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IL RISORGIMENTO ITALIANO ANNO XIV

Page 1

IL

RIS0R6IMENTQ ITALIANO NUOVA SESTE put>licata dalla

SOCIETÀ STORICA SUBALPINA SOTTO LA DIREZIONE

FERDINANDO GABOTTO con la collaborazione DI

G. E. Curatolo, P.I.RiNiERi e Teof.Rossi K DI iinolti studiosi di storia patria

VoLX IV {=Bsbs,Suppl.Kisorg.lS- 16)

ir ji IH roma - torino - milano Fratelli Bocca editori 1917 OM»la Monf.- Tip.Cooper»tiv« • BeUaton^BoMO • 0.


\92i

Fasi

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Nuova Serte pubblicata dalla

SOCIETÀ STORICA SUBALPINA

Nuove

Giuseppe Mazzini

di

lettere

Emilio Del Cerro nel suo Sidoli

dà scarse notizie

Mazzini e Giuditta

su

libro

soggiorno, che

sul

l'amica

del

grande agitatore fece a Napoli sul cadere del 1834 (1). Ben poco o quasi nulla si apprende in proposito dal carteggio della Sidoli col Mazzini e con Gino Capponi, che Rinieri vien pubblicando in questa Rivista (2). Qualche il cosa di più possiamo saperne dall Epistolario mazziniano edito a cura della Commissione Nazionale (3). Ma nelle ricerche istituite da quest'ultima presso l'Archivio di Stato napoletano, se si tenne conto delle Carte di Polizia, che fornirono notevole messe di documenti e di notizie, non si fece altrettanto delle non meno importanti serie provenienti dal Ministero degli Esteri. Ora appunto nell'esaminare sistematicamente quelle carte mi è avvenuto di trovare pre1

ziosi

elementi per

la

ricostruzione

con

cui accennavo, coi quali e

a colmare

la

lacuna esistente

dell'episodio altri

gli

nella

storico a

già noti mi affretto

biografia

di

Giuditta

Uà Sidoli, Torino, Emilio DblCbrbo, Giuseppe Mamm condo il Del Cerro la Sidoli rimase a Napoli fino due remo invece che v; ambre del mesi del P.

[i.akio

Sinibbi, Carteggio di GiudUk

Mazz

•

VIII

(<i/>/">rii

1915), p. UT e

nell'anno t836,

Mgg.

I

dubbi

all'epistolario masainiano, in

i

n /'/*• in

/

Itu-

-

Rivista d'Italia

mbrano afl

sulla genuinità

III

.

Imola. 1911, (>. L86 e segg. //

Miorg.itnl.,

XIV

1


Sidoli. Nello stesso

tempo porterò a conoscenza degli stu-

due lettere affatto sconosciute finora, che il Mazzini diresse alla donna del suo cuore durante il tempo in cui diosi

rimase a Napoli. Dell'intento dimostrato dalla Sidoli di trasferirsi da Firenze in quella capitale fu informato il governo napoletano dal gabinetto toscano per il tramite del conte di Lebzeltern inviato austriaco presso la Corte borbonica (1). Questi, nel dar

contezza riservatissimamente al duca di Gualtieri, che in quel momento sostituiva il principe di Cassaro nel Ministero degli Affari Esteri, del dispaccio ricevuto sull'argomento da Neri

non si ostacolasse la venuta della Sidoli in Napoli, sia perchè non si occupava attivamente di cose politiche, sia per conoscere con preciCorsini, fece rilevare l'opportunità che

sione

il

soggiorno del Mazzini (2). Il Gualtieri aderì subito e dette incarico

all'idea manifestata dall'inviato austriaco, alla Polizia di sorvegliare

rigorosamente

la

signora appena

Napoli (3). Lo stesso giorno, in cui il Ministro degli Esteri fece la relativa comunicazione al Del Carretto (6 ottobre), la Sidoli giungeva da Livorno col Francesco I

giungesse

in

e prendeva alloggio nella Locanda della Grande Europa al

Palazzo Sirignani. La Polizia, non occorre

dirlo, esercitò la

più attiva vigilanza intorno a lei, ai suoi movimenti ed alle persone che la frequentavano. Il relativo compito venne affidato ad uno dei più zelanti funzionarii, il commissario Vincenzo Marchese, uomo di fiducia del ministro Del Carretto,

(1)

Neri Corsini a Lebzeltern, Firenze, 28 settembre 1834 (Archivio

Stato in Napoli, Affari esteri, Affari riservati, 1835, fascio 8700). Ecco come il Corsini descriveva la Sidoli nella sua nota « Je dois observer surtout que la veuve Sidoli, qui parait presenter l'un des resultats individuels les plus marquans de l'education philosophique de nos tems, et qui port jusqu'au plus haut dégré l' enthousiasme pour di

:

les principes

republicains et le mepris pour toute espèce de réligion et de eulte, a forme dans sa tète un si etrange type de la dignité possible de l'espèce bumaine, qu'au mème tems qu'elle regarde en pitie les amis de la réligion et du tróne, elle n'a pas guère une plus haute idée des liberaux et des novateurs » \2\ (3)

Lebzeltern al d. di Gualtieri, 3 ottobre '34 (A. S. N., ivi). Gualtieri a Del Carretto, 6 ottobre '34 (A. S. N., ivi).


in uno dei suoi rapporti che l'amica e nel dominio della Polizia, quasi avtrovavasi Mazzini del volta da una tela di accorta e sicura sorveglianza scopritrice » (1). Fra coloro che si recarono a visitarla furono notati il banchiere svizzero Meuricoffre con la signora, il ne-

il

quale potè scrivere

goziante Lofflener console del Wiittemberg, il signor Fumacassiere coll'impresario

galli

Barbaia, Pietro

Ferretti, già

membro del governo provvisorio delle Marche nel '31, amico Giovane Italia, che viveva da la protezione del fratello Gabriele, nunzio apostolico presso la Corte Borbonica (2), un certo Falconnet, il giovane avvocato Carlo Poerio e l'altro avvocato Gennaro Bellelli, allora non ancora coinvolti nelle accuse di carattere politico, per le quali vennero tre anni dopo arrestati e processati. Il Ferretti si adoperò a cercare una casa per la Sidoli, che infatti passò ad abitare presso marchese Daniele Zappi in via S. u Teresella a Chiaia, diceva un rapporto della Polizia n. 10 (3). « Pare che questa Signora cominci a divenire il centro di moto dei liberali più distinti, che sono in questa capitale » (4). Malgrado ciò, l'amica del Mazzini non fu mandata via. Peraltro la corrispondenza di lei divenne oggetto di rigoroso esame. Dal governo toscano erano stati comunicati gl'indirizzi, di Mazzini e

del

pochi mesi

in

affiliato

alla

Napoli

sotto

il

—

cui la òidoli si

serviva per corrispondere col suo amico, e

si

saputo che

era

—

ella

scriveva a M. r David Hemerling,

Berna, ovvero a M. r Stepany Griegg, Genève, ovvero anche a

MS Kunz epicier, Rue de la Croi.v d'or, n. 22, Genève.

Il

Mazzini, a sua volta, dirigeva le lettere a M.™ Judith Bel-

lerio veuve Sidoli, essendo cessata ogni ragione, dopo che la

signora era stata tollerata dalle varie Polizie, di servirsi

nomi

dei falsi

I

>el

II

di

M."" fantine Gerard nèe Bovis, o di

M

Carretto a Gualtieri, 20 ottobre

Ferretti gittnM in Napoli da V

i

nel nini

Polizia napoletana aveva cercato di impedirgli lo sbarco, ma. |>er l'in'ìnzio,

terv*-:

aero, non vi

che ne Boriose appositamente al Affari rùtervatì,

ri

*

(b) \

Del Carretto li. a

id., 9

i

ì

ottobre

;


_4— Thcrèse Grentz{\). Il commissario Marchese ebbe incarico aprire, leggere e

di

giungevano

alla

prender copia per

posta

di

la Sidoli,

tutte le

che

lettere,

e che ella

mandava

darne comuDel Carretto quantj al mini-

agl'indirizzi sopradetti o a qualsiasi altro, e di

nicazione immediata tanto

al

stro degli Esteri, facendole poi stino.

Marchese

Il

compito, trascrivendo rilievo

i

proseguire per

in principio eseguì

le lettere del

punti che, a suo

modo di

il

loro de-

minuziosamente il suo Mazzini e mettendo in vedere, potevano mag-

governo. Di quelle della Sidoli si limitava a dar notizia, indicandone sommariamente il contenuto. Ma poi, col passar del tempo, non trovandosi accenni di carattere politico nella corrispondenza esaminata, si adottò

giormente interessare

il

il

sistema di trascrivere solo alcuni brani delle epistole maz-

ziniane lunghe e stese nel solito carattere

qualcuna non

fu

addirittura

copiata.

minutissimo, e

Avvenne anche

di

qualche lettera che, per risparmio di tempo, se ne fece una sola copia da servire per

il

ministro degli Esteri,

quale

il

non curò di restituirla alla Polizia. Le copie rimasero quindi nell'archivio di quel Ministero, dove la Commissione editrice non fece le dovute ricerche. La prima lettera diretta dal Mazzini alla sua amica in Napoli capitò nelle mani del Marchese il 27 ottobre 1834, e ad essa ne seguirono altre undici, di cui l'ultima, in data 2 marzo 1835, giunse quando la Sidoli era già partita per

Roma. Delle dodici lettere sette furono pubblicate a cura della Commissione di sulle copie esistenti nelle Carte di Polizia, due inedite sono quelle che riporto appresso dopo averle tratte dalle Carte degli Esteri; ed altre

tre,

e cioè

Mazzini scrisse fra il 16 novembre e il 21 dicembre 1834 e una terza del 18 gennaio 1835, non si rinvengono in nessuna delle serie dell'Archivio napoletano, certamente perchè non si ebbe cura di copiarle (2). La Sidoli a quelle che

il

Fossombroni a Lebzeltern, 21 ottobre '34 (ivi). Ciononostante la dicembre, che riporto appresso, è diretta a M. m * Henriette Wild, Evidentemente il Mazzini e la Sidoli, avendo capito che 1

lettera del 2

1

la Polizia apriva le loro lettere, volevano (2)

Per

le

lettere edite dalla

eluderne

la vigilanza.

Commissione v. Epistolario,

III,

135,


—5sua volta scrisse varie lettere

al

ma solo di due

Mazzini,

si

trova traccia nelle carte suindicate, evidentemente perchè

il

Marchese, non riscontrandovi nulla

di

importante,

si

li-

mitò a leggerle senza farne neppure rapporto (1). La mede-

sima signora fu in corrispondenza da Napoli anche con Gino Capponi, al quale chiese commendatizie per Roma prima per quella

di partire

città (2).

Ed ora è bene porsi un quesito. viaggio della Sidoli in Italia, o fu Ebbe scopi politici esso determinato da altri motivi? È noto che l'amica del il

Mazzini seguì il grande agitatore in Isvizzera allorché nel giugno del '33 dovette abbandonare la Francia per mettersi sicuro da un arresto inevitabile. Ma non

appena l'esule andò a stabilirsi a Montpellier, ove era già stata col marito ed ove questi era morto. Senonchè non passò che poco tempo e la Polizia le intimò lo sfratto (3). Dove andare? Ecco il problema, che dovette porsi allora la Sidoli. Tornare in Isvizzera non poteva, perchè altrimen'.i non ne sarebbe uscita. Andare altrove non era facile. Non rimaneva che tornare in Italia, dove aveva lasciati figliuoli ed aveva ormai tutti suoi affetti e al

salvo, la Sidoli ritornò in Francia e

fu in

i

i

i

suoi interessi. Certo, bandita com'era dagli Stati estensi,

Fra esse, quella del 16 novembre *Bi è in-

i79.

158, 165, 184, 2

dicata come

nel rapporto del Marchese, che l'accompagna, mentre

.testa

l'altra del 21 dicembre '34, che riporto qui appresso, è data come no/ut. Evidentemente le due intermedie sono andate perdute. Alla lettera del 18 gennaio '35 accenna il Marchese nel rapporto del 28 febbraio delio o anno, dicendo che «era composta di poche linee » e che conteneva «espressioni tenere, proteste d'amore e non altro » ^Epistolario, III. 1

Che la Sidoli

indirizzasse varie lettere al Mazzini risulta chiaro

Ma nei rapporti del Marchese si parla di due soltanto, una del novembre H4 e un'altra del febbraio ';ió. Di una terza scritta dalla Sidoli il 7 ottobre si ha notizia indiretta dalla lettera mazziniana del 25 ottobre, ohe pubblico <jui appresso. i

egli

le

scriveva.

dita dalla Francia risulta d i,

i

Milano.

I

Dora

che era con

Mk.i.i.i, \ki. 'ki.

lei

•

int

llier.

al

Melegari,

Itali

Ckkkm, p, 106 e Himkki. p. 108.


s'illudeva di poter rientrarvi direttamente

non

;

sperava sol-

tanto di avvicinarsi a quei luoghi, aspettando l'occasione di porre in atto il suo proposito. Scelse pertanto a sua dimora la Toscana, paese limitrofo alle terre di Francesco IV,

dove relativamente si godeva di una certa libertà. Naturalmente la proscritta del '31 non poteva metter piede in nessuno Stato della penisola che con falso nome. Demostene e Olivier le procurò un passaporto al nome di M.'" Pauline Gerard née Bovis, col quale la Sidoli sbarcò a Livorno nelMa la Polizia del Granduca non tardò a identificarla e le intimò di uscire dalla Toscana. L'ordine di espulsione però fu subito revocato, perchè si sperava, per l'ottobre del '33.

il

tramite di

Sidoli

lei,

istituì

si

di

allora

aver notizie del Mazzini. Intorno alla una vigilanza così rigorosa, che ella,

dopo circa un anno dal suo arrivo, procuratosi un passaporto dal console svizzero di Livorno, s'imbarcò per Nasettembre 1834). Il resto è noto (1).

poli (27 Il

momento in cui la Sidoli partì per l'Italia potrebbe ap-

parire

significativo

dal

punto

di vista politico,

se

ella,

in

anno in Toscana (e vi sarebbe rimasta più a lungo, se il governo l'avesse permesso), avesse percorsa la penisola con maggiore rapidità. Nell'otfermarsi per circa un

luogo

di

tobre

del '33

sario sicuro

Mazzini poteva aver bisogno di un emisil ed intelligente per riordinare le forze disperse

della organizzazione

dopo gli arresti e

le fucilazioni negli

(maggio-giugno '33) e il mancato scoppio dell'insurrezione e gli arresti nel Napoletano (agosto '33) poteva

Stati Sardi

— aggiungo — aver bisogno

;

di mettersi in diretta comunica-

zione con le congreghe provinciali per preparare

il

nuovo

movimento, che terminò poi nell'infelice spedizione di Savoia; ed è anche ammissibile che per riallacciare le file della cospirazione, spronare gl'incerti e tener alto il morale degli affiliati, si servisse dell'opera di una donna e anche della donna da lui amata, sebbene ripugni davvero a credere che pel'apostolo esponesse a cuor leggero la sua amica a tutti i

lli

Corsini a

capp. II -V.

Lebzeltem, 28 settembre 'SM

cit.

e

cfr.

Del Cerro,


—

/

che poteva offrire un'impresa di quel genere. Ma sta in fatto che la Sidoli rimase in Toscana fino al settembre del ricoli

che soltanto allora andò a Napoli, che passò a Roma non prima del marzo dell'anno successivo e che vi rimase quasi tutto quell'anno. Ventiquattro mesi e più non sono troppi per una missione politica, quando si sa che il Mazzini, il quale l'avrebbe provocata, scelto il suo piano d'azione,

era preso dalla febbre ardente di tradurlo immediatamente in

atto?

Del Cerro, che

11

in

un primo momento credeva

missione politica della Sidoli, aspettò a mutar parere

alla

che si pubblicassero ziniano (1);

due primi volumi dell' Epistolario maz-

ma in verità dai documenti, di cui egli potè di-

da principio, non

sporre

fin

possa

far ritenere

varie Polizie,

dere

i

attinge nessun elemento, che

tesi, se non il sospetto delle sempre molto guardinghe e propense a ve-

ogni forassero, che piovesse nei proprii Stati, un

in

— nonostante

il

Né

fornisce

prove

giudizio della Commissione editrice

— che

emissario dei cospiratori.

V Epistolario

venisse inviata a far propaganda in Italia dal Maz-

la Sidoli

o da

zini

si

vera quella

altri (2).

—

È vero che, per usare la frase del Ri-

nieri il quale recentemente ha sostenuto che il viaggio avesse scopi rivoluzionarii sarebbe ingenuo aspettarsi di trovarne un qualche indizio più o meno esplicito nelle lettere, che due si scambiarono nel tempo della loro sepa-

—

i

razione. Ma Y Epistolario

secondo me fortissimi, per escludere che il Mazzini mandasse la Sidoli a far propaganda. Egli, scrivendo alla madre, chiamava <

pazzia pericolosa >

Italia al

«

risoluzione dell'amica di portarsi in

la

per abbracciare

contiene elementi,

i

suoi bambini » (3), e nelle lettere

Melegari seguì con trepidazione le vicende di

lei,

do-

quando le sospirate notizie tardavano non aver potuto distoglierla dal proposito formatosi 11). Quando poi la seppe arrestata nel tentativo. lendosi, specialmente

ungergli, di

ì

folario,

3

I

i

wtttmbn

I

alla

madre:

«

I

-t'ora pur

liti


- 8— che aveva fatto di passare da Firenze a Lucca, scrisse fu arrestata Rosales: «La mia amica è arrestata; mentre passava da un territorio all'altro, non potendo più vivere in Toscana per le infinite vessazioni, che d'ora in ora le si facevano » (1). E non altro. Neppure un motto che al

indicasse un senso

rimorso nel saperla

di

in

carcere per

pare signifi-

causa sua? Via, è un po' troppo! Al Rinieri

Melegari del 6 ottobre '33, ma, se ho letto bene, non contiene nulla che autorizzi a creder vera la tesi dell'egregio studioso. In essa il grande agitatore si cativa

lettera al

la

dichiara grato all'amico per aver confortata la Giuditta nel

momento della partenza, mentre egli non aveva potuto cedeterminazioni » che col Melegari stava prendendo

larle le

«

per

spedizione

la

esposto.

«

Io

i

pericoli a cui si sarebbe

ho un presentimento

— scriveva allora — che

in

Savoia, ed

vedrò mai più (quale se non quello della morte ?). Per lei era meglio ch'io non l'avessi veduta mai; e l'ho travolta nel mio destino (la Sidoli era stata bandita dalla Francia per i suoi rapporti col Mazzini), e n'ho rimorso

non

la

quando la vidi avea pur giurato a me stesso di non amar più persona del mondo. Ora il sacrificio (del Sopravviverà un affetto, e tu vedi distacco) è compiuto e non sai tutto. Possa ella almeno viver tranquilla sino all'abbraccio dei suoi bambini. Io non posso farla felice, ma

vero, perch'io

l'amo » (2). È in queste ultime frasi l'accento accorato

amante, che vede allontanarsi per sempre

la

di

un

sua amata, e

anche senza di lui si sente l'eco del dolore per l'affetto, che teme non sia più corrisposto. Ma nulla, proprio nulla giustifica in quella lettera il sospetto che nell'augurio di esser felice

il

Mazzini mandasse

la

sua amica

in

l'insurrezione. Sembra al Rinieri che in

Napoli e

in

la

a organizzarvi

Sidoli

cospirasse

Roma soltanto perchè in quella

dato grave dolore»

(ivi,

vera, povera Giuditta! fatalità.

Italia

Perchè andare

p. 91), e

il

— perchè non ho potuto svolgerla?

(1)

Epistolario, III, 87 e cfr. Epistolario, li, p. 111.

«

Po-

travolta: perchè tu vedi eh 'è

p. 121).

(2)

ebbe

mese appresso al Melegari:

La fatalità l'ha là

città

Del Cerro, p. 216 e segg.

»

ivi,


9

-

Ferretti, ed io posso aggiungere il Poerio e il mentre si trovava nell'altra, il Mazzini le chiese notizie della congrega di Napoli. Ma non ha pensato il Rinieri che il Ferretti era a Napoli, quanto a liberalismo, un dormiente e che la posizione di fratello del Nunzio pontificio gl'imponeva di starsene più che tranquillo? (1). Né

fianchi

ai

il

Bellelli, e,

Bellelli, documenrimuovono dalla opinione che ella in Italia si occupasse di tutt'altro che di podue giovani erano attratti allora più dall'amore che litica. dal resto, e le sciocche accuse, che vennero fatte ad essi tre anni dopo, erano infondate, tanto che ne furono prosciolti completamente (2). Quanto poi alle notizie richieste dal Mazzini, ecco le parole che al Rinieri sono parse rivelatrici « Cosa pensi di quei giovani che hai conosciuto? fin dove sono giunti in confidenza politica con te? t'hanno detto di aspettare un mio viaggiatore? » (3). Domanda rimasta senza risposta, e che il Mazzini rivolse alla Sidoli incidentalmente, sicuro che sarebbe riuscita inutile. Infatti, dicendo fin dove sono giunti in confidenza politica con te, il Mazzini dimostrava chiaro di sapere che tenore delle conversazioni svoltesi fra lei e liberali napoletani era stato ben diverso. Infine se il grande agitatore sperava sempre in questi uli

rapporti della Sidoli col Poerio e col dalle informazioni poliziesche, mi

tati

1

:

il

i

aspettava ad ogni istante

timi e

lo

scoppio

di

un'insurre-

zione nel Mezzogiorno, che non avveniva mai, ciò non significa

a

che

egli

vi

implicasse

la

sua amica. Concludendo,

me pare che, allo stato dei documenti, lo scopo rivolu-

zionario del viaggio della Sidoli non sia punto provato, e

che

ella,

bandita dalla Francia, venne

avvicinarsi

ai

suoi

figli

in Italia

soltanto per

e per rivederli appena ne avesse

possibilità.

la

1

Dalla lettera de] ni,

lungi

<1h1

litori

'25

ottobre, ch« riporto appresso, risali

raccomandare

la

àé\l'Epi$tolario

sua amica al Ferretti, 1. 99*100), ignorava pei

-se a Napoli.

-imo qui a fatti lavoro

in

di

cui

mi

preparazione. pp. r_'t;-i27, leu. del a aprii

D

un


— 10 Ed ecco le due lettere del Mazzini rimaste

finora

sco-

nosciute (1): i.

ISoleure], 25 ottobre [1834].

Chère amie. Depuis ta lettre du Lazareth je n'ai rien eu de toi. Peut-etre, est-ce lVttet

du retard, que les lettres subissent en venant du point, au quel

tu les adresses jusqu'à ce petit village, souvent oublié. Je le quitterai

sous peu de jours, coùte qui coùte. Je ne veux pas ètre, dans tout ce que j'ai de plus cher dans la vie, à la merci d'un garcon de bu-

reau ou d'un messager de montagne. J'ai assez de contrarietà dans

ma vie pour que j'aie à me soumettre encore à d'autres, qu'un changement de sé.jour peut m'eviter. Demain peut-étre j'aurai de tes nouvelles, et je t'en dirai un mot, car ma lettre ne peut partir que demain. Aujourd'hui que te dirai-je? Je suis triste, maussade, inquieterai rèvé toute la nuit de toi

— des rèves étranges, incohérens,

tela

que je ne les aime pas; car ils m'apportent ton image au mi-

lieu

d'un tourbillon d'ètres et de choses étrangères, et moi j'aime

à te voir seule; et lorsque je pense à toi, je crée un bité, desert, et je te

monde inha-

place là et moi à coté de toi, et deux minutes

après j'y place aussi tes enfans, car je crois

lire

dans tes yeux une

douleur inconnue, la pensée de ta vie. Seul presque toute la journée,

mème engagé

je ne fais rien. Je m'etais propose d'écrire, je m'étais

à faire quelques petits travaux pour une Revue, mais sìble

de tìxer

il

m'est impos-

ma tète sur un sujet quelconque. «Terre dans le vague.

Je pense à je ne sais quoi. Je plonge dans l'avenir, et je m'y perds,

sombre et froid dans mon avenir. Tes lettres seules me mème l'avenir. J'attends donc ta première lettre avec une véritable impatience; puisse-t-elle m'apporter un sourire et des bonnes nouvelles! Jusques-là, je suis come une harpe oubliée: joie, espérance, amour, oubli des ennuis de ce monde, tout est en elle, tout dort sur ses chordes, mais il faut qu'une main familière car il

fait

font tout oublier,

Vienne réveiller tout cela. J'ai écrit pourtant quelques lignes; elles serviraient de dedicace, d'envoi au livre que j'écrirais idées, que je t'ai énoncées, si tu le voulais. C'est

d' après

les

donc à toi qu'elles

s'adressent. Je ne puis pas les transcrire ici, mais elles te disent en

substance que les expressions des passions, des orages, des pensées secrètes. qu'une page en un mot de l'histoire du coeur de l'homme qui

(li

Trovansi in A. S. N., Affari Esteri, Riservati, fascio 3700.


-

11

oe peut étre adreesée qu'à

.

peuz

uh' cunii

toi,

droit, pule

^le

t'aj

eomprohdre, puiaque de toi seule je voudraU

la

en qaelque sorte, en

labiliteraia

mdme que tu tu

<, celles là

toutee m<

une tendance

qui te déplait, je ne sais pourquoi, que j'iguore, que je ne formale ni

:.

aurais jamai.s en vue en écrivant, mais qui peut

dans toul

ce que j'écria, Inaparue, furtive. Sais troni

re est placCe

!"

suis dàna

.le

que

tu

une petite chambre, doni la

en face de l'Oberland, sans feu, sans tnoyen d'en

Or depuis

:abits d'hiver.

trois jours

rude cornine

billons, pluie qui géle et détruit en tombant; tout s'e>t et la nuit

il

1'

hiver

tout commencement: vent glacé, tour-

fait si

froid

dans

la

déchaiaé dans

chambre, qu'il me serait

nwn manteau. Je m'en enve-

-sible d'y tenir, si je n'avais paa

en lisant ou en écrivant J'oublie

le

en t'ecrivant.

froid

et

une chaleur inconnue me monte à la poitrine et a la tòte; mais je 9 du froid en régardant ma main et le bout de m< xtrèmement doux en ne violet. Gomme l'inver t

|

e,

un parait croire à un dédommagement qu' il vomirà.

donnei* eette année. Cette

menace a eu beaucoup d'inlluence sur la*

mination qui a fan partir F[abriziJ pour Barcelone. D'autrea sont partU avec rir

:

recois ;

lui.

mais tu ne

les

connaia paa. L[ambertiJ vient

pour Paria. Augustin (}) a'y, trouve lettre* arriveea

les

à

déjà.

Berne ju8qu'au

encore deux jours d'attente. Tour ce qui

l'inquiétude, que je croia t'avoir rien; j'en soia

17;

il

n'y a rien

faisait le sujet

de

exprimée dans ma dernière lettre.

méme point llon Dieo, ai je ne re

toujours au

erai encore plus mauaaade Cette lettre c'osi déjà i

un

tei

point,

•evoir

que j'aime mieu\ à ne

une

\

auffirait elle seule

lettre, qui

ver dans l'eapoir

pour ebang

qui fermento en moi.

Vietoirel Voia-ta

ai

&* attendre, je

.r

paia au

moina

ina de recevoir ta chèr< un aonrire aana m< -e du 7 n.° 1, et j*ai beaacoop d'euntiis pur d';u. e te aoaria comme f ópanoaiataia pour la Il

mais je

iait

D'ai

(roid

plus

comm<

lrold. é1

,

lus fori

l'attendala col ;ue toojoara d'une mani. -re qui contribuì

rimbrunir. Ta lettre 1

U ;dini.

tal

do

;

«or de r bivar, il


— 12 — amour m'est necessaire, comme l'air aux poumons, vois-tu. Moi ,je ne te dirai rien; tu sais que je t'aime et comment je t'aime: mes joies te l'ont appris, comme mes souffrances, et tu es assurée

maintenant

de mon amour, quoique tu en dises, plus encore que du tien. Tu sais

que je n' ai plus que des idées et une source d'émotions, et que cette source est en toi. que joie et douleur ne peut me venir que de toi, que le secret de mon existence future, si tant est que ie doive en avoir une, est en toi; tu sais aussi que j'ai maudit cent fois les idées,

parceque tu ne sympathisais pas avec elles, et que

je fai beni toujours, mème lorsque tu me donnais de la douleur. Tu

en

sais

fin

que

si

le

hazard,

le

travail de ton

intelligence et la

mes idées

conscience, lorsque tu veux ètre juste envers moi, que bien

de nuire à

loin

faisant sentir, là

de

mon amour,

sont peut -ètre

comme je sens, une condition

de

en

me

ètre, et

par

[utiles],

mon

ma manière d'ètre individuelle, qui n'est désormais plus autre

chose que

t'

—

aimer, m

si,

dis-je, ces

causes

réunies pouvaient

là

détruire cette espèce de répugnance que tu parais avoir, en serait la joie la plus pure, l'événement le plus

heureux, le plus important

de ma vie, puisqu'il détruirait d'un seul coup les craintes et les

in-

me viennent souvent pour la durée de ton amour, non pas comme à toi pour rive, mais trop sérieusement quelque fois. certitudes, qui

Tu sais tout cela, puisqùe tu

sais fort bien

que tous ces jours de

silence j'avais une idée fixe, et c'était ta première lettre, et qu'après

domain, quoique en

me taxant moi-mème d'exigeance injuste, je re-

commencerai à avoir une idée fixe, et ce sera celle de ta seconde lettre. Je commence à compter la vie par tes lettres; je dirai bientòt, je crois, le troisième jour de la première lettre,

comme les Turcs

de la première lune. Ont m'a accuse, il y a quatre à cinq jours, de tomber, à chaque instant et avec une sorte de voulais braver la langue, dans d'io

fierté,

comme si je

un idiotisme en disant me au lieu

au commencement du discours, et en vérité e' est à faire fris-

sonner les pédans; mais c'est un souvenir si vivant de toi et de tes velleités

d'indépendance lombarde, qu'il s'est incarné en moi, et je

ne puis, ni voudrais plus m'en délivrer. Quelqun

fit

cette

remarque

inattendue, et je t'avoue que j'en fus charme, car j'aime tout ce qui, toi, s'identifie avec moi. Les cheveux te tombent, et à moi donc? C'est ton agitation nerveuse liabituelle, c'est ta fièvre de pré-

étant en

vision, de douleur, de lutter contre -cela. Si tu

la fatalité des

choses, qui fait

pouvais réussir à te calmer un peu plus, du moin pour

un peu de tems, tu verrais ce phénomène diminuer en suite. Pour •ce qui est de l'avis charitable, que tu m'en donnes

pour me préparer


- 13 àme seulement, je te suis intiniment oblile, mais

tc»n

mme cei

onnage que tu ooouaif

•

ne fractiouue pas, oomme tu

io. Je

foia

A

mon égard j'aime en :

t'aime de la tòte aux piede, àme. e

ta

comme ta douceur, ta voix comme

eux,

fi»

coeur,

ìt,

tout ensemble, tori front comme

capnees, mollesse, dèlie

musique

la

point

ina isoler, sana séparer, sana individualiaer, à tei

que je serais embaraasè à dire tei trait isole" de ton visage, tandiaque d' inspiration

peindrais

toute entière.

Que je te

gre,

sais

ma

noble et sainte Judith, de ta damiere inspiration à Florence, de ton

dernier adieu à eette

En effet c'est là qu'est Florence un bel bon peut t'ètre utile, actif comme il est dans une

ville.

uvenir. Je suis bien aise que tu aies rencontré ce

Ferletti] à Naples;

il

foule de e

tu une sensation que tu pourrais avoir à Naples.

s

menager une oecaaion sans les l'isolement? C'est une soirée aecompagnent mille inconvrniens, qui musique ou s'est réfugiée musique italienne, cette c'est la d'opera, ut

pourra

il

peut-ètre te

lui

ion de tant de choses, de tant de souffrances et li

Naples

ne peuvent s'exprimer autrement en

est bien

du reste

comme tu le dia inférieur à Rome sous mille rap-

pendant plus une

de tant de

Italie, et

lea

BOUTenira bistoriquea ne manquent pas là. non

sur ce sol (oulé par

Spartanea, seulement il faut les

les

Rome ils sont là devant vous à chaque pas que vous faites. Ne commence pas à ètre inquiète lorsque tu es liei-

et lea trouver; a

doiqinée par cette espece d'imliHV-rence, qui te premi à >>

.

la

vii-

donc do instant qu'en éloignant nième ma

car ce serait t'imposer trop, je payerais

aio)

de ma

ine quinzaine de jour ciel qui l'eoo aie,

si

cette fallile vie ne t'Itali pas

bien

al

Feri [etti]

pour

atea de Goatave(l). •

inni ; toi est

11

flette «l'en

d'étre bien lefe deoa te

flemme de boa

salutatiuns tyani

rèehapper. Moi je Buia e

n'est

ehoix,

immani peni en

<l»-

Ailieu. I

ena. (2) _'11

A questa lettera

novembre

"84,

in

CO

;>orto

•

>

in

tiien

une recom-

manière (Tètre et de m'ev

ree tant d'amour un ètre

•over ponr la

les

sonni toojoDri

FUen de Douveaa póur le n

mandatloo

coneervée. Salae

reeois

rilievo quel

del

Marchese

ohe

il

Ma

iu


— 14 — II.

leure], 21

décembre [1834].

Ma olière, Je t'écris avec de Tenere qui ressemble à l'eau;.j'ai fait demander

de Tenere au village, mais on n'écrit pas au villane, pas mème le ministre, a ce qu'il parait; il faut dono que j'attende deux jours en avoir, et que tu t'abymes les

yeux pour lire. C'est une des consé-

grande civilisation, qui fait pleurer d'émotion M. r de Sismondi, l'heureux morteli II a parcouru dernièrequences entre autres de

la

ment l'Emmenthal, il a róvé l'Arcadie, il a vu le bonheur partout, le lait et le miei dans toutes les chaumières, il a parie, on ne lui a pas répondu; que faut il de plus à un grand homme que de pouvoir parler toujours lui seul? Alors il a pensé aux républiques Suisses,

à cette jolie bigarrure, qui n'a point de nom, et il s'est extasié sur leur durée puisque il ne le pouvait pas sur leur importance; alors il s'en est rótourné chez lui, et s'est mia à écrire une brochure contre ceux qui, dit-il, n'ayant pas de respect pour les vieilles choses, pensent qu'il vaudrait mieux donner un peu de force à cette vénérable vetuste 11 les a appellé inquiete brouillons, dangereux personnages, il leur a dénié

le droit

leur propre maison, et

il

de parler, de penser, d'écrire hors de

a imprimé tout cela, son nom au bas, pour

Tédification de ses braves amis de Paris. Et moi je viens d'en finir

Pardonne-moi dono cette digression au commenceNous sommes aujourd'hui au 21 du mois, je crois, et depuis ta lettre du 20 novembre je n'ai pas recu une ligne la lecture

(1).

ment de ma

lettre.

de toi. J'ai bien de tes nouvelles en date du 2, mais ce n'est qu'un mot, et puis mille mots d'un autre sur toi peuvent ils me tenir lieu d'un seul écrit deta main? Je suppose que

la

course de M. r Leon

a Paris, sans laisser de remplaceant pour me remettre tes lettres, en est cause; il doit revenir sous peu, et je m'attends à recevoir veva del suo luogo di dimora. Due giorni dopo, il 22 novembre, il Marchese dava notizia di un'altra lettera diretta dalla Sidoli al suo amico In essa non si parla « in Berna coli' indirizzo di M. r David Hemerling » che del suo stato di salute, del suo afletto per diceva il Marchese .

—

—

Mazzini, delle sue noie, delle sue irresolutezze, e vi

si

osserva una con-

tradizione di idee e di principii, che ha moltissima analogia colla maniera di pensare di esso Mazzini, per cui questi due individui sembrano

assolutamente fatti l'uno per l'altro. Nulla vi

si

legge in linea di po-

litica ». (1)

Per questo scritto del Sismondi, a cui il Mazzini rispose, v. Epi-

stolario, III, passim.


- 15 — ine ,je re-

une lettre demaia matta, mais je n'aurais dana ce cas que le

e

tems de t'en dire un mot; j<

it,

man.

Ione, tant sui peti de

humeur non pas contro tot, mais contre les

aellea qu'eHe*

qui m'empéchent de reoevuir tes Lettroa, contro moi anse

tu l'alme mieux. car il n'y a rien au monde, qui

méme. Ce

n'eel

m'ennuye plus que

qn'aaz joora dans lea anela je recoia 'ics Lettre*

•us surtoiit qui m'apportent des lettres roses, que je

mea yeux; c'eai un reflet

ible à

en

raoi, e'est

<le

toi, que

j'aime alors

ce quelche chose que tu dis aimer sana que je sache

poorquoi. J'ai tes jolies pantoiiilles. J'aurai voulu les faire

méme. .l'ai èie prosqoe Inoertain. si je devaia tea faire faire; L'idée n travail, l'oeuvre

de tes raains allait passer sous

les d

d'un bipede à face humaine, qui parie l'allemand. Entìn je

ne vomir.

et tu

ii.

hler, elles

ire que le premier jour, c'est

à dire

m'ont produit aux jambes une sensation cornine dVlectrirépandait, une suite

de frémissement, un fourmille-

ment inexplicable. 11 y a tant de neige autour de moi, que les > •»mi\

me font mal. Pendant trois jonra rigonrenx. Qnetave jour, pour Paris;

il

pari

n'a fait qu'en

il

tomber; le

froid

anjourcThui, e'eaj à dire ou point da

va mieux,

il

n'est plU8 sourd.

preeque n'en du

moins. Je crois que ceci est du en grande partie à une crise violente. qu'il a

eu à propoa de

trarne

;r.

femme, qu'il aime, crise domestique en|ui a atì'ecté son phisique pendant une journée entière. Maintenant il va chercher un emploi à Parie: penttrouvera til autre chose: je ne crois pas qu'il chance, ou

\

qu'il

la

jiiu»

oublier facilement; mais d'une

nature tonte sensation

comme il est, le tourbillon pariaien peni lui amener une dietraction à l'idée tixe qu'il nourrit. Je crois cependant que, s'il obtenir

séjour, et bientòi

1:

projet de Fab[rizi], qui

est

aprèa

ma

:

joindro; l'envie

Ini

i

utile,

il

L[amberti] je ne sais plus rien:

Barcelone, protend

à

|

une oocnpation

pria de se

bé

ti

anroir

eu

le

chol

de Londroa pour aller

:•

Dure aoldal

qu'U

pour lui. Je ne com

meni on peni ètre loldat aiUenra qne dana bod paye, on autromenl que par circostance. Depnii danx ilaia te demander

m

prodiga

d'

par d'antrea Idéea DÌ8*moi, ae-ta repria 1

Ferdinando Ruffini di Modena.

'i

,1!

""' M,n

di! Quelle

est

'

renna* en l'idee qui

•

t'


— 16 — mie la piume à la main, l'idée que tu comptais exprimer dans leconte? Que disais-tu dans ce ligne d'introduction, que tu m'as écrit presqae instinctivement/ Pourquoi es-tu si laconique dans ces choses

Moi

1

là:

si

je

excite

le

le

pouvais, et

si

d'ailleurs ce que je fais, ou pense, ou

intérèt,

comme tout ce qui vient de toi

mien,,je te dirais tout, la

moindre des choses. As-tu trouvé

écris pouvait

exciter ton

quelques livrea? quelques journaux? Pour ceux-ci je

le

crois

diffi-

As tu été au spectacle? Si je te demande cela, c'est que tu ne m'as pas rien répondu à ce que je t'en avais dit, je crois, dans me»

cile,

premières lettres, car j'ai bien songé à l'etàt de ta sante, qu'est probablement un obstacle de plus. Comment sont tes lèvres? J'en ai écrit tout de suite à mon pére, mais je n'ai pas encore de réponse: il faut tant de temps pour ces lettres! Je lui ai écrit par

une sorte de besoin, car il lui faudrait peut-ètre savoir beaucoup plus,

que je n'ai pu lui dire sur cela, pour donner un conseil, qui le dit bon médecin. Pourquoi

peut ètre serait bon, car tout le monde

ne m'as tu rien dit de quelque chose de toi, qui a trait à l'Ambassade francaise? C'est de Paris qu'on m'en a écrit, bien entendu sans

me dire d'où on le tenait. La soeur du Cel[este] (1) me fait toujours demander de tes nouvelles.T'aimait elle lorsque vous etiez ensemble? Est elle capable de te comprendre? Dal Pozzo (2), l'auteur de cet écrit. qui peint la félicité, que l'Italie pouvait obtenir sous l'Autriche,

est en Italie.

11

a passe deux mois à Milan. Ensuite

il

en est parti

pour Rome. Us[iglio] (3) et Jean (4) s'adonnent aux spéculations. Ils ont achété une quantité d'ouvrages en paille pour les revendre, je crois, à Gènes. C'est ce que m'a dit Jean, que j'ai vu pendant deux jours. Tout le monde cherche à se caser, à s'ouvrir une route, à se occuper comme s'ils avaient de l'avenir dans leur position! Je n'y

me concois pas moi mème, et me persuade que je n'ai rien de commun avec

concois rien, ou mieux encore, je ne

de plus en plus je

monde. Je pense, pas ris, envisage present et avenir d'une toute

le

autre manière. Je marche à travers

le

présent,

comme à travers

quelque chose qui ne m'appartient pas, qui m'est étranger, un

ment du quel j'ai hàte de

sortir. Je

èie-

répugne encore plus à toute

pensée d'avenir individuel, materiel. Je croirais faire de l'ironie sur

moi mème. Le monde tremblàt-il sur son axe jusqu'à changer de il ne peut, il ne pourrait créer un seul un seul instant d'a-

pòles,

1

1

Virginia Menotti.

Ferdinando. (3) Angelo. i2

i4)

Ruffini.


— 17 — Moa avenir n'ctait. n'est. ne

venir poor moi.

peut ètre qu'en

eompter sur Ini da brouillard autour de rame, ("est aa ì

anjourd'niii ah moina; j'ai

l

>ur me rappeler qae je vis, il me laisse apparatóre à deicore là pour mi voilée ton image au milieu de tea enfans. eelui qui anno de la manière doni je faune un voeux, c'est un espolr air meriter qu'on vive; mais au delà de cette

A? .le ne

sais.

ferme

Je

les

yeux

d'instinct, cornine

qnelqnn qui craint la vertiire en vue d'un gouffre, que l'oeil ne peut :

(1).

*

*

*

L'infaticabile Luzio nel suo recente libro su Mazzini car-

bonaro ha pubblicato alcuni nuovi contributi all'epistolario quali una lettera interessantisdel grande agitatore, fra sima del 17 febbraio 1833, in cui egli lanciava l'idea di una Federazione Europea della Gioventù, primo passo alla grande Federazione Europea di Repubbliche associate fra mezzi possibili. L'egregio editore ha creduto loro con tutti che il Mazzini scrivesse quella lettera al Garnier-Pagès e si è meravigliato come mai egli stesso, nell'altra lettera del 21 settembre 1833, potesse dire al Melegari di non aver avuti rapporti con quell'uomo politico da un anno e mezzo (2). Senonchè l'apostolo nel febbraio scrisse non al Garnier-Pagès, nel quale aveva poca fiducia, ma a un Garnier studente, suddito del Baden, che domiciliò a lungo in Francia e venne arrestato a Carlsruhe ai primi di maggio dello stesso anno '33. La lettera del Mazzini fu sequestrata tra le carte del Garnier, e, comunicata in copia alle varie Polizie, servì a rivelare parecchie cose (3). Resta così chiarito il dubbio del Luzio i

i

-•e la copia,

essa trova

ma la lettera ha tutta l'aria di essere intertao

il

Marchese

solito rapporto del

n copia una

Mazz;

ito

mese

e

diretta

in «lata

aia di

i

alla

Signora

Wild •. I

verno borbonico ne H Berna 0. Tachudy,

matico a

un rapporto intorno all'arresto da

li

i.

\iv

dal il

prò]

quale

Ioato la

.

lettera

con

Affari

i


18

e

si

spiega perchè

il

Mazzini

parlasse

nella

sua lettera

principalmente della istituenda Giovane Germania, ciò che per un francese

come il Qarnier-Pagès avrebbe avuto un

mediocre interesse. * * Il

*

medesimo Luzio ha messo le mani su di un manipolo

mazziniane sequestrate il 22 settembre '33 dalla gendarmeria di Morez (Giura) all'ex sergente ed emigrato piemontese Bartolomeo Bratta, e comunicate in copia dal console napoletano di Marsiglia, che era riuscito a procurarsi gli originali per mezzo di un segretario di quella Prefettura. Il Luzio ha pubblicato, oltre alla lettera al Garnier, di cui ho parlato, e Che fu rinvenuta in copia anche tra le carte sequestrate al Bratta, che la portava cucita nella fodera del cappello, un biglietto al generale Regis allora in Bruxelles, limitandosi a citarne un altro diretto a Giorgio Roberti di Caramagna ex-carbonaro piemontese, destituito dal suo impiego di commissario di guerra, esule e combattente in Ispagna per la costituzione, sul quale il Mazzini contava come fedele seguace, mentre in realtà non era che un confidente della Polizia piemontese, a cui dava informazioni sugli esuli e su ciò che preparavano. Avendo rinvenute le copie di tutte le lettere sequestrate a Morez, di lettere

riproduco quelle tralasciate dal Luzio a servizio di chi curerà

una completa edizione dell'epistolario mazziniano (1). Giuseppe Mazzini a Bartolomeo Bratta [Ginevra], 18 settembre 1833.

Caro compatriota, ho ricevuta

la

lettera

di Vitalevi (2), che

mi

avete trasmessa, e ve ne ringrazio. Mi è necessario però dirvi, perchè

mi spiacciono le cose non vere, che non intendo come Vitalevi abbia potuto dirvi che egli mi ha mandato una cambiale per fucili. Vitalevi

non ha mai mandato non solo cambiali, ma né un soldo di of-

ferta. Non

(1)

avrà potuto; ma perchè dir cose non vere? Ho avuto da

A. S. N., Affari Esteri, fascio 3697 e cfr. Luzio, op

segg. (2)

Giuseppe Vitalevi, che allora era a Bruxelles.

cit., p.

464 e


— 19 un bigliettaio d'introdottone per db

lui

non ho Onore

juale ili

questo, io

irli

il

che

ìttu

!

nte dell'interno (1),

menomo cenno. S'egli ha

ilare

maini.

ricevuto e

l'ho

anche voi, se credete bene.

scriverglielo

Ben lontano, come alcun mi ha supposto che voi vi lagnaste, «lai diflidare menomamente di voi, io vi stimo buon patriotta e Italiano come qualunque. Anche troppo male ci ha fatto la ditlidenza mutua.

pere!

senza ragiona Dall'altra parte

usi

Lamberti neppure

merita la menoma diffidenza da parte vostra, come sembrerebbe in-

uaada della ricevuta gl'Italiani

«Iella lettera. Io

vorrei che tutti

-ero a ritenersi buoni fratelli, fuorché in certe

si

buono il segreto anche coi

nelle quali per regola generale è

he in politica tutto quello che è inutile è dannoso. tlevi

la

i

premura e stranissima. Notate che nelle sue

«

al

dunque non esiterò, per quanto

e utile alla patria. Io

ne, dal porgervi

i

mezzi

gono gravi e continue spese, a mente

che

».

Ma

bisogni nostri

li

voi dovete

dico che lo farò

te se io vi

ilo, e

come

quindi non

verrete,

ma

potrete indicarmi. Interni, vi

\

il

più

:

j

a Lamberti o a Gentilini (2) o a chi vi dà queste linee quanto

te

Se perdi'

i

qualche lettera per Regia od ••

in

son

o pure «pianto vi ci vorrebbe

tali

il

quale

prima se potete rimanere

il

in

penserebbe. ls\;/./.ci

da poter autorizzare • restare pel tempo

«-he

\i

niche se non sarebbe meglio che pei

indicato.

e fino al

Bruxelles, nel qua] caso ri affiderei

altri,

[svizzera un mese, dopo •

giorno .

in

[riamo,

qualche iti

i

da qui.

