciotti; s. I. e s. d. [Sassari 1880]; in-8°,

pagg. 11.

Giovanni Ferrucci intende, contro le asserzioni del signor Ciotti, di purare

le

verità intorno alla parte ch'egli ebbe nei moti

ntro l'Austria, iniziati

dall' Andreuzzi, nei quali si

del

1864

trovarono d'ac-

rdo bellunesi e friulani. Sciolta dal tenente Ferrucci la sua banda u per non compromettere inutilmente i pochi giovani che componevano „, si unì ad alcuni amici e per Barcis venne in iuli per unirsi alla banda Andreuzzi. Ma furono circondati e dopo sersi rifuggiti sulle cime dei monti " Coldagnei „, traversato il Tren-

llunese

no, ripararono a Brescia. ("

Bibliografia storica friulana dal 1861 al 1882,

cioni-Bonaffons. Udine

Garibaldi

e Rattazzi,

di

Giuseppe Oc-

1893 „, N.° 593).

ossia luce sui fatti di Sarnico ed

Aspromonte:

ri-

sposta al sig. Evaristo Pimpeterre. Tradotta dal francese ed arricchita

da Pietro Tosetti. Milano 1862, Garibaldi, Giuseppe.

tip.

degli Ingegneri; in-1 6°, pagg. 71.

— Epistolario, con documenti

e lettere inedite (1836-

1882), raccolto ed annotato da Enrico Emilio Ximenes. Volume primo

1836-1871. Milano (1885), Alfredo Brigola e Comp., editori;

:

in-16°,

pagg. xin-395 con ritratto. Cfr. le lettere del

—— .

1862 e del 1864.

Scritti politici e militari, ricordi e pensieri inediti raccolti su auto-

grafi,

stampe

e

manoscritti

Enrico Voghera editore; Garibaldi, ed Il

da

Domenico Ciàmpoli. Roma (1907). vn-1005 con 7 ritratti di

in-8° gr., pagg.

uno della di lui madre.

Risorgimento Italiano.

— IV.

18


272

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Vedi le lettere da Trescorre, 3-24 maggio 1862 (pagg. 262-267): e lo scritto

"

Sarnico „ (pagg. 916-917).

le

— Mémoires de

Baron de Rimini.

Griscelli, J. F., dit le

baron de Rimini, ex-agent secret de

Cavour (1859-61),

d'Antonelli

(1861-62),

Griscelli dit

Napoléon III (1850-58), de de

Francois II (1862-64),

de Fempereur d'Autriche (1864-67). Par l'auteur des Révélations et de

A bas les masques.

Bruxelles,

Genève,

1867

Londres

;

in-16°, pa-

gine viii-243.

Vedi anche sub: Colocci Adriano.

— — idem. Bruxelles 1871, impr. Ch.

A. Vanderauwer;

et

.

in-16°.

pa-

gine 360.

Vedi il cap. XLVI: Espionage dans le Tyrol.

— — Monarchenschutz. Memoiren des Barons von Rimini (Geheimagent .

Griscelli).

Neue deutsche Ausgabe von D r L. S. Berlin 1903, J. Jolo-

wicz; in-8°, pagg. viii-168.

Vedi le pagg. 158-160: Spion in Tyrol. Garibaldi. Con documenti

—

Guerzoni Giuseppe.

7 piante topografiche e facsimile.

in-8°, pagg.

Sui

Firenze 1882,

editi

ed

inediti,

G. Barbèra; 2

voi.

xxiv-515 e iv-691 con tav.

fatti di

Sarnico vedi

pagg. 288-297 nel II voi.

le

Di quest'opera v'è una II ediz. del 1882, ed una III del 1889-9L* 2/Insurrezione del Veneto: corrispondenza dal Veneto, novembre 1864£ con 2

illustraz.; nel

Edoardo Sonzogno, Loria, G.

"

L'Emporio pittoresco „, Anno I, Milano 186«

a pag. 90.

— Il passo dei Camosci (Episodio dei moti di Navarons

nel 1864); nelle

"

Pagine friulane „, Udine, anno 1897, pag. 169.

Macchia prof. Ida. — Preparazione per una insurrezione veneta: i moti del Friuli nel 1864. Torino 1907, tip. G. Sacerdote; in-8°, pagg. 59.

—

Le guerre dell'indipendenza Mariani, Carlo, luogotenente colonnello. italiana dal 1848 al 1870: storia politica e militare, volume quarto. Torino 1883, Roux

Vedi:

e

Favale; in-8°

gr.,

pagg. 758.

E mistero di Sarnico; le uccisioni di Brescia, a pagg. 681-690.

Mario, Jessie White.

— Vita di Giuseppe Garibaldi, Milano 1882

Fratelli Treves editori, 2 voi. in- 16°. Cfr.

nel

II

voi.

il

cap.

XXX:

1862-1864,

Sarnico- Aspromonte

(pagg. 37-50).

Mazzini, Giuseppe.

— Scritti editi e inediti di — Volumi XIII .

e XIV.

Roma 1884-85, Commissione editrice degli scritti di G. Mazzini (Forlì, Tipografia Democratica); 2 voi. in-16°, pagg

e ccliii-271.

Proemio scritto da Aurelio Saffi: " Lettere di Mazzini e di Alberto Mario alla vigilia dei casi di Sarnico. ConIl ministro Rattazzi. Mazzini giudica prematuro il moto. Cfr. nel voi. XIII, nel

—

dotta equivoca del governo dinanzi

ai

—

preparativi del partito d'azione,

donde le sciagure di Sarnico e d'Aspromonte.

—

Gli

accusatori

del


BIBLIOGRAFIA Ministero nella Camera. chiarazione „

— Parole

strazione al confine del Trentino

ma.

— Degli scritti leggi la

trioti

Trentini e

spensione del

—

Veneto

Sirtori.

— La

mal successo

della

"

pensiero

al

Di-

dimodi

Dichiarazione „. I

preparativi del partito

d'azione

— Gli arresti dei

e nel Tirolo italiano.

condanne

le

Il

riconduce gli animi "

Nel Proemio del XIV voi. vedi: r l'insurrezione nel

Giuseppe

di

Giuseppe Mazzini.

di

273

— Le istruzioni per la

di Innsbruck.

moto non ascoltate nel Friuli.

— Le bande

Agitazione generale per soccorso agli insorti.

friulane.

— Resistenza e mi-

nacele del governo.

— Perplessità del comitato centrale unitario. —

I comitati locali e

segnatamente quelli di Milano e di Brescia delibe-

— Ergisto Bezzi e la spedizione da lui tentata; inter-

rano l'azione.

vento delle forze regie ad d'armi

arrestarla.

—

Il

Bezzi e

prigioni e tradotti in Alessandria.

fatti

nione pubblica pei prigionieri.

— Una

compagni

suoi

i

— Favore dell'opi-

lettera del deputato P. S. Man-

— altre di Giuseppe Garibaldi allo stesso. — Ardimenti ed esito del moto friulano abbandonato a sé stesso. — Docuini al

Bezzi;

menti e lettere

Mazzini,

di

azione ecc. intorno

ai fatti

Benedetto

di

Cairoli,

dei

Comitati di

narrati (pagg. cxlvi-clxxxii).

Appendice B: Atti del processo a carico dei patrioti trentini, arreti dall'Austria nel 1864 (pagg. ccxlvi-ccliii). Negli scritti vedi: 864 (pagg. 1-5). Forza militare dell'Austria in Italia (pagg. 13-23).

—

Questione veneta (pagg. 24-33). Lettera

inedita

Giuseppe Mazzini al

di

Gomitato

ulano, pubblicata dal Dott. Stefano Bortolotti, itato d'azione

tra

gli

emigrati

friulani;

nelle

insurrezionale

segretario "

del Co-

Pagine friulane „,

no Vili, N° 5, pag. 81, Udine 1895, Del Bianco; 2 col. in-4°. La lettera, finora medita, è in data 4 ottobre 1864, e torna opporna

moti del Friuli

alla storia dei

di

quell'anno.

Però

al

Mazzini

mbrava che la insurrezione, già preparata dall' Andreuzzi e veraente scoppiata pochi giorni dopo la data della lettera, avesse a rindarsi, causa la

alla primavera successiva. L'originale M. Bearzi di Palmanova a cui la donò il ortolotti. Il moto doveva scoppiare anche a Belluno, e qui potrebbe var posto uno scritto di Roberto Menis, intitolato il Cimitero Ila lettera

i

stagione,

è presso G.

Sedico, che

riportano dal

le "

(Bibliografia

"

Pagine

friulane

renze 1865, "

tip.

Dodismala „

Friuli.

anno

Vili, N° 6, copertina,

friulana dal 1861 al 1895, di

storica

Bonaffons, voi. Ili, Udine 1899,

Mercantini, Luigi.

„,

Friuli „.

— Le rupi

del

Gius. Occioni-

N° 2243). Dodismala: racconto

[in

versi].

Fi-

P. Capponi, in-8°, pagg. 43. è la

denominazione generica delle montagne dell'alto

Questi versi, che son preceduti

Gabrielli Camozzi, sono

da una lettera di dedica a un ricordo dell'insurrezione del Friuli.


274

BISORGIMENTO ITALIANO

IL

— — Idem: in

"

.

Mercantine Nuova edizione

Luigi

Canti di

giunta di molte poesie inedite e un

Milano 1865, Oreste Ferrano „

;

discorso

con

Giovanni

di

l'ag-

Mestica.

a pagg. 473-488 e le note n° 161-166

a pag. 574.

Monumento ai volontari accorsi a difesa della patria del Comune di Longarone. Belluno 1867,

tip.

Tissi; foglio voi.

È l'elenco

di

coloro

che

fecero

nomi

di

quelli

che

presero

vedi

i

del 1864.

campagne

le

parte

del Risorgimento;

all'insurrezione

friulana

— Antonio Frigerio; nel numero unico

Mori, Dott. Giovanni.

u

Nel

cinquantenario delle X giornate l'Istituto sociale d'istruzione „, Brescia, aprile

1899 (Bergamo, Istituto italiano

d'arti grafiche), a pagg. 33-35

con ritratto.

La Nazione italiana 1890,

"

:

Rivista

settimanale

illustrata

„

Anno I, Roma

.

in-fol.

Vedi nel num. 34:

"

Una pagina

di

storia

(a pag.

„

con

5)

ri-

produzione della fotografia dei condannati trentini del '64 (Avv. Pompeo Panizza, L. Moggio, Andrea Zamboni, Riccardo

Giuseppe

manini,

G. Prandini,

A.

Canella,

Bezzi (pag.

(La patria

al Bezzi,

lo

2),

7

dicembre 1864 (pag.

scritto

"

Dalla

vita

di

Chimelli).

facsimile

e

1),

d'una

altro

Ergisto

Ing. Ta-

Candelpergher,

E.

Augusto Marsilli, Vincenzo Andreis, E.

Nel num. 36: ritratto di Ergisto Bezzi, di Garibaldi

De Varda,

Dottor

Poradori,

lettera

ritratto

del

memorie

Bezzi:

— Le campagne — I moti del Trentino — La spedizione

del Bezzi), e le lettere di P. S. Mancini e di

Bezzi „ (pagg. 2-4).

„,

Mazza ad Ergisto

—

Oppitz, Emanuel, K. gerbataillon

G.

" Geschichte des K. u. k. Feldjak. Hauptmann. N° 15 (1849-1890). Innsbruck 1892, Wagner; in-8° gr.,

pagg. 128.

Vedi: 1864 nel Friuli, pagg. 69-74.

Pastro, Luigi.

— Lettera sui moti

del Friuli nel 1864;

Udine „, 14 novembre 1892, N° 272. Pimpeterre, Évariste. U. Rattazzi et

nel

"

Giornale

di

—

la

Revolution.

Gènes 1862,

in-8°.

Pognici, Luigi. tore

—

,

di

— Del Friuli

e della recente

Spilimbergo,

emigrato

insurrezione, nota del dot-

veneto.

Milano

1864, Redaelli

;

in-8°, pagg. 31.

Una gran parte di quest'opuscolo è dedicata alle divisioni amministrative del Friuli in distretti, a indicazioni dei suoi monti e dei suoi eanali, alla descrizione di alcuni dei suoi torrenti, a grafici

molto ardenti dell'autore.

dire che

sfoghi

autobio-

E da questi prende argomento

per

una delle cause del movimento friulano nel 1864 furono gli

arbitrii del delegato

Caboga,

e

che lo scopo

suo

fu

di

impedire

il

disarmo prima che il Veneto fosse liberato dall'Austria. La insurre-


BIBLIOGRAFIA

275

monte Raut ebbe per capo

zione organizzata sulle falde del

tano Francesco Tolazzi di Tolmezzo, di cui qui

si

il

capi-

narra la vita pre-

mossa nel 16 ottobre 1864 in Spilimbergo, Mai 150 da lui capitanati fino al 7 novembre,

redente, e l'attuale

niago ed Aviano. Durarono in cui

raggiunse

li

monte Raut la guerriglia Andreuzzi: combat-

al

ma

terono valorosamente,

senza

esito

definitivo, per l'incalzare

dei

nemici. (Bibliografia storica friulana dal 1861 al 1895,

Occioni-

Gius.

di

N° 1178).

Bonaffons. Voi. Ili, Udine 1899,

politica segreta italiana (1863-1870). Seconda edizione con l'aggiunta di

nuovi

Torino-Roma 1891,

documenti.

gine v-453.

—

Puecher-Passavalli, Ignazio.

Roux e C.

L.

pa-

in-8° gr.,

;

Monte Cansiglio [1864]

Il ritrovo al

in: Puecher-Passavalli, Ignazio, Poesie liriche: Ancona 1884,

;

Morelli;

a pagg. 113 e 159.

Zum Putsch in

Wàlschtirol;

Bote

"

nel

Tirol

fui*

und Vorarlberg „,

Innsbruck, anno 1865, pagg. 555, 565.

Putsch-Versuch in

(August 1864),

Wcilschtirol

ibid.

pagg.

1864,

793,

813, 825, 849, 1137. Itelienische

Putschversuche

men „, 1864, pag.

nel giornale

;

di

Rattazzi, Marie Laetitia de Solms, veuve.

Documenta

correspondance,

inédits,

E. Dentu, 2 voi. in-8°, pagg.

Rattazzi [Urbano].

Innsbruck

Tiroler Stim-

"

1211.

— Discorsi

680

— Battazzi

souvenirs

son temps.

et

intimes.

Paris

1881,

e

del presidente del Consiglio dei ministri

commendatore Rattazzi e dei deputati Boggio, Chiaves, Bixio, Minghetti e Viora intorno ai fatti di Sarnico, di Napoli e di Brescia avvenuti nel mese di maggio, pronunziati nelle sedute della Camera dei

Deputati nei giorni

3,

5

4,

e

6 giugno 1862. Torino 1862, tip. Eredi

Botta, in-16°, pagg. 149.

Sul

Rattazzi

scrittori

e

sua

la

politica

nel 1861,

si

vedano

i

seguenti

:

— Il ministero Rattazzi davanti all'opinione

Bancheri, Michele. pubblica-, pensieri.

Genova 1862, Tipografia Sociale; in 8°, pagg.

—

Bon-Compagni, Carlo. Il ministero Battazzi ed Milano 1862, Brigola; in-16°, pagg. 64.

— .— La rinuncia del ministero Battazzi ed

il

il

32.

Parlamento.

Parlamento. Torino

1862, Tip. eredi Botta; in-16°, pagg. 21.

—

Calonne, A. de. M. Batazzi et la crise italienne, nella " Revue contemporaine „, Paris 1862, xxix. Maccia, Raimondo. Una brutta pagina di storia del ministero

—

Battazzi. Torino 1865

Mistkali, Franco. tazzi.

;

in- 16°.

— Morte

Milano 1863, Legros

e

e

testamento politico di

Urbano

Marazzani; in-16°, pagg. 200.

Bat-


276

IL

Morelli, Alberto.

RISORGIMENTO ITALIANO

— Urbano Rattazzi: saggio politico. Padova

1874, Giammartini; in-8°, pagg. 120.

— Vita di Urbano Rattazzi. Napoli 1867, De Angelis;

Perocco, C.

pagg. 317.

in-8°,

Revel, Genova

di.

— Umbria ed Aspromonte: ricordi diplomatici. Mi-

lano 1894, Fratelli Dumolard; in-8° gr., pagg. v-181.

Vedi il cap. Rosi, M[iohele].

Ili:

—1

Sarnico (pagg. 52-89). Cairoti. Torino 1908, Fratelli Bocca editori; in-16°,

pagg. xi-447 con tav. (Biblioteca di storia contemporanea, N° Cfr.

cap.

i

VI

Sidla via di

:

Venezia e di

1).

Roma — Preparativi e

— Sarnico ed Aspromonte (1861-62), pagg. 102-126; VII:

delusioni.

Di nuovo sulla via di Venezia.

— Le speranze d'Oriente. — Tenta-

di moti nel Veneto (1862-64), pagg. 127-154; e parte dell'VIII.

tivi

Scaramuzza, Sebastiano.

— Il Comitato centrale veneto

moti

del

Fantoni

nel

e

i

Friuli. Torino 1864.

Così citato a pag. 129 del

"

Catalogo della

raccolta

museo civico di Udine per la storia

del

1849 in

particolare

e

Risorgimento nazionale in

Udine 1908,

Tipografia

coope-

generale.

del

ratrice „, in-8° gr.

— / moti

del

Veneto

Luigi Sambolino; in-8°

gr.,

pagg. n-22.

Tivaroni, Carlo.

Genova 1887,

nel 1864.

tip.

di

Estratto dall' " Antologia italiana „ di F. Donaver.

Da questo lavoro, molto meglio cbe da quelli di rucci,

Ciotti e di

Fer-

trae chiara e precisa notizia della iniziativa presa dal Comi-

si

il Veneto dallAustria, col mezzo bande armate e stringere così il governo ad uscire dalle incertezze. Ma mentre la riunione di Villanova (vedi l'opuscolo del Ciotti) deci-

tato centrale unitario per liberare di

deva

di

u

rinviare

e far ripassare

il

l'insurrezione del Veneto alla primavera del 1865,

confine alle persone più

compromesse „,

il

gruppo

di S. Daniele non ci si volle adattare e decise di insorgere (pagg. 14-15).

Qui sono ripetute le dolorose fasi della breve azione fallita, ma la democrazia italiana ponendosi all'opera di francare il Veneto senza la dovuta preparazione, si lasciò trarre pur sempre, scrive il Tivaroni, da

"

un'utopia rispettabile „. Parlò di questo scritto la

"

Patria del

N° 156. Tutti sanno che fra i principali attori 1864 fu Marziano Ciotti, uno dei Mille. Nato a Gradisca

Friuli „, 2 luglio 1887, dei moti del nel 1829,

si tolse la vita nell'8 luglio 1887, annegandosi nel Ledra. Vedi " Patria del Friuli „, 9 e 10 luglio 1887, N 162, 163 e u Friuli „, 1

9 luglio 1889, N° 162. Anche Cimone nel

"

Capitan Fracassa „ scrisse

sull'opuscolo del Tivaroni un lungo articolo, riprodotto nel

"

Friuli

„,

30 giugno 1887, N° 154. (Bibliografia storica friulana dal 1861

al

Bonaffons, voi. Ili, Udine 1899, N° 1307).

1895 di Giuseppe Occioni-


BIBLIOGKAFIA Ha

Verschwroeung in

Wiilschtirol

;

nella

277 Inn-Zeitung

"

„,

Innsbruck,

anno 1864, pag. 799. lanini. Negli anni eroici. La cospirazione trentina del 1863-64. Milano

—

1903,

tipo-lit.

Rebeschini

Turati

di

e

C,

in-4°,

pagg. 28 con un

ritratto.

Pubblicato in occasione delle nozze d'oro di Valeriano Vianini e

Giuseppina Tornasi, Bagni di Cornano 19 ottobre 1903. |7on der Piemontesischen Grenze; nella

"

Grazer Tagespost „, anno 1862,

N° 137.

Zum

Verstdndnis der Vorgànge in Tirai, i-iv;

Oltre questi

si

Cavalletto, Alberto. nella

"

ibid.,

annata 1862.

possono consultare:

— Una pagina della storia dell'emigrazione veneta,

Rivista storica del risorgimento italiano „, diretta

mino Manzone, voi.

Torino 1895, Roux, Frassati e

I,

C°,

da Beniaeditori

;

a

pagg. 240-258.

Comitato veneto centrale.

Sull'attività spiegata dal

La Vénétie en 1864. Paris s. gr.,

d.

(1864), Librairie de L. Hachette et

C ie

;

pagg. 160.

Autore di questo lodato libro fu

il

cav.

Armingaud, segretario del Duruy.

nistro imperiale dell'Istruzione pubblica in Francia,

BIBLIOGRAFIA CONTEMPORANEA (1901-1910).

t-8° [Bbu.no

Emmert] I fratelli Bronzetti (Saggio bibliografico),

Como,

ed. R.

Ga-

gliardi, 1911.

Nel cinquantenario della battaglia del Volturno (1° ottobre) Bruno Emmert, che alla storia di Trento e dei Trentini dedica le sue cure amorose, raccoglieva queste notizie bibliografiche e le pubblicava in memoria dei tre valorosi fratelli trentini, Narciso,

Pilade ed Oreste Bronzetti, che pugnarono eroi-

camente per l'indipendenza italiana. L'opuscolo di poche pagine in 8°, non appare troppo copioso di indicazioni, e pur tralasciando, come l'Emmert si era proposto, le opere di carattere generale, le notizie degli scritti

torno a Pilade, Nell'elenco titoli delle

il

intorno ai tre gloriosi fratelli e specialmente in-

più eroico, potevano essere più minute e abbondanti.

degli scritti, che

si

seguono in ordine cronologico, mancano

più recenti pubblicazioni, specialmente di quelle

d'occasione

i

che


278

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

videro la luce l'anno scorso pel cinquantenario della spedizione

dei Mille; e

maggiore importanza deve ora aggiungersi quanto dei Bronzetti scrive Gualtiero Castellini nel secondo volume dei suoi Eroi garibaldini alle opere di

(pag. 51 e segg.).

Maggiore importanza per

gli

oggetti e ritratti dei tre fratelli

(non si sa bene se di delle

lettere

studiosi

che

hanno

trovansi

notizie

le

nel

Museo

documenti, Risorgimento

sui

del

Como o di Milano), e più specialmente

le

indicazioni

del Cosenz e di Garibaldi a Pilade ed Oreste Bronzetti, di cui

sono riportati nell'opuscolo alcuni brani di singolare importanza. E. Michel.

Giovanni Canevazzi, Un modenese esule del '31 (Cesare Rosa).

Modena, Giov.

Ferraguti e C. tipografi, 1910, p. 48.

Cesare Rosa nato in Modena il 16 novembre 1785

crebbe

all'amore dello

studio e delle idee liberali che intorno al 1800 aveva propugnate e rinvigorite

Bonaparte trionfatore. Uscito dalla celebre Scuola di artiglieria e genio, di cui il Canevazzi stesso prepara la storia, prese parte alla difesa delle isole illiriche e per due anni, nel 1806 e 1807, rimase in Dalmazia sul piede di guerra.

Più tardi passò all'arsenale di Pavia addetto

alla

fonderia dei

cannoni e

quivi corresse parecchi istrumenti, perfezionò macchine e processi ed avrebbe finito

per recare l'arte del fondere all'ultima sua perfezione se la fortuna non

ad interrompere il corso delle vittorie di Napoleone. Nel 1812 il Rosa dovette partire per la spedizione di Russia, e trovandosi con altri compagni della Scuola di Modena ai combattimenti di Karpowicze, Ostro wno, Moska, Borowsk, Malojaroslawetz, Wiaszma, Krasnoi e di Pleszezenice, diede sempre luminose prove di esperienza e di coraggio. Sfuggito dopo molti disagi e peripezie ai Cosacchi, seguì gli orrori, della ritirata, e restituitosi in patria tornò nuovamente all'Arsenale di Pavia e si si

fosse interposta

diede a riparare le perdite del materiale d'artiglieria di Mosca. Nel

marzo 1813 seguì l'armata italiana

alla

sofferte

nella ritirata

difesa di

Palmanova

guadagnandosi la stima e la confidenza del generale Valterre des Auge, che gli affidò l'incarico di commissario amministrativo. Dopo la caduta del Regno Italico il Rosa lasciava il servizio militare e tornato in famiglia si applicava agli studi prediletti di meccanica e matematica e conseguiva l'abilitazione all'esercizio d'ingegnere architetto e di perito agrimensore. Sospetto di appartenere alla Carboneria fu imprigionato e poi nel

maggio 1823 rimesso in libertà restando il processo aperto contro di lui. Quando nel 1831 a Modena scoppiò la rivoluzione il Rosa accettò dal Governo provvisorio la nomina di aggiunto al colonnello Pietro Maranesi, comandante generale della Guardia Nazionale, e poco dopo l'incarico di ritirare nell'armeria della Cittadella tutte le armi che si dovevano depositare entro quarantotto ore da coloro che le detenevano.


BIBLIOGRAFIA

279

Quando il Duca si apprestava a ritornare a Modena, il Rosa seguì il geneRimini e di Cattodopo la capitolazione d'Ancona dovette imbarcarsi per la Francia. Allora incominciò per il Rosa come per tanti altri patrioti quella dolorosa vita dell'esilio, che ora il Canevazzi valendosi di nuovi documenti narra ed illustra in questo suo prezioso opuscolo con abbondanza di notizie e di rale Zucchi nella ritirata e prese parte ai fatti d'armi di lica,

e

particolari.

Rosa dopo esser stato catturato coi compagni in vista di Ancona dalla comandata dall'ammiraglio Bandiera ed essere stato condotto a Venezia e rinchiuso in prigione, nel maggio 1832 potè finalmente partire per la terra d'esilio. Passò prima a Tolone, poi a Marsiglia, a Lione e finalmente a Parigi, dove rimase più lungo tempo facendosi conoscere ed apprezzare per il suo sapere e per le sue invenzioni ed applicazioni meccaniche da tutti i dotti e specialmente dal celebre Arago, fino a che una malattia di fegato e l'idropisia non lo consigliarono a lasciar la terra ospitale e a tornarsene in Italia in quel luogo dove gli fosse permesso di fermarsi. Una donna pietosa, Virginia Menotti, sorella di Ciro e vedova di Luigi Pio di Savoia, cui il Rosa salvò un figlio, ebbe per lui che viveva solo ed abbandonato le cure più amorose e più tenere finche rimase a Battignolle, un po' lungi dalla vita rumorosa di Parigi, e lo accompagnò anche in Italia e come una buona suora di carità lo assistè fino al 24 novembre 1838, che fu il suo ultimo giorno di vita. Ne la sua pietà verso il povero esule infelice cessò dopo la morte di lui, che ella si interessò vivamente a che fossero pubblicati i manoscritti a lei lasciati in eredità e non fu certo per sua colpa se il più vivo desiderio, che la tormentò finché visse, non potè né allora né poi essere Il

flottiglia austriaca

soddisfatto.

Giovanni Canevazzi ha scritto queste pagine con affetto caldo e con parola

commossa e le ha pubblicate in omaggio a Tommaso Casini nel giorno che la

sua vaga

figliuola

Beatrice

lasciava per

bene auspicate la casa

nozze

paterna.

Ersilio Michel.

SPOGLIO DEI PERIODICI

I.

811.

— Mowat

(R.),

- STORIA GENERALE.

Médaille frangaise du

Numismatique B

;

*

Risorgimento italiano „? in " Revue

Parigi, 1905; IX, 502-505

fig.

La medaglia ha nel diritto una testa di donna, nel rovescio la leggenda: Réunion des Romains, 1833. Risalirebbe all'epoca in cui, dopo l'insuccesso dei moti insurrezionali di Romagna, gli emigrati italiani


280

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

si rifugiarono in Francia, dove la congrega rimase localizzata come opera essenzialmente francese. Altre interpretazioni però tenderebbero ad attribuire la medaglia ad altri motivi.

812.

— Ottone

(Prof. Giuseppe),

Viglevanum „

•

La storia eroica nel Risorgimento Italiano; in

Vigevano, 1908;

;

II,

87-103.

Considerazioni letterarie e storiche nuova coscienza italica. 813.

sui

fatti

che prepararono la

— Colombo (Prof. Alessandro), Gli albori della nuova Italia {1805-1848); Viglevanum „; Vigevano, 1909; III, 250-255.

'

in

Cenno sommario dei principali avvenimenti dalla fondazione del regno d'Italia sotto Napoleone I alla concessione dello Statuto. 814.

— Rocca (cap. Carlo) e Del, Bono (cap. Giulio), Elenco dei fatti d'arme avvenuti durante

le

vi parteciparono; in

St.

campagne del Risorgimento Italiano e dei corpi che * Memorie stor. milit. (Comando del Corpo di

Magg.) „; Roma, 1909;

III,

465-478.

Dal 1848 al 1870. Vi sono indicati anche i combattimenti di minore importanza. 815.

— Brancaccio (capitano Nicola), Di alcuni esperimenti di aeronautica circa la

metà del secolo XIX ; in

di St.

".

Magg.) „; Roma, 1909;

Memorie st. milit. (Comando del Corpo III,

391-395, 1 tav.

In Piemonte, specialmente per opera di un Carlo Emanuele Boglioni nato a Bra il 24 febbraio 1792; prima soldato napoleonico, poi del regno sardo, ove raggiunse il .grado di tenente colonnello. Ideò un meccanismo per volare, ma con risultati disastrosi, fra cui la rottura di un braccio. Anche il tenente Vincenzo Lanzillo, a Torino, studiò e disegnò i piani di un dirigibile militare a forma di sigaro, provvisto di motore a gas ; ma il tentativo non ebbe allora (1872) il favore del ministro della guerra. 816.

— Mazzotti

(G.),

Lo Statuto; in " Rassegna Nazionale „; Firenze, 1910;

CLXXIII, 361-370.

Cenno sugli avvenimenti che prepararono intervenute

scussioni

proposito

in

fra

i

lo

Statuto e sulle diinnanzi di pro-

ministri,

mulgarlo. 817.

— Goyau (Georges). Bismarck

et la Papauté; in "

Parigi, 1910, LVIII, 669-708; I,

Revue des deux Mondes ,

;

LIX, 544-583; LX, 120-159; 1911, VI,

149-186.

Sulla guerra con la Francia; sull'incidente Hohenlohe; sulla legge contro i Gesuiti e sulle trattative del Bismarck presso Pio IX perchè sconfessasse il Centro e ne impedisse la formazione; trattative che portarono, per naturale reazione, alle leggi del maggio 1873, contro la Chiesa. 818.

— Davin rigi,

Les Italiens en Tunisie; in

(A.),

"

Revue des deux Mondes „; Pa-

1910; LIX, 689-708.

Delle condizioni

degli

emigrati italiani

in Tunisia,

da vent'anni

in qua. 819.

— Labrozzi (Francesco), La protocarta comitale sabauda in ;

italiano

„

;

Firenze, 1910;

XLV, 61-77.

"

Arch. stor.


BIBLIOGRAFIA

281

Si cita perchè questa carta, del 2 aprile 1003, giudicata una concessione di precaria o di livello, costituirebbe, secondo qualche autorevole scrittore, il documento più antico che, con buon fondamento ci autorizzi a dare il titolo di conte ad Umberto Biancamano.

820.

— Thayer (William Roscoe), The clew

to

modem

Italy; in

"

The North

American Review ,; New- York, 1910; CXCII, 756-773. Passa in rapida rassegna i vari e molteplici elementi, specialmente della seconda metà del secolo XIX, che prepararono, con una fioritura meravigliosa di letterati, diplomatici, cospiratori, guerrieri, l'Italia

moderna. Ottone (Prof. Giuseppe), Le previsioni di uno storico mista; in " Viglevanum „; Vigevano, 1910; IV. Pasquale Turiello, colo

soldato

di

Garibaldi,

autore

e politico

del

pessi-

libro II Se-

XIX: Studio politico-sociale (Palermo, 1902), notevole sopratutto

per il carattere pessimistico delle sue previsioni. 822.

— Majnoni "D'intignano (tenente

G.), Il

zione del reggimento Artiglieria di Cavalleria ,; Roma,

XXV anniversario della forma-

a cavallo, celebrato a Milano; in

1910; XIII,

II,

u

Riv.

108-112.

La prima formazione risale al gennaio 1884; ma i germi del nuovo corpo sono da ricercare nelle prime batterie a cavallo dell'esercito di Carlo Alberto. Stapfer (Paul), Les Je'suites d'après les demiers historiens; in " Biblio-

thèque universelle „; Lausanne, 1910; LIX, 5-30.

A proposito specialmente del libro di H. Bohmer, Les Jésuites, tradotto dal tedesco in francese da Gabriele Monod, tendente a dimostrare l'insussistenza di molte accuse rivolte contro la famosa Compagnia. Brancaccio

(Maggiore Nicola), Le bandiere del Regno di Sardegna

Memorie stor. milit. (Comando Corpo di Stato Roma, 1910; I, 189-225, 14 tav.

(dal 1814 al 1860); in "

Magg.)„

;

Dal 1814 al 1848 il regno sardo non ebbe una bandiera uniforme e nazionale. Fu solo dopo la promulgazione dello Statuto, e più esattamente il 6 marzo 1848 che Re Carlo Alberto dispose per l'innalzamento della bandiera nazionale su tutti i forti e cittadelle dello Stato, e il 25 marzo stesso, nell'atto che le truppe piemontesi varcavano il Ticino, ordinò che sulla bandiera tricolore si sovrapponesse lo scudo di Savoia. Due giorni dopo, il 27, il modello della nuova bandiera, elaborato da un certo Bigotti, fu approvato in Consiglio dei Ministri con la sanzione sovrana, e il 28, Carlo Alberto, al Gravellone presso Pavia, ne faceva la prima consegna ad alcuni reggimenti. Sorsero più tardi discussioni in proposito, portate anche in Parlamento, alle quali poneva termine il R. Decreto 25 marzo 1860 che fissava tutte le norme per la nuova bandiera sostanzialmente conforme al tipo adottato nel 1848. Con quel decreto, la bandiera del vecchio regno sardo diventava la bandiera del nuovo regno d'Italia. 825.

— Grabao (Tenente Marcello), Razza di San Rossore in

"

Riv. di Cavalleria „; Roma,

e

razza di Tombolo;

1910; XIII, I, 632-644; XIII,

II,

43-54.

Riassume le vicende della storica stazione equina anche sotto il regno di Vittorio Emanuele

II.


282

IL

II.

RISORGIMENTO ITALIANO

— STORIE PARTICOLARI.

Aleardi (Aleardo). 826.

— Cozzi (Carlo), Il sentimento della natura in Aleardo Aleardi; in glevanum „

Vigevano, 1908

;

;

li,

"

Vi-

17-29.

Come si rileva specialmente nel canto Le prime storie e nel Monte Circello.

Annali: 1796. 827.

— Maltese (Tenente Enrico), Cosseria (13 aprile 1796) stor. milit.

(Comando del Corpo

di

St.

Magg.) „

;

u

Memorie ; in Roma, 1909; III,

281-319, 1 tav. e schizzi panoramici.

Premesso un cenno sui preliminari di quell'episodio militare, l'Autore illustra ampiamente, sopra relazioni contemporanee, facendo tesoro degli studi posteriori e più recenti, l'attacco e la difesa del castello, aggiungendo in fine la bibliografia storica dell'importante combattimento.

— 1799. — De Mayo (Capitano Guido), Vigliena (13 giugno 1799); in „

828.

stor. milit. (Comando del

"

Memorie

Corpo di St. Magg.) „; Roma, 1909; III, 321-

389, 6 tav.

Piccolo forte presso i Granili a Napoli, tenuto dai repubblicani. Fu fatto saltare da costoro il 13 giugno 1799, quando le bande del cardinale Ruffo erano in procinto di conquistarlo, dopo un furioso assalto. L'A. studia le varie testimonianze relative al fatto, con l'intento di stabilire l'autore dell'animoso ed orribile scoppio che seppellì nella propria rovina vincitori e vinti. 829.

— Tauro

(F.),

Bari; in

"

1799

Il

Apulia „

a ;

Castellana

e

in altri paesi della provincia di

Martina Franca, 1910;

Da una cronaca contemporanea,

scritta

I,

322-331, 377-385.

da Giovanni Tauro, che

illustra con espressioni piene di ingenuità e di sincerità le condizioni di anarchia e di dissolvimento sociale create inevitabilmente dall'a-

bolizione del vecchio regime borbonico e dall'instaurazione dei nuovi ordinamenti repubblicani nel Mezzogiorno della penisola e particolarmente a Castellana. Seguono in appendice alcune note completanti i fatti narrati dalla cronaca.

— 1814. — De Contenson „

830.

(L.),

Un agent roy oliste en 1814; in " Revue de Paris „

;

Parigi,. 1910: IV, 145-162,315-332.

Giovanni-Anna-Francesco de la Barthe de la Courtéte, uno dei primi caduta di Napoleone, ricevette poteri ufficiali per rientrare dall'Inghilterra, ove erasi rifugiato, in Francia e richiamare in onore presso le popolazioni il nome dei loro antichi re. agenti che, alla

- 1847. — Imperiale di Angelo (C), Un Ministero „

831.

S.

*

Rassegna Nazionale „

;

delle Ferrovie nel

Firenze, 1910; CLXXII, 165-176.

1847; in


283

BIBLIOGRAFIA

Istituito da re Carlo Alberto con Lettere Patenti del 30 giugno 1847. Al Ministero delle ferrovie veniva aggiunto quello della Polizia, già dipendente dalla Guerra e Marina e poi dall'Interno. Il primo ministro fu il conte Cesare Cristiani, in fama allora di magistrato dotto e di eminente amministratore; ma la nomina, fatta senza prima averlo interpellato, non ebbe seguito per la sua rinuncia. Per questa rinuncia il Ministero delle ferrovie non fu costituito e diede invece origine a quello dei Lavori Pubblici, creato con Patenti del 7 dicembre 1847.

— 1848

„

cfr.

n° 889.

Marzi (Demetrio), Altre notizie intorno alla campagna toscana del 1848 in Lombardia; in " Arch. stor. italiano „; Firenze, 1909; XLIV, 3-71.

Con notizie inedite attinte all'archivio domestico del conte Ulisse d'Arco Ferrari, che fu per un certo tempo comandante delle milizie toscane sui campi lombardi e poi comandante supremo delle milizie del Granducato, l'A. illustra i costui rapporti col generale Cesare De Laugier successogli pochi giorni innanzi alla fatale giornata del 29 maggio 1848, mettendo in luce le varie attitudini d'entrambi, e i meriti e la coltura e il patriottismo assai maggiore del De Laugier. Segue in appendice Bettino, gonfaloniere 5 maggio 1848.

una

lettera

di

Firenze,

di

Vincenzo Ricasoli

datata

dal

campo

al

fratello

delle

Grazie,

Valle (P.), Dalle mie memorie degli anni 1848-49; in " Rassegna Nazionale „ Firenze, 1909; CLX1X, 366-374. ;

Dalle Pagine stralciate dei suoi ricordi personali e sulle testimonianze sincrone, ricostruisce le condizioni politiche dell'epoca nel Veneto, e il combattimento dell'Olmo (21 maggio 1848) e la battaglia sotto le mura di Vicenza (10 giugno) con la capitolazione del Durandi. 834.

— Cavaciocchi (Colonnello Alberto), Di alcuni trofei di guerra del 1848-49; in

Memorie stor. milit. (Comando del Corpo di St. Magg.) T

"

;

Roma,

1909; III, 399-411.

Undici bandiere tricolori italiane conservate nell'I, e R. Museo mil. di Vienna e precisamente nella sala Radetzky. Si volle da qualche scrittore militare tedesco che esse fossero state prese alle truppe piemontesi o ai volontari sui campi di battaglia. L'A. dimostra con buoni argomenti che si tratta di bandiere state soppresse secondo il decreto di Re Carlo Alberto (maggio (1848) e cadute per caso fortuito in possesso degli Austriaci, più come preda di furto che come trofeo di guerra. Del resto nella R. Armeria di Torino si conservano quattro bandiere tedesche conquistate in battaglia dal nostro esercito tre verisimilmente a Sommacampagna, una certamente a Governolo. :

835.

— Falorsi 1909;

(G.), lì eroe di

Curtatone; in

Rassegna Nazionale r

;

Firenze,

CLXIX, 474-497.

Cesare De Laugier, comandante le truppe toscane nel 1848. Nato a Portoferraio il 5 ottobre 1789, erasi arruolato giovanissimo negli combattendo da valoroso in Ispagna e in Russia. La giornata del 29 maggio a Curtatone, preludiante alla bella vittoria di Goito, è una pagina memorabile di eroismo suo e del suo piceserciti napoleonici

colo esercito.


RISORGIMENTO ITALIANO

284

IL

836.

— Bassi (Carlo), Quarantotto intimo; in renze,

CLXX,

1909,

72-80,

247-258,

"

Rassegna Nazionale „

494-506;

1910,

CLXXI,

;

Fi-

60-68,

302-311; CLXXII, 128-135. Descrive, sopra ricordi personali, le condizioni intellettuali e politiche dell'aristocrazia milanese, fra cui l'A. va delineando argutamente, raccolti e conversanti nei salotti delle principali casate, i principali fautori ed autori della bella risurrezione politica dell'anno sacro. 837.

— Del Lungo

(

Isidoro),

Un'ascensione a Bismantova nel 1848; in

*

Ras-

segna Nazionale ,; Firenze, 1910; CLXXI, 456-459.

Una lettera di Cesare Bertagnini, chimico lunigianese di gran vamorto appena trentenne, diretta alla madre sua Bartolina Giorgini da Castelnuovo dei Monti il 14 aprile 1848. Il Bertagnini era partito col battaglione universitario toscano verso Curtatone e Montanara e nella lettera descrive la marcia delle truppe e l'ascensione alla dantesca Bismantova. lore,

— 1849. — Ottone Un ricordo dell'occupazione austriaca (1849) „

838.

(G.),

;

in

"

Vigle-

vanum,; Vigevano, 1909; III, 135-136.

A Vigevano. Un Album recante alcune firme di ufficiali austriaci di passaggio nel 1849.

— 1855. — Colombo (Alessandro), Il „

839.

di Crimea; in

"

" Diario „ di un soldato vigevanese alla guerra Viglevanum „; Vigevano, 1908; II, 51-54.

Di Carlo Saino, nato a Vigevano nel 1829 e tuttora vivente. Prese parte alla campagna d'Oriente quale soldato nel Corpo del Treno di Provianda (l a Compagnia, l a Divisione). Il Diario, un vero giornale di bordo, va dal 28 aprile al 15 maggio 1855, giorno dello sbarco delle truppe piemontesi in Crimea.

- 1857. 840.

— Piovano (Giuseppe), La libertà d'insegnamento alla Camera nel 1857; *

in

Rassegna Nazionale ,; Firenze, 1909; CLXIX, 322-333.

La propugnarono nel Parlamento subalpino Cristoforo Mameli, il savoiardo Guillet, il sardo Tola, Francesco Pallavicini, Luigi Federico Menabrea, Domenico Berti, il Michelini di S. Martino ed altri. La loro parola aveva così bene lumeggiata la santità e la giustizia del principio che la Camera stava per buttare a mare tutto il disegno del ministro Lanza. Lo salvò l'intervento del Cavour, presidente del Consiglio, il quale dichiaravasi disposto ad attuare nelle speciali leggi relative all'istruzione il principio della libertà d'insegnamento. La promessa ministeriale del gennaio 1857 attende tuttora il suo adempimento.

— 1859. — Vitali cinquantesimo anniversario del 1859; in „

841.

(L.),

Il

zionale ,; Firenze, 1909;

"

Rassegna Na-

CLXIX, 553-573.

Discorso pronunciato a Bellano, sul lago di Como, l'8 settembre 1909, festeggiandosi la commemorazione del '59, la Messa d'oro dell'A. e l'inaugurazione della cappella di quel nuovo ospedale.


BIBLIOGRAFIA

— 1860.

„

842.

285

— Massa (Eugenio, capitano), Calatafimi (15 maggio 1860) Cavalleria,;

;

in

"

Riv. di

Roma 1910; XIII, I, 461-478 fig.

Enumera i vari contingenti

di

truppa dei Garibaldini e dei Bor-

bonici, superiori per armi e per numero, carica finale fatta suonare, come canto

ma vinti e travolti dalla di vittoria,

dal Garibaldi,

quando già Nino Bixio disperava della giornata. 843.

— Mori

(A.),

Da Milazzo a Villaglori

Garibaldi e

i

:

Diari di Baldassarre Stragliati; in

Garibaldini,; Como, 1910;

I,

161-184.

Lo Stragliati fu nel 1859 volontario nel 10° Reggimento, poi partì per la Sicilia con la seconda spedizione Medici. Fece anche le campagne del 1866-67. Il Diario prende le mosse dalla partenza per Genova, il 9 giugno 1860, illustrando, talora minutamente, i fatti di quell'ardita spedizione. 844.

— Bonfiglto (Salvatore), La spedizione dei Mille e la città delle barricate in

"

;

Emporium „; Bergamo, 1910; XXXI, 352-363, 18 illustr.

Nella storia e sopratutto nella iconografia contemporanea. 845.

— Guerrini (Domenico), Sulla spedizione dei Mille; in ribaldini „; Milano, 1910;

I,

"

Garibaldi e i Ga-

209-212.

A

proposito di un articolo del generale Allason nella Stampa (Torino, 14febb. 1909), relativo al ten. Giacomo Antola, di cui si narrerebbero meraviglie in una difficile missione compiuta in Sicilia nel 1860 ;

missione che il Guerrini, in attesa di più ampia documentazione, tende a giudicare più leggendaria che storica. 846.

— Brentari (Ottone), I Trentini dei Mille di Marsala; in logia,;

"

Nuova Anto-

Roma, 1910; CXLIX, 583-593.

Furono più di 1200 i Trentini che presero parte alle guerre dell'indipendenza italiana; 16 quelli partiti dallo scoglio di Quarto la mattina del 6 maggio 1860, ridotti poi a quindici, per essere stato uno di loro, Francesco Giovanàzzi, incorporato a Talamone nella colonna Zambianchi. 11 più giovane del drappello valoroso era Oreste Baratieri, resosi poi tristamente noto in Africa. Essi si segnalarono a Calatafimi e a Palermo, e tre di quei quindici sono ancora viventi.

Pomelli (Giuseppe), Da Taormina a Teano; in dini,; Como, 1910; I, 177-188.

Garibaldi e i Garibal-

Cfr. continuazione n° 694 (1910, III, 506). Il racconto si chiude con l'incontro del Garibaldi e di Vittorio Emanuele II al Garigliano.

Sintesi della Campagna del 1860 nelle Marche e nell'Umbria (di Z.); in ' Riv. di Cavalleria ,; Roma, 1910; XIII, II, 3-18, 183-194, 2 schizzi.

Lavoro di ricostruzione tamente.

storica,

condotto

criticamente ed erudi-

Bompiani (Giorgio), La liberazione di Orvieto e i Cacciatori del Tevere in ' Nuova Antologia „; Roma, 1910; CXLIX, 276-285 fig.

;

Battezzati Cacciatori del Tevere dal colonnello Luigi Masi, che li riunì e disciplinò nel settembre 1860 marciando con essi all'occupazione di Città della Pieve e di Orvieto, caduta in breve nelle loro mani. Il Masi era nato nel 1814 a Petrignano d'Assisi e morì a Palermo nel 1872.


286 850.

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

— Cesari (capitano Cesare), I Cacciatori del Tevere; in riche militari 227-292, tav.

(Comando

del

Corpo

di

St.

"

Memorie sto-

Magg.) „; Roma, 1910; I,

Si formarono nel 1860, in Umbria, sotto il comando del col. Luigi Masi, perugino. L'11 settembre occuparono Orvieto; il 18 Montefiascone; il 20 Viterbo; il 24 Civitacastellana. In quei giorni l'atteggiamento della Francia sopravveniva a sospendere ogni loro movimento, e il 30 settembre un telegramma del Cavour ordinava, in seguito alle insistenze di Napoleone III, il ritiro dei Cacciatori dalla Sabina, ove erano penetrati sui primi di ottobre mirando a Roma. Pochi giorni dopo, l'il ottobre, si ordinava lo scioglimento del Corpo; scioglimento rappresentante nulla più che una manovra diplomatica verso la Francia e il Papa, poiché effettivamente i Cacciatori del Tevere continuarono ad esistere, aggregati alla colonna del generale Pinelli e sempre sotto il comando immediato del Masi, che si distinse in seguito nella repressione del brigantaggio. Con Regio Decreto del 15 maggio 1862 il Corpo dei Cacciatori del Tevere passò a far parte dell'esercito regolare col nome di Legione Cacciatori del Tevere e fu poi sciolto definitivamente un anno dopo, con decreto delagosto 1863.

HI

851.

— Ottone e

852.

Vigevanesi

(G.),

vanum „

reduci dalla campagna IV, 162-163.

Vigevano, 1910

;

del '60;

in

"

Vigle-

;

Giovanni Bellazzi, Davide Cesare Bonazzi.

Buffetti, Pietro e

Giuseppe Castellanza

— Ottone

(G.), Un ufficiale vigevanese caduto a Castelfidardo ; in * Viglevanum „; Vigevano, 1910, IV, 259-260.

Paolo Gusberti, capitano del 1° reggimento bersaglieri, rimasto ucciso sul campo di Castelfidardo, il 18 settembre 1860, in una carica decisiva.

— 1862. — Vanni (Manfredo), Da Palermo ad Aspromonte: Frammenti di Fran,

853.

"

cesco Zappert; in 1

Garibaldi e i Garibaldini „; Como, 1910; I, 189-208,

ritr.

Cfr. continuazione n° 696 (1910, III, 507;. Prosegue il diario dal 25 luglio all'8 agosto 1862 con particolari ignoti e interessanti sulla costituzione e le prime vicende della spedizione innanzi al suo passaggio sul continente.

,

854.

- 1866.

— Colombo (Alessandro), Una lettera inedita riguardante la campagna del 1866; in

'

Viglevanum „; Vigevano, 1909; III, 290-293.

Di Ettore Vidari alla sorella Rosina Vidari-Brambilla, da Risano nei dintorni di Udine, il 30 luglio 1866. Il Vidari era medico nell'esercito.

855.

— Die Teani-Ulanen Ein Gedenkblatt zum funfzigjdhrigen Regimentsjubi:

làum; in

*

Kavalleristische Monatshefte ,

;

Wien, 1910.

Pubblicazione fatta per cura della Redazione della nota rivista tedesca e annessa come supplemento al fascicolo di giugno. Contiene tre lavori il 1° di Edmondo von Horstenau, tesse la storia del reggimento dalla sua costituzione nel febbraio 1860 ad oggi il 2° sono brevi ricordi militari di Sigismondo Longchamps-Berier; il 3° è una :

;


BIBLIOGRAFIA

287

poesia di P. C. Ginzkey relativa ad un episodio del combattimento di Cimego, 21 luglio 1866. Il più importante dei tre lavori è senza dubbio quello di E. von Horstenau, specialmente là dove illustra con particolari nuovi ed interessanti il famoso attacco di Custoza dovuto ai valorosi Ulani- Trani. Ma anche qui, in mezzo ai giusti encomi tributati con entusiasmo di soldato agli animosi commilitoni, si fa manifesta la tendenza e direi quasi il proposito di attribuire ai 1800 uomini della brigata Pulz la vecchia e oramai sfatata pretesa di avere immobilizzato 30 mila Italiani! L'inerzia e l'immobilità del generale Della Rocca trova la spiegazione in ragioni più gravi e meno umilianti che non siano la paura e lo spavento incusso negli Italiani dalle furiose cariche degli Ulani tedeschi, qualcuno dei quali potrebbe dire che cosa sarebbe avvenuto se il Della Rocca avesse lasciato le mani libere a Nino Bixio.

Anzani (Francesco).

— Brambilla]

(E.), Documenti anzaniani; in " Garibaldi e i Garibaldini „ Como, 1910; I, 113-138 fig.

856.

;

Due lettere del Mazzini a del 2 giugno e 8 dicembre 1845; una lettera di M. Fanti a Francesco Anzani, del 10 novembre 1846, e cinque lettere famigliari di quest'ultimo al fratello Giuseppe, degli anni 1847-48, da Montevideo. Segue la ristampa di G. Garibaldi,

alcuni articoli, elogi funebri e indirizzi pubblici,

relativi all'Anzani.

Baretti (Giuseppe). Celotti (Prof. Temistocle), La critica dantesca in O. Baretti; in glevanum „; Vigevano, 1910; IV, 22-30, 103-107.

"

Vi-

Bari v. n° 829.

Berchet (Giovanni).

La fuga da Afilano e l'esilio di Giovanni Berchet; lombardo „; Milano, 1910; IV, XIII, 425-436.

Bellorini (Egidio), in

u

Arch.

stor.

La fuga avvenne intorno alla metà di dicembre del 1821. Seguirono rapporti della polizia austriaca, perquisizioni, processi. Il Berchet riparò a Parigi e poi a Londra, dove pubblicò successivamente le sue più note e famose romanze, fra cui i Profughi di Parga; romanze che un impiegato di polizia, rimasto ignorato anche nella firma illeggibile posta in coda ad un suo rapporto datato da Milano il 10 maggio 1824, chiama ' libello privo di merito letterario, perchè scritto in versi cattivi, senza sali e senza talento „. Nonostante questi dardi spuntati del poliziotto letterato, il processo condotto contro il Berchet fu lasciato in sospeso, senza una condanna o un'assoluzione. L'esilio del poeta durò così 27 anni, fino al mattino del 2 aprile 1848, in cui rivide Milano sgombra degli Austriaci. La abbandonò nuovamente per sempre il 3 agosto successivo, dopo i rovesci delle armi piemontesi, riparando a Torino, ultima tappa del suo doloroso esilio.

Betteloni (Vittorio). Tomki (Pericle), Vittorio Betteloni; in * Nuova Antologia , V, CXLVIII, 465-480, 1 ritr. Della sua opera letteraria e dei principi

;

Roma, 1910;

d'arte che la informano.

Borsieri (Pietro). ).

— Lupo Gentile

(M.), Pietro Borsieri, un martire dello Spielberg; in *

Ras-

segna Nazionale „; Firenze, 1910; CLXX1I, 430-442. Il Risorgimento Italiano.

— IV.

19


288

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Nacque a Milano nel 1788 da famiglia originaria del Trentino

e

con Lodovico di Breine, collaboratore del ConciliaArrestato il 3 aprile 1822 e condannato a 20 anni di carcere duro, giacque rinchiuso nello Spielberg fino al 1835, poscia, deportato in America, vi giunse il 30 ottobre 1836, vivendo una vita di stenti e di privazioni. Quattro anni più tardi, nel 1840, il governo austriaco gli permetteva il ritorno in Milano. Morì a Belgirate il 6 agosto 1852.

fu, col Pellico e tore.

Brizio (Edoardo). 861.

— Ghirardini (Prof. Gherardo), Commemorazione di Edoardo Brizio; in Atti e Mem. Deputaz. prov. di Romagna „ 376-416.

"

;

Bologna,

Storico ed archeologo insigne, nato a Torino

1909; XXVII,

3 marzo 1846.

il

Brofferio (Angelo). 862.

— Musso (Pierina), Il Béranger ed il Brofferio; in

"

Rivista d'Italia „ ;\

Roma, 1910; III, 128-142. Imitatore palese e traduttore spesse volte felice del Béranger, Angelo Brofferio, nato a Castelnuovo Calcea il 6 dicembre 1806, fece della sua poesia dialettale una scuola di elevazione e di emancipazione politica e civile; mancante di originalità e di brio quando imita, ma pieno di impeti e di ispirazione quando seconda, senza preoccupazioni di scuola e di artificio, l'estro dell'amor patrio e la foga del suo pensiero austeramente mordace.

Calataflmi v. n° 842.

Cannizzaro (Stanislao). 863.

— Fileti (Michele), Stanislao Cannizzaro Parole commemorative

lette

:

l'adunanza del 15 maggio 1910; in

"

al-

Atti Acc. se. Tor. „; Torino, 1910;

XLV, 637-640. Nato a Palermo il 13 luglio 1826 e morto il 10 maggio 1910. Fu chimico valentissimo, insegnante esemplare e patriota valoroso. Nel '48 aveva preso parte alla rivoluzione siciliana e sedette nel Parlamento palermitano come membro della Camera dei Comuni.

Carducci (Giosuè). 864.

— Corrado (Luigi), Dalle Fonti del Clitunno alla Chiesa di Polenta; in vista d'Italia „

;

"

Ri-

Roma, 1910; IV, 811-827.

Studiando l'evoluzione lenta e graduale del pensiero poetico e filosofico del Carducci, pare all'A. che il poeta abbia finito per riconoscere, per quanto in forme piene di riserve e di reticenze, l'importanza storico-sociale della Chiesa e l'influenza benefica del sentimento religioso nell'arte. 865.

— Scolari (Antonio), Note ed appunti alla Carducci; in

*

Rivista d'Italia,;

" Faida di Comune „ di Giosuè Roma, 1910; IV, 946-967.

Osservazioni critiche e storiche sulla nota romanza del Carducci, rievocante le lotte comunali tra Pisa e Lucca sul principio del secolo

866.

XIV.

— Marini (Dante), Una lettera di Giosuè Carducci nella raccolta di documenti del D T Caprera di Mezzolombardo; in " Pro Cultura „

1910;

I,

;

libri e

Trento,

282.

Da Verona, l'il luglio 1884. Riguarda la pubblicazione delle lettere del Metastasio.


BIBLIOGRAFIA Carlo Alberto, Re di Sardegna. 867.

— Bollea (L. C), Le idee politiche del Re Carlo Alberto e un episodio della sua politica estera; in "Rivista d'Italia,; Roma, 1910; IV, 647 714.

Tende a dimostrare, zioni,

concezione

la

sull'analisi

statale

delle

più

importanti

profondamente conservatrice

pubblicadi Carlo

Alberto.

Carutti (Domenico). 868.

— Ladekchi (Lodovico), Sulla vita e sulle opere di Domenico Carutti; in Rivista d'Italia „;

Roma, 1910 IV, 625-646. ;

il 26 novembre 1821 e vi morì fra gli animosi invocatori di il 4 agosto 1909. Fu in sua gioventù ordinamenti politici liberali; più tardi, temperate le aspirazioni quando il Gioberti l'ebbe introdotto nelle amministrazioni dello Stato e gli ebbe spianata la via all'ascesa delle cariche e degli onori, corresse le tendenze, il vestire, l'atteggiamento e il linguaggio che già aveva vibrato di oscure minacce e di repubblicani blandimenti negli eroi delle sue novelle e della sua Velinda, che Silvio Pellico lodò e criticò saggiamente. Chiamato dai suffragi del popolo alla deputazione politica, esordì nel 1861, come oratore, al parlamento con un forbito discorso sulla questione romana e sull'appellativo dato a Vittorio Emanuele, secondo di sua gente e primo re d'Italia. Dove però il merito del Carutti primeggia e risplende di bella luce si è nella sua copiosa produzione storica, in cui il pensiero coordinatore e investigatore dell'uomo erudito e dotto, rivestito di forme eleganti e talora perfino artificiosamente ricercate, ha lampi di classica bellezza, per quanto manchino, generalmente, le ricerche d'archivio a dargli la vigoria fresca e poderosa dell'indagine nuova.

Nacque a Cumiana, in Piemonte,

I 869.

Casati (Gabrio).

— Gobi Panigarola (Piero), Il Senatore Pietro Gori e sati nel

1848;

in

"Rassegna Nazionale,;

il

Conte Gabrio Ca-

Firenze,

1910;

CLXXII,

77-96.

Lettere inedite di Gabrio Casati, Giacinto di Collegno, Carlo Alfieri Mauri e Pietro Gori, del periodo 24 luglio-14 no-

di Sostegno, Achille

vembre 1848. 870.

— Rovini (A.), Un carteggio storico (fra Gabrio Casati e stagnetta); in

"

il

Conte di Ca-

Rassegna Nazionale „; Firenze 1910; CLXXII, 202-223.

Riassume ampiamente il Carteggio Casati- Castagnetta (19 marzo14 ottobre 1848) pubblicato da Vittorio Ferrari nella Biblioteca della Società per la storia del Risorgimento italiano.

Castagnetto (Conte di) v. n° 870. Castelfldardo

v.

n° 852.

Caverni (Raffaello). 871.

— Giovannozzi zionale ,

;

(p.

Giovanni),

Firenze, 1910

;

Un tedesco di Montelupo; in " Rassegna NaCLXXI, 257-274.

Raffaello Caverni nato nel 1837, morto il 30 gennaio 1900. Un'iscrizione di Isidoro Del Lungo dice di lui che in libri degni dell'antica tradizione italica illustrò genialmente la lingua di Dante e il pensiero di Galileo. Scrisse * con tedesca erudizione „ una storia del metodo sperimentale, che fu elogiata dai dotti e premiata dall'Istituto veneto.


290

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Cavour (Camillo di). 872.

— Degli Alberti (Mario), Lettere inedite del conte di Cavour al conte di Castelborgo; in

'

Rivista d'Italia ,;

Roma, 1910; III, 522-531.

conte Camillo Bongiovanni di Castelborgo fu direttore generale delle gabelle quando il Cavour era ministro delle finanze. Di qui la ragione di queste lettere, tutte inedite, riguardanti affari di ordinaria amministrazione e rivelanti nel Cavour non solo le qualità di abilissimo ministro politico, come è universalmente riconosciuto, ma eziandio di abilissimo ministro tecnico. Delle dodici lettere, due sole sono datate. Si possono però tutte assegnare al periodo in cui il Cavour fu ministro delle finanze e dell'agricoltura nei gabinetti D'Azeglio e all'epoca del suo primo ministero in cui tenne la presidenza del Consiglio col portafoglio delle finanze. Il

873.

— Ruffini (Francesco), Il Conte di Cavour, VAccademia di Torino scienza; in

'

Atti Acc.

se.

e

la

XLV, 693-699.

Tor.; Torino, 1910 „;

Ricercando i motivi che possono avere influito a tenere escluso il Cavour dall'Accademia torinese, l'A. trova nella corrispondenza di lui come egli non ignorasse che la politica è troppo spesso una sbarra di ferro messa di traverso sulla soglia delle accademie, per quanto all'alto onore lo indicassero non solo le sue alte benemerenze politiche, ma anche il culto ch'egli ebbe per la scienza e le sue molteplici e notevoli pubblicazioni di economia sociale. 874.

— Bonghi (Ruggero), La giovinezza di Cavour; in

"

Nuova Antologia „ ;

Roma, 1910; V, CXLVIII, 385-393, 1 ritr.

È il frammento inedito di una biografia cavouriana annunciata dal Bonghi fino dal 1886 ed esistente nell'archivio della casa editrice Barbera. Scritto su 15 fittissime cartelle, il frammento riguarda il periodo di formazione politica del Cavour, durante i primi anni del regno di Carlo Alberto. La biografia scritta con l'intento di rendere popolare la figura del grande statista, non andò oltre a questo primo capitolo frammentario. 875.

— Loevinson (Ermanno), Camillo Cavour logia ,

;

Roma, 1910

;

e gli israeliti; in

"

Nuova Anto-

V, CXLVIII, 453-464 fig.

Mente aperta ad ogni onesta libertà civile senza distinzione di classi e di religioni, il Cavour non solo patrocinò a più riprese la causa degli ebrei, si valse largamente dell'opera loro nel campo amministrativo e politico. Basti ricordare fra tutti e innanzi a tutti Giacomo Dina (1824-1879), potente propugnatore e interprete del programma cavouriano nel giornalismo; Isacco Artom (1829-1900), segretario av-

ma

veduto e valoroso del grande ministro; Giuseppe Finzi (1815-1886), che ebbe dal Cavour l'incarico arduo e periglioso delle informazioni sullo stato delle forze austriache in Lombardia nel 1859 e fu suo emissario a Napoli all'epoca che precedette l'ingresso trionfale di Garibaldi; Daniele Levi (1816-1898), poeta, scrittore, cospiratore, onorato dal Cavour di varie missioni politiche di carattere confidenziale. 876.

— Deabate (Giuseppe), Cavour agricoltore; in 1910; V, CXLVIII, 481-488,

"

Nuova Antologia „; Roma,

fig.

Audace nell'agricoltura come nella politica, il Cavour fu nell'una e nell'altra un grande precursore, come ne fann^> fede i nuovi esperimenti di coltura introdotti da lui nei suoi possedimenti di Gringane e di Leri, dove si ritrasse ancora dopo la pace di Villafranca e dove lo ritrovò nel settembre del 1859 Giuseppe Verdi, di cui e


BIBLIOGRAFIA

291

riportata una lettera elogiativa al grande ministro con qualche altra lettera del Cavour relativa all'amministrazione delle sue terre.

Scherillo (Michele), Napoleone III e Cavour: Lettere inedite; in * Nuova

Antologia „

;

Roma, 1910; V, CXLVIII, 561-571.

Di Napoleone, di Cavour, del conte Nigra, ambasciatore a Parigi» del barone Ricasoli, del dott. E. Conneau, dirette al còrso senatore Pietri tra gli anni 1846 e 1870; con l'indirizzo del comune di Milano del 14 novembre 1860 al Cavour, nominato cittadino d'onore dalla metropoli lombarda.

•

Camozzini (Ferruccio) e Baldioli Chiorando

Genova; in

*

(V.),

Cavour e il porto di

Nuova Antologia ,; Roma, 1910; CXLVIII, 705-715, 1 fac-

simile.

Riproduce un articolo del Cavour mirante a risuscitare, con la sistemazione del porto, l'antico primato commerciale di Genova sul mare. 879.

— Camozzini (Ferruccio), Camillo Cavour relatore del bilancio comunale di Torino; in " Riforma sociale „; simile di minuta autografa.

Torino, 1910;

XXI, 780-788,

1

fac-

Il Cavour fu eletto consigliere comunale di Torino il 7 nov. 1848 col nuovo regime, e ne ebbe la riconferma nelle elezioni del 1853, 1858, 1860. Nominato relatore della Commissione incaricata di esaminare e riferire sul progetto di bilancio proposto dal Consiglio

compì il grave incarico con una relazione ampia e dotta Camozzini analizza nei suoi vari elementi numerici e di fatto.

nel 1850,

che

il

Cian (Vittorio), di

Circourt;

Un francese amico di Cavour e dell'Italia : Il conte Adolfo "Nuova Antologia,; Roma, 1910; CXLIX, 37-50,

in

1 ritr.

Nato nel 1801 da un'antica famiglia di gentiluomini campagnuoli della Lorena, ebbe in moglie Anastasia Klustine, donna di grande spirito e di rara coltura, il cui salotto a Parigi raccoglieva con larghezza e signorilità eclettica e cosmopolita l'aristocrazia dell'ingegno e del blasone, fra cui il giovane Camillo Cavour, che durante i suoi vari soggiorni a Parigi, specialmente nel '38, '42 e '43 ne era assiduo frequentatore. Nel 1830, allo scoppiare della Rivoluzione di luglio il conte di Circourt, che aveva iniziata la sua carriera nel Ministero dell'interno, passando poi al Ministero degli esteri, ritiravasi corrucciato e disgustato a vita privata, intraprendendo con la giovane sposa un lungo viaggio e un lungo soggiorno in Italia, del quale sono frutto gli articoli illustranti varie città italiane pubblicati tra il 1832 e il 1846 nella Bibliothèque Universelle di Ginevra, e sopratutto i geniali e dotti studi sull'Alighieri, che, per quanto oggi pressoché dimenticati, sono tuttavia un bel saggio di coltura e di erudizione storica e letteraria. Rossier (Ed.), Cavour

et

la

Bibliothèque Universelle; in

'

Bibliothèque

Universelle ,; Lausanne, 1910; LIX, 589-598.

Nel 1835 il Cavour scriveva al prof. Augusto de la Rive, che l'aveva richiesto della sua collaborazione alla Bibliothèque Universelle, di essere disposto a scrivere di economia politica, ma il proposito rimase per allora sterile. Fu solo nel 1843, dopo un suo viaggio in Inghilterra, ch'egli pubblicò nell'autorevole rivista svizzera i due articoli Considérations sur l'état actuel de l'Irlande et sur son avenir, e De la question relative à la législation anglaise sur le commerce des :


292

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

céréales ; articoli che voglionsi considerare come il primo suo saggio nella vita pubblica scientifica e che insieme con un breve studio sopra i Voyages agronomiques en France del Lullin de Chàteauvieux costituiscono tutta la collaborazione data dal Cavour alla Bibliothèque.

Catania. 882.

— Finocchiaro in

'

Un decennio di cospirazione in Catania

(V.),

Arch. stor. per la Sicilia orient. „;

1908, V, 85-107, 375-424

;

Catania, 1907,

1909, VI, 25-102

(1850-1860) ; IV,

319-339;

fig.

Al testo che illustra distesamente le condizioni politiche di Catania e della Sicilia al domani del trionfo della reazione borbonica, segue un'appendice di memorie, cronache e documenti inediti preziosi. Vengono primi i Frammenti autobiografici del prof. Francesco De Felice Sindona, nato a Catania nel 1821, iniziatore dell'insurrezione catanese nel 1848, cospiratore nel 1860; morto il 21 agosto 1893. Tengono dietro i Documenti relativi al processo di Luigi Pellegrino e compagni del giugno 1858, e alcuni Brevi ricordi intorno alla spedizione di Garibaldi in Sicilia dettati da Mario Rizzari Paterno Castello che, nato in Catania il 17 maggio 1817 e morto ivi il 14 novembre 1886, aveva preso parte cospicua, prima come presidente del Comitato catanese, alla rivoluzione del 1848, poi combattendo nella campagna del marzo-aprile 1849. Il Finocchiaro raccoglie in fine le testimonianze delle persone attualmente superstiti di quel periodo glorioso di storia catanese, e cioè di Vincenzo Giusti, Francesco Barbagallo e Agostino Distefano, facendovi seguire l'estratto di una cronaca Cristadoro e notizie biografiche.

Colletta (Pietro). 883.

— Croce

(B.),

Lettere inedite di Pietro Colletta a Giuseppe Poerio; in " Ar-

chivio stor. per le prov. napoletane „; Napoli, 1910; XXXV, 349-387,

501-543.

Dal 23 febbraio 1823 al 9 febbraio 1831. (1910,

III,

continuazione n° 783

Cfr.

915).

Confalonieri (Federico). 884.

— Verga (Ettore), La gioventù di Federico Confalonieri: A proposito di una recente pubblicazione ; in " Nuova Antologia »; Roma, 1910; V, CXLVIII,

646-655

fig.

Passa in rassegna la bella ed importante pubblicazione di G. Gallavresi. Carteggio del conte Federico Confalonieri (Milano, 1910), nella quale campeggiano in varia luce le figure di Federico e di Teresa sua consorte; lui non dissimile e forse peggiore di quello che giaci era noto essa più spiritualmente bella, più affascinante, più grande. La pubblicazione del Gallavresi diede argomento, in Italia e fuori ;

d'Italia, a numerosi altri articoli e ad ampie recensioni. Citando di sfuggita quelli dell' " Athenaeum „ (2 aprile 1910), dell' " Arch. stor. lombardo » (1910), della " Cultura „ (1910, n. 17), della " Revue critique „ (8 dicembre), del " Bulletin italien „ (ottobre 1910), della " Rassegna contemporanea „ (nov. 1910), mi indugio a ricordare più

particolarmente

:

De Wyzewa (T.), Lettres parisiennes d'il y a un siede; in " Le Temps „; Parigi, 10 giugno 1910.

Monnier (P. L.), F. Confalonieri à Genève Ginevra, 11 maggio 1910.

;

in

"

Journal de Genève „

;


293

BIBLIOGRAFIA F. Gonfalonieri; in

Neue Freie Presse „

"

suppl. 7 agosto 1910.

;

F. Confalonieri, la Lombardie et les alliés en 1814 "Journal des Débats B Parigi, 7 settembre 1910. Célier

(L.),

;

in

;

Pistelli (E.), Il carteggio del conte Confalonieri Firenze, 24 luglio 1910.

Akcaei (P.), Frédéric Confalonieri burgo, febbraio 1911.

;

in

*

;

in

Il Marzocco „;

"

Revue de Fribourg „

;

Fri-

Conti (Augusto). Roux (0.), Augusto CLXXII, 457-460.

in * Rassegna

Conti;

Nazionale,;

Firenze, 1910;

Considerazioni e cenni biografici, con una lettera del Conti, del 20 dicembre 1891. Il Conti nato a Villa S. Pietro alle Fonti presso S. Miniato al Tedesco il 6 die. 1822, morì a Firenze il 6 marzo 1905.

Cosenz (Enrico). Barbarich (Eugenio), Il generale Enrico Cosenz (1820-1898) ; in Antologia „ ;

Roma 1910

;

u

Nuova

CL, 477-489, 2 ritr.

Nato a Gaeta il 12 gennaio 1820, morto a Roma il 2 sett. 1898, fu soldato valoroso, ardente patriota, ministro avveduto. Ha larga parte negli avvenimenti che prepararono e compirono il riscatto politico d'Italia.

G[uardione] (F.), logia ,

;

Il

Roma, 1910

monumento ad Enrico Cosenz; in CXLIX, 505-509, ritr.

"

Nuova Anto-

;

Inaugurato a Napoli

il

8 ottobre 1910, opera dello scultore Renda.

Con cenni biografici. Cosseria v. n° 827.

Curtatone v. n° 835. Fabbricotti (Carlo). Monti (S.), Carlo Fabbricotti: in " Rassegna Nazionale „

;

Firenze, 1910;

CLXXI, 370-373. Patriota e industriale ad un tempo, benemerito degli scavi lunensi, morto a Carrara il 18 gennaio 1910, novantaduenne.

Ferdinando di Savoia, duca di Genova. Fea (Pietro), Ferdinando di Savoia e la campagna del 1848; in segna Nazionale „; Firenze, 1909; CLXIX, 3-16.

"

Ras-

Analizza storicamente e criticamente, nei riguardi tecnici e tattici, la Relazione che di quella campagna lasciò scritta il Duca di Genova, pubblicata non ha guari dall'Ufficio storico del Corpo di Stato

Maggiore. Oxilia (Giuseppe Ugo),

L'educazione di un

Principe: Ferdinando di

Savoia, duca di Genova; in " Nuova Antologia ' ;

Roma, 1910; CL, 3-48,

4 rit. e 5 fac-simili di autogr.

Nato a Firenze il 15 novembre 1822 e morto a Torino il 10 febbraio 1855, fu uomo di azione, di pensiero e di studio. Sulla scorta dei suoi cartolari e dei registri del suo precettore, p. Lorenzo Isnardi, l'A. ne illustra la prima infanzia con dati nuovi e interessantissimi, specialmente per il contrasto creato dal paragone tra i buoni progressi scolastici di Ferdinando e i successi quasi completamente negativi del fratello suo, Vittorio.


294

IL

KISORGIMENTO ITALIANO

Foscolo (Ugo). 891.

— Franceschini

(E.), Ugo Foscolo e il suo ultimo biografo', in " Rassegna Nazionale „; Firenze, 1910; CLXXII, 536-548.

Giuseppe Chiarini, autore

di

una recentissima Vita

di

Ugo Fo-

scolo.

892.

— Peri (Severo), Nuovi frammenti di un Foscolo; in 361-369.

"

Giorn. stor.

*

Romanzo autobiografico „ di Ugo

della Ietterai

ital.

,

:

LVL

Torino, 1910;

Trovati nel 1904 fra i manoscritti che Nicomede Bianchi lasciò alla Biblioteca municipale di Reggio Emilia. Non gettano molta e nuova luce sugli intendimenti del Foscolo nello scrivere questo romanzo, ma sono tuttavia pregevoli per l'illustrazione del pensiero intimo e dell'anima del poeta.

Galletti (Giuseppe). 893.

— Feliciani (Nicola), Perchè G. Galletti non fu dei Mille ? in

"

Nuova An-

Roma, 1910, CXL1X, 143-145.

tologia ,;

Da una lettera del generale Giuseppe Galletti diretta il 15 ottobre 1860, da Monte Vecchio in Sardegna, a Candido Augusto Vecchi, padre del notissimo Jack la Bolina. Il Galletti attribuisce al Garibaldi, al Bixio e al Bertani la sua mancata partecipazione alla spedizione dei Mille.

Garda v. n° 896. Garibaldi (Giuseppe). 894.

— Brancaccio (capitano Nicola), Garibaldi in Liguria nel settembre 1849; in

"

Memorie stor. mil. (Comando del Corpo di St. Magg.) „ Roma, 1909; ;

HI, 413-461.

Carteggio intervenuto tra le varie autorità locali e il governo di Torino dal 6 settembre 1849, giorno in cui il Garibaldi metteva piede a Chiavari, fino al giorno della sua partenza da Genova. Notevoli alcune lettere di adattamento e di condiscendenza del generale alle misure prese contro di lui dal governo. 895.

— Del Bono (capitano Giulio), Un autografo garibaldino; in stor. milit.

(Comando del Corpo

463-464,

fac-simile.

1

di

St.

" Memorie Magg.)„; Roma, 1909; III,

Decreto di unione delle Due Sicilie all'Italia. L'autografo differisce in qualche punto dal testo fin qui pubblicato. 896.

— Bustico (Guido), Garibaldi sul lago di Garda; in ribaldini,; Como, 1910;

I,

u

Garibaldi e i Ga-

139-144.

Nel 1859 e nel 1866. In quest'ultima campagna la flottiglia del Garibaldi componevasi di sei cannoniere e di due vapori da trasporto, tutti pressoché inservibili. Ne ebbe il comando il generale Avezzana, che, causa appunto l'enorme inferiorità numerica e tattica della flottiglia di fronte a quella austriaca, non potè recare all'esito della guerra un contributo notevole.

Genova v. n° 878. Giusti (Giuseppe). 897.

— Palmarocchi (R. renze, 1909;

G.),

Béranger e Giusti; in " Rassegna Nazionale „

CLXX, 378-398, 567-596.

;

Fi-


BIBLIOGRAFIA

295

Studia fino a qual punto avesse parte e potesse nella poesia del Giusti l'imitazione o l'esempio del Béranger.

Gori (Pietro) v. n° 869. Laugier (De) (Cesare) v. n° 835. Leopardi (Giacomo). 898.

— Ambrosini (Dott. Guido), Due fiori di poesia diversa; in Vigevano, 1907;

I,

u

Viglevanum „;

76-83.

La Rondinella del Grossi e 11 Passero solitario del Leopardi. 899. — Rèbora (Clemente), Per un Leopardi mal noto in

"

;

Rivista d'Italia „ ;

Roma, 1910; III, 372-439. Ricerca nelle opere del poeta il sentimento della musica. 900.

— Ambrosini (Avv. Guido), Urica

leopardiana;

Il sentimento

in

della

natura e il paesaggio nella

"Viglevanum,; Vigevano, 1910;

IV, 5-22,

116-127, 189-192. 901.

— Levi (Giulio A.), Note Leopardiane; in" Gior. stor. della letter.

ital. , ;

Torino, 1911; LVII, 63-72. Sulla collocazione dell' " Ultimo canto di Saffo „ nella raccolta dei canti sul romanesimo del Bruto Minore e sul platonismo dell'inno ;

"

Alla sua donna „.

Liguria v. n° 894.

Lombroso (Cesare). 902.

— Ghisleri (A.), I grandi scienziati: Cesare Lombroso; in

"

Emporium

Bergamo, 1910; XXXI, 22-38 fig.

Con dati nuovi e interessanti, storici sugli studi dell'illustre scienziato.

903.

e

iconografici,

sulla

vita e

— Ottone (Giuseppe), Baleni e riverberi della storia regionale (Echi compaesani); in

'

Viglevanum,; Vigevano, 1907; I, 158-169.

Della partecipazione di Vigevano e della Lomellina alle aspirazioni italiche e agli avvenimenti del nostro Risorgimento, secondo alcune pubblicazioni locali contemporanee. 904.

— Ottone

(G.), Il

Denina e la questione dei rapporti del Vigevanasco con " Viglevanum Vigevano, 1909 III, 288-290. „

la Lomellina; in

;

;

Di Vigevano e della Lomellina all'epoca della dominazione francese.

Manfredi (Giuseppe). 905.

— Martini (Antonio), Giuseppe Manfredi, presidente del Senato italiano in

*

;

Nuova Antologia ,; Roma, 1910; CL, 285-297, 1 ritr.

Dell'opera politica, parlamentare e giuridica dell'illustre uomo, e specialmente della sua condotta e delle sue benemerenze nell'arduo compito di governatore degli Stati parmensi, a cui fu assunto per decreto di Re Vittorio Emanuele dell'8 agosto 1859.


296

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Mantegazza (Paolo). 906.

— Sergi (GJ,

Paolo

Mantegazza; in

"

Nuova Antologia „

;

Roma, 1910;

CXLIX, 231-233. Esamina, specialmente sotto l'aspetto scientifico, l'opera del fecondo scrittore.

Mantova. 907.

— Raubaldi

(P. L.),

sui Martiri

di

Luci ed ombre nei processi di Mantova: Il nuovo libro Belfiore;

in

"

Arch.

stor.

italiano „

;

Firenze, 1909

;

XLIII, 257-331.

A

proposito della nota opera di A. Luzio, loro processo; Milano, Cogliati, 1908. 908.

I Martiri di Belfiore e il

— Nedopil (D Josef), Geschichte des dritten Entsatsverzuches von Mantua r

in Jahre

1796; in

"

Programm der K. K. deutsch

Oberrealschule ,

;

Olmiiltz, 1909; 25 pp.

Sulle operazioni del Feldmaresciallo Alvintzi per liberare Mantova; con dati inediti sulle forze e perdite austriache, tratti dagli atti uffi-

novembre e sulle relazioni comandate dal Davidovicb con quelle stanziate nel

ciali,

sugli scontri di Rivoli del 17 e 21

delle

truppe

Friuli.

Manzoni (Alessandro). 909.

— Quaglia (Prof. Oreste), L'amore di Lucìa nei *

Viglevanum „

;

Vigevano, 1908;

II,

"

Promessi Sposi „

;

in

149-155; 1909, III, 5-13, 168-178;

1910, IV, 107-116, 192-209.

Studia ed illustra le ragioni estetiche e morali per cui fu detto che manca nell'amore di Lucia * tutto ciò che nell'anima umana e nella vita umana è passione impetuosa, disordinata e traboccante energia „ opinione a cui l'A. non consente. ;

910.

— Ravello (Federico), H conte Attilio; in

"

Rivista d'Italia „; Roma, 1910;

IV, 839-854.

Dei tratti magistrali con cui il Manzoni scolpì questo personaggio secondario del suo romanzo.

Marche cfr. n° 848. Masi (Ernesto). 911.

— Rodolico (Niccolò), Domenico Zanichelli ed Ernesto Masi; in

"

Rassegna

"

Rassegna

Nazionale ,; Firenze, 1910; CLXXI, 288-301.

Cenni biografici e bibliografici.

Mazzini (Giuseppe). 912.

— Mazzini (Ubaldo), Una storia di documenti mazziniani; in Nazionale „; Firenze, 1909; CLXIX, 545-552.

Sottratti dall'incartamento dei processi istruiti a Genova nel 1858, rintracciarli. Devono essere andati a far parte delle carte per la querela Bertani-Mario contro Giacomo Dina, svol-

nò fu finora possibile tasi a Torino. Il

Dina aveva pubblicata una lettera del Mazzini, che fu dimostrata

con l'intento segreto di rafforzare il governo contro il partito rivoluzionario. La mossa disonesta screditò maggiormente il governo del Minghetti e i suoi fautori. falsa,


297

BIBLIOGRAFIA

Milano cfr. n' 844, 858. 3.

— Mattoi

Una rarissima medaglia milanese a Fanny Elssler; in " Riv. Numism.,; Milano, 1905; XVIII, 142-144.

(E.),

ital. di

Modellata e incisa dal milanese Vittorio Nesti nel 1844, anno in cui la celebre ballerina viennese comparve per la prima volta in Italia

I

al teatro della Scala.

Sulle Cinque Giornate: Lettera dell' ab. Antonio Stoppata al conte Luigi Torelli; in " Rassegna Nazionale „; Firenze, 1910; CLXXII, 145-146.

È datata da Lecco, il 1° ottobre 1875. Contiene qualche cenno sulle Cinque Giornate, che il Torelli era intento ad illustrare con la pubblicazione delle sue memorie. Milazzo v. n° 843. Montanelli (Giuseppe). D'Ancona (Alessandro), senatore, Spigolature in archivi privati. IV. Dal carteggio di G. Montanelli; in * Nuova Antologia „; Roma, 1910; CL, 369-386, 625-655.

continuazione n° 660, 733 (1910, III, 501, 908). Lettere dirette Montanelli, nel periodo 1851-1861, da Giuseppe Ferrari, Giorgio Pallavicino, Pietro Maestri, Cristina Trivulzio di Belgioioso, Francesco De Sanctis, Maria D'Agoult, Camillo Cavour, G. Michelet, V. Malenchini, G. Garibaldi, D. Guerrazzi e G. Verdi il quale ultimo si rivolgeva al Montanelli per alcune modificazioni al libretto di Simon occanegra del Piave. Cfr.

al

;

Monti (Vincenzo). Pasini (D r Ferdinando),

Pro Cultura „

;

Un discorso di Vincenzo Monti in Arcadia ; in

Trento, 1910;

I,

17-36, 101-117.

poesia lirica, pronunciato nel gennaio 1781 a Lorna, andò verisimilmente perduto ma rimangono i materiali che servirono al discorso e che l'A. viene annotando e illustrando. Il

discorso,

sulla

;

Morin (E. C). 7.

- Jack Ja la Bolina (pseud.) [Vecchi (A. (1841-1910); in

*

V.)], Il vice-ammiraglio E. C. Morin

Nuova Antologia,; Roma, 1910; CXLIX, 489-496.

Cenni biografici, con alcuni documenti relativi alla sua opera di rotezione prudente e animosa compiuta nel 1882 a Suez, all'epoca ella sollevazione degli Arabi in Egitto contro gli Europei. 8.

— Santini (Felice), L'ammiraglio Morin Antologia „

;

Roma, 1910

;

:

Bicordi personali; in

"

Nuova

CL, 137-150.

Nato a Genova 69 anni or sono, da famiglia di prodi marinai, oridi Nizza. Fu della marina italiana altamente benemerito, e come tecnico e come uomo politico. Di queste sue benemerenze l'A. dà informazioni personali notevoli. ginari di Villafranca

Morozzo Della Rocca (E.). — Bollea (L. C), In morte di Emanuele Morozzo lett. stor.

161-167.

Della Bocca; in " Bol-

bibliogr. subalpino „; Torino, 1910; XV, 167-188; cfr. ibidem


298

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Scrittore e soldato valoroso, nato ad Alessandria il 2 dicemb. 1835 morto il 22 marzo 1910 a Gries presso Botzen. Fu illustratore sagac< e operoso della storia del Monteregale e appartenne a nunieros istituti scientifici, fra cui la R. Deputazione di storia patria per 1< antiche province e la Lombardia, passata sotto silenzio dall'A.

Mosti (Ercole). 920.

— Giommi (Dott. Leonello), Vn patrizio ferrarese soldato di Napoleone I in

Riv. d'Italia ,;

Roma, 1910; III, 461-505, ritr.

marchese Ercole Mosti militò dapprima nel 1809 sotto il principe Eugenio di Beauharnais partecipando alla battaglia di Raal il 14 giugno, e poco dopo all'altra più famosa di Wagram, diretta e vinta da Napoleone. Nel 1812 fu in Ispagna sotto il generale Schiassetti; campagna perigliosa e lunga e infida, fatta di avvisaglie e scaramucce, finita tragicamente per le armi di Napoleone e per il marchese Mosti che ne ritornò con una grave ferita, da cui non si riebbe che tardi e lentamente. Sopravvenuti i rovesci e i tentativi di resistenza nel 1813 e '14, il Mosti fu nuovamente col principe Eugenio a Il

combattere, e n'ebbe incarichi gelosi. La sua corrispondenza, a quell'epoca, ha preziosi particolari sulle condizioni di sfacelo dell'esercito, preludiane allo sfacelo del colosso napoleonico. Tornato indi a poco a vita privata, il Mosti sposò nel 1818 la contessina Giovanna Maffei, veronese, da cui ebbe Tancredi, che raccolse e condusse più tardi a battaglia, nell'epico '48, una com-

pagnia di bersaglieri del Po.

Napoleone I. 921.

— Cappelletti (Licurgo), Una fidanzata di Napoleone 1: La Regina nardotte;

*

in

Ber-

Rassegna Nazionale „; Firenze, 1909; CLXX, 537-566.

ritratto.

1

Eugenia Desiderata Clary, nata a Marsiglia l'8 novembre 1781, prima fidanzata di Giuseppe Bonaparte, poi di Napoleone Bonaparte, allora generale di brigata, e infine fidanzata e moglie, il 17 agosto 1798, del generale di divisione Giovanni Battista Bernardotte, più tardi re di Svezia. La sorella di Eugenia Desiderata, per nome Giulia, più anziana di

aveva sposato Giuseppe Bonaparte.

lei,

922. — Viallet

(Bice), L'imperatrice Giuseppina; in 1910; IV, 9991011.

"

Riv. d'Italia „;

Roma,

Cenni biografici, con particolare riferimento alle leggende che sono venute tessendo intorno alla sua vita. 923.

— Brancaccio (capitano), Quadro sotto St.

delle milizie italiane

Napoleone 1; in " Memorie

Magg.) „

;

stor.

milit.

si

che guerreggiarono

(Comando

del

Corpo di

Roma, 1909; III, 513-514.

Brevi aggiunte

all'articolo

di

questo titolo stampato nelle

stesse

Memorie (a pag. 125). 924.

— Burnier

(Ch.),

Madame

de

Stael

et

le

landamman Pidou; in * Biblio-

thèque Universelle „; Lausanne, 1910; LVII,

5-28, 349-369.

Corrispondenza inedita della Staèl dal giugno 1815 al 1° magg. 1817, cioè a due mesi prima della sua morte, avvenuta il 14 luglio di detì anno. Le lettere rispecchiano il momento in cui erano scritte, vale a dire gli avvenimenti politici e religiosi che tennero dietro alla ca-


299

BIBLIOGRAFIA duta di Napoleone a Waterloo. Alcune da Milano, da Genova e da Pisa.

di

queste lettere sono datate

onn.vud (Philippe), Sainte-Hélène et Napoléon III; in

*

Revue de Paris „;

Parigi, 1909; IV, 410-428.

Dell'influenza che gli scritti dettati da Napoleone I a Sant'Elena produssero in Napoleone III.

'-;Frkmeaux gi,

(Paul),

L'agonie de Napoléon; in

"

Revue de Paris „

;

Pa-

1910; V, 751-768.

Frammento del giornale di Hudson Love sugli ultimi giorni di Napoleone. Va dal 1° aprile 1821 al ben noto 5 maggio ed è documento prezioso non solo per lo studio della malattia onde morì l'imperatore, ma anche per i sistemi di superflua ed esagerata sorveglianza adottati dal burbero governatore di Sant'Elena contro Napoleone, che egli chiama costantemente * General Bonaparte „. 7.

— Pingaud (Léonce), Chateaubriand, Napoléon et les Bourbons; in de Paris „

;

Parigi, 1909;

"

Revue

IV, 586-618.

Dei rapporti che il Chateaubriand ebbe con Napoleone I e con i Borboni e dei suoi giudizi sugli avvenimenti che prepararono la caduta dell'uno e il ritorno degli altri. 8.

— Monod (Gabriel), membre de l'Institut, La place de Michelet dans Vhistoìre de

son temps; in

"

Bibliothèque Universelle „;

Lausanne, 1910;

LX, 449-470. 1798 e morì il 9 febbraio 1874. e religioso, la sua vita occupa pressoché tutto il periodo che si confonde con la storia dei lonaparte, contro i quali egli rappresentò assiduamente e arditamente principi e le idee democratiche più avanzate. Il

Michelet nacque

il

21

agosto

Uomo d'azione, agitatore, educatore politico

rERSDORFF (Herman von), Deutsche Kriegsgeschichte im Zeitalter Na" Deutsche Rundschau „; Berlino, 1910; CXLIII, 311-315.

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A proposito della parte I dell'opera del generale Freiherrn v. d. Goltz, Kriegsgeschichte Deutschlands in neunzehnten Jahrhundert (Ber-

1910).

ickhuth (Gustaf), Friedrich der Grosse und Napoléon in ihren ersten "Deutsche Rundschau „; Berlino, 1910; CXLII, S7-54;

i*eldzugen; in

JXLIII, 356-380.

Raffronti storici sulla tattica e

i

metodi di guerra dei due grandi

ipitani.

Napoleone III, cfr.

877, 925.

>ux (Francois-Charles), La Russie et la politique italienne de NapoIII; in " Revue historique „; Parigi, 1910; CV, 35-62, 277-301.

m

Dal carteggio diplomatico intervenuto tra il duca di Morny e Gortministro dell'imperatore Alessandro II, diffidente della polinapoleonica in Italia, ove l'imperatore dei Francesi inaugura il principio della nazionalità e il riconoscimento del diritto ìakoff,

ica

)polare.


300

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Napoli. 932.

— Franceschim

(E.), Il

monumento del conte Tornielli a Novara; in * Ras-

segna Nazionale ,; 1910; CLXX1II, 680-682.

Con un cenno biografico sull'insigne diplomatico. 933.

— De Donato Giannini (P.), La fine di un regno; in naie „

Firenze, 1909;

;

"

Rassegna Nazi•

CLX1X, 25-42.

Recensione elogiativa, con qualche dato nuovo, della nota opera De Cesare sulla fine dei Borboni di Napoli.

di Raffaele

934.

— Nukra (Pietro), La caduta dei Borboni di Napoli; in

"

Emporium„;

Bergamo, 1910; XXXII, 40-49, 11 illustr. Secondo le stampe dell'epoca, alcune delle quali satiriche. 935.

— Guardione (Francesco), Il plebiscito nelle regioni meridionali d'Italia; in

u

Rivista d'Italia ,;

Roma, 1910; IV, 1023-1047.

A Palermo e a Napoli dove gli emissari del conte di Cavour parevano affrettare con improvvida e interessata sollecitudine l'annessione onde ne venne la cacciata del La Farina dalla Sicilia e di Filippo Cordova dall'Italia meridionale. A Napoli il plebiscito si compì il 21 ottobre 1860. ;

936.

— Lebrethon (Paul), Conseils à Murat; in I,

"

Revuede Paris „; Parigi, 1909;

5-17.

In una lettera del conte di Mosbourg, Giovanni Antonio Michele Agar, che fu compagno di adolescenza del Murat, al quale rivolge in maniera rispettosamente amichevole elogi ed ammonimenti. La lettera porta la semplice data di " an XI ,. 937.

— Volpicella

(L.),

L'anarchia popolare in Napoli nel gennaio

1799 rac-

contata da Domenico Puccini; in " Arch. stor. per le prov. napoletane ,;

Napoli, 1910;

XXXV, 485-500.

Puccini, lucchese, nato nel 1771, fu musicista e maestro valente. Nel 1797 passò a Napoli, dove divenne amico e discepolo del Paisiello e dove fu spettatore dei turbamenti e delle sedizioni che accompagnarono la caduta e la fuga dei Borboni e l'ingresso delle truppe repubblicane di Francia. Quegli avvenimenti furono oggetto di una sua lunga lettera del 29 gennaio 1799, pubblicata qui dal Volpicella; documento prezioso per la cronaca minuta di Napoli in quel periodo fortunoso. Domenico Puccini ebbe tre figli, dall'ultimo dei quali, Michele, nacque il vivente Giacomo, che compendia in se, maggiore di tutti i suoi ascendenti, le più che secolari tradizioni musicali Il

domestiche.

Orvieto v. n° 849. Paisiello (Giovanni). 938.

— Forleo 1910;

(V.), I,

Un autografo di Paisiello ; in u Apulia „

;

Martina Franca,

331-333, 1 fac-simile.

Lettera inedita da Napoli il 25 ottobre 1806; epoca in cui il Paisiello era direttore della Reale Cappella alla corte di Giuseppe Bonaparte. È diretta a don Francesco Sant'Angelo, per cui mezzo chiede alla principessa di Montesarchio il soddisfacimento di certe sue competenze per la musica eseguita al funerale del marchese Del Vasto.


BIBLIOGRAFIA

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Augusto Panizza

(di

D.

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Trentino,; Trento, 1910;

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Nato a Trento il 3 gennaio 1837

Fu il principale fondatore dell'Archivio alte le aspirazioni italiche della storia.

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Parini (Giuseppe). HO.

- Ambrosini (Guido), Dell'ode

u

II bisogno

„

di Giuseppe Parini; in

*

Vi-

glevanum„; Vigevano, 1907; 1, 207-213. Composta nel 1765, è forse l'ode più veramente pariniana di tutte, perchè in essa risplende, meglio che altrove, quel grande senso di equità civile per cui la poesia del Parini è scuola austera di virtù e di rettitudine.

Pecchio (Giuseppe). Lupo Gentile (M.), Giuseppe Pecchio nei moti del '21 e nel suo esilio; in

'

Rivista d'Italia , ;

Roma, 1910; III, 317-350.

Milanese di nascita, bruttissimo volto, animo audace, carattere fierissimo. Fu a più riprese in Piemonte e a Torino per organizzare l'insurrezione comune, fra Lombardi e Piemontesi, d'intesa con Federico Confalonieri e consenziente il principe di Carignano, Carlo Alberto. L'insurrezione, come è noto, fallì, sopraffatta in Piemonte dalle truppe del La Tour, in Lombardia dalle condanne e dagli esilii della bieca polizia austriaca. E il Pecchio andò ramingo per la Svizzera, la Spagna, il Portogallo, l'Inghilterra, la Grecia. Rivide poi di nuovo l'Inghilterra dopo il sacrificio di Santorre Santarosa a Sfacteria, e colà sposò nel settembre 1828 Filippa Brooksbank, che gli sopravvisse. Stabilitosi a Brighton, vi morì il 4 giugno 1835. L'A. dà in appendice otto lettere del Pecchio al barone Camillo Ugoni, degli anni 1828-1835, rivelanti il vivo e profondo affetto con cui il Pecchio seguiva da lontano le dolorose vicende politiche dell'Italia.

Pessina (Enrico). 942.

— Brambilla (Ettore), Enrico Pessina patriota comense; in i

Garibaldini,; Como, 1910;

I,

145-160,

1

"

Garibaldi e

rit.

Nato il 9 maggio 1828, combattè nelle cinque giornate di Como si segnalò alla difesa di Venezia; fu prigioniero dell'Austria a Mantova cooperò animosamente nel 1859 all'ingresso del Garibaldi in Como organizzando quella Guardia Nazionale fu ferito a Bezzecca e n'ebbe una lettera lusinghiera di plauso dall'eroe. Poi si ritrasse man mano nell'oblio e nel silenzio e morì fra il breve rimpianto di pochi il 30 aprile 1910.

nel 1848;

;

;

Robeccùi (Giulio). 943.

— Ottone

(G.),

becchi); in

"

Un gambolese esule politico e amico del Gioberti {Giulio RoViglevanum „

;

Vigevano, 1909;

III,

212-215.

Robecchi, fratello di don Giuseppe che fu poi senatore, era nato a Gambolò il 22 novembre 1806 dall'ing. Antonio e da Marianna Ferrarlo. Riparò in Isvizzera e poi a Parigi in seguito ai rigori del governo di Carlo Alberto nel 1833 e non ritornò in patria se non nel 1844. Morì in Parigi il 24 gennaio 1846. Il


302

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Roma cfr. n* 817, 843. 944.

— Mariotti (Temistocle), Aneliti di libertà nello Stato Pontificio (Ricordi, 1850-1860); in

u

Nuova Antologia ,

;

Roma, 1910; LXXIX, 119-135.

Dai primi moti unitari in Ascoli Piceno, occupata successivamente dal Roselli e da Felice Orsini, alla restaurazione pontificia seguita da processi e condanne, in cui fu coinvolto indi a qualche anno anche l'A. insieme col dottore Annibale Menghi e l'avvocato Alessandro Corsini. L'A. riusciva a sottrarsi con la fuga a quattro anni di lavori forzati e, due anni dopo, rientrava in Ascoli ufficiale garibaldino e con la medaglia d'argento al valor militare sul petto. 945.

— Del Bono (capitano Giulio), La presa di Roma, 20 settembre 1870; in Mem. stor. milit. (Comando del Corpo di St. Magg.) „; Roma, 1910;

"

293-324, 5 tav.

I,

Sui documenti conservati nell'Archivio storico del Comando del Corpo di Stato Maggiore, espone le operazioni militari del 19 e del 20 settembre 1870 e particolarmente l'assalto finale di Porta Pia. Alcuni notevoli documenti inediti recano nuova luce sulle varie fasi della breve azione militare, che se non assunse importanza soverchia come impresa guerresca, lasciò pur troppo tracce cruente nelle file dell'esercito italiano.

946.

— Calvi (Emilio), L'Università di Roma nella storia del Risorgimento; in Nuova Antologia „; Roma, 1910; CL, 251-262. Dai primi tumulti nel 1823, nel 1846, nel 1848, alla formazione del battaglione universitario romano che, partito il 25 marzo dell'anno sacro, insieme con la prima legione civica, verso il Veneto, segnalavasi sui primi di maggio al combattimento di Montebelluna, in giugno sotto Vicenza, nel settembre a Bologna, insorta contro gli Austriaci. Anche nel '49 il ricostituito battaglione universitario coprivasi di gloria lottando con successo contro i Francesi e i Borbonici minaccianti la repubblica romana; alla cui caduta, il battaglione si scioglieva definitivamente il 6 luglio. Ma col '59 risorgevano le speranze e

si

rinnovavano i tumulti e

mato da qualche centinaio

si

ricostituiva in Piemonte, for-

studenti romani, oltreché da studenti di altre regioni, il battaglione universitario, mentre a Roma fra gli studenti rimasti seguitavano le piccole lotte chiassose, fatte di minacce e di acclamazioni patriottiche, contro le quali esaurivansi i ripieghi e la prudenza dei reggitori ecclesiastici. 947.

— MoNTuoRr talia „;

(S.),

di

Contributo alla

"

Questione

Romana „

;

in

"

Rivista

d'I-

Roma, 1910; III, 143-154.

Sulla missione di Michelangelo Tonello, inviato del governo italiano di Massimo d'Azeglio, presidente del Consiglio dei ministri; la seconda volta, per incarico del ministro Ricasoli, negli anni 1866-67, con lo scopo di un'intesa non solo religiosa ma eziandio politica col governo pontificio; ciò che non ebbe successo. a

948.

Roma. Fu a Roma la prima volta per incarico

— Galante (Andrea), Gladstone "

e

la

questione del potere temporale; in

Nuova Antologia „; Roma, 1910; CL, 279-283.

Secondo il Gladstone la questione avrebbe potuto risolversi o con l'autonomia locale o con la delegazione perpetua del potere civile su Roma al Re d'Italia da parte del Papa. Egli era convinto che una mutazione del potere temporale dovesse aumentare l'influenza e la potenza spirituale della Sede romana.


BIBLIOGRAFIA

303

Rosmini (Antonio). Castelli

sistema elettorale di Antonio Rosmini; in

(G.), Il

tf

Rassegna

Nazionale „; Firenze, 1910; CLXXIII, 529-543. Sul principio del 1848 il Rosmini stendeva un progetto di costituzione che pubblicava non guari dopo con un largo commento e col La Costituzione secondo la giustizia sociale. L'opuscolo condannato nel 1849 dalla Congregazione dell'Indice è preso in studiato nel suo contenuto politico e sociale. dall'A. e esame

titolo significativo

Scalvini (Giovita). 950.

— Bustico (Guido\ La fuga di Giovita Scalvini (da documenti inediti dell'Archivio di Stato di Brescia);

in

"

Arch. stor. lombardo „; Milano,

1910; IV, XIV, 254-263. Il

25 febbraio 1822, dopo nove mesi di prigionia,

lo

Scalvini era

restituito alla libertà in forza del decreto di detto giorno, dichiarante temendo a ragione doversi desistere dal procedere contro di lui; di essere novamente arrestato, l'il aprile insieme coll'Ugoni e coll'Arrivabene, egli abbandonava fuggitivo la vecchia madre per la Svizzera, la Francia e l'Inghilterra. La rivide quindici anni dopo,

ma

quando per l'amnistia concessa da Ferdinando I nel 1838, ebbe aperta la via al ritorno in Italia.

Bustico (Guido), Giovita Scalvini bibliotecario; in

"

Archivio stor. lom-

bardo ,; Milano, 1910; IV, XIII, 524-529.

Nel 1841, morto il direttore della Biblioteca Queriniana di Brescia, sac. Giacomo Apollonio, fu tra i concorrenti anche Giovita Scalvini, nome legato ai processi del '21 e alle buone lettere italiane. Le due qualità furono l'ostacolo maggiore alla riuscita. La scelta cadde sopra un Gian Battista Zani; il che non tolse che il povero Scalvini, morendo, legasse i suoi libri bella vendetta contro la sospettosa amministrazione tedesca alla Queriniana di Brescia.

—

.

—

Segantini (Giovanni). Monnier (Philippe), Giovanni Segantini d'après ses écrits; in thèque Universelle „; Lausanne, 1910; LIX, 449-465.

'

Biblio-

Pubblicati a Torino e a Lipsia nel 1910, contemporaneamente, in Il Segantini era nato ad Arco nel 1858.

•

italiano e in tedesco.

Settembrini.

953.

— Ortiz (M.), Le idee politiche del Settembrini; in 1910;

*

La Cultura „

;

Roma,

XXIX, 344-348.

Sull'esame di due scritture del Settembrini pubblicate dal Torraca, l'A. trova argomento per temperare il giudizio dato dai più sul reduce delle galere borboniche, ritenuto erroneamente il rappresentante e il fautore delle idee politiche liberali più accese del Mezzogiorno. Sicilia. 954.

Del Cerro (Emilio), La censura borbonica in Sicilia dal 1849 al 1860; in "

Rivista d'Italia „;

Roma, 1910; IV, 871-891.

Implacabile e il peggior dei censori fu Salvatore Maniscalco, direttore di polizia. Fin dodici revisori ebbe Palermo, scelti tra preti, frati e professori d'Università; onde la produzione letteraria della .

Il Risorgimento Italiano.

— IV.

20


304

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Sicilia fu ridotta pressoché unicamente a poetici servi adulanti e procaccianti, essendo profughi ed

blandimenti di esuli

i

migliori

ingegni.

Taranto. 955.

— De Cesare (Raffaele), Taranto nel 1799

e

Apulia „; Martina Franca, I, 225-239,

1

"

Monsignor Capecelatro; in ritr.

Giuseppe Capecelatro, arcivescovo di Taranto, fu uno dei pochi che antepose gli ideali di patria all'egoismo di classe e della sua classe. Alla proclamazione della repubblica in Taranto, lo si volle a capo del governo. Vi si rifiutò per serbare intatta la serenità del suo ministero religioso, ma festeggiò con un solenne Te Deum l'avvenimento. Indi a poco però, fosse incoerenza o pusillanimità o avvedimento astuto per isfuggire con la sua città alla vendetta delle orde del Card. Ruffo, ricantò il Te Deum per lo spiantamento dell'albero della libertà e per la restaurazione borbonica. Ciò giovò alla città, non a lui, che arrestato e condotto a Napoli, si ebbe dieci anni di carcere. Col ritorno delle truppe francesi e specialmente sotto Gioachino Murat riebbe, con la libertà, la fama e gli onori fino al grado di ministro del Murat e di elemosiniere generale della regina Carolina. Morì di 92 anni, forse di colèra.

Todi (Luisa). 956.

— Ravà (Aldo), Contributo alla storia del Teatro musicale Luisa Todi; in :

'

Emporium ,

;

Bergamo, 1910

;

XXXII, 291-303, 9 ine.

Si chiamava Luisa d'Aguiar, nata a Setubal nell'Estremadura, il 9 gennaio 1753, morta a Lisbona il 1° ottobre 1833. Aveva sposato nel 1769 Francesco Saverio Todi, di origine italiana, sotto il qual nome salì in molta fama cantando nei principali teatri d'Italia e

d'Europa.

Tommaseo (Niccolò). 957.

— Arcari (Paolo), Luigi Torelli: Una lettera inedita di Niccolò Tommaseo; in

*

Nuova Antologia ,

;

Roma, 1910; CXLIX, 190-199, 1 ritr.

La lettera è del 18 febbraio 1874, cioè di due mesi innanzi alla morte del Tommaseo. Il Torelli, nato a Villa di Tirano, in Valtellina, il 9 febbraio 1810 e morto il 13 novembre 1887, ebbe gran parte nella

fatale giornata del 4 Alberto a Milano.

958.

agosto 1848 al salvataggio di re Carlo

— Arullani (Vittorio Amedeo), Un mazzetto di maseo; in

"

Giorn.

stor.

della

Ietterai,

lettere

ital.

„

;

di Niccolò

Torino,

1910;

TomLVI,

370-400.

Vanno dal 1841 al 1869 o '70 e sono dirette all'avv. Luigi Rocca, nativo di Neive, vissuto in Torino (1812-1888), cultore più che mediocre della poesia e dell'arte.

Torino cfr. n° 879. 959.

— Sforza (C), Salotti torinesi dopo Novara; in Firenze, 1909 „;

K

Rassegna Nazionale „;

CLXIX, 213-216.

L'A. va spigolando nelle Recollections of a Diplomatisi di sir Horace Rumbold, addetto alla legazione britannica in Torino dal '49

più interessanti sui salotti dell'aristocrazia femminile torinese. I più frequentati erano quelli della marchesa Doria di

al '51, le notizie


BIBLIOGRAFIA

305

marchesa d'Arvillars marchesa Ippolita d'Adda nata Pallavicino.

Ciriè, della contessa di Robilant, della

e

della

Toscana cfr. n° 832. 960.

— Michel (Ersilio), Nel cinquantenario della rivoluzione toscana in ;

"

Ar-

XLVI, 197-206.

chivio stor. ital. ,; Firenze, 1910;

Rapida rassegna delle più notevoli e recenti pubblicazioni relative a quegli avvenimenti. 961.

— Michel (Ersilio), Le relazioni di un segreto agente granduchista negli ultimi mesi della dominazione lorenese ; in

renze, 1910;

*

Rassegna Nazionale „

;

Fi-

CLXXI, 503-507.

Il nome rimane ignoto, ma non ignoto il carteggio esistente negli Archivi di Stato di Firenze, datato da Sarzana d'onde l'agente segreto inviava frequenti rapporti al governo granducale sui movimenti so-

spetti dei rivoluzionari negli Stati sardi, suggerendo provvedimenti e riforme politiche. Anche al principe ereditario egli scrive una lunga lettera per informarlo dei precedenti rapporti inviati al governo e per invitarlo a promulgare la costituzione. Si era sul principio del 1859. Poco dopo l'agente segreto, novella Cassandra inascoltata, vedeva rovinare per sempre il trono dei Lorenesi in Toscana.

Trento cfr. n° 846. - Voltellini

deums

fl ;

(Hans

von),

Zur Abwehr;

in

*

Zeitschrift

des Ferdinan-

Innsbruck, 1909; LUI.

Ritorna alla carica (cfr. 1910, III, n° 740) per riaffermare, contro argomentazioni del prof. Antonio Francescatti, la germanicità di Trento.

le

- Quaresima (D r Enrico), Adolf Pichler nel

Trento, 1910;

I,

Trentino; in " Pro Cultura „ ;

375-398.

Poeta e soldato, sostenne la germanicità del Tirolo e del Trentino, per la cui difesa prese le armi nel 1848. L'A. trova per lui e forse per questo, parole di alto encomio!

Umberto I, Re d'Italia. - Nabdini (Raffaello),

La cappella espiatoria di Monza; in " Empori um ,;

Bergamo, 1910, XXXII, 163-195, 40 ine. Illustrazione storica e artistica del grandioso

monumento

alla me-

moria di Re Umberto.

Umbria, cfr. n° 848. Vicenza. Regnoli (Pietro), Ultimo episodio ventù italiana , Bologna, 1910 ;

dell'assalto ;

II,

di

Vicenza; in " La Gio-

12-22, 2 ine.

La breve relazione fu già pubblicata nel maggio 1896 nella rivista di Pirro Aporti, Il pensiero italiano. L'A., ora morto, fu testimone e parte dei fatti che narra, illustranti il glorioso assalto dato il 10 giugno 1848 alle truppe austriache che

occupavano Vicenza.


306

IL

BISORGUMENTO ITALIANO

Vigevano cfr. n 966.

1

838, 839, 903, 904.

— Ottone (Prof. Giuseppe), Studi popolare al Congresso ottobre 1856); in

'

e

note locali. Il problema dell'istruzione

delle società subalpine di M. S. in

Vigevano {10-12

Viglevanum „; Vigevano, 1907; I, 93-103.

I congressi delle società di mutuo soccorso furono annuali e cominciarono nel 1853. Ne furono sede, successivamente, Asti, Genova, Vigevano, Voghera, Vercelli, Novi. Fra le dibattute questioni di classe entrò non rare volte il problema politico, come portavano gli uomini e i tempi,

967.

— Colombo (Alessandro), Le

"

fiere vigevanesi, antiche e moderne; in

Vigle-

vanum „; Vigevano, 1907; I, 176-180. Tre le fiere storiche di Vigevano, ridotte a due sotto la dominazione francese, secondo un decreto emanato dal Prefetto del dipartimento dell'Agogna, il 25 maggio 1804; reintegrate poi completamente nel 1866. 968.

— Ottone (Prof. Giuseppe), Le prime prove di un poeta satirico vigevanese {Giovanni Colombo); in

"

Viglevanum „; Vigevano, 1908;

30-44.

II,

Esordì la sua carriera di scrittore molto tardi, cioè nel 1870, quando già aveva oltrepassato i quarant'anni. Ebbe nei suoi versi un senso singolare di ispirazione lirica e giambi di fiera indignazione ciò che gli valse polemiche e inimicizie. La sua produzione poetica attende ancora, per la massima parte, di essere pubblicata. ;

969.

— Fossati

Il Municipio di Vigevano in favore della politica nazionale

(F.),

del Governo {22 marzo 1860); in

"

Viglevanum „; Vigevano, 1910; IV,

70-73.

Relazione di una seduta di quel Consiglio, con un indirizzo di devozione votato al Re dalla Giunta il giorno successivo, 23 marzo 1860. 970.

— Ottone (Giuseppe), Un ricoverato del nostro Brefotrofio nella spedizione dei Mille; in

*

Viglevanum „; Vigevano, 1910; IV, 147-150.

Paolo Frascada da Ottobiano, morto a Garlasco il 27 marzo 1885. Era stato consegnato nel 1840 al Brefotrofio di Vigevano col nome di Paolo Belfiore. Imbattutosi presso S. Giorgio Lomellina coi fratelli Cairoli, li seguì a Genova e in Sicilia, fu ferito gravemente alla battaglia di Calatafimi e ne guarì, seguendo di nuovo il Garibaldi nella campagna del 1866, in Tirolo.

Vigliena v. n° 828. Vittorio Emanuele II, Re d'Italia. 971.

— Maechisio (A.

F.), Studi sulla numismatica di Casa Savoia. Memoria VII. Supplemento alla Memoria VI sulle prove di zecca per Re Vittorio Ema-

nuele II; in

?

Riv. ital. di Numism. „; Milano, 1905; XVIII, 231-236.

Appartengono ai primi anni del nuovo regno d'Italia e particolarmente alle zecche di Torino e di Firenze. 972.

— Marchisio (A.F.), Studi sulla numismatica di Casa Savoia. Memoria Vili. Le monete del 1° Re d'Italia; in " Riv. ital. di numism. ,; Milano, 1907; XX, 79-117, 3 tavole.


BIBLIOGRAFIA

307

Battute dalle varie zecche delle province annesse al nuovo periodo 1849-1878.

regno

e delle antiche, nel

Marchisio (A.

F.), Studi sulla numismatica di Casa Savoia. Memoria IX. Supplemento alla Memoria Vili sulle monete del 1° Ite d'Italia; in " Riv.

ital.

di

numismatica „

;

Milano, 1907; XX, 575-596,

1

Delle zecche di Genova, Torino, Bologna, Firenze, Birmingham, Bruxelles, Parigi e Strasburgo.

tav.

Napoli,

Roma,

Zanichelli (Domenico) v. n° 911. Mario Zucchi.


VI.

La sezione

-

CRONACA

dell'Associazione

livornese

Nazionale

"

Trento e Trieste „ ha

pubblicato di recente una bella e pregevole opera di Attilio De Fusco Dalla libertà all'oppressione austriaca (Livorno, Formichini, 1911), che contiene una :

breve e fedele cronistoria, ricavata dalle memorie e dai giornali del tempo, dei primi cinque mesi del 1849 che furono tanto fortunosi per la Toscana in generale e per Livorno in particolare. Il libro, di pagine 140, adorno di incisioni, e corredato in

appendice di pregevoli note su Mazzini a Livorno, su

una Commissione della Repubblica Romana a Livorno, sul noto incidente tra Guerrazzi e Mazzini, e di vari documenti, è stato recentemente ristampato in

una seconda edizione (2° migliaio) ed è ceduto agli aderenti della nostra Società ad un prezzo ribassato (L. 1,50).

Il

socio sig. Antonio Curti, segretario

alla Società milanese il

*

del

Comitato lombardo, ha

offerto

La letteraria „ la somma di L. 100 come premio per

miglior sonetto su Mazzini.

NECROLOGIO SALVATORE DI GIORGI Mi giunge in questo momento da Mazara l'annunzio tristissimo della morte di Salvatore di Giorgi,

uno fra i più modesti, più operosi, più disinteressati

patriotti della vigilia. Il di Giorgi fece le sue prime prove giovanissimo fra i promotori della rivoluzione del '48 nella piccola città nativa. Consigliere del Comune nel pe-

riodo che fu chiamato della Rigenerazione,

si

distinse fra tutti per zelo e per

dominio borbonico, il di Giorgi non volle piegarsi alla rinnovata onnipotenza della polizia e del clero; venne perciò arrestato come cospiratore, e, dopo l'assoluzione per mancanza di prove, sballottato da un angolo all'altro della provincia a domicilio forzoso. Liberato per spirito di sacrificio. Restaurato

il


CRONACA il

309

peso della pubblica indignazione, che aveva visto la madre dell'esule monella città nativa, dove raccolse intorno a sé i

rire di crepacuore, rientrò

liberali e gli

amici delle novità. In corrispondenza

martire Bentivegna,

col

del Comitato rivoluzionario antiborbonico.

Il

6 aprile del '60, senza spaventarsi

Mazara, prima delle città

dell'insuccesso del tentativo della Gancia, sollevò dell'isola

a rispondere

Palermo, e suscitatrice della rivolta moto di lì a tre giorni, visse profugo prima, poi

all'iniziativa

nei centri vicini. Sedato

con Saverio Friscia, col

barone Sangioacchino, fu tra gli aderenti all'opera

il

di

ritornò a agitare e a cospirare fino allo sbarco di Marsala.

Si

rimise allora

ne fu l'anima e la guida attiva e intelligente, fino al rassodarsi del nuovo regime. Chiamato dalla fiducia dei concittadini alla testa dell'amministrazione civica, l'abbandonò sdegnosamente quando vide la partigianeria e l'affarismo soffocare l'amor del bene e della patria. Ritiratosi allora a vita privata, senza sollecitare ricompense ne materiali, ne morali, si dedicò tutto agli studi farmaceutici, nei quali seppe procacciarsi onori all'estero, e fiducia illimitata da parte della folla, che lo conosceva e lo amava. Si è spento vecchissimo, prima di veder pubblicate le sue memorie che, integrate dai ricordi di altri superstiti e dall'esame dei documenti del tempo, da più anni vengo ritessendo e completando. La Patria, memore che le vittorie più che all'eroismo dei generali son dovute alla fermezza dei soldati, non dialla testa della città, e

mentichi, nell'anno sacro del costante, coraggioso,

cinquantenario,

la

memoria

di

questo milite

modesto delle più fortunose giornate del riscatto na-

zionale.

Firenze, 13 febbr. 1911. Seb. Nicastro.

GUSTATO UZIELLI. È morto tragicamente nel marzo in una villa all'Impruneta presso Firenze, dove era solito passare colla famiglia una buona parte dell'anno. Era già avanzato negli anni, ma conservava ancora tanta robustezza fisica e tanta vigoria intellettuale, che se non fosse sopravvenuto un fatale accidente avrebbe potuto vivere ancora a lungo e rendere alla scienza nuovi e segnalati servigi.

Nacque a Livorno il 29 maggio 1839 di nobile ed agiata famiglia. Fece i suoi primi studi a Marsiglia e poi a Pisa, e li interruppe due volte per prender parte

come volontario alle guerre d'indipendenza, nel 1859, sui

campi lombardi come soldato d'artiglieria, e nel 1860, nella spedizione di Sicilia, come ufficiale garibaldino. Prese parte brillantissima alla difesa di Porta Capua il 1° ottobre e meritò la medaglia al valor militare. Più tardi Giovanni Fattori ritrasse l'atto di eroismo compiuto dall'amico e concittadino in quella memorabile battaglia in una tela che si conserva con altri ricordi al Museo fiorentino del Risorgimento.


310

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Nominato dottore in matematica a Pisa nel 1861

si recò poco dopo a Pafrequentando il laboratorio del Frémy ed occupandosi più specialmente di mineralogia e di cristallografia. Tornato in patria vestì nuovamente la camicia rossa e prese parte alla campagna nel

rigi e seguì

i

corsi di quell'Università,

Trentino.

Dopo l'armistizio fondò con l'astronomo Donati

l'Officina Galileo, con lo strumenti di precisione e per qualche tempo ne diresse i lavori. Poi se ne ritirò per divergenze di carattere scientifico sorte con gli

scopo di costruire

azionisti e si applicò i

riche

movimento

sul

da allora in poi con instancabile operosità agli studi Più specialmente si volse alle ricerche sto-

più vari e disparati.

scientifici

scientifico

nel

svariati materiali ignorati e negletti

secolo

XV e XVI e raccolse e coordinò

intorno

alla vita di

due grandi: Paolo

Toscanelli e Leonardo da Vinci.

Più tardi, mosso da nobile sentimento patriottico, intraprese altre ricerche di Amerigo Vespucci che le rivalità nazionali e le competizioni campanilistiche facevano quasi passare per un avventuriero intrigante. Acuto e sottile indagatore giunse nei suoi studi a risultati nuovi ed importanti ed ebbe il grande conforto di vedere accolte ed applaudite le sue conclusioni dai dotti d'Europa e d'America. Altre opere, altre imprese grandiose egli meditava nella sua mente fervida e sempre pronta alle più ardite iniziative, ed avrebbe potuto compierle o almeno condurle a buon punto, se più lunga gli fosse stata la vita. Nell'ultimo fascicolo dell'annata II a di questo nostro periodico pubblicò le sue importanti e gustose memorie degli anni 1859 e '60; ora attendeva con molta alacrità ed entusiasmo al suo studio minuto e diligente sull'origine della famiglia Gae altri studi per mettere in più fulgida luce la figura

ribaldi.

Schietto di carattere e buono profondamente nell'animo, Gustavo Uzielli, che non ebbe forse in patria rinomanza pari ai suoi meriti, lascia di se caro e

indimenticabile ricordo in quanti ebbero la fortuna di conoscerlo e di apprezzarne le grandi virtù e la vastità del sapere. E. Michel.

LODOVICO CORIO. La nostra Rivista ha doveri di ricordanza verso la memoria del prof. Lodovico Corio, spentosi prematuramente in Milano

il

25 gennaio, a soli 64 anni.

Era una delle personalità più caratteristiche della Milano conosciuta; la sua alta figura ballonzolante non mancava mai nelle pubbliche cerimonie, nelle commemorazioni, nei corteggi patriottici; e la gente, additandone l'ampia redingote nera e

il

rilucente cappello a staio,

e,

per parecchi anni, la bianca

zazzera spioventegli dal capo scoperto sulle spalle, riconosceva in lui il direttore del

museo del Eisorgimento. In

fatto,

morto il compianto colonnello

garibaldino, Enrico Guastalla, che ne fu per molti

anni

il

presidente della

Commissione, il Corio, con una specie di usucapione benevolmente consenti-


311 tagli dai colleghi della

Commissione, aveva impersonato in se il museo del

Risorgimento, portandovi una viva passione nell'accrescerlo in ogni maniera

sebbene senza criteri determinati, e ne era diventato il narratore, commentatore, il simbolo cerimonioso, ridondante, facondo. Di umili origini, a forza di volontà e di inclinazione naturale e passione vera per lo studio, era riuscito a laurearsi all'Accademia scientifico-letteraria, rubando al sonno il tempo per studiare, e passando le sere e le notti del giovedì e del venerdì nel botteghino di una prenditoria da lotto in Verziere, per figuriamoci di quanto! le proprie limitate risorse scrivendo accrescere le bollette delle giuocate!... Entrato in relazione con la redazione della Lompossibile, il

—

—

bardia, allora in via Stella, erane diventato

man mano un collaboratore, fino

ad assumerne nel 1878 le funzioni di direttore, sotto il patronato di Cesare Correnti, che lo ebbe sempre fidissimo; e coli 'aiuto di così influente patrono, e grazie alla assidua preparazione propria, era anche diventato insegnante di letteratura e di storia nei ginnasii, poi nei licei, e nel Conservatorio di Musica,

dedicando inoltre

e nel reale collegio delle fanciulle,

la

propria attività

quella che fu per qualche tempo la Società Internazionale di

a

Mutuo Soccorso

fra artisti lirici e maestri affini.

Lasciato

il

giornalismo

quotidiano nel 1883, la sua attività

moltiplicò

si

nell'insegnamento pubblico e privato, e nella collaborazione per Strenne, per Riviste e per conferenze storico- patriottiche, e commemorazioni.

frammentaria, saltuaria vanno ricordati ombra le biografie e cenni storici sull'arte tipografica; gli studi su Alessandro Manzoni; il Libro della vita, riflessioni; le Rivelazioni storiche su Ugo Foscolo i processi e condanne degli Schiaffinati uno studio su Vincenzo Monti a Milano tratto da pazienti ricerche nell'Archivio di Stato. Curò ed annotò le edizioni del Ricciardetto del Fortebraccio, delle Metamorfosi di Ovidio nelle versioni del Brambilla; delle Commedie di Accio Della sua produzione

letteraria,

Gli abissi plebei o Milano in

;

;

;

dell' Angelio; nel 1908, per il Centenario del Conservacompilò una accurata cronistoria, specialmente interessante

Plauto nella versione torio di Musica, ne

per la biografia di Giuseppe Verdi ; dedicò varie strenne annuali del Pio Istituto dei Rachitici ad epoche del Risorgimento, l'altro

come il primo Regno italico e,

anno, il 1859, rievocando episodi noti ed aggiungendovi notizie e cu-

riosità da documenti del Museo del Risorgimento, del cui patrimonio documentativo diede relazione in questa nostra Rivista, ripetutamente collabo-

rar dovi.

Sotto la piacevole ed ornata bonarietà ambrosiana aveva un'anima fiera e,

a certi momenti, sdegnosa: detestava le violenze,

venissero

dall'individuo

o

aveva assunto spesso atteggiamenti battaglieri: una sera, molti anni sono, udì che un mascalzone aveva osato lanciare un sasso, contro il cappello a staio, a Giulio Carcano, e " voglio dal giorno dopo issò sulla propria testa un cappello simile dicendo mo' vedere se avranno il coraggio di prendere a sassi anche me B poco dopo essendo morto, quetato appena il frastuono per un noto scandalo sui costumi, il padre Ceresa che egli aveva conosciuto ed apprezzato docente nel collegio di Gorgonzola gli dedicò un opuscolo che molto gli fu rimproverato apologetico della Mente di lui; pochi anni sono sfogandosi la ragazzaglia milanese, in Galleria specialmente, contro la lunga treccia di un bizzarro pit-

dalla folla: contro le correnti di

pregiudizio

volgare

:

;

— —

—

—


312

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

—

tore-poeta al grido fala tajà ! da allora Lodovico Corio lasciò crescersi, durandovi circa sei anni, la bianca zazzera, spioventegli sulle spalle, e la portò

superbamente in pubblico, sempre a testa scoperta, a s6da dei volgari pregiudizi.

Nelle questioni stesse attinenti all'ordinamento del Museo del Risorgimento spiegò uguale alterezza, al

sistema storico

;

si

potrebbe quasi dire, intransigenza

era

:

contrario

prediligeva il patriarcalismo, e circondava di una poesia

non sempre acutamente critica tutto ciò che era tradizione non controllata e leggenda; e di ciò risenti vansi anche

le vibranti

sue lezioni ed

suoi scritti,

i

riboccanti di sentimento, ed inspirati all'antica scuola romantica

;

ma la pro-

fonda bontà dell'anima, l'onesta semplicità della sua vita, l'entusiasmo suo per tutto quanto fosse Storia Patria conciliavangli l'affetto e la reverenza universale, anche, cioè, di coloro che non consentivano in tutti i suoi metodi.

Non lo fecero invanire ne gli onori, ne le molte onorevolissime amicizie, dal venerato papà Sacchi a Cesare Correnti, da Giulio Carcano ad Achille Mauri, a Tulio Massarani, ed altri benemeriti patriotti, dalle cui labbra colti e tesoreggiati

insegnamenti, notizie ed aneddoti. Educò

studi e della Patria varie generazioni, in

rimembranza incancellabile morie,

;

aveva

rac-

all'amore degli

mezzo alle quali ha lasciato cara patrie me-

come tra gli studiosi e cultori delle

ae.


VII.

ATTI UFFICIALI

Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano

'

Della

-

Adunanza del Consiglio centrale 25 luglio 1910. Presenti: Como, Ferkari, Gallavresi, Nani, Novati, Verga.

E

Coletti

del

Comitato veneto. Udito quanto riferisce il Consigliere Conte Nani sui preparativi fatti in Venezia per la riunione sociale, si decide di non costituire in Venezia un Comitato organizzatore del

Congresso; e

di

lasciare

tutta

l'organizzazione

al

Comitato veneto con facoltà di aggregarsi quelle persone che crederà più indicate. Si fissa al 25

settembre la data del Congresso,

si

fa

uno schema

di

pro-

gramma per le sedute, e si assegna la somma di lire 200 per le spese. Vengono nominati due rappresentanti della Società nella Commissione giudicatrice

pel

Concorso bandito dal

Comune

di

Bologna, nelle persone di

A. Luzio e di G. C. Abba.

Adunanza del 28 novembre 1910. Presenti: Gabba, Presidente; Crippa, Gallavresi, Novati e Verga.

Scusano l'assenza Ferrari e Nani. Vien nominato il Barone Manno a sostituire il compianto G. C. Abba nella Commissione giudicatrice del Concorso bandito dal Comune di Bologna. Si approvano i patti stabiliti colla ditta Cogliati per la pubblicazione delle monografie popolari: 15 °/o sul prezzo di copertina, distribuzione gratuita ai joci, 50 copie agli autori.

Adunanza del 23 gennaio 1911. Presenti

:

Gabba, Presidente

;

Crippa, Gallavresi, Novati, Oberziner,

Verga.

Vien dato incarico alla Presidenza di fare nuove pratiche presso il Sig. colonnello Guerrini perchè ritiri le dimissioni da membro del Consiglio centrale. Il

Consiglio accetta la proposta di pubblicare la Corrispondenza diplomatica

Sardegna a Vienna, Di Sambuy, raccolta dal socio M. Degli " Carteggi diplomatici „ delle pubiblicazioni sociali; purché essa si limiti ad un volume, sia pure ampio, dando per esteso i documenti più importanti e riassumendo gli altri. Dati i mezzi modesti di cui la Società può disporre per pubblicazioni, ed essendo già in corso trattative con altri autori, il Consiglio non ritiene opportuno di prendere un impegno di maggior durata come veniva consigliato dal Commissario responsabile Barone Manno. del Ministro di

Alberti, colla quale potrà iniziarsi la serie

I

ì


314

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Si delibera il versamento del residuo di lire 150 a saldo delle spese per la copia dello schedario Mazzatinti e di ricordare al Comune la promessa fatta dal Comm. Gabba durante il suo assessorato di contribuire alla spesa. Si incarica la Segreteria di rispondere al Senatore

Pedotti,

il

quale aveva

domandato schiarimenti, che a Venezia non si parlò di accordi con speciali delegati ma come Presidente dei Comitati regionali. Si legge infine una lettera del Comm. Fumagalli che accenna all'intenzione di costituire un Comitato modenese.

Comitato toscano.

Adunanza di Consiglio del 1° marzo 1911. Presiede l'avv. Agostino Gori. Presenti

:

Barbèra, D'Ancona, Michel, Morpurgo, Padoa, Rondoni.

approva il processo verbale della precedente adunanza. Padoa, tesoriere, dà schiarimenti sullo stato di cassa e riferisce sui

Si legge e si dott.

Il

rapporti finanziari tra il Comitato e

il

Consiglio Centrale. Si delibera che

il

Comitato non possa ne debba esser tenuto al versamento nella cassa centrale delle quote non esatte dai soci. Si approva la radiazione di tre soci per costante morosità (Aglietti, Bruni, Della Torre), e

si decide di soprassedere per altre misure in riguardo di altri regolarmente inscritti e ugualmente morosi.

soci

Si delibera di accogliere in massima la proposta avanzata dallo stabilimento

una serie di targhette iconografiche in bronzo di cento si dà incarico ad una commissione composta dell'on. D'Ancona, avv. Gori, dott. Morpurgo di prendere gli accordi Nelli di Firenze per tra

più illustri patrioti italiani, e

i

definitivi col direttore della nota

ditta

fiorentina e di

procedere

alla scelta

nomi più illustri. Si approva di tenere un ciclo di conferenze patriotiche in Firenze e

dei cento

altre città della regione nel cinquantenario

della

nelle

proclamazione del Regno,

norme e si scelgono i nomi degli oratori. Morpurgo a nome anche dell'editore Bemporad dà assicurazioni

se ne fissano le Il

dott.

sulla prossima pubblicazione del volume, già annunziato, di storia regionale,

che

si

stampa sotto gli auspici del Comitato.

Si delibera d'insistere presso il Comitato delle pubblicazioni perchè sia al più

presto pubblicata la Bibliografìa ragionata sui casi della Toscana dal '59 al '61. Si

approva di rivolgere invito al Consiglio Centrale, perchè sia provveduto

per tempo alla nomina della Commissione che deve preparare il trasferimento della sede della Società da Milano a lità della

Roma e determinare l'epoca e le moda-

quinta assemblea generale dei

soci,

che quest'anno, nel cinquanteacquistare una speciale im-

nario della proclamazione del Regno, viene ad portanza. Si delibera di

rimandare ad altra adunanza

gli

altri

affari

all'ordine

giorno. Il Segretario

E.

Michel

II

Presidente A. Gori

del


ATTI UFFICIALI

315

Comitato piemontese. Assemblea dei Soci -

1° aprile 1911.

Presidenza dell'oli, marchese Di Cambiano, presenti numerosi soci, si apre la seduta alle ore 16. Letto e approvato il verbale della precedente Sotto la

assemblea,

il

Presidente saluta gli

intervenuti, fa alcune comunicazioni e dà

quindi la parola al Segretario sul primo Il

numero dell'ordine del giorno.

Segretario Conte Govone, legge la seguente relazione

:

Relazione sull'opera del Comitato piemontese

per la storia

del Risorgimento.

L'anno che volge, segnerà per la

Società, di cui siamo parte, un mutamento profondo, per il trasferimento, deliberato circa tre anni fa e per il 1911, della sede della Società da Milano a Roma. Non è possibile dire oggi quali ne saranno le conseguenze e quali mutamenti nell'ordinamento della Società potranno essere deliberati dal prossimo Congresso di Roma, ma certo questi non potranno essere nel senso di un indebolimento dei Comitati locali, che rappresentano un organo necessario alla propaganda ed alla attività sociale, necessario tanto più quanto più sarà il centro lontano dall'alta Italia, dove risiede l'enorme maggioranza dei soci. Prima che il Congresso si aduni e perchè i soci del Comitato piemontese, intervenendovi come è desiderabile in gran numero, possano presentatisi forti della coscienza di quanto dal loro Comitato fu fatto, non sarà superfluo riassumere qui brevemente l'opera di esso in questi primi anni di vita; opera che, se non potè essere tale quale si vorrebbe e dovrebbe, pure ci ha permesso ìi corrispondere in misura non spregevole alle finalità della Società Nazionale.

Appena costituita, sul finire dell'anno 1906 ed al principio del 1907, la Società Nazionale, fu in Torino iniziato

il

ttuova iniziativa ed in Torino difatti

fu

lavoro per raccogliere aderenti alla

costituito il nucleo di soci più numeroso dopo quello Lombardo. Il numero degli aderenti nel primo anno oltrepassò tra perpetui ed annuali i 130 circa e andò poi accrescendosi di nuove reclute, sino ad oltre 150, benché gli scarti, che l'esperienza dimostra abituali in B

simili Società,

non ci permettano ormai

di

riguardare come soci effettivi

paganti che circa 120 di questi.

Ricordiamo qui che, tra i primi soci iscritti al nostro Comitato, era stato primo Congresso, designato il direttore della Rivista, la

dalla Società, sin dal

una delle principali manifestazioni della vitalità del sodalizio come si è detto, affidata dalla Società al compianto nostro consocio prof. Beniamino Manzone. E ricordiamo pure che ad un altro consocio nostro, al prof. C. Rinaudo, spettò di attuare un altro dei voti manifestati dal Congresso di Milano: il juale costituisce B

la cui creazione e organizzazione fu,

voto che negli istituti militari

si

istituissero corsi speciali di Storia del Ri-

La serie apprezzatissima di conferenze, tenute per due anni dal 2omm. Rinaudo alla nostra Scuola di Guerra, e poi pubblicate, rappresenta un sorgimento.

Patto di cui,

pur se indirettamente solo, il Comitato piemontese può gloriarsi.

Costituito ed organizzato nel corso del 1907 letto, ci

il

accingemmo a contribuire ai fini sociali.

primo nucleo

di

cui

si

è


316

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

L'anno 1908 si presentava a noi come assai importante, perchè in esso doveva in Torino tenersi il 3° Congresso. Fu in questo Congresso o meglio Assemblea di Torino che si doveva dare alla Società

il

assetto, deliberare

suo

lo

quello provvisorio, fatto a Milano all'inizio.

statuto definitivo da sostituirsi a

È per noi

ragione di

legittima

soddisfazione che per questo statuto definitivo fu accettato in sostanza

il

pro-

Comitato nostro. Il progetto, opera specialmente del nostro consocio comm. prof. Binando, sfrondando l'antico statuto di molte complicazioni e superfluità, lo ridusse a poche linee semplici, razionali, atte a permettere alla Società maggiore libertà di sviluppo e tutti ricordiamo come fu dall'autore stesso lucidamente propugnato e accolto con grande ap-

getto presentato

dal

—

provazione dall'Assemblea. In occasione di quella stessa Assemblea, il nostro Comitato aveva pure provveduto a portare un contributo alle finalità della Società con una pub-

blicazione

propria.

Il

mezzo ne

fu

offerto a noi

da un nostro studioso con-

La Marmora una interessante serie di lettere inedite di quattro Sovrani, Carlo Emanuele IV, Vittorio Emanuele I, Carlo Felice e Carlo Alberto, e consentì che

socio,

il

conte degli Alberti,

che

dal

ricchissimo archivio dei

trasse

esse fossero pubblicate

sotto

gli

auspici del Comitato. L'opera uscì verso la

dono a tutti i soci del nostro Comitato e per gli altri soci furono cedute ad un prezzo di favore alla Società le copie occorrenti. Questa pubblicazione riuscì interessante e fu assai apprezzata. In quello stesso anno, preparando l'ordinamento dell'Assemblea di Torino, il nostro Comitato aveva fatto calde istanze alla Presidenza del Museo Nazionale del Risorgimento perchè si scegliesse l'occasione di quella assemblea, per inaugurare solennemente la nuova splendida sede del Museo nella Mole Antonelliana, ciò che fu fatto; ed aveva in pari tempo offerta l'opera propria fine del 1908, fu inviata in

per coadiuvare l'ordinamento scientifico delle collezioni, esistenti nel Museo, e prepararne

il

catalogo.

non era stata in sulle prime accolta; ma in seguito l'idea risorse e nell'anno scorso la Presidenza del Museo si rivolse spontaneamente a noi] L'offerta

chiedendoci di assumere

compito e di preparare per l'Esposizione del 1911 La lusinghiera domanda fu da noi accettata e l'incarico di questo lavoro fu dal Consiglio direttivo del Comitato affidato all'egregio consocio prof. Adolfo Colombo. Questi si consacrò con ingegno e fervore singolare al non lieve lavoro e riuscì a condurlo a termine in pochi mesi consegnando un vero regesto del numeroso materiale, che giaceva non ancora ordinato e quasi ignorato, nel nostro Museo; le note illustrative di ogni singolo oggetto notevole furono fatte non solo con molta cura scientifica ma anche con amore e calore patriottico, che farà del lavoro quando sia diffuso, una guida istruttiva e suggestiva per il pubblico. Il manoscritto fu poi, per incarico della direzione del Museo, esaminato ed approvato dal prof. Rinaudo, e fu encomiato dal Sindaco Presidente del Museo, che trasmise al nostro Comitato i ringraziamenti di quella Direzione. È per noi motivo di giusto compiacimento la constatazione che quest'opera, mentre torna ad onore dei due soci che la compilarono e rividero, rappresenta per il Comitato nostro una benemerenza acquistata verso una importante e cara istituzione cittadina. Mentre era in corso questo lavoro il nostro Comitato si era pure per tempo il

il

testo del catalogo del Museo.

interessato a promuovere

onoranze a C. Cavour nel centenario della sua na-


317

ATTI UFFICIALI scita. Raccolte dal Municipio e

concentrate sotto gli auspici di questo le varie

iniziative, sorte a tale proposito,

il

Comitato, mentre partecipava a tutte le

onoranze che nell'anno scorso furono dedicate alla memoria del sommo Statista, volle contribuire a queste con qualcosa di speciale, di cònsono all'indole e ai fini

della Società.

E già nel principio del 1910 aveva pregato il conte Giovanni Sforza, membro del Consiglio direttivo, di fare

una scelta di documenti inediti riguardanti il

periodo storico di cui si celebrava il cinquantenario e più specialmente l'opera di Cavour. La pubblicazione, arricchita dai fac-simili d'importanti documenti, in gran parte

inediti e di

grande interesse, riuscì veramente degna dell'ap-

provazione grandissima che trovò nella stampa e nel pubblico. Essa fu diffusa

largamente fra i personaggi intervenuti alla Commemorazione di Cavour e inviata in dono ai soci non solo del Comitato ma della Società tutta. Una speciale menzione pure, fra gli atti coi quali il Comitato piemontese partecipò alle Commemorazioni centenarie di Cavour, è doverosa dedicare al bellissimo discorso commemorativo, pronunciato in Santena dal nostro Presi-

dente on. Di Cambiano, discorso su cui non mi fermo perchè tutti

i

soci eb-

bero agio di ascoltarlo e di leggerlo.

E veniamo ad altre iniziative del Comitato, che sono in corso d'attuazione e di studio.

Mentre

si

stava dal prof. Colombo compiendo

il

lavoro di preparazione del

catalogo del Museo ed anche, in parte, quello di riordinamento del materiale

contenuto, era risultato che il Museo, accanto a ricchezze ignorate, conteneva pure grandissime lacune. Il desiderio di colmare queste, facendo affluire al Museo nuovo materiale di archivi privati o dando almeno modo di averne conoscenza, aveva suggerito il pensiero di cogliere l'occasione dell'Esposizione per indire per questo anno in Torino una mostra speciale di Storia del Risorgimento, mostra che, mentre avrebbe contribuito ad arricchire l'Esposizione, permetteva di sperare pure che parte del materiale inviato rimanesse stabilmente acquisito al Museo e che del rimanente si potesse almeno avere il regesto o le copie. Si iniziarono pratiche col Municipio e col Museo, si ottenne dai due enti il consenso e la concessione di mezzi occorrenti; ma sorse poi una difficoltà impreveduta, essendo risultato che tal mostra, contrariamente alle prime informazioni che avevamo avute, si sarebbe fatta a Roma. Senonchè l'iniziativa non cadde, ma solo si trasformò, salvandone lo scopo essenziale. E cioè, proseguendo le trattative, col Sindaco e coll'on. Villa, si ebbe l'affidamento che si sarebbe ripresa una idea già altre volte ventilata e cioè la compilazione del regesto dei documenti esistenti negli antichi Stati Sardi e che tale lavoro verrebbe affidato ad una Commissione mista, alla cui composizione avrebbe avuto parte importante il Comitato piemontese. Questa proposta sta elaborandosi e contribuiremo con essa ad un opera vastissima, che non potrà in quest'anno che essere iniziata, ma che riuscirà di non dubbia utilità per

ivi

5

gli studiosi e

per i cultori delle memorie del nostro Risorgimento.

Avevamo pure studiato per quest'anno di indire un ciclo di conferenze sul Risorgimento. L'iniziativa ci fu disgraziatamente troncata dalla assicurazione formale dataci, che conferenze delle conferenze

potuto

far

altro

consimili

stavano preparandosi

dal Comitato

Madama. E per ora non abbiamo da questo lato che promuovere per nostra parte la Commemorazione del

a

Palazzo

17 marzo e associarci al lavoro compiuto a tale intento dal Municipio, che,


318

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

come è noto, affidò

alla dotta ed elegante parola di un nostro consocio, del Rinaudo, la cura di commemorare nella Mole Antonelliana quella data

prof.

solenne.

Aggiungo finalmente che un nostro consocio, il conte Tullio Pinelli, con esempio che ci auguriamo venga seguito, ha voluto affidare a noi alcuni importanti documenti dell'archivio del suo illustre parente Pier Dionigi Pinelli, autorizzandoci a farne quell'uso che crederemmo migliore. Fu affidato da noi al prof.

Fedele l'esame di quelle carte, da cui speriamo possa trarsi argomento

a qualche nuovo lavoro del Comitato.

Come si vede, l'opera nostra non fu del tutto inattiva ne infruttuosa. Solo la scarsità dei mezzi, in e

il

massima parte assorbiti dalla Rivista e dalla Società,

troppo modesto concorso di soci hanno sin qui ristretto in così angusti

limiti quest'opera.

Ma siamo agli inizi e da quel poco che si è fatto possiamo

trarre buoni auspici per un'attività che sia

dei

fini

che

ci

veramente degna del Piemonte e

proponiamo.

Segue la discussione, cui parteciparono parecchi soci, circa alcuni degli argomenti accennati nella relazione, circa l'indirizzo degli ultimi numeri della Rivista, e circa l'opportunità di accordi per le idee da propugnarsi nel prossimo Congresso di Roma. L'Assemblea conchiude invitando la Direzione a riunirla nuovamente prima del Congresso, per stabilire definitivamente il contegno da tenersi in esso dai delegati del Comitato piemontese. Sul secondo numero dell'ordine del giorno " Conto consuntivo dell'anno 1910 „, il Segretario legge e spiega le varie cifre del conto, che vengono approvate dall'Assemblea nelle seguenti risultanze complessive :

:

Entrata (riscosse e da riscuotere)

Sul

L.

5356,30

B

4455,89

L.

900,41

.

.

.

.

Uscita (spese pagate o impegnate)

.

.

.

Avanzo d'amministrazione

.

.

e

del Consiglio direttivo „,

terzo

numero

" :

Elezione del Presidente

l'Assemblea, preso atto delle dimissioni dei consiglieri prof. Arno e professore Trivero, conferma gli altri membri uscenti, aggiungendovi

il

prof. Adolfo

Colombo. Il

Consiglio direttivo per

il

1911 rimane quindi così composto:

— V.-Presidente Gen. V. Chiala. — — — — — — — Conte Mario degli Alberti — Signora Idegarde Occella — Gen. Perrucchetti — Prof. cav. G. Roberti — Conte G. Sforza. Presidente: on. march. Di Cambiano.

:

non elettivi (membri del Consiglio centrale): On. bar. Manno Conte U. Govone. Consiglieri eletti dall'Assemblea: Comm. prof. Rinaudo Prof. Pietro Fedele Gen. conte Morelli di Popolo Prof. Adolfo Colombo Consiglieri

Il gerente responsabile:

Torino

Giuseppe Magrini.

— Tipografia Vincenzo Bona.


Giugno 1911.

lNno IV.- N° 3.

IL

RISORGIMENTO ITALIANO RIVISTA STORICA

Organo della

«

Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano *)

REDAZIONE: Palazzo di Brera, MILANO.

:

Amministrazione:

FRATELLI BOCCA, Editori — TORINO

L- MEMORIE E DOCUMENTI INEDITI SAGGIO DI RACCOLTA DI DOCUMENTI DA SERVIRE

PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE (Vedi oontinuazione

Anno IV, fascicolo 2», pag. 159).

:

CAPITOLO IX. Repubblica Italiana. Oh fortunata, popolosa e vasta Città fondata da vetusti Insubri

!

Oggi in te la repubblica nascente Fonda suo centro, e di sua possa il nido, E, finor troppo ignoto, Italia sente Uscir da te di libertade il grido.

Con legge dell' 11 novembre 1801 veniva convocata una consulta di 452 notabili cisalpini che, " in unione al primo Console, doveva concorrere all'assestamento finale della repubblica „. Radunatasi in Lione

il

3 gennaio 1802,

ai

26

si

proclamava

la

Repubblica

Italiana nominandone a Presidente lo stesso Bonaparte ed a Vicepresidente Francesco Melzi d'Eril patrizio milanese. L'istallazione del governo costituzionale della nuova repubblica ebbe luogo il 14 febbraio e nell'archivio di Stato in Milano, cartella 36 (Feste Nazionali), si

può leggere la lettera seguente

:

Repubblica Cisalpina

Guardia Nazionale Milano Cogliati

lì

21 Piovoso anno

comandante e capo della

Riscontrando

la vostra di ieri

che interpellati alcuni II Risorgimento Italiano.

ufficiali di

— IV.

X Repubbl.

II Brigata al

(10 febbraio 1802).

Ministro della Guerra.

N.o 11929-4912 ho il piacere di dirvi questa Guardia Naz. ,e onde rilevare qual 21


320

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

numero potesse intervenire di Volontari per

il

g.no della istalazione del

Vice Presidente della Repubblica Italiana, mi assicurarono che non meno di centocinquanta volontari in abito Naz. le saranno pronti

un penacchio bianco

giorno, decorati di

e

rosso

Intelligenze prese col Ministro dell'Interno questi saranno

probi ed onesti e per conseguenza

occuperanno

pel

suindicato

seconda anche delle

a

tutti

i

tutti

posti

cittadini

d'onore a

loro dovuti.

Ho l'onore di salutarvi. (firmato) Cogliati.

Non si saprebbe dare una spiegazione pei colori di questi pennacchi a meno di ritenere che rappresentassero i colori municipali milanesi.

Con avviso del susseguente giorno 17 si ripristinò l'uso dell'era comune invece del calendario repubblicano che oltr'alpi rimase in vigore ancora per parecchi anni. Il Giornale Italiano, cominciato

ad escire in Milano presso la stamperia Agnelli 3 volte alla

settimana a partire dal 2 gennaio 1804, porta in aggiunta l'indicazione anno III Repubblicano, considerandosi quindi quale nuova era la costituzione del 1802.

Un decreto di Bonaparte del 22 febbraio da Parigi nomina il cittadino Trivulzi ministro della guerra della nuova repubblica, e

con rescritto dell' 8 marzo il V. P. Melzi ne ordina l'esecuzione. Al nuovo assetto su basi moderate dovevan risponder gli emblemi e dal

u

Bollettino delle Leggi della Repubblica Italiana (1), dalla

Costituzione proclamata nei Comizii in Lione al 31 dicembre 1802,

Anno I, N.° 1

al

20.

(N.° 31) togliamo

il:

Milano,

Decreto che prescrive

il

dalla

Reale Stamperia „, pag. 86

nuovo Stemma della Repubblica

da sostituirsi

all'antico.

13 Maggio 1802 anno

1°

a

piedi

Lo stemma della Repubblica italiana è quello che resta del

presente

Decreto.

Il

medesimo viene

sostituito

I.

delineato all'antico

stemma (2) in ogni luogo ed uso pubblico. II

I Ministri

sono incaricati della corrispondente esecuzione in quella

parte che loro rispettivamente appartiene.


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE Il

321

presente Decreto sarà stampato e pubblicato in tutta la Repubblica.

MELZI.

H Consigliere Segret. di Stato

i£f/ ^TjJfOfeX*'* ^

Guicciabdi.

Dal u Foglio Officiale della Repubblica Italiana contenente i Decreti, Proclami, Circolari ed Avvisi riguardanti zione, pubblicati dall'epoca dell'istallazione del

zionale al 31 dicembre

1802.

Anno

I,

N.° 1 al 20. Presso Luigi

Veladini Stampatore Nazionale in Contrada S.

ricaviamo

l'Amministra-

Governo Costitu-

Radegonda „ (3)

:

(N.o 92).

Avviso del Ministro della Guerra sul cambiamento della

Bandiera Italiana.

20 Agosto 1802 Anno Il

Governo dietro mia proposizione ha approvato il cambiamento

bandiera di terra e di mare della Eepubblica.

In

conseguenza

medesima per i forti è un quadrato a fondo rosso, in cui è rombo a fondo bianco, contenente un altro quadrato a fondo i

1°

bastimenti la disposizione de' colori è la stessa:

rettangola.

Il

distintivo de' bastimenti

solamente

la

della

forma

inserito

un

verde.

Per

la

figura è

da guerra sarà la fiamma coi colori

sopra descritti. Le mezze brigate d'infanteria, ed i reggimenti di cavalleria

avranno nelle loro bandiere

e stendardi

gli

stessi

colori,

ed egualmente

disposti. 27 Ministro della

Guerra.

Tkivulzi.

Benché questo decreto venga dopo tre mesi dall'adozione dello stemma, la forma delle nuove bandiere appare escogitata contemporaneamente e lo proverebbe il seguente documento dell'archivio


322

IL

di Stato in

RISORGIMENTO ITALIANO

Milano (Governo Militare, Parte Moderna) (AZ Ban-

diere, Stendardi, ecc.).

62 Sez. Ili an. 1802. Il

Ministro della Guerra presenta

al

V. e Presidente il modello dello Stendardo p. le

truppe della Repubblica

e del pa-

viglione di Mare.

Copia del voto della Sezione della Guerra. Il

Consiglio ha approvato

due bandiere annesse, ma siccome nel Rap-

le

porto una è chiamata Stendardo, insegna che è propria si ecciti il

KB. L'originale al

della

Cavalleria,

Ministro a darci dei schiarimenti in proposito.

Vice Presidente

del lì

presente affare

si

è passato b.

m. dal Segretario

12 Maggio 1802.

documento non si trovano più allegati medesimo. Crediamo però averli riconosciuti nel citato album

I disegni menzionati nel al

esistente

presso lo stesso archivio (vedi a pag. 151, fase.

l'anno 4°); la tavola del 5° foglio II

drappo è figurato così

(4)

2,

del-

porta manoscritto in alto:

:

"

Roverscio „.

Emblema entro

un

serto

ALLA LEGGE

di quercia

GENDARMERIA

NAZIONALE

scarlatto,

bianchi quelli

I quattro triangoli esterni sono rosso con cifra nera. Il quainterni ed il quadretto dell'angolo superiore carico e lo stemma sovraassai oliva verde drato centrale è di un


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE dipinto,

323

non che il serto che lo contorna, sono bianchi a chiarosono in giallo. Corre tutt' attorno al drappo

scuro; le iscrizioni

una frangia a tortiglioni segnata in chiaro-scuro, probabilmente per indicare che doveva essere d'argento. Sotto leggesi manoscritto

:

Se ne facciano Sei. Il

M.° Presidente Trivulzi ap.

Trivulzi. Cap. Lasinio

fé.

Quantunque, a giudicare dall'intestazione, questo disegno dovesse rappresentare un rovescio, pure l'asta è collocata a sinistra di chi guarda:

appare verniciata di verde oliva scuro e porta una

freccia argentata, di forma a cuore

ma assai slanciata in punta,

due globetti del manico è annodata una larga cravatta tricolore con frangie segnate a chiaro-scuro come pure due fiocchi pendenti da cordoni segnati anch'essi a chiaro-scuro per indicar sotto ai

l'argento. Il

disegno collocato di fronte al precedente, a tavola 6 del

tato album, porta manoscritto in alto M

ci-

:

Drito „.

Le iscrizioni del drappo, eseguite in giallo, suonano

REPUBBLICA FORZA

ALLA LEGGE

GENDARMERIA

NAZIONALE.

ITALIANA (5)

Anche qui nel quadretto bianco la cifra I in nero, e qui pure una frangia lungo tutto l'orlo del

è tratteggiata in chiaro-scuro

drappo. In calce si legge manoscritto: Ap.° Trivulzi Cap.° Lasinio

fé.

L'asta è di color verde chiaro, e più chiaro è anche il colore del quadrato centrale; la freccia segnata in bianco (e quindi argentata) sembra più corta e più larga, e porta del pari una cravatta coi tre colori su di un sol telo con frangia e due fiocchi d'argento.


324

IL

KISORGIMENTO ITALIANO

Un disegno consimile ai succitati, ma senza iscrizioni, si trova album dell'Archivio dal titolo u Emblemi ed Intestazioni

in altro

Repubblicane „ che figurò all' esposizione di Torino del 1884 (N.° 2475 del cat.): è di forma rettangolare e contiene tra altro una raccolta di vignette tolte da documenti scartati e particolarmente delle magnifiche intestazioni di lettere e diplomi figurate a taglia dolce che per molti anni si usarono e ch'erano dovute ai più celebrati artisti, tra i primi l'Appiani. in questa raccolta porta manoscritto

Bandiera terrestre

Repub.*

della

Il

disegno che si trova

il titolo :

Italiana

approvata

dal

Presidente

della stessa

e sotto:

Per disegno conforme all'Originale. della

Il

Capo della Prima Div. e nel Min.

Guerra L. Mazzucchelli.

Nel quadretto bianco si legge: Luogo pel Num.° della

i

/t

Brigata.

Questo progetto presenta in più accurata esecuzione che non i fiocchi come si possono

nei precedenti la lancia, le cravatte ed

vedere applicati al disegno che noi pubblichiamo alla tav. Vili, fig. 31.

Sulla stessa pagina è incollato un altro foglio col disegno (colorato anch'esso) delle bandiere quadrata pei forti e rettangolare

per la marina nonché della fiamma pei bastimenti da guerra, tutte e tre senza stemma ne iscrizioni.

Di sopra si legge Bandiera

e

:

Fiamma Marittima

della

Repub.*

Italiana

approvata dal

Presidente, che ha dati gl'ord.' perchè sia riconosciuta.

E sotto: Non è qui espressa la scala di proporzione, giacché le BanFiamme devono essere in proporzione de' Bastimenti, ai quali appartengono. Nota 2*. La Fiamma è distintivo dei soli Bastimenti di Nota

1*.

diere, e

Guerra.

Per

disegno

conforme

all'Originale:

Il

Direttore della Marina

Paolucci.

Le proporzioni le troviamo per altro indicate in calce ad un disegno pure conservato all'Archivio di Stato di Milano (Miscel-


E.

GHISI

Tav. Vili.

DEL TRICOLORE ITALIANO

Fig. 31.

del

»

Drito >

-JU

é^Sst^i

lì)

/STSioi

del

«

Roverscio

:

F.g. 34.

\i

y

aZ

ONORE E RIPOSO AVETERANIED INVALIDI Fig. 35.

NAZIONALI REPUBBLICA ITALIANA Figure 36 e 37.

LA PATRIA

DIPARTIMENTO DEL LARIO

AI FIGLI BENEMERITI


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE lanea I, N° 3. 4. Archivio della allegato a lettera del 13

luglio

325

Divisione Seconda N.° 159) ed

1802

diretta

dal Ministro della

Guerra a quello delle Relazioni Estere che riportiamo in Appendice. In esso è detto che la colonna ossia l'altezza della bandiera 3 8, e che l'alrettangolare deve stare alla lunghezza di essa tezza ossia la colonna della fiamma deve stare alla lunghezza di :

essa

:

:

:

:

1 : 40.

Sempre nel detto Archivio in Cartella Governo Militare, Parte

AZ Bandiere, Stendardi, troviamo:

Moa.erna

Seduta del 6 Marzo 1803.

Pagamento di L. 665

— sui fondi del 1802 a favore del Cittad. Giulio Torre

Agazziori per la fornitura dello Stendardo servibile alla

del

Poro

Bonaparte.

{La torre del Castello Sforzesco detta ora* di Bona di Savoia quale fu sempre inalberata la bandiera sin che rimase

sulla

fortezza o caserma). La riproduzione che il lettore troverà alla Tav. Vili, fig. 32-34, è tolta dalla Cronaca del Rovatti volume del 1803, rari

i

disegni o lo stampe contemporanee di

ma non sono

questa categoria

d'insegne anche perchè non subirono variazioni all'avvenuta codel Regno, epperciò continuarono a sventolare sino Siccome non avremo più innanzi occasione d'occuparci

stituzione al 1814.

di esse, citeremo qui addirittura la seguente:

Pubblicazione del Regolamento per la Marina e la navigazione della Repubblica Italiana

28 Aprile 1803 anno II. Estratto dai Registri delle Determinazioni

del

Presidente della Repub-

blica Italiana. S.

Cloud lì 25 Dicembre 1802 anno I.

Regolamento per la Marina e la Navigazione della Repubblica Italiana. Bonaparte Primo Console della Repubblica Francese e Presidente della Repubblica Italiana Decreta come segue: Art. 1°. I soli bastimenti nazionali possono,

bandiera della Repubblica Italiana.

e

debbono navigare con

Non è permesso ad alcun altro d'inal-

berarla (6).

(Braidense. Pubbl. Uff.

2

1

|

pag. 65).


326

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Por troppo anche qui

l'espressione

ancora in un senso ristretto.

di " nazionali „

La repubblica

un territorio notevolmente più

esteso

di

Italiana

quello

va usata non aveva

della Cisalpina

che l'aveva preceduta, e nelle altre parti della nostra penisola inalberavansi tutt'altre insegne. Il 29 giugno 1802 erasi solennemente installato in Genova il Senato Costituzionale della Repubblica Ligure che continuava a mantenere la sua antica insegna di S. Giorgio, croce rossa in

campo bianco.

La repubblichetta Lucchese

(costituitasi

il

26 dicembre 1801)

con decreto 20 giugno 1803 fissava la propria bandiera di bianco alla lozanga confinante di rosso e con la bordura di azzurro (7). In seguito al trattato 21 marzo 1801 tra Trancia e Spagna, il ducato di Parma, Piacenza e Guastalla veniva ceduto alla Francia e la Toscana riserbata all'infante duca Carlo Ludovico di Parma che prendeva il titolo di re d' Etruria. La bandiera di questo

nuovo regno venne composta con 3 striscio cilestri e 2 striscie bianche orizzontali: nel mezzo campeggiava lo stemma che il Comandini ha riprodotto nella già citata sua opera a pag. 24 del voi. I (8). Un motuproprio della regina reggente (essendo morto del 21 luglio 1803 stabilisce il piano di il re due mesi prima) formazione del R. Corpo dei Dragoni in cui è anche determinata la forma dello stendardo, che doveva essere color ponceau con ricamati da una parte lo stemma borbonico e suoi trofei e dall'altra S. Luigi re di Francia. Il reggimento d'infanteria (Real Carlo Lodovico) e quello dei RR. Cacciatori Volontari di Firenze anno III, fase. 1 e 2, pag. 155-165) ave-

(Cfr. in questa Rivista,

vano bandiere bianche orlate da fregi d'oro e recanti da un lato stemma suddetto e dall'altro figure di santi od un giglio. La

lo

bandiera nazionale di questo Regno fu sostituita il 1° gennaio 1804 sugli spalti di Livorno a quella francese (Comandini, op. cit.) e vi sventolò sino al 10 dicembre 1807, unendosi allora la Toscana alla

Francia come vedremo poi. Ritorniamo intanto alla repub-

blica italiana ed alle indagini sulle bandiere de' suoi corpi armati. Il

proclama per l'attuazione della Gendarmeria nazionale non

è che del 20 settembre 1802

(9),

la supposizione quindi che

i

di-

segni descritti più sopra vadano allegati a documento datato dal maggio potrebbe sembrare azzardata. Ma allo stesso modo che il decreto della bandiera si emanò soltanto tre mesi dopo d'esserne stati proposti la

forma e i dettagli al Ministero, non stupiamoci


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

327

se l'attivazione di un corpo in realtà già esistente (vedasi a pag. 157, fase.

dell'anno 4°) siasi proclamata quattro mesi

2,

dopo d'aver

pensato alla bandiera da dargli. Che pei progetti da sottoporsi al Ministero siensi scelte di preferenza le insegne destinate alla G-en-

darmeria, crediamo di spiegare col criterio che, essendo

questo

corpo composto di truppe tanto a piedi che a cavallo, si proponeva forse di munirlo

tanto di bandiere come di stendardi.

Può darsi

che con tale obbiettivo venissero lievemente accennate in tratteggio chiaro-scuro le frangie, quasi per indicare doversi queste

aggiungere unicamente agli stendardi pei reparti a cavallo: ecco perchè vediamo disegnata una variante alle freccie ed alle cravatte ad intenzione probabilmente degli stendardi stessi che per detta arma furono poi unicamente adottati. I

due drappi originali che finora si conoscono presentano per

altro sensibili varianti a

questi

progetti

come

lo

dimostrerà la

descrizione che riserviamo a più innanzi, qui basti accennare come

forma non sia più arbitraria come sotto la Cisalpina ma una Non è da tacersi quale documento interessante al riguardo un disegno del capitano Lasinio inciso da Gì-. Bordiga quale incorniciatura di brevetto (10). In alto e nel mezzo campeggia il nuovo stemma della Repubblica Italiana attorniato da trofei d'armi, fra essi una bandiera e due stendardi. La bandiera non porta iscrizioni ma esibisce nel la

sola ben stabilita nel suo complesso.

quadrato centrale lo stemma suddetto, nel centro del triangolo bianco superiore vedonsi le sigle R. I. (di cui non avvi traccia nei retromenzionati disegni ufficiali);

rati

a

due stendardi sono figucoda di rondine, antico speciale dei dragoni crediamo fosse adot-

distintivo

ma che

tato per la cavalleria ausiliaria

polacca.

La forma

è

la

qui

contro.

Vi sono altresì due banderuole da lancie di cavalleria dai colori francesi, portate senza dubbio dai Polacchi.

Quale importanza avesse la bandiera nei ranghi ce lo dice il Regolamento concernente l'esercizio e teria, L°

adottato

le

manovre dell'infan-

dall'armata francese,

agosto 1791 e che troviamo pubblicato nei tomi

del

V e VI del


328

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Giornale Militare della Repubblica Italiana stampato in Milano nel 1802 da Giuseppe Borsani E. C. sul Corso di P. 0. K° 637 presso il Seminario (in Braidense). Dal Titolo Primo: Formazione di una mezza Brigata in ordine di Battaglia, ricaviamo: Ogni capo

rango dei

di battaglione, a venti passi in addietro dal

suo battaglione, rimpetto

ratila del

della bandiera d'ogni battaglione,

composta d'otto

caporali

del quarto plotone, e

farà

parte

di

questa

sezione.

forieri

seconda

compagnie dei fucilieri, sarà collocata alla sinistra della

due caporali

alla sinistra.

forieri,

primo rango

Il

i

capi di plotone, e si

diera

tre caporali forieri che

per la posizione sotto

tre ca-

di

collocati

sott' Ufficiali

l'arme al braccio

serratile)

battaglione

il

avranno più regolarità

armi, che per

le

brigata e in sua assenza

ogni

i

metterà di preferenza al secondo rango della guardia della ban-

dritto; i

di

sott' Ufficiali

i

di

la ban-

collocati l'uno alla di lui dritta, e l'altro

Gli altri due ranghi saranno formati ciascheduno

porali forieri. I caporali forieri porteranno (come

dietro

delle

sezione

questa guardia sarà composto del Sergente maggiore, che porterà diera, e di

ser-

— La Guardia

la fila della bandiera.

il

la

marcia.

e perfezione,

capo

Il

comandante della mezza Brigata,

sergente

maggiore,

che

quel

che

sergente mag-

giore sia esercitato con la più gran cura alla precisione del

per la lunghezza che per

la

scieglierà in

portare la bandiera.

dovrà

È molto importante per la marcia in battaglia,

tanto

mezza

della

passo, tanto

cadenza, e a prolungarsi senza variare sopra

una data direzione. Saluto della bandiera. Nella

fila

bandiera col calcio contro l'anca

i

porta-bandiera porteranno sempre la

dritta,

sia

di

fermo come mar-

piede

ciando; e allorché le bandiere dovranno rendere gli onori i porta-bandiera

saluteranno colla maniera seguente.

essendo allontanata sei pollici

passi,

La persona che

abbassar

da terra restando faccia di

fronte,

dolcemente senza

che

diera abbandoni l'anca; rilevar dolcemente la lancia

che

si

si

la il

dovrà

salutare,

sino a sei

lancia

calcio della ban-

allorché

la

persona

avrà salutata sarà oltrepassata di due passi.

Nelle osservazioni relative alla marcia in battaglia è poi ribadita la grande importanza della marcia pel porta-bandiera: lisce

si

stabi-

anche la parte che la bandiera deve avere nell'allineamento

generale del battaglione e così di seguito nelle altre evoluzioni d'insieme. È eziandio prescritto che le bandiere salutino, incontrandolo per strada, il SS. Sacramento facendo alt e fronte. Questo tipo di bandiera (11) costituito da triangoli non ci sembra ideato da italiani ed inclineremmo a credere siaci venuto da Parigi

dove sin dal 1789 lo riscontriamo in due insegne di quella guardia nazionale, e precisamente del battaglione di S.t Louis-en-T Isle e


_

PER UNA STORTA COMPLETA DEL TRICOLORE

del battaglione di S.t Grermain

l'Auxerrois

329

(vedi retro pag. 304,

anno III). L'ebbero pure la guardia dei Consoli (Bouillé, op. cit., pag. 206 e 316; Ahnanach du Drapeau, 1903, pag. 254)

fase.

ed i

3°,

francesi dell'epoca: fu però generalizzato per tutti

altri corpi

corpi francesi

soltanto col decreto 17 marzo 1803.

ideazione risenta

affermare

:

massoneria non sapremmo

di

Che

la sua

positivamente

certo è però che le stelle a cinque punte che

vedono

si

su molte bandiere della guardia nazionale di Parigi del 1789,

Jehovah, lo specchio ed il triangolo entro un circolo

l'occhio di

potrebbero avvalorare questa supposizione. I disegni, e di conse-

guenza anche l'invenzione, di tutti i tipi delle bandiere della repubblica e dell'impero sono esclusivamente dovuti al sig. Challiot

de Prusse di Parigi che, non appena ne otteneva l'approvazione dal ministero, li passava a sua moglie (7, rue Boucherat, au Marais)

per l'esecuzione. Dall'Archivio di Stato in Milano abbiamo potuto ricavare sulle

bandiere di quest'epoca i seguenti documenti, che possono presentare un certo interesse (Cartella Governo Militare, Parte Moderna Bandiere, Stendardi, ecc.).

AZ

Consiglio Amministrativo di Guerra.

Seduta del 17 Settembre 1802. Presenti

II

Ministro Presidente,

Essendo

stati presentati

valleria,

esaminate

i

Consig. 1 Destrani, Beccaria e

4 progetti per

la

singole offerte de' quattro

le

ferenza del prezzo e del

de' Stendardi

progettanti,

di

Teuliè di

vista

tempo che si esige dai medesimi per

zione, presa cognizione intorno ai talenti offerenti,

sommin. e

Ca-

la dif-

la confe-

confezione di ciascuno degli

onde ottenere ad eguali condizioni un lavoro più perfezionato si

è deciso a presciegliere

riunisce tutti

il

progetto del Citt.° Pletsteiner come quello che

esposti vantaggi. Il Consig. Delegato stringerà

li

Contratto, procurando di ottenere

mandato di L.

un ulteriore

ribasso

sul

il

relativo

prezzo

addo-

790— per cad. n0 Stendardo.

Seduta del 21 Settembre 1802. Presenti

e.

la fornitura

lacca

(12)

s.

di

con

viene approvato.

Si riferisce aver sedici

contr.° col Citt.

Pletsteiner per

Stendardi ad uso della Cavalleria

Italiana e Po-

un ribasso

di L.

stretto

7,10 sulla

somma di L. 790, —

,

il

che


330

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Seduta del 19 Ottobre 1802. Presenti

dardo

di

e.

s.

propone di fare acquisto al prezzo di stima d'un sten-

Si

Cavalleria

dal

costruito

Citi

Pletsteiner

di

commissione del

Ministero della Guerra per servir di Campione e che riuscì difettoso nelle dimensioni. Conviene piuttosto comperare

stima e ritenerlo presso

detto stendardo

il

a

prezzo di

Ministero di quello che commettere all'operaio

il

di riaggiustarlo alle condizioni che

da lui

si

esigono;

il

detto stendardo

resterà a disposizione del Ministero per servire a quegli usi che parerà al

governo d'impiegarlo.

Presenti

e.

Si

s.

Seduta

dell' 11

presenta

ed

Novembre 1802.

approva

il

contratto stipulato col citi

Giosuè Bianchi per la somm. e di 20 bandiere

ad

uso della fanteria (13)

in forza di deliberazione del Consiglio 1° 8bre colla quale

tata detta stipulazione al prezzo di L. 315

è

stata assen-

— cadauna.

Seduta del 17 Novembre 1802. Si

pagano

sudd.

al

Bianchi L. 2520

— per 8 bandiere.

Seduta del 14 Dicembre 1802. (14) Presenti Min.

Presidente e

Si assoggetta alla discuss.

ed un Contratto col Citi

i

Consig." Destrani, Baccaria e Teuliè.

approva un Contratto avvenuto

e si

Piletesteiner p. 6 stendardi all'uso

a dire per la Gendarmeria) p.

6

al

prezzo di L.

sudd.

col (vale

870— cad. più uno stendardo

lo

Squadrone d'Art. Legg. a al prezzo di L. 802,10.

Si

approva il contratto stipulato col Cittad.

Seduta del 19 Dicembre 1802. (15)

vista di

un Stendardo per lo Squadrone

Pletesteiner per la prov-

d'Artiglieria

leggiera

al

prezzo

L. 802,10.

Seduta del 26 Dicembre 1803. Presenti

il

Si decreta

commissione

Min. il

Presid. te

,

i

Consiglieri Destrani,

pagamento di 290

del

Consiglio

— al citi

alcune

aggiunte

Beccaria e Paribelli.

Bianchi

per

riconosciute

aver

fatto

di

necessarie alle

20 bandiere d'infanteria.

Queste aggiunte riteniamo non possano che esser state le iscrizioni che troveremo a pagina 336 e 338.


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

Seduta Presenti teschi L.

e.

s.

de]

4 Gennaio 1804.

Si rimborsano all'econ.

80— pagate

del Min.

Ministeriale

d'ordine

331

a

della

Guerra C. Men-

Giosuè Bianchi per l'im-

porto di 8 Coperte di tela cerata per bandiere di cavalleria.

Rapporto del Min." della Guerra al Vice Presidente, del ... Maggio 1804.

La quinta mezza Brigata

di

fanteria

di

linea

è di già forte di

1780

combattenti, quasi tutti coscritti. L'istruzione, la disciplina e la tenuta si

sono

sufficientemente

stabilite

e

la

contabilità

in regola.

Questo corpo

però non è ancora provveduto delle corrispondenti bandiere e le chiede. (In margine).

Ud. a del 7

d°.

Autorizzato senza solennità per

le

ragioni

dette a voce. (firm.°)

Melzi V. P.

Le milizie della repubblica che vedemmo abbozzate coll'ordinamento riportato a pag. 157, fase. 2, anno IV, in forza della legge 13 agosto 1802 (modellata sullo schema di Teuliè del precedente anno) vennero reclutate non più per arruolamento volontario, che troppo cattiva prova avea fatto, ma mediante leva militare rimasta d'allora in poi in vigore

:

esse trova vansi adunque nel maggio 1804 comple-

tamente, e su più vasta scala, organizzate.

Colla scorta del de-

creto 26 luglio 1803 fissante l'assegno generale di vestito e forni-

mento

132

alle

truppe italiane (vedi in Braidense. Pubb. Uff. -7-,

pag. 147) ne facciamo seguire l'elenco.

Fra gli oggetti che saranno a carico della prima porzione di assegno e che non dovranno essere rinnovati se non ad epoche determinate, figurano per l'Infanteria di linea, polacca, leggiere, Legione italiana e Veterani gli stendardi (sic) 144 mesi per gli Ussari, Cacciatori e Ulani Polacchi, Artiglieria a piedi, Pontonieri, Operai, Minatori e Zappatori gli stendardi 240 mesi. detto

—

Ed ecco ora il suddetto elenco: Cinque mezze brigate d'infanteria (a 2 battagl.).

Due mezze brigate d'infanteria leggiera (a 2 battagl.). Legione Italiana (16) (a 3 battagl.).

Un reggimento dei Cacciatori a cavallo (a 4 squad.). Due reggimenti di Ussari (a 4 squad.). Due compagnie d'invalidi e tre di veterani, formate in 1 battaglione con decreto 23 luglio 1804

(17).


332

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Un reggimento d'artiglieria a piedi, più due compagnie a cavallo.

Quattro compagnie di pontonieri ed una d'operai.

Un battaglione del treno d'artiglieria. Corpo dei zappatori del genio (a 2 battagl.).

Una compagnia di minatori ed una di artificieri. Corpo della gendarmeria nazionale. Battaglione di marinai cannonieri

compagnie da 100 uo-

(8

mini: creato il 21/10/1803).

Più una Guardia del Governo (2 compagnie) che sul principio colla denominazione di Guardia del Presidente viene

del 1804,

portata a

:

Un battagl. di Granatieri di 8 comp. ciascuno colla propria bandier Un battagl. 5 portata dai sottote° di Cacciatori di 8 comp. ( \

,.

TT

~

,.

n,

,

uno squadrone di Granatieri a cavallo

> l

nenti: Andreotti Giuseppe, Villa Pietro Speroni Luigi

Uno squadrone di Cacciatori a cavallo Cavalli Daniele. Una compagnia d'Artiglieria a cavallo. Una compagnia di Treno d'Artiglieria. Infine: Due Mezze brigate di Infanteria Polacchi Ausiliarii /

(a

3 battaglioni d' 8 compagnie).

Un reggimento di Cacciatori e Ulani

Polacchi Ausiliari

(a

4 squadroni e 2 compagnie).

Relativamente all'aggregazione di questi

all'esercito

ausiliarii

della repubblica, avvenuta nel febbraio 1802, citeremo

Decreto del V. Presidente Melzi, che dice Le due mezze brigate ed

il

Regg. t0

Polacchi,

grale dell'Armata della Repubblica Italiana,

§ 4 del

il

:

non fanno parte

ma si considerano

e

inte-

si

no-

minano truppe Polache al soldo della stessa Repubblica.

Ed al § 5: Questi Corpi conservano la forma di uniforme militari degli uffiziali e sott'uffiziali

sono conformi

legge ha destinato per

Italiane.

le

Bandiere, gli Stendardi e

truppe li

attuale,

decorazioni

le

alle decorazioni

Prenderanno

che la

Coccarda,

la

le

Guidoni colli colori Nazionali della Repub-

blica Italiana (18).

I distintivi dei battaglioni d'infanteria erano dei pomponi, detti pennini, che si portavano all'orlo superiore della lucerna e che sono a vedersi alla tavola 300 del citato album delle uniformi

presso l'archivio di Stato in Milano; figurerebbero cosi

:


1 %v


E.

GHISI

DEL TRICOLORE ITALIANO

Bt*4

TAV. X


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

bianco

333

\!///

3° Battaglione.

2° Battaglione.

X si vedono i modelli dei tamburi della Guardia Governo che erano dodici. Il documento a firma Teuliè, porta la data del 2 marzo 1803 i cerchioni figurano così dipinti Alla Tav.

lei

:

;

In basso

In alto

Alla Tav. XI si vede il figurino dell'Ispettore alle Rassegne nel cappello ha tre piume ciascuna di uno dei tre nali.

colori

:

nazio-

Pantaloni bianchi, abito rosso con colletto e paramani verdi

ricamati in argento.

Per quanto è della Guardia Nazionale durante

la

Repubblica

Italiana già la vedemmo condecorare in Milano la cerimonia dell'installazione del V. Presidente

ed il Cusani cita la meraviglia

nel veder ricomparsi colla rispettiva divisa

guardia aboliti,

i

corpi

rivalità insorte e di

cui

ora

si

d'essa

poteva temere la rinnovazione.

sPer altro ci limiteremo a citare colla scorta del !

scelti

come dissimo, nell'anno precedente in causa delle Bollettino delle

pubblicazioni ufficiali (Braidense, 132. 2 pag. 351 e 412 e segg.)

seguenti documenti:

i


334

IL

RISORGIMENTO ITALIANO Milano lì 7 Settembre 1802 anno Il

Radunato etc, intesa la lettura di un progetto Nazionale

per la Guardia

di legge

etc.

Decreta I.

I.

Corpo Legislativo

:

La Guardia Nazionale è composta di tutti i cittadini e figli

di

cit-

tadini in istato di portare le armi, dall'età di 18 anni compiti sino ai 50

pure compiti III.

ed

Le Guardie Nazionali sono organizzate dal

Governo

in battaglioni

compagnie XVIII. Le Guardie Nazionali sono armate come l'infanteria in

di linea

XIX. Il loro uniforme è abito verde con fodara e bavarese dell'istesso colore; colletto diritto, e paramani rossi; bottoni bianchi, calzoni e gilè bianchi, e cappello con coccarda come i soldati di linea (Firmato) Taverna Presidente. Sott.

Decreto per

la

Astolfi

— Galvagna

Segret.

Guardia nazionale 30 Ottobre 1802 anno

I.

Il Vice Presidente della Repubblica Italiana, .

Veduta la legge 17 Settembre pp. sopra Rapporto del Ministro degl'af-

fari interni,

Decreta: 1°

Al principio del prossimo Novembre ogni Municipalità forma il

re-

nistro della Guardia nazionale II

II registro

completo dei cittadini inscritti

duna Municipalità per

la

del

fine

trasmesso da ciasche-

è

Novembre suddetto

al

Prefetto del

Dipartimento.

XII. L'organizzazione della

Guardia

nazionale

è

generale

in tutta la

nei

comuni

Per il Consigl. 6 Segret.

di Stato

Repubblica. Essa non entra per ora in attività che

di

denza dei Prefetti.

XXVII Melzi.

Il

Segretario Centrale della Presidenza

Canzoli.

resi-


DEL TRICOLORE ITALIANO

Flg. 2.

TAV. XI,


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

335

Non rinvenimmo traccia di decreto o documento ufficiale determinante la forma delle insegne della G. N. durante il regime della Repubblica italiana, ce ne rimane però un esemplare al Museo del Risorgimento nel Castello Sforzesco in Milano depositatovi dall'eminente storiografo e parlamentare il Senatore Romualdo Bonfadini di Sondrio. Consta del solo drappo serico, ne appare da quale lato fosse inchiodato all'asta

lunghe 1,28

;

:

si

compone di tre liste orizzontali alte 48 cmi,

in alto verdemare colla scritta dipinta in argento

:

REPUBBLICA ITALIANA (cmi 0,08) il

mezzo il bianco, rossovino al disotto colla scritta:

DIPARTIMENTO DEL LARIO Sull'altro lato, che potrebbe

essere

dette corrispondono le seguenti

l'indritto, alle

scritte

sud-

:

GUARDIA NAZIONALE DI SONDRIO SOSTEGNO DELLE LEGGI il

Nel mezzo del campo bianco è ricamato in seta d'ambo i lati già descritto emblema della Repubblica italiana, però senza

serto di foglie che lo circondi.

zione

fa lecito credere non

Lo splendido

sia

stato

stato

di

conserva-

adoperato da una truppa

(Tav. Vin, fìg. 35).

tempo che fosse conveuna parte delle quali venne distribuita personalmente dal Primo Console e cioè Furono invece portate per

assai più

niente le bandiere destinate all'esercito regolare,

a tutti quei corpi italiani che, chiamati sulle coste della Manica, vi si incamminarono verso la fine del novembre 1803 (19). Sotto al

comando di Pino con Teuliè e Bonfanti formavano una divi-

sione di 7395

uomini, oltre al battaglione di granatieri

Idestinato alla guardia del 1° Console, e dai

imilanesi ile

come dal Journal des Débats

seguenti

interessanti

notizie

di

tre

giornali

scelti

politici

Parigi, riassumiamo

desunte dalle puntate del gen-

naio 1804. Dall'itinerario pubblicato nel dipartimento del Nord delle truppe Iche da Douai si recano a !

Dunkerque si rileva che la vanguardia

della divisione italiana avrà cominciato sfilare per la

oggi (7 gennaio 1804) a

detta città ed il passaggio di tutta la divisione ter-

minerà col giorno 19. Il Risorgimento Italiano,

— IV.

22


336

IL

Il

RISORGIMENTO ITALIANO

15 la prima brigata della divisione passa a Parigi (evidente-

mente

Carrousel, davanti

al

luogo abituale delle

alle Tuileries,

parate ebdomadarie) la rivista del primo Console presidente. In quest'occasione

soldato lo vide con trasporto passare ne' suoi

il

ranghi: parlò egli l'idioma nazionale colla massima dolcezza ed affabilità con chi

ebbe la compiacenza di trattenersi in discorso,

e fece manovrare le truppe per ben tre ore. Gli è stata presentata l'ufficialità:

questa è penetratissima di entusiasmo e di ricono-

obbliganti maniere colle quali venne accolta. Lo primo Console ha presentato le nuove bandiere alla prima leggiera, e gli stendardi al secondo reggimento d'ussari, ed all'ar-

scenza per

le

stesso

tiglieria a cavallo dicendo loro in italiano " i u

vostri stendardi

;

di difenderli „. Alla quale

grido:

:

"

Soldati italiani, ecco

sieno essi il vostro punto di unione

giurate

;

allocuzione tenne dietro l'universale

Viva Bonaparte, e lo sfìlamento. Sulle nuove bandiere tro-

vasi scrtto

:

BONAPARTE PRESIDENTE AL REGGIMENTO, ecc. La detta brigata parte

il

giorno 17 pel nuovo suo destino a

Cambray, Valenciennes e la Fere; l'altra

è

in

moto per Fontai-

nebleau. Gli ufficiali francesi, nell'atto della presentazione delle bandiere, contrassegnarono all'ufficialità italiana la loro stima, ed in particolare

i

sentimenti di amicizia e fratellanza, che indivi-

dualmente li animano a di lei riguardo. Il 22 il primo Console ha passato in rivista riggio un'altra mezza brigata teria), la

alle 2 del

pome-

{pare sia stata la prima d'infan-

quale ha meritato gli stessi elogi della precedente che

è già partita pel suo destino. Nel consegnarle le bandiere il Bo- \

naparte sempre in italiano pronunziò le seguenti parole u M

d'Italia. Ecco

i

:

"

Soldati

vostri stendardi. Vi troveranno dovunque vi sarà

Siccome i Débats del 2 piovoso dicono che i reggimenti italiani comparsi a questa revista erano due, così è certo che il secondo di essi doveva essere gloria da acquistare. Giurate di difenderli „.

la 2 nda

mezza brigata leggera. I granatieri italiani destinati alla si aspettavano a momenti e giunsero qualche giorno dopo, ma non risulta dai giornali quando ricevesGuardia del Presidente

sero la bandiera.

Intanto le truppe della divisione marciavano verso la costa, le bandiere rimanes-

però deve essere sembrato precauzione che sero indietro colle casse reggimentali,

come ne fanno fede

i

se-

ì

;

:


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

337

guenti documenti degli Archivi Storici del Ministero della Guerra

Francese

:

Arraée des Cótes de l'Océan.

Le Ministre de la Guerre au gal Teulié,

Commandant provisoirement la D. on de Troupes Italiennes (20). Le 12 pluvióse an 12 {2 Febbraio 1804). D'après la deinande que vous m'avez lettre

faite,

par

Citoyen general,

votre

— un ordre de route pour

de ce matin, je vous adresse ci-joint

le

détachement des différens corps Italiens que vous avez retenu à Paris et qui doit escorter les drapeaux et la caisse. Faites

partir

Cambray,

ce

demain

détachement

et instruisez-moy

13

pour

pluvióse

se rendre à

de son départ.

Segue lo stato di questo distaccamento composto di 1 capitano, 4 tenenti, 11 sottufficiali, 11 caporali,

95 soldati,

4 tamburini e

trombettieri, e 43 cavalli.

Képublique Italienne. Division Italienne

en Prance.

au quartier g al de Paris le 12 pluvióse an XII (2 Feb. 1804). Teulié, general de Brigade, coni. 1 la Division

au g. al Alexandre Berthier, ministre de la Guerre. J'aurai pour ce soir, Citoyen ministre, les étendards et les drapeaux des

corps qui composent la division, je ferai partir demain les différents

tachemens qui sont exprès restés a Paris pour

dé-

compte profiter de cette occasion pour faire aussy escorter à Cambray et à Valenciennes la caisse generale de

la

division,

les

qui

attendre.

Je

encor

icy

est

avec

le

payeur.

Je dósirerais fortement, Citoyen ministre, afin de faire maintenir le bon ordre dans la route que ces détachemens marchassent tous unis, la surveillance le

et sous

immediate de l'officier de l'Etat major à qui j'en ai eonfié

commandement, et que j'ai fait à ce seul effet, rester à Paris. Je vous prie de vouloir bien avoir la complaisance

de donnei- Vos ordres pour que à

Cambray par la méme route de

les dits :

détachemens soient tous

dirigés

Lagarches-Clermont-Mont Didier-Roye-

Péronne. Ils pourraient, si

vous ne jugez pas autrement, de Cambray

facilement à leurs respectives destinations

que le service

soit

La Pére

et

rendre

en rien compromis. (finn. )

:

se

Valenciennes, sans

Teulié.


338

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Artnée de Riserve.

Division Italienne.

République Italienne.

Du quartier general de Cambrai le 20 pluvióse an 12 (10 Febbraio 1804). Bonfanti, general de Brigade, Comm' la l ère Brigade de la D. ou Italienne,

au ministre de la Guerre Berthier.

Fhonneur de vous annoncer, Citoyen ministre, que les détachemens

J'ai

d'Infanterie, et d'Artillerie légère qui devaient les

escorter

les

drapeaux et

étendards à La Fere et à Valenciennes sont partis ce matin de Cambrai

pour se rendre à leur destination. (firm. )

Bonfanti, gal de Brigade.

L'esimio pittore A. Delavigne di Parigi, un intelligente ed appassionato raccoglitore di cimelii dell'epoca napoleonica, ebbe la somma ventura di comprare un pajo d'anni or sono in Italia, il

drappo originale del secondo battagl 6 della Prima mezza brigata d'infanteria leggiera e con squisita cortesia, sapendo di questo nostro lavoro, mise a nostra disposizione fotografie e dettagli ac-

cordandoci l'onore ed il piacere di pubblicare questa ghiottissima primizia. Mentre qui lo ringraziamo anche per la descrizione di altri

drappi in suo potere e che incontreremo più avanti, ci rife-

riamo alla Tavola IX, fìgg. 1 e 2 per quanto riguarda questo cimelio veramente unico del genere. Il drappo composto di tanti pezzi di seta cuciti assieme è doppio e misura 1.20 di lato. Tutte le iscrizioni e gli emblemi sono eseguiti in ricamo le scritte suo;

nano

:

sul diritto

:

BONAPARTE

ITALIANA PRESIDENTE

gDO gNE

1

REPUBBLICA

sul rovescio:

PRIMA MEZZA BRIGATA D'INFANTERIA

DISCIPLINA

SUBORDINAZIONE

LEGGERA 1

S D0 B NE

Il diritto andava attaccato all'asta dalla parte sinistra di chi guarda e si scorge infatti un nastro messo lì a tener insieme i


E.

GHISI

DEL TRICOLORE ITALIANO

Flg. 1.

TAV. IX.


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE due

teli

339

posto dove una volta ci doveva essere la guaina per

al

la quale s'infilava l'asta.

Questo tipo di bandiera è indubbiamente quello delle 20 eseguite dal Giosuè Bianchi, mentre un tipo di confezione totalmente differente lo riscontriamo nel

drappo dei Granatieri a Piedi della

Guardia del Presidente che l'anno scorso, proveniente dall'eredità del famoso pittore Morelli, veniva offerto in vendita fra i piccoli annunci della Tribuna di Roma e passò poco tempo dopo nella collezione del Principe della Moskowa a Parigi. Anche questo ec-

cellentissimo personaggio ne volle gentilmente concedere di pubblicare come primizia

una fotografìa e la descrizione del raro ci-

melio che, a differenza del precedente, appare confezionato com-

pletamente col sistema delle bandiere francesi e non v'ha dubbio sia sortito dall'atelier della

signora Challiot de Prusse.

Le dimensioni qui sono ridotte a soli 95 cmi per lato e tutte le iscrizioni e lo stemma non sono ricamati ma bensì dipinti. Le scritte in oro suonano da un lato :

IL PRESIDENTE

BONAPARTE AL BATTAGLIONE

DISCIPLINA

SUBOR

DEI GRANATIERI A PIEDI e dall'altro

:

REPUBBLICA GUARDIA DEL

I

ITALIANA PRESIDENTE

(Tav.* X, figg. 1 e 2). Riportando il documento col quale la 5 a mezza brigata d'infan-

teria chiedeva

le

fossero largite le bandiere,

abbiam visto come

Vice Presidente ne autorizzava la consegna u senza solennità per le ragioni dette a voce „. Queste ragioni erano che sovrastava il

un grande avvenimento ed infatti pochi giorni dopo (il 20 maggio 1804) il Primo Console Bonaparte prendeva il titolo di Napoleone per la grazia di Dio e per la costituzione della repubblica Iniperator dei Francesi.

Le nostre truppe che trovavansi

in Francia

ch'esse al novello Cesare presenziando la

acclamarono angrande cerimonia della

distribuzione delle croci della Legion d'onore fatta, colla teatralità

che tutti sanno, il 16 agosto

colla flotta britannica in vista.

al

campo di Boulogne sur mer


11 risorgimento italiano

340

Ne parve illogico allora che un Imperatore continuasse ad esil Presidente della nostra Repubblica dal momento

sere soltanto

che per qualche tempo anche in Francia talune monete presenta-

vano da una parte la scritta Napoléon Empereur, dall'altra Bépublique Francaise. Ma anche per l'Italia maturavano gli

menti

:

avveni-

mentre il Bonaparte incoronavasi a Parigi, Francesco 11°,

riuniti tutti i suoi Stati sotto

il

nome d'impero d'Austria, celebrava

in Vienna la solenne proclamazione della patente 11 agosto con cui

assumeva

il

titolo

d'imperatore ereditario d'Austria senza

cessare di essere imperatore elettivo del sacro romano impero di

nazione germanica. Bisognava quindi reagire ed alli 17 marzo del 1805 una deputazione capitanata dallo stesso Vice Presidente

Melzi presentava a Napoleone in Parigi l'offerta della longobarda

corona di ferro e lo statuto costituzionale col quale veniva dichiarato re d'Italia (21).

Nel Giornale Storico della Repubblica Italiana, miscellanea manoscritta del 1805 (Ambros.), Frattanto

(e cioè

nuovo stato di cose) in

il

si

legge:

mentre sin dal Febbraio si preparava

vede tutt'ora l'albero

mezzo

di libertà

alla

con

la

piazza

del

beretta.

nelle

alte

sfere

Duomo {di Milano) si avendo sostituito

Melzi

nome della Repubblica Italiana un nuovo stemma allusivo alla giustizia ed alla pace mancò di coraggio onde far atterrare questo monucol

mento per non dispiacere a pochi Giacobini

i

quali

cuoprono

le

prime

cariche della Repubblica.

Fu tolto l'8 marzo e lo stemma del nuovo regno (Tav. a XIV, fig.* 3)

veniva innalzato il 31 sul portone del palazzo della stessa

piazza detto già Palazzo di Corte e quind'innanzi Palazzo Reale.

Nel tempo stesso mentre tuonava

il

cannone (dalle tre del matsi dava solenne

tino alle quattro pomeridiane si tirarono 300 colpi)

ed ufficiale lettura sulle piazze e crocevia dell'atto della Consulta pel quale era istituito il nuovo regno, e si arrestavano senz'altro i più riottosi fra i vecchi giacobini che inveivano contro l'odiata

forma monarchica. Aveva il nuovo re quasi subito fissato il giorno della sua incoronazione e, facendosi precedere dalla sua guardia reale italiana comandata dal Fontanella partiva alla volta di Milano per cingervi in Duomo la corona ferrea nel giorno 26 maggio con cerimonia la di cui pompa eclissò quella del dicembre in Nótre-Dame. 17 11 giugno fra gli spari delle artiglierie viene issata in Genova la bandiera francese su tutti

gli

edifìci

pubblici e

sugli

alberi


E.

DEL TRICOLORE ITALIANO

GHISI

TAV. XIV. Fig. 2.

LA CITTA DI BERGAMO ALLA GUARDIA DONOR' DI NAPOLEONE^ /

IMPERATORE

X. E RE"

JLAMUNIC1PALITADIM0DENA

ALLA GUARDIA D'ONORE

DI !

NAPOLEONE I IMPERATORE E R


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE ed

della

libertà,

viene

incorporato,

territorio

il

341

della già Repubblica Ligure (22),

come il Piemonte

,

Parma

Piacenza,

e

alla

Francia.

La guerra contro l'Austria scoppia alla fine di settembre. Napoleone vince ad Ulma e ad Austerlitz, battaglie cui partecipano i corpi della guardia reale italiana, ed il 26 dicembre viene stipulato in Pressburgo il trattato di pace pel quale tutto torio già Veneto, l'Istria e la Dalmazia passano al

il

terri-

Regno d'Italia.

La bandiera tricolore italiana, fregiata delle armi del regno, venne, con grande solennità civile e militare, innalzata sulle antenne della Piazza di S. Marco in Venezia il 19 gennaio 1806: ognuna era sormontata da un leone d'oro. Il 9 febbraio Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, penetra alla testa di truppe francesi nel territorio del Regno di

Napoli (ritirandosi

il

re

Ferdinando di Borbone in Sicilia) ed

il

15 entra in quella capitale come capo dell'esercito di spedizione,

proclamandosi pochi giorni dopo luogotenente dell'Imperatore, il ai 30 di marzo lo crea re di Napoli. Giuseppe innalza stemma proprio e il tricolore francese. Nel giorno istesso Napoleone nomina Duchi di Guastalla sua

quale poi

sorella Paolina

ed il consorte Principe Borghese ed aggrega il paese di Massa e la Garfagnana al principato di Lucca eretto sino dal 24 giugno 1805 a favore dell'altra sua sorella Elisa con-

sorte a Felice Baciocchi, Principessa di

Piombino l'una e principe francese l'altro già sin dal 18 marzo. Anche questo principato per decreto 8 agosto 1805 inalberava il tricolore francese. Il ducato di Guastalla è però, verso compenso, riunito il 24 maggio 1806 al regno d'Italia, la coppia ducale conservandone solamente il titolo

:

essa poi stabilisce sua residenza in Torino quale governatrice generale del Piemonte che fa parte dell'Impero francese. Il

10 dicembre 1807

ne vanno madre.

lito e

il

esiliati

La Toscana divien dell'impero non solo,

Regno d'Etruria (vedi a pag. 326) è aboil

cosi,

piccolo re

come

il

e

la regina

reggente sua

Piemonte, un dipartimento

ma colà dove più dolce e più pura risuona

la nostra favella, si decreta ch'essa possa venir

impiegata al pari della lingua francese ne' tribunali, negli atti rogati da notajo e nelle scritture private (Decr. Imp. le dalle Tuileries del 9 aprile 1809). Il 2 marzo 1809 viene poi eretta in Granducato e data a governare all'anzidetta Elisa Bonaparte che vi innalza

stemma proprio.


342 Il

-

2

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

febbraio 1808 le truppe

2 d'aprile sono aggregate al ficie di

francesi

Regno

Roma: alli

entrano in

d'Italia

le

provincie ponti-

Urbino, Ancona, Macerata e Camerino ed il 15 vien fatta

adottare alle truppe papali (passate già dal marzo sotto

gli

or-

dini del generale francese Miollis) la coccarda italiana in sostitu-

zione di quella dai colori rosso ed arancio comuni sin

allora

al

Campidoglio e al Vaticano (23). Fatto prigioniero il neo re di Spagna Ferdinando VII, Napoleone forza lui e l'abdicatario suo padre alla cessione dello Stato ed il 4 giugno 1808 ne dà la corona al proprio fratello Giuseppe re di Napoli, che con lui si trova a Baiona. Di là, nel 15 luglio, un decreto di Napoleone istituisce re di Napoli e di Sicilia, a partire dal 1° agosto, Gioachino Murat il quale entra in Napoli il 6 settembre successivo ed adotta uno stemma quasi uguale a quello di Giuseppe.

Intanto la Spagna era invasa da un esercito francese, che vi sostenne per sei anni una delle guerre più accanite e sanguinose

che registri la storia. Le truppe del regno d'Italia, che sempre a ne per-

fianco di esso vi parteciparono, su oltre 30 mila uomini

dettero più di 22 mila ed oltre 2300 cavalli (Zanoli).

Napoleone da Vienna emana il 17 maggio 1809 un decreto col quale gli Stati della Chiesa sono annessi all'impero francese e

Roma vien dichiarata città imperiale e libera: il 10 giugno vi si abbassano gli stemmi pontifici e s'inalbera il tricolore francese. 1809 Pio VII, già da più mesi confinato nel Quirinale,

Il 6 luglio

vien tradotto a Grenoble da dove lo si relega a Savona arrivandovi il 17 agosto: il 10 giugno 1812 viene poi trasportato a Fontainebleau. L'Istria Veneta e la Dalmazia con Ragusa e Cattaro

il

14 ot-

tobre 1809 sono distaccate dal Regno d'Italia e riunite alle Provincie illiriche:

si

firma quel giorno istesso in Vienna la pace

Un decreto, 1° aprile 1810,

di

Marmont, governatore

Provincie, pubblicato in Zara, dichiara che la

di

\

quelle

bandiera francese

è sostituita a quella italiana nell'Istria, nella Dalmazia, nel paese di

Ragusa e nella provincia delle Bocche di Cattaro così negli come nelle fortezze, nei porti e su tutti i basti-

edifizi pubblici

menti di commercio! Napoleone Il giorno dopo

a

Parigi,

ripudiata

Giuseppina

Beauharnais, impalma l'austriaca Maria Luigia da cui ha un figlio nato il 20 marzo 1811 e chiamato re di Roma.


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

343

Verso la fine del giugno 1812 scoppia la guerra colla Russia

:

vi partecipano largamente le truppe del regno d'Italia e del regno

reggimenti francesi composti d'italiani reclutati Piemonte, nell' Emilia ed in Toscana. Generale è la disfatta ai primi di dicembre. Con truppe fresche s'inizia la guerra del 1813 contro Austria, Russia, Prussia e gli altri Stati germanici man di Napoli, oltre ai

in

mano che si svincolano da Napoleone. Il 23 agosto cominciano le ostilità

anche in Italia e durano fino alla caduta del regno nel

susseguente aprile. Questi per sommi capi gli incalzanti avvenimenti che

nei

se-

guenti capitoli faranno da cornice al nostro tricolore.

NOTE AL CAPITOLO IX

(1)

Braidense. Pubbl. Uff. 132.

2.

Vale a dire la figura muliebre della libertà appoggiata al fascio ed impugnante un'asta sormontata dal berretto frigio. 11 popolino le aveva nel triennio appiccicato il nomignolo di * Dionisa „ portato da un'etera da trivio. (2)

nuovo stemma era stato proposto dal Consigliere Leopoldo Cicognara ed i emblemi dovevano simboleggiare la punizione dei delitti e la virtù premiata (Cusani).

Il

suoi

(3)

Braidense. Pubbl. Uff. 132.

(4)

Parte di esse tavole è incisa in rame e dipinta a mano, altre invece sono

1.

veri disegni originali colorati, tra quest'ultime le bandiere che veniamo d'illustrare. Circa ai criteri di spoglio e riordino che furono in vigore presso l'ar-

metà del secolo XIX vedasi L. Fumi in Lombardo, giornale della Società Storica

chivio di Stato di Milano nella prima fase. 31/111/09 dell'Archivio Storico

Lombarda. Milano. Fr.lli Bocca. ed imperiale portò (5) La gendarmeria francese del periodo repubblicano sulle sue insegne FORCE À LA LOI sull'indritto e DISCIPLINE ET OBÉISSANCE À LA LOI sul rovescio. Ve ne sono molte al R. Arsenale di Berlino. (6) Nel Corriere Milanese di Giovedì 1° marzo 1804 leggesi una corrispondenza da Genova del 25 febbraio che dice " Jeri mattina fece vela da questo :

*

porto lo sciabecco

"

E armato di 6 pezzi di cannone

"

di

è di 46 persone un coraggio straordinario, inspirato anche dalla nuova bandiera „. Reto-

rica,

ma Nicolò Pasqualigu e Duodo la coprivano di gloria autentica e fulgi-

dissima

il

italiano

il

generoso Melzi ....

il

13 marzo 1811 a Lissa.

Registro

dei Decreti della Rep. lucchese. Anziani (N. 14 carte 183. Archivio di Lucca). (7)

essendosi diretto a Levante.

suo equipaggio

Decreto del Gonfalonieri ed


344 Vedasi:

(8) €

*

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

-

Prospetto Generale delle bandiere che

bastimenti di guerra e mercantili di tutte

le

si

nazioni

alberano a bordo dei all'epoca del 1° gen-

Dedicato a Sua Ecc. il sig. Conte Edoardo Selvatico cav. ecc. ecc. Tenente Generale di tutti gli eserciti di Sua Maestà il Re d'Etruria: rac* colte e delineate da Vincenzo Scotti. Vin. Vieller incise „. Vi sono raffigurate anche le bandiere delle repubbliche italiana, ligure e lucchese (Bibl. del Museo del Risorgimento in Milano, dono dell'autore). (9) All'assetto definitivo della Gendarmeria si provvide poi coi decreti 3 set"

naio 1804.

"

tembre e 13 ottobre 1804 (Braidense. Pubb. Uff.

2

1

|

pag. 803 e 836). Venne

allora divisa in due reggimenti. (10) Nelle Raccolte Bertarelli e Ratti in Milano, riprodotto a pag. 142 del-

l'opera retrocitata di A. Comandini. Sopravvenuto il regno d'Italia, lo della repubblica venne raschiato per sostituirvi

diere e lasciando le sigle R. I. (come

si

il

stemma

nuovo, non però sulle ban-

fece per la stampiglia della carta da

potevano leggersi allora Regno Italico. (11) Sono bandiere di fantasia quelle che figurano incise quale intestazione di carta da lettera governativa e riprodotte a pag. 64 del secolo XIX del Comandini. Esse portano le iscrizioni Repubblica Italiana. Leghiti Italiche. Tutto se ne trovano anche colla dicitura in per la Patria. Bonaparte fondatore bollo) che

:

francese.

Vale a dire uno stendardo ogni squadrone (vedasi a pag. 331). Vale a dire una bandiera ogni battaglione (vedasi a pag. 331). L'asse8 all'infanteria, 6 all'infangnazione si può dunque presumere come segue teria polacca, 4 all'infanteria leggera, 1 all'artiglieria a piedi ed 1 al batta(12)

(13)

:

glione veterani.

Archivio di Stato in Milano. Cartella Gendarmeria P-G {Monture, Armi,

(14)

Cavalli, Trombe, (15) Ibid.

Ha nulla di comune colla legione italica di cui parlammo a pag. 101,

(16)

1°,

fase.

Tamburi, Stendardi).

Governo Militare, Parte Moderna {AZ. Bandiere, Stendardi, ecc.)

anno IV. Era una specie di corpo di disciplina per la riabilitazione che vi dovevan servire forzatamente 5 anni

dei disertori e puniti amnistiati e

non vi erano ammessi i coscritti (vedasi Zanoli I pag. jg I

.

Erano state create il 25 Nevoso anno X (16 gennaio 1802) ed a Milano avevano per quartiere in Corso Porta Ludovica il cosiddetto ospitale di S. Celso sul di cui ingresso sino dal 1801 figurava la scritta AI VETERANI ED IN(17)

VALIDI NAZIONALI — ONORE E RIPOSO

— ANNO IX. - Nella citata

troviamo raffigurata una bandiera di veterani. È composta di tre teli paralleli, verde sopra, bianco nel mezzo e rosso sotto e scantonata a tre angoli al flottante. Sul diritto si legge in nero cronaca del Rovatti (anno 1804, pag. 108)

:

nel verde:

ONORE E RIPOSO; nel bianco: A VETERANI ED INVALIDI;

nel

NAZIONALI.

rosso

Sul

rovescio

:

nel

verde

:

LA PATRIA e nel rosso

AI FIGLI BENEMERITI. L'asta è metà rossa, bianca nel mezzo e verde verso il calcio. Porta una freccia di ferro e sotto, attorno all'asta, due corone verdi una sopra l'altra con due fascie tricolori oblique in ciascuna di esse. Il drappo

è attaccato

produzione

d'un

a

due

terzi

dell'asta.

Si tratta

evidentemente della ri-

emblema decorativo, non della bandiera regolamentare del

battaglione (Tavola Vili,

fig.

36, 37).


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE (18)

1

345

Giornale Militare della Repubblica Italiana. Milano Borsani 1802 Tomo V. a mezza brigata leggiera, 2 battaglioni della 2* idem,

(19) 2 battaglioni della l

2 battaglioni

della 1» mezza brigata

mento usseri, un corpo

zappatori (Zanoli, II, pag. 320).

Un'altra divisione

suo quartier generale a Lecce,

!il

d'infanteria,

4 squadroni del 2° reggi-

d'artiglieria a cavallo con treno,

una compagnia di

su piede di guerra aveva

ma non sappiamo

dove e quando le siano

state conferite le bandiere. (20) Pino si era rotto una gamba presso Cerdon mentre recavasi a raggiungere la divisione e dovette retrocedere a Milano, dove sostituì più tardi nel ministero della guerra Alessandro Triulzi, che ebbe il comando supremo delle truppe italiane lungo l'oceano e morì in Parigi il 5 marzo susseguente a soli

82 anni. (21)

Vedasi

il

proclama del 19 marzo 1805 in Pubblici Ufficiali 132-8, pa-

gina 33 (Braidense).

una lettera del 26 settembre 1805 emanante dal Prefetto marittimo Genova (Archivi del Ministero della Guerra in Parigi) è questione " du " remplacement des anciens drapeaux des corps liguriens qui font partie (22) In

di

I maintenant de votre departement

„

vale a dire del ministero

della guerra

francese. (23) il

Ebbe origine allora la coccarda pontificia bianca e gialla. Ricorrendone Roma un opuscolo per il marchese P. Mac Swiney.

centenario pubblicossi in

A questo proposito togliamo dal Giornale Italiano, N. 94 (Milano, 3 aprile 1808) *

* S. • l' "

Notizie Interne.

A. I.

il

:

Regno d'Italia. Milano, 3 aprile

Principe Vice-Re, nella sua qualità di Luogotenente di S. M.

IMPERATORE e RE all'armata d'Italia, ha fatto pubblicare alle Divisioni

di

Toscana, dello Stato Romano, e delle coste dell'Adriatico,

'

S. M. T

*

il

seguente

Ordine del Giorno

IMPERATORE e RE istrutto che siano state distribuite in Roma,

e di là in qualche parte d'Italia, coccarde d'un nuovo colore affine di formare un punto di riunione contro le sue armate, dichiara gli autori di tal distribuzione di coccarde responsabili di tutte le disgrazie che ne possono avve*nire; ed ordina ai Generali comandanti le sue truppe negli Stati di Roma, " e nei Regni d'Italia e di Napoli di far arrestare immediatamente i distri" butori di queste coccarde. Tutti coloro che dieci giorni dopo la pubblica-

"

*

" "

presente fossero trovati con questo segno di riunione saranno tradotti avanti una commissione militare e fucilati „ (Vedi: Il Cracas

zione dell'ordine

Diario di

Roma. JV. 49-50.

(Continua)

13-20 aprile 1889, pag. 147

E.

e segg.).

GrHisi

(colla collaborazione di P. Mandiroli ed O. Hollander).


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO E DELLO SPIELBERG Dagli

atti

officiali

segreti degli archivi di Stato di

dell'imperatore Francesco

I co'

Vienna e dal carteggio

suoi ministri e col presidente del

Senato

Lombardo-Veneto del Tribunale supremo di Giustizia (1821-1838). (Vedi continuazione: Anno IV, fascicolo !•, pag. 82)

APPENDICE I. Carteggio tra re Vittorio Emanuele e Carlo Felice di Savoia e Francesco 1 d'Austria circa le rivoluzioni di Napoli e del Piemonte.

(Dagli atti dell'i, e

r.

Archivio della Casa Imperiale,

della

Corte

e

dello

Stato in Vienna*) (1).

Le lettere qui prodotte sono state

copiate

dagli originali; nella trascrizione

furono osservate e scrupolosamente mantenute forma ed ortografia originali.

Francesco

I

a Vittorio Emanuele.

Momieur moti Frère Vienne le 31 Juillet 1820. 1 Les événements désastreux sous lesquels vient de succomber le Gouv. de

Naples, sont d'une nature tellement grave,

ils

sont tellement incalculables

dans leurs suites qu'ils doivent fixer l'attention de toutes et plus particulièrement de celles

Plus

les

de

les

Puissanees

l'Italie.

circonstances sont fortes plus

il

devient nécessaire que les Cours

comme les particuliers voulant le bien et éclairés sur leur position se reunissent sur un méme principe et dans une méme marche.

(1)

Kais.

und Konig. Haus- Hof- und Staats-Archiv.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

347

Ce seroit se faire une grave et dangereuse illusion, de considérer la tastrophe de Naples sans embrasser en

mème tems

l'ensemble

de

la

casi-

tuation morale de l'Europe. La base première sur laquelle doivent se fonder les

calculs

et

la

recherche des remèdes, c'est le principe de stabilite et

de eonservation sanctionné par les transactions Européennes et dont celles-ci

tiennent la garantie de leur solidité

et

de

La marche

leur immuabilité.

ma politique n'a pu laisser à aucune Puissance éclairée le moindre doute que cette base ne soit la seule sur laquelle répose ma que j'ai imprimé à

pensée et se règlent toute C'est de V.

M. que

confiance dont Elle

est

mes actions. reclame

je

aujourd'hui plus particulièrement une

certaine d'éprouver

un

entier

rétour. Sans

confiance parfaitement réciproque les relations entre voisins sont

une

sujettes

à des malentendus, et à des conflits qui dans des époques de grandes crises

deviennent une veritable calamite. C'est

donc à Elle que dans un moment plein de difficultés, je m'adresse

personnellement et avec une pleine confiance. J'ai chargé le Comte de Fiquelmont mon Envoyé designò près du Grand Due de Toscane de remettre à V. M. la présente lettre. Je l'ai mis à mème de développer à V. M. ma pensée toute entière. Elle viendra au devant de mes voeux si Elle l'accueille avec le mème sentiment qui m'a déterminé à l'envoyer vers V. M. Je désire connoitre le point de vue de V. M., bien convaincu qu'il ne peut que coincider avec celui que j'ai adopté et que ni le tems ni les cir-

costances ne feront jamais varier. Veuillez croire,

M mon Frère, aux sentimens de veritable attachement r

et de consideration très-distinguée avec lesquels je serai

constamment

Monsìeur Mon Frère de V. M.

le

bon Frère Francois.

Vittorio

Emanuele a Francesco

I.

Monsìeur mon Frère!

Le comte de Fiquelmont m'a remis la lettre que Votre Majesté a bien voulu m'écrire le 31 de

tement

la

Juillet. S'il m'a óté agréable de connaitre direcmanière dont Elle envisage les événemens désastreux qui vien-

nent de se passer à Naples, je n'ai pas confiance qu'Elle

été

moins

sensible

à

l'extréme

me témoigne en me développant avec toute la franchise

qui est dans son caractère, la direction qu'Elle compte donner à sa politique. Votre Majesté en jugeant avec autant de sagesse les causes et les balamités qui accablent malheureusement l'Europe, est en droit d'attendre e moi la plus entière confiance, comme son entière franchise m'inspire


348

IL

-

la plus parfaite

à V.

BISORGIMENTO ITALIANO

reconnaissance. Le

M. de la satisfaction que

me

Comte de Fiquelmont rendra compte fait

éprouver

la

justice

m'est

qu'il

agréable de pouvoir rendre à mes peuples, ainsi qu'à mes troupes. J'espère

que dans aucune circostance notre attachement réciproque ne se démentira et je

trouve dans la tranquillité dont mes

ont

états

ioui

le

dédommagement comme mes sujets en trouveront un bien fermeté que j'opposerai toujours quelles les souverains

et

à

plus doux

réel

dans

la

toutes les doctrines subversives, aux-

leurs peuples doivent

la

serie de

malheurs qui

menacent l'ordre social. Constant dans mes principes,

le

but invariable

de

me

tendra

efforts

toujours vers le maintien de la tranquillité generale ainsi que de l'ordre établi, tels

sont les sentimens que je

me plais

à

manifester à V. M. en

juste retour de sa confiance, et que je ebarge mon Ministre le Comte Rossi

de

manière

d'une

développer

lui

plus

etendue. Veuillez ètre persuade,

Monsieur mon Frère, des sentimens de véritable attachement et de

consi-

dération très-distinguée, avec lesquels je suis

Monsieur mon Frère

De

Votre Majesté le

bon Frère

V. Emanuel.

Aoùt 1820.

Turin, le 13

Vittorio

Emanuele a Francesco I.

Monsieur mon Frère,

Aprenant que V. M. Augustes Alliés

afin

I.

et R. a

determinò de venir a Laybach avec ses

de prendre de plus près en consideration les

affaires

du Royaume des Deux-Siciles, je m'empresse d'ordonner au Comte S. Martin

mon Ministre à la Court de Londres, personne qui sous tous les a, et mérite, mon entière confiance, de se rendre aupres de Votre Majesté, afin de Lui renuoveller de ma part l'expression de mon inaltéd'Aglié,

rapports

rable attachement et

du vif interét que je prend aux circostances actuelles»

Ne doutant point, que V. M. ne veuille accueillir le Comte de S. Martin d'Aglié d'après les sentiments qu'Elle n'a cesse de me temoigner en toutes les occasions, je

me borne à la prier d'ètre persuadée, que je ne cesserai

d'ètre avec les sentiments de la plus haute estime et amitié

Monsieur mon Frère

De

V. M.

I.

et

R. le

bon Frère

V. Emanuel.

Moncalier le 6 Decembre 1820.


CONTRIBUTO ALLA STORIA De' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

Vittorio

Emanuele a Francesco

349

I.

Monsieur mon Frère m'empresse de répondre à l'invitation de V. M. I. et R.

nommant

eri

premier Plénipotentiaire au Congrès de Laybach, mori Cousin le Marquis de S l Marsan. J'espère que V.

M. verrà dans ce choix et mon vif desir d'en faire un

qui suos tous les rapports puisse lui étre agréable (ce dont je doute d'au-

moins qu'il a l'honneur d'étre connu personellement de V. M. et de marques éclatantes de sa haute bienveillance) et le grand in-

tant

porter des térét

que

je

prend aux determinations, qui seront arrétées

l'egard

à

Royaume des Deux Siciles par V. M. et ses Augustes Alliés

;

du

tandis que

dans les circostances actuelles tout m'engageoit à tenir constamment auprès de moi ce Ministre d'Etat, que son merite et la conflance bien méritée, que j'ai

en

lui,

ont place à la tète de

mon gabinet.

Persuade que V. M. voudra lui accorder la méme confiance, je en ce

moment

à

la

prier d'agréer les nouvelles assurances de

me borne la

consi-

deration la plus distinguée e de l'inviolable amitié avec laquelle je suis

Monsieur mon Frère

De

V. M.

1.

et

B.

Le bon Frère V. Emanuel. Turin le 4 Janvier 1821.

Carlo Felice a Francesco

I.

Sire

Je viens de recevoir dans ce moment la trop deplorable nouvelle de la revolution du Piemont, avec l'acte d'abdication du Roy, j'ai

mon frere, dont

l'honneur d'en remettre une copie a V. M., en vertu du quel j'entend

de prendre toute Pautoritée Royale, qui m'appartient par

droit

de

suc-

hormi le titre de Roy, reguardant comme toutafait nul, ce qui a eut lieu dans ces moments de trouble e de confusion a Turin, ou la volontée du Roy pouvoit etre forcée et ne Constant autre chose si non qu'il na pas voulu signer la Constitution Espagnole. Etant en consequence de cession,

mon autori tèe en droit d'agir comme Souverain, j'implore le Secour de comme puissance aliée pour la cause des Souverains pour remettre lordre et la tranquillitée dans les etats de mon frere. Je prie V. M. d'etre V. M.


350

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

'

persuadée des sentiments du plus respectueux j'ai

attackement

avec lesquels

me dire

l'bonneur de

Sire

de V. M.

Le tres devoué et aff * Beau frere 71

De Modene ce 14 Mars

Charles Felix.

1821.

Francesco

a Carlo Felice.

I

Laibach le 21 Mars 1821.

Monsieur mon frère et cousin,

Le comte de Solar m'a remis

la

que V. A. R.

lui

principes que

je

lettre

avait

confiée

pour moi. V. A. R. doit trop bien connoìtre

les

professe,

pour

un doute sur la manière dont j'envisagerait la funeste catastropbe qui désole le Piémont. Si cet événement menace à un degré

avoir pu concevoir

égal l'avenir d'un pays digne d'un meilleur sort et la tranquillité des Etats voisins,

il

ne

fait

que fournir une preuve de plus de l'audace des hommes

qui ont juré de sacrifier à leur ambition personelle

le

paix et

bonheur

le

de générations entières. Je respecte dans

Roi Son auguste

le

frère,

jugement que V. A. R. porte sur l'abdication du sentimens personels. Appelée par les droits de

ses

la naissance à la succession au tróne, je reconnais

en Elle

plénitude du

la

pouvoir Royal.

Le premier voeu qUe

devoir

crois

je

exprimer a V. A. R.

qu'Elle veuille bien s'ouvrir vis-à-vis de moi sur ses pensées

vues pour le retablissement le plus prompte et

dans

les

le

plus

est

celui,

sur

et

ses

du repos

efficace

Etats qu'Elle vient d'étre appelée à gouverner.

Elle aura étó

informée déjà des mesures

de

salut que cet esprit d'ac-

cord parfait et cette union de sentimens qui regne entre moi et

S.

M.

I.

de toutes les Roussies nous ont fait arréter le jour mème où la première nouvelle de la révolte en Piémont nous est parvenue.

V. A. R. peut compter sur le désir que j'aurai toujours de Lui prouver par des

faits,

que rien n'est

à

la

fois

pour le véritable bien-étre Recevez, monsieur mon

et la prospérité

frère

et

et

plus sincère

et que les voeux

que je forme

plus désinteressé

que les liens d'amitié qui m'unissent à Elle,

de la Monarchie Sarde.

cousin, les

assurances des

sentimens

d'attachement et de considération avec lesquels je suis de V. A. R. le

Beau Frère Francois.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

Carlo Felice a Francesco

351

I.

Sire, J'ai recu ier

du 21

matin les deux

curent, que le

lettres,

dont V. M. m'a honnoré en date

C te Solar m'a remi. Je ne doutois pas de ses senti-

ments pour la trop juste cause des Souverains, mais j'ai été infinément fiate d'avoir rencontré l'aprobation de V. M. dans la conduite, que j'ai tenu au

milieu

de ces tristes circonstances. V. M.

me fait l'honneur

de me dire,

que je m'ouvre entierement a elle, quant aux moieins, que ìe croirois les plus pronts et les plus necessaires pour remettre l'ordre et

qu'elle souhaite,

la tranquillitée

Souveraine. Pieces de

Je

dans

le Pais,

et

comence a cet

y retablir stablement la plaine autoritée effet

a lui

ma corespondence avec le C

te

envoier

copie

des principales

de la Tour Gouverneur de Novare

Desgenays Gouverneur de Génes, par lesquelles elle vera, que nombre des fideles Sujets du Roy est encore sufisant pour pouvoir esperer, qu'ils vienderont a bout d'effacer la tàche honteuse, dont un nombre moindre de mal intentionés les ont flaitris. Vu que Génes tient et que le General C' e de la Tour rassamble les troupes fideles a Novare, un corps de 10. Mille Autricbiens, qui marcberoient apresent sur Alexandrie pouvoit y disperser le noyau des rebelles, qui s'y forme, avant qu'il gagne consistance ce Corps restant toujours

et le Bai-on le

;

place dans la forte position d'Alexandrie ayant Plaisance a son dos

cou-

du Po, et se trouverait entreposé entre Génes et Novare, seroit l'apui des Troupes fideles, reunies sur les deux points, ce qui doneroit au C te de la Tour le loisir d'avancer sur Turin, conformement a ce que V. M. a bien voulu m'ecrire dans sa derniere Lettre.

vriroit toute le rive droite

J'hause la prier de se secour, qui sans exposer ses troupes, ni la suretée de ses etats pourroit etoufer promtement la

malheureuse revolte en Piemont,

avant qu'elle puisse s'y affermir.

Connessant de et aiant toute

la

longue

main

le

confiance en sa

faveur particuliere de V. M.

si

Lieutenant

General

C te Neugent (1)

personne, je l'anvisagerai

elle vouloit bien lui confier le

comme une

comandement

du Corps auxiliaire, que s'hause lui demander.

H ne me reste qu'a prier V. M. d'agreer l'homage du respeetueux attachement, et de

la

tres

haute

consideration, avec la

quelle je suis,

de V. M.

Le tres devoué et attaché Cousin

et

beau frere

Chakles Felix.

Modene ce 25 Mars 1821.

(1)

Per Nugent.

H Risorgimento Italiano. — IV.

Sire


352

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

A questa lettera di Carlo Felice, scritta nel più barbaro e rozzo francese (se francese

può chiamare la lingua che adopera Carlo Felice nella

si

sua corrispondenza con Francesco I), seguono quei brani tolti dal carteggio tra Carlo Felice e i suoi generali, che possono interessare perchè accennano

a Carlo Alberto ed alla sua diserzione dal

Il

generale

campo liberale.

capo C te de la Tour, comandante delie truppe fedeli,

in

a S. M. Carlo Felice a Modena. Novare, ce 19 mars 1821. (Brano)

.

.

Hier, avant l'arrivée de la lettre que V. M. m'a fait l'honneur

.

de m'ecrire, j'a recu du Prince de Carignan la Proclamation de V. M. et que S. A. viendroit incessament me joindre avec les troupes fideles.

l'avis

Ces deux

faits

me paroissant une preuve positive de ses bonnes intentions

actuelles, j'ai cherché a l'y affermir par la lettre ci-jointe

peut

le

compromettre,

si

méme elle etoit interceptée

V. M. daignera ne pas desapprouver

cette

sauver ce jeune Prince, et qu'Elle daignera aussi a tenir a son egard,

si

en copie, qui ne

que demarche faite dans le but de :

j'ose esperer,

me prescrire la conduite

vraimant il vient me joindre

De la Tode.

Il

Conte G. Des-Geneys, governatore generale del ducato di Genova

a Carlo Felice. Gènes le 31 Mars 1821. ... V. A. R. aura sans doute re^u des lettres de S. A. R. le prince de

Carignan arrive

;

V. A. R.

dans ce

moment le M r Germagnom, aide de camp de ce prince,

m'apporte

et ;

il

de

ses

ordres

conformes à ceux

des troupes restées fideles pour faciliter l'entrée

du Roi et pouvoir

cuter ses ordres, ajoutant que son premier devoir est dit

que je re90is de

me dit qu'il va partir pour Novare pour se mettre à la téte l'obeissance:

exeil

me

que le troupes d'Alexandrie continuent à étre en pleine insurrection,

et il

me recommande de veiller sur cette garnison et sur la sureté de la

place

:

cela n'ajoute rien

aux mésures dejà prises dépuis les prémiers avis

des dóplorables événements du Piémont G. Dbsgbnbys.

Carlo Felice a Carlo Alberto.

De Modene ce 21 Mars 1821.

Mon neveux. Puisque vous voulez un ordre de ma main, je vous donne celui de vous rendre incessament a Novare avec la Princesse et vòtre Fils, ou je vous


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. ferai connoitre

353

mes intensions par la voye du Comte de la Tour. De

là

Enfant à Gènes, ne jugeant pas de

la

je ferai passer la Princesse e son

par la voye d'Alexandrie dans ce moment-ci.

faire

Charles Felix.

Carlo Felice a Francesco

I.

Sire,

Le Due de Modene, mon chèr Neveu, s'etant chargé de remettre a V. M. le

rapport des tristes evenements, qui ont eu lieu dernierement à Gènes

et

en Savoye, Elle

me permetterà de m'y raporter sans la fatiguer par me borne a lui apprendre,

des repetitions inutiles. Et elle agréera que je

que la troupe fidelle à leur devoir continue a se rassambler dans les environs de Novare sous les ordres du General en Chef Comte de la Tour, que leur force est actuellement d'environ 8 M lle bommes, dont 1200 a peu pres de Cavalerie et 500 d'Artillerie Legere.

dont on a

fait

defectioner les Corps,

s'y

Que tous

les

s'on aussi rendu

bons

officiers,

ou en chemin

pour s'y rendre, de méme que nombre d'officiers en retraite; mais qui sont impatients de donner des preuves de fìdelitée a leur souverain. Enfin tout lieu de me fìater que ce petit Corps d'armée grossira chaque jour. Mais je ne puis dissimuler a V. M. Vembaras dans le quel je me trouve

j'ai

de pouvoir Vantraitenir, fante d'argent, d'armes,

et

de munition de guerre,

pourroit en peu de temps en causer Ventiere dissolution. Dans cette

ce qui

penible position je n'ai d'autre ressource que celle de recourir a la genereuse assistence de V. M. pour la prier instament de faire fournir au plus tot

au C te de la Tour tous

dont

les

seccours en argent, en armes, et munitions,

pourra avoir besoin, et qui au retablissement

du bon ordre en Piemont je m'engage de rembourser le plus promtement possible, consiil

comme la plus privilegiée, et la plus

derare cette dette

entierement

le sort

de

ma

famille et celle des ses

sacrée. Je confie

etats a la

puissante

protection de V. M. et a celle de son Auguste alié l'Empereur de toutes

de passer en

Je previeni V. M. que j'ai fait dire au prince de Carignan Toscane, ou je le crois beaucoup plus sur pour lui et pour

ou

sera possible il se fera rejoindre par sa famille. J'ai l'honneur

les

Russies.

tuoi;

s'il

d'etre avec le plus sincere e respectueux attachement, Sire, de V.

M.

Le tres devoué et attaché serviteur

et

beau frere

Charles Felix.

De Modene, ce 29 Mars 1821.

Nelle seguenti lettere dell'aprile 1821, Carlo Felice coscorsi austriaci

;

sollecita

l'invio

di

Francesco I cerca di indurre Vittorio Emanuele a riti-


354

'

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

rare l'atto di abdicazione ed a ritornare a Torino sul trono de' suoi padri,

mentre chiede a Carlo Felice di non accettare il titolo e per non ostacolare

al fratello

il

la

dignità reale

ritorno al governo.

Tra i moltissimi manifesti (1), stampati e dimisi durante la rivoluzione de' quali si leggono nelle pubblicazioni che trattano

piemontese, alcuni

della rivoluzione in parola (2), ve n'hamio parecchi, anzi i più, scritti in un tale

gergo da non capire dove incominci l'italiano, termini il francese, prin-

cipii

il

latino ecc.

Ne riporto qui uno comicissimo.

NOTIFICANZA È stato determinato

che ogni Ufficiale

de' Corpi

che

furono

disciolti,

non potrà essere compreso in Livranza dalle sue paghe, fuorché dopo avere fatto

risultare

Commissario

d'avere

di

passata la revista nanti

Guerra viciniore

al

il

Commissario, o Sotto-

luogo del suo domicilio.

Si

conside-

reranno ecc. ecc.

Torino li 22 aprile 1821.

Di Castelborgo. Orecchia, segr. Torino, della stamperia reale.

(1)

Una ricchissima e quasi completa raccolta

notificarne

di

questi

manifesti, ordini,

(come si stampava allora) esiste nell'Archivio di Stato

di

Vienna,

un convoluto di atti proveniente dall'Archivio della Cancelleria di assieme ai rapporti del cav. De Gregory al principe di Mettermeli.

in

(2) Cfr. E.

nel secolo

Bollati, Fasti legislativi e parlamentari delle

Stato,

rivoluzioni italiane

XIX, Milano, Civelli, 1863; voi. I, parte I.

F. A. Gualtebio, Gli ultimi rivolgimenti italiani, Firenze,

Le Monnier, 1851

volume ' Documenti r G. La Farina, Storia d'Italia dal 1815 al 1850, Torino, Soc. ed. ital., 1851 voi. V, ' Documenti ,. .

Zeeboni di Sposetti, Relazione sulla repressione dei moti del '21 e sulla occu in Piemonte (1821-1823). Traduzione, prefazione e note di

pozione austriaca

Antonio Rovini, Roma-Milano, Albrighi-Segati, 1906, nella parte ' Note al testo „, pag. 191 e segg.


CONTBIBUTO ALLA STOBIA DE' PBOCESSI DEL VENTUNO, ECC.

355

APPENDICE IL Lettere di F. Gonfalonieri a Pellegrino Rossi, al conte Lorenzo Salazar, a Tartini-Salvatici, al' Vavv. Collini, alla moglie Teresa Casati, alla principessa Iablonowska, al conte Luigi Porro, al conte Lorenzo de Cardenas, a G. Pahlen (1820-21),

Capponi ed

al conte Nicola

Federico Confalonleri al prof. Pellegrino Rossi (1)

a Ginevra. Milano 29 aprile 1820.

(Dopo aver lungamente parlato

modo di impiegare un'abile

del

segue)

diret-

corrispondente suo assegno, pro-

trice per le scuole delle fanciulle, e del :

Tutto ciò per altro

è

da trattarsi come già vi dissi, giacché non posso Governo non ha dato anche a questa

legarmi fino che questo benedetto

nuova società femminile la sua suprema sanzione, la quale però non credo possa rifiutarsi atteso che le parti essenziali in questo genere di cose mi pare non producano una differenza significante.

(1)

Pellegrino Rossi (1787-1848) emigrato

a

Ginevra,

professore

a Parigi,

ambasciatore francese a Roma, assassinato come ministro costituzionale di Pio IX. Per la sua opera come

Favini Voi.

II,

*

Lo

stato

libro III,

Gallavresi in

"

uomo

politico

e

ministro

vedi Luigi-Carlo

romano dall'anno 1815-1850 „ Firenze, Le Mounier, 1850, Cap.

XIV-XVIII.

Carteggio del

co.

Cfr.

anche l'ampio cenno biografico del

F. Gonfalonieri,

ecc. „.

Milano, Ripalta, 1910,

pag. 409-10. Su Pellegrino Rossi eminente economista vedi Chables Pébin, Die

Lehren der Nationalokonomie seit einem Jahrhunderte, Freiburg, 1882, p. 111-116, dove Fautore paragona il Rossi al celebre economista inglese Senior.


356

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

dunque mio caro amico marito o no

Siete

può sapere da voi qualche

si

:

cosa in proposito ? Io lo desidero vivamente, perchè vivamente prendo parte a tutto ciò che vi riguarda.

Mandatemi vi prego colla più sollecita occasione quel manoscritto che mandai già mesi sono per la stampa, egli mi è domandato dall'autore con assidua istanza onde non posso più schermirmi. Avrete potuto in mezzo alle letterarie ed esotiche occupazioni, dare un momento del vostro tempo alle mie scuole? Se noi poteste ancora vi raccomando a volerlo fare. Egli è adesso il tempo di circondarci dalla forza dell'opinione pubblica, e massima straniera onde non soccombere, e seguivi

tare a prosperare

anche

sotto

il

gelato

sterilizzante

soffio

dei

Nordici

Non crediate che si navighi col vento in poppa, egli ci è contrario, decisamente contrario, ma con un po' d'abilità del marino, e di conoscenza

venti.

del

mare ove si naviga voi sapete che si riesce a far cammino anche con

vento contrario. Questo è realmente il nostro caso.

Addio. (Arch. G. Min. Int., Anno 1820, Fase. 809, N. 3683).

Federico Confalonieri

al

Conte Lorenzo Salazar. Paeigi.

Milano, 5 maggio 1820.

Alquanto tardi accuso che per

affari fui

la ricevuta della

tua

lettera,

perchè

obbligato a fare alla cadaverica Venezia,

una

gita,

me ne ritardò

la ricevuta.

Delle molteplice cose, che eran sul tapeto prima della tua partenza, solo dirotti,

che nessuna ancora avvene di complettamente in corso,

forza di calci e di spinte,

ma che a

hanno tutte un pò più, un pò meno fatto qualche

passo da tardigrado almeno.

La tatica di far esaurire le forze ne' prelimi-

buona per Dio per stancheggiare prima dell'opera ma hanno a che fare con gambe, polmoni e volontà di bronzo. Della scuola delle fanciulle ne spero imminente l'apertura. Il Bazar dovrebbe ormai cadere per maturità. Il progetto di Commedie non è disperato. Ho anche posto in nari è

:

campo una scuola di notazione lino, tanto

la nostra

per tenere

e

di ginnastica,

continuamente

solleticati

e

qualche altro trastul-

que' Signori ed impedire

gioventù d'esser attaccata dal parrossismo letargico onde è mi-

nacciata.

Visconti

il

Napoletano

(come

Scipione

duce domani o dopo da' suoi viaggi.

l'Affricano)

sta

Sto negoziandogli

di 5 I/m franchi d'entrata, disponibili alla

per

esser re-

un matrimonio

mano, 18 anni, tutta bellezza, e


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

357

cognome storico (1). Che ne dici, questo sarà un buon acquisto per dissanare almeno per un paio di mesi la nostra povera Milano? Sono impaziente di Velo e del caro Capponcino. Che fa Ajroldi? È egli ben istupidito ammiratore di Parigi; l'epoca non è ancor giunta di goderla, ma ancor verrà per quell'ottima, e carissima libertà. ChefaPhalen? Salutalo, e digli che l'aspettiamo tutti colle braccie aperte. Dammi nuove,

mandami per occasioni particolari brochures nuove interessanti; giudicherò da queste e da quelle del tuo tatto politico,

e della volontà di compiacere

l'amico tuo.

(Arch. G. Min. Int., Anno 1820, Fase. 809, N. 3836).

Federico Confalonieri

al

sig.

Tartini Salvatici (2).

Firenze.

Milano 3 giugno 1820. L'arrivo in Venezia del nostro batello a

vapore destinato

alla

naviga-

Po avvenuto appena partito il M. 8e Ridolfi, avendo determinato colà una mia gita, mi tolse per qualche tempo al vantaggio della loro zione del

tanto interessante corrispondenza. Riassumo dunque

il

passato, e

procuro

di supplirvi.

Gentilissima ed utilissima

per essa

ci

applaudiamo

tissima, e di legare

del

ci fu la

sempre più i nostri rapporti colla pregiatissima loro

Società. Il risultato delle nostre sì

conoscenza dell'ottimo M. se Ridolfi, e

duplice intento di conoscere persona distin-

lunghe e replicate conferenze fu sempre

armonioso nell'indicazione de' mezzi come lo

che in comune

ci

è nella

natura dello scopo,

proponiamo. Ciò basti per dirle, che tutto ciò che venne

da Lui saggiamente proposto nelle ultime sue lettere, colle nostre idee che

abbiamo creduto necessario

di

è

talmente consono

stabilire

al

ritorno

M. 8e Ridolfi uno sviluppo completo con qualche comunicazione più attiva, che non può raggiungersi per mezzo di carteggio epistolare. Frattanto l'imminente arrivo del nostro amico M. 8e Capponi servirà di opportunissimo del

preliminare alle nostre intelligenze.

(1) Credo alluda al progettato matrimonio tra questo Visconti e la figlia maggiore di Gioacchino e Carolina Murat, la principessa Letizia, appunto in

questo scorcio di tempo trasferitasi con la madre e la famiglia sotto il nome di conti Lipona a Venezia. Letizia

chese Pepoli

di

Bologna

(Il

Murat andava sposa, l'anno dopo, al marmatrimonio Pepoli-Murat è ricordato dal Cantù,

Della indipendenza italiana. Cronistoria, Torino, 1873,

II,

pag. 53).

Al Tartini-Salvatici si accenna in vari punti del citato lavoro della acchitti * F. Confalonieri e la società fondatrice delle scuole gratuite di mutuo insegnamento in Milano (1814-1821) , nella " Rassegna Nazionale ; 16 maggio e 1° giugno 1909. (2)


"

358 Io,

ed

RISORGIMENTO ITALIANO

abbiamo ricevuto

C. Porro,

il

IL

la graziosa

comunicazione della

nostra agregazione alla loro Società. Questa nomina ci impone un novello obbligo di essere con tutte le forze attivi cooperatori della Santa istituzione.

Ho ricevuto ieri la cassetta contenente i diversi oggetti noto del

nostro

il

debito

;

la prego farmi

quale mi darò premura di soddisfare per mezzo

al

M. se Capponi quando altra occasione più sollecita non si presenti. (Arch. G. Min. Int., Anno 1820, Fase. 809, N. 4601).

Federico Confalonieri all'avv. Collini

(1).

Firenze.

Milano 4 giugno 1820. giorno

Sto ogni

attendendo

nostro invocato Gino,

coli' ansietà

ma di essa,

né

di

dell' amorosa

la

venuta del

nuove da Ginevra, che ne

sue

devono essere il precursore, non mi trovo ancora fatto lieto. Alla sua venuta Ella

sia

ben certa che

che non sarebbe agevole vassimo. Molto già

si

il

tale sarà fra

noi

il

ragionar delle cose loro,

scernere se a Milano, od a Firenze noi

ragionò

col

M. 8e

ci tro-

Ridolfi, e voglio sperare che la

riunione, e la perfetta conformità delle nostre viste e de' nostri sforzi non

rimarrà

sterile di effetto. Preziose

mi riescono sempre le sue commissioni,

ma con tutto il buon volere, certe condizioni ne rendono impossibile

l'a-

dempimento. L'articolo in giusto elogio del loro Gabinetto, sarà inscritto su di un nostro giornale, ma quando Ella prescrive il buono, ella vi mette una condizione ineseguibile. Il turpissimo nostro Pezzi vi darà dunque ricetto nel suo foglio colla nota di Articolo comunicato, giacché

la delicata

sua coscienza non gli permette di tessere per conto suo elogio a nessuna cosa buona le nostre scuole continuano in buono stato e vanno in mezzo ;

ad impotenti ostilità propagandosi. Ella mi comandi,

e

mi creda.

(Arch. G. Min. Int., Anno 1820, Fase. 809, N. 4601).

te Lorenzo Salazar. Federico Confalonieri al C

Parigi.

Milano 4 giugno 1820.

Rispondo alla tua prudente del Sig. Rusconi.

(1)

lettera

ricevuta

per

mezzo del domestico

Con quest'ultimo mezzo ho ricevuto N. 4 brochures

;

di

Sull'avv. Lorenzo Collini vedi G. Marcotti, Cronache segrete della polizia

toscana, Firenze,

Barbèra,

1898 ed Helfert, Kaiser Franz I, ecc., Innsbruck,

Wagner, 1901 (per la parte avuta dal Collini nell'impresa di G. Murat del 1815 per liberare

Roma, 1906.

l'Italia);

cfr.

pure P. Pbunas,

V Antologia di G. P. Vieusseux,


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

359

quelle per la Principessa Bottura di cui mi parli non n'ebbi alcuna nuova,

né credo che essa sia ancora per qui passata. della cura che

ti

dai per compiacere

Ti ringrazio

lontano amico;

il

ti

cordialmente

prego di conti-

mi

nuazione. Se eseguisci la tua progettata incursione in Ispagna

riesci-

ranno sommamente interessanti i frutti di quella vergine terra costituzionale, essi risentiranno di tutto quel vigore di un male incolto che per troppa coltura languisce talvolta in Francia.

La via di Genova per quella

parte sarà la migliore comunicazione per noi, ed Emanuele Balbo potrebbe essere

il

corrispondente. Dì ad Airoldi che nulla

barita della sua forza

si

mi sorprende che un Si-

trovi in Parigi talmente tuffato nel calice di

non avere né tempo né mente di dare agli amici. La lentezza austriaca stancherebbe la pazienza del Simone

Ba-

bilonia per

non la mia che n'è ormai impietrita.

Stilita,

ma

Tutto avanza con passo di formica,

ma nulla ancora vi è di ultimato. Il Bazar, gli Atenei saranno approvati, ma noi sono ancora. Le scuole camminano perfettamente, s'aumenta ad ogni giorno di numero, ma ad ogni nuova scuola bisogna da capo incontrare Tutto da noi cammina sul medesimo piede quando ci hai lasciato. L'accopiato nostro Arciduca s'aspetta il 23 del corr., gli abbiamo preparato alcune scipite feste. Ecco il tutto, del resto morti, battesimi, e matrimonj come al solito. Col dolore e l'amarezza nel cuore debbo annunciarti che forse a quest'ora non possediamo più l'infelice amico nostro De Bréme. Egli è da replicati sgorghi di sangue ritutti gli ostacoli delle prime.

di

dotto

agli

nostra

estremi;

piango

per

lui

e

quasi

ancor più per la perdita

!

(Arch. G. Min. Int., Anno 1820, Fase. 809, N. 4601).

Federico Confalonieri alla moglie contessa Teresa.

Milano.

Firenze 26 dicembre 1820. Ti ringrazio dei dettagli che nell'ultima lettera mi dai, e di pochi posso

ora ricambiarti giacché poco avvi di variato

dall'ultima

Re di Napoli si tratterà qui a quel che pare

fino

Gallo è poi arrivato, ed

i

Sig. ri Miceni,

Schirina

volta in poi. Il

a Giovedì. e

Il

Duca di

Cesaris lo accompa-

gnano. Egli passa molte ore coi Ministri qui radunati, Lebzeltern venuto da Troppau, Blacas venuto da Roma, e Fiquelmont qui stazionato. Pare che

si

manipoli qualche operazione, e non sarei meravigliato che l'esito di

tutto ciò fosse una protesta contro poli.

il forzatamente fatto e giurato in NaQuesto non è che un mio sospetto giacché nulla di certo si è ancor

trapellato.

Partendo

il

Re giovedì impiegherà 10 giorni a

bach, vi è qualche vociferazione che

i

recarsi a

Sovrani possano per

Ley-

riavicinare


*

360 d'alquanto se

IL

RISOROIMENTO ITALIANO

luogo del Congresso verso le frontiere d'Italia

il

non v'intervenisse l'ospite ed aleato delle Russie

si

;

probabilmente

sarebbe fatto adi-

rittara in Italia.

—

Eccoti tutte le poche nuove ed anche i si dice. Dirai a Caraffa che ho veduto la sorella, che sta bene, e dalla quale prima di mia partenza mi sarà consegnato

un pacco per lui. Io secondo ogni probabilità partirò

di

qui martedì venturo, mi fermerò qualche giorno a Bologna, e per l'Epifania

o per la Cristoforia sarò a Milano, ben inteso senza aspettarmi e senza angustie nel ritardo se mai delle circostanze mi facessero cangiare sul fissato. Conservati in salute.

(Arch. G. Min. Int., Anno 1820, F. 842, N. 291).

Federico Confalonieri alla moglie contessa Teresa.

Milano. Firenze 30 dicembre 1820.

Eccomi all'ultima che ti scrivo da Firenze, giacché martedì sarà la mia quando però la Montagna, che ora imperversa per bufera e per

partenza,

neve sia placata e resa passabile. Il

Re di Napoli è partito avanti ieri, ma egli è ancora

nevi e dal vento a Castaggiuolo sare. Blacas in

arrestato dalle

dubitasi se anche quest'oggi potrà pas-

;

luogo di ritornarsene a Roma, od andar a Parigi come do-

veva, lo segue in qualità di confortatore, è facile pronosticare gli effetti di simili conforti. Gallo è qui tuttora, egli seguirà gli è allato

ne ha perduto tutta la confidenza.

il

Re, ma dopo che Blacas

Egli

è

nella

posizione la

più imbarazzante del mondo, ed a vederlo sembra veramente l'Impresario in Angustie. Intanto la tenuta di Napoli è ferma, vigorosa, ed bile.

Il

parlamento agisce con saviezza.

della Nazione.

Il

indeclina-

Vicario Generale è degno capo

La Nazione presenta uno spetacolo sorprendente di unanimità

e di determinazione ad ogni evento.

Lebzeltern è andato a

mani in questi giorni

;

le

Roma; cose

son

si

di

fatti

molti arresti negli stati ro-

quel paese non hanno l'aspetto tran-

quillo.

(Arch. G. Min. Int., Anno 1820, F. 842, N. 291).

Federico Confalonieri alla principessa Yablonowska. Firenze.

Milano 21 Febbraio 1821.

Le truppe marciano per punire i imbelli di Napoli. Quando passeranno per Firenze e faranno rimbombare

i

loro tamburri lungo l'Arno, allorché


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. ella gli

udrà e vedrà quelle falangi

361

sue finestre, sono certo

sfilare sotto le

ch'ella penserà a me ed ai fervidi voti co' quali le accompagno. Il

nostro Treccili è ritornato da Genova molto più presto di quello che

contava, giacché da quella polizia gli venne vietato di esex citare più lun-

gamente gli uffici di confortatore presso quella sventurata famiglia. Davvero che non m'era ancor noto che l'esercizio delle opere della misericordia potesse entrare nella categoria delle trasgressioni politiche. Sentiamo che il

Re di Napoli, accompagnato

Londra, ed ora Commissario di sia

dal

C.

te

D'Agliè

già

Ministro

Sardo a

M. Sarda presso le armate Austriache,

S.

per rientrare ne' suoi stati in seguito dell'Armata Austriaca. Se ciò è

buon Nestore

vero, desidero a quel

Regnanti

dei

clima del mezzogiorno possa rimettere

i

che presso il tiepido

suoi polmoni alquanto alterati dai

Non posso dilungarmi maggiormente per l'imminente par-

nordici ghiacci.

tenza del Corriere.

(Arch. G. Min. Int., Anno 1821, Fase. 842, N. 1717).

Federico Confalonieri al

C te Luigi

Porro.

Ginevra.

Milano 9 Maggio 1821.

Ho visto i tuoi caratteri diretti

a mia moglie, e quantunque sogliono

quelle cifre d'ordinario sgomentarmi, questa volta

mi consolarono procu-

randomi le sospirate tue nuove, ed essendomi prova della tua buona memoria di noi, e nello stesso tempo della tranquillità dell'animo tuo. Serbati tale,

ed in qualunque evento

stima pubblica che

ti

sempre

avrai

l'

inaprezzabile conforto della

circonderà e quella de' tuoi amici che

si

glorieranno

a nominarti per tale. Vorrei poter dire e pensare lo stesso di un'altro che

trovasi a Ginevra, ma tutta Milano si dibatte a persuadermi

Come mai possono essersi impadroniti

di

il

contrario (1).

quell'animo ardente e generoso

molte altre una vilissima lettera

l'imbecilità, e la viltà.

Mi

al vilissimo Mustoxidi,

che come era da aspettarsi ne fu soggetto di scher-

si

oltre

cita

zevole compatimento presso gli amici e nemici. gli operosi effetti della

torto che

hanno

gli

calunnia

assenti.

Se vi

ingente è pur terribil cosa, ma

dolore.

facile

il

numero

dei

colpevoli ove è già

dovervi includer gli amici è un immenso

il

Dì mille cose a Benigna, la sua estimazione è intatta, io lo conosco un aureo carattere abbracciamelo cordialmente. Abbrac-

dall'infanzia per

(1)

il

ha calunnia o giustificazione famela

sollecitamente conoscere. L'aumentare sì

Niuno più di me conosce

nostro infingardo paese, ed

nel

Allude al Pecchie

;

Cfr.

Luzio

"

Nuovi documenti, ecc.


362 ciami pure

il

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

-

giovanetto, e digli se

cando assieme al bastione,

egli

né di quelle intenzioni che

le

si

ricorda di quello che

non mi vorrà male né

di

si

disse caval-

quelle parole,

dettarono.

Addio vivi lieto, ricordati degli amici, nella cui memoria vivi assai caro, e non lasciarmi mancare quando il puoi di dettagliate tue nuove. ;

(Arch. G. Min. Int.,

Anno 1821, Fase. 2073, N. 4188).

Federico Confalonieri

C te Lorenzo de Cardenas (1).

al

Valenza. Milano 10 Maggio 1821. Vi ringrazio delle vostre buone, interessanti,

e

sagacissime notizie che

— Colla vostra bussola

si può incominmare torbido e mal noto. Continuate quando ne avete il tempo con quei vostri rapporti ch'essi mi riescono graziosissimi. Oh di quali e quanti abbisognerò io prima di potermi non

mi date

colla vostra del

27

p. p.

ciare a riconoscersi alquanto in quel

ma solo orizzontarmi! Intanto chi ci torrà dall'infamia

dico veder chiaro, e dalla

vergogna? Sento che la mano Austriaca pesa su de' suoi amici ed

modo di lasciar lunga

alleati in egli è

ed indelibile ricordanza e ciò sta bene:

è di ritorno

da jeri fra noi

;

egli

—

Bubna mostrommi una species facti (2) escita a

costume che non potevasi ignorare allorché l'invocarono.

Ginevra sulla finale debacle della rivoluzione piemontese, e

sulli affari di

Novara, che quantunque bene scritta non parmi concepita sotto l'opportuno punto

di vista.

— Parlasi qui di stemmi imperiali inalzati in Ales-

sandria ed in Mortara

;

v' ha egli in ciò

qualche cosa di vero ?

Ma basti

lugubre materia.

di questa

La mia salute va ogni giorno migliorando, é confido con un po' di caldo, un po' di calma, di renderla fra non molto restiDatemi vostre nuove e del vostro paese, parlatemi del

e se sarà possibile con tuita in pristinum.

passato, del presente e se siete indovino anche del futuro.

(Arch. G. Min. Int.,

Anno 1821, Fase. 2073, N. 4212).

Federico Confalonieri al

M

Gino Capponi.

Borgo di Vico presso Como, 22 Agosto 1821.

A due tue dolcissime io faccio risposta, l'una pervenutami per mezzo di Porro, l'altra

(1)

per mezzo annonimo, contenente, alcune copie-manifesti

Lettere del Cardenas, morto senatore del Regno, al Montalembert si leg-

gono nella

'

Biblioteca di storia recente della R. Deputazione torinese di storia

patria „, pubblicate a cura di G. Gallavbesi. (2) Cfr.

Riniebi

gnano „ 1902, pag.

'

I Costituti 61.

del

conte

Confalonieri

ed

il

principe di Cari-


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

Tu mi

per la nuova casa di convitto. invincibili

impedirono

ti

363

annunzi che ragioni mille e cause

venire fra noi. Lascio nella tua coscienza

di

il

non compiacermi questa volta. Basta, io passerò qui anche gran parte del settembre. Guai a te se potendolo, non vieni. delitto di

Porro, Trecchi e tanti

e non vedervi

il

scente convitto

;

altri

mio Gino?

buoni amici furono a questo pellegrinaggio

uomini prosperino

cielo, gli

Il

io sarò banditore

di

il

vostro na-

que' manifesti, di sua esistenza,

ma

non vuole che le nazioni si mischino. a distanza almeno come Russia e Spagna.

inutilmente per noi; la politica

Lombardia e Toscana stanno Tre nazioni (ossia stati) ci dividon da voi

e

volete

che siavi

malgama e

comunanza d'educazione? Ce ne preservi il Cielo ed il paterno nostro Governo Voi non pertanto approfittate di vostra fortunata posizione sorga lo stabilimento per le fanciulle, sorga un teatro italiano sorga una scuola pei fattori con attigua forma d'esperienza sorga infine quante più cose il ponno sulla felice vostra terra, mentre a distruggere si travaglia altrove. Esiste presso di noi un magazzino di materiali attinenti alla defunta nostra scuola panni che molti di questi sarebbero un ottimo acquisto per voi altri. Già Ridolfi mi fé cenno per mezzo di Mompiani delle generose intenzioni de' suoi soci. Dì agli amici tutti che amo, esser loro pre!

;

;

;

;

sente e caro, quanto essi

(Arch. G. Min.

Int.,

il

sono a me.

Addio.

Anno 1821, Atti non numerati).

Federico Confalonieri al

C te Nicola Pahlen (1). Parigi.

Milano 13 novembre 1821. impostata Ieri soltanto dalla

14 settembre.

(1) Il

miglie il

'50.

duchessa Visconti mi fu rimessa

Non vi posso dire quanto care

e

la

il

17.

cara vostra del

dolcissime sensazioni ab-

russo Nicola Pahlen strinse a Milano amicizia con le più distinte fa-

tenne successivamente un lungo carteggio che coltivò sino dopo Del Pahlen disse brevemente il Cantù nella nota 6 pag. 17 del " Cone

ciliatore, ecc.

„.

L'Hklfert nel suo ultimo lavoro " Zur Geschichte des Lombardo- Venezianischen Konigreiches „ in Archiv fiìr oesterreichische Geschichte, I Teil, J. 1908, pp. 55 e 78, narra un curioso fatto avvenuto a Milano poco tempo dopo la restaurazione austriaca e di cui fu protagonista

Giuseppe Locatelli titolo

*

licenziò

di

il

conte Pahlen.

questi

giorni

una

storia sulla Russia dal

Notizie raccolte per la storia di Caterina II e Paolo -,

un lavoro di com-


'

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

biano in me cagionato

le

espressioni della vostra buona e costante amicizia.

364

L'epoca trascorsa, le passate vicende, una lunga lotta colla morte e l'importanza

somma che attacco alla vostra amicizia vi daranno un'idea degli

elementi che agiscono sul mio animo. L'esser privo da vostre lettere

mi

segnava appunto

era il

di

un vero dolore e l'epoca

di

sì

lungo tempo

di

questa privazione

cominciamento d'altre dolorose vicende

;

né io sapeva

come romper questo silenzio perchè non conosceva in qual parte d'Europa potessi cogliervi. Il sentirvi a Parigi mi fa sembrare di avervi riguadagnato fra noi; la Russia frapponeva alla mia immaginazione una distanza ancor maggiore che la geografica. Or che dirò, mio caro Pahlen, se gli effundimenti amichevoli fra noi si arrestan pur troppo sul labbro e non hanno ormai più colore dalla penna? Tiriamo per carità un velo sul passato; la rimembranza è troppo amara e vergognosa! Il presente per noi non può essere che il doloroso frutto del passato; cosa sarà l'avvenire, chi oserà ora il predirlo ? In questa dura posizione più non ci rimane che l'esistenza individuale, ella è

ben poca cosa e meschinissima,

solo ci è dato d'occuparci

di

gli amici,

e

ma di essa

parlarne; essa è ancor qualche cosa fra

quando tutto il resto che ci circonda è lutto, morte ed insultante

oppressione

campagna sul bel lago di Como posso ora dirmi salute; mi direi anzi intieramente, se non mi sovrastasse l'inimico fatale del verno e voi sapete come e di qual sorta sia il nostro di Lombardia. Andrei a cercarne uno più mite altrove, se molte circostanze non mi alienassero dall'accondiscendere a questo fisico bisogno, fra le quali principalmente quella di una dignità morale che mi fa sdegnare di seguire un partito che, benché consigliato dal bisogno, non Mediante tre mesi

abbastanza ristabilito

si

di

in

mancherebbe di accreditare per figlio del timore e della colpa (1). In ogni

pilazione estratto dall'opera del Levesque

*

Histoire de Russie „,

in cui figu-

rava assai malamente il conte Pietro Pahlen, padre di Nicola. Il giovane conte, allora a Milano, fece, secondato da altri russi, un tale strepito che la polizia, temendo complicazioni diplomatiche, ordinò il sequestro del permesso di stampa; e la censura da questo momento, per i lavori storici, divenne pedante e severissima: ragione non ultima forse perchè in Lombardia e nel Veneto le discipline storiche languirono per del libro e la revoca

tanti anni.

Il

principe Metternich così dipingeva il Pahlen in uno scritto al

conte Sedlnitzky, ministro di polizia,

un agente segreto della corte russa:

ma è di carattere irreprensibile T

* il

che

opinava

il

Pahlen potesse essere

Pahlen è bensì propenso alle idee liberali,

.

Più ricche notizie biografiche sul Pahlen si leggono a pag. 303, nota 1, del " Carteggio del conte F. Confalonieri ed altri documenti spettanti alla sua biografia s pubblicato con annotazioni storiche a cura di G. Gallavresi, Milano,

Ripalta, 1910. (1) È anche questa una chiara allusione alle cause che lo determinarono a non lasciare la Lombardia.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

modo però, se

mia salute imperiosamente

la

dbO

l'esigerà, farò tacere dei ri-

guardi dati ad opinioni ed a persone, che, benché vincitrici, non meritano che

il

Dopo

nostro disprezzo.

queste considerazioni restami poi a

tutte

sapere se l'assentarmi mi sarà permesso.

"

E qui si spunta ogni prescienza

domandar passaporto pel mezzogiorno della Francia, ch'io preferirei, più facile per Eoma, e quella Città di ruine meglio forse s'addirebbe al mio stato fisico e morale. Ma se la mia salute il comporta, voi mi troverete quest' inverno a Milano; continuate dunque a scri-

umana „. Sarebbe vano

vermi qui

e fattelo

quantunque per cadranno sotto

il

più sovvente che

posta. Esse

la gli

il

potete, ed anche liberamente,

il

non saranno

prime lettere vostre che

le

occhi della polizia e né io né voi abbiamo bisogno ed

aspiriamo a nascondere sentimenti che amiamo di professare apertamente.

Qualcuna di vostre lettere

sta

tuttora sotto

occhi della polizia, esse

gli

trovavansi fra quelle carte che furono soggetto di sacco che

si

quel ridicolo ed inutil

diede dalla polizia in mia casa, mentre mi trovava ancor lot-

È inutile che vi dica che non avvi in quelle un sol una linea sola che potesse dispiacere a me ed a miei amici, che

tante colla morte. pensiero,

fosse dalla superiorità

inutilmente, sia

ma

conosciuto,

perchè

la

sacra proprietà, benché

più lungamente violata, esse riposano ancora nelle mani

il

Dio sa sin quando vi staranno. vostre lettere sieno lette da

di chi se ne impossessò, e

Rassegnato dunque che

le

da me, scrivetemi pur liberamente gere a quella opinione

che

e

risulta

altri

pria che

francamente, che nulla potrete aggiundalle risposte che

già

feci registrare

ne' lunghi costituti ch'ebbi a subire. Datevi la cura però di numerizzarle (1),

onde abbia la soddisfazione d'avvedermi se ritenuta;

in

tal

caso ve

ne avvertirò

a

oltre la lettura, taluna venisse

risparmio d'inutile inchiostro e

tempo e sarà necessario l'aver più sovvente ricorso ad occasioni particolari (2). Vorrei pur dirvi qualche cosa del nostro paese, ma qual cosa che non sia o dolorosa o d'interesse nullo? Il nostro buon Trecchi è inchiodato suo malgrado a Milano la causa sua pende avanti ai tribunali e dal suo ;

(1)

Questo metodo

di

numerare le lettere si riscontra, a Milano, messo in

pratica già mezzo secolo prima dell'epoca in

cui

scrive

il

Confalonieri.

Non

poteva andar soggetta la corrispondenza d'allora. Così scrivevano i Verri fra loro ed altri ad essi; ritengo che la ragione sia sempre stata la stessa: la violazione so se in causa di ingerenze poliziesche o per le facili dispersioni cui

del segreto epistolare. (2)

Si

noti

in

questa lettera

il

tono

giusto

ma provocante

assunto dal

Già nel giugno di quest'anno (1821), scrivendo a Gr. Capponi, si era lasciato andare a sfoghi vivacissimi, che giovarono ad accumulare intorno al suo capo ire ed odi mal contenuti. La lettera si legge in fine del già citato lavoro del Chiattone " Nuovi documenti, ecc. „, in Archivio Storico Lombardo. Confalonieri proprio pochi giorni avanti

il

suo

arresto.


366

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

risultato dipenderà la più vicina o

remota emigrazione

amico. Voi vedrete senza dubbio Airoldi, Arconati e a,mici,

salutatemeli tutti caramente. Tutti

i

di questo eccellente

molti

altri de' miei

vostri amici di Milano serbono

memoria e desiderano di vedervi fra questi potete contarmi primo, che ad onta del mio egoismo, che a' nostri tempi oredo ornai abbia cessato d'esser un vizio, non saprei animarvi a venire a vedere uno spettacolo troppo attristante per chi ha cuor ben fatto e mente sana; informatemi del nostro futuro, esso m'interessa sommamente. Se avessi ancor lusso di salute or sì che vi rinnoverei il progetto delle Indie. la più grata

sicuramente

;

il

(Arch. G. Min. Int.,

Anno

1821, Atti non numerati).


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

367

APPENDICE III. Francesco I con le Autorità

Il carteggio di

sui processi di Venezia e Milano. (Le lettere dell'Imperatore al presidente del

—

1.

Tribunale supremo di Verona).

Il

rescritto imperiale

sulla sentenza nel processo

Solera-Foresti e compagni.

Caro Vice Presidente de Plenciz! Sopra il rapporto rassegnatoMi in data 18 Maggio 1821 dal Senato del Supremo Tribunale di Giustizia relativamente a vari individui imputati del delitto di alto tradimento, rapporto che Io Le manderò a suo tempo, e gli allegati del quale Le vengono contemporaneamente spediti. Io Le fo conosciuta la Mia Risoluzione per l'ulteriore partecipazione al Senato, e per la termini 1 : il

ulteriore esecuzione

necessaria

della

stessa,

ciò

e

ne'

seguenti

:

Contro il Solerà, il Mimati, e il Foresti Io lascio esercitare al Senato

Supremo suo Ufficio

:

2

Agli

:

delinquenti Condannati dal Se-

altri dieci

nato a morte per alto tradimento Io voglio per atto di grazia condonare

con questo il

la

Canonici e il

pena capitale, che debbano subire la pena del duro carcere

Villa per vent'anni, il Bacchiega, il Fortini e il

Dolfini per dieci,

il

Rinaldi,

Carravieri per sei in una fortezza, e ciò

giore

Spielberg,

sullo

e

quelli

ad

un

il i

V Oroboni per quindici,

e

il

Giovanni Monti e

Cecchetti,

condannati ad un tempo lon-

tempo minore

nel

castello

di

Lubiana. 3: In

quanto a Gaetano Confortinati si dee far reintegrare

zione dietro

le

l'inquisi-

traccie somministrate dal Referente. Tutti gli altri conchiusi

del Senato sono da

Me approvati tanto in riguardo

individui, dimessi soltanto per difetto di prove II Risorgimento Italiano.