Bono gii

i

,

Bra un Enrico.

tal

Todi

troppi,

li

via

dal

Ti.

qualche cosa, al Governo ili qui, Goverui

o ebreo

ho inpo

odo, in LOOZOU, o.

•

:

uli

3

da

rimedio. Niente d'immediato

dirvi, ma può venire impensatamente un'occasione, nella quale

•

diin.

sente la irragio-

voi, ne egli, ne altri sarebbero negletti

conviene pensare

te e

I

a

elie egli

questa risoluzione. Egli sa che qualunque

i 1

presenza dei buoni, ne

noi.

-imo a farvi partire e perdere

tori a

non me ne parla punto, prova

_ii

la

avuto un

lia

pensione:

t<


— 20 — quindi tiene che noi non

ci

accumulassimo di troppo. È per questo

anche che io tento sviar l'attenzione col non fare che delle cortegite a Ginevra, e

con

lo stare la

massima parte del tempo in paesi

del dintorno.

Del resto pensate voi e ditemi colla stessa franchezza colla quale rivo, e

che è il linguaggio conveniente a' patrioti: io vi servirò

come meglio potrò. Favoritemi l'indirizzo di Roberti (1) e ditemi se Regis abita solo o con altri a Bruxelles e se Garrone (2) vi è ancora e

come lo credete. Addio, amatemi e credetemi vostro F. Strozzi.

Lo stesso allo stesso. [Ginevra], 19 settembre 1833.

Caro concittadino, ho ricevuto la vostra. Lasciamo talevi avrà creduto far bene, e

si

il

passato. Vi-

sarà esagerata l'importanza della

sua lettera. Ma ciò poco monta, e la vostra gita non sarà inutile Roberti non sono munon trovo soverchi. Io scrivo

alle cose patrie, se le disposizioni dell'ottimo tate. Eccovi

i

100 franchi richiesti, e

a Roberti direttamente, ma, se credete che il vostro appoggiare

la

mia lettera con una vostra non basti, recatevi a Dijon, e confermate a voce quant'io scriverò. Certamente il bisogno è urgente, l'appello, che noi abbiamo fatto a tutti quegl'Italiani che conosciamo, è dettato dalla necessità. In questo

momento si agitano le sorti del

no-

maggiore o minore quantità di materiali prontamente raccolti dipendono le maggiori o minori probabilità di sucstro paese, e dalla

cesso per l'occasione, che forse da un momento all'altro si affaccerà.

Bianco (3) ha già parlato a Roberti, e qualunque altro patriota vorrà consacrare una somma alla causa, potrà, oltre la riconoscenza dei buoni, avere la coscienza di avere giovato altamente. Vitalevi mi

assicurò ch'egli non potrà offrire per ora, ch'egli non aveva danaro,

che s'egli n'avesse ricevuto, come sperava, dall'interno, avrebbe offerto un aiuto, ed altro utile

non mi disse. Se da Dijon potete e credete

passare a Bruxelles, io vi pregherò di consegnare a Regis e

a Garrone due lettere, che io

vi farò

tenere domani.

Vi sono grato della cortesia, che mi mostrate nel soddisfare alle-

Giorgio Roberti di Caramagna. Andrea Antonio Garrone da Pancalieri, condannato a morte in contumacia per aver preso parte ai moti piemontesi del '21. (1)

(2)

(3)

Carlo Bianco di Saint Jorioz.


Bl

mie

richi<

e

nonostante

tutti

gli

che mostrate per

la

ellatirah-

ostacoli, tri

dell'aristocrazia Sopratatto, e son convinto che non ho biili

i

dell'ardore

>

ìhe,

-

farlo, vi

raccomando

>.

Silenzio perfetto

fuorché con quelli che offrono giovar coi mezzi. Per quei che

ranno col braccio, pochi giorni bastano per avvertirli del come e

utili

Amateci

causa repubblicana

alla

letami vostro fratello F.

Strozzi.

Lo stesso allo stesso. [Ginevra], 20 settembre [1833]. ro concittadino, eccovi la lettera

per Roberti. Usate anche voi

della influenza vostra perchè egli e gli altri buoni giovino rapida-

mente alla pania. Il mio Indirizzo lo vedete nella lettera a lui diadunque a quello, appena siete giunto a Dijon. Se mai di

v'incamminaste a Bruxelles, fatelo [più] presto che potete, ed

là

in quel caso rimettete il biglietto, che vi trasmetto, al Generale Ri te farlo,

mandatelo allora per la posta a Vitalevi, ac-

cennandogli a chi è diretto. Se

vi

recate a

Bruxelles, spronate Vi-

a realizzare qualche offerta. Ditegli che mi meraviglia assai la

1

Inquietudine sul biglietto Todros, giacché gli ho scritto due volte l'ebbi, ma che non avevo finora alcun risultato. Intanto quel poco ch'ei può, lo faccia e lo faccia fare. Se le offerte fatteci da molti

che io

buoni si realizzeranno presto, come spero

di quelle del

Roberti, noi saremo

da questo stato d'inerzia.

in

Brtitemi del dove vi

grado

«li

toglierci

irete inteso del

-

concittadino

quando gioverà che

rechiate verso di noi. In'

enzio. Raccomandatelo a tutti a Bruxelles, a Dijon ed

<

altrove. Le ciarle ci

cora se non

Amate il

le

hanno rovinato sempre, e

cessiamo

ci

rovineranno an-

allatto.

fratello vostro P. Strozzi.

Lo

li

Caramagna. ttembre 1x33.

Concittadino, lontano da Ginevra quando voi

\

.

non ho

potuto vedervi. L'avrei (atto con tutto piacere. Dall'amico Bianc udite

.

che mi vennero poi confermate

l'ottimo Bratta Io non posso ohe confermarvi ciò che :i/.a

dei

fondi

è

grande,

il

danaro

I

manco vi bs

u nervo

di


-u— Noi raccogliamo con tutta l'attività, della quale siamo capaci, materiali all'impresa. Il voto è

unanime a Ginevra, a Marsiglia, nel

Ticino, per tutto. Gli esuli vecchi e nuovi, parlo dei repubblicani, sono tutti in

accordo. I rapporti dei nostri viaggiatori, tutte le corrispon-

denze dell'interno e le nozioni ciie abbiamo sulle attuali relazioni delle Potenze ci avvertono che l'ora sta per suonare. Abbiatelo per positivo. Ora

dipende dalle offerte, dai fondi accumulati, dai mate-

riali raccolti,

che l'ora suoni un giorno più presto, o più tardi, più

o

meno vigorosa. Questo è certo che ogni ritardo ci priva di ottimi

elementi all'interno senza crescere

lo spirito^ ch'è già

ad un punto

indescrivibile, che ogni giorno reca nuove vittime della tirannide,

che qualunque impresa debba tentarsi con efficacia, o non tentarsi, e che la

maggiore o minore efficacia dipende appunto dai mezzi. Se

dunque voi potete realizzare le vostre offerte, se altri lo può, farete opera santa ed utile incalcolabile alla povera patria nostra, e mesoddisfazione della vostra

riterete la riconoscenza dei buoni e la

coscienza d'Italiano. Mostriamo a tutti che la nostra è religione di

non di parole, che non ci arrestiamo davanti ad alcun sacrisiamo decisi a sostenere colla costanza e colla vita la santa bandiera che innalzeremo. Gareggiamo di' sacrifizii. Non si dica di noi che contemplammo freddamente da lungi il sangue delle più fatti e ficio,

e che

pure vittime, che il mondo abbia avuto. Leviamoci risolutamente; che se abbiamo la i nostri padroni tremano di noi, perchè sanno volontà, la potenza non

ci

manca. Bensì qualunque

sia

la

vostra

determinazione, io ve ne prego, sia rapida quanto può essere. Ogni

momento nella

crisi

attuale vale

un secolo. Indirizzate

le

vostre

Commissione di Finanza a vostra scelta. Se è a me, fate le cambiali all'ordine di M. r Francois Buchine, inchiudendole in lettere dirette a M. r S. Riher, Genève, Poste restante. Se è alla Commissione, fate le cambiali all'ordine di Benigno Bossi, inchiudendole in una lettera diretta a MM. Bossi et Porchat Agents de Change à Genève. Se è a Bianco, potete fare le cambiali offerte a Bianco o a me, od alla nostra

a suo ordine, e o spedirle direttamente a rizzo, o inchiuderle,

come vi ho

detto, in

lui,

se di lui avete indi-

una

diretta a Riker. A

quest'ultimo indirizzo potete pure far giungere qualunque risposta vogliate darmi, qualunque avviso o consiglio crediate utile alla Pa-

comune ed alla santa causa del Popolo, che sosterremo finché avremo vita. tria

Abbracciate per me l'ottimo maggiore Viglino (1), e ditegli, vi prego, 1

Giorgio Viglino da Chieri condannato a morte in contumacia per

aver preso parte ai moti piemontesi del

'21.


— 23 — che

io

non

In»

potuto dar eOFSQ alla sua eommUsiOBC d'alcuni mesi [tiando io era an-

addietro, che le sue lettere giunsero a G

cora

in

Francia, che Collegllo era allora fuori ed io ignoa Bruxelles.

Ma qualunque sia la vostra più

i

Voi dobhiaino sorprendere

:

vertirli anzi e,

tran

io i

vi

prego del segreto il

nostri nemici, e

non av-

verni presentiranno le cose, noi saremo

per quanto derisi, pur non potremo operare colla stessa

unità e colla stessa fredda e costante regolarità delle operazioni.

Amate il vostro concittadino F. Strozzi.

Giuseppe Paladino.


Ferdinando Dal Pozzo dopo

iCont.

:

il

1821

V. // Risorg. ita/., voi. XIII, fase. 1-2, n. 21-22)

CAPITOLO III. L'esilio in

1.

Francia (1831-1832).

Abbandono di Londra, troppo dispendiosa. — 2. La rivoluzione parigina del 21 febbraio 1831. — 3. Rue Sainte Croi.r d'Antin, n. 1, mèta di pellegrinaggi d'esuli piemontesi. — 4. Nessuna lettera a Carlo Felice. — 5. Un concorso per un Elogio storico del principe Tommaso di Carignano andato a vuoto. — 6. Una lettera a Carlo Alberto e due al suo ministro Luigi Montiglio di Mllanova ed i Motifs de la publicité donnée a la lettre à Charles Albert.

— 7. L'Edit de S. M. le roi de Sardaigne Charles

Albert du 18

aoùt 1831.

—

8. Effetti

delelerii del ministro De

V Escarène sull'animo del re e difesa del Dal Pozzo. — 9. Le amnistie parziali di Carlo Alberto e le naturalizzazioni francese e inglese del Dal Pozzo per rientrare forestiero in patria.

1. Ferdinando Dal Pozzo non doveva essere tempra di buon amministratore del proprio patrimonio: lo si comprende

chiaramente dalle poche

mero stragrande

— poche relativamente al loro nu-

— lettere che di lui disponiamo. Da esse

appare che verso la

line del 1831

e rei

primi mesi del 1832 il

Dal Pozzo voile sistemare le proprie condizioni finanziarie per mettersi tranquillo negli ultimi anni di vita. 11 patrimonio, di

un milione e più di

lire,

come era ora

vecchi e nuovi! Torino, prima e durante i

lauti

crivellato da debiti il

1821. non ostante

guadagni di consulente, aveva richiesto spese eccezio-


erano cosi incominciate

nali ed

operazioni disastrose dei

le

debili (1); foga, Ginevra, Londra (-2) e Parigi avevano aggravata la situazione, poiché il nostro Dal Pozzo si era sempre la

da signore qual'egli era. Messosi in Parigi su un pi Ci modesto, però sempre tenendo due came-

trattato

piede di casa

inglesi (3), carrozza e eavalli (4), egli

rieri

annualmente

trenta

mila

lire

schina un'ottantina d'anni i

quando non per anco

fa.

grande svalutazione del numerario

la

XIX

seconda metà del secolo

spendeva ancora

(5), somma tutl'altro che me-

e

era'vi

verificatasi nella

XX. sopratutto dopo

nel

il

cataclisma della guerra mondiale. del bilai Ciò doPrima del trasferimento a Parigi, mestico del Dal Pozzo erano molto superiori a questa cifra. '<•

prova la tradizione degli splendidi ricevimenti da lui offerti

Londra

in

ministri, deputati, lords e pari, di cui

a

il

pronipote cavaliere Alberto, che da anni vive a Firenze, sentì

ancora reco nei circoli inglesi di questa città. Xe è prova la sua vita dispendiosa che negli anni d'esilio in Inghilterra egli

menò dimorando ora a Londra, ora ad Edimburgo e vi-

sitando gran parte dell'ospitale terra britannica. Tempra vera di gran Big lore,

Dal Pozzo non aveva mai per anni ed anni

il

sollécita attenzione lo .-tato patrimoniale,

ma

accorto della necessità di ridurre un poco

le

spese. Per questo motivo si era indotto nell'agosto del 1831

(6)

alla

Une

ad abbandonare

— oopo più di otto anni (7) — Londra troppo

dispendiosa, per fissarsi a Parigi fugio sicuro ai

proscritti

grande ch'egli

si

1

Itati

9ì

Ih ti

t

liberali:

sacrificio

il

118, 114.

da

ll»i:

Ardi. Dal Pozzo i„

Pom rilli.. i

(8i

'

/. '...

I>.

Pozzo in

s*-z.

I

(

arto

P.

C. Boi. I>.

.

114. 1.

7

M

lindi m,

\

suo era però

prima di poter alternare la perciò tenne due alloggi a Parigi ed

illuse

dimora nelle due città e

meno costosa (8l, ed ora ri-

p.

U2.

M


—

°26

—

Ma la capitale francese con le sue raffinatezze non tardò a conquistarlo « Parigi è veramente bello, e sempre più bello e piacevole ad abitarsi. Quivi un soggiorno per lungo scriveva il 7 settembre 1831 ai che si faccia è sempre breve coniugi Mannati per invogliarli ad andare da Aix a Parigi (2) In Torino, nella pesantissima, oscurissima, noiosissima Torino, qualunque soggiorno, per breve che sia, è sempre lungo a Londra (l).

:

—

—

di

troppo ».

L'entusiasmo per Parigi ripulsa borbonica, aperte

— che aveva, dopo otto anni dalla le porte all'esule — può essere fa-

cilmente compreso: non così l'antipatia per Torino, un tempo tanto amata dal nostro Ferdinando. Egli aveva motivi di profondo rancore contro molti uomini politici

piemontesi e di irritazione contro

il

novello re Carlo

Alberto, ma questo non spiega l'animosità contro la città subai pina, e bisogna quindi

ammettere che, per un eccesso di

reazione al proprio desiderio folle di ritorno in patria non esaudito, egli giungesse a scrivere cose né sentite, né pensate.

È vero che in quel torno di tempo il Dal Pozzo non in-

tendeva affatto di rientrare in patria scriveva infatti da Londra :

il

20 luglio 1830 al nipote Sebastiano: « Non vedo apparenza,

almeno prossima, che il soggiorno del Piemonte mi possa convenire, quando pure mi fosse permesso di ritornarvi. Così non essendo in poter nostro che il tempo presente, e ancora sempre in pericolo

di

scapparci di mano, io mi attengo al precetto

d'Orazio: Carpe diem. E così regolo i miei affari sulla mia si-

tuazione presente. Porto in mio cuore la patria, i miei stretti parenti, voi e la vostra famiglia in particolare. di tutti forse,

il

Ma pel bene

destino ci vuol separati. Se il Re m'ordinasse

di ripatriare, farei delle rappresentazioni per essere esentato

dal l'obbedire

8.

ad un tal ordine» (3).

L'anno avanti all'arrivo del Dal Pozzo, in Parigi si un avvenimento politico notevole, che aveva ri-

era compiuto (li

(2)

Archivio Dal Pozzo in Montebello, Sez. 1 [Carte Dal Pozzo), Lett. Ferdinando al nipote Sebastiano, n. 45.

(3)

di

Ìbidem, p. 66. Ibidem, p. 104.


— «7 — dato

direzione

la

tifila

vita pubblica alla borghesia,

dopo

il

quindicennio clerico-nobiliare della Restaurazione. Breve era stato

trionfo dell'ultrarealismo

il

Maistre e Chateaubriand, pel

:

suoi corifei Bonald. De

ai

1888 era successa

una nuova

generazione francese di intellettuali. Cousin, (ìuizot. Thiere,

Lamartine, Dola vigne, Hugo e Bérenger che, collegando

la

storia, la tilosotia. la letteratura e la poesia colla politica, e nei ricordi personali degli

avvenimenti della rivoluzione tro-

no gli elementi per scalzare il legittimismo, crollato per le famose « ordinanze di luglio » di Carlo X. Tre giorni di barricate parigine liquidarono il Re, il Delfino duca d'Angou-

léme e il piccolo duca di Bordeaux e, con essi, la politica prona all'assolutismo europeo. Instaurata con Luigi Filippo

una monarchia rappresentativa all'inglese,

le

cose mutarono

nivano alimentate le speranze dei liberali di tutta Europa.

Ben presto però l'esperienza dimostrava che l'alba novella, vagheggiata dai popoli oppressi dal Congresso di Vienna, non era ancora spuntata e che Luigi Filippo, sotto per opera delle

grele, ne aveva assorbita l'egoistica morale; ma questo non tolse che in Francia si siano effettuate nel primo momento riforme democratiche e provvedimenti liberali verso la

ape ed

fuorusciti.

i

Utratto da questo miraggio, Ferdinando Dal Pozzo con la

giovane sposa se n'era venuto da Londra

a

Parigi,

dove

un alloggio della Rue Sainte Croix d'Antin. si era n. 1, che diventò presto la Mecca a cui accorrevano gii esuli italiani, avidi come Vincenzo Gioberti di discorrere con pertanto dotta, o desiderosi come Carlo Asinari di San Marfissato in

•

rievocare, stando a

di

Sempre

sicuri di trovarvi,

moti del 18S1 e lieta mensa, non solo una parola arnica e di i

conforto, ma anche l'aiuto materiale per superare le sventure del

momento (1). A

Pier Dionigi Tinelli, ad entrambi ugual-

1

prova

collocarli in la

Pozzo }

li

italiani a

Loml:

— oltre quelle ricorda buoni impieghi, per cui talvolta finiva p-r intraÙMHrne la

L Demu

ad altr.

DÌSSÌ, «die

si

o.iwrvu

al

Bnti-h Museuin ili

I


— 28 mente caro, scriveva

infatti

il

Gioberti

da

Parigi

il

18 ot-

tobre 1833, riferendosi al Dal Pozzo e al prossimo loro primo

incontro

:

«

Non ho ancora dato ricapito alla lettera che mi

hai data pel tuo illustre parente (1), essendomi stato detto che

non sia ancora ritornato da Londra; procaccierò migliori informazioni e subito che sia qui, se in effetto ancora non ci è, puoi ben pensare che non indugierò di conoscere un tant'uomo. Solo m'incresce, che la lettera è tale da farmi vergognare, benché sia persuaso che per la tua parte il suo dettato è sincerissimo; ma l'amore ti ha fatto travedere; e certo io non mi ;

periterei di presentarla, se non credessi che chi riceve tali com-

mendatizie suol dar loro una buona tara per ciò che riguarda quelle esagerazioni che procedono dall'affetto di un amico » (2). Il

7

marzo 1834 Gioberti scriveva ancora al Pinelli: « Il tuo mi ha usato un mondo di gentilezze, e benché per

illustre zio

l'eccessiva lontananza d'abitazione lo vedessi di rado, ci an-

dava però il più spesso che poteva » (3); e il 19 luglio dello stesso anno: « Vidi [il Dal Pozzo] dieci giorni fa, e mi parlò del suo viaggio » (4). Con il grande filosofo altri profughi ita9 giugno 1827(36 George Street), nella quale si diceva che la cattedra di lettere italiane all'Università di

Londra, congiunta con quella spa-

Demarchi l'avrehbe voluta coperta dal Panizzi, dal Fechini, dal Ravina o dal Pecchio e, qualora tutti costoro non vi gnuola, era vacante.

Il

avessero aspirato, anch'egli avrebbe posato la sua candidatui'a, dispo-

nendo di molte raccomandazioni. Fra queste però la più forte era quella Leonardo Homer rettore dell'Università stessa, < seppure il cav. Dal Pozzo, che lo conosce pure, non l'avesse già impegnato per il suo protetto », che era un tal Bottone, piemontese esule del 21, del quale il Demarchi diceva un mondo di male e qualche notizia più precisa darò io nell'annunciato mio studio La rivol. pieni, del 1821 nel cart. di un

di

botanico. (1)

V. Ciak [Lettere di V. Gioberti a P. D. Pinelli (1833-1849), To-

rino, 1913, p. xxx) dice

Pinelli nipote del

il

parrebbe affermare questi

:

«

Dal Pozzo: la stessa cosa

Desidero pure la legga il mio nipote cav.

Pinelli Pier Dionigi » (L. C. Bollea, Dieci mesi di cart. p. 20). Noi crediamo che la parentela loro fosse molto superficiale per un matrimonio di una Carelli, della famiglia materna del Pinelli, con un Della Valle di Soglio della famiglia della prima moglie del Dal Pozzo. (2) V. Cian, Lett. di V. Gioberti a P. D. Pinelli, p. 28. (3)

Ibidem,

p.

(4)

Ìbidem,

p. 59.

51.


— 29 — Mani andavano di frequente nella rue

Croix d'Antin

S.

n. I,

può argomentare dall'unica fonte dì cui disponiamo. Botta, lo storico piemontese illustre, si sedeva vo-

lo

mensa «lei nostro cavaliere di Castellino (1), ne

lentieri alla

deferente

Ita va

i

consigli d'essere storico più liberal-

VA alle riunioni conviviali in casa Dal Pozzo partecipavano anche Fanny Corte, tìglia del generale e nipote di un ministro delle finanze sabaude, la quale ritraeva sulla tela le sembianze dell'ospite cortese e imbiava

facili

sua giovine moglie:

«Iella

lettere uì).

professore Gagliufti (4), che abi-

il

tualmente risiedeva a Genova e che. felice improvvisatore in due distici latini, gradiva gli scritti critici del Dal Pozzo; i

baroni di Carrascosa;

originali e spesso introvabili t

mar-

la

Borgo e la contessa di Baldissero; il generale CeLa Villa tiglio del conte De La Ville e di Madame Mere il marchese Carlo Emanuele opra ricordammo del

—

di

tri

San Marza no ossia il famoso marchese di Cangilo suo nome ai moli del 1821 (5). Anzi con il

che aveva legato

questo compagno d'esilio

relazioni del Dal Pozzo dovevano

le

molto intime, se egli era edotto di

re

della sua vita, confidenzialmente gli

tutti

particolari

i

domandava « qui é[tait]

du Constitutionnel du '28 novembre (qui était sur la manière dont [M. r Dal Pozzo étaitj traité par Charles Alberti et de ce jour [11 décembre 1831J concernant le l'auteur des articles

•

d'État,

seil

le

troupee piemontaises

zialmente ancora sottoponeva

ai

con

(6).

prii carteggi

altri

amici

Unica persona italiana, conoscere

in

[SCiuto] in

Londra

Parigi,

|loroJ opinioni ii

.

i

'.

1

70.

p.

116.

pp.

il".

BelgiojOSO SUO marito una

le

non Coincidendo ed ella occupandosi il

Dal Pozzo] giudicalo] a pro-

pp. 86,

US,

pro-

avre[bbe] potuto facilmente

/.'

»,

i

anni addietro [aveva] cono-

non [aveva

p.

suoi sguardi indiscreti

cui

Bolli \. I .

più confiden-

vari

«

principe

politiche

politica,

di

il

come

eie. », e

119.

.

ili


- 30 — posito di esservi introdotto ») era <li

Relgioioso. Anzi

nel

la celebre Cristina Trivulzio

1835 essendo un

Dal Pozzo d'An-

none, fratello della sua nipote Carolina, fidanzato con la sorella uterina della principessa Cristina, il nostro Ferdinando

faceva l'augurio che

« la

sposa a[vesse] miglior giudizio e

madre marchesa Visconti di Aragona e dePa principessa il ménage di quest'ultima: «Il marito e la moglie vivono come fratelli; abitano la stessa casa: credo che spesso mangiano insieme: ma qui finisce il loro consorzio. La condotta e l'esempio della madre

della

Belgioioso ». E ricordava a tale scopo

e della sorella avrebbero dovuto persuadere [lo sposo] a fare un'altra alleanza, poiché la razza ci fa qualche cosa e nelle qualità tisiche e nelle

questa volta »

Non

i

soli

morali. Speriamo che la

regola

falli

(1).

compatrioti partecipavano

alle

agapi gioviali,

non mancavano i tartufi piemontesi (2): a Parigi il Dal Pozzo aveva ritrovato vecchi colleghi del periodo napo-

alle quali

leonico, come l' ex-prefetto di Rotti? conte Camillo Simiane De Tournon, come Bara de re ora segretario generale al mini-

francese della guerra,

stero

De Geraudo e Lasagni, che sciuta

la

consigliere di

il

a

Stato barone

Roma avevano con lui cono-

signorile ospitalità dei principi Chigi

(3).

Tutti co-

storo ripresero l'antiche relazioni amichevoli con il Dal Pozzo;

e con essi molti altri nuovi conoscenti, fra i quali parecchi

Camere legjslative » francesi, onoravano la mensa del (4). E frequentatori della rue S. Croix d'Autin dovevano pur essere il cavaliere Felice Cacherano di «

delle

cavaliere di Castellino

Bricherasio (5), e l'avvocato Ruatta, che a Parigi prestavano il

loro (!)

nome per eludere la violazione epistolare della polizia

Arch. Dal Pozzo in Mo7itebello, Sez,

di Ferd. a Sebast., n. 61, \2)

I,

(Carte

Dal Pozzo), Lett.

Roma, 24 marzo 1835.

L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., pp. 63, 78.

(4)

Ibidem, pp. 113, 116. Ìbidem, p. 78.

(5)

Felice Cacherano cavaliere di Bricherasio, colonnello d'Aosta fan-

(3)

Capo della Guardia nazionale in Alessandria, dopo che Santarosa fa ministro, esule e graziato nel 1832, era luogotenente ge-

teria nel 1821,

Gasparolo, Le

nerale, vedi

F.

marzo 1821,

in tìiv. st. arte arch. prov. Alessandria,

carte

àless.

del 21,

lettere

27 e 29

anni 1918-1920.


— Stia a danno del Dal Pozzo (1). Bianca Mi lesi Mojoo, quando andò a dimorare in Francia (1), e proba hilnien te Terenzio Maoliani, che cinquant'anni dopo dichiarava d'aver * trova [tol

Parigi quasi tutta

in

la

schiera degli emigrati del 1811, pie-

montesi, napoletani, lombardi, [che] uel generale tolleravano

con dignità

lor infortunio

il

e fierezza » (3).

Anche di lontano gli occhi dei liberali si fissavano verso Parigi a cercarvi la dimora del vecchio * avvocato milarn -

canonico Pier Marentini, suo collega

Il

in responsabilità nel

dopo l'abbandono di Carlo Alberto, da Lione — dove, pur non gravando su di lui alcuua condanna, s'era rifugiato discorreva con il Dal Pozzo p^r iscritto delle vicende politiche patrie e del proprio ritorno in Piemonte (4). Il nova-

—

rese Pietro Roland!, fondatore con il fratello ing. Gio. Battista

del

grande emporio librario di Berners Street,

— dove convenivano

Londra

— e

il

Simondi (condannato nei moti piemontesi del

fbss'egli

il

tenente Carlo destituito e imprigionato o lo

zini (5) '-21.

20. a

Foscolo al Maz-

nostri profughi, dal

i

studente di matematiche. Gioachino volontario a San Sa Iva rio)

facevano corrispondenti del nostro cavaliere dopo ch'egli aveva abbandonata l'Inghilterra (6) e per mezzo suo il Rosi

land! esigeva un credito Lanieri in Piemonte.

Il

cavalie.e Cle-

mente Verasis di Castiglione gli rivelava da Bruxelles le alternative di speranza e di sfiducia d'ottenere

doveva

riaprirgli

consiglio

[di]

porte

le

dimanda[re] a S.

erò, nel qual caso

L. C.

1

il

«

prudente

M. la permissione di servii

tinsi di

art.,

p.

94,

Una insigne eoBeMiohe d'autografi (e

Uoiandi-Giannini

2'.i,

p.

.

al-

sarebbe stato d'uopo che, o gli des*

Bou.KV. Dieà \i.

L'amnistia che

ricevendone

patrie,

lett.

Milesi a

«Iella

L.

ìnge-

A n^. Ioni 2 ag.

Milano, 19 (3)

:

T. Mamiam. Parigi ór fa cinquantanni, in A*. Ani

ma, 15

II

i.ka. \

lattili

('.

I

/.,

coli,

italiana

BOLLBA, Ih' UT, 119.

ili, 119, 116,

\\\,

1881.

Dk

Campami, Una >ns.

libraio

L.

ott.

d'ani, a

pp.

Londra t.,

l,

l.

l".

12,

|8, B9,

li

n pp,

/>'<>-

L8B6-1856

1'

.

in

Unii.


— 32 — questa permissione o quella di rientrare in Piemonte» (1); e

da Bruxelles egli veniva a Parigi ad interpellare il dotto giurista per gli interessi suoi, pronto a bisticciarsi con lui, per tornare da capo ad essergli amico

il

giorno dopo (2). L'av-

vocato Demarchi da Edimburgo gli confidava

sogni di un prossimo ritorno in Piemonte, gli faceva, a mezzo del suo amministratore in Torino, sbrigare in omaggio gli scritti (3).

Il

i

i

proprii affari e ne otteneva

dottor Gastone, uno degli antesi-

gnani del Carbonarismo in Piemonte (4), riceveva denze sugli studi storici e i lagni contro la

le

confi-

viltà della Curia

torinese forense e gli forniva notizie per la sua storia dei moti del '21, tuttora inedita (5). Da Lione l'avvocato Giov. Battista

Pollano,

il

compagno

del Marocchetti

nei

moti biellesi del

1821 e nel capestro... in contumacia, sollecitava la collabora-

zione del nostro Dal Pozzo per il Predirseli)-,

il

giornale

li-

berale lionnese che tante lancie spezzava per la libertà e l'eman-

cipazione dei popoli (6);

si

faceva suo intermediario episto-

lare con Torino, per ingannare la polizia, indiscreta violatrice

delle lettere del

Dal Pozzo,

e

suo corrispondente per il con-

trabbando delle pubblicazioni che

la

censura patria aveva

colpito dei fulmini; gli confidava le proprie fedi entusiastiche, la

partecipazione ai moti proletarii di Lione del novembre 1831

e i-timori di essere defraudato la forzata assenza dal

nell'eredità paterna durante

Piemonte (7). E Francesco Villaveechia r

alessandrino ed esule per la partecipazione al moto del 1821 r ricordava al Dal Pozzo l'amicizia sua per si

sostituiva al Pollano nel

(1) (2)

l8) (4)

il

proprio padre e

trasmettere gli articoli suoi al

Ibidem, pp. 103, 104. Ibidem, pp. 4, 10, 12, 13, 16, 25, 39, 53, 60, 71, 81, 103, 104, 113. Ìbidem, pp. 12, 13, 94, 106, 111. 112. La rivol. piem. succit., 32; V. Cian, Leti, di V. Gio-

C. Torta,

a P. D. PineUi, 74, e altre pag. citate nell'indice onomastico. L. (). Bollea, Dieci mesi di cari., pp. 5, 56, 60, 110. (6) Buffenoir, Le t Precurseur » et la rivolutiou de jullet, in Revue Levy Schneider, Le goud'hist. de Lyon, VI, 351-362, Lione, 1907 vernement insurrectionnel de l'hotel de ville en novembre 1831 et le ròle de L. M. Pérenon, ibidem, IX, 265, Lione, 1910; L. C. Bollea, Dieci mesi di cari., p. 106. berti

i5)

;

ì)

Ibidem, pp. 15, 26, 41, 50, 54, 74, 77, 80, 83, 97, 100.


sa --

uraeur (l), mentre Fasanini

Verani commerciavano

e

Lione ed attendevano segretamente

Piemonte

tici

il

e

iti

let-

chirurgo Giuseppe Oervino <li Valenza,

condanna a

fuoruscito per salvarsi dalla

24 settembre

legazione del

Libri

(2).

Lione ancora

In

trasmettere

a

morte, della H. De-

ricercava

1821,

i

Dal

del

libri

marchese Rusconi si prestava a trasmetterne la corrispondenza con il Pollano (4). Dietro Ascanio Tealdi, che POZZO (3) ed

il

nel 1821 aveva abbandonato l'ufficio del ministero dell'interno

per correre a San Salvano, da Manchester nel 1831 taceva avere al

nostro Ferdinando « il rame di Santarosa elle teneva il Ma-

ebe gli era

schietti », il confidente dell'eroe di Sfacteria (5), e

servito nel 1846 per farne

gran nu-

ritratto distribuito in

il

mero di copie ai sottoscrittori pi), e ne riceveva fedelmente le pubblicazioni (7), come pure l'avvocato Antonio Mass,. per (pianto detto Antonio, da identificarsi con il Carlo Giuseppe Massa di Asti avvocalo e ripetitore di leggi die, per essersi compromesso e^rli pure a San Sai va rio. era incorso nella condanna contumaciale a morte (9). E un Du Perron il •.

—

quale potrebbe essere

cavaliere Antonio Da Perron di Min-

il

zier da Pinerolo, che, capitano nella brigata Alessandria epu-

rante il regime liberale, nei granatieri, si era buscata

perpetua in contumacia il 3 agosto 1821 valiere

-li

Castellino sognava

uomini

i^'li

i

10»

I

liberta e la

y. 57.

Ibidem,

y. 26.

galera

felicità

pei- tutti

7 1

forra ili Santarota nella ttorta il.

p.

la

nostro ca-

16, 26, 107.

Vn, ii m, yy. 50,

!.

il

pensiero costante di un altro suo corrispon-

:

Ibidem,

p.

la

— con

141. p. 217,

viu. del

t'iqiit.

16

preoed.,

/<<

gennaio

I

L. 0. H'>i

tsi

di

qui

ri*

105.

pp. 106, ili. Lift -

Ibi i> in.

p.

115. li

<|ue8to, comi' dagli altri

infurili

di

e L.C. Bolli prossima edizione.

LO) L. //

<

/.

.

Ditd

\IV

.

Ìv. pieni,

'"

esuli

sul l'c/// inni, Dizionarietti

l

del '-/

.

i'

mi twt.di un

'

32. 3


denle(l), dèi conte Gian

34

—

Giacomo de Sellon.il fondatore della

società perla pace di Ginevra, lo studioso dei problemi carcerarli

e penilenziarii (2). Questo anzi è uno dei lati nuovi e simpa-

tici

dell'anima del Dal Pozzo che, filantropo e liberale in tutto

senso della parola, mentre pensava alla rigenerazione [latria, già accarezzava con il pensiero il giorno della pace monil

Fay Latour Maubourg (3), al Pinhiero (4) e al signor Buchon(5) un Pian

diale e comunicava al marchese Maria Vittorio de

de désarmemenl general des puissances de l'Europe, che noi

malauguratamente non conosciamo e che a lui pareva il 6 marzo 183^ d'attualità, poiché « les circonslances du debarquement des troupes francaise dans les Etats du P[ap]e donne un nouveau dégré d'intèret a ce que [Dal Pozzo avaitj di[l] par rapport à

l'Italie ».

Ma la bontà del Dal Pozzo appariva manifesta, più che altrove, nell'aiuto diretto ai

compagai d'esilio privi di mezzi di

fortuna. Giovanili Battista ftonna,

«

emigrato lombardo,

ot-

timo ed istrutto giovane, onesto e dolcissimo carattere.... meritevole di riguardi per essere egli ammogliato con una moglie che lo fece già più volte padre » (6). aveva trovato in casa

del cavaliere di Castellino l'occupazione di segretario suo per-

sonale (7), lo che con qualche lezione d'italiano e con il sussidio accordato dal Governo francese agli esuli gli permetteva di vivere nel Dal

decorosamente con la famiglia

aveva trovato

(8): e

Pozzo stesso un protettore, che usò delle aderenze sue

personali e di altri presso il presidente del ministero francese

(1) (2)

Ibidem, pp. 60, 65. La giovinezza del conte di Cavour,

F. Ruffini,

I,

16 segg.

e

sparsivi, Torino, 1892. (13)

L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., pp. Ili, 115, 118.

(4)

Ibidem,

p. 116.

(5)

Ibidem,

p. 113.

(6)

M. Lupo-Gentile, G. Pecchio

XI11, 340, (7) Il

ms.

lett. «

F.

del Pecchio a C.

nei

Ugoni,

moti del 1

'21,

in

Rie. d'it.,

marzo 1831, Roma, 1910.

Dal Pozzo, N. 14 Copialettere etc. » da me edito in ,

Dieci mesi di cart., è in massima parte di mano del segretario Ronna.

Dei suoi figli è cenno in V. Clan, Leti, di V. Gioberti a P. D. Pinelli, 276 e 286. (8) L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., p. 27.


- 35 Casimiro Périer per ottenere al Etanna la licenza «li restare in Parigi ili. Pietose erano le sorti della famiglia del baione Viarigf, capo battaglione

reggimento di

•"><>

al

linea,

quando

sua moglie era venuta a morire, e il cavaliere di Castellino s'incaricò di «li tingerle al vivo a qoanti amici facoltosi con-

Anna Maria

tava: cosi lady

duchessa di Broglie, la

Billarderie,

il

la

moglie Bua Flabaut de

e

Buffano e

la

signorina

in

denaro e

in

raccoman-

dazioni per far ac cogliere

i

Agli Viarigi in istitnti educativi ($).

Altra volta in favore di Vidal in

la

Ba radere

Cheylière davano il loro contributo

Orsini (3),

Minto,

lord

generale e

signori

i

Klliot. sorella di

il

Dal Pozzo scriveva

al

conte

aiuto di Moieau a Baradère (4), e al Roland! per

raccomandargli un Colli da Lù Monferrato Pollano, in vantaggio proprio e dei

(5).

tuo: usciti

Clio.

Battista

italiani

resi-

denti nella Francia meridionale, otteneva presso il ministero

francese dell'Interno e

presso

il

D'Haubersert, nipote nella

Merlin Andrvane, the n'era un influente funzionario (6), il valido aiuto del nostro l'erdinando perii sussidio che loro non

paga vasi da cinque mesi e che minaociavasi di eliminare (7). Lichen, volendo da Lione trasferirsi in Inghilterra ricercava >ra

di

protezione del Dal Pozzo, che dolente rispondeva

la

non potergli tornare

utile,

poiché

i

molti anni suoi di di-

mora a Londra non p:li avevano procurato una gran folla di amici, ed

i

pochi non erano in ambiente adatto al Licheri (8).

Al marchese Giuseppe il

cui palazzo di

àrconati Visconti, profugo

Bruxelles

e

castello

provvidenziale rifugio per gli esuli 1831

il

di

lombardo

(iaesheek erano un

italiani,

il

16 novemore

Dal Pozzo taceva una « raccoiaandazioné in favore del

marchese Massimo di Montezemolo e dell'avvocato Giacomo Durandi <piali desidera |\a|no d 'essere ammessi alla Legione i

il

Ibidem.

dem, fidenti

pp. 17. 64, 106, 106, 107, LOS, L09, p.

L69.

lem.

dem, pp. (7)

Ibidem, pp. Ibidem, p,

LOS, il".

US.


— 36 — straniera » (l). Con il marchese di San Marzano il 17 dicembre 1831

il

cavaliere di Castellino

aveva una « réunion chez |lui

mènse] » per una raccomandazione da farsi presso Foster in favore di qualche infelice (2), e da madame Paolina Andryane il

10 febbraio 1832 sollecitava un contributo all'oblazione sua

mensile in favore di due figliuole della contessa Occupati, or-

madre ed esuli milanesi con il padre per fatti po-

fan»' della litici

Giambattista Clerico, ex- luogotenente della brigata

(3).

Piemonte e disertore dopo il 1821 senza che su di lui fossero caduti i fulmini della R. Delegazione, desiderando dieci anni dopo di essere accolto nella Legione straniera, si rivolgeva al

Dal Pozzo per averne

presso

la

provvidenziale raccomandazione

generale Ravicchio e presso Ba radere

il

tario generale al ministero della guerra;

così

(4),

pure

segrela

voiarda Anna Galley, vedova di un capitano, per toccare

sala

pensione dovutale, ricercava l'intervento suo presso il ministro Louis e

il

generale Ravicchio (5). Giacomo Filippo De-

meester Haydell, l'ex generale italiano di Napoleone 1, esule a Ginevra nel 1821 per sfuggire alla condanna a morte in-

contumacia a Milano dall'Austria, dopo aver inlingua italiana in Inghilterra, era nel 1832 venuto a Parigi. Otto anni ancora doveva il Demeester attendere prima che l'Austria gli restituisse beni confiscati, che a larga flittagli

in

segnato

la

i

mano egli profuse poi, sino alla morte nel in favore degli altri esuli italiani: ora

condizioni critiche ed ecco

il

1853 in Lugano,

a Parigi

versava in

nostro cavaliere di Castellino

inviare al Mirri la sua offerta personale di lire cento (6) e sollecitare a tale nobile

Marzano,

il

scopo il marchese Carlo Asinari di San

principe Dal Pozzo della Cisterna

(7), il

conte di

Baldissero (8), il conte generale Carlo Augusto Flahaut de la

il

Ibidem, p. 109.

(2)

Ìbidem, p. 110.

(8)

Ibidem, p. 112.

(4

Ibidem, p. 117.

.

5

Ibidem, pp. 117, 120, 121.

[Q)

Ibidem, p. 119.

(7)

Ibidem.

(8)

Ìbidem.


— 37 — Billarderie

ricavando da costoro e «lai conte Orsini cen-

ili.

itacinijue altre lire di sussidio (2).

Le dottrine liberali apertamente professate; nobile indipendenza e fierezza;

non solo in studi

teorici,

passato di

il

filantropismo che esplicava

it

ma anche

azione cosi aperta-

in

mente da passare agli occhi dell'Austria per uno dei capi Caibonari fra

i

fuorusciti di Ginevra nel

e

ts-ji

da fare la casa

sua a Ginevra, a Londra e a Parigi centro di zazione di aiuti ai disgraziati;

Marzano,

il

una organizl'amicizia con il Botta, il San

l'oliano e tanti altri liberali gli assicuravano la

simpatia incondizionata di molti esuli italiani, che in virtù della solidarietà settaria furono posti in vista più di lui. Fra <]U'-sti

ricordiamo il Pecchio, che in cambio dei suoi scritti

donava

del Dal Pozzo,

d[ava] in

gii

sua infelice biografia del Foscolo per cui si attirò le

Giulio fratello dell'illustre poeta

ire di i

la

quale

il

«

(3),

discuteva

l'idea

l'unione di tutta Italia n'guar-

come un romanzo » e ne accoglieva l'offerta ospitalità

casa sua. venendo

il

Pecchio con

moglie da Brighton a

la

Parigi ili: Antonio Paniz/.i, «cui salut[avaj caramente ed a cui rimettefva] les Refiexions

sur le divorce »

di

Madame de

Stati, aftinché le « dfonasse] al British Museunu dove manca-

[vano] - (5); e l'Ugoni Camillo, al quale

il

Dal Pozzo riferiva

missioni da parte del conte Orsini, inviava una Vita del

Denina

trasmetteva

e

i

rimproveri di varii Italiani (6), mentre

lo invitava a pranzo (7) con Giovila Scal\ ini, sfuggito nel 1821

alla polizia austriaca line,

cerchia e

appena giunto di

a

Londra

nel

1823,

per intellettualità, così anche a Parigi 1

si

era

tatto

una

conoscenti nella società più elevata per aristocrazia il

Dal Pozzo nel (831

Ibidem, p. 121. I

\

D'Anooma e <>. B4001, Man.déUa irti.

it,,l.,\\

isT

ren/> t

L. C.

Bolli*, Ditd

.

l'i'.

106, 112, 115.

Ibidem, p. !";. L12.

n, p.

7

Ibidem, p.

1

17.

\\. Contr. alia st. tiri prOC. <t<l \'rntiin<>, in III. B07,

Torino. 1910.

V H$Org. il.,


- 38 — ben presto aveva stretto relazione con molte personalità, delle un notevole saggio ci è offerto dal piccolo suo episto-

quali

lario a nostra disposizione.

M. d'Alexis di Noailles (l); Casi-

miro Perier, il grande banchiere, uomo politico e presidente

dopo le giornate del luglio (2); il conte Francesco Orazio Sebastiani, generale illustre di Napoleone I e ministro compiacente di Luigi Filippo per la marina e poi per gli affari esteri (3) il conte Carlo Augusto Flahaut de la Billarderie, aiutante di campo di Gioachino Mtirat e poi del re delle barricate (4) il barone Giuseppe De Gerando (5), che a Firenze, Perugia e Roma aveva lasciato buon ricordo di sé, consigliere di Stato francese e studioso di filosofia (6); il duca Stefano Pasquier, prefetto di polizia di Napoleone I, guardasigilli dei Borboni e presidente della Paria nonché cancelliere di Francia di Luigi Filippo (7); il del Consiglio dei ministri

;

;

conte Cristoloro Cbabrol de Crouzol, intendente generale delle Provincie illiriche sotto l'Impero, ministro della marina e delle finanze di Carlo

X e pari di Francia (8);

il

conte

Tommaso

Littardi, ricevitore generale delle finanze del dipartimento del

Varo (9);

i

ministri di Luigi Filippo Barthe (10) e Louis (11);

(lj

L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., p. 104.

(2)

Ibidem, pp. 26, 112.

(3i

Ibidem, p. 55.

l

1

(5)

Ibidem, pp. 63, 103, 107, 108, 109, 110.

Ibidem, pp. 70, 78, 82, 92, 105, 117, 113, 115, 121.

De Gerando scrisse Histoire comparée des systèmes de philo-

(6) Il

sophie

(l. a

l'art de

ediz., Parigi,

1804; 2.» ediz., 1821); Traile des signes et de Recueil des lois anglaises sur la police

penser (Parigi, 1821)

;

Oeuvres choisies de M. C'amille Jordan; Le visiteur du pauvre, premiato dall'Accademia di Lione e dal R. Istituto

des prisons (Parigi, 1821)

;

di

Francia. È ricordato da L. Sauli d'Igliano (Remin. della pr. vita,

I,

348 e 358, Roma, 1908) come suo amico. Visse dal 1772 al 1842. (M.

MlONBT, Notice historique sur la vie et les travaux de M. le Baroli De Gerando, in Mém. de l'Acad. des scien. mor. et polit. de Vlnstitut Imperiai de France, t. X, p. 1-33, Parigi, 1860). 7] L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., pp. 70, 109, 110, 112. 8

Ìbidem, p. 70.

(9i

Ibidem, p. 80.

(10)

Ìbidem, p. 120.

(11)

Ibidem, pp. 70, 120.


— 39 — uomini politici Portalta (1), Saint JuveDt (4), Dozon Pataille deputato del Basso Rodano (4): il conte Camillo Si-

gli

miane de TdTirnon, pretetto di Roma dal settembre 1809 al '"..di Bordeaux nel luglio 1815 e del Rodano nel geo181 l

naio

indi consigliere

1^-2-2.

Stato e pari di

«li

Francia (6);

il

marchese Maria Vittorio de Pay Latour Biaubourg, eroico generale napoleonico, pari di Francia nel 1814, ministro della guerra nel KJ19 7): il

governatore degli invalidi di guerra dopo il

e

conte Taillepied de Bondy prefetto della Senna

generale Ravicchio «9)

il

des barricades • ti!

ita

|

madamoiselle Lise Bucot « l'béroine

;

Baradère, potentissimo e cortese accogli-

lui ;

raccomandazioni (11); madame Paolina Andryane di quell'Alessandro che per le cospirazioni lombarde

conobbe lo Spielberg

1

consolatrice affettuosa dello zoppo

13), e

riero Ifaroncelli (li): ed

padre suo conte Filippo Antonio

il

Merlin di Donai, deputato agli Stati generali del 17S9. presi-

dente deda Convenzione dopo il 9 termidoro, ministro di giustizia e di polizia nel 17 .»ó-t*o, (

In 1.