— IV.

della

condanna degli

dal

delitto di alto

legali

24


368

-

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

tradimento e invece trovati colpevoli d'una grave trasgressione di Polizia

;

quanto della loro destituzione dal Servizio dello Stato, in quanto ancora vi sono,

non che in quanto alla sorveglianza

dei

dicasteri

sugli

politici

individui che esciranno dalla condanna per grave trasgressione di Polizia,

ed

ai

4

Quanto a quegli

:

del

concerti

relativi

alle

non dichiarate del tutto innocenti.

persone

individui, che

sono

forestieri,

dietro

o,

i

Conchiusi

Supremo Tribunale di Giustizia da Me modificati o confermati, vennero

riconosciuti colpevoli del delitto di alto

tradimento, o di grave trasgres-

sione di Polizia per aver appartenuto ad

una società segreta, deve aggiun-

gersi

il

bando, come inasprimento della loro pena. 5

:

Senato deve

Il

in-

dicare alla Mia Intima Cancelleria di corte e Stato tutti gl'individui Papalini, di Sardegna,

od

altri sudditi esteri che da questi atti sembrano appartenere

alla setta carbonica,

comunicando i dati emergenti contro

di

loro per la

partecipazione di questi dati alle Reggenze estere all'ulteriore uso d'Ufficio. 6: Il Senato

mi indicherà quegli

l'inquisizione

individui,

criminale

ho comandato colla Mia Eisoluzione degli 8 ottobre 1819, intorno cui però non si sono fin'ora trovati precisi e sufficenti punti d'apdei quali Io

poggio. 7

:

Io attesto ad ambidue le Commissioni di Prima e Seconda Istanza,

principalmente all'Inquirente e Riferente di I a istanza Assessore d'Appello Salvotti,

come pure al Referente di IIa istanza la Mia

pel loro zelo di servizio, e

il

speciale sodisfazione

sentimento del proprio dovere dimostrato.

Egualmente la incarico ad attestare ai due Referenti del Senato, Mazzetti primo per il suo penoso ed assiduo operato

e Gognetti, e specialmente al la

mia speciale contentezza. Vienna li 29 Ottobre 1821. Francesco. (Arch. Min. Giusi, N.» VI-100, 4)

2.

— Mercimonio infame della giustizia nella commutazione della pena ai condannati

a morte Solerà, Foresti e Munari e relazione del Mazsovrano motu-proprio 29 ottobre 1821.

zetti sull'esecuzione del

Il

senato

1.

=

v.

decidendo

il

18 maggio 1821

e seconda istanza nel processo Solerà- Foresti,

tenza di morte, putati.

sulla

non

solo

sentenza di prima

confermò

la sen-

ma dichiarò rei del delitto di alto tradimento altri 6 im-

Lo stesso, nella relazione su questo processo sottoposta all'impera-

negava poi al Solerà, a Foresti ed al Munari quelle speciali attenuanti che avrebbero potuto indurre il monarca a commutare la pena di morte

tore,

anche a questi

tre

condannati,

ripetono queste parole:

"

pei

quali,

nella

relazione

al

sovrano,

si

La pena è prescritta dal § 53; né a (loro) favore-


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

369

emergono particolari circostanze meritevoli di speciale riguardo „. Bensì quali rei

sono dipinti eoi più neri colori,

essi vi

pericolosissimi, e quindi

indegni della sovrana grazia. decise di condonare

L'imperatore alla condizione

che

gli

stessi si

Da

maggiori rivelazioni.

chi

cimonio della giustizia mi relazione del

senato su

anche a questi tre

rendessero

partisse

è ignoto:

questo

meritevoli

si

questo

ripetè

che potrebbero

anche

grazia

con

mastodontica

ultime pagine della

le

processo,

sappiamo

fatto,

pena capitale

per questo turpe mer-

l'iniziativa

questo episodio, sono scomparse. Nel processo cui

la

della

forse

chiarirci

Confalonieri-Andryane, in

da

partisse la proposta

chi

(Salvotti).

informava il presidente del supremo

Della presa decisione l'imperatore

tribunale italiano con questo rescritto:

Caro Vice-Presidente de Plenciz!

mia Risoluzione sopra il processo criminale su-

Ella riceve qui unita la

bordinato dal senato di Verona contro

i

che Io in riguardo di Solerà, Foresti e

Munari ho trovato di lasciar prov-

vedere il Senato secondo

il

Carbonari: e vedrà

supremo suo Ufficio,

Tuttavia l'eminente ragione politica, che

egli è

stessa

dalla

e di far grazia agli altri.

per lo

stato della

mag-

giore importanza, di rilevare tante cose, di cui sono consapevoli questi tre individui e

particolare

in

riguardo

specialmente degli ancora ignoti

di

che

questa si

setta

dei di lei

e

membri,

trovano in Lombardia e massi-

mamente degli ancora sempre sconosciuti gran dignitari di Milano, mi ha mosso a condonare anche a questi tre la pena di morte ed a pronunciare in sua vece contro gli stessi la pena del carcere duro per anni 20, casocchè essi ancora

si

dispongano a

farsi

degni di questa grazia con simili

rivelazioni: Io quindi la incarico o di recarsi ella stessa a questo oggetto

a Venezia, o di mandarci

individui tale

il

Cons. Aulico Mazzetti per far nota ai detti tre

mia proposizione di Grazia ad ognuno

in

particolare

sotto

custodia del silenzio; lasciando provvedere agli ulteriori incombenti la Com-

missione

speciale

avrà buon

esito,

e

Prima Istanza facendo quindi rapporto se Vofferta dando le disposizioni per l'esecuzione della sentenza. Io

di

lascio del resto al di lei discernimento se crede più

conveniente, che pre-

ceda la pubblicazione della sentenza, e solamente dopo succeda la mentovata

comunicazione a Solerà, Foresti e Munari, o se questa

sia

da

farsi

prima, e la sentenza da eseguirsi solamente contro i pertinaci. Io la abilito

mio prima in un particolare rapporto, ed infrat-

pure, se ella trovasse qualche difficoltà contro l'esecuzione di questo speciale ordine, ad indicarmela

tanto sospendere tanto l'esecuzione di questo cazione ed esecuzione della mia Risoluzione glietto

in

quanto

concerne

i

tredici

Comando, quanto la pubblinell'altro mio bi-

contenuta

individui

dal

Senato condannati a


370

IL

-

morte,

ed

pari

in

RISORGIMENTO ITALIANO

tempo avrà cara per l'osservanza di uno scrupoloso

silenzio.

Vienna, 29 ottobre 1821.

Francesco.

VI

Arch. Min. Giusi

~\ 4 /

Della triste missione a Venezia presso Mazzetti,

il

quale doveva

avrebbero costituito

tre

i

strappare ai tre

condannati fu incaricato quelle

infelici

il

che

rivelazioni

prezzo per aver salva la vita.

il

Sulle vicende di questa missione del Mazzetti a Venezia

nel

novembre

mano un rapporto al de Plenciz, dove sono descritte le orribili scene avvenute al momento che il Mazzetti si presentò del '21 ci è rimasto di sua

ai

condannati,

le

loro

rivelazioni,

le

sue

per la commutazione

proposte

della pena.

Di questo rapporto parlai già in altro luogo;

sui

gran

dignitari

della

Carboneria a Milano, né Foresti né Solerà né Munari seppero dare qualche informazione, in definire

modo che lo scopo della missione

Delle deposizioni (1) fatte in

qui

sotto

grazia,

Mazzetti

del

si

poteva

come fallito.

il

trascritte:

se

esse

merito va attribuito

questa

occasione, le più importanti

bastarono Mazzetti

al

sono

perchè loro venisse concessa la che

consigliò

l'imperatore

ad

accordarla.

A Sua Eccellenza il Sig. Commendatore, Primo Vice- Presidente del Supremo Trib. di Giustizia e Consigliere Ìntimo di S. M. Leopoldo de Plenciz, sull'esecuzione data al Sovrano Motti-proprio dei 29 ott. p. p. toccante i Rei di Stato Solerà, Foresti e Munari.

"

Onorato dell'esecuzione del Sovrano Comando del 29 8bre

riguarda

la

proposizione di grazia da farsi

lerà, Foresti e

Muneri,

rei'

ai tre

p.

p.

che

condannati a morte So-

di alto tradimento, nel caso che essi si rendes-

sero degni propalando tante cose di cui sono consapevoli questi tre

indi-

vidui in riguardo della setta de' Carbonari, de' suoi membri, degli ancora ignoti che

si

trovano in Lombardia ed in ispecie degli sconosciuti

dignitari di Milano, partito ecc. esistevano, bensì

tra

i

„

(Gran dignitari tra

i

Gran-

Carbonari non ne

Massoni).

I Martiri ecc. „, II, pag. 477 e seg. afferma che i tre conLa verità però è che essi furono graziati in seguito alle deposizioni fatte al Mazzetti. Vedi anche i * Ricordi , di Felice Foresti pubblicati da A.Vannucci. (1)

A. Vaknucci

"

dannati non rivelarono nulla.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. u

Solerà:

Facea sentire di ben ravvisare

371

sospetti ed apparenze fa-

che

ma assicurava che false esse

ceano credere che egli avesse altre cognizioni,

che in lui fu sempre predominante,

erano e che per ispirito di superbia,

tentava di farsi stimare presso gli altri più conoscitore di quello che era,

dandosi bene spesso aria ed usando jattanze proprie del suo carattere, cosa che va spesso ripetendo in

modo che par sicuro. Osservava che la missione

Taveggi era appunto diretta ad informarsi

del

se in

Milano esistesse una

ma Grandignitari" della Carboneria assicurava di non cono-

società Guelfa,

"

scerne a Milano „...

aver pure da lui

Sulle molteplici contestazioni per

l'indicazione di carbonici Grandignitari in Milano rispondeva colle lagrime agli occhi,

che non se lo dovesse credere un ipocrita e dimostrava un vivo

dispiacere di

non poter giovare maggiormente

alle

viste del sovrano

»...

Allorquando nel secondo giorno d'esame gli si palesò la sentenza di morte

"

e la proposizione di grazia, accolse l'annunzio quasi con quel sorriso sulle

labbra che denota una rassegnazione beata e religiosa e chiamò Iddio che avesse pietà di lui e della sua famiglia „. 1

Alla descrizione del destino che lo attendeva, quando non

propalasse

cose nuove, descrizione fattagli coi più vivi e tetri colori, non

soggiunse

del

Salmista:

tuum „. Finalmente

riavutosi

egli che

detto

il

Sovrano e

la

Iustus

non avessero prova (giacché

con cui il Taveggi

il

il

il

suo

in

relazione:

sembrava

egli

prova

senza

farsi

scrupolo

suoi detti), depose

de'

Qui il Solerà depone su personaggi del Kegno

colle lagrime agli occhi „...

Veneri,

rectum judicium

comprendere che

meglio e fattogli

di nuocere agli altri e di comparire

Milano, era

et

sua salvezza gl'imponevano il sacro dovere di propalare anche

quelle cose che

d'Italia

Domine,

es,

il

padre,

incaricato di diffondere

gran

giudice

Luosi,

il

Fontanella ministro della guerra, Vaccaia"

Guelfismo a

il

ministro

del

tesoro

ministro dell'interno,

Testi ministro degli affari esteri. Afferma però di non poter dire se questi

siano

i

Grandignitari. I Grandignitari della Massoneria di Milano

egli in-

polizia in Milano,

Luosi,

dicava nelle persone del Luini, Costabili, Moscati,

Vaccari,

ex-direttore

Caleppio

che

di

formavano il Grand'Oriente

di

Milano. "

Dice uno di questi Grandignitari il conte Guicciardi

(1) Il

(1),

vice-presidente

conte Diego Guicciardi fece parte dal 1814 in poi della ' Commissione

dapprima nominato vicepresidente del Governo di Mi-

centrale aulica per l'ordinamento delle province occupate , nel 1814,

come referente politico lano.

;

fu poi

Nel 1814 e '15 a Vienna

si

era

ancora incerti sulle convinzioni poli-

tiche di quest'uomo, Deputato della Valtellina a

Vienna nel '14, frequentava

nella capitale quegli italiani che erano considerati partigiani del regime italico-

francese e nel '15, essendo a Vienna Eugenio

mal occhio i suoi frequenti colloqui d'Italia. 11

e

la

Beauharnais, furono veduti di

sua famigliarità

con l'ex vice-re

Guicciardi voleva in quest'epoca ritornare in Italia,

ma la. Polizia


372

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

.

del Governo di Milano, ed osserva avere quindi recata meraviglia la di lui nomina in vice-presidente „. Le deposizioni ulteriori si aggirano intorno ai

negò il passaporto richiamandosi ai lavori della Commissione, in cui egli avrebbe dovuto riferire su certe questioni valtellinesi. Ma le settimane pas-

gli

mai fosse stato udito. Insospettitosi il Guicciardi per maneggi ed intuendo la ragione della muta ostilità che si manteneva

sarono senza ch'egli questi

in suo riguardo, fece pervenire all'imperatore, al ministro di polizia ed alla

Commissione le sue

proteste,

ultime

le

due tanto vivaci da venir respinte

dalla presidenza del dicastero di polizia, che segretamente col conte Lazanzky, presidente della

si

mise d'accordo

Commissione centrale, per trattenere il

uomo troppo noto per il suo attacca-

Guicciardi a Vienna, dipingendolo per

mento a Napoleone; essere quindi pericolosa la sua presenza in quel momento in Italia. La polizia di Vienna consigliò anzi il Lazanzky a chiamarlo nella commissione aulica centrale,

i

avrebbero assorbito completa-

cui lavori

mente l'attività del Guicciardi ed impedito

suo ritorno in Italia. Fu così che il Guicciardi fece d'ora in poi parte dell'aulica Commissione di Vienna. il

Lo scritto ch'egli indirizzò all'imperatore era così concepito S. C.

:

R. A. M.

Adempiuta la missione

cui

di

unitamente

al

Sig. r

Stampa m'incaricò la

Valtellina, ebbi l'alto onore di ottenere dalla Maestà Vostra nel giorno 29 marzo

l'udienza di congedo per restituirmi in seno alla mia famiglia composta d'una

moglie di mal ferma salute e

di quattordici figli.

quando il Sig. r Conte Lazanzky mi comunicò la sovrana intenzione, che io fossi chiamato alle conferenze da tenersi Tutto era pronto

por la partenza,

per l'organizzazione della suddetta provincia. Presentai al Ministro nel giorno 3 corrente

una memoria a ciò relativa e mi offersi replicatamente a sommipotesse desiderarsi. Sono scorse tre setti-

nistrare qualsivoglia schiarimento

mane senza ch'io sia stato chiamato, ne richiesto di veruna dilucidazione e nemmeno ricevuto, allorché spontaneo mi presentai. Fu nel frattempo negato dall'Alta Polizia il passaporto per il ritorno al mio collega e dovetti ragionevolmente supporre, cbe fossimo ambidue ritenuti per

qualche politica vista della medesima. il candore i mei dubbi e le urgentissime mie circostanze Barone de Vessemberg testimonio costante della condotta tenuta dalla deputazione. La mia nota fu sotto il giorno 15 comunicata al capo supremo

Esposi con tutto

al Sig. r

dell'Alta Polizia e rimase sinora senza riscontro.

In tale stato

di

cose

io

ricorro

rispettosamente alla imparziale giustizia

della M. V., supplicandola di ordinare

:

che sopra

qualsivoglia imputazione,

accusa, indizio o rapporto apparente sul mio conto dagli atti della Polizia o d'altro dicastero

qualunque, sia istituita la più sollecita e rigorosa procedura,

mi sia communicata e dato luogo a difesa. Se delitto, colpa o fondata sospicione risulterà a mio carico, piombi pure sopra di

me la più umiliante delle pene, la perdita, cioè, della Sovrana Vostra ma dove apparisca la piena mia innocenza, della quale sono certo,

Grazia:


1

CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. Grandignitari massonici del 1814 e dell'epoca napoleonica,

373

ma non rispar-

miano anche qualche inquisito ed altri, tra cui i massoni di Brescia. Intanto devo osservare all'È. V. ch'io sono persuaso che il condannato

non abbia altro da deporre.

Basta

essere

stato

presente alla scena ben

luttuosa ed orribile, com'io lo fui, per dover così opinare, a meno che non si

debbano distruggere tutti i gradi dell'umana probabilità. Egli mostravasi

veramente penetrato della sua situazione e pentito. l'esempio della mia morte può essere di terrore

Se,

agli

diceami

altri e

Fra il massimo abbattimento

stato, sia fatta la volontà di Dio.

egli, se

giovare

allo

di cuore

protestando egli di aver detto tutto, persino i suoi più occulti divisamenti,

osservavami con tuono si

flebile e patetico

trovava nella terribile

che se da lui

situazione o d'inventare

Di Foresti e Muneri dice di essere

il

si

chiedesse di più,

falso o di

morire „.

ancor più intimamente persuaso che

"

mi abbiano versato il loro cuore e le nuove cose che avevano „. La scena ch'io ebbi col Solerà, fu, Eccellenza, una delle più luttuose che abbia mai vedute in mia vita, tanto più che stimando io da principio ch'egli avesse qualche grave occulto riguardo, mi ho creduto in tutto

Foresti:

dovere di fargli sentire colle più forti e veementi considerazioni tutta l'amarezza del suo destino.

Ma lo spettacolo che mi si presentò col Foresti mi

fu ancora più orribile e imbarazzante.

ne sia rilasciata onorevole dichiarazione, senza cui gravosa mi diverrebbe ìa stessa esistenza. Sire l'onore è il primo ornamento dell'uomo, è il solo patrimonio indipendente dall'Arbitrio e dagli insulti della fortuna, è il retaggio migliore che un !

Padre possa tramandare intatto ai figli. Io ne reclamo la tutela da un Sovrano che è egualmente Padre di tutti i suoi sudditi, che non ha mai saputo negarla all'infimo dei medesimi e che si degnerà accordarla ad uno che in ogni tempo ed in qualunque circostanza si onorerà di essere colla più leale

sommissione Della Maestà Vostra I. R. A. umilissimo, obbedientissimo, devotissimo servitore e suddito fedelissimo Il

conte Diego Guicciardi, deputato della Valtellina.

Vienna li 25 aprile 1815. Archivio della

"

Commissione aulica centrale per l'ordinamento delle provincie

occupate nel 1814 „ in Vienna. Fase. 940 N° 1308/O.P. (Archiv. der Central-Orga-

nisierungs-Hof Commission in Wien). Sul Guicciardi, alto funzionario della Repubblica italiana e del talia,

cfr.

F. Coraccini

(La-Folie)

"

Histoire de l'administration

d'Italie pendant la domination francaise

Regno d'I-

du royaume

t Paris, Audin, 1823, pag. 59 (Catalogue des Italiens, etcì. Per la parte avuta dal Guicciardi nelle trattative per l'annessione della Valtellina all'Austria cfr. C. Cantù, Cronistoria (cit.), II, pag. 63,

come sempre esagerato.

,


374 "

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Allorquando nel 20 novembre

mi com-

lo feci tradurre innanzi a me,

parve colla morte in corpo. Alla mia prima domanda, dissemi tutta disinvoltura, che preso già aveva

con

tosto

veleno. Il suo aspetto era fermo

il

ma d'uomo che aspettavasi già una capitale sentenza. Avea egli

e robusto,

minuti pezzetti una grande bottiglia dell'acqua

infatti ridotta in

di vetro

e tranguggiato poche ore prima tutto il vetro della medesima tranne il fondo

col quale stava

appunto

l'arteria del braccio

aprendosi e tagliandosi

per

quando ordinai al custode che mi fosse tradotto. Credeva egli che fosse tradotto ad una solenne pubblicazione di sentenza

uccidersi più facilmente

popolo

in faccia al

che per evitare, siccome

e fu perciò

amava meglio di morir di veleno „...

infamia,

copia di latte e chiamato

il

medico

ei diceva,

delle carceri, che gli prestò gli oppor-

momenti

tuni soccorsi, non ho indugiato a mettere a profitto que' preziosi si

vedea tutta

grato per

le diligenze

in cui

quanto il Caporali

la

sua disposizione di dire

usate per la

siffatta

Fattogli subito bere gran

"

il

vero e mi si dimostrava

guarigione „.

sua

gli scrisse dal carcere di

Venezia

Il

Foresti

depone

Carboneria.

sulla

Il

mezzo di una cordicella. Le deposizioni si aggirano sulle mene dei carbonari prima della rivoluzione Foresti, pure in carcere, tirò a sé la lettera per

e sul principe di

Carignano

e di Calabria.

Negli esami successivi svesciò

tutto quanto ancor sapeva e quello che aveva udito in carcere dagli altri

imputati. L'Armari ne rimase assai compromesso, così molte persone estere

sopratutto degli stati pontifici. "

Più che dell'annunzio

catene.

Da ogni suo detto

egli firmato

medesimo

:

d'onore „

„.

protocollo porgeva le mani ai ferri del custode, disse al Ora siete onorato anche voi, perchè avete legato un uomo

*

Vengo ora al Munari, uomo, che per il carattere che mi mirabile

degli altri

due condannati.

Presenza

più dignitoso contegno,

profonda,

ma da coraggio

temprata

spiegò mi parve ancor più

afflizione

trapelava la sincerità.

il

*

Munari: di spirito,

morte sembrava oppresso dal peso delle Finito l'esame, quando

della

il

per la sua sorte, ch'ei chiamava durissima,

salvarsi e del

qualità che nel

infiammato,

pari

intensissima

cura di non

ma franco „.

Dettò a protocollo

Se però quello ch'io sarò per

"

entità,

o di poca estensione, io dovrò

non voler fare quello che fece

Filota,

voler sodisfare al bisogno di vivere,

vecchio padre Parmenione

(1),

dire,

il

vero,

quale,

annunciò

che poscia

fu

il

erano

volto

una dichiarazione sarà

incolpare il

sommo di

desiderio

che

momento spiegò e che gli balenarono da un

detto:

(1)

dire

le

tutto

in cui è

riconosciuto o di poca

mio duro destino per

messo

alla

tortura,

per

come correo il povero suo riconosciuto

innocentissimo

Padre e figlio furono giustiziati per ordine di Alessandro a Proptasia

nel 330

a.

Cr.


.

e

CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

375

Anche il Munari

col-

compianto

dall'istesso

suo sovrano Alessandro „.

pisce con le sue deposizioni qualche inquisito ed altre persone.

Per ciò che riguarda i Grandignitari

"

Milano

di

propria

nulla sa di

mio malgrado per non ingannare il mio sovrano stesso a dichiarare che non li so „. TI Mazzetti, richiamandosi alle deposizioni fatte poco prima dal Munari, esprime quindi la convinzione sua che il Munari non conosca questi pretesi dignitari: " Difatti come potrei io credere che a danno della propria salvezza celasse i Grandignitari di Milano quel Munari che, ben conoscendo l'imscienza. Egli disse francamente:

"

Io sono

sforzato a

portanza del caso, seppe darci tre vittime del suo paese nelle persone del Roncati, dello Zarattini e del Cavriani? „ (Cavriani

figlio, di

nome Massi-

miliano).

Pareva a me che in Munari la brama di salvarsi andasse di pari passo

*

con una mirabile schiettezza, lontana egualmente da qualunque sospicione

mezzo di una menzogna.

di falso e coll'aborrimento di salvar la vita col

Mostrava pari tendenza di rivelare cose nuove e di nulla

dire

che

vero

non fosse. Di tratto in tratto faceva conoscere colle lagrime agli occhi di essere sempre più penetrato della sua sorte. Le sue lagrime erano quelle non della viltà e della disperazione, ma quelle dell'uomo commosso, quelle comandate ad ognuno dall'imperiosità della cosa. Si vedeva in lui una grande

afflizione nel

mava:

"

propalare l'aggregazione del Cavriani, e spesso escla-

Che mi importerebbe i Grandignitari

di Milano,

quando ho

crificato alla verità le migliori affezioni del cuore, i miei migliori

Sulle condizioni

in

cui

si

trovava

la polizia di

queste rivelazioni che misero sossopra

le

Milano,

il

sa-

amici? „.

Munari

autorità centrali di Vienna:

fece '

E

qui credo dovere, per sempre più mostrare al mio Sovrano, che mi stende la destra, la tutti

i

mia sincerità ed il mio grato

Carbonari che io conosceva

meraviglie

si

animo, di far presente, come

rallegravano e facevano grandissime

come nella direzione di Polizia di Milano ed in altri luoghi si

lasciassero nell'impiego quelle stesse persone che erano impiegate sotto

il

Governo e non potevano che essere avverse al Governo attuale, giacché ragionavan dicendo che un uomo non affezionato al Sovrano possa cessato

ancora servirlo a dovere forse nella Giustizia o nell'Amministrazione,

non giammai nella Polizia. Sentì da Tommasi che di

ma

all'epoca della discesa

Re Gioachino v'era qualche impiegato di polizia di questo Regno, che

era inteso con lui ed aveva preparate delle armi "

Queste sono in sostanza

le

„

propalazioni dei tre condannati, e sono ora

ben sicuro che nulla più abbiano a dire. "

Esternando il mio sommesso parere dirò che

è

per loro pienamente

verificata la condizione della sovrana grazia, tanto perchè S.

M. nella Sua

Venerata Risoluzione 29 ottobre 1821 altra condizione non

pone

se

non

quella che se ne rendessero degni colle propalazioni di quanto sanno circa la Setta, Settari e Grandignitari in sia la qualità delle circostanze

Milano senza prescrivere sia il numero,

da propalarsi, quanto perchè

essi e

circa

i


-

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

circa

la

Setta e Settari molte importanti circostanze

376 Grandignitari

e

diedero, circostanze che se

non poco per sorvegliare quelle persone che

certo

ci

non tutte potranno essere provate, serviranno dalle

propalazioni

dei

Rei sono gravemente colpite, massimamente quelle che per disgrazia nostra

coprono impieghi „. Credo finalmente

"

di

dover

far

che dopo la cognizione che

presente

ottenni del carattere ben singolare e fermissimo dei condannati,

che mi fu

più

facile

di conoscere

carattere

che ora mi sia di esprimerlo coi più

convenienti colori, porto opinione che quanto è salubre al pubblico esempio la loro

condanna d'anni 20

di

duro carcere,

la loro

morte sarebbe altret-

tanto di effetto contrario nel popolo, massimamente quella del Solerà, dèi

quale è già precorsa la fama, che

finito

il

processo

interamente alla Religione ed alla più decisa

Prego

l'È. V. di

si

è convertito e

dato

pietà... „.

subordinare al Trono del mio Sovrano, ecc. ecc.

Venezia 27 novembre 1821.

Antonio Mazzetti (1).

Luzio chiama

Il

il

Mazzetti " famigerato „

(v.

roncelli „, pag. 43). Forse egli fu tale

durante

del voto del Senato su questo processo

;

" il

11 j)r ocesso Pellico-Maprocesso come relatore

per la parte avuta a Venezia nel

novembre di quest'anno io lo chiamerei piuttosto un uomo di cuore. La relazione del Mazzetti ebbe anche subito l'effetto desiderato; ancor l'il dicembre l'imperatore commutava la pena di morte in venti anni di carcere duro. Di ciò Francesco I dava notizia al ministro Sedlnitzky

questo rescritto

con

:

Caro conte Sedlnitzky Dal qui unito protocollo Ella vedrà quali importanti scoperte si potè in parte già raggiungere per mezzo del segreto Solerà, Foresti e

con mia piena sodisfazione risultati si

interrogatorio dei

Munari da Me ordinato il 29 ottobre 1821 dal

consigliere aulico

Mazzetti,

e

carbonari praticato

mentre

altri

potranno ottenere a mezzo delle opportune disposizioni che Ella

impartirà.

Io ho in conformità al rapporto (Mazzetti) commutato a questi tre inquisiti

la

pena di morte in venti anni

mulgare subito

la

sentenza

;

il

di

carcere duro ed ordinato di

vice-presidente

de Pleneiz fu poi da

incaricato (2) di notificare subito alla Commissione

speciale

pro-

Me

ed al Senato

solo quel tanto che è necessario per la inquisizione, mentre egli (Pleneiz)

(1J Arch. (2)

G. Min. Int., Anno 1822. F. 157, N° 3866.

Vedi il seguente rescritto sovrano.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. dovrà comunicarle (Sedlnitzky) tutto

il

resto che è utile sia risaputo solo

da Lei e da Me; in quei casi adunque dove non di

ci

siano gli indizi legali

un delitto, dove non devono aver luogo che segrete

delle tre

consegneranno

tutti

i

osservazioni,

ri-

appunto per protocolli che contengono i costituti

cerche e rilievi che precedano l'azione ciò che le si

377

della giustizia; ed è

sunnominate persone.

(Nel prossimo periodo è detto che affinchè

il

Sedlnitzky possa farsi su-

bito un'idea delle deposizioni dei tre condannati, gli fa

pervenire

rap-

il

porto originale del cons. aul. Mazzetti). Nella lettura di questo rapporto non Le sfuggirà quanto osservato circa l'andamento l'esperienza

della

polizia

nel

il

Munari ha

regno lomb.-ven., e poiché

ha dimostrato che da parte degli impiegati di queste autorità

commettono spesso atti che paralizzano Fazione per giungere alle divisate scoperte, così Io attendo da Lei al più presto un rapporto circostanziato

si

intorno al

queste

modo con cui si potrebbe organizzare

autorità

tanto

importanti

per

la

e

occupare

gli uffici di

generale tranquillità nel regno

lombardo-veneto.

Vienna 11 dicembre 1821. Francesco. {Trad. dal ted., Arch. G. Min.

Int.,

Anno 1822, Fase. 157, N. 11471).

Così infine esprimeva Francesco I la sua alta compiacenza per

il

risul-

tato ottenuto dal Mazzetti a Venezia: tat

Caro Vice-presidente de Plenciz!

Ho rilevato con piacere, con quanta convenienza allo scopo, ed umanità

il

Consigliere Aulico Mazzetti ha secondo le di Lei disposizioni messo

in esecuzione

il

mio incarico del 29 ottobre; il perchè Ella lo assicurerà

della mia speciale Contentezza e Grazia.

Considerando il contenuto dei protocolli dal medesimo assunti coi So-

Munari, Io mi trovo pure mosso al presente a condonare medesimi la pena di morte secondo la legge meritata, e di pronunciare

lerà, Foresti e ai

invece della stessa quella di 20 anni di carcere duro contro i suddetti tre inquisiti. Ella disporrà quindi

ormai l'occorrente per la pubblicazione della

Mia risoluzione del 29 ottobre 1821. Le racchiudo qui annessi i protocolli assunti con Solerà, Foresti e Munari. Riguardo

a questi protocolli egli è

mia volontà, ch'Ella colla più scrupolosa certezza, consigliere Mazzetti, notifichi quello che

uso

e di concerto coll'aulico

rende necessario per l'ulteriore

alla Commissione Speciale ed al Senato mediante nota Precomunicando poi i protocolli medesimi mediante nota Presidenziale

d'ufficio

sidiale,

al

si

mio Presidente della Polizia senza la menoma pubblicità e colla possi-


378

-

bile sollecitudine.

IL

RISOEGIMENTO ITALIANO

Le ritornerò in seguito il rapporto del Consigliere Au-

lico Mazzetti.

Vienna 11 dicembre 1821. Francesco. (Arch. Min. Giustizia, N. VI- 100).

— Rescritti imperiali sul Processo Pellico-Maroncelli.

3.

Sovrana Risoluzione sul secondo processo costrutto contro la setta de' Carbonari.

Caro Vice-presidente De Plenciz! In evasione del rapporto del Senato di Verona 6

sottometteva alla Mia decisione

Venezia contro

il

Dicembre 1821 che

secondo processo criminale costrutto in

la setta de' Carbonari, gli allegati del

quale rapporto ven-

gono in seguito ad eccezione dei due fascicoli cogli atti del Romagnosi che Io per ora ho trattenuto e dei N. Romani — N.° 662. 675. 747. 750. 751. 808. 823. 879. 898 e 939 che Le verranno a suo tempo dal Mio Presidente di Polizia, Io Le fo nota con ciò la mia determinazione 1

—

che Io 1°. A Pietro Maroncelli, Silvio Pellico e Giovanni Angelo Canova condono in via di grazia la pena di morte, ma con questo ch'essi debbano

subire

primo 20, il secondo 15

il

e

il

terzo cinque anni di duro- carcere,

due primi sul forte dello Spielberg e

il Canova sul castello di Lubiana. Al professore Ressi Io voglio per grazia condonare il carcere in vita e che invece gli sia inflitto un carcere duro di cinque anni. Nello

i

2°.

modo Io voglio:

stesso

3°.

Mitigare

il

carcere

a

vita

Rezia in tre anni di carcere duro,

pronunciato le quali

contro

Giacomo Alfredo

pene dovranno dal Ressi e dal

Rezia essere scontate nel castello di Lubiana. 4°

I rilievi proposti dal Referente presso

l'arrestato

il

Senato in riguardo del-

Giuseppe Liard debbono ordinarsi alla Commissione speciale di

Prima Istanza in Venezia per l'ulteriore procedura. 5°. Il Laderchi, tosto che la Commissione speciale di Prima Istanza dichiara di non aver più bisogno di lui, dev'essere di nuovo consegnato negli Stati Papali

Corte Papale,

in

quella stessa

maniera,

con

cui

fu

ricevuto

dalla

ma è da convenirsi espressamente la di lui riconsegna, caso

si presentasse in questi stati come necessaria. Del mezzo della mia Cancelleria di Stato che ne sarà per ciò noti-

che la di lui presenza resto per ziata,

saranno indicati alla Corte Pontificia quelli de' suoi sudditi che

condo questi atti vengono

specificati

per

Carbonari,

assieme

alle

se-

copie


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. degli atti che loro

si

riferiscono,

379

tatto verso reciproco da osservarsi per

il

per parte di quella reggenza. 6°.

All'inquirente di prima Istanza e ai due relativi presso

Senato

il

Verona verrà fatta conoscere la Mia ripetuta soddisfazione per la zelante

di

loro applicazione in questo oggetto.

Vienna 6 Febbrajo 1822. Francesco.

La sovrana soddisfazione per i servigi resi dal Salvotti come inquirente mezzo del presidente Fratnich.

fu notificata allo stesso per

A S. E. Fratnich! Sua Maestà con veneratissima sovrana Risoluzione 6 febbraio 1822 emanata sopra

il

II processo contro la setta dei Carbonari

mente degnata di ordinare

che

sia

si è

graziosissima-

attestata all'Inquirente e Relatore di

Sua

soddisfa-

Senato Lomb. Veneto nel comunicare questa sovrana

gi'aziosis-

I Istanza, Assessore d'Appello

Antonio

Salvotti, la ripetuta

zione per la zelante sua applicazione in questo oggetto. L'I. R.

sima Risoluzione a codesta Commissione di II istanza,

la incarica di par-

teciparla al detto Assessore d'Appello Salvotti.

Mazzetti. Plencyz.

Per imperatorem

Verona li 13 febbrajo 1822. Wohlgemuth. Dal Laderchi (1) si attendevano ulteriori servigi. L'imperatore, come è detto nella lettera del 6 febbraio,

ordinò la sua consegna

solo dietro promessa che, in caso nei

processi in corso,

il

fossero

governo di

Roma

papali

autorità

alle

necessarie le di lui deposizioni lo

rimetterebbe

alle

autorità

inquirenti nel Lombardo-Veneto.

Di

ciò si rese attento l'ambasciatore austriaco a

Roma

con questa co-

municazione:

A S. E. l'Ambasciatore d'Austria presso la Santa Sede, S Conte r

Apponi/ in

Roma. Eccellenza,

Nell'emanare cesso

(1)

costrutto

la

sovrana Risoluzione 6 febbraio corr.

contro

li

settarj

di

Sul Laderchi, misera figura di delatore, vedi Luzio, Il

Maroncelli.

secondo pro-

sul

Carboneria, S. M.

si

è

degnata fra

processo

Pellico-


380

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

-

altre cose di ordinare che di I Istanza

dichiara

di

il Laderchi, tosto che la Commissione speciale non avere più bisogno di lui, debba essere di

nuovo consegnato alle Autorità pontificie in quella stessa maniera, con cui fu ricevuto dalla Santa Sede,

ma che

da convenirsi espressamemente

sia

la di lui riconsegna, caso che la di lui presenza si rendesse in questi Stati

necessaria, cosa che

non è ancor avvenuta.

Avendosi nel frattempo, corso dalla Subordinazione degli atti sino all'emanare della veneratissima Sovrana Risoluzione, emesso l'ordine di riconsegnare

il

Laderchi, senza però pattuirsi la di lui consegna pel caso even-

tuale sopra contemplato: debbo interessare l'È. V. acciò

voglia nelle

vie

governo Pontificio le Sovrane Intenzioni. Essendosi anche questa volta ordinato da S. M. che alla Corte pontificia

diplomatiche far conoscere

al

sieno indicati quelli de' suoi sudditi, che secondo gli atti del secondo Processo vengono loro

si

specificati per Carbonari,

riferiscono,

il

tutto

verso

il

insieme

reciproco

alle copie degli atti

da

quel governo (su di che saranno a V. E. a suo tempo fatte

comunicazioni per parte dell'Intima Cancelleria vi potrà essere, a

di

Corte

mio parere, difficoltà di ottenere da S.

di riconsegna del Laderchi

Aggradisca l'È. V. anche

bramata da

S.

che

osservarsi per parte di

e-

S.

le

opportune

di Stato)

non

l'assicurazione

M.

in questa occasione,

li

sensi della perfetta mia

stima e particolare considerazione.

Mazzetti

Verona 13 febbr. 1822 Wolhgemuth. Per tutti

e tre

i

doc: Arch.

del Minis. di Giustizia

VI. 100. \

1821

4.

della

— Un biasimo sovrano

Commissione speciale

di

I

al

Presidente

Istanza residente a Venezia,

Gardani.

Il

Ressi (1) scrisse dalle carceri di Venezia una lettera al Settore

gnifico

proclamando la sua innocenza.

Il

Ma-

presidente della Commissione in-

quirente Gardani autenticò lo scritto del Ressi

come di dovere e lo lasciò

giungere a destinazione. La cosa venne all'orecchio dell'Imperatore al quale quella dichiarazione di innocenza firmata da

un giudice sembrò una dimo-

strazione legale della convinzione di quest'ultimo

sull'innocenza

del

con-

dannato e già morto professore.

Abbassò uno scritto al Senato chiedendo informazioni.

(1)

Per il Ressi e gli altri imputati ne' processi Foresti-Solera

e

Maroncelli, vedi A. Luzio, Il processo Pellico-Maroncelli, Milano, 1903.

Pellico-


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

381

Caro Vice Presidente de Plenciz !

Mi -venne recato a notizia che il Professor Ressi di Pavia trovasi inquiVenezia per Carboneria, e che abbia dal carcere scritta una lettera

sito a al

Rettore Magnifico di Pavia BeUardi,

nella

quale

notificherà se

protesta a lui e ai suoi

vidimata dal Presidente Gardani,

colleghi

la

sua innocenza. Ella

mi

veramente il Ressi siasi dichiarato innocente, e qual'altra sen-

tenza siasi contro di lui emanata, e se Gardani abbia fatto bene a permettere al Ressi di scrivere tale lettera

prima dell'emanazione della sentenza,

come pare, e di confermarla, per così dire, colla sua vidimazione. avrà poi cura che

le

sentenze contro

il

Ressi e

Liceo di Verona Nicolini siano comunicate studi, affinchè questa esamini se costoro

impieghi.

contro

all'Aulica

il

— Ella

Professore del

Commissione degli

possano ancora tenersi

nei

loro

— Mi venne finalmente notificato che Antonio Panigada sia nel

medesimo tempo e avvocato e praticante presso la Delegazione di Brescia. Ella quindi mi informerà se così sia avvenuto con scienza del Senato, e se non sia egli da costringersi d'astenersi dall'esercizio dell'avvocatura, finché trovasi in un impiego dello Stato, come in tutti gli altri miei Stati è

costume.

Vienna li 25 Dicembre 1821. Francesco. Arch. Min. Giustizia

— }

Il

Senato fece pervenire a

S.

M. questa relazione:

Sacra Maestà Presenti: Il

primo Presidente de Plenciz

Consiglieri aulici

de Mazzetti Ref. e Salvioli

„

Cav. e Maffei „

Gognetti

„

Angeli

„

Pilgram

a

Resch Silva assente con permesso

Col sovrano Veneratissimo Motuproprio 25 dicembre 1821 si degnò la Maestà vostra di ordinare, che Le sia fatto rapporto se il Professore Ressi di Pavia siasi realmente dichiarato innocente, come egli scrisse dalla carcere in Venezia al Rettore Magnifico BeUardi in

una lettera vidimata dal

presidente Gardani e se questi abbia ben fatto a permettere

al

Ressi di


382

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

prima

scrivere tale lettera

dell'emanazione

sentenza confermandola

della

per così dire colla sua vidimazione. Si dispensa l'umilissimo Senato di parlare dell'ora

defunto Ressi, la di

cui condanna fu già resa nota a Vostra Maestà.

Perciò che concerne la vidimazione del Presidente

Gardani che

dicesi

sommessamente osserva il Senato che le lettere che si scrivono dai detenuti vengono sempre per la loro regolarità ed onde non nascano abusi, vidimate o da un consigliere o dal presidente. fatta alla

lettera dal Ressi

scritta,

Che se il Ressi nella indicata lettera scriveva

d'essere

dichiarato

stato

innocente essendo ciò contrario alla sentenza della commissione speciale di

prima istanza, che lo dichiarò colpevole di correità nel delitto di alto dimento, non doveva

al certo

il

lettera ciò che era contrario alla verità ed

il

detenuto

né doveva, pria dell'intimazione della sentenza sapere, è

tra-

Presidente permettere che si scrivesse nella stesso

non poteva

tanto più che non

punto regolare di lasciare scrivere ai detenuti cose che il loro processo

concernono.

Siccome per altro non esiste la lettera di cui più possibile di ricuperarla, così questo senato

giungere sul conto del Presidente Gardani,

il

si

tratta, né sarebbe forse

non saprebbe

altro

quale è del resto

sog-

un uomo

che non diede mai motivo alcuno di censura. (Il

resto della relazione

concerne

il

professore

quale fu arrestato per la sua corrispondenza

Niccolini di Verona,

il

Brescia, ed

il

coll'Ugoni di

Panigada). Plenciz.

Verona 5 Marzo 1822. Attergato di Francesco

I.

Dovrà esigersi dal Rettore Magnifico della Università di Pavia la lettera del Ressi e quando questa sarà stata comunicata al Senato in originale, Gardani non meriti per ciò il Senato prenderà in esame se il Presidente una Riprensione, la quale in caso affermativo

gli

dovrà

essere fatta per

lettera presidenziale.

Non

soltanto la decisione che la Commissione

nunzierà contro

il

sione degli Studi, fatto di

Niccolini dovrà

essere

speciale di Milano pro-

comunicata

all'aulica

Commis-

ma dovrà questa eziandio fin da adesso essere messa al

quanto viene imputato il Niccolini, nonché della sua confessione,

affinchè l'aulica

Commissione

degli studi dia più presto che sia possibile,

qualora ciò non avesse avuto ancora luogo, le opportune disposizioni provvisorie per la cattedra di Storia nel Liceo di Verona.

di notizia l'informazione concernente

il

— Mi serve infine

Panigada.

Francesco.

Vienna 18 Maggio 1822. Arch. del Min. di Giustizia

—jo-

)


CONTRIBUTO ALLA STORTA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

383

;

Rivoltosi

il

Senato al Rettore Magnifico dell'Università

Pavia

di

potè

ricuperare la lettera del Ressi che fu l'oggetto della discussione del Senato

Lombardo-Veneto nella tornata del 26 Giugno Letta la lettera, fu proposto

'22, relatore

V Angeli.

seguente Voto, accettato all'unanimità:

il

Voto

dubbio era essenzialmente se

Il

al

Presidente Gardani

il

Ressi di scrivere cose non vere riguardanti

solo meritasse qualche censura

;

il

permesso

avesse

suo processo e se per ciò

ma la lettura della lettera originale stata

ricuperata ed inoltrata a questo Senato

dal

speciale di 2 a Istanza in

pienamente quel dubbio in favore

Milano toglie

non contiene

del sullodato Presidente Gardani, poiché la lettera

mente cose concernenti il suo processo innocente

di esser stato dichiarato

nemmeno

e

dalla

addetto

quella

a

minima-

supposta

la

notizia

Commissione e la lettera stessa

come si supponeva, ma dal

poi non è vidimata dal Presidente Gardani, Consigliere Grabmajer

della Comissione

Presidente

Comissione

di

speciale,

cui

si

ravvisa chiaramente la forma in abbreviatura.

può indurre dal contesto di detta lettera si è che il meno non indegno di appartenere all'università; ma un tale conforto, sincero o simulato che sia, non si può interdire ad alcun Inquisito criminale, meno poi n<4 caso di collisione del Ressi, in cui, per una mal intesa pietà e genePatto quello che

Ressi stesso

si

si

credeva e voleva far credere innocente o per lo

rosità poteva credere di dover piuttosto allievo

%

ed amico Laderchi, mentre

il

per titolo di

ommessa denuncia,

erciò anche a

mente delle

fare alcun di f

rimprovero

tutto

Ressi,

che accusare

Gardani,

nessun motivo di censura, e non lo sarebbe

suo

il

non è il caso

surriferite sovrane Risoluzioni

Presidente

al

soffrire

come si sa, non fu condannato

che

nemmeno

fin

a

non diede

qui

carico del Con-

Grabmajer che vidimò la lettera; quindi si propone che ritenuta una copia della suddetta lettera nel protocollo di consiglio, sia restituito

siglier

l'originale al professore di

Pavia Giulio Bellardi

col

mezzo

dello

stesso

Presidente della Commissione di seconda Istanza in Milano.

Verona li 26 Giugno 1822.

Angeli. (Ardi, del Min. di Giust., Ib.).

5.

— Sovrana

con cui furono sciolte di

le

Risoluzione

due Commissioni speciali

Venezia e ricomposte quelle

(emanata sul Rapporto di

S.

E.

il

di

Milano

Vice-Presidente del Senato

Lombardo-Veneto). *

Mi sono determinato di sciogliere le due commissioni

stite fin ora in II

Venezia

Risorgimento Italiano.

per inquisire

— IV.

i

speciali

Carbonari e loro maneggi,

sussie 05

di


384

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

assegnare in egual

modo gli affari, che loro fin'ora incombevano, alle due

Commissioni Speciali, 7 settembre

Milano a termini del Mio Rescritto

state istituite in

1821 per inquisire

e giudicare gli Individui

avviluppati nelle

turbolenze del Piemonte e di Napoli e Soggetti alle Autorità Austriache,

per l'inquisizione e relativo giudizio. "

Alle due Commissioni sussistite in Venezia deve attestarsi la mia So-

disfazione per la loro zelante applicazione e dimostrata attitudine. 8

Voglio però che la Commissione in Milano destinata tanto per l'inqui-

maneggi, che degli Individui avviluppati nelle

sizione de' Carbonari e loro

turbolenze del

segue "

Piemonte

Napoli

e di

per

sia

l'avvenire

composta come

:

La Commissione di prima istanza sotto

la

Presidenza

del

Presidente

Criminale Della Porta sarà composta: dall'Assessore dell'Appello Veneto Salvotti che colla presente in Consigliere d'Appello in

Milano e che

in

pari

tempo deve

nomino

principal-

mente assumere l'inquisizione contro gl'Imputati; dal Consigliere di Vicenza Roner; dall'Assessore dell'Appello in Milano Menghini; dal Consigliere di Lodi Pizzini; e dal Consigliere di

Como Zandonati

in qualità di Assessori, Giudici ed Inquirenti sussidiari. "

In Attuario nomino

il

Segretario di Rovigo

Rosmini stato fin'ora im-

piegato a Venezia in eguale mansione. "

La Commissione di Seconda Istanza in Milano sotto la Presidenza del

Vice-Presidente d'Appello degli Orefici sarà composta dai Consiglieri dell'Appello in Milano Raicich, Miniussi, Benoni, Machan, e dal

Consigliere

del Tribunale Civile Marinelli. "

In Auttuario

di

questa

Protocollista di Consiglio

del

Commissione di seconda Istanza destino Trib. e

Criminale in Venezia Schubert,

nomino in pari tempo in Protocollista

di

Consiglio

presso

il

che

l'Appello in

Milano. "

Lascio a Lei di aver cura che questa Mia Risoluzione venga eseguita

nel

modo più conveniente, e venga osservata ogni possibile precauzione nel

trasferire le persone sospette di Carboneria e detenute in

Venezia

perchè

non possano fuggire. "

Quando colla possibile segretezza sarà tutto preparato per l'attivazione nuova Commissione, Ella renderà intesi di questa Mia Risoluzione il

della

Mio Sig. r fratello Arciduca Vice-Re ed i Conti Strassoldo ed Inzaghi, come che Io la partecipo contemporaneamente al Mio Presidente di Polizia.

Vienna li 29 aprile 1822 Francesco ..


CONTRIBUTO ALLA STOMA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

385

Nella sessione 14 maggio 1822 del Senato Lombardo- Veneto, relatore il consigliere aulico Angeli, fu votata la comunicazione speciale all'assessore Salvotti e così concepita:

All'attuale Assessore Sig.

r

Antonio

presso

l'I.

E. Tribunale

Essendosi degnata

29 aprile 1822

di

S.

M. mediante veneratissima

nominare

l'attuale

Assessore

Signor Antonio Salvotti, in consigliere presso e

d'Appello

di

Venezia

Salvotti.

Sovrana Risoluzione

all'Appello

di

R. Tribunale

l'I.

Venezia,

d'Appello

Superiore Giudizio criminale di Milano, coll'annuo salario di fiorini due

mila cinquecento: se ne rende inteso lo stesso signor Consigliere per consolante sua notizia e direzione e coll'ordine di trasferirsi sollecitamente a

Milano onde presentarsi giuramento

d'ufficio

alla

Presidenza d'Appello per la prestazione del

ed assumere indilatamente

incombenze annesse alla

le

carica conferitagli.

Vidi: Angeli

Plenciz

Per Imperatorem Verona 14 maggio '22

WOHLGBMUTH Arch. del Minist. di Giustizia, VI

6.

—

—

Rescritti Imperiali

e Relazione del Senato Lombardo-Veneto la

domanda

di

Federico Confalonieri

di

far uso de' bagni di Abano.

Caro Vice-Presidente de Plenciz,

Qui unito trasmetto al Senato di Verona un'istanza, stata a Me inolMio Sig. r fratello Vice-Re, dal padre e dalla moglie del Conte Fe-

trata dal

derico Confalonieri tendente ad ottenere il permesso cbe quest'ultimo possa far

uso dei bagni di Abano, perchè Mi rassegni

prenderà in pari tempo in deliberazione, sizione speciale contro fatte, fosse

il

il

suo parere, ed il Senato

se,

in vista della già aperta inqui-

Conte Confalonieri

e delle dichiarazioni da questo

regolare e prudente

il

permettere un consulto di medici

contegno della Commissione speciale nel estranei

sullo stato di salute del Confalonieri ed

il

sorpassando

quelli

del

locale

rilascio di un certificato privato


386

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

oppure

alla famiglia,

se

non sia da darle per ciò un'avvertenza che in tal

caso sarebbe da rilasciarsi sull'istante.

Laxemburg li 8 giugno 1822. Francesco.

Presenti

Vice-Presidente de Plenciz

il

Salvioli

Maffei

Gognetti

Angeli Ref. te

Pilgram

C te Silva Resch

Benoni Assente Mazzetti in commissione si

propone il seguente umilissimo rapporto contenente il sommesso parere

del Relatore:

SACRA MAESTÀ Quegli che

si

rende legalmente sospetto di un delitto a segno di dover

esser preso in arresto criminale ed assoggettato a speciale inquisizione in

senso dei combinati §§ 258 e 281 P. alle

discipline prescritte

dallo

Carcerati, le quali

più grave

si

I.

del Codice Penale, deve

necessa-

conseguenze immediate di tale misura, cioè

riamente sottostare

stesso

devono tanto

codice

più

principalmente

scrupolosamente

al

alle

Capo V per

osservarsi,

i

quanto

presenta l'oggetto dell'imputazione.

Chiunque sia l'Imputato egli deve addattarsi sotto le quali è caduto per propria colpa,

volezze in ciò

comunque a proprie

spese e

alle

né può

prescrizioni

pretendere

comunque

tendenti

generali,

delle

age-

a miglio-

rare lo stato di sua salute od a preservarlo da futuri temuti sconcerti, se

non in quanto queste siano conciliabili colle norme disciplinari e col progresso e collo scopo dell'inquisizione.

Soltanto quando

un inquisito cade ammalato vuole il § 319 che se gli

procuri l'assistenza, ch'esige l'umanità, sempre però in luogo appositamente disposto e sorvegliato dal giudizio criminale, senza

chiamar altro medico

fuori di quello all'uopo già destinato e senza perdere di vista le necessarie

precauzioni.

Che in uno stato pericoloso di malattia si dovesse permettere all'Inquiil suo medico ordinario, sembra esigerlo Pistessa umanità; ma il consulto dovrebbe ancor sempre seguire coll'intervento del medico delle carceri. Stando però anche al certificato medico prodotto sub A il detenuto Conte Confai oneri non è ammalato in senso del § 319 P. I. del Codice sito di consultare in oltre


CONTRIBUTO ALLA STORIA De' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. Penale in

387

ma soltanto soggetto a qualche abituale incomodo di salute rimasto

conseguenza di già superate malattie, per cui non

si

tratterebbe che di

una cura tendente a migliorare lo stato di sua salute od a preservarlo da maggiore temuto sconcerto, la quale non può aver luogo se non in quanto sia conciliabile

colle

norme

collo scopo dell'inquisizione,

disciplinari per

i

carcerati e col progresso

e

come si è sopra osservato.

Che la cura proposta dai due medici estranei firmati sotto il suddetto non sia conciliabile con tali norme e viste nella parte prescrivente le acque di Abano, non abbisogna di dimostrazione: ma oltrecchè certificato

gli stessi

medici non dichiarano assolutamente necessario l'uso di tale

ri-

medio in Abano, non lo potrebbe nemmeno essere, perchè in oggi si sano preparare ovunque col mezzo dell'arte acque minerali (!) d'ogni genere producenti per lo

meno un quasi eguale effetto, come le naturali. Per questi

motivi fondati nella legge e nella natura stessa

della

cosa

il

fedelissimo

Senato sarebbe del sommesso

PAREEE 1°

che in niun caso sia da permettersi al detenuto Conte Confalonieri

di trasferirsi

ad Abano per far uso di quelle acque o fanghi, ma che solo

gli sia concesso,

che

si

sentiti

li

medici delle carceri, di far uso di quei rimedj,

rendessero necessarj, nel luogo stesso di detenzione sotto

le

debite

precauzioni a termini di legge; 2° che

non fu né prudente né regolare il contegno della Commissione un consulto di medici estranei, sor-

Speciale di I Istanza nel permettere

passando quelli

all'uopo

stato di salute del

destinati, sullo

mentre doveva invece attenersi

al prescritto del §

Confalonieri,

319 P. I. del Cod. Pen.,

quando avesse trovato dei forti motivi di deviare in qualche parte dal massime finché non si manifestava uno stato di pericolo, per cui si rilascia alla medesima ana" Ioga avvertenza, come dalla qui unita copia di decreto. o,

medesimo, consultare prima le Istanze superiori,

Questo è quanto il devotissimo Senato si fa sollecito di umiliare Maestà Vostra in obbedienza agli ordini abbassati col Veneratissimo vrano Viglietto 8 corrente giugno, di cui

riproduce

si

qui pure

alla

So-

annesso

l'allegato.

Verona li 25 giugno 1822 Angeli.

il

Seguono i decreti con cui si rende noto alle Commissioni di 2* e l a Istanza biasimo per l'irregolarità commessa. Arch. del Min. di Giustizia,

VI

— J

L'imperatore lasciò al Senato di decidere in argomento attergando di suo pugno sulla relazione 25 giugno del Senato L.-V.:


IL

*

Lascio al Senato

il

RISORGIMENTO ITALIANO

decidere a

presentata dai parenti del Conte

norma delle leggi sulla supplica

Federigo

a

Me

per ottenere che

Confalonieri

questi possa far uso dei fanghi di Abano e prendo a notizia

il

rimanente del

contenuto di questo rapporto.

Baden, li 13 luglio 1822.

Pbancesco „.

Ed il Senato, si capisce, facendo restituire

la

supplica,

dichiarava

che

non si poteva far luogo all'ivi spiegata domanda essendo senz'altro libero al

detenuto Conte F. Confalonieri d'invocare in caso di bisogno il disposto

dal § 319 P.

I.

del Codice Penale per far uso di quei rimedi che

dessero necessari e potessero somministrarsi nel luogo stesso

di

si

ren-

sua de-

tenzione.

Verona li 23 luglio 1822.

Angeli „. Arch. del Min. di Giustizia, VI

7.

—

—

Rescritto imperiale

sulla sentenza contro

il

conte Porro.

L'esecuzione della stessa narrata dall'Attuario Garraniga.

Caro Vice-Presidente de Plenciz! In evasione del Rapporto del Senato di Giustizia in Verona 20 aprile 1822 che qui ritornasi coi suoi allegati, ho trovato di significarle per renderne inteso

il

fungere il

2°

Senato il

e

per l'ulteriori disposizioni quanto

segue: 1° Che lascio

Suo Ufficio al Senato di Verona, qual Supremo Tribunale, contro

fuggitivo Conte Luigi Porro-Lambertenghi secondo le vigenti leggi.

—

Che sussistendo attualmente la Commissione speciale in Milano, la pub-

blicazione ed esecuzione della Sentenza pronunciata

Porro deve pure aver luogo in Milano.

dal

Senato contro

il

— 3° Rimetto al Senato l'oppor-

tuna decretazione della Supplica presentata dai congiunti dal lato materno 4° Ho preso a notizia le Sentenze prodel Conte Porro-Lambertenghi.

—

nunciate dal Senato contro

Armari e Tosi e il Senato

farà

conoscere al

competente Governo la mia intenzione che l'Armari sia espulso da tutti gli stati austriaci per la relativa istantanea esecuzione.

Baden li 2 Agosto 1822. Francesco. Arch. Minist. Giust., VI

—


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

389

L'esecuzione della sentenza contumaciale.

Commissione Speciale

L'I. R.

decreto

di

1* Istanza in

obbedienza

superiore

al

N° 241 rassegna copia del protocollo sulla esecuzione della sentenza

emanata contro il fuggiasco Conte Porro Lambertenghi. Salvotti.

Milano li 29 Agosto 1822 ventinove agosto anno mille ottocento e ventidue.

te N° 3270 P. S. ho In esecuzione della superiore ordinanza ventisei corr. le opportune disposizioni perchè il Bargello Camillo Jallero a ciò in-

date

caricato facesse nella notte dal ventisei al ventisette erigere il Patibolo sul

Piazzale della Vetra di questa città. c Eseguitasi questa operazione disposi che venisse dall'Imp. Gendarmeria

diretta dal Caporale Persavalli e dalle guardie Equestri di Polizia

dal Sotto

dirette

Capo Gianana sorvegliato il luogo del Patibolo onde non seguis-

sero inconvenienti.

Al mattino del seguente giorno ventisette, dalla Casa levare il carnefice Luigi Scoi,

e

prima delle ore sette,

feci

ed in mezzo a quattro guardie

Equestri dirette dal Sotto-Capo suddetto fu condotto nel detto luogo della Vetra. Ivi giunto ordinai al Bargello Jallero che desse ordine al Carnefice

perchè

alle ore sette precise in

sicuro

al

palo destro

mezzo alle dette guardie attaccasse in modo

del Patibolo la Sentenza (1) ventidue corrente della

SENTENZA.

(1)

della Commissione SpeVenezia contro la Setta dei Carbonari, costrutto contro il fuggiasco Luigi Conte Porro Lambertenghi di Milano imputato del delitto di alto tradimento; Vista la consultiva Sentenza della detta Commissione Speciale di I Istanza del 15 marzo 1822; Visti ed esaminati gli Atti del Processo Edittale

ciale, eretta in

Vista la consultiva Sentenza della Commissione di istituita contro la Setta dei Carbonari, del giorno Il

II

egualmente

Istanza,

30 marzo 1822

;

Cesareo Regio Senato Lombardo- Veneto del Supremo Tribunale di Giusedente in Verona con sua decisione 20 aprile 1822 ha dichiarato essere

stizia

fuggittivo Luigi Conte Porro Lambertenghi colpevole del delitto di alto tradimento, e lo ha perciò condannato in contumacia alla pena di morte da

il

eseguirsi nel

modo prescritto dal § 498 del Codice Penale, Parte I, con tutte

conseguenze di leg;?e

e quindi anche colla privazione di Nobiltà, e perdita, quanto alla sua persona, di tutti i diritti che secondo la costituzione di questi le

Stati competono ai Nobili e così pure al pagamento delle spese processuali insolidariamente con altri coinquisiti, colle riserve però del § 537 del Codice suddetto. Subordinati gli Atti colle relative Sentenze a Sua Sacra Cesarea

Maestà Apostolica, l'Altefata Maestà Sua con veneratissima Sovrana Risolu-


390

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

I.

R. Commissione Speciale sedente

di

un Cartone dall'Economato

macia condannato alla pena

di

della

in

Milano disposta preventivamente su

Direzione

quale fu in contu-

colla

morte il fuggiasco Conte Luigi Porro Lam-

bertenghi di Milano.

L'operazione venne alla detta ora precisa eseguita alla presenza di circa

duecento persone. Subito dopo

feci

che

il

Bargello Jallero ordinasse che

il

Carnefice fosse

ricondotto alla sua casa, e diedi a termini precisi dell'Ordinanza datami, le necessarie

disposizioni

affinchè vegliassero per

nisse staccata né

il

all'Imp. 6

Gendarmeria ed alle guardie Equestri buon ordine non solo ma anche perchè non ve-

smossa in verun modo dal Palo

la

Sentenza sino all'Ave

Maria del giovedì ventinove corrente, lo che fu il tutto pienamente eseguito colla Il

maggiore tranquillità. Patibolo e la relativa Sentenza furono di conseguenza esposti al Pub-

blico nelli giorni ventisette, ventotto e ventinove

;

all'Ave Maria della sera

del detto ventinove fu levata la sentenza dal Patibolo per

mezzo del Car-

nefice e ritirata la stessa dal Bargello Jallero.

Subito dopo e verso l'ora di sera venne levato

il

Patibolo

secondo

disposizioni di pratica date dallo stesso Bargello Jallero e quindi

le

l'esecu-

zione ebbe la sua piena esecuzione.

Durante i suddetti tre giorni coadiuvarono scambievolmente per ordine dell'I.

R. Direzione Gen. le di Polizia al buon ordine

quanto sopra

i

signori

Chiesa,

Commissario,

ed all'esecuzione di

Martinetti, Gerosa e Masse-

Ufficiali di Polizia e la Forza di Gendarmeria composta di dodici uomini venne comandata nel giorno ventisette dal Caporale Persavalli, nel

rini.

zione 2 agosto 1822 ha trovato di lasciar libero

il

corso agli

effetti

ordinar)

Commissione Speciale in Milano la pubblicazione ed esecuzione della Sentenza debba aver luogo in detta Città. Tale Suprema Decisione e Sovrana Risoluzione comunicate a questa I. R. Commissione Speciale di I Istanza con dispaccio della I. R. Commissione Speciale di II Istanza 20 corrente N° 240 vengono portate a comune notizia in esecudi Giustizia, con ciò che risiedendo ora la

zione del venerato Aulico Decreto 13 dello

stesso

mese N° ^oa

del

Senato

Lombardo-Veneto del Supremo Tribunale di Giustizia residente in Verona. Dalla I. R. Commissione Speciale di I Istanza. Milano 22 agosto 1822.

H Consigliere Aulico Presidente Della Porta.

De Rosmini Consigliere f. f. di Attuario. Per spedizione conforme De Conti Attuario. Dai torchi di Giovanni Bernardoni.


CONTRIBUTO ALLA STORIA De' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

391

giorno vent'otto dal Caporale Piccinini, e nel ventinove dal Caporale Gajetta e costantemente vi fu

Vice-Caporale Cattaneo.

il

In sussidio poi alla forza suaccennata vi furono nelle tre notti del ventisei,

ventisette e vent'otto

numero 12 guardie

civili

comandate dal Capo

Tosetti.

Fatto e chiuso

il

presente Protocollo alle ore otto pomerid. e del giorno

29 agosto 1822.

Garraniga Att."

—

Arch. del Min. di Giustizia, VI

8.

contro

— Francesco

I

grazia Alfredo Rezia

parere del Senato Lombardo-Veneto.

il

Sacra Maestà!

Giacomo Rezia,

coll'annessa supplica fregiata di Sovrana Segnatura, im-

plora dalla Sacra Maestà Vostra

Alfredo di lui

figlio.

Conosce

Grazia che la Sacra Maestà

rando

il

un nuovo Atto di Clemenza a favore di supplicante tutto

Vostra

si

il

pregio della Sovrana

degnò d'impartire quando tempe-

rigore della legge ridusse a soli tre anni la pena del duro car-

il

cere in vita, cui in base

del

Codice penale

§ 55.

il

devotissimo

Senato

aveva condannato Alfredo Rezia per correità nel delitto di alto tradimento.

Ora l'ottuagenario Padre priega al pietoso cuore della Sacra Maestà Vostra un atto di commiserazione che rasciughi le lagrime della desolata famiglia, a lui ridoni

Padre.

il

figlio,

ad una giovine sposa

il

marito, a

tre pargoletti

il

— Ma all'alto provvedimento soltanto della Sacra Maestà Vostra

è riservato di conoscere, se alle voci

venga ch'Ella schiuda il benefico

di

pietà

e

di

di Lei cuore, ed in

commiserazione contempo, in cui pen-

dono nuove processure per il titolo d'alto tradimento, sia Ella Generosa di

nuovi

atti di

Clemenza.

Il

devotissimo Senato crede di limitarsi ad os-

servare, constare dagli atti dell'inquisizione la circostanza, di cui

zione nella supplica, d'essersi Alfredo

Rezia ricusato

all'invito

di

è

menPietro

memore del giuramento pre1814 alla Sacra Maestà Vostra di non più appartenere a Società Vero è pure, che si ebbero in processo le più favorevoli testimo-

Maroncelli di associarsi alla Setta Carbonica, stato nel segrete.

nianze della condotta

politica e

morale

di

Rezia dopo

il

1814.

Ma tali

come pure l'altra di avere Alfredo Rezia ommesso di denunciare i due settarj Maroncelli e Bonetti, sedotto dalle false idee di un onore allevato e cresciuto nei campi militari, non ommise il devotissimo Senato circostanze,

di farle conoscere alla le

Maestà Vostra nel voto per mitigazione di pena che

umiliò col rapporto di causa e forse a quelle

circostanze

,

s'ebbe per-

messo di tanto asserire, ebbe riguardo la Sacra Maestà Vostra riducendo


392

IL

,

clementissimamente

la

RISORGIMENTO ITALIANO

pena a

soli tre anni.

Nuove circostanze relative alla

persona del condannato non emersero per meritargli un nuovo favore della

Sovrana Grazia. La pena incominciò a decorrere dal giorno 22 Febbraio prossimo passato, e a tutt'oggi ne scontò a pena sei mesi. Consta bensì da un protocollo rimesso dal giudizio civico provinciale di Lubiana concernente la domanda di Rezia per alcuni provvedimenti implorati a temperamento della sua situazione che egli tiene nel luogo di pena una condotta morale irreprensibile, sempre tranquillo, morigerato ed ubbidiente.

Ma questa circostanza, figlia del dovere di ciascuno condannato, non può attendersi per motivo di Grazia, specialmente in

un momento in cui il con-

dannato incominciò a pena a sentire la forza del castigo, che meritossi colla sua colpa. Il devotissimo Senato non sa per tanto conoscere alcuna

—

nuova circostanza, che appoggiar possa la supplica di Giacomo Rezia, quella

si

eccettui della desolata famiglia, a riguardo della

mente s'implora la remissione della pena; avrà per

se

quale pietosa-

altro a

sommo

di venerare ed eseguire quella Risoluzione, che piacerà alla Sacra

onore

Maestà

Vostra di abbassargli. —

Verona 27 agosto 1822. Plbnciz. Attergato di pugno dell'imperatore: * Fo Grazia ad Alfredo Rezia empo che manca al compimento della sua pena n

del

.

Vienna 9 Marzo 1823. Francesco. (Arch. Min. Giustizia, N. VI-100/89).

9.

— L'arresto

Proteste

del tenente maresciallo Carlo Zucchi.

conte

del

Bubna.

— Lettera

di

Francesco

I.

Relazione del Senato L.-V. all'imperatore.

L'arresto I

del generale baron Carlo Zucchi, voluto dalla Commissione di

Istanza contro

il

parere del

Comando militare di Milano, causò

proteste del ten. maresciallo Bubna. Egli

si

vivaci

rivolse al Consiglio Aulico di

guerra di Vienna che trovò giuste

le

sue ragioni

rapporto all'imperatore contenente

le

lagnanze del

;

steso

un

Consiglio Aulico e

le

sul

caso

fu

Bubna; Francesco I chiese sul fatto spiegazioni al Presidente del Senato Lombardo- Veneto con questa lettera: u Mio caro Presidente de Plenciz! Le comunico il rapporto rassegnatomi il 27 febbraio 1823 dalla Mia Presidenza del Consiglio Aulico di guerra proteste del conte

concernente l'arresto dalla

del

Tenente Maresciallo Austriaco Zucchi,

chiesto

Commissione speciale in Milano ed eseguito in Reggio negli stati di


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

393

Modena, senza intervento del Comando Generale in Lombardia, e La incarico di rassegnarmi

soluzione

dei

23

il

Austriaci avanti alla

abbia

di

1822

relativa

Milano

e

non

al

Commissione

detta

regolarmente rivolgendosi

agito

Governo

parere del Senato: Se, avuto riguardo alla mia Ri-

Marzo

al

modo

tradurre

di

a

tale

i

militari

Commissione stessa

speciale, la effetto

al

-Presidente

del

Tenente Maresciallo Buòna, come pure se e

quale Autorità od individuo abbia in ciò errato.

— Vienna ai 4 Marzo 1823. Francesco.

Letto il rescritto imperiale dinanzi al Senato Lombardo-Veneto del Supremo Tribunale di Giustizia di Verona nella tornata 11 marzo 1823, il relatore propose questo

VOTO: Per poter dare un fondato parere sulle calde lagnanze del Comandante Generale Conte Bubna e del presidente del Consiglio Aulico di guerra

PROPONGO Al Presid. Fr. degli Orefici Vice-Presid. del Trib. d'Appello, Milano.

Onde conoscere della regolarità nel modo dell'arresto del tenente maZucchi seguito in Reggio e della Sua traduzione a Milano senza ingerenza del Comando generale, si rende necessario che il Presidente della resciallo

Commissione Speciale di seconda Istanza rassegni sollecitamente al Senato

Lombardo-Veneto in copia tutta la reciproca corrispondenza delle due Commissioni speciali relativa all'arresto ed alla traduzione del detto generale fra di esse, quanto col Presidente mandante Generale, soggiungendo anche i motivi la Procedura tenutasi in tale argomento.

Zucchi, tanto

Governo

del ai

quali

fu

e

col Co-

appoggiata

Verona 11 Marzo 1823. Benoni. Controfir. Plenciz.

Arch. del Minist. di Giustizia,

Il

VI -—

Presidente della Commissione di II Istanza Degli

pervenire al Senato

un rapporto circostanziato

basato sugli atti e sulla corrispondenza

con nato

le

la

autorità di Milano.

della

Orefici

fece

tosto

sull'arresto

dello

Zucchi,

Commissione

di

Istanza

I

È in seguito allo stesso che fu votata dal Se-

seguente relazione sovrana:


394

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Sacra Maestà! Col veneratissimo Sovrano Viglietto dei 4 Marzo 1823, la Sacra Maestà

Vostra

si

degnata di ordinare che Le sia rassegnato il parere del fede-

è

lissimo Senato. Se nell'arresto

del

Carlo Zucchi, seguito in Reggio

Tenente-Maresciallo Austriaco Barone

senza

intervento

dell'Autorità

Militare,

avuto riguardo alla

Sovrana Risoluzione dei 23 Marzo 1822 relativa

modo

militari Austriaci avanti la

di

tradurre

i

al

Commissione Speciale, la

Commissione stessa abbia agito regolarmente rivolgendosi a tale effetto al al Tenente Maresciallo Bubna,

Presidente del Governo di Milano e non

come pure, se e quale autorità od individuo abbia

in

ciò

errato.

— Non

avendo il Senato veruna notizia dell'accennato arresto, né del mezzo di sua esecuzione, ha trovato necessario di richiamare dalla Commissione Speciale copia della relativa corrispondenza dalla quale emerge

quanto segue:

—

La Commissione speciale di prima Istanza si è determinata il 5 febbraio scorso di aprire la speciale inquisizione contro il Tenente Maresciallo Zucchi pel delitto di alto tradimento,

Reggio negli

Stati Estensi

ma siccome il medesimo era domiciliato in

nacque un dubbio

,

se

fosse

egli

un suddito

—

Aveva essa già modo dovesse l'arresto eseguirsi. in data 19 Dicembre 1822 richiesto quel Comando generale di volerle indiAustriaco, e in qual

care se lo Zucchi

si

continui a percepire

considerare

debba riguardare tuttavia per suddito Austriaco, se soldo di ritiro dalle Casse Austriache e se si debba

il

come addetto al Servizio Militare Austriaco.

Il

Comando Ge-

Dicembre 1822, che il Tenente Maresciallo Austriaco Zucchi devesi riguardare come un suddito austriaco appartenente

nerale rispose

giorno 22

il

allo Stato militare,

perchè

il

medesimo possiede il carattere di imp. regio

Tenente Maresciallo, porta l'uniforme e gode un'annua pensione di tre mila fiorini sull'erario Imperiale, percepita presso la Cassa Militare di Milano e

— La Commissione Speciale

consumata in Reggio con relativo permesso.

ha bensì potuto persuadersi della verità dei fatti attestati dal Comando Generale, ma non ha creduto di dover prestare eguale grado di credenza alle induzioni, che il Comando Generale in diritto traeva dai fatti medesimi, cioè che

il

Tenente Maresciallo pensionato Zucchi, per conseguenza da riguardarsi indubbiamente per sud-

di quelle circostanze di fatto fosse

dito Austriaco.

La notificazione del Governo di Milano dei 17 Novembre

1818 mosse la Commissione speciale a dubitare fortemente sopra tale quaversando lità attribuita per induzione al Tenente Maresciallo Zucchi, e in questo alla

dubbio essa ha pure dovuto trovarsi nell'incertezza relativamente il Governo di Modena nei cui stati lo Zucchi era

circostanza : Se

,

nativo, e domiciliato sarebbe per riconoscere in lui la Sudditanza Austriaca, e per farne quindi la consegna alla Commissione alla quale d'altronde interessava assai in ogni caso il suo arresto e la sua inquisizione onde giugnere a quelle scoperte, che da lui aveva motivo di credere potersi otte-

nere.

_ ln tale stato di cose

e trattandosi

di materia

assai

delicata e


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. gelosa, la

non

si

395

Commissione speciale conoscendo d'altronde che all'estero Stato

estendeva la giurisdizione militare del Comando Generale della Lom-

bardia, ha creduto cosa conveniente

temporaneamente

al

Direttore

il

rivolgersi in data

Generale della Polizia,

5 Febbraio conal

Presidente del

Commissione di seconda Istanza. Ricercò il primo a voler far eseguire l'arresto del Tenente Maresciallo Zucchi se giungesse in Lombardia. Indicò al Presidente di Governo in Milano il dubbio vertente sulla sudditanza dell'imputato, e gl'indizi militanti contro il medesimo, pregandolo di farne Comunicazione al Governo Estense per tutte quelle misure Governo, ed

alla

che esso ritenesse adattate al caso e che il

specialmente

valessero a prevenire

pericolo della fuga del Generale Zucchi, e di ricercare lo stesso

Governo

Estense di voler immediatamente ordinare l'arresto e la consegna dell'im-

putato nel caso che

il

medesimo da quel Governo venisse riguardato per

suddito austriaco. Nella Consulta diretta alla Commissione di

II a

Istanza

rappresentò la convenienza che in ogni caso il Tenente Maresciallo Zucchi venisse sottoposto alle Inquisizioni dinanzi la Commissione stabilita in Milano, e propose che a tale effetto fossero intavolate delle corrispondenze diplo-

matiche; ma la Commissione di IP Istanza scelse il partito di attendere prima di tutto l'esito delle ricerche dirette al Presidente del Governo.

—

Il

governo

di

Modena avuto riguardo alla gravità del delitto imputato al

barone Zucchi

rango

2>il

e considerandolo suddito

di Tenente

Austriaco per causa di servigio e

Maresciallo Austriaco e perche' fosse

trattato

colla

cautela che esige l'importanza della procedura e coi riguardi competenti al il fece arrestare da un Maggiore dei Dragoni in persona e lo accompagnare dal medesimo fino a Mantova dirigendolo a quel Dele-

suo grado fece

gato provinciale, il quale lo fece accompagnare in Milano da un Ispettore di Polizia e

da un Tenente

Generale siccome Militare.

di

Gendarmeria, ove fu diretto al Comandante

— La notizia di questo arresto, e della relativa

traduzione giunse al Presidente

del Governo di Milano il giorno 10 febmomenti prima che vi giungesse anche l'arrestato ed egli ne diede immediatamente notizia al Comandante Generale ed alla Com-

braio 1823, brevi

,

missione speciale di prima Istanza, la quale ancora quel giorno diresse al

Comandante Generale la sua ricerca, onde l'arrestato fosse consegnato alle sue carceri. si

— E siccome

il

Comando Generale fece le sue lagnanze, perchè

era fatto eseguire l'arresto senza il suo intervento, la detta

gli rispose

che

il

suo procedere

che esisteva sulla sudditanza dell'arrestato, e dalla

indugio poteva essere pericoloso. l'autorità militare riguardo a)

— Parere-. Per tre

all'arresto del

circostanza che

ogni

titoli muove lagnanze

Tenente-Maresciallo Zucchi:

—

Per i mali trattamenti sofferti dall'arrestato per parte delle Autorità Mo-

denesi fino a b)

Commissione

poteva trovarsi giustificato dal dubbio

Mantova prima della sua consegna alle Autorità Austriache

Pel disonore avvenuto a lui e all'uniforme austriaco mediante

di arresto e di trasporto praticato; e)

il

;

modo

perchè l'arresto avrebbe dovuto se-

guire coll'intervento dell'Autorità militari.

Il

fedelissimo

Senato osserva:


396

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

ad A La esposizione del generale Zucchi allegata al rapporto del Comando Generale in Milano non si trova unita alle carte abbassate al Senato il quale perciò non conosce quali sieno i mali trattamenti per parte delle Au,

torità Estensi usati, dei quali

il

Generale Zucchi in quella esposizione

lagna. Partendo anche dalla supposizione che vere

fossero

si

circostanze

le

da lui esposte, esse non potrebbero imputarsi menomamente, né alla Commissione speciale né

seguirono

Presidente del Governo

al

le loro requisitorie in

cattivi trattamenti,

termini

;

imperocché entrambi con-

da non dare verun motivo a

tali

ed anzi dovevano anche posteriormente vivere in questo

riguardo tranquilli, dacché

il

Ministro Estense nella sua lettera di risposta

indicò d'aver incaricato dell'arresto e del transporto un Maggiore dei Dragoni, affinchè

tutto venisse eseguito coi

riguardi competenti al Grado ad B. Ma nemmeno riguardo al trattamento, ed alla traduzione dell'arrestato da Mantova fino a Milano potrebbesi, a subordiil

del Generale Zucchi.

natissimo parere del Senato fare qualche carico alle persone che vi ebbero parte immediata, ovvero alla Commissione ed al Presidente del Governo. Il

Governo di Modena pronto ad aderire alle fatte ricerche, ha inviato l'arMantova nel momento medesimo, in cui ne diede notizia al Presidente del Governo di Milano ed al Delegato provinciale di Mantova; di maniera che quest'ultimo trovandosi senza istruzioni della sua superiorità restato a

e

venendo a lui diretto l'arrestato con lettera del ministro Estense

cante che l'arresto era seguito sopra ricerca

ha potuto senza meritare censura

di Milano,

fino a Milano, dirigendolo al Presidente del

tutto inaspettato nel

le di lui

al

al

il

trasporto

Estense,

Comandante Generale il seguito arresto ed at-

determinazioni per dare la

del

Governo che incaricare la scorta

del

Comando Generale

corrispondente istruzione al

lasciandolo

dell'arrestato

a sua

di

disposizione;

il

Presidente

tradurlo all'Ufficio e

questa tra-

se

giunse improvvisa anche al Comandante Generale, ciò non è che

(sic)

l'effetto

giunse del

quale

Delegato Provinciale di Mantova. Quindi altro non potè fare

dotta

indi-

Governo

continuare

far

governo

,

del

momento che, dietro la lettera del Ministro

aveva appunto notificato tendeva

del Presidente

d'una combinazione di circostanze,

tarsi a colpa di veruno.

le

quali non potrebbero impu-

Altronde dovendosi supporre che l'arrestato fosse

chiuso in una carrozza e reso con ciò invisibile al pubblico

;

e dovendosi

non avrà avuto l'imprudenza di vestire in istato di arresto l'uniforme pare che v'abbia luogo a poter ritenere che non si veanche credere che

egli

rifichi in fatto l'esposto pubblico

suo grado

,

e dell'uniforme

—

avvilimento della persona arrestata,

austriaco già per

sé

,

impassibile

,

del

glorioso e

ad C: La Sacra Maestà Vostra colla sovrana Eisoluzione Marzo 1822 si compiacque di dichiarare: " che quando la Com" missione Speciale riconosce esservi indizj legali contro'' un individuo mi" litare, sopra ricerca della medesima diretta al Generale Comandante in " Milano, debba quello senza indugio esserle consegnato in arresto... e che

rispettato.

dei 23

8

trattandosi del bene generale, l'ottenimento del grande scopo di svelare


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. *

e punire

*

competenza „.

rei di stato

i

397

non debba esser impedito da cavillosi contrasti di

— Ciò posto

la

Commissione speciale poteva bensì ritenere

per regola che l'arresto dei militari avesse a seguire

coli' intervento

Comando Generale in Milano, ma non pare tuttavia che

del

esclusa ogni

sia

eccezione consigliata da speciali circostanze, le quali appunto concorrevano

— Oltre la importanza e la soma

fortissime nel caso del Generale Zucchi.

massima prontezza per la via opponevano all'intervento dell'autorità militare:

delicatezza dell'argomento, che esigevano la

più breve, due ostacoli

si

La circostanza che rimaneva ancora in dubbio se il Generale Zucchi La Considerazione che il medesimo era domiciliato in Reggio fuori dell'Impero Austriaco, ad 1°. Quantunque il Comando Generale in Milano ed il Governo di Modena ritengano che il Generale 1).

fosse suddito austriaco. 2°)

Zucchi

suddito Austriaco, deducendo questa opinione dalla circostanza

sia

di fatto del

suo grado militare, poteva la Commissione speciale tuttavia

dubitare della legalità di tale induzione in faccia alle leggi austriache;

ora non era a Lei noto,

fin

Modena,

così

rebbe prestato

come in ciò allora

pensasse

la

il

doveva essa aver motivo di dubitare se quel Governo alle sue ricerche, le quali

e

Governo di si sa-

esigevano per ciò stesso una forma

diplomatica, che non poteva esser loro data dall'autorità militare non autol'arresto o per

rizzata a fare richiesta a governi stranieri per

zione de' delinquenti loro sudditi: sulla sudditanza del Generale

— Che poi

il

la

estradi-

dubbio della Commissione

Zucchi fosse fondata, pare che emerga chia-

ramente dalla combinazione delle leggi vigenti. Zucchi serviva il Regno d'Italia

si

— Allorché

trovava presso

il

il

Generale

suo proprio Governo,

perchè era nativo di Reggio, che faceva parte di quel Regno. Egli era e

ma con relazione alla sua patria in maniera che dopo gli ultimi cambiamenti politici, egli si doveva riguardare per suddito rimase suddito Italiano,

di quel

Governo Estense, e non si potrebbe a lui attribuire la sudditanza

verun altro di quei Governi che ora posseggono le diverse parti di quel

di

Regno. Oltre di

ciò approfittando egli dell'art. 17 del trattato di Parigi dei

SO Maggio 1814 collo stabilire in Reggio il suo costante domicilio, avrebbe perduto la cittadinanza austriaca, quand'anche col suo servigio militare la avesse realmente acquistata in relazione alle provincie italiane ora soggette

a Vostra Maestà, come chiaramente si rileva dalla Sovrana Risoluzione degli 8 luglio 1819, pubblicata dal

Governo

di

Milano il 27 sett. successivo.

—

Ma se per la qualità di militare italiano il generale Zucchi non potrebbe pretendere alla cittadinanza austriaca, lui

le

leggi vigenti

nemmeno per la qualità di militare austriaco.

—

non la accordano a

Se adunque il Barone Zucchi non è cittadino austriaco, né per nascita, né per la qualità di

ufficiale militare quand'anche fosse realmente in istato

di attività, e se oltre di ciò egli vive in istato di pensione con domicilio stabile nella

sua patria sotto un estero Governo, debbe egli essere riguardato

per suddito del governo medesimo in faccia alle leggi austriache, e non si poteva, secondo- le regole ordinarie del diritto criminale

,

né

chiedere

,

né


898

IL

sperare

RISORGIMENTO ITALIANO non

di lui arresto, e la di lui consegna, se

il

col

mezzo di diplo-

matiche intercessioni giacenti fuori della sfera delle attribuzioni della auad 2° Posto però in ipotesi che si trattasse d'un

torità militare,

avente

il

diritto di cittadinanza austriaca la

ufficiale

Commissione speciale doveva

anche in questa supposizione trovare ostacolo a rivolgersi al Comando Generale per

1822 il

si

il

suo arresto, imperocché

Sovrana Risoluzione dei 23 Marzo

la

limita di sua natura a regolare gli arresti di militari esistenti entro

confine dell'impero Austriaco

,

e

Commissione non

canto la

dall'altro

ignorava che l'Autorità militare in regola non può estendere né giurisdizione, né la sua corrispondenza oltre

i

confini della

la

sua

Monarchia,

e

sarebbe stata quindi nella necessità di rivolgersi all'autorità politica per far seguire l'arresto ricercato, nella qual

maniera sarebbe intervenuto un

inevitabile ritardo con pregiudizio forse di

quanto l'importanza e la

deli-

catezza del caso esigeva.

Conchiude il fedelissimo Senato col parere subordinatissimo resto del generale Zucchi la

Commissione speciale non

sia

:

che nell'ar-

contravvenuta

alla sovrana risoluzione dei 23 Marzo 1822, ma abbia anzi proceduto secondo

lo spirito della

medesima

;

e che in questo argomento non possa imputarsi

ad un'autorità od individuo qualunque veruna mancanza di sorta.

Del resto pare che in nissuna ipotesi si possa attribuire una premeditata volontaria trascuratezza alla Commissione speciale

che

con tanto zelo

si

occupa dei più importanti interessi della salute dello Stato. Si unisce di ritorno il rapporto della Presidenza del Consiglio Aulico di guerra coi suoi allegati e si umilia quello della Commissione di seconda istanza dei 14 corr. unitamente ai relativi allegati.

Verona 29 marzo 1823. Benoni. Controfir. Plenciz.

Arch. Minisi di Giustizia, VI -xr-'ì

10.

— Relazione sovrana del Senato L.-V. 8 aprile 1823 sulla libertà provvisoria da sione di

canza

di

a l

accordarsi a quegli imputati su cui

Istanza decise la sospensione

prove

legali.

del

Attergati di Francesco

la

Commis-

processo per manI.

Sacra Maestà Sopra la supplica

di

Don Giulio Ottolenghi, zio del detenuto Marchese

Alessandro Visconti d'Aragona, ed in ubbidienza al Veneratissimo Sovrano Viglietto dei 12 dicembre 1822 il Senato Lombardo-Veneto con suo rapporto dei 7 gennajo 1823. N° 3443 esternò il subordinatissimo suo parere

:


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

399

che agli imputati detenuti dalla Commissione Speciale in Milano non convenisse accordare la libertà

non dopo il giudizio pronunciato

se

definiti-

vamente dal Senato nelle forme ordinarie col quale fosse riconosciuta la loro innocenza, ovvero si fosse riguardo ad essi dichiarato sospeso il pro-

— La Commissione speciale

cesso per mancanza di prove legali.

Istanza diresse però in data 5 Marzo al Presidente

seconda

Istanza

rapporto

il

di Prima

Commissione di

nel quale espose: di avere poco

unito

qui

della

Bsrima pronunciato Sentenza contro varj assenti, e contro quindici detenuti

imputati del delitto di alto tradimento,

st i glia ,

Temetti,

Confalonieri

processo

per

di

<li,

difetto

furono riconosciuti

,

e riguardo a otto

prove

Gaetano Ca-

dichiarato

fu

sospeso

cioè per Treccili, Felber ,

legali,

il

Visconti,

Comolli, Moretti di Mantova, Martinelli, Mazzolali essendosi tut-

tavia ritenuti rei

di polizia

sette dei quali

Cartiglia, Arese, Borsieri, Pallavicini,

colpevoli, cioè Carlo

il

Trecchi di truffa, ed

il

Moretti di grave trasgressione

come appartenuto a Società segreta.

— Non ignora

la Commis-

sione che la sentenza definitiva dipende unicamente dal giudizio del Senato,

ma, mossa dalle speciali circostanze del caso, le presenta alla sua Superiorità, onde possa forse straordinariamente abbreviarsi un arresto d'inquisizione, che la qualità del processo potrebbe lungamente protrarre a danno dei

non ritenuti colpevoli. Osserva che Felber, Visconti^ Rizzardi, Comolli

sono arrestati sino dai primi giorni d'aprile 1822, dal luglio 1822,

il

Mazzolai, ed

e che essendosi raccolti tutti

i

il

Martinelli

possibili

Trecchi ed

il

il

Moretti

dai primi di ottobre 1822,

mezzi di prova non

si

è

potuto

raccoglierne quanti bastassero a convincere la costante loro negativa ; per la

qual cosa non

pare

esservi

motivo di sperare che

alcun

i

Tribunali

Superiori potessero ritrovare o nel processo costrutto, o nelle nuove operazioni

che

ordinassero, prove bastanti

inoltre,

che

il

alla

loro

condanna.

— Osserva

processo, essendo assai voluminoso, esigerà sino alla deci-

sione di terza Istanza forse

un anno

intiero, che lievi

sono gl'indizii a

carico del Comolli, del Moretti, del Martinelli, del Mazzolai, del Trecchi, e

non molto gravi sono il

quelli a carico del

Visconti e del Rizzardi, e che

Martinelli, è affetto da incurabile malattia che fa presagire vicina la sua

morte, mentre ritraevano

il

il

Comolli,

il

Moretti,

il

Rizzardi sono capi di famiglia che

sostentamento dalla loro industria, ed

a delle morbose affezioni ricorrenti.

—

Il

il

Visconti è soggetto

presidente della Commissione di

Seconda Istanza nell'accompagnatorio suo rapporto dei 28 Marzo scorso qui unito, principia colla riflessione: che prima d'avere in seconda istanza regolarmente esaminato il processo a era possibile in senso di legge

il

lei pervenuto il

giorno 12 marzo, non

conoscere se la Sentenza di Prima istanza

ma che però egli non poteva differire il suo rapporto sino a che in seconda istanza fosse emanata la regolare de-

possa andar soggetta a riforma cisione, giacché questo

argomento anche in prima istanza fu fatto il sog-

getto di una particolare consulta, ed egli crederebbe con ciò di contrariare le

clementissime intenzioni di Vostra Maestà. II Risorgimento Italiano.

— IV.

— Egli

è di opinare

che 26

a


400

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

fronte dell'indefesso lavoro del Relatore di seconda Istanza, occorrevano al

medesimo almeno quattro mesi, cioè due per leggere cesso e due per estendere

voluminoso pro-

il

mese di Giugno non potrà forse essere pronunciata la sentenza ed aggiunge che richiedendosi un tempo ancora maggiore presso il Senato (: atteso che si fa un correferato:) non si può a meno di convenire che un tale processo non potrà avere percorso tutte stato di cose

il

referato; sicché nel prossimo

il

le

Presidente

tre

istanze

di

un anno.

— In

il

Relatore

di

prima

degli Orefici incaricò

Istanza di dare una scorsa preventiva agli atti, onde conoscere se per avventura, riguardo al delitto

lui,

suddetti otto individui, od alcuno di

essi,

di

alto tradimento

tale

seconda

anche da

imputato

ai

motivo di credere che

vi fosse

potesse nell'una o nell'altra istanza ritenersi la colpabilità,

ma il Relatore

esternò l'opinione che non si possa attendere un condannatorio Giudizio dei

medesimi, tranne la pena

di sei

mesi inflitta

per

Trecciti

al

truffa,

e di

un mese al Moretti per la indicata grave trasgressione di polizia, per la qual cosa esso degli Orefici non esitò ad inoltrare al sottoscritto Presidente la Consulta della prima Istanza sostenendone anche per parte sua le viste non soltanto per gli addotti motivi,

ma ben anche per la

considerazione che

Marzo aveva rappresentato la conve-

colla sua precedente consulta dei 21

nienza di limitare in avvenire la inquisizione a quei soli individui che presero

una parte attiva alle macchinazioni contro lo Stato.

Riguardo all'oggetto

limitare

di

individui, si degnerà la Sacra

l' inquisizione

Parere:

ad una certa classe

di

Maestà Vostra di rilevare lo stato delle cose

e la qualità della proposizione dal separato particolare rappoi-to del sottoscritto Presidente e riguardo agli Studenti non condannati, ed ai due cadetti

Castiglioni e Appiani, dei quali fa pure menzione il Presidente degli Orefici,

l'umilissimo Senato scorso far

N° 442.

luogo

prima od

—

si

riferisce

al

dei 29 Marzo non si potrebbe degli imputati non condannati in

relativo

suo

rapporto

I motivi per cui nelle regole ordinarie

alla dimissione

in II istanza,

dal

carcere

furono dal Senato esposti nell'accennato suo rap-

porto dei 7 gennajo scorso, ed in via di stretto diritto rimangono sempre i

medesimi quantunque le circostanze

cangiate, ed

il

numero dei detenuti

dell' inquisizione

si

fosse

generale

si

fossero

aumentato. Tuttavia

l'osse-

quiosissimo Senato avendo motivo di credere che la Clemenza della Sacra

Maestà Vostra,

in vista di particolari straordinarie circostanze possa forse

degnarsi di accorrere con istraordinarj

effetti di

Sovrana Grazia,

in dovere di rappresentare rispettosissimamente che

la

due Commissioni sembra essere assistita particolarmente: a).

Dalla circostanza che avendosi dovuto

unire in un solo processo

il

per

crede

—

effetto

grosso numero di quindici

si

proposizione delle

di concessione

detenuti, e nove

in seconda Istanza un immenso un anno come si esprimono le due Commissioni:) la decisione della sorte dei non condannati va ad essere straordina-

assenti,

il

quale per conseguenza esige

lunghissimo lavoro

(di circa

riamente diferita senza loro colpa.

,


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

401

Dalla considerazione che se la Sacra Maestà Vostra in questo

b).

guardo non ha dato delle particolari prescrizioni

ciò

,

ri-

poteva forse dipen-

dere dall'idea che l'inquisizione potesse essere del tutto terminata

anche

in terza Istanza entro l'estate dell'anno corrente, idea, che, giusta

quanto

espone

Presidente degli Orefici, poteva essere appoggiata ai rapporti pe-

il

riodici di

novembre e dicembre 1822,

cherebbe

giacché, oltre

;

il

ma che però in fatto non si verifi-

processo ora pendente in seconda Istanza, molti

pei quali

rimangono ancora negli arresti da giudicarsi in prima istanza, non è tampoco ultimata l'inquisizione, e riguardo ad alcuni dei

quali

verificherà probabilmente eguale

individui

si

caso di sospensione di processo

il

per difetto di prove legali, e di lunga detenzione sino a che sia emanato il

giudizio

terza istanza.

di

Finalmente

e).

minata

dalle

ordinare

qualora

circostanze

la

Sacra Vostra Maestà

qualche limitazione riguardo

senso

provata

colpabilità

la

estendersi

persone da

deter-

ad

rapporto

sottoporsi in av-

pare che una tale Sovrana Grazia potesse

venire a Criminale procedura, in qualche

alle

trovasse

si

Presidenziale

esposte nel separato

anche

secondo

la

a

dei quali non è prima Istanza, relativa-

favore di coloro

Sentenza di

mente ai quali si verificasse la circostanza di non essere sospetti in quacapi o particolari cooperatori, come ciò sembra appunto verifi-

lità di

carsi riguardo ai suddetti 8 individui.

— Nell'atto che

il

fedelissimo Senato

umilia alle eminenti viste di Vostra Maestà queste considerazioni, osserva soltanto che dalla libei-tà dei sudditi

imputati non sembra poter derivare

verun pregiudizio all'inquisizione mentre in caso contrario la Commissione speciale, esattissima in ogni riguardo,

non si sarebbe

su

di

ciò esternata

in

modo così assoluto e che in ogni caso tutti gli imputati, e specialmente

il

Tricchi ed il Moretti condannati per imputazioni accessorie, si dovreb-

bero diffidare che la loro dimissione è soltanto interinale e puramente dia

retta

sollevare

straordinariamente

la

loro sorte.

de Mazzetti ha esternato l'opinione che fosse più libertà dei detenuti soltanto

dopo la sentenza

di

Il

consigliere

regolare

aulico

l'accordare

la

terza istanza ed in con-

formità della stessa.

Verona,

li

8 Aprile 1823.

Plenciz.

Arch. del Min. di Giustizia, VI

— J.

Attergato di Francesco I. mia risoluzione di questo dì d'oggi sul rapporto del Senato Gennaio 1823 (vedi documento seguente) ho già compartito al Senato

Colla de'

7

la facoltà di lasciare

a tanto che

provvisoriamente in libertà colle debite cautele, fino

non emanerò la mia finale decisione, quegl'individui che

definitiva sentenza dei processi formati contro di loro,

il

alla

Senato o ricono-


402

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

scerà innocenti, o assolverà per mancanza di prove legali. Mi riporto perciò

mia risoluzione.

sul proposito alla mentovata lerare,

per quanto

la

— All'oggetto però di acce-

legge e la sicurezza del giudizio

il

permette, la finale

decisione della sorte di quest'Individui, trovo da significare al Senato, che,

quindici detenuti in que-

poiché al tempo in cui questo processo contro

i

stione, imputati del delitto di alto tradimento

venne

riferito alla speciale

Commissione di prima istanza, dovette essere sottoposto un completo spoglio degli atti, potrebbe forse non essere necessario, di far fare di nuovo voluminosi spogli degli stante, se

i

seconda e terza

atti alla

istanza, e sarebbe forse ba-

Relatori e Correlatori a tale scopo destinati, esaminassero diliesige, gli atti, e quindi

gentemente ed esattamente, siccome il loro dovere oltre

il

completare, ove fosse necessario, lo spoglio degli

atti della

prima

Istanza, ove questi fossero difettosi, mettessero solamente in iscritto il loro

legale parere.

Vienna li 6 maggio 1823. Francesco.

Risoluzione di Francesco

I

SUL RAPPORTO DEL SENATO DEI 7 GENNAIO 1823. Attergato:

"

Rilascio al Senato

del rimanente però concedo che

il

la

decisione

della

supplica di Ottolini,

Senato, non tanto rispetto al [Visconti,

quanto ad ogni altro inquisito che sia o sarà giudicato dalla Commissione speciale di Milano e che da esso Senato verrà dichiarato innocente, o assoprovvisoria loro liberazione

luto per difetto di prove legali, disponga

la

dall'arresto criminale fino a tanto che Io

non avrò emanata la Mia

luzione, a condizione però, che

obblighino di non assentarsi da Milano fino a Mio ulteriore ordine questi individui di cui qui alla

tratta, siano

si

riso-

prima della loro demissione dal carcere, si ;

e che

contemporaneamente notificati

Direzione Generale della Polizia di Milano, affinchè fino a tanto che

Io abbia dato la mia sopradetta risoluzione siano posti da essa sotto rigorosa sorveglianza.

Vienna, 6 maggio 1823,

Francesco „. (Arch. Min. Giusi, VI-100/104).

11.

L'imperatore conferma

— ie

Rescritti imperiali.

proposte del Senato circa varie condanne.

— Caro presidente de Plenciz! In riscontro del Senato di

Verona dei 29 marzo 1823,

a ispezione

per

e

la

grazia

i

ai

due qui uniti rapporti

coi quali

mi furono sottomessi

processi e le sentenze contro

Piantanida,

Piazzi, Pedretti, Zendrini, Manzini, Kluckij, Ferragni, Cerioli, Stradivari,


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

403

Cambi-agio, Agnesetta, Drisaldi e Mola, e di cui gli allegati Le verranno trasmessi dal gnificarle, di

mio Presidente del Dicastero aulico di Polizia, trovo

che Io approvo tutte

determinare

il

le

di si-

proposizioni del Senato, lasciando a lui

ove gl'individui condannati hanno a subire la

luogo,

pena senza limitarlo a determinare

il

luogo

pena puramente nel regno

di

Lombardo -Veneto. Voglio che ai detti individui venga fatta energicamente presente la gravità

del

loro

e

delitto,

la

Grazia e che venga in essi destata con

come pure che venga data debbono

la

occorrente

sentenze emanate non vengano

alla virtù ;

disposizione onde la pena, che

subire, serva al loro miglioramento e

Per grazia speciale voglio anche approvare le

Generosità della Sovrana mia

effetto la inclinazione

non alla loro depravazione.

la proposizione del Senato che

pubblicate

colla

stampa;

tali

sentenze

però sono da comunicarsi per notizia al mio Presidente del Governo Conte Strassoldo, ed al

mio Direttore Generale di Polizia in Milano,

di questi condannati viso.

dovrà porsi in libertà senza darne loro

il

e

nissuno

previo av-

Del rimanente mi sarà di notizia la dal Senato decretata ed anche

eseguita scarcerazione

del

Manzini

e

Stradivari.

dello

— Schonbrunn

17 Sett. 1823.

Francesco.

— Mio caro Presidente de Plenciz! Siccome la mia Risoluzione contenuta nel qui unito Rescritto di gabinetto dei 17 di questo mese relativa ai conchiusi del

mente pel delitto

Senato di Verona di alto

tale risoluzione pei

stesso effetto

contro gl'Individui inquisiti criminal-

tradimento fu ritardata; così è mia volontà che

condannati riguardo alla durata della pena abbia lo

come se fosse emanata il 16 giugno 1823.

—

Schonbrunn 17 Settembre 1823. Francesco.

134/

12.

— Sovrana risoluzione

sui

detenuto Canonici.

In esecuzione del § 13 del Codice penale voglio concedere che

linquente Canonici, detenuto a Lubiana, possa

dare in

affari di

il

de-

sua con-

sorte la dichiarazione da questa desiderata il

in quanto non vi è contrario § 23 e) del Codice penale. Essendo però dovere dell'Amministrazione dello

Stato di procedere con particolare precauzione riguardo ai carbonari condannati,

il

Senato stesso di Verona

all'uopo della

suddetta dichiarazione

prenderà l'ispezione delle carte, che

sono state deposte presso il Governatore Inzaghi, e prescriverà poi immediatamente al mio governatore di Lubiana le misure e le cautele da osservarsi in questa occorrenza, leggitti-


404

IL

mandosi

colla presente

EISORGUMENTO ITALIANO

mia risoluzione sulle disposizioni che a tale oggetto ai governatori di Venezia e di Lubiana.

Senato sarà per emanare

il

u

Nell'atto medesimo, Io metto in cognizione

zione,

il

Mio Ministro

degli

affari

Mia risoluSupremo Mio Can-

della presente

quanto

esteri,

il

celliere.

Leopoli

li

17 ottobre 1823.

(Arch. del Minisi Giusi, VI. 100=45).

— Sovrano motuproprio sulla corrispondenza

13.

di

F. Confalonieri

con la moglie.

Caro Presidente de Plenciz! Io ebbi certa notizia che

il

Conte Federico Confalonieri sta in continua

corrispondenza colla sua moglie d'alto

tradimento

il

§

321

del

e

conosco da ciò che persino nei

delitti

Codice Penale viene estremamente male

osservato. Ella perciò praticherà le opportune indagini e procèderà secondo il

rigor della legge contro chi fosse eventualmente colpevole.

Vienna 4 novembre 1823. Francesco. Voto del Senato L.-V. In esecuzione del sovrano comando, propongo

Decreto

il

seguente

:

Al Sig. r Orefici, Presid. della Comissione Speciale di II Istanza.

È giunto a sicura notizia di S. Maestà, che il Conte Confalonieri sta in continua corrispondenza con sua moglie.

Apparendo da ciò, che il § 321 siti

del Codice Penale anche per gli inqui-

in causa d'alto tradimento viene estremamente male osservato, è mente

dell'altefata

Maestà Sua, che

sia

secondo

il

rigor della legge proceduto

contro chi ne avesse colpa.

Viene quindi esso Presidente incaricato 1).

di praticare nei

modi più cauti e sicuri le opportune indagini onde

scopra la cosa. 2).

proceda a rigor di legge contro chiunque ne avesse colpa

3).

di riferire a suo

e

tempo sull'esecuzione della presente ordinanza. Mazzetti.

Per Imperatorem 12 Novembre 1823.

Arch. del Min. di Giustizia, VI —g-


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

— Lettera sovrana

14.

di

pena e sul modo di farla scontare

studenti condannati.

agli

8

luogo

sul

405

Caro Presidente de Plenciz!

Colla mia Risoluzione dei 16 7bre 1823 ho lasciato al Senato di Ve-

rona la determinazione del luogo, nel quale

gli studenti dell'Università di

Pavia condannati per alto tradimento debbano subire

la loro pena,

tendo che esso, esattamente informato delle circostanze nato quel luogo di pena, ove

il

loro miglioramento

si

locali,

ed at-

avrà desti-

presenta o

si

può

presumere più facile. "

Siccome poi questo miglioramento potrebbe ottenersi più facilmente deliquenti gravi ovvero

mediante l'impedimento d'ogni comunione con ostinati e possibilmente

con ogni specie di

e mediante una corrispon-

essi,

dente occupazione, e siccome Io sono inclinato anche di accordar loro la

continuazione degli castigo

;

studi,

dopo che avranno con pentimento sofferto il mia volontà il Governatore sotto la

così ella informerà di questa

cui ispezione

si

trova

il

luogo di pena, ove questi studenti subiscono il

Me rap-

loro castigo, onde faccia la corrispondente disposizione, e darà a

porto sopra

la

comunicazione fatta

al

medesimo.

Vienna li 4 9bre 1823.

Francesco „. Relazione del Senato L.-V. all'Imperatore.

. Senato Lombardo-Veneto

umilia

il

rapporto sulle disposizioni date

miglioramento morale degli studenti condannati per alto tradimento.

pel

Sacra Maestà Presenti Il

Supremo Presid. te de Plenciz.

i

Salvioli

Col veneratissimo sovrano biglietto dei 4 no-

de Maffei

Angeli

vembre corrente la Sacra Maestà Vostra si degnò d'ordinare che sia comunicata al Go-

Benoni Rei.

vernatore, cui spetta l'ispezione del luogo di

d'Agostini

pena degli studenti dell'università

Castellani

condannati per alto tradimento,

Raicich Assenti in affai-i d'uff*

di

Pavia

la

sovrana

Sua Volontà tendente a migliorare

la loro

moralità mediante

la

separazione dai

delin-

Mazzetti

linquenti gravi o induriti e possibilmente da

Gognetti

tutti e

Pilgram bardo-Veneto a determinare

mediante un'adattata occupazione.

Autorizzato il

il

fedelissimo

Senato

luogo di pena pei detti studenti,

Lomebbe a


406

IL

„

RISORGIMENTO ITALIANO

riflettere

che la casa di correzione in Milano sembrava

mezzi

miglioramento in questo Regno

di

tesse forse trovare qualche luogo di

ed

e

offrire

i

maggiori

che quand'anche altrove si po-

pena più adattato, tuttavia la brevità

grado della pena non sembravano permettere che quei giovani venis-

il

sero con grave perdita del loro pudore

(sic)

trasportati in lontano paese e

posti così in pericolo di perdere sul doppio disonorante viaggio ben più di

moralità che non avrebbero guadagnato nell'istituto. Dalla qui unita copia della odierna Nota diretta al Presidente del Gola Maestà Vostra la degnazione di rilevare quali argomento avesse rilasciati pria d'ora il senato e quale comunicazione siasi al presidente medesimo fatta in conseguenza dell'accennato veneratissimo Sovrano Viglietto dei 4 corrente a cui pieno adem-

verno

Milano avrà

di

ordini in questo

pimento serve il presente veneratissimo rapporto.

Verona 18 novembre 1823. Benoni. (Arch. del Min. Giust.,

15.

—

ibid.).

19 dicembre

punto 5). del Rescritto Imperiale del

Il

1823.

Maria Frecavalli e Giacomo Ciani.

del Protocollo

Estratto

tervenuti

li

Consiglio

di

speciale, di seconda Istanza in

Signori: Presidente

Miniussi

\

Machan

V consigl.

Marinelli

)

1

tenutosi

R. Commissione

dall'I.

Milano nel giorno 14 Luglio 1823.

m.*ieS&

d'app.

i

bCOp011

consigl.

prov. u

1

'

Schuberth Prot. a

di Cons.°

— N. 56. pres:

li

15 Marzo 1823.

La Commissione di I Istanza con suo rapporto

5.

Marzo p.° p.° rassegna

Ref.

e

r

Sig.

Cons.

e

Marinelli. a

gli atti preliminari col decreto di tralasciata inquisizione

ciato in data 5. di

— In-

Don Francesco degli Orefici

Marzo sudd.

Giacomo Ciani

mento.

— Datasi

di Consiglio,

il

di

da essa pronun-

a favore della contessa Maria Frecavalli, e

Milano presi

in

sospetto pel delitto di alto tradi-

lettura della relazione di I a Istanza col di lei protocollo

sig.

r

Relatore ebbe a riflettere

I.

Quanto alla Contessa Maria Frecavalli, che a carico della medesima sta: 1° la deposizione di Confalonieri, il quale introdusse la Detta Signora come

persona, che frequentando la sua famiglia poteva essere

informata di ciò

che vi si diceva sulla società Mantovani, sui maneggi dell'avvocato Vismara,


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. sulla cambiale che questi

407

accettare e pagare dalla Dita Ciani; e la

fece

introduceva come informata della condotta di Pecchio in Milano e in Pie-

molte

monte,

e di

fatti se

dimostrano, che

che

cose

Ma tutti questi

quel paese procedevano.

in

intima relazione col Confalo-

la Frecavalli era in

non valgono però a fornire un indizio di reità contro di Lei poiché le cose, che e sul Piemonte e a carico

fieri

;

Confalonieri non disse quali fossero

Vismara e Pecchio sapeva la Frecavalli e se le cose che essa seppe in a carico di Pecchio o Vismara fossero state di tal natura da far conoscere una cospirazione o nei Pecchio e Vismara, due cospiratori contro il nostro Governo che avrebbe dovuto denunciare sotto la del

Piemonte, od

pena comminata dal § 55 del Cod. e penale. 2° Sta pure a carico della Frecavalli

che

la detta

— Ma

la

deposizione di Carlo Castillia

Signora servisse di mezzo di corrispondenza

ai rivoluzionari.

non dà alcuna causa di questa sua notizia, e li frequenti viaggi della Frecavalli in Piemonte nei tempi più burrascosi se giustificano il

Castillia

sospetto contro quella Signora possono però essere spiegati dal suo co-

stume di farli anche dendo essa in quei

in

tempi, e dal bisogno dei suoi affari posse-

altri

Stati dei beni, parenti e amici. Diffatto

ingegnere

lo

accompagnò a Vigevano e Novara la Frecavalli, conferma questa opinione narrando che a Vigevano parlarono colla persona la quale era stata incaricata di convenire giudizialmente certo Brielli in una pretesa di servitù d'acqua, e dove poi per lo stesso effetto si portarono a Novara Zoja, che

— 3* S'imputa inoltre alla Frecavalli, che cono-

dall'avvocato Giovanetti. scesse

colloquio

il

che

il

Confalonieri ebbe col colonnello Perorine sulla

cospirazione Piemontese e sopra una zione

rivoltosi

i

meditavano

escursione, che

fare in

di

Lombardia.

scoppiata la rivolu-

— Rapporto a questo

Confalonieri dice, che trattò da pazzi ed

colloquio

il

progetto

che risguardava visionario l'uno e un sogno l'altro. Stando dunque

alle cose

;

il

progettante ed

il

come appaiono la Frecavalli non poteva per certo nella confidenza

amichevole a lei fatta dal Confalonieri riconoscere nel Peronne un cospiratore, dacché ci avrebbe veduto il visionario ed il pazzo, per cui non le s'impo-

neva l'obbligo della denuncia, siccome non era nemmeno obbligata di denunciare la cospirazione Piemontese. ch'ella fosse quella

lettera

dama

di

— 4° Finalmente s'imputa alla Frecavalli, V Arnaldi nella sua

alto rango, di cui parla

23 Marzo 1821 diretta a San Marsan,

la qual

Dama avrebbe dato

l'avviso nella notte precedente delle trattative intavolatesi dal Principe di

Carignano coi Generali delle cipe.

— Non v'ha alcuna

questo messaggio, fornita all'inimico

nostre truppe sulla defezione di quel Prin-

notizia diretta che la Frecavalli fosse latrice di

il quale sarebbe delittuoso in quanto che si avrebbe una notizia a lui proficua, e al nostro Governo dannosa.

Ma se la Frecavalli fosse stata incaricata di una missione cotanto urgente, essa per certo non avrebbe pernottato in Novara

sandria,

come tanto lei che il Zoja depongono.

fece sentire

il

prima di recarsi in Ales-

— Qui

il

sig.

r

Relatore

proprio dispiacere di non veder esaminato quel Ferrari, che


4

,x

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

compagno della Freca calli, e che con lei andò a Torino, allorquando abbandonò il Zoja in Novara. Forse non fu esaminato per essere suddito fu

— Intanto

sardo.

rate dalla

le

premesse imputazioni prese tutte insieme ed avvaloche

considerazione

la

Frecavalli

era amica di Gonfalonieri, e

che non era quello il tempo proprio per una signora a far viaggi, acquistano una forza imponente, essi però non sembrano tali da poter formare un indizio legale di reità. Laonde avuto anche riflesso che nel sistema

negativo della Frecavalli adottato nei tre suoi esami politici ficile

d'indurla a dire

il

vero se non le

si

sarebbe

dif-

potesse contestare un dato

di-

retto di colpa: fu col voto del Relatore conchiuso

ad uno ni mia: Doversi

dichiarare, che per parte di questa 2* Istanza nulla osta a che fetto

il

Concluso della Commissione di 1» Istanza dei

5.

abbia

ef-

Marzo p.° p.° re-

lativamente alla Contessa Frecavalli, contro la quale fu decretato

trala-

il

sciamento dell'Inquisizione per il titolo di alto tradimento.

IL Giacomo Gian. Stanno contro il medesimo i seguenti dati: 1° La deposizione di Confalonieri, che indicava aver esso Ciani pagata una cambiale di lire 5000

Yismara sopra Carlo Ciani. Ma siccome il pagamento di una cambiale presenta un commercio relativo alla professione di Ciani, che si pare che non gli si possa farne carico, tanto più che non consta che il pagamento fosse stato fatto ad un fine criminoso. 2 La tratta da Torino dall'avvocato

—

deposizione dello stesso Confalonieri colla Ciani fosse

stato

presente,

dichiarava, parergli che

quale

allorché in sua casa

si

trattò della Giunta, e

che anzi egli si opponesse a che il consigliere aulico de' Capitani venisse

—

Se la presenza del Ciani a quella discussione compreso nella Giunta. sulla Giunta fosse in massima sicura, egli sarebbe colpevole di delitto,

come Arese, Borsieri, e in

Confalonieri.

Ma siccome Confalonieri la enuncia

modo vago e dubitativo, e il Borsieri e P Arese la escludono, così

imputazione non può servire d'indizio legale per procedere. posizione di Arese, avergli

il

— 3°

ì

Ciani nei suoi discorsi fatto conoscere il de-

siderio che fosse felicemente riuscita la impresa dei rivoltosi del Piemonte.

— Ma

se

un simile desiderio

ancora

il

cospiratore.

qualifica

4° Finalmente la voce sparsasi che

il

il

cattivo

cittadino,

non mostra

Ciani avesse sborsato delle somme

in favore della causa dei rivoltosi, è destituita di dati positivi.

quali cose fu dietro proposizione del Signor Relatore e previa lettura del

protocollo di consiglio di I* Istanza conchiuso ad unanimia col Relat. si

.

che

dichiari nulla ostare per parte di questa 2» Istanza a che abbia

zione

il

conchiuso della Commissione di

tralasciare

mento.

la

— Che

inquisizione gli atti di

I*

Istanza dei 5.

Marzo p.° p.° di

contro Giacomo Ciani pel titolo di alto tradiquesta

preliminare

ij

— Per lei

inquisizione riguardante

la

Contessa Frecavalli e Giacomo Ciani, coi referati ed estratti dei protocolli


1

CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

409

ambe le Commissioni siano inoltrati alla Suprema Autorità

di consiglio di

per la definitiva delibei'azione.

Vidi

Orefici

Per estratto conforme Giov. Schuberth Att.° della Commissione di 2* Istanza.

Ardi, del Min. di Giustizia,

16.

— Sovrana Risoluzione

Concedo per grazia meritata per

dannato

il

—

sullo studente Nicola Coldoroli.

Nicolò Coldoroli,

invece

delitto di cui si è fatto reo, di

cinque

a

che

VI

della

pena che

alto tradimento, sia

si

è

con-

mesi di carcere da subirsi nella casa di correzione in-

Milano; consumata che egli avrà

la

sua

pena, sarà

mandato a casa sua

con una penetrante ammonizione, e che gli sia accordato, siccome agli altri studenti, di continuare

i

suoi

studi

qualora egli

il

desideri, nella

Uni-

versità di Pavia.

Vienna 25 Marzo 1824. Francesco.

— Due lettere

17.

di

Francesco

nel processo de'

I

con

le

sue decisioni

Bresciani.

Caro Presidente de Plenciz ! evasione del Rapporto del Senato di Verona dei 16 Dicembre col quale

mi fu rassegnato

seguiranno immancabilmente verrà

a

suo

significarle 1°).

ai

tempo

processo

il

col

dei Bresciani, e

prossimo carro

restituito dal

di

i

1823

di cui allegati

Posta, ed

il

quale

le

Mio Presidente della Polizia, trovo di

:

Che voglio per atto di grazia condonare la meritata pena di morte

condannati alla detta pena Lodovico conte Ducco, Antonio Dossi, Vin-

cenzo C. e Martinengo-Colleoni, Pietro Pavia, Angelo Rinaldini, Alessandro

Conte

Cigola,

Francesco

Cavaliere

Peroni,

Pietro

Cavaliere

Rechiedei,

Paolo Bigoni, Girolamo Nobile Rossa, Giovanni Maffoni, Luigi Manfredini, Cesare Alberimi, Antonio Magotti e Giovanni Bastasini. 2°). Che in luogo della pena di morte voglio sieno condannati il Ducco colla pena di quattro anni di duro carcere Antonio Dossi colla pena ;

jdi tre

anni

di

carcere duro,

il

Conte Vincenzo Martinengo- Colleoni colla


410 pena

di tre anni di

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

t

duro carcere, Pietro Pavia colla pena di due anni di

carcere duro, Angelo Rinaldini colla pena di 1 anno di carcere duro, Ales-

sandro Cigola colla pena di due anni di carcere col

duro carcere di

anno, Pietro

1

Girolamo Rossa col duro carcere

di

(?)

Francesco Pérom

duro,

Bigoni col duro carcere di 1 anno,

due anni, Giovanni Maffoni col duro

ambi col carcere

carcere di 1 anno, Luigi Manfredini e Cesare Albertini

duro di 20 anni, Antonio Magotti col carcere duro di tre anni, Giovanni Bastaseli con due anni di carcere duro e ciò colle conseguenze legali di ;

una condanna al duro carcere (1). 3°). La pena del Prete Zamboni voglio per grazia ridurla ad un anno di carcere; 4°) Luigi

Manfredini e Cesare Albertini devono subire la pena sullo

Spielberg ove dovranno essere trasportati in compagnia del Tornili rimasto a Milano, osservando esattamente le prescrizioni della legge; 5°)

La destinazione del luogo di pena per gli altri

nato di Verona,

coli' avvertenza

la rimetto al Se-

però che debba esser fuori del regno Lom-

bardo-Veneto; 6°)

Prendo a

instantia

notizia

le

sentenze del Senato riguardo gli assolti ab

Leonardo Mazzolai, Giuseppe Ferrari, Giacinto Nobile Mompiani

e Pietro cavalier

Ponzani come pure riguardo all'assolto per

nocenza Alessandro Dossi,

avvertendo

che

nato nella Lombardia non deve aver luogo

essendo il

il

titolo di in-

Ponzani

suo sfratto

possessio-

ai quattro primi

;

dovranno allontanare da Milano pria che

sarà significato che essi non

si

loro siasi fatta conoscere la

norma di polizia, che Io troverò necessario di

prescrivere contro di essi, ed alla quale essi dovranno rigorosamente uni-

formarsi.

La tabella fatta dal Rosmini mi verrà rassegnata in duplicato ( im Du:

plicate:) tosto che sarà ultimata.

Finalmente mi sarà schiarito per qual motivo non talmente

( :

edictaliter

:

)

contro Camillo Ugoni e se

è

si

siasi

proceduto

edit-

scoperto qualche

COSA a carico dell'altro Ducco.

Vienna 26 Aprile 1824. 1

T^ Tt. A "K PTP 9 f1

(Arch. Min. Giusi,

N° VI,

O

100-196).

Caro Presidente de Plenciz ! Col mio rescritto

di

Gabinetto dei 26 Aprile 1824

dando evasione al

Rapporto del Senato di Verona dei 16 Dicembre 1823 relativo al processo contro 21 individui per alto tradimento e complicità in quello; Io ho ap-

(1) Tra le commutazioni non si legge quella del Rechiedei che fu pure condannato ad un anno di carcere duro; non saprei se per svista od altro motivo.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. provata

proposta

la

dal

Senato

411

venti anni di carcere duro in via di

a

grazia per Luigi Manfredini e Cesare Albertini.

Ma siccome

voti

i

minori presso

Senato proposero in via di grazia

il

per Y Albertini soltanto quindici anni di carcere duro, mentre al contrario al Manfredini nissun votante propose in via di grazia di ridurre pena legale a quel numero di anni; così attendo dal Senato il parere se P Albertini sia meno colpevole di Manfredini e in tal caso se la pena di

riguardo la

detenzione da

Me pronunciata pel primo possa essere diminuita, ed even-

tualmente di quanto.

Vienna 29 Aprile 1824. Francesco. (Arch. Min. Giusi, N° VI-100/191).

—

18.

Rescritto imperiale

17 ottobre 1824. L'imperatore biasima una

frode procedurale dei consiglieri Roner, Pizzini e Zandonati com-

messa a danno

di

E.

A. Mortara.

Caro Vice-Presidente d'Eschenbnrg ! zione emanata sul rapporto si

— In appendice alla mia risolu-

Senato L.-V. 14 luglio 1824 con cui Mi

del

rassegnarono varie sentenze sopra individui imputati d'alto tradimento,

Io trovo di significarle quanto segue:

—

1.

Nel caso che la pubblicazione ad effettuarsi, Ella dovrà

della Sentenza proferita contro Silvio Moretti venisse

prima che

ciò arrivi, deliberare col

Senato intorno a quanto atteso

rattere sacerdotale proprio al Moretti,

qualora non e

gli fosse stato tolto,

debba ordinarsi in proposito,

renti disposizioni.

commissione

—

2.

e

secondo

le

risultanze

abbia da precedere quella

il

ca-

processuali,

pubblicazione

saranno di conformità da darsi le occor-

Ho ceduto con dispiacere il contegno tenutosi dalla

inquirente, composta dai consiglieri

Roner, Pizzini

e

Zando-

neW Inquisizione contro Enrico Antonio Mortara, il quale, col rendergli ostensibile il codice penale e rimetterlo al § 56. giammai applicabile al caso, tiuti

fu da loro contro diritto indotto a confessare. sidenziale ed in

loro procedere ingiungendo ai

i

1

Il Senato farà in via pre-

tre consiglieri per

questo

medesimi di tenersi nell'avvenire scrupolo-

samente entro i limiti tracciati dalla bitri,

—

modo sensibile avvertire i sud

legge; e di astenersi

quali oltre ad essere contrari ai loro doveri,

da

simili ar-

mettono in discredito

nel regno L.-V. Paministrazione della punitiva Giustizia: mentre altrimenti io

sarei nella necessità di allontanarli dall'Impiego

ciocché avrà luogo senz'altro, qualora

di

Giudice criminale;

nell'avvenire risultasse anche la

me-

no dui loro colpali

Senato che nel modo suespresso farà avvertire

glieri, terrà in generale

Giustizia del

i

suddetti tre Consi-

man ferma, onde nell'amministrazione della punitiva

Mio Regno Lombardo- Veneto nessuno si permetta di deviare


412

„

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

dalla legge e che gl'Inquisiti tanto la

nell'Inquisizione quanto nell'infliggere pena vengano trattati con esatta osservanza della Legge medesima (1).

Vienna

li

27 ottobre 1824.

Fbancesco. (Arch. del Min. di Giust., ibid.).

(1)

Queste ed altre simili frodi procedurali

tate dal § 368 del Cod. Pen. Austr., Sez. Il

rescritto imperiale in parola

II,

erano difatti severamente vieCap.

8.

mi sembra della massima importanza e

di-

mostra anche come tra i giudici .di Milano ci fossero davvero uomini superiori agli scrupoli. Troppo tardi e non tutte, pur troppo, vennero a galla le frodi commesse dagli inquirenti in danno degli accusati. (Continua).

A. Sandonà.


ALLA MEMORIA DI NAPOLEONE TERZO IMPERATORE 1911.

Por,go a sodisfazione delli studiosi della Storia nostra, della .

opinione pubblica, della coscienza nazionale, queste rivelazioncelle atte

à

illuminare e illustrare

il

carattere intimo di Napoleone

terzo e del Principe Napoleone Girolamo a riguardo nostro.

Adoprarsi a determinare e stabilire, con chiarezza e precisione, che è totalmente dovuta a Napoleone terzo la possibilità della costituzione dell'Italia a Nazione, la costituzione

di

un vero

e

proprio regno d'Italia, da esso pensato, concepito, voluto, non è

per niente mirare a menomare l'opera del Re, di Cavour, di Ga-

cooperarono alla stupenda impresa, assolutamente nuova nei secoli.

ribaldi, di tutti quanti

La evoluzione del concetto politico riguardo mente

di

alla Italia, nella

Luigi Napoleone, dal 1831 al 1859, erasi compiuta e

concretata nel proposito di creare la nazionalità italiana, la Nazione, a pari

con

le

altre Nazioni,

concludendo che: condizione

prima, essenziale, indispensabile, a raggiungere il mirabile intento era la cessazione del dominio, e predominio, sullo Stivale, dell'Im-

pero delli Absburgo, che Ei volle, e che gloriosamente conseguì.

A chiarire nell'animo del lettore quali furono

i

rapporti perso-

mio fratello, con l'Imperatore, veramente familiari, giovi sapere che egli soleva dire u J'aime bien Joseph et Leon Cipriani parce qu'ils ne m'ont jamais rien demandò „.

nali miei e di

:

Conte Giuseppe Cipriani.

Ottantacinque centesimi di secolo, vicende familiari, rivoluzioni, guerre, accolgono tali e tante

impressioni,

fra

liete e tristi,

da


414

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

parer quasi impossibile che l'animo umano abbia resistito a subirle senza soggiacere

logoro, scorato, affranto, e che la mente

osi e ardisca asserire di

conservarne lucida memoria.

Da quarantanni cronisti e storici stan rovistando, confondendo, arruffando personaggi e fatti, tratti in inganno dai parti della immaginazione, dalle passioni individuali e collettive, campanilesche e regionali, e pur troppo, leggono bene spesso negli eventi, non quello che realmente fu, ma quello che a loro sarebbe piaciuto fosse e fosse stato, impressionati da concetti cetti più o

meno

interessati

e

e precon-

che, nel tempo, passarono per la

maggiore, trascinati a posposizioni denaturanti fatti e veridicità.

" Italia,

sentenziò Metternich, è espressione geografica „.

Studente nel: Cervello del Mondo, prima della metà del secolo scorso, domandatomi dai miei compagni di collegio :

" D'où u

ètes-vous ?

Je suis italien. de quelle partie de l'Italie?

" Mais "

De Florence.

u

Bon! mais alors vous ètes Toscan?,,.

Oppure u

:

Ma famille est Corse.

" Mais alors vous étes francais „ Immancabilmente ai gloriosi tempi delle potenti repubbliche di !

Pisa, di

Roma, di Venezia, di Genova,

ai

loro cittadini, interro-

mai passò per la mente rispondere: Sono italiano', e immancabilmente risposero: Romano, Pisano, Veneziano, Genovese e, interrogati sulla loro lingua, risposero Latini gati

del loro

essere,

:

:

(e

volgare) a Roma, Tosco, Pisano a Pisa, Veneziano a Venezia,

Genovese a Genova.

Lo Stivale fu salvo da una partizione definitiva all'uso Polonia, nel

secolo

trascorso, fu salvo

appunto per la sua configurazione

geografica che non permetteva farlo a pezzi e aggregarli a territori attigui, se

pur non lo salvò da soggezione parziale a

straniere, e dal giogo di tirannie più o

stirpi

meno paesane.

Lo spirito di nazionalità è necessariamente connesso con lo spi rito di indipendenza,

con configurazione territoriale di confini

i


ALLA MEMORIA DI NAPOLEONE TERZO IMPERATORE - 1911 discutibili,

415

come la ormai antica nazionalità Britannica, e la gio-

vanissima nazionalità Giapponese, su territorii ambedue totalmente protetti dalle

onde marine.

Dante evocava un Cinquecentodieci e cinque, (inciderà la fuja, :

e quel gigante che

con lei delinque, e che

di quell'umile Italia

:

la salute, ecc.; ma, in tale evocazione, non è dato scorgere i moderni concetti di Unità, di Indipendenza, di Nazionalità. Massimo d'Azeglio sentenziò, proclamato che fu il novissimo

regno "

:

L'Italia è fatta,

ma bisogna fare gl'italiani „.

Dante avrebbe potuto tutt'al più dire:

w

La lingua

italiana

è

fatta; ora bisogna ideare l'Italia,,.

Fu il latino, con la sua scabrosa grammatica e sintassi, gergo meraviglioso, prodigioso, di strapotente stirpe, lingua nobile e legislativa dei conquistatori e dei conquistati.

germi dello eloquio volgare

I

precedettero

la

esistenza

coesistettero,

latino

del

,

e

e

in

gran parte

per certo del volgare

eloquio trovò Dante compiuta dalle menti dei grammatici l'opera

gra tnmaticale.

somma

Dante, con la sua opera

esaltò

il

volgare a nobile

eloquio, a sublime vaghezza, potenza, eloquenza,

gistralmente a creare stupendo vincolo tra

cooperando ma-

letterati, l'itala

i

fa-

vella essendo fermento potentissimo al concetto, alla concezione di

una futura Italia, dell'Italia " in fieri „

;

e

giova sperare alla

preconizzata formazione e fattura dei futuri italiani. Degli:

u

Ottocento Sanmarini, l'Italia in pillole „, nell'anno di

grazia 1859, tivo,

si

era progredito fino a discutere un concetto federa-

federazione di tre Regni, Alta Italia, Italia Centrale, Italia

Meridionale, e uno Stato Papale, con a

presidente della federa-

zione il Sommo Pontefice, senza includere il concetto di lasciare il Piemonte accantonato sotto le Alpi ammettendo nella novella federazione il regno Lombardo-Veneto con a capo Sovrano, a Vi-

ceré,

La

un Arciduca di Casa d'Austria. idea della unificazione

e

della unità

era considerata

una

proclamata concetto peregrino di menti balzane ed inferme, e gli autonomisti apparivano assolutamente padroni

impossibilità,

e

del campo a Firenze, nella patria di Dante,

dizione Medicea,

non certo per la tra-

ma per le tradizioni di Pietro Leopoldo e di

Leopoldo secondo della prima maniera, autonomisti non avversati dai repubblicani, pei quali Il

Risorgimento Italiano. — IV.

il

nome di Re e di Regno era, come 27


416

sembra di

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

sinonimo

tuttora, classicamente, indissolubilmente,

sia

tirannia

e

di

tiranno, e monarchia, sinonimo di abietto ser-

vilismo.

Prevale

il

vezzo di voler rinvenire in ogni e qualsiasi pa-

triotta, al

giorno d'oggi, un accanito unitario, con violenza mani-

festa del:

"A ognuno

preso, falsare la storia esistiti,

il suo, ecc. „. E quanto volere, a partito mentre invece a priori in Italia non sono

;

non esistevano unitari; e la unificazione, e la unità, sono ma non per certo bramate, quasi può

state a malincuore subite,

dalla universalità.

dirsi,

I Sabaudi, varcate le Alpi, e discesi, giù per le valli,

in

Pie-

monte, e secondati dalla sorte, accorti nel profittare degli eventi propizii, fermi e saldi contro eventi contrari, hanno mangiato il carciofo, foglia a foglia, sempre senza verun preconcetto assoluto, salvo quello della indipendenza dal giogo straniero, e son giunti, invero, a erigere il loro Trono, quali Sovrani d'Italia, per Grazia di Dio e per volontà della Nazione, Re del Regno d'Italia, una e indivisibile, lassù, sul Quirinale, nel bel centro di

Roma intan-

gibile.

L'odio allo Straniero, essenzialmente intento alla custodia e^ alla sicurezza del proprio dominio, alla protezione di Sovrani

ti-

ranni con esso solidali, con la oppressione, la persecuzione del pensiero, invasione del foro interno labilità personale, con ceri, le

foro

i

;

la

manomissione della invio-

pancacci, le battiture e le verghe, le car-

forche e le fucilazioni, le confìsche dei beni, invasione del quest'odio

esterno,

scaturiva dai

danni personali, non dai

danni della patria. Pellico era rinchiuso allo Spielberg, perchè cospirava e voleva

mandar

via l'odiato,

aborrito tedesco,

dalla

Lombardia

e

dal

Veneto, parte soltanto, sia pur cospicua d'Italia. L'odio alla fuja, che per la incolumità dello altare popolava :

carceri, torturava, inalzava patiboli, per la salvezza delle

anime

incendiava roghi, era sentimento umano, da non confondersi con l'idea di patria, di amore al natio suolo, alla terra natia, con la

brama d'indipendenza singolare e collettiva, con la brama di forza atta a incuter rispetto, sensi ignoti e inesistenti sotto

il

regime


ALLA MEMORIA DI NAPOLEONE TERZO IMPERATORE - 1911 della schiavitù, del servaggio della gleba, là dove

417

uomini e donne,

ascendenti e discendenti sono parificati ai semoventi.

Fedifrago è chi combatte contro la terra natia, contro il proprio sangue; fedifrago nelle guerre civili, colui che tradisce la propria parte a prò della parte avversa.

Non fedifraghi giata,

sotto

dono,

fra

il

gli

Pisani, che in guerra regolarmente guerreg-

i

Castello di Soiano assediato dai Fiorentini, ucciassedianti, quel Piero che dette a Carlo stupendo

saggio della fierezza del suo indomito paese, perchè, cosa incomprensibile, è oggi perfino ridicolo a dirsi, erano

due potenze

bel-

ìi (/era ntì !

Piero sacrificava della supremazia

suo sangue esponendosi alla morte a prò Firenze su Pisa, non v'è alcun dubbio; ma

il

di

quanto dista, da quel meschino e gretto ideale, il concetto di una grande patria italiana, l'ideale di una grande nazione: e, prima di giungervi, quanta mai acqua dovrà passare sotto i ponti d'Arno, quanta mai via bisognerà percorrere, storte bisognerà tutire

correggere, quante

quante mai idee mai passioni bisognerà at-

!

hi legge non cerchi ne eleganza, né eccellenza di stile, né collegamento della narrazione, perchè, pur volendo, di eleganza e eccellenza di stile non mi sentirei capace, e concatenazione non ho cercato, né voluto, nel buttar giù riflessioni e pensieri sparsi, e fatterelli, e aneddoti personali, mirando allo intento unico e

solo di concorrere, coll'esposizione sincera, veridica, veritiera, disinteressata, della verità,

ad integrare nella storia la personalità

politica di Luigi Napoleone Presidente, di Napoleone III Impera-

Napoleone Girolamo Principe Imperiale, imbevuti entrambi di giusta avversione per la Corte di Vienna e pel Vati-

tore, e di

cano, pei trattati del

u

Quindici „, per la mala signoria, e la fu-

nesta influenza del Clero, facendo eco, coadiuvando a completare l'opera dello scrittore francese intitolata:

Le grand méconnu, il

Grande disconosciuto. ferma volontà, lo intervento diplomatico, armato di Napoleone, e senza la sua

Senza

il

volere,

politico,

e

lo

intervento

ascensione

al

trono Imperiale sarebbe rimasta sempre,

la

e

lo sa-

rebbe tuttora, anche oggi, sovrana del Lombardo-Veneto, e sgherro


418

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

degli Stati minori, l'Austria: ed pite, si

il

nero,

giallo e

l'Aquila bici-

spiegherebbe al vento sul Castello Sforzesco, e il generoso

Piemonte sarebbe assoggettato a chi sa quali umiliazioni.

L'Impero d'Austria che seppe sopravvivere per forza propria, e sussidio di alleanze, seppe sopravvivere alla bufera napoleonica e sortirne più grande e più forte, sfuggita a Carlo Alberto la me-

ravigliosa occasione creata dai moti rivoluzionari del '48,

mai e

poi mai avrebbe potuto essere sopraffatto, sfasciato e vinto dal piccolo microscopico Piemonte, né dai parziali, purtroppo sempre infelicissimi moti insurrezionali, utili e fomentati per tener vivo l'odio ai tiranni ; l'Impero d'Austria,

forte dell'appoggio

del co-

losso moscovita che schiacciò per lei la testa all'Ungheria vittoriosa,

avrebbe sempre avuto, contro

lo

ambizioso Piemonte, al-

leate e combattenti a suo favore la Prussia e la Confederazione

Germanica, che (come fu proclamato all'Assemblea di Francou frontiera del Mincio „ necessaria alla u in pectore „ a. sicurezza della Germania, frontiera assegnata Carlo Alberto ipoteticamente vittorioso. forte) ritenevano essere la

Lo Imperatore d'Austria si dette veramente per vinto non per la cessione

immediata della Lombardia ma per la accettazione e^

sottomissione alla massima del principio assoluto di non

vento „, la cui violazione avrebbe costituito

"

cui osservanza Napoleone garantiva con tutto

u

inter-

casus belli „, e la il

peso della sua

spada, e che pose fine al libero scorrazzamento degli eserciti imperiali

per tutta la penisola, a prò degli

quello che fu caratterizzato

altri

" negazione di Dio

Governi, incluso

„.

Carlo Alberto per ipotesi conquistatore, che caccia davanti a so le

schiere

mal preparate che presidiavano la Lombardia, entri

(anche senza le cinque giornate) a Milano, instaura

il

proprie


ALLA MEMORIA DI NAPOLEONE TERZO IMPERATORE - 1911

419

Governo, rafforza la sue schiere ed il suo prode esercito colla coavoca i proventi pubblici al proprio erario, proclama la

scrizione,

estensione dello Statuto, erige

suo trono in Milano, consegue

il

per certo la ampliazione dei propri Stati, ribadendo striaco sul Veneto, su tutto

tova, Peschiera,

Legnago,

il

il

il

giogo au-

corso dell'Adige, con Verona,, Man-

famoso quadrilatero dichiarato for-

tezze federali, e riservata a suo beneplacito la facoltà di intervento nel resto della penisola.

Provvidenza d'Italia che i paesani lombardi, spie fìdatissime dell'Austria e fedelissime agli austriaci, e ammutoliti per noi, togliessero le funi ai pozzi e scorgessero impassibili stramazzare al suolo

per la arsione i liberatori, il cui parlare non intendevano né punto

né poco e proprio da quanto intendessero i tedeschi, i quali sapevano però ben farsi intendere a legnate. Provvidenza d'Italia la prima Custoza e Novara, e la invasione dei Ducati, delle Legazioni, della Toscana,

armi della Repubblica Francese a

e lo intervento colle

Roma, votato dall'Assemblea

Nazionale sotto la presidenza della repubblica del Generale Ca-

vaignac contro la Repubblica Romana, voluto dai papisti, eventi tutti

che apparvero, e parvero tanto funesti; ma che servirono a

serbare la questione intatta

e

pendente, la questione italiana,

pel dì dell'avvento, ed intervento decisivo di

Napoleone terzo li-

beratore.

Napoleone primo, conquistatore, lottes „

alla testa dei suoi " sans cuvarca e discende le Alpi spandendo violenze, depredazioni,

saccheggi, impone taglie,

spedisce a Parigi la Quadriga di San Marco, e tante altre opere d'arte, sacrilica all'Austria la Repubblica di Venezia, delle diverse regioni dispone come di feudi personali propri

facendone Sovrani

impone

ufficiale della lingua francese

l'uso

i

propri consanguinei e

bandendo

lingua, ordina e costringe la gioventù a andare a compiere alla Università di Parigi,

affini,

la nostra li

studii

a tanto ambizioso, prepotente, insano

operato, nell'Erede del trono di Francia, profanazione mostruosa, u crea il Re di Roma „, facendo di Roma u caput mundi „, l'umile

ancella del pazzo cervello del mondo.

Napoleone terzo, liberatore, contro la opinione dei grandi politici francesi, Thiers, Guizot, ecc., contro lo spirito pubblico, sempre


420

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

memore delle batoste di Waterloo, recisamente avverso alla guerra, move con cinque corpi di esercito, varca le Alpi e di vittoria in vittoria fracassa e fiacca a Solferino, totalmente, lo esercito austriaco,

ed impone, dettandone le condizioni, all'Imperatore d'Au-

stria la pace, lo

abbandono della Lombardia, assoggettandolo alla " non intervento „, arra

museruola, alla catena del principio di secura di futura indipendenza.

Napoleone primo, invaso dal pazzo concetto dello Impero Uni- I versale, disconosce l'opera della natura, la configurazione geografica, le

frontiere naturali, la distinzione di stirpe e di linguaggio,

da tutte le sue determinazioni mai traspare in verun modo, assolutamente mai, in nulla, la più remota idea di Nazionalità, di Indipendenza, delle quali

il

suo operato è la assoluta negazione,

mentre a questo principio è interamente informata e conforme la condotta di Napoleone terzo verso di noi, nella soluzione della formidabile: w Questione italiana „, cioè al principio u l'Italia agli Italiani „.

Egli ebbe avversi ed avversari nell'opra e attuazione del suo concetto: in Francia i partigiani dei piccoli Stati cuscinetto, che

vedevano di mal'occhio la irrequietezza piemontese, e la eventualità che sorgesse al loro fianco una nuova potenza che poteva riuscire a loro, eventualmente, non alleata, anzi avversa e nemica: il

clero inframmettente che scorgeva la eventualità della mano-

missione del potere tempore del papato, della decadenza del proprio ascendente politico interno cani, tutti in

massa avversi

periale: avversi, in Italia, li

i

al

:

legittimisti, orleanisti, repubbli-

consolidamento della Corona Im-

devoti

al

papato,

ai vari principi, e*

autonomisti, gelosi delle loro Capitali e delli istituti loro propri

e speciali,

novero di avversari propriamente imponente.

Nel suo racconto:

u

G-li

Scolari di Pisa,

e

i

Liberali del 1831

Sonzogno, Milano, Parigi) „, Maso G-herardi fa interrogare da Marco, il Principe Luigi Napoleone: " E che faresti, Luigi? „. (Voi. II, pag. 319. E.


ALLA MEMORIA DI NAPOLEONE TERZO IMPERATORE - 1911 u

Son sogni, o Marco

;

421

ma se davvero per un'imprevista vicissi-

tudine io potessi disporre di un'armata pari a quelle che guidava

"

mio zio, ciò che non fece farei, ve lo giuro come giuro di non indietreggiare di un passo davanti al nemico che si avvicina. u Se io muoio, almeno si dirà pugnò per l'indipendenza de' popoli '

;

u

:

italiani ,,.

?

Son queste le memorande parole che Marco fa scaturire dal labbro di Luigi Napoleone che sta con le armi in pugno contro papalini e sanfedisti. u Onore al Profeta e al Profetizzato! „. Dal 31 al 51 venti anni sono trascorsi, e Luigi Napoleone è Presidente della Repubblica Francese ed eccomi ai fatterelli "

;

personali.

Di ritorno da Londra ove in compagnia del Principe Napoleone, Nap. Camerata Baciocchi, di Giorgio Magnani, eravamo stati io e mio fratello a visitare la meravigliosa prima esposizione mondiale del Palazzo di Cristallo. 11 23 settembre, data memorabilissima, siamo, mio fratello ed io, a colazione a St.-Cloud, e dopo il caffè, il Principe Presidente incomincia ad interrogare. u Et bien, comment vont les affaires en Italie, depuis les dóu sastreux événements de 48 et 49? M Le roi Victor Emmanuel acquiert une immense popularité, et u tous les yeux des patriotes italiens sont tournés vers lui. di

u u

Azzelio jouit d'une pleine confìance, par son caractère loyal

du Conseil, entouró d'hommes d'ordre et de véritables capacités. u Le roi par la fierté qu'il montra devant le Maréchal Radetzki u en relevant le drapeau tricolore tombe sous le coup de la déet chevaleresque, premier Ministre, Président

u

u

faite

de Novare, et par son scrupuleux respect pour le regime

" constitutionnel " tère,

a révélé un caractère supérieur,

et le Ministèro appuyé par le Parlement, les

un grand caracdeux Chambres

u

composées d'hommes intègres, d'une probité absolue, dévoués à ieur devoir, inspirés à une saine aversion, à une véritable aver" >ion, pour les aberrations de 48 et 49 „. u Est-il bien sur que le gouvernement piémontais est fort, et u capable de resister à toute tentativo de mouvement révolutionu naire, démagogique, et de désordre? „. u Indubitablement la classe dirigeante est toute entière résolue

u

"

à suivre le Roi, le Ministère et le Parlement, décidée sur la voie


422 " u

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

des réformes et de l'ordre, prète à reprimer toute tentative de désordre „.

Era questa la pura e pretta verità; e la zionale, perchè

il

insistenza

era inten-

Presidente voleva a qualunque costo l'ordine in

casa e fuori; ordine che riteneva essenziale a qualunque potenza e progresso.

Due giorni dopo, la sera, ad un ricevimento del Ministro degli Affari Esteri, il Ministro di Francia a Torino, che era in congedo e stava

per ritornare al suo posto,

ci

viene incontro tutto sor-

ridente, ed esclama:

Vous avez vu le Président „ Et pourquoi vous nous le demandez ? " Tout bonnement parce que j'avais l'ordre d'aller à Turin en " ennemi, et que je viens de recevoir l'ordre d'y aller en ami „. Fu da quel giorno, da quell'ora, da quel momento memorabilissimo che Luigi Napoleone fissò il proprio pensiero e prese la ferma risoluzione di fare di Vittorio Emanuele e del Piemonte la pietra fondamentale dell' edilìzio dell' Italia costituita a Nazione indi"

!

u

pendente.

Tutta la sua condotta posteriore sarebbe stata costantemente informata e conforme a questo concetto, se egli fosse stato inteso e secondato, e non intralciato e ostacolato da menti corte e da animi perversi, oltre coloro che erano convinti di tutelare i veri

interessi della Francia, costretto

continuamente al doppio gioco di

una diplomazia ufficiale, ed alle sue finzioni ipocrite, e di una diplomazia personale della quale fummo fedeli custodi.

Eccoci al 1858, a Parigi. Il

Principe Napoleone racconta:

" J'ai u

été chez

l'Empereur et je lui ai dit: Mon cousin, je veux

me marier „. M

Je pense que tu fera très bien; mais ne fais pas comme j'ai épouse une princesse „.

" fait,


ALLA MEMORIA DI NAPOLEONE TERZO IMPERATORE - 1911 u

C'est ce que

j'ai

423

songé aussi, et j'ai pensé à la Duchesse de

Gènes „. "

Si cela

peut se faire j'en serai très content „.

La mattina

del 25

gennaio 1858,

alle

ore

avanti giorno,

5,

con un metro di neve per le vie, proprio nell'ora che Cavour aveva il debole di prediligere per le sue udienze, andiamo al Ministero, dal Conte, che non era prevenuto in nessun modo e ignorava com-

pletamente il motivo e lo scopo della nostra visita. u Conte, veniamo inviati di S. A. il Principe Napoleone, incau

ricati di

manifestare il suo desiderio di ammogliarsi, e dirle che

u

avrebbe formato il pensiero di un' unione con S. A. reale la Du-

"

chessa di Genova, al che fa d'uopo

u

e

"

richiedere „.

il

consenso di

S.

Il Conte non fa nessuna

'

S. M.

consenso di S. M. il Re,

ci

Re dovrebbe

il

osservazione in contrario

dopo, invitatici al Ministero

*'

il

A. la Duchessa, che S. M.

;

ma tre giorni

dice:

ha parlato a S. A. la Signora Duchessa, la quale ha ri-

sposto a S. M. di essere impegnata e di non esser libera „.

Riferito questo insormontabile ostacolo al Principe e all'Impe-

ratore w "

:

C'est bien ,„ disse il Principe, " mais il y a la fìlle aìnée du Roi,

la Princesse Clothilde „.

Detto fatto, nuova udienza, sempre mattiniera, meno fredda di fuori ma assai più calorosa di dentro. u

u

Conte, il Principe ha pensato che gradirebbe imparentarsi anche più strettamente con Casa di Savoia, e chiede al Re la

"

mano della Principessa Clotilde „. Il

Conte scatta sulla sedia e picchia con ambo le mani sulla

tavola, esclamando: vt

E impossibile „.

Segue un lungo, prolungato e prudente silenzio naccia diventare scabrosa e pericolosa.

;

la partita mi-


424

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Allo ostacolo della età immatura e della gracilità della Principessa agevole rispondere che sarebbe stato dilazionato quanto oc-

correva il matrimonio, e anche tino al compimento dei sedici anni, ostacoli

altri

non dovendone, né potendone esistere, perchè il ri-

fiuto, la cui possibilità

era assolutamente inconcepibile, avrebbe

turbato l'animo dell'Imperatore, che era il pernio di tutto il nostro avvenire.

Per quanto si scorgesse come e quanto lo facesse a malincuore, non nutrendo nell'animo simpatia per i Bonaparte, fu però giuocoforza piegare, e convenire che non era possibile non presentare la domanda a S. M.

E la ragione politica ebbe il sopravvento sulle simpatie, e, senza preoccuparsi del pensiero della Principessa, S. M. ne impegnò la

mano al Principe, fissando la celebrazione del matrimonio pel principio del 1859.

Frattanto nella mente dell'Imperatore era maturato

il

piano

del suo intervento come aperto alleato del Piemonte per la cacdella

ciata

dominazione austriaca dalla penisola;

e

nel 1858

inviava il Principe Napoleone a Pietroburgo, ove non era dimendetto di Schwartzemberg a proposito della guerra d'ONous donnerons l'exemple d'une grande ingratitude „, abbandono in cui l'Austria lasciò la Russia nella guerra di

ticato

il

riente:

"

e lo

Crimea.

1U Sicuro della benevolenza dell' Imperatore di Russia, Napoleone

non era ugualmente tranquillo sulle disposizioni del Re di Prassi e dei prussiani che, notoriamente assidui, indefessi, ponderavan: meditavano, preparavano la rivincita di Jena. Scopo della visita del Principe Napoleone fu di ottenere dall'Imperatore di Russia che tenesse ferma S. M. Prussiana, impe-

gnandosi Napoleone a sua volta a non varcare l'Isonzo. Grli avvenimenti incalzarono, e il capo d'anno del 1859 Naaxuxo poleone rivolse all'Ambasciatore austriaco le memorabili parole: .

Je regrette que, ecc.

\


ALLA MEMORIA DI NAPOLEONE TERZO IMPERATORE - 1911

425

30 gennaio fu celebrato in Torino il matrimonio fra la Prin-

Il

cipessa Clotilde e il Principe Napoleone, che per la via di

Genova

e Marsiglia condusse la sposa a Parigi.

L'Imperatore d'Austria perde al

Piemonte

fornisce

così

le

staffe,

e

intima a bruciapelo

il

disarmo, da acconsentirsi entro

il

tanto bramato, sospirato, casus belli, che rende

bile lo intervento

i

tre

giorni,

e

armato della Francia a favore dell'alleato.

peratore è, col suo Quartier Generale, a Alessandria, e

il

quinto Corpo d'esercito, è a Genova. Tutto a un tratto sento che è arrivato il Principe Napoleone e Lcipe Napoleone, col

che è andato dall'Imperatore.

Corro a palazzo reale e mi metto di piantone in anticamera. Tutto a un tratto si spalanca con fragore la porta del gabinetto dell'Imperatore e ne schioppo, infila

il

il

esce

impetuosamente, come una palla di

Principe che, senza guardare ne a destra né a manca,

grande scalone.

Gli corro dietro,

Affidandomi

ma la carrozza è già partita a trotto steso.

alle

mie gambe corro

parmi

dò un soad aggrap-

stazione,

alla

lenne spintone alla guardia dei biglietti,

e

arrivo

allo sportello della carrozza del Principe,

che

il

treno è

già in moto.

u

"

Oh, Cipriani, venez, venez!... „

"

Yous ne savez pas: l'Empereur m'óloigne du théàtre de

guerre

!

la

„

tt

II m'envoie en Toscane pour descendre les Appennins, et faire une diversion sur la gauche des autrichiens, comme opération w de guerre mais aussi, dans le bu't politique d'empècher l'explo-

u

;

u

sion d'un mouvement révolutionnaire de part

u

que Salvagnoli est venu lui dénoncer „. u Mais, Monseigneur, c'est tout simple on veut, et on va, vous

les

républicains,

;

u

recevoir, à Florence, u

comme Prétendent „.

Serait-ce possible!... „

w

Mais qu' est-ce qu'ils veulent ces imbécils de Toscans Mais n'ont que s'annexer au Piémont „, u Quant à moi je me considère beaucoup plus Prince Imperiai " en France de ce que je ne serais petit roi de la petite Italie !

* ils

u

centrale „.


426 "

IL

Et puis ce serait nous mettre toute l'Europe sur les bras! „

" Il

u

faudrait bien les busculer ces Toscans, qui ne

qu'à poltrir sur les bancs des cafés:

" levée " u

RISORGIMENTO ITALIANO

il

sont bons

faudrait leur faire une

en masse „.

A Gènes nous allons trouver Nigra, et vous irez avec lui in-

former immódiatement le Comte de Cavour,

et lui dire

que je

" traverserai la Toscane en payant comptant tout ce que je prendrai u

pour mes troupes, et que je compte ne pas aller à Florence, que c'est tout de ma part „. Infatti, a Genova, fa subito chiamare Nigra, e dice: u Ecoutez ce que dit Cipriani „ e gli ripete parola per parola tutto quanto ha detto a me in viaggio, e ci ingiunge di partire immediatamente per Torino, come difatti facciamo, col primo treno u

;

diretto dell'indomani mattina.

Ad Alessandria si incrociano

treni Alessandria-Torino, Torino-

i

Alessandria, ove giunti stavamo aspettando in carrozza di ripartire, u

quando sento una voce che grida: " lo farò fucilare! „. Nigra, Nigra, è la voce del Conte!... „

Scendiamo precipitosamente e corriamo incontro al Conte, chel u lo farò fucilare! è un traditore che chiama lo straniero in casa nostra „ Dettogli la nostra missione, risaliamo, il Conte, Farini, Nigra ed io, nel treno per Genova e ci presentiamo al Principe, che ripete, come stereotipato, tutto quello che ha detto il giorno innanzi. La sodisf azione di Cavour è completa, e si conclude di riparè con Farini, e che ripete:

!

tire subito

per Alessandria a informare l'Imperatore.

Col suo beneplacito saremmo andati, a nome del Principe, e di

Cavour, da Ricasoli a impegnarlo

:

A integrare le truppe toscane nello esercito piemontese 2° A sopprimere le dogane interne fra la Toscana, Ducati 1°

:

i

e

il

Piemonte 3°

;

A sopprimere la rappresentanza diplomatica Toscana al-

l'Estero, assumendone lo ufficio

i

Rappresentanti piemontesi, tutte

e, per mielare momentaneamente il boccone, tutte compatibili con la federazione.

disposizioni d'immediata attuabilità,

La udienza con lo Imperatore fu sbrigativa e breve.

H Conte fece la esposizione del concertato col Principe, e l'Im


ALLA MEMORIA DI NAPOLEONE TERZO IMPERATORE - 1911 ttore disse, posando la sigaretta e arricciandosi itteristica parola,

il

427

baffo, questa

spartanamente laconica:

Faites „.

Un incidentino: il Conte ed io occupavamo i due canti dello scompartimento volte le spalle alla macchina Farini era in faccia al Conte, e Nigra in faccia a me, occupando così i quattro ;

canti.

Discorrendo con Nigra dell'annessioni mi venne detto u

Quando avremo

:

Lombardo-Veneto, i Ducati, la Toscana, u converrà che la capitale rimanga a Torino, o non dovrà essere u trasportata a Milano? „ Nigra s'accende in viso, scatta sollevandosi e grida: u II primo che parlasse di capitale gli farei tagliare la testa! „ Per un diplomatico futuro ambasciatore non c'era tanto male Cavour che aveva il capo appoggiato, lo solleva, si abbassa gli occhiali che aveva sulla fronte e volto a Nigra con gesto di calma il

!

e di

pace dice:

" Nigra,

Nigra, la Capitale d'Italia è Roma „.

Povero Nigra, di fondo così remissivo e sommesso, come rimase confuso e interdetto!

Nel mio interno son sempre rimasto incerto se quelle parole fossero la rivelazione del grande concetto, per quanto invero assai

prematuro, o se fosse una specie di espediente preparato e pronto per tagliar corto a qualsiasi discussione.

Non è a dirsi il mio contento di aver suscitato le dichiarazioni, la

manifestazione della opinione del Principe, e il benestare Im-

periale, sulla posizione politica della Toscana, implicante un capi-

tale principio di

massima.

Sodisfazione pari alla mia mi parve scorgere in Cavour e Farini, che lieti ripresero la via di Torino.

A quali cause, a quali circostanze è dovuto tal singolare resultato ?


428

IL

Erano

RISORGIMENTO ITALIANO

in Alessandria

verno Toscano

al

Don Neri Corsini rappresentante

Quartier Generale del Re,

e

il

Go-

Memmo Digny

messo politico e particolare di Bettino Ricasoli, destinato rappresentante della Toscana a Londra. 16 di

Il

stizia, che,

maggio arriva Salvagnoli, Ministro di Grazia e Giucon voce stentata e soffocata, asmatica, ci manifesta

lo spavento dello spettro della rivoluzione repubblicana capitanata da Ferdinando Bartolomei, Rubieri, Dolfi, ecc., e dice che viene a chiedere all'Imperatore che mandi un distaccamento delle

sue truppe per prevenirlo e scongiurarlo.

Conseguente udienza dello Imperatore, che notoriamente non vuole movimenti disordinati e inconsulti, e che, in piena buona fede e senza diffidenza, lo crede e dispone, senza aver consultato il

Principe,

il

passaggio del Quinto Corpo attraverso alla To-

scana. u u u

Scendevo con Farmi stamattina, racconta Cavour, le scale del

Ministero e incontriamo, che le saliva, Salvagnoli, e che ansante ci

dice quello che ha fatto ad Alessandria „.

Indignato gli grido u

"

"

Sei un traditore, sei un traditore

Senza por tempo di mezzo andiamo subito diretti

" per w

:

:

chiami

lo straniero in casa nostra: ti farò fucilare „.

di

Alessandria,

.

alla stazione

come avete visto, per scongiurare l'Imperatore

non allontanare il Quinto Corpo dal teatro della guerra, e ci

" incontriamo

sotto la tettoia della stazione „.

Nigra ed io torniamo a Genova e riferiamo al Principe il laco nico:

u

Faites „ Imperiale.

Fisso da Bertolani una Convenzione, ed eccoci galoppando sull: via di Pisa.

Nigra dice: " ma senza passaporto, ci lasceranno passare? , u State tranquillo, sarà pensier mio „ e, alla frontiera si accosta la guardia, che, vistomi in uniforme, si tira un passo indietro e fa una ossequiosissima scappellata: prima sorpresa e meraviglia ;

di Nigra!

,


ALLA MEMORIA DI NAPOLEONE TERZO IMPERATORE - 1911

429

A Pisa, è mezzogiorno, e non c'è treno per Firenze fino alle cinque.

Fermiamo

alla Prefettura;

salgo dal Prefetto Moscheni e

gli

chiedo l'ordine per un treno speciale, che mi fa di proprio pugno

tamburo battente. Torno giù, question di minuti, con l'ordine in mano, e con vera stupefazione di Nigra. u Caro Nigra, noi qui facciamo così. Quanto vi ci sarebbe vou

luto a Torino? „

Alla stazione c'era Coppi, Ispettore delle strade ferrate, che arrivava con una macchina in quel momento da Livorno, e, grazie alla

macchina calda, partiamo subito per Firenze. accompagno Nigra alla Legazione Sarda

Arrivati,

in

Borgo

Pinti, e lo riceve Spinola, Segretario di Legazione, Buoncompagni

essendo in congedo a Torino.

.-; La sera non posso vedere Ricasoli, e lo prendo la mattina dopo a colazione, in casa. Gli racconto minutamente e per disteso tutto lo accaduto a Ge-

nova, a Torino, a Alessandria, e gli espongo lo scopo della missione affidataci da

Cavour e dal Principe Napoleone, col bene-

stare dell'Imperatore.

Bettino m'ascolta attentissimamente, e poi, senza sollevare discussione dice:

Per me sta tutto bene; ma bisogna purtroppo che su tutto esto ne sia con

i

miei signori colleghi „. Il fatto provò come

sse costretto a rispondere, proprio forzato e contro voglia, così,

e non altrimenti.

Divulgatasi la notizia dello scopo della nostra missione, di Nigra e mia, per la città, scoppia un uragano;

e,

a darne un'idea basti

questo. Ero a palazzo Peruzzi, in Borgo dei Greci, nella sala grande

a sedere in una poltrona accosto a Emilia, e fra Signore e Signori ci

saranno state in sala una ventina di persone. Si spalanca

con strepito la porta di fondo, e ne scaturisce incol cappello in capo (che non teneva quasi

furiato Ubaldino,


430

IL

mai), gridando u

montese

" lotti "

u

u :

RISORGIMENTO ITALIANO

Ambizione del Conte di Cavour, priapismo Pie-

La Toscana non si scamotta con un giuoco di busso-

!

„.

E chi è il Re? se lo incontro lo saluto se mi piace, e se non

mi piace non lo saluto „

;

e

si

dà un gran lattone sul cappello

a cilindro che gli scende fin sul naso.

Non mi muovo, non rifiato, ma guardo Emilia stupefatto. Altrettanto

il

furore dei Granduchisti Lorenesi, degli

autono-

misti, dei repubblicani.

E Nigra mogio mogio, bagiogio bagiogio, a tale e tanta esplosione contro le idee di cui eravamo stati inviati, e venuti amba-

mi dice:

sciatori, u

Cipri ani

" regno

:

vedo proprio che bisognerà contentarsi

di

un vice-

„.

Quanto a Ubaldino della Pera, accanito antilorenese, sprezzante malgrado il loro gran lustro, bisogna concludere che avesse in core il lustro dell'antica repubblica fiorentina, come ne dà prova manifesta il nome da lui fatto deliberare ed imposto, sbattezzando il cavallo, alla Piazza del Granduca, il nome di Piazza della Signoria. Concilii chi può il pensiero che corre a parecchi secoli indietro, alla Signoria della repubblica fiorentina, col concetto della Unità d'Italia. dei Medici,

:

Il

Principe è sbarcato a Livorno, e lo trovo al nuovo albergo

dell'Aquila Nera (il vecchio albergo era al Porticciolo), sugli Scavi d'Azeglio, nome di Via decretato nel 1860 in

onore del grande

italiano. u

Ulloa est venu me trouver, et je lui ai dit immédiatement Vous avez bien fait de venir en uniforme piémontais, parce que :

w u

autrement je ne vous aurais pas recu „. u Quoique on me le demande avec une très grande

" je n'ai u

insistence,

pas du tout envie d'aller à Florence.

Livourne s'est f aite un très belle ville mais, que font ces deux ;

u

statues, qui rappellent les anciens souverains, l'un d'eux toujours

u

vivant ?

w

— Ne serait-ce pas bien fait de les piacer autrepart — Vous avez fait véritablement une revolution à eau de

?

;

l'

u

rose

!

„


ALLA MEMORIA DI NAPOLEONE TERZO IMPERATORE - 1911

431

Concetto significativo, politicamente molto profondo, ma che parve a Michele Palli, a Silvio Orlandini, a Giovanni Fabrizi, a Pasquale Orecchi, non consono alla rivoluzione à Veau de rose, :

del 27 aprile, e che avrebbe ricordato troppo le quarantottate di

infausta memoria.

Alle 4 pom. del 24 giugno la seconda linea dell'esercito

au-

striaco era già scompigliata dai lunghi tiri della artiglieria rigata

immaginata da Luigi Napoleone da esule e studiosissimo in artiglieria, ed attuata e messa in azione in campo ora per la prima volta; e la prima linea è rovesciata, fugata, posta in piena rotta dagli impetuosissimi assalti delle brave armi francesi, a Solfeed alle ore 8, l'ala destra austriaca cede il campo ai nostri. Napoleone vittorioso è a Cavriana, e Francesco Giuseppe, sconfitto e fuggitivo, riparato coll'Esercito sbandato dietro agli spalti di Verona. Il Principe Napoleone, per ordine Imperiale, va a offrire all'Imperatore d'Austria lo armistizio immediatamente accettato e quindi, in Villafranca, sono sottoscritti i preliminari

rino

;

di pace.

Je suis désolé d'ètre contraint de laisser mon oeuvre inachevée mais une dépèche d'Alexandre, que voici, me dit Dépéchez- Vous, 11

;

u

:

u

car je ne le tiens plus „.

u Le Comte de Cavour m'avait promis cent cinquante mille hommes, et je n'ai trouvé que quarante mille piemontais, qui se w sont fort bien battus, mais ils ne sont, les x>auvres diables, que

u

u

quarante mille „ " Pour continuer la guerre il m'aurait fallu f aire venir au moins u deux corps d'armée en Italie, et concentrer au moins deux corps d'armée sur la frontière pour répondre aux mouvements prussiens, ce qui m'ótait absolument impossible, vu l'état de l'armée, et, u surtout, l'état de l'opinion publique en France „. Infatti, per quel che concerneva e riguardava, a proposito del\

''

44

l'opinione pubblica

genta, ero il

in Francia,

il

giorno della battaglia di Ma-

a Parigi, lontano dall'odore della polvere (essendomi

'59 riuscito di sodisfazione politica,

ma di nessuna sodisfazione

guerresca), e verso le dieci di sera passeggiavo nella Rue Royale

camera del Re Luigi, aveva tenuto e trastullato

col vecchio Silvestro Poggioli, gentiluomo di

affezionatissimo

all'Imperatore, che

H Risorgimento Italiano. — IV.

28


432

IL

KISORGIMENTO ITALIANO

bambinetto sulle sue ginocchia, e che con Conneau cooperò felicemente alla evasione da Hamm (detta dall' Imperatore u Mon universitó de Hamm „, per i sei anni passativi di reclusione), quando si sentì il rumore d'una carrozza e qualche meschino e smorto grido di: Vìve VEmpereur! Era l'Imperatrice Eugenia in calescia scoperta, che per solennizzare la annunziata vittoria stava facendo una passeggiata per la città, accolta con un silenzio sepolcrale. " Silvestro, come mai tanta freddezza e punto entusiasmo? „ :

" Giuseppe, se si dovesse impiccare tutti i parigini che desiderano che l'Imperatore sia battuto non basterebbero né le porte, " ne le lanterne di Parigi „.

u

Serva questo a far lume sulle parole dell'Imperatore sullo stato

-

dell'opinione pubblica a Parigi e in Francia, e su quello che poi è purtroppo accaduto

4 settembre 1870.

il

La conclusione della pace in tali circostanze, e in tale stato di una seconda vittoria, riportata senza spargimento sangue e a tamburo battente, degna di immenso plauso,

cose, era, fu,

di altro

del massimo encomio,

e

tutt' altro

che meritevole dello sconcio

grido che scaturì dalle labbra di Cavour, qui pure manifestatosi facile all'ira (come si era manifestato nell'incontro con Salvagnoli), all'annunzio dello armistizio (tanto diverso dall'armistizio

Salasco!) e dei preliminari

di pace,

che,

correndo scamiciato a< u

zucca nuda nel giardino a Desenzano, gridava: E un traditore!: s'è impegnato a liberare l'Italia dalle Alpi all'Adriatico „, dimenticando,

lui,

i

150 mila uomini che nel 1858 s'era impegnato a

fargli trovare pronti ai suoi ordini e

comando imperiale.

Pochi erano in grado di sapere, e capire, e apprezzare, la prudenza e la saviezza e la perspicacia della improvvisa risoluzione Imperiale, fermi nella fede che era momentaneamente sospeso, ma per niente abbandonato, il concetto che aveva mosso alla guerra, u la indipendenza d'Italia, padrona di se stessa „. Lo sventurato grido di Cavour (di cui fece ammenda onorevole fino dal mese di gennaio del 1860), divampò come baleno per ogni dove, e al passaggio dell'Imperatore le vetrine dei magazzini di stampe sotto i portici erano pieni dei ritratti d'Orsini, e mi ri-


ALLA MEMORIA DI NAPOLEONE TERZO IMPERATORE - 1911

433

cordo d'aver dovuto dire appunto sotto i portici a Celestino Bianchi, Segretario di Ricasoli, che spropositava sulla pace: u

Il

Chetati, per carità,

non sai quel che ti dici „.

Ministero di Bologna, essendosi ritirato Azeglio, Commissario

del Re, aveva mandato Giovacchino Pepoli a chiedere a Cipriani

d'andare Governatore delle Romagne, e l'Imperatore interpellato disse w

:

Prenez-le, c'est un homme d'ordre „.

A me, congedandomi, mi dice: u Va et travaille à l'annexion des Romagnes. J'aime à vous voir entamer la question des Etats de l'Eglise „. Lo intervento armato a favore del malo governo pontificio gli era profonda spina al cuore, e fu proprio per porvi fine, e per darci una spinta in avanti, che ideò la Convenzione del settembre del 1864, la cui incauta e mal ponderata violazione cagionò la sventura di Mentana. 11 partito nero, anti-imperialista, che agognava la caduta dell'Impero battuto sui campi di battaglia, speranzoso e forse non a torto, che ne riuscisse definitivamente sanata la Francia da future imprese guerresche, il partito nero ne ha pagato il fio con la caduta del Potere Temporale. Oh quanto nel segreto dell'animo invidiava Napoleone, per noi liberatore, i Sovrani d'Inghilterra e di Prussia, di Russia e di Turchia, che hanno il clero dipendente, e scevro da qualsiasi in"

fluenza e ingerenza straniera, e soggetto al Sovrano, in cui imme-

desimansi tutte le leggi dello Stato.

La bomba d'Orsini classicamente vendicatrice dei pretesi

torti

dell'umanità, lanciata col proposito della estinzione del tiranno, riesce nel perfido

intento,

e

fa

melma del corpo di Napoleone,

come sulla Newsky accadde del corpo dello sventurato e mite Alessandro, e conseguentemente, senza i Cinque Corpi d'esercito,


434

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

con cui Napoleone terzo scende in

Italia,

cosa avrebbero potuto

fare di concludente Vittorio Emanuele, Cavour, Garibaldi?

A tal domanda ogni uomo dotato di buon senso e di buona fede bisogna che abbia la lealtà di rispondere: Nulla. Cosa ha fatto col pensiero e con l'opra Napoleone terzo, nella costituzione e sorgimento del Regno d'Italia?

A tale domanda ogni uomo di buon senso e di buona fede bisogna che abbia la lealtà di rispondere: Tutto. Tutto questo ho voluto dire per scuotere il paese dalla ingratitudine e dalla vergogna di negare al nostro vero e legittimo liberatore, il meschino omaggio d'una statua equestre, su suolo pubblico.


IL - VARIETÀ E

ANEDDOTI

Due poesie di Giuseppe Garibaldi. Dopo la pubblicazione fatta alcuni mesi or sono dal Dott. Curatolo di varie poesie del Generale, insieme al poema autobiografico, credo

farne

conoscere altre

due che, o sono

assolutamente

inedite,

opportuno o,

certo,

poco note.

La prima è un sonetto, di cui il manoscritto, non autografo, fu dato a mio padre, Antonio Mangini dopo la campagna del 1859, da un com,

messo del di lui studio legale, Antonio Veneziani, livornese, che a quella

campagna aveva preso parte fra i volontari. Il Veneziani diceva aver avuto la poesia da un suo capitano che conservava l'autografo di Garibaldi, e asseriva che questi aveva scritto il sonetto durante la campagna.

A Marco Bruto. Stirpe di Giunio, ereditò dal fiero

Vindice di Lucrezia

bello,

il

il

santo

Amor di libertade, ed all'impero Giurò nell'alma un odio sacrosanto.

— Che importa — Il più fatai guerriero — Che monta ? — Egli è un tiranno — Il regio ammanto

Padre

?

!

Debole usbergo

è al

?

mio coltello, e invero

Di cacciarglielo in cor vo' avere il vanto. Così Bruto dicea, la gran memoria

Del roman seme, questo illustre sgherro

Che al dritto popolar die la vittoria. Se a quel prisco oppressor fastosa istoria Tesse or Colui che

Roma opprime, il ferro

Di Bruto aver potria novella gloria. G. Garibaldi.


436

IL

Notevole, nell'ultima

RISORGIMENTO ITALIANO l'accenno

terzina,

Napoleone

a

Giulio Cesare, che esso, in fatti, poi pubblicò

;

3° e alla vita di

e le apostrofi irose

Curatolo, e scritto dopo la ferita di Aspromonte. L'eroe, in tutti della sua vita avventurosa, sentiva in

all'uomo

Due Decembre non mancano nel poema autobiografico, pubblicato dal

del

il

periodi

i

bisogno di esprimere i suoi concetti

forma poetica.

E lo sentì anche quando si accingeva alla mirabile impresa di Sicilia. A quella si riferisce il secondo brano di poesia, di cui conservo il prezioso autografo del Generale. È scritto in un piccolo foglio bianco, sciupato dal tempo e dall'essere stato portato indosso, e a tergo è una macchia di

sangue, sgorgata da una delle ferite toccate a Calafatimi da Giuseppe

Bandi. Tutti sanno quale pagina gloriosa scrivesse col suo sangue

Bandi a

il

ma nessuno forse la illustrò meglio di Giuseppe Cesare Abba,

Calatafimi;

nelle sue Noterelle d'uno dei Mille, dicendone così: "

In quella

il

sottotenente

Bandi veniva a salutarlo (Garibaldi), lì per

Non ne poteva

Aveva toccate parecchie ferite, ma mammella sinistra e il sangue

"

cadere

"

un'ultima palla gli

"

gli colava

"

quando le compagnie si lanciarono all'ultimo assalto, contro quella siepe

sfinito.

giù a

si

rivi.

più.

era ficcata sotto la

Prima che passi mezz'ora, sarà morto, pensai: ma

"

di baionette che abbagliavano,

"

tutte nel petto,

anime hai ? beato

,,

—

stridevano,

tornai a vedere gli

sì

quell'ufficiale

gridò uno, che

doveva

che

pareva di averle già

tra

i

primi.

amico.

essergli

— Quante

Egli

sorrise

(1).

Sul piccolo pezzo

alcuna correzione,

i

di

foglio,

si

leggono, di pugno di Garibaldi, senza

seguenti versi, che trascrivo

tali

quali, conservandone

intera la punteggiatura:

Lo stranier la mia terra calpesta

—

il mio onor mio gregge macella ma un ferro mi resta Vuol strapparmi

Il

—

Un acciar per ferirlo nel cuor Non sei stanco di giogo, d'oltraggi, Di codarde lusinghe, d'inganni Questa terra Solo porta

—

—

servili e tiranni

— ma prodi non più

?

Lo stranier etc.

(1)

Da Quarto al Volturno. Noterelle d'uno dei Mille di Giuseppe Cesare Abba.

7 a edizione. Bologna, Zanichelli, 1911, pag. 64.


VARIETÀ E ANEDDOTI

437

A dare autenticità all'autografo, e per avere la certezza dell'epoca in cui fu scritto, stralcio dal il

Da

volume di Giuseppe Bandi:

Genova a Capua

brano seguente, relativo alla traversata fatta sul Piemonte da Quarto a

maggio 1860: Dopo mezzogiorno, veniva giù la pioggia tanto lietamente, che fu un

Marsala, e precisamente alla mattina del 6

era sceso da basso, dopo aver rinnovato

*

piacere a sentirla. Il Generale

"

certe sue raccomandazioni al capitano Castiglia.

"

stavo chiacchierando con certi scolari dell'università di Padova, il Gene-

8

rale si affaccia e L

fc

"

"

tratto,

mentre

:

giù.

Lo trovai tutto ilare in volto. Aveva sul naso gli occhiali, ed un pezzo

di foglio in *

*

mi dice

— Bandi, venite

Ad un

mano.

— Ecco — cominciò — mi sono accorto che fra tanti poeti che siete,

non ce n'è uno che abbia voglia di mettere insieme quattro versi, per cantarli nel primo combattimento che avremo. Si direbbe che le vostre

È toccato dunque a me

— soggiunse

'

muse patiscono il mal

"

— a tirar giù qualche verso vogliate però compatirmi, perchè fui sempre,

di

mare. ;

e sono, oggi più che mai,

"E mi lesse "

scritti

un cattivo poeta.

seguenti versi, che

i

possono tuttavia vedere in Livorno,

si

sopra un pezzetto di carta ingiallita, e sulla quale

;hia,

scorge una

si

che può benissimo giudicarsi essere macchia di sangue:

Lo stranier la mia terra calpesta D mio gregge macella, il mio onor " Vuol strapparmi, ma un ferro mi resta "

*

Un acciar per ferirlo nel cuor.

"

Non sei stanco di giogo, d'oltraggi,

"

Di codarde lusinghe, d'inganni?

1

Questa terra Solo porta

— servili e tiranni

— ma pi-odi non più!

Lo stranier, etc. La poesia era breve, ma prometteva continuare. 8

Come capirà facilmente il lettore, io avevo tutt'altra voglia che quella

"

di

mettermi a fare il critico

"

in caso di dichiarare se

"

gnandomi il foglio, soggiunse subito

—

*

:

ma Garibaldi, per buona sorte, non mi pose

suoi versi

mi piacevano o no; perchè, conse:

Io vorrei che a questi versi s'adattasse qualche musica ma vorrei una musica vivace, buona a mettere il fuoco addosso alla gente, al pari della Marsigliese; in

fc

i

tacco alla baionetta

;

una parola, una musica che desse idea di un at-


438

IL

KISORGIMENTO ITALIANO

— Generale, mi piace tanto

8

la

musica

— risposi — ma per mia di-

8

sgrazia e vostra, l'arte dei capperi

*

a questi versi la musica di qualche coro guerresco

8

ma al Generale non piacque; provai due o tre altre arie, ma ebbero la

—

*

8

non la ho imparata. E che importa ? Avrete sentito molte opere, m'immagino

;

adattate

Mi provai a cantar quei versi sull'aria del coro di guerra dell'Emani,

8

stessa sorte. Allora, pensai

8

folgore, tutte le opere che avevo udite negli anni lieti in cui piacciono

*

a tutti la musica e le ragazze,

8

nodo, e dissi tutto allegro:

8

coro della

Norma, il coro che dice: Guerra guerra...

u

vamente il

foglio, cominciai a cantare.

*

cantarlo, e soggiunse:

8

voce, insegnatele cotesta musica;

8

avvisarmi, e vi verrò a sentire.

8

loro le strofe, e dissi che

un momento e percorsi, colla

— Senta, Generale, senta

"

8

8

8

Garibaldi

me

lo

della

mi parve avere sciolto finalmente il gran

se a questi versi

ripetere

fé'

celerità

due o

andasse bene la musica del

— E spiegato nuo-

tre volte, e si

provò anch'egli a

— Ora tornate su, scegliete gente che abbia buon orecchio e buona Salito che fui sul ponte, il

e,

quando vi paia tempo, manderete ad

chiamai Enrico Cairoli

e tanti altri, e lessi

Generale voleva che imparassero a cantarle

Norma. In un baleno fu fatto intorno a me uni il tempo, come l'orecchio; 8 mi suggeriva. Quell'aria è bellissima, e Wagner stesso le faceva tanto d# 8

sull'aria del coro della

8

bel cerchio, e cominciai a concertare battendo

8

cappello:

8

fané da

ma la non è tale che possa imboccarsi lì per lì alle turbe prò-, un maestro arciprofano, qual'era ed è l'umile scrittore di questi

capitoli.

Per la qual cosa, per quanto battessi e ribattessi e cercassi te-

8 8

nere in tono e misura

8

in falchi e in altri simili uccellacci, strillavano e urlavano come spiritati

8 8

8 8 8

e

non c'era modo

miei canarini, questi, trasformandosi in aquile,

di richiamarli al segno.

Era un diavoleto, un tumulto

da squarciar le orecchie;

di stonazioni tale, e

i

io

avevo persa la pazienza

cominciavo a sfoderare i moccoli del mio bel paese; più si provava, e

più cresceva la cananèa. e ci

Il

pubblico cominciava a ridere a più non posso,

avrebbe fischiati tutti, se non era la paura del Generale. Finalmente

8

Giacomo

8

lungamente in briglia l'umor balzano, facendosi a suon di spinte in mezzo

8 8

da Pavia,

Griziotti

audacissimo fra tutti

e

incapace di tener

a noi, cominciò a cantare ad alta voce La bella Gigogin, e tutti i miei co-

tutto il riverito pubblico a fargli coro, che parve un finimondo. Durava da qualche istante e cresceva gloriosamente quel baccano in8 fernale, quando Garibaldi fece capolino. risti e 8

8 "

8

8 8

Corsi subito da

— Che musica — Non —

sentire

io

il

fischiare...

lui.

è quella ? risposi.

coro della

—

chiese.

— L'avete inventata voi

?

— È quel matto di Griziotti, che non vuol

Norma, e manda a rotoli il mio

concerto, e

ci fa


TAEIETÀ E ANEDDOTI * *

— Eh diavolo — gridò !

il

439

Generale, e con un gran tonfo

si

richiuse

dentro.

Mentre a bordo del Piemonte si rideva a più non posso del tremendo fiasco del

nuovo inno... „

(1).

Qui il Bandi continua il racconto, passando ad altro argomento. che a Calatafimi fu bagnato dal sangue del Bandi, fu da dopo la campagna, donato all'amico suo Braccio Bracci, gentile poeta livornese, che a sua volta lo regalò a mio padre, suo amicissimo, e ammiratore ed amico di Garibaldi. 11 foglietto,

questi,

Adolfo Mangini.

(1)

Bandi Giusepfe, I Mille da Genova a Capua.


Ili - COMUNICAZIONI

ED APPUNTI

Ancora a proposito di federati e di adelfl.

Nei nuovi interessanti contributi

che

Augusto Sandonà con ricchezza

di materiale inedito viene recando su questa stessa rivista alla

moti e dei processi italici del '21 vedo

storia dei

ripetutamente ricordato un mio

modesto lavoro sulle società segrete di quel tempo e specialmente sui federati (1). Mentre ringrazio l'egregio autore di aver voluto accennare benevolmente all'opera mia, qualunque essa sia, intendo

di chiarire

senz'altra preoccupazione che quella della verità storica,

quali pare che

il

i

meglio,

pochi punti nei

Sandonà dissenta dalle mie conclusioni.

Pare, ho detto, perchè talvolta non vedo dove esista il disaccordo nostro, o,

se esiste, esso è

puramente verbale. Così il Sandonà (pag. 580) dichiara

non consentire con me e con altri " che al centro di cospirazione piemontese ed a quello lombardo che metteva capo al Confalonieri si possa imporre il nome di Federazione italiana, titolo che dimostrerebbe una sodi

cietà indipendente,

mentre tali i federati non furono mai „.

Ora sta di fatto che io ho usato spesso nel mio studio oltre al nome di federati anche quello di federazione, come, d'altronde, fa il Sandonà stesso

quando ci parla di un proclama emanato dalla Federazione Italiana da Torino (2). Del resto questo nome non fu certo da me imposto, ma io fui autorizzato ad usarlo

dall'uso che ne vidi fatto nella carta che pubblicai

contenente gli ordinamenti dell'associazione. Invero nel primo articolo

(1)

In Atti della R.

Accademia

delle

di

Scienze di Torino, 45° anno 1909-10,

pag. 409-430. (2)

Questo proclama fu veramente emanato non da Torino ma da Alessandria.


COMUNICAZIONI ED APPUNTI detto che la Federazione Italiana

si

441

proposta di riunire con co-

è

mune vincolo tutti gli Italiani virtuosi, etc. per l'articolo secondo " la :ione è formata da un indefinito numero di unioni „, infine nel giu:

ramento i

si

giura avanti a Dio e sul proprio onore

mezzi la Federazione Italiana,

l'Italia, di

il

"

di proteggere con tutti

di cui scopo è l'indipendenza

di

tutta

considerare come fratelli tutti indistintamente gli abitanti d'Italia,

4 di prestar loro ogni soccorso

giogo degli stranieri

sia dal

per liberarli

come dal dispotismo interno... „. Questo per il nome. Che la Federazione poi non fosse associazione autoe mi duole di noma ho detto io pure già prima espressamente. Per me

—

esser costretto a citarmi riori che la loro

—

"

i

federati pur non conoscendo nei gradi infe-

associazione si innestava sul tronco di altre società segrete,

possono rappresentare la forma ultima e più lontana, gli adelfi quella più nascosta e direttiva di un'unica setta „ e

corpo avanzato dell'adelfia „ In questo questo

sono

*

la

non

federazione

è

che

un

(1).

dunque lieto che il Sandonà consenta con me. Se poi

nome di federazione, che appare negli statuti di essa e negli atti del una contraddizione di ter-

processo, potesse logicamente essere usato senza

mini da una società che di fatto era un'appendice di un'altra greta, questa è

evidentemente una questione che non

non ho creduto

affatto di

ci

società

se-

riguarda e di cui

occuparmi.

TI.

Sul

nome

di

associazione vi è invece tra

questa

vero e grave dissenso. Io ho parlato,

"

me e il Sandonà un documento da me

scorta del

Federazione italiana: la carta che pubblicai porta

edito, di Federati e di

come titolo

sulla

associazione dei federati italiani „

;

per me

:

"

ogni carattere

regionale doveva essere scomparso dalla Federazione italiana, nella quale i nostri patriotti abbattendo già idealmente tutte le barriere che ci frazionavano

associavano

le

loro forze per realizzare

storicamente quella unità italiana

che già esisteva nelle loro anime „ (pag. 423). si

Il

Sandonà dubita invece che

possa parlare di federati italiani e non piuttosto piemontesi, lombardi

o altrimenti denominati dalle regioni o dagli Stati

Sandonà si richiama, a questo proposito,

in

cui

operavano.

Il

alla deposizione del Gonfalonieri

affermante che la carta avuta dal Pecchio portava la scritta di Associazione dei federati piemontesi

;

egli

nota pure l'analogia con alcune confederazioni

carbonariche aventi nomi regionali (Amiternana,

Marrucina, Irpina, etc). Per me e r oso credere, per ognuno, la deposizione a tal riguardo del Con-

(1)

Op.

cit.,

pag. 418 e passim.


-

442

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

falonieri, resa a lui più facile dalla

conteneva

che solo ora noi

non rappresenta altro che uno sforzo non

blicare,

magistrato inquirente di cui

scomparsa procurata della carta

la struttura della federazione e

ad esso

il

nascondere

felice di

ali

carattere nazionale italiano di quella associazione,

stavano allora rivelando

si

che.?

potemmo pub-

prime

le

fila.

Né crediamo che sussista affatto l'analogia colle denominazioni regionali assunte da alcune società di carbonari meridionali verso fatti

il

'20: queste in-

rispondono ad antiche varietà etniche o regionali e non a differenze

di governi

se

:

mai anzi ha lontanamente un valore politico e nazionale la'

esumazione fatta per questi nomi, e conformemente allo spirito dei tempi,,

nomi portati dai popoli nei tempi romani anteriormente ali me decisivo, il nome? di federazione e federati italiani appare, nel documento citato, tutto im-j prontato ad una profonda coscienza della fratellanza dei popoli d'Italiai Per diminuire il valore della testimonianza del documento nostro —I degli antichi

frazionamento politico d'Italia. Infine, argomento per

valore certo superiore a quello della ai

suoi

inquisitori

carta da

—

il

Sandonà

deposizione del Confalonieri dinanzi

ad avanzare l'ipotesi che la

è costretto

me pubblicata, la quale porta appunto il titolo di " Associazione

dei federati italiani

uguale

affine anzi

B

alle

non

sia

che " uno schema di statuto per una società*

preesistenti,

sorto di sui rottami dell'edificio,

per cadere „

(1).

solo

allargata

A che mai

giorno

in

cui

lì

lì'

— uguale la

un uno schema di statuto per

federati o, se vogliamo,

i

singolo capitano di federati avrebbe compilato

una Federazione

Stato che sarebbe*

Strana ipotesi questa davvero, e nella quale non appare?

l'acutezza consueta nel Sandonà.

il

allo

che nel desiderio dei patriotti era

alle antecedenti, diversa solo nel titolo

federazione avesse vinto e sui rottami

Stati fosse sorto uno Stato solo ?

Per quel giorno non erano più necessari!

né giuramenti né segni di riconoscimento: in quel giorno sarebbe morta e sarebbe nata

— per

degli antichi

la

federazione

l'Italia.

Che del resto la carta da me pubblicata non sia stata oziosa divagazione un qualche sognatore, ma gli statuti gelosamente nascosti di una società cospirante e militante, mi è provato non solo dalla concordanza

solitaria di

sua con quanto deposero sulla attività della federazione gli inquisiti del '21 e dalla

nuova luce che talora, come altri riconobbe e,

tentissimo,

il

tra

tutti

compe-

Gallavresi nell'Archivio storico lombardo, essa gettò su alcuni

punti finora oscuri della storia d'allora,

ma

sopratutto

dalle

due forme

una parte del giuramento. Nella sua fornB più antica i federati giuravano " di considerare come sacri i diritti dei monarchi italiani che per mezzo di vincoli costituzionali saranno uniti loro popoli „. Quando poi, in rapporto cogli avvenimenti di Napoli, si giunse l'accordo tra i federati sulla costituzione di Spagna e' un tale sotto le quali appare in essa

(1)

Risorgimento Italiano,

III, 4,

581.


COMUNICAZIONI ED APPUNTI cordo fu annunziato dal Pecchio al ritorno

Piemonte, allora entro

il

lata nel testo, quella che "

di impiegare

giuramento

si

dal

413

suo

secondo

viaggio

in

sostituì a questa forinola, cancel-

appare nella medesima carta in una postilla, ossia

ogni mezzo per far adottare in tutta l'Italia la costituzione

Hpagnuola promulgata dalle Cortes nel 1812 „.

La coesistenza nello stesso documento di due formole rispondenti a due momenti diversi, altrimenti noti a noi e ben determinabili cronologicaj

mente,

del

periodo che preparò

questa carta è quella

comandanti e

i

moti è per me prova irrefragabile che

che in esemplari manoscritti identici circolò fra

capitani dei federati, carta che

i

ma non era conosciuta nemmeno dai semplici federati: quindi anche

avere,

come elementi

essenziali

l'aspirazione fervidamente italiana

contenuta

per questo rispetto non possiamo non accogliere vita

della

i

non solo la polizia non potè

della

federazione

come nel giuramento così anche nel nome. Non è così un enigma per noi il fatto che in nome della Federazione u Italiana nel '21 si emanasse un proclama colla parola Regno d'Italia „, tanto più quando si pensi che questi cospiratori avevano, in massima palpitato

parte,

ancora urgevano

pochi i

pure voluto risorgesse

napoleonico non

d'Italia

prima

anni

per

il

sogno

Gioachino

di

Murat,

e

ricordi di quel regno d'Italia che taluno nel '21 avrebbe

per si

Eugenio' di Beauharnais. estendeva a tutta

Italia,

E come il Regno

così la proclamazione

deva

nome della Federazione non esclunemmeno la coesistenza con vincoli speciali accanto a questo regno,

che

si

spavalda nel '21 di un regno d'Italia in

prometteva a Carlo Alberto accarezzando un suo sogno di gloria,

di quegli altri Stati che in Italia si fossero ordinati costituzionalmente (1).

III.

Credee

il

Sandonà che io abbia errato fissando la data del 1818 per la

unificazione dell'adelfia coi Sublimi Maestri Perfetti e che, a rigor di termini,

io

non potessi più parlare di adelfi e di adelfia ma solo di S. M. P.

ìopo quel tempo. Osservo intanto a questo proposito del

jlata

che,

postulando la

1818 come data della fusione delle due società, quando accenno

un'azione posteriore dell'adelfia evidentemente intendo anch'io di parlare,

|id

borae

il

Senato Lombardo-Veneto, come altre numerose fonti che non cito

perchè notissime, della Adelfia ossia dei Sublimi Maestri Perfetti, che per jne |li

sono dopo d'allora presso di noi una cosa sola, qualunque sia il quella società proteiforme.

(1)

Sandonà,

id.,

pag. 579.

nome


414

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Il Sandonà invece, che ammette il 1822 come dataceli unione, è conseguentemente costretto ad indurre un'azione separata delle due società nel

dei moti del '21, quindi per lui

periodo

P...

i

due centri di cospirazione esi-

Lombardia sono l'uno quello dei S... M...

stenti secondo.il Confalonieri in

o federati, l'altro quello degli adelfi.

Prescindendo per ora da considerazioni cronologiche, per me intanto non è esatta

identificazione

la

che

il

Sandonà fa dei

M. P.

S.

coi

federati,

M. P. furono i dirigenti dei federati e non solo dei federati che, ripeto, mi viene con altre infatti nel documento da me pubblicato è: carte preziose da chi propagò attivamente la federazione in Piemonte mentre i

S.

:

—

—

che

detto

"

direzione di quest'associazione (della

la

specialmente affidata all'ordine dei loro si

S...

debbono porre ogni

M... P..., questi

opera acciò la medesima possa sortire l'effetto che

sono proposti „

analogo

e in senso

Grande Firmamento che invitava i preferenza

il

S.

è

E.

essendo

federazione)

i

suoi institutori

pure da intendere il Decreto del (Sublimi

Eletti)

ad adottare di

nome di Federati per la loro azione.

Quanto alla data della unificazione delle sette essa è tutt'altro che risolta Sandonà. Intanto mi sia lecito di chiarire per quali ragioni non ho accolto la data del Rinieri, per quali fissai invece il 1818. Non ho potuto seguire il Rinieri perchè questi dà date contraddittorie, ora quella del 5822 corrispondente secondo lui al 1812 ora quella, del 5812 corrispondente al 1822 (1), mentre secondo me è anche sbagliata; la corrispondenza di tali date, poiché colla èra massonica il 5822 è il 1822,, colle perentorie affermazioni del

il

5812 è il 1812. Se il decreto sopra ricordato relativo ai S. E. è del 5822

— che per me non equivarrebbe al 4 maggio 1812, come per ma al

1822,

spiegherebbe senz'altro ciò che pare

si

strano

il

Sandonà,

al

Sandonà,

non fu rilevato né dalla Commissione di Milano, né Vienna che pure avevano interesse a stabilire l'origine' della nuova pericolosa società „; infatti quella Commissione e quelle Auto"

perchè questo

dalle Autorità d^

rità

sapevano bene, qualche membro per esperienza propria,

equivaleva al 1822 e quindi

il

decreto relativo

tempo posteriore ai moti in Alta mente occuparsi. Analogamente, adelfi ai S.

M.

ducato di Modena

Verona;

cui

sarebbe

5822

se esso è del

e nel

5812

= 1822,

che

5822

il

riferito

dovevano

essi

per il decreto di incorporazione o

P., se esso è del

stato già preceduto da altre fusioni se

nel

di

Italia

si

ad un

essenzial-

subordinazione degli

come vedremo,

era

non generali almeno parziali:

così

esso,

Piemonte, come pare ritenesse

il

Senato di

= 1812, dovremmo ammettere che esso non

abbia avuta la sua efficacia pratica che più tardi.

La data che io accolsi non del processo

(1)

Rinieri,

di

Vita

Rubiera, che

e

fu

fissata

ritengo

da

siano

opere di Silvio Pellico,

II,

me,

ma

desunta dagli

sempre una fonte

pp. 32-44.

atti

storica di


COMUNICAZIONI ED APPUNTI

44:5

primissimo ordine per quel periodo, per i documenti che contiene e l'in-

uomo

signe le

che

pubblicò

li

da

intelligenze

Appare da essi che il Farioli,

(1).

avute col capo

lui

maggio 1818

Manzotti

degli

*

giusta

Adelfi residente

in

Torino,

Alessandria

a

trattare

e l'Umiltà in

spedì

nel

affari

che riguardavano la setta loro con alcuni soci in quello Stato abi-

tanti, coi quali

il

eglino da poi conchiusero di sostituire alla medesima l'altra

M. P. a cui contemporaneamente si aggre-

società del pari segreta dei S.

garono.

D Manzotti e l'Umiltà reduci da

statuto

della

nuova

Alessandria

Società, a loro a tal

commoranti negli Stati di Piemonte,

e

il

seguendo le istruzioni dategli dal Capo della Chiesa aggregò in Reggio dei S.

lui lo

Centrale di Torino

Modena, il Martina di Parma alla setta di erigerne una Chiesa nella rispettiva

Maranesi

il

portarono a

uopo consegnato da quei soci Farioli nell'autunno del 1818

di

M. P., ingiungendo loro 1819 venne

patria; nell'autunno del

in

Reggio elevato col Manzotti al

grado di Eletto di quella Chiesa dal medico Gastone, dall'avvocato Grandi e dall'ufficiale

Prina, tutti tre

dicembre 1816 Adelfi, vi il

assume

Adelfi:

agli il

Piemontesi „. L'Umiltà

compiuta

la

si

era iscritto nel

sostituzione dei S. M. P. agli

nome di Lisandro e vi ottiene il grado di Grand' Astro,

Maranesi fu dai Piemontesi Gastone, Grandi e Prina, nel settembre 1819,

elevato al grado di Savio

della

Chiesa dei

S.

M. P. da loro stabilita

in

Modena. Da tutti gli atti del processo risulta concordemente che in quegli Stati l'Adelfia fu istituita dal

1816 e a partire dal 1818 ad essa vi si so-

M. P. quindi se anche la unificazione delle sette fosse stata stabilita già prima nel 1812 dai centri dirigenti di Francia, oppure se stituirono

i

S.

;

fosse stata sanzionata definitivamente con un decreto posteriore, del maggio

1822, per la storia dei nostri moti Il

decreto del Grande

italici ritengo abbia più valore che non Firmamento il convegno piemontese di Alessandria

del maggio 1818, da cui trae inizio presso di noi il lavoro di riordinamento e riorganizzazione delle sette,

che condurrà poi

ai

moti del 21.

Dacché poi il Sandonà, a mio avviso arbitrariamente, identifica senz'altro Federati coi S. M. P., mi sia permesso di osservare che tanto maggiormente egli deve riconoscere il carattere interstatale, anche nel nome, della

i

Federazione quando noti la presenza al convegno di Alessandria dei rappresentanti modenesi, la direzione esercitata sui S.

montesi Gastone, Grandi e Prina rati della

(1)

nizzi,

(2),

M. P. emiliani dai pie-

infine i costanti rapporti tra

i

Fede-

Lombardia e i Federati Piemontesi.

Le prime vittime di Francesco IV, duca di Modena, notizie di Antonio Paripubblicate da G. Carducci, in " Bibl. stor. risorg. ital. », 1897. Cfr. pa-

gine 153-4-7, 164, e passim. (2) Mi si permetta di richiamare qui che il Brofferio e recentemente il Dito ricordano il Bonardi, dalle carte del quale mi pervenne il documento

inedito 9ui federati, assieme al Gastone, al Grandi e al Prina tra

i

principali


446

IL

Ritorneremo di nuovo

KISOKGIMENTO ITALIANO altra volta, se sarà

necessario,

sulla cronologia

dei moti settari di questo periodo storico. L'importanza di una tale disamina

non è chi non veda

:

mentre secondo il Sandonà i due Lombardia nel 1821 sarebbero da

basti ricordare che

centri di cospirazione tuttora attivi in

—

S. M. P., dall'altra gli Adelfi; per me invece sulla una parte i federati scorta del nuovo documento ora edito dagli Atti di Rubiera, noi abbiamo da una parte i federati, dall'altra e segretamente alla direzione dei primi gli Adelfi S. M. P. Mi basti per ora di aver onestamente difeso, in modo che non paiano avventate, le affermazioni mie di altra volta, che

—

sostanzialmente debbo mantenere tuttora per ossequio alla verità storica, la quale è il

superiore anche alla deferenza che ho per

le

ampie ricerche e

lavoro ponderoso di Augusto Sandonà.

Abtubo Beksano.

propagatori della Federazione in Piemonte col Prina il Bonardi ebbe amicizia napoleonici e mantenutasi durante l'esiglio, :

fraterna sorta nei primi tempi

come mi appare dalle sue carte inedite.


IV.

-

BIBLIOGRAFIA

BIBLIOGRAFIA CONTEMPORANEA (1901-1911).

Pkdkaglio, Clelia Luisa. Saggio di bibliografia sul Pellico. Como, dicembre 1910Editore: Riccardo Gagliardi; in-8°

pag. 32.

gr.,

L'autrice nell'avvertenza, premessa

lavoro, dice, che le " parve opportuno di compilare un saggio di bibliografia, che non solo indicasse in " ordine cronologico, per ogni autore, le principali pubblicazioni intorno al

questo

a

*

Saluzzese e le edizioni delle sue opere, *

di esse

ma altresì le recensioni che danno

ampia notizia critica „.

Le intenzioni della Pedraglio saranno state buone, ma il lavoro non le il lavoro di compilazione sotto ogni rapporto lascia molto a desiderare. Le indicazioni dei titoli sono poco esatte, gli errori di stampa (ed anche

riuscì;

altri) iscritti

"boiz£

molto frequenti, e non poche

& Maquet, J. D'Apprieu,

Bianchi, Isotto Bocazzi,

omissioni.

le

Non

si

trovano citati gli

autori: Giuseppe Albano Albanese, Al-

su Silvio Pellico dei seguenti Teofilo

Barbini,

Pietro

Di Bedin, Celestino

Madama Bourdon, Adolfo Colombo, G. Falletti di Ba-

rolo, Felice Foresti, Isaia

Ghiron, Luigi Gualtieri, Guerrier de Dumast, Olindo

Guerrini, Riccarda Huch, Arthur Kleinschmidt, L.

Lomenie, Emesto Masi, L. Massa, Vicomte

C, U. Limentani, Louis de

Armand de Melun, Nebbia, Co-

stantino Nigra,

Jules Nollet-Fabert, F. T. Perrens, Bernardo Piovano, Giovanni Prati, Augusto Sandonà, Raffaello Sbuelz, Angelo Scalabrini, Antonio Solerà, T. Stoppani, Atto Vannucci,

e

non pochi

altri,

che sarebbe troppo

lungo

enumerare; e nemmeno cita il " Saggio d'una bibliografia sulla questione classico-romantica, e intorno a Carlo Porta. Milano, 1887. L. Robecchi (in-16°, pagg. 6 e 108) „,

compilato dal defunto libraio Robecchi Levino. Quasi sempre manca il nome dell'editore, sempre l'indicazione del formato

e dei

numero delle pagine. Degli autori,

oltre il cognome, qualche volta inprenome, altre volte la sola iniziale del medesimo, in parecchi oasi però il solo cognome. Molti autori vengono ribattezzati, per esempio Augusto Alfani vien chiamato S. Alfani, Pietro Giuria A. Giuria, Luigi Mancini Stanislao Mancini, Pier' Alessandro Paravia A. P. Paravia; la scrittrice Perodi vien nomata Parodi, Laura Schoch Schloch.

dica anche

il

—

—

Il Risorgimento Italiano.

— IV.

— —

29


448

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Degli scritti del Pellico non tutti vengono elencati, e di quelli citati, non sempre l'edizione originale, come dovrebbe farsi. Delle " Addizioni „ di Piero Maroncelli

cita

l'edizione

di

Bastia

del

1848,

invece

quella

di

originale

del 1833. I

C (Conte); a pag. 16 come se il Latour fosse autore

ricordi del conte di Reiset son messi sotto la lettera *

cita

Latour M.

— Mes prisons. Paris, 1843

„,

d'uno scritto sulla prigionia del Pellico. Invece M.[onsieur] Antoine de Latour

non è che il traduttore delle " Mie prigioni „ del Saluzzese, e questa versione è apparsa per la prima volta nel 1833; a pag. 21 replica la citazione della traduzione Latour fra gli scritti di Silvio Pellico, ma non enumera le altre molte versioni francesi dei suoi scritti, in gran parte citate nella " Bibliographie italico-francaise universelle, ou catalogue méthodique de tous les imprimés en angue francasse sur l'Italie ancienne et moderne depuis l'origine de l'imprimerie, 1475-1885. Par Joseph Blanc, ancien libraire. Milan, 1886, Giocondo Messaggi „ (2 voi., in-8° gr.). Esistono poi non poche versioni in 1

altre lingue, in tedesco, inglese, spagnuolo, ecc.

come le seguenti

Si trovano delle citazioni

:

Berchet Giovanni. Opere. Milano, 1863. Checchi Eugenio. Rossini. Firenze, 1884.

De Santis [sic] Francesco. Saggi critici. Napoli, 1866. Morgan. L'Italie. Bruxelles, 1825. I. Schlegel Federico. Lezioni sulla letteratura drammatica. Staél. L'Allemagne. Paris, 1838.

Stampa. A. Manzoni. Milano, 1885, che certo non son troppo chiare; l'autrice avrebbe dovuto indicare ciò che contengono riguardo al Pellico, ed indicare le pagine che a lui si riferiscono.

Bruno Emmert.

Giuseppe Locatelli Milesi

— L'epopea Garibaldina del 1860

-

Bergamo, Isti-

tuto italiano d'Arti grafiche, 1910, pp. 68.

È una delle più pregevoli commemorazioni che l'anno scorso furono tenute nelle diverse città della penisola pel cinquantenario della gloriosa spedizione

garibaldina.

Non contiene, si può dire, nulla di nuovo, ma tratta compiuta

mente e garbatamente dei stesso ordine in cui

si

singoli

episodi

di

quell'anno

avventuroso nell<

susseguirono sotto la condotta o l'ispirazione dirett

del Duce.

Alieno da simpatie partigiane il Locatelli Milesi si mostra sereno ed impar ziale nella sua esposizione, e

mentre esalta il valore dei garibaldini, non vitu-

pera gli uomini della parte borbonica, cui talora riconosce coraggio e bravura. Afferma che il merito della spedizione ardita e fortunata spetta tutto o quas a Garibaldi, ma, facendo sue le parole del Luzio, rende giustizia al Mazzini cui rivendica

il

pensiero primo dell'impresa e non lesina neppur la lode de

vuta al Cavour, che, se l'invio delle

Gli

eroi,

si

mostrò da prima esitante, aiutò poi palesement

armi e dei volontari nell'isola. che ebbero una parte più cospicua ai fatti che si svolsero dal


449

BIBLIOGRAFIA maggio al novembre di quell'anno avventuroso, sono serie degli episodi e delle battaglie,

tutti

rammentati nella

ma con particolare predilezione il Loca-

Milesi segue più da vicino le gesta dei trentini Bezzi, Manci, Martini e Tranquillina e più specialmente di Ergisto Bezzi anche oggi superstite glo-

telli

quei memorabili avvenimenti.

di

Questa speciale simpatia per i quattro eroi, appartenenti ad una terra italiana che ci è cara sovra le altre, rende più interessante la narrazione, più piacevole la lettura di queste pagine. E. Michel.

undo Fiorini

— Calendario storico del Risorgimento italiano,

s.

t.,

1911,

pp. 106.

Pubblicato per cura della Società di in Lodi, questo Calendario, in

Mutuo Soccorso " l'Esercito „, istituita registra mese per mese le

piccolo formato,

date più gloriose della nostra storia patriotica. 11

lavoro,

data la sua

parte manchevole.

stessa natura,

non poteva non riuscire in qualche

Non tutte le date registrate, a mio credere, dovevano en-

esempio che si riferiscono agli avvenimenti miliultimi Reali, al recente terremoto della Sidella Calabria, che veramente poco o punto hanno a che vedere colla

trare nella serie, quelle ad

tari d'Africa, alla nascita degli cilia e

storia del risorgimento politico della patria.

Altre date invece, assai più importanti e gloriose, a mio giudizio, non dovevano essere taciute. Così il 27 aprile 1859 per la rivoluzione Toscana, che per la sua importanza e per il suo significato trascende i limiti augusti della regione, il 10-11 maggio 1849 per la difesa di Livorno, che sola in Toscana fece resistenza agli Austriaci, il 30 giugno 1857 per i moti mazziniani di Genova e di Livorno, il 20 giugno 1859 per le stragi di Perugia, il 18 ottobre 1867 per il combattimento di Farnese, il primo di qualche importanza nella campagna dell'Agro Romano, ecc. ecc. come il compilatore, che pur registra tra le altre la data del 5 dicembre 1746, che ricorda il lontano e leggendario episodio di Balilla, non abbia poi accolto nel suo lavoro alcuna data del periodo napoleonico e più specialmente della Repubblica partenopea, del tentativo di Murat e della sua )

eroica morte al Pizzo di Calabria.

Neppure mancano qua e là nelle pagine del libro errori ed inesattezze in alla compilazione tipografica. Così là dove si registra l'anno della morte di Jacopo Ruffini (19 giugno 1833) e dove si tratta di Luino e di Morazzone (26 agosto 1848), che furono due battaglie distinte avvenute in giorni diversi, e non una sola, come si sarebbe portati a credere, ed anche dove si afferma (26 febbraio 1861), che Gian Battista

parte, probabilmente, dovute

Giorgini fu relatore in Senato invece che alla Camera del progetto di legge, che conferiva a Vittorio Emanuele il titolo di Re d'Italia.


450

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Ma anche con gli errori e con le lacune lamentate il Calendario, che nella tenue mole racchiude nobiltà di esempi e fervide voci di amor patrio, risponde mirabilmente al suo scopo che è quello di far rifulgere innanzi alle nuove generazioni le glorie più alte della patria risorta. E. Michel.

n

Città di Castello nel Risorgimento Italiano (1821-18 0).

— Conferenza tenuta

TU settembre 1910 in Città di Castello, nell'Aula del Palazzo Comunale da Vittorio Cobbdcci, con note, nuovi documenti e sei incisioni.

— Catalogo

Mostra del Risorgimento tenuta in Città di Castello in occasione del cinquantesimo anniversario della liberazione dell'Umbria (sett. 1910), compilato da Pietro Tommasini-Mattiucci. Città di Castello Casa tipodella

,

grafica-editrice S. Lapi, 1911, pag. 91.

Nell'occasione rammentata, a Città di Castello, con utile ed opportuno intendimento, fu tenuta una importante mostra di cimeli e documenti patriotici,

più specialmente limitati agli uomini e agli avvenimenti della regione umbra. esposizione temporanea prese larga parte,

Vittorio Corbucci, che a questa

inviando molte carte ed oggetti della sua preziosa raccolta privata,

1*1 1

set-

tembre dell'anno scorso commemorò nel Palazzo Comunale il giorno anniver-; sario della liberazione di Città di Castello dal giogo pontificio, e, forse senza

volerlo di proposito, fece delle carte e dei cimeli esposti, specie dei più importanti,

una sobria ma amorosa e diligente illustrazione.

Perchè egli, che, e per tradizioni famigliari e per amore al luogo natio, nutre vivo in cuore il culto delle patrie memorie, non si limitò in quell'occasione a illustrare

il

fatto

storico di cui ricorreva l'anniversario, l'ingresso

cioè in

Città di Castello delle truppe piemontesi liberatrici, ma a brevi tocchi e con

parola eloquente

rammentò la parte che la città prese alle lotte combattute prime cospirazioni che

per la libertà e

l'indipendenza

tennero dietro

congresso di Vienna fino all'ultima campagna per la presa

di

al

della

patria

dalle

Roma. Città di Castello, più forse di altre città dell'Umbria, diede un valido con-

tributo di uomini e di danaro alle guerre d'indipendenza, e potè sempre contare

molti dei suoi libere

figli sia

tra

le

file

dell'esercito

regolare,

sia

in

quelle più

ma non meno valorose, dei volontari di Garibaldi.

Un elenco della collezione Amicizia

segnala centocinquanta volontari per guerra del 1859 in Lombardia, che militarono tutti, o quasi, nelle truppe di Piemonte, e seppero combattere da bravi specie a Solferino eh la sola

San Martino.

*

Vittorio Corbucci nella sua bella conferenza, talora liricamente alata, rico:

eroismo compiuti dai Castellani sui campi di battag ha. ma non tralasciò neppure di rammentare con nobili ed elevate parole la parte che i suoi concittadini, e fra gli altri il padre suo Pilottete, presero costantemente alle società segrete e a quelle cospirazioni interne, che miravano a gli atti di valore e di

scuotere dalle città dell'Umbria la mala signoria pontificia.

I


-

BIBLIOGKAFIA

451

Quasi a dimostrare che le affermazioni di tanto patriottismo erano rigorosamente storiche, qua e là nel discorso furono citati molti importanti documenti, ed altri, quattordici, tutti inediti, furono poi raccolti e pubblicati in appendice. Il

volumetto, in bella ed elegante veste tipografica, adorno dei ritratti dei e benemeriti

patrioti castellani, Giambattista Signoretti, Luigi Amilcare Tommasini-Mattiucci, Luigi Nicasi e Filottete Corbucci, venne così ad acquistare una maggiore importanza storica, ancora di più piìi

illustri

Decio

Castori,

accresciuta dal diligente e minuto

catalogo della Mostra compilato sapiente-

mente in ordine cronologico. Ersilio Michel.


V.

-CRONACA

La Presidenza del Comitato lombardo ha preso, nella scorsa primavera, l'iniziativa per una commemorazione solenne della proclamazione del Regno d'Italia e

ha saputo organizzare una festa patriottica che ha lasciato nei milanesi un

ricordo incancellabile. Felice fu la scelta dell'oratore, l'on. Arturo Vecchini. e

non poteva essere migliore quella del luogo il teatro della Scala. Alla commemorazione del 17 marzo assistevano S. A. R. il Conte di Torino, in rappresentanza di S. M. il Re, tutte le Autorità civili e militari, gran numero di* :

associazioni, di

scuole, di istituti

colle loro bandiere, più

d'un

centinaio,

a]

un'immensa folla di cittadini che gremiva in ogni parte il teatro. L'on. Vecchini riportò un bel successo oratorio con una rievocazione dei fasti d'Italia, ricca di immagini radiose e seppe scuotere e commovere il pubblico, che in parecchi punti proruppe in applausi calorosi. La chiusa, specialmente, un inspirato inno alle bandiere, determinò un tale scoppio d'entusiasmo, che deve aver prodotto in molti, specialmente nei giovani, un'impressione profonda.

La domenica,

19,

quale intervennero

fu il

oiferta

all'oratore

una colazione

al

caffè Cova, alla

Pro-sindaco di Milano, parecchi assessori

e

consiglieri

comunali e diversi membri del Consiglio centrale e del Comitato lombardo col Presidente senatore Mainoni d'Intignano.

Il Comitato lombardo ha pure provveduto, sempre d'accordo colla Giunta municipale di Milano, ad una commemorazione del conte di Cavour, pronunciata il 6 giugno nel gran salone del Conservatorio, da quel dotto ed elegante

oratore che è

Il

l'on.

Comitato per

Carlo Fabri.

le feste

commemorative del Cinquantenario del plebiscito m>eri-

dionale in Napoli, che ha sede presso la Società Napoletana di storia patria

ha bandito due concorsi per due libri, da compilarsi entro quattro anni.


CRONACA 1°,

per il quale fu assegnato il premio di 5000 lire, dovrà avere per tema:

La cooperazione al

11

453

del

Mezzogiorno

d' Italia

Risorgimento nazionale.

volume per il quale il IP concorso offre un premio argomento

trattare del seguente

di

8000

lire,

dovrà

:

Le condizioni economico-sociali del Mezzogiorno d'Italia nell'ultimo cinquantennio (1860-1910). (Analisi

storico-critica).

NECROLOGIO CARLO ADEMOLLO. rio il

Ademollo, pittore illustre

e nostro socio onorario, è

morto a Firenze

15 luglio dopo lunga e penosa malattia.

Di famiglia oriunda di Milano, a cui appartennero letterati ed artisti, nacque a Firenze

il

9 ottobre 1824.

Il

padre Antonio era ingegnere catastale del Go-

verno Toscano.

Fece i suoi studi all'Accademia di Belle Arti e trasse particolare profitto delle lezioni del Bezzuoli. Pittore a grandi effetti cercò la sua più frequente

ispirazione da soggetti di storia nazionale che resero noto e popolare

il

suo

nome. Aggregato allo Stato Maggiore di Vittorio Emanuele, nel 1859, seguì volontariamente

le fasi

sulla tela

più memorabili episodi di quella campagna. Molto noti sono i tre

i

più importanti della guerra contro l'Austria e riprodusse

quadri nei quali svolse l'episodio di Anna Cuminello e quello che egli disegnò per esaltare l'eroismo del giovinetto

Cova

alla

battaglia di Varese.

Ma più

celebre e pregevole per lo sfolgorio della luce e per l'intensità del movimento è

il

quadro

*

L'ultimo assalto a San Martino „ che trovasi nella Galleria di

Arte moderna di Firenze. Nella

campagna del 1866 di moto proprio del Re fu nominato pittore del-

l'armata italiana e col grado di aiutante di campo del comandante la Guardia

Nazionale di Firenze segui il breve svolgimento di quella guerra disgraziata.


454

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Più tardi in un grande quadro celebrò il coraggio senza esempio dimostrato dal principe

Amedeo in uno dei più gloriosi fatti d'arme.

Spinto dal grande amore che portava in cuore per gli eroi della patria,

dopo le guerre d'indipendenza, a sue spese e con poco o punto guadagno, si recò a studiare sui luoghi e ritrasse sulla tela i più memorabili episodi della

nostra epopea nazionale; celebri e popolarissimi

soggetto

i

suoi quadri che hanno per

Ugo Bassi condannato a morte, l'incontro di Garibaldi con Vittorio

Emanuele a Teano, la fucilazione del colonnello Bechi, i fratelli Enrico e Giovanni Cairoli a Villa Glori, l'eccidio della famiglia Aiani, la breccia di Porta Pia, ecc.

Vecchio ed infermo, senza ricevere mai un aiuto o un incoraggiamento dal Governo, trattò ancora il pennello con grande assiduità e con molta efficacia. Pel centenario di Garibaldi ritrasse tafimi, in

il

Generale a cavallo sulla via di Cala-

un grande quadro, che ebbe il plauso di quanti poterono ammirarlo.

Più tardi compì il ritratto di Adelaide Cairoli, che ebbe per lui, degno illustratore delle gesta dei suoi

figli

gloriosi, viva amicizia e affettuosa

gratitu-

dine; e quasi negli ultimi giorni di sua vita non abbandonando neppure tra le sofferenze del

male il pennello e i colori, ritrasse sulla tela le severe sem-

bianze di Giuseppe Mazzini.

Buono e generoso nell'animo, entusiasta e fervido ammiratore degli eroi di nostra gente, egli lascia caro

rono conoscerne da vicino

ricordo e

le belle

vivo desiderio di se in quanti pote-

virtù e ascoltare la sua parola sempre in-

fiammata, anche negli ultimi anni, dei sacri ideali dell'arte e della patria. Ersilio Michel.

ANTONIO FOGAZZARO. Il

senatore Antonio Fogazzaro, socio del nostro comitato veneto, che

l'Italia

ha perduto nello scorso marzo, non era solo vanto della Società di Storia de Risorgimento, ma, nato da patriottica famiglia, aveva dato alle nostre lettere

uno dei più bei libri che rievochino le lotte per Piccolo eccitò

la

patria

indipendenza.

mondo antico commosse i vecchi coi ricordi del glorioso passato il

rimpianto alle giovani generazioni, indusse gli stranieri

a

e

Il

ne

studiare

con riverenza una storia che ispirava all'artista pagine cosi nobili. G. G.

ALESSANDRO BELINZAGHI. Il

comitato lombardo ha veduto scomparire

il

14 giugno uno dei suoi soci

più provetti, il cav. Alessandro Belinzaghi. Ultimo rampollo maschile

di

fa-


455 miglia milanese in cui fu tradizione secolare cati uffici pubblici,

il

Belinzaghi

si

avviò

a

il

sobbarcarsi a gravosi e deli-

sua volta

Ma anzitutto pagò con semplice eroismo il suo tributo

ad operosa carriera. alla

patria.

Era

in

Milano uno degli ultimi superstiti delle Cinque Giornate, durante le quali si «egnalò alla barricata del Ponte Marcellino. L'anno seguente

si

arrischiò agli

estremi disperati cimenti della colonna Camoski. Venuta la riscossa, lietissimo della liberazione conquistata,

quest'uomo modesto e di non comune levatura,

non chiese nulla e si tenne pago di proseguire nell'ombra le usate fatiche in «eno all'amministrazione ferroviaria, di cui raggiunse

i

più

alti gradi.

G. G.


VI. Della

*

-

ATTI UFFICIALI

Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano

Adunanza del .Consiglio Centrale del 14 marzo 1911. Presenti: Capasso, Crippa, Gallavkesi, Govone, Manno, Novati, Verga.

Letta una lettera del conte Nani colla quale annuncia le proprie dimissioni

da presidente del Comitato Veneto Consiglio non ritiene

si

e quelle del sig. Coletti

da segretario,

possa parlare di dimissioni prima che

il

il

Comitato

veneto abbia effettuato la resa dei conti e il versamento alla cassa sociale, e incarica la Presidenza di pregare carica e di quel

si

il

conte Nani affinchè egli almeno resti in \

adoperi col concorso di altri volonterosi a regolarizzare i rapporti

Comitato col Consiglio Centrale.

Si chiede d'intavolare, in

modo affatto privato, un primo scambio d'idee col

Comitato romano pel prossimo Congresso, allo scopo di compilare un pro-

gramma il più possibile attraente. Capasso commemora con brevi parole il defunto prof. Lodovico Corio che fin dal 1906 era membro del Consiglio Centrale. Tutti i presenti si associano al prof.

Capasso nel rimpianto per il valoroso e carissimo collega perduto, Il Segretario

II Presidente

Ferrari.

Gabba.

Comitato Toscano.

Adunanza di Consiglio del 26 aprile 1911. Presiede

l'on.

A. D'Ancona.

Presenti: D'Ancona, Michel, Morpurgo, Rondoni. Scusati

:

Barbera, Gori, Padoa.

Si delibera di chiedere più

minute informazioni sul medagliere del Ri

gimento, di cui fu trattato in una delle precedenti adunanze, per proporne al caso, l'acquisto allo Stato o a

un Museo della regione.

;


ATTI UFFICIALI Si incarica

il

457

segretario di riferire all'assemblea generale sulla gestione mo-

rale e finanziaria dell'annata trascorsa.

approva di tenere il

Si

quasi a

ciclo di conferenze patriotiche nel prossimo autunno

compimento della celebrazione cinquantenaria

della proclamazione

del Regno. Si delibera di inviare

nuove

circolari

d'adesione

Consiglio Centrale perchè sia provveduto per

generale dei

e

tempo

insistere

di

presso

il

quinta assemblea

alla

soci.

La seduta è tolta. Il Segretario

II

E. Michel.

A.

Presidente

D'Ancona.

Assemblea generale del 27 aprile 1911. Presiede, in assenza dell'on. F. Mabtini,

Sono presenti: il

prof.

prof. Giorgi, l'avv. Pazzi, dini,

il

prof. Michel,

il

Rondoni, il

il

il

dott. S.

Mokpurgo.

generale Cipriani,

generale Pozzolini,

il

il

dott.

Faralli,

il

prof. Beccaria, il dott. Nar-

dott. Marzi, ecc., ecc.

Sono scusati: Barbera, D'Ancona, Cian, Mangine, Padoa, ecc. Si

approva il processo verbale della precedente assemblea generale.

Michel, a nome dell'Ufficio di Presidenza, dice dell'attività spiegata dal Co-

mitato nell'annata trascorsa, parla delle iniziative prese e in parte condotte a termine, ricorda le nuove adesioni ottenute e lamenta la perdita del socio prof.

Gustavo Uzielli grandemente benemerito per l'opera sua di patriota e

di studioso.

Nakdini

si

associa con nobili parole e propone

che siano inviate alla

fa-

miglia le condoglianze dell'assemblea.

Michel, in assenza del tesoriere dott. Padoa che trovasi in viaggio all'estero,

spese dell'annata, sui ver-

riferisce sullo stato di cassa, sulle entrate e sulle

samenti fatti nella cassa centrale, ecc. Aggiunge che trovasi presentemente nella cassa del Comitato

semblea voti un plauso

una somma netta di lire 538,95. Propone che

al solerte tesoriere

cresciute sue occupazioni

l'as-

che scade di ufficio e che per le

non può più riassumere l'amministrazione

delle

fi-

nanze del Comitato. Si

approva ad unanimità.

Pozzolini plaude all'operosità fino ad ora spiegata dall'Ufficio di Presidenza,

ma lamenta che poco o punto si sia fatto dalla Società per illustrare uomini ed avvenimenti della regione

toscana. Ricorda

i

nomi di

patrioti

grande-

mente benemeriti e pur quasi dimenticati, come Carlo e Sebastiano Fenzi, e propone che s'intraprendano ricerche sistematiche negli archivi e nelle biblio-


458

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

per dimostrare che anche in Toscana il movimento liberale fu vivo e

teche

nutrito sino dagli albori del Risorgimento politico della patria.

Michel risponde che qualche cosa si è fatto per

gli

uomini

e gli

avveni-

menti del '59; osserva che la scarsità dei fondi e la dipendenza dal Consiglio Centrale non permette ai Comitati regionali di esplicare tutta quella attività di cui

si

sentirebbero capaci, ne d'intraprendere tutte quelle pubblicazioni che

meglio gioverebbero a far conoscere e a divulgare la storia patriotica della

Non dubita in ogni modo che il nuovo Consiglio terrà pre-

rispettiva regione.

sente la proposta del generale Pozzolini.

Giorgi afferma che a diffondere la conoscenza della storia patriotica della

regione meglio

prestino pubblicazioni di piccola mole,

si

propone che

e

si

mettano in commercio e si vendano a prezzi minimi opuscoli di carattere popolare.

Pozzolini crede che la storia degli ultimi tempi sata,

sia

per alcune parti

fal-

per altre da farsi interamente di nuovo, e giudica che non sia ancora

giunto

il

tempo perchè essa possa essere popolarizzata.

Marzi non crede che la Società debba trascurare uno degli obblighi che le sono imposti dallo statuto, quello cioè di diffondere la conoscenza della nostra storia patriotica.

Trova in parte giuste le osservazioni del generale Pozzolini,

ma non può ammettere che di tutti gli uomini e di tutti gli avvenimenti della nostra rivoluzione sicure.

non si abbiano ora, dopo tanti studi, notizie certe e

Afferma che di molti fatti, sui quali si è già da lungo tempo esercitata

la critica,

si

può ormai parlare in forma popolare, senza timore di venir meno

alla verità storica.

Beccaria crede anche

lui

che

si

debba pensare

e

provvedere a diffondere

una più larga conoscenza della nostra storia patriotica, e afferma che a questo intento giovino meglio quelle pubblicazioni che bene rendano

il

colore dei

tempi con le testimonianze stesse di quelli che videro o parteciparono

agli

Comitato ha

l'atto

avvenimenti che

si

vogliono narrare. Ricorda che già

il

qualche cosa di simile colla pubblicazione del numero unico

u

XXVII aprile J

per la quale ha vive parole di elogio ed invita a continuare per la medesima via.

Aggiunge che dovrebbe farsi da noi per popolarizzare

quello che

si

fa

la

nostra storia

attualmente in Francia, e con molta fortuna, per rendere fa-

miliare a tutti la conoscenza dell'epoca napoleonica.

Morpurgo nota che la storia del primo e secondo impero è letta in Francia

come romanzo, e aggiunge che alla maggior conoscenza

della nostra

storia

saranno sempre utilissime quelle pubblicazioni che narrino di uomini e di av-

venimenti in forma popolareggiante, non tendenziosa né retorica. Beccaria propone che

il

Comitato interroghi i patrioti superstiti della

re-

gione sui fatti cui presero parte, e còlle testimonianze raccolte inizi un piccolo


ATTI UFFICIALI

459

Archivio dei ricordi e delle memorie personali dei patrioti toscani. Afferma di aver raccolto

buona messe di dati e di notizie in una

serie di interviste

avute con vari patrioti intorno ad alcuni fatti del '59, di cui ha avuto occasione

di occuparsi

più specialmente, e crede che da questionari scritti e da

interrogazioni orali ne debba derivare molto vantaggio alla storia.

Michel approva la proposta e rivendica a sé e

al

prof. A. A. Michieli

di

Treviso di averla presentata per la prima volta a Milano, cinque anni or sono, al

primo Congresso per la storia del Risorgimento. Non ha da allora cam-

biato idea, e crede anche lui, per l'esperienza fattane personalmente, che possa riuscire utile e feconda di buoni resultati.

Marzi non respinge la proposta, ma non crede che se ne potranno ricavare Afferma che interrogando superstiti su

vantaggi che

si

sperano.

uomini ed avvenimenti

si

ottengono quasi sempre notizie incerte e contrad-

tutti quei

dittorie, e

che quindi sarà necessaria un'opera paziente di critica e di rico-

struzione.

Beccaria riconosce questi inconvenienti che non si era prima nascosti, ma crede che potranno essere facilmente superati. Afferma che certi minuti particolari su stiti.

uomini e cose non potranno aversi che dalla viva voce dei super-

Nutre anche fiducia che potranno aversi le testimonianze raccolte dal-

l'Ufficio Storico dello Stato

Maggiore sulla guerra del '59.

Michel crede sia meglio interrogare i patrioti superstiti a voce anziché per iscritto

come aveva proposto a Milano, perchè allora si potranno raccogliere

più precise notizie, e muovere, quando ne sia il caso, le relative

obbiezioni.

Morpurgo, concludendo la discussione, non dubita punto che il nuovo Consiglio terrà

presente questa proposta per la quale sarà necessario

il

concorso

dei soci sparsi in tutta la regione. Si

procede alla nomina dell'Ufficio di Presidenza.

È acclamato presidente l'on. Ferdinando Martini. Sono chiamati a far parte del nuovo Consiglio gusto Beccaria, prof. Alessandro

Mangini, prof. Ersilio Michel, dott. Pistelli, prof. Giuseppe

comm. Piero Barbera, prof. Au-

Salomone Morpurgo,

prof.

Ermenegildo

Rondoni.

Riportano voti il dott. Demetrio Marzi Giorgi propone che

:

D'Ancona, avv. Agostino Gori, avv. Adolfo

il

e

il

dott.

Gustavo Padoa.

nuovo Consiglio inizi una collana di brevi opuscoli

biografici di quanti, nati nella nostra regione, si adoprarono efficacemente per la i

causa dell'indipendenza italiana.

Rammenta i nomi di vari patrioti che per

primi meriterebbero di essere accolti nella serie biografica e confida che a

questa pubblicazione non sarà per mancare l'aiuto degli studiosi e il favore del pubblico.

Morpurgo a nome del nuovo Consiglio accoglie la proposta ed assicura che,


460

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

non potendo mancare l'approvazione dei

colleghi,

si

darà ad essa sollecita

esecuzione.

L'assemblea è sciolta. Il Segretario

Presidente

II

E. Michel.

S.

Adunanza di Consiglio del 14 maggio

Morpurgo.

1911.

Presiede l'avv. A. Gori. Presenti: Barbera, Beccaria, D'Ancona, Michel, Pistelli, Rondoni. Si

nomina vice-presidente l'avv. Gori, segretario il dott. Michel, e tesoriere,

in via provvisoria,

il

comm. Barbera.

Si delibera di far pratiche presso la

Deputazione provinciale di Firenze per

ottenere una sede nei locali di palazzo Riccardi lasciati liberi dalla Questura. Si affida ai soci Barbera, e

i

criteri

patrioti toscani. Si si

D'Ancona e Morpurgo l'incarico di fissare le norme

che dovranno regolare la pubblicazione degli opuscoli biografici dei

approva di non intraprendere la stampa se non quando

abbia pronta una prima serie di almeno dieci biografie.

memorie e dei ricordi personali dei

Si delibera di iniziare la raccolta delle

patrioti della regione, e di ripresentare al prossimo

proposta sulla opportunità

e

Congresso di

Roma la

convenienza che siano interrogati i patrioti su-

perstiti intorno ai fatti cui presero parte. Si discute

a lungo su una proposta Beccaria circa la pubblicazione di una

serie di opere di facile diffusione e

si

rimanda ad altra adunanza ogni

berazione in proposito.

La seduta è tolta. Il Segretario

II Presidente

E. Michel.

A. Gori.

Il gerente responsabile :

Torino

Giuseppe Magrini.

— Tipografia Vincenzo Bona.

deli-


Anno IV.

-

Agosto 1911.

N° 4.

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

RIVISTA STORICA della

[ano

«

Società nazionale per la storia del Risorgimento

italiano »)

REDAZIONE: Palazzo di Brera, MILANO. Amministrazione:

FRATELLI BOCCA, Editori — TORINO

MEMORIE E DOCUMENTI INEDITI L'OPERA DI GIOVANNI LANDRIEUX E LA MASSONERIA. (

a storia della

campagna

politico-militare

del 1796-97,

dalla

«male comincia realmente il risveglio della nazionalità italiana,

non è ancora bene ed intieramente conosciuta in tutte le sue parti. Se ne conoscono bene le linee generali, e si conoscono bene le audaci imprese del gen. Bonaparte ma non si può dire, che si conoscano bene ed in tutti i loro particolari alcuni avvenimenti, che, per quanto umili, meritano di essere meglio conosciuti da chi ;

voglia penetrare nelle più riposte ragioni della storia del nostro

Risorgimento

:

come il sovvertimento della Terraferma veneta, le

effimere municipalità democratiche, ed i primi tentativi di unione italiana.

Nel sovvertimento della Terraferma veneta, ebbe una notevole del quale, avendo recentemente dato una succinta notizia biografica (1), ho assunto quasi parte il colonnello Giovanni Landrieux

;

l'obbligo di far conoscere l'opera.

Il colonnello Giovanni Landrieux, più che di esperto capitano e di valoroso soldato, lasciò, in Italia, fama di soldato intrigante

(1)

V.

//

Risorgimento Italiano, anno

H Risorgimento Italiano. — IV.

3°,

fase. 3°,

giugno 1910.


462

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

e rapace. Si trovò a qualche fatto d'arme ina non ebbe mai un comando un po' importante e di solito fu adoperato in uffici sedentari. Anche gli uffici sedentari sono necessari ad un esercito ;

;

ordinato

;

ed in essi si possono anche rendere de' segnalati servizi,

ed acquistare delle reali benemerenze. Egli, infatti, si vanta, nelle sue Memorie, di aver reso dei grandi servizi, e di aver cooperato

Bonaparte

ai trionfi del gen.

;

e

stato molto male ricompensato. alle sue vanterie ; e, se

si

lagna acerbamente di esserne

Ma non si può prestar cieca fede

non si può negare che

egli

abbia reso

qualche servizio al suo generale in capo, seppe anche farselo pagare lautamente. Dirò, adunque, quale Italia, allo scopo,

fu veramente l'opera del Landrieux in

principalmente, di far conoscere meglio un im-

portante periodo della nostra storia.

Venuto in Italia senza comando, Landrieux il 18 maggio 1796 fu nominato colonnello à la suite del 7° usseri.

Ben

presto

il

gen. Kilmaine, che lo proteggeva molto, gli fece dare dal generale Bonaparte, secondo che egli

scrive, la direzione

dell'ufficio

segreto d'informazioni dell'esercito. Quest'ufficio, sempre a detta

doveva fornire al generale in capo informazioni potevano interessare la sicurezza e l'organizzazione dell'esercito doveva stabilire delle cordi Landrieux,

precise sulle persone e sui fatti, che

:

rispondenze sicure nell'esercito francese e nell'esercito nemico, a. Napoli, a Roma, a Firenze, a Torino, a Venezia, a Vienna, e persino a Parigi. al

Doveva informarsi di tutto ciò che accadeva intorno

Direttorio, delle

opinioni politiche

degli

ufficiali,

che,

ogni

mandati in Italia, per saperli bene adoperare, ecc. Questo ufficio, insomma, come spiega il Grasilier, l'amoroso editore delle Memorie di Landrieux, doveva fare la polizia segreta, e, nel tempo stesso, dirigere una sapiente organizzazione dello spionaggio contro il nemico (1).

tanto, venivano

Ma è lecito dubitare della veridicità del racconto di Landrieux. Se egli fosse stato veramente investito di un cosi elevato e delicato ufficio, sarebbe diventato quasi

un duplicato

del generale

Berthier, capo dello stato maggiore, e sarebbe diventato, tutto ad

un tratto, l'uomo

di fiducia

del

gen. Bonaparte

;

al

fianco

del

quale avrebbe dovuto trovarsi permanentemente, per fornirgli, ad

(1)

Grasilier, (191), (192); Landrieux, €3, 107, 108.


L'OPERA DI GIOVANNI LANDRIEUX E LA MASSONERIA

463

ogni momento, le informazioni più confidenziali sulle mosse del

nemico, sugli umori dell'esercito, delle popolazioni, ecc. Invece, è accertato, che Landrieux non fu mai aggregato al quartier generale del gen. Bonaparte,

e

che rimase sempre alla dipendenza

diretta del gen. Kilmaine, in

qualità di suo

capo di stato mag-

Alla dipendenza diretta, ma non sempre al fianco del ge-

giore.

nerale Kilmaine

;

il

quale come abilissimo nelle manovre di avan-

scoperta, tra il maggio e la metà di settembre 1796, fu adoperato in parecchie missioni di fiducia, che lo tennero quasi

sempre lon-

tano dal suo corpo (1). La cosa, quindi, è poco chiara. Né a chiarirla giovano i documenti, che, a riprova delle sue asserzioni, il

Landrieux pubblica. Da questi documenti risulta, anzi tutto, che egli, dal maggio al dicembre 1796 rimase quasi sempre a Gioito. Come, da Goito, Landrieux potesse esercitare le funzioni che si attribuisce, non si riesce a capir bene. Lo stesso Landrieux, adunque, s'incarica di fornirci argomenti per dubitare del suo racconto. Se poi si prendono in esame i documenti da lui pubblicati, sorgono altri e

più gravi dubbi.

Si deve credere, che, scrivendo la sua apologia, Landrieux abbia

pubblicato di preferenza i documenti che potevano fargli onore e

che potevano confermare le sue asserzioni. Trattandosi, poi, di

un ufficio fuori dell'ordinario, del quale non hanno lasciato alcun ricordo i personaggi più eminenti dell'epoca, e che non ha riscontro nella storia di nessun altro esercito, egli era interessato a

provarne l'esistenza e il funzionamento con documenti numerosi, seri,

importanti,

irrefragabili,

dinanzi ai quali anche la critica

più arcigna dovesse abbassare le armi. Invece si resta subito col-

vacuità dei documenti pubblicati. Sono vanno dal 23 al 30 giugno 1796 ed in essi non si parla che di assassini commessi sopra soldati francesi, e di requisizioni fraudolente ed abusive a danno degli abitanti del Mantovano le quali, dato lo stato di guerra, si possono anche considerare come inevitabili, e che, perciò, non hanno nulla di straordinario (2). E ben vero, che il gen. Bonaparte vegliava su

piti dalla scarsità e dalla

in tutto otto o nove, che

;

;

(1)

Corr. Imp., n° 533 del 31 maggio; n° 543 del 3 giugno. Corr. Panck., I,

pag. 369. Massejja, Métn., rale

Il,

10 dice, che a partire dall'8 novembre

Kilmaine portò il suo quartier generale a Roverbella

;

tiere generale dell'esercito era già stato trasportato altrove. (2)

Landrieux, Métn., pagg. 130-148.

il

gene-

ma allora il quar-


464

IL

tutti e su tutto, e

RISORGIMENTO ITALIANO

che voleva anche essere informato degli abusi

e degli assassini che si commettevano a danno degli abitanti inermi soldati isolati, per punirne esemplarmente gli autori. E qualche cenno della sua Corrispondenza autorizza anche a credere, e dei

che egli abbia avuto sott'occhio le informazioni di Landrieux (1).

Ma chi, dal numero e dalla qualità dei documenti pubblicati dal Landrieux, potrebbe arguire l'alto e delicato

ufficio, ond'egli sa-

rebbe stato investito?

Appena, poi, questi documenti si sottopongono ad un esame sorgono dei gravissimi dubbi sulla loro autenVolendo dare un colorito di verità e di serietà al suo racconto, Landrieux pubblica l'ordinanza, colla quale il gen. Kilmaine critico preliminare,

ticità.

il comando della provincia di Mantova, e lo confermava nella direzione dell'ufficio segreto (2). Si può con tutta

gli conferiva

sicurezza affermare, che questa ordinanza è apocrifa.

La sua fal-

u

Roverbella

sità risulta

prima di tutto dal luogo e dalla data

:

31 maggio „. Il 31 maggio 1796, l'indomani della battaglia di

Borghetto, il gen. Bonaparte, non ancora ben sicuro della ritirata degli Austriaci, aveva messo alle loro calcagna il gen. Kilmaine

;

e gli aveva dato l'ordine preciso di non fermarsi colla cavalleria, finché non fosse ben sicuro, che le truppe nemiche avessero passato la riva

destra dell'Adige (3). Spazzati via

gli Austriaci,

gen. Kilmaine

il

venne chiamato a Goito (4) dove, appena arrivato, ricevette l'ordine di fare una recognizione su Rivalta, luogo poco distante da Mantova (5); e solamente il 5 giugno 2 giugno, il

;

fu fatto venire al quartier generale, a Roverbella (6).

Bloccata

finalmente Mantova, il gen. Bonaparte, non il gen. Kilmaine, affidò, il

10 giugno, al gen. Sérurier, insieme col comando del blocco,

anche il comando della provincia di Mantova (7). È quindi evidente, che il documento pubblicato dal Landrieux è apocrifo.

(1) Cfr.

Corr. Imp., n 8 729 del 6 luglio,

n° 732 del 7 luglio e

79 del n° 779

21 luglio. (2)

Landrieux, Mém., pag. 129, 130.

(3)

Corr. Imp., n° 533 del 31

(4)

Corr. Imp., n° 543 del 1° giugno.

(5)

Corr. Imp., n° 563 del 3 giugno.

(6)

maggio a ore 3 pom.

Corr. Imp., n° 572 del 5 giugno.

il manIl est ordonné au general divisionner Sérurier de prendre le coniinandement, non seulement des troupes formant le blocus de Mantoue, mais " encore de tout le Mantouan „. Corr. Imp., n° 609 del 10 giugno.

(7)

"

"


L'OPERA DI GIOVANNI LANDRIEUX E LA MASSONERIA

Ed apocrifa è pure la lettera del u

pag. 135, 6, colla data

:

gen. Kilmaine

465

pubblicata a

Roverbella, 6 luglio 1796 „. In quel giorno

non era a Roverbella, ma a Vicenza, agli avammosse del nemico e di là, proprio il 6 luglio, mandava al gen. Bonaparte informazioni ben altrimenti preziose ci quelle, che gli forniva Landrieux col suo vantato ufficio segen. Kilmaine

il

posti, a spiare le

;

greto (1). Si può, quindi, ritenere

con sicurezza, che questo ufficio segreto

è una pretta invenzione di Landrieux. Il gen. Bonaparte non aveva

bisogno di istituire un ufficio d'informazioni separato ed autonomo,

uno sconosciuto, che, per

di

più, era

arrivato all'esercito con una riputazione assai equivoca.

A lui ba-

sotto la

direzione, poi, di

stava lo stato maggiore, che, fra le sue

aveva pure abbisognava; e

attribuzioni,

quella di fornirgli tutte le informazioni di cui che, avendolo sotto

mano, lo serviva a meraviglia, come è ben

noto. Basta, infatti,

sfogliare la

sua corrispondenza, per vedere

come il gen. Bonaparte sapeva dirigere e far muovere questo ordigno tanto necessario ad un generale in tempo di guerra. Tutti i comandanti di corpo avevano l'obbligo di organizzare un buon servizio di

spionaggio, dovevano

stipendiare

spie

e raccogliere

informazioni con tutti i mezzi, che la pratica del mestiere e

l'a-

stuzia potevano suggerire,

dovevano eseguire perlustrazioni, ecc. E non soltanto i comandanti di corpo, ma anche gli agenti della Repubblica e gli stessi ambasciatori avevano quest'obbligo professionale, diciamo cosi. E non bastandogli ancora questi informatori, egli, all'insaputa di tutti, ne aveva degli altri segreti, che sorrispondevano con lui direttamente. Non mancano le prove. Uno dei più operosi agenti segreti del gen. Bonaparte fu quell'avvocato Angelo Pico di Torino, amico dello storico Carlo Botta con lui coinvolto nelle congiure piemontesi del 1794, il quale, 3ssendo riuscito a fuggire in Francia (2), ritornò, poi, in Italia

j'

f

Ir

* (1) Il dispaccio è stampato in Corr. Panck., I, 369: Je fis partir hier matin de Vicenza deux hommes affidés, l'un pour Bassotto, et l'autre pour

Premolano. L'un est revenu dans la nuit avec de détails assez circonstanciés et qui cadrent avec ceux que m'ont donnea trois personnes, qui arrivaient

de Bassano. J'attends ici le seconde émissaire, ainsi que deux autres que envoyés à Trente. Voici le détails que j'ai recus etc... ,.

j'ai (2)

Cabutti, Storia della

francese, voi. 1°,

Corte di

pagg. 274-281.

Savoia durante la

Rivoluzione

e

V Impero


466

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

insieme coll'esercito francese, in qualità di addetto al quartier generale. Egli fu uno dei tanti, che rimasero affascinati dal ge-

nerale Bonaparte, al quale rese dei

segnalati

servigi. Il

Botta,

quanto mai autorevole, assicura che l'aw. Pico, nel gennaio 1797, portò al gen. Bonaparte, il piano di guerra del maresciallo Allvintzy (1). Il gen. Bonaparte si servì del Pico in molte ed importanti missioni segrete, come appare da alcune lettestimone

il Pico lo teneva informato degli umori che prevalevano in Piemonte, e dei movimenti delle truppe austriache

tere, colle quali

nel mese di settembre 1796

(2).

Molti altri agenti segreti aveva Bonaparte. Alliaud da Venezia lo informava, nell'ottobre 1796, sulle intenzioni del

governo ve-

neto, e sullo spirito pubblico della popolazione, che egli dipingeva coi più neri colori

(3). Jacob, segretario della legazione francese a Venezia, mandava direttamente al gen. Bonaparte delle impor-

tanti informazioni sulle truppe austriache a Bassano, e su alcuni

provvedimenti militari del governo veneto (4). Castanier, ufficiale della divisione Vaubois, nell'ottobre 1796,

gen. Bonaparte,

altre

mandava da Trento, al

importanti informazioni sulle mosse del

nemico (5). Speciali incarichi di fiducia dava il gen. Bonaparte al generale Cervoni (6) ed all'aiutante generale Ledere (7). Per mezzo de' suoi dipendenti il gen. Bonaparte aveva sguinzagliato spie da per tutto, che lo tenevano informato delle mosse del nemico, degli umori delle popolazioni, degli intendimenti dei governi esteri, non

meno che del Direttorio, ecc. A lui direttamente mandavano informazioni confidenziali i generali Massena, Sérurier, Murat, Dallemagne, Augereau, Baraguey d'Hilliers,

(1)

il

capo battaglione Andréossy. Persino il gen. Keller-

Botta, Storia d'Italia,

lib. 9°.

Il dott. Paolo Pavesio pubFaenza nel 1875 alcune lettere affettuose di Carlo Botta a questo Pico, che ce lo presentano sotto un aspetto favorevole, e molto diverso da

(2)

Corr. Panck.,

II,

pagg. 59-63; 70-71; 208.

blicò a

quello sotto

il

quale, finora, fu presentato dagli storici.

pagg. 208-211.

(3)

Corr. Panck.,

II,

(4)

Corr. Panck.,

I,

(5)

Corr. Panck.,

II,

(6)

Corr. Imp., n° 655 del 19 giugno 1796. Nella Corr. Panck., I, 362 è stam-

pag. 380 in data 11 luglio 1796. pag. 127; 193; 204.

pato un dispaccio del gen. Cervoni, che (7)

si riferisce

Corr. Imp., n° 673 del 22 giugno 1796.

alla missione ricevuta.


u L'OPERA DI GIOVANNI LANDEIEUX E LA MASSONERIA

467

niann, comandante dell'esercito delle Alpi, da Chambóry mandava

informazioni al gen. Bonaparte (1). Dagli stessi ministri e agenti diplomatici francesi, il gen. Bonaparte esigeva frequenti infor-

mazioni e se essi non spiegavano sufficiente zelo, egli ne li rimproverava anche. Per esempio, al Lallement, ministro della Francia a Venezia, il 23 giugno 1796, scriveva in questa forma soldatesca ;

:

u

u

Vi prego. Cittadino Ministro, di mettere un po' più di attività nella vostra corrispondenza segreta, e di farmi passare tutti i giorni un bollettino delle forze e dei movimenti del nemico. Voi dovete avere delle spie a Trento, a Roveredo, a Inspruck, e

i giorni dei bollettini da questi luoghi. Così fa il cittadino Barthélemy a Basilea, ed in questo modo rende dei grandi servizi alla Repubblica. Sono informato, per via indiretta, che Venezia arma, e voi non m'informate di qual natura e di qual u forza sono questi armamenti. Voi capite quanto importa, che io

tutti

u

u

sia

informato a tempo sopra fatti di questo genere „

(2).

In tutti i dispacci spediti e ricevuti dal gen. Bonaparte, che si riferiscono al servizio delle

informazioni, e che sono pubblicati

Correspondance Panckoucke, e nella Correspondance Imperiale, il Landrieux non viene mai menzionato come uno degli informatori del gen. Bonaparte, e tanto meno come capo dell'ufficio segreto d'informazioni dell'esercito. È menzionato una sola volta dal gen. Kilmaine in un dispaccio del 28 settembre 1796 (3), perchè in una perlustrazione aveva avuto la sorte di trovare in un castello abbandonato trecento fucili; che, per verità, giunsero molto a proposito. E un po' poco per uno, che si dà l'aria di essere stato il confidente dei confidenti del gen. Bonaparte È, adunque, evidente, che un ufficio segreto d'informazioni, con speciale organizzazione, e diretto da Landrieux, non esistette mai; e che, tutto quanto in proposito racconta Landrieux, è una solenne mistificazione, che non dovrebbe più ingannare nessuno. nella

!

* * *

Landrieux prese parte alla grande battaglia strategica di Ca(29 luglio-5 agosto 1796); e decise, come afferma egli

stiglione

(1) II,

!

Corr. Panck.,

II,

272;

I,

74; 194;

II,

67;

I,

191; 466; 495; 365; 368; 373;

217. (2)

Corr. Imp., n

(3)

Corr. Panck.,

j

679, 441, 586. Corr. Panck., II,

76.

I,

295; 385;

II,

222.


468

IL

stesso,

RISORGIMENTO ITALIANO

gen. Valette ad abbandonare la forte posizione di Ca-

il

Non è un

stiglione.

bel vanto

:

ma l'uomo è fatto così

Pur di

!

aver modo di sparlare di Napoleone, egli non esita di infamare sé stesso

!

Questo episodio ebbe l'onore di essere stampato, fin dal documenti, che servirono al generale Koch per com-

1848, fra

i

pilare le

Memorie dì Massena ; ed il Grasilier fu felicissimo

di

poter trovare una testimonianza tanto autorevole, per dimostrare il

grande valore storico delle Memorie di Landrieux. Fatica spe-

cata!

Anche

Landrieux di

qui è facile convincere

giunta, di calunniatore di se stesso

falso, e, per

!

Afferma Landrieux, che, per ordine espresso di Verdier, capo maggiore del gen. Augereau, egli avrebbe indotto il generale di brigata Valette ad abbandonare la forte posizione di di stato

Non è vero. Il ge-

Castiglione, ed a ripiegare sopra Montechiaro.

nerale Valette apparteneva alla divisione del gen. Massena

;

quindi

da questo, o dal generale in capo, poteva ricevere degli ordini, e mai da Augereau, o da chi per esso. È vero, che il generale Valette aveva ricevuto un ordine ma l'aveva ricevuto precisamente dal generale in capo, il 1° agosto, ed in questa forma solo

;

categorica " pare "

u

:

"

È espressamente ordinato al gen. Valette di occu-

la posizione delle alture di Castiglione, che deve difendere.

Nel caso che fosse attaccato da forze superiori, ne informerà il generale in capo, che lo farà sostenere... Se il gen. Valette, per

u

ordine del generale Masseria, avesse lasciato la posizione

"

Castiglione, vi

u

cauzioni „ (1).

di

rientrerà subito, prendendo le necessarie pre-

Non basta. Il 6 agosto, in un dispaccio al Direttorio, il generale Bonaparte, così parlava di questo incidente u

u

la

:

sera

del

abbandonò Castiglione con solamente M metà delle sue truppe, e venne a Montechiaro a portare l'alu lamie, annunciando che il rimanente della sua truppa era pri2 agosto il gen. Valette

u

gioniero

w

preso maggior

w

S. Marco.

u

sospeso questo generale dalle sue funzioni „

;

ma quei bravi giovani, abbandonati dal loro generale, coraggio,

operarono la loro ritirata su Ponte

Immediatamente, ed alla presenza della sua truppa, ho (2).

Il

Direttorio

approvò il provvedimento preso dal gen. Bonaparte

e,

con decreto

(1)

Corr. Imp., n° 818.

(2)

Corr. Imp., n° 842.

;


L'OPERA DI GIOVANNI LANDKIEUX E LA MASSONERIA

469

15 agosto, tradusse dinnanzi ad un consiglio di guerra il generale

Valette sotto l'imputazione di viltà, faccia al nemico,

il

per aver abbandonato, in

posto di Castiglione, che a lui era stato af-

fidato (1).

Ne diversamente raccontò, poi,

il

fatto, nella

Storia d'Italia,

Carlo Botta, che, appunto, poco dopo la battaglia di Castiglione, entrò come medico nell'esercito d'Italia u

guardia di Castiglione da Bonaparte

u

duto comparire

u

inescusabile,

il

u

Era stato preposto alla

il

gen. Valette, che, ve-

:

nemico, sbigottitosi, con pochezza d'animo

abbandonava il posto, ed andava con la sua squadra

M

fuggiasca a seminar paura fra i repubblicani, che erano in pos-

u

sesso di Montechiaro „ (2).

Che più? Lo

stesso

gen.

Valette,

in

una

lettera

scritta

da

Brescia al gen. Bonaparte, l'8 agosto, attribuisce la sua ritirata

non ad ordini ricevuti, il che l'avrebbe certamente salvato dall'inma a motivi, che egli sottopone al suo giudizio, e che

famia,

prega di prendere in benevola considerazione (3).

Cadono così tutti i particolari fantastici, coi quali Landrieux ha interamente quest'episodio, cadono tutte le maligne insinuazioni sul gen. Bonaparte, ed il diverbio seguito fra Bonaparte e Augereau; il quale ultimo avrebbe persino scusato la condotta svisato

di Valette.

Tutt' altro

!

Da un documento pubblicato dallo stesso gen. Koch

a pag. 465 del volume II delle Memorie di Masseria, e che viene attribuito al gen. Augereau, risulta, che questi, appena si vide comparire dinanzi il gen. Valette, lo investì con queste parole: Come Avete, dunque, abbandonato la vostra truppa ? Con qual diritto avete scritto ai generali della mia divisione, ordi!

u

nando loro di mettersi in ritirata? Andatevene, voi siete un vile! Non si abbandona mai una posizione senza battersi; e voi u non avete tirato un sol colpo di fucile Ve lo ripeto, voi siete u un vile! E se io fossi il vostro generale in capo, non ve la pasu

sereste tanto liscia „.

E non basta ancora. Collo stesso dispaccio, col quale il generale

Bonaparte comunicava al Direttorio la sospensione del gene-

(1)

Corr. Punch.,

(2)

Storia d'Italia,

(3)

La lettera è stampata in

I,

452. lib.

7.

Corr. Panck.,

I,

464.


470

IL

rale Valette,

RISORGIMENTO ITALIANO

proponeva la promozione a generale di brigata del-

l'aiutante generale Verdier, per essersi coperto di gloria il 3 agosto, nella, ripresa di Castiglione. Quello stesso,

drieux, avrebbe

Castiglione!

che,

al

dire

di

Lan-

mandato l'ordine al gen. Valette di abbandonare

(1).

Al principio del 1797 troviamo Landrieux a Milano. Il gen. Kilmaine, che non aveva mai goduto buona salute, era stato ridotto, dagli strapazzi della guerra, a non poter più servire nell'esercito attivo. D'altra parte, il generale in capo non voleva privarsi della collaborazione di uno, che era abile capitano non

meno che astuto politico. Pertanto, conservò al gen. Kilmaine il comando della cavalleria, ed alla line del dicembre 1796, lo decomando generale della Lombardia, con sede a Milano;

stinò al

che, oramai, era diventata il centro

delle

cospirazioni patriottiche.

Il

delle

agitazioni politiche e

gen. Kilmaine prese

possesso

nuova carica il 5 gennaio 1797 (2); e condusse con sé Landrieux, sempre in qualità di capo di stato maggiore della cavalleria; ufficio, che, in quel momento, veniva ad assumere un'imdella sua

portanza eccezionale, dato il fermento patriottico, che le strepitose vittorie del gen. Bonaparte accrescevano ogni giorno più.

si

Landrieux ha inserito nelle sue Memorie alcuni documenti, che riferiscono a questo nuovo periodo della sua vita agitata; ma

servono soltanto a farci conoscere l'uomo, non gli avvenimenti nei quali, per la sua carica, si trovò necessariamente me-

essi

scolato.

In un documento, che ha l'aria di essere

ufficiale, e

che porta

Landrieux informa, con visibile compiacenza, il gen. Kilmaine, che quella mattina si era recato da lui il residente veneto Foscarini, per ringraziarlo, a nome del corpo diplomatico, di avere abilmente e prontamente provveduto alla

la data del 25 gennaio,

.

Corr. lmp., n* 842. Da consultare anche: Précis des campagnes de 17 1797 en Italie et en Allemagne, Bruxelles, Librairie militaire C. Muquardt,

(1) et

1889. (2)

Corr. Imp., n' 1306; 1314; 1362.


L'OPERA DI GIOVANNI LANDRIEUX E LA MASSONERIA

471

sicurezza della persona e del palazzo del residente di Sardegna e di

aver fatto punire gli assassini (1). I fuorusciti piemontesi

a Milano, spiega il Landrieux in nota, avevano assalito mezzo alla strada il residente di Sardegna, il quale aveva avuto appena il tempo di salvarsi nel suo palazzo dove fu asse-

stabiliti

in

diato dai suoi aggressori. 44

44

14

44

41

44

E continua testualmente cosi

u :

Io

mi

ma

mezza britrovavo a desinare dal colonnello Dupuis della 32 gata, che comandava a Milano, perchè era ferito. Egli non potè accorrere. Vi andai io in sua vece con tutti i posti di guardia che incontrai per via e colla guardia del Duomo. Respinsi gli assassini a colpi di baionetta; ne presi alcuni, chela sera stessa

furono fucilati „.

Tante parole tante bugie. L' aggressione del cav. Borgese, commissario del re di Sardegna, non residente, come dice Landrieux, è del 18 febbraio, non del 24 gennaio 1797; e quando fu ,

il gen. Kilmaine era a Milano, non già a Pizzighetdove Landrieux finge di avergli spedito il dispaccio che

perpetrata, tone,

pubblica. Il fatto, poi, è assai

meno

tragico di quello che il Landrieux

cav. Borgese fu assalito da tre uomini armati di bastone e di sciabola, che lo lasciarono svenuto

vorrebbe dare ad intendere.

Il

al suolo; ma il suo segretario Berta ed un domestico che lo accompagnavano, lo difesero bravamente, tanto che gli aggressori fuggirono, e non si lasciarono raggiungere. Il gen. Bonaparte, che in quel momento vagheggiava un'alleanza colla Casa di Savoia (2), appena informato del fatto, mandò degli ordini severis-

simi al gen. Kilmaine, ingiungendogli di ordinare al Comandante della piazza (che era il colonnello Dupuy) ed al Comitato di po-

prendere tutte le misure più efficaci per scoprire ed ar-

lizia, di

restare

i

colpevoli; inoltre gli ordinò che facesse arrestare il cit-

tadino Ranza, e tutti quelli, che direttamente o indirettamente

potevano essere implicati nell'affare

;

da ultimo, se non si veniva

Mém., pag. 163. Massena. Mém., II, 322. Il 25 febbraio 1797 si firmò, a Bologna, un disegno di alleanza fra il marchese di S. Marzano e Clarke (Corr. Imp., n° 1544 del 6 marzo; Cabutti, l. e, (1)

(2)

pag. 383); ed

il 4 aprile si firmò a Torino un trattato Francia e la Sardegna (Corr. Imp., n' 1686 e 1687).

di

alleanza fra la


472

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

in chiaro di nulla, che fossero

cacciati

immediatamente da Mi-

lano tutti i fuorusciti Piemontesi (1).

Questo documento, che è ineccepibile, butta rodomontesco racconto del Landrieux.

all'aria

tutto

il

Ed ora entriamo nel periodo, che è più generalmente noto della vita burrascosa di Landrieux.

E risaputo, che egli ebbe una parte notevole nella preparazione e nella esecuzione del sovvertimento della Terraferma veneta, tra

marzo e l'aprile 1797.

il

Ma quale e quanta fu, veramente, la parte avuta dal Landrieux quel sovvertimento? La pubblicazione delle sue Memorie avrebbe dovuto sciogliere tutti i dubbi sorti sulla vera parte da

in

lui

rappresentata; invece, li ha accresciuti. Difatti, mentre Lan-

drieux si gloria di aver avuto parte grandissima nel preparare e

Bergamo, di Brescia e di Crema, esita, con molta cura, di chiarire la vera natura de' suoi rapporti con Ottolini, Podestà di Bergamo, e che, forse, precipitarono gli av-

nell' aiutare la ribellione di

venimenti; rimpiccolisce la parte avutavi dai patrioti; nega ogni e qualunque partecipazione delle società segrete a quegli avvenimenti; sopra tutto, poi, nega di averne fatto parte. I documenti

e le testimonianze più autorevoli gli stanno contro;

ma egli non

sgomenta, e nega risolutamente di aver avuto un qualunque contatto colle società segrete. Spinge, anzi, la sua audacia fino a negare l'esistenza di società segrete in Italia, ed in modo partisi

colare nel dominio di Venezia; perchè, dice lui, alla seconda riu-

nione gli adepti sarebbero stati presi, e cacciati nei Piombi: " ...il u

n'y avait nulle société secrète dans

u

aucune. ...Comment eùt-on pu se rassembler en secret dans les

u

w

Etats de Venise?

l'Italie.

Je n'en ai connu

A la seconde réunion, tout eùt été enlevé et

entassé sous les plombs de Saint-Marc , (2).

(1)

Questo interessante dispaccio, che manca nella Correspondance de Napubblicato da Giuseppe Roberti nella sua

poléon I er è stato recentemente ,

eccellente monografia: Il cittadino Ranza, in T. 29, pag. 120. (2)

Mém., pag. 110.

"

Miscellanea di Storia italiana „


l'opera di oiovanni landrieux e la massoneria

473

dducere consequentias non est argumentum adducere, si può ibiettare coi giuristi. Infatti, l'esistenza di società segrete, e, più

precisamente, della Massoneria in Italia, nella seconda metà del sec.

XVIII, ed anche prima, non si può mettere in dubbio. Amici

ed avversari della Massoneria, sebbene discordino profondamente nel qualificare e determinare l'influenza da essa esercitata sugli avvenimenti politici, riconoscono concordemente, che questa società segreta, via via che

avanziamo nel

sec.

XVIII, si era pro-

pagata e diffusa anche in Italia; e che, all'epoca della Rivoluzione, ebbe, per mezzo de' suoi uomini,

una parte non trascurabile negli

avvenimenti politici. Ma quale fu questa parte? Una risposta precisa a tale questione

non è ancora stata

data. Parmi,

pertanto,

che possa riuscire di qualche utilità raccogliere e ordinare quello

che finora è stato accertato intorno alla Massoneria ed alla sua azione sull'andamento dei fatti politici.

La Massoneria, nella forma simbolica che ha assunto oggi, è di primo quarto del sec. XVIII, e viene della Massoneria moderna nel secolo XVLII, cioè nel secolo dei lumi e della Enciclopedia, aiuta a intenderne la ragione storica ed il carattere. Essa, venendo dopo la Riforma religiosa di Lutero, dopo la rivoluzione scientifica di Galileo e dopo la rivoluzione politica dell'Inghilterra, può consi-

origine recente,

risale

al

dall'Inghilterra. Il costituirsi

derarsi come la sintesi e l'integrazione

di

queste grandi rivolu-

zioni.

In Europa perduravano ancora l'intolleranza religiosa ed il dispotismo politico. La Riforma non aveva ancora prodotto tutti i benefici, le

che da essa dovevano poi scaturire: nel campo religioso

varie sette protestanti non erano meno intolleranti del cattoli-

cismo; mentre, nel campo politico, essa aveva servito a rendere più assoluta l'autorità regia,

armandola anche del potere religioso.