Cassazione nel

«li

procuratore generale della Corte

grande giurista esiliato dalla Be-

••

stauruzione e ritornato in patria dopo

Ibidem,

l

luglio

«lei

IT.

l>p.

115,

1

}>p.

Ilo,

llt',.

U1814

es

Parigi,

.

<

pp.

du conte Camitle de Tournon p t

'iiampion,

ti

a

:

giornate

\

M'.i ì.aki). Letti

.1

le

li'lt.

di niit., p,

in, ìis, tis. M. :

Ibidem, p. 117. l" 1!

12

Ibidem,

p.

24,

1

l

8,

109, LIO, 111. 112.

DOSA, Contriti, dlld st 110: «

Mi

.

dt

0. Fakkkiti.

raflche » do, 1914.

il

0. ]

d'it ili'.

Andtyan

XVIII. L26 Bgg., Roma, taglio 1914.

'titiic in // ri»

Frammenti inediti dette s 88m


- 40 1890(1), formavano

il

crocchio degli amici francesi nel

ls.'ll

attorno al Dal Pozzo ed alla sua giovane sposa. E non ri suo-

navano le sale sue solo delle discussioni politiche mento,

di rimpianti

mo-

del

per gli antichi splendori dell'Impero e di

auguri per il trionfo della causa liberale in ogni paese d'Europa, ma vi

si discorreva anche di lettere, di aiti e di musica. Manzoni (2), Monti (3), Dante (4) e l'Ariosto (5) erano argomenti

spesso di dispute, quando non

si

parlava d'architettura

(6),

o quando

il

tini nella

direzione del Teatro Italiano e rivale di Gioachino

parmigiano Ferdinando Paer. successore di Spon-

Rossini, non allietava gli spiriti con le note del suo Maestro di Cappella

(7).

o la padrona di casa, sotto la guida del bravo

maestro Federico Massimino, esule fin dal 1815 (8), non gareggiava in dolci armonie (9); con Marinoni e Pagliardini (IO), per cui nelle rue S. te Groix d'Autin n. 1 era un continuo scambiarsi di

musica sacra

(11) e di

canzonette

(12).

Non meraviglia quindi che, come nel suo esilio londinese l'ambasciatore sardo conte San Martino d'Agliè era stalo sedotto dalle lusinghe del cavaliere di Castellino, così nel nuovo esilio parigino la legazione

sarda ben presto sentisse

il

fa-

scino che emanava da questo nobile spirito: ed ecco l'avvocato Nasi, addetto all'ambasciata, farsi segreto apportatore di lettere e di

libri proibiti del

Dal Pozzo nelle sue gite a To-

rino (13). (1) L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., p. 110. Per il valore del Merlin come giurista vedi ibidem, p. 25, e per la collaborazione del Dal Pozzo al Répertoire de jurisprudence del Merlin vedi LAROUSSE; Grand dictionnaire univ. du XIX siede, XIII, 23. (2) L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., p. 108. (3)

Ibidem, p. 106.

(4)

Ibidem, p. 118.

(o)

Ibidem.

(6)

Ìbidem, p. 109.

(7)

Ibidem, p. 118.

(8)

A. Brofferio, Stor. del l'iem. succit., I, 31.

(9)

L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., p. !08.

U0) Ìbidem, p. 118. (Ili

Ibidem, p. 119.

(12)

Ibidem, p. 116.

(13)

Ìbidem, pp. 2, 12, 51.


— 41 Che più.' Fra a dispetto degli

i

mantenevi con

era chi

—

pungenti ddl'« avvocato milanese»

—

ministri stessi di Carlo Alberto strali

amichevoli

lui

renze col far indirizzare gli

vi

rapporti, salvando

scritti

appa-

moglie, ma

propria

.-.Ila

le

ttandone l'omaggio delle incriminate pubblicazioni e

le

-manda/.ioni in favore di Giuseppe Mico, impiegato al ministero delle finanze e factotum de^li affari del

Piemonte dopo

la

Gaudenzio Maria Caccia ito

da tardi

latore

il

il

conte

Romentioo (8). E l'esempio suo

di

altri

senatore Mattei (3),

il

Pozzo in

l),il

sua fuga del 1821 (1). come faceva

funzionai ii dello Stato saldo, quali

conte Dattili console in Algeria

Vacca iói.

Anche da Torino gli occhi si fissavano adunque sulla rue Sainte Croix d'Antin, n. 1, dappoiché

il

Dal Pozzo si era tra-

da Londra in terra più vicina e più aftine per tradi-

sferito

zioni e per

temperamento etnico.

Logico era che l'avvocato Antonina! ia Degubernatis, già suo collega nel ministero del 1821. fornisse al cavaliere di Castellino notizie sul Consiglio di Stato carlalberlino da lui tanto tartfl

;

membro l

s ^l

in

della

che l'avvocato Giacomo Gio\ annetti di Novara.

Giunta provvisoria

istituita dal

Torino, accogliesse con animo lieto

i

reggente nel

nuovi opuscoli

critici dell'* avvocato

milanese ». ne condividesse gran parte

delle idee e gli desse

suoi dotti pareri |7i

i

:

che Stefano RocCÌ,

membro del Governo provvisorio piemontese del 1798, in\ il

proprio Aglio,

il

Dal Pozzo, ne gradisse

lui

si

in

viaggio di

18);

visoria torinese dtd

Ibidem, p. 8.

Ibi

ad ossequiare in Parigi

;

n. j.p. 20, 72,

106.

dalla Re-

che l'avvocato Pruno della Giunta

'-JI

ìbidem, )

1

no/./.e.

pubblicazioni incriminati

lell'ingiuslo trattamento inflittogli

la*

staurazione del 1814

1

le

gli fornisse notizie

per l'opera che


43 stava scrivendo sul

molo piemontese e ne ricevesse

i

li tiri

(1

):

che la giardiniera del risorgimento italiano Bianca Mi lesi, sposata Majon, gli inviasse

i

proprii scritterelli in

cambio delle

opere sue e con lui parlasse di vecchi comuni amici (2); ma reca

meraviglia vedere dal Piemonte tutta una corrente spirituale nuova convergere verso la rue Saint Croix d'Autin. Ecco i dottori Benedetto Trompeo dell'Università torinese e De Rolandis recarsi a salutare il vecchio ed impenitente critico della politica patria e prestarsi

ad introdurre in Piemonte giornali

e libri (3): l'avvocato Calza farsi suo corrispondente

in

To-

rino, manutengolo per contrabbandare gli scritti del Dal Pozzo

che gli editori Gherbuliez di Ginevra (4) e Ruggia da Lugano (5) inviavano di continuo, e ricercatore di dati e notizie per la sua storia della rivoluzione del 1821 (6). Ecco Saverio

Provana, bibliotecario privato di

M. in Torino, acquistare

S.

dal Mico la collezione del Moniteur di cui il cavaliere di Castellino voleva sbarazzarsi (7);

l'avvocato Duboin e

dico Vallino carteggiare con

ribelle e farsi depositarli dei

suoi opuscoli messi al

il

il

me-

bando del regno (8); l'avvocato Giu-

seppe Maria Clara sorgere paladino suo in Torino nell'attrito

con

i

ministri De l'Escarène e La Tour (9) e l'orefice e gioiel-

liere Musy prestare il

proprio

nome e correr pericolo di com-

promettersi agli occhi della Corte, sua principale cliente, per sottrarre alla polizia la corrispondenza del

Ecco l'avvocato Filippo Gaivagno, torio

Emanuele 11, trasmettere alla

tere del Dal

il

Dal Pozzo (10).

futuro ministro di Vitloro destinazione le

let-

Pozzo e riceverne i libri (11); il giurista Pier Dio-

nigi Pinelli, amico intimo del Gioberti e parente del Dal Pozzo,. ,1) •_>

Ibidem, pp. 16, 103. Ibidem, pp. 81, 92.

3,

Ibidem, pp. 97, 120.

(4)

Ibidem, pp. 16, 18, 103-110, 113-117.

5)

Ibidem, pp. 10, 18, 105, 111.

(6)

Ibidem, pp. 11, 13, 1«,

T

Ibidem, p. 51.

8i

Ibidem, p. 14.

9)

Ibidem, pp. 86, 88.

(10

Ibidem, p. 24.

(11)

Ibidem, pp. 53, 103.

18, 24, 38, 49, 52, 54, 71.


- 43 corrispondenza, Kr Ii distribuirli, discutere con lui di politica riceverne

-'arsi a

e

marche

vedute giuridiche

(lt:

zemolo rivolgersi

al cavaliere di

del proprio lati)

banchiere

ne'l

Belgio,

dal canonico K'-j-ms (i);

Xigra,

Felice

libri le

re

straniera, e procurargli

luti il

i

correggerne

e

Corderò di MonteCastellino per avere notizie

tulio che, rifugiatosi

Legion

nella

il

ed

scritti

la

si

arruo-

era

manoscritti

i

del

l'avvocalo Duboin,

l'abate Leone,

il

senatore Vacca

gradire l'omaggio delle pubblicazioni del Dal Cozzo messe al

bando dal (ioverno (3): ed un amico Melano recarle da Parigi

in

Casale Monferrato alla contessa Viarigi

4.

La rivoluzione francese del 1830 e l'agitazione europea

(4).

— specialmente l'italiana — che ne erano stato la conseguenza, avevano avuto la loro ripercussione in Piemonte, dove lo sfortunato esito del le

rivolgimento del 18-21 non aveva fiaccato

aspirazioni della minoranza colta e civile, desiderosa di

ri-

forme e di un regime costituzionale. Così sul finire del 1830 un nucleo di giovani valorosi e di uomini onorandi nell'intento di forzare

il

si

era eretto

re Carlo Felice a concedere le invo-

Giacomo Durando dettò in nome della

innovazioni

nazione un audace e un po' turgido manifesto

al

He, che

stampato dal tipografo Giuseppe Pomba e diffuso a midiceva gliaia di esemplari per tutto il regno (5). « Maestà uomini; cose, ma più vostri sudditi non sono manifesto il fu

—

—

i

Governo del secolo decimo è inconciliabile col secolo decitempi ci hanno spinto innanzi, ci vietano di remonono. ; a voi tocca di seguirci ». Messi in rilievo gli er-

il

I

•

rori e i disordini dell'amministrazione finanziaria. «Iella civile, di quella

riguardante l'insegnamento, gli abusi dei parassiti

cortigiani,

i

difètti

esistenti

Dell'ordinamento dell'esercito, il

manifesto conchiudeva minacciosamente:

1

Ibidem, pp.

9

/

li.

!•».

i'.'.

-

Maestà ! ascoltate

70, 100.

ili. »,

|>.

LOS.

ìbidem, p. ili. d'Italia, -l *T.


— 44 — la

voce della Nazione. Vi

persoli.'

parlano

che amano veramente

per

lei

migliaia di

più

Oggi ancora potete

la patria.

Sperate voi forse nella calma

risparmiare molti disastri.

apparente o negli applausi che ricevete in teatro? Voi cam-

mioate sui carboni coperti di cenere; il vostro trono è la statua

—

piedi di creta. Si solleNabucco: ha il capo d'oro e la Nazione oppressa la rivoluzione è la religione dei po-

di

i

verà

:

poli oltraggiati

:

e

il

Piemonte e tutta Italia non invocheranno

più altra divinità, finché

i

suoi signori non

si

piegheranno

ad una t'orma di Governo più umana e più popolare. Cbi

vi

parla è

— Maestà

!

un popolo vilipeso da nove secoli. La voce del

popolo è voce di Dio! ». La lettera al re era anonima e perciò tore

si

portarono subito sul

vecchio

i

sospetti circa l'au-

« avvocato

che non aveva smessa negli anni d'esilio

milanese »,

la critica delle

pa-

Solo più tardi un'imprudenza di Ignazio Ri-

trie istituzioni.

botti e le successive

sue confessioni

rivelavano

il

nome di

Giacomo Durando che nella fuga dal Piemonte trovava

sal-

vezza (1). Per intanto « dans différentes feuilles francaises on pubjia

[l]a

lettre

fort

inconvenante ed à plusieurs égards

absurde, qu'on pretend avoir été adressée par [Dal PozzoJ au roi déf'unt ». Egli la fece « démentir le plus tòt que il l'ait pu »,

ma, ad eccezione del Moniteur del 23 aprile (2), tutti tacquero i

:

giornali, che avevano pubblicata la lettera, per non smentirsi

e gli altri, per

non spiacere ai colleghi in giornalismo scon-

fessandoli, rifiutarono ospitalità alla protesta del Dal Pozzo, il

quale se ne sfogò, raccontandone l'incidente nel primo opu-

scolo che gli capitò di pubblicare (3); di poi

la verità

a galla. Non trascorrevano molti giorni dalla

comparsa della

venne

Durando, che il cavaliere di Castellino ne inseriva una nel Journal des débats, ma non a Carlo Felice, morto

lettera del

nella notte del 26 al 27 aprile 1831, bensì all'antico suo pupillo, all'antico

principe

ministro, all'antico amico,

reggente che lo aveva voluto suo

come vedremo fra poco.

(1)

Ìbidem, p. 448.

(3)

F. Dal Pozzo, Motifs de la publicitè donnèe à la lettre à Charles

Vedi appendice 3 di questo capitolo. Albert, p. 24-25 e n.

1.


— 45 — Nel suo fervore per Carlo Alberto, il Dal Pozzo voleva

."».

ramo

glorificate le origini del

neva

il

maggio

t

valore di

lire

l

s :>l

seicento

di

Carignano,

perciò propo-

e

premio di una medaglia d'oro del

il

per l'autore che

ti)

a\<>se scritto in

italiano, francese o latino, il migliore Elogio storico del Prin-

Tommaso, figlio di Darlo Emanuele I, è dava incarico alla

cipe

Accademia delle Scienze di sedere (piale giudice del conQuesta rivelò subito un non grande entusiasmo per

i;.

.

il

in t'ama di reprobo,

gesto del cavaliere di Castellino

delle Scienze ba accettato

il

per l'Elogio storico del Principe

liere

ma

L'Accademia (3). premio proposto dal sig. Cava-

non OSÒ declinare l'incombenza scientifica

«

Tommaso — scriveva

Giuseppe Mico, factotum in Piemonte del Dal Pozzo, il Iti lune fece ^lio 1831 al suo nipote, maggiore Sebastiano (4) nella gazzetta. non inserirli Se stampare programma, ma

—

:

i

in

«{Liei la

di

sera

questa

non

ne manderò lunedi

sarà,

vi

una copia». L'annuncio comparve, come lo stesso Dal Pozzo ricordava il 26 agosto al Mico iòi. ed era sottoscritto dal presidente dall'Accademia conte Prospero Balbo e dal segretario Costanzo Cazzerà. Diceva

programma del premio,

il

proposto dalla classe delle scienze morali storiche e biologiche nel

mese di giugno

1831

:

L'innalzamento al trono Sabaudo

«

della linea secondogenita, nella persona dell'Augusto Re Carlo

Alberto, ha richiamato l'attenzione degli eruditi su idi illustri

progenitori della famiglia regnante,

le

gesta dei quali o

non sono abbastanza conosciute, <> non vennero sin'ora, quanto conviene, degna Diente celebrile. La

vita

operosa e

magnanime azioni del

le

Tranne ano >li L, 1000, mono tempre 'li «ole .

della R.

18

concorsi

L.

600 Ji prim.

tee.

Tom

Aooadamia sino détta

lì-

A

81 84, Torino, is88). !

di qn<

i

principe

Pozzo alla lettera a Carlo Alberto App. 1

tolo). iale

dell edam 1

Manico, Aneddoti documentati tulio censura .

in

9,

Hiht sfnr

in

.

.

tt<ii.

Montebello,

tttau-

in

recente, 8<

l.

p. 27,Toi te

_'.

Dal

i"


— 46 — maso, figliuolo ultimogenito del duca Carlo Emanuele I, e stipite de' principi di Carignano, note appieno ai pochi che fecero particolare studio della storia o politica o militare della patria nostra,

non lo sono in ugual modo all'universale.

Verso questo mire degli

fine di

illustrarne

la vita,

scrittori, e particolai mente

de

volle indirizzare le

1

nazionali,

il

cava-

Ferdinando Dal Pozzo, coll'assegnare un premio da vin-

liere

cersi, a giudizio dell'Accademia, dall'autore del miglior Elogio

storico del Principe

Savoia Carignano » « sempre

Tommaso di Savoia, stipite del ramo di (1). Dice il Manno che il Governo era

andato a rilento nel lasciar correre per le stampe

scritti sulla Casa

Reale: specialmente se [avessero] potfuto] su-

scitare critiche e polemiche,

anche erudite

Carlo Alberto,

appena salito sul soglio, tosto ordinò che niente affatto, né in prosa né in versi, si licenziasse per la stampa o che si riferisse alla

sua persona o che riguardasse la sua famiglia (Ord.

Rege nihil!». L'Accademia delle non ostante questo Scienze una quindicina di giorni dopo 14 maggio

reale

1831): de

— — divieto sovrano accoglieva l'offerta del nostro cavaliere di

Castellino: «fu presentato un solo lavoro, dato a giudicare a Cesare Saluzzo, Manno, Sauli, Sctopis, Balbo e Cibrario. Non fu trovalo degno né dei suffragi né dell'indulgenza della classe

(verb. dell'adun. accad. 25 apr. 1833), ma [il

scoprire se fosse

il

lavoro del conte Capello ».

Capello di San Franco

con

il

Manno] non potè

si

conte Luigi

Il

era infatti incontrato nel

pensiero

Dal Pozzo nel 1831. allorquando Carlo Alberto era as-

surto alla dignità regia. Autore reputato di un Dizionario di mitologia, egli aveva voluto tessere la vita dell'iniziatore del

ramo di Carignano; ma, sia perchè ricordava i torbidi della Reggenza, sia perchè parlava del capostipite della famiglia reale, « negossi la di presentarla

1831)»,

ai

stampa a[lla sua] memoria

,

lecito a lui

all'Accademia delle Scienze (Ordin. 18 agosto

premio Dal Pozzo

(2).

6. il Segre, illustrando la ricca corrispondenza del barone Prospero Biugier di Barante, ambasciatore di Francia a Tori)

Meni. R. Acc. Scienze, Torino (1832), t. XXXVI.

(2)

A. Manno, Aned. docum. sulla cens. in Piem., p. 26-27.


- 47 rino in quegli anni, conservata affari esteri

li

archivi

Degli

Parigi, ricorda che

di

il

.'i<»

tolette ambasciatore, nelln convinzione che

riguano cingesse presto

la

aorona,

«

il

del

mini-

marzo

1831

il

Principe di Ca-

proponeva che qualche

giornale francese pubblicasse un articolo temperato con elogi e

speranze all'indirizzo di Carlo Alberto, non appena

t

questo salito al trono e suggerisse ri forate graduatine! regno

con dire che le popolazioni dello Stato non erano nelle

lo,

Condizioni volute per una costituzione uniforme e centrale...

Alberto avrebbe forse letto con piacere un articolo di

lo

genere e tratto ria esso sprone a riforme e leg^'i nuove » (1).

tal

direbbe che

Si

io

il

Dal Pozzo avesse conosciuto questo car-

diplomatico segreto tanto ejdi attuò la proposta del Ba-

rante con una lettera a Carlo Alberto, di cui solo il Brofferìo e

il

Tivaroni tra gli storici moderni tengono notizia diligente,

sommaria (8). Essa invero sgorgava dal cuore di un suddito devoto alla Casa dei suoi re, come un mezzo per per quanto

renderla più grande e forte, e dal cervello di un ex-ministro del

nuovo re. nelle cui orecchie risuonavano ancora le ultime

parole che dieci anni prima, il 31 marzo 1821, questi

gli

aveva

indirizzate entusiastiche da Rondizzone, mentre abbandonava

Tonno per ritirarsi a Novara. La

Pozzo inviata il 4 maggio 1831, quando

letteYa del Dal

Carlo Alberto da una sola settimana era salito sul trono, era frutto dell'entusiasmo suo verso quel Principe, ch'egli aveva * connut enfant » e nel quale aveva tanto confidato dopo Vi spe-

rimento liberale il

i>-ji.

d<-j

Glorificando

ramo di Carignano,

il

Dal Pozzo sperava di destale nel giovane re l'ambizione di

mettere in nobile gara la nuova Casa con in

Carlo

l'elice, e

perciò

gli

suggeriva

i

la

Cieusemenl ». Anzi, ripensando alla i.

//

li

A.

bel

el

t

tramonto di un najma-al'olbd tFuk regno nm

Carlo sfmh • re

sì

cependanl judiche di lui scrii. libera

Innover bien, tres nardément

conti

vecchia, estintasi

mezzi per un

l

i'MJ.

HI,

Baorraai

m. L'Italia durami


— 48 — Reggente nel 1821 come suo ministro degli interni, egli avrebbe voluto « lui offrir de bons, utileset infatiga-

aveva

fatto

il

ma

bles sci viccs ».

i

sessantatre anni, che gli pesavano sulle

spalle, gli consigliavano a pronunziare solo « des voeux » (1).

Contemporaneamente alla lettera al sovrano,

il

Dal Pozzo

ne inviava una ad un suo amicissimo, il cavaliere Luigi Montiglio di

Villanova (2), « che credeva chiamato ad assistere il

nuovo re nell'ordinamento dello Stato » (3), sperando ch'egli volesse e sapesse trar profitto di questa carica per indurre il re

ad attuare Il

riforme buone, ardite e giudiziose.

le

Dal Pozzo, confidando che la lettera al

avuto

« le

méme

Re non avrebbe

succes que [s]a harangue au roi Victor Ema-

Gènes en 1814 », si decideva a rompere con il

nuele, faite à

Montiglio « une silence de plusieurs années » ed a passare su l'« amertume »

procuratogli dal distacco dell'amico e sperava

che quella politica,

la

quale

li

aveva uu tempo

divisi,

do-

vesse ora ricongiungerli, essendo l'uno e l'altro animati dalla stessa devozione per « La

il

re e la patria.

situation de notre nouveau souverain est difficile et ce-

pendant... superbe» scriveva

guire « un bon

(1)

(2)

fil

il

Dal Pozzo, ma occorreva se-

de conduite ». Questo egli si permetteva di

Vedi Appendice 1 di questo capitolo. Secondogenito di Gio. Antonio Montiglio di Villanova e di Maria

Mocehia di S. Michele, era nato nel 1773 e morì nel 1844. Barone dell'Impero e Presidente della Corte d'Appello di Firenze nel 1810, Luigi

Montiglio dopo

la

Restaurazione era fatto avvocato fiscale generale a

Chambèry '1815), Procuratore generale (1817), Gran croce dell'Ordine Mauriziano (1820), Presidente (1821) e Primo Presidente della R. Camera dei Conti (1822) e del Senato di

Piemonte (1825). Ministro di Stato di

Carlo Alberto (183li, tu pure Grande di Corona colle grandi entrate

a

Corte e Gran cordone dell'Ordine Mauriziano. Erano suoi fratelli Giuseppe (1768-1840; viceré e capitano generale in Sardegna, ministro di Stato (1837) e cavaliere dell'Annunziata •1840); Federico maggior generale e ministro a Costantinopoli; e Alessandro consigliere di

Stato

Massaka-Previde, Geneal. patrie, lett. M.-P., p. 61, ras. in Bibl. di S. M., Torino). Trovasene una biografia in L. Cibkakio, Epigrafi latine ed italiane con alcune

necrologie.,

p.

147, Torino, 1867,

desunta dalla

Gazz. pieni., n. 146, Torino, 1844. (3j

F. Sclopis. St. della legisl. pieni., in Meni. li. Acc. Scienze Torino t

(1861), s. II, t. XIX, p. 49.

'


— Me — iare all'amico

maggio 1831 te:

ministro in due lunghe lettere

segnando i principali punti

(1),

politica estera, famiglia

zionale, costituzione, nobiltà. Corte,

sua

della

reale, religione,

4 e

il

.">

il

trat-

banca na-

polizia. legislazione,

fi-

nanze, ministero, amnistia politica, giornali, coltura, capitale dello Stato, riserbandosi di discorrere ancora dell'esercito, del

commercio, delle leggi comunali. Era l'enunciazione di un vero programma politico di un liberale moderato, ebe alla scuola della rivoluzione francese aveva attinto

i concetti fondamenrinnovamento aveva sociale, ma non risentito né l'intali del fecondatore delle dottrine nuove nazionalistiche, né >

quello deleterio dei suoi odi settarii e delle apologie delle so-

Anche

cietà segrete. •Ito

in queste lettere vi è

il

Dal Pozzo del

dal Reggente a ministro perchè liberale e libero.

Ouale politica estera doveva fare Carlo Alberto a giudizio del cavaliere di Castellino t Seguire quella dei suoi predecessori, dell'equilibrismo tra

Francia ed Austria, che tanto aveva

giovato nei secoli alla Casa di Savoia, senza simpatia né per

ma coltivando molto l'amicizia

Francia, né per l'Austria,

la

dell'Inghilterra, della Svizzera e degli Stati germanici meri-

dionali, per diventare, occorrendo, difet

ritro le

capo di una coalizione

il

grandi potenze continentali.

Per il bene del Piemonte bisognava assicurare la conti-

nuazione della stirpe Savoia, perchè « Charles Albert à deux depuis 1822

n'a plus eu d'enfans. Victor Amedée III

il

en avait cinq, devenus tona adultes: et sa branche est éteinil

dei

«

rimedio era per il Dal Pozzo

membres de

riconoscimento

3 di questo Capitolo.

1

1".

Dal Posso, Motifa Vittorio

nuel

p.

BO,

a.

l

dell'estratto.

—

5

I

tìgli

Savoia, giunti in età adulta, erano Carlo

Leo III di

1762-1799 di

il

branche de France (3) corame princes

la

.

Emanuele

I

Maurizio dura

1.

('.ir;

Morienne e duca di Aost Questo ramo francese dei Carignano per

matrimonio

il

di

Vauguyou non

u Paolina de Quei.

era riconosciuto dai parenti. Solo un nohlie

i

diritti surriferiti

\.

//

prin

Story. Mal., xiv

.iprile

Eugenio

nel loro tìglio

I

irignamo t Ut tua luogotenenaa il..

//

di

!

Roma,

1991

.

*


— 50 du sang, successibles à la couronne en cas d'extinction de la branche regnante et installés dans le palais et l'apanage Carignan ». In materia religiosa il Dal Pozzo voleva la risurrezione delle libertà gallicane (1), la soppressione di tutti gli ordini mona-

l'incameramento dei beni ecclesiastici per estinguere il debito pubblico con stipendio al clero per averlo sottomesso stici,

alla potestà civile; e in materia economica la creazione di nu-

merose banche specialmente di una nazionale, per « acti velde l'argent qui git cache et improductif dans

ia circulation

des milliers de caisses et de bourses particulières ».

Mentre queste richieste farebbero quasi sospettare nel Dal Pozzo uno dei più accesi rivoluzionari, il pensiero suo circa la costituzione ce lo

potrebbe far credere un retrivo

:

egli era

semplicemente un cervello equilibrato, che voleva procedere per gradi

:

« Tout

le

mond

une constitution de la donne après avoir assis son

s'attend

parte de Charles Albert. Qu'il la

gouvernement sur un bon système... Que Charles Albert ne promette pas mème une constitution », attirandosi i sospetti delle potenze assolute e dell'Austria

in

ispecie e creandosi

uno stimolo continuo dei liberali, che non lo lascieranno più in pace finché non avrà ceduto. Meglio sarà « derouler graduellement le système constitutionnell... Sans parler de constitution on peut mettre en vigueur plusieurs choses analogues », inamovibilità dei giudici, indipendenza della giustizia civile di fronte al re, abolizione dei privilegi fiscali, libertà di la-

voro, di parola, di religione, di stampa, restituzione ai funzionarii napoleonici di titoli e gradi con indennizzo pecuniario

per

i

diciasette anni di vita obliata. « Un prince absolu, vé-

ritablement éclairè et ayant des intentions bien droites, peut

(1)

La Chiesa Gallicana, sebbene devota al Cattolicismo ed

alla S.

Sede, insiste sulla distinzione e indipendenza delle due potestà spirituale

e temporale; rivendica l'infallibilità all'intiero corpo episcopale unito al papa proclama la libertà suprema dei Concili generali e quella dei ;

governo della Chiesa. Questi principii, che si fanno rimontare ai primi tempi, furono a lungo insegnati nelle scuole teologiche di Francia e più specialmente alla Sorbona nel 1682 furono riassunti da Bossuet in una dichiarazione del clero francese. sacri canoni nel

:


— 51 — comparativement operar dea prodiges ». In questa concezione

come

di assolutismo illuminato fra

il

si

sente l'affinità spirituale

nostro Ferdinando e colui che tìrmò tremando nel 1848

come si comprende che questa fu la causa per chiamò l'altro a suo collaboratore! bile di famiglia illustre ed antichissima, come vedemmo nel primo capitolo, il Dal Pozzo era uno spirito aperto che voleva accessibili a tutti la nobiltà, gli ordini dei SS. Maulo Statuto! e

cai Del 1881 l'ano

Lazzaro e della

rizio e

a

corte.

In

Piemonte

S. vi

Annunziata, nonché i ricevimenti troppa

era

nobiltà

che viveva a

sdegnando il commercio, l'agricoltura, le professioni, ma eliminarla non era facile senza compiere una ingiustizia: il problema era quindi per il Dal Pozzo ancora da studiare, come anche quello della Corte centro di paraselo. Liberia personale, di andare dove si voleva, senza tanti passaporti né impacci polizieschi una legislazione alla francese (li: l'abolizione di alcune dogane più dannose che la semplificazione dell'amministrazione economizzando; utili e la creazione di un vero ministero con tutt'al più quattro ministri degli Ksteri, degli Interni, della Guerra e Marina e delle Finanze e con direttori tecnici per il resto erano le ultime ritorme che il Dal Pozzo affrettatamente nella prima let3e

dello Stato,

;

:

cavaliere di Montiglio consigliava di insinuare nel-

tera al

l'animo del giovine Alla

re.

dimane 5 maggio

1831

Dal Pozzo, visto che

il

la

let-

tera chiusa, o meglio interrotta per farla partire alla volta di

Torino, non era arrivata in tempo alla

posta, ripigliava la

penna al punto dove si era arrestato e precisamente alla que* motivi ne dell'amnistia per delitti politici. Due erano i

i

fondamentali sui

«piali

poggiava

la

sua

richiesta: e Charles

beauooup dana l'opinion <lu monde entièr, ne donnait [>oint une amnistie, parce <|iu toul le monde

Albert perdrail s'il

j

aujourd'lmi, è

la

•ìirairt- et

d'un tres-petit nombre de gens inté-

d'un autre nombre ancore pina petit oita

dopo la lei

ma prima della stampa alla

Ila di

i

utile e di

nuovo si sarebbe Gatto

in

1"


- 52 gens illilxraux par principes, tout

<le

le

beral: tei est le torrent de l'opinion.

monde, dis-je, est li-

Une

infinite

de per-

sonnes croient, dans l'etranger surtout, que notre jeune roi tu t

le

chef de

la

revolution en 1821 ».

Riconosceva il nostro Ferdinando che Carlo Alberto avrebbe

dovuto « certainement user de precautions envers l'Autriche; mais il doit

— aggiungeva — bien se garder de montrer de

la crainte et

mème de l'inquiétude sur son approbation ». Pre-

testi pietosi

non ne potevano mancare al re per legittimare

clemenza sovrana, ed anzi ne suggeriva diversi, mentre insisteva su un'amnistia

agli occhi della bicipite l'atto di egli

completa con estinzione dell'azione penale e reintegrazione negli onori, gradi e dignità, cosa che — a quanto pare — avvenne più tardi dopo l'amnistia del 1842: infatti i molti militari del Dizionarietto dei compromessi del Manno (1) sono stati tutti giubilati nel 1848 e 1849 dopo la prima campagna per l'indipendenza italiana, con un grado o due superiori a

quello del 1821

quando erano stati destituiti.

Libertà alla stampa nazionale ed estera reclamava inoltre

Dal Pozzo, consigliando di tare le spese per avere in Pa-

il

rigi ed in

Londra due giornali, fidati portavoci del governo il quale doveva per mezzo loro troncare ogni so-

piemontese,

spetto di mirare alla cacciata dell'Austria dall'Italia,

ma di

questo discorreremo più avanti. Coltura su vasta scala suggeriva pure al Montiglio, da ottenersi col combattere l'uso dei dialetti la

piemontese e genovese, col favorire gli studi storici,

pubblicazione dei documenti antichi e col richiamare gli

stranieri in Piemonte.

Uno dei mezzi per quest'ultimo scopo

era di far Torino una grande città moderna. « La ville capitale est il

l'àme d'un pays ». Torino è posta in un bel sito con

panorama delle colline: rinnovate la vita cittadina dando

più libertà e voi la farete concorrente di Ginevra e di tante altre città prescelte dai forestieri,

ammoniva

il

cavaliere di

Castellino. La Corte sia brillante e accessibile a tutti e le due

regine, vedove di Vittorio

Emanuele I e di Carlo Felice, vivano in Torino e non consumino gli appannaggi altrove. Si (i)

A. Manno, Inforni, sul Ventuno, pp. 142-206.


— 53 — ino

circoli, si creino dei

i

aperto tutto

buoni

fanno e a tutti, non a riunione. quale

ci

teatri:

R

il

pochi favoriti:

ridotto del

si

Archivi di Stato vicini e vedrete Torino rare e

i

pre-

provincia prender*» vita dalla capitale.

la

Dopo tanti consigli il il

ridu-

stesso,

teatro

Dal Tozzo in un poscritto avvertiva

cavaliere di Montiglio di non prestar tede alle molte fan-

donie corse sul conto suo: eu li era ancora sempre degli stessi r

un tempo, cioè del \*-2\ (filando, a quanto era parso,

ideali di

coincidevano con quelli del presente nuovo berale moderato e

re.

cioè

li-

non rivoluzionario, né settario.

Attesa una qualche risposta a queste tre lettere, se non da parte di Carlo Alberto, almeno del suo ministro Montiglio, il

Dal Pozzo credette opportuno di rendere pubblico per mezzo dei giornali

il

suo indirizzo al Re.

Quale ne siano stati gli effetti appare chiaro da quanto ne scriveva

il

ti

giugno 1*31

il

segretario suo in Torino. Mico.

impiegato al ministero delle finanze,

al

nipote del nostro ca-

valiere di Castellino, Sebastiano Dal Pozzo maggiore dei carabinieri

nel Debats (1) mi gelò il sangue.

La lettera inserta

«

:

quando ne sentii a parlare per la prima volta. La sua lettera mi confortò un poco, ma ne calcolai tutte le conseguenze possibili.

Il

riferire

cosa se ne dica qui

[a

Torino] è affare im-

menso: a chi piace, a chi no: chi vi l'intenzione di non voler più ripatriare, chi anzi vi vede una smania grantrova

ima di venire a porre le mani in pasta. Pretende questo una spinta al Sovrano per tosto che tale lettera debb chiamarlo, un altro assicura anzi ch'essa dispiacque moltis-

simo al Re e gli parve un saggio di alta ambizione, per cui non gli tu risposto e per questo il sig. cavaliere l'abbia fatta di

pubblica

lo stile ed i

i

di

ebbe

caso

di

«lire

ni invocat ». Chi vuol provaie con

la

data,

ragione:

ci

il

altre sottilissime osservazioni eh'

vederla presto smentita ne' giornali:

caos. Tutti credono che io già

.

Parigi,

1

la

insomma è un

conosceva

<

che


informato del cum e del rum ed io ne so niente affatto, essendo perfin privo di nuove da circa quindici giorni » (1). Poteva Carlo Alberto rispondere a questa lettera del Dai

Pozzo? Noi crediamo di no e reputiamo di poter a tale proposito associarci a quanto scrisse il Masi: « Nelle condizioni, che Carlo Alberto riceveva lo Stato dalle mani di Carlo Felice, senz'armi, senza soldati, senza danaro, con un'ammini-

una legislazione

strazione in disordine,

bestiale, è possibile

immaginare... ch'egli avesse potuto seguire senz'altro gli eccitamenti e

i

consigli che

il

primo anno stesso del suo regno

gl'in viava da Marsiglia Giuseppe Mazzini colla lettera famosa,

o quelli soltanto, che l'anno innanzi avea diretti a Carlo Felice

Giacomo Durando?» (2).

Indignato dell'ostinato silenzio del suo ex-pupillo ed ex-principe reggente,

il

Dal Pozzo se ne vendicava abilmente, col-

pendo colui ch'egli riteneva il principale responsabile. Il cavaliere Montiglio aveva adunque dimenticato tutti gli atti di cordiale amicizia

fra

loro

interceduti, per trasformarsi egli

pure in un cortigiano? Peggio per giva pubblicando

i

lui.

L'amico tradito rea-

Motifs de la publicité donnée à la

adréssée a S. M. le Roi de Sardaigne Charles Albert

lettre

a l'oc-

casion de l'avénement au trone de ce Prince, avec des extraits de lettres du méme auteur a S. Exc. M. le chevalier

De Mon-

tiglio, premier president du Sénat de Piémont, pour servir de

commentaires à la première (3). Il Dal Pozzo aveva indugiato a stampare la brochure, perchè alcuni suoi amici gli avevano fatto sospettare che potesse con essa intralciare le « mesures libérales sur le pointd'ètre prises,

en faveur surtout des condamnés pour delits politiques » (4). L'attesa fu inutile e quindi ne venne la stampa:

(1)

scel.

i

difensori

Archivio Dal Pozzo in Montebello, Sez. I (Carte Dal Pozzo), Mi-

X,

n. 2.

(2)

E. Masi, Il segreto del re Carlo Alberto, p. 162-163, Bologna, 1891.

(3)

par le corate Ferdinand Dal Pozzo, ancien maitre des re-

quètes et premier president de la conr imperiale de Gènes

Cherbuliez, 1831, pp. 52 in

8°.

in Torino. (4)

,

Parigi,

Ne esiste una copia nella Bibl. di S. Jf-

Motifs de la publicité etc., p. 50-51.


della condotta dei ministri e dei consiglieri ili Carlo Alberto, «

to

'le

la

plus grande médiocrité, comme plusieui

leurs devanciera », rispondevano che l'amnistia non era possibile per la posizione delicata di fronte air Austria, ed

ttava che, pur

il

Dal

protraendo L'allontanamento per-

ondannati per accontentare l'Austria,

poteva

si

abolire la morte civile dei condannati, la confisca dei beni e il

divieto di rimpatrio a quelli « expatriés p;ir des ordres ar-

bitraires, sana procès ni

condamnatìon ». Siccome

poi

iJ

Dal

o era tra questi ubimi, avvertiva che dispensava persilo

conto

Governo da un tale alto di giustizia e diceva che l'of-

il

sua di collaborare con

ferta

il

Monti^lio nell'opera riforma-

non era stata una mossa di ambizione personale, ma l'espressione del suo disinteressato entusiasmo per la causa

trice

liberale e per la grandezza di Carlo Alberto. Intatti scriveva:

examine tonte ma vie, l'ou verrà que depuis 1814 je

l'ori

pris toujours la route opposée de l'ambi'tioii: car je n'ai'jamais

ce

fait

t

«Iella

nécessaire pour arriver au

qui est -«•

proclamé

pouvoir, et j ai *

répété les vérités que je croyais utiles,

et

ande indépendance » (1). « Abissua abissum inil tremebondo Mico. La pubblica/Jone

poteva ripetere

»

lettera >ul Journal des debàts era ora seguita

opuscolo, nel quale

il

mosso a

tenti era stato

da questo

Dal Pozzo chiariva da quali nobili in-cri vere

a Carlo Alberto.

La lettera diffusa largamente, che l'autore ne aveva inviato copia diretta al He, ai ministri e principali dignitari dello illerato nel

Piemonte una viva soddisfazione,

quasi universale, perchè si sentiva fortemente il bisogno di in-

novazioni dopo

i

due regni di Vittorio Emanuele e di Carlo Penon obstanl le caractère boa et enclin piincs», retrogradi in Civiltà e in pro-

stati, «

à

la

justice de ecs

p.

L.

<

'.

Mnti/s avidità,

B6, n.

,

Boi <ir il

<., p. 18.

hi publicité, 6.

«L'opuscolo

verso, uni imi. cotesti n\

.

del

l'ai

Pozzo

fu

«va a

pub

ni di •

dentemente m


- 56 — Ciò constatato,

il

Dal Pozzo proseguiva dimostrando quali

Piemonte quindici anni, ed alla Savoia e Nizzardo ventidue anni, di regime francese (1) vantaggi avessero apportato

e

come tutti

i

al

benefizi fossero

stati

eliminati dalla Restau-

razione, persuasa « que toujours les lois an^iennes étaiént restées en vigueur, quoique abolies, qu'elles avaient seulement

domination francaise, et qu'en consequence elles devaient, le fait de la domination cesse, reprendre sommeillé durant

la

leur empire; que d'autre part les lois fran<jaises ne pouvaient étre regardée8

comme de

véritables lois ayant produit des

droits ou autres effets perpétuels, mais seulement comme des

actes violensd'un gouvernement de fait, auxquels c'était faire

beaucoup de giace que d'attribuer un Inoltre la corte di

effet

temporaire »

(2).

Roma, i preti, i monaci e « surtout les

jesuites s'fetaient] emparé^s] de

nouveau

publique et de la conscience du Roi »

(3)

et

de l'instruction

durante i predetti

due regni. Ecco perchè tutti i Piemontesi, alla venuta di Carlo Alberto, s'attendevano innovazioni e lo guardavano « comme

un soleil naissant ». Carlo Alberto aveva in quei primissimi tempi del regno fatte due riformette per abolire la ruota e le tenaglie roventi ed i rescritti sovrani negli affari civili: il Dal Pozzo, timo-

programma il nuovo re, aveva concepita la lettera e dopo si era deciso alla stampa di essa, perchè il sovrano avesse un'idea roso che queste potessero rappresentare tutto

liberale del

del

cammino ancora da percorrere.

Egli si scusava dell'accusa d'aver offeso l'etichetta di corte

con l'invio della lettera al Re, accampandone l'ignoranza e « affirmant sur [s]on honneur et [s]a conscience que personne

ne [le] surpasse en sentimens des respect

del

et

d'amour pour

Dal Pozzo dal 1817 al 1831) che un semplice individuo non si stan-

cava di porgere a chi non ve lo aveva richiesto, perchè era un persistente fenomeno morale e caratteristico dello spirito dei tempi » iF. Sclopis, St. della legisl. pieni., in Mem. E. Acc. Se. Torino 1861), 1

s. II, t.

XIX, p. 50).

(1)

Motifs de la publicité, p. 6-7.

(2)

Ibidem, p. 8-11.

(3)

Ibidem, p. 12.


— o/ — Charles Albert » di: del resto dovevasi considerare

la lettera

più come uè discórso pubblico per far arrivare da più parti l'invilo al sovrano di innovare la vita politica, che come una lettera.

Alla

domanda che gli avversari) gli muovevano,

he

in

virtù

voluto dare consigli al He. rispondeva

di quale diritto avesse

come cittadino era parte interessata al progresso del

some fedele e leale suddito era obbligato, anche ricavandone danno e noie, a suggerire al proprio sovrano ciò che rtout ses courtisans ou ses conseillers habituels ne le lui donneront pas » ($); e perchè libera era l'accettazione o meno

del consiglio, se

buono o

cattivo. In

tutto

il

mondo, dove

v il regime costituzionale, scrittori politici e deputati non fanno che consigliare

il

Re. « Il n'y a donc que des ministres

ou imbéciles qui ne s'eclairent pas des conseils, méme

spontanément donnés, et qui intriguent et poussent le prince n

offenser »

Infine

suoi

i

(3),

precedenti

personali

potevano giustificare il

suo ardire, avendo per buona parte della sua

atteso a

vita

funzioni pubbliche di una certa importanza e a

studi: del

une autre epoque et dans d'autres circostanfces (cioè nella difesa del

patrimonio di Carlo Alberto bambino)

-eils [n'jaient été tout-à-fait inutiles

maintenant sur le trone »

est

Richiamandosi

al

[s|es

au prince méme qui

(4).

suo tentativo

BUggerire

di

una

politica

Emanuele I nel 1814, il Dal Pozzo notava le analogie fra quella sua mossa e la presente del 1831, Inspirata pure da vero amore verso il Principe. Anche ora « les liberale a

Vittorio

promoteurs de

veilleries » lo rimproveravano dell'audacia nel

rivolgersi direttamente al dei funzionari dello Stato:

due lunghe

lettere ad

succintamente esposti

Balbo che

nel

un ministro del Re al

sovrano.

Ma

1814 aveva approvato

il

Ibidem, p. IL

j

Ibidem,

p.

16.

(8)

Ibidem, p.

IT.

I

Ibidem, |«.

Ih.

,

sovrano e della condanna implicita anche ora egli aveva chiarito in

le

i

propri! pensieri,

a differenza

del conte

Bue idee riformatrici,


— 58 — il

Mon tiglio, « autrefois avec [lui] sur un pieci de-

cavalier di

fcrès-grande intimile », non si

Ma male

ricevuta.

degnò neppure di accusargliene il Dal Pozzo se

gliene incorreva, poiché

ne vendicava in una nota dicendo che l'intimità loro era du-

quanto era convenuta alla politica del Montiglio, Il che non aveva tolto che nel 1817 il Montiglio da Torino avesse scritto una lettera al Dal Pozzo a Moncalvo, pregandolo « de comrata tanto

raffreddandosi nel 1814 e svanendo a poco a poco.

poser polir lui

le

discours qu'il aurait prononcé devant la ro-

Chambre des comptes à

yale

l'ouverture de ses séances au

mois de novembre de ladite année » toso,

(1).

Malignamente pie-

Dal Pozzo osservava che un procuratore generale del

il

Re poteva averlo di ciò incaricato, perchè sovraccarico di lavoro; e questi segreti egli rivelava ora per le stampe (2), per giustificarsi e chiarire

i

motivi che l'avevano indotto a

ri-

volgersi al Montiglio. Nell'agire così il cavaliere di Castellino

da principio qualche ribrezzo; [glji parea quasi di una cattiva azione. Ma il suo assoluto silenzio, mentre avrebbe anche con poche linee obbliganti potuto eludere l'in« ehb[e]

fare

tento [del Dal Pozzo], se così gli piaceva, [glji parve tanto in-

solente

dopo

punirlo,

come potea, di non essere più la dupe di un'amicizia

affatto cieca,

tutti

che

i

[il

[loro] antecedenti,

che

[s]i

risolvette di

Dal Pozzo] ebb[e] per lui e di rompere

apertamente, e per sempre. Non viol[ò] alcun segreto

con

lui

che

[gl]i

quanto alle leggi dell'amicizia egli primo a trasgredirla. Tali legami non debbono

fosse imposto, e

[era stato]

il

un iato solo. Se gliene fosse avvenuta qualche diminuzione nella stima pubblica, o del suo carattere o della sua abilità, [il Dal Pozzo] avrebbe creduto d'aver reso un sussistere da

servizio al pubblico, mentre [era stato] in circostanze impor-

un poco buono consigliere » del Re. Nel coro generale degli osanna, non mancarono però i biasimi per questo opuscolo: l'abate Pier Bernardo Marentini, tanti

esule a Lione sulle mosse del ritorno in patria, glie l'aveva

rimproverato e il Dal Pozzo

1

(2)

gli

rispondeva

:

« Ne

Ibidem, p. 25 e n. 2. L. C. Bollea, Dieci mesi di cari., p. 13, 14, 52, 53.

sarà quel


— 59 — Io

:.

ho detto con libertà

le

mie opinioni quali the

Non aspetto ricompense ne da darlo Alberto,

nutro.

nei dai

quanto a lion tiglio ho voluto punirlo » il). Ma il Marentini. da quel buono e sincero amico ch'era, impegnava eoo il Dal Pozzo una cortese polemica epiné dai

liberali,

ire

Irati e preti; e

per convincerlo della eccellenza delle sue opposizioni.