Frattanto, la scienza, provando e riprovando, faceva

dei rapidi

progressi, che esaltavano ogni giorno più il potere della Ragione.

uomini e uomini li affratellavano, e mostravano, che al di sopra di tutte le differenze di razza, di re-

I più frequenti contatti fra

ligione e di governo c'è l'Umanità. Gli spiriti più eletti, in mezzo alle

dissonanze fra le antiche istituzioni ed il nuovo spirito

sofico e scientifico, si sentivano a disagio,

filo-

erano travagliati da un

interno malessere, che li rendeva inquieti; e cercavano affannosamente una dottrina, che mettesse in armonia il loro persistente

sentimento religioso col loro nuovo pensiero scientifico. Orbene,


474

IL

la dottrina

RISORGIMENTO ITALIANO

capace di appagare le più nobili aspirazioni del secolo

fu formulata dalla Massoneria. La dottrina massonica, infatti, così

come fu elaborata nel sec. XVIII, ammette l'esistenza di un Essere Supremo (il Grande Architetto dell'Universo), principio e ragione di tutte le cose velata; è agnostica;

;

non ammette, invece, nessuna verità ri-

ma rispetta tutte le opinioni religiose since-

ramente e puramente professate. Essa crede, che colla sola ragione l'uomo possa giungere a conoscere la verità; crede che tutti gli uomini formino una sola famiglia: perciò propugna la diffusione del sapere, la tolleranza religiosa, la libertà di pensiero

l'amore deìYumanità.

e

La Massoneria non aveva, e non ha nep-

pure oggi, un vero e proprio programma religioso e politico; professava dei principi così elevati, che in essi potevano consentire l'abate Siéyès,

i

costituzionali Mirabeau, Bailly e Lafayette,

i

gi-

rondini Condorcet, Brissot, Pétion, i giacobini Danton e Desmoulins: tutti

quanti massoni. Sulla sua bandiera aveva scritto

le

fatidiche parole: Libertà, Uguaglianza, Fratellanza, il programma della Rivoluzione.

Non tenendo conto di un breve offuscamento XVIII, si può affermare, che la Massoneria costituiva

dell'ideale massonico, durante

il

alla vigilia della Rivoluzione

francese,

sec.

un'associazione unica nel suo genere e sufficientemente organiz-

un vero culto per la Ragione e l'Umaproponeva di liberare l'uomo dai terrori della supersti-

zata, la quale professava

nità; e

si

zione, dal giogo del

dogma

religioso,

dall'asservimento politico,

assicurando la libertà di coscienza, di pensiero e politica; ed

in-

sieme si proponeva di infrangere tutte le barriere, che dividono gli uomini, di elevarne la dignità e di migliorarne le condizioni

morali e materiali.

La Massoneria non tardò ad incontrare l'ostilità dei Papi

;

che la

scomunicarono, Clemente XII nel 1738 e Benedetto XIV nel 1751, specialmente perchè propugnava la tolleranza religiosa, e perchè discuteva lungi dagli occhi profani. Nei paesi protestanti, dove

non ricevette molestie, la Massoneria conservò il carattere umanitario, filosofico e vaporoso, direi quasi, sec.

XVIII sotto l'influenza della filosofia

che aveva assunto nel allora

prevalente; nei

paesi cattolici, invece, dove essa fu costretta a lottare per vivere,

un carattere sempre più battagliero e anticleriper la forza stessa delle cose, diventò l'antagonista, per

assunse, via via, cale;

e,

antonomasia, del cattolicismo intollerante e intransigente. Per il suo carattere eminentemente umanitario ed universale,


L'OPERA DI GIOVANNI LANDRIEUX E LA MASSONERIA la

475

Massoneria varcò ben presto i confini dell'Inghilterra, il suo

paese d'origine, e penetrò in Germania, in Francia ed in Italia. È certo, che prima della Rivoluzione francese si erano istituite delle loggie

massoniche a Firenze, a Napoli, a Milano, a Venezia, Roma. Non ostante le scomuniche dei

in Piemonte, e persino a

Papi erano entrati nella Massoneria molti nobili e non pochi ecGiuseppe II aveva finito per riconoscerla e permetterla nei suoi Stati con Editto degli 11 dicembre 1785; perchè, essendo composta di tanti onesti uomini a lui noti, avrebbe potuto ren-

clesiastici.

dersi utile all'umanità ed alle scienze (1). tesse a Napoli.

Maria Carolina la pro-

E doveroso riconoscere, che, alla vigilia della Ri-

voluzione francese, la Massoneria costituiva, più che altro, una innocua associazione di filantropi e di intellettuali spregiudicati. La Rivoluzione francese, che esercitò una profonda influenza

sopra tutte le istituzioni politiche, civili, sociali e religiose, l'esercitò pure sopra la Massoneria;

le

infuse

nuovo vigore e le fece

assumere nuovi atteggiamenti. Si può, per comodità di ragionamento, discorrere in astratto di istituzioni, nel fatto le istituzioni

non si possono separare dagli uomini: sono scono, che congiurano, istituzioni astratte.

gli

uomini che agi-

che combattono, che governano, non le

E quando i pensieri ed

i

sentimenti degli uo-

mini mutano, di necessità conviene che si mutino anche le istitu-

E questo accadde anche alla Massoneria.

Ci. Rivoluzione francese fu un grande avvenimento, che proi

e un costruiti,

fermento vivissimo in tutti i cervelli, anche nei più ben generò nuove idee, favorì nuove aspirazioni. Più di tutti

che da tempo invocavano un migliore e più razionale assetto della società: perciò

erano preparati a sentirne l'influenza i Massoni,

q nasi tutti divennero ardenti fautori della Rivoluzione, che essi avevano idealmente preconizzata, e che realizzava, in gran parte, il loro programma. La Massoneria seguì le varie fasi della Rivoluzione ma non la dominò. Dico così, perchè il rispetto profondo che professo per la ;

verità storica, quale che essa sia, della Massoneria. alla

(1)

Rivoluzione

;

L'Editto è pubblicato

Cfr. Cubani, Storia di

mi vieta di esagerare l'influenza

Essa potè, sì, spingere i suoi adepti in braccio ma, per il suo stesso carattere, non potè imporre

nel

Gridario sotto la data del 3 febbraio 1786. 4, pag. 104.

Milano, voi.


476

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

loro di seguire Funo piuttostochè l'altro partito. Perciò i Massoni, travolti

dal vortice rivoluzionario, seguirono le loro particolari

inclinazioni, e diventarono

quale costituzionale, quale girondino,

quale giacobino: qualcuno, per invincibile ripugnanza alla violenza,

si

fieri (1),

trasse in disparte, e qualche

altro,

come

nostro Al-

il

prese addirittura partito contro la stessa Rivoluzione.

Nel 1789 la Massoneria era francamente monarchica, e desiderava lealmente di riformare, non di distruggere la Monarchia (2). Poi, quando la Monarchia si mostrò incapace di riformarsi, di-

venne repubblicana e giacobina: senza, per questo, si noti bene, confondersi col giacobinismo. E una distinzione, questa, necessaria

a farsi. La Massoneria offri, come era naturale, i suoi quadri alla Rivoluzione. L'affinità fra loggie massoniche e clubs giacobini era tale e tanta, che a Napoli i Massoni, i quali entravano nel club dei giacobini, non erano obbligati a giurare (3). Ma i Massoni conservarono sempre la loro fisionomia e le loro oganizz azioni, pur mettendo queste a disposizione della propaganda giacobina. Così, oggi, il cattolicismo mette a disposizione del clericalismo le sue circoscrizioni diocesane e parrocchiali ma la pura dottrina cattolica è cosa a sé, che, per quanto affine, non vuol essere confusa ;

colla azione clericale.

La Massoneria

divenne, quindi,

giacobinismo anche in Italia

;

per così dire

dove,

il

veicolo

del

essendo poco numerosa e

poco forte, era quasi una colonia della Massoneria francese, dal Grand' Oriente della quale dipendeva. Perciò la Rivoluzione francese ebbe una immediata e forte ripercussione nelle loggie italiane le quali divennero il centro di collegamento degli emissari giacobini, ;

il

focolare della

propaganda rivoluzionaria.

La propaganda giacobina, più estesa e più intensa

là

dove

le

loggie massoniche erano più numerose e più potenti, incontrava

maggior favore nella borghesia, nella nobiltà di provincia,

nel

basso clero, e nelle città secondarie dei diversi stati italiani. Centri cospicui di propaganda Biella, Vercelli,

(1) Dell'Alfieri

erano Varese, Brescia, Padova, Alba, Novara, Venezia, Roma, Napoli, Milano, Torino.

massone parlai nella Commemorazione da me fatta per

Centenario di sua morte, a Cremona nel 1903. (2)

Aulard, Histoire politique de la Revolution francaise, pag.

(3)

0. Dito, Massoneria, Carboneria,

ecc.,

pag. 54.

3.

il


L'OPERA DI GIOVANNI LANDRIEUX E LA MASSONERIA

477

Nel 1793-94 il centro più attivo della propaganda giacobina fu, senza alcun dubbio, Genova, per opera specialmente del Tilly. Il Tilly, che dall'8 marzo 1793 era stato nominato incaricato d'affari a

Genova, spiegò un'attività non ordinaria nell'organizzare i

novatori genovesi, piemontesi e lombardi. resse le cospirazioni piemontesi

mosse degli

;

Da Genova ispirò e di-

1793-94,

coordinandole colle

Dumerbion e di Dumas (1). Le e Tilly, che aveva tenuto un contegno alquanto

eserciti

congiure fallirono

del

francesi

di

ad un'inchiesta; la quale fu affidata al Bonaparte. Intorno a questa missione segreta del gen. Bonaparte regna ancora molta incertezza: egli, o non ne serbò, o non volle lasciarne memoria: i documenti scarseggiano; se ne indovina lo scopo, ma non lo si conosce con sicurezza. Pare probabile, che essa si colleghi, da una parte colla sospetto, fu sottoposto

gen. d'artiglieria

equivoca condotta del Tilly; e dall'altra colla politica più ardita iniziata, nella

blica

;

primavera del 1794, dal Comitato di Salute Pub-

che s'era deciso di fare il maggior sforzo in Italia, per dare

Ed il gen. Bonaparte, appunto allora, aveva finito di preparare un piano assai lodato di una nuova campagna in Italia, e che, per giunta, era un ardente Massone giacobino, parve l'uomo più adatto per compiere una missione, la quale doveva essere insieme militare e politica. Occorreva, infatti, studiare sul luogo il terreno, e rendersi conto qui un colpo mortale alla Casa d'Austria.

che,

delle difficoltà, che si sarebbero incontrate per fare

un colpo

di

mano sopra Genova; ed insieme bisognava fare un'inchiesta sulla condotta di Tilly, e prendere, occorrendo, nelle proprie mani le fila della

propaganda giacobina in Italia (2).

Jung, Bonaparte

(1)

et

son temps, Paris, G. Charpantier et

C.'*,

1888,

I,

II,

419: 432; 447. Carutti, Storia della Corte di Savoia durante la Rivoluzione e l'Impero franvoi. 1°, pagg. 276-279. Krebs et Moris, Campagnes dans les Alpes pendant la Revolution, Paris, Librarne Plon, 1895, II, 109 e passim.

cese,

Anche oggi non si può dire che l'oscurità sia intieramente diradata. Il

(2)

Lanfkey, Histoire de Napoléon *

I**, voi. I, pag. 48 scrive: * Lo scopo palese di questa missione era d'andare a Genova per sollecitare la consegna di di-

verse provviste di guerra pagate e scrisse

non consegnate. Lo scopo reale era, come

Marmont, che fece parte del viaggio,

di valutare gli

ostacoli

che po-

I

r teva I

II

incontrare

un colpo di mano sopra questa città ,.

Kovalewsky, La fin d'une aristocratie, pag. 117, ritiene che quella mis-

R Risorgimento Italiano. — IV.

31


478

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

gen. Bonaparte compì la sua

Il

A Genova egli prese

glio 1794.

il

missione tra il 15 e contatto

coi

novatori

il

21

lu-

italiani,

agevolate dalla solidadovevano, in appresso, tornargli molto utili. Di

allacciò relazioni e strinse amicizie, che, rietà massonica,

Genova il gen. Bonaparte ebbe un convegno a Gacon Filippo Buonarroti, discendente del grande Michelan-

ritorno da ressio

gelo, e con lui passò quattro giorni nella intimità domestica tra il

23 e il 27 di luglio 1794. Filippo Buonarroti, massone, giacocostante repubblicano, tipo perfetto di rivoluzionario e

bino,

cospiratore, che per la libertà

dei

di

popoli soffrì carcere ed esili,

che cosa avrà mai detto, nei confidenti colloqui di quei quattro giorni al giovane Córso, che, di lì a due anni, doveva ricalcare quegli stessi luoghi alla testa di un esercito di eroi?...

La reazione termidoriana, seguita proprio in quei giorni, mandò a monte tutti i progetti concepiti dall'amministrazione di Robespierre negli ultimi tempi della il

solo

sua esistenza; anzi, Bonaparte,

uomo che poteva attuarli, cadde in disgrazia, e fu allon-

tanato dall'esercito d'Italia. I giacobini francesi caddero in discredito si

;

ma

i

giacobini italiani, che erano di origine massonica, non

scoraggiarono e continuarono la loro prodaganda rivoluzionaria.

E quando il gen. Bonaparte, tornato in auge e deposta la divisa comando supremo

del-

anche per ordine del Direttorio, le sue

rela-

giacobina, venne rimandato in Italia col l'esercito, riallacciò,

zioni coi giacobini piemontesi; e se ne servì come di utile strumento per agevolare il trionfo delle armi repubblicane. E questa fu sempre la sua arte, durante tutta la campagna d'Italia. Ma i

novatori piemontesi, sebbene il gen. Bonaparte, a Cherasco, cogli inviati di Vittorio

Amedeo III, ne esaltasse, ad arte, il numero e

sione sia stata suggerita dallo stesso Tilly, che avrebbe voluto intendersi col

gen. Bonaparte sul piano della prossima campagna. Il

gen. Jung (II, 437-451) pubblica su questa missione dei documenti molto

interessanti, dai quali appare, che sioni,

il

gen. Bonaparte ebbe

due diverse

mis-

una che riguardava i rapporti un po' tesi colla repubblica di Genova,

e l'altra che riguardava la condotta del Tilly.

Krebs e

Moris

(II,

180)

dicono

esplicitamente,

che

il

gen. Bonaparte fu

Genova colla missione di studiare il paese, di rendersi conto delle fortificazioni di Savona e di Vado, infine di fare un'inchiesta sulla condoti inviato a

di Tilly.


L'OPERA DI GIOVANNI LANDRIEUX E LA MASSONERIA la potenza,

erano pochi e senza seguito

;

479

perciò furono ben presto

trascurati (1).

In Lombardia fu tutt'altra cosa. il

Quando il gen. Bonaparte fece

suo ingresso trionfale in Milano, il 15 maggio 1796,

si trovò in

un mondo affatto nuovo. Milano, infatti, pareva il quartiere generale dei novatori italiani: là c'erano loggi e massoniche; là c'era

un club di ottocento tra avvocati e negozianti: elementi preziosissimi, che, disciplinati, potevano costituire una forza non indifferente, e contribuire efficacemente al trionfo delle armi francesi.

E ne scrisse subito al Direttorio, per averne istruzioni: u Questo u

paese è più patriottico che

u

berta... Milano è luogo adattatissimo per la propaganda rivoluzio-

H

naria; di qui

,k

per tutta

Piemonte

il

;

è più vicino

alla

li-

possono diramare giornali e scritti incendiari

si

Bisogna essere preparati a tutto. Se questo

l'Italia.

u

popolo domanda di organizzarsi in repubblica, gli si deve per-

u

mettere? „.

Evidentemente il gen. Bonaparte, appena arrivato a Milano, per massone, aveva potuto prendere facilmente il

la sua qualità di

contatto colle società segrete, dispose,

si

siti,

senz'altro,

a

conosciutone le forze ed i proposecondarne l'azione. Acquistarono

e,

favore e credito i principali clubisti, Gaetano Porro, Giovanni Rasori, Serbelloni,

Lattuada, Sopransi, Salvador, ecc. Sotto l'egida

di Bonaparte sorse subito

una Società popolare, composta sostan-

zialmente di massoni, che il 18 maggio piantò solennemente in piazza del Duomo un Albero della libertà, decorato con emblemi massonici (2). Elementi massonici entrarono, naturalmente, nella

Società di pubblica istruzione,

occupava principalmente opera massonica (l'espressione torna a capello) erano i giornali; e, primo fra tutti, per seche

si

della propaganda rivoluzionaria. Altra

rietà ed elevatezza d'intendimenti, il Termometro politico, scritto

principalmente dal cosentino F.

(1)

Sorkl, L'Europe

ceetti,

i

quali tutti

et la

si

Salii,

notissimo massone. Il Salii

Revolution francaise P. V., pag. 66; Bouvieb, Fran-

dichiarazioni allora fatte dal gen. Bonaparte erano tosto,

una ruse diplomatica per spaventare

Basterà, per convincersene, leggere stesso

Bonaparte scrisse

28 aprile e n° 281 del (2)

marchese Costa. Ma una vanteria, o, piut-

riferiscono alla testimonianza del

al Direttorio 1°

sempre più la Corte di Torino.

quello, che, poi,

ed a Faypoult:

maggio 1796.

Beccatini, Storia del memorabile

ecc.,

pag. 30.

in

via

confidenziale lo

Corr. Imp., n° 257 del


480

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

nel combattere le antiche istituzioni e nel propugnare le nuove,

spiegò un carattere ed una costanza veramente encomiabili. Di lui così parla l'eminente critico Bonaventura Zumbini: u

u

tetragono

sempre sulla breccia; sempre pronto u a posporre la pace e la fortuna propria al vantaggio della u causa che difendeva; e, sia in patria, sia in esilio, sempre con u la medesima bandiera, sempre lo stesso!... u Nel Termometro politico è evidente il proposito di propugnare, con le armi cui somministravano la coltura e la storia, una causa politica, da cui lo scrittore s'imprometteva la salute della patria... Quel suo giornale fu, specialmente nei primi tempi, una specie di ai colpi di fortuna, stette

catechismo politico, fatto per diffondere nel popolo italiano le medesime idee, che in Francia avevano prodotto la RivoluzioneTutto ciò che potesse giovare a tal fine, egli adoperò, o tentò con ogni studio ecc.

ecc. „ (1).

Così autorevoli giudizi varranno, spero, a renderci più circospetti

nel

giudicare l'opera compiuta dai

più

antichi patrioti

italiani.

Non è possibile, per ragioni facili a intendersi, fare una storia compiuta e documentata dell'azione esercitata dalla Massoneria in quel solenne momento storico; ma si può, con tutta sicurezza affermare, che là dove entrano i suoi uomini, come Porro, Rasori, Salii, Cattaneo, Visconti, Lechi ed altri notori massoni, là pure entra la Massoneria. Che il massone, a qualunque partito politico appartenga, non può mai fare cosa contraria ai principi massonici. La Massoneria, quindi, ebbe notevole parte in tutte le manifestazioni patriottiche di quegli anni fortunosi, se pure non ne fu la vera ispiratrice. Gli scrittori reazionari sono nel vero, quando attribuiscono alla Massoneria il sovvertimento delle antiche istituzioni; ma quello che per essi è titolo di infamia, per tutti gli spiriti liberali è titolo di gloria.

I massoni favorirono con tutte le loro forze la triottica, e

esso era, come a dire, un prodotto naturale della nostra posizione geogra-

questo concetto fosse esclusivo dei massoni nell'aria; era fica,

(1)

propaganda pa-

contribuirono a diffondere il concetto unitario. Non che ;

della nostra razza, della nostra coltura;

esso

riceveva, ora,

Zumbini, Sulle poesie di Vincenzo Monti, Firenze, Le Monnier,

gina 309 e segg.

1886,

pa-


L'OPERA DI GIOVANNI LANDRIEUX E LA MASSONERIA

481

una potente spinta dall'esempio della Francia, dove il federalismo era stato spietatamente schiacciato, e dove gli atti pubblici si intitolavano, con intenzione, dalla Repubblica Francese una e indivisibile. Giustamente osservava il Lattuada, uno dei massoni allora più in voga, che la natura, la situazione, i costumi hanno destinato alVunità V Italia (1). Solamente i clericali ed i retrivi, allora, come sempre, osteggiarono il concetto unitario. Come pochi anni prima la Massoneria aveva messo al servizio dei giacobini francesi

i

suoi

servizio dei patrioti italiani.

quadri,

così

1796-97

nel

li

mise al

Non c'è avvenimento patriottico, nel

quale i Massoni non abbiano avuto parte, e parte preponderante

per consiglio, se non per numero: l'energia dei pochi ha sempre

avuto ragione dell'inerzia dei più. Uno dei primi atti che segnano modo non dubbio il risvegliarsi della nuova coscienza nazio-

in

nale è, certamente, il concorso bandito il 27 settembre 1796 dal-

l'Amministrazione generale della Lombardia sul quesito: quale

convenga alla felicità d'Italia. Ebbene, bando porta la firma di Porro ed è lecito ritenere, che egli ne

dei governi liberi meglio il

;

sia stato l'ispiratore (2).

Poco stante, la stessa Amministrazione generale della Lombardia mandava a Reggio una deputazione, della quale era capo lo stesso Porro per fraternizzare col Congresso Cispadano, colà riunito. Nella seduta del 28 dicembre 1796, il Porro pronunziò un discorso, che, al dire di

un testimone oculare, riusci commovente ed inte-

ressante; ed eccitò la smania in tutte le anime sensibili di ve-

dere affrettata l'unione indissolubile di questi popoli, ecc. (3). Il sentimento unitario nazionale cresceva e si diffondeva per opera principalmente di pochi ed arditi novatori, che erano, se

non tutti, quasi tutti affigliati alla Massoneria (4). Il

gen. Bonaparte osservava, ed accettava negli utili.

(1)

Queste parole sono riferite dal Beccatila

nel

suo

Non era

libello; e gli si

può

credere sulla parola! (2)

Vincitore del concorso fu dichiarato Melchiorre Gioia, che presentò una

dissertazione, la cui epigrafe, le

omnia ad unum, indica abbastanza chiaramente

aspirazioni unitarie dell'autore. (3)

Giornale Repubblicano di Pubblica Istruzione, Modena. Citazione del Fio-

rini in Atti del

Congresso Cispadano, pag. 146. Fra i novatori c'erano anche, ed autorevoli, questo il luogo di discorrerne. (4)

i

federalisti;

ma non è


482

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

uomo, egli, da sentirsi legato dalla sua fede di massone, fino al punto da subordinare, sempre ed in ogni caso, la sua condotta politica ai principi propugnati dalla Massoneria; intendeva, invece, che la Massoneria servisse ai suoi fini. E questa, si deve riconoscere, subì

il

fascino di quell'uomo straordinario, fino a di-

ventarne, più tardi, la devota ancella.

Così nel gennaio 1797, il

gen. Bonaparte frenò gli entusiasmi del Congresso Cispadano di

Reggio; e, dopo la presa di Mantova, che dai patrioti era attesa

come il segnale della libertà d'Italia (1), evitò a bello studio di non essere costretto di fare delle concessioni, che in quel momento riteneva intempestive (2).

recarsi a Milano, per

Ma l'attesa cominciava ad essere troppo lunga: il patriottismo non lo si poteva più

italiano era stato troppo eccitato; e

conte-

nere, senza andare incontro a qualche grave pericolo.

Intanto, l'Austria continuava a resistere; ed il gen. Bonaparte doveva accingersi ad una nuova campagna. Nel momento di muovere contro l'arciduca Carlo, la situazione politica e militare del gen. Bonaparte non era delle più liete; e l'aiuto dei patrioti poteva tornargli molto utile. I patrioti si agitavano più che mai. La Società d'istruzione, che per i reazionari era la fucina delle esplosioni rivoluzionarie, mentre per i patrioti era una officina di patriottismo (3), nel febbraio 1797 non discuteva ornai d'altro, che dell'orba sollevazione delle Provincie di Bergamo, Crema u Formatosi un Comitato di e Brescia contro il governo veneto. " forze

nazionali, scrive il Beccatini, affaticavasi notte e giorno a

u

compilare de' diabolici scritti, e nominare degli emissari atti ad

u

eccitare alla ribellione quei popoli obbedienti e tranquilli da tre

Le stesse stessissime cose scrive, ma con colorito come ben s'intende, il Giornale u dei Patrioti d'Italia nel numero del 9 marzo 1197: I patrioti u aspettano con ansietà il momento che non può essere più lungi u della unione della Lombardia e di altre Provincie alla repub-

" secoli ecc. ecc. „.

e con sentimento assai diversi,

u

u

ora Cispadana Siamo ridotti a segno, che non possiamo tardar più molto a veder il destino della Lom-

blica chiamata

u '

bardia,

(1)

della

Romagna

tutta e

di

qualche

altro

L'espressione è del Giornale dei Patrioti d'Italia, pag. 25.

(2)

Corr. Imp., n° 1544 del 6 marzo 1797.

(3)

Bkccatini, op.

cit.

Lett. 6", pag. 58.

Giornale dei Patrioti d'Italia, pag. 38.

paese an-


L'OPERA DI GIOVANNI LANDRIEUX E LA MASSONERIA u

cora, ecc.' „.

483

Ed il Giornale dei Patrioti, è bene avvertire, era

redatto dal G-aldi, segretario del gen. Kilmaine. Ad eccitare sempre più il sentimento pubblico, nel

febbraio si

pubblicò a Milano, per le stampe, una mozione

conservataci dal

u

essendo la Lom-

diceva testualmente così:

Beccatini, la quale u

bardia vicina ad erigersi in Repubblica indipendente, dovevano

u i

u

patrioti armarsi e correre in soccorso dei fratelli Bergamaschi

per aiutarli a scuotere il giogo che

e Bresciani,

u

pressi „

teneva op-

li

(1).

In sostanza, era un appello al paese già rigenerato, molto

migliante a quello che lancerà Garibaldi nel

so-

momento di salpare

da Quarto. Ed il Comitato di forse nazionali, che tanto scandalizza il Beccatini, si può ragguagliare alla Società Nazionale /fu liana,

sottomano aiutata da Cavour.

nario italiano, che

si

E il metodo rivoluzio-

delinea fin dal 1796-97:

il

accordo

segreto

fra l'Autorità costituita e la Rivoluzione.

La cospirazione patriottica godeva le simpatie del Direttorio da Parigi riceveva continui incoraggiamenti. UMoniteur, gior;

e

nale

ufficiale,

pubblicava, con marcata compiacenza,

corrispondenze dall'Italia, intonate sugli articoli del

e

Nel numero del 16 gennaio 1797, in una corrispondenza

politico. :la

notizie

Termometro

Milano, in data 24 dicembre, riportava la sintomatica

zione del gen. Baraguey d'Hilliers

dovevano recare a Reggio:

ai

allocu-

Deputati milanesi, che si

u

Recatevi a Reggio dai vostri framaggiori nella carriera, aspettando che le circostanze vi permettano di seguirli e di ricevere la libertà, che la Repub-

"

tétti

blica francese ha loro accordata „. Nel numero del 24 marzo 1797,

•

n una corrispondenza da Milano, in data 1° marzo, si dava questa u Si dice che il gen. Bonaparte abbia governo di Venezia di ritirare le sue truppe * ed i suoi impiegati da Bergamo e da Brescia e da tutto il territorio posto al di qua dell'Adige, in virtù dei diritti, che i Milanesi hanno sopra queste contrade „. E tralascio altre analoghe

caratteristica

informazione:

fatto significare al

'

'

1

stazioni.

La cospirazione patriottica aveva estese propagini

in

tutte

le

non dico campagne, della Terraferma veneta al di qua deiAdige e vi partecipavano specialmente le classi più elevate di Bergamo e di Brescia. ittà,

;

(1)

Beccatini, op.

cit.

Lett. 5», pag. 59.


484

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Il sovvertimento, adunque, del dominio veneto, preparato di lunga mano dai patrioti italiani, nel segreto delle riunioni massoniche, per quanto sotto l'egida dei Francesi, ebbe un carattere di spontaneità maggiore di quello che si crede comunemente.

Diventa, quindi, più che mai acuta e legittima la curiosità di conoscere il retroscena di quell'avvenimento, nel quale, Landrieux,

per testimonianza universale, ebbe una parte cospicua. Negare la sua partecipazione alla cospirazione patriottica, Landrieux non poteva: il fatto era troppo notorio. Rivelare tutto, Landrieux non voleva, perchè avrebbe dovuto confessare che era stato affigliato alle società segrete; e questo,

scrivendo egli sotto la Restaura-

ad una via di mezzo: fece mezze rivelazioni, alterò la verità dei fatti, inventò docu-

zione, gli poteva nuocere. Si appigliò

delle

menti e fatti tali, che gli permettessero di presentarsi al pubblico Ne venne fuori un centone di genere nuovo; dove la verità è talmente mescolata col falso, che per sceveramela si deve durare una fatica improba, e sempre immensamente superiore allo scarso frutto che se ne ricava. Dovendo pur far sapere come fu decisa la rivoluzione di Bergamo e di Brescia, Landrieux racconta, con l'aria di chi fa una sensazionale rivelazione, che l'ordine di sollevare la Terraferma veneta fu dato dal gen. Bonaparte, e che fu portato personalmente, ed in gran segretezza, a Milano dal gen. Berthier. Il quale, il 6 e 7 marzo 1797, avrebbe avuto lunghi ed intimi colloqui col gen. Kilmaine e con Landrieux, al fine di spiegare loro verbalmente i più riposti intendimenti del gen. Bonaparte, e con essi avrebbe preso gli opportuni accordi per la loro esecuzione. In quei colloqui, il gen. Berthier avrebbe anche lasciato capire, che coli' Austria erano precorse delle segrete intelligenze, per una prossima spartizione degli Stati veneti; e che era pertanto necessario occuparli immediatamente ecc. ecc. (1). legittimista sotto un aspetto decente.

le parole che Landrieux mette in bocca al geQuelques agents autrichiens ont mis en avant (car on par" lemente toujours) que si nous étions les maìtres de disposer des Etats veni" tiens, on pourrait bien nous arranger de la Lombardie et du Mantouan, et (1)

Trascrivo testualmente

nerale Berthier

"

:


L'OPERA DI GIOVANNI LANDRIEUX E LA MASSONERIA

Ora tutte queste sono fole. In quei giorni

485

di lavoro febbrile,

specialmente per il capo di stato maggiore dell'esercito, il gen. Ber-

non si mosse da Mantova, dove era stabilito il quartier geNe fanno fede i dispacci n. 1542, 1544 e 1550 del 5, 6 e 8 marzo, pubblicati nella Correspondance de Napoléon Ier E, del pari, non è assolutamente credibile, che fossero precorse delle segrete intelligenze fra il gen. Bonaparte e l'Austria, prima che cominciasse la nuova campagna. La maldicenza anonima internazionale potrà anche aver messo in giro questa malignità per denigrare Bonaparte ma di positivo non e' è nulla. Le pretese rivelazioni di Landrieux sono, adunque, una sua artificiosa inven-

thier

nerale.

.

;

zione, per nascondere la verità, che gli

avrebbe nociuto, per scre-

ditare il gen. Bonaparte, e per far credere,

che

egli,

un tempo,

ne era stato l'uomo di fiducia. Bisognava pure spiegare la partecipazione dei patrioti italiani al sovvertimento della Terraferma veneta. Non volendo scoprir troppo il lavorìo allora fatto dalle società segrete, e non potendo nasconderlo interamente, Landrieux, al solito, fabbrica un documento falso; e pubblica il processo verbale di una seduta notturna tenuta dai Comitati diplomatico, di polizia e di finanza la notte del 9

marzo 1797;

nella

quale adu-

nanza Porro, d'intesa con Kilmaine e Landrieux, avrebbe fatto prendere la decisione di sollevare subito la Terraferma veneta. La falsità di questo documento salta subito agli occhi. Esso comincia cosi:

u

Da notizie private

arrivate ieri

sera (e quindi

u

Y8 marzo) siamo informati che Bonaparte, dopo aver respinto u gli avamposti dell'arciduca Carlo, come ci fu già comunicato. u u

crede di dover inseguire il nemico fino alla sua

intiera

distru-

zione, ecc. „.

Per intendere quale fede meriti questo documento ufficiale campagna contro l'arciduca Carlo cominciò il 10 marzo, e che il primo urto fra il gen. Bonaparte e l'arciduca Carlo avvenne sul Tagliamento il 16 marzo \\ Porro avrebbe, poi, parlato anche dei successi già ottenuti dai generali austriaci Kerpen e Laudon; che sono, invece, dei primi basti ricordare, che la

peut-ètre mème de la Belgique, mais qu'il faudrait que l'on pùt faire taire l'Europe sur un pareil traité, qui ne pourrait avoir lieu que dans le cas où Venise nous aurait donne à nous des motifs suffisants pour renverser son

gouverneraent et envahir tous ses États „ pag. 86.


486

IL

di aprile!

tato\

RISORGIMRNTO ITALIANO

Bisogna dire, che Porro fosse di spirito profetico do-

E basti di quest'altro tentativo di svisare i fatti.

Landrieux aveva interesse

di confondere le menti, anche per poco pulita in Italia. E non si può dire, che abbia fallito intieramente al suo scopo; perchè parecchi,

giustificare la sua condotta

anche autorevoli scrittori, come il Grasilier, il Bouvier, gli

il

Taine,

hanno prestato fede, e lo hanno tenuto in conto di testimone

autorevole dei fatti che racconta. Ma contro di lui, contro l'opera

sua di soldato e di scrittore stanno delle testimonianze ben altri-

menti autorevoli; e che torto, o di ignorare, o di

scrittori d'Oltralpe hanno avuto il non apprezzare giustamente.

gli

Era impossibile che l'agitazione dei patrioti a Milano, scoperta non richiamasse l'attenzione del governo Veneto e del suo rappresentante a Bergamo, la provincia veneta più vicina a Milano, e che più delle altre doveva sentire la ripercussione di quelle agitazioni patriottiche. Ed infatti il Podestà di Bergamo, fin dai primi di marzo, fu informato da una spia delle trame, com'era,

che, ai danni di Venezia,

si

ordivano a Milano. Egli, allora, ac-

caparratosi Landrieux, il 9 marzo mandò a Milano lo Stefani, suo segretario di fiducia, per abboccarsi segretamente con lui e otte-

nerne le confidenze. L'abboccamento ebbe luogo nel palazzo Aldove Landrieux era alloggiato, ed alla presenza dell'avv. Ser-

lani,

pieri,

che fu come il sensale di quel losco affare. Entrato con

molta cautela nell'appartamento di Landrieux, lo Stefani si trovò, prima, di fronte l'avv. Serpieri, che lo rassicurò, e gli spiegò, che

non ultima ragione delle confidenze, che stavano per essergli fatte era la speranza di un generoso regalo da parte del governo

Lo Stefani naturalmente, si affrettò a dargli, sopra questo argomento, le più ampie assicurazioni. Allora entrò Landrieux. Lo Stefani, che non lo aveva mai veduto (1), lo squadrò ben bene dalla testa ai piedi, cercando di capire con chi aveva da fare. veneto.

Landrieux sentì il bisogno di premettere le più razioni sulla rettitudine delle sue intenzioni,

esplicite

sull'onestà

dichia-

del suo

contro le rivoluzioni; disse, che ne aveva già impedita una nella Spagna, ed ora intendeva carattere, sull'avversione congenita

(1) si

Landrieux, invece, vorrebbe dare ad intendere che

era trovato

(pagg. 180-1).

collo .

Stefani a colazione

in

casa

della

il

26 gennaio 1797 Albani!

principessa


L'OPERA DI GIOVANNI LANDRIEUX E LA MASSONERIA

487

impedire questa che si preparava nello Stato veneto. Aggiunse, movente della sua condotta era il decoro della nazione

li

3he il

francese calpestato dal gen. Bonaparte, dal Direttorio e dai Consigli, ecc. ecc.

Lo Stefani, temendo di essere colto in un tranello,

protestò energicamente contro discorsi così

ingiuriosi

per

il

go-

verno francese e per il gen. Bonaparte. Allora Landrieux entrò nel vivo dell'argomento, e confidò allo Stefani, che la progettata rivoluzione dello Stato veneto era V opera di un club

nario di Milano, del quale era capo \\

il

cittadino

rivoluzio-

Porro, ed

aale erano ascritti molti sudditi veneti, de' quali fece il

che

Francesi non vi avevano parte,

i

al

nome

;

ma che scoppiata con

qualche successo, non si sarebbero astenuti dal prestarle aperta-

mente soccorso.

A questo punto, lo Stefani gli fece capire, che sarebbe stato generosamente compensato; ma Landrieux, per il momento riu luto; se ne sarebbe parlato a fatti compiuti. Poi continuò: Per * essere il direttore elezione del club di Milano, io debbo della Rivoluzione, in conseguenza a me sono palesi tutte le trame tese, i

è

'

il

nomi dei congiurati, le loro unioni, le loro forze; Brescia

luogo dove deve scoppiare, e dilatarsi a Bergamo e Crema...,

promotori e capi sono i Lechi, i Gambara, Beccalossi di Brescia, k

Alessandri, Caleppio, Adelasio di inali

Bergamo,

somministrerò sollecitamente

il

e

tanti

catalogo

„.

altri, dei

Landrieux,

noltre,

mostrò allo Stefani i segni di riconoscimento dei congiu-

ati; e

fece altre rivelazioni.

Lo Stefani, che non per nulla era l'uomo di fiducia di Ottolini, rolle accertarsi

della verità delle confidenze fattegli, e fece varie

nterrogazioni al Landrieux; iveva detto. li

ma egli riconfermò tutto quanto

Dopo essersi fatto dare altre informazioni, dubitando

cader vittima di qualche rea macchinazione, lo Stefani, appena

>otè,

partì precipitosamente

da Milano, e ritornò a Bergamo a

are relazione di tutto all'Ottolini.

Di questo abboccamento avuto con Landrieux,

lo Stefani stese

10 marzo, una relazione particolareggiata,

che è viva, drammatica; che, nel 1799, fu pubblicata integralmente jal Tentori nella sua nota Raccolta cronologico-ragionata, ecc.; 3pra di essa condusse la sua narrazione il Botta; ed a nessuno enne mai in mente di metterne in dubbio la scrupolosa veridica. Questa relazione rovescia tutto il racconto di Landrieux e lette a nudo tutte le sue losche manovre con Ottolini. Essa

jubito, il Iresca,

;


,

488

IL

RISOKGIMENTO ITALIANO

conferma autorevolmente gli intimi rapporti società segrete e coi patrioti italiani;

di

Landrieux

quali riponevano

i

in

colle lui,

nella sua sincera

devozione alla causa della libertà, nella sua lealtà e nelle sue virtù cieca fede (1). In ricambio egli tradiva

ignobilmente i patrioti, denunziandoli, a scopo di lucro, al governo veneto. Anche ammettendo, che le rivelazioni di Landrieux

non avessero un gran valore, e che fossero un'astuzia per espilar denari, non per questo è meno ignobile la sua condotta. Discorrendo collo Stefani, il Landrieux non si peritò di mostrarsi avverso a

Bonaparte, e di condannare apertamente la po-

litica seguita in Italia

siffatti discorsi

stanze,

da

lui

e

dal Direttorio.

Landrieux, con

tradiva il suo ufficio, e compiva, in quelle circo-

un vero atto di fellonia (2).

Riassumiamo e concludiamo. Che il gen. Bonaparte, nei primi mesi del 1797, abbia affidato a Landrieux una missione di fiducia, non si può mettere assolutamente in dubbio. Testimonianze autorevoli, come quelle di Massena, Zanoli e Botta, mettono il fatto fuori sione (3).

di

ogni discus-

Ma quale carattere, e, sopra tutto, quale estensione ebbe

questa commissione? Qui sorgono dei dubbi fortissimi, che none tanto facile risolvere.

La commissione non essendo stata data per

Per avere un'idea della fiducia che Landrieux era riuscito ad ispirare il Termometro Politico, pag. 231 e passim ed il Giornale dei Patrioti. (1)

nei patrioti italiani meritano di essere letti

(2)

Sulla parte allora

rappresentata dal Landrieux,

il

Beccatini fa queste

Cosa essenziale, degna di speciale osservazione... si è che, nell'atto medesimo, che si era determinato di mettere a rivolta i sovrindicati paesi (Bergamo, Crema, Brescia)... l'ufficiale francese Landrieux, capo dello Stato Maggiore della cavalleria ed alloggiato in casa di S. E. la signora Principessa Albani, tenea nel quartiere del sig. Avv. Serpieri ro-

notevoli osservazioni

"

:

mano, ivi parimente soggiornante, delle conferenze segrete per avvertire il residente veneto in Milano Foscarini, di quanto si tramava contro il suo governo, esibendosi a rimediarvi mediante un generoso regalo a cosa fatta Storia del memorabile ecc., T. (3)

II,

Lett. l a

,

pag. 61.

Massena, Mém., II, 322 e passim.

Zanoli, Sulla milizia cisalpina-italiana ecc.,

II,

410.


iscritto,

LOPER L'OPERA DI GIOVANNI LANDRIEUX E LA MASSONERIA

489

dobbiamo giudicarla dai fatti accaduti; ed i

fatti la

noi

riducono a poca cosa. Si può con sicurezza affermare, che

il

generale Bonaparte non

autorizzò Landrieux a provocare subito un'aperta ribellione della

Terraferma veneta; tanto è vero, che quando egli fu informato delle sollevazioni di

Bergamo e di Brescia, non esitò a deplorarle

;

Monarchia austriaca, temeva qualche brutta sorpresa alle sue spalle. Al Direttorio, infatti, col quale non aveva nessuna ragione d'infingersi, il 24 marzo 1797, scriveva in questa forma, molto chiara e decisa u io non approvo la condotta dei patrioti di Brescia e di u Bergamo, e credo che la loro insurrezione in questo momento perchè, stando per internarsi nei paesi ereditari della

:

a

ci sia

perniciosissima „ (1). È, adunque, evidente, che i suoi sub-

ordinati avevano oltrepassato le sue istruzioni, ed avevano agito,

più che altro, di loro testa. Tanto è vero, che il

nimenti della Terraferma veneta, il 3 ed di

il

gen.

Kilmaine,

responsabile di fronte a Bonaparte, informandolo degli

presentarli

come opera

esclusiva dei patrioti,

quasi a vittima della perfidia dei Veneziani

avve-

5 aprile, s'industria

il

(2).

e

si

atteggia

Nei dispacci del

Kilmaine è evidente il linguaggio misurato e circospetto di chi, avendo oltrepassato le istruzioni ricevute, si prepara le difese in caso d'insuccesso. Ed ancora l'8 maggio, il gen. Kilmaine, riassumendo in un solo dispaccio gli avvenimenti passati, si studia di dimostrare, che i moti di Bergamo e di Brescia furono del i Francesi non vi ebbero alcuna parte (3). Che cosa si deve adunque conchiudere? Il gen. Bonaparte, nel momento di muovere contro l'arciduca Carlo, non essendo riuscito a stipulare un trattato di alleanza col governo veneto, temendo di qualche sorpresa alle spalle, non convenendogli di spingere Venezia agli estremi, decise di creargli degli imbarazzi, fomen-

tutto spontanei, e che

tando nella Terraferma veneta delle agitazioni patriottiche, sì che essa non potesse pensare di uscire dalla sua neutralità. Landrieux,

membro attivo

con Porro e con tutti

delle

società

clubisti,

i

parve l'uomo adatto per secondare

(1)

Corr. Imp., n° 1629 del 24

(2)

Corr. Panck., Venise, pagg. 18 e 24.

(3)

L. e, pag. 158.

segrete,

in

intimi rapporti

astuto, fecondo in espedienti, i

marzo 1797.

disegni

di

Bonaparte.

Ma


490

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Bonaparte non 'aveva conosciuto bene il suo uomo. Landrieux, nella commissione ricevuta, vide subito una buona occasione per arricchirsi a spese dei Veneziani non meno che dei patrioti; e tradì tutti, non servendo che al suo interesse personale. Prima, tentò di smungere denari da Ottolini, tradendo il suo generale ed i patrioti; poi, ne smunse dai patrioti bergamaschi e bresciani, facendosi pagare lautamente l'aiuto loro prestato. Da ultimo, a Verona, fece addirittura man bassa su tutto

quello

che gli capitò sotto

mano. Solo nel novembre 1797 il gen. Bonaparte venne a scoprire tutte le furfanterie commesse da Landrieux (1); ma egli, oramai, aveva messo, prudentemente, le Alpi di mezzo fra sé e il gen. Bonaparte.

G. D. Belletti.

(1)

Corr. Imp., n° 2371 del 14

novembre 1797.


SAGGIO DI RACCOLTA DI DOCUMENTI

DA SERVIRE I

UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE (Vedi continuazione

:

Anno IV, fascicolo 8°, pag. 845).

CAPITOLO X. Napoleone Imperatore. Fu vera gloria ?

Ai posteri

L'ardua sentenza A. Manzoni.

ino dai primi del 1805 le nostre mezze brigate avevano assunto

denominazione di reggimento ed i loro capi quella di colonnello. Il 1° e 2° reggimento d'usseri furono trasformati in dragoni la

il nome di reggimento Dragoni Regina e di reggimento Dragoni Napoleone (4 febbraio); la Guardia del Presidente s'intitolò, come già abbiamo visto, Guardia Reale. Delle forze combattenti del regno d'Italia il più esatto e completo stato d'esistenza dovrebbe essere il seguente:

e presero

Guardia Reale. (Creazione 20 giugno 1805).

Corpo delle Guardie d'Onore destinato a prestar servizio presso la persona del re

(1). Quattro compagnie da 100 uomini, di cui dopo due anni di servizio potevano avanzare a sottotenenti. Ia compagnia Milano, II* Bologna, III* Brescia, IV» Romagna: una V» compagnia Venezia venne aggiunta per decreto imperiale da St. Cloud, 2 agosto 1806. Dopo la campagna di Russia, per decreto 19 gennaio 1813, veniva cogl'avanzi delle altre ricostituita una sola compagnia di

60 a cavallo

:


492

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

124 Guardie (totale cogl'uffìciali 155) al di cui reclutamento dovevano proporzionatamente contribuire tutti i dipartimenti del regno. Anche in questo decreto evvi nessuna menzione di stendardo o di alfiere. Reggimento Veliti Reali (o Guardie Veliti), del pari creato per fare servizio presso la persona del re: dopo due anni i veliti avevano diritto al grado di sergente. I parenti dovevano versare annue L. 200 di Milano alla massa. Il reggimento doveva comporsi di 3 battaglioni, dei quali uno di Granatieri ed uno di Cacciatori: nell'almanacco reale del 1808 figura formata soltanto la prima compagnia del 3° battaglione e vaca il posto di co-

mandante del battaglione stesso. In quello del 1810 figura formata anche la 2* compagnia ed alla denominazione di Cacciatori è sostituita quella di Carabinieri. Eugenio

da Milano

il

14 no-

vembre 1810 scriveva al Ministro: u que le régiment des Velites ne sera plus compose que de deux bataillons „, e difatti negli almanacchi successivi figura sempre con due soli battaglioni, uno di Granatieri ed uno di Carabinieri. Reggimento Fanteria di Linea costituito dall'anzidetta Guardia del Presidente e formato su 2 battaglioni, il primo di 5 compagnie di Granatieri ed il secondo di 5 compagnie di Cacciatori; ogni compagnia di 100 uomini. Nell'almanacco reale del 1810 alla denominazione di Cacciatori (peraltro già adoperata nel regolamento per la Guardia Reale approvato dall'Imperatore il 14 marzo 1808) è,

come pei Veliti, sostituita quella di Carabinieri e continua anche

pei due anni successivi: in quello del 1813 il reggimento è designato

come Granatieri ed evvi soltanto la specificazione di primo e secondo battaglione. Nell'almanacco del 1812 figura anche munito d'artiglieria reggimentaria.

Artiglieria della Guardia, originariamente consistente in una compagnia d'artiglieria leggiere (sic) di 64 uomini a cavallo e di una di treno. Nell'almanacco reale del 1811 queste compagnie sono portate a quattro, vale a dire si aggiungono una compagnia d'artiglieria a piedi ed una del treno e così sono elencate anche nel 1812 e 1813.

Reggimento di Dragoni della Guardia, formato in origine coi granatieri e cacciatori a cavallo della

guardia dell'ex Vicepresi-

dente Melzi su di uno squadrone di 4 compagnie da 100 uomini

cadauna. Nell'almanacco reale del 1808 esso figura formato di 2 squadroni da due compagnie ciascuno e cosi nelle annate sue-


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE cessive; però

493

una 5* compagnia veniva decretata nel novembre

del 1811.

Reggimento Coscritti della Guardia, creato con decreto Impeda Fontainebleau il 4 ottobre del 1810 per colmare i

riale datato

vuoti negl'altri due reggimenti d'infanteria della guardia; figura reale del 1811 con due battaprimo e secondo, e così l'anno susseguente. Nell'almanacco del 1813 figura già formato su quattro battaglioni, benché il decreto Imperiale relativo a quest'aumento non sia che datato dalle Tuileries il 26 febbraio 1813. Anche qui i battaglioni non sono contraddistinti che dal numero progressivo in quest'ultima annata dell'almanacco però il reggimento è denominato di Cacciatori difatti, prima della partenza da Mosca,

per la prima volta nell'almanacco glioni definiti semplicemente

:

;

per la brillantissima condotta tenuta a Malo-Jaroslawetz, l'Imperatore aveva così mutato

la

denominazione di

"

Coscritti „ che

dai vecchi soldati degl'altri corpi veniva dileggiata.

Suddivisione di Gendarmeria scelta della Guardia Reale. Comincia a figurare nell'almanacco del 1810. La Guardia Reale veniva considerata ed amministrata come un ente affatto distinto nell'esercito regolare, ed anche negl'almanacchi, come in tutte le altre pubblicazioni

ufficiali,

quanto la

concerne è riportato in apposita sede.

Gendarmeria Reale.

Dappnr appnma organizzata in 2 reggimenti da 2 squadroni cadauno suddivisi in 3

compagnie, nell'almanacco reale del 1810 figura (1* Milano, 2 a Bologna, 3* Treviso) oltre

formata in tre legioni I

j

un deposito d'istruzione. Ogni legione è composta di 2 squadroni di 4 compagnie ciascuno e così negli anni successivi.

Corpo Reale d'Artiglieria. :

Oltre ad uno stato

maggiore generale ed al riparto aggregato Guardia Reale si componeva del Reggimento a piedi, che nell'almanacco del 1808 figura con 2 battaglioni aventi complessivamente 23 compagnie delle quali alla

16

di zi

cannonieri,

2 di operai, 1 d'armaioli artificieri, 2 di pon-

Risorgimento Italiano.

— IV.

.

32


494

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

tonieri, 1 di bombardieri ed 1 di deposito generale, quest'ultimo istituito con decreto 20 agosto 1807. Nel decreto imperiale sulla formazione dell'armata pel 1808 questo reggimento figura digià con 3 battaglioni ma è solo nell'almanacco pel 1811 che troviamo le compagnie aumentate a 28 e cioè 20 di cannonieri,

3 di operai, 3 di pontonieri, 1 di armaioli ed 1 di deposito.

In quelli del 1812 e 1813 è specificato che i primi due battaglioni sono formati di 10 compagnie di cannonieri ed il terzo di 3 com-

pagnie di pontonieri, 3 di operai, 1 di armaioli ed 1 di deposito.

Reggimento a cavallo. Per decreti vicereali 1° novembre 1805 e 2 febbraio 1807 venne formato e composto d'uno Stato maggiore, di 2 compagnie cannonieri a cavallo e di 4

compagnie

della forza complessiva di 624 uomini

quali 26 ufficiali. Nel

dei

di

treno

gennaio del 1808 lo si aumentò di 2 compagnie del treno che già figurano nell'almanacco per quell'anno. In quello del 1811 figura

composto di 4 compagnie di cannonieri e di un battaglione del del 1813 figura con 5 compagnie di cannonieri, delle quali una di deposito, e con 2 battaglioni del treno, il primo di 6 ed il secondo di 7 compagnie, delle

treno di 10 compagnie ed in quello

quali una di deposito.

Cannonieri Guardacoste. Sette compagnie organizzate per decreto vicereale del 21 luglio 1810: 4 addette alla divisione d'artiglieria di

Venezia e 3 a quella di Ancona.

Corpo Reale del Genio. Stato maggiore generale. Guardie del Genio. Battaglione de Zappatori. In seguito dell'organizzazione portata dal decreto vicereale 25 novembre 1806 venne composto d'uno stato maggiore, d'una compagnia scelta o di minatori e di 5 com-

pagnie di zappatori. Altro decreto vicereale del 20 febbraio 1807 aggiunge un riparto treno. Totale 627 uomini di cui 29 ufficiali. Il decreto imperiale sulla formazione dell'armata del 16 gennaio 1808 fa figurare questo battaglione ancora con 6 compagnie, due delle quali però di minatori e non più una, ma già 6 giorni prima si era decretato di portarlo a 7 compagnie di zappatori e 2 di minumero che troviamo negl'almanacchi pel 1810 e successivi.

natori,

bat Treno del Genio. Una compagnia al seguito del suddetto3 bat-

taglione istituita con decreto 24 gennaio 1812.


8

PER UNA STORTA COMPLETA DEL TRICOLORE

495

Linea.

gg unenti d'Infanteria dal N. 1 al N. 7. Era progettata la azione di altri cinque reggimenti portanti i numeri dall' al 12 ma invece per completare o rimettere ex novo su piede le unità che le continue campagne distruggevano,

si

preferì di or-

ganizzarne alcune oltre il completo, formando così dei battaglioni

denominati bis, e ciò anche per le altre armi.

Dopo la campagna di Russia i corpi interamente nuovi che si il numero bis dei già esistenti (Zanoli, op. cit., T. II, pag. 255 e 267). La creazione del reggimento N. 7 è allestirono pigliarono

del

2

giugno 1808 e fu formato dalla riunione dei due corpi

d'infanteria romana: entrò a carico del tesoro del regno a contare

daini maggio con 2 battaglioni, il terzo doveva solo nel corso del 1809. Nello Zanoli troviamo 1*8°

reggimento di cui si ordinò

la

essere formato menzionato anche

formazione nel febbraio del

1813 con tutte le compagnie di riserva e che fu probabilmente

uno dei due cosidetti provvisori a 2 battaglioni caduno levati in quell'anno e composti in massima parte di volontari o di militi già appartenenti alle compagnie dipartimentali. Dalla raccolta di modelli relativi per l'amministrazione e contabilità dei corpi facente parte

del

decreto vicereale del 1° lu-

reggimento d'infanteria di linea risulta composto d'uno Stato maggiore e di 2, oppure 3 battaglioni. Ciascun battaglione è composto d'una compagnia di granatieri, una di volteggiatori (2) e sette di fucilieri della forza complessiva di 1067 glio 1807 ogni

uomini, dei quali 27 ufficiali.

Per decreto vicereale 27 giugno 1808 ogni reggimento viene portato a 5 battaglioni, quattro detti di guerra

a 6 compagnie

(una di granatieri, una di volteggiatori e quattro di fucilieri da 140 uomini ciascuna compresi gli ufficiali) ed una detta di depo-

compagnie. Reggimenti d'infanteria leggiere (sic) dal N. 1 al N. 4; quest'ultimo non comincia a figurare nell'almanacco reale che col 1811. Questi reggimenti sono composti nella stessa maniera di quelli di linea, colla sola differenza nella qualifica delle compagnie quella di granatieri porta la denominazione di carabinieri e quelle di fucilieri la prendono di cacciatori. Il terzo di questi reggimenti venne formato nel Dipartimento

sito a 4

:


496

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

del Mella il 5 ottobre 1805, col titolo di Real battaglione de' Cac-

compagnie da 100 uomini, di a 9 compagnie per decreto 5 aprile 1806; infine, per decreto 8 luglio stesso anno, venne formato come un reggimento di fanteria leggiere (sic), della quale ciatori Bresciani, constando di 6 cui una di carabinieri.

Fu portato

sin dall'origine portò l'uniforme,

col titolo di Reali Cacciatori Bresciani e su due battaglioni. Legione Reale Dalmata (creazione 31 maggio 1806), constava di uno stato maggiore e di 4 battaglioni (composti di 1 compagnia

granatieri, 1 di volteggiatori e 4 di fucilieri) della forza ciascuno di 729 uomini, di cui 2 formati a

Zara e 2 a Spalato: uniforme

ed armamento come l'infanteria leggiera. Nell'almanacco reale del 1808 questa legione appare denominata Reggimento Dalmata e così negli anni successivi. Nell'almanacco 1808 figura un battaglione dalmata addetto alla Marina.

Battaglione d'Istria (creazione e formazione come alla precedente), levato in Parenzo. Nell'almanacco del 1808 figura ancora

come battaglione isolato col nome di Battaglione Reale d'Istria. Nel 1810 venne fuso col 3° Infanteria leggiere. Battaglione d'infanteria coloniale. Venne formato nel 1808 cogli uomini rimasti nell'isola d'Elba della Legione Italiana, già esistente sotto il G-overno

repubblicano e denominata, con ordine

del giorno 24 agosto 1805,

Reggimento ausiliario, il di cui grosso,

trasformato in 1° e 2° battaglione del sesto di linea, era stato

mandato in Catalogna. Nel 1813 venne aumentato di un secondo come Reggimento coloniale. Con decreto 21 agosto dell'anno medesimo i 2 battaglioni di questo reggimento devono essere portati a 6 combattaglione e nell'almanacco di quell'anno figura

pagnie ciascuno, tutte di fucilieri. Reggimento degV Invalidi e Veterani.

Il

battaglione esistente

prima del decreto vicereale 16 ottobre 1808 si componeva d'uno stato maggiore, di 1 compagnia d'invalidi e di 7 di veterani, della forza di 615 uomini, di cui 35 ufficiali. Venne allora aumentato d'una compagnia d'invalidi. Per decreto 21 novembre 1811, si creò il reggimento mediante la fusione del battaglione invalidi e veterani di terra con quello di mare. Il reggimento risultò cosi composto di 1 battaglione d'invalidi a 4 compagnie e di 2 battaglioni di veterani reali a 6 compagnie di fucilieri: negli almanacchi reali del 1812 e 1813 vi risulta aggregata anche 1 compagnia di cannonieri.


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

497

Reggimento Guardia della città di Venezia. Un decreto 27 gennaio 1808 metteva in attività un battaglione della guardia nazionale di Venezia, onde, al bisogno, supplire nella

piazza e nelle

lagune alla truppa di linea. Gli fu dato il nome di Battaglione di guardia sedentaria di Venezia e composto di 9 compagnie, ciascuna di 140 uomini. La prima venne formata dalle 2 compagnie di

cannonieri-bombardieri già esistenti, ed ora fuse in una, e da

8 compagnie di fucilieri. Il battaglione era vestito, alloggiato e mantenuto dalla città, armato e stipendiato dal Governo militare.

Per decreto vicereale 9 novembre 1810 esso dovette, col 1° gennaio susseguente, venir organizzato in un reggimento pur conservando la stessa denominazione, e fu composto d'uno stato maggiore, di 2 battaglioni e di 1 compagnia di cannonieri. Ogni battaglione

constava di 1 compagnia granatieri, 1 di volteggiatori e 4 di fuci-

La denominazione di Reggimento Guardia della città di Venezia venne assunta per decreto 10 dicembre 1811, col quale, pei primi del 1812, si formava anche un Battaglione Guardia della città di Milano, composto di 6 compagnie come sopra, e pel 1° febbraio 1812 doveva essere completamente organizzata la Compagnia zappatori pompieri di Milieri.

lano, che è l'unico corpo che sia pervenuto sino ai Il

suddetto decreto 10 dicembre 1811

di

un

tempi nostri.

prescriveva la formazione

Battaglione reale degli Orfani militari (Collegio di S. Luca in Milano) composto, come da regolamento 11 marzo 1807, di 6 compagnie, di cui 1 scelta, caduna di 55 allievi, compresi gli allievi sottufficiali.

Compagnie di riserva dipartimentali che furono

22,

ossia 1

per ogni dipartimento, esclusi quelli dell'Olona e dell'Adriatico, essendosi provveduto per essi colle Guardie suaccennate.

Un decreto del 30 agosto 1813 stabilisce

:

Il sera crée pour cette campagne un bataillon de volontaires bersaglieri. Ce bat. on sera d'abord de 2 comp. ie8 et pourra ètre porte jusqu'à 4.

Luogo di reclutamento, Brescia, alla

e

dovevano essere attaccati

guardia reale: l'equipaggiamento progettato darebbe a credere

che fossero specialmente destinati a guerreggiare in montagna. Venne allestito dal colonnello Gambara, lo stesso cui nel 1805 erasi già affidata l'organizzazione del

Bresciani.

Real battaglione dei Cacciatori


498

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Battaglione di trasporti militari (decreti vicereali 18 e 24 marzo 1808).

Doveva avere uno stato maggiore e

4

compagnie, totale

312 uomini, ma si costituì 1 compagnia sola in quell'anno: la se-

conda fu formata in seguito a decreto 4 aprile 1809. Coi decreti 29 dicembre 1811 e 22 gennaio 1812 si formò un Battaglione degli

equipaggi militari tirati da buoi, che prese la denominazione di 2° battaglione e che, distrutto

nei primordi della

campagna

di

Russia, non fu ripristinato.

Infermieri d'Ospedali, 4 compagnie (decreto 17 luglio 1811). Battaglione de' Cannonieri marinari. E la denominazione che

troviamo nell'almanacco reale del 1808 per questo corpo, già esistente sotto la repubblica e che viene ripetuta in tutti gli

anni!

ben inteso elencato sotto la Sezione Marina. In quelli del 1810 e 1811 figura anche una Compagnia de' Marinai della Guardia Beale ed in quello del 1813 troviamo inoltre Battaglione di Flottiglia. Tre Compagnie operai {di marina).

seguenti,

Cavalleria.

Reggimento Dragoni Regina. Reggimento Dragoni Napoleone (vedasi a pag. 491), composti d'uno stato maggiore, di 8 compagnie, di cui 1 scelta ed 1 com-

pagnia di deposito, della forza totale di 976 uomini, di cui 49 ufficiali.

Primo reggimento Cacciatori a cavallo Redi Italiano ; Secondo reggimento Cacciatori a cavallo Principe reale

(de-

creto vicereale di creazione 30 marzo 1808);

Terzo reggimento Cacciatori a cavallo (fondato nel 1810, figura nell'almanacco reale del 1811);

Quarto reggimento Cacciatori a cavallo (fondato nel 1811, figura nell'almanacco reale del 1812);

composti come i due reggimenti di dragoni qui sopra, ma La compagnia che si chia-

della forza totale di soli 973 uomini.

mava scelta era la prima del 1° squadrone. La compagnia di deposito venne aggiunta a ciascun reggimento di truppe a cavallo per decreto vicereale 12 dicembre 1806. Era vietato a questi 6 reg-

gimenti d'avere la musica. Valendoci della Raccolta dei Decreti, Regolamenti e Circolai


)RE relativi àlV Amministrazione militare, Milano,

Stamperia Reale,

1808 e segg., riporteremo in succinto un elenco dei corpi che do-

vevano esser muniti d'insegne, ricavandolo da un prospetto del

Competenze e valore degli oggetti col derivato annuale di vestiario.

1808 col titolo dell'assegno

:

— Reggimento a 3 (od a — Valore L. 690,77 caduna, durata 2) battaglioni.

Fanteria di linea

Bandiere 3 (rispettivamente 2)

144 mesi.

o

Una bandiera per ogni battaglione.

Piccoli stendardi sia

guidons 6 (rispettivamente 4)

— Valore L. 11,51 caduno, du-

rata 72 mesi.

Due ogni battaglione. tutto come sopra.

—

Fanteria leggiere

— Battaglione.

Veterani

Bandiera

1. j

Piccoli

stendardi

o sia guidons

Piccoli

Valore e durata come sopra.

[ '

)

— Reggimento a 2 battaglioni.

2.

ì

stendardi

o sia guidons

Zappatori

9

)

Artiglieria a piedi

Bandiere

)

^

ì '

)

Valore, durata ed assegnazione come sopra.

)

— Battaglione.

Come sopra pei Veterani. Dragoni

— Reggimento a 4 squadroni. — Valore L. 921,02 caduno, durata 240 mesi.

Stendardi 4

Uno ogni squadi-one.

— Valore L. 13,05 caduno, durata 120 mesi.

Guidons 4

Uno ogni squadrone. Cacciatori a cavallo

Stendardi

— Tutto come Dragoni. — Reggimento. i

Artiglieria a cavallo

-

— Valore e durata come

1.

i

Dragoni.

Treno d'artiglieria \

Compagnia franca )

U

a

'

Fanteria Dalmata

— Legione di 4 Battaglioni.

Bandiere 4

ì

Valore, durata ed assegnazione

Guidons 8

)

— Battaglione.

Fanteria d'Istria

Bandiere

linea e leggiere.

1

Guidons 2

Idem

"

S

Due Battaglioni Dalmati Cannonieri Marinai

Treno del Genio

— Battaglione

— Nulla.

I( \

come per la fanteria di


500

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Nel prospetto indicante la qualità e la quantità dell'armamento competente ai sottufficiali e soldati dei diversi corpi dell'armata, organizzato a norma delle tabelle annesse al decreto vicereale del

4 aprile 1807 sul regolamento per le rassegne, esiste anche una finca alabarde, ma, salvo che per 72 pezzi assegnati ai veterani,

motivo per cui dobbiam credere che che dava al portaquila la scorta di due sottufficiali

è sempre lasciata in bianco l'uso francese

;

decorati, armati di pistole e di

appunto un'alabarda, non venne

dal nostro esercito adottato per quanto riguarda quest'ultimo particolare

(3).

Abbiamo nominato il portaquila ed ai nostri lettori non occorre rammentare come la rievocazione di quest'emblema militare degli antichi Romani fosse fatta da Napoleone sino dal 5 dicembre 1804 al

Champ de Mars, colla distribuzione di tali nuove insegne a

tutti

corpi dell'esercito francese ed

i

alle

guardie nazionali di

108 dipartimenti. Se le bandiere militari della Repubblica Italiana

costavano solo L. 315, mentre quelle del summentovato prospetto costano più del doppio, bisogna pur spiegare questo maggior prezzo col costo dell'aquila o d'altro consimile emblema in bronzo.

Ed è certo che le insegne contemplate dal prospetto Competenze, erano tutte intese dover esser sormontate da un emblema di bronzo dorato Napoleone, per altro, intendeva che l'aquila, al par degli antichi Romani, dovesse essere una sola per ogni singolo corpo difatti, nella citata Raccolta, il decreto vicereale delli 27 giugno 1808 sull'organizzazione dell'infanteria in reggimenti ;

;

di 5 battaglioni, fa figurare

un solo portaquila nello

stato

mag-

giore d'ogni reggimento; inoltre al Titolo III, Disposizioni generali,

comma 13, è detto

:

Ciascun reggimento avrà un'aquila che sarà portata che avrà

il

grado di tenente o

di sottotenente;

egli

da un portaquila godrà del soldo di

tenente di I a classe.

Due bravi presi fra gli antichi soldati illiterati, che per questa ragione non avranno potuto ottenere avanzamento, aventi almeno dieci anni di servizio col titolo, uno di secondo portaquila, e l'altro di terzo portaquila, saranno sempre situati a lato dell'aquila; avranno il rango di sergente e la paga di sergente

maggiore; porteranno quattro scaglioni sulle braccia. L'aquila

sempre laddove vi saranno più battaglioni riuniti. I portaquila fanno parte dello stato maggiore del reggimento; sono nominati tutti ti da noi, e non possono essere che da noi destituiti. : 14. Ciascun battaglione di guerra avrà un'insegna portata da un sottuf-

resterà

ficiale scelto dal

capo in una delle compagnie del battaglione

stesso.


PEB UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

501

battaglione di deposito non avrà alcuna insegna. I

.

altri

reggimenti di linea hanno

corpi

Sua Maestà si riserba di dare ai

essi soli delle aquile

per bandiere; gli

hanno delle insegne. ella stessa le

nuove aquile

e

le

insegne

nuovi reggimenti. Il

decreto qui sopra è nient' altro che

una copia

di quello

del

precedente febbraio emanato dell'Imperatore per le sue truppe francesi, e quest'ordine di

non conservare e possedere che una sola

aquila per ogni corpo veniva ribadito un anno appresso, nel luglio, il

che non impediva che nel 1811 alcuni corpi ne portassero ancora

più di una (4). Non sappiamo in quale misura siasi ottemperato nel Regno d'Italia a così espresso volere di fatto,

Napoleone

;

qualche

che metteremo in luce più tardi, dimostrerebbe essersi anche

da noi commesse delle infrazioni in proposito. In ogni modo, non già soltanto nel 1808, ma subito appena proclamato il Regno d'Italia, si pensò a nuove bandiere da sostituire a quelle del modello 1802 allora in distribuzione, e primo documento di prova è un drappo pel Battaglione dei Granatieri a piedi della Guardia Reale, che si conserva a Parigi nel Musée de l'Armée (Hotel des Invalides), che fu senza dubbio un campione destinato a venir presentato a S.

M. per l'approvazione.

La nostra Guardia

del Presidente, che

alternava

il

servizio

d'onore colla Guardia imperiale presso il nuovo Cesare in Parigi,

doveva nella sua mente essere subito gratificata di bandiere rispondenti al nuovo stato di cose, e questo modello risultò

identico a

quello delle insegne distribuite ai corpi francesi il 5 dicembre 1804. Il

drappo è avariato in un angolo, certo non per fortune di guerra

o di manovre,

non essendo mai stato portato dal corpo, ma perchè

sotto Luigi Filippo dev'esser stato prestato

diere al famoso pittore

quadri di battaglia.

con molte altre ban-

Orazio Vernet per comporre

i

noti suoi

Fu infatti il suo discendente signor Delaroche-

Vernet ad offrirlo nel 1897 al Museo: proveniva dall'eredità del generale Bertrand. Primo a fornirci notizie su questo cimelio fu il

compianto generale Vauson, già conservatore e primo organiz-

zatore di quel Museo; la collaborazione poi dell'amico Hollander

permette riprodurne la fotografia (Tav. XI, fìgg. 1 e 2) e corredarla dei dettagli seguenti:

ci

Di seta: dimensioni 0,86 cm. di larghezza per 0,80 cm. d'altezza.

Rombo bianco le di cui quattro punte toccano il centro di ciascuno dei lati del drappo.

I

triangoli

che ne risultano sono verdi al


.

502

.

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

primo ed al quarto posto araldicamente parlando, e rosa al secondo ed al terzo ed in ciascuno è rappresentata una granata scoppiante entro ad un serto d'alloro con nastri svolazzanti il tutto dipinto ;

in oro. Sul rombo bianco dritto

si

legge, dipinto in caratteri

d'oro,

al

:

L'EMPEREUR ET ROI AU B. 0N DE GRENADIERS A PIED DE LA GARDE ROIALE Al rovescio

:

GARDE ROIALE VALEUR ET DISCIPLINE Tutt'attorno al rombo bianco corre un fregio di foglie d'alloro

e di bacche dorate

;

il

drappo è ora assicurato ad un'asta sormon-

tata da un'aquila francese in bronzo del modello 1804. E probabile

che il battaglione dei Cacciatori al posto delle granate dovesse

portare delle cornette. Il disegno-modello che in quei primi giorni del nuovo regno veniva spedito da Parigi al nostro Ministero della Guerra portava

anch'esso la scritta in francese, e fu quell'erudito indagatore di do-

cumenti che è l'ing. Emilio Motta, bibliotecario della Trivulziana che, a conoscenza dei nostri studi, ebbe la ventura di rintracciarlo nella stessa biblioteca in una Miscellanea Militare estranea al Catalogo Porro. E non solo ebbe la gentilezza di segnalarcene l'esistenza, ma ottenne dal nobile proprietario il permesso di prenderne e pubblicarne una fotografìa (Tav. XII, Agg. 1 e 2). Questo modello consta di due disegni colorati che dovrebbero rappresentare l'uno il dritto e l'altro il rovescio, ma tale designazione rimane incerta perchè in

ambedue l'asta è stata collocata dallo stesso lato

e cioè a sinistra di chi guarda. Vale la pena dilungarci nella descrizione di questi preziosissimi documenti che portano un timbro

a secco azzurro Amò. de Uboldo, ciò che fa presumere abbiano appartenuto all'archivio di quell'armeria che, benché dispersa, ancor oggi si ricorda per la parte che ebbe nelle cinque giornate dal 1848.

La scala è di 2 pieds, ossia 65 cm.

;

sui lati del drappo col globo


E.

GHISI

t"~6 ÀQStffVAy*.

Ty"~

DEL TRICOLORE ITALIANO

TAV. XII.


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

503

leggesi 3 pieds, vale a dire cm. 97 V21 il che corrisj)onde abbastanza alle

misure che troveremo più innanzi negli originali. I disegni

misurano 20 V2 di lato.

A somiglianza del progetto di bandiera pei granatieri suddeanche i disegni della Trivulziana presentano un rombo i di cui colori sono però disposti all'inverso e cioè il rosso al 1° ed al 4° ed il verde al 2°

scritto,

bianco formante quattro triangoli ai lati,

ed al 3° posto. Il

disegno che a parer nostro dovrebbe rappresentare il rovescio,

reca nel centro del rombo bianco lo cioè

stemma del nuovo regno

e

un'aurea corona reale fasciata d'alloro, con due nastri d'oro

svolazzanti ai lati, dalla quale pende un mantello all'interno d'er-

mellino ed all'esterno di velluto verde seminato di api ed avente a ricamo negli angoli un trofeo formato dalla corona ferrea

coi

denti a pettine, dietro la quale scorgonsi due scettri incrociati ed

un fregio per parte. Le frangie ed

i

ricami del mantello sono

d'argento e così pure i due fiocchi che pendono dai due nodi sostenuti dalle due alabarde dalle aste dorate ed incrociate a tergo dello scudo. Questo è caricato nel petto d'un'aquila d'oro sul di

capo è librata una stella raggiante ed a cinque punte colla al centro. Lo scudo rappresenta un campo d'oro recante nel mezzo la corona a pettine color ferro ed è bordato di

cui

fatidica

N

Riposa l'aquila su di un fascio di fulmini da un nastro rosso le scende dal collo, in modo di contornare

rosso con otto bisanti. e

stemma, il gran Collare della legion d'onore, che dovrebbe esformato dai busti di piccole aquile d'oro sopra a dei vessilli romani bianchi, ma che qui figura coi soli vessilli e tutto d'oro lo

sere

:

pende la decorazione dell'ordine. Anche qui, come nelle bandiere francesi del 1804 e nel citato drappo dei granatieri, il rombo bianco è contornato da foglie e bacche di lauro ed i campi laterali sono riempiti da corone con nastri svolazzanti, ma vuote sotto

;

il

tutto dipinto in oro.

Questo drappo figura assicurato ad un'asta dipinta di verde in

modo che l'aquila dello stemma la guardi; essa termina in vetta con uno spuntone di ferro avente il collo fatto a vite: un gallone d'oro corre

lungo l'asta per quanto è lungo il drappo. Nell'altro

;

!

disegno i quattro angoli sono vuoti affatto ed in mezzo al rombo, in luogo dello

stemma, vedesi tra un ramo d'alloro ed uno di come una sfera, sul quale

quercia un globo cilestre, ombreggiato si

legge in lettere dorate

:


504

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

L'EMPEREUR DES FRAN^AIS ROI D'ITALIE

AU 2.ME REG. NT D'INFANTERÀ Sopra e sotto al globo due nastri svolazzanti bianchi (d'argento) con risvolti verdi recano in oro le scritte :

VALEUR ET DISCIPLINE. 2 me.

BATAILLON.

L'asta che figura su questo disegno è dipinta in giallo e non c'è il

gallone d'oro lungo il drappo. Essa è sormontata da un leone

(evidentemente di bronzo) dorato, marciante a sinistra e colla testa rivolta a fronte di chi

guarda

:

colla

zampa destra brandisce una

spada, ha corona reale in capo ed è munito di due ali ritte come quelle del leone veneto

(5).

Al pari delle aquile, poggia su d'un

piedestallo sostenuto da un grosso fiocco pure di

bronzo dorato,

nel di cui interno è a credersi passasse la madre-vite destinata a ricevere lo spuntone effigiato nell'altro

disegno: si voleva forse che nel combattimento la bandiera potesse servire d'arme offensiva facendo a

meno delle alabarde del 2° e 3° portaquila usate

in Francia.

Questo modello di bandiera (indubbiamente altra creazione del già citato Challiot de Prusse) risente delle disposizioni

date dal

Maresciallo Berthier il 24 luglio 1804, un mese dopo la procla-

mazione dell'Impero, e che qui riproduciamo dal lavoro del Bouillé: Il

ne sera fait aux drapeaux, étendards

et

guidons, dont

ont été précedemment arrètés (l'anno XI, ossia dal 1802 si

adottarono

i

les

les

modèles

1803 quando

drappi a triangoli laterali e rombo centrale, anche per la

Repubblica Italiana), que les changements ci-après *

al

" :

On laissera d'un coté

trophóes d'armes analogues à chaque corps, en substituant aux mots

"

Bépublique Frangaise ceux de Empire Francais; sur l'autre coté on substi-

"

tuera à ce qui existe

"

d'or et entouré aux trois quarts par deux branches de laurier. Le disque

*

porterà Napoléon,

"

l'aigle imperiai

"

un disque d'azur au centre d'une gioire à rayons

Empereur des Francais

(à tei corps)

;

au dessus sera

en or appuyé sur une foudre et surmonté de la legende

Empire Frangais, au dessus de laquelle sera la couronne imperiale (de au dessous du disque et des branches de laurier, la lé-

"

lauriers d'or);

"

gende Valeur et discipline,

le

tout

conforme au dessin ci-dessous. Les


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE leurs et la

505

coupé des drapeaux resteront telles qu'elles ont été réglées

ur chaque arme. Arrété à Paris le 2 thermidor an XII.

Signé: Maréchal Bekthier n

uesti

.

ornamenti non figurarono per altro sulle bandiere che

vedemmo distribuite il 5 dicembre di quell'anno e rimaste in uso presso l'esercito francese sino al 1812 in esse il rombo bianco era tutto riempito dall'iscrizione disposta su cinque linee, come appare :

dal modello pei nostri granatieri. Il disco

unicamente accompa-

gnato dal serto verde adornò invece le bandiere del Regno d'Italia, ma prima di presentarne gli avanzi a noi pervenuti egli è d'uopo far posto ai seguenti

documenti che la devota collaborazione del amministrativi del

cav. Hollander ebbe a ricavare negli archivi

Ministero della Guerra a Parigi e tuttora inediti: Paris

24 Mars 1805.

le

Le ministre des Relations Extérieures du Royaume d'Italie au maréchal Berthier. Monsieur le maréchal, L'intention de S. M. Imperiale et Royale étant de donner de

Drapeaux, Guidons

et

Etendarts à ses troupes

incessamment

doit travailler

à

les

du Royaume

confectionner.

Mais pour cela

besoin d'avoir des modèles, et S. M. m'a chargé de

Je prie dono V. E. de vouloir bien

vous

les

on

on a

demander.

me les faire envoyer et méme de s'en

occuper de cet objet aussitót qu'il lui sera possible, car seul

nouveaux

d'Italie,

moment à perdre. Je lui serai infiniment obligé de

on cette

pas un marque de

n' a

ma complaisance. Agréez, Monsieur

le

Maréchal,

que

je

vous

renouvelle l'assurance de

haute considération.

Le Ministre des Relat. Extérieures du Royaume d'Italie (firmato) Marescalchi.

à M.

le

Maréchal Berthier,

Ministre de la Guerre.

M. Barnier les fera fournir M.* 1 B.

(Il sig. Barnier era il capo della IV Sezione al Ministero della Guerra, incaricato dei lavori inerenti alle bandiere). •


506

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Ecco la risposta: 4 e Division

Bureau de l'Inspection Minute de la lettre écrite par

à

8.

Ministre

le

de

la

Guerre

E. M. Marescalchi, Ministre des Relations extérieures du Royaume d'Italie. le

J'ai l'honneur de

6 Germinai an 13 (27 Marzo 1805).

vous envoyer, Monsieur, d'après la demande que vqus

m'en avez faite, le modèle approuvé par S. M. des drapeaux de l'infanterie francaise.

Les Etendards et Guidons

(6)

des troupes à cheval

sont

faits

dans

le

mème genre avec les modifications de forme qu'exige la différence d'armes. C'est à Vous qu'il appartient de prendre les ordres de l'Empereur et Eoi, pour les changemens à faire à ce modèle, afin d'arréter celui qui devra servir pour les troupes du Royaume d'Italie. J'ai

l'honneur

etc.

(firmato) Bbkthieb.

Si vede che l'intenzione di

Sua Maestà

di dare

subito nuove

bandiere a tutti i corpi dell'esercito italiano era positiva, perchè i

due disegni della Trivulziana (che probabilmente erano

gli

alle-

gati di questa lettera del Berthier) portano scritto di fianco:

Modello approvato da

S.

E.

il

Ministro della guerra del Regno d'Italia.

Milano 15 Aprile 1805. (firmato) Pino.

Dal 24 marzo al 15 aprile adunque non si era perduto tempo

:

Marescalchi senza dubbio aveva subito ottenuto udienza dall'Imperatore ed è sicuro che fu questi a definire gli emblemi che il

il

modello della Trivulziana riproduce. Né dovrebbe sembrar te-

merario l'arguire esser stato intendimento di Cesare che l'aquila romana, benché adottata anche quale emblema del suo Regno d'Italia, dovesse per le insegne militari rimanere prerogativa dell'esercito francese. Le truppe del nuovo regno d'oltr'alpi dovevano inalberare un leone che forse incarnava nella di lui mente l'idea di quella veneta gloria ch'egli aveva estinto per sempre e che i


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

507

nuovi italiani dovean per lui far rinverdire mediante imprese grandiose che avrebbero condotto a risultati come quelli del trat-

Presburgo e più in là ancora.

tato di

campioni dei leoni erano stati effettivamente commessi ad un artista di Parigi, forse a quel medesimo che aveva eseguito le I

Champ de Mars.

aquile distribuite al

Stato in Milano

{Cartella Bandiere, StenGoverno, Parte Moderna militare AZ) esiste tutta una serie di documenti riferentisi a questi leoni e senza riprodurli nella loro integrità, che troppa mole aggiungerebbero a questo nostro già pesante lavoro, li verremo man mano riassumendo. Una minuta di lettera dalla firma indecifrata portante la data 24 maggio (certo del 1805 benché non accennato) diretta al MiAll'archivio di

dardi,

ecc.,

nistro delle Delegazioni Estere, Marescalchi, dice:

Vi sono grato Eccellenza della trasmissione fattami servir

di due Leoni che dovevano di modello. Siccome però fu già sommamente accelerata

la confezione del

numero di tali emblemi necessario alle bandiere de' nostri ultimati e bene riusciti non occorrerà ulteriore

reggimenti e sono già disposizione

Novella prova che non si perdeva tempo a tradurre in atto sovrani voleri e le

i

nuove bandiere coi loro leoni di bronzo avreb-

bero facilmente potuto esser pronte per la distribuzione in occasione della spettacolosa rassegna che

il

Sire passò

il

13 giugno

nella pianura di Montechiari in Bresciana ed alla quale presero

parte delle nostre truppe 8 battaglioni dei reggimenti di linea 2°, 3° e

-4°,

i

12 squadroni dei 3 reggimenti di cavalleria

allora esi-

due batterie.

stenti e

Invece nessuna distribuzione risulta sia avvenuta. Nell'archivio storico del Ministero della

Guerra a Parigi, estratta dal Registro Eugenio, troviamo la seguente

di corrispondenza del Principe

:

Le 21

Juillet

1805

à 2 h. après midi.

Le Prince Eugène à VEmpereur Napoléon. Je prends aussi

la

liberté

de

demander à V. M. la permission

de faire à l'armée italienne la distribution de leurs nouveaux drapeaux.

Je désirerois profiter du 15 aoùt jour fèter.

J'attendrai avec

demande.

impatience

que nos

que V. M.

ait

coeurs

ont besoin

daigné

accorder

de

eette


508

IL

RISOKGIMENTO ITALIANO

Non risulta che Napoleone abbia risposto. de' Beni

Generale

della

Corona con

Invece l'Intendente

settembre 1805

lettera 19

(Archivio di Stato Milano, Cartella citata) a S. E. il Ministro della

Guerra rende noto Che è venuta da Parigi una cassa con 12 leoni di bronzo dorati, con (sic) e corona in testa, è nella Real Guardaroba e lo s'in-

spada in mano

vita a farnela ritirare ritenendo che sieno per lui.

Il

Ministro della Guerra, il 21 settembre, risponde al sig. Inten-

dente {minuta a firma Paolucci, N. 16415) che

La cassa de' pezzi

di

bronzo

dorati rappresentanti Leoni

cenno il pregiato di Lei

foglio

del 19

questo Ministero, avendomi già l'invio a

Milano

di tali oggetti

il

cor.

appartiene

cui fa

di

e

effettivamente

Sig. Min. Marescalchi

preavvisato

che servir dovevano d'ornamenti

a

a

del-

Sten-

dardi de' Reggimenti Italiani.

Sembra per altro che subito dopo arrivati i due pezzi di cammaggio, fossero riscontrati eccessivamente pesanti, ed anche (ciò che non ci dissero finora i documenti) non incontrassero, sia sotto il punto di vista dell'estetica che del significato pione al 24

politico.

Checché ne sia, Eugenio nuovamente scriveva

:

1" avril 1806.

Le Prince Eugène à V Empereur Napoléon. Je prends la liberté de soumettre à V. M. un rapport du la

Ministre de

Guerre contenant quelques demandes relatives aux nouveaux Drapeaux

à donner à l'Armée. Ces demandes se réduisent à savoir: 1° Si

V. M. veut permettre que

designerà, de

encore

les

l'on

distribue

à

l'epoque

qu' Elle

nouveaux drapeaux à l'Armée (Les Drapeaux actuels ayant

marques de la Rép. It. e ). M. ordonne l'emblème de l'Aigle avec la couronne de Fer

2° Si V.

ou le Lion. 3° Si les

Drapeaux surmontés de l'Aigle pourraient

étre

destinés à

tous les corps de l'Armée d' Italie, V. M. devant seule prononcer à ce sujet. J'ai

l'honneur

etc.

Questo documento, della più alta importanza per cerche, stabilisce, a nostro avviso,

i

seguenti fatti

:

le

nostre ri-


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE 1°

509

Che le bandiere di nuovo modello erano pronte e che

si

attendeva un cenno dell'Imperatore per sovrapporvi i leoni, di cui

come vedremo. Che l'idea che al leone potesse venir sostituita l'aquila era già viva e non poteva che scaturire da un precedente. Tutt'al più

eravi più che abbondanza, 2°

si

trattava di differenziare quest'emblema da quello francese ca-

ricandolo in petto della corona di ferro, sulle

come difatti già figurava

placche da giberne e berrettoni e sui bottoni.

3°

Che la prerogativa dell'aquila potesse al caso venir limitata

a certi corpi e gli altri ricevessero invece

il

leone.

Ora il precedente esisteva: quasi subito dopo l'incoronazione di Milano i due battaglioni della nostra Guardia reale di linea erano stati richiamati a Parigi ed il 22 settembre avevano ricevuto a St. Cloud (7) due aquile da Napoleone, una per ciascun battaglione,

l'idea

dell'aquila

unitaria

essendo,

come abbiam

visto,

maturata più tardi. Questo precedente non poteva a meno di avere una grandissima importanza per lo spirito delle truppe esse ed ancor più di esse i loro capi avrebbero certamente considerato un emblema diverso come un segno d'inferiorità in confronto delle truppe francesi colle quali si trovavano in continuo contatto ed in persistente lotta d'emulazione. E probabile che Napoleone stesso dopo pochi mesi ripudiasse in cuor suo l'emblema del leone e ne è prova che, proprio il giorno prima di annunciare al Senato francese la sua partenza pel campo, egli :

largiva quelle aquile

— le stesse aquile del 1804 senza nemmanco

l'aggiunta della corona ferrea sul petto

— a quel corpo italiano

che durante la campagna allora imminente doveva marciare co-

stantemente a lato della sua guardia imperiale.

Com'era d'aspettarsi, venne pei reietti leoni il quarto d'ora di Rabelais ed anche qui ricorreremo

ai

documenti conservati nella ,

citata cartella dell'Archivio di Stato di Milano.

Milano li Settembre 1806.

a S. A.

I.

Rapporto del Min. della Guerra Pr. Eugenio Napoleone di Francia Vice R.

il

Oggetto.

Informa sull'esito della commissione de leoncini di bronzo dorati che dovevano sormontare le bandiere dell'Armata ed invoca decisione analoga

non che un fondo apposito per rifondere al Sig. Ministro Marescalchi gli II

Risorgimento Italiano.

— IV.

33


510

TL

RISORGIMENTO ITALIANO

avanzi (gallicismo -per anticipi)

fatti in

questa causa e tacitare definitiva-

mente i fabbricatori tuttora in credito di fchi 16976. Deliberazione.

Le Ministre de la Guerre s'en rapporterà à la lettre indiquée A. très positif qu'on a

— d'un autre coté

contremandé les lions

quatorze peut étre débatu.

Comme l'indique la lettre N° D. Le

de la Guerre me presenterà

au premier

travail

Il est

le prix

de

Ministre

une demande de fonds

pour le payement, quant aux lions qui ont été envoyés depuis qu' ils ont été contremandés ils doivent ètre à la charge des ouvriers.

Monza 7 7bre 1806. EUGÈNB NAPOLÉON. N. 2949.

Rapporto come sopra. Settembre 1806. Altezza Imperiale,

mio Predecessore

Il

fino

dall'anno

scorso

comise

al

Signor Ministro

Marescalchi di far fabbricare in Parigi un numero determinato di leoncini

bronzo dorati destinati a sormontare le nuove bandiere dell'Armata.

di

La commissione venne eseguita, e ne furono qui spediti i campioni, non si sa precisamente in qual giorno. Questi però si trovarono inservibili

per l'esorbitante loro peso e fu quindi invitato

prelodato

il

Ministro

a farne sospendere la confezione.

Riassumiamo così il seguito: Fu contramandata Sig. Min.

la

commissione

Marescalchi con succ.

ordini in conseguenza osservando ridotti a

dere

con

che

24 Maggio 1805, il

dispaccio

foglio 29, sotto

A, riscontrò d'aver dato

fortunatamente

non

ne

erano

fatti

prece-

se

termine che solo dodici, compresi li due che eransi

come campioni. Finì con avvisare che andava a farne la spedizione un compenso a favore dell'Ufficiale disegnatore incaricatosi

e col proporre

del progetto delle bandiere.

Con dispaccio del 5 Luglio il Min.

della

facendo osservare di nuovo che rendonsi

conferma il concerto

di

Guerra ne accusa ricevuta e

impraticabili

aggiornarne la confezione

e

pel loro

riguarda

il

peso,

ri-

silenzio

sulla proposta ricognizione dell'ufficiale disegnatore.

Dal 5 Luglio 1805

al

22 Marzo 1806 non risulta essersi più agitata la

non è che sotto quest'ultima data che perviene al Ministero della Guerra un ordine ministeriale (degli esteri) pel pagamento dei leoncini in numero indeterminato. Il Ministro degli Esteri aveva preso un impegno cosa,


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE e bisognava soddisfarlo

!

Il

conto era di 27660 franchi (ossia di fchi 384,76

somma eransi già pagati fchi 7500 e

per leoncino) (8) in conto della qual qui

si

511

espone la delicata posizione in

cui

un

trovavasi

Sig.

Manfredini

compromesso presso gli artisti ed alla vigilia d'esser escusso dai tribunali. Non ostante la contromandata commissione se ne erano fatti 72, dei quali 46

non dorati e tuttora giacenti presso i fabbricatori.

Viste le difficoltà

di

respingere

a

Parigi

i

leoncini

stante la legge che vieta d'introdurre in Francia le si

conchiude che

si

quivi superstiti,

manifatture francesi,

deve pur decidersi a pagare e se ne chiedono i fondi.

Una minuta del 24 ottobre 1806,

N. 5429, a firma Vaccari, al

Ministro della Guerra dice:

Il

al

Viceré con sua deliberazione di

più presto possibile e nel

ieri

autorizza a terminare quest'affare

modo che troverà più

conveniente.

poi quest' è

un travaglio del 1805 così pensa S. A. I. che vi

impiegare

fondi di quest'anno che sono ancora disponibili.

i

si

Siccome possano

E pagò Pantalone! In una sala del Real Palazzo di Milano rimangono alcuni di questi leoncini (Tav. XII, fig. 1) montati su piedistalli di marmo quali ornamento da consòie: l'amministrazione della Real Casa che li rilevò dall'I. R. Amministrazione austriaca non possiede documenti circa la loro originale provenienza e benché per gentile concessione ne figurassero due alla Mostra sistematica del Risorgimento tenutasi in Milano nel novembre 1906 dietro istanza da noi provocata il grosso dei visitatori li ammira ancora come emblemi della Repubblica di

—

Venezia

!

Intanto i reggimenti italiani continuavano diere del 1803: ecco

cosa scriveva Eugenio

a

portare le ban-

all'Imperatore (Mé-

moires du Prince Eugène, Voi. IV, pag. 36, Lib. X. 1808, Correspondance). Milan 14 Janvier 1808. Sire, les

corps de l'armée italienne qui reviennent de la Grande Armée,

ont des drapeaux très vieux, et qui sont aux armes et devise de la Képublique italienne (9). J'ai l'honneur de proposer à Votre Majesté de les remplacer par de nouveaux qui porteraient les armes et devises de Votre Majesté et de son i

royaume. Si Votre Majesté adopte ce remplacement, il pourrait avoir lieu

jau

moment des fétes que l'on donnera à la division

italienne

à

son ar-


512

IL

RISORGIMENTO ITALIANO 25 Pévrier et dureront

rivée.

Ces fétes auront lieu vers

jours.

On pourrait alors mettre à cette distribution l'éclat que doit avoir

cette cérémonie. Je n'ai pas

le

voulu prendre une

semblable

d'avoir les ordres de Votre Majesté et je la supplie de

trois à quatre

mesure avant

me les donner.

Altro segno evidente che le bandiere giacevano pronte nei magazzeni erariali. Non conosciamo la risposta che l'Imperatore abbia dato a questa lettera che sembra ricalcata sulle precedenti del 21 lu-

ebbero luogo infatti (10) ma

glio 1805 e 1° aprile 1806: le feste

non rinvenimmo documenti accennanti a distribuzioni di bandiere fatte durante di esse e

nemmanco

in

epoca posteriore. Bisogna

concludere che la sostituzione sia avvenuta privatamente e senza cerimonia.

Alla Pinacoteca Ambrosiana in Milano esiste un quadro rappresentante l'entrata in Venezia di Napoleone il 29 novembre 1807.

Fu eseguito da Giuseppe cav.

Borsato nel 1847 per commissione del

Ambrogio Uboldo nobile di Villareggio. Su di esso

si

scor-

gono delle truppe schierate sulle rive e delle gondole e bissone che risalgono il canale. La fanteria francese ha nei suoi ranghi 4 bandiere col tricolore proprio, disposto a tre teli verticali come fu durante i 100 giorni e quindi il pittore ha commesso un ana-

due consimili bandiere francesi sventolano dalle imLa fanteria italiana ha nei suoi ranghi tre bandiere del modello di quelle della repubblica italiana, nel campo verde centrale però, invece della bilancia, figura un aquila d'oro. Uguali bandiere in numero di cinque si vedono sulle gondole. Anche per l'epoca in cui fu eseguito non crediamo che questo quadro possegga un valore documentario ma non ci parve poterlo passare cronismo

:

barcazioni.

sotto silenzio.

Piuttosto merita considerazione la stampa colorata

manovra a fuoco

rappresen-

giugno 1808 comandata dal Vice Re in persona sulla piazza del Castello in Milano. Se ne conserva un esemplare al Museo Civico in Milano nel Castello stesso: è dedicata alla Vice Regina Augusta Amalia: disegno

tante la

del

del 23

capitano Galliari, le figure di G. B. Bosio, L. Rados incise

(riprodotta nel 1° voi.

della

citata

opera

di A. Comandini).

insegne nei ranghi delle fanterie sono delle

Le

aste senza drappo

sormontate da aquile con piccole cravatte. Uguale rappresentazione la vediamo nell' incisione

colorata

(Museo del Risorgimento in Milano) edita dall'Artaria di Milano


-

PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

513

Vienna dal titolo: L'Infanteria del Regno d'Italia. Dedicato a S. E. il Sig. Conte Fontanelli Generale dì Divisione, Ministro

e

della

Guerra e Marina del Regno d'Italia ecc., e sul lato: En-

rico

Adam presso l'abbozzo di suo fratello Alberto. Il paesaggio

rappresenta probabilmente il campo di Montechiari e vi son raffigurati

tra l'altro

due reggimenti ciascuno con un' aquila ma

senza drappo. Il

Zanoli fa raramente menzione delle aquile, narra però come

il

prode Foresti colonnello del 5° d'infanteria (che prima era il 2°)

il

12 ottobre 1808 ebbe particolarmente a distinguersi al fatto di

San Cugat portando alla testa della colonna l'aquila del battaglione, e crediamo intenda dire che quel reggimento avesse in Catalogna la forza d'un solo battaglione.

NOTE AL CAPITOLO X

(1)

Vi dovevano entrare i fratelli, i figli e figli dei

figli,

nipoti,

pronipoti

Membri dei tre Collegi e dei giovani della coscrizione nipoti dei maggiori estimati dei Dipartimenti. Dovevano avere 1200 e cugini dei

figli

o

lire di

Milano di reddito che si versavano alla massa la quale poi rifondeva L. 100 mensili.

Cloud ordi(2) Un decreto imperiale emanato il 9 settembre 1805 da St. nava la formazione in ciascuno dei reggimenti d'infanteria leggera del Regno di una compagnia di volteggiatori composta di 3 ufficiali, 13 graduati, 104 uomini e 2 porta-stendardi. Erano destinati ad essere condotti sollecitamente e col mezzo delle truppe a cavallo ove la loro presenza fosse più necessaria, quindi dovevano venir esercitati a saltare su le groppe dei cavalli, a discenderne destramente, ad ordinarsi sul momento, a seguire a piedi un soldato a cavallo che va di trotto e scaricare prontamente e con sicurezza il loro colpo. Vediamo però dopo questa data che anche l'infanteria di linea aveva compagnie così denominate ed in quanto ai due porta-stendardi riteniamo che fossero tutt'al più muniti di guidoni che non avevano importanza come insegne. (3) Per notizie sulla Garde de l'Aigle vedasi O. Hollander, Nos drapeaux et Étendards de 1812 à 1815, op. cit. (4)

Ibidem.

(5)

Nel Museo del Risorgimento in Milano esiste una placchetta di bronzo emblema che probabilmente ha servito di

dorato rappresentante un consimile

decorazione a qualche mobile e che proviene forse dai reali palazzi di Milano


514

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

o di Monza. Questo" emblema riproduce d'altronde la forma che si diede al leone veneto nel 4° quarto del grande stemma del Regno. Questo quarto oc-

cupante da solo tutto

lo scudo venne concesso per speciale privilegio alla Venezia con patente imperiale 9 gennaio 1814 e fu usato sino alla caduta del regno (Vedi giornale politico di Milano II Secolo, 20 die. 1908).

città di

(6)

Questi ^Guidons

di poco prezzo che

nulla

hanno

di

comune

che segni d'allineamento sia per le manovre oggetti che

verso

il

colle

insegne secondarie

vedemmo menzionate alla pagina 499 che

vedemmo ancor in uso nella fanteria

e

per gli accampamenti

1870. Gli étendards erano le bandiere della

—

nazionale sin

dell'esercito

cavalleria pesante

forma quadrata, mentre i guidons avevano la forma di coda

e

che non erano

di

e

di

rondine ed

erano speciale distintivo dei dragoni e della cavalleria leggiera: si usano ancora negli stati dell'impero germanico, in Inghilterra e altrove. (7) Nessuna notizia positiva di questo conferimento è data dai giornali, anche francesi, dell'epoca, ne dall'Itinér aire general de Napoléon F* par Albert

Schuermans, recentemente pubblicato a Parigi (Alph. Picard & fils, 1908). Basti la testimonianza oculare dell'allora generale di Brigata Teodoro Lechi, coman-

dante del reggimento, il quale fece incidere questa data sullo zoccolo delle due aquile. Questi due battaglioni erano autonomi ed avevano amministrazione separata,

come appare chiaramente da una lettera del 7 aprile 1805 di

Fontanelli al Ministro della guerra. Ancora nel 1806-1807 vengono nei docu-

menti designati come 1 bataillon de Grenadiers à pied et 1 bataiìlon de Chasseurs à pied formant un régiment. (8) Vedasi il costo esposto a pag. 499. (9) Dovevano infatti durare in distribuzione circa 11 anni (vedi a pag. 499). (10) Vedi: Poste e Corrieri, Locomozione e Trasporti nella raccolta del Dottore Luigi Ratti di Milano, Antonio Vallardi, 1907.

(Continua).

E.

Ghisi

(colla collaborazione di P. Mandiroli ed O. Hollandkr).


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO E DELLO SPIELBERG Dagli atti

Vienna e dal carteggio

segreti degli archivi di Stato di

officiali

dell'imperatore Francesco

I co'

suoi ministri e col presidente del

Senato

Lombardo-Veneto del Tribunale supremo di Giustizia (1821-1838). (Continuazione e fine: Vedi Anno IV, fascicolo 8», pag. 412)

APPENDICE IV. La Guardia civica. Come sorse. Lunghe furono le trattative corse tra la Commissione speciale, il Diretil Governatore da una parte, ed il Podestà e

tore Generale di Polizia ed il

Municipio di Milano dall'altra per le questioni inerenti all'istituzione della

guardia civica.

Il

podestà Carlo Villa, interpellato a più riprese con vivaci

rapporti dai primi, cercò di dire

meno che potè per non compromettere

qualcuno. Nel seguente rapporto al governatore,

il

più ampio da lui det-

tato su questo argomento, egli descrive come sorgesse l'idea di una Guardia

Civica a Milano e le pratiche fatte per costituirla.

Eccellenza,

Ne'

momenti della rivoluzione del Piemonte e sopratutto nella un generale allarme in questa città, io mi

terribili

circostanza che si era sparso

trovai continuamente in contatto coll'I. R. Delegato Provinciale per prov-

vedere ai vari bisogni del

pubblico

costernazione

dalla

accresciuta

20 aprile 1814,

il

prefato

sig.

servizio.

Discorrendo

della

generale

memoria degli avvenimenti del Delegato mi chiese se in caso di sorpresa, funesta

che per altro non riteneva probabile, erasi pensato a qualche cosa per assicurare le proprietà e la tranquillità de' cittadini

d'altronde

;

gli risposi che no e che

non eranvi più nemmeno armi servibili, di ragione del Municipio,

ma che in caso disperato avrebbesi forse, previo il consenso de' superiori, potuto fare un appello sugli onesti cittadini, affinchè pensassero essi medesimi,

ad armarsi e recarsi in sussidio dell'Autorità,

ma intorno a ciò, fatto

più maturo riflesso,

si

trovò che tale rimedio non sarebbe stato

portuno perchè non

si

sarebbero potuti distinguere

il

più' op-

gli onesti dai malvagi,


516

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

e si sarebbe dato adito a terribili abusi di potere. Dopo vari ragionamenti, si

concluse, che trattandosi di un oggetto così delicato, prima di far nulla

o motto qualunque io mi recassi dalla E.* V. a e le chiedessi se ammetteva il

pensiero di proporre

il

nome di

alcuni fra i principali proprietari,

ban-

un momento di pericolo potessero mettersi alla testa delle pattuglie quando il governo si degnasse in un caso dabbene,

chieri e persone

le

di bisogno di accordare alla Infatti

quali in

Congregazione Municipale

mi portai da V. a E. a che

in

principio

armi necessarie.

le

dimostrò

si

contraria

assai

ma poi sentendo dettagliatamente il modo e le circostanze tutte, mi disse che credeva ormai lontano ogni pericolo, ma che nulla di

alla proposizione,

meno presentassi pure la nota degli individui che avessi creduto

pro-

di

porre all'uopo sopraindicato. Eecatomi quindi alla Congregazione Municipale si

conchiuse fra li Sig. ri Assessori che

la sera

si

sarebbe trattato di questo affare

medesima, questa seduta però non bastò

nella successiva mattina, nella quale tutti

alla operazione e soltanto

intervennero

Assessori

Sig."

li

che trovavansi in carica, si fece lo spoglio dei registri della cessata Guardia civica, la le

quale nelle miserande giornate del 20, 21 e 22 aprile ha impedite

più grandi sventure, di cui era minacciata la città di Milano;

si

esclu-

sero le persone che potevano riguardarsi sospette, poi io consegnai la nota

medesima all'I. R. Delegato onde avesse a presentarla personalmente alla E. V. colla dichiarazione che

più adattate,

si

erano

scelte le persone che si credevano

ma che non avendo la Congregazione

Municipale

le attribu-

non avrebbe potuto garantire sopra tutti gli individui nella

zioni di polizia,

Nota compresi. In seguito essendo cessato ogni pericolo, nulla più si parlò non v ole vasi spargere nessun allarme nel pubblico, così non rimase negli atti nessuna minuta della nota istessa, né registro

in proposito e siccome

qualsiasi di questo affare, essendo

il

tutto succeduto al

momento in piena

confidenziale comunicazione.

Da tutto l'esposto V. E. scorgerà che nessun piano venne presentato né alcuna

lista di

persone da scegliersi, mentre la nota trasmessa venne

for-

mata come le dissi, colle osservazioni dei registri della Guardia Civica atri tivata nel 1813, e colle indicazioni de' Sig.

Assessori.

Ecco tutto ciò che dopo un sì lungo intervallo di tempo io posso sovvenirmi e comunicare a V. E. in comunicazione dell'ossequiato dispaccio in data 31 luglio p.° p.° supplicando

la

medesima ad aggradire i senti-

menti, ecc.

Milano, 2 luglio 1823. dev.

m0

obb.

mo

Servitore

m. p. Carlo Villa, Podestà 8

(n a f - Arch. Gen. Min. Int. DO \ Il

Confalonieri, giustificandosi, disse di essersi

Civica solo

* in

occupato

della

Guardia

qualità di consigliere Comunale, dietro l'ordine del Potestà,


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

abbassatogli dal sovrastare

„

517

Governo stesso, allorché la minacciata invasione sembrava

(1).

Se il Governo non c'entrava, una certa attività era stata di fatto spie-

Comunale di Milano. Incalzato il Podestà nomi ed a spiegare da chi gli fosse proposta l'istituzione egli tentò prima di sviare le autorità con rapporti che non concludevano

gata dal Podestà e dal Consiglio Villa a fare dei

nulla, poi fece il nome del Felber ; e l'inquisitore

un progetto federati,

rivoluzionario

conchiudeva che

cui

aveano

il

Pecchio ed

la parte presa dall'Inquisito in

ituiva per propria confessione alto tradimento.

(1)

ravvisando nell'istituzione

cooperato

Confalonikri, Memorie, pag. 30.

altri

de'

questa occasione

anche in ciò colpevole del delitto di


518

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

APPENDICE V. Il processo di Attilio JPartesotti,

In un prossimo lavoro darò alla luce l'intero carteggio che Attilio Partesotti

tenne

con

le

autorità

di

Milano e di Vienna e coll'ambasciatore

d'Austria a Parigi nel '43 e '44 quale confidente dell'Austria a Parigi ed

a Londra, carteggio che ha una certa importanza

per

la

storia di quel-

l'epoca e per le vicende degli esuli e sopratutto di G. Mazzini. Alla pagina triste e funesta

della vita di lui facciamo

dunque precedere quella glo-

riosa con cui iniziò la sua carriera di patriotta.

Umilissimo Rapporto del fedelissimo Senato Lombardo- Veneto del Supremo Tribunale di Giustizia con cui inoltra col sommesso Suo parere gli Atti costrutti contro 15 individui dalla Commissione speciale per i delitti di Stato residente in Milano.

Sacra Maestà,

nome di Attilio Partesotti trovavasi iscritto nello Elenco di quei gio-

Il

vani di Pavia, ai quali la Giunta di Alessandria accordò il dì 20 marzo 1821 il

trattamento militare,

siccome

membri di quel corpo che era composto dopo essere stati armati par-

degli studenti Piemontesi e Lombardi, e che

tirono verso Torino. Egli è parimenti compreso nella lista di quegli Indi-

vidui che

domandarono impiego al sud. a Giunta. Nell'elenco di coloro che

risultavano aver fatto parte

il

dì 4 aprile

1821 in Torino del corpo

dei

Veliti Italiani e che venne alloggiato nella cittadella e appresso del quartiere delle

Guardie Reali ricorreva nuovamente il nome di Attilio Partesotti

di Mantova. stato

il

Mentre queste emergenze facevano abbastanza manifesto esser

Partesotti

un operoso fautore del Governo Rivoluzionario del Pie-

monte, vari suoi compagni Veliti.

dei

lo

indicavano aggregato com'essi

Francesco Ferragni (or condannato) lo indicava

Veliti in Torino, al quale

al

corpo

dei

membro del corpo

apparteneva egli stesso. Pietro Cerioli (con-


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

dannato

deponeva, che

anch'esso)

al

battaglione

dei

519

apparteneva

Veliti

anche il Partesotti. Fortunato Pedretti (condannato), deponeva che essendosi

mostrato ripentito per la taccia che

in Alessandria

dava del furto

gli si

di

un cucchiajo, e quindi risoluto di allontanarsi dai corpi degli studenti,

il

Partesotti cercò di placarlo consigliandolo a restare unito al corpo sud-

condannato:) indicava ancor esso il Partesotti come

detto. Luigi Rizzola (:

aggregato al corpo dei Veliti e che venne con esso e con gli altri a S. Pier d'Arena. Lorenzo Morosi

del quale

(:

dava d'aver veduto in Torino

il

è ultimato

si

Partesotti

processo:)

il

membro

siccome

si

ricor-

dello

stesso

corpo dei Veliti, al quale appartenevano egli e i suoi compagni Zani, Lossetti e

Nicola

Bossi,

narrava che

Colderoli (:

Partesotti

il

quale

del

è ultimato

si

corpo dei Veliti. Andrea Zendrini (condannato) indicava altro di quegli studenti di si

Partesotti come

il

Pavia che erano entrati in Torino e dei quali

compose il corpo dei Veliti. Partesotti decretato di arresto

8 Novembre 1821,

era allontanato dal

si

processo:)

il

mantovano era anch'esso aggregato in Torino al

fino dal dì

Regno fino dal Luglio 1821. Le

misure politiche adottatesi sul finire del 1823 contro tutti gli assenti de-

terminarono anche

Partesotti a rientrare

il

I.

R. Direzione Generale di Polizia.

il

Partesotti è

un giovine di carattere

mezza. La Commissione non

nel

Regno e presentossi

concentrato.

ha veduto

in

lui

Palesa

quei

argomentare ad un sincero

lasciassero con sicurezza

alla

La Commissione inquirente espone che segni

ingegno e

fer-

esteriori

che

ravvedimento,

come

non si è persuasa della sua sincerità. Fu per altro tranquillo o rispettoso durante la sua inquisizione, e non aveva nulla di ardito nel suo esteriore contegno.

Nacque in Mantova li 16 Gennaio 1802, è figlio

di famiglia, e

primo anno di legge nell'Università di Pavia. Partesotti si allontanò da Pavia verso il dì 18 Marzo 1821. Sulla causa che lo mosse studente

del

ad abbandonare FiSpose

che

i

suoi studi, non volle a quel che dal

irritato

rifiuto datogli dal

voleva prima ancor di aver terminato

i

pare

essere

veritiero.

suo padre al matrimonio che

suoi studi contrarre con

una

ra-

gazza di condizione inferiore alla sua, deliberò di partirsi in terra straniera,

pensando che il dolore di perdere un unico

figlio

indurrebbe

forse

suo

padre ad accondiscendere ai suoi desideri. I torbidi politici ai quali era in preda il Piemonte gli facevano a suo dire sperare che anche senza passaporto avrebbe

potuto

avventurarsi al viaggio

ideato.

disegno a Carlo Reggiani suo amico, ed eccitatolo nel viaggio, partì là colla

che

si

giani

compagno

con esso la mattina per tempo. Giunsero a Voghera e di

posta pervennero in Alessandria la sera. Narra che furono ivi con-

dotti nel palazzo chiesti

Comunicato il suo

ad essergli

da

della

essi sullo

Giunta, ove parlarono con due o tre signori. Ri-

scopo del suo viaggio, vuole aver fatto loro conoscere

sarebbe fermato qualche giorno colà mentre il suo compagno Regdoveva ritornare a Pavia per rimettergli il suo equipaggio. Trova-

rono in Alessandria il Pedretti ancora quella

sera, il quale

mostrando loro

jun viglietto di alloggio si esibì di procurare loro la stessa abitazione gra-


520

EISOEGIMENTO ITALIANO

IL

tuita,

fu' da essi accettato.

ciocché

Alessandria

parecchi

al Caffè

Narra che

fra

quella

studenti

gli

stessa sera vide in

di Pavia. Il dì successivo

pranzò con alcuni di essi, e seppe che dessi erano poscia partiti

alla volta

di Torino. Egli però si trattenne in Alessandria fino al mezzodì del giorno

come esponeva, dei vestiti, che gli doveva man-

successivo in attenzione,

dare da Pavia l'amico Reggiani,

quale era già ritornato la mattina suc-

il

cessiva al loro arrivo in Alessandria.

Deliberò poi

d'andare

anch'esso a

Torino anche senza i vestiti che stava attendendo. Poco prima della sera noleggiato avendo un sediolo pervenne in Asti, ove trovò fermati gli studenti, 8 8

quali erano diretti da vari Ufficiali Piemontesi.

i

— erano

prosegue loggiai

8

—

Gli studenti

in Asti alloggiati per le case e per le osterie. Io al-

più

nell'albergo

grande,

ove

ci

erano per lo più studenti Pie-

8

montesi. In Asti siamo andati a vedere la casa di Alfieri

8

erano con

me Quadrio e Baguzzi, e molti altri

;

mi ricordo che

studenti piemontesi,

ma

non ho udito che si fosse tenuto qualche discorso, o fatti degli evviva, 8 rammentandomi solo che si recitarono dei versi tratti da qualche sua tra-

"

io

*

gedia. Il giorno

*

fino a Torino. Ci

8

alloggiai di là del Ponte del Po con certo Pollone, studente Piemontese.

8

" 8

Il dì

dopo mi misi cogli altri e feci con essi a piedi il viaggio siamo fermati la sera a dormire in Moncalieri, dove io

successivo partimmo verso le nove tutti uniti verso Torino. Giunti

ad un piccolo fermati, vidi

poco distante da Torino, e dove ci siamo un poco che venuto alla finestra tenne agli studenti un

sito

un signore

,

mi ricordo d'aver notate le espressioni

*

discorso liberale, nel quale

8

cordatevi di amare la patria

biamo fatto il nostro ingresso a Torino.

8

ponte vi era una grande

8

gridava

8 i

Nelle

strade del

folla di popolo, che era

Borgo e sul

accorso a

vederci.

quali erano armati di fucile, e facevano

il

loro

ingresso in rango mi-

litare allineati a due.

8

tamburo,

8

portava una bandiera celeste-chiara.

8

Carignano furono

8

verso la Piazza innanzi la Cittadella, dove furono introdotti „.

Non

rimarcai in quella

ma vedevo che un fatti

si

ci

fosse

sapeva indicarne

il

altri

del

Principe di diffilarono

Corpo degli studenti

Narrava e andò colla

studenti non avevano armi, ma non

cognome. Esso era per lo più in compagnia del Quadrio muniti di cartucce. Dopo esser stato

e del Poggiolini che erano armati, e al Caffè capitò colà

il

studente Piemontese,

ed avvertiva che siccome non aveva armi stava di dietro

Diceva che vari

il

Quadrio,

il

quale

gli

raccontò che erano

stati a de-

armi in cittadella; andò con lui all'albergo d'Italia, ove capitarono

gli studenti

pranzò.

ritenni

Giunti al Palazzo

distaccò dal

folla del popolo.

le

che

grande,

confusione se

fermare e presentarono l'arma poscia

che in Piazza Carignano egli

porre

Si

Evviva la Costituzione „ dagli studenti piemontesi e dagli altri,

8

al Caffè,

ri-

.

8

8

—

— Mossici in appresso da quel luogo ab-

Piazzi,

Desso

Mola,

girava

Baguzzi,

intanto

Cavallini e qualche altro, coi quali

intorno per Torino e per lo più era unite

col Quadrio e col Poggiolini. Col Quadrio entrò in Cittadella la prima volte

per semplice curiosità, e vi ritornò

un'altra

volta.

Vide che colà molt


CONTRIBUTO ALLA STORIA De' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

studenti faceano la guardia, e vi stavano

che

studenti

gli

coloro

alloggiati

che volevano

spesa del loro mantenimento ove fossero venuti in città. Sapeva

la

(svitare

521

furono

dalla

nel

traslocati

Cittadella

Quartiere

delle

due o tre volte giudicò che non oltrepas-

guardie, ed anche in questo luogo esso andò a ritrovare gli amici.

Avendoli veduti schierati nel cortile

sassero

150. Sapeva che Colonnello di quel corpo era certo Svanirli, pel

i

quale era distinta la camera nello viso in tre

che era

di-

compagnie sotto i capitani Arbaudi, Avesana e Brunetti:

sa-

peva che i tenenti erano anch'essi tutti Vigano "

(:

fuggiaschi:) e

quartiere; e sapeva

stesso

Piemontesi.

ufficiali

Il

Piemontese Pollone erano sergenti.

il

Piazzi, 8

Io

il

fui

— proseguiva — eccitato dall' Avesana più volte ad entrare in quel corpo

promettendo di darmi un grado, e pareva che mi volesse fare sergente.

'"

8

me ne tenne parola nelle varie volte che abbiamo mangiato insieme.

Egli

8

Gli promisi finalmente che vi sarei

8

tenuto alcun grado, e non so

8

della

domenica per tempo

ci

si

ordinò

8

aveva dormito in quel quartiere

8

Nella camera ov'io dormii quella notte

8

lari,

8 il

8 8 8 8

io,

ma io non ho ot-

ruolo di quel corpo. Ciò successe la sera del sabbato e la mattina

nel

8

ancor

entrato

nemmeno se sia stato annotato il mio nome

Baguzzi ed Elia

(:

tutti

Domandammo

partir

e' erano

fuggiaschi :).

Vigano col capitano Brunetti

tutti.

di

tutti.

Quella

notte io

dove aveva pur passata altra notte.

che bisognava tosto partir

e ci dissero

perchè e per dove. Ci

Aso-

gli studenti Cerri,

La mattina per tempo venne si

rispose

che tale era

l'or-

dine e che dovevamo dirigerci verso Genova. Allora si ignorava la disper-

seguita

sione dei costituzionali colle

Novara

sotto

nello scontro

che

ebbero

truppe austriache. Ci siamo quindi portati tutti fuori della Caserma

"

ove schierati abbiamo tutti ricevuto delle piccole carabine e delle cartucce.

8

Siamo adunque tosto partiti da Torino diretti dallo Svanini e dai

*

tivi ufficiali :

*

corpo di oltre 130, e tutti

vi erano

estendeva a raccontare

il

tamburi e

i

eravamo

la

rispet-

bandiera ed avremo formato un

vestiti coi nostri

abiti

„.

Quivi

si

viaggio che fecero attraverso le montagne e sotto

un tempo piovoso fino a Savona, e non fu che prima di giungere in questa Città che seppe la sconfitta dei Costituzionali sotto Novara per opera degli

Austriaci. Narrava che a

Savona

procedettero verso Genova. sito

furono collocati nel quartiere, e poscia

A Sesto si sciolse quel corpo ed anche lo inqui-

seguendo l'altrui esempio vendette la sua carabina. Disse che entrati

d'Arena si presentò loro un Commissario Genovese, esibendo ad ognuno dei passaporti per quel luogo per dove amava dirigersi, e soggiunin S. Pier

geva che per

quelli,

i

quali volevano recarsi in Ispagna, era pagato l'im-

barco, e che oltreacciò

si davano loro dei danari. Qui il Partesotti ritornando al motivo che diceva averlo mosso a partir da Pavia, dichiarava,

;

'

che trovò

a'

per la qual

suoi disegni più confacente

cosa recatosi sul bastimento

il

partito di andare in Ispagna,

l'Appello e munito del relativo

I

passaporto

I

dal quale ottenne due colonnati, voleva che tutti

si

diresse a Barcellona. Allorché fu sul bastimento lo Svanini, si

considerassero

come


522

BISOBOIMENTO ITALIANO

IL

suoi ordini, ma osserva

Partesotti essersi alcuni a ciò

soldati sotto

i

fiutati, tra

quali fu anch'esso uno. Sbarcati in Tarragona, e dopo

i

stati soccorsi

dal

il

spagnuolo, venne col Colderoli

Governo

ri-

esser

a Barcellona,

d'onde nel luglio 1821, mosso anche da una lettera di suo padre, fece il

Lamini. Narra, che mentre venne a Milano per

ritorno in patria con Luigi

presentarsi alla Polizia, udì discorrersi

arresti che

molti

dei

costantemente.

— Partesotti

si

rammentava di aver già

della partenza, udito parlare della rivolta in Piemonte

deravano come inutili gli

sforzi dei Piemontesi,

potuto sostenere nella

bero

lotta in

dell'esercito Austriaco contro cati

i

che

Napoletani,

si

incomin-

Svizzera ove stette

ciava allora ad eseguire, per la qual cosa fuggì nella

in

Pavia, prima

disse che

si

consi-

imperocché non

si

avreb-

prendendo

;

norma dalla mossa

prevedeva sarebbersi impli-

si

— In Alessandria vide quasi sopra prosegue, loro tenore due o 3 firmati da Ansaldi. —

anche i Piemontesi

coli' Austria.

ogni angolo della città dei proclami del nuovo Governo rivoluzionario. Ne

ha letto

*

era,

Il

far in sostanza conoscere

"

naie e di eccitarli ad accorrere in folla sotto le bandiere ,,.

al

sandria vide al Caffè Ansaldi e Santarosa, che tra

aver potuto distinguere

il

di'

popolo i vantaggi del Governo Costituzio-

*

loro

— In Ales-

parlavano, senza

tenore dei loro discorsi, e questi due individui

Governo. Partesotti sapeva i Capi del nuovo Capo degli studenti piemontesi era il Ferrerò. Avendo fatto schierare tutti gli studenti Piemontesi e Pavesi, disse loro che andavano ad essere

erano colà riguardati come che

il

sotto gli ordini del Capitano Avesana. Seppe poi che quei di Pavia pria di partire

andarono nella cittadella ad

gli studenti

— Vide che mentre erano

armarsi.

schierati in tal modo, l' Ansaldi e il Santarosa andavano su e giù

avanti di loro.

Tutta la piazza era ripiena di popolo, e quando partirono

—

un generale grido di Viva la Costituzione.

"

Per quanto intesi in

si

alzò

"

Piemonte, diceva l'Inquisito, i Piemontesi miravano a consolidare il

"

sistema costituzionale e a mettersi in forza onde difendersi nel caso che

*

fossero molestati dalla Francia o dall'Austria

Partesotti per rispetto alla causa che diceva

»

.

loro

— Reggiani smentiva

averlo

spinto

il

ad andare in

Piemonte. Reggiani deponeva che mossi dalla curiosità e per vedere più dappresso lo sviluppo delle cose politiche, andarono insieme in Piemonte deliberati di tosto rimpatriare. Reggiani poi nega di aver avuto qualche

incombenza dal Partesotti allorché ritornò la mattina dopo a Pavia, ed era ben lontano dal credere che il Partesotti volesse lungamente star assente dal Regno.

— Partesotti non cambiò però linguaggio per questo. Egli aveva

udito parlarsi gli studenti

dei federati in Piemonte,

ma non

prima.

Udiva

dirsii che

piemontesi erano tutti federati, ed avendo esso chiesto

aii me-

desimi che cosa significasse quella parola, gli fu risposto, che essi elano uniti stati i primi a proclamare la Costituzione, che sarebbero stati sempre uni va, è per mantenerla e che avevano giurato di ciò osservare. Questo, diceva, irsi significato che per bocca degli studenti Piemontesi ho io inteso darsi

il

alla

parola federato.

mn — Egli non sapeva che federati non avessero nissun i


_

CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

523

sogno distintivo. Si ricordava bensì d'aver visto che gli studenti Piemon-

portavano un nastro nero

tesi

al

braccio sinistro o alla bottoniera, ma gli

fu detto che quel segno era allusivo alla morte di alcuni studenti avvenuta in Torino per la zuffa seguita in quella Università.

— Disse di aver osser-

vato che questo nastro veniva portato da pressoché tutti gli studenti Pavesi.

Lo vide particolarmente portare dal Picozzi, dal Baguzzi, dal Poggiolini e dal Quadrio, ed ammette di averlo portato ancora esso in Alessandria.

—

poteva desumere dalle risultanze

Si

della principale

inquisizione, che

per gli statuti della federazione ogni federato nell'epoca della rivolta doveva

come distintivo un

portare

nastro.

quegli studenti di Pavia, che

Avvi adunque motivo di ritenere che

metteano quel nastro in Piemonte, fossero

Rocchi affermava che il nastro non era riguardato in

fatti federati.

stati

si

Piemonte come segno caratteristico del federato. Se adunque lo portò anche

dovrebbe desumersi che fosse stato tratto già in Pavia in quella

l'inquisito,

Ma desso ha ciò costantemente negato. — Esibitigli

i

proclami

emanati in Piemonte dal Governo rivoluzionario, riconosceva

il

proclama

ocietà.

marzo 1821, sottoscritto dal Santarosa e nel quale spicca il più feroce

23

— Quivi parlando della fuga del Principe di

Pilatismo contro l'Austria.

Darignano, ne incolpava alcuni uomini

patria

della

disertori

— Quivi parlando dell'editto di S. M.

e

del-

ligi

Re Carlo Febee, con ;ui riprovava le seguite politiche innovazioni, diceva che un Re Piemontese, n mezzo agli Austriaci suoi naturali nemici era un Re prigioniero, e che 'Austria.

oerciò

non

doveva osservare i suoi ordini.

si

*

mandanti dei Corpi,

"

se non questo solo.

Quindi proseguiva

Ufficiali, Sottoufficiali e soldati ! Qui

—

*

Co-

non vi è scampo

Annodatevi tutti intorno alle nostre bandiere, afferratele,

te a piantarle

sulla

sponda del Ticino e del Pò : la terra lombarda vi

lombarda che divorerà

'

aspetta: la terra

'

nostra vanguardia „.

'

negare che

i

il

—

"

i

suoi nemici all'apparire della

Non posso, diceva allora l'inquisito, non posso

proclami Piemontesi

;he le lor mire erano di venir

facevano tutti in sostanza

conoscere

ad invadere la Lombardia. „

Partesotti dopo queste ammissioni riteneva di non esser colpevole di alcun lelitto.

Egli assicurava di

lato, e

voleva

non esser andato

nemmeno aver fatto

il

in

Piemonte per fare

il

sol-

soldato coll'aver prese le armi nel

uodo da esso narrato. Egli protestava di essere stato indifferentissimo alla àega che prendeano ià

per fare

il

le

soldato,

irenova e quindi in

cose politiche.

— Io ho preso

il

fucile, diceva, non

ma unicamente onde aver un motivo di recarmi a

un porto di mare.

— La promessa che diedi all'Ave-

ana col dirgli, entrerò anch'io, dimostrava che non era mia precisa intensione di

farmi soldato,

Lnui eccitamenti.

ssendo già sera e ere coi

|ome

si

'orino.

ma detto unicamente per sbarazzarmi dai suoi con-

— E se avea dormito la notte nel quartiere, ciò fu perchè il

tempo piovoso, estimò opportuno di fermarsi al quar-

compagni. Ei osservava che non sapeva comprendere come il suo trovasse nel ruolo della Giunta di Alessandria,

— E per rispetto

alle deposizioni

di

come in quello di

quelli che indicavano

anche


524

lui

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

membro del Corpo dei Veliti, rifletteva che avran giudicato nel vederlo

in loro

compagnia,

risultanze

ma che il loro giudizio era erroneo.

— Dietro queste

a e a processuali la Commissione di I I. med Sent 14

aprile

dichiarò Attilio Partesotti reo d'alto tradimento ed attesoché

il

a.

e.

medesimo

nel mese di aprile 1821 non avea ancora toccato l'anno vigesimo lo conLa Commissione di 2 a Ist. nella sedannò a 10 anni di carcere duro. 6 duta 26 maggio confermando la preced Sentenza quanto alla reità, ridusse la

pena ad anni 5

di d° carcere.

— — Ambidue queste deliberazioni furono

prese a voti unanimi e sono pure unanime le Istanze inferiori nell'invocare

—

Il devotisuna ulteriore mitigazione di pena a favore del delinquente. simo Senato non poteva dissentire dal parere dei Tribunali preopinanti. Quand'anche si volesse ammettere che il Partesotti sino al dì 7 Aprile (essendo

questo il giorno in cui

ricorre

straniero al corpo dei Veliti, fessioni ritenere, che

a

il

si

Sabbato da lui indicato) fosse rimasto

dovrebbe però in conformità alle sue con-

quell'epoca sollecitato ripetutamente dal capitano

Avesana promise di entrar anch'esso in quel corpo che dopo questa promessa andò a dormire nel quartiere come ogni altro soldato, al med° appartenente che la mattina successiva si munì anch'esso di Carabina e muni:

;

zione e così armato al suono del Tamburo seguì

verso Genova ordinata dal Comandante. le forze del

il

nella marcia

corpo sud

— Se in tal modo egli accrebbe

Governo rivoluzionario, le cui mire ostili contro

legittimo

il

Suo Sovrano confessava di aver desunte dai proclami letti in Alessandria, egli è chiaro, che con ciò si è reso colpevole d'alto tradimento e come e e tale va colpito dalla sanzione penale §§ 53 e 431 Cod pen 6 a Il Senato convenne però nell'opinione esternata dalla Commiss di 2 Ist. che attesa la giovanile età del Partesotti possa la detta pena in via di .

mitigazione ridursi ad un termine minore di anni 5, il quale venne fissato a mesi 3 di carcere semplice avuto riguardo alle circostanze che militano

medesime che determinarono il Senato a miti-

a suo favore e che sono

le

gare la pena dettata

Cavallini.

al

Arch. del Min. di Giustizia, VI

—

Rescritto imperiale sulla sentenza

pronunciata dal Senato L.-V. contro Partesotti, S. Moretti ed

Caro Vice- Presidente d' Eschenburg ! 14 luglio 1824, con cui Mi

si

— Sul rapporto del Senato L.-V.

rassegnarono varie sentenze, sopra individui

imputati d'alto tradimento, Io trovo di determinare quanto segue tenze con cui

il

altri.

:

Le sen-

Senato ha sospeso per difetto di prove legali il processo

a carico di Bazza, Ventura, Lecchi, Mortara, Rovati e Melloni, e così pure le deliberazioni per desistenza dall'investigazione intrapresa contro Picchioni,


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

— La sentenza

Ghìslanzoni e Damiens mi servono di notizia. conti'O

Cavallini e Partesotti, e

operativa

dal

la

proferita

mitigazione deliberata dal Senato sarà

della deliberazione medesima.

dì

526

La sentenza condannatoria

pronunciata contro Moretti viene da Me approvata in quanto a di lui carico

concorrano

gli

trario attendo

estremi tutti dal § 410 il

Cod e pen e prescritti; nel caso conmodo di trattarlo. Ove d'al-

parere del Senato, intorno al

tronde il Senato persistesse nella Sentenza già da lui proferita, avrà da scontare la pena nel castello di Spielberg (1). giustizia la

il

Moretti

— Condono per atto di

pena capitale a Giacomo Viola, Gio. Batta Rocchi e Cerri Felice

ed approvo la loro punizione nel

modo

mitigazione nonché la pubbl e a loro tiva proposizione.

dal

Senato proposto in via di

della sentenza a termine

— Di tale mia risoluzione dovrà

il

della rela-

Senato Lombardo-

Veneto senza indugio dar notizia al Mio Presidente del Governo in Milano, incaricando il Presidente della Commissione speciale di 1* Istanza di non passare alla pubblicazione della Sentenza sino a che il Conte Strassoldo gli

avrà partecipato ch'essa possa senz'altro effettuarsi.

veranno tuito dal

al

Senato col mezzo della Diligenza e

— Gli atti per-

Rapporto Le verrà resti-

il

mio Presidente del Dicastero Aulico di Polizia.

Vienna li 25 ottobre 1824. (Arch. del Min. di Giust., VI-100, N° 246).

Francesco.

" Le deposizioni de' complici potranno esse pure (1) § 410 Cod. Pen. Austr. formare una prova legale della convinzione dell'incolpato, quando due complici faranno una concorde deposizione sul delitto da essi commesso unitamente

all'altro correo, e

che avranno non solo ripetuta nel

loro deposizione in faccia all'incolpato correo,

sopra domanda espressa

da

farglisi

in

confronto giudiziale la

ma l'avranno anche confermata

questi casi dopo che sarà loro stata

intimata la condannatoria sentenza „. In questo caso poi è palese

il

desiderio dell'imperatore che al Moretti ve-

nisse risparmiata l'applicazione del § 430 (per mezzo del § 410 C. P.).

nato aveva in sua

mano la salvezza

dell'imputato

:

la

parola stessa

*

Il

Se-

persi-

stere „ suona quasi un appello alla clemenza dei giudici. Ma il Senato non mutò le sue conclusioni.

Il

Risorgimento Italiano.

— IV.


526

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

APPENDICE VI. Il

testamento di Federico Confalonieri. (Dallo Spielberg li 7 luglio 1834)

Testamento

di

Federico Confalonieri

(1).

Disposizioni in caso di morte.

Di fuori: Mie disposizioni Inter Mortuos da conservarsi presso l'autorità sino all'Evvenienza di mia Morte Naturale e dopo la verificazione di Essa

da essere consegnato agli contronominati miei Esecutori Testamentari-Fiduciarj,

il

Sig r D.

Carlo

Calderari

del

quondam Conte Leonardo ed

il

Sig r n. n. Erede della Defunta mia Consorte. Dallo Spielberg

7 luglio 1834.

li

Federico Confalonieri. Testo.

Dallo Spielberg

Approfittando

li

7 luglio 1834.

con riconoscenza della benigna Sovrana Concessione di

poter disporre della mia sostanza Inter vivos et Inter Mortuos, e dichia-

rando queste mie disposizioni, come intieramente Fiduciarie, cioè rimesse alla sola

piena buona fede e religiosità delle

e

dispongo all'evvenienza 1°

di

sottonominate Persone,

mia morte in cattività come segue:

Prego e nomino miei Esecutori Testamentarj fiduciarj il Sig r D. Carlo

Calderari ed

il

Sig r n. n. Erede della Defunta mia Consorte.

2° Lascio che tutto il disposto dalla detta Defunta perciò che risguarda-

(1)

zione

Arch.

Gen. Min.

Int.

— Fu da me inserito, dopo la sua ricomposi-

Cap. VII), nell'incartamento 8009 (anno 1835). anche per le disposizioni seguenti. (v.

Questo numero vale


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

527

debba avere la sua piena e medesima esecuzione come

in proprio

s'io

morto nella Cattività ab Intestatu. 3° Lascio e nomino la Persona cbe verrà scelta e nominata ad hoc Sua Em za l'Arcivescovo di Milano, in mio Legatario Fiduciario colla iisposizione fino alla concorrenza di Aus. che Lire mille)

fatte conoscere dalla

4° Lascio ciario

quattrocento-

(dico

da essere erogate secondo quelle mie intenzioni, che in piena facoltà

disporre

il

le

verranno

Prelodata Emin. za Sua.

Somma, sia

della corrispondente

20

annualità perpetua di Aus. che L.

(dico

Capitale e di parte di annuo reddito,

ventimille),

sia

di

parte

di

norma delle semplici sue

tutto a

il

buona fede e rimossa ogni eccezione.

dichiarazioni e prescrizioni in piena 5° Lascio alla sorella

Detto Legatario Fidu-

disposizione del

e

dell'intera Capital

sia

Defunta mia Consorte Sig r " D. Carolina

della

Casati Sirtori, a causa delle particolari circostanze di Sua famiglia la Capital

Somma di Aus. che L. 6° Lascio al

(dico sessanta mille) per

m

della

Defunta

tutti

Libri,

Quadri

ecc. ecc. esistenti

varsi fra ticolare

i

miei Mobili, Arredi, Effetti preziosi e

detti effetti

i

una volta tanto.

nominato mio Esecutore Testamentario Sig r n.

riconoscenza

Erede

Milano, sotto l'ingiunzione da prele-

in

ed assegnarsi come

segue. 1° In attestato di par-

persone che ne' tempi dell'infelicità della

quelle

a

n.

non preziosi,

defunta abbiano meglio meritato

della

Sua amicizia

e

gratitudine, delle

congrue memorie da scegliersi a scarico di delicatezza, di concerto coll'altro Sig r D. Carlo Calderari. 2° In attestato di mio

Esecutore Testamentario

particolare rispetto ed affetto alla

Madre

a

mia Madre

della Defunta, Sig ra D. Luigia

da Siena di Innocenzo

da Imola.

menti

Test. Ho

al

Coesecutore

Inglese già trovantesi presso

la

Madonna dell'Agricola ed

Settala Casati la S ta Catterina

3° In

attestato di cordialissimi

Sig r D. Carlo

Calderari

mio

il

senti-

Orologio

R. Osservatorio di Brera, oppure le logge

l'I.

miniate di Raffaelle, a sua scelta. 4° Alla persona che sarà stata scelta a

mio Legatario Fiduciario, gravi incomodi libri innoltre

in

impartitigli,

il

attestato

dovranno abbrucciarsi

dente Ecclesiastico, verrà giudicato scritti

miei

o

gli

altrui

abbracciati tutti quelli

a

proffondo

di

grande quadro

me

del

ringraziamento

Tiziano.

quelli, che, dietro

che lo

conveniente

dovranno

diretti,

senza

il

5°

pe'

Fra miei

parere di prusieno

e

fra gli

eccezione

essere

;

che non venissero risguardati necessari ad essere

conservati per l'unica gestione degli affari. 7° Lascio al

mio ragioniere ed agente Sig r Ferdinando Bolchesi con-

tinuando lodevolmente nel servizio mio annue (dico duemille) ed Aus. che Lire

—m

vitalizie

Aus. che Lire

—m 2

(dico cinquemille) per una sol volta tanto, '

8° Lascio la facoltà a' miei Esecut. 1

1

Testam." di poter innoltre rie©-


528

IL

trovino conveniente, con ricognizioni d'una

noscere, qualora

il

tanto, ed

vitalizie,

anche

RISORGIMENTO ITALIANO

quelle

persone

i

sol volta

me non cono-

servizi (da

cui

sciuti) potessero averlo meritato.

l'Istituzione di una Messa quotidiana perpetua, e di un da Morti per il riposo dell'anima della Defunta e per la mia; e l'erezione nel luogo di tumulazione della Defunta di un congruo Monumento Sepolcrale giusta le instruzioni e concerti da prendersi col mio Legatario

9° Lascio

Ufficio

Fiduciario, e ciò non à fasto od a vana mondana pompa ma unicamente ad esemplare ed edificante ricordanza di cotanta e sì esimia Virtù e Pietà Coniugale da me ahi troppo male! in questa vita corrisposta e rimeritata. 10° Lascio finalmente e nomino Eredi di tutto il rimanente dell'Aver mio, dopo l'adempimento di tutte le sovrapposte mie disposizioni il Venerato ed amato mio Genitore qualora Ei trovisi a me sopravvivente, e qua-

premorto i miei Fratelli di secondo modo, che verrebbe disposto dalla Legge, se io lora siami

quella guisa e

letto, in

morto

fossi

in Cattività

Ab lntestatu. 11° Coll'effettuarsi

epoca

in

corso

delle

disposizioni

presenti

intendo

che tutte

Inter Vivos, vengano

a

infino

le

cessare,

a tal

come pure

vengano dalle presenti ad annullarsi e dichiararsi senza effetto, qualsivoglia altre disposizioni precedenti di data che potessero

trovarsi.

Federico Confalonieri. (In tedesco): Si dichiara d'ufficio che

zione apposta

in

le

presenti disposizioni così

coperta, furono scritte

in

come

presenza del

la

dichiara-

sottoscritto dal

carcerato (Strafling) Federico Confalonieri di proprio pugno.

B. Direzione di Polizia

1.

Briinn

li

7 luglio

1834

Muth Consigliere di Governo e Direttore di Polizia. (I.

R. Direzione di Polizia, Briinn)

Sigla rossa in ceralacca.

Disposizioni in vita di Federico Confalonieri.

Di fuori: Mie disposizioni inter Vivos da essere consegnate di presente agli già nominati miei Esecutori Testamentari e Fiduciarj,

Calderari del quondam Conte Leonardo ed

il

Sig r

n. n.

il

Sig r D. Carlo

Erede della Defunta

mia Consorte. Dallo Spielberg

li

7 luglio 1834.

Federico Confalonieri.


" CONTRIBUTO ALLA STORIA

DE' PROCESSI

DEL VENTUNO, ECC.

Dallo Spielberg

529

7 luglio 1834.

li

Approfittando con riconoscenza della benigna Sovrana concessione di poter disporre della mia Sostanza Inter Vivos et Inter Mortuos e dichia-

rando queste mie disposizioni come intieramente Fiduciarie (cioè rimesse dispongo alla semplice e piena buona volontà delle sottonominate persone) ;

per ciò che riguarda 1°

come segue.

Disposizioni mie Inter Vivos,

le

Prego ed incarico le Persone (già da me colle disposizioni mie inter r

Mortuos nominate Esecutori Testamentari Fiduciari) e cioè il Sig D. Carlo Calderari ed il Sig r n. n., Erede della Defunta mia Consorte a volersi graziosamente incaricare dell'Esecuzione delle Presenti.

e

2° Si metterà a disposizione della Persona che verrà ad hoc scelta nominata da Sua Eminenza l'Arcivescovo di Milano, ogni anno fino alla

concorrenza della

Somma di Aus. ehe Lire

m

quindici

(dico

mille)

da

mie intenzioni che alla detta persona verranno ZR Sua. Sarà inoltre dispofatte conoscere per mezzo della prelodata Eminen. errogarsi secondo quelle

nibile dalla detta

Persona per una sol volta tanto fino

della Capital somma di L. Aus. che

(dico

alla

concorrenza

quaranta mille) coll'awer-

somma verrà da essa disposto, di altrettanta annua corrisponsione, in ragione dell'interesse del 5 p. 100, dovrà diminuirsi la da Lei disponibile annualità. Quindi è che se di tutta la Capital

tenza che di quanta capital

somma

delle

m

Lire venisse disposto, a sole L. *

:-,

verrà a residuarsi

m

l'annualità.

Si faranno

Per il riposo dell'Anima della Defunta mia Consox-te 1°

3°

giornalmente celebrare tre messe, una nel Luogo di sua tumulazione presso

i

P. P. Capuccini

S 1 Alessandro. Qualora

di "V'erano ; le

ed una presso

dette cellebrazioni

gnate Località effettuabili verrà supplito

il

i

una

;

P. P. Barnabiti di

non riuscissero

nelle

asse-

più analogamente altrove.

Un

congruo Ufficio da morti sarà inoltre cellebrato annualmente nel luogo di sua tumulazione il giorno anniversario del suo trapasso. IL L'Elemosina di

mano dei Luogo di della Comune di

Aus. ohe Lire 300 (dico trecento) verrà fatta distribuire per

PaiTOchi rispettivi sua tumulazione

;

ai

del

poveri più bisognosi delle Parocchie del

Luogo ove passò a miglior vita

;

Intendo Aust. che Lire 300 in cadauna delle sunnominate 4 Parocchie da distribuirsi annualmente. III. L'elemosina Zelo e della Comune di Valmadrera

:

di aus. L. 1000 (dico mille) verrà per una sol volta tanto assegnata alla nuova chiesa di Valmadrera pel provvedimento di ciò che verrà giudicato ne' suoi bisogni il più necessario e meglio inserviente al divin culto. IV Le

sovraannunciate disposizioni (N° 3)

saranno da eseguirsi

p.

parte ed in

nome della Defunta senza minima menzione del mio nome. 4° Quelle

Persone già in mio Servizio e passate in servizio altrui cui


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

530

potesse venir continuata una parte di

salario coll'ingiunzione di rimanere

verranno lasciate in piena disposizione della loro pei'sona, e

disponibili,

dopo 5 anni di decorrenza dal suo comminciamento verrà a cessare quella parte di salario che potrà essere

però fossero

stata

loro assegnata.

Se per incapacità

medesime rimaste senza servizio verrà, detta parte di loro

le

salario, loro continuata.

5° Verrà pure a cessare la gratuita corrisponsione che fu da

gnata al Castoro tostochè siane in

lui cessato

il

me asse-

bisogno.

6° Quella annuale corrisponsione di cui potrà essersi trovato godente in causa di suo servizio

od

in causa gratuita, all'epoca della

morte della

'

Defunta il di Lei Perruch. 6 Castoldi, qualora egli trovisi 1

in bisogno, ver-

ragli a datar dalla presente continuata.

mio Ragioniere ed Agente Sig

7° Il già

1'

Ferdinando Bolchesi verrà

posto in conoscenza, essere da me stato per lui provveduto nelle mie disposizioni post

mortem, continuando

8° Tutte le disposizioni e

egli

lodevolmente nel mio servizio.

misure provvisorie che, toccante le cose qui

contemplate, potessero essere fin'ora state prese e poste in corso, s'intende abbiano, col rendersi note le presenti, a cessare.

Can c0 D. Ferdinando Belifomi venga ad essere

9° Intendo che al Sig r

bonificata quella parte che,

tutto ben liquidato, potesse essersi per parte

il

mia venuto a lucrare di netto nell'affare del sovvenimento da me fattogli a titolo unicamente ufficioso e non lucrativo. E poiché a questo titolo fu fatto a sola considerazione sua e quindi ad Personam intendo che quel beneficio che potrà risultare a suo favore siagli totalmente personale senza

verun obbligo

di condizione co' suoi cointeressati.

10° Desidero che venga riassunto

con mio Padre,

e di conserva

l'affare

con piena tranquillità delle parti u

Su di ciò:

Se essendosi

cioè,

consenzioso esame, in concorso

in

Combielli, onde

definito. Il

come

ritengo, dai

io

esso

possa essere

punto di considerazione cadde Sequestratarj delle

meno alla debita vigilanza per

Scorte del Fittabile Fedeli mancato più o

impedirne il traffugamento e la dispersione, non possa esserne risultata più o

meno indebita la rivversione fattasi contro la Sigurtà Combielli, e quindi meno obbligo di rifacimento di danni o di compensazioni

decorrere più o

verso

il

Combielli medesimo

trovertibile

;

„

— So che legalmente l'affare non è con-

so che a titolo equilativo e

benefico furono già assegnati al

detto Combielli in diverse epoche alcuni compensi fare sia stato

giammai esaminato sotto

di

ma non credo che l'affondo ed in

questo aspetto

a

mio Padre

Zio unitamente

foro coscentiae. 11° Desidero venga

fatto

conoscere

all'attestazione dei più rispettosi

a

e

ed affettuosi sentimenti del mio animo,

che la sola convinzione di poter recar loro una troppo grave e mal gradita molestia ha potuto rattenermi dal pregargli a voler Eglino stessi avella

bontà d'incaricarsi delle presenti mie disposizioni come d'ogni altra cosa

che mi riguardi, giusta

il

mio vivissimo desiderio.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

12° Tutte

le

531

presenti disposizioni saranno durature fino a tanto che

con altre o contemporanee o posteriori venga ad essere altrimenti stabilito e disposto.

Federico Confalonieri.

(In tedesco) così

:

Si dichiara

ed afferma d'ufficio che

come la dichiarazione apposta

le

presenti disposizioni

in coperta, furono scritte

in

presenza

del sottoscritto dal carcerato (Strafling) Confalonieri di proprio pugno.

1.

R. Direzione di Polizia

Briinn

li

7 luglio

1834

MUTH Consigliere di Governo e Direttore di Polizia.

(I.

R. Direzione di Polizia, Brùnn) Sigla rossa in ceralacca.


632

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

APPENDICE VII. Le note - commento di G. Pallavicino al 1 e II volume delle Memorie di A, Andryane,

MÉMOIKES d'un

Pbisonnier d'état

au Spielbekg par Alex. Andryane

compagnon de captivité de l'illustre

comte confalonieri

AVEC DE NOTES HISTORIQUES

PAR LE NAIN GeOFFREY compagnon de captivité d'Alex. Andryane

(1)

(1).

Due grossi quaderni, scritti di proprio pugno del Pallavicino. Sono nelnon numerati, nel

l'Archivio Generale del Ministero degli Interni di Vienna,

N° cardinale 2772 (anno 1837). Sino al cap. 8 del I voi. ho riassunto in italiano il testo delle pagine citate dal Pallavicino; dal cap. 8 in poi furono riprodotte le frasi stesse tolte dalle

Memorie e su cui il Pallavicino vuol richiamare l'attenzione del lettore. Il

riassunto italiano dei brani francesi trascritti

dal Pallavicino nelle sue

note-commento dei primi 8 capitoli del I voi. fu consigliato da ragioni di spazio.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

533

Qae cette histoh-e est sage, intéressante! Cornine

elle

forme

et l'esprit et le eoeur!

mes amis, vivons en bons ChrétiensL. C'est le parti, croyez moi, qu'il faut prendre.

Cap.

1.

Renommée! o

"

puissante déesse!

Qui savez tout et qui parlez sans Par charité, parlez un peu de nous

!

,

Dopo aver parlato del modo come si abbandonò alla vita vor-

Pag. 18.

ticosa di Parigi e ai suoi piaceri, l'Andryane dice alla

cesse,

:

moda, ero citato per i miei vestiti, pei miei

'

Divenni un giovanotto

cavalli, pel gioco,

per le

mie stravaganze... à la mode,

Var.

"

Car j'avais tout,

beauté „.

artifice et

Pag. 19. Testo: Schiavo dell'abitudine e della vanità, piuttosto che dei vuoti piaceri che cominciavo a prendere a noia, andavo avanti così... quando

una circostanza fortuita venne a fermarmi d'un tratto sulla china fatale... Nota

So che un giorno scappando indebitato,

:

dicesti ai creditori: ho già pagato.

Mentre fai nuovi debiti, lo

so,

Or dici ai creditori: pagherò Pag. 19. Testo: Allora rossii

della

i

miei occhi cominciarono ad aprirsi, allora ar-

mia ignoranza, della mia nullità;

e

rimpiangendo

i

giorni,

ahimè! così follemente perduti, risolsi di lasciare per molto tempo questa città di perdizione,

ove

avrei

tentato invano

di

intraprendere con frutto

l'opera di riabilitazione morale...

Var.

:

.

.

.

così

pazzamente perduti je résolus de quitter pour longtemps :

cette ville de perdition où des créanciers

personne,

impitoyables s'attachaient sur ma

comme un vampire sur leur proie.

Pag. 21. Testo: (dopo aver raccontato come, in odio alla vita oziosa di Parigi, l'A. si ritirasse a Ginevra per compiervi i suoi studi) quella meschina

esistenza di scolaro dell'elegante di

che

capitale,

contrastava

era

così

ogni minuto

godimenti ignoti, che mi facevan

fortemente colla vita luminosa per

benedire

me

fonte

di

piaceri nuovi,

l'ora in cui, grazie ai con-

sigli di mia sorella, avevo preso finalmente la risoluzione di ritirarmi da un mondo corruttore che mi snervava corpo e spirito, per venire nella solitudine, spogliando il vecchio uomo, e riconquistare la stima di me

stesso


534

RISORGIMENTO ITALIANO

EL

Var.: nella solitudine, spogliando i miei debitori, e riconquistare l'incoraggiante speranza di essere un giorno contato fra i cittadini virtuosi. Pag. 28. Testo: (dopo essersi abboccato a Ginevra con Buonarroti e

averne ricevuto istruzioni e carte, l'A. è sul procinto di partire per l'Italia e secondo le convenzioni, riceverà da un affiliato documenti importanti) :

nella

prima città del Piemonte o della Lombardia, dove mi sarei fermato. Si fece servitore a Bonaparte,

Nota:

Or fassi a Buonarroti servitore:

E così senza dadi e senza carte Vien giocando

—

sé stesso

Pag. 28. Testo: (dopo una tirata contro

i

il

giocatore.

tiranni) felice di

potermi dir

morendo che avevo contribuito colla mia devozione ad affrettare di qualche giorno, di qualche ora, il momento della liberazione di un popolo di cui avevo sempre pianto Nota. Voilà de

un débiteur

ici

la schiavitù e

la philantropie

!

maledetto

gli

oppressori!

dommage que le philantrope soit

C'est

insolvable.

momento di partire per l'Italia, l'arrivo a Ginevra Lucy turba la risoluzione dell' A.). Abbandonare Lucy! Al momento in cui le sue parole, le sue tristezze mi rivelavano il suo amore, Pag. 34. Testo: (Al

dell'amata

era,

ecc.

À un homme vain, indiscret, qui est grand parleur et mauvais

Nota:

plaisant, qui parie de soi avec confiance, et des autres avec mépris... sans

moeur, ni probité, de nul jugement, et d'une imagination très lui

libre,

il

ne

manque plus, pour étre adoré de bien de femmes, que de beaux traits (La Bruyère).

et la taille belle.

Gap. 2. Il

Pag. 50. Testo

courut dono à travers cent hasards

Au beau pays conquis par les Lombards „.

"

:

Nota

:

un ignoto italiano, a Lugano, l'itaQuando saremo italiani ?

(in un discorso con

liano dice la seguente frase)

Jeune homme

!

il

:

t'est

permis d'étre patrìote, pourvu que ton pa-

triotisme ne donne atteinte ni à ton honneur, ni à ta conscience

;

de VÉvangèle n'est pas le jeune imprudent qui conspire contre l'état:

Le Briitus le

chef de

mais le chevalier sans peur et sans reproche, qui lui prète serment de

fidélité.

Pag. 52.

(Il

giovane di Lugano offre

all' A.

i

suoi servizi, concludendo)

:

potete contar sul mio zelo.

Nota: Così parlava

lo

la fede al re, per giurarla

sconsigliato

giovane, che, nel 1821, aveva rotta

ad un sultano.

Nota d'un federato lombardo.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

" Il

s'est

Est-ce

Pag. 66. Testo

535

vendu, mais c'est au plus offrant un grand mal? On vit de son talent ».

(Uscendo dall'hotel della croce di Malta, a Milano, l'A.

:

ode dei tamburi e vede una batteria di cannoni carichi, dinnanzi ad un corpo pugni chiusi,

di guardia). Coi

questi emblemi della

forza,

occhi

brucianti,

un

ha

gli

che

re

mi fermai di fronte a

chiamati con tanta insolenza

ultima ratio regum.

Nota: Roscius entre sur la scène de bonne gràce; et j'ajoute qu'il a les

jambes bien tournées, qu'il joue

bien, et de longs ròles... mais ce qu'il fait,

est-ce la eh ose la plus noble et la plus honnéte que Von puisse faire?

Un moraliste. tirata, e rivolto ai tii'anni, esclama):

Pag. 66. Testo: (L'A. seguita nella

malheur à vous Nota: C'est une grande misere de n'avoir pas assez d'esprit pour bien parler, ni assez de jugement pour se taire. Voilà le principe de toute im!

La Bruyère.

pertinence!

Cap.

4.

mon empire! nom qu'on y rend les arréts?

Quoi! Les Anglais règnent dans C'est en leur

que mes sujets

C'est de leur part, hélas! 4

Sont de Paris envoyés aux galères? „

Le Roi Charle. Pag. 73. Testo

:

aver

(dopo

fatto

seguita): Occorre oggi, chi potrebbe

lodi

del carattere milanese, l'A.

negarlo?

Occorre oggi più che il

le

benessere materiale..., ecc.

Nota:

"

De très grands clercs ont gate par leur glose

"

Un si beau texte...

Pag. 74. Testo: (Non

vi

è

che

un

egoista,

un

cortigiano, che possa

trattar di imprudenti, di insensati, di colpevoli, quelli

che

si

sacrificano

per trarre finalmente questo popolo asservito dal suo degradante torpore,

facendo splendere

Nota

:

ai

suoi occhi la fiaccola della ragione e della libertà.

Sauf toy, o homme, disoit

première, et

a,

selon son

ce

dieu, chasque

chose

s'estudie

la

besoing, des limites à ses travaulx et désirs.

Il

n'en est une seule si vuide et nécessiteuse que tot/, qui embrasses l'univers.

Tu es le scrutateur sans après tout,

le

cognoissance,

le

badin de la farce.

Pag. 74. Testo

:

magistrat sans jurisdiction,

et,

Michel de Montaigne.

Appena un popolo è ridotto a non essere che il fattore

o lo schiavo di chi lo sfrutta

e l'opprime,

deve gemere sulla sua umilia-

zione e sulla sua schiavitù, deve arrossirne e tentar tutto, per rompere

vergognoso giogo che lo

affligge.

il


536

IL

Nota:

Il est

RISORGIMENTO ITALIANO

aysé d'accuser

bien

choses mortelles en sont pleines le

mespris de ses anciennes

il

;

d'imperfection une police, car toutes

un peuple

est bien aysé d'engendrer à

observances, iamais

homme

n'entreprint cela

qui n'en veinst à bout; mais d'y restablir un meilleur éstat en la place

de celuy qu'on a ruyné, à cecy plusieurs se sont morfondus de ceulx qui l'avoient entreprins... Je

me

laisse volotUiers

mener à Vordre publicque du Montaigne.

monde. Pag. 75. Testo: (L'A. seguita nella apostrofe

ai Milanesi):

Avete terre

bei palazzi, belle donne...

fertili,

Nota

:

Mr Andryane n'a rien de tont cela, mais ce sont des belles femmes,

des beaux palais, des terres fertiles qu'il veut avoir, coéte qui coùte!

Pag. 75. Testo

:

.

.

.

Non sentite a volte che è vergognoso, vergognoso,

vi dico, passar così la vita a gozzovigliai'e (godailler)?

Nota dis-je,

:

Oui, malheureux esclaves

!

C'est

une honte

— une honte, vous

de passer ainsi sa vie à godailler. Mr Andryane ne godaille pas

:

—

il

demande au bon Dieu son pain de chaque jour, et la remission de ses dettes.

Panem nostrum quotidianum da nobis hodie,

et

dimitte nobis debita

nostra „.

Pag. 75. Testo: ....l'autorità gelosa che non vuole che

pensiero

il

si

innalzi e pretende abituarvi a considerare come età dell'oro l'epoca in cui il

taglio di

un abito, il successo

di

un'opera

e

gli

amorosi di

intrighi

alcune donne alla moda sono il principale soggetto di conversazioni di tutta

una città? Nota lei l'auteur n'est pas M. Andryane, mais V illustre comte, qui aurait pu embellir son sermon, en ajoutant: :

u

Si j'étais roi, je

voudrais ètre juste,

Dans le repos maintenir mes sujets, " Et tous les jours de mon empire auguste, " Seraient marqués par des nouveaux bienfaits „. '

Pag. 76. Testo: (a proposito dei giornali di Milano che non occuparsi che di pedante e inutile erudizione, senza toccar pensiero)

.

.

.

simili a quelli che

si

stampano ogni giorno

le

potevano

questioni di

nelle

provincie

sottomesse all'Austria, e di cui Venezia sola, al bel tempo della serenissima repubblica, potrebbe offrire

Nota:

toi,

un facsimile.

Sottise!

grosse déité

De qui les flancs, à tout àge, on porte Plus de mortels, que Cybèle feconde N'avait iadis donne de dieux au monde,

Qu'avec plaisir ton grand

ceil

—

hébété,

Voit les enfants dont ma patrie abonde! Sots traducteurs,

et sots

compilateurs,

Et sots auteurs, et non moins sots lecteurs...


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

Pag. 76. Testo:

..

537

.questa rinunzia ad ogni speranza d'un avvenire mi-

gliore, che animalizza

l'uomo, e gli fa dir come Sganarello:

Quando ho

ben bevuto, ben mangiato, ben digerito e ben dormito, che mi manca? Nota: C'estoit une certaine affetterie consente de sa beauté, qui faisoit

un peu pencher la teste d'Alexandre sur un coste, et qui rendoit le parler mol et gras Julius Cesar se grattoit la teste d'un doigt, qui

d'Alcibiades

;

est la contenance d'un

ce

homme

rempli de pensements pénibles; et Cicero,

me semble, avait accoustumé de

rincer le nez, qui

signitìe

Pag. 79. Testo di orgoglio, di

Nota: Ce

:

Qualcuno, è vero, accusava Confalonieri di ambizione e

imprudenza o di debolezza;

ma...

n'est pas étonnant que les Milanais accusent Confalonieri

bition et d'orgueil, d'imprudence dit très bien

un naturel

Montaigne.

mocqueur...

ou de faiblesse:

Mr Andryane " ont l'esprit juste „

les

Milanais,

d'am-

comme le

(1).

Pag. 80. Testo: Tutto quello che sentivo successivamente per Confalonieri, interessandomi di più alla sua sorte, aumentava ogni istante il mio desiderio di poter conoscere

un giorno quest'uomo a cui si potevano appli-

care nella sua patria questi versi di Manzoni su Napoleone:

Segno d'immensa invidia

E di pietà profonda, D'inestinguibil odio,

E d'indomato amor. Nota

:

prose de

Au lieu des vers de Manzoni, on doit appliquer à Confalonieri la Madame de Stagi: "... Il regarde une créature humaine comme

un fait, où comme une chose, mais non comme un semblable. Il n'y a que lui pour lui; tout le reste des créatures sont des chiffres. La force de sa volonté consiste dans l'imperturbable calcul de son égoisme. Ni la pitie, ni l'attrait,

ni la réligion,

ni

que le juste doit étre pour

idée

quelconque, ne sau-

principale. Il est

pour son intérét ce

l'attachement à une

raient le dótourner de sa direction la

vertu:

si

le

but était bon, sa persévérance

serait belle... „.

Heureusement que la capacité de l'illustre comte n'est pas à la hauteur de sa gigantesque ambition

(1) (2)

(2).

Voyez pag. 73 (Nota del Commento). Voyez pag. 373, 374 (Nota del Commento) (In queste pagine è contenuta

una allocuzione in cui Salvotti cerca di persuadere l'A. a fare ammenda onorevole,

confessando quel che sa sulle associazioni, e gli mostra l'esempio del

principe di Carignano che espiò al Trocadero la

l'errore

commesso concedendo

costituzione. Molte frasi della tirata del nano Geoffrey sono tolte dalla par-

lata

del Salvotti).


538

Il

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

pompeux de président, de dictateur, a

a révé la puissance! Le titre

Le réve était beau, j'en conviens, mais il a failli lui coùter cher! Il n'a pas songé, \ imprudente qu'on ne se joue pas impunément de l'Àutriche, qu'on court de grands risques à l'attaquer dans ses principes politiques, et plus encore à exciter les sujets de S. M. l'Empereur, à se joindre aux ennemis de l'état. Ah qu'il s'en est peu fallu que le gouretenti à son oreille...

!

vernement imperiai dans sa juste colere fit pendre Vinsensé qui avait osé conspirer contre lui! Il peut rendre gràce à la générosité de l'Empereur,

M Confalonieri, r

qui a eu pitie de son inexpérience, car, sachez-le bien, n'est pas téte

si

haute que l'Àutriche n'atteigne, quand

il

il

s'agit d'attaque

contre ses droits, et d'excitation à la révolte dans ses possession

d'Italie.

Mi si parlò anche della fermezza colla quale sosteneva, sebbene gravemente malato, la prova così lunga e difficile di un processo Pag. 80. Testo

:

in cui aveva contro sé e l'accanimento

della

commissione, e

la debolezza

dei suoi coaccusati.

Oh que ne puis-je en grands vers magnifiques

Nota:

Ecrire au long tant de faits historiques!

Cap.

5.

Les Milanais ont donc perdu l'esprit. Pag. 83. Testo: ...Perchè

il

nostro Confalonieri è un

grand'uomo...

ma

qui non lo hanno compreso.

Nota: Cognovit bos possessorem suum, Israel

et asinus

praesepe domini sui:

autem me non eognovit et populus meus non intellexit. Isaias, Cap.

Pag. 83: ...Quegli esseri dalle vedute

strette...

che

4.

odiano tutto quello

che esce dalla loro angusta sfera, e che può compromettere la tranquillità della loro infingarda vita.

Nota

:

"

De ce pays la reine est la Sottise.

"

Ce vieil enfant porte une barbe grise,

bouche à la Dauchet:

"

Oeil de travers, et

"

Sa lourde main tient pour sceptre un hochet;

"

De l'Jgnorance elle est, dit-on, la fille,

"

Près de son thròne est sa sotte famille,

"

Le fol orgueil, l'Opiniàtreté, Et la Paresse, et la Crédulité...

1 "

Elle est servie, elle est fiattée au reine

Pag. 83. Testo

:

Non hanno osato di far di lui l'istigatore della rivolta

che costò la vita nel 1814 allo sventurato Prina, ministro

Nota: JHgnore la vie

„

si

Confalonieri

a

été

delle finanze?

Vistigateur de Vémeute, qui coilta

à V infortuni Prina, mais je sais qu'en 1814 il conduisit la populace


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

539

au Sénat, poter y briser le portrait de Napoléon, et détruire les espérances du prime Eugéne qui venait de promettre à l'Italie indépetidance et natio.

nalité.

Pag. 83. Testo

hanno sostenuto che voleva cacciar gli Austriaci

...Non

:

nel 1820 soltanto per farsi presidente della repubblica, o re... o che so io ?

Nota: L'illustre comte s'était fait président, avant méme d'avoir chassé Autrichiens

— faux calcul, qui

;

: uomo n

generoso, la cui superiorità

gravi

iniquitate, semini

nequam,

4.

Pag. 85: Ah! se altre

et la galère...

dei-elinquerunt Dominum, blasphemaverunt Sanctum Israel!...

filiis sceleratis:

Capo

le pilori

umilia!

li

Nota: Vaeh genti peccatrici, populo

Isaia,

valut

lui

Come sanno coprir di veleno la fama di

ag. 84. Testo: Vili! Rettili!...

questi

uomini avessero tanta risoluzione quanto noi

povere donne!

Nota:

"

Ciel!

que je ha'is ces créatures fières,

hommasses chevalières... ,

Soldats en jupe,

Pag. 85. Testo: ...ma sono troppo ricchi, troppo abituati ai loro comodi i

nostri Milanesi...

Nota: Voila des en

hommes qui sùrement n'étaient pas disposés a suivre,

1821, l'ótendard

Pag. 85. Testo

gano qualche

Nota

:

:

loi

agraire.

è

peccato

Ah

!

C'est vraiment

ìnen la pièce, dont

Pag. 85

:

;

non vi son più che le donne che

val-

dommage, que de pareilles Lacédémoniennes soient

mères d'un troupeau òHlotes.

femme (avouons que

en

!

cosa...

sceurs, épouses et

habillé

Mr Andryane, qui, entre autres choses, voulait

de

proclamer a Milan la

la

jupe

—

lei,

notre Alexandre,

lui sied à ravir!...)

Confalonieri est Vauteur

déclame fort

(1).

(a proposito del lutto di Teresa Confalonieri). Bisogna su questo

ai Milanesi, che hanno almeno compreso che la sventura, quando è sostenuta con grandezza, è tal cosa (royauté) cui tutti i cuori debbono rendere omaggio!

render giustizia

Nota: Voici la seule rogante que Cap.

l'illustre

comte n'ambitionne pas.

6. "

Muses, tremblez de l'étrange aventure,

tf

Qu'il faut transmettre à la race future!

Pag. 97. Testo:

...je

fis

donc

rapidement deux

ou

trois

pas vers

le

canapé.

(1)

Bisogna notare che tutto

il

è in lode diffusa di Confalonieri.

brano da cui sono tolte le frasi commentate


540

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Nota: Pauvre petit conspirateur, qui cache son portefeuille, dont le conpeut compromettre la moitié de l'Italie, sous le coussins de son canapé !

tenti

Pag. 99: (Dopo che Bolza ebbe trovato sotto

i

cuscini

i

documenti so-

Non mi restava dunque che sostenere degnamente la prova a cui

spetti)

ero per esser chiamato.

Sacrogorgon, qui se mourait de peur,

Nota: Cap.

comme il put, semblant d'avoir du cceur. „

"

Fit,

*

...Beati qui lugent...

7. „

lllvvDopo il primo risveglio dell'A. in carcere) Mi sgorgarono le

Pag.

lacrime per la prima volta.

Nota: Notre Alexandre fait des chateaux en Espagne, car il n'ose contempler de face

qui vient de fondre sur sa téte

la calamite,

pour la première fois Corretto in margine

—

il

pleure

!

:

Notre Alexandre passe en revue

Ce qu'il put faire et ce qu'il ne fit pas. „ N'osant encore contempler de face

—

sa tète,

il

la calamite, qui vient

de fondre sur

pleure pour la première fois...

Pag. 111. Testo: ...Solo salirò forse sai patibolo... Var.: Qui

me

soutiendra, qui

france...; je subirai

la prison, je

que

m'aidera à étre plus

fort

marcherai

à l'échafaud... Ah,

peut-étre

la

souf-

une pensée docourageante, que l'échafaud!!...

d'est

Pag. 111. Testo:

Nota:

...les

blessures et la guerison!...

La grace agit: elle empèche M Andryane r

de tomber dans

un

second accès d'abattement et de desespoir. Pag. 117. Testo:

...je

m'agenouillai sur la pierre!...

Nota: Qu'il est edifiant, son anxieté (*), (*)

Corretto in margine:

Cap. *

M Andryane, lorsque, dans son emotion, dans r

éleve son

il

àme à Dieu. il

leve les

yeux vers le ciel.

8

Plie

"

Joint les deux mains, et baisse son beati con!...

humblement l'un et l'autre genou, „.

8.

A a a, Domine Deus: ecce nescio loqui, quia puer ego sum.

Pag. 119. Testo:

Nota

:

...sans

Le bon M r Andryane, malgré les peccadilles de sa jeunesse, gardait

encore, en 1821,

l'etole

de l'innocence.

Pag. 125. Testo: je connais mes Milanais!... Var.

Cap.

:

„

avoir eu le loisir de les examiner.

je connais

mes Milanais

:

ils

ont l'esprit juste.

9.

Souffrir en paix, soupirer et se taire, "

Se résigner est tout ce qu'on peut

faire.

„


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

Pag. 137. Testo:

Nota:

...le

sort affreux qui lui est reservé.

On pourra douter du talent de M r Andryane, de son honneur, de de son imagination. Le roman, qu'il

courage; ...mais jamais

son

541

vient

de publier en est une preuve eclatante. Cap. 10. u

Point étourdi, point brouillon, point menteur,

*

Jamais méchant, ni calomniateur. „

une idée lumineuse, une révélation du

Pag. 145. Testo:

...c'était

Nota:

du diable a de l'invention... „

"

L'esprit

Pag. 160. Testo:

Nota: Écoutons

...en face

ciel...

de lui et des autres juges.

M Andryane. Aucune influence du passe ne viendra,je r

V espère, alterer le langage de moderation et de consciencieuse verité, qu'il s'est propose de tenir (Voyez pag. 12 et 13). Pag. 171. Testo: ...ne prouvent rien, si ce n'est une grande imprudence

ma part etc.

de

Var.:

prouvent

...ne

rien,

si

ce

n'est

une grande sottise de

ma

part

d'avoir apportò, en venant en Italie, des papiers dangereux, que je n'avais

pas examinés et que, dans mon innocence (*), j'ai cru pouvoir cacher à la margine: Lisez: et que, dans

mon canapé. mon innocence, j'ai cru

la police autrichienne, en les

cachant sous les coussins

police autrichienne en les placant sous les coussins de

Corretto

(*)

in

pouvoir soustraire à

mon canapé.

de

Cap. 11.

Dis-moi quel est ton métier, pauvre diable? „

"

Pag. 182. Testo: bien loin de s'en servir

comme de règles de conduite

et d'action.

Nota: C'est

pourtant à ce

méme catechisme, par

voulait catecbiser l'Italie, que nous devons, depuis un

lequel

M Andryane r

demi siècle, tous les

crimes politiques des deux hémisphères.

À cette

Variante:

de sicaire suivis par Il

faut

;

Louvel

epoque (1822), Sand venait de meriter l'imputation de regicide... Les deux assassins furent

celle d'impie et

d'autres assassins: Fieschi, Alibaud, Meunier etc.

donc conclure, que

les

grands

mots de republique, mori aux

tyrans, vengeance sur les traitres... sont un bavardage qu'on a toujours écoutè

—

et

qu'on écoute encore. Mais pourquoi cette apologie?...

Parce que

M Andryane a renié ses principes republicains, pour se fair

chambellan de

r

l'illustre

n'en avoir aucun.

comte.

- "Un caractère bien fade est celui de

„

Pag. 187. Testo: ...que mon sort avait touchée...

Nota: Qu'il est doux de toucher une jeune fille tendre

et sensible!...

Pag. 192. Testo: Io era fisionomista.

Nota: Attention! Les deux charlatans communiquent ensemble... il

Risorgimento Italiano.

— IV.

35


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

542

Pag. 197. Testo: pouvait seul inventer et se permettre. Nota hem hem Est-ce que l'influenee du passe viendrait par hasard !

:

!

alterer le langage de moderation et de consciencieuse verité

que vous vous

étes propose de tenir?

Pag. 209. Testo:

"

mea culpa ,.

Nota: Vous venez de nous peindre Salvotti comme un démon à face ...vous venez de nous dire que le gouvernement autrichien est d'ange pourquoi, M r Anle plus arbitraire, le plus injuste des gouvernements:

—

;

—

dryane, tant d'aigreur et d'exasperation ? L'adversité, selon l'auteur des mémoires d'un prisonnier d'état au Spielberg, n'aigrit et rìexaspère que les

àmes qui, dans le malheur, rìont pas su re-

monter à une source plus haute et plus pure, que celle de la volonté humaine (V. p. 13).

Pag. 210. Testo: ...Seul! Nota: Seul!... triste et decouragé!!

— Pauvre Alexandre!!!

Cap. 12. "

le opere

mie

Non furon leonine, ma di volpe. 8 Pag. 216. Testo: ...mais que sa volonté soit faite!

douloureux récit pourrait bien ètre un episode du roman

*

Mé-

Pag. 221. Testo: je m'appesantissais sur le passe et sur l'avenir! r Andryane n'a pas le don de la parole; mais il a celui Nota:

des

Nota

:

le

moires d'un prisonnier

d'état...

:

„

M

larmes...

Pag. 222. Testo

:

Mes yeux se remplirent des larmes.

Nota: Encore des larmes!... Pag. 225. Testo: " Lasciate ogni speranza, voi, ch'entrate. ,

Nota

:

"

Avere atteso al cuojo ed allo spago

"

Ora vorrebbe, ma tardi si pente. , (1).

Pag. 228. Testo

:

...Je voulais

mourir italien!...

Nota: Que M r Andryane plaisante

— à la bonne heure!

C'est là sans doute un sur moyen de plaire

Mais il a tort de pousser trop loin la plaisanterie il

:

en exagerant son róle,

detruit Veffet de la pièce.

Cap. 13. u

(1)

Inferno, canto

terrores

XX.

„ :

Domini militant contrame. ,


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. 1

543

Pag. 236. Testo: Ah, quelle est desolante cette triste revue d'une coupable vie.

Un homme vain trouve son compte à dire du bien, ou du mal de un homme modeste ne parie point de soi.

Nota:

La Bruyère.

mon Dieu! tu t'en souviendras au

Pag. 236. Testo: Ces benedietions, oh de Ii;Nota: ar

ta colere !...

Cum ergo facis eleemosinam, noli tuba canere ante te, sieut hy-

'

ab hominibus:

critae faciunt in synagogis, et in vicis, ut honorificentur

len dico vobis, receperunt mercedem suam.

Et cum

oratis, non eritis

,

sicut hypocritae, qui amant in synagogi»

ab hominibus: amen

et in angulis platearum stantes orare, ut honorificentur

dico vobis, receperunt mercedem suam.

„

Matthaeus, Cap. ...flattant le vice dorè et bafouant la vertu,

Pag. 237. Testo:

6.

qui n'a rien

pour se couvrir. Nota:

"

Dives locutus

est,

et

omnes tacuerunt: pauper locutus est

et

dicunt: quis esthic? ,

Ce monde helas! Pag. 238. Testo *

Nota:

Il Sig

r

:

„

Ah mon àme, abandonne-toi à ta tristesse !

è mesto: fatevi coraggio.

Francese

Pag. 239. Testo:

est bien un autre enfer...

...rien

que des larmes

Var.: rien que des larmes et la mort

„

!

(V. p. 157).

et la morti...

— ah!!!...

Pag. 239. Testo: j'ai peur!...

Nota

:

"

Che si faccia coraggio, non bisogna avvilirsi (V. p. 108).

mes traits se décomposeront... mes traits, mes baux traits! se décomposeront...

Pag. 239. Testo Var.:

:

Pag. 241. Testo: que le supplice

méme!

Nota: Mourir defiguré, les traits contractés... là suspendu, la tète penchée, le

cou brisé, les yeux... ah!

mort comment la sou-

c'est ignoble!... Une telle

tenir dignement?

Var.: Quel malheur pour les

eut decompose

artistes! quel

vandalismi!! si le bourreau

M Andryane... r

Il

romanzieri maggior de' romanzi*

Il

terror de' barattieri:

Il

campion de' liberali:

:

E più bello de' mortali!!! Pag. 244. Testo:

Il faut se

soumettre!

M

r Andryane de l'abime Nota: Puisque la clemence de l'Empereur a tire r Andryane, gràce à la clemence impuisque où il était tombe (var. :

—

periale, est revenu de l'abime,

M

ou il

était

tombe

— nous saurons bientót )


544

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

est capable;

nous savons déjà, que ce

une vaine celebrité qu'il ambitionne...

et qu'il n'aspire qu'à celle,

dont

de volonté

tonte la force n'cst pas

il

qui a pour base et poar but la vertu

Vutilìté.

et

u

Ah

!

l'esprit fin !

le

bon

homme! „

cceur! le saint

Cap. 14. "

La gioire efface tout

tout, excepté le crime.

„

Pag. 260. Testo: vint tomber à mes pieds...

Nota

Qnelle jeune fille aurait pu resister aux charmes d'un jeune homrae

:

aussi beau, que

M Andryane?... r

Cap. 15.

Ego Nabuchodonosor... somnium vidi.

— Daniel, Cap.

4.

Pag. 271. Testo: Lucy!

Nota:

'

L'homme et la femme est chose bien fragile;

"

Sur la vertu gardez-vous de compter.

8

Ce vase est beau, mais il est d'argil;

Un rien le casse: on peut le rajuster... „ Pag. 272. Testo:

elle s'était

emparée de mon àme!

M Andryane ne pense plus qu'à Lucy: r

Nota:

il

a oublié la jeune fille.

Pag. 276. Testo: ...mais qui se reveille dès que l'adversité et ses geuses péripéties l'atteignent Var.

mais qui se reveille (si l'homme est faible) dès que l'adversité

:

Pag. 278. Testo: et je

Nota: la chaste

ora-

etc. etc.

me tus.

M Andryane ne pense plus qu'à la jeune fille: r

il

vient d'oublier

beauté de Lucy.

Pag. 279. Testo: puis elle s'éloigna rapidement...

Nota:

Un beau jeune homme (de 24 ans); une jeune fille; un bouquet

de violettes idi/Ile.

C'est

;

des larmes, des sanglots, des frissons... en voilà assez ponr un

dommage que M r Andryane soit romancier, et nullement poeto.

Pag. 279. Testo

Nota: services

:

:

s'il pourait

t'exprimer sa réconnaissance.

On convie, on invite, on offre sa maison, sa table, son bien et ses rien ne colite qu'à tenir parole.

La Bruyère.

Pag. 279. Testo: C'était la vie d'Alfieri...

Nota:

Alfieri ne pleurait pas...

Pag. 281. Testo: sa tranquille retraite. Nota: Dans un roman, qui se passe dans une prison avant tout, un prisonnier rèveur tendre... Le

roman

d'état,

il

nous font,

— puis un juge inique — puis une

enorme araigné descendant mur, vient annoncer des changements heureux, des temps meilleurs... est

Pag. 282. Testo: et

parfait, lorsqu'une

debite des pareils contes?

siècle

du

qui resonnait sans cesse à mes oreilles. XIX! en France!! à Paris!!! qu'on nous

le tintement

Nota: Et c'est dans le

fille


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

545

Cap. 16. " et

ne nos inducas in tentationem

.

„

Pag. 284. Testo: Puis, lorsqu'en me relevant je vis des pleurs dans

ses

yeux Nota:

Lei

pleure

M Andryane, et pleure le conseiller Menghini: Jesi r

un duo. Pag. 300. Testo qui m'entourait

Nota

Si

:

:

tandis que

ma main déchirait avec convulsion tout ce

!

vous n'avez dans

le

coeur ni amertume, ni fiel, ni desir de ven-

geance (vous l'avez dit dans votre introduction)

:

pourquoi publiez-vous un

roman, qui n'a d'autre but, que celili de discrediter mix tjeux de toute V Europi-

VEmpereur et ses ministres ?

Pag. 308. Testo:

il

l'approuve...

Nota:

"

Del Diavol

io udi' già dire a Bologna vizi assai, tra

i

quali udi'

Ch'egli è bugiardo, e padre di menzogna.

"

„

Inferno, Canto 23, v. 142-45.

Cap. 17. "

Confiteor

Pag. 319. Testo: Et

„

les larmes, que je

Nota: Quelle richesse de larmes possedè

ne pouvais retenir etc.

M Andryane! r

Pag. 329. Testo: que la eommission avait sous les yeux...

Nota

Tous ont vaineu tous ont été défaits. Le grand Condé fut battu par Turenne; " Le fier Villars fut vaineu par Eugène; '

:

;

"

8

De Stanislas le vertueux support,

"

Ce roi soldat, don Quichotte du Nord, Dont la valeur a paru plus qu'humaine,

* *

N'a-t-il

pa vu, dans

le

fond de l'Ukraine,

À Pultava tous ses lauriers flétris Par un rivai, objet de ses mépris? „ Pag. 330. Testo: c'est la verité.

Nota:

*

Sans rien omettre,

1

Ce

qu'il savait;

il

raconta fort bien

— mais

il

ne savait rien „.

Cap. 18.

Vae vobis Scribae et Fharisaei hypocritae dealbatis,

os&ibus

:

quia similes estis sepulchris

quae a foris parent hominibus speciosa, intus vero piena sunt

mortuorum et omni spurcitie (Mattbaeus: cap. 23).


546

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Pag. 352. Testo d'une

:

n'y verrà qu'un louable scrupule qu'une juste crainte

qui

conscience

qu'en matière religieuse,

sent,

(Voyez

d'accommodements.

ne peut y avoir

il "

Additions ,).

Cap. 19. 8

mus „.

Parturiunt montes, nascitur ridiculus

Pag. 371. Testo: je reconnus l'importance de l'avis et ne

le

suivis pas.

M Andryane pouvait-il dire avec plus d'humilité je suis un sot r

Nota

:

:

Pag. 381. Testo

Nota:

Si le

:

gouvernement autrichien ne fait tomber que les tétes qui votre tète, M r Andryane, ne tombera pas: je vous

refusent de s'abaisser

en donne

—

ma parole d'honneur.

Pag. 384. Testo:

Nota

!

Ma téte tombera parce qu'elle n'apas voulu s'abaisser!...

et

en laissant echapperles signes d'une profonde

pitie..

Et c'est en laissant echapper les signes d'une profonde pitie, que

:

nous lisons le roman de

M Andryane. T

ADDITIONS. Pag. 80. Testo je connus mieux encore son devouement à la cause natio:

naie et l'habilité qu'il avait montrée dans les derniers évónements de 1821.

Nota:

Dal possente Frimont strozzato in culla Il

suo parto mirò Napoli bella:

Sconciandosi, Torino diede in nulla;

Ma non ingravidava la Sorella (1).* Era il fiasco

de' fiaschi!

Diventarono il e

.

.

.

onde ridicoli

ed

i

f

.

.

icoli.

.

Pasquino.

mon passage aurait laissé sur le terre... Non concupisces uxorem proximi tui, non domum, non agrum, non

Pag. 238. Testo:

Nota:

servum, non ancillam, non bovem, non asinum, et universa, quae

(Deuteron Cap.

sunt.

Pag. 240. Testo:

Nota

...quelle fin!

illius

2).

et qu'elle eùt été belle!...

M Andryane a-t-il oublié, que la vue d'un champ de bataille lui r

:

cause d'etranges frissons? 8

Moretti continuait, que je n'écoutais

j'étais

presque sans connaissance

expirant,

s'étaient

manqua... „ (V.

p.

Pag. 243. Testo:

presentés

si

plus...

mes jambes avaient fiéchi,

...Cette piate horrible, le sang, cet

vivement à mes

yeux,

que

le

homme

emur me

251). les peines

d'une autre

vie!...

Nota Voilà des sentiments chretiens... Est-ce la grdee, qui les inspire ou la nature? :

(1)

Milano.

—


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. Testo: Non,

>ag. 243.

trop

forte!...

— et ne craignez

rien...

la tentation serait

Tota: Laissez agir la nature

Testo: de ne pas donnei- à mes ennemis

'ag. 243.

droit

le

547

de noircir

memoire.

Ne l'ai-je pas dit, que la nature aurait triomphé?

Iota:

mais que Dieu a placées dans

281. Testo:

coeur de

le

l'homme

simple...

Nota: L'homme simple, cette fois, pourrait bien Atre Pag. 352. Testo:

il

Nota: Le fashionable du 1822 aurait craint de se jouant le devot. livre : le

M Andrtjane. r

ne peut y avoir d'accommodements. rendre ridicule, en

— La mode a changé en 1838, lors de la publication du

mie prigioni.

Pag. 353. Testo: non pas materialiste.

Nota:

"

Oh, que ce monde est rempli d'enchanteurs

!

„

Pag. 356. Testo: et j'admire la morale de Jésus-Christ...

Nota: Ce

seroit

une grande simplesse à qui se

lairroit

(1)

amuser ny

au visage, ny aux paroles de celuy, qui faict estat d'estre tousjours aultre

au dehors,

qu'il n'est

Nota:

Il

comme faisoit Tibère. méme de la vie.

au dedans,

Pag. 360. Testo: au prix

Montaigne.

y a une fausse gioire, qui est légèreté; une fausse grandeur, La Bruyère.

qui est petitesse; une fausse vertu, qui est hypocrisie.

Pag. 361. Testo: et qui n'a d'autre tort que d'avoir trop aimé votre

malheureux pays!...

Nota

:

C'est

une humeur couarde et servile de s'aller desguiser et cacher

soubs un masque, et de n'oser se faire

veoir

tei

qu'on est: par

ho tu mes se dressent à la perfidie.

n.

Mémoires d'un

Prisonnier d'état au Spielberg, par A. Andryane, COMPAGNON DE CAPTIVITÉ DE L'iLLUSTRE COMTE CoNFALONIERi:

AvEC DES NOTES HISTORIQUES PAR LE NAIN GeOFFREY, compagnon de captivité d'Alexandre Andryane.

(1) Lairroit,

là

Montaigne.

on lit dans l'édition de Paris 1818 (Nota del Commento).

nos


548

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Ascagne est statuaire, Hégion fondeur, Eschine foulon, et Cydias bel c'est sa profession. Il a une enseigne, un atelier, des ouvrages de

" esprit, *

commande, et des compagnons qui travaillent avec Ini... ,

un métier que de faire un livre, eomme de taire une pendule — „

C'est

La Bruyère. Memoikbs d'un

Prisonnier d'état au Spielberg par A. Andryane, oompagnon de captivité de l'illustre comte confalonieri.

avec des notes h1storiques par le nain geoffrey, compagnon de captivité d'Alexandre Andryane.

'

Tel est un doque au regard impudent,

8

Au gosier rauque, affamé de carnage;

II voit son maitre, il rampe doucement, Leehe ses mains, le flatte en son langage, " Et pour du pain devient un vrai mouton. • Ou tei encore on nous peint le demon, " u

"

Qui, s'échappant des gouffres du Tartare,

*

Cache sa queue,

"

Vient parmi nous, prend la mine et

et sa griffe barbare, le ton,

Le front londu d'un jenne anachorete, " Pour mieux tenter soeur Rose, ou soeur Discrete ,. "

Gap. 20. *

Che invenzione prelibata...

*

Bravo, bravo in verità!

„

(Barbier de Séville).

Pag.

Testo

9.

Nota:

*

:

Pag. 18. Testo:

Nota: l'illustre

en songeant de quel sacrifice

il

est capable.

Numquid habebunt finem verba ventosa?... „

Ma resignation m'abandonne aussi etc.

M

r pas que Mompiani est ici une marionette, que comte fait parler, en lui prétant ses opinions et ses sentiments.

N'oublions

Cap. 21.

tait,

Un sot ni n'entre, ni ne sort, ni ne s'assied, ni ne se lève, ni ne ni n'est sur ses jambes, comme un homme d'esprit „. (La Bruyère).

se


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. Pag. 29. Testo: Chaque jour il y passait des heures

549

avec une persó-

vérance digne d'un Latude ou d'un Trenck.

Nota Le public oubliera bientòt Trenck et Latude, pour s'occuper unir quement de Rinaldini et de Andryane. :

M

Pag. 40. Testo

avons

J'ai froid,

:

te

dis-je, jette

sur moi tout ce que nous

ici.

Nota

:

Que le beau M r Andryane dans son

froide, et qu'il s'efforce,

est

interessant, lorsqu'il

delire,

a

la

fièvre

de chanter la romance de Des-

demona!... Toi, grenadier, va-t-en vite en bas chercher des citrons et de l'eau,

vous

lui ferez

Pag. 44. Testo

Nota:

de la limonade, cela lui fera du bien „.

quelle devait étre l'embouchure de l'instrument criard.

:

M Andryane se plaìt à jouer le ròle de Tarttife: celui de par

gliaccio est toujours reservé

pour Einaldini.

Cap. 22. "

*

Loquar, et respirabo paululum... „

La vie des héros a enrichi l'histoire, et l'histoire a embelli les actions qui sont plus redevables, ou ceux qui ont

"

des héros: ainsi je ne sais

"

écrit l'histoire à

"

grands

ceux qui leur ont fourni une

si

noble matière, ou ces

hommes à leurs historiens „.

Pag. 51. Testo: quand

Nota: Le

fragile

le fragile

échafaudage

(La Bruyère).

échafaudage se x-enversa avec fracas,...

se

renvei-se

et

M Andryane tombe!... r

Voilà une catastrophe "

Di poema degnissima

e d'istoria!!

Pag. 51. Testo: autrement que par des accès

,

d'hilarité...

Nota: Rinaldini, en prison, jouait fort bien le ròle de pagliaccio; mais il avait là un bon maitre... Pag. 57. Testo: jusqu'aux accents doux et plaintifs du tendre rossignol qui chante pour tous dans la vallèe...

Nota:

M Andryane vient de nous prouver que Vhotnme r

Pag. 57. Testo: Triste preuve de l'égoìsme originel

Nota: qu'il

est egoiste...

etc.

M Andryane devrait écrire un tratte sur Végotsme: c'est un thème, r

connait parfaitement.

Comme il pleure!

Pag. 62. Testo:

Nota

M Bigoni se montre presqu'aussi faible que M Andryane mais r

:

r

;

je respecte ses larmes:

il

était pére!...

Cap. 23. * * 4 '

La corruption du siede se

chascun de nous l'irreligion,

:

les

faict

par la contribution

uns y conferent la trahison,

la tyrannie, la cruauté,

particuliere

de

les aultres l'iniustice,

selon qu'ils sont plus puissants; les

plus foibles y apportent la sottise, la vanite, l'oysivité,... desquels ie suis „ (Essais de Montaigne, liv. 3, eh. 9).


.

550

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Pag. 72. Testo: vos porte-clefs, dont je n'ai

qu'à

me

louer, se

parta-

geront une partie de mes habits...

Nota: Cet argent et ces habits appartenaient-ils à

M Andryane, ou à r

ses creanciers?...

* In Milano

faceva

ei

il

liberale,

Per non fare in Parigi Vadamita ».

*

Cap. 24. 8

non solement parler de moy; mais parler seulement de moy... „.

J'ose

(Montaigne

liv.

3.

chap.

8).

Pag. 25. Testo: chante! Var.

chante, et ne pleure pas

:

Pag. 97. Testo

là

:

choses les peines ou u

!

où ils attendent indistinctement du maitre de toutes les

rócompeuses des actions de leur vie.

Quand il le faut, je suis très serieux ». Note de l'Auteur.

Pag. 101. Testo:

Au bout de quelques jours je redemandai mes com-

pagnons...

Nota

Surmontant la crainte de paraitre ridicule aux yeux de Menghini,

:

et encore plus à ceux de Salvotti,

—

il

M Andryane redemande ses compagnons r

:

avait peur de son isolement.

Cap. 25.

Aquila grandis magnarum alarum! — , Non potest civitas abscondi super montem posita!! » " Mons in vertice montium !!!... ».

..." '

jour heureux où je

*

le vis

paraitre

"

Où des mortels il était à mes yeux,

"

Le plus aimable et le plus vertueux,

1

Où de mon cceur il se rendit le maitre! " Je l'adorais avant que ma raison '

Eùt pu savoir si je l'amais ou non ».

Cap. 26. 8

Miseremini mei, miseremini mei !!!...

Pag. 140. Testo: Eh! comment échapperai-je ? De toutes parts Salvotti a ohtenu des depositions contre moi.

Nota propre

:

Si Confalonieri

faiblesse.

N' avait

revolutionnaires

les

fut il

condamné

—

il

le

fut uniquement

par sa

pas avoué à Menghini sa correspondance avec

du Piemonte Par là, selon le code autrichien,

il

avait

fourni la preuve legale de sa culpabilité.

Cap. 27. "

* il

*

Tout l'esprit d'un auteur consiste à bien definir et à bien peindre faut

exprimer

tement ,.

le

vrai

pour ócrire

naturellement, fortement,

.

.

délica-

(La Bruyère).


.

.

.

.

CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

Pag. 173. Testo: nous avons perdu

le

droifc

de nous plaindre

551

pour

le

reste de notre vie

Nota:

*

Longuette fut la

triste litanie

.

.

.

„.

Te Deum!! ag. 175. Testo

ota

-

M. r Andryane

riste

car cela pourrait m'attirer de graves désagrements.

:

Menghini n'est plus en état de donnei un dementi à son panegy-

:

mais le comte Pachta corrigera, sans doute, quelques

;

passages du journal de Mad. e Pauline. Cap. 28. " 1

'

La beauté de la taille est la seule beante des bommes „. Marius ne recevait pas volontiers des soldats, qui n'eussent six pieds

C.

de haulteur „.

(Essais de Montaigne,

Pag. 179. Testo: Mais moi je

veillais et pleurais

liv. 2,

eh. 17).

en silence ete.

Nota: Rinaldini et Castillia dorment tranquille ment, mais M. r Andryane veille encore.

—

pleure en silence, en se disant que le moment approche

Il

où il va quitter la vie Pag. 182. Testo

.

.

.

la vie, hélas! ! !

.

un peigne d'écaille, auquel j'at-

j'emportais avec moi

:

tachais tout le prix d'un tendre souvenir.

Nota surrexit de loco, in quo jacuerat prostrata ad Dominimi. Et lavit corpus suum, et unxit se mijro optimo et discriminavit crinem .

.

.

suum et induit se vestimentis

capitis sui, et imposuit mitrarti super caput

jìirunditatis suae, indili tque sandalia pedibus suis, assumpsitque dextraliola et

omnibus ornamentis suis ornavit se.

ÌHia et inaures et annidos et

(Judith. Cap. X).

Pag. 182. Testo porte .

Eh bien

:

est-ce

!

Le lecteur allait vous le dire

:

Pag. 186. Testo: dont l'aspect, je

"

en ouvrant

la

.

Nota posant

alors Caldi

fini ? dit

.

.

Nota

:

"

Les

Indiens,

:

le

"

eh bien ! est-ce fini ? .

savais, était si

dict Aristote, elisant

leurs

.

.

grave et

a

si

im-

roys et magistrats,

avoient esgard à la beauté et procerité des personnes. Ils avoient raison

;

y a du respect pour ceulx qui le suyvent, et, pour l'ennemi, de f l'effroy, de veoir à la teste d'une troupe marcher un chef de belle et

*

car

*

riche taille. . .

il

Nota

:

"

(Essais de Montaigne,

„.

Pag. 187. Testo

Pallavicini,

:

Chap. 17).

Voilà une petite figure, en facon de poupée, qu'on fait paroitre

sur un petit théatre et qu'on *

liv. 2,

mon compagnon de prison. fait

divertir principalement le peuple

parler d'une manière

comique pour

„.

Pag. 187. Testo un courage et un coeur dignes de la solennité du moment. Nota Le petit Marquis, ce jour là, n'avait pas, comme M. r Andryane, soigné sa toilette ni arrangé ses cheveux avec gràce, ni, pour les tenir en L'air grotesque du Pulciordre, emporté avec soi un peigne d'écaille :

.

.

.

:

.

.

.


!

.

.

542

nella

.

KISORGIMENTO ITALIANO

EL

lombard contrastait singulièrement avec la borine mine et la belle tour-

mire de V Alexandre frangais (Paris). je te les donne, atìn que tu te souviennes du Marquis Pag. 187. Testo :

Pallavicini.

Nota: Le marquis Pallavicini avait page le bijoutier', mais M. r Andryane avait-il page le tailleur ?

Pag. 189. Testo

:

Moi

!

je ne suis

que Tonelli de Cocaglio

.

.

Nota: Tonelli de Cocaglio, qui est un honnéte horame, vaut bien Confalonieri de Milan, qui ne l'est pas. Pag. 193. Testo

qu'il avait crus dignes de s'associer à ses patriotiques

:

entreprises.

Nota

A ses patriotiques entrepris ?...(!!!).

:

Pag. 195. Testo

meilleures dans cbacun des instants de leurs douloureux

:

sacrifices

Nota: Oui,

les

àmes de Confalonieri et d' Andryane ont

Dieu (ou par le Diable ?) pour s'aimer,

se retrouver,

été

par

creés

confondre

se

:

elles

sont dignes l'une de l'autre.

Pag.

Viens

Testo:

196.

mon

sur

ici,

cceur,

ne garde rien du

il

passe (1).

Nota

:

Si notre joueur de marionettes

nous dit-il avec tant d'amertume la cause première

Pag. 196. Testo

de ma mine :

.

.

.

.

.

ne

garde rien du passe, pourqoi

:

Pallavicini

.

Pallavicini

Pallavicini est m'a trahi nCa donne la mort ... ? .

donne la mort

et moi, je fai

!

.

.

.

.

Nota: Nous pouvons assurer le public, que Pallavicini n'a rien

dit

de

tout cela.

Pag. 197. Testo: et d'évangélique pardon.

Nota: Charitas patiens

est,

non aemulatur, non

benigna est: Charitas

non inflatur. Non est ambitiosa, non quaerit, quae sua sunt, non irritatur, non cogitat (Ep. B. Pauli ad Corinth. 2). malum. agit perperam,

Cap. 29. "

Connaissons-nous quels atomes divers

Font l'esprit juste, et l'esprit de travers? „. Pag. 206. Testo: sauver tous

!

.

tandis

que

lui

n'avait

agi et

pensé

que pour

les

.

Nota: Ce n'est qu'en sauvant les victimes de la séduction, qu'il pouvait esperei* de

sauver le séducteur ..

Cette fois l'illustre comte calculait juste.

Pag. 208. Testo: Si quelqu'un était làche Pallavicini, je lui cracherais

(1)

au visage.

È il Confalonieri che parla.

pour

nous

insulter,

s'éeria


.

.

.

,

CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. Nota

aimé de

Pallavicini,

:

ses

.

.

.

ne craignait pas un

compatriotes,

M Andryane pouvait le craindre r

suite

:

553

lui,

qui

boute-feu,

le

venu à Milan, que pour y causer de nouveaux troubles

de

et

in-

n'était

nouveaux

malheurs.

Pag. 214. Testo:

.

.

car chez nous autres criminalistes,

.

voyez-vous, la

quand le cinquième acte ne finit pas en

pièce n'est pas complète

l'air

Ah!... Ah!... Ah!... Nota Il n'a manqué à Terence que d'ètre moins froid

:

quelle exactitude, quelle politesse, quelle elegance, quels

caractères

:

quelle

.

.

pureté, !

—

Il

manqué à Molière que d'eviter le jargon et le barbarisme et d'écrire

n'a

purement

quel feu, quelle naiveté, quelle source de la bonne plaisanterie,

:

du

quelle imitation des moeurs, quelles images et quel fléau

Mais quel homrae on aurait pu faire de ces deux comiques "

ridicule

!

—

!

(La Bruyère). Quest'uomo noi l'abbiamo, bello e fatto, nel Sig. r Andryane „. (Un Accademico della Crusta) (Voyez p. 213).

Cap. 30. "

Le Milanais, peuple très curieux,

*

Vers l'ecuyer avaient tourné

Pag. 219. Testo: Je

Nota

les

yeux „.

me hàtai de reparer sa toilette etc.

M Andryane a changé de ròle. Voyons r

:

C'est

!

hàte de reparer la toilette de son seigneur et maitre et

arrange ses cheveux

il

.

.

vous jouez par excellence

Au reste

l'illustre

À merveille

.

!

Pag. 220. Testo

comte grisonnait déjà en 1815. !

.

Il

:

r

Andryane, que avait

Pallavicini ouvrait fièrement la marche :

c'est le

:

un valet, qui se prend le peigne,

c'est le

Francois

:

Francois qu'il est

.

méme des

.

M Andryane ne marchait pas fièrement —

Pag. 221. Testo

Nota

:

M

Savez-vous,

r

:

il

ròle de valet ?

le

cheveux fort rares et des fausses dents; mais, chut

Nota

:

il

.

.

.

pleurait.

.

beau !

Pag. 224. Testo: Povero giovine, povero giovine!

M Andryane, par ses larmes, excitait la compassions des femmes, r

Nota: et le

mépris des hommes.

Pag. 236. Testo

Nota:

:

Pour échapper à la potence etc.

M Confalonieri, comme M r

mort, la dècomposition de sa

r

Andryane, craignait, plus que

la

belle figure.

Pag. 239. Testo: je suis condamné à languir dans une captivité qui ne

que par la mort de l'Empereur ou la mienne L'empereur Francois vivait lorsque les portes du Spielbei-g s'ou-

se terminerà

Nota

:

.

.

pour M Andryane. M Andryane, pour le fléchir, aurait-il plié?... Pour meriter gràce a

vrirent

r

r

ses yeux, aurait-il fait

amende honorable,

et renié ses

antécédents, en lui

donnant quelque gage honteux d'humilitó et de repentir ?


.

554

IL

Pag. 241. Testo:... et

Nota

.

RISOKGIMENTO ITALIANO

me bénirait d'ètre reste fidèle à l'honneur.

Fidèle a l'honneur ?

:

.

.

.

Cap. 31.

Tableau d'après nature,

* "

S'il est

bien

n'a besoin de bordure

fait,

„.

Pag. 248. Testo: C'est plus que je n'esperais des Milanais.

Nota

Les Milanais peuvent étre

:

Pag. 259. Testo

Nota

fièrs

d'avoir surpassé,

dans cette oc-

Mad. e Pauline.

casion, l'attente de

Alexandre ne pleurait pas.

:

Cela m'étonne.

:

Pag. 264. Testo

Midi allait sonner

:

.

.

Nota: Le roman continue. Cap. 32.

Le vrai me plaìt, le vrai seul est durablè „. Pag. 291. Testo et

dans lequel

:

pouvait partir sur-le-champ

Nota

.

il

déclara que le comte était transportable

.

Le comte fu transporté, sans accidents, deux fois en 1824 et le rapport du chirurgien, arrivé de Hongrie, était donc veri-

:

:

m 1836 — :

dique

et sincère.

Pag. 294. Testo

Nota le

cou

:

au risque de me briser les pieds

:

Tranquillisez-vous.

— ni

le

:

r

forgeron vous brisera

Pag. 296. Testo Corrige

M Andryane

:

.

.

.

!

Ni

le

etc.

bourreau vous a brisó

les pieds.

cette grande victime de la vengeance imperiale.

ce grand exemple de la clémence imperiale.

Pag. 301. Testo: qu'on a

si

cruellement force de

se mettre

en route?

Nota: On n'a pas force de se mettre en route Tonelli, parcequ'il malade, et malade

sérieusement

était

— Tonelli de Cocaglio n'est pas un

farceur.

Pag. 302. Testo

:

ils

se rangèrent à droite et à gauche

pour nous laisser

arriver jusqu'à lui.

Nota

:

Les gendarmes ne regardaient pas leur prisonnier avec respect

moins l'entouraient-ils d'hommages, comblaient de soins et mème d' égards.

encore le

Tel

—

mais

c'est

vrai

qu'ils

était

Vordre du

gou-

vernement.

Pag. 313. Testo: Confalonieri vivait!

Nota: Il vit le farceur!... Et il vivrà long temps encore pour fai re des dupes et des victimes. Pag. 315. Testo

Nota

:

lei

:

Mes yeux appesantis s'étaient refermés etc.

M Andryane fait un tour de force pour rendi-e poetique le r

plus prosa'ìque de tous les hommes.

Pag. 317. Testo: Pauvre

Ange etc. (Teresa Confalonieri).


.

.

.

CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. Nota

Cette

:

555

femme angelique, dont la noble physionomie n'était qu'un

heureux assemblage de sérenité, de sagesse et d'élevation

— son mari Va

méconnue pendant long temps. Pag. 320. Testo: Pauvre Therèse

Nota

Pag. 321: laisse-inoi te parler

Nota

!

etc.

Tirons un voile sur tout cela

:

.

.

questa pia adorata...

d'elle, di

Que l'illustre comte a mauvaise gràce, lorsqu'il joue l'homme de

:

sentiment

C'est un ours qui danse la gavotte.

!

Pag. 322

Retirés sur le lac de

:

Como etc.

Como, où nous respirions en paix après tant d'orages, et où je irìamusais à faire le contrebandier (N. Ce n'est pas seulement avec la police que l'illustre comtè eut des demèles il en eut aussi Var.

Retirés sur le lac de

:

:

avec la donane).

Pag. 322. Testo inevitables ?

Nota

:

.

avant d'ètre certain que ces dangers étaient réels et

:

.

Si l'illustre

inevitables

—

il

comte ne voyait pas que ces dangers étaient réels et

faut en conclure qae sa vue est bien courte

.

.

m'endormais sur le bord de l'abìme Nota: * Sicut equus et mulus, quibus non est intellectus „.

Pag. 323. Testo

:

Pag. 324. Testo:

Hélas

il

!

je

.

.

.

y eonsentit.

r Nota: Acconsentii, fidandomi nel Sig. Conte, che mi dicea: ve lo prometto su l'onor mio „. metto di non tentar la fuga

—

(Il

commissario

di polizia

N. C. (Cardani)).

me sauver par le toit en brisant

Pag. 325. Testo: je voulus

vi pro-

les

lattes

et les tuiles.

Nota: Cette fois Yattitude de l'illustre comte n'était pas imposante. Pag. 326. Testo: et je dus

me rendre

à

ces miserables qui poussèrent

des cris de triomphe à la vue de la proie qui

Nota: Le voilà pris 1

l'illustre

comte

avait

fallii

— dans une frappe.

Der Stolze fàllt mit làcherlichem Falle „ (1).

leur échapper.

(Schiller).

Cap. 33.

Le courtisan (2) a bien raison de vouloir pour ce gentilhomme qu'il commune plustost que toute aultre et de refuser pour " luy toute estrangeté qui le face montrer au doigt ,.

1

dresse une taille

;

(Montaigne,

liv.

2, eh.

17).

Pag. 330. Testo: tellement il possedait la strategie des guerres de Napoleon, etc.

Nota:

(1)

Il Confalonieri

*

(2) Livre italien

vuol essere tutto: storico, diplomatico, legislatore,

Cade il superbo, sì che il riso muove! ,.

compose par Baldassark Castiglione sous

Cortigiano (Nota del Commento,}.

le

titre

Del


556

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

— in una parola clericus universalis. Ha quindi anche la mania

capitano

:

ma tristo a chi gli crede!

Medico;

di voler essere

{Nota d'un beccamorti). Pag. 330. Testo: alors les paroles coulaient de sa bouche eloquentes et faciles, etc.

Nota: Le penple appele éloquence parler seuls

la facilité

que quelques-uns ont de

long-temps, jointe à l'emportement du geste, a l'éclat de

et

la voix et à la force des

La Bruyère.

poumons.

Pag. 332. Testo: Eccolo! .. répétèrent-ils, en

le

voyant sortir à

Faide

des gendarmes...

Nota. "

Ipse inter primos praestanti corpore Turnus

Vertitur,

arma tenens,

et toto vertice supi-a est

Pag. 332. Testo: Celui-là aux blonds cheveux,

c'est

le

„.

Francais,

sans

doute, quel dommage!...

Nota.

8

Un beau jeune homme à la tresse dorée, Au sourcil noir, à la mine assurée,

"

Aux yeux brillants, au menton cotonné,

"

Au teint fleuri, par les Graces orné,

"

Tout rayonnant des couleurs du bel àge C'était l'amour, ou c'était mon beau page „.

"

Pag. 333. Testo:

—

Une pareille humiliation est intolerable...

un grand despit, qu'on s'addresse à vous parmy vos gents * pour vous demander: * où est Monsieur? „ et que vous n'ayez que le * reste de la bonnetade qu'on faict a votre barbier ou à votre secretaire; u comme il advint au pauvi-e Philopaemen Estant arrivé le premier de sa * troupe en un logis où on l'attendoit, son hostesse, qui ne le cognoissoit " pas et le voyoit d'assez mauvaise mine, l'employa d'aller un peu ayder Nota.

C'est

:

*

à ses

tt

Philopaemen:

*

surprins embesogné à cette belle vocation, car

"

au commendement qu'on lui avait faict, luy demandèrent ce qu'il faisoit

* là:

'

femmes à puiser de les

l'eau,

on

attesir

gentilshommes de sa

du

suitte

Je paie, leur repondit-il, la peine de

feu,

pour

le

service de

estants arrivez, et l'ayant il

n'avoit pas failly d'obeir

ma laideur „ „.

(Essais de Montaigne, liv. 2, chap. 17).

Pag. 336. Testo: des ruines, des cendres et de la fumèe!

Nota:

"

Son cercueil est ferme: Dieu l'a jugé:

Silence! „

(Lamartine).

Pag. 339: Nous riions encore de son air d'importance et des grotesques figures qui l'entouraient...

Nota:

L'officier,

qui vint au-devant de notre convoi, était suivi par un


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

détachement de hussards

— figures un peti moins grotesques que

557

marquis

le

Pallavicini.

Pag. 340. Testo: La vue de Pallavicini... m'expliqua ]es signes d'hilarité

que nous avions entendus quelques secondes auparavant.

Ah ! ah ! ah ! Pag. 341. Testo:... laisse-moi te soutenir, o Confalonieri entière révérera

!

toi

que l'Italie

un jour, comme un martyr de ses libertés...

Eh ! eh ! eh ! Pag. 344. Testo :...

si

ces maudites grilles ne me retenaient je

vous ecra-

serais en sautant sur vos tétes.

Ih ! ih ! ih ! Pag. 344. Testo Déjà Pallavicini, dont la fureur était au comble, s'était «mparé de tout ce qui se trouvait sous sa main pour jeter sur les malen:

contreux

rieurs...

Oh ! oh ! oh ! Pag. 345. Testo:... l'étrangeté de votre personne.

Uh ! uh ! uh ! (Un rieur). (Segue un lungo commento d'alcuni punti della pagina 345; messi in nota sono tolti da La Bruyère e da Montaigne

:

i

pensieri

privi affatto d'in-

teresse storico, si omettono).

Pag. 346. Testo: et furent la cause principale du procès politique qui

a couté

si

cher à tant de Milanais!

Nota: Voilà

le texte:

L'anno 1821

la

voici la glose.

"

per me un uomo ridicolo „.

*

dandy, ma non il cospiratore. Intanto

E ridicolo

"

" ei

egli

dava l'orme

a'

era

agli

occhi

concittadini

di

suoi

"

pur anche

*

Uno spirito di vertigine correa, come

"

Spagna ed

* terra,

di darla colle politiche

Italia.

mi dicea:

saporita B. N. (1)

tutti il

perchè

il

questo Confalonieri è

che in lui vedeano

il

Confalonieri cospirava: e mentre

colle

fogge di Londra, studiavasi

opinioni. Il

momento era favorevole.

la lava d'un vulcano, Portogallo,

Confalonieri, ne' suoi viaggi

in

Francia ed in Inghil-

non amava il governo augoverno austriaco riconosce di già un Imperatore

erasi aggregato alle società segrete

striaco,

quelli

"

:

ei

—

"

e Confalonieri volea diventarlo;

*

stolo delle dottrine rivoluzionarie, fondando, o almeno promovendo in Lombardia la federazione, i cui membri giuravano di scacciar gli stra-

"

(1)

Bianca Milesi.

Il Risorgimento Italiano.

avvenne

quindi ch'egli

si

facesse l'apo-


558

"

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

nieri

d'introdurre

e

nome di monarchia costituzionale, il

in Italia, col

reggimento repubblicano. * Qui dee recar stupore che un uomo della tempra di Confalonieri, un uomo, cioè, briaco d'orgoglio e divorato dalla rabbia del comando, po-

ma lo stupore cesserà,

corifeo d' un' opinione democratica;

"

tesse farsi

il

*

qualora

ponga mente che in alcuni pochissimi il liberalismo è scopo', è mezzo per attingerlo. Scopo al Confalonieri fu sempre una

in

si

infiniti

rivoluzione, nella speranza "

"

di

giungere,

per

essa,

supremo.

potere

al

ma egoista per istinto e sultano per sistema — ei vuol sudditanza!... E sudditanza ei volea in colleggio da' compagni suoi Liberale per calcolo,

— e la volle più tardi, sullo Spielberg, da suoi complici... Se non che, a parlar retto,

il

Confalonieri non cospirava:

u

guerra all'Imperatore, guidando l'impresa nostra su

"

zia, ch'egli

"

Ma l'energumeno fu sempre il trastullo d'un'idea fissa

u

riconosce cinque grandi Potenze "

provocava coll'audacia delle sue parole

—

:

facea la

e

delle sue azioni.

"

Mentre l'Europa

egli si crede la sesta „.

Intanto la sciabola del Frimont decapitava in Napoli

non avea braccia:

ei

gli occhi della poli-

mostro rivolu-

il

Bubna incatenava

"

zionario che

8

Piemonte

*

morì prima di nascere.

"

ma non celavasi e non fuggiva il capo di tutti: Federico Confalonieri.

"

A chi venivalo consigliando d'involarsi al pericolo che gli sovrastava, ei

*

Allora

l'altro

i

e

l'accortezza del

mostro, che non avea testa:

congiurati

si

dissiparono

rivoluzione

la

— alcuni celandosi,

altri

in

lombarda fuggendo;

il governo a Non guari dopo lo stolto era tratto da' gendarmi alle segrete " di S. a Margherita... (Un Milanese). „.

"

rispondeva coll'accento del disprezzo: prima di toccarmi,

penserà

!

Pag. 349. Testo: Portategli del miglio.

Nota: Le joli conte! Pag. 351. Testo:... qui

sacrifiait si

complétement sa vie et sa liberté.

Nota: " Io avea chiuso il mio processo e presentate le difese, quando, " una sera, fui chiamato dalla Commissione. Salvotti m'accolse cortese"

mente e diede tosto principio all'interrogatorio, nel quale mi venne comunicata la seguente deposizione del Confalonieri " Non sono io che

"

aggregava ad una società segreta il Pallavicini

:

" " "

Sig. r Pecchio „. le

quali rimaneasi annullato tuttocciò che avrebbe potuto danneggiarlo. La

menzogna era qui avvalorata ool giuramento. Vedendomi al bivio o calunniare il Sig. r Pecchio o di vituperare, con una mentita, il fra-

di

"

tello del

"

suonò

e,

mio cuore, io serbava un dignitoso silenzio... Allora l'inquirente non guari dopo, entrava il Confalonieri nell'agonia del dubbio

e della paura. Squallido, febbricitante, convulso... ei mi volse uno sguardo

— uno sguardo che dicea: u

il

Così dicea l'indegno, benché non ignorasse le ritrattazioni mie, per

"

"

— fu

"

Giorgio mio,

mi

ti

raccomando! Sii

ge-

neroso... "

L'inquirente

domandò

al

Confalonieri

se

persistea nella sua deposi-


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC. 1

zione

questi rispose

:

:

"

l'ò

detto

„ .

559

Interrogato, alla mia volta, s'io con-

con fuoco:

validava o no la deposizione mentovata, dissi

" il

mio pro-

non rispondo altro „. A queste parole il Confalonieri ei girava un'occhiata di trionfo alIl gnigno sulle labbra, respirò. * l'inquirente, che si strinse nelle spalle. Così avvenne che il Confalonieri cesso è chiuso; io

—

*

immolasse all'egoismo l'amicizia, l'onore e la coscienza. Confesso in ordine alla mia gita in Piemonte, io non lo era in ordine al fatto della

"

federazione.

«

falso

A questo somministrò

prove il Confalonieri, giurando il

le

(G. P. T.).

„.

Pag. 351. Testo: Già questo vocabolo non è di Crusca.

Nota:

lei

Pallavicini

change de ròle:

il

un merle, mais un

n'est plus

perroquet...

Pag. 360. Testo:

comme pour présider à cette scène de douleur.

Nota: Voilà une circostance, dont Pallavicini ne se ressouvient pas: et r Andryane. N'a-t-il pas pourtant Pallavicini a meilleure mémoire que

M

grave dans sa

une à une, toutes les paroles du dictionnaire?

téte,

Pag. 361. Testo: Dieser Mann

ist

verloren! Dieser

—

Mann ist gestorben!...

—

qui était gestorben en 1824 Ce Confalonieri soutient pourtant un long voyage, endure une très longue captivité et vit Andryane la tirade suivante: encore en 1838 pour dicter à

Nota

C'est étrange

:

!

M

"

=

Je suis un

1'

homme admirable

(t. 2,

!

p.

180) ,, ecc. ecc.

Il Pallavicino cita in parecchie pagine tutti i punti

del

primo

e se-

condo volume delle Memorie dell' Andryane, in cui l'autore fa l'apologia di sé e del Confalonieri.

=

Dis bien que je ne fus ni

Pag. 373. Testo

:

Nota: Mais

l'illustre

si

comte n'était ni démocrate

— pourquoi disait-il à Pallavicini: ? f..... " il

faire

démocrate ni revolution-

"

tu

as

trop

ni

révolutionnaire

d'egards

faut

rompre avec eux:

il

pour

ces

Borromeo, les Visconti, les D'Adda, etc.) faut les avilir?... „. Pourquoi tachait-il de

aristocrates (les Litta, les

:

triompher la démocratie par une revolution ?

que le but de l'illustre comte a toujours étó son intérét personnel, nullement le bonheur de ses concitoyens. Il se moquait en 1821, et il se moque en 1838 du liberalisme et des liberaux... Rien n'effraye cet C'est

et

homme pour étre President, il se fit carbonaro, pour étre Pape il se ferait :

cordelier.

Pag. 378. Testo: Midi sonnait à l'horloge de la chapelle... Var.:

Midi sonnait à l'horloge de la chapelle...

C était l'heure de notre dìner. Fin du tome deuxième et de la première partie.


560

IL

RISOROIMENTO ITALIANO

ADDITIONS. Pag. 13. Testo: Che invenzione! bravo, bravo in

Nota

Cette invention, dont

:

verità...

M Andryane se fait honneur, était connue r

en 1722 dans tous les collages de l'Europe. Pag. 118. Testo: o! bon jeune homme, viens

ici,

que

je

serre

te

sur

mon cceur. homme!... Leì bon jeune homme! Pour sa doctrine il se ferait fesser „.

Nota:

Pag. 136. Testo: honteux d'une faiblesse qui avait coùté la liberté à Confalonieri et à queìques autres...

Nota

:

Puisque Confalonieri, après s'étre compromis, refusa constamment

d'emigrer

—

il

a tort de voir dans la faiblesse de Pallavicini la cause de

son arrestation. Le Gouvernement plus tard peut-étre

aurait

— mais sans doute

déjà condamné par la voix publique,

il

méme sans la

les

il

aveux de

liberté

Pallavicini.

personne. Ce

à

donc pas la faiblesse de Pallavicini qui fut si fatale dans ses resultats,

mais l'obstination inconcevable de Confalonieri... En

—

— queìques jours

aurait fait arréter Confalonieri,

Ces aveux, à parler exactement, ne coùtèrent n'est

arrèter

fait

elle

— en

elle seule

faut voir la cause d'un procès politique, qui, sans ce funeste incident,

n'aurait atteint que les Lombards, déjà réfugiés à l'étranger.

Pag. 321. Testo: Thérèse! pauvre ThérèseL.

Nota: Ceux qui connaissent Confalonieri douteront toujours cceur:

il

doutent méme

s'il

a une

Pag. 360. Testo: Sa clémence!

Nota:

Comme c'est par

figure, si nulle d'expression

a

un

etc.

clémence de cette

la

seule

„

que M r Andryane

nous conclurons, pour la seconde

s'il

téte...

fois,

fléchissant sous les coups de l'adversité.

vit

"

longue

tomber

que M. r Andryane

et sèche

ses

fers

—

s'est

aviti}

en


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

561

APPENDICE Vili. Il canto di Vittorio Merighi.

Il

noto canto del Merighi su Antonio Salvotti, come fu da lui scritto

e fatto pervenire ai consiglieri

Tribunale

del

Supremo

di

Verona ed a

molti cittadini nel febbraio 1846, non corrisponde a quello ristampato nei

Canti (Roma 1887) e riprodotto da A. Luzio all'Appendice XVIII del " Processo Pellico- Maroncelli

„.

componeva di sole 10 ottave e le note si riducevano a poche righe. Tale l'ebbe pure il Salvotti e la maggior parte delle persoOriginariamente

si

nalità di Milano e Venezia.

In un'altra versione, la peggiore, esso penetrò nel Trentino sotto il titolo

L'Addio. Manifestamente una contraffazione

del

canto

del

Merighi ebbe

poca diffusione CI).

Per molti fatti e giudizi esagerati, che corrispondevano del resto allora alla

risvegliata coscienza

nazionale,

note del Merighi in A. Luzio, op.

vedano le osservazioni critiche alle

si

pagg. 536-7 (2).

cit.,

1.

Il

dorso ricurvo, calato

il

cappello,

La fronte nascosta nel chiuso mantello, Un uom, per vigliacca paura pallente, (I) Divora la strada, s'invola

alla gente.

Ebbi sott'occhio l'esemplare ricevuto da Cesare Bridi di Rovereto, spe26 luglio 1846 da Verona. (2) Le note segnate nel testo delle ottave da numeri romani sono le spiegazioni del Merighi e si leggono in fine del canto. (1)

dito

il


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

S'invola?

Lo spera, ma invano il codardo,

Che ognuno a sfidarlo fa fronte e rista: Che sulla dannata cervice ogni sguardo Immobile ultore,

.

.

.

tremendo gli sta.

E, pari agli sguardi, diventan le voci

Sull'empio che passa convulse e feroci;

E Giuda lo chiamano, e il gridan Caino, Di martiri ausonii, ausonio assassino

Oh infamia

.

.

.

;

l'orrendo di sangue sgabello

Sì a lungo calcato finor noi saziò

!

Oh infamia... l'udimmo noi tutti... novello Comando di sangue pur ora parlò!

3.

Ma invano, ma invano, che sul scellerato Urlò

la

bestemmia d'un popolo irato;

Ei fugge...

ma a trarlo (1) da nostra vendetta

In armi,

suoi fianchi, qual gente s'è stretta?

a'

Oh Vienna d'un'altra vergogna polluto nome domani sarà!

L'odiato tuo

Chi infame fra sgherri fuggir Oh, Vienna, in Senato

s'è

veduto

doman sederà!

4.

Ma il nome, ma il nome? — Suo padre falsario Pagava in catene l'ardir temerario; Ei degno del padre, coll'austro esecrato D'italico sangue faceva mercato

;

E eterna memoria di sangue al vestito Un nastro gli scese di rosso color; E sopra i dolori d'un popol tradito, Deposta la scure, sedè Senatori

(1)

Nella copia inviata al Dott. Cesare Capetti di Verona, invece di trarlo

detto

*

torlo

,.


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

563

Ma il nome, ma il nome? Perfino l'Eterno Usava in crearlo d'orribile scherno. Di fuor lo splendore d'un volto sì bello,

E in sen la nequizia d'un core sì fello! E, adultero, infame

una donna (II) à renduto

E il crine d'un vecchio d'obbrobrio coprì; E il seme ribaldo con quel del canuto Nell'utero istesso godette e fluì! (1).

E a te, svergognata (III), che al misero il letto Fecondi pomposa coll'uom maledetto,

La bava alle labbra del mostro succhiata Le vene a te serpa rabbiosa, infocata;

E

i

gaudi

sì

a lungo col mostro fremuti

Sul cor disperato ripiombin velen;

E

i

figli

drudo sull'orme

del

T'insultino

il

ventre,

ti

cresciuti

squarcino

sen!

il

Ma il nome, ma il nome? — È tale che un giorno Da martiri novi gridato d'intorno Farà che vendetta terribile s'erga Pel pianto dei Santi gemuto a Spilberga;

È tale che un giorno... Ma su lo gridate Su,

figli

d'Italia, nel vostro furor;

E l'aura, sull'ale dal suon concitate, Pel vindice

mondo ne sparga l'orror

Salvotti, Salvotti!!! Giustizia di

!

Dio

Hai forse quest'empio lasciato all'oblìo?

L)

Nell'esemplare spedito al dott. Antonio Cenci

due ultimi versi

di

:

E il seme del vile col seme canuto Nel talamo istesso godette e fluì In altri invece di godette

si

legge gemette.

Verona

differiscono

i


564

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Sol esso rimane, sol esso dei trini Dell'italo

sangue comprati assassini:

Ha l'un (IV) già lo spirto vomito ad Averno, All'altro (V) la vita

rompeva il velen

;

Or dunque qual strano potere l'eterno Flagello di sangue sul mostro rattien?

9.

Più giovin

infame

di tutti, di tutti più

Pascè più di tutti

l'orribile

fame:

E Dio di sua mano colpirlo disdegna, E all'odio, alla rabbia dell'uom il consegna! Oh allora, ch'ei viva ma spettro evocato, .

.

.

Miserrimo Villa (VI), scoperchia l'avel;

E al core del vile col dente affamato Ministra un affanno del tuo più crudeli

10.

E sorga Oroboni, ma sorga vampiro Le vene a succhiargli furente,

deliro;

E quando il conforto del sonno gli arriva, La mano lo gravi d'un Incubo

.

.

.

e viva

!

E allor che mature saranno le sorti L'infame cervice recisa cadrà;

E in mezzo degli urli di mille coorti Confitta sul patrio vessil sorgerà!

Note del Merighi. Uscì di teatro scortato dalle guardie di Polizia;

(I)

degno Palladio di degni

Troiani! Si tenne nascosto sino alle tre dopo la mezzanotte in casa del Presidente, quindi condotto alla propria. Dov'era fuggita la tua fierezza, o politico

Torquemada? La moglie del Consigliere Roner da tutti stimato e compianto.

(II)

(Ili)

blica

Superba dell'amore di questo Carnefice decorato, ne fece sempre pubmostra calpestando persino la decenza dei teatri, dei passeggi e

delle sale.

(IV) Mazzetti

morto presidente a Milano.

(V) Zajotti, pur presidente, avvelenato a Trieste. (VI)

Come Oroboni, nativo di Fratta in Polesine, la più libera, la più gene-

rosa terra d'Italia. Di forme gigantesche

e

di

ferrea

natura, lo

scarso ali-

mento del maledetto Spielberg non gli bastò; dopo un anno di terribile patimento, morì di fame! Cristo, quando suonerà l'ora della vendetta!!!


.

.

CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

Gli indizi raccolti dalla polizia erano

565

che già poco dopo la com-

tanti

parsa del canto, si sapeva chi ne fosse l'autore. La polizia domandò l'arresto del Merighi

il

;

Pallfy, governatore del Veneto, opinò invece di lasciar ca-

— sempre

dere la cosa e propose al ministro di polizia

ogni ulteriore rilievo ed

di troncare

L'imperatore Ferdinando scrisse allora a u

Permetto che

Merighi

si

abbandonino

Sedlnitzky

—

relazione sovrana:

tei-go della

indizi

gli

raccolti a cai-ico di

Vittorio

nel caso però che lo stesso dovesse venir posto sotto la sorve-

;

glianza della polizia ben

"

il

proseguimento dell'inchiesta.

il

che non

si

disordini

!

si

se l'esecuzione di quelle disposizioni,

rifletta :

possono effettuare di nascosto, non abbiano a produrre nuovi

Schònbrunn 18 giugno 1846 Ferdinando „. (Traduz. dal ted.). di Ferdinando è pure un indizio indizio dei tempi musuprema autorità che viene a patti coll'opinione pubblica! In questo stesso dì 18 giugno l'imperatore difatti allontanava il Salvotti da Verona, nominandolo vice-presidente del Tribunale d'appello di

Questo rescritto

;

tati: la

—

—

Innsbruck.

Ma l'ira del Merighi non era ancora svanita, il trasloco del Salvotti non Lo

calmato.

l'aveva

anche

perseguitò

con

lassù

un

se egli "

" 1

ti

presto, e la p

"

.

.

.

di

possono,

al

i

tuoi

misfatti.

Ferdinando primo con una ciaffata sarà dal soglio

Verona, sta tutta ardente a vendicare

i

torti

il

fior,

che già sopra di

come crudele tiranno lo se... imperatore, che ben meglio d' . .

— tutta Mantova s'arruolò

Mandai a Mantova miei amici nostro

al-

Vienna s'accorgerà

.

chiamar dovrebbesi essenza "

"

.

si

ben in

debbono,

si

Ti avverto di consiglio de' miei amici che già tutta Verona,

dico, di

"lei culla (!) k

13 agosto 1846.

il

luogo ove saranno puniti, se non con le pene che

rovesciato u

spedita da Verona

tiene; relegato sarai presto, atroce assassino dell'italo sangue,

altro

scritto,

miei cenni, già vedi compiti i miei comandi. Innsbruck

a'

meno con quelle che "

Fu

ne sia stato l'autore).

Già s'obbedì

ingiurioso

ma si può dubitare

questa volta in prosa. (La lettera è firmata Merighi,

partito.

Abbiamo

tre

nazioni

a

noi

alleate,

di

segreto

abbiamo già

"

N° 30000 giovani de' più robusti che faranno crollare il capo ai porci...

"

tegnosi tedeschi. Alla nostra vittoria voglio che tu il primo sia sgozzato.

"

mio addio, can...,

Ferdinando lo faremo morire... luogo ben degno di lui. Avrai letto attento, fa quel che vuoi, che io sono al sicuro.

Merighi. AlVl. R.

Vicepresidente d'Appello

il

Sig.

Salvotti

Ispruck

(sic) „.

il


566

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Da una lettera del Salvotti al presidente del Tribunale civile di Venezia Giorgio Foscaimi risulta sciasse per

quanto a malincuore

il

vecchio inquisitore la-

sempre l'Italia.

"Innsbruck 12 luglio 1846 *

Ieridì ho prestato il mio giuramento. Qui trovo una amica accoglienza

—

ma non ho d'uopo di dirvi che questo soggiorno mi riescirebbe insopportàbile se non me lo abbellisse l'idea, che per esso solo mi è concesso di non istaccarmi dai figli dell'amor mio, potendo qui vigilare sulla loro eduil mio spirito in questo non cadere in quella tristezza di cui finora non ho pro-

cazione. Bisogna assolutamente che io concentri lieto pensiero per

vato gli

effetti. "

A. Salvotti „.

(Arch. Gen. Min. Int., Incartamento Salvotti,

anno 1846, Numero cardinale 2060 del Fase. 1794).


CONTRIBUTO ALLA STORIA DE' PROCESSI DEL VENTUNO, ECC.

567

NOTA

Questo lavoro era già terminato quando

esci (poco fa)

libro sull'origine delle società universitarie tedesche, edito

professori che

si

ad Eidelberga un da una società di

sono prefissi lo studio del movimento unitario tedesco. La " Quellen und il titolo Darstellungen zur Geschichte der

pubblicazione porta

:

Burschenschaft und dei' deutschen Einheitsbevegung „ von Hermann Haupt, Band I,

Heft 1-3, Heidelberg 1910. Sinora non furono pubblicati che i fascicoli 1-3 del primo volume: contengono la costituzione di Jena della Burschenschaft, trascritta

che

dall'originale

differisce di

poco dal testo già a noi noto per la " Landsmannschaften und Burschen-

pubblicazione di Joachim Leopold Haupt,

'

Ein freies Wort uber die geselligen Verhlìltnisse der Studierenden auf den teutschen Hochschulen „ Altemburg und Leipzig 1820, libro già citato nel III Cap., parte I, * Sètte, settari ed il processo di Milano „ di questo lavoro. schaft

'

Chi poi volesse occuparsi delle inquisizioni politiche in

qualche materiale, specialmente sui lavori

della

Germania troverà Commissione inquirente a

Magonza, nel volume " Geschichte der politischen Untersuchungen, welche durch Bundesversammlung errichteten Commissionen, der Central- Untersuchungs-Commission zu Mainz und der Bundes-Central-Behorde zu Frankfurt in den Jahren 1819 bis 1827 und 1833 bis 1842 gefuhrt sind ,. Von Dr. L. Fr. Ilse, :

die neben der

Frankfurt a. M., Meidinger, 1860.

Questo è, su per giù, oltre

poche ignorate pubblicazioni, da me esumate I parte, di questo lavoro, quanto fu pub-

le

in archivi, e citate nel III Cap.,

blicato in

Germania sulle origini dell'unità tedesca e sulle agitazioni settarie

intorno al

'20.

Per particolari

biografici

dei

personaggi

più influenti

dell'Austria

nei

cent'anni che corrono dal 1750 al 1850 vedi la nota opera di C. von Wurzbach:

Biographisches

Lexikon

1856-1891, voi. 1-60.

des

Kaiserthums

Oesterreich

„ Wien, Zamarski,


568

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

NOTA DELL'EDITORE

L'estratto dell'intero lavoro Contributo alla storia de' pro-

cessi del Ventuno e dello Spielberg comparso nella rivista 1

II

Risorgimento italiano „ anni 1910-11, contiene un Errata et

addenda ed un Ìndice dei nomi, dove sono corrette anche le ferenze nella grafia dei nomi di persona che

cumenti.

dif-

compaiono nei do-


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859 E LA QUESTIONE COSTITUZIONALE

Quando nel 1859 il conte all'Austria, sentiva

quello che

Cavour, con l' imminente guerra

di

avvicinarsi

il

momento

dell'effettuazione di

era il suo sogno di patriota ed il suo

programma di

trovava di fronte a tre problemi da risolvere I. Primo era certamente la cacciata con le armi dell'Austria

statista, si

:

dal territorio Lombardo-Veneto. II.

La preparazione dell'insurrezione delle popolazioni Lom-

bardo-Venete all'avvicinarsi ed al passaggio dell'esercito FrancoItaliano,

col

triplice

intento

di

impacciare

i

movimenti degli

Austriaci, di agevolare con informazioni e uomini combattenti gli alleati

e poi

specialmente di mostrare all'Europa quanto fosse

esoso a quelle popolazioni il governo austriaco, affinchè non saltasse in mente a qualche cancelleria Europea di porre ostacoli alla

effettuazione dei sogni Italiani. Il Cavour

temeva che

Europa

l'

ricordasse ancora in senso pericoloso le sue parole al Congresso di Parigi. Sopratutto

temeva che essa non volesse dettare

l'ultima

legge quando fosse ricomposta la guerra, poiché da un nuovo congresso l'Italia vittoriosa non avrebbe potuto aver che dei danni.

Quando per disgrazia la guerra fosse andata male, la sollevazione delle popolazioni sarebbe stata sempre un argomento buono contro il

ritorno degli Austriaci.

UE. Una volta che

si

fosse raggiunta la

liberazione

della

Lombardia dall'Austria, bisognava pur dare un ordinamento provvisorio a quella regione, in attesa dell'ordinamento definitivo del

Regno.

Non dobbiamo qui occuparci

del primo

intento dello statista

del risorgimento perchè esso ormai appartiene alla storia

diplo-

matica di quegli anni, e non possiamo ugualmente intrattenerci


570

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

sul secondo fine del quale

diamo però la prova più completa

pubblicando questa lettera del Cavour

ri-

Conte Giulini della

al

Porta. Pregiatissimo Signore ed Amico, Il

sentimento che inspira la lettera che Ella mi scrive è così nobile e

così generoso, che

non saprei più insistere ond'Ella rimanga presso di noi

per compiere la missione ch'Ella ha accettata con tanta devozione e adempiuta con tanto senno e intelligenza. e faccia

che

al

Vada,

caro

Giulini,

nostro approssimarsi sorgano Milano e

modo da dimostrare alla Francia,

all' Imperatore,

le

Lombardia

in

vicine

città

che

all'Europa

in

siamo

degni di ritornare nazione libera, forte, indipendente. Andate e che Dio benedica i vostri propositi. stringeremo

il

Arrivederci

patto di unione che

dopo

i nemici

a

Milano,

ove

interni ed esterni

d'Italia

non

vittoria

la

potranno rompere mai. Addio. Vostro affezionatissimo C.

Abbiamo voluto riportare questa seconda

Cavour.

anche al fine senza essere un documento, è anche una prova di quanto tenteremo di lettera

di far notare l'ultima parte della lettera del Ministro, che,

dimostrare in appresso.

Quanto invece costituisce l'assunto di questo studio è il terzo fine del Cavour: l'ordinamento provvisorio e definitivo della Lombardia.

E bene esaminare da principio la questione quale si presentava costituzionalmente.

La Lombardia, col plebiscito

votato nel 1848, aveva deliberato

con 561.002 voti contro 681 la sua unione cogli Stati Sardi, ma la formula votata non è così semplice ed esplicita come si vorrebbe poter credere. Si era votato infatti questa deliberazione

:

Noi sottoscritti, obbedendo alla suprema necessità che l'Italia sia libecontinuare la guerra di

rata dallo straniero

e

Indipendenza con

maggior efficacia possibile, come Lombardi

la

e

per l'interesse

la

nazione votiamo

di

nell'intento principale

queste provincie e fin

di

in nome come Italiani nell'interesse di tutta

da ora l'immediata fusione delle provincie lombarde

con gli Stati sardi, semprechè, sulle basi del suffragio universale sia convocata negli anzidetti paesi e in tutti gli

altri aderenti

Comune Assemblea Costituente la quale discuta e

a

tale fusione una

stabilisca

le

una nuova Monarchia costituzionale con la dinastia di Savoia ..

forme di


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

571

La votazione di questo plebiscito provocò grande commozione in

Piemonte. Mentre, nello stesso scorcio di tempo, il parlamentò

subalpino aveva approvato con entusiasmo

i

progetti di legge

riguardanti le annessioni di Parma, Piacenza,

Modena e Reggio

e della Venezia, discusse largamente,

personalmente per l'annes-

sione della Lombardia. Si temeva che la Costituente, ampliando il

suo mandato, tentasse una fondamentale revisione, sino a cam-

biare tutto quanto l'ordinamento dello Stato, senza rispettare né

monarchia, né statuto. L'eccitazione era negli animi di tutti, tanto che il ministero, trascinato dall'opinione pubblica, inviò alla commissione, nominata dagli

uffici,

per discutere il progetto, questa

aggiunta. " L'assemblea costituente

non ha altro mandato che quello di discuOgni altro suo atto gover-

tere le basi e la forma della Monarchia.

nativo e legislativo è nullo di pieno diritto. La sede del potere esecutivo non può quindi essere variata che per legge del Parlamento „. I dissensi erano e durarono vivacissimi dopo queste due aggiunte.

Petizioni di cittadini fioccavano alla Camera, deputati

si

arrovel-

lavano nella ricerca della formula conciliativa, ministri si dimet-

tevano per non sapere come fronteggiare la commozione popolare.

E spiegabile del resto l'allarme dell'opinione pubblica. La costituente bisognava fosse accettata con fiducia e senza porre vane restrizioni al suo

mandato o era meglio fosse respinta.

Sarebbe stata una ingenuità creare un corpo legislativo, imponendogli aprioristicamente dei limiti a legiferare. questo, seguendo i principi di lealtà politica, avrebbe osservato il

mandato impostogli dal voto dei Lombardi, dal quale ritraeva

ogni origine, o non l'avrebbe osservato, senza che vi fosse nessuna

maniera per richiamarvelo. Bisognava o aver fiducia o avere

il

coraggio di rigettare la

costituente e l'annessione.

Perplessa la grande maggioranza della Camera, e in seno ad essa vi era il deputato Cavour, voleva e l'annessione della Lombardia

mantenimento dei poteri costituiti. Finalmente l'evidenza dei fatti si impose e a scrutinio segreto veniva adottata con 127 voti contro 7 la prima parte del progetto di legge che venne promulgato 1' 11 luglio dal Re Carlo Alberto e

il

(vedi oltre).

Restavano ancora da discutere ed approvare la seconda e terza parte di esso. Nella seconda si determinava in chi dovesse risie-


572

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

dero il potere legislativo nell'intervallo tra la fusione e la promul-

gazione

dei

deliberati della

futura

costituente.

Nella terza

si

precisavano le norme per regolare l'elezione dei deputati della Costituente.

Questa terza parte a noi qui non interessa e non ce ne occuperemo.

Nuove vivacissime discussioni sollevò invece la seconda. Le tesi dibattute erano tre: 1°

Lasciare i Lombardi nella più assoluta autonomia ammi-

nistrativa fino alla promulgazione di questi deliberati; 2° Unificarli completamente fino a quel tempo al Piemonte, accomunando i destini delle due terre; 3° Cercare mezze risoluzioni per lasciare ai Lombardi una certa autonomia pur sottoponendoli al potere esecutivo emanante da Re Carlo Alberto. L'interpretazione della formula votata dai Lombardi e la legge 11 luglio, che l'aveva seguita, non costituivano nessun precedente esplicito all'importantissima questione, che si dibatteva.

Da argomentazioni sicure di diritto costituzionale è però indubitato che unica soluzione accettabile era quella che sino all'at-

tuazione dei deliberati della Costituente univa le sorti della Lombardia a quelle del Piemonte, mantenendo nel regno ingrandito una monarchia costituzionale. Come avevano fatto le popolazioni di Piacenza, le popolazioni lombarde avrebbero dovuto inviare i loro deputati al parlamento subalpino eleggendoli secondo la legge elettorale sarda.

La soluzione costituzionale della questione era - secondo noi questa. Del resto questa soluzione

si sarebbe anche imposta da una attenta lettura del plebiscito lombardo nel quale si leggeva: votiamo fi?i da ora l'immediata fusione... semprechè sia convocata. Fusione immediata non significava rimandare gli effetti

all'attuazione delle deliberazioni della Costituente. La convocazione di questa, era del resto

una condizione risolutiva non sospensiva.

Ma la Camera subalpina non ebbe il coraggio di una deliberazione energica. Incerta tra la tesi sostenuta dal Ministero, che era per l'immediata fusione, e quella della Giunta Parlamentare, che voleva lasciare completamente

autonomi i Lombardi, la Camera votò una

deliberazione nella quale pur lasciando autonoma la Lombardia, si

diminuiva il potere del governo piemontese, sottoponendone, gli atti per tutto il nuovo regno, al consenso della Consulta Lombardo-Veneta.


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

573

Inutile intrattenerci a provare quanto fosse assurda e politica-

mente

e amministrativamente

e

costituzionalmente una simile

deliberazione, che provocò le giuste dimissioni del gabinetto pie-

montese.

L'unione della Lombardia e Provincie Venete veniva accettata col regio decreto 11 luglio 1848, che risulta così: Carlo Alberto, per grazia di Dio

Re di Sardegna, ecc., visto il risulta-

mento della votazione universale tenutasi nella Lombardia e nelle quattro Provincie di Padova-Vicenza-Treviso-Rovigo, stata a Noi presentata al quartiere generale di Somma Campagna addì 10 dell'ora scorso mese di giugno dal governo provvisorio della Lombardia, secondo la quale è generale voto di quelle popolazioni di unirsi al nostro Stato;

Senato e la Camera dei deputati hanno adottato; Noi abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue: Il

Articolo unico

— L'immediata unione della Lombardia

e delle provincie

Padova-Vicenza-Treviso-Rovigo, quale fu votata da quelle popolazioni

di

è accettata.

La Lombardia e le dette provincie formano con già uniti un solo regno.

gli

Stati sardi e con

gli altri

Col mezzo del suffragio universale sarà convocata una comune assemblea costituente la quale discuta e

stabilisca

le

basi

e

le

forme di una mo-

narchia costituzionale colla dinastia di Savoia, secondo l'ordine di successione stabilito dalla legge Salica, in conformità del voto emesso dai Veneti e dal

popolo lombardo colla legge 12 maggio prossimamente passato del

governo provvisorio di Lombardia. La formula del voto sopra espresso contiene l'unico I

mandato della Costituente e determina i limiti del suo potere.

nostri ministri segretari di Stato sono incaricati della esecuzione della

presente legge, la nella

quale sarà sigillata col sigillo dello

Stato, pubblicata

Lombardia e nelle dette quattro provincie venete e inserita nelli atti

del Governo.

Dato dal Quartiere generale

di Roverbella 11 luglio

1848.

CARLO ALBERTO Dks Ambrois.

Passando senz' altro tamente

all'

esame di questa formula si rileva net-

:

1°

La fusione nel 1848 veniva votata allo scopo principale di

continuare la guerra contro l'Austria. Quindi quando questo fine fosse raggiunto si deve implicitamente ritenere che la stipulazione

della fusione definitiva

doveva restare subordinata

alla

accetta-

zione di nuovi accordi da stipulare.

H Risorgimento Italiano. — IV.

87


574

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

2° La forinola votata poneva infatti come condizione sìne qua non della fusione (semprechè ecc.) la riunione di un'Assemblea

Constituente la quale stabilisse le forme dell'ordinamento futuro. 3° Questo

ordinamento non poteva essere la estensione degli

ordinamenti della antica monarchia piemontese al resto d' Italia,

ma doveva essere una NUOVA MONABCHIA COSTITUZIO-

NALE DI SAVOIA. 4°

La Assemblea Costituente doveva essere eletta sulla

base

del suffragio universale, mediante lo scrutinio di lista per provinole.

Dalla formula votata dai popoli della Lombardia nel 1848 sulta quindi in

modo

netto e preciso

ri-

quanto si è analiticamente

esposto or ora; vedremo poi se ciò si è fatto e ne ritrarremo le

dovute conseguenze alla fine di questo studio. Per ora dovevamo notare le condizioni di fatto di fronte alle quali

si

trovava

il

Cavour. Egli, se avesse voluto richiamare in atto le condizioni politiche del

1848

— tanto più che quella campagna

si era

chiusa con un armi-

stizio —, doveva attenersi al plebiscito suddetto, altrimenti

doveva

convocare di nuovo il popolo a plebiscito. Quando avesse voluto far questo, avrebbe dovuto aspettare la fine della campagna e

nel frattempo — attenendosi al puro e semplice diritto di guerra — amministrare paesi liberati a suo beneplacito, per mezzo della i

autorità militare.

Ma il Ministro non volle rinnovare i plebisciti, e in ciò fu prunon volle attendere ad un ordinamento militare che anche transitoriamente non sarebbe mai stato benefico, oltre a presendente,

tare delle incognite che più tardi esporremo. Preferì invece il ri-

torno puro e semplice allo stato di fatto del 1848.

Data questa linea di deliberazione non poteva pensare ad estendere alla Lombardia l'ordinamento del Piemonte, ma, salvo restando futuro definitivo ordinamento di tutto il paese, bisognava provvedere ad un ordinamento provvisorio della regione. il

A questo fine il Ministro non poteva e forse non volle assolvere da sé stesso, perchè fin da principio i popoli Lombardi vedessero con quale criterio di uguaglianza il Ministro volesse trattare, e provvide quindi ad affidare queste mansioni a quell'uomo che per nascita, censo,

cultura, precedenti di vita, meglio corrispondesse

intento di guadagnare

al Ministro i Lombardi e di dare al Ministro un progetto sapientemente elaborato: questi, fu al duplice

il

Conte Cesare Giulini della Porta.


l'oBDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

575

Prima di entrare a considerare il lavoro della Commissione, sentiamo il dovere di riportare intera la seguente lettera del Conte Griulini alla moglie, che getterà molta luce sull'argomento e illuminerà anticipatamente molti punti che potrebbero rimanere oscuri (1). Scriveva il G-iulini alla moglie: Alla Signora Contessa Giulia Giulini nata Carcano.

Lugano.

Cara Giulia, Torino, 12 maggio 1859.

Dopo ben considerate le cose ti scrivo via di Ginevra. di possibili insulti del

giro

Il

nemico, e quindi chi va piano va sano.

passaporto. Io spero che la proroga non sarà necessaria e che

regolerà dice.

il

documento.

Ad ogni modo parla con Cantoni

il

fa

e

è fuori

Unisco il

cannone

quel

Riguardate la casa e la servitù più che me. Con quel che

che

leggerai

qui sotto potrai capire che per me è fatta, e che se quei Signori non se

ne vanno da Milano

io

non ci tornerò. Vengo ora ad esporre la mia storia

diplomatica, e lo farò lungamente e distesamente onde

la

famiglia siane

informata ed anco ne resti memoria in casa. Vi troverai cose che sarebbero strambe sotto la mia penna se non fosse che appunto voglio essere storico fedele.

La lettera non deve uscire

parenti strettissimi,

di

famiglia

nella

cerchia

dopo la metterai nelle carte che riguardano

dei

cotesto

singolare avvenimento.

Appena giunto a Torino andai in cerca di alcuni amici, che so, essere di essere bene informati, onde conoscere un po' chi mi aveva chiamato, ed il perchè mi avessero chiamato così studiavo le carte

in condizione

;

prima di entrare in campagna.

Quanto alla persona che mi chiamava seppi subito che l'ordine era del Conte Cavour. Il

Segretario Generale del Ministero degli Esteri, Cav. Marco Minghetti,

andò dalla Marchesa Arconati, e

le disse

sogno di me; sebbene mio amico,

il

che il

C te di Cavour aveva bi-

Minghetti non poteva esporre

il

suo

nome per la qualità ufficiale che ha, e domandava quindi alla Marchesa il permesso di usare il suo. Schiarito questo punto rimaneva a sapersi la causa, e qui ebbi di che rimanere attonito e sbalordito. Ecco la causa. Il Conte Cavour,

(1)

La pubblicazione di questa lettera assume anche maggior valore in quanto

che essa era in molte sue parti tutt'ora inedita.

Il

colonnello Pagani nel suo

Milano e la Lombardia nel 1859, Milano, non sappiamo esattamente giudicare con quale criterio di misura, ha creduto di pubblicare solo parecchi brani di questa lettera importantissima. Crediamo quindi di "riparare ad una certa involontaria mancanza della conoscenza delle nostre fonti ripubblicando per

libro

intero la lettera.


576

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

ma nuovo alla cospirazione, se ne lasciò

gran politico,

cietà Nazionale Italiana, diretta dal siciliano

imporre dalla So-

La Farina e preconizzata dal

Milanese Marchese Giorgio Pallavicino. Egli fu allarmato da tutto quell'apparato di comitati, di trame, di cor-

rispondenze e non

si

avvide che non

ci

stava sotto né alcuna importante

non volle poi persuadersi che Lombardia non ha azione che in linea affatto subal-

influenza né alcun personale considerevole:

quella consorteria in

terna, e che anzi ne è invisa.

Certo che in data misura

anche

questo

per non lasciarlo cadere in mani cattive

cima mai. Fatto

è

che

era da usare e più

elemento

che

per

altro,

ma metterlo in

Conte Cavour ci cadde, e appoggiandovisi esclusi-

il

vamente si trovò lungi cento miglia da quanto di serio conta qui la Lomfu al segno che non vedeva più nemmeno i suoi più provati amici

bardia

:

e confidenti della sua politica.

I gli

Lombardi mormoravano e facevano osservare che

si

correva

contro

avvenimenti senza avere un piano di ordinamento predisposto e che, a

parte

il

municipalismo, restava sempre che la Lombardia, amministrativa-

mente, non è nota che

alle

persone del paese e a quelle che conoscono

la materia.

Così si andava avanti, quando venne finalmente il gran fiasco di Parma, opera tutta intera della società nazionale italiana, a squarciare il velo che ottenebrava la vista del presidente

Consiglio.

del

Si trovò che

non aveva nulla predisposto e che i suoi consiglieri nulla potevano predisporre. Era dunque una evoluzione e per facilitarla pensò chiamare un uomo nuovo talché, sia per impulso proprio, sia per insinuaquella società

zione altrui,

i

suoi occhi s'erano portati

mia passeggiata per laghi stare, di predisporre, di

e

per

sopra di me

;

da ciò derivava la

Toccava sempre a me d'aggiu-

monti.

sistemare le cose.

Dico il vero che in tutt'altra posizione e in diverso momento a rischio di incontrare

Zobel

e

Benedek me la sarei battuta più che di passo perchè

programma era troppo strambo. Ma adesso e con tutti intorno a dirmi che se non ci metteva io la mano la macchina non andava...!! Andai a palazzo, mi abboccai con Minghetti che, come dissi, è proprio

il

primo ufficiale dell'estero, e con Farini Romano (da non confondersi con La Farina di cui sopra), il quale dirige ora la sezione affari italiani. Entrambi sono miei amici e persone distinte. Minghetti, già ministro di Pio IX ne' suoi bei tempi, è uno dei principali personaggi d'Italia. Farini,

storico

di

merito,

è

stato

ministro

in

Piemonte. Entrambi mi accolsero con festa e mi confermarono quanto ho detto intorno al

modo della chiamata, e un poco più copertamente accen-

narono alle cause stesse. Io domandai formalmente quale incarico sero che avvicinandosi e

il

momento dello

mi

si

destinava.

sperato ingresso in

Essi

rispo-

Lombardia

non avendo in pronto nessun piano di organizzazione si voleva che io


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859 mi occupassi di preparare quanto vi si

riferiva.

venendo da me, perchè era lavoro superiore più io faceva loro osservare che

il

rebbe stato ben raccomandato

ai

Risposi che

sbagliavano

mie forze

e che per di

alle

fiasco dell'altra volta

turalmente in poco favore del pubblico,

sicché

577

mi metteva na-

un mio progetto non sa-

popoli lombardi.

Essi risposero alla prima osservazione

conda col dire che tutti i Lombardi

con dei complimenti,

sentiti in proposito

e alla se-

mi avevano desi-

gnato come l'uomo al caso. Replicai che altro è

che guarda solo

giudizio degli

il

ai risultati.

amici,

ed altro quello del paese

Aggiungevo poi che

io

meno

che

i

4 mesi

non aveva mai toccato a grandi amministrazioni. Che per conseguenza io la compagine del '48, epoca d'amministrazione consulsa e senza forme,

delle cose la

conosceva meno di molti

altri.

Anco qui mi sostennero

il

contrario con frasi benevoli e conclusero dicendo che nessuno pretendeva

che facessi da solo: che aveva qui degli amici conosciuti dal

brava gente,

abilitati nelle cose di affari,

Governo,

e

che mi circondassi di loro e met-

tessi mano all'opera.

Presi

contento

tempo a rispondere e mi ritirai poco persuaso della cosa e maldello strano spineto nel quale senza discrezione mi avevano

messo. Meditai molto, parlai con amici, e poi tornai dal Farini e gli dissi che proprio trovava la proposta poco congruente. Che cosa ero io? Consultore, riferente, cosa

insomma? Il mio incarico era ufficiale, era ufficioso,

cos'era ?

Quanto al circondarmi certo

non

si

di

collaboratori,

presenterebbero ad una

sì

questi

per far

ardua impresa,

piacere a

me

ed avrebbero ra-

gione.

Altra cosa sarebbe se

il

Governo parlasse

in

nome

imparato a detestare le posizioni anfibie, e non mi

servava poi che quanto ai collaboratori v'era un'altra

mondo poteva sentirsi diritto almeno molti aveva un

club.

lavorare, offendeva gli altri solo per

di

e

essere

consultato.

proprio.

Io aveva

voleva mettere. Os-

ci

difficoltà.

Tutto

il

Se chiamava tutti o

Se prendeva pochi, com' è necessità per formava un ceto numeroso di nemici non

me individuo che transeat non essendo il caso di pensare a trama all'opera mia che sarebbe di servizio pubblico. Invece

versie personali,

che operando di autorità allora non

si

hanno riguardi e si va diritto senza

che alcuno possa lagnarsi.

Con tali premesse veniva a proporre un temperamento. Io non mi ricuso di lavorare e massime per tale causa e in simili momenti. Quindi se le poche mie cognizioni valevano le mettevo a disposizione. Pel modo faceva osservare che il Ministero ha nel suo seno un uomo

mai

di

primo merito, che è Paleocapa, che fu lungamente funzionario a Milano, il paese. Egli poteva riunire una commissione di Lombardi, alla

e conosce

quale se lo credea opportuno avrei preso parte. Egli

come uomo ufficiale

prendeva chi voleva, e non era luogo a commenti. Aggiungeva poi che


578

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

non credeva fare atto di modestia osservando che un lavoro appoggiato al

nome di Paleocapa avrebbe altro favore pubblico che uno appoggiato dal mio. La cecità dell'illustre Ing re non faceva caso, perchè avressimo (sic) lavorato noi altri lasciando a lui la sola alta direzione. Rispose essere la cosa

impossibile perchè Paleocapa essendo ministro imprimeva ad ogni suo atto

pubblico carattere ciò, mentre

ufficiale.

sarebbe

Ora il governo nulla poteva fare

d'ufficiale in

sommamente ridicolo di organizzare la Lombardia con

Tedeschi a Vercelli: la storia della pelle dell'orso avrebbe girato i fogli

i

d'Europa. Si doveva preparare tutto per l'imminente caso, ma ufficiosamente.

La ragione era buona e divenne anco più buona due giorni dopo quando l'orso sullodato portò la sua pelle noi,

con un po' di buona volontà

da sé quasi a Ivrea, la

sia detto fra di

e,

portava a Torino.

Abbandonato quel campo mi ripiegai e dissi che si poteva operare uffimodo che segue: Certo il Governo avrà pensato al futuro

ciosamente nel

Governatore, o altro rinalmente

le

bilità piemontesi.

Che

nome che gli si voglia dare, che deve reggere inte-

nuove provincie, il quale certo sarà una delle più alte nota-

È una scelta in petto per la ragione della pelle dell'orso.

ce lo dia a dirigere la commissione, già si tratta

di

preparargli

l'o-

pera, e lui che deve agire, ha da conoscere le basi del suo

governo. In-

tanto stando con noi

La risposta fu

si

formerà occhio

alle

cose lombarde.

La scelta non è fatta. Farini riprese e disse che non era tempo

perentoria.

da esitare, che mi supplicava per

la

causa

che

difendiamo di non fare

ostacoli a Cavour. Questo è sopraccarico di lavoro e di

pensieri a segno

che solo la lucida e robusta sua mente può portare tal peso. Irritabile di

natura è ora in uno stato continuo di eccitazione e le difficoltà sopratutto personali lo disgustano.

Ha messo fiducia in voi, mi disse, ed è una buona sapete quale pericolo

sorte.

Se esitate, vi pianterà lì,

ci sia.

Quando gli uomini onesti e di proposito si ritirano li avventurieri

e correrà altrove, e

non si fanno pregare a subentrare, ed il paese ne va di mezzo. Se io abbandono il campo il paese cadrà a terra che riflettessi. Egli non mi cre;

deva capace di tale atto che sarebbe debolezza. Rispettava i miei scrupoli, li

trovava onorevoli,

ferto in tanti anni

sente

il

affari e

ma che per tutto quello che si

è

fatto

e

mi scongiurava di non ritirarmi. Al dialogo

nostro amico Emilio Visconti -Venosta

si

è sof-

pre-

era

venuto a palazzo per altri

che io aveva pregato di restare amando di avere un testimonio a

quella spiegazione. Esso

doveva cessare

;

mi disse che le mie

la cosa era al termine,

riserve

Allora domandai al Farini che mi definisse la egli disse

che la sua sezione

creto di istituzione firmato, blicata per

i

erano onorevoli,

ma

che resistere è delitto.

affari italiani è

sua propria qualità.

regolare perchè esiste

il

Ed de-

ma che non è ufficiale non essendo stata pub-

medesimi riguardi della

pelle dell'orso.

Che tutti dovevano

andare avanti Ufficiosamente. Risposi che per me, aborrente delle posizioni ufficiali, non

la

aveva alcuna

difficoltà nell'agire di preferenza in via ufficiosa,

quale diminuiva la responsabilità e lasciava libertà in seguito: che ag-


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859 giungeva anzi che una posizione ufficiale non l'avrei accettata, ogni

modo bisognava

avere

579

ma che ad

una posizione regolare onde non incontrare

Che quindi riservava la mia risoluzione a quando avessi

traccia di intrigo.

parlato col ministro presidente.

momento entrò Minghetti, e essendosi in epilogo

In quel scorso, esso

ripreso

il

di-

unì a supplicare e a scongiurare di non porre difficoltà, che

si

Cavour non accettava ubbie, volendo che uomini e cose corressero come corrono

avvenimenti.

gli

Che io avrei la enorme responsabilità Io allora accampai un'altra società nazionale.

Come

tesi.

delle

conseguenze del mio rifiuto.

starebbe

si

con l'influenza della

Mettermi in rapporto con una società ordinata e colla

quale non divideva le viste, non poteva entrare nel mio canto. D'altronde uno fare e l'altri disfare sarebbe giuoco terribile. Dissero che La Farina è girato,

che Cavour è riconvenuto,

ma non può ammettere di aver avuto non guastare.

torto e d'altronde bisogna che usi riguardi per

Urgente era quindi di aprirgli la via per arrivare ad un terreno sodo.

Che se poi arrivavano con

gassi

loro,

e

che

delle

in

difficoltà

rapporto

questo

mi assicuravano

essi

fin

che mi spie-

d'ora che le avrebbero

levate.

Ridotta

la

cosa a questo punto dissi che non

mi era mai

ricusato

ai

cimenti per la causa della patria. Che sapeva benissimo non essere la vita

massimo dei sagrifizi ai quali un cittadino poteva essere obbligato. Che mi sarei arreso se il Conte di Cavour mi faceva una posizione chiara e da non confondersi con un imbroglio. Il Conte di Cavour in quel mentre fece chiamare Minghetti. Io aveva veduto prima S. E. il Ministro sotto ai portici e gli aveva chiesto un minuto di colloquio al quale aveva aderito per più tardi. Annunziata la mia presenza mi fece chiamare. Il Presidente-Ministro mi ricevette con dimostrazione di grande soddisfazione. Io gli espressi quei sensi che tale uomo deve ispirare a un Italiano e massime lombardo. Poi gli dissi che io era venuto immediatamente su di una sua chiamata e che aspettava i suoi comandi. Trattandosi delle parole di un uomo illustre farò di essere possibilmente letterale nella reil

lazione. Il

Conte di Cavour mi

bardia, dipende dal

disposto per

un progetto. generali e

il

disse.

Ecco, noi a giorni possiamo essere in Lom-

cannone. Per questa eventualità nulla abbiamo pre-

governo del paese. La feci chiamare per incaricarla di farmi programma di massime

Guardi però che non intendo un

nemmeno con larga scheda. Intendo che mi rediga dei

decreti

che se non mi soddisferanno ne parleremo per mutarli, e se li troverò del caso

li

porterò diritto

alla

firma

osservare la poca mia attitudine e al

pubblico lombardo

fiducia

in

del i

Principe

luogotenente. Io gli feci

miei precedenti poco atti ad inspirare

una opera mia. Lui mi rispose: È un

pezzo che la conosco ed ho stima per

lei:

le

sono grato dei servigi che ha


580

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

massime poco anzi con evidente pericolo. Le connon sono i veri motivi della sua chiamata. Tutti i Lombardi con i quali ebbi rapporto sia di vecchia sia di nuova emigrazione, sia di passaggio, mi parlarono di lei, mi proposero lei e si appoggiarono del suo suffragio. Dunque lei è l'uomo del caso. I momenti sono supremi ed io ho diritto di esigere che tutti mi aiutino massime quelli che resi in tante occasioni e

fesso però che questi

credo il

a rendere alla causa servigi speciali. Replicai che persuaso che

atti

Conte sbagliava nella scelta

pure

riconosceva in lui

il

diritto

di

co-

mandare e in me, come in tutti, l'obbligo di ubbidire da soldati. Che dunque ubbidiva. Dovevo aggiungere però che ero poco pratico di amministrazione e che per conseguenza da solo non avrei assolutamente potuto servirlo. Mi disse che la mia obiezione era giusta e che non avrebbe preteso tanto da

me perchè davvero sarebbe superiore alle forze di chiunque. Che

chiamassi pure quei miei amici che credeva del caso e mi facessi assistere.

Ve ne ha vari a Torino tali e

apprezzo

assai.

che

sono bravissime persone, ch'io conosco per

Tutti potranno utilmente collaborare.

Gli domandai

mi autorizzava a spendere il suo nome per impegnarli all'opera. Egli rispose che ufficialmente non poteva agire. Replicai che lo sapeva benissimo e che non solo era lungi dal domandare carattere ufficiale, ma che ne rifuggiva. Volere che il Sig. Conte mi autorizzasse a dire che collabose

me si faceva quello che egli desiderava. A questo patto avrei ma lavoro sì arduo per far piacere a me non avrei po-

rando con

trovato concorso, tuto

domandare, né

gli

altri

avrebbero

aderito e a ragione. Dica pure,

cooperando a questo lavoro e prestandosi a sua richiesta si fa

riprese, che

quel che desidero. Dica anzi che io voglio così.

Vuole una lettera? Io

gli

non era necessario, che io stavo alla sua parola e gli altri sta-

risposi che

rebbero alla mia. Mi considerava in possesso come di un decreto verbale e avrei requisito gli il

altri

come Lui requisiva me. Questo è bene,

riprese

ma guardi che io non farò capo che a lei, io non guardo che a

Cavour,

lei, è lei che

risponde della cosa.

Replicai che era

una responsabilità formidabile, massime nell'angustia

del tempo.