— mentre gli comunicava che

nostro Ferdinando

Il

«

ri-

i

scontri sull'esito della [suja brochure... non [era]no cattivi...;

ma che

che alcuni ne dicfeva]no bene,

altri

[era|no più numerosi, e [che]

assicura[va| ch'ai Ke mede-

si

male,

primi

i

simo non [era] dispiaciuto] (2)», lo invitava, incontrando «La Tour e altri grandi..., dal loro accoglimento e dai loro discorsi (ad) arguir qualche cosa ». Indi, entrando in merito alla critica

Marentini, scriveva :« Voi

del

mi faceste l'enumerazione di

Re Carlo Alberto: non lo credo, poiché ch'egli tosse complice conscio della rivo-

quelli a cui la mia brochure poteva spiacere.

luzione è cosa talmente nota ed innegabile, che anzi deve aver

obbligazione se io

La il

rappresento solamente come sorridente,

lo

disgrazia in cui fu del re

Carlo Felice per lungo tempo,

suo esilio — tinche non lavò al Trocadero — sono tutte eolissime. — Irati: pochi s'interessano a loro attualsi

le.

.

pendi

— Preti: non so se non starebbero meglio con nobiltà che amministrando beni. — Xobili

sti-

t'issi

:

>ati8sima dalla nobiltà più bassa,

massime di provincia

borghesi poi cordialissimamente.

infinito de'

c»-to

ti

ministri: bisogna censurar

e

poiché Don

guisa censurare

si

può

L'alta

in altra

biasimar

i

—I

ministri per t'orza, il

tandoli, si contribuisce a farli levar di posto.

ite.

Poi scredi-

Montigli»

SÌ

:

ne un inimico. È meglio che sia un inimico aperto.

con.:

— 1 liberali Piemontesi: poiché vogliono subito una costituzione.

Ma

i

più ragionevoli fra essi vedranno che L'andare a

grad

è •

:

\o.

meglio che ottener niente.

perchè vogliono lo

credo

la

cosa

La

Riunione d'Italia in mi solo go-

né

praticabile,

ilnppero an-or meglio ni,

p.

1.

— 1 liberali Ita*

né desiderabile

per

nell'opera

Li-

a

cui

1.

i

roi lui

eu uu oei mèiue » {Ibidem, p.

'

:

il


— 60 —

Ora io vi farò l'enumerazione di quelli mio pamphlet ho dovuto piacere. Re Carlo Alberto: se veramente ha una secreta voglia di esser novatore come Foro di presenti (1).

a cui

il

io gli consigliai, e

di

coonestarsi co' liberali, senza troppo

urtar l'Austria. — A tutta la classe media ed anche ai nobili

non così alta sfera e credito alla

di

che io intenderei promuovere. per l'influenza che

si

corte, per l'eguaglianza

— Alla popolazione in generale

toglierebbe ai Gesuiti e per la buona le-

gislazione e amministrazione di giustizia che loro si procurerebbe. Ai letterati, volendo faAgli Ebrei. — Ai Valdesi.

—

—

vorir le lingue e non i dialetti.

— Ai commercianti di Torino,

bottegai, borghesi possessori di case e beni vicini alla capitale,

che

volendo render questa fiorente e brillante.

amano il bel mondo

— A quelli

per ciò che io propongo in riguardo

—

massime al regio teatro. Ai libraj per la maggiore libertà sì nella stampa che nell'introduzione di libri e stampe forestiere »

(8),

Non ostante queste

voci contrarie, al cavaliere di Castel-

l'intendere che il [su]o opuscoletto Motifs etc.

lino « piace] va]

[avesse] fatto gran chiasso [in Piemonte], non per motivo di

alcuna vanità,

ma per vero desiderio [di] scuotere la pubblica

opinione e fare che ella [avesse] suonafto] talmente alle orecchie del giovine

sovrano, che mettesse la direzione degli

mani e si prendessero delle vie migliori » (3). « Essere utile alla cosa pubblica ed al sovrano» era stato « il voto di tutta la [su]a vita» (4): ma non n'erano convinti i ministri del re che davano la caccia al nuovo opuscolo del affari in altre

'1) Si tratta del Della felicità che gV Italiani possono e debbono dal Governo Austriaco procacciarsi, di cui diremo più innanzi. (2) L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., p. 4. (3)

Ibidem, p. 12.

Visto il divieto opposto alla circolazione del «uo opuscolo in Piemonte, il Dal Pozzo e per disseminare qualche copia, [avevaj immaginato di far delle tratte, in virtù di cui il portatore pot[eva] tarsi rimettere una o più copie, secondo la tratta, dal libraio Cherbuliez di (4)

Ginevra.

Non

s[apeva però] se

si

po[te]ss[e]

fare

— e come — una

tratta generale per ritirarne molte copie, poiché l'estrazione di molti

esemplari po[teva] soffrire maggiori difficoltà alla frontiera » {Ibidem, p. IH.


— 61 — Dal Pozzo, onde questi cercava

il

mezzo per eludere la vigi-

lanza poliziesca

(Continua). L. C. Boi.lka.

•

1

Ibidem, p. 14.


ENNIO QUIRINO VISCONTI GIACOBINO Un documento molto attendibile, sconosciuto agli storici Ugo Bassville, che Vittorio Fiorini scoperse e pubblicò, ci fa sapere come la mattina del 13 gennaio 1793 dell'eccidio di

Moutte un club di 120 persone: forse quelle colle quali Bassville e La Flotte si lusingavano di potere a forza innalzare le armi della Repubblica nella notte seguente» (1). «Gli intervenuti a questo convegno» « non nota Tommaso Casini erano certamente soli francesi, né raccolti a trattare di cose francesi quella era una propria e vera congiura, nella quale si potrebbe giurare che avessero parte molti di coloro che si chiarirono «erasi tenuto in casa

di

—

—

:

poscia per giacobini nel '98, e tra

gli

altri

particolarmente

giureconsulto Filippo Renazzi, Ennio Quirino Visconti,

il

Giuseppe Flaiani, Liberio Angelucci, Angelo Stampa, Domenico Maggi, Filippo Accoramboni, Gioacchino Pessuti, Carlo Luigi Costantini »

Che

(2).

Visconti appartenesse alla

il

schiera

romani sta lì a provarlo la memoria da

lui

de' giacobini

scritta

29 gen-

il

naio del 1798 per illuminare il Direttorio di Francia; messa, in parte, alla luce dal cav. Artaud,

tata colla

piene

di

il

quale

la

dice

«

det-

maggiore intelligenza e ricca di viste e statistiche saviezza e di verità » Eccone un passo .

:

La poco felice riuscita delle insurrezioni romane ha potuto forse far risguardare questo popolo

come assolutamente alieno dai prin-

Fiorini, Catalogo illustrativo dei documenti esposti in Bologna Tempio del Risorgimento nel 1868; II, 205 e segg. (2) Casini, Ritratti e studi moderni, Roma, Società Dante Alighieri, (1)

nel

1914, p. 11.


— ma la »

demooratici:

-cij>ii

—

3

è

cosi. L'incertezza in eoi è,

enuto, il timore di una invasione na

sere, o di non

tana, l'esempio

Ven<

di

dichiararsi per la

no

di

i

27 e del innanzi, cioè a dire prima che

diretto, a l'editto del 28

novembre, ponendo fuori di circolazione m

monetata, avesse diminuito refletto io

/a del nuinei

dell

sono sicuro che sarebbe stato appoggiato da moltissime pei ido:ma è stato l'atto m un tempo, in cui il popolo B

veduto migliorarsi la sua situazione in un istante, il che era dovuto a un

izione

che le sue calami

del

tìlora

-

aveva Giuseppe Bonaparte, suo ambasciatore a Roma :

lue cose:

i

popolo

il

Direttorio di Francia fin dal 10 ottobre del '97

Il

scritto a

a

Governo; ed

ebbero raddolcite (1).

l.«

impedire

al

Re

di

Napoli

di

venire

Roma; 2* aiutare anziché impedire le buoni disposizioni di quelli qua lei Rapi: e ornai tempo che finisca il

in

ia

sembr

una parola, il volo che

..

i

il

popolo

di

la libei

nne frattanto a Roma il generale Duphot, il quale alla conversazione di casa Massimi dichiarò che e il fare la rivoluzione era un divertimento: un amusement*. La sera del 27 dicembre un

gruppo di « persone armate si diresse facendo fuoco La mattina dopo, « certo abbate Agretti, stato notaro criminale del Governo,

contro una

pattuglia,

.

governatore all'Ariccia e finalmente creato notaro del-

indi

l'Ambasceria francese, libéralissimo nel distribuire cariche

e

patenti, assicurò il generale

Duphot esser tempo di fare

sostenendo che, esclusi preti, poteva nobili ed contarsi su tutto popolo e su porzione della cittadinanza. L'Ambasciata frane» ntiva. rilevando che senza una la armata, rivoluzione non avrebbe avuto un felice, e voleva quindi che avanzai Roma >lpo,

i

i

il

i

i

i

(L :


— 64 — andava esso d'accordo; ma finalmente persuadere dalle ragioni dell'Agretti e del gene-

Cisalpini, coi quali lasciossi rale »

.

L'Agretti,

«

radunato un pugno di gente, la condusse

Ciò che seguì è noto. « per viemmeglio smentire Antonio Sala però, Giuseppe le calunniose relazioni inserite in tante gazzette », aggiunge sotto

il

palazzo dell'ambasciatore »

che

li

rivoluzionari erano pochissimi, giacché molta gente

«

.

era accorsa per semplice curiosità; che investì colla sciabla fino

il

general Duphot

soldati accorsi per calmare il tumulto,

de'

medesimi; che

Amadei lo avvertì a voce alta di

fermarsi, altri-

a vergare

l'uffiziale

i

co' suoi

colpi

menti avrebbe fatto far fuoco

;

i

fucili

che egli, ciononostante, volle

andare innanzi, animando compagni col gridare avancez, avancez; che li soldati più d'una volta strillarono: Si fermi, non venga avanti, abbiamo ordine di tirare; e che finalmente, tutto assendo inutile, lo colpirono con una fucilata. Egli, caduto in terra, si alzò subito, onde gli replicarono un secondo colpo, per cui dopo mezz'ora morì» (1). Il Cacault, predecessore di Giuseppe Bonaparte nell'ambasciata di Roma, e bene informato di quanto era seguito, confessò più tardi: « Le general Duphot a été imprudent; tranchons le mot: il a été coulpable. Il y avait à Rome un droit des i

:

gens comme partout » (2). Visconti, chiamandolo un tentativo « pessimamente orIl ganizzato e peggio diretto » diceva il vero. La morte, per altro, del Duphot fu presa dalla Francia come un pretesto per abbattere il dominio temporale de' Papi, e il Berthier ,

ebbe ordine

di

marciare su Roma, e vendicarla.

febbraio scriveva esso Je suis à

al

Il

10 di

general Bonaparte:

Rome depuis ce matin, et je n'ai trouvé dans

ce pays

que la plus profonde consternation, et pas une lueur de s'esprit de libertà; un seul patriote est venu se présenter à moi, et m'offert

comme j'ai accuelli mon general, la demande que je Je vous réitére,

de mettre en liberté 2000 galeriens; vous jugez sa proposition

1

Sala, Diario Romano degli anni 1798 99, Livorno, Vigo, 1882,

part. II, pp. 4-6. (2)

Sciout, Le Directoìre, III, 268.


6

—

me r&ppeller àuprèa de me rendrt.

gran<

plus

ma gli venne imposto immediatamente un moto popolare » per proclamar la Repubblica. Obbedì. Il Bassal, ex prete francese, il còrso general Cervoni e varii scolopi furono gli n solo fu obbligato a restare,

organizzare

di

strumenti de' quali soprattutto

si

valse

durre pochi Cittadini a dimandargli

Romano». si

Il

15 di quello

*

e,

che

Popolo patriotti

fiancheggiati da

Francesi, a capo de' quali stava

di

celebrarono un

generale per in-

libertà del

mese «un 300

stesso

raccolsero in presenza del Cervoni,

un drappello

il

la

il

Murat,

rogato da tre notari, ove dichiararono che // Popolo Romano, stanco fin da gran tempo del mostruoso dispotismo da cui era oppresso; temendo di cadere in una orribile anarchia, o in una tirannide peggiore rivendicava i primitivi diritti della sua sovranità; e però innnanzi a Dio e al mondo tutto, deatto solenne,

fu

testava gli attentati degli assassinii

commessi dal Governo

Papale, e riassumeva in sé pgni potere, per esercitarlo se-

condo i principii di verità, di giustizia, di libertà, di eguaglianza; bensì voleva salva la religione e l 'autorità spirituale del Papa, riserbandosi a provvedere al suo mantenimento e

alla

custodia

della

sua persona; per ultimo

affidava

temporaneamente il governo dello Stato a

Consoli.

Al

sempre

quale

ufficio

furono

designati

nome del Popolo Romano, gli

in

duca Bonelli,

dal

sette

Cervoni,

avvocati Riganti

matematico Pessuti, Bassi causidico, Maggi e Stampa benestanti; quali due ultimi, non avendo accettato, furono subito dopo sostituiti con An^ducci e con un giacobino, suo amico: segretario il Bassal. Consoli erano assistiti da due Ministri, che furono Camillo Corona per gli affari esteri ed Ennio Quirino Visconti por interno (1). Intatti nel proclama a stampa e Costantini,

il

il

i

l'

del generale Berthier, del 18 febbraio '98, tra

(1)

Fi:\n<

i

ir: iti.

61 e //

Sturi. i ,T II, il ,.,

dal

fl8B

al

t't

Ir altre

cose,

"ne),

RI.

Uim.rg. lini..

h


- 66 — legge:

si

Ministero dell'Interno riunirà

«Il

sari del

Consolato.

Il

cittadino Visconti

eserciterà provvisoriamente le funzioni »

ciò

tutto

riguarda il clero, le Municipalità, l'agricoltura e

i

che

Commis-

Ennio Quirino ne (1).

* * * Il

mandò a Roma come suoi comMonge ed Florent compilare e d'offrire al Popolo Romano

Direttorio di Francia

missari

il

Daunou e

il

Faypoult,

il

il

con l'incarico di una Costituzione repubblicana, che fu promulgata e inaugurata il 20 di marzo. A Consoli vennero designati dal Massena, succeduto al Berthier nel comando delle truppe francesi invaditrici, e confermati dal generale Dallemagne, il Visconti, l'Angelucci, il De Mattheis, il Panazzi ed il Peppi. nel calamaio, Il diarista Sala (2), che ha sempre il veleno scrive in data del 26 marzo « Tutti li falegnami di Roma :

sono

stati

obbligati a lavorare

de' Ministri,

li

per servizio de' Consoli e

l'annuo stipendio, avranno an-

quali, oltre

punto». Il 25 d'aprile « Le mogli de' Consoli Angelucci e Vitorna a scrivere sconti, che fin dal primo punto dell'esaltazione de' loro mariti avevano incominciato a prendersi in picca per la scelta degli appartamenti, si sono azzuffate in giardino, e sono venute alle mani. Chi avesse mai creduto che nel giardino Quirinale avessero a vedersi le scene indecenti che una volta erano proprie delle contrade di Trastevere » (3).

cora

le

abitazioni

fornite

di

tutto

:

R. Archivio di Stato in Roma. « Repubblica Romana » busta 8. Sala, che visse dal 1762 al 1839. da papa Gregorio XVI fu creato cardinale il 30 settembre del 1831. Il prof. Giuseppe Cugnoni, « Il cronista editore del Diario e biografo del Sala, scrive di lui è (1)

,

(2) 11

:

tutto odio pe' Francesi, tutto

amore pel Papa: ma l'odio e l'amore non

fanno velo al giudizio, ne lo sviano dalla veracità e spesso loda i nemici e ancor più spesso biasima gli amici ». Cfr. Cignoni, Il cardigli

;

nale Giuseppe Antonio Sala, memorie intime della Curia Papale dopo la Rivoluzione Francese, nella (1880), pp. 241-292. Che

ma l'odio suo verso

i

il

Nuova Antologia, serie III, voi. XXIII

Sala spesso biasimi anche gli amici è vero;

patrioti è tale e tanto e così

fusca continuamente l'intelletto. (3)

Sala, Op.

cit.,

part. 1, pp. 125 e 169.

feroce che gli of-


— 67 Consoli, oltre l'alloggio, avevano di paga 6450 scudi romani Tanno, e vestivano così: «Manto nero, foderato di ricamato d'oro nel bavero ed in tutto il suo circuito; I

i.

tunica e pantaloni bianchi;

la

ricamata d'oro nella

tunica

sua lunghezza e da piedi; cintura rossa, con frangia d'oro;

spada sostenuta da una

la

nera, ricamata d'oro;

tracolla

cappello nero, alzato da una parte solamente, con cappiola

e bottone d'oro e pennacchio tricolore; stivaletti neri >. Questo abito però era da indossarsi soltanto e per le udienze e cerimonie pubbliche »; invece nelle funzioni quotidiane

portavano un

con

«

abito nero, di forma solita, foderato di rosso,

bavero e

paramani; gilè e pantaloni bianchi stivaletti neri fascia rossa, con frangia tricolore, in seta; cappello alzato, con trina e bottone d'oro e pennacchio tricolore; sciabla sospesa ad un cinturone piccoli ricami d'oro sul ;

;

rosso, ricamato d'oro » t

Consoli e

Li

i

(

1

).

Ministri »

sono ripartiti infra di loro pellettili

esistenti

sui

nella

— chi scrive è

palazzo Quirinale,

del

vista dell'ordine de' Commissari francesi, per cui

bono

più

avere tante aggiunte

Sala

—

biancherie ed altre sup-

le

Floreria

il

in

non deb-

loro trattamento. Così,

al

invece del semplice uso di questi oggetti, ne hanno acquiproprietà,

stato

la

stati

neppur

quantunque

parte non siano Console Visconti ha sua casa il nominare Iddio e

proibito a tutta la gente di

gran

in

pagati. Quell'empio

mti, e fa portare alli suoi figli

del

li

berretti coll'iscrizione:

Può darsi che infine venga esaudito seconda parte di questa alternativa*. Torna Il a scrivere: foglio del nostro Monitore n. 60, distribuito ieri sera [12 settembre '9S|, contiene un sanguinosissimo supplemento, in forma di dialogo, tra Pasquino e MarConsoli. torio, in cui vengono nominati ad uno ad uno teciatì da ladri. Dell'amministratore de' beni nazionali Libertà o Morte.

rapporto

alla

li

si

il segreto di ridurre a /ero tutti gli promette in appresso la continua/ioni- di

dice aver trovato -i

ì

beni: e

r><t

>i

pp.

i

n- ir.


— 68 — Termina

il foglio con una graziosissima immagine della riconciliazione di ogni sorta di animali, alludendosi alla lega fatta dai Consoli e da altri funzionari, temendo che Commissari francesi chiamino al rendimento de' conti. Siccome non è verosimile che redattori del Monitore siansi azzardati a scrivere con tanta libertà, senza una previa intelligenza di detti Commissari, così non possiamo fare troppo buon pronostico de' Consoli, e sembra imminente la loro caduta. Vi sarebbe, a dir vero, estremo

sì

bella

litania.

li

i

i

scegliessero delle persone oneste, per de-

bisogno che

si

stinarle alle

prime cariche della Repubblica » (1). il supplemento al n. LX del Mo-

Ecco

nella sua integrità

nitore di Roma: Le

i.

itami-: ih

Pasquino

— Dialogo.

Pasquino e Martorio. P.

Allegri, Martorio, allegri. Ci

sono belle novità. Consoliamoci, esul-

tiamo.

Dammele un poco.

M. Belle novità.

Proclama dei nuovi Commissari Bertolio e Duport,. ami la patria, l'allegrezza. M. L'ho sentito leggere, caro Pasquino, ma ho paura P. Che paura, io ti denunzierò come nemico della patria per questa P. Leggi, leggi

il

e poi contieni, se poi, e se

sola paura. È vero, che la nostra Repubblica, straziata, lacerata

da molti dei suoi medesimi lattia:

figli,

languisce in pericolosa ma-

ma la generosa madre, che l'ama di cuore, che vuole ad

ogni costo conservarla e darle nuovo vigore, ha fatta la felice

due medici, e l'ha confidata

scelta

di questi

cura.

Leggi, leggi e vedrai

i

alla vigilante lor

come hanno attentamente indagato

suoi mali, quanto sono complicati da sintomi mortali!

sai

il

Ma tu

proverbio: mal conosciuto mal guarito. La- medicina è di

effetto sicuro; l'applicazione è vicina; la scopa è

pronta

Tre-

mino gli anarchisti, le sanguisughe. M. Adagio un poco, Pasquino. Non ti abbandonare tanto a si belle speranze. Tu sai che bisogna cominciare da rimettere un poco di umore in questo corpo dissanguato della nostra malata. Or questo è il P.

diffìcile.

E da questo appunto hanno cominciato

!1)

Sala, Op.

cit.,

i

part. Il, pp. Ili e 148-149.

nostri bravi medici.


—

09

.

che tu

"23

.

I

90 scudi

di

mi

Ma saranno

M. Oh benedetti questi medici! sari,

Fruttidoro. <""U

:

ila

le

.:te

:

oj

loro indicati?

-uni. ma ne dubiti

!

Lo

patriotto disinterese il

M. Oh

P.

tuo disinteresse < col tuo

guad

gì, hai

gridare

ladro, al ladro!

al

Ebbene faro l'ultimo sforzo. Ho ben

letto la

d

x Fruttidoro. Credi

notificazione gettar della polvere

un porterò da questi

M.

Ma ohe diavolo dirai

P.

Di

ì

Cittadini Commissari, vi è un certo cit-

tadino Visconti

lino

clie

marzo ha ristrettamente

passato

al

die Mie letterarie fatiche, anzi

credo che avesse ap-

punto qualche debito. Era poi antiquario medaglie

di

casa

Bracciano per

simpatia

irresistibil

a.

marzo

ila

in

qua, è

Tigna con molti uliveti sulle porte

prima

della

:ia.

di

esperto, che

si

no tenacemente all'erudita sua mano, ne in

di

demonetazione delle cedole; degli orti estesi di S. mi hanno detto che iti, insomma passa 800

20 mila scudi. K sai tu

puliti puliti. Se

BCttdi

'di

vedi

al

n

il

diavolo tlen

medesimo Visconti .unole

amico

delle

primo quadrimestre

il

.uaudo

.1/

cedole «piasi

disse

che

I

In

on mentale guadagnar

1'.

Al

'iie;

M. Passiamo

Ve

quello

SCIOCCO

più.

rato delie Liti

d .

di

non ha imparala da

cittadini «'olimi:-

d'altro

ladino Angela M.

gli

Hill.

Che

M.

I'.

Ma io

Bini, ecc. ecc. f

coda.

n:

dem P.

la

un' entrai

ha fatto per ocultarsi? Ha fatto

e, .-a

comparire come compratori n Lavaggi, il

M

una bella

comprata poco

in,

un' eni ratina di

dove

di

•

Frascati,

le

attac-

si

sono mai più

si

andiamo di questo passo, fra cinque anni avrà di

Comm

nuovi

Litanie

e. -rte

I

un indemoni

,

lui

la

la


- 70 P.

Il

soldato repubblicano sprezza la morte in campagna aperta con la

spada alla mano, e lo scrittoi- repubblicano la sprezza in città

con

la

penna in mano.

M. Uh! se è così, parla pure. P.

Questo cittadino Angelucci faceva delle buone sanguigne e dava con l'esperte sue mani la vita a molte creature estraendole dall'utero

materno. Bisogna dire che quel denaro

ila

seminato»

lui

quando da Campo di Fiore passò al Quirinale abbia prodotta buona raccolta. Poiché, oltre gli orti immensi di S. Clemente e la

vigna del Collegio Ecclesiastico, ha comprato ancora

il

Pa-

lazzo di Malta. È ben vero che. prudentemente ha preso ancora

denaro a interesse da Mutarelli, da Berisi, da questi ricconi,

del

capisci.

Ma

il

valore di questi capitali supera

i

40

ridila

benché l'amico amministratore dei beni nazionali non

scudi,

sia stato

lui molto rigoroso. E ancora egli ha fatto ben giocare a tempo le cedole demonetate. M. Evviva il nostro chirurgo! Passiamo al terzo Santo.

con

P. Questi, seguiterò a dire, è di

il

cittadino de Matthaeis, già medico-

condotta in Frosinone. Benché vecchio, ha corso nella car-

riera dei

buoni acquisti quanto Visconti e Angelucci, più gio-

vani di lui. il male è stato che in

le cedole,

Frosinone, furono una delle cause

città.

Poi indicherò ai Commissari

il

di

anche da lui smaltite tanti mali in quella

cittadino Reppi, che dor-

mendo ancora compra delle possessioni, paga gli antichi debiti a imparar

in

Ancona, spedisce il tìglio alla Aera

la

mercatura con effetti preziosi, ecc. ecc. Gli indicherò il cit-

di Sinigaglia

tadino Panazzi, che più accorto di tutti, occulta tutti gli acquisti, fuori che le gioie che

adornano

la

moglie,

la....

la

ecc. Poi

passserò al cittadino Castelli, che da bravo banchiere di nuovo conio ha quasi sciolto questo gran problema: Ridurre a zero beni nazionali della Repubblica

i

Romana. Costui, aggiungerò, ha

preso il danaro dagli amministratori francesi per abbassare lestime dei fondi nazionali e

lo

proveddero! Ha venduto ai sopra

nominati cittadini molti beni contro cedole poco prima che fossero demonetate, a prezzo vilissimo. Ha fatto un lucroso mercimonio con i fondi incassati dalla Nazione, ecc. ecc. Passeropoi a

nominare -il citt

Non hai finito ancora? P. Oh bella nelle Litanie dei Preti S. Pietro non è alla testa di tutti M.

gli

Apostoli? Cosi Castelli è alla testa di tutti

i

fornitori, che-


- 71 inutili, e

perniciosi più

ogni altro alla

«li

n

Repubbl M.

ntiamo un

1

Al cittadino GagUuffi

poi

(I).

LI stessi Consoli andarono sulle furie all'ultimo foglio del Monisupplemento che tore. Spedirono un commesso al burò della Posta nazionale per far trattenere tutte quelle copie che dovevano spedirsi in quella notte, e quantunque uno de' corrieri fosse Il

Sala prosegue: lessero

il

v

partito,

sfare

li

e l'ora fosse molto avanzata, pure bisognò

pacchi delle lettere per ripescare

La mattina seguente un iscritto del

Ministro

di

altro

le

di-

odiose stampe.

commesso, con ordine

in

giustizia, presentossi dallo spaccia-

supplementi. Il ne riportò via tutti Console Visconti, infuriato, fece un'invettiva ai segretari perchè non Taveano avvertito più presto, e disse: siamo mal serviti, onde li segretari medesimi si rivoltarono contro di lui, rispondendo ch'essi servono la Repubblica, non già Console Visconti. In seguito portarono le loro lagnanze il ai Commissari francesi, in nome de' quali è comparso quest'oggi, [14 settembre], un proclama dichiarando che il supplemento al n.° 60 del Monitore è soppresso, e che tore di detto foglio e

sarà fatta senza gli li

i

ritardo

una legge tendente a reprimere

abusi della stampa. Tutto il mondo però è persuaso che Commissari medesimi fossero preventivamente informati

del contenuto di detto II

supplemento » (2). 1798

17 settembre del

il

Sala ricorda

(3)

per l'ultima

parlando del Visconti, cosi ricorda il ontra troppo spe.-MO e negli impieghi maggiori

Uraldi, .

..

I

di

coni:.

;.

pubblica-

nome di quest'uomo grande, cui non si risparmiarono moderi:

uno vi .. Cfr. Bai tur,,, di

Modena, tom. XIII I

il 12 del

II.

pp,

L898

160-151.

ffria

.

pp.

biografica dd-


— 72 — volta

Visconti:

il

classe

«Abbiamo

de' pubblici

esistono.

strepitosi

cambiamenti nella più non

funzionari. Li vecchi Consoli

De Matthaeis e Reppi, di mala voglia, è vero, ma

per scegliere tra due mali sinuazioni fatte loro

minore, hanno ceduto alle

in-

per impulso della Commissione fran-

cese, ed

entrambi con

francese,

ne'

quali

il

biglietti

pretendono

diretti

di

alla

Commissione

giustificare

la

propria

condotta, e di lamentarsi dell'invidia e della maldicenza, si

sono dimessi da que' posti, che vedevano di non poter ritenere più a lungo. Li Commissari non hanno esitato un momento ad accettare le loro rinunzie, rispondendo ad essi con termini generali e poco significanti. Gli altri due Consoli, ostinatissimi a volersi sostenere, hanno dato una precipitosa caduta. Il generale Macdonald con una legge annunzia che le dimissioni de' Consoli Angelucci, Reppi e de Matthaeis sono accettate; e che Consoli Visconti e Panazzi sono destituiti dai loro posti, né potranno uscir da Roma senza il permesso dello stesso generale » (1). i

* * *

Ben più sereno giudizio dettero d'Ennio Quirino, ministro dell'interno e console della Repubblica, l'Ugoni, l'Eméric-

David e in

il

Daunou. Camillo Ugoni scrive: «Sopraggiunse

Roma la rivoluzione; e durante

Santucci

«

il

Governo Provvisorio

per aver parlato di prossimo cambiamento di governo » fu

rinchiuso in Castel S. Angelo e condannato alla fucilazione, aggiunge: «

Questa iniqua sentenza commosse gli

quali

si

stessi

uffiziali

del Castello,

H

diedero un gran moto per frastornarne l'esecuzione. Fortuna-

tamente vi sono riusciti

La ragione potissima che gli enunciati uffi-

per salvare

ziali fecero valere

il

Santucci fu che se per la proposizione

da lui proferita fosse stato degno di castigo, avrebbe bisognato procedere contro tutta Roma, trattandosi di una voce universalissima. Dagli atti del processo appariva che la proposizione medesima era uscita dalla

bocca del Visconti

;

ma costui asserì in iscritto di non averla giammai

proferita, e tanto bastò toglierlo

della

buona democrazia

si

da ogni imbarazzo. Secondo le regole

sarebbe dovuto procedere imparzialmente

ancora contro di esso, ed assoggettarlo ai costituti ma come pretendere che tali regole vengano osservate da un Governo dispotico e ti,

ranno? ». (1) Sala, Op.

cit.,

part. II, p. 157.


- 73 stabilitovi

in

sulle prime, il Visconti fu eletto alla carica di

ministro dell'interno. Sostenutolo per due

poscia

mesi, fu

Repubblica Romana. Ne' novelli ordini delle magistrature v'era cinque Consoli, e 11 Visconti fu uno di

costituita

la

Con che sollecito zelo attendesse alla gravità d'in-

quelli.

combenze, che abbracciavano la fortuna e

salute pub-

la

che di minori obblighi sdebitava5i con assiduità,

blica, colui

non occorre dirlo. Ciò solo diciamo, che fra quanti reggevano la cosa pubblica in Roma, nessuno fu più savio e moderato di lui Cessò dal consolato non senza aver dato prove di fermezza d'animo, tra le quali troviamo scritto

che a

tale famelico d'onori

tosi

severo contegno, accennasse la rócca tarpea

in

quando

e

di

potere,

secondi Commissari francesi

i

decreto che

umiliava

Repubblica,

la

il

gli

il

Consolo, reca;

e che

proffersero un

gettasse

Visconti

da sé il foglio gridando: Cercatevi altrove carnefici che v'immolino la mia patria (1). L'Eméric-David, ricolungi

nosce, alla sua volta, che

il Viscohi sostenne il consolato con pari saggezza e integrità » e giustamente aggiunge « Se non che in que' tempi di disordine, gli uomini turbolenti e faziosi non potevano apprezzare in nessuno la probità e il talento. Un giornale rimproverò al Visconti ed a'

<

:

;

suoi colleghi

torto

il

irremissibile d'essere moderati. Tali

rampogne furono sovente rinnovate » (2). Le maligne contumelie del Sala, le sozze calunnie del Monitore provano infatti che fosse un pruno negli occhi alle fazioni

estreme, alle quali ebbe sempre

coraggio

il

di

stere impavido.

Daunou, uno degli organi/vaRomana, da Parigi, 29 ottobri- del

Pietro Claudio Francesco tori

della Repubblica

scriveva

il

Visconti

al

:

Puh quii falla qoe l'intrlgue e< l'anarchie triomphaai ,it

dans votre Répubiique, -i

1

Cloni.

:.\i.

italiana netta niKi,

Biografia uni pp

élìctte d'en avoir

do •

un honneur doni voi lana

/

X l'Ili, oj

•

Hill

i

iv.

l'p.

11-19.


- 74 rertus républicaine* vous rendaient tout-à

i'ait

digne. Je vous prie

de penser que je n'ai point attenda votre Lettre poni- àprécier l'ope-

pour manifeater mon opinion contro que vous épioavez. Mais cette injustice, quelque gì soit, n'est paa le plus grand tort que le Directoire aurait à

ration inaenaée de Import et l'injustice

qu'elle

reprocher à Bea Commisaaires votre Cojaatitution et donni'

:

le

ont excedé leurs pouvoirs, viole

ils

signal de tou's les flóaux publica que

l'anarchie doit arnener panni vous, si elle n'est pàa biéntót réprimée. J'ai transmis

votre lettre au

recteura celle que vous

e.

Talleyi'and, j'ai remis à l*un des Di-

adreseée et tous les pièces qui

in' ave/,

s'y

trouaiént jointee. Ine réponse que je viens de recevoir de Talley-

rand me t'ait esperei que le Directoire va s'occuper entin des moyeus de remedier à tant de desordres. -le suis fòche que vous disiez au Ministre des relations exterieures que vous auriez donne votre déinission. sì vous aviez su qu'on la desiràt. Il vaut

beaucoup mieux

que vous ayez été destituì. Nous avons essuyé depuia trois mois bien de mallieurs: l'un des plus allligeans peut-ètre est que le Directoire ait envoyé en Italie des agens si peu dignes de sa contiance. •le

défiire qu'il

ne se voye paa dans la nécessité de maintenir lea

sottises qu'ils ont faites et qu'il apprécie parfaitement.

J'

apprenda

que Faipoult vient d'arriver à Paris. Je ne pourrai le voir qu'aprés avoir remis cette lettre à Florens, qui va partir a l'instant. J'espère

que Faipoult voudra concourir, je ne dis pas à éclairer le Directoire,. auquel je crois qu'il ne reste aucun doute, mais à le déterminer à des mesures vigoureuses, indispensables pour la tranquillité des Re-

publiques d'Italie et pour l'honneur de la nation Francaise. Je vous

forme et pour la prospente de votre République et pour votre bonheur personal. prie de recevoir l'assurance des voeux que je

Saint et fraternité

(1

1.

* * * In

a

forza

dell'articolo 291

Roma l'Istituto

nazionale

Scienze matematiche e fisiche arti;

ciascuna delle quali

della (2). ;

Costituzione, ebbe vita

Era diviso in due classi:

Letteratura, filosofia e belle

composta

di

sei

sezioni. Della

prima classe eran queste: matematiche, fisica, chimica, storia li

Ennio Quirino Visconti, Due discorsi inediti, con alcune sue con altre a lui scritte, Milano/ Resnati, 1841, pp. 69-70. Cfr. Legge sullo stabilimento ed i travagli dell' Istituto Nazionale

lettere, e _'

delle scienze e delle arti,, nel Bullettàio delle leggi della

marni, n. 3, pp. 121-126.

Repubblica ito-

.


— 75 naturalo, anatomia, agricoltura. Della sofia,

seconda classe:

filo-

scienze politiche, storia ed antichità, grammatica ed

eloquenza, poesia e musica,

arti

del disegno.

Ennio Quirino, insieme con Giorgio Zoega, Gaetano Marini

e

D'Agincourt, fece parte della sezione

il

altre

storia e

di

anche presidente della propria classe. Le sezioni erano cosi composte: filosofia. Pio Fantoni,

antichità; e

fu

Domenico Testa, Moncada e

scienze

Bottazzi;

politiche,

Giuseppe Toriglioni, Lampredi, Nicolao Corona; grammatica ed eloquenza, Faustino Gagliuffi, Ignazio Rossi, Solari, Garratoni; poesia e musica, Agostino Chigi, Camillo Romiti, Luigi Lamberti, Pier Alessandro Guglielmi; arti del disegno: Ceracchi, Canova, Camuccini, Giovanni Volpato. Venne stabilito, per legge, che il « primo travaglio » dell'Istituto fosse

« di

formare un piano dettagliato d'istruzione

pubblica »

.

Il

braccierà

le

scuole

— sta scritto nella legge —

piano »

ab-

superiori, le scuole special-

gradi

di

e

mente destinate a delle scienze ovvero delle arti determinate. Esso si estenderà a tutte le instituzioni letterarie e morali che possono influire sulla felicità del Popolo Romano, e conterrà particolarmente un sistema di feste nazionali ». Del t piano » si prese cura grande il Visconti. A uno de' suoi più intimi amici scriveva 21 aprile del IT il

Libertà Eguaglianza,

Ennio Visconti Console della Repubblica

Romana

Ino cisalpino Dionigi Stracchi a Milano.

obbligo

lale 6 In

L'Istituti

l'istruzione t

'li

«li

progettare un piane d'edt

>me attualmente i" sono il

f<

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lente del cui..

ilpina

quanto per

e

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pubblicato in

tutto, fuori 'IH

libretto di

< notatemene il prei

propi

che eoa

<ii

ani. cosi un prendo

detto Istituì .

tanto

enza

per

la

istruzione,

dubbio tutù tfmi

I

he l'autore già mi ba

B( •

n

che la dimissione «li Conti vi darà tu


—

—

7(5

con noi nella Legislazione Romana. costi è egli

il

fratello

ili

Il

nuovo ministro dell'interno

Lamberti?

Noi stiam bene. Teresina

vi

saluta. Addio. Salute e fratellanza.

Roma, dal Quirinale, 2 fiorile anno sesto. Dionigi Stracchi, quando in forza del trattato di Tolentino

del 17 febbraio 1797 la

sua Faenza, col resto della

Romagna, venne aggregata alla Repubblica Cispadana, lasciata Roma, tornò nella nativa città. Passando da Firenze rivide il cav. D'Azara, ambasciatore del Re di Spagna presso la Corte Papale, e gli chiese qual bene poteva l'Italia aspettarsi dai Francesi. Gli rispose: «Amico, io non ho mai

e non è secondo l'ordine

letto nelle storie

tura che un popolo sparga altro »

.

il

Si presentò all'Alfieri

di

na-

suo sangue per liberarne un

con una

lettera

commenda-

con cortesia. Saputo però che andava in Romagna, già caduta sotto il deminio de' Francesi, gli disse con fiero cipiglio e voce tonante: « Andate anche voi a servire quella Repubblica rudel

tizia

principe Agostino Chigi. L'accolse

bante, ammazzante, appiccante?»

Lo Stracchi

gli

rispose

che il desiderio di ricongiungersi co' parenti e di offrire suoi onesti servigi alla terra dove era nato lo traeva a Faenza. L'Alfieri replicò « Quelli scellerati Francesi hanno ammazzato il loro re; re vanno ammazzati, ma sul trono, non balzameli con inganno, e, appena caduti, vilmente trucidarli » Aggiunta poi la Romagna alla Repubblica Cisalpina, lo Stracchi ebbe l'incarico di rappresentare la sua provincia a Milano. Di là chiese consiglio all'amico Visconti per un i

:

i

.

piano d'istruzione pubblica, del quale

si

stava allora occu-

pando. Il 7 giugno del 1797 ebbe questa risposta da Ennio Quirino, che allora villeggiava a Grotta Ferrata: Riguardo al piano d'istruzione pubblica, parmi che debba essere diviso in due metodi, uno per l'educazione civile, l'altro per la scientifica

e letteraria. Il primo dovrebbe contenere degli elementi chiari,

e indipendenti da sistema alcuno d'altro genere, d'una morale universale: alcune cognizioni di geografia, di cronologia, di storia generale, di storia d'Italia. Forse qualche tintura di rali si

cognizioni natu-

cosmologiche ed astronomiche, sì di storia naturale. Altra poi


— // — tifica. Per la

re l'istruzione letti

.lo\r.

tettei

gnizione delle due llngoe latina e greca, delle

dovre

antichità, ili qualche elemento «li lingue orientali e delie itorie delie

umane e delle arti, nelle

sioni

itia,

Alcuni elementi

libri.

ile'

di

comprenderebbe una

comune, della quale dovrebbe far

me n'era dimenticato, la grammatica italiana. Porse questa

e

.

si

disegno e la lingua francese potrebbero

sul piano dell'istruzione più

e

quali

non tanti» per la mercatura, quanto per l'uso

truzione civile potrebbe dividersi tutti,

l'altra

in

due classi, una

per quelli che richiedessero

indi-

una qualche

enza aspirare ad una educazione letteraria. Per la

non occorre dar piani, perchè è conosciuta. Solo potrebbe

itiflca -ì

un piano di studi pe' militari, sì

ioli di

di

guerra terrestre^ che

potrebbe estendersi un piano più diffuso su

marittima. Per questi

morale e anche una scelta d'esempli storici e qualche

ni politici dell'Europa. Pe' legali, supposto già od

un nuovo corpo

di

leggi e si aboliscano i ride commessi oltre

quella generazione che

si

aspetta immedietamente, debbon darsi de'

i

:

ni elementi di morale, che

tre a ciò

una stona delle

comprende il diritto pubblico,.

leggi e delle religioni e della società

umana. Tutto ciò die v'ho .rie

scritti) e

una vera confusione, ma voi ne po«

qualche cosa d'utile, e poi

il

vostro piano

medesimo

mi darà campo' ad altre osservazioni e suggerimenti. Nell'istruzione paria conviene non dimenticare, nella parte d'archeologia o d'antiquaria, ni .

anche gli

eleni. Miti

di

critica

belle arti, al qual

di

diplomatica, in-

di

gessi, presi

Inte

dall'antico, in

tutte le città d'una certa popolazione. Basta Ciò per un sem-

plice e

Il

quelli

uopo converrebbe spargere delle bene

non copiosissime, raccolte ;

e

quantu riguarda le carte, i codici e le antichità de' bassi Potrebbe aggiungersi una educazione per li professori delle

informe schizzo.

Visconti, divenuto che fu console, invitò l'amico a Roma,

offrendogli un incarico onorevolissimo; ma lo Stracchi non volle lasciare la Repubblica Cisalpina. * * *

Re di Napoli rompe guerra alla Francia e 28 no*98 dopo poco vembre del l'avanguardia del suo esercito, le ventidue e mezzo, entra in Roma. Il Sala, non capendoIl

il


— 78 — sé dalla gioia, scrive: «Il popolo, accorso

in

in

folla,

ha

giungere gli evviva fino alle stelle, ha abbracciato gli soldati » Le « imprecazioni ai giacobini e ai franuffiziali e

fatto

i

.

cesi » non mancarono. De' giacobini però buona parte s'erano

messi in salvo. « Attesto » (scrive Gio. Antonio Riccy) « come nella notte precedente alla fuga del nostro Governo per Perugia a cagione dell'invasione napoletana, andai ad av-

Ennio Visconti perchè si mettesse in sua famiglia; ed egli avendomi richiesto di procurargli per ciò una vettura, da pattuirsi a qual prezzo che mi sembrava conveniente in quella circostanza, andai al carrozziere Michel Angelo Pales e secolui vertire

cittadino

il

salvo unitamente alla

convenni, a

nome del suddetto cittadino Visconti, di pren-

dere per questo una carrozza con tre cavalli per il prezzo cento piastre effettive per la sola gita; il qual patto fu in

di

seguito confermato dallo stesso Visconti, che partì effettiva-

mente con

Francesco Chiocca, uno de' garzoni del Pales, attestò « Essendo stato il cocchiero della carrozza servita per la fuga del cittadino Visconti e sua famiglia, in occasione dell'invasione napoletana, non solo ebbi tutta la famiglia »

.

:

scudi dodici

effettivi

di

a Perugia, e salvatogli zione

di

Viterbo,

buona mano per averlo portato fino la vita

giornata

nella

dell'insurre-

ma che egli fu costretto in detta giornata

7 glaciale [28 novembre] di prendere cavalli nelle due poste del Borghetto e d'Otricoli, pagando scudi quattro fini i

non potendone più cavalli della vettura, e il comandante del Borghetto avendo inculcata una pronta partenza » La fuga, oltre le cento piastre della carrozza, a confessione del Visconti stesso, fra bone mani e cavalli di posta, che dovè aggiungere, specialmente nel retrocedere effettivi,

i

.

da Viterbo ch'era insorto, e dove, per ordine del generale Rey, si era dovuto indirizzare tutto il convoglio », gli costò « altre

piastre sedici »

A Roma, « durante l'invasione napoletana, una truppa di gente insorta contro del

i

repubblicani

cittadino Visconti, fuggito

colla

si

portò

famiglia

nella

cantina

pochi giorni

prima; e di chiaro giorno, e non ostante le rimostranze d'al-

cune persone che furono dalla turba trattate per giacobini,


—

79

si bevvero e dissiparono il vino, del quale venuta una botte da Frascati e per anche non messa

fasciarono e

mano

a

.

Nella sua

vigna

Frascati

di

truppe nap iletane, ebbe un danno

per opera delle

,

settantotto

di

scudi e

settantotto baiocchi.

male addestrato alle armi,

L'esercito di Ferdinando IV,

sprovvisto di ogni cosa più necessaria, condotto da un geralissimo borioso ed inetto e da ufficiali inesperti e parte anche traditori, non ostante la preponderanza del numero », vergognose sconfitte », dovette ritirarsi in disordopo dine (1). Il Visconti, tornato a Roma (2), il 9 pratile dell'anno VII [28 maggio '99], scriveva al cittadino Breislak, ministro delle finanze della Repubblica Romana:

Ennio Quirino Visconti, membro sua in

dell'Istituto '

.

beni nazionali delle perdite da

7 fiorile

Nazione

jce la

per la Indennlzaa

lui sofferte a

causa dell'invai

napoletana.

può domine

33(3:

idono in

i

danni a' quali ha dovuto ROCCOm-

quella circostanza. Nella

e

inquh a

tetti ;iti ti,

tenza no

e

ne lui

nelle case de' suoi amie;,

persino dei libri. Ma siccome

lato

il

apj

melti

la

Luogo ad Inventariarli, cosi non po-

documenti, come

.

ladino Ministro, il Cpnsolato, in •rdargli La richiesta in-

durante

il

su

razioni, che nte

;

dell'Istituì

_li.

Nel novembre del 1799

Ufi

altro esercito

Italia dal ti 89 al ti

carro sei

|"

'li.

in

\<

napoletano -


- 80 — prese Roma, presidiata da un corpo di truppe francesi debole troppo per

difenderla. Ennio Quirino

dovette

per

la

seconda volta mettere in salvo la vita con la fuga; e in compagnia di Luigi Lamberti abbandonò Roma, presago di non doverla più rivedere! Montignoso (Massa e Carrara), 17 aprile i92i.

Giovanni Sforza.


STATO E CHIESA NEL REGNO DI SARDEGNA NEGLI ANN1 1849-50

MISSIONE PINELLI A ROMA

E LA

'zinne:

V,

m-iv,

voi. XIII, fase,

n.

APPENDICE (1)

Documenti sulla missione Siccardi (2) 1.

DEL MINISTRO SARDO

-

M. Siciliana, AUGUSTO

l'I

Autografa). ivaliere,

Mi affretto

ili

riscontrare Vostra Kccellenza

con cui un onoro

che mi

lei

di

la

lusinga «li poterle comparire accetto durante

soggiorno

fra

noi: quale desidererei veder protratto per

<li

14 and.*,

i

mi

l ii

mia premura in

ma che la sveltezza dell'Eccellenza Vostra lo slmili

fa anzi

temere

sia

pe

io.

seguono alcuni sono redatti

1

orto^:

foglio,

.a

>.

e

Venerato

insci tanto pio

data

le

il

del

In

in

una

l'orina

Pe* non

o te e anche sintatti

ondotti

ili

necessità ad iti

al eri-

diplomati

ibblicarli e

H° di questo gru]

essi noi ringi

u mm$, Mai., mv

il

cuore

i

Nipoti

tro.

*


- 82 Sjanosetto davvero sarebbe l'incarico se si trattasse di venirne ad

una ferma definizione, ma se pur bastasse un certo diente all'uopo,

si

tal

quale spe-

vedrebbe verificato forse senza gran fatica quii

y a aree le del des accomodemcnis. Però, comunque si voglia trattarla, l'incombenza non poteva essere meglio affidata onde presentare maggior facilità di disimpegno e probabilità di riuscita.

Intanto tenendo in molto pregio la

Eccellenza di conservare de'

memoria ebe piace a Vostra

fatti miei,

oltremodo grato e bramosissimo

me

mentre

le

ne professo

di ossequiarla, la prego di

gradire

anticipatamente i sinceri attestati della premurosa divozione con cui

ho l'onore di dirmi di V. E.

Dev.mo ed Obb mo s.

V.

Aug. t0 di Colobiano. Castellamare, 20 7 bre 49.

2.

Dispaccio del Siccarm al d'Azeglio.

(Archivio Pinelli. Copia) (1). 1

Napoli,

il

Approfitto della partenza di un vapore che

1° si

di

ottobre 1849.

dirige quest'oggi

Genova per annunziare alla S. V. Ill. ma che, arrivato io

alla volta di

in Napoli la sera del 26 corr.te mese, mi recai nel mattino del giorno

successivo a Castellamare al fine di pormi immediatamente in rela-

zione col Sig. r Marchese Spinola R. Incaricato di affari presso la Santa

Sede che stabilì provvisoriamente su quei colli la sua dimora.

dopo di avermi fatto le più gentili accoglienze secondando le premure che io avevo dimostrato di presentarmi a S. E.mminenza \\ Cardinale Antonelli e per di lui mezzo al cospetto del Santo Padre onde iniziare i primi atti dell'incarico che mi venne commesso, ne diresse tosto ufficiale richiesta alla mentovata S. E. mz ». Il

Sig. r Marchese

Dopo l'indugio di due giorni cagionato da che il sacro Collegio era di un Concistoro in cui doveano preconizzarsi parecchi

occupato

Vescovi, fra

i

quali anche

il

nostro Vescovo di Fossano, quella ri-

chiesta venne accolta. v

Avviatomi circa le ore 11 del mattino di ieri insieme al Sig. r Conte

La copia dalla quale abbiamo trascritto il documento reca il ti-

(l)

tolo

«

Al Sig. r Ministero degli affari Esteri a Torino *.


-

83

Mazze alla volta ih

.

rimisi

gli

ammesso quasi Immed

Portici ed

noia alla

in

presenza del Dispaccio

il

Sig.»

Cardinale

cui

«li

I

incarica:

un colla copia d'uso delle mie lettei

ziali pi»

termini che per me 8i è potuto ron-

in quei migliori

mia Missione insistendo particolarmente sul line da cui era e sul fermo intendimento del Governo del He di

della

pieno accordo colla Santa Sede a quei provvedimenti

di

e

Ile

riforme che

si

alla materia ecclec

riconoscevano assolutamente necessarie nule ovi

ed

alla Chiesa

massimamente quanti

cose,

di

e

tia

quel

inconvenienti che

..ravi

allo stato, dalla presente condìa •.'•.navata

da un

dis-

un conflitto, l'K. mza s. stando sui generali, app. lodò

tlivi^

lo

•

spinto

di

conciliazione onde

Governo

il

venne quindi a parlare delle trattative che

rima avevano avuto luogo col Sig. Abate Rosmini e col eia

interrotte

dagli accidenti politici so-

pravvenuti; toccò d'un contro-progetto di concordato die si era plel'tmtirìeio

in)

in

a quello ch'oragli

:

rappresentanti del Governo Sardo, disse che già a

lì

a

Roma

per procurarsi

quelle trattative, da quali

menl

li

tutti

r

ultimo c il

turno alla con lauti a le

basi

1

relativi a

poter raccogliere tutti

[uè e convenienti

attinenti che

documenti

i

gli ele-

conciliazione;

'li

erava questa conciliazione possibile poiché

Governo Sardo dimostrava per mio mezzo imporre merce di accordi le vertenze

mate:

-.astiche

in-

erano perfèttamente conformi a

della

esprimere alcuna parola t

che nel

di

adesione

conforme «piasi

io

-

ite

;

ebbe

to,

contro progetto «li

al

ogni parte al coi ili

non

I

probabilmente perche parecchi

fra gli ar-

lembrare Inacettabili, .mente per noi ebbe più assai

punto di

di

il

«pieliti

che

Dènte

chi

i

;

ci

verrei. ti.

to-

ristrinsi

oa In

giui

tugurio

di

d'illumina!

duzioni che

:

adizioni che

li

qu


— 84 — avrei avuto l'onore di proporre nulla vi sarebbe stato che non

perfettamente conforme ai principii della religione

stavano

i

:

cui intc:

sommamente a cuore a Sua Maestà ed al suo Governo, ma

che questi medesimi interessi altamente richiedevano alcune innovazioni che ragguardando essenzialmente ad un ordine d'istituzioni variabili

secondo i tempi e le circostanze, potevano senza difficoltà

venir consentite dalla Santa Sede. Avvedendomi che l'E.mntmo Sig. r Cardinale coll'intrattenersi gene-

ricamente sulla materia del Concordato chiaramente manifestava il desiderio di evitare le discussioni relative alla Diocesi di Torino ed Asti, entrai io medesimo a ragionarne non senza aggiungervi la men-

zione della vacante Diocesi di Genova, alla quale per dispaccio del Sig. r Guardasigilli di S. M. in

data del 7 corr. te mese io ero stato in-

caricato di designare, non officialmente, ma ufficiosamente

il

P. Ga-

rassini Provinciale degli Scolopii. Il

Cardinale dimostrò la maggior soddisfazione del partito che si

era preso dal Governo di antivenire ad ogni spiacevole contestazione sulla qualità e sul merito delle persone, facendo precedere alla

formale presentazione dell'ecclesiastico, che

si

diviserebbe di

nominare alla Sede di Genova una confidenziale indicazione del soggetto, e mostrò di apprezzare grandemente l'atto di deferenza che si usava al Santo Padre cól non insistere maggiormente sulla nominaz. ne del Sig. r Cav.re ed Abate Aporti (1) a fronte dei motivi di esitazione dal Santo Padre altra volta manifestati; ma quanto all'Arcivescovo di Torino ed al Vescovo d'Asti relativamente ai quali io andava più distesamente ragionando sul fondamento dei fatti e delle opinioni che sono troppo note al Ministero, S. E.mnza venne in sul dire che qui stavano le maggiori difficoltà, che

i

Vescovi sono ina-

movibili, che sono necessarie cause canoniche accertate con un giudizio per rimuoverli

Lei constava

dalla loro

sede; che tali cause per quanto a

non occorrevano quanto

al

Vescovo di Asti, e meno

ancora quanto all'Arcivescovo di Torino, che conseguentemente non si

sapea veder modo di venire ad un provvedimento per cui si fa-

cesse luogo al definitivo allontanamento di quei due Prelati dalla

propria sede e dalla loro surrogazione. Replicai osservando che, sia quanto all'uno

che quanto all'altro

(1) Era già pubblicata la prima parte di questo lavoro, quando un nuovo accurato esame dei docc. ci ha condotti a leggere qui Sig. r Cav. re ed Abate Aporti, lezione che elimina quel Mons. Càvre di cui si à-

parlato nella nota 3 a pag. 228 del fase, precedente.


-8 di

quei due Vescovi^ Governo

va tra due impossibilità che

.vano una risoluzione, l'in impossibile che due Dio-

importane

I

i

più

una anzi,

prima e principale dello S1

la

lungamente in una vacanza ili ratto che compro

••nziali interessi della

Religione e della disciplina

era impossibile egualmente a fronte di antecedenti sì

le

od

quanto

alle

cause che

li

produssero,

ma gravi del

loro conseguenze che

o

l'Arcivescovo

imere personalmente

il

reggimento della sua

Torino

ritor-

Di

quella Cittì senza eccitarvi

in

11

di

i

più

disordini che al

Governo riuscirebbe tanto più dillìcile d'impedire o ili reprimere in quanto la pubblica riprovazione avrebbe qui trovato appoggio nei voti solennemente manifestati dalla mag.

mza del parlamento dove fra tanti che presero ad invocare provvedimenti contro quei due Vescovi, non sorse, per cosi dire, nep-

-e la din

pure una voce che ne

rno riconosciuto e rispettato

unsi

che era

dal

principio dell'inamovibilità ec-

il

che tuttavia alla pienezza d'autorità del Sommo Pontefice

non mancavano i mezzi

di

provvedere utilmente ed

efficace-

mente senza offendere quei principi!, e che io confidava abbastanza sentimenti di devozione dei due Prelati alla ^If Apostolica per andare persuaso che un consiglio autorevole dato loro da S. Santità indurli

ad una rinuncia sarebbe stato mezzo sufficiente allo

>iderato ed avrebbe conciliato nel modi» il più conveniente il

vantarlo delle due Diocesi col principio dell'inamovibilità Vesco-

vile, e collii

dignità dei dm- \. i

limiti

si

iti

facile e

Giungendo che il dovei

pronto a quelle condizioni che entro giusti

credessero acconce a favorire nel caso di rinuncia.

scovo

Né omisi

juello spediente

particolari in

1

di

:

osservare quanto

al

due Ve-

avrebbe rimosso la difficoltà gra-

trovava il Governo dirimpetto il

-

quale quel

itro l'Opinione qui

Parlami

al

latamente

!

concepita, era tuttora

>teva continuare, senza scanda

qoalanqu<

u-

risultAmento definitivo, e che

il

ipprimere o tener più

oltre

In

n

boi

incalzanti istanze fatte dalla C potati. Il

„ .issai della

(

i

qnanl

un tem

mento

Ini

condii

due


- 86 — fatte al Vescovo d'Asti: relativamente al Consiglio da indirizzarsi ai due Vescovi per indurli alla rinuncia, senza dimostrarsene punto*

alieno, espresse tuttavia forte dubbio sulla sua

efficacia, massimamente dopo che per le discussioni sorte nel parlamento s'era dato occasione ai due Prelati di considerare la rinuncia come inconciliabile colla dignità del

proprio carattere e grado; ed astenendosi

dall'esprimere su di questo proposito un'opinione positiva

determinazioni che

alle

si

si riferì

sarebbero prese dal Santo Padre cui spet-

tava ili apprezzare le gravi considerazioni state rappresentate; ed questa ci

in

congedammo da lui per recarci alla presenza del Santo fummo immediatamente ricevuti.

Padre, da cui

Papa ci accolse con quella bontà e quella squisita nobiltà, e genmodi che tutti ammirano in lui; e dopo essersi informato della salute del Re nostro Augusto Signore, lette le credenziali, prese a dire ch'egli era disposto a prestare al Governo tutta quelIl

tilezza di

l'assistenza di cui venisse richiesto, persuaso com'esso era che nulla si

richiederebbe che non fosse consentaneo ai diritti ed agli interessi

della Chiesa. Lamentò con gran parole gli eccessi della libera Stampa,

nonché alcune discussioni e proposte ch'eransi in

fatte

nella

Camera

quanto specialmente venivano a toccare la inviolabilità delle pro-

prietà ecclesiastiche ed aggiunse che sebbene egli non dissentisse dal

venire a termini convenienti di conciliazione sulle vertenze che occorressero, non poteva tuttavia dissimulare a se stesso come ogni con-

cordato fosse stato una ferita più o

meno grave

ai diritti

ed alle

prerogative della Chiesa; ch'esso aveva letto la storia dei concordati,

che la sapeva, e che ogni pagina gli aveva dato argomento di

ciò che asseriva.

Fattomi a rappresentargli a un dipresso le medesime ragioni ch'io aveva esposto al Prosegretario di Stato procurai di rendere benevolo l'animo di le

proposte e

S.

Santità ponendole innanzi la considerazione che

le discussioni

incidentemente sorte non erano leggi;

che il Governo rappresentativo porgeva tutti i mezzi d'impedire le risoluzioni eccessive ed inconvenienti, e che era fermo intendimento del

Re di procedere in ogni cosa che s'appartenesse all'autorità della

Chiesa di pieno accordo col venerato suo Capo. Credetti anche op-

portuno di osservare a S. Santità che se "dai concordati era stata in qualche parte diminuita la immunità o la giurisdizione ecclesiastica; la Chiesa ne aveva un degno compenso nell'incontestabile van-

taggio che ne era risultato a beneficio dei popoli e che mercè di quelle solenni convenzioni il fondamento sostanziale della sua autorità, lunge dall'essere affievolito veniva anzi ad essere più

mato.

saldamente confer-


— 87 — Santo Padre

il

ci

congedava Bensa nulla dire d<

allora di parlarne

»,

brevemente riassumendo Le ragioni

innanzi nella conferenza avuta col «'animale, li Papa ma-

te

nifestando il suo gradimento relativamente al partito proso in ordine alla

.

Genova e riserbandosi <Ii farmi conoscere le sue mire

.

relativamente

da me designato col ragguaglio delle favo-

tto

Lissime informazioni pervenute al Ministero sul di lui conto, nulla gli

ungere che

due Vescovi, e pose tìne alla conprime trattative avrebbero avuto

altri le

luogo col Cardinale Antonella e che in seguito

riserbava di de-

si

re a quel line qualche altra persona ove ne occoresse

Tale

fu

si

la

mi sembrò

dei quali

he

Governo

il

il

bisogno.

sostanza dei colloqui seguiti nelle due conferenze di

poter conchiudere,

rimuovere od al-

Pontificio desidererebbe di

meno di differire quanto più si potesse ogni provvedimento relativamente ai due Vescovi ne delle

Torino ed

di

Asti,

surrogandovi invece la

materie relative alla giurisdizione ecclesiastica.

riuscirebbe meno spinosa dell'altra, che, secondo modo di vedere, oltre all'offendere delicati riguardi personali, li

il

suo

Interessi dell'Episcopato, nel che mi sembra

aerali rsi

da

me tenere un ordine

di

trattazione del tutto opposto-,

ae

la

«pastume concernente

ai

Vescovi, oltre all'essere

la

più

ìdenze recentemente impresse alla pubblica opinione, e poi in sostanza

sola

la

nella

eoi

risoluzione

il

conc

lolutamente indispensabile, nta

Sede venendo ad occuparsi dei Vescovi avrebbe

no desiderio ira

di

d'onde rÌ8Ulta per noi tnte

le

separare u provvedimento che si propone

da quelli richiesti per

qu<

Le

convenienza

la

Diocesi di

Torino e

«li

unire

st

di Asti,

rettamente

ù'V-

6

per opposti rispetti si vorrebbero disgiun-

shé

ge nella quistione del Concordato si vuole insistere sull'acetone del contro-progetto, comunicato nelle prime negoziazioni

rappresentava cura

in

allora il Governo di s. m. e su

mantenere quelle soie conformi alle prime propo done tutte

Le

di

altre che

,|e|

di

Ne.

Che mi

s.

Regno

:

ade, eliminan-

il

ti;'

M.

in.n»» qo( fu

di qui

che siano

pregiudizievoli ai diritti, alle prei

Bit

uvenienze

parti

•

in

quel miglior no

del tempo, niente altro mi

ri-


mane a soggiungerle, se non che per quanto mi consta, non vi ha fino ad ora alcuna apparenza, che la Corte Pontifìcia voglia così presto abbandonare il soggiorno di Portici, e che mi recherò a premuroso dovere di fare tutto che per me si potrà affinchè le trattative e la loro conclusione vengano, per quanto sia possibile, accelerate. Piaccia alla

S.

V. Ili™» di accogliere l'omaggio del più

grande os-

sequio. 3.

Dispaccio

dei.

Riccardi

ai.

d'Azeglio.

(Archivio Pinelli. Copia) (1).

Napoli 6 ottobre 1848.

momenti sono da una nuova conferenza col Sig. r Cardinale Antonelli, della quale mi reco a doverosa premura di porUscii pochi

ger© a V. S. Ill. ma il seguente ragguaglio, Sua E. mnza mi disse che il Papa lo aveva incaricato di richiedermi ch'io volessi per qualche giorno

citazioni finché

fossero giunti

i

ancora soprassedere alle mie solledocumenti che si aspettavano da

Roma, e che avrebbero posta la S. Sede in grado di meglio maturare sia l'affare dei

due Vescovi e sia la materia del Concordato donde ;

ho dovuto conchiudere che si attendevano riscontri da Torino prima d'iniziare le pratiche ragguardanti alla Diocesi di Torino e d'Asti. 11

Cardinale aggiunse essergli testé stato riferito che erasi indirizzato al Parlamento del Clero d'Asti una petizione in favore di quel Ve-

scovo; al che ho risposai ignorare io ignoro,

il

fatto,

come veramente lo

ma che ad ogni modo quel fatto sarebbe stato contradetto

da troppi antecedenti per non essere del tutto insignificante.

Essendomi dimostrato alquanto dolente dell'indugio l'Emint. mo Prelato mi soggiunse che intanto per non perder tempo io avrei potuto conferire sugli oggetti della mia Missione con Monsignor Contini, persona di tutta sua confidenza, e ch'egli aveva domandato

a S. Santità la permissione di destinare a quel fine perchè esso trovasi straordinariamente occupato in altri urgenti affari del suo Ministero. Con Monsignor Contini che mi venne nella conferenza istessa

presentato dal Cardinale

fummo d'accordo che ci saremmo trovati

insieme nel mattino di Lunedi 8 corrente mese.

Dopo queste promesse il discorso andò aggirandosi in modo

ge-

nerico sui due Vescovi e sul foro chiericale; S. E. mnz a udì con qualche

il)

V. nota

1

al doc. 2.


—

39

mostrarsene impe

interessamenl

anda

i

le

ch'io

de delle

quali

in cui

i

dai principio del suo Mlnisterio

LI

e per

V*<

simo nella opinione dei suoi Diocesani Iti-

d

mene ilal turpe fatto di chi venne ultimamente imputato <li cui

rendnta più forte contro di

I

slazloni d'intimità da lui notoriamente avute col

favorito

scovo in special guisa

S

protetto e

e

d'Appello ili Piemonte condannato come donna con violenza.

poi dal Magistrato

Riepilogai quanto all'Arcivescovo di Torino litiche

serie delle sue po-

la

imprudenze ed avventatezze, né ommisi di parlare eziandio ch'io medesimo aveva dovuto provocare contro di lui lire

legalmente ch'egli manomettesse i beni della sua mi

e a

compimento l'enorme taglio eli piante ch'egli a\ èva or-

dinato dal suo recesso

.iva senza veruna di Ginevra, e che Governo contro le più note e le più salde

/.ione del

dei nostri principi!

e>-

::

dal

quale sequestro

piante

ili

a

mensa ed alla totale riduzione di essi a mano amministrazione d'economo il tratto era br. leva in tempo come vivamente il Governo desiderava

quello dei beni della

non

-

le

a quell'atto; rimedio estremo,

d'impedire ohe si pi

ma che pure aveva

patrie e non era senza antecedenti; e questo tosto

nelle

sussulto

lo

eri

Cardinale.

al

S.

I'>im come la S. V. 111.°»»

conghietturare, fu perfettamente d'accordo con me

sulla

li

attenersi ad altri mezzi, ma nulla disse

quanto all'intenzione che ai

tino

suoi fondamenti

1

ttO,

il

ili

pò*

Pontefice di dare

due Vescovi quel consiglio che loro avrebbe dovuto venire dalla denta propria; e ripetendomi che

dignii

a ne a la

chiesa non

parlare degli ordini vi >1

Indipendenza

dopai

Re, e

Piemoni dove

:

parlò dei vincoli de

vacanti che si amministravano da an

fon dire che tati

fini

riordinati

evenienti

ove

.

Mie l'azione de! SUO n

Economo

ed alti

ti

.naie

Risposi a tuttO qnesi lco

del

libertà cai essa

inamente che in ogni canto

mente aspirare,

rutti dei benefizi!

tic!

i

godeva tutta quella

•

prlncipU

ch'io

QOO

I

ri-


— 90 — leva ridurre la religione cattolica al grado di

una semplice opinione

una setta posta del tatto fuori del Governo, e non rivestita che di diritti meramente privati, come negli stati Uniti dell'America settentrionale, dov'essa è posta nella condizione medesima di tutte le e di

altre religioni e sette,

poteva allora ammettersi quel sistema di as-

soluta libertà che escludeva ogni ingerenza del Governo nelle cose ecclesiastiche e di cui parlava S. E. mnz » ma che in

Piemonte la reli-

gione cattolica essendo riconosciuta come religione dello Stato, in special

modo protetta da lui e tenuta in luogo di vera

e pubblica

autorità nella sfera delle sue attribuzioni, sussidiata inoltre di tutti i

mezzi della pubblica forza pell'esecuzione delle sue leggi e dei

suoi decreti, quell'autorità doveva necessariamente avere

i

suoi

li-

miti per non cozzare continuamente con quella del Governo; e questi limiti, quali

da remotissimi tempi e da solenni convenzioni furono

statuiti nel

Regno, erano

i

più favorevoli che

potessero stabilire

si

per la Chiesa, alla quale sicuramente meno assai che al Governo stesso,

avrebbe potuto per mille rispetti convenire

porgerne ri-

di

chiamo. Aggiunsi un breve confronto tra le nostre massime ecclesiastiche e quelle introdotte da Giuseppe II e da Leopoldo, in Austria e nei loro dominii d'Italia, paesi che

Cardinale

il

guardò bene dal

si

considerare come non Cattolici. A questo proposito egli ripigliò, in-

terrompendomi, col dire che l'Austria si ricredeva, che smetteva gli antichi principii, che già aveva incaricata

una Commissione di Ve-

scovi di preparare un nuovo regolamento ecclesiastico pieno di de-

vozione verso l'autorità Pontificia.

Mi credetti obbligato dalla cortesia a non contraddire apertamente il

Cardinale,

ma non tanto ch'io non dimostrassi di avere

dubbi sulla possibilità del pieno successo ch'egli

si

i

miei

riprometteva

Dal complesso di tutta questa conversazione che durò circa un'ora

aggirandosi vagamente su vari soggetti, giacché quando

mava sopra di uno il Cardinale mi

tirava sovra di

mi

fer-

un'altro,

non

io

potrei ancora dedurre verun argomento un po' fondato sulle precise disposizioni della S. Sede verso di noi; travidi bensì in mezzo a tutto

quel giro di parole e di osservazioni che fece nell'animo del Papa il metodo da me tenuto, però con molti involucri e con tutte le più concilianti cautele, di far loro

e del suo Ministro qualche impressione

ben comprendere che la quistione consiste non tanto nel punto se si farà

o non si farà, giacché il fare può divenire ed è già quasi una

necessità recata dall'ineluttabile condizione delle cose e dei tempi,

ma se piuttosto se si farà con loro o senza canto non è oscuro

il

di

loro.

Da un'altro

loro desiderio di tirar la cosa in lungo e di


— 0! sttare

zioni attuali

orza che

Debbo

condi-

Ile

*

più vivi

farsi

i i

e

resistere

di

o

conce-

ili

possibile.

sia

pungere ad*onore del vero che mi colmano di per-

[

riguardi con

ili

che aell'ince

paniere, Borgaao nuovi avvenimenti che diano

n

maggiore delicatezza

La

da questo potessi

di

atti è di espressioni,

Lieto augurio pell'esito delle

trai'

ti

non potrebbe essere più rassicurante. l'IllV

MORIA DATO A MONS." CaTTERINI (Archiviò -

il

lai

ine

Padre

18

Governo del Eie suo Augusto Signore l'onodi

ìità

provvedere a due fra le Diocesi pm mi-

del Piemonte, quelle di Torino ed Asti che sventuratamente

cadute iza si

DATA 9 OTTOBRE

IN

Copia).

rappresentare alla benigna attenzione del Santo

'li

l'u

ulti

l'incili.

tuli

in

condizioni

cui

in

non potrebbero rimanere più

che venissero graveolente compromes-i

gli

interessi re-

e civili del!

Nmii e oggetto dell'incarico affidatogli il farsi accusatore presso la ;.'i

line

che reggono quelle Diocesi,

Prelati

il

denunciare

promuovere Inchieste provvedimenti di rigore contro tal. — Un mandato di tal natura né a lui si diede ne si -irebbe «»

:

da

lui

accettato. della sua

l'in

missione fu ed è di rivelare

ed

all'alto

il-

sentimento dei Capo supremo delia Chiesa un fatto che

Lamio

a se richiama

le

paterne sollecitudini di sua santità: L'impossibilita

lungamente continui L'assenza dell'Arcivescovo di 'l'orino dalla sua DÌ0C68Ì e la condizione morale m cui il V*es< piu

d'Asti

.-i

trova rimpetto le

due

ai

suoi

\.

dei

Diocesani, e

naie impOSSibillté da rientri

nella

SUmendo

tutta

ili

die

io

tiene assente

senza Incalcolabili pregiudizi! delie

sua

un altro canto die, o Mon-

Diocesi, o Mons.T Vrtico ritorni a

lésime perturbazioni e

plioi,

questa

essa riducesi

a

rimanere più

alti

la

questione

Formula; che la

ne' BUOI le

termini più

-

due diocesi non

statuir

iperOSS .Micio

I

non può pm

ne dall'uno ne dall'altro ili quei Prelati utilmente per la CI e

per

io

Si

i


— 92 — il Governo di sua Maestà dovette purtroppo acquiuna convinzione tanto profonda, quanto gli riesce penosa; ed

Di questo fatto

stare è

questa convinzione appunto che

di

recare alla benevola considerazione di

lo

scrivente ricevette il mandato S.

Se di questa sgraziata condizione di cose

mente indagare

le cagioni,

Santità. si

volessero istorica-

converrebbe certamente distinguere gli

antecedenti relativi a M. r Arcivescovo di Torino da quelli che rag-

ga ardano a M. r Vescovo

d'Asti.

Uno spirito di opposizione che si potrebbe dire di massima e di sistema a tutte le riforme che si venivano già da lungo tempo introducendo dal Governo del Re a beneficio dei suoi Stati, opposizione che si andava manifestando da M. r Arcivescovo di Torino si può dire in tutti gli atti della sua vita pubblica e privata con espressioni talora derisorie,

spesso provocanti; rare volte temperate, e

che tanto maggiormente

si

divulgavano e tanto maggiore impres-

sione facevano sugli animi, quanto più era eminente e venerato

il

grado della persona che proferiva un dispetto mal celato contro gl'istituti di

varia natura con cui la privata beneficenza adoperossi

in questi ultimi

tempi nel recar sollievo all'umanità con larghezza

di

morali e materiali sussidii e perfezionamenti, un'assoluto difetto

di

condiscendenza ad onesti e vivi desiderii della popolazione, cui,

se non un benevolo sentimento, sigliato di

almeno la prudenza avrebbe connon contraddire; una serie di atti forse poco rilevanti,

ciascun per se,

ma dal cui complesso s'informa ordinariamente la

riputazione degli uomini preposti ad un pubblico reggimento e che

per la loro conforme tendenza rivelavano apertamente nell'Arcive-

scovo quello spirito di assoluta opposizione a quanto avesse l'aspetto di qualunque anche temperato progresso; tutte queste cagioni già avevano alienato da quel Prelato l'opinione di moltissimi fra gli abi-

prima ancora che si operassero in Piemonte le mutazioni politiche che lo hanno a nuova condizione condotto.

tanti della Diocesi

Nei difficili e solenni momenti di questa transizione se dall'un canto non fu meglio avvisata e prudente che per lo innanzi fosse stata la condotta dell'Arcivescovo, dall'altra la pubblica opinione si

destò contro di lui con maggior forza e giunse finalmente a cotal

segno

di

esacerbazione che, solo fra tutti i Vescovi dello Stato, che

anzi, solo fra tutti

i

personaggi che tenevano un alto seggio in Pie-

monte dovette abbandonare la sua Sede e

la Diocesi, a ciò consida persone ragguardevoli del clero e dal Ministero presieduto allora dal Sig. conte Balbo, mossi a dare quel consiglio dal-

gliato

l'intima persuasione in cui erano che

il

Governo per quanto fosse


— 03 mantenere l'ordine ed

inclinato a

proteggere

a

sicurezza

La

p<

quel Prelato, difficilmente avrebbe avuto mezzi sufficienti a

li

Bnze della concitazione popolare man

irlo alle

con dimostrazioni che

impossibile d'antivenire.

fu

quel sentimento fosse

solamente

stato

pochi

* i ì

fazioni

quegli sviamenti momentanei dell'epi-

ito

origine da uno

>i

dileguano nella calma e col sedarsi delle passioni, il Go-

che

<

1 i

pototo confidare che col benefizio del tempo gli sarebbe -ibile di evitare la

dimenti per

che

il

la

penosa necessità di reclamare provve-

prima e principale Diocesi dello

pubblico

era

si

Stato.

Ma il con-

dell'Arcivescovo aveva posto

t'ormato

nelle menti troppo alte radici perchè il tempo lo potesse cancellare.

L'opinione, amica generalmente in Piemonte alle giuste e temperate

riforme ed istituzioni politiche, era avezza a riguardare l'Areive-

come awerào ad ogni anche moderata larghezza «li riforme politico reggimento, e come un'influenza ostile al naturale svol-

e di

progresso. Quindi ad ogni tratto e da ogni parte Governo da un canto, perche si lasciasse vedova di fatto

gimento

di ogni

richiami

al

la

più cospicua ed influente fra le sedi Vescovili del Piemonte, e si

permettesse all'Arcivescovo di godersi in Ginevra le pinguissime ren-

Mensa

dite della

pregiudizio dello Stato, e dall'altro perchè, non

a

edcndosi definitivamente acciocché cessasse lo sconcio di questa

.

I

anormale condizione, si mantenesse nel pubblico, col

ritorno dell'Arcivéscovo uno stato di mal contento e di

timore dei

buon ordine ed

irritazione pre^mdichevole al

andamento della Mentre

le

stesse»

allo

regolare

disciplina ecclesiastica.

gravi difficoltà della cosa occupavano llecitudini

del

in lspeeial

l

Governo, quegli umori e quei

ri-

mi proni). pero nel Parlamento Nazionale dove molte e gagliarde

unte da una

•

era

maggioranza si elevarono contro l'Arun temporeggiamento che ai Governo dalla somma gravità dell'oggetto, riclamavano un forte

ed impazienti

.

to

(

iniziativa Che

il

di

Ministero non

.enne a

.-eli,

lOU'intendimentO di ricorrere all'autorità ed fizli

della

Sanda Sede. È notabile

pari; lato,

non 6

di

Fra

ne.

v'elide

nella

IO

provvedere; quanto alla le

[.unto

meno -rav

1

ri»

nel

(incile discussioni

In

i

Vi

coii-

benevoli uf-

un fatto

di

molti che sor-ero COntTO quel Pre-

Camera, per COSÌ

la diie

opinioni

1

al

fu.

dire,

una voce che ne i

verte SSSO intorno alla maniera

un provvedimento, essa venne ba. DI diversi natura, quantunque non li

ien/e che produs


- 94 — che impediscono assolutamente

Mons.1 Vescovo d'Asti

;i

di

ritenere

utilmente per la Chiesa e per lo stato l'esercizio del suo Pastorale Ministero.

Raccomandato d

i

fama di predicatore noto per vivezza

d'ingegno e per ornamento di lettere, Mons. r Artico fu da principio

ottimamente accolto nella Diocesi d'Asti ove non trovò che riverenza ed affetto; se non che egli diede ben tosto troppo manifeste prove, che

in

lui

il

senno, ed

il

saggio moderato procedere, dote principa-

lissima in chi regge le cariche ecclesiastiche o Civili non erano

ili

gran lunga pari alle altre sue doti; imperciochè fin dai primi periodi riputandosi rivestito di un'autorità molto superiore di

a quella

Vescovo, ed uscendo continuamente dai limiti del proprio ufficio,

rivendicava arbitrariamente a

or sotto un pretesto, or sotto

se,

un'altro pressoché tutte le parti d'amministrazione politica e civile.

prima conseguenza fu il porsi in urto dial Go verno da cui fu egli spesso officiosam.te e confidenza avvertito, ma Del quale suo contegno

retto con tutte le autorità locali; quindi, richiami incessanti

con poco

frutto, di tenersi entro

i

confini assegnatigli dalla natura

del suo ministerio ed alle regole ed usi del paese. Da quell'ingerirsi

poi ed affacendarsi ch'egli faceva nelle controversie anche private •e

meramente civili che la mala fede e l'ignoranza

altrui

recava a

sua notizia e ch'ei riceveva come tribunale competente, non e da dire quale e quanto grave carico gli risultasse nella pubblica opinione.

Né pare ch'egli fosse più temperato quanto agli ecclesiastici,

da cui veniva spesso tacciato di parzialità nella collazione dei Benefizii,

di favori

immeritatamente compartiti a soggetti poco bene no-

pubblica estimazione, e di predilezioni sventuratamente

tati nella

poco onorevoli per lui; tra le quali sommamente incresce di dover citare

il

fatto di

un sacerdote dal Vescovo in particolare guisa fa-

vorito e protetto, fregiato della carica di Cappellano della Cattedrale di Asti, e stato poscia dal

Magistrato

nosciuto reo di turpissimo reato e

di

Appello di Piemonte rico-

come tale condannato.

Lo scrivente che in quell'epoca rivestiva la qualità di Primo Ufficiale del

Ministero del Guardasigilli di

S.

M. ebbe occasione di co-

noscere gli uffizii che da Mons. r Artico si facevano in favore di quel Sacerdote anche dopo divulgato il flagrante reato per cui si procedeva e di profondamente compiangere un interessamento cosi male collocato. In

questo stato degli animi è facile

il

conghietturare quale im-

pressione dovesse in essi destare una deplorabile taccia improvvi-

samente sorta a carico di quel Vescovo già prima divenuto oggetto un disfavore quasi generale.

•di


-

95 Avidaiii-

ita.

non contraddetta nemmeno da quelli che non Uede un nuovo e formi-

prestavano fede; largamente diffi

vi

dabile Istromeate ai numerosissimi nemici dei izio

i

V<

pochi e timidi suoi amici, n sottoscritto, senza

ulteriormente su

di

un oggetto eoa

>le,

e

Intratte-

rimettes

Intieramente alle conferenze ch'egli ebbe l'onore di tenere con stia Kmnza Kev.ma ìi signor Cardinale Prosegretario di limiterà a

ih:

concorso funestissimo

tei i

pazienza istessa non cui viene aspettato zione

«li

circostanze, anziché per-

'li

influenza col tempo, acquistò novello vigore dall'imil

rimedio ad una condi-

divenute incomportabile; che conseguenza

cose

di

quelle

mze si fu la dura ed umiliante necessità del Vescovo rimanersi lontano dalla Città

di

scile del

Vescovato, ove riconii

una

sto la sua stessa momentanea presenza a suscitarvi pe-

ricoli

ibramenti che proruppero in grida

riprovazione e

di

a gravi minaccio; e che per ultimo, ò voto,

iclie

può

si

dire universale della popolazione Astigiana che in conveniente modo

m provveda al buon governo della Diocesi divenuto impossibile nelle mani dell'attuale SUO Vescovo. La civica amministrazione con ettabili

della

atti

stessa Cattedrale, rettori di

membri del clero di ogni ordine e grado, persone

altri

.

ecclesiastici

qualificate d'ogni classe per mezzi» di ripetute rappresentanze indi-

viduali e collettive al Ministero manifestarono tale insistenza

proposito ed

ili

ni)

tal

cui nessun 'inverno avrebbe potuto

quel

voto con una

calore d'istanza

a

fronte di

rimanersi indifferente ed ino*

so.

La parola di un Governo che ha

dovere

il

di

conoscere

condizioni morali del suo paese, e che non

può

compinta e profonda cognizione dal complesso

di

1,

•

S

di

qi.

a

averne una

fatti

che seguono

suol piu vitali

in'

:ie

in

osa pratica non ha ne può avere altro intendimento

procurare

[UellO di

1

stanno egualmente

/li

del

e die toccano

vere

le

inni

Ire

da un

veri :(

vantaggi della t'Inesa e dello

cuore; recala

quella

parola

al

6

piedi

uomo d'onore, posto dall'uffizio ch'<

Patria, in grado di cono-cere personalmente la verità

del

se

erma vari

l'oiitetic gli

I

fanno con

un temi

ni

sperarlo,

a

muovere IV

ente

generosi BUOI sentimenti ad SCI

1

la

più illuminata

ed

ossequiosa

confidai

una dolorosa previsione degli Inconvenienti gra

imi eh.' potrebbero tto.

risultare qualora sventuratamente esse non


— 96 — Non si domanda, giova il ripeterlo, un provvedimento di punizione «ine. Prelati, l'esperienza chiaramente dimostra che un conèorso fatale di circostanze anche non sempre, né tutte imputabili contro

al

i

fatto od alla volontà dell'uomo

può

farlo

segno del pubblico di-

sfavore e rendere impossibile nelle sue mani quell'influenza morale

che non può assolutamente andare disgiunta dall'esercizio delle pubbliche cariche, specialmente delle ecclesiastiche; le leggi della Chiesa

tengono conto di questa impossibilità, e facendo appello alla coscienza ai religiosi sentimenti dell'ecclesiastico che è posto in tale con-

ed

dizione, gli consigliano la rinuncia ad un ufficio che

se quel

vantaggio non

si

può ottenere. Quando un tale consi-

presente congiuntura efficacemente avvalorato dagli

glio fosse nella

autorevoli

dovendo eser-

vantaggio della Chiesa, manca assolutamente di og-

citarsi pel solo

ufficii

del

Supremo Capo della Chiesa, alla cui alta mente

non isfuggirà, senza dubbio quanto alla considerazione di personali riguardi debbano prevalere gl'interessi manifesti ed urgenti di due Diocesi importantissime e sofferenti, quel consiglio troverebbe, ap-

pena se ne può dubitare un valido appoggio nei sensi di doverosa devozione dei due Prelati verso

la

Santa Sede.

5.

Dispaccio Del Siccardi al d'Azeglio,

(Archivio Pinelli. Copia) (1).

Napoli 17 ottobre 1849.

Facendo seguito al dispaccio ch'ebbi l'onore di indirizzare a V. S. lll. ma il 6 corr. mese, mi pregio di annunziarle aver io conferito con M. r Catterini e non Conimi, come per materiale sbaglio mi avvenne di

scrivere in quel foglio.

Questo Mons. r Catterini, intorno al quale procurai di avere esatta informazione, è molto adoperato nella Corte Pontificia; sollevato da umili principii pel favore di Gregorio XVI ad un posto di confidenza

presso la di

lui

persona, egli venne quindi promosso alla carica di

Segretario del Sant'Uffizio che lo condurrà probabilmente e fra non molto, secondo che mi fu detto, alla dignità

di Cardinale. Prelato

ridente, scherzevole, disinvolto egli mi tenne tali ragionamenti d'onde

ho potuto comprendere ch'esso non conosce né vuole sapere d'altre dottrine che di quelle che sono professate dalla Curia Romana; con

una sicurezza che escludeva persino la possibilità di un dubbio qua-

1

V. nota 1 al doc. 2.


— 97 — lunque;

alcune teorie

fuori

•

In

quali avrebbero potuto pai-ere eccessive

a, le

ra

anche

altri

si

fosse ed in qual-

tnpio, al solo Pa] b

un

jato

\

giudi

ili

i

qualunque esso

delitto,

«li

tempi non

In

Magistrati laici non se ne dovevano quando pure ne fosse andata <li mezzo l'autorità delle leggi dello Stato; parli' anche transitoriamente di scomui

niche incorse o da incorrersi dai Magistrati che si fossero arrogati ero un tale diritto, osservazione questa che non sarebbe

Cardinale Prosegretario

il

molto piu innanzi

•

ito.

due Vescovi; senonchè Monsig. 1 Catterini

lunare dei

l'i-

*

l'uno dall'altro e che la conferenza

volle

che vede

di Stato,

queste cose, e mostra di comprenderle meglio

in

aggirasse uni-

si

sull'Arcivescovo di Torini); e qui mise in campo moltissime

invitandomi

difficoltà,

nuto uno ad uno,

a

a

specificare

presentare

le

i

gravami, ad indicarli per mi-

prove e i documenti e a compi-

ami memoria per iscritto. A questo punto io non ho potuto non avvedermi che si

divi-

marmi per un sentiero non solo pieno di difficoltà e d'interminabili lunghezze, ma di un esito del tutto impossibile, che la intendendo ad attribuire

al (ìoverno del Re il carattere «li due Vescovi, quello di accusato, riserbava a se stessa

le,

Giudice; che questa condizione non

li

ii

la

prima, perche

pito di essa

dignità ne con

la il

di

dinnanzi ad un estero Tribunale qualunque e

nn'autoril

i

i

un Governo '

fatti

ili

contro due Vescovi suoi sudditi; non

convenienze perdi.

lui

si confaceva assoluconvenienze nostre; non con

(inverno del Re non avrebbe potuto senza sca-

a

spetto di ie

le

che

•

presuponendo anche dal canto di

tutta L'imj)arzialità e

un giudizio che ver;

ed anzi l'impossibilità

re

contro

di

prove

delle

due Diocesi nella condizione In cui al iro-

|

nie, alle

quali considerazioni

Importante che molte di li

In

due

deve pure aggiunj

fra le politiche

Torino nelle pastorali

sua vita pubblica e privata, e quelle l'opinione contro

di

Lui,

e

Imprudi negli

che più

aarebber

tiche previsioni e titoli di mi lo

li

Htàorg.

tini,

di

voler far di-

7


— 98 — due Vescovi, Tendeva a pormi nella necessità vare

loro carico fatti costituenti

a

ili

zione, le quali cause la Corte stessa sicuramente

pro-

specificare e

vere cause canoniche

ili

rimo-

non avrebbe tro-

vate mai sussistenti o bastanti, e che con questo sistema Tordella missione

andina inevitabilmente fallito.

gravissimo, ponendo a fondamento delle mie istanze il fatto incontestabile della condizione attuale delle due Diocesi che rendeva assolutamente impossibile l'uno Deliberai quindi di evitare quello scoglio

e l'altro di quei Prelati; riferendo in complesso e genericamente le

principali cagioni da cui era derivato quello

stato

di

cose e che,

meno imputabili ai due Vescovi, e indipendentemente anche dal concorso di qualsiasi causa canonica recavano nulla di meno per se stesse la necessità di un pronto prowedimento conforme alle più o

esigenze dell'ordine e del servizio spirituale di quella Diocesi, nonché allo spirito istesso delle leggi ecclesiastiche le quali

riconoscevano

nel chierico che fosse caduto in tale condizione da non poter più util-

mente esercitare il suo ministerio, l'obbligo di rinunciarvi, quand'anche egli fosse stato

innocentissimo d'ogni colpa; e ripetendo finalmente

quanto io già aveva dichiarato espressamente al Santo Padre ed al Cardinale, che il Governo del Re confidava sommamente nell'efficacia del consiglio autorevole che dal fine indirizzato ai

Sommo Pontefice si

fosse a quel

due Vescovi.

.

Con questo metodo mi parve di poter conseguire lo scopo di evitare una minuta discussione dei singoli fatti, recandola invece su d'una condizione di cose troppo di una natura palese perchè possa essere da questa Corte disconosciuta ove si voglia da essa procedere con quel senno e quella lealtà che la dovrebbero guidare. Per

riassumere in breve il mio pensiero, da una questione

di moralità

che si voleva porre innanzi, io condussi la discussione sul principio della necessità,

meno per se medesimo soggetto a

contestazioni e

conflitti.

S'io

abbia o no esattamente espresso quel concetto, la S. V. Ill.ma

potrà farne giudizio leggendo la copia qui unita del Pro-memoria

che due giorni dopo

il

colloquio rimisi a Mons. r Catterini pregan-

dolo ad un tempo di volersi adoperare onde procurarmi sollecita-

mente una nuova conferenza in cui si potesse venire a qualche conclusione alla quale mi

carte che

si

si

viene sempre allegando l'ostacolo delle

aspettano da Roma, e che fino ad ora non sono qui

pervenute; compresi nel Pro-memoria entrambi i Prelati per connessione di oggetti e per guadagnar tempo. Se i ragionamenti e le cir-

costanze in quello enunciate trovansi in qualche parte imperfetti,


— S. V.

«li

;>\

—

9<)

w:

compimento «hille

comunicazioni avute sul medesimo proposito.

ili

Promemoria fu rimesso i Monsig.' ('attenni il 13 del oorr. m

11

za m'obbligò d'attendere d'allora in poi un

andrò <li

sollecitar)

a

jo

ano

fra

La

che

due giorni a l'ertici in

o

più lungo ritardo nel riceverla.

Prima

»

chiudere questo mio fòglio, non debbo dissimulare

1 1

a V.

m » che regna nella Corte Pontificia un grave mal contento per

s. 111.

motivo specialmente delle discussioni che tratto

sorgono nella camera dei Deputati relativamente a per

i

tiche: tra le quali una deliberazione recentemente si

per

ia

di

invitare

s.

Governo

il

alla

soppressione

totale

dell'Ab-

Benigno, non mancherà neppure essa di fare qui un'imj

favorevole.

Santo Padre lamenta, si può due,

Il

no l'avviamento delle cose presso uni ed agli

pel

a.-

di noi, e va dicendo agli Piemonte ». Dal mio cinto non |

non

.'he questi incidenti eserciteranno un'influenza t ut fai tro

;

che propizia

al

successo della mia Missione.

bo anche manifestarle un'altro timore, K impossibile il non piee

molti tra

da

ì

loro colleghi avvezzi a

uno come l'affare di tutti, si faranno ai pratiche d'Ogni maniera per rimuovere il S. Padre dal venire ad una izione conforme ai nostri desideri!. Sarebbe opportuno che il

riguardare Tini

:

ti

li

no vigilasse su

di

queste cose, e che

fossi

io

in

tempo avver-

tutto che occorresse per antivenne e attutare L'effetto di questi

itivi.

•it'altro no

rimane per ora

BOgggiungerle, se non die non

a

ancora dal Santo Padre veruna niente designato

v. in. ma

a

risposta

intoni

Sui Sai

accogliere con

la vacante

consueta sua bontà

la

Dii

il

sin-

6 PARTI* "I

\|;DI

hi ni, Pinella.

r

l'i.

Ministro

-

ito

pervenuto

AI.

I>'

\

<'".

per gli a

\

s.

ultimamente l'onore d'indirizzarle e che

iii.m» n

piego ch'io

parti a cod<

ebbi


— 100 — vapore che sciolze da questo porto il 31 dello scorso Ot-

a

battello

tobre, in quel piego

contenevano due lettere particolari ed un

si

dispaccio officiale. in data delli 27 e 28 dello stesso mese, indiritti

a V.

ed una lettera indirizzata al

S.

Sig.* Guardasigilli di S.

M.

comunicazione nient' altro mi rimane ad aggiungere se non che dopo di aver aspettato più e più giorni la definitiva risoluzione del Papa di cui mi era stato promesso il prossimo annunzio, dovetti andarne in traccia io med.emo recandomi dall'Eni. in tis. m An-

A

lineila

<>

tonelli

quale dopo molte proteste di buon volere, dopo molte as-

il

severazioni del gran desiderio che

il

Pontefice avrebbe avuto di

compiacere alle domande del Governo di S. M. dopo molte dimostrazioni di amichevoli sentimenti finì con dire che, sebbene non si potesse affatto disconoscere la verità di scritto

quel ch'io aveva e detto e

due Vescovi, pure per ora, nelle presenti circostanze,

sui

atteso le grandi difficoltà dei tempi, in questo quasi generale sca-

tenamento delle passioni contro gli altri Ministri del Culto, e per rispetto eziandio alle serie rappresentanze che si erano fatte dal Clero del Piemonte, la

S.

Sede non poteva assolutamente accogliere

nostre istanze, che tuttavia quanto al Vescovo d'Asti

le

veduto

provvedervi più tardi, quando

di

le

si

sarebbe

menti fossero divenute

più tranquille e volgessero a più temperati consigli,

ma che intanto

voleva -prudenza, gran prudenza, e che non

potea far nulla;

ci

interrotto spesso da

uscirne?