Che però allo appoggio di amici avrei tentato e contava sulla sua indulnelle discussione fosse emersa una discrepanza, avrei riferito le due opinioni. Di ciò mi approvò e ad ogni modo il supremo arbitrio restava sempre a lui. Domandai a chi doveva far capo sapendo che il Conte è occupatissimo. Parli con Farini e Minghetti. E se mi occorre proprio di far capo a lei per istruzioni? Farini e Minghetti genza. Che poi quando

la

condurranno da me, ma lei perchè Allora

lo

pregai

di

dirmi

io ripeto che guardo

a lei solo.

qualche parola che delinear potesse

modo di sistemare le pi-ovincie di nuovo

il

suo

Che mi significasse, p. es., se voleva unione politica ed amministrativa immediata o riservandosi della prima voleva riservare la seconda a tempi tranquilli, e non nascosi che per me propendevo per il secondo pai-tito. concetto circa il

acquisto.


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

581

Lui disse che riunendo la parte politica a quella del Governo R. attuale intendeva durante la guerra di lasciare in piedi la macchina amministrativa lombarda, e per intero, o

tempi più quieti

si

almeno tutto che

sarebbe poi studiato

il

potesse

si

conservare.

A

modo di arrivare alla piena e

completa fusione. Se in mezzo ad una crisi

politica

si

mutava

la

mac-

mano né il nuovo né il vecchio.

china temeva di non aver sotto la

Aggiunse poi sorridendo che sapeva benissimo che alVepoca di accumunare i

due paesi

il

Piemonte per li ordini amministrativi aveva più da imparare

che da insegnare. Che dunque procurare di empire le lacune che la mutazione di Governo lascierebbe di

certo e aggiungere ciò che era indispensabile per

avvicinare la vecchia organizzazione al nuovo ordine di cose, il tutto rispar-

miando possibilmente l'edificio. 10 mi dichiarai ben contento

trovarmi nello

di

stesso

ordine di idee.

domandò quali a parer mio dovrebbero essere le norme a

Allora Egli mi

tenersi col personale.

Risposi che

i

carattere politico bisognava

funzionari coprenti cariche di

assolutamente metterli in disponibilità. Ciò per misura di sicurezza e anche per dovere di reciproca

dovevano essere

che

decenza.

Che però

tali

rimozioni personali non

temporanee, essendovi nel numero delle persone di

buona opinione ed esperti in affari che a tempo debito sarebbe ben contento l'adoperare. Che poi in tutti gli uffici alti e bassi si aveva da fare una epurazione di individui marcati o per immoralità o per zelo odioso :

tale

operazione però doveva essere ristretta obliando tutti

imposti

dagli

obblighi

equità e per politica

posizione.

di

per

non

Tale

dei

fare

norma

nemici

e

i

peccati veniali

era da seguirsi e pei

non disorganizzare

il

servizio. 11

Conte Cavour assentì perfettamente. Aggiunsi che

il

voto universale

uomo di stato piemontese, per per instaurare in modo intuitivo il

era che alla testa del paese fosse messo un saltare a pie pari fatto della

fusione,

le

beghe cosa

locali

e

importante massime colla provvisoria conserva-

zione degli ordinamenti amministrativi lombardi. Il conte disse che tutti i

Lombardi gli avevano parlato in quel senso e accettava l'iniziativa. Penserebbe a scegliere un uomo di distinzione sotto ogni rapporto che potesse piacere. Dopo pose il discorso sui partiti di Lombardia, sull'attitudine da prendere in faccia a loro e procedendo disse che lui

aveva preso

massima di non guardare al passato quando si era nel partito nazionale e ciò per profittare di questa opportuna assimilazione di idee che ora si ha e insomma accettare la devozione senza chiederle il passaporto. Risposi che conveniva perfettamente nel programma. Nemico delle coalizioni la

politiche,

quando sono

coalizioni,

accettava

ben volontieri

le adesioni.

Esser di fatto che l'alta influenza del Conte di Cavour aveva unificate opinioni. Io aveva veduti all'opera in questi mesi antichi

doveva lodare senza riserva

la

loro

le

repubblicani, e

devozione completa. Questa concor-

danza di spirito dalla quale non erano fuori che pochi ostinati imbroglioni


582

RISOKGIMENTO ITALIANO

IL

è cosa troppo preziosa per guastarla con gelosie. Si doveva però

mente trattare da nemici austriaco esso è debole

furono

vidui

favoriti

chi contrariasse

il

avere

nel

petto

franca-

al partito

come tale, ma la rete ci sarà perchè molti indisarà d' uopo averei occhio. Alcune notabilità passaporto

durante

caso di spingere più oltre la reazione, forte

Quanto

futuro.

e

sarà forza levarli dal paese con sarà

nel

contenere

la guerra.

Però non

ed esortava il governo ad

rancori che accumulati in dieci anni

i

vorranno certo prorompere. Questo per umanità ed anco per politica onde

non colorire male il nuovo regime.

Si sa che la persecuzione anco moti-

vata fa pietà e passata la passione resta l'odioso.

La moderazione è però da usare con coloro che si acquetano al nuovo nel campo nemico o intriga per l'Austria deve essere

regime, chi passa trattato da Il

nemico senza riserva.

Conte annuì

e

parlò

dei preti.

Risposi che a parte le alte dignità,

qualche individuo e qualche località, il clero è Italiano, ed anche non gesuita : il

non doversi però nascondere che in complesso il clero teme alquanto

Piemonte e

S.

E. sapeva

il

perchè. Essere d'uopo assicurarlo e di fargli

sapere che è tenuto per amico.

Ministro disse che sapeva questo e vi

Il

penserebbe. Allora io presi la parola e dissi che doveva indirizzargli una interpellanza formidabile, temeraria in bocca d' altri,

mia, che era incaricato di denza.

un

tale

lavoro

ma giusta da parte

e onorato di sì speciale confi-

La sovranità deve essere la base del mio

era di necessità domandargli quale necessità

si

progetto,

che

e

quindi

proclamerebbe. Per riassu-

mere la sovranità del Re sarebbe fatto compiuto o semplice prospettivo passando per la dittatura. Eccellenza, aggiunsi, io metto tutte e

due perchè proclami

la

qui

le

mie mani

sovranità

del

Re

e le dico le taglierei

senza intermezzo.

Ma

V. E. mi risponderà forse che non sa cosa fare né delle mie mani né dei miei occhi, e che ragioni diplomatiche gli vietano di proclamare ipso facto la sovranità del

posito. Il

Re. Io ho bisogno di chiare e precise dichiarazioni in pro-

Conte Cavour disse: Che la mia domanda era giusta non solo

ma necessaria, dovendo la risposta essere fondamento questione italiana va divisa in

clamato

la fusione col

infranto

il

due.

del

Piemonte s'intendono riunite perchè

trattato del 1849.

progetto.

La

Le provincie che nel '48 hanno prola

guerra ha

Quanto alle altre provincie la fusione è altra

Lo ringraziai della confidenza ed anco della notizia che esso con ciò mi dava che portava la consolante certezza che d'un passo si saltava un

cosa.

torrente di difficoltà e forse di guai. Durante il colloquio il Conte di Cavour

mi aveva tenuto li occhietti suoi brillanti di sotto gli

occhiali,

fissi

fissi

mi contasse le sillabe. Allora si alzò, mi strinse la mano molto cordialmente e mi disse che era soddisfattissimo del colloquio, che vedeva che nelle massime si era d'accordo. Che andassi di buon grado in

viso che

pareva

che farebbe di tutto per andare d'intelligenza.

Che si trovava contentissimo della scelta sua, che io era proprio l'uomo


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859 del caso e che

583

non perdessi tempo. Che poi mi ricordava nel riunire i col-

laboratori di cercare appunto di assortire le varie provenienze

di

partiti.

mi atterrei alle sue istruzioni scrupolosamente e uscii. Minghetti e Farini mi ringraziarono infinitamente dicendomi che li aveva cavati da un grande imbarazzo. Subito pensai alla formazione della commisRisposi che

sione ufficiosa; spendendo la parola del tutti

i

ministro ottenni

concorso

il

di

richiesti.

Domandai solo persone pratiche di

affari

tutti di stendere in carta le loro idee,

sigliò Farini per ragioni

e

di

convenienza politica.

di

amministrazioni, capaci

tranne una eccezione che mi conCercai

assortire

di

la

nuova emigrazione e di mescolare qualche elemento provinciale. Le discussioni procedono e già molta parte del lavoro è fatta, la trattazione sebbene precipitata è soddisfacente. Ob-

provenienza di opinioni, la vecchia e

la

bligato per dovere di presidenza a doppia attenzione e a rileggere cessi verbali trovo che le materie

i

pro-

sono sviscerate e le conclusioni logiche.

Con tanta angustia di tempo sarebbe difficile far di più. Ogni argomento come consommi. La riunione è quasi amichevole i rapporti buoni e non

vi è

;

notai alcuna allusione a vecchie discrepanze, solo osservai che gli antichi

repubblicani abbondano in senso opposto, sicché

Male si saprebbe prevedere

quasi

io

sia

il

radicale.

se l'opera nostra sarà aggradita o no da S. E. il

Meno ancora

andrà a genio a

Conte di

Cavour.

pubblico.

Ma sia quel che vuole essere la sorte la coscienza è tranquilla.

se

S. E.

il

rispettabile

Nello stendere questa lettera ebbi più che mai a persuadermi che accet-

tando l'incarico ho adempiuto

ad

un dovere.

Ma non

è finito.

Il

mio

amico Massari, redattore della Gazzetta Piemontese, mi prese un giorno in disparte e

mi disse che credeva suo dovere di avvertirmi che si pensava

in alto a

me per fare un direttore della sezione affari italiani quando Farini

passasse altrove, e poi per un portafoglio. Gli

domandai

se

sognava o se

parlava da senno. Egli confermò la cosa. Qualche giorno dopo andai dal Farini

a

pregarlo di domandare

al

Ministro qualche spiegazione per le

mi pose sul discorso della necessità d'avere nel gabinetto un Ministro Lombardo. Risposi che di fatto sarebbe bene, ma non subito. Per ora la cosa non urge perchè il vero rappresentante del movimento cose nostre. Egli

Quando fossimo alla pace allora un rappresentante dell'interesse Lombardo sarebbe bene averlo nel Consiglio. Intanto il paese potendo

è Cavour.

agire liberamente manifesterebbe quale fosse l'uomo di sua fiducia. Farini

l'uomo del caso non era d'uopo aspettare. Io l'uomo Cavour sia del mio parere. Io feci finta di non sapere, ma connettendo il discorso di Massari, guardando nell'espressione del mio

replicò che per avere l'ho e credo che

interlocutore, compresi l'intenzione. Dissi che io proprio, pratico come sono del paese,

l'uomo adatto non

l'avrei

saputo indicare.

Certo

che

vi sarà,

ma latente ancora. In questo momento li uomini del '48 sono molto consumati o hanno bisogno per lo meno di riabilitazione, e gli altri non hanno avuta occasione di mostrarsi. Farini lasciò andare il discorso. Se


584 io fossi

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

ambizioso non avrei che a spingere un po' in questo senso e la

cosa è fatta. Per fortuna che ne sono lungi mille miglia; è un piatto che

ho gustato e basta. So d'altronde che

le

prevenzioni

ora passabilmente

assopite ribollirebbero furiose intorno al mio seggio ministeriale. Io aspetto

con impazienza raddoppiata che

Là potrò giovare defraudo

la

colla

libera

si

apra

azione

la via di

come

feci

Milano e parto a volo. finora.

Mi dispiace che

Siga Consorte dal titolo di Eccellenza. Mi ricordo

Machiavelli avvalorato dalla mia personale esperienza

il

detto di

che a chi comincia

sempre male ne incoglie. Parlando però spassionatamente ed ammettendo che è stranissima cosa in capo a me che non vi aveva rauna grande soddisfazione d' amor proprio.

che questo avvenimento sia venuto gione, debbo riconoscere che è

La fiducia di un tale uomo, e il fatto che

di tanti

stato generalmente proposto per questo incarico sono ghieri. Io

non sono uomo da capogiri,

attestati

che io era

estremamente lusin-

ma non nascondo che mentre mi

pesa l'incarico pure la dimostrazione mi fa piacere.

Ragione di più per non stancare la confidenza dell'uno

e degli altri.

Sono Cesare Giulini.

Da questa lettera, lunga sì, ma che doveva essere richiamata all'attenzione degli studiosi anche per

il

suo valore intrinseco, si

rilevano dunque i propositi che animavano il Cavour nella riu-

nione della Commissione, che avrebbe dovuto compiere il lavoro.

E bene passare alla critica del pensiero del nostro massimo statista.

Come prima cosa risulta evidente che il Cavour stesso aveva formalmente rispettato il plebiscito lombardo e il decreto albertino del 1848-49, ma non voleva — almeno da quello che risulta in nessun modo convocare la famosa Assemblea Costituente. Mentre intendeva che la annessione della Lombardia era un fatto compiuto da richiamare in vigore, trascurava completamente la con-

—

dizione per la quale

il

deliberato

acquistava vigore definitivo.

Bisogna cominciare col porsi la domanda fondamentale. In tutto il

modo di agire del Cavour, seguito poi dalla successiva legisla-

zione, c'è

un difetto gravissimo di incostituzionalità?

A voler rispondere obiettivamente secundum leges non si può rispondere che affermativamente.

Fino

al

momento di introdurre un ordinamento definitivo, la

attuazione delle misure, che il Giulini avrebbe proposto, in nessun

modo avrebbe costituito una illegalità.


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

585

L'unione politica ed amministrativa era stata scartata nella votazione della seconda parte del progetto di legge per l'annessione della Lombardia, votato nel 1848.

Non si poteva quindi

attuarla, ne sarebbe stato conveniente apportare durante la guerra

una grave alterazione a tutto il regime della regione. D'altra parte l'immediata fusione politica imponeva di modificare in qualche parte l'antico regime della Lombardia. Queste modificazioni costituivano l'arduo compito affidato al Griulini. Ma, in questo tempo, era necessario convocare la Costituente.

Come abbiamo detto sopra, la convocazione della Costituente era una condizione risolutiva. Non si doveva e non si poteva quindi addivenire ad un ordinamento definitivo del Paese, senza convocare la Costituente. Il

giorno nel quale si credette di entrare nella gestione ordinaria

del nuovo regno d'Italia

si

consumò una

illegalità di fronte al

patto fondamentale che costituiva il regno d'Italia. Il testo

del

plebiscito, e

il

decreto

albertino,

ambedue per il

loro carattere divenuti fontes del diritto costituzionale del regno,

venivano a limitare la carta fondamentale del regno Sabaudo agli stati di S.

M. Sarda e ne impedivano l'automatica estensione alle

altre terre italiane.

Ma vi è di più. Ci troviamo davanti a questo stato di fatto. Il

di

regno d'Italia è stato costituito contro e malgrado la volontà una parte di coloro che ne fanno parte integrante: i Lombardi.

Non è a dire, davanti al diritto costituzionale, che l'avvenimento politico

ormai consolidato,

si

imponga

alla

legge e la deragli.

Intanto è principio fondamentale di diritto che il nudo fatto, abbia

pure l'autorità politica della consuetudine, non deroga alla legge. Così per l'art. 5 delle

norme

generali, che presiedono a tutta la

nostra legislazione positiva.

Non può dirsi quindi che il fatto della costituzione del regno d'Italia

debba oggi

ritenersi

definitivo e

compiuto secondo

la

volontà espressa di coloro che ne vollero la costituzione.

Ne può tanto meno sostenersi che questa coazione di volontà debba ritenersi sanata o dallo spontaneo adattamento del Paese nella sua nuova organizzazione politica, o dalla successiva legislazione di 50 anni di unità, nella quale è presunta l'unione delle parti costituenti

il

nostro regno.

Di fronte al diritto queste ragioni non valgono. Non vale la prima, perchè l'abuso è sempre un abuso malgrado l'incapacità di ribellarsi del soggetto.


586 Il

IX

KISOKGIMENTO ITALIANO

nostro paese però di abusi alle leggi, di violenza al loro

spirito ne ha tollerati abbastanza

perchè non debba dolorosamente

pensarsi che nella terra madre del diritto non è costume procedere

anche secondo le buone norme del diritto costituzionale. L'abuso che da noi si è fatto della legislazione eccezionale - è troppo documentato nella dottrina, che melanconicamente deve rassegnarsi a notarlo, perchè qui dobsia permesso questo frasario

biamo ripetere le prove. Diremo solo che, malgrado la stessa costituzione abusiva del regno d'Italia, pure questa gravissima incostituzionalità del nostro ordinamento, fatalmente deve essere meno o affatto sentita dalla pubblica opinione di quanto non dovrebbero esserlo gli abusi più speciali arrecati al nostro ordinamento giuridico.

Sembrerà strano,

ma è proprio così. L'abuso, come tutti

i

mali,

è più sentito quanto più è localizzato.

In questo caso esso costituisce una stridente e violenta deroga

modo normale di essere di un ente giuridico o sociale. Sorge maggiore e più vivace le reazione. Nel caso contrario, quando il male pervade e svia dal suo funzionamento normale tutta l'intima struttura dell'ente, allora esso o dà luogo ad una reazione al

generale, quale potrebbe essere

nuovo sistema in

una rivoluzione, o costituisce un

cui tutto si riorganizza verso le vie normali

della vita.

Questo è il caso davanti

al

quale

ci

troviamo considerando

il

difetto fondamentale, che si trova nella nostra costituzione unitaria.

Certo l'anima popolare italiana vuole l'unità della patria e ogni sentimento di chi scrive si ribella a pensare l'eventualità di un caso per il quale il paese nostro potesse ancora essere smembrato. Direi quasi, ci è dolce soggiacere a questo abuso.

Ma ciò non deve significare che l'abuso, di fronte alla dottrina, non sia sempre un abuso, e debba essere corretto. Esaminando la seconda giustificazione, che potrebbe essere adatta a ritenere ormai cessata ogni sopravvivenza della condizione posta al plebiscito

lombardo, la si trova ancora più debole e speciosa.

Cinquant'anni di legislazione e di unità non bastano a correggere la mancanza di volontà a costituire l'unità nazionale.

Come non è valido un atto, sebbene compiuto, quando ad esso sia mancata la volontà esplicita dell'autore, così non ha valore tutto

quanto sia stato legiferato nel nuovo regno. Ci troviamo davanti ad un principio così elementare di diritto che non crediamo doverne


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

587

ulteriormente dare la prova. Nel diritto publico poi non occorre

prova per affermare di qualsiasi ordinamento giuridico, qualsiasi legislazione cade, o meglio non ha ragione di essere davanti alla

mancanza di volontà delle popolazioni, che devono comporre lo stato,

arbitrariamente costituito.

Di fronte al diritto risulta adunque evidente che nella costituzione del regno vi è una gravissima lacuna. Bene previde nel 1860 la mente chiara del Crispi nel formulare il testo del plebiscito delle popolazioni meridionali in una comprensiva e schematica semplicità: " Il Popolo vuole V Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re costituzionale e suoi legittimi discendenti „. A parte che la formula crispina correggeva il pericolo e il difetto della formula votata dai popoli Emiu e suoi leliani, Toscani, Marchigiani e Umbri, che tacevano gittimi successori „, si vede come la differenza tra il plebiscito lombardo e siculo-napoletano sia fondamentale in quanto l'uno è esplicito, l'altro è condizionato.

Volendo e dovendo stare alla legge non vi è via di uscita e

—

—

la accesper non estendere il nostro esame a tutto il regno sione delle provincie Lombarde al regno sardo sarebbe incosti-

tuzionale

e,

a stretto diritto,

i

Lombardi sarebbero nella piena

sempre che lo vogliano, la loro unione al regno e provvedere secondo aggrada ai loro destini politici. Ciò ritenendo come definitivamente costituito il regno d'Italia. facoltà di sciogliere,

Ma una fictio legis è possibile. La condizione risolutiva posta al plebiscito lombardo non ha limite di tempo alcuno. Niente quindi vieta di ritenere che l'ammi-

nistrazione provvisoria della Lombardia, legittimamente annessa al

regno

d'Italia,

dalla Costituente

attenda di essere definitivamente regolarizzata

da convocare.

Non vorremmo essere ritenuti degli ingenui. Non intendiamo affermare che la convocazione di questa Costituente potrebbe evitare la jattura di una separazione delle provincie lombarde dal regno.

Intendiamo dire che, per queste circostanze specialissime del ci troviamo in una condizione singolare davanti all'eventualità, non desiderabile, ma certamente possinostro diritto pubblico,

bile, di

una rivoluzione. Davanti alla violenza ogni diritto tace,

ogni scienza

si

ritira,

il

fatto

solo

si

compie, e la storia lo

registra.

Dopo, quando un nuovo regime si inizia, i rivoluzionari di ieri,


588

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

conservatori di oggi, ritornano al diritto per conservare

il

loro

ordine di cose.

In Italia la maggioranza della popolazione che volesse compiere non avrebbe bisogno di tumultuare in piazza, le

la rivoluzione,

basterebbe chiedere la Costituente ai termini della legge 11 luglio 1848 mai abrogata. Così il potere di festa, con tutto l'apparato coregrafico ed emozionale che lo rese tanto caro ai nostri padri nei primordi del regime costituzionale, ritornerebbe di pieno diritto,

né ad esso sono possibili le vane limitazioni di mandato. Abbiamo voluto spingerci fino a questa ipotesi, per provare come nel nostro diritto pubblico la Costituente, già altra volta proposta

non molto lontane da noi, da gente che abbia ancora fede non è atto rivoluzionario, sebbene compiuto da rivoluzionari, ma l'applicazione di una legge, che dal 1848 giace dimenticata. Noi, per conto nostro, crediamo che, come quello dei miracoli, il tempo delle Costituenti sia finito, perchè di Costituente ne abbiamo una convocata ogni anno: il parlamento. in date

in essa,

Dopo avere esposto l' importantisisma questione costituzionale che si presentava in questo studio, passiamo ad esaminare brevemente la costituzione del comitato, radunato dal Giulini, e che possiamo rilevare da una lettera ancora inedita del Giulini al Conte di Cavour (1) (non potrebbe aversi una informazione più autentica).

Scriveva il Giulini

:

" Nel

formare tale riunione io ebbi di mira

principalmente la capacità generale e speciale che per lunga esperienza riconosceva nei componenti. Ebbi però altre vedute

che qui credo mio dovere di manifestare. Procurai di associare la vecchia emigrazione, veterana delle lotte politiche colla

nuova

che meglio conosce le attuali condizioni della Lombardia, e di congregare persone appartenenti possibilmente a diverse Provincie. L'È. V. mi disse che il Governo del Re accettava tutte le devo-

(1) Anche questa lettera era completamente inedita nell'archivio Giulini, prima che io stesso non la pubblicassi in estratto nel Giornale * La Grande Italia „ del 1910, n 31-32. l


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

589

purché salde ed esplicite senza guardare alle opinioni

7,ioni attuali,

e perciò che fossero state per lo addietro professate chiamai a far parte dei lavori uomini appartenenti non già a dipolitiche,

ma bensì provenienti da frazioni del partito

versi partiti politici,

nazionale altre volte divergenti, ma ora comprese nella unanimità del voto nazionale. " Sopratutto ebbi

riguardo a un ceto di giovani, i quali in altri

tempi coscienziosamente professarono idee repubblicane, ma che, avendo con l'esperienza riconosciuto che quella non era la miglior via per redimere la patria francamente e senza riserva, aderirono all'opinione rappresentata dal Governo Sardo e la servirono utilmente, senza aspettare che per questa fosse sonata la ventesima ora. Volli pure, per riguardi facili a comprendersi, avere il concorso di

un uomo che al più puro e provato patriottismo associa

opi-

nioni religiose severe apertamente professate anche in Parlamento.

Quei signori aderirono volentieri e con zelo indefesso si adoperarono al compimento del lavoro. Le discusssioni furono sempre amichevoli e posso assicurare che tutte le definizioni politiche fu-

rono sempre adottate ad unanimità. V'ebbe divergenza in qualche questione economica, ma anche in esse e non per partiti. La trattazione fu

voti

i

si

divisero per capi

ampia e completa per quanto

l'urgenza del lavoro lo permetteva „.

Questi dunque furono i criteri fondamentali di scelta della Com-

missione e contemporaneamente modi fondamentali di svolgimento.

La Commissione, in base a questi criteri, rimase scelta nelle persone dei signori: 1° Arconatì Visconti march. Giuseppe di Milano, deputato al Parlamento 2° Correnti Cesare di Milano, deputato al Parlamento 3° Mauri Achille di Milano, ex-deputato al Parlamento 4° Broglio Emilio di Milano, ex-deputato al Parlamento 5° Allievi dott. Antonio di Milano 6° Pedroli nob. Luigi di Milano 7° Guerrieri Gonzaga march, avv. Anselmo di Mantova; 8° Guaita nob. Innocente di Como 9° Lanzi doti. Giovanni di Pavia 10° Oldofredi Tadini conte Ercole di Brescia; 11° Torelli cav. Luigi di Valtellina, deputato al Parlamento ;

;

;

;

;

;

;

;

;

II

Risorriimento Italiano.


590

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

12°

Visconti Venosta nob. doti. Emilio di Valtellina (1);

13°

Visconti Venosta nob. dott. Giovanni di Valtellina (2).

componenti della Commissione così radunati elessero a loro come era del resto naturale, il conte Griulini, ma, sebbene dalle parole del nobile G. Visconti Venosta potrebbesi credere il contrario, dagli atti dei processi verbali non risulta che fosse eletto anche un segretario. Il segretario era scelto di volta I

presidente,

in volta tra i più giovani.

La Commissione incominciò i suoi lavori il 10 maggio e li continuò fino a tutto il 26 maggio, in cui fu tenuta una ultima adu-

nanza di saluto. Come si vede dunque il lavoro fu compiuto con ammirevole diligenza in soli 15 giorni. Una Commissione che potrebbe stare alla pari con le odierne annose Commissioni dei tempi nostri

!

Essa tenne però 18 sedute, perchè in alcuni giorni furono tenute due adunanze, una al mattino e l'altra la sera, onde consentire il lavoro parlamentare ai commissari deputati al Parlamento. Dai processi verbali la discussione risulta sempre elevata e serena,

il

dibattito è in alcuni

momenti anche vivace, ma, ripe-

tiamo, di una di quelle vivacità serene e

mai

mava

si

trascende

al

diverbio.

— se è lecito dire così —

Si sente che

una febbre

ani-

commissari pel loro lavoro: non un incidente, non una proposta fuori posto, un discorso che non si attenga fedelmente all'argomento posto in discussione. Insomma una Commissione modello. Essa nella preparazione del suo complesso compito lavorò individualmente e collegialmente. Si discutevano e si fissavano prima i punti principali di ogni singolo argomento, lo si esaminava sommariamente nella sua estensione e nella sua coordinazione i

armonica con tutto il progetto da preparare e poi si affidava ad

(1) Il

Visconti Venosta nob. Emilio, avendo

di R. Commissario straordinario presso

compimento del

lavoro,

e,

il

dopo pochi

avuto dal Cadorna la nomina

Generale Garibaldi, partì prima del giorni, chiamava con se il fratello

nob. Giovanni. (2)

Questi che, come è detto sopra, abbandonò la Commissione, così ne parla

nel suo libro

:

Ricordi di Gioventù, Milano, 1908, pag. 461.

sedute imparava molte cose da chi ne sapeva più di

"

In quelle lunghe

me, ma con

la

febbre

addosso che si aveva in quei giorni mi annoiavo e mi impazientivo. Per cui

appena potevo ritornavo ai portici, ai caffè in cerca di notizie

„.


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

591

uno dei commissari la estensione analitica di ogni progetto, che così ritornava alla discussione definitiva.

fare,

modo fu possibile compiere tutto il lavoro da né del resto il risultato ne fu assolutamente danneggiato da

una

qualsiasi angolosità

Solo in questo

o

imperfezione.

A tutto provvedeva e

sopraintendeva la tranquilla mente direttrice del Giulini, del resto unico responsabile di fronte al Cavour.

Ora che abbiamo esaminati i propositi dell'on. Cavour e la composizione e il funzionamento di tutta la Commissione, passiamo ad esaminare

il

suo lavoro quale

è,

incominciando dal vederne

attentamente il criterio fondamentale (1). Il

concetto dal quale si partì è quello stabilito dal Cavour stesso:

procedere alla immediata

unione politica con gli Stati Sardi,

pur mantenendo separata l'amministrazione durante

il

periodo

frapposto tra la invasione e la incorporazione amministrativa.

Non può negarsi quanto fosse praticamente opportuna questa decisione.

Logicamente e costituzionalmente la Lombardia, appena uscita ritornare completamente auto-

dal governo austriaco, doveva o

nomo Stato sovrano o passare per diritto di guerra sotto la giurisdizione dell'esercito invasore o essere aggregata immediatamente

ad un altro Stato.

La questione, che apparentemente sembrerebbe superficiale, si presentava quindi grave dal punto di vista politico. Un riconosci-

mento

di

una qualsiasi sovranità lombarda, sia pure al

riconoscere

pur liberamente l'unione

col

Regno

di

fine di

Sardegna,

avrebbe portato una inutile e pericolosa complicazione. Nella misi sarebbero dovuto creare organi indipendenti e onde governare il paese e si avrebbe avuto, quindi,

gliore ipotesi

provvisori

riveduto e forse peggiorato lo stato caotico del '48.

Una complicazione inutile perchè, siccome per diritto di guerra il

popolo lombardo era a discrezione dello esercito invadente, questo

(1) Al suo lavoro la Commissione allegava una relazione generale, la quale naturalmente è di ciò fonte necessaria e preziosa.


592

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

avrebbe dovuto incominciare col riconoscere la libertà lombarda. Tutto si sarebbe ridotto quindi in uno aggrovigliamento sbagliato, da non pensare neanche. Lasciare che la Lombardia passasse senz'altro alla dipendenza amministrativa dell'esercito invasore, avrebbe costituito certo la

misura più spiccia e apparentemente facile

;

ma le conseguenze

di questo fatto?

Siccome capo supremo dell'esercito alleato era Napoleone IH, logicamente a lui sarebbe spettata la suprema gestione del paese conquistato. E allora ? Si voleva affermare la maturità dell'Italia a sapersi governare da sé, e si incominciava col lasciarsi governare da uno straniero. Napoleone III, poi, era in quel momento un amico della causa italiana, ma siccome dagli amici deve guardarci sempre Dio, così bisognava in certo qua! modo metcosì

guardia dai probabili pericoli dell'amicizia. Tutto dunque imponeva che, senza frapporre indugio, si pro-

tersi in

clamasse la unione delle terre

mano mano liberate

al

Regno

Sardo.

Ancora poi questa misura non era imposta soltanto da quella suprema e recondita ragione di Stato, ma da un altro importantissimo elemento, che trascende la ragione di Stato

e si integra

in esso.

Libero dall'odiato giogo austriaco, d'Italia

il popolo voleva l'unione ed unità di nazione, e la affermazione reale di questa vo-

lontà plebiscitaria trovava la sua conferma popolare nel fatto della

unione immediata ed incarnantesi nella persona del Re Vittorio

Emanuele. Se però bisognava approvare la decisione di unire immediatamente la Lombardia al Piemonte, occorreva risolvere ancora, nella intricatissima questione, un altro elemento. Da chi doveva essere proclamata la unione della Lombardia al Regno Sardo? La Commissione Giulini e il Cavour ritennero senz'altro che Vittorio Emanuele in nomine suo avrebbe dovuto far ciò e insediare un suo rappresentante nella Lombardia, ma non può ritenersi ciò in corrispondenza con le norme del diritto di guerra e internazionale unico in quel momento vigente. Inutile ripeterlo, durante la guerra arbitro al quale Vittorio

supremo dei destini lombardi era Napoleone III, Emanuele II aveva ceduto il comando; costitu-

zionalmente poi egli era il Sovrano della Lombardia. Infatti in Lombardia Napoleone III

si

è

comportato da sovrano:


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

593

a insignito di titoli un suo generale prendendone il nominativo

da un paese lombardo (duca di Magenta a Mac Mahon) ha usato infine a lui è stata del diritto di pace e di guerra (Villafranca) ceduta la Lombardia da Francesco Giuseppe ed egli annunciava ;

;

;

nel suo proclama di Milano la libertà dei popoli lombardi.

Errava quindi il Giulini quando riteneva, che immediatamente invasa la Lombardia, Vittorio Emanuele avrebbe dovuto bandire un proclama nel quale cotesto unione politica dei paesi affrancati

con gli Stati Sardi sotto la sovranità di Vittorio

Ema-

nuele II sarà esplicitamente dichiarata, siccome la conseguenza del fatto della liberazione.

Dunque nel primo punto fondamentale per mezzo di raggiungere la unione politica, vi è

una dimenticanza dello stato di fatto e la

concezione costituzionale si presenta difettosa perchè non subordinata alla internazionale.

La relazione, in merito alla unione politica, segue col ritenere che anche in Lombardia sarebbe stato pubblicato lo Statuto Albertino insieme con la legge che conferisce al

Re i poteri straor-

dinari e con quelle leggi organiche che potevano essere immedia-

tamente attuate, restando fermo il principio che il completo ordi-

namento costituzionale sarebbe stato esteso alla Lombardia quando lo avesse consentito lo svolgersi delle circostanze.

E da domandarsi, giunti a questo punto, se — s'intende l'errore precedentemente notato

corretto

ben

— questo procedere cor-

risponde alle buone norme di diritto costituzionale. Se

si

vuole

restare nel punto di partenza posto dal plebiscito del 1848, certo

che no, inquantochè tutto avrebbe dovuto essere travolto sotto la critica demolitrice e ricostruttrice della Assemblea Costituente,

stando

al

criterio informativo

del

ma

Cavour e della Commissione,

evidentemente sì.

Proclamare l'unione al Regno di Vittorio Emanuele II e non accompagnare questo fatto, con una estensione ai nuovi sudditi col complesso delle garanzie e delle obbligazioni costituzionali dalle quali veniva ad esserne costituita l'essenza della sovranità costitu-

zionale del Re di Sardegna, avrebbe significato, non solo svisare il carattere della monarchia sabauda, ma contemporaneamente avrebbe condotto alla proclamazione di un sovrano assoluto, quale non si voleva. La proclamazione doveva essere quindi accompagnata da tutte le garanzie costituzionali; che restassero non eseguite immedia-

in sé stesso


594

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

tamente era per il momento una questione di ordine subordinato, ritrovante anche essa completa giustificazione nella estensione della legge sui poteri straordinari.

Questo adunque il fondamentale criterio costituzionale. la parte amministrativa invece, si riteneva che l'unione

Per

politica

non può immediatamente creare il fatto della incorpora-

zione amministrativa, per le grandi e secolari differenze, che cor-

revano nelle leggi, nelle pratiche e nello assetto economico degli Stati Sardi e della Lombardia. Bisognava quindi con criterio ed esperienza far sì che i due paesi si assimilassero gradatamente, scambiandosi il buono vicendevolmente: all'uopo era necessario mantenere della organizzazione amministrativa austriaca tutto ciò che le mutate condizioni politiche e le necessità della guerra non imponessero modificare. Doveva sopratutto evitarsi con ogni cura una disordinata sovrapposizione di vecchio e di nuovo, che avrebbe scomposto ogni criterio amministrativo tutto, creando uno stato di cose caotico. Contemporaneamente che alla amministrazione immediata i commissari sentirono, molto oculatamente, di dover anche tenere presente che ad un ordinamento provvisorio doveva succele parole avevano ancora il loro dere un ordinamento definitivo giusto valore, perdutosi nella odierna baraonda di Montecitorio e a questo bisognava sopratutto mirare. Come si vede, dunque, non è necessario estendersi in lunghe parole onde giudicare come frutto di oculato pensiero il criterio informativo seguito dalla Commissione nel porre le fondamenta

—

—

del suo successivo lavoro.

Scuotere a cuor leggiero tutta quanta una organizzazione oramai saldamente stabilita, e poi sostanzialmente buona, per il solo gusto di sostituirne in momento di confusione un'altra a tamburo battente,

non sarebbe stata certo la migliore delle soluzioni.

Poiché lo sgombro dalle truppe austriache doveva naturalmente avvenire solo gradualmente, cosi a mano a mano e al di fuori di qualsiasi organizzazione preventiva bisognava mandare, secondo

il

progetto, nei singoli luoghi altri e tanti Commissari straordinari i

quali

badassero

alla

della cosa pubblica fino

rudimentale allo

organizzazione

stabilirsi

immediata governo

del progettato

provvisorio. Stabilito questo giusto particolare iniziale, la Commissione si proponeva di istituire come centro della amministrazione separata un Governatore generale, risiedente in Milano e ministro senza


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859 portafoglio del Gabinetto, al quale tutto fosse delegato

(1)

595 nella

maggiore ed assoluta ampiezza della misura. Certo era buona

due decreti per mezzo dei quali doveva farsi ciò erano i seguenti:

(1) I

a) Vittorio

Emanuele II, Re di Sardegna ecc. ecc.

Sulla proposizione del nostro Presidente del Consiglio dei Ministri e sentito

Consiglio stesso,

Abbiamo decretato e decretiamo

:

nominato Ministro Segretario di Stato senza portafoglio. b) Vittorio Emanuele II, Re di Sardegna ecc. ecc. jduto il nostro proclama ai Popoli della Lombardia e della Venezia, è

Ila

proposizione del nostro Presidente del Consiglio dei Ministri e sentito

>nsiglio stesso,

Abbiamo decretato e decretiamo Uno dei nostri Ministri Segretario di Stato è posto a capo del reggimento temporaneo delle provincie lombarde, che durerà fin quando gli oppor:

1°

tuni provvedimenti

legislativi

avranno effettuata l'incorporazione costituzio-

nale di esse province coi nostri Stati, cui s'intendono unite il

titolo di 2°

fin d'ora.

Esso ha

Governatore Generale della Lombardia.

Come Ministro Segretario di Stato ha tutte le attribuzioni degli altri

membri del Nostro Consiglio della Corona; come Governatore della Lombardia regge in nostro nome tutti i rami della pubblica amministrazione, giovandosi all'uopo di quelb: autorità e magistrature

che verranno da noi confermate e

stabilite.

3° AljGovernatore Generale della Lombardia compete conoscere tutti quegli affari

che sotto al cessato regime austriaco mettevano capo al Luogotenente

della Lombardia, al Governatore Generale

del

Regno Lombardo-Veneto,

ai

Dicasteri aulici e al Ministero Viennese.

A schiarire importante

gravi

questioni a conoscere la

pubblica

opinione su qualche

genere a procacciare il migliore assestamento in ciascun ramo dell'amministrazione, il Governatore Generale, ove lo creda conriforma e in

veniente, raccoglie apposite Commissioni o di funzionari o di cittadini distinti

per lumi, probità

e

devozione

alla

causa

nazionale.

I

voti di

coteste

Com-

missioni non possono essere che consultivi. 4° In tutto ciò che

riguarda la guerra e l'amministrazione militare il Goesecuzione degli ordini

vernatore Generale non fa che procacciare la pronta

comandante dell'esercito.

del nostro Ministro della Guerra e del

Governatore Generale ha facoltà di proclamare lo stato d'assedio in tutti quei luoghi in cui lo creda opportuno, principalmente ad assicurare il 5° Il

buon successo delle operazioui di guerra. e) Vittorio

Emanuele II, Re di Sardegna.

Sulla proposta del nostro Presidente del Consiglio dei Ministri e sentito

il

Consiglio stesso,

Abbiamo decretato e decretiamo Il

:

Ministro Segretario di Stato senza portafoglio

Governatore Generale della Lombardia.

è nominato


596

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

mettere il voluto governatore addirittura nel Gabinetto,

l'idea di

ed era buona per varie ragioni

:

prima di tutto perchè bisognava

circondare col massimo prestigio la carica importantissima che si prestigio era dato dalla ministeriabilità. Però, elemento relativamente superficiale, la ragione intimamente costituzionale che la provocava era profonda. Facendo del governatore un ministro, lo si metteva nella condizione

creava, e questo

a parte questo

autonomo nella gestione degli affari affida-

di essere per diritto tigli,

e

maggiori linee di armonizzazione ge-

solo sottoposto alle

nerale, che è funzione specifica del Presidente del Consiglio e della

Corona, Ancora poi lo

si

veniva a mettere nella condizione di

poter godere, nella esecuzione delle mansioni affidategli, e in condizioni di poter agire colla

massima

celerità, e

con una precisa

responsabilità davanti al Parlamento.

Dove, a parer mio invece, si esagerava nel costituire il campo di attribuzione del nuovo ministro si è nei riguardi della sua azione

rispetto al paese.

Sarebbe stata buona tattica alla Commissione di aggregare subito al governo la parte migliore della popolazione,

ma questo fu

fatto solo subordinatamente alla opinione del Governatore. Forse alla

Commissione si presentò la difficoltà di organizzare una equa

distribuzione di funzioni tra la burocrazia e la popolazione in quel

momento di fatale confusione, e si credette doveroso dovere affidare questa attribuzione delicatissima

al

tatto

diplomatico del

Governatore. Non si ebbe il coraggio di creare un organismo or-

ganico regionale che col suo consiglio provvedesse al migliore ordinamento della regione; lo si vagheggiò solo, ma misto di fun-

non organico nelle sue attribuzioni. In ciò uno dei massimi difetti del progetto Giulini. La imme-

zionari e di cittadini, e consiste

diata creazione di quell'organismo,

comunque

essa fosse

fatta,

avrebbe determinato un passo potentissimo verso una razionale organizzazione regionale e nella elasticità della sua funzione si sarebbe creato non mai un parlamento regionale, che sarebbe

sempre gravido di eventuali pericoli rispetto alla unità nazionale,

ma un corpo consultivo regionale, che avrebbe integrata quella funzione che oggi

manca

nella slegata nostra amministrazione

provinciale.

Al Governatore generale della Lombardia venne addetto un Segretario gli

altri

generale,

il

quale

avesse

le

funzioni

che

in

tutti

Ministeri sono attribuite ai Segretari generali dei Mi-


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859 nisteri

ed

(1),

incaricato

delle funzioni

espresse

597

sottoposto

nel

decreto.

Con questi due funzionari si veniva così a determinare quello che si voleva, cioè l'accentramento assoluto di tutte le pratiche in

una sola persona direttamente responsabile. Come abbiamo poi già parecchie volte notato, altro punto fondamentale di partenza sul quale si voleva basata la nuova amministrazione era quello di mantenere, per quanto era consentito col

mutare del governo centrale, la antica organizzazione austriaca. Come prima naturale misura si domandava la mutazione di in u regie „ di tutte le amministrazioni che prima si denominavano imperiali-regie.

La forma più naturale per la quale poteva conservarsi la primitiva organizzazione, era la conferma delle leggi e a questo si

provvide col sottoposto decreto (2), che passiamo subito a criticare

(1)

Vittorio

Emanuele II, Re di Sardegna, ecc. ecc. Lombardia

Sulla proposta del nostro Ministro Governatore Generale della

Sentito

il

Consiglio dei Ministri

Abbiamo decretato e decretiamo; Governatore Generale della Lombardia ha presso di se un Segretario

1° Il

Generale, che viene da noi nominato. 2°

Il

Lombardia ha

Seg. Gen. del Gov. Gen. della

tutte le attribuzioni

dei Seg. Gen. dei nostri Ministeri. 3°

Contrafirma gli

atti del

Governatore Generale che sono resi pubblici

e per incarico di lui firma tutto

il

carteggio relativo agli affari correnti.

da quel numero di impiegati di cui ha bisogno e li propone alla nomina del Governatore Generale. 4° Si fa coadiuvare

(2)

Vittorio

Emanuele li, ecc. ecc.

Sulla proposta del nostro Ministro Governatore Generale della Lombardia, sentito

il

Consiglio, ecc.,

1° I codici civili,

abbiamo decretato e decretiamo

:

penale, di commercio e di finanza,

il

regolamento del

genere tutte le leggi e patenti sovrane, tutti i decreti e i regolamenti, e tutte le ordinanze e notificazioni riguardanti ciascun ramo della pubblica amministrazione, che sono processo civile e penale

(procedura civ.

e

pen.)

e in

presentemente in vigore nelle province lombarde, vi si confermano nella loro integrità, salvo quei cangiamenti di forma che derivano dal cangiate reggimento. 2°

Le deroghe e modificazioni che

di

mano

in

mano si riconosceranno

opportune, saranno pubblicate e avranno forza dal giorno

della

loro pubbli-

cazione. 3°

Parimenti

barde, che

tutti gli uffici pubblici

ora esistenti

nelle provincie lom-

non vengono espressamente soppressi o trasformati,

vi

si

confer-


598

IL

BISORCUMKNTO ITALIANO

brevemente. Dalla lettura del decreto si rileva subito come, lungi dal volersi affidare ad una minuziosa catalogazione casistica della

norme da mantenere, abolire o trasformare, si è affermato molto saviamente una norma generale per cui la decisione dei singoli casi restava affidata alla sorveglianza intelligente

del Governa-

Era savia necessità procedere così onde evitare sbalzi pericolosi e certo non graditi agli occhi della popolazione, presso la quale il nuovo regime aveva tutto l'interesse di affertore generale.

marsi simpaticamente. In base a questi elementi fondamentalmente buoni il progetto passava a costruire le modificazioni da apportare alla compagine amministrativa lombarda. Naturalmente seguiremo in ciò il progetto, incominciando col riportare in testa un quadro sinottico, dagli stessi progettisti preparato, e che servirà a dare una completa visione della amministrazione austriaca

gettata

a)

GOVERNATORE GENERALE A 1

e

:

Amministrazione austriaca.

di

quella pro-


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

b)

599

Amministrazione piemontese. GOVERNATORE GENERALE A

Consiglio di

|

amministr. Milano

di P. S.

Contab. centrale

Milano

Milano

Direzione

Govi vernatori

Questori Provinciali

vinciali

Tribunale

Supremo di appello

Milano

Tribunali Provinciali e di

commercio

Commissariati distrettuali

Prefett. delle

Finanze Milano

i

\

:

Giunta

Direzione

del

Generale Poste Milano

censimento Milano

Intendenze Provinciali di Finanza

Preture

Direzioni Provinciali delle Poste

Questori distrettuali

Amministrazioni comunali

Città aventi alla testa un Podestà

Deputati politici

aventi alla testa una Dep. Con.

La relazione, non curandosi dell'Arciduca governatore generale, il

quale ricopriva una funzione completamente figurativa, inco-

minciava domandando recisamente la soppressione della famigerata Congregazione centrale, che veniva definita u bugiarda immagine di rappresentanza del paese, scaduta del tutto nella pubblica estimazione, che non valse altro, se non ad accreditare presso i forestieri interessati

ad essere ignoranti, quella menzogna sfac-

i Lombardo Veneti avevano dei rappremoralmente fradicio „. La giustamente energica proposta era sviluppata in un sesto seguente decreto (1):

ciata dell'Austria che

sentanti: corpo

Sarebbe inutile fare la storia di questo corpo, istituito nel 1816 dare alle popolazioni una larga rappresentanza e affinchè esse facessero sentire i loro bisogni al Governo. Avrebbe dovuto essere una specie di Parlamento consultivo, composto di deputati nobili e non nobili, ma in effetto presieduta dal Goverallo scopo di

natore generale, che le sottoponeva quando credeva. Composta di

(1) Vittorio

Emanuele, Re di Sardegna, ecc.

Sulla proposta del nostro Presidente del Consiglio il

Consiglio stesso, abbiamo decretato e decretiamo

dei

Ministri,

e sentito

:

La Congregazione centrale della Lombardia è sciolta. 1 Deputati cessano immediatamente da ogni ufficio. Gli altri impiegati sia di concetto che d'ordine rimangono a disposizione del Governatore Generale.


600

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

uomini venduti e che tenevano alla carica unicamente per l'onorario annessovi, non aveva nessuna utile importanza, né reale. Passando ad occuparci del Consiglio di luogotenenza, il progetto come risulta dallo specchietto un Consiglio si proponeva di amministrazione, annettendo naturalmente un apposito de-

—

creto

11

(1).

—

Consiglio di luogotenenza,

subentrato nel 1828 al

Governatore di Lombardia, era la massima autorità amministrativa lombarda. Le vicende politiche, naturalmente, avevano contribuito a determinarne dei mutamenti nella sua composizione, spostando la composizione nazionale col variare delle tendenze politiche. Malgrado ciò però esso aveva corrisposto alla sua funzione e costituiva il centro della amministrazione. La maggioranza dei consiglieri erano tedeschi o austriacanti naturalmente nel 1852, quindi questo decreto non mirava ad altro che a mutare la forma ed even-

Emanuele II, Re di Sardegna, ecc. ecc.

Vittorio

(1)

Sulla proposta del nostro Ministro Governatore Generale della Lombardia, sentito

il

1° 11

Consiglio dei Ministri, abbiamo decretato e decretiamo Consiglio di Luogotenenza della Lombardia è soppresso.

cessano immediatamente da ogni

ufficio, e

:

I

consiglieri

rimangono a disposizione del Go-

vernatore Generale.

Al Consiglio di Luogotenenza è surrogato un Regio consiglio ammini-

2°

Lombardia di cui è presidente il Governatore Generale, e che ha un vice presidente e sette capi di sezione con titolo di consiglieri. 3° Sono di competenza del Consiglio di amministrazione tutti gli affari che si trattavano dal Consiglio di Luogotenenza. Viene poi esclusa la sezione di polizia ed aggiunta una sezione di giustizia. Il Governatore Generale assegna le materie di competenza delle diverse sezioni. 4° Il Vice presidente presiede al Consiglio di Amministrazione in luogo del Presidente, distribuisce il lavoro alle sezioni, vigila agli impiegati, ammistrativo della

nistra

fondi destinati alle spese di ufficio e firma per incarico del Presidente

i

tutti gli atti collettivi del Consiglio. 5°

Ciascun consigliere tratta gli

ferisce al Consiglio quelli collettiva,

li

che

affari

riguardanti la propria sezione,

possono essere oggetto

di

ri-

una deliberazione

firma e spedisce tutti gli affari correnti.

massime e pratiche concernenti la trattazione degli affari, che erano norma al cessato consiglio di Luogotenenza, vengono confermate in tutto 6° Tutte le

ciò che

non e contrario alle presenti disposizioni.

7' I Segretari,

i

Vice-segretari e tutti

gli

altri

impiegati di concetto e

Luogotenenza vengono confermati nella loro qualità presso il Consiglio amministrativo, salve le eccezioni che potranno farsi dal Governatore Generale quanto ai singoli individui e alla loro destidi ordine del cessato consiglio di

nazione.


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859 tualmente alcuni nomi, pur lasciando integra

601

la sostanza, sotto

ogni riguardo buona. Colla modificazione del Consiglio di luogotenenza veniva naturale la modificazione

anche quella della Amministrazione delle si procedeva col surriportato

Delegazioni provinciali alla quale decreto (1).

Come si vede, anche in questo caso si tratta di una trasformazione piuttosto nominale che effettiva, ed è critica, la

quindi inutile ogni

quale non potrebbe essere che ripetizione dell'oggetto

da criticare. Anche contemporaneamente si procedeva non alla soppressione, perchè considerazioni di delicatezza particolari lo sconsigliavano, ma alla modificazione delle Congregazioni provinciali, organo creato a

somiglianza del Consiglio di luogotenenza e alla modificazione dei

Commissariati distrettuali, ai quali veniva tolta ogni ingerenza nella pubblica sicurezza a questo si provvedeva con i decreti che :

portiamo in nota (2). La ragione di una tale trasformazione era

Vittorio

(1)

Emanuele II, ecc. ecc.

Sulla proposta, ecc. ecc.

Le Delegazioni provinciali sono soppresse: i delegati provinciali e dicessano immediatamente da ogni ufficio e rimangono a disposizione del Governatore Generale. 1°

rigenti di delegazione

2° Alle Delegazioni

sono sostituiti dei Regi Governi Provinciali il funregge ha il titolo di Regio Governatore Provinciale. Governatore provinciale, oltre le attribuzioni tutte dei cessati dele-

zionario che 3° Il

ha

gati,

;

li

l'alta

direzione

politica

col Consiglio amministrativo,

tario generale, ecc.

provincia, perciò carteggia non solo

Ha facoltà di rilasciare passaporti e carte di passo e tiene

nella sua dipendenza 4°

della

ma altresì col Governatore Generale, col Segre-

i

questori provinciali e distrettuali di pubblica sicurezza.

È conservata presso i Governi Provinciali la distribuzione degli uffici

delle soppresse delegazioni. 5° Gli attuali vice delegati assumono sari di

delegazione e prendono

il

il

titolo di primi aggiunti di commis-

titolo di aggiunti, conservata l'attuale divi-

sione delle classi. 6° Tutti gli altri impiegati di concetto e di ordine delle soppresse dele-

gazioni conservano la loro qualità presso

i

Regi Governi provinciali, salvo le

eccezioni che potranno farsi dal Governatore

Generale quanto

ai singoli in-

dividui e alla loro destinazione. (2)

Emanuele II, ecc. ecc. abbiamo decretato e decretiamo: 1° Le Congregazioni provinciali della Lombardia sono sciolte. a) Vittorio

Sulla proposta, ecc. ecc.

2°

Esse verranno ricostituite per mezzo di nuove elezioni, che

si

faranno


602

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

data dalla bontà intrinseca ed estrinseca delle istituzioni fino al 1848. Le Congregazioni provinciali, che così all'ingrosso corrispon-

devano ai nostri odierni Consigli provinciali, fondate insieme con Congregazione centrale il 23 aprile 1815, e composte per incarico gratuito, avevano finito con l'estendere la loro necessaria la

giurisdizione in materia di contenzioso amministrativo, alle acque,

strade e beneficenza. Nel 1847-48 poi

si

pronunciarono in modo

esplicito quanto energico, dimostrando italianamente i bisogni delle

popolazioni, tanto che al ritorno dell'amministrazione austriaca,

pur essendo mantenute per la loro importanza, questa incominciò a farvi penetrare uomini suoi. Così era tolto ogni pericolo. Si comprende da ciò la ragionevolezza della misura del progetto. Lo stesso può dirsi dei Commissariati distrettuali. L'atto di loro fondazione diceva che essi dovevano badare alla custodia dei censuari dei comuni situati nel circondario del distretto, che media comprende dai 27 ai 28 mila abitanti e 20 comuni. Avevano anche la missione di fungere da segretari dei Consigli e convocati comunali, dei quali dovevano redigere i processi verbali. Dovevano inoltre conservare le carte e i documenti dei comuni inferiori ai 3.000 abit. i quali non hanno ufficio proprio. Avevano libri

in

ancora incarico di trasmettere gli ordini della Delegazione ai co-

secondo le norme della legge vigente. sciolte 3°

Anche i membri

delle Congregazioni

possono essere rieletti. Nelle nuove elezioni non

si

terrà conto della distinzione di deputati dei

possidenti nobili e dei possidenti non nobili, che rimane abolita. 4° I

Regi Governatori provinciali provvederanno che le elezioni succedano ne faranno tosto conoscere il resultato al Regio Consiglio

al più presto e

amministrativo. 5° Gli attuali deputati delle uffici sino

Congregazioni provinciali dureranno nei loro

aU'istallamento de' nuovi

b) Vittorio

eletti.

Emanuele II, ecc. ecc.

Sulla proposta, ecc. ecc., sentito, ecc., abbiamo decretato e decretiamo: 1° I

Commissariati distrettuali

conservano tutte le loro attribuzioni ec-

cetto quelle concernenti la pubblica sicurezza.

e

2° Tutti i commissari distrettuali cessano immediatamente da ogni officio rimangono a disposizione del Governatore Generale. 3° Essi verranno surrogati dagli attuali aggiunti commissari o da chi ne

tiene le veci finche sia altrimenti provveduto. 4° Gli altri impiegati di concetto o di ordine

tuali conservano

il

loro posto, salve le eccezioni

dei

commissariati distret-

che potranno farsi dal Go-

vernatore Generale quanto ai singoli individui e alla loro destinazione.


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

603

mimi. Ma questa loro funzione, che si vede è di sorveglianza, venne a diventare odiosamente tale, quando dal '21 in poi fu accentrato nei commissari

distrettuali la funzione di sorveglianza di polizia

politica; per la quale

diventavano odiosi alla popolazione. E siamo amministrazione austriaca

così arrivati al tasto più doloroso della

:

la polizia.

La polizia è stato sempre lo strumento dei governi dispotici, e poi il suo nome ha sempre significato 1' arbitrio più

in Austria

assoluto e più brutale.

Non

possiamo, non vogliamo e non dobbiamo occuparci della

questione politica che si attacca a questo argomento, perchè troppo ci

sarebbe da ripetere e dolorare

;

ritorniamo alla pura critica.

L'autorità di polizia era distribuita così

:

al

capo di tutto stava il

Dicastero di Polizia di Vienna, dal quale avrebbero dovuto dipendere gerarchicamente i luogotenenti generali, mentre invece per un con-

trappeso di reciproca sorveglianza corrispondevano anche direttamente i direttori di polizia nominalmente subordinati ai luogotenenti.

Lo stesso avveniva nelle Provincie nelle quali col direttore di polizia

corrispondevano i delegati e i commissari di polizia delle ProDipendevano dai direttori di polizia le guardie di Pubblica

vincie.

Sicurezza e i gendarmi che però facevano parte dell'armata. Si vede dal sistema della corrispondenza amministrativa come vi era uno stato anormale in quella che avrebbe dovuto essere la stessa strut-

tura organica della amministrazione. In base a queste considerazioni di ordine negativo si proponeva la correzione, che è esposta nel sottoposto decreto (1) e di cui passiamo subito a dire

Vittorio

(1)

Emanuele II, ecc. ecc.

Sulla proposta, ecc., sentito, ecc., 1°

come si

La direzione generale

di

abbiamo decretato

polizia è soppressa,

e il

decretiamo

:

direttore generale,

i

consiglieri e i commissari superiori di polizia addetti alla Direzione generale

cessano immediatamente da ogni

ufficio.

2° Alla Direzione generale di polizia è surrogata

una Regia Direzione ge-

nerale di pubblica sicurezza. 3° Il Direttore

generale della pubblica sicurezza è il centro di questo ser-

per tutta la Lombardia e perciò carteggia ed all'uopo conferisce direttamente col Governatore Generale, col Segretario Generale del medesimo, col vizio

Direttore generale delle poste e de' telegrafi, con tutti gli uffici centrali e coi

governatori provinciali. 4°

I

Commissariati superiori di polizia sono soppressi. Tutti i Comm. sup. cessano immediatamente da ogni ufficio.

di P. delle Prov.


604

R1SORG1MKNTO ITALIANO

IL

imponesse una radicale riforma nel corpo, odiosa alla folla dei una sua ricostituzione su nuova base. Si domandava sopratutto che alle cure di un funzionario onesto e valoroso fosse

cittadini e

affidata la direzione di questo ufficio difficilissimo e delicatissimo

onde potesse ritornare nella folla la perduta fiducia. Altre misure di puro ordine amministrativo si presentavano collo staccarsi della Lombardia dal Regno d'Austria. La amministrazione giudiziaria aveva il suo centro supremo a Vienna, dove risiedeva il Tribunale di III istanza (Corte di Cassazione). E evidente

che le mutate configurazioni politiche imponevano la creazione di un tale tribunale a Milano. L' amministrazione postale aveva

anche essa il suo centro per il regno Lombardo- Veneto a Verona

5°

Comm. sup. di poi. delle prov. sono surrogati

I

dalle

;

Regie Questure

di Pubblica Sicurezza. 6°

I

Questori provinciali di pubblica sicurezza dipendono dai Governatori

provinciali e per mezzo loro, tranne i casi straordinari ed urgenti, carteggiano col Direttore generale della

Pubblica Sicurezza.

7° Gli attuali circondari di polizia delle città assumono il titolo circondari

di polizia, conservano le loro attuali circoscrizioni ed hanno alla testa dei questori urbani di

pubblica sicurezza, che dipendono dal Governatore Provinciale e

carteggiano con esso e col Questore provinciale. 8° Tutti gli impiegati inferiori di concetto e di ordine conservano la loro

qualità presso di P. S.

i

quanto

rispettivi uffici salve le eccezioni che si faranno dal Dir. Gen. ai singoli individui e alla loro destinazione.

Essendosi tolta

9°

ai

Commissariati

distrettuali

qualsivoglia

ingerenza

nella P. S., sono instituiti appositi Questori Distrettuali. 10° I Questori Distrettuali di P. S. esercitano questo servizio nella circo-

una o più preture foresi, risiedono di preferenza nel comune ove ha sede una pretura, dipendono dai Governatori provinciali e carteggiano con scrizione di

essi e coi Questori provinciali.

11°

I

Governatori Provinciali hanno facoltà di assegnare ai Questori Di-

strettuali quegli impiegati di ordine di cui

12°

I

nostri

reali

possono aver bisogno.

carabinieri formeranno la principale forza di pubblica

sicurezza nelle Provincie

lombarde

,

conservando

le

leggi

fondamentali della

loro organizzazione. Essi saranno a disposizione del Governatore Generale, dei

governatori provinciali, delle autorità giudiziarie e di tutte le autorità di pubblica sicurezza costituite in questo decreto. Con ulteriori provvedimenti saranno stabilite le altre forze che

dovranno agire

di concerto coi reali carabinieri a

tutela dell'ordine e della proprietà.

Una sub relazione personale del conte Giulini, manifestava il desiderio che fosse

contemporaneamente organizzata un nucleo di pubblica

quale potessero aggregarsi

i

militi della

Guardia nazionale

sicurezza, al

e corpi simili.


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

>me questa

città si

605

sapeva che difficilmente sarebbe stata lisi riannodavano le file di questa ammi-

berata, così in previsione

A

nistrazione col creare una simile direzione generale a Milano. ciò si provvedeva con appositi decreti che non è il caso di riportare per la loro evidente trattazione.

Di una particolare importanza si presentava invece la questione ferrovie Lombarde, la cui organizzazione era la seguente. Appartenevano ad una società di capitalisti che aveva la sua sede a Vienna e un centro compartimentale in Verona. Siccome al

delle

momento

della

guerra l'autorità militare austriaca si era impa-

dronita delle ferrovie, così era proposto che il nuovo governo, in rispetto alla proprietà società, le

privata, restituisse le ferrovie alla antica

sottoponendole però ad una speciale sorveglianza, Qualora

società

non

si

assumere

presentassero ad

l'

esercizio

allora

questo doveva essere assunto dal governo il quale provvedeva col decreto

(1)

che riportiamo in nota.

La profonda legittimità

di

questo decreto è indiscutibile quando si pensi alla importanza che in quegli anni venivano

assumendo le ferrovie,

e la delicatezza

Non si poteva mano ad una società austriaca e sopratutto al suo beneplacito la padronanza di questo organo della vita sociale. Non quindi della amministrazione di questo organismo.

lasciare in

discutendo quindi il lato giuridico del diritto privato di proprietà si

veniva a garantire la italianità di amministrazione delle fer-

(1)

Vittorio Emanuele, ecc. ecc.

Ecc. ecc.

1°

Abbiamo decretato e decretiamo: La Società anonima delle strade ferrate Lombardo-Venete e dell'Italia l'amministrazione e l'esercizio delle strade

Centrale è invitata a riassumere

entro il termine di giorni 8. formano oggetto delle concessioni 2° Il Governo eserciterà le strade ferrate sino allo spirare del termine

ferrate che

prescritto, salvo la resa dei conti a chi di ragione. 3°

Nel caso che la Società medesima non riassuma entro detto termine

l'amministrazione e l'esercizio di cui sopra, l'una e l'altro saranno definitiva-

mente attribuiti al Governo. 4° Tanto nel caso contemplato all'articolo 2, quanto all'articolo 3, non avendo il Governo avuto dalla Società nessuna regolare consegna dello stato di dette strade, non potrà essere tenuto responsabile dei danni che si provasse essere stati recati per colpa dell'Amministrazione del Governo stesso. 5° Gli atti di concessione e

i

capitolati

che

vi

sono annessi saranno

spettati nei limiti della necessità della guerra. 27 Risorgimento Radiano.

— IV.

39

ri-


606

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

rovie italiane. L' organizzazione italianizzata delle ferrovie chiu-

deva l'esame dei mezzi di organizzazione generale della Lombardia. Dopo si procedette al progetto di organizzazione della amministrazione comunale. Onestamente il progetto riconosce poco dovere essere mutato nella composizione amministrativa austriaca. Infatti non si propone nessuna modifica alle funzioni delle congregazioni comunali e contemporaneamente si scrivono le parole più lusinghiere riguardo alla probità politica della maggior parte degli amministratori Lombardi, e si chiude invitando il governo allo scioglimento dei Consigli comunali non come un atto di sfiducia del governo del Re, ma come un atto di doverosa deferenza alla libera e sincera manifestazione della volontà del paese. A ciò

provvedeva un apposito decreto. Passandosi poi a considerare il reclutamento militare della Lombardia, il

progetto della Commissione con accorta misura non

estendeva alla Lombardia la poco buona legge Sarda di recluta-

mento, e ne proponeva anzi la riforma. Contemporaneamente però, considerando i malumori che nel Lombardo-Veneto erano stati suscitati dall'ultima legge di reclutamento austriaca del 1859,

richiamava in vigore la antica del 1820, sostanzialmente migliore, e contentava, con un atto passeggero di abilità politica, lo spirito delle popolazioni adusato all'antica legge.

Continuava poi ancora nel pieno 1859

il

feticismo popolare

per la guardia nazionale, innocuo strumento di libertà, dove essa era conculcata e invalida garanzia di essa dove questa si trovava riconosciuta e mantenuta. Ad ogni modo si estendeva ugualmente alla Lombardia la legge albertina del 4 marzo 1848 e si ricreava la guardia nazionale.

Buoni, come si vede, questi provvedimenti militari perchè rida-

vano una concezione di libertà popolare nell' organizzazione militare, che il mal governo aveva reso odioso strumento e simbolo di oppressione. L'inaugurazione del regime di libertà in Lombardia conduceva ancora finalmente a studiare l' ordinamento della stampa, che nei liberi paesi è prima manifestazione di sicura libertà. Naturalmente si è sempre lontani, e molto lontani dalla libertà di stampa quale noi oggi la vagheggiamo e la abbiamo quasi in màssima ottenuta, ad ogni modo si affermava un progresso. Per ragioni che non sono dette e che difficilmente potrebbero fondatamente ritrovarsi, non si estese alla Lombardia la legislazione Sarda, ma si cercò un quid medium, col decreto che


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

607

per la sua importanza riportiamo integralmente (1). In sostanza dunque si veniva a creare alla stampa di Lombardia uno stato di cose simile a quella del Piemonte e consone alla coscienza politica

aveva il merito di essere compiuto senza un

del tempo. Ciò

verchio sbalzo dalle vigenti condizioni, ma con tranquillo passaggio,

so-

una specie

di

Altro decreto provvedeva alla destituzione di tutti gli impiegati non italiani. Non occorre ne riportare il decreto né dilungarsi in commenti. Si comprende facilmente come quegli impiegati altra funzione non avessero che personificare un goveno non voluto, e tutti i suoi sistemi era fatale che con esso dovessero scomparire. Per una misura di savia popolarizzazione si aboliva la pena del bastone, che nella maniera con la quale era stata attuata, ;

(1)

Vittorio Emanuele, ecc. ecc. 1°

La stampa è libera

nelle

provincie

lombarde come in tutte le altre

parti del regno. 2°

Sono perciò abolite le leggi, i regolamenti, le pratiche introdotte dal

cessato governo allo scopo di esercitare di fatto

una censura preventiva sulle

produzioni del pensiero, e in modo speciale le ordinanze ministeriali 18-8-1853 e 13-11-1854. 3°

È vietata durante la guerra la pubblicazione per mezzo della stampa meccanico atto a riprodurre il pensiero, di notizie, polemiche che in qualunque modo si riferiscono agli eserciti o allo

o di qualsivoglia artificio

relazioni o

andamento della guerra, e che non siano ufficialmente comunicate o pubblicate dal Governo. 4° I contravventori dell'articolo precedente saranno puniti col carcere

da ad un anno e colla multa da lire 100 a 1000, oltre il sequestro degli scritti o stampati. La pena del carcere e le multe potranno essere applicate cumulativamente secondo la gravità del caso. 5° L'apologia dello assassinio politico, sia che venga l'assassinio espressamente approvato, sia che cerchi soltanto di giustificarlo, è punita col carcere non maggiore di un anno. 6° Le offese contro i Sovrani o i capi di governi stranieri saranno punite col carcere estensibile a sei mesi, o con multa da lire 100 a 1000. 7° Chiunque vorrà pubblicare un nuovo giornale dovrà ottenerne prima l'autorizzazione dal Governatore Generale di Lombardia. Una tale autorizzazione sarà pure richiesta per coloro che già fossero in propenso di pubblicare un periodico qualunque. 8° Non sarà necessaria nessuna cauzione, qualunque sia lo stampato o sei giorni

periodico che 9°

si

vorrà pubblicare.

Salve le disposizioni degli articoli presenti e in quelle parti che alle

medesime non contradicono, è mantenuta provvisoriamente in vigore la patente sulla stampa del 27 maggio 1852.


608

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

specialmente negli ultimi tempi, era diventata ancora più odiosa alla popolazione. Il

bastone è stato sempre simbolo di servitù per i popoli,

in Austria,

ma

come ognuno sa, in quegli ultimi anni di suo governo,

era assurto all'odioso onore di pena politica.

Ugualmente la logica

politica

annullava ogni e qualsiasi pro-

cesso politico contro patrioti italiani e domandava la grazia com-

pleta di tutte le condanne che per ragioni

politiche ancora fos-

sero in via di essere scontate.

Completamente immutato veniva lasciato l'ordinamento economico del paese, sia per la riscossione di tutte le forme di imposte, sia per il mantenimento dei dazi comunali, come anche per il mantenimento delle stesse dogane di confine. Mentre subito si comprende quanto fossero esatte le due prime disposizioni, potrebbe sembrare discutibile la terza, ma, chi ben guardi, così non è.

Togliere all'improvviso, senza nessuna riforma o graduale pas-

saggio per un periodo di tempo che doveva essere provvisorio, proventi di dogana, avrebbe significato

i

— a parte ogni eventuale

—

nel mercato di produzione provocarne lo sbilancio e quindi avrebbe reso necessario un aumento di gettito alle imposte dirette.

crisi

Ognuno vede le conseguenze gravissime di tale fatto. mancanza improvvisa di protezione.

Crisi di produzione per

Inasprimento di imposte per compensare il bilancio. Nessun o minimo vantaggio reale ai consumatori colle nuove misure, esse avrebbero messo il nuovo governo in luce antipatica là dove maggiore è la sensibilità dei cittadini: la borsa. Per questa stessa ragione restava immutata la distribuzione monetaria, la cui successiva necessaria parificazione al resto del regno veniva studiata con un'apposita relazione e rimandata alla sistemazione definitiva dello Stato. Per la parte economica che abbiamo riassunto brevissimamente il criterio tenuto fu adunque quello di un graduale e continuato adattamento fra 1' antico modo di esistere e il nuovo ordine di cose. Ognuno vede quanto fosse saggia questa disposizione e quanto sapiente la preoccupazione di non voler creare uno slivello economico nelle condizioni delle popolazioni, che peggio di ogni altra modifica vedono questi mutamenti. Questo il progetto Giulini, restato dimenticato poi e non chiamato in effettuazione a causa della crisi ministeriale che dopo Villafranca allontanava dal timone del governo il Cavour proprio nel


L'ORDINAMENTO PROVVISORIO DELLA LOMBARDIA NEL 1859

609

momento della effettuazione. L'ordinamento del regno fu invece fatto secondo il progetto della Commissione nominata dal ministro

Farini e crediamo sia buona economia di questo studio intratte-

nercene brevissimamente per vedere se e quale applicazione pratica

ebbero gli studi del progetto Giulini.

Come si rammenterà, con regio decreto in data 14 luglio 1860, venne stabilita presso il Consiglio di Stato una Commissione straordinaria e temporanenea per la formazione dei progetti di legge d' ordinamento amministrativo del regno, composta dai seguenti signori

:

G. Lanza, G. Pasolini, Cesare Giulini, Vincenzo Salvagnoli, senatori; Ubaldino

Pasini, deputati

;

Marco Minghetti,

Peruzzi, Raffaello Busacca,

Gerolamo Cantelli, Pietro

Restelli,

Anselmo

Guerriri, Valentino

G. Blasi.

Intanto è bene ricordare le parole del discorso della Corona, in cui si

diceva

u :

Fondata nello Statuto la unità politica, militare e fi-

nanziaria e la uniformità delle leggi civili e penali, la progressiva libertà amministrativa rinnoverà nei popoli italiani quella splen-

dida e vigorosa vita che in altre forme di civiltà e di assetto

europeo era il portato delle autonomie dei Municipii, alle quali oggi ripugna la costituzione degli stati

forti,

ed il genio della

nazione „.

Come si vede, questo brano della prosa sovrana non brilla, ne per soverchia verità storica, né per chiara concezione politica.

Come nello

Statuto non esiste tutto quel ben di Dio di cui si non si aveva esatta coscienza della libertà da dare ai popoli italiani in modo da ricondurci alle glorie dei comuni, né a

parla, così

questa concezione risponde l'ordinamento nostro presente.

Del sistema proposto dalla Commissione Giulini, come si vede, si

fa a questo

modo una tacita

eliminazione, la

quale diventa

anche ragionata nel discorso tenuto dall' on. Farini, ministro dell' interno, alla prima seduta di questa Commissione, quando, criticando apertamente la costituzione dal Giulini propugnata, affermava non essere possibile concepire in un regno, che non volesse essere federale, una giurisdizione che ammettesse delle

aperta e

vaste amministrazioni regionali, come quella da noi succintamente riassunta.

Diceva l'on. Ministro " Per vero, o Signori, se il nuovo ordine dato per legge, al cominciar dell'anno, all'amministrazione, poteva :

essere

accomodato alle condizioni del regno allargato alla sola


610

rL

RISORGIMENTO ITALIANO

Lombardia, appare ora manifesto il bisogno di un nuovo assetto e di maggiore larghezza di massime e di ordini. Se la Lombardia sola fosse stata aggiunta alla antiche Provincie, poteva con qualche ragione dubitarsi che il mantenervi un centro amministrativo e lo stabilirvi

una larga costituzione delle Provincie, potesse dare ori-

gine a gare pericolose, o, come direbbesi, ad una dualità di pre-

tendenze e di influssi politici, tanto se il Regno dovesse entrare italiani, quanto se dovesse

in lega federativa con gli altri Stati

rimanere solo rappresentante e propugnatore dell' idea e del diritto nazionale e perciò poteva credersi necessario che lo Stato ;

ingrandito,...

rimanesse unito e compatto,,.

Così restava seppellito il progetto di ordinamento dell'on. Giulini,

né può

dirsi infatti che esso si

sarebbe facilmente prestato

nella fusione che doveva essere iniziata della

nuova vita nazionale

italiana. Il

progetto del Griulini resta solo un progetto di studi e un ela-

borato tentativo di una parziale riscossa italiana.

Come tale bisogna ammirarlo e studiarlo, e come tale era necessario richiamarlo

dall' inonorato oblìo nel

quale per fatale legge

umana era fino ad ora immerso. Felice de Dominicis.


IL - MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

La mostra del ritratto a Firenze

La maggior parte degli ottocento cinquanta ritratti ora

accolti e disposti,

per epoca, nelle magnifiche sale di Palazzo Vecchio, si riferiscono ad uomini di

un periodo

storico

anteriore a quello di cui più specialmente

si

occupa

questa nostra Rivista. Ma in alcune delle ultime sale, e più precisamente in quelle del quartiere di Cosimo I, se ne trovano moltissimi, di data relativa-

mente recente, che riproducono le sembianze di molti personaggi che ebbero una parte più o meno notevole, diretta o indiretta, ai fatti e agli avvenimenti della nostra rivoluzione politica. In genere sono ritratti di re, di principi e di governanti, che se anche non compirono grandi cose ne in alcun modo raccomandarono il loro nome alla

pure per vanità o per consuetudine non rinunziarono ai vantaggi della

storia,

loro condizione

privilegiata e

non sdegnarono

di

posare dinanzi all'artista

che doveva tramandare alle più tarde generazioni le loro belle o brutte sembianze.

Fra tanti quadri di principi e fra tanti altri di nessuna importanza storica per la persona rappresentata non mancano però i ritratti di soldati, patrioti,

uomini politici, scrittori ed artisti, che in un modo o nell'altro cooperarono a che la patria smembrata e divisa potesse ridursi ad unità di nazione.

In ordine di

tempo si presenta prima

la

raccolta dei ritratti di napoleo-

il numero dei quadri e per la fama degli artisti che immortalarono le sembianze del grande Imperatore e

nidi, la

più bella e la più interessante

per

dei suoi molti congiunti.

Napoleone figura in un solo quadro dell'Appiani, ha lo sguardo un po' torvo, veste

i

paludamenti imperiali e tiene tutta la mano sinistra sulla corona po-

sata su di un cuscino; dirla gelosamente, di

sembra quasi che voglia mantenerne il possesso e custonon dimentico delle solenni parole pronunciate nel Duomo

Milano all'atto dell'incoronazione. Intorno, in tanti quadri, quasi a fargli corteggio, sono

i

congiunti che da lui ebbero regni ed onori.

i

fratelli, le sorelle,

Ve la madre Letizia Ramolino,


612

IL

dipinta dal

BISOKGIMENTO ITALIANO

Martini, che ha di fianco,

figlio glorioso;

posato

una colonna, il busto del

su

Luigi Bonaparte in un quadro di autore

di

scuola

francese;

un altro del Benvenuti, appartenente al Museo di Versailles, che la rappresenta, in forma un po' accademica, granduchessa di Toscana, circondata da dignitari e da artisti (1813); Paolina, in due tele di artisti stranieri, l'una di Roberto Lefèvre anch'essa appartenente al Museo di Versailles, l'altra del Kinson che ritrae la bella e voluttuosa principessa in una posa modesta e pur nello stesso tempo civettuola. Non è lonElisa in un ritratto del Tofanelli e in

tano da lei il ritratto del suo secondo marito, il principe dipinto dal Gerard; è

Camillo Borghese,

una bella e simpatica figura giovanile che indossa un

costume nero ricco di fregi e di ricami. Nella stessa sala è un'altra donna della famiglia di Napoleone, Giulia Bonaparte, moglie di Giuseppe re di Napoli, dipinta in modo un po' manierato dal Wicar, insieme

alle

figlie

che han dintorno

fiori

e

colombe. Dall'altra

parte è Gioacchino Murat dipinto dal Galliano, tutto scintillante di oro e di decorazioni, con un

che

gli

scende

enorme cappello in testa e con un abbondante capigliatura

fino sulle spalle.

Questi due ultimi quadri appartengono alla

Reggia di Caserta.

Provenienti dalle sale della stessa Reggia sono

i

ritratti del ministro Sali-

Descamps in uniforme con decorazioni, del generale Massena dipinto dal Wicar nel costume di maresciallo di Francia con a lato una statuetta della Vittoria, e quelli ancora di Ferdinando I di Borbone e della receti dipinto dal

gina Maria Carolina dipinti tutti e due dal Camuccini. Il re, piuttosto vecchio,

ha una faccia bonaria e sorridente e pel mento raso e le basette che gli ornano le gote assomiglia ad uno di quei contadini di stampo antico che si incontravano di frequente nelle nostre campagne e che ora vanno sempre più scomparendo. La regina invece ha aspetto burbero e autoritario, e sebbene non più giovane pure conserva molta vigoria nelle membra e nello sguardo scrutatore e pare disposta ad occuparsi ancora lungamente della politica e della amministrazione del suo Stato.

Un altro ritratto

Ferdinando I dello stesso Camuccini proviene pure un quadro più piccolo che pare uno studio e non è condotto a termine, la sola testa ha avuto le ultime cure dell'artista. Anche di

dalla Reggia di Caserta; è

Re è rappresentato vecchio e canuto. Possono riferirsi allo stesso periodo napoleonico uno scialbo ritratto di Maria

qui il

Luisa regina d'Etruria poi duchessa di Lucca dipinto dal Benvenuti e appar-

tenente alle gallerie di Palazzo Pitti, il celebre quadro del

Fabre, proprietà

della marchesa Alfieri di Sostegno, che riproduce le sembianze

dell'Alfieri

e

quando già la loro amicizia stava per declinare; il ritratto di Vincenzo Monti dipinto con la maestria che gli era propria da Andrea Appiani. Il poeta, che ha una faccia aperta e luminosa, tiene la destra della contessa d'Albany,

poggiata sopra tre grossi volumi, quelli forse delle sue opere, e volge lo sguardo verso l'azzurro del cielo, in atto quasi di cogliere e fermare una bella immagine o di seguire

una felice ispirazione.


C I 2,

Gioacchino Murat (A. Calliano).


MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

613

Bella nelle sembianze del volto, nell'acconciamento della testa, nell'abbiglia-

mento della persona gli è vicina la figlia Costanza in un ritratto ugualmente luminoso

di Filippo

scrittrice,

non la donna che fu tanto amata e tanto

Agricola che intese di ritrarre sulla tela la poetessa e la infelice

ch'essa ha intorno dei libri, le opere di Orazio e di Virgilio, sulle ginocchia

ostello ecc.

1

,

il

poema divino, proprio ai versi

" :

An-

nella vita. e

tiene aperto

Ahi, serva Italia, di dolore

,.

principi che regnarono nei singoli stati della penisola e felicitarono i loro

dopo la Restaurazione sono quasi tutti raccolti nelle sale del Quartiere Cosimo I. Ve Francesco I di Napoli e Maria Isabella ritratti in due grandi quadri dall'Hanselaire nel loro paludamento reale, e i loro figli rappresentati fanciulli dal D'Auria in mezzo ai giuocattoli e agli strumenti musicali. Ve Ferdinando II di Borbone dipinto da artista ignoto, e la sposa Maria Cristina di Savoia, dolce e delicata figura, che il pittore De Falco ritrasse in una grande tela con molta efficacia e con grande sobrietà di colori. Altre principesse della casa dei Borboni di Napoli, Maria Luisa, la stessa Maria Cristina, Maria Antonia, sono rappresentate in altri quadri dal Cammarano, che si rivela anche in questi ritratti pittore potente e coloritore sobrio ed efficace. Maria Antonia è una bambina di pochi anni più tardi, divenuta granduchessa di Toscana, viene ritratta dal Bezzuoli in una grande tela col fedele cagnolino al fianco e con una lunga penna bianca fermata nei dditi

di

:

capelli e spiovente lungo la testa. di Belle Arti, è

Il quadro, che appartiene all'Accademia d'una nobiltà di colore veramente rara.

Un solo granduca lorenese, Leopoldo II, trovasi tra tanti principi e princiuna tela dello stesso Bezzuoli è rappresentato giovane, vestito

del-

l'uniforme dei cavalieri di Santo Stefano; in un'altra più grande, di cui

non

pesse. In

conosce precisamente l'autore che appartiene però alla scuola nuti, è rappresentato in età più matura, vestito delle insegne si

del

Benve-

di arciduca

mentre porge il nappino d'oro a quattro allievi del Liceo militare che con questa cerimonia vengono promossi e riconosciuti ufficiali. 11 Granduca ha intorno a se il principe ereditario Ferdinando, il Presidente dei austriaco,

Von Ripper morto poi a Sadowa, comandante la l a brigata di fanteria, il ca-

ministri Baldasseroni, il colonnello austriaco il

colonnello brigadiere Razzetti,

pitano Cesare Menicacci direttore

La tela, un

del

Liceo,

e

altri

ufficiali e dignitari

di

tempo e dall'incuria degli uomini, se manca di qualche valore artistico, ha però una grande importanza storica: Corte.

po' sciupata

dal

appartiene al venerando generale Giorgio Pozzolini, uno appunto dei giovani allievi cui

I

il

Granduca concede il nappino di ufficiale.

principi sabaudi sono

bella testa

di

Vittorio

nella

Mostra scarsamente

Emanuele

II

dipinta

rappresentati.

dall'Inganni

colla

Ve una

faccia

un


614

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

po' appuntita, col pizzo e

i

Cavalieri più noto e famoso

i

aguzzi.

Vi sono due quadretti di Vittorio

come pittore di quadri di genere ma molto ap-

come ritrattista: l'uno rappresenta Carlo Alberto, Maria Teresa l'altro lo stesso Vittorio Emanuele e il duca Ferdi-

prezzato anche e

baffi

principi bambini,

nando divenuti più grandicelli: appartengono tutti e due alla Casa della Regina Madre. Un altro ritratto di Maria Teresa, dipinto dall'Ender proviene dalla Villa Reale di Poggio a Caiano. È una dolce e soave figura di donna che nell'abbigliamento della persona (tanto la moda è un continuo ritorno) può scambiarsi con una giovane ed elegante signora dei nostri tempi. In una delle prime sale dello stesso Quartiere di Cosimo I spiccano ad una stessa parete tre grandi tele. In una da Santa Cappanin è ritratto l'imperatore Francesco I nell'atto di premiare gli alunni del Liceo di Verona e di porger loro un ramo di lauro. Nelle altre due sono riprodotte dal Sogni con grande maestria le sembianze dell'imperatore Francesco Giuseppe e dell'imperatrice Elisabetta. Il monarca che tenne strette nel suo pugno le sorti di tanti popoli e che vive ancora più

che ottuagenario in vegeta vecchiezza è rappre-

sentato nella sua età più fiorente;

proporzionato nelle

il

viso spira vigoria,

il

corpo agile e ben

membra rivela forza e robustezza. L'imperatrice tutta ful-

gente nella sua bellezza e nella sua gioventù pare accolga in se ogni ideale di bontà e di gentilezza.

Pochi ancora i ritratti dei principi.

Parma Non altrettanto luminoso è il

Tutto uno sfolgorìo di luce e di colori è quello di Maria Luisa di dipinta dal Borghesi in una bella veste chiara. ritratto di

Maria Beatrice d'Este disegnato e colorito dal Prayer. La princinon è davvero una

pessa, ultima discendente della famiglia ducale di Massa, figurina delicata e gentile e

manca di quelle doti fisiche che di solito si

at-

tribuiscono alla regalità. Grassa e carnosa ha piuttosto l'aspetto di una ricca

borghese o meglio ancora di una forte e robusta massaia.

Una faccia non brutta ma ugualmente

volgare ha il figlio di lei, Franpenultimo e il più famigerato dei duchi di Modena. Il pittore Adeodato Malatesta lo ritrasse a capo nudo, coi capelli non ravviati, senza dare alcuna espressione al viso, senza abbozzare un sorriso sulle sue labbra carnose vien quasi fatto di credere che l'artista, dipingendo, non abbia potuto dimenticare i tradimenti e i supplizi di tanti patrioti di cui il principe si rese colpevole in faccia alla storia. Se non avesse i paludamenti princesco IV, che fu

il

:

IV potrebbe sembrare un forte lavoratore dei campi o delda qualunque pensiero o sentimento gentile così vestito pare un antico soldataccio romano, uno di quei pretoriani prepotenti che facevano cipeschi, Francesco

l'officina, alieno

:

e disfacevano a loro capriccio gl'imperatori. Stupisce che quella stessa mano che ritrasse sulla tela le dure sembianze dei duchi di Modena [(il Malatesta fece anche il ritratto dell'ultimo duca Francesco V) abbia saputo dipingere con tanto sentimento e quasi direi con tanta passione la figlia di Ciro Menotti, del

puro e grande patriota, che Francesco IV dopo

lo

spergiuro trasse


/.,

Imperatrice Elisabetta d'Austria (G. Sogni).


615

MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE con se a Mantova fuggendo da Modena e fece poi

perfidamente immolare

sulla forca.

Pio IX principe e papa ha due soli ritratti; pochi veramente, se si tien conto dei molti pittori che nell'entusiasmo patriotico dei primi atti del novello pon-

pensarono di tramandar le sue sembianze ai più tardi nepoti. Uno, di Il pontefice appare molto giovane, è vestito delle insegne sacerdotali, tiene fra le mani un foglio e ha gli tefice

grandi dimensioni, è opera del pittore Masini. occhi volti in alto verso

il

cielo,

quasi ad implorare la protezione divina su

qualche grande atto che sta per compiere. L'altro è di G. Isola che

lo

legò

all'Accademia

Ligustica

di

Anche qui il pontefice appare giovane ed ha un'aria molto lieta Un'iscrizione, forse di

mano stessa dell'autore, attesta che

Roma

il

Belle

Arti.

e gioviale.

ritratto

fu

di-

nove e mezzo alle una pomeridiane del 1° agosto 1847. È il tempo in cui da ogni parte si elevano al novello pon-

pinto

dal

vero

in

tefice inni di giubilo e di

dalle

plauso per i primi atti liberali e più specialmente

per l'amnistia concessa ai condannati politici; del timore e [dei

sono

pentimento per aver aiutato

ancora lontani i giorni la causa della

e

promosso

il

loro

libertà e dell'indipendenza d'Italia.

Un gruppetto di abati e cardinali hanno

tutti

ritratto

dipinto da

gran nome. Il cardinale Angelo Maj ne ha anzi due, uno dipinto dal Viganoni, l'altro da Francesco Podesti, anconetano, fecondissimo pittore di quadri sacri e profani. Nel primo il celebre esumatore di incunaboli è giovane ancora, porta una veste pavonazza ed ha la faccia magra ed asciutta; nel secondo invece appare già vecchio, indossa la rossa veste cardinalizia, ed ha arrotondate le forme della faccia e del corpo. In tutti e due è rappresentato in mezzo a artisti di

codici e a libri ed in attitudine di studio.

Un altro illustre letterato ed erudito, l'abate Cicognara, ha un bel ritratto in veste nerissima dipinto dal Lipparini: la sua faccia

voglia esprimere tutta la grande la

franca ed ilare pare

soddisfazione che egli ricava dagli

studi

e

pace e la letizia di cui gode nel tenersi lontano da ogni maneggio politico. Anche il cardinal Ferretti dipinto dal Podesti si dimostra tranquillo e se-

reno nella bella faccia grassa e rotonda, e veramente se non si tenne lontano dalle cose pubbliche, pure, amministrando una delle più irrequiete provincie dello Stato della Chiesa, si dimostrò alieno dai rigori e dalle feroci persecuzioni contro

i

liberali e potè vivere in

pace senza gravi rimorsi.

Uguale tranquillità di spirito dimostra l'abate Bernardi, che il pittore Fabris rappresentò con molta efficacia seduto a tavolino, tutto impellicciato e in atto di scrivere. Il dotto sacerdote, che esercitò un vero apostolato di italianità nelle provincie venete non ancora redente, non ha un aspetto troppo simpatico, la sua faccia asciutta ed ossuta, i lineamenti angolosi e contorti lo rendono brutto assai: è una di quelle figure che colpiscono e che una volta vedute difficilmente

si

scordano.


616

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Pochi i ritratti dei soldati e guerrieri. Garibaldi ha due soli ritratti, in cui furono eseguiti e per la

che dell'Eroe

tratti

furono

ma molto notevoli ed importanti per il tempo grande diversità che presentano coi tanti ri-

disegnati più tardi, quando la fama sua e delle

sue gesta non conobbe più confini. Il

pittore Gallino lo ritrasse a Montevideo in

nel 1848, prima che

un bel quadro luminoso, forse maraviglioso Duce della Legione Italiana s'imbarcasse

il

quadro è un po' troppo di maniera. Garibaldi ha la barba castana ed abbondante fluente sul petto, la chioma alla nazzarena scendente sugli omeri, la camicia rossa avvolta attorno al corpo. Se le fattezze possono esser somiglianti, il pittore non ha saputo pel ritorno in patria.

Il

un apostolo,

figura di

la

infondervi l'anima e la vita. Nella figura composta e stecchita non riusciamo a vedere e a riconoscere il grande guerrigliero che aveva posto la sua spada

a servigio della libertà delle giovani repubbliche americane.

Anche il ritratto dipinto dal Frascheri non ci dà di Garibaldi quell'immagine

che

Chiuso

ci

siamo foggiati leggendo di

un lungo

in

curatamente

tagliati,

lui

e

delle

sue

gesta

eroiche.

e stretto abito nero, coi baffi e colla barba corti e accoi capelli divisi e

composti ha l'aspetto di un gentil-

uomo della buona società piuttosto che di un soldato rotto a tutte le fatiche e a tutti

patimenti

i

della

fronte corrugata e pensosa,

traluce

il

soffio

guerra. nella

Ma negli occhi acuti e scrutatori, nella

mirabile

armonia dei lineamenti scorre e

dell'anima garibaldina.

Tra gli altri pochi ritratti di soldati è Federigo Arniani, cavalleggere pontificio, il marchese Trotti Bentivoglio in uniforme di ufficiale d'artiglieria dipinto da Paolo Sala, il generale Cima ritratto in atteggiamento dipinto da Stefano Ussi,

marziale dallo stesso pittore lombardo.

Un soldato garibaldino, Vittorio Tasca,

un bivacco, ha per terra, vicino, un tamburo, il fucile appoggiato ad un braccio pare che egli debba vigilare, mentre i compagni hanno fatto il fascio delle armi e si sono di poco allontanati per prendersi un po' di riposo. In un grande quadro in mezzo agli altri parenti e alle donne della famiglia, un gruppo di sedici persone, sono i fratelli Alfonso e Alessandro La Marmora è ritratto dal Piccio in

:

vestiti delle loro

uniformi militari. Questa grande

un'altra quasi delle stesse dimensioni, nella quale

tela il

dipinta dall'Ayres e

Bezzuoli ritrasse

la fa-

miglia Niccolini, hanno una importanza speciale per la storia del costume.

Più numerosa la schiera dei patrioti e degli uomini politici. Ve Carlo Filangieri ritratto dal pittore Natale Carta, scolaro del Camuccini, in una grande tela insieme alla moglie

Agata Moncada Ventimiglia e alle quattro figliuole.

Ve un ritratto di Francesco Arese tutto impellicciato nella sua biblioteca, opera del Palagi, uno di Leonida Montanari, il noto cospiratore romagnolo, di cui non è dato l'autore, uno ancora di Giuseppe Montanelli in una tela


Famiglia La Mormora

(P.

Ayres).


MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

immaginato leggendo i suoi

dello Scheffer, che ritrae l'uomo quale l'avevamo scritti e

studiando l'opera sua patriotica nei

617

vari

periodi

e

nelle varie vi-

cende del nostro paese. V'è anche Gino Capponi in età giovanile dipinto dal Bezzuoli in una bella che appartiene al marchese Gentile Farinola, e che può star bene a con-

tela,

fronto

col

ritratto

più celebre

Ciseri, e Nicolò

del

Tommaseo in mezzo

ai

con la lunga barba canuta che gli scende sul petto. Il marchese Filippo Gualterio ha il suo busto modellato dallo scultore Ba-

libri

stianini e

Massimo D'Azeglio due bei ritratti a olio. Uno se lo dipinse da se

ed è assai caratteristico pel largo ed abbondante berretto che gli cade sulla tempia, l'altro glielo fece l'Hayez, ed è quello dell'Accademia di Brera gene-

ralmente conosciuto e più volte riprodotto. Altri scrittori e patrioti

non mancano nella bella e rara accolta

artistica.

V'è Carlo Botta con la faccia rasa e floscia in un ritratto dello Champmartin, e Giuseppe Giusti disegnato dal Bezzuoli nella grande tela di cui si sono fatte tante

riproduzioni, e Maurizio

Bufalini

celebre

medico e patriota nel

mirabile quadro di Antonio Ciseri appartenente alla Facoltà di medicina e chirurgia dell'Istituto di studi superiori. Mirabili sono gli altri ritratti dell'Hayez appartenenti

ugualmente

all'Ac-

cademia di Brera. Uno rappresenta Antonio Rosmini in atteggiamento pensoso e raccolto con gli occhiali nella destra e con lo sguardo non posato sopra alcun oggetto, che sembra intento a scrutare lontano, a raccogliere il frutto già intraveduto di una lunga meditazione. Un altro riproduce le care sembianze di Alessandro Manzoni e l'ultimo quelle delicate e gentili della seconda moglie del grande scrittore, Teresa Borri Stampa, che è una bella e soave figura di donna.

Dn quadretto di singolare valore

artistico del pittore

Carelli,

napoletano,

par proprio quella di un bardo, con lo sguardo azzurro e la chioma bionda spiovente sul collo. Un riproduce la bella testa di Giuseppe Regaldi

altro di

che

non minor pregio, di mano del Morelli, ci dà la testa di Pasquale amico e concittadino del grande pittore napoletano.

Villari giovane,

Ultimi nella serie gloriosa gli uomini che nei vari campi dell'arte tennero alto

il

nome e il prestigio d'Italia e

all'estero

guadagnarono simpatie

alla

causa nazionale. i grandi maestri nell'arte dei suoni: Domenico Cimarosa in un riLonghi di proprietà del principe di Lichtenstein (Vienna); Nicolò Paganini in una bella tela del Patten; Gaetano Donizzetti in uno studio o bozzetto di Gerolamo Induno, di cui solo la testa pare finita; Gioacchino Rossini in un grazioso quadretto di cui non è segnato l'autore. Vi sono due principi della scena di prosa, Tommaso Salvini, in un luminoso ritratto di Michele Gordigiani, e Adelaide Ristori, la impareggiabile

Vi sono

tratto del

attrice che servì

qualche volta, specie a Parigi, alla diplomazia segreta del

conte di Cavour. Di lei, che fu anche dotata di una superba bellezza, tore Capalti e

il

il

pit-

pittore Schiavoni lasciarono due magnifici ritratti disegnati

magistralmente e dipinti con tinte tenui e delicate.


618

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Non mancano gli artisti e maestri nell'arte

dello scalpello e dei colori, e

più rappresentato degli altri è Antonio Canova che ha quattro ritratti dipinti dal Benvenuti, dall'Appiani, dal Lawrence, dal Vantini ed anche un autoritratto.

Lorenzo Bartolini nella bella tela del Bezzuoli ha faccia aperta ed

energica, occhi scrutatori; Giovanni Signorini, che fu anche milite volontario delle guerre d'indipendenza, nella piccola

ma graziosa scultura del Duprè ha

aspetto gioviale e simpatico, le braccia incrociate sul petto,

i

pennelli stretti

nella destra. L'atteggiamento della persona e più specialmente il

sorriso che gli corre sulle labbra fan

subito

della

faccia,

ricordare la lieta compagnia

di artisti chiassosi e burloni che rallegrarono Firenze, quando, fuggito il gran-

duca, divenne città italiana.

Ultimi possono rammentarsi il ritratto del Duprè dipinto dal Ciseri e quello di

Domenico Morelli disegnato dal Celentano.

Altri ritratti

hanno un'importanza esclusivamente tecnica od artistica e non limitata a registrare, come

trovano perciò luogo in questa rapida rassegna si

è detto, quei ritratti e

dell'arte,

quelle

tele,

,

talvolta di

poco pregio pel rispetto

che hanno una qualche attinenza con la storia politica del nostro

paese, dalla rivoluzione dell' 89 alla proclamazione del Regno.

Forse da più in alto metteva conto di prender le mosse

compresi nella serie i

ritratti

Borbone, opera del Liani, e di

e potevano esser uno dei principi riformatori, Carlo III di uomini e di scrittori vissuti nella seconda

di

metà del secolo XVIII come quello

del Metastasio disegnato dal Batoni e qualche altro ancora. Forse, anche nel periodo successivo, alcuni quadri me-

ritavano di esser rammentati a preferenza di altri, di cui pur si è dato qualche

rapido cenno. Così la tela nella quale, forse dall'Appiani, è rappresentato in

atteggiamento mister.oso, fra altre quattro persone, quel Lorenzo Mascheroni che fu celebrato dal

Monti, e

il

bel ritratto di

Tommaso

Sgricci,

poeta im-

ha un aspetto foscoliano ne' lineamenti del viso e nella capigliatura abbondante e disordinata, ma un atteggiamento e uno sguardo languido ed effeminato, tutto proprio della sua natura e dei

provvisatore, dipinto dal Gerard, che

suoi depravati costumi.

Le opere e le persone meritavano poi senza dubbio di esser meglio presentate che dal lato artistico. Comunque, anche nuda disadorna

sia dal lato storico

e manchevole, la rassegna potrà, io credo, esser consultata con qualche van-

taggio, e porterà

un qualche contributo, sia pur piccolo,

alla iconografia sto-

rica del nostro risorgimento politico.

Ersilio Michel.


III.

-

BIBLIOGRAFIA

BIBLIOGRAFIA CONTEMPORANEA (1901-1911).

E. Jallonghi,

Fra

Diavolo,

colonnello-duca

Michele

Pezza,

Città di Castello,

Società Tip. Ed., 1911, pag. 270.

Mentre i Francesi, nel Napoletano più che altrove, offendevano sentimenti avevano luogo massacri a Minturno e ad Itri, saccheggi ad Isernia, Arce, Aquino, Montecassino e Frosinone, ed estorsioni a Fondi,

religiosi e nazionali, e

Sora e Benevento, ivi la reazione popolare scoppiava più che altrove spaventosa e furibonda.

Tra gli impeti di questo periodo, e sostenitore di quest'ultima, operò Miltri, nato il 7 aprile 1771, specialmente conosciuto sotto nome Fra Diavolo, perchè, votato dalla madre a S. Francesco da Paola durante una gran malattia, indossò poi, secondo la consuetudine locale, il saio del Santo sino a logorarlo; ma, divenuto ben presto il martirio di un canonico

chele Pezza di di

che insegnava a leggere e a servire la messa, 'è un diavolo „, ripeteva sovente costui; * lo chiamano Fra Michele, ma bisognerebbe dirlo Fra Diavolo „.

Da quell'ora non fu più riconosciuto che sotto quel terribile nome, che mantenne poi sempre ed aggiunse egli stesso a quello suo proprio in tutti i proclami. Cresciuto violento ed intollerante, venuto alle mani poco più che ventenne, con alcuni giovani suoi coetanei, perchè alcuno di essi pretendeva una

a

reagire, nel furore

della

fanciulla da lui amata, fu aggredito

e,

costretto

a terra ed ebbe

il

carcere. Chiesta al governo la facoltà

rissa

ne stese due

commutare la pena col servizio militare, gli venne accordata, e iniziava il suo tirocinio in un corpo di truppe regolari, che continuò finche si sciolse l'esercito del Mack. Ma appena, sulla fine del '98, lanciato l'ordine sovrano col quale si dava sanzione legale alla resistenza contro il nemico invadi

così

dente che già teneva prigioniero il pontefice e minacciava parimente il Borbone, egli rispose con nobile prontezza all'appello. Audace e irrequieto, alla testa di quattro mila

uomini raccolti qua e là e dalle relative terre sostenuti,

pianta sulla strada provinciale a difendervi il fortino di S. Andrea, posto ai confini del Regno, in mezzo a gole di monti, donde quei diabolici insorti si

uscivano per ferire e catturare, od uccidere e fuggire là dove era impossibile seguirli. I Francesi, respinti più volte, perdettero un giorno un bottino di


620

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

mille e quattrocento pecore, tenute per provvigione,

ma impadronitisi alfine

anche ed ebbero Gaeta; però, proditoriamente aggrediti, saccheggiarono Itri. Nella strage, che si svolse contemporanea al di alcuni luoghi, assediarono

saccheggio di quest'ultima città, un buon vecchio di sessantasette anni fu ucciso: era

il

padre di Fra Diavolo; sul suo cadavere questi giurò, per sempre da questo momento egli non sentì più

e dappertutto, vendetta ai Francesi, e

che un dovere: la lotta ad oltranza contro il nemico che ei si proponeva nientemeno di sterminare. Lo affrontò infatti subito e satanicamente. Insieme col popolo armato a cui si impose, uccise tutto il presidio francese lasciato in

Itri,

poi

si

spinse, sulle traccie degli invasori, fin presso

il

Garigliano, or-

dinando a tutti i comuni, già conquistati dal nemico, di ribellarsi, sotto pena di essere messi a ferro e a fuoco. Fu un subitaneo incendio da Itri a Teano, da Fondi a Lessola, Pastena, Minturno, San Giovanni Incarico, San Germano, Castelforte, Sessa, Cassano, non che tutti i comuni lungo il Garigliano insorsero, e gli scoppi dell'ira popolare furono ovunque inauditi. Senza interruzione, correvano per tutte le bocche sorprendenti notizie di equipaggi bruciati o :

guardie uccise, di ponti distrutti, di assassini compiuti,

fatti saltare in aria, di

di ferite cagionate, di insurrezioni moltiplicantisi. Dell'anarchia

approfittava

rubare e nuocere; ma da questi eccessi criminali va assoluto la complicità di Fra Diavolo, che, instancabile e

la peggior canaglia per

esclusa in

modo

compariva dappertutto per trovarsi là dove il nemico l'avrebbe meno atteso, or cacciandolo da Castelforte, or prendendogli ventisette carri di munizioni. E mentre con un segreto lavorìo guidato dalla Corte, si allargava l'insurrezione nelle altre provincie, e preparavasi la marcia del cardinale Ruffo vigile,

e la congiura nella capitale contro la repubblica partenopea,

egli, favorito dal

commodoro inglese che gli procacciava cannoni e munizioni, poneva, circondato da mille uomini,

il

suo

quartiere generale a Maranola, assumendosi di

sorprendere poco dopo Gaeta con replicate

operazioni. Se ne ebbe infatti la comandante francese, non già però nelle mani di Michele Pezza, ma di Nelson che assediava la gran fortezza per mare, sdegnando i Francesi di trattare con un capo di truppe a massa. Ritornato il Napoletano nelle mani del Borbone, il Pezza fu chiamato ad assumere subitamente il comando di una parte dell'esercito per la spedizione di Roma, e durante il cammino, a Velletri e ad Albano, venne salutato e festeggiato come liberatore ma le sue truppe mal si contennero, specialmente in quest'ultima città, cominciarono così e divennero sempre più numerosi e minacciosi i ricorsi contro di lui, già colpito da segrete avversioni e invidie degli stessi ufficiali regolari e offeso perchè non gli si era permessa l'entrata in Roma, finche, malgrado l'attaccamento del re, fu arrestato e tradotto in Castel Sant'Angelo. Dopo due soli giorni di prigionia riuscì ad evadere, e corse a Palermo accolto simpaticamente perchè la sua condotta dovette parere irreprensibile. Già nominato con regio

capitolazione

dal

;

decreto colonnello degli eserciti borbonici, ebbe ora in assegno, trasmissibile

anche agli eredi e legittimi successori, l'annua rendita di duemila cinquecento ducati sopra i beni dei rei di Stato; e, a sua proposta, si largirono premi e gradi a' suoi cooperatori e compagni. Passarono alcuni anni, allorquando Napoleone decretò che la dinastia di Napoli aveva cessato di regnare. Ferdinando e la Corte, come al solito, senz'altro fuggirono dalla capitale, e il popolo, memore delle lagrime e del sangue infruttuoso versato nelle resistenze del '98


BIBLIOGRAFIA e del '99, !

si

rassegnò ad accogliere

i

621

Francesi, senza più lasciarsi tentare di

frapporre impedimenti sul loro passaggio. Però

richiesto

Fra Diavolo dell'o-

pera sua, accettò esultante l'incarico della leva in più di quaranta comuni della provincia di Terra di Lavoro, che egli incominciò subito a percorrere,

dando patenti di Centurioni

Sotto-centurioni.

e

Fu a Sessa, Coreno, Fratte,

Pontecorvo, Arce, Arpino, Roccasecca, Castelnuovo, e chiusosi alla fine in Gaeta alla dipendenza del Philippstadt, attese ad assaltare improvvisamente i Francesi sparpagliati

per

rientrare

al

bisogno nella piazza, tanto che Giuseppe

Bonaparte dovette farlo circuire e tagliare con una colonna mobile diretta esclusivamente contro di lui. Essendosi poi stabilita d'accordo tra l'Inghilterra e la Corte di Palermo una spedizione sulle coste della Calabria, fu posto a capo di una flottiglia il Pezza, che occupò colla baionetta Amantea, Figline, Cellara, dando non poco sgomento ai nemici; sulla costa di Policastro, ove sbarcò più tardi, grave fu, specialmente per opera sua, il massacro dei Fran-

Caduta Gaeta nelle mani del Massena, che passò nelle Calabrie a reprimere senza pietà le sollevazioni e a cacciare Fra Diavolo, di recente fatto duca di Cassano, tutto dinanzi al vittorioso generale piegò, tranne il condottiero itrano, diventato più temerario e più insolente proprio quando la solitudine attorno a lui si rendeva più costante. E come persistette nei cimenti Non avendo troe nei sogni delle ardue imprese e delle difficili imboscate vato uomini liberi pronti a seguirlo, aperse le carceri di Ponza e di Santo Stefano e con settecento grami individui tentò la marcia su Itri contro gli usurpatori. Non più assecondato da parenti e da vecchi partigiani di colà, vide cesi.

!

man mano decimata la sua orda or dai Francesi

or

dalle peripezie a cui la

assoggettava, non ostante che nuove carceri nello Stato pontificio avesse aperto

per procacciarsi seguaci. Incalzato con inquietudine dai Francesi, non più proda alcuno, posta una grossa taglia sul suo capo, il colonnello Hugo,

tetto

padre del letterato, assunse anche il compito arduo di snidarlo mediante insistente azione. Scoperto alfine in modo alquanto romanzesco, non da uomini d'arme, ma da un garzone di farmacia in Baronisi, fu arrestato e tradotto a Napoli e sottoposto a un tribunale straordinario dinanzi ad una folla immensa. Nonostante le insistenze del commodoro inglese e del colonnello Hugo,

Fra Diavolo fu condannato

a

morte ed afforcato

1*1 1

novembre 1806, con

l'uniforme di brigadiere borbonico e col brevetto di duca di Cassano sul petto, nella melanconica

piazza del mercato. In suo onore, per la prova di grande

fedeltà che egli aveva dato

alla

causa reale, nel

duomo di Palermo fu cele-

brata, indetta dal sovrano, una mesta pubblica cerimonia, eseguita con grande

splendore, a cui intervennero tmtte le autorità

civili,

tutta la guarnigione mi-

un distaccamento di soldati inglesi, oltre a S. M. il principe Leopoldo di Borbone, e alla vedova fu assegnata la pensione propria di un colonnello litare e

a riposo.

nome e il valore di quel Vandeano rivisse tuttavia nella coscienza e sulla

Il

bocca del popolo, perchè l'impressione da lui destata nel giro di pochi anni fu fortemente suggestiva e meravigliosa.

pato

il

suo

La letteratura italiana ha avvilup-

nome nella leggenda che ci ha dipinto in modo veramente incan-

cellabile quell'uomo dal fiero aspetto, munito

sempre di moschetto e di stocco,

portante sul cappello un fiocco rosso e sulle spalle un ricchissimo mantello di velluto

;

così la sua figura diventò ben presto anche l'idolo dei romanzieri stranieri.

Il Risorgimento Italiano.

— IV.

40


622

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

La storia parve un tempo

esitare su di lui, che, sebbene non rispondesse un Baiardo senza macchia e senza paura, volgare e malfattore non fu mai; ebbe anzi in ogni momento innegabile energia di ca-

precisamente

al tipo di

rattere, prontezza di risorse, avidità di cimento, e fu tra i pochi, forse l'unico

dopo il cardinale Ruffo, che avesse davanti un obbiettivo da raggiungere e operasse non perdendolo mai di vista, a favore di una causa che gli pareva santa, quale

era

quella della propria indipendenza, sostenuta contro le vio-

lenze francesi; fu insomma, oltre che leale partigiano, un agitatore e un guerrigliero dei più coraggiosi.

Questa la tela del lavoro, infiorata di numerosi e curiosi aneddoti e che si apre con tutto un cumulo di accuse e di difese raccolte e pazientemente vagliate; tale infine quale sopra abbiamo espresso il giudizio sul fervente soldato itrano, presentatoci dal professore Jallonghi. Il quale circonda il suo personaggio di gran simpatia e spesso di ammirazione, ne attenua le colpe con molto ottimismo, e talvolta soverchiamente lo esalta. Vero è che a cancellare qualche macchia che dal nome di Fra Diavolo pareva prima indissolubile è riuscito abbastanza bene, tanto che da questo nuovo studio la figura

morale del Pezza esce indubbiamente più elevata che prima non apparisse. A questo punto mi riesce però impossibile non fare una speciale ed assoluta riserva circa gli attestati ottenuti nel '99 in Albano in elogio di lui che sentiva vicina la

bufera, ai quali non annetto valore perchè mi si rivelano come un prodotto genuino

dell'imposizione del condottiero o della passione di parte che fece velo a coli dettarono. Noto ancora che l'Autore avrebbe potuto utilizzare il Quadro storico degli avvenimenti più interessanti accaduti nell'inclita città

loro che "

di Velletri

e

nella

provincia, ecc. dal 1798 al 1799 , dedicato

Albani, edito nel 1800 in Velletri,

al

cardinale

contemporaneo ai fatti che narra, afferma intorno al Nostro quel bene e quel male che gli si addice. Il lavoro merita tuttavia di esser consultato e, sebbene eseguito su un materiale quasi integralmente noto e talvolta poco rassicurante, piace in esso la frequente discussione, e più l'amore che il Jallonghi manifesta al tema; il volume è anche adorno di ritratti e di autografi. del

che,

P. Pellisseri,

;

A. Leone.

Prof.

Michele Lupo Gentile, Voce

d'esuli,

Milano,

L.

Trevisini editore, 1911,

pp. 225.

Due parti distinte compongono questo

libro che per

il

titolo,

per il nome

dell'Autore così simpaticamente noto, per la bella veste tipografica,

si

racco-

manda da se agli studiosi. Nella prima sono raccolti alcuni studi già pubblicati in varie riviste e periodici autorevoli; nell'altra sono ordinate e raccolte

molte lettere inedite

— settantasette — che lumeggiano la vita di esuli

nel periodo che tenne dietro ai rivolgimenti liberali del

illustri

'21.

Notevoli per la sicurezza e l'abbondanza delle notizie per i molti documenti pubblicati in tutto o in parte gli scritti intorno a Filippo Ugoni, a Giuseppe

Pecchio, a Pietro Borsieri, al dottor Giacomo Martini, uno dei quali, l'ultimo, vide la luce in questa

medesima rivista (III, 990).


BIBLIOGRAFIA

623

ha potuto a suo agio consultare il copioso carteggio di Il Lupo Gentile Pasquale Berghini, patriota e cospiratore della vigilia, legato in amicizia coi liberali più famosi del suo tempo e ne ha così potuto trarre documenti vera-

mente preziosi che illuminano di nuova e più vivida luce la storia delle prime rivoluzioni italiane e le peregrinazioni in terre in

straniere degli esuli sfuggiti

tempo alle prigioni e ai rigori dei governi dispotici. Più ricco di notizie apparisce lo scritto sull'Ugoni e più ancora quello sul

Pecchio che contiene particolari minuti e inediti sulla vita avventurosa e randagia dell'esule in Francia, in Spagna, nel Portogallo, in Inghilterra e in Grecia;

poco

si

parla di lui

come economista e forse sarebbe stato bene dirne qualche

cosa di più. Chi voglia aver qualche notizia particolare sugli studi economici del Pecchio

può ora leggere e consultare con profitto lo scritto pubblicato di * Nuova Antologia che è sotto ogni „ da Giuseppe Prezzolini,

recente nella

aspetto pregevole.

Qualche maggiore notizia sarebbe stata pur desiderabile intorno al Borsieri, e

più specialmente sull'ultimo periodo della sua vita (1848-1852) che è poco

o punto conosciuto. Conviene però affermare che rari debbono essere i documenti di quel periodo, quando agli entusiasmi della riscossa vittoriosa succes-

sero poi le delusioni della sconfitta e

i

rigori della reazione.

Le lettere pubblicate nella seconda parte del libro sono quasi tutte dirette a Camillo Ugoni, fratello di Filippo, più di lui noto e, celebre per fama letteraria e per forza d'ingegno. Perchè dirette a una stessa persona, meno quattro o cinque, le lettere

avrebbero forse trovato una migliore collocazione nell'or-

dine cronologico anziché una divisione, per gruppi, secondo

i

vari

corrispon-

denti. Se pubblicate in ordine di tempo alcune avrebbero completato o ricevuto

maggior luce da altre ed avrebbero anche di per se stesse tracciato uno schema nuove notizie biografiche. Comunque tutte le lettere, anche le più brevi, sono veramente pregevoli pel loro contenuto, e, ripeto, portano un nuovo e notevole contributo di no-

di

che gli esuli nostri erano costretti a menare in lontane regioni, appena tollerati dai governi e dalla polizia, tal'altra costretti a mutar di frequente paese e domicilio, sempre compatiti dagli stranieri e sospirosi del ritorno in patria. Non mancano neppure in questo carteggio testimonianze degli attriti e delle rivalità che non cessarono fra i patrioti italiani neppur nelle strettezze dell'esilio. Importanza veramente singolare a questo proposito ha la lettera di Ferdinando Del Pozzo, Parigi, 12 novembre 1836, colla quale si difendeva dai vituperi che gli avevano lanciato contro i compagni di cotizie sulla vita

talora

spirazione e di esilio per aver scritto quella nota operetta

" Della felicità che possono e debbono dal governo austriaco procacciarsi „ pubblicata a Parigi nel '38, che a molti, anzi alla maggior parte dei patrioti, parve opera

gl'Italiani

e frutto del più nero tradimento.

Non è a credere però che tutte le lettere abbiano una vera e propria importanza politica. Ve ne ha più d'una d'argomento quasi esclusivamente letcome, ad esempio, quelle di Andrea de Angelis, che informa l'esule amico delle ultime opere venute alla luce in Italia, della fama dei letterati terario,

e scrittori, specie meridionali, e anche quelle di Antonio Panizzi, che si limitano quasi sempre a richiedere di libri e di edizioni speciali dell'Ariosto, delle poesie scelte del Boiardo, dei Reali di Francia, ecc.


624

IL

RISOKGIMENTO ITALIANO

Il Lupo Gentile, che si è ormai acquistata una particolare conoscenza degli uomini del '21, pone a pie di pagina note sobrie e preziose, che illustrano episodi e particolari mal noti e uomini poco rammentati e conosciuti, e la sua diligenza, che non lo induce quasi mai in errore, è veramente ammirevole e degna di ogni lode. Forse in alcuni punti è anche soverchia, e le citazioni e le note possono apparir qualche volta sovrabbondanti e non strettamente necessarie ed aver condotto anche a qualche inesattezza. Per esempio, è certo che sia veramente esistito un esule di cognome Vitale, o non piuttosto quello era il nome dell'Albera, dottore, di cui parla anche il " Figure e Figurine del secolo che muore „, pp. 218 e 219, come uno dei più attivi e operosi carbonari ? Di lui poco si sa veramente, specie della sua vita d'esilio, e non fa meraviglia che il Lupo Gentile abbia potuto, se mai, commettere l'errore avvertito.

Barbiera in

di

Purtroppo la storia dei nostri esuli è tuirà forse per

difficile

a farsi e costituisce e costi-

un pezzo uno dei nostri pii desideri. Ersilio Michel.

Avt. Giuseppe Leti, storia politica.

Roma lo Stato pontificio dal 1849 al 1870. — Note di — 2 a ed. illustrata, 2 voi. di pagg. 424, 439, Ascoli Piceno, e

Gius. Cesari editore, 1911.

ha una singolare importanza, come si ricava dalle due date caduta della Repubblica Romana e la ritirata di Garibaldi e termina colla presa di Porta Pia e col plebiscito del 2 ottobre comprende dunque il periodo più importante della storia di Roma, durante il quale si svolge continua, sebbene spesso latente, la lotta tra l'elemento clericale e L'opera, che

del titolo,

si

inizia colla

:

secolare, tra

i

papalini e

i

anelano di restituire alla patria la ca-

liberali che

pitale vaticinata.

Non vi è fatto od episodio compreso fra le due date memorabili che il Leti non abbia riferito e lumeggiato

notizie

colle

già acquisite alla storia e col

sussidio di nuovi documenti; nessun aspetto della vita

descritto e illustrato colla testimonianza stessa dei

che tutte

le

prove addotte siano state

fede incondizionata.

Mi

simpatia

particolare

è

parso che

riportato frasi

il

ed

scelte

meglio vagliate

al

Non dirò

sempre a proposito e meritino

Leti abbia troppo di frequente e con

affermazioni

Curia di Roma che non sono in tutto degne di esser

romana che non abbia

contemporanei.

di

di

parte contraria alla

fede e che

meritavano anzi

lume della critica e suffragate dalla prova e dalla

conferma di documenti sicuri e ineccepibili. Molti atti di crudeltà e di barbarie, molte nefandezze che si dicono compiute dal governo papale sono qualche volta inventati o traviati; più spesso, riferiti colle

testimonianze di una sola parte, appariscono esagerati e carichi

di tinte troppo scure. Il Leti, credo, avrebbe dovuto curare un po' di più le testimonianze della parte contraria, quella dei partigiani della Chiesa, tener in grande conto spe-

cialmente

le notizie di

cronaca contenute in ogni fascicolo della

"

Civiltà Cat-


625

BIBLIOGRAFIA

tolica „, mettere a confronto le due diverse narrazioni, rilevarne le uguaglianze

e le divergenze e giungere così alla verità più probabile.

Non è a credere però cbe in questi due volumi sia trascurato interamente fonti

lo studio delle

chiesastiche,

che anzi di frequente c'imbattiamo, nello qualche volta inedite, di monsignori,

scorrer delle pagine in testimonianze,

cardinali, alti dignitari ed anche dello stesso Pontefice. Ma non si riferiscono mai o almeno di rado a atti di ferocia commessi o asseriti dalla parte liberale,

più spesso invece ad irregolarità amministrative, a rivelazioni di brogli

e di ruberie, a disordini morali.

Particolare importanza hanno per questo lato le carte di monsignor Fran-

cesco Pentini esistenti nel

nuele di Roma, di cui

il

Fondo Risorgimento della Biblioteca Vittorio Emadesignare un quadro

Leti ha saputo far tesoro per

quanto mai possibile esatto delle condizioni tristi e infelici nelle quali si vennero a trovare per la mala amministrazione del governo pontificio e la città capitale e le città di provincia.

Per questo riguardo gli studi e le ricerche sono state lunghe e certo anche ma il frutto ne è stato abbondante e succoso. Dopo la lettura dei

faticose,

primi cinque capitoli noi ci siamo formati un'idea chiara e precisa dello stato politico, amministrativo e finanziario di tutto lo Stato della Chiesa e già are a indovinare le ragioni per le quali, a parte anche qualunque idea di patria e di nazionalità, quel governo tristo e corrotto non poteva durare ed aveva il suo tempo contato. Altre parti dell'opera voluminosa non presentano la stessa sobrietà di no-

riviamo a capire

tizie Il

ne lo stesso succo di resultati. ha dovuto fare per questo suo lavoro una preparazione lunga,

Leti certo

accurata e coscienziosa ed ha dovuto esaminare una quantità di scritti editi e inediti, di pubblicazioni d'ogni genere, di giornali del tempo, ed anche, cosa

che va lodata, di articoli nostri giorni.

e

di

documenti stampati nei

fogli

periodici dei

Quando ha dovuto raccogliere da così vasto campo, non ha sa-

puto tenersi strettamente

al

suo

argomento, già di per se stesso piuttosto

non ha voluto abbandonare quelle notizie e quei documenti che solo perchè inediti o poco conosciuti ha creduto meritevoli della pubblicazione, senza che avessero una soverchia importanza o almeno una diretta relazione

largo, e

Roma

colla storia di

e

dello

Stato pontificio nel ventennio che

si

era pro-

posto di studiare. Così l'opera sua in alcune parti risulta un po' farraginosa e nemmeno scevra ad esempio, o

di ripetizioni e di digressioni spesso inutili ed oziose. Inutile,

almeno intempestiva mi sembra la storia delle società segrete in Italia e specialmente l'accenno ad alcune sette stabilite a Livorno che ebbero vita breve ed effimera inutile, sebbene rilegata in una nota che è però piuttosto lunga, la spiegazione della probabile origine della Santa Casa di Loreto inutili, perchè ;

;

troppo comuni, nosciuti,

le notizie biografiche di patrioti

sommi e universalmente co-

come Ricasoli, Mamiani, Gioberti, ecc. Importanti invece e qualche

volta preziosi

i

a poco più che

cenni biografici di altri patrioti minori, sebbene spesso limitati alle date della nascita e della morte, o meno ancora, alla

registrazione delle legislature di cui fecero parte, o alla data

della loro no-

mina a senatore. Più larga e sovrabbondante è la parte documentaria. Negli ultimi capitoli,


626

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

ad esempio, più che la storia di Roma e dello Stato della Chiesa, l'opera si potrebbe dire la storia del Regno d'Italia, tanti sono i documenti, i proclami, i brani di discorsi reali, di lettere governative che li infarciscono e che solo di

rado

si

Roma, ai fatti interni Regno d'Italia.

riferiscono alla storia di

relazioni fra la Santa Sede e

il

della città, o

alle

Alcuni punti dell'opera invece, pochi, a dire il vero, appariscono un poco manchevoli e meritavano un maggior corredo di prove e di documenti; altri poi richiedevano una maggiore e migliore conoscenza delle fonti stampate. Così, ad esempio, troppo brevemente accenna il Leti all'azione di Garibaldi in Romagna (I, 399) e non ricorda ne si vale sull'argomento dei recenti studi del Casini, e parlando delle trattative passate tra Genova di Revel comandante delle truppe dell'Umbria e il generale Goyon comandante il presidio francese in

Roma, non ricerca quale risultato sortirono per il buon ordine e i due governi (II, 90). Maggiore attenzione e mag-

per i buoni rapporti fra

giore pai'ticolarità di notizie meritavano anche e fuori

i

vari Comitati sorti in Roma

per togliere la città alla mala signoria dei preti, e più specialmente

quel Comitato che si intitolò * Nuovo Campidoglio » e che è nell'opera appena appena rammentato. Degne di elogio incondizionato mi sembrano le pagine nelle quali sono rifeliberazione di Roma, la campagna dell'Agro riti gli ultimi tentativi per la romano finita a Mentana, gli episodi di casa Aiani, di Monti e Tognetti ecc. Particolare importanza ha quanto scrive il Leti intorno al Monti, di cui giustamente rivendica la memoria e il puro patriotismo (II, 341). Vi sono invece altre pagine che contengono alcune affermazioni un po' azzardate e molto discutibili.

Non persuaderà troppo, per esempio, la divisione

prima del '59, e tanto meno poi l'affermazione che il conte di Cavour e Vittorio Emanuele fossero sin da allora unitari; neppure troverà tutti consenzienti l'affermazione che il Cavour fosse fin da principio favoredei partiti

vole all'impresa il

'70

il

Garibaldi in Sicilia (II, 21) e

di

nemmeno l'altra che verso

Mazzini si fosse accostato e adattato alla monarchia. Io ho, per es.,

opinione perfettamente contraria allora appunto, dopo tante delusioni patite, dopo le male prove del governo italiano debole ed inetto che d'iniziativa propria, senza esservi spinto da circostanze esterne favorevoli, non aveva saputo giungere a Roma, allora più che mai il grande Agitatore riprendeva e propugnava con rinnovato ardore il suo grande ideale repubblicano. :

Questi i pregi e

i

difetti dell'opera del Leti,

l'argomento, per la fatica che è costata, per

i

che forse per l'importanza delrisultati

cui giunge, per l'ab-

bondanza dei documenti che contiene, per le illustrazioni che l'adornano, meritava un esame più largo ed accurato. Certo quel che se ne è detto basterà, credo, a far intendere di quale grande vantaggio essa sia per

i

nostri studi e quale notevole contributo abbia por-

tato alla storia critica futura dell'unità della patria.

Ersilio Michbl.


*v 7

IV. "

Della

-

ATTI UFFICIALI

Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano

Comitato Toscano.

Adunanza di Consiglio del 21 settembre 1911. Presiede l'avv. A. Gobi. Presenti

Beccaria, Goki, Michel, Rondoni.

:

approva il processo verbale della precedente adunanza. comunicano nuove adesioni. Si delibera di proporre al prossimo Congresso di Roma i seguenti temi di

Si legge e si

Si

discussione

:

1° Sulla

sui

superstiti

opportunità che siano interrogati i patrioti

fatti

cui presero parte. 2° Sulla necessità che siano allargate le basi dell'associazione e

che siano

costituiti Comitati in tutte le regioni italiane. J 3° Sulla convenienza di modificare l'art. 6 dello Statuto nel senso di dare una maggiore autonomia morale e finanziaria ai Comitati regionali. 4° Sulla necessità di compilare un repertorio dei documenti esistenti negli

Archivi e nelle Biblioteche estere, relativi alla storia d'Italia. Si

approva di distribuire gratuitamente e di facilitare ai soci l'acquisto di

quelle pubblicazioni patriottiche non comprese nelle serie della Società, specie se di Si

argomento di storia toscana. rimandano ad altra prossima seduta gli altri affari dell'ordine del giorno.

La seduta è tolta. Il Segretario

Il

Presidente

A. Gori.

E. Michel.

H gerente responsabile: Giuseppe Magrini. Torino

— Tipografia Vincenzo Bona.


Anno IV.

IL

-

Ottobre 1911.

N° 5.

RISORGIMENTO ITALIANO RIVISTA STORICA

(Organo

della

«

Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano »)

REDAZIONE: Palazzo di Brera, MILANO.

FRATELLI BOCCA, Editori — TORINO

Amministrazione:

L- MEMORIE E DOCUMENTI INEDITI

GIOVANNI BEROHET STUDIO BIOGRAFICO CON PARTICOLARE RIGUARDO AGLI ANNI DELL' ESILIO

u

Quarant'anni circa or sono in un articolo della Nuova Antologia il romanticismo italiano,,, l' Imbriani affermava

G. Berchet e

essere impossibile poter formarsi un pieno e giusto concetto del

Berchet mancando di

lui

qualsiasi autobiografìa od epistolario.

Né oggi si può dire che le cose sieno gran che mutate. Dopo il Cusani, che ne fu il primo diligente biografo, gli altri punte o aggiunsero intorno a quello che il Targioni-

scarsissime notizie

Tozzetti chiama

u

il

più garibaldino fra i nostri poeti „

;

onde la

sua figura appare quella del poeta agitatore che, lungi dall'Italia, all'Italia sua rimase tenacemente avvinto, e che per la patria sua misera e schiava trovò accenti di commovente dolore e d'entusiasmo profondo non quella dell'uomo qual egli fu, con le sue de;

bolezze e co' suoi eroismi. Volli dunque tentar di lumeggiarne l'intima storia col sussidio delle

numerose

lettere di lui che

inedite

ancora giacciono nella

Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele a Roma, e che da qualche

anno, in due riprese, ebbi la fortuna di esaminare abbastanza mi-

nutamente.

H Risorgimento Italiano. — IV.

41


630

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Le lettere, salvo due o tre, son tutte dirette alla marchesa Costanza Trotti -Arconati Visconti, e "benché scritte alla buona e senza ornamenti, come uscivano dall'anima „, anzi appunto per ciò, costituiscono

un documento

di valore

impareggiabile; ed io

nel corso della biografìa ne verrò citando senza parsimonia tutti

quei brani che più mi paiono acconci a delineare la vera figura dell'esule sventurato

(1).

I.

Il

Berchet a Milano sino al 1821.

Giovanni Berchet, primogenito di Federico e Caterina Silvestri, nacque il 23 dicembre 1783 (2) a Milano. Il nome del casato che dinota apertamente l'origine francese, gli derivò dall'essere il padre oriundo di Nantua, città della Francia nel dipartimento dell'Ain.

Nessuna notizia precisa sull'infanzia e fanciullezza di Giovanni, Che egli non desse j>rova di precoce ingegno, si arguisce dal fatto che il padre suo se ne rammaricava spesso coi maestri incaricati della sua istruzione, e particolarmente col sacerdote Premoli, in-

timo della famiglia. Tuttavia il tenero germoglio che allora sembrava poco o punto promettente, doveva più tardi produrre eletti e squisiti frutti. E in verità lo stesso Premoli, suo primo educatore, intuì in lui

il

poeta forte e glorioso dell'età matura. Con

zelo costante e paziente

gettò in quella mente

egli

cominciò l'opera sua di maestro e

bambina i primi germi del buon gusto e

dell'amore per le lettere. In questo ufficio gli successe il Mazzucchelli, direttore della

fi)

In

Biblioteca Ambrosiana,

un recente articolo della

*

Tribuna B

uomo di vasta dot-

si annunciava

prossima la pub-

blicazione di questo epistolario per opera di F. Martini. Mi auguro cbe l'illustre

uomo ponga mano davvero a questo lavoro che da anni vagheggia, ma

dal

quale sempre lo distolsero maggiori cure. (2)

La data è desunta dal Cusani, Opere di Giovanni Berchet edite e inedite,

Milano, Pirotta e C, 1863, che rettificò quella del Verona (1790) attingendola ai registri parrocchiali di S.

Babila dove

il

Berchet venne battezzato. Dallo

stesso biografo son tolte, in generale, le notizie riguardanti la vita del nostra

autore sino al 1821.


GIOVANNI BERCHET

631

a che lo guidò e lo innamorò allo studio dei classici. Contem-

•raneamente, per desiderio del padre, 1

il

Berchet si addestrava

francese, nel tedesco, nell'inglese e nello

spagnuolo, acqui-

stando in brevissimo tempo facile dimestichezza con queste lingue. Federico, da negoziante

accorto

e

intelligente

com'era,

deside-

rava, mantenendo una lunga tradizione di famiglia, avviare il al commercio nel

quale egli aveva saputo guadagnarsi tanto

ìon nome da ottenere anche dal Governo IE*lio a,

onorevoli incarichi.

Giovanni si sentiva attratto assai più dalle pure bellezze dei

assici e dalle fantastiche

romanze straniere che non dalle astuzie

L'atmosfera stessa in cui il giovane ve va contribuiva non poco ad eccitare in lui il desiderio del dai raggiri degli affari.

sapere e l'amore dell'arte.

Milano, all'inizio del secolo XIX, era uno dei centri più fiorenti,

massimo forse della cultura italiana, favorita in parte dalle condizioni politiche meno deplorevoli che altrove. Brillava fulgida il

la stella napoleonica e il Regno d' Italia affidato al governo del Beauharnais pareva desse speranze di prospera e rigogliosa vita. Nella metropoli lombarda s' eran acquistato gran nome parecchi letterati: tra i maggiori, durando tuttavia vivi e forti l'esempio

e

il

ricordo del venerando Parini, ricordiamo il Monti e il Foscolo,

circondati da altri promettenti ingegni fra cui il giovane zoni. Molti scrittori di altre

Man-

nazioni vi accorrevano per fermarvi

lunga dimora (1), e con taluni

di

questi il Berchet strinse ami-

chevoli rapporti che la conoscenza

delle lingue dovette senza dubbio facilitare. In tal modo, leggendo e conversando assai, im-

parò a conoscere ed apprezzare alcuni lavori stranieri che gli piacquero tanto da invogliarlo a tentarne una traduzione. Così nel 1807 pubblicò la versione del Bardo di Tommaso Gray, versione che il Foscolo giudicò severamente, facendo però dell'autore alla

un pronostico benevolo (2). Messosi per questa via, attese

traduzione di alcuni romanzi di Schiller,

del Vicario di Wakefield di Goldsmith, del Telemaco di Fónélon (3). Attratto sempre più dalle muse, non si limitò a coltivare la letteratura

(1)

Basti ricordare il Byron, la Stael, lo Schlegel, l'Hobhouse, il Brougham, ecc.

" Il traduttore è ancora in età di perfezionare il suo gusto di cui dato saggio nella scelta di questo componimento „ (Foscolo, Opere).

(2)

(3)

Furono pubblicati a Milano nel 1810 dal De Stefanis, sotto

Raccolta di romanzi.

il

ci ha

titolo :


632

IL

straniera,

RISORGIMENTO ITALIANO

ma si dedicò con intenso studio anche all'italiana ap-

passionandosi alla lettura dei nostri maggiori e specialmente del

Foscolo e del Parini. Taluno anzi, a quanto afferma il Cusani, sostenne che del Parini fu anche scolaro: il che sembra assai

poco probabile perché l'autore del Giorno cessò di far lezione a Brera quando il Berchet non aveva che dodici anni. Sta però il fatto che per la poesia e per l'arte pariniana nutrì molta ammirazione e si studiò di imitarla come appare dai due componi-

menti

satirici dati alle

e Amore

stampe nel 1808 e nel 1809

:

/ Funerali,

(1).

Ma il padre, per nulla lusingato dal buon successo e dalle lodi con cui venivano accolti i saggi giovanili del figlio, da uomo esperto della vita e delle sue esigenze, insisteva di continuo perché Giovanni pensasse a scegliersi una professione più lucrosa e sicura, tanto che questi nel 1810 entrò in qualità d'impiegato nella Cancelleria del

Senato del Regno Italico.

Nel maggio del 1811 imprese un viaggetto a scopo di svago e più ancora d'istruzione. Aveva dapprima rivolto il pensiero a Parigi: invece poi si recò a Firenze, donde proseguì sino a Roma. u Ella è veramente tale quale la predica Firenze lo entusiasma. la fama; e se ne levi gli abitanti parolai oltremodo, e in generale poco amici de' forestieri, perché economi, e pieni di tema che le cortesie debbano costar loro due crazie, tutto mi vi piace. Ho visitata una volta a nome tuo (2) Santa Croce, né ti so dire quanta sia la riverenza che quel luogo sacro ispira. Il Mausoleo d'Alfieri sta in mezzo fra quelli di Michelangelo e di Macchiala statua dell'Italia che piange sull'urna è divino lavoro „. Ritornò presto a Milano a riprendere il suo ufficio che non fu di lunga durata, poiché caduto Napoleone e rientrati in Milano gli Austriaci, il nostro Giovanni rimase senza posto. Per riottenere un ufficio fece una domanda alla Reggenza; ma i nuovi

velli...

(1)

(2)

Editore Cairo e Compagni, Milano, 1808 e 1809. La lettera è diletta a Felice Bellotti in data 19 maggio 1811 e fu pub-

volume già citato. A proposito della Berchet soggiunge: " I Fiorentini, facili nel trovar motti arguti, hanno però apposti questi due versi a piedi della statua, pochi dì dopo che fu scoperta:

blicata dal Cusani stesso in appendice al

statua così sinceramente lodata,

il

Questa volta Canova l'ha sbagliata, Sculse Italia vestita, ed è spogliata „.


GIOVANNI BERCHET dinatori, quasi tutti

633

devoti all'Austria, andavano ben cauti ad

assumere persone sospette, sia pure per il semplice fatto d'aver servito i Francesi. La risposta giunse in termini molto ambigui, solo

due anni dopo, nel 1816, egli potè in via straordinaria essere

sunto in qualità di Segretario della Commissione ordinatrice degli Studi, e di traduttore presso la Deputazione Provinciale di

Milano. In quel torno di tempo molti importanti mutamenti avvennero letterario del Berchet. Nel 1815 attese alla compopoemetto epico-lirico, / Visconti, d'argomento medie-

nell' indirizzo

sizione d'un

vale, rimasto inedito (1)

nel 1816 scrisse un'Epistola (2) indirizzata a Felice Bellotti per ricordare la morte di Giuseppe Bossi e quattro frammenti d'un poemetto intitolato il Lario (3) rimasto sempre incompiuto. Finora egli era stato poeta di scuola classica, imitatore del Parini e del Foscolo, per quanto ammiratore ed ;

;

entusiasta di scrittori stranieri. Ora lentamente, grado per grado, il

suo gusto muta alquanto; egli trova il bello non solo nell'arte

ma anche e più in quella dei moderni, mira a scioda certi legami che tengono avvinto il suo pensiero, in una parola studia le teorie romantiche propugnate dai Tedeschi e le fa sue, e appunto nel 1816 se ne fa banditore con la Lettera semiseria di Grisostomo sul Cacciatore feroce e sulla Eleonora di Bùrger (4), due romanze attinte a leggende medievali e che egli presenta tradotte agl'Italiani. E ben noto quanto rumore, quante discussioni, quante polemiche sollevasse questo scritto degli antichi,

gliersi

pieno di arguzia e di brio.

Su questa via il Berchet camminò intrepidamente, e quando il 3 settembre 1818 si intraprese la pubblicazione del Conciliatore, organo dei letterati romantici, egli fu uno dei più indefessi collaboratori e dei più arditi sostenitori delle nuove teorie che velatamente propugnavano altresì la libertà e l'indipendenza, così che romanticismo valse per qualche tempo in Italia liberalismo.

—

L'arguto e faceto Grisostomo, così egli continua a firmarsi anche nel giornale, riappare quello della Lettera semiseria: egli è il brillante e " ardito bersagliere „

,

come il Prina lo chiama. A lui

Lo pubblicò per la prima volta volta il Cusani nell'edizione citata. Edit Stella, Milano, 1816. " Spettatore ,, anno 1816. (3) Vedi (1)

(2)

(4)

Edit. Beraardoni, Milano, 1816.


634

IL

battagliero

ed

RISORGIMENTO ITALIANO

animoso si volle in

particola!-

modo commessa la

difesa del romanticismo, che egli seppe in verità assai vigorosa-

mente sostenere. All'instancabile sua attività dobbiamo molti articoli gustosissimi e di piacevole lettura, e più ancora ne dovremmo

se la severa censura non avesse condannato il giornale al silenzio.

All'Austria non poteva essere beneviso, poiché troppe volte i collaboratori s'eran lasciati trascinare dal loro sentimento a un lin-

guaggio assai duro all'orecchio dei governanti. u Se procurando di servire come meglio può alla Nazione Italiana, necessariamente il Conciliatore incappa a spiacere all'individuo, questi si dolga

non di noi,

ma della sua propria sinderesi e delle sue proprie

opinioni discordi forse troppo da quella della Nazione e del secolo,

dolga con se stesso per aver tolto a seguitare coi pochi il logoro gonfalone àoN oscurantismo, piuttosto che la bella bandiera delsi

l'amor della patria alla quale è ligio il cuore di molti „ (1). Sono parole del nostro Grisostomo al quale la bella bandiera dell'amor della patria accendeva nell'anima affetti e ispirava al labbro parole troppo pericolose in quei tempi.

Soppresso

il

Conciliatore,

il

Berchet

si

diede di nuovo alla

poesia, e nel 1819 scrisse la novella II Cavalier Bruno, rimasta

inedita e fors'anche incompiuta

(2).

E sul tipo delle novelle ro-

mantiche del Grossi. In questo torno di tempo, dal 1818 alla fine circa del '19, tradusse per incarico del Governo parecchie opere tedesche, che

dovevano poi essere usate nelle scuole del regno lombardo- veneto, quali V Alfabeto di elementi di istruzione morale, gli Elementi di Storia degli Stati d'Europa e altre parecchie, come risulta da lettere autografe del Berchet all'I. R. Governo (3). Credette forse con ciò il nostro impiegato d'aver date sufficienti prove di perizia nel maneggio delle lingue e della sua attività nell'attendere all'impiego, e pensò pertanto essere giunto il momento di chiedere la nomina definitiva (1819). Presentando la domanda, egli faceva soprattutto affidamento sul certificato di stima rilasciatogli dallo Scopoli, generale della P. I.,

il

quale testificava essere il Berchet

Conciliatore „, n. 92.

(1)

'

(2)

Anche questo componimento fu poi pubblicato

dal

Cusani nella citata

edizione.

8939 4795 (3)

Mss. depositati all'Archivio di Stato Milanese N° 7463, 436,

r-rj- .

-^rg


GIOVANNI BEKCHET srsona della più savia e lodevole condotta, dotato di

non ordi-

nari talenti, versato nella lingua tedesca e in altre straniere „

(1).

Credette Giovanni di poter chiedere la dispensa dall'esame d'obbligo della lingua tedesca. Se non che, divenuto oramai il suo

nome popolarissimo e per la pubblicazione della Lettera semiseria articoli del Conciliatore, egli

e per gli

aveva già cominciato a

dar ombra al sospettoso governo austriaco. Si credette opportuno respingere la domanda col pretesto dell'invocato esonero. Pronto il

Berchet insistette dichiarandosi disposto a sottomettervisi, ma la

risposta gli giunse, sulla fine d'ottobre del 1819, cruda e precisa u non si fa luogo a domanda „ (2). non gravissimo in sé stesso, ebbe però nella vita del Berchet un'importanza non trascurabile. Dal momento che egli fu uno dei più importanti collaboratori del Conciliatore, mi sembra

nella sua concisione: Il fatto,

più che legittimo supporre che già nell'animo suo s'andassero svol-

gendo sentimenti tutt'altro che benevoli verso l'Austria e verso i sembra però anche fuor di dubbio che se egli suoi governanti ;

fosse divenuto

regolare stipendiato

dell'aborrito governo, assai

più lenta e per lo meno più circospetta sarebbe stata la evoluzione che doveva condurlo a diventar degli Austriaci dichiarato e fierissimo nemico.

E così, mentre l'I. E,. Governo si appigliava

ad un pretesto per disfarsi di lui, egli, deluso nelle sue legittime speranze, sentendosi senza obblighi di ossequio e di disciplina, libero di sé stesso e in

grado di esprimere tutto l'animo suo, di-

veniva uno dei più attivi preparatori del '21. Una barriera era ormai posta fra il passato e l'avvenire. Il Berchet attenderà ancora

ai

lavori

affidatigli

dal

Governo (3) nella sua qualità di

(1)

Cubani, opera citata, p. V*.

(2)

Decreto 22 ottobre 1819, firmato Oldofredi, vicepresidente (Cusani).

(3)

Con lettera portante il N° 7463 (Archivio di Stato, Milano) scritta il 28 luglio

1821 (si noti bene questa data!) egli presentava all'I. R. Governo certe sue con-

un confronto tra un Namenbuchlein trasmessogli dall'Autorità e V Alfabeto di elementi d'istruzione morale già in uso per le * Scuole infime dei fanciulli,. Notevoli mi paiono le seguenti osservazioni: "È inutile infilzare dettati e proverbi morali da servir di lettura al ragazzo che li legge senza

clusioni circa

intenderli e senza profittarne, perché le idee astratte di

cui

non sa raccogliere e non sa applicarle ai casi concreti

Le favole sono altre

sono composti,

idee astratte intorbidite ancor più dal velo dell'allegoria, e gli presentano nuotante in un mare di menzogne alcune magre verità morali, non proporzio-

nate né

al

suo intendimento, né alle occorrenze della sua freschissima vita.

Che degli apologhi l'uomo già adulto, ed avvezzato a riconoscere le relazioni


636

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

impiegato provvisorio, e tradurrà ancora sillabari ed esercizi di nomenclatura tedeschi; ma inasprito dall'affronto sofferto, prenderà a meditare più serenamente sull'Italia oppressa e mentre si sentirà commosso da un fremito di indignazione all'annuncio del mercato di Parga, comprenderà anche meglio che la patria sua è schiava e vilipesa, che pur sulle fronti degli Italiani " si scorge scolpita la mesta paura e l'impronta con cui la sventura le presenta all'umana pietà „. Egli scriverà versi frementi d'ira contro l'oppressore, darà il suo nome ai Federati e congiurerà. Più tardi l'esilio confermerà i nuovi sentimenti, ma è certo che (contrariamente a quanto opina il De Sanctis) pur rimanendo in Italia, egli sarebbe stato il poeta del '21 e avrebbe trovato voci commoventi d'ira e di pianto per esprimere i dolori della sua patria.

Fu così che dal 1819 al '21 attese alla composizione del poemetto / Profughi di Parga. Il quale (come si rileva da una lettera del Manzoni al Fauriel) (1), era già terminato nel gennaio del 1821.

Che I Profughi sieno stati cominciati e finiti in Italia, prima dell'esilio (2), ci è confermato anche da una lettera autografa del Berchet da Parigi, con la data 11 marzo 1822, ossia quattro soli mesi dopo la sua fuga sepolti in

u I miei versi (3) sono ancora anche questa lentezza mi cava l'a-

dall' Italia.

mano di Fauriel

:

tra cose e cose, possa qualche volta ritrarre diletto insieme ed utilità, non è

da negarsi,. Trova buono il libretto tedesco in quanto a nozioni astratte so' nozioni utili, facili e dipendenti in certo modo le une dalle altre registrando (?) ora le diverse parti del corpo umano, ora le diverse parti di una casa e le diverse suppellettili e le parti del vestito e così via „. Conchiustituisce

nomi modificato in alcune parti potrà essere applicato Lombardia con molto profitto dell'educazione, tenendo conto delle circostanze diverse, degli usi e dei costumi e ricompilato che sia da una persona la quale vissuta qualche tempo tra le scuole non soltanto fosse inten-

deva:

" il

libretto dei

alle scuole di

dente delle teorie di educazione, ma avesse pratica molta dell'indole dei fanciulli, delle diverse fasi del loro sviluppo mentale, delle abitudini più comuni della

vita e dei metodi d'insegnamento approvati nelle scuole di (1)

Cantù, Alessandro Manzoni, voi.

II

Lombardia „.

pag. 2. - Treves, Milano

—

"

Berchet

poème lyrique sur Pargue... ,, (2) Il Cusani, il Prina, il De Sanctis affermano che i Profughi furono scritti

vient d'achever son

nei primi anni dell'esigilo; mentre G. Mazzoni s'accontenta di asserire che furono cominciati a Milano (G. Mazzoni, La poesia patriottica e G. B. in "

Vita Italiana nel risorgimento „). (3)

si

Dal contesto della lettera emerge che sono senza dubbio I Profughi, come

vedrà più innanzi nel cap.

Ili

(Lettera inedita a Donna Costanza).


637

GIOVANNI BERCHKT

,.

Era dunque del tempo che il Fauriel li aveva nelle mani

per curarne la btampa, e fu per colpa di lui che i versi rimasero inediti sino al 1823.

Com' è risaputo, l'Austria, rientrata nel 1815 ne' suoi possessi, mal rispondendo alle speranze di molti che in odio ai Francesi ne avevano festeggiato il ritorno, aveva ben tosto adottato misure severissime di governo: una polizia crudele impediva ai cittadini qualsiasi manifestazione di libertà e fin da principio l'im-

peratore aveva dichiarato

u

dover i Lombardi dimenticare di essere

né le province italiane potersi considerare unite tra loro da altro vincolo che dalla obbedienza all'autorità imperiale „ (1). Quasi a sfidare il mònito dell'imperatore in brevissimo tempo no-

italiani,

bili e popolani diedero in gran numero

il

proprio nome alle società

segrete tendenti, oltre che ad uno scopo politico, a riforme e a prov-

vedimenti utili e richiesti dal progresso dei tempi. Accanto alle varie sette, fra cui primeggiava la Carboneria, sorse l'Associazione dei Federati Italiani con puro carattere politico. Vi appartennero,

Scopo immePiemonte e in LomCredettero necessario un duce e bardia, e cacciar l'Austria. fecero capo a Carlo Alberto. Fu errore non conobbero il carattere di quel principe " oscillante tra un sogno impetuoso di gloria e una prece, agitato fra l'ardire e la trepidazione, un misto di fanciullo torvo, sbigottito e d'eroe; un infelice, un grande infelice sempre „ (2). E non conobbero i tempi: non s'accorsero che mancava ancora la lunga elaborazione, e che non s' era disegnata u nazione debba e possa essere, ancora l' idea di quello che una

come si crede,

tutti

gli

scrittori del Conciliatore.

diato: dirigere e sostenere la rivoluzione in

—

:

diversa e migliore di quella che è „

(3).

— L' insurrezione

fallì :

pure a ragione il Berchet poteva, molti anni dopo, sostenere che

nessuna rivoluzione era stata più pura di quella del '21. stati tacciati d'aver

invidia verso

i

u

Siamo

voluto attentare al principio di proprietà per

ricchi,, e

con noi era il fiore della più illustre ed

opulenta nobiltà di Lombardia, di Piemonte, dei Ducati, delle

(1)

(2)

* Nuova Antologia ,, anno 1886, volumi 4° e 5°. Raffaello Barbiera, Figure e figurine del secolo che muore - Cospiratori

Piergili in

e Cospirataci del '21.

Conferenza in occasione dell'inaugurazione (3) Ruggiero Bonghi, manzoniana in " Antologia critica „ del Morandi. •

della

sala


638

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Romagne, di Napoli e di Sicilia. Siamo

stati

accusati d'aver in-

volato sommo immense dalle pubbliche casse, e tutti quanti gli esuli, dal generale al sergente, dal patrizio al bracciante, dovet-

tero nei vari paesi d'Europa, dove li balestrò

il

destino, guada-

gnarsi uno scarso pane colle proprie fatiche e spesso ricorrendo alle altrui

generosità. Ci

si

e tutti sanno chi fossero

appose

l'

immoralità e la irreligione,

Conf alonieri Romagnosi, Mompiani, Maroncelli. Ci si rimbrottò di eccitare le passioni della S.

Pellico,

,

gioventù e di educarla alla perturbazione e al disordine. Certo noi volevamo risvegliare nei giovani cuori quelle generose passioni senza le quali non si acquista né si difende la libertà. Quanto a farla strumento di perturbazione e di disordine, non v'è chi non sappia che cosa importino tali vocaboli nel gergo del partito as-

Esso non iscorge ordine e tranquillità se non dove regna un assoluto volere senza incontrare un ostacolo od un lamento

solutista.

;

dove lo stato, l'onore, l'avvenire dei cittadini sono fatti sgabello alle sue mire ed ai suoi interessi „ (1). Grli effetti

della fallita insurrezione furono disastrosi per tutto;

la vendetta, per quanto più lenta in Lombardia, infierì; le carceri si

riempirono, gli esuli divennero legione; l'ardito tentativo fu

soffocato dalla più feroce reazione. L'Austria raddoppiò di vigi-

lanza e di rigore: il Pellico, il Maroncelli, il Gonfalonieri e altri e altri entrarono nello Spielberg.

Da Milano si alzò un grido di

desolazione e di terrore: chi appena aveva potuto, si era sottratto

con la fuga alla vendetta dell'oppressore.

Come tutti gli altri federati, il Berchet vi rimase in apparenza La sera del 13 avvenne l'ar-

tranquillo sino al dicembre del '21. resto

del

Confalonieri e

il

14 quello illegale ed

arbitrario del

Trecchi, regolarmente confermato due giorni dopo. Giovanni che si

sapeva tanto strettamente legato al Confalonieri, dovette ac-

corgersi ormai come la Commissione speciale andasse sempre più

allargando la conoscenza della congiura del '21 e come non fosse più giustificata la sicurezza che sino allora aveva ostentata lo stesso Confalonieri. Si risolse a cercare

uno scampo nella fuga;

e verso la fine di quello stesso mese

era già riparato in Sviz-

(2),

(1)

Agostino Verona. Galleria dei contemporanei italiani,

(2)

Non è ammissibile la versione data dal Cubani (in opera citata, pag. xm

e in

Storia di Milano, VIII°) ed accettata dal Mazzoni,

voi. 45.

che

il

B. sia

fuggito


GIOVANNI BERCHET zera,

aiutato

639

dal Dechamps, negoziante francese domiciliato a

Milano e amico della famiglia Berchet. La polizia di Como, avvertita per fortuna troppo tardi, segnalava con sua nota del 7 gennaio 1822 che fu visto transitare dalla provincia di Como uno che all'aspetto parve e risultò poi veramente essere Giovanni Berchet (1). Fa ventura per lui essersi sottratto alle u

unghiute manine „ dell'Austria. Quantunque poco più tardi egli non sa proprio di che si possa mai fargli colpa, pure

scriva che

per giudici tremendamente accorti come il Salvotti e con un codice penale come l'Austriaco, egli ne aveva fatto più che abba-

meno

stanza per temere una condanna per lo

al

carcere duro.

Quale concetto avessero di lui, indipendentemente anche dai fatti del '21, la polizia e il governo, si può desumere da queste parole u Un autre de ses (del Condel Conte Strassoldo al Mettermeli :

falonieri) complices, j'ose le designer ainsi

puisque je le connais

comme tei depuis plusieurs années, a inopinément quitte Milan, malgró qu'aucun fait à sa charge

sa famille et ses occupations,

Mr. Berchet, qui d'abord, après l'arrestation de Mr. Confalonieri, s'est evade, se rendant clandestinement en Suisse, et de là à Paris, où il se trouve maintenant „ (2). Così n'ait été decouvert. C'est

il

ma lo svolgimento del processo e

23 febbraio 1822;

i

disgra-

del Borsieri, di Carlo Castillia e

ziati costituti del Pallavicino,

dello stesso Confalonieri, a torto o a ragione, richiamarono di fre-

quente il nome del Berchet, non solo come quello di un presunto federato

(3),

non ignaro dei rapporti interceduti fra i liberali di

Milano e i Piemontesi; ma anche come quello di un consapevole del proposito di sopprimere il Bubna (4), e di un candidato alper la corrispondenza nella Reggenza idrov-

l'ufficio di segretario

ia sera stessa dell'arresto del Confalonieri e che in quella stessa notte sia stata

perquisita la sua casa.

— Mentre rivedo

rato e preciso articolo di E. Bellorini,

vanni Berchet, in

*

le bozze,

Archivio Storico Lombardo n

pag. 425 e segg. Largamente vi

si

mi

è

dato leggere l'accu-

La fuga da Milano e l'esilio di Gio,

anno XXXVII, fascic. XXVI,

discute la data della fuga, e m'è caro ve-

dere che l'egregio autore riesce alla mia stessa conclusione.

— Documento N° 126, Cartella Berchet.

(1)

Archivio di Stato di Milano.

(2)

Lettera pubblicata dal D'Ancona in Federico Confalonieri, pag. 283.

(3)

Conclusioni

op.

cit.,

(4)

della

requisitoria

del

Salvotti,

pubblicate

dal D'Ancona,

pag. 365.

D'Ancona, op.

cit.,

pag. 257

— Costituti di G. Pallavicino.


640

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

moto rivoluzio-

visoria da istituirsi a Milano ove fosse riuscito il

nario

(1).

Non è possibile stabilire se tutte codeste accuse reggessero sopra un solido fondamento, né sappiamo come egli se ne sarebbe scagionato. Certo è, ad esempio, che il suo nome non si leggeva fra quelli dei

componenti la Giunta provvisoria rivoluzionaria secondo

l'elenco preparato

ma forse in quell'elenco nomi E però anche certo che il Confalo-

dal Pecchio;

dei segretari mancavano

(2).

i

un suo costituto (3) indicava il Berchet come una delle u davano un carattere cupo al progetto di San Siro „ ossia del Governo provvisorio rivoluzionario; era noto ch'egli era

nieri in

persone che col

stato

Pellico

l'anima del Conciliatore

amicizia con tutti o quasi tutti

,

e che era stretto di

detenuti e con molti dei fug-

i

giaschi. Aggiungasi pure che se il poemetto / Profughi di Parga non era ancora pubblicato, si può però dire quasi con certezza

che fu letto in quel cenacolo d'amici di Via Sala, che è noto col

nome di Cameretta, e sicuramente dovette circolare manoscritto, se

Manzoni nei primi di gennaio del '21 lo aveva già letto (4).

il

Non è dunque inverosimile che la polizia ne avesse avuto qualche sentore (quantunque ciò non appaia dai rapporti sinora noti), e

che giudicando quel poemetto opera sovvertitrice e ispiratrice di sentimenti ostili al Governo, non volesse ora lasciarsi fuggir l'occasione di sbarazzarsi d'un soggetto tanto pericoloso.

Comunque sia di ciò, la Commissione

speciale

arresto perché molto se ne riprometteva; onde

u

anelava al suo premessa la let-

tura delli costituti 28, 29, 30 marzo, 1° e 2 aprile di F. Confalonieri „ (5), lo

ordinava il giorno 3 aprile facendolo chiedere come Lo stesso Berchet riseppe che il Go-

speciale favore alla Francia.

verno Austriaco aveva pregato il Ministro francese di aver " la bontà di consegnarlo ai confini nelle sue unghiute manine „ (6). Invece la Commissione dovette accontentarsi di una perquisizione in casa di lui, eseguita il 4 aprile. Recatisi in Via delle Ore al N. 2877 i messi della polizia non ebbero che la magra soddisfa-

(1)

Cubani, Storia di Milano, Vili

-

D'Ancona, op.

e

cifc.,

pag. 376.

due elenchi son dati dal Cosant, Storia di Milano, Vili. (3) Conclusioni ecc. in D'Ancona, op. cit., pag. 376. (4) Cantù, Alessandro Manzoni - Voi. 11°, pag. 2, luogo già citato.

(2) I

(5) Luzio, Salvotti e i processi del '21 (6)

•

pag. 169.

Lettera inedita del B. da Highgate, 3 agosto 1822 (a D. C).


GIOVANNI BERCHET ziono di parlare col fratello

641

Domenico, il quale li assicurò esser

Giovanni assente già da due mesi, e con la sorella, che per ordine dello stesso Giovanni aveva già dato alle fiamme ogni carta compromettente, compresa una tragedia, forse ancora incompiuta, dal titolo Rosmunda (1). Dalla minuta perquisizione nulla risultò " che

potesse interessare le viste della polizia né della Commis-

sione speciale.

Delle carte soltanto si è creduto di asportare un

vecchio passaporto rilasciato nel 1811 „

(2).

Così il verbale della

Commissario credette bene di aggiungere, quasi a commento dell'affermazione di Domenico, che l'assenza u rimontava forse a un tempo minore di due mesi „, e rimontava

polizia, in fondo a cui

il

invece a tre. Tristi giorni

intanto

necessità a cercarsi

si

preparavano

un impiego

all'esule.

e a mostrarsi

Costretto dalla

capace di bastare

a sé stesso, si vide ridotto quasi all'impossibilità di riuscire a trai* profitto delle sue forze e del suo ingegno. Da quel petto piagato a morte, colpito negli affetti più sacri, eruppe un grido di ribel-

una sfida giungerà presto terribile per gli lamento doloroso del profugo sonerà potente nell'animo degli Italiani provocando sdegni magnanimi e tracciando, per così dire, il programma nuovo dell'avvenire, ridestando vecchi entusiasmi, accendendone di nuovi, educando a civile virtù il popolo giovane e ardente, di cui il nostro poeta si farà l'interprete

lione e di protesta; e

oppressori. Il

più amato.

(Continua).

Alessandrina Tolio Campagnoli.

Così almeno afferma il Ccsani nell'opera citata. Manca a me ogni ragione confermare o di negare.

(1)

di

(2)

Archivio di Stato di Milano

-

Docum. N. 4873.


SAGGIO DI RACCOLTA DI DOCUMENTI

DA SERVIRE PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE (Vedi continuazione

:

Anno IV, fascicolo 4°, pag. 514).

CAPITOLO XI.

Regno d'Italia. Prodi che fean dell'itale

Trombe sentir lo squillo Là sulla Raab soldati Del tricolor vessillo; Che a tener fronte, a vincere Correan per tutto usati L'Austro, il Boemo, l'Unghero Cacciar d'innanzi a sé.

Berchet, Fantasie.

Il

decreto Imperiale del 1804 relativo alle pubbliche cerimonie,

precedenze, onori civili e militari che troviamo pubblicato nei Sup-

plementi al Giornale Italiano (Milano, 2 agosto e seguenti) oltre al descrivere minuziosamente gli onori da rendersi colle bandiere e cogli stendardi, al Titolo III S. militari, § 6, prescrive Il

di

maire e

gli aggiunti

M. Imperiale. Sezione I. Onori

:

con una guardia d'onore di 30 uomini almeno

guardia nazionale sedentaria,

si

renderanno a 500 passi circa fuori della

piazza per presentarne le chiavi a S. M.

I.

Ebbero forse l'origine, certo l'impulso, da questo decreto le molGuardie d'onore che pei suddetti ricevimenti si improvvisarono nelle diverse città dei paesi moventisi nell'orbita dell'astro napoleonico e che, insieme alle più o meno sontuose uniformi, teplici

sfoggiarono spesso insegne proprie d'occasione.

Benché dessa non appartenga al territorio del regno dobbiamo prima organizzatasi al

citare quella di Torino per essere stata la


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE di

643

qua delle alpi, dovendo Napoleone transitarvi nel rendersi a

«Giano per l'incoronazione. Il 5 aprile 1805 l'amministratore generale Menou l'aveva composta di 50 giovani delle migliori famiglie tutti a cavallo e sfarzosamente montati; non si sa se portasse insegne.

Malgrado la corta durata può

dirsi l'antenata

di

quella che chiameremo regolare levata per decreto imperiale del 1° aprile 1809 nei dipartimenti francesi del Po, della Stura, della

Sesia, della

Dora, di Montenotte, degli Apennini, di Genova, di

Marengo e del Taro, formanti la 27 a e 28 a divisione. Questa compagnia a cavallo, destinata a prestare servizio presso il

Principe Camillo Borghese, fu organizzata anch'essa a Torino

e non venne sciolta che il 1° maggio 1814. Prese parte alla cam-

pagna di Russia ed in N. S. di Kazan a Pietroburgo si conserva tuttora lo stendardo portato in quella campagna che l'inventario delle bandiere colà esistenti così descrive:

Bandiera

di taffetà, di

mediana grandezza, portante l'iscrizione:

VILLE DE TVRIN DEPARTEMENT DU PO Possiamo aggiungere i seguenti dettagli il solito rombo bianco T del drappo al centro dei quattro lati, forma quattro triangoli di cui due azzurri e due rossi. L'iscrizione sud:

toccante gli orli

detta in lettere d'oro è collocata nel bianco al disotto di un'aquila dorata, il drappo è frangiato d'oro e l'asta non ha freccia od emblema che la sormonti. Un altro consimile stendardo, ma munito

ancora della lancia dorata originale e di cordoni d'oro con nappo, conserva nel Museo civico del Municipio di Torino e figurò nel

si

suo padiglione alla teste chiusa Esposizione (1).

La prima guardia d'onore locale organizzatasi sul territorio del nuovo regno fu quella di Pavia che ricevette Napoleone il 7 maggio 1805, costituita da 32 di quei giovani cittadini a cavallo e da 114 studenti dell'Università appiedati. Lo scortò il 9 fino a Binasco e là vi sottentrò quella di Milano

comandata da Aresi (Cusani,

Cap. XXIV, Voi. VI). Erasi questa organizzata il 20 aprile e nel N. 54 del Giornale Italiano Jeri ad un'ora

pomeridiana

(6

circa,

maggio 1805) leggiamo: ebbe luogo in Broletto {allora sede

della Municipalità) la solenne funzione della consegna delle

Bandiere patrie,

decretate, per acclamazione del Consiglio comunale, alla

Guardia d'onore

di questa città per S.

M.

I.

& R. I due corpi di detta Guardia, schierati


IL KISOItGJMENTO ITALIANO

644

in bell'ordine, e composti della più brillante gioventù della città, con uni-

formi ricchissimi, presentavano un bel colpo d'occhio, reso più piacevole dalla contemporanea musica militare.

L'Amministrazione Municipale coi suoi segretari sidente diresse loro

il

corpo a piedi e V altro di quello a cavallo) lori patrj,

si

è colà recata. Il Pre-

discorso e presentò ai rispettivi colonnelli (uno del le

bandiere. Esse hanno

son lavorate finamente e ricche d'oro.

i

co-

Da una parte campeggia

stemma del Eegno d'Italia: dall'altro quello della città di Milano colla La Città di Milano alla Guardia d'onore di Napoleone 1° Imperatore e Re lo

iscrizione

:

È certo che da questa guardia milanese sortirono i principali elementi che concorsero alla formazione della prima compagnia delle Guardie d'onore stabilite, come vedemmo, con decreto 20 giugno, ed è molto probabile che vi entrarono anche molti di quelle di Pavia e di Cremona. In quest'ultima città faceva breve

sosta il neo incoronato re

alli

10 giugno ed in Municipio

si

con-

serva ancora un drappo di seta bianca con frangia d'oro ai tre lati

del nottante, fissato mediante bollette semisferiche dorate ad

un'asta grezza con puntale in ferro, sormontata da un'aquila di

legno dorata d'assai mediocre fattura. Sul drappo, che è semplice, vedesi dipinto da un lato lo

stemma del Regno d'Italia e sul ro-

vescio in alto leggesi:

GUARDIA D'ONORE DI CREMONA Quest'ultimo lato del drappo è tutto tappezzato di liste di carta

per tenerlo assieme.

Un cartellino che si trova appeso a questa bandiera, e di cui non è precisabile l'età, " cremonese

la designa

come u della rappresentanza

alV ingresso di Napoleone 1 in

Cremona nel 1805 „.

Da Cremona Napoleone passava il 12 giugno a Brescia e vi riceveva la guardia d'onore che si era costituita in Bergamo per colà decorare il suo passaggio che poi non potè aver luogo. Dal Corriere Milanese (N. 49) del 20 giugno sappiamo come questa guardia entrasse in Brescia il 12 a bandiere spiegate, tamburo battente e cogli onori militari e nel N. 45 del 6 giugno già così si

narrava: Bergamo, 31 maggio. Li 26 corr.

alle 5

della sera

nicipalità la funzione della

venne solennizzata nell'aula di questa mu-

consegna delle bandiere

alle

guardie d'onore,


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE stata qui organizzata nella lusinga

che

S.

645

M. I. & R. possa onorare la città

La cerimonia venne eseguita coll'intervento delle autorità costituite del dipartimento ed in mezzo ad una gran folla di spettatori. In quest'occasione il Signor Ambrosioni, presidente della municipalità, pronunciò un eloquente discorso analogo alla cerimonia, cui rinostra di sua augusta presenza.

spose con pari eleganza ed entusiasmo

il

Signor Gallizioli colonnello d'in-

fanteria.

Le bandiere, che erano due

affatto

identiche,

tuttora nella Biblioteca Civica di Bergamo ed

il

si

custodiscono

perfetto stato di

conservazione fa ritenere sieno state portate unicamente in quelle due comparse. I drappi sono di seta taffetà alti 83 cm., larghi 81 cm. il diritto presenta il solito rombo bianco, formante quattro triangoli esterni di cui il primo in alto verso la freccia ed il quarto :

in basso al flottante sono verdi,

gli

altri

due

di

color rosa ora

sbiaditissimo. Nel rombo bianco una corona reale con perle e gemme

nel serto sormonta un'aquila d'oro colla testa rivolta al flottante.

Essa poggia su di un piedestallo sostenuto da tre foglie d'acanto che si riuniscono in basso, il tutto pure dorato. Sulla spalla destra dell'aquila sventola un nastro rosso

da cui pende una larga tradue vessilli romani bianchi frammezzati da un'aquiletta d'oro di cui già vedemmo composto il gran collare dell'ordine della Legion d'Onore. Coli' artiglio destro stringe i fulmini e col sinistro tiene una corona d'alloro verde sormontante uno scudo orlato di rosso coi bisanti e recante nel mezzo la corona ferrea a 7 punte accuminate in campo d'oro. Il rombo bianco è orlato di un fregio d'oro composto d'un'asticella da cui si distaccano 13 gruppi di fogliette d'alloro ed altrettanti di bacche. Il drappo essendo a stoffa semplice, ne consegue che sul rovescio i colla verde portante

colori dei triangoli restano opposti a quelli dell'indritto

:

nel rombo

bianco si vede in alto lo stemma di Bergamo sormontato da coróna; è attorniato da due rami di palma dorati, allacciati da nastro verde. al

Al disotto si legge in caratteri d'oro d'altezza decrescente

fondo:

LA CITTÀ DI BERGAMO ALLA GUARDIA D'ONOR DI NAPOLEONE - 1°

9

-

IMPERATORE E RÈ IL Risorgimento Italiano.

— IV.

42


646

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Tutti questi emblemi ed ornati sono dipinti. Le aste, piuttosto grosse e fittamente scanellate, dipinte color ocre jaune, hanno in

vetta una specie di palla di legno dorato di forma schiacciata ed intagliata con contorno di foglie (Tav. XIV, figg. 1 e 2) (2). Il Museo del Risorgimento in Milano conserva (3) un disegno a penna colorito,

che servì evidentemente da progetto per la loro confe-

zione. L'asta è collocata nel centro del foglio ed

il

diritto

ed

il

rovescio del drappo la fiancheggiano: pare che nei triangoli dovesse venir dipinta una corona d'alloro che si scorge chiaramente tracciata. In vetta alla palla

sormontante l'asta vedesi infissa una

lancetta di ferro. E probabile che le insegne che vedemmo distribuite a Milano il 5 maggio, e di cui non rimase vestigio, abbiano servito di modello a queste di Bergamo.

Napoleone faceva ingresso in Bologna il 21 giugno e data probabilmente da quella circostanza la bandiera conservata nella sala del Risorgimento Nazionale di quel Civico

dal Principe Alfonso Hercolani

Museo

cui fu donata

(4).

Misura 68 Va cmi. in quadro, è di raso bianco a doppia stoffa con bossolo pel passaggio dell'asta e porta dipinta sull'indritto l'aquila d'oro coronata, stringente i fulmini, incollanata della Legion

d'onore e caricata in petto d'uno scudo colla corona di ferro. Sul

suo capo è librata una stella d'oro a 5 punte raggiata d'argento e recante nel mezzo un in nero. Lungo l'orlo del drappo corre

N

un fregio d'oro di foglie di quercia ed in ognuno dei quattro angoli sonvi dei lacci di nastri. Il rovescio presenta pure in oro

leone bolognese rampante rivolto verso

breve lista di terreno ed impugnante rossa

:

il

il

poggiato su vessillo bianco a croce

il

flottante,

ornato da un fregio d'oro di foglie di lauro ed

l'orlo è

anche qui vi sono dei nastri annodati in ciascun angolo. Sopra al leone si legge

:

LA MUNICIPALITÀ DI BOLOGNA e sotto al leone:

ALLA GUARDIA D'ONORE il

tutto dipinto in oro: l'asta su cui ora

il

drappo è montato, è

coperta di seta rossa, non ha lancia e non dovrebbe essere a parer nostro l'originale.

Anche quest'insegna è così bene conservata che la si direbbe non altrimenti adoperata che dal 21 al 26 giugno 1805, né sembra


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

647

ammissibile fosse portata dalla compagnia di Bologna (la II) per quanto sia rimasta in retaggio della famiglia del suo colonnello

che fu precisamente un Hercolani. Nel volume 1805 della citata cronaca del Rovatti vedonsi

le

bandiere della Guardia d'onore modenese che Napoleone accettava il

31 maggio.

La visita ebbe luogo il 26 giugno, ed anche qui ci

troviamo davanti a due drappi bianchi. L'indritto di quello della guardia appiedi presenta il gran stemma del regno e cioè con tutti

quarti nello scudo, ed

i

all'asta. Il

il

disegno è collocato parallelamente

rovescio presenta due trivelle aventi la testa dorata in

forma di fasci di fulmini, legate da un nastro bianco colla divisa in oro:

AVI A PERVIA. Tutt' attorno in cerchio la scritta in nero:

LA MUNICIPALITÀ DI MODENA ALLA GUARDIA D'ONORE DI NAPOLEONE I. IMP. E RE.

Lo stendardo della guardia a cavallo, di minori dimensioni, ha emblemi, con la differenza che lo stemma non ha i quarti

gli stessi

delle Provincie,

ma solo la corona di ferro entro scudo ovale, che

la scritta del rovescio è disposta su cinque righe,

due sopra e tre

sotto alle trivelle, e che il drappo è orlato d'una frangia d'argento.

Le aste di queste due insegne sono azzurre con lancio dorate e con due cordoni terminanti in fiocchi d'argento (Tav. XIV, fìg. 3 a 6). Anche Novara aveva formato per l'arrivo di Napoleone una guardia d'onore, ed il 30 giugno 1805 quell'amministrazione comunale sulla piazza dei Cappuccini le consegnava la bandiera, ma l'imperatore alcuni giorni dopo da Genova si recava direttamente a Torino per tornare in Francia e nulla più sappiamo di questo corpo orbato dell'agognato onore.

Di cotali guardie, che non duravano che le poche settimane necessarie per organizzarsi e far bella mostra durante la presenza del sovrano nei luoghi di loro residenza, ne trovammo una ancora nel 1808 per l'arrivo del Vice-Re Eugenio in

Ancona ed è certo quanto di effimera vita, erano fomite ai giovani di ricca famiglia ad arruolarsi nelle compagnie regolari le quali costituivano il primo e più eletto corpo della Guardia Reale. Ne vediamo figurare due pelottoni in un pendant dell'incisione colorata che menzionammo a pagina 513, dovuto agli stessi autori che, per

e dal titolo:

La Cavalleria del Regno d'Italia. Dedicato a S. E. tanelli

Gen. le di Divisione

d'Italia &c.

Ministro

della

Guerra

e

il

Sig.

Marina

Conte Fondel

Regno


648

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Su di uno sfondo rappresentante il Castello di Milano (e quindi sul terreno dell'antica piazza d'armi ora parco) si vedono

i

varii

corpi montati che sfilano davanti ad un generale, ma nessuno di

Schierata invece dietro al generale vedesi una doppia fila di guardie d'onore appartenenti alle cinque compagnie di cui portano le uniformi adottate dopo il 1808 ed aventi uno essi reca stendardi.

stendardo verde frangiato d'oro e sormontato da una lancia doPerò il dedurre da questo disegno che ognuna delle cinque

rata.

compagnie regolari di guardie d'onore possedesse uno stendardo potrebbe unicamente basarsi sulla rinomanza che i fratelli Adam godono di disegnatori molto scrupolosi e precisi, ma i documenti contraddicono in proposito. Mentre che un ordine d'Eugenio dal Palazzo Reale di Milano del 6 agosto 1805 determinante la forza d'ogni compagnia non fa menzione di portastendardi, nella cartella 713 dell'Archivio di Stato in Milano trovammo un Projet aVorganisation della Guardia Reale per gli anni 1806 e 1807 in cui le guardie d'onore, formate non più per compagnie ma su due squadroni, hanno 2 porta etendard. Nel Tarif des appointements de la solde de la garde d'honneur che fa seguito a questo projet figura anche il Porte Etendard ma, trattandosi d'un progetto, si

tutte le cifre sono rimaste in bianco. Nella stessa Cartella si trova

una Copia autentica del Regolamento per la Guardia Reale approvato dall'imperatore il 14 marzo 1808 ma le guardie d'onore vi figurano senza stendardi. Nell'Almanacco Reale non vengono mai menzionati port'insegne per questo corpo, ne fra i trofei conservati in Russia riuscimmo ad identificare degli stendardi che possano aver appartenuto a queste compagnie tutte colà notoria-

mente perite (5). Il

preteso stendardo che si conserva nella chiesa della guarni-

gione a Potsdam, e che troviamo designato quale trofeo della battaglia di Dennewitz (6 settembre 1813), avrebbe per esser tale dovuto appartenere a quell'unica compagnia di guardie d'onore ch'era stata ricostituita nell'antecedente gennaio e che fece la campagna d'Illiria. La nostra divisione combattente in quel torno di tempo in Prussia ed in Sassonia non comprendeva alcuno dei reparti della guardia d'onore residui della spedizione di Mosca perchè sin dal 31 maggio quei pochi uomini (ventotto) erano partiti da Dresda per raggiungere in Verona la guardia di nuova formazione

e passarono poi sottotenenti negli altri corpi.

danno D'altronde le dimensioni di questo preteso stendardo ne dàni


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE la certezza trattarsi piuttosto d'una banderuola

649

da trombetta: è

fesso nel mezzo a due code, la larghezza è di soli 29 cmi. senza il gallone del bordo, la lunghezza maggiore di 38 */« cmi., quella f

minore (e cioè là dove le due code si riuniscono) è di 24 /« cmi. È un cimelio che merita ugualmente qualche maggior illustrazione: il colore del drappo appare ora verde chiaro assai smunto, si pretende sia stato azzurro in origine, ed in tal caso non avrebbe

nemmanco avuto alcun nesso col colore dell'uniforme

:

tutt' attorno

gira un gallone d'argento di 5 o 6 mm. di larghezza da cui pen-

dono delle frangie (3 cent.) a torciglioni d'argento, in alto piuttosto manchevoli. Sul drappo si vede in ricamo d'argento, da un lato la corona di ferro nella nota forma a pettine entro ad un serto di foglie a sinistra d'alloro ed a destra di quercia; dall'altro

un serto simile, ma disposto all'inverso racchiude, sempre in ricamo d'argento, la scritta:

GUARDIE REALI D'ONORE Siccome questo drappo è accompagnato dal suo cordone d'argento intrecciato d'azzurro che termina con due nocchi di lastra d'argento con tortiglioni e frangie d'argento, si suppose, senza verun documento all'appoggio, anzi in perfetto contrasto colle forme usate sempre nell'esercito francese e stati dipendenti, ch'egli pendesse da un bastoncino trasversale assicurato ad un'asta a guisa d'un vessillo romano, ed è così che lo troviamo raff azzonato, ma noi opiniamo che si tratti proprio d'un drappo e di cordoni da trombetta e che sia stato lasciato indietro in Prussia molto tempo prima della battaglia di Dennewitz (Tav. XVI, flg. 1).

Dovendo seguir l'ordine col quale elencammo nel capitolo precedente i corpi dell'esercito, vien la volta d'occuparci del Reggimento dei Veliti Reali pel quale negli Almanacchi Reali non figurano mai portaquila o portabandiera, ed infatti questo corpo, destinato a fornire d'ufficiali l'esercito e quindi a continuamente

non ne doveva avere. Le nostre ricerche ci condussero per altro a scoprire un giuoco di manovre appartenuto al Viceré rinnovarsi,

Eugenio Beauharnais e che si conservava a Monaco nel R. Museo dell'Armata Bavarese (Catalogo del 1886, N. 8495, Sala IV, vetrina 1), cimelio che non passò alla nuova e sontuosa sede attuale, ma bensì al grande Museo Storico. Ognun sa come, dopo la caduta del regno d'Italia, Eugenio si ritirasse a vita privata in Mo-


660

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

naco di Baviera presso i reali genitori della di lui consorte Augusta Amalia, come vi assumesse il titolo di duca di Leuchtemberg e vi morisse nel 1824. Questo giuoco di manovre, eseguito con molta accuratezza, è costituito da figurine movibili le quali vengono a

formare un intero battaglione dei nostri veliti. Una figurina, armata di spada pendente da un cinturino stretto ai fianchi come per gli ufficiali (e non a bandoliera come quello per la bassa forza), porta spalline dorate ed

il

cordone con nocchi

al

berrettone di

pelo è misto d'oro e di rosso, quindi si può asserire trattarsi d'un

graduato intermedio fra il sergente ed il sottotenente, ossia d'un vero e proprio grado di alfiere. Infilata nel bossolo d'una tracolla verde orlata d'oro, questa figurina porta una bandiera quadrata

sormontata da un'aquila dorata da cui pendono sei piccole cradue rosse, due verdi e due bianche frangiate d'oro. Il drappo, pure guernito d'aurea frangia, è bianco (colore dell'avatte, e cioè

bito del reggimento) orlato tutt'attorno

da un largo bordo verde

(colore delle mostre) filettato d'oro e contenente

di foglie d'alloro alternate

un fregio dorato

con bacche. Spicca nel mezzo la corona

ferrea nella sua vera forma con fregi d'oro e d'argento e gemme

colorate sul fondo verde, e da essa emerge tra

fiamme

e saette

rosse l'aurea aquila imperiale col rostro rivolto all'asta. Sovra la

sua testa è librata una stella a sei punte contornata da quattro fiammelle il tutto d'oro e caricata di una N scarlatta. A ciascuno dei quattro angoli si vede una granata d'argento con fiamma rossa il centro del drappo (Tav. XV, fig. 1). Non è stato possibile precisare Fanno in cui questo gioco di

rivolta verso

manovre venne eseguito e quindi se rappresenti il battaglione qual'era prima o dopo la campagna di Russia, ma in ogni modo questa ricca insegna costituisce, a parer nostro, uno dei tanti strappi che i corpi commettevano alle prescrizioni regolamentari. Evidentemente si tratta d'un drappo di parata, dono di qualche eminente personaggio e ne troveremo riscontro nell'altro reggimento a piedi della Guardia.

Nella Tabella Competenze riassunta a pagina 499 abbiam visto come ogni battaglione avesse due guidons e, per quanto fossero unicamente delle insegne d'allineamento e non abbiano avuto né allora, ne dipoi, il valore ed il significato di bandiere, pure trattandosi di interessanti e preziose reliquie, accenneremo ai tre che sono pervenuti insino a noi e che hanno appartenuto a questo

reggimento dei Veliti. Due sono conservati al Museo Carnevalet


E.

GHISI

DEL TRICOLORE ITALIANO

TAV. XV.

VELITI

)


I

PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

651

venil terzo veniva dalla proprietà privata offerto in a Parigi nel 1908 ad un prezzo molto alto. Non sappiamo ancora in quali mani sia passato. Quest'ultimo ed uno dei due al Carnevalet son foggiati a coda Parigi,

ita

segno indubbio che appartevano al battaglione dei Sono di seta color crema, forse originariamente bianca ed a due faccie cucite assieme, ognuna indipendente-

di rondine,

cacciatori o carabinieri.

mente ricamata. La stoffa dal lato dell'asta forma un bossolo pel passaggio della stessa

:

questo compreso, la larghezza è di 45 cm.

sino all'incrocio delle code, di 65 cm. sino alla loro estremità e l'altezza è di 53 '/, cm. Il ricamo è costituito da un aquila rivolta

scudo ovale colla corona a pettine fulmini e della stella. Riposa e cogli quest'aquila su di un manto di seta ora color crema i di cui conal nottante caricata in petto di altri

soliti

torni sono segnati

attributi

dei

da un cordonetto parimenti di colore indeter-

minabile. Sopra al manto vedonsi, eseguite in ricamo, la corona e le due alabarde di sostegno, al disotto una grossa granata scoppia iante entro ad una cornetta. Sulle due code leggesi in ricamo:

VELITI REALI. drappo corre una frangia cucita tra le due stoffe: l'esemplare in vendita andava munito anche d'una cravatta di seta crema lunga 088 cm. e larga 007 cm. munita della stessa frangia verde ed era montato tt' attorno

al

essa è verde-olivo e lunga 4 cm.

di un'asta che

:

non crediamo originale (Tav. XV, fig. 2).

L'altro drappo esistente al Carnevalet, di forma quadrata, consta

pure di due stoffe cucite assieme, e per la maggior grandiosità degl'emblemi è a ritenersi appartenesse al 1° battaglione e cioè dei granatieri. Alto 56 '/ 8 cm. e largo 47 cm.,

non presenta bossolo

per cui passasse l'asta, ma da questo lato è guernito d'un galloncino piatto di seta gialla, sugl'altri 3 lati corre la frangia color

verde-olivo cucita mediante un galloncino sul rovescio. Il ricamo

rappresenta una corona con casco azzurro, sotto la quale una grande aquila rivolta al flottante, il tutto in giallo

:

l'aquila impugna un

fascio di fulmini rossi dai quali pende la stella della legion d'onore.

Sotto: la scritta in giallo Veliti Beali la quale, al contrario del restante disegno, è ricamata su di una faccia sola. (Tav. XV, fig. 3).

Lo stile e l'esecuzione di questi lavori sono piuttosto grossolani,


,

652

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

maggior prova che l'importanza di questi guidons come emblemi dovesse essere secondaria quale la voleva Napoleone Hollander, Nos drapeaux et étendards de 1812 à 1815). Pel Reggimento d'Infanteria di linea della Guardia, o come più comunemente fu chiamato, dei Granatieri, figurano nell'Almanacco Reale Andreotti Tenente in 1° ) j ione nello ti del stato magg.: 1808 Portabandiera militari (Cfr.

j

i

^

TineUi

1Q1n del 1810: ,

-,

Guerra .

.

Sottotenente )

del 1811

.

idem

\

.

Piccinini

„

^

idem

:

del 1812:

Vitali

del 1813:

Ravajoli

Sottotenente

idem

„

Portaquila

Si dovrebbe dedurne che nel 1811 siasi per questo fra i più gloriosi

reggimenti dell'esercito messa in vigore la sovrana disposi-

zione del giugno 1808 e ripetuta in Francia in quell'anno; cionon-

pertanto le 2 aquile che gli vedemmo largite personalmente da Napoleone nel 1805, a giudicare dalle sia pur postume iscrizioni che ne ricoprono lo zoccolo, devono averlo preceduto in tutte le campagne, anche in quelle dal 1812 al 1814. Sono conservate nell'Armeria Reale in Torino sotto ai numeri O202 ed O203 ed il catalogo del 1890 (Candeletti) a pagina 509 ne menziona anzi una terza sotto al n° O204 di cui non evvi traccia.

E noto che furono donate nel 1848 a re Carlo Alberto al suo passaggio attraverso Brescia dal generale Teodoro Lechi che le aveva tenute nascoste dopo il ritorno degli austriaci nel 1814.

Sono del solito modello francese, di bronzo dorato, stupendamente modellate, le ali moderatamente spiegate, le teste col rostro rivolto a sinistra e possono ben dirsi vere opere d'arte. L'asta andava infissa in un bossolo pure di metallo dorato collocato sotto in esso bossolo al basamento rettangolare formante piedestallo esistono quattro fori pel passaggio di due chiodi o due viti, due :

sono collocati in alto nel senso della fronte, gli altri due più in giù nei fianchi. (Tav. XIII, fìg. 2). I piedestalli

Aquila O202.

portano le seguenti iscrizioni incise ed annerite: Sulla fronte:

NAPOLEONE DAVA LI 22 SETTEMBRE 1805.


E.

GHISI

DEL TRICOLORE ITALIANO

TAV. XIII


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE Sul lato destro

:

653


654

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Piccolo drappo di taffetà rosa con ricco bordo d'arabeschi (in alloro e bacche dorate) e seminato di granate scoppianti (rivolte al centro), il tutto

ricamato in argento. Nel mezzo

la

corona ferrea in pesante ricamo d'oro

(ora non esiste piti) ed ornata di pietre scintillanti, sotto alla quale l'iniziale

N. Sulla cravatta suntuosamente ricamata

GUARDIA REALE (Tav.

si

evvi

legge:

GRANATIERI

XV, fig. 4) ed alla pag. 89 del voi. I (n° 182 del catalogo)

:

Altra insegna del tutto consimile, solo che sulla cravatta si legge:

CARABINA

GUARDIA REALE

Nel catalogo per uso dei visitatori àQÌVHeeres Museum di Vienna a cui passarono questi cimelii, non evvi menzione di questo drappo del battaglione carabinieri, perchè non vi entrò mai e non

si

sa più

dove sia. Unica memoria di esso è un disegno fatto all'antico Arsenale della Remigasse dal Raffet nel 1856, da cui si rileva che le granate scoppianti stavano entro ad una cornetta, come vedemmo nel guidone dei veliti. L'asta era bianca con sottile spirale rossa e la freccia era costituita da un ferro accuminato come si vede nel progetto della Trivulziana (Tav. XV, fig. 5). Esiste invece ancora il drappo dei granatieri, misurante circa 70 cm. in quadrato e forse originariamente andava munito di frangie. E privo della cravatta che, a seconda dei disegni del Raffet meritevolissimi di fede,

era

a liste tricolori e

coll'i scrizione collo-

cata in basso sopra alla frangia d'argento. Questo drappo fino a

poco tempo fa figurò assicurato ad un'asta di legno greggio portante un'aquila col num° 1 sullo zoccolo e che apparteneva alla bandiera della guardia nazionale del dipartimento dell'Ain, pure conservata in quel museo

;

accomodamento avvenuto almeno ses-

santanni fa senza l'ombra di quei criteri critici che imperano ora nei musei ben diretti ed organizzati. Queste insegne, da attribuirsi senz'esitazione al Regg. d'Infanteria della Guardia,

non furono che

dei guidoni di

parata dello

importanza militare di quello che vediamo portato dai veliti del giuoco di manovre di Monaco. Non

stesso genere e della medesima

sapremmo dire se appartenevano al corpo già prima della campagna di Russia o se vennero largiti alla sua ricostituzione, ma in ogni

modo

il

perfetto stato

di

conservazione (la scomparsa


PER UNA STORTA COMPLETA DEL TRICOLORE la corona elle

655

dovendosi unicamente attribuire ad appetiti suscitati

gemme di cui andava ornata) è lì a provare che non fecero

mai nessuna campagna. È vero che Napoleone istituì nel 1812 Ile nuove bandiere per l'esercito francese che erano coruscanti aurei ricami (cfr. Hollander, op. cit.) e siccome da noi si ripercoteva ogni giorno l'eco di quanto facevasi in Francia, si potrebbe che credere che queste sontuose insegne delle nostre guardie ssero presso di esse veramente le funzioni di bandiere, ma a dimanda che ci siam rivolti quali fossero i drappi che penvano dalle due aquile del Lechi non possiamo rispondere afferndo che lo erano questi stendardi rosa di Vienna e ne daremo iù innanzi la prova. Basti qui l'accennare come l'asta bianca a irale rossa copiata dal Raffet non possa essere originale apunto per questa combinazione di colori e venga da noi giudicata quale un raffazzonamento austriaco avvenuto poco dopo il 1814. I drappi che pendevano dalle aquile di Torino erano identici a quelli del modello conservato al Musée de VArmée a Parigi, solto avevano le scritte in italiano e tali rimasero anche dopo ir.campagna di Russia. Sfogliando di bel nuovo il Catalogo del Leber, a pag. 88 del voi. I troviamo che sotto ai num. 177 e 178 esistevano nell'antico arsenale di Vienna due stendardi che furono anch'essi copiati dal Raffet e che il Leber descrive siccome aventi l'asta terminata in vetta da una corona verde d'alloro da essa pendeva traversalmente un bastoncino argentato a cui era assicurato, a mò del vessillo della cavalleria degli antichi romani, un piccolo drappo di :

seta porpora avente nel mezzo l'aquila napoleonica, delle granate

scoppianti e la scritta su di un nastro svolazzante

:

GUARDIA REALE ITALIANA . tutto ricamato in argento. Questi due cimelii sono da lungo tempo irreperibili (Tav. XVI, fig. 2). Oltre al disegno del Raffet ce ne ha lasciato memoria il quadro di Kraft che si ammira anil

cora nella sala così detta di Radetzki nella Casa degl'Invalidi a Vienna e che rappresenta un episodio della battaglia di Lipsia (6). Il drappo riprodotto dal Raffet è color carmino, termina in du e code arrotondate ed è tutto contornato di frangia d'argento. Dall'asticella trasversale argentata ed avente alle due estremità due grossissime borchie a mò degli stendardi ecclesiastici, pendono


IL

RISORGIMENTO ITALIANO

d'ambo i lati dei cordoni con nappe d'argento

e seta rossa: nel centro del drappo sta l'aquila napoleonica d'argento stringente i

fulmini e caricata in petto di uno scudo ovale entro cui una stella a 5 punte sormontata dalla corona di ferro a pettine. Sulla testa dell'aquila è librata la corona imperiale, ed è sopra di questa che vedesi

il nastro colla scritta già menzionata. Ai quattro angoli una granata in argento colla fiamma rivolta verso il centro del drappo. L'asta è bianca, solcata da una sottile spirale rossa a grandissimo passo. Il cordone da cui pende il drappo è assicurato sotto ad un bossolo di metallo argentato terminante a punta su

di cui è infissa la base della corona di foglie d'alloro verdi, proba-

bilmente di metallo smaltato.

Nel quadro del Kraft il bastone è di color legno naturale e tra ogni singola coppia di foglie d'alloro evvi una bacca d'argento. Raffet ha messo due fiocchi mentre qui ne figurerebbe uno solo, e la testa dell'aquila che il Raffet fa volgere da destra a sinistra, il Kraft l'ha riprodotta in senso contrario. Quest'ultimo poi ci mostra lo scudetto in petto all'aquila nel seguente modo campo :

d'oro, stella d'argento e

corona ferrea nera.

Queste figurazioni corrispondono d'altronde esattamente ai due drappi originali che, unitamente

ai

rispettivi cordoni,

sono per-

venuti insino a noi essendo conservati a Pietroburgo nella cattedrale di Kazan

:

unica variante sarebbe in uno dei drappi la pre-

senza della sigla N in oro nel centro della identico

stella.

Il

disegno è

d'ambo i lati.

Di drappi consimili ne esistevano originariamente quattro nella chiesa del villaggio di Grouzino (gov. di Nowgorod), antico feudo del generale conte Araktcheieff, ed a questo proposito in un articolo pubblicato nel 1861 dal generale Jàsikow nel Wojenny Isbornik (I, p. 375) si può leggere quanto segue :

Secondo la volontà del defunto conte Araktcheieff dopo ogni ufficio religioso si

doveva recitare una preghiera pel riposo dell'anima sua.

A tal

disponeva nel mezzo della chiesa una tavola ricoperta d'una coltre di velluto nero gallonato d'argento sulla quale durante l'ufficiatura veniva

scopo

si

steso

un drappo di seta con sopravi cucite dieci aquile (sic) francesi prese

nel 1812. Sei di esse avevano d'un lato la scritta Garde Imperiale ed un nel mezzo, e dall'altro

N

2me Régt. de Chevau-Légers Lanciers ed un'aquila

ricamata al centro del drappo. Le altre quattro avevano

corona di ferro milanese

(sic) e la

scritta

un'aquila

Guardia Reale Italiana.

colla


tòU E.

DEL TRICOLORE ITALIANO

GHISI

Fig. 5.

TAV. XVI


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE :gigiorno nulla più

si

657

trova nella chiesa di Grouzino

:

quando

la proprietà del generale conte Araktcheieff fu convertita in ca-

serma di cavalleria, si trasportarono a Pietroburgo in Nostra Signora di Kazan tre drappi del 2° Lancieri (Guardia Olandese) ed i due della Guardia Italiana che ancora vi si trovavano: il resto andò disperso (v. 0. Hollander, Les Aigles des Régiments Hollandais 1 811-1814, stampato nel 1909). Siamo dunque di fronte a sei supposte insegne affatto eguali per il Reggimento dei Dragoni della Guardia che non ebbe mai più di due squadroni, e difatti nella Cartella 713 (Arch. di Stato in Milano. Guardia Reale. Massime) noi troviamo un Regolamento manov. per la Guardia Reale allegato a lettera del Consigliere Segretario di Stato L. Vaccari diretta al Ministro della Guerra in data 17 aprile 1808, colla quale si accompagna Copia autentica del Regol. per la Guardia Meale, approvato da S. M. il 14 marzo precedente e con effetto retroattivo dal 1° gennaio di quell'anno. Da questo documento risulta come nello stato maggiore di questo reggimento figurino soltanto due porta stendardo. Il Zanoli poi nel Quadro nominativo degli ufficiali (voi. I, pag. 260) menziona un solo portastendardo, il sottoten. Ferdinando Baistrocchi, e si noti che in questo quadro nominativo anteriore alla disfatta di Russia il Zanoli non fa cenno di verun altro alfiere per nessuno di tutti gli altri corpi dell'esercito.

Nella succitata monografìa 2° Lancieri

come questi

privati del loro grado al

dell' Hollander

tanto

i

drappi del

della Guardia Reale vengono senz'altro di

insegne e vengono anch'essi abbassati

semplice rango di panni o banderuole da trombetta, giudizio

che non esitiamo a far nostro e per le ragioni già esposte e perchè confortati dal

disegno dei

F Ui Adam menzionato a pag. 5. Le

due trombettieri dei Dragoni Guardia dai di cui istrumenti pendono banderuole rosse quadrate aventi nel mezzo un'aquila contornata per tre quarti da un serto di foglie, il tutto ricamato in argento con frangie idem: la principale controversia consisterebbe nella forma quadrata del drappo, dettaglio certo sfuggito ai disegnatori anche perchè la

più cospicue figure sono appunto della

coda di rondine (come appare dal disegno che per merito dell'instancabile

e

disinteressata

possiamo riprodurre

collaborazione dell'amico Hollander

— Tav. XVI,

fig. 3)

è poco pronunciata.

L'asta colla spirale bianca e rossa, la corona di metallo verde, la sospensione a

mò di vessillo romano non possono essere stati


658

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

che adattamenti escogitati a Vienna poco dopo la caduta dell'italico regno onde potersi meglio valere decorativamente di consimili trofei. Ma dei veri stendardi del regg. Dragoni della Guardia (che non possono essere stati più di due) nulla si è saputo sino alla fine di maggio del 1910, quando su di un giornale romano se ne offriva uno in vendita e il precitato sig. A. Delavigne ne faceva l'acquisto.

Dobbiamo alla di lui cortesia il poterne pubblicare una fotografia a Tav. XVII, fig. 1 e 2. Il diritto porta l'aquila imperiale in oro caricata d'uno scudo ovale colla corona di colle scritte

:

ferro e due svolazzi

VALORE E DISCIPLINA 1° SQUADRONE.

La scritta del rovescio suona:

NAPOLEONE IMPERATORE E RE AI DRAGONI DELLA GUARDIA REALE Il tutto dipinto.

Nulla invece sappiamo delle insegne della Gendarmeria Reale ove si eccettuino gli scarsi accenni che seguono: Dall'Archivio di Stato in Milano (Cartella Gendarmeria PG.). 30 Marzo 1805 anno (Minuta) Eapporto

del'

Min.

4°

della

Guerra in cui rilevasi essere stato dal-

l'Ispettor Gen. e della

Gendarmeria rassegnato al Gov.° il progetto di riunire in Milano all'occasione dell'arrivo di S. M. irap. una Deputazione d'ogni Compagnia del d.° Corpo per ricevere dalle Auguste sue mani gli stendardi che gli accorda la legge 1° Ventoso anno

9,

(7)

quale progetto

fu dal Gov.° accolto ed approvato.

Seduta del 29 marzo 1805 anno Il

Presid. tc

Min.

,

4°.

Consig. 1 Destrani, Beccaria, Paribelli

Veduto l'art.° 10 della Legge Pmo Ventoso anno 9° prescrivente che a le cadauna delle 12 compagnie della Gendarmeria Naz debba esser dato uno stendardo Veduto che per dar corso a questa prescrizione non poteva scegliersi un'epoca miglior di quella dell'arrivo di S. M. Imperiale e Reale,

;

;

da cui è sperabile di ottenere l'alto onore di veder consignati al Corpo li esaminato il contratto stabilito colla Stendardi dalle auguste sue mani ;

|

ditta Vassalli e

Vergani p.

la fornitura

forma stabilita di concerto col Generale

di

12 stendardi della qualità e

Polfranceschi,

e

a seconda

del

campione che trovasi presso l'Ord. e (8) a differenza, che in luogo dello stemma della Repubblica verrà sostituito quello del Regno d'Italia,

i


lo*

E.

GHISI

DEL TRICOLORE ITALIANO

Fig.

1.


PER UNA STORTA COMPLETA DEL TRICOLORE Osservato che

prezzo convenuto di

L 940

—

659 che

quello

stabilito nel passato contratto p. gli stendardi degli altri corpi, e

risulta

il

è lo stesso

sostanzialmente più vantaggioso per la circostanza che gli stendardi de' quali

tratta

si

grande

hanno il nuovo stemma del regno

d'Italia

di

lavoro più

e complicato, e l'aggiunta di varj altri ricami, il Consiglio, sentita

l'opinione individuale de' membri componenti sulla convenienza del med.°,

veduta l'urgenza di non ritardare l'esecuz. 6 di scritto e di esser pronti pel

quanto

tempo della venuta

approva il proposto contratto,

della

legge

la

ha pre-

prelodata M. Sua;

Governo p. la superiore

e lo sottomette al

sua sanzione, domandandogli l'assegno de' fondi occorrenti che ammonte-

ranno a

L 11820

—

II

M.° Presidente (firm.°)

Pino Pel Consiglio sott.

Radico segr.

(Postilla in margine) 3 Aprile 1805.

Attese

le circostanze

d'urgenza

si

approva

il

proposto

somma delle L 11280 — si prenderà per ora sui fondi dosi dal Ministro riformare

il

La

doven-

Budiet per le spese dell'anno. (seguono

Coli' aumento

contratto.

ordinarii,

le

firme).

avvenuto negl'anni successivi dovrebbe essere ve-

numero di questi 12 stendardi sia stato accresciuto sino a 24, quantità proporzionatamente non inferiore a quella posrosimile che

il

seduta dalla gendarmeria francese, ed è veramente strano che nessun esemplare ce ne sia pervenuto, tanto più se si consideri che, eccettuate rare occasioni, queste insegne devono essere rimaste

sempre in caserma. L'artiglieria, di cui vien ora il turno d'occuparci,

ebbe anch'essa

non sventolarono certo sui campi di battaglia e che, come quelle della gendarmeria, non possono aver fatto che

delle insegne che

Ed è appunto per questa ragione, e benché esse fossero senza confronti inferiori di numero, che questo corpo ci ha tramandato la maggior quantità di bandiere.

rare apparizioni in pubblico.

Abbiamo elencato un reggimento a piedi ed un reggimento a ma le bandiere rispettive ce li designano invece come

cavallo,

1° e 2° reggimento d'artiglieria, designazione invero unica perchè non ci fu dato riscontrarla nei documenti. Del 1° Reggimento si conservano: La Bandiera del 1° Battaglione nel Museo del Risorgimento in Milano, dono del fu Senatore Conte Aldo Annoni.


660

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

La Bandiera del (?) Battaglione nel Musée de l'Armée a Parigi (già in quello degli Invalidi sotto

P N. 175).

Del 2° Reggimento conosciamo: La Bandiera del 2° Battaglione posseduta dal

Sig. A. Dela-

vigne di Parigi. Questi drappi, assolutamente identici nella forma, nelle dimensioni e nel disegno, sono del scritto

modello della Trivulziana già de-

a pagina 218, coll'unica differenza che le scritte suonano

in italiano.

Sono di seta e quello conservato a Milano va guernito su tre da 5 cent, di frangia d'oro cucita sul lato del disco azzurro, i lati misurano 94 cent, circa e contengono un grande rombo bianco le di cui punte vanno a toccarne gli orli i quattro triangoli laterali che ne risultano sono due rosa e due verdi per opposizione, separati dal bianco per mezzo d'un'asticella da cui sorlati

:

tono abbinate delle fogliette e delle bacche d'alloro, il tutto dipinto

Nel mezzo del rombo si vede su una delle faccie un grande

in oro.

disco d'azzurro tanto cupo che lo

si

direbbe nero e senz'ombreg-

giatura, recante in lettere d'oro la scritta su linee

ricurve

leggermente

:

NAPOLEONE IMPERATORE DE' FRANCESI RE D'ITALIA AL I. REGG. D'ARTIGLIERIA AL 2° REGGIMENTO D'ARTIGLIERIA Il disco, attorniato da un'aureola giallognola sfumata, è orlato da una gloria di piccoli raggi dorati e fiancheggiato da due rami, uno d'alloro ed uno di quercia con bacche, dipinti al naturale. Al disopra svolazza un nastro d'argento (ora bleu cupo) filettato d'oro,

e verde nei risvolti recante la scritta in oro:

VALORE E DISCIPLINA e sotto altro nastro consimile coll'indicazione

:

BATTAGLIONE Sull'altra faccia, e cioè sul rovescio, l'uso francese

i

triangoli sono occupati

al-

da quattro corone di foglie d'alloro d'oro ombreg-


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

661

giate di verde con nastri svolazzanti dorati: invece del disco nel

mezzo del rombo è dipinto

lo

stemma

del regno,

vale a dire

poggiata sui fulmini sotto ad un manto verde e d'ermellino sormontato da corona e sostenuto da alabarde l'aquila l'aquila d'oro

:

è caricata in petto dello scudo colla corona ferrea a pettine ed

gran collare della legion d'onore. La tecnica di ma si scelsero colori poco resistenti, cosicché, specialmente dal lato dello stemma, quasi tutta la dipintura si è distaccata dalla seta per modo che riesce malagevole stabilire parecchi dettagli questo, direm così, fenomeno è comune ad altri drappi che verremo descrivendo. La bandiera posseduta dal Sig. Delavigne e quella conservata al Musée de ìArmée a Parigi sono prive di frangio, ed è cosa certa che questo modello di bandiere non ne doveva avere. L'ultima di queste due trovasi attualmente inchiodata ad un'asta azzurra dal lato del ramo d'alloro, ossia il sinistro l'asta è sormontata da un'aquila di bronzo dorato senza numero sullo zoccolo, indubbiamente francese e di posteriore applicazione. Invece il drappo conservato a Milano presenta lungo il lato sguernito di frangie, e cioè il superiore, una evidente traccia di chiodatura, circa 23 fori, ciò che potrebbe indurre a credere esser quello il lato da cui doveva pendere dall'asta. Ma dobbiamo piuttosto, sulla fede dei disegni nella Trivulziana, ritenere che anche per le bandiere del regno italico vigesse, il sistema francese del 1804, e che quindi dal lato del ramo d'alloro venisse cucito un pezzo di stoffa (a quanto pare verde) che si avvolgeva più volte attorno all'asta e attorniato dal

questi disegni è buona,

:

:

che poi si inchiodava alla stessa colla sovrapposizione di un nastro

che arrivava esattamente al punto dove il vero drappo era cucito alla

guaina suddetta. Il drappo del Signor Delavigne ha il lato

opposto all'asta, ossia quello ch'era flottante, rinforzato da una sottile fettuccia di seta verde,

rimasuglio forse della suddescritta

guaina.

Sinora non è stato possibile aver notizie dello stendardo portato che, come abbiamo doveva venir assegnata al battaglione Zappatori del Grenio. Non ci rimane quindi che seguire l'ordine dei corpi

dall'Artiglieria a cavallo, né della bandiera

visto a pag. 499,

elencati nel precedente capitolo e passare alla Infanteria di Linea. JSTon

ne conosciamo che un drappo del 2° Regg. (num° del bat-

taglione illegibile)

esistente nel

Museo Psicologico

di Firenze,

N. 150 del Catalogo. Lo stemma sul rovescio è talmente sbiadito 11 Risorgimento Italiano.

— IV.

43


662

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

da sembrare appena abbozzato. Venne donato al Museo (Sezione del Museo antropologico ed etnologico, fondata e diretta dall'illustre Senatore Paolo Mantegazza cui andiamo debitore di questi dati), dal Comm. Borg de Balzan nel 1889. Non ha frangie ne appaiono traccie di chiodatura: una fettuccia di seta verde riunisce i due teli sul lato sinistro di chi guarda. Il Museo del Risorgimento in Milano conserva la bandiera del 2° Regg. d'Infanteria Leggiera, 2° Batt., essa pure,

come quella

Regg. d'Artiglieria retrodescritta, donata dal Conte Aldo Annoni ed orlata di frangie. Anche qui sul lato in del 1° Batt. del 1°

alto sguernito di frangie scorgonsi traccie di chiodatura che cre-

diamo dovute, come le frangie, ad un raffazzonamento postumo e non originale.

Dovremmo ora dire qualche cosa in merito agli Stendardi dei reggimenti di cavalleria non facenti parte della Guardia Reale, ed i cimelii rimastici sono anch'essi molto pochi. Del Regg. Dragoni Napoleone il precitato Sig. A. Delavigne ebbe la fortuna d'acquistare due insegne: strano a dirsi, uno di questi drappi non è uno stendardo, bensì una bandiera delle dimensioni di quelle delle truppe a piedi che ebbimo più sopra a descrivere. La scritta sul globo azzurro suona così disposta :

NAPOLEONE IMPERATORE DE' FRANCESI RE D'ITALIA AL REGGIMENTO DRAGONI NAPOLEONE Sul nastro superiore la solita scritta

VALORE E DISCIPLINA e su quello inferiore, invece

dell'indicazione dello squadrone,

si

legge:

NEL TUO NOME VITTORIOSI Il rovescio, col solito

d'alloro

in oro.

stemma nel mezzo, ha negli angoli le corone

racchiudenti una grande

N rivolta all'infuori,

il

tutto


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

663

La presenza d'ima bandiera di 94 cmi. di lato, in un corpo a un indovi-

cavallo resta, per quante ricerche siensi fatte, tuttora

non avendo potuto scoprire documenti che ne dessero la E certo che i dragoni venivano tuttora considerati come un'infanteria montata e può darsi che questo emblema sernello,

spiegazione.

o dovesse servire, per il servizio appiedato. Il decreto imperiale

che stabilisce che i dragoni non dovranno più avere

fucile,

ma essere armati come il restante della cavalleria, fu per

l'esercito francese

il

emanato alla fine del 1813 e deve essersi riper-

cosso sull'esercito italiano solo qualche mese dopo. L'altra insegna acquistata dal Signor Delavigne è invece

uno

stendardo di circa 62 cmi. in quadro e guernito di frangie doppie d'oro (4 cmi.) staccantisi da

un gallone pure d'oro che attornia il Il diritto ha in alto il

drappo tanto sul diritto che sul rovescio. solito nastro svolazzante colla scritta

VALORE E DISCIPLINA,

e sotto figurano i due rami d'alloro e di quercia ma, anziché recar nel mezzo il globo azzurro, fiancheggiano la scritta in oro:

DRAGONI NAPOLEONE 2° SQUADRE Al rovescio evvi il noto stemma ed i quattro angoli non portano i

serti d'alloro bensì la sola iniziale

N sormontata dalla corona a

pettine a 7 punte rivolte verso l'interno. Il lato dove l'asta era

si

trovava

evidentemente a sinistra di chi guarda.

Questi due cimelii, malgrado i molti rattoppi e la grande deficenza dei colori, possono ancora dirsi in uno stato discreto di con-

servazione ed al fortunato acquisitore rendiamo pubbliche grazie pei dettagli e le fotografie colla

massima liberalità forniteci.

Nella più volte citata Cartella dell'Archivio di Stato in Milano

non abbiamo trovato altro che una minuta 4 aprile 1807, in cui il Ministro della Guerra (Gen. Caffarelli) informa d'aver passato (il giorno prima in Vigevano) in rivista il Reggimento Dragoni della Regina destinato per la Grande Armata e di avere nell'istesso tempo attaccato agli stendardi del medesimo les cravates destinate dalla Principessa V. Regina (Augusta Amalia di Baviera moglie di Beauharnais) a quel corpo (9). Il 28 dicembre 1808 questo stesso reggimento solennizzava il felice parto della prelodata Vice-Regina, con una festa di cui esiste


IL

664

RISORGIMENTO ITALIANO

dettagliata descrizione manoscritta nella

Cartella

del suddetto

Archivio Appendice Feste Nazionali, N. 36. Tra altro si dice che u i ritratti delle LL. AA. II. sostenuti nella sala da ballo eranvi u u

da due stendardi del Reggimento dirimpetto a quale erano siCasa di Baviera pure

tuati gli stemi del Regno d'Italia e della

" sostenuti

da due eguali stendardi „. Detto rapporto reca la firma

del colonnello Jacquot. Vi

sono allegate 9 iscrizioni che erano

state appese nelle varie sale

:

una sulle porte dei quartieri diceva

'.

Al nuovo Germe di Lei che

Fregiò le nostre insegne

Consacriamo esultanti Questo giorno di festa.

Uno di questi quattro stendardi (quello del 4° Squadrone) è conservato a Pietroburgo nella Cattedrale di N. S. di Kazan.

E del

modello a rombo ed appare guernito di frangie probabilmente anche dal lato dell'asta per quanto lo schizzo che pubblichiamo possa far supporre si tratti solamente d'un'ombreggiatura. Il contorno del rombo dalle solite foglie d'olivo alternate con bacche termina negli angoli non cogli abituali arabeschi, ma con dei lacci a nodo. Non sappiamo precisare il colore dell'asta ne delle due lunghe cravatte che figurano nel disegno che pubblichiamo (Tavola XVI, fig. 4) la freccia evidentemente non è l'originale bensì del modello che portava la fanteria del Granducato di "Wurzburg collo

stemma di Absburgo, certo un postumo raffazzonamento di

parte russa. Non c'è il globo azzurro e la scritta figura diretta-

mente sul drappo bianco: essa suona:

NAPOLEONE IMPERATORE DE' FRANCESI RE D'ITALIA AL REGG T0 DE' DRAGONI DELLA REGINA In alto il solito nastro svolazzante colla leggenda, VALORE

E

DISCIPLINA e manca il nastro inferiore.

E questo sarebbe l'ultimo cimelio dell'esercito attivo che possiamo enumerare. Non fu però senza un profondo sentimento di commozione che descrivemmo codeste

gloriose insegne d'un gio-


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

665

vane me esercito che in Catalogna per 5 anni di seguito, in Pomerania, in Russia, in Sassonia, in Illiria, in Carinzia, nel Tirolo

e sulle contrastate zolle della terra italiana dal valore guidato di un Teuliè, dei due Lechi, di Severoli, Pino, Mazzucchelli, Palombini, Fontanelli, Zucchi, Fiorella,

Villata, Bertoletti, Bianchini,

Vaccani, Rougier e tant'altri dimostrò al mondo che l'antiquo valore

Ne l'italici cor non è ancor morto (10).

Oh perchè, esclameremo

ancor noi col Cusani, non si è mai

monumentomane paese ad erigere una statua rammentante quegl'eroi? Scriveva il Manzoni nel 1863: pensato nel nostro pur tanto

Tra gli stimoli che mossero il nerbo della nova generazione italiana a ben altrimenti fecondi, non si può non contare la me-

tanti fatti gloriosi e

moria recente e la viva presenza dei superstiti di quelli per cui l'Italia, dopo tanto tempo, riprincipiò a avere una storia militare di maniera che i più diradati che ancor ne rimangono, possono dire: anche noi abbiamo ;

combattuto e sofferto per l'Italia.

(Al cav. Bertolini. Lettere di Alessandro Manzoni, raccolte da Giovanni Sforza. Pisa ff. Nistri, 1875, pag. 256-257) (11).


IL

RISORGIMENTO ITALIANO

NOTE AL CAPITOLO XI

(1)

Un decreto imperiale pure del 1° aprile 1809 ordinava la formazione di

una simile compagnia tirata dai dipartimenti francesi dell'Arno, del Mediterraneo e dell'Ombrone per il servizio presso la Granduchessa di Toscana. Fu organizzata e vestita di rosso come quella di Torino e partì per la Grande Armata il 18 agosto 1812. Fu sciolta a Firenze il 16 luglio 1813 e non se ne conoscono le insegne: se ne ebbe, furono indubbiamente dai colori francesi. Un'altra se ne formò a Roma nel corso dell'aprile 1810 coll'effettivo d'una compagnia a piedi ed una a cavallo pure con abito rosso scarlatto e con coc.

carda francese. (2)

Figurarono per gentile concessione del Municipio di Bergamo alla mostra

sistematica del risorgimento nazionale tenutasi in Milano nel novembre 1906, (3) N.* 10216. Dono del Marchese Carlo Ermes Visconti, proveniente dal Museo artistico municipale cui fu legato nel 1863 da Guascone. (4) Catalogo Illustrato del Tempio del Risorgimento Italiano dell'Esposizione di Bologna del 1888. Bologna, Zamorani 1911 (Voi. Ili, pag. 72). (5) Napoleone scriveva il 30 novembre 1811 al Principe di Wagram e di Neuchàtel maggiore generale dell'armata di Spagna a Parigi: " Je vous ai chargé * du détail des drapeaux. Je n'en donne qu'un par régiment d'infanterie; un ' par régiment de cavalerie; un par régiment d'artillerie, et un par régiment * de gendarmerie point aux compagnies départementales ou gardes d'honneur " ou autres „. (6) Lo stendardo in questione è raffigurato giacente a terra assieme ad altre ;

insegne conquistate durante quella memoranda battaglia. febbraio 1801. Questa legge è ristampata nel bollettino delle Leggi (7) 20 132 Pubbl. Uff., pag. 373/376). Dal Titolo II artidel Regno d'Italia (Braidense

—

colo

6, la

Gendarmeria risulta composta di 180 brigate formanti 12 compagnie Vi è uno stendardo per ciascuna compagnia ed

e 5 squadroni. L'art. 10 dice "

:

e portato dal maresciallo d'alloggio in (8)

capo „ come nel testo repubblicano.

Non è improbabile provengano da questo incartamento i disegni descritti

a pag. 176/177.

Uso che vediamo tuttora in vigore presso gli eserciti germanico, austriaco ed a cui si è conformata anche S. M. la Regina Margherita largendo

(9)

e russo

le stole alla

bandiera dell'I 1° Battaglione Cacciatori dell'Assia Elettorale di

cui è proprietaria. (10) I

Vedi

nomi in corsivo son quelli che figurano sull'Are de l'Étoile a Parigi.

A. Zanoli, op.

cit. e Vaccani, Storia delle campagne e degli assedii degli Ispagna dal 1808 al 1813; Giacomo Lombroso, Galleria Militare colle vite dei primarii ufficiali italiani; Antonio Lissoni, Gli Italiani in Catalogna :

Italiani in

;


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

667

Laugier, Gli Italiani in Russia, anonima pubblicazione in 4 volumi colla falsa

data Italia 1827; ed

altri.

da pochi anni s'intitolò qualche caserma a qualcuno di quei gloriosi. E fu tutto. Noi avremmo bramato cbe la porta in sarizzo di stile dorico che decorava l'entrata del castello di Milano sulla fronte verso l'Arco della (11) Solo

Pace, eretta, crediamo, nel 1812 e che andava ornata di emblemi napoleonici che l'Austria aveva rispettato, anziché dispersa come andò, fosse stata in opportuna sede adattata quale monumento dell'esercito italico. Ci voleva così poco!

Noi avremmo bramato, per non citare che questi, che il 73° e 74° reggimento fanteria (Brigata Lombardia, creata nell'agosto 1859

come 3° e 4° reggimento ad ereditare le tradizioni ed i fasti dell'infanteria e dei Cacciatori della Guardia e dei Veliti Reali. Divennero è vero reggimenti austriaci ma i contingenti italiani che dopo Villafranca l'Austria di granatieri) fossero stati chiamati

rese al neo esercito italiano gli portavano intatti i diritti a quella successione.

Ben altrimenti si regolarono in proposito e la repubblicana Francia e l'attuale imperatore Germanico il quale, come già in un precedente nostro lavoruccio accennammo, ebbe a dichiarare che nella questione dell'antichità d'un corpo gli

bastava la prova dell'esistenza nel nuovo

d'una sola goccia del sangue

di quello vecchio per accettare e sanzionare la sopravvivenza del vecchio nel

nuovo.

(Continua).

E.

Ghisi

(colla collaborazione di P. Mandiroli ed 0. Hollandbr).


IL COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

Repubblica o monarchia? Se si fosse rivolta questa domanda italiani dopo i rivolgimenti del 1814, la risposta non sarebbe stata in alcun modo dubbia la gran maggioranza di essi ai liberali

:

avrebbe prescelta la repubblica, sia per l'influsso delle idee francesi in Italia, sia

sia

per le memorie

della tirannide napoleonica,

per l'imperversare della reazione in tutti i campi della vita

civile (1). Il

momento storico, nella cerchia degli spiriti colti, era

favorevole

alle

repubblicane, e l'apostolato

teorie

del

Mazzini

nel 1831 trovava gli animi già pronti ad accogliere un programma

— senza sforzo alcuno e da — potè unire all'ideale della re-

inspirato a quelle idee, tanto che egli

principio con crescente successo

pubblica italiana quello della indipendenza e della unità. Il Maz-

come tutti i grandi

zini,

caratteri,

rimase fermo al suo punto di

partenza, e vi rimase anche quando gli eventi precipitosi sembra-

vano dovessero scuotere la base delle sue idee

;

rimase fermo al

suo ideale nella lieta e nella avversa fortuna. La sua non era setta,

ma religione di repubblica. Ora le sette possono morire degli avversari, ma le religioni non mai, anzi

sotto la violenza

dalla violenza

attingono maggior vigore e diffusione. Nel prin-

Nisco N., Storia d'Italia dal 1814 al 1820, voi. I della Storia d'Italia dal

(1)

1814 al 1880, Roma, 1881

Poggi E., Storia d'Italia dal 1814 al di 8 agosto Martinengo E., Storia della liberazione d'Italia, 1815-1870, Cabrano F., Ricordanze Storiche del Risorgimento italiano 1822-

1846, Firenze, 1883

Milano, 1896

;

R. Bonghi, La vita e i tempi di Valentino Pasini, Firenze, Anelli L., Storia d'Italia dal 1814 al 1863, Milano, 1864 Webb Pregyn,

1870, Torino, 1885

1867

;

;

;

;

;

L'Italia dalla caduta di Napoleone I all'anno 1892,

1892; Fio1797 al 1815, Milano (in corao di stampa); Giovagnoli R., Il Risorgimento, Milano, 1910.

rini e Lemmi, Storia

d'Italia

dal

trad., Firenze,


= )io e

IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

669

il Mazzini fu sempre fermo indipendenza - unità - repubblica.

nella fine del suo apostolato

a tre idee

:

Le cose per Vincenzo Gioberti stanno assai diversamente. An-

ch'egli appartenne alla generazione dei liberali sorta dopo il 1814,

anch'egli (più di chiunque altro) subì l'efficacia delle idee francesi

repubblicane,

anch'egli fu colpito dagli eventi vertiginosi della

precedente età napoleonica e dall' infuriare della reazione. I suoi scritti giovanili per l'efficacia delle opere dell'Alfieri e del Rousseau,

sono pieni di entusiasmo per la repubblica e di avversione per la

forma monarchica: u Fui reso anti-monarchico dalla lettura dell'Alfieri, scrive il Gioberti, irreligioso,

pirronista dagli altri filosofi,,

ma per poco, dal Rousseau,

(1).

Le Miscellanee edite dal Massari sono un delle

prezioso documento prime direzioni della mente del Gioberti negli anni che cor-

rono dal 1818 al 1822

;

è solo a dolersi che

sciato tutti quei passi che dimostravano

i

l'

editore abbia trala-

sensi repubblicani del

giovane e l'efficacia grande degli scritti dell'Alfieri e del Rousseau su di lui. Tra i passi più notevoli, soppressi dall'editore, merita di essere riferito un capitolo terzo Del vocabolo tiranno u Anticamente re e tiranno erano sinonimi. Nihil intererat apud majores inter tyrannum et regem „ (Servivs, in Aeneid, lib. 4. Vedi anche Esther, VI, 9; Dan., I, 2, 3; Tob., X, XXIV 19, XXXV 9, ove le parole ebraiche non significano se non uomo illustre, principe :

potente, ecc.).

A ragione ci era confusione tra

:

i

nomi, essendoci pure

tra quello che viene dai nomi significato. I Greci, quei veri liberi,

tiranno chiamavan qualunque re: ciò osserva Alfieri; una tal mescolanza si trova anche nei Libri Scritturali scritti in greco, come la Sapienza, l' Ecclesiastico,

i

Maccabei. Vedi Calmet, Dictionnaire,

Tyran „ (2).

Lo studio assiduo di Dante aveva accresciuta nell'animo del giovanetto la tirannofobia, attinta principalmente dalle opere delu Se Dante fosse vissuto al principio di questo secolo avrebbe applicato al Salomone delle Russie tal verso, che avrebbe

l'Alfieri.

fatto recitare

da un Giuliano o da un Giuda o dal diavolo Qui dentro è lo secondo Federico,

E

(1)

(2)

'1

cardinale Richelieu.

Gioberti, Meditazioni filosofiche inedite, Firenze, 1909, p. 41. Gioberti, Autografi. Pacco A.

:


RISORGIMENTO ITALIANO

H.

670

nell'inferno pone i tiranni immersi sino al ciglio in una sangue che bolle. Come è ben adatto questo supplizio „. u Vuol dipingere Dante in un verso Cesare, che coli armi conquistò estese provi ncie, e soggiogò Roma libera, rendendo vili così le sue " Dante

riviera di

1

imprese, e così scrive

:

Cesare armato con occhi grifagni.

*

u

Ai nostri tempi un simile paragone messo in simile maniera, ma si potrebbe ugualmente bene e diversamente esprimere ? „ (1). Il Gioberti si proponeva quindi di esporre queste idee in una serie di opere, che aveva in animo di fare all'età di diciotto anni più non verrebbe sofferto

;

:

"

Opere che da me potendo 1

si

faranno

:

Opera politica divisa in vari libri, in cui, per mezzo della storia

1°

e del ragionamento,

mostrerà l'origine dei governi,

si

verni legittimi perciò e congrui agli uomini, società:

di

lì

e quali siano

i

go-

parlerà di vari generi

si

proverà la necessità della società, dell'origine delle lingue,

si

delle arti, delle scienze.

Come

perchè siano

società. Dell'unione stretta de' governi colla reli-

gione. sità

alla

utili

le

e

arti

Come il solo governo legittimo

può

legittimo

essere

il

le

è

scienze

debbano regolare,

come solo per necesamor di patria,

libero:

il

non libero. Come

si

religione,

virtù possano solo regnare colla libertà. Delle guerre. Come ogni clima è atto alla libertà

no. Per esempio

tariamente ciò

o

meno.

la differenza solo sta nel più o nel

;

dall'origine della società e da' principi, quali

assoggettarono a un re volon-

dirà: I primi popoli

si

sacrificarono

volontariamente,

— Si mostrerà,

governi legittimi o

i

Se

si

no.

siano

la loro libertà.

non si può fare. Dunque quel consenso, foss'anche

Ora

confermato

stato

con patti e giuramenti, è invalido. Dunque anche in questo caso non son tenuti

i

sudditi ad ubbidire al re. In quest'opera

gione in generale. Quest'opera può intitolarsi

:

si

parla solo della

Storia della società

;

reli-

od anche

:

Istituzioni politiche. v

Si

2°

Opera in cui si dà la storia delle religioni collegata colla società.

mostra come

la

religione giudaica

era atta alla libertà:

ma come la

religione cristiana lo è ancor più; anzi è la più libera tra tutte. Si sciol-

gono le obiezioni del papato,

de' primi secoli della Chiesa, ecc.

3° Della disciplina ecclesiastica. Opera in cui

riforma ministri.

(1) Ivi.

della

disciplina

nella

Chiesa

,

e

nel

si

modo

mostrerà un' intera di

vivere

de' suoi


4°

Opera in cui

si

671

VINCENZO GIOBERTI

IL COSTITUTO DI

porranno varie questioni sulla Bibbia. Su ciò

potrebbe fare una fatica completa, cioè un Dizionario della Bibbia. e

2

non potrassi ciò fare, farassi un'opera intitolata

euco, in cui

si

ovvero: Questioni sulla Bibbia.

Una poetica molto diffusa sulla triplice poesia lirica, epica e dram-

matica. Ivi non

starà

si

del gusto e del bello

6° Se

al

che

in

ma

magister dixit; le

mostrerà dai principi

si

regole usate dai principali

tragici

siano

non giuste. Sopratutto si difenderanno le tre unità.

giuste, in che 8

Commentario sul Pen-

:

potranno fare entrare anche le principali questioni sugli

alt. altri libri della Bibbia,

5°

si

Ma

il

modo sillogistico di argomentare sia buono assolutamente o in

parte, o niente. Discorso. L'è

in

qualche piccolissima parte,

ma

general-

mente eattivissimo. 7° Dialoghi sul suicidio. 8

si

8° Dello spinto della cristiana eloquenza.

Al fine

di questo trattato

appone un'Appendice sull'eloquenza del foro. 9° Della critica letteraria. Si parlerà anche brevemente delle lodi let-

terarie. 8

derà

il

10° Ragguaglio di un abitatore della Luna ad Apollo. In cui s'inclu-

sistema del fluido.

"11° Apologia di Niccolò Machiavelli. 8

12° Discorsi sulle tragedie di

8

13* Se

gedie sono 8

le

il

Vittorio Alfieri.

teatro sia utile o dannoso. Discorso.

sole composizioni che

con utile

si

—

Si dice che le tra-

possono rappresentare.

14° Omelie sulla Sacra Scrittura.

"15° Prediche. "16° Come si debba ordinare la cultura delle lettere e delle scienze, acciocché utili siano alla Repubblica. il

8

— Si prova

Discorso.

danno che arrecano le accademie,

le

l'inutilità,

anzi

società letterarie, ecc.

17° Riflessioni sulle tragedie degli oltramontani.

— Francesi, Inglesi,

Alemanni e Spagnuoli. 8 Vicaire ha detto " Diligit eximie reges suos Gallus n (Disc, de l'an 1763): può ciò essere. Ma non sarà giammai che l'uomo ami il suo re „. :

Le ultime parole ci mostrano assai chiaramente i principii prevalenti nell'animo del giovane anteriormente ai moti del 1821. Esse

acquistano maggiore evidenza se vengono ravvicinate ad altre espressioni tralasciate dal Massari nelle sue Miscellanee. 8

Pourvu que vous

évitiez

de

tomber dans

n'aurez pas besoin de la vertu „, dicea

vano un re (Montesquieu, Lettres Persanes, più sane

monarchie

premiare

e

(1) Ivi.

si

bada

solo

promuovere la virtù (1).

les

grands crimes, vous

un vecchio ai Trogloditi, che cerca14°). Questo è verissimo. Nelle

a punire

i

grandi

delitti,

ma non a


672 "

IL

Il

RISORGIMENTO ITALIANO

popolo Ebreo quando chiese un

re,

—

e assolutamente

il

volle, lasciò

Si faranno sopra questo sogmonarchia di Dio per una terrena. a l Si prova come i peccatori lasciando Dio e volgetto due Omelie. la

—

gendosi

al

mondo fanno una iniquità, che

in

fondo

anche

è

in

questa

come sia buono il re de' Cieli, e altrettanto cattivi i re della terra; come le cariche delle Corti sono contrarie alla religione come non si può servire a Dio, e agli uomini come nelle Corti si perde la pace del cuore; come nel servire al re de' Cieli si trova la solo vera Libertà [Si prova eziandio, come il vero Cristiano non deve avere altro vero re che Dio, come Dio ama tuttavia d'essere re de' Cristiani. Come nondimeno si dee ubbidire ai Principi terreni quantunque non terra loro dannosissima;

;

;

—

legittimi; giacché altrimenti facendo

2» Si mostra

come servir si debba

il

ce

n'ha niun

re de' Cieli, e

utile, e

è totalmente contrario, e incompatibile con quello che

mini e

uo-

si

presta

il

jus regis di Sa-

agli

ai re della terra.

"

Si

molto danno].

come un tal servizio

Omelie quaresimali.

debbon fare cinque o sei o sette omelie sopra

muele (I, Reg., Vili), narchia „

in cui

si

mostreranno

gli inconvenienti della

mo-

(1).

E un fatto che quando il Gioberti cominciò a pensare all'Italia i

suoi

alla

si confusero coli' amore che aveva governo repubblicana, e tali sentimenti rimasero

sentimenti patriottici

forma

di

costanti nell' animo

dell' abate fino alla

sua prigionia nel 1833 e

anche per molti anni dopo, dopoché la politica del Mazzini cominciò ad apparire alla mente del filosofo come disastrosa e funesta per la causa italiana. Osservando i tentativi dell'esule il Gioberti si andò formando la convinzione, che la parola dell'apostolo genovese avesse forza di un solutivo e corrosivo sociale " Non mette piede in alcun paese che non vi porti la discordia, :

il

disordine, la licenza : incapacissimo a far cosa alcuna, solo riesce

a sciogliere e sperperare „. Soltanto negli scritti posteriori al 1840 il

Gioberti afferma la convinzione

che

il

principio

monarchico

solo poteva condurre l'idea italiana nel campo della realtà.

Dopo i moti del '21 il filosofo subalpino è sempre della repubblica,

entusiasta

ma ne parla con maggiore moderazione. Nelle

pagine che furono scritte in quei tempi prima di tutto è chiaramente espressa l'idea della redenzione d'Italia in parole quasi pro-

(1) Ivi.


VINCENZO GIOBEKTI

IL COSTITUTO DI

f etiche. "

673

La Grecia — vi è detto — alfine si è risvegliata e lotta

al presente contro

una schiavitù di venti

secoli.

Ma contraccam-

biando una cosa coll'altra, chi ha avuto nella sua decadenza una

minor copia di sventure, la patria dei Greci o quella dei Latini? Non anticipiamo sull'avvenire la Grecia prima a cadere sarà forse la prima a risorgere, la profondità della sua caduta ha servito a fare che se ne accorga più di un'altra nazione ma come si vedrà nel seguito, l'Italia ha nei suoi mali medesimi dei motivi :

;

di conforto e di speranza, e nella stessa sua debolezza delle forze,

degli argomenti che mancarono sempre alle passate nazioni. Questo

pare un paradosso, ma rimarrà chiaro nel seguito „ (1).

Non mancano poi qua e là degli accenni agli stranieri ed al dominio inviso agli italiani, in un singolare passo sopratdove è detto che " se Dante in molti luoghi è divenuto un idolo quasi delle moltitudini letterarie, lo si deve probabilmente alle sue invettive contro di Roma allo spirito superbo ed aristocratico dei suoi scritti e delle sue gesta, ed alla sua strana idea politica di sottordinare l'Italia all' unità di un dominio straniero. Il qual ultimo concetto pare che abbia fatto prendere in grazia più che tutto il resto il divino poema ai fautori di quella formidabile potenza, che contro ogni prescrizione di natura, e ogni loro

tutto,

;

senso di equità agogna a possedere l'Italia, e a introdurvi quell'assoluto servaggio politico, e quella piena licenza religiosa, che sven-

turatamente la contrassegnano „ (2). La repubblica rimane sempre nell'animo del Torinese la forma di governo idealmente migliore, ma egli comincia a sospettare che la monarchia, date le necessità politiche dell'Italia ancora divisa

e schiava, presenti tali vantaggi che non si potrebbero in alcun

modo

trovare in altre forme di governo, " come quella che non ammette l'amor patrio esclusivo e innaturale delle antiche repubbliche, e che, come Rousseau stesso altrove implicitamente confessa, essendo il solo che sia adattabile a un largo stato, è il meno op-

posto alla divisione

dell'

umano

genere, il più atto col torre gli

odii nazionali a favorire la carità del genere

umano „ (3).

Attorno al 1831 Vincenzo Gioberti raccoglieva intorno a se molti giovani

(1)

dell' Università e del

Seminario. Molti dei suoi amici e

Gioberti, Autografi. Pacco Y.

(2) Ivi. (3) Ivi.

Pacco P. Il Gioberti parla evidentemente della Francia. Pacco M.


IL

674

RISORGIMENTO ITALIANO

discepoli di quel tempo affermano di averlo udito far fede tante

Danton e Rousseau non ne sarebbero adontati (1). Vi era attorno al giovane abate un

volte di repubblica così democratica che se

urto di pareri diversi e tutti assoluti, esclusivi, radicati nell'animo dalle varie dottrine, dai fatti

precedenti, dalle opinioni che

una

volta manifestate non si mutano facilmente. Gli uni travedevano la libertà in un reggimento monarchico-costituzionale, predicavano un Re cittadino o volevano ricorrere ad un principe forestiero. G-li altri (ed il Gioberti con essi) non vedevano libertà possibile che in un ordinamento repubblicano. Tutti garrivano sul più o sul meno, sui principi dell' elezione, sull' una o sulle due camere,

potere esecutivo, sull'estensione delle facoltà

attributi del

sugli

concesse al giudiziario, sovra infiniti punti che ognuno decide a suo senno. In mezzo a codesto caos di opinioni veniva ripetuto il

nome d'Italia

usciva così dai monarchici civili come dai repub-

;

blicani il voto che potesse venir presto il tempo che la penisola, liberata dai principi

vita

assoluti

stranieri e nostrani, si ordinasse a

autonoma e indipendente. Il Gioberti cominciò a dimostrare

quella moderazione di giudizio e quella acutezza di previdenza politica, delle

quali più tardi potè vantarsi. Egli

aveva però la

convinzione, che pur riuscendo a trovare un accordo nel

campo

non era ancor giunto il momento opportuno per l'azione. Scriveva quindi all'amico Carlo Verga di delle aspirazioni e delle dottrine,

Vercelli nel 23 dicembre del 1831 ai presenti

italiani,

:

"

La via dell'operare è chiusa

cosa che deve disperare i vecchi, ma non

i

un lungo avvenire. Ma non sarà mai che gì' Italiani adoprino, se prima non si avvezzano a pengiovani, che hanno dinanzi a sé

sare „. fare e

u

Parlare e far leggere, ecco la sola cosa che oggi possiamo

dobbiamo

;

e

ragionando e spargendo buoni

libri,

mettere

ardore e speranza nei giovani, dai quali uscirà quella matura ge-

nerazione di forti e generosi italiani che dovranno operare „.

B

II

gran male del nostro paese non è tanto il difetto di lumi, quanto di animo, di coraggio e di fervore

;

quello che manca specialmente

può tutto, e senza cui nulla si può; perchè infatti non potremo mai nulla finché non crederemo di nulla potere. La è la fede, che

fede in politica come in religione opera miracoli „

(2).

(1) Brofferio, Storia del Piemonte, Torino, v. Ili, 1850, p. 148. Tolta l'esagerazione partigiana, la notizia del Brofferio è esatta. (2) Mas8Akx, Ricordi biografici e carteggio di V. G., Torino, 1860, voi. I, pa-

gine 176, 205, 206. Le due ultime citazioni sono di una lettera al Verga del

9 aprile 1833.


IL COSTITUTO DI

Tali erano

i

675

VINCENZO GIOBERTI

pensieri e i sentimenti che

si

agitavano nell'animo

quando nel 1831 cominciò a diffondersi La Giovane Italia, nella Liguria, in Piemonte ed in Toscana. Fu come un

del Gioberti

raggio improvviso di luce nell'animo dell'abate torinese e dei suoi più ardenti amici, un raggio, che venne a render visibili i contorni di idee, che incerte ancora oscillavano nel loro animo.

come in quei giorni si

Mai

radicò nell'animo dei giovani la convin-

zione che l'Italia era chiamata ad esser nazione, che poteva con forze proprio

crearsi tale, che

il

mal esito dei tentativi passati

spettava non alla debolezza, ma alla pessima direzione degli ele-

menti rivoluzionari, che il segreto della potenza era nella costanza e nell'unità degli sforzi. La Giovane Italia era repubblicana, perchè praticamente l'Italia non aveva elementi di monarchia: non aristocrazia venerata e potente, che potesse piantarsi fra il trono

e la nazione;

non dinastia

di

principi italiani che

corruscasse

per lunghe glorie e importanti servigi resi allo sviluppo della nazione, perchè infine la tradizione italiana era tutta repubblicana:

repubblicane le grandi memorie, repubblicane le aspirazioni della nazione. Il

Gioberti per allora non fece adesione palese alle dottrine del

Mazzini, né fu inscritto nella Federazione. All'una e all'altra cosa

ostava una condizione di fatto gravissima che toglieva al giovane abate il liberamente disporre di sé stesso

:

fin

dal 1825 il Gioberti

copriva la modesta carica di cappellano di corte che gli imponeva degli obblighi a cui la sua coscienza e il suo carattere non potevano sottrarsi. Tuttavia vi sono testimonianze che mostrano come nei ragionamenti con gli amici più intimi egli non facesse mistero delle sue aspirazioni repubblicane

(1)

(1)

e della sua simpatia

Che il Gioberti non facesse mistero delle sue opinioni italiche e repubsi induce da questo documento che il D'Ancona ha tratto A&XVArch.

blicane

di Milano, Atti segreti della Presidenza del governo, voi. CIX, Orig.

Milano, *

li

:

21 dicembre 1828.

Eccellenza,

Munito di regolare passaporto e reduce da un viaggio fatto in Toscana e dal giorno 2 corrente a Milano il sacerdote Vincenzo Gio-

in Romagna, arrivò

berti di Torino, e prese alloggio all'albergo di S. Michele.

Presentatosi a questa Direzione generale, il mentovato forestiere dichiarò che l'unico motivo de' presenti suoi viaggi era quello di consultare i più valenti medici, e di trovare clima che confaccia alla

mal ferma sua salute. Era


676

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

per quella società che sebbene segreta, pure aveva diffusa la fede si era fatta banditrice, con le parole

nella rigenerazione italiana e e

con gli scritti, dei voti e delle idee che solcavano allora tutte le

anime ma che pochi sapevano e potevano palesare. u Alla mia venuta in Piemonte nel 1830, scriveva Silvio Pellico in tempo più tardo, trovai fra i giovani preti amici di mio fratello Francesco, or gesuita, il fervido Gioberti. Vidi in esso un ingegno alto, una fede ardente, un cuore schietto. Solo mancavagli maggior prudenza: era appassionato per la causa dei poveri Polacchi, e non temeva di nuocersi dicendo a tutti tutto ciò che pensava „. Alla fine dell'ottobre del 1831 il Pellico scriveva all'amico Savonarola u Intanto il povero nostro Piero non è tranquillo :

Eh! chi sa fino a quando saranno tribolati gli Italiani generosi. Voglia Dio preservarli e Gioberti e tutti quanti „. E continuava: u Da ciò che hai sentito in casa Masino tu puoi argomentare se sia

prudente il

l'altra sera

silenzio, ieri e

tanto raccomandatovi.

Vorrei che tu ne fossi persuaso e ne fosse convinto Gioberti. Oh,

miei generosi, per carità, nessuna imprudenza! „

(1).

Nel 1832 cominciò a circolare anche in Torino, non ostante

i

ri-

gorosi divieti e le inquisizioni praticate, il periodico La Giovane Italia.

Cooperavano alacremente in Toscana a

prò' dell'associa-

zione Guerrazzi, Bini, Enrico Mayer; Pietro Bastogi era cassiere del Comitato

;

affratellati, fra

i

più noti, Paolo Cervini, Giuseppe

Carlo MatCempini, un Maffei, Carlo Fenzi ed altri molti: capo del

Montanelli, Francesco Franchini, Enrico Montucci, teucci,

il

comitato, nell' Umbria, Francesco Guardabassi

;

aderenti in Ro-

magna tutti gli uomini, che avevano mano nelle cospirazioni di j

munito di commendatizia pel Marchese Manzoni, autore dei Promessi

Sposi.

Nel giorno 15 corrente egli continuò però il suo viaggio verso la sua patria. Ciò che mi do l'onore di riferire a V. E., ritenendo il ridetto sacerdote l'identico Gioberti di cui tratta

n°

il

venerato

dispaccio

presidenziale

-^-

corrente

— —— Pel caso poi che in seguito questo avesse da fare ritorno a Mi.

lano, amerei di conoscere di che egli sia particolarmente sospetto, e ciò

onde

poter dirigere opportunamente la raccomandata sorveglianza, e scegliere anche

adeguatamente il sorvegliatore „. Così il poliziotto Torresani Strassoldo, che conosceva già (1)

il

Gioberti

al

governatore

come liberale di tre cotte.

Pellico, Epistolario, Milano, 1882, p. 108; Bianchi, Curiosità e ricerche,

Torino, 1882. Puntata

II,

pp. 380 e 381.

,


IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

677

quel tempo, primo fra i quali il Farini; alleati da Napoli, Carlo Poerio, Leopardi ed

)lamente >polani,

i

altri.

"

In Genova

— scrive Mazzini — non

giovani della classe commerciale e gl'influenti fra

i

ma s'accostavano a noi, convinti della nostra potenza,

uomini del patriziato... In Piemonte, il lavoro procedeva più nondimeno le nostre fila toccavano tutti i punti importanti si stendevano fino alle terre, popolate d'arditi uomini, del Ca-

Li

ito:

ivese e prestavano l'opera loro, fra altri molti, Cantara, Vochieri,

Agostino Depretis, ecc. E uomini collocati più in alto...., regolarmente all'Associazione, ma lasciavano itendere che dove l'impresa s'iniziasse potente, l'aiuterebbero. Con bisognava giovarsi copia d'elementi sif atti prosegue Mazzini irola,

>n s'affratellavano

—

dell'entusiasmo crescente

—

e pensare seriamente all'azione „

Sulla fine del 1832 in tutto

il

(1).

Regno Sardo era vivissimo ed

alacre il lavoro di propaganda, specialmente nell'esercito, perchè si

veniva concretando un moto insurrezionale, che doveva muovere

dal Piemonte e scoppiare nella primavera del 1833, secondo gli ultimi accordi stabiliti nel convegno di Locamo. La scoperta della

congiura ruppe le file del disegno e condusse i patrioti alle carpatibolo, all'esilio; altri, deboli o malvagi, elessero l'in-

ceri, al

famia delle propalazioni. Un testimonio non sospetto di tenerezza per gli agitatori, a proposito di quell'anno terribile e delle persecuzioni che si estesero alla gran maggioranza dei cittadini, scrive u nelle sue Memorie: Si scoprirono trame secrete; lo scopo a cui tendevano parve sommamente terribile: s'istituirono in tutte le divisioni apposite commissioni militari, presidenti i governatori di esse, alcuni dei quali, forniti di canuta prudenza e di senno na-

tivo, usarono con temperata misura le

opportune cautele all'ombra

delle quali la pubblica quiete fu salva; altri, di natura più sùbita

o più solleciti di conseguire onorificenze e premi soliti a distribuirsi ai zelanti, trascorsero al di là dei confini, privarono di libertà

non pochi innocenti e tolsero di vita taluni che forse, per reo desiderio, ma non già per misfatti commessi, meritavano l'estremo supplizio. Tra questi ultimi punitori vogliono essere segnalati il conte Rodolfo de Maistre ed il generale Gralateri, general comandante di Genova il primo, il secondo governatore di Alessandria, vissuti tutti e due per assai lungo spazio di tempo nell'impero di

(1)

Saffi, Giuseppe Mazzini, Firenze, 1904, p. 19.

Il Risorgiìnento Italiano.

— IV.


IL

678

RISORGIMENTO ITALIANO

Russia, dove la giustizia si amministra con forme appropriate alla

natura di quei popoli, ancora selvaggia. Dovrebbero innalzare un monumento di gratitudine al deputato Gallenga, il quale, colle

spontanee sue rivelazioni, scusò in parte gli eccessi loro. Lascio

ad altre penne l'ingrato ufficio di descrivere quelle tremende congiunture. Nei paesi bene ordinati codesti straordinari provve-

dimenti sogliono essere di breve durata, perchè molto importa che tempo s'affretti a cancellarne la memoria. Ma da noi mai non

il

si

cessava dai sospetti, né dal praticar minute indagini o dal por

le

mani addosso ora a questo ora a quello. Il conte della Scarena,

cui, tra le

diverse attribuzioni del Ministero, toccava anche quella

della polizia,

doveva pur partecipare all'andazzo comune. La con-

suetudine a poco a poco diventa natura; l'indole sua meridionale gli

faceva dar corpo alle ombre, sicché s'andava piegando a quanto

gli veniva

ogni di sussurrato all'orecchio,,. Non si può trovare più

imparziale e

giusta condanna del governo piemontese del 33;

tanto più autorevole, in quanto è espressa in forma così temperata e da tale che

non può essere confuso coi liberali estremi o

repubblicaneggianti (1).

Non è a meravigliarsi se in un tempo in cui il menomo indizio bastava a mettere in compromesso i più innocenti, i sospetti giungessero fino

a toccare Vincenzo Gioberti,

il

cui ingegno,

il

cui

fervore e il cui entusiasmo per la repubblica non potevano passare inosservati in Torino presso la gente più posata del clero e della

Le prime avvisaglie non si fecero troppo attendere e furono mosse dagli emuli invidiosi. Il Gioberti era uno dei capellani di corte (2). Aveva accettata la modesta carica quando viveva sua madre per obbedire ad un assoluto suo volere; l'aveva conservata dopo la morte di quella, perchè alcuni parenti non gli consentivano di lasciarla, tuttavia si era sempre comportato con le parole e con città.

le

opere in modo che sua regola non fossero stati i riguardi del-

l'impiego,

ma i dettami della ragione e della coscienza. u Mi con-

fidava — narra

il

Gioberti stesso

— che, continuando a portarmi

liberamente, questa mia stessa libertà mi avrebbe finalmente dato

causa ed occasione di ritirami. Né il mio avviso tornò vano, poiché in questi ultimi giorni

(1)

(2)

il

re

si

mostrò forte adirato contro di me

Sauli D'Igliano, Memorie, Roma, 1909, II, Massari, Rie. biogr. e cari., I, 211-212.

p.

243

e se<


IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

679

per il mio modo di procedere, tassando la libertà dei miei discorsi, e alle accuse aggiugnendo le calunnie, cioè imputandomi d'ateismo, il

che quanto sia fondato il sanno tutti che conoscono le mie opi-

nioni in filosofia.

Mi fece intimare in conseguenza che io cangiassi

che io risposi che, quanto alle opinioni religiose, sdegnava di giustificarmi per l'enorme falsità delle accuse quanto al resto io non ero disposto a cangiar vita, non credendo che quella che io aveva condotta finora fosse punto biasimevole e cattiva; che né la coscienza, nò l'onor mio mi permettevano di rinunziare a quelle opinioni che io stimava vere, e a quei portamenti che io riputava legittimi e buoni. Aggiunsi che, conoscendo termini e vita

:

al

io

;

che

il

mio servizio più non gradiva

licenziato dall'impiego.

al re, io

chiedeva di essere

Ho sentito con piacere approvarsi questo

mio modo di procedere dai conoscenti e dagli amici, e perfino da quelli che finora tacciavanmi d'imprudente e d'arrisicato. Checché ne pensino poi i cortigiani e gli uomini servili, non m'importa, perchè io non mi curo punto del biasimo o della lode loro. Dormo contento perchè mi trovo avere ricuperata interamente la mia libertà, per quanto si può averne in questi luoghi e in questi tempi. u

Ho eziandio questo gusto (e mai forse altri mi accuserà di

stranezza), che più mi garba, più mi diletta, più mi

va a sangue una vita rozza e disagiata, ma libera, ma indipendente, che una molle e beata servitù.

— L'indipendenza è cosa così orrevole e grata,

che ben si può comprare a più alto prezzo che non ho fatto io, ora che, per non farlo, avrei avuto mestieri di portarmi vilmente e vituperosamente,

mutando vita contro coscienza o mascherando

con bugiarde apparenze la verità delle mie opinioni e dei miei portamenti Questa piccola diminuzione di fortuna l'avrei già io !

moto e da molti anni, se i voleri e i consigli non me l'avessero vietato. Ma la cosa era in termini che non si poteva più decentemente indugiare, anche a giudizio dei

fatta di proprio altrui

più rattenuti e rispettivi in questo genere di deliberazione. Io era

(come puoi pensare) di rifiutare ogni compenso, quando il che però non era per alcun verso probabile e infatti la mia domanda di congedo fu accettata semplicemente, e venni liberato dalla necessità di dover dare un

risoluto

al re fosse piaciuto di offrirmelo, ;

altro memoriale. Ti noto questo,

perchè a caso, o pel consiglio di

qualche malevolo, s'era detto qui da qualcuno che il re mi aveva lasciato lo stipendio,

il

che è falsissimo: più falso ancora che io


IL

RISORGIMENTO ITALIANO

mio mi comandava in questo caso un centesimo „ (1). Con le sue dimissioni, accolte da Carlo Alberto, da capellano di

l'avessi accettato, poiché l'onore

di rifiutare persino

Corte, acquistata così la desiderata libertà,

il

Gioberti

mandò ai

compilatori della Giovane Italia la lettera che fu poi pubblicata nel VI fascicolo, l'anno 1834, col titolo Della Repubblica e del Cri-

stianesimo, in cui egli esprimeva idee che da gran tempo andava

raggirando nella mente e affermava di accordarsi col Mazzini nei tre concetti capitali di indipendenza, unità e repubblica e di esser pronto a dare anche la vita per farli trionfare (2). Sorgono qui alcune questioni importanti: scrisse

il

Gioberti

veramente questa lettera? quando e perchè la scrisse? " Di quella e lettera fu menato molto scalpore nel 1849 — dice il Massari fu ristampata a documento delle mutate opinioni, dell'apostasia politica del Gioberti: ma scrisse egli davvero quella lettera ? oppure fu scritta da altri, e poi da lui inviata alla compilazione della

—

(1) Ivi. II,

110-111.

Questa lettera fu ristampata nel 1849 dal Mazzini con un mordace proemio. Cfr. Gioberti V., Della repubblica e del cristianesimo, Italia (Lugano, (2)

tip. della

Svizzera Italiana), 1849, p. 32, p. xix, 44,

e l'opuscolo

Italia e l'abate V. Gioberti, Torino, 1849. Cfr. Mazzini:

"

Il

La

Giovine

VI fascicolo è quasi

non mancano che poche pagine ad un fascicolo di quasi trecento paun articolo sugli Stati Romani, firmato da Tiberio Borgia; un breve scritto d'alcuni giovani italiani uno scritto religioso sul cristianesimo e la libertà di Pallia; un articolo sull'unità italiana, mio; un articolo sulla repubblica, firmato da Pietro Giannone uno scritto religioso ai preti, scritto da Gioberti; un breve articolo sulla Roma contemporanea; uno scritto confinito

:

gine. Contiene:

;

;

cernente le cose della Savoia, ecc. „. Scritti editi e inediti, XIX, 1902, Firenze; Epistolario

I.,

p.

222

gina 148, scrive che

vane Italia ,

scritti

derazione che gli

;

"

Angelo Beoffekio, nella sua Storia del Piem., Ili, pada Parigi e da Bruxelle il Gioberti mandò alla " Gio-

pieni di ardore repubblicano. Lasciando per ora la consi-

riducono ad uno solo, non è vero affatto che questo fosse stato inviato dall'esilio. Il Mazzini infatti nella sua lettera * Perchè già citata, scrive dopo aver salutata la bandiera della Giovane scritti inviati si

:

Italia,

dopo aver detto ecc., venuto in Francia ci avete

lasciati soli e vi siete

Mazzini non avrebbe mai scritto così se venuto in Francia a Parigi il Gioberti avesse mandato l'entusiastico scritto Della repubblica e del isolato? „.

11

Cristianesimo. Questo scritto fu inviato, segretamente, da Torino e edito poi solo nel 1834, nel VI fascicolo della

"

Giovane Italia „, sia perchè era giunta filosofo, sia perchè oramai era stato fissato il contenuto del quinto fascicolo, che uscì mentre l'abate torinese era al

Mazzini la notizia

in carcere.

dell'arresto

del


IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

681

Giovane Italia'? Potrei allegare a questo proposito

la testimo-

nianza di autorevoli coetanei; i quali affermano che quella scrittura non fosse opera del Gioberti „ (1). Si capisce che durante le polemiche ardenti che si sollevarono fra giobertiani e mazziniani nel 1849

i

seguaci del Gioberti avrebbero desiderato in cuor loro

che la lettera di adesione spirituale agli ideali ed alle dottrine della Giovane Italia non fosse mai stata scritta dal loro capo, e

si

capisce anche che alcune autorevoli persone fossero pronte a testi-

moniare che quella lettera non era stata scritta dal Gioberti. Resta però il fatto che prima di quella polemica nessuno revocò in dubbio la paternità di quell'ardente articolo, e che quando la polemica fu scoppiata il Gioberti non dichiarò mai ch'egli non aveva scritte quelle pagine, né tal dichiarazione fecero i partigiani che a suo nome si levarono contro Giuseppe Mazzini e i mazziniani. Nel 1833 Vincenzo Gioberti era per dottrina repubblicano, e non era pronto a schierarsi per la monarchia nemmeno se (cosa che allora sembrava poco probabile) un re del Piemonte o di Napoli, per esempio, avessero formata una forza di milizie e di navi alla rigenerazione e alla indipendenza d'Italia. Pietro di Santa Rosa u scriveva a Camillo Cavour: Personne n'a pù mieux que moi conu naitre Gioberti en 1833. Oui, il était extrèmement exalté en * fait u

d'opinions libérales

* jamais

le

:

il

visait à la république, je crois à la

démocratie pure, et à l'émancipation de l'Italie

;

il n'a

cependant

cesse de professer ouvertement sa foi catholique „ (2). Se

vicende e la riflessione convinsero molto più tardi l'ardente

abate che l'indipendenza e l'unità d'Italia non si sarebbero potute ottenere se non per l'opera di

un principe, se la fede nelle con-

giure e nei tentativi isolati, nei rivolgimenti delle nazioni d'Eu-

ropa e negli aiuti stranieri andarono sempre più dileguando dal suo animo, egli ossequiente alla ragione progrediente ed ai fatti

nuovi mutò nel concetto dei mezzi, ma non in quello del fine, che rimase sempre costante nel suo animo. La lettera alla Giovane Italia rispecchia fedelmente lo stato d'animo del Gioberti nel 1833 e non del solo Gioberti ma della gran maggioranza della gioventù liberale italiana di quegli anni. E una grave ingiustizia voler dimenticare le condizioni dei tempi e degli animi, e voler applicare ad un

—

(1)

Massari, Rie. biogr.

(2) Ber-it,

Di

e cart.,

I,

p. 334.

V. G. riformatore politico e ministro, Firenze, 1881, p. xvi.


IL

682

RISORGIMENTO ITALIANO

decennio successivo il criterio politico del decennio antecedente. Il divario che corre tra il 1833 e il 1849 è immenso, e per ben sentenziare intorno ai pensieri ed ai portamenti degli uomini in quegli anni, giustizia e verità vogliono non si dimentichi qual fosse l'am-

biente morale in cui vivevano. Chi ben legga la lettera del Gioberti vi scorge che lo scrittore è un giovane che incoraggia altri

giovani e svolgendo ad essi alcuni suoi pensieri dichiara che suo

modo di pensare si accorda con quello delle persone

a

il

cui

poche differ-enze e di piccolo momento. Quando fu scritta la lettera alla Giovane Italia? Non esitiamo a rispondere che fu scritta nel maggio del 1833. Mentre era ca-

scrive, salvo

pellano di Corte i riguardi naturali al suo posto avrebbero vietato al Gioberti di

esprimere concetti che così mal si adattavano alla

sua posizione non pienamente indipendente, non libera. Ora il Gioberti

si

dimise da capellano di Corte nel 9 maggio del 1833, e fu

arrestato

il

giorno 31 maggio. In questo intervallo di tempo fu

scritta e fu inviata la lettera a

Giuseppe Mazzini. La cospirazione

della Giovane Italia batteva in cerchio il Piemonte. Da Marsiglia,

— da Cuneo coll'avv. Fantini, col negoziante Menardi da Mondovì col Durando e col conte Lanza; — da Fenestrelle col Bersani; — dalla Savoia, da Parigi, da Ginevra, da Losanna, da Ivrea, da Casale Monferrato, da Stradella; — da Alessandria col Vochieri, coll'Ansaldi, col Dossena, da Vercelli collo Stara e col Pianavia; — da col Rattazzi; Genova col Thappax, col Gavotti, col Miglio, col Biglia; dalle dov'era il Mazzini Toselli,

;

col

;

—

—

—

isole di Corsica e di Sardegna, e su su, per la strada della Cornice

celeste e marittima,

da Oneglia, da Porto Maurizio, da Nizza la

bella i cospiratori soffiavano a Torino, nel centro del Piemonte,

soffiavano ardentemente: " Rifacciamo l'Italia Cacciamo i tedeschi! !

Instituiamo la sospirata Repubblica Italica

!

„

Qual momento più

propizio per la lettera giobertiana alla Giovane Italia? Ottenuta

legami che lo circondavano, il giovane abate aveva espresso quelle idee e quei sentimenti che da gran tempo aveva manifestati a voce nel segreto degli amici più intimi. Certamente quella lettera non fu scritta né durante la prigionia, ne quando sul finire del settembre il Gioberti, liberato dal carcere, si recava in Francia. Giuseppe Mazzini poco tempo dopo scriveva

la piena libertà dai

infatti

al nostro,

rammentando la

lettera

" Perchè, dopo aver salutata la bandiera della

aver detto

:

grideremo con voi Dio e

il

Giovane Italia: Giovane Italia, dopo

alla

Popolo e studieremo

di


VINCENZO GIOBERTI

IL COSTITUTO DI

683

propagar questo grido, venuto in Francia ci avete lasciati soli e vi siete isolato „? (1). Dunque la lettera che poi fu pubblicata nel 1834 era stata scritta nel Piemonte e dopo di quella da parte del Gioberti, imprigionato, condannato all'esilio, vi era stato silenzio perfetto. Questi fatti delimitano la data della lettera alla Giovane Italia fra il 9 maggio del 1833, giorno delle dimissioni del Gioberti dalla carica di capellano di Corte (che all'animo scrupolosa-

mente corretto del giovane impediva una dimostrazione per iscritto e così aperta delle idee repubblicane delle quali a voce non faceva del resto un mistero) e il 31 maggio, momento dell'arresto, a cui

susseguirono le indagini e

l'esilio

nel 28 settembre dello stesso

anno (2). Se noi indaghiamo le cause ulteriori che spinsero il Gioberti a comporre la sua lettera dobbiamo tener calcolo della reazione che infuriava in Torino, e che aveva sollevato lo sdegno anche presso gli spiriti amanti della libertà nazionale e della monarchia augurata liberatrice e la naturale reazione all'atto arbitrario del licenzia-

mento dal posto di capellano

— con

ssurrate a bassa voce e in parte

apertamente manifestate dall'abate

Briclierasio a

corteggio di calunnie su-

il

nome dei cortigiani e degli ecclesiastici ligi al par-

tito gesuitico, testé restaurato in Torino.

Ai 22 di aprile del 1833 cominciarono in Torino gli arresti fra i

accusati della cospirazione

militari

repubblicana ordita dalla

Giovane Italia. Successivamente i fratelli Oberti vennero messi in prigione

;

la stessa sorte toccò al Cariolo

Scovazzi presero il largo

;

i

;

Paolo Pallia e Giovanni

frequentatori del caffè Livorno erano

pedinati; poi si ebbero le infauste propalazioni dei militari.

(1)

Massabi, Rie. biogr.

(2)

All'entusiastica

e cari.,

lettera

I,

337.

dell'abate

il

Mazzini

si

affrettò

a rispondere.

L'apostolo stesso nella sua del 15 settembre accenna ad una sua precedente, * E quando ho scritto: se ci crema sottentratici, abbiate sacra la vostra

che fu probabilmente distrutta dal Gioberti. dete inetti a sorreggerla, cacciateci,

bandiera, vi ho scritto coll'anima, e lo scriverei col sangue, a patto di poter

rompere non l'inerzia dei

le

nimicizie e le invidie

de' tristi,

che

poco importano,

ma

buoni „. Queste parole il Mazzini le rivolgeva oltre che al Gio-

berti anche alla coterie carbonica senza pregiudiziale repubblicana, di cui era

capo in Torino l'avv. Badariotti e di cui facevan parte il Gioberti e il Dabormida. Cfr. Mazzini, Opere, Ed. Naz. v. V, p. 451. L'abate torinese, essendo corsa la voce del suo arresto,

si

era affrettato a far scomparire e a distrug-

gere tutto quanto aveva in casa di compromettente, come Menotti, ecc. Cfr. Massari, Rie. biogr.

e cart.,

I,

p. 228.

i

ritratti di

Ciro


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

684

Negli interrogatori segreti fatti subire agli arrestati il nome del Gioberti fu fatto frequentemente come quello di un giovane liberale, di forti studi, di ingegno pronto, ma nulla potè risultare al suo carico.

medico Vittorio Oberti, per

Il

esempio,

interrogato

" se

co-

nosca l'avv. Daziani e il teologo Gioberti, da die tempo e in qual modo ne abbia fatta la conoscenza,,; rispose: "Il Daziani l'ho conosciuto saranno sei mesi, al caffè di S. Carlo. Gioberti poi l'ho conosciuto un anno e mezzo fa, non saprei più ne in qual modo,

ne dove,,. Interrogato: "se fosse solito di recarsi all'abitazione Daziani e del teologo Gioberti, e con chi d'ordinario in detta casa si trovava „ rispose " In casa Daziani non ci sono mai stato. In casa del Gioberti poi ci sono stato qualche volta, mai non trovandovi alcuno, perchè passavo un momento circa il mezzodell'avv.