»

il

si

me coli' interrogazione: « ma frattanto come

Cardinale tornava sui generali e mi faceva intendere

che molte altre

difficoltà di Vescovi e di Prelati affliggevano l'animo

Padre e che, entrati una volta nella via di procurar dimissioni, più non avrebbero saputo come ricusare in tanti altri casi del

S.

quello che

si

fosse concesso in due. Insomma la conclusione fu, nella

sostanza niente

vedere

i

meno negativa di quella che mi avevan fatto pre-

precedenti colloquii con M. r Catterini,

ma più cortese, e

melato nella forma e tale per cui mi parve che il Cardinale intendesse a persuadermi che

si

avrebbe fatto se si fosse potuto, ma che

assolutamente non si poteva. Il

fatto è

però che non si vuole, e che per nessuna considerazione

d'ordine, di conciliazione e di quiete

si

vuol cedere un minimo di

quanto si chiama prerogativa, autorità, dignità, inviolabilità dell'alto Clero.

Per dare a V. S. una giusta idea dell'aspetto

in cui fu qui

considerata la nostra Missione, "Le dirò che parecchi Cardinali vollero informarsi chi

eravamo noi, il Conte Mazze ed io, e quali fos-

sero le nostre opinioni e la nostra condotta; e quando qualche anima

buona disse loro che eravamo gente dabbene e col timor di Dio, fé-


— 101 come mai, essendo teli, avessimo

rondi meraviglie del

una missione così deù poiché sdih) entrato nella via degli esempi, eccone un'altro che

concetto della inclinazione che

itu

tgionevoli concordati in materia ili giurisdizione e di

Governò Toscano è anch'esso in urto col Pap per S. s. pretende che non si possono im)

il

tributi sul clero senza l'annua espressa

difetto della quale i

a

quali

permissione d»dla Santa Sedè,

sono obbligati per legge e per

laici

pubblici carichi; il Governo Toscano

i

anacronismo e preferirebbe di estendere a Lucca

massime e<

ìhe di

Giuseppe II e di Leopoldo vigenti negli

dello stato; s'intavolarono pratiche colla Santa

altri territori le

poveri

1

sopportare Inter]

prilla che quello è le

ha qui

Lucca, dove

li

in

si

immunità

S

mentre pendevano, il Vicario Capitolare di Lucca, d'accordo

con questa Corte per

fare, come si suol dire, un'atto solenne di pós-

pubblico un bel giorno e fece anche inserire nei giornali la

»,

permissione

di

riscuotere

-senza partecipazione del

i

tributi pel corrente anno, chiesta da lui

Governo e dato dal Papa in riguardo alle

straordinarie necessità presenti: alti richiami per parte del Ministero giustamente indegnato di questo mal tiro e formale prò' al

papa contro il Vicario; alla quale a tur H

<i>/,i/ito

fu

laconicamente risposto che

alla Toscana e a suoi usi di non

parlarne che rispetto a Lucca era in possesso dell' immunità dai tributi e i'i voleva mantenere; che quanto il Vicario erato fiitin e secondo le intenzioni del Governo Ponti-

n

'ii'i-u

.Queste cose

io

stati

rinnovati quando

il

seppi dall'Inviato Toscano da me

incontrato a caso e che avendo probabilmente saputo qualche de' fatti miei,

mi

si

una he

da nient' altro che da

accosto trattovi cred'io di

sventare diplomatiche;

dovunque può giungere l'azione

fummo dei

d'accordo

in

Governi, sarebbe

anziché lottare con pregiudizi ed Inercare impossibili accordi.

Per quanto

I

qualunque siano chiarare a v

e,

;

è

obbedire agli ordini del Governo,

mio il unto ciò

pero debito

S. 111."» che dal complesso di

giudizio che Im potuto fare

di

francamente en<

di-

entii,

questi uomini e delle loro

in-

tendenze, non in

concordato ragioni

imodato alle

i

del

tutto

alle

sanzione

condizioni

n<

le

impossibile; per ogni minio

11

cai


— m fossero liberali, esigeranno, come già esigevano prima, enormi compensi in quella guisa appunto che. li richiesero dalla Toscana in un progetto che fu da quel Governo ricusato e che nelle generali discussioni già da me intraprese mi venne posto innanzi come ci

estremo limite delle condescendenze Pontificie. Per non espormi al pericolo di compromettere la dignità del Governo coll'andare incontro ad una nuova ripulsa che debbo preveinstantemente ho richiesti al Mi-

dere, io attenderò gli ordini che

nistero, e di cui invoco la sollecita trasmissione facendo

anche ap-

me; Ella che sa cosi bene apprezzare il tempo, comprenderà di leggieri quanto debba pello ai particolari sentimenti della

riuscirmi penoso

il

S.

V. verso di

perderne ancora dopo quel molto che ho già

dovuto perdere per la sistematica lentezza di questi Prelati. Una lettera giunta da Roma m'informa che Mons. r Charvaz, già vescovo di Pinerolo, qui

fra pochi

chiamato a Napoli dal Papa e ch'egli sarà

fu

giorni, prova,

secondo me, che vi

qualche nuova

è

macchina in giro.

Dopo le ultime novelle venute di Francia il ritorno del Pontefìcea Roma venne indefinitamente differito; nel rimanente niuna novità.

Mi

è

sommamente grato di confermare a V. S. lll. ma gli atti.

Lettera del ministro sardo presso S. M. Siciliana, Augusto di Colobiano, al Siccardi. (Archivio Siccardi. Autografa). Napoli

17

li

gennaio '50.

Eccellentissimo Sig. r Conte,

Tra le tante indifferenti o disgustose notizie che ci recano i fogli

una però ne ebbimo saporitissima e grata, quella cioè della nomina di Vostra Eccellenza al Ministero di Grazia e Giustizia, e la lettera con

ne raddoppiò il gusto provandoci cosi che

cui Ella volle favorirci

le vieppiù premurose ed importanti cure non le scancellarono dalla mente i veri e sinceri sensi di profonda li

ben meritati onori e

stima ed affettuosa amicizia che le professiamo e di cui ben di cuore-

vorressimo poterle offerire qualche vero indizio. sto facendo

Il

plurale di cui

uso Le dimostra, gentilissimo signor Conte, siccome il.

ben gradito suo foglio

fu letto in famiglia e

ne fece le delizie.

La scelta da Lei barbaramente stimatizzata di sproposito è stata qui,

come di ragione ben diversamente considerata

e jer sera an-

cora ne ricevevo le felicitazioni da più persone che ebbero la sortedi qui vederla

ed in ispecie dal Cav.re Fortunato

il

quale tanto ap-


— 103 — ime, lo An/.i le dirò, e

nomina la quale, atteso

ancorché

»rno qui

-

il

col-

i

male,

a

i

rissimo riabilitandoci Dell'opinione 'li molti i quali

no che non andando ipizio.

spingiamo

io sene

Dal ino contegno, dal suo

sso che

quel misur;i' -ì

d

riavvicinano, malgrado

la

landò

si

tendenza diversa

prin-

ili

etiti.

Le sue relazioni con Portici o

in

li

fatto

pensare molto a Lei

risita al S.*°

Padre; atto doveroso

anno

ci

una nostra devota

rimaneva da adempire. La C di ntrarvi il tal Monsignore, ma non fu cosi. Fummo però accolti dalla Beat. m» ron quella amabilità, direi quasi cordiale che cui ancora

ci

;i

no nel molto e Lungo discorrere vari punti

'

Ella

-:,

:

ma come di ragione si scansarono

i

particolari

Anche lì ci avete un buon mi-

incidente, sclam

merò di tristarelli, ma speriamo li illumini Iddio », ed io in tuono nico ripeteva « di questo se ne abbisogna ovunque ». Difatti

—

•mi un

tal

di

vedermi nel .-uso di eliminare, per doverosa delicatezza,

tema dalla mia corrispondenza M.*6, mentre giudico della più inquilini stessi lavorino indefessamente

un malaugurato successo a demolire

i

i

.

quali destramente coltivano

Ma purtroppo non

<

\:

<h

lui

il

rimedio per

Mi permetta, Eccellentissimo Sig

darmi all'amabile

pensiero e e

(trillali

propria abitazione,

la

perseveranti nemici dell'antico edi-

dei più

già trawiato loro giudizio! la

Cecità: e lasciamola

—

li

Conte, di fortemente raccoman-

premuri

uali

di

Pum> e

un

preirio di

\ S

\

Aug.fe di Colobiano. •l'ai

prie moti mail de

me

une petite

ombien j'aJ nit.

que malgl

;i

a

|

: i

moi mèi

imte, un- rappeler

été

heureux en Mliil-

réUSt

mr celui i

quand

•

d'un un

Comte que

su apprender, pendant

jour


- 104 — lei,

toutes Lea Donnea et bellea qualité qui voua distinguent autant

co. me

home d'esprits et d'étas, que c ome personne aimable en salon

et

que votre départ nous a laissé un vid sensible.

si

Monsignore

nomination, mais dans toas

Ics cas

il

voir fixé là où vous ètes que prés de les-y -gener

longue près du

n£ sais paa

Pére ce qui ils

me paraissait

y préférent

des étres

— Nous avions une audience très interessante et St.

Pére,

fait oublier devant qui je

les

.le

sera plus satisfait de vous saSt.

tous considerablement là bas,

moins illuminés.

—

ressenti autant de plaisir que moi a votre

(1) aura

il

étais

d'une amabilité qui m'a presque

me trouvais, et mon mari parlais sur toutes

matierès possibles avec une franchise et un laisser aller qui m'ef-

frayait quelquefois, mais

heureusement Sa Saintété n'en devenais

que plus anime et aimable. Mais je crains de me laisser aller aussi trop loin et d'abuser de vos yeux et de votre temps, cher Comte, je vous prie donc de m'excuser et de vouloir bien présenter nos

hommages a M. m e la Contesse Sicardi dont je désirerais bien faire la connaissance personnelle, et

de croire toujours à mes sentiments

d'amitié bien sincères. F.

de Colobiano.

Je vous prie aussi de nous rappeler en souvenir du C.t« de

Masé

qui dans son bonheur de se retrouver chez lui aura oublié Naples et tout le reste. Je n'ai pas besoin plaisir votre lettre a été recu

de vous dir avec combien de

par mon mari

et

moi cette preuve

d'amitié et de souvenir nous a été bien sensible.

Lettera del ministro sardo presso S. M. Siciliana, Augusto Colobiano, al Siccardi. (Archivio Siccardi. Autografa). Napoli

Mi perdoni, degnissimo colle

Sig. C. te

,

li

di

26 marzo 1850.

se io così spietatamente la saetto

mie lettere, e se forse le comparisco importuno, ma la fase è

così importante,

almeno tale qui appare attesa l'operosità degli op-

ponenti, che credo possa essere utile l'udirne costì ragionare anche

da lontano per meglio apprezzarne il merito. Queste vertenze essendo di altrui competenza, né mai essendo-

mene stata fatta menzione non mi lice mettervi mano ufficialmente, però conviene Ella mi permetta di supplire con lei a quello che per altra parte crederei essere

(1)

mio dibito fare col Governo.

Lacuna nei manoscritto.


— 105 — primo apparir qui delia nota venne anzi considerata

Al

legge, long]

<!

tempi, e

non

:ato

un

molti qualche

in

i

tal

8.

L'influènza

ire

sa attitudine,

adi

ancora di

ti l

l'urtici.

non poteva tornar grata una

per

P. coi

glia

pa

Però no Il

ed

ce

i

tal

n

venne stizzito ed irritato da^li Acoliti, insinuanuna pruova patente della nostra disafezione alla ti

za combattere la legge o impugnarne il prim io ilei modo in cui fu pres momento in cui compariva: forte ci rimproverano di

altamente

portunità del

non averli prevenuti, e di anzi averli ingannati: cosi ora si tìngono

come se davvero già si fossero mostrali con noi non alieni dal t: benevolmente su

materie.

di tali

con compunzione il S.t° Padre con tutti come veri Eterodossi, fortemente conver-

In tal guisa poi ne parla

onde ne veniamo

figurati

gendo

si

Quantunque qui si appoggino sui ragguagli ricevuti da costi fomenta l'idea che la legge leda principi relL i

non

ma >i servono di una tale supposta situazione degli spi-

lo credano,

per dipingere l'amministrazione coi colori

riti

(love

ment

i

alla S.t» Sede.

i

più neri e special-

— Poco o nulla ciò intluirebbe sull'an-

damento della cosa, la quale, quando

a-

ìon

incontrerebbe

menomo ostacolo, perchè per sé troppo equa, giusta e naturale: ma una tal cosi attitudine nel pervertir qui in ['arte l'opinione più

il

può anche aver già prodotto un grande effetto costi, almeno se ne e

trovandosi cosi traslocata la quistione ila! raziocinio alla

numei almeno cosi mi pare, di neutrali/.'diiieare siffatta più che disturboM infine

-imo trovarvi da noi un forte

••

ile.

.

se

ipportuno sin

si

ma Ella sa comi- a ciò ma:.

>

dai. in chi

avrebbe do-

vuto farlo e come anzi gli t. accetto parlando Ufficiai mente un linguai.

blando

e mellifluo dell'usa'

poi le

i

fila

soli

Ancorché l'economia

1

i

•>

dei,


—

10(5

—

mento ulteriore delle nuove disposizioni può ancora venir disturbilo, sia che non si ottenga un concordato: o questo si negozzi costì (1) o portano sinceramente ad avversare l'amministrazione. Quest'orfano non abbisogna di tanta scienza, ma di modi idonei e di salda convinzione, e facilmente potrà mettere chi

guardia contro

gli

informi erronei,

spinte che senza posa

Perdoni

di

le

spetta in

fantastiche suggestione e le

provengono da costì

(I)

averla cosi lungamente trattenuto in favore dell'ami-

chevole motivo che mi

vi

condusse e creda intanto alla sincera e

premurosa divozione con cui sono di Vostra Eccellenza

L'umilio ed Obb.mo s. V Aug. t0

di

Colobiano.

A. Bozzola e T. Buttini. (Continua).

1

1

|

Lacuna nel manoscritto.

»


Bibliografia di Carlo Botta (Con.

B.

:

v. voi.

— Recensioni

XIII. fase. 3-4, p. 310

«Ielle

opere scientifiche.

(IO).

Diomsotti, vita di

n.,

C.

pp. 10-20, 60-67.

analisi.

t

31

Dkmaria Cari

Carlo Botta. Estr. dal

Rep<

tcienxe fisico -medici'

ette

1888,

pp.

Torino, Favale,

19.

32 <>l.ivi

DAZIO,

DegU

1

di ('orlo Hot/a, Fano. Lana. 1S 13,

23.

a modo particolare della Storia natui asene una recensione nella Gazzetta

r/'i<.

>t>se,

10 aprile 1843.

33 Kiz/.ktti

aria Botta, in Giornale detta R

i

ne

li,

a.

XIV, voi. 3'.», pp.

1

17-

Torino, Favale e C, 1860.

nsione del volumetto di Scritti minori del k. culti, e paria più estesamente delle prima uhm:

contiene Intorno alcune inalatile ».

(

.

all' « efficacia

della

musics nella cai

— Recensioni delie opere letterarie e scritti

intorno nirli intendimenti letterari, linguistici e artistici «lei Itotta.

Più notevoli in questa cato

poems

/'

Camillo

<>

\

li

ita.

studi


— 108 — 3* Marchksblli l'i issi:. Sole di letteratura italiana, pp. Ili e segg., Cesena, Società tipografica, 1893.

Contiene uno studio intorno al poema bottiano, di cui dà severo e particolareggiato giudizio, ricercandone le fonti in Tito Livio. (Cfr.

Giornale storico della letteratura italiana, XX, 448).

35

Ratnouard

M.,

Il

Camillo o \ejo conquistata; Camille ou Veies

conquise par Cìiarles Botta, in Journal des Savans, Juillet, 1817, pp. 424-433, Paris, de l'imprimerie royale, 1817.

È un esame del poema, nonché qualche difetto.

nel quale

il

critico trova

buone qualità

36 Un'analisi minuta del poema fu fatta da Claudio Fauriel negli Annales encyclopèdiques rèdigèes par A. L. Millin (t. IV, pp. 351364, e t. V, pp. 106-117, Parigi, 1817). Nel primo dei due articoli il Fauriel esamina il contenuto storico del poema e vi fa dei notevoli rilievi non sempre di approvazione per il poeta; nel secondo articolo esamina da prima gli episodi principali del poema e quindi lo stile (1). (9).

Manzoni Alessandro, Carteggio. In

una

lettera

del 1817 al

Fauriel loda

il

poema, pur facendo

qualche riserva, che non vuole però sia riferita al Botta (pp. 382-387).

37 Un articolo anonimo che annunzia la publicazione del poema elogiandolo vivamente, trovasi nella Biblioteca italiana, ossia giornale di letteratura, scienze ed arti, compilato rati,

t.

Ili,

a.

I,

da una società di lette-

settembre 1816, Milano, Stella, 1816. (IO).

Altro studio analitico del Camillo ci è offerto dal Dionisotti {Vita di C. B., 466-469), che nel

medesimo volume trattò degli altri scritti

letterari dello storico tanto editi quanto inediti. Di parecchi di essi il

Dionisotti dà un'analisi

più o

meno minuta: Dissertazione sul-

(1)1 due articoli sono firmati semplicemente F; ma autore ne è indubbiamente il Fauriel, come si rileva da alcune lettere rivoltegli in quel tempo dal Botta, il quale trovava eccessiva la critica del Fauriel stesso (cfr. Bibliografia dell'epistolario, cap. I, n. 2V. Per i rapporti del B. col Fauriel vedasi anche: Giulio Carlotta, Il Manzoni e il Fauriel, p. 14, Torino, Bocca, 1918.


— 109 — 174-

fazione intorno

al

carattere de

•;

italiani (pp. 193-

196;;

Tradusione della Monache un cenno: Memoria sui qaeslto: Perei

Di altri

dà solamente

a/le di tre illustri americani (p. ^t>>;

In

.1). .

vari luoghi poi

e linguistici del H.

e altrove

;

M un infi ecc. intendimenti let-

.V'//'/

<

biografo parla degli

il

accenna ai gusti musicali ili lui

Memoria intorno alla natura

dei toni e dei

38 Anche

volume DiOKisom, Carlo 1;

nel

orfit ecc. trovansi

notizie intorno a taluni scritti letterari del B. e particolarmente in-

torno a quella specie di roman/.n psicologico rimasto incompleto, e indicato tra le opere inedite dello storico al n. 45.

39 .

A

<iirlo Botta in reste di critico, in II Marzocco, XIX.

Pironi

17.

ì

ile

1914.

del voi. del Guidetti ii'n i>re<-ursore ecc.), Illustra, ira

|

memoria

l'altro, la

Quanto

au'li

bottiana: Perchè ti posson fare

intendimenti

i-ersi ito'

linguistici e letterari del Botta,

oltre alle opere citate del Dionisotti e agli articoli critici del

m e del LeJOHI imi. 10, 2, 8). articoli che riguardano la lingua della sola storia americana,

confrontino:

si

40 .

Voi.

1,

;

ente all'Italia la rej

ere

a Parigi

colà veder

lui

Le Mounier,

Ih 1(5,

2 voli.

«: I ritraiti B. perché con imericana restituì dovutale nel campo delle ì>'' rimondo LI desiderio \orrebbe per il

.

t

me quel gaditano,

il

q

per vedervi Tito i.i\ lo, quando re altro. Il

DO i,

io*.

Milano, Stella,

a.

i,

Ito

ita-

gì il

titolo:

/

i


— 110 iti.

un italiano a Niccolò Bettoni a Padova, e aveva.

Lettera d

dato luogo

alle»

scritto che segue

«lei

Borsieri.

Esso inoltre è pure riprodotto in:

41 Giordani Pietro, Opere (IX, 362-365), per cura voli.: voli. 1-11,

di

A. Gussalli, 14

Milano, Borroni e Scotti, 1854-57;

voli. 12-18, Mi-

lano, Sanvito succ. a Borroni e Scotti, 1857-58; voi. 14 (Appendice),

Milano, Sanvito, 1862.

Questa edizione contiene altri due

scritti

intorno

al Botta, cioè:

uno scritto dell'a. 1813, in cui trovasi già espresso il giudizio che all'autore della .storia americana, una delle più belle che l'Italia possa vantare, è dovuta la venerazione di ogni buon itaVoi. HI, pp. 39-41

:

liano.

americana di Carlo Botta, Bologna 1813 », ed è preceduto da una

pp. 165-176: Della storia

Voi. XIII,

scritto che

reca la data:

« prefazione » del

«

1846. In

questo scritto

il

Giordani fa

i

più

alti

elogi della storia del B., lamentando ch'essa non fosse nota agli ita-

censurata dal Giornale enciclopedico di Firenze. Egli ne loda la sostanza e la forma. In questa trova pur qualche difetto; ma vi riconosce assai maggiori pregi. Nella « prefazione », scritta molti anni dopo, non muta il proprio giudizio, ma si rammarica che lo storico sia stato « esaltato e stranamente magnificato » per le due storie d'Italia, di cui sconsiglia la lettura a cagione tanto della sostanza quanto della forma. liani e fosse

42 [Borsieri Pietro], Avventure letterarie di un giorno, o Consigli di

un galantuomo a vari scrittori, Milano, Giegler, 1816. Nella critica che fa dell'articolo publicato dal Giordani nella Biblioteca italiana, confuta

il

lusinghiero giudizio di lui intorno al

Botta (pp. 28-29), e riguardo alla storia americana ne loda l'orditura

generale e l'imparzialità dei giudizi, ma biasima la forma e quello studio dello storico di voler imitare i classici (pp. 35-42). Identico giudizio dava un altro letterato

Ornato, riferendosi alla St.

d'it.

contemporaneo, Luigi dal 1789 al 1814:

43 •Ottolenghi Leone, Vita, studi e lettere inedite di Luigi Ornato, Torino, Loescher, 1878.

In

una lettera del 1827 al Provana, l'Ornato osserva che la smania

del Botta di imitare

i classici induce parole che alle cose (pp. 393-394) (!)•

(1)

il

lettore

a badare più olle

A Luigi Ornato è attribuita, a proposito dello stile bottiano,


Ili

-

Massari, Tonno, Eredi

:i'K

pp. 190-194 (scritto dell'ami

I,

lani,

voli.

g

B<

berti, a

d

riguardo alla continuazione del Guicciardini loda

forma, nella ijuale riconosce

\

eri

la

p;

45 Introduzione atto studio della

.

1

Brns-

Filosofili,

voli.

Ammira del B. il « puro e verecondo dettato », e contrappone lo 1

Leopardi

allora in voga in Italia

e eoi Giordani, ajjrh scrittori

tra:

(I,

46 in

ri

n

prosa

pubblicati da

e in verso

Le Mounier. 1S63.

A. 'ioni, Firenze,

lode al B. nello scritto: Ir

li

-

prosatori (p. 85).

47 sieri

rnri<i Filosofi/i

ili

i/i

betta

Lettera-

luoghi, che appartengono a scritti degli a. 1821 e

In

poco benevolmente, ms pur

«ine scrittore, giudicandolo '

r

al

e

Firenze, Succ. Le Mounier. 1899.

19,

an<lo la discolpa del di a

M.

to

l>e

Sevelinges all'accusa mossa da altri

nella storia

americana termini famigliari

offen-

denti la dignità della storia.

gn-

i

del

Leopardi per il B. è rilevata in BSRTANA li

ra

\li. pp.

%n

"•ii,

italia

»

al in

Giorn.

si.

ri ili

'/ella

della letier,

/'ai..

ai.

I93-:

48 i

Basii in. Epistolario del

scrittori, raccolte

Emilia,

«ini. letti,

e

marchese

pubblicate

da

/>'.

(in

altri

/ -

[DBTTi,

Ri

1914.

nido all'ammirazione del Botta per il padre Cesari, eh

immortale

ita

n

l"

sentenza, che

«

il

Botta scri^

per gli antenati >

wnrit. pubblicato per curai con inti p.

-2V.>,

Eterna,

C

Voghera,

IG

lui

doti

ma


— 112 — 49 La Vista Luigi, Memorie e scritti, raccolti e pubblicati da Pasquali Villaki, Firenze, Le Monnier, 1863.

A proposito della continuazione del Guicciardini, rileva la parte nobilissima che spetta al B. nella restaurazione della nostra lingua nazionale. Per lui però il B., piuttosto che uno storico, è un letterato e sopra tutto un cittadino (pp. 120-122.

50 Mazzini Giuseite, Scritti editi ed inediti, Milano-Roma, 1862-1889, 17 voli.

Oltre ad un lieve cenno del giudizio negativo che dà altrove del B. (voi.

1,

p. 21), è

mantici e contro

notevole uno scritto il

B., il

dell'a.

1828 in difesa dei ro-

quale in una lettera, divenuta suo mal-

grado publica, li aveva chiamati « traditori d'Italia » (voi. Il, pp. 57Altrove il Mazzini riconosce nel B. uno dei pochi rappresen-

61).

tanti della vita letteraria

contemporanea e ne riconosce

i

meriti

come scrittore, ma lo condanna come storico, e si duole dall'influenza da lui esercitata sopra molti suoi imitatori (voi. IV, pp. 290, 314 e Moto letterario in Italia).

319-323, nello scritto:

51

Balbo Cesare, Pensieri sulla storia

d'Italia, pp. 50-51, 59, 63-65,

109-110, 321-322, 373-374, '412-414, 479-480, Firenze,

Le Monnier,

1858.

Sono giudizi sparsi intorno al B. come storico e come letterato. Nella continuazione del Guicciardini ammira l'arte ma nota difetto di principi, e, confrontando la descrizione del seicento nel B. e nel Manzoni, riconosce più vera e più

utile quella del secondo.

52 Cattaneo Carlo, Opere edite ed inedite di C. C. raccolte e ordinate per cura di Agostino Bertani. Scritti letterari, voi. 1, pp, 245Le Monnier,

246, Firenze, Successori

1881.

sdegna contro lo stile del B., e gli contrappone qualche passo Dante e del Foscolo.

Si di

53 Cantù Cesare, StotHa universale, XVIII, 884-885, Torino, Pomba e C. r 1846.

Accanito denigratore dello storico, come dichiara invece insigne tra

i

letterati.

si

noterà in seguito, lo


— 113 54 Berti Domenico,

Piemontesi

/

<lcV

Crusca,

e la

adunanza publica del

.

in

Atti della

R.

Ac

16 settembre 1n7k, Firenze,

dello storico con l'Accademia, inerisce alcune lettere di lui con altre del Niccolini e del Al B. è dedicato il paragr. IX riguardante lo studio

Tratta delle relazioni

•>

Dell'* Appendice »

Leopardi (1).

della lingua italiana (pp. 70-80).

55 ratio Anobi o, / miei tempi. Memorie di A. Z?.,XY1II, 172 e segg\

Tonno, Biancardi piova

1861.

la

lingua della storia americana.

ito,

Lettere critiche. Perchè la letteratura italiana non

;

56 popolare

sia

in

Italia. Milano,

Colombo e Perelli,

1856.

Riferendosi all'esame filologico delle opere del B. fatto dal

maseo, disapprova lo stile di lui (p.

Tom-

105).

57 Home, Xaples et Florence en Ì8Ì7, Paris, Pelau-

•hai. (M. il*.

nay, 1817.

Parlando

«Iella

pone il B. fra « les pédans de Rosmini (p. 314).

storia americana,

col Giordani e col

»

58 'irestri.

Memorie compilate da C. G. Pel Botta, citato due volte rie si tali

(I,

t

l'amico della gioventù studiosa. 2

24 e

voli.,

Prato, Guasti, 1874-1875. dice brevemente

36), si

leggessero di soppiatto dagli alunni delle scuole

talvolta

il

come

pist.

Silvestri stesso leggeva pubicamente qualche da-

tone o qualcbe arringa, una delle quali fu da lui voltata in versi sciolti

ed è quivi riprodotta (1, 168-170).

59 Emilia, studio intorno alla vita di ("rio Botta, tracciato con di lettere in gran par ti

1

.

in

idem, della R. A

Tonno, s. II, t. LUI, 147-180, Tonno. (.'laiiM-r.,1903. eolissimo per forma, delinei chlaramenti

Questo seni-

A proposito dei rapporti del B. con l'Accademia della Crusca va citato

il

trio

Ciglio.

m della

voi. Storni d<i

eav. uh.

G.

B.

Zandomi,

Rapporti Sd

<

pp.

19-20,

l'ioiji

Firense, Tip. del

18 li lUiorg.

Uni.,

XIV

8


— 114 — figura

ilei

B.

come letterato, mostrando .sopra tutto la parte da lui romantici e classicisti. Esso, come gli altri

'iiuta nella lotta tra

scritti della

Regis intorno

al

nostro storico, trae origine dal car-

teggio bottiano raccolto da Stanislao Marchisio e donato a Giovanni Flechia.

R[eoisJ E[milia],

60 Un carteggio inedito di Carlo Botta, in Gazzetta

del Popolo, 1903, n. 80, p.

4,

Torino, 1903.

È un esame delle lettere, tuttora inedite, che il B. scrisse da Pagiugno del 1837 a Carlo Ignazio Giulio. il vecchio storico e il forte matematico suo compaesano, al quale egli dava consigli intorno agli autori da preferirsi e intorno al modo di formarsi uno rigi tra l'aprile del

1833 e

il

Esse, tra l'altro, fanno conoscere l'affetto tra

stile

veramente italiano.

61

Prunas Paolo, L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux. Storia di una Rivista, Roma, Società ed. Dante Alighieri, 1906. In dieci luoghi si parla del B., di cui sono diligentemenle rilevati i

rapporti con

l'« Antologia »,

rapporti che non mutarono

il

carat-

tere della rivista, tendente al romanticismo, nonostante che accogliesse scritti dello storico, il quale del

romanticismo e dei roman-

era accanito oppositore.

tici

62 Sauli d'Ioliano Ludovico, Reminiscenze della propria vita. Com-

mentario del conte L. S, d'I., edito a cura di Giuseppe Ottolenghi, Roma, Soc. ed. Dante Alighieri, 19081909, 2 voli. Vi 294).

si

leggono

lievi

accenni al B. come storico (I, 211 e 235, e

Più notevole è quanto di

lui

II,

scrive l'Ottolenghi nell'« Intro-

duzione » a proposito degli studi letterari e storici nel Piemonte (pp. 86-90).

63 Muoni Guido, Ludovico di Breme e le prime polemiche intorno a Madama di Staèl ed al romanticismo in Italia (1816), Milano, Società editrice libraria, 1902.

Contiene qualche accenno

al Botta.

64 Falchi Luigi, 1 puristi del secolo XIX; 1, Il classicismo dei puristi,

Roma, Soc. ed. Dante Alighieri, 1899, pp. 84. Solo di sfuggita vi è nominato

espressione tolta da una lettera.

il

B.,

del

quale è riportata una


11.-»

Lo studio botUano Del carattere degli storici italiani diede -ione al breve articolo:

65 Dbl-C

:ii.io,

I)'<>

letteraria. XII.

1(5

inedito di Carlo Botta, in Gazzetta

,

(17

novembre 1888), pp. 361-362, Torino, Koux

e C, 1888. 11

Dei-Cerro, credendo inedito questo scritto, dice ch'esso era de-

X Antologia fiorentina del Vieusseux, ma fu soppresso dalla censura.

Si sa invece ch'esso fu publicato tìn dal 1827 nel voi. 5 della traduzione italiana deH7//s/o/re des peuples d'Italie edita dal Rostri e Capurro, 1825-27). Cfr. la bibliografia delle opere del Botta, n. 23.

Di questo

medesimo scritto inoltre si era già trattato nell'opera: (12i.

Favi

sue opere storiche.

irlo Iiotta e le

Pavesio ha il mento di aver chiarito che questo scritto del Botta precedette la famosa Prefazione intorno al medesimo argomento, scritta per l'edizione del Guicciardini del 1832, e pren Il

poi alle successive edizioni della storia del Botta in continuazione del Guiceianì

.

1

due scritti bottiani, pur riferendosi al me-

nento, differiscono alquanto tra di loro, ma furono dagli i

il

Dionisotti, confusi in

Intorno agli intendimenti luoghi citati nella

Vita del

uno solo.

musicali del Botta Dionisotti.

si

(li,

possono

oltre

ai

indi»

66 netta Milano, Ricordi,

Parla dei gusti musicali del alla

B. e

accenna

I

mu

Mi-

I

.

scritti

intorno

l'ammirazioni

•

Ilo.

•voli,

riguardo agi;

KMiO varie

contessa Capece-M mutolo e a G. W. Grasns, pabliTorino, cate quelle nella raccolta dei Vi ani re di

lui alla

:

queste nel VAn

irò italiano, a. a., 1. 1.% parù


— 116 — 67 Gitzzoni degli Ancaram Orazio, Sopra alcune parole di Carlo Botta

intorno al metodo musicale di Bonifacio Asioli da Correggio, in

Giornale arcadico di scienze, lettere ed arti, t. 65, pp. 279-

288,

Roma, Boulzaler, 1834-35.

Pur professandosi ammiratore delle dottrine musicali del Botta,, l'autore disapprova la critica ch'egli fa del metodo dell'Asioli nella sua storia e ne ribatte le accuse. (39).

Gargano G. S., Carlo Botta in veste di critico. Esamina, tra l'altro, la memoria bottiana « sulla natura dei tonie dei suoni » (a proposito del

volume del Guidetti).

68 Barini Giorgio, Carlo Botta e la musica, in Fanfulla della domenica, XXXVI, 21,

Roma, 24 maggio

1914.

Esamina gli scritti musicali del B. raccolti nel voi. citato del Guidetti {Un precursore ecc.). Secondo il Barini questi scritti sono una sorpresa. In verità ben altri avevano già illustrato questa parte dell'attività letteraria del Botta.

(Continua)

C. Salsotto.


CARTEGGIO di

Giuditta Sidoli con Giuseppe Mazzini e con Gino Capponi

NELL'ANNO 1835 (Oont.: vedi

//

Risorg. it., XI-XII, 387

cu. G.Sjdoìi a 0. Mazzi ni. ttobre 1835.

Mi sono alzata or ora, e

scrivo per vedere se ciò può farmi

ti

meglio. Ieri sera mi sono coricata in una calma

qualche ora

malinconica : dopo sonno interrotto e noioso, sogno e parmi realmente

di

Irmi dire che tu sei arrivato. È arrivato ìsi signora, è arrivato

.'

niente altro che queste parole, senza dettaglio, senza spiegazione di

me stava pensare sul resto: e che imme?non aveva io inteso abbastanza? io mi sentivi» come

progetto, o di scopo, niente: a i

ita

dal

fulmine, e a poco a poco

ohe una lagrima, ma

la

mancarmi la

mia intiera esistenza

si

vita

come ero felice altre volte quando

tomi

:

non sparsi

era cangiata, e anini

stavi

to,e mi amavi, mi sentiva estranea a questa terra, non

me l'ordinava mi perei me non era già un BOgno:eaeo In In se tutta

più vivere, e quel che ancora io

di

per

quello che

e, e

di

quello

che e stato benché detti :

10

ac-

voleva Quel

la

ri

ne RODO

indamente colpita ad afflitta,poichè sembrami non avere legnato, la giornata le non avrò neppure una delle tue let

6 lo sarò tutta

È adunque per mezzo del lolo dolore, che lo devo aentire tutto deve quello che ho nell'anima per te f eempre un grido di rivelarmelo? Ab Ilo melo, riguardi

lo

merito, al, per U mio abbandono Ha perdona-

passa

quello

ohi Oggi -i maledetto del cuore

i

dentro 11

di

me. comi

d'altronde che


— 118 baudono

de' nostri

triste, deplorabile

propri

affetti

non

sia

per gè

gaetigo? vita detestabile e maledetta! Ancor oggi

dunque devo fare quello che non voglio, nulla di quel che vorrei? morte passeranno fra te, e me, e non ci saremo più riveduti!.... Sto male, troppo male, avrei bisogno di un rimedio. Forse quello che mi hai scritto intorno ad un piccolo viaggio è cagione, aumenta quello che soffro: ascolta, se tu hai una vista, un motivo politico, astientene,fermati,tu devi ascoltar la mia voce, anche quando in forma di preghiera rcotesta Patria, che esige tanti sacrifizi non è forse il fango rappreso, come chiamiamo i nostri compatriota? Io l'eternità, la

.»

merito assai più che questo, e lino a tanto che essi resteranno così, è a

me che tu lo devi. Ti abbraccio. Addio, più tardi ti scriverò un

altro poco.

A mezzogiorno ho fatto collazione, e mi sono vestita. Ho lasciato scorrere a

le

ore necessarie all'arrivo della tua lettera, ho fatto pietà

me stessa, ho visti

i

miei occhi

come di cristallo, la mia tinta si-

mile a quella dell'anima, e sempre mi è parso udire alle mie orecchie un lagno di agonia -.egli è giunto, egli è venuto a portare la

san

testa sul palco.

Ascolta, se è in Inghilterra che tu vorresti 'andare, non andarvi,

non andare in alcuna parte, e questo non lo dico solo come la tua Giuditta, come l'amante e timida creatura, che

passo, te lo dico

come

trema ad ogni tuo

quella che forse saprebbe soffrire ancora,

guardare in faccia ad altri mali. Io

non sento più voglia né di leggere, né di altro. Ti avevo detto,

che non sentivo abbastanza di forze di ricominciare un'altro inverno lontano dai miei

tìgli; la

vita morale, che sembra estinguersi sempre

più in me, mi aveva fatto dir questo.Ma tu devi aver veduto che io

avea cambiato, quando dopo molte tue lettere senza tornare sulla cosa ti diceva « quest'inverno a Bologna studierò il medio-evo dammi :

traccia del

cammino che dovrò fare ». Se nella prima opinione avessi

potuto fare anche qualche progetto, esso deve essere nulla al presente. Io vivrò certamente anche questo inverno, aspettami. Ma dimmi, mi dai tu più ascolto? Io ti sono sacra, mi dici: in verità per quel

che io

io soffro io merito di esserlo ancora egualmente.

ancora egualmente? Se io ti

dicessi, il

Ma cara lo sono

contatto straniero lo

di-

sapproverò sempre; esso porta a noi un germe dell'antico male, eil comando, come è escluso dall'insieme e dallo scopo, deve esserlo

anche severamente dai dettagli e minuzie, e se tu mi rispondessi « sei una sciocca, non intendi nulla »: e che vuoi fare, continueresti tu se mi vedessi colle

mani giunte pregarti coll'accento del più in-

tenso dolore? che cosa hai tu da rispondermi?


- 119 — che non

•

ibato.Ciò -IH'.

cui.

G.Mi dicembre 1*35.

2 a.

Ho ricevuto la Lettera :

*a

he confortarti, e

.

tardi, che

del temj

mia

è

menti

uh.

divieto è

il

temi"» non

e

mano

in

a

tempo e che

divieti vanno a rom-

i

loro, e

noi. ed a loro. Poi. che t'amo, j. iti

a

ha

tua vita, che hai

sempre

pure m'ami, che io ho

non devi

debito

lottare

di

enei

me, e per mia madre, e per la mia

figli, per

tuoi

1

ira

che

come tu ilei mio amore, che la tua vita e la mia vita, vita

pati:

dirti

-lutata, che tu

sei infelice te,

Ij

il

tutti, e a

l

quanto pai

«li

mondo contro la quale tutti

tei

ti

l'altra,

di

mandarti una linea, ho bisogno di pianger con te, ho bi-

di

.

nuova funesta, poi

'Iella

Uolonon risponderti ; fon lettera non ti giungeréLMa pure ho bi-

m'hai detto

iv<>,

lasciarti sopraffare dalia sventura, perchè

line, il sacrificio

premio, e tu devi rivedere

1

tuoi

per quel momento, e per un altro ancora. T:

•

col corriere venturo, se tu lio

non mi scrivi. Oggi, non doqueste poche

sentito bisogno di

-

coir anima, col cere, con tutte 1

tutte uer

te.

Ama

il

le

potesse

dell' es-

'un

Qiusep]

CIV.

tue linee del ó Dicembre

le

ne

line»?

tempo iivo in •

vicini» a te. L'avrei '.

non

e

e

ti

scrivo. T'ho

SCTittO

appena coll'ali

Unita

t

utto quello che giui la

ie

fra

io

il

avrei voluto

i'i

nuova tanec

scrivo tir dirti

dentro mi diceva: non

|

tua. non

abbandoi


— 120 — tua; è nostra, poi v'è termine a tutto, e

s'io

non intravedessi muta-

mento per te, s'io non credessi fermamente nella verificazione del tuo sogno, ti direi ancora, vivi, ed ama, poiché hai più enti che t'amano, e te lo dicono, ed hanno bisogno di te; tu sei altamente infelice, ma non sei sola, sei stretta ad altri, e forse ne' momenti di nebbia compressa, concentrata al core ti direi: andiamo via, lasciamo questo mondo insieme, ma io noi credo non credo, che abbia ad essere sempre così divelta da tuoi figli: non credo, che tu abbia ad essere sempre condannata a raggirarti così intorno ad una sfera :

senza poterla rompere; confortati nella speranza: è il frutto in germoglio, e

come t' ho detto, il momento di felicità, che tu darai col

tuo abbraccio alla povera Elvira, ed alle sue sorelle, e all'Achillino,

momento di felicità che tu proverai in essi, vale tutta una vita. Non accetterei io con gioja il quadruplo de' miei mali attuali per la promessa di rivederti? In un modo o nell'altro, questo vivere inil

certo e senza intento finirà, non può durar molto.

Le tue poche linee di oggi mi son care come un tuo bacio. Bene l'aver preferito aspettare questa risposta alla lettera del Cardinale.

Non so perchè il soggiorno di Bologna non m'è ora sì accetto come quel di Roma, le cure del Cardinale lo renderanno, spero, più sicuro: poi

il

genere di vita che tieni, e terrai. Ma perchè hai interpretato

male il mio silenzio su certo riguardo, e come un giudizio sfavorevole a te? Perchè credi tu che io ritengo te incapace di scrivere utilmente a' tuoi

figli? non t'ho io

detto

più volte ciò che io pen-

sava delle tue facoltà intellettuali? se io non t'avessi amata, t'avrei

ammirata: scrivi coll'anima: scrivi col core, come l'hai quando senti di amare; e lo dici a te stessa. Non conosco donna in Italia, che sia capace di scrivere come tu scriverai. Sto bene

di

fisico,

more di che ti ho parlato, parmi sfumato, o aggiornato

e quel

ti-

indefinita-

mente siamo ad otto gradi sotto zero, ma ho fuoco. Celeste è stato malato, ma è risanato. L... è arrestato a Parigi, non so perchè, gli ;

fanno mille interrogazioni per il suo viaggio, e per le sue relazioni

con me, ei deve peraltro esser libero, anzi a quest'ora lo è di certo. Ignoro io pure i nomi di pochi, che hanno ricusato il viaggio d'America, e preferito il carcere. Probabilmente la loro condanna è nei ter-

mini a un dipresso, che farebbero anche a te preferire la prigione all'esilio, ed

al

viaggio per l'Oceano. A me un viaggio di quel genere

sarebbe, credo, fatale. Poi converrebbe che io fossi ben disperato d'edal carcere, ove io mi fossi per accettare. Sentendo V esilio quando si vuole, e si può sperare, sempre lo intendo come punto d'appoggio a una leva, e l'intendo quando tutte le tue potenze pos-

scire


— 121 — sonv

:ntorno ad un ente caro pei

..-rio nella vita.

meno amaro il dolore, e più ridente la gio.ja.Ma IV

:

i

una di queste cose, l'esilio

i

la

-.ante, un

terni»

senza Intoni

solitario, l'esilio

donna del tuo cuore, io non

non

l'intendo, comincio a

in-

greve,un morto nell'aria dell'esiliato,

che io non potrò mai definire, ma sento. Oggi ancora le occupazioni, il

lavoro forzato, prosaico, a che ci

costrìnge

ci

la

situazione finanzia-

che siamo, e sono quasi tutte le persone che per un

lai

altro ci sono vincolatemi rompono ad ora quel senso di no.ja. di

che io parlo, la convertono feribile all'altra: te

a

in tal cosa, che somiglia l'ira, ed è mille

ma se

•

bisogno, se non

il

a

quando mpre un affetto, un'emozione, una tene-

pur riempi tanta parte della mia vita, e

cacci a

vi

quando un sor: i. una certezza d'essere amato, che farei in esilio esento, che anìndividualmente cercherei vie Libri ha

stampato finalmente

il

di

romperlo.

primo volume della

sua... si

nze matematiche in Italia tino al XVII secolo, S so che sarà buona assai, e rivendicherà gran parte de' progressi e delle oriall'Italia :avea

n/.e

documenti

storici, inediti, raccolti

negli archivi del Duca, e nelle bibliotoche straniere, di molta impor-

tanza. Non l'ho letta, ne la leggerò che tardi, perchè a lui non è pia-

che una storia siffatta, che avi lumi, non

a italianamente: mi par debito quasi, debito che

f

bia a rompere, se con per cose politiche unicanp -ono avere uno scopo diretto più ad un paese. che all'altro: letteratura grave, avrei rimorso di non

mia

nella Ti dirò nella

lin_

mia prima lettera alcune idee soli

:

ciò

m'accenni nella tua precedente a quest'ultima, non Ogg solo, che io

non

onderti

|

la

gio.ja i.

ti

dico, il

nuova che m:

bada, se tu potessi io-

menomo, menomo senso di amor me, e

-litismo D

lio

in

non mi

l'intorno

.

d'intelletto, è

:l

e

oa amore

:

un ravvicinamento novello

un C in

lieve

Ielle

uniti'

U

mio

debolezze, e se anche le ;r.

ti

uomini

quasi infallibilmente

nelle anni.

i

la

ima

a

tue 1406. 1. 'anarchia della DD


123 vita reale, che è l'egoismo nelle

anime, che non sanno diventai- bas-

samente colpevoli, pone un senso pia profondo di disagio, che non si definisce per 8è, ma inacerba tutte le altre piaghe e le invelenisce.

M'è forza lasciarti, perchè

il

corriere venuto più

tardi, come

ac-

cade ora sovente, non m'ha lasciato lo spazio delle altre volte e non vorrei mi sfuggisse, ma' t'abbraccio al core, con quanta tenerezza ho nell'anima, ed amandoti con tutto l'essere mio. Ama

il

tuo

Giuseppe.

CV. '.'.

Roma, 18 dicembre

sidoli a G. Mazzini.

1835.

L'ultimo corriere mi ha recato la tua lettera del 27 novembre.

Poco importerebbe se mi mancasse modo, e pazienza di dirti ancora alcunché su Dante, ma tacerti la dolcezza che mi ha data l'espressione del tuo

amore e non proferire quel po' di parole

di

conten-

tezza e di riconoscenza, che ancora so esprimere, mi sarebbe noja, e delitto. Mio caro, ti abbraccio, e

ti

ringrazio. Io

non ti amo più di

prima, non voglio che tu lo creda, ma che io sono divenuta più tollerante clie per l'innanzi, devi ben saperlo, e quel germe di discordia fra te e

me tolto, cacciato, non sarebbe poco per un avvenire quieto,

e felice, se

il

mio animo potesse

fissarsi

lo

sguardo

all' avvenire.

Fors'è perchè in questi ultimi tempi hai fatto maggior conto di

al-

cune parole di tenerezza per l'ansietà in cui ponevati la nuova, dolorosa mia situazione, che tu hai creduto che io taggio; ma se v'è stato

mostrartelo, e

ti

amassi d'avan-

tempo nel quale abbia procurato a non di-

me ne sia anche fatto un obbligo, è stato negli ultimi essere mal giu-

mesi; le ragioni erano molte, fra queste quelle

di

dicata, o intesa senza giustificarsi, ma riderne

mestamente. Felice o

no per la speranza de' miei tìgli io sdegnava di parlare degli altri miei dolori, intravedendo che se ne sarebbe dubitato. Oggi tutto questo

non è più: pure sta bene, che tu senta come io mi adattava a tollerare insino al sepolcro bilità di

il

tuo non buon giudizio su me, la possi-

tua disaffezione, il tuo biasimo. La nostra coscienza ha tal-

volta bisogno di

una giustizia assai severa: ma di ciò basta.

Spero di essere libera affatto dal dolor di capo, ma l'ho sentito anche dopo l'ultima volta, che te ne scrissi: fa molto freddo: ciò mi uà noja in casa, e piacere quando sono fuori, e cammino. Porgi

i

miei saluti cordiali a L... egli ha avuto torto di non continuare

i

suoi viaggi, o per meglio dire è dannoso, giacché

non credo che si


— 133 — abbiii

to

quandi

'tuia

un sentimento. Tu

dì

io\ videnziale il

degli uomini, e conn

:a

andetté dunque in Allemagna a cercare

••rclio

l'Imperatore di Roma, mentre •

imendo :

volontà

la

ìale l'Italia. Ma

il

La

trovo perfetta

•ne. e

Dante

di

sui

Dio la città

più grande

lune, che dai

.

ine, Italiano l'Imper

di

perchè vorresti tu collocare la scintilla

una

di

delle altre, mentre quel ta.

civilizzazione al poni

stema, che se non m'inganno, è

tao, la Fa scorrere, viaggiare, slan-

11

dall'lndia all'Egitto, dalla Giudea in Asia, dalla Grecia a Ruma?

parzialità per noi e non far giusta una legge, poie

ammette che e legge, e dire la rivoluzione del '89 corollario completo d'un'epoca? l'Europa intiera non è

non si ved

cangiata

l'orse

-he gli spiriti e le idee

d'allora

in

poi ?

hanno presa una ni

he tenderebbe questa?.... voleva dirti al

-

be che pensassi, e mi è noioso. Ieri fui aillittissima, qc

mattina, meno,

ma parmi

che

poco tornerò ad esserlo, e

fra

tltra causa fuorché quella che viene dal

e

diverso pensare, e dalle

-aiuta per me i tuoi amici, ed anche Angelo, e Oasi

divei

non dimenticare di dirmi se C. è rimesso, e quel che fanno Fer-

dinando, e suo fratello. Vi penso assai spesso, e so ben io quel che ;i

dimenticarmi neanche presso tua madre. Ma

perche dunque non mi parli più tu

che

di

quella

che

malattia,

dimentichi nulla «piando

io

di

teui'

male? Addio.

CV1.

Koiii

<io.

Mia cara mamma

I

me vi -

un'altro Natale e a un'altro anno in; La,

forza ricoml

ne diminuzione dì dolo itti

patimenti pai

i

miei Agii ti

rduta e

ìa

suocei

Ultimi

!

più

Dico queal

telli|

Ai-

:

li

;

ni


— 124 — il

Cielo, che sieno liete le persone che io

amo, e Ella principalmente

cui io sento dovere tanto. Quanto fui contenta in quei giorni! Pen-

savo rivedere una volta anche lei, cara mamma, e l'ottima Ninina (1),

entrambe e il mio affetto e la mia gratitudine. Avere final-

dire ad

mente, dopo tanti passati in e di felicità.

sì

profonda mestizia, un Natale di gioia

Ma non dovea essere! Io sono misera, quanto più di

prima, solamente il Cielo lo sa. Non dovere più sperare è

ii

mag-

giore dei dolori Io

ho inviato due scatole di dolci, sono certi confetti assai rino-

mati, quando Ella lo creda desidererei ne andasse •e

l'altra

una al Collegio,

a S. Pietro. Non tema poi punto di bere quel liquore che

presi la libertà d'inviarle; è chiamato cento erbe, perchè appunto composto di erbe stomatiche e aromatiche, è salutevolissimo, e giova assai alla digestione. Spero avere un'altra volta occasione per in-

viare le corone benedette. Amerei moltissimo sapere se trovandomi -qui in

Roma, non avrebbe forse D. Prospero qualche suo comando

da darmi, avrei come una vera prova d'amicizia il disporre che gli piacesse fare di me. Non aggiungo altro, perchè mi

si

deve cono-

scere per quella che dice veramente quello che sente. Vorrei mi si

ricordasse a Suor Maria Giuseppina (2), perchè io penso che essa

non mi ha dimenticato, dicendole mille affettuosissime cose. Poi che mi si scrivesse un po' a lungo sui miei figli tanto del morale loro quanto del fisico; e come lo sviluppo di Minghino, e di Bartolo; se Mariannina cresce; e gli altri due che non conosco, a chi assomigliano? Poveri angioletti! quanto

li

avrei abbracciati volontieri!

Anche vorrei notizie di Peppino e di Caterina e di figlie di questa, e> della salute sua, e come è felice, e se sta sempre là, e non è mai venuta costà. Nominerei anche altri, che io mi ricordo di tutti, ma non lo fo, perchè penso inutile fare ciò che essi non fanno, voglio dire, e ciò senza rimprovero come anche senza dolore, che da molti jsono scordata. Auguro a tutti, cominciando dal sig. nonno e dalla mamma, le migliori cose possibili; raccomando quanto posso di continuarmi affezione, e stringendo al cuore coi miei figli, anche quei di

Tognino, invoco sopra essi e noi genitori primi e secondi, ogni

(1)

Anna Bolognini, sposata ad Antonio Sidoli, morto giovane come

Giovanni e quindi cognata della Giuditta. Era la terza delle figlie del Sidoli, e quindi essa pure cognata della Giuditta. Era monaca nel monastero di S. Ilario di Reggio. Il il

fratello

;

(2)

Del Cerro ne ignorava il nome (p.

60).


— 195 — e benedizione ilal Cielo. L'abbi

ia

i

mamma. e me le dicol.a

Roma, 19 dicembre

sua

«iuid.

1*35.

Giustina Sidoli.

i

('VII.

G, Sidoli

Ruma,

19

dicembre

a

Ti rei h.

<

1835.

Amico carissimo. Abbiatevi un buon Natale e migliore il nov'anno,. te in ogni tempo avere gioia, letizia, e vita felice. E non voi solamente, ma tutti quelli che v'appartengono, e

vi sono e potranno

come voi pure farete voti per me; ma ormai a me non resta che da invocare e implorare rassegnazione e costanza. 1 miei guai sono molti. Ma non ne parliamo. Avrete ricevute due ii

mamma, che io pregherò

confetti diretti alla casa, dateli alla

Da un quindici giorni sto assai poco bene,, ho continuamente male al capo, e alle volte accompagnato da vomiei

di distribuire ai

tigli.

mito e convulsione;

lo

attribuisco alla esalazione della carbonella, il

mio appartamento non

camino; potrebbe anche darsi, che derivasse da sconcerto 'a

non

lo

ne nei bragieri per scaldarsi,

•

farò di riparare a ogni modo, mutando casa, quando altro

vorrebbe temperamento di ferro, per continuare bene,

\

le

che ho avute in questi ultimi tempi. Datemi

notizie dei miei

dappoiché escono tutte da una sorgente, che

hanno dalle altre un

po' diverso linguaggio?

le

lettere

dolore, non

are gran

Ina

:

cui fui

ni, in

avere neppure

gli

corsi

incontro portandomelo

ma Stretto

lo

tenevo

Elvira

non ricoi i

loro ritratti!

meno infelice, per quelle

care speranze, sognai incontrare Achillino, fra gli ai,

di

Corinna continua

nigliare al padre suo? e Marmetta e Elvira a

gioia ogni parola,

pi

col maggior dettaglio possibile. Che vuol dire,

tigli

nelle

I

suoi

braccia,

cuore,

sul

altri

.

iava dicendo turbato non mi conoscere: qu<

Addio. Augurate

le

buone

feste in

mi conserva mena

he voi rqgliafc

Ti rei li .

»ri

Dom.co. e

Ducato

di

mio nome a ognuno che an

Modena

Ioli

inco-


— 126 — (Vili. a. Sidoli

a

('.

Capponi.

Roma, 19 dicembre 1835. Mio caro Gino. Sto poco bene, e posso scrivervi poco. Sto però meglio, e della salute ne parlerò dopo. Ho ricevuta la vostra lettera dell'undici, l'aspettavo ogni giorno

Non

con un'ansietà cbe non so dirvi.

per ironia sul capo d'anno o altro, ma percbè con voi,

dissi

bencbè con dolore, bo imparato a sottomettermi a molte cose. La

mi accorderà, o impedirà l'andare a Bologna, non è ancor giunta, né io ho scritto a mio suocero per rivedere i miei Agli, risposta, che

pensandolo inutile non partendo di qua, assai di maggior fretta facendolo là. Sono dunque ancora in Roma, e ancora nelle incertezze.

Ma queste non concludono su quanto potreste far voi, che giungendomi anche il permesso tutto mi consiglia per adesso a non muovermi: stagione, salute, e questa speranza nata, e morta tante volte, e

sempre più cara di rivedervi dopo tanto tempo, più d'ogni cosa

(vietandovelo nulla, vedete, che per questa parte, non aveste a te-

mere di trovarmi su partenza), e distrazioni d'altri pensieri, che rigida com'è la stagione, non vorrei ancora proporre a mio suocero d'inviarmi miei figli. Non gli parrebbe vero negarmelo per sì buona ragione. Non sarebbe dunque il vostro un addio precipitoso, e rubato a altri pensieri più grati, sarebbe una cosa come la vorreste voi, come la può venire da me desiderosissima di vedervi, e lieta assai, assai di potervi vedere. Su la mia vita non pensate nulla; più i

di maggior solitudine non può essere; ma neppure questo v'angustii, l'essere voi qui non vi sarà condanna a stare sempre con me a farmi compagnia. Roma è la vostra città diletta, e verreste per me quanto per essa. Mi dite così nella vostra lettera di cui io vi sono gratissima. Se dovessi mo-

sciolta e indipendente d'ogni vincolo e

rire, avrei

bisogno di avere parlato con voi; così ne ho desiderio

grandissimo. È troppo tardi per dire altre cose. Ecco della salute.

Ho da dodici giorni quasi sempre male al capo, e certe ore poi accompagnate da vomito forti. Stetti assai

;

ieri l'altro fu così, e

con convulsioni assai

male. L'attribuisco al fuoco che ho non di camino,

ma di fuoconi, e bragiere. Forse è anche un po' d'altra indisposiné può essere

zione, e quel che ho patito in

questi ultimi tempi

facile causa. Adesso sto meglio,

ma poche ore fa stavo ancora non

bene. Il passare da Toscana mi seccherebbe a quanto detto; poi .non per

il

non potere venire

costì

mi

è

stato

a Yarramista con voi, e ciò

mio riguardo ma vostro, e vedervi malamente alla sfuggita


— 127 non

al

timo recare

me un po'

a

subito,

munente non ino] darmi animo a un av-

confort

'il

!ervi,

caro «lino, varrebbe pur tan

cix. a. Sidoli a

Roma, 24 dicembre

<

1835.

Ilio caio 'uno. Finalmente ho una buona notizia: e giunta i

la

n-

Bologna, e posso andarvi quando voglio, e io ho voglia

d'andarvi prestissimo, essendo di salute assai meglio, e non potendo calcolare per molto

ì

disagi della stagione, a fronte dell'andare

fi-

nalmente là cosi vicina ai miei tìgli, e ho deciso partire nei primi dì di

gennaio. Ma

la

mia determinazione

poi

ta

d'attendere sino da oggi otto, per la vostra

a

è

qu

dia mia ultima

ì

del 19; e in caso voi veniste, protrarre la mia partenza al febbraio.

Vi

ano che

i

io

abbia mutato cosi:

ma quella quiete

e rassegnazione era mestizia e timore d'avere a sopportare un'altro rifiuto.

Per stare con voi e vedervi, lo desidero egualmente di prima;

aro non ne vorrete dubitare; e quanto al tempo, che per qt io

prolungherò

in

Roma del mi 'o

irebbe mite quanto

non turbato da inquietezza o premura,

Ma sento che non sarà, e

m

\

ì

risponderete a Bologna, e mi

t'irete, e voi allora

ho da rinunziare alla speranza di ve-

Ultamente

io

là

e

io

m'internerò e non {parlerò più.

addietro. Se continuerete

mi fi che

a Firenze sono ora due anni voi

:

.

ma io

io

ii

in

I

-

dell'avvenir» .

|

un po'

tempo Della cose mi

tutte, come sulle n,

ranzia

un

il

1

V

hit.

.

e

mi poi

non

ti:

più male, e

l

ne. ivi

altri

ni

ouov'aano

•


— 128 — CX. ('.Sidoli alla

Roma, 26 dicembre

madre di Mazzini.

1835.

Mia cara Signora. Io mi rimprovero il mio lungo silenzio, ma voglia Ella perdonarmelo considerando come da un pezzo io vo menando giorni più tristi che mai, e come per la speranza amaramente delusa di rivedere i miei tigli io sto oppressa da un avvenire tetro,

sì

che l'incominciare nuovamente

i

dolori

di

prima, e non

avere di prima la speranza è angoscia e patire da non

dirsi. Quel

vedermi destinata a mali interminabili mi toglie ogni forza, e fosse altra la cagione, ma i Agli, i miei poveri figli, che da cinque anni non vedo... E

dovermi ripetere, che debbo starne lontana, rassegnarmi

a un'avvenire senza speranza, all'abitudini che essi formano intanto

non vedermi, di non avere bisogno di me, ma farne senza, per-

di

dere la prima gioia, la maggiore della mia vita, la fiducia dell'amorede' miei figli, è più

che non si può sopportare, troppo aspro castigo

per una misera madre, e io lo sento tutto quanto è. Ma oltre al chinare il capo, v'è egli rimedio? e implorerei io il cessare della vita,

mentre so che i miei figli non hanno altro amore che eguaglia il mio ? Soffrire, e soffrir

sempre, e pensare di dover sempre soffrire, ecco-

quanto mi resta. Ella saprà come furono fatte istanze pel mio ritorno da alto personaggio (1), tale da fare quasi pensare non possibile

un rifiuto, e come fu risposto con rifiuto: da qui la mia nuova,

e assai più di prima infelice posizione. Mi è tolta la speranza. Io che

non volevo che scusarmi di non averle scritto, l'attristo più che non dovrei, allungandomi sulle mie miserie, e me lo rimprovererei se non< sentissi che una di lei lacrima, un sospiro di pietà pei miei mali

m'è

dolce conforto e sollievo che mi scende nel cuore; così no, e spero perch'ella mi vuol bene,

mi perdonerà. Io parto quanto prima per

Bologna: Ella vorrà quindi, io spero, favorirmi le di

lei

nuove, e

dirmi come ha perdonato al mio silenzio. Voglia la prego aggradire

buon anno, così come io per me lo vorrei, e credere sempre alla mia devozione e a tutto il mio affetto. Fuori : Sig. Benedetta Bossi q. m Franco Genova

il

(1)

Card. Bernetti.


— 129 — CXI. ìli.

Roma, dicembre

1835.

Mia cara Giuditta. La vostra lettera ultima pur troj

me ne

perciò vi rispondo subito. Chi sa la vostra testa come la-

artliggo, e .

i'ac-

con quella che avete riscontrata in questi giorni; ed io

•

Giuditta

!

Non pensate, non mi dite di quelle cose che mi fanno

male, perchè io non sono felice, e vi voglio bene; per questi due more non essere mai cattiva meco. Eccovi le nuove; rìnalmente la Marianna ha partorito felicemente un maschio di [da] dieci

colera per ora è da ridere a Firenze, non tanto a Livorno,

Il

sapete di Genova. E qui pure ogni giorno qualche caso, che sia o non

prova, e hanno apparenza di ha invaso qualche villaggio vicino a Varramista. Siamo ttazione e non bella, sapete della quarantina. glia moltissimo, e gira e si

preludi, ed

La mia opinione particolare è quella stessa che già vi scrissi. Ma in

quanto a me, ditemi, Giuditta, che posso fare? Finché durano il

cordone e la paura, lasciare le

figliuole

per avere io paura di loro,

me? Che Fareste voi, Giuditta? sinché durano queste dubbiezze, ho fermo di non escire dalle mura di Firenze, benché io La quanto queste mura mi siano insoffribili, che in tutto U

'anno per più motivi succedutisi, e tutti dello stesso colore,

som novembre lo

Ma una risoluzione verrà: quello che vi

quasi non ne

avanti

le

scrissi

perchè è mio

stile, lo

cose tutte intere, e dire anche

ar su dopo, e perchè

sapete, dire

per non avervi a

momenti sgradevoli non m'importa che i piacevoli non lo sono:ite. Quel che vi dissi riinane, ma non gli date troppa Indamente un dubbiu. lo temo per altro, conoscendovi, che la mia ali dispiaciuta per quella disannonia ini:

i

più mi dispiace se

>

entire. Ma dovreste

avermi conosciuto

voi più di

divento più spiacevole quandi) meno lo

meriterei. Le agitazioni Interne mi diaoctoao fuori, come fa il coininarle mi

o. lo \i

diritti,

che

io

:ti\ o ;

i

per

altri,

pare che

i

riconosco umilmente. E rol

\iv

me solo, <-d in

voglio bene, cara Gi aditi

pure vogliatesi

qob mi foste detti

//

mi chiudo in una

tiene, e

dovrebbe-

»-


— 130 — gerlo, ed ho bisogno di qualche gusto. Addio, cara Giuditta, per ora

non vi dico altro. Queste cose che vi ho detto, era per me una necessità dirvele subito.

Non vi ho nemmeno parlato di quell'avvicinamento ci

ai

Agli,

che

diviene impossibile: ogni cosa a un modo, ma io sento tutti i do-

lori vostri, gli

misuro, mi pesano addosso. E dove possiamo noi vol-

tarci per allegerirgli, per dimenticarli?

Fuori: Sig.» Giuditta Sidoli

Roma CXII. (•Uno

Capponi a Giuditta Sidoli.

Firenze, 26 dicembre 1835.

Mercoledì mi giunse a Vfoncanista] una lettera che mi chiamava in fretta a Firenze. Mia

madre è malata, siamo alla decima febbre

con minaccia a polmoni, minaccia che a me non sembra grave, a medici più che a me. Il Bufalini chiamato ieri mi disse che pericolo vi

poteva essere, che in tutti i modi la cosa era per andare in lungo,

atteso la stagione, e

le

predisposizioni abituali della malata. Un'ora

dopo avuta questa bellissima nuova, mi diedero ieri, trattenuta più del solito, la vostra lettera. A questa sarà meglio che io non risponda, e vi parli d'altro, appunto perchè quella lettera era più del me, cioè la vita, e il destino mio. Lo mia madre mi affligge per quanti motivi, per quanta com-

solito carissima. Riconoscerete

stato di

:

plicazione di motivi m: affligga sarebbe lunghissima cosa il dirlo;

e dopo molte parole non l'avrei detto, perchè a queste cose non

trovo

le

parole, e credo per

me fermamente non

vi

siano in nes-

suna lingua ancora. Vi basti ch'è un'afflizione guasta, turbata velenosa, senza la dolcezza di un dolore

somma che mi abbattono e mi

mite, continuo, di

quelle in-

mi danno vita, e che io amo, e che per quanto io le cerchi, come altri cercherebbe il piacere, non mi sono quasi mai toccate, e i pochi momenti ne' quali l'ho provate contano per me quasi come i soli belli della vita. E da tutto ciò risulta, mia cara Giuditta, che il contare per nulla sopra di me è una bestialità grande, della quale prego voi e ogni galantuomo a guardarsi; e che il volermi bene, questo pure è una sciocchezza; e che al più bisogna guardarmi come un infermo abbandonato che si trova sulla strada, al quale si getta un tozzo, e un sospiro, e si passa via. E a questo è ridotto il suo devotissimo servitore. Mia cara Giuditta, un'altra lettera come l'ultima avviliscono,

non

di

quelle che

1


— 131 Voi noi

che mi a non

>

\i

metal igliate se

)uesta malattia della mia p.

v.

fare mutazioni tanto presto. Se vi fossero, in

madre e cosa da non

meglio, o in peggio, vi avviserò. Se non •che la malattia trascina sul piede

vi scrivo,

tenete per fa

medesimo. Ho caro, che siate in

mio rigida stagione poteva farvi del male,

Roma: viaggiare a iiveva. E voi

state poco bene. benché ferma in clima

già

e che durano ancora circa l'andare a Bo-

logna, se vendono da altri non tropj

teoresi* di vedere

sembra per tutti care, rivoltarsi,

1

intendo, se da voi

i

le

intenderei

meno che abbiate

vostri tigli, barattare Roma con Bologne ini

conti un pessimo calcolo; e questo mutare,

mia caia Giuditta, peggiora le vostre purtroppo non

liete condizioni. Di tutti

la

le

per giusti ri cate, perchè a

:

n

'a,

i

luoghi, dove potete intanto tirare avanti

Roma per tutti

i

conti e

il

migliore; e lo dico,

credetelo pure, mettendomi in tutto e per tutto a vostri piedi, eoa

nido alle predilezioni, o alle immaginazioni mie. E ve lo dico e quell'unico

motivo forte vi tirasse a Boi

e prevalesse sopra ogni altro pensiero, di certo voi non bade alle parole mie. e :

sarebbero come non dette. Addio, mia cara Giu-

non credevo avere tante te alla _'.»

dirvi, e forse

vostra salute, e datemene

le

ne ho dette

DUO

Giuditta Sidoli

Roma CX1IL G.

Ho le tue lei

decornare, e da qualche giorno, non so esprimerlo. 11 trovarmi u fa veramtrario mi adombra, mi rode Internarne]

in

>rno di Ni

de. Ieri e

non

ini '!•

un giorno perchè que

«mito, quella mattina mi ero pui

molti» ai

1

figli

figlie

mene

nervi. TI scrivo due aola Hi

ed ho moli

mi barn

mi

il

buon

i


— 132 — Elvira mi chiede un libro d'istruzione: amo che essa conservi l'abi-

tudine deri

di

richiedermi quel che desidera,

ma mio Dio! quanti desi-

non mi manifesterà! Relativamente a quello che palesa non so

troppo come sodisfarlo, qual libro d'istruzione potrei diriggerle?

Manderò ad essi i loro regali di Natale, appena giunta in Bologna i sono queste tre. belle paia di boccole di mosaico.

Penso spesso al freddo che soffrirai in codesti luoghi, e a tutti dolori di tua posiz-one, e ciò mi rattrista molto. Ho scritto

gli altri

a tua madre per scusarmi del mio silenzio, ho detto a lei qualche

cosa sugli ultimi anni scorsi a mio riguardo. Ho visto annunciato dai giornali l'opera di Libri: e pensai subito, che quell'opera dovea

aver merito distinto specialmente per l'avidità, del soggetto, che esige gran lavoro di ricerche, e mi consolai come è sento, che un Italiano fa qualche cosa buona. Ho letto

e ciò che

sempre quandoi

Libri cinque

farà meraviglia, non solo non sono andata in collera,

ti

ma sono rimasta impassiva, e tollerante per tutto quel sermone religioso.

Addio, ti abbraccio, ricordati spesso di me, amami, e dim-

melo sempre. Dimenticavo dirti, che se null'altro mi accade conto senza menopartire fra pochi giorni: risponderai dunque a Bologna. Addio un'ul-

tima volta. Fuori: M. David Emerling

Berne CXIV.

Gino Capponi a Giuditta Sidoli. Firenze, 31 dicembre 1835.

mia cara Giuditta, nella speranza che la mia lettera vi Roma. Di mia madre migliori nuove. Pare che la malattia declini, ma non siamo ancora pienamente sicuri dell'esito, né come Scrivo,

trovi in

rimarrà. Intanto voi vi avvicinate ai vostri

tìgli,

lazione tale, che non solamente vince, siero. Avete

e questo è per voi conso-

ma cancella ogni altro pen-

raggiunto o quasi lo scopo a cui camminate da due anni

per tanti dolori, per tanti sacrifìci. Mi duole non potervi mostrare, né potervi persuadere abbastanza la gioia disinteressata che io ne provo. Noi

ci

rivedremo, cara Giuditta, s'io non morrò tanto presto

;

non vedendoci anche materialmente, voi mi siete sempre presente, siatene ben certa. Non i miei voti solamente per un anno felice o e

per la vita; ma il mio acconsentire a ogni affetto vostro, a ogni do-


— 133 — fine

npagnera tinche voi vivrete, e dopo, Inmia cara, s'io dimentico i giorni

i

urtroppo non dimentico né anniversari né altro, e la

memoria non è il più

boia della vita:

into

ma

di

queste

se ne parli più, che tanto questo non è par-

non

larne. Se io vi avessi veduta

come un tempo ho sperato

molti

di

sarebbe forse parlato anche delle cose mie:

te

ma prima re n'erano tante delle vostre e delle comuni, e chi >be

vità

-

avanzato tempo e avrei trovato piacere. Questa no-

qualche volta ha de' segreti crudeli. Non ostante passarne

qualche giorno con voi mi sarebbe stato una gran gioia, e mi pa-

un bisogno. Era sciocchezza sperarlo. Ora voi mi dovete

Li

nuove da Bologna. Mi direte come procedono le vostre cose più importatiti in quell'aria quasi vostra. Vi prego, ditemi ogni cosa che

abbia per voi qualche valore, e ne avrà per me sempre moltissimo;

cosucce

d'altre

non

vi

meno interesse vi scriverò in seguito.

di

ho parlato della proposizione di aspettarmi in Roma,

mi conoscete punto, ne avrete inteso il motivo.

iditta, se

Ma che voi l'abbiate solamente pensato, anderà fra quelle cose che non potrei dimenticare, volendo. Addio, custoditevi, badate al viaggio, e cercate a Bologna una casa che abbia un cammerino, e poi scrivetemi e dove e come

devo mandare quella certa acqua di Colonia

vi

che io credevo portarvi.

CXV. Ioli.

li,

3 gennaio

ìx'òij.

i

(1)

sia così lontan«> da Lei. e

un Laoghif la

che è ella

la sola

persona con

non

le

quale mi parve

la

scriva che

me, pure

««nzio con

di

vivere

ancora tenendomi per morto eome sono a tatto quello che avviene Intorno a me debba temere di qualobc ino non sono tranquillo. Non le dico cosa aleni »

ti

parrebbe ridico! è a

da qualche

ragione

adoperare eoi Lei parole in. tto non

- le

lui

\

mie parole. Po

potuto dedurre dalla corrispondenza di M.

•ra un affiliato mazziniano.

La Sidoli

suo soggiorno n Napoli, dove ne aveva contratto

oonoaoiuti L'i


- 134 di non avermi a scrivere, perchè le sembrerebbe di spendere il tempo inutilmente. Io le approverei questa ragione quante volte Ella

dichiarasse di credere che

il

dare a noi amici di tratto in tratto sue

notizie sia per essi cosa di nessun conto. Ma questo né io lo sento,,

né Ella può crederlo. Quanto poi debbano essere non solo accette, ma carissime le sue notizie a chi si vede abbandonato da tutti ed

anche dalla sua Giuditta], lascio a Lei pensarlo. Ella deve aver ricevuto due, o tre mie lettere. Le do una notizia che non le dispiacerà se ben mi ricordo, ed è che non'fo più l'avvocato.

Le scrìverò lungamente in altra mia lettera. fi.

B.

Fuori: Alla Sig. Giuditta Bellerio Sidoli

Roma CXVI. fi.

Sidoli

a Gennaro Belletti a Napoli.

Bologna, 13 gennaio 1836.

Mio caro Gennaro.

— Ho finalmente vostre nuove. Da grandissimo

ne ero senza, e sovente v'andavo pensando con tristezza. Mi pareva strano non ricevere da voi neppure scrivervi per darvelo di

me. Dunque ho

là

rinviatami qui,

io,

il

buon anno, e avevo fermo

sapere qualche cosa di voi e dirvene anche

la vostra carissima dell'8 direttami a Roma e di ma essa anzi che togliermi inquietudine sull'es-

sere vostro, la maggiora d'assai. Cos'è questo vostro stato d'abban-

dono universale, di mutata carriera, di salute mal ferma? Non esa-

ma qualunque siasi la situazione vostra, ditemela tal quale. Capisco non facile per voi l'avere gente d'intorno,

gerate, ve ne prego,

perchè esclusivo piuttosto, e mal sofferente di moltissime cose, più caro esservi vivere solo, e ciò avere voi scelto per vostra elezione;

non poi capisco, come solitudine necessaria e voluta, abbiate oggi a chiamarla abbandono; sicuramente intenderete altro, che io non so.

Ma se mai foste a dolervi dei vostri amici, in prima io chiederei

se amici avevate. Potrebbe tutto questo essere Spleen o scontentezza

universale, portata ingiustamente su d'un oggetto. Non così posso

tranquillarmi pel resto. Non fare più l'avvocato, vale per

me es-

serne impedito dalla salute, e l'indole e le abitudini vostre mi ci con-

fermano più che non vorrei. Scrivetemene subito, ve lo raccomando, e come a persona cui preme assai di saperne. Dacché non v'ho scritto, io

ho avuto molte cose buone, ma anche delle tristissime. S. E. il

Cardinal Bernetti, al quale sarò riconoscentissima tutta la mia vita,.


— 135 — ,il

Duca per temi rientrare,

re qoi, Ciò

indo mi sieno a miglio]

che m'avete, dividerete

.

juel ritinto, se

molto rati,

e i

ma dopo

freddo;

questo rigido mi

negato. M*e

condotti i miei figli. Per l'ami-

miei sentimenti. Astenetevi però dal

non volete nuocermi. Sono qui da pochi

ho fatto buonissimo viaggio, malgrado

:a,

ni

che per me è grandissima consolazione,

diversi

pare

inverni

sofferire

a

la

passati assai

molta neve, e il in

climi

tempe-

arduo. L'essere però

compensa ogni cosa, sopporterei per es il permesso di venire qui, sono partita da Roma, e mi sono posta in cammino, benché fossi malata quanto non è mai stato insolito rigor di da circa un m perfetta'iie. Ero tanto lieta in viaggio, che mi sembrò stare mente, e dopo tre notti di viaggio giunsi qui neppure sentendomi stari! un poco non bene, ma spero non sarà nulla, e avere vicina a miei La e

tigli

Inferno. Appena giunto

i

a rimettermi subito. Vi ripeto le preghiere per le vostre notizie, dale

presto, e colla maggior esattezza, e vogliatemi bene, quanto

io

potete. Addio.

K v

sconcezza di questo foglio macchiato, lo è dive-

la ire, :

prima non

l'era.

Addio.

(col timbro) Boi

unaro Bellelli Vico largo dell'Avvocata Vtooli

Ilario Kimkki.


TEATRI E CENSURA

IN

PIEMONTE

NEL RISORGIMENTO ITALIANO (1849-1861)

(Cont.

vedi II Risorg.

:

ital.,

XI-XI1,

iv, p.

444 segg.)

IX.

Non accenniamo qui alla storia di questa Compagnia dramRe di

matica, la quale da quasi trent'anni era al servizio del

Sardegna e da lui stipendiata con un assegno annuo. Se ci soffermeremo per poco ad esaminare alcune miserie, che, come avviene per ogni cosa mortale, l'affliggevano, non vuole essere

neppur riguardata questa curiosità come una specie

freccia

del

Parto, o della martellata, colla quale

si

di

inizia

l'opera demolitrice. Pur troppo i vizi, che inquinavano le altre

compagnie drammatiche, poco o molto, l'avevano colpita. Alla Direzione e alla Revisione spettava di estirpare queste male infiltrazioni, che

cominciavano già a trapelare in pubblico e

a dare origine a critiche acerbe.

Che fra Direzione e capocomico esistessero frequenti molivi umano, e nessuno lo poteva negare. Chi sta sotto, cercò sempre di liberarsi dal peso molesto di chi gli

di screzio, era

sovrasta, specialmente se costui, conscio della sua responsabilità e della

sua autorità, non sa tollerare che esse vengano

manomesse, o scemate. Si potè benissimo rodere

il

freno in silenzio, quando il sic

non ammetteva replica. Appena spuntò l'alba dei tempi nuovi, il Righetti, capo comico della Compagnia Sarda, credette

volo


— 137 — giunta anche per

lui

dell'emancipazione, ma, ahimè!

l'ora

il freno non si era spezzato, né tamcongegno era, anzi, così tatto, che ad ogni

dovette convincersi che

poco allentato, stretta

si

il

taceva più sentire.

Meglio eh*- spendere parole nell'enumerare

motivi di dis-

i

sapore, che si possono facilmente riassumere in una sola frase:

qualunque cosa li poteva determinare, fermiamoci ad accennarne due soli: il favoritismo dimostrato a vantaggio di qualche artista e a danno di altri e la spinosa l'accenda del repertorio, vexata quaestio, della quale si era da tempo impadronita stampa e che ora discuteva con una certa ampiezza, se pur non sempre spassionatamente. Due degli episodi più caratteristici della debolezza del Righetti appaiono in certe beghe disgustose suscitate, e pur troppo non soffocate, tra due attrici della Compagnia, le signore Robolti e Romagnoli, e il collocamento in disparte dell'artista Bucciotti.

La signora Antonietta Robotti. prima attrice assoluta, intendeva di tenere il suo posto non solo sul cartellone, ma, in tutto e per tutto, sempre e ovunque.

Il

Righetti, forse prò bono

paets, la lasciava spadroneggiare colla speranza di evitare cosi

nuovi guai. La Direzione Generale per conto suo obbediva ad

un altro ordine di

idee,

glianza per

rigorosa difesa dei diritti dell'arte e del

tutti e

che si riassumeva nel motto: egua-

pubblico.

fuoco covava sotto la cenere, quando un nulla bastò a

11

farlo diventare gigante. Una

mediocrissima commedia tradotta

dal francese, intitolata La Contessa della Botte, determinò Pac-

La parte

ione delle polveri.

di

protagonista di questo la-

aempre stata eseguita con molto successo dalla signora i

Romagnoli, servetta, alla (piale spettava [ter diritto. In

giorno

la

Robotti, per

la (piale gli

applausi tributati alla

Romagnoli etano altrettante pugnalate, insorse e pretese che a parte spettava a lei e per conseguenza intendeva di assumerla. Righetti non Beppe tare di meglio, che rivolgersi alla Direzione e chiederle

produzione.

La

la

facoltà di togliere

domanda

la, sul parere

di

fa

discussa

dal

repertorio

la

abbastanza animata-

UassimO d'Azeglio,

tini

p.


— 138 — rigettata.

La commedia era stata scritta per la Déjazet. quindi

spettava per diritto alla Romagnoli, non ad altre artiste.

La sentenza non bastò per acquietare la Robotti, ma la eccitò e spinse le cose tant'oltre, che per evitare guai maggiori si

dovette ritirare la commedia. La Romagnoli poi

essere lasciata del tutto in disparte e a

non

tini

per

fare più che

rade apparizioni sulla scena. Alla Direzione non isfuggì la

cosa e per ben due volte insistè, ghetti, perchè la

ma invano,

dita dal pubblico, fosse fatta recitare più

con

lei

presso

Ri-

il

Romagnoli, che pure era artista molto grafrequentemente, e

Bucciotti. Oh l'irrita-

non fosse lasciato inoperoso il Orazio A quante categorie di persone si

bile genus vatum di

può estendere

!

!

Ecco un'altro

fatto,

di

ostruzionismo questo, che

ci

dà

un'idea del modo col quale il Righetti accoglieva gli inviti dei suoi direttori. Questi desideravano vivamente di avere Tom-

maso Salvini come primo attore della Compagnia Sarda, e ripetutamente ne avevano manifestata l'intenzione. Pare anche

da qualche piccolo segno, che l'attore avrebbe accettato. 11 Righetti invece non v'inclinava, e, non osando dire spiatellatamente di no, si barcamenava promettendo sempre di

fare.

Intanto invocava l'aiuto del tempo, che lo liberasse da una insistenza così tenace. Venne però giarsi

non

fu più possibile;

il

punto in cui il destreg-

ma Salvini nel frattempo si era

impegnato. Propose allora Ernesto Rossi, giovane d'anni e poco conosciuto. La Direzione, al quale questo artista era ignoto, lo rifiutò e non volle tenere calcolo delle informazioni,

che di lui dava il Righetti. Il Peracchi, buon artista della Compagnia, insisteva per andarsene, tanto più che tra lui e il Rossi

un po' di ruggine (1). Si combinò una gita a Milano per udire l'artista suggerito dal capo comico, ma successivi

esisteva

differimenti la fecere abortire. Il Rossi finalmente nella quare-

sima dell'anno 1857 venne al teatro Sutera colla Compagnia drammatica, che guidava assieme al Leigheb. Allora la Direzione Generale delegò quattro dei suoi membri, Felice Romani, David Bertolotti, l'avvocato Vigna e il signor Massino Turina,. 1

Cfr. Rasi,

I comici Italiani, ad voc Rossi.


— 139 -alcune rappresentazioni date da quell'artista, e segnatamente a quella del trenta marzo, nella quale il Rossi ad assistere

si

a<l

dramma intitolato lor-

produsse come protagonista in un

Ai quattro delegati si scrisse: «si desidera l'ap-

({uato Tasso.

prezzamento sui meriti ». Questo fu pienamente favorevole e il

La Direzione tuttavia, quantunque si mantenesse estranea alle questioni personali fra i due artisti e ap-i

fu accettato.

provasse la divisione delle parti, non dimenticò il fatto e a malincuore lasciò partire il Peracchi, che avrebbe tenuto a conservare. Sappiamo che in sua seduta del 5 maggio 1851 deliberò di proporre al Righetti di affidare al Peracchi le parti brillanti già attuiate al

ratterista

Dondini e a questo quelle di ca-

(li.

X.

abbiamo veduto in quali strettezze drammatico per cagione del repertorio.

in parte e di sfuggita, si

dibattesse

il

teatro

Non tutto disgraziatamente ci è apparso. Dobbiamo ora vedere ben altri guai.

(Juando fu finalmente le

istituita

la

Revisione letteraria per

produzioni nuove destinate ad essere rappresentate dalla

pagnia Reale Sarda, forse si mancò un po' di coraggio,

non estendendola a tutti lo.

teatri della Capitale e dello Stato

i

La trovata sarebbe apparsa un po' ardita, forse anche

criticata

con qualche asprezza, ma, quando fosse stata appli'ramerite per

tutti,

il

risultato ne sarebbe stato a>-ai

migliore. (ìli stessi oppositori si sarebbero convertiti e l'avrebi

approvata. Data l'estensione del nude, un buon rimedio

da proclamarsi ben trovato.

.

nuova forma di censura non si limitava strettamente allo scopo pel (piale era stata istituita. Dovevano inAnzitutto

la

lottare eontro

fatti

la

meschinità artistica

produzioni originali italiane, contro ri drammatici francesi '

la

di

forza

si

letteraria delle

sfrenata invasione dei

contro le loro pessime traduzioni.

_cgono queste parole

(I)

.elle parti

<•

e

utilizzi in quelle

nerale giudizio riesce assai meglio».

:

*

eia*

brillanti,

il

Pttfftoohi

nelle quali a ge-


- 140 La Revisione impostata su questi tre capisaldi meritava quindi, meglio che biasimi, lodi incondizionate. L'unico appunto, che poteva muovere, era di veoire tardiva, non certo come

le si

risultato di bizze personali o come conseguenza di puntigli,

il

di vendette, di inutile tirannia in odio di

un povero capoco-

mico.

Che poi la lingua italiana cominciasse ad essere bistrattata e deturpata da inutili neologismi, da francesismi di ogni razza,

da modi errati, era generale il lamento e non solo di pedanti grammatici. La lettura dei buoni scrittori italiani pareva diventata uggiosa ai più, inutile. La moda in Piemonte era tutta orientata verso Francia, specialmente nelle classi alte. Il francese si studiava, quasi fosse la lingua nazionale: all'italiano

dava ben scarsa importanza.

si

A quanto veniva d'Oltralpe,

specialmente in materia di libri e di teatro, si riserbavano accoglienze, che certo italiani. Si

non si concedevano ad opere di autori si compieva in

sarebbe detto che l'Unità d'Italia

mezzo ad un infranciosamento esagerato e servile della lingua e dei costumi I

capicomici seguivano l'andazzo generale e sfruttavano

allegramente la moda coll'ammannire a tutto spiano produzioni esotiche. Le avessero

almeno presentate sotto una veste

corretta, italiana. Ahimè no! Le traduzioni, in massima parte,

erano opera di

attori, che per lo più

avevano coltura assai

modesta, possedevano imperfettamente la lingua originale dei lavori e non molto meglio l'italiana. Di traduttori

provetti

non era il caso di parlare, non perchè mancassero, ma perchè avevano il viziacelo di volersi far pagare, laddove letterati

traduttori artisti lavoravano per la gloria, o quasi, e ciò era

i

di

maggior vantaggio pei capicomici. Qualcuno di essi si but-

tava via annunciando pomposamente di avere per traduttori Giulio Carcano, Carlo Rusconi, un Manzoni od

altri.

La frase

non vuole essere presa, intendiamoci bene, troppo alla lettera, e non dobbiamo scordarci che litera occidit, spiritus autem vivificai. Bisogna intendere le cose nel senso che la traduzione di certi lavori esteri più importanti rappresentati dalla Com-

pagnia era opera di costoro. Lo stesso valore ha l'altra notizia, che gli stessi capicomici davano, di avere come poeti Leone


— 141 Forti», David Chiossone, Gherardi Del Testa, Paolo Giacometti,

Luigi Gualtieri (marito di Giacinta Pezzana), ed altri. Si tratiplieemente di dire, che la

Compagnia aveva

in

re-

pertorio lavori di cotesti autori, oppure avrebbe rappresentata

qualche novità dovuta alla loro penna. Resta affatto da esclu-

Compagnia ovunque, oppure fossero impegnati con essa esclusivamente. Gran che se assiste-

dersi, che essi seguissero la

vano talvolta all'andata in scena dei loro lavori, od a qualche prova.

Non è da farsi illusione, che ili

>

i

capicomici, che

si

davano il

possederti (sul manifesto) autori, o traduttori, fossero

molti. Tutf altro. Fra

conduttori di compagnie drammatiche

i

fiorava una nobilissima lega, detta della Lesina, retta con tanto

di regolamento strettissimo, al quale non era affatto lecito fare

strappi. Tutte le spese che offendessero la tirchieria più sor-

dida, sia in tema di

retribuzione agli artisti, che di allesti-

mento scenico, erano rigorosamente vietate. Chi per rappresentare una massa di popolo, o un esercito avesse messo in 9cena più di mezza dozzina di comparse striminzite, o cercato di sfoggiare vestiari un po' meno cenciosi del consueto, era

degno di essere lapidato e anche peggio.

XI.

Il

Ministero degli Interni aveva stabilito che la Censura let-

teraria venisse esercitata con molta severità dalla

Direzione

Generale dei Teatri. Questa l'aveva affidata ad una speciale sottocommissione, presieduta dal professore Alessandro Pa-

Cn membro di essa per turno era incaricato di esami-

ravia.

lavori e di pronunciarsi sulla loro rappresentabilità, tenuto riguardo sia del loro valore letterario, che morale. Il giudizio doveva essere dato per iscritto al presidente, che

nare

di

i

norma lo approvava senz'altro. In easo d'appello, la discus-

sione del parere del relatore era sottoposta a voto Collegiale

Commissione stessa.

della i

ancora

stabilito,

Il

deliberato era definitivo.

che nella Commissione di lettura «Ielle

produzioni fossero assunti dal capocomico anche alcuni artisti.

La prescrizione esisteva nel regolamento, ma

iti

pratica


— 142 — era altra cosa, tanto più che questi artisti avrebbero dovuto

dare il loro parere,

il

quale poteva anche non essere gradito.

Anche su questo punto i richiami

della

dei Teatri erano abbastanza frequenti, ma

Direzione Generale

rimanevano senza

risultato.

Come procedesse la Censura letteraria nei suoi lavori e specialmente nella lotta contro

le

pessime traduzioni e contro le

produzioni poco degne di essere rappresentate, apparirà meglio con alcuni esempi. 21

giugno del 1851. Emicrania e male di denti.

sore riferisce

:

«

—

Il

revi-

Non basta che chi traduce sappia il francese,

occorre assai più che sappia l'italiano, e questo è ciò che

si

desidera quasi sempre nelle moderne traduzioni » (1).

4 febbraio del 1852. Parere complessivo dato su quattro tra-

duzioni dal Revisore. « La traduzione di alcuni è alquanto cattiva

e

lascia desiderare che

miglior scelta di traduttori e Il

li

la

Compagnia Reale

faccia

retribuisca» (2).

professore Paravia per conto suo nel restituire detti la-

vori rincarò la dose e scrisse: « Circa alla

lingua di quelle

che sono prodotte, è generale osservazione e lamento ch'essa

metà italiana e metà francese, malattia incurabile, come scrive uno dei membri della Commissione, ma tale però che la Compagnia Reale dovrebbe fare ogni cosa per liberarsene

sia

prendendo dei traduttori e retribuendoli » (3). 24 dicembre dello stesso anno. Gabriella di E. Augier. « Si restituisce la Gabriella, la cui traduzione si desidererebbe che

fosse più colta e

meno libera, perchè così conserverebbe mag-

giori bellezze, che sotto la rate, o affatto

penna del traduttore o sono alte-

scomparse. In questa faccenda delle traduzioni

sarà bene richiamare l'attenzione del signor direttore della

Compagnia drammatica al servizio di Sua Maestà, poiché una traduzione poco diligente

fa

doppiamente torto al teatro ita-

liano » (4). (1)

Arch. di St. di Torino, Ministero dell'Interno, Div. II, mazzo

184 (21 giugno 1851).

Ibidem (4 febbraio 1852). Ibidem (7 febbraio 1852). 4) Ibidem (mazzo 185, 24 dicembre 1852).

(2) (3)


- 143 Quante parole inutili! Eppure là Revisione già dieci mesi prima (14 febbraio del 18WJ nel licenziare per la stessa comConte di Montecristo si era espressa assai più seguente: «Quanto ai difetti della traduzione (che non si

pagnia

Il

sa perchè sia detta libera) la

Commissione si astiene per suo

decoro di fare ulteriori osservazioni, perchè, dal caso che si fece delle precedenti, ben si vede che torna inutile» (1).

Due volte tuttavia le cose presero una piega meno e alle

semplici parole si sostituirono

Dondini

rata del

si

si

fatti.

Per una

doveva rappresentare il Matrimonio di

Figaro di Beaumarchais. zione

i

plato-

Il

norcino incaricato della tradu-

era fatto lecito di sopprimere nientemeno che lo stu-

pendo monologo, che il protagonista dice nell'ultimo atto, quasi che l'attore non fosse di tale levatura da dare risalto bellezze,

allo

che racchiude. Fu richiamato all'ordine. Alla traduttore per brevità aveva Bopil

Signora delle Camelie -o alcune

frasi

in principio

dell'ultimo atto. Anche queste più

« che

delle si

scene terza e quinta

vollero

reintegrate tanto

riescono cosi opportune a ravvivare quel sentimento

religioso che sulle scene dell'odierno teatro riceve purtroppo

tante ferite •

Un'altra volta, e non a torto, poco mancò, che fulmini e

un cielo molto rabbuiato. Fu trasmesso alla Commissione, per la voluta approvazione, il manoscritto di una commedia, che portava scritto in capo: La Scuola delle Mogli di Molière. La Commissione credette, in buona fede, che si saette solcassero

trattasse di

una traduzione e senza più, derogando dalla coll-

idine in ossequio al suo illustre autore, approvò. (ìià la lettera di licenza era firmata, quando al

polo, o per

censore sia per scru-

curiosità mori risulta) saltò in

mente di gettare

un'occhiata sul manoscritto. Cria enorme disillusione

lo

commedia presentata non mi omonimi di Molière, ma un raffazzonamento intonile,

allatto la traduzione

i

della

un'abborracciatura d

alle «piali era stato dato

e la paternità dell'altra. Senz'altro

1

/

_'

Ibidem (mazzo

:

maggio

181

la

lettera di

il

titolo

approvazione


- 144 — fu strappata e al Righetti, presentatore del pasticcio, toccò di

leggere

il

giudizio poco lusinghiero, che la Commissione della

censura letteraria, diede della sua condotta, definita

«

mala-

una Compagnia Regia,

lafede che onora poco la Direzione di

che dovrebbe essere il tipo della morale e del giusto ». Il censore era stato più moderato e

si

era limitato ad esprimere

il

desiderio che il Righetti fosse invitato a non mettere in errore

Commissione, qualificando per traduzioni riduzioni alterate dei classici autori (1). Il Paravia aveva voluto essere più la

vibrato

(2).

XII.

Circa alla infiltrazione copiosa di produzioni francesi,

sempre scelte con giusto

criterio

fra

le

non

migliori, Direzione

Generale e Censori nutrivano scarsissima simpatia. Per quanto era loro possibile, nei rapporti colla

Compagnia Sarda cerca-

vano, anzi, di combatterla con molta tenacia. L'opera loro non

trovava corrispondenza nel Righetti e nei suoi attori,

i

quali

sembravano farsi un impegno stretto di ricorrere al teatro francese, quando dovevano scegliere la produzione da rappresentarsi per la loro serata. Di qui venivano continue osservazioni. A proposito della Favorita, dramma di Duval e di L.