:

;

Interrogato: " se sappia che l'av-

giorno venendo dall'officio,,

vocato Daziani, ed il teologo Gioberti frequentassero la casa delBerghini; rispose negativamente „ (1). Se non fossero intervenute le deposizioni di Emilio Zacchia, caporale maggiore della brigata Casale e di Antonio Alberti, sot-

l'avv.

totenente d'ordinanza della stessa brigata, l'arresto del Gioberti

non sarebbe avvenuto. Emilio Zacchia

era,

come

il

Berghini, di Sarzana, soldato di

leva nel 1832, aveva presa la ferma in giugno, in luglio era stato

promosso caporale furiere e poi nel dicembre caporale maggiore. Arrestato nel 33 rimase in cittadella fino al settembre, quando, per

" sovrana

in congedo

volontà ni fu rimesso in libertà e mandato a casa

assoluto.

Prese poi parte col grado di tenente alle

guerre del 1848 e del 1849

;

tornò quindi in servizio come capitano

nel 1859 nel corpo dei Cacciatori della Magra, promosso maggiore

ebbe il comando del forte di Brescello, e morì in patria col grado di colonnello. Lo Zacchia depose tali inezie che non potevano provarsi, ed anche provate non bastavano per dare al Gioberti la più piccola pena. Egli in sostanza diceva che il Gioberti si era recato a trovarlo nel mese di marzo nella casa dell'avv. Pasquale Berghini, mentre era in letto ammalato, e che quivi aveva detto " che

(1) Questi brani di deposizioni sono, è inutile dirlo, inediti. Altre prove si dovranno rinvenire nell'Archivio di Stato di Torino, quando esso sarà accessibile anche per ciò che riguarda i funesti processi del '33.


IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

685

Francia non era propizio al suo modo di penche ne sperava un cambiamento, poiché in tal caso sareb-

l'attuale governo di sare, e

bero rientrati i rifuggiti italiani, ed avrebbero portato fra noi un altro sistema di

governo qual appunto sarebbe la repubblica „ (1).

Edmondo Solmi.

(Continua).

11 dottore (1) Si vegga più oltre il costituto inedito di Vincenzo Gioberti. Pasquale Berghini era nato a Sarzana, il 6 maggio 1798; si era laureato nel 1820; andò a Torino al cadere del '32, dove conobbe Domenico Barberis, an-

Paolo Pallia e Gioberti. Durante gli dove gli arrivò la notizia che era stato condannato a morte ignominiosa con Giuseppe Mazzini e Domenico Barberis, tutti, come lui, contumaci. Si recò poi a Marsiglia, a Parigi, a Londra,

ch'egli ascritto alla

"

Giovane

Italia ,,

arresti del '33 riuscì a fuggire in Corsica,

donde rimpatriò nel 1845. Fu sempre in corrispondenza col Gioberti, che nel 1848 e 1849 gli affidò importanti incarichi politici. Cfr. Torino, 1898,

v. Ili,

p.

895

e segg.

*

Riv. del Risorg. It. „.


II.

-MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

L'Archivio di Stato di Massa.

L'Archivio di Stato di Massa, per lodevole direttore,

Giovanni Sforza, possiede una ricca

nali, di libri, di

iniziativa

del

opuscoli e di manoscritti relativi

primo

suo

e copiosa raccolta

di gior-

alla storia della

Luni-

giana e agli uomini della regione, che nelle arti, nella politica, nelle lettere

con

giunsero a una qualche rinomanza, e varcarono scritti

i

ristretti limiti del

Pregevole sovra

le

azioni o con gli

paese nativo.

le altre è la

raccolta dei manoscritti, raccolti in cento-

ventun volumi, non tutti, s'intende, di eguale importanza per il loro contenuto, né tutti autografi o originali, ma talora copiati e trascritti fedelmente

da carte e documenti esistenti in archivi pubblici e privati d'ogni parie d'Italia. Numerosi ed importanti sono i manoscritti relativi al periodo del nostro

Eisorgimento

politico,

specie quelli

che riguardano

i

tempi

fortunosi che dalla prima invasione delle milizie francesi (1796) giungono fino alla

prima restaurazione (1815).

Quali fossero le condizioni della Lunigiana o meglio dei vari staterelli di questa regione, allora divisa e frazionata in un ducato principale, quello di Massa e Carrara, e in vari

feudi

imperiali,

prima che scendessero in

Italia le milizie repubblicane di Francia, più che dalle opere degli storici

di questo tempo, che sono piuttosto scarse e frammentarie, si può facilmente ricavare da un manipolo di lettere di Francesco Fini, poeta rnassese, allo stampatore Frediani, pure di Massa (Ms. 77, n. 32), nelle quali si parla

di cose di scarso o niun interesse, di feste e processioni religiose, di ac-

cademie, di

"

capricci drammatici

„,

del passaggio dei reali Arciduchi di

Milano, ecc., ecc. L'istruzione e l'educazione dello spirito era poco o punto praticata, e le opere degli Enciclopedisti e degli scrittori stranieri e nostrani

che bandivano le riforme non erano né lette né conosciute. La libreria Compagni di Massa, di cui esiste nella Raccolta un prezioso catalogo (Ms. 87, n.

17) non registra degli scrittori

francesi che

degli Italiani quelli di due soli poeti novatori:

il il

nome del Rousseau e

Parini e l'Alfieri.


MUSEI, AECHIVI, BIBLIOTECHE

687

Le popolazioni della Lunigiana, dedite alla coltivazione della terra e almarmi,

l'industria dei

vivevano

tranquille

loro

liete delle

e

condizioni

materiali, sebbene, specie nei feudi, fossero oppresse e trattenute da qua-

lunque tentativo per raggiungere un migliore assetto sociale ed economico.

Un indice della prosperità materiale dei popoli lunigianesi, e più specialmente di Massa,

ci

dato da alcuni documenti

è

statistici e

ancbe da un

prospetto del prezzo dell'olio dal 1779 al 1792, compilato dal cancelliere del Magistrato sopra la Grascia (Ms. 77, n. 21).

Già veramente da tempo autorità,

filosofi e letterati,

vagheggiavano condizioni migliori

ai

pochi di numero e scarsi di popoli e

si

facevano timidi

promotori di riforme. Così un anonimo massese in una sua lunga dissertazione trattava delle cause dell'inerzia e dell'ozio, dei mezzi di prevenire

com-

nei giovani l'ozio e la poltroneria, del progresso dell'agricoltura, del

dell'industria

mercio,

dei

marmi,

ecc.

ecc.

(Ms. 87, n. 13);

e

l'abate

Gaspare Jacopetti, professore di eloquenza nelle scuole di Massa, il 25 no-

vembre 1792,

nella

inaugurazione degli studi sotto

Beatrice d'Este, vestito di paludamento classico

gli

auspici di Maria

ma abbastanza imbevuto

avevano il dovere di consacrare le

di idee nuove, affermava che

i

loro lezioni al bene pubblico,

non alle sterili dispute e alle vuote contese

letterati

e s'intratteneva sui bisogni del secolo (Ms. 80, n. 22) (1).

Di fronte a questi pochi novatori, rimanevano fermi e più numerosi i seguaci degli antichi sistemi e

i

nemici inconciliabili delle idee ultramon-

quando le milizie repubblicane avevano affermato dovunque le massime della rivoluzione francese. Così un ignoto autore componeva nel 1795 una sua lezione accademica e traendo esempi della sacra scrittura, tane, anche

più specialmente discorrendo di Tobia e del figliuolo, dimostrava l'utilità delle lettere

e

l'efficacia della

parer grande e a formare più

Ma, che

(1)

le

se scarsi ne

scuola il

"

ove s'impari più ad essere che a

cuore che

la

mente „ (Ms. 80, n. 21).

sono gli indizi, è certo in ogni modo che, prima ancora

milizie comandate dal

Bonaparte scendessero in

Italia, le idee rivo-

L'abate Jacopetti, di cui avremo occasione di parlare più volte, aveva,

già da molti anni, dato alle stampe un altro suo discorso: cità, o sia

scrisse

il

noscere. strate.

la

pace tra

la

virtù e la gloria

prediletto discepolo Domenico Nardini, che Cfr.

Lucca,

Giovanni Sforza, tip.

La pubblica feli-

(Massa, Frediani,

1774).

Cronache di Mussa di Lunigiana

Rocchi, 1882, pp. 305 e sg.

Di

lui

impareremo presto a coedite e illu-


IL

RISORGIMENTO ITALIANO ad

luzionarie di Francia cominciarono

affermarsi, dove

anche fra le moltitudini della Lunigiana. Alla Spezia e a Sarzana specialmente, per tempo,

rono desiderosi di riforme democratiche e non

cittadini

i

meno,

dove

si

mostra-

alieni dalle più ardite novità

Nel novembre 1792 alla Spezia erano arrivate alcune navi fran-

politiche.

cesi, e, scesi

di

più,

a terra, gli

ufficiali

erano

stati accolti

con festa dai fautori

un nuovo governo a forma repubblicana. Di queste accoglienze festose, dei discorsi che allora si facevano in paese,

delle riforme che si vagheggiavano dai patrioti, parla Giuseppe Fini in

un

piccolo manipolo di lettere dirette allo stampatore Frediani di Massa, che

hanno una notevole importanza, perchè, scritte così alla buona, rivelano quali fossero

timori e le paure di tutti

i

qt^elli

— erano

i

più

— che

alle idee

non potevano pensare senza provarne tremiti nelle vene e nei polsi. Il 18 novembre 1792 da un suo ritiro a Sarzana il buon Fini prevede " che, se non segue la pace in quest'inverno, abbia a costar caro a qualcuno l'entusiasmo della libertà „ e poi subito mostrandosi uomo accorto e pratico degli affari, aggiunge: a ...A buon conto hanno richiesto 14 o 15 milioni d'imprestito ai Genovesi questi nuovi loro difensori e sono stati immediatamente accordati „. Una settimana dopo, il rivoluzionarie della Francia

,

25 dello stesso novembre, porge all'amico qualche consiglio, nel caso debba portarsi alla

Spezia, e mostrandosi sempre avverso ai Francesi, aggiunge

qualche notizia politica di particolare interesse. vi curate di portar

coccarda nera

al cappello,

"... Venendo a Spezia non non essendo ben vista dai

È falso abbian essi volute le chiavi delle fortezze del golfo. La

Francesi.

Repubblica

terrà

forte più che potrà per

inevitabile coli' imperatore, che

troppo

non incorrere

chiaro

si

in

è spiegato

una guerra adesso

nella

memoria trasmessa a tutti i ministri dei principi d' Italia. In vista di ciò ha il Governo rinnovato il proclama della neutralità, non però armata, e fatto

affiggere

i

giorni

Sono bensì seguiti nel ha dovuto accorrere l'istessa

scorsi in tutto lo Stato.

Consiglietto dei forti dibattiti per

i

quali

guardia di palazzo... „.

Nel gennaio 1796 una immaginaria invasione dei giacobini, se mise in grande spavento il popolo massese (1), contribuì d'altra parte a sminuire i timori,

quando più tardi le milizie francesi, guidate dal Lannes, giunsero

realmente in Lunigiana e vi

si

fermarono a lungo per approvvigionarsi e

Giovanni Sforza: Una immaginaria invasione de' giacobini a Massa in (1) Cfr. Lunigiana nel gennaio del 1796. Lucca, Giusti, 1882. Per nozze Magnani-Corradi. :


MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

689

il territorio. Di questa prima occupazione francese si un documento nelle carte governative, escluse naturalmente da questa breve rassegna, ma non esiste alcuna memoria speciale nella Raccolta dei manoscritti che non hanno carattere ufficiale o ministeriale. In altro luogo, nella Biblioteca di Lucca (codice n. 1685), trovasi un importante manoscritto * Memorie di Massa „ che trattano appunto di questa prima invasione, e che, contrarie ai Francesi, sono frutto di una lingua

per assoggettare tutto

ha più

di

affilata alla cote della

maldicenza.

Ma è certo però che i malevoli e i retrogradisti avevano ben più di un motivo per lamentarsi delle milizie repubblicane. ribalderia e ladrerie, che perfino

Il

Lannes commise tante

un fervente giacobino, Giov. Batta Cecco-

una serie di lettere pubblicate dallo Sforza (1), non esitò a bollare

pieri, in

d'infamia il generale francese, che invece della libertà pareva fosse venuto

ad apportare ai popoli la

della

Lunigiana il saccheggio e la miseria. In quali

condizioni fossero ridotte le principali città della regione poco dopo

tristi

venuta delle milizie repubblicane

si

può ricavare da una minuta

zione (Ms. 84, n. 25), nella quale Lorenzo Guerra

dimostrava come

fossero

intieramente

"

in

rela-

nome della patria „

esaurite le risorse

della

città

di

Massa e implorava dalla generosità e giustizia del Direttorio esecutivo che la Comunità fosse alleggerita dalla

sproporzionata contribuzione di guerra

imposta diil Lannes. La popolazione, che nell'aprile 1796 sommava a 11.132 abitanti (Carrara ne contava invece 9412),

si

trovava in condizioni econo-

miche molto tristi per la rovina del commercio dei mai mi -

sità dei

raccolti causata dalla siccità; la

e

per la scar-

Comune era sopraccaricata di un

reale debito fruttifero al 6 per cento di lire 89.841 tornesi, lo Stato era privo di numerario, le

somme percette ed asportate nella spedizione dal Lannes

ammontavano a zecchini 17.065, e persino il Monte di pietà era stato alleggerito di tutti gli effetti preziosi depositati dai particolari.

Anche un principe giacobino, il marchese Giacinto Azzo Malaspina, signore

di

Mulazzo, Parana, Monteregio e Pozzo, se aveva accolto con giurepubblicane, non

si

mostrava contento del loro governo

nei paesi feudali, e in varie lettere

all'amico Paolo Greppi di Milano, di

bilo le milizie

<;ui si

hanno nell'Archivio copie fedeli trascritte di sugli autografi

nell'archivio della nobile famiglia

milanese

l'anno, e più nel successivo (1797), contro

nica

i

esistenti

(Ms. 66), protestava in quel-

disordini e gli atti della

"

tiran-

demagogia , prima dei funzionari francesi, poi dei commissari Vacca

e Marchetti carraresi, che spadroneggiavano in tutta la regione e contrasta-

vano in ogni modo i legittimi desideri delle popolazioni dei feudi, che inten-

devano di formare nella Repubblica Cispadana un dipartimento a sé.

E dire che un Domenico Vannini, commissario del potere esecutivo, in

(1) Cfr.

Sull'occupazione di

Massa di Lunigiana fatta dai Francesi nel 1796.

Lettere d'un giacobino. Lucca, Canovetti, 1879. Per nozze Pasquali-Vaccà.


690

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

un discorso tenuto nell'apertura della prima seduta della Municipalità di Mulazzo (Ms. 84, n.

14), si

augurava proprio

operazioni

della

virtù,

passi

co'

con

allora

questa

"

fiaccola

di procedere

nelle

illuminatrice, con

questa base fondamentale della Repubblica „ e rammentando Cisca e Sce"

vola, dichiarava

egoismo

sua inimicizia

la

d'ogni spirito fazioso, dell'insensato

e del ributtante intrigo ,1

Le lettere del Malaspina, che costituiscono un documento notevolissimo non solo per la biografia di quel principe singolare che già aveva seguito granduca Pietro Leopoldo nella via delle riforme, ma anche per la il storia di quei tempi fortunosi, non trattano solamente della nuova condizione fatta ai feudi, ma anche di altri argomenti particolari e più special-

mente della prigionìa del

fratello, Alessandro Malaspina (1754-1809), ammiraglio della marina spagnuola e ardito e benemerito navigatore, caduto

anni

ultimi

negli

in

disgrazia della Corte

e

del

troppo francamente biasimato l'ordinamento dato

Re Carlo IV per aver

alle colonie

e

suggerito

modo di rimediare al malgoverno passato (1).

il

Particolare interesse

hanno queste lettere del marchese Azzo Giacinto e

anche quelle del fratello Alessandro, in numero

di venticinque, dal 1790 1798 (Ms. 65), non solo per il loro contenuto, ma anche per la persona

al

sono

cui

dirette,

il

conte Paolo Greppi,

altri capi francesi

li

che fu legato coi Malaspina in

quando appunto

cordiale amicizia, specie,

influente presso

il

Saliceti

ed

aveva persuasi ad opporsi allo scatenamento del gia-

cobinismo, e insultato e minacciato per questo, in una festa pubblica dai

ed

militi

ufficiali

donare Milano queste

legione

della

e la

lombarda,

era stato costretto ad abban-

Lombardia e a ritirarsi in Toscana. Non mancano in

lettere, specie in quelle

del

1796, accenni alla vita

mondana

di

varie città toscane e segnatamente di Pisa, dove, specialmente in casa di

Tito

Manzi,

si

raccoglievano

quanti, nobili o borghesi,

aspiravano a un

nuovo ordine di cose (2).

Di questa bella figura di marinaio scrisse, molti anni or sono, Emanuele " Nuova Antologia „, 1 Marzo 1883: Un italiano alla Corte di Spagna nel secolo XVI II ,. Della causa politica che gli valse la condanna e la relegazione nel Castello di S. Antonio della Corogna scrisse D. Marcos Jiménez de la Espada nella ' Revista contemporanea ,, Febbraio- Giugno 1881: " Una causa de estado „, Le benemerenze di Alessandro Malaspina nella scienza geografica furono veramente grandi, e i suoi viaggi, lungo i litorali dell'America e dell'Australia, meriterebbero di essere meglio conosciuti. (1)

Greppi nella

(2) (II,

Intorno alla famiglia Manzi,

663), esistono carte e

come ebbi già a scrivere in questa Rivista

documenti nel R. Archivio di Stato di Pisa.


MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

Delle gesta delle milizie repubblicane e dello

governo nelle diverse regioni della Lunigiana

691

stabilimento

del

nuovo

hanno nella Raccolta vari

si

documenti e numerose testimonianze.

Un proclama di Giuseppe Ricciardi del Forno ai popoli di Massa e ma evidentemente del 1797, annunziava che l'immensa

Carrara, senza data

vittoria riportata dal cittadino Bonaparte, generalissimo per la Repubblica

Francese in Italia, aveva portato all'unione dei feudi imperiali alla Francia, assicurava

gli

abitanti

che non

sarebbero state molestate

persone,

le

i

le

ammoniva

proprietà e la religione, che sarebbero invece tolti gli abusi, e

proprii concittadini a rimaner tranquilli, ancorché vedessero entrare delle

truppe per sostenere il buon ordine e la tranquillità pubblica (Ms. 84, n. 12). Queste dichiarazioni non assicurarono troppo berie del

Lannes,

di cacciare

i

i

dopo le ru-

Ludovico Lizzoli il 28 termidoro,

francesi dalla città. Allora

anno VI (1796), diresse un proclama

cittadini, e,

a tumulto e minacciarono

popolani massesi sorsero

i

al

popolo di Massa, deplorando che

un pugno di facinorosi e di traviati avessero attentato nella mattina del 25 alla maestà della legge e della nazione „ e compiacendosi che

i

consoli

dei

Comuni si fossero recati da lui a confermare l'attaccamento dei popoli

alla

Repubblica; esortava

i

cittadini a

rimaner tranquilli

e

minacciava in

caso diverso le più severe misure di repressione. Affermava che le autorità

non avevano che un solo sentimento

la patria o seppellirsi

là

con

lei!

:

"

libertà o

morte

salvare

!

(Ms. 85, n. 13).

„

Le minaccie e i fulmini di vendetta non ebbero troppa efficacia. Qua e i popoli continuarono a tumultuare, e le milizie francesi dovettero com-

parire nei vari luoghi della regione per mantenere l'ordine e la soggezione alla

Repubblica. Così il Pino, capo della seconda legione, comandante le

truppe del dipartimento delle Alpi Apuane,

si recava da Massa a Castelnuovo di Garfagnana e a Lucca, alla testa di duecentocinquanta uomini, e in un rapporto al ministro della Guerra della Repubblica Cisalpina (Massa, 18 nevoso, anno VI repubblicano) accennava alle misure sinistre che

la

Repubblica di Lucca aveva adottato contro le milizie da lui comandate,

chiudendo le porte

alle tre,

avrebbe dichiarato

nel

ed aggiungeva che

momento

le

"

se fosse stato in

ostilità, se

Direttorio esecutivo della Repubblica Cisalpina

„

sua balìa

non avesse dipeso dal (Ms. 79, n.

5).

Più tardi anche Carrara, dove forse più che in altro luogo avevano preso :piede le

nuove idee,

si

agitava

contro

i

Francesi e minacciava

di

voler

tornare all'antico reggimento. Il generale Pelletier, comandante dei Comuni di Massa e Carrara, in un proclama (Massa, 26 messidoro, anno Vili repub-

blicano) deplorava che alcuni popolani stipendiati dal governo austriaco in


692

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

nome della SS. Vergine " cui credono lor protettrice „ volessero

riaccen-

Vangelo inculcava l'unione e la fratellanza e minacciava le terribili vendette della Repubblica (Ms. 85, n. 13). dere la guerra

civile,

ricordava che

il

Più a lungo durarono le guerriglie tra i giacobini massesi, spalleggiati della Repubblica di Lucca, specie nei luoghi di i sudditi

dai francesi, e

confine. Giovanni

sue

Sforza, nelle

Memorie

"

Montignoso ,

storiche di

(Lucca, Canovetti, 1867), ricorda le varie scorrerie dei giacobini sul torio lucchese, e

i

piccoli combattimenti, e le prepotenze, cui si

comandanti delle milizie repubblicane. Nei nostri manoscritti copia di due lettere relative a questi fatti, una di Ludovico

narono

i

trovasi

la

Lizzoli,

commissario aggiunto di governo

Alpi Apuane,

l'altra di

commissario

di polizia nelle

di legione della

Guardia

Comune e distretto di Massa (Ms. 83, n. 1 e 85,

Tutte e due contengono elogi

13).

e

Giuseppe Ricciardi, capo

Nazionale sedentaria del n.

terri-

abbando-

e

ringraziamenti alla Guardia Na-

per essersi portata brillantemente nella serie di fatti seguiti coi

zionale

Lucchesi

"

per difendere la libertà

e

sostenere l'onore della Repubblica

Cisalpina „. Il Lizzoli agli elogi aggiungeva esortazioni e consigli ai militi,

perchè

3.

si

mostrassero sempre volenterosi nell'adempimento del loro dovere:

Si dilati nei loro cuori

"...

sacrificar tutto per

il

sacro fuoco di libertà e

tramandarla intatta

ai figli

si

Alle vicende di quei giorni fortunosi, e non della sola

tano un valido contributo di notizie altre lettere

mostrino pronti

e ai tardi nepoti... „.

di

Paolo Greppi al cavalier Luigi Angiolini, incaricato

Lunigiana, por-

Francesco Carletti e del

d'affari

Granduca

presso la Santa Sede (Ms. 54), tanto più notevoli, in quanto, ricambiate tra amici, riferiscono

i

fatti

e

presentano

gli

uomini quali furono realmente in

quei giorni di tanta mutabilità politica. Il

27 dicembre 1796

(gli

amici non avevano adottato

il

Angiolini di avergli dato

calendario

re-

pubblicano)

il

Tacito „

vero quadro della situazione di Roma e lamenta di non essere

il

Carletti ringrazia

l'

"

coi colori di

stato ascoltato, quando, presentendo la tempesta rivoluzionaria, aveva dato ai

governanti di Toscana

i

suoi consigli e

i

suoi

suggerimenti.

Poi con-

Roma ha adesso la fortuna di trovare in Cacault un negoziatore franco, probo e con massime di moderazione. Temo però che tutto questo tinua:

" ...

non basti, perchè Cacault dovrà seguire le sue istruzioni e non è solamente la Francia che vuol restringere o annullare l'autorità temporale del Papa

Più

tardi,

il

B .

12 settembre 1797, porge minute notizie delle ultime vicende

politiche e specialmente dell'insurrezione di Genova, che dice istigata da un

prete di Albaro; e in altra lettera del 17 ottobre afferma di

non conside-

rare terminati gli avvenimenti che erano cominciati il 4 e il 5 a Parigi e di


MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

G93

dubitare * che anche i migliori politici non abbiano in distanza i lumi di fatto

per calcolare

effetti futuri „.

li

gliare sempre di più,

il

E poiché le cose pareva si dovessero imbro-

2 gennaio 1798, parlando degli ultimi avvenimenti,

afferma di esser più volte tentato a credere e a dubitare se egli o gli altri siano impazziti,

"

non bastandogli più la testa a reggere alle vicende dei uomini „.

casi e al variar delle opinioni degli

Le lettere del Greppi, che sono unite a quelle del grate, sono di

porti fra

tendeva

poco posteriori e

Manfredini e

il

riferiscono

Carletti, tutte

più specialmente

ai

ministro Talleyrand, e alla missione che

inviandolo

all'Angiolini,

affidare

di

il

si

autorapsi in-

ministro plenipotenziario del

Granduca a Parigi. Da Pisa, il 21 gennaio 1798 Paolo Greppi scriveva così da Parigi a Firenze:

all'Angiolini di un'ultima lettera giunta

dubbio ha voluto con ciò indicare il piano che

si

è

"

Senza

formato dal Direttorio

il nuovo sistema politico per l'Italia, non essendo impossibile che anche al Granduca tocchi qualche pezzo o dei

di dividere lo Stato Pontificio, ed

ritagli della

Romagna o dei compensi che si fisseranno, a carico dei Luc-

chesi, se

il

Granduca dovesse per lo quieto vivere

molese...

..

spogliarsi

del Pontre-

Indipendentemente forse dalle istruzioni del Direttorio, dai patrioti di

Massa si tentarono ben presto rivolgimenti nelle terre vicine. Il 22 marzo 1798 uno scarso numero di giacobini massesi, toscani e lucchesi, comandati da un Vittagliani, napoletano, e scortati da circa quaranta soldati guastaarmati di schioppo con baionetta in canna si presentò improvvisamente

tori,

nella piazza di

Montignoso e s'impadronì del palazzo, nonostante che

il

commissario Gio. Giorgio Giorgini, deputato dalla Repubblica di Lucca a sopraintendere insieme col giusdicente alla quiete del paese, richiedesse gli ordini o credenziali del Direttorio di Milano. Poi fu abbattuta l'arme della

Repubblica lucchese, attorno

"

le solite

e la sera, piantato l'albero della libertà, vi furono fatte

cantate con

Di questo fatto,

di cui

i

violini

„.

anche lo Sforza tratta nelle sue

riche di Montignoso „ (pag. 90 e seg.), esiste tra

i

"

Memorie sto-

manoscritti della Rac-

una breve relazione (Ms. 78) di un anonimo scrittore, forse montiai francesi e ai giacobini, che non esita ad accomunare

colta

gnosino, contrario

coi briganti della peggiore specie.

giornata, si

il

Dopo aver narrato gli episodi di quella

cronista con manifesta compiacenza aggiunge:

osservava dai Montignosini per un

sì

felice

" ...

Gran silenzio

avvenimento, non avendo

potuto dar mano ad impedirlo... Furono tati

eletti nella mattina del 13 depuda mandarsi a Milano, e fra questi Nicolao Giorgini, con minaccia di

rappresaglia contro Il

il

padre se non fosse andato... „.

Risorgimento Italiano. - IV.

45


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

694 Pochi giorni dopo,

e

precisamente

22

il

di quello stesso mese di

marzo,

per i reclami della signoria lucchese al Direttorio e per l'intervento del generale Berthier, Montignoso era evacuata della truppa cisalpina e della moltitudine giacobina accorsa dai luoghi limitrofi, ed era restituita alla Re-

pubblica di Lucca. Per poco però: pochi

mesi dopo, per

gelosie

le

dei

Massesi e per l'ingordigia dei giacobini di Francia, fu di nuovo occupata e

messa a saccheggio e sottoposta

alle

più

dure

prepotenze

(1),

fino

tanto che la vittoria della Trebbia per opera delle armi austro-russe restituì

i

a

non

singoli paesi ai loro antichi padroni.

Allora, nella furia della reazione, molti patrioti, che

si

erano adoperati

per stabilire anche in Lunigiana una nuova forma di governo, soffrirono l'ostracismo e la persecuzione.

marchese Azzo Giacinto Malaspina, che

Il

ebbe l'audacia di assistere in Firenze all'ingresso trionfale delle bande aretine capitanate dal ministro inglese

Wyndham e dalla Cassandra Mari, fu

gettato in prigione, e poi per volere dell'Austria deportato, non si sa bene, se a Cattaro, o a Brod, o a Sebenico (2).

Vincenzo Borghini, che era stato segretario dei Municipalisti di Massa, fu inquisito dal tribunale e costretto a discolparsi dall'accusa di aver fa-

vorito e agevolato la costituzione del nuovo governo democratico. Esistono nella

Raccolta

manoscritti

dei

(Ms. 77, n. 133) che

un

frammenti

i

legittimista

l'arsenale dell'impostura

„.

Il

de' suoi

non

arrabbiato

Borghini, che

si

esami

e

costituti

a

qualificare

era costituito

spontanea-

esitò

mente da Pisa il 28 ottobre, afferma, naturalmente, di aver dovuto ceder alla violenza del generale Lannes e di un certo Collot, sedicente commissario francese,

e,

opportunamente domandato, fece minute dichiarazioni in-

torno alla formola di giuramento, sulla quale

i

consoli

avevano promesso

di serbare fedeltà alla Repubblica, alle disposizioni date dalla Municipalità,

perchè non fossero

fatti

oltraggi

municipali fatta in S. Francesco

clami alle

(1)

ville,

ecc.

all'albero della il

libertà, alla

nomina dei

9 luglio 1796, dopo aver inviato pro-

ecc.

Intorno a questo secondo periodo della storia montignosina trovansi mi-

nute notizie in un diario di Don Giovanni Sforza; Ricordi storici di Montignoso dal 2 agosto 1798 al 21 luglio 1799, pubblicato da Giovanni Sforza in Ricordi della famiglia Sforza. Lucca, Giusti, 1881, pp. 113-154. (2) Cfr. :

Giovanni Sforza

:

letterario della Liguria „, a.

guistico „,

a.

Un feudatario giacobino nel " Giornale storico e IV (1903), 1-3, p. 5; ed anche nel

XXII (1897), pp. 182 e sg.

"

Giornale Lin-


695

MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

La reazione austro-russa infierì, come è noto, anche in Toscana, e non

nemmeno gli uomini, che pure in altri tempi avevano bene me-

risparmiò

ritato dei principi e dei

governi legittimi. Così

il

Carletti, già prima allon-

tanato dagli affari dello Stato, veniva negletto, e l'Angiolini a Parigi non riceveva istruzioni, e nella confusione che regnava chi domandarle. Il Manfredini, che si era adoperato

Toscana dalle minacele francesi,

la

il

inutilmente

a salvar

29 dicembre 1799 consigliava l'amico

a scrivere al Senato, che esercitava allora tiva, tutto

sovrana, non sapeva a

la

suprema autorità governa-

quello che in rapporto alla sua condotta politica ed economica

piaceva far noto al Governo.

gli

Questa lettera, con altre del Carletti e dello stesso Manfredini, di data anteriore, insieme raccolte (Ms. 54),

ci

porgono ancora una testimonianza

della confusione governativa di quei giorni, delle paure e dei sospetti degli

uomini di Stato, dei tentativi straniera. Così, per esempio,

aver parlato di

fatti il

1°

per liberare

paese dalla invasione

un affare di un certo signor Clary, per il quale si era in-

teressato Giuseppe Bonaparte, ed egli stesso

imperiale barone di Nerbert, aggiungeva: le

il

marzo 1799 lo stesso Manfredini, dopo

a

aveva scritto all'internunzio ...La

persona di cui tre di noi

abbiamo scritto che rende un'ampia giustizia al nostro Governo, ha fatto

di più.

Ha scritto superiormente bene a Parigi, letta la lettera al comune

amico Greppi e gli ha ingiunto di darmene esatta contezza. Mi ha detto in

tempo di volere scrivere al generale Joubert a vantaggio mio. Ha trovate buoue e lodevoli tutte le ragioni che io gli addussi in favore dello stato attuale della Toscana, evidentemente vantaggioso alla Francia.

Mi ha con-

fortato ad impiegarmi e ad agire personalmente per la salvezza della To-

scana anche nel caso che ricominci

la

emerra

La reazione ebbe per allora breve durata. Dopo Marengo l'Italia tornava tutta sotto la soggezione diretta o indiretta della Francia.

Riunito alla Repubblica Cisalpina, e assegnato

al

dipartimento del Cro-

stolo e al distretto delle Alpi Apuane, anche il territorio di Massa e Carrara

mandava i suoi rappresentanti alla Consulta radunata a Lione per riordinare

la

Repubblica Cisalpina.

Già da qualche tempo nelle

"

Fonti per la storia della Consulta di Lione ,

Tommaso Casini ha pubblicato le corrispondenze del Commissario del Governo di -Massa, Giacomo Ortalli, che riguardano l'elezione del rappresentante di questa città

a

quel

memorando

e straordinario

consesso,

com-

posto di 452 notabili, che dovevano approvare una nuova costituzione eleggere dei

Napoleone

nostri

presidente della

e

Repubblica Italiana. Nella raccolta

manoscritti (Ms. 78, p. 104) è una copia dell'indirizzo che la


IL

696 municipalità

di

Carrara

contro gli ultimi

gnanze

RISORGIMENTO ITALIANO inviava

Consulta,

alla

ordinamenti e

per muovere alcune la-

le divisioni

amministrative della

un piano di proposte atte a migliorare le condizioni tutt'altro che floride del distretto. Il notevole documento porta la data del 9 nevoso, anno X repubblicano, e le firme di un Bogazzi presidente, di di un Passani municipale, un Landini segretario. Per bocca dei suoi legittimi rappresentanti, la Municipalità di Carrara lamenta che i giovani non sieno regione, e per esporre

più animati all'arte da premi, che la finanza abbia avocato a sé

marmi greggi che prima spettavano

all'Istituto

moltiplicità delle tasse inciampi ogni specie di

delle

i

dazi sui

Belle Arti, che

la

commercio e di industria,

che la legge 28 vendemmiale, anno X, stabilisca tre circondari in Massa, in

Aulla

e in Villafranca e

nessuno in Carrara; propone che nella Comune

siano stabiliti dei magazzini di sale per provvedere tutti i paesi cispadani; e invoca la protezione dei rappresentanti la

Lione

"

sotto gli auspici del

Nazione cisalpina radunati

primo Uomo del

poleone „ perchè siano esauditi

i

secolo, dell'immortale

in

Na-

voti espressi e formulati.

medesimo tempo appartengono vari documenti relativi a quel Giacomo Ortalli, già rammentato quale commissario del governo di Massa al tempo dei comizi di Lione (Ms. 68). Uno di essi firmato dal ministro della giustizia, Luosi, contiene la partecipazione di nomina a componente la Commissione di alta polizia nella Comune di Modena; un'altro la partecipazione di nomina ad amministratore dipartimentale del Quasi a questo

Un terzo documento, di carattere scolastico, attesta la

Crostolo (Reggio).

frequenza

dell'Ortalli

ai

corsi

di

etica

e

di

diritto

ecclesiastico

nella

R. Accademia di Parma.

Un altro manipolo di documenti autografi o in copia, di questo medesimo tempo, non tutti raccolti insieme (Ms. 83,

n.

11),

si

riferiscono alle

pubbliche scuole di Massa. Nell'agosto 1802

il

Consiglio

Comunale dava un nuovo ordinamento ai nomina dei nuovi maestri, confer-

suoi istituti scolastici e procedeva alla

mando l'abate Gaspare

Jacopetti nell'insegnamento della rettorica e esclu-

dendo invece l'abate Domenico Nardini dai rispettivi insegnamenti di eloquenza e di filosofia e matematica e il prete Felici. La causa di questo ostracismo è chiaramente detta nella deliberazione del Consiglio, in copia tra gli altri documenti, ed è da ricercarsi in ragioni di moralità e di buon

costume

;

i

genitori erano troppo gelosi della educazione della propria prole

e intendevano di affidarla a maestri di specchiata virtù.

È difficile poter ma molto

giudicare di materia così delicata a tanta distanza di tempo;

probabilmente

la

ragione vera dell'allontanamento dei due maestri deve


MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

697

vedute politiche. I componenti il Consiglio Comunale di Massa nella loro grande maggioranza erano contrari ai Francesi e alle nuove forme di governo, cui invece avevano applaudito con entuattribuirsi a diversità di

siasmo,

e

Nardini

(1).

da principio,

fino

i

due maestri sacerdoti,

e

specialmente

il

Qualunque sia stata la ragione dell'allontanamento, il Felici e il Nardini non

piegarono alla deliberazione del Consiglio e protestarono vivace-

si

mente il primo affermando di essere stato dimesso senza un motivo dall'impiego solo per restituirlo a chi l'aveva tenuto prima di lui nel passato

secondo dichiarando che l'amministrazione comunale non aveva

governo,

il

l'autorità

né di nominarlo né di destituirlo

e

che questa spettava

al

solo

Governo superiore. Per ottenere più pronta giustizia i due ecclesiastici inoltrarono proteste e reclami al vice-prefetto di Massa, al prefetto del dipartimento del Crostolo

e al vice-presidente della

Repubblica Cisalpina,

lasciarono di ricordare che

sione

;

neppure

si

della

feudataria

peritarono di esprimere

fosse voluto punire

si

e nei loro ricorsi

non tra-

presidente del Consiglio Comunale di Massa,

auditore camerale

Grossi, era stato

Beatrice

il

il

il

Maria

arciduchessa

dubbio che colla loro esclu-

loro grande attaccamento per la Repubblica.

Nel secondo inserto (Ms. 77, p. 116)

si

hanno vari documenti che riguar-

dano la seconda fase della dibattuta questione. La prefettura di Reggio, con

due professori nelle rispetquando fu preparato e disposto un piano

lettera de' 4 aprile, ordinò la reintegrazione dei tive cariche e,

anche più

di ginnasio stabile,

tardi,

ad onta delle contrarie proposte avanzate dalla civica

amministrazione, la stessa prefettura, con polizza del 30 maggio, ordinò che

due maestri fosse mantenuto l'insegnamento che avevano fino ad allora

ai

esercitato. Allora non restò al Consiglio Comunale che di avanzare una pro-

testa al cittadino vice-presidente della Repubblica italiana e di fargli cono-

in

scere

un lungo e dettagliato rapporto, allegato alla protesta,

stizia e la

dei

la

giu-

fondatezza delle determinazioni che erano state prese a carico

due maestri e sacerdoti.

Ma la protesta, almeno per allora, non mutò

lo stato delle cose.

(1)

Di questa singolare figura di prete patriota, che fu maire della sua città

e letterato di bella

il nipote Felice Nardini, che avremo rammentare (In morte dell'abate Domenico Nardini di

fama, lasciò scritto

in seguito occasione di

Massa, professore di eloquenza. Lodi di Filateo. Bastia, Fabiani, 1843). Nella raccolta di Carlo Frediani, massese, che si conserva a

Estense e di cui n.

16),

si

Modena nella Biblioteca

ha un indice nei manoscritti dell'Archivio di Massa (Ms. 85,

un inno inedito del Nardini: "La riconoscenza del popolo nome da celebrarsi in (1796). Sono invece a stampa i Saggi poetici e letterari. Massa, L. Fre-

trovasi

cisalpino alla Repubblica Francese per la festa di tal

Massa „

diani, 1823.


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

698

Regolata

la circoscrizione

politica

chiamati a prestar servizio nelle

file

amministrativa,

e

i

cittadini furono

Guardia Nazionale. Nella Rac-

della

colta dei manoscritti è la nota dei cittadini di

Massa inscritti nei ruoli pel

1808, dai venti ai cinquant'anni, divisi per parrocchie e costretti a pagare

due soldi di Lucca per ciascuno al mese; ed una nota simile per l'anno 1812 dei cittadini dai diciotto

ai.

cinquant'anni con la stessa divisione in cure e

A queste due note sono aggiunti alcuni fogli uno in data dell'I 1 gennaio 1814 testifica che colonnello A. Giorgieri consegnò nelle mani del percettore il tenente G. B. Tendermi il ruolo della tassa militare con 2723 individui tassabili per una somma di lire lucchesi 3267 e soldi 12. Le cose militari, nonostante questa regolarità dei ruoli, non procedettero sempre bene, e già prima dell'anno VII repubblicano, secondo testimoniano parrocchie (Mss. 59 e 60). di ricevute e di consegna:

documenti della Raccolta (Ms. 85,

n.

13), fu destituito

e

poi reintegrato

compagnia dei fucilieri del 1° battaglione della Guardia Nazionale. Più tardi Antonio Compagni di Massa, scrivendo ad un amico reggiano, si lamentava di Ludovico Zavaglia,

nel grado

il

cittadino Berlinghieri, capitano della

comandante di piazza di Massa Carrara e Lunigiana, deplorava la sua inettitudine e confessava di essere scandalizzato degli amori di sua moglie colu

l'aiutante Amorelli:

Inconvenienti

...

sì

ributtanti, ed incompatibili con

qualunque governo, non dovrebbero profanare il sacro suolo, dove regna la

democrazia, la cui base è l'incorrotta virtù , (Ms. 84,

democratici

Altro motivo di scandalo pei veri

Giorgio

Viani della

storico

Spezia,

lasciò, tra molti altri scritti di

fu

numismatico

e

n.

di

1).

contro

processo

il

molta fama, che

minore importanza, un'opera

"

Della zecca

e delle monete di Pistoia „ (Pisa, 1813), ed un'altra di maggior valore e di più grossa mole di

"

Memorie della famiglia Cybo e delle monete di Massa di R. Prosperi, 1808) „, nonché un

Lunigiana „ (Pisa, con le stampe

grosso manoscritto in folio: lui, si

"

Storia delle zecche d'Italia „ (Ms. 113). Di

che fu anche poeta e tra gli arcadi ebbe

trovano nella Raccolta otto lettere

nelle

nome di Ormeno Corecio (1),

all'abate

Matteo Trenta

Lucca,

di

quali gli propone di comporre amichevolmente una questione, gli parla

dell'acquisto di

una collezione

di

monete del marchese Pucci e di un suo

studio sulla zecca di Lucca (Ms. 86, n.

(1) Cfr.

Saggio poetico. Londra, 1784. Di recente sono state illustrate

brevemente Giorgio

8).

le

sue

carte inedite. Cfr. Augusto Franco,

Viani illustrale.

Le

Firenze, tip. Galletti e Cassuto,

Per nozze Franco-Belforte.

carte

molto

inedite

1911, 8°,

p.

di

xvn.


MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

Ma più importanti sono le carte che era stato intentato già

i

riferiscono

si

molti anni innanzi e che

assoluzione. Ora, nonostante che

il

699 processo che gli

al

era

con

finito

sua

la

Viani fosse stato eletto municipalista,

patrioti della Spezia tornavano a ripeter contro di lui la vecchia accusa,

chiamavano ingiusta la precedente sentenza comprata con lo stesso oro rubato

'

dall'avarizia e dalla venalità di certi

a dar sostegno alle loro di furti

parole, citavano e

commessi dal Viani,

cendo alcune sue Ligure

e ai

"

aristocratici „, e,

specificavano una lunga serie

aggiungevano alle loro denunzie un minuto

e

elenco delle persone che erano

Un cittadino Scombugo

empi giudici

state

da lui derubate.

prendeva parte all'increscioso

Riflessioni

„

al Direttorio

esecutivo

dibattito

della

e

due Consigli, non giustificava le ruberie del Viani, né lo pur-

gava dalle accuse, ma inveiva contro gli accusatori che non avevano ferto alcuna molestia, anzi stati ladri del

nelle

"

sof-

avevano ricevuto qualche premio, pur essendo

pubblico danaro infinitamente maggiori.

Non ci è dato sapere come cenno

di-

Repubblica

finisse

la

questione,

di

cui

non si trova

Notizie sulla vita e sugli scritti di Giorgio Viani ;; pubbli-

cate dall'archeologo Ciampi (Firenze, 1817),

e questo

mune ad altri biografi, fa dubitare che l'accusa stanziata dei patrioti della Spezia abbia avuto

così

silenzio,

che è co-

specificata e circon-

un qualche fondamento

di

verità.

A questo medesimo periodo di storia si riferiscono numerose carte di materia economica. V'è l'elenco nominativo di tutte le leggi, decreti, proaffissi nel Comune di Montignoso mese per mese (Ms. 87, n. 12), e il libricciolo della tassa personale di Massa e Montignoso per l'anno 1810, in folio (Ms. 59), e il libricciolo della tassa personale di lire 1-4 di Lucca per individuo spettanti al Reggimento Vili di Massa, per l'anno 1812, pure in folio (Ms. 60). Un grosso manoscritto (Ms. 92) contiene i proventi comunitativi di Massa (affitti e livelli) dal 1794 al 1813; un altro (Ms. 88) contiene minute notizie statistiche dei Comuni di Massa e Montignoso al tempo dei principi Baciocchi. Maggiore importanza statistica ha un registro de' nati del 1809 nella parrocchia Fontis (Ms. 122) e un elenco delle famiglie massesi degli ultimi tempi del periodo francese (posteriore almeno al 1812), col nome

clami, avvisi e regolamenti, pubblicati ed nel 1809,

e la data di nascita delle singole persone.

Per la confusione, che regnava allora sovrana nelle unità di misura e di

un pregio veramente singolare una " Tariffa progressiva di Lucca e con il Franco-Lucca, 29 dicembre 1806 B (Ms. 122), e un volumetto in-8° compilato con accu-

valore, acquistano della

moneta

di

Toscana con quella


IL

700

eleganza da un Bernardo

ed

ratezza

lire di

delle

Valenti di Sarzana:

moneta ligure con quella

della

contiene la ridazione

mente

RISORGIMENTO ITALIANO

Genova con

li

franchi,

siccome

il

"

Manuale che

francese,

special-

ragguaglio

delle

misure dei terreni state fatte in misura di Francia con quelle di Sarzana e viceversa, ed altre cognizioni diverse necessarie d'economia domestica, for-

mato da me B do Valenti di Sarzana. Sarzana, 17 luglio 1812 , (Ms. 68). A questi documenti di economia e di statistica possono aggiungersi per affinità di materia, sebbene di data posteriore, alcuni scritti di materia econo-

mica di Ludovico Lizzoli, già rammentato nelle pagine precedenti. In un primo studio esprime alcune sue idee sul territorio carrarese (Ms. 81, n. 4)

;

in un altro ricerca gli elementi della economia politica di Carrara e dimostra

come

si

formino

le

sue ricchezze, come

mezzi per accrescerle

"

qual

e in

consumino, quali sarebbero

si

i

modo finalmente questa sede delle belle

da tanti doni della natura potrebbe ripararsi dai colpi dell'av-

arti favorita

versa fortuna „ (Ms. 63)

(1).

Quando cominciò a declinare la potenza napoleonica, e i paesi della Liguria e della Lunigiana passarono dalla preponderanza francese a quella britannica, la città di Sarzana, il 10 maggio 1814, inviò

un indirizzo al generale

lord Bentinck, comandante in capo delle armate britanniche in Italia, chie-

dendo che alla città fossero conservati gli antichi diritti e privilegi, sempre rispettati per

mutar di eventi e variar di reggimenti e allora minacciati dal

nuovo governo per voler delle potenze stabilito in Genova (Ms. 76, n. 52). Già si era mandata una deputazione presieduta dal cardinale Spina, sarzanese, arcivescovo di Genova, a felicitare il nuovo Governo Provvisorio genovese, a presentare

il

suo atto di adesione e a reclamare rispettosamente

l'osservanza delle antiche convenzioni. evasive,

si

supplicava

alla città la

il

Ma poiché si erano ottenute risposte

lord inglese a volersi intromettere e ad accordare

sua valevole protezione.

Poco dopo mutavano nuovamente le condizioni politiche del Genovesato e della Toscana, e con queste cambiava anche la condizione politica dei feudi imperiali germanici di Fosdinovo e Gragnola. Allora quel Consiglio Municipale rivolgeva un proclama alle popolazioni (Ms. 78, n. 146), notificando la nomina di un Governo Provvisorio composto di tre membri, un console e due aggiunti, che a partire dal 9 maggio 1814 avrebbe amministrato

(1)

il

territorio fino all'organizzazione definitiva dei feudi. Nello stesso

Dello stesso Lizzoli

si

hanno a stampa

economia. Lucca, Bertini, 1807.

:

Alcune osservazioni di pubblica


MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE proclama si nominava un giudice provvisorio

701

civile e criminale

incaricato

dell'amministrazione della giustizia in Fosdinovo, un giudice civile sotto il

nome di potestà in Gragnola e Ponzanello, un rappresentante per ciascuna comunità componenti i feudi incaricato degli affari e del mantenimento del buon ordine; e si richiamavano in vigore le leggi e

delle quattordici

gli statuti

già vigenti nei feudi nel 1795, ossia prima dell'occupazione dei

Francesi.

Di lì a poco tramontava definitivamente la potenza napoleonica, gli antichi principi ritornavano nei loro stati, e

i

vecchi ordinamenti erano ripristinati

ducato di Massa e Carrara la

in tutte le terre della Lunigiana. Così nel

duchessa Maria Beatrice, accolta tra inni di giubilo (1), rimetteva in vigore tutte

le

leggi

e

le

consuetudini anteriori

al

1796. Più tardi l'avvocato

Giuseppe Brugnoli ne compilava l'elenco cronologico, che è conservato tra le oarte della

Raccolta (Ms. 52).

Almeno per allora le popolazioni soggette non si lamentarono dell'abrogazione di tanti

ordinamenti, anzi applaudirono

utili e sapienti

quanti,

a

principi e governatori, vennero a restaurare l'antico ordine di cose,

lungo tempo ancora,

più continuarono

i

a

declamare contro

e,

per

giacobini

i

rivoluzionari e contro Napoleone caduto e relegato a S. Elena. Tra gli altri

un Giovanni Mazzanti di Altagnana, alunno del Collegio della Missione di Sarzana e

nome

membro dell'Accademia dei Sinceri

eretta

latini e

traduceva in

sciolti italiani

depulsione „ (Ms. 70, pp. 7-8), che

contenuto quanto per

la

un epigramma è

:

in

quell'istituto, col

componeva

arcadico di Menalca Lunese, fra altre poesie, "

in

distici

In Napoleonis e solio

veramente pregevole non tanto pel

venustà e pel sapor classico della forma.

Dopo la Restaurazione, per lungo periodo di tempo, in Lunigiana, come maggior parte delle altre regioni della penisola, non si ebbero fatti

nella

di qualche importanza, sicché

per tutto

il

tempo, che dalla

caduta del

governo francese giunge alle prime riforme dei principi, la Raccolta è scarsa di notizie e di

documenti.

Un manipolo di lettere di Camillo Borghese a Luigi Angiolini, già più volte di

rammentato (Ms.

54),

non hanno molto valore storico perchè prive

qualunque contenuto politico.

affettuosa amicizia

(1) Cfr.:

all' Angiolini,

Il

Borghese si limita ad esprimere la sua

che era frattanto salito

all'alta

carica di

Composizioni poetiche di Maria Beatrice d'Este per la ricorrenza del

reinyresso. Pisa, Nistri, 1816.


702

IT.

di

consigliere

KISOKOIMKN-TO ITALIANO parla

stato, e gli

di

comuni amici e

di

comuni amiche,

e

mondane. Non hanno maggiore importanza le * Notizie della Lunigiana dal 1823 al

di cose piacevoli e

1832 „

Gazzetta di Firenze „ (Ms. 82, n. 10), limitate a pas-

estratte dalla

saggi di principi, ad elogi di personaggi defunti, a esperimenti dati nei seminari, a vendite giudiziarie, ecc. ecc.

Notevoli invece, non tanto per il loro valore intrinseco,

persone cui

si

quanto per le

riferiscono, sono le lettere di 6. B. Nicolini e di Carlo Botta

ad Oreste Raggi di Carrara, che ai due illustri scrittori aveva mandato in dono una sua operetta intorno alla vita e alle opere di Bartolomeo Pinelli, carrarese (Ms. 84, n.

Il

8).

fiero

poeta ghibellino, ringraziando, loda l'opu-

"

con maschia semplicità di stile e coi modi

scolo ricevuto che dice scritto della lingua

che ai buoni tempi fioriva „

anch'egli al Raggi

i

;

lo

storico

suoi ringraziamenti, anche per

un dipinto di Augusto Ratti, e aggiunge che gli sono zioni d'affetto che gli

piemontese porge

un opuscolo intorno a care

vengono dall'Italia, carissime quelle

l'ingenuità e caldezza degli animi loro

le

dimostra-

dei giovani per

(1).

Assai più notevole, pel suo significato, è la lettera, che lo storico Sismondi dirigeva

il

17

giugno

di

quello

stesso

anno da Valchiusa presso Pescia studenti di Pisa che avevano

(1836) a Lazzaro Compagni, e per lui agli

pensato di

offrirgli il

suo ritratto (Ms. 83,

n.

18). Il

grande

scrittore, che

viveva a Pescia molto ritirato, dichiara in questa sua lettera di gradire, ma

non accettare l'offerta gentile, come non aveva accettato in quei giorni omaggi e testimonianze di onore. Sebbene la dimostrazione di stima e di reverenza non avesse luogo, pure la lettera porge chiara testimonianza dei sentimenti che animavano la gioventù studiosa dell'Ateneo pisano in di

altri

quegli anni

infelici, nei

quali pareva negletto dai più

il

pensiero

di redi-

mere la patria dalla servitù straniera.

Vai-i

documenti della Raccolta, di carattere biografico,

si

riferiscono

ad

uomini illustri della regione, che fiorirono in questo medesimo periodo anteriore alle riforme.

Particolare importanza hanno

(1)

i

cenni autobiografici e la lunga nota cro-

V

ottoOreste Raggi compose novelle di materia storica (Cfr. Mazzoni, italiana nella R. Scuola militare di Mo-

cento, p. 844) e professò letteratura

lui, perchè di argomento lunigianese, può ricordarsi l'opuscolo: Di un monumento a sei celebri carraresi contemporanei inalzato dai loro concitta-

dena. Di dini.

Massa Carrara, Frediani, 1863.


MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

703

ogica delle pubblicazioni e degli scritti del prof. Giuseppe Bertoloni di

Sarzana (1804-1869), insegnante 76, n.

Il

1).

dotto

di botanica

che

scienziato,

Bologna

Università di

nella

all'amor

sapere

del

intese

con-

;iungere l'amor della patria, desiderò sempre di prender parte a quei IMs.

ongressi italiani degli scienziati che dal '39 ella penisola,

ma non potè soddisfare

si

questo

tennero nelle diverse città

suo vivo

desiderio per la

atura sospettosa del governo pontifìcio, che nelle riunioni degli scienziati

aveva subodorato, e non a torto, un motivo più lontane regioni e un nuovo

liani delle

come è già noto, non potè prender parte alla terza riunione come si deduce da una sua lettera inedita (Ms. 56,

Così nel '41, di Firenze

e nel '43,

;

non

n. 5),

di affratellamento tra gli ita-

tramite di future rivoluzioni.

si

recò a Lucca, alla

quinta riunione,

"

per obbedire

ai

suoi

più tardi, nel dicembre di quello stesso anno, richiese

superiori

„,

e solo

Atti

„

a Benedetto Puceinelli, professore di botanica al Liceo ducale

gli

"

di

Lucca (1). Quasi nello stesso tempo

si

mostrava fieramente contrario ad ogni tiran-

nide un altro lunigianese, Anacarsi Nardi, di Licciana, uno

animosi giovani che accompagnarono tentativo lungo le coste della

avventurosa

si

i

fratelli

dei

prodi

ed

Bandiera nel loro ardito

Calabria (2). Intorno alla sua vita agitata ed

trovano nella Raccolta alcune pagine frammentarie di Emilio

Ferrari di Castelnuovo di Magra, che hanno una notevole importanza politica (Ms. 35).

Sono notizie minute che si riferiscono alla prima educazione

del martire, al suo esilio a

Corfù,

insieme

allo

zio

Biagio,

al

contegno

eroico che dimostrò dinanzi ai giudici, agli ultimi suoi momenti di vita, alle

intomo alle cose sue, prima che avesse il petto squarpiombo borbonico. Degne di ricordo sono anche due donne illustri e grandemente benemerite, Bartolina Bertagnini e Amelia Caiani Sarteschi, che operarono in questo tempo, disposizioni date ciato dal

in Lunigiana, a vantaggio degli studi e dell'educazione del popolo.

Quando

l'istruzione e l'educazione delle classi popolari giaceva negletta dai governi, e grandi erano le difficoltà, perchè i poveri della campagna potessero appren-

dere

i

primi elementi del sapere, la Bertagnini aprì, nel 1840, nelle proprie

(1) Intorno al

Bertoloni cfr.: Cenni necrologici per G. Brugnoli. Bologna, Gani-

berini e Parmeggiani, 1869, ed anche:

Lettere erudite di

pubblicate da G. Sforza. Lucca, Canovetti, 1876. Intorno Firenze nel terzo congresso degli scienziati,

cfr.

E.

Giuseppe Bertoloni alla

sua venuta a

Michel nella

*

Rassegna

Nazionale ,, 16 ottobre 1909. (2) Di questo insigne patriota lunigianese scrisse il Vannucci ed anche il D'Ayala: Vite degli Italiani benemeriti della libertà e della patria Uccisi dal carnefice. Roma, Pili Bocca, 1883, p. 441. Recentemente i resti mortali del martire furono trasportati a Licciana con degne onoranze. Cfr. il periodico " Lunigiana „ di Pontremoli, a. I 11911). nn. 5-7.

—

—


704

JUSOJRGIMENTO ITALIANO

U-

case di Montagnoso,

una scuola elementare

di maschi, e

non senza grave

disagio prese a compartire giornalmente coi migliori e più recenti metodi

un insegnamento, di cui prima di

d'allora

all'intorno. Incoraggiata al

vico,

non si era avuto esempio

lei

cominciar dell'opera dal principe

darò quattordici anni

bella e generosa fatica,

nella

costretta a lasciare la propria casa e a soggiornare in Pisa il

figliuolo Cesare colpito

da

infermità

Carlo Ludoa che

fino

fa

per

assistere

irreparabile (1), e ogni

anno fece

una distribuzione di premi agli alunni più volonterosi e diligenti e tenne un discorso di circostanza. Nel 1842, in forma un po' troppo dottrinaria, se almeno il testo pronunciato corrisponde a quello che è ora conservato nei manoscritti (Ms. 78, p. 158), propugnando la necessità dell'istruzione, dimostrò che l'ignoranza è spesso madre e nutrice di corrotti costumi, delle viltà dell'animo, de' vizi e de' delitti, rammentò le idee e le benemerenze del padre Gerard e della sua scuola popolai-e ordinata sopra " un misto di

sistema magistrale simultaneo e monitoriale „, e sostenne la necessità

di curare al

anche l'educazione

e

di

"

dare all'insegnamento

una direzione

miglioramento del cuore „.

Più bella fama di scrisse

scrittrice conseguì Amelia Sarteschi Caiani, di cui un elogio il dottor Odoardo Turchetti (Ms. 84, n. 19) ed anche il

Guerrazzi, che la conobbe e lodò conti del parroco di villerecce

di

molti

i

suoi scritti, più specialmonte

i

errori

e

superstizioni (2).

Caiani ebbe amico ed ammiratore,

ma molti

specialmente il Niccolini, il Borghi,

il

Né

altri

solo

il

scrittori

Livornese

Bagnoli, il Repetti, l'Orioli,

il

Andrea Cimoli, tre saggi

pedagogia femminile „ potuto dare, se

tolti

Cantù. :

una

da un'opera inedita " Sulla

e alcuni scritti in giornali e

le fosse

strenne.

Più avrebbe

bastata la vita.

Nell'anno stesso delle piime riforme concesse dai principi mutarono sorti di

al

la

e più

illustri,

Donna di grande ingegno e di pari modestia, poco diede alle stampe biografia di

Rac-

'

campagna „ che si proponevano di purgare le menti

le

alcune terre della Lunigiana. Per la rinuncia di Carlo Ludovico

ducato

di

(1) Cfr. :

Giovanni Sforza: Memorie di Montignoso, pp. 139-140. Di Cesare Ber-

Lucca, le terre più meridionali, in base

al trattato di Firenze

tagnini, che fu volontario nella

prima guerra d'indipendenza e scienziato di bella fama, scrisse lo Sforza nel volume: Gli scrittori della Lunigiana estense, 1» serie.

Modena, G. T. S. Vincenzi, 1908, pp. 91-120. Amelia Caiani ed altri scritti. Torino, 1862. Veramente questo scritto poco dice della Caiani e molto invece della educazione delle donne italiane. (2)


705

MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE 28 novembre

del di

1844 e in omaggio anche ad una

del trattato

clausola

Vienna, venivano staccati dalla Toscana e dal territorio lucchese e de-

Parma e a quello di Modena. Appena quelle popolazioni seppero del loro nuovo destino, subito leva-

voluti rispettivamente al duca di

rono le loro voci cadei'e sotto

il

malcontento,

di

senza qualche speranza nel

cemente, tanto più che

il

ordinamenti, mentre

tichi

allora sulle

e

Fivizzanesi, che erano

i

destinati a

mal governo di Francesco V° e già avevano protestato non 1815,

tornarono

ora a

protestare più viva-

duca di Modena si manteneva fermo il

granduca

an-

negli

Leopoldo II si era messo proprio

vie delle riforme. Allora Francesco V°, per

rompere ogni in-

dugio e per soffocare qualunque protesta, fece occupare proditoriamente da

un reparto delle sue milizie, condotte dal famigerato comandante G. Batta Guerra (1), le terre che gli spettavano per la disposizione dei

trattati.

A Fivizzano la sera del 7 novembre 1847 accadde un conflitto tra militi estensi e popolani, e

uno

di questi,

Domenico Bernabò, padre di otto figli,

cadde ferito ad una gamba e dovette poi reggersi sulle stampelle per tutta la vita e

mendicare sussidi dalla carità del sovrano (Ms. 87,

10) (2).

n.

pievano di Montignoso, Giovanni Frugoni, cercò in quei giorni di paci-

Il

ficare gli

animi dei suoi parrocchiani malcontenti, e, in occasione della festa

celebrata nel paese per la riversione dello Stato, procurò di renderli rassegnati alla

nuova dominazione, affermando con

parole di Sant'Ambrogio e di

le

San Paolo che " l'uomo è destinato alla dipendenza prima di Dio, poi di coloro che rappresentano in terra la sua persona di Assalonne,

perchè ribelle

fl ,

e

ricordando

suo proprio padre, e

al

tarono sul popolo eletto, quante volte

si

manoscritto (Ms. 45), invitò paternamente

liarsi

"

sovrano

alle giuste disposizioni del Cielo le

benedizioni divine

:

"

...

„

Nato a Besancon, nel 1812,

i

ci

è

stato

conservato

suoi parrocchiani

e invocò

sul

capo

ad umi-

del

nuovo

Che Iddio moltiplichi i suoi giorni, che

a lui mantenga una corte virtuosa, ministri

(1)

la fine infelice

castighi che gravi-

ammutinò contro il proprio duce

e reggitore. Sulla fine della sua allocuzione, di cui il

i

di famiglia

milizie estensi, poi nelle pontificie, più tardi

zelanti,

sudditi

Massese,

prestò

buoni, stato

servizio

nelle

nuovamente nelle estensi, e

in

ultimo nelle austriache col grado di colonnello. Nel '49 prese parte alle operazioni militari austriache contro Livorno. Morì nel 1895. Cfr. servizio (ms. 83, n.

il

suo stato di

9).

Di Angelo Vannucci

si

ha a stampa una Piccola raccolta

di

scritti

vari,

Pisa, Mannucci, 1890, che contiene epigrafi, poesie patriotiche, scritti sul com-

mercio e l'industria dei marmi, ecc. (2) Di questo conflitto e dell'illegale occupazione di Fivizzano trattò in quei giorni Carlo Matteucci, parlandone dalla cattedra di fisica dell'Università di Pisa. Ci'r. Supplemento alla prolusione di Carlo Matteucci sui casi di Fivizzano. Pisa, Nistri, 1847. Cfr. anche il recente scritto di A. Neri: Una protesta patriottica di A. Remedi nel " Giornale storico della Lunigiana „, I - 1 - p. 44 e sg.


706

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

tranquillo, e che la sua grand'anima ricolma sia di ogni

vh*tù

per esser

magnanimo in se stesso, caro ai suoi popoli, piacente a Dio „.

Passarono pochi mesi, e queste terre che erano state violentemente staccate dalla Toscana tornarono a farne parte, quando,

zione e fuggito e

scoppiata la

duca, le popolazioni rimasero libere

il

rivolu-

dei propri destini,

nominarono un governo provvisorio.

A questo turbinoso periodo di storia si riferiscono ventisei lettere dell'avvocato Ranieri Bozzi, vicario regio di Pietrasanta, ad Angelo Vannucci,

capitano della Guardia Civica di Seravezza (Ms. 14), che contengono importanti e

minute notizie sugli uomini e le cose

di quei giorni.

Bozzi, impiegato governativo, aveva ricevuto incarico segreto dal Mini-

Il

stero presieduto da

Cosimo Ridolfi di far pratiche per la riunione di Massa

e Carrara alla Toscana, e per questo

si

messo

era

Vannucci, che a Massa aveva molte amicizie furono le

che

difficoltà

il

Bozzi e

il

in

corrispondenza col

Molte

e parentele.

gravi

e

Vannucci incontrarono nella loro mis-

sione e che solo in parte e dopo molti sforzi riuscirono a vincere e supe-

Anche in Lunigiana, come nelle altre regioni d'Italia, era ancora molto sentimento di regione e di campanile, e tra una città e l'altra, anche

rare.

vivo

il

vicinissime, purtroppo regnava sovrana la discordia. Carrara specialmente era

gelosa di Massa, e non intendeva assolutamente di unirsi alla Toscana, se non

aveva la formale assicurazione che di

prima istanza

;

le

sarebbe stato assegnato

diversamente preferiva darsi

al

il

tribunale

Piemonte come Avenza,

che mirava a divenir sede di una nuova provincia di Lunigiana. Bozzi e

Il

il

Vannucci,

tendente agli studi si

(1),

anche il prof. Gaetano Giorgini già soprin-

e poi

che ne ebbe più tardi incarico officiale dal Governo,

adoprarono efficacemente per dmmere ed appianare queste piccole riva-

lità

ed ambizioni municipali e per spingere

i

vari governi provvisori della

Anche

regione a far atto di completa dedizione al governo della Toscana.

Carlo Matteucci, allora commissario governativo della colonna dei volontari e truppe di linea, che agli altri per di cui si fa

godeva di tanta stima nella regione,

raggiungere l'unione

cenno più sotto,

stesso argomento, ed anche

(1)

Di

governo granducale

:

si

aggiunse

nelle sue carte,

trovano altre lettere del Bozzi relative allo

si

un

al

"

Progetto di un trattato

di alleanza tra il

lui trovasi manoscritta nella Raccolta una Memoria scientifica:

la dimostrazione della formola

"

Sopra

newtoniana , (Ms. 4.). Giovanni Sforza scrisse la necrologia: Nelle esequie solenni del senatore Gaetano Giorgini. Lucca, Canovetti, 1875.


MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

Governo Provvisorio di Massa

Carrara e

e

pratiche

le

Governo toscano „ composto

marzo 1848.

di quattro soli articoli e datato:

Quando

il

707

erano già

bene

avviate,

il

Montanelli

passò

da

Massa, e in piazza, e al Municipio dissuase l'unione del ducato alla Toscana

:

un rimpasticciamento di stati „ si aspettasse, ei consigliava, la deliberazione di un congresso nazionale in Eoma. I cittadini di Massa non si lasciarono persuadere dal fantasioso patriota, le pratiche laboriose e le premure degli incaricati segreti ed ufficiali ebbero esito fortunato e

in

luogo di

"

quasi tutti i popoli della Lunigiana dichiararono di aggregarsi al governo del Granduca.

Il

Bozzi, cui stava tanto

a cuore

la

eausa della

zione ed unificazione dell'Italia indipendente nei quattro zionali „, il

16 maggio poteva finalmente compiegare

*

principi

federacostitu-

Vannucci l'atto di

al

adesione e di accessione.

Quando più attive e più laboriose si facevano le pratiche per l'atto di le milizie inviate dal Granduca per combattere in Lombardia la prima guerra d'indipendenza, attraversavano la Lunigiana,

dedizione alla Toscana,

dove accolte festosamente, dove invece con significante freddezza, specie nelle regioni di confine. Per l'occupazione allora avvenuta della Lunigiana, assai delicate erano le relazioni della e liberale, quello dei più o

Toscana con Modena, ove i partiti codino

meno favorevoli ai Toscani, l'altro de' più

meno caldi per la guerra santa

d'Italia,

continuamente facevano a

o

cozzi,

producendo un'incertezza, una confusione generale nel grosso della popolazione.

Di notevole importanza per questo passaggio delle milizie toscane, e per

quanto

si

riferisce

al

loro

approvvigionamento, sono

le

molte carte già

rammentate di Carlo Matteucci, commissario politico al Quartier generale dell'armata toscana, da Giovanni Sforza donate all'archivio e aggiunte alla

Raccolta lunigianese (Ms. 69). Contengono proclami ed ordini del giorno, lettere ufficiali e confidenziali, istruzioni del ministro Ridolfi ai

Montanelli e Matteucci, istituiti

nelle

diverse

e

città

i

carteggi di

coi

vari

governi

professori

provvisori

allora

Lunigiana e dei ducati di Modena e

di

Parma. Tutte queste carte, che meriterebbero di essere più largamente illustrate e

commentate, portano un nuovo

e notevole contributo di notizie alla campagna dei Toscani in Lombardia e alle relazioni che nel marzo e nell'aprile di quello stesso anno passarono tra il Governo del Granduca e i Governi

delle regioni settentrionali della penisola. Più notevoli, per

sono

le

stro

Ridolfi,

lettere

ufficiali

e

confidenziali

dirette

dal

il

loro conteuto

Matteucci

al

mini-

specie quelle, nelle quali il commissario politico presso Far-


'08

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

mata toscana dimostrava con parole calde e concitate la necessità di non soffocare lo slancio dei volontari, di cessare dalle mezze misure, di spingere innanzi la marcia, d'inviare nuove milizie, di non esporre il paese all'obbrobrio e all'anarchia. Senza dubbio le insistenze del Matteucci contri-

buirono grandemente a che le milizie volontarie della Toscana si salvassero dalla dissoluzione, e, prendendo parte alle fazioni militari, si distinguessero

per la loro bravura sui campi gloriosi di Curtatone e di Montanara.

Non tutti i Toscani veramente si mostrarono sempre forti e coraggiosi durante

tutta

Pietro dal "

campagna,

la

campo

già

e

Montanara,

di

cui aveva fatto male

il

Clearco Freccia,

1'

8 maggio

scrivendo al fratello

1848, parlava di volontari

suono dei fucili e del cannone „. Ma in quella gior-

nata del 29 maggio pochi furono i vili e i pusillanimi, molti i bravi e i valorosi.

Pietro

nascosto

Freccia,

alla

non avendo avuto alcuna notizia del fratello, che di per la guerra, non sapendo se fosse

famiglia era partito

vivo o morto, gli scriveva smanioso sene

indietro, perchè a Sarzana

malattia, che da

tempo

lo

il

1° giugno e lo avvertiva di tornar-

il

babbo

si

affliggeva, e la

era

molto

aggravato

Purtroppo il

accorressei*o al capezzale dell'ammalato (Ms. 56, n. 13 e 14).

richiamo fu inutile:

il

giovane

soldato,

d'una

mamma desiderava che i figli

ferito

gravemente, fu condotto

prigioniero a Mantova, e morì in quell'ospedale, lontano dai suoi, mentre forse

padre

il

si

dibatteva fra la vita e la morte, nei

rantoli

dell'agonia.

Quando la guerra cominciava a trascinarsi avanti fiaccamente, Vincenzo Gioberti

attraversava la Lunigiana, e a Carrara dal poggiuolo della casa

del conte Fei'dinando

brava le glorie della del

Tenerani, del

Monzoni pronunciava un applaudito discorso e celeche poteva vantarsi di un triumvirato glorioso,

città

Rossi, quale

Finelli, del

nessuna

altra

città

d'Italia

aveva inai potuto vantare. Più a lungo parlava di Pellegrino Rossi che l'estero, in

Svizzera e in Francia,

aveva

fatto

onore

poi ricordava gli ultimi avvenimenti e le speranze

al-

alla

propria terra;

ch'egli

nutriva per la

libertà e l'indipendenza della patria (Ms. 78, p. 48).

Una gran moltitudine accorsa dai vicini paesi acclamava il grande filosofo e plaudiva gli *

applausi,

si

entusiasticamente alle sue parole.

udiva di tra la

folla

Andate a Roma, Gioberti, perchè là

Quando furono

una persona gridare ad si

cessati

alta voce:

tradiscono le aspirazioni degli Ita-

liani „.

A queste parole, non bene accolte dalla moltitudine, rispose il filo-

sofo

che a Roma sulle sorti

inutile la sua presenza

dell' Italia

vegliava Pio

IX e che era quindi

„.

Poco tempo ancora, e anche il Gioberti dovette ricredersi delle sue illusioni. Pio

IX, che aveva già richiamato le milizie

spedite al confine,

si


MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE spaventava sempre primi

suoi

i

d'ogni parte

più

che avevano preso ascolto

ai

consigli

mirava a frenare

il

popolo ormai sbrigliato

e,

circuivano,

lo

piega

dando

della

liberali,

atti

709 le cose,

dei

disdiceva

che

retrivi

sulla via della libertà e della democrazia.

Di lì a poco,

la

guerra iniziata con tanto entusiasmo e con tanto con-

senso di cuori, e cui veniva a mancare la benedizione del papa, languiva

per qualche tempo, e poi finiva miseramente nella disfatta e nei sospetti di tradimento, e le condizioni politiche d'Italia, già tanto promettenti al-

sempre più in basso. mala fortuna delle cose italiane esamina e ricerca con molta acutezza Ferdinando Compagni di Massa (1817-1898) in una sua grossa opera manoscritta: " Le vicende d'Italia del 1848 e 49 , che è tra le più pregevoli di tutta la Raccolta (Ms. 26).

l'alba di quell'anno fortunoso, precipitavano

Quali

Il

siano

state le cause di questa

lavoro, che è costituito di molti fascicoletti,

non è compiuto ma disor-

dinato e frammentario; ed è invero da lamentarsi che l'autore, testimone dei tempi e profondo

conoscitore dei fatti narrati

di condurre a termine e di

ordinare

i

materiali

(1),

non abbia cercato

raccolti

e

le

parti

già

Comunque, anche nello stato in cui si trova, la narrazione, per la serenità e l' imparzialità cui s'ispira, ha una notevole imporscritte e compilate.

tanza storica e merita di essere conosciuta e consultata.

Compagni comincia a trattare degli avvenimenti

Il

interni

dei

singoli

paesi, e a rilevare le ragioni, per le quali i principi presero parte alla guerra ;

poi narra minutamente delle imprese militari, partendo dal blocco di

tova

e

;

sino da principio

esamina le cause delle dolorose

vicende

Mandella

guerra, attribuendole alla indisciplina dei volontari e all'aperto sindacato e

disapprovazione delle operazioni dei capi dell'esercito e

manifesta

alla

del

Re stesso da parte dei giornalisti. Discorre delle vicende

singoli

stati,

delle

agitazioni

interne dei

formazione dei ministeri,

popolari, della

spiega minutamente ed efficacemente le ragioni, per le quali Pio IX pensiero in ordine alle cose d'Italia.

e

mutò

A parte studia l'atteggiamento delle

potenze specie della Russia, della Svizzera, della Francia, e più largamente quello dell'Inghilterra

e

si

indugia

anche

a

discorrere dei tentativi di

questa potenza, perchè la guerra non prendesse più vaste proporzioni e avesse una rapida soluzione, per timore che vi intervenisse la Francia.

In

altri fascicoletti

esamina la costituzione

dell'esercito, di cui

pone in

rilievo le manchevolezze, e paratamente narra le vicende della guerra nelle

diverse regioni dell' Italia continentale, in alcune parti in in altre invece con

brevemente

alla

abbondanza di notizie

modo sommario,

e di particolari.

Accenna anche

guerra marittima nelle acque dell'Adriatico, o meglio alla

comparsa delle navi sarde e napoletane, che ebbero la virtù di allontanare

(1)

Intorno a lui, che fu due volte sindaco di Massa,

cfr. :

Ricordo di Com-

pagni Ferdinando. Pubblicato a cura del Comune. Massa, Medici, 1898. Il

Risorgimento Italiano.

— IV.

46


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

710

austriache dal blocco di Venezia, e non tralascia di narrare gli ultimi Milano nell'agosto 1848 e del pericolo corso dal Re. Sca-

le

casi dolorosi di

Carlo Alberto e i generali piemontesi dall'accusa di tradimento, e dimostra che in quell'anno fortunoso errarono tutti in Italia, re e popoli, gli amatori di repubblica e gli unitari regi, i nobili e i plebei, i chierici

giona

e

laici.

i

Più tristi e lacrimevoli furono, come è noto, successivo. I cittadini

si

gli

l'indisciplina delle milizie volontarie e municipali I

militi

della

Guardia Civica

gli ordini di servizio

avvenimenti dell'anno

fecero più discordi, le plebi sempre in tumulto,

di

Massa, di cui

sempre maggiore. si

conservano

i

ruoli e

(Ms. 32), dovevano essere richiamati di frequente al-

l'osservanza dei regolamenti e della disciplina, e minacciati, sotto pena di '

severi

castighi, a

poiché non

rimedio

non lasciare i corpi di guardia e di presidio. Più tardi, le minaccie, considerando la necessità di porre un

bastarono

efficace alle

continue

replicate

procedeva in pessimo modo,

"

Governo locale „, il comando

di

esaminato

mancanze per le quali il servizio il decreto 5 aprile emanato dal

turno autorizzava

gli ufficiali di ispezione

a costringere, anche con la forza, i debitamente e legittimamente invitati a

rimanere

ai loro posti.

Quando le condizioni d' Italia si fecero più difficili e cominciò a cori-ere la voce che un corpo di truppe estensi muovesse verso i confini, i militi della Guardia Civica furono esortati a spingersi verso le frontiere per difendere la

libertà e l'indipendenza del proprio

paese. I documenti

non

ci

dicono

quanti rispondessero a questo appello patriotico, ma è logico supporre che fossero ben pochi, se due Giusti, milite della glia ed amici

per

correre

dell'esercito piemontese, in

l'anno precedente

a

Giuseppe Branchini sottotenente

soli,

e

Michele

prima compagnia, abbandonarono in quei giorni famisui campi lombardi e combattere fra le file mezzo alle quali già avevano combattuto nel-

Custoza,

a

Valleggio,

a

Milano.

La loro partenza è

rammentata in un ordine del giorno in data 20 marzo 1849 ed è ragionevole supporre che i due militi non dovettero giungere in tempo per combattere, tre giorni dopo, sul

campo di Novara. Animati di vero fer-

vore patriotico, se ne dovettero tornare indietro con lo schianto nell'anima, tanto più che non potevano farsi più illusione alcuna sulle sorti del loro

paese inesorabilmente destinato a ricadere sotto la soggezione del duca di

Modena.

Un carrarese, Carlo Lazzoni, assisteva in questo tempo agli ultimi aneliti di libertà in un'altra parte d'Italia, a Roma. Egli faceva allora le pratiche

di ingegnere architetto e frequentava l'Università e lo studio dell'architetto


711

MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

memorabile assedio si prestava attivamente per San Giovanni in Laterano. Di lui è nella Raccolta un prezioso manoscritto: " L'estate del 1849 o Ricordi della mia gioventù „ (Ms. 51), che ha una speciale importanza per quanto narra del-

Vespignani, e durante

il

dirigere alcune barricate in

l'entrata dei Francesi in

Roma e degli episodi che l'accompagnarono e la

seguirono. Il Lazzoni il 3 luglio si trovò in mezzo al subbuglio di piazza Venezia, quando da ogni parte si gridava: Viva i Vespri romani! Morte ai Francesi! e prima ancora vide lo scempio del prete Malignon, che aveva baciato ed abbracciato il comandante del primo plotone francese esclamando ad alta voce " Vous étes le bien arrivé „. Più tardi assistè alla

partenza di Garibaldi da porta S. Giovanni, lo vide baciare ed abbracciare il

sottotenente Statella siciliano che era stato ferito

il

30 aprile presso la

Villa Pamphili, e udì anche le celebri parole che diresse ai volontari prima di iniziare la celebre ritirata. Lo stesso Lazzoni con altri amici

accompagnò

quei prodi per oltre due chilometri, e tornato indietro, e giunto in piazza

Venezia, all'ingresso voci imitando

il

del vicolo della Gatta, udì in tutti

i

toni da molte

un prolungato chicchirichì, chicchirichì..., poi colpi Battè in ritirata quella sera e la mattina dopo seppe

gallo,

di

arma da

di

molte uccisioni di soldati francesi,

fuoco.

i

quali

attratti

ad arte da alcune

femmine, specialmente di Trastevere, nelle case, venivano

all'improv-

feriti

viso e gettati poi, moribondi, nelle chiaviche delle strade.

Nei

suoi

stessi

sua partenza da il

soggiorno

mento

"

Il

ai

"

Ricordi „

Roma dopo sudditi

non

il

Lazzoni aggiunge molti particolari della

l'editto

commercio di Bastia „

bardo „ nei giorni precedenti,

della polizia francese

pontifici,

che,

respinto

del

suo

come da

il

che

viaggio sopra "

Virgilio „

Livorno,

e

vietava basti-

il il

"

Lom-

dovette continuare

per Genova. Quivi il Lazzoni rimase due giorni insieme al triumviro Saliceti, al

duca Carafa, al poeta Dall' Ongaro, all'attore Salvini e dopo vari

interrogatori e perquisizioni potè rientrare negli Stati del duca di Modena,

dopo aver lacerato alcune pagine del suo portafoglio, dove erano

scritti

pensieri di Dall'Ongaro e di altri illustri patrioti (1).

Distruggendo quelle carte, che ora noi vorremmo conservate, il Lazzoni fece cosa prudente e resa necessaria in quei tempi, nei quali la reazione,

specie nel ducato di

Modena, infieriva rabbiosamente.

(1) Cablo Lazzoni scrisse una pregevole Guida storico, artistica, industriale Carrara le sue ville e le sue cave. Carrara, Drovandi, 1880. Di recente se ne è fatta una seconda edizione con aggiunte.

:


IL RISORGIMENTO ITALIANO

712 I patrioti,

o quanti avevano partecipato alle ebbrezze, e agli entusiasmi

movimento nazionale, o esularono in terre straniere o in Piemonte, che solo fra gli altri paesi manteneva fede allo statuto, o non tardarono a far atto di contrizione e ad abiurare qualunque idea di patria e di nazionalità. Così il prete Felice Salvetti di Massa ritrattava tutta la sua passata condotta politica (Ms. 80, n. 8), deplorava qualunque atto " come parto di un'esaltata fantasia „ e prometteva di mostrarsi in avvenire ' vero sacerdote, fedele suddito e buon cittadino „. del

Non tutti i patrioti

meno poi sconfessarono la Non essendo più permessa la libera manife-

però esularono e tanto

loro precedente vita politica.

stazione dei proprii pensieri, specie intorno al futuro ordinamento d' Italia,

molti animosi contro

i

restrinsero

si

segrete e

società

nelle

si

diedero a cospirare

tiranni della propria terra.

La Lunigiana nel decenne periodo della reazione diede più volte origine ad insurrezioni e tenne in continua

A Massa

denese.

agitazione

segugi della polizia mo-

i

specialmente intorno a Felice

liberali si raccoglievano

i

Nardini, avvocato e scrittore di bella fama, che alla causa della libertà e dell' indipendenza italiana sacrificò

e

il

suo patrimonio e la pace

la fortuna del

benessere della famiglia. Numerosi

processi che furono imbastiti in

i

quegli anni e numerose e severe le condanne. Poco conosciute sono le inquisizioni della polizia e della cessi, se

come

magistratura modenese e

le carte di

quei pro-

pur ancora esistono, meriterebbero di essere esumate e studiate

quelle dei processi

austriaci di quegli

stessi

anni, coi

quali sono

talvolta strettamente legate e connesse.

Fra i patrioti più gravemente compromessi, per aver preso parte a cospirazioni, fu

il

massese Gaetano Nicodemi, che gemette a lungo nelle pri-

gioni del duca di Modena. Di lui lettera diretta al

padre

dice di essere stato

dall'i e r.

si

ha nella Raccolta (Ms. 87, n.

Casa di lavoro

ammalato gravemente

e di

di

una

7)

Mantova, nella quale

essere

allora

guarito

ed

unisce una nota degli indumenti lasciati nell'ergastolo di Modena.

Mentre infuriava la reazione e i patrioti marcivano nesi ed austriache

nelle segrete modenon mancò chi volle ineggiare all'imperiale e real pa-

drone e magnificare la sua generosità e

Fra

gli

altri

uno

Staffetti di

la

sua clemenza.

Massa componeva un'anacreontica e la

mandava fuori il 4 ottobre 1857, nel giorno onomastico del principe (Ms. 85, n.

15),

dedicandola

a

Raffaello

Raffaelli,

"

meritissimo

„

delegato

nelle

Provincie oltre Apennino.

A lui o ad altro poeta cortigiano, rispondeva nell'estate dell'anno sue-


MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

713

cessivo (1858) il patriota Emilio Lazzoni di Carrara (1) con una poesia satirica sul far di quelle di Giusti le cui agili strofette ripetono

nello:

il

sempre

ritor-

il

menestrello del tirannello (Ms. 80, n. 11).

Abbondante dovette essere in quegli anni la produzione satirica contro il

Duca. Notevoli saggi ce ne offrono

nell'esilio

le

carte di Felice Nardini, che anche

non lasciò passare occasione per scagliare contro il tiranno della

propria terra gli strali della

sua

musa sempre impetuosa ed elevata pel

pensiero, spesso nobile e sostenuta nella

forma (2).

Un altro saggio, e dei più pregevoli, si ha nella stessa Raccolta (Ms. 87, n. 3). È un sonetto in dialetto massese che mette alla berlina cinque non erano

cadetti di Massa, che

venato a cader proprio nelle ridicolo gettato sui cadetti

loro

stati

capaci

mani.

di

arrestare

un brigante

S'intende fra le righe come

doveva giungere

il

sino al soglio del loro real

padrone.

Perchè estensi

adoperati

godevano

principalmente in servizi

di

natura politica,

di scarsa reputazione, e in caso di tumulti, per

i

militi

il

loro

non avevano neanche modo di farsi rispettare e valere. Nel 1844 la compagnia di Massa, come si ricava da un Ruolo conservato nella

scarso numero,

Raccolta (Ms. 86,

n. 13), era costituita di 84 individui così distribuiti: a Massa 20, ad Antona 18, al Forno 10, a Pariana 7, ad Altagnana 2, al Ponte 6, a San Giacomo 1, al Mirteto 7, a Turano 7, a Volpigliano 6.

Dopo la restaurazione i soldati neanche allora

estensi sono stati cresciuti di numero,

bastavano a mantenere

l'ordine

e

ma

a disimpegnare tutti

i

servizi.

movimento liberale prendeva sempre più piede nei diversi A Massa, verso la metà del 1857, si istituiva un Comitato della Società Nazionale presieduta dal La Farina, e per opera specialmente di Vincenzo e Luigi Brondi di Massa si fondavano filiali nei Frattanto

il

luoghi della Lunigiana.

luoghi minori. Importante per questo lato è

ti)

il

carteggio

politico di

re-

Giovanni Sforza ha scritto la biografia di questo benemerito patriota e

cittadino. Cfr.

"

Atti e

Memorie della R. Deputazione di storia patria per le

Provincie modenesi ,, serie IV, voi. X. Modena, 1900, p. 218 e sg. (2) Di Felice Nardini non si ha finora una degna e compiuta biografia. Molte delle sue carte, preziosissime, sono conservate dal figlio avvocato Luigi

Nardini, anch'egli patriota e volontario con Garibaldi nelle campagne del '66 e '67. Nel '48 furono stampate clandestinamente alcune sue liriche: I martiri

Lombardia; nel '54 una tragedia: Santarosa, ministro segretario di Stato di Sua Maestà Sarda. Sampierdarena, Torri. di


IL

71-4

RISORGIMENTO ITALIANO

cente acquistato dalla Direzione dell'Archivio (Ms. 122). Sono vari

menti appartenenti

ai

fratelli

a Santo Stefano, e

si

riferiscono al

più importanti di quei giorni,

movimento liberale e agli avvenimenti costituzione

alla

di

nuovi

protezione degli esuli e degli emigrati, alla guerra, ecc.

Vincenzo

altre sono sei lettere di

Giusti

la

lettere del

Comitati, alla

Notevoli fra

le

raccomandano a Vincenzo

che

Brondi la soscrizione nazionale, la formazione del Comitato fano e

docu-

Brondi, allora emigrati per ragioni politiche

di

Santo Ste-

rappresentanza „ al conte di Cavour; e più ancora quattordici

"

La Farina allo stesso Brondi, dal '57 al '59, che si riferiscono

più specialmente ad alcuni emigrati punto favoriti dall'intendente di Ge-

nova e allo sviluppo della Società Nazionale. Ve n'è anche una del 2 gennaio 1860, in cui

si

dà notizia delle dimissioni

che meritano di essere

riferite:

"

di

Garibaldi

la

sua dimissione di nostro presidente per unirsi con

e

compagnia, che nulla hanno

stare e che vogliono

servirsi

fatto,

Brofferio,

che hanno cercato

del suo

con parole

Garibaldi ha

...Avrete veduto che

sempre

dato

Asproni di

gua-

nome per far la guerra a Cavour.

Mi dispiace non per noi, che rimarremo sempre

gli

stessi,

ma per Gari-

ha perduto moltissimo... „. La primavera del 1859 liberava la Lunigiana dall'odiosa oppressione del Duca, e i popoli, divenuti liberi di se stessi e dei loro destini, si volgevano baldi che

al

Allora a Massa

come

Piemonte

e

ne

luoghi

si

organizzava la Guardia Nazionale, i cui ruoli sono ora con-

altri

servati

invocavano

la protezione.

Raccolta (Ms. 77, n. 12), e poco dopo

nella

i

volontari

negli

massesi

facevano parte dei Cacciatori della Magra, e indirizzavano un proclama ai loro

concittadini, perchè

non rimanessero più a tutela

delle

domestiche

mura, ma si muovessero con loro per raggiungere Garibaldi e per combatter le ultime battaglie per l'unità e l'indipendenza della patria.

allora, e più tardi, i volontari della Lunigiana,

italiano e nelle

file

Numerosi furono

che militarono nell'esercito

garibaldine, e che nei periodi di tregua e di pace conti-

nuarono ad addestrarsi negli esercizi militari nelle file della Guardia Nazionale.

A Massa specialmente

i

cittadini

non mancarono di inscriversi nei

quadri di questa milizia cittadina, che nel 1863, come si rileva da un elenco di graduati e di militi, era divisa in tutte queste

rinnovate energie

sei

compagnie (Ms. 80, n. 14). Purtroppo dovevano fiaccarsi miseramente

militari

nell'infausta giornata di Custoza (1).

(1)

Cfr.:

Massa cinquantanni fa. Ricordi di Giovanni Sforza. Prefazione

al

Baltromeo Calzolaro, commedia in dialetto massese, di Paolo Fekkari. Firenze, Landi, 1899, p. 38.


MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

715

Prima di chiudere questa breve rassegna preme dire sommariamente di alcuni

importanti

che riguardano la storia

carteggi

letteraria e politica

della regione.

Le lettere autografe di scrittori e persone lunigianesi raccolte insieme una sola busta (Ms. 55) sono tutte dirette a Luigi Fornaciari di Lucca, che fu, come è noto, avvocato e scrittore di molta fama. Molte hanno

in

carattere esclusivamente letterario, quelle ad esempio di Giuseppe Brugnoli

Giovanni Baldacci di Massa, di Francesco Cherbi

e

di

di

Lorenzo

poche

un

Costa

Beverino,

di

qualche

interesse

di

Tommaso Di

politico.

tengono a Lazzaro Compagni di Massa (1) nosciute

pel

informazioni

contenuto. Nella

restituirsi

di

Pontremoli,

barnabita, ecc.;

quest'ultime e

quattro

appar-

meritano di esser meglio co-

prima, in data 16 ottobre 1848,

domanda

non preveduta dimissione del Ministero, afferma

sulla

aver ricevuto una circolare dalla Presidenza a

Giorgieri

permanentemente in Firenze,

cora un po' a Massa per

e

sistemare alcuni

che

esorta tutti

chiede affari.

i

di

senatori

può fermarsi an-

se

Nella seconda, in data

5 novembre 1848, domanda notizie sulle cause dell'improvviso scioglimento

una legge e sulle voci che cormia responsabilità di coscienza verso i miei concittadini, presso i quali il mio impulso non ebbe poca efficacia per determinarli alla unione col granducato non comandata da protocolli diplomatici „. Il 31 dicembre 1848, pagando i suoi auguri per l'anno nuovo afferma, di viver meditando " sugli avvenimenti che ogni dì succedonsi imprevisti e sorprendenti in Europa e sulle conseguenze che possono derivarne all'Italia alla quale nazionali e stranieri minacciano pur dell'assemblea a mezzo la discussione di

revano a Firenze

anche per minorare

"

troppo mali gravissimi „ e

il

suo dolore, perchè

;

il

il

la

28 gennaio 1849 esprime il suo rincrescimento

Fornaciari abbia dato le dimissioni da senatore

e dice di non sapergli per questo perdonare. Accenna

'

clamori

tempi di grande

ai

per via e conclude

dolorosamente Dio provveda poiché gli uomini veggo non potere o non volere „.

inquietudine, parla

di

uditi

:

Tra le altre lettere al Fornaciari ve ne sono di Gaetano Giorgini, soprintendente agli studi, relative a persone parte (Ms. 86, n.

3),

di

e

a

cattedre, e anche, raccolte a

Gian Battista Giorgini, che

al

letterato lucchese

chiede consigli in materia giuridica e letteraria e risponde con bel garbo

(1) Cfr.

nucci

in

su di lui "

:

Giornale

24 aprile 1867.

Lazzaro Compagni delle

arti

e

:

delle

commemorazione industrie „,

a.

dell'avv.

M. Man-

XIII, n. 33. Firenze,


IL

71G

EISOBGIMENTO ITALIANO

Manzoni non può esprimere un giudizio su uno scritto del Muzzi: Tra le regole che il Manzoni s'è prefisso c'è quella (ed è tra le meglio osservate da lui, osservantissimo delle regole prefisse) di non metter parere in materia di lettere, perchè facendolo una volta, non potrebbe più alleche

il

...

gare la regola per scusarsi un'altra volta dal farlo, e come Ella sa non avviene spesso di averla a fare con

uomini

tali

e

con

tali

scritti nei quali,

come nel caso del signor Muzzi, la lode si accompagni naturalmente alla verità... „.

Minore importanza storica e letteraria ha il carteggio del canonico Francesco Musettini (Ms. 57) che per molti anni fu a Massa professore di sofia.

Vi sono lettere

officiali della

agli Studi, del Ministero, e lettere

argomenti

ad che

al

private di vari corrispondenti relative

familiari e scolastici che

Un po' più importanti

filo-

Presidenza del Liceo, del Provveditorato

hanno tutte uno scarso interesse.

sono quelle di 6. B. Giorgini e di Paolo Ferrari

Musettini suo maestro portò sempre grande affetto e dedicò anche

un' epistola. In al dott.

altro

inserto (Ms. 56, n. 23) è

Giovanni Raffaelli di Castelnuovo

di

una

lettera del Musettini

Garfagnana in data 23 mag-

gio 1864 nella quale discorre della venuta del duca d'Aosta

a Massa

ed

acclude quatto epigrafi latine da lui dettate in quella fausta occasione.

Autografi di grande importanza, per

firme che portano, sono nel car-

le

teggio di Emilio Ferrari (Ms. 58), che fu apprezzato scrittore di prose e di versi, e autore, fra altre opere, delle

"

Memorie storiche di Fosdinovo „

(Sarzana, tip. Lunense 1872). Vi figurano molti dei più bei nomi di patrioti.

Agostino Bertani e Maria Bonaparte Valentini lo ringraziano dei versi inviati, il

Brofferio plaude ai versi dedicati a Garibaldi e all'Italia, e fa voti " perchè

l'ultimo verso non rimanga uno sterile augurio „

.

Stefano Canzio, il 27 giugno

1867, gli annunzia la nascita di un quinto figlio che chiamerà Brown, proto-

martire della liberazione degli schiavi in America, per desiderio del Generale

"

che pensa sempre a Roma „. Beppe Dolfi, il 17 mai-zo 1863, afferma

di aver ricevuto

l'

Inno alla Polonia che sarà messo in vendita a beneficio

degli insorti. Garibaldi in tre lettere, con la sola firma autografa, lo rin-

grazia di versi e di dediche. Gian Battista Giorgini risponde nel 1865 e '68

intorno ad alcuni affari che gli erano stati

raccomandati;

il

Guerrazzi in

diciannove lettere dal '57 al '70, tutte belle e interessanti, dà al Ferrari consigli e suggerimenti,

specie

i

Fantasmi,

"

non risparmia censure, loda alcuni componimenti,

la più

bella cosa che abbia fatto „, gli

manda alcune

notizie storiche sui luoghi della Lunigiana, sul Campo-fregoso, ecc. Il Tom-

maseo in due lettere dà anch'egli qualche consiglio, e ringrazia dei versi dettati " per un padre che ha perduto la sua figliuoletta „. Ferdinando Zannetti il 12 dicembre 1862 lo ringrazia delle poesie inviategli, specie di quella in

suo onore ed aggiunge che l'operazione

fu di poco

momento

grande.

e

al piede di Garibaldi

che non valeva la pena di fargliene un merito

sì


717

MUSEI, ARCHIVI, BIBLIOTECHE

Un ultimo cenno delle biografie di uomini insigni della Lunigiana nelle armi, nelle lettere, nelle scienze, nell'apostolato della carità.

Carlo Frediani di Massa, tipografo ed erudito (1803-1847), lasciò autobiografici

ricordi

biografici Staffetti,

di

i

suoi

(Ms. 84, n. 20) (1) e una buona collana di ricordi

uomini massesi

(Ms. 85, n. 16): tra

gli

altri

Pietro Felici, Stefano Frediani e di un Baldacci, che

rono nelle milizie repubblicane e seguirono

le

di

Michele

si

arruola-

armate francesi in Ispagna

Gaetano Ghirlanda, capitano nell'armata francese in Lombardia, che si trovò alla ribellione dei Carraresi e più tardi seguì Napoleone e in Russia, di

all'Elba, della

famiglia

(m. 1828) che ebbe di

alti

Ceccopieri uffici

Lucca e di Piombino, ecc. Emilio

Ferrari

in

e

più

specialmente

nel governo di Elisa

del

conte

Piero

Baciocchi, principessa

ecc.

appendice

ad

una sua

"

Storia di Castelnuovo

di

Magra „, inedita (Ms. 36), che tratta brevemente anche degli ultimi tempi, aggiunge alcune biografie il

di illustri e benemeriti concittadini. Interessano

nostro periodo storico Francesco Antonio Lazzotti (1730-1809), che ebbe

qualche parte nelle vicende del periodo napoleonico, Luigi Pratesi (18191854), pittore, che combattè all'assedio di

mentato (1821-1848),

ecc.

Roma, Clearco Freccia, già ram-

ecce.

Di Angelo Pelliccia di Bedizzano medico e patriota (2) biografia Carlo Sforza di

scrisse

una breve

Montignoso (Ms. 81, n. 16) anch'egli medico e pa-

triota, che, come si ricorda nelle parole necrologiche pronunziate sul suo feretro il

24 dicembre 1893 (Ms. 80, n. 6), spese tutta la sua vita negli ospedali e

nelle case dei poveri, e nel

1848 ebbe parte principale nel dichiarare la

decadenza del duca di Modena e l'unione con la Toscana. Molti

altri

uomini, anche più

illustri,

che

si

adoprarono efficacemente

per la causa della patria o coltivarono con onore lettere,

le arti,

le scienze e le

primo fra tutti Felice Nardini, non sono ancora conosciuti quanto

meritano, perehè

le loro

travolte dall'ala del

opere e le loro azioni sono state inesorabilmente

tempo e dal turbine delle nuove vicende e non hanno

Intorno al Frediani, che aveva raccolto memorie e documenti per la com-

(1)

pilazione di

un Archivio Storico Lunense, cfr. anche i cenni biografici di GioModena,

vanni Sforza nel Saggio di una bibliografia storica della Lunigiana. Vincenzi, 1874, pag. 82.

scritti, di materia medica e chirurgica, sono compresi negli Reale Accademia dei Filomati „. Lucca, Guidotti, 1843 e sg. Alcune sue lettere sono state pubblicate da Giovanni Sforza: Lettere inedite (2)

?

Alcuni suoi

Atti

della

di carraresi illustri raccolte e annotate. Bologna, 1873.


718 finora

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

trovato chi amorosamente le ponesse nella debita luce e le rammen-

tasse alle

nuove generazioni.

Giovanni Sforza, che da tanti anni consacra studi e ricerche della sua ì-egione,

ha da qualche tempo

della R. Deputazione di storia

nuova serie

di

patria

biografie nella quale

iniziato

alla storia

negli "Atti e

Memorie

per la provincia di Modena „ una

han

finora

trovato degno posto uo-

mini insigni e benemeriti, di cui appena vagamente

si

ricordava

il

nome

dai vecchi o dagli eruditi.

Per l'operosità sua che non conosce riposo, non vi è dubbio che

egli

saprà continuare e condurre a termine la grave e difficile impresa e impedire così

che le azioni e

le

vadano per sempre travolte

opere di tanti

uomini insigni di Lunigiana

nell'oblìo.

L'infaticato e dotto scrittore avrà acquistato allora un altro grande titolo alla riconoscenza dei proprii concittadini.

Ersilio Michel.


-

III.

VARIETÀ E ANEDDOTI

ultimi tre giorni della Repubblica Livornese del

Gli

1849

e le prime ore dell'occupazione Austriaca di Livorno

secondo una relazione contemporanea.

Fra i manoscritti di Storia livornese che fu mia cura raccogliere nell'Archivio storico cittadino di Livorno se ne conserva uno intitolato

u

Cronaca ovvero raccolta

Maggio 1847 Maggio del 1849 E

dal 6

|

|

dei Fatti accaduti in Livorno,

all'ingresso

|

delle

Truppe Austriache nel

Notizie interessanti

]

— Appendice a carte 189

|

\

di altre città Estere

\

del seguito dei Fatti dopo l'ingresso

a tutto il dì 6 Settembre 1849 „ che sono andato mensilmente pubblicando, dal 1° di luglio del 1910, nella Miscellanea di Storia e di erudizione livornese da me fondata e

degli Austriaci

|

|

diretta.

Staccata da questa cronaca, quando essa fu depositata nell'Archivio, e

da considerarsi come una seconda appendice, e da me

perciò fatta rilegare insieme con quella, è una Relazione nume-

rata

a parte, e che portando in uno

numero 13, ci

degli angoli superiori

fa credere con sicurezza che facesse parte di

busta di ricordi comprendente vari -inserti.

Il

il

una

suo vero titolo è

Relazione veridica dei Tre Ultimi giorni del Popolo Rè compreso il giorno dell' ingresso delle Truppe Austriache quali \

\

\

j

furono

|

il

di 9. 10. e 11 Maggio

\

1849.

Questo documento che pubblichiamo per la prima volta nella presente Rivista è della stessa mano e dello stesso autore dell'anzidetta cronaca, scritta

in

carattere grosso

e

chiarissimo, in

formato grande, a facciate piene, salvo un margine equivalente


720

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

a circa un quinto della pagina a sinistra. La relazione si distende

per ventiquattro facciate e due righe.

Autore di essa fu Giovanni Scalpellini, nato in Firenze nel 1787. Recatosi giovinetto in Livorno vi sposò Emilia Pratesi; e fu per molti anni Custode di quella Cattedrale. Dimorò sempre in Livorno,

dove morì il 17 ottobre del 1869, nella grave età di ottantadue anni, e fu sepolto nel cimitero dell' Arciconfraternita della Misericordia.

Lo Scalpellini fu un diligentissimo collettore di ricordi sacri e profani livornesi ed ebbe l'abitudine di scrivere quanto osservava

per la città, che gli paresse importante. Per questo, quando col 1847 incominciarono ad accadere quei fatti che specialmente per

due anni successivi richiamarono su Livorno l'attenzione di tutta che ne era testimone, ne compose una diligente relazione in forma di cronaca, continuando poi, dopo aver scritto quei fatti, ad osservar quanto accadde in Livorno durante l'occupazione austriaca e prenderne memoria. Pubblicando la presente relazione, della quale al lettore non sfuggirà certo l'importanza, considerando che il cronista fu testimone oculare ed anche parte di alcuni fra gli avvenimenti narrati, abbiamo creduto non correggere né la lingua né lo stile di lui che si rivela certamente uomo di scarsa cultura. Quanto al suo sentire politico, il lettore si accorgerà che egli appartiene alla parte di quelli che allora i liberali e fautori di novità politiche chiamavano codini od austriacanti. I difensori di Livorno, fra i quali s'ebbe sì eletta schiera di valorosi, sono sempre bollati col nome di briganti o con altro titolo di vituperio e i liberali spesso diffamati, e qui per esempio vitupera grandemente il Montanelli. A fronte delle intemperanze e disordini ed arbitrii che accompagnano sempre la tirannia delle plebi, intemperanze e disordini che a molti uomini di fede sicuramente e saldamente liberale fecero desiderare cessasse quel governo popolare, egli mostra non intendere quanto abbia di patriottico e di adamantino il non voler piegare il collo al giogo straniero e la costanza di una città, sola i

l'Italia, egli,

di fronte a tutte le altre di Toscana, nel resistere, come di protesta, e senza

un segno

speranza di vittoria.

Ma appunto per questo la Relazione che pubblichiamo, come la Cronaca che siamo venuti pubblicando nella Miscellanea, è utile agli studiosi dei documenti di storia del Risorgimento Italiano. Alla perfetta conoscenza delle ragioni e della fìsonomia dei fatti

quali furono veramente, la buona critica c'insegna essere indispen-


VARIETÀ E ANEDDOTI

721

sabile ascoltar la voce di tutti coloro che

ne parlano con serietà

hanno valore

e competenza, e che

testimonianza, qualunque

di

Viene il giorno poi che la coscienza storica mette le cose a posto, perchè magna est veritas et praevalebit;

sia l'opinione loro.

ma per poter far ciò ha bisogno di essere in possesso di tutti gli elementi necessari. Come Tito Livio raccoglie le tradizioni incerte

dando a Roma il glorioso monumento della sua condona ad esse, ut primordia ui'bis augustiora fiant,

e leggendarie, storia, e

così sia nostro studio di raccogliere, senza cura di parte o disprezzo di sorta, ogni genere di documenti, affinchè possa sorgere il grande edifìzio della Storia del

Rinnovamento politico italiano. Pietro Vigo.

Memoria di quanto successe nei tre giorni ultimi del Popolo Re e del giorno delTruppe Austriache che furono 9. 10. e 11. Maggio

l'ingresso in Livorno delle 184:9, quali notizie sofferte

saranno precisamente quelle ocularmente vedute,

e altre

da me scrivente, ed altre avute sicurissime dalla Relazione di per-

sone senza eccezione.

Tale narrazione sarà un puoco prolissa, e forse seccante per chi avrà la

ma ciò era inevitabile volendo tutto detta-

pazienza (un tempo) di leggerla, gliare con precisione.

Mercoledì 9 Maggio 1849

La detta Giornata fu sempre un andare che come forsennati porta vansi

alle

e

un venire

di

(1).

Gente armata

Barricate di ciascuna Porta: la

Città

una desolazione, perchè chi voleva evadere, e venivagli impedito, Chi andava a rifugiarsi nella Casa di un Console, altri in Case tutta presentava

di

Amici immaginandosi di

essere ivi

sopra i Bastimenti, Gozzi e Barche alla

al

più sicuri, che nella

Chi

propia,

Molo, Altri più Fanatici correva

Comune senza sapere cosa domandare, solo che a forza d'urli ottene-

vano il presentarsi d'alcuno che senza nessuna veste piava ad

arringare

armati correre ripulire altri

i

il

Popolo incoraggiandolo

alle Porte, questi partivano,

Fondi di tutte le Casse ecc.

altri

alla

se

autorità, della

sopra

ai

ed

i

Terrazzi più

le

varie posizioni della

presentavasi alcuna truppa; Persone

senso che procuravano far capire

princiCittà, e

ed essi restavano occupati a

sopra le Torri con cannocchiali osservando

Campagna onde vedere

di

Difesa

Fanatici essere oramai

alti

di

buon

utile l'arren-

dersi,

mentre non erano più chiacchere, ma fatti, e fatti reali, che una pode-

(1)

Per manifesto errore o per distrazione lo Scalpellini ha scritto qui 1850-


722

IL

rosa

RISORGIMENTO ITALIANO

Armata di 22000 Uomini era in Pisa composta di Cavalleria, Infan-

teria, Bersaglieri e Artiglieria in

Persone

di tutta fede,

proseguire a dire

quantità quale cosa era stata asserita da

ma qual risultato vantaggioso? A Chi era ardito di veniva insultato, e minacciato

di

più rigoroso silenzio, mentre

Briganti tutto

tali verità

Vita, e costretto a tenere

il

all'opposto procuravano di persuadere ai Codini, le

Truppe che sono

i

perdere la

Popolo con dire " Non date retta non sono Tedeschi, ma Contadini

il

in Pisa

con le antiche Uniformi bianche, smesse dalla Truppa Toscana „ ma non persuadeva, e persuasi al certo non erano gli ultimi Deputati del Popolo Rè, perchè non gli mancavano le novità sicure. In una parola tutto era confusione e sbigottimento, perchè nessuno dei Panatici voleva persuadersi della forza imponente destinata per questa Città, pensarono allora di creare una Deputazione di numero sei Individui scelti fra i più esaltati e increduli, perchè nessuno potesse dubitare e con la mediazione di varii Consoli, che interposti si erano presso il Baron

vestiti

ciò

D'Aspre Comandante in Capite l'Armata, questa Deputazione potesse liberamente portarsi a Pisa, parlare con il Suddetto D'Aspre, ocularmente verificare tutto, quindi tornare a

Livorno a rendere di tutto inteso, e special-

mente se esisteva un'Armata da deporre il pensiero di opporsi partì infatti la detta Deputazione ad ora un puoco avanzata, da non sperare il loro :

ritorno che alla veniente mattina. Seguitava per la Città la

solita

sione dell'andare e venire dalle Porte di Gente armata, di vari

confu-

Complotti

maniere pensavano sempre discordi uno dall'altro, quando alcuno azzardava una parola che indicasse convenienza di arren-

di Persone, che in varie e

veniva minacciato della vita; così passò la nottata, e

dersi,

della risposta della Deputazione, stavano attendendo

i

più anelanti

il

nuovo Giorno che

di

10 Maggio.

finalmente giunse Il

Avanti giorno era ritornata da Pisa la Deputazione dei sei Individui, ed aveva già reso conto Rè,

quale sentito

il

tutti,

il

al

Prete Maggini, l'unico restato

onde vedere e sentire come ognuno

in Piazza, e l'affollato

Popolo

gli

si

Capo del Popolo

la pensava, in fatti si portarono

fece incontro fra

procurai di avvicinarmi più che poteva Stessi l'esito della Missione.

Ecco quanto Essi ad alta voce dissero gli

al

loro rapporto impali dì, e gli pregò a pubblicarlo a

all'oggetto

di

i

quali lo scrivente, ascoltare

da Loro

—

Che liberamente avevano passato avamposti di Stagno, come ancora senza ostacolo alcuno s'introdussero

in Pisa

(sembra certo che

i

rigorosamente intercettato a presentarono

Consoli avessero tutto combinato, mentre era tutti

il

al Baron d'Aspre

passo)

entrati

che furono in

delia

Città

si

nità,

quindi tutto gli fece osservare minutamente, ed in ispecial modo l'ar•

Razzi alla Inglese e molto

non ci volle a persuadergli essere qualunque resistenza che pretendessero fare, dopo di ciò il D'Aspre

tiglieria,

inutile

quale gli ricevè colla massima urba-

i


VARIETÀ E ANEDDOTI gli

723

congedò dicendole " Tornate liberamente a Livorno e dite

che se la

Amici ognuno sai'à rispettato nella Persona, e nelle propietà, ma se pretenderanno di fare un inutile resistenza non so a quali terribili conseguenze esporranno la Popolazione e la Città, mentre domani mattina alle ore 7 piincipierà il Fuoco e prima del mezzoPopolazione

riceverà da

ci

giorno voglio essere in Livorno, ancorché la sassi: tati

Città

—

prendete questi proclami e pubblicateli

mostrava i detti Proclami,

ma se presto non cessavano dal dire e dal

mostrare, sarebbero stati vittima di alcuni Infami, spianato

il

un ammasso di dei Depu-

fosse

e già alcuni

i

quali già gli avevano

Fucile al petto caricandogli di mille, e mille vituperi come vili,

infami Codini e finalmente pagati per

venne pertanto dileguarsi dal Popolo nella giornata

:

riferire simili

credo

e forse

ecco a quel grado era giunto

il

imposture:

non

farsi

gli

con-

più vedere

fanatismo di non pochi tra-

viati istigato sempre dagli infami Forestieri e dai Capi rivoluzionarii, cagione

di tante sventure per questa disgraziata Città. Il

pretendere di voler tutto dettagliare di quello che fu in tutta questa

giornata del 10 è cosa piuttosto da immaginarsi che da descrivere, e solo

mi limiterò ai fatti più rimarchevoli accaduti nel dopo pranzo, mentre della mattina non potrebbesi notare che confusione, desolazione e un continuo passeggiare di Persone armate, e Figure doli peggiori degli Assassini

;

tali

che puoco

si

dice

qualifican-

sicché parliamo, o meglio descriviamo i fatti

del dopo pranzo. Primieramente diremo che tutti i buoni stavano nella massima agitazione, perchè assicuravasi che allorché avessero veduto il caso

disperato avrebbero

dato fuoco alla Polveriera

(di

ciò

ne parleremo al

suo luogo)

Ad una cert'ora del dopo pranzo si presentò a questo Monsignor Vescovo (Gerolamo Gavi) il Maggiore Comandante la Guardia Nazionale Guarducci, in unione di altri tutti però dei più accaniti,

ma a quel momento avviliti

da non capire quasi cosa bramavano, ma nella sostanza esortavano il Vescovo a volersi con altri portare al

Campo Austriaco, e di vedere

binare una Capitolazione. Al Vescovo repugnava ciò contrario ad

fare,

di poter comnon per essere

una simil cosa, ma per non sapere quali proposizioni fare ed

nome di Chi non essendoci più Rappresentanti, e finalmente di Chi fidarsi, mentre a quel momento appunto non si ascoltava che urli di Energumeni che gridavano " All'armi „ " alle Porte „ " Campana a Martello , e molte a

altre cose

opposte a quelle di

Guarducci insisteva perchè

il

chiedere Misericordia: ciò

Vescovo

si

non dimeno

il

portasse al Campo mentre, diceva

non è lontano son giunti quasi al tiro di cannone. Io mi era ritirato Vescovo e non so come le cose fossero combinate, fatto sta che dopo una mezzora vidi imbarcarsi in una Carrozza da vettura Monsignor Vescovo, il Console d'America, il canonico Stefanini e mi pare risposto, vanno a il Canonico Biasini domandai dove andavano, e mi fu lui,

dal quartiere del

parlamentare con il Generale Tedesco per vedere di

combinare un'onore-

vole capitolazione ecc. Si stava attendendo l'esito, ma non passa un'ora che


IL

724 tornare

vedesi

la

RISORGIMENTO ITALIANO

Carrozza

da

circondata

Briganti chi a

piedi,

chi

in

serpe, altri dietro e altri (stupite) sopra il Cielo della Carrozza armati come saraceni, ed in atto minaccioso a chi avesse avuto ardire d'opporsi a questo

loro procedimento, smontarono pertanto

prelodati

i

Signori,

e

nel

saliti

quartiere di Monsignore ringraziarono Iddio e Maria SS. ma di essere mira-

colosamente tornati inlesi. Lasciati un puoco rimettere da tanto spavento s'intese,

che giunti presso

le barricate della

fermati, e sentito quale era

ponendoli

le

il

Porta

Maremmana (1) furono

loro scopo l'intimarono di subito retrocedere

baionette alla faccia, e minacciandoli di farle

fuoco a dosso

non ubbidivano, e dubitando forse che prendessero altra parte gli accompagnarono a Casa come sopra si è detto, e cammin facendo si se subito

esprimevano che volevano piuttosto lasciar tutti Vili

!

alla

prima cannonata

tutti

mentre qui è luogo descrivere Il

Guarducci

e

Soci,

la

fuga degli Infami

com'è naturale, saranno

degl'inviati Parlamentari, e

la

che

vita

arrendersi.

scapparono come sentiremo in seguito, Capi.

stati bene attenti dell'esito

veduto che n'era andato

fallito,

che oramaj

e

era impossibile richiamare alla ragione quelli da loro traviati decisero scap-

pare salvandosi sopra

le

Navi da Guerra Inglesi, Americane e Francesi che

trovavansi in questo Porto, e che per tempo s'erano provvisti

dell'oppor-

tuno permesso dai rispettivi Consoli.

Era necessario per altro evadere senza dar sospetto, mentre pensavano a salvarsi loro e lasciar nella peste altri

i

da loro ingannati

Fratelli,

Innocenti che non gli erano mai stati Cugini da lontano.

rono intanto

i

Barca, e come

due fratelli Roberti Capitani

della

detti

i

Ciccio

a

e

tanti

Principia-

montare sopra una

Guardia Municipale fecero supporre stare

Essi vigilanti, perchè nessuno fosse ardito evadere e frattanto si rifugiarono dei primi sopra

un bastimento portando via ai suoi Fratelli della Guardia

Municipale cinquanta giornate

di

Paga,

e

così

qualificati

Ladri,

mentre

gran tempo avevano avuto per distribuire le paghe, e non lasciare a languire tante persone e porle in tempo

sì

da Essi scoperto sì infame tradimento, a

calamitoso alla disperazione,

che

me

mi

scrivente

alcuni

di loro

dissero che se potevano avergli gli volevano fare a pezzi, mentre per essere stati

troppo creduli

ai loro discorsi

e

promesse si trovavano ora compro-

Con pulizia pertanto simile a quella dei Fratelli Ciccio seguitarono furtivamente a imbarcarsi un subornatore e maligno Secchi, un indegno Prete Piferi, ed un ipocrita frate Meloni, un infame la Cicilia, ed altro simile Mastacchi, ed il famoso Comandante la Compagnia d'Artiglieria il Magnano Caligari, il quale non si era vergognato cavalcare un cavallo a messi.

sella del

Granduca, che prepotentemente aveva levato dalle Scuderie Reali

di Firenze e finalmente citeremo l'altro

(1)

Comandante la Guardia Nazionale

Fu demolita nel nuovo ingrandimento di Livorno nel 1890, e ne rima-

sero solo le due torri laterali che

si

vedono anche oggi.


VARIETÀ E ANEDDOTI

725

Maggior Guardacci con gli altri due Maggiori Magagnini, pur tanti a loro simili, tutti si diedero alla fuga,

tanti e

e

Acchiardi e

e

chiamavansi

salvatori della Patria, pronti a spargere fino all'ultima stilla il proprio sangue

queste erano sempre ziati,

e

le

troppo creduli

loro parole per trar nella Rete una infinità di disgracittadini.

A questo punto la Rappresentanza del Popolo Re si era ridotta al solo Prete Maggini, imbarcarsi,

il

quale ancor esso nelle ore

del

dopo pranzo procurava

ma alcuni del popolo, sano, avvedutosi

(un puoco tardi) che

dopo averci tradito si davano alla fuga per salvarsi, nulla curandosi degl'ingannati fratelli il Prete Maggini e altri quattro furono da alcuni del Popolo arrestati e chiusi nelle Carceri della Fortezza tutti questi Briganti

Vecchia (a suo luogo ne diremo

di questi la

fine)

Eramo giunti alle ore 6 pomeridiane di questo infausto giorno Bravi seguitavano a dirigersi

Marco,

e Fiorentina, guidati

forza sospendere

il

già

e

i

specialmente di

Porta San

da dei sedicenti ufiziali Francesi.

E qui mi è

alle

Barricate,

dettaglio, e dare schiarimenti chi erano e come comparsi

questi Uffiziali Francesi

Alcuni puochi giorni avanti l'il maggio, parte,

si

potersi difendere dall'invasione di

dicessero in contrario, dini mascherati,

i

la

Popolazione, nella maggior

che non era possibile il una Truppa Straniera, e per quanto ne

disponeva a puoco a puoco,

a capire

più erano persuasi essere Tedeschi, e non conta-

mentre pertanto, che dalla Terrazza della Comune alcuni

Moderati parlavano

alla

Popolazione

ivi

adunata, facendole conoscere che

prese le cose con moderazione, e ponderazione si poteva sperare poter com-

binare una Capitolazione onorevole e risparmiare

perchè oramaj

le

tanto

sangue cittadino,

un punto, cioè che la sola Livorno

cose erano giunte ad

era quella che pretendeva resistere, e questo essere impossibile, e per questo

invitavano gi-aziosamente la Popolazione a

far

senno, e riflettere

a quali

terribili conseguenze tutti ci esponevamo ; queste ed altre commoventi parole

furono dette e sembrava avessero prodotto qualche buono

un tratto un correre un urlare i

— No Non !

ci vogliamo

effetto,

ma ad

arrendere è giunto

Francesi in nostro aiuto all'armi, all'armi ecc. ecc. Venuti in cognizione di

questa cosa

si

seppe essere giunto da Marsilia un Vapore, e fra i Passeg-

geri aveva sbarcato da 12, o 16 Individui che nei loro Passaporti era indi-

cato tutt'altro che Militari: giunti questi alla Locanda, aperti si vestirono

Uniforme

da Uffiziali Francesi con

e Spallette,

i

loro Bauli

e

squadroni

sortiti

principianno a dire che essi erano giunti avanti per il tutto

disporre, e fra

non molto sarebbero arrivati 5000 soldati per venire a difen-

nuovi e

dere Livorno dall'invasione degli Austriaci; dette queste parole e

il

dar

medesimo effetto, tanto fu subitaneo lo sconvolgimento che produssero contrario al buon effetto che si sperava dopo i tanti discorsi di sopra notati; immediatamente questi in

fuoco ad una mina avrebbe prodotto

il

unione dei Fanatici si portarono a visitare le Barricate, a dare nuove disposizioni per la Difesa, a incoraggiare II Risorgimento Italiano,

— IV.

i

già avviliti, in

una parola

a

spre47


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

726

care e mangiare Denari ecc., ecc. Si venne puoi in cognizione che questi tali sedicenti Uffiziali

non erano che Paesani,

Gente disperata spedita dal

e

famoso Montanelli, per far vedere, che si occupava a spendere in prò della Patria, alcuna somma di quelle tante migliaia di lire, che aveva avuto dal

Governo Provvisorio, o meglio con la sua scaltrezza aveva portato via, conoscendo essere orainaj

al

sciamo ciò e seguitiamo

termine di tutte il

sue scelleratezze,

le

dettaglio degli ultimi

ma qui trala-

fatti.

Si è detto che giunto alle ore 6 pomeridiane di questo infausto giorno si

dirigevano una gran quantità di Briganti guidati dai sedicenti Uffiziali

alle

Barricate a sprecare della Polvere, e Palle tirando al

l'Armata Austriaca tiro del

si

mentre

vento,

disponeva a circondare la Città, ma tuttora fuori del

Cannone.

Si pervenne alla notte, e ognuno può immaginarsi qual tranquillo riposo

prese

il

pacifico Cittadino

sempre pensando alla dimani Venerdì 11 Maggio.

Appena spuntata l'alba non si vedeva che Persone armate dirigersi alle varie Porte per unirsi a quei Pazzi, che vi erano fino dalla giornata ante-

cedente altri che camminavano per la Città sbigottiti, e confusi pensando a quello, che per puoche ore doveva seguire, puochissime Botteghe aperte, la

Piazza dei viveri' deserta, le Chiese

chiuse,

ma siccome io scrivente aveva

Cattedrale,

Sotto Sagrestano celebrare la

come chiusa

Don Cornelio Capuis, lo pregai a

Santa

Messa come Esso

era

pure

la

da vari giorni in mia Casa il

fece,

scendere in Chiesa a

quindi messoci tutti Noi di

Famiglia l'animo in pace, e confidando in Dio e Maria Santissima si stava osservando quello che accadeva, e attendendo quello che sarebbe seguito,

sperando sempre che nessuno

si

sarebbero entrate in Città

truppe Austriache, ed in fatti alcuni buoni

le

porebbe al cimento, e che tranquillamente

— Arrendiamoci apriamogli — vana speranza Compariva un Brigante spianava Fucile ditale dicendo — Chi apre bocca a simili inviti lo stendo a terra, e

principiarono a far Popolo, e gridare per la Città le

Porte

il

!

altri

infame persone comparivano unendosi a questo, ed i Buoni che far potevano ?

Di più senza armi ?

Sacrificarsi inutilmente e lasciare nella desolazione le

loro Famiglie ? quetavansi, e dileguavansi onde alcuno

vittima di

sì

fino alle ore

non restasse sicura

infame canaglia. Questo presso a poco fu il vivere inquieto 7

antimeridiane

Fuoco, come aveva promesso

momento ai

altro principiarono assai avanti

nel

quale sarebbe principiato

il

Deputati il Baron D'Aspre. I Briganti per a tirare

Fucilate,

e

gli

Austriaci fermi,

sembrando non curarsene, indispettiti per questo i Furfanti vollero principiare col cannone invitandogli a fare altrettanto, lo fecero, e immediatamente viddesi un Razzo alla Congleve partire da Porta Fioi-entina (1),

(1)

Dal 1889 le fu dato il nome di Barriera Garibaldi


VARIETÀ E ANEDDOTI

727

quale andò a posarsi sopra il tetto della Cattedrale presso

miracolosamente non appiccò

il

Campanile e

fuoco in nessun posto. Sembra che questo

il

Razzo fosse il segnale per principiare il fuoco in

tutti

i

punti, ed in fatti

Razzi che strisciavano sopra la Città in gran quantità, e mercè la protezione di Maria Santissima

non seppesi che alcuno di questi avesse appic-

Fuoco, nel medesimo tempo Granate incendiare, e di queste ben puochi furono i Danni, sentivasi scariche di Plutoni, e il continuo sparo cato

il

in tutti

i

punti dei fulminanti Cannoni

;

rapporto a Cannonate è necessario

notare quanto da persona oculare mi fu narrato, e quindi

da molti a cose ultimate

:

confermatomi

che erano in maggior numero alla

I Briganti

Porta S. Marco, perchè dovevano guardare l'altra Porta detta del Vapore, si

studiavano di tirare fucilate di sopra

persuasi di potere resistere,

e

sostenere

i

avevano costruito

Ballatoj che Difesa,

la

e

così

entusiastati, e

rumore delle Cannonate, non osservavano che queste erano dirette a due punti delle Mura per aprirsi una Breccia, invece ne aprirono

sbalorditi dal

due, e mentre quelli erano occupati ad impedire l'ingresso delle due Porte

entrarono dalle Breccie, e caricatili

gli Austriaci

massacro, mentre nelle

i

superstiti si

diedero

ai

fianchi,

ne fecero un

a disperata fuga introducendosi

Case per far fuoco dalle Finestre Ecco quali persone istruite avevamo ;

alla difesa della Città.

Lasciamo

di descrivere

quanto succedeva

alle Porte,

che riprendiamo a

Notare in seguito quello che fedelmente mi fu raccontato da chi trovossi spettatore, e

notiamo

che alcune Famiglie

ciò che successe nella Cattedrale. si

Prima di tutto dirò i Muri che la

rifugiarono in Chiesa, perchè in fatti

circondano, ed in alcuni punti della medesima sicurissimi dalle Cannonate

osservando dalle Finestre dietro

mentre non sapevano quello

il

che facevano,

Chi trascinava un Cannone, senza sapere ove Repubblica,

;

Duomo, non si vedeva altro che Pazzi

ma

però

portarlo,

tutti

scappavano,

gridando viva la

ma scappando, altri fuggivano tirando fucilate al vento,

altri

un Calesse colla Cassa delle rispettive Porte, quale Casse le portavano alla Comunità le sfondavano, e si dividevano il contante fino all'ultimo picciolo, mentre nella furia essendo caduto in terra un Fiorino lo raccolse uno dei Donzelli, e i Ladri Padroni glielo levarono dicendo, non è Danaro che appartenga a te potrei citare i Nomi e Cognomi di questi Galantuomini, ma carità vuole che non si faccia, continovamente comparivano dalla

in

;

Via Leopolda

(1) fuggitivi e Briganti quali andavano verso il Molo, o la Bocca (2) per salvarsi sopra a qualche Barca. In questo tempo di fiero cannoneggiamento si presentarono a me scri-

vente Emilio Demi, un

tal Franchini Brachieraio, e l'aiutante della Guardia

(1) Così prima che si chiamasse Bicasoli fu denominata la bella strada che va dalla Piazza Cavour alla ridente Via Calzabigi.

(2)

Intende la Bocca della Darsena Medicea.


IL

728

KISORGIMENTO ITALIANO

Nazionale, pregandomi d'inalberare sopra il Campanile la bandiera bianca; risposi cbe quando l'avrebbe inalberata la Fortezza avrei fatto altrettanto,

partirono dicendo andiamo a dar l'ordine perchè se non Città va in subito,

un mucchio

di

sassi.

ma con quali Persone

Sentito

il

condusse

lo

questo la

mentre era restato solo

consigliarmi,

custodia di tutta la Fabbrica, perchè alle ore 7

venne a prendere il Vescovo e seco

fa

si

questo l'avrei fatta inalberare alla

Sig. Console di America

Consolato unitamente

al

due Canonici Biasini e Stefanini e il Segretario Vigo. Tornarono i tre sopra nominati dicendomi, che a momenti la Fortezza inalberava la Bandiera bianca, mi diedi premura di preparare un Lenzuolo ai

dicendo di stare attenti quando l'alzava

la

Fortezza fare altrettanto.

Qui è necessario che noti altra cosa la quale mi occorre citare per altre

Da

diverse circostanze.

vari

giorni

si

teneva

all'ingresso

che mette alle

una Guardia pagata di due Guardie Municipali per impedire in parte il continuo accesso al Campanile ai Fanatici quali ogni scale dell'abitazione

momento volevano andare a suonare a Martello, queste due Guardie erano utili fino a un certo segno, mentre i Prepotenti del Popolo Rè in certo momento non rispettavano nessuno, ma se i giorni avanti erano state puoco utili, lo

furono per altro nel corso della notte e più specialmente in questo

giorno, giunto

il

momento che la Fortezza

inalberò

la

Bandiera

bianca,

non avrej avuto nessuno da poter mandare, e pregati Essi vi andarono, e miracolosamente eseguirono, mentre i Briganti che non volevano in nessun

modo chiedere misericordia montarono gli stabili più alti,

e

fulminarono

una infinità di fucilate a quella direzione, che se non restarono feriti o ma avendo riscontrato a comodo morti fu certo un Miracolo di Maria SS. le botte delle palle nei Colonnini della Terrazza, nell'asta della medesima Bandiera, e finalmente da giudicare essere stata una pioggia di palle tutta diretta a uccidere quei poveri disgraziati innocenti. Il

secondo servizio reso da questi due, che voglio citare per loro onore

mentre agirono da

veri

Galantuomini furono un

tale Panini,

figlio

del

Burrajo, chiamato Cervellone, e l'altro un Imbianchino garzone di Iacopo Chesi, l'uno e

l'altro

arrolatisi

Guardie Municipali per necessità di gua-

dagnare.

Veniamo al fatto, Dopo che fu inalberata, come si è detto la Bandiera si

pensò chiudere

e

molto meno

il

Portone d'ingresso perchè più nessuno doveva venire,

sortire,

non ci corse da questo un quarto d'ora, che si pre-

sentarono a picchiare alla Porta una

quantità

di

armati Briganti

i

quali

chiamando per nome il Parrini, dicevano, apri la Porta vogliamo andar sopra il Campanile il Parrini rispose non posso aprire, son chiuso dentro, ;

e frattanto dal

Buco della Serratura osservava che questi aumentavano, e

divevano vogliamo levare la Bandiera bianca e metterla nera e fulminare

nemico di fucilate, e già principiavano a forzare la Porta, e Noi di dentro a fortificarla con scale e contrasto ecc. finalmente come Dio volle partirono

il

mentre se avessero penetrato, ed eseguito

il

pravo

disegno

non sarebbe


VARIETÀ E ANEDDOTI

sti

il

di dietro del

il

dire,

729

Duomo che un'ammasso di sassi, ed in prova di ciò

che arrivati

Austriaci alla voltata della Villa Attias pun-

gli

tarono tre Cannoni alla direzione della Via Leopolda, e siccome nella Strada

quattro Cantonate

delle le

da

quasi

tutte

Finestre, Porte

le

di

Strada, e

sboc chi di Cantonate era un continuo tirare centinaia di fucilate, e

con n

Cannoni fulminavano Palle,

i

venivano

gradatamente

e

si

quelli

avanzavano, e le Palle

maggior parte ad offendere il didietro del Duomo. E qui mi prodigio, mentre io scrivente traversavo carponi la

la

è forza notare altro

Chiesa per andare nella

Famiglie

ivi rifugiate

Cappella

che urlavano spaventati dal continuo traversavo

dellieri dell'Altare

CristaDi del Finestrone del Coro, passa fra i Can-

i

Maggiore, e va a battere sotto l'arme dei Medici situata

sopra la Porta Maggiore, :

rimbombo delle Cannonate, già dissi

Duomo mentre una palla di Cannone porta via un pezzo d'in-

il

ferriata e fracassa tutti

pezzi

Concezione a incoraggiare quelle

della

nel punto più sicuro, le quali avevano i piccoli Figli

tanto

il

fa

cadere un

pezzo

pezzo dell'inferriata, quello del

di marmo e la Palla in marmo e uno della Palla

sono da me conservati in una Cassetta, unitamente ad altri Projettili, quali sarò a notare a suo luogo, e a tutti questi oggetti vi è la sua iscrizione

come pure una Palla di Cannone trovata sopra il avendo battuto in uno degli scartocci, e buttato giù un grosso sasso, questo impedì che la Palla di ciò che gli riguarda,

Tetto della Cattedrale presso l'Orologio, la quale

ruotolasse e andasse a cadere nel Canale della Cisterna, che a centinaia vi

andarono palle da Fucile, nell'occasione che a suo luogo noteremo, cioè

dopo l'ingresso degli Austriaci. Quanto di sopra si è notato altrettanto può dirsi essere seguito alle altre Porte,

i

Briganti

che

erano a tutte

Barricate,

le

Tedeschi entravano, e del pari vedevano

i

diedero alla fuga e alcuni montavano

nelle

Tetti tiravano contro gli Austi'iaci che

si

da quali punti veniva il fuoco,

procurando fici

i

quando viddero che i

suoi Fratelli in terra

Case, e dalle

avanzavano, e

uccisi, si

Finestre e dai questi

vedevano

Briganti allora scappavano da queste case

di salvarsi, e lasciavano, o

meglio restavano nelle Case i paci-

Cittadini.

Di quali tristi conseguenze furono causa quelli Infami, per non notarne molte, che troppo

ci

La Famiglia di Gaetano composta del Marito, Moglie, un Figlio

vorrebbe, due sole ne citerò.

Mainardi ortolano al Gigante,

un Garzone erano rinchiusi in una Camera genuflessi avanti l'Immagine di Maria SS. ma orando acciocché si degnasse liberare ognuno da sì terribile flagello, e frattanto in una Colomgrande, e altro piccolo, due Figlie e

baia sopraposta alla Casa Mainardi fulminavano fucilate contro i Tedeschi, i

quali ben rimarcarono

approssimatosi al luogo

il i

punto

preciso

da dove

queste

venivano, ed

Briganti si diedero alla fuga traversando appunto

l'orto del

medesimo Mainardi giunti i soldati alla Casa, il Gaetano Mai-

nardi gli

si

stite

Moglie

fece incontro, e con viso giubilante e Figlie) gli invitò a entrare

in

(come ne attesta la super-

Casa,

ma

questi,

in

parte


730

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

compatibili, credettero esser quelli che gli avevano sparato contro,

e per

non dilungarsi nel dettaglio di questo disgraziato affare dirò solo che immediatamente fucilarono Gaetano Mainardi, un suo Figlio di anni 12 circa ;

un bravissimo Giovine loro Garzone, e se risparmiarono l'altro Figlio fu perchè fatta l'esperienza viddero non potere il Fucile, nulla dirò della desoe

donne superstiti e nulla dirò della Bontà

lazione delle tre

di questa disgraziata Famiglia, basti solo sapere

e verificato ancora S. A. R.

il

che

la

del

fatto,

Granduca assegnò a questa Famiglia Paoli

due il giorno per anni tre. Altro fatto quasi consimile Formigli presso

e integerrimità

penetrato

ma siccome

Porta Maremmana,

di

seguì

nella

Villa

questo non ne fui

bene informato non posso darne un preciso dettaglio, se non che gli infami Briganti furono causa di porre nella massima

desolazione,

e

far

fucilare

non puochi Innocenti. .Era

imminente l'ingresso della truppa, ed

avere in in

scrivente

io

mi trovava

di

Duomo le due suddette Municipali Guardie, le quali oltre essere

Uniforme avevano Fucile, Sciabola

Cariche e se queste due Guardie

e

;

venivano ad essere trovate compromettevano fortemente sé, e chi le riteneva, pensaj a farle appiattare le Armi, e

farle

travestite

sortire, e

questa fu

un'ispirazione Divina perchè quali funeste conseguenze ne sarebbero seguite al

fatto

delle

ore

che

due,

in

seguito

sarò

colla

massima

possibile

precisione da escrivere.

Pertanto circa

il

mezzogiorno fecero le truppe da ogni parte il loro ingresso

mi portai a vedere l'entratura della Piazza Grande, e viddi da certe feritoie di una scala a chiocciola quale conduce alla Terrazza due

in Città, ed io

immediate operazioni

:

prima fu atterrare l'albero, la seconda di fucilare

la

due Persone armate, che non saprei se ivi le trovassero, oppure ve le conducessero, fatto sta che subito scappaj da quel luogo che nello spazzio non

più di cinque minuti mi aveva fatto osservare reggiato dal secondo molto

un fatto piacevole ma ama-

triste.

Come avevano fatto il loro ingresso nella Piazza d'arme, lo andarono a fare nelle Fortezze, ed in

quanto a quella della Fortezza Vecchia è neces-

sario che qui descriva quanto con tutta precisione mi fu narrato da Persone

oculari del Fatto.

Già si è detto più d'una volta che promesso, vigliaccamente

si

i

Capi Briganti dopo

diedero alla fuga, e

si

è

di averci com-

pure accennato, che

una miccia, la quale dopo

alcuni volevano, prima di scappare, dar fuoco ad

alcun tempo (bastante a loro per salvarsi) avrebbe incendiato la Polveriera, e fatto saltare in aria

gran parte della Città,

ma

tanto flagello non per-

mise la misericordia di Maria SS. m ", e tanta forza e coraggio diede alle Guardie armate alla custodia dei Forzati, quali avevano penetrato sì infame Progetto, che rigorosamente se si i

avanzavano verso

si

opposero, e calcolando che moi*ti per morti,

la Polveriera gli

facevano fuoco addosso, e siccome

Birbanti per lo più hanno fortuna, cosicché

rono

la vita

(non sta a

i

Guardiani

gli

risparmia-

me giudicare se facessero bene) ed ebbero la for-


VARIETÀ E ANEDDOTI

731

tempo a scendere lo scalo che conduce al Portino di Bocca del Porto, mentre gli Austriaci salivano lo scalone della

ia di essere in

fo la

lesima Fortezza, e così sopra di una barca poterono mettersi in salvo,

venni assicurato, che l'ultimo a sortire dal Portino ed aver tempo appena imbarcarsi fu

B...

E...

Uno solo non fu in tempo, e questi era uno

icenti Uffiziali Francesi ìdo,

che di sopra abbiamo

sicuramente, la Fucilazione inevitabile,

il

quale

gettò dall'alto della Foi--

si

una gamba nel battere nella Panchina

fosse rotto

centinaia

i

Fortezza.

della

fuggitivi gettavano le armi in Mare, e Chi a noto, chi aggrap-

pasi ad una Barca implorando misericordia, soccorso, assicurando ìelli

i

dei

calco-

mare, ed una Lancia corse a salvarlo, assicurando per altro alcuni,

«a in si

parlato,

quali

)n potersi

si

tutti

trovavano presenti, esser raro uno spettacolo simile e da

abbastanza descrivere.

Per tutte le Piazze e strade non vedevasi che soldati abbivaccati Compagnia per Compagnia, Artiglieria sparsa ovunque, come pure Cavalleria, indicibile

il

numero dei Frugoni, (furgoni) e Cariaggi, il Baron d'Aspre,

e lo Stato Maggiore presero posto nel Palazzo Eeale, e frattanto la Comunità destinava gli alloggi per l'Uffizialità, fecero soltanto aprire, ed alcune

a forza varie Osterie, e Botteghe di viveri, aprirono nella Piazza il

Grande

Caffè lo Svizzero di proprietà dei fratelli Giacomelli, per avere un Posto

da scrivere, ed emanare ordini ecc. insomma convien dire per tutti i rapporti sembrare di essere in altra Città e più specialmente per essere liberi

da quasi tutte le Faccio ributtanti

ognuno gioire e Truppa che ognun rispettava, e frattanto e rimirare i danni cagionati dal Cannone e dalle Granate incendiare ecc. e quindi ognuno ritiravasi in seno delle proprie Famiglie portarsi a rimirare

sì

bello

congratulandosi insieme chi

di

del

spettacolo

essere

maj avrebbe pensato che non

fra

Popolo

Rè,

ed

framezzo alla

scampati da

sì

grande

Flagello,

ma

molto altro flagello era per sovrastarci.

Eitornato che fui in casa, ed avendo veduto

i

guasti

dietro

il

Duomo

una soglia del Finestrone che dà luce alla soffitta, mi portaj nel detto soffitto a fare una scrupolosa visita, cioè per vedere se la Palla, o Palle avessero comunicato il fuoco ai Legnami del medesimo, perchè nel disgraziato caso potere rimediare avanti che ce ne avvisasse l'incendio, e non potere rimediare, accertatomi non esservi nulla mi consolaj, e rientrati in Casa ci disposemo, in unione del Sotto Sagrestano Capuis e del Legnaiolo Mancini ambedue in mia Casa da vari giorni, a mettersi a bevere una Tazza di Brodo, ed in questo istante odesi un colpo di Fucile susseguito da uno, o due altri, e tutti restammo stupiti, ed io per incoraggiare dissi, non è nulla fra tanta Truppa a qualcuno gli si è e segnatamente fracassata

sparato

il

Fucile,

nare a precipizio

non appena finito di pronunziare quelle parole odesi suoCampanello che corrisponde in strada, e urlare che scenda

il

ad aprire la Chiesa

:

corro velocemente, e quando giungo in fondo le scale,

vedo, che alla Porta della Strada vi erano

quantità di Bersaglieri ed

altri

erano

impostati

nell'ingresso

con arme spianata,

preceduti da

un Loro


IL

732 Ufiziale quale

RISORGIMENTO ITALIANO

mi ordina di spicciarmi ad aprire la Porta di Chiesa, non

capivo cosa volessero, e mi immaginaj che venissero a

prendere

alloggio

mi disse aprite la Porta grande, apro e vedo impostati quantità di soldati con il Fucile teso, nel medesimo tempo entra dalla Porta di sotto il Coretto del Vescovo altro Ufiziale, quale ordina doversi aprire tutte le Porte, m'incamminaj, e quando giunsi medesima, quando

nella

lo stesso Ufiziale

quasi sotto al Pulpito mi

si

presentò davanti Pietro Brogi sottoservo tutto

spaventato dicendo che sfondavano la Porta di Strada dietro il Duomo, se subito non gli apriva; risposi haj fatto bene, intanto apri tutte gli

consegno

le chiavi,

ed Esso

si

portò per

la

prima ad aprire

le

Porte,

la

Porta

detta del Pulpito.

A questo punto principiò la terribile Tragedia, ma prima di tutto convien dire

come trovavasi il sotto servo Brogi in Chiesa

a annunziarmi, che se

non api-iva gettavano giù la Porta dietro il Duomo, il Brogi con la sua Famiglia, e la Famiglia di suo Figlio proprie abitazioni,

Natale,

intimorati

domandarono di portarsi tutti ad

del Predicatore, situato al 3°

stare

di

abitare

il

Piano dell'unico Stabile dietro

nelle

Quartiere il

Duomo,

immaginando di essere più sicuri e in vece sbagliarono, ma chi non sbaglia in simili casi ? ecco

il

motivo per cui mi comparve davanti il Brogi, detto

mazzo delle Chiavi, per aprire tutte le appena posta la chiave nella toppa e principiare a sentire una scarica generale fu un sol punto, quei Bersaglieri che erano fuori la Porta del Pulpito forse immaginarono che alcuno

il

Frate, ed al quale consegnai

Porte,

come di sopra si è detto

il :

volesse scappare, e subito principiarono a tirare, e tutti tiravano e special-

mente quelli che erano alla Porta Maggiore, questa spalancata tiravano le fucilate in Chiesa, e le Palle correvano sopra il Pavimento di marmo, come tante Nocciole che venissero scagliate, e

una di queste dopo aver battuto un tacco di Brodochè che

nel Balaustro stornò, e presemi leggermente in

aveve in piedi, nel medesimo tempo mi sento ronzare una Palla, e la vedo entrare nel grosso della Bussola, la quale tuttora vi esiste avendola voluta

memoria. Tiravano come si è detto in questa guisa, e si è pur detto a qual pericolo eramo esposti tanto io, che il Brogi furtuna

lasciare per

:

però volle, che nel punto ove eramo Noi vi fossero

pure due

Ufiziali, e

5 o sei Bersaglieri, gli Ufiziali principiarono a urlare a quelli della Porta

Maggiore perchè cessassero, come cessarono, nel resto della Piazza, e circondario del

ma non già quei che tiravano

Duomo, mentre venni

assicurato

Donne di mia Casa, che sopra il Tetto della Cattedrale, e dello Stabile sembrava una forte grandine, e se queste Palle non fossero andate

dalle

tutte nel Canale della Cisterna molte libbre se ne sarebbero trovate. Questo

piccolo cenno che ho dato è più facile immaginarlo che descriverlo, fatto sta che entrato nella Truppa Austriaca il timore di essere tutti sacrificati diventarono tutti così furibondi da non potersi abbastanza esprimere; cesil fuoco io fui posto in mezzo a quattro Bersaglieri — dicendomi che indicassi ove erano appiattati i Briganti, ed io assicuravagli non

sato che fu


VARIETÀ E ANEDDOTI esserci alcuno,

ed

733

essi ripetevano ditelo altrimenti se da Noi si trova alcuno

ed io che sapeva non esistere alcuno rispondeva

di questi vi si fucila qui,

son contento, e loro insistevano che le due fucilate erano venute dal Duomo, a questo punto, non saprej dir come, era venuto in cognizione che avevano tirato da una terrazza altissima situata dietro il Duomo nulla di ;

più facile l'avergli indotti in

tale credenza, perchè sparato le due,

o

tre

fumo a far sortire dai Finestroni, o dalle Finestre del Campanile, e come cosa naturale sentiti i colpi ognuno voltò gli occhi a quella direzione, e veduto il fumo avranno detto, di lì hanno tirato i Briganti. Questo era un bel dire, ma allora non intendevano più ragione e per un'ora e mezza mi toccò stare in mezzo a quattro Bersaglieri, e sentirmi ripetere spesso ora, a momenti sarete fucilato. Lascio considefucilate

il

vento

portasse

mi trovavo senza sapere più

rare lo stato nel quale il

sentire

il

il

Fracasso delle Porte, e Armadi che

si

l'esito della Famiglia,

sfondavano,

vedere

il

che per ogni dove urtavano, intendiamoci, quello che potevano vedere nella

non poteva movermi dal posto che ero guardato a vista mi viene a tormentare il sovvenirmi, che in qualche luogo dovevano esser stati messi i due Fucili, sciabole e munizioni delle due Guardie Municipali di sopra descritte immagini chi può Chiesa, perchè

:

in questa confusione d'idee

;

l'effetto

sudore

che in al

me produsse tale pensiero

basti sapere che era colante di

il Pavimento ove era confinato a non momomento mi si presenta un Ufiziale dei Bersaglieri con

segno d'infradiciare

vermi. In questo in

;

mano due Daghe, dicendomi,

sentendo che

parlava

vedete

cosa

italiano gli dissi che

si

trova in casa dei Preti

guardassero

;

bene per tutto,

mentre che due Guardie che stavano ad impedire che i Briganti s'introducessero in Campanile al loro

per paura

ingresso erano

gettato in qualche luogo, che io non- sapeva le loro

scappati,

avendo

Armi e Munizioni. In

quest'istante vedo sortire dalla Sagi'estia dei Bersaglieri con i Fucili, sciabole ecc., se

non mi svenni, fu un prodigio,

va incontro

ai suoi soldati

annusa gli scodellini,

gli

l'

Ufiziale al

prende uno, poi

riconsegna

il

ai soldati,

quale

aveva parlato

secondo Fucile esamina ed questi

partono ed io non

Dopo altro tempo comparisce uno di Stato Maggiore dei Bersaglieri al quale mi pai'e che gli rendessero conto di tutto, e certamente

so più altro.

di ai

non aver trovato nessun Brigante, quindi si diresse verso di me, parlò 4 soldati, e mi trovaj libero. Tostochè fui in libertà m'occupaj di andare a vedere cosa era stato

inorridj il

nel

vedere

il

massacro

delle

Porte,

Bussole,

Armadi

e

;

serva

dire che la Porta principale del Battistero era

in giù,

il

mancante dalla metà in medesimo quella dell'Archivio, quella della Cancelleria, della di

contro Cappella,

stanza

dei

Mantici,

e

l'organo vistato internamente,

e

come è naturale prodotto dei guasti, finalmente l'Ufi zio dell'opera, fracassate Porte, Bussole ecc., e altrettanto nel dicontro Quartiere del Predica-

tore ove erano le Porte

chiuse, perchè le due Famiglie del Brogi non occupavano che due sole stanze, e seppi che le sue Donne soffersero molto


734

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

per lo spavento, e tutte scapparono alle loro abitazioni, non posso inoltre passare sotto silenzio che fu involata molta Ruoba,

ma però di non

rile-

vante oggetto. Procura) per quanto mi fu possibile

spondevano in Chiesa, quindi dal

salj

di

assicurare le

Porte che corri-

e specialmente la più danneggiata del Battistero, e

Loro, e

in Casa, che io di

Loro

di

me, nulla più si sapeva

momento che fui chiamato per andare ad aprire la

Chiesa.

Troppo ci vorrebbe a notare quanto seguì in questo stabile, mentre i racconti furono tanti che mi restringerò ai più rimarchevoli, principiando da Monsignor Vescovo non fu in quel momento rispettato (dagli Austriaci), malgrado avere di già due Cappellani militari alloggiati, visitarono e fracasarono

alcuni

Armadi del primo, e secondo piano, altri erano

sire nell'abitazione del Sig. Can.

a perqui-

Salsiccioni al 3° piano, trovato in

detta

Daghe dei Nipoti del Canonico entrarono così in furia da non conoscere più nulla, al segno che manco puoco non fucilassero l'Abatino unico che era rimasto di Uomini in Casa, mentre il Padre e gli Casa i Fucili,

e le

altri due Figli miracolosamente erano fuori, altrimenti gli fucilavano, mentre

a stento salvarono l'Abatino.

Finalmente

altri

perquisivano la mia abitazione, salirono sopra

e Campanile, e questo fu eseguito al più

presto

con

e

il

Tetto,

diligenza, e

questo alcuni supposero esserci certamente delle Persone sopra

il

per

tetto,

affacciatisi con timore, e nò nel momento che le Fucilate piovevano per ogni dove, videro infatti alcuni Uomini coccovoni che cammi-

perchè

navano fuggiaschi sopra il Tetto,

e questi erano

i

vano se vi fosse alcuno, come visitarono il soffitto

Bersaglieri ecc.

che

visita-

Tali discorsi fatti

a caso furono quelli che a molti fecero credere esser vero che le Fucilate venissero dalia Fabbrica del

Cattedrale venivano

ma ultimiamo

Duomo, e alcuni Giornali asserirono che dalla

Fucilate,

le

oramaj

questa

perchè

diceria,

e

i

Briganti

erano

puoi ognuno

nella

Chiesa

;

creda quello che

gli pare.

Seguite le due o tre fucilate il

i

Bersaglieri che erano abbivaccati presso

Duomo, questo venne dai medesimi immediatamente circondato, visitarono

tutti

i

cipali,

due Fucili ecc. dei

Muni-

trovato sgomento se gli avessi

dovuti

più oscuri nascondigli, fino a trovare

che io medesimo

trovare, e bisogna

mi

conoscere

sarej i

i

Locali per concepirne la difficoltà

;

final-

mente nessuno potè sortire fosse stato un Uccello, e appunto dall'essere più che persuasi non esistere alcuno, fui liberato, mentre se alcuno casualmente avessero trovato non scriveva certamente questo nuovo dettaglio. Nulla dirò dello spavento di tutti

i

Pigionali, e più del Can. Salsiccioni,

giacente in Letto gravemente malato, in quanto

simo

si

spaventarono,

alle

mie Donne moltis-

ma avendo usato la precauzione di tutto spalancare,

nulla fu rotto e neppure una spilla mancata.

Nel dopo pranzo ognun che gli pareva sortiva, e specialmente a consegnare le armi, dietro la rigorosissima Notificazione del Baron D'Aspre ;


__ In

questo

VARIETÀ E ANEDDOTI

dopo pranzo

il

Maggini

Prete

e

,

735 gli

per volta fucilati, ed

quattro

altri

furono

Marmi, ed ivi a uno

levati dalla Fortezza Vecchia, e portati allo scalo dei

Prete Maggini dovè essere spettatore dei quattro»

il

avrà fatto un vero Bontà di Dio avrà avuto misericordia di Lui. Molti Disgraziati si vedevano uccisi in divei-se parti della Città, quali il giorno dopo furono levati dalla Misericordia, e depositati in una delle stanze della medesima Compagnia, per essere quindi levati col Carrettone,

ed Egli

il

quinto. Speliamo che in questo intervallo

atto di contrizione e la

il Numero di questi Infelici non era tanto piccolo. La notte ognuno andò a riposare, ma non già la Truppa che

perchè

tissima vegliava, ed

i

Bersaglieri sparsi sopra

i

Tetti delle

più piccolo movimento, e tutta la Truppa deve avere

vano

il

ferto,

perchè oltre la stanchezza, doverono

di ricoverargli nelle Chiese, che

il

furono la Cattedrale,

molto

sof-

scoperto la dirotta

soffrire allo

pioggia venuta nella notte, motivo per cui pensarono

vigilan-

Case osserva-

i

giorno veniente

Domenicani,

San

Benedetto ecc., nei Teatri di San Marco, Avvalorati, Rossini ecc., Leopoldo, la Scuola Israelitica,

il

Seminario,

il

Reclusorio dei Poveri e la Cavalleria la

maggior parte al Terzo Lazzaretto Qui dò fine a questa mal tessuta Relazione, meglio descritta, per averne un giorno una che in questo sia la

si

è

stata

da me

alla

legge posso assicurare non esservi una virgola,

pura verità, per questo solo motivo

tutti gli errori e

ma

qualche Memoria, mentre ciò

spero

che non mi saranno condonati

certamente un benigno compatimento. Vivete felici e Dio

sempre da trovarvi a quello che ci siamo trovati Noi per opera di quelli che ci davano ad intendere che si doveva esser tutti Felici, il vi liberi

resultato serva di esempio.


IV - COMUNICAZIONI ED APPUNTI

EEBATA-CORRIGE

Nelle Comunicazioni di Arturo Bersano

e di adelfl, apparse nel capoverso, l'inciso

"

fase. 3°,

:

Ancora a proposito di federati

anno IV, a pag. 444, al punto III, quinto

come pare ritenesse il Senato di Verona „ deve evidente-

mente esser trasportato nella linea successiva dopo le parole 5812

= 1812

luogo di si

"

,,

;

sulla scorta del

deve leggere

*

se esso è del

e nell'ultimo capoverso, settima linea dalla fine, pag. 446, in

"

nuovo documento ora edito dagli atti di Rubiera „

ora edito e degli atti di Rubiera „


V.

-

BIBLIOGRAFIA.

- BIBLIOGRAFIA CONTEMPORANEA (1901-1911).

re

di Giuseppe Mazzini a Francesco

Zannoni e ad altri, con note e docu-

menti, per cura di Ubaldo Mazzini. La Spezia, Tip. di F. Zappa, 1911, pag. 62.

Queste lettere mazziniane, opportunamente raccolte e pubblicate, sono in

numero di trentacinque e si riferiscono a un lungo periodo di tempo (1853-1872).

Non tutte sono inedite: alcune erano già state pubblicate dallo stesso raccoglitore in giornali politici locali, ora o dispersi, o difficilmente rintracciabili.

Molto lodevolmente furono tutte riunite insieme, edite e inedite, e pubblicate in questo opuscolo che vuole essere di vantaggio agli studi e di onoranza degna e

duratura al cittadino Francesco Zannoni (1821-1901), patriota e cospiratore

coraggioso e disinteressato, degno in tutto dell'amicizia di Giuseppe Mazzini.

Le nuove lettere non contengono, si può dire, nessuna notizia nuova che abbia un'importanza di qualche momento; alcune anzi sono molto simili per loro contenuto ad altre già edite e conosciute e spesso appariscono scritte quasi con le stesse parole. Il

Mazzini, è noto,

si

manteneva in relazione con amici

e

patrioti

d'ogni

regione, e con loro scambiava un'attiva corrispondenza epistolare, specie nei

momenti più vicini all'azione, o quando vi era bisogno di aver dati e notizie norme per raccogliere fondi o per istituire un nuovo comitato d'azione. Non può quindi sorprendere

sulla probabile riuscita d'un moto, o di dettar regole e

che anche in queste lettere si trovino ripetuti, specie fra il '60 e il '70, pensieri e concetti che si trovano espressi nella stessa

forma in altre lettere già pub-

blicate e raccolte in altri epistolari.

Ma, di fronte a queste rivelazioni di cose già conosciute, si notano qua e là avvenimenti che non

in queste lettere allo Zannoni accenni ad uomini e ad

trovano

il

loro riscontro in altre raccolte mazziniane. Più specialmente sono

da ricordarsi, per la loro importanza, i giudizi pronunciati intorno a certi patrioti non sempre degni di questo nome, che il Mazzini, buono e generoso di animo, giudicò a torto e ingenuamente amici fidati e incapaci di tradire la sua causa, che era quella della patria.

Le note, sapientemente poste dal compilatore ad ogni lettera, ne stabiliscono quando manca qualunque accenno di anno non che di mese, porgono notizie sicure intorno ad alcuni fatti appena accennati nel testo,

la data approssimativa,


738

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

e rivelano anche i nomi e le gesta di peisonaggi, che di regola sono rammentati

nelle lettere con le sole iniziali.

Per questa ragione speciamente,

il

nuovo manipolo di

lettere

mazziniane

riesce più prezioso per gli studiosi, e sarà tanto più utile a coloro che si accin-

sero a raccogliere tutto lo sparso e sterminato carteggio del più grande dei patrioti italiani.

E. Michel.

Poeti - Storici - Filosofi del Risorgimento. Collezione

a

cura

di

E. Brambilla,

D. BULFERETTI. A. MORI. I.

Ippolito Nievo. - Gli Amori Garibaldini, con poesie inedite e introduzione a

II.

Francesco Dall'Ongaro - Rime e prose varie, con introduzione a cura di

cura di Domenico Bulperetti.

Nazzareno Meneghetti. Como, Ed. la Libreria Antiquaria Gagliardi, 1911. Il "

primo di questi due volumetti,

di pp. xxvi-93, contiene la ristampa degli

Amori Garibaldini , già pubblicati nel 1860 dalla Tipografia di

di Milano, tini e

P.

Agnelli

quando il Nievo li ebbe compiuti, con, in fondo, un'ottava di pun-

un punto interrogativo.

L'idea della ristampa è stata buona e felice. Quei versi, che sono così dissimili

da quelli degli

altri contemporanei e

che rivelano tutta la personalità

del poeta e dello scrittore, erano così poco conosciuti dai più, che meritavano di essere

nuovamente pubblicati in un'edizione più corretta della prima, tutta

infarcita di spropositi grossolani.

Giova sperare che questa nuova ristampa, che lascia ben poco a desiderare, meno a render maggiore il nome e la fama di Nievo poeta, tanto più che essa si raccomanda particolarmente per lo studio breve ma succoso che Domenico Bulferetti ha scritto sull'arte e sulla vita del poeta soldato, e che ha fatto precedere alla ristampa dei versi. riesca a popolarizzare o per lo

Anche alcune poesie inedite accrescono il pregio e l'importanza del volumetto. Notevole fra le altre quella che s'intitola " La metamorfosi napoletana „,

che nulla aggiunge, conviene riconoscerlo, alla fama del poeta, ma che costituisce da per se Il

un documento storico e psicologico di particolare importanza.

secondo volumetto, in più piccola mole, raccoglie poesie e prose scelte

dalla molteplice e multiforme produzione letteraria di Francesco Dall'Ongaro.

Trattandosi di una piccola antologia di poco più che cinquanta pagine è facile immaginare come essa debba risultare un po' manchevole. Meglio avrebbe

Meneghetti a raccogliere in due volumetti le cose migliori del fecondo uno per le poesie, l'altro per le prose ; e, se esigenze editoriali lo costringevano ad un solo volume, bene avrebbe provveduto ad accre-

fatto

il

scrittore veneto,

scerne la mole.

Comunque, anche questo libriccino gioverà a far meglio conoscere ed amare uno scrittore, che si raccomanda alla riverenza e all'amore degli Italiani non solo per i

il

nobile patriottismo che ispirò tutti i suoi scritti e più specialmente

suoi stornelli

popolari,

ma

anche per aver spesso raggiunto

i

più

alti


BIBLIOGRAFIA fastigi

dell'arte

e

739

per aver esercitato in tutta la vita un vero e proprio

apostolato civile.

La pregevole introduzione di Nazzareno Meneghetti e una minuta e accurata compensano, se mai, la tenuità e la piccolezza del libro e la brevità della raccolta, che proponendosi, almeno nella mente dell'editore, di correre tra le mani del popolo, è forse bene sia composta di volumi bibliografia in appendice

di piccolo

formato e di facile lettura.

Nella stessa collezione sono annunciati di prossima pubblicazione scritti di

Giuseppe Ferrari, di Cavour, di Gioberti, di Guerrazzi, ecc. ed anche di minori e poco conosciuti,

almeno quali poeti e prosatori, come Vincenzo Riccardi

di

Lantosca, Enrico Brambilla, Pietro Ceretti, ecc.

Non vi è dubbio che questa raccolta, se continuata

e possibilmente

anche

migliorata, gioverà molto alla migliore e maggiore conoscenza di quegli uomini

animosi che alla causa della libertà e dell'indipendenza della patria consacrarono le forze del loro ingegno e spesso anche quelle del braccio. L'editore in ogni

modo merita

lode e incoraggiamento nella bella e pa-

triotica iniziativa.

E. Michel.

Vittore Ravà, L'Inno di Garibaldi

— Ricordi

storici.

Milano, Romitelli, 1909.

Questa graziosa monografia sembra risolvere una buona volta la tanto dibattuta questione della cronologia del fortunatissimo inno patriottico. È nota la versione accolta dalla signora J. Mario White e da altri molti e che fa sgorgare la melodia impetuosa da un convegno amichevole del dicembre 1858 in casa del conte Gabriele Camozzi, ricoveratosi, dopo l'insuccesso della sua eroica colonna, nella villa genovese frutto di

dello

Zerbino.

Posteriori

varianti^

un equivoco nei ricordi di qualche testimone, ritardavano d'un anno

Ravà, adoprandosi a porre in luce, accanto al il capo-musica militare Olivieri al quale spetta il merito dell'indovinata melodia, riprese in esame pressoché tutte le la composizione dell'inno.

Mercantini

fonti,

autore

delle

Il

parole,

frugò tra le carte della figlia del Camozzi, nell'archivio

cordi e nel

della casa Ri-

Museo del Risorgimento di Milano e riesci alla conferma, con pochi

ritocchi, della vecchia versione.

L'obbiezione originata dall'assenza da Genova di Garibaldi quando fu prol'inno l'ultima notte del 1859 si risolve in una nuova testimonianza,

vato

dacché risultò che, appunto per questo, la poesia fu sottoposta alla revisione del

La stessa cosa si dica dell'asserita lontananza da Genova del bravo capo-musica della brigata Savoia, nel 1859 di stanza a Torino, poiché al Ravà Bertani.

è riescito di scovare la corrispondenza scambiata dall'Olivieri coll'impresario

teatrale Sanguinetti, in seguito alla quale l'Olivieri ottenne

venire appositamente a Genova.

un congedo per

Ed è del resto provato che l'inno fu comin-

ciato a cantare dai volontari dei Cacciatori delie Alpi,

il

25 aprile 1859, sulla

strada di Chivasso.

Minor interesse hanno per noi le ulteriori vicende editoriali del frutto della collaborazione Mercantini-Olivieri

;

ma è certo stato ottimo pensiero, seguito


740

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

fortunatamente da una coscienziosa attuazione, questo del Iiavà di riesaminare tutta la questioncella concernente l'origine dell'inno che condusse alla vittoria G. G.

le schiere garibaldine.

A. Stoppani.

— / primi anni di Alessandro Manzoni. Spigolature. — Milano,

Cogliati, 1910 (pp. 166, L. 2,50).

Poiché l'ultima ristampa delle

*

spigolature „

dello

Stoppani (1894)

"

era

da tempo esaurita „, gli studiosi di cose manzoniane ne avran veduto con piacere questa nuova edizione, che il benemerito editore Cogliati ha voluto affidare alle cure di un appassionato cultore de' loro studi, il dott. Paolo Bellezza. 11 quale, opportunamente (poiché si tratta d'un volume che nessuno vorrà considerare come vero studio biografico, ma come prezioso sussidio ai biografi,

quasi

"

fonte „,

e,

più, libro di lettura schiettamente educativo per

(cfr.

pag.

9,

nota 2), mutando.

i

giovani),

accennata, nulla, fuorché due errori di data

l'ha condotta sulla ristampa su

Ma se il criterio di riprodurre le pagine dello

Stoppani rispettandole, e non ingombrandole con note erudite e rimandi bibliografici, è opportunissimo, sarebbe pure stato desiderabile che il B., dal mo-

mento che s'era messo sulla buona via di corregger le sviste, pensasse a toglier ad es., anche quel curioso equivoco per cui Cesare Beccaria parve " zio di Lisandrino „ e non nonno (pp. 40, 94: cfr. le edizioni precedenti, pp. 54, 156); che completasse qualche rimando (p. 21, n. 2), che altri rimandi, pur sobrii, aggiungesse, dove (pp. 113 sgg.) lo Stoppani pubblicava poesie del Manzoni " inedite o poco note „ del Manzoni, che ora, dopo le pubblicazioni del Bonghi e dello Scherillo, non son più ne inedite né poco note. Ma altre cose, che potevano stare nella prima edizione delle " spigolature „ di mezzo, allo

Stoppani

del 1874, eran già diventate vere stonature

nelle successive ristampe, e son

stonature anche

deploro solo perché manca, così

in

questa, nella quale

le

neW Avvertenza come altrove, anche un cenno della data della prima pubblicazione del volume, che solo

le

avrebbe giustificate. Così

vecchio, l'ing. Giuseppe Bovara, spirato tranquillamente

cembre „ Brini „

(p. 53, n.

(p. 63, n. 1);

1);

d'un

*

del Cantù,

parla d'un buon

si *

il

2 di questo di-

signor Bartolomeo Nava, attuale fattore di Casa attuale Direttore degli Archivi „

'

(p. 81, nota).

Anche era bene dire che sia poi accaduto dell' * intenzione „ che lo Stoppani manifestava nella nota alla p. 23 e anche, poiché il B. ha avuto una commendevolissima cura delle illustrazioni del volume, non tralasciare il fac-simile della lettera del Manzoni citata in nota a pp. 21-22 che si trova nelle precedenti edizioni (ed. 1874, p. 18; ed. 1894, p. 248) e che, come autografo, avrebbe interessato anche i lettori più giovani non meno di certe riproduzioni di luoghi. Qua e là s'ha qualche svista tipografica (p. 61, libro 13 suo per suoi; p. 133, v. 7, un'altro; p. 136, v. 30, Marron) che, a dir vero, non eranelle altre edizioni; ma tutte queste mende, se bene vadano rilevate, non tolgono gran che ;

al

pregio dell'edizione, che sòia va considerata (trattandosi d'un libro che, per

essere notissimo e in qualche punto addirittura popolare, si sottrae agli apprezza-

menti dei recensori), e che é commendevole pel modo come è stata attuata, commendevolissima per il proposito di chi l'ha voluta. G. Ferretti.


741

BIBLIOGRAFIA

uff.

Giustiniano Degli Azzi, del R.° Archivio di Stato di Firenze. Per la

liberazione di Perugia e dell'Umbria. Perugia, V. Bartelli e C. Editori. 1910,

pp. 370. dott. Giustiniano Degli Azzi, che dei fatti di

Il

Perugia del giugno 1859 e

dell'indignazione e della pietà, che destarono da per tutto, trattò diffusamente

V

insurrezione e le stragi di Perugia del ed egregiamente nel volume * giugno '59 , opera di cui ebbi io stesso a render conto in questa Rivista, ha ,

un altro volume, che è, in sostanza, il sèguito di La nuova monografia del Degli Azzi s'intitola: * Per la liberazione di

pubblicato, l'anno passato, quello.

Perugia e dell'Umbria B ed abbraccia le vicende, che accaddero fra lo scorcio del 1859 e

il

14 settembre 1860, allorché

occupato dalle truppe italiane.

u

il

capoluogo della sua regione fu

Ma più che la storia della breve e gloriosa

campagna di guerra (scrive l'autore) e delle fortunate fazioni militari, che in il dominio temporale dei papi sulla nostra regione — anche nei suoi particolari per i minuziosi ragguagli dei

pochi giorni distrussero storia questa già nota

rapporti ufficiali e per le narrazioni de' giornali e degli scrittori contemporanei e posteriori

— era opportuno studiare ed esporre la storia interna dell'orga-

nizzazione rivoluzionaria, del

lavorìo

diplomatico, dell'opera dei cospiratori

nostri e di fuori, che affrettarono e resero necessaria, possibile

e

agevole la

occupazione per parte delle truppe liberatrici del Re „.

Ed in realtà a questo

studio coscienzioso e minuto l'autore dedica quasi tutto

il

suo volume, undici

onde si compone l'opera, e lo fa egregiamente; tanto è vero che a noi, che leggiamo, par d'assistere, attraverso a' documenti e alle lettere, che egli riporta in gran numero, a tutti i momenti di quel breve, ma fortunoso periodo, ritratto con profonda conoscenza dell'argomento. Le alter-

capitoli dei dodici,

native di gioia e di trepidazione, di sconforto e di speranza, che, secondo le buone o cattive notizie, che venivano di fuori, provavano i liberali umbri e in particolare

i

le stragi del

nazionale,

quali, passato

perugini,

i

giugno,

riaprivano

come i

"

il

primo istante di sbigottimento dopo

cuore alle speranze, alla fede nell'idea fiori de' prati, dopo l'imperversare dell'uragano sterminatore, il

riaprono le loro corolle al bacio vivificante del sole „, formano la trama, quasi

l'anima del libro. Del resto, diciamolo subito, l'autore ha studiato con amore vivissimo e con acume non comune tutti i documenti editi ed inediti (e alcuni veramente preziosi), che ha potuto consultare, e ha adoperato uno zelo encomiabilissimo nel trarne il maggior profitto. Così il nesso tra gli avve-

direi,

nimenti dell'Umbria e quelli di fuori, i rapporti tra gli esuli umbri e la loro regione, l'opera della Commissione, residente in Firenze, le relazioni fra essa e

il

pali

governo sardo, l'atteggiamento dei comitati segreti dell'Umbria, i principersonaggi del movimento patriottico e nazionale e, in primissima

ammirevolmente lumeggiati, come pure sono ben lumeggiate la varia condotta del governo pontificio e l'azione dei funlinea, Filippo Gualterio, sono

zionari e dei capi militari, a cominciare

dal

generale Lamoricière (egli ve-

ramente si firmava De La Moricière), che finì col compromettere la sua fama e il suo nome nella vana difesa del dominio temporale, fradicio all'interno e Jl

Risorgimento Italiano.

— IV.

48


IL

742

RISORGIMENTO ITALIANO .

ormai cadente. Senza pretendere

di

riassumere tutta la materia di questa mo-

nografia, così minuziosa, varia e sovrabbondante di notizie importanti per gli

studiosi del nostro risorgimento,

mi restringerò a offrire un largo cenno

del

suo contenuto, perche meglio risalti il valore del lavoro del dott. Degli Azzi e chi legge questa mia recensione sia invogliato ad esaminarlo. L'opuscolo Le Pape

et le

Congrès

(Paris,

Firmin Didot,

1859)

— l'egregio

— produsse (eravamo alla fine del 1859) sulla

autore piglia di qui le mosse

Curia romana un'enorme impressione, accresciuta quando Napoleone

III

con

sua lettera a Pio IX [31 dicembre 1859] ribadì l'idea dell'opuscolo. Mentre la Curia sfogò il suo rancore con violenti attacchi di tutti i suoi organi e con la

la nota dichiarazione del papa al generale Goyon, il clero, quasi a commentare

l'enciclica pontificia a' vescovi del 19 gennaio 1860, dava in vere escandescenze

chiamando il Sire di Francia figliolo del demonio e l'arcivescovo spoletino, ponendo la prima pietra, con straordinaria pompa ufficiale e religiosa, d'un immenso carcere, una specie di Spielberg papale, s'augurava, molto cristianamente, di vedervi rinchiusi il Re di Sardegna e l'Imperatore de' Francesi. Ben diverso era l'atteggiamento degli Umbri e soprattutto degli esuli, che si ralle-

gravano sperando

"

prossima la giustizia di Dio „

e

inviando da Firenze un

romane soggette „

(15 gennaio 1860) a dove è riferito per intero]; il quale, il 24, ricevè in Parigi la commissione, deputata a consegnai-glielo. Ma il Governo pontificio ogni giorno rendeva più aspra e cieca la reazione, senza riuscire neppur così a far sottoscrivere indirizzi di fedeltà e devozione al papa: anzi Perugia, con tutte le promesse di vantaggi che le si fecero, rispondeva con un indirizzo, ostile al Governo, da presentarsi al Congresso, indirizzo firmato da 1069 persone, che è quanto dire, in una città di 18.000 ab., l'unanimità indirizzo dei popoli delle provincie

Napoleone III [Cfr. Appendice

de' cittadini, tolti,

si

capisce,

i

I,

p. 271-275,

preti, le donne, i fanciulli, gli esuli, i volontari,

accorsi sotto le bandiere nazionali, e gli analfabeti, e spediva a Garibaldi 2020

franchi per il milione di fucili (in tutta l'Umbria 9037,10). Ne le diserzioni delle

soldatesche pontificie scemavano, tutt'altro; tanto è vero che a Gubbio l'intera

pochi

brigata de' carabinieri disertava per arrolarsi nelle milizie regie,

e,

giorni dopo, era imitata dalla brigata, inviata a sostituirla. Erano

così

quenti e numerose

fre-

un giorno, avendo il cardinale Pecci, il futuro Leone XIII, detto allo Schmid: " Generale, io vi consiglio a metterei vostri uomini sotto i ranghi, e invitar quelli che non vogliono più servirci a dichiararlo lealmente ed andarsene „ si sentì rispondere dallo Svizzero, che conosceva bene i suoi polli: " Se così facessi, Eminenza, correrei rischio d'esser le diserzioni che,

lasciato solo , [Capitolo I, p. 1-10]. Intanto l'annessione della Romagna fece perder la testa al Governo pontificio, e il papa scagliava una bolla addirittura medioevale contro tre quarti almeno degl'Italiani, e ribadiva nel breve del

26 marzo la già lanciata scomunica maggiore. Con tutto il rumore e il furore degli anatemi pontifici, cominciava, proprio

romagnole,

il

dopo l'annessione delle Legazioni periodo acuto del problema delle altre provincie pontificie. Era-

vamo nel marzo del '60; il Ricasoli, fin dal 29 gennaio, dava a Giovanni Fabrizi, suo inviato di fiducia al

Cavour, incarico di avvisarlo che, se le popolazioni,

soggette al papa,

levate

fossero

a tumulto, e le truppe papali avessero rinnovato le stragi dell'anno innanzi, le forze dell'Italia centrale avrebbero varcato " i confini imposti dalla diplomazia, e finora ad ogni costo e non senza si


BIBLIOGRAFIA

743

ica rispettati „. Realmente c'era da temere che qualcosa accadesse nell'Umbria,

per lo sgoverno, sia per gli eccitamenti che venivano di fuori, soprattutto Ila

Toscana. Che in Firenze stava il quartiere generale degli esuli, e quindi il

xiani e

Commissione

lavorìo per l'Umbria; in Firenze s'era costituita la

retava per

le Provincie

Romane soggette, composta del fiore dei liberali mar-

umbri, la quale aveva comitati in quasi tutte

e corrispondenti operosi a Torino, a

le città delle due Bologna ed altrove quartieri se:

ìdari si trovavano, soprattutto nei paesi di confine della provincia d'Arezzo, (in un rapporto del 27 febbraio lo Delegato apostolico lo battezzava il più pericoloso per noi, perchè piò a

particolarmente in Borgo San Sepolcro sso

itto e

pia esaltato), nel quale affluivano le offerte per il milione di fucili

un po' prima

ll'Umbria, e in Cortona, dove

si

stabilì Filippo Gualterio. e

iuseppe Danzotta- Alfani; dove

si

dirigevano gli svizzeri disertori, e i giovani

volevano arrotarsi, talora giovanetti dai 14 Sulla Commissione pontificio, e

ai 1G anni, nell'esercito sardo.

premeva il Ricasoli, perchè non si facesse nulla nello Stato

ordinava ai prefetti, specie a quelli sul confine, a quello di Siena di Arezzo (F. Doni) di impedire s'aiutassero moti

(Finoechietti) e a quello

la calma e la pazienza. il Gualterio ed altri raccomandavano Che pensava e faceva il Cavour? Ne' primi dell'aprile il pensiero di lui era che nello Stato pontificio non si dovesse movere passo alcuno, finche Napoleone non avesse ritirato le truppe da Roma; allora, giacche l'unico osso da rodere sarebbe stato quello del Re di Napoli, la questione si sarebbe risoluta (Cfr. Lettere e Documenti Ricasoli, V, 20). Siccome nell'aprile stesso Vittorio Emanuele visitò Firenze, i liberali umbri ne presero occasione per manifestare aperto il loro malanimo contro il giogo, che li schiacciava. * Da ogni parte

intempestivi;

dell'Umbria furono con mentiti pretesti dimandati passaporti per la Toscana; e la Polizia, che già aveva cominciato a rilasciarli, avvertita poi dello scopo per cui erano

richiesti,

li

rifiutò, ritirando

ì

già concessi. Ad onta di ciò molti

partirono, onde ne seguirono persecuzioni, arresti e processi.

Ma la dimostra-

zione riuscì egualmente solenne... „

Ormai la Curia,

(Capitolo

II,

pag. 10-28)

convinta essere vano l'uso delle armi spirituali e non poter fare nessun assegnamento sui suoi sudditi, che odiavano il governo teocratico, tantoché Umbria

Marca erano, secondo una vivace espressione, usata fino dall'ottobre del una specie di polveriera, a cui non mancava che avvicinare la miccia per farla esplodere, sognava di attuare una vera e propria crociata temporalistica; e a tal fine, nell'aprile, nominava pro-ministro delle armi un prelato belga, monsignor Francesco Saverio De-Merode, cameriere segreto partecipante, che nella sua prima gioventù aveva guerreggiato nell'esercito francese in Africa, fanatico e visionario. Bisognava trovare un capo di fama europea per la novella crociata: ne gli aspiranti mancavano. Ma il De-Merode aveva un candidato del cuore, Cristoforo Luigi Leone Zuchault de Lamoricière, gee

1859, da U. Peruzzi,

nerale francese in ritiro, valoroso e prode nelle guerre africane, deportato

dopo il 2 dicembre, ritiratosi nel Belgio a covar l'odio più implacabile contro Napoleone III, e fantasticare su una restaurazione legittimista nel suo paese. L'eroe di Costantina, ingolfato ne' debiti fino agli occhi, ottenuto che ebbe un assegno annuo di 85.000 lire, assunse il comando delle truppe papaline l'8 aprile 1860, pubblicando il famoso proclama, nel quale paragonava la rivoluzione, minacciante l'Europa, all'islamismo, che altre

volte l'aveva sbigottita.


IL

744

RISORGIMENTO ITALIANO

La nomina del Lamoricière fu l'indizio della vittoria dell'elemento

straniero

su quello indigeno, capitanato dal segretario di Stato Antonelli, che si chiuse in un prudente riserbo. Sospinti da cupidigia di lucro e dagli eccitamenti dei

vescovi e dei preti, che persin dagli altari predicavano la crociata e facevan

accorrevano alla difesa del regime insieme a molti buoni e provetti soldati in armi e bagaglio e persino coi rispettivi ufficiali, mandò una quantità di canaglia, cui si era per l'occasione aperta la porta del carcere; la Spagna pochi vagabondi cenciosi la Svizzera i soliti e a noi ben noti cacciatori d'ingaggi e di bottino...; gli arrolamenti, centinaia di avventurieri

teocratico.

* L'Austria,

;

torme di miserabili seminudi e affamati, la maggior parte

l'Irlanda numerose

de' quali si dissero arruolati... sotto lo specioso pretesto di condurli a lavorare

a nuove linee ferroviarie negli stati del papa. Ma il contingente maggiore e, per la verità bisogna anche dire migliore, era formato dai Belgi e specialmente dai Francesi, giovani appartenenti, per lo più, all'aristocrazia legitti-

mista e clericale, eccessivamente boriosi, ma arditi, pieni d'entusiasmo sino al fanatismo „. Il loro concorso e soprattutto l'accoglienza, che ebbero, furono, dopo la nomina del Lamoricière, nuova dimostrazione d'ostilità della Curia contro Napoleone III tantoché lo stesso duca di Grammont designò, in un suo ;

rapporto, queste manifestazioni come segni d'un estrema esaltazione. Oltre questi stranieri, si

formò un reggimento di sfaccendati

e di delinquenti, raccolti nel-

l'interno e specialmente nella Ciociaria, che il popolo battezzò subito col nome di barbacani e

Pasquino dileggiò con l'appellativo di caccialepri

e

zampini;

nuova edizione, poco rivista e corretta, de' famigerati centurioni. Tutte queste truppe sommavano, ai primi d'aprile, a 17.000 uomini, sufficientissimi, si credeva, alla sicurezza interna, tantoché s'intavolarono pratiche per lo sgombro de' Francesi da Roma. Ma forse più che una tale fiducia, un altro motivo incitava il Governo a trattare per la partenza degli ormai infidi protettori francesi, la speranza cioè di poterli sostituire con truppe napoletane di Fran-

cesco

II,

del quale gli organi ufficiosi vaticaneschi annunziavano, senza misteri,

l'accettazione del Vicariato, offertogli dal papa, e l'imminente avanzata (Cfr. il

Giornale del Trasimeno, 23 marzo e numeri successivi). In fine però i tentativi aperti d'invasione consigliarono ritiro de' Francesi, ritiro

il

dizioni del bilancio papale erano

generosità del Re delle

Governo pontificio a non

insistere

per

il

che fu prorogato sine die. Per soprammercato le concosì

disastrose

che

si

dovè ricorrere alla

Due Sicilie, il quale sovvenne il papa con un mutuo

d'un milione di ducati, restituibile in 10 anni. Se fu poco fruttuoso il prestito all'interno per 2 milioni, migliori risultati dette la Società del denaro di S. Pietro, fondata da alcuni cattolici belgi, che fruttò un 600.000 scudi romani; il papa la ricompensò erigendola ad arciconfraternita, cui poi si riunirono molte altre

confraternite. Le forze militari papaline non erano, ne parevano invincibili se non al De Merode, il fanatico paladino in mantelletta, che, quasi compenso

anticipato de' futuri trionfi sui nuovi islamiti, faceva conferire al suo lontano

parente,

il

Lamoricière, la cittadinanza e

dell'ordine piano,

d'onore.

e

promoveva una

il

patriziato romano, la gran croce

sottoscrizione

Ben diversamente lo trattarono i liberali

per

offrirgli

perugini,

i

una spada

quali,

allorché

egli si recò nella loro città, gli fecero recapitare, legato a lutto con seta nera

e nastri neri, un opuscolo intorno alle stragi del 20 giugno '59, accompagnato da una nobilissima lettera (19 aprile 1860), che dovè certo riuscire poco gra-


BIBLIOGRAFIA Lamoricière

745

dov'è riportata per intero. Capitolo III, mesi del 1859 G. Garibaldi voleva con le forze della lega dell'Italia centrale invadere gli Stati pontifici. Dissuaso dall'autoal

[Cfr.

p. 39-40,

29-40]. Fino dagli ultimi

revole parola del Re e dall'energia del Governo sardo, poiché, a quanto sembra,

Napoleone III aveva dichiarato che " si sarebbe opposto anche con la forza prima mossa de' rivoluzionari 30.000 Francesi avrebbero occupato Pia;

e alla

cenza „

L'empire Uberai, IV,

p. 334], Garibaldi non aveva però mai abbandonato il pensiero d'aiutare le Provincie ancora soggette al pontefice tanto più che autorevoli personaggi, amici del generale, lo spronavano e caldeggiavano l'impresa, innanzi a tutti Agostino Bertani, che, sin dal 19 gennaio [Cfr.

Ollivier,

;

1860, scriveva al Panizzi che bisognava adoprare Garibaldi per spodestare

papa.

Il

il

Bertani da allora insistè sempre, perchè s'allestisse una vera spedi-

non già una semplice diversione nello Stato pontificio. Garibaldi intanto, 23 aprile, proponeva a Giuseppe Bandi d'entrare nell'Umbria, ma l'avvertiva che non poteva dargli né un marengo, ne un fucile. Il Bandi, meravigliato,

zione, il

domandò com'era possibile in tal modo una rivolta, e Garibaldi rispose * E che? Hanno voglia quella gente di far qualcosa o non l'hanno? Se V hanno

:

i sassi e i bastoni , Ma il Bandi rifiutò e Garibaldi maggio gli presentò il romagnolo Zambianchi, a cui lo pregò di consegnare recapiti per l'Umbria, che il Bandi poteva dargli. Dal che risulta, come rii sulta pure da altre prove, che il generale non risolvè, lì per lì, a Talamone d'inviare lo Zambianchi nello Stato pontificio " per levarsi di torno un uomo che non gli piaceva e per aprire una valvola al torbido elemento mazziniano,

davvero, debbono bastare

il

.

;

1°

cui parve duro

il

dover risicare la pelle sotto l'ombra della bandiera reale,

dover surrogare al motto Dio e popolo,

l'altro motto garibaldesco Italia e Emanuele „. Lo scopo di Garibaldi era invece quello di suscitare una insurrezione nello Stato pontificio e inoltre di costringere il papa a star sulle

e

Vittorio

difese e impedirgli di soccorrere il Re di Napoli e gonfaloniere di Santa ChiesaI

liberali

moderati crederono o accreditarono la leggenda che Garibaldi vomazziniani rimasero i

lesse disfarsi dello Zambianchi e d'alcuni repubblicani;

numero (60)

di

della persona del duce, di cui

il

delusi dell'esiguo

volontari,

che sconfinarono nell'Umbria, e

Mazzini non aveva fiducia, e

il

Aurelio Saffi battezzato per natura convulsa e trepidamente feroce.

quale era da

Né il

Saffi

esagerava; anzi i delitti commessi dallo Zambianchi in Roma, specie a S. Callisto nel 1849, autorizzavano pienamente il giudizio dell'intemerato e austero Romagnolo, e fanno comprendere la frase di L. C. Farini che, scrivendo al Rica-soli qualificava lo Zambianchi assassino di fama europea. Comunque, lo Zambianchi entrò nel territorio pontificio ed ebbe uno scontro con i papalini del Pimodan. II fatto delle Grotte, così fu designata quella scaramuccia, ebbe in sé scarsissima importanza militare, sebbene giovasse assai a ravvivare gli entusiasmi dei liberali per nuovi ardimenti. Il Governo teocratico gonfiò quel fatto insigni-

ficante, fino

a farne una grande vittoria.

A Roma un'accozzaglia di gente di

infimo affare inscenò, d'accordo con la Polizia, una dimostrazione, accogliendo

come un trionfatore il Pimodan, promosso da colonnello a generale; e il colonnello Zappi, oltre gli elogi più sperticati

a'

suoi gendarmi, arrivò persino

ad avvertirli di star pronti per il 1° luglio per movere alla riconquista della

Romagna! Ma anche in quell'occasione si palesò l'insanabile dualismo fra le truppe indigene e quelle straniere. Intanto mentre il Ricasoli insisteva col


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

746

Cavour nella sua idea che bisognava abbattere il dominio temporale tosto, tutto per sempre, il cardinale Antonelli cercava di sollecitare un intervento austriaco per stabilire in Italia una condizione di cose, conforme al trattato di Zurigo; e forse la folle speranza d'un simile immediato intervento insieme con le false notizie di sconfitte garibaldine in Sicilia, ingalluzzì i mercenari a inferocire contro le e

popolazioni e a mostrarsi ogni giorno più intolleranti di freno, e spinse le autorità a incrudelire sempre più.

È

caratteristico

fatto

il

del Delegato

di

Terni, che giunse a proibire ad un padre di parlare coi figlioli, conviventi con lui, e

poi cambiò l'assurdo divieto con quello di mostrarsi in pubblico insieme

[Capitolo IV, p. 41-60].

Ma la parte forse più importante e originale dell'importantissima monografia mi sembra quella che abbraccia capitoli V [p. 61-76], VI [p. 77-89], VII [p. 91-101], Vili [p. 103-126], IX [p. 127-145]. Qui egli pone del dott. Degli Azzi

i

dei documenti del marchese Filippo Gualtiero, che il figliolo di lui, il senatore Enrico, gli permise cortesemente di consultare, le alternative dell'azione della così detta Commissione direttiva per le Provincie Romane soggette, l'opera degli esuli, che agivano indipendentemente dalla Direttiva, soprattutto di Filippo Gualterio e

in chiara luce, sulla base principalmente del carteggio e

dell'Ai fani-Danzetta,

l'atteggiamento de' comitati locali umbri, e la condotta

Governo teocratico e dei suoi agenti civili e militari, e finalmente la tortuosa, ma abile politica del Cavour fino al momento ch'egli reputò possibile e necessario d'assumere un contegno risoluto e aggressivo contro il Governo pontificio cioè fino verso lo scorcio dell'agosto. Vediamo tutto ciò con una certa ampiezza. La Commissione Direttiva ecc., trasformazione del " Comitato d'emidel

grazione r sino dalla fine del 1859, era costituita dai più illustri e operosi patriotti degli Stati papali, quasi tutti marchigiani ed umbri, e presieduta dal

conte

Pompeo di Campello, esule spoletino, già deputato e ministro a Roma,

cui facevano corona fra gli

Umbri, Francesco Guardabassi, Niccola Danzetta,

Cesare Ragnotti, Zeffirino Faina, Filippo Tantini, Antonio Cesarei, Luigi Franchi -Clementini d'Amelia.

più notevole uomo, fra

i

il

conte

Anima della Commissione, nella quale il

Marchigiani, era, senza dubbio,

il

marchese Pierino

Antonio Colocci, fu veramente per molto tempo l'avvocato perugino Tiberio Berardi, che all'ardore del più puro patriottismo congiungeva intelligenza non

comune, come attestano le sue lettere, pubblicate di recente da Ettore Verga. Subito

si

stabilirono comitati liberali in tutti

i

principali luoghi dell'Umbria,

Perugia, Gubbio, Fratta, Todi, Città di Castello, Città della Pieve, Foligno, Terni, Spoleto, Rieti, cui facevan capo le organizzazioni minori,

generalmente le loro di

patriotti

fila

rannodando

in Cortona, dove s'era stanziato un forte manipolo

per meglio invigilare, presso

al

confine,

quanto accadeva nel-

l'Umbria, e per la maggior comodità delle comunicazioni tra i cospiratori delIn Cortona facevan capo anche le notizie sugli avvenimenti napoletani, trasmesse dal comitato della Fratta, il quale, per mezzo di opportune trafile, si allacciava a quello di Rieti, che riceveva per

l'interno e quelli di fuori.

nuove meridionali, e, come si capisce, da Cortona erano, per Arezzo, inviate a Firenze. Pur troppo i carteggi relativi non ci sono giunti che frammentari (la parte anteriore al maggio 1860 è andata del tutto dispersa);

la via dell'Abruzzo, le

ma quelli conservatici dal perugino Ruggero Torelli ci danno un'idea adeguata del valore e dell'operosità di quell'organizzazione, che faceva capo soprattutto


BIBLIOGRAFIA al Gualterio e,

per il suo tramite, al Governo sardo e specialmente al Cavour.

precipuo de' comitati

Officio

747

locali,

dopoché i meravigliosi successi garibaldini

nel Mezzogiorno ebbero auspicato la rivendicazione del resto d'Italia, fu quello di raccogliere le forze attive dell'Umbria, ordinarle e contarle al

dalla si

per servirsene

momento opportuno,, dove i capi avrebbero giudicato più utile. Difatti sino prima metà del maggio

si

reputava necessaria un'azione decisiva, che

diceva consigliata da Garibaldi;

ma e il Danzetta-Alfani, e il Gualterio, e

può dire, i comitati dell'Umbria, a cominciare dal perugino, ch'era naturalmente di gran lunga il più importante, intendevano subordinare qualsiasi movimento a queste tre condizioni: l a approvazione del Governo del Re tutti, si

;

2* insurrezione nel

nome di Vittorio Emanuele II; 3* probabilità seria di buona

riuscita. D'altra parte, in

generale queste propensioni eran quelle che preva-

levano; naturalmente non senza contrasti, perchè, più volte, accaddero scissure fra

i

capi residenti in Firenze, scissure dovute soltanto alle diverse tendenze

e al diverso atteggiamento de' patriotti delle province soggette. In fondo

vi

erano coloro che credevano possibile un movimento efficace nell'Umbria, facil-

mente trionfante con aiuti dal di fuori, e costoro speravano in Garibaldi e nel suo contorno; v'eran coloro che, giudicando la situazione con minore ottimismo e molto maggiore realismo, credevano stravagante che un moto umbro potesse

non v'erano uomini sufficienti, su' quali contare, di fronte truppe pontificie (2000 uomini in Perugia, 1000 circa a Foligno, 1500 a

trionfare, perchè alle

Spoleto, altrettanti a Terni e Narni e cannoni da per tutto)

chiarazione del comitato perugino del 5 luglio]; v'erano

[Cfr. p.

73,

di-

alcuni che, mentre,

come la più gran parte, aborrivano da ogni tentativo avventato, voluto dai mazziniani, reputavano però possibile, in certe circostanze, un movimento formidabile tale da offrire pretesto al Governo sardo d'intervenire. Fra costoro è notevole Mariano Bichi (molto probabilmente pseudonimo di Giuseppe DanzettaAlfani, come suppone il Degli Azzi, p. 72), che s'era stabilito in Cortona. Egli, che

pure affermava * Se si voleva fare un movimento nei nostri paesi con elementi si sarebbe potuto sperare con mezzi imponentissimi, e

sovversivi, ossia ultra,

ma chi si unisce a questa gente? Io no, certo, a Papa! Ci sarebbe il caso di vedersi dietro il Profeta o chi per esso! Meglio il Re di Napoli! „, e quindi intendeva, si comprende, scartare metodi e soprattutto elementi mazziniani. Egli, che deplorava che a Firenze, Genova, Bologna, Torino fossero nati come i funghi tanti coa quest'ora

si

sarebbe liberi:

costo di star sempre sotto

il

mitati, tutti discordi fra loro, e quindi conosceva la debolezza della preparazione

nazionale, consigliava, ne' primi di luglio, un moto che riuscisse

"

totale e non

modo che quella volta tutta l'Umbria, d'accordo con le altre provincie pontificie, insorgesse come un solo uomo „. Si deve notare poi cbe il Righi, il quale affermava di non essere in rapparziale, italiano e

porti con la

"

non di una data città,

in

Commissione „ fiorentina, ma solo col Governo sardo, il 16 luglio Re avrebbe provveduto, appena accadesse che

assicurava che il governo del

qualche città fosse minacciata dalla licenza de' mercenari papali e i magistrati municipali

invocassero la protezione di Vittorio Emanuele. Ora, siccome Mariano Bichi scriveva d'intesa col Gualterio, sempre in relazione diretta con Torino, la conclusione logica sarebbe che

intervenire con le armi, pontifici, e avesse

"

il

ministero sardo avesse risoluto di

nel caso d'una provocazione violenta da parte dei

quindi autorizzato una tale promessa „.

Ma è proprio così?


748

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

In verità le incertezze della situazione interna ed esterna erano straordinarie, tali

che ponevano in imbarazzo e obbligavano al silenzio il Governo sardo, i più fidati seguaci fra gli emigrati si lamentavano, perchè

del quale anche

non aveva fatto conoscere neppure a loro come la pensava. Forse per il Gualterio era stata fatta un'eccezione; però non credo si trattasse di una vera e propria risoluzione; tutt'al più di propensioni; mentre, d'altra parte, la seconda condizione, concernente rarsi. In

i

magistrati municipali, era quasi impossibile ad avve-

tanta incertezza non può recare meraviglia che la

rettiva ecc. fosse agitata

da correnti diverse,

e oscillasse

Commissione

fra

di-

varie opinioni;

che non era impresa agevole indovinare quale fosse la via migliore da prescegliere. Difatti in quel

compresse; tutti

i

gli

momento le aspirazioni di libertà per tanto tempo

annunzi degli strepitosi

successi

di

Garibaldi;

per ottenere la direzione e quindi anche

partiti

i

l'ansietà

di

vantaggi di quel

gran moto, che sentivano tutti imminente; le mal contenute ambizioni e le rivalità personali concorrevano a produrre una confusione caotica, per entro alla quale era difficilissimo scernere

partito più adatto per una rapida solu-

il

zione del problema che affannava le menti ed i cuori. La Commissione direttiva,

piombavano dall'alto moniti di prudenza e di calma, cercava di frenare intemperanze de' più impazienti, pur preparando le basi finanziarie per la impresa insurrezionale. Ed invero, fino dal giugno disegnava a tal uopo un su cui

le

prestito di 100.000 franchi in 20 azioni di 5.000 lire ciascuna da sottoscriversi nelle provincie pontificie in proporzione dell'importanza e ricchezza loro. Non

pochi furono gli ostacoli per Perugia,

il

cui comitato dichiarava che la città

una spietata tirannide,

era esausta per i sacrifici compiuti,

oppressa

tuttora angosciata dal ricordo del 20

giugno, e soprattutto

triste sospetto

sotto

sfiduciata

per

il

che le sciagure da essa sofferte fossero state prevedute e pre-

parate da chi dirigeva

i

moti italiani, a vantaggio d'altre provincie più

for-

tunate. L'allusione alla Romagna era evidente; che difatti moltissimi credevano che, per assicurare

il

trionfo della rivoluzione romagnola, Perugia fosse stata

dal Cavour ingannata e tradita.

La

Direttiva

ribattè

tali

accuse,

spiegò

il

contegno del Cavour, e delineò il programma grandioso e complesso che si intendeva attuare al più presto non solo nelle provincie pontificie, ma in tutta

da queste assicurazioni, e spronato dall'esempio della Marca, che aveva immediatamente coperto quasi tutta la quota del prestito

la penisola. Riconfortato

assegnatole,

il

Comitato perugino si sottoscriveva per un'azione. Mentre in

Firenze la Commissione direttiva provvedeva a' mezzi finanziari per una futura

prima metà di luglio il Dolfi, d'accordo coi più avanzati, mazzimossa partiva da Genova e precisamente dal Bertani), veniva allestendo un'invasione di 5000 uomini con armi e cannoni, con un fondo di guerra di 40.000 scudi, nell'Umbria, sperando nell'aiuto degli abitanti. La lotta, nella

niani e bertaniani (la

spedizione

si

voleva fare, senz'intesa col Cavour, anzi contro la sua recisa

volontà, poiché egli s'opponeva assolutamente al tentativo "per

mancanza di

capi abili, per timore di esito infelice, per concerti presi cogli alleati „. Il lavorìo

mazziniano e bertaniano continuava;

si

accreditava la voce che la Direttiva

di Firenze si fosse fusa col Comitato del Dolfi, e quindi la spedizione nell'Umbria

fosse stata d'accordo risoluta.

Ma

Governo toscano; una grave crisi, cioè la dimissione da segretario del Berardi, che sino allora n'era stato la mente informatrice, il 31 luglio i

la Direttiva, nel cui seno avveniva

fucili eran sequestrati dal


BIBLIOGRAFIA recisamente che essa fosse favorevole al tentativo dolfiano. Una volta

biva

itone l'8

Berardi, la Direttiva

il

agosto diramava

si

ricostituiva con elementi più temperati, e

suo programma, avvertendo in segreto

il

comitati che

i

Governo del Re aveva stabilito " di dover egli stesso capitanare d'ora innanzi qualsiasi impresa necessaria alla desiderata unificazione italiana, anziché lasciare che per altri si compia „ e che a' Comitati spettava per l'avvenire il

soltanto: 1° fare che

si

avesse fiducia nel governo del Re; 2° infondere nei

cittadini la certezza che l'unità d'Italia fra breve sarebbe compiuta; 3° racco-

gliere e organizzare le maggiori forze, affinchè al momento buono insorgessero e cooperassero alla liberazione dal giogo sacerdotale. Il terreno però,

la

su cui

nuova Commissione doveva procedere, si faceva di giorno in giorno più

scabroso, dacché la speranza che e le

i

sette mila volontari, ch'erano in Sardegna,

bande nicoteriane, che si trovavano in Toscana, movessero, a un ordine

di Garibaldi, per l'Umbria, indusse la Direttiva

a caldeggiare

quel

disegno.

Ma la partenza dalla Sardegna per il sud de' settemila volontari e lo scioglimento delle bande del Nicotera, sia per l'opposizione del Governo, sia per la risposta di Garibaldi,

che

subordinava l'impresa nello Stato pontificio alla

soluzione delle faccende meridionali, allontanarono

il

pericolo

d'un'invasione

dimostravano contrari i Comitati umbri e in modo speciale quello perugino, che diffidava del Dolfi, e non aveva punto fiducia nel Pianciani, che avrebbe capitanato la spedizione. Così il partito moderato era soddisfatto, perchè non temeva più che il partito di volontari,

a cui

si

d'azione gli attraversasse la via per giungere all'anelata l'egida del

emancipazione sotto

Re liberatore. L'accordo ammirevole di tutti i Comitati umbri circa

l'opportunità di sospendere ogni impresa, diretta a scuotere il giogo teocratico,

sembrerebbe in antitesi assoluta con le impazienze e coi propositi nutriti, se non si tenesse conto dell'efficacia straordinaria che su tutte le cose dell Umbria cominciava ad esercitare uno degli esuli più illustri che allora ramingassero per l'Italia, cioè il marchese Filippo Gualterio d'Orvieto, da molto tempo profugo dalla sua città, del quale fin da' primi del '60 il Governo papale aveva ordinato l'arresto ponendo sul suo capo una taglia di 400 scudi romani. Ardentissimo nella sua fede unitaria, aveva avuto gran parte nel moto perugino del '59 e su di lui principalmente ricadde, per

le

entusiastiche assicurazioni e

per gli affidamenti che aveva dati in nome del Cavour, la resposabilità di quella insurrezione, resposabilità che avrebbe invece dovuto più ragionevolmente pesare sul generale

Mezzacapo disobbediente agli ordini del grande Ministro,

o

su chi

l'aveva mal consigliato a sottilizzare sulla forma degli ordini stessi [Cfr. De Cesare,

Roma, ecc., I, 365 e segg., e G. Degli Azzi in A. S. R. U. V, 287 e segg]. Da quel doloroso episodio il Gualterio aveva avuto una ben triste lezione e aveva, a poco a poco, temperato le sue audacie magnanime sino ad aborrire qualunque altro tentativo troppo rischioso e che non fosse conosciuto ed approvato esplicitamente dal Governo del Re, dal quale soltanto egli sperava la redenzione della patria. Deputato al parlamento subalpino, passò, nella seconda metà di Genova, poi a Firenze e finalmente a Cortona, dove si domiciliò per vigilare e dirigere le cose dell'Umbria; e in Cortona trovava il Danzetta-Alfani, suo fidatissimo seguace. Il Gualterio aveva

luglio, a

potere, più vicino a' confini,

corrispondenti, il

come David Silvagni da Torino e Luigi Silvestrelli da Firenze,

quale gli scriveva che la chiamata telegrafica del Ricasoli a Torino nei


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

750

il Governo del Re si sarebbe movimento italiano non accettando

primi d'agosto aveva portato alla risoluzione che posto energicamente l'Italia fatta

direzione

alla

del

proprio dalle mani di Garibaldi e peggio dal suo contorno, parole

del Ricasoli, come risulta dal carteggio del Gualterio. Così, finalmente, il Cavour il Ricasoli non si stancava di dargli. Genova per far capire al Bertani che non si voleva

seguiva i consigli che, da tanto tempo, Il

Farini poi era andato a

tollerare più

a lungo un sotto-governo o sopra- governo,

quello che riguarda

servarsela; e scrivere a

il

il

e

che l'iniziativa in tutto

movimento nazionale, il Re ed il Ministero intendevano ri-

Ricasoli,

il

4 agosto, diceva

al

Silvestrelli precisamente di

Roma e dappertutto dove potesse die tutti i liberali si preparassero ad

aiutare con ogni mezzo ed in ogni

traprendere: che quanto

prima

modo quello che il Governo del Re era per in-

l'azione

si

sarebbe manifestata; ed allora

dovere d'ogni italiano secondarla. Conforme a queste idee

il

era

Gualterio seguitò

sempre a predicar l'unione e la preparazione, e a raccomandare di non si muovere, senza l'approvazione esplicita del Governo del Re, e di non secondare nessuna delle mosse de' Mazziniani, fra le quali fu loro attribuita quella del tentativo, fallito sul nascere, dell'uccisione del Lamoricière egli si scoraggiò mai, nonostante le incertezze

discordi e talora pessimistiche,

[Cfr. p.

della situazione

che spesso gl'inviava

il

e

120]; ne le

notizie

Silvagni da Torino

d'una lettera del 25 agosto 1860]. Migliori nuove però giungevano da Firenze, dove il Ricasoli annunziava al Silvestrelli [lettere inedite del Silvestrelli da Livorno 27 e 29 agosto] la conversione del Doìfì, il quale s'era definitivamente separato da Bertani e compagni, perchè li aveva riconosciuti senza dubbio per agenti puri e semplici del Mazzini, promotori di disordini e non fautori della buona causa: Pianciani e il ' suo stato maggiore „ [Cfr. p. 123; estratto

gli

eran stati ridotti all'impotenza; la legione Nicotera era stata allontanata. Dall'estero giungevano buone notizie, perchè V Austria acconsentiva al non intervento,

non fossero assalite le sue frontiere, come dichiarava lord Palmerston alla agosto, da Cortona Mariano Bichi dava la lieta novella al Comitato perugino dell'azione imminente con questo laconico biglietto: " Siamo al momento dell'azione. Tenetevi pronti. Comunicate queste due parole a tutti gli amici. Avrete tutto: armi, aiuti, sostegni: scrivo d'officio. Gualterio parte per Firenze. Scrivete tutti i giorni a me ed a lui. Se volete altri dettagli, spedite un amico. Niente più (per oggi) confido alla carta. Sangue freddo, per carità. Preparatevi e pensate a star compatti „. Mentre ad apparecchiare la risoluzione della questione umbra e marchigiana ferveva il lavorìo diplomatico e quello dei cospiratori, gli Umbri sopportavano, con la speranza di prossima liberazione, l'infelicissimo loro stato, che peggiorava politicamente ed economicamente sempre più; poiché il Governo, unicamente dominato dalla manìa di sostenersi ad ogni costo, non curava punto gl'interessi delle popolazioni, già immiserite dai continui e sempre più spietati aggravi d'imposte e dal languir delle industrie e dei commerci, inceppati da quel permanente stato di guerra, che determinava per giunta, con tanto andare e venire di mercenari, un aumento enorme di prezzo nei generi di prima necessità con infinito disagio specialmente delle classi più misere. A ciò s'aggiungevano gli eccessi della soldatesca che, oltre gli alloggi e i foraggi, messi a carico delle già esauste municipalità, pretendeva dai cittadini caffè, vino, liquori, e tutto quanto potesse desiderare, dando in cambio maltrattamenti, insulti e minacce o l'ironica pròfinché

Camera dei Comuni. Il 29


751

BIBLIOGRAFIA sa: 1/ papa paga.

Ne gli officiali, almeno molti, erano migliori;

mtati era il capitano Costantino Forti,

il

nella fortezza di Perugia, osò vantarsi che preparava i

fra

i

più

quale, piazzando quattro cannoni le pillole omeopatiche per

Perugini. Basti dire che fra' gallonati pontifici lo Schmid non era il peggiore!

[Cfr. p.

131 e 132]. Questa popolazione travagliata stava tra gli eccitamenti

e gli stimoli de' rivoluzionari e il tentativo di dare il controvapore, che facevano i

reazionari;

i

quali lavoravano a tutt'uomo;

da' confessionali e da' pulpiti e

i

vescovi con le pastorali, i preti

con le missioni, i giornali con

le

invenzioni

più sfacciate, d'interventi austriaci, e di sconfitte garibaldine. Che cosa

pensasse in

si

Roma nei circoli politici papalini ce lo rivela una lettera del 28

maggio di Giuseppe Sgariglia al fratello Innocenzo in Perugia, della quale mi contento di riferire un brano: " I Garibaldini ebbero una quarta solenne disfatta; in Sicilia tutti si armano contro questi assassini; l'Inghilterra h a fatto dai suoi bastimenti arrestare un legno che aveva armi ed armati per rafforzare le fila dei rivoluzionari; la Russia ha diretto alla Francia una forte protesta contro il Piemonte distruggendo i frivoli pretesti di scusa, messi in campo dal signor Cavur (sic), e dichiavando che qualunque offesa fatta al suo Alleato Re di Napoli, la reputerà come fatta alla Russia stessa; qui in Roma, ove si gode la massima quiete, sono stati arrestati vari spacciatori dei viglietti apoportanti le notizie delle sognate vittorie dei garibaldini... Sappi inoltre che l'Imperatore Napoleone ha ordinato al suo Generale in Roma di tenere

grifi

tutte le truppe a libera disposizione del Santo cui *

il

Padre ,.

E il conte Baldeschi,

destinatario annunziava tutto ciò, rispondeva esultante

Non vedo l'ora di sentire la fine di Garibaldi, che

della fiducia „. Fra gli stessi clericali v'eran però di

il

30 maggio:

l'uomo del terrore e quelli che vedevano più

è

Ecco che cosa scriveva monsignor Giordani, il 12 giugno allo Sgariglia. Pur troppo siamo non lontani dal giorno in cui si vedrà quanto poco vedessero

giusto. *

menti turbine, alimentate da mal celata ambizione e vacue perfettamente, perchè non aventi spiriti vitali, eccettuati in là alcuni zeli indiscreti, alcune

gl'impulsi meccanici di un sempre vivo orgoglio.

Il Signore è

stanco, e ci vuol

da tanti anni or si piglia con Mazzini, or con Garibaldi, or con Cavour ecc. ecc., or con tutti insieme Ma nessuno l'ha mai pigliata con se stesso! Geremia non se la pigliava coi Caldei, ma li riguardava come chiamati da Dio, il quale voleva percuotere le scelleratezze del popolo ebreo. Iustus est, Domine, et rectum judicium tuum!... „. Oramai non solo il Giordani, ma anche il partito clericale, quasi tutto, cominciava a sentirsi mancare il terreno sotto i piedi. Dubitava perfino il conte Scipione Conestabile, che il 4 luglio scriveva da Roma: " Come si finirà? Questa è la dimanda generale e a cui non si sa applicare una categorica risposta , e, dopo queste espressioni di sconforto, e dopo aver trovato benissimo adatto al Re Franceschiello il motto, che correva sulle bocche di tutti, * Nascesti e tua madre morì; tu sposasti e tuo padre perì; tu regnasti e il tuo regno finì „, si consolava pensando: "Domenica prossima l'immagine di Maria SS., che si venera in S. Maria Maggiore, sarà portata processionalmente al Gesù, ove rimarrà fino al 29 luglio. 11 papa ha grande fiducia, ed abbiamola tutti in questa cara Madre e nella Divina Provvidenza!... „. Le cose volgevano proprio alla rovina pel dominio temporale. Perfino degli Svizzeri in Perugia avevano gridato e scritto sui muri d'una caserma Viva Garibaldi con l'aggiunta di maledizioni flagellare per gl'innumerevoli peccati nostri;

!

;


IL

752

RISORGIMENTO ITALIANO

sconcissime contro il papa; ed altri commilitoni del battaglione Dupasquier, passando per Terni, avevano ostentata una medaglia di Vittorio Emanuele; alcuni poi disertavano mandando il 6 agosto all' Opinione una dichiarazione giurata e firmata da tre caporali e tre soldati del 1° Reggimento estero per attestare che i loro superiori per dissuaderli dall'abbandonar le bandiere ave-

vano formalmente promesso * che al primo, anche piccolo, movimento popolare permesso di depredare saccheggiando quella città „. E facile immaginare le repressioni e le violenze del Governo papale! Nel capiin Perugia avrebbero

X (p. 147-162) il Degli Azzi studia lo stadio risolutivo della politica ca-

tolo

vouriana rispetto all'Umbria e alla Marca ed espone l'opera dei Comitati e del Gualterio nell'agosto inoltrato e nei primi del settembre fino all'ultimatum diretto al segretario di Stato pontificio (7 settembre). L'egregio autore, stabiil quando del cambiamento di rotta del gabinetto sardo rispetto Marca e all'Umbria, discute intorno alla condotta di Napoleone III, commettendo però un errore cronologico strano, poiché fa precedere il colloquio dell' Arese con Napoleone III in Thonon (Savoia) a quello di Chambéry del d'aldini e Farini con l'Imperatore, mentre è tutto il contrario. Difatti l'abboccamento di Chambéry avvenne il 28 agosto, e il 31, tre giorni dopo, quando

lito il perchè e

alla

l'Imperatore giunse a Thonon, il Cavour telegrafava all'Arese, allora alle acque

Napoleone; il che difatti avvenne nel settembre. Prescindendo da questo errore cronologico, io non sottoscriverei all'opinione,

di Evian, perchè vedesse subito

per cui propende il Degli Azzi, dacché, a mio avviso, Napoleone III (lasciamo stare le parole che pronunziò o

non pronunziò) non può avere evitato una

certa tal quale connivenza [Cfr. Pierre de la Gace. Histoire du Second Empire, t.

3,

p. 405-409). Il

rapporti diplomatici

contegno crucciato di Napoleone III e l'interruzione dei non mi sembra che provino gran fatto, se riflettiamo che

anche Napoleone III aveva la sua politica personale, spesso non corrispondente a quella del Governo, non solo, ma assai spesso doveva simulare sentimenti, che non erano i suoi, per ragioni di politica interna. Certo l'atto del Cavour era arditissimo lo stesso;

ma soltanto, e non già specialmente, come scrive

Torniamo all'opera del Gualterio, il quale aveva primo annunziato la prossima liberazione agli amici umbri, dopoché il 26 aveva ricevuto una lettera del Cavour: " Consento pienamente con voi: l'ora di agire nell'Umbria e nelle Marche s'avvicina... Giunta l'ora d'agire, saremo non meno decisi, non meno audaci del Bertani; ma all'audacia accoppieremo l'oculatezza e l'antiveggenza „. La lieta novella volò suscitando entusiasmo in tutta l'Umbria, donde il Comitato perugino rispondeva al Gualterio, l'ultimo d'agosto» esser tutti pronti anima e corpo e stretti e serrati intorno al simbolo della Nazionalità italiana, la Croce di Savoia. Quel giorno stesso nella Nazione di Firenze si pubblicava un caldo appello degli Umbri a' fratelli d'Italia, esortando a

l'autore, di fronte all'Austria.

concordia nel programma dell'unità per trionfare insieme col

Governo de' comuni nemici. Queste dichiarazioni

Re

e

col

suo

raccomandazioni erano la conseguenza d'una circolare, diramata fino dal 20 agosto, dal Comitato perugino e

subalterni per raccomandare l'adesione al programma Italia e Emanuele Re costituzionale, e alla quale essi avevano risposto subito plaudendo unanimi. Intanto il 1° settembre da Firenze si spedivano a' corrispondenti di Cortona recise istruzioni importantissime " Andate a Perugia ed immediatamente lavorate coi bassi ufficiali della guarnigione per ottenere una

a'

comitati

Vittorio

:


753

BIBLIOGRAFIA

tenersi nelle

numerosa possibile. Dal giorno di domani 2 settembre potrà consuete proporzioni, purché non dia troppo nell'occhio...

te a' soldati

che Garibaldi... fa conto su' soldati nazionali; che offre scudi 8

rzione la più

gaggio a quelli che entro la settimana diserteranno per raggiungerlo; che

emio sarà pagato a Cortona da un suo incaricato dietro presentazione di Il giorno 8 conviene che la diserzione sia tale da non lasciare

contrassegno.

in città forze disponibili per altra parte. Se la persona che lavorerà coi bassi

non giungerà a fare un complotto tale che renda disponibile tutta la

ufficiali

truppa, dovrà almeno avere la maggior parte dei cannonieri, ai quali saranno dati scudi 12 per ciascuno; di più, conviene assolutamente che lascino i pezzi

inchiodati; perla quale operazione avranno coloro che la compiranno scudi 400.

Quello che riuscirà a fare

il

complotto avrà scudi 1000. Se questa medesima il giorno 8

persona potrà ottenere la compra dell'intera guarnigione, allora

nella sera dovrà far sì che compia un colpo di mano impadronendosi del Forte, delle Porte e degli ufficiali,

consegnando Forte e artiglieria

In

cittadini.

a'

questo caso la guarnigione avrà scudi 12.000 divisibili fra i soldati, che saranno entro. .. giorni sborsati

da chi prenderà la direzione della

Quello che

città.

complotto avrà scudi 3000. In questo caso Cesarei, Danzetta avrete pieni poteri per tutte le migliori disposizioni, onde il moto sia conosciuto al tratterà

il

più tardi che sia (possibile) a Foligno. Disarmate i carabinieri; tenete in ostaggio le

Autorità; avviserete per telegrafo a Firenze; per telegramma invocherete

soccorso al Principe di città più

gente che

si

Carignano. Farete intanto riunire nell'interno della può. Trarrete gente da Castello e dal vostro territorio.

Vi farete nominare un comitato

di difesa ponendolo subito sotto la direzione

ponendovi d'accordo con Danzetta alla Pica. Questa commissione è personale e segretissima. Il primo progetto deve compiersi ad ogni modo: il secondo deve compiersi soltanto, se avete certezza di riuscita e certezza per poter resistere 4 giorni almeno. Il pagamento a' soldati dovrà allora esser fatto in modo che figuri come una regalia locale, facendo ignorare assolutamente la cosa e non lasciarne traccia ». di quello che sarà (in Cortona)

Il

Gualterio, ritornato a Cortona, otteneva dal Prefetto di Arezzo, F. Doni,

che fossero messi a sua disposizione tutti quei mezzi che gli potessero abbi-

sognare per corrispondere in modo diretto e sicuro con Firenze

e

Torino

;

e,

per inviare copertamente istruzioni, consigli e notizie agli amici umbri, inventava un linguaggio telegrafico ingegnosissimo, destinato ad eludere l'occhiuta e sospettosa censura pontificia [Cfr. pag. 158]. le diserzioni

Ma, con tutto questo lavorìo,

furono poche; ne fu possibile un movimento in Perugia; solo

si

ruppero qua e là le linee telegrafiche, le strade e qualche ponte s'informarono i corrispondenti di Cortona delle mosse del nemico. Ecco tutto: e si che le sollecitazioni del Gualterio, di Mariano Bichi e degli altri erano continue e ;

incalzanti! Certo era pochino;

ma se riflettiamo a quello che tante volte aveva

Perugia non ce ne dobbiamo meravigliare tanto più che ora, che si sapeva con certezza il prossimo intervento del Governo sardo, molscritto

il

Comitato

di

tissimi nicchiavano, perche consideravano superfluo

;

uno sforzo e un sacrifizio.

In una corrispondenza del Bichi da Chiusi (6 settembre) si trovano alcune frasi

Non vi lasciate sopraffare dalla paura; è questo il peggior consiLa Patria si fa, ma coi sacrifici. Rompete le strade; togliete le barche.

illuminatrici. gliere.

Ubbidite e

non fate osservazioni; non è questo il momento di discutere: si è di-


IL

754:

scusso anche troppo...

RISORGTMENTO ITALIANO

Ubbidite e non ragionate sulle istruzioni che vi si danno.

Io ubbidisco ciecamente; fate lo stesso anche

voi...

Partivano intanto da Firenze alla volta di Torino le deputazioni, incaricate d'invocare l'intervento del Re; dell'Umbria v'andarono Francesco Guardabassi, Zeffirino Faina e Cesare Danzetta per Perugia; il conte Diego Perotti per Terni;

conte Francesco Torci per Spoleto. Il capitolo XI (p. 163-195) racchiude gli avvenimenti dal 7 settembre, invio à%\Y ultimatum sardo al cardinale Giacomo Antonelli, fino al proclama, che l'il il Fanti dirigeva ai soldati del quartiere generale d'Arezzo, e alle minacce francesi di rompere le relazioni diplomatiche, il

quando si effettuasse la spedizione liberatrice, del che parlava il Cavour in una lettera del 12. Son pochissimi giorni, ma pieni di fatti e di eventi tali, che costituiscono per l'Italia un'era veramente storica. Il fatto più notevole è quello degli scarsi successi della preordinata sollevazione nella Marca e nelV Umbria, come dice l'autore, ma che, a voler essere esatti, dovremo dichiarare scarsi per la Marca, nulli, o giù di lì, per l'Umbria. In complesso si tratta di cose assai note e per ciò non mi ci fermo. Lo stesso si può ripetere, e a più forte ragione, del cap. XII (pag. 197-267), che descrive la brevissima campagna nel-

l'Umbria trattenendosi principalissimamente sull'occupazione di Perugia, la cui guarnigione fece una resistenza davvero meschina, tantoché la città fu attaccata e presa il 14 settembre. Eroe di quella giornata fu il De Sonnaz. Chiudono il

bel

volume IX appendici, della quale la più importante mi pare la II (pa-

gina 277-311), che comprende

i

dispacci telegrafici del Generale in capo delle

truppe pontificie. Dall'esposizione che ho tracciato, alla meglio, del contenuto della monografia del dott. Giustiniano Degli Azzi, risulta chiaramente quanto avessi ragione di fare, sul principio della mia recensione, notare il grande valore che essa indubbiamente ha. Alle considerazioni già accennate, pochissimo e nel modo più breve credo di dover aggiungere adesso, anche perchè sono andato, m'avvedo, troppo per le lunghe. Mentre leggevo e meditavo la bella monografia intorno alla liberazione di Perugia e dell'Umbria, ho avuto occasione di fare alcune osservazioni. Il modo, onde il Degli Azzi ha ordinato la materia del suo volume è tale, che spesso è indotto a ripetere concetti, idee e anche fatti, perchè egli divide il suo scritto in capitoli, nei quali, per lo più, raggruppa argomenti speciali, senza abbandonare del tutto l'ordine cronologico; per esempio, egli dedica un articolo al Gualterio. Era evitabile ciò ? A me pare eli sì; bastava seguire rigorosamente l'ordine cronologico; e credo, secondo il mio modesto avviso, che sarebbe stato meglio.

Qua e là egli porta, come testimonianza di ciò che

afferma,

notizie

desunte

da giornali e specialmente dalla Nazione di Firenze. Si può domandare: una simile testimonianza è sempre così sicura da fondare soltanto su di essa delle affermazioni? Riguardo all'opera così notevole, delle società, più o meno segrete nell'Umbria, e a' comitati, e agli aggruppamenti politici di fuori, egli non ha tentato, se pure non prendo abbaglio, di dipanare quell'intricata matassa, soprattutto per ciò che riguarda i comitati locali e i loro rapporti, se ne ebbero, e parmi di sì, con la Società Nazionale, che in quel tempo si riduceva, in gran parte, a Giuseppe La Farina. Sarebbe stato bene approfondire di più questo argomento, senza tacere dell'opera della massoneria, che nell'Umbria non mancò certamente. Intorno alle diserzioni apparirebbe dal libro del Dott. Degli Azzi


755

BIBLIOGRAFIA

esse furono meno numerose negli ultimi momenti, quando tanto insistevano ìualterio,

ìnerle su

il Bichi e la Direttiva, perchè i liberali facessero il possibile per grande scala e mettevano a loro disposizione il denaro in discreta

Come mai il Degli Azzi non s'è posto il problema del perchè avvedo ? Le ragioni particolari per le quali non fu possibile un moto a Perugia, risultano chiare: ma, a mio modo di vedere, la causa va ricercata in un fatto generale, più o meno comune a tutta l'Italia, cioè nello scarso numero dei patriotti veramente attivi, e della mancanza di disciplinatezza. Da buoni italiani itità.

parlavano molto e agivano poco. Questo conflitto fra il dire e il fare è il conflitto

tragico, che si riscontra in tutto il nostro risorgimento.

altre osservazioni (a proposito, perchè l'egregio autore volta, l'errata espressione di

Ma queste e forse

adopera, almeno una

Re di Piemonte? mi perdoni la minuzia e veda

che ho studiato attentamente la sua monografia), che si potrebbero movere al Degli Azzi, non tolgono proprio nulla sotto ogni riguardo.

Il

al valore della

sua monografia, lodevole

suo libro ha infatti un'importanza grande sia per gli

umbra, perchè vi si può raccogliere una messe abbondante davvero di fatti, di notizie e di aneddoti, che o non si conoscevano o si conoscevano pochissimo, e ci si può fare così un'idea adeguata del come si svolsero nell'Umbria gli eventi, in un momento risolutivo della nostra vita nazionale, sia per chi voglia conoscere a fondo la storia generale italiana di quel medesimo periodo. Qual dubbio invero che, se intendiamo scrivere una storia, veramente degna del risorgimento, per modo che sia la sintesi di tutto il complesso lavorìo segreto e palese, che si svolse in ciascuna regione nostra, essa debba fondarsi, oltre che sulla raccolta ordinata di svariatissimi documenti, su monografie regionali e locali, su numerosissime biografie, memorie, autobiografie, ecc. e su altri lavori di argomento speciale? Quindi tanto sotto l'aspetto regionale, quanto sotto l'altro di contributo alla storia generale italiana, ognun vede quanto grande sia il valore, che dobbiamo attribuire a questo libro, e quanto bene corrisponda allo scopo che l'autore s'è proposto. Sarebbe anzi ottima cosa che il dott. Degli Azzi, il quale ha mostrato, nella sua vasta opera di studioso, di saper con tanta sapienza e tanta dottrina scrutare le vicende umbre, tesoreggiasse le cognizioni amplissime e profonde studiosi della storia regionale

ch'egli possiede su questo soggetto, raccogliesse

i

suoi studi sulla città e la

regione sua, li allargasse e completasse in guisa da cavarne una vera e propria storia regionale

umbra, abbracciante almeno il periodo dal 1848

al

1860.

con questo voto faccio punto.

Arezzo, Settembre 1911.

Agostino Savelli.

E


IL RIS0KC4IMENT0

756

2-

ITALIANO

- SPOGLIO DEI PERIODICI. STORIA GENERALE

974.

— Aitelli

(Efisio),

Un po' di Piemonte nel giornale di Stendhal; in " Pie-

monte „; Torino, 29 giugno 1911; II, n. 26. Notizie del periodo napoleonico, apprese nel suo viaggio attraverso il

975.

Piemonte.

— Barbavara (G. C), Opere in Piemonte pel miglioramento dei veterani; in

"Piemonte „

;

Torino, 9 febb. 1911;

delle condizioni

II,

n. 6.

Illustra le vicende storiche e parlamentari della causa propugnante un più umano trattamento per i veterani, dai primi tentativi del conte Federico Bellegarde di Saint-Lary e del sottotenente Giovanni Battista Campanella, vecchio di 105 anni, nel 1881.

976.

— Bessi (Pirro), Il successo austriaco d'una canzone patriottica italiana; in

Fanfulla della Domenica „; Firenze, 1911; XXXIII, 18.

Sul favore che incontrò a Vienna la Rondinella di Tommaso Grossi, parafrasata nel 1860, con intendimenti politici, da un Antonio Orsolini. 977.

— Bravetta

(Vitt.

6apr. 1911;

lì,

La canzone sabauda; in

Em.),

"

Piemonte „; Torino,

n. 14.

Consta di quattro parti: 1° La canzone di Re Carlo Alberto; 2° La canzone di Re Vittorio Emanuele; 3° XXIV Giugno 1859; 4° Villafranca. 978. — Cadoi.ini (Giovanni), Svolgimento del principio unitario in Italia; in

"Rassegna contemporanea,; Roma, 1910; II,

1-19.

Dai primi vaghi accenni, quando, in seguito alla Rivoluzione francese, l'idea unitaria balenò nella mente dei nostri poeti e dello stesso Napoleone I; giù giù fino alle prime manifeste aspirazioni raccolte dagli affigliati alle società segrete, fino ai primi moti del '21, alla Giovane Italia, alla guerra sacra del '48, alla realizzazione del gran sogno italico nel '61 e nel '70. 979.

— Chiaccheri Bellanti (Antonio), Notizia letteraria; in zionale „; Firenze, 1911;

"

Rassegna Na-

CLXXVII, 629-630.

Recensione dell'opera di Antonio Manno, L'opinione religiosa e conservatrice in Italia dal 1830 al 1850, ecc. (Torino, 1910), come fonte preziosa per istudiare gli atteggiamenti del pensiero cattolico nella grave questione dell'indipendenza italiana. 980.

— Chiara (Bernardo), I martiri della Patria (Note su un libro di Giovanni Faldella); in

"

Piemonte „; Torino, 10 die. 1911; I, n. 2.

Recensione elogiativa dell'opera del Faldella, Precursori e martiri.


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Con un cenno introduttivo sulle condizioni della Chiesa e dell'insegnamento primario nel Belgio dal 1830 al 1878.

De Gerbaix De Sonnaz (A.\ Savoiardi e Nizzardi benemeriti dell'Italia (1790-1810); in * Nuova Antologia „; Roma, 1911; CL11I, 35-69, con 25 illustrazioni. Il conte Giacinto Avet, il conte Ottavio Thaon di Revel, il tenente generale Ettore de Gerbaix de Sonnaz, padre dell'A., il marchese Federico d'Arvillars, il maggiore di Mudry, il marchese Claudio Seyssel d'Aix, il conte Carlo Menthon d'Aviernoz, il generale Renaud de Falicon e tanti e tanti altri, in capo ai quali giganteggia Giuseppe

Garibaldi.

Del Lungo

(Isidoro),

Firenze, 1910; Il

libro,

in

"

Rassegna Nazionale

Paolo Campello Della Spina, Ricordi di 50 anni, dal 1840 (Roma, 1910).

libro di

al 1890

55.

Leggendo un

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Maida all'assedio

di

Amantea;

in

"Mem. stor.

milit.

(Co-

mando del Corpo di St. Magg.) „; Roma, 1911; IV, 3-162, con carte, schizzi

e ritr.

Fuggito il re e la corte a Palermo, i Francesi entravano in Napoli il 14 febbraio 1806, iniziando tosto le operazioni militari nelle Calabrie, nelle Puglie e negli Abruzzi. E fuggivano, come il loro re, sconfitte e disperse, le truppe borboniche, riparando in Sicilia. Naturalmente il disagio creato nelle popolazioni dalle requisizioni forzate dei Francesi provoca tumulti e sommosse, in cui entrano, con intendimenti politici ed eccitate dalla corte borbonica, le bande infestanti le campagne, fra le quali si nota quella del Pezza, detto Fra Diavolo, del Pandigrano del colonnello Carbone, ecc. Le truppe francesi subiscono, così, scontri frequenti e sanguinosi, onde è inviato a porvi rimedio il generale Massena che ottiene sugli insorti alcuni successi ma non definitivi, finche, partito lui, il generale Verdier inizia nel gennaio 1807 l'assedio di Amantea. Cf. n. 1000. ,

Foberti (Francesco), Sulla questio dionale ; in

"

;

meridionale : Appunti di un meri-

Nuova Antologia „: Roma, 1911; CLIV, 301-316.

Con rilievi storici sulle dominazioni

'

sfruttamento economico di abbrutimento politico perdurate nel Mezzogiorno. 987.

di

— Franchetti (Leopoldo), Mezzo secolo di unità nell'Italia meridionale; in "Nuova Antologia,; Roma, 1911; CLIII, 83-97. Delle condizioni economiche, politiche e intellettuali del Mezzogiorno continentale e della Sicilia, dal 1860 in poi.

H Risorgimento Italiano. — IV.

49


IL

758 988.

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(G.),

RISORGIMENTO ITALIANO

Note storiche romagnole (Le carte Betti) ;

in

"

La Ro-

magna ,; Forlì, 1910; VII, 65-67. Le carte di Salvatore Betti esistenti alla Biblioteca Nazionale di Roma, comprendenti il carteggio di molti fra Vittorio Emanuele i più illustri letterati della prima metà del secolo XIX. 1

989.

'

— Giusti (Ugo), Le

città italiane nel

Cinquantenario della loro unione; in

"Nuova Antologia,; Roma, 1911; CLII, 482-494. Utili confronti statistici fra le principali città, dal

990.

— Granvelle, Le Vatican et l'organisation de la presse

;

1861 in poi. in " La

Grande

Revue,; Paris, 25 nov. 1908; XII, n. 22, 209-227. Sopra i ricordi personali di G. B. Casoni (Cinquantanni di giornaBologna, 1907), traccia le vicende del giornalismo ufficiale vaticano dal 1860 fino agli ultimi anni.

lismo ;

991.

— Manenti (Virginia), In tre Legazioni; in renze, 1910;

"

Rassegna Nazionale „

;

Fi-

CLXXVI, 605-636.

Riporta alcuni brani, tradotti dall'inglese, dell'interessante pubblicazione, scritta in forma di diario dalla baronessa di Bunsen, moglie del barone Carlo di Bunsen, segretario della Legazione prussiana a Torino dal 1857. 992.

— Segrè (Alfredo), Il Risorgimento italiano in un epistolario inedito; in Il Marzocco „;

Firenze, 1911; XVI, 17.

È l'epistolario del patriota canonico Giovanni Chelli, fondatore e direttore della biblioteca comunale di Grosseto. Cfr. anche " Fanfulla della Domenica,; XXXIII, 20. 993.

— Zanotti Bianco (Ottavio), La cometa del Risorgimento italiano ed poeta; in

*

il

suo

Nuova Antologia ,; Roma, 1911; CLUI, 699-704.

Si tratta di una cometa autentica, apparsa nel settembre ed ottobre del 1858, scoperta in Firenze il 2 giugno antecedente dall'astronomo Giovanni Battista Donati, pisano. La cometa divenne visibile ad occhio nudo dal principio di settembre e brillò in Italia e in Europa per sei settimane. Credesi che essa impieghi la bellezza di 1800 anni a percorrere la sua orbita e che quindi ritorni al sistema solare, visibile agli abitanti della terra, verso l'anno 3658 Ebbe anch'essa, come tutti i fenomeni straordinari nei bei tempi antichi, il suo poeta, Remigio Del Grosso, nato in Colle Sannita nel 1813 e morto in Napoli nel 1876. Fu prima prete, poi, gettata la tonaca alle ortiche, ebbe la cattedra di meccanica celeste all'Università di Napoli. Nei suoi versi, rivolti alla cometa, c'è l'invocazione al ritorno dell'astro in tempi migliori per l'Italia. !

IL

— STORIE PARTICOLARI

Abba (G. C). Cfr. n. 1037. 994

— Aitelli

(Efisio), Scrittori patriottici:

rino, 1° die. 1910;

I,

G. C. Abba; in " Piemonte ,; To-

n. 2.

Cenno sull'opera del patriota, prode in pari misura nel maneggiare la

spada e la penna.


.

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Nato in Palermo nel 1833, morto nel 1911; militò con G. Garibaldi nel '60, '61

e '67.

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Aleardo Aleardi (1855-1858) ; in

"Nuova Antologia,; Roma, 1911; CLI, 110-117. Nove lettere indirizzate alla istitutrice Adele Capri, alla quale parla dei proprii lavori con la consueta mal celata agitazione d'animo, rivelante un'interna lotta dolorosa tra i fantasmi poetici del suo estro e il timore di non valere a plasmarli in una forma evidente ed efficace. Alfieri (V.). 997.

— Ortiz (Ramiro), Per la fortuna del teatro alfieriano in Rumania "Giorn.

storico della lette rat. ita!.,;

;

in

Torino, 1911; LVII, 277-302;

LVIII, 49-95.

Con un cenno introduttivo sulle origini del teatro rumeno, risalente prima metà del secolo XIX. Le prime rappresentazioni delle tragedie alfieriane, Bruto, Oreste e Filippo, sono degli anni 1814 e 1817-20 e si eseguirono a Bukarest. Più tardi, nel periodo 1836-1844 furono pure rappresentate il Saul e la Virginia. Il Saul era stato tradotto in rumeno da C. Aristia. L'A. accenna distesamente alle traduzioni delle tragedie alfieriane pubblicate in Rumania e ai vari apprezzamenti e giudizi dati da quegli scrittori intorno all'arte del trageda italiano. alla

Amantea, v. n. 985, 1000. Amicis (De) (E.). 998.

— Chiara (Bernardo), La dottrina pedagogica di Edmondo De Amicis: Attorno ad un libro; in

"

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II,

n° 23.

A proposito del libro di Vitale Chialant, Ed. De Amicis educatore ed artista (Palermo, E. Sandron).

Annali 999.

1796.

— Monnet (C), Bonaparte 9 marzo 1911:

II,

e la

fortezza di Cera

in

'

Piemonte ,; Torino,

n° 10.

Illustra l'episodio della resa di Ceva riproducendo, in fac-simile, l'intimazione di resa firmata dal Bonaparte e portata dal colonnello Marmont, suo aiutante di campo, al conte Francesco Bruno di Tornafort, governatore di quella fortezza, il 26 aprile 1796.

— 1807. 1000.

milit.

V

Assedio di Amantea; in " Mem. storiche (Comando del Corpo di St. Magg.) „; Roma, 1911; IV, 163-217.

Cesari (Capitano Cesare),

Durò dal principio di gennaio al 7 febbraio 1807, senza che perciò si

potesse dire soffocata l'insurrezione calabrese, di cui l'assedio di

Amantea fu l'episodio più notevole. Cf. n. 985.


IL

760

1001.

RISORGIMENTO ITALIANO

— 1845. — Massaroli (Ignazio), (1845)

e

11 primo Rapporto ufficiale sul moto delle Balze banda Beltrami ; in " La Romagna , Forlì, 1911 VITI,

la

;

;

47-70. di sedici 11 Rapporto è del 30 settembre 1845, perciò anteriore giorni all'altro pubblicato dal De Maria (cfr. n° 1002). È redatto dal cancelliere e firmato dal governatore cav. Luigi Tosi, che durò in quell'ufficio dal dicembre 1838 all'agosto 1846. Il Rapporto trasmette due liste di facinorosi , che presero parte al combattimento alla Dogana delle Balze. Dell'una era capo Raffaele Pasi, dell'altra Pietro Beltrami. Seguono un " Sunto dell'incarto processuale compilato sul misfatto delle Balze „ e tre lettere dirette all'arciprete di Bagnacavallo relative a ricerche di stato civile per alcuni della * banda „. L'A. soggiunge in fine un cenno biografico di ciascuno.

1002.

— De Maria (Ugo), Un Rapporto ufficiale sul moto delle Balze; in

"

La

Romagna,; Forlì, 1910; VII, 213-223. Il moto rivoluzionario alla Dogana delle Balze presso Faenza, scoppiato tra il 23 e il 29 settembre 1845. Il rapporto, del 16 ottobre successivo, fu inviato dal governatore faentino, cav. Luigi Tosi, al Card. Legato di Ravenna, che era allora il Card. Massimo. Il movimento non ebbe successo, ma il relatore notava mestamente " La Rivoluzione non è che sospesa „ :

!

— 1848. 1003.

— Bassi (Carlo), Quarantotto intimo; in 1910;

a

Rassegna Nazionale „

;

Firenze,

CLXX1V, 206-220; CLXXV, 373-383.

Particolari sulla caduta di Milano nell'agosto del 1848. È la conticit. in " Riv. stor. Risorg. ital. „, 1911; IV, 284

nuazione del lavoro (n° 836).

1004.

— Falorsi (Guido), XXIX maggio MDCCCXLV11I; in nale „; Firenze, 1911; De.^li eroismi di

morale 1005.

"

Rassegna Nazio-

CLXXIX, 586-597.

Curvatone e Montanara e dell'alto loro significato

e politico.

— Monti (S.\ Pagine di storia comasca Bisbino (1° novembre 1848); soc. stor.

contemporanea: Tentativi del

Un episodio del marzo 1849 ; in " Periodico

comense,; Como, 1910; XIX, 188-208.

Pubblica le Relazioni del dott. Fermo Coduri, Felice Turri, Casella e Giovanni Comitti sulla malaugurata spedizione del Bisbino abbandonato dal capitano Tibaldi il 30 ottobre 1848, alla antivigilia dello scontro e dello sbaraglio di una colonna d'insorti, assalita da un battaglione di 800 cacciatori. Al primo rompere delle ostilità fra il Piemonte e l'Austria nel 1849, Como era stata lasciata in balia di se, priva di guarnigione, onde il 24 marzo vi si costituiva un governo provvisorio rappresentato da Pietro Nessi e dal marchese Giorgio Raimondi. Poco dopo, giungeva la notizia della disfatta di Novara, indi quella della insurrezione di Genova, rianimante a speranza il popolo. Ma a breve andare, il 28 marzo, entrava in Como il commissario tedesco e, dietro lui, due giorni dopo, gli Austriaci. 1006.

— Sbodio (Giuseppe), Da Gotto a Mortara (Pagine di storia vissuta); in '

Piemonte ,

;

Torino, 25

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— 1849,

cfr.

Fanfulla della

n° 1005.

Morandi (G. B.), L'ultimo ordine del generale Chrzanowsky la sera del 23 marzo 1849; in * Piemonte „; Torino, 16 febbr. 1911; II, n° 7, Intimava la resistenza ad oltranza e la costruzione di barricate agli sbocchi delle vie di Novara tendenti verso Milano. L'ordine fu poscia revocato per intromissione del sindaco Giovanni Bollati che, dall'inutile ed inefficace provvedimento, temeva la rovina della città per opera del nemico, già fatto baldanzoso dalla facile vittoria. 1855. 1009.

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n°

in

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Piemonte ,

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Torino,

1.

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"

offen-

Beitràge zur Kultur-und Universalge-

schichte „; Lipsia, 1910; fase. 11. Illustra ampiamente, traendo particolare profitto dall'esame delle correnti politiche e diplomatiche battagliane nei circoli e sui giornali, la laboriosa preparazione, oppugnata e contrastata da mille diffidenze, della partecipazione del Piemonte alla guerra di Crimea. L'annuncio del trattato di alleanza del 10 gennaio 1855 solleva fra la stampa di tutti i colori, esclusa naturalmente la ministeriale, un fiero contrasto di invettive e di polemiche roventi contro il Cavour prima, fra queste, l'osservazione che i soldati piemontesi, dopo che l'Austria ebbe pur essa aderito alla coalizione anti-russa, avrebbero dovuto combattere al fianco dei loro nemici. Il Mazzini scrisse una lettera violentissima, denunciando il Cavour come traditore della causa italiana, e i giornali repubblicani eccitarono i soldati alla ribellione. Deboli difese seppe opporre la stampa ministeriale, che trovò tuttavia, nel sostenere la politica cavouriana. l'ausilio e l'assenso prezioso di patrioti illustri, quali il Ricasoli, il Rosmini, il Pantaleoni, il Capponi, il Poerio. Aggiungasi a ciò l'ostilità parlamentare sul progetto dell'invio di truppe in Oriente, la protesta della Russia contro la condotta politica del Piemonte, la falsa voce delle dimissioni del La Marmora da comandante del Corpo di spedizione, le lotte di carattere religioso provocate dal progetto di legge sui beni dei conventi che determinarono le dimissioni del Ministero, e finalmente la dolorosa notizia delle stragi che il cholera faceva tra i nostri soldati in Crimea. Le lettere del Cavour di quei mesi rispecchiano fedelmente le preoccupazioni tormentose dell'animo suo, a cui conforto giungeva a Torino il 17 agosto 1855 la nuova della bella vittoria della Cernaia che valse a concigliargli l'opinione pubblica e a risollevare le speranze del Piemonte in una prossima rivincita contro l'Austria. Infatti, poco dopo, il Cavour ebbe la formale assicurazione che il Piemonte sarebbe stato rappresentato nelle trattative di pace; il che costituì per lui un successo diplomatico significantissimo e gli ;


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

762

fece intravvedere sotto quali lieti auspici aprivasi per la causa italiana il Congresso di Parigi, la seconda tappa della meravigliosa diplo-

mazia cavouriana. Su questo però l'A. non si indugia a lungo, come estraneo ai confini del suo lavoro. Su questa importante memoria cfr. anche la recensione di Arrigo Cavaglieri in * Arch. stor. ital. „ Firenze, 1911; V, XLVII, 231-236. ;

— 1859. 1011.

— Bacolla (Oreste), L'inondazione artificiale delle campagne vercellesi 1859 (Documenti

nel

ufficiali

dell'epoca);

"Piemonte,;

in

Torino,

dicembre 1910; I, n° 2.

1°

Pubblica la Relazione dell'ing. Carlo Noè, autore dell'ardita inondazione che costò il sacrificio dei raccolti, ma che valse a stornare da un'avanzata sopra Torino. Con la Relazione è riprodotto il piano regolare dell'agro fra la Sesia e la Dora Baltea nel quale sono rappresentate le inondazioni dei canali demaniali, il 26 aprile 1859.

gli Austriaci

1012.

— De Maria (Ugo)

,

Lettere

di

un

patriotta

(29 luglio 1859-18 febbraio 1860);

in

"

siciliano

Romagna

dalla

La Romagna „;

Forlì,

1909;

VI, 562-581.

Di Giambattista Fardella di Torrearsa, nato nel 1818, morto nel 1881. Era, negli anni 1859-60, fra gli ufficiali subalterni della Divisione Mezzacapo che operava in Romagna. Le lettere sono un commento prezioso agli avvenimenti dell'epoca. 1013.

— Faldella (Giovanni), Memorie giovanili; in 25 maggio 1911;

n>

II,

"

Piemonte „

;

Torino,

19-20-21.

Sugli avvenimenti del 1859. 1014.

— Lorenzetti

(L.),

La cavalleria piemontese alla battaglia di Montebello il

20 maggio 1859; in

*

Piemonte „

;

Torino, 8 giugno 1911;

II,

n° 23.

Della carica finale comandata dal generale De Sonnaz, alla quale è dovuta specialmente la vittoria di Montebello.

1015.

— 1860. — Bottazzi Discorso *

1016.

(A.),

Nel cinquantenario dello sbarco dei Mille a Marsala :

agli

alunni

della

scuola

Francesco De Sanctis ; in

tecnica

Giornale della Scuola „; Napoli, 1910.

— Franceschini (Emilia), La spedizione dei Mille nelle memorie bolognesi; in

'

Rassegna Nazionale „; Firenze, 1911; CLXXVII, 616-623.

È il titolo stesso del libro di Alberto Dallolio (Bologna, 1910) che la Franceschini sunteggia ed elogia.

1017.

— Macaulay Trevelyan (George \ Calatafimi; in Bologna, 1910;

II,

*

La Gioventù italiana „;

330-346.

Dal libro Garibaldi e i Mille, dello stesso autore (Bologna, Zanichelli, 1910).

1018.

— Milano (Euclide), Fulgori tra l'ombre; in Bologna, 1910

;

II,

347-353.

"

La Gioventù

italiana ,

;


763

BIBLIOGRAFIA

Cenno degli oscuri eroi che lasciarono la vita nella spedizione garibaldina del 1860.

— Vesentini (Angelo), 1910;

II,

306-328,

II

1860; in

"

La Gioventù

italiana ,

;

Bologna,

fig.

Espone gli avvenimenti che, per merito del Garibaldi e del Cavour, compirono in quell'anno nell'Italia centrale e meridionale.

si

— 1861.

— 17 makzo 1861 n°

II,

(di

A. P.); in

"

Piemonte ,; Torino, 23 febbraio 1911;

8.

La data della proclamazione del regno d'Italia. il.

— Faldella (Giovanni), La prima legislatura del Parlamento italiano in Torino; in Il

1022.

Piemonte „; Torino, 24 novembre 1910; I, n° 1.

"

18 febbraio 1861.

— 1862. — Maurigi (Ruggiero), Aspromonte Ricordi storico-militari in :

;

"

Nuova

Antologia ,; Roma, 1911; CLII, 461-481. Scritti ed editi a Torino nel 1862, mentre l'A. era prigioniero nel forte di Monteratti presso Genova. Sono una pagina di minuzie preziose e di cronaca spicciola sul doloroso avvenimento.

1023.

— 1866. — Dall'Oglio (Antonio), L'ultimo drappello austriaco in Italia; in segna Nazionale,; Firenze, 1911; Episodio

Guardia,

della fatta

"

Ras-

CLXXX, 319-320.

consegna del Corpo di Guardia, detto la Gran Udine, il 24 luglio 1866, dai gendarmi

all'A. in

austriaci.

1024.

— Guardione (Francesco), Una lettera inedita del Kossuth sugli avvenimenti del 1866; in

"

Nuova Antologia ,

;

Roma, 1911; CLII, 652-656.

Inedita, conservata nell'archivio della famiglia Cordova, scritta

da

20 agosto 1887 al nipote deputato Vincenzo Cordova. Riassume gli errori nostri, chiarendo le titubanze del Lamarmora e commentando brevemente le sorti della guerra disastrosa.

Torino

1025.

il

— Provenzal (Dino), Nuovi documenti intorno all'insurrezione di Palermo nel 1866; in

Rassegna Contemporanea „; Roma, 1911; III, 12-36.

"

una di Bettino Ricasoli, le altre di Corrado Tommasi-Crudeli. Lumeggiano, con espressioni talora soverchiamente severe e parziali, le condizioni del popolo siciliano levatosi a rumore per istigazione di pochi sobillatori, infierendo il cholera, e ricordano ripetutamente le belle prove di coraggio e di patriottismo date in quei giorni turbinosi dal giovane sindaco di Palermo, il marchese AnSei lettere inedite;

tonio di Rudinì.

IAntonelli 1026.

(O.).

— Chiti (Alfredo), A proposito di alcune Antonelli; in

*

Bull. stor. pistoiese

„

lettere inedite del ;

padre Giovanni

Pistoia, 1911 ; XII, 34-41.

Vanno dal maggio al luglio 1851, con qualche spunto politico.


IL

764

RISORGIMENTO ITALIANO

Antonietti Porzi (0.). 1Q27,

Franceschini (Emilia), Colomba Antonietti Porzi e il suo monumento ; in " Rassegna Nazionale „; Firenze, 1910; LCXXV, 303-307.

Nata a Bastia dell'Umbria il 19 ottobre 1826, fu col marito alla liberazione di Venezia e alla difesa di Roma, dove una palla francese la colse nel fianco, uccidendola.

Aspromonte, v. n° 1022. Asproni (Giorgio). 1028.

— Arno (Carlo), Un dimenticato: Giorgio Asproni (Contributo alla storia del Parlamento subalpino italiano); in vembre 1910; I, n° 1.

"

Piemonte „

;

Torino, 24 no-

Sacerdote nativo della Sardegna, per la quale combattè dagli stalli deputato le più belle battaglie, specialmente quando correva voce fu che il Cavour trattasse per la cessione dell'isola alla Francia uomo di antico stampo per inflessibilità di carattere e rettitudine di costumi privati e politici. L'A. pubblica di lui tre lettere, dirette a Riccardo Sineo, degli anni 1848, 1849 e 1876, ultimo della sua vita. di

;

Avellino. 1029.

— Valagara (Giuseppe), Francesco De Sanctis, governatore di Avellino nel

La gioventù italiana „

*

1860; in

;

Bologna, 1910; 354-366.

Alle prime notizie della fortunata spedizione del Garibaldi in Sicilia e a Napoli, il De Sanctis lascia Zurigo, dove insegnava da quattro anni, e corre a Napoli dove il Garibaldi lo nomina governatore della provincia di Principato Ultra. Poco più di un mese egli tenne il governo della nativa provincia con l'intento, raggiunto, di ristabilire l'ordine e la calma. Col plebiscito proclamato ad Avellino il 21 ottobre 1860 terminava la sua missione.

Avogadro di Quaregna (A.). 1030.

— Pertusi (Camillo), Un grande chimico piemontese: Amedeo Avogadro di Quaregna; in

"

Piemonte ,

;

Torino, 29 giugno 1911;

Nacque in Torino il 9 agosto 1776 e

II,

n° 26.

morì il 9 luglio 1856. Cittadino integerrimo, scienziato insigne, a lui si deve la celebre formula chimica sul volume dei gas, della quale ricorse il 14 luglio 1911 il

vi

centenario.

Azeglio (M. d'), cfr. n° 1100. 1031.

— La Scola (Virgilio), Una talità siciliana; in

"

lettera inedita di

Massimo d'Azeglio e l'ospi-

Giornale di Sicilia „; Palermo, 17-18 aprile 1911.

Massimo aveva a Palermo il fratello gesuita p. Luigi onde i suoi soggiorni. La lettera è indirizzata al patriota siciliano ;

frequenti F. S.

Sardofontana e fa gli elogi della Sicilia

e dei Siciliani.

Balbo (C). 1032. Caregaro Negrini (Umberto), Intorno

Balbo; in

*

ad una profezia del conte Cesare Piemonte ,; Torino, 20 luglio 1911; II, n° 29.

Contenuta in una sua lettera del 1846 e divinante gli avvenimenti si seguirono in Italia dal 1848 al 1860.

che


765

BIBLIOGRAFIA Barberis (D.). -

Lupo Gentile (M.), Il diario politico di Domenico Barberis e Francesco Cattaneo; in " Rivista d'Italia „; Roma, 1911; XIV, 322-351.

Non è un vero e proprio diario, ma la manifestazione graduale del proprio giudizio fatta dai due patrioti sugli avvenimenti che vanno dal 1848 al 1866. 11 primo dei due era stato condannato in contumacia a morte, nel 1833, insieme col Mazzini. Riparò a Lione e vi durò in esilio e fra le strettezze economiche fino al 1848, in cui rivide il Piemonte e vi ebbe uffici modesti e laboriosi, dai quali si ritrasse nel 1863, cioè poco innanzi alla sua morte, avvenuta in Torino, il 13 dicembre 1866. Il secondo, Francesco Cattaneo, nobile sarzanese, fu deputato al Parlamento subalpino. 11 diario è desunto dalle lettere inedite del Barberis e del Cattaneo a Pasquale Berghini, un altro dei condannati in contumacia a morte, nel 1833.

Baretti (G.). )34.

— Piccioni (Luigi), Un torinese Torino, 4 maggio 1911;

II,

e una signora

n° 18,

britannica; in " Piemonte „;

fig.

Giuseppe Baretti ed Ester Thrale, dama vanitosissima e scaltra, contro la quale il vecchio Aristarco torinese scaraventò dalle colonne dell'" European Magazine „ quell'ira di Dio delle tre Strictures^ che il Graf ha giudicato per " una delle più feroci invettive che mai siensi composte contro donne T .

Bassi (A.). 1035.

— Per Agostino Bassi; in

*

Arch. stor. lodigiano v

;

Lodi, 1910;

XXIX,

118- 122.

Due lettere, una direttagli dal fratello Giuseppe, del 17 aprile 1812, indi a poco nella campagna di Russia; l'altra dallo zio, il

perito

famigerato G. B. Sommariva, del marzo 1813.

Berchet (Giovanni). -

Bellokini

(Egidio\

Giorn. stor.

Giovanni

della Ietterai,

Berchet ital.

„

;

,

imperiai

regio

Torino, 1911;

impiegato ; in

LVII, 355-374.

Poiché carmina non dant pattern, il poeta si cercò, per insistenze un impiego e l'ebbe il 10 agosto 1810. Era secondo commesso presso l'ufficio di amministrazione del Senato consulente, coll'aunuo soldo di L. 1800 italiane, oltre alcune gratificazioni. Vi durò quattro anni, fino alla caduta del regno italico nel 1814. Al nuovo governo fece nuove istanze ed ebbe nuovi uffici sempre provvisori; finche, riusciti vani altri tentativi por un impiego stabile e sopragdel padre,

giunta poi la reazione del 1821, egli riparava in Isvizzera, indi a Parigi e a Londra, iniziando il suo lungo esilio.

Betti (S.), v. n° 988.

Bixio (N.). - Lanza di Scalea (Francesco), Nino Bixio e Giuseppe La Musa: A proposito della conferenza di Pietro Merenda su Giuseppe Cesare Abba ; in

B

L'Attualità „ ; Palermo, marzo 1911; 4-5.

Ricerca le cause della discordia tra il Bixio e 1038. — Radice (Benedetto), Nino Bixio a Bronte italiana del 1860, con diario e documenti la Sicilia orient.,; Catania, 1910;

:

il

La Masa.

Episodio delia Rivoluzione

inediti; in

"

Arch. stor. per

VII, 252-294,412-452.


IL

766

RISORGIMENTO ITALIANO

Fatti sanguinosi avvennero a Bronte nei primi di agosto del 1860, per la divisione delle terre comunali, voluta da molti e contrastata da alcuni che erano perciò messi in voce di Borbonici. Si brucia il teatro, si invadono, si saccheggiano, l'archivio comunale, il Casino dei civili si dà la caccia ai presunti Borbonici (quanti si incendiano le case delitti non nasconde e legittima la politica !) e se ne fa scempio sopra improvvisati roghi. Il questore Gaetano De Angelis, inviato da Catania, non riuscì ad altro che a ritirarsi vergognosamente, abbandonando nelle mani della plebaglia alcune vittime. 11 6 agosto giunge in Bronte, mandato dal Garibaldi, Nino Bixio con due battaglioni e dà subito mano, energicamente, a ristabilire l'ordine e a punire i colpevoli, inveisce contro le autorità municipali neghittose e complici, proclama lo stato d'assedio, scioglie il municipio, fa arrestare i capi della sommossa, instruisce il processo, che è di condanna a morte, e il mattino dell'8 agosto li fa fucilare. Si chiamavano Nicolò Lombardo, Nunzio Ciraldo Fraiunco, Nunzio Spitalieri, Nunzio Nunno Samperi e Nunzio Longhitano. Certo non erano i soli e i maggiori colpevoli onde il Bixio, che aveva assistito con gli occhi fissi, vitrei, dal suo cavallo, all'esecuzione, scrivendo il 17 di quel mese alla moglie, chiamava questa sua tappa dolorosa sul cammino delle rivendicazioni italiche, una ' missione maledetta dove l'uomo della mia natura non ;

;

:

;

dovrebbe mai essere destinato „. 1039.

— Sasso

Lettere inedite di

(L.),

in * Rivista d'Italia „;

Nino Bixio al generale Gaetano Sacchi;

Roma, 1911; XIV, 144-170.

Ventuna lettera: sette, del periodo 15 settembre 1859-11 settembre 1870, trattano di argomenti diversi, specialmente politici e militari quattordici, del periodo 3 marzo 1870-25 giugno 1871, si aggirano intorno a quello che fu l'ultimo sogno della sua vita e che lo trasse innanzi tempo a morte, lungi dall'Italia e dalla famiglia; vale adire il tentativo ardito di sfruttare i giacimenti saliferi della Calabria sui mercati d'Oriente. Gaetano Sacchi, pavese, che aveva combattuto insieme in più cimenti col Bixio, comandava, all'epoca del carteggio, nel 1870, la divisione militare di Catanzaro. ;

Boccaccini (G. F.). 1040.

— Cacco (Guglielmo), Ricordi autobiografici di Gian Francesco Boccaccini; in

"

Bull. stor. pistoiese

T

;

Pistoia, 1909; XI, 1-26.

Nato a Pistoia il 23 giugno 1786, morto a Messina il 17 giugno 1871. Maneggiò magistralmente il pennello ed ebbe trionfi inusitati sulle scene,

come tenore dalla voce armoniosissima.

Bologna, cfr. n e 1016, 1041.

— Rodolico

(N.),

1057.

Parrucche

e sanculotti

bolognesi;

in

u

II

Marzocco ,

;

Firenze, 1911; XVI, 16.

Rileva la parte che ha lo spirito popolare nella poesia satirica ed umoristica, specialmente quando questa appunta i suoi strali sugli

uomini ed avvenimenti politici.

Bongianino (F. S.). 1042.

— Chiara (Bernardo), Un poeta vercellese: F. Silvio Bongianino. Studio biografico letterario; in

*

Piemonte ,

;

Torino, 16-23 marzo 1911; II,

n° 11-12,

Della sua opera letteraria e specialmente del bell'inno ch'egli indiprima visita alla Sicilia; inno nel quale

rizzò a Re Umberto nella sua


BIBLIOGRAFIA

767

sono espressi con

frase armoniosa e animosa i bisogni del proletariato siculo, aspirante, dopo le rivendicazioni politiche, alle rivendicazioni economiche.

Borsieri (P.). 1043.

— Lupo Gentile (M.), / nostri esuli; in n

1

"

Italia

„

;

La Spezia, 1911

;

I,

3.

1.

Lettere di Federico Gonfalonieri e di Pietro Borsieri a Camillo Ugoni, a Giovanni Berchet ed agli Arconati. 1044.

— Lupo Gentile (Michele), Lettere di Pietro Borsieri a Camillo Ugoni; in " Rassegna

Nazionale ,;

Firenze, 1910;

CLXX1V, 410-430.

Cinque lettere scritte dall'America nel periodo 1837-38, contenenti nuovi e notevoli sulla vita di martirio durata dal Borsieri allo

*dati

Spielberg e in

esilio.

Brofferio (A.). 1045.

— Colombo

(A.),

Lettere inedite di Angelo Brofferio ad Emanuele Celesia;

Sentinella delle Alpi ,; Cuneo, 28, 29, 30 aprile 1909.

in

Furono più tardi ripubblicate da G. Bustico (v.

1046.

"

Giorn.

st.

lett.

57, 164).

it. , ;

— Momigliano (Angelo), Un poeta tribuno: Angelo Brofferio; in monte ,

;

Torino, 23 febbraio 1911 ;

II,

"

Pie-

n° 8.

Rileva la foga oratoria e tribunizia del Brofferio nella sua produzione letteraria e politica.

Bronte, v. n° 1038. Calabria, v. n° 985. Calatafimi,

v.

n° 1017.

Calvo (E.). 1047.

— Bistolfi (Gian), La poesia dialettale piemontese: Gli esordi; un primo grande poeta, Edoardo Calvo: in 1910;

I,

*

Piemonte „

Torino, 8 dicembre

;

n. 3.

Edoardo Calvo, nato a Torino nel 1773 e mortovi nel 1804, è nella dialettale animoso e armonioso artefice di giambi, da cui scatta spontanea e mordace la satira civile e politica. poesia

Cannizzaro (St.). 1048.

— Cortesi (Fabrizio), Stanislao Cannizzaro

;

in

Rassegna contempo-

"

ranea „; Roma, 1910; II, 528-535. Dell'opera sua di patriota e di scienziato. Era nato a Palermo 13 luglio 1826 e morì a Roma il 10 maggio 1910. 1049.

— Grassi Cristaloi in

"

(G.), Discorso commemorativo su Stanislao

Atti Acc. Gioenia ,

;

Catania, 1910; V,

il

Cannizzaro;

III.

Combattè contro i Borboni nel 1848. Fu luminare delle scienze chimiche che insegnò all'Università di Roma. 1050.

— Provenzal (Giulio), Pagine di storia della chimica italiana: Stanislao Cannizzaro; in ritratto.

"Nuova Antologia,; Roma,

1911;

CLIII, 474-490,


IL

768

RISORGIMENTO ITALIANO

Tratteggia in modo speciale l'opera scientifica del Cannizzaro, pubblicando frammenti di carteggio. 1051.

— Zampini Salazau (Fanny), Stanislao Cannizzaro nella vita intima; in *

Nuova Antologia ,; Roma, 1911

;

CLII1, 491-495.

Fu l'idolo della madre, Anna di Benedetto, ed ebbe in moglie una donna di spiriti elevati, Enrichetta Withers, inglese di nascita ma italiana di pensiero e di aspirazioni unitarie. Fautore convinto della coltura femminile e tutore sollecito dell'infanzia abbandonata, si adoperò assai per il rifiorimento di alcuni istituti di educazione a Palermo e a Roma, a proposito dei quali l'A. ricorda qualche aneddoto rivelante i tesori di bontà e di modestia dell'illustre scienziato.

Cantù (C). 1052.

— Cesareo (G. A.), Cesare Cantù letterato; in

*

L'Arte „

;

Catania, 26 gen-

naio 1911.

Ne loda le monografie e la critica che vi presiede, ma ne biasima i

versi e

il

romanzo.

Capponi (Or.), cf. n° 1180 *&. 1053.

— Valente "

(IL),

Lettere

inedite

di

Gino Capponi a G. B. Giuliani; in

Fanfulla della Domenica „; Firenze, 1911;

XXXIH, 18.

Dodici lettere, esistenti nell'Arcbivio storico comunale di Asti.

Carbonara (p. Michele da). 1054.

— Giulio Benso (Luisa), Padre Michele da Carbonara, prefetto apostolico dell' Eritrea; in

ritr.; cfr.

u

Rassegna Nazionale „; Firenze, 1910; CLXXV, 44-58,

ibidem,

CLXX1V, 148-149.

Della sua opera religiosa e civile in Eritrea. Era nato a Carbonara Scrivia il 10 ottobre 1836 e si chiamava, al secolo, Giuseppe Carbone.

Carducci (Gf.). 1055.

— Biondolillo

(Fr.),

Carducci e

De Sanctis ;

in

"

Prometeo „; Catania,

26 gennaio 1911. Sulle tracce del Croce, rileva la deficienza del Carducci come critico estetico.

1056.

— Castellini (Gualtiero), La Francia nella poesia di Giosuè Carducci; in "

Rassegna Contemporanea „; Roma, 1910; III, 503-523.

Mette in rilievo la simpatia del Carducci per l'arte e la storia di Francia, cantata da lui nella lascivia dei suoi re, nei ribelli ardimenti della sua rivoluzione, nell'avidità conquistatrice di Napoleone I, nella sua terza repubblica e ricorda le fonti francesi della lirica ;

carducciana. 1057.

— Nascimbem (Giovanni^, Giosuè Carducci nel Consiglio comunale di Bologna ; in

'

Vi entrò

Rassegna Contemporanea „ ; Roma, 1910; I, 385-415.

la prima volta nel 1869 e prese parte specialmente ai dibattiti per l'insegnamento comunale. Cadde nelle elezioni del 1872 e non fu ripresentato che quattordici anni dopo, nel 1886. Durò nella


BIBLIOGRAFIA

769

carica di consigliere, senza partecipare quasi 1902, anno della sua caduta definitiva.

Rabizzani

mai alle sedute, fino al

Un libro francese su G. Carducci; in

(G.),

"

Il

Marzocco „

;

Firenze, 1911; XVI, 12.

Quello del Jeanroy.

Borelli

Per un antico demolitore del Carducci ; in

(G.),

"

Il Marzocco T ;

Firenze, 1911; XVI, 13. Rettifica le tebracci.

Sanesi *

dal Rabizzani intorno a Guido

inesattezze

dette

Per

Carducci

(Ireneo),

il

,

per

Varie

e

per

la

For-

critica

Nuova Antologia „; Roma, 1911; OLII, 418-440. Polemiche letterarie.

1061.

— Tarozzi (Giuseppe), Il poeta d'Italia (Nel terzo anniversario); in Gioventù italiana „; Bologna, 1910;

II,

"

La

81-90.

Studia il concetto informatore della poesia carducciana.

Cattaneo (P.), v. n° 1033.

Cavour (Camillo di). 1062.

— Bakbavaka (G. C), Le relazioni di Cavour con Garibaldi nel biennio 1860-61; in

Piemonte „

"

;

Torino, 26 gennaio 1911

;

II,

n°

4.

Desunte da confronti fra l'opera recente di F. Crispi sui Mille e documenti e le testimonianze dell'epoca della spedizione. 1063.

Cappelletti (Licurgo), Camillo Firenze, 1910;

CLXXIV,

Cavour;

i

Rassegna Nazionale

329-340.

Cenni sommarli della vita del Cavour. 1064.

— Cakbo.nelli (Giovanni), La malattia del Conte di Cavour fu conosciuta dai suoi medici?; in

"

Piemonte „; Torino, 2 febbraio 1911

;

II,

n° 5.

Pare purtroppo di no, e quindi, errata la diagnosi, errata anche la cura. Punto opportuni ed eccessivi di numero i salassi, per la febbre malarica presasi verso la metà di maggio del 1861 nel soggiorno di Leri, in piena risaia. Alcuni giornali scientifici inglesi, parlando dei metodi di cura usati dai medici, hanno parole veementi e l'A. stesso conclude che " giammai si vide un esempio più evidente d'un malato assassinato dai medici „. 1065.

— Cavour

e i Mille; in

"

Nuova Antologia „; Roma, 1911; CLII, 145-148.

Riassunto di un bello articolo pubblicato da Nelson Gay nella * Deutsche Revue dicembre 1910. Vi si riporta un dispaccio „ del importantissimo, inedito, dell'ambasciatore americano Daniel al suo governo di Washington nel quale dispaccio è rilevata la pubblicità con cui la spedizione dei Mille era preparata e attuata, tacitamente consenziente il Cavour che aveva con se il favore manifesto dell'Inghilterra e l'appoggio segreto di una parte della diplomazia. ;

1066.

— Colombo (Adolfo), Un intrigo contro Cavour nel 1860 (da documenti inediti); in

*

Piemonte „

;

Torino, 2 febbraio 1911;

II,

n° 5.


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

770

il Rattazzi, come risulta da due lettere un A. M., redattore-capo di un giornale anticavouriano, a Mauro Lo stesso Rattazzi sarebbesi indotto al meschino partito di consigliare al Garibaldi, secondo le confidenze della prima lettera, di chiedere al Re le dimissioni del Cavour, e, secondo quelle della se-

Per sostituirgli nel potere

di

Macchi.

conda lettera, di subordinare le annessioni delle province meridionali ad un cambiamento di ministero. 1067.

— Poggiolini (Alfredo), Il Conte di Cavour e segna Nazionale ,; Firenze, 1911

;

della Spezia; in ' Ras-

il golfo

CLXXIX, 497-516.

Ritorna sull'argomento già trattato dal capitano Gonni, lumeggiando gl'intendimenti del Cavour miranti a stabilire alla Spezia, col trasferimento da Genova della marineria militare, il più valido e sicuro presidio dell'Italia nuova. 1068.

— Scherillo (Michele), Manzoni

e

Cavour; in

"Nuova Antologia,;

Roma, 1911; CLI, 193-205. Il Manzoni volle di proposito, nonostante la sua tarda età, partecipare alla memorabile seduta del 26 febbraio 1861 in Torino, nella quale radunavasi il primo parlamento italiano. Quando l'assemblea si sciolse, fu visto il Cavour offrirgli il braccio ed uscire insieme dall'aula fra la folla plaudente ed acclamante. Essi non s'incontravano allora per la prima volta si erano già visti a Stresa nella casa del Rosmini e si rividero a Milano, quando vi fu Re Vittorio Emanuele, a cui il Manzoni volle rendere omaggio con una visita improntata a grande affetto e ad ammirazione riconoscente. ;

1069.

— Vulliemin (Ch.), Le Comte de Cavour d'après un livre récemment traduit (1810-1861); in

"

Biblioth.

universale „

;

Lausanne, 1911; LXII,

589-606.

A proposito del libro di William de la Rive, // Conte di Cavour (Torino, 1911), tradotto in italiano, con una prefazione del marchese Emilio Visconti- Venosta. Celesia (E.), v. n° 1045. Cesarotti, v. n° 1133.

Cesena, v. n° 1076. Ceva, v. n° 999.

Chrzanowsky, v. n° 1008. Clotilde di Savoia. 1070.

— Aitelli (E.), Ombre di castelli e profili di principesse in "Piemonte,; ;

Torino, 6 luglio 1911;

vi

1071.

n° 27.

Del castello di Moncalieri e della principessa Clotilde di Savoia, che soggiornò a lungo e vi morì.

— Ragghianti (Angelo), I lutti di Casa Savoia: La Principessa Maria Clotilde,

Re Umberto e la Regina Maria Pia; in " Rassegna Nazionale „;

Firenze, 1911 1072.

II,

;

CLXXIX, 169-172.

— Scettri infranti 13 luglio 1911;

:

li,

Le due sorelle (di P.) ;

La principessa Clotilde togallo.

in

*

Piemonte „

;

Torino,

n° 28. di

Savoia e la Regina Maria Pia di Por-


771

BIBLIOGRAFIA

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S.

;

il

Dai documenti ufficiali e dalle testimonianze oculari. Ancora oggi passaggio vi è ricordato da epigrafi, sopravissute alla signorìa

austriaca.

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— De Luca Aprile (G.\ Cattolicismo e clericalismo: Una lettera di Frati, cesco Crispi; in

"

Rassegna Contemporanea „

;

Roma, 1911; II, 427-429,

1 fac-simile.

Del 22 ottobre 1883. Parla della * setta „ che " guida le intelligenze, domina i cuori, arbitra della vita dei cittadini e del suo avvenire „. !

Curtatone, v. n° 1004. Faenza, ofr. n 1001, 1002. 1

1075.

— Ballardini (Gaetano), Come fu fondato zionale a

Faenza (1° dicembre 1904); in

il

Museo del Risorgimento Na-

*

La Romagna „

;

Forlì, 19 09

VI, 173-177.

Col chiudersi, nel 1904, dell'Esposizione regionale romagnola di Ravenna, la sezione faentina, che vi aveva figurato degnamente, si ricostituiva per formare in patria, annesso a quello civico, un museo patriottico che, il 1° dicembre di quello stesso anno, potè dirsi un fatto compiuto. Raduna cimelii e ricordi storici preziosi che vanno dal 1796 al 1870. 1076.

— De Maria (Ugo), Faenza

e

Cesena in

tre libri; in

*

La Romagna „

Forlì, 1909; VI, 266-282. I libri sono quelli di E. Grandi, Faenza ai tempi della Rivoluzioni!) francese (1796-1801) ; Bologna, 1906 e di N. Trovatelli, Cesena die; 1796 al 1859; Cesena, 1906, t. I La battaglia del Monte (20 gennaio 1832) ; Cesena, 1906. Ampia recensione elogiativa. ;

;

1077.

— Messeri (Antonio), Pasqua di liberazione a Faenza (12-13 giugno 1859); in

u

La Romagna „

;

Forlì, 1909; VI, 453-480.

Covava da gran tempo fra i Faentini il proposito della riscossa e scoppiò nella notte dal 12 al 13 giugno, quando giunsero da Bologna le liete novelle della

italiano.

fuga degli Austriaci

e dell'inalberato

tricolore

Fu costituita immediatamente una giunta provvisoria di go-

verno, poi il 28 agosto inviavansi all'Assemblea delle Romagne i cittadini Lodovico Caldesi, Federico Bosi, Achille Laderchi e Gaetano Brussi, che dichiarando rivendicato il proprio diritto di costituirsi in nazione con la decadenza del potere temporale pontificio, proclamavano il 7 settembre, insieme con gli altri deputati di quell'assemblea, l'annessione delle Romagne al regno di Sardegna, sotto lo scettro costituzionale di Re Vittorio Emanuele II. Seguono in appendice due lettere del faentino Giovanni Brunetti


IL

772

RISORGTMENTO ITALIANO

che, volontario nell'esercito sardo e presente alla battaglia di bello, ne descrive le varie fasi e la vittoria finale.

Faldella (G.), cfr. n 1078.

— Aitelli 1911;

1

980, 1013.

(Elisio), Giovanni Faldella; in "

II,

n

1

Monte-

Piemonte „; Torino, 25 maggio

19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, fìg.

Notizie biografiche e critiche sullo scrittore patriota e i suoi scritti. 1079.

— Giulio Benso (Luisa), Giovanni Faldella; in Firenze, 1911

;

"

Rassegna Nazionale „;

CLXXX, 63-79.

Del suo pensiero letterario, religioso e politico, quale risulta dalle sue opere numerose.

Falletti (P. C). 1080.

— Gaspekoni

(G.),

Pio Carlo Falletti; in

"

La Romagna „

1910:

Forlì,

;

VII, 245-252.

Scrittore e storico di bella fama, nativo di Torino. Ercole Ricotti e di Pasquale Villari.

Discepolo di

Farmi (D. A.). 1081.

— Massaroli (Ignazio), Intorno a Domenico Antonio Favini in ;

"

La Ro-

magna ,; Forlì, 1910; VII, 278-292. Appunti bibliografici. Il Farini aveva in sua gioventù aderito ai rivolgimenti politici che dalla Rivoluzione francese alla reazione del 1831 avevano travagliata l'Italia; d'onde persecuzioni e prigionia. Cadde trafitto a tradimento l'ultima sera del 1834, nel suo ritiro v

di Russi.

Farini (L. C), cfr. n° 1097. 1082. — D'Ancona (Alessandro), Luigi Carlo Farini nel suo carteggio; in

"Nuova Antologia „; Roma,

1911; CLI1I, 193-220.

A proposito dell'epistolario, in due grossi volumi, edito

per

cui'a

di Luigi Rava.

1083.

— Rava (Luigi), L. C. Farini e il suo epistolario in ;

"

Nuova Antologia „;

Roma, 1911; OLII, 511-526, ritr.

A proposito dell'epistolario fariniano, alla cui pubblicazione FA. attende, e del quale lumeggia in quest'articolo il grande valore storico e politico, riproducendo una parte del carteggio del 1848, dettato dal campo ove il Farini trovavasi in qualità di inviato straordinario del Sommo Pontefice. Ferrucci (L. C). 1084.

— Balbo (Fausto), Luigi Crisostomo Ferrucci; in

"

La Romagna „; Forlì,

1910; VII, 253-268, 297-366.

Nato a Lugo nel 1797, morto a Firenze nel 1877. È autore, fra un poema ad imitazione di Dante. Nel 1859 un Decreto Ricasoli lo aveva privato della libreria Marucelliana e dello stialtro, di

pendio.


BIBLIOGJtAFIA

Fogazzaro (A.). J5.

— Bakzellotti (Giacomo), In memoria di Antonio Fogazzaro; in

"

Ras-

segna Nazionale ,; Firenze, 1911; CLXXVIII, 348-352. ^6.

Caviglione (Carlo), Firenze, 1911;

Cesareo (G.

Fogazzaro

filosofo;

in

Rassegna Nazionale

"

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Antonio Fogazzaro; in

tt

Nuova Antologia „

;

Roma,

1911; CLIII, 221-238. di

Studia il valore letterario dell'opera fogazzariana e educazione e di religione.

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Leila

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in

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i

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intenti

Rassegna Nazionale ,; Fi-

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Foscolo (Gr.). ).

— Lupo Gentile (Michele), Giulio Foscolo segna Nazionale „

;

Firenze, 1911;

Fratello infelice di Ugo,

si

e il

suo suicidio; in

"

Ras-

CLXXIX, 551-557.

suicidò

il

10 luglio 1838 dopo una vita

di lotte e di amarezze.

1090.

(TX.).

— Barbi (M.), Una pagina del Tedaldi Fores attribuita al Foscolo; in 1

Rassegna bibliogr. della Ietterai, ital. v ; XIX, 5.

La scheda foscoliana che l'Orlandini cacciò erroneamente nella stampa del saggio di Ugo Foscolo sulla Nuova scuola drammatica, non è altro se non un brano delle notizie premesse dal Tedaldi Fores alla sua Beatrice di Tenda. 1091. — Bartoli (Alfredo), Beminiscenze ariciane teraria ,

;

e

foscoliane; in

"

Malta let-

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Spunti dell'Arici nei Sepolcri e ricordi del Foscolo nelle poesie dell'Arici. Dipietro (E.), Il concorso per il monumento a Ugo Foscolo; in segna Nazionale „; Firenze, 1910; CLXXVI, 289-291. Ricordi e impressioni sul

Ras-

monumento foscoliano a Firenze.

Garibaldi (G.), cfr. n° 1062. 1093.

— Casaretto (Pier Francesco), Il ritorno di Garibaldi dal secondo in

"

Nuova Antologia „; Roma 1911; CLI,

630-641,

1

esilio ;

ritratto e

un

fac-simile.

Su carte di famiglia e sulla testimonianza del capitano Antonio Figari, vecchio amico del Garibaldi, lumeggia il ritorno del Generale dagli Stati Uniti a Genova nel 1854; ritorno dovuto a un secreto invito del governo sardo, dove era succeduto al potere il Cavour, e agevolatogli dall'acquisto di un veliero fatto dagli armatori Casaretto di Genova agli Stati Uniti, sul quale s'imbarcò come capitano, giungendo a Genova nell'aprile dell'anno anzidetto. 1094.

— Fossati (Felice), A proposito di una baldi; in

*

lettera filosofica di

Viglevanum „; Vigevano, 1911; V, 5-36.

li Risorgimento Italiano.

— IV.

Giuseppe Gari-


IL

774

RISORGIMENTO ITALIANO

Del 2 gennaio 1872, diretta a Giulio Cesare Paoli, a proposito di

un costui opuscolo sulla Critica del materialismo. 1095.

— GuAitmoNE *

contributo

Il

(F.),

Rivista d'Italia „

straniero

nell'epopea

garibaldina; in

Roma, 1911; XIV, 515-531.

;

del giornalismo , della letteratura Contributo della diplomazia estera e sopratutto contributo di giovani vite date dall'Inghilterra, dalla Francia e dall'Ungheria. ,

1096.

— Messeri (Antonio), L'anima di Garibaldi; in dice); Forlì,

u

La Romagna, {Appen-

1910; I, 3 8, 33-40, 81-89.

Rileva, attraverso le principali vicende della vita di G. Garibaldi, l'anima sua insofferente e ribelle a tutte le tirannie, occulte o palesi, piccole o grandi; aspirante incessantemente agli eterni ideali della libertà e fratellanza

1097.

umana.

— Rava (Luigi), Vittorio Emanuele

e Garibaldi nella spedizione dei Mille,

dai documenti di L. C. Farini; in

"

Nuova Antologia „

;

Roma, 1911;

CLI, 553-559, 2 fac-simili.

Pubblica in fac-simile la letterina che il generale Garibaldi scrisse da Messina il 30 luglio 1860 a Re Vittorio Emanuele, al quale si dà notizia del prossimo passaggio dello stretto e si chiedono alcune centinaia di sciabole e 10.000 fucili. Nell'autografo del Garibaldi, Re Vittorio Emanuele scrisse di proprio pugno l'ordine al Farini, allora ministro degli Interni, di soddisfare le richieste del generale. Ciò comproverebbe, secondo l'A., l'intesa segreta tra questi e il Re di passare sul continente a spezzare le ultime difese borboniche intesa che un'altra lettera affidata da Vittorio Emanuele al conte Litta Modignani e variamente commentata o revocata in dubbio da alcuni, ;

aveva oramai assodata incontrastabilmente. 1098.

— Tarozzi (Giuseppe), Garibaldi Bologna, 1910;

II,

e

V Ideale ; in

"

La Gioventù italiana „;

223-225.

Saggio di eloquenza. 1099.

— Tarozzi (Giuseppe), L'eredità morale di Garibaldi; in italiana „; Bologna, 1910;

II,

295-305

"

La Gioventù

fig.

Premesso un confronto tra il Garibaldi e Napoleone I, l'A. illustra l'anima generosa del capitano popolare nelle sue aspirazioni multiformi di libertà e di emancipazione politica.

Gioberti (V.). 1100.

— Cian (Vittorio), Voci del Risorgimento: Da berti e di

Massimo D'Azeglio ; in

"

lettere

inedite

di

V.

Gio-

Nuova Antologia „; Roma, 1911

;

CLIV, 36-49.

Le lettere del Gioberti hanno rispettivamente le date 24 marzo, 8 aprile, 12 maggio 1848 e 10 aprile 1849. Rispecchiano i giudizi del

momento

sugli avvenimenti politici e militari del Piemonte. Una sopratutto pare degna di speciale attenzione per l'accenno divinatorio dell'occupazione delle Due Sicilie da parte del re di Sardegna e del conseguente stabilimento di un re e di un regno italiano in Roma. Dopo il disastro di Novara, la " politica di resistenza , vagheggiata e predicata dal Gioberti, poi fieramente avversata, costituì la base politica di governo del D'Azeglio, di cui sono riportate tre lettere


BIBLIOGRAFIA

775

relative ai negoziati con l'Austria per la pace lettere che rivelano quanto diritto ed invitto fosse il patriottismo di quest'uomo special;

mente in quell'ardua tenzone diplomatica. -

Un carteggio inedito di Vincenzo Gioberti : XXXI let" Nuova Antologia „; Roma, 1911; CLI,

Ferraris (Luigi),

N. Monti; in

tere all'abate G.

257-295,

ritr.

e 1 fac-simile.

forma famigliare, intramezzate di ricordi personali, di raccomandazioni e di richieste, sono pregevoli per gli apprezzamenti del Gioberti sugli uomini e sulle cose. Datate tutte da Parigi, vanno dal 10 giugno 1849 al 13 settembre 1852, cioè poco innanzi alla sua morte. L'abate Giovanni Napoleone Monti, monferrino, a cui sono diScritte

in

deputato per

rette le lettere, fu

collegio

il

di

Montemagno

dalla

prima legislatura al novembre 1849. Fu lui ad accompagnare il Gioberti in Parlamento, quando questi vi entrava per la prima volta il 24 luglio 1848. Le lettere sono conservate nell'archivio municipale di A*ti, a cui

donate nel 1893 dal cav. Paletti, nipote del-

furono

l'abate Monti.

Giordani (P.), v. n° 1105. Giuliani (G. B.), v. n° 1053. Giusti (G.). 1102.

— Bacci (Peleo), Giuseppe Giusti nei frammenti di una biografia scritta da Piero Cironi; in

La Nazione „

*

;

Firenze, 1° gennaio 1911.

Cironi ebbe col Giusti assai dimestichezza.

Il

Guerrazzi (F. D.). 1103.

— Orlando

Lettere inedite di F. D. Guerrazzi; in

(F.),

Firenze, 1911

;

"

Il

Marzocco „;

XVI, 12.

Guerrini (O.). 1104.

— Aitelli

Lorenzo Stecchetti a Torino ; in

(Efisio),

4 maggio 1911; II, n°

"

Piemonte „; Torino,

18.

Nel 1884.

Gussalli (A.). 1105.

— Pellizzari (Achille), La Spezia, 1911

;

I,

Il

n°

degno amico di Pietro Giordani ; in

"

Italia ,;

1.

Lettere e frammenti di letttere tolte dal carteggio di Antonio Guseditore del Giordani, con Giuseppe Chiarini. L'epistolario è ricco di accenni ai fatti politici dell'epoca. Opportuna l'idea di L. Recchia (in " Fanfulla della domenica „; Firenze, 1911; XXXIII, 20) che sul Gussalli sia fatto uno studio completo e definitivo. salli, l'intelligente

Lamballe (Principessa di). 1106.

— De Maricourt (Baron in

'

A.), Le due de Penthièvre pendant la Revolution ; Revue Generale „; Bruxelles, 1909; XC, 512-522.

Suocero dell'infelice principessa di Lamballe, Maria Teresa di Savaia-Cariguano, della cui morte si dà qualche particolare nuovo.


IL

776

RISORGIMENTO ITALIANO

Leopardi (G.). 1107.

— Ceroni

" All'Italia „ e " Per il monu(F.), Gli abbozzi delle canzoni mento a Dante T negli * scritti vari e inediti „ di Giacomo Leopardi; IV, 272-284. in " Rassegna Contemporanea „ ; Roma, 1910 ;

Giudica che i due canti devono essere sorti insieme nello spirito del poeta e vogliono essere considerati come due rami di uno stesso tronco. 1108. — Scotti (Ubaldo), Ancora della morte di Giacomo Leopardi; in

segna Contemporanea ,; Roma, 1911;

II,

"

Ras-

22-29.

Pubblica una lettera di Antonio Ranieri, l'amico del grande infeda Napoli il 1° giugno 1846 ad Atto Vannucci. La lettera conferma quello che il Ranieri stesso aveva già scritto nel suo noto Supplemento alla vita del Leopardi, sulla costui morte avvenuta repentinamente fra le sue braccia senza l'ausilio e il conforto dei calice, scritta

rismi cristiani.

Lodi. 1109.

— Il clero lodigiano unti- austriaco; in

"

Arch. stor. lodigiano ,

;

Lodi,

1909; XXVIII, 179-181. Lista di sacerdoti sospetti al governo austriaco, e per taluno dei quali il feldmaresciallo Radetzky aveva chiesto invano al vescovo gravi provvedimenti. 1110.

— Vanazzi (Bortolo), I volontari lodigiani nella guerra del 1860: Note commemorative; in

"

Arch. stor. lodigiano „; Lodi, 1910; XXIX, 49-85.

Per arruolare ed inviare volontari in Sicilia fu costituito nel 1860 in Lodi un comitato, di cui fu l'anima l'avv. Tiziano Zalli. L'A. pubblica di lui l'interessante corrispondenza col generale Cosenz, col Bertani e con Damiani Assanti, completandola con alcune lettere di volontari, spedite dai luoghi di combattimento.

Lugo. 1111.

— Balbo (Fausto), Lugo nel 1859; in

"

La Romagna „; Forlì, 1909; VI,

550-561.

Fu il 13 giugno di quell'anno, che una nuova rappresentanza comunale assunse il potere con un proclama al popolo. Qualche mese dopo, nel settembre, un voto solenne dell'Assemblea delle Romagne, dichiarata la decadenza del Pontefice, stabiliva l'annessione del popolo romagnolo al regno di Vittorio Emanuele II. 1112.

— Gianola (Alberto), Le Confraternite in Lugo dal 1796 al 1816; in *

La Romagna „; Forlì, 1910; VII, 452-461.

Erano quattordici all'epoca dell'invasione francese, spogliate, poi per la massima parte soppresse. Risorsero alla restaurazione del governo pontificio.

Maida, v. n° 985.

Majorana (S.). 1113.

— Salvatore Majorana

e la

1911; CLIV, 325-331, ritr.

sua opera; in

*

Nuova Antologia B

;

Roma,


777

BIBLIOGRAFIA

Nato a Militello Val Catania nel 1825, partecipò a tutta l'epopea rivoluzionaria dai primi segreti preparativi fino al suo compimento finale. Fu deputato, senatore, ministro.

Manzoni (A.), cfr. n° 1068. libro non destinato al pubblico; in Rassegna Nazionale „; Firenze, 1911; CLXXX, 27-46.

D'ìsengard (Luigi), Leggendo un "

Pubblicato dalla signora Matilde Schiff-Giorgini, in cinquanta esemSono le memorie di sua madre, Vittorina Giorgini-Manzoni interessantissime per aneddoti nuovi e piacevoli sul Giusti, sul Giorgini, sul D'Azeglio e sul grande Alessandro Manzoni. Il D'ìsengard ne riporta qui molti brani. plari.

;

A proposito di una recente pubblicazione ; in

- Manfroni (Mario),

segna Nazionale ,

;

Firenze, 1911

;

*

Ras-

CLXXVII, 466-468.

Trae argomento dalla pubblicazione della Schiff-Giorgini per confutare alcune critiche fatte su Giambattista Giorgini e su Alessandro Manzoni. 1116.

— Peri (Severo), Un precursore di Alessandro Manzoni negli Inni sacri ; in

"

Giorn. stor. della letter.

ital. ,

;

Torino, 1911

LVIII, 149-161.

;

Francesco Cassoli (1749-1812), giudicato dal Carducci come il più originale dei lirici della scuola oraziana del ducato estense. Si era opposto, sotto la dominazione francese, alle riforme eccessivamente il che gli aveva fruttato la prigione radicali e giacobine di Labindo d'onde non uscì che dopo la vittoria di Marengo. Bellissima, fra tutte, la sua ode a Santa Cecilia. ;

1117.

— Scherillo (Michele), Manzoni

e

Roma laica; in ' Corriere della Sera „;

Milano, 4 aprile 1911. Col sussidio di qualche documento inedito, illustra l'atteggiamento Manzoni sulla questione romana, ch'egli, al pari del Cavour, voleva risolvere in conformità alle nuove aspirazioni italiche. Il lasciare che Torino permanesse, col nuovo assetto politico, capitale d'Italia, equivaleva, secondo la sua frase spiritosa, a " volere che Vittorio Emanuele mettesse l'anello nuziale all'Italia nei dito del piede „. del

Maria Carolina, Regina di Napoli. 1118.

— Gabrielli (Annibale), Note storiche: La regina Maria Carolina; in '

Giornale di Sicilia ,; Palermo, 16-17 aprile 1911.

Trae argomento dalle Lettres d'exil di Maria Carolina pubblicate dal Weil, per illustrare il soggiorno della regina in Sicilia dopo la fuga da Napoli. 1119.

— Guardione (Francesco), Maria Carolina d'Austria e la politica inglese in Sicilia ; in

"

Rendic. e

Mem. Accad. Zelanti „

;

Acireale, 1910; III,

VI, 1-31.

In seguito alla pace di Presburgo, i Francesi irrompono con Massena e Giuseppe Bonaparte nel regno di Napoli, mentre le truppe inglesi riparano intimorite in Messina e i Russi a Corfù. Anche gli Austriaci sgombrano il regno, e fugge, giudicata inutile ogni difesa, anche il re che, partendo per Palermo, elegge a suo vicario il figlio Francesco. Anche costui, composta una reggenza, ripara prudente-

mente nelle Calabrie, nonostante il contrario consiglio della regina


778

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Maria Carolina, rimasta sol'una a proporre di durare animosamente in Napoli e di difendere ad oltranza il regno. Partì essa pure per la Sicilia con l'animo affranto. Succedono i tentativi di Murat per conquistare la Sicilia, occupata dagli Inglesi più padroni che alleati, contro i quali non hanno buon giuoco i maneggi segreti di Maria Carolina, che è costretta ad abbandonare Palermo per Vienna. Morì il 7 settembre 1814 nel castello di Hetzendorf, quando, per la caduta di Napoleone, la sua fortuna accennava a risorgere. L'A. aggiunge in Appendice, con una lettera a Lord Bentinck, cinque altre lettere inedite di Maria Carolina a Nicola Gualtieri, bandito calabrese, resosi notissimo col soprannome di Piedigrano. Le lettere eccitanti il bandito a battere la campagna e a sollevarvi le popolazioni contro i Francesi sono un altro argomento sintomatico della irrequietezza indomata e indomabile di quella donna che, per riafferrare la perduta signorìa di Napoli, non rifuggiva dal ricorrere perfino ai banditi.

1120.

— Weil (Comandante Maurice), Marie- Caroline 1800); in

*

Revue de Paris „; Parigi, 1911

;

:

I,

Lettres d'exil (1798-

756-776.

Indirizzate da Maria Carolina al marchese di Gallo, cifrate. Hanno un'importanza eccezionale per la storia intima della Corte e per lo studio della psicologia di quella donna che fu, secondo il detto scultorio di Napoleone, l'unico uomo della Corte di Napoli.

Maria Luisa, duchessa di Parma, v. n

l

1139, 1140, 1142.

Maria Pia di Savoia, Regina di Portogallo, v. n' 1071, 1072. Mariotti (Filippo). 1121.

— Finali (G.), Il senatore Filippo Mariotti; in

"

Nuova Antologia ,

;

Roma, 1911; CL1V, 141-144, ritr. Nato nel 1833 in Apiro. piccola città della provincia di Macerata, morto il 25 giugno 1911. Fu patriota, uomo politico, letterato fama.

di

Marmora (La) (Aless.). 1122. -- Faldella (Giovanni), Mentre tornano in patria

le

ceneri di Alessandro

La Mai-mora; in * Piemonte „; Torino, 15 giugno 1911; II, n° 24. Sull'origine del corpo dei Bersaglieri e sulle principali fazioni di battaglia a cui parteciparono.

1123.

- (Ali). — Degli Alberti (Mario), Da galantuomo a galantuomo: Due Tommaseo ad Alfonso La Marmora; Contemporanea „ Roma, 1910 IV, 16-28. di

dite

Niccolò

in

lettere ine"

Rassegna

;

;

Sono rispettivamente del 29 gennaio 1868 e 1° dicembre 1873 ed hanno per argomento gli avvenimenti politici e militari del 1866, sui quali il Tommaseo consente col La Marmora.

Marsala, v. n° 1015.

Masa (La) (G.), v. n° 1037. Massarani (T.). 1124.

— Anzoletti (Luisa), Un italiano benemerito, illustrato nel suo epistolario; in

"

Rassegna Nazionale „

;

Firenze, 1910

;

CLXXVI,

568-573.


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il

779

cui carteggio pubblicava non ha guari Raffaello

Barbèra (Firenze, 1909).

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// primo scritto di Giuseppe

Mazzini; in * Il Mar-

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Esamina lo studio del 1827

*

Dell'amor patrio di Dante „.

- Michel (Ersilio), Giuseppe Mazzini a Firenze e a Napoli dal luglio al dicembre 1860; in * Nuova Antologia ,; Roma, 1911; CLII, 449460.

Riporta ed illustra il carteggio del Mazzini, tendente in quei momenti di agitazione generale ad estendere il moto contro Roma e lo stato pontificio. Il proposito fallì ed egli riprese, sul finire di quell'anno fortunoso, la via dell'esilio. - Grassi (Ida), Note e documenti per la storia della in "Rivista d'Italia,;

"

Giovane Itali* , ;

Roma, 1911; XIV, 684-701.

Documenti importantissimi, tratti dall'Archivio di Stato di Firenze e relativi

alla

preparazione

disgraziata spedizione in Savoia

della

nel 1833.

Mazzoni (D.). -

Losacco (Michele), Domenico Mazzoni, Forteguerri; in

"

Bull. stor. pistoiese

lettore „

;

di

filosofia

nel

Collegio

Pistoia, 1911; XII, 57-92.

Educatore e scrittore di fama, resse per un trentennio, vale a dire un periodo che fu il più fecondo di rivolgimenti politici, il Collegio Forteguerri in Pistoia. Era nato in una terricciuola tra Prato e Firenze il 2 agosto 1783. per

Montanara, v. n° 1004. Montebello, v. n° 1014.

Monti (G. N.), v. n° 1101. Monti (V.). 129.

— Serena

Vincenzo Monti

(A.),

e il

*

segna bibliogr. della letter. ital. „

Giornale di ;

Trevigi ,;

in

"

Ras-

XIX, 4.

Ricerca ed illustra le ragioni per le quali, nel tradurre con la consueta vigorìa e bellezza di forme la punto bella Pucelle del Voltaire, il Monti sostituì alla costui invettiva contro il " Journal de Trévoux „, un'invettiva sua propria contro il * Giornale di Trevigi „.

Morin (E.). 130.

— L'Ammiraglio Costantino Enrico Morin: Qualche ricordo di un suo u

subordinato (di Z. Z.) ; in

naio 1911;

Rassegna Nazionale „; Firenze, 16 gen-

CLXXVII, 210-229, rifar.

Cenni biografici, dal 1869 in poi.

Napoleone I, cfr. n° 999. 1131,

— Baldioli-Chiorando leone I; in

"

Una bizzarra

(V.),

Piemonte „

;

petizione

piemontese a Napo-

Torino, 8 dicembre 1910

Satira popolare, o parafrasi del Pater noster.

;

I,

n°

3.


IL

780 1132.

RISORGIMENTO ITALIANO

— Bosq (Paul), La conspiration Charabot (1811-1813) pondant „

;

Parigi, 1910;

;

"

in

Le Corres-

CCXXXVIII, 1179-1214.

Finita come tutte le congiure. Guidati dal Barraa, si proponevano radunare contro il governo napoleonico tutti i malcontenti del vecchio e del nuovo regime, con l'intento di rovesciare il gran colosso. Qualche complice riuscì a fuggire innanzi di essere arrestato, ma i due Charabot giacquero in prigione fino alla caduta dell'impero. di

1133.

— Butti (Attilio), Le accoglienze alla del

Mella; in

*

*

Pronéa „ cesarottiana e il concorso

Giorn. stor. della letter.

ital.

„

;

Torino, 1911

;

LVII,

348 354. L'incenso del vecchio Cesarotti al genio di Napoleone nella Pronéa parve una vergogna al Foscolo che la bollò di critiche e di rampogne fierissime, a cui consentì la posterità coll'oblìo dell'infelice lavoro. Negli anni 1805 e 1806 il prefetto del dipartimento del Mella indiceva un concorso, col premio di mille zecchini, tra i letterati delle colte nazioni che sapessero raccogliere in un lavoro letterario le gesta di Napoleone. 11 concorso fu annullato nel 1807, ma poco dopo veniva premiato il Cesarotti.

H33ÒJS.

— Cappelletti (Licurgo), Gli amori di una sorella di Napoleone; in

"

Ras-

segna Nazionale „; Firenze, 1911; CLXVVIII, 578-585.

Di Paolina Bonaparte, formosissima donna, che posò dinnanzi

al

Canova quando questi volle scolpire la Venere " vincitrice giacente ,. Ebbe amanti numerosi Stanislao Fréron, il generale Junot, futuro duca d'Abrantès, il generale Ledere, che sposò nel 1797 rimanendone vedova nel 1802, il generale Macdonald e Humbert, l'ammiraglio Denis De Cres, l'attore Pietro Rapenouille e altri assai anche dopo il suo matrimonio col principe Borghese. Di tutti questi scrive minutamente, :

in ses

1134.

un'opera recentissima, Ettore Fleischmann, Pauline Bonaparte et amants (Paris, libr. universalle, 1911).

— De Beaufport (Comte Jean), Napoléon

et

V Empire; in

"

Revue Gene-

rale „; Bruxelles, 1910; XCII, 161-191, 358-371, 499-520.

Da ricordi storici del conte Giuseppe Carlo Mario de Mercy-Argenteau che, nato a Liegi il 10 aprile 1780, occupò alla corte di Napoleone I una posizione elevata, prima come ciambellano dell'imperatore, poi come suo ufficiale d'ordinanza. Scrivendo questi ricordi, il conte de Mercy-Argenteau si propone di presentare Napoleone sotto un aspetto generalmente poco noto vale a dire nella sua vita privata, nel suo carattere, nelle sue abitudini, nel suo genere di vita in ;

campagna e in città. Assai interessanti. 1135.

— De Bude (Eugène), Souvenirs du general Bertrand d'après une correspondance inèdite; in

"

Le Correspondant „

;

Parigi, 1910; CCXXXVIII,

543-550.

Assai preziosi per i particolari riferentisi a battaglie, negli ultimi anni dell'impero. 1136.

Napoleone I e alle sue

— De Lanzac de Laborie, Les ouvriers parisiens au temps de Napoléon, d'après des documents inédits ; in

"

Le Correspondant B

;

Parigi, 1910:

CCXXXVIII, 107-130. Studia le condizioni dell'operaio sotto

il

governo napoleonico e

il

movimento corporativo e le nuove forme di coalizione e di sciopero


781

BIBLIOGRAFIA

interdette severamente sotto l'antico regime, ma venute gradatamente imponendosi, malgrado i tentativi fatti a più riprese dal Consiglio di Stato per disciplinarle e contenerle nei limiti delle vecchie leggi.

Foresi (Mario), II nonno napoleonico : Reminiscenze del

Bonaparte all'Elba (1814); in

1910;

"

della

Rassegna Nazionale „

relegazione ;

Firenze,

CLXXV, 175-186.

Luciano Foresi, che nativo dell'Elba, era giovinetto quando vi fu relegato Napoleone -

Foresi (Mario), e il

Il

I.

La villa di San Martino nell'Elba Rassegna Nazionale „; Firenze, 1911;

cinque maggio : u

Ministro dell'Istruzione; io.

CLXXIX, 517-534. Per l'acquisto, da parte dello Stato, della villetta S. Martino all'Elba, costruita da Napoleone I durante la sua relegazione del 1814. -

Gachot (Édouard), Le mariage de Napoléon et de Marie- Louise : Negoin Le Correspondant , Parigi, 1910, CCXXXVIII, 1144-1159. tf

ciations, fétes et voyage (mars-avril 1810) ;

;

Ricostruisce sopra documenti inediti le varie fasi precedenti il matrimonio di Napoleone 1 con Maria Luisa d'Austria. -

Gachot (Édouard), Lettres de Marie-Louise à la duchesse de Monte* Le Correspondant , Parigi, 1910; CCXL1, 1041-1069.

bello; in

;

Antonietta Guéheneuc, vedova del maresciallo Lannes, nominata dama d'onore dell'imperatrice Maria Luisa il 24 febbraio 1810 e morta a Parigi il 6 luglio 1856 vanno, in questa prima puntata, dal 1° giugno al 29 agosto 1814 e giovano a mettere in luce ancora una volta la leggerezza e la fatuità di quella donna che, mentre è tuttavia presente a tutti la recente grande catastrofe napoleonica, non ha altra preoccupazione dentro di se che i milioni di rendita del ducato di Parma e i bagni di Aix, dove la seguirà il compiacente ed astuto generale Neipperg. Cfr. ampio riassunto in "Rassegna Nazionale,; Firenze, 1911; Dirette

a

Luigia

;

CLXXIX, 282-289. -

Pratesi (Luigi), Alcuni rari documenti napoleonici della campagna di

Germania (1813) ; in

'

Ai-te e Storia

„

;

Firenze, 1911; V, XXX, 33-41.

In parte manoscritti e in parte a stampa, riprodotti dal " Moniteur „ di Parigi e relativi alla battaglia di Lutzen (2 maggio 1813).

Terlinden (Ch.), Les mariages de Napoléon; in Bruxelles, 1909

Valendosi

;

*

Revue Generale „

;

LXXXIX, 678-692.

dell'opera

Napoleone

e

Pio VII del

p.

Ilario

Rinieri,

esamina le varie circostanze di carattere storico e canonico che precedettero e seguirono il matrimonio di Napoleone con Giuseppina, per dichiarare che il nuovo suo matrimonio con Maria Luisa era nulla più che un'unione illegittima e che il Re di Roma, agli occhi della chiesa e del mondo cristiano, non fu che un bastardo.

Napoleone II. Cappelletti (Licurgo),

Un nuovo libro su Napoleone II; in * Rassegna

Nazionale „: Firenze, 1910;

CLXXV, 59-63.


:

782

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

È quello di (Parigi, 1910).

Ettore Flkischmann

Le

,

Rome

roi de

les

et

femmes

Napoleone III. 1144.

— De Lakègle (Corate Henry), Napoléon HI Lettres

et

documents inédits; in

*

et

le

maréchal Randon

Le Correspondant „;

Parigi, 1910;

CCXL, 3-30. Con alcuni dati sulla guerra in Italia nel 1859. 1145.

— Woeste (Ch.), Le due de Momy

;

in

*

Revue Generale T

Bruxelles,

;

1910; XCI, 5-23. Figlio della regina Ortensia e del conte Carlo di Flahaut, fu uno dei personaggi più notevoli del secondo impero, delle cui vicende è

cenno frequentemente.

Nievo (I.). 1146.

— Ravello (Federico), Uno dei Mille; in logna, 1910;

II,

"

La Gioventù italiana „

;

Bo-

372-390.

Ippolito Nievo, salpato da Palermo il 4 marzo 1861 e perito negli abissi del Tirreno in quel giorno stesso. Era nato a Padova il 30 novembre 1831. Poeta e soldato, la sua figura è una delle più complesse manifestazioni di poesia e di arte, di ardimenti marziali e di soavi ispirazioni femminee, d'odio e di amore.

Oehl (E.). 1147.

— Risougimento italiano: Carteggio di Eusebio Ochl col padre in ;

stor.

lodigiano „ ;

Lodi, 1910;

XXIX, 102-118, 149-164;

1911,

*

Arcb.

XXX,

39-44, 54-71.

L'Oebl prese parte alla campagna del 1848 mentre era studente a Le sue lettere riguardanti i fatti avvenuti a Pavia e gli avvenimenti successivi, scritte da Pavia, da Milano e dal campo durante l'infausta ritirata, sono un elemento non trascurabile di cronaca e di storia L'Oehl era nato a Lodi il 15 dicembre 1827 e morì a Pavia Pavia.

il

5 aprile 1903.

Palermo, v. n° 1025. Parenti (P.). 1148.

— Vigo "

(P.),

Mise, di

Un arcade livornese: Pietro Parenti o Eurillo Liburnico; in st.

ed erudiz. livornese „; Livorno, 1911;

I,

10.

Nato nel 1777, morto nel 1822. Giovandosi di un manoscritto delle sue poesie, l'A. ne trae nuovi dati biografici, indugiandosi ad illustrare specialmente quelle composizioni poetiebe d'indole politica, ebe meglio ritraggono e rappresentano le idee dei conservatori della

Toscana.

Pecchio (G.). 1149.

— Prezzolini (Giuseppe), Giuseppe

Pecchio;

in

"Nuova Antologia,;

Roma, 1911; CLI1, 641-651. Della sua opera letteraria e politica. Era nato a Milano il 5 novembre 1785 e morì a Brighton in Inghilterra il 4 giugno 1835.


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Domenica ,

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in

La Tribuna „

"

;

Roma,

'

Risolleva le accuse contro la vedova del Perticari, tendendo a riail conte Cristoforo Ferri, l'autore del noto libello contro Costanza.

bilitare

-

(Ok).

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di

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dà

tizie

nuove e ignorate.

Pes di Villamarina (S.). 1153.

— Corbelli

"

Salvatore Pes di. Villamarina ; in

(L.),

22 giugno, 6 luglio, 13 luglio, 20 luglio 1911

;

Piemonte „

II, n'

;

sua politica e diplomatica sotto Carlo Alberto

Dell'opera

Torino,

25, 27, 28, 29. e,

più

tardi, dell'opera sua efficace come collaboratore del Cavour nelle aspirazioni italiche.

Piemonte, v. n

4

974, 975, 1009, 1131.

Pistoia. 1154.

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„

;

Pistoia, 1911

;

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Un indirizzo del Clero di Pistoia di

Toscana

al

Re nell'epoca dell'annessione

Piemonte, e una lettera di Vittorio Emanuele II al

al

conte Gustavo Ponza di S. Martino, luogotenente nelle provincie napoletane, del 15 giugno 1861.

Prati (Gh). 1155.

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(G.), ;

Per un sonetto di Giovanni Prati; in

Milano, 1911; V,

" Il

libro e la

1.

Rinvenuto in una miscellanea di carte, passate, non ha guari, alla biblioteca comunale di Verona. È una supplica scherzosa per essere ammesso, nel 1847, al congresso dei dotti in Venezia.

Rapisardi (M.). 1156.

— Grassi Bertazzi (G. Catania, 6

B.), Il

poeta della terza Italia; in

Prometeo

maggio 1911; 106-112.

Mario Rapisardi, terati moderni.

di cui deplora il poco conto fatto dai critici e let-


IL

784:

1157.

RISORGIMENTO ITALIANO

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"

Pro-

meteo „; Catania, 81 gennaio 1911; 22-23.

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"

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CLXXVIII, 12-23.

Insigne per beneficenza e patriottismo, nata 12 settembre 1905, nella sua villa di Posillipo. 1159.

1826, morta

nel

il

— Zalban (Edoardo), La Casa paterna Ravaschieri per l'infanzia abbandonata ; in

"

Rassegna Nazionale „; Firenze, 1911; CLXXX, 224-235.

Sorta per impulso di Teresa Ravaschieri nel 1894.

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La Romagna »

;

Forlì, 1911; Vili, 34-46.

motivo delle mutilazioni è accennato dal Corlari nel suo " Giornale „. Egli era uno dei tre nominati dalla Municipalità dietro le premure del Direttorio esecutivo " ad oggetto di esaminare tatti quei ' Stemmi ed Inscrizioni, le quali fossero a pompa, ed ostentazione " Aristocratica, ad oggetto di farle poi cassare, o levare „. Le vittime di quegli iconoclasti politici non furono ne poche, ne di poca importanza. Il

Rocchi (F.). 1161.

— Gasperoni

Per Francesco Rocchi e Francesco Vendemmi; in

(G.),

"

La

Romagna „; Forlì, 1911; VIII, 1-16. Il

primo, nato nel 1805 e morto nel 1875, fu archeologo insigne; nato nel 1842 e morto nel 1906, uomo politico, letterato e

l'altro,

patriota.

1162.

— Gkilli (Alfredo), Scritti editi e inediti di Francesco Rocchi e Francesco Vendemmi; in " La Romagna „; Forlì, 1911; Vili, 24-33.

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"

Nuova Antologia „; Roma, 1911;

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A proposito di una lunga lettera del generale Vaillant, del 6 luglio 1849, pubblicata nella " Revue bleu „ (18 febbraio e 6 marzo 1911). Il Vaillant, che fu all'assedio di Roma a fianco e ir. sostituzione del generale Oudinot, narra nella lettera, riportata qui nei brani più importanti, le varie vicende dell'assedio e della caduta di Roma. 1164.

— Segrè ital. „ ;

Cardinali e pontefici sul palcoscenico ; in

(A.),

%

Riguarda

il

melodramma

generale Colli in

1165.

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Riv. teatrale,

1.

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sul

il

balletto

II

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(N.ì, ;

Conclave del 1774 ed

Roma, ove è messo in scena Pio VI.

Edifizi sacri e profani di

Roma.


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Roma, 1911; CLIII, 344-347.

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Rassegna Nazionale „

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Ludovico

Firenze, 1910;

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"

Biblioteca del Risorgimento italiano „.

Savio (O.). 1169.

— Le

Memorie „

*

baronessa Olimpia Savio (di R.

della

segna Nazionale „

;

Firenze, 1910;

NJ; in * Ras-

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Riporta alcuni brani del libro di questo titolo, pubblicato faello Ricci (Milano, 1911, 2 voi.).

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Belgioioso (G.), Giovanni Schiaparelli ; in Firenze, 1910;

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Cenni necrologici.

1171. — La stella dell'Epifania "

in

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Rassegna Nazionale ,

Tre lettere inedite di Giovanni Schiaparelli; ;

Firenze, 1911

;

CLXXV1I, 3-10.

studiano scientificamente il fenomeno dell'apparizione della stella narrata dai Vangeli nell'episodio dei Re Magi.

Del gennaio 1908,

1172.

e

— Luzzatti (Luigi), Opinioni relli:

filosofiche e religiose

Da corrispondenze inedite; in

dell'astronomo Schiapa-

Nuova Antologia „; Roma, 1911

;

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'

Rassegna Nazionale „j Firenze, 1911; CLXXX, 283-284.

Contro un articolo "

di

questo titolo inserito da Ernesto Quirici nel

Coenobium „ (1911, aprile), impugnante le conclusioni dello Schia-

parelli intorno alla stella dei Magi.


IL

786

RISORGIMENTO ITALIANO

Sclopis (G. e I.). 1174.

— Di Primeggio (Umberto), Un

salotto storico piemontese del

XIX secolo

:

Due gentildonne subalpine, la madre e la moglie di Federico Sclopis; in *

Piemonte ,

Torino, 22 giugno 1911

;

;

II,

n° 25.

Gabriella Sclopis e Isabella Sclopis nata Avogadro, nel cui salotto conveniva durante il periodo del nostro riscatto un'accolta elettissima di uomini politici, letterati e artisti, cioè i più bei nomi dell'aristocrazia del blasone e dell'ingegno.

Settembrini (L.). 1175.

— Zagaria (Riccardo), A proposito di Luigi Settembrini; in

'

La Ro-

magna „; Forlì, 1910; VII, 418-428. Rilievi sul pensiero informatore degli scritti settembriniani, a proposito degli Scritti inediti pubblicati dal Torraca.

Sicilia, 1176.

cfr.

n 1031, 1119. l

— Arcoleo (Giorgio), L'anima della rivoluzione Siciliana; in

"

Rassegna

Contemporanea,; Roma, 1910; 11,401-420. Studia la psiche delle rivoluzioni siciliane e specialmente quella del 1860.

1177.

- Maiorana (Giuseppe), L'indennità parlamentare e il Parlamento liano del 1848 ; in

"

sici-

Giornale di Sicilia „; Palermo, 21-22 aprile 1911.

Ricorda che l'indennità parlamentare fu già approvata nel 1848 dal Parlamento siciliano. 1178.

— Maurici (Andrea), Una pagina del Risorgimento italiano: liano nella rivoluzione del 1860 ; in

"

Il clero sici-

Nuova Antologia B Roma, 1911; ;

CUI, 110-118. Si distinsero fra i tanti il p. Rosario da Partanna, già carcerato il sac. Cesare Misseri, preparatore della riscossa nel comune di Carini; il p. Sebastiano Cali da Messina, messosi a capo di un gruppo d'insorti e pugnante animosamente nel maggio del '60 ; il notissimo fra Giovanni Pantaleo, che lasciato il suo convento di Salemi, seguì i Mille e Giuseppe Garibaldi cui il popolo riteneva

nel 1853

;

discendente dai Sinibaldi e fratello di Santa Rosalia, la protettrice di Palermo. E il Generale ha nel suo proclama del 2 giugno 1860 espressioni di omaggio per il valore dimostrato dal clero nella insurrezione

Spezia,

v.

n° 1067.

Thaon di Revel (G.). 1179.

— Genova Thaon di Revel; in

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Rassegna Nazionale ,; Firenze, 1910;

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"

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Indirizzata ad Emanuele edita da un trentennio.

De Benedictis, storiografo siracusano; già


787

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;

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Ampio sunto dell'opera di Isidoro Del Lungo e Paolo Prunas illustranti l'aprile

carteggio tra i due uomini insigni nel periodo che va dal1833 al novembre 1837.

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Torino. 1181.

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(G.),

centenario

Il

vembre 1910) ; in

Piemonte ,

"

del ;

ponte Vittorio

Torino,

Emanuele I (22 no-

dicembre 1910; I, n° 2.

1°

A cinque archi, sul Po, in pietra viva, decretato da Napoleone I nel dicembre 1807, ideato dall'ing. Pertinchamp, iniziato con la posa della prima pietra il 22 novembre 1810. Ugoni (C), v. n 1043, 1044. Umberto I, Re d'Italia, v. n° 1071. 1

Vendemmi (F.), v. n 1161, 1162. 1

Vercelli,

v.

n° 1011.

Vigevano. 1182.

— Ottone (Giuseppe), Associazioni politiche e accademiche nella Vigevano deV48; in " Viglevanum „; Vigevano, 1910; IV, 318-327. Vi fiorirono il Gabinetto letterario e il Comizio agrario che, fra le discussioni di interesse agricolo e commerciale, trovavano modo di accennare ai problemi politici che preoccupavano in quegli anni gli

animi degli Italiani. Sopravvenuti i tempi nuovi con la concessione dello Statuto e la guerra santa, il Gabinetto letterario prese il posto del Comizio agrario, appellandosi nel 1849 Accademia scientifica letteraria artistica. Essa * aveva pure per oggetto di sostenere le pubbliche libertà „ e ne fu gran parte il prevosto Giuseppe Robecchi.

Villa (T.). 1183.

— Faldella (Giovanni), Leggendo Villa; in

"

i

discorsi parlamentari

di

Tommaso

Piemonte „; Torino, 9 febbraio 1911; II, n° 6.

Studia il pensiero potitico apostrofi dei suoi discorsi.

del vecchio

parlamentare nelle

fiere

Vittorio Emanuele II, Re d'Italia, cfr. n 1097, 1154. 1

1184. — Barkacco (Giovanni), Intorno al monumento di Vittorio Emanuele II: Lettere al cav. Gaspare Finali; in

"

Nuova Antologia „; Roma, 1911;

CLIV, 332-334. Rilievi sull'esecuzione artistica e sul significato simbolico di alcune parti del monumento.

1185.

— D E Benedetti (Michele),

Il

monumento

a

Roma; in " Nuova Antologia „; Roma, 1911 cfr.

Vittorio ;

Emanuele II in

CLIII, 385-400, 12 inc.^

ibidem, 740-742.

Vicende storiche e artistiche del grandioso monumento. 1186.

— Segrè

(A.),

Vittorio

Emanuele II

nella poesia

popolare italiana; in

Fanfulla della Domenica „; Firenze, 1911; XXXIII, 16.


IL

788

RISORGIMENTO ITALIANO

Vittorio Emanuele III, Re d'Italia. 1187.

— Ricci (Serafino), Corpus nummorum italicorum di S. M. Emanuele III; in

"

Nuova Antologia „

;

il Re Vittorio Roma, 1911; CLIV, 185-223,

82 ine.

Recensione ampia e dotta sull'insigne opera numismastica dell'augusto nostro Sovrano. 1188.

— Zccchi (Mario), L'opera numismatica del Re nale „; Firenze, 1911;

;

in

"

Rassegna Nazio-

CLXXV1I, 505-508.

Zanella (G.). 1189.

— Biadego

(G.),

Per un'ode di Giacomo Zanella; in " Atti accad. Agiati ,;

Rovereto, 1911; XVII, 21-26.

Con osservazioni sulla poesia politica dello Zanella. Mario Zucchi.


VI.

Sarò molto grato libri,

-

QUESTIONARIO

ai colleghi e agli studiosi,

che

mi vorranno dar notizia di

opuscoli e documenti d'ogni genere, stampati o manoscritti, che si rife-

riscano alla nostra storia nazionale dal 1814 al 1820.

Agostino Gori Firenze

Il Risorgimento Italiano.

— IV.

— Viale dei Mille,

91.


Della

ATTI UFFICIALI

-

VII. '

Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano

ASSEMBLEA GENERALE della

Società Nazionale per la Storia del Risorgimento

Italiano.

SUNTO DEI VERBALI

Seduta di inaugurazione

— 22 ottobre 1911.

A ore 10 in Castel S. Angelo, nel salone dei Congressi, si tiene la seduta inaugurale con intervento delle autorità civili e militari e di un largo

numero di

congressisti.

Notiamo

tra

i

presenti

completo col presidente gen. senatore Pedotti,

il

il

Comitato ordinatore

al

segretario generale colon-

membri: prof. Giovagnoli, comm. Eavà, Sono pure presenti il comm. Bonazzi prefetto della Biblioteca Vittorio Emanuele, il conte

nello ing. Maggiorotti e gli

altri

prof. Galanti, prof. Italo Eaulich, il gen. Mazziotti ed altri.

Pecorini,

il

comm. Ferrari prefetto di Ascoli, il senatore Cadolini, l'inge-

gnere Chierichetti, tieri, il

l'on.

il

conte Gnoli,

Brunialti ed

prof. Tonelli

per

il

altri.

il

marchese cap. Rangoni,

Alla presidenza siedono

sindaco di

ed

il

il

gen. Bara-

sen. gen. Pedotti,

Roma, il ministro Tedesco, il generale

Lauchantin per il ministro della guerra, tanza della Regina Madre,

il

il

senatore Bonasi in rappresen-

senatore Blaserna,

il

comm. Bassano Gabba

altri.

Si leva

primo a parlare il prof. Tonelli, recando il saluto

di

Roma con

l'animo compreso di profonda commozione, cui non può sottrarsi chi ripensi le ansie alternate

di speranze e di sconforti,

rifulse di epica grandezza

il

ricomposta in libera nazione.

i

generosi entusiasmi per cui

periodo storico che restituì

Roma alla Patria


ATTI UFFICIALI ilutato

da

parlare

applausi sorge a

un saluto a S. M.

il

Re, a S. M.

sen. gen. Pedotti,

il

che rivolge

Regina Madre per essersi fatti rap-

la

presentare al Congresso e ringrazia gli intervenuti a nome del Comitato ordi-

natore e del Consiglio centrale della Società. Poi dice

:

Fanno i popoli la storia, ma delle gesta loro è mestieri ch'essi abbiano sicura, precisa, bene accertata e documentata conoscenza, perchè, col succedersi delle

novelle

dell'esser loro, a lor

viglioso, per

generazioni, a lor derivi la franca e forte coscienza

venga dall'ieri fidata e buona guida

al

domani. Mera-

dire miracoloso periodo storico, questo dell'italica resur-

non

rezione. Chi ricorda gli anni tristi del servaggio e vide questa diletta patria

divisa in piccoli stati, chi la vide gemere sotto la tirannide straniera e nostrana, chi vide o seppe o sentì

fremiti e le convulse lotte delle

i

segrete

cospirazioni e torse inorridito lo sguardo dai patiboli sui quali tante nobili esistenze furono spente, e vide le città nostre insorgere e

battere alle barricate, e e vide

i

soldati stranieri e le

e provocatrici per

le

le angosciose

seppe

martirio doveva aver

ma poi, giunto alfine il sospiil

lungo terribile

cuore esultante salutar vittoriose

con

potè

fine,

popolo com-

domestiche sbirraglie passeggiar burbanzose

nostre belle contrade,

quale, quasi per provvidenzial decreto,

rato giorno, nel

il

amarezze delle patite sconfitte

le

italiche bandiere vittoriose sui campi lombardi, vittoriose sulle sicule terre

solo chi quei tempi

fortunosi conobbe,

vittoriose al centro della penisola

;

può a fondo

tutta la virtù educatrice di quei tristi e

sentire e intendere

dolorosi ricordi, e l'infinita

poesia

esaltatrice

di quei lieti

entusiasmanti

eventi „.

L'oratore rievoca quindi gli avvenimenti politici e militari che ci condussero alle guerre è tutta questa

dell'indipendenza, e così soggiunge

:

"

oi'bene, signori, non

una meravigliosa, anzi miracolosa storia?

E questa storia

così suggestiva, così piena di ammaestramenti, così atta a suscitare nei cuori

sentimenti di

amor di patria, non sarebbe grande ventura che gli italiani

tutti conoscessero e che la

gioventù nostra, la gioventù colta in ispecie,

avesse a farsene corroborante alimento dello spirito che le desse incitamento

ad opre alte e degne, così come si conviene ai cittadini di una grande terra, ai figli di un popolo, che sente e sa di avere nel mondo e su pel gran

cammino della civiltà alti e nobili doveri da compiere? I padri lavorarono e soffrirono soffrire

per darci

una patria

i

;

figli

debbono lavorare

L'oratore, venendo quindi a parlare dell'importantissimo

che "

e all'occasione

per farla prospera e grande ,.

l'Italia attraversa,

momento storico

così soggiunge:

L'Italia si è levata ed

ha voluto fosse alto proclamato il suo diritto a

non essere da nessuno tenuta da meno di quello che la sua potenza, la sua forza, il posto che essa ha nel Mediterraneo e fra le potenze d'Europa, la missione sua storica,

il

suo passato,

l'avvenire che le spetta, a lei

fanno

longanimi e modesti, tanto che

si

il

fatto stesso del suo risorgimento e

ragione di pretendere. Troppo

si

fu

potè credere che questa longanimità e


792

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

questa modestia fosse dovuta a pochezza d'animo, ad impotenza di fare, a timore di dire alte e chiare le ragioni nostre. Bastò il monito della coscienza nazionale, perchè nel volgere di poche settimane la nostra bandiera fosse

gloriosamente piantata su quella costa africana, dove già

Roma, dove a noi insolentemente si contesero anche

i

fiorì la civiltà di

più pacifici commerci,

dove i nostri interessi imperiosamente ci chiamavano. Le nostre forze di terra e di

mare stanno ora facendo al cospetto del mondo bella prova di sé, della

lor disciplina, del valore e della abilità loro, e questo allieta e fa giusta-

mente altera l'anima di tutti gli italiani. Onore e gloria per i marinai ed i soldati d'Italia.

La conquista che stiamo facendo, ormai bene assicurata e

per sempre irrevocabile, delle terre di Tripoli e di Cirene, oltre che corri-

spondere ad un grande interesse nostro politico e militare nel Mediterraneo,

santamente civilizzatrice in un paese troppo a lungo lasciato in colpevole abbandono, ci sarà indubbiamente larga di granoltre che permetterci opera

diosi vantaggi economici. Ma oltre a questa conquista materiale rallegriamoci

che altra e maggiore conquista morale noi abbiamo in questi giorni fatto

ed è

il

:

vigoroso solenne risveglio della coscienza nazionale „.

L'oratore chiude esprimendo coltivare e diffondere

l'alto

patriotico

intento

Società di

della

sempre più lo studio per la conoscenza della storia

del patrio risorgimento. Il

comm. Bassano Gabba pronunzia un breve discorso per rilevare che

per la storia del risorgimento da lui presieduta ha raggiunto la meta prefissa riunendosi a congresso a Roma in quest'anno in cui si festeggia

la Società

il

giubileo patriottico della nazione. Accenna a quanto si è potuto fare nei

cinque anni di vita della società e termina rivolgendo un caldo saluto senatori Pedotti e Cadolini che

tanto

ai

contribuirono coll'azione al risorgi-

mento politico della patria. Ultimo a parlare è il ministro Tedesco,

A Roma

il

simbolo

più espressivo

sacro al giubileo nazionale

il

il

quale così dice: unità

italiana, e

nell'anno

Congresso per la storia del risorgimento

sume un grande significato. E ha presiedere

il

della

particolare

suggestione

il

fatto

Comitato ordinatore romano, fu chiamato l'uomo insigne,

quale nei giorni pieni di

fati

as-

che a il

compì nobilmente il suo dovere nelle schiere

fiammeggianti e nell'esercito nazionale „. Dopo aver ricordato che la storia del risorgimento è storia di generose audacie, di avversità virilmente sofferte, di sacrifici eroici e di magnanime gesta, saluta nell'esercito e nell'armata vittoriosa la immagine vivente della devozione alla patria e la mirabile

espressione della virtù del sacrificio! Gloria ai valorosi nostri fratelli che col sangue generoso consacrarono le nuove terre italiane. Termina dichiarando aperto in nome del Re l'attuale Congresso (Vivi applausi).

Si procede alla costituzione dell'Ufficio di Presidenza e su proposta del prof. Galanti, per

acclamazione vengono

rale Pedotti presidente del

eletti:

presidente senatore gene-

Comitato romano, vice-presidente comm. Gabba

presidente del Consiglio centrale della Società, conte

Nani Mocenigo pre-


'_

793

ATTI UFFICIALI

sidente del Comitato Veneto, prof. on. Giovagnoli rappresentante del Comitato

romano, conte Govone segretario del Comitato di Torino; a segretari:

tenente colonnello Maggiorotti prof. Colombo,

comm. Roux, prof. Michel.

Seduta pomeridiana del 22 ottobre 1911. Si apre la seduta a ore 15.

Presidente comunica le adesioni pervenute e dà lettura di un invito ai congressisti per visitare

Museo dei Bersaglieri in Roma.

il

Galanti propone che siano aggiunti all'Ufficio di presidenza l'avvocato Agostino Gori come rappresentante del Comitato regionale toscano, e il prof. Francesco Guardione come rappresentante delle regioni meridionali. Si approva.

Giovagnoli commemora con

belle

parole

il

compianto prof. Ludovico

Corio, patriota sincero e benemerito conservatore e accrescitore del

Museo

del Risorgimento in Milano.

Gabba si associa e ricorda le virtù e le benemerenze grandi dell'illustre come lui. Aknò ricorda Giuseppe Missori, cavaliere senza macchia e propugnatore valido ed eroico dell'indipendenza italiana, e legge una lettera di lui a defunto, che pochi, afferma, han conosciuto

Riccardo Sineo.

Michel commemora il

socio

onorario

prof. Carlo

Ademollo che prese

parte a due campagne di guerra e spese tutta la vita a celebrar col pennello le pagine più gloriose della nostra storia nazionale.

Gabotto rammenta Gustavo Uzielli, uomo di varia

e

profonda cultura

scientifica e valoroso soldato garibaldino.

Presidente si unisce

ai

precedenti

oratori

per inviare un saluto alla

memoria di tutti gli illustri e benemeriti defunti. Si passa allo svolgimento dell'ordine del giorno. Presidente prega il dott. Gallavresi vice-segretario a voler dar lettura,

in assenza del segretario generale, della Relazione morale e finanziaria del

Consiglio centrale.

Relazione morale e finanziaria. Egregi consoci,

La nostra Società ebbe il suo primo impulso, come quel moto di risorgimento della patria, del quale l'illustrazione ed il culto è suo scopo e sua ragione di vita, ebbe

il suo primo impulso a Milano. Oggi essa chiude il suo primo periodo di vita in quella Roma ove gl'imponenti, meravigliosi

avanzi di una civiltà e di una grandezza che fu unica nel mondo, cingono


794

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

di

degna corona la epica mole che

al

suo primo fattore, in questa

suo grande Re,

— com-

— dal lungo e tenace volo.

piuta l'incredibile opera

—

Italia volle sacrata al

Roma dove l'aquila sabauda posò

—

l'Italia potè dirsi fatta, così voraffermatasi in Roma E come affidando agli egregi che formeranno il nuovo remmo noi poter oggi Consiglio la somma direzione del nostro sodalizio dir loro: " Ecco la

—

—

nostra Società, ormai matura all'opera, ormai pronta all'alta opera, che per vostro merito compirà „.

Purtroppo così non è. Se lungo ed aspro fu il cammino, se non meno tenace, e forse men grata fu l'opera, perchè spesso oscura, da noi compiuta, la

mèta

— quella mèta fulgida che sorrise ai primi cento volonterosi del

—

Congresso tenuto a Milano nel 1906 Il

è lontana ancora.

nostro lavoro è stato, più che altro, preparatorio, sia nel

campo della

organizzazione, sia in quello della creazione.

Né l'organizzazione è ancora compiuta, né molte sono le opere interessanti la storia del nostro Risorgimento che hanno potuto, per merito nostro,

vedere la luce. Anche quella che speravamo presentarvi completa per questo

Congresso

:

l'Epistolario di Federico Confalonieri, per ragioni assolutamente

estranee al suo valente compilatore,

il

dovrà tardare an-

dott. Gallavresi,

cora di qualche mese; fu necessario condensare l'abbondantissimo materiale raccolto in di

un solo volume: di qui la necessità di un lavoro di cernita e

riordinamento che

s'è

protratto oltre

il

desiderio e la volontà dell'edi-

tore e commentatore, per altra parte distratto da

tale

lavoro,

a

cagione

della compilazione della Rivista, e dei lavori della segreteria.

L'organizzazione non è ancora compiuta: se fiorenti sono

Piemontese,

il

Lombardo, il Toscano,

ancora allo stato

iniziale,

o,

altri

il

quale

si

dovette

il

Comitato

che sorsero, o sono rimasti

peggio, hanno resa necessaria un'opera non

facile di riorganizzazione: tale il

neto, per

gli altri

Comitato Romano,

tale

il

Comitato Ve-

provvedere ad una vera ricostituzione, con

elementi direttivi, che danno oggi affidamento di riguadagnare in breve

non poco tempo perduto. Anche si tentò di far sorgere, in questo ultimo anno, nuovi Comitati, quale il Marchigiano e il Napoletano ma, per difil

;

ficoltà d'indole varia,

ciò

non fu possibile,

e noi

auguriamo migliore for-

tuna ai nostri successori.

Ma la relazione finanziaria vi dirà che c'è un altro lavoro da fare: che noi abbiamo tentato

senza grande fortuna,

di soci, rire lo

che riescirà forse meglio

ai

non basta ad una Società l'annoverare buon numero se il loro concorso non è costante a favosotto ogni forma

nostri successori: che

—

svolgimento ed

il

—

consolidamento della Società.

Quanto alle pubblicazioni che erano nel programma della nostra Società uno solo dei rami della collana Scientifica fu iniziato, quello degli * Epistolari e carteggi

avviare,

„

;

un altro, quello dei Documenti, avremmo voluto pure

ma le trattative iniziate e non ancora condotte a termine col conte

Mario degli Alberti per il Carteggio del conte di Sambuy e con il profes-


795

ATTI UFFICIALI

massima concluse), e

Salsotto per la Bibliografia del Botta (queste in scarsità dei mezzi finanziarii

non ce lo hanno consentito.

Vedranno, invece, in questi giorni la luce le quattro Monografie popolari

un concorso, di poco felice risultato il primo anno,

quali fu bandito

le

che ebbe esito felice nel secondo.

Fu, in questo ultimo anno, trasformata la Rivista, dopo

compianto direttore,

>stro

ufficiale della

prof.

il

la

morte del

Manzone, facendone una pubblicazione

nostra Società, affidata alle assidue e intelligenti cure di un

nostro Consigliere,

il

Gallavresi,

prof.

e

posta sotto

l'alta

direzione del

nostro Comitato delle pubblicazioni.

Non grande frutto hanno dato i nostri sforzi per accrescere il numero dei nostri soci: 57 nuovi ne

raccogliemmo dall'ultimo Congresso ad oggi:

ma quattordici sono i dimissionarii, a noi noti, quindici quelli che la morte e

ci tolse :

sono tra questi

— purtroppo — molti che

col loro nome illu-

strarono la nostra Società, che alla patria avevano data la loro opera preziosa nei giorni fortunosi e nei tempi più recenti, nelle arti, nelle lettere, nelle armi. Il vostro Consiglio

ricordare qui

i

non ne ritesserà qui le lodi: basterà a voi

nomi, perchè anche le opere ne siano rievocate

Giulio Cesare Alba, e Antonio Fogazzaro, Rasini, Umberto Ottolenghi e Carlo prof.

il

Guido Bigoni,

consoci perduti va

e

il

Ermes

prof. Lodovico

Visconti ed

:

ricorderemo e il generale

Emanuele D'Adda,

Corto, ai quali tutti, e agli altri

memore e reverente.

nostro pensiero

il

Urbano Rattazzi,

Della gestione finanziaria della nostra Società vi daremo conto tra breve.

rendiconto morale è compiuto: e noi sentiamo di dover chiedere che il

Il

vostro giudizio sia indulgente, e tenga la diffusione di tifici,

anche se

essi

si

questa nostra età che altro che

il

conto delle difficoltà che presenta

una Società che ha intenti puramente intellettuali e scienavvivano di un altissimo ideale patri otico

— in

— a torto o a ragione — par non apprezzi e curi

conseguimento di una pratica, materiale, immediata utilità.

Congresso si aduna, il tempo in cui questo nostro odierno nuova sede data al Consiglio Centrale della Società sono buono affidamento per l'avvenire: deve Roma, a cui s'appuntano tutti i desiderii, tutti Il

luogo e

la

i

voti, tutti

la

i

ricordi degli Italiani, irradiare

dero, fecondatrice di culto per quelle

venuta la secura baldanza con cui sulle di

per ricambio a tutta Italia

sua azione fecondatrice di amore alla Patria, e

i

ai

grandi che ce la die-

memorie sante onde oggi ancora

è

soldati d'Italia son mossi a rinnovare

sponde dell'Africa, e con civili intendimenti,

i

trionfi e le conquiste

Roma. P. Vittorio Ferrari.


IL

796

RISORGIMENTO ITALIANO

BILANCIO AL 30 SETTEMBRE 1911 Relazione dei Revisori. Onorevoli Signori Soci,

Abbiamo anche quest'anno compiuto la revisione del bilancio che l'onorevole Consiglio Centrale ha fatto redigere e che vi vien presentato chiuso al

30 settembre u.

s.

Come di dovere abbiamo controllato i libri, i documenti comprovanti le singole erogazioni e constatato l'esistenza reale dei contanti in cassa, del

buono fruttifero, ciali.

del libretto di conto corrente ed infine dei distintivi so-

— Mentre tributiamo sincera lode per l'esemplare tenuta della con-

tabilità, sentiamo

bisogno di illustrare con qualche considerazione alcune

il

delle cifre che troverete esposte in bilancio. Ed anzitutto ci si affaccia quella di L.

4310,34

all'attivo per crediti verso Comitati

diligentemente redatto allegato vedrete che, malgrado

i

e

Soci.

— Come dal

A che la sviscera in modo chiarissimo, Voi

voti da noi espressi

nella nostra relazione dello

scorso anno onde venissero adottati provvedimenti intesi ad assicurare alla

nostra società

un funzionamento basato su norme tali che togliessero final-

mente di mezzo l'irregolarissimo modo di riscossione dei contributi sociali, noi ci troviamo di bel nuovo di fronte ad un credito enorme per tale titolo e ciò

dopo di avere con un colpo di penna dato di frego a ben L. 3757,60

per 268 quote non pagate delle annate dal 1907 al 1910!

Almeno si avesse

potuto dire che a petto di quelle quote inesatte vennero risparmiati altrettanti

volumi delle pubblicazioni sociali.

Ma ciò non si può dire perchè a

molti di quei soci morosi non ne venne sospeso l'invio, cosa

che

racco-

mandiamo d'ora innanzi di fare senza riguardi. È assolutamente necessario che i singoli Comitati mandino al Consiglio Centrale entro il mese di gennaio l'elenco dei loro Soci che sono in regola col pagamento della quota dell'anno precorso e che pel 30 giugno d'ogni anno versino al Consiglio le

quote a tutto quel dì incassate declinando pagato.

il

nome dei soci che non hanno

— Solo con questi provvedimenti, certo

di non difficile attuazione, si

potrà ovviare ad una così grave dispersione delle nostre forze ed offrire a chi

deve provvedere sempre maggiori e nuove estrinsecazioni dell'attività sociale,

ed il mezzo di condurle ad

effetto.

Sulla cifra delle spese di

L.

1475,26

non abbiamo che a far rilevare come dessa sia costituita da L. 211,16 per postali e minute, L.

390 stipendio fattorino, L. 377,10 congresso di VeL. 400 retribuzione al contabile per

nezia, L. 97 cancellerie e stampati, il

1910 e per il 1911. Vi invitiamo, egregi Consoci, ad approvare il bilancio della Società chiuso

al

30 settembre u.

s.

Ghisi Enrico

come vi è presentato.

— Ersilio Michel — Cristoforo Scotti


797

ATTI UFFICIALI

Bilancio Consuntivo al

30 Settembre 1911.

Attività

Esistenza al 30 Settembre 1911

L.

Banca Cooperativa Milanese: Buono fruttifero 31 Dicembre 1911

.

.

Libretto di Conto Corrente

L. .

11.180

369,91

—

3.092,50

14.272,50 intivi: Esistenza al 30 Settembre 1911

N. 348 a L. 2 Credditi: Comitati e Soci {Allegato A)

L. .

L.

...»

Ditta L. F. Cogliati

„

Colonnello A. Maggiorotti

696

—

4.310,34

915

—

37,50 5.262,84

20.601,25 Passività

Debiti: Ditta Fratelli Bocca

L.

2.635,22

.

.

„

97,12

.

.

,

45

.

Cav. Prof. Vittorio Ferrari

.

Cav. Dott. Giuseppe Gallavresi

— 2.777,34

Capitale Sociale al 30 Settembre 1911

L. 17.823,91

20.601

—

Dimostrazione del Conto Capitale Sociale. Attività

Comitati e Soci Quote cancellate al 30 Sett. 1911 {Ali. B) L. Diritto d'Autore: Cav. Prof. V. Ferrari L. 97,12 :

3.757,60

.

Cav. Dott. Gallavresi

.

—

.

.

.

„

45

.

.

.

L.

1.475,26

142,12

Spese: Postali, fattorino e diversi Monografie Rivista Sociale

.

.

.

Pubblicazioni diverse

.

—

„

2.250

„

7.202,30

„

163,65 11.091,21

Capitale Sociale al

30 settembre 1911

L. 17.823,91

32.814,84


798

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Passività

Capitale Sociale al 31 agosto 1910

L. 19.685,17

Interessi Attivi

.

.

Pubblicazioni e Monografie

883,30

„

1.345

n

Comitati e Soci: Quote 1911

,

Distintivi: Utile su quelli venduti

—

10.883,07 18,30

„

32.814,84 Milano, 30 Settembre 1911

Il

Tesoriere

Avv. Ambrogio Crippa

11 Presidente

11 Segretario

Avv. Bassano Gabba

Prof. Vittorio

Ffrrari

Si apre la discussione.

Gabotto dà lode al C. C. che ha facilitato il trasporto della sede da Milano a Roma; però non può tralasciare di criticarne l'opera. Parla più specialmente della Rivista quasi unica estrinsecazione sociale. fatto per migliorarla, per

Nulla si è aumentare i soci, per domandare la collaborazione

degli studiosi. Afferma che la Società nel

campo

delle pubblicazioni è ri-

masta troppo strettamente lombarda, mentre il Consiglio Centrale doveva promuovere pubblicazioni di carattere generale. Dal lato morale osserva, che fu accolto nella rivista, uno

scritto,

che offusca, senza che ve ne fosse

bisogno, la fama di Giorgio Pallavicino e dimostra sia stato

un grave errore. Anche finanziariamente

come e perchè questo la Rivista

non è

stata

bene amministrata. Conclude affermando esser necessario un cambiamento di indirizzo in tutto e per tutto.

Gallavresi, come segretario di redazione, difende l'opera sua nella direzione della Rivista. Dichiara che egli limitò tori,

il

numero dei suoi collabora-

perchè ritenne conveniente di rivolgersi a persone il cui indirizzo negli

non fosse troppo diverso da quello che egli intendeva dare alla publa Rivista debba avere un carattere prettamente scientifico e consacrare la verità qualunque essa sia, giacché egli è certissimo che gli uomini del Risorgimento non temano la luce. Respinge l'acstudi

blicazione. Ritiene che

cusa di speciale tendenza politica; ha sempre cercato che la sua azione fosse apolitica ed imparziale, tanto che

non si peritò di pubblicare articoli

che in cuor suo non approvava intieramente. rapporti e

i

Spiega quali siano

stati

i

vincoli del C. C. cogli editori e quali le facilitazioni ottenute

dopo che la Società ebbe superato il numero di 550 aderenti. Riconosce alcuni degli errori e delle manchevolezze che sono state rimproverate alla Rivista, conviene anche che questa sia stata soffocata da due articoli sover-


ATTI UFFICIALI

799

mente lunghi del Giusi e del Sandonà, ma afferma che tutta la responnon debba farsene risalire a lui.

lità

bnò non approva quanto è stato detto circa il carattere scientifico della mata, che, secondo lui, dovrebbe invece avere lo scopo di informare i soci più frequentemente e più largamente possibile di ciò che si scrive intorno nostra storia.

Ravà vuole che si pensi più specialmente a quello che si deve fare per l'avvenire più che a quello che si è fatto in passato, e circa

i due indipuò avere una forma media, scientifica ed informativa contemporaneamente. Presenta apposito ordine del

opposti trova che

rizzi

la

Rivista

giorno.

Govone afferma che in seno al Comitato Piemontese molto vi è da cambiare

nell'indirizzo

passato cadono su tutti

i

sociale

membri del C.

approva l'indirizzo della Rivista e

si

C.

e

né

che si

le

si

è

rilevato

responsabilità

possono scindere.

che del

Non

riserva di discuterne a suo tempo.

Beccaria a nome del Comitato Toscano

si

associa al precedente oratore,

fa varie critiche a molti punti del lavoro sociale e crede di poter scusare gli errori e le deficienze col

Parlano ancora

il

prof.

breve periodo di vita della Società.

Giovagnoli, il prof. Galanti ed altri per l'appro-

vazione della relazione.

Govone, sempre a nome del Comitato Piemontese, dichiara che non può approvare

la relazione

che

riflette l'indirizzo finora

tenuto dalla Società.

Gabba dice che approvare la relazione non implica l'approvazione dell'indirizzo sociale passato, che invece può e deve anzi essere discusso. il

Dopo queste osservazioni si approva la chiusura e si vota all'unanimità seguente ordine del giorno già proposto dal comm. Ravà: L'Assemblea, udita la relazione morale, l'approva e passa all'ordine

del giorno

„.

Seduta antimeridiana del 23 ottobre 1911.

Si apre la seduta alle ore 9.

Presidente comunica nuove adesioni pervenute. MicheIì presenta la memoria del prof. G. U. Oxilia, assente tela di Giovanni

Lanza

circa la convenzione del

Arno presenta una sua memoria su

:

"

Una let-

1864 „.

Garibaldi al Varignano „

conte-

nente vari documenti inediti ed illustra brevemente un memoriale

e vari

documenti sull'eventuale cessione della Sardegna nel 1861, chivio Sineo. delle

due

tolti

dall'Ar-

Presenta ancora alcuni documenti riguardanti la dittatura

Sicilie e la perquisizione nell'ufficio del

Comitato Centrale del-

l'Associazione dei Comitati di Provvedimento, preside Garibaldi.


800

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Weil legge una breve comunicazione sul generale Begani, prode difentempo di Gioacchino Murat, e propone che in memoria un monumento nella stessa for-

sore di Gaeta al

del suo ammirabile eroismo sia innalzato

tezza di Gaeta.

Giovagnoli manda un saluto e un ringraziamento all'illustre storico francese che con tanto

Presidente

si

amore tratta la storia del nostro Risorgimento.

associa.

Guardione comunica una lettera del gen. Fanti al gen. Lamoricière sull'occupazione delle Marche, una satira di Pasquino a Marforio sulla deca-

denza del papa, generale

si

e

una lettera di Garibaldi a M. Monnier, con la quale il un libro sulla " conquista „ della Sicilia. Illustra

duole di

anche altri documenti su Aspromonte, sulle vicende della convenzione italofranca del 1864, sugli avvenimenti sanguinosi di Torino in quell'anno e sulla politica napoleonica.

Colombo legge una lettera di Raffaello Cadorna al fratello Carlo sul plemarchese d'Azeglio e una terza di Camillo Cavour a Costantino Nigra del 1860, nella quale si afferma la necessità che il Re occupi Napoli prima di Garibaldi.

biscito del 2 ottobre 1870, altra di Quintino Sella al

Non essendo presente il prof. Ambrosini, né essendo stata presentata la sua relazione, si passa alla discussione degli altri affari all'ordine del giorno.

Beccaria svolge

sua relazione circa la opportunità di interrogare

la

i

patrioti superstiti sui fatti cui presero parte, ed espone le ragioni principali che lo

inducono ad insistere nella proposta che fu già presentata ed

approvata in altro Congresso. Afferma di aver raccolto buona messe di dati e di notizie in

una serie di interviste avute con vari patrioti intorno ad

alcuni fatti del '59, accenna anche alle testimonianze raccolte per

questo

Corpo di Stato Maggiore, e conclude potrà molto avvantaggiarsi anche delle

stesso periodo dall'Ufficio storico del

dicendosi persuaso che la

storia

deposizioni degli umili partecipi e testimoni dei fatti del nostro Risorgimento.

Degli Azzi dichiara

di esser stato

di aver cambiato opinione

prima fautore di questa proposta, ma

dopo il tentativo

di

pratica attuazione

ch'egli

ne fece nella casa di Turate. Ritiene che molto difficilmente queste interviste possano approdare a qualche cosa di utile.

Giovagnoli non rigetta

la proposta,

ma raccomanda la massima cautela

nell'accettare le dichiarazioni spesso esagerate dei superstiti. Cita ad esempio l'eroica fine di

manipolo

suo fratello all'assalto di Monterotondo alla testa di un

di circa

20 garibaldini; avvenimento

al

quale moltissimi

altri,

che non vi erano, testimoniarono la loro presenza affermando di essere stati

gomito a gomito col caduto. Ferrari, capo dell'Ufficio storico del Corpo di Stato Maggiore, dice che l'Ufficio, cui presiede,

questionari

scritti,

e

non ha mancato mai di interrogare per mezzo di

anche verbalmente per mezzo di ufficiali, tutte le per-

sone, che, per la loro posizione o per essere stati testimoni oculari, potevano fornire notizie intorno agli avvenimenti che si volevano studiare. Aggiunge


_

che

fonti debbono però essere abilmente sfruttate e molto bene vagliate,

tali

spesso a svisare

le opinioni personali, e tanti altri fattori portano

memoria,

la scarsa

perchè

i

diversamente enunciati da documenti ineccepibili.

fatti

Poiché deve assentarsi, consentendolo

ultimamente pubblicati

lavori

801

ATTI UFFICIALI

il

Presidente, espone la

dall'Ufficio Storico del

Corpo

serie

dei

di Stato Mag-

giore e riferisce di quelli in corso di stampa, nonché di quelli in

prepa-

razione nel prossimo anno.

Michel, riprendendo la discussione, dice che la sua fede nella utilità delle interviste coi superstiti

non è punto scossa da quando in unione al collega

prof. Michieli presentò per la prima volta la proposta al Congresso di Milano

;

ammette che la cosa non debba aver sempre un esito fortunato, ma ritiene fermamente che le testimonianze, se ben raccolte e vagliate, potranno riuscire di grande vantaggio alla storia e non solo pei fatti di guerra ma anche per le cospirazioni

e

i

moti rivoluzionari.

Gabotto dice che spesso le relazioni ufficiali falsano le notizie, che invece

interrogazioni di testimoni, specie se di persone colte ed intelligenti,

le

possono riuscire molto utili:

dichiara perciò favorevole alla proposta.

si

domanda e si approva la chiusura della discussione. Michel e Beccaria propongono il seguente ordine del giorno: Si

u

II

Congresso riconosce ancora una volta

con tutte

gimento

le

e

la

convenienza di raccogliere

cautele necessarie le testimonianze sui fatti del nostro Risor-

raccomanda questo compito ai singoli Comitati regionali „.

Messo ai voti l'ordine del giorno è approvato. Guardione ricorda come nei precedenti congressi si sia espresso il voto perchè

gli

Archivi di Stato fossero aperti più liberalmente agli studiosi, e

poiché nulla finora

si

è ottenuto,

propone che quel voto

Presidente dice che lo stesso argomento

sia rinnovato.

è stato recentemente

trattato

3he in Senato.

Gabotto e Marzi affermano che un nuovo Regolamento per gli Archivi, più liberale, trovasi ora per

il

parere dinanzi al Consiglio di Stato.

Curatulo ritiene che la proposta Guardione possa essere votata come una sollecitazione.

Guardione legge il seguente ordine del giorno: 8 L'Assemblea rinnova i voti di altri Congressi, affinchè sia presto emanato ed applicato il nuovo regolamento che apra più liberalmente gli Archivi di Stato agli studiosi, almeno sino al 1847 „. Messo

ai voti è

approvato.

La seduta è tolta alle ore 12.

Seduta pomeridiana del 23 ottobre 1911.

Si apre la seduta a ore 15.

Presidente dà comunicazione

di alcuni doni pervenuti.


802

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Arno propone un salato ai superstiti di Villa Roma.

Glori che

si

riuniscono

in questo giorno a

approva per acclamazione.

Si

Michel espone la sua relazione sulla necessità dei repertori di documenti privati e pubblici interessanti

il

nostro Risorgimento ed esistenti all'estero

in Archivi e Biblioteche. Passa in rassegna

ed illustra brevemente

i

relativi alla nostra storia degli archivi

non tralascia di dire

principali

dell'Europa. Più lungamente

l'Italia e gli altri paesi

menti

i

di

depositi stranieri

rapporti passati nel periodo del Risorgimento tra

quelli,

si

di Parigi

indugia sui docue

di Vienna,

ma

pur importantissimi, che sono depositati

negli archivi e nelle biblioteche dell'Inghilterra, della Spagna, della Russia, della Svizzera. e

documenti

Conclude affermando

la necessità

che di tutte queste carte

compilato nel più breve tempo possibile un repertorio

sia

minuto ed accurato,

e,

pur non nascondendosi le difficoltà dell'impresa, pro-

pone che la Società se ne faccia iniziatrice,

e,

ad assolvere il compito,

in-

vochi l'aiuto morale e materiale del Governo e più specialmente del Comitato Nazionale per la Storia del Risorgimento.

Colombo approva la proposta, ai

ma ritiene che prima si debba provvedere

documenti di casa nostra che non sono inventariati.

Michel risponde che le due catalogazioni possono andar di pari passo il repertorio di documenti all'estero è più urgente, in quanto sono maggiormente soggetti alla dispersione. Cita a questo proposito il caso capitato di recente ad un nostro studioso, il quale, recatosi a Berna per ricercare documenti sul Mazzini e gli altri profughi prima e dopo il 1848 e che

ebbe la sorpresa di sentirsi rispondere che tutti quei preziosi materiali, ritenuti

un ingombro inutile, erano stati mandati al macero.

Giovagnoli avverte che in seno al Comitato Nazionale la questione e

veduto

al

è stata discussa

propone una sollecitazione a quel Comitato perche sia prov-

più presto.

Raulich osserva che il Comitato Nazionale ha diramato a tale scopo una circolare che non ebbe troppa fortuna; inoltre non crede conveniente di appellarsi e

ed

ad

altri.

Ritiene urgente di agire nel senso esposto dal Michel

propone che il Comitato Centrale assuma ricerche dei documenti all'estero i

Comitati Regionali provvedano

alle ricerche nello

Stato.

Arno ritiene che debbano approvarsi le due proposte, e che i modi per debbano essere studiati. Colombo dà notizia che il Comitato piemontese ha già pensato di iniziare

attuarle

un regesto di documenti esistenti in archivi privati, e che il Municipio di Torino ha deliberato per questa impresa una prima largizione di lire 5000. Cadolini dice che è difficile indicare ora con precisione quello che si potrà fare, e propone

la chiusura.

Giovagnoli ritiene che per questi repertori occorrano denari e per questi

non si possa ricorrere al Ministero della P. mitato Nazionale.

I.

che già

li

fornisce al

Co-


803

ATTI UFFICIALI

Raulicii dice che, trattandosi anche di documenti privati, sono necessarie indagini e ricerche, dopo le quali

soltanto

si

possono prendere decisioni

al riguardo. Aggiunge che per i documenti dell'estero possono bastare elenchi

o regesti,

ma con questi non si elimina il pericolo del disperdimento.

Presidente riconosce l'importanza dell'argomento e propone di deferirne lo studio al

"

nuovo Consiglio Centrale.

mette in votazione

Si

Il

il

seguente ordine del giorno:

Congresso deferisce

al C. C. lo studio approfondito della formazione

documenti

esistenti negli archivi e nelle biblioteche dello

di repertori dei

Stato e dell'estero „.

È approvato. Gallavresi svolge la sua relazione sulla mancanza periodici riguardanti e propone che il

il

di

efemeroteche di

Risorgimento, a somiglianza del Museo britannico,

il

Consiglio Centrale voglia studiare l'argomento. Presenta

seguente ordine del giorno:

" Il Congresso, riconosciuta l'opportunità di promuovere l'istituzione di una efemeroteca del Risorgimento incarica il nuovo C. C. di prendere ac-

cordi cogli enti che possano agevolare l'attuazione del vagheggiato disegno „.

È approvato. Michel, a nome anche del dott. Verga, espone la sua relazione sulla opportunità di costituire un catalogo dei ritratti dei patrioti italiani. Nota

come un ricco materiale iconografico sia disperso in musei, in biblioteche, come molti ritratti giacciano ammucchiati

in archivi pubblici e privati, e

e negletti in grandi depositi dello

Stato.

Afferma ad esempio che circa

20000 ritratti, non di soli patrioti, sono raccolti nella Biblioteca Nazionale di Firenze, e

nemmeno in parte sono Musei

l'aiuto dei direttori dei

formi

al

catalogati.

stati

Propone che con

e delle Biblioteche e di tutti gli studiosi si

più presto uno schedario di tutti

i

ritratti esistenti, e che questo

catalogo sia depositato in uno dei nostri Musei del Risorgimento, e meglio in quello che

dovrà sorgere presto in Roma, nel monumento

a Vittorio

Emanuele.

Ravà fa plauso a tale proposta, ritiene che nello schedario si debbano comprendere anche gli

stranieri che

operarono efficacemente per la libertà

d'Italia.

De Sonnaz si associa. Verga spiega per quali ragioni egli e il dott. Michel presentarono la Museo di Bologna si trovano molti ritratti

proposta, ed aggiunge che nel di patrioti

ed anche di stranieri che simpatizzarono per l'Italia.

De Daugnon e Guaritone si associano ai precedenti oratori. Giovagnoli richiama l'attenzione dei congressisti sulla grande raccolta di ritratti esistenti nella Mostra il

romana del Risorgimento, ed aggiunge che

Comitato Nazionale ha raccolto quasi mille

ritratti

nelle assemblee politiche della nazione.

Si mette in votazione

il

seguente ordine del giorno:

dei

rappresentanti


*

K1SORGIMENTO ITALIANO

IL

80-i

Congresso riconosce la necessità che

Il

dei ritratti italiani e degli stranieri che

si

sia

compilato uno schedario

resero benemeriti della nostra

causa nazionale, e fa voti che questo schedario sia conservato nell'istituendo

Museo del Risorgimento di Roma „.

È approvato. Michel riferisce intorno all'epistolario

di

Nino Bixio, a nome anche del

collega e collaboratore dott. Oxilia, dice dei materiali già raccolti, invoca degli

l'aiuto

studiosi perchè siano portate a sua conoscenza tutte le lettere

ancora di dominio privato.

Gallavresi esprime l'opinione che il Carteggio di Bixio debba far parte delle pubblicazioni sociali.

Maggioeotti svolge la sua relazione sul coordinamento dell'azione soci e dei Comitati Regionali per

scopi sociali, nota che l'azione del C. C. non tire sui

dei

più completo raggiungimento degli

il

si

è finora fatta

troppo sen-

Comitati Regionali, afferma che questi, specie in fatto di comme-

morazioni

hanno operato ognuno per proprio conto, mentre

e conferenze,

opera poteva essere meglio coordinata e riuscire più vantaggiosa

la loro

per tutta

la Società.

Si indugia a trattare dei vari mezzi che si dovrebbero

adottare per rendere più efficace la direzione del C. C. e più stretti i rapporti fra i vari Comitati Regionali, e riuscire

i

singoli soci, ed afferma che potrebbe

molto vantaggiosa per questo scopo la pubblicazione di un bollet-

tino quindicinale o mensile.

Curti, a proposito dell'attività dei Comitati Regionali, tiene a dichiarare che

il

Comitato Lombardo tenne nel 1909 una

ferenze che ebbero

serie di quarantanove con-

un resultato molto soddisfacente.

Maggioroxti osserva che di questo ciclo di conferenze patriotiche poco si

è saputo fuori di

Lombardia e che sarebbe

state portate a notizia di tutti

i

soci, in esteso

stato

bene invece fossero

o in sunto, e che almeno

alcune fossero state ripetute in altre regioni.

Gallavresi osserva che la pubblicazione

di un bollettino è questione di

spesa.

Arno appoggia la px-oposta, ed afferma che la stampa di un Bollettino potrà riuscire molto utile per tutti quei soci che abitano nei minori centri, e per quei Comitati che '

Ricci

e

Giovagnoli

si

non possono spiegare un'azione molto attiva. associano.

Guardione svolge il suo tema sulla popolarità della Rivista sociale che si

collega alla proposta Maggiorotti, dice ormai che le idee in riguardo alla

Rivista risultano da quanto è stato detto il giorno precedente dai soci che

mossero critiche ed appunti a nome dei Comitati piemontese e toscano, e si associa anche egli alla proposta Maggiorotti, poiché ritiene che il Bollettino potrebbe completare l'azione della Rivista che è opera scientifica. Si

pone in votazione il seguente ordine del giorno:

L'Assemblea, convinta che occorra coordinare gli sforzi sociali, con un mezzo che sia anche mezzo di propaganda popolare, affida al Consiglio "


805

ATTI UFFICIALI

Centrale lo studio delle varie modalità che possano raggiungere tale intento, e

specialmente raccomanda la pubblicazione di un Bollettino che renda più

viva, continua e regolare presso

i

singoli

l'azione

soci

coordinatrice cen-

rale „.

È approvato all'unanimità. Residente propone che nella seduta antimeridiana del 24 si inizi la vola nomina del nuovo C. C, che sia ripresa nel pomeriggio

tone per

15, che

siano

eletti

scrutatori

i

soci:

Arno, Coltellacci, Colombo e

irdi.

approva.

Si

Ricci svolge la sua comunicazione sul Medagliere del Risorgimento, colito di

)rda

i

più che 5000 medaglie e donato allo Stato dai

fratelli

Padoa,

voti dei due precedenti Congressi di Firenze e di Venezia, perchè

lesto medagliere ricchissimo fosse al più presto collocato nel monumento

a Vittorio Emanuele, e propone che questo voto sia una terza volta e più

solennemente espresso in Roma. Si approva, e

si

toglie la seduta.

Seduta antimeridiana del 24 ottobre 1911. Pedotti, presidente, dichiara aperta la seduta a ore 9 l /t Si

.

aprono le urne per la votazione.

Si inizia la discussione del bilancio.

Gabotto desidera schiarimenti e domanda che colla Ditta Bocca.

Rivista, quando il calcolo basato una spesa tipografica di L. 4500.

Gallavresi dice che tra

il

il

C. C. e la Ditta

ogni copia inviata oltre le 550,

si

presenti

il

contratto

Non si sa spiegare perchè si spendano L. 7500 per la sul

prezzo di L. 90 al foglio

da parecchie lettere scambiate

contratto risulta

editrice.

Esso è

*

importa

à forfait „ in ragione

di L.

10

però dal 1911 l'editore rilascia L. 5 ogni copia

ai soci;

per costituire

un fondo, che serve a compensare

in

limiti

molto ristretti alcuni redattori fissi. Fa notare che è vero che oggi l'editore ottiene un guadagno dalla pubblicazione della Rivista, ma il contratto fu stipulato, quando la Società contava solo un paio di centinaia di soci ed allora l'impresa era molto svantaggiosa.

Crippa aggiunge altre spiegazioni ed afferma che il precedente direttore compenso dall'editore, mentre il di-

della Rivista, ora defunto, riceveva un

rettore

attuale

nulla

riceve.

Ammette che

il

costo

della Rivista sia al-

quanto forte, ma fu necessità e convenienza accettarlo all'inizio della Società, anche perchè si dovette evitare una possibile concorrenza con una rivista che sarebbe sorta, se non

si fossero

accettate quelle condizioni. Il contratto

può ora provvedere ai miglioramenti necessari. Degli Azzi ritiene che il contratto non sia stato così oneroso come si la-

scade col 1911; così

si

zi Risorgimento Italiano.

— IV.

52


IL

806

RISORGIMENTO ITALIANO

menta, poiché deve tenersi presente il rischio che si corre in queste pubblicazioni ed anche il lavoro che è necessario per avviarle ed assicurarne Te sistenza

Gàbotto prende atto dell'affermazione che il contratto coll'editore è ansi è sempre detto triennale, insiste nel ritenere che sia molto

nuale, mentre

oneroso per la Società, richiede che sia radicalmente modificato l'indirizzo della Rivista.

Galla vkesi spiega che il contratto fu annuale, ma che il passato diretl'impegno morale, consenziente il C. C, di mantenerlo per tre anni. Ripete che comprende molte lagnanze che riguardano la Rivista,

tore prese

poiché sono avvenuti vari inconvenienti che egli pel primo ha lamentato. Af-

ferma però che non

di

responsabilità e che in ogni

risale a lui la

tutti

modo siano di tale natura che possano essere oggi, aumentati

che

ritiene

i

soci,

facilmente eliminati. Infine

un lavoro più

attendere ad

possa

si

perfetto, e con condizioni editoriali più eque.

Beccaria trova alto il costo della Rivista e dice che in Toscana si possono trovare per la stampa condizioni molto più vantaggiose.

Ravà dice che gli schiarimenti del tesoriere e del direttore della Rivista sono esaurienti per quanto studierà se

il

al passato, afferma che il nuovo C. C.

si riferisce

contratto sia o non sia più conveniente

;

quindi propone l'ap-

sinora senza dubbio

non erano possibili

provazione della Relazione finanziaria. Gì-oyone

associa, ritiene

si

che

grandi economie sulla Rivista, afferma

la necessità

che quelle

che

si

tranno realizzare in seguito debbano essere impiegate a compensare dattori, specie quelli di rubriche fisse, e come

i

pore-

membro del Consiglio uscente

dichiara di assumere intera la responsabilità che gli spetta.

Crippa desidera aggiungere che se il contratto della Rivista non è dei migliori,

C. C.

il

ha potuto stipulare

altri

contratti

assai

buoni,

come

quello per la pubblicazione delle monografie popolari con la Ditta Cogliati, la

quale dà una copia gratis ad ogni socio ed il 18

Ravà presenta un

ordine

del

% degli

utili alla Società.

giorno di approvazione alla relazione

fi-

nanziaria.

Presidente propone un voto

di plauso al tesoriere e al direttore della

Rivista.

Gabotto

si

oppone dichiarando che la questione della Rivista fu tanto

dibattuta che non può dar luogo a voti di plauso.

Gabba invita sui quali

che

i

si

il

prof.

Gabotto, se

ha

altri

dubbi, a formulare

debba, occorrendo, fare un'inchiesta, perchè

soci siano perfettamente edotti di tutto,

che l'assemblea

chiarisca

interamente

il

il

i

punti

Consiglio vuole

come per parte sua desidera

suo giudizio verso

il

Consiglio

Galanti si associa al voto di plauso proposto.

Colombo vuole che il voto di plauso si trasformi in espressione di ringraziamento. Si

domanda e si approva la chiusura della discussione.


807

ATTI UFFICIALI

3i

pone in votazione il seguente ordine del giorno:

L'Assemblea, udite

approva

tesoriere,

spiegazioni

date

bilancio, ed

direttore della Rivista e

dal

un plauso

esprime

alla loro

opera

e coscienziosa „.

interessata Si

le il

approva a forte maggioranza.

Govone svolge la proposta C. C. sia

modificazioni allo Statuto nel senso che

di

composto da delegati eletti dai Comitati Regionali, e le quote

associazione, nette dall'aliquota destinata alla Rivista, siano ripartite in

ione di

*/

5

al C. C. e di */ ai B

dalla

attraversata sufficienti

Società

Comitati Regionali.

abbandonata

mezzi, e ritiene che

i

C. R.

Fa

la storia

della

all'azione dei singoli C. R.

debbano essere indipendenti non mancar di

C. C, in fatto di pubblicazioni di carattere regionale, e idi necessari allo scopo.

Gabba ammette che l'azione dei C. R. debba svolgersi più completamente e può quindi associarsi alla seconda parte della proposta; ma non ritiene conveniente ora, date

le

condizioni della Società, di modificare la

composizione del C. C.

Galanti avanza la pregiudiziale

proposta, perchè questa doveva nuovo Consiglio. Goiu si oppone e a nome del Comitato Toscano si associa alla seconda parte della proposta Govone. Gabotto si associa e domanda che sia votato di sottoporre a referendum la questione per mezzo dei C. R. sulla

presentarsi prima della elezione del

Arno parla contro la pregiudiziale. Gobetti a favore. Gabotto sostiene la necessità del referendum imposto dallo Statuto anche se la proposta fosse stata mossa da un solo socio, anziché da un Comitato. Govone si oppone alla pregiudiziale e insiste nella sua proposta. Presidente non può accettare la proposta di riforme. Ha fede che la Società possa allargare le sue basi e superare la crisi che ha attraversato.

Afferma che già

si

sono iniziate

Comitati, che perciò non

le

pratiche

per la costituzione

di

nuovi

devono tarpare le ali al nuovo Consiglio. Per quanto si possa studiare una nuova i-ipartizione delle quote sociali non si si

possono prendere ora risoluzioni radicali che potrebbero esautorare il nuovo Consiglio e ridurlo nella necessità di rassegnare

il

mandato.

Galanti propone di mutare la sua pregiudiziale in sospensiva nel senso di demandare al nuovo C. C. l'esame e lo studio delle proposte di riforma dello Statuto. Si

domanda e si approva la chiusura della discussione.

Si mette ai voti

il

seguente ordine del giorno:

L'Assemblea demanda al

C. C. lo studio

delle modificazioni allo Sta-

tuto nel senso proposto dai Comitati Piemontese e Toscano

E approvato, con prova e controprova, a maggioranza. La seduta è tolta a ore 12.15.

„.


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Seduta pomeridiana del 24 ottobre 1911.

Alle 15

riaprono

si

urne di votazione

le

I congressisti intanto

si

alla presenza

recano a visitare

la

degli scrutatori.

Mostra del Risoi-gimento

Monumento a Vittorio Emanuele e poi al ricevimento offerto dal Mu-

nel

Boma nei Musei Capitolini.

nicipio di

Alle ore 17 i / i

Pedotti,

si

riapre la seduta.

presidente, propone di

incaricare

nuovo

il

C. dello studio

C.

Comitato Romano.

delle proposte presentate dal

Si approva.

Presidente propone un voto di ringraziamento al comm. Fiorini che ha accompagnato i congressisti alla Mostra del Risorgimento, ed ha loro illustrato

i

preziosi

cimeli e documenti

ivi

raccolti

e

da

lui

sapientemente

ordinati e disposti. Si

approva fra gli applausi.

Fiorini ringrazia, e si dice dolente che ragioni di salute non gli abbiano

permesso

di

prender parte attiva

Goretti propone un voto

alle

sedute del Congresso.

ai Ministeri della Guerra e della Marina per l'ardita e ben condotta spedizione nella Tripolitania.

Si

di

plauso

approva per acclamazione.

Presidente avverte

che

Congresso per il 1912

il

Congresso

propone che

e

deve decidere circa la

sede del

sia scelta Napoli.

Daugnon e Guardione si associano. Galanti e Roux propongono che la scelta di Napoli sia approvata per acclamazione. Si applaude lungamente.

Galanti

riferisce sui

modi più efficaci per l'insegnamento

del Risorgimento. L'oratore espone anzitutto

Regno d'Italia fu per

lo

si

della Storia

motivi pei quali nel nuovo

alcuni decenni trascurato lo studio della storia del

risorgimento nazionale e ziato e

i

le ragioni

per cui siffatto studio

si

è di poi ini-

vada continuamente progredendo. Passa quindi a dimostrare come

possa intensificare e difiondere sempre più, sia nelle scuole superiori

e medie, sia nell'insegnamento elementare e nell'educazione popolare.

Ricci chiede e l'assemblea approva che la relazione Galanti venga data alle

stampe.

Pedotti aggiunge lusinghiere parole per riconfermare

al prof.

Galanti il

plauso dell'assemblea. Si così

comunica l'esito composto

della rinnovazione delle cariche del C. C. che risultò

:

Presidente: gen. senatore Pedotti; consiglieri: sen. Alessandro d'Ancona, on. Ferrerò di

Cambiano,

prof. Vittorio

Fiorini,

comm. Bassano Gabba,

prof. Arturo Galanti, prof. Giuseppe Gallavresi, on. prof. Raffaele Giovagnoli,

avv. Agostino Gori, conte Uberto Govone, col.

Andrea Maggiorotti, sena-


ATTI UFFICIALI

809

tore Matteo Mazziotti, prof. Ersilio Michel, conte Nani Mocenigo, prof. Italo

Raulich, prof. Costanzo Rinaudo, dott. Ettore Verga.

A revisori dei conti furono nominati: ing. Gerardi, prof. Vittore Ravà, comra. Onorato Roux. Si applaude.

Govone prende

la parola

per esternare la gratitudine

dell'assemblea al

suo degno presidente, generale Pedotti, per l'imparzialità, lo zelo,

tatto

il

Caostrati nel disimpegno dell'ufficio presidenziale (Applausi). \rnò aggiunge anch'egli belle parole per rilevare sempre più le benerenze del gen. Pedotti verso

i

Pedotti, salutato da applausi, dimostrazione di affetto cui

si

congressisti.

leva a parlare

si

per ringraziare della

vede fatto segno. Porge quindi un sentito

ringraziamento al suo predecessore, il comm. Bassano Gabba, per l'opera intelligente spiegata a prò della Società.

Assicura che egli

si

dedicherà coi migliori propositi al bene di questa

Associazione che persegue ideali nobilissimi, ed è lieto di vedersi in ciò sorretto dalla

collaborazione illuminata di tante illustri persone, animate

dall'intento di far vieppiù conoscere le splendide pagine della storia nazionale. Chiude,

un inno

sciogliendo

nostra Italia, ed al grido di Viva Si applaude lungamente.

all'avvenire il

sempre più radioso della

Bel

— La seduta è tolta. I segretari Andrea Maggiorotti Adolfo Colombo Emilio Michel Onorato Roux.

—

—

Consiglio centrale.

Adunanza del 5 giugno 1911. Presenti Gabba presidente, Capasso, Ckippa, Ferrari, Gallavresi, Govone, Novati e Oberziner. Scusano la loro assenza Nani e Verga. Si ratificano le deliberazioni prese in due precedenti sedute mancanti del :

:

numero generale. Si provvede, in base a relazione del segretario Gallavresi, perchè sia effet-

tuata una regolare ricostituzione della segreteria del Comitato veneto e perchè sieno apparecchiati, d'intesa col Comitato romano,

il

Congresso ed

il

trasfe-

rimento della sede in quella capitale. Si regolano i conti delle pubblicazioni delle monografie popolari premiate, approvandosi la cessione al Comune di Milano di copie d'una monografia a

prezzo di favore.

E Segretario

II Presidente

Gallavresi.

Gabba.


810

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Comitato Toscano.

Adunanza di Consiglio del 16 ottobre 1911.

Presiede avv. Goni. Beccaria, Gori, Michel, Pistelli.

Presenti

:

Scusati

Barbera, D'Ancona, Morpurgo, Rondoni.

Si

:

prendono vari accordi pel prossimo congresso di Roma, e si affidano ai Michel le relazioni sui temi di discussione

soci Barbera, Beccaria, Gori e

proposti. Si Si

comunicano nuove adesioni. approva un primo elenco di nomi di patrioti toscani per la " Collana delle

Biografie popolari „, e

si

affida ai soci Beccaria e Pistelli l'incarico di

pren-

dere accordi con un editore fiorentino per l'inizio della pubblicazione. Si

rimandano ad altra adunanza gli afiari rimasti all'ordine del giorno.

La seduta è tolta. Il Segretario

Presidente

11

E. Michel.

A. Gobi.

Il gerente responsabile:

Torino

Giuseppe Magrini.

— Tipografia Vincenzo Bona.


Anno IV.

Dicembre 1911.

N° 6.

-

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

RIVISTA STORICA (Organo della

«

Società nazionale per la storia del Risorgimento

italiano »)

REDAZIONE: Palazzo di Brera, MILANO.

Amministrazione:

FRATELLI BOCCA, Editori — TORINO

L- MEMORIE E DOCUMENTI INEDITI

GIOVANNI BERCHET STUDIO BIOGRAFICO CON PARTICOLARE RIGUARDO AGLI ANNI DELL'ESILIO

(Continuazione e fine

:

Vedi Anno IV, fascicolo 5", pag. 641).

IL

Il

Berchet e la Marchesa Arconati.

Con l'esilio la vita del Berchet comincia ad assumere maggiore importanza

,

e

indirizzate alla

noi possiamo seguirla passo passo nelle lettere Marchesa Costanza Trotti Arconati- Visconti, dalle

quali la figura dell'esule balza fuori viva e parlante. Il

Berchet conobbe la marchesa a Milano, alcuni mesi prima di

quando anGiuseppe s'era colà rifugiata per sottrarsi alle ricerche della polizia. Poco dopo gli Arconati partirono per il Castello di Graesbeck nel Belgio, ed il Berchet rimasto solo in Francia incominciò la sua corrispondenza epistolare, che non

espatriare e la ritrovò poi a Parigi sul finire del '21, ch'ella col marito

,

II

Risorgimento Italiano.

— IV.

53


812

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

anno di sua vita e che appare solo indimore presso la nobile famiglia. L'amicizia, sorta per viva simpatia nell'animo di lui, abbracciava insieme il marchese e Donna Costanza poi inconsciamente si rivolse più viva e piena di espansione verso la marchesa la quale per la mitezza dell'animo, per la finezza del sentimento e per il raro acume dell'intelletto, pareva meglio comprendere i bisogni dell'esule poeta. Il quale continuò a mantenere col marito affettuosi rapporti, come si deduce dalle lettere in cui spesso e insistentemente parla e domanda con vivo interesse di Poppino suo carissimo amico. Ma in Donna Costanza gli sembrò di trovare maggior comucessò più sino all'ultimo

terrotta dalle sue

;

,

,

nanza di pensieri e d'affetti

:

a lei aprì interamente il cuore, a lei

svelò i più occulti pensieri, le piccole debolezze e le rare sodisfazioni,

bramoso d'averne in ricambio, risposta confortatrice, una una sola che gli desse il coraggio di affrontare, col sorriso

parola, sulle

labbra, le

miserie della vita

sua di

fuggiasco. L' amicizia

della donna gentile (chiamiamola così) fu uno dei pochi fiori ch'egli colse sulla

via dell'esilio.

u

L'amicizia ch'io sento

per

lei

(così

nella lettera del 4 febbraio '22) è un misto di stima ponderata e

spontanea simpatia, di quella simpatia che cresce e si fa gigante

di

a misura che l'esperienza ne approva ogni tratto i movimenti come

consentanei alle più severe considerazioni dell'intelletto „.

In seguito di tempo la natura di questo affetto si andò a poco (1) e più d'una volta scrivendo egli si espresse

a poco alterando in

modo da non lasciar dubbio sulla natura di un sentimento ch'ei

voleva ostinarsi a chiamare amicizia.

"

V'ha dei casi in cui l'ami-

cizia trova fredde, inerti, gelate tutte le frasi che la

convenienza ha assegnate a lei per esprimersi, e vorrebbe tentare un passo più in là ed ha paura di vestire le apparenze di qualche altro sentimento e si ritira bestemmiando contro tutti i vocabolari e s'indispettisce con sé stessa „ (2). Quando Giovanni scrive così, non si è ancora reso conto di ciò che è avvenuto dentro di lui ? o almeno, sapendolo, si rifiuta di convenirne perchè non osa e teme d'aver

Alessandro Luzio, che

un brillante articolo apparso sul " Corriere mano maestra la bella figura della Arconati, non lascia neppur trapelare che l'amicizia del Berchet si sia andata cangiando in amore. A me pare che il tono e la forma delle lettere che (1)

in

della Sera „ del 15 gennaio 1905, tratteggiò con

verrò riportando tolgano ogni dubbio. (2)

Lettera da Parigi, 11 marzo 1822 (Ined. a D. C).


GIOVANNI BERCHET >po sperato illudendosi

813

invano? La solitudine e l'abbandono ci prova come già dal

cavargli dalla penna quella frase che

tèe

marzo del '22 icare di

egli sentiva

V insufficienza

dell' amicizia

.

Non è

reverenza alla memoria della donna gentile credere

il

tono di confidente abbandono usato da lei nel rispondere,

)ia

contribuito non poco a facilitare la trasformazione dei senti-

rti

del Berchet a suo riguardo. Secondò

principio la

ella sul

prendeva quell'affetto e parve inclinata a lasciar icepire qualche speranza di ricambiarlo più che con una semplice >va piega che

icizia.

non domando se per fortuna o per sventura del nostro non ebbe seguito. Durante un soggiorno di lui presso la

cosa,

-.a

$ta,

famiglia Arconati, verso la fine del gennaio del 1824, accadde certo

qualche fatto che dovette bruscamente interrompere lo svolgersi lettera scritta il 9 febbraio da Calais,

di quei sentimenti. Nella

amarissimo, di sforzo onde ostentare fermezza in faccia ai testimoni, di imbarazzo, ecc. e in un'altra a egli parla di distacco

tre soli giorni di

distanza dice

questa lettera

la totale

e

u :

La

con cui le scrivo

sincerità

assenza di amor proprio che questo

abbandono manifesta, le sieno garanti del rimorso ch'io sento di aver dubitato della di lei promessa di serbar segrete le mie confessioni „. Il colpo fu certo gravissimo, e la ferita

dolorosissima

tardò a rimarginare. Le espressioni amare, accorate che gli sfuggono talvolta, svelano abbastanza manifestamente lo stato del suo in

preda allo sconforto. "Eppure, egli esclama

(1),

animo

l'esperienza

passata mi fa sentire ancora, come io le dicevo nella mia lettera

da Calais, che per quanto

io

tenti,

non posso,

no,

strapparmela

dal cuore questa fantasmagoria di mille affezioni tutte

concentrate su di

lei.

immense

E quello che è peggio, veggo chiaramente

il mio cuore e non ho il potere Era pure una gran verità quella ch'io le diceva del bisogno in cui sono di non amarla così immensamente e con un sentimentalismo così sciagurato. Ma che prò ? Questa verità

tutte le sciagure a cui do in preda di

scampamelo

è più terribile in

quanto il seguitarla è impossibile. Voglia Dio

che non m'abbandoni mai la persuasione ch'ella mi è amica e che compassione „. Quando la il mio stato non le fa derisione ma

marchesa gli lascia intravvedere la possibilità di stabilirsi in In-

(1)

Lettera da Londra, 20 maggio 1824 (Ined. a D. C).


814

IL

ghilterra, egli,

RISORGIMENTO ITALIANO

combattuto fra il desiderio di viverle accanto e il

timore di più gravi amarezze, incerto se ascoltare la voce lusinghiera della passione o quella fredda della ragione le risponde ,

in

modo così triste da far pietà. Per vivere tranquillo egli sente

che non dovrebbe desiderare la venuta di lei, e nel tempo stesso la invoca con tutta la forza dell'anima: vorrebbe rimanere insensibile

ma " non trova alcuno che gli insegni la freddezza e da sé

sciaguratamente non sa impararla „. Poi,

come esausto

dall'interna lotta, bramoso di calma e d'oblio,

la Arconati ne lo riprende dolcemente ed egli confessa di " non aver voluto cessare affatto, solo sospendere per qualche tempo, tanto che lo stile suo si staccasse

rallenta alquanto la corrispondenza;

dall'intimità

„.

Quando però più /tardi potè con maggior calma

riandare lo svolgimento dei fatti

sentì talora vivo

,

risentimento

verso la marchesa che temette si fosse fatta gioco di lui, ed ebbe

qualche severa espressione a suo riguardo. Il 15 maggio del '25 scriveva:

"

Quando

mi parlò

ella

sentirsi far la dichiarazione dal

scere tutto il segreto della

della compiacenza avuta in maestro d'inglese, mi diede a cono-

commedia „. Come ora quest'altro, egli

pure nel passato era dunque servito da trastullo alla marchesa, e

ne aveva accarezzata la vanità dichiarandole il suo amore ? u Quanti rimproveri io debba fare a me stesso e quanto io mi meriti l'umiliazione d'essere paragonato a quel giovinetto, o di peggio ancora,

noi saprei dire abbastanza.

Sieno queste

conchiude

,

ultime

le

,

vibrazioni di una corda che non doveva essere toccata mai, e non si

torni più su

un discorso che non mi procaccia che l' eterno

rimorso d'averlo tentato „

(1).

Così si chiudeva questo episodio della sua vita. L'anima sua già torturata da troppe altre angosce

si ripiegò

su sé stessa

;

il

dubbio

di non essere stato compreso neppure un istante, d'essersi ingannato

nel giudicare del cuore la ferita

così nobile di quella

facendolo soffrire acerbamente. E

donna il

,

gl'inaspriva

poeta disfogava i

sentimenti ond'era agitato, in quella poesia ch'è forse il flore più grazioso e più delicato che gli spuntò fra i rovi dell' esilio

Trovatore (2). Egli vi effondeva tutta 1' anima sua triste metro breve, spezzato, che dice il pianto del suo cuore.

(1)

Da Londra, 15 maggio 1825 (Ined. a D. C).

(2)

Così spiego la genesi di questa poesia

di ohi ci

,

in

:

Il

un

né mi pare attendibile l'opinione vede un significato allegorico-politioo, come il Passanisi e il Maz;


GIOVANNI BERCHET

815

La voce del cantor

Non è più quella. Ardea nel suo segreto

E

i

voti,

lai,

i

;

l'ardor,

Alla canzon d'amor

Fidò indiscreto.

Varcò quegli atri muto Ch'ei rallegrava ognor

Cogl'inni del valor

Col suo liuto, Scese, varcò le porte, Stette, guardolle

ancor

:

E gli scoppiava il cor Come per morte. )onna Costanza ha meriti così insigni verso il Berchet, e non soltanto verso lui, gli

si

mostrò sempre così veramente amica che

sarebbe ingiustizia rimproverarle di aver negato corrispondenza

d'amore all'esule. Poco più che ventenne, unita ad un uomo malato di

corpo e di spirito, che ben lungi dall'esserle guida e sostegno,

la lasciava in piena balia di sé stessa, non

deve far meraviglia se

Donna Costanza, fra i tanti a cui liberalmente aveva aperta la sua casa, accordò la preferenza al

Berchet e schiettamente glielo lasciò

intendere. Cólta, fine, ardente, ella cedette forse non ad

un senti-

meschina ambizione, ma ad un vero bisogno dell'anima sua ricambiando le simpatie del poeta, e fu verso di lui " buona in modo squisito „, rispose con pietosa tenerezza u all'amore accorato di quel giovane cuore lo fece piangere di

mento di vanità lusingata o

di

gioia e di tenerezza „, lo rese

"

,

superbo delle cose che gli diceva

e gli scriveva „ non lasciando in lui dubbio sulla saldezza dell'affetto "

della marchesina sua gentilissima „. Egli non

zoni.

u

le avrebbe voluto

Ad escludere tale significato basterebbe la dichiarazione stessa del poeta

nella lettera del 30 luglio 1824, da Londra:

" Le manderei quasi in cambio romanza fatta in questi ultimi dì, ma quantunque non politica e innocente come l'acqua, pure non mi pare conveniente per una fanciullina (Manetta, parente della Arconati) che non deve saper pure che v'abbia al mondo la parola amore „.

un'altra brevissima


.

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

816

tanto bene, se non fosse stato certo di esserne corrisposto „. Ma quando il cuore di Giovanni sopraffatto dai moti violenti della u

passione, lo gettò in uno stato d'animo da

far terrore a lui stesso „

u

pienamente della testa sua „, non fu male che la marchesa si sentisse atterrita da quel fiotto impetuoso di passione che minacciava di travolgerla. Il figlioletto giovanissimo, e fini col

il

trionfare

marito bisognoso di conforto e di protezione, il nome intemerato

degli avi che in un momento di follia ella avrebbe potuto offuscare,

lungamente accarezzato che ne sarebbe compromesso, le balenarono certo alla mente, e fieramente dignitosa soffocò il suo sentimento e oppose la freddezza e l'indifferenza all'esaltazione dell' innamorato seppe essere non

l'ideale

patriottico così

stato forse

,

l'amante, bensì la marchesa, la benefattrice, la sincera amica.

E

mostrò poi sempre con Giovanni con dolce fermezza continuò a respingere e a mettere in burla talora con fine ironia le frasi appassionate che il poeta di quando in quando non mancò di ripeterle; e non si adontò quando in certi sfoghi d'animo irritato egli l'accusò d' instabilità d' indifferenza giungendo persino a chiamarla " donna menzognera „. Seria e riservata, parve volesse assolvere un sacro dovere, risarcendo il Berchet del dolore che, non per sua colpa, gli aveva procurato, tentando di " disasprire a lui il desiderio della comune patria lontana volgendogli in favorevole fortuna la dura necessità dell'esulare „ (1). In tale aureola tale

si

:

,

di

gentilezza e di luce sembra a me risaltare la figura di Donna

Costanza dal carteggio col Berchet (2). Il

poeta, alla sua volta, riavutosi dal primo abbattimento, riprese

frequente la corrispondenza con una certa sicurezza di sé. La sua u

secondi fini „ non poteva fargli il menomo non fosse quello di spingere ad uno scrupolo eccessivo la preminenza dell'amicizia ad un altro sentimento „ (3) coscienza in fatto di

rimprovero,

" se pure

Nelle lettere posteriori si lasciò talvolta sfuggire delle frasi appas-

Donna Costanza delle romanze spagnuole tradotte. La parte importantissima avuta da Donna Costanza nella vita dei Berchet, non è dunque, a mio avviso, esattamente interpretata nell'articolo di Franco Sabelli (* Tribuna „ del 23 novembre 1910), apparso sotto il titolo Sentimentalismo e Patriottismo, quando il presente studio era ormai (1)

Nella dedica a

(2)

:

compiuto. (3)

Lettera inedita del 14 maggio 1826.


OIOVANNI BERCHET sionate

;

817

ma la crisi oramai era per sem pre superata erano espressioni :

d'un'amicizia indissolubile e profonda dinanzi a cui l'amore s'inchinò e tacque.

III.

Berchet a Parigi — I primi tempi del soggiorno a La vita Londra — L'impiego nella Casa Obicini

Il

—

sino al 29.

Berchet era rimasto a Parigi sino al maggio del '22. La sua u discretamente condita dalla noia „ (1) vorrebbe pubu blicare i suoi versi (/ Profughi), ma son sepolti in mano di Fauriel „ e questa lentezza contribuisce non poco ad accrescere il suo malumore, anzi " gli cava l'anima „. Che sarà di lui, non lo sa non ci pensa o, per meglio dire, si sforza di non pensarci, va Il

vita colà è

;

:

innanzi brancolante nelle tenebre, augurandosi di veder presto un

raggio di luce. Il pensiero della patria lontana lo accompagna continuamente; vorrebbe ricevere notizie, ma la famiglia, gli amici non gliene danno. Quanta tristezza in questa sola espresu sione Nessuno mi scrive! „ (2). Indirettamente però egli apprende che il terrore fra i suoi concittadini è u al non plus ultra „ e che u

(si

rivela già

il

poeta di Clarina in questa amara riflessione)

l'istigatrice delle persecuzioni è la Corte di Torino a cui l'Austria,

piuttosto condiscendente in fatto di far male, cede volontieri „.

Gli è che a Parigi egli sta male

:

la vita,

l'ambiente,

il

carat-

tere stesso dei Francesi, leggieri, tutta esteriorità e grandi parole, lo urtano.

Esasperato egli

si

sfoga con l'amica, comunicandole

l'impressione penosa che prova dopo aver discorso con alcuno di essi.

u

I

Francesi mettono tutta l'espressione delle loro passioni

nella voce il

;

io

guardo loro in faccia, e la faccia è tranquilla come

coperchio d'un sepolcro. E dovrò io credere che essi sentano le

passioni che con tanta enfasi van declamando?

(1)

Anche queste citazioni e le relative notizie sono attinte

denza inedita del Berchet con D. C. (2)

Oh il linguaggio

Da Parigi, 4 febbraio 1822 (Ined. a D. C).

alla corrispon-


818

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

con cui si esprimono i veri movimenti dell'animo è tutt' altro. Qui v'è egoismo, egoismo freddo e nulla più. L'egoismo è un meditatore tranquillo ed io

ho bisogno di moto, voglio

affetti,

voglio

mi ammazza „ (1). Neppure il lavoro, l'occupazione intensa della mente costretta a pensare per ore ed ore, può calmare la febbre che lo strugge, assopire i mille desideri che impetuosi lo assalgono. Quando interrompe lo studio " stanco, sfinito e cerca il sorriso di un vero amico e non lo trova e vorrebbe regalare al cuore qualche palpito e non sentire la vita. Questo torpore del cuore

gli si presenta l'occasione, e

vorrebbe aprire i segreti dell'animo

ad un animo fraterno e non lo trova assolutamente „ il peso dell'esilio gli diventa quasi insopportabile.

(2),

allora

Ai primi d'aprile del '22 finalmente, egli lascia Parigi diretto in Inghilterra,

attraversando l'Olanda in cui

si

trattiene qualche

giorno.

A Rotterdam la vista del monumento ad Erasmo è per l'esule italiano causa di delusione e di sconfortanti riflessioni. Egli riesce

u

non

a capire come nei tempi andati quegli abitanti abbiano

operato tanto per la libertà,

se

ora appena sembrano ricordarsi

come d'un sogno sfumato nel destarsi il mattino „. M Mi ha fatto dispetto (son le sue precise parole) il veder qui un monumento alla memoria di un letterato e nessuno a celebrare il delle loro glorie

coraggio dei primi propugnatori dell'indipendenza nazionale. Rispetto

Erasmo e la sua filosofia e il di lui

dottrina,

spirito e la sua tanta

ma l'indipendenza nazionale è tutt'altro che un libro per

quanto buono esso sia „ (3). La patria era sempre in cima a' suoi pensieri e al bene di essa posponeva qualunque altro ideale, fosse pure d'ordine elevatissimo.

A Londra lo attendono nuovi disinganni, nuove tristezze. Prende alloggio

u

in

una casa, buona se si vuole,

ma tristissima per la

situazione e più ancora per le orride figure delle padrone di casa,

quattro donne sì brutte, sì sciancate, sì strambe da far paura al demonio „ (4). È scorato il povero esule, sotto l'impressione dolorosa del primo arrivo in terra straniera lo s'indovina quantunque :

Da Parigi, 18 marzo 1822 (Ined. a 1). 0.). Da Parigi, 19 marzo 1822 (Ined. a D. C). (3) Da Rotterdam, 18 aprile 1822 (Ined. a D. C). (1)

(2)

* Rivista Contempo(4) Raffaello Barbiera, Cronaca letteraria lombarda, in ranea ,, 1888, voi. II. p. 92 e segg.


(GIOVANNI

égli tenti di

mascherare

i

BEBCHET

819

suoi veri sentimenti sotto l'apparenza

delle parole scherzose, le quali invece appalesano il

suo stato d'animo

:

labbra contratte dal dolore.

sfiora le

egli scrive

"

:

sempre meglio

scherzo che tradisce i singhiozzi, sorriso che

A pochi giorni d'intervallo

E vero che molte illusioni svaniscono innanzi agli

occhi ad ogni sguardo ch'io muova.

Come le cose vedute da lon-

tano sembrano più maestose e rispettabili. Ad ogni modo trovo ancora del buono più che in Parigi: trovo delle idee, trovo dei sentimenti,

della

volontà,

trovo della schiettezza nelle maniere,

della cortesia senza caricature:

insomma l'uomo mi par quasi un

ente più simpatico che altrove: parlo della massa, dacché, grazie

a Dio,

per trovare individui simpatici

non era d'uopo uscire

Non ostante le ultime espressioni, le quali farebbero credere che la vita colà gli fosse meno dura, noi sentiamo pur d'Italia „ (1).

sempre d'essere innanzi all'uomo sbalestrato dalla fortuna, al quale nessuna speranza dell'avvenire sorride. Egli era andato a Londra (dove oramai l'immigrazione italiana, favorita da una certa tolle-

ranza del governo, era così frequente) sperando di trovarsi meno a disagio che altrove;

ma ecco com'egli parla della sua condi-

u

Questo aggirarmi continuamente tra persone nuove che probabilmente abbandonerò un dì con la stessa indifferenza con

zione:

cui

mi accosto loro la prima volta, questo dire: non v'è una destra

che si muova a stringere la mia per un impulso di una lunga simpatia di cuore, questo uscir di casa ogni dì senza che l'animo

mi spinga

i

passi più volontieri verso

questo continuo pensare

ai

una parte che verso l'altra,

miei parenti, ai miei amici d'Italia e

non aver mai da loro un menomo indizio ch'io viva ancora in ispiri to alcuno, frammezzo a loro; questa penosa incertezza del io, sono soventi volte cagione che mi si svegli in capo una serie di idee non ridenti per certo. Io non sono d'indole malinconica, ed è fortuna: ma appunto per ciò quando la malin-

futuro, e che so

conia mi prende,

è

più intensa; passa, è vero, ma, Dio buono!

lascia poi nell'anima tale striscia di

malumore che mi fa dispet-

toso d'ogni minuzia, malcontento talvolta senza saper di che „ (2).

Aggiungasi che la condizione sua finanziaria non doveva essere invidiabili. In proposito il Berchet non ci dà nessuna precisa informazione; ma è facile argomentare che prima di ab-

delle più

(1)

Raffakllo Barbikra, loco

(2)

Da Londra, 29 maggio 1822 (Ined. a D. C.

cit.


820

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

bandonar così precipitosamente l'Italia, egli si munisse di qualche somma di denaro che gli servì per i sette mesi circa di ozio forzato, finché un giorno dovette constatare che era ormai pressoché esaurita. La famiglia Arconati, la quale non ignorava certamente le sue condizioni disagiate, più volte si offerse con grande liberalità di provvedere ai suoi bisogni, poiché essa " sembrò ognora considerare non essere stata meno dei propri coesuli maltrattata dalla fortuna ad altro fine se non perché fosse larga ad essi

di

soccorsi,

di

consolazioni,

di

ospitalità „

(1).

L' esule

di

Londra però preferiva vivere meschinamente anziché approfittare della generosità altrui; tuttavia, ridotto all'estremo, non sapendo come altrimenti uscir di necessità, si decise a rivolgersi al marchese. Il passo a cui si vedeva costretto, gli faceva sentire più vivo il dolore dell'esilio e ciò che lo affliggeva non era tanto u la pena che costa il chiedere un prestito, quanto la paura di chiederlo in un momento che anche all'amico più cordiale riuscisse di qualche imbarazzo „ (2). L'aiuto venne sollecito, insieme con una parola di conforto, a sollevare l'infelice dalle angustie che lo pre-

mevano. Finalmente la fortuna gli fu benigna d'un fuggevole sorriso. I fratelli Obicini,

negozianti milanesi stabilitisi a Londra, gli offri-

rono un impiego come corrispondente della loro Casa, ed egli, il

non esitò un istante, accettò con la più viva riconoscenza, il giorno lettere commerciali. Certo la nuova vita non gli offriva grandi attrattive né sodisfazioni, pure egli fu ben lungi dal disprezzarla, desideroso com'era di lavoro e d'indipendenza. Ma non sarà per questo meno poeta,

e volonteroso si adattò a scrivere tutto

abbattuto moralmente, stanco, con l'anima assetata di riposo, di pace, d'affetto. Alla patria lontana egli volge il suo sguardo avido di vedere e di conoscere, nulla

casa aspetta invano

osando sperare, tutto temendo. Da

ansiosamente qualche riga, e quando, dopo

lunga attesa, può rivedere i noti caratteri, non ne può gioire, anzi si

sente più triste, disilluso, tanto

gli

paiono fredde, indifferenti

u

La prudenza, la paura, per meglio dire, li ha resi quasi imbecilli. Non si arrischiano quasi a dirmi più che le lettere

il

u

che riceve.

stiamo bene, sta sano ,,. Veggo che le mie lettere, quantunque

(1)

Abrivabenb, Un'epoca della mia

(2)

Da una lettera datata da Londra, estate 1822.

vita.

Mantova, 1874.


GIOVANNI BERCHET

821

gradite, possono inquietarli e ne scrivo di rado assai „ (1). Così

priva anche di questo conforto. severo co

1

si

Ma non era egli un po' troppo

suoi? Lo vedremo fra poco.

Amicizie ne ha pochissime, poiché egli è andato a Londra senza

La notizia che

lettere di presentazione. lizia austriaca

molti ricercati dalla po-

sono fuggiaschi, lo rende, sotto un certo riguardo,

quasi lo spinge " a ringraziare i Tedeschi, i quali sembrano pagati dai buoni Italiani per crescere la brigata dei volenti u la libertà „ (2). Ha trovato un buon amico in Obicini un leale felice, e

italiano pieno di cuore e d'amicizia „, ma intorno a lui, pur troppo, c'è

ancora

il

vuoto,

solitudine, e dentro di lui lo sconforto

la

al futuro col sussidio

di

;

u

Insomma (dice egli) io non guardo grandi speranze, dacché il passato m'a

sentirebbe bisogno di svago.

desabusé. Tutte queste inezie, affliggenti alcuna volta, miste a una

non troppo robusta, mi rendono forse non troppo allegro. lo star solo lunga pezza del dì, mi sono accorto non esser giovevole né al morale salute

Così ho deciso di far di tutto per isvagarmi

:

né al fisico „ (3).

Fra le inezie affliggenti, a cui allude, è da annoverare la manSappiamo che aveva consegnato il manoscritto al Fauriel, affinché ne curasse la stampa; ma quegli o per noncuranza o per altra ragione, lasciava che i mesi passassero. Nell'aprile di quell'anno, mentre il Berchet era di passaggio ad Amsterdam, aveva avuto annunzio che il manoscritto stava per essere stampato, ma si era già alla metà di giugno e ancora Profughi non avevano veduto la luce. Il poeta è irritato u e se ne lagna, non tanto perché speri di trar profitto dai suoi versi, quanto perché potrebbero servirgli d'introduzione più che un semplice biglietto da visita „. Stanco di pazientare e seccato di non riuscire ad una soluzione qualsiasi, dà in uno scatto d'ira. u II fatto è che i versi non sono ancora stampati, che Fauriel m'ha sempre fatto penare invano e che per 400 franchi cederei a cata pubblicazione dei Profughi.

i

chiunque il profitto

di

quella inezia con quella gioia stessa con

Esaù vendeva la sua primogenitura, quantunque io sia al buio affatto di quanto va manipolando Fauriel per questa sciaguratissima stampa a cui ora m'annoia pensare, tanto è andata per le cui

(1)

Da Londra, 4 novembre 1822 (Ined. a D. C).

(2)

Da Londra, 3 agosto 1822 (Ined. a D. C).

(3)

Da Londra, 4 novembre 1822 (Ined. a D. C).


822

IL

BI80BGIMENT0 ITALIANO ,

come Arlecchino con le sue trentatrè diE però un sorriso fuggevolissimo che appena gli sfiora le labbra, ed egli non può non torlunghe. Davvero sono

sgrazie „ (1), conchiude sorridendo.

nare sull'argomento e sfogarsi con la sua marchesa facendole u in questa vita chi più ci sta bene è chi più ha osservare come l'anima somigliante a quella delle lumache, lenta, fredda, bavosa,

addormentata, circonfusa di viscidume. Chi non l'ha tale ha trecentomila minuti disgusti che gli rubano l'esistenza a goccia a

Ma almeno in queste ma negli altri è un abbattimento

goccia, per non dir poi delle grosse sciagure.

l'anima si desta in orgoglio,

tutto volgare, e ne siamo prostrati senza

neppur avvedercene „.

Ma lui nulla " lo tocca da vicino, nulla gli mette vita nel cuore; anche il poco ingegno gli va sfumando ogni dì più e il vivere suo neppur questa felice molto „.

è una semplice vegetazione e

Un fresco alito di vento accarezzò finalmente la fronte riarsa un fremito di gioia, un palpito di commozione quando seppe, probabilmente dalla stessa Arconati, che nella lontana amata Italia, si parlava di lui con affetto e riverenza. In una lettera dello stesso febbraio (1823) sfogava la del misero poeta,

lo fece sussultare

sua intima gioia, e a Donna Costanza diceva che sebbene si senu

tisse

l'anima serrata dalle notizie dell'oppressione in cui si ge-

meva in Italia, pure gli aveva

recata consolazione infinita la

nuova dei discorsi tenuti dai suoi amici sul conto suo nella sua cara patria (2). Almeno la riputazione di galantuomo nessuno osava toccargliela „ (3). E di lassù, assorbito dall'ingrato lavoro

Da Londra, 25 febbraio 1823 (Ined. a D. C). — Il Fauriel, pubblicò poi

(1)

veramente I Profughi, corredati di traduzione francese,

coi

tipi

del

Didot,

nel 1823. uditi da Donna Costanza a Milano in (2) Opino che si riferisca a discorsi qualcuna di quelle gite ch'ella di quando in quando vi faceva, non essendo

colpita da

condanna o proscrizione veruna. Argomento dei

svolgersi del processo o forse giudizi sulla condotta del B.

che

si

parlasse di

Milano solo sul

lui

come poeta

forse

lo

diffusi a i Profughi per la prima volta da uno studente

patriottico, essendosi

finire del '23, portativi

pavese, in un esemplare dell'edizione Didot (Cubani, op. (3)

discorsi

— Non è verisimile

Da Londra, 25 febbraio 1823 (Ined. a D. C).

cit.,

p. n).


<i

giornaliero, " in

gava „, pensava

IO VA XXI

BEKCHET

823

mezzo a tanta innondazione di prosa che lo affoa' snoi compatrioti, e rivolgeva nella mento

tanti nobili propositi di svegliarne le coscienze, di dettare per essi le sue

romanze ardenti e ispirate, di far vibrare in essi la corda

dell'amor patrio. Benché curvo sotto il peso dell'amarezza e della povertà, l'esule può sollevare la fronte sereno e sorridente: mille d'Italiani salutano in lui l'interprete più fedele dei loro sen-

ji

tenti e delle loro aspirazioni. L-iavuto dalle mani del Fauriel il manoscritto dei Profughi, dopo

loro pubblicazione in Francia, ne curò egli stesso una nuova pub-

icazione a Londra, dopo di che pose mano alla Clarino, e al Roto

del Cenisio, e quindi al Rimorso, al Trovatore, a Matilde,

a Giulia (1), ingegnandosi industriosamente di far giungere i ioì lavori in Italia per mezzo di qualche galuppo (2), aiutato anche in ciò dalla sua compiacente amica. E sempre lei che gli dà notizie di Milano facendolo u rivivere per una mezz'ora in quella terra che per lui è ora la terra del desiderio e, purtroppo, sempre

presente

al

suo pensiero e tanto più vivamente quanto più lo

muove la speranza di riabitarla spiro alla patria perduta

gli

,,

(3) ;

è lei che

"

con quel suo so-

tocca la corda più sensibile dell'a-

nima „ (4), lo sospinge in un mondo di memorie e di sogni i quali malinconico all'idea del presente. Arde del desiderio di restituirsi alla sua Milano, ma non vorrebbe trovarcisi

lo ritornano più

per allora e crede per certo che i Milanesi invidino la sorte degli u Che vita può essere quella ove tutti sono tanti poveri Damocli con la spada sempre rivolta al cranio e appesa alla soffitta da un leggiero filo di seta. Anche Rossini, Vhommc sans souci per eccellenza e che pure nel venir qui non assaggiò la bella vita di Milano che per otto dì, giura che non vorrebbe rigu-

esuli.

stare per tutto l'oro del

mondo quelle paure, quei sospetti, quelle

continue della polizia, quelle insultanti sentinelle in tutti gli angoli, quei terrori, quelle prepotenze, quei sispie, quelle citazioni

ti) Quanto alla cronologia, dalle lettere si deduce che le prime romanze sono anteriori all'agosto del '23; il Rimorso è del '23-'24; il Trovatore, del '24;

Matilde, del '25, e Giulia del '26 (Lettere del 30 luglio 1824, del 13 settembre

1825, 1" settembre 1826). (2)

Lettera 8 agosto 1823 (Lied, a D. C).

Da Londra, 17 ottobre 1823 (Ined. a D. C.Ì. (4) Da Londra, 17 ottobre 1823 (Ined. a D. C).

(3)


824

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

compongono la bella vita che noi abbiamo credo no davvero che sia una bella cosa l'andar peregrinando separato da tutto ciò che è caro, e questa inazione del cuore mi è proprio un tormento. Tuttavolta comprendo benissimo com'altri mi possa invidiare, dacché nei momenti anche di malinconia non ho mai sentito il menomo movilenzi di tristezza che

perduta. Per

me non

mento d'invidia di chi rimane laggiù „ (1). Il quadro a fosche tinte che egli

ci

purtroppo,

presenta, era,

corrispondente alla realtà

paura fra i sudditi dell'Austria doveva essere veramente grande se, com'egli stesso ci informa, nello scrivere essi omete la

tevano qualsiasi indicazione e tralasciavano persino le firme, onde per sapere di chi fosse lo scritto, era necessario uno studio delle diverse calligrafìe.

E quasi ciò non bastasse, crebbero gl'inceppi

posti dalla polizia alla libera corrispondenza fra quei d'Italia e fuorusciti, si

i

i

quali vennero così a mancare di ogni notizia, e taluno

vide anzi rimandate le proprie lettere spedite ai parenti con la

dichiarazione di questi ultimi che

u

come buoni sudditi dell'Impe-

ratore non volevano aver più commercio con esuli „ (2). Data questa

feroce oculatezza inquisitrice della polizia,

meno in parte, scusabili

i

non erano dunque, al-

congiunti del poeta se, per non aggra-

vare senza frutto la loro posizione e quella di lui, non affidavano allo scritto

che misurate parole di saluto e di insignificante infor-

mazione? Egli invece si sdegna di tanta docilità; vorrebbe il nome italiano sempre immacolato e assolutamente non sa transigere con " certe bassezze inescusabili „ dai nemici stessi derise

come M limpida genuina viltà „ (3). Mentre freme di sdegno per ogni atto il quale rasenti l'adulazione o la viltà, palpita per ogni cuor franco e generoso, per ogni

persona la quale con l'integrità dei costumi e la dignità del carattere sappia tener alto gli piace sollevar

il

decoro italiano. Di quando in quando

l'animo dalle angustie del suo stato coi ricordi

incancellabili di tanti eroismi e spesso ripensa con affettuosa sol-

con infinita compassione alla contessa Confalonieri a ha consacrato nel proprio cuore un culto quasi religioso. w Me

lecitudine,

cui

(1) il

Da Londra, 13 gennaio 1824 (Ined. a D. C). Poco dopo questa data cade

viaggio del Berchet e la breve

nel cap. (2)

(3)

dimora a Gaesbeck, cui già

II.

Da Londra, 23 novembre 1824 (Ined. a D. C). Da Londra, 23 novembre 1824 (Ined. a D. C).

ci

riferimmo


GIOVANNI BEKCHKT

825

dica qualche cosa (sembra che implori dall' Arconati). Se sapesse quanto mi esalti l'anima il sapere che vi sia in questa odiosis-

sima Italia (1) qualche persona che meriti stima „ (2). Ed altrove u Ho letto e riletto colle lagrime agli occhi quant'ella mi disse della esimia contessina. Torni a vederla le voglia bene lo merita davvero. Le dica quanto ho sentito vivamente nell'anima le poche parole da lei dette sul conto mio. Quanto volentieri la rivedrei un momento. Il povero Federico vive sempre, sempre nella !

:

;

;

memoria mia, nel mio cuore. Che un italiano possa dimenticarlo? Infamia

!

„ (3).

L'esule sfortunato

andava cercando intorno a sé qualche con-

forto per la vita che gli

diveniva ogni giorno più difficile, per quanto facesse " ogni sforzo per non darne segno ad anima vivente „. Lo scarso guadagno che gli fruttavano dieci o dodici ore u di ingrato ed arido lavoro nelle catacombe di Coleman Street „, era insufficiente a' suoi bisogni quotidiani, onde sebbene l'occuparsi di questioni pecuniarie fosse cosa che

lo

indispettiva e lo

avviliva, dovette industriarsi a cercare altrove altre fonti di gua-

dagno. Quasi obbedendo ad una legge di atavismo, il figlio di commercianti tentò alcune speculazioni ma la fortuna, sua dichiarata nemica, non lo secondò sicché a lui rimase per soprappiù un debito con l'Obicini. Stretto dall'angustie finanziarie, scrisse allora all'amica (4) esponendole la sua difficile situazione, e le molte sue sofferenze derivate in gran parte dal timore che lo preoccupava giorno e notte di non poter mantenere gl'impegni assunti (5). Gli Arconati gli tolsero questa spina dal cuore inviandogli la somma :

necessaria,

e con

per sodisfare l'Obicini, ma le strettezze continuarono

queste le infinite

piccole miserie che

tanto lo facevano

soffrire.

(1)

L'espressione va riferita ai traditori e ai vigliacchi a cui allude nel con-

testo della lettera. (2)

Lettera da Londra del 6 dicembre 1825 (Ined. a D. C).

(3)

Lettera da Londra del 13 dicembre 1825 (Ined. a D. C).

(4)

Lettera da Londra del 17 gennaio 1826 (Ined. a D. C).

(5)

Da Londra, 10 febbraio 1826 (Ined. a D. C).


826

IL

KISOKUIMENTO ITALIANO

La marchesa gli scrisse consigliandolo ad abbandonare il commercio ed egli dopo aver seriamente riflettuto, " benché pienamente d'accordo con lei in teoria „, all'atto pratico dichiarò di non poter risolversi al passo. " Vi sono, le scriveva, delle necessità estrinseche

che ci governano imperiosamente ad onta della

nostra ragione.

Ciò che dalla ragione si poteva ottenere, parmi

d'averlo ottenuto. Il cambiare ora stato, può ben essere in me un desiderio vivissimo,

ma l'adempimento di esso non v'è ragione

che me lo possa appianare il

Il

meglio è far di tutto per sopire

sentimento di questa disarmonia tra l'animo mio e le mie

cir-

costanze e mi proverò ancora come ho fatto fin qui. Vi sono dei mali che non si possono togliere di mezzo e solo è da pensare ad

addormentarli; ne guadagnerò una maggiore stupidezza d'intel-

me ne avveggo. Ma chi sa che la somma felicità quaggiù non consista appunto nella stupidezza „ (1). Ai primi di gennaio del '27 un'altra notizia venne a funestarlo,

letto e

la malattia del

padre,

vera, peggiorò e morì

il

quale rimessosi alquanto nella prima-

nell'estate dello

stesso anno.

L'amore

figlio si rivela nelle lettere tristi e affettuosissime scritte in

di

quel

torno di tempo, nelle quali effonde tutta l'anima sua angosciata e torturata nelle strette del dolore. Vede intorno a sé soltanto squallore e rovina e cerca d'isolarsi sempre più. Scontento d'ogni cosa, pur sentendo il peso della solitudine, prova un'invincibile ripugnanza a dipartirsene: amici nuovi non ne vuole, forse perché " troppo diversi dai perduti o fors' anche per una cresciuta fierezza di carattere „ (2). Nella solitudine medita affannosamente sulla sorte della patria e degl'infelici d'Italia e eli Boemia, logorandosi all'idea di non poter nulla in loro favore, neppure far sapere ad essi che c'è ancora " chi li ama e li rispetta davvero „. Curvo sui registri mentre la mano scorre con moto macchinale sulle bianche pagine, non riesce ad impedire che il suo pensiero spazi in un campo più libero meditando il più poderoso de' suoi componimenti lirici, Le Fantasie. Vagheggia col desiderio acuito dalle

sofferenze,

un avvenire di riposo e di pace, finché il più piccolo

incidente lo riconduce alla realtà. Allora scotendo triste il capo, egli ripete

per la millesima volta

:

"

Sono castelli in aria „ (3).

Da Londra, 5 dicembre 1826 ([ned. a D. CI. Da Londra, 17 aprile 1827 (Ined. a D. C). (8) Da Londra, 3 agosto 1827 (Ined. a D. C).

(1)

(2)


GIOVANNI BEKCHET altre ragioni di malessere

lcI

827

veniva ora ad aggiungersi il dis-

gusto causatogli da certa indelicatezza ch'egli credette di vedere ne* suoi

congiunti per la divisione della modestissima paterna

eredità.

La speranza di un piccolo aiuto pecuniario si convertì in

una delusione, poiché la esigua parte a lui spettante andò a finire

mani del tribunale e cadde sotto sequestro. La vita quotidiana uggiosa, grave lo preme da ogni parte. La marchesa lo indovina dalle sue lettere, comprende ch'egli anela

nelle

a

sciogliersi

da quelle strette e gli scrive sollecitandolo continua-

niente a romperla una volta con gl'indugi.

Ma la possibilità di

Londra lo getta nell'incertezza e gli fa sentire u più disgustoso che prima lo starci, e il pensare ad un incerto futuro lo travaglia anch'esso „ (1). Son sette anni ormai ch'egli trascina lasciar

quelle pesanti catene, e in questo

lungo periodo

lotta inces-

di

insieme con l'energia dello spirito s'è andata

sante

man mano

affievolendo anche quella del corpo, tanto che egli teme d'essere

ora rimasto

"

solamente con la spossatezza che tien dietro ad uno

sforzo straordinario „.

La vita gli è divenuta nient'altro che un

peso

speranze si son dileguate

illusioni, sogni,

:

;

per quanto la

sua mente si ribelli alla terribile verità, egli crede ormai di constatare che anche

mancanza Street.

tere

"

di

il

suo ingegno se ne va, muore lentamente per

nutrimento, soffocato dall'aria greve di

Coleman

Ch'io non fossi atto a nulla più altro che a scriver let-

da Obicini?

— Ho anche questa paura. Se la cosa è

varrà meglio non mutare il presente e lasciare che

tale,

duri fin che

può „ (2). Con quale terribile disperazione nell'anima scrivesse Giovanni queste parole, così crudeli nella loro apparente noncuu Aveva giustamente sperato ranza, possiamo ben immaginare. e creduto di poter procacciarsi la vita col mettere a contributo il

suo poco ingegno „ (3),

ma ora anche questa fiducia l'ha ab-

bandonato. Tuttavia egli non cessa di esigere dalla sua mente fatica e lavoro. Stava oramai

per condurre a termine le Fantasie, deside-

roso di mandarle presto in Italia

severo

a'

come un

Da Londra. 3 giugno 1828 (Ined. a D. C). Da Londra, 3 agosto 1828 (Ined. a D. C). (3) Da Londra, 3 agosto 1828 (Ined. a D. £). (1) (2)

Il

saluto e un monito

suoi compatriota. Esse, terminate nell'ottobre del '28, non

Risorgimento Italiano.

— IV.


8*28

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

furono però mandate subito in Italia, volendo che fossero prima stampate, oltremodo seccato di vedersi storpiato, guastato, spropositato tutto (1). Videro la luce a Parigi nel 1829. Versi che noi

ora vogliamo freddamente analizzare al lume della critica, di quali scoramenti, di che squallide visioni potrebbero parlare

!

IV.

—

Dal 1829 al 1840. Partenza da Londra. — Viaggi. Il Berchet e i moti del 31. — Nuovi viaggi. Ritorno in Inghilterra. Amnistia del 37.

—

—

Siamo al luglio del 1829 che segna

il

termine di un periodo

dell'esiguo del Berchet, e del più triste. Il malcontento del suo

animo sempre irrequieto, alieno da qualsiasi atto men che dignitoso la solitudine, la mancanza di ogni comunicazione con persone di una certa elevatezza, il distacco completo dalla patria, dai parenti e da molte di quelle cose che contribuiscono a rendere cara e piacevole la vita, anche indipendentemente dalle comodità ;

materiali, tutto

pesò terribilmente sull'animo dell'esule e lo

dusse malato di spirito e di corpo.

Egli, cedendo

ri-

alle insistenze

continue degli amici, aveva finalmente lasciato lo studio Obicini, e

vincendo

gli

scrupoli della coscienza che gli rimproverava di

mettersi a carico

dell' Arconati

"

senza nulla retribuirgli „, era

partito da Londra. Valsero a ridonargli allo spirito le cure affettuose della

una certa pace e serenità

famiglia Arconati che

all'in-

amico aperse pietosa le braccia, offrendo ospitalità e conforto d'affetto, ma non valsero a fargli rifiorire perfettamente la salute troppo scossa le aure del castello di Gaesbeck, dove in un periodo di piogge incessanti passò quattro mesi dall'agosto al dicembre del '29. felice

Lasciò quel soggiorno per recarsi a Bonn desideroso di soddisfare la sua brama di moto, di vita e di studio, lontano da ogni

preoccupazione. Di là scriveva alla marchesa facendo un confronto tra la condizione presente e la solitudine

di

costanze in cui gli era toccato di starci „.

w

il) (2)

Da Londra, 26 maggio 1829 (Ined. a D. C). Da Bonn, 22 dicembre 1829 (lned. a D. C).

Londra u nelle cir-

Là, egli dice (2), era


(MOV ANNI BEKCHET per

829

me un'atmosfera tutta mercantile, qui un'atmosfera intellet-

tuale, dove non ci si sta male. Le

poche persone che ho conosciute sono garbate, di una garbatezza che è piuttosto bontà d'animo che non raffinatezza sociale. Sono già padrone della bi-

finora,

blioteca, e d'aver libri a casa

quanti voglio, ossia quanti ve ne

ma basta. E quel trovarmi in mezzo a gente còlta e nello stesso tempo scevra afsono, perché la biblioteca è istituzione recente,

fatto di pedanteria, mi dà piuttosto sul genio „. Finalmente dunque

risorge e respira più libero

;

qui non vegeta,

studioso degli anni trascorsi.

ma vive, e ritorna

A Bonn stringe relazione con pa-

u

Niebur che è sempre carissimo e gli par che gli bene „, Welcher, Schlegel alle cui lezioni assiste spesso e frequenta la casa con una certa intimità (1). ('osi senza molestie di sorta da parte della polizia (allo stesso suo Albergo della Stella (Stern) bazzicava il Capo Politico di cui fece la conoscenza), passando come " viaggiatore per istruzione e non come rifugiato „ (2), tra gli studi e le dotte conversazioni, riusciva a trascorrere meno tristi i giorni pur non cessando di rivolgere il pensiero a quelli che ancora languivano in dolorosa prigionia. Di quando in quando nelle sue lettere domanda particolari intorno a Pellico, Confalonieri ed altri amici, discorre del Governo sempre eccessivamente liberale e non manca di lanciare il suo frizzo mordente contro l'Imperatore giudicandolo un " infame pari a so stesso „. E con mal celata compiacenza riferendosi a lui, aggiunge u Qui ne sparlano, e di Mettermeli quanto farei io, e con minor prudenza che non uso. Vendesi apertamente nelle botteghe uno spegnitoio per le candele di nuova invenzione e sotto il nome di Mettermeli „ (3). In questo tempo aveva atteso alla traduzione di alcune romanze spagnole, riportando dallo stesso Niebur lodi e incoraggiamenti. Si proponeva pertanto di riprendere la continuazione del lavoro nell'estate a Gaesbeck. Invece nel giugno del '30 egli si portò a schi dotti

:

'glia

I

ì

:

(1)

"

Egli sta per dare un corso di lezioni, una volta la settimana, la sera,

in casa sua,

ma solamente a Signore. Saranno viste generali sulla letteratura

Quantunque non donna, si contenta ch'io v'intervenga e mi dispensa dal vestirmi da donna „ (Lettera del 1° gennaio 1830.

e specialmente la tedesca.

Ined. a D. C). (2)

13)

Da Bonn, 1° gennaio 1830 (Ined. a D. C). Da Bonn, 1° gennaio 1830 (Ined. a D. C).


830

CI-

BISOEGIMENTO ITALIANO

Parigi dove si trattenne fino ai primi mesi del '31, immerso nella politica, preoccupato delle condizioni del Belgio, della Francia e dell'Italia soprattutto.

A Parigi rivide Federico Conf'alonieri ch'egli trovò di u

spiriti.)

sempre uguale „ (1); abbracciò Maroncelli e con lui parlò a lungo della patria, degli amici, dei dolori, delle speranze comuni. Quello

che essi si sien detto, quello che insieme abbiano ricordato e lagrimato, Giovanni non ha voluto ripetere distesamente alla marchesa;

solamente

scrisse

M :

il

parlare dei nostri mi ha fatto una sensa-

zione forte per cui ho dovuto vergognare dei miei occhi „

Mentre il passato pesava ancora con

le

sue

tristi

(2).

conseguenze

su di essi, il presente si affacciava al loro sguardo pieno di lusinghiere attrattive, di speranze che, ahimé, dovevano essere fallaci.

fremente in quei dì in ogni petto di anche nelle lettere di Giovanni. Irrequieto, agitato incessantemente da speranze e da timori, avido di notizie,

L'agitazione, l'entusiasmo patriotta, si ripercuote

egli è ridivenuto l'uomo del '21. L'atmosfera di Parigi non lo accon-

tenta più (3)

:

va a Ginevra e là si trova insieme con pochi amici, li desidera e là appunto gli giunge

ma generosi, ardenti com'egli

;

la prima confusa notizia dell'insurrezione italiana e della prigionia

del

papa in Castel Sant'Angelo (tale almeno era giunta a

voce)

(4).

Oh come il suo cuore batte di vera gioia, come

lui

la

sente

d'amarla l'Italia sua, e come volentieri offrirebbe il suo braccio in difesa della causa santa!

Su,

figli

d'Italia

!

su, in

armi

Il

turpe mercato finisce pei re (5) !

;

su in armi

!

!

Venuto è il tuo dì

Dei re congiurati la tresca

(2)

coraggio

suolo qui è nostro

Su, Italia

(1)

!

del nostro retaggio

Il

!

finì.

Da Parigi, 21 febbraio 1831 (Ined. a D. C). Da Parigi, 21 febbraio 1831 (Ined. a D. C).

hanno trattato siccome gli Spagnoli e peggio forse dacché per si può dire d'essere stati ancorati, assistiti dal prefetto, poi ad un tratto, quando furono esauriti tutti i denari, scacciati, sperperati, resi impotenti. , (Lettera da Ginevra, 1° marzo 31. Ined. a D. C). u (4) Da Ginevra, febbraio 31 (Ined. a D. C). Ma chi può credere? , dice (3)

*

Ci

;

quindici e più giorni

—

lo stesso

Berchet.

(5) Ode per la rivoluzione di Modena e Bologna del 1830. Il componimento risponde fedelmente all'entusiasmo e alla trepidazione d'animo dell'autore in


(ilO VANNI

BERCHET

Dall'Alpi allo Stretto fratelli siam tutti

!

Su i limiti schiusi, su i troni distrutti, Piantiamo i comuni tre nostri color Il verde, la speme tant'anni pasciuta !

;

compiuta

Il

rosso, la gioia d'averla

Il

bianco, la fede fraterna d'amor.

;

Gli orgogli minuti via tutti all'oblio !

La gloria è dei forti. Su, forti, per Dio !... Su, Italia novella su, libera ed una Mal abbia chi a vasta, secura fortuna !

!

L'angustia prepone d'anguste città

!

Sien tutte le fide d'un solo stendardo Su, tutti da tutte

!

!

Mal abbia il codardo,

L'inetto che sogna parzial libertà.

La

sole non è ancora intieramente apparso sull'orizzonte, che

il

già fosche nubi lo oscurano. Pure Giovanni trepidante pensa al bel

sogno e attende sperando. Tormentato dal dubbio vorrebbe chiudere l'orecchio a tutte le notizie contradittorie che gli giungono, e

il

desiderio stesso lo trascina a vedere sotto

la realtà

una luce più bella

inoppugnabile. L'insurrezione scoppiata quasi contempo-

raneamente nella Polonia, occupa pure la sua niente ed egli ne segue con crescente interesse le varie fasi (1). Per l'Italia non dispera ancora del tutto, ma teme che " non sia da questa parte abbastanza ben disposta forse Milano lo è di più „. 11 12 marzo ha appreso tristi notizie ch'egli teme vere. u Povera Polonia dopo tanto eroismo cadere Povera Varsavia costretta a capitolare Era nei Polacchi la speranza di tutti i popoli aspi;

!

!

!

E la è ora la Polonia calpestata dal trionfo di E dall'Italia, che diavolo fanno mai Prendersi Bolo-

ranti alla libertà,

Diebitsch.

!

gnesi Ancona il 17 febbraio

Roma in mano

!

(2)

ed a quest'ora

i

non aver ancora

„.

Non appena l'ebbe compiuto lo mandò senza indugio in non potè essere riveduto e limato quanto altri. Ma egli aveva fretta

questo momento. Italia, e *

smentirne

altri che gli si attribuivano e che non avrebbe voluto aver davvero „ (Lettera del 13 marzo 1831). L'ode fu musicata, ma le note non ne resero forse con adeguata forza l'impeto marziale. — Della fortuna di quest'ode parlano il De Sanctis e il Giusti.

di

fatto

(1) (2)

—

Da Ginevra, 1° marzo 1831 (Ined. a D. C). Era 9tata presa invece dieci giorni prima.


IL

832

RISORGIMENTO ITALIANO

Allorché si persuase che gli eroici moti erano spenti nel silenzio scrisse addolorato alla marchesa biasimando il

e nel sangue, ne "

molto chiacchierare e il poco operare

di laggiù „

(1).

"

Hanno

commesso dei grandi errori, è imperdonabile la loro lentezza a marciare su Roma, imperdonabile lo spirito municipale ristretto che hanno spiegato, imperdonabili altri falli. Ma non è ora il momento di insultarli, e se colla sicurezza di soggiacere per ora, oppongono qualche resistenza, e ho ragione di doverlo sperare, e si fanno ammazzare per salvare l'onore, e nient'altro che un onore funereo, gli sgridi chi vuole, non io... „ (2). " Cadere sì, ma almeno col battesimo del

sangue „

(3).

Quando poi le cose parvero riprendere il loro triste corso giornaliero, amareggiato, chiuse un'altra

visioni

conchiudendo

:

zione di tanti patiboli... finita

volta

gli

occhi

alle

rosee

ora non resta che dover gemere sulla ere" Per

ora la mi par cosa finita per noi,

per quanto possa dipendere da verun concorso nostro. La

sola speranza, e debile assai, è nella guerra, e allora non bisogneranno sborsi di denaro per nessun disperato tentativo della emigrazione, bensì l'occhio attento onde influire, se sarà possibile, nella direzione dei primi eventi politici. Certo anche se si guarda nel lontano avvenire, la salute d'Italia anche dalle presenti sciagure la riesce più verisimile. Ma quando si vede un momento così bello andar perduto per colpa d'un'infame trepida diplomazia che

oggi promette, domani disdice, chi ci assicura che altri momenti

non andranno perduti per altre infamie ? „ (4). Pochi giorni dopo una lettera giunta a Ginevra da Piacenza gli fa quasi riaprire il cuore alla speranza. Egli stesso diffida però e

nell'esaminare la verosimiglianza dei fatti narrati, è costretto ad

esclamare

:

"

Io

ci

perdo la mia arte critica

!

„ (5). Purtroppo

!

Era

l'ultima delusione.

Dopo questi mesi di agitazione febbrile, successe nel Berchet un periodo di prostrazione profonda

;

la mente spossata dalle continue

Da Ginevra, 13 marzo 1831 (Ined. a D. C). Da Ginevra, 23 marzo 1831 (Ined. a D. C). (3) Da Ginevra, 5 aprile 1831 (Ined. a D. C). (4) Da Ginevra, 1° aprile 1831 (Ined. a D. C). (5) Da Ginevra, 5 aprile 1831 (Ined. a D. C).

(1) (2)


GIOVANNI BEROHET rtezze,

833

incapace di altrimenti pensare, s'abbandonò inerte,

La sua fibra logorata

esiderosa soltanto di calma e di solitudine. esi<

da tante e ripetute sventure, risenti fortemente il nuovo colpo doloroso. Ai primi di maggio si portò a Strasburgo dove fu costretto a mettersi nelle mani del medico, il quale senza conoscerlo indou vinò ch'egli si era rósa l'anima un poco più del so ito per le 1

e nostre „

7

(1).

on appena la salute

permise,

glielo

fece ritorno a Parigi, e

quin indi si ricongiunse con la famiglia Arconati con cui trascorse

parecchi mesi, tanto che noi lo ritroviamo in viaggio soltanto nel

quando nuove prescrizioni del medico lo spinsero a

'32

recarsi a

Carlsbad per la cura delle acque. Lo travagliava allora una grave malattia d'occhi che lo rendeva di cattivo umore, nervoso, scontento di tutto e di tutti.

La cura

di

Carlsbad,

continuata

poi a

Monaco, parve giovargli alquanto e nel settembre ritornò al Castello di

Gaesbeck.

Una ricaduta più grave abbreviò il suo soggiorno colà. Fu allora a

Baden dove passò un mese assai triste. Inasprito

dalle soffe-

vedeva scorrere lentamente i giorni nella solitudine e nell'ozio, avendo per unico conforto la corrisjjondenza affettuosa con renze,

Donna Costanza. La mano è inerte, ma il pensiero lavora senza posa

:

con la voluttà del dolore riapre e fruga ad una ad una

sue piaghe, ritesse il passato, medita

ancora lo interessa, la politica

;

il

presente.

ed egli vi

si

le

Una sola cosa

getta a

capo

fìtto,

accalorandosi nel discutere con la marchesa l'indirizzo degli stati europei, plaudendo

sempre a tutte le manifestazioni dei popoli nel

campo della libertà. Ma la sfiducia si insinua nell'animo suo

:

alle

speranze non ha rinunziato, ma la loro attuazione la vede in un

tempo non molto vicino quando l'idea di nazionalità si sarà fatta più larga strada nella mente dei popoli. Ora egli pensa quasi con terrore alle voci che ricominciano a circolare insistenti d'una pro-

sima sollevazione.

u

Anche le belle cose quando vengono a tempo

falso, riescono bruttissime

non

la

;

l'opportunità bisogna cogliere e questa

trovo nelle circostanze presenti „

(2).

"

Un movimento

adesso non può che riuscir male, e la mala riuscita ci mette in

una condizione più sciagurata che non è quella in cui siamo di presente. E noi e i Tedeschi saremo liberi quando un mutamento

(1) (2)

Da Strasburgo, 2 maggio 1831 (Ined. a D. C). Da Francoforte, 26 agosto 1833 (Ined. a D. C).


IL RISOltGJMENTO

834

ITALIANO

qualunque in meglio avvenga in Francia. Senza di ciò non v'è che i Tedeschi „ (1). Parole quest'ultime, che, sotto certo aspetto, posson parere profetiche, come, in schiacciamenti e per noi e per

rapporto

ai

moti rivoluzionarii del '34, profetica è la previsione " Un poco di pazienza ancora e

della immancabile mala riuscita.

migliore opportunità non mancherà di certo alle due nazioni ed io n'ho fede vivissima...

E per noi pure non c'è da far altro per ma intanto

ora che prepararci con tutte le forze a questo futuro,

non far passi disperati. Sola, abbandonata a sé medesima la guerPolonia ha dovuto soccombere, sola abbandonata a sé medesima che può fare la non guerriera nostra patria? Soccombere inevitabilmente oppressa dalle baionette austriache, non frenate da nessuna minaccia esterna, e soccombere senza pure la gloria d'una gran battaglia „ (2). Dodici anni di patimenti e di amare meditazioni, se non hanno per nulla affievolito l'amore per la patria, hanno però portato un notevole mutamento nel suo spirito. L'entusiasmo non lo spinge più ad un'azione non meditata, il tumulto degli affetti si è a poco a poco calmato il cospiratore del

riera

;

'21 si è fatto

ragionatore pacato. Visti cadere intorno a sé tanti

giovani ardimentosi, vittima egli stesso d'una immatura rivoluzione,

ha potuto toccarne con mano gli effetti disastrosi. Nessuna

maraviglia dunque che le congiure subito sventate dalla polizia,

qua e là in tutta Italia, soffocate sul primo nascere da una mano di ferro, non gli apparissero di nessun vantaggio, neppure in quanto esse potevano contribuire a tener

le sollevazioni pullulanti

desto

il

sentimento nazionale nel cuore dei cittadini

" :

Confesso

che la cosa può parere utile: ma per consigliarla ed approvarla anzi il fatto, bisognerebbe che avessi meno amore del prossimo, meno umanità nelle viscere. Quantunque il fine sia giusto, non tutte le vie di giungervi mi possono parere buone e giustificabili. Ella vede che meschino patriotta io sia, e come ai tempi io non eoa-? venga più „ (3). E questo un momento degno della massima

io,

—

attenzione nella vita del Berchet.

A cinquantanni, l'esperienza e

prudenza danno il lor frutto. Quando molti si saranno accorti del suo nuovo sentire e della nuova tattica da lui vagheggiata,

la

Da Wiesbaden, 31 agosto 1833 (Ined. a D. CX Da Wiesbaden, 31 agosto 1833 (Ined. a D. C). (3) Da Wiesbaden, lettera citata.

(1)

(2)


loYANXi BEBCHET

non sarà più solo a dire che egli

vt

ai

835

tempi non conviene più „.

Sarà accusato di freddezza e di cortigianeria, di servilità e di bambolaggine, mentre invece la sua azione non sarà che l'effetto di

convincimenti lentamente e lungamente maturati. Berchet, abbastanza rinvigorito in salute, andò nel settembre

11

a

il

'34 viaggiando

per la Svizzera, e for-

'35.

Lo ritroviamo

nel!' inverno

(iaesbeck, passò tutto

s'anco gran parte

del

del '35 a

primavera del '36 a Kissingen, donde scrive assai di mal umore oppresso da sinistri presentimenti che gli gravano

Parigi, nella

sull'animo e

"

condannato per giunta ad aver cura

di

una sec-

cante salute, a non occuparsi fortemente, travagliato da anni ed anni da sciagure o pubbliche o tutte sue particolari, costretto a sprecare inconcludentemente la vita,

che non

si

a correr dietro a speranze

riducono mai a fatti „ (1).

Una interruzione

nella

corrispondenza

ci

attesta che

si

riunì

con loro trascorse tutto l'inverno del 36-37 nella dolce compagnia degli amici diletti, agli Arconati nell'autunno dello stesso anno, e

quali lo traeva

ai

noscenza. Attese cui

a

un vero sentimento d'affetto e di memore ricodar l'ultima mano alle romanze spagnuole a

da tempo lavorava, e che pubblicò nel febbraio (1837) dedi-

candole a Donna Costanza amicizia,

u

come tributo di fervida rispettosa come testimonianza di grato animo Egli era diventato ,,.

precettore onorario del primogenito dei marchesi Arconati; e al

giovane Carletto fu compagno ad Heidelberg ove quegli si recava a compiere gli studi; poi, sempre per essergli compagno, ritornò in Inghilterra e rivisse per qualche giorno a Londra, da cui così u

Come al tornare in Inghilterra il tempo mezzo consumato sul continente mi sparì via! Si figuri che non posso ancora vincere la triste persuasione che (leggio uscire per andare a scriver lettere in Coleman Street. E le tante chiacchiere ieri di Panizzi mi respinsero in quella vecchia storia di turpitudini italiane, d'emigrati, ecc. che mi serrava Panama come scriveva alla marchesa:

di

otto anni fa „

(2).

Invero chissà quale stretta dolorosa dovette

provare in Londra al rivedere i luoghi muti testimoni di tante ore di sconforto.

Fu

fortuna che

le

scuole riapertesi

a

Edimburgo

chiamassero colà quasi subito Carletto. Salutò così e per l'ultima

(1) (2)

Da Kissingen, 22 luglio 1836 (Ined. a D. C). Da Londra, 25 ottobre 1837 (Ined. a D. C).


836

IX

volta finalmente,

la

RISORGIMENTO ITALIANO

capitale inglese.

li

Basta, domani

si

parte, e

ci ho gusto! „ (1).

I sei o sette

mesi trascorsi a Edimburgo furono abbastanza tran-

quilli e, cosa strana in un uomo pieno di attività com'egli era sempre

Giovanni si compiacque di una vita oziosa e indolente. Anche nelle lettere di questo periodo si rivela una certa stanstato,

chezza. Pare che abbia esaurite tutte le sue forze fisiche e morali

che le sue speranze come

e lasci

i

suoi

timori,

si

assopiscano,

ben essere materiale, concessagli dalla generosità di Casa Arconati. Al pari dell'ammalato che dopo aver passata tutta la notte agitandosi in preda agli spasimi, sul far del dì s'abbandona affranto al sonno dimenticando per un istante le sue sofferenze, il Berchet, stanco delle incessanti lotte dello spirito, riesce a gustare un'ora di calma nell'oblio comcullato in quella certa atmosfera di

pleto di ogni cosa.

Venne a

scuoterlo

l'annunzio

dell'amnistia giuntogli nel set-

tembre del '38 a Baden. La piena

de' suoi affetti

erompe impe-

tuosa nella lettera all'amica; lettera nervosa, tutta a sbalzi.

M

Ieri

ho letto rapidamente l'amnistia. Avrei avuto bisogno di avere subito

ma

con chi parlarne e sfogare così l'agitazione in cui mi mise;

ho dovuto portarmela a casa e godermela tutta notte, pensando e ruminando tutte le possibili conseguenze di quel decreto. Quelle prigioni aperte subito, quei processi troncati, finiti, sono una gran

La seconda parte che riguarda noi esuli, mi sa del Se in buona fede si vuole lasciar tornare chi desidera tornare, ed espatriare chi espatriare, perché vi si mette la condizione che ciascuno individualmente debba fare la sua domanda all'imperatore? Che farà ora? Approfitterà del decreto per ritor(2). bella

cosa.

subdolo...

,.

ti)

—

Prescindendo da codeste rimembranze, il Berchet conservò sempre ottima

memoria del popolo inglese. Oltre all'onorifico accenno che leggesi nella prefazione alle Fantasie, la quale è del '29, nel gennaio di quest'anno stesso ('37)

che si trovava in America " Conoscenze, amicizie, neppur io nella più incivilita Inghilterra potei farne nei primi mesi, e per quasi tutto il primo anno, come tu ora in America: malediva io quell'isola che ora è l'isola della mia predilezione, e che vo decantando come l'unica sede in Europa della cordiale dignitosa ospitalità „ (La lettera è pubblicata dal Cusani, ma è errata la data da New York: invece dev'essere stata scritta a Gaesbeck e diretta a New York). così scriveva al Borsieri

(2) il

:

Da Baden, 13 settembre 1838 (Ined. a D. C). — Giova qui ricordare che

B. nel

processo del '21 non era stato compreso fra

i

contumaci

:

anzi

in


k »U() VANNI

nare in patria?

15KHCJ

— Non ancora; ha un sentimento troppo fiero di

sé stesso per piegarsi

con tanta facilità a chieder una grazia, la

quale poteva anche essergli negata

:

meglio trascinare per qualche

tempo ancora la vita errando da un paese all'altro, lontano u dal tanfo della polizia e degli spioni, sfuggendo

al

governo paterno

dell'Austria „ (1).

Gli Arconati invece, riavuti

beni

i

confiscati,

rientrarono in

seguitando a sovvenire il poeta, il quale, più isolato di prima,

Italia

inquieto sempre, in cerca del clima più confacente alla sua salute

(avrebbe allora aspirato a un soggiorno in Toscana), lontano dagli studi e

unicamente occupato

di

politica,

trascorse fuori d'Italia

parecchi altri anni.

A Parigi, nel gennaio del '40, parve ritornare a' suoi studi. Frequentò occupò

le

lezioni

universitarie

dell'

Ozanam

e

del Michelet,

si

molte opere italiane in quel torno uscite alla luce e tra l'altre quelle del Balbo e del Gioberti (2). Le teorie del filosofo piemontese non ottennero la sua approvazione

:

di

letteratura,

lesse

l'ideale dei neoguelfi

suo spirito;

le

non era conforme alle aspirazioni del

riforme e con queste l'avviamento alla sospirata

indipendenza egli l'attendeva da

tutt'altri

che dal papa, Il suo

ancora dove posarsi sicuramente,

sguardo, senza forse

saper

dirigeva però altrove.

E così si capisce il giudizio ch'egli dà del

Primato, del quale, " non sentendosi troppo sul lodare a diro:

u

,.,

si

si limita

Che bella lingua, che bello stile! „ (3).

grazia della deliberazione della

Camera di Consiglio (16 marzo 1823)

nata dall'Imperatore (10 maggio 1828), nato. Di fronte al

il

sanzio-

suo processo dove essere abbando-

Governo Austriaco non era più dunque che un espatriato

senza regolare permesso (Veggasi Luzio, Salvotti, p. 158 e Processo Pellico-Maroncelli, p. 277).

(2)

Da Baden, 22 dicembre 1838 (Ined. a D. C). Da Parigi, 31 gennaio 1840 (Ined. a D. C).

(3)

Da Parigi, 11 giugno 1841 (Ined. a D. C).

(1)


838

IL

K1SORGIMENTO ITALIANO

—

Ritorno in Italia — Soggiorno in Dal 1841 al 1848 Viaggi Il Berchet e Carlo Alberto. Toscana

—

—

Sul principio dell'estate del 1841

il

Berchet dunque dimorava

ancora a Parigi in perfetta solitudine, poiché la sua salute „ continuava a mettergli fisica,

gli

u

" bislacca

addosso una cappa di malinconia

senza perché morali, fastidiosissima „ (1). Gli Arconati non

lesinavano il denaro, ed egli verso la metà di luglio potè re-

Dieppe per una cura balneare; passò poi a Bruxelles e all'Hàvre. In un periodo più o meno lungo dal '42 al "43 si riunì con gli amici suoi, ma dalle lettere non si riesce a stabilir dove l'incontro sia avvenuto. Il 30 agosto scrive da Baden sdegnato contro il papa che aveva emanato un decreto

carsi a

nell'estate del '42

persecutorio degli ebrei, ond'era tratto a meditare

papale „.

" Viva il

" sull'umanità

Primato / „ esclama ancora. Ch'egli nemmeno

adesso nutrisse nessuna fede nella politica del papa, anzi ne sti-

gmatizzasse acerbamente l'opera, si rileva anche da una lettera posteriore da Pau, dove era di passaggio per recarsi a Tolosa e di là in Svizzera attesovi dagli Arconati.

u

II papa, veggo, fa con-

futare vigorosamente a Bologna il Primato. Lui, il vecchione dai santi pensieri in Italia, e la ragazzina innocente

in Ispagna,

mi

pare ne sgozzino abbastanza delle vittime, abbastanza sangue

panni per un secolo in cui si ciarla di carità e d'amore „ (2). Nel settembre del '45 era a Baden, donde scrive a Donna Costanza occupandosi di un lungo articolo comparso sulla " Revue w des deux Mondes qualche intorno al Niccolini e contenente frasuccia „ laudativa a suo riguardo. Quantunque uomo anche lui, temendo potesse u sembrare averle egli mendicate a Parigi „ quelle lodi e non piacendogli i paragoni i quali possono sempre destare invidia „, se ne dichiara assai poco contento. Nell'inverno varcò finalmente il confine ed esule sempre dal ,,

tt

(1) (2)

Da Parigi, 11 giugno 1841 (Ined. a D. C, Da Pau, 19 maggio 1844 (Ined. a D. C).


GIOVANNI BERCHET

839

La prima terra italiana che dopo il duro pellegrinaggio, fu Nizza, la quale con Tinito delle sue rive fiorite e con la dolcezza del clima, offerse un tbardo- Veneto, ritornò in Italia. 3olse

tranquillo riposo allo stanco ramingo. Peccato che la corrispontza

appaia,

appunto

qui,

remmo tanto desiderato

di

interrotta,

udire

in

un momento

in cui

dalla sua penna stessa l'im-

provò nel rimettere il piede sul suolo italico. Genova, dove si recò nell'aprile del '46, non s'indugiò molto, msò invece ad appagare il lungo suo desiderio di un soggiorno Toscana, dove il clima dolce lo allettava, dove il governo mite dativamente liberale di Leopoldo II poteva meglio rispondere esigenze del suo spirito, e dove aveva agio di ricongiungersi la famiglia Arconati, la quale abitava allora appunto nella ipitale della Toscana in via de' Banchi (1). A Firenze, allora l'Atene d'Italia, conobbe parecchi uomini illustri: il Ricasoli, il ssione ch'egli

Salvagnoli, il Niccolini, e il Giusti del quale era già fervente am-

miratore e verso il quale si senti subito tratto da spontanea simpatia, rarsi,

La poesia di lui lo inebriava, egli non poteva non accalonon applaudire leggendo que' versi che mirano così bene

al bersaglio e scoprono tutti il bell'ingegno dell'autore (2). Alcuni mesi prima da Nizza, ringraziando Donna Costanza, la quale gli aveva mandato le poesie del Giusti e gliene aveva chiesto il suo u Uno sguardo acuto e malizioso giudizio, Berchet rispondeva: sulle magagne del secolo, una forma nuova data alla satira, uno stile

vividissimo, un'assenza di tutte le reminiscenze della scuola,

un accozzamento d'immagini che vuol di più ? „ (3).

originali,

una lingua tutta fresca,

E dal Giusti nel marzo del 1848 ebbe

espressioni di affettuosa e viva amicizia. " Mi congratulo di cuore

del bene che fai costà e credo che n'avrai presto la dolce ricompensa di vederci tutti d'accorcio in un solo volere. Bravo, bravo,

bravo,

non dico altro... Che vuoi tu sapere di un paese (Napoli)

nel quale si dà del traditore anche a Gabriello Pepe?... sei traditore tu,

è

traditore

Collegno,

Ma allora

son traditori tutti coloro

che raccomandano il senno e la moderazione „ (4). Quale fu dunque

(1)

Così da un rapporto della polizia (31 dicembre 1846), nell'Archivio se' faceva 9, filza 12. Vi si dice anche che il poeta

greto del Buon Governo, n.

vita ritirata ed era oltremodo guardingo „.

(3)

Da Baden, 3 ottobre 1845 e da Nizza, 9 marzo 1846 (Ined. a D. C). Da Nizza, 9 marzo 1846 (Ined. a D. C).

(4)

Giuseppe Giusti, Epistolario.

(2)


840

IL

l'opera

del

RISORGJMBNTO ITALIANO

Berchet durante

il

periodo che precedette la rivo-

luzione?

Per tutta l'Italia correva un fremito ardente di libertà. L'elezione di Pio IX e le riforme che andava concedendo, avevano

avevano suscitato dimostrazioni innumerevoli ovunque: era una corrente impetuosa che tutti trascinava. Il Berchet, espulso dalla Toscana per ordine del governo compiacente all'Austria e indotto forse da certo suo scetticismo a toccar con mano le concessioni di cui si menava tanto rumore, abbandonò Firenze, e da Perugia, ove potè raccogliere voci e opinioni diverse intorno al nuovo pontefice dal quale, a suo parere, " troppo si sperava e poco c'era da ottenere „, si portò a Roma. scosse molte menti, di gioia

la

Le preoccupazioni politiche non gli lasciano il tempo di volgere mente e lo sguardo alle meraviglie della città eterna. Altri

fatti lo colpiscono.

u

Questa Italia è proprio dappertutto la terra

delle fandonie e dei credenzoni, quantunque, ad esser giusti, mi

pare che qui a Roma

il

buon senso

sia superiore in

potenza di

molto ad altri paesi italiani. Non ho ancora veduto gente assai, ma abbastanza per poter dire che qui tutti, tutti, popolo e grandi, sono innamorati fanatici del papa, che lo credono sincerissimo, ma

non isperano grandi

cose,

non per colpa di lui, ma del partito

antico assai rénuant, e che ha al suo servizio

i

Gesuiti e ad ap-

poggio l'Austria „ (1). In fondo, se bene mi appongo, nell'animo del Berchet durava tuttavia la sfiducia nell'ideale dei neoguelfi:

l'entusiasmo lo dubbioso. si

ma l'esperienza lo frena e lo fa

trascinerebbe,

Quando però Pio IX, continuando nella via intrapresa, il poeta se ne una qualche occu-

fece promotore della lega col governo toscano,

rallegrò e

si

adoperò a stornare il timore

pazione per parte dell'Austria

:

"

di

voci queste (diceva egli) fatte cor-

rere dall'Austria stessa per preparare la docilità „ (2).

Lo ritroviamo a Parigi nel maggio e a Firenze nel giugno, e una breve dimora a Livorno, per portarvi il suo

qui ritorna, dopo

aiuto e insieme il suo consiglio grave, ponderato, fatto più cauto

Comprendeva che avvenimenti incalzantisi rendevano inevitabile un conflitto con

dalla lunga prova dolorosa e dall'età matura. gli

ed egli lo desiderava, ma w sperava sempre confidentemente nella pace fino alla primavera e tutti per ora incitava sol-

l'Austria,

di Da Roma, 5 marzo 1847 (Ined. a D. C). (2)

Da Roma, 12 marzo 1847 (Ined. a D. C).


«IO VANNI BERCI! KT

841

ad armarsi sul sodo. Ma dei cervellini pazzi ve n'ha pure sempre che danno fastidio a chi vuol davvero il bene d'Italia: il loro

parei-

(o

speranza) sarà soffocato dal buon senso univer-

La parola della moderazione e della calma non è nuova sulla bocca del nostro poeta. Dopo gli insuccessi del '31, e l'absale „ (1).

biamo notato, egli si era convinto i moti inconsiderati essere inutili

e perniciosi; le agitazioni acefale e senza disciplina esser de-

miseramente; "ogni speranza degl'Italiani essere ormai nella guerra e allora esser necessario l'occhio attento, onde stinate a fallire

influire, se sarà possibile, nella direzione degli eventi politici „ (2).

Da questi concetti non si staccò più. Da allora ogni sua cura sarà nello spiare l'occasione opportuna, nell'attendere se mai una figura

sorga a prendere la direzione intelligente, seria e ferma d'un esercito,

fosse pur quella d'un

papa a cui per convinzione si sentiva

avverso o di un re per quanto da lui aborrito, pronto a far sacrificio

simpatie e de' suoi odi più? di veder trionfare il

delle sue

grande sogno

di tutta la sua vita

:

l'unificazione dell'Italia, la libe-

razione dallo straniero. Tale ci appare la figura del Berchet: tale fu, sotto certi rapporti,

quella di Ciro Menotti che, non ostante

la disistima che sentiva per

Francesco IV, non ostante l'opposi-

zione di molti suoi compagni, non ostante tutti trario, in quel principe

i

consigli in con-

vide e volle tentare la salvezza d'Italia.

In Pio IX finì con l'aver fiducia il Berchet, perché da lui era partita una parola che poteva aver la potenza di disciplinare tutti

dar loro la forza per cacciare gli Austriaci.

gl'Italiani e di

E a

Pio IX indirizzò, facendo eco a molti, a troppi altri, il suo inno che, pur troppo, ci rivela come oramai le corde della sua cetra fossero

E quando accanto a quella del papa un'altra figura da cui anche più è dato sperare, all'odiato Carignano egli s'inchinerà lieto di averlo visto incamminato sulla via delle sane riforme, più lieto ancora di vederlo disposto a mettersi alla testa allentate (3).

sorge,

dell'impresa nazionale. Dall'edizione delle opere sue fatte nel '48,

escluderà la Clarino,,

ma pregato da parecchi amici di voler seri-

Da Firenze, 19 ottobre 1847 (Ined. a D. C). Da Ginevra, V aprile 1831 (Ined. a D. C). (3) È VInvito all'Italia, compreso dal Targioni ci)

(2)

Tozzetti

nell'edizione del

chiama ardente, e a que' tempi fa giudicato delie migliori poesie innaiole dal giornale " Il Pio IX ,. A me pare di

Sansoni, 1907.

Il

Targioni Tozzetti

scarsissimo valore.

lo


IL

842

BISOBGIMENTO ITALIANO

vere in onore di Carlo Alberto qualche poesia, sempre dignitoso " No, non posso, non debbo, non voglio l'are come

risponderò

:

non ho mai scritto per scrivere, né fatto versi per fai Dicono che non ho curato la forma ed hanno ragione. Di poesie che non corrispondono ad un concetto al (male si crede, e che non esprimano un sentimento che si ha nell'animo, non so che farmi. Sono stato il poeta del dolore, dell'ira, della fede e mi Monti

Io

versi.

oggi voglio servire alla mia patria diversamente. Altri che non hanno i miei precedenti inneggino pure a Carlo Alberto; fabasta

:

ranno benissimo: io inneggio ed inneggerò a lui con qualche cosa di meglio che coi versi: facendo di tutto per farlo acclamare re

Regno d'Italia „ (1). " Tu „, scriveva ancora al fratello, " tu di

del

politica

non ti occupi, ma procura

di far intendere a certe teste

riscaldate che finché si fondano statucci frastagliati, saremo sempre

ed a disposizione dello straniero „ (2). Questo fu il tradimento Giovanni Berchet.

fritti

di

VI.

Il Berchet e la rivoluzione del 48.

— Il Berchet deputato.

Sua morte.

Milano con cinque giornate di epica lotta aveva cacciato gli aveva certo superate le speranze del Berchet che lo apprese a Firenze. Il 27 marzo i Fiorentini festeggiarono la vittoria dei Milanesi con un solenne Tedeum nel Duomo, dopo Austriaci. L'evento

il

quale il Confaloniere, la Magistratura Municipale e la Guardia

Civica si recarono sulla piazza di Palazzo Vecchio. Il nostro poeta, ritrovando la frase veemente degli anni giovanili, vi recitò un discorso

(1)

nobilissimo

u (3).

Massari, Carlo Alberto

e

Mirabile risorgimento invero questo

Giovanni

Berchet, in

"

Domenica Letteraria „

del 18 giugno 1882. (2)

Lettera al fratello, dell'aprile del 1848 (pubblicata in parte

dal

nell'opera citata). (3)

Veggasi l'intiero discorso nella citata opera del Cusani, p. 379.

Cusani


GIOVANNI BERCHET

843

nostro, diceva egli fra altro, al quale ciascuno dei popoli d'Italia

ha apportato la parte sua Roma l'amnistia e l'onnipossente paToscana le riforme Sicilia e Napoli la costituzione; Piemonte il forte esercito tutelatore, e Milano l'indipendenza, senza della quale né riforme, né costituzioni possono aver vita :

rola d'amore

;

;

Stringetevi tutti, popoli e principi, in un'assoluta con-

intera

cordia di instituzioni, di voleri, di sentimenti, e correte in armi a

dare aiuto all'esercito di Carlo Alberto, perché spazzi affatto gli Austriaci dalle terre nostre. Afferrate questa bella occasione fattavi miracolosamente

da Dio, e salvate in eterno dalla domina-

zione e dalla presenza dello straniero ogni campo, ogni villa,

dove si parli italiano. Là, nella gran valle del Po, vi chiama la Patria.

Guerra, guerra agli Austriaci, e il solo pensiero, il solo

bisogno del momento. Là, nella gran Valle del Po, è d'uopo che si componga un grande stato, saldo e compatto, il quale serva di antemurale a qualunque invasione straniera, da qualunque parte essa venga „.

Ed

egli

stesso, già

sessantacinquenne, accorreva a dare tutto

quanto era ancora in lui il frutto dell'esperienza, il consiglio di una mente sempre lucida, l'esempio di un entusiasmo inestinguibile. Giunse a Milano il 2 aprile quando ancora in mezzo agl'inni festanti di gioia si elevava il lamento doloroso per i generosi ca:

duti nelle barricate.

Ed egli, il profetico

rivedendo la patria

diletta, libera finalmente, la

cantore della libertà,

salutò con un canto che il Cusani dice sgorgato dal cuore, ma che ci attesta, purtroppo, che le corde della sua lira erano spezzate (1). Scrisse

subito alla marchesa partecipandole

l'entusiasmo suscitato dalla

sua venuta, la gioia che leggevasi dipinta su ogni volto, ma in-

sieme i suoi timori circa la sospirata unione col Piemonte. " Sono giunto ieri quando la folla usciva dal solenne Tedeum cantato in

Duomo. Era una festa, un tripudio dappertutto. Ho tanti,

ho veduto già tanti

:

spero bene

;

parlato con

ma il partito contro Carlo

Alberto e in favore della repubblica è piuttosto largo

immaginosi s'intende, non gli uomini assennati.

;

i

giovani

— Se Carlo Al-

berto trionfa, l'entusiasmo per la vittoria rimedierà alla pazzia

(1)

Il

canto mi sembra cosi miterevole cosa ch'io dubiterei quasi della sua

autenticità, se

non l'attestasse il Cusani, per solito diligentissimo e preciso. come tale è assai inferiore alla mente

Forse fu una improvvisazione, e pur

del Berchet. Il

Risorgimento Italiano.

— IV.

56


IL

844

RISORGIMENTO ITALIANO

dell'orgoglio di chi vorrebbe voltargli le spalle „ (1). Egli si augura che " la paura di non bastare a sé stessi, prenda piede m affinché i Milanesi si convincano che senza i Piemontesi non si

potrebbero scacciare i nemici.

La sera del 10 aprile una folla di cittadini fanfara, festeggiati

altri

illustri

preceduti da una

personaggi, sostò dinanzi alla

casa ove alloggiava il Berchet lungamente acclamandolo. Il poeta, brevissime parole dette a ringraziare, fece una fervida

fra le

esortazione alla prudenza e alla concordia con la quale i Milau

nesi potevano

stabilire

fra

l'Italia e lo

straniero

un muro

di

bronzo „ (2). L'8 aprile dal Governo provvisorio era stato chiamato a far

un progetto di legge per la convocazione delle assemblee primarie, e il 13 fu nominato membro del Consiglio di Stato, allora richiamato in parte della Commissione incaricata di formulare

vita (3). Il dì seguente dirigeva ai u

Lombardi una Allocuzione po-

per incitarli a votare per la immediata fusione col Piemonte.

litica

So, diceva egli, che alcuni pochi di voi nel contribuire a quel

faranno dei segreti sacrifìci. E chi vi dice che io forse faccia anch'io nel condurvi a lealmente consigliarvi la

trionfo

non ne

sùbita fusione? Ma periscano tutte le private simpatie, periscano tutti

i

rancori privati in faccia alla salute della patria. Tanto

più splendida sarà la nostra libertà, se avvalorata da sagrifici individuali „ (4).

Tre giorni prima aveva scritto

al

Panizzi pieno di gioia e di

sollecitudine per l'avvenire della patria.

u

Quando tu riceverai la

presente, ho fiducia che la fusione nostra col Piemonte sotto la

monarchia costituzionale di Carlo Alberto sarà proclamata in principio e presso a ridursi in atto „ (5).

E qui è mio debito osservare che il suo desiderio vivissimo dell'annessione al Piemonte gli fece qualche volta velo

agli

occhi

tanto da indurlo ad opinioni esagerate ed ingiuste sul conto degli avversari, provocate forse talora

questi

(1)

non

gli

da ingiurie e contumelie che da

venivano risparmiate. I fautori della repubblica

Da Milano, 3 aprile 1848 (lett. inedita).

(2)

Cubani, op.

cit.

(3)

Cubani, op.

cit.

(4)

Allocuzione politica, 14

(5)

Faoan, Lettere di uomini illustri ad Antonio Panizzi.

maggio 1848. Tip. dei Classici Italiani. Milano.


,

GIOVANNI BERCHET

845

u

gente calata da ogni parte d'Italia e dalla migrasono per lui zione e capitanata dal Mazzini che in questa occasione appare infatuato della propria ambizione e occupatissimo con ogni sorta di falsità e calunnie a contrariare la saviezza

generale „. Giudizi

passionati che possiamo perdonargli solo in nome della sua gran

buona

fede.

Allorché la desiderata fusione avvenne, ne diede immediata notizia al Panizzi con parole che lasciavano chiaramente intendere M

la sodisfazione dell'animo lieto del trionfo ottenuto.

La natura

imponentissima del voto della nazione basterà a capacitare i più meticolosi che la fusione immediata col Piemonte era, è e sarà il desiderio della immensa, strabocchevolissima maggiorità lombarda „ (1). A pochi giorni di distanza scrisse allo stesso una letnella tera che parrebbe quasi pensata in due diversi momenti prima parte, l'uomo del presente vede a poco a poco diradarsi le nubi dall'orizzonte italiano ed assiste con l'animo oramai sgombro da ogni timore al raggiungimento della sognata libertà; nell'altra, :

si

sente l'uomo, per dir così, del passato, con tutte le sofferenze,

coi disagi,

con

le ansie

patite, e nelle

sue parole indovini una

mestizia presaga di più grandi dolori, e la trepidazione per il domani che gli si affaccia buio e tempestoso (2). Ne s'ingannava.

La fortuna delle armi italiane volgeva al peggio Durando arRadetzky padrone di Vicenza, Peschiera ricaduta in mano :

reso, ai

nemici.

Il

Berchet cercando di persuadere, anche sé medesimo

che le voci di accordo con l'Austria non potevano aver serio fondamento, andava ripetendo che se gli Italiani non potevano es-

non volevano neppur essere conquistati e che potevano né dovevano sprecare risuscitando il trattato di Campoformio. sere conquistatori,

tanti sacrifizi non

si

Ma il 4 agosto avveniva l'armistizio. A tale notizia il Berchet u

cadde in uno stato di istupidimento doloroso „. Lo sollevò alquanto u due importanti proteste: le 600 mila firme per la la notizia di fusione, e la quasi generale emigrazione „ all'entrare di Radetzky. Egli stesso lasciò Milano e si ridusse a Torino. Di qui nell'ottobre passò a Genova dove attendeva ansiosamente qualche parola capace di infondergli

nuove speranze. L'ambiente di Genova lo nausea,

(1)

Fagan, op.

cit.,

(2)

Fagan, op.

cit.

lettera del 25

maggio 1848.


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

846

poiché ci vede formarsi

la stessa anarchia

deplorata a Milano, e ripetersi la stessa u

G-li stolti,

esclama, gli utopisti,

i

che già aveva egli

" schifosa

commedia „.

malintenzionati ci hanno impe-

dito di far bene la guerra, ora ci vogliono impedire di far bene la pace, e la si farebbe, e per Dio, con condizioni se

non buone,

superiori di molto ai meriti nostri, di noi imbecilli ragazzacci decla-

matori, e non altro „ (1). E nello stesso torno di tempo si rivolgeva al Panizzi per informarlo degli eventi e pregarlo perché si

adoperasse presso

" le

persone influenti dell'Inghilterra „ in

favore della povera Italia,

per quanto fosse indegna di tanto

amore.

Poiché il soggiorno di Genova assolutamente non gli va, attende dal governo toscano il passaporto che gli consenta di lasciarla il

più presto possibile, tanto è infastidito persino degli applausi della folla

(2).

Ma neppure in Toscana si trattenne a lungo, poiché nel

novembre dovette trovarsi a Torino chiamatovi a far parte della Camera, quale deputato del collegio di Monticelli. Fra tanti colleghi sostenitori appassionati della guerra ad oltranza, egli si senu

E veramente per me una vita di sacrifìci

e n'ho fin sopra la testa.

Non ho tempo di far nulla, neppure un

tiva isolato e spostato.

passeggio alla domenica; e chiacchiere, chiacchiere senza

senza frutti

;

fini

e

presidente anche di tre comitati, s'immagini le inquie-

tudini mie seduto sui seggioloni. Ma di questi incarichi

gherò presto

:

così potessi sbrigarmi del

della tristezza

ture „

(3).

mi sbrimal di testa, e più ancora

che mi infondono le cose italiane presenti e fu-

Pochissime volte egli fece udire la sua voce

:

quando

parlò, fu per raccomandare la concordia, la fedeltà alla Costitu-

armi contro uno Stato diceva egli, purché lo Statuto duri, bene o male non importa, v'è speranza per tutta Italia ancora. Duri lo Statuto, si consolidi e il tempo o miglior occasione farà il resto „ (5). E al Massari scriveva u Fate animo zione, la prudenza (4)

nel riprendere

potente per eserciti formidabili.

u

Del

le

resto,

:

(1)

Lettera al Cobianchi, da Genova, 22 settembre 1848 (Edita dal Cusani).

(2)

AU'Arconati, lettera inedita, da Genova, 12 ottobre 1848.

(3)

AU'Arconati, lettera inedita, da Torino, 14 dicembre 1848.

(4)

Discutendosi di sussidi da concedersi agli emigrati, egli osservava: "La

beneficenza quanto, più

si fa,

Parlamento Subalbino). (5)

G. Mazzoni, op.

cit.

e tanto

meno se ne parla, è meglio „

(Atti del


GIOVANNI BERCHET r\i

847

amici, fate loro capire che anche nell'interesse solo del Pie-

>nte bisogna che lo Statuto stia saldo in piedi, altrimenti tutto

non parlo dell'Italia chi non ne vede la intera dna nella rovina dello Statuto piemontese ? „ (1). Dopo l'abdicazione di Carlo Alberto il Berchet, deputato una perduto per esso

;

;

seconda volta per il collegio di Bardi, scontento della vita pubblica, non rimase a lungo in Torino e ripartì per la Toscana. A qualcuno che si maravigliava di vederlo colà, egli rispose queste

Camera Piemontese Dolore per dolore, amo meglio la mestizia del sedere sopra un sepolcro che quella d'assistere al letto d'un maniaco moribondo. E la mi par proprio così „ (2). Pure non cessò dal tener l'occhio parole che riassumono il suo giudizio sulla

:

u

!

e il pensiero rivolto a Torino,

u

timoroso sempre per quell'ultimo

" Se delle cose piemontesi, (3). da Firenze all'amica, pel momento sono un pochino meno angustiato, pel futuro prossimo mi angustio sempre assai. Lo veggo nero nero. Insomma c'è del nero su tutto l'orizzonte. Facciamo

baluardo delle speranze d'Italia „ scrive

come la colomba, chiudiamoci in un cantuccio e lasciamo passare la tempesta che non sappiamo né possiamo scongiurare noi soli. „ (4) Pensieri, sentimenti, aspirazioni riassume per così dire in poche

da Nizza alla marchesa, in cui accennando alla condizione presente dei Toscani, esclama con mente presaga " Ma poveretti avranno anch'essi un dì miglior fortuna purché duri il Piemonte E più ci penso, più mi par certo che durerà. Le cose della storia vanno lente e la vita degli individui va rapida. Fortunati i Giammartini (5) che toccheranno con mano quello che noi non facciamo che intravvedere nel futuro Tenga su l'animo suo e quello degli amici. Viviamo intanto meno male noi col pensare alla miglior sorte dei nostri posteri „ (6). Con linee nell'ultima lettera indirizzata

:

!

!

!

queste parole esprimenti la fede incrollabile nei destini della patria e insieme l'augurio per la generazione nascente, egli suggella la

sua corrispondenza con l'amica e benefattrice, a cui vent'otto anni di perfetta

comunanza di pensieri e d'affetti l'avevano indissolu-

bilmente legato.

(2)

Al Massari (lettera pubblicata dall'ALLEGRi per nozze. Venezia, 1859). A C. Arconati, da Livorno, 17 settembre 1849 (inedita).

(3)

A C. Arconati, da Firenze, 21 settembre 1849 (inedita).

(4)

All'Arconati, da Firenze, 13 ottobre 1849 (inedita).

(1)

(5)

Gian Martino era il secondogenito degli Arconati.

(6)

Alla Arconati, da Nizza, 13 dicembre 1850 (inedita).


848

IL

KISORGIMENTO ITALIANO

Al cominciare del '51, malandato in salute e oltremodo amareggiato degli uomini e delle cose, rinunziò a' suoi viaggi favoriti per

a vivere nella tranquilla agiatezza di Casa Arconati. E con gli amici suoi e ospiti generosi, sempre più ammalato, trascorse l'estate a Vichy. Ritornato a Torino, aggravò sempre più e spirò ritirarsi

serenamente, il 23 dicembre, fra le braccia di Giuseppe Arconati. Morì com'uom cui negro Terror delle passate ore non preme

;

Morì pregando i fati Benigni alla sua gente

;

Morì nel Dio degli avi, Simile al sol che in securtà declina

E da occidente ad altro orbe veleggia. Così, poeticamente,

ma non senza verità, il Prati (1).

Una pietra di bianco marmo col solo nome Berchet, parlò per u molti anni, al visitatore, dell' artefice di tanti itali ardiri „. Due anni or sono, ed era tempo, trasportandole nel famedio, la patria tolse dall'immeritato oblio in cui le

aveva lasciate,

le

ceneri del

suo Tirteo.

VII.

Tale l'uomo che

ci

appare dal voluminosissimo epistolario.

Il

velo che abbiamo sollevato (possiamo dirlo con sodisf azione insieme e con sicura coscienza), nulla ha scoperto che non sia nobile, integro

e in armonia

con la fama gloriosa che ormai da sessantanni

circonda d'un' aureola splendente

il

nome del u Tirteo

d' Italia „.

In un momento in cui qualche fronda cade di quando in quando dalle corone gloriose che ornano il capo a tanti venerati patriotti

non è questo per lui piccolo vanto. Il B virile

del Risorgimento,

e risoluto carattere „

che gli riconobbe

il

Massari

(2),

è d'uopo

riconoscerlo pur sempre in lui che, persuaso esservi al mondo due soli

mezzi per farsi strada,

u

vendersi o far lo strisciante „, aborrì

(1)

6. Pkati, In morte di G. Berchet.

(2)

G. Massari, in

*

Fanfulla della Domenica », anno 1880, n. 39.


—

GIOVANNI BERCHET

849

sdegnosamente e dall'una e dall'altra viltà. Fiero di fronte al Governo Austriaco, anche quando questo gli offriva l'amnistia e

mantenne dinanzi a quelli che avrebbero voluto fare nel '48 un fanatico demagogo. Potè

la facoltà di rimpatriare, fiero si lui

gli ultimi suoi anni perdere le simpatie della folla,

ma rifuggì

dal mantenersele quelle simpatie a prezzo delle sue convinzioni e

supremo interesse della sua patria. Tutto cuore con gli amici, anche con quelli che non sempre furono di lui benemeriti, rifiutò

del

di accontentarli quando gli domandarono nel'48 più che una dimen-

ticanza della Clarino,, una vera palinodia.

Portò anche nell'amicizia quella sua innata schiettezza che non gli

permise mai di sorvolare per malintesi riguardi su quello che

la sua coscienza

gli

men che dignitoso. Obbedì ad un certo impulso subitaneo

additasse come

talvolta, e lo confesso francamente,

di amici e di nemici; ma fu sempre pronto a non appena l'animo fosse ritornato in calma. Fu anche

nel dar giudizi ricredersi

un po' esagerato ne' suoi sentimenti e nel dipingere le condizioni tempo basta pensare al Romito del Cenisio e ad altre sue poesie patriottiche ma noi non ci dorremo di quel po' di esagerazione quando pensiamo che alla lettura di quei versi i d'Italia del suo

:

;

giovani italiani si sentivano convertiti in altrettanti apostoli della libertà e dell'indipendenza della patria.

u

Alere flammam „ era il

motto col quale affidava al pubblico le sue poesie (1); e quel motto era tutto un programma. Innamorato delle pure bellezze dell'arte, ad esse antepose la bellezza della divina missione d'alimentare la fiamma del sentimento nazionale. " Non ho mai scritto per scrivere, né fatto versi per far versi „ (2). Non passò per la prova suprema dell'arresto, del giudizio, della segreta e non si può dire quale sarebbe rimasta la sua tempra attraverso a quelle insidie e a quei martìri ma quando leggiamo certi suoi sfoghi circa il processo del '21 (3), non ci pare arrischiato il pensare che egli non solo non sarebbe stato mai un Carlo Oastilia, ma nemmeno avrebbe conosciuto altre debolezze da cui, purtroppo, ;

:

(1)

Il

motto sta scritto sotto la figura d'una lampada antica nella quale una

mano versa olio. Si osserva a p. 108 dell'edizione di Londra, 1826, e in altre posteriori.

"Domenica Letteraria ,, 18 giugno 1882. Alludendo al processo del Pellico esclama " Tradire gli amici perché ? per guadagnarsi sei od otto anni di carcere „ (Lettera del 23 agosto 1822, edita dal D'Ancona). — E riferendosi a maligne insinuazioni sul conto del (2)

Massari, in

(3)

:

!


IL

850

RISORGIMENTO ITALIANO

nostri cospiratori detenuti non andarono sempre e tutti immuni. Noi crediamo di non ingannarci ravvisando in lui la tempra dei

i

Moretti e dei Trecchi.

E la prova dell'esilio serenamente egli sopportò per ventisette anni senza troppe querimonie.

u

Si può sentire la propria infelicità,

dice egli, confessarla anche a quattr'occhi con

comprenda

vi

,

e nondimeno tollerarla

una cara amica che

con quella

fermezza che

viene dalla riflessione e che fa della propria vocazione un dovere „ (1).

Eppure noi abbiamo visto quanto egli soffrisse

:

possiamo imma-

ginarci quanto gli costasse il dissimulare. Buon per lui che l'amicizia

d'una donna d'alto intelletto gli cosparse di qualche fiore il diffìcile sentiero dell'esilio.

Agli esuli rimproverò di aver troppo sciorinate al sole le proprie di non aver sempre dato prova di concordia. " La prima cura d'aversi in terra straniera si è quella di non dare scandali con liti e inimicizie tra individui della stessa nazione e questi scandali hanno già pure assai discreditata... la emigrazione ita-

disgrazie e

;

liana „

(2).

Solo carità del natio loco lo indusse talvolta a nascondere o attenuare le molte nostre

magagne ma ;

nell' intimo

ne

sentiva

rimorso per quel senso di sincerità che lo faceva parere a sé stesso

un u mentitore infame „. Poco tenero dei ministri della religione, la religione stessa rispettò

Ma d' affetto ardentissimo e puro amò la patria sua,

e venerò. l'Italia,

a cui consacrò

della gioia straniero. lei

,

la parte

ahimé, da lui non

Per la patria egli

migliore di

gustata

,

di

sé stesso

,

in attesa

vederla libera dallo

fu cittadino intemerato e forte, per

seppe essere lavoratore costante, per la patria e per

lei

sola

sentì l'ispirazione e fu poeta.

Alessandrina Tolio Campagnoli.

Borsieri, smentite da Donna Costanza, scrive

" Quello che ella mi dice di Bormi ha consolato davvero. Mi spiace che una mala intelligenza possa aver rovinato il processo di lui e degli altri. Ma gli errori di mente non vanno confusi con le turpitudini del cuore. Era il sospetto di quest'ultime che mi :

sieri

lacerava l'anima , (Lettera inedita del 17 ottobre 1823). (1) Da Parigi, 19 marzo 1822 (Ined. a D. C). (2)

Lettera a P. Borsieri, del 1° gennaio 1837, edita in parte dal Cusani.


SAGGIO DI RACCOLTA DI DOCUMENTI

DA SERVIRE PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE (Continuazione e fine

Vedi Anno IV, fascicolo 58 pag. 667).

:

,

CAPITOLO XII. Un'era che

chiude.

si

Dio Napoleone!

E torrenti di luce il sol diffuse

;

Napoleone Dio Napoleone Rispondeva la terra, e il oiel si chiuse. !

!

Antonio G-aspabinetti (comandava nel 1813 il 3° regg. cacciatori a cavallo).

Guardia Nazionale che sotto il regime repubblicano si era andata ricostituendo in tutti i dipartimenti (nei primi mesi del 1805 troviamo registrati molti decreti di nomine a comandanti ed a capi di battaglione), continuò ad esistere sotto il Regno d'Italia, posta in attività dal seguente Decreto riguardante l'attivazione della Guardia Nazionale

(1).

14 Settembre 1805.

Napoleone I per la grazia di Dio e per le Costituzioni, Imperatore dei

Re l'Italia. Abbiamo decretato ed ordinato quanto segue:

Francesi e

Art° 1° Entro attività in tutte le

il

mese di Ottobre

Guardia Nazionale

la

è posta

in

Comuni del nostro Regno d'Italia.

Essa dipende immediatamente dagl'ordini del Principe Vice-Re.

II

Ili

II

nostro

Ministro

dell'Interno è

incaricato

dell'esecuzione del

presente Decreto, che sarà pubblicato ed inserito nel Bollettino delle Leggi. S.

Cloud 14 Settembre 1805. firmat Napoleone.

Per V Imperatore e Re 11

Ministro Segretario di Stata Sott.

Per copia conforme Il

Ministro Segretario di Stato

A. Aldini.

A. Aldini


852

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

In data 6 ottobre 1805 il Viceré emanava un decreto relativo della G. N. in battaglioni e compagnie (2) e

all'organizzazione

si principiò a radunare tra Modena e Bologna in un gran campo di riserva oltre 20.000 uomini di esse guardie, for-

nel novembre

manti 3 divisioni, che il Viceré passò in solenne rivista nel corso (3). Il campo venne poi trasferito a Verona e fu

del dicembre

l'unico esperimento di mobilitazione di

forze sedentarie che siasi

fatto su larga scala.

Un decreto Vicereale del 14 ottobre 1807 (4) metteva in attività la G. N. in 31 comuni del regno e se ne nominano pochi giorni dopo i

relativi comandanti e loro aiutanti

;

è dei primi del 1808 l'attiva-

zione di quel battaglione della Guardia della città di Venezia

che abbiam visto divenire un reggimento stabile dell'esercito nel novembre poi dello stesso anno si costituivano anche compagnie di cannonieri colle guardie nazionali di Ancona e Palmanova, ed ;

infine nell'aprile del 1809 un altro decreto Vicereale estendeva maggiormente l'attivazione delle G. N. Le quali però, a dir del Cusani, furono per tutta la durata del regno, al pari delle com-

pagnie di riserva dipartimentali, piuttosto d'impaccio che di sussidio ai prefetti, e solo in poche località ed in non frequenti circostanze ebbero occasione di sostenere brevi combattimenti di costiera.

Non risulta da documenti ufficiali che questa Guardia, come lo fu invece in Francia per le così dette Coorti di prima leva, andasse munita di bandiere

;

troviamo per altro nel Giornale Ita-

liano del 23 agosto 1809 che, celebrandosi

il

la festa anniversaria di S. M. l'Imp. e Re, dopo tosi in

giorno 15 in Forlì il

Te Deum canta-

Duomo a mezzodì, le compagnie scelte di quella G. N.

eseguirono diverse evoluzioni a fuoco ed il Prefetto in segno della loro perfetta organizzazione consegnò dell'onore adorno dello

alle

medesime

il

vessillo

stemma di Napoleone.

Non crediamo si trattasse d'insegna di modello ministeriale ed incliniamo a ritenerla d'iniziativa locale come quelle che ci accin-

giamo a descrivere.

La Biblioteca civica

di Bergamo conserva un drappo assicupende come una carta geografica venne anch'esso esposto alla mostra sistematica del Risorgimento Italiano tenutasi in Milano nel novembre del 1906 ed è certo che

rato ad un'asta da cui

:

questa raffazzonatura fu fatta senz'alcun

criterio,

come appendicolo un cordoncino

composto dei quattro

di

seta

adoperandosi


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE lori

853

bianco, rosso, verde e bleu che molto probabilmente ador-

nava, munito di fiocchi, l'asta originale. Pel passaggio della quale del drappo scorgesi chiaramente uno spazio forma di bossolo, senza però traccia alcuna di chiodatura. La stoffa misura circa m. 1,24 di lato ed è di seta bianca in ottimo stato. Sul dritto è dipinta nel mezzo un'aquila col rostro rivolto verso il posto dell'asta, ossia a sinistra da questo lato essa sostiene uno stemma giallo orlato di rosso, colla corona sull'un dei fianchi di 4 centimetri a

:

di ferro a pettine nel

centro, al disopra del quale è un serto di

foglie verdi. Coll'altra zampa essa impugna un manipolo di fiamme, il

tutto

poggiando su di uno zoccolo sostenuto da foglie d'acanto

riunentisi nel mezzo. Questa base, l'aquila e la corona

gemmata

alla reale librata sopra la sua testa sono dipinte in giallo: allac-

da un nastro rosso alla spalla dell'imperiale augello passa a tracolla una fascia violetto cupo, emblema della Legion d'onore, con risvolto rosso e vessilli bianchi sormontati da aquilette d'oro. Tutto questo disegno, benché considerevolmente più grande, assomiglia molto al già descritto delle due bandiere della Guardia d'Onore Bergamasca, e può essere stato eseguito dal medesimo

ciata

artista. Sul rovescio lo stemma di Bergamo entro a ricca cornice barocca gialla ed attorniato da rami verdi, d'alloro a sinistra e

di quercia a destra di chi guarda. Sotto, dipinta in nero, la scritta

:

GUARDIA NAZIONALE DI

BERGAMO

(Tav. XVI, fìg. 5 e 6).

Nel Tempio del Risorgimento Italiano all'Esposizione di Bologna del 1888 (vedi Catal. Illustr., Voi. Ili, pag. 72, Bologna, Zamorani, 1901) figurava uno stendardo che vuoisi risalga al 1805,

anno in cui la Cavalleria Nazionale era in quella città comandata da Sebastiano Tattini. Anch'esso, come lo stendardo delle Guardie d'Onore bolognesi precedentemente illustrato, è dono della famiglia dei Principi Hercolani e tuttora conservasi in quel Civico

Museo, Sala del Risorgimento Italiano. Non abbiamo documenti che suffraghino

la

creazione o l'esi-

stenza ufficiale di corpi a cavallo della G. N. durante

il

regno

d'Italia, epperciò dobbiamo supporre anche questo corpo bolognese

come dovuto ad iniziativa municipale, né sappiamo quanto abbia durato. In base

ai

dati favoritici dall'aw. Pietro Mariotti e dal


854

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

compianto cav. Raffaele Belluzzi, e da noi completati sul posto, possiamo darne dettagliata descrizione. L'asta, subito sotto al drappo, appare dipinta di bianco e presenta 8 scannellature alternate rosse e verdi più in basso, ove esse finiscono in otto faccio, la verniciatura è di color bruno violetto. Quest'asta è munita di un calcio in ferro, di un anello d'ottone e d'una cuspide pure di ottone giallo a forma di lancia, posante su globo ovale da cui si diparte un manico rotondo (lunghezza totale 29 cent., larghezza massima 6 7 4 )- H drappo di seta, largo 72 cm. ed alto 78 cm., è ravvolto all'asta le parti superiore ed inferiore sono costituite da due liste orizzontali color violetto tirante al marrone, alte 10 cm. caduna, in cui figurano ricamate con cordonetto di seta bianca ;

:

le

seguenti iscrizioni

:

GUARDIA NAZIONALE CAVALLERIA BOLOGNA.

di sopra

di sotto

Fra queste due fascio il drappo presenta un riquadro composto a destra e sinistra da tre liste verticali, verde vicino all'asta ed al flottante, rosa e bianco, che nel mezzo racchiudono un ottagono bianco orlato di violetto i di cui quattro angoli laterali sono

Hj verdi, g-p rossi. Il centro bianco contiene in ricamo di

seta

un serto di quercia al naturale, legato da nastri rosa. Sul rovescio questo serto è di quercia a sinistra e d'alloro a destra e contiene,

ricamata in seta di color giallo pallido, la scritta

:

UNIONE E VIRTV. Corre intorno a tre

lati

del drappo

una frangia

di

cordonetto

due tortiglioni rosa e due verdi, il tutto della lunghezza di 12 cm. inoltre dalla freccia pendono due nastri di seta verde, bianca e rossa terminanti in due fiocchi il di cui pomo è coperto di striscie alternate, due verdi e due rosse, sempre intramezzate da una bianca e con frangio

di seta bianca, nella quale sono alternati

;

identiche a quelle del drappo.

L'ottimo stato di conservazione di questo cimelio prova che fu raramente usato e quindi la corta durata del corpo cui dovette servire. La presenza del color violetto od amaranto che fu caro


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

855

a Gioachino Murat, ci tenta ad arguire se mai questo stendardo

non debba riferirsi al 1814

varrà la pena il proseguire indagini

:

sulla storia di quest'insegna, la quale è certamente l'unica in cui i

nostri tre colori

vadano disposati ad un quarto (5).

Circa alla disposizione delle coccarde sotto il regime napoleonico

crediamo possa darne una sufficiente idea il già citato volume nell'Archivio di Stato in Milano dal titolo Uniformi de corpi dell'armata italiana e cisalpina, che, come già dicemmo, è una 1

:

postuma raccolta di tavole disposte a casaccio, che sarebbe stato preferibile

lasciar

allegate

agl'incartamenti relativi anziché di-

struggere questi ultimi. Vi trovammo

tav. 77

:

Guardie Fortificazione (14

luglio

1806) Coccarda nella lucerna

138 Cacciatori Guardia Reale

187 e 190 Guardie delle

nappina

Città di Milano e Venezia e Com-

1

bianco

8 verde 2 rosso

pagnie

di Riserva pei Dipartimenti

9

„

„

*

196 Volontario di Milano 199 Volontario Italiano

1

bianco

2 verde 8 bianco i rosso

202 Volontario di Bologna

1 rosso

211

Veterani coccarda bianca e rossa,

nappina

2 bianco 8 verde

:

217 Treno d'Artiglieria coccarda bianca e rossa, nappina:


856

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

a tav. 229 Treno del Genio coccarda

223 Marinari Cannonieri coccarda

„

„

Quindi, se dobbiam credere ai dipintori di quei figurini, non c'era

uniformità. Per dare poi un'idea del come

si

disponessero in quel-

avremmo potuto, sino a qualche anno fa, mandar il lettore davanti ad una porticina a muro nella via Nerino l'epoca

nostri colori

i

in Milano quasi sull'angolo della piazzetta di San Giorgio. Scrostatesi le successive

imbiancature, vi si potevano scorgere

un'iscrizione col millesimo 1806.

resti di

i

Era contornata da una fascia così

Ma da tempo tutto è stato ricoperto,

composta

come lo fu la prima volta nel 1814 quando tramontava in Italia l'astro di Napoleone, ed ora non rimangono che scarsissime traccie. Il

Zanoli narrando della ritirata di Russia scrive come sino al

4 dicembre 1812, giorno in cui Napoleone abbandonò l'armata per accorrere a Parigi, piccoli drappelli

erano incontrati di quando in quando dei

si

di

soldati ancora armati, condotti

da

ufficiali

aggruppati intorno alle giurate insegne. Nel Journal d'un adjutant major de la garde rovale du Prince Eugène pour la campagne de Russie è detto che L'armée d'Italie que quelques rares survivants représentaient, raontrait flottant

au milieu de 50 ou 60

hommes qui donnaient le nom

à

un

ré-

giment, les aigles et les drapeaux. Pas un ne manquait

Pur troppo abbiam visto che a ritirata finita uno dei nostri tricolori cadde nelle mani del nemico (6), ma, come scrive il Zanoli, dacché si videro senza capo e da inaudite calamità decimati, questi bravi, incaricati della conservazione del prezioso deposito,

varono

costretti,

si

tro-

piangendo, di nasconderlo nei loro sacchi ed

alcuni lo seppellirono. Dicesi,

ma non è certo, che l'Imperatore prima di partire, abbia

ordinato che

si

incenerissero le bandiere e

si

distruggessero le

aquile, è però cosa sicura che quest'ultimo ordine non fu eseguito (7).

Chi non le seppe sufficientemente nascondere in modo da poterle trasportar a salvamento preferì seppellirle, ma nessun'aquila degli italiani

venne a mancare, se dobbiam credere alla seguente iscriun valente letterato toscano, il canonico Contrucci,

zione che

dettava

:


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

857

A RICORDARE NEI POSTERI IL VALOR SOVRUMANO CON CHE I GUERRIERI DEL REGNO d' ITALIA UNICI

FRA QUANTI COLLEGATI E SOGGETTI SEGUITARONO IN RUSSIA NAPOLEONE A CONFORTARE IL DUOLO E L'ORGOGLIO DELLA PATRIA RIPORTARONO INTATTE LE AQUILE NAZIONALI.

Erano partiti in numero di oltre 27.000; il 24 dicembre 1812 il un appello dei superstiti italiani, cui rispondono 121 ufficiali e 112 uomini. Rag-

principe viceré Eugenio in Heilsberg fa fare

giunsero a stento più tardi il migliaio!

E già dissimo come la sola guerra in Ispagna, su 30.183 italiani, mietesse in 6 anni 22.225 vittime

!

Eppure non basta nuovi armati :

occorrono subito sui campi della Germania, una grossa divisione di

nuove nostre forze vi è spedita ai primi del 1813 e vi combatte

gloriosamente, se non fortunatamente, dieci mesi, alla fine dei quali di 28.444 uomini con 8908 cavalli se

ne rimandano in patria 3000

con 500!

Napoleone, sconfitto il 18 ottobre a Lipsia, incalzato dalla coalizione europea, abbandonato dai sovrani che aveva aggiogati al

suo carro, dopo una serie di battaglie assomiglianti agli sprazzi di un lume cui manca l'alimento, è ridotto a firmare l'il aprile 1814 in Fontainebleau l'atto di abdicazione.

Tale avvenimento

ripercuote immediatamente nell'Italia sudopo una laboriosa campagna combattuta

si

periore, ove Eugenio,

con varia fortuna, si trova circondato in Mantova dalle truppe austriache, minacciato dal Murat che alla testa d'un forte esercito fa abbassare nell'Italia centrale le insegne del regno Napoleonico!. Narra il Zanoli che allorquando tutto era perduto fuor che l'onore, verso

la

fine di

quell'aprile,

i

sottufficiali e soldati del-

l'infanteria della guardia di linea, prima di separarsi, abbruciarono

bandiere e se ne divisero le ceneri. Secondo il Cantù (Della Indipendenza Italiana, voi. I, Torino 1872, pag. 856) i veliti e granatieri della Guardia Reale avrebbero abbruciate le aste ed i drappi delle loro bandiere a Vimercate presso Monza ove erano concentrati, affidando le aquile al generale conte Teodoro Lechi comandante della guardia stessa (8). Infine il Cusani riporta quasi le stesse parole del Zanoli e menziona due aquile. Molto si è già le


858

IX

RISORGIMENTO ITALIANO

scritto in proposito quando queste aquile passarono nel 1848 all'Ar-

meria Reale di Torino Alberto Lumbroso nel suo studio II generale d'armata conte Teodoro Lechi da Brescia (1778-1886) e la sua Famiglia. Documenti inediti, comparso nel voi. IH della Rivista Storica del Risorg. It. diretta da Beniamino Mazzone :

(Torino, Roux, 1898), riproduce la lettera seguente, diretta dal Lechi

a re Carlo Alberto in quella circostanza

:

Sire, Questi simboli della fedeltà militare italiana affidò

leone Imperatore e

il

Gran Napo-

Re di propria mano nel Settembre 1805 alla custodia

Sua Guardia che avevo l'onore di comandare. mani in quella solenne cerimonia feci il giuramento, e meco i miei valorosi, di difenderli dal nemico e di non abbandonarli giammai. Uscirono queste Aquile trionfanti dalle battaglie di Ulma, Austerlitz, Raab, Wagram, Moscova, Majolaroslavetz, e da cento altri combattimenti. dei granatieri della Reale

Nel riceverli

dalle sue

Ardua fu l'impresa di salvare queste onorate insegne nella fatale ritirata di Mosca, e più difficile di sottrarle (caduto il Regno Italico) alla cupidigia austriaca. La storia contemporanea registrò il magnanimo tratto dei miei granatieri, che abbruciarono le aste di queste Aquile e

che

i

panneggiamenti

ornavano, se ne divisero le ceneri nelle zuppe e le ingoiarono, mentre

le

queste che ora depongo M. V. qual monumento isterico di gloria patria degno di un posto nel Suo Real Museo. Sire, io intendo di accompagnare l'umile mia offerta da un secondo giuramento di fedeltà alla Sacra Vostra io,

sostituendo quelle simulate alle vere, serbai

incolumi

ai piedi della

Persona come ultimo atto della mia vita logora da tante campagne e travagliata da svariate dolorose vicende. Piaccia alla

M. V. di accogliere be-

nignamente la mia oblazione, non disgiunta dai sentimenti ossequiosi dell'alta

mia riconoscenza e di leale fedelissima sudditanza.

Teodoro Lechi.

Anzitutto diremo come l'espressione

u

Veliti „ adoperata dal Cantù

secondo battaglione del reggimento dei granatieri ma non abbia alcun rapporto col reggimento

possa venir intesa a designare

il

come vedemmo, non ebbe mai aquile. In quanto alle aquile false consegnate agli Austriaci constatiamo anzitutto il fatto che a Vienna non se ne trovano quelle che vi esistono sono autentiche, ma da ritenersi tutte francesi. Non essendo ammissibile che il Lechi scrivesse a Carlo Alberto una dei Veliti che,

:

bugia, bisogna dire che questa sostituzione fu presto scoperta e che

vennero scartate, nel Catalogo del Leber edito nel 1845 non essendovene traccia. Se una contraffazione in articulo mortis di cotali

emblemi a cagione della strettezza del tempo riesce affatto incon-


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

859

cepibile, può però darsi che il Leclù abbia potuto prendere nei magazzini militari due aquile nuove mai state distribuite e quindi

di discutibile valore

come trofei.

Vedemmo a pagina 654 come esistessero a Vienna due drappi cremisi colle loro stole di ricchissima fattura e ci chiedemmo se eran

panneggiamenti che pendevano dalle due aquile conserdopo le solenni affermazioni del Lechi non ci pare ossa più oltre dubitare trattarsi di due fanioni di parata cui nessi suna importanza si attaccava da parte del reggimento mentre questi i

t

a Torino

:

abbruciava le vere bandiere ch'eran forse ancora quelle originarie del 1805 ridotte dalle

campagne incessanti chi sa in quale stato!

Non furono perciò quei fanioni, malgrado la loro ricchezza, messi in salvo,

come noi furono

insegne regali usate nell'incorona-

le

zione del 1805 tuttora in mostra al

Tesoro imperiale nel sotterraneo della Hofburg (Cfr. Appendice).

Anche il Carnevali nel suo opuscolo II Centenario della Bandiera Nazionale scrive Nel 16 Aprile 1814

si

:

firmava l'armistizio di

Schiarino

Rizzino,

aveva luogo a Mantova una tempestosa adunanza dei nostri generali si

bruciarono in questa città

nazionali; le aquile, evulse,

si

le

aste ed

i

fidarono ad

il ;

il

23

24

drappi delle gloriose bandiere

un generale.

E, come a Mantova, è certo che nelle altre piazze dove si trovavano i corpi od loro depositi si procedette alla distruzione od i

all'occultazione

delle

insegne,

determinata l'una piuttosto che

maggiore o minore prossimità dell'esercito invasore. Esiste una lettera diretta da Grenoble il 5 aprile 1815 da un certo Cussac al Ministro della Guerra a Parigi. Questo Cussac già l'altra dalla

aiutante di piazza a Corfù, ove restò sino all'evacuazione seguita il

24 giugno 1814, scriveva

la

dissolution des

*

Corps, plutót que de livrer leur drapeaux, les brulèrent

et se partagè-

8

rent leur cendres qu'ils conservent encore „.

"

Les soldats de

:

la garde, les

Riteniamo anzitutto che

il

Dragons Napoléon, à

Cussac non intenda parlare d'una

distruzione di bandiere avvenuta a Corfù (dove del resto non erano

distaccamenti dei corpi citati) ma bensì di segnalare un fatto che al suo

por piede nella penisola

lo

aveva particolarmente colpito

sentendolo raccontare, chi sa con quanti minuti particolari, dai Il Risorgimento Italiano.

— IV.

56


IL

860

RISORGIMENTO ITALIANO

compagni d'armi incontrati. In quanto poi alla nuova contraddizione che scaturirebbe dall'esistenza dei due drappi dei Dragoni si noti che questi furono Napoleone che ebbimo a descrivere

—

per lungo tempo conservati dalla famiglia del generale Fortunato Schiazzetti romano ed è quindi a presumersi che il reggimento glieli

abbia rilasciati quale ricordo ed a titolo d'onore quando

cessò di esserne

il

colonnello per essere stato promosso a generale.

Tutto fa credere che

ai

corpi ricostituiti dopo

le

campagne di

Russia e di Spagna siensi date nuove insegne e sono indubbiamente quest'ultime nuove che vennero abbruciate, mentre delle antiche, in

mano

ai

colonnelli,

nessuno si curò — neanche i su-

bentrati austriaci.

Mentre abbiamo passato in rassegna l'esiguo numero di drappi pervenuti sino a noi, dobbiamo per le aquile arrestarci a quelle di Torino.

Quel distinto raccoglitore di cimelii che è il dott. Luigi

Ratti di Milano, tiene cara un'aquila napoleonica che gentilmente volle adornasse

la

mostra sistematica tenutasi

ivi nel 1906,

ma,

essendo sprovvista del numero sullo zoccolo, non si può stabilire a quale reggimento appartenesse. La marchesa Sofìa Incisa Della

Rocchetta-Brambilla in Monza possiede pure un'aquila in bronzo napoleonica, comperata come la precedente moltissimi anni or sono

da negozianti d'antichità ed anch'essa sprovvista di numero e persino dei fori per apporvelo. Riesce quindi azzardato il designarle

come italiane piuttosto che francesi. H periodico La Giberne, favorevolmente noto fra quanti s'interessano agli studi militari, nel suo numero del giugno 1908 (anno 9°, n. 12, Parigi) pubblicava il disegno d'un orribile augello in rame poggiante senza fulmini su di un tozzo basamento, designandolo come un'aquila dell'armata italiana, esistente nella celebre collezione del Principe

della Mo-

skowa. Può darsi che la provenienza di quest'oggetto giustifichi

non potremmo ammetterne l'aunon supponendo sia stata modellata e fusa da qualche

tale battesimo, per conto nostro tenticità se

bravo maniscalco nella sua fucina di battaglione per servire a qualche fanione abusivo, ma non la possiamo ritenere un'insegna regolamentare.

Non era del resto raro il caso che si fabbricassero aquile all'infuori dell'amministrazione militare di Firenze

sotto

la

:

il

direttore generale di polizia

data del 23 marzo 1812 (Comandini) vieta

assolutamente, con effetto entro tre giorni, la fabbricazione e la vendita a chi non vi sia autorizzato dal governo, di aquile impe-


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE riali

forma

della

di

quelle portate

dai vari

imperiale come insegne da stendardi. divieto venisse

corpi

861 dell'esercito

Non sappiamo

se

questo

promulgato anche nelle provincie del regno, ma

non è improbabile. Mentre il glorioso esercito italico così periva, v'era chi di lui ricordava: in Milano i collegi elettorali nell'aggiornarsi fino a sia

venuta la risposta delle Alte Potenze sulla sorte di

ciò

resta del Regno d'Italia, esprimono gratitudine ai prodi morti

ìmote contrade, acclamando il voto: u L'esercito italiano ha ben itato della patria „ (2

21 aprile iza del il

il

maggio).

Consiglio comunale di Milano nomina una reg-

governo provvisorio che in data del 10 maggio dichiara

signor generale Fontanelli cessato dalle funzioni di ministro

della guerra. Il

12 giugno

mandante

il

maresc. austr. Enrico conte di Bellegarde, co-

in capo dell'armata d'Italia, annuncia, mediante pro-

clama, la pace segnata il 30 maggio a Parigi e la definitiva asse-

gnazione della Lombardia, del Mantovano, Bresciano, Bergamasco e Cremasco all'impero d'Austria. Il giorno dopo

si

pubblicava

:

La Cesarea E. Reggenza provvisoria di Governo In seguito al proclama di jeri che dichiara questi paesi definitivamente soggetti al felice e paterno dominio di S. M. l'augustissimo imperatore e re Francesco I

Determina:

»

Art.°

I.

Sono soppressi gli emblemi, le cifre e gli stemmi del cessato

sostituendovi lo stemma dell'impero d'Austria.... La coccarda provvidamente introdotta dal consiglio comunale di Milano ed approvata dalla reggenza in momenti in cui un distintivo

governo

(9)

Art.°

II.

civico poteva esser necessario, viene ora interdetta.

5 e

(Seguono gli art. 3, 4,

6).

Milano, 13 Giugno 1814.

Commissario Plenipotenziario M. Conte di Bellegardb Presid.

Il

F.

Per la Reggenza Il

Segretario Generale

A. Strigklli.

Questa coccarda che il

si

aboliva era quella bianca e rossa che

Consiglio comunale aveva stabilito il 21 aprile quale distintivo


IL

862

RISORGIMENTO ITALIANO

nazionale e che lo stesso giorno veniva dall'autorità politica approvata come segue :

La Reggenza di Governo Provvisorio determina: Il distintivo Per

quello della Guardia civica, è la coccarda bianca e rossa. di linea è

civico le

e

truppe

conservata la coccarda attuale (10).

Un ordine di Bellegarde del 28 luglio indica

i

corpi italiani

organizzati sul piede austriaco ai quali devono dirigersi i militari del disciolto esercito italico (11).

La marineria del cessato regno

viene riordinata e diviene l'antenata di quella che è in oggi la marineria austriaca.

Non appena Napoleone viene sbarcato il 4 maggio all'Elba, gli antichi sovrani della penisola riprendono possesso dei loro Stati. Vittorio

Emanuele I re di Sardegna da quest'isola si reca sul con-

tinente approdando il 9 maggio a G-enova (che viene annessa agli Stati sardi) e fa solenne entrata in Torino

il

giorno 20. Parma e

Piacenza vengono date in appannaggio alla seconda moglie di Napoleone arciduchessa d'Austria, ed il governo interinale adotta il

16 maggio una coccarda celeste e bianca. Il 24 maggio il Pon-

tefice Pio VII rientra in

Roma trionfalmente acclamato. Il 15 luglio

duca Francesco IV d'Austria-Este tiene ingresso in Modena e ne ripiglia il governo. Il granduca Ferdinando III della casa di Lorena il 17 settembre entra in Firenze e tutti questi principi riil

pristinano le loro insegne.

Il

tricolore

scompare,

si

direbbe per

sempre.

Unico principe sorto dalla rivoluzione e che ancor rimane in ma né il suo Stato, né il suo esercito fanno sventolare la bandiera tricolore (12). Mentre declina l'astro di colui cui egli doveva tutto, tergiversa in modo che severamente ne lo giudica la storia sembra ad un tratto che agogni al dominio di tutta Italia, nel gennaio occupa gli Stati Romani, affronta gli austriaci a Pesaro e da Rimini emana il famoso proclama: piedi è il re di Napoli Gioachino Murat,

:

Italiani, la

dente

;

Provvidenza

vi

chiama infine ad essere una nazione indipenScilla odasi un grido solo, Indipendenza

dall'Alpi allo stretto di

d'Italia !...

Oggi

si

deciderà se l'Italia deve esser libera, o piegare ancora

per secoli la fronte umiliata al servaggio...

Ma all'Italia, alla libertà ed all'indipendenza egli non associava l'idea del tricolore

:

in quel

proclama non se ne parla. Gli inglesi


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE minacciano la capitale lo chiamano precipitosamente indietro dopo cento traversie finisce col fuggire nella Corsica. Il pazzo itativo che lo fa sbarcare con soli 28 fidi a Pizzo, gli costa, te tutti sanno, immediatamente la vita (13 ottobre 1815). H re borbonico Ferdinando IV si era insediato in Napoli (pro-

ie

ìiente dalla Sicilia

rimasta sua) sino dal 7 giugno.

Ed ora nel deporre la penna crediamo d'aver delineato qualche che una semplice traccia, di esser riusciti a presentare un solido canovaccio, augurando che in un non lontano giorno vi si possa ricamar sopra completa e sicura, ammantata dei vividi suoi colori, la storia del sacro simbolo di cui la musa popolare )sa di più

all'alba della nostra unificazione cantò:

E la bandiera dei tre colori Sempr'è stata la più

bella,

Noi vogliamo sempre quella Per la nostra libertà

!


864

IT,

RISORGIMENTO ITALIANO

NOTE AL CAPITOLO XII.

100 (1)

Braidense,

Pubbl.

-^

Uff.

pag. 486.

100

Ibid.

(2) (3)

^

id.

.

513/516

Giornale Italiano N. 187 (del 9 dicembre),

N.

196 (del

18

dicembre),

N. 197 (del 19 dicembre), N. 199 (del 21 dicembre). (4)

Braidense, Pubbl. Uff.

~

pag. 1071.

lo

Murat che già con decreto 15 febbraio 1811 aveva stabilito come colori nazionali del suo Regno il bianco, il celeste e l'amaranto, con editto da Bologna in data 9 aprile 1815 prescrisse i colori verde ed amaranto per la coccarda ch'egli chiamava " italiana „ — colori delle cravatte tuttora pendenti dalla bandiera del reggimento Real Calabria 5° di linea che si conserva a Pietroburgo in N. S. di Kazan e quindi anteriori a quell'anno. Avremmo potuto far seguire in appendice qualche cenno sulle bandiere del regno di Napoli durante l'epoca napoleonica, ma, non essendo strettamente legato al nostro argomento e già voluminoso abbastanza risultando il presente studio, preferimmo desisterne. (6) È da notarsi che anche i trofei esistenti a N. S. di Kazan non sono stati tutti conquistati a viva lotta sui campi di battaglia (Vedi Hollandkr, Nos Drapeaux et Étendars de 1812 à 1815). (7) Aussitòt que le départ de l'Empereur fut connu, la plupart des chefs ne songèrent plus qu'à en faire autant. Les colonels mettaient le drapeau de leur régiment en ceinture et cachaient l'aigle en quelque endroit où les Russes ne pourrait (sic) la trouver (Souvenirs d'un ex commandant des Grenadiers de la Vieille Garde. Fragments des mémoires inédits du Lieut* General L. J. Vionnet B de Maringoné. La Curiosite Militaire „, agosto 1897, pag. 124). (5)

(8) Il

Comandini nella sua

"

Italia nei cento

anni del Secolo XIX ,

registra

questo fatto sotto il 27, ma con punteggiatura intesa a significare la data incerta. (9)

A Venezia erano già stati tolti sino dal 24 aprile.

Vedasi Catalogo del Museo del Risorgimento in Milano del 1885, pag. 27 208 e 209.

(10)

N

1591 e 1592. (11) Zanoli, op. cit., Voi. 1°,

pag.


PER ™ UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE (12) Il 16

865

gennaio 1814 il generale napoletano Macdonald comandante

le

truppe muratiane ad Ancona, ove esse eran state ricevute come alleate, invita il generale Barbou comandante la 5* divisione militare del Regno d'Italia a consegnargli quella piazza, ed il giorno dopo fa pubblicare un proclama agli abi-

che comincia colle parole: " Questa piazza sarà resa alla truppa di M. il Re delle due Sicilie ed il cambiamento di bandiera sarà operato

tanti, '

S.

*

colla forza „. 11

28 gennaio in Bologna, su reclamo dell'austriaco generale Nugent, gli

stessi soldati del

Macdonald fanno abbassare

(Dai giornali dell'epoca).

gli

stemmi del Regno d'Italia.


IL RISOltOTM FINTO

ITALIANO

APPENDICE

COCCARDE. Raccolta Bergamasca retroc* pag. a 208.

Uguaglianza

Libertà

Addì 27 Messidoro 15 Luglio 1797 V. In

S.

Nome della Repubblica Cisalpina

La Municipalità Provvisoria del Dipartimento del Serio Ordina a tutti gli individui indistintamente dell'uno e

l'altro

sesso,

che

portar debbano visibilmente la Coccarda di Libertà a tre colori Nazionali

Rosso, Bianco, e Verde; restando incaricati i Mercanti a farne vendita nelle loro Botteghe. in

A ciò eseguire si dà termine giorni tre dal dì dell'affissione

cadauno luogo

di

questo Dipartimento sotto pena di

venticinque a

lire

chiunque non portasse detta Coccarda. Adottato. Casizzi Segretario in Capo

Mokali Segretario

lbid. pag.»

Libertà In

„

409 Uguaglianza

nome della Repubblica Cisalpina

L'Amministrazione Centrale del Dipartimento del Serio Li 7 Vendemmiale anno VI Repubblicano (29 Settembre 1797). Previene qualunque Persona di questo Dipartimento di portare visibilmente


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORI*: la

867

Coccarda di Libertà a Tre Colori Nazionali, Bianco, Verde, e Rosso,

sotto la

sidor

Pena a chi contravvenisse di Lire 25., come al Proclama 27 Mes-

Anno V. Rep. 15 Luglio 1797. V. ti. della Municipalità Provvisoria. Pezzoli Presidente

Mascheroni Segretario.

Raccolta Bresciana Voi. 6 II pag. 24.

Eguaglianza

Virtù

Libertà

In

nome del Sovrano Popolo Bresciano La Commissione di Polizia Alle Cittadine Bresciane

-

Cittadine! La fausta epoca della nostra rigenerazione deve essere conti-

nuamente richiamata ai sensi. Fino dal giorno 18 Marzo di quest'anno i coraggiosi Cittadini, che con tanta benemerenza del Popolo Bresciano spezzarono barbari ferri del Veneto dispotismo, misero le cocarde tricolorate sulle loro teste. Il Governo Provvisorio decretò questo sacro segnale, di cui devon esser adorni tutti i Cittadini ma il bel sesso non pensò fino ad i

;

ora ad ornarsene. Quindi la Commissione di sario,

che tutte

le

Cittadine

Italiana in segno del loro civismo

poi la cocarda tricolorata

!

Cittadine! voi siete una parte molto interessante essere trascurata, e la

della

società per

sorio v'inculca l'uso continuato della

coccarda

la docilità del

nazionale. bel

La

sesso,

Patria

si

Salute e fratellanza

Brescia 5 Maggio 1797 V.

S.

anno primo della libertà Italiana.

Cocchetti Presidente Lecchi della Commissione Zani della Commissione

Colombo Segretario

Governo adotta Pietro Suardi Presidente Faustino Gussage del Governo Faustino Tonelli del Governo

Bargnani Segreta del G. P. Brescia 13 Agosto 1797

v.

s.

Anno I della Lib. Ital.

Cocchetti Presidente Lecchi della Commiss." Bordogni della Commiss."

Colombo

Seg.°

che

ripromette

più pronto ed esatto adempimento di questo invito.

Il

non

Commissione nostra in nome del Governo Provvi-

fonda le più dolci speranze sopra il

stima troppo neces-

Polizia

portino d'ora in


Da Lodi durante

R1S0RUIMENT0 ITALIANO

la

Rep.*

Un proclama

226).

e

IL

comanda

della "

cittadini di

ai

CisalpS

per

Giov.

portare la

in ogni individuo della nostra

4

verso la Repubblica francese nostra liberatrice

con

tutti

Agnelli (pagine

coccarda tricolorata,

8

cora

1

città

all'effetto

nostro territorio

del

e

e

che

appaia an-

segni esteriori quell'attaccamento, rispetto ed

li

225

Municipalità (di Lodi) del 1° Giugno 1796

amore

Chi non

protettrice.

*

obbedirà alla presente ordinazione esporrà se medesimo al pericolo di un

"

giusto risentimento e

"

si

*

primi giorni moltissimi cittadini ed alcuni ecclesiastici hanno messo su-

si

farà responsale dei disordini che accadessero, e

potrebbe rendere sospetto ,.

Il

cronista

Orietti

"

osserva che

ma poi sono stati obbligati personalmente

fin

dai

"

bito la coccarda,

"

o in forma di rosa o di galla nel cappello, come hanno fatto PArcive-

"

scovo (? vuol dire quello di Milano ?),

il

Vescovo,

i

canonici,

metterla

a

i

preti ed

mal uniti, anagramma di municipalità, come dicevano allora, perchè fossero conosciuti dovevano portare una sciarpa a tre colori al braccio sinistro ed un pennacchio a 3 colori al cappello (Proclama 9 Giugno 1796). La coccarda era, ben inteso, la " i

nostri padri „ cioè

i

Filippini.

7 capi

francese, bianco, rosso e azzurro: quest'ultimo colore fu poi cambiato

in

verde sui primi di agosto del 1797 (Così tardi ?). Girava per Lodi un tale che, per

non aver noie, portava l'intero abito fatto dei tre colori: eppure

fu multato perchè non era fregiato di coccarda.

pag. a 113

Raccolta Bresciana Voi. 9 Ili

Eguaglianza

Virtù

Libertà In

nome del Sovrano Popolo Bresciano La Commissione di Polizia

In un Governo libero ogni Cittadino

si

considera

membro d'una gran

compone il Governo medesimo. Dietro questo principio ne viene la necessità di stabilire un segnale che demarchi il Cittadino stesso. Fino dai primi momenti della nostra rivoluzione il Governo pensò a stafamiglia, che

bilire la

Cocarda nostra Nazionale per tal segno

;

e l'entusiasmo de' buoni

comprovò i sentimenti della sua rigenerazione. Resosi questo segno con un peiiodo riflessibile di tempo noto anche presso le più lontane e zotiche persone, non riesce più compatibile, che tal volta possa mancare per isvista od ignoranza sul cappello dei Cittadini. La di lui mancanza è quindi un argomento d'incivismo, e di poca premura per

Cittadini nel portarla

È appunto in vista di questi riflessi che Commissione nostra nel chiamare all'ordine li Cittadini in questo argomento dichiara, che chiunque sarà ritrovato senza coccarda sul cappello, sarà arrestato, e multato della pena di L 3 essendo povero, e di L 20

i

sentimenti dallo stesso espressi.

la

—


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE essendo ricco, distribuibili in Città

ai

Carcerati

poveri,

e

nei

luoghi di

Campagna ai bisognosi del rispettivo circondario, per la prima volta, salvo per la seconda volta altre maggiori a norma delle circostanze. Cittadini: l'uomo cui rendesi necessaria la legge,

pena per l'esecuzione della

non è mai un individuo che nutra sentimenti

di civismo. La pena non mai per la persuasione. La prima è propria dello

è per la coercizione,

come la seconda deve esserlo dell'uomo libero. Evitate questa marca ignominiosa al carattere prezioso di cui siete insigniti; portate il schiavo,

segnale della libertà, e rendetevene degni.

SATIRE. Dall' Inno di gioia per la resa di Mantova, Milano, Bolzani (in

Ambros.* Misceli.*

Le bandiere a tre

citata)

colori

Avvilite in ogni luogo,

Son lo scherno, il riso, Dell'offesa

il

giuoco

umanità

Foglio volante stampato in Milano per Giuseppe Taglioretti, con appro"

vazione, dal titolo:

Testamento della Repubblica Cisalpina d'infelice

ri-

cordanza „ (in

Ambros.*

Misceli.*

anche Supplimento

Vi

si

al

sulla

Eepubb.* Francese

e

Cisalpina. Vedasi

Corriere Milanese 25 Maggio 1799).

legge tra altro

:

"

Gli alberi della così

detta

libertà, le berrette,

* le bandiere tricolori e tutti gli altri emblemi, che

hanno servito alla se-

*

titolo

duzione de' popoli,

riscaldando

loro

la

testa

col

di

sovranità,

quando altro non erano che schiavi del dispotismo della Madre, comanda * e vuole, che sieno consegnati alle fiamme, perchè niuna memoria debba "

*

rimanere

ai

posteri

„.

* Ultimo Testamento di Mantova colla debita riconoscenza dimostrata al * suo Sovrano e Padre per la sua liberazione „. Milano presso Gerolamo

Rossi nella

"

Contrada dei Profumieri. Con permissione „.


870

IL

Lascio tutte

le

RISORGIMENTO ITALIANO

mie armi, bandiere, tamburi

,

e

mie insegne

le

Vienna come giusto trofeo che ri" corderà alla tarda posterità il trionfo delle sue armi vittoriose „. "

militari al R. Imperiale Arsenale di

D che non toglie

che

barone Kray, generale d'artiglieria, austriaco,

il

avuto riguardo all'energia colla quale il comandante la piazza di Mantova generale

di

div. e Foissac

lui richiesta, di

La-Tour l'aveva difesa, gli concedesse, dietro di

conservare una bandiera nel

ritirarsi

dopo la capitolazione

avvenuta il 30 Luglio.

GUARDIE NAZIONALI. Raccolta Bresciana, Vol. e III, pag. 264.

10 Ottobre 1797. Manifesto eccitatorio per l'organizzazione della Guardia Sedentaria Nazionale Bresciana nei Cantoni.

Da: Una Piccola

Città di

Lombardia (Lodi) durante la Repubblica

Ci-

salpina (In Archivio Storico Italiano. Tomo XXIV. 1899 Firenze Vieusseux)

per Giovanni Agnelli (pagine 236 a 240).

Premesso che anche a Lodi dopo lo sgombro degli austriaci proteggeva una milizia urbana d'antica creazione, l'autore descrive

l'ordine pubblico

come la costituzione della G. N. incontrasse viva opposizione in quel ternon poteva dirsi organizzata che il 6 febbraio 1797 al-

ritorio, cosicché

l'Ospedaletto ed Il

il

21 Maggio le

scorsi,

19 susseguente in si

città.

consegnarono le bandiere, quindi gran fracasso,

di-

illuminazione e festa da ballo in casa Barni. Questa consegna delle

bandiere prima della festa

del

Lazzaretto

non

si

sa

spiegare,

mentre a

pag. 230 dello stesso lavoro leggiamo come quei militi v'intervenissero tutti e stessero tre giorni interi a Milano.

L'autore, certamente ricavando la massima parte delle notizie dalle cronache ms. del P. Filippino Antonio Orietti (nella Laudense) e di Giovanni Palladini (Bibl.

Comunale di Lodi)

— dalla Storia di Lodi ms. di Gio-

vanni Cortemiglia Pisani (ibid.) ed altre contemporanee fonti, dà un quadro assai colorito delle vicende di questa guardia lodigiana e tra altre si narra

che volendosi all'Ospedaletto sul principio di febbraio 1798 obbligare quelle guardie a fare gli esercizi militari in giorno di

festa, si trattò

che di atterrare l'albero della libertà e messa la martellina

(il

nientemeno feldzeichen

usato prima e dopo d'allora dalle truppe austriache) al cappello,

addosso

ai patrioti

costringendoli alla fuga.

si

diede


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

871

Liberté

Egalité

Milan 7 Pluviose Année

5 me de la Rep. Frane.

une et indivisible Kilmaine General Divisionaire Commandant de la Lombardie

Au Citoyen Trivulzi Commandant

General de la Garde Nationale

Je vous previens, Citoyen, que le desir du General en chef est que la Garde Nationale Milan aise, & tout ce qui y a un raport militaire porte à l'avenir les couleurs nationales italiennes, verte, bianche & rouges.

Le Chef de Brigade Commandant la place de Milan chargó de la police de

Garde Nationale fera parvenir

la

le

present

ordre et en

surveillera

l'eiecution

firme Kilmaine.

Archivio Trivvlzio

Vicende Personali: Generale Alessandro Tbivulzio, cartella 91" n°

6.

Questa lettera nell'Archivio Trivulzio

esiste soltanto

Copia, bisogna

in

dire che l'originale sia rimasto tra le carte d'ufficio del generale e passate

quindi ad Archivio pubblico (quello di Stato in Milano ?).

Dal

Patriota Bergamasco „ 26 Frutt. 12 Seti 1797 pag. 132. Domenica scorsa si celebrò la funzione per l'Installazione formale della

nostra Guardia Nazionale. Essa fu lieta e solenne. Le Compagnie de' Granatieri e de' Fucilieri delle

due Legioni partirono dalla Piazza di Città pre-

cedute dal Battaglione della Speranza, da una numerosa Banda militare, e seguite da tutti gli Uffiziali delle Guardie, dallo Stato Maggiore a cavallo, e

da membri della Municipalità, dell'Amministrazione,

del Direttorio Esecutivo tra

;

e dal

Commissario

e schierate sulla gran Piazza di Prato ne' Borghi,

un numeroso concorso di Popolo, e tra gli spari dell'Artiglieria si udi-

rono quattro discorsi repubbucani analoghi alla Funzione, pronunciati uno dal Cit.° Spini Presidente della Municipalità, l'altro dal Cit.° Pezzoli sidente dell'Amministrazione,

il

terzo dal Gen. Kosinski

Piazza, e l'ultimo dal nostro Vescovo, 6

il

Pre-

Comandante della

quale poscia benedì

le

Bandiere

delle

due Legioni,

lieti

evviva alla Repub. Cisalp. a alla Rep. Frane. 6 ed all'eroe Bonaparte.

Il

e del Battagl.

della Speranza.

La funzione finì coi più

,

"

Giornale degl'Uomini liberi „ nel suo num. XXII non dà nuovi par-

ticolari circa questa festa:

aggiunge soltanto che

"

del nostro Castello

*

come nel giorno dell'Installazione della G.

il

Cittadino

Cattaneo

fa

'

il

Comandante Francese

sapere a

N.,

questo

pubblico

non avendo ricevuto una


872 "

IL

RISOBGIMENTO ITALIANO

quantità convenevole di polvere, non potè in conseguenza far caricare i il rimbombo delle scaricbe fu denon gli fu somministrato che la terza parte di polvere,

cannoni con la dovuta dose, e perciò bole: diffatto 1

ch'egli ricercò

„.

USSERI DT REQUISIZIONE. Con avviso 19 Brumaio anno VP rep. (10 Novembre 1797) l'Amm. ne dello Stato di Mantova invita

i

cittadini a prender parte alla festa del giorno

successivo, nella quale doveva essere consegnata la bandiera

primi 30 usseri che

si

25

nazionale ai

erano arruolati.

Raccolta Bresciana Voi. 6 Sonetto di L. Scevola

IV pag. a 110.

per

solenne

la

consegna dello

Stendardo

alla

Comp. ia de' LX Giovani Usseri Bresciani.

N. 46 del Patriota Bergamasco Venerdì 6 Brumajo (28 Ottobre 1797). Si dà relazione sulla consegna della bandiera ai 60 giovani reclutati a Milano, con particolari che non

si

trovano nei giornali milanesi. La con-

segna ebbe luogo nella Gran Sala del Palazzo nazionale (ossia quella delle "

Cariatidi „ nel Palazzo Beale).

Gli usseri padovani erano 65 e furono passati il

in

rivista

da Bonaparte

17 Ottobre.

Num. del 3 Nov. 1797 del Giornale degli Uomini liberi, edito a Bergamo dal librajo Locatelli (pag. 144). Mercoledì scorso (11 Brumale anno VI) alle ore

22

si

portò a ricevere la Bandiera nelle sale della Municipalità la

nostra Compagnia degli Usseri (erano 30) in abito di parata, accompagnata

maggiore della Guardia Nazionale. Il Comandante di Piazza Truppe Francesi, ed il Presidente dell'Amministrazione Centrale (del

dallo stato delle

Dip. 10 del Serio) recitarono entrambi un energico Discorso qui sotto analogo alla circostanza. i

primi esempj della pubblica difesa

Il :

che si riporta

Popolo era accorso in folla a vedere

Vidde l'osservatore questa volta manma trovò alcune madri de'

care le vezzose, le galanti, le dolci tenere ecc.

;


PER UNA STORTA COMPLETA DEL TRICOLORE Giovani eroi, che viddero spettatrici intrepide nati a

mantenere la nostra libertà; trovò

i

plicati evviva

loro pegni più cari desti-

fra l'altre la

stessa la Cittadina Terzi. Un magnifico rinfresco,

873

i

sempre eguale a se

suoni patriottici, e i re-

coronarono l'augusta funzione. Segue il discorso del Presi-

dente Pezzoli.

Da Lodi durante la Reps Cisalp.* per Giov. gine 240 e 241). Dei 30 giovani diciotto

1

Agnelli (fonte citata) (pa-

furono richiesti alla campagna.

H 26 Ottobre 1797 ce n'erano 21 più. o meno montati, schierati sulla piazza (di

Lodi) per ricevere

tobre

si

gli ordini ;

ne mancava uno di Caravaggio. Il 30 Ot-

prestò solenne giuramento in San Cristoforo e venne consegnata

" la nuova e ben ricamata bandiera „. Alcuni partirono suMombello da dove ritornarono il 3 Novembre u pieni di gloria " per essere stati a tavola con Bonaparte a fare una buona cena, ed essere

ai

nuovi militi

bito per

"

con lui alloggiati

alla notte e trattati

con cortesia „.

ALBERT DELLA LIBERTA. La stampa

intitolata

Y Aristocratico stordito inserita nel volume 1804

(Gennaio) del Giornale Storico

della

Repubblica Italiana

(e

che probabil-

mente data da qualche anno prima) presenta il seguente disegno:


874

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Dalla Cronaca del Zuccaia Locatelli (Bibl. Civ. di Bergamo). In una notte (credo del 30 Aprile *) per ordine del Governo furono atterrati

della *

i

tre colori della

che

Libertà

erano

Legna in Borgo

S.

1799

** Bergamo Alta.

Lionardo

e del

sulle

di Città **,

piazze

tre

Borgo S. Antonio.

Raccolta Bresciana, Voi. IV, pag. 115.

Quattro sonetti allusivi all'albero della libertà, dai

titoli:

L'Albero, Li-

bertà, Virtù, Eguaglianza.

"

'

Raccolta di prose, poesie ed iscrizioni, recitate in occasione della so-

lenne Installazione dell'Albero della Libertà

il

giorno 15 Fiorile an.

V

Maggio 1797) della Repubblica Francese nel Ginnasio di Cremona „. Cremona, Anno I della Libertà Lombarda, Nella Stamperia Manini. "

(6

Da: Una Piccola Città di Lombardia (Lodi) durante la Repubblica Cisalp.* 226 a 232).

(fonte citata) per Giovanni Agnelli (pagine

Contemporanei alla coccarda tricolorata furonvi numerosi Alberi della Libertà d'ogni dimensione, eretti nei luoghi pubblici, nei cortili degli stabilimenti

di

educazione,

12 luglio avvisa

i

in

città

e

nella

campagna.

Un

8

bero della libertà avrebbe diramato

"

all'ombra sua ugualmente tutti i figli della Repubblica „.

le

sue frondi altiere, onde accogliere

bazzata da diversi altri proclami, uno più enfatico il

19 luglio (1796),

e ci viene raccontata

Termometro politico.

al

u

proclama del

anche in Lodi e nella sua provincia " l'Al-

cittadini che

La festa strom-

da un lodigiano che ne scrisse

Verso le ore cinque della sera il comandante e

*

l'agente militare, le rispettive municipalità di Lodi e della

"

i

*

fiancheggiati dalla truppa e seguiti dal popolo

8

ponte dell'Adda, dove

deputati dell'estimo

ebbe luogo

dell'altro,

si

si

sono raccolti elevava sopra

nella

casa si

del

provincia, e

Comune, d'onde

sono portati presso al

un piedestallo (e cioè

quello che

prima della battaglia del Ponte, avvenuta il Maggio, sosteneva la statua " di S. Giovanni Nepomuceno atterrata da una palla di cannone) una co"

"

lonna di pietra sulla cui cima stava

il

gallo simbolo della vigilanza. Da

una parte la immagine di Ercole, rivolto alla sponda del fiume, ne guar" dava il passo colla sua clava dall'altra l'immagine della libertà rivolta '

;


PER UNA STORIA COMPIETA DEL TRICOLORE

875

*

verso la città pareva assicurarle la sua influenza benefica. Qui fu recitato

*

un discorso etc.

"

che ritorna alla piazza del

u

della Libertà e nel fondo

8

adornato

"

la

finito

Duomo, nel cui mezzo signoreggia si

dei quali

seguitavano

le

Autorità costituite dalla

Municipalità. Una brillante sinfonia dispose tutto

le

popolo che ingombrava l'arena ad ascoltare tranquillamente un discorso

"

del municipalista lodigiano Visconti,

*

di fedeltà della

4

l'Albero

estendeva un lungo anfiteatro elegantemente

sedevano in una ringhiera di questo dei vecchi rispettabili per

;

loro età a fianco

Repubblica Francese, * il

quale un coro di musica precede tutto il corteo

il

si

è quindi prestato il

giuramento

Repubblica francese. Nuove sinfonie alternate o confuse

dagl'evviva popolari disciolsero

il

consesso dell'anfiteatro „

per traspor-

d'Adda ove si fece un auto da fé di simboli del despotismo, cui seguirono una generale illuminazione ed una festa da ballo nel teatro nuovo

tarlo fuori

*

ove un albero della libertà faceva un elegante comparsa „.

Il 23 Aprile 1797 si piantava un albero sulla piazza di S. Francesco, un altro su quella della Forca, un terzo davanti all'ex chiesa della SS. Trinità: il 27 fu innalzato quello di Codogno. La mattina del 7 Maggio un

corpo

d'inf.

mitraglia

ia

(!),

francese, la la

N.,

Gr.

i

Volontari,

con due cannoni carichi a

municipalità di Lodi, alcuni di Milano e di Crema, scortati

da 8 dragoni francesi a cavallo, a tamburro

battente e

corsero a St. Angelo per piantarvi l'albero.

Fu

banda, da Lodi

oratore ufficiale Andrea

Terzi e dopo la cerimonia tutti sedettero a banchetto godendosi

il

vino

tolto ai frati.

Novembre a Casalpu-

Nell'Ottobre fu eretto l'albero a S. Colombano, in sterlengo ed

il

20 dello stesso mese a Castione

"

e forse, scrive l'Orietti,

*

saranno andati a tagliar le piante sui fondi del Prevosto, come han fatto

*

in Casale

Pusterlengo „.

La Municipalità di Lodi sul finire del 1798 fece rinnovare l'Albero Piazza, costruendolo più elegante destallo di pietra viva ed

e

in

con più profonde radici „ col pie-

una statua rappresentante la Libertà. Vi fu un

municipalista che propose di impiegare

scopo una statua di

per questo

Maria Vergine tolta da una delle chiese soppresse.

Nel discorso del

cittad.

Giacomo Muletti (propagandista Bergamasco)

recitato sulla piazza di Verdello nell'occasione dell'innalzamento dell'albero

della libertà

si

parla soltanto di tricolorata Insegna

essere tra l'il ed

il

15 Maggio

:

non c'è data, ma deve

1797.

una stampa rappresentante, in modo un po' fantastico, la Piazza Legna in Bergamo, in mezzo alla quale sorge sopra un piedestallo

Esiste della Il

Risorgimento Italiano.

— IV.

57


876

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Vedonsi attorno ad esso alcuni patrioti con la sciabla

l'albero della libertà.

pugno e, giacenti sul terreno, i cadaveri dei reazionari uccisi nella fazione di Longuelo (30 Marzo 1797). Vi si legge sotto: " Eterna memoria " al coraggio del Popolo di Bergamo. Assaltato da truppa infame accorsa alzata in

dalle vicine valli per insidiare alla sua libertà

:

andò ad incontrarla,

la

"

vinse, e la disperse. In quel giorno si esposero sotto all'Albero della Li-

"

berta le vittime esecrande di quel memorabil fatto ,. Incise il rame Ge-

rolamo Mantelli

Milano,

di

ove

furono

tirate

copie

le

stampa il

della

Lombarda (19 Aprile 1797) per nare la gloria del Popolo di Bergamo „. 30 Germile a.

I

della Repubblica

Gius. 6 Locatelli-Milesi,

"

eter-

Girolamo Adelasio diretta cisalpino „. Bergamo,

"

Mariani, 1904, pagina 19.

Il

25 Novembre 1797

fece in

si

Dergano (ora sobborgo

solenne erezione dell'albero della libertà: alla straordinaria

di

Milano) la

festa,

apposi-

tamente inviato, assistette in nome dell'autorità superiore un Cernuscbi, il

buon ordine,, si fece premura di ammonire due

quale, incaricato pure del "

malintenzionati i quali pocbi momenti prima che s'inalberassero le sacre

8

tricolori insegne

"

mente abboccati „.

cola Pigini "

si

„

gli

davano motivo di sospetto per

oppose

"

"

sidente del Tribunale criminale, e pare

sotto sicura scorta „

Con mio piacere devo dirvi

"

castero centrale di polizia

"

e che

il

— che

il

presso il pre-

non andò impunito. Del

detta dello stesso magistrato Cernuschi, la festa più "

essersi semplice-

alla piantagione dell'albero di libertà nel luogo di

Dergano „, ma venne anche tradotto

nissimo:

"

Ma la cerimonia seguì benissimo; è vero che un Ni-

— scriveva

il

resto,

a

che bene, andò be-

26 Novembre al Di-

tutto andò colla maggior precisione,

Parroco solennizzò perfino col

far

suonare

le

campane „. E la

non tardava con lettera del 28 dello stesso mese, a far nota la sua soddisfazione al cittadino Parroco di Dergano per " aver contribuito col " suo esempio al buon ordine che si mantenne in tutto il tempo di quella polizia

"

festa patriottica

„.

"

Pelici

i

popoli

"

—

"

nostra repubblicana costituzione „.

e felice la patria se

i

— soggiunge

il

ministri del culto fossero

magistrato di polizia, i

primi a seguire la

Ambrogio Arnioni, Note di storia e d'arte su Bruzzano e Dergano. " Lega Lombarda ,, giorn." politico quotidiano di Milano, 11-12 Settembre 1901 (N. 244).


PER UNA STORTA COMPLETA DEL TRICOLORE

877

BANDIERE. Raccolta Bresciana, Voi. 6 L. I.

Il

*er

pag. 235.

I,

V. n.

E.

d. p.

s.

B.

Governo Provvisorio

render pubblica l'esuberante gioja da cui è penetrato per l'annunzio

della seguita

Pace

e per la

Protezione che la Repubblica Francese accorda

Bresciana Nazione decreta:

alla

1° Per tre continui giorni al /i g.no suoneranno le campane tutte della Comunità della Repubblica Bresciana con ordine di far sventolare la trit

colore Bandiera sopra

li

Campanili delle Parrocchie.

2° e 3°

seguono

le

firme

Brescia 26 Aprile 1797.

Raccolta Bresciana, Vol. e Libertà

pag. 121.

II,

Virtù In

Eguaglianza

nome del Sovrano Popolo Bresciano

Il

Comitato

di

Vigilanza, e Polizia

Cittadini! Una Pattuglia di truppa Tedesca nella terra di Bagolino levando con

arbitrio

A questa notizia, che ha richiamato tutta furono avanzati testando

il

i

giusti reclami a que'

ultimamente inoltrata

è

si

quella

Bandiera tricolorata.

Comitato nostro, Comandanti Tedeschi, i quali del'attività

del

preso arbitrio, fecero lestamente rimettere

il

Nazionale Sten-

dardo, accompagnando nel tempo stesso una Lettera la più soddisfacente,

che viene stampata all'oggetto di far conoscere verso

il

i

sentimenti di amicizia

nostro Governo di quella limitrofa Potenza.

Così

i

briganti,

ed

allarmisti fabbricatori, e banditori di false nuove, per ispargere delle dubbiezze, e de' terrori panici,

avranno

lo specchio per riconoscere il carattere

del loro Patriotismo, ed ancora verso

Brescia 23 Maggio 1797

v.

s.

il

Popolo.

Anno primo della Libertà Ital.

Bordogni Presidente Arici del Comitato

Mocini del Comitato Cocchi Segr.


878

IL

RISOKO 1M FATO ITALIANO

Segue la Lettera di sopra accennata

:

Amici Carissimi Essendomi jeri portato

in

Bagolino

a

avendo presa

pattuglia, ed

la

Bandiera delli Sig. Cittadini senza niun ordine, perciò essendo ciò stato

mio Sig. Capitano sul momento trasmetto alli Sig. Cittadini la domandando compatimento dell'errore commesso consegneranno

riferito al

Bandiera,

;

una ricevuta al latore della presente,

e

rimango amico di tutti.

20 Maggio 1797

Untersteineb Tenente Gio. Batt. Garzetta Capitano

A tergo Alli Sig.

Cittadini di Brescia

per Ordinanza Bagolino.

Arch.

di Stato Milano,

Rep. Italiana, Miscellanea

N 3-4. 180B II.

I

Archivio della Divisione II residente in Milano

159.

Oggetto gli

rimettono dodici module

della Bandiera Nazionale

Direzione di Marina

Repubblica Italiana Milano

li

Tredici Luglio del 1802

Anno I Il

al

Ministro della Guerra

Ministro delle Relazioni Estere

Mi fò un dovere, Cittadino

Ministro, di com-

piegarvi le chiestemi module della Bandiera della

Repubblica. Dalle note appostevi, rileverete, che

con 12 Mod. di Band.

Essa è

6

la stessa tanto in terra,

che in mare, a

differenza della forma.

Lo stendardo delle

i

/i

Brigate è quello desi-

gnatovi con altro modello, e di cui non si suole

dar cognizione alle altre Potenze. Il Ministro della (firm.) Il

Direttore della (firm.)

Marina

Paoluooi

Guerra

Tbivulzi


PER UNA STORIA COMPLETA DEL TRICOLORE

879

Allegata allo stesso incarto trovasi la

seguente minuta

4417

Au Citoyen Rostagny

Le Chargé du Portefeuille

Commissaire des Relations

Citoyen Commissaire

Commerciales de la République

emse

J'ai l'honneur de Vous remettre ci inclus

'.

17 Jmllet 1802 au l." !d. au C.»

Com™ des Rei. Com.

de

F. à Trieste

la R.

là .

.

.

me

je

à Livourne

^^

M

,

prouyé

cancellato (*)

id.

deux exemplaires du pa villon maritime de ap . k R p que italienne qui vient Premier Consul p rési dent flfttte Cn Comire qu ayant à cceur par

le

>

qne ita . leg ^térète, et la gloire de la Rép>

Henne, Vous voudrez bien votre

protection,

et

navigatemi qui seront dans C. n Co. ir8

le prendre sous

que Vous aurez la bontó de préter votre appui aux le

cas

de

Recevez-en d'avance

reclamer.

le

mes actions de graces, et veuillez bien agréer les sentimens de

mon estime, et de ma consid." particulière. Pour le Min. 16 Absent Bamaldi.

Qui seguono eseguiti a mano i disegni diera (B) e sotto

della bandiera (A) e della

ban-

legge manoscritto:

si

La grandezza delle bandiere dovendo essere proporzionata alla grandezza de' Vascelli a cui stabilito

che

la

appartengono, non se n'è qui

colonna o

lunghezza di essa

:

:

3

:

8,

sia l'altezza della

e che

deve stare alla lunghezza di essa

l'altezza :

1

:

:

40.

espressa la

Bandiera

ossia

la

scala,

ma è

A deve stare alla

colonna

della

fiamma

La bandiera dei forti è quadrata.

Per disegno Conforme all'Originale approvato dal Pres. e della Rep. a Il Direttore della (firm.

)

Marina

Paoluoci.

nostro collaboratore cav. 0. Hollander di Parigi

Il

ci

segnala all'ultimo

momento che esiste in Francia presso un privato lo stendardo di modello Repubblica Italiana appartenuto ad uno squadrone del SECONDO REGGIMENTO D'USSERI. Misura 60 c.mi in quadro ed il suo disegno

della

è

analogo a quello dell'insegna presentata nella Tavola IX.

Il

suddetto amico

ci

sa quale squadrone del

(,*)

segnala pure l'esistenza dello stendardo I

REGGIMENTO

DE' CACCIATORI

Dovevasi probabilmente leggere Ancone.

di

non si

REALI A


IL

RISORGIMENTO ITALIANO

CAVALLO, la di cui asta è ancora sormontata dalla sua aquila originale recante

n.°

il

1

sullo zoccolo. Il

modello è quello

che

troviamo

segna figurata a Tavola XVIII, colla differenza che nei triangoli

una cornetta racchiudente il n.°

1

e

nell'in-

vede

si

sormontata dalla corona a pettine.

Ohe i fanioni cremisi del reggimento granatieri siano stati eseguiti e campagna di Russia verrebbe provato dall'esistenza in N. S. di Kazan a Pietroburgo di due fanioni in seta verde, mai caduti prima d'ora sotto la nostra attenzione perchè designati dall'Inventario come appartenenti al Granducato di Berg. Uno è quadrato consegnati al corpo solo dopo la

cogli angoli del flottante arrotondati e porta le iniziali B. G. (Battaglione

Granatieri)

—

l'altro è di

forma rettangolare e mostra

le

iniziali B.

C.

una cornetta racchiudente una granata scoppiante. Questo ha anche al rovescio una corona d'alloro racchiudente il n.° 2, il tutto in argento. Sono insegne fatte fare dal corpo, perchè l'imperatore non conferiva che le sole aquile. (Battaglione Carabinieri), in mezzo ad esse

Archivio di Stato in Milano. Dalla Cartella 10('3 Minist

Rapporto 14 847

della

al Ministro

— 1529

2

D

Guerra

1807.

e

2 Giug.° 1807

Rapporto a S. E. S. E.

Il

S r Min.° dell'Istituto rimette un'istanza del G r Pref. dell'AL 56.2. e Italiane, importo di 3. bandiere tricolo-

driatico pel pagam.° di

rate state poste alle gondole del

S r Generale Governatore

Miollis,

e

del

S r Gen. e Comandante d'armi. spesa competa al Minicomune. Pare ovvio che ap-

Si tratta di verificare se la

B.° e Pag.

186.

stero della Guerra, o

al

partenga al secondo.

È però pregata L'È. V. a pronunciare. E.

Ghisi

(colla collaborazione di P. Mandiboli ed 0. Hollander).

PINE.


D 6 O

DEL TRICOLORE ITALIANO

Fig.

1.

Fig. 2.

TAV. XVIII.


IL COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI (Continuazione e line: Vedi Anno IV, fascicolo 5 U pag. 686). ,

Più grazi furono le accuse di Antonio Alberti, chiamato dalu povero patetico „, le quali offrirono, se non la causa, almeno la scusa e il pretesto dell'arresto, che poi segui. L'Alberti, figlio dell'avvocato Francesco e di Anna Ageno, era nato in Veni timiglia nel 1805; a ventitré anni (essendo once 42 / i di statura, con bocca piccola, mento e viso tondo, fronte regolare, naso medio l'abate torinese

occhi castagni, capelli e sopracciglie nere, di colorito pallido) era

entrato nelle Guardie del Corpo di S. M., ed era stato dichiarato

guardia anziana nel 1830, promosso sottotenente d'ordinanza nella brigata Casale l'anno appresso, ed assegnato nel gennaio del 1832 al

secondo reggimento della stessa brigata.

Era stato il poeta improvvisatore Giovanni Giustiniani di Imola, che aveva fatto conoscere il Gioberti all'Alberti. u Passeggiando noi sotto i portici, un giorno mi fece conoscere il prof. .Giuberti, di cui mi fece tanti elogi intorno

i

coi letterati più dotti d'Italia, ch'io

suoi talenti e le sue relazioni

senza conoscere

il

suo pen-

siero politico mi credetti onorato d'una tale conoscenza, essendo

amantissimo della letteratura per mio passatempo. Questo Giumi colmò di tante gentilezze ch'io mi trovava imbarazzato ed obbligato, senza quasi avvedermene. Dopo qualche settimana il teologo Bertinatti tutto intimo dell'abate, m'importunò tanto finche io mi lasciai condurre a far visita al teologo Giuberti, il quale non mi parlò che di cose di letteratura ed altre indifferenti. In appresso, mi sollecitò, con graziose istanze, ad andarlo a vedere qualche volta alla sera. Io trovai in lui dei modi così gentili che io

berti

'

'

qualcheduno dei suoi amici, i quali colmandomi a ritornarvi di quando in quando. Sentii che nelle loro conversazioni si parlava liberamente della vi andai, e trovai

di complimenti m'indussero


882

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

politica, io non presi parte a quei discorsi, anzi

proposito;

il

li

pregai a mutare

fecero con molta facilità. Poi mi domandava ora

il

signor Giuberti ed ora gli suoi amici come si pensasse dagli uffidell'armata nostra io gli dissi che tutti quei ch'io conosceva pensavano al loro servizio militare, ed a divertirsi. Mi replicarono di quando in quando le stesse domande, a cui io diedi sempre le stesse risposte; e si parlava per lo più, quando io era presente, di

ciali

;

poesia, di critica letteraria e cose simili.

Finalmente un giorno mi

fu dimandato da loro, se dovessi battermi contro di loro

come

ed io gli risposi che ubbidirei sempre in tutto i miei superiori; e questo parve che li mettesse in guardia di me. cittadini ed amici,

Ma il teologo mi pregava di andar sempre a sua casa, e quando passavano otto o dieci giorni senza che andassi, mi fermava per con tanta gentilezza e carezze ch'io, per disimpegnarmene, gli prometteva d'andare alla sera, ma vi andai sempre con

le strade

un certo ribrezzo

;

ma siccome non si parlava dei governi d'Italia

che in generale e non assolutamente contro

il

nostro, continuai

ad andarvi. Si formava ogni sera in casa del suddetto Giuberti una conversazione di gioventù, che parlavano tutti liberamente, e

proponevano però quasi sempre degli argomenti di storia o di ne parlava accademicamente. Il Giuberti mi prestò e mi pregò di leggere tre fascicoli della Giovine Italia, dicendomi che vi osservassi almeno gli articoli letterari, che vi si contenevano io diedi una scorsa, e non li ritenni mai più di 24 ore. Protestai, quantunque li leggessi, e protestai sempre altamente contro le pessime massime incendiarie, che contenevano, come delirii di menti affascinate e perverse, che vorrebbero sconvolgere,

si

filosofia, e se

;

se potessero, l'ordine sociale,

e di

questo potrei citare più d'un

Siccome ogni volta ch'io mi recava a quelle conversazioni trovava delle figure nuove, con cui non formava conoscenza, dirò soltanto di alcuni, di cui mi ricordo, e che erano più assidui compagni del signor Giuberti: il chierico Bertinatti, il quale mi fece conoscere il Padre Boglino, dei Filippini, al quale mi condusse per farmi vedere due lettere manoscritte d'Ugo Foscolo dirò che vi conobbi l'aw. Bertolini vi trovava sempre l'avvocato Squazzi, con cui non ebbi mai nessuna famigliarità vi interveniva un certo avv. Allegra, il teologo Paglia, due fratelli Operti di cui non mi ricordo, e non seppi mai il nome. Non vidi mai in quella casa nessun militare, fuorché lo scritturale Bello e ora licenziato dal nostro reggimento. Seppi che il teologo Giù-

testimonio all'uopo.

;

;

;


_ berti

VINCENZO GIOBERTI

IL COSTITUTO DI

883

conosceva per mezzo dell'avv. Rigoletti il nostro caporale-

foriere Zacchia, che coll'avvocato intesi a dire erano stati

com-

pagni di scuola in Pisa. Con questo Zacchia non mi sono mai trovato in casa Giuberti, lo vidi soltanto qualche volta e per pochi momenti nella stanza di Rigoletti in casa Pechenino, e non ebbi mai con lui nessun lungo discorso su di cose importanti. Fui avvertito saranno quattro mesi che la polizia vigilava sui passi del sig. Giuberti, ed io

me ne allontanai in pochi giorni, né portai

più il piede a sua casa

;

soltanto egli incontrandomi mi fermava

quasi per forza per parlarmi in dissi a

mezzo alle contrade. Io dunque

tutti costoro, e lo replicai costantemente,

che la nostra

brigata di Casale era incorruttibile, che io conoscendo l'indole e il modo di pensare di tutti gli ufficiali era certo non esservi nessuno capace di tradire i suoi doveri. Il prete Giuberti, con altri suoi compagni, mi suggerirono più volte di cercai di subornare ed istigare i miei compagni, ed io risposi lo stesso, e questo sono pronto a prenderne un giuramento il più sacrosanto e solenne... „. u Da quanto posso argomentare, il prete Giuberti aveva per iscopo

di insinuare delle massime liberali nella gioventù, come più facile

a

lasciarsene

imbevere. In quanto a me, protesto che lo avrei

assieme agli altri abbandonato prima se non fossi stato preso dai suoi talenti e dalle sue maniere gentili. Quantunque,

come dissi

di sopra, io abbia veduti tre fascicoli del giornale di Marsiglia,

mai non seppi per qual mezzo s'introducessero il

;

mi disse Squazzi,

quale credo facesse degli associati, che ne arrivavano dalla

Svizzera e da Genova. Altro mai non seppi in tal riguardo. Conobbi anche, me ne ero dimenticato, in casa Giuberti l'avv. Daziani, ed il figlio del conte Santorre di Santarosa, il quale mi presentò alla contessa sua madre, alla quale feci qualche visita di convenienza.

Quantunque io non abbia mai avuto ombra d'in-

telligenze segrete con tutti

i

suddetti borghesi ed altri con cui

andavo a passeggio od altrove può essere che l'apparenza abbia ingannato chi deve vigilare, oppure sia stato deposto contro di me da qualche scellerato „. ;

Il

timore che qualcuno del circolo giobertiano avesse deposto

contro di

lui,

aveva indotto l'Alberti a rincarare

accuse, ed a vuotarsi il gozzo. In

le

dosi delle

una deposizione del giorno se-

guente 30 maggio, l'Alberti aggiunse, e firmò questa dichiarazione mo

:

mio signor colonnello Battaglieri viene di farmi, dirò che nel mio rapporto f Dietro le

esortazioni che assai graziosamente

l'Ill.


8S4

RISOBGUMENTO ITALIANO

IL

dimenticai di dire alcuni individui, che frequentavano nella di Giuberti

:

un certo Caissotti, un certo canonico Monti, un certo

Pagnone. Quando io era convalescente venne a vedermi un certo Grondona, ufficiale sottotenente nell' artiglieria, e mi disse che stava per ascriversi alla società della Giovine Italia io lo esortai a non tradire i suoi doveri, ed egli dopo pochi giorni ritornò, e :

mi disse che s'era ascritto. Un certo Clara, quando si fecero poco tempo fa in Genova i primi arresti, mi chiamò in Dora Grossa con molta premura, con una certa ansietà mi volle narrare gli arresti che si erano fatti, e mi disse s'io avevo nulla a temere. Risposi di no. Da allora in qua io ne presi qualche sospetto, e lo schivai ogni volta che lo incontrai. Molti altri individui borghesi,

od almeno vestiti da borghesi, vidi in casa del sig. Giuberti. ma non mi ricordo d'avervi mai veduto nessun ufficiale vestito in uniforme. Giuro che se me ne ricordassi lo direi, credendo il mio preciso dovere di rivelarlo. Mi fu inoltre detto in casa del signor Giuberti che non tutti gli ufficiali dicevano com' io, e che si sapeva esserne diversi che all'occasione avrebbero giovato alla causa della libertà. Non mi ricordo d'altro da riferire, e giuro nuovamente che lo direi come dissi il qui sopra detto, se me ne ricordassi „

(1).

Queste deposizioni ebbero luogo il 29 e il 30 maggio: il 31 il Gioberti, mentre passeggiava sui giardini pubblici, veniva arrestato.

Ecco il verbale inedito dell'arresto:

N. 7784. Processo verbale d'Arresto con successiva perquisizione nell'abitazione.

L'anno del Signore 1833, ed alli 31 del mese di maggio in Torino, mezza pomeridiane sui Baluardi di Portanuova;

circa le ore sette e

In esecuzione degli ordini speciali ricevuti dalFIll.mo Sig. Cavalisre e

Commendatore Bruno

(1)

di

Cottunio

,

Maggiore Generale Comandante

la

Le deposizioni del 29 e 30 maggio furono pubblicate frammentarie dal

Risieri, Della rifa e delle opere di Silvio Pellico, Torino, 1899, v. II, pp. 262-266

e compiutamente da Achille Nkbi nella v.

CLXI,

p.

150 e segg.

*

Rassegna Nazionale „ Firenze, 1908,

nomi del Bertinatti, del Bartolini, del Rigoletti, del

1

Boglino si ritrovano nel carteggio del Gioberti. Assai più noti ci porgono i nomi del Bersani, del Caissotti, degli Oberti, dell'Allegre, del Pallia, del Pianavia, del Daziani, del Santa Rosa, ecc., ecc. Insieme col Pinelli, col Merlo, col Biagini, col Badariotti e col Perrone facevano parte del circolo Monti, del si

giobertiauo. Si osservino

i

nomi dello Scovassi e di Pompeo Clara.


— --

Città e Provincia di Torino

;

presso la divisione di Torino,

Noi Paolo Gay, R° Commissario di Polizia siamo colla scorta degl'infrascritti Cara-

ci

binieri Reali e testimoni trasferiti sui Baluardi di di curare

il

-

'

Portanuova all'oggetto

fermo del Sig. Teologo Vincenzo Gioberti, abitante

in questa

dopo un lungo intervallo di tempo, avendo avuto l'incontro del d.° Sig. Teologo a mezzo d'un Carabiniere in abito da Borghese, si è il medesimo fatto invitare a tosto presentarsi al R° Comando, ed avendo sull'istante aderito, venne tostamente accompagnato avanti il capitale, ove giunti,

prefato Sig. Comandante, da dove a mezzo nella Cittadella di Torino

scortato da

d'una vettura venne tradotto

un S r aiutante

e

due Carabinieri

abito da Borghese.

in

Del che tutto da

tutti cui

si

è redatto

il

presente processo verbale,

il

quale venne

sovra con noi sottoscritto.

Giuseppe Venera,

test.

Giuseppe Gandolfo,

test.

Chiapuzzi, R. Carab.

Grosso Giov., Carab. Navetti, R. Carab.

Paroli Alberto, Carab. Gay, Commiss. • Il

Massari aggiunge che, al momento dell'arresto, il Gioberti si

trovava in compagnia dell'avv. Agostino Biagini, e stava salutando

un giovane, il quale gli era carissimo, e che per il nome e le virtù gli ricordava uno dei più nobili martiri della causa nazionale, il conte

Teodoro, figlio primogenito di Santorre di Santa Rosa. Subito dopo gli stessi ed altri agenti della polizia procedevano ad una perquisizione domiciliare in casa del Gioberti. Ecco il verbale pure inedito :

*

Verbale di perquisizione N. 7785. L'anno, mese

cessivamente noi Paolo presso

Polizia

la

Gay

e Luigi

e

giorno sudetti. Suc-

ambi Commissarj di ordini eseguendo del R° Co-

Antonio Tosi

Divisione di Torino,

gli

mando, ci siamo verso le ore otto di sera trasferiti nella abitazione della Sig. Maddalena Massola, Vedova, posta in questa Città Contrada delle Orfane, N. 5, piano 4°, ove il

il

pred.° Sig. Teologo Vincenzo Gioberti tiene

suo domicilio in due Camere ad esso riservate, ed

stenza dei cata

testimonj

e

Carabinieri Reali

con

ivi giunti,

infrasottoscritti,

assi-

abbiamo notifi-

nostra missione alla pred. a Sig. Vedova Massola, gravemente in-

la

ad un tempo

Camere

ferma,

e

pred.

Sig. Teologo Gioberti, per poter in seguito procedere, a tenore degli

eccitato

a

rammostrarci

ordini, all'esatta perquisizione sopra ogni cosa in

avendo di buon grado aderito con

farci

le

esse

abitate

esistente

assistere dalla di

lei

;

al

dal

che

Governante


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

—

osservando ad un tempo, che la Chiave delle Camere deve essere ritenuta dal medesimo Sig. Teologo Gioberti. Epperciò all'oggetto di potersi introdurre nelle medesime abbiamo ordinato al Ser-

Margherita Magliano

ragliere Barberis l'aprimento di

eseguito, li

In conseguenza,

esse.

— concediamo testimoniali

essendo

ciò

stato

di aver attentamente perquisito tutti

Burò e Scrigni, Guardarobe, non che tutta

medesime come si suppone,

la Libreria nelle

esistente all'eccezione però del Serrepapiers per essere,

ritenuta la Chiave dal prefato Sig. Teologo Gioberti;

samina in

e dopo attenta diabbiamo creduto a proposito di ritenere tre Carte

e verificazione

apparenza sospette

alle nostre missione, e consistenti

una datata da Vercelli li 1 1 novembre p. p. senza data, sottoscritta

mandiamo

unirsi

il

lettere,

tuo Pallia, ed in un Veni creator spiritus, che previa

al presente,

la loro parafrasione ; e

nulFaltro rinvenuto d'influente alla nostra Commissione

avendo del tutto formato tura,

due

in

sottoscritta T. Necco e l'altra,

il

si

non avendo

siamo ritirati,

presente Processo Verbale, quale, previa let-

venne da tutti gl'intervenuti con noi sottoscritto. Segno f di Mar-

gherita Magliano illiterata.

Giuseppe Venera,

test.

Giuseppe Gandolfo,

test.

Zuba Luigi, Carab. Chiapuzzi, R. Carab.

Picasso Gio„ Carab.

Gay, Comm.°

Comm.° n

Tosi,

Ecco

i

documenti

perquisiti,

menomo appiglio all'accusa

.

nessuno dei quali poteva dare

il

:

Carissimo mio Gioberti, JPS.

Non dimenticarti della commissione del nostro Dalmazzo. Vercelli, 11. 9.bre 1832,

Ho voluto aspettare a scriverti per servirmi di qualche occasione propizia,

siccome è questa, che io colgo presentemente nella persona dell'ot-

timo chierico Bossi. Inutilmente gravissima che

io

provai

che fu per noi più ditazione.

fiate

nel

argomento

Non fa d'uopo che

e credo che possa bastare

sopra dei quali essa

si

io

il

tenterei di dimostrarti

la

io

ma profonda me

di dilettevole bensì,

risponda ad ogni periodo di tua lettera-

dire poche parole

aggirava, filosofia

sopra

i

punti principali,

e politica. Conosco, che sarebbe

tuo piacere, che io facessi qualche progresso in questi studi, dell'uomo, poiché tu

vai

sensazione

leggere la dotta tua lettera. Ti dirò solo,

accoppiando

i

alla religione la filosofia.

soli

degni

Ma, mio


_

887

VINCENZO GIOBERTI

IL COSTITUTO DI

caro, due fortissimi ostacoli, e direi quasi insuperabili, a me

si

oppongono,

non dirò già per cominciare, ma per perfezionare la cosa. All'acquisto di qualunque scienza sono due le cose, che a mio credere giovano moltisavviso doversi dispe-

simo, e sono tanto necessarie, che senza di esse io

rare di felice riuscita. Ozio e mezzi vi vogliono per gettarsi al di là della

comune degli uomini, e non radere più coi pedanti il terreno. Dove troil tempo per occuparmi seriamente, se debbo reggere un impiego,

verò io

che tutto

me lo ruba ? essere costretti

a

seduti

stare

d'una scranna

su

quattro ore continue è cosa, che annoia non solo, ma infievolisce, e snerva

Fra i mezzi poi, lasciando

le facoltà intellettuali, piucchè lo studio istesso.

da parte i naturali, poiché qui parliamo di cose che ogni uomo possiede, se non è spogliato da puro giudizio, io conto i maestri e' libri. Io potrei avere fra tutto

le

mani qualche libro, ma chi mi guiderà

questo io non vorrei che tu credessi non

ma solo voglio che tu creda

avere

potessi essere continuamente con

io

te,

io

all'intelligenza?

isperare

io

di

Da

riuscire,

superare. Se io

molti

ostacoli

a

mi

crederei

sicuro del fine che

mi propongo. Fa dunque in modo che io lo sia scrivendomi soventi volte, e dal canto mio sta certo che nulla tralascierò. È verissimo quanto mi scrivi per riguardo a diversi ordini delle diverse società, ma converrà durarla finché sorte più amica si osservi. Il tempo mi

stringe, e finisco col chiederti

missione di

S. S.

due cose:

di G. C. - 2° attendo con impazienza

Ti e

do buone nuove del tu

1° quali

siano le prove della

essendo venuto come egli dice a perfezionare la dottrina

fammi servo

al

S.

r

una lettera sul tuo sistema panteistico. zio, di Verga

Gennaro, di Dalmazzo, di mio

S.

Riberi, Unia, Anselmo.

Scrivi, che quale

ero

credimi T.

Tuo aff.mo amico Necco Domenico (1).

Ed ecco la lettera di Paolo Pallia, che, ammiratore del Mazzini ed ascritto alla Giovane Italia, sottrattosi nel 33 alle persecuzioni della polizia, morì più tardi in esilio :

Carissimo,

La tua lettera, nella quale ragioni, ci sforza a doverti rispondere per ragionamenti. Mi duole che il tempo mi stringa, e non mi lasci stendere una epistola ragionata, ma ragioni sono sottilissime,

il

farò volentieri, quanto prima potrò.

Le tue

ma non ci scossero. Riceverai questa lettera da

Sul teologo Necco Domenico

si veda Massari, Rie. biogr. e cari., II, 87, Era professore in Vercelli e faceva parte del gruppo vercellese di ammiratori del Gioberti col Verga, Dalmazzo, ecc. Questa lettera è unita all'in(1)

92, 111.

carto del processo dell'abate torinese.


IL BISOIttì IMKXTO ITALIANO

un uomo, che

ci

è

amico,

e

che desidera di conoscerti.

Amaci sempre.

Saluta Scovazzi e gli altri amici. Addio. Il tuo

Pallia

(1).

Da ultimo fu sequestrato un pezzetto di carta, sul quale si trovavan questi versi

:

Veni creator spiritus ignotosque

filios

suo carentes praesule

huc congregatos rapto.

Ex Gallia et Hispania mundi partibus nobis novum praepositum cunctisque

ad eligendum venimus. In

tam gravi negotio

et ordinis discrimine

tuam supernam gratiam fac habeamus congruam. Fac ut electus omnia quae ad nos regendos pertinent provideat et sedule

ad nos tuendos

vigilet.

Non sit ut alter Fertur quo praeside

societas

jam dira tulit vulnera ut pene jam coronent probabilissimum foveat cui

si

diem dixerimus

et divites et nobiles

et principes amisimus.

V.° Amedej.

Gay, C.° Tosi,

C.°

La polizia del sospettoso Carlo Alberto non era

stata troppo

Restava tuttavia il " serrepapiers „ da visitare, e ciò si fece nel susseguente primo giorno del mese di giugno. felice.

(1)

Sul

teologo Pallia,

si

veda Massari, Rie.

biogr. e cart., II, 4.

A lui il

Gioberti dedicò poi la Teorica del Sovrannaturale. Anche questa lettera è unita all'incarto.


COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

IL

N. 7786. Processo verbale di continuata perquisizione nell'abitazione del Sig.

Teologo Vincenzo Gioberti, posta nella Contrada delle Orfane, N°

Piano

5,

4°.

L'anno del Signore 1833 ed

al

Primo di giugno, verso

le

ore quattro

pomeridiane. All'effetto di

del R.°

dar seguito

Comando

logo Vincenzo Gioberti, perquisizione

papiers per

si

da noi redatti d'ordine

processi Verbali

ai

giorno di

il

riguardanti

jeri,

— Dottore

è sospesa la verificazione degli

mancanza della Chiave,

Sacerdote Teo-

Sig.

il

—

Collegiate,

oggetto nella

cui

al

esistenti nel Serre-

effetti

per non danneggiarlo, e d'altronde

e

essendo stati oggi informati dal d.° Sig. Teologo Gioberti, che la mede-

sima deve trovarsi nascosta nei esistente al dissopra del

libri

sopra

un repiano della sua libreria

Cammino (sic) d'una delle due Camere, Noi Paolo

Gay, e Luigi Tosi, ambi Commissari di Polizia presso la Divisione rino, specialmente delegati, ci

prefato R.°

Comando, con assistenza

dei

scorta di due

testimoni, e colla

Sig. a Vedova

Teologo Vincenzo Gioberti posta nella Casa della

dalena Massola nella Contrada delle Orfane, N.

avendo noi dato nuovamente conoscenza a della nostra missione, e

4

piano

5,

quest'ultima

;

ove

Mad-

giunti,

tuttora inferma

ad un tempo eccitata a farci

assistere a

suo nome

buon grato ad

effettuare,

ordinando

da qualche persona, ciò che ebbe alla di lei

To-

in abito da borghesi, trasferiti nell'abitazione del detto

Carabinieri Reali, Sig.

di

siamo in obbedienza dei reiterati ordini del

di

Governante Margherita Magliano di restare presente

alla

veri-

concediamo testimoniali di avere rinvenuto la Chiave nel luogo indicato, e successivamente avendo noi verificato il suddetto Serrepapiers, non che il Buco della Serratura, che abbiamo

ficazione e perquisizione. Epperciò

ritrovato

conforme

al

giorno

di

alle nostre speciali disposizioni,

abbiamo

il

suddetto

aperto,

e

jeri

intatto

ed

illeso,

dipendentemente

ed in seguito con quella medesima chiave

dopo diligente visita,

e

disamina d'ogni

cosa entrostante abbiamo reperito una lettera, senza data, sottoscritta Pietro di

Santa Rosa, alla diretta del prefato Sig. Teologo, che, previa parafrada noi fatta, mandiamo unirsi al presente per quell'effetto, che di

sione

ragione, ed avendo null'altro rinvenuto, risguardante

la

nostra missione,

avendo ad ogni buon fine consegnato la Chiave del d° Serrepapiers alla Proprietaria della Casa Sig.» Maddalena Massola, che promise verbalmente di rappresentarla al prefato Sig. Teologo Gioberti ci

siamo per ciò

ritirati,

od a chi di ragione. Del che tutto si

è redatto

il

presente processo verbale,

il

quale venne

da tutti gl'intervenuti con noi sottoscritto.

Segno di f di Margherita Magliano. Giuseppe Venera, Testimonio. Giuseppe Gandolfo, Test." Vassallo B. ie Furia, B. Cardb. Gay, Commiss. Tosi,

Comm."


IL

890

RTSORGIMENTO ITALIANO

Ecco l'innocente lettera di Pietro di Santa Rosa: Chiar. m0 Signor Teologo, Io fui in questa e nell'altra settimana oppresso da tante cure ed agitato da tante inquietudini, che ho dovuto mio malgrado tardare assai di mandarle i soliti fogli

Ho avuta mia sorella, che ha partorito, mio padre

dell'Avenia.

che da parecchi giorni patisce oltre modo, una lite disputata e decisa contro

Non vorrei ch'Ella mi accusasse di mia mala fortuna. Sebben tardi, tut-

di me, ed altri impicci che nulla più.

negligenza, mentre la sola rea

tavia le invio

or che n' ho

è la

campo questi ultimi fogli da me ricevuti, in

uno in risposta al P. Ventura, l'altro intorno alla Memoria di Lord Byron, scritto da Moore, vi ha poca cosa che rileva. In questi scorsi giorni tra l'incertezza, le brighe ed i timori, non ebbi tempo neppure di aprire il libro, eh' Ella con tanta cortesia mi mandò. Ora mi capita di dovermene andare alcun tempo in villa, non per mio diporto, ma per impicci e seccature, se il troppo ritardo non le dà noia, il suo libro mi sarà compagno per via, per quanto poca cosa sia la mia amicizia, se nulla posso, sarà per me sempre gratissimo, s'ella si varrà di chi cui,

a

lei

tranne due

articoli,

raccomanda.

si

Pietbo di Santa Rosa (1).

Non essendo la polizia torinese riuscita a nulla ritrovare di compromettente per l'abate, si tentò il 3 di giugno un nuovo interrogatorio dell'Alberti, il quale così depose :

"

Ogni volta che

loro discorsi

si

intesi parlare di politica

in

casa del Sig. Giuberti,

i

aggiravano quasi tutti su questo punto, cioè che non avreb-

bero potuto vedere di buon occhio forestiero di nessuna nazione in Pie-

monte.

Ed io sempre

osservai loro che se questi non eranci venuti

lo stato era quieto, era questo

e,

se

bene dovuto alla fermezza dell'armata pie-

e particolarmente alla guarnigione della Capitale. Io non mi mai più in là nella politica del nostro paese. Quando seppero ch'io non avrei mai preso parte attiva in nulla, e che non mi sarei mai dipartito dagli obblighi del mio grado, non insistettero di più, e mi pregavano tutti, particolarmente il sig. Giuberti, di visitarli qualche volta, e praticarli, colmandomi di gentilezze e di complimenti. Da che intesero le mie intenzioni, non mi parlarono quasi mai di politica, ma di belle let-

montese inoltrai

tere, degli

aneddoti della città e di cose affatto indifferenti: tre o quattro

(1) Con Pietro di Santa Rosa il Gioberti fu legato di tanta amicizia, che durò fino alla morte del primo. Questa lettera è pure unita al processo. Saea-

ckso, Vita del Cav. Pietro di Santa Rosa, Torino, 1864.


IL COSTITUTO DI

mi protestavano

sviscerata

quasi sempre di

filosofia,

VINCENZO GIOBERTI

amicizia.

di

teologo mi parlava sovente, anzi

Il

morale e spessissimo

pendo che mi andava più a genio. Ecco perchè pericoli in cui poteva incorrere

891

di critica letteraria, saio

senza più pensare

ai

mi sono bel bello scordato che questi si-

gnori mi avrebbero, anche solamente salutandomi, potuto recare dei danni. Io non diedi più importanza nessuna al

mio accompagnarmi qualche volta

con loro, perchè eglino non mi parlavano più di nulla di pericoloso, ed io perchè confidava nella rettitudine delle mie intenzioni o per dir

meglio

mio non averne nessuna. Dalla metà del mese di gennaio in circa io non ho mai più messo piede di sera in casa del sig. Giuberti, e di questo potrà farne fede egli stesso quando che sia. Vi andai di giorno, saranno due mesi, ed ecco il motivo. Il giorno prima mi trovai in casa d'una nel

certa signora Gandola, ove

capitò

sig.

il

Giuberti. Questa Signora disse

che avea veduti alcuni fazzoletti di seta della China presso un negoziante sotto

i

portici ;

sig.

il

Giuberti disse che ne avea bisogno, e che ne avrebbe

volentieri comprati. Ella disse che l'indomani

portati a casa, e che

se io

pensare che andavo in casa del

sig.

io alle

undici

Giuberti più cbe

casa, vi andai alle undici del mattino, vidi

comprò uno, ed

alle

glieli

avrebbe

voleva vederli mi trovassi colà: io senza più

i

fazzoletti ;

in

qualunque altra

il

sig.

Giuberti ne

undici e mezzo venni via, e mai più posi piedi

nella casa del suddetto sig. Giuberti. Né di sera né di giorno in sua casa

non vidi mai nessun militare in uniforme, neanche credo travestiti. Può (ma si noti che queste non sono che mie incerte congetture) che vi sia stato il sig. Grondona già da me nominato nella mia seconda deposizione. Quel giorno che il sig. Pianavia venne a trovarmi, quando io era

io

darsi

ancora convalescente, mi disse che si tratteneva da me per poco, perchè dovea trovarsi con un certo Berghini con cui mi disse che erano molto amici. Io non conobbi mai personalmente, né so di conoscerlo neanche di figura questo sig. Berghini, ma intesi dire che era tutto intimo del signor Giuberti.

Il

Pianavia era sempre col

sig.

sieme alla trattoria dei Due Bastoni.

Il

sig.

sig.

Grondona, e mangiavano inPianavia tutto

il

tempo che

Torino andò quasi sempre vestito da borghese, può essere che il Berghini gli abbia condotti dal sig. Giuberti. Ma ripeto queste mie

stette in sig.

non sono che congetture. in casa Giuberti

oltre

i

è

che io non so mai di aver veduto

uniforme, né

travestito.

Mi sovviene

già detti nelle mie precedenti deposizioni d'aver conosciuto in casa

del sig. Giuberti

Militare ,

(1)

Il fatto si

nessun militare in

un certo Tentori, credo che sia Professore nell'Accademia

(1).

La signora Gandola è nominata nel carteggio giobertiano, Rie. biogr. e Di V. Gioberti, riformatore politico, ecc., p. 6. Andrea Ten-

cart., I, p. 220. Berti,

tori era nato in

di

lettere Il

Urbino il 24 gennaio 1807, fu ripetitore interno, poi professore dal 25 aprile 1829 al 16 novembre 1862 nell'Accademia

italiane

Risorgimento Italiano.

— IV.

68


IL

892

RISORGIMENTO ITALIANO

Nel medesimo giorno fu interrogata anche la domestica della Mazzola, la padrona di casa del Gioberti. Verbale d'interrogatorio e successive risposte datesi dalla nominata Margherita Magliano.

L'anno del Signore 1833, ed alli 3 del mese di giugno in Torino, avanti Noi Luigi Antonio Tosi, Commissario di Polizia presso la Segreteria del Regio Comando. Facciamo di pubblica ragione che volendo Noi Commissario suddetto ai riveriti cenni statici ieri abbassati dalm0 Sig. Presidente Consigliere di Stato e Regio delegato Politico Conte

ed infrascritto dar esecuzione rill.

di Cimella, e diretti a sottoporre su d'alcune circostanze, a voce

comuni-

Margherita Magliano, che serve nella casa, ove prima del suo

cateci, certa

arresto era in pensione, ed alloggiava

il

Teologo Gioberti Vincenzo,

Sig.

abbiamo alla medesima fatto sentire di presentarsi 'nanti Noi, il che avendo tosto effettuato Int.'-

R.*

è pria

si

ed avanti ogni cosa

Sulle generali.

Mi chiamo e sono Margherita Magliano fu Carlo, nativa d'Alba, ed

ora qui residente, sono in età d'anni vent'otto, di condizione Domestica, e

non so

scrivere.

Int? Se conosca essa esaminanda il Sig. Teologo Gioberti. R. 9 Conosco perfettamente il nominatomi Sig. Teologo, poiché pria che venisse arrestato era in pensione, ed affittava due camere dalla Sig." Mazzola, di cui io Int.''

sono da due anni e mesi tre circa domestica.

Da quanto tempo trovavasi

il

suDodato Sig. Gioberti in pensione

presso della Signora Mazzola, ed abitava esse Camere. R.* Sig.

Da quanto ho sentito dire, credo che

sia

d'anni

quindici,

che

il

Teologo conviveva colla Signora Mazzola, ed abitava in dette Camere.

Int.*

Chi suoleva servire

il

Sig. Gioberti allorché gli

abbisognava qual-

che cosa.

R. e Io stessa. Int.*

Se

si

recavano delle persone a visitare

il

Sig. Gioberti, e quali

fossero quelle che vi andavano più frequentemente.

R.* Pochi erano quelli, che fra questi

so che vi

il

si

Sig.

si

portavano a visitare il

Avv. Bartolini era uno di

quelli,

Sig. Gioberti, e

che era più frequente,

recò pure qualche volta anche certo Scoazzi, chi altro più

non mi sovvengo ora.

Militare di Torino, nella quale sostituì Terenzio Mamiani. Il Gioberti in una sua lettera lo chiama l'Urbinate. Francesco Grondona, genovese, di anni 24, arrestato in seguito alle deposizioni dell'Alberti, accusato anche dal Pianavia, fu e rimase in interrogatori e confronti così incrollabilmente e tenacemente

negativo, che venne stare in

sì

modo alcuno.

mandato a casa, ma non lo si potè inquisire, né mole-


IL COSTITUTO DI

rt.

A precisare l'epoca dell'ultima visita fattasi dalli Signori Bartolini

a

nominato

e Scoazzi al

Non

R."

VINCENZO GIOBERTI

sono

Sig. Teologo.

grado di precisare quanto mi chiede,

in

saranno bene quindici giorni circa da che alla casa del Sig. Gioberti:

il

dall' Avv.

ed

io,

se dal Sig. Teologo stesso

non saprei dirle nulla al di lui riguardo. tra il Sig. Teologo GioAvv. Bertolini, allorché questi si trovava in camera di

Bertolini,

Se abbia sentito quali discorsi si tenessero

Int.*

ed

berti

non si portò

non conoscendolo

Sig. Scoazzi poi

avendo sentito solo parlare di lui non so bene o

ma credo che

Sig. Bertolini

il

Sig.

il

quegli.

R. e Negativamente.

Come e quando

Int.'-

il

Sig.

Teologo Gioberti ovvero l'Avv. Bertolini

ebbe a parlare del Sig. Scoazzi. R. B

Fu nell'inverno scorso nella circostanza ora che mi ricordo, che

il

Teologo Gioberti essendo entrato in casa mi domandò se era venuto qualcheduno a chiedere, ed avendogli io risposto affermativamente senza Sig.

essere in grado di declinare chi fosse, esso Sig. Teologo Gioberti

giunse se era il Sig. Scoazzi, al che io replicai di erasi annunziato colui, che chiedeva del Sig.

Sig.

mi sog-

giacché con tal nome

Gioberti.

Se l'Avv. Bertolini o qualche altro fosse

Int.*-

sì,

solito

di

trattenersi col

Gioberti e nelle sue camere a notte assai avanzata.

R* Alle ore dieci di sera si chiudeva regolarmente la casa, e se a quest'ora

si

trovava qualche persona nelle Camere del Sig. Gioberti

se

ne

andava.

Se abbia veduto che l'Avv. Bertolini o qualche altro abbia portati

Int.*

od esportati R."

dalle

Camere del Sig. Gioberti de' libri o scritti.

Non mi è mai

camere del Int.*

Sig.

occorso di vedere od introdurre od esportare dalle

Gioberti libri o scritti di sorta.

Se sappia o

sia

informata che

alla casa della Sig.*

Mazzola

siasi

presentato qualche militare per chiedere del Sig. Gioberti. jR.

e

Non resto informata di quanto m'interroga, e le soggiungerò altresì,

che non viddi mai alcun militare nelle Camere del Sig. Teologo.

E precedente lettura e conferma si è croce segnata perchè assertasi illetterata.

Segno di f della Margherita Magliano, illett. Il

Commissario Tosi (1).

appuntavano dunque principalmente su (1) Le ricerche della polizia si G. B. Scovazzi, che nel 16 febbraio del 1833, al veglione del Regio in Torino, mascherato da fioraia, aveva distribuiti mazzi di fiori tricolori a dame della Corte, del

corpo

diplomatico, ecc. Era riuscito a fuggire, e fu condannato a 13 giugno 1833. Si acquisterà un gran nome in il

morte in contumacia, Provenza.


894

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Nel giorno 4 di giugno le carte sequestrate nella perquisizione di Vincenzo Gioberti venivano trasmesse al conte di

nella casa

Cimella con la seguente lettera: E. Segreteria di Stato

per gli affari dell'interno D. 6", Gal. di Poi? N.° 943.

Signor Conte di Cimella, Consigliere di Stato, Presidente della Commissione Politica

Torino. Torino, 4 giugno 1833. lll. m0

Nella

Sig.

Sig.

perquisizione

P. ron

fattasi

sequestrate quattro Carte,

avere qualche rapporto ad

Queste carte pertanto io

le

col. mo ,

all'arrestato Sig.

sole

che

si

Teologo Gioberti vennero

ritrovarono, le quali potessero

affari politici. le

comunico cogli analoghi verbali a V. S. 111." *, 1

che se ne avrà d'uopo ne potrà così fare l'occorrente uso, e nel mentre

mi pregio di professarle gli atti della distintissima mia devozione. Di V. S. 111.™ Dev. mo Obbl. mo Ser.° Suo

V. Seltabbna.

Non

essendo così riuscita a trovare nessun indizio e nessun

documento sicuro giorno in

di

accusa, la polizia di Torino

rimandava di

giorno l'interrogare Vincenzo Gioberti, sperando che

dalle deposizioni degli altri processati ed inquisiti

si

avrebbe po-

tuto trovare qualche elemento di luce per stabilire la colpevolezza

In Alessandria sopratutto dietro gli ordini del governail cui nome si coperse d'ignominia per tutti i tempi venturi, continuavano processi infami condotti con arti nefande di calunnie, di false denunzie, d'insidiosi interrogatori, di dell'abate.

tore militare Galateri,

tentate corruttele fra le torture del carcere

— disse giustamente

— che

:

"

La pagina di storia

dalla monarchia sabauda in quell'anno fu tale, che vorrebbe la penna d'un Tacito, il

Mazzini

si scrisse

e intinta nel sangue; ed è di quelle che gli uomini dovrebbero

rileggere ogni qual volta sentono infiacchirsi nell'animo loro l'abborrimento della tirannide, e le madri ripetere ai figli, perchè vi

imparino quali possono essere le sorti di una terra non libera „. In una lettera a Pietro Riberi, edita da Domenico Berti, il filo-


IL COSTITUTO DI

Po

VINCENZO GIOBERTI

895

subalpino ha descritto lo stato del proprio animo in quei

}rni di ansie e di confusi timori:

li

li

La mia Fede nella Providenza, che governa il mondo, e tien cura di vivente, sino al più meschino, non fu mai così viva, come da che

trovo

questo carcere.

in

Da che gli uomini hanno preso a persegui-

tarmi ed affliggermi, e a trattarmi quasi come un ribaldo, io mi trovo più

E mi trovo più uomini mi hanno preso a combattere: trovo che la pri-

assicurato in ogni evento e più certo del braccio di Dio... forte

da che

gli

gione è una palestra, che addura ed invigorisce; e quando nelle mie meditazioni

solitarie

pensava

al

patibolo,

mi

sentiva accendere, e diventare

più gagliardo. Io ringrazio la Provvidenza, che m'abbia carcere prima dell'esilio

;

fatto

gustare

il

che forse, senza di quelle prove, m'avrebbe troppo

contristato ed abbattuto „ (1).

Con la gentilezza squisita dei suoi modi il Gioberti si era guadagnata la simpatia e la benevolenza dei carcerieri, dei custodi, u dei commissari, di tutti quanti avevano da fare con lui: In tutto questo mio affare scrive egli in un foglio inedito posseduto dal sig. Johnson di Milano, alludendo al suo arresto ed alla sua prigionia non c'è alcuno che io mi sappia, fra i personaggi di

—

—

governo, che mi abbia disservito, anzi, contro ogni aspettazione mia, li trovai tutti o favorevoli o non avversi, eziandio quelli che

meno avrei creduto. Debbo poi in ispecie lodarmi del Comandante della cittadella di Torino, che durante la mia cattività mi usò ogni gentilezza e cortesia che mi potessi aspettare da un animo nobile, e mi porse eziandio quelle agevolezze che poteva, senza punto trapassare il debito della sua casta. Egli mi ha fatto conoscere a prova che gli uomini, per quanto siano discrepanti di opinione e a qualunque fazione appartengano, possono sempre trattare fra di sé umanamente e con reciproca soddisfazione, quando hanno in comune due cose, che valgono per molte, cioè la moralità e l'onore „.

Essendo però trascorso l'intero mese di giugno senza venire interrogato né inquisito in alcuna maniera, il Gioberti fece presentare al Governatore il seguente memoriale: Eccellentissimo Signore, Il

T. Vincenzo Gioberti, preso per ordine del governo, e messo in pri-

gione in sul

(1)

Berti,

finire del

Di

passato maggio, e tenutovi fino al presente, senza

V. G. riformatore politico e ministro, p. 9.


896

II-

RISORGIMENTO ITALIANO

ch'egli ne abbia saputa, o possa saperne la cagione, né gli sia dato campo

chiarire gli sbagli o le calunnie, che possono aver cau-

di giustificarsi, e

sata la sua cattura, parendogli alle

ad

cosa strana, contraria

consuetudini del paese, che un innocente sia chiuso

cere, e

ogni in

equità

e

istretto car-

condannato a languirvi da più di un mese, senza né

anco

essere

udito, privo di colloquio e diporto, con grave discapito de' suoi interessi

domestici e danno della salute: prega divotamente l'È. V. di

adoperarsi,

acciocché sia dato corso speditamente al suo processo, ed

interrogato

secondo

le

egli,

forme giuridiche, possa mettere in chiaro la sua perfetta inno-

cenza, non desiderando, né chiedendo alcuna sorta di grazia,

rigorosa e pronta giustizia

Di prigione,

ma solamente

(1).

ai 2 di luglio 1833.

Durante la lunga attesa il Gioberti potè conoscere il contenuto due deposizioni fatte contro di lui da Emilio Zacchia e da Antonio Alberti, circostanza che fu assai favorevole al seguito delle sue vicende processuali. Il fallo dello Zacchia gli sembrò fin da principio lieve, poiché gli aveva imputata una colpa che non poteva provarsi, ed anche provata non avrebbe bastato per dargli la menoma pena. Più gravi gli sembrarono le deposizioni dell'Alberti soprattutto in quel punto dove lo accusava " con altri M di cercar di subornare ed istigare „ i compagni suoi compagni „ u Io dunque dissi a tutti costoro, e lo replicai brigata Casale: della delle

costantemente che la nostra brigata di Casale era incorruttibile, che io conoscendo l'indole e il modo di pensare di tutti gli ufficiali era certo non esservi nessuno capace di tradire

i

suoi doveri „

(2).

L'accusa era falsissima, ad ogni modo data la condizione dei tempi assai pericolosa

u :

Di questo fallo del milite Zacchia, come pure

dei falli più gravi del milite Alberti

—

— scriveva più tardi

il

teo-

prego a non parlarne, salvo il caso in cui fosse necessario per difendere l'onor mio con qualche persona, che non conoscendo l'indole mia attribuisse a me le imprulogo a Pier Dionigi Pinelli

ti

Questo documento è inserito nell'incarto del processo. Cfr. anche Mascalce il I, p. 235. Annesso a questo doc. si trova in rescritto con cui il Gioberti veniva condannato, con provvedimento economico, (1)

sari, Rie. biogr. e cart.,

cioè senza conformarsi alle leggi, in esilio. (2)

il

col dubbio che venissero rivelati i suoi rapporti Giovane Italia „ causavano le " inquietudini „ di cui parla

Quest'accusa, insieme

col Mazzini e la

"

Gioberti, Rie. biogr. e cart., I, p. 221, rese più gravi dalle notizie che giunge-

vano dei rigori usati nelle carceri di Alessandria, di Chambéry e di Genova.


IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

897

denze altrui. Dico questo, perchè quel poverello compitò articola-

tamente il nome di tutti quelli che venivano in mia casa e perfino da lui una volta sola. A questo riguardo credo che ci debba indurre non tanto l'inutilità che risulterebbe dell'infamia di quei due poveracci, quanto la compassione verso

dell'Urbinate, veduto

di essi, che,

vuotandosi il gozzo, non ottennero nemmeno di con-

servare le loro spalline, e sono abbastanza puniti. E questa pena

mi

io li giudico effettivamente innocenti, non parmi che chi governa avrebbe dovuto, non che

stupisce, poiché

meno di me;

e

non castigare, ma rimunerare in essi la confessione fatta dei peccatuzzi altrui „

(1).

L'Alberti, che aveva fatta la deposizione più compromettente,

non era d'animo cattivo, ma soverchiamente debole e timoroso di danno. Il Gioberti potè, durante la sua prigionia e prima del suo interrogatorio, mettersi in comunicazione con lui, e avere la confessione piena del fallo commesso " L'avv. Oberti e due altri miei scriveva poi il teologo — furono testicompagni di sventura moni dalle loro finestre della vergognosa confessione del milite :

—

Alberti

:

dico di quella che fece a me di quell'altra già fatta altrui;

e sebbene io loro raccomandassi

il

silenzio,

amerei che quando,

coll'andar del tempo, alcuno vedesse il detto avvocato, gli reiterasse il mio desiderio, che la fiacchezza di quel meschino (salvo

caso dell'onor mio) si seppellisse per sempre „. L'Alberti dovette rimanere compunto del grave fallo commesso, e cercare, come vedremo, di riparare in qualche maniera al suo mal fatto (2). Finalmente nel giorno 18 di luglio il Gioberti fu interrogato. Egli sapeva che eran quelli tempi in cui bastava il minimo in-

il

dizio per mettere in

compromesso

evitare questo pericolo,

si

i

più innocenti: ed

egli,

per

era ridotto a un silenzio assoluto, e non

aveva da rimproverarsi il menomo fallo verso la più rigorosa ed assoluta prudenza. Costituto del Teologo Gioberti.

L'anno del Signore 1833, addì 18 luglio in Torino e nella Cittadella, mo Sig. Avv.° Lodi V. e Udii 6 Gen." di guerra, l'Ill.

giudicialmente avanti

con intervento ed assistenza del Segr.

(1)

Ma88ari, Rie. biogr. e cart.,

1,

pp. 225-226. L'Urbinate è, come si è detto,

Andrea Tintori. (2)

Massari, Rie. biogr.

e cart.,

I,

infrascritto :

226.


KISORUIMKNTO ITALIANO

TL

Trasferitosi

nella presente

l'uff.

Teologo Gioberti,

Sig.

è

si

giuramento che ha prestato stici,

e pel

cittadella

al

ivi

facto pectore a

fatto proprio se gli

è

camera

e

medesimo, pel fatto

modo

e

di

detenzione del

d'altri,

comminata la pena di scudi

applicandi per dire ed usare la verità, e

si

differto

il

forma degli Ecclesia5 al fisco

è

lnt.° Sulle generali.

Mi chiamo

R.*

sono Teologo Collegiate Vincenzo Gioberti,

e

Sig. Giuseppe, nativo di questa Capitale,

possiedo

il

fu e

mio patrimonio Ecclesiastico.

Quando, da cui

Int.

del

ed abitante, in età d'anni 32,

per qual motivo

e

sia stato arrestato.

R." Esso Dett. e Fui arrestato ai 31 del passato maggio per ordine del

Comand. te di Piazza per ragioni che mi sono perfettamente ignote.

d.°

Se conosca

Int.

Berghini, da che tempo,

l'avv.

ed

in

qual

modo lo

abbia conosciuto.

Come S* Essendo io compromesso dinanzi al Governo, come appa-

R. e

risce dallo stato

in

cui

mi

trovo, sebbene consapevole della

innocenza, la delicatezza e l'onor mio non

mia perfetta

mi permettono di rispondere a

nessuna interrogazione concernente persone particolari, sebbene abbia ogni

motivo

di credere,

che tutti

i

miei conoscenti partecipino alla mia inno-

una volta per sempre, che interrogato la conosca, sia che non la conosca, risilenzio, epperciò non dico altro riguardo alla

cenza. Per conseguenza dichiaro, di persona particolare, sia che

sponderò

egualmente

col

io

persona sopraccennata. In qual

Int.

R. e

modo creda egli d'essersi compromesso col governo.

Come S.* Lo ignoro

;

anzi,

consultando

la

mia coscienza, io mi te-

neva così sicuro di non essere arrestato, che, quando corse una falsa voce del fari

mio arresto, io non pigliai alcuna provvisione riguardante ai miei afdomestici con grave danno, atteso lo stato in cui ora mi trovo. Perchè dunque abbia detto che Egli trovavasi compromesso verso

Int. il

governo.

Come SS Lo conosco dalla mia cattura, e dalla mia prigione.

R." Int.°

Se a sua casa fosse solito di ricevere persone,

Come S. & Ricevevo persone

R. e

rapporto

al

di

varia

condizione,

e chi.

specialmente per

mio stato di Prete e di Dottore Collegiate.

Se a sua casa fosse solito di recarsi l'avv.° Berghini.

Int.

R. e Come

S* Ripeto la dichiarazione di

sopra, e trattandosi dell'inter-

vento a mia casa credo di poter soggiungere senza oppormi a quella, che la

persona suddetta non venne mai in casa mia. lnt.° JR.

e

Se egli alcuna volta

Esso d.° Ripeto

la

siasi

recato alla casa dell'avv.

Berghini.

prima dichiarazione.

E diradato risultare dagli atti che egli specialmente nel mese di marzo scorso Int."

si

è recato alla casa dell'Avv.

Cosa ne sappia dire.

Berghini

si

è


VINCENZO GIOBERTI

IL COSTITUTO DI

Come S* Rispondo che nel mese di marzo

899 non intervenni

scorso

ramente in quella casa. dettogli risultare dagli atti che egli nel

dell'Avv.

mese di marzo si recò nella

Berghini, ed ivi tenne discorso di cose politiche,

è

si

Cosa ne sappia dire. R." Esso d.

Ho evacuato già colla preced.' risposta quest'interrogatorio,

e

aggiungerò però

che

qualche volta, ma

tali e in tal

riguardo

discorsi

ai

politici

averne

posso

tenuti

modo da non far torto a nessuno, e poter

essere ripetuti dinanzi a chiunque.

al

Int.°

Se abbia egli detto che l'attuai governo di Francia non era propizio

suo

modo di pensare, e che ne sperava un cambiamento, poiché in tal

caso sarebbero rientrati i rifuggiti italiani, ed avrebbero apportato fra noi

un altro sistema di governo qual appunto sarebbe la repubblica. R. e Esso

d.

e

Riguardo

sentenza, essendo poco

opinione

all'altra

al

governo

di

Francia non ne ho mai portato

informato della natura di quel governo. Riguardo

attribuitami

ella

è

così

manifestati in pubblico e in privato, che non

contraria

miei sentimenti

ai

mi occorre nem(m)eno di do-

vermene giustificare. Se conosce

Int.

ed in qual R. e Esso

il

Sig. Alberti, uff. le nella B. ta Casale,

d.

e

Ripeto

la

suddetta mia dichiarazione.

Se mentre trovavasi in questa Cittadella abbia

Int.

da che tempo,

modo lo abbia conosciuto. egli detto

con al-

cuno, che dovrà individuare, che non era venuto a trovarlo per non dar sospetto. jR.

e

Riguardo

esso d.°

al

S.

r

Alberti non dico né di averne, né di non

averne la conoscenza per le ragioni accennate. Riguardo alle parole buitemi, quando scenti,

le

avessi dette riguardo a

che, sebbene io sia innocente, tuttavia atteso

i

maneggi e le trame di non

so quali miei calunniatori, non sarebbe impossibile, che la

Se conosca certo Zacchia, caporale furiere nella B. ta Casale, da che

tempo, ed in qual E. e Esso

d.

con trav venire

e

ai

alcuni mesi

fa,

modo lo abbia conosciuto.

Trattandosi di un militare credo di poter rispondere senza

motivi per cui in

rogazione. Conosco

il

;

altri casi non posso soddisfare all'inter-

Sig. Zacchia di

non so bene

né con colloquj, salvo inverno

mia conoscenza

danno a qualcuno.

fosse di Int.

attri-

qualunque de' miei cononon le smentirei, essendo conformi al mio carattere, e conoscendo io

il

una leggerissima conoscenza fatta non coltivata nel seguito

in che occasione e

caso di una malattia avuta da lui, nel passato

essendo egli solo, lontano dalla patria e dai parenti, credetti non

alieno dalla convenienza di

andarlo a vedere una volta

in

casa

di

una

dopo è stata da me visitata. E quando andai [a visitala il Zacchia nella casa sudd. a parmi assolutamente che fosse terza persona, la quale né prima, né

prima di marzo scorso, ma bensì nel cuor dell'inverno].


900

IL

Int."

RISORGIMENTO ITALIANO

Chi sia quella terza persona cui disse d'essere andato a trovare

il

Zacchia. B." Esso d.*

È una persona da me veduta pochissime volte, e non mai Berghini.

trattata, cioè l'Avv. Int."

dell' Avv.°

Se nella casa

Berghini

abhia

tenuti

discorsi

di

cose

politiche.

B. e Esso

d.

e

non si parlò di politica, come mi pare

oppure i nostri discorsi non andarono ogni

modo né nella

sudd. a

ricordarmi,

di

al di là delle notizie del giorno, in

casa (nella quale

andai una volta sola nella

sudd. a circostanza), né in qualunque altro luogo, ho mai tenuti attribuitimi di sopra o simili, che possano al

in

qualche

discorsi

i

modo dar sospetto

governo della mia persona. Int."

Chi abbia visto, e con chi abbia parlato nella casa del Berghini.

B. e Esso

d.

e

Col Sig. Zacchia da

me visitato come convalescente ed in

occasione di lui col D. re Berghini, suo ospite; non

ci

vidi,

né parlai con

altra persona. lnt.°

Se conosca l'Avv." Scovazzi e l'Avv.

Oberti e se fossero

soliti

di

venire in sua casa.

B. e Esso

d.

e

Ripeto

la dichiarazione suddetta.

E precedente lettura e conferma si è sottoscritto. Ut supra: T. Vincenzo Gioberti.

Lodi, B.°

Ud* Generale.

Gastinelli, p. Segr.°

Come si vede dal costituto del Gioberti, la prudenza dell'abate non si era smentita un solo momento, tanto che non

si

credette

opportuno di procedere ad altri interrogatori (benché si fossero lasciati molti fogli in bianco nel fascicolo riguardante questa pratica), che sarebbero risultati egualmente evasivi ed inconcludenti. Qui sorge la questione intorno al fatto singolare che nessuna

domanda fu mossa

al

Gioberti relativamente alle gravi accuse

imputategli dall'Alberti. L'abate stesso rimase assai attonito, e fece un'ipotesi che noi non crediamo destituita di fondamento, che cioè il

— in una ul— le imputazioni, e avesse attenuate le parole

giovane ufficiale si fosse rimangiate in gran parte teriore deposizione

sue ohe potessero venir interpretate in malo modo. il

tenore del mio interrogatorio

"

— scriveva più tardi

Hai inteso il

Teologo

dando relazione dell'accaduto al Pinelli —, otto solo (voleva forse dire cinque) dei miei conoscenti furono quelli intorno ai quali mi chiese se io li conosceva ed io risposi nei termini che ti son noti; salvo uno solo, riguardo a cui mi fu allegato un fatto,

si

:


IL

COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

901

ed io risposi negandolo, sapendo già anticipatamente d'onde procedeva la notizia, cioè dal milite Zacchia. Gli altri sette (erano stati realmente quattro) erano tutti amici usi a venire assai spesso a casa mia la sera „. Dei falli del milite Alberti u non mi fu fatto cenno nell'interrogatorio, il che mi dà a conghietturare, che dopo colloqui passati con quel povero patetico nella mia seconda prii gione, egli si sia indotto ad attenuare le deposizioni in mio disfavore fatte da lui, scritte e firmate con giuramento ai 30 di maggio, vigilia della mia cattura „ (1). Il Gioberti attribuiva alle chiacchiere dell'Alberti la causa o almeno la scusa ed il pretesto della sua prigionia; la pubblica opinione torinese ne ricercava altre ragioni.

"

Hanno

arrestato

il

teologo Gioberti

— scriveva

Giovenale Vegezzi-Ruscalla il 4 giugno 1833 ad Alberto Ricci, attaché alla Legazione Sarda di Madrid Vi ci volle un poco ad ottenere l'adesione di Mons. Franzoni, finalmente aderì. Il partito dei preti antigesuiti — che in Torino sono numerosissimi grida che sono i gesuiti che lo accusarono, perchè combatteva con quel suo meraviglioso ingegno le teorie papali di quel celebre ordine; e non vuol credere che ne sia cagione l'esser egli immi-

—

.

—

schiato nelle faccende politiche. Ciò per disgrazia ha messo nel

novero dei gridatori contro il Governo assai persone ben pensanti, talché da qualche giorno in qua io direi che lo spirito pubblico fa progressi nel male „

L'Alberti scontò

il

(2).

peccato di fiacchezza d'animo da lui com-

messo non solo con una probabile ritrattazione, ma anche col rimanente della sua vita. Liberato dal carcere insieme collo Zacchia e col Grandona, nel giorno 10 di settembre del 1833, fu dimesso, per ordine del re, con gli altri due, dalla milizia piemontese

:

col

grado di capitano d'ordinanza fece le campagne per l'indipendenza negli anni 1848 e 1849, fu ferito il 23 marzo 1849 nella battaglia

(1)

Massari, Rie. biogr. B

(2)

e eart., I,

225.

Rivista storica del Risorg. Italiano „

fu considerato

come un errore funesto

;

II,

p. 687. L'arresto del Gioberti

tempo stesso in cui fu prima di essere catturato

in Torino, nel

compiuto, Pinelli, Pinchia, Riberi, Micono (di

cui,

aveva bruciate due lettere, per tuziorismo, Rie. biogr. e cari., I, Unia (che, al pari di lui, era stato radiato dall'albo dei dottori collegiati, e per isfregio mandatagli a casa la toga dottorale), Badariotti, Merlo, Perrone, Biagini, Ruatti, Santa Rosa urlavano allo scandalo. Pinchia aveva il

Gioberti

p. 234),

parlato per lui al Re.


902

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

di Novara, ed ottenne la medaglia d'argento al valor militare. La cagionevole salute lo costrinse alla aspettativa, alla riforma ed

alla conseguente pensione.

L'opinione pubblica in Torino vedeva nell'arresto del Gioberti

zampino dei gesuitanti

lo

non sbagliava. Allegata al processo

e

giobertiano si rinviene infatti una lettera anonima scritta coi tipi

da stamperia e così concepita: "

S[acra] R[eale] M[aestà]

— Dio salvi Re. — Popolo ama V. M. — — Giustizia somma. — Sommi traditoli sono Il

il

Odiati sono e pochi i traditori.

T. Giobert, T. Pagnon, il Louvel di V. M., C. Vachetta, capo clubista contro il

vescovo e gesuiti, tutti tre dati a dissolutezza, sociati con nobiM per-

versi.

— Buone spie presso

il

i

/t

canonico Vachetta,

si

scuopre

quindi perquisizione. Molti preti vanno rimandati in patria Clero

buono,

ma

senza disciplina, troppo dato

adunanze femminili raggio, mille

e

:

somma vigilanza,

a'

vizi

e

o

molto,

diocesi. Il

frequente nelle

secche ammonizioni.

— Sire Co— Viva

mille private braccia vegliano per vostra difesa.

l'amato re „.

Che la Polizia di Torino desse ascolto a simili sozzure lo prova questa lettera del 19 luglio 1833:

Polizia della Capitale. li

— Sezione Dora. — Rapporto N. 7880. Torino,

19 luglio 1833. Si sono prese riserbate informazioni sul conto del Sig. Sac. Avv. e Teo-

logo Michelangelo Vachetta, Coadiutore del Canonico Alessio di

Paolo Alessandro, Arciprete della Cattedrale, trada Bogino, N.

9,

risulta

e

piano terreno, ed esser un

sciuto per intrigante negli

affari

altrui,

Camona

abitare nella con-

uomo volgarmente conoacerrimo dei Molinisti,

inimico

alquanto legato in amicizia coll'ora detenuto Sig. Teologo Vincenzo Giobert, del Prete Trinchieri, egli è

alquanto verboso, e

alquanto amante del sistema liberale; inoltre colla sua facondia s'introduce

conversazioni distinte, facendosi

in

tal

in varie case e

modo conoscere informato d'ogni

sorta di scritti e libri riguardanti gli affari correnti, e cognito in tal guisa

per un uomo sospetto in genere politico, e così capace co' suoi lusinghieri discorsi d'ingannare anche

il

Superiore Ecclesiastico, e per tale qualificato

dalla voce pubblica.

D'altronde la carica

il

medesimo ha sempre coltivato con decoro in primo luogo

che copriva in qualità di pro-Vicario generale e nell'attuale da

Coadiutore,

dimostrando attività ed esattezza

ai

suoi

obblighi cotidiani,

esternando a vista del Capitolo una buona morale. Ciò è quanto

si

è

potuto ricavare per riscontro

al

dispaccio di S. E.

il


1 Sig.

VINCENZO GIOBERTI

IL COSTITUTO DI

Governatore

Segr. ia di

Regia

dalla

Stato (Interni), delli

N. 1571.

11 luglio corr. In ordine

direttogli

903

al Sig.

Teologo Giuseppe Pagnone, Cappellano

abitante in questa Città, risulterebbe godere, secondo

di S. M.,

ed

dire del Pubblico,

il

una buona estimazione nella sua qualità sacerdotale, ma sul politico consterebbe

esser

amante piuttosto del Sistema

liberale

attaccamento

Molinisti, e ciò in vista del suo

e Vachetta, al cui oggetto per timore di

nemico pure dei

e

Teologi Sig.

colli

essere arrestato

si

1

Giobert

allontanò da

questa Capitale anche a suggerimento del Sig. Abate di Bricberasio, suo superiore, nel luogo di Pancalieri, ove trovasi tuttora.

In ordine poscia

Sig. Teologo Vincenzo Giobert,

al

ora

detenuto,

si

credono inutili le informazioni sul di lui conto. Stantechè si ha fondamento a credere che

il

governo ne sia già ampiamente informato, massime sulle

sue opinioni liberali già esternate. Sottoscritto

Gay, Commiss.

(1).

R. Segreteria di Stato

per gli Affari dell' Interno. Div. e 6*, Gab." Gen. le di Polizia

N. 1749. Signor Conte di Cimella, Consigliere di Stato, R. Delegato, Torino, lll.

Il

mo Sig. Sig. P. ron Col. mo

qui unito anonimo indicava

chetta, per persone sospette

il

ecc.,

il

ecc.

22 luglio 1833.

,

Teologo Pagnone ed il Canonico Va-

e pericolose

pari dell'ivi pur nominato e

al

detenuto Teologo Gioberti. Il risultato delle

informazioni assuntesi sui primi due non è loro invero

guari favorevole sotto

il

rapporto politico,

e,

dimostrando inoltre ch'essi

trovavansi realmente in relazione col Gioberti, come quello con cui accor-

davansi

loro opinioni, e che anzi dopo

le

a comunicare ad copia dei

il

costui arresto

il

Teologo Pa-

partito d'allontanarsi da questa Capitale, io vengo ogni buon conto a V. S. IU. ma l'anonimo in questione e

gnone avrebbe preso

il

riscontri, che

ho

in

proposito ricevuti, nello stesso tempo mi

pregio ricostituirmi con perfetta considerazione.

Di V.

S.

111.™

Pel Ministro. (firma illeggibile).

(1) Il

di cui

Pagnone di cui si parla in questa lettera è il teologo Giuseppe Maria Manno,

n. 12234.

Bibliogr.

storica

d.

Stati d.

moti, di

Savoia, voi.

Ili,

p.

130,


904

RISOKQ1MENTO ITALIANO

IL

L'arresto del Gioberti era stato un errore, la sua condanna fu una illegalità. Dalle attive ricerche fatte nulla risultava a carico

Le

del giovane teologo, salvo la voce corrente di opinioni liberali.

sue amicizie, che si diramavano in tutte le classi della cittadinanza,

non potevano presentare di per sé sole nessun elemento di colpevolezza. L'accusa fatta dallo Zacchia era tale che non poteva venir

dimostrata, e anche dimostrata non poteva dar adito alla più piccola pena; le accuse fatte dall'Alberti erano probabilmente state

medesimo. Nulla era stato trovato in

ritrattate dall'accusatore

sostanza che potesse giustificare una condanna. Che rimaneva da farsi? Sospendere l'incominciata istruzione del processo, e liberare

Teologo. Si fece la prima cosa e non si fece

il

— illegalmente — 1

Si vide, cioè, questa inspiegabile infamia e crudeltà

la seconda.

:

condanna di un uomo all'esilio senza un vero e proprio processo, per provvedimento economico. Ai 19 di agosto del 1833, mentre nessun nuovo elemento di accusa si era aggiunto a quelli raccolti, che, ben vagliati, si mostravano inconcludenti, il Gioberti inoltrò un secondo memoriale al Governatore la

:

Eccellentissimo Signore, Il teologo

Vincenzo Gioberti è costretto d'importunar nuovamente l'È. V.,

a rischio di parer fastidioso; tuttavia

mala parte, atteso pesse

a

chi

altri

la

si

confida che ella noi piglierà

rettitudine ben conosciuta del di

tedio del

il

in

cuore. Se sa-

guarderebbe d'infastidire V. E.

ricorrere, si

dovesse solamente sostenere

lei

né, s'egli

:

carcere, recherebbe disturbo ad

ma egli non sa chi possa giovargli più efficacemente di V. E. per

alcuno;

l'animo e

il

grado che tiene; né a pregamela

egli

è

indotto

dalla

noia

un tal vivere, ma dallo studio de' suoi doGià ai due del passato luglio egli indirizzò a V. E. un me-

della prigionia e dai disagi di

mestici

affari.

moriale brevissimo, chiedendo

spedizione

al

suo processo e giustizia. Ai

18 dello stesso mese sostenne un interrogatorio;

ma questo fu poco altro

che una semplice cerimonia e apparenza, poiché, non tanto che abbia potuto ritrarne la cagion vera della sua cattura, ma ne fu ricerco egli, come gli

appartenesse più

dirla che

il

il

non avesse anzi spedito il

chiederla, e

memoriale per saperla onde potersi scolpare, protestando quanto a sé d'ignorarla

assolutamente

e

di

non conoscere

propria coscienza. Fu interrogato se conosceva al

che

egli soddisfece dichiarando

nominato, o noto

altrui,

zione; nel qual

la

nettezza della

le tali e tali altre persone :

generalmente che chiunque

gli venisse

od incognito che gli fosse, non avrebbe risposto altri-

mente che col silenzio, salvo conoscenza

altro che

ma

caso

di

il

caso in

propria

avrebbe

sua

cui

si

discolpa

parlato, e

detto

trattasse

non di semplice

contro qualche

imputa-

quanto occorrerebbe per


IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

905

sua difesa; altrimenti avrebbe sempre taciuto: non già ch'egli sappia dei

ed amici punto nulla che possa loro nuocere, che anzi solennemente di non aver mai avvertito in nessuno di essi o

conoscenti

suoi

egli protesta

in altri con cui

abbia praticato per ^addietro cosa veruna che punto

scordi dalla soggezione

alle leggi

e

essere suo costume e proponimento di si

di-

governo del paese, ma bensì per

al

riconoscere gli amici, quando egli

trova in buona, non in cattiva fortuna, ed anche per credersi obbligato,

come prete, a maggiori e più delicati riguardi degli altri. Ciascuno ha le sue massime di onore, di decoro e di coscienza, queste sono

non

altri,

ma di sé stesso e delle sue azioni, e per questa parte

di dare al

si

le sue, dalle

può scostare. Egli dee ed è pronto a render conto non degli

quali

governo tutte quelle spiegazioni

a quello di volerne; sicuro che, quanto pur minutamente

sua vita passata, tanto più chiara

egli

intende

quei ragguagli che piacerà

e

ricercherà la

si

indubitata comparirà la sua

ed

inno-

La sola imputazione di cui abbia avuto cenno nell'interrogatorio consiste in una sentenza statagli attribuita in certa occasione: accusa falsissima, poiché egli non disse mai tali parole, né espresse tali sentimenti con persona del mondo. Ma per buona ventura quella cotal sentenza cenza.

è così contraria alle sue opinioni, significate mille volte privato, che

non teme punto

in pubblico e in

un mentire a un tal detto gli fosse

che

il

disdirla possa parere

proprio vantaggio. Benché, a dire

il

vero, se pure

uscito di bocca altri

che,

(il

egli

ripete, è falsissimo, essendo

dica in tali materie, anche per inavvertenza,

il

impossibile che

contrario di quello

che ha sempre pensato), non gli parrebbe cagione sufficiente né di cattura r

Non di meno, a fine di purgarsene, egli chiese di entrare

né di prigionia.

uno di quei signori che lo intercome di cosa non usata di concedersi, contradditorio gli è negato, come potrà

in contradditorio coll'accusatore, del che

rogavano

si

rese assai malagevole,

Ma

se

questa

o

e difficile ad ottenere. egli

scagionarsi

di

il

qualunque

altra

accusa che

contro? Di che mezzo potrà valersi per correggere

gli

gli sia

mossa

sbagli di chi inno-

centemente, per difetto d'intelligenza, di notizia esatta o di memoria,

l'a-

vesse querelato, o per disvelare le menzogne dei calunniatori?

Qualunque sia la colpa che gli venga apposta, egli promette che messo ad una semplice negativa contro le false allegazioni di quello, ma, servendosi di quei mezzi in contradditorio coll'autore dell'accusa, non si ristringerà

che la verità suggerisce, saprà farlo ricredere se più errato ed innocente che malizioso, e vergognare, e confondere se mal disposto e mentitore. Tali sono le

domande che egli fa a chi spetta, colla mediazione di V. E.,

e si affida di ottenerle, giudicando che

innocente che reo.

mente, pronta

Non chiede

di

il

governo ami meglio

essere graziato: giustizia

e schietta giustizia, e,

per averla, facoltà di

per potersi difendere, contezza di ciò che

gli

è

imputato

:

di trovarlo

chiede

sola-

difendersi, al

e,

che non gli

è valuto quell'unico interrogatorio, che l'ha lasciato nella stessa ignoranza in cui era prima, e

dopo di esso non ha più avuto motto da niuno, benché


906

IL

siano presso

a

tre

KISORGIMENTO ITALIANO

mesi ch'egli è incarcerato.

Ma fossero anche più, non

s'indurrebbe per la sola incomodità del carcere a sollecitare di nuovo, se

non che la condizione delle sue cose domestiche ve lo costringe. Egli deve al prossimo San Michele la sua abitazione già allogata altrui pertanto egli ha da procurarsene una nuova, se non per altro, per ricovero delle sue robe, e sgombrar l'antica; faccenda non così facile a spelasciare

:

dire, sia per la difficoltà di trovare

un luogo opportuno, come pel trasporto

di molti libri ch'egli possiede, oltre a quello della suppellettile di

:

egli è solo

sua famiglia, non ha più i genitori, né i fratelli, né altri prossimi con-

giunti a cui commettere quella briga, seci, le

e,

quanto

ai

pochi amici più intrin-

loro occupazioni non gli consentono di gravarli di

un tal disturbo.

Se egli adunque non sarà libero in tempo per poter fare da

sé

pro-

il

nuove camere e lo sgombro delle antiche, dovrà, per adempiere il suo debito verso il proprietario della casa, pigliare un partito, che gli caccio di

non piccolo disconcio e danno. Certamente s'egli si conoscesse tampoco colpevole, non fiaterebbe, e porterebbe in pace e in silenzio questo e qualunque altro danno derivante dalla sua prigionia senza farne il menomo richiamo. Ma, siccome egli è certo della sua innocenza, e altro non desidera che certificarne eziandio coloro da cui dipende la sua presarà di

sente fortuna, egli

novar

la

si

crede in debito di esporre queste sue ragioni, e rin-

domanda di esser

giudicato, se non per altro, almeno per

non

non aver tentato di ovviare ai proprii danni con tutti quei mezzi che erano in suo potere. Qualunque sia poi la deliaversi poi a rimproverare di

berazione che

il

governo pigli su di questo proposito,

di volersi degnare di fargliene avere

egli

prega l'È. V.

un cenno prima che spiri il corrente

mese, acciocché egli nel principio del seguente possa provvedere in qualche

modo alla suddetta urgenza. Finalmente

egli

si

scusa con V. E. di questa lunga diceria, la quale

in ogni caso sarà l'ultima; né egli gliel'avrebbe

indirizzata se

creduto che né la franchezza del linguaggio in essa tenuto, né

possono dispiacere

Di

al di lei

animo, amante di verità e

non avesse il

di giustizia

soggetto „

(1).

prigione, ai 19 di agosto 1833.

Con fine proposito il Gioberti, con questo suo memoriale, veniva a dare al Governo piemontese una solenne lezione intorno al modo processi del '33. Ex uno E si noti che in questo caso gli accusatori avevano

ignominioso con cui vennero condotti disce omnes.

i

a che fare con un abate pieno di ingegno e di eloquenza, e non con militari o borghesi di animo nobilissimo, ma di intelligenza

(1)

cari.,

Questo memoriale non si trova nell'incarto del processo. Cfr. Rie. biogr. e I, p. 235 e segg.


IL

COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

907

comune. E sarebbe da augurarsi che la vergogna di questi processi

—

finalmente resa di pubblica ragione, perchè possa servire

sia

per tutti i tempi vernati

— di ammaestramento ai governanti ed ai go-

(1).

il Governo aveva avuto completamente torto. Si trattava ora di uscire con onore dall'impiccio sia per il rumore che aveva sollevato l'arresto del Teologo, sia anche perchè si trattava di un ecclesiastico.

In tutto ciò che era passato sul conto del Gioberti

Sembra che vi sia stato un palleggiarsi reciproco di responsabiIl governatore aveva detto al comandante cav. Bruno che egli non aveva avuto alcuna parte nella cattura del Gioberti, come lità.

pure in quella degli altri, e disapprovava la sua con altre molte, ma non averci potuto e non poterci far nulla, perchè chi trattava queste cose non gliene aveva mai fatto parola.

Il

conte di Ci-

ti) Come a Torino si carcerava a Chambéry, a Genova, a Nizza, a Mondovì, ad Alessandria e nelle principali città del Piemonte. Si aveva tuttavia riguardo di frapporre intervalli nei mandati di cattura, perchè si prestasse fede alla voce di importantissime rivelazioni, che non erano per lo più che menzogne estorte *

coi tormenti.

Tutto ciò che l'immoralità, l'inverecondia,

il

rancore, la ven-

detta e l'esercizio dei tormenti e la sete del sangue possono inventare, tutto rivelazioni.

Con

praticava la corruzione, con quelli la menzogna, con quelli altri

l'in-

fu posto in

opera per estorcere

ai

sciagurate

prigionieri

questi

si

sidia,

con tutti il terrore „. Brofferio, Storia del Piemonte, III, p. 45. L'incarto * Regia Commissione,

processuale riguardante il Gioberti porta questo titolo:

Giobert teologo

— Obert Vittorio medico — Obert avv' — implicati nella causa

c(ontr)o l'avv.

Scovazzi condannato in contumacia dal Consiglio Div[isional]e

di

— Voi. 4° della Giovane Italia — Gli atti di rilascio e di sottomissione sono

guerra a Torino — Carte sequestrate

Atti ai quali si è proceduto

"

:

„

passati quanto alli fratelli Obert avanti l'Uditorato Generale di guerra

spetto al teologo Giobert avanti l'Uffizio di Pulizia

e

ri-

— Ved. Lettera del Mini-

t0 stero interni 2 ottobre 1833 n°. 2390. Vacchetta Sacerdote Avv Michelangelo,

Pagnone „. Il fascicolo della " Giovane Italia „ fu trovato presso gli Oberti e non presso Gioberti, che cautamente aveva fatto scomparire ogni lettera e stampa "

Sig. Teologo Giobert bis.

compromettente. In altro foglio si trova scritto

:

Processo verbale d'arresto 31 maggio 1833.

di perquisizione.

nali

Id.

ritrovate n° 4. Trasmesse alla R. a Commissione

Stato (Interni) con lettera 4 giugno 1833, n° 490

R. a Segreteria di

— Lettera della stessa R. Se-

greteria del 2 ottobre 1833 n° 2390 che annunzia il

dalla

—

Carte origi1

alla R. a

Commissione, che

detto detenuto venne posto in traduzione, dopo aver passato l'atto di sot-

tomissione, sino al Confine, che prescelse per recarsi all'estero „. Durante le lotte del Gioberti contro

i

Gesuiti,

i

reverendi padri poteron prendere copia

degli incarti processuali. Si attendevano uno scandalo,

e trovarono invece la

virtù e l'innocenza del filosofo italiano. Il Risorgimento Italiano,

— IV.

59


908

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

mella disse il medesimo presso a poco, affermò ch'egli non aveva avuto la menoma parte nella presura dell'abate, ne quindi averla nella sua prigionia, crederlo anzi l'altra in virtù di

e ripescati sul

non meritevole dell'una

e del-

quegli stessi peccatuzzi, che si erano sindacati

conto suo

;

ma non averci alcun rimedio, perchè

altrimenti aveva ordinato, ed ordinava il re.

Che fare? mandar libero l'abate era cosa che avrebbe potuto malamente impressionare la cittadinanza, che avrebbe scorto in un caso così notevole il modo con cui erano condotte quelle inquisizioni e quei processi, e la leggerezza e la imprudenza (per non dir peggio)

con cui si erano fatti tanti e così rumorosi imprigio-

namenti. Condannare il Gioberti all'esilio di proprio moto era cosa pericolosa da farsi senza giudizio precedente, e dopo un giudizio il

Governo non credeva

di riuscirci, per

quanto poteva ritrarsi

dalle deposizioni degli accusatori e dall'interrogatorio del Gioberti.

La via migliore era quella di far in modo che l'abate chiedesse con una supplica di venir tolto dal carcere, e di essere mandato a respirare migliori arie fuor del regno. egli stesso

Si riuscì a far capace

il filosofo

dell'opportunità di questo passo,

ed egli chiese Lione per luogo del suo esilio, dopo aver ponderate

bene le amicizie e gli appoggi che poteva avere in quella città. Chiese questa grazia con una prima supplica stesa in tali termini, che non si poteva in alcun modo porgere al re. Dovette scriverne una seconda assai più dimessa e meno sdegnosa verso il governo, che così male sapeva tutelare gli interessi proprii e dei proprii u sudditi. Io vedeva dunque possibile — spiegava il Gioberti all'amico Pinelli — che fossi tenuto ancora qui in cittadella lungo tempo, e forse tutto l'inverno; la qual cosa non mi pareva la miglior ventura del mondo. Oltre a ciò (e questa fu la considerazione di maggior peso da cui mosse la mia risoluzione) avvertiva, che, atteso le arti e

le

forze de' miei nemici, e

i

capricci della

avrebbe potuto nascere coll'andar del tempo qualche novello imbroglio che, essendo io nelle mani del governo, avrebbe pegsorte,

giorata la al signor

della

mia condizione. Da tutte queste ragioni indotto, dissi Comandante che io non ero avverso a mutare il tenore

supplica, purché fossero salve tre

condizioni, intorno

alle

non poteva onorevolmente cedere un sol dito di terreno, anche a costo di dover incorrere in qualunque male l'una, che io non voleva assolutamente dir nulla che anche per indiretto potesse far credere che io mutassi o modificassi comechessia le mie quali io

:


IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

90f)

l'altra, che non voleva manco profferir parola per la quale io confessassi di aver mancato in nulla verso il governo, per

opinioni

;

lo passato, e paresse tassi

la palinodia;

che

io facessi

un atto di contrizione, e canche io non voleva pure

la terza finalmente,

mio modo di vivere per l'avvenire e sui il mio esilio tutte cose di cui si era parlato prima che io stendessi la prima formola della supplica, e io le aveva dichiarate altamente. Soggiunsi per ultimo che. quando quei tre articoli fossero salvi, io era disposto a stenprofferire una sillaba sul

portamenti, che avrei tenuti durante

:

dere la supplica in quei termini che sarebbero paruti più opportuni.

Allora il signor Comandante, con un piglio più amichevole come chi ottiene il suo desiderio (cosa che in parte io

di prima, e

riconosco dalla bontà di esso Comandante e dal suo desiderio di

vedermi libero, avendo in lui esperimentata molte volte una cordiale gentilezza ed un'amorevolezza non fìnta, come ti prego di attestare in mio nome a tutti gli amici, non potendo riconoscer seco in altro modo gli obblighi che io gli tengo ma, d'altro lato, credo che provenisse eziandio da ciò che il Governo desiderava ;

non meno di me che

la supplica avesse

luogo per terminare la

faccenda) mi disse che quanto a quei tre capi egli e quell'altro

personaggio (il quale è forse il governatore) si arrendevano alle mie ragioni le opinioni essere libere, ed il governo non volermi obbligare a mutarle; la mia innocenza creduta da lui e da molti ;

altri quanto alle azioni; quanto poi alle parole non poter dire il medesimo, ma non volerne discorrere; i miei portamenti futuri lasciarli alla mia discrezione, e concedermi di tacerne, acciocché il toccarli non paresse una ritrattazione del passato. Dunque, facessi la supplica in modo che stesse bene alla suprema dignità del re il tempo essere brevissimo, poiché il personaggio che ne avrebbe fatto il recapito fra un'ora, avrebbe avuta udienza dal re, ;

poi sarebbe ito in villa, e statovi per molti giorni, di guisa che

non poteva indugiare. E qui prese in mano la supplica vecchia, ed accennò verbalmente le mutazioni da fare, e mi fece stendere su due piedi la nuova, senza né meno poterne ritrarre una copia. I

cambiamenti furono tutti di pochissimo rilievo; cassato l'inciso

relativo all'interrogatorio avuto

;

lasciate le proteste dell'innocenza ;

allungato quello che conteneva le ragioni dedotte dalla salute; due mutazioni grammaticali degne dell'abate Ponza vorrà con:

cedergli,

sarà per permettergli; un francesismo: ho l'onore di

supplicare, e simili


910 u

IL

RISOKGIMENTO ITALIANO

Due soli di maggiore importanza mi scottarono gravemente

;

non mi avrebbero indotto a passarli, ma ci fui strascinato dalla mia timidità; perchè, ripugnando di scriverli, e il comandante insistendo, non con imperio, ma con gentilezza che per me è la maggior violenza del mondo, e ributtando le ragioni che io allegava in contrario, gli scrissi tirato pei capelli, e col rimorso di una viltà. L'una si è Ha l'onore di supplicare il paterno cuore della M. V.; l'altra: E spera che la M. V., chiarita V innocenza di lui, gli restituirà la sua redi grazia, e sarà per permettergli di ritornare alla patria. Voleva che mettessi il real favore: ma io non volli, dicendo che pareva chiedessi o desiderassi una carica, e allora si e ti assicuro che tutte le ragioni sovra esposte

:

che mi dovetti trangugiare, con quale stomaco non fa d'uopo che io lo dica. Che te ne pare? Ho fallato? Che avresti fatto tu nel mio caso? Da una parte mi sembra di non aver fatto altro che dare il giambo a chi lo voleva, dall'altra di aver aderito a cosa vile; insomma non so bene assicurarmi. Fa notare eziandio che fra le ragioni che m'indussero ad elegsostituì quell'altro sinonimo,

gere il partito della supplica, stesa in quei termini pieni d'indegnità, senza

che abbia creduto di scapitarne nel vivo dell'onore

appena giunto in Francia, non sarò più esule a tempo; poiché ho determinato, o dirò meglio, ho riassunta e fermata ultimamente una deliberazione, già da molto tempo concepita nell'animo, di non più tornare alla patria. Perciò sarà chiaro ad ognuno che quel mio voto di ritornare in grazia del re, e quella mia giaculatoria al suo paterno cuore non sono state altro che nude parole concedute alla forza, per potermi, dirò così, riscuotere dal coltello dell'assassino. Parmi adunque che in questi termini mio,

si

è

che,

non potrò essere sospettato di viltà „ (1).

Fu data relazione a Carlo Alberto dei risultati delle ricerche e della supplica del Gioberti nella udienza del 23 settembre 1833.

Da una minuta in calce del documento 2 questo appunto "

S.

M. degnandosi accogliere benignamente

del detenuto Teologo si

desista

di

luglio 1833 risulta

:

le umiliateli

supplicazioni

Sacerdote Giubert, in altro ricorso, ha ordinato che

da ogni ulteriore procedimento,

(1) Rie. ìriogr. e cari., p.

240 e segg.

e

venga

il

medesimo posto

in


IIL e tradotto

COSTITUTO DI VINCENZO GIOBEBTI

contemporaneamente ai Confini dei Regi Stati previa di

sottomissione, ecc.

lui

911

— D. Giubert, Teologo, etc, etc. detenuto d'ordine

del R.° Ministero di Pulizia nella cittadella di Torino

(1).

„

Così non essendovi nulla di accertato da imputare al Gioberti,

volendo pure castigarlo, non dei fatti, ma delle opinon delle azioni, ma dei ragionamenti, e sfogare l'odio suo, senza però farne mostra e commettere un'ingiustizia aperta, si appellò al partito d'indurre l'abate a chiedere la pena dell'esilio la

polizia

nioni,

in

conto di grazia.

Data e spedita la supplica, il comandante cav. Bruno cadde malato, e per qualche giorno il filosofo non seppe più nulla dell'affare. Nel giorno 26 esso mandò a chiedere il Gioberti: questi andò a trovarlo nel letto

:

gli notificò il rescritto, e gli ingiunse, da parte

del governo, che la cosa passasse con

somma segretezza. Quindi

conferirono insieme qualche poco amichevolmente:

il

prigioniero

manifestò il suo dubbio, che, se avesse richiesto di veder qualche amico, potesse nuocere non a lui, ma a loro ed egli trovò il dubbio fondatissimo, e lo animò a portare con pazienza quest'ul;

timo dispiacere di partire senza veder nessuno, salvo il caso di un'assoluta necessità per gli affari che aveva da spedire in sul

momento. Partito il comandante, venne un suo subalterno a notificare, ex il

passaporto per

La partenza fu appuntata per il martedì

della veniente

officio, l'esilio, e

Lione.

a pigliare i contrassegni per

settimana. Il

giorno dopo, il 27 di settembre,

il

comandante rinnovò al

Gioberti le raccomandazioni di segretezza, e lo

assicurò

che col

suo passaporto per Lione, una volta giunto in Francia, avrebbe potuto andare dove avesse voluto. Il filosofo fissò allora di tirare u Ti raccomando, scriveva

innanzi, senza fermarsi, fino a Parigi. al Pinelli,

strettamente tutti i miei giovani amici, dico special-

mente quelli di prima giovinezza, che hanno bisogno di qualche amorevole indirizzo. Amali come tuoi, come miei, come care speranze della patria. Mi farai grazia singolare a dar di mie nuove a quello studente a cui l'anno scorso scrissi mentre ero teco nella tua villa. È d'indole aurea, di molto ingegno, e promette

(1)

Questo

è l'abbozzo del decreto,

assai.

che porta la data del 24 settembre.


912

lUSORUlMENTO ITALIANO

IL

Scrivigli qualche volta, confortalo negli studi, di

e

fagli

memoria

me „ (1).

Un altro momento doloroso per il Gioberti fu l'atto di sottomissione, che egli dovette sottoscrivere il 28 del mese di settembre: Verbale di sottomissione passato dal Sig. Teologo D. Vincenzo Gioberti.

L'anno del Signore 1833,

alli

28 del mese di

Noi Luigi Antonio Tosi, Commissario Regio Militare Comando. Sia noto a chi di dovere zioni

contro

il

in

in

7.bre,

di Polizia presso

Torino, avanti

la

Segreteria del

occasione delle ultime scoperte macchina-

Governo di S. M.

il

Sig.

Teologo D. n Vincenzo Gioberti

fu Giuseppe, nativo e residente in questa Capitale, essere stato arrestato, e depositato in Cittadella per cagioni politiche.

Che mentre stavasi dalla competente autorità in suo odio per tale causa umigliata al Regio Trono una supplica, con cui chiese

istruendosi, abbia

in via di grazia, protestando però

obbligandosi in questo caso

di

la

sua innocenza, di venire

recarsi

all'estero, e di

rilasciato,

non ritornare nei

Regi Stati senza una speciale preventiva autorizzazione.

Che essendosi sotto

le

favorevolmente accogliere

premesse condizioni la pref. a M.

S.

la rassegnatale supplicazione, abbiamo

degnata di

Noi Com-

missario suddetto e sottoscritto ricevuto poscia l'ordine di dovere ciò far constare per mezzo d'un apposito atto, al quale volendosi addivenire, quindi è che trasfertosi alla predetta Cittadella, ove trovasi

logo Gioberti, ed

ivi

conoscenza delle benefiche sovrane disposizioni, sentite, mostratosi

gnazione

al

il

il

prelodato Sig. Teo-

giunto, procurataci la sua presenza, gli

che lo

abbiamo data

concernono, quali

medesimo profondamente penetrato della Sovrana de-

suo riguardo, di buon grado, in seguito e coerentemente alla

da esso stesso fatta proposta, promesso, sente atto promette, e

si

sottomesso,

e si è

come col pre-

sottomette di recarsi appena che sarà rilasciato

all'Estero, e di rimanervi sinché gli verrà

trare nei Reali domini, sotto

pena in caso

superiormente permesso di riendi

trasgressione d'essere deca-

duto da ogni Sovrana grazia. Del che tutto, per quell'ogni

effetto

che di ragione, abbiamo redatto

presente atto, con precedente lettura e conferma

si

è

il

il

sullodato Sig. Teo-

logo D. n Vincenzo Gioberti con Noi Commissario sottoscritto. T. Il

Vincenzo Gioberti.

Commissario Tosi.

Quale barbarie nella forma e quale ipocrisia nei concetti! Pure bisognava sorbire anche questa stilla dell'amaro calice. " Mi portò

(1)

Rie. biogr. e cari.,

I,

p. 240. Il

Gioberti allude qui al Verga.


IL

COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

913

—

—

sottoscrivere commenta il Gioberti stesso una promessa, qualmente io non rientrerò nei regii Stati, senza permis-

pena di perdere la real grazia. Sua Maestà può essere

sotto

Bne,

ara che per questo rispetto io conserverò la sua grazia in eterno,

ima di firmarla ho assolutamente richieste due mutazioni nel tore di essa, e le ottenni dopo qualche instanza. Si diceva, punì

quel bello stile simile al scolaresco, che io era stato coinvolto

(che gentil parola !) nelle ultime turbolenze e ecc.

quindi arrestato Feci sostituire: in occasione delle ultime turbolenze arrestato

per ragioni politiche, ecc. Si aggiungeva che io aveva chiesto grazia senza più; feci scrivere: protestando però la sua innocenza. Nel seguito, venendo a parlar del rescritto si dicea che la degnazione di S. M. avea volti gli occhi della sua benigna clemenza sopra di me, e consentito ecc., o qualche altra simile frase che non so più bene trascrivere. Mi parve di doverla lasciar passare, non uscendo dalla mia penna, ed essendo sì per la lingua,

come per lo stile e per la convenevolezza della cosa così squisitamente comica, che mi sarebbe paruto di fare un sacrilegio a toccarla. Questi sono i nuovi incidenti della mia storia „ (1). Pochi giorni dopo il fedele amico Pier Dionigi Pinelli scriveva a Carlo Verga, lo studente così caro al Gioberti, fra le altre queste notizie:

" Il

nostro ottimo Vincenzo partì

ottobre per Francia,

mandato in

cente, a lasciare la patria, quell'animo ciò faceva

il

primo del corrente

Forzato, sebbene inno-

esilio

gentile

mi scriveva che

non solo virilmente, ma anche lietamente, per quanto

era possibile, e consolava gli amici suoi sul suo avvenire, confortandoli a rimanersi tranquillissimi per quella parte, che riguar-

dasse la di lui materiale sussistenza. u

Io non potrei così bene dipingere la dappochezza dei perse-

guitanti e la grandezza del perseguitato, quanto risulta

da due

memoriali, che egli mentre era in carcere, scrisse al governatore di Torino, di cui sotto gliene do copia: il primo, come ella vedrà,

fu seguito da un interrogatorio, il quale fu l'unico

;

l'altro rimase

senza risposta: poi un mese dopo, ^li fecero intendere che chiedesse il permesso d'andare fuori Stato gli diedero essi una formola di domanda, lasciandogli la scelta di quella o dello svernare :

in

un

(1)

forte;

scelse

Rie. biogr. e cari.,

la

I,

prima,

p. 241.

poiché un più lungo soggiorno


914

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

in carcere sarebbegli stato

fatalissimo per la

salute,

ed allora,

mentre gli davano passaporto per Lione, gli facevano sottoscrivere una promessa di non rientrare senza il permesso di S. M. sotto pena di perdere la real grazia. u Ed a significare la dappochezza degli uni e la grandezza dell'altro

mi basterà quest'aggiunta. Gli

che due erano le

dissero

strade per Francia, l'una passando pel Moncenisio, l'altra per

Fenestrelle e Cesana: la prima più lunga, più comoda,

ma più

meno costosa, più malagevole: scegliesse. Egli scelse la più malagevole perchè meno costosa al governo! Dopo che partì non ho ricevuto altre notizie. Ne atcostosa pel governo, l'altra più corta,

tendo da Parigi dove egli intendeva recarsi tostamente „

(1).

La condanna all'esilio del Gioberti fu più che una ingiustizia, una crudeltà. Altri, al pari di lui innocenti, lasciarono in quel funesto 33 la vita, egli si chiamò fortunato di aver perduto gli amici e la patria

(2).

Invano si ricorse per scusare Carlo Alberto

alla

ragione dei tempi, egli gareggiò coi peggiori principi non che del suo tempo di tutti i secoli passati, spinto da una parte dalla

paura di apparire di fronte all'Austria ancora concorde coi libeche lo circondavano. Giunto appena a Parigi, nell'ottobre del 1833 il Gioberti segnava fra suoi appunti ancora inediti questo giudizio sulle scelleratagu gini di quel funesto anno. Ca(rlo) A(lberto) ha rinnovato il grado illustre che ebbero da principio i duchi di Savoia, quando eran vicari o piuttosto sgherri degl'Imperatori „ (3). E voleva pubblicare una relazione delle carneficine del Piemonte, ma non trovò uno stampatore che volesse anticipargli la piccola spesa (4).

rali e dall'altra parte dai cattivi consiglieri

i

(1)

del viaggio dell'esule I, p. 242 e segg. I particolari trovano quivi a pp. 223, 224, 241, 220, 225, 239, 240,

Rie. biogr. e cari.,

da Torino a Parigi

si

244-248, 382. *

senza malignità: (2) Il Brofferio, Storia del Piemonte, III, 148, scrive, non Più felice di tutti Vincenzo Gioberti, dopo qualche mese di prigionia nella

cittadella di Torino,

vedeva mutate in esilio le ritorte „.

tavia le carte che riguardano

il

Si

confrontino tut-

Brofferio col costituto del Gioberti, e si vedrà

quanto maggiore fosse la nobiltà d'animo del

filosofo

di

quella dell'astuto

avvocato. (3)

Gioberti, Autografi, volumi segnati S. Presso questa nota si trova il titolo

delle opere del (4.1

Bruno edite dal Gfrorer.

Altri particolari

su

queste idee del Gioberti

cari., p. 256, 253, 254, 347,

282, 280.

si

vedano in Rie. biogr. e

Non mi fermo su ciò, che son cose note.


IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

915

Huseppe Massari ha descritto il primo esilio del filosofo in modo )lutamente errato, e non rispondente ai documenti più sicuri, i-ioberti a Parigi

— scrive

biografo parlando degli ultimi mesi

il

— avea ritrovata la patria fra gli

1833 e dei primi del 1834

non ricominciò gli studi, perchè aveva mai interrotti: l'abito della meditazione era divenni lui seconda natura. I mezzi di istruzione e di applicazione, la capitale della Francia porge a chi è bramoso di studiare, io svariati ed immensi, e Gioberti non era uomo da non awasene; anzi, il primo uso che fece delle autorevoli amicizie che era procacciate fu appunto quello di aver agio di consultare i

itti italiani, che lo circondavano, e

>n

li

>ri

che più gli erano necessari, e d'ottenere accesso alle biblio-

Piuttosto, seguitando ad attingere

passi

relativamente

alle

inediti, trascriverò

dagli Autografi

persecuzioni

alcuni

piemontesi del '21, giacche intorno a

Nella sera del 31 maggio, quando prima di venire preso, passeggiava con l'avv. Biagini e si avvicinava al conte Teodoro di Santa Rosa, il Gioberti formava appunto il proposito di scrivere intorno ai martiri della libertà nel Piemonte e intorno al Tamburelli, che era stato il primo del '33 a lasciare la vita per la patria. Nel pacco T il Gioberti segna questo ricordo, riferendosi allo scritto di Vittorio Cousin sui moti del '21. * Cousin ricorda gli illustri Piemontesi del '21, ma non nomina che patrizi, e dimentica Luigi Ornato, che d'ingegno e di dottrina passò di gran lunga tutti gli uomini del suo tempo, e di virtù non fu inferiore a nessuno. E pure il Cousin fu amicissimo dell'Ornato, amico del S. Rosa „. Nello stesso Pacco T trovasi questo elenco di nomi assai significativo " Il conte Gambi, fuoruscito itaPietro Leveque, fuoruscito di Modena liano morto per la causa dei Greci — Nove lombardi condannati in contuArconati marchese, Arrivabene conte, Bossi marchese, Demacia nel 1821 mestre generale, Mantovani avvocato, Vecchio, Pisani ed Ugoni Filippo cavalieri e Vismara avvocato. * Condannati dal duca di Modena Andreoli, Bosi, Franceschini, il conte Grillenzoni, Pirondi, due fratelli Rossi, Sidoli, Umiltà, Panizzi avvocati. " Condannati in Piemonte a morte e giustiziati Laneri e Garelli, in contuquelle del '33 nulla ho potuto

rinvenire.

uscito dalla casa del filosofo Ornato,

:

—

:

:

:

macia Antonelli cav. capitano, Ansaldi cav. colonnello, Bianco conte capitano, Calosso capitano, Carta medico, Colegno colonnello, Cucchi capitano, Fechini avvocato, Ferrerò capitano, Lisio conte capitano, Luzzi avvocato, Palma

Delpozzo della Ci-

cavaliere capitano, Pavia cav. tenente, Pollano avvocato, sterna, Radice capitano, Ratazzi medico,

Ravina avvocato, Regis cav. colon-

nello, Santarosa conte colonnello, Trompeo avvocato, Trompeo cavaliere, ecc.

„.

Beauchamf, Histoire de la Revolution du Pìémont et de ses rapporti aree Predari F., I primi les autres parties de l'Italie et avec la France, Paris, 1821 Cfr.

;

vagiti della libertà italiana in Piemonte, Milano, 1861 ;

sul ventuno in Piemonte, Firenze, 1879.

Manno A., Informazioni


G

91

Et

RTSOROIMENTO ITALIANO

teche non aperte al pubblico „ u

Molti dolori ha l'esilio,

(1).

Quale descrizione

idilliaca!

ma non manca di conforti: chi ha la

coscienza di avere perduta la patria per averla sinceramente e

coraggiosamente amata, attinge in essa quelle consolazioni ineffabili che nessuna forza umana può rapire: e poi gli studi compiono l'opera „. diente di più falso di queste espressioni. L'esilio si presentò al Gioberti nella sua più terribile crudezza, e bastava sfogliare la

Introduzione allo studio della filosofia, o almeno investigare con maggiore attenzione i documenti, che pure erano a disposizione del Massari e che qui riporto integralmente sia perchè inediti, sia perchè vengono a sfatare una leggenda, per trovare le prove evidenti di quelle sofferenze

(1) il

p.

Massari, Rie. biogr.

(2).

Il Faldella, che segue qui e sempre I fratelli Ruffini, Torino, 1897, L. VII,

e cart., I, p. 265.

Massari, ripete la stessa cosa.

Cfr.

752 e segg. (2)

Gioberti, lntrod. allo studio della filosofia, Capolago, 1845,

abbozzi, che qui riporto integralmente traendoli dal pacco

I,

p.

124. Gli

U degli Autografi,

dovevano appunto servire come primo schema alla stesura della Introduzione giobertiana. Credo opportuno di riprodurli testualmente, benché contengano,

come si vedrà, ripetizioni quasi materiali, perchè tutto quello che vi è detto, stampa del suo libro. 1 complimenti che egli fa a Carlo Alberto erano, come si può capire, ben meritati. Nella Introdu" zione, p. 25 è detto Essendo poscia venuto nel Belgio, chiamatovi da un amico per un ufficio privato di studi, io avea affatto deposto ogni pensiero di fu dal Gioberti eliminato nella

:

imperocché i ricordi e gli spogli che aveva meco, frutto di copiose soli per intraprendere lavori di qualche considerazione, quanto nel raccoglierli con quelle brevità e rapidità che si usa scrivere

;

letture,

erano insufficienti da se

non avea preveduto che mi sarei trovato un giorno privo al Non posso negare che l'interrompere i più cari studi, il dover

in tali estratti,

tutto di libri.

dismettere

i

disegni

che gli avevano indirizzati e animati per tanto tempo,

l'accorgermi di avere gettate le fatiche di quindici e più anni in

sul

punto

che speravo di compierle, il vedermi mancare affatto ogni degno scopo alla vita, non mi dolesse ; ma in fine mi conveniva cedere e rassegnarmi a una

mio volere che pur non è debolissimo. Quando essendomi toccata la buona fortuna di conoscere il signor Adolfo Quetelet direttore

necessità più forte del

dell'Osservatorio di Brusselle, egli

si

offerse

spontaneamente di fare a me,

straniero ed ignoto, un servigio, che dopo le prese esperienze non avrei osato sperare. Ottenni per opera sua, nel principio del corrente anno (1839), facoltà e agio di disporre

delle librerie pubbliche, tanto che

di riassumere gli studi interrotti, e d'imprendere

dar fuori «.

il

mi si destò il pensiero

lavoro che ora comincio a


-

Io non avea calcolato

nano

VINCENZO GIOBERTI

IL COSTITUTO DI

le

difficoltà

che

stava

per

917 incontrare,

e

che

mio caso. Uno sconosciuto non può ragionevolmente promettersi la menoma agevolezza in una città come Parigi, dove concorrono aspiranti di ogni genere da ogni lato d'Europa, senza affatto plausibili nel

piegarsi a quegli diritto

di

ossequi e a quelle dimostrazioni che

esigere

D'altra parte

io ero

teggiar nessuno,

laonde

casa propria da chi

in

ben fermo, come esule e come sovratutto

e

di

i

Francesi hanno

richiede di qualche

li

italiano, di

non abbassarmi dinanzi

ai

favore.

non cor-

forestieri ;

fummo pari del dare e del ricevere. Che se l'effetto mi nocque non

posso dolermi della cagione, e sarei ingiusto e ridicolo, se credessi di aver meritato un miglior trattamento.

Le poche persone alle quali venni presentato non ebbero da me molti non ebbi modo di attendere a' miei studi. Laonde se fummo pari del dare e del ricevere, non che dolermene, confesso con sincerità che sarei ingiusto e ridicolo quando credessi di aver meritato un miglior inchini, e io

trattamento.

non aveva calcolato le difficoltà che avrei incontrate a tale effetto, mio caso. Uno sconosciuto che si pre-

Io

e che erano affatto ragionevoli nel

come Parigi, dove concorrono aspiranti di ogni genere

senta in una città

da tutti

i

lati

d'Europa, non può certamente promettersi di ottenere

cuna agevolezza, ritto di

s'egli

esigere

in

casa sua, specialmente da

favore. Ma io che sono impacciato a fare

ero ben fermo

al-

non si piega a quegli ossequi, che ciascuno ha di-

come esule

Francesi, laonde, per dirla

e

come

in

due parole,

il

chi

il

richiede di qualche

cortigiano, eziandio volendolo,

italiano di la

non abbassarmi dinanzi ai

somma fu che

i

personaggi

a cui D'altra parte, io ero ben fermo,

come esule e come italiano, di non ab-

laonde

fummo pari del dare e del ricevere.

bassarmi dinanzi

ai forestieri,

Che

mi dolse, non posso dolermi della causa, e confesso con

se

l'effetto

sincerità che sarei ingiusto e ridicolo se dicessi di aver meritato dai Fran-

cesi

un miglior trattamento.

(Egli è

minor supplizio

il

lasciar la patria, che

il

vederla straziata da

un principe dappoco e crudele). Benché sia acerbo il lasciar la patria, e lasciarla infelice, tuttavia il vederne lo strazio cogli occhi propri, e sentirsi risonar negli orecchi i gemiti e le strida de' martoriati, è maggior supplizio. Io desiderava da gran

tempo di spatriare, e di vivere in paese libero, ma alcuni vincoli mi ritenevano. La sentenza del governo gli ruppe, e io gliene seppi grado. Trovai crudele il solo divieto di dar l'ultimo addio agli amici, che mi avevano reso più caro

il

Elessi Parigi per

paese natio, e compensato fui dagli uomini e dalla sorte.

mio soggiorno, come un paese

libero,

e

dove

si

può

trovare nelle pubbliche biblioteche quei sussidi preziosi di erudizione, che avea la mia tenue fortuna non mi comportava di procacciarmi. Io ne

tanto più bisogno, che era (stato) costretto di alienare

un conparto assai


918

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

numeroso di libri, nei quali io avea speso il mio superfluo... Questo è il solo benefizio che io mi prometteva dall'ospitalità francese. La mia confidenza non durò a lungo tutte le librerie mi furon chiuse e io mi trovai :

:

in breve così agevole lo studiare in Parigi, come sarebbe nel più meschino

Non è già che io non ci trovassi alcune persone, che si adope-

villaggio.

mio desiderio

fra le quali nominerò Europa per un raro valore, l'uno nella filosofia greca, e l'altro nelle lettere orientali; ma stranieri essi medesimi in Francia, all'ottimo loro volere non corrisposer gli effetti. Siccome però la gratitudine si dee misurare dalle intenzioni, se avverrà che

rarono officiosamente per supplire

al

chiarissimi Sinner e Debeux, noti

i

:

all'

queste righe cadano loro sott'occhio, ricevano con esse

mia sincera riconoscenza

;

testimonio della

il

sappiano che mi è tuttavia dolce

il

ricordare

le

ore che ho passate nella lor compagnia non meno gioconde che istruttive

che mi stanno e saranno sempre fissi nell'animo

;

loro amorevoli consigli,

animosi coi quali mi rincoravano a non lasciarmi abbat-

e quei conforti

tere dalle

i

avversità, e a cercare in

me medesimo un ristoro alle percosse

di fortuna.

Benché

sia

tuttavia

lice,

cosa acerba il

nelle orecchie

gemiti e

i

lasciar la patria per sempre, e lasciarla infe-

il

vederne lo strazio cogli le

maggior supplizio. Io spatriare, ma alcuni vincoli mi ritenevano:

desiderava da gran tempo di

governo

la sentenza del

resto

ruppe,

e

io

non mi giunse nuovo; imperocché

della corte,

si

rende reo di maestà verso

che io avea fatto)

(ciò

gli

vieto di dar l'ultimo

gliene seppi grado. L'esilio nel io il

sapeva, che secondo

lo

principe

l'onore

le

rifiuta

suo schiavo. Trovai bensì crudele

di esser

della sorte. Elessi Parigi per

per

chi

stile

il

di-

addio agli amici, che mi avevano reso più caro

paese natio, e compensato colle loro benevolenze e

risonar

occhi propri, e sentirsi

strida dei martoriati, è

il

ingiurie degli uomini

le

mio soggiorno, come paese libero, e ricco

sue pubbliche biblioteche di quei sussidi di erudizione, che la mia

fortuna non mi comportava di procacciarmi,

più

tanto

che

mi trovavo

un conserto di libri, non dispregievole per la scelta, nel quale io aveva consumato quel poco di avere superfluo onde potevo disporre. Questo solo benefizio, io mi prometteva dalla ospitalità francese. Mi confidava di ottenerlo; trattandosi di tali servigi, che si possono senza danno di chi li porge (concedere), e senza viltà di chi li riceve (ricostretto ad alienare

cevere).

Ma fui bentosto costretto di disingannarmi

furono disdette

a'

miei

studi,

i

manoscritti

alle

;

le

pubbliche librerie

mie ricerche

:

potei in

breve avvedermi, che lo studiare in Parigi mi era così agevole come nel più meschino villaggio. Trovai, è vero, alcune persone officiose e cortesi;

mi pregio di poter menzionare i chiarissimi Sinner e Debeux, uomini di raro valore, l'uno nelle greche lettere, e l'altro nelle orientali;

fra le quali

ma forestieri essi medesimi in Francia, e però fuor di grado di ajutare

i

può disporre la gentilezza di un privato. Ma questa gentilezza dalla parte loro fu tale che io non potrò miei

studi

con

quei

mezzi, di cui non


IL

COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

919

dimenticarmene. Se accade che queste righe cadano loro sott'occhio, rano con esse un testimonio della mia sincera riconoscenza; sappiano, io

serberò sempre una dolce

memoria dell'amichevole accoglimento

ne ricevetti benché ignoto, né legato ad essi per un vincolo comune patria che mi sono e saranno sempre fissi nell'animo quegli amorevoli

.'io

;

3Ìgli e

quei conforti animosi coi quali

sbattere dall'avversità, e a cercare se

in

mi rincoravano a non lasciarmi

me medesimo un ristoro alle per-

della fortuna.

adunque dismettere ogni pensiero di comporre, e d'incarnare

lo dovetti

ìecchesia quel disegno, che era stato l'intento principale e quasi unico

miei studi. Questa necessità mi riuscì dolorosa non meno che inaspetsentii, 'esilio.

assaporai, lo confesso, per la prima volta, tutta l'amaritudine

Io

mi era da principio rassegnato

fidandomi di ottenere

il

a

perdere

con-

la patria,

modo di giovarle. E la mia fiducia non mi pareva

presuntuosa, né sproporzionata

alle

mie poche forze

dizione deplorevole delle scienze speculative

che oprime l'ingegno, e tarpa la penna degli

;

perchè

in Italia, atteso scrittori,

con-

tal è la

la

schiavitù

che qual di noi si

può scrivere liberamente, se non ha affatto gettato o perduto il suo tempo, e ha acquistato qualche capitale di cognizioni, può sperare di non essere inutile che nella inopia comune i piccoli acquisti

trova in paese dove

si

:

non sono da spregiare. La mia confidenza di ottenerlo era intera per questa parte: io avea la semplicità di credere, che quando uno ha un forte desiderio di studiare, e chiede a tal fine quei soli sussidi, che si possono da un lato concedere, senza discapito, e dall'altro domandare e ricercare senza viltà, gli sia facile di

conseguirlo. Credevo anche, che

il

e la risoluzione di posporre a questi sì

frequente

ai

dì nostri, che,

desiderio degli studi sincero e forte,

ogni altro intento

quando cade in qualcuno,

e

diletto,

l'essere

non è

egli tut-

tavia sconosciuto, debba farlo stimare inetto o renderlo spregevole. Ma non ebbi ad indugiare gran tempo a disingannarmi. Tutte le biblioteche

mi furono chiuse. Io dovetti dunque deporre ogni pensiero d'incarnare

il

mio disegno,

e

rinunziare per così dire agli studi. Questa necessità mi fu tanto dolorosa

quanto inaspettata: dell'esilio.

sentii,

assaporai per la prima volta tutta l'amaritudine

Io non avea mai immaginato che la perdita della patria potesse

essere quella degli studi, e che ciò che io considerava

come il

rifugio in

compenso di ogni altra privazione, mi sarebbe appunto mancato, quando ne avrei avuto maggior bisogno e che l'esilio mi priogni sventura, e

il

;

vava assolutamente del solo bene, che io mi confidava di ritrarne, cui una tanta calamità mi era punto desiderabile.

Aver faticato sui libri tanti anni, l'età,

e

e

per

consumato sovra di essi il fiore del-

rinunziato a tutti gli altri piaceri ed interessi della vita, rovinata in

parte la salute, rifiutata una più lieta condizione intesa a meritare la stima altrui

anziché a conseguirla; meditato lungamente

il

vero, colla persua-


920

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

sione di avere scoperto alcune importanti verità, e colla fiducia

non pre-

suntuosa di poter pubblicare un acquisto dovuto più che ad altro ad una sincera e costante meditazione, col solo merito di vincere non per ingegno

né per senno,

ma forse per amor del vero, e per uso costante del medi-

una parte de' miei coetanei, aver avuto per unico intento di cavare da questi studi e da questi sacrifizi l'unico frutto di recare qualche uti-

tare,

lità agli studiosi

e

pagar

così,

secondo

mio piccolo valsente, il comun

il

debito verso la patria, riposarmi in questo pensiero come nell'ultimo scopo della

mia vita; riporre

in

esso

la

mia felicità, la mia speranza,

ad un tratto vedermi mancar questo scopo,

e acquistar la

e tutto

persuasione che

mi sarebbe ormai impossibile il conseguirla, essendo oggi mai in quell'età, in cui al presente che vien meno non possono supplire le lusinghe dell'av-

venire; accorgermi di essere vissuto indarno, di aver travagliato e sofferto

............

inutilmente, di aver gettato tante veglie e tanti sudori senza cogliere altro frutto, che

So che la religione deride questi rammarichi e questi dolori; ch'essa fa arrossire l'uomo di aver potuto credersi utile a' suoi simili, e che con motivi duri essere

al senso,

ma inespugnabili alla diritta ragione, gì' insegna ad

pago della rettitudine de' suoi

effetti nei consigli

della Providenza.

rato, e di essermi col

voleri,

e

ad acquetarsi quanto

agli

Ed io debbo a lei di non aver dispe-

tempo avvezzo a portar in pace la mia condizione-

Essendo quindi venuto nel Belgio,

ecc.

„

(1).

Sul cadere del 1834, dalla capitale della. Francia, il Gioberti ridusse in Brusselle, dove nella tranquillità della l'istituto

si

sua cella nel-

Gaggia, potè riprendere i suoi prediletti studi e iniziare

quella serie di pubblicazioni filosofiche e politiche, che resero fa-

moso il suo nome, e ricercata la sua amicizia. Vincenzo Gioberti nel 1833 conservava ancora la fede e l'entusiasmo per le dottrine repubblicane: si dichiarava ed era repubblicano.

Dal fondo del carcere nella Cittadella

di

Torino egli

mandava all'amico Riberi una preghiera, nella quale si augurava che l'Italia potesse vincere gli interni e gli esterni nemici, e potesse ordinarsi una di leggi e di animi e libera sotto la signoria

(1) È caratteristico il fatto che nessuno dei biografi giobertiani, che si perdono a ciarlare del principe della Cisterna, del Peyron, della principessa Bei-

gioioso, del Champollion, del Libri, del

Rossi,

dell'Orioli,

del

Mamiani, del

Blanqui, dell'Ottavi, del Collegno, del Pepoli, del Demestre, del Ferrari, ecc., che ben pochi aiuti dettero, come si vede, al Gioberti in Parigi, nessuno

nomini il Debeux. L'amicizia col de Sinner il Gioberti potè farla per una lettera di Giacomo Leopardi. Cfr. Autografi, Pacco U.


IL

COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

921

unico re legittimo, il che equivaleva a dire, a chi bene in-

io,

la forma repubblicana. " Oremus. Deus qui ab omnibus

le, sotto

inibus ac praecipue a Christianis,

patriam

diligi

jussisti,

et

sanctos Machabaeos prò ejus libertate pugnantes ac fortiter morientes gloria cumulasti; Italiani

patriam nostrani propitius respice,

ut ipsa, te adjuvante, internos atque externos hostes vincere va-

animis legibusque coniuncta ac libera tibi unico Regi

leat, et

Per Dominum „. Si noti che quel u tibi unico Regi „ è sottolineato dallo stesso Gioberti, perchè si capisca bene che egli intendeva licenziare, almeno per ciò che riguardava l'Italia, servire mereatur.

tutti

i

re della terra

(1).

Partendo per la Francia egli assicurava gli amici che sarebbe sempre rimasto fedele alle sue idee religiose e repubblicane. Egli u

scriveva al dott. Ruatti:

Io parto cogli stessi sentimenti con cui

ho vissuto finora, e morrò con

essi, e

qualunque debba essere

la

mia sorte, la fortezza dell'animo e la costanza del proposito non mi abbandoneranno mai „ (2). E diceva al Baracco u Porto meco il testimonio di una buona coscienza, e quei medesimi sentimenti :

che aveva prima, gli avrò sempre, ne sono sicuro, perchè la fer-

mezza della mia persuasione non rende possibile un' ombra di cambiamento. Le contraddizioni degli uomini e gli insulti di fortuna, non che scemarli, gli avvalorano „ (2). Con sentimenti schiettamente repubblicani il Gioberti partiva per l'esilio, e metteva il piede in Francia. Questo dovette riconoscere il Massari stesso, che distingue sempre le idee del Gioberti prima dell'esilio da quelle dopo l'esilio (3). I sentimenti apertamente repubblicani, che il Gioberti recava con sé in Francia, si manifestano al vivo da queste due lettere inedite, indirizzate la prima a un innominato e la seconda agli amici G[

]

e

G[

].

(1) Berti, Di V. Gioberti riformatore politico e ministro, p. 9. Il Faldella ha compreso anch'egli il significato di quella preghiera, I fratelli Ruffini, p. 320: " Pregare, perchè l'Italia una di leggi e di cuori serva a Domeneddio, unico re, è un voler persistere chiaramente nella utopia repubblicana. Oh a quel-

l'abate bisognerebbe torcere tutti gli altri biografi,

il

collo per farlo tacere „. Altrove poi nega, con

che ripete pedissequamente,

tempo repubblicano. Cfr. p. 734. Giustamente però Brofi'erio (2)

*

facile accusatore

Rie. biogr. e cart.,

(3) Berti,

Di

I,

p.

il

Gioberti essere in quel

egli

„.

220.

V. G. riformatore politico e ministro, p. 9.

chiama qui Angelo


922

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

L'amor mio procede dall'essere tu nel numero di quelli, che il mondo chiama sventurati, e dal sapere, che la tua sventura non viene propriamente dal cielo o dalla sorte,

ma dall'odio e dalla rabbia dei maligni e

da una ferma e radicata persuasione, che, di nuovo oggi, come anticamente, il marchio più glorioso dell'uomo dabbene e onorato è riposto nelle persecuzioni, che il

si

soffrono per l'amore della libertà e dell'uguaglianza, che è

regno di Dio sulla terra. Questa è la giustizia che consola l'uomo negli

affanni, nei sudori,

neDa povertà, e persino in carcere e sul patibolo lo fa

beato. Beato, se rientra col pensiero nella sua coscienza, e la trova riposoddisfatta e tranquilla; beato, se alza gli occhi al cielo,

sata,

come Ste-

fano morente, e gli apre alle infinite speranze di gioia non peritura; beato, se

guarda la terra

e

fra gli improperii

e

i

brevi trionfi dei tristi ode le

sommesse dei buoni, che lo benedicono, e il fremito confuso e poco lontano di un nembo sterminatore, che disperderà gli empii, e farà luogo alla pace ed alla serenità. Credimi che la terra su cui viviamo non fu da Dio maledetta, né dannata al fuoco, ma sì bene i malvagi che la travagliano, e che i miracoli di Cristo liberatore e salvatore non sono finiti. Gli ordini morali di Cristo dopo il lavoro ed i tormenti di XYIII secoli sono destinati a diventare gli ordini civili delle nazioni. E come allora voci

Cristo

spense

il

regno di Satana signoreggi ante nei cuori dei particolari

uomini, esca e fonte delle passioni, così ora Cristo combatterà e vincerà

Satana di nuovo padroneggiante non pure negli uomini particolari, ma nei popoli sotto la persona dei principi e dei tiranni, di cui è l'anima, l'em-

blema e il modello.

E Satana è chiamato nelle Scritture principe del mondo,

perchè in effetto è alleato, duce, inspiratore dei principi, suoi emuli, e autore del principato. E, spento

il

gran nemico, l'eguaglianza e la fratellanza

evangelica sorgeranno, donde nasce la libertà, e in cui è riposta la carità

umana e divina, cioè tutta la legge. I dommi cristiani, sgombri e spine e dalla fuligine delle scuole e purificati dalle

netti dalle

immondezze dei gesuiti,

saranno ridotti alla semplicità primitiva e una adulta filosofia, specchiandosi in essi, ravviserà,

maravigliando,

le

proprie conclusioni in quei det-

La Chiesa non tanto che si congiunga, ma compenetrerà lo Stato, e diverrà una cosa con esso, come la filosofia colla religione, tati

subbimi e venerandi.

e la gerarchia sacra colla civile, o dirò meglio,

società di uomini,

retta

da

sé

libera, fiorente, morigerata, santa

terra.

non vi sarà altro, che una

medesima, sotto

la legge universale,

ma

ed esprimente la concordia del cielo colla

Ed in tal guisa senza nuocere alla religione o alla repubblica, anzi

giovando ad entrambe, l'antica discordia del sacerdozio coll'impero, dell'autorità coll'esame libero, verrà tronca dalle radici. Se questa pittura

pare utopia bella, ti

parlo di

ma non possibile ad effettuarsi, avvertisci,

una esecuzione compiuta

e

ti

che io non

perfetta, perchè, giusta la natura

delle cose mondane, le idee (intendo nel senso platonico)

quaggiù non s'im-

prontano nella materia, e non l'informano senza contrarre più o manco la sua imperfezione. Ma che ci avviciniamo a gran passi verso quell'epoca di


COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

IL

ìovazione, e che

entreremo colla rovina delle monarchie,

ci

adda considerazione, di cui sia capace,

quando era

ne teneva già certo

ìe

icia

923 la più seria

non mi consente di dubitarne,

ma da che son venuto in

costì,

questo nuovo spettacolo, questo ronzìo immenso, questo

tutte le dottrine,

di tutte le opinioni

affollarsi

più nobili e più nefande, che vi

icorrono da tutta Europa, questo governo, questa politica, queste sètte,

queste stragi, queste corruttele hanno avvalorata la mia

tumulti,

sti

certezza, e corroborata

nuovi argomenti. Noi siamo presso, mio caro,

di

alla fine del mondo antico, donde sorgerà

ogni evento,

a

sappia leggervi,

chi

il

nuovo. Ogni libro, ogni scuola,

l'annunziano

non mancano anzi i

e

:

profeti, che il presagiscano coll'eloquenza degli antichi ; a

poco andare non

mancherà,

mandi innanzi il

che

forse,

L'Ab. e Lamennais, che nel 1826

suo precursore. fensore

redivivo Cristo prima di scendere

il

monarchia

della

del papa

e

e dei

era ancora assoluto di-

Borboni, e che pareva volesse

mondo col raddoppiato dominio dei re e del papa, spegnendo fino dentro gli animi ogni libertà, mandò fuori, pochi giorni sono, un'ope-

opprimere

il

retta intitolata Parole» d'un

del

troni

mondo,

incita

i

Croyant, dove prenuncia la caduta di tutti i

popoli ad atterrarli,

L'opera è estesa con istile spirituale, a plice e forte maestà, qualche

che

si

ed ordinarsi in repubblica.

modo dei profeti, con quella sem-

volta rozza, sempre piacente, spesso sublime,

trova negli uomini ispirati

e

negli antichissimi scrittori d'Oriente.

Le immagini ora sono orribili ed atroci, ora graziose, delicate e tenerissime, tanto che fa meraviglia come un solo scrittore riesca in generi sì contrarli. Terribile è

concilio dei principi per abolire

il

il

Cristianesimo,

memoria quello dei diavoli di Milton. In un altro capitolo di-

e richiama a

pinge i principali despoti d'Europa, tratteggiandone ciascuno a capello, benché

non li nomini,

e ne dice cose che non ne mangerebbero i cani. In un altro

rappresenta

papa, che fa

il

il

mercato dei popoli, e

vi accorrono a tanto per uno.

soldato,

al

In somma,

popolo,

e

certe

vende ai principi che

li

Vi sono poi allocuzioni all'esule, al giovane

scene popolari leggiadre, dolci, commoventi.

quantunque non vi siano idee nuove,

è

cosa di gran rilievo

come monumento della conversione politica del Lamennais e capolavoro di eloquenza. Si pubblicò pure testé un articoletto del Chateaubriand, dove egli si manifesta per repubblicano. Vedi adunque se non sono chiare le promesse dell'avvenire, poiché giungono a far ricredere

tali

animi e

ingegni dell'opinioni più inveterate. Credi, adunque, e spera, che

ci

tali

vuole

speranza e fede, ed entrambe ti salveranno. Onde conchiudo, che, guardando l'avvenire, ti devi consolare dei mali presenti, e tenerti stoicamente e cri-

stianamente

lieto e

onorato delle tue sventure. Addio.

Miei car. mi C. G.

La vostra memoria ed amicizia mi è dolce, colla vostra Il

fu

dolcissimo al mio cuore. Godo,

Ritorgimento Italiano.

-

IV.

e

l'essermi stata ricordata

che in quest'occasione mi 60


924

IL

K1SORGIMENTO ITALIANO

un animo sì generoso. Io già vi stimava, amava molto, ora vi stimo, e v'amo anebe più. E noi fo solamente per ricambiare l'affetto vostro, ma eziandio perchè le dimostrazioni che mi fate, mentre io sono in uno stato che si reputa per l'ordinario infelice, fanno chiaro segno, che voi non governate le vostre inclinazioni colle bilancie di fortuna. Del che mi permetterete che io vi lodi, e ve ne apprezzi, eziandio non considerando il diletto e il conforto che mi viene dalla vostra benevolenza. E certo questa vostra disposizione non solo è propria degli animi bennati, abbiate aperto così nobili sensi, e e

ma è la sola che possa render gli uomini felici. Io l'ho provato, e toccato con

mano in quel pochissimo che ebbi in sorte di soffi-ire per una causa

giusta e santa, che l'uomo non è mai misero, anzi è lieto e tranquillo per

quanto può essere, quando

si

sforza di amare il bene, e di serbare in ogni

evento una coscienza immacolata.

Anco l'asprezza

ho diritto

quando penso a quei generosi, che morirono, languiscono tuttavia nel fondo di una pri-

di parlar di ciò,

od anche solo a quegli

dei contrasti e la bat-

Ma io mi vergogno, e non

taglia solleva l'anima, e partorisce godimento.

altri, che

gione. Giovani forti e rari, a voi spetta la gloria e la benedizione dei po-

Noi meschini

steri.

di sì alto

onore non ha privilegiati la fortuna

e l'ira

Ma voi, miei cari, seguite a nutrirvi di sentimenti magnanimi

dei tiranni. e liberi, che

il

cimento della sorte più o meno grave toccherà anche a voi.

Siate stoici, che in questi tempi procellosi

non v'ha altra filosofia capace

d'invigorire gli animi umani, e renderli coraggiosi ed invitti. Avvezzatevi

a combattere contro alle avversità, che s'incontrano eziandio in pace, a fin di

rendervi marziali ed indomiti nella guerra.

Emilio, hai in più modi assaggiata la sventura

;

che sorrida la sorte, tanto che l'uno

e l'altro

allevano nella palestra, perchè

preparano

si

si

tempo di

E già tu, mio

né a te, Giovanni, mi par mi sembrate di quelli che alla futura

rallegro con voi, che più bel dono, a parer mio, non

pugna.

Me ne

può farvi la Providenza.

Perdonate questo sermone all'effusione del mio cuore, che io so quel che vi

ma non so, come me lo scrivo. Amatemi

scrivo,

e

conservatemi

il

pre-

zioso affetto vostro.

Di Parigi ai 16 marzo 1834. Tutto vostro V. G.

P.S. lare

Ho veduto il Lafayette in una specie di trionfo, e l'ho sentito paril popolo, ma non gli ho ancora parlato. Quel trionfo

ed arringare

ebbe luogo in occasione degli onori funebri fatti al Dulong. Dopo lennità, nel ritorno dal cimitero, il

rozza

del

a braccia per buono spazio di via. buon vecchio non avesse fatto forza di scen-

generale, e

la

condusse

Avrebbe seguito oltre,

se

il

dere

;

la so-

popolo staccò a forza i cavalli dalla car-

e salito sopra un rialto concionò al popolo ringraziandolo, e dimostran-

dogli, che

il

trarre

i

cittadini

un cittadino è usanza indegna di un popolo

libero. Gridossi evviva, e riattaccaronsi

i

cavalli.

Una turba infinita seguitò


la carrozza

fino

IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

a casa, alternando

il

grido:

"

925

Viva Lafayette, padre del

popolo „, col canto patrio della marsigliese: era notte,

le vie

splendevano

lumi: faceva uno spettacolo commovente e mirabile quel rimbombo

di

canti e di grida, che riempivano

il

lungo tratto dei Baluardi

di

e la piazza

della Bastiglia.

Quando il filosofo rimise il piede in patria nel 29 di aprile 1848 cambiato: egli ritornava monarchico costituzionale non solo, ma capo e duce di quel partito che si contrapponeva ai repubblicani. Come avvenne questo importante cambiamento? Per spiegare questo fatto bisogna guardare all'intima trasforma-

egli ritornava

zione delle idee

del

filosofo,

ed

ai

rapporti che passarono fra

iuseppe Mazzini e Vincenzo Gioberti.

Nel 1833 il Gioberti scriveva, come si è visto, al Mazzini

;

" Io

: saluto precursori della nuova Legge Politica, apostoli del rinnovato Evangelo... Io vi prenunzio un buon successo nella vostra impresa, poiché la vostra Causa è giusta e pietosa, essendo quella del Popolo; la vostra

Causa è santa, essendo quella di Dio... Ella

è eterna, e però più duratura della forma antica di quello, il quale

diceva: Dio ed

il

prossimo; ma ora dice per vostra bocca e del

Dio e il Popolo... Noi ci stringeremo alla vostra bandiera e grideremo Dio e il Popolo, e studieremo di propagar questo grido. Combatteremo eziandio certi falsi amatori di Libertà, che vogliono questa senza il Popolo, o contro il Popolo, malaccorti od secolo:

ingiusti; certi odiatori delle

antiche aristocrazie...

che,

facendo

rivoluzione intendono a traslocare il potere in se stessi divisi dal

Popolo, anziché farsi Popolo e restituirgli i diritti rapiti: certi che vilipendono, e bistrattano il Popolo con nomi spregevoli ed abbor-

con angherie, con soprusi, ed aggravano il suo giogo con la mano con cui tentano schermirsi da quello dei nobili e dei tiranni... Io vi prometto francamente una costante disposizione e un vivo desiderio di morire con Voi, se v'è duopo, per la co-

riti,

stessa

mune Patria „ (1). Una più calda adesione spirituale alle dottrine del Mazzini non si

potrebbe facilmente immaginare. Qui sorge la questione se il

Gioberti appartenne prima o dopo il 1833 alla Giovine Italia, e se fu ascritto nella associazione patriottica.

Non esitiamo ad

(1)

affermare che né prima, né dopo il 1833 il

La " Giovine Italia „ fase. VI, Marsiglia, 1834, p. 55 e segg.


926

IL

filosofo

RISORGIMENTO ITALIANO

appartenne alla Giovane Italia. Innanzi a tutto manca

ogni testimonianza positiva che ci conforti ad affermare che vi importantisappartenesse; abbondano invece le testimonianze

—

—

che fanno credere che sima fra le quali quella del Mazzini non vi appartenne ne prima, ne poi. Il Mazzini, che non cessò mai di rimproverare al Gioberti di aver salutato d'entusiasmo la formola Dio e il Popolo per rinnegarla poi a profitto d'un cattolicismo rintonacato, non potè mai rinfacciargli di avere in

allora segreta

un tempo qualsiasi appartenuto all'associazione

(1).

Nel 1833 il Gioberti faceva parte di quel contorno che in Torino conservava ancora le reliquie del 1821. Di questa " coterie carbou Questa nica „ il Mazzini stesso scriveva nel 17 agosto del 1833 :

è in contatto con noi, sizione d'azione.

ma non ha voluto mai accettare la propo-

Son uomini in fondo, checché ne dicano, aristouomini che non uomini che ci temono

cratici e dottrinari

—

pronunziano cosa vogliano

— — che credono doversi stare sino ad

una rivoluzione nuova in Francia, che il nostro numero ITI ha ridotti a noi, il IV rimossi nuovamente che temono vedere sfruttato da noi il lione popolare che peraltro nell'ultima crisi hanno fatto dire esser essi pronti a unirsi per agire. Il centro, in

—

—

Torino, è l'aw. Badariotti... Faccia rilevare con grazia la nulla

un Gioberti, loro, fu arrestato. A poco a poco ci cadranno tutti „ (2). Se il filosofo avesse appartenuto di fatto alla Giovane Italia il Mazzini non avrebbe mai detto loro, ma avrebbe

sicurezza loro:

scritto nel 1833 nostro.

Non basta, abbiamo documenti sicuri, che ci attestano che nel '33

il

Gioberti apparteneva ad altra associazione in Torino, che

non era la Giovane Italia ora se si pensa che nello statuto della associazione mazziniana vi era la clausola " di non appartenere... :

ad altre associazioni „ il fatto che il filosofo faceva nel '33 parte di

una società il cui scopo non era sovversivo, ne antimonarchico,

(1)

Così i mazziniani, fra i quali M. Macchi nei due libri

cenzo Gioberti, Torino, 1849 e

Le contradizioni

1852, che rinfacciandogli la lettera su

sogna mai di insinuare che Italia B (2)

il

di

La repubblica e

Gioberti

La politica di Vin-

Vincenzo il

Torino,

Gioberti,

non si Giovane

cristianesimo

abbia appartenuto

alla

'

.

Veggasi

(Ed. Naz.),

v.

la

lettera

V, p. 451.

importantissima al Melegari, in

Opere del Mazzini


IL

COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

927

=

lude il sospetto che appartenesse

alla

Giovane

Italia. " Io,

scriveva il Gioberti, e la persona di

cui

si

tratta

(Dabormida)

fummo nel '33 membri di una

società politica e secreta. Il suo

scopo non era sovversivo, ne antimonarchico. Ma

erano vincolati al silenzio da un giuramento „

i

suoi

membri

(1).

il Gioberti non si fece per gran pezzo vivo con Mazzini, tanto che questi nel 15 settembre del 1834

Partito per la Francia,

mesi dopo che l'abate torinese era partito per l'esilio) gli veva u Caro Gioberti. Da molto io voleva scrivervi, e ho comin-

dici

:

,

poi lasciato, poi ripreso, e lasciato ancora, perch'io diceva:

'esserci una cagione che lo rimova da noi, dalla bandiera che biam levata, e ch'egli ha salutata con tanto amore... Perchè, dopo aver salutata la bandiera della Giovane Italia, dopo aver detto grideremo con voi Dio e il Popolo, e studieremo di propa-

gar questo grido, venuto in Francia,

ci

avete lasciati soli e vi

siete isolato? „ (2).

Nel 1833 il modo di pensare del Gioberti si accordava completamente con quello del Mazzini, salvo poche differenze, e di piccolo momento. Nel 1834 le divergenze erano di già assai maggiori. Le vie dei due uomini si andavano separando. Il Gioberti temeva nel Mazzini la passione per le imprese forti, i partiti rischiosi, animosi e scevri di ragione. Aveva compreso che in quel cuore d'artista e di poeta, puro come quello di un asceta e di un u Tosto che santo, la fantasia aveva il sopravvento sulla realtà. ebbi lette quelle vostre linee, risponde il Gioberti il 25 settembre

mi rassicurai e ripresi me stesso dalla paura concepita. Non

1834,

è già che le mie opinioni si accordino da ogni parte colle vostre,

ma io convengo con esso voi nel più delle cose, e intorno all'oggetto principale, che sono le dottrine; e rispetto a quello che può

Giovane Italia „ nel '33 vedasi Mazzini, Opere Quanto alla società politica e segreta, a cui apparteneva la coterie carbonica di Torino, essa tenne veramente qualche se(1)

Per

lo

statuto

(Ed. Naz.), v.

II,

duta, poiché

il

vicino

gli

della

"

45 e segg.

p.

Gioberti nel 1852 ne cercava ancora i verbali. Giorgio Palla-

scriveva

(8

febbraio 1852)

" :

Il

processo

verbale, in

ordine alla

scomparve, e tuttavia molti sono quelli che possono farne testimonianza, fra gli altri il Lyons che voi conoscete „. E il Gioberti: " risposi seduta segreta

a lui (24 febbraio 1852) pregandolo di procacciarmi subito l'attestato necessario per la seduta segreta, affinchè nel caso che io debba replicare a Dabormida,

possa farlo subito ,. (2)

Rie. biogr. e cari.,

I,

pp. 336, 837.


928

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

porgere materia di disparere vi trovo come io vi desidero, e come (scusatemi se vel dico) non vi credeva del tutto, tollerantissimo delle opinioni altrui „

(1).

La cospirazione e la successiva reazione sanguinaria in Piemonte nel

1833 separarono

il

Gioberti dal Mazzini

;

tentata inva-

la

u sione della Savoia nel 1834 scavò fra i due un abisso. Avete giu-

dicato sinistramente, scriveva l'apostolo, forse

il

tentativo di Savoia, e

— concedete ch'io vel dica — vi mancano dati sufficienti

per giudicarci „

(2).

Le nuove cospirazioni per

la

creazione,

accanto e sopra alla

Giovane Italia, di una Giovane Europa, di una Giovane Germania e di una Giovane Svizzera per opera del Mazzini; i tentativi sporadici

ed isolati di sollevazioni nella penisola,

atti

più a

creare dei martiri e delle vittime, che a giungere a risultati pratici, resero netta e precisa la biforcazione dell'apostolato

giobertiano

da quello mazziniano, biforcazione che si rese sempre più evidente di mano in mano che procedevano le riflessioni del filosofo. Nel 1833 il Gioberti confidava solo nel popolo. " Avete scritto e utilmente e santamente gli raccomandava il Mazzini nel 1834 seguite a scrivere predicate, scrivete per la Giovane Italia

—

—

—

;

scrivete

popolo

poi,

se

volete

rendere un alto servizio

all' Italia,

pel

—

per questo popolo che tutti dicono indietro; che tutti affermano doversi in prima educare, e che così pochi tentano di educare, per quanto almeno si può. Scrivete un catechismo al popolo, un catechismo repubblicano, un catechismo italiano, dove

la religione s'affratelli col risorgimento, dove gli s'insegni ch'egli

(1) Rie. biogr. e eart.,

I,

p. 343.

Rie. biogr. e eart.,

I,

338 e segg.

(2)

Il

Gioberti portò un giudizio sfavore-

volissimo sul tentativo di Savoia in molte lettere a mazziniani che

si

trova-

vano accanto all'apostolo, come Domenico Barberis, e ad amici, dei quali nelle * Della sventupp. 321 e 324 dei Rie. biogr. e eart., v. I. Cfr. anche p. 315 rata impresa di Savoia, molto prima che succedesse, io pensai nello stesso modo che ogni prudente, quanto all'impossibilità dell'esito e alla luttuosa certezza degli effetti. Anzi essendo stato ricerco da qualche amico del mio :

Ginevra nei termini più precisi fiato di risposta: da quel tale dell'altra città fui ricambiato con una specie d'invettiva che rispondeva ben male ai modi cortesi ed amorevoli da me usati „. Come si scorge, il Gioberti si teneva ancora in strettissimi rapporti con coloro che appartenevano alla Giovane Italia, senza avere vera e propria matricola in quella società.

giudizio, risposi chiaro, e scrissi a Lione e a e più efficaci. Il credereste?

Di Lione non ebbi un


IL COSTITUTO DI

:

VINCENZO GIOBERTI

dei fratelli, dei diritti, dei doveri, degli stranieri in casa, dei

una patria ed una missione „ (1). w Voi crerispondeva il Gioberti, che uno o più tentativi parziali

corruttori in mezzo, te, gli

di' una rivoluzione italiana

possano rivolgere le sorti della peni-

solla colle sole forze degli Italiani, senz'altro concorso, voi a questo

effetto fate

gran fondamento nei fuorusciti

;

che ci dobbiamo appigliare a questo partito

e

quindi giudicate

ogni qualvolta ne

venga il destro, senz'altra considerazione delle cose d'Europa. Io al contrario porto opinione che le invasioni armate dei fuorusciti,

salvo casi rarissimi e non applicabili alla odierna Italia, non pos-

sano aver buon successo, e non riuscendo, i loro effetti siano ad ogni

modo calamitosi. Oltre che, stando da un lato i despoti collegati e intenti a tenerci le

mani alla gola per impedirne ogni respiro,

e dall'altro due principi, civili

ma tolleranti di ogni insulto

sì,

barbarico per serbare una pace ignominiosa, quei tentativi di mutazione, se bene

momentaneamente riuscissero, non avrebbero in-

fine altro esito

che i passati, e al più

Ticino, e gl'Inglesi solcherebbero rirsi di

il

i

Tedeschi passerebbero il

Tirreno, gli uni per insigno-

Alessandria, gli altri per invigilare i primi, mettendo un

piede in Liguria, se già i Francesi non occupassero la Savoia.

Presupporre un tal nervo civile e militare negl'Italiani, capace non mi è possibile, anche supponendo che

di reggere all'urto,

fossimo un popolo di eroi, e pari agli stupendi nostri antenati, perchè i pochi forti furono sempre superati dai molti forti, e gli

esempi che si potrebbero assegnare in contrario non fanno a proposito

„

(2).

La speranza del Gioberti nel 1834 non era ormai più il popolo,

ma la guerra universale, la quale, o dovesse nascere da una nuova rivoluzione in Francia, o essere occasionata da altri, gli sembrava inevitabile. Ecco una lettera inedita di Vincenzo Gioberti a Dome-

nico Barberis, emigrato politico in Lione, che il 26 ottobre 1833

dal Consiglio divisionario di guerra di Alessandria era stato condannato a morte ignominiosa insieme col Mazzini e col Berghini, tutti

contumaci, dichiarandoli esposti

alla

pubblica vendetta

come nemici della patria e dello Stato e banditi di primo catalogo. Il Barberis era a capo di un comitato di sovvenzione e di

(1) Rie. biogr. e cart.,

I,

p. 342.

(2) Rie. biogr. e cart.,

I,

p.

344 e segg.


IL

930

RISORGIMENTO ITALIANO

soccorso per gli esuli in Lione, e il Gioberti gli scriveva il 22 luglio 1834

da Parigi questa importante lettera (1):

Mio carissimo, Di Parigi, addì 22 di luglio 1834.

Ho fatto al Comitato di qua il rapporto della tua lettera e del regolamento annesso, secondo la tua intenzione. Esso mi commise in primo luogo di significare a te e a' tuoi Colleghi costì pigli piede

un

instituto

la

sua viva soddisfazione, che anche

indirizzato

al

sovvenimento di chi sofferse

per la patria. Rallegrasi della scelta dei soci componenti degnissimi dell'opera;

il

riconosce nella vostra premura

comitato, come

di

notificarvi

a

congiungervi con questo nostro, quella disposizione alla concordia

e

noi,

e

buona armonia, ch'è il fondamento più stabile di tali imprese. Non non da lodare la vostra riserva, per la quale ricorreste a una libera elezione, e ordinaste che ogni tre mesi sareste rinnovellati. Noi avremmo voluto imitarvi, ma per molte ragioni non potemmo, perchè, atteso il gran numero, non si sarebbe fatto niente, e fummo costretti di procedere più e alla

è se

alla

buona, costituendoci (quelli di noi che incominciarono,

non ebbi luogo) da noi medesimi, vazione dal canto dei soscrittori. e di fastidi,

nessuno

il

e

fra'

quali io

contentandoci della seguente appro-

Ed essendo il carico pieno di perditempo

ma per cansarlo, come cosa da non sarebbe forse meglio sopprimere

broglio non fu per averlo,

invidiata. Pensate voi,

se

quella rielezione trimestrale, o almeno renderla assai più rada; perchè se si

riduce a una pretta cerimonia è una briga superflua, se

il

rinnovamento

ha luogo, può essere un male, perchè ai già pratici della faccenda succederanno gl'inesperti. Esaminate ancora

se quel dare a

un solo l'uffizio di

sindacare l'idoneità dei chiedenti non sia cosa, che, quando trapeli, possa renderlo

odioso: noi non abbiamo con tanta esattezza scompartito

voro,

vi

e

attendiamo promiscuamente, secondo

il

la-

l'opportunità. Forse vi

Anche questa lettera mostra come nel 1834 il Gioberti fosse strettamente appartenevano alla Giovane Italia. Domenico Barberis entrò nell'Intendenza delle Finanze in Alessandria, come volontario, nel 1821, (1)

legato a coloro che

e nel 1833 era giunto al rale, carica

che

perdette

grado di sottocapo di divisione d'Intendenza geneper la

*

Giovane Italia „. Riuscì a sfuggire dalle

mani del feroce Galateri, e dimorò esule a Lione e altrove. Rientrò in servizio nel maggio del 1848 come Sottointendente generale di polizia. Fu nominato nell'ottobre dello stesso anno prima capo di segreteria nel Ministero dell'Interno, poi nel 1853 capo sezione e finalmente nel 1860 capo divisione. Fu colil 13 dicembre 1866. Nessun cenno fu fatto nei giornali della morte di questo patriota, che fu condannato alla pena capitale col Mazzini e col Bergbini.

locato a riposo nel febbraio del 1863, e morì in Torino


IL

COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

931

potrà ancora essere d'imbroglio e disturbo, massime atteso la tenuità della

non chiudete la via a sorpassare i 100 quando si sappia, molti se ne prevarranno per

Cassa, quella clausola, per cui franchi: aggiungete che

non cercare alcun partito, confidandosi in quelle somme ulteriori lo scopo nostro pare che debba essere di sovvenire

immediata, obbligando

i

ricorrenti a provvedersi per l'avvenire, e togliendo

loro ogni speranza di poter vivere a nostre spese.

senza eccezione, che non

stabilito,

anco non mese, e

possono

si

laddove

:

unicamente all'urgenza

concedere

si

se

A tal fine noi abbiamo

possa eccedere

le

100 lire;

le quali

non, al più, a ragione di 30

fr.

per

questa avvertenza l'abbiam creduta necessaria per chiudere ogni

via a chi volesse tutto ad un tratto

una somma maggiore, e quindi, come

accade a molti, la sciupasse più agevolmente. Ciò che hai avvertito intorno ai viaggiatori,

ci

pare giustissimo, e tutti concorriamo nella tua opinione.

Le dette osservazioni sono fatte da noi a modo di semplice suggerimento, il nostro parere nel resto non avete d'uopo di consiglio, non fossimo interrogati, non presumeremmo di darvelo. Il solo

poiché desiderate e noi,

se

articolo il

:

non può per ora convenire col vostro è somme, sia perchè le nostre casse sono così scarse, che

cui questo Comitato

in

trapasso delle

a mala pena sopperiscono alcune

soccorrere

presenti bisogni (e

ai

eccessive

miserie

di

a noi

Inghilterra), e

è

già

toccato di

perchè noi non po-

tremmo pigliar questa deliberazione, senza il consenso dei soscrittori, una buona parie dei quali è ora assente da Parigi. Ho detto per ora; perchè vostro concetto è ottimo, e quando le finanze saranno più larghe e l'im-

il

presa avviata, procacceremo di effettuarlo.

Per ultimo non voglio lasciar di dirvi che per ovviare ai calunniatori abbiamo adottato un modo rigoroso di tenere i conti, e fra le altre

noi

cose, alla

cassiere

il

non paga senza un mandato

riscossione di

ogni quota

si

spediscono

soscritto da tre le

un esemplare, mediante un libro a colonna, in

membri,

ricevute di cui

si

e

serba

cui ciascuna di quelle è

duplicata.

In assenza del Sig. Bianchi

il

cassiere

attuale

è

il

Sig. Ballerio, che

abita Bue de la Chaussée d'Antin, n. 58, col quale all'occorrenza potreste

corrispondere, ovvero col generale Demestre, abitante

Bue du Musée, hotel

de Nevers. alla notizia che mi hai data dei due fratelli non ti dirò altro, non che vivo a loro riguardo in una certa inquietudine, temperata però da qualche speranza. Faccia il cielo che ogni cosa riesca a bene Romualdo mi scrive ultimamente di ragguagliare un certo Sig. Cesqueno (abitante

Riguardo

se

!

costì qua/i d'Orléans) di dirgli che

gnava di

del Fasanino. Se hai occasione di vederlo,

mi sono informato,

ciò

ti

prego

che era l'importanza, se egli abbiso-

nulla, e ne ritrassi ch'egli è provvedutissimo di ogni cosa neces-

Quanto al visitarlo, non l'ho fatto sinora, sia una permissione speciale, e perchè non trovo un suo

saria dallo stesso Spedale.

perchè

ci

si

richiede

conoscente che mi faccia compagnia,

e

d'altra parte visitare da

me solo


932

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

uno scemo di cervello, a cui di persona e di nome sono sconosciutissimo, senza nemmeno potermi presentare a

per certe

sue

Insomma

se

potrò

nome di Romualdo (che me lo proibì

non so quanto possa

ragioni),

trovare

essergli

utile o dilettevole.

modo opportuno di vederlo digli

che gliene

ragguaglierò.

E tu, mio caro Domenico, perdonami misurare

l'affetto

che io porto

a

te

e

se

scrivo così di rado, e

ti

agli

altri

non

amici dalla frequenza

delle lettere. Lo farei più spesso ed a lungo, se avessi tempo, questo mi manca assolutamente, benché non passeggi, quasi, e vegga pochissime persone, tantoché posso dire di non perdere un momento solo. Studio quanto posso, a malgrado del difetto assoluto di libri in cui mi trovo. Ho cercato di scuotere alcuni, ma tutti mi han lasciato solo. Solo adunque trovandomi, vorrei pure, secondo il mio poco valsente, essere utile alla patria :

Ama il tuo

non so se ci riuscirò. Addio, addio.

F.° Vincenzo.

Mille

baci

al

carissimo F. a cui non

iscrivo per

manco

di

tempo, e

perchè so che da buon repubblicano non istà sui convenevoli. P. S. Mi dimenticava di dirti due parole intorno alle faccende politiche

ami d'intendere il mio debole sentimento. Quanto non oso sentenziare, perchè non la conosco ancora a bastanza. Tuttavia quel poco che ne ho veduto, mi ha confermato nella mia antica opinione, che prima che siano passate una o due generazioni (intendi politiche, secondo il computo del Machiavelli), non vi sarà mutamento comecché i progressi siano continui. Quanto all'Italia, non credo che la dei

dì

nostri, poiché

alla Francia

;

sua salute possa venire dai fuorusciti, poiché da che v'ha un'Italia e dei fuorusciti (e per

mala ventura il giuoco è antichissimo),

furono sempre dannosi essere,

secondo

la

e funesti, o per lo

natura delle cose.

meno

inutili,

i

loro tentativi

e

tali

deggiono

Non può venir parimente da

forze

puramente interiori, perchè mi par manifesto a chi non si lascia accecare dalla speranza, che per lungo piere, e di sostenere

tempo l'Italia non sarà

in

grado di com-

da sé sola una rivoluzione. Ciò dico per una vera e

fondata persuasione, derivante dalla considerazione di tutta

la storia

pas-

mio animo non è de' più freddi, e bolle qualche volta, né vacillo nelle mie opinioni ma al parer mio la speranza si dee regolare col giudizio e non colla fan-

sata,

non per mancanza di fiducia o

di

fervore, che

certo

il

;

tasia.

Né voglio però che l'Italia si confidi ne' forestieri; fidanza irragione-

vole non meno dell'altra e inoltre vile e tengo le ultime parole del Menotti in conto di oracolo. Io dico che la sola salvezza della nostra patria, sicura

non manco che

nobile,

si

mezzo della diversione non rialzarci,

e

ordinarci a

potrà

avere dalla guerra universale, che per

dell'aiuto straniero, ci darà agio e forze

libertà.

onde

Come possa venir questa guerra noi so

;

può dall'Oriente, può dalla Spagna, può da un futuro cambiamento in Francia, il che mi par più probabile; non so pure quando verrà, non la


IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

credo molto prossima, né anco molto lontana essa

inevitabile.

è

Ad ogni modo

io

comunque sia, tosto o tardi,

;

stimo che

imitar per ora non la foga di Varrone,

si

debba da noi

Italiani

ma il temporeggiar di Fabio. Tuo affezionatissimo V. Gioberti

(1).

Monsieur Monsieur Dominique Bakbekis

Lyon (Poste restante).

E inutile accennare alla grande importanza di questa lettera, la quale, se

da una parte ci mostra gli stretti rapporti fra il Gio-

berti e gli esuli italiani di Francia e di Inghilterra, dall'altra parte ci

indica quali erano le sue idee in fatto di politica subito dopo

il

colpo tremendo ed imprevisto dell'esilio. Il Barberis era legato

strettamente al Mazzini, il quale

il

Gioberti giudicava

uomo d'ingegno e di cuore, e dotato di ineluttabile, che sola

chi legge

„

u

quella fede

ancora

ardente e

può conquidere gli animi di chi ascolta e di

(2).

Nel periodo che va dal 1834 al 1840 le idee del Gioberti andarono sempre più divergendo dal Mazzini, il quale cominciò a sem-

— alieno da ogni partito arrischiato e vio— un demagogo cercatore dei tumulti e degli eccessi, un

brare all'abate torinese lento

avventato. La preoccupazione del filosofo fu allora quella di sepa-

completamente dagli esagerati, la cui neutralità o amicizia non può altro che nuocere, e quindi combatterli. Il Gioberti vedeva da una parte il dispotismo, dall'altra parte la demagogia, l'un

rarsi

Su questa lettera inedita si trova una nota, così concepita " Donatomi Domenico Barberis, Intendente, Sotto-Capo della 2* Divisione

(1)

:

dall'amico cav.

lettera emigrato politico in Lione.

al

Ministero dell'Interno, nell'epoca della

Il

vice-presidente Avv.to Carlo Cameroni „. Le ultime parole del Menotti son

note

:

"

La delusione che mi conduce a morire

agl'Italiani ogni influenza

straniera nei loro

abborrire per sempre

farà

interessi,

che nel soccorso del loro braccio „. (2) Rie. biogr. e cart., I, p. 347. Al Mazzini scriveva

e

li

avvertirà a non

fidarsi

:

"

Penserò al catechismo

che mi proponete, opera difficile, che vi prometto non di fare, ma di tentare „. Il Gioberti sulla fine del 1834 era ancora repubblicano. In una lettera già posseduta da Annibale Sorisio, scrive da Parigi ad un incognito per dolersi sventura che soffre per avere amata la patria, e per dimostrare che ci incamminiamo a grandi passi verso una nuova età, che comincierà colla rovina

<lella

della monarchia. L'abbiamo riportata nel testo.


934

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

principio rappresentato dall'Austria, l'altro dal Mazzini, egli quindi

dal 1840 in poi credette suo dovere combattere l'altro degli

estremi nocivi alla patria.

Il

l'uno come amava l'Italia

così

Gioberti

sopra ogni cosa, e ne voleva l'indipendenza a qualunque costo, a

prezzo della repubblica ed anche a prezzo della monarchia,

ma

una repubblica moderata od una monarchia civile, sdegnoso tanto della democrazia estrema, quanto della tirannide. La tirannide popolare non era per lui meno biasimevole della egli voleva

tirannide dei principi. Sul finire del 1840

ogni perplessità.

u

egli stava per vincere Creare una scuola di libertà temperata, morale,

una scuola di civiltà tanto aliena dal sentire demagoghi, quanto da quello dei despoti, mi pare il solo modo di giovare all'Italia... Sono anzi inclinato a credere che gioverebbe all'intento il lasciar da banda la perplessità quanto alla forma religiosa, italiana,

dei

politica che si desidera,

e

risolutamente la causa

l'abbracciare

della monarchia civile, il che produrrebbe due beni: l'uno di separarci

con maggior intervallo dagli esagerati, la cui neutralità o

amicizia non può altro che nuocere, l'altro di conciliarci nel nostro

paese e anche fuori un gran numero di partigiani e forse di cooperatori fra i personaggi più influenti

„

(1).

Data la necessità di ottenere l'indipendenza, il repubblicano fervente del 1833 era pronto a sacrificare la repubblica nel 1840 per la

monarchia costituzionale. E per ottenere l'accordo degli animi, che gli sembrava unica leva per sollevare il peso della tirannide obbrobriosa che ci opprimeva, il Gioberti era pronto a schierarsi a abboniva, sostegno del principato, che egli come principio e anche a sostegno del papato che egli come realtà concreta considerava istituzione mostruosa (2). Ebbro di libertà e di indipendenza — come la generazione liberale a cui appartenne il Gioberti era disposto a far getto delle

—

—

—

—

—

(1)

Rie. biogr. e cart.,

(2) Il

II,

Gioberti pensava

p. 77.

fin d'allora

che l'accordo di tutte

le classi

avrebbe

potuto dar nerbo ad una riscossa contro l'Austria. In tempo assai più

tardo

mio assunto era affatto nuovo in Italia: dove la risoluzione delle parti e il conserto loro nella nazione non fu mai tentato, ch'io sappia, da alcuno, sia nel medio evo, sia nei tempi a noi vicini. E disusato, del pari, fu dirà:

"

Il

successo, che, laddove i conati anteriori erano morti nelle fasce, il nostro ebbe prospero successo, finche si mantenne conforme ai principi che partorito

il

lo

avevano ,. Rinnovamento civile d'Italia, Torino, 1851,

T,

p. 366.


IL COSTITUTO DI

935

VINCENZO GIOBERTI

sue idee repubblicane per sostenere un Principe o anche un Papa

che si mostrassero capaci (cosa che non era improbabile) di donare agli italiani una patria. Il resto sarebbe venuto poi, secondo i disegni della provvidenza e della storia.

tt

A proposito di principi,

scriveva il Gioberti al Massari il 9 aprile del 1841, fate conto che se voi sperate poco, io

salus

;

non spero molto

;

ma insomma sono unica

perchè nei popoli io non ispero nulla, che è meno che poco.

I principi

sono deboli, vigliacchi, egoisti, morbidi, ignoranti, sprezma pur sono: dove che il popolo

zatori della virtù e della gloria, italiano

non è che una voce e un' astrazione. I principi hanno il

sommo vantaggio di essere una o poche volontà, dalle quali, senza miracolo, si potrebbe cavare qualche costrutto; gl'Italiani sono una

massa di volontà scompigliate, da cui potrebbe trar qualcosa solamente Colui, che può cavar dalle pietre dei figliuoli ad Abramo.

E quanto ai principi, se l'opinione nel senso che v'ho detto diventasse generale e

imperiosa, e dentro

coi

discorsi

e

fuori

colla

stampa unanime si manifestasse, e il liberalismo ostile e licenzioso venisse meno, e il predominio minacciante dell'Austria fosse sospeso da un congresso europeo (che dovrà aver luogo tosto o tardi per gli affari d'Oriente) non vorrei affatto disperare della riuscita „ Il

(1).

Gioberti si trovò così a capo del partito d'azione moderato

italiano,

come il Mazzini si trovava a capo del partito d'azione — nati sotto la medesima stella, e che

repubblicano. I due uomini

in fondo erano in perfetto accordo per ciò che

—

riguarda la dot-

trovarono così posti di fronte l'uno all'altro in attitudine di combattimento. Da una parte il Gioberti era un repubblicano trina

si

pronto pur di raggiungere lo scopo ad appoggiare un re od un pontefice, dall'altra parte il Mazzini era un repubblicano inflessibile,

intransigente, rigido, puritano.

Gioberti non fu mai sinceramente monarchico, come non fu mai sinceramente papista, anzi non fu mai né monarchico, né paIl

pista. L'ideale

repubblicano era profondamente radicato nel suo

cuore; per nascita, per educazione, per studio e per riflessione era

giunto al concetto che la repubblica era l'unica forma possibile governo. Disprezzava la monarchia, che reputava forma idealmente imperfetta di ordinamento statale; considerava i principi

di

(1) Rie. biogr. e cart.,

II,

p. 200.


936

IL

come deboli,

KISORGIMENTO ITALIANO

vigliacchi,

della virtù e della gloria.

egoisti,

morbidi, ignoranti, sprezzatoli

La Chiesa era per lui un orribile mostro

ed i Papi peggiori della Chiesa, persecutori della libertà e della giustizia,

nemici della verità e della morale. Ma ammessa la neces-

di raggiungere indipendenza ed unità di nazione, il Gioberti fu pronto ad appoggiare e principi e pontefici pur di raggiungere lo scopo. Il suo fu opportunismo, ma opportunismo nel senso migliore della parola; fu sità storica ineluttabile per gli italiani

piuttosto ossessione di libertà e di patria,

anelito

prepotente di

un'anima di rendere realtà concreta il sospiro di intere generazioni. " Non nego che gli studi, gli anni, l'esperienza non abbiano da un canto ampliate le mie idee per ciò che spetta la speculazione, e dall'altro canto modificati i miei giudizi per ciò

che

ri-

guarda la parte pratica; ma non è incostanza il variare nei mezzi, quando si mira al medesimo fine, né mutazione l'aggrandire la sfera de' propri concetti, quando non si dismette pure un solo di quelli che dianzi si avevano. Io amo... la mia patria, e ne desidero il

risorgimento „

(1).

L'uomo, che esordì dalle dottrine di Giordano Bruno, non esitò per amore di libertà e di indipendenza a sommergersi in un concetto neoguelfo di primato italiano per mezzo del papato; l'uomo, che salutò d'entusiasmo la formola Dio e il Popolo, non esitò per amore di patria a rinnegarla a profìtto di una monarchia da lui disprezzata. Il papato come istituzione reale ed il principato del tempo rimasero sempre nel giudizio del Gioberti due forme monche e difettose, degne della satira e del biasimo, più che del panegirico e della lode

(2).

Da prima il filosofo si rivolse al papato, e tentò di farlo strumento di rigenerazione come l'istituzione più antica e più solenne che fosse in Italia, come la potenza più nazionale e più popolare della penisola, benché dovesse poi nei Prolegomeni al Primato e nel Gesuita moderno escludere dalla ben architettata utopia i

(1) Rie. biogr. e cart., Ili, p. 523.

Per questo nelle Operette Politiche, Capolago, 1851, a p. 222 scrive " lo primo a tentare di condurre l'idea italiana nel campo della realtà , e a e pp. 299-300: " Io penso e dico oggi, ciò che dissi e pensai in addietro quelle pagine che pubblicavo, quelle dottrine che esponevo or sono pochi mesi o molti anni, sarei pronto, occorrendo, a soscriverle, e divulgarle novellamente ,. (2)

fui

:


.

IL

937

COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

gesuiti e gli altri ordini mistici del vecchio cattolicismo.

È noto

come Pio IX sembrò per un momento realizzare il sogno giobertiano, ma come il filosofo ben presto dovesse risvegliarsi dalle sue ed attaccare e Chiesa e Papato con invettive tremende e spesse volte con vere e proprie minaccie (1). Tuttavia

illusioni neoguelfe,

il Gioberti

come agitatore del clero fece del bene, perchè

riuscì

a far penetrare l'idea italiana presso coloro che sembravano refrat-

ad impossessarsene e, per mezzo del clero, potè far penetrare il popolo umile

tari

la voce della libertà e della indipendenza presso

campagne e delle città. Per opera

delle

del

Gioberti

il

partito

nazionale italiano si diffuse in tutti gli ordini della cittadinanza e per la prima volta

— nel difforme spirito italico —

sembrò quasi miracolo produttore

di altri miracoli)

si

ebbe (e

l'unità

e la

concordia di un'unica idea. Mai nella storia italiana di tutti i

tempi s'era veduto un fatto analogo, mai si era riscontrata una simile armonia di sentimenti e di intenti. Il clero e il laicato, la monarchia piemontese e i repubblicani, la borghesia e il popolo, i credenti e i sapienti sembrarono unirsi in un solo fascio per infrangere le catene, che ci avvincevano da secoli per u

Si noti

— grida

il

le

nostre

animi e delle parti politiche.

discordie, per il dissenso degli

Gioberti in una pagina inedita scritta negli

ultimi mesi di sua vita

— si noti

:

il

risorg[imento] era un tutto

armonico. Tutte le parti s'intrecciavano insieme logicamente é politicamente.

Una non poteva separarsi dall'altra. In questa separa-

zione e esalazione venner gli errori. Così v[erbi] g[ratia] i ministri

democratici del 21 di febbraio vollero l'indipendenza senza la con-

(1)

La teorica della mente umana — Rosmini e i Rosminiani — La

Gioberti,

libertà cattolica, Torino, 1910, p. 300

* :

Pio IX è senza alcun dubbio il principe

più singolare. Egli adunò nel moderno pontificato civile di quattro anni tutte le contraddizioni. Benedice e

consacra il principio dell'indipendenza italiana,

chiama in Italia ogni generazione di barbari. Scaccia i gesuiti, e li richiama ed esalta. Fonda lo statuto, e lo distrugge. Biasima i tempi gregoriani, e, peggiorati, li rinnova. Parteggia pei popoli contro le immoderate pretensioni dei e

principi, e si collega coi principi a sterminio dei popoli.

Abbraccia Antonio

Rosmini, e gli promette la porpora; poi lo abbandona in mano mici, tradisce

i

diritti ospitali e lascia proibire le

sue opere

ai suoi

ne-

giudicate inte-

merate da Roma e dalle sue congregazioni. Permette al duca di Parma e al re di Napoli di violare e bistrattare nel bati, e

modo più

tirannico

i

chiostri

illi-

accusa il re di Sardegna di violar l'autorità della Chiesa per una legge

ragionevole „.


938

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

federazione, l'egemonia del Piemonte, dini civili in tutta la penisola.

del 19 agosto e

del 19

mantenimento degli

il

or-

E però non l'ottennero. I municipali

marzo fecero assai peggio, poiché, riget-

tando l'indipendenza medesima, ridussero tutto il moto italico allo statuto piemontese „ (1). Svanita l'illusione neo-guelfa, il Gioberti si rivolse con maggior fervore alla monarchia cercando di farla strumento di liberazione,

ed è noto come Carlo Alberto sembrò realizzare il sogno giobertiano. Allora si vide

filosofo,

il

non più esule, viaggiare di città

in città, pellegrino crociato d'una monarchia da lai sprezzata, ebbro di patria e di libertà, adulando a ciascuna

come

a prima

città d'Italia.

toccò il punto culminante.

mente soggettiva un'attività,

e

Il

da Pontremoli a Milano

Allora la divergenza con Mazzini

Mazzini era una natura profonda-

signora dei proprii moti, l'anima sua era

chiamata a modificare

il

mezzo

in

cui

viveva,

non

a soggiacergli passivo. Le circostanze esterne non poterono mai

ne domarla, né modificarla.

Il

Gioberti invece era

facile, rapido, trasmutabile, fornito

un ingegno

d'una erudizione copiosa, fer-

vido d'imaginazione, non ambizioso, né cupido di potere e d'agi,

ma vano e irritabile e intollerabile d'ogni opposizione. " Gioberti

— scrisse

il

Mazzini stesso

— soggiacque, per impazienza di suc-

cesso e per indole naturalmente obbiettiva, agli impulsi esterni, agli

avvenimenti che si sottentravano, e v'accomodò, scendendo dalle serene, riflesse

immutate regioni della filosofìa, le sue facoltà. Non diresse, biasimo assai più grave — che introduE fu primo

—

cesse nel

campo della libertà l'arme atroce della calunnia politica,

l'insana accusa di settatori dell'Austria contro repubblicani e

e

dissenzienti dal concetto del regno del nord, dalle fusioni imposte,

Autografi, Pacco T. Nessuna illusione poteva ormai aver più il Gioberti papato dopo la vergognosa ritirata di Pio IX. Negli Autografi al Pacco " T, scrive Persecuzioni mosse dal duca di Parma borbone, contro il collegio (1)

nel

:

Albertino di Piacenza nerale

Haynau

:

il

— Macello di vescovi e preti ungheresi operato dal ge— Condannate ai lavori forzati 10 persone

papa tacque

spettabili di Civitavecchia, perchè cantavano

ri-

il

Te deum quando fu proclamata

9 febbraio '49 (National, 28 marzo '51) „. E nel Pacco X: temporale del papa, il Gesuitismo, la corruzione del clero, ecc., preparano gli elementi di nuove guerre religiose in Italia, Inghilterra, Francia, ecc. La nuova guerra religiosa [sarà] più fiera e schifosa delle passate, poiché non animata dal fanatismo, ma per solo affetto d'interessi temporali, coperti dal

repubblica ai

la

11

manto delle credenze „.


VINCENZO GIOBEETI

IL COSTITUTO DI

,

Ile

939

guerre che rispettavano il Trentino e Trieste, e da ogni idea

che non fosse sua „

(1).

Eppure ben presto il Gioberti doveva ricredersi delle sue illusioni monarchiche, come si era ricreduto delle sue illusioni ponti" Ceux qui Font approché dans les derni ers ficali e guelfìstiche :

(1)

Mazzini, Scritti, Milano, 1898, voi. VII,

lunnie contenute nel Gesuita moderno

!

Il

p.

144.

Non poche sono

Gioberti poi non pago

di

le

ca-

lanciare

sue invettive contro repubblicani e chiericali, che allora rappresentavano i due opposti estremi, lanciò i suoi fulmini contro i suoi cooperatori stessi e i suoi amici... Veggansi gli Autografi, Pacco X, dove si trovano frasi simili: * Tutto ciò che dice V. E. quando parla a' buoni Italiani della sua brama di riscossa è solenne impostura, per cancellare la memoria, e render incredibile la sua condotta a Napoleone]. Come può credersi alle parole di chi le ha smentite coi fatti ? „ "La sola parte di democratico che abbia Caio si è il fare all'amore non colle dame, ma colle contadine. Invece di rendere popolare la Corte, ha " reso il postribolo „ Caio più scostumato e scandaloso di tutti li suoi antecessori. E in un secolo che non sopporta, e rende più inescusabili le scostumatezze. Come potrà far sacrificio per la patria ? La dissolutezza rende l'uomo egoista e vile. Chi pose la sua felicità nelle voluttà del corpo non può amare la patria „ — " Il regno costituzionale combacia in Piemonte colla dissoluzione dei costumi e cogli scandali. Caio e M[assimo] d'A[zegliol ci danno degli scandali ignoti all'età passate. Fanno del regno un bordello. Cattiva commendatizia per la libertà e la democrazia che il dispotismo si fosse più costumato. L'Univers e "Vi sono uomini posti Solare d[ella] Margherita] non han tutto il torto » fuori di luogo, massime a questi tempi, che appartengono a altri stati e altri Caio saria un ottimo secoli. Trasibulo saria fatto per essere uno scherano gladiatore, e avria adempiuto l'ufficio di Mastace, senza stancarsi, anzi stancando Messalina „. E l'abate continua un pezzo su questo tono contro i suoi stessi collaboratori ed amici. " Gli italiani non sono, io credo, acconci a ricevere per capo un p. invece di un p. „. In tutte queste parole il Gioberti mole

—

—

•

— :

strava di aver perduto, durante di spirito.

suo ultimo esilio nel 1852, ogni serenità

il

Su Vittorio Emanuele II, vedi Bebsezio V.,

Emanuele II, Torino, 1878-80, v. I Milano, 1880

;

Gori

A., Il

;

Massari,

Il

Regno di

Vittorio

La vita ed il regno di V. E. II,

Risorgimento italiano, Milano,

s. d.,

che scrive a pa-

ma senza premeditazione, ne umor nero, rozzo ma non volgare, voluttuoso ma non effeminato, alla mano, ma pieno di dignità e di fierezza, religioso, ma coll'intuito felice del limite dove finisce l'obbligo del credente; smanioso di cimenti guerreschi, ma capace di contenersi, speranzoso nella Provvidenza, ma non fatalista, franco senza

gina 128

"

:

Coraggioso come

Carlo

Alberto,

imprudenza, astuto senza doppiezza, galantuomo in tempi di regi spergiuri, scrupoloso dell'ufficio costituzionale

ma abile a conoscere quando il voto reale

del paese soverchiasse quello legale, insuperabile nell'apprezzare prontamente

uomini e tempi, buono, generoso, magnanimo sempre ». Cfr. Fausto, lire VitEmanuele nella sua vita intima, bozzetti, Roma, 1878.

torio

Il

Risorgimento Italiano.

— IV.

61


940 u u

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

—

— scriveva Giuseppe Montanelli nel 1856 peuvent témoigner qu' il est mort dans la foi républicaine „. E Giorgio jours de sa vie

Pallavicino, scrive: Il

u

il

quale fu il confidente dell'ultima ora del filosofo,

Morì repubblicano „ (1).

Gioberti non fu mai, in realtà, monarchico,

come non fu mai

per trentanove anni della sua vita nella fede repubblicana, disperò che col solo popolo (come sosteneva il Mazpapista. Vissuto

zini) si fosse

potuto formare l'Italia. Tentò allora di servirsi, come

di strumenti di rigenerazione, del Papato e del regno di Savoia, e

quando si accorse o sospettò che Pio IX e Carlo Alberto fossero incapaci della grande opera non esitò a riaffermare la sua fede

repubblicana, nella quale era vissuto, e nella quale volle morire.

Tra i manoscritti inediti del filosofo si trovano prove evidenti della verità di ciò che il Montanelli e il Pallavicino avevano affermato : il

Gioberti morì veramente repubblicano. Egli volle sempre la

patria e niente altro, libera e indipendente. Questo

il

suo

fine.

I

mezzi li assaggiò tutti, e andò via via esplicando quali ne fossero le utilità e quali gli inconvenienti. Solo non volle a nessun patto il reggimento assoluto da una parte e l'anarchia popolare dall'altra, e con ira acerbissima, ma giusta, si scagliò contro la setta dei municipali, ostacolo principalissimo all'unità nazionale. Repubbli-

cano per educazione e per sentimento, tale rimase sempre anche

—

1850) in cui fu, o sembrò il capo del partito monarchico italiano. Egli del papato e della monarchia volle fare strumento di rigenerazione patria, ben sapendo che le imperscrutabili vie della provvidenza e della storia avrebbero poi portato a quella forma di governo che gli sembrava potesse unica e sola corrispondere alla realtà dei tempi e degli uomini ed alle idee della ragione e della scienza. Anche il repubblicano Mazzini nel u 1831 aveva scritto a Carlo Alberto di Savoia Ponetevi alla testa della nazione, e scrivete sulla vostra bandiera: Unione, Libertà, Indipendenza Proclamate la santità del pensiero Dichiaratevi

nel decennio (1840

:

!

!

vindice, interprete dei diritti popolari, rigeneratore di tutta l'Italia!

Liberate la patria dai barbari

!

Edificate l'avvenire

nome ad un secolo Incominciate un'era da voi !

!

!

Date il vostro

Siate l'uomo delle

generazioni! Siate il Napoleone della libertà italiana

(1)

Montanelli, Le parti national

Paria, 1856, p. 7. Il

italien,

ses

!

La umanità

vicissitudes et ses

espérances>

Piemonte nel 1850-51-52. Lettere di Vincenzo Gioberti a Giorgio Pallavicino, Milano, 1875, p. 374.


-

IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

941

tutta intera ha pronunciato: i re non m'appartengono; la storia ha consacrata questa sentenza co' fatti. Date una smentita alla storia e alla umanità costringetela a scrivere sotto i nomi di Washington e Kosciuszko, nati cittadini: v'è un nome più grande di questi; vi fu un trono eretto da venti milioni d'uomini liberi :

che scrissero nella base:

A Carlo Alberto, nato Re, la Italia ri-

Che sarebbe quando tutti vi s'annodassero intorno, quando tutti usassero la loro influenza a prò vostro, quando tutti nata per lui

vi cacciassero

piedi le loro vite per pagarvi del benefìcio d'aver

a'

creata un'idea sublime, d'aver somministrato all'universo un nuovo tipo di grandezza, la virtù sul trono „

(1).

Avversario del Mazzini intransigente del 1849, il Gioberti fu il vero discepolo del Mazzini del 1831 (2). Repubblicani entrambi di

(1)

Mazzini, Opere (Kd. Naz.),

v.

II,

pp. 36, 38.

Bisogna riconoscere, a onor del vero, che nel 5 di marzo del 1848 il Mazzini pubblicava a Parigi un programma di conciliazione (Associazione Na(2)

notavano queste parole * La nazionale associazione non il trionfo predeterminato di una o d'un'altra forma governativa, ma li consacra a promuovere con tutti i mezzi possibili e in accordo colle ispirazioni progressivamente manifestate dal popolo Italiano lo sviluppo del sentimento nazionale „. Nei giorni stessi Mazzini scriveva a De-Boni queste parole " Con tutta l'avversione che io ho a Carlo Alberto...., con tutte le tendenze popolari che mi fermentano dentro, s'io stimassi Carlo Alberto da tanto da essere veramente ambizioso e unificar la patria a suo prò, direi Amen „. Senza saperlo, il Mazzini assumeva la funzione etessa del Gioberti, ma solo per un momento (V. Archivio triennale delle vose " d'Italia, 1848, pp. 418 e 443). Ed il repubblicano Broft'erio scriveva Mi zionale) in cui

prefigge

a'

si

:

suoi sforzi

:

:

piace la Repubblica, l'ho detto, e torno a

mi piace nelle regioni mi piace, e mi piacerà in tutti i ripeterlo,

dove ha suolo propizio e propizio cielo Monarchi e la sacrosanta indignazione dei calpestati popoli la pongono in soglio, ma in Piemonte dove un Re ha snudata la spada per la libertà Italiana, e sta valorosamente combattendo per disperdere ogni traccia di oppressione straniera, pensare alla Repubblica sarebbe barbaro atto a cui solo applaudirebbero i barbari che ci stanno a fronte „. * Questo ;

paesi dove l'infedeltà dei

ho sempre detto, ed ho soggiunto anche, come torno a soggiungere, che mentre fo sacramento di Monarchia Costituzionale, non cesserò pur mai di gridare che questa Monarchia dee farsi democratica e repubblicana per associare quanto più si può il popolo al Trono, ecc. „ (" Messaggiero Torinese , del 1848, n. 30). Che altro voleva Gioberti? Ma egli credeva, in que' frangenti, di dissimulare

dissimulo

talvolta

la

sua fede repubblicana

ne' miei

scritti,

fino ai

fatti

compiuti

" :

Io

ma non simulo mai (scrive Gioberti nel

trattato Del buono, Capolago, 1845, p. 98) ne

si

che non risponda alla mia intima persuasione.

trova in essi pure una parola

Ma se non penso mai

il

con-


942

IL

idee, l'uno

RISOBGIMENTO ITALIANO

non guardò né a tempo, ne ad uomini, e rimase fermo

al suo ideale, inascoltato, talora maledetto dai vivi, perchè i posteri

un giorno, e ammirassero chi non s'era ripiegato mai l'altro si rassegnò alla onnipotenza dei fatti, e tentò lentamente di modificarli tanto da trarne un grado di progresso verso la libertà e l'indipendenza. Per compiere quest'opera il Gioberti dovette dissimulare, non simulare, dovette tacere, con apparente lo ricevessero ;

apostasia, parte del vero, perchè l'altra possibilmente prevalesse e aprisse la via al raggiungimento dello scopo. Desideroso di una riforma radicale della Chiesa e del papato fin da giovane, dovette

celebrare e Chiesa e papato perchè

entrassero nella via della

civiltà moderna e rispondessero ai bisogni

ed alle aspirazioni dei tempi nuovi. Avversario della monarchia e repubblicano fin da giovane, dovette celebrare e monarchia e principi, perchè la casa di Savoia, preconizzata liberatrice d'Italia dall'Austria e dai

ti-

ranni indigeni, snudasse la spada, e compisse la sua missione. I manoscritti inediti parlano assai chiaramente sull'intimo sen-

timento del Gioberti così verso il papato, come verso la monarchia. L'opera sulla Filosofìa della Rivelazione, sulla Riforma e sulla Libertà cattolica mostrano quali fossero

menti

religiosi dell'abate torinese.

i

veri e costanti senti-

E se egli avesse potuto svol-

gere le idee politiche nuove che sgorgavano dai nuovi fatti politici, si

sarebbe chiaramente veduto quali erano le vere aspirazioni del

creduto leader della monarchia in Italia (1).

Se

la

filosofìa è

una affermazione deìV individualità fra una

sintesi religiosa e scientifica

che cade e un'altra che sorge

;

se è

una coscienza del mondo presente illuminata dai raggi di un mondo futuro se è un criterio determinato di vero, fondato nella univer;

non dico sempre tutto ciò che penso perchè ogni qual non torna opportuna, il dissimulare è, non che lecito, prescritto e degno di lode. La mia prudenza come scrittore, non è però mai governata da considerazioni, che mi riguardino, ma dal mio detrario di ciò che dico,

;

volta la manifestazione del vero

bito

verso gli

altri, e

sovratutto

dall'amore

che

porto alla religione e alla

patria „. (1)

Veggansi le opere postume del Gioberti pubblicate dal Massari ed inoltre

V. G., tolica:

La teorica della mente umana, Rosmini e i Rosminiani, La libertà catFrammenti inediti pubblicati dagli autografi della biblioteca civica di Tovedranno la luce prossimamente; tansnblime ingeguo apparirà nella sua vera luce e in tutta la sua

rino, Torino, 1910. Altri scritti inediti

toché quel vastità.


L

IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

sale tradizione del passato e tendente

943

con un metodo egualmente

determinato a indagar l'avvenire, nessuno fu più filosofo del Gioberti.

ciò

Egli ebbe vero intelletto di tradizione e principalmente, per

che riguarda

dell'età

le teorie religiose

e

politiche, forte

che va lentamente maturandosi. Fu, come tutti

intuizione i

grandi

un secolo nuovo. Certo nella coscienza dell'abate torinese vi è un dramma e un tumulto desiderio di staccarsi dal passato e anelito verso un avvenire, che appare ancora indeterminato e confuso, come le cose viste a grande distanza. pensatori, profeta di

:

Provare e riprovare ogni mezzo, tentare e ritentare tutte le vie, procedere e ritrarsi, questa fu la legge della vasta mente ammaestrata dai confronti, disciplinata dalla lunga lotta, addolorata dai falliti esperimenti. Ossequioso ai fatti, il Gioberti non temette l'acu cusa di opportunista. Nel 1848 scriveva: La sola cosa che potrebbe distruggere questo felice inviamento sarebbe un moto repubblicano, perchè la repubblica accrescerebbe necessariamente le divisioni d'Italia, e scemerebbe le nostre forze allo acquisto dell'indipendenza. La Francia può essere repubblica, perchè è già una, ed è dotata di centralità forte, frutto dell'unico principato sotto cui visse per molti secoli, laddove noi non potremmo appigliarci allo stato popolare, senza rinnovare e moltiplicare gli smem-

bramenti e le scissure del medio evo „ (1). " Se la setta repubblicana prevale, siamo perduti, perchè le divisioni, invece di scemare, si

accresceranno

boli, discordi, e

funesto

il

;

l'Italia

diverrà un vespaio di repubblichette de-

prede del primo straniero che

nome

di repubblica,

come

le assalti „ (2).

"

E

quello che sveglia e seco

adduce il genio e gli scismi municipali „ (3). Ma dopo i rovesci del 1849 le cose politiche erano interamente mutate. Parlando del suo

Rinnovamento civile d'Italia, scriveva il Gioberti

u :

L'opera mia

è parte dottrinale e parte storica, o dirò meglio induttiva. Nella

prima non dico parola di repubblica, anzi espongo tali insegnamenti, che se fossero stati seguiti in Italia e in Francia, oggi niuno

penserebbe a repubblica. Nella seconda ricerco qual sarà l'esito

moralmente certo del travaglio politico che succede in Europa, e

Ma sono semplice predicatore e niente altro. Se questo è un glorificar la repubblica, l'astronomo che predice dico: la repubblica.

(1)

Rie. biogr. e cari.,

(2)

Rie. biogr. e cart., Ili, p. 81.

(3)

Rie. biogr. e cart.,

Ili,

Ili,

p. 59.

p.

113.


RISORGIMENTO ITALIANO

IL

944 l'ecclisse si

ne nero

:

dovrà dire glorificatore di esso. Io non sono ne rosso,

ma oggi la Provvidenza è rossa, perchè ordina tutto al

trionfo vicino o lontano di questo colore. Il credere di poter lottare

contro la Provvidenza e un corso universale di cose è follia. Potevasi tre

anni fa assodare per un certo tempo almeno la mo-

narchia costituzionale. Ora non è più possibile. Dico che non è più

ma per ciò che riguarda il Pie-

possibile parlando generalmente,

monte, vi ha ancora un partito non certo, ma probabile di tentarlo. Io ho consacrato un intero capitolo alla ricerca ed esposizione di

questo mezzo. Ma se esso si rifiuta, la monarchia di Savoia è per-

duta senza rimedio, e i ministri attuali o i loro figliuoli vedranno l'avveramento del mio pronostico „ (1).

Rie. biogr. e cart.,

(1)

III.

Vedremo fra poco se il Gioberti, mentre scriveva

queste linee, fosse veramente ne rosso, ne nero. Rie. biogr. e cart, p. 497. Anche nel

proemio del Rinnovamento, fattosi il Gioberti da se medesimo l'interrogazione, se fosse monarchico o repubblicano, intrepido ribatte: " Io sono ne l'uno, ne l'altro; sono italiano „. E questo per rispondere a coloro che nel 1901 volevan far

io

passare

il

Gioberti per un monarchico sfegatato. Notisi anche che nelle Ope-

rette politiche

il

filosofo distingue,

relativamente alla questione italiana,

re-

i

pubblicani pratici dai repubblicani speculativi, dicendo che solo contro quei

primi era rivolto

il

suo

sdegno,

come

quelli che

*

del continuo

cospirano,

calunniano, intorbidano, e sarebbero pronti ad abbracciare l'Italia per acconciarla alla loro guisa „ (p. 291). Scriveva al Pallavicino

* :

lo sto a meraviglia,

perchè mi rido e dei Municipali e dei Democratici „. Il Piemonte negli anni 1850-51-52, Milano, 1875, p. 351. Molto importava al Gioberti l'aver perduta poco curava la popolarità. A questo proposito egli annotava negli Autografi, Pacco T "La voce popolarità non è esatta si dovrebbe piuttosto chiamare volgarità. Tutti i grandi uomini la sprezzarono. Pericle usava la sua propria ragione, poco curando le grida e gli schiamazzi de' malviventi (Plut. in Perici., 29). Appiano dice, che Catone utila patria e gli amici,

:

cense

fu

habitus

vir

:

omnium gravissimus,

tenacissimusque propositi,

ut

qui

justum ac honestum non ex vulgi moribus metiretur, sed rectis, atque generosis rationibus (De bel. civ., II, 490). Annibale Atque, ut summattm dicam, naturam rerum potius quam splendorem famae nìsi ubi utramque simul :

,

,

stare posset spectabat (Dionis. Cass.,

Fragm.,

sempre più professione di essere che di parere

XL VII,

3).

Cellini :

Io

ho fatto

Probabilmente è l'abbozzo di una lettera questo che si trova negli Autografi, Pacco T, e che si riferisce all'ultimo esilio, benché non bene si comprendano le parole relative a Pio IX, che in quel torno faceva mettere all'indice tutte le opere del '

Gioberti ,

opera omnia

Vincentii

(Orefici,

Gioberti

5) „.

quocumque idiomate exarata

Non vorrei che alcuno andasse in collera, o che

gliermi. Si persuadano pure che qui

I,

il

sig. L.

tornasse

:

a sce-

non si tratta di me, ma della cosa più poco mi importerà

sacra, la religione e la patria. Io fra poco sarò cenere, e


IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

945

Nelle pagine inedite vergate nel 1852 il Gioberti è più esplicito

sopra le proprie idee degli ultimi momenti della sua vita travagliosa e feconda.

Era tutto un edilìzio politico, creato dalla sua mente nei giorni sconsolati del primo esilio, quello che

il filosofo aveva visto nel aveva assistito, per colpa degli uomini, alla rovina dell'impresa italiana, al rincrudimento della servitù e della tirannide, al restringersi del Piemonte in sé stesso e nelle misere gare municipali, quasi dimentico della propria provvidenziale missione. Il G-ioberti aveva sacrificato tutto sé stesso al sogno, aveva ad esso dedicato ogni suo pensiero, ogni suo studio, si era trasformato da metafisico in politico, e aveva perduto amici, popolarità ed in ultimo anche la patria. S'era visto nel 1849, come se avesse terminata l'opera sua, buttato da parte quasi un inutile ingombro. Fremendo, si mantenne nell'ultimo esilio, dove i suoi

1849 crollare intorno a se

:

mondo. E in quel poco di vita che mi resta, non ho altre mance da promettermi che i dolori. Ma egli è lungo tempo che io ho lasciato di sperare nella gratitudine dei potenti. Non ho mai ambito onori ne carichi, e ora non gli desidero, perchè mi sarebbero di peso e non di acquisto. Ho persino deposto la speranza di riveder la mia patria. Morir esule senza visitar l'Italia, senza veder Roma, senza baciar pure una volta i piedi di Pio. Da gran tempo la mia vita è cresciuta al dolore, che or mi pesa meno, perchè quasi immedesimato alla mia natura. 11 solo conforto che provo è di dire il vero, ancorché doloroso e negato. Ci resterò forse sotto, ma sarò di ciò che avverrà a questo

come Curzio nella voragine „. Si cfr. tuttavia nei Rie. biogr. e cart. una

lieto

lettera al Massari del 25 febbraio 1852, in cui è detto:

" Se dovrò abbandonare questo paese, sarò forse costretto a ripatriare, perchè a vivere in Inghil-

mie finanze, il clima del Belgio mi spaventa e la

terra non bastano le

Sviz-

zera può d'ora in ora diventare un soggiorno troppo precario „. Egli temeva

dopo i casi del 2 dicembre, e il giudizio che ne avea portato nei suoi Roma si veda Balleydier, Roma e Pio IX, Firenze, 1847 e Storia della rivoluzione di Roma, Quadro religioso, politico e militare dell'Italia negli anni 1846 a 1850, Livorno, 1851 Balmes, Pio IX, Firenze, De Boni F., 1857 Beghelli G., La Repubblica Romana del 1849, Lodi, 1874 lo sfratto scritti.

Sulle condizioni di

;

;

;

La congiura di Roma e Pio IX, Losanna, 1848 sanna,

1847, voi. Ili;

;

Cronaca, Lo-

Così la penso.

Castagnola, Storia di Roma dal

1"

giugno

30 giugno 1849, Roma, 1876; Castaldi, Pio IX e i suoi tempi,

1846 al

Roma, 1882;

IX et de son pontificat, Paris, 1877 Margotti G., Le vittorie della Chiesa nel primo decennio del pontificato di Pio IX, Milano, 1857; Maguire G. F., Roma, Il suo Sovrano e le sue Istituzioni, Firenze, 1858; Tesi Passerini, Pio IX e il suo tempo, Firenze, 1879; Del Cerro E., Roma che Saint- Albin, Histoire de Pie

ride,

settantanni di satire (1801-1870), Torino, 1904.

;


.

946

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

amici stessi l'avevano, con mal celata diplomazia, incamminato. u

Io sono pieno di dolore

— scriveva —, ma benedico la Provvi-

denza di avermi rifatto esule. E capisco perchè cotesti signori abbiano messo tanta premura ad allontanarmi „. Come Tacito u diceva di Agricola, egli ripeteva a sé stesso Beatus futura :

u

effugisse „

(1).

Nello scatenarsi imaginario di sospetti che gli affollavano l'a-

nimo nel 1852, il Gioberti fu ingiusto e con se e con gli altri e non vide che imminente rovina. Qual meraviglia adunque se non potè, parlando di quel tempo e di quegli avvenimenti che furono tanta e così dolorosa parte della sua vita, serbarsi imparziale? u

Que de rage dans ce coeur — scriveva il mite Silvio Pellico — ce qui me donne des craintes. Car l'esprit de baine est

" Voilà u

tout l'oppose de cet esprit de bonté et d'amour qui constitue le

u

vrai Chrétien „

— vivea

" Tristi giorni

(2).

— testimonia G-iorgio Pallavi-

povero Gioberti, e nelle ore notturne non poteva chiudere occhio. Tormentavalo una veglia incessante, contro cui

cino

il

i più potenti narcotici. I quali operando sul cagionavano all'infermo stranissime allucinazioni „ (3).

riuscivano inefficaci cervello,

Violenti erano state le invettive che il filosofo aveva scagliate

contro gli uomini del suo tempo nel Rinnovamento, nelle pole-

miche col Rattazzi, col Gualterio, col Dabormida, col Pinelli, coi municipali. " Di una sola cosa deggio chiedere perdono scriveva il Gioberti — cioè di avere scritto debolmente di non aver vituperato gli errori che perdettero l'Italia, con energia condegna ai mali che partorirono. Se dovessi scriver di nuovo sarei più veemente „ (4). E V Ultima replica ai municipali era stata da lui

—

:

stesso distrutta per la sua irruenza terribile!

Piemonte nel 1850,

(5).

(1)

II

(2)

Pellico, Epistolario francese, Torino, 1878, lettera

pp. 769-770.

p. 60.

del 31 ottobre

1852,

Con vera carità cristiana il Pellico crede qui che il Gioberti sia

in pericolo di andare ad ardere nel fuoco eterno, senza pensare che la giustizia divina è incommensurabile colla umana. (3) Il

Piemonte nel 1850,

(4)

Autografi, Pacco T.

(5)

L'abate Monti ed

vuto.

il

ecc., p. 365.

Massari adempirono

"

fedelmente all'incarico rice-

La sera del 7 giugno 1852 ci recammo nella villa del signor Bocca, si-

tuata nell'amena collina torinese ed ivi, dopo averle contate, tutte le copie dell'Ultima replica furono bruciate. Esse però invece di essere 1222 erano sol;

tanto 1221

„.

Rie. biogr. e cari., UT, p. 587.

Ma ecco che cosa scrisse V. E. Da-


VINCENZO GIOBERTI

IL COSTITUTO DI

sembrava che

Li

gli

947

uomini fossero ormai inetti alla grande

ìa della patria:

1876, p. 47 e segg. " Mi due egregi amici dell'abate Gioberti eseguirono la commissione loro affidata con gelosa cura. Ma dalle carte di mio padre ricavo la certezza che nell'abitazione del Gioberti in Parigi alla sua morte ne furono trovate nove copie. Queste nove copie furono offerte nell'anno 1857 da

bobmida nel V. G.

consta che

il

chi le possedeva a

piego.

e il

libraio e

generale Dabormida, Torino,

:

i

mio padre, chiedendo da lui il patrocinio per qualche im-

Una offerta siffatta non poteva essere accolta,.

Nella notte dai 25 ai

26 di ottobre dell'anno 1852 Vincenzo Gioberti moriva. Scrive il canonico Bens nei suoi Appunti inediti:

" Il giornale francese " des Débats B il giorno 27 otamarissima della morte di V. G. a Parigi, d'un coup d'apoplexie foudroyante. Aeternam il li laetissimamque Dominus det Requiem. Una lettera del Conte Villamarina ambasciatore nostro, al presidente dei Ministri, Massimo d'Azeglio, dice essere il Gioberti stato ritrovato la mattina del 26 inginocchiato e morto col crocifisso in una mano e cogli occhiali nel['Imitazione l'altra; aperti sul letto della sua morte si ritrovarono due libri di Cristo cioè il Kempis ed i Promessi Sposi del Manzoni. Il parroco di

tobre 1852 dà notizia

,

:

Saint Louis d'Antin a Parigi, suo confessore, attesta che

tava i Sacramenti e la preghiera nella cetto „.

Ministero

Il

Sardo

provvide

il

Gioberti frequen-

sua chiesa, ed ei ne avea gran con-

ad assicurare

le

carte

di

Stato con

quest'atto, dove si accenna a copie rimanenti dell' Ultima replica ai municipali: "

La Signora Teresa Gioberti erede

dal

parroco

di

Sant'Agostino

delle

del

Sig.

Vincenzo

intenzioni

del

Gioberti,

Ministero

(in

informata conformità

degli articoli 15 e 16 del Reg. di S. M. per le Segreterie di Stato del 29 gen-

naio 1742) rispetto alle carte concernenti affari di Stato, che trarsi fra

risce di

i

manoscritti ed altri

effetti lasciati

dall'illustre

possono incon-

suo Cugino, ade-

buon grado alle medesime, e consente in conseguenza che nell'atto in

cui saranno,

coll'intervento

del

Console Cancelliere

sardo in Parigi,

tolti

i

Bue de Parme n.o 3, piano 2°, ultimo domicilio del defunto, esso console in un col di lei procuratore ed alla propria di lei presenza proceda all'inventario nei modi voluti dalla legge, e

sigilli stati

si

apposti all'appartamento della

separino quindi tutte

le carte,

manoscritti, corrispondenze epistolari,

etc,

per essere riposte senza speciale esame in una o più casse particolari.

Queste casse dopo essere

state

chiuse a doppia chiave (una delle quali

sarà rimessa alla Sig. a Teresa Gioberti e l'altra sarà ritenuta dal Console Can-

munite dei sigilli della Legazione e di quelli della Erede saranno Console suddetto per essere da lui spedite in Torino all'indirizzo del sig. Teologo Ponsati parroco di Sant'Agostino. Jl Console Cancelliere assisterà la Signora Erede per l'inventario della Biblioteca, la quale sarà riposta iu altrettante casse da spedirsi a Torino a diligenza della medesima. Le casse staranno ferme in dogana fino all'arrivo della Erede, la quale prega intanto il Governo di volerla francare dai diritti di dazio. * Riguardo ai mobili, quadri e altri effetti, che si ritroveranno nella Casa mortuaria, la Signora Erede ove non trovi un conveniente prezzo in Parigi prega il Ministero affinchè abbia la compiacenza di farli ritirare intanto nel celliere) e

ritirate dal


948 "

BISORGIMENTO ITALIANO

IL

L'incapacità dei ministri riguardo al Piem[onte] mostra che sufficienza

avrebbero per un regno più esteso. Coloro che non seppero finora in quattro anni di pace ordinare Italia?

il

Piem[onte],

come potranno meglio giovare l'altra

— Ministero d'instruzione pubblica. — Avvili[me]nto

del Piemonte.

— Nullità per

la

politica

sono in Italia e

la

presenza di un padrone forestiero non bastassero alla

sua miseria, un giornale,

estera

che

si

*

Come

se

tante

le

divisioni

che

pretende autore di libertà, suggeriva di

formare un nuovo regno, e di darlo oltre l'Austria, avessimo ancora

„.

al principe di

Leuchtenberg, affinchè,

in casa la Russia.

Può darsi che il prin-

palazzo di quella Real legazione, finche sia in grado

di

farli

trasportare in

Piemonte.

Riguardo alla cassa contenente i manoscritti, la Signora Erede è disposta a consegnare al Ministero quelle carte che

concernono affari di Stato e che

come tali devono tornare in sua proprietà. "

In ordine a quelle che potessero riferirsi ad affari politici, Essa è altresì

disposta a consegnarle quella

al

Governo, mediante però, quanto a queste ultime,

retribuzione che sarà fissata di buon accordo.

L'apertura della cassa

Torino in presenza della Signora Erede e coll'intervento di persone di fiducia così per parte della medesima come per dei manoscritti

si

farà

in

parte del Ministero. Esse dovranno procedere in seguito alla minuta disamina e separazione delle carte manoscritte, etc. etc, onde stabilire

cordo

quali di esse carte debbano venire

rimesse

al

di

comune ac-

Governo, e quali do-

vranno rimanere in proprietà della Erede. Intende la Sig. a Erede che

le cor-

rispondenze epistolari siano restituite ai rispettivi autori seppure sono in vita e sarà conosciuto

il

loro domicilio, e nel caso contrario che le medesime siano

consegnate alle fiamme.

Ove si trovino tuttora presso il defunto autore alcune copie dell'opuscolo Ultima replica ai municipali, esse dovranno essere scrupolosamente raccolte e quindi rinchiuse nella cassa dei manoscritti, all'apertura della quale intende l'Erede che siano intenzioni

immediatamente consegnate al fuoco

manifestate

dall' illustre

trapassato.

Tali

in

conformità delle

essendo

le

intenzioni

espresse dalla Signora Teresa Gioberti ed accettate dal Ministero degli affari esteri, le parti si sottoscrivono, perchè

rimanga così autentica prova dei presi

concerti. '

In fede, Torino, 28

novembre

1852. B

"

il

Teresa Gioberti.

Pel Ministero

primo Uffiziale degli affari esteri Jocteau.

*

Luigi Bartolomeo Cravoglio, testimone.

*

Paolo Camillo Gruvier, testimone. Cav. Giuseppe Bertinatti, seg. aggiunto „.

'

Dopo molte polemiche, la cernita delle carte fu fatta dall'avv. L. Muratori, da Carlo Trombetta, dal teologo Baracco e dal Massari.


IL COSTITUTO DI

di Leucht[enberg]

•cipe

-

949

o qualcuno de' suoi partigiani abbia

dei

giornali

ma non credo che... n (1).

vvisionati,

(I) Autografi, il

VINCENZO GIOBERTI

Pacco X. 11 Gioberti si era dimesso da presidente del Consiglio Il 26 marzo 1849, dopo l'infausta battaglia di Novara.

20 febbraio 1849.

Rattazzi stesso consigliò l'immediato scioglimento della Camera „ {Autografi, Pacco T). Si compose immediatamente un nuovo governo sotto la presidenza del

I*De Launay con Della Rocca rita (giustizia),

Mameli

(guerra), Pinelli (interni), Nigra (finanze), Demarghe-

titolo di ministro, accettava

presto

Galvagno (lavori pubblici). Gioberti, col una missione a Parigi, dalla quale si ritraeva ben

(istruzione),

per ritirarsi a vita privata.

Succedette

il

ministero

presieduto dal

Galvagno (interni), Siccardi (grazia e giustizia), La Marmora (guerra), Nigra (finanze), Mameli (istruzione), Paleocapa (lavori pubblici), Di Santa Rosa (agricoltura). Il ministero attaccato così aspramente dal Gioberti é appunto quello presieduto dal D'Azeglio, che durava ancora nel 1852. Nel luglio e nell'agosto di quest'anno accadevano i fatti a cui accenna il Gioberti in queste due note del Pacco X " Thiers autore della spedizione] di Roma, D'Azeglio

con

:

festeggiato in Torino. Difetto di dignità. Orleanisti

francesi, che proteggono Piemonte, e ne parlano come di cosa propria. Ricattazione di persone. 11 conte Costa condannato i vescovi di Savoia e il maresciallo della Torre, che scrissero peggio, non inquisiti „. Nell'ottobre del 1852 veniva libelo statuto del

;

rato dalle carceri Pietro Leopardi, mentre in Piemonte eran ministri D'Azeglio,

Pernati (interno), La

Marmora (guerra), Farina (istruzione), Paleocapa (lavori

governo piemontese non fece nulla per Dovette la sua liberazione all'appoggio dell'Inghilterra. Viltà. D'Azeglio ,. Il brano relativo al Lenchtenberg si trova nel pacco T. Cfr. Rie. biogr. e cari., Ili, 609. Lett. ai Massari del 10 ottobre 1852 " Tanto lieta quanto inaspettata mi giunge la notizia che mi date del nostro povero e buono e caro Leopardi. Il re di Napoli vuol morire, poiché si è risoluto a un tale e tanto miracolo di clemenza „. E il 20 agosto aveva scritto " Non posso dirvi quanto mi abbiano consolato le nuove che mi deste del nostro caro e buono e generoso Leopardi. Bisogna a ogni modo far opera per salvarlo. Sarà probabilmente dannato a morte, ma la pena verrà commutata. Non mi pare impossibile che la si muti in esilio, se l'Inghilterra e la Francia se ne fanno efficaci interceditori. Ora tocca al Piemonte l'indurre quei due governi all'opera pietosa. Il Piemonte ci è obbligato sotto pena d'infamia, poiché le disgrazie del Leopardi sono un pubblici), ecc.

Il

Gioberti annota

"

:

Il

Pietro Leopardi, benché disgraziato per causa del Piemonte.

:

:

patria

effetto dell'ambascieria

esercitata in cotesto paese, e della affettuosa

premura che ebbe per l'impresa di Carlo Alberto „. V. Gladstonk G Lettere due a Lord Aberdeen sui processi di Stato del Regno di Napoli, 1851. Esame ,

della risposta officiale del Governo napoletano,

Londra, 1852

;

Leopardi P., Nar-

razioni storiche con molti documenti inediti relativi alla guerra dell'indipendenza d'Italia ed alla

sanna, 1847;

1851

;

napoletana, Torino, 1856

reazione

Massari, Il signor Gladstone ed

il

/ Borboni di Napoli, LoGoverno napoletano, Torino,

;

Al signor Guglielmo Gladstone. Parole di gratitudine sui processi di Stato

di Napoli, Torino, 1851

;

I casi di Napoli dal 29 gennaio 1848 in poi, Torino,


950

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Le sue ire erano principalmente contro Giuseppe Mazzini ed i puritani demagogici, che accusava di aver rovinato il moto italico : Età pigmea. e sepolti: zini „.

"

pigmei

I

Leopardi

—

vengono in fama.

soli

— Ljuigi]

Uno dei vizi a cui è più

pochi grandi abbassati

I

M[assimoj d'Azeglio,

Bonaparte,

inclinata la democrazia

è

Maz-

disprezzo

il

del vero ingegno, e celebrazione della mediocrità, che fa rumore. Il nostro

secolo essendo democratico a ciò inchina. Trasibulo, [Carlo] A[lberto], Vittorio Emanuele], Mazzini, Radetzky, ecc.,

sono levati a

cielo, e tali

sono appunto la prova più cospicua delle loro nullità „.

"

lodi

L'autore delle

Memorie di un veterano austriaco sulle guerre d'Italia negli anni '48-'49 {Opinione, ottobre, 1852) fa un magnifico esso è ridotto al vero segno da

di

detzky.

Due uomini

straordinari!

proprio dell'età nostra è gnalate „

il

elogio di

Mazzini,

ma

il

vero

un elogio non meno magnifico di RaCi

aggiunga Trasibulo.

si

Carattere

collocare la grandezza nelle mediocrità più se-

(1).

1849, 2» ed., riveduta e corretta dal prof. G. Orlandi, Trani, 1895

;

Atti e Do-

cumenti del Processo di Maestà per li avvenimenti del 15 maggio 1848 in Napoli, Torino, 1851

;

Nino, Li ultimi trentasei anni del reame dei Borboni in Napoli,

Croce B., Silvio Spaventa dal 1848 al 1861, Napoli, 1898 Db Cesare R., La fine di un Regno, Città di Castello, 1900; Guardione F., Il Dominio dei Borboni in Sicilia dal 1830 al 1881, Palermo, 1901. Napoli, 1889 ;

(1)

;

Pacco X. Il grande dimenticato, secondo il Gioberti, era Gia-

Autografi,

como Leopardi. Luigi Bonaparte, Massimo D'Azeglio e Giuseppe Mazzini eran fame usurpate, come Carlo Alberto, Vittorio Emanuele e Radetzky. Si noti che l'Azeglio spesso è qui chiamato Trasibulo come Vittorio Emanuele, Caio. Anche queste note sono dell'ottobre 1852, cioè scritte alla vigilia della ;

morte del era

filosofo.

A

proposito

formata la convinzione

ritardato di quindici anni

il

che

del

Mazzini

si

egli

aveva

con

che

ricordi la

il

Gioberti

spedizione

di

si

Savoia

Risorgimento italiano {Rinnovamento civile, I, 334).

In un momento di lucido intervallo aveva lasciato aperto ai principi l'adito

per la redenzione della patria,

ma i suoi

minacciarono, tanto che

per non

nodia, Op.

II,

cit.,

egli,

530. I mali

da

lui

seguaci

perdere prodotti

lo

gridarono, scettro,

tempestarono, cantò

la

pali-

sono incommensu-

all'Italia

vengono dal Gioberti specificati nel Rinnovamento, I, 336, 338, 349 r 356,360; II, 93, 147, 180, 176, 202, 335, 461, 531, 533. A proposito " del Mazzini il Gioberti nota negli Autografi, Pacco T Errori italiani. Un uffiziale valoroso che pugnò nella battaglia di Novara, descrivendola * così conchiude Quant à la cause principale de ce désastre, elle n'a qu'un nom, mais ce nom dit tout. Elle s'appelle la demagogie. Livré à ses inspirations le Roi Charles-Albert n'aurait pas été place dans cette alternative fatale de combattre ou de tomber du tròne, de vaincre ou d'abdiquer. Il aurait combattu à son jour, à son heure, et s'il eut été vaincu, il eut gardé du moins le prastige d'un roi et le crédit d'un négociateur. La demagogie l'a rabili e

351,

:

:


IL

COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

951

Oltre ai male che i mazziniani avevano fatto all'Italia, secondo il

Gioberti, le loro dottrine avevano l'inconveniente di

conto del valore individuale 8

non tener

:

Educazione.

Necessità di fare: 1° oratori, 2° uomini di stato.

Questo

è

più importante.

ministero è

Il

il

capo più essenziale del governo rappresentativo. L'as-

semblea rappresenta il

collettivo,

il

generale:

il

ministero l'individuale, di

cui è proprio l'ingegno.

Coloro che

si

svaporano nelle assemblee.

La G[iovane] I[talia] non tien caso dell'individualità „. senno politico delle assemblee

Il

di luoghi

comuni.

è

senso comune, l'eloquenza consta

il

Non vi ha grandezza che nell'individuo. Non vi ha as-

semblea grande se non consta d'individui. Assemblee, giornali. è

lo

scritto della moltitudine. Bellua

mero.

— Ministri,

libri.

Il

giornale

multorum capitum. Polizia del nu-

— Polizia dell'ingegno — [l'individuo].

Le assemblee valgono in quanto ci è qualche grande individuo. L'assemblea costituente] fu Onorato Mirabeau. La convenzione fu Giorgio Danton, Lazzaro Carnot, Robespierre „. "

Il

mostra

renversement universe! des terres nel '52, che promettono la

loro

ignoranza.

Il

possano succedere in un anno

i

puritani,

supporre che mutamenti di 10 o 15 secoli è assurdo.

È un con centramento pratico di

un'epoca in un anno, come il tragico che concentra casi distanti in 24 ore.

8acrifié

à sa

pleine à la fois

précipitation

d'impudence

et

de coudardie et

La demagogie aime fort les rois quand ils s'en vont „ {" Revue des deux mondes „, 15 mai, 1849, p. 686) T

aujourd'hui elle entresse des couronnes. Scrive Giorgio Pallavicino

" :

Molti e gravissimi sono gli errori di

Mazzini, molte le sue colpe verso

l'Italia.

.

Giuseppe

Nel '48, egli osteggiò Carlo Alberto

demagogo non fu l'ultima delle cause che mandarono in rovina l'impresa del re v {Il Piemonte nel 1850, ecc., p. 57). Aggiunge il Gioberti nel Pacco T: " Ai primi di maggio scrisse ad Aurelio Saliceti triumviro e poscia presidente della Costituente in Roma. e l'ostilità del

"

Aurelio Saliceti ai 2 di giugno

'49, di

Roma risponde

:

Voi mi domandate perchè il governo romano non abbia aderito al vostro progetto di ragunarvi otto in diecimila uomini alla cui testa sareste voi entrato nel regno di Napoli r " Dice che l'appressarsi della numerosa oste francese non permetteva a Roma "

.

di dargli soldati „. Cfr. Pepe, L'Italia negli anni '47, '48 e '49,

Torino,

1850,

p. 248. "

Spedizione disegnata di Pepe

soldati contro Napoli nel

co' suoi Garibaldini, Siciliani e Albanesi as-

marzo '49, Mazzini la impedisce „.


952

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Anacronismo pratico. Questa è una di quelle profezie che producono il loro non adempimento. Se niuna crisi succede nel '52 ne saremo in parte obbligati a Mazzini. Nulla meglio per impedire le catastrofi serie derle ridicole

v

che ren-

(1).

Benché esule l'attenzione

del Gioberti

era rivolta sempre al

Piemonte, nel quale combatteva la gretta politica municipale e di

come unica àncora di salvezza per

cui sosteneva l'egemonia

questione italiana "

la

:

L'opposizione non vale, se non è una. Qual sarà l'unità dell'opposi-

zione] piemontese] ? L'idea liberale democratica? è piccolo e in paese piccolo...

No, perchè il Piem[onte]

L'idea nazionale? No, perchè non è la na-

Qual dunque? L'idea egemonica. Questa contiene il meglio delle Dee essere il criterio, la regola „. 8 La legge elettorale piemontese è viziosa per più capi. Lasciando gli

zione. altre.

altri,

dico che l'aprir l'adito

a tutti

gli

Italiani

ha molti inconvenienti.

fondato, che nell'egemonia del Piemonte

Mettasi

per

d'Italia.

Con chi non capisce questo vero è quasi inutile il disputare. Ora

consiste

la

salute

l'anticata divisione d'Italia, la gelosia e invidia reciproca delle varie Pro-

genio municipale, la mancanza di educazione e d'instruzione poliminima o scarsa cognizion dell'istoria, fa sì che gli altri Italiajni] s'indurranno di mal grado a dare al Piemonte alcuna prerogativa, e, se non in aperto, almeno in occulto cercheranno di contrastarla. Romani, vincie,

il

tica, la

Siciliani,

Toscani che

si

opposero

regno dell'Alta Italia. Lascio stare,

al

che le vere condizioni del Piemonte non possono essere ben note, se non a chi è piemontese... Niuno dica ch'io son provinciale, che resto d'Italia

;

poiché tutti

troppo italiano dico

appunto

è

i

amo poco

il

miei scritti mi purgano da tal accusa, e l'essere il

mio delitto appo molte fazioni.

Ma ciò che

muove dall'interesse universale d'Italia, a cui troppo cale che il Pie-

monte abbia idonei conoscitori di ciò che può renderlo forte a salvezza comune. Quando l'instituzione e la disciplina civile avrà meglio addestrati che

l'idea

gl'italiani alla vita

libera,

municipali

caso sarà diverso.

affetti,

il

e

[Vorrebbero forse i Siciliani],

i

dell'ordine nazionale prevarrà ai

Romani, i Toscani ammettere un

liano di altra provincia nei lor parlamenti?

(1)

Autografi, Pacco T.

Italia nel (2)

Si confronti ciò che

il

Gioberti dice della Giovane

Rinnovamento, I, 836-337.

Autografi. Pacco T. Si trova anche quest'altra nota

elettorale

ita-

Non credo] „ (2).

del 1848

viziosa, C.

Balbo

dice

che

C(arlo)

* :

Assemblea. Legge ne fu au-

A(lberto)

85. La dottrina dell'egemonia del Pie,. Brofferio, St. del Piem., Ili, monte si andò sostituendo nell'animo del Gioberti a quella del primato ponti-

tore


___

Nessuna speranza aveva nell'avvenire, né in Vittorio Emanuele II, i nobili sensi, ma in cui scorgeva l'indole che talvolta non si curava di resistere ai moti della natura e il contegno, che non lasciava scorgere sempre l'uomo di nobilissima razza,, ed il principe. u I suoi famigliari, i suoi intimi, il gentiluomo di cui riconosceva

sembra, o si dice, siano stati dalla sua fiducia posti in grado di conoscere come [il re] piegasse allo ardore del suo temperamento,

che lo portava alle passioni affettive; però

se,

come uomo, ne

subiva l'impeto e come gran signore ne trattava, ne sopportava le

conseguenze, non permise mai che queste influissero sui suoi

Sovrano. E se, fedele alle tradizioni della sua Casa, era

uffizi di

conseguente della

credenze religiose, in molte solenni circostanze

alle

sua vita, seppe, come Principe e Principe costituzionale,

adempiere intieramente ai suoi doveri verso il popolo, e di questo,

come dichiarava, rendeva conto soltanto a Dio... Questo Re, non letterato, nell'apparente taciturnità delle visite

mattutine

a'

suoi

fumare del sigaro, nelle lunghe attese delle poste ed agguati di caccie, soleva, o certo ne doveva avere l'abicavalli, nello ozioso

tudine, pensare, mulinare, meditare „ di aver

Gioberti che credeva

(1). Il

da lui e dai suoi ministri, principalmente dal D'Azeglio e

dal Pinelli, avuto non lievi torti,

non ebbe, negli ultimi momenti

della sua vita, nessuna serenità di giudizio, nessun retto intuito

dell'uomo e delle sue azioni presenti e future. "

È passato, Sire, il tempo, in

cui

i

Bacine e

i

Vauban morivano di

dolore per aver ricevuto uno sguardo bieco dal principe. Oggi della

monarchia è spento,

doro,

si

stato

sì

recano a laude... Se io posso citar

bene

e

colla stima dei

il

prestigio

non che tornare a dis-

e le disgrazie di corte,

me stesso... Io non sono mai

buoni cbe dappoiché... Grazie,

Sire,

mi

avete prolungata la vita „.

ficaie. Il Piemonte,

secondo la sentenza del Balbo, doveva essere la Macedonia e

la Prussia italiana.

Di lì il disegno, che fece l'abate torinese, e che meriterebbe muovere sulla Toscana a ristorarvi con le armi il trono

di venir illustrato, di

che

granducale, disegno

cagionò

la

caduta del Gioberti da presidente del Questo disegno era condiviso dai

consiglio de' Ministri (20 febbraio 1849).

Cavour.

Il

Gioberti

conferimento

dei

si

riferisce

diritti

manifestamente al decreto, che provvedeva al

civili e politici

agli Italiani riparati nel

regno,

il

quale precedette l'inaugurazione della quarta legislatura. Gori A., Il risorgi-

mento italiano, Milano, 8. d., p. 114. (1) Ferraris L., Ricordi su Vitt. Emanuele (1899), v. ni, p. 738.

li,

in

"

Riv. storica, del

ris. it.

»

-


954 *

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

— Scuso Vittorio] E[manuele] — Nuovo

Azeglio a mio riguardo

principe.

Non sapeva che

io

mi era incomodato per suo padre, e ricam-

biato di slealtà e d'ingratitudine.

L'animo suo nobile avria riparato tale

Ma il torto più grave fu quello di Pinelli „. * Deve il principe non solamente esser buono, ma ancora far buoni gli

ingiustizia. Azeglio tacque.

altri :

come quella squadra che adoprano gli architetti, che non solamente

in sé è dritta e giusta, ma ancor indrizza, e fa giuste tutte le cose a che Corteggiano], 4. Caio non che essere una Oggi i principi sono esempio e modello di corruzione „. 8 Voi dite, Caio, che non farete come il padre e non vi lascierete cac-

viene

accostata. Castiglione],

squadra...

ciare a 0[porto]. Voi fate

i

come Napoleone]?

vostri meriti ve ne preservino? Quali sono essi? n u

Credete

vostri conti senza la Providenza.

Iddio abbia fatica a farvi sbalzare dal soglio,

che che

i

.

La dissolutezza di Caio toglie autorità a ciò che fa contro le usurpaRoma. I gesuiti se ne prevalgono. Così anche quella dell'Azeglio.

zioni di

non hanno alcun garbo a frenare le usurpazioni dei quando i loro costumi fan credere che il facciano per empietà „. " Caio ha una lista civile di 4 milioni; 2 milioni pel resto della fa-

Ministri e principi chierici,

miglia „. u

Colla

lista civile,

che

si

dà a Caio,

esercito atto a redimer l'Italia "

si

un immenso

potrebbe pagare

„.

C[arlo] A[lberto] migliore di Caio, perchè avea religione, che, se ben

mal intesa, serviva di freno... „. " Ancorché Caio restasse in fede, che fiducia si può aver nell'esercito ? I capi

nemici della libertà e

d'Italia.

Nulla

si

fece per educarli

alla vita

Lam[armora] ha paura dei repubblicani; non volle Lombardi: Monti. Ma che ci siano dei nemici della libertà non importa n (1). libera. Il

!

(1) Autografi,,

Pacco X. Accenna nei passi precedenti al proprio ultimo voPinelli. il D'Azeglio e principalmente P. D.

lontario esilio, di cui incolpava

Era stato il Gioberti che si era offerto di entrare nel ministero, quale misenza portafoglio, per impedire che il Pinelli ne uscisse, e il Pinelli voleva uscirne assolutamente, perchè ne a lui, ne al Delaunay veniva fatto

nistro

di costituire

il

ministero; e la Camera aveali

fischiati. In tale circostanza

il

andava dicendo: che non si riconosceva più — che non avea più la testa <t casa che non sapeva più parlare, ecc. e piangeva, sopraffatto dallo sdegno e dal dolore. Poiché si conobbero le intenzioni del Gioberti, il ministero fu subito costituito, mercè la popolarità di lui e al Gioberti, nominato ministro senza portafoglio, venne offerta la legazione di Parigi per invocare gli aiuti di Francia. Gioberti, quando accettò, mise due sole condizioni Pinelli

—

—

;

;

:

che gli sarebbero state spedite senza ritardo le istruzioni occorrenti, e che qualora si mandasse taluno a Londra per le pratiche della pace, la scelta dell'oratore sarebbe

fatta d'accordo con lui. Il Pinelli accolse il partito, anzi promise che sarebbe stato in sua balìa l'andare egli stesso a Londra, se lo


COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

IL

955

L'abate piemontese aveva intuito che la morte di Carlo Alberto a\veva nobilitata la sua vita:

stimava opportuno. Le istruzioni non furono mai spedite, benché chieste iterataIl soccorso francese, offerto, venne rigettato. E si mandò il conte Gallina mente. m< n pieni poteri, per trattare non solo con Inghilterra, ma con Francia. Gio-

trasmise subito

rti

suo congedo, e scrisse al Pinelli varie lettere di mo-

il

rato risentimento, all'ultima delle quali i

il

non rispose. E d'allora in Da tutto ciò risulta evidente-

Pinelli

non diede più segno di vita al Gioberti

iente che l'unico scopo della legazione parigina era l'allontanamento berti dal Piemonte. il

Il

Piemonte negli anni 1850,

sacrifizio dell'infausta

pace con l'Austria,

ecc., pp. 337-8.

"

di Gio-

Consumato

deputato generale d'Avernoz

il

aveva persino avuto la temerità di chiedere ragione in pieno parlamento della " mutata bandiera ,; e la fazione retriva e chiericale, nei lutti della patria, accresceva imbarazzi al governo, sognando i prischi ordini; che la fortuna e l'opera dei democratici eransi indebolite che a Gaeta e poscia a Roma — arrotavansi armi liberticide, che il malcontento e il sospetto nelle plebi ingrossavano „. Il governo sardo fin dal 25 febbraio 1850 presentò una

—

;

proposta di riforma della giurisdizione e delle prerogative ecclesiastiche, che

comprendeva 1° abolizione delle giurisdizioni ecclesiastiche 2° abrogazione 3° restrizione delle delle immunità di asilo nelle chiese e nei luoghi sacri :

;

;

sanzioni penali per l'inosservanza delle feste religiose

donazioni

fra' vivi

;

4° divieto di accettare

o per disposizioni testamentarie, senza averne prima otte-

5° impegno di presentarsi una legge che regonuta solenne facoltà dal re lasse il matrimonio (Leggi siccardiane). Con patente ingiustizia il Gioberti chiamava la politica di Vittorio Emanuele con Luigi Bonaparte una congiura contro la ragione. Autografi, Pacco X: " L. B. e V. E. congiurano nell'odio del Nous „. Nel Paoco T è detto * Coloro che mi avean mandato a Parigi per isin attirali, credean di potere indennizzarmi del nuovo esilio e compensarmi della perduta libertà con danaro, offrendomi pensioni e badie, ne prevedevano il mio rifiuto. Non si può antivedere ogni cosa anche gli uomini più accorti e oculati (e il ministro Delaunay era oculatissimo) son soggetti a sbagliare. La mia assenza gustava loro, ma avrebbero almeno voluto usufruttuare quel ;

:

:

po' di nome che

—

mi restava. Giacomo Durando mi

offerse

la

presidenza di

un'adunanza per le elezioni, e mi chiamò l'iniziatore del risorgimento italiano. Questa è l'ultima volta che venni onorato di tal titolo dai conservatori. Rifiutai dicendo che. ... „. Cfr. Chiala L., Ricordi di Michelangelo Castelli, Torino, 1888 G. Carcano, Lettere di Massimo D'Azeglio a sua moglie Luisa ;

1880

;

G. Massari, Il Generale Alfonso La Mormora, Firenze, De Donati G., Della vita e delle opere di Massimo D'Azeglio, Bologna,

1866

;

Ricotti E., Della vita e delti scritti del Conte Cesare Balbo, Firenze, 1856;

Blondel, Milano, 1870

;

Saredo G., Federico Sclopis, Des Ambrois, Notes et souvenirs, Bologna, 1901 Torino, 1862. Alle polemiche col Dabormida e coi dabormidiani il Gioberti accenna nei suoi appunti inediti. Pacco T, * Si doveva evitare questo pericolo, attesi i tempi che corrono, e la ;

Il

Risorgimento Italiano. — IV.

62


956

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

C(arlo) A(lberto) fece bene a morire.

Gli ultimi

un moto di virtù. Ma non sarebbe durato

necessità di concordia fra

i

liberali di tutti

in

suoi

quella

istanti

fragile

e

furono volubile

colori a patrocinio delle nostre

i

istituzioni.

Che cosa dovevo io fare dopo tali dimande? Che avreste fatto voi medesimo ? Disdirle assolutamente sarebbe paruto inurbanità verso il gen. L. che

accomunava quasi la sua causa con quella dell'amico, e ostinazione di un animo puntiglioso che non vuol rimettere nulla delle sue ragioni per compiacere ad altri, e per considerazione del bene pubblico

;

mi dichiarò ripetutamente di essere

amico del D. da molti anni, conoscere appieno l'animo suo essere lui incapace delle intenzioni che gli apponeva e conchiuse pregandomi coi termini Ne pago di ciò più efficaci di non entrare in una polemica a lui dolorosa mi fece scrivere allo stesso effetto da un altro ministro, il quale in data dei " il Lamarmora conosceva tutti i pensieri 24 di dicembre mi accertava che e gli affetti del D. e che faceva sicurtà per lui come la farebbe per se medesimo „. Aggiungeva che una polemica sarìa stata di " scandalo pubblico, e avrebbe solo approdato ai nemici dell'amico e del bene pubblico. Io non desidero, ne spero, ne temo nulla dai sardi ministri, e perciò mi credetti tanto più in dovere di usar ragionevolmente qualche arrendevolezza alla loro richiesta. Quanto più io ebbi a dolermi personal[men]te del gen. D. tanto più mi parve bello e dignitoso il trattarlo amichevolmente e rimuovere da me quel sospetto di animo vendicativo che il sig. R. mi buttò in faccia. E avendo riguardo alla qualità dei tempi e al cattivo effetto, che fanno tali polemiche, avrei usata tale benignità verso il Rattazzi medesimo, se questi non me ne avesse tolto il modo colla sua scrittura (Ma questa ragione non militava riguardo il quale si ristrinse nei termini al D. della propria difesa) passando dalla difesa alla offesa più immeritata e accusandomi di slealtà e di parlare per vendetta contro alle mie convinzioni * D'altra parte io non poteva ne accettare il giudizio propostomi, ne ritrattarmi, come i ministri avrebbero desiderato. La verità m'impediva di ridirmi r perchè io era ben certo di aver piuttosto attenuati che aggravati i torti del gen. D. La prudenza mi vietava di sottopormi a una sentenza inappellabile, ;

;

;

;

,,.

che attesa la mia lontananza,

i

maneggi notissimi e il potere degli avversari

l'influenza dei municipali sarebbe stata probabilmente pregiudizievole agli interessi della verità e della storia, di pericolo al paese

„.

" Elessi

adunque una via di mezzo, parte concedendo e parte negando delle cose che mi si domandavano (Mantenni la verità delle mie accuse per ciò che riguarda le parole e i fatti dell'avversario). Mi rimisi al parere del gen. L. per ciò che riguarda le intenzioni come di cose recondite, e comunque si creda in questa parte che l'amicizia possa far qualche velo al giudizio d'altri, niente

come di cosa occulta si elegga l'opinione più benigna e più favoMantenni la verità sostanzialmente della mia accusa per ciò che ri-

vieta che revole.

guarda le parole e i fatti

esterni,

ma il feci nei termini più gentili che seppi

eleggere „. (Procedere

contraddittorio.

Mezzi

termini. Si volle

Genova

in stato d'as-


IL COSTITUTO DI

ira.

Onde

957

VINCENZO GIOBERTI

di lui potea dirsi ciò che Tacito dice di

Otone

:

"

Eoque plus

adferebant falsae virtutes et vitia reditura „ (Hist., I, 71) (1).

ìidinis

torto maggiore di Vittorio Emanuele era, secondo il Gioberti,

ti

aver preferito Massimo d'Azeglio come presidente del Consiglio dei ministri al Cavour, che era stato lasciato interamente da parte a

II

principe] costit[uzionale] dee almeno aver

necessario a scerre

i

ministri. Or Caio che prova

tale

:

ingegno quanto è

ha fatto? Permise il Pie-

monte a M[assimo] d'A[zeglio]. Antepose questi al Cavour, cioè un uomo inetto al solo capace di riprendere in Piem[onte] il moto del '48 B (2). Come i re e i ministri imprimono la loro forma nel governo, cosi nel popolo e nella classe liberale della nazione. Mjassimo] d'A[zeglio]... rese vile

stampa imperversar altrove. Se non si accettavano le prosi dovea esser più dolci verso Genova. Se si accettavano, il Piemonte dovendo esercitar una dittatura egemonica ed esser forte, bisognava estender la misura di Genova alle città principali dello stato, e sospender la licenza della stampa per vincer gli ostacoli che la fazione dei puritani attraversa all'impresa. Io consigliai questa misura forte a Pinelli. Scioglier subito la Camera differì più giorni. I democratici avrebbero gridato, poi vedendo i sedio. Si lascia la

poste della Francia,

:

frutti, cioè la

gran

nazionalità e la

fine giustifica

libertà

salvate, avrebbero

benedetto.

Questo

anche i mezzi illegali. Si tenne la via di mezzo, che è

la

peggiore). *

Il

modo inurbano di trattar meco, voler riformar la legazione senza pure

il non darmi le instruzioni promesse „. Porgo vivi ringraziamenti alla Signora Vincenza Lamarchia nata Gioberti, che mi ha permesso di trascrivere questo ed altri importanti fram-

interrogarmi), il)

menti manoscritti del Gioberti. (2) Autografi, Pacco X. Notevole l'attributo dato al Cavour di solo capace di riprendere in Piemonte il moto del '48. Camillo Cavour dal 1° aprile 1851 al 22 maggio 1852 era stato ministro delle finanze, dall'I 1 ottobre 1850 al 19 settembre 1852 di agricoltura, industria e commercio. Il Gioberti aveva approvato il Decreto del Cavour sul pane. * Decreto di Camillo Cavour sul pane. Preludio alla libertà economica „. Si ricordi che il Cavour in questi

tempi era ancora " municipale, municipalissimo come in antico ,. Cfr. Rie. liogr. e cart., Ili, p. 609. Dice del Cavour in una lettera del 10 ottobre 1852 " Io non dissimulai il mio parere sulle cose del Piemonte, al conte di Cavour, :

nella

conversazione

che

ebbi

seco.

Gli espressi

il

mio vivo e sincero

desi-

chiamato a guidare l'amministrazione, come il solo uomo capace di ravviarla e promuovere gli interessi materiali del paese ,, Cfr. Berninzone, Raccolta dei migliori scritti e documenti pubbl. in occ. della morte del derio ch'egli

sia

conte Camillo Benso di Cavour,

Torino, 1861

;

Bianchi N.,

Il

conte Camillo di

Cavour, Torino, 1863; Massari, Il conte di Cavour, Torino, 1873 eomte de Cavour, Paris, 1877.

;

Mazade, Le


958 il

IL

governo,

altrettanto nel paese.

fece

e

RISORGIMENTO ITALIANO Il

Piemonte non fu mai meno ha lo statuto. Sotto

libero e conscio della sua dignità che oggi, dappoiché il

governo assoluto, se non si poteva scrivere, si parlava liber[amen]te dei Ora la stampa libera non serve che ad adularli.

ministri e del principe.

Le adulazioni che si stampano a C[arlo] Alberto] e a Vittorio] E[manuele] sono incredibili e passano l'immaginazione. Non si può scrivere contro l'Azeglio! ,(1). 8

Lodi date artatamente a C[arlo] A[lberto] e Caio dai democratici, per man-

tener lo Statuto. Così anche all'Azeglio, ecc. Cattivo metodo. Il fine buono, ma

noi giustifica.

Il

lodare contro coscienza indegno di un popolo libero. Più

vale a mantenere gli ordini liberi la lealtà e altezza dell'animo, che

e

i

gretti

L'evento comprovalo. Questi difetti, come molti altri, nascono

vili artifizi.

da una radice comune, cioè dal creder che la Moralità non

sia

la

base

È un gesuitismo liberale „ (2).

della Libertà.

* Grli uomini imprimono nel governo la loro forma. M. D'Azeglio ha un ingegno mediocre... e tale ha reso da 4 anni il governo sardo. Una certa

prosperità materiale, ma viltà da ogni parte. Mazzini dee farsi dimenticare consigliato dagli Orleanisti francesi.

:

Cousin. Esso

è

inutile

all'intutto, e

Piemonte

la

forma

aristocratica.

vituperoso „.

M. d'Azeglio vuole introdurre Concentrare

gli alti

dere la borghesia e

il

popolo. Suo nepotismo. Assurdità dell'impresa al dì

Va contr'acqua. Non otterrà

d'oggi.

in

impieghi nelle mani di poche patrizie famiglie. Esclu-

l'intento,

e

non farà altro che pre-

parare turbolenze e rappresaglie in Piemonte. Esso e il

il

Balbo guastarono

Risorg[imento] rendendolo aristocratico invece di democratico. Cecità dei

giornali

che non videro queste tendenze

lo favorirono. "

lità

(1)

dell' Azeglio

e

con sciocche lodi

Né solo i giornali aristocratici, ancora i democratici „.

Passo del Tocqueville su questa tendenza aristocratica contraria all'uti-

comune (T.

Autografi,

I,

p.

107-108).

Non ti pare che parli dell'Azeglio? „

Pacco X. Nella tornata del 3 gennaio 1852

discutere nel Parlamento

il

si

(3).

era preso a

disegno di modificazione alla legge sulla stampa,

accolto con vivo disgusto dal paese. Si era votata inoltre la legge sulla for-

mazione delle liste dei giurati; dal re, nell'inaugurare la nuova sessione, non era fatta menzione della questione e delle speranze nazionali; gli intendimenti del governo nelle nuove trattative con la Corte Pontificia erano riusciti si

spiacevoli e odiosi.

Rimaneva unica ancora di salvezza, per le idee liberali, lo

Statuto.

Pacco X.

(2)

Autografi,

(3)

Autografi, Pacco X. Anelli, Storia d'Italia dal 1814 al 1863, Milano, 1868,

Stavano innegabilmente a prò d'Azeglio l'ingegno, il buon volo condannavano la troppa timidezza negli alti negozi di Stato, la paurosa pazienza ai voleri d'Austria e di Francia, l'alienazione antica ma nota dalle libertà costituzionali, il sentimento universale ch'egli fosse v.

Ili,

p. 35.

lere, la

"

probità;


!

_ 1

VINCENZO GIOBERTI

IL COSTITUTO DI

Mazzini.

Lega dell'Azeglio

mentre l'Assanti

959

coi Mazziniani. Tolleranza

e altri benemeriti

si

verso

di

loro,

esiliano. Politica non meno vile,

che

inetta „ (1). "

M. d'A[zeglio] negò impieghi

Tale severità catoniana non di scandali

a causa

al Rjebizzi]

saria aspettata

si

dei

suoi costumi.

da un ministro, che è causa

(2).

„

Che vista dee fare che, chi vuol ritorre alla Chiesa il matrimonio civile, lo vituperi colla sua persona come naturale? Adultero! Cotal legge non è più una riforma, ma diventa uno scandalo. Azeglio diviso esso pur "

dalla moglie. Ministri e principi scandalosi „.

Toccherebbe a M. d'A[zeglio]

"

il

correggere o almeno raffrenare la gio-

Ma con che autorità può farlo? ma i tuoi esempi.

ventù scorretta e scandalosa del principe.

— Io son giovane Io

e tu vecchio, non seguo le tue parole,

amo le contadine, come tu le ballerine „ (3).

L'Azeglio, incerto nella politica e sdegnoso di qualunque libera opposizione, nell'agosto del 1850 sfrattava Bianchi-Giovini per l'intemperanza delle sue polemiche, il quale sfratto durò solo pochi mesi, che, venuto al potere il conte Cavour, il coraggioso pubblicista ebbe licenza inferiore al genio del tempo.

di rientrare in Piemonte

Il Piemonte, ecc., p. 34.

„.

maggio 1852

Lett. al Massari 20

* :

Cfr. Rie. biogr. e cart., p. 599.

L'Azeglio è certo di gran lunga inferiore

ma il suo nome suona più italiaal Cavour in opere di attività e di perizia namente in Italia e fuori. Questi due personaggi sono necessari l'uno all'altro il loro divorzio può avere conseguenze funeste. Mi meraviglio bensì del poco senno della Camera „. ;

;

(1)

L'Assanti era colonnello

divenne generale e senatore.

napoletano, poi

Causa dello sfratto fu il duello avuto col veneto Soler che in un libro su Venezia aveva espressi su Manin e Pepe giudizi, che non andavano a garbo. Dopo il duello l'Assanti andò a Parigi. Altri furono espulsi, tra i quali il Bianchi-Giovini.

del D'Azeglio

rara, Bastia, 1847 di

Gli

;

Firenze,

ultimi

Strambino,

L'espulsione del Giovini è

un grave fallo di politica ,. Sulle idee politiche

vedano i seguenti suoi scritti

si

l'opinione nazionale italiana,

suoi elettori

"

Cfr. Rie. biogr. e cart., Ili, 476.

un'ingiustizia inescusabile e

casi

1847 ; di

Torino, 1849

:

Proposta d'un programma per

Sulla protesta

Romagna, Lettera, ;

Timori

e

pel

caso di Fer-

Italia,

speranze,

1846

Torino,

;

Ai

1848.

Sulla partecipazione dell'Assanti alla difesa di Venezia: Bianchi C, Venezia e i

suoi difensori (1848-49), Milano, 1868.

Papa e la sua Corte,

Come documento della libertà di pa-

leggano Mazzini e le sue utopie, Torino, 1848; Il Bastia, 1860; Il diario di Burcardo, Firenze, 1861. Su

rola del Bianchi-Giovini,

si

M. d'Azeglio: Bianchi N., La politica di M. d'A. dal 1848 al 1859, Torino, 1884; Briano G., Massimo d'A., Firenze, 1866. Il libro Soler G., Una giustizia di D. Manin e suoi portamenti in Venezia, Torino, 1850, fu la causa del duello dell'Assanti. (2)

Autografi, Pacco X. Allude forse al diniego di impiego al Rebizzi?

(3)

Autografi, Pacco X.

gioso e

il

civile,

il

Con la legge sui rapporti fra il matrimonio reliPiemonte faceva un nuovo passo nella impresa di soppri-


960

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Sulla fine del luglio del 1852, il Gioberti riceveva un opuscolo del Castiglioni in lode di Pier Dionigi Pinelli, che era morto nell'agosto dello stesso anno. L'opuscolo si poteva considerare come un libello contro il filosofo, e veniva a riaprire una polemica che l'abate torinese

aveva felicemente voluta chiudere ordinando la dove si contene-

distruzione dell' Ultima replica ai municipali,

—

vano le sue accuse e le sue difese u Non ci risponderò scriveva il Gioberti al Pallavicino — per ora, parendomi che per la sostanza già ci abbia risposto il Preambolo, ne sarebbe opportuno di continuare la polemica mentre le ceneri del Pinelli sono ancora calde. Ma verrà il tempo della storia: e darò al Castiglioni quello che merita „. Tra gli appunti inediti si trovano gli abbozzi della risposta al lombardo (1). :

"

Castiglioni che dice che P[inelliJ morì pel dolore de' miei rimproveri, gli

perchè, s'egli era onest'uomo e amator d'Italia, dovea addolorarsi non mica delle mie parole, ma dei fatti, che gli rinfacciavo... L'Italia perduta, Napoli, Radetzky... tutto per causa sua. Supponendolo insensibile ai mah pubblici e tenero solo del proprio, voi ne fate un egoista. Dilemma:

fa torto

o egli lersi;

;

si

riconobbe per autore della caduta d'Italia, e di ciò dovette do-

o non

si

riconobbe, e dovette ridersi delle mie parole , (2).

mere i privilegi ecclesiastici. È noto però come a' 19 novembre del 1852 l'articolo

primo del disegno si respinse da 39 voti contro 38, e il governo dovette

ritirarlo intiero, differendo a Cfr.

Audisio

G.,

tempo migliore

il

trattare

Questioni politiche. Il matrimonio

e la

l'ardente

quistione.

ragion di Stato. Teorica

matrimonio e origini del matrimonio civile in Piemonte, Napoli, 1854; Boggio P. C, La Chiesa e lo Stato in Piemonte, Torino, 1854, voi. II ; Broffkrio A., Storia del Parlamento Subalpino, Milano, 1865, voi. I e II; Abbib E., Cinquantanni di Storia Parlamentare del Regno d'Italia, v. I Le Quattro prime

del

;

maggio 1848 al 21 novembre 1853, Roma, 1898. (1) Il Piemonte negli anni 1850, ecc., p. 347, lettera del 24 luglio 1852.

legislature dall'8

(2)

Autografi, Pacco X. Cfr. Lettere

inedite

di Vincenzo Gioberti a

G. Gentile (per nozze), Palermo, 1910, pp. 16-17.

che ricevetti di

me con

ieri colla dilettissima vostra. Il

benevolenza eccessiva

;

ma

"

cura di

Vi ringrazio dell'articolo

Deagostini vi parla veramente

s'inganna a credere che la passione

menomamente nel mio ultimo scritto. Essa non ebbe parte ne punto ne poco neanche negli anteriori; il che da ciò risulta, che anco nel Rinnovamento non dissi tutto ciò che sapevo ad aggravio del povero Pinelli ma la sua politica riguardo Le intenzioni del povero Pinelli furono diritte abbia influito

;

all'Italia fu detestabile;

fu la

causa

primaria della nostra rovina, e la sua

presunzione può essere scusata per gli influssi faziosi, cata. Io dico

ma non mica giustifi-

queste cose sulla tomba dello amico, come

le direi

al giudizio

Questa è la pura, purissima verità, e i posteri l'avranno per indubitata a malgrado dei panegirici e dei monumenti ,.

di Dio.


IL COSTITUTO DI Il *

VINCENZO GIOBERTI

961

Dice Castìglioni che Pinelli s'interessò per me, per la pubhlic[azione]

G. M., che mi difese in due Lettere spiritosissime nella Concordia, ecc.

i

fui grato tuttavia il Castìglioni concederammi che tali aiuti pinelnon mi bisognavano... Tuttavia gliene fui grato, se non che gli aiuti

gli i

;

che e l'amico presta all'amico, nella felicità,

si

devon dedurre dal suo con-

tegno nella sventura. Or come va che appena mutò stella,

che anche mutò

il

in

politica

la

mia

Pinelli ? Mi difese, perchè ne avea d'uopo ; quando

ne ebbi d'uopo, tacque n (1). " "

il

Mi accusa il Castigl[ioni] di esser falso profeta. Che i municipali non sappian scrivere, lo so io da gran tempo, e tutto

mondo

lo

sa; giacché da questi 4 anni

della bigoncia, della

che

stampa, del governo, non

regnano, e

hanno

sono padroni

pure

scritto

pagina che sia tollerabile, e in cui per ogni 10 linee non

una

siano venti

ci

spropositi. "

Ma che non sappiano né anco leggere,

o

almeno intendere quel che

mi giunse nuovo „ (2).

leggono,

(1) Autografi, Pacco X. Quando l'editore Bonamici di Losanna pubblicò nel Monitore bibliografico , (gennaio 1852) la corrispondenza del Gioberti relativa alla stampa del " Gesuita moderno „ il Pinelli difese nella * Concordia „ "

il

Gioberti.

TI

Castiglione nel suo opuscolo

Torino, 1852, accusava

il

:

Cenni biografici di P. D.

Pinelli,

filosofo d'ingratitudine. Si cfr. Rie. biogr. e cart., Ili,

"

Ecco la sostanza di quello che io direi al signor Castiglioni, se fosse Ma il farlo adesso sarebbe inopportuno per molti rispetti e non me ne darebbe il cuore mentre sono ancor calde le ceneri del povero Pinelli. Ma quod differtur non aufertur; e se Iddio mi mantiene in vita il valente lombardo avrà un giorno quel che si merita ,. Nel Rinnova-

p. 605:

a proposito di rispondergli.

mento,

II,

220,

il

*

Gioberti scriveva

:

I

miei consigli furono negletti,

le pre-

ammonizioni sprezzate, le intenzioni calunniate e per aver non portai altro frutto che il vilipendio e veduto più lungi delli altri visioni derise, le

;

,

l'esilio „. (2)

Autografi, Pacco X. Allude agli scritti contro di lui dei così detti muni-

cipali. Urbano Rattazzi pubblicava nella

1851 e ristampava poi a parte

le

"

Croce di Savoia „ ai 14 di dicembre

sue Osservazioni di V. R. intorno ad alcune

osservazioni di V. G., Torino, 1851.

Filippo Gualterio faceva una breve ag-

giunta alla sua storia: Gli ultimi rivolgimenti italiani, Firenze, 1851, parte II, voi. I, pp. 592-3, nella quale biasimava alcune sentenze del Gioberti. Il Dabormida pubblicava una sua lettera l'8 dicembre 1851. Anche i repubblicani affilavano le armi contro l'abate sin dal 1849 il Mazzini aveva ristampata la :

del Gioberti con un mordace Mauro Macchi, mandava alle stampe la sua Politica di V. G. e le Contradizioni. Con minor foga lavoravano le penne del Pinelli (Schiarimenti

lettera

proemio

Della

Repubblica e del

Cristianesimo

;

del Torelli (lettera nell' ' Opinione „ dell'I e Torino, 1849) 2 marzo 1852); del Montanelli (Questioni italiane, Torino, 1851); del Boncompaoni (Risorgimento, marzo 1852); del conte Solaro della Margherita (Memoa' concittadini,

;


962

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Facile eroismo di Vittorio] E[manuele].

monumenti non onorano se non coloro che li meritano. tal monumento che tornerà un giorno non mica a gloria di

I

Vi ha

colui per cui venne edificato, "

ma a infamia di quelli che lo edificarono »,

contegno tenuto dai municipali verso

Il

il

morto risponde a

Pinelli

quello che gli usarono vivo. Cercarono sempre di sublimarlo a mio smacco.

Non per amore di lui, ma di sé medesimi,

ond' era

poi

Stolti

interprete.

creder di falsar la storia. Gli diedero pi-ima sublimi impieghi

da

cariche,

e

un monumento. Tutto immeritato. Il rovinatore d'Italia, il traditore non meritava né l'uno né l'altro. E nello stesso tempo esi-

dell'amicizia

liarmi, perseguitarmi, annientare me difensore di quella, e portatomi

sempre

randutn storico-politico, Torino, 1852); del Castiglione {Cenni biografici di

R D. Pi-

Govean (art. nella " Gazzetta del Popolo „, febbraio 1852); del Boggio (art. nel " Risorgimento B maggio 1852). Si veda anche: L 'antiprimate papale o l'autocratismo romano di V. G. distrutto dal Vangelo e

nelli,

Torino, 1852);

del

,

dai SS. Padri di C. L., Torino, 1850 razzi, Firenze, 1851, ecc., ecc.

;

Apologia della vita politica di F. D. Guer-

Ad un gran numero di questi attacchi il Gioberti

non rispose di proposito. Rie. biogr. e cari., Ili, 598 * Al Macchi non risponderò una sillaba, anzi non leggerò pure il suo nuovo scritto, come non lessi l'antico che mi sguainò contro nel febbraio o nel marzo del 1849 „. Ili, 596: " Ho veduto annunziato nel " Risorgimento , Contraddizioni di V. G., senza :

:

nome d'autore. Conoscete questo scritto ? È farina municipale o repubblicana o gesuitica?

„.

Ili,

580:

derò una sillaba al suo

*

Il

signor Macchi può essere sicuro che non rispon-

Fatemi il piacere di dirlo a tutti. Egli è la seconda volta che il valentuomo mi assalta. 11 suo primo attacco ebbe luogo nel 1849 appena io fui trabalzato dal Ministero. Io non lessi neanco la sua diatriba r Pacco T: * Il conte della M(argherita) è più sensibile del complimento, giacche nel Gesuita moderno ho toccato alcuni suoi fatterelli, e però è a compatire se le stizze gli hanno fatta dimenticare la buona creanza. Ne io libro.

.

intendo di rispondergli, sia perchè non rispondo alle ingiurie, ragione particolare, la quale

si

e

per un'altra

che per iscrivere bisogna leggere, ne si può

è

quando si ha fra le mani il Ora se i coetanei dormono, come potranno i posteri essere

leggere senza essere svegliati, cosa assai ardua libro del conte.

E pure il conte dichiara di scrivere ai posteri,

svegliati ?

presente e l'avvenire.

Egli è

sì

esperto

di

politica e di

tanto

storia

conosce

il

che chiama

guerra d'indipendenza quella della lega elvetica, che volea rompere

i

vincoli

non ha per tale quella di Lombardia, che volea unirsi alla nazione e sottrarsi agli esterni. Quanto alle ingiurie di cui mi onora, io me ne do pace, perchè non disputo mai di vocaboli. Certo è ignominia il lasciarsi vietare le cariche per mantenere la propria fede polinazionali e soggettarsi al tedesco, e

tica, se è

onore l'esserne cacciato.

È accaduto

È ignominia... Alcuni giornali dissero che...

come ad un moro che si dilettava del pennello, e che volendo ritrarre un angelo, dipinse un diavolo, dandogli il suo colore e le sue di

fattezze. Così

il

certo

conte... ,.


COSTITUTO DT VINCENZO GIOBERTI

IT

giustamente coll'amico.

bordone „

loro

I

E trovaron un

963

lombardo

rinnegato

che

tenesse

(1).

municipali allontanandomi vollero anche screditarmi presso

il

nuovo

Non dico che Pinelli ci abbia cospirato, ma tacque, non mi difese. E io appunto in lui avea fiducia. Non avrei mai creduto di essere trattato come fui, mentre un uomo che si protestava di amarmi come fraprincipe.

tello,

sedeva ministro „ (2).

Non solo le mie accuse riguardano le azioni, e azioni pubbliche, funeste a tutta Italia, e nate, non da ignoranza, ma da presunzione; ma tali azioni da poterne porre in accusa gli opratori. Due volte potè essere "

accusato

il

Pinelli

alleanza soscritta clandestinamente e soccorso francese

:

Or chi può essere accusato esser inquisito da un privato? „ (3). rifiutato.

Autografi, Pacco X.

(1)

glione stesso.

privato della ragione non potrà

e

Lombardo a cui allude il Gioberti è Pietro Casti-

Il

Sulla politica del ministero Gioberti

dal

Rie. biogr. e cart.,

cap.

XX;X al cap. XLIV;

si

veda oltre al Massari,

Bianchi, Storia

della

doc.

diplomazia europea in Italia dall'anno 1814 all'anno 1861, Torino-Napoli, 1869,

V e VI

voi.

Bazzoni A., Storia diplomatica

;

d'Italia

1848 al 186B,

dall'anno

Firenze, 1868; Beaumont-Vassy, Histoire dtn États italiens depuis le Congrès de

Vienne, Bruxelles, 1851.

Pacco X. Come fu ritornato a vita privata prima cura del

Autografi,

(2)

Pinelli fu di pubblicare Alcuni schiarimenti a" suoi concittadini, per provare la falsità delle accuse di cui si era valso

però dell'antico affetto non

si

il

Gioberti per fargli guerra.

Memore

peritava di confessare in pubblico che lo aveva

amato più di un fratello e venerato come maestro.

del

Pacco X.

Autografi,

(3ì

p.

16.

"

Nel

povero

"

Lettere

inedite

Rinnovamento „ non Tacqui per

Pinelli.

di

dissi tutto

esempio

di

Vincenzo

Gioberti

già

citate,

che

sapevo

ad aggravio

una sua

lettera

scritta

ciò

nel-

l'aprile del '49, e di cui serbo l'autografo. In essa l'amico propugna l'alleanza

del

Piemonte coll'Austria

e corrobora

l'assunto

;

con

cosa vile e indegnissima, massime in quei giorni ; tali

ragioni, che arguiscono la più perfetta igno-

ranza dei tempi e di ogni politica governativa. Io tacqui di questo documento

non solo mentre il Pinelli era vivo, ma anche dopo la sua morte; ne tacqui mi studiai d'attenuare i suoi torti per un giusto riguardo dovuto al mio e al comune dolore ,. Nel Rinnovamento „ aveva detto che il Pinelli lasciava temere non volesse " trascorrere fino a stringere una lega nel Preambolo, e

tt

austriaca, di

cui

desideroso ,

è

abbattute franchigie, e

i

(I,

290).

*

Ne questo eccidio miserando e le

martori ineffabili della bassa Italia, e

il

trionfo au-

hanno intenerito e rimesso in cervello. Eccovi che anche dopo la pace di Milano, ei non si perita di proporre l'alleanza russa a gloria e salstriaco, lo

vezza del paese magnificando questo suo trovato, e facendo ogni opera per imporlo a chi regge e non parla per officio, per convenienza, per necessità, ;

;

non essendo più ministro, ma incalzato dalla solita smania di trattare delle cose che non conosce, e d'intromettersi nelli affari che non gli appartengono,


964 *

IL

KISOBGIMENTO ITALIANO

Non sapete che il cattivo medico, l'avvocato, ecc., sono obbligati alla E più ancora

restituzione? Solo perchè non conoscono l'incapacità propria? se l'intendono? "

Ma Dio buono! La restituzione

del

Pinelli

d'Italia.

Vi par dunque troppo qualche parola

morale

è quella

che

il

di

è

Quella

ella possibile?

risentimento?

La vostra

Pascal vituperava „.

Certamente in tutte queste amare parole, il partigiano, l'offeso, deluso si manifestano troppo apertamente. La passione di patria più che di sé stesso, bisogna riconoscerlo, faceva velo agli occhi del G-ioberti tanto da renderlo cattivo e ingiusto verso Vittorio Emanuele II, verso il D'Azeglio e verso il Pinelli. La storia non ha ancor detto l'ultima parola su quelle lotte e quegli uomini, ma il filosofo additava qual era la via che il Piemonte doveva tenere nel bivio in cui si trovava: la via della politica municipale da una

il

tanto che non è rimasto da lui che non trarrebbe dietro l'infamia e poi

la

siasi

preso

un partito, il quale

caduta della monarchia sarda T

si

320).

(I,

Dopo la battaglia di Novara, il Gioberti avendo accettato di andare legato in Parigi come ministro di Vittorio Emanuele II, si era posto a tutt'uomo ad ottenere dalla Francia di inviare un corpo di truppe a Genova od alla Spezia freno all'Austria, la quale non avrebbe osato di attirarsi leggermente lo sdegno della grande potenza. Ne il presidente della repubblica francese, ne il signor Drouin de Lhuys, che a quel tempo era ministro degli

per porre

affari esteri in

Francia, facevano

cattive

accoglienze a quel

disegno.

Fu

il

ministero Pinelli che improvvidamente respinse quell'intervento che avrebbe

impedire l'entrata degli Austriaci in Alessandria. Cfr. Rie. biogr. e " Nel 1848 cedendo alle vive e reiterate istanze del cavaliere Pinelli, rientrai nel mio paese. Ebbi qualche parte ai pubblici affari, e la co-

potuto

cart., Ili, 469.

scienza

non mi rimorde di alcun errore o fallo

politico, salvo

che di avere

avuta troppa fiducia nella fermezza del re Carlo Alberto e nella lealtà

del-

mi avea indotto a ripatriare. Non partecipai ai traviamenti delle passioni, anzi mi opposi loro e ne predissi pubblicamente i deplorabili effetti. l'amico, che

Feci alleanza coi democratici, quando questo era il solo mezzo atto a salvar l'Italia.

Dopo il fallo enorme della mediazione accettata e sostituita al sussidio

promessoci dalla Francia, dopo l'inerzia e oscitanza del ministero SostegnoPerrone, dopo

il

trionfo della

demagogia in Toscana e in Roma,

l'assassinio

del Rossi, la fuga di Pio IX, bisognava abbracciare la politica di cui diedi il

programma, cercando di rimediare ai disordini colle vie conciliative e queste non riescendo, colle armi, e spianando la strada all'indipendenza col credito che ci avrebbe dato in Europa la pacificazione della penisola „. Sui fatti di questo periodo vedi Arbivabene G., Memorie della mia vita, Firenze, 1880, v. I; Balleydier, Turin et Charles Albert, Paris, 1849

cale et l'Italie en 1848, Bruxelles, 1858.

;

Bastide,

La République fran-


965

IL COSTITUTO DI VINCENZO GIOBERTI

:te

appariva facile, piana e sicura

;

quella della politica nazio-

appariva piena di triboli e di difficoltà, ma indiizzata a gloriosa meta. Il Gioberti sospingeva i fati in questa Le dall'altra,

seconda via, a costo di essere aspro ed ingiusto contro coloro che, spesse volte a torto, accusava di municipali. Egli potè ingannarsi

come si ingannò nel giudicare il giovane Principe ed i suoi ministri, ma è indubitato che il principio dal quale moveva era intrinsecamente giusto, e che il pericolo da lui paventato era sussistente e reale. "

Fra coloro che stimarono di dover ribattere le censure del Rinnovamento „ fu il deputato Luigi Torelli, il quale era stato

collega nell'amministrazione al Pinelli, e che pigliò in modo particolare il patrocinio del generale Perrone, caduto a Novara valorosamente combattendo contro gli Austriaci. u Fu accusato il sig. Torelli scrive il Gioberti nei suoi appunti

—

inediti, con manifesta ingiustizia

— di aver scritto la sua protesta

per far saper al pubblico che fu ministro; giacché ella è frivola e nulla per ogni altro rispetto. Ma io porto diversa opinione, e credo

anzi che abbia fatto atto di modestia. Imperocché il confessare di

aver appartenuto anche per pochi giorni al Consiglio del 19 d'agosto ci vuole un'umiltà eroica „ (1).

(1)

Autografi, Pacco X. Nel 1° e 2° marzo 1852

lettera di Luigi Torelli, valtellinese, ed emigrato

1' *

Opinione „ pubblicò una in Piemonte dopo

politico

ritorno degli Austriaci in Lombardia (1848), in difesa del Generale Perrone, morto nella battaglia di Novara, e sfavorevolmente giudicato dal Gioberti nel 1 Rinnovamento „. Il Gioberti rispose cortesemente nel giornale il " Risorgimento „ del giorno 7 di marzo dello stesso anno. Se non al Torelli a qualil

cb'altro de' suoi avversari

il

Gioberti indirizzava questa sarcastica frase {Au-

"Io non sapea comprendere un così ostinato silenzio. Ora Deus aperuit os asinae e il parlò ». A proposito poi sia lodato il cielo K dei giudizi portati nel Rinnovamento „ sul ministero Perrone-Sostegno nel 1848 e della difesa fatta del proprio, il Gioberti raccoglieva nel Pacco X questi tografi,

Pacco X)

:

:

appunti, togliendoli da non so quale

opera contemporanea sugli ultimi av-

venimenti italiani (Arlincourt, L'Italie rouge ou Histoire des révolutions de Rome, Naples etc. depuis Vavénement du Pape Pie IX en juin 1846 jusqu'à sa rentrée dans la capitale en avril 1850, Paris, 1850), che non son riuscito " .Dino * Le ministère Perone compose d'hommes dévouéa à a vedere. la constitution, était en butte à de violentes accusations de tiédeur pour

—

la

cause

italienne,

qu'il croyait devoir

parce laisser

qu'il

à la

refusait

à

diplomatie

le

se

brusquer

les

évènements, et

temps d'user de toutes

ressources pour amener un dénouement favorable à ses vues „, p. 269.

ses *

Le


966

IL

RISOROIMENTO ITALIANO

Altri due colpiti dai sarcasmi e dalle invettive dell'abate

nese erano stati il Dabormida e il Rattazzi,

i

tori-

quali avevano ri-

sposto alle accuse ed in privato e in pubblico. Il 26 maggio del 1852, essendo vacante uno dei posti di Vice-Presidente della Camera

dei Deputati, venne dal suffragio dei suoi colleghi chiamato il Dabormida a sostenere quell'alta dignità. Il Gioberti vi vide un altro tentativo di smacco contro di lui per opera dei suoi avversari politici.

*

I deputati

D[abormida]

a

del centro

sinistro

vicepresidente

e

me promuovono

per picca contro di

appoggiano il ministero di Cavour. Non

s'accorgono della contraddizione. D[abormida] è

il

gran

più

nemico che

Cavour abbia, il più gran nemico della libertà e dei progressi civili. Cosi succede quando gli uomini politici si governano colle passioni private , (1).

Essendo poi stati inviati dal governo piemontese il Dabormida ed Urbano Rattazzi in Francia presso Luigi Bonaparte, l'abate si affrettava a commentare ne' suoi appunti scritti nell'ottobre del 1852:

parti

ultra-liberal,

renforcé

de

Tappili

de M. l'abbé Gioberti, pactisait se-

crètement avec les clubs révolutionnaires de Paris, et se la France,

malgré^elle, dans la lutte,

s'il

flattait

d'entrainer

parvenait à taire entendre de nou-

veau le canon au-delà du Tessin. Aussi mettait-il tout en oeuvre pour précipiter les évènements T

pp. 608, 575. Si veda

,

pp. 269-270.

anche a p. 568

Sul " :

Torelli, cfr. Eie. biogr.

La severità verso

il

e

cart., Ili,

ministero del

19 di agosto è più che mai necessaria al dì d'oggi, che i municipali si affidano di rimontare in sella „. Veggasi inoltre l'art, di L. Torelli nel * Risorgimento „ n. 1292. (1) Autografi, Pacco X. Si vegga sugli screzi fra V. G. e il generale Dabormida, il libro di V. E. Dabormida stampato a Torino nel 1876, già da me citato. 11 Gioberti rispondeva nobilmente a quella che egli, come si vede, interpretava come una provocazione fanciullesca, con una lettera al Massari del 2 giugno 1852. " La nomina del generale Dabormida a vice presidente, mi ha fatto risolvere di sopprimere affatto l' Ultima replica. Mentre la Camera intende alla riconciliazione degli animi ed alla concordia delle varie parti politiche, mi farei coscienza d'intorbidarle col mio scritto. La concordia non fu mai più necessaria che oggi, perchè qui le cose vanno assai male, e niuno può antivedere ciò che sarà per avvenire quindi a qualche mese. Ho perciò scritto al signor

Bocca di distruggere tutte

dogli che voi e l'abate Monti

le copie della Replica, significan-

assisterete alla esecuzione del

mio

ordine.

Le

copie sono 1222. Gli ho raccomandato di distruggerle tutte assolutamente, di

non permettere che niuno ne pigli la menoma notizia „.

fr


——

-

Djabormida] a Lione, Rjattazzi] a Parigi inchinano L[uigi] B[onaparte].

Amendue obliano il decoro per levare uno smacco come

se l'essere amnon seppero rispondere. Ujrbano] Rjatóazzi] andò all'invito mentre V[ictor] H[ugo] lì presso leggeva " Que tous ceux, qui, simples citoyens, non fonctionqueste belle parole naires, vont aux bals et aux banquets de L[ouis] B[onaparte] et ne voyent pas que le drapeau noir est sur l'Elysée, que tous ceux-là le sachent également,

messi

a...

lavi delle accuse a cui

li

:

ce genre d'approber est contagieux, rielle,

ils

s'ils

échappent à

la

complicité maté-

n'échappent pas à la complicité morale. Le crime du 2 décembre

éclabousse „.

les

Sulla politica di Luigi Napoleone e sul colpo di Stato del 2 dicembre le idee del Gioberti non erano molto diverse da quelle di

Victor Ugo: Monarchia dai nobili

ha esausta

Francia

in

dal

e

ogni

forza.

I

primi Borboni

clero. I secondi dai borghesi. L[uigi]

fatti

B[onaparte] dalla

plebe e soldati.

e

Era naturale che dopo tentato un restauro borbonico con regno antico un restauro borbonico con regno nuovo, si tentasse anche un restauro

imperiale.

Non

è

accelerata necessita

un accidente, ma una legge. Ogni innovazione troppo un ristauro o una serie di ristauri. L'antica repubblica

produsse la dittatura imperiale, questa colle sue esorbidue ristauri borbonici. La repubblica] del '48 fu pur troppo ce-

co' suoi eccessi

tanze

i

Dovea dunque partorire il solo ristauro che sia ancor possibile, cioè una ripetizione, ciò ci spiega perchè non abbia vinti né i conservatori, né i democratici. Se l'assemblea vinceva avremmo avuto un terzo ristauro borbonico, se i democratici una nuova restaurazione repubblicana. E l'uno e l'altra male. Conservatori e lere.

l'imperiale. Quello dei Borboni sarebbe stato

democratici del pari incapaci.

Bonaparte

li

superò di

[La plebe

di

Parigi sola

abilità, si

benché mediocre.

portò bene ricusando di combattere].

Lo stato attuale non è monarchia, né impero, ma una dittatura repubblicana.

Ciò rispetto alla Francia.

Or venendo

non fu men favorevole

all'Italia

L'autonomia italiana

e

l'egemonia sarda erano

francesi consideravano l'Italia

all'indirizzo

impossibili.

I

delle

cose.

democratici

come una loro provincia, in virtù dello ad-

dentellato della repubblica] romana. Si ripetevano le follie dell'età scorsa.

Anche i più moderati eran nemici al Piemonte. Non conoscevano le cose nostre. Predicavan Mazzini un nostro rappresentante nazionale. Mazzini sarebbe stato arbitro della penisola... per darla ai Cosacchi „. 8

II

2 dicembre

è

una lezione salutare pei democratici francesi. Essi l'Italia non han saputo mantener la libertà in

che volevano rigenerare


968

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

casa propria. Umiliazione loro. Furono vinti da

un ragazzo e da un modunque libero al Piemonte. Utili a lui e all'Italia i casi del 2 xbre; ma a una condizione, che non ceda a questo processo incominciato di reazione. Se cede è spedito. La caduta nomaniaco. Rinsaviscano.

Il

corso

presente dello statuto

la

rinunzia del principe

o

è

della casa di Savoia e della monarchia.

Lo

statuto

son la

caduta futura

inoltre

è

vincolo

il

degli stati sardi, necessario a renderli omogenei, impedirne lo scioglimento.

Non può egli il Piemonte resistere al regresso? Sì „ (1). In mezzo alle nuove condizioni di cose che erano state create dagli eventi italiani e francesi posteriori agli inizi del '48 si ren-

deva necessaria, secondo il Gioberti, in un tempo più o meno lontano la forma di governo repubblicana (2).

(1) Autografi, Pacco

T e X: Veggasi ciò che il Gioberti scrive nella Risposta a

Urbano Rattazzi, ecc., pp. 89-91, a proposito della rivoluzione *

Distinguasi

anzitutto

Considerato in se stesso, è impossibile a giustificare,

effetti.

dicembre.

di

di dicembre, considerato in se stesso,

l'atto

da' suoi

giacche

non

si

ricorda nelle storie alcuna violazione della legge più brutale e solenne; tanto

che il caso è assai meno di politica che di moralità pubblica. Cbe sorte toc-

cherebbe alla libertà e alla civiltà di Europa, se tali esempi si rinnovassero ? Ma niuno deve abominarlo più di noi italiani... Ma l'azione più degna di biasimo può avere effetti salutari i quali non giustificano gli uomini che la commettono, ma la provvidenza che la permette „. Si cfr. anche il " Rinnova;

mento „, li, pp. 685, 720, 741. Non piccolo fu in questi giorni l'interesse del Gioberti per le cose di Francia, nelle quali egli vedeva la chiave per spiegare " futuri eventi europei. Autografi, Pacco T Lettere del vescovo di Chartres 12 xbre '51 al suo clero, in cui gli comanda di votare in favore di L. Bona-

i

:

(Presse, 16

parte „

xbre '51).

"

Esortazione

ai giornalisti

democratici a esser

morali „. " Giornali conservatori più immorali dei democratici. Débats, Constitutionnel. La ragione si è che i democratici son mossi da un senso generoso, i conservatori da egoismo e paura „. Pacco X.

*

Passi del Tocqueville sull'uti-

voto universale, e dell'estensione dei diritti politici a tutti i cittadini. p. Ili e segg. „. Si ricordi la sconcia accusa del Crispi mossa al Gio-

lità del

T.

2,

berti di aver voluta l'abolizione dello statuto negli ultimi

vita e

si

momenti della sua

rileggano queste parole degli Autografi scritte nel 1852

* :

la caduta

presente dello statuto o la rinunzia del principe son la caduta

futura della

casa di Savoia e della monarchia „.

anche

biogr. e cari., Ili,

Paris, 1852

Ferrari

Hugo V.,

;

554 e segg.

;

Sulle cose di Parigi

si

cfr.

:

Rie.

Barbier, Histoire de Louis-Napoléon Bonaparte,

Castille, Portraits historiques au XIX" siede, Paris, 1859, voi.

1

;

dopo il colpo di stato del 2 dicembre 1851, Capolago, 1852; Parole sulla politica francese in Italia, Torino, 1849 Napoléon le Petit,

G., L'Italia

;

Bruxelles, 1852. (2)

Nel 10 settembre

del 1850

Bianchi-Giovini gli aveva scritto

il " :

comunicava al Gioberti che Qui corre voce che Gioberti si sia ricon-

Pallavicino


IL COSTITUTO DI

VINCENZO GIOBERTI

96$

La monarchia è anticristiana non solo perchè corrompe i sudditi, ma perchè corrompe si

il

principe. Un

alza smisuratamente

sugli

uomo che può tutto, che ha una corte e non può

altri,

Compatisco

essere virtuoso.

Caio, male educato dal padre, sospetto della corte „. u

assoggettandovi

Italiani,

al

Piemonte, guardatevi di credere che sia

un governo libero. Vi sottoponete a una oligarchia di patrizi, inetti, invidiosi, arroganti. Servilità dei borghesi. M. Azeglio. Vuol creare dei Tory. Suo nepotismo. Sopra al governo mette i patrizi „. " La centralità e i grandi eserciti sono oggi inseparabili dalla monarchia. Chi dice monarchia dice incentramento, questo è l'essenza di quella. Le armi numerose sono inoltre necessarie alla sua tutela. Ora l'incentramento e i grossi eserciti ripugnano alla civiltà moderna. Quello perchè aduna tutta la cultura nella metropoli, e ne spoglia le provincie, accoppiando la

Questo perchè cresce straordina-

civiltà di quella colla barbarie di queste.

riamente il bilancio, '

la cui

diminuzione è

vero socialismo n

il

.

La monarchia civile d'Inghilterra durò e fiorì finché l'Europa fu retta

da re assoluti e civili.

Ma entrata nel continente la repubblica,

regno

il

dovrà pur cessare nella Gran Bretagna „ (1).

E il Gioberti conclude, come conseguenza finale delle sue osservazioni e dei suo istudi negli ultimi momenti della sua vita e quasi

a testimonio di un suo intimo e costante pensiero in cui

rac-

si

chiude tutta la essenza della sua esistenza e del suo sapere: 8

La repubblica è il solo governo possibile dell'avvenire, perchè il solo

che permetta la discentrazione e il disarmamento, bisogno dell'età nostra.

Un governo ripugnante alle condizioni della civiltà oggi

principato

il

e

impossibile, tale è

,.

La costante diffidenza di Carlo Alberto verso l'esule e verso

il

verso

il

cospiratore,

ministro non era dunque del tutto ingiu-

stificata (2). Il Gioberti, nato, può dirsi, repubblicano, visse e mori

cibato con Mazzini, che abbia fatto adesione si

sia chiarito repubblicano sfegatato

;

a'

suoi principi, o per lo

la qual voce pregiudica

meno

non poco

alla

sua riputazione, ancora grandissima in Piemonte, e, se si verifica, egli è perduto nell'opinione dei Piemontesi, che non vogliono saperne di repubblicani „. Il

Piemonte nel 1850-51-52, p. 155. (1)

Autografi, Pacco X.

Pacco T

* :

generale.

verso

Il

Contro

il

falso

— La radice naturale della proprietà è

Gioberti accenna nel Rinnovamento

di

socialismo

comunismo è un nominalismo politico

il ;

Gioberti

immola

scrive

l'individuo

È dottrina panteistica, sorella del razionalismo, che nega il

storico, ecc. (2)

11

lui,

che giudicò

alle

le giustizie del '33

"

il

nel al

Cristo

giure dell'individuo ,\

diffidenze

di Carlo

Alberto

orrende e inescnsabili, come


970

IL

repubblicano

:

RISORGIMENTO ITALIANO

1840

dal

narchia, persuaso che

al

1850 appoggiò fervidamente la

mo-

risorgimento italiano non avrebbe potuto

il

compiersi (come nel fatto avvenne) senza

il

potente ausilio del

regno di Sardegna, e divenne capo del partito nazionale monarchico.

La necessità di contrapporsi al Mazzini, capo del partito

nazionale repubblicano, costrinse l'abate torinese ad assumere una posizione di battaglia contro la repubblica e contro la politica degli avventati, posizione che dal fondatore della Giovane Italia

fu così definita tra

u

Ei

:

fu,

inconsciamente, con Balbo e Azeglio,

primi corruttori della giovane generazione. Mentre Balbo

i

insegnò la rassegnazione della scuola cattolica, e seminò lo sconforto nelle forze collettive del paese,

— mentre Azeglio pose in

core alle classi medie della nazione

il

'

servile dei fatti, e

i

materialismo veneratore

— Gioberti

germi d'un utilitarismo pericoloso

sembianze filosofiche l'immorale dottrina dell'opportunità, e mascherò di idea l'irriverenza delle idee „ (1). Ebbro di

rivestì di

patria e di libertà,

filosofo,

il

com'era pronto a far getto nel car-

cere, dov'era racchiuso nel 1833, della propria vita per l'Italia, così u che colla monarchia costituzioRisorgimento italiano, laddove, colla

nel 1848 non esitò a proclamare

nale certo e duraturo è

il

quelle che superarono per ogni verso quelle di dodici anni prima „. " Fin da quando io era ancora assente, narra il Gioberti, e fu commesso a Cesare Balbo di fare una nuova amministrazione, questi mi desiderò per compagno, ma il re non ne volle sapere „. " Egli rigettò per due volte la mia politica, benché fosse la sola onorata e sicura due volte rese vane le pratiche da me incominciate per salvare l'Italia; due volte mi abbandonò alle fazioni cospiranti alla patria ruina due volte mi pospose ad uomini che, in fatto di sufficienza e di meriti civili, io poteva senza orgoglio rifiutare per eguali, non che accogliere per superiori „. Rinn., I, p, 511-512. Mentre gli altri italiani " avevano ;

;

in

me qualche fiducia, i miei cittadini me la negarono

:

forse

per verificare

la divina parola, che niuno è profeta in patria „. Rinn., I, 438. " Fui lasciato solo ;

anzi ebbi contro municipali e puritani, conservatori e democratici, principi e ministri

:

persino

li

amici mi

si

mutarono in nemici „. Rinn., II, 220. " Carlo

Alberto non vedeva di buon occhio Gioberti, perchè aveva in uggia i preti che si

meschiavano di politica,

e

perchè gli era molesto quel rumore per un suo

suddito intorno al suo palazzo „. Brofferio, Storia del Pari. Subalpino, Milano, 1865, (1)

I,

p. 31.

Mazzini, Scritti, Milano, 1898, voi. VII, p. 144. Sui

vano allora di convesso

sul

Mazzini vedasi

:

giudizi

che si face-

Bianchi N., Vicende del Mazzi-

nismo politico e religioso dal 1832 al 1854, Savona, 1854; De Breval G., Mazda sé stesso e dai suoi, Firenze, 1853 Carbone G., I demagoghi

zini giudicato

d'Ralia, Firenze, 1848.

;


IL COSTITUTO DI

971

VINCENZO GIOBERTI

repubblica, nulla è più incerto „. Egli fu essenzialmente italiano, e l'Italia volle una, libera e

indipendente in qualunque tempo ed

qualunque costo. " Li uomini di polso, scrisse nel Rinnovamento, u non badano alla forma, ma badano alla sostanza ». In opere di instituzioni civili non si può trapassare di botto da un ordine ad altro ordine diverso e contrario se non sostando in qualche stato a

mezzano che serva come di sdrucciolo e di transito. Tra il vecchio regime italico del dominio assoluto e la repubblica dell'avvenire u II miglior modo è necessaria la sosta della monarchia civile „. '

'

di ritardare lo stabilimento dello Stato popolare si

è di tentarlo

mutare la monarchia assoluta in temperata era testé per li italiani un passo più grande

fuor di tempo e fuor di proposito „. e difficile che

non fu pei francesi

principato civile „

" Il

il

sostituire la repubblica

al

(1).

Repubblicano in teoria non meno fervente del Mazzini, il Giosi era convinto che per raggiungere l'unità e l'indipendenza d'Italia era necessario appoggiare lealmente un principe non solo, ma diffondere negli animi l'idea monarchica costituzionale. Giuberti

seppe Mazzini, repubblicano in teoria non più fervente del Gioberti, fidava, a differenza del filosofo, nelle forze del popolo; e più era disposto a permettere che la monarchia di Savoia

tutt'al

mettesse a repentaglio la propria corona in una guerra con l'Austria per poi largire la repubblica ai proprii seguaci. Chi dei due abbia più giovato alla causa italiana e chi abbia meglio colto nel segno lo dimostrerà la Storia

il

giorno che, sfumati gli odi codardi e i

biasimevoli amori, eserciterà nella sua pienezza i proprii diritti e i

proprii doveri.

Bisogna però notare che il Gioberti ebbe lo svan-

taggio di una esistenza breve e, come prete, per lungo tempo non il Mazzini visse lungamente e col solo legame delle sue Entrambi ebbero una infrenabile, una smisurata, una magna-

libera idee.

;

nima ambizione, l'ambizione di fare l'Italia. Vincenzo Gioberti

— uso a contemplare la coincidenza astratta — mancava delle doti necessarie per ma-

delle idee con la realtà

neggiare la Corte, il Parlamento ed l'intuito

i

partiti,

pur avendo, non

vago e volgare, ma la percezione lucida

varie necessità pratiche nei vari

e precisa delle

momenti della rivoluzione nazio-

nale. Allorché in Italia eran possibili soltanto alcune riforme,

(1)

Il

Gioberti, II Rinnovamento, Risorgimento Italiano.

— IV.

I,

141, 330, 331.

il


972

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Gioberti insegnò queste riforme a Pio IX ed a Carlo Alberto, o fu

chiamato,

— benché antipapista e antimonarchico, — chiericale ed

albertista.

Allorché fu possibile la libertà e la guerra di indipen-

denza, il Gioberti insegnò il modo di addivenire alla unità effettiva

mediante successive accessioni intorno al nocciolo del gran regno dell'Italia del Nord, che doveva essere il punto d'unione di tutta la penisola dal semicerchio Alpino al triangolo della Sicilia. Allorché la libertà, la guerra e il gran regno furono travolti, egli trovò subito nell'intervento piemontese nella media Italia, un rimedio alle sventure ed una nuova affermazione dell'egemonia del Regno di Sardegna a dispetto dell'Austria e della fortuna. Allorché poi non gli fu dato di usare quel rimedio stupendo, egli

vide l'unica salute d'Italia nell'elevare tante e

il

Piemonte a rappresen-

simbolo della nazione intera, stringendolo apertamente

alla Francia, onde potesse col braccio di questa e profittando delle

contingenze nostre ed europee riassumere in sé, prima idealmente e poi in effetto, l'intera penisola.

Lasciamo ai facili critici la facile

ricerca delle contradizioni formali del Gioberti, e

ammiriamo il

suo genio che seppe concepire, nel confuso cozzo degli uomini e delle cose, la diritta via della politica italiana, ed di sacrifizio, per

il

di indefessi studi,

il

suo spirito

quale immolò all'Italia il risultato e la gloria

l'immenso e legittimo orgoglio, e, per un certo

tempo, anche i proprii sentimenti [repubblicani, in

lui

profonda-

mente e stabilmente radicati.

Edmondo Solmi.


LE GENERAL

BARON PERRONE DI SAN MARTINO Charles-Joseph-Maurice-iTecfor, baron Perrone di San Martino,

naquit à Turin

le 15 janvier 1789.

Il

était

le

troisième

fìls

de

Charles-Francois- Joseph-Louis, comte Perrone di San Martino,

general major de cavai erie, Grand Croix de l'Ordre des Saints Maurice et Lazare, plus tard Grand Ecuyer de Charles-Felix, et de Pauline Argenterò de Bersezio. Son pére, issu d'une vieille race militaire, originaire de la vallèe d'Aoste, fìls et arrière petit-

de généraux-ambassadeurs, aussi habiles à nógocier qu'à vaincre, suivant l'expression d' un de ses descendants, " un gentilhomme vieux style „. Il s'était cependant rallié à Napoléon, avait été nommé membre du collège électoral de la Doire, et créé comte de l'Empire. Sa mère, qui avait du sang de Savoie, descendant en ligne directe de la fìlle ainée de VictorAmédée Ier remplit avec une dignité parfaite les fonctions de Dame d'honneur auprès des Impératrices Josephine et MarieLouise. Sa soeur avait épousé le jeune et brillant préfet du Po, Etienne Vincent de Margnolas, mort à vingt huit ans, conseiller fìls

était,

,

d'Etat et chargé de la police d'Italie. Son frère aìné, Charles, entré dans la marine francaise,

y parvint au grade de lieutenant Le puìné, Victor, capitarne au 5 e dragons, tomba à la tète de l'escadron qu'il commande vaisseau et recut dait, à

l'étoile

des braves.

Montmirail.

Soldat et offìcier de l'Empire, Hector Perrone di San Martino, fìt sous les aigles son éducation militaire. Réduit au surnumérail reprit du service aux Cent jours et sauva la vie du general Gerard à Ligny. Il se retira ensuite en Piómont, où il s'occupa d'agriculture. Il entra bientót dans le mouvement de l' Unione Liberale, dont il devait ètre un des chefs. Cette ligue avait pour but l'établissement du regime con-

riat sous la Restauration,


974 stitutionnel

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

en Piémont et Fexpulsion des Autrichiens hors de

l'Italie.

A la suite de la revolution de 1821,

il

fut

condamné à mort

avec Lisio, La Cisterna, Priéro, etc. La plupart étaient contumaces et furent pendus en effìgie. Hector Perrone se réfugia en Franco et vint s'ótablir en Forez, pays d'origine de son beau frère. Il y redevint agronome. Vers la fin de la Restauration,

il épousa Mademoiselle Louise de la Tour Maubourg, fìlle du comte de La Tour Maubourg, Pair de France, et petite fìlle de La Fayette, qu' il eut la douleur de perdre peu après. Après la Revolution de 1830, il fut reintegre dans son grade de chef de bataillon. Il fìt la campagne de Belgique, en qualité d'aide de camp du maréchal Grérard et avec le grade de lieutenant colonel. Il passa colonel en 1832. Il épousa l'annóe suivante sa belle-soeur, Mademoiselle Jenny de La Tour Maubourg, lemme des plus distinguées, dont il eut quatre fils: Paul, major des hussards de Plaisance; Fernand, d'abord officier, puis secrétaire d'ambassade, secrétaire du Prince de Carignan, plus tard attaché au cabinet de M. de Cavour, enfin, secrétaire de l ère classe à Berlin; Robert, major d'artillerie, qui se couvrit de gioire à Custoza; Arthur, capitarne d'artillerie, puis député de Savigliano; et une mariée au Comte Felix Rignon, ancien député et fìlle, Louise, ancien Syndic de Turin, aujourd'hui Sénateur du Royaume d'Italie. Hector Perrone avait adopté d'abord, puis repris, pour son w de Perron „. C'est sous ce nom qu'il nom, l'orthographe fran9aise devint maréchal de camp, commandant le département de la Loire, en 1839. Le general de Perron recut en 1845 le commandement supérieur du Rhóne et des Lettres Patentes de Grande Naturalisation. Il était commandeur de la Légion d'Honneur. La plupart des incapacités civiles et politiques, dont il était frappé, avaient été levóes, à la demande de Louis-Philippe, par le gouvernement Sarde. Au lendemain de la revolution de 1848, Hector Perrone alla se mettre à la disposition de Charles-Albert, alors à Milan. Le Roi le nomma lieutenant general et lui confìa une division. Le general Perrone fìt vaillamment la première campagne de Lombardie, qui aboutit à l'armistice de Salasco. Il entra bientòt avec le portefeuille des Affaires Etrangères dans le Cabinet prèside per le marquis Alfieri di Sostegno (8 mai 1848). Oinq mois plus tard il fut chargó par Charles-Albert de composer un ministèro. Il garda la direction de la politique extérieure. Il


LE GENERAL BARON PERRONE DI SAN MARTINO

975

«lontra, tant qu'il resta au pouvoir, un rare sens politique et une remarquable sagacité. Il fut renversé par l'extréme gauche, follement impatiente de recommencer la gueiTe. Le general Perrone,

créé Grand Croix des Saints Maurice et Lazare, fut remplacé par Gioberti. Lors

de la reprise des

hostilités,

le

general Perrone

recut le commandement d'une division. Il fut mortellement blessé

à Novare. Sa vie entière, toute de noblesse et de bravoure, avait été

vouée à ses deux Patries.

1.

Le Piémont sous Victor-Emmanuel I. L' Unione Liberale „. Hector Perrone se rendit d'abord en Angleterre. Il étudia les du pays qui était alors la grande école pour les constitutionnels de toute l'Europe. A son retour, il s'installa en Piémont. Gomme Cavour devait le faire quelques années plus tard, il se consacra à l'agriculture dans sa grande propriété de Perosa Canavese. Mais l'agronomie n'occupait pas tous ses instants. Il lisait avec passion l'histoire de son pays. Il retrouvait dans ces annales les traces des libertés perdues et, lorsqu'il voyait sur cet amas de ruines s'élever un pouvoir sans contróle, il se prenait à répéter le mot de Madame de Staél sur la liberté ancienne et le despotisme nouveau. Quelle était alors la situati on de l'Italie? institutions et les mceurs politiques

Quelle était celle du Piémont?

L'Autriche rèvait de dominer la péninsule, et elle y était presque parvenue. Souveraine maitresse du royaume lombard-vénitien, elle exergait

une influence toute-puissante sur la Toscane, et sur-

toat sur Modène, où, dès 1814, elle avait installé des

archidues.

Elle gouvernait les duchés de Parme, de Plaisance et de Guastalla au nom de Marie-Louise et pesait indirectement, mais d'un poids lourd,

sur Lucques. Les traités de 1815 inféodaient

à

sa

politique le royaume des Deux-Siciles. Quant au Pape, elle l'avait

mis, suivant la spirituelle formule d'Albert Sorel,

u

au regime

Memoranda „. Elle eùt bien voulu régenter la Sardaigne: Louis XVIII ne le permit point. Le roi Victor-Emmanuel I avait des


976

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

eu de son mariage avec Marie-Thérèse d'Este un fìls, mort jeune, et quatre filles (1). La Maison de Savoie ayant adopté d'ancienne date la loi salique, la couronne devait, à la mort du Roi, revenir à son frère

u

M. le Due de Genevois „, depuis Charles-Felix, puis,

ce Prince n'ayant pas d'enfants, passer à la branche de Savoie-

Carignan. Son chef était le futur Charles-Albert.

L'Autriche avait eu des visées sur le Piémont. Fut-elle en cela soutenue par la Reine Marie-Thérèse ? L'af firmati ve est probable.

Cependant des savants travaux italiens ont conteste cet accord (2). Ce qui demeure certain, c'est que, dès le début, Francis IV, Due de Modène, fut mis en avant comme héritier éventuel de CharlesFelix. Metternich se plaisait à cette combinaison, qui eùt assuró

à l'Autriche un lieutenant docile en la personne de ce Prince à

demi-allemand.

La

succession

de Sardaigne devait se régler au Congrès de

Vienne. Talleyrand, sur qui les

alliés

n'avaient pas compté et

avec qui ils allaient avoir tant à compter, souleva cette question,

avec quelques autres non moins embarrassantes, devant l'aréopage européen. L'idée d'imposer une barrière n'était

à

l'Autriche au delà des Alpes

pas nouvelle. Au Congrès d'Utrecht, l'abbé de Polignac,

notre habile plónipotentiaire, déclarait au conseiller d'Etat Mellarede, représentant

du Due de Savoie, que son maitre devrait

tourner ses regards sur l'Italie. La France, disait-il, avait abdiqué toutes

ses

prétentions

d'outre-monts.

A l'envoyé du Prince qui

voulait à tout prix rapporter une couronne, l'abbé de Polignao f aisait entrevoir, pour le successeur d'Humbert aux blanches mains,

non plus le sceptre de la Haute Ligurie, objet des convoitises de Victor- Amédée, mais le tróne de la Graule Cisalpine (3).

Le 10 septembre 1814, Louis XVIII remit ses remarquables instructions au prince de Talleyrand. Les questions qui intéressaient la

France s'y trouvaient classées dans l'ordre de leur importance aucune chance de

relative: " 1° Qu'il ne soit laissé à l'Autriche

Marie-Thérèse, Duchesse de Lucques; (1) Béatrix, Duchesse de Modène; Marie- Anne, Impératrice d'Autriche; Christine, Reine de Naples. P. Vatra, (2) Voir D. Persero, Gli ultimi Beali di Savoia di ramo primogenito ;

Carlo Alberto e la perfidia Austriaca (3) C.

;

Mario degli Alberti, Lettere

Cabotti, Storia della diplomazia della

d'Haussonvillk,

La Duchesse de Bourgogne, IV.

Corte di Savoia,

t.

inedite. Ili;

Comte


LE GENERAL BARON PERRONE DI SAN MARTINO

977

pouvoir f aire tomber entre les mains d'un des Princes de sa maison, c'est-à-dire entre les siennes, les États

Roi de France tique

du Roi de Sardaigne „. Le

— et ce sera l'óternel honneur de son genie poli-

— sut distinguer la tradition de l'anachronisme.

u

Ceux (les

de la Maison de Carignan, ócrivait-il, ont été exposós avec assez de détails pour qu'il ne soit pas nécessaire d'en parler de nouveau. Ce n'est que dans la supposition que ces droits soient mis

droits)

hors de doute que la Sardaigne peut ètre agrandie, mais alors il est à désirer qu'elle le soit autant que le permettra la qualité des pays disponibles, afìn d'accroìtre

d'autant plus et d'assurer son indó-

pendance. En Italie, c'est l'Autriche qu'il faut empècher de dominer; en Allemagne, c'est la Prusse „. Il dóveloppait ailleurs la mème pensée: u Empècher l'Autriche de dominer en Italie en op-

Mettre hors de posant à son influence des influences contraires doute les droits de la Maison de Carignan et agrandir la Sar-

daigne „ (1). Talleyrand partageait cette opinion. Il sut y rallier le Congrès. Dans ce but il se servit, avec son habileté coutumière, de ce fa•

meux principe de la légitimité qu'il venait d'inventer, et auquel succès. Sous ce nom prestigieux et vague simplement le vieux droit dynastique. Le grand diplomate en joua avec un art consommé. Son plus redoutable adversaire était le prince de Metternich. Quand on touchait aux

dut de

il

si

óclatants

se cachait tout

affaires d'Italie, le

chancelier aulique répétait sans se lasser le u De Complications! „

mème mot. S'agissait-il de Q-ènes? —

—

—

—

—

u Complications! „ De Naples? Complications! „ w u tarte à la son C'était Complications! „. De la Sicile? crème „. Il essayait ainsi de dissimuler le rè ve qu'il avait forme: monts. installer définitivement la puissance autrichienne au delà des

Turin?

w

— u

—

Le moment venu, l'Italie, induite en revolution par Murat, l'Auy interviendrait pour rétablir l'ordre. Elle s'en rendrait

triche

Alpes sous alors l'arbitre. Elle se ferait attribuer les passages des d'opposer une barrière aux Francais. Elle s'assurerait

le prótexte

Piémont par le mariage d'un archiduc avec la fille aìnée de Victor-Emmanuel qui n'avait pas de fils; elle ferait établir la sucen Tocession fémmine aux dépens des Carignan; et un archiduc

le

(1)

Instructions.


-

978

IL

BISORGIMENTO ITALIANO

scane, un prince autrichien à Modène, l'autrichienne Marie-Louise

à Parme, l'autrichienne Marie-Caroline dans les deux Siciles, et les autrichiens

gations

massés à Venise, Verone, Mantoue, Milan, les Lé-

y passeraient à la fin. L'Autriche protégeant les principi

cules restaurés, incapables de s'iniposer à leurs sujets sans l'appui

de ses armes, formerait de tous ses clients une confédération, à manière de la Confédération du Rhin, dont l'Empereur Francois

la

serait le protecteur, et qui

tion „ (1).

mettrait l'Italie

entière à sa

discré-

Or le marquis de San Marzano (2), plénipotentiaire de

Sardaigne,

M

toujours affidò de Talleyrand, révólait à son ministre

de la veille les plans de l'Autriche sur l'Italie et toute l'astucieuse

comédie pour détruire Murat après l'avoir perdu „ (3). Lorsque Metternich parla à Talleyrand des partisans que Murat avait en Italie, le

représentant de la France rópliqua:

"

Organisez

l'Italie et

il

n'en aura plus. Faites cesser un provisoire odieux, fixez l'ótat de possession dans la haute et frontières de Naples

il

moyenne

Italie;

que des Alpes aux

n'y ait pas un seul coin de terre sous l'oc-

cupation militaire; qu'il y ait partout des Souverains légitimes et une administration régulière; fixez la succession de Sardaigne; envoyez dans le Milanais un archiducpour l'administrer; reconnaissez les droits de la Reine d'Étrurie; rendez au Pape ce qui lui appartient et que vous occupez; et alors Murat n'aura plus autume prise sur l'esprit des peuples; il ne sera plus pour l'Italie qu'un briga nd „ (4). Mettermeli dut s'incliner devant l'argument. " Cette marche géographique pour traiter les affaires d'Italie, note Talleyrand, a paru convenir, et on s'en décide à appeler Mr. de

Saint-Marsan à la prochaine conférence pour régler avec lui, con-

formément à ce pian, les affaires de la Sardaigne

„.

Le 17 no-

(1)

A. Sorel, L'Europe

(2)

Philippe-Antoine-Marie Asinari, Marquis de San Marzano (1751-1821)

et la

Revolution, Vili. fit

campagne contre la France en 1796, puis fut Ministre de la Guerre. Il se rallia à Napoléon, qui le nomma Conseiller d'État et Ambassadeur à Berlin, Comte de l'Empire par Lettres Patentes du 25 octobre 1808. Sénateur (4 avril 1813). Chef du Conseil suprème de régence (1814). Premier Plénipotentiaire la

Sarde au Congrès de Vienne. Ministre de la Guerre (1815). Ministre des AfGrand chambellan de Charles-Felix (l e charge de la Cour). Collier de l'Annonciade, Chevalier de la Légion d'Honneur.

faires Éfcrangèrea.

(3)

A. Sorbl, Ibidem.

Correspondance par M. Pallaih. (4)

inèdite de

Talleyrand

et

du Eoi Louis XV III, publiée


,

tM GENERAL HARON PERRONE DI SAN MARTINO

979

vembre Talleyrand mandait au Roi: u J'ai profité de la conférence d'aujourd'hui pour parler de la succession de Sardaigne. Mr. de

Saint-Marsan, que j'avais prévenu, avait recu de sa Cour des instructions conformes aux droits de la Maison de Carignan; j'ai

propose un mode de rédaction qui les reconnaìt. Mv. de Saint-Marsan l'a adopté et soutenu, et j'ai tout bien de croire qu'il sera admis

„ (1).

Revenant sui* ses instructions, Louis XVIII le 22 novembre écrivait: "

La réunion de G-énes, la succession masculine dans la Maison de Sa-

voie sont deux points importants... „. Trois jours plus tard, Talley-

rand pouvait lui répondre: u Les droits de la Maison de Carignan sont reconnus „ (2). Il avait amene la Russie et la Prusse à f aire cause

commune avec

triompha

la France. Il

de Saxe. Il avait limite

les

comme dans

la question

ambitions des Romanow et des Ho-

aux empiètements des Habsbourg Frédéric Guillaume n'étaient u L'Autriche pas trop mécontents de l'óchec de leur bori frère. rentra ses griffes et l'article 860 du traité de Vienne consacra la défaite de M. le Due de Modène et du Prince de Metternich „ (3).

henzollern;

ce

fut

cette

fois

qu'il traca des bornes. Alexandre et

Talleyrand venait de sauver les destinées de

l'Italie.

Un jour

viendra en effet où4'Autriche trouvera en face d'elle, non plus une u nationaux „ mais deux souverains expression géographique ,

Pie IX et Charles-Albert.

Lorsque Hector Perrone jetait les regards autour de lui,

il

ne

reconnaissait plus le Piémont de sa première jeunesse, gouverné a

francaise

la

sous

l'autorité

nominale du Prince Borghese. La

réaction la plus étroite régnait partout. Deux qualités résument le caractère de Victor-Emmanuel I: la droiture et la bonté. Par

malheur, il ne se rendait pas compte de l'état de choses que les guerres de la Revolution et de l'Empire avaient établi en Europe (4). Le Roi de Sardaigne se vantait d'avoir dormi pendant vingt-cinq

Son torfc fut de croire qu'il pouvait restaurer l'ancien regime. Dans l'entourage de Victor-Emmanuel I deux partis se faisaient jour l'un demandait des réformes, l'autre, n'ayant rien appris ni ans.

:

rien oublió, souhaitait le retour pur et simple au passe.

(1)

Ibidem.

(2)

Ibidem.

(3) (4)

Marquis Costa de Beauregard, op. cit. * ed onesto, ma corto... „ ... Il buon re Vittorio, leale

zeglio, I miei Ricordi,

II.

dit

Massimo d'A-


980

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Le corate Prosper Balbo, profondément convaincu des progrès que Fadministratipn francaise avait accomplit en Piémont, voulait réformer d'abord les institutions judiciaires. Le marquis de San Marzano et M. Pinelli déclaraient qu'il fallait adopter un système semi-constitutionnel. Mais en regard de ceux qui estimaient impossible toute politique retrograde, il en était, parmi les conseillers du Roi, pour u étouffer tout germe de liberté „ (1). Le comte Borgarelli persistait à ne rien voir (2). A tout prendre, ce n'était pas une royauté absolue, mais une monarchie policière. A un moment pourtant l'on put espérer qu'elle se transformerait en un gouvernement national et inspirò de l'administration francaise alors si admirée. C'était l'heure où siógeaient aux Conseils trois hommes d'État dignes de ce nom, le marquis Brignole Sale (3), qui avait eu l'idée d'une Italie uniflée, ministre des fìnances le marquis de San Marzano, ministre de la guerre le comte de Vallesa (4), ministre des aff aires étrangères. Tous les trois étaient d'accord avec le Roi pour resister rósolument à l'influence autrichienne en Sardaigne. " Ils créèrent une école militaire, sur le type de V Ecole polytechnique, ils mirent de l'ordre dans les fìnances, ils commencèrent la réforme de la législation, promise par l'édit du 21 mai 1814 „. Ces heureuses dispositions furent ;

;

arrètées

par la démission inopinée de Vallesa. La Reine, fort et très opposóe à tout regime constitutionnel,

hostile à Vallesa

soutenait contre ce ministre une lutte de tous les instants. Elle

réclamait avec une extrème insistance un don de 25.000 écus

vote en 1815 et qui devait ètre leve sur la pauvre ile de Sardaigne

augmenter son douaire en cas de veuvage. Valprenant la défense des deniers publics, souleva la question

et voulait faire lesa,

de la responsabilité des ministres. La Reine lui répondit:

(1)

Cav.

"

Vous

avv. Baratono, Discorso commemorativo della solenne inaugurazione

monumento eretto in Ivrea ad Ettore Perrone di San Martino. " mieux dispose de (2) Victor-Emmanuel, difc l'éminent historien Sclopis,

del

cceur qu'instruit par l'expérience „, fut entrarne par * l'archidéplorable cécité r

de ses premiers conseillers. Sale, Comte (3) Antoine-Jean-Louis-Francois-Ignace, Marquis de Brignole de l'Empire (L. P. du 30 aoùt 1811), Maitre des requètes au Conseil d'État, Préfet (1812), Ambassadeur du Roi de Sardaigne, Sénateur du Royaume, Collier de l'Annonciade. l'An(4) Alexandre, Comte de Vallesa, Pah- du Ducile d'Aoste, Collier de

nonciade, Ministre des Affaires Étrangères, mort en 1823.


LE GENERAL BARON PERRONE DI SAN MARTINO

981

parlez, Monsieur, de la responsabilité des ministres comme

vouliez faire de ce

si

vous

royaume une Monarchie constitutionnelle. Si

cette idée vous tourmente,

il

ne faut point la cacher „. Vallesa

remit aussitót sa dómission entre les mains du Roi (1) (25 set-

tembre 1817). u Les gens sages jugèrent le départ de Vallesa un grand malheur pour le gouvernement ce n'était pas un liberal, mais son bon sens lui faisait saisir la necessitò de quelques réformes qu'il se proposait d'introduire, avec le temps, dans l'Etat „ (2). La Commission de législation avancait lentement dans son oeuvre. Les ;

bonnes volontés se ralentissaient, les impatiences frémissaient. Il eùt fallu admettre sans arrière-pensées le changement opere par la domination francaise. Quelle erreur de croire que, d'un trait de piume, on pùt rayer quinze ans d'histoire! H

Et puis, écrit un historien italien, quelle différence

entre

la

splendeur des armées francaises, habituées à passer de victoire en victoire, et la vie mesquine et paresseuse qu'étaient réduits ì

mener dans quelque petite ville du Piémont ceux qui étaient revenus de tant de champs de bataille! Et le produit de ce mécontentement flt surgir une revolution, qui devait naturellement étre militaire, car nul n'était plus malmené que l'armóe. Nous avons

vu les noms des principaux chefs de la révolte: Collegno, Lisio, San Marzano, Pacchiarotti, tous anciens soldats des armées do Napoléon. Les autres mécontents se trouvaient parmi les miFècole nistres. Les meilleurs administrateurs avaient été formés à de la France, où ils s'ótaient nourris de l'idée grandiose qu'ils avaient gouverné l'Empire. Le gouvernement francais,

pas très liberal, était du moins

nouveau regime qui

le

les

lui

large,

intelligent;

s'il

n'était

au contraire,

avait été substitué en Piémont avait

idées les plus mesquines

et

les

moins élevées. Tous ces élé-

ments qui se trouvaient mal à l'aise dans une athmosptière recherchèrent, se comferente de celle qu'ils avaient respirée se de mettre muniquèrent à voix basse leur désillusion et leur désir si

dif-

Vallesa. V. Vayua, Carlo d'autres rersions sur la démission de (1) Gli ultimi Beali. Noua avons adopté Alberto e la perfidia Austriaca; et Pkhhkeo, des Affaires Étrangères qui se sont sucl'opinion traditionnelle des Ministres Vallesa; et To.ta, La rivoluzione ptecf. Bosklli, // Ministro

Uva

cède a Turin;

montese nel 1821. (2)

Torta, op.

cit.


IL

fin

RISORGIMENTO ITALIANO

à cette administration antique. Delà à entrer dans les sociótés

secrètes, le pas étajt facile à franchir „ (1). Il

y a une grande profondeur dans la pensée souvent citée de " Les institutions corrompent les le Comte de Paris

Monsieur

:

hommes „. C'est en

—

propre des régimes oppressemi despotisme d'un seul ou tyrannie du nombre de démoraliser effet

le

—

ceux qui s'y trouvent soumis. Dans les pays privés de libertés publiques, l'opposition, ne pouvant s'exprimer sous des formes régulières, se réfugie dans l'ombre des sociétés secrètes. D'une compression outrancière naissent le goùt et l'habitude, également funestes et condamnables, des conspirations. Mais en parlant des sociétés secrètes de l'Italie, il faut redouter de tomber dans ces généralisations liàtives, familières à l'esprit de parti, mais étran-

gères à l'histoire. Il est indispensable de distinguer avec soin les uns des autres ces groupements plus ou moins mystórieux (2).

Les Carbonari semblent tirer leur origine du royaume de Naples (3). C'est-là, dans tous les cas, qu'ils ont pris leur essort. De composition démocratique et d'aspirations nettement radicales, ils n'eurent jamais qu'un faible développement dans l'Italie du Nord. Ils constituèrent toujours une organisation autonome. Les Federati-Adelfi méritent de fixer plus longuement notre attention. Ils comprenaient deux élóments d'origines différentes les Adelfi et les Sublimi Maestri Perfetti. Depuis le Congrès de Wilhelmsbad, en 1782, une scission s'ótait produite dans la Franc-Maconnerie. Weishaupt avait donne à ses Illuminés un caractère irréligieux. Napoléon s'émpara de cette :

(1)

B. Manzonk, II Conte Moffa di Listo.

' Le lunghe oppressioni, col rendere la bugia ed il fingere una necessità, corrompono profondamente il carattere de' popoli „, écrit Massimo d'Azeglio,

(2)

1 miei Ricordi,

Les Carbonari juraient

II.

'

de consacrer tous

les moments de

leur existence à faire triompher les principes de liberté, d'égalité, de haine à la tyrannie, principes qui sont l'àme

de toutes les actions secrètes et publi-

ques de la respectable Charbonnerie „. Les Federati s'engageaient a * servir fidèlement la Constitution et le Roi qui aurait été élu; à travailler en commun de tonte facon à obtenir la Constitution d'Espagne ou celle qui lui ressemblerait le plus „. (3)

Ferdinand et Marie-Caroline avaient protégé les Francs-Macons. D'après

certains auteurs Marie-Caroline était Franche-Maconne et témoigna, durant un certain temps, de

gresso di Vienna

e

pour

les Carbonari. Cfr. Riniebi, // Con-

la

bienveillance

la

Santa Sede; et Weil, Joachim Murai, Roi de Naples, I.


LE GENERAL BARON PERRONE DI SAN MARTINO

983

et s'en servit comme d'un moyen de gouvernement. L'ólément róvolutionnaire sortit alors des loges et se groupa autour de Lucien Bonaparte et du general Malet. Ces mécontents, à ten-

secte

dances républicaines, institnèrent des loges de gauche et prirent le

nom à'Adelfi.

Après la chute du ministère Decazes, certains libéraux avancés, désespérant d'obtenir par les moyens parlementaires le gouvernement de leur choix, avaient fonde une société secrète politique. Elle avait la Minerve pour organe. Ses principaux coryphées ótaient M. d'Argenson et le Colone] Fabrier. Autour d'eux se groupait un Etat major qui constituait le Gran Firmamento de Paris. Là figuraient le Prince Paul de Wurtemberg, frère du Rof de Wurtemberg, l'abbé de Pradt, Jouy, Delessert, Dupin, L'Odonoyer, l'abbé Grégoire. Ses chefs suprèmes, La Fayette, Benjamin Constant, Etienne, demeuraient hors cadres. Ils dirigeaient la société, mais n'en faisaient pas partie. C'est-là le caractère propre

du Gran Firmamento, et ce qui le distingue de la Franc-Maconnerie (1). Il comptait aussi des affiliés en Angleterre, notamment le Due de Sussex, frère du Roi, Lord Holland, Robert Wilson, et

entretenait

des

relations

avec l'Allemagne, la Prusse et la

Suisse.

Vers 1821 les Adelfi s'unirent aux Sublimi Maestri Perfetti. Leurs affiliés prirent nom de Federati (2). Ils semblent s'ètre inspirés principalement du Gran Firmamento. C'est ainsi qu'en

coinpénétration. Lorsque la Cliar(1) En France il se produisit une sorte de bonnerie fut introduite à Paris, la Haute Vente fut présidée par La Fayette, et comprit dans son sein d'Argenson, membre du Gran Firmamento. Voir le remarquable ouvrage de M. Thureau Dangin, Le parti liberai tona la Restauration. (2)

Consulter les très

intéressants articles de M. Sandonà: Contributo alla

storia de' processi del Ventuno

del 1910. derati.

e

dello

Spielberg

dans

II

Risorgimento Italiano

On y lit un curieux statut organique de l'Italie, dressé par les Fe-

La Péninsule

devait

constituer

les Stati uniti d'Italia, confédération

Pontife), composée de six royaumes: Sicile (Ferdinand I), Pontificai (Souverain (Due de Toscane (Prince de Capone), Venise (Prince de Salerne), Lombardie recevaient tous la Constitution Noto), Piémont (Maison de Savoie). Ces états absolu du pouvoir temporal espag'nole. On remarque dans ce projet le respect qui auraient du Pape, et la part considérable faite aux Bourbons de Naples, pour Ferdinand I, le dù à la confiance des libéraux trois nouveaux trònes, et, titre

de Fondateur et Promoteur de la Confédération Italique.


984

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Lombardie les Federati reconnaissaient pour chef incontesté le comte Frédéric Confalonieri (1). Le grand patriote milanais fit de la propagande pour la Federazione, lui affilia des membres, mais resta lui-mème en dehors d'elle.

Dans les Etats Sardes, comme en Lombardie, nous voyons deux organisations parallèles et distinctes.

Les Carbonari avaient établi leur centre à Alexandria. C'étaient de fervents démocrates, qui voulaient une seule Chambre et prónaient les moyens violents.

A l'oppose, ¥ Unione Liberale, aristocratique et parlementaire, ralliait les

adeptes d'un état

"

à la francaise „ ou " à l'anglaise „.

Elle était née, en 1818, à Turin, sous le nom de société dei liberi Italiani. Vinrent ensuite les Guelfi, dont le

programme portait

:

Indépendance de l'Italie, notre Patrie. Lui donner un gouvernement unique, ou du moins unir par un lien fédératif les divers gouvernements italiens, ayant tous pour base la constitution, la liberto de la presse et des cultes, l'égalité des lois, des monnaies et des mesures „. Les Guelfi s'unirent aux Adelfi. Tous ces éléments ne tardèrent pas à entrer dans le groupe Federato. Le but des patriotes Piémontais était de rendre la Maison de Savoie à sa véritable destinée. L'un d'eux a exprimé leurs vceux avec une remarquable sagacité et un merveilleux sens historique u II s'était fait en Piémont, écrit-il, une grande Revolution dans les esprits. Emmanuel-Philibert, en transportant le siège de son gouvernement à Turin; Charles -Emmanuel I, par ses moeurs, avaient dès longtemps annoncé que leur maison et leur royaume devaient cesser d'ètre francais mais les Piémontais ne reconnurent cette vérité que sous le règné de Victor-Emmanuel (2). Une jeu"

:

;

(1)

Per una bioéminent historien

Voir: A. d'Ancona, Federico Confalonieri; G. Gallavresi,

grafìa di F. Confalonieri; et la belle publication

de

cet

:

Carteggio del Conte Federico Confalonieri. " A partir du traité de Lyon la Maison de Savoie n'a plus été, par le qu'une puissance italienne. Elle n'a plus considéré ce qui lui restait au delà des monts que comme un Seigneur, vivant dans l'opulence, en sein d'une

(2)

fait,

vaste cité, considère le

fief

antique dont

il

porte le

nom et qu'il visite ra-

rement ,. M. Costà db Beauregard, Mémoires historiques sur la Maison royale de Savoie, t. TT, p. 122. Cf. aussi L. Cibrario, La vie et la mort du Roi CharlesAlbert.


LE GENERAL BARON PERRONE DI SAN MARTINO

985

nesse nourrie des écrits de Victor Alfieri, et une foule de braves militaires sortis des rangs des armées de Napoléon concoururent à donner ce mouvement à l'opinion et ce mouvement était favorisé

par un instinct du peuple piémontais et du peuple gónois, ancien corame eux et qui ne finirà qu'avec eux: la haine du nom autri-

sentiment national, que ceux-mèmes qui en sont l'objet eurent toujours soin d'entretenir à chaque fois qu'ils apparurent ctiien,

parrai nous par la hauteur de leurs manières, par les extorsions et par la dureté de leurs traitements envers le peuple... Tous les yeux se tournaient alors vers cette Lombardie, que nous appelions

enfin la terre de nos frères: fùt importune

il

n' était

pas de Piémontais qui ne

du bruit de leurs chaìnes, qui ne

sentìt son

sang

bouillonner à l'image d'un Milanais courbé sous le bàton d'un

caporal autrichien. Nous pourrions dissentir encore sur les moyens

de remédier aux maux de l'intérieur, mais nous nous confondions dans ce désir, dans ce besoin de la patrie italienne, qui d'ailleurs faisait la seule force de l'État, la seule garanti e de son indépendance, le seul motif raisonnable des sacrifìces de la nation. Nous nous redisions avec empressement les réponses que le Eoi avait f aites

à des ministres de l'Autriche à Turin nous avions recueilli ;

toutes ses paroles, qui annoncaient combien son cceur était ouvert

au patriotisme italien;

et

si,

dans ce temps là, on eùt demandé

quel était le chef de cette conspiration vague mais universelle

que l'Italie renfermait dans son sein, tout le monde eùt nommé Victor-Emmanuel „ (1). Ces partisans du Risorgimento différaient cependant sur des questions de méthode et d'opportunité. Le prince de la Cisterna (2), le baron Perrone, le marquis de

(1)

De la Revolution Piémontaise, attribué au Comte Santo eek de Santa Rosa.

Charles-Emmanuel-Philippe-Joseph-Alphonse-Francois-Marie dal Pozzo, Prince de la Cisterna, né le 5 janvier 1784, fils de Joseph-Alphonse, Prince de la Cisterna, et de Charlotte-Théodora Balbo Bertone de Sambuy, de la branche restée piémontaise de la famille de Crillon, fut d'abord écuyer de la (2)

Princesse Pauline Borghese.

Il

épousa la Comtesse Louise-Caroline Ghislaine

de Mérode, fille du Comte Werner de Mérode et de Louise-Victoire, Comtesse de Spangen d'Uyternesse. De ce mariage naquit une fille, Marie-Victoire-Charlotte-Henriette-Jeanne (1847-1876), qui fut la première femme du Prince Amédée de Savoie, Due d'Aoste, puis Roi d'Espagne, la mère de LL. AA. RR. Mr. le Due d'Aoste, Mr le Comte de Turin et Mr le Due des Abruzzes. Le Prince de 1821. de la Cisterna fut un des membres les plus considérables de la junte lié avec Benjamin Constant. Il mourut Sénateur du Royaume. Il était très


986

IL

RISOKGIMENTO ITALIANO

Priero (1), le comte de Lisio (2), champions de la constitution fran9aise, étaient des -conservateurs libéraux, qui

litique

u

entendaient la po-

centre-gauche „ à la facon de M. Royer-Collard. Ils esti-

maient que toute action précipitóe risquait de faire dévier le mouvement et d'ajourner leurs espérances. Hector Perrone, en particulier, jugeait avec un grand sens que les temps n'ótaient pas révolus. " Les populations italiennes, disait-il, sont mécontentes et désirent un changement; mais l'idée nationale n'est encore ni assez vraie, ni assez forte pour les soulever dans un mème élan vers le but commun „ (3). Mais les conseils de la sagesse et de la prévoyance devaient céder devant l'enthousiasme patriotique et liberal. Le chevalier de Collegno (4) et M. de Santa Rosa (5). Priero, Baron (1) Scipion-Hercule-Épictète-Flavien-Démétrius Turinetti de de l'Empire, par Lettres Patentes du 26 avril 1811, Maitre des Cérémonies de l'Empereur, introducteur des Ambassadeurs, Auditeur au Coiiseil d'État, né à Turin, le 18 février 1789, fils de Hercule-Antoine-Francois Turinetti,

Marquis de Priero, Gouverneur general des Pays-Bas Autrichiens. (2) Guillaume, Comte Motfa de Lisio, neveu du Marquis Alfieri, Officier de cavalerie, fut Ministre de Charles-Albert en 1848. * le pays n'était pas prèt „. L'éminent historien (3) Baratono, op. cit., 1821: du Ventuno, M. le baron A. Manno, parie de l'attitude glaciale du Piémont. (4) Hyacinthe Provana, chevalier puis comte de Collegno, né à Turin, d'une vieille et illustre race, le 4 juin 1794, mort le 29 septembre 1856, élève de Saint-Cyr en 1809, lieutenant d'artillerie légère en 1812, fit la campagne de Russie, puis celles d'Allemagne et de France à la Grande Armée; Major d'artillerie et Écuyer du Prince de Carignan en 1821; condamné à mort; réfugié en Suisse, en France, en Belgique, en Angleterre, suivit Santa Rosa en Grece et a laissé un intéressant journal du siège de Navarin, s'occupa de sciences naturelles, particulièrement de geologie, fut le disciple de Candolle à Genève, puis vint se fixer à Paris où il se lia avec Elie de Beaumont; fut recu docteur ès sciences de la Faculté de Paris et devint professeur de geologie et doyen de la Faculté des sciences de Bordeaux; auteur des Elementi di Geologia et de la Carta geologica d'Italia; Lieutenant general et Sénateur du royaume après le Statut; Ministre de la Guerre à Milan Membre de l'Académie de Turin, du Conseil supérieur de la Guerre et du Conseil des Ministres; Ambassadeur de Sardaigne auprès du Prince Président; un instant Commandant de la division militaire de Génes (1854) marie en 1836 à Marguerite des marquis Trotti, une des femmes le plus distinguées de l'aristocratie milanaise. (5) Annibal Santorre Derossi di Pomarolo dit Santa Rosa, 1783-1825, soldat à onze ans, maire de Savigliano, puis sous-Préfet de la Spezzia sous l'Empire, un des initiateurs du mouvement de 1821, Ministre de la Guerre sous la régence du Prince de Carignan, condamné à mort par contumace, réfugié en France, puis en Angleterre, volontaire de l'indépendance greeque, mort en la défendant les armes à la main. ;

;


-

LE GENERAL BARON PERRONE DI SAN MARTINO

987

étaient pressés d'en finir avec la doublé terreur de l'Autriche et

de l'ancien regime. Santa-Rosa, qui, semble-t-il, eùt préféré à toute autre l'ancienne Cortes, alors de

Constitution

Sicilienne, inclinait

vers celle des

beaucoup la plus populaire. Il était pourtant

le

modèle du constitutionnel. " En politique ce pretendi! revolution naire était d'une modération telle que, s"il eùt été en France, a la

Chambre des Députés, à cette epoque, à la fin de 1821, il eùt Royer-Collard et M. Lainé „ (1). Le Marquis de

siégé entre M.

Caraglio représentait l'élóment le plus avance ou

peut-étre

le

deux

in-

décide dans le petit groupe liberal.

Mus Sur la question du Statut, comme on disait

a

Turili,

lences étrangères considérables livraient un combat courtois mais

sans trève. L'ambassadeur de Franco (2) recommandait tout natu-

rellement le

la

charte de 1814, l'ambassadeur d'Espagne se faisait

protagoniste de la Constitution des Cortes. Si d'ailleurs leurs

partisans respectifs se distinguaient par leurs costumes

et

leurs

allures, les premiers tenant école d'élégance, les seconds arborant

des barbes hirsutes et des déguisements d'opera .-comique, l'on ne pouva.it trouver

d'hommes

plus

différents que les deux chefs de

missions. Origine, idées, habitudes, tout séparait ces deux personnages venus des póles opposés du monde politique. Le due de Dalberg (3), grand seigneur allemand, neveu du dernier Electeur de * Revue des Deux-Mondes ,, 10 mars 1840. M. Cousin (1) V. Cousin, Santa Rosa, raconte à ce sujet une discussion qui eut lieu entre M. Royer-Collard et Santa Rosa, en présence de M. Humann, pour savoir si les libéraux devaient sou-

tenir le ministère Richelieu: Santa

Rosa et M. Cousin se prononcèrent pour

l'aftìrmative. M. Royer-Collard estiinait que le parti Villèle-Corbière ne resterait

que six moie au pouvoir. Son avis prévalut. On renversa le ministère Richelieu, mais le cabinet Villèle dura jusqu'en 1827. étant veuf d'une Princesse (2) Il était ambassadenr de famille, Louis XV111 de Savoie. de Dalberg et du Saint-Empire, (3) Éméric-Joseph-Wolfgang-Héribert, Baron Due de Dalberg et de l'Empire (10 avril 1810), Ministre du Margrave de Bade a Paris (1808), Conseiller d'État (14 octobre 1810), Ministre plénipotentiaire de France au Congrès de Vienne, Ministre d'État et Ambassadeur de France Pair (81 aoùt 1817), (26 janvier 1816), Pair de France (17 aoùt 1815), Due et Chevalier Commandeur du Saint-Esprit. Grand Croix de la Lógion d'Honneur, février 1808 à Mariele 31 mai 1773, mort le 27 avril 1833, marie le 27 Pellegrina-Thérèse-Catherine de Brignole-Sale, fille du Marquis de BrignoleSale et d'Anne-Marie-Gasparde Vincenti Fieri, Comtesse de Brignole et de l'Empire. La duchesse de Dalberg était la sceur du marquis Brignole, qui fut

né

ambassadeur de Sardaigne à Paris, et de la comtesse Charles Marescalchi. Il Risorgimento Italiano,

— IV.

64


IL

RISOROIMENTO ITALIANO

Mayence devenu, par la gràce de Napoléon, Grand-Due de Francfort et Prince-Primat de la Confédération

du Rhin, avait dóbuté

comme Ministre de Bade à Paris. Talieyrand discerna vite en lui éminent et l'employa aux négociations du mariage de l'Empereur. Attaché dès lors à la fortune du célèbre nomine d'État, le due de Dalberg avait coopéré avec lui à les qualités d'un diplomate

la Restauration et avait été naturalisé francais en 1815. Il remplit les

fonctions d'ambassadeur de Franco à Turin

du 27 septembre

1816 au 24 septembre 1826. Il avait épousé une Brignole,

et,

par

ce mariage, qui l'alliait aux plus grandes maisons de Grénes, s'était acquis une situation particulière dans le royaume de Sardaigne (1). Élève de Talieyrand, M. de Dalberg avait appris à son école le sens des réalités

et

un scepticisme politique qui devaient l'éloi-

gner de toutes les exagérations et de l'outrecuidance des partis. Le chevalier Bardaji y Azara (2), au contraire, offrait le type du révolutionnaire fervent et convaincu. C'était

"

un

vrai

conspira-

en étroites relations avec le comité „ (3). Tous les deux désiraient voir le Piémont gouverné par des instituticns libérales, mais Tun ne pensait qu'à obtenir, par une pression savante et des conseils répétés, une réforme constitutionnelle, l'autre ne rèvait que barricades et pronunciamento. Le due de Dalberg avait imaginé de fonder un " casino où se rencontreraient avec la noblesse, l'armée et la bourgeoisie, teur lent, circonspect, dissimulò,

et

,.

les membres du corps diplomatique. Le gouvernement refusa, crai-

gnant que les diplomates étrangers n'y apportassent des livree w de toute sorte „ (4). Pendant ce temps l'ambaset des journaux sadeur d'Espagne haranguait les démagogues. Le premier était " un

dilettante „

(5),

le

second avait l'àme d'un insurgé.

Le due de Dalberg estimait, non sans raison, que les révolutions doivent se faire par en haut. Dans ce but, il adressa dans

Paolo Boselli, II ministro Vallesa e l'ambasciatore Dalberg; Tivaronj, il dominio Austriaco; Mémoires du Chancelier Pasquier, t. V. (2) Eusèbe Bardaji y Azara, Ambassadeur de Sa Majesté Catholique auprès du Roi de Sardaigne, du 2 mars 1817 au 11 février 1821. Les Cortes supprimèrent l'Ainbassade sous prétexte d'economie et la remplacèrent par une (1) Cfr.

L'Italia durante

légation. (3)

Cablo Tosta, La rivoluzione piemontese nel 1821.

(4)

Boselli, Il ministro Vallesa.

(5)

Carlo Torta, Op.

cit.


LE GENERAL BARON PERRONE DI SAN MARTINO réte de 1820

un

très

Balbo (2), Ministre de

interessane Mémoire

(1)

989

au Comte Prosper

depuis septembre 1819. Balbo

l'Intérieur

u

un vero italiano „. Sa haute intelligence, son caractère élevé, annoncaient une ère brillante, on l'appelait le Ministre des espérances. Les jurisconsultes travaillaient alors à une refonte de la législation. Ce n'était pas assez. Il ne s'agissait plus de remèdes, une opóration s'imposait: " Qu'on accorde une législation aux Piémontais, disait fort justement le due de Dalberg, on ne remplira plus leurs voeux: il leur faut maintenant ce qui était

ses lumières

peut seul assurer la stabilite, l'équité des lois, la sùreté et Tindépendance de leurs personnes, la tranquille possession de leurs biens, l'égalité civile, la juste répartition des impóts, la róforme il leur faut une Constitution. C'était un voeu secret quand ne voyaient autour d'eux que des peuples gouvernés comme eux; ce désir est un besoin maintenant qu'ils voient le pouvoir

des abus

;

ils

eux au pouvoir constitutionnel „.

arbitraire faire place cliez

u

II

leur faut une Constitution „ : le grand mot est làché. Fort habilement, le diplomate s'adressait à l'esprit éclairé du ministre et lui

prodiguait les plus sages conseils

u :

Qui mieux que vous, Monsieur

Comte, sait apprécier la force, la rapidité, la justice des idées nouvelles qui ont envahi l'Europe?... Ce n'est point une résistance, le

quelque courageuse qu'elle soit, qui fait acquérir la gioire d'homme d'État, mais bien d'óviter des malheurs à venir par des concessions

commandées par rintérieur du peuple... Autant des conces-

sions libres produisent d'heureux

effets,

autant des concessions

forcées peuvent en produrre de désastreux. Les premiòres multirois, les plient, resserrent les noeuds qui unissent les peuples aux

brisent quelquefois les liens d'amour, de reOsez attaquer de front les ennemis

autres relàchent

et

connaissance, de

confiance...

qui, en de ce pacte d'union entre le peuple et le roi, de cet acte mola assurera à l'État, de bonheur le assurant la propreté, connaìtre à S. M. narchie des fondements indestructibles. Osez faire avec l'éloquence du les vceux, les besoins de son peuple, plaider

(1)

Ce Mémoire a été publié

"

in estense , par M. Stevn, professeur d'histoire Rivista Storica del Risorgi-

à l'École polytechnique federale (Zurich), dans la mento Italiano du 15 septembre 1896. Ambassadeur du Roi de Sardaigne a Paris, Mi(2) Comte Prosper Balbo, à Henriette d'Azeglio, I, marie nistre de l'Intérieur sous Victor-Emmanuel pere de Cesar Balbo.


.

IL

990

RISORGIMENTO ITALIANO

sentiment et de la conviction une si belle cause, et rame paterdu roi ne se démentira pas dans cette circonstance... Alors

nelle

appelé de nouveau au timon d'État n'aurez-vous point à assurer

pour jamais la prospérité de l'État, et combien la reconnaissance, l'amour. l'enthousiasme de votre patrie ne vous dédommageront-ils pas d'une desgràce glorieuse et momentanee? ...

Au mois de décembre de la mème année, le due de Dalberg envoya un des secrétaires de son ambassade, M. Rouen, à Gènes. pour disposer les personnages les plus considérables de l'ancienne république en faveur de la charte francaise. M. Rouen, de retour u bon esprit quii avait trouvé dans ce à Turin, se Iona fort du

pays

..

(1).

Au fond, le Roi de Sardaigne était hostile à l'Autriche (2)

:

c'est

à lui qu'appartient le mot célèbre: T Italie des ItaUens et TAIle-

magne des Allemands (3). Mais, sous l'influence de la Reine, et par crainte de transformer les institutions de son royaume, il demeurait fidèle à son puissant voisin. Aussi était-ce ailleurs que les constitutionnels

tournaient leurs regards. Ds les portaient

sia-

second héritier du tròne, Charles-Albert de Savoie, prince de Carignan. Il passait pour liberal. Victor-Emmanuel le jugeait en

le

H a une tète fort dissipée, il est fin au-delà de ce que l'on peut penser. très porte à fréquenter de mauvaises compagnie* „ (4>. L'on sait ce que le Roi entendait par là. Chaleureux champion de rindépendance de l'Italie, le fatar Charles-Albert ces termes

M

semblait

u

:

Le Prince n que

les

patriotes

attendaient

depuis

si

sécriait Vinlongtemps. " Un soleil s'est leve sur notre horizon cenzo Monti. Le Prince de Carignan était alors l'idole du Piémont ..

et l'espoir de Tltalie. " Il était jeune, écrit il

un récent historien. et

avait un caractère romantique que la vie monotone du chàteau

de Racconigi ne pouvait satisfaire

;

aussi, lorsqu'il entendit parler

d'une guerre qui agrandirait l'État du Roi et contribuerait

a

la

rédemption de toute l'Italie, il se laissa transporter dans un magnifique reve de gioire „ (5).

(1) Cfr.

Sandoxà, Contributo alla Storia de' processi del Ventuno dans

//

*orgimento Italiano de 1910. (2) Il dit

un jonr à Collegno

(3)

Masi, Asti e gli Alfieri.

(4)

Pkrrbko, Ultimi Reali.

(5)

Carlo Torta, Op. rtt.

:

*

Qui me délivrera de ces Autrichiens ? ,

Ri


LE uyXKKAI. BABON l'KRKONK est

SAX MARTINO

DI

991

peu de mots plus touchants que ce terme sacre applique

tlut d'un pays:

M

redenzione „. C'est en le pronoii9ant que les

obtiendront

lux

Y adhésion de Charles-Albert de Savoie, quelques instants de lutte intérieure, il ne pourra retenir

cri

qui s'échappe de son àme blessóe

u :

Anch'io sono un Ita-

liano! „. N'a-t-il pas confié à ce mémoire qu'il a intitulé

Ad Major em

Dei Gloriam cette déclaration vibrante: u Je le sens, jusqu'à mon dernier soupir, mon cceur battra au nom de la patrie

et

d'indé-

pendance de l'étranger „?. Le Prince de Carignan se rapprochait de plus en plus des conjurés (1). Ses

projets se prócisaient, son hostilité à légard de ì'Autriche ne se dissimulait plus. Il entra bientót en rapport avec

w les chefs du parti patriote milanais. Le 5 septembre 1820, dit M. Torta, il envoya à Confalonieri, avec une lettre écrite en son nom par Cesar Saluzzo, le comte Hector Perrone, pour s'informer de l'opinion publique en Lombardie et des moyens dont disposaient les libéraux, et pour lui communiquer le pian des Pié-

montais „ (2). Confalonieri ótait absent, le Prince lui renouvela son invitation,

par une lettre autographée, et l'entrevue eut lieti à Vigevano, dans la première quinzaine de

novembre (3)

:

"

Au cours de ce colloque

le Comte Perrone du projet des Piémontais de réformer leur gouvernement et d'introduire cliez eux une forme constitutionnelle, comme l'avaient fait les Napolitains „ (4). Il ajouta qu' il y avait deux partis: Fun, dont il était, ayant à sa tète le Prince de Ca-

d'une extrème importance, raconte M. Torta, instruisit Confalonieri

rignan, la moitié des ministres, l'elite des grands corps de l'État, tous les colon els et beaucoup de généraux, se prononcait pour le système fran9ais l'autre, nettement démocratique, voulait le statut ;

u

Mais, disait-il, cette difficulté n'est pas insurmontable „. Pour atteindre ce but, les uns et les autres étaient décidés à agir

espagnol:

(1)

Les Adelfi le considéraient cornine d'intelligence avec eux.

(2)

Op.

(3)

*

cit.

Frédéric Confalonieri

qui

entre ses maina les fils de toute qui avait plus que personne répandu

tenait

la conspiration dans la Lombardie,

et

les principes libéraux, vint en 1820 en Piémont, et, au mois de novembre, eut un entretien à Vigevano avec le federato Perrone „. Manzonr, i7 Conte

Afoffa di Lisio. (4)

Torta, Op.

cit.


992 sui-

IL

RISOBGUMENTO ITALIANO

Fon ne pouvait obtenir une charte du Roi, à

l'opinion, et si

déterminer à ^bdiquer en faveur du Prince de Carignan. Con-

le

falonieri à

beau déclarer dans ses Mémoires qu'il

accueillit

avec

froideur les ouvertures d'Hector Perrone. " ... le lien est trop évi-

dent entre la revolution piémontaise et la Confédération lombarde,

en Lombardie le chef du parti liberal était Confalonieri „ (1). profondément hostile au gouvernement autrichien, entreprit de promouvoir un mouvement d'union patriotique dans le Nord de l'Italie. Arese et Arrivabene se jetèrent dans la bataille. Pecchio ócrivit son Saggio storico sulV amministrazione finanziera del regno d'Italia dal 1802 al 1814, ouvrage documentò et précis, qui eut un immense retentissement. Au et

LTaristocratie milanaise,

mème moment paraissait la fameuse brochure de Sismondi: Des desseins de VAutriche sur l'Italie. On allait, selon l'expression mème de Confalonieri, désormais précher la parole " federato „ à Turin. Collegno fit une vive propagande

dans l'armée en faveur de la Federazione. Beaucoup d'offìciers en adoptaient les idées. II était moins facile d'amener les soldats à préter serment à la Fétt

dération. Ils s'y refusèrent d'abord, parce qu'ils croyaient que la re-

volution abattrait l'antique tróne de la Maison de Savoie ils

;

quand

furent convaincus qu'on ne voulait qu'un peu plus de liberté

et de justice, réconfortós par l'exemple des officiers les plus estimós

de l'armée par leur courage et leur probité, ils acceptèrent avec moins de répugnance de faire partie de la ligue „ (2). Bientót l'elite du Piómont frémit d'impatience. C'est alors que le chancelier autrichien adressa au Roi de Sardaigne une note impérieuse et hautaine et l'avertit que l'Empereur " comptait sur lui „. Que s'était-il donc passe ?

IL

La Revolution de 1821. Après le pronunciamento de Naples, qui avait impose à Ferdinand I la Constitution de Cadix, Mettermeli avait trouvé l'oc-

(1)

Torta, Op.

(2)

Maszone, Op. cit.

cit.


LE GENERAL BARON PERSONE DI SAN MARTINO

993

bonne pour intervenir en Italie sous preteste de rótablir royaume des Deux-Siciles le système du bon plaisir. ùs XYILT s'en émut et en appela à l'Europe: comme Roi de France et comme chef de la maison de Bourbon, il ne pouvait tolérer une pareille ingórence. Il reclama une réunion des grandes puissances: le Tsar y accèda, et un Congrès se réunit à Troppau. L'on sait comment diverses circonstances l'absence du due de Schelieu, malheureusement retenu en France, le désaccord surlu entre nos plénipotentiaires, M. de la Ferronnays et M. de iman, la mutinerie d'un rógiment russe — vinrent au secours l'habiletó de Mettermeli et lui permirent d'agir puissamment l'esprit d'Alexandre. Le Congrès aboutit à la proclamation du )n

le

—

d'intervention: les intentions de Louis

it

<pie

méconnues,

elles

étaient

contrecarrées.

XVIII étaient plus Le Gouvernement

francais tenta d'établir un modus vivendi entre Ferdinand I et ses sujets en proposant à l'un et aux autres d'adopter la charte francaise.

Le Roi de Naples repoussa les conseils du cabinet des

Tuileries: à repris

ses

Laybach, où après une interruption le Congrès avait il reclama une répression exemplaire. Cette

travaux,

mission fut conflée à l'Autriche. Lorsque Fon apprit la nouvelle et que Fon sut que les habits blancs pourraient occuper tout le sud de l'Italie une explosion u Contrairement à l'attente de la France, disait celata en Piémont.

Albert Vandal, les Princes Italiens craignaient la revolution plus que l'étranger. Quant à l'Autriche, elle désirait des combats pour fracasser le regime constitutionnel „. Les patriotes Piémontais voulaient arrèter dans son voi clans leur victoire l'espoir

" l'aquila

grifagna „

et

voyaient

de délivrer la Lombardie.

La Maison de Savoie allait-elle suivre sa vocation italienne? L'exaltation était à son comble. Il suffisait d'une goutte pour Un incident la fournit.

faire déborder le calice d'amertume.

Le 11 janvier 1821 on donnait au théàtre d'Angennes la Gazza Quatre étudiants y vinrent, portant des bonnets greca était une coifamarante avec un gland de mème nuance. Dans le cas, fnre usitée dans plusieurs universités italiennes. jeunes gens ces que carnavalesque il s'agissait d'un accoutrement voir un insigne avaient arbore tout le jour. Mais la police crut y carabiniers et conduire en des Carbonari. Elle fit arréter par des au théàtre, les autres prisons les quatre étudiants: un seul fut pris ladra.

furent appróhendós

C

chez eux. Leurs camarades s'ómurent. Le


994

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

conseil de l'université avait le privilège

fesseurs

et

élèves.

ment se saisit arbitrairement des quatre verser Turin sous bornie escorte prisons

exclusif

de juger pro-

Avec une singulière maladresse, le gouverne-

d'État. Les

étudiants

se

et

inculpés. Il leur fit tra-

transporta dans deux

les

soulevèrent contre eette

ille-

galità.

La troupe ocoupe alors l'université. Les baricades.

étudiants

élèvent des

Le comte Balbo, ministre de l'Intérieur, essaye en vain

de calmer cette jeunesse exaspóróe. Enfin, le système de la sévé-

Le gouverneur de Turin, le comte de Revel (1), ar-

rité próvaut.

avec

rive

les

grenadiers.

Des

cris

éclatent,

des pierres volent.

Les étudiants avaient-ils entendu la sommation? D'aucnns le nient.

La répression ne devait pas se faire attendre. Le gouverneur, qui avait dit, au départ, à ses troupes:

w

Souvenez-vous que ce sont

des enfants ,,, et qui avait eu soin de faire dócharger les

fusils,

comte Cesar Balbo, fils du ministre, le chevalier Angelino Olivieri essayent en vain de calmer la fureur le colonel

Ciravegna,

le

des soldats. Ceux-ci poursuivent les étudiants et les sabrent jusque

dans les salles de cours

et

mème dans la chapelle.

n'y eut

Il

pas des morts, mais le souvenir des atrocités commises par certains sabreurs,

—

le noni leur resta,

— porta au paroxysme l'indignation

des libóraux. "

Beaucoup de blessés furent trasportés à l'hópital, où

ils

re-

curent la visite du Prince de Carignan. ce qui accrut immense*

ment sa popularité. La répression

eùt

été

bien plus violente

si

Cesar Balbo et Guillaume de Lisio, accourus pour rétablir le calme

parmi ces jeunes gens, n'avaient empéché le massacre avec l'autode leur grade et de leur nom „ (2). Entre les Federati et les Carbonari l'union venait de se faire, ou plutót une transaction venait de s'opérer. La Constitution des Cortes était acclamée par cinq millions d'Italiens, qui, à vrai dire, ne la connaissaient guère, mais voyaient en elle la charte d'une

rité

(1)

Ignace Thaon de Revel, chevalier de R. puis comte de Pratolongo, 1760-

1835, ministre en Hollande. Fit la guerre de 1792-96. Gouverneur de Gènes (1814),

Vice-Roi de Sardaigne, Gouverneur de Turin (1820), Lieutenant general des États de terre ferme avec pleins pouvoirs du Roi (19 avril 1821), recut la su-

prème et unique dignité de Maréchal de Savoie

(10

avril 1829),

l'Annonciade (Voir ses Mémoires sur la guerre des Alpes). (2)

Makzone, Op. cit.

Collier

de


LE GENERAL BASO» PBRRONK

DI

SAX MARTINO

995

no avelie, dun état de droit, comme nous disons un peu prétentieusement de nos jours. La discorde entre

les

partisans

allait-elle se

perpétuer

de la réforme? Hector Perrone suggéra un

mezzo termine. Les deux partis firent des eoncessions les fédérés abandonnèrent le système aristocratique francais qui avait leur :

préférence;

en retour la constitution espagnole fut modifìée sur

quelques points. u

Le rapprochement coùta beaucoup aux constitutionnels. Vingt fois, raconte M. Cousin, Santa Rosa nvassura que ses amis et lui n'avaient eu de rapport avec les sociétés secrètes que fort tard à la dernière extrómité, lorsqu'il leur fut démontré que le gouver-

nement Piémontais était sans force pour resister lui-mème à l'Autriche,

qu"un mouvement militaire serait inipuissant, s'il ne s'ap-

pnyait sur un mouvement civil, et que, pour un mouvement civil, le concours des sociétés secrètes était indispensable... sa loyauté

rópugnait à tout mystère, et, sans qu'il me le dìt je voyais quii éprouvait, clairement, dans sa chevalerie une sorte de lionte intérieure d'avoir été peu à peu poussé jusqu'à cette extrémité. Sans u Les sociétés secrètes sont la peste de l'Icesse il me répétait: talie, mais comment faire pour se passer d'elles, quand il n'y a

aucune publicité, aucun moyen legai d'exprimer impunément son opinion? „ (1).

Le Prince de la Cisterna était à Paris lorsqu'il recut du baron Perrone une lettre le priant de revenir immédiatement en Piéu tant, disait-elle, le Prince (de Carignan) parait dispose à mont, en finir „ (2). Bardaji, alors ambassadeur d'Espagne à Paris, y avait retrouvé le Due de Dalberg. Dans l'hotel de celui-ci se réula nissait le comité Piémontais (3). Bardaji apprit au Prince de Cisterna que toute la haute Italie se trouvait dans les meilleures u les derniers dispositions et l'encouragea à apporter à ses amis

Malgré secours et les ultimes recommandations du Comité n (4). gouverneau suspect était Bardaji son affectation de bonhomie,

(1)

V. Cotjsin, Op.

cit.

par le courner de M. Torta raconte que cette lettre fut portée à Paris Vambassade de France à Turin. frequentai les libéraux modérés. M. de Pnero, ancien (3) Le due de Dalberg panni les boavait conserve de nombreuses relations (2)

fonctionnaire imperiai, napartistes. (4)

Torta, Op.

cit.


996

IL

RISOBGIMENTG ITALIANO

ment francai». L'affaire s'ótant ebruitée, le Conseil des ministres avertit le charme .d'affaires de Sardaigne. M. de Pralormo (1) pré-

vint aussitót le Cabinet de Turin.

u

Celui-ci, raconte M. Torta, put

un émissaire du Prince de la un certain Leblane, tyrolien, dans la voiture duquel on trouva cinquante exeniplaires de l'opuscule: Des desseins de TAuainsi surprendre à Suse, le 3 inars,

Cisterna,

triche sur l'Italie, l'originai d'une proclamation aux Italiens, une lettre d'Angeloni au general Grifflenga (2), et trois lettres chiffróes, une pour sa sceur, la seconde pour le marquis de Priero, la troisième pour Hector Perrone (3). Le chiffre fut découvert dans une maison de campagne du pére de celui-ci. Au due de Dalberg avait succede comme ambassadeur de France à Turin le marquis de la Tour du Pin Gouvernet. Moins sympatliique à la cause des liberaux que son prédécesseur, mais convaincu d'autre part que le regime absolu avait fait son temps en Piémont, comme ailleurs, et que le reprósentant de la France ne pouvait suivre en Italie la politique de Mettermeli, M. de la Tour du Pin se conformait à l'esprit des instructions de Louis XVIII et de ses ministres. Quand on lui parlait des deux constitutions il se bornait, raconte le chancelier Pasquier, à faire observer que u Fune était absurde et l'autre fort raisonnable „. Mais il n'oubliait jamais, tout en ne dissimulant pas qu'il serait heureux de voir le Gouvernement Sarde adopter la charte francaise, de dire que l'initiative de ce changement appartenait au Roi. Rien de plus correct que eette attitude. L'ambassadeur d'Autriche, le baron de Binder, ne cessait pourtant pas d'élever des doutes sur la sincérité de sa neutralité à l'égard des partis, et le taxait, en petit

comitó, de faiblesse pour les révolutionnaires solut

Victor-Emmanuel la

(4).

L'Autriche ré-

de frapper un grand coup: son ambassadeur demanda à

plus

l'arrestation

fàcheuse inspiration,

des chefs du parti patriote. Palle

Grouvernement Sarde accèda à

cette étrange requète. Le 5 niars au soir M. de Priero et le baron

(1)

Gendre du marquis de San Marzano. 11 gérait l'ambassade pendant l'ab-

sence de l'ambassadeur M. Alfieri.

Alexandre de Rege comte de Gifflenga, 1774-1848, vétéran des plus disde i'Empire, commandeur du nouvel ordre de Savoie, lieutenant general, inspecteur de cavalerie. (3) Torta, Op. cit. Manzonk, Op. cit. (4) Cf. Mémoires du chancelier Pasquier, t. V. (2)

tingués des guerres


LE OiÉXÉUAL BABON PEKKONE DI SAX MARTINO

997

errone furent arrètós au sortir d'un bai. Le premier fut conduit à Ivrée, le second au fort de Fenestrelle, où il fut bientót rejoint

par le Prince de la Cisterna, arrèté au village de Pont de Beauu

Les crimes du chevalier de Perron, écrit M. de Santa un attachement aussi vif que mal dissimulò à la grande patrie italienne „. Ce fut la cause qui precipita les évènements. Devant ces mesures arbitraires, prises à la domande du représentant de l'Autriche, l'armée se souleva. Elle avait subi une pénible róforme depuis les traités de Vienne. Ses meilleurs offìciers, voisin.

Rosa, consistaient dans

qui tous

avaient servi sous les aigles impériales, s'étaient vus

cés sous les ordres de revenants de Cagliari, et privés du droit

arborer la Légion d'honnour. " Aux vieux fidèles seuls, raconte marquis Costa de Beauregard, remis à neuf par l'almanach al,

appartenaient les hauts grades. On les avait, il est vrai, commandements de quelques jeunes gens bien

aulés dans leurs

Mais les premiers avaient eu le temps d'oublier ce que seconds n avaient pas eu le temps d'apprendre, et tout cela régentait les vétérans de Wagram et d'Austerlitz, qui formaient cour.

1

les

cadres Piémontais „ (1). Ces mécontents avaient servi en grognant „ mais avec fidelità Quand ils virent un tei abaissement de la Maison de Savoie devant les exigences de l'Autriche, ils rósolurent d'arracher de gre ou de force au Roi la promesse alors les u

d une constitution garantissant l'indépendance nationale et des institutions conformes au droit public moderne. Le 6 mars, Caraglio, Collegno, Santa Rosa et Lisio se présentèrent chez le Prince de Carignan. Ils le trouvèrent en compagnie d'un liberal de leurs amis, Robert d'Azeglio. Après avoir prie s'ale Prince de garder le secret sur leur démarche, Caraglio dressa au patriotisme dont il avait donne tant de preuves, et le: supplia de se consacrer à l'indépendance de l'Italie: il ouvrirait fódérés ainsi une ère glorieuse pour la Maison de Savoie. Les pron'entendaient d'ailleurs employer que des moyens honnétes et chaleur. avec parla Rosa Santa Roi. testaient de leur fidélité au

que votre conPrince, s'écria-t-il, tout est prét l'on n'attend plus retour le notre attendent à ils réunis sentement. Nos amis sont qui détruirait signal de sauvèr leur pays ou la funeste nouvelle M

;

:

(1)

La jeunesst du Boi Charles- Alberi.


998

IL

RLSOlUìUlKNTO ITALIANO

toutes leurs espérances „. Ces paroles enflammóes avaient ému le

Prinee.

u

Charles-Albert, dit M. Torta, promit son concours, sans

s'engager par un serment que les libéraux n'osaient pas lui de-

mander, et sans rien spécifier, mais le promit „ (1). Le 8 au point du jour les soldats devaient se rendre à Moncalieri, où se trouvait u Vive la constitution d' Espagne et la guerre le Roi en criant à l'Autriche! „. Le Prinee de Carignan et les chefs du mouvement liberal se rendraient alors auprès du Eoi et le presseraient de :

,

donnei* satisf action à ses sujets.

Mais le 7, le Prinee Il

vit

Cesar Balbo et

les consulta sur les cliances

le

general Gìfflenga.

probables de succès.

Ceux-ci lui

répondirent que l'on n'était pas prèt, que les forces autrichiennes

du Roi trop peu favorables pour avoir confiance. Le Prinee manda alors

étaient trop fortes et les sentiments

à la constitution

Caraglio et Collegno et leur déclara qu'il retirait sa promesse. Les deux amis essayèrent en vain de le faire revenir sur sa décision. Charles- Albert avertit le ministre de la guerre, Saluzzo (2), quii y avait un projet de sédition militaire en train. Saluzzo se borna à tordre ses mains de désespoir. Le Prinee, qui était Grand Maitre de l'artillerie, se rendit à l'Arsenal, et exorta les offlciers à la fìdélité au roi, à l'obóissance sans conditions et leur demanda leur parole de ne pas marcher que sur son ordre. Les libéraux étaient abattus, humiliés {avviliti) de la volte-face du Prinee de Carignan. Celui-ci entrait dans une voie de réticences, de tentatives suivies de remords, d'aveux murmurés avec des sousentendus. Cette équivoque devait exciter la méfiance des conjurés jtisqu'à pousser Collegno et Santa Rosa a de graves accusations contro Charles-Albert. L'histoire ici confine à la psychologie pure.

Le Prinee de Carignan n'a pas trahi, car il n'avait pas conspiré. Il

n'avait jamais juré de suivre ses amis. Mais

il

jouait doublé

Sa situation ótait cruelle. Il savait que Victor-Emmanuel allah- se jeter dans les bras de l'Autriche. Il devait donc choisir

jeu.

(1)

Op.

cit.

Comte Alexandre Saluzzo di Menusiglio, 1775-1851, Membre du Corps Législatif sous Napoléon, tuteur du Prinee de Carignan (1813), Secrétaire du Conseil suprème de Régence du Piémont (1814), Ministre de la Guerre (1820(2)

1821), Ministre à Pétersbourg, Auteur de YHistoire militaire du Piémont, Collier de l'Annonciade, ainsi que ses trois frères (exemple unique), Sénateur du

Royaume.


LE GENERAL BAH0N PEKUONE DI SAN MASTINO

9i)B

ìtre son Roi et son pays. Il pensa que son devoir lui imposait de rompre avec u ses tentateurs „ (1) il garda cependant des in;

telligences avec eux.

La vérité c'est qu'il voulait et ne voulait pus.

Caraglio, Santa Rosa et le comte Morozzo de

San Michele (2), du Piémont, se rendirent, le soir du 8, chez le Prince, qui donna son adhésion au mouvement. Ce mème

colonel des chevaux légers

jour, le lieutenant colonel Ansaldi, commandant

en second la bri-

gade de Savoie, et le comte Bianco de Saint Jorioz, lieutenant des dragons du Roi, partirent pour Alexandrie. C'ótait là que devait commencer le mouvement. Les Federati voulaient, par ces manifestations, obtenir légalement du Roi les concessions réclamées par l'opinion libérale: la constitution de Cadix et la guerre à l'Autriche. Ils n'étaient animés d'aucune hostilité contre VictorEmmanuel (3). Ce qu'ils lui demandaient c'était de secouer la tuils disaient: les fers des Tedeschi telle du Cabinet de Vienne et de se montrer un roi italieii. Ils trouvèrent les Carbonari d' Alexandrie résolus à agir d'eux-mèmes et à constituer une iunte composée de leurs seuls adhérents. Nous verrons que les Turinais

—

prirent aussitót la direction de la ville. Le lendemain le Prince de Carignan revint sur sa dócision. Les

conjurés perdaient tout espoir. Allaient-ils se voir condamnós à La Cisterna, Perrone et Priero en prison et à assister au

laisser

triomphede la dominati on autrichienne dans leur propre pays? Soudain, le 10 mais, au matin, l'oii apprit que San Michele avait quitte Fossano pour marcher sur Turin à la délivrance du Roi. Le Prince de Carignan déclara au gouverneur de la ville (4) et au ministre de la guerre (5) que le Roi ne craignait rien. Le

general Gifflenga fut envoyé au devant des chevaux légers pour retourner à Fossano. Arrivé à Carmagnola, il apprit que

les faire

San Michele

n'était pas parti.

Caraglio prit alors

Verceil, d'où il se rendit à Alexandrie

(1)

:

c'est là

le

chemin

dei

que se trouvait le

Ad Maiorem Dei Gloriam.

Comte Charles-Victor Morozzo di Magliano e di San Michele, Colonel et Saint Lazare, des chevaux légers du Piémont, Chevalier de Saint Maurice Bourges, le condamné à mort en 1821, se réfugia en France, où il mourut, à (2)

18 novembre 1838. (3) Cf. Santa Rosa,

De la revolution piémontaise. Comte Thaon de Revel. (5) Comte A. Saluzzo.

(4)


1000

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

régiment de la Reine auquel

il

appartenait. Lisio, tant pour ses

qualités qu'à eause des défauts de ses chefs, était l'idole de ses u Mes amis, du Roi nous appellent „. Santa Rosa le suivit de près. Le jour mème, ils lancèrent

soldats. Il les entraina vers Pignerol,

en leur disant:

allons là où le salut de l'Italie et le vrai service

la

proclamation suivante

:

" L'armée piémontaise, dans la gravite des circonstances actuelles

de l'Italie et du Piémont ne saurait abandonner le Roi à l'influence autrichienne. Cette influence empèche le meilleur des Princes

de satisfaire ses peuples qui désirent vivre sous le règne des lois

par une constitution Victor-Emmanuel spectateur

et avoir leurs droits et leurs intérèts garantis

libérale et

;

cette funeste influence rend

en quelque sorte approbateur de la guerre que l'Autriche fait

à Naples contre le droit sacre des nations, et afin de pouvoir do-

miner sur l'Italie à son gre, humilier et dépouiller

le

Piémont,

qui est l'objet de sa haine parce qu'elle n'a pas encore pu l'asservir. u

Nous avons un doublé but mettre le Roi en état de suivre mouvement de son cceur vraiment italien donner au peuple :

le

;

la juste et honorable liberto de faire connaìtre ses vo3ux

au Roi,

ainsi que des enfants à leur pere. "

Nous nous éloignons pour un instant des lois ordinaires de la

subordination militaire

;

l'inévitable besoin de la patrie nous

y

oblige à l'exemple de l'armée prussienne qui sauva l'Allemagne

en 1813 par la guerre spontanee qu'elle fìt à son oppresseur. Mais nous jurons en mème temps de défendre la personne du Roi et la dignité de la Couronne contre toute espèce d'ennemis, s'il est vrai que Victor-Emmanuel puisse avoir d'autres ennemis que ceux

de l'Italie. " A Carmagnola, le 10 mars 1821. Signé Santorre Santa Rosa, Guglielmo di Lisio „. Alexandrie s'était déjà soulevée. Omodei (1), aide de camp du Prince de Carignan, adressa aux soldats un ordre du jour où il disait: " Si l'amour de l'indépendance et de la dignité de votre Roi et de votre patrie, et la compassion {carità) pour vos frères qui gómissent au delà du Tessin sous le joug des Barbares peuvent :

encore émouvoir votre coeur, prenez

le seul

parti qui

vous reste.

(1) Francis Omodei, colonel d'artillerie, associé de l'Academie des Sciences de Turin, professeur à l'Academie Militaire.


LE GENERAL BAR0N PERRONE DI SAN MARTINO

1001

loyez vos étendards, courrez et entourez un Prince, qui est i fìdòle à son Roi qu'il est près du tróne, mais qui a juró de

mber avec vous plutót que de survivre à votre déshonneur La cause que l'ou vous propose est celle de la

serait le sien.

ce. Elle vous conduira au milieu de vos frères non pour changer

ernare) leurs chaìnes, mais pour protéger leur indépendance sous l'egide de la constitution et la tutelle de notre Roi. Voici votre devise

:

" Guerre aux Barbares, vive le Roi, vive la Constitution! „.

Turin, le 9 mars 1821, d'ordre de S. A.

s

and Maitre de

l'artillerie „.

S.

Monseigneur le Prince

Cette mention mensongère était

inée à rassurer les sous-officiers et soldats, à entraìner les offi-

ciers liésitants et à décider le Prince

en le compromettant formel-

lement. L'on crut en effet que le Prince de Carignan était tout acquis au nlouvement. L'on proclama la constitution espagnole et

Fon constitua une junte composée de Baronis, Palma di BorgoAppiani, impresario RatDossena et Luzzi, avocats. Ansaldi en

franco, Bianco di S. Jorioz, militaires tazzi, docteur

en médecine

;

;

;

fut élu président et fìt aussitót arborei- le drax^eau italien.

Pendant ce temps là, le gouvernement était désemparé. Le Roi le Prince de Carignan, le comte Balbo, le comte Vallesa déclarèrent quii était indispensable de faire des concessions; le comte de Roburent (1), le comte Lodi (2) et le comte della Valle (3) se prononcèrent dans le sens contraire; le comte tenait conseil

:

Saluzzo et le marquis Brignole n'émirent point d'avis. Il y a, dans presque toutes les révolutions, un moment où les évènements prennent un cours décisif. La cause en est souvent à un incident fort mince lui-méme. En 1821, ce fut l'affaire de San Salvarlo qui decida du sort de Victor-Emmanuel I. Voici le " ...A Verceil les soldats n'ótaient récit qu'en donne M. Torta:

pas encore soulevés, à Pignerol ils étaient déjà partis. Seul le capitarne Victor Ferrerò, averti à temps, revint de Carignan et se trouva, le matin du 11, avec 2 compagnies de la légion légère

(1)

Clément-Joachim Corderò, comte de Roburent, Lieutenant General,

Collier

Victor-Emmanuel I" de l'Annonciade, intime ami, favori et Grand Écuyer de Grand Écuyer et directeur des haras royaux sous Charles-Felix. Capriglio, Major general de cavalerie, Grand Croix (2) Charles Lodi, comte de absolument insuffisant. de Saint Maurice et Saint Lazare, ministre de la police Valle, adjudant general, directeur general des (3) Jean Piccono, comte della Aifaires étrangères. Postes, premier fonctionnaire du Ministère des


1002 (150

UISORUIMENTO ITALIANO

IL

homuies environ) en un lieu déterminé, hors la Porta Nuova,

en face de Fhospice de S. Salvarlo. Arrivés là, les soldats proclament la Constitution d' Espagne au cri de " Vive le Roi et guerre à FAutriche „ et arborent les couleurs des Carbonari, noir, rouge et bleu, qui avaient été adoptées à Naples. Devant et

:

!

,

l'audace inexplicable de ce mouvement, le gouvernement fut atterrò. Tous les libéraux se saluaient

en disant

:

"

A S. Salvano!

„.

Au noyau du capitaine Ferrerò se joignent des avocats, des médecins, des négociants et surtout des étudiants. L'Université semblait deserte (dimanche).

Le Collège des Provinces, dont les rópóti-

teurs, tous libéraux, avaient

annoncé

les événements d'Alexandrie,

comptait trois ou quatre élòves au plus. Par une belle matinée do des jeunes gens portant des printemps ce fut une procession trombones plus gros qu'eux, des vieillards avec des pistolets à la u Vive le Roi Vive la Consticeinture, et des vivats On criait :

!

:

!

tution! Guerre à FAutriche! „. Les généraux et les offici ers supérieurs

suppliaient le gouverneur de leur permettre de se mettre

à la tète des troupes fidèles.

Le Conseil du Roi hósitait.

11 finit

par envoyer un détachement de grenadiers, gardes et quelques carabiniers avec Fordre de ne pas agir. Ce peloton de grenadiers, commandé par le capitaine comte Valdenzo, arrivé à cinquante mètres des rebelles, se mit en bataille et chargea les armes. Quelques rebelles commencèrent à vouloir s'expliquer

;

le capitaine ré-

pliqua qu'il ne devait pas communiquer les ordres recus. Les rebelles

demandèrent un parlementaire. Le lieutenant marquis pour remplir cette mission, mais les soldats ne vou-

Grhini s'offrit

laient

pas

le

laisser aller, craignant

qivon ne

le retint cornine

otage. Cependant Grhini partit et eut un long entretien avec Fer-

mais on ne conclut rien et pas un des fédérés ne bougea. Depuis quelque temps, les soldats s'étaient retirés, et le colonel Raymondi, commandant de la légion royale légère, était arrivé dans la voiture du gouverneur, pensant en imposer par sa présence à Ferrerò et aux soldats révoltés. Ferrerò, sabre au clair et rerò,

pistolet

au poing, marcha au devant de son supérieur et pria les

fédérés de se retenir, parce qu'ils n'avaient pas pris le commande-

ment des soldats. Alors quelques étudiants Fentourèrent (le colonel Raymondi) et voulurent le persuader, quand un de leurs compagnons s'ava^a résolument et déchargea son pistolet sur sa figure. le pistolet fut, comme une grande partie de leurs armes, chargé seulement à poudre. Puis, quand ses

Le colonel tomba, bien que


LE GENERAL BARON PERRONE DI SAN MARTINO sures

1003

eurent été lavées, il retourna au palais royal plein de

et avec des projets de vengeance. Mais le Conseil, plus coll-

ant,

envoya le capitaine des carabiniers Caravadossi ponr re-

ttre à Ferrerò une proclamation

dans laquelle il indiquait qu'il

cédait l'amnistie et le priait au

ero répondit

w :

nom du Roi

de l'accepter.

Dites à Sa Majesté qu'Elle n'a rien à craindre

nous, mais que nous voulons la Constitution espagnole et la erre à l'Autriche! „

(1).

Victor-Emmanuel I songea alors à une dernière tentativo pacifique. Ce Prince était la loyauté mème. Il avait promis aux Souverains réunis à Laybach. de ne pas accorder de constitutions à ses sujets. Il entendait rester fidèle à sa parole. Il ne voulait pas,

comme tei et tei de ses " bons frères „, jurer des lèvres une

eh arte qu'il violerait ensuite. Une heureuse idée se presenta à son esprit, et il la mit aussitót à exécution. Une seule constitution avait échappé au veto du directoire européen

:

celle de la Bavière.

Pourquoi ne la donnerait-il pas aux États Sardes? Le 26 mai 1818 le roi Maximilien Joseph avait octroyé aux Bavarois une Constitution à laquelle était joint un exposé des motifs. u La liberto Les garanties expressément formulées comportaient appartient qui ce entre scrupuleuse distinction avec consciences des :

à PÉtat et ce qui est à l'Église. restrictions

La liberté des opinions avec des

légales contre l'abus.

Le droit égal de tous les indi-

gènes à tous les grades du service public. Le devoir égal de servir PÉtat dans Thonorable camere des armes. L'égalité des lois et administration es citoyens devant la loi. L' impartialité dans P e

la

justice. L'égalité

dans la di&tribution et le payement des leurs droit»

impóts. La restitution aux corporations municipales de directement. Le à P administration des affaires qui les intéressent citoyens rótablissement des États formés de toutes les classes de la loi, voter de conseiller, de droit du États investis domiciliés,

faire des remond'accorder les impóts, d'exposer leurs vceux et de „. constitutionnels droits des violation strances, dans le cas de celle des Reichsràte Cette constitution établissait deux Chambres majeurs de la Maison royale, (Pairs), se composant des Princes deux archeveques des chefs des couronne, la de dignitaires des éveques nommé à vie par le des d'un des familles seigneuriales, :

,

(1)

Op.

cit.

Il Risorgimento Italiano.

— IV.


1004

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Roi, du président du haut consistoire de l'óglise réformée, et d'autres

soit comme membres hérédicomme Pairs à vie, soixante-dix-neuf au total; celle

membres dósignés par le Roi

taires, soit

des députés, comprenant 1 député Jpar 38.000 habitants

élu pour au suffrage direct, avec cens, l'àge de 25 ans étant exigé pour l'électorat et pour l'óligibilité (1). ,

six ans

Un tei statut était bien óvidemment supérieur à la Constitution ultra-démocratique et par trop rudimentaire des Cortes.

Le Roi de Sardaigne résolut donc de donner la charte bavaroise à ses sujets. Il envoya un nouveau parlementaire à San Salvano

pour l'offrir à la troupe de Ferrerò. Celle-ci repoussa follement la proposition

du Roi.

Le gouvernement restait plus irrésolu que jamais. Revel apprenait la nouvelle d'une marche révolutionnaire sur le palais royal. Le retour du Ferrerò prit le parti de se retirer à Alexandrie.

ministre des affaires étrangères precipita les évènements.

San Marzano arriva de Laybach le 11 au soir. près les sentiments, les craintes, les haines des Alliées „. Toute concession

lui

u

Il

avait vu de

Hautes Puissances

semblait dèvoir attirer leur ven-

geance. La moindre velléité constitutionnelle de la Cour de Turin suspecte de libéralisme aux yeux de Metternich

—

— attirerait sans nul

doute le fléau d'une intervention étrangère. Il fallait resister au mouvement. Les scrupules du Roi l'inclinaient vers cette attitude. Balbo lanca donc un éloquent appel au calme et à l'ordre, tandis qu'une proclamation de Saluzzo annoncait le départ du Roi

pour Asti.

Dans la nuit du 11 au 12 un autre conciliabule s'ótait tenu deux capitaines d' artillerie, Jean-Baptiste Enrico et Louis Grambini, avaient organisé le soulèvement de la citadelle avec les officiers de trois compagnies du régiment d'Aoste. Le lendemain, quatre compagnies de ce régiment, trois de grenadiers-gardes et u Constitution 86 hommes d' artillerie se révoltèrent aux cris de d'Espagne! Guerre à l'Autriche! „. Ils arborèrent en mème temps le drapeau noir, rouge et bleu des Carbonari napolitains. Au Palais royal on était atterré. Cesar Balbo, au nom de son pére, le marquis de la Marmora, au nom du Roi, tentèrent vainement de parlementer avec les rebelles. Il fut décide en fin de compte que le Prince

:

:

(1) C'est cette

constitution qui régit actuellement la Bavière.


LE GENERAL BARON PERRONE DI SAN MARTINO

1005

,

Carignan, accompagné du general Gifflenga, irait les trouver pour essayer de les faire rentrer dans le devoir. Le Prince et le general f urent aussitót entourés par la foule. Le fils du banquier Muschietti, le drapeau noir, rouge et bleu à la main, conduisait cette foule.

La comtesse Michelini di San Martino saisit le genou

du Prince de Carignan

:

"Prince,

s'écria-t-elle

,

donnez-nous la

Gonstitution, et nous vous devrons le bonheur! „.

Le régiment Royal-Piémont fit une charge qui dégagea la place au Prince de rentrer au palais. Revel demanda que l'on s'informàt des corps demeurés fidèles le Prince de Carignan répondait tout à f ait de l'artillerie légère en

et permit

:

;

ce qui concerne les artilleurs à pied, ils défendraient le Roi, mais ils

ne marcheraient pas contre les rebelles. Le colonel d'Aoste (1)

déclara que l'ótat d'esprit de l'artillerie à pied était exactement celui de son régiment.

Le colonel des gardes (2) et celui de Pié-

mont-Cavalerie (3) répondaient entièrement des leurs. Revel jugea la situation trop compromise pour que le Roi pùt resister d'une

manière efficace. Victor-Emmanuel, toujours " galantuomo „, ne vit qu'un moyen de sortir de cette situation difficile abdiquer. Sa renonciation à :

couronne mettait en paix son àme delicate et sauvegardait l'avenir de sa dynastie. Le 12 fut tenu un dernier conseil. Le Roi fit part de sa décision. Le Prince de Carignan refusa d'abord la rógence, mais fìnit par se rendre aux instances du Roi et des ministres. La Reine ne la

dissimulait pas son dépit.

Le 13 au matin Victor-Emmanuel I signa son Elle était rédigée en ces termes

(1)

abdication

(4).

:

Jean-Baptiste Ciravegna, chevalier des Saints Maurice et Lazare et du

Mérite de Savoie. (2)

Le chevalier Vialardi di Verrone.

Felix Cacherano, chevalier de Bricherasio, Lieutenant General en 1832. tard, nous apprend ' Il en avait paraphé la minute le 12 au soir, très Revel; ses serviteurs lui représentèrent la nécessité de se pourvoir d'argent (3) (4)

somme qu'il avait l'intention de prendre. Le presenta l'ordre a cet effet. Minuit avait sonné. * signer „ „ (Cf. Thaon db J'ai abdiqué, dit le Roi, je n'ai plus l'autorité de est dans Revel, Mémoires sur la guerre des Alpes). Tout Victor-Emmanuel I" et l'engagèrent à doubler

ministre des finances

ce trait.

lui

la


1006

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

" Notre Constant désir ayant toujours été de faire tout ce qui peut contribuer au bonheur de nos peuples chéris, décide à accomplir aujourd'hui ce dessein, nous avons résolu, notre Conseil

d'Etat entendu, de choisir et nommer Régent de nos Etats notre bien aimé cousin, Prince Charles-Amédée- Albert, Prince de Carignan, lui conférant en conséquence toute notre autorité. ce

mème acte de notre volonté roj^ale et libre,

Et par

nous dóclarons

qu'à compter du 13 mars courant, nous renoncons irrévocablement

à la couronne et par la méme à exercer nos droits de souveraineté „

(1).

Le Roi gardait son titre, une pension annuelle de un

million, en outre de sa liste civile, la liberto de residence pour lui,

sa famille et sa cour. Il partit aussitót pour Nice.

Le Due de Genevois, qui succédait à son frère sous le nom de Le Régent dut accorder la Constitution de Cadix si ardemment et si imprudemment déCharles-Felix, se trouvait alors à Modène.

sirée. Elle re<?ut toutefois deux modifications la loi salique fut maintenue et la religion catholique ne fut plus feligion d'état. En attendant la réunion de la Cliambre, le Régent institua une junte composée de MM. Agosti, le marquis Barolo, le marquis Brème, Bruno, le prince de la Cisterna, Gasta, le marquis Ghillini, Jano, Magenta, Marentini, Pareto, Piacenza, Serra d'Albugnano, Serra, le marquis d'Oncieu. Les prisonniers recouvrèrent la liberté. En apprenant les actes du Régent, Charles-Felix les désavoua :

aussitót.

Un diplomate des plus distingués. italien d'origine et représen" Cours du Nord „, concut le généreux dessein de réconcilier le Roi et la junte. Le comte Georges Mocenigo appartenait à une famille historique de Venise. Entrò au service de

tant de l'une des

il était alors accrédité cornine ministre du Tsar auprès du Roi de Sardaigne. Ce patricien de la Serenissime République, envoyé de l'autocratie, essaya vainement de fonder la monarchie

la Russie,

constitutionnelle

en Piómont.

Charles-Felix, entouré

d'esprits

Fon peut ainsi dire, et repoussa toute idée d'arrangement avec la Junte (2). Par un édit exaltés, refusa cette médiation politique,

si

(1) L'acte fut signé par le Roi, le Prince de Carignan, de Marsau, Roburent, Di None, Rodoi, Amai, Vallesa, Revel, Brignole, Balbo, Lodi, Saluce, Sonnaz, Del Maro, Villa Hermosa. (2)

Carteggio del conte

D. Perbebo, Op.

cit.

Federico Gonfalonieri, pubi, par M.

G.

Gallatomi;


LE GENERAL BARON PERRONE

DI

SAN MARTINO

1007

date du 16 il annoncait qu'il différait de prendre le titre de Roi,

mais revendiquait pour lui seul l'exercice de l'autorité souveraine u Déclarons en outre — ajoutait-il que, bien loin de consentir à quelque changement que ce soit dans la forme du gouvernement

:

—

préexistant à la dite abdication du Roi, notre bien aimé frère, nous regarderons toujours comme rebelles tous ceux des sujets du

Roi qui seraient unis ou s'uniraient aux séditieux, ou qui se seraient permis ou se permettraient soit de proclamer une constitution, soit de faire quelque autre innovation contraire à la plé-

nitude du pouvoir royal „.

Le Prince de Carignan lui envoya son écuyer et fidèle ami, le marquis Costa. Ce dernier revint avec l'ordre pour le Prince de se rendre à Novara. L' infortirne Régent quitta Turin escorté de deux escadrons de chevaux légers. il

H se rendit à Rodissone, d'où où il par diverses décisions.

adressa à l'armée constitutionnelle une proclamation

manifestait son

A Verceil

il

billet fort

sec

"

autorité souveraine

rencontra

du Roi

le

„

general Roberti qui lui apportait un avec sa famille à Toscane. Le

l'exilant

Prince et la Princesse de Carignan et leurs enfants passèrent la frontière.

Les amis du Prince de Carignan, ou plutòt ceux qui avaient mis leur confiance en lui, se trouvèrent alors livrés à la vindicte de

Charles-Felix.

Le futur Charles-Albert devint

suspect à tous

les

Au

partis.

fond, comme Fa dit le marquis Costa de Beauregard, c'était

"

un

Hamlet italien „. Rien n'exprime plus justement l'hésitation perpétuelle de cette àme inquiète, dont nul n'a penetrò le secret. Aussitòt élargi, Hector Perrone avait couru à Ivrée, y avait proclamò la Constitution et arbore le drapeau tricolore italien. Il y constitua ensuite deux bataillons, où les jeunes gens du Canavese formaient un vaillant et nombreux contingent: il donna à cette petite troupe le nom de chasseurs d Ivrée. Le 20 mars il recut le brevet de lioutenant colonel. w Mais ce qu'un piémontais appelait la splendide illusion „ dura la peu. L'armée de Novare, placée sous les ordres du general de

Tour, ótait demeurée fidèle à Charles-Felix. Suffirait-elle cependant à rétablir Fancien regime ? Charles-Felix sollicita le secours

de l'Autriche. Le general Bubna envoya trente milles hommes pour occuper Novare, Casal, Verceil, Valence et Alexandrie. Le 10 avril Farmée de la Tour entrait à Turin.


IL

1008

RISORGIMENTO ITALIANO

Les plénipotentiaires de Laybacli exprimaient le désir que Victor-

Emmanuel remonta sur le tróne. Son frère était prèt à lui céder Mais le 19 avril Victor-Emmanuel renouvela son abdécidément Eoi. Il manifesta dès le début son intention de gouverner en souverain absolu. La répression du mouvement national et liberal semblait sa première próoccupation. Elle se résumait en trois mots épuration,

la couronne.

dicati on. Charles-Felix était

:

procès, confiscation.

Le E/Oi

avait investi le comte de Revel de la lieutenance ge-

Le nouveau chef du gouvernement institua une délógation mixte, composée de généraux et de hauts magistrats, pour juger les inculpés, et une " Commission supórieure de scrutin „ pour épurer les services publics. Charles -Felix, poussé dans cette voie par des courtisans qui, après avoir montré une extrème faiblesse aux heures critiques, réclamaient, à l'abri des baionnettes autrichiennes, une implacable rigueur, eut mème l'idée de faire examiner la conduite du Prince de Carignan. Revel, qui avait l'esprit droit et qui ne partageait pas les passions des ultras, déclara nettement au Roi que " pour soumettre à un jugement un héritier du tróne, il fallait ètre sur qu'il méritàt la mort, et décide à exécuter la sentence, que tei n'ótait pas le cas, que l'affaire devait se passer entre le Roi et le Prince, que e' était à celui-ci a nerale du royaume.

justifier sa

conduite et à donnei" des preuves rassurantes de ses

bons sentiments à l'avenir „ (1). Le Roi s'irrita, mais cèda. Au reste il ne voulait pas décimer la fleur de sa noblesse. Les Princes de la Maison de Savoie ont toujours été avares du sang de leurs sujets

(2).

La délégation instruisit les procès. Ses membres fermèrent les yeux, et la plupart des accusés passèrent la frontière. Revel, d'ailleurs, était d'avis faciliter la

"

du moment que force

fuite des

restait

à la loi „ de

coupables, pour éviter les exécutions poli-

Thaon uè Revel. Mémoires sur la guerre des Alpes. * Non si può però dire che il governo si mostrasse eccessivamente crudele, ancorché al Re fosse dato il titolo di Carlo feroce. Vi fu una sola sen(1) (2)

tenza capitale, quella del capitano Garelli. Di troppo certamente anche co-

tempo invalsa nell'opinione massima oggi generalmente ammessa: la esclusione assoluta della pena di morte in materia politica. Gli altri condannati, Collegno, Caraglio, La Cidesta; bisogna però riflettere che non era in quel

la


LE GENERAL BARON PERRONE DI SAN MARTINO

1009

(1). Le 11 aoùt 1821, Hector Perrone di San Martino fut idamné à mort avec le prince de la Cisterna et le marqnis de 'riero, le comte de Lisio et d'autres patriotes. La plupart étaient contumaces. Hector Perrone fut pendu en effigie à Turin.

Desjoyaux.

jrna, ecc., ìlio, I (1)

vennero impiccati in

miei Ricordi, II.

Thaon dk Revkl, Op. cit.

effigie

essendo contumaci

Massimo d'A-


II. -

Il

VARIETÀ E ANEDDOTI

Cinquantenario dell'Unità e Libertà Italiana celebrato nella Repubblica di San Marino.

Eccellentissimi Capitani Reggenti,

Cari Giovani, Cittadini Egregi,

Dal 27 marzo ultimo scorso, cinquantenario della proclamazione l'Unità e Libertà d'Italia con in cui

il

mondo civile non abbia

Roma l'ammirazione

sua,

intesa

cercato di

convergere su

a

il

celebrare

glorifica le gagliarde virtù di nostra stirpe.

per celebrare, sia pure in

del-

Roma capitale, ad oggi, non è passato giorno l'Italia

e

su

grande avvenimento cbe

Anche noi siamo qui raccolti

modo modesto, il glorioso fatto storico del se-

colo XIX, epilogo d'un gran dramma, sintesi di sacrifici e di eroismi di un popolo che giacque in servitù per secoli e secoli in una terra creduta

espressione geografica, divisa, dilaniata, sfruttata da

domestici

e

europea;

—

stranieri, di

e

commiserata dallo

una serqua di tiranni

scetticismo

della

diplomazia

un popolo che, malgrado tanti ostacoli, ebbe fede neU'ef-

fettuazione del sogno di Dante, e in questa fede attinse le formidabili energie della sua resurrezione.

Oggi che in ogni Comune italiano si mettono in evidenza le geste compiute dai patrioti e

si

glorifica la vita di quegli scrittori che tanto s'ado-

perarono a tener vivo il pensiero e il sentimento

dell'italianità, e di quei

martiri che con fierezza d'animo e con rassegnazione inaudita affrontarono gli ergastoli e la

morte; oggi che da ogni angolo d'Italia

si

manda

in

N.B. Questo discorso venne detto nell'aula Consigliare della Repubblica la mattina dell' 11 giugno 1911 al conspetto dei Capitani Reggenti S. E. Avvocato Moro Morri e S. E. Cesare Stacchini, delle primarie Autorità compreso il Console d'Italia, Prof. Giuseppe Gori, della scolaresca e di molto popolo Sammarinese.


_

VAKLKTÀ E AXKDDOTI

mostra a Roma il contributo che

il

101 i

suo popolo diede

al

risorgimento e

all'unità della patria; oggi che l'Urbe secolare, fra le vestigia eterne delle

sue glorie, accoglie ogni ora, ogni

momento il fior fiore

delle

virtù

poli-

tiche e civili per megiio celebrare la congiunzione dell'ordine

delle

leggi

ai

moderni

diritti del

lavoro fecondo e produttivo,

noi opera onesta e doverosa,

prendemmo

—

non solo

oh!

col prender parte

compiamo anche come infatti

—

alla Mostra Storica coi nostri documenti e coi nostri cimelii,

modo irrefragabile la partecipazione dei nostri padri alma celebriamo nel miglior modo il lieto evento, per

che attestano in

l'epopea nazionale,

stringere ognor più coi quali

telli,

giubilare

—

i

vincoli indissolubili di

mutuo affetto coi nostri fra-

— nome sacro —

nelle ansie della riscossa

— sempre

uniti nel

nella letizia della solennità

della

—

gran madre

Italia

che per

condizioni

nm marremo.

I ricordi gloriosi del

nostro

della natura e dei tempi

si

Comune

rifece

superstite

le

quassù da povera gente latina, e che du-

rante

il

della

dominazione straniera e nella fatica gloriosa del risorgimento rimase

torbido imperversare delle Signorie nella penisola e sotto il castigo

in conspetto di tutte

le

genti italiche memoria, testimonianza, ammonizione,

danno diritto di dirci oggi più che mai Italiani. Perchè in ogni epoca della nostra istoria troviamo che Yitalianità su queste erme pendici ebbe rifugio e difesa contro lo straniero. Perchè se la nostra Rocca non accolse mai Berengario II inseguito da Ottone, accolse di meglio, a detta anche ci

del Poeta; accolse di su

l'ombra della

li-

bertà antica (1), or schermendosi dalla cupidigia della chiesa romana,

or

i

ruderi delle arse e vuote

città

lottando contro l'ambizione di qualche feudatario dell'impero quistando, non ingannando, non opprimendo,

— non con-

— ma acquistando, meritando,

attraendo in base ad eguaglianza e giustizia.

E come, oscurandosi l'antica

Roma, la nostra

il

piccola Repubblica accolse

—

cenere dell'italica libertà

nuova Roma sotto altri destini, fu degnata di dare inizio alle sorti nuove d'Italia col salvare chi doveva essparso ai venti,

sere

il

così,

risorgendo

la

braccio primo della nazionale indipendenza.

E per questa sua mis-

sione storica fu sempre perseguitata ed invidiata; ne raccolse tati frutti di

i

ben meri-

pace e di benessere all'interno, di stima e di ammirazione

all'esterno solo ai nostri tempi, tornata la nazione una a libertà. Ma rifac-

ciamone brevemente la sua istoria.

— Finché

l'Italia

fu

un'aggregazione

Comuni più o meno piccoli, più o meno indipendenti, non ci fu ragione di sopraffazioni e di molestie. L'uno valeva l'altro, come bene giudica il di

(1)

G. Carducci,

La libertà perpetua di San Marino. Bologna, Zanichelli.


1012

IL

Cestaro (1); e

Comune fu ricercato come alleato e temuto come

Ma quando con l'incorporamento del ducato d'Urbino e

nemico. il

nostro

il

RISORGIMENTO ITALIANO

di

tutto

Montefeltro fu compiuta da Urbano Vili l'opera dell'unificazione, allora

il piccolo

Comune, sopravvissuto alla caduta degli statarelli limitrofi, si trovò

nella condizione di umile cliente d'una gran casa principesca. E allora in-

cominciarono

i

dileggi degli accoliti della S. Sede per quell'astio inveterato

che hanno sempre nutrito contro coloro che vivevano liberi in mezzo soggetti, felici in le

mezzo ai tribolati. Allora incominciarono

maldicenze contro

giti alla

fuori

i

montanari del Titano, che erano

i

d'essere

rei

comune servitù ed ai comuni mali. E s'incominciarono dominio in base

diritti d'alto

alla

ai

calunnie

le

e

sfug-

a metter

pseuda donazione pipiniana. Ma

Repubblica, pur conservando l'anima e il sentimento italiano quando il resto della penisola per l'influenza dello spagnolismo s'imbastar-

la nostra

diva, stette, e si diede a tendere le braccia ai

torno. la

nuovi servi, ai perseguitati,

le muggiva atAnche dopo la fine del Ducato protettore seppe salvare in tal modo

agli oppressi; a raccogliere

sua indipendenza

—

favilla dell'indipendenza italica

sedicenti protettori, ai papi.

ormai scudo

;

e

naufraghi della tempesta che

i

—

di fronte ai nuovi

E l'opinione dei governi e dei popoli le faceva

Clemente XII fu obbligato a restituire

la libertà oppressa

da un suo Ministro, sebbene profittasse dell'occasione per far riconoscere il

sempre contrastato

alto

dominio della Chiesa.

— Indi

il

nostro

paese

vide intorno a sé la ridda breve e furiosa delle Repubbliche esotiche, vide

regni dell'impero napoleonico ma continuò ad essere repubblica italiana, mantenendo sempre viva la sacra fiamma della libertà. Rispettata, per il suo carattere democratico, dal rappresentante della rivoluzione; ammessa

i

;

per la sua longevità nel novero degli Stati Europei dal principale autore della ristaurazione, poteva vivere sicura e tranquilla all'ombra della Santa

Alleanza. Invece proprio

allora,

pel suo carattere

e

pel suo sentimento

andò incontro a molestie, a minaccie, a pericoli maggiori per il rifugio dato ai patriotti italiani perseguitati dall'Austria e dal Papa. La italiano,

volgare prudenza politica consigliare

il

— continuando

col Cestaro

— avrebbe dovuto

governo del piccolo Stato ad essere ligio, dopo

l'atto di ri-

staurazione del Congresso di Vienna, alla politica delle grandi

a secondarne

le

timento d'italianità che aveva sempre guidata cini; ricordò le il

potenze

e

mire; invece esso tornò ad ispirarsi all'alto e nobile senla

sua condotta verso

i

vi-

sue origini e la sua missione e adempì coi-aggiosamente

debito che la sua libertà

le

imponeva verso

la

madre oppressa,

osser-

vando religiosamente tutte le leggi dell'umanità e i doveri dell'asilo. Invero, San Marino fu

lo Stato ospitale

per eccellenza ai perseguitati per il bene

rifugio dei cristiani prima, dei ghibellini poi,

(1) In Ruderi rino-Roma.

Politici Medioevali (Studi

infine

dei

patrioti

storici e letterari),

:

italiani.

Roux e C, To-


VARIETÀ itica

ANEDDOTI

E

generosa questa che interessò

servazione di lista,

tutti,

1013

divenuta

una, per la

l'Italia

uno Stato non egoista, non chiuso in sé, ma liberale ed

assertore e conservatore dell'idea italiana. Antonio Onofri, il mag-

statista che la nostra storia

conti,

all'amore del loco natio

allo

e

prospero e felice, unì l'amore per la grande patria comune desiderio della sua indipendenza. Dalle lettere da lui indirizzate a pa-

lio di farlo

)iù

romagnoli (1), appare chiaro quanto egli si adoprasse per dar ricetto compromessi nei primi moti italici. Non possiamo passare in ras-

ìa

i

tti

nomi dei tanti esuli italiani che si salvarono in Repubblica in tutti Risorgimento.

ioti del

Non saranno quanti si salvarono in Inghilterra, ma siano pure in numero molto minore,

Francia, in Svizzera, in Grecia;

anche qui

si

salvarono, e qui meglio che altrove ebbero

nare più da vicino

il

non

facile

modo

problema del risorgimento

sentirne più vivamente la soluzione.

esami-

di

italico

e

di

Un Melchiorre Delfico economista, filo-

sofo e storico reputatissimo, travolto nel turbine degli eventi che agitarono il

regno

di Napoli,

ramingo e sconsolato potè porsi in salvo nella nostra

Repubblica nel maggio del 1799 col nome di Carlo Canti, e qui sdebitarsi dell'ospitalità col

comporre le magistrali memorie che formano tuttora la Un Bartolomeo Borghesi, erudito fra gli

nostra più importante Storia.

—

eruditi e principe dei numismatici,

ohe ebbe a scatenarsi dopo

i

per sfuggire dalla bufera reazionaria

moti del 1821, da Savignano di Romagna si

riparò quassù, dove rimase fino alla morte, protetto sempre dai diritti della

nuova cittadinanza ed investito delle maggiori cariche politiche per le quali Il latinista don Cesare ebbe tanto a benemeritare della Repubblica. Montaltì di Cesena, sacerdote ribelle al maggior prete di Roma, dovè ri-

—

correre alla protezione della piccola Repubblica e qui tener cattedra d'elo-

quenza dal 1825 rola.

—

Il

al '31

per riparare

all'ira persecutrice del Cardinal

conte Edoardo Fabbri, pur di Cesena, dopo

il

Riva-

combattimento

della Madonna del Monte avvenuto nel gennaio del 1832, stomacato dall'opere

sanguinose e ladre dei mercenari

pontifici,

ebbe a cercar conforto alle pub-

bliche e private amarezze per più di due anni

qui,

presso

il

suo amico

Borghesi, e qui comporre tragedie alfieriane, trasmesse poi ai suoi scolari Ed il medico Giuseppe Bergonzi di Casalgrande come lampade della vita.

—

Reggiano, scampato all'infausta giornata del Camposanto di Rimini logo della rivoluzione Emiliana del '31

— qui sotto

il

— epi-

finto nome di

An-

ricoverava con altri suoi compagni, e qui, cercato a morte dal tirannello di Modena ancora assetato del sangue dei commilitoni di tonio

Villa

si

Ciro Menotti e di Vincenzo Borelli, veniva salvato con l'affidargli la carica E l'illustre avvocato Ernesto Allocatela Cesenate, Medico Archiatra.

—

di

(1)

Importantissime quelle al Conte Edoardo Fabbri, che comunale di Cesena.

le di lui carte nella biblioteca

si

conservano tra


1014

il

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

chiarissimo letterato Francesco Mestica di Apiro delle Marche, e il prode

garibaldino dalla santa carabina Eugenio

Valzania, qui scamparono negli

anni 1849-50 dopo la catastrofe della Repubblica onori, impieghi, cariche.

— Anche

il

Romana

e

qui ebbero

valentissimo giurista Luigi Zuppetta,

napolitano, tempra battagliera e generosa di cavaliere del diritto, condan-

nato nel 1857 alla pena capitale dalla gran Corte Borbonica, ebbe scampo fra noi,

legando il suo

nome alla nostra Repubblica con la compilazione

del Codice Penale, tuttora in vigore, modello di scienza e di savia legislazione.

— Anche un illustre cittadino dell'Umbria verde, Braccio Salvatori,

docente in medicina all'Università di Perugia, fu esule nella Repubblica

—

La mia rassegna non finirebbe davvero tempo e il luogo me lo permettessero (1). Incominciando dal 1821 dovrei ricordare i molti Romagnoli compagni del Borghesi che, cospiratori al pari di lui, ne seguirono pure la sorte. Nel 1824, quando il risoluto Leone XII voleva sbarazzarsi degli avanzi dei Carbonari, ripararono sul Titano molti dei più caldi fautori delle moderne politiche istituzioni. Nel 1831, vi si rifugiarono, accolti festevolmente, alcuni compagni di Ciro Menotti, col citato medico Bergonzi, per organizzare affiliazioni di società

durante il decennio 1849-59. qui se

il

segrete, nelle quali ragguardevoli Sammarinesi furono implicati e sottoposti a rappresaglie e prigionia

Oltre a ciò

i

quante volte uscirono dal loro limitato territorio.

nostri ebbero a provare fastidì anche in patria per le continue

minacce dei prolegati pontifici che facevano la voce grossa di fronte debolezza nostra.

Il

alla

carteggio della Reggenza, specie negli anni 1833-38, è

numero

immigrati

in archivio ad attestare

il

governo mise

molte volte con l'aiuto e l'appoggio del Governo

in salvo,

Toscano, più mite

e

degli

benigno degli altri,

sì

politici

che

il

nostro

che molti di codesti rifugiati,

potessero alla chetichella imbarcarsi con passaporto Sammarinese da qualche

porto del Tirreno. testabile

Freddi,

— Non diversamente negli anni 1844-45 quando

Legazione delle Romagne, si

faceva sentire per

varono tempo e modo di Livio

le

presieduta

sue enormi ribalderie,

i

Sammarinesi tro-

di ospitare quella turba sventurata di esuli seguaci

Zambeccari e di Pietro Renzi che invano sperarono

rivoluzione italiana da Bologna

Nizzardo Ribotty,

il

la de-

dal famigerato colonnello

Costa,

i

a

Rimini.

fratelli

E

Serpieri,

appunto il

Santi

in

d'iniziare la

quel tempo

il

— l'intrepido com—

il Letpagno di Giuseppe Mazzini nella fondazione della Giovane Italia timi ed altri magnanimi Romagnoli, vennero a fondere, in un ripostiglio

del nostro Borgo, palle e munizioni per l'imminente insurrezione riminese.

Al quale moto, come a quello precedente del '31, presero parte

vari con-

cittadini nostri, che, in seguito all'infelice esito, servirono di guida a quegli

(li Off. La Repubblica di San Marino, nel "Risorgimento d'Italia, (Nel primo Congresso dei Collaboratori de u la Romagna ,), Tipografia Cooperativa.

Jesi, 1905.


,

7ABIETÀ sfortiunati

AXKDDOTI

ma prodi che dovettero ribattere

nuovo dai nostri padri, le

E

fra

quali

i

la

101

via

dell'esilio,

ospitati

;

di

non si poterono a lungo fermare, causa

minacce del governo papale. Dal Titano marciarono per la Toscana, e s'imbarcarono per la Francia e l'Inghilterra in attesa di migliori

di là

eventi.

Lo

Massimo d'Azeglio (1) si meraviglia assai di sì larga mancò non mettesse a repentaglio l'esistenza

stesso

nostra ospitalità che poco della Repubblica.

Ma i destini la serbarono per offrire il braccio di molti

suoi volontari alle Guerre dell'Indipendenza

1849,

;

e per dar rifugio, il 31 luglio

aWEroe dei due Mondi ed ai gloriosi avanzi della sua Legione

un'ora triste per la madre

Le nostre

Italia...

Reggenti, Cittadini della Repubblica

Reggente Belzoppi,

le

balze

— ricordano

cure fraterne ai garibaldini

affamati, l'istante di riposo ai profughi,

i

le

in

— Ecc.mi Capitani spartane parole

feriti,

il

del

pane dato agli

pietosi uffici al superbo nemico,

l'altero rifiuto dell'Eroe alla resa a discrezione, la sparizione improvvisa di lui e dei suoi fidi il

—

fra i quali

Ugo Bassi, il monaco martire, e Ciceruacchio,

—

le

la

consegna delle

glorioso tribuno, correnti l'uno e l'altro al sacrifizio;

ricordano

le

sofferenze di Anita,

furore dei rimasti,

il

nostre balze

passaggio dell'ar-

armi qui rimaste,

gli aiuti di passaporti e di denaro, il

ciduca Ernesto,

pericolo di perdere per sempre la nostra indipendenza,

l'asilo il

il

dato per mesi e mesi a ben venti deputati della Costituente Romana,

fior fiore

della

gioventù

Emiliano-Romagnola ed Umbro-Marchigiana,

condannata in nome del Governo teocratico parte alla fucilazione alle spalle, parte ai ferri ed alle galere (2). Queste balze ci ricordano che come Garibaldi qui sciolse la sua legione, ammonendo i commilitoni che l'Italia non

doveva più vivere nel servaggio

e

nella

vergogna,

così

i

deputati

della

Costituente qui presero quelle ultime deliberazioni della Repubblica Romana

che furono dette

le

estreme voci della Patria morente. Queste rocce ci ri-

cordano una seconda invasione austro-papale del giugno 1851, e le molestie e le minacce alla piccola Repubblica da parce dei governi reazionari, e la funebre chiusa della prima guerra d'indipendenza. Infine il nostro bel monte ricorda d'aver dato asilo ai nuovi profughi del decennio della restaurazione e della maturazione

— tanto da meritare nel settembre del 1853 le mi-

nacele di una terza occupazione militare da parte delle truppe del Papa e

Negli Ultimi casi di Romagna. Venezia, Gattei, 1848. Eccone i nomi dei 20 deputati Avv. Allocatelli di Cesena, Avv. Pettini di Forlì, Marchese Guiccioli di Ravenna, March. Ant. Colocci di Jesi, Avv. CleZavoli di Ritofonte Onofri di Macerata Marche, Avv. Venturini di Bologna, mini, Cobiancki d'Argenta, Conte G. Manzoni di Lugo, Ant. Mariani di So(1)

(2)

:

gliano, Dott. Gius. Fantoni di Forlì, Luigi Ripa di Verucchio, Pasquale Tri/foni Utili di Modena di Monte Albotto, lo scrittore Savino Savini di Bologna, Dott.

Marchigiani, letterato Manfredini di Modena, un Farricceli e un Prosperi Conte Secondo Moretti di S. Benedetto al Tronto, Rinaldo Fantini Umbro.

il


1016

BISORGIMENTO ITALIANO

IL

Granduca di Toscana, minaccie che poi furono sventate a tempo per Ma anche con la mente e col braccio de' suoi San Marino pagò il debito filiale. Cittadini Sammarinesi fecero del

l'intromissione di Napoleone III.

—

parte di società segrete, cospirarono e soffrirono

per la redenzione della

patria Italia; e volontari risposero all'appello di lei nei giorni del cimento,

combattendo a Roma e a Bologna nel 1848 e guerra

biondo Duce

del '59, militando col

'49,

prendendo parte

Volturno,

al

a

alla

Bezzecca,

a

Mentana. Ci basti ricordare come l'avv. Domenico Belzoppi, sorpreso nell'agosto del

1834 dalla polizia pontificia mentre attraversava lo Stato pa-

pale per recarsi in Toscana con carte compromettenti che egli ingoiò, sof-

frendo

sei

mesi di carcere duro a Forlì senza rivelare un sol nome dei

compagni cospiratori

;

ci

rammentare come Atanasio Galassi, operaio

basti

di

questo Borgo, morisse nella gloriosa giornata del 3 giugno fuori porta

S.

Pancrazio a fianco del valoroso Angelo Masina (1).

Per

tutto

ciò

la

Repubblica,

piccola

tanto

contrastata

dai governi

della Reazione, sopravvisse e consolidò il suo stato libero, e finì con pren-

dere felicemente posto, dopo

nazione

italica.

D'allora in

sì

lunga e

difficile navigazione, nel seno della

poi trovandosi

circondata dal nuovo

nessuna molestia o pericolo ebbe a patire dai

Regno

vicini, anzi ebbe sempre dai

medesimi non dubbie prove di leale amicizia e fraterna benevolenza. Il nuovo Governo, auspice

ministro Camillo di Cavour,

il

padre verso un'inerme figliuola. di Stato, che

nelle

si

mostrò subito amoroso

E i nostri, ad onta dei rabuffi del Cardinal

sognava il ritorno del governo pontificio nella Romagna

Marche, affrettavano

i

loro voti, che erano

non più rivolgendosi a Roma del potere teocratico

i

e

voti di tutti gl'Italiani,

— dove rimaneva in piedi l'ultimo brandello

— ma facendo capo

alla

Torino dove

Corte di

venivano maturando i destini dell'intera Nazione.

—E

si

si

affrettavano nel

1861 a conferire contemporaneamente la gran Croce al Cavour, mente direttiva delle annessioni italiane, e la cittadinanza effettiva a Giuseppe Garibaldi, anima ed azione della nuova Italia, quando appunto tra i due fattori dell'italico riscatto

avveniva

la

dagli auguri e dagli osanna di

tanto desiata rappacificazione accompagnata

un popolo giubilante.

Repubblica è un'oasi nel Regno d'Italia il

— scriveva

conte Cibrario nostro plenipotenziario

(1) Cfr.

"

Ora che la vostra

in data 27 gennaio 1862

— converrà che

il

nuovo Governo

M. Fattori, Ricordi storici della Rep. di S. M. Roma, Botta, 1882 M. Bologna, Zanichelli, 1891.

P. Franciosi, Garibaldi e la Rep. di S.

;


VARIETÀ E ANEDDOTI

1017

assicuri in perpetuo, con la sua potenza, la vostra

esistenza,

senza com-

promettere per nulla la piena e indipendente sovranità della Repubblica stessa

Questo

(1).

„

illustre

personaggio sentì tutta quanta la dignità dello

Stato che rappresentava, dello Stato che sebbene contenuto in brevi confini,

per

tutti

i

non mai smentiti

suoi sentimenti

i

d'italianità,

e

per

le

non dubbie prove

incominciò allora ad ingrandirsi moralmente nel giudizio di

buoni, compensando la sua picciolezza con la lunghezza del tempo

vissuto e con l'allargamento e

il

conferimento della propria cittadinanza

— Due nostri rappresentanti, di alto senno e di caldo amor patrio — Settimio Belluzzi e Pietro Tonnini — ottennero migliori uomini d'Italia.

ai

alla corte di

Torino tutto quanto dimandarono.

Non solo in diverse città

Regno il nuovo Governo accettò Consoli Sammarinesi e più tardi ancbe un Incaricato d'Affari nella Capitale, non solo furono rispettati all'estero i diritti dei cittadini Sammarinesi, ma venne stipulato un patto d'amicizia e di commercio (2), pel quale i Sammarinesi ottennero che la loro antica libertà fosse riconosciuta solennemente, e che le loro condizioni commerdel

ciali

e finanziarie

Questa Con-

fossero di molto accresciute e migliorate.

venzione del 1862 è la prima volta nella nostra storia che ci consideri alla

un Governo forte; fatto davvero nuovo perchè né il Governo del Papa né quello di Toscana, avevano mai voluto trattare alla pari col nostro, e perchè la Corte di Roma non volle mai riconoscerci il diritto di un Inpari con

caricato d'Affari e molto u

È una Repubblica

meno poi d'importar generi coloniali senza dazi.

— diceva

allora

Bettino Ricasoli, ex

Consiglio dei Ministri (col quale furono iniziate

venzione)

presidente del

le trattative

per la Con-

— che va serbata e rispettata come un prezioso cammèo

„.

E

suo successore Urbano Rattazzi, d'accordo con Quintino Sella, ministro delle Finanze, corrispondeva a pieno alle promesse fatte dai suoi prede-

il

— Io sento in questo momento tutto quanto dovè sentire

l'il-

lustre concittadino Settimio Belluzzi che di ritorno dalla legazione di

To-

cessori (3).

mente e il cuore di patrio affetto e di giubilo per l'ottenuto marzo 1862 ebbe in quest'aula press'a poco a dire: " Il Governo dell'Italia nuova ha convenuto di fare

rino, piena la

successo, nella seduta consigliare del 23

un Trattato politi co -economico alla pari ad alta conferma dell'autonomia e dell'indipendenza della nostra amata Repubblica, in modo che i diritti emananti dalla sua sovranità e le sue finanze si abbiano un naturale e benefico miglioramento. Corrispondiamo a dovere a tanta benevolenza e a tanto affetto, nostra istoria , (4). e consideriamo questo giorno come il primo della moderna

(1) Cfr.

Odorici Federico,

Il

Conte Luigi

Cibrario

e i

suoi tempi.

Firenze,

Civelli, 1892.

Email 22 marzo 1862 tra la Rep. di S. M. e V. (2) V. Convenzione conchiusa nuele li e relativo protocollo. Rimini, Albertini, 1862. " Archivio „ la corrispondenza del tempo alla Reggenza. (3) V. in (4)

V. Atti consigliari del tempo.


1018

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

il nostro Governo fece coniare per la prima monete in rame, con libero corso anche nel Regno,

In virtù di questo Trattato volta per suo coni/) le

ed introdusse poco dopo l'uso dei francobolli proprii, a conferma sempre

maggiore della sua sovranità. Così per regolare e migliorare tra i due Stati il

nel 1865 fu segnata

servizio di corrispondenza,

postale, riveduta ed ampliata nel 1877; così nel

prima Convenzione

la

1879

fu segnata la

Con-

venzione telegrafica, e pochi mesi or sono la Convenzione telefonica, apparendo chiaro in ciascuna di esse

segnalato onore di trattare da pari a pari con

il

—

I Trattati del 1872 e del 1897 una delle prime Nazioni moderne (1). rinnovano ed ampliano le disposizioni del Trattato del 1862, specialmente

per ciò che riguarda la trasmissione degli l'altro,

provvedimenti finanziari,

i

i

atti

diritti della

pubblici da uno Stato industriale

proprietà

allet-

teraria ed artistica, il pareggiamento degli studi e il riconoscimento reciproco

— Le Convenzioni

degl'Impiegati cittadini dell'uno o dell'altro Stato (2).

addizionali del 1906 e del 1907 migliorano ancor più le nostre condizioni finanziarie e civili: sia per

il

rimborso esatto dei proventi doganali,

sia

per la coniazione di nuova moneta d'argento, sia per l'impianto di fabbriche in Repubblica, sia per l'approvazione del Prestito a Premi, sia per le ese-

cuzioni di sentenze giudiziarie, per l'estradizione per reati comuni, per la

— Se

protezione degl'interessi dei Minori e via dicendo (3). lo screzio sorto nell'anno 1874,

nella

circostanza

del

togliesi quindi

rifugio

fra

noi di

— screzio causato più che altro da certi male-

qualche ospite importuno,

voli impiegati di prefettura e di polizia dei paesi vicini, invidiosi e gelosi

della nostra indipendenza, e che fu appianato senza difficoltà con la semplice istituzione di

un Consolato italiano in Repubblica a garanzia dei buoni

—

possiam dire che questa piccola patria in due Governi, mezzo alla patria grande venne ognor più godendo della sua libertà e autonomia, riconosciuta ed ammirata non pure in Italia e in Europa, ma

rapporti fra

i

anche in tutto il mondo.

— Un Incaricato d'Affari a Parigi

e

i

Trattati

per l'estradizione dei delinquenti comuni con la Gran Bretagna, coi Paesi Bassi, col Belgio, con gli Stati Uniti d'America, con la Rumenia, tornano a onore della nostra piccola Repubblica perchè conchiusi conforme a perfetta uguaglianza (4). E tutto ciò per merito precipuo della madre patria Italia che ci trasse dall'oscurità e dall'oblio, e fece intendere la nostra

voce

nei Congressi internazionali con quella dei più forti e potenti. Per questo

(1) Cfr.

Convenzione postale, ecc.

Firenze, Civelli, 1877 ;

Convenzione tele-

M. Angeli, 1881. Convenzione di buon vicinato e di amicizia, ecc. Firenze, Civelli, 1872;

grafica, ecc. S. (2)

Cfr.

Convenzione, ecc. S. M. Angeli, 1897. (3)

V. Bollettini susseguenti delle Leggi.

(4)

11

1°

nel 1900,

il

2° e

il

3° nel 1903,

il

4° nel 1909,

il

5° nel 1911.


VARIETÀ E ANEDDOTI

1019

dobbiamo celebrare il cinquantenario della sua resurrezione con cuore con

liani e

l'affetto riverente di figli.

Questi cinquantanni trascorsi di storia nazionale ci fanno fede di grandi cose compiute e di altre più grandi ancora da compiersi. Si cammina ogni giorno verso una nuova Italia degna di quella missione che il genio della stirpe e l'attività del suo popolo

cammino della 50 anni si è venuto compiendo etnicamente, civilmente, socialmente. Da un estremo alPenisola

l'altro della

si

le

sono rimessi

affidano

nel

della nazione in

sono stabilite correnti di circolazione attive, rapide,

profonde. Dal settentrione si

fecondo

La trasformazione, il rinnovamento

civiltà.

al

mezzogiorno

gli

elementi da secoli immobili

ed in funzione per tessere in svariatissima trama

in attività

l'anima nuova del popolo italico. Costumi e attitudini, gusti e azioni, tutto si

ricompone con nuove forme,

e nel ricomporsi migliora e ci fa dimenti-

care gli episodii del brigantaggio e della delinquenza che venivano fomentati dai vecchi

Governi. Il senso morale, il sentimento umano dell'altruismo

viene ogni dì

sviluppando.

Non

classe

di

non

diseredati,

v'è

età

dall'infanzia alla vecchiaia, dagli orfani ai deficienti cui la previdenza

non

si

si

sforzi di venire in aiuto

v'è

tentando ogni giorno

di

allargare

barriere entro le quali la carità antica rimase per secoli

obblighi di religione, di casta, di natali.

le

anguste

racchiusa dagli

È questione di tempo

Le ric-

chezze gravi infeconde escono ed usciranno sempre più dalle arche, ove le

custodivano sordidamente

lettività. i

Il

i

vecchi avari, per farle

circolare

negli istituti

vantaggio dei tanti sodalizii e consorzi nell'interesse della col-

di credito a

lavoro benefico e rimuneratore aumenta d'intensità e di valore;

suoi diritti vengono ognor più riconoscendosi, e finiranno per abbattere

tutto ciò che sa di vieto e di antiumano. lettuali e materiali, nel

diseredate

si

E nel rigoglio delle forze intel-

miglioramento del bene economico per

anela a più moto, a più forza, a più

per raggiungere al più presto

il

tanto

le

classi

coscienza individuale,

vagheggiato sogno dell'attuazione

piena e incondizionata della verità e della giustizia sociale. Si vuole più lavoro ancora, più diritto ancora, più cultura ancora per procurare all'uomo tutto

il

suo valore morale, tutta

dell'ideale. Gloria

la

vita

del

pensiero,

tutta l'elevatezza

adunque a questo popolo nuovo, meraviglioso per energia

e per virtù che sa chiedere ed attuare, ideare e lavorare,

assurgere e re-

che sa perfino trasformare un fenomeno doloroso di pauperismo, qual'è l'emigrazione, in coefficiente di prosperità economica, in diffusione d'influenza italiana nel campo del lavoro cosmopolita. Non è più la terra

dimere

;

dei morti,

ma una grande nazione che esercita e compie la sua missione

di civiltà nel II

mondo, che ricercata dagli Stati più potenti e solleticata nel

Risorgimento Italiano.

— IV.

H

'


1020

TL

RISORGTMKNTO ITALIANO

suo legittimo orgoglio ha speso più di quattro miliardi per ferroviarie,

mondo, ha seminato le sue regioni di opifici, ha messo i

le

sue reti

ha dotato il paese degli impianti idroelettrici più colossali del in

comunicazione

suoi porti con tutte le parti dell'Orbe, ha equiparato la sua legislazione

— Otto giorni sono

sociale e civile a quella degli Stati più progrediti.

tutte le città della Penisola trovarono l'ispirazione necessaria per la solenne

sagra della Patria i

mari, lungo

i

;

rinnovarono per i monti, per i colli, per i piani, lungo

e

fiumi quei fuochi che per primo Mazzini accese e Mameli

cantò, e coi quali

il

popolo preparò

le vittorie ;

contrarono tutti in un punto, in Roma, sero le vie di

quale tutti

la

cuore

i

fiamma i

e

cittadini d'Italia s'in-

i

al miliare d'oro.

— come bene cantò

il

Pascoli

—

A Roma si dires(1),

a

Roma per

popoli della Penisola ridivennero popolo uno, con entro il

suoi ispiratori

i

suoi martiri

i

suoi eroi.

A Roma dove il monu-

mento della Patria è riuscito a consacrare i fati nuovi, ad affermare con la virtù

poderosa dei marmi

crificio,

a ritemprare col sentimento dell'arte le glorie della storia.

e dei bronzi la poesia dell'eroismo e del sa-

A Roma

dove la massima opera architettonica della moderna Italia e di tutta Europa raccoglie e custodisce religiosamente le

memorie della patria e le ragioni Roma dove sarà pur dato

della fortuna politica italiana; in quella terza di stabilire

il

gran calmiere dell'aspra lotta fra lavoro e capitale, fra classe

e classe; perchè questa terza Italia fu opera di tutte le

classi

e di tutti

non può mancare di essere la futura sede della giustizia e della pace umana. Anche noi, rifacendo la via che battè l'Eroe, dobbiamo visitare con ardore la Città Eterna e radiosa che confermò la libertà sai nostro Monte e unificò coi suoi ricordi l'Italia. Dobbiamo anche noi visitare la nuova Ara della Patria, ergentesi sul clivo del Campidoglio, e sentire anche noi quell'empito di sentimenti che anima gli

ordini della vera cittadinanza, e

oggi la coscienza nazionale che nel ricordare spera. Spera che la vita pubblica

si

regoli d'ora in poi su la base d'una più equa giustizia sociale, per

dimostrare che l'unità politica è reale conquista di

tutti,

è benefìcio

per

tutti.

La nostra piccola patria in mezzo alla patria grande, che non ha più bisogno di essere difesa dalle usurpazioni dei papi

e dei tiranni,

che vive

sicura e tranquilla in mezzo all'Italia degli Italiani, quale via dovrà seguire di fronte agli

(1)

ammaestramenti della madre ? E giacché si è fatta coincidere

NelVHymnus in Romam. Bologna, Zanichelli. 1911.


VARIETÀ E ANEDDOTI

1021

con la festa della premiazione agli alunni delle pubche cosa sappiamo suggerire in proposito alla nostra gioventù

ìsta della Patria ìe scuole,

matura d'anni, ispirandosi

ìando,

sui

gloriosi

dovrà anch'essa

ricordi,

oprare per l'incremento e prosperità di questa cara Repubblica ? Se amiamo

ancora godere di questa nostra secolare indipendenza dobbiamo rivolgere ogni nostra cura e pensiero a dare alla Repubblica quel migliore e più sicuro ordinamento che valga a difenderla dai soli

nemici che oggidì

le

possono nuocere, da quei concittadini, che misoneisti per ignoranza o per interesse, caparbi e inerti si

trasformi. Il paese che

non vogliono che essa si

si

muova,

si

modifichi,

arresta è destinato a decadere e perire. Gran

parte del nostro passato lo dobbiamo al fatto che quassù trovassero sempre stanza

le

due nobilissime soddisfazioni della vita umana: dignità di lavoro di credenza. Facciamo

sì che in queste due lampade votive venga nuovo alimento. Riforme laiche e civili dello Stato e consolidamento effettivo del Bilancio. Ecco i due cardini fondamentali su cui poggiare il

e libertà

infuso

nostro avvenire. Laicità piena dello Stato corrispondente alla piena libertà religiosa delle coscienze, mediante l'abolizione di qualsiasi forma di privi-

legio giuridico, politico, religioso.

Da Cavour a Luzzatti, i grandi Statisti

hanno insegnato e c'insegnano che tutte le religioni debbono essere tollerate in uno Stato sovrano, senza che alcuna di esse debba godere dei ci

privilegi a discapito delle altre. di fatto in

E perchè anche la nostra Repubblica entri

una nuova fase di progresso è d'uopo che integri i diritti ine-

renti alla vera sovranità dello Stato laico, rispettando le religioni e le fedi

Ma oltre a ciò l'Italia nuova ci porge un

nisce.

e

tollerando

senza la priorità di alcuna. L'Italia nuova altro

esempio

ci :

tutte

ammoessa

in

cinquantanni di vita nazionale ha compiuti mirabili progressi in tutti i rami dell'umana attività, ha provveduto a tutte le necessità improrogabili della vita.

— La nostra Repubblica dopo

sovranità popolare, non può fare a il

il

ritorno all'Arringo, ossia alla

meno di seguire, sia pure alla lontana,

progredire sempre più accelerato delle nazioni civili. Ma per conseguire oltre la laicità dello Stato, occorre il consolidamento del Bilancio. Il

ciò,

Bilancio sta allo Stato

giorno accresce

il

come il sangue all'organismo umano. La vita ogni

suo ritmo, aumenta le esigenze, crea'nuovi vincoli, apre

famiglia vie all'attività e ne centuplica i bisogni. Anche la nostra un tempo raccolta attorno al focolare, è divenuta oggi una società con

nuove tutti

i

caratteri, le forme, le aspirazioni,

i

bisogni,

i

rapporti

che sono

uomini che proprii della convivenza civile; ed ha investito cose, istituti, politica di richiedono e richiamano il solvere pecuniam per attuare una dell'intera popolaprevidenze sociali proficue allo sviluppo del benessere salute morale l'indirizzo laico dello Stato arrecherà la zione. alla

— E come

Repubblica, così l'applicazione d'imposte a sistema

dito ne avvantaggerà la salute materiale.

progressivo sul red-

È la realtà viva e urgente delle

odierni che impongono cose, è l'incoercibile logica degli avvenimenti nuovo e democratico, indirizzo un purificatore, un bagno

Repubblica

alla

non


1022

CL

RISOBGIMENTO ITA]

nelle astrazioni oziose del pensiero,

della vita civile

ma nella pratica comune e quotidiana

economica ed amministrativa, in modo che il commercio,

l'industria, la coltura e l'attività del paese

non debbano rimanere in una

insufficienza penosa e debilitante, creatrice di miseria e di morte

;

in modo

che il lavoro pubblico, altrove fonte di benessere e di utilità collettiva, non

venga qui solo dato

a

rative di mestiere, che

vantaggio di poche persone, attendono da tempo

il

ma affidato alle Coope-

riconoscimento giuridico,

per il bene dei più e nell'interesse generale di classe. Ecco il nostro augurio in questo giorno solenne e saero all'unità e libertà

della

Patria,

ecco la

nostra ferma fede che deve ognor più rinverdire pel continuo perfeziona-

mento

e

miglioramento della Repubblica buona.

Pietro Franciosi.


III.

BIBLIOGRAFIA

-

BIBLIOGRAFIA CONTEMPORANEA (1901-1911).

Dott. Giovanni Petella. La Legione del Matese durante

e dopo l'epopea garibaldina. Città di Castello, Casa tipografica editrice S. Lapi, 1910, pp. xx-383.

*

I nostri storici, anche meridionali, avevano parlato poco o punto di questa Legione del Matese „, uno dei più benemeriti corpi volontari del mezzo-

giorno, che nel '60 aiutarono la rivoluzione e cooperarono alle vittorie e alla conquista di Garibaldi. II

De Cesare, che ne accennò la prima volta, non gli consacrò più di dodici

linee; gli

nome

o

altri

lo

appena

fecero

lo

tutt'uno

rammentarono o non seppero dargli con

altri

corpi

di

volontari,

suo vero

il

segnatamente coi

Cacciatori del Vesuvio „.

Ora il dottor Giovanni Petella, mosso dalla carità del luogo natio, ne scrive e, cosa non sempre avver-

in questo suo libro lo storia particolare e minuta,

opere simili, pone in relazione la sue gesta coi

tibile in altre

poranei delle provincie contermini,

e cogli

fatti

contem-

avvenimenti generali d'Italia.

Piedimonte d'Alife, nel cuore dell'antico Sannio, ebbe già nel

1799

una

Legione Volturna „ nominata dal maggior fiume; nel 1860 ebbe invece dal maggior monte la " Legione del Matese „. I volontari che la costituirono "

furono pochi,

ma per la valentìa dei capi, per la disciplina e il

patriotismo

dei militi, seppero operare grandi cose e rendere segnalati servigi alla causa della propria provincia e a quella del mezzogiorno in generale. In un capitolo a parte il dottor Petella studia la costituzione e l'equipag-

giamento della Legione, che si può dire definitivamente formata il 24 agosto 1860, quando i volontari ricevono le armi dal Governo piemontese e ritirano la bandiera tricolore dalla Legazione sarda. La sua forza numerica daprincipio fu di 237 uomini, poi, ritiratosi il primo comandante Giuseppe De Blasiis e sostituito dal Campagnano, i volontari salirono ad un massimo di 435, quanti risultarono dai vari stati di riviste eseguite in paesi diversi e conservati nell'Archivio provinciale di Stato in Caserta.

periodo più glorioso della Legione fu quello dei primi mesi, si recò successivamente a Benevento per promuovervi e sostenervi la rivoluzione e la caduta del potere temporale dei Certo però

il

dall'agosto all'ottobre. Allora


1024

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

domare la reazione che vi aveva infierito, a Roccaro-

papi, poi ad Ariano, per

mana e a Caiazzo, per prender parte a quei due combattimenti che non furono purtroppo fortunati per le armi garibaldine. Più tardi, il 1° e il 2 ottobre, prese parte alle memorabili giornate sul Volturno che decisero delle

sorti

ultime

della dinastia borbonica e della fortuna d'Italia.

dimostrando una conoscenza sicura ed esatta della storia non trascura alcuna testimonianza né di parte garibaldina, ne di parte clericale o borbonica, e le discute tutte con grande obbiettività di giudizio, e se più spesso dimostra a luce meridiana la maliIl

dott. Petella,

delle provincie meridionali,

gnità dei fautori dei Borboni, specie del

De Sivo e del Delli Franci, ma più

primo che del secondo, non esita neppure a segnare tutte le inesattezze e gli errori commessi dagli storici e dai narratori di parte garibaldina, specie

del

intorno al fatto d'armi di Caiazzo e a quello meno conosciuto, e qualche volta

anche non rammentato, di Roccaromana. Nel secondo periodo, del comando Campagnano, assai più lungo, perchè durò fino all'8 marzo 1881, la Legione prese parte ad azioni meno memorae gloriose. Più importante e più degna di ricordo la parte avuta nel combattimento di Pettoranello d'Isernia, che è forse l'episodio più notevole

bili

di quella feroce reazione

fomentata dai borbonici e dai clericali, che trova

riscontro storico in quel periodo del Terrore della rivoluzione francese, quando

anche le femmine del '93, invase da una specie di furore sanguinario,

si

mo-

strarono più crudeli e feroci degli stessi uomini. Il dott. Petella anche per questa parte, non trascurando alcuna testimonianza dell'una parte e dell'altra, ricorda gli episodi più notevoli di quella

pagina di storia italiana, e rettifica anche le affermazioni di Alberto Mario e del Pecorini circa l'ora e le fasi del combattimento, cui la Legione del Matese prese parte onorevole, distinguendosi per disciplina e bravura. Dopo questo fatto d'arme che fu l'ultimo di qualche importanza nella campagna dell'esercito meridionale, i volontari, guidati sempre dal Campagnano, si recarono prima a Campobasso, poi di luogo in luogo passarono in missione d'ordine in molti paesi vicini, dimostrando sempre una grande disciplina e segnalandosi per la temperanza nel mantenere la quiete e nel domare qualunque tentativo di reazione.

triste

Solo una volta i legionari mostrarono severità e incrudelirono anche, contro i

fautori della parte borbonica.

biasimo

e

la

censura,

specie nei paesi

che

si

Il

dottor Petella per questo non risparmia il

ma confessa che non

era

sempre

facile

contenersi,

erano mostrati costantemente contrari a sentimenti

modo la crudeltà commessa, se sciupa un po' la buona fama della legione, non diminuisce le grandi benemerenze che aveva acquinazionali, e che in ogni

stato di fronte al proprio paese d'origine e alla patria più grande, che allora si andava costituendo ad unità di nazione. Concludendo, l'opera merita ogni lode anche da un critico arcigno e severo e si raccomanda agli studiosi per la vastità delle ricerche, per la imparzialità cui s'ispira, per il largo corredo di documenti, per la sicura conoscenza delle fonti stampate, per la varietà e l'abbondanza delle notizie. Chi

per gli sforzi di tutti

i vari capitoli potrà di leggeri rilevare quale grande vantaggio il dott. Petella abbia saputo ricavare dalle testimonianze scritte od orali dei superstiti ai fatti narrati e persuadersi anche, com'io ne sono da

ne legga attentamente


BIBLIOGBAFIA tempo persuaso, che ficio

le

1025

deposizioni dei patrioti viventi, se accolte con bene-

d'inventario e scrupolosamente vagliate al lume della

riuscire di valido sussidio alla ricerca della verità, e di

critica,

potranno

molto vantaggio alla

storia dei nostri ultimi tempi.

Un solo appunto, se mai, potrebbe farsi all'opera intiera ed e che il libro, ;

grosso di più che trecento cinquanta po' sproporzionato

all'importanza

quantasette, un po' troppo numerosi, ne relativi alla storia della

formato, appare un

pagine in grande

dell'argomento,

e

i

documenti,

centocin-

sempre molto importanti, né

tutti

Legione del Matese.

Ma questo, che è, a mio avviso, un difetto, può apparire ad altri un pregio, ed anche non trascurabile, in quanto il libro, che non si mantiene negli stretti limiti del titolo, porge un'idea abbastanza precisa ed esatta non solo della

Legione del Matese, ma anche del movimento patriotico interno del distretto di Piediraonte d'Alife, e delle sue relazioni con

i

paesi vicini.

dottor Petella, che è colonnello medico nella Regia Marina, afferma nella saa prefazione di aver scritto per la prima volta un'opera di storia politica Il

e patriotica,

ed invoca per questo l'indulgenza dei lettori e degli studiosi.

Non credo che egli abbia bisogno di benevolo compatimento di

poter in

coscienza

affermare, che

;

anzi

mi pare

sarebbe davvero augurabile che molti

che pur fan professione di scrivere la storia finissero

così,

come egli ha

co-

minciato. Ersilio Michel.

Adolfo Colombo. 77 Museo Nazionale del Risorgimento italiano. Catalogo-Guida. Torino, tip. E. Schioppo, 1911, pp. xvi-217.

questo libro dovuto a uno dei Utile e pregevole sovra gli altri consimili è patriotica più giovani e più amorosi cultori della nostra storia alcuni brevi cenni Molto opportunamente nella breve prefazione sono dati patriotico istituto torinese intorno all'origine e ai successivi incrementi del compilazione del libro. e sono anche chiariti i criteri seguiti nella nello stesso di elencare e illustrare i documenti Il Colombo ha preferito del Museo, attorno alla sala ordine che hanno di presente nelle tre corsie ha sempre rimadore della monumentale Mole Antonelliana, e perciò non sistemazione potuto osservare nella spettato l'ordine cronologico, come non fu estetiche. delle sale per ragioni topografiche ed sempre dichiarata la proveDi ognuno dei documenti e dei cimeli è stata aggiunta la di altre carte private è stata nienza, e trattandosi di lettere risultata la loro pubblicarne par-

quando non è

notizia se edite

inedite, e,

ziale o integrale,

molto opportunamente se ne

e dato

il

regesto.

Pallavicino, la più riccaJorse di tutto Così dei documenti della collezione Maisolo di quelli non pubblicati dal regesto il dato il Museo, il Colombo ha ' Pallavicino che non comprendono e del notissime . neri o nelle Memorie le mportanti sono tutte queste lettere, ma '60. lettere scritte

dopo il

Molto


1026

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

più notevoli, senza dubbio, sono quelle di Garibaldi non citate dui stolari dello

due

epi-

Ximenes e del Ciampoli.

Dell'album Dogliotti è stata data notizia particolareggiata, risultando le lettere di Garibaldi al Dogliotti quasi tutte inedite

;

così pure quelle del Cairoli,

del Bixio, del Fabrizi e del Sineo.

Per queste particolari notizie il libro acquista un grande valore e una speed è fuori di dubbio che riuscirà molto utile allo studioso, che di tutte le carte preziose conservate nel Museo non abbia una conoscenza ciale importanza,

diretta.

Ma il Colombo non si è limitato a questa enumerazione e dichiarazione di documenti. Non dimenticando che i Musei del Risorgimento debbono rispondere

anche ad un criterio educativo, alle indicazioni dei ritratti, delle lettere, dei cimeli, ha aggiunto sobrie notizie biografiche dei patrioti e dei personaggi rammentati, sì che la naturale curiosità, che assale molti davanti ad un nome o davanti alla rappresentazione di qualche fatto eroico, resta interamente soddisfatta.

Certo non tutte le biografie sono ugualmente pregevoli. Alcune, quella di Gustavo Modena, tra le altre, meritavano di esser più compiute; altre, ad esempio quella del Guerrazzi, meglio curate e anche, in qualche punto, meno erronee o almeno inesatte.

Ma conviene soggiungere che non e sempre

facile

raccogliere

intorno ai

nostri patrioti, specie intorno ai minori, notizie certe e sicure; e non è d'altra

parte molto

difficile di

cadere

voglia rinserrare in brevi

in

inesattezze ed anche

in errori,

quando si

righe la vita operosa di un patriota grandemente

benemerito della causa nazionale. Qua e là possono anche notarsi errori di date e di nomi, dovuti, credo più spesso al compositore tipografo che non al compilatore. Ma sono pochi e non

sempre molto gravi. Più volte, e non lo credo perciò uno sbaglio di stampa, si ripete errato il nome di un pittore livornese, come autore di quadri patriotici: deve essere Cesare Bartolena e non Bartolona. E il Bartolommei Giampaolo, che seguì il generale Bava nella campagna del '48 e fu decorato a Goito, non è evidentemente lo stesso di quello che è nominato come autore della commemorazione della battaglia di Sori e Montebello (8 aprile 1848). Altri errori potrebbero rilevarsi,

ma sono anche di minor conto, e tali che

non vale la pena di indugiarvisi. Pochi in conclusione i difetti e nella maggior parte inevitabili, molti ini pregi del libro che è anche abbellito di numerose illustrazioni. Il

vece

Catalogo, cui è aggiunto in fine un copioso indice di nomi, risponde intiera-

mente, e meglio di tanti altri, allo scopo per cui è stato scritto, e il compilanon poteva più onorevolmente assolvere il compito ricevuto.

tore

Ersilio Michel.


BIBLIOGRAFIA

lfj'27

Epopea vicentina, 1848. G. Raschi, editore, Vicenza, 1911. Per chi ama l'Italia, vi è scritto in fronte, e veramente questa bella pubblicazione non può non riuscire cara ad ogni cuore italiano. È un album pregevole e ricco, in indovinata veste tipografica, che contiene *

artisticamente raccolte e disposte

ove

si

svolsero

le

le fotografie delle varie località vicentine,

guerresche della prima campagna per l'indipendenza

fasi

italiana.

L'editore con questa bella pubblicazione, limitata purtroppo a piccolo nu-

mero di copie, ha saputo trovare il modo più degno di commemorare il cinquantesimo anniversario della proclamazione del Regno. I cortei patriotici, i discorsi

occasione, non

di

lasciano

alcuna traccia

durevole

nell'animo

dei

cittadini e non recano alcun contributo, la maggior parte delle volte, a servigio

della storia.

D'altra parte le

fila

dei valorosi, che parteciparono ai

nostra epopea nazionale,

fatti

gloriosi

della

sempre di più, e, col tempo, si perdono o si attenuano i ricordi storici. Anche i luoghi, più lentamente che le persone, cambiano il loro aspetto naturale e prima che il tempo o la furia degli elementi muti o distrugga quei colli, quei casolari, quei passaggi che sono strettamente legati ad episodi memorandi della nostra storia, è bene che essi siano, per così dire, fermati in una lastra fotografica e serbati per sempre alla più lontana posterità. L'iniziativa dell'editore vicentino è però degna di ogni lode, tanto più poi che può dirsi completamente riuscita sia dal lato storico che dal lato artistico, e ci fa veramente augurare che il suo esempio trovi numerosi imitatori si

assottigliano

in altri luoghi che siano stati illustrati dal valore italiano.

Precedono l'Album vero e proprio un «lenco delle date storiche più glodue documenti sulla memorabile giornata del 10 giugno 1848, quando diecimila combattenti, fra cui improvvisati battaglioni di volontari anche inesperti alle armi, resistettero eroicamente a 43.000 Austriaci, che, come in ferreo

riose e

cerchio, avevano stretto la città.

due documenti erano già editi, ma furono opportunamente scelti e pubperchè da soli bastano a dare un'idea della gloriosa difesa. Seguono le tavole in numero di ventidue, nelle quali sono artisticamente raccolte e disposte quarantacinque vedute dei luoghi, che nel maggio e giugno I

blicati,

1848 videro le fazioni di guerra e gli eroismi dei Vicentini, e gli atti di repressione e di ferocia degli Austriaci. Le riproduzioni sono nitide e chiare, Concorso Nazionale si potrebbe anzi dire perfette, e, presentate in album al distinzione fotografico di Milano 1909, ottennero meritamente un premio e una

singolare.

Non sono dimenticati nella bella raccolta neppure gli D'Azeglio,

il

colonnello

eroi principali

e

ì

generali Antonini, «aldini e Durando, Massimo Giacomo Zanellato comandante l'artiglieria, il conte

dirigenti l'azione guerresca,

i


1028

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Maria Francesco Canestri di Forlì, ufficiale crociato, che il battè insieme al figlio Achille e cadde morto da eroe.

Ve anche, in principio,

il

ritratto di Gabriele Fantoni,

il

10

giugno com-

patriota integer-

rimo che l'8 aprile 1848 ricevette il battesimo di fuoco nelle alture di Sorio, e poi si mantenne in contatto coi Comitati segreti e colla stampa che caldeggiava la rivendicazione dei nostri conculcati diritti. All'illustre vegliardo, fondatore di più di un Museo patriotico, e per questo grandemente benemerito dei nostri studi, l'editore ha voluto dedicare questo

lavoro in cui

si

rammentano e si riproducono luoghi che

patriota, di italiano e di vicentino parlano

il

al

suo

cuore di

linguaggio della poesia

e

dei

ricordi.

La bella pubblicazione non poteva aver una dedica migliore ne esser posta sotto più fausti auspici.

Ersilio Michel.

Gaetano Badii. Massa Marittima (La Brescia Maremmana) nella storia del sorgimento italiano

e

Vopera del dott. Apollonio Apolloni,

Ri-

ufficiale garibal-

dino. Milano, L. Trevisini editore, 1912, pp. 177.

Fonte principale di questo studio

è stato pel Badii un prezioso manoscritto

conserva nel Museo del Risorgimento di Massa Marittima: per questa ragione principalmente nome del valoroso soldato, che combattè a Curtatone e che seguì poi Garibaldi in tutte le campagne per la libertà, appare anche nel titolo e sulla copertina del libro. Ma molte altre memorie, stampate o manoscritte, hanno fornito a questo nuovo volume una copiosa messe di notizie. 11 Museo, che il Badii stesso ha creato nella sua città natia, e di cui io diedi notizia già da tempo in questa nostra rivista (I, IV), possiede documenti e testimonianze di una grande importanza storica e cimeli di un singolare significato patriotico. Il Badii che seppe amorosamente raccoglierli uno ad uno, li ha studiati ed esaminati tutti con grande diligenza, e su di essi ha potuto tracciare e scrivere a grandi del dottor Apollonio Apolloni, che

si

linee la storia della sua città nel periodo del Risorgimento

Massa Marittima prese parte notevole alle guerre combattute per l'indipendenza italiana, e quando non fu possibile lottare in campo aperto, i suoi cittadini, fieri ed animosi

come tutti gli abitatori della Maremma, si ascrissero

a repentaglio la vita nei moti rivoluzionari. Pagine sublimi ed eroiche furono scritte dai Massetani a Curtatone e a Montanara, dove tre di essi seppero morire da prodi, e più tardi, nei luoghi stessi della loro terra, quando con pericolo della loro vita trafugarono e misero in salvo Garibaldi, inseguito e cercato a morte dopo la mirabile ritirata da Roma. Questi due episodi erano già conosciuti da tempo nei loro particolari, ed il secondo specialmente era stato anche oggetto di studi speciali. Il Badii, che conosce come nessun altro tutta la letteratura patriotica maremmana, ha fatto tesoro di questi studi precedenti, ma, dove era necessario, ha alle società segrete e posero


bibliografìa iunto

1029

ha corretto inesattezze, ha dato preziose notizie biograanimosi, dei giovani soldati che caddero sui campi

notizie,

dei patrioti

più

bardi.

Maggior fervore ed entusiasmo patriotico dimostrarono i Massetani negli che

anni

tennero dietro alla caduta della dominazione lorenese. I volontari alle guerre d'indipendenza e alle spedizioni garibaldine,

e presero parte

che contrastate dal governo cr< redo, il

italiano, furono moltissimi e più numerosi, che in qualunque altra città della penisola. Nell'appendice al suo libro

Badii pubblica l'elenco dei volontari Massetani e reduci dalle patrie bat-

giungono al bel numero di duecentoottantasette. Considerando che Massa Marittima aveva allora una popolazione di circa 4000 abitanti, la cifra non può non apparire alta e non destare grande sorpresa. Non a torto Garibaldi ebbe più volte a commendare le virtù patriotiehe dei Massetani e la lorc piccola città, che potè vantare gloriose tradizioni liberali fino dal medio loro

taglie che

o,

ebbe nell'appellativo di Brescia Maremmana

il

più grande

elogio

che

tesse essere reso al suo patriotismo.

Se a tutte le battaglie combattute per l'indipendenza italiana i cittadini di ssa diedero largo tributo di braccia e di sangue, più numerosi e più fer-

:

entusiasmo corsero ad arruolarsi nelle file dei volontari garibaldini. si ferma lungamente a narrare le gesta dei suoi concittadini nella spedizione dei Mille, e più ancora si indugia a dire della parte

vidi di Il

Badii nel suo libro

che i Massetani presero alla campagna garibaldina dell'Agro Romano

finita

dolorosamente a Mentana

Ui preziosissimo aiuto per quest'ultimo argomento gli furono i manoscritti dell'Apolloni e segnatamente quello intitolato: * I quaranta giorni dell'insorto ,

che contiene giorno per giorno le noterelle della campagna e narra minutamente le mosse della colonna di Massetani e Livornesi, di cui l'Apolloni stesso fu per qualche

tempo il capo e poi uno dei gregari più autorevoli.

Non sempre però e per la spedizione negli Stati della Chiesa, avvenimenti

e

per

altri

anteriori e posteriori, le testimonianze dell'Apolloni sono state

il adoperate a proposito e con la necessaria parsimonia. Troppo di frequente che meBadii intercala nella sua narrazione lunghi brani di quelle memorie e qualche ritavano di esser riassunte e solo in parte citate testualmente;

volta anche non sicché più di

avverte espressamente di riferire la testimonianza altrui, in dubbio a chi attribuire la responsabilità

una volta si resta

della narrazione.

conviene aggiungere Giacche si è fatto parola di uno dei difetti del libro, un po' troppo azzardate che non si vorrebbero leggere qua e là affermazioni irriverenti per uomini, che, ed anche ingiuste, e sopratutto parole e frasi indubitato si siano come il Ricasoli, potranno anche essere discussi, ma che è resi

benemeriti della causa nazionale.

Meno queste rare cccezioni.il Badii, che non nasconde

d'altra parte le sue

imparziale nella sua narrazione e biasimo agli uomini del suo stesso dar di perita si non anche volta qualche curarono degli interessi di difficili e fortunosi più si

simpatie politiche, partito, che

in

si

dimostra sereno

ed

tempi

ultima della patria. parte che del bene vero e della sorte come ammirevole e degno d. Rara ed ammirevole è questa sua sincerità, aleggia in tutte le pagine del volani* ogni plauso è lo spirito patriotico che


IL

U)3()

e che

muove

lo

scrittore

RISORGIMENTO ITALIANO ad esortare la gioventù

italiana,

perche conservi

forte e gagliarda la fede degli avi suoi.

La bella veste tipografica, la copia delle notizie, l'abbondanza delle illustrazioni, la silloge epigrafica pubblicata in appendice fra altri notevoli documenti

rendono il libro ancor più pregevole

e caro agli studiosi.

Ersilio Michel.

Haxs Bikoh Dahukuui*. Hit Livs Begirenheder. III. Blokaden af Venedig, 1849, udgivet af hans Sonneson Joost Dahlerup. H. B. D. (Gli avvenimenti della mia vita. III.

Il

blocco di Venezia nel 1849, pub-

blicato dal nipote J. D.).

Gyldendalske Boghandel, Nordisk Forlag. Copenaghen, 1911, pp. 220.

Fu pubblicato di recente il terzo volume delle Memorie dell'ammiraglio Hans Birch Dahlerup, di speciale importanza per la storia del Risorgimento italiano, perchè il Dahlerup fu comandante in capo della marina austriaca durante l'assedio di Venezia nel 1849. Il volume tratta esclusivamente dei

fatti

che hanno rapporto con quell'assedio.

È noto come

verso la metà del secolo scorso la marina austriaca si trouno stato deplorevole. La rivoluzione del '48 portò con se non pochi cambiamenti nel governo e nell'amministrazione dell'Impero e fra altro vasse

in

fu decisa la riorganizzazione della marina. Non fu possibile però di trovare in

tutto il dominio dell'Impero un uomo cui si potesse affidare tale incarico. Il governo imperiale lo cercò nella marina danese, e tanto il re quanto il ministro della guerra indicarono al commissario austriaco, conte Karolyi, il co-

mandante Hans Birch Dahlerup. Nato nel 1790, il D. s'era distinto nell'accademia militare dalla quale uscì appena sedicenne. Era tenente a bordo del vascello di linea Prins Christian , quando, tornando da una spedizione nelle acque della Norvegia, fu aggredito da cinque vascelli inglesi nel 1802 e fu nominato ufficiale già nel 1806, tf

e dovette

arrendersi. Il D. fu portato prigione ia Inghilterra; liberato nel 1810,

il comando di due piccole cannoniere, le quali già nello stesso anno furono distrutte da due fregate inglesi, presso Bergen, e il D. fu di nuovo condotto prigioniero in Inghilterra. Scambiato nel 1812 e nominato comandante di una nave di riconoscimento, durante una fitta nebbia capitò in mezzo a un convoglio inglese, ed eccolo prigioniero una terza volta. Dopo la pace del 1814 fece una rapida carriera e nel 1838, capitano di vascello, comandava la fregata " Rota „ che da Livorno riconduceva in patria il Thor-

ebbe affidato

valdsen.

Questo terzo volume incomincia da quando, il 22 febbraio 1849 il D. fu chiamato dal ministro della guerra, Zahrtmann, per offrirgli la missione di riorganizzare la marina imperiale austriaca.

A pag. 207 il D. riassume brevemente lo in cui

entrò

in

ufficio:

"

Tra

i

marina all'epoca nave sottoposti a me non

stato di quella

comandanti

di


BIBLIOGRAFIA *

\{)'A\

ve n'era un solo che prima avesse comandato una nave; i due terzi degli erano ragazzi che conoscevano appena il servizio d'un cadetto. Le

"

ufficiali

'

navi erano vecchie, l'equipaggio

"

forza simile

si

potè far ben poco,

l'armatura

e e

il

più

cattivi. In breve: con una che trovai possibile fu blocco

con qualche scaramuccia occasionale. Non esisteva un cantiere ne un luogo si potessero riparare i danni delle navi. La marina non possedeva " officine proprie, ma dipendeva da stranieri per le riparazioni anche piccole. Ciò m'imponeva di risparmiare le navi per quanto possibile „. '

dove

Bisognava che il D. provvedesse personalmente a tutto, a creare una disciplina che non esisteva più, ai frequenti traslochi di ufficiali per allontanare uomini incapaci da posti di responsabilità, agli armamenti, alle nuove costruzioni, alle provvisioni, all'esercizio quotidiano

con

i

cannoni

così via

e

all'infinito.

Un capitano di fregata inglese gli disse un giorno a Trieste a proposito " A greater set of rascals I never saw in my life; if

della marina austriaca:

you can inake anything out of them, you will certainly derserve the greatest honours r

.

D. procedeva con fermezza,

Il

ma anche con mitezza, desideroso

mare più che di fare una rivoluzione. Pure,benchè

di

rifor-

nuovo comandante in capo fossero dati poteri discrezionali illimitati, urtava spesso contro un'amministrazione che non conosceva e non poteva conoscere i bisogni speciali della al

marina. Intanto bisognava pensare all'assedio di Venezia. Dopo la battaglia di Novara,

il

blocco di Venezia, interrotto l'anno precedente, doveva essere ripreso,

grande rigore. Dal 25 aprile in cui il D. arriva nelle acque di Venezia le memorie del D. diventano un vero diario del blocco; giorno per giorno descrive le sue e con

disposizioni,

il

progresso del blocco e dell'assedio, riferisce le discussioni sui

piani d'azione coi generali austriaci, ecc. Treporti ed avanzare su Buratto e poi su Il D. si proponea di prendere Murano; ma il piano, pur approvato dal Haynau, fu frustrato, perchè il governo non volle accordare i fondi necessari per la costruzione di dodici battelli ar-

mati di cannoni.

Un interessante episodio a parte costituisce la presa d' Ancona (p. 167). Notevole la proposta del comandante della squadra francese Belvèze d'un abboccamento tra il Manin e il D. per trattare di una capitolazione. Il D. acconsentì, non conoscendo ancora in quel momento (il 4 agosto) i proclami implacabili dell'imperatore e dal Radetzky. Avutone egli cognizione,

vegno andò a monte. Il D. giudica severamente

la

marina veneziana. Ecco

le

precise

il

con-

parole

Avevo giudicato troppo bene la marina veneziana che, a detta dei * miei subordinati, contava 'ufficiali di valore. Da prima mi ero aspettato

(p.

183):

*

qualche passo ardimentoso contro di noi per rompere il blocco. Se, mentre del vento, m'aio rimanevo con le navi sparpagliate, fermo per la calma tra' vesserò attaccato con forza, anche senza vapori ma con tutti i loro ' Bellona contro essa e la " , sola, o baccoli, dirizzando il fuoco contro la tali da costringerci a * u ci avrebbero fatto di gran danni, forse Venere '

„,

*

cercare con l'una o con

ambedue un porto per riparazioni,

e

così

forse a


1032

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

levare

il

non sarebbe stata una bravura, poicbè i

blocco. Questa

baccoli avanzavano anche

nella brezza

più lieve

con

loro tra-

velocità incredibile

Ma la marina veneta non osò nulla, non

spinti dalle vele grandi e leggere.

dimostrò nessuna iniziativa. Così, nonostante fossero riusciti abbastanza bene

primo loro brulotto, non si provarono un'altra volta. In fine, da questi una battaglia regolare. L'esito non sarebbe stato dubbio dal momento ch'io avessi riunito tutti i vapori, ma se avessero approfittato della prima posizione delle mie navi disperse e delle altre favorevoli circostanze, l'esito avrebbe ben potuto essere a loro col

attacchi mi ero aspettato che arrischiassero

vantaggio. "

Sino all'ultimo

momento m aspettavo che quegli

ufficiali,

i

quali

senza

mercè sarebbero stati perduti dopo la capitolazione, si fossero imbarcati sulla veloce corvetta " Carolina „ per cercar di varcare il mare d'America, dove sarebbero stati ricevuti senza difficoltà. Ma non erano marinari, era una " marina d'acqua dolce „ la loro, senza forza. Se un uomo quale Garibaldi fosse riuscito a entrare in Venezia, avrebbe certamente all'ultimo momento *

tentato qualche cosa di simile „.

Anche altrove

il

trova parole di schietta ammirazione per Garibaldi,

D.

di cui sapeva apprezzare le

ribaldi

"

mirabili

qualità.

uomo determinato, altrettanto

stato impedito

il

Dopo aver detto come al Gain mare che in terra „ era

valente

passaggio a Venezia il 4 agosto, prosegue

* :

Dato lo stato

d'animo che regnava allora in Venezia, non vi può essere dubbio che l'ar" è difficile dire per rivo del Garibaldi avrebbe ritardato la capitolazione, * quanto tempo ancora, poiché la carestia non era tanto grave che la città " non avesse potuto resistere alcune settimane, fin che le tempeste autunnali "

—

—

* ci

avessero impedito un blocco rigoroso

'

trasporti di

"

bero ripreso coraggio ,

La città

viveri, e

dato

il

;

allora, rinata la

avreb-

(p. 167).

arrendeva il 23 agosto e il 28 il D. faceva

si

speranza di nuovi

carattere valoroso di Garibaldi, tutti

il

suo ingresso in

Venezia prendendo il comando dell'Arsenale. Egli descrive l'impressione prodottagli dal misero stato degli abitanti dopo

lungo assedio, e la dignità del loro contegno nella sciagura; racconta qualche scena commovente di cui fu testimonio, e per quanto di natura piutil

tosto fredda,

si

vede che la sua simpatia è sincera.

Attendiamo nel prossimo volume

le

memorie

del

periodo di pace in cui

potè esclusivamente dedicare la sua operosità alla riorganizzazione della marina austriaca, cioè negli anni 1843-51 e 1861-65. In Italia, dove gli studiosi tanto si adoprano per chiarire gli intricati problemi della Storia del Risorgimento, pare indispensabile una traduzione di

questo volume. Christiania,

Novembre 1911. Ove C. L. Vangensten.


-

BIBLIOGRAFIA

Attilio

Dott.

Bargoni,

Risorgimento

1033

Italiano.

(18291901) (1). Milano, Hoepli, 1911

(pp.

Memorie

xi-414, L.

Angelo Bargoni

di

5).

Angelo Bargoni fu un lavoratore oscuro e tenace, coscienzioso

e

infatica-

che meglio giovarono alla causa italiana e meno n'ebbero il riconoscimento dai più: che, per quanto egli sia salito, in età relativamente giovane, ai più alti uffici nel nuovo regno, pure il suo nome sarebbe ora bile, di quelli

come quelli di tanti retti e benemeriti funzionari che spesero la

dimenticato,

vita nella burocrazia, se il figlio suo

non ne avesse raccolto, con amore e con non è molto, un giovane studioso che s'è vittoriosamente affermato in questi studi, raccoglieva le memorie sparse del nonno suo, Nicostrato Castellini, un valoroso soldato di Garibaldi (2) ed era un garibal-

rispetto,

i

ricordi. Così,

:

dino anche

il

Bargoni, ed uomo d'azione anche lui, benché

si

sia provato nei

campi di battaglia solo una volta, ventenne, nel 1848; così che mi sembra non affatto arbitrario accennare alla singolare analogia che è tra i due libri, l'uno e l'altro di contributi inediti alla conoscenza del nostro risorgimento, simpatici omaggi filiali e patriottici insieme,

ricchi

Questo del Bargoni, veramente, è libro che non nire.

Ne biografia ne

si

lascia

autobiografia, propriamente, ne

libro

facilmente defidi

ricordi:

ma

piuttosto una copiosa silloge di documenti intorno al Bargoni e ai suoi amici e agli avvenimenti in cui egli ebbe parte, lettere sue e de' suoi corrispondenti,

cenno narrativo da parere scarno, precedute da un pajo di pagine, le uniche, di carattere autobiografico (pp. 3-4) seguite da alcuni capitoli, sull'ultimo periodo della vita del Bargoni, narrativi; e infine da alcuni altri nei quali, più che ricordar le vicende dell'uomo egregio, se ne vuol presentare l'immagine, disposte per lo più cronologicamente, collegate da qualche

così sobrio

;

analizzandone particolarmente le credenze religiose, i concetti pedagogici, la e gli nuoce anche, mi figura morale. Questa ineguaglianza nuoce al volume sembra, la preoccupazione di chi l'ha messa insieme, che è stato, e ha voluto ;

essere, niente altro che

un compilatore, proprio nel senso più impersonale

pur essendo sempre guidato da un affetto vivo e materiato di riverenza, che, se non gli ha fatto mai esagerare le reali benemerenze del padre suo, lo induce qualche volta ad assumere un tono polemico non nedella parola

:

cessario (3).

(1)

La data della morte (p. 411) è il 22 giugno 1901 per pura svista nella :

copertina del volume son le due date 1829-1902. (1848-1866). Dalle memorie del mag(2) G. Castellini, Pagine garibaldine Medici, ecc. giore Nicostrato Castellini con lettere inedite di Mazzini, Garibaldi e Torino, Bocca, 1909.

che un giornalista ' in un breve cenno (3) Il B., ad es., a p. 375, si duole " cronologico ca,) abbia scritto che la necrologico , (egli scrive, per svista,


1034

IL

RISORGIMENTO ITALfAXO

Altri appunti sarebbero forse da muovere al compilatore per qualche ineguaglianza esteriore : come la consuetudine di porre brevi note esplicative, e

non sempre quando son necessarie, ora a pie di pagina, ora. e più spesso, intercalate nel testo dei documenti, tra parentesi, in modo che si posson confondere con altre parentesi dichiarative che dei documenti fan parte (1). Anche

può deplorare che, mirando più a ravvivare una personalità che le vicende ebbe parte, egli pubblichi, a volte (pp. 181, 191) lettere accompa" gnatorie di documenti ragguardevoli, e non i documenti stessi, che avevan visto la luce, sì, sul giornale diretto dal Bargoni, il " Diritto „, ma non per questo sarebbero stati men meritevoli d'esser novamente, e più stabilmente, riprodotti. È poi raro che l'A. tenga presenti le pubblicazioni su gli argomenti dei quali tratta solo, egli riproduce un articolo del Rosi di su Ja " Rivista di Roma „ (pp. 173-177), proprio dove questa riproduzione sarebbe stata superflua per gli estratti di documenti che seguono (pp. 177-183), dal Rosi poco più che parafrasati mentre gli accade di ignorare lavori d'importanza maggiore, in cui, pure, alcuni dei documenti che egli presenta erano stati pubblicati (2). Ma la pubblicazione che più avrebbe giovato all'A. non gli potè esser nota per ragioni di tempo si tratta delle Memorie del Cadolini, compagno d'aspirazioni e di cospirazioni del Nostro, venute alla luce quasi contemporaneamente a questo volume (3).

si

in cui essa

:

;

:

Nato a Cremona, nel 1828, da un orologiaio del quale conservò sempre la al cui esempio bene seppe inspirarsi in ogni contingenza della vita, il Bargoni già nell'aprile del 1848, non ancora ventenne, pubblicava un Inno popolare, che, musicato da Ruggero Manna, gli guadagnò una certa notorietà (p. 15); poco appresso, dal maggio

grata immagine come d'un infaticabile lavoratore

al luglio, faceva

il

suo dovere verso la patria, arruolatosi volontario con altri

studenti e prendendo parte a qualche fatto d'arme

rica di Consigliere di Stato

(p.

17).

tenuta da Angelo Bargoni era

Si laureò in legge

*

una sinecura „.

È evidente che la cosa non avrebbe importanza per chi volesse fare un'apologia o

una rivendicazione storica

:

ma all'A. premeva, più che questo, di rav-

padre suo infaticabilmente operoso, sempre restìo a concedersi " quindici giorni di vacanza , (p. 5), perchè così lo aveva cono-

vivare

l'immagine del

sciuto e lo

amava.

Così una lettera del Mordini (pp. 36-37) è pubblicata con una parentesi 36) che è una nota esplicativa dell'editore, e con due altre (p. 37) che sono

(1) (p.

evidentemente osservazioni incidentali del Mordini stesso. Altre note così inserite nel testo (2) Il

sono a pp. 44, 64, 179, ecc.

Luzio (Le' spedizioni Medici-Cosenz, nella

*

Lettura „, 1910,

p.

486),

aveva pubblicato, riproducendo anche in fac-simile un'annotazione del Bertani.

Macchi che qui è data a pp. 111-12 Memorie del Risorgimento dal 1848 al 1862. Milano, Cogliati, 1911.

la lettera del (3)


BIBLIOGRAFIA

1Q35

una dissertazione sulla educazione popolare, che egli pubblicò nel 1851 (1) che doveva essere un degli appigli per affidargli, diciotto anni

jon e

dopo,

come

a competente, il dicastero dell'Istruzione al quale si mostrò, del resto, tutt'altro che impreparato, e nel breve tempo che passò al potere, e specialmente :

Non sembri fuor di luogo ricordare, qui, tanto più compilatore di questi ricordi, che l'autore di quella dissertazioncella giovanile sarebbe stato il relatore apprezzato della legge sull'istruin discussioni successive.

che ne tace

il

zione obbligatoria, nel 1870 (2).

A Cremona, stabilitisi dopo la laurea, il Bargoni faceva opera di propaganda patriottica, finche, sospettato e alla sua volta insospettito dall'arresto di correligionari, prese la fuga per

tento a purificare la

Genova. È da deplorarsi che l'A., tutto in-

memoria paterna dal sospetto, evidentemente calunnioso,

ch'egli fosse costretto alla fuga da irregolarità amministrative nella gestione dei beni d'un suo avo, non ci precisi i particolari e nemmeno i dati cronologici di questo episodio, riproducendo appena brani di lettere senza data. Ben altri-

menti compiuta e vivace la narrazione che l'amico del Nostro, il Cadolini, fa della sua fuga movimentata, avvenuta

qualche tempo prima, il 1° maggio 1852(3). Genova, nell'estate del 1854, fu duramente provata dal cholera; e il Bargoni, rivelandosi fin d'allora organizzatore sagace, fu * tra i promotori e

ordinatori „ di una Associazione di emigrati italiani per soccorsi ai colerosi, il programma in una breve circolare (pp. 29-30). Al programma gli emigrati associati furon fedeli con ammiievole fervore di bene

della quale stese anzi

e

annegamento di se

cosicché

;

"

il

successo della Istituzione... fece sorgere

pensiero, tosto prevalso, di costituire una Società permanente di

stenza che ebbe principio dal

il

mutua assi-

1°

dicembre 1854. Fra i promotori fu il Bargoni

che ne suggerì l'attraente titolo:

La solidarietà pel bene, associazione mutua

fra emigrati politici „

latore

questi

di

.

Le parole che

cito

nell'espressione, citando, al solito,

che il compiincompiuto e ambiguo

son del Cadolini (4)

Bicordi è, a tale proposito

(p.

31),

:

una lettera senza data.

Anche sulle occupazioni letterarie del Bargoni, e sulla sua direzione del periodico " La donna „ (p. 35), è da vedere qualche altra notiziola del Cadolini (5) ma non questo stava più a cuore agli emigrati, il cui fine più alto :

(1)

Della educazione del popolo, dissertazione in occasione dell'ottenuta laurea

dottorale in

ambe le leggi il 15 gennaio 1851. Cremona, Ottolini.

Della istruzione obbligatoria. Relazione e progetto di legge. Firenze, Civelli, 1870. La relazione porta la data del 31 ottobre 1870. Della Commissione, (2)

oltre al Bargoni, presidente e relatore, F. Mariotti, e

facevan parte

il

Villari,

il

Gabelli,

un compagno di cospirazione del Nostro, G. Piolti de' Bianchi,

Non va dimenticato che in favore dell'istruzione obbligatoria Bargoni s'era già recisamente pronunciato nel " programma „ del giornale " 11 Diritto „, assumendone la direzione (p. 159). (3) Memorie, pp. 172-190. qua e là, possono integrare la (4) Ibidem, pp. 210-211. Altre notizie che,

allora deputato. il

narrazione di questi ricordi, sono nel succoso cenno di T. Sarti, subalpino (5) Il

e

Il parlamento

nazionale. Terni, 1890, p. 90.

Memorie cit., pp. 212-213. Risorgimento Italiano.

— IV.

'"


1036

RISORGIMENTO ITALIANO

IT.

era sempre la propaganda patriottica e, anche nella terra ospitale, la cospirazione. Corrispondente attivo del Bargoni era allora

il

Piolti de' Bianchi; e

di lui è pubblicata qui una lettera veramente notevole (pp. 49-59) con la quale l'iniziatore del

moto del 6 febbraio giustificava il suo avvicinamento alla mo-

narchia piemontese, manifestando uno stato d'animo assai simile a quello del Bargoni e d'altri rivoluzionari, per effetto della politica cavouriana. Del Piolti de' Bianchi

Nostro pubblicò poi, con un'appendice apologetica (cfr. p. 32

il

Capolini, p. 218), le Memorie

:

;

oltre che con lui, del resto, corrispondeva atti-

vamente, valendosi delle solite cautele (pp. 32-33), col Cadolini e col Mordini: cui egli informava dei propositi avanzati fin dal 1856, d'armare una spedizione in Sicilia, secondando un moto che " i costituzionali „ non vedevano * assai aggiungeva a concorrere per sostenerlo ,. volentieri, ma sono disposti E poco più oltre * con un po' di buona fede in S. E. il sig. Conte Camillo " si può ottenere la finta vendita di un altro e migliore piroscafo. Fra i " membri della Commissione di Torino v'è chi spera e questo e ben altri ' aiuti. Intanto l'unica cosa che fece il Governo fu di dare ordine anche alle

—

—

:

*

autorità di qui di chiudere gli occhi su ciò che

*

pubblicare

"

dal telegrafo di Parigi „

i

si

sarebbe

fatto e di

non

dispacci a noi contrari, aspettando che venissero strombazzati (p. 43).

Quella che fu appunto, per quanto

lungamente misconosciuta, la politica

Conte Camillo , quando si trattò di agir davvero, nel '60. Lettere scambiate tra il Bargoni e il Piolti de' Bianchi e il Cadolini e il

del

*

sig.

Calvino, riprodotte nel volume,

commentano e lumeggiano le vicende del '59

mirabile e sincerissimo l'accordo tra Cavour e Garibaldi, che

:

fin dal dicembre

1858 era al corrente dei suoi propositi (pp. 64-65) mirabile la precisione con dominando gli eventi, il Cavour aveva scelto da lunga mano l'epoca per :

cui,

lo scoppio delle ostilità (pp. 64, 69) ; irreducibile per contro l'ostilità dei rivo* a stonare mirabilmente „ (pp. 66, 69, 70, mentre quelli rimasti in Italia, pur rendendosi conto delle ragioni non del tutto sentimentali che muovevano Napoleone e, a loro giudizio,

luzionari di Londra, che giocavano 73, 84),

lo stesso Vittorio

Emanuele (p. 72), si lasciavano andare al più fervido entu-

siasmo (p. 81).

Ma dove il Bargoni non fu soltanto spettatore, sì piuttosto attore di qualche importanza, si è nella spedizione di Sicilia dell'anno successsvo. Per la miopia

da cui era affetto e per l'obbligo che aveva di provvedere alla sua famiglia, ma si recò a Palermo per invito del Mordini, di egli non fu tra i volontari cui vi divenne segretario, verso la fine del luglio (p. 140); e partecipò, attivissimo, al governo prodittatoriale fino all'annessione. Prima, da Torino, dov'era alle dipendenze della ditta The Gresham, aveva cercato di toglier di mezzo le difficoltà che insorgevano tra il Governo e il Bertani per la preparazione ;

delle spedizioni sussidiarie ai Mille.

Che la prima, gloriosa spedizione fosse benevisa al Governo, egli già aveva fin dal gennaio (p. 97), né mal s'era apposto; e però gli

creduto di saperlo

doleva che

si

vivesse nell'equivoco, tanto più che, com'egli diceva sulla fede

chiunque può parlare con Cavour senza circonlocul'animo proprio „ (p- 107). Ma c'era di mezzo l'ostinatezza caparbia del Bertani che " rappresentando Garibaldi non poteva capitolare coi nemici della rivoluzione , (pp. 112, 115, 117-119, 128-130); e le del generale R[ibotti],

"

zioni e dirgli a quattr'occhi


BIBLIOGRAFIA

1037

male lingue che l'avrebber " dipinto a Cavour come un demonio , (p. 113); e il non sapere chi avesse più veste di trattare in nome di Garibaldi, o lui o

l'Amari (pp. 114-119);

e

per soprappiù l'odio noto di Garibaldi contro

Cavour (p. 107), maturato evidentemente dopo la cessione di Nizza. Così la buona volontà del Ribotti, del Regnoli e del Nostro andò frustrata, perchè il Bertani ricusò di recarsi a Torino. Per fortuna vi si recò il Medici, che fu ben presto * tutto conquistato da Cavour , (1): e tuttavia non dubitò di condur seco Alberto Mario e la White; su di che non paia inopportuno ricordare, a dimostrare l'assurdità dei sospetti onde si infamavano reciprocamente quegli uomini pur tanto benemeriti, che da una parte si insinuò che la presenza di repubblicani

questi

u

programma

intransigenti nascondesse

Italia e Vittorio

il

proposito

di

derogare dal

Emanuele , (p. 121); dall'altra si giunse a pen-

che l'eroe del Vascello avesse l'ordine segreto, da Cavour, di arrestare agitatori (2). Col Medici partì un amico diletto del Bargoni, il

sare

quei temuti

Cadolini, che sarebbe andato coi Mille se, dopo le false voci di l'avviso della prossima partenza, datogli

l'impresa,

fosse stato troppo tardivo (3); e che nel frattempo

rinunzia

al-

appunto dal Nostro, non si

era preoccupato di di-

sempre d'accordo con l'amico Bargoni (pp. 124-127), la propaganda patriottica a Cremona, dove essa procedette con audacia veramente memoranda (4). Nel giugno e nel luglio corrispondeva attivamente da Palermo, col Nostro, Salvatore Calvino. Il Guardione ha richiamato recentemente l'attenzione su questo eroe, pubblicando certe sue " Note della spedizione de' Mille „, * scritte per appagare il desiderio del fratello Angelo, e a lui donate per ricordo , (5), rigere,

così che la sua testimonianza appare notevolissima, per quanto egli

si

mani-

un sentimentale più che un osservatore obiettivo (6). Ora il Calvino at-

festi

ti)

A. Luzio, in

"

Lettura „ 1910,

p. 484.

Del resto, di;eva

B., in

il

una

Re lettera del 15 luglio, che il Bertani s'era potuto intendere direttamente col ed era notorio che la spedizione Medici era stata valida139) (Bargoni, p.

:

mente aiutata dal Governo (p. 129). 388-389. Secondo una lettera del Calvino (2) G. Cadolini, Memorie cit., pp. a GaBargoni, però, par certo che Cavour, a mezzo del Persano, intimasse Mille, arrestare (Bargoni, p. 136: cf. del resto F. Cbispi, I

al

ribaldi

di

farlo

Milano, 1911, pp. 193-194). (3)

(4)

Ibidem, pp. 374-375. G. Buonanno, Il comitato di soccorso alla

Cremona,

in

Sicilia

costituito

Sicilia

dal 1830 al 1861.

frammenti inediti. Cremona, 1890, pp. 18-22. (5)

F.

Guardione, Il dominio dei Borboni in

fratelli del

Pa-

Calvino

si

lermo 1901, II, p. 419 sgg. Il più giovine dei quattro Mariano Costa di Trapani, chiamava appunto, come m'informa l'amico prof. u fratello „ più di chiamarsi Angelo: senza di che, per la sua consuetudine, da vedere, in questo Nostro (Bargoni, p. 138), ci sarebbe quasi che amico, del *

Angelo Bargoni. Garibaldi e t Mille, che, cfr. G. Macaulay Trevblyan, Sarti, op cit., p. 205. e 461 a..., p. s. Bologna, B. Dobelli.

fratello (6)

E.

Su

„,

di

;

trad.

da


,

1038

RISOROIMKNTO ITALIANO

IL

con rude franchezza che non troviamo più nelle sue

testò,

che Palermo era stata- ' una tomba „ e non aveva dato

gina 101 "

ceva,

;

109)

cfr. p.

:

contro

scagliò

e si

il

del quale pure

l'equanimità

parte,

non

a

suo

Note

successive,

mondo » (1)

— mettendo

riguardo (p. 137) di Garibaldi,

dissimulava le manchevolezze come

si

„

nessun aiuto „ (pa-

La Farina — Cavour, egli di-

a sceglierlo fece la cosa più pazza di questo

in rilievo, d'altra

" *

uomo di governo

135).

(p.

Le impressioni del Bargoni, quando egli stesso si trattenne a Palermo, dalnon furono dissimili: le lettere di lui al Calvino, al

l'agosto al decembre,

Minoli, al Piolti de' Bianchi (pp. 140-153), lo mostrano intento a organizzare il

governo prodittatoriale, e non potranno esser trascurate da chi ne studi le

vicende.

Nel 1861, ritornato a Torino, il Bargoni assunse la direzione del giornale II diritto, e la

mantenne

alla sua nomina a deputato (pp. 157-200). È un episodio non rammentato in questi Ricordi,

fino

singolare, a tale proposito,

ma del quale fa cenno il Cadolini (2): ch'egli aveva posto per condizione, nelche

l'accettare,

vi

si

sospendesse la pubblicazione,

memoria del Castellazzo sui processi

di Mantova,

"

in

appendice,

mettere la propria accanto alla firma di lui „. Altri episodi, vertenze

miche

una

di

perchè egli non poteva e pole-

non meritano rilievo: mentre importantissima è la documentazione, offerta da questo volume, sul triste fatto di Aspromonte. Importantissima, per quanto non ampia; perchè qui son riprodotte appena poche lettere di Giuseppe Civinini, segretario di Garibaldi e rappresentante del Diritto, se non vero corrispondente come vuole il Cadovarie,

lini (3), al

son

qui

ricordate che

campo di Garibaldi; e alcune del Mordini, che chiariscono il ten-

tativo fatto dai parlamentari del partito

spingere la cosa all'estremo

:

d'azione

tentativo che

presso

particolari dalle pagine dell'Adamoli e del Cadolini (4).

dini

in

Garibaldi, per non

conosciamo già in

tutti

i

suoi

Una lettera del Mor-

procinto di partire (p. 184), definisce nettamente lo scopo di questa

missione, che, se proprio

non era

di

tutta rinunzia,

come appare dalle Me-

morie del Cadolini, era tuttavia ben lontano da giustificare l'arresto dei deputati al loro ritorno a Napoli

(1)

(5).

Baegoni, p. 131. Del resto,

il

In tutti

i

garibaldini della tendenza con-

Bargoni diceva, di quei giorni, che " Gari-

baldi] avrebbe fatto una santa cosa nominando tutt'altri che il conte M. Amari

suo rappresentante (p. 130).

La colpa dei malintesi era dunque tutta degli punto il La Farina agiva di con-

intermediari. Resta a vedere fino a qual certo (2)

con Cavour il Cadolini (p. 187) lo esclude. Memorie cit., pp. 251-252. :

(3)

Ibidem,

p. 496, nota.

(4)

Ibidem,

p.

490 e segg.

Cfr.

G. Adamoli,

Da S. Martino a Mentana. Mi-

lano, 1892. C. V. (5) Il

Cadolini, sfuggito all'arresto perchè non s'era trattenuto a Napoli,

ri-

parò a Lugano, indottovi dalle prudenti raccomandazioni del Nostro: il quale s'era tanto impressionato da rinnovare, scrivendogli, quegli espedienti crittografici di cui s'era valso cfr.:

Bargoni, pp. 32-33).

ai

tempi delle cospirazioni (Cadolini, pp. 499-501

;


BIBLIOGRAFI \

1Q39

Iiatrice era diffuso un senso di pena, era la consapevolezza dell'equivoco, in cui si viveva anche per colpa di Garibaldi, che, spinto dal proposito di liberare Roma e dall' * odio contro Napoleone „, faceva credere a un

accordo personale con Vittorio Emanuele (p. 179), mentre quest'accordo, se mai, esi(1). La persuasione dell'esistenza di un patto segreto

steva per tutt'altro fine

era, del resto, tanto diffusa (p. 188),

anche senza le

cuzioni di Garibaldi al popolo, che

Civinini

il

frasi allusive delle allo-

non si peritava di dichiarare

1

La situazione vera è ignota, credo, a tutti „ (p. 181).

*

Per quanto timorosi delle sinistre conseguenze della sua linea di condotta, questi valentuomini non vennero allora meno, neppure intenzionalmente, alla solidarietà che dovevano a Garibaldi; fu nel 1867, al tempo della disgraziata spedizione di Mentana, che, pur continuando a difenderlo in pubblico, dissentirono, in sostanza, profondamente

da lui. Trovo, in alcune lettere, qui riproamare: " Garibaldi „ così il Bargoni a suo fratello Giulio (p. 233) " è il primo cittadino d'Italia; ma ha già dimostrato di non essere infallibile (2). Oggi è solo, è isolato affatto. Persino Cairoli che darebbe cento dotte, delle frasi

vite per lui contrasta

mente:

"

sue

le

idee „.

Quell'uomo ci ha fatto a

E poco appresso, il Mordini, più dura-

un gran male , (p. 247). Alla spicsi recavano da lui per farlo recedere (pp. 250-251); non riuscirono, come non eran riuscite le pratiche per un tutti

ciolata, Corte e Sineo, Crispi e Guastalla

Ministero Cialdini-Mordini-Bargoni,

che

diplomatica (3); e

le sconfitte di

inacerbiti e quasi

ormai sfiduciati anche

forse

avrebbe salvato la situazione

Garibaldi venivano imputate, dai suoi amici sulle sue qualità militari, alla sua

mancanza di " precauzione „ (p. 251). Dopo Mentana, anche le Memorie del Bargoni perdono vero interesse storico, per quanto la sua carriera politica fosse in una magnifica ascensione. Deputato fin dal 1863, fu subito tra i più autorevoli

e

ascoltati;

fu

oratore

calmo, ornato, efficace (4); e seppe essere, a volte, magnifico assertore di verità che avrebbero potuto renderlo impopolare nel suo partito (5). Già nel

(1)

Su di che, cfr. il mio art. La questione della Venezia nel 1864, in questo :

Risorgimento,

a.

IV, fase.

(2) Altri simili

II.

apprezzamenti su Garibaldi, del Bargoni

e

del

Calvino, a

pp. 66, 135, 152. (3)

Forse:

ma è un'ipotesi che ne vale un'altra. Troppo corre, invece, l'A.

di questi Ricordi, dicendo

sarebbe successa „, (p.

"

Mentana non

Roma tre

anni prima ,

che con tale Ministero, non solo

ma " l'Italia

sarebbe

entrata in

254).

seil 3 maggio 1864 per protestare contro non ricordato in questo volume, è riprodotto in parte da A. Nota, Sessantanni di eloquenza parlamentare in Italia, Modena, (4)

Un suo discorso, tenuto

i

questri di armi garibaldine,

1911, disp.

8*,

pp. 140-141.

Mostrandosi dissenziente dalle ragioni che avevano indotto Garibaldi e fine del 1863 e i primi i deputati garibaldini a presentar le dimissioni tra la * Io non posso dimenticare che noi giorni del 1864 (p. 207 sgg.), egli diceva: (5)

siamo già una rivoluzione, che questo stesso nome di regno d'Italia che noi cospetto a tutto il ci siamo dato è una rivoluzione in faccia all'Europa, in

mondo civile „ (p. 209).


1040

IL

RISORQIMENTO ITALIANO

1867, s'è visto, era candidato al potere;

e

fu

ministro,

sempre per breve

tempo, della Pubblica' Istruzione nel 1869 (pp. 277-298), del Tesoro nel 1877-8 (pp. 359-361). Fu prefetto dal 1871 al 1878 (1), prima lungamente a Pavia, poi a Torino e a Napoli; di dove, presentate le dimissioni in seguito all'attentato di Passanante, si ritirò dalla vita politica e divenne segretario dirigente delle Assicurazioni generali di Venezia. Senatore del regno dal 1876, ebbe da ultimo la carica di consigliere di Stato, dal 1892 in poi. Fu anche nominato, nel 1894, vice-presidente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, perchè di cose dell'istruzione s'era occupato con amore, anche dopo aver tenuto il Ministero, curando personalmente la traslazione delle ceneri di U. Foscolo in Italia, attraverso non poche peripezie (pp. 325-334); presiedendo,

come s'è visto, la Commissione per la legge sull'istruzione obbligatoria; seguendo con vigile amore le feste scolastiche, nelle quali prendeva consuetudinariamente la parola, là dove esercitava

l'alta carica di Prefetto.

un de' pochissimi, forse, che non fecero deplorare volissima di per

delle

sé,

la

dipendenza,

Egli

fu

deplore-

amministrazioni scolastiche dalle prefetture, nelle

province d'Italia. Così fino

consacrava la miglior parte di sé alla patria, mirabilmente operoso morte lo colse improvvisamente poco più che settantenne

all'ultimo (la

nel 1901), quest'uomo eminente. All'omaggio che figliuolo, in questi

Ricordi messi

degnamente

tributa

gli

insieme con tanta onestà

e

il

obiettività, si

può associare, credo, senza limitazioni, quello di quanti han vivo il culto delle patrie memorie. Giovanni Ferretti.

(1)

Fra il '70 e

il

'71

cade un nuovo periodo di

attività giornalistica del

Nostro, con la direzione de L'Italia nuova di Firenze (pp. 301-309).


IV. )ella

*

-

ATTI UFFICIALI

Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano

Consiglio

centrale.

Adunanza del IO ottobre 1911. Presenti: Gabba, presidente, Cbippa, Gallavresi, Govonk, Vkkga, consiglieri.

Scusano la loro assenza: Capasso e Novati. Si prendono in esame i temi e le comunicazioni proposte per il Congresso e viene combinato il programma delle varie adunanze. Cbippa, riferisce sulle pubblicazioni popolari in corso di stampa e assicura ohe pel Congresso saranno pronti almeno duecento esemplari del volume su Vittorio Emanuele. Si incarica il consigliere Cbippa di far pratiche presso l'editore affinchè sia pronto almeno un centinaio di copie di tutte le monografie. Il

U Presidente

Segretario

Gabba.

Gallavrksi.

IV ASSEMBLEA GENERALE (1). Venezia, 25-28 settembre 1910. Pbockssi verbali delle sedute.

Seduta inaugurale del 25 settembre, ore

IO.

Grimani, del Conte NaniCon discorsi del Presidente Gabba, del Sindaco E. Teso, Sotto-segretario Mocenigo, Presidente del Comitato Veneto, di S.

alla Direzione della Riinsta,

Pervenuti solo nel corso del dicembre 1911 esser pubblicati che dopo quelli questi verbali non hanno potuto pertanto alla seduta inaugurale possono legdella 5' Assemblea. I discorsi pronunziati nella Gazzetta di Venezia, 26 settembre 1911, (1)

gersi nella loro forma integrale quotidiani della citta. n. 266, e negli altri giornali


1042

IL

dell'Istruzione

Pubblica, a

RISORGIMENTO ITALIANO nome

S.

Governo

del

proposta del Conte Nani-Mocenigo

si

si

inaugura

inviano telegrammi

il

a

Congresso. Su S.

M.

il

Re, a

M. la Regina Madre e a S. A. il Duca di Genova.

Seduta del 26 settembre, ore

Presiede provvisoriamente Gabba, eleggere

l'ufficio di

il

9.

quale invita la numerosa assemblea a

Presidenza, cbe per acclamazione riesce così costituito:

Presidenti onorari: Sindaco di Venezia

Manno

Senat. Presidenti

effettivi

:

Onor. Gabba

Conte Nani-Mocenigo Prof. Bailo

Vice- Presi denti:

Col. Guerrini

Prof. Ferrar i

Dott. Coletti

Segretari:

Prof. Prof.

Colombo Michel

Prof. Verga.

Gabba, assume la Presidenza definitiva. Arno, propone di inviare un telegramma al patriota Francesco Prampolini che combattè a Marghera ed ora compie

i

cent'anni.

È approvato. Nani, ricordata l'iniziativa del Comitato Veneto in unione al Municipio di Venezia per l'erezione di un degno monumento ai fratelli Bandiera, propone che si apra una sottoscrizione pubblica per raggiungere più facilmente lo scopo, e la inizia con generosa offerta.

È approvato. Il

Presidente

espone alla fine Il

la

dà

la

parola al prof. Ferrari, segretario generale,

relazione morale

e

finanziaria della Società pel decorso

il

quale

anno.

È

vivamente applaudito.

Presidente apre la discussione su questo argomento.

Cavaciocchi, a nome del Comitato

Romano, osserva come sarebbe opporpagamento rateale della quota sociale, per rendere l'iscrizione accessibile alle modeste borse; propone inoltre che il pagamento della Rivista sia

tuno

il

fatto direttamente all'editore.

Scotti, avverte che

il

pagamento rateale è contemplato dallo Statuto e la-

sciato in facoltà ai Comitati Regionali.

Arno, crede opportuno che la Rivista abbia un siste nella

direttore responsabile. In-

sua vecchia proposta, perchè essa divenga mensile per intensificare

l'azione sociale.

Foucault de Daugnon, propone che si faccia l'esazione delle quote sociali a mezzo postale. Appoggia la proposta Arno per la Rivista mensile. Gallavresi, constata che l'irregolarità della Rivista nello scorso anno è dipesa da cause speciali e transitorie: crede bastevole la pubblicazione della Rivista ogni due mesi, purché ciò avvenga regolarmente, ciò che egli si im-


ATTI UFFICIALI

1Q43

pegna per proprio conto a promuovere. Ritiene però necessario al buono e regolare andamento della Rivista la puntualità e la regolarità nelle esazioni delle quote sociali che procurano a quella

mezzi economici.

i

domanda se sieno corse trattative fra il Consiglio Centrale e l'As-

Michel,

sociazione Marchigiana per la Storia del Risorgimento in caso negativo propone si facciano pratiche per la trasformazione di quella Società in Comitato :

Regionale Marchigiano. Ferrari, risponde a Cavaciocchi che non crede l'editore disposto ad esigere soci; ad Arno che il provvedimento per la direzione della Rivista è solo transitorio, e che ad ogni modo il Comitato delle i

pagamenti direttamente dai

pubblicazioni ne ha ora assunto la responsabilità; al Michel, che la Associazione Marchigiana si è limitata ad iscriversi socia della nostra Società, ma

non è disposta alla fusione, volendo restare autonoma. Pistelli,

a

nome del Comitato Toscano,

della Società la quota di soci

ritenuto

ostacolo

alla

diffusione

annua troppo forte, propone di istituire una categoria

aggregati a L.

5,

che abbiano diritto

alle

pubblicazioni

popolari, e

voto solamente consultivo nelle assemblee. Cavaciocchi, Simioni, Guardione, Gallavresi, di

si

interessano della costituzione

Comitati nel Mezzogiorno, e danno notizie in proposito. Ferrari, assicura che

il Consiglio Centrale si occuperà della proposta Piaggiunge notizie sulla costituzione di Comitati a Napoli e a Palermo che augura prossima. Il Presidente, raccomanda ai Comitati Regionali di iscrivere soci i Municipi. Michel, avverte che il Comitato Toscano ha già fatto pratiche in questo

stelli e

Propone che si facciano voti per la trasformazione dell'Associazione Marchigiana in Comitato Regionale della Società. senso.

E approvato. Si

passa alla lettura del bilancio.

È approvato ad unanimità senza discussione. Ferrar^ propone che

si

rinnovi

l'incarico pel 1910

ai

revisori dei conti

in carica.

È approvato il

:

in sostituzione di

un dimissionario si elegge per acclamazione

prof. Michel.

Sull'opportunità di rendere triennale l'Assemblea.

Ferrari, notata l'opportunità di frequenti convegni nei quali i soci possano le loro idee, crede però non convenga ripetere troppo spesso le

scambiare

riunioni sotto la forma solenne di Congressi: propone pertanto che la Società interna e si riunisca in Assemblea annuale per trattare argomenti d'indole

triennalmente in Congressi per trattare temi scientifici. Scotti, è contrario alle distinzioni proposte da Ferrari, ed è favorevole alla riunione annuale sotto qualunque

nome avvenga.

Gallavresi, appoggia Ferrari. Govone, avverte che i Congressi furono più che altro finora semplici riunioni della Società limitate ai soci.


1044

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Arno, propone la sospensiva, per un riguardo verso fissato

il

Roma

essendosi già

Congresso del 1911 in quella città.

Coletti, appoggia la proposta

Arno per la sospensiva, ritenendo che la pro-

posta in questione debba essere votata dall'ultimo Congresso annuale, mentre l'attuale

non

è

lo

certamente,

essendo già

fissato

Congresso

il

a

Roma

nel 1911.

Dopo lunga discussione alla quale partecipano ancora Colombo, Scotti, Daugnon, Govone, Ferrari, il Presidente, riassunta la questione, mette ai voti la

sospensiva che risulta approvata con voti 16 contro 14.

Modificazioni all'ordinamento amministrativo. Feekari, riassume le proposte di modificazione dell'ordinamento finanziario della Società contenute nella relazione, specificandole nelle seguenti larizzazione

arretrati; 2°

degli

anno finanziario dal

3° controllo del Consiglio centrale nei bilanci dei lità di attingere

Arno, propone

anche il

al

1°

:

1°

rego-

al

31 luglio;

Comitati locali

4° possibi-

agosto

;

fondo intangibile.

seguente ordine del giorno

" :

L'assemblea sentita la rela-

zione Ferrari invita il Consiglio centrale a provvedere conformemente a quanto è detto nella relazione stessa per quel che concerne: 1° l'esazione delle quote

arretrate; 2° la compilazione del bilancio; 3° la resa dei

conti da parte dei

Comitati locali.

È approvato. Scotti,

raccomanda cautela nelle radiazioni dei soci.

Coletti, crede opportuno affidare questo compito ai Comitati locali soli att

a valutare

le singole

condizioni dei soci.

Galla vresi, propone che la questione dell'intangibilità del fondo sociale sia posta all'ordine del giorno del Congresso di Roma.

È approvato.

Sulla Sede definitiva del Consiglio centrale.

Gallavrksi.

si

domanda se sia ora maturo il trasporto della Sede da Milano

a Roma. Arno, nota che la proposta del trasporto fu votata con entusiasmo al Congresso di Torino e che sarebbe inopportuno ritornarvi sopra tanto più che la situazione del Comitato

Romano è molto migliorata.

Ferrari, avverte che non

si

tratta più di discutere

il

principio, ma solo di

stabilire le modalità.

Cavaci occhi, osserva come in ogni caso il Comitato Romano dovrebbe rimanere distinto dal Consiglio centrale che può anche rimanere quale è ora, e

propone il seguente ordine del giorno * L'assemblea delega il Consiglio centrale a prendere col Comitato Romano gli accordi per le modalità del trasferimento della Sede da Milano a Roma già deliberato dall'assemblea di Torino „. Govone, propone di aggiungere * col Comitato Romano in concorso con un :

delegato degli altri singoli Comitati regionali ,.


ATTI UFFICIALI

1045

Dopo animata discussione cui partecipano Guerrini, Ferrari, Michel, Amò, De Sonnaz, ed altri, l'ordine del giorno Cavaciocchi coll'aggiunta Govone è approvato.

Gallavresi,

Dopodiché il Presidente chiude la seduta alle ore 12,30.

Seduta del 26 settembre, ore 14.30.

'resiede Manno,

il

quale aperta la seduta dà la parola al prof. Verga, se-

gretario, che legge la relazione del concorso per le monograBe popolari. Il Presidente, comunica il nome dei premiati e con essi si congratula.

Ferrari, porge un saluto ai due vincitori presenti, signorina Larice e professore Simioni. L'assemblea

si associa plaudendo. Gabba, chiede sia messa in votazione la sua proposta perchè la casa di Cavour sia proclamata Monumento Nazionale. Tutti i presenti si alzano ac-

clamando.

Assume la Presidenza Nani-Mocenigo, che dà principio allo svolgimento dell'ordine del giorno

lettura della comunicazione

colla

su

Francesco Gritti e

Vittorio Bargoni.

Alla fine è vivamente applaudito: molti congressisti fra Gabba, ecc., vanno a congratularsi coll'oratore. Colombo, comunica due interessanti documenti poco noti,

i

quali Manno,

se non inediti, Cavour alla spedizione dei Mille. È applaudito. Guerrini, aggiunge alcune importanti notizie sulle intese fra il Governo Piemontese e la parte Garibaldina circa la spedizione in Sicilia. Cavaciocchi, comunica un interessante documento che dimostra come il Governo Borbonico non avrebbe esitato a dichiarar guerra al Piemonte, se non avesse avuto coscienza della propria debolezza. Ha quindi la parola l'avv. Sullam, il quale comunica le sue Memorie su la Cessione di Venezia nel 1848, e L'indennità ai membri dell'assemblea in Venezia

sulla partecipazione di

nel 1849, illustrando

il

carattere delle sue ricerche giuridiche sulla Storia del

Risorgimento. L'oratore

rosamente con lui.

è

seguito con vivissimo interesse,

lungamente applaudito. Manno, Nani ed

e

Gali.avre.si,

si

associa

amore coltivati questi

al

studi

plauso di

altri

e

alla fine calo-

si

congratulano

dell'assemblea, fa voti che vengano con

diritto costituzionale del

Risorgimento

e

si

ne faccia centro il Comitato Veneto. Sullam, ringrazia e avverte che le Memorie ora lette sono piccola parte di un più ampio studio sulle assemblee italiane del Risorgimento.

augura che

se

Santalena, dà lettura della sua interessantissima Memoria su Venezia nel che illustra con nuovi documenti il breve periodo napoleonico-demoinsistenti cratico di Venezia. Lo splendido discorso è coronato da lunghi 1797,

applausi.

Guardione, legge

la

e il prof. Arno Entrambi sono molto ap-

sua comunicazione su Enrico Cosenz,

una interessantissima memoria su Pepe a plauditi e felicitati.

La seduta è tolta alle ore 17.

Venezia.


1046 I

IL

congressisti

si

RJSORG 1MKXTO ITALIANO

recano a visitare la sezione

stori co-patri otica

del

Museo

venerando patriota Gabriele Fantoni, che illustra i documenti e i cimeli più importanti con calda e commovente eloquenza. lirico guidati dal

Seduta del 27 settembre, ore

10.

Presiede Gabba. L'assemblea, su proposta di Arno,

manda un saluto a Giuseppe Missori.

Si passa alla discussione dei vari temi proposti. Ricci, riferisce sulla istituzione di

occupò già in un suo voto

di cui si

un Medagliere del Risorgimento in Roma il

Congresso di Firenze, ed espone i proidea. A Roma nel 1911 si

gressi fatti nell'anno per l'attuazione della nobile

organizzerà una grandiosa Mostra della medaglia nel Risorgimento comprenil nucleo del medagliere nazioRisorgimento da collocarsi nel monumento a V. E. Il prof. Ricci chiude applaudito proponendo il seguente ordine del giorno:

dente anche la collezione Padoa, che sarà poi nale

del

' La IV Assemblea generale della Società Nazionale per la Storia del Risorgimento Italiano tenutasi a Venezia, udita la relazione del prof. Serafino Ricci di Milano, confermando il voto di Firenze: raccomanda vivamente al Governo ed al Comitato dell'Esposizione di Roma, affinchè d'accordo con quello del Risorgimento a Roma, concluda definitivamente in questa città la Mostra del Medagliere del Risorgimento durante quella Esposizione del 1911 „.

È approvato. Zimolo, legge

il

suo

discorso:

"

Sulla necessità che la Società

si

attivamente a diffondere la conoscenza della Storia del Risorgimento

dedichi fra

il

popolo „. È applaudito. Guerrini, constata la difficoltà di diffondere fra la verità storica, p. es. dai

quando

le

idee

il

popolo con libri ben

fatti

sbagliate sono con tanta larghezza diffuse,

cinematografi, e dagli stessi libri di testo delle scuole elementari.

Ricorda i risultati disastrosi di recenti inchieste fra

i

soldati

interrogan-

nomi del nostro Risorgimento. Non crede che il bambino delle scuole elementari sia abbastanza maturo per poter capire le notizie più importanti della nostra storia. Ritiene poi necessario, prima di procedere nell'insegnamento della Storia del Risorgimento, che questa storia sia fatta. doli su fatti e

Scotti, crede invece facile la comprensione dei fatti storici del nostro Risorgimento da parte dei bambini delle scuole elementari e presenta il seguente ordine del giorno :

L'Assemhlea fa voti che per la promozione dalla 3 a alla 4 a classe elementare e anche negli esami delle classi successive si richieda la prova di storia del Risorgimento. Manda alla Presidenza di comunicare a S. E. il Ministro *

della P.

I.

il

presente ordine del giorno „.

Ferrari, ricorda testo, si era già

come della presente questione e specialmente dei

occupato

il

libri di

Congresso di Perugia. Non ha molta fiducia nel-

Commissioni pei libri di testo, fin che non verrà un effettivo potere. Crede opportuno che una speciale Commissione

l'efficacia dell'opera delle

loro dato

in seno alla nostra Società studi la questione. Ritiene necessario combattere,

con una buona propaganda nel popolo, molte volte in mala fede.

la diffusione

di

idee

errate,

esposte


ATTI UFFICIALI Presenta

1047

seguente ordine del giorno che è firmato anche da Scotti, Go-

il

vone e Zimolo

:

Congresso, udita la relazione del collega Zimolo e la discussione esso seguita sulla necessità che si intensifichi la conoscenza della • Il

ad

Storia del

Risorgimento nelle

classi

vedimenti meglio

popolari, delibera: 1° di affidare al Consiglio cen-

nomina di una Commissione, la quale studi

trale della Società la

a)

:

a rendere più efficace nelle scuole elementari

atti

gnamento della Storia del Risorgimento; b) i provvedimenti più

i

provl'inse-

efficaci

ad

ottenere che

i libri di testo, per metodo, meglio rispondano al loro scopo di fare apprendere la Storia nostra nella sua complessa verità 2° di invitare il Consiglio centrale a fare opera presso i Comitati regionali, perchè con ogni mezzo ed in ogni occasione si adoperino a diffondere la conoscenza della ;

Storia del Risorgimento fra il popolo 3° di invitarlo ad appoggiare e far appoggiare presso il Ministro della P. I. le eventuali proposte della Commis;

sione di cui al n. 1°

;

4° di invitarlo

ad indire un Concorso per un libro di

testo popolare sulla Storia del Risorgimento „.

Scotti, insiste sulla sua proposta per rendere obbligatorio l'esame di Storia

del Risorgimento nelle scuole elementari.

Coletti, ritiene tale questione più pedagogica che storica, poiché competenti

a decidere della capacità del bambino ad apprendere tal genere di cognizioni storiche, sono

i

maestri ed i pedagogisti non i soci della Società per la Storia

del Risorgimento. Crede che non nelle sole scuole elementari, ma anche nelle

scuole secondarie e superiori sia oltremodo trascurato lo studio

l'insegna-

e

mento della Storia del Risorgimento, e teme che una inchiesta fra laureati e licenziati darebbe risultati simili a quella fatta tra i soldati. Non ha fiducia nei risultati delle vampate d'entusiasmo che in ogni Congresso culminano in voti ed ordini del giorno, se non si curi con assiduo lavoro la coltura storica del Risorgimento in tutti gli stadi dell'insegnamento, sia da parte degli stu-

denti che da parte degli insegnanti.

Presenta il seguente ordine del giorno " Il Congresso fa voti che la conoscenza storica del Risorgimento venga diffusa esattamente nel popolo e di:

venga materia di serio insegnamento e di coscienzioso studio in tutti gli stadi dell'istruzione italiana „.

Scotti, insiste nel cui

tutti

suo

ordine del giorno, che significa solo la volontà in italiani conoscano la vera storia

devono concordare che i bambini

della patria.

Coletti, avverte di aver presentato

il

suo ordine del giorno generale per

scoglio dell'incompetenza in materia pedagogica ed estendere il voto a tutta l'istruzione italiana; però in seguito alla dichiarazione del barone Scotti, per non sembrare di osteggiare l'ordine del giorno col significato pa-

evitare

lo

triottico attribuitogli, è disposto a ritirarlo.

Segue animata discussione giorno,

partecipano

cui

sul merito

sulla precedenza degli ordini del

e

Govone, Ferrari,

Amò,

Scotti,

Ricci,

Guardione,

due ordini del giorno Ferrari e Scotti, risultano entrambi approvati a grande maggioranza. ore Stante l'ora tarda, si rimanda la trattazione degli altri argomenti alle

Daugnon,

in

seguito di che messi ai

voti

13,30, e ai toglie la seduta alle ore 12,30.

i


1048

IL

RISOKGIMENTO ITALIANO

Seduta del 27 settembre, ore 13,30.

Presiede Gabba, che dà tosto la parola al sui lavori dell'Ufficio Storico dello Stato

col.

Cavaciocchi, perchè riferisca

Maggiore di S. M.

col.

Cavaciocchi, lieto che questi lavori dimostrino l'interessamento del-

l'esercito

a tal genere di studi, illustra le pubblicazioni compiute e quelle in

Il

corso. Presenta la 1* parte della relazione storica

sulla

campagna del 1859,

che è il primo lavoro completo veramente scientifico sull'argomento, fatto con accurate ricerche in archivi pubblici e privati, con richieste ai veterani, con

sopraluoghi sul terreno. Confida che presto sarà pronta anche la 2 a parte. Si

preparando la Storia delle istituzioni militari sarde da Emanuele Fisi è anche occupato delle campagne garibaldine (Garibaldi in Liguria nel '59) e si sta ora preparando una monografia sulla 1* parte corso di stampa due fascicoli sugli Italiani della spedizione dei Mille. Sono nelle guerre Napoleoniche. L'oratore protesta poi energicamente contro la sta ora

liberto al '59. L'ufficio

m

presentazione come trofei

di

guerra a Vienna di alcune bandiere sarde che

vennero in possesso degli Austriaci solo casualmente Passa ad occuparsi della questione della bandiera già sollevata

erano state soppresse,

e

dopo il '59. da Foucault a Firenze, coll'affermazione che l'orlo azzurro allo stemma fosse un errore araldico, perchè segno di cadetto. La questione fu già trattata nel Parlamento nel '57 e risolta coll'ordine del giorno puro e semplice proposto dal Revel, che affermò non aver bisogno di convalidazione la bandiera che era stata sui campi di battaglia bagnata dal sangue italiano. Spiega come venne l'idea dell'orlo adottato perchè non si confondessero i colori dello scudo (che in principio occupava in larghezza tutto il campo bianco), con quelli della bandiera; per cui si pensò farlo giallo, ma poi si decise farlo azzurro per ricordare il colore dei Savoia; così fu approvato dalla Commissione e da Re Carlo Alberto. Crede pertanto si debba attenersi alla deliberazione del Parlamento nel '57. Alla chiusa del suo dire il col. Cavaciocchi è vivissimamente applaudito e complimentato.

Segue il

col. Ferrari, attuale direttore dell'Ufficio Storico di S. M.,

che ne

lavori: la Storia dell'insurrezione calabrese del 1806; la Storia della campagna '60-'61 ; sia dell'esercito regolare che garibaldino. Voillustra

gli

ultimi

un lavoro di indole veneziana, ha raccolto importanti documenti sull'opera della Marina Sarda in aiuto di Venezia nel '48-'49, che sono un magnifico esempio della concordia italiana in quei giorni, per la cooperazione effettiva della flotta sarda, per quella offerta degli armatori Ge-

lendo poi presentare

marina Napoletana. Sono ancora in corso varie monografie riguardanti i Corpi volontari sorti

novesi, per quella progettata della

le campagne dell'indipendenza. Fu anche pubblicata una monografia sull'ingresso delle truppe Roma. Anche il col. Ferrari è assai applaudito.

durante

Gabba, ringrazia i due valorosi

rappresentanti

italiane in

dell'esercito pei lavori an-

compiacenza l'aiuto valido che porta l'esercito alla diffusione delle notizie storiche del Risorgimento mediante la istruzione dei nunziati, e ricorda

con


ATTI UFFICIALI soldati, e fa voti

1049

per una più completa organizzazione di queste scuole pei

soldati.

Cavaciocchi, porge in proposito vari schiarimenti. i quadri storici pubblicati dall'Istituto geografico militare sarebbero utilissimi per l'istruzione militare. Bailo, osserva che

Govone e Cavaciocchi, ricordano

le

bibliotechine popolari

istituite presso

ogni reggimento.

Foucault, insiste nella sua vecchia proposta per la soppressione della bordura azzurra nelle bandiere. Lamenta la mancanza della corona nelle ban-

Non si accontenta della ratifica parlamentare del '57, e correggere l'errore dell'orlo, riducendo la bandiera secondo le pure indicazioni di Carlo Alberto. Continua a protestare energicamente contro la diere mercantili.

vuol

bordura che è il distintivo dei cadetti e dei

collaterali.

dà quindi la parola a Guardionk, che riferisce sulla proposta di onoranze a Giuseppe Ferrari, del quale ricorre il centenario, ricordandone Il

i

Presidente,

grandi meriti di storico e di italiano e proponendo che se ne illustri l'opera. Gabba, associandosi, ricorda la proposta simile da lui fatta sin dal 1905.

L'assemblea delibera di promuovere degne onoranze. Colombo, illustra interessanti documenti sulla annessione del Regno di Napoli all'Italia, tolti dalle carte inedite del ministro Cassinis.

Arno, rileva l'importanza del discorso Colombo, specialmente per ciò che l'inesattezza della pubblicazione delle lettere di Cavour fatte dal

dimostra

Chiala; crede opportuno che

si

chiarisca e

si

illustrino

l'opera personale di

Emanuele nel 1860 e i suoi rapporti diretti con Garibaldi. Segue a tal proposito un documento con istruzioni segrete del Re a Garibaldi.

Vittorio

Michkl, dà comunicazione di un Dizionario del Risorgimento italiano di cui sarà presto iniziata la pubblicazione dall'editore F. Vallardi di Milano con la collaborazione di vari cultori della nostra storia nazionale e la direzione del prof.

Michele Rosi dell'Università di Roma. Accenna

ai

criteri

che saranno

domanda, a nome della Direzione e dell'editore, che l'impresa sia aiutata e sorretta da tutti gli seguiti nella compilazione dell'opera vasta e voluminosa e

studiosi della Storia del nostro Risorgimento politico.

Su proposta di Targioni-Tozzetti. Michel, Lagomaggiore, Ferrari, l'assemblea nomina per acclamazione il comni. Gabriele Fantoni socio onorario e benemerito. Tozzetti, esauriti

i

lavori del Congresso, propone

un saluto al Presidente.

ancora un saluto al Sindaco di Venezia su proposta Foucault e al Sindaco di Milano su proposta Nani-Mocenigo.

L'assemblea acclama.

Si -manda

Dopo di che il Presidente dichiara chiusa alle ore 15,30 la IV Assemblea della Società Nazionale per la Storia del Risorgimento Italiano. I congressisti si recano a visitare il Museo Cortes (Palazzo Giustiniani) ricevuti dall'assessore prof. Pellegrini e dal prof. P. L. Rambaldi, illustratore dei preziosi cimeli e documenti patriotici ivi raccolti ed esposti. La sera, a ore 7, si raccolgono a banchetto, all'Hotel Victoria, e la mattina in gita sulla Laguna a Murano, Burano e Torcello su vapomesso a disposizione dei congressisti dal Municipio, che offre anche, a bordo, una lauta colazione.

seguente vanno

retto

Venezia, 25-27 settembre 1911.


1050

RISOROIMKNTO ITALIANO

IL

Allegato

A:

Relazione morale. Signori Consoci,

Ebbi a dirvi in altra relazione, che questo atto annuale del Consiglio, questa resa di conto morale, somiglia un po' ad un processo in cui

— in pari tempo —

cusato è anche

il

l'ac-

proprio avvocato difensore. E mentre

ciò sarebbe teoricamente logico e giusto, praticamente è errato, perchè può

avvenire quel che Dante dice, che cioè anche per noi volga l'opinion corrente in falsa parte e poi l'affetto l'intelletto leghi, onde crediamo di poter sostenere d'aver operato bene e di meritare

siamo degni

il

vostro plauso, mentre invece

di biasimo.

E un'altra anomalìa ancora di questa specie di processo dovrebbesi notare

che

:

sono in pari tempo un po'

giudici

i

i

complici dell'imputato

;

che in una Società come la nostra in tanto

il

Consiglio direttivo opera

bene, ed attua coraggiose ed utili

in

quanto

iniziative,

si

sente sorretto

— e se sospinto meglio ancora — dall'adesione cordiale e attiva de' soci che la Società compongono. Più ancora ciò avviene quando l'opera sociale è

in

parte affidata alle singole sezioni della Società, anzi in molta parte

non è che la somma del lavoro di queste sezioni. Vorrete dunque consentirci che la nostra relazione si divida in due parti: l'una riguardante l'opera nostra diretta, l'altra

il

lavoro de' Comitati re-

gionali.

Ed incominciamo dalla prima Nell'anno testé decorso

grave per

—

:

Consiglio vostro di una prima questione molto

la Società dovette occuparsi: la Rivista. Il

aveva deliberato che sultivo

il

il

Consiglio interpellasse

Congresso di Firenze

— per averne un voto con-

soci tutti sulla convenienza di conservare la Rivista,

i

deplorata morte del prof. Manzone, e sul

doveva essere.

Il

dopo la

modo di dirigerla se conservata

parere dei soci fu unanime sul conservarla, disforme nel

modo di direzione, ed anche pose innanzi proposte di modificazioni. Volevano alcuni che sabile, gli

la

Rivista fosse affidata

alla Direzione

d'un solo respon-

che ne fosse avocata la Direzione alla presidenza della Società

altri

uni volevano la Rivista affidata ad un editore, gli

altri

:

ne volevano la

gestione diretta, anche finanziaria, da parte della Società.

Fra questi varii pareri conciliativa

:

il

Consiglio cercò di giungere ad una forinola

parve che la Rivista dovesse rimanere esclusivo organo della

Società, e che questa ne dovesse fica,

ritenendosi

che

la

assumere intera la responsabilità scienti-

pubblicazione

di

una nuova

"

Rivista Storica del

Risorgimento „, rappresentasse già un beneficio notevole recato dalla Società a quegli studi che

hanno una duplice importanza: scientifica e na-


ATTI UFFICIALI

Non parve

zionale.

invece conveniente

1Q51

impegnare la Società in obblighi

che essa non potrebbe assumere e sostenere per l'indole sua e le sue scarse forze pecuniarie; e ricorrendo quindi al benemerito editore che aveva sino allora e con sacrificio pubblicata la Rivista per proprio editoriali,

—

—

conto, la Società ne volle far propria la responsabilità scientifica, nominan-

done il Direttore.

Avremmo quindi voluto che la Rivista fosse diretta da un tante della Società, l'autorità

indiscussa

indiscutibile

e

del

rappresen-

quale

fosse

garanzia così per il Consiglio come per i soci e per il pubblico. Così deliberando, il nostro pensiero si volgeva a chi gode meritamente la maggiore considerazione per la competenza sua negli studi della Storia del Risorgimento, ad Alessandro Luzio, che la Società nostra si onora di avere tra i

suoi Vice-Presidenti.

Ma la speranza dovette

contro una resistenza

infrangersi

irreducibile

più autorevoli istanze; resistenza

— lo dovemmo riconoscere — det-

tata da così serie ragioni di lavoro e

da una così severa coscienza che non

alle

deve assumere un impegno, se non

si ha la certezza di potersi dedicare completamente ad assolverlo, che non osammo insistere. Il Consiglio chiese

si

allora al Comitato delle pubblicazioni di voler esso dirigere collegialmente la Rivista: e poiché quel

benemerito nostro Comitato ritenne che, pur as-

sumendo esso di dare alla Rivista l'indirizzo e di seguirne lo svolgimento, fosse pur necessario chi desse direttamente l'opera propria assidua nei rapsì con l'editore come col pubblico, il Consiglio si rivolse perciò al comune collega prof. Giuseppe Gallavresi, che alle non comuni doti di ingegno e di coltura speciale nella Storia del Risorgimento, una ne aggiunge cui molti di noi aspirerebbero, quantunque non costituisca un me-

porti

rito,

ma una fortuna

:

esser giovine, e della giovinezza avere tutte le energie

fisiche e morali.

Comitato delle pubbli-

Così, grazie al liberale concorso dell'editore, del

cazioni e del suo presidente prof. Francesco Novati, del segretario di re-

dazione prof. Gallavresi, la Rivista ci

pare

riore

di

è,

dopo breve

intervallo,

potere affermare che ha subito nel suo primo

all'interregno,

e

secondo che ora

nel

voler recare un notevole contributo

esce,

rivissuta

e

numero poste-

dato prova di potere e

studi che ne formano l'oggetto.

agli

Due altri compiti dovevamo adempiere: continuare le promesse pubblicazioni, e rinnovare

il

Concorso per

fu degnamente soddisfatto

Confalonieri, cui presto seguirà

lega Gallavresi,

che fu

le

accolta

il

vorevolissimo, poiché tutti

i

col

il

primo

primo volume del carteggio

secondo, opera solerte e dotta del col-

molto

— come ieri fummo

secondo ha avuto

4 monografie popolari:

—crediamo —

favorevolmente dagli tieti

di

proclamare

studiosi;

—

il

esito fa-

quattro premi promessi poterono essere as-

segnati.

Meno fortunati fummo nell'opera di propaganda: cause.

La prima

è

anche

e

varie

la più dolorosa: le Società che

H Risorgimento Italiano. - IV.

ne sono

le

hanno per og-

*


1052

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

severi

getto studi

apparentemente solo

e

scientifico, non trovano- larga

teorici, di carattere

adesione tra noi

:

la vita nostra è

puramente

oggi troppo

— anche per cause indipendenti dalla nostra volontà — a consevantaggi — ad un grossolano esame — non non incontri gravi diretta

guire vantaggi immediati, tangibili, materiali, perchè una Società che offre,

ficoltà a reclutare

personali,

suoi soci;

i

sottoscrivono

per

i

più

si

ottengono per mezzo di insistenze

deferenza particolare verso

profittano della prima occasione per ritirarsi.

occasioni per por lato

mano

portafoglio

al

che vogliano

coloro

chi

li

officia,

e

sono

le

E poiché innumeri

degli

altri,

pochi sono da un

assumersi questo poco gradito

incarico, molte

dall'altro le vittime designate che sfuggono al supplizio o vi al

tali

dif-

si

sottraggono

più presto.

Un'altra ragione pur dolorosa anch'essa, non si deve tacere ed anzi formerà oggetto di speciale vostra discussione le tendenze regionaliste, indi:

vidualiste, absit injuria verbo, che caratterizzano noi italiani

speciali glorie, delle quali riori,

:

ognuna delle

regioni ha, nella Storia del Risorgimento, sue pagine speciali, sue

nostre

pari

è

gelosa custode, che le paiono, se non supe-

almeno a quelle delle

altre regioni, delle altre città: e poiché

non si può occupare a trarle in meridiana luce tutte

la Società nazionale

ad un tempo, quelli che si credono dimenticati o trascurati si spazientiscono, si traggono in disparte, o preferiscono fare da sé. Così ha potuto avvenire che negli scorsi giorni

noi

leggessimo sui giornali della fonda-

zione e del Congresso di una Società per la Storia del Risorgimento Marchigiano, che

annovera

ottime e degne persone, e ha nobilissimi

— dobbiamo dirli tali perchè sono anche

nostri

i

— ma che con

intenti le

sue

tendenze autonome temiamo sia per riuscire nociva a quell'unità di opera

che come

fu il vero e grande fattore dell'Italia, così dovrebbe essere il primo degli italiani, ai quali il sentimento dell'unità dovrebbe essere inculcato anche con la storia indirizzata a dimostrare la coordi-

fattore

nazione e integrazione dei singoli ed eroici sforzi nell'unico fine nazionale.

Non disconosciamo che il mezzo migliore per evitare l'inconveniente da noi lamentato sarebbe che la Società nostra col concorso dei privati, del

Governo, del Comitato Nazionale per la Storia del Risorgimento fosse in

grado di non lasciare le parti d'Italia

alcuna domanda legittima, e in tutte un tempo dar prova tangibile della propria

inesaudita

potesse

ad

attività.

Ma poiché ciò non è stato fin qui possibile, non

ci

pare ragion

suffi-

ciente questa, per frazionare ancor più queste nostre povere forze, le quali

finiranno così per isperperarsi in vani sforzi.

Sarà opportuno

— lo ripetiamo — che voi facciate di ciò oggetto di '•

attenta disamina, studiando anche gli opportuni rimedi del male, se male

pare anche a voi: e ciò

importanza:

il

in

relazione

agli

altri

due problemi di capitale

deliberato trasferimento della nostra Sede centrale a Roma e

l'ordinamento finanziario della Società.


ATTI JJTFH 1AI.1

1053

Poiché, ritornando all'esame delle cause per

quali

le

scarsa

fu

l'opera

propaganda, una terza ve ne dobbiamo additare, la quale può suonar rimprovero per alcuno dei nostri colleghi, ma rimprovero non di

vuol essere.

Gli uomini di studio e di scuola, raramente sono e furono uomini di conti,

anche se furono teche e gli

gran conto: e poiché gli studi

di

archivi forniscono alla nostra Società

aderenti, ne viene

quella cui

norme,

il

che

e

che

la

parte

amministrativa

e la scuola, le biblio-

maggior numero di

il

della

nostra Società fu

Regolamento e lo Statuto nostro meno provvidero a dettar le

poche norme dettate son rimaste per molti, fatte le debite

e rilevanti eccezioni, lettera morta.

Noi non vogliamo fare apprezzamenti personali: lascieremo che parlino esse vi diranno che mentre noi abbiamo sui nostri registri a

le cifre:

tutt'oggi

N. 684 soci inscritti, di questi pagarono per il 1909 N. 494, per il 1910 N. 396, e i soci sono così divisi :

1.

Comitato lombardo: Soci

inscritti

N. 210 de' quali: nel

1909

157 e paganti 155.

210

2.

1910 Comitato piemontese: Soci inscritti nel 1909 -

1910

149

91.

%.

Comitato toscano:

,

1909

83

63.

4.

Comitato romano:

5.

Comitato veneto:

6.

Non aggregati:

7.

Comitato romagnolo:

,

n

n

»

»

*

,

1910

94

48.

,

1909

70

37.

,

1910

74

32.

.

1909

70

54.

,

1910

72

5.

.

1909

48

42.

.

1910

64

40.

1909

26

25.

1910

37

:;.

.

Tanta disparità di proporzione del

Comitato lombardo,

gregati, al 50

al

65

fra paganti e inscritti che

fetto nell'organizzazione

va

dall' 85 °/„

% del Comitato piemontese e dei non ag-

% del Comitato toscano,

a quote molto inferiori per gli

177.

„

145 pagarono 118.

altri

al

45 °/

del Comitato

romano, e

Comitati, dimostrano evidente un di-

amministrativa

della

nostra Società,

alla

quale

urge che voi poniate rimedio, sia sancendo norme fisse e rigide per la gestione e l'esazione delle quote sociali, sia con opportune modificazioni ai rapporti amministrativi fra la contabilità centrale e

le contabilità dei

Co-

mitati; fra le quali la prima e a parer nostro indispensabile è questa che

l'anno amministrativo sociale si chiuda al 30 giugno di ciascun anno, sicché

a quella data tutti

i

Comitati debbano

quote per l'anno in corso, e il 31 luglio

aver compiute sia

data

le

esazioni delle

improrogabile per la

consegna del bilancio delle singole sezioni alla contabilità centrale.


1054

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Ciò è tanto più necessario oggi che la Società

è

si

assunta di pagare

L. 10 per ogni socio inscritto all'editore della Rivista: per cui la trascu-

rala nell'esazione delle quote non solo rappresenta introito preventivato,

la

mancanza

di

un

ma ben anco determina una perdita effettiva nel bi-

lancio sociale.

Bisogna insomma che i nostri benemeriti colleghi tesorieri dei Comitati persuadano che per quanto la nostra Società abbia scopi intellet-

locali si

tuali, essa,

per poterli tradurre

in

non può

atto,

e

non deve trascurare

È una responsabilità grave, o Signori, che

la prosa del dare e dell'avere.

ci assumiamo cercando di dare indirizzo agli studi storici del Risorgimento nazionale, ma non è men grave la nostra responsabilità come am-

noi

ministratori del fondo sociale, e l'inettitudine a sostenere questa seconda, ci

renderebbe indegni anche della prima.

Fra i nostri Comitati si distinsero in vario modo per la loro operosità Comitato lombardo e il Comitato piemontese. Il primo ha fatto una larga propaganda sociale, alla quale fummo lieti di porgere tutto il nostro aiuto; sicché i soci nuovi inscritti nel 1910 furono 69 tra Comitato lomil

bardo e Non aggregati, mentre furono 22 per tutti gli altri Comitati insieme; il Comitato lombardo ha inoltre, con mirabile attività, rivolto in questo anno di così gloriosi anniversari della nostra redenzione tra

nostre glorie

e

il

i

suoi sforzi a divulgare la storia

popolo: e con ben 50 conferenze celebrò

le

impresa dei Mille, e l'opera del nostro massimo parti della Lombardia da Milano, dove furon tenute 8

l'eroica

statista, in tutte le

di dette conferenze,

ai

più piccoli centri, alle borgate, dove

il

pubblico

accorse pur numeroso, mostrando così quanto proficua opera si può compiere anche per tal via, a rinforzare nella visione serena e imparziale del

passato la fede e la volontà per l'avvenire della patria. Il Comitato piemontese ha nobilmente ricordato agli italiani Camillo Cavour, con una splendida monografia curata da G. Sforza e illustrante di sei documenti editi ed inediti la preparazione diplomatica della guerra

del 1859.

Noi confidiamo che l'esempio di questi due benemeriti Comitati trovi e non si perda occasione alcuna per ram-

largo seguito presso gli altri:

di che lagrime grondi e di che sangue „ questa bandiera che oggi tutti ci raccoglie sotto la sua grande che si murò di sangue ombra, li faccia reverenti a quel tempio della patria

mentare senza alcun preconcetto politico

e di martiri

„.


ATTI UFFICIALI

1Q55

E confidiamo di potervi venire a proclamare adempiuto questo nostro voto nel prossimo anno, radunati tutti alla santa festa della patria, quella che insieme radunerà due nomi cari ad ogni italiano; in cui si celebrerà

grande volo dell'Aquila Sabauda, recante negli dalle ardue balze del Piemonte, ai sette colli.

artigli

i

destini

il

d'Italia,

Prof. Vittorio Ferbabi.

Relazione finanziaria per l'anno 1909-1910. Milano, 17-9-1910.

Gnor. Signori Soci,

Nel presentare

il

bilancio chiuso al 31 agosto 1910,

sori, previa l'assicurazione di

i

sottoscritti revi-

avere proceduto al voluto controllo dei

libri

e dei confessi di cassa e delle esistenze di numerario, vi invitano a dargli la vostra approvazione, visto che le quattro cifre di spese sulle quali si

sarà fermata la vostra attenzione rappresentano né più né meno che l'estrin-

secazione dell'attività sociale durante questo periodo.

Piuttosto l'allegato il

ci

criterio che

soci messisi zioni.

riferiremo agli allegati annessi premettendo che

come dal-

B l'inventario mobili e libri è stato valutato niente, prevalendo in

libri

i

in esso elencati abbiano a servire quale tributo ai

regola coi pagamenti, e quale allettamento a nuove

iscri-

Venendo poi all'allegato A, è assolutamente necessario non solo fer-

mare su d'esso la vostra attenzione, ma bisogna addivenire altresì ad una discussione una volta per sempre * che ne è ora , su quei provvedimenti che valgano a dare alla nostra Società una vera

salda

e

costituzione

e

norma di funzionamento in linea finanziaria, enorme essendo come vedete dovrebbe avere la massima parte in cassa non ci saranno disposizioni statutarie e regolamentane

la cifra di L. 9121,42, di cui si

e che fintanto che

che rigorosamente disciplinino sociali,

ed

i

termini

entro

i

il

funzionamento delle esazioni delle quote

quali debba essere versato

il

contributo dei

singoli Gomitati regionali al

Comitato centrale, rimarrà un attività di va-

lore discutibilissimo che pel

primo e secondo bilancio abbiamo dovuto tol-

ma che assolutamente, come anche i nostri predecessori avvertirono, non può essere trascinata più oltre. È con questo voto che vi preghiamo lerare,

di

approvare il bilancio presentato.

Firmato : Dott. Cristoforo Scotti.

Il gerente responsabile:

Torino

Giuseppe Magrini.

— Tipografia Vincenzo Bona.


.

.

INDICE DEL VOLUME QUARTO

Memorie e Documenti inediti. A.

Sandonà,

Contributo

alla

storia

de' processi

del

Ventuno

Spielberg

e

dello

Pag. 1,

:i4(5,

.-.ir»

E. Ghisi, Saggio di raccolta di documenti da servire per una storia coni pietà del tricolore 83, 143, 319, 491 D. Róndini, La spedizione di Sapri narrata dal capitano Giuseppe Daneri

L. Mondolfo Sacerdote, Le elezioni e

i

....

lavori

naie » delle provincie modenesi nel 18.59

dell' t

La questione della Venezia nel 1864

G. Cipriani, Alla memoria di Napoleone terzo Imperatore (1911) G. D. Belletti, L'opera di Giovanni Landrieux e la massoneria

De Dominiois, L'ordinamento provvisorio della Lombardia nel 1859 questione costituzionale

Desjovai-x.

Il

costituto di Vincenzo Gioberti

160

....

Le general Baron Perrone di San Martino

»

189

»

284

»

240

»

41 :{

»

461

»

:.(;'.>

e la

Alessandrina Tolio Camparnoli, Giovanni Berchet E. Solmi,

»

Assemblea nazio

G. Castellini, Francesco Crispi in una recente pubblicazione G. Ferretti.

642, 851

.

629, 811 668, 881 »

973

Musei, Archivi, Biblioteche. Il

museo civico di Pisa

.

611

La mostra del ritratto a Firenze L'Archivio

di

Stato di Massa

886

.

Varietà e Aneddoti. Lettere della contessa Teresa Casati Gonfalonieri

al

Mute Leopoldo Ber115

toglio

127

Femminismo patriotico

Una lettera del generale Clemente Corte.

.

.

128


1058

IL

RISORGIMENTO ITALIANO

Un documento inedito sul, discorso della

Corona

del

primo Parlamento

italiano (18 febbraio 1861)

Pag. 257 » 435

Due poesie di Giuseppe Garibaldi Gli ultimi tre giorni della Eepubblica Livornese del 1849 e le prime ore dell'occupazione Austriaca di Livorno secondo

una relazione contem-

poranea Il

,

719

,

1010

» »

265 440

>

736

»

269

cinquantenario dell'Unità e Libertà Italiana celebrato nella Eepubblica di

San Marino

Comunicazioni ed Appunti. Memoria del Principe di Castelnuovo sul voto delle Finanze e cessità di convocare

il

sulla

ne-

Parlamento

Ancora a proposito di federati e di

adelfì

.

.

.

.

.

Errata-corrige

Bibliografia. Bibliografia generale

contemporanea

131, 277, 447, 619, 737, 1023

Spoglio dei periodici

279, 756

Cronaca. Necrologio

:

Antonio Fogazzaro

»

Alessandro Belinzaghi

»

308 309 310 453 454 454

»

789

Salvatore di Giorgi

»

Gustavo Uzielli

»

Lodovico Corio

»

Carlo Ademollo

»

Questionario.

Atti ufficiali della

*

Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano

„.

Pag. 142. 313, 456, 627, 790, 1041

?


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