Delavigne, che Gattinelli aveva scelto per la sua rappre-

sentazione di beneficenza, il Paravia scrisse, pure encomiando il

lavoro e dichiarandolo degno della penna dei suoi autori:

« Rincresce alla

la

Commissione il vedere che una compagnia,

quale dovrebbe essere italiana per eccellenza, dovendo dare

qualche nuova rappresentazione ricorra quasi sempre al teatro straniero » (3).

In altra circostanza analoga (trattavasi della commedia dal francese: Ciò che piace alle donne) lo stesso Paravia avvertì: « Quantunque caricata nei caratteri e triviale nelle

tuttavia poiché ingegnosa e

festosa giudica la

espressioni

Commissione

che possa permettersi, benché la Direzione non si dissimuli,. Ibidem (mazzo 186, 28 gennaio 1852). Ìbidem (mazzo 185, 28 gennaio 1852). (3) Ibidem (div. Il, mazzo 184). (1) (2)

.


— 145 — che per la serata di Bucciotti avrebbe desiderato qualche cosa dell'immortale Goldoni Del ritorno

al

»

sano teatro di questo autore, che

la

Com-

pagnia Regia aveva quasi dimenticato, la Commissione letteraria mostrava vivissimo desiderio e non mancava di manil

rammaricandosi ohe le sue parole non venissero Hate. Talvolta vi accennava colla dicitura generica di rio.

capolavori

teatro italiano: tal'altra ne taceva chiaramente

ilei

nome: « Del solo Goldoni, di cui la Compagnia Regia mostra di non conoscere neppure l'esistenza, da quaranta commedie potrebbero recitarsi ai dì nostri con lode e con plauso, come Le tre villeggiature. Le tre Silvine, Le due comari e molte altre di merito eguale se non maggiore. Parimenti si potrebbe richiamare sulle scene qualche commedia dell'Alberil

gati, del

Sografi, del

poco a poco

il

Federici ecc. ecc» e disavvezzare così

pubblico italiano da quei tanti drammoni,

dove Bpesso sono violate non meno le ragioni della moratità, che quelle del gusto. Riducendo così a nuova vita tante produzioni del classico teatro italiano, si ovvierebbe al prinv

moderni teatri

cipale vizio de

italiani, l'invasione cioè delle

produzioni straniere » (2). ie

e patriottiche parole, che senza dubbio avrebbero me-

ritato di venire accolte e

messe in pratica. Purtroppo invece

erano destinate a rimanere

lettera

morta consegnata nel pro-

zio della Direzione e nelle lettere scritte infruttuosamente al

Righetti.

Che proprio così avvenisse, non possiamo dubimente che un anno dopo le ritroviamo

tare, «pian lo si polipi

ripetute cosi

:

«

La Direzione

Si

mostra mal soddisfatta della

mancome preferibile la rappresentazione sulle scene delle Ire Ircane, La villeggiatili'!. fjP tre '/.elinde. Li donna dì govamo, l puntigli domestici richiama il conduttore dtdla Compagnia a replicati noncuranza

di

questa parte del

Servizio ostinatamente

tenuta e oel riesprimere il richiamo propone

aiti •

per

più

la

•omm. 'die del Goldoi

1

/'

1

Ib Il

-

Hi tory

\

.

frequente riproduzione

«Ielle


- 14(3 Oui però non volle arrestarsi L'opera della Direzione Generale dei teatri,

che nella lotta contro le produzioni estere era

davvero instancabile. Per invogliare maggiormente mici. che

affluivano a Torino, o nelle

Stato Sardo a

cismo

ai

rimettersi

sulla

buona

piazze via

i

capico-

minori dello

e a dare l'ostra-

lavori d'oltr'Alpe dichiarò rappresentabili

libera-

mente senza autorizzazione della censura tutte le produzioni composte da tredici autori italiani; sette tragici Alfieri, Niccolino Maffei (nominativamente Merope), Pindemonte, Monti, Marenco, Pellico e sei comici: Goldoni, Albergati, Federici, Sografl, Girami, Nota. Purtroppo questa concessione non bastò a estirpare il vizio, profondamente ormai radicato. (le

ne è prova il contegno tenuto dal Righetti di fronte alle

insistenze della Direzione pel ritorno alla sana commedia no-

nuove traduzioni, o lavori, che per lo più non si reggevano, o annunciando per la millesima volta una certa Ella è puzza, vecchia di qualche buona diecina d'anni, o la non meno triste Signora di Saint strana. Egli vi rispondeva o presentando

Tropez, rispettabilissima per vetustà.

Intervenne indirettamente, se si vuole, il Ministro degli Interni, il

quale nell'anno 1854 con lodevole intendimento pensò

un concorso annuale con premi per i migliori il primo di essi fu davvero straordinario e degno di menzione, se si riguarda al numero stragrande, tale da confondere il più esadi instituire

lavori drammatici o comici. Il risultato che ottenne

gerato ottimista, delle produzioni presentate. Avresti detto

che i commediografi e

i

drammaturghi

si

contassero a die-

cine, oppure che lo scrivere per il teatro fosse uno scherzuccio

da nulla. Dei lavori poi parecchi furono presentati già usciti per le stampe! Molti autori poi

si

dimostrarono di una fecondità meravi-

gliosa: pochi relativamente

si

accontentarono di concorrere

con una sola produzione. Taluno ne inviò due, altri cinque, sette,

ed anche nove. Nella quantità tutti i gusti ebbero modo

di essere appagati. Se n'ebbero in versi, in prosa ed

anche una forma, che a primo aspetto si direbbe poetica, ma che a più maturo esame sembra debba essere ritenuta prosastica. Alla quantità pur troppo non fece riscontro la qualità. Ce ne in


— 147 — diamo

jiamo Lue m: concetto esatl

occhi su

gli

molte composizioni rimaste a disposizione dei loro autori, che

non osarono declinare

•

il

nome e

loro

loro

i

per

titoli

Quanta meschinità! Qualche autori' si chiarisce un ila grammatica; tal altro lascia supporre <li nutrire un eerto disprezzo per la sintassi: altri ancora non hanno creduto bene <li conservarsi amici dell'ortografia, ha certi poeti il ritmo, lo stile, gli accenti, le rime, sono tenuti ritirarle.

in

conto di anticaglie

convenzionalismi

di

e

ano la t'orma esteriore

malamente sciupata

-i 'i

vieti e inutili.

rimanente

il

I

l'overa

!

parliamo poi delle azioni drammatiche, immaginate

sui banchi delle scuole secondarie; tutti

i

fi

gusti si possono dire

appagati, tranne clic il buono. Chi oserebbe gridare ingiustizia,

apprendendo che

il

concorso

tu

annullato?

miti in disparte, lasciando

1

buoni autori si

campo libero

il

a quegli

-ìudentini. che avevano intenzione di sbizzarrirsi.

altri

XIII.

Chi va spigolando nella raccolta

'lei

l'intenzione di oe

le

de

il

basi fondamentali sulle quali pog-

Censura, non dura fatica a persua-

tutta l'opera della

i

tradizionale Nihil

una

I

giudizi dati sui lavori

nostrani, o stranieri col-

sentati alla Revisione,

<ìe

una

ri

Beo, jxirn>n de Principe e

vigilante

tutela

della

moralità, all'esclusione strettissima di quanto sapeva di polidi deni

.

e,

i.

per comprendere tutto c<»n una sola

poteva dare causa di preoccupazioni

di (pianto

al

no.

Troviamo olini. .

proscritto per esempio il

•luto di colpire

VArnaldo ila Brucia Revisore chiarisce il motivo pel quale ba il

lavoro, spiegando

lecito d

noi.

mettono Pontefice, colini

la

Religione

potranno

*•

gli

Riti

.

in 1

scena

il

lavori del

compresi fra quelli ammessi a li-

-

tzione,

Augusti suoi

del

ma

per V Arnaldo non

mis-

\

ti

proibii


- 148 — comparsa sulla scena degli ornamenti sacri, o proprii delle funzioni sacre,

i

distintivi dei ministri del Culto.

Roma e Parigi analogamente troverà la Commissione unanime nel rifiuto « perchè opina non si possa permettere la rappresentazione non solo sui teatri della Capitale, ma di tutti gli Stati: di

pagare

il

questo lavoro scopertamente inteso a' pro-

protestantesimo e a vilipendere coi modi più scon-

venienti la Religione dello Stato ».

XIV.

È impossibile non rilevare, scorrendo le relazioni presentate circa alla alla reiezione delle produzioni

incriminate in di-

sprezzo al parum de Principe, una strana anomalia.

Il

Ri-

ghetti, conduttore di una Compagnia, che aveva titolo di Regia,

ed era largamente sovvenzionata e privilegiata da un governo

monarchico, non accennava ad andare troppo pel sottile nell'accettare lavori destinati alla rappresentazione e nel presentarli alla

Censura. Avveniva così, che assai di frequente, spe-

cialmente verso l'anno 1850-1851, egli

si

facesse muovere os-

servazioni per avere accolto, sia pure sempre sub conditione, lavori che gittavano

il

discredito, oppure andavano a colpire

una Ve-

chi lo sovveniva e lo proteggeva. Ecco per esempio

glia Ministeriale, frutto della collaborazione di un giornalista e di

un commediografo, la quale si fece respingere, perchè il

suo intreccio vertiva su « opinioni politiche odierne e su persone e fatti dello Stato ». Gli autori, che per ragioni

facili

a

comprendersi non si nominano, ricorsero in appello. Furono anzi

i

primi a valersi di tale facoltà,

ma la sentenza, cbe

li

aveva colpiti, venne confermata pienamente.

Ad un altro autore, che volle mettere in nezza di Alfieri, toccò la stessa sorte. disse

«

scena La Giovi

Non manca — gli si

— di alcune scene condotte con arte, di alcuni caratteri

ben tratteggiati, di alcuni discorsi che brillano di qualche idea generosa, ma presenta uno dei nostri più grandi uomini in una delle più oscure condizioni della sua vita, quasi che tenga a

screditare quel Piemonte, cui

si

d'Italia; mette in scena uomini,

rivolgono oggi

le

simpatie

che si possono dire contem-


— 149 — poranei. sparge di

quando

i

ridicolo

Corte e la nobiltà

la

pregiudizi dell'una e

i

torii

privilegi dell'altra sono spa-

dunque sconveniente far rappre* tare questa commedia in Torino specialmente da una Gompainteramente. Sarebbe

riti

i,

che ha

titolo di

il

Regia

(1

).

Questa volta giustizia vuole, che si dica una parola di diper la Compagnia Reale. 11 rimbrotto non doveva essere lei. ma ad altri. La censura politica l'aveva amma gli artisti nicchiavano parecchio a studiarla, mentre

rivolto a B&,

l'autore, forte dell'approvazione, insisteva per vedere

lavoro portato sulla scena.

Il

il

suo

giudice letterario veniva quindi

buo« punto per troncare gl'indugi dei commedianti e per liberare dal pericolo da una probabile fischiata il commedio-

in

grafo mal destro. Questi non

meglio

le

si

acquietò, ricorse in appello, e per sostenere

sue ragioni e per convincere chi

lo

aveva condan-

nato dell'errore commesso colla reiezione del capolavoro in-

compreso, presentò nientemeno che un suo lungo progetto di riforme del teatro italiano. Ormai

Ponzio Pilato aveva già

profferito

non volle ricredersi.

il

rjnod scripsi, scripsi, e

In Pietro Gambacorti, commissario della Repubblica di Pisa, non seppe trovare grazia. Poveretto, come fu conciato! Udite la

sua sentenza

cuzione non bibile

>i

«

!

Per povertà d'intreccio e per cattiva elo-

giudica degno di rappresentazione e [tare im-

che non siasi accorto dei

dramma, se pur non si

vizi intrinseci di

vuol appoggiale

il

questo

successo alle poco

ali ici nostri giorni: e la Commisnon può tralasciare di far notare, «pianto sconvenga a una Compagnia, che ba il titolo di Regia e che, da un Re isti-

discrete allusioni ••

tuita,

da esso continua ad essere favorita, di lasciarsi domi-

uno spirito di opposizione demagogie Ricordiamo ancora una famiglia e Patria, ossia Pietro M teca. ila

Al leggendario minatore biellese doveva capitare per BUS mala •

tici

di vedersi tartassato da un autore novellino e di sencondannare senza grandi riguardi: • Non è miglio:


— 150 — altri. Pare il lavoro di un uomo di poca spenodo è oscuro e l'epilogo poi è una di quelle escrescenze, che talvolta guastano anche le piante più distinte ». Si proponeva la soppressione completa di questo.

peggiore di tanti

rienza

Il

Lo stesso autore aveva presentato tre anni innanzi Un incomparabile amico, forse suo primo lavoro, che aveva trovato critici arcigni e così crudeli da stroncarlo senza remissione,

prima che il pubblico potesse dare il suo parere. il

giudizio della censura, la

commedia

« presenta

A sentire una man-

canza di delicatezza (alla larga !) è sparsa di francesismi e piemontesismi e sovra tutto di frizzi ed espressioni, che sono contro ai buoni costumi. E insipido lo scherzo intorno ad

Adamo ed Eva ed è un'infamia il chiamar Mito, cioè favola, l'istoria degli autori del genere umano ». Dove lascieremo una Marchesa di Furiano, che aveva per donna galante così rotta al vizio da costringere il marito a condurla ad abitare in villa? La censura riprotagot usta una

conosceva qualche merito al lavoro, ma lo dichiarava tale da

non potersi rappresentare per immoralità. Leonora di Toledo, non so se fosse molto più corretta nei costumi, certo non trovò clemenza. Fu definita una meschinità indegna di essere ammessa per le scene, anche per l'indecenza del carattere della protagonista.

Vi fu chi volle sceneggiare il notissimo

fatto,

che ancora

oggidì si ricorda col Carnovale d'Ivrea e attorno alla persona di Giovanni di Monferrato imperniò un drammone a forti tinte,

che consegnò al Righetti, perchè venisse rappresentato dalla Compagnia Reale Sarda. 11 capocomico, il quale sembra non s'impicciasse troppo nella lettura delle produzioni che gli autori gli offrivano, passò senz'altro il manoscritto alla Revisione.

Questa volle servirlo subito a dovere. Trovò che Giovanni al

genere dei così detti spetta-

coli dei teatri popolari e però

non era da presentarsi ad un

di

Monferrato apparteneva

pubblico colto. Almeno alla mancanza di novità nell'argo-

mento l'autore avesse supplito colla novità dei vestiari e dei caratteri, o colla purezza dello stile. Tutti questi requisiti in-

Compagnia Regia insomma il lavoro non era addatto. L'autore non credette di ricorrere in appello, vece mancavano. Per la


— 151 — ina tenne conto

giudizio

«lei

i

il

suo dramma

più modesti.

tri

XV.

In altro pensò di valersi «Iella figura della povera Selvaggia Massimo d'Azeglio. Non tu troppo Itene inspirato, perchè, smanioso di fare qualche COSa di veramente

del Niccolò de' Lapi di

bellb.

suo lavoro di

il

i

frasi e

di

tinte

esagerate, che

rimaneggiamenti indivoleva vedete rappresentato il suo lavoro. rvazioni e consigli di

spensabili, se

uai cominciavano Della stessa prima scena dell'atto primo. la sua dolorosa storia, il suo primo malcostume con un verismo, che il revigiudicava « così inverecondo, che troppo si oppone alla Qza e ai principi della drammatica, che introduce bensì perduti e ribaldi, ma non vuole, diesi professino tali ». Nell'atto secondo, scena seconda, non si ammetteva la frase « Non o in lui che un Patrizio », e nella scena quinta sembrava

La protagonista narrava

Ha

le

via del

parole

da eccitare

«

Oh t'alai setta degli Ottimati » suonassero tali

disprezzo e l'odio contro

il

una (dasse. che

«

in

virtù dello Statuto vuole essere rispettata come tutte le altre ».

Anche pei Moderati. Selvaggia non dimostrava troppa tene•fenz'altro nella vili

;

e

corrotti

«

seconda scena del primo atto li dichia-

contro verità e giustizia » scriveva

>n veniente

verso

dichiarava ancora li

>i

e

verso

la

poli-

battuta: «Queste teorie predi-

la

Nazzareno -. Ancora

Religione

la

la

si

trovava offésa

la

moralità

e

dichiaravano laide • ad essa contrarie le esp essioni: • de-

dita

.1

ano

piaceri

le

di

gioie

cella scena quinta del

ll'ultimo

atto

filialmente

del

corpo, ecc.

»

che

figli-

primo alto. volevano essere modificati in bocca ad un pi

i

contro verità » erano posti io.

manifestava

coi quali si

dall' Italia.

il

conclusione, se

In i

concetto di cacciare il Pasi

voleva

rappresentare

mutare, tagliare senza pie! -une pure approvata

ondi/ione, direbbe mi b

Cybo. Il voto favorevole non era negato, perchè -i


— 152 — ravvisava nel lavoro qualche valore artistico, ed anche perchè in

mezzo a tanto laidume non offendeva il buon senso. Era

già qualche cosa. Il lavoro, per se stesso, era privo affatto di originalità, plasmato sui

due drammi di Vittor Hugo: Le Roi

s'amuse e Angelo tyran de Padoue e non usciva dalla cerchia dei mediocri. Le mende maggiori consistevano nella diseguaglianza di stile, in frasi tronfie e ricercate messe in bocca ad

una popolana. Certe sentenze, che essa trinciava sulla questione della pena di morte, erano ritenute sconvenienti alle idee predominanti nel tempo evocato dall'autore e al personaggio stesso, che le declamava. Quando questi errori grossi e piccoli fossero corretti, il Righetti poteva far rappresentare

Veronica Cybo. In generale gli autori trattare

i

personaggi

avevano la tendenza strana di mal-

storici.

Della conoscenza dei tempi in

cui erano vissuti dell'ambiente in cui

moda

si

muovevano, era di

un certo disprezzo. Ricorderò qui soltanto, poiché sull'argomento dovremo ritornare più tardi, un certo affettare

Ferruccio, nel quale testa

i

caratteri del protagonista e del Mala-

apparivano ridicoli. Siccome anche lo stile e la lingua di

questo dramma lasciavano non poco a desiderare, cosi la censura lo

mandò a riposare in pace con un certo Corista, stato

protestato alla prima prova. L'autore

si

era

valso di lui e

modesta posizione per fargli dire corna della Corte e del Ministero. Dondini, che voleva rappresentarlo per la sua serata, fu invitato a cercare qualche altra farsa meno com-

della sua

promettente. Bucciotti nell'anno 1850

si

era accontentato di

Due uova al tegame e nessuno aveva fatto il niffolo. La serie delle citazioni potrebbe continuare ancora, ma a che prò affannarsi a richiamare in vita altri cadaveri? Molto cam-

mino dobbiamo ancora percorrere. Limitiamoci ad alcune poche osservazioni, le quali ci consentiranno ancora di vedere da vi-

cino la miseria, in cui versava il teatro drammatico italiano.

XVI.

Dobbiamo anzitutto notare, che gli autori dei drammi, gli stessi rabberciatori non erano sempre felici, non che nella


— 153 — dell'argomento, nel

La

si

modo di svolgerlo. Nei lavori a tesi

eccedevano i limiti sino ad arrivare ad

una meta, che forse non era quella voluta precisamente. In autore già noto per lavori fortunatissimi volle portare sul palenico del Carignano una Donna in seconde nozze. La center riguardo all'autore si limitò a fare delle riserve circa alla moralità dell'argomento, ebe

trovava un po' sdrucciolo.

Non le sembrava, che quello scredito, che si gettava a piene mani sulle seconde nozze, fosse proprio da approvarsi. Fece anche di più si spinse sino al punto di esprimere dei dubbi sul successo, che la produzione avrebbe potuto ottenere. Un altro ebbe in mente di drammatizzare una novella di Alessandro Dumas intitolata 11 figlio della colpa. Non tutte le ciambelle riescono col buco; ed egli tini col perdere il ranno ed il sapone. Il lavoro apparve privo di senso morale. Ne ema:

nava un tale sviluppo di brutture, che urtava ed offendeva i affetti di figlio, di fratello, di madre, di moglie, per

più cari

date luogo a colpi di scena impressionanti. I pensieri nobili, generosi non riuscivano a scompagnarsi da conflitti sconvenienti,

da

istinti

brutali. Il figlio della colpa

andò con Due

peccati mortali, riprovati come indecenti nel titolo e nell'azione,

e con Satana re delle anime dannate, respinto pel San .Martiniano. ad accrescere

il

numero dei lavori nati-morti.

Ernesto Rossi non fu ben trattato dai signori della Censura nel

suo primo contatto COO 6688.

rappresentare per

la

sua serata

al

11

lavoro, che intendeva

Carignano, gli

renne

to e dichiarato immeritevole di essere rappresentato, quan-

tunque

Revisione Politica glielo avesse ammesso. Ebbe un

la

lisina letteraria tenne duro. tini

per arrendersi. e

tini

Talvolta giudicati. Vigliètto,

i

il

per Strappare

suo lavoro, il

11

tagliò,

traduttore raffazzonò,

desiderato consenso.

revisori erano anche mordaci, sarcastici nei loro

Di una il

Rifece

commedia piuttosto meschina,

censore

intitolata

//

ippresentabile Bensa paura di

Bechi facendo solamente sbadigliare -. A proposito di un Quaf-

Iccome la Compagnia Regia purtroppo suo repertorio drammi meno che mediocri, si vedi

ettembre si d

ha

liei

convenga, che ne abbia ora uno di più

-.

in GH* seppe Ange-


- 164 Ieri

—

con questa dichiarazione: « Non ho trovato tanto gravi, per cui se ne debba impedire la

tu licenziato

in esso difetti

rappresentazione ». Me mari a l'è Sguardia, l'arsa in dialetto

piemontese, fu qualificato; « Lavoro senza scopo, se se ne toglie quello di far ridere ».

Contro l'opera della Censura i capicomici, niuno eccettuato, e gli autori tentavano di agire di sorpresa presentando tardi-

vamente lavori già annunziati al pubblico per data fissa. Ai facilsperava di ghermire pi

revisori, presi alle strette, si

Ci

mente il voto favorevole. Il colpo non riusciva sempre, perchè il

giudice strillava, protestava contro la tentata strozzatura e

si

mostrava più severo. Vi fu anche chi

si

piacque di inviare

alla Revisione lavori senza titolo. Altri, che si era veduta re-

spinta una produzione,

la

ripresentò inalterata accontentan-

dosi di modificarne il nome.

Di tutti questi ripieghi e mezzucci si faceva tuttavia giustizia

sommaria. L'oculatezza non era mai soverchia, perchè se per poco si fosse rallentata, si correva pericolo di andare incontro ad un attacco furioso di certi mastini rabbiosi per essere stati colpiti

certe

senza compassione e specialmente senza riguardo per

commedie

perpetrate con

poco rispetto dell'arte e di

quelle certe contingenze politiche, delle quali

non

si

voleva

riconoscere la delicata gravità. Non aggiungiamo altre parole.

XVII. Sinora abbiamo esaminato l'opera della Revisione esclusi-

vamente

in

rapporto

al

reografica.

Il

abbiamo melodrammatica e la co-

teatro drammatico. Nulla

detto per quanto riguarda la parte

controllo, al quale l'una e l'altra erano soggette,

non era meno severo e meno attivo; anzi possiamo aggiungere qualche cosa di più. Per quanto si riferiva ai Teatri Regio e Carignano, esso

presa, sì per artisti,

la

non conosceva

limiti.

Ogni atto dell'im-

scelta degli spettacoli, come per quella degli

era soggetto ad

una vigilanza rigorosissima, che si

estendeva anche agli stessi figurini del vestiario. Molte cose, tutte curiose e interessanti per dimostrare questo asserto.

si

potrebbero citare

Potremmo, per esempio, nar-


— 155 — dimostrazioni clamorose, di

ili

rivoluziona

iniz-

erò la Direzione Generale, eh

sottocom-

<ii

citava la vigilanza; di clamorose proteste del pub-

drammatici, disgustosi

blico, di epiloghi

Limitiamoci

una Bemplice

a

tutto. Quando

il

frase,

vertenze.

di

che servirà

sintetizzare

a

signor Pubblico non era soddisfatto, o Io

a metà, di uno spettacolo, usava scaricare rumorosamente

il

malumore contro la Direzione Generale dei Teatri, la quale >nta del

suo atteggiarsi a Consiglio dei Dieci

materia

in

•ntava la vera testa di Medusa. Contro di •

ano le

sollevate

ire

qualche tenore insufficiente,

«la

qualche prima donna raffreddata, da una scena un 'pò* lorita. o

da certi capi di vestiario, che (rubo

ad An-

la frase

Brofferio) uscivano dalla bottega del solito rigattiere.

•nento di hallo, grande o piccolo, ogni poema me-

lodrammatico, ogni spartito doveva essere proposto alla di-

sottocommissione competente

lla

Le informazioni sul valore delle opere degli carnovale deiranno 1849

vedevano

E non si faceva celia!

istruente controllate. I

e approvato. artisti

l'impresario del teatro

in 5<>

va di rappresentare il Poliuto dì Donizetti e pra-

vamente Paolina e Poli ut

I

libretti

i

delle

due edizioni, della

martiri, raffazzonamento del primi-

dramma, fatto dallo Scribe per il teatro dell'Opera di quale

"liuto, bretti

furono riconoscili te

li-

unente mediocri, benché

di-

irvi

nonna.

il

secondo, perchi

Barbieri-Nini, che era scritturata

:

subito

perei

al

Rej

Console S

tare sta,

al

me. L'approvazione pero non

appunto in quel a

I

parole; morali, ma discutibili per

Fu tuttavia prescelto aito dalla

onde, assunte

le

debite

quell'opera

informazioni da

sima tudine >ul merito intrinseco dell di'. sito

in

Pa-

due

rappresenta di

si

ae

Boll

uno

-

realmente ottenuto, tanto parti-

complesso. Non

a

riputata «uffici


— 156 — a togliere

i

dubbi sul valore dell'opera una lettera della Bar-

bieri-Nini prodotta dall'impresario.

Per informazioni sulle qualità artistiche di certi cantanti e sullo stato dei loro mezzi vocali la Direzione generale ricor-

reva all'opera dei Consoli, mentre una volta

si

valeva degli

Ambasciatori, che erano interpellati direttamente dai Ministri di Stato incaricati delle relazioni esterne.

Più tardi si ricorse

addirittura alle Regie Questure, incaricandole di assumere

le

notizie.

Prescindiamo dalla avventura toccata al libretto di Lucrezia Borgia, che secondo

le città

nelle quali l'opera veniva rap-

presentata conservava, o mutava titolo e luogo dell'azione e

fermiamoci ad un caso, che credo affatto sconosciuto, ma non per questo

meno

strano. Correva l'anno 1852. L'impresario

del teatro Regio, forte di tutte le approvazioni

aveva annun-

ziato ai suoi abbonati la rappresentazione del Rigoletto, già

dato a Venezia, a Roma e a Trieste con grandissimo successo. Necessità impellenti suggerivano di accelerarne l'andata in scena. Già

le parti

erano state studiate e condotte a buon

punto le prove del coro, quando improvvisamente, uua brutta mattina del gennaio, il Ministro degli Interni si svegliò di cattivissimo umore, colla mente piena di scrupoli e di paure. La

comparsa di un Duca di Mantova sul manifesto e sul palcoscenico del teatro Regio gli torturava il cervello. Gli sembrava

insomma da non potersi permetil Duca di Mantova, messo dal Piave nel libretto, sostituiva il Charles Emanuel due de Savoie segnato da Vittor Hugo nel suo Le roi s'amuse. Senz'altro, pericolosa, impolitica, tale

tere.

Forse egli ignorava, che

sotto l'incubo di

sì

brutto sogno, spedì ordine, che a nessun

costo si dovesse rappresentare il Rigoletto. L'impresario strillò, protestò. Le sue speranze erano riposte nell'opera, che doveva

rappresentarsi pochi giorni dopo. Il pubblico l'attendeva con

impazienza. Le difficoltà per sostituirla con altra nuova di valore erano gravissime. Aveva trionfato a Venezia, a Roma, a Trieste senza contrasti, perchè ne avrebbe suscitati

pari

proprio a Torino?

11

ministro faceva

il

sordo, ormai aveva

dato l'ordine, non poteva revocarlo. La ragione di Stato d'ai-


— 157 — t

ronde era più

la

torte di qualsiasi altro

rinuncia del Rigoletto e non

vi

argomento. Imponi

era da ribattere parola.

Le cose volgevano a male per l'impresa, quando improvvisamente venne in suo soccorso il ((nestore Luisia. Aveva letto

aveva trovato politicamente innocuo, sì che aveva creduto necessario di sollevare obbiezioni. L'azione non del dramma avveniva nel secolo XVI, onde non si potevano il

libretto e lo

temere allusioni personali. In ogni caso il predicato non si leggeva che nell'elenco dei personaggi e si poteva sostituirlo

un altro fantastico e mutare anche il titolo di duca in quello di marchese, di conte, di barone lasciando inalterato L'eloquenza del questore Luisia,

per calmare

il

libretto.

le

irrequietezze eccessive del suo superiore e ottenere la re-

finì

voca del decreto.

Questo Rigoletto doveva essere altra volta soggetto di dubbi.

Da Nizza infatti nell'anno 1854 si chiedeva se potesse rapprendi in musica, pure essendo vietato il dramma di Vittor Hugo. La risposta veniva data in senso affermativo e Nizi

zardi in quell'anno applaudivano a quest'opera e alla Borgia

compagna di guai politico-letterari. Di qualche altro casetto curioso potremo

mente accenno,

l'n

sommaria-

fare

giovane compositore locale, artista di belle

mze, ma timido e non troppo fortunato in complesso, pretò alla

Direzione un suo spartito, che forse aveva in animo

far rappresentare in uno dei due teatri. La Direzione nominò per esaminarlo una commissione tecnica composta dei

di

maestri

Riccardi, 'l'urina. Fabbrica, concertatore questo del

lei cavaliere felice Romani. Onesti signori dopo un paio di mesi riferirono di avere riscontrato nel la-

teatro

1;

parecchi pezzi, che per le loro qualità melodiche potevano riuscire di buon effetto, purché ben cantati, parecchie mende, che indicavano, perchè l'autore potere correggerle. Un i

v

«

altro autore, che ave

tatto

rappresentare con sim-

un suo melodramma in un altro teatro di 'l'orino, ne Inviò (UDO nuovissimo che Intendeva di far rappresentare al Ri sommissione nominata appositamente per esaminarlo. iò

non avere

trovai.) sotto l'aspetto tecnico cosa

de. Quanto all'effetto, benché

>i

potesse

N'ii-

meno lo-

desiderare una


— 158 maggiore novità

sì

nelle idee, che nella l'orma, tuttavia

porgeva motivo di trovare a ridire.

I

non

pezzi a solo, specialmente

apparivano più eommendevoli dei concertati. Senza assumere la responsabilità di un successo sicuro, Commissari gli adagi

i

ritenevano che l'opera potesse rappresentarsi per terza della stagione.

Meno favorevole incontro sortì la pretesa di un coreografo trattato per l'allestimento dei

balli

del

carnovale dell'anno

poneva per condizione sine qua non, che a suo tiglio fosse affidato Tinca rico di comporre una delle opere nuove 1860.

Egli

del carnovale. Gli

maestro non

si

si

rispose dalla Direzione, che

il

giovane

trovava ancora fornito dei requisiti voluti per

scrivere un'opera nuova pel teatro Regio. Non si ammettevano

che compositori già ripetutamente sperimentati in

teatri di

prim'ordine.

L'argomento dei

balli

non solo, ma tutto quanto rifletteva

suo allestimento scenico, era oggetto di cure speciali. Nel-

il

l'anno 1851 fu proposto il ballo La figlia del bandito del compositore francese Giulio Penot. Direzione e censura nulla ave-

vano trovato a ridire circa l'argomento e lo approvarono. La Commissione incaricata di esaminare i figurini del vestiario mostrò di altro parere. Il disegnatore per inavvertenza aveva

si

accoppiato in uno di essi

i

colori giallo e nero. Senz'altro la

già concessa approvazione venne subito sospesa e rinviata,

dopo che il coreografo avesse presentato un nuovo tipo vestiario, che non offrisse l'unione, delle due tinte.

di

Al ballo Faublas, proposto per lo stesso teatro, fu concessa rappresentazione sotto condizione che il titolo venisse mu-

la

tato,

perchè non ricordasse un romanzo scandaloso. Venne

anche ordinata una modificazione nello svolgimento dell'azione.

Non si tollerava, che nel terzo atto Agnese entrasse colla cameriera nello stanzone, nel quale stava nascosto nista. Ciò

il

protago-

appariva una sconcezza.

Sul Faust (ballo) vi fu un po' di discussione, perchè taluno lo

reputava troppo affine al Kardinuto. L'approvazione venne

però concessa, ma come primo ballo della stagione si preterì

un

altro intitolato Fede, ad onta di

una funebre danza, che

l'impresa riteneva di scarso effetto. Si disse, che offriva un


- 15S» più di novità e dì

L'impresario era tuttavia in-

i

menò rancidi e meno

o argomenti

vita'

comuni. La Beatrice di Gand. battezzata poi col nome di Bella fan-

non tu voluta ammettere come primo ballo, he razione non era abbastanza grand ios // passaggio della Ber esina, ballo grandioso non tu ini tato per la difficoltà di far manovrare cavalli sul palpiù si concedeva di tarli passare nella parte li

ciulla di Ganti,

i

alta.

Crimilde

Di li

trcfaè

disfi

si

fondato sulla fantasmagoria

fuochi di Bengala può forse avere un

successo

felice,

materiale sia ben eseguita. La Direzione tiene per

fermo, che rifatto

du^ programmi debbano venire

i

ritoccati, anzi

secondo per rispetto alio stile, perchè sarebbe tare

il

coltura

oltraggio alla

del pubblico Torinese presentarglieli,

coni

L'altro ballo accennato in questa critica era

il Oinq Mara, mitrava « qualche novità, quantunque sembri che la chiusa non può produrre alcun effetto». I due

nel qual< i

di

Francesco Guidi, poeta melodrammatico dei

Teatri, eie

abbandonato le Muse per darsi al ina-

io i

spiritismo. L'argomento della Crimilde,

lilo

buttato

n'ìù

nuove inclinazioni Poiché

il

del poeta

parmigiano.

nome del Guidi è caduto dalla penna, non dare l'acre polemica storica da

fuori luo.

a proposito di un altro suo lavo: •ria

;

affrettatamente, risentiva delle conseguenze delle

dei

balli

teatrali,

della ia

sostenuta

lui

poca

jraflco, ci

rome VExctlsior molti

proprio

SoUéwurione

del!

ballo

re.

dal coreografo Astolti e dato con grandissimo

l'anno 1861. Alla Direzioni' non andava a genio il

coleva mutato in Liberazione dei

til

non Inclinai ••.

il

il

una

difficoltà:

nomr \i\\ era indiffen

Guidi, chi-, messi

volini giranti, li

-i

in

sì

L'Astolti

purché

ballo

il

invece non

disparte ii sonnambulo Americo e

.inno della penna

e >i

ricordo ,).;

comincio dal tirare dalla sna

pia*

la

ambe

il

e-

i

ta-


— 160 — grafo. Poi, viribus unitis,

si

dettero a protestare contro certi

cambiamenti che si volevano operati e che a loro sembravano perniciosi. f

Belgi

si

chiamavano Belgi sino dai tempi

di Giulio

Ce-

sare e già allora, piaccia o no, erano compresi nella Belgica

secunda, o nella Germania tertia. La Fiandra nel secolo XVI era

una delle tre parti principali dei Paesi Bassi: le altre due

erano il Belgio e l'Olanda.

La guerra dell'indipendenza dei Paesi Bassi aveva durato ottantadue anni. L'episodio scelto pel ballo si rifletteva a fatti

avvenuti sotto il regno di Filippo II, quando governava colà il

Duca d'Alba. Non vi era adunque pericolo di allusioni, e di

equivoci, perchè anche gli scolaretti sapevano quando avevano vissuto questi due personaggi. La Direzione tentò di venire ad

un aggiustamento, ma Guidi tenne duro e finì per vincere. XVIII. Il

piccolo dicastero teatrale con tutti i suoi annessi e con-

nessi crollò improvvisamente

il

12 giugno dell'anno 1856, im-

perante Urbano Rattazzi. Le cagioni, che determinarono la catastrofe, non appariscono ben note, né chiare. Parliamo naturai mente delle vere, perchè quelle che si addussero del cumulo di lavoro diminuito per la soppressione della Compagnia Sarda e della scadenza dall'ufficio (oh la brutta frase burocratica !) di

molti membri, non furono trovate molto serie da coloro, che

erano un po' addentrati nelle segrete cose. Ciò che non è dubbio, è

il

modo un po' troppo rude, col quale

i

membri della

Direzione Generale rimasti in carica furono licenziati. Ebbero notizia del provvedimento, che giornali. Più tardi e ufficiale.

Il

un

li

riguardava, dalla lettura dei

po' seccamente ne ebbero l'avviso

trattamento non passò inosservato, anzi un impie-

gato ragguardevole per carica, che apparteneva alla Direzione disciolta e doveva raccoglierne una parte dell'eredità, osò farsi

eco del malumore, che esso aveva sollevato e scrisse qualche

Fu fatica sprecata. Le cure, che prima erano affidate ad un ente

acerba parola in proposito.

ripartite fra tre.

Il

teatro

solo,

furono

Regio con quanto gli si riferiva, fu


-

161

ito

direzione di una Gommissi

la

iale,

suo presidente attivo ed autoritario

1

che dal

non

fu dotto,

una certa dose di malignità, il Feudo di Brenne. All'ln-

,i

Questore

!

sorveglianza su tutti gli altri

la

comprese le licenze richieste per l'aperun ufficio speciale annesso alla

in

spettacoli

torci»

tura

passò ad

Ne ebbe

del .Ministero dell'Interno.

e

Giovanni Sabatini

ito

;_'ià

la

dì-

appartenente alla

ne dei Teatri e alla censura, dilettante coni-

non sempre fortunato e tartassato sp-

ito

stampa. Egli ebbe per collaboratori

dalla

ùnto Ra velli

anche Giovanni Peruzzini, poeta

più tardi

e

-drammatico, autore del tessa d'Amalfi

posti

in

In seguito a questi

>len-

professore

il

Con-

libretto della .Ione e della

musica dal Petrella.

mutamenti vennero anche modificai presentazione dei lavori sottoposti a re-

illa

me. A qualunque genere essi appartenessero

lirico,

co-

raflco, tragico, comico,

drammatico, burattinesco, dove-

consegnati dai

loro autori rispettivi o dai capi-

ari

che intendevano metterli

in scena, all'uf-

tura della provincia, nella (piale risiedeva il pre.

manoscritti

I

venivano mandali

libri

all'ufficio

ite di Torino dove venivano esaminati, e. se affimi

Mi ad ogni iri,

pagina,

se

trattavasj di copione.

.

la

me. Avverso di

appello.

data della il

titoli dei

presentazione e

risul-

il

giudicato della revisione noi

Quandq un lavoro eia approvato

l'obbligo di modificazioni, non

si

poteva rappresentare, qua-

importanza, se non

lunq

in

aveva prescritto

i-ore. che Il

I

approvati <> non, venivano descritti su apposito registro

seguito ad un le

corre/ioni.

Peruzzini poi propose che allo scopo di evitare equivoci vo-

luti

o

non,

ordinate

;i

le

modificazioni

tutela

delia nei)

introdursi, specialment.

da

dei

decenza,

rispetto

alla

religi

chiaramente, in modo eh

ioni

•mire frustrate.

S.

<

lOROI RO

IM

PAMP \K

I


Quattro lettere inedite di Carlo Alberto

Le quattro lettere di Carlo Alberto che qui

si

pubblicano

per la prima volta provengono dall'archivio Sambuy. Ne trovai gli autografi quando, dopo la perdita del compianto conte Mario

Degli Alberti, la vedova contessa Enrichetta Della Marmora mi

diede l'incarico di riordinare le carte Sambuy da lui edite (1), e col consenso gentile di lei ne feci la trascrizione.

Sono dirette al conte Vittorio Amedeo Balbo Bertone di Sambuy, allora segretario di legazione a Madrid, sotto il marchese Brignole-Sale.

Non contengono rivelazioni ma meritano di essere note se non altro che come piccolo contributo a quell'epistolario che rimane ancora un pio desiderio degli studiosi (2).

I

primi due anni in esilio trascorsi in Toscana, dopo la bu-

fera del '21, da

Carlo Alberto, furono irrequieti, monotoni,

uggiosi.

La sua situazione morale era penosissima. Amareg-

giato dal

persistente ed implacabile rancore di Carlo Felice

e dalle recriminazioni dilaniatrici di profughi, malgrado i conforti della fede religiosa e gli svaghi dello studio e della caccia,

(1)

La politica estera del Piemonte

sotto

Carlo Alberto secondo

il

carteggio diplomatico del conte Vittorio Amedeo Balbo Bertone di Sambuy,

tomi 3, Torino fr. Bocca, 1914-16. (2) Bianchi Nicombde, Lettere di Carlo Alberto, in Curiosità e ricerche di storia subalpina, voi. 3°, Bocca.


- 163 — suoi giorni in profonda melanconia mal dissi-limava mulata nelle lettere agli amici suoi più intimi di. Francesi iniziarono la Oliando nella primavera dei 1813 campagna contro costituzionali di Spagna, Carlo Alberto ve-* i

i

i

dendo in essa una propizia occasione per distinguersi, riabifavore del He, tanto insistette che ot-

litarsi e

riacquistare

tenne

facoltà di parteciparvi.

la

il

maggio a bordo della fregata « Il Commercio » di Genova lasciò Livorno: il 16 raggiungeva ad Aranda il Duca d'AngouIeme, capo della spedizione. Fu accolto da tutti con grande cordialità. Al Trocadero si coprì di gloria nel modo Il

-2

che tutti sanno e fu ricompensato con onori, plausi

e deco-

razioni. Nel viaggio trionfale di ritorno verso Parigi, da Bor-

deaux, dirigeva al conte di lettere.

Eccola

Sambuy la prima

delle nostre

:

Mon cher Sambuy, comme rona avez toujouis été si amaible a mon égard, je viena vous prier d'un plaisir, qui serait de faire parvenu- la lettre ci-jointe au Due de l'Infantado: je le lui adresse pour lui

recommander le jeune Camera (Salasque) dont vous saurez l'an-

cienne et malheureuse histoire: je les

-

le prie

de le faire passer s'il fut

Gardes, pour le mettre un peu, comme disent noa

parvenus. à l'honneur dn monde; je pense que s'il peut obtenir cette ir.

<ju'il

ne serait pus cu ctat de s'equiper: ainsi je vous prie-

mon cher Conte, de vouloir bien lui faire donner en mon nom de 1000 à 1500 francs, pour quii {Ulisse se former un trousseau, et m lucine teins

Paris je

un avertiss^ment paternel des plus clairs.

vous ferai parvenir cette somme:

tout ce que je dola vous rembourser pour les robes que vous •

que je vota

de

me faire noie: anaaitot que je ponimi Barrir ce

dola.

rooa pnc.

vi

j'iiiuisf

de votre boote et

i

constante amitlé. Borei

Alberi de

e

lettere al

Barbania

io

l'i.

iìi

-

BBRNATIS, Un D ino Costi,

regard e al de Sonnaz

in

COSTA DI BAI i:i-:<..\ki>. /

in

Mario dbou Alberti,

-ne Carlo

della

Marmora

Diec\

ani

I


— 164 A Parigi Re, Principi, personaggi colsero con grandi onori. Tulli,

Corte, ministri lo ac-

di

nana Silvano (1), s'affolla-

vano nel veder passare la grave figura dell'eroe del Trocadero di cui la bravina era diventata leggendaria. Nell'udienza particolare accordatagli <lal

marchese Altieri,

bien

L'ambasciatore sardo, (2):

voulut

et

recevoir avec une bonté extréme et L'entretenir longement

le

jeta d'abord Lea yeux

Il

Ite. scriveva

6 dicembre 1823, al suo governo

Roi le suina en l'appellant sua cousin, Fembrassa

lo

4

il

sur

épaulettes

les

•pie le Prince, d'apréa l'autorisation qu'il

de Grenadier Francala

en avait recu de son Sou-

verain, portait sur son uniforme de L.* General, et

beaucoup de gre

qu'Eile lui savait

ile

s'en l'aire

s. M. lui lit

bonneur

sentir

».

.Ma né la giocondità delle teste parigine, né la cordialità delle

accoglienze distraevano Carlo Alberto dalla sua naturale me-

lanconia resa più acuta

dalla nostalgia che sentiva del suo

paese e della famiglia e dall'ostinato silenzio che Carlo Felice

opponeva alle sue vive sollecitazioni di poter rimpatriare.

Solo

le

calorose insistenze del marchese Alfieri in favore del

povero proscritto e a

nome di Luigi XVIII placarono Carlo

Felice che acconsentì a che Carlo Alberto potesse raggiungere

propria famiglia a Firenze passando per Torino. Il marchese

la

Alfieri il 3 febbraio 1824 partecipando la partenza di

berto,

avvenuta il giorno prima, così

J'aurais vu partir avec regret

S.

A. Mg.

si

le

esprimeva

Carlo Al(3):

Prince de Carignan,

ne devais préfórer ses avantagea aux miens, car ce Prince m'a comblé ile

témoignagea de bonté

panni qous, à

et

il

et

d'amitié pendant le tems qu'il a p

n'a cesse de

montrer beaucoup de consideratimi

L'Ambassadeur de Son Souverain, et le plus grande dderence pouf

tout ce qu'il pouvait se trouver dans le caa (te lui conseiller, cornine

pouvant étre agréable a S. M. dont S. A. S. ambitionnait vivement de

piemontese, voi.

1°,

del Comitato

Piemontese della Società Nazionale

per la Storia del Risorgimento, Bocca, 1908. Per questo periodo di vita Carlo-albertina v. pure

Perrero Domenico,

Gli

ultimi Reali

à,

vota ecc., Torino, Casanova, 1899. (1)

De Beaureuard, op. cit. p. 308 e seg. Archivio di Stato di Torino,

«

Lettere Ministri Francia », 1823.

Archivio di Stato di Torino, « Lettere Ministri Francia »

,

1824.


— 166

iiniilf, et

ur

entimena qu'il je

i

in

irer

irlo

Pai

a

•

su leur inspirer. V.

;i

me troui

de E.

lui

offi

i

péut imag

de rendn

i

consideration

la

Torino il

a

ben vigilate

vir

|»»'i

l'amour des peuplea

et

qu'il

gou> eri

.1

Alberto rientrò

indo

marqo

Prince qui saura égalemeni se meriter les bont<

mi jour appelè

•

plus

que «In Corps diplomatique ont ch<

si

«la

febbraio, a notte buia,

7

carabinieri travestiti (1 ): il

giorno dopo fu ricevuto da Culo Felice. Silvano afferma (8) che

4 colloquio fu burrascoso ma Alberto rivela che

lo

fu

nella

lettera al

Conte Iliaca

ricevuto benissimo. La

-

formazione La

si legge india seconda lettera che pubblichiamo, da Firenze dove Carlo Alberto, dopo brevissima dimora

orino, era ritornato eolla speranza

onte Moli

di

rimpatriare presto

:

sambuy, je m'empresse de répondre

tri

\

nula

tte

<|ut'

bien

|uoiqu*elle n'eut .uniti.'

m'ecrire, desirant

;'i

1

<

voua n'ayez point recu

pu que

dern

ma der-

mal voua exprimi

t'ort

que je voua porte, ainsl que ate

vous

surtout

que

i

ma vie, pour toua «mi

pour

unii

pendant

le

coura

'!«•

le

brevet

de

mon

méme depaia mon dój e

de l'ordre de

intìnementde m'avoir. envoye* S.

Ferdinand, «ine je .•Mi-

doifi

me feriez plaisir de me rappeier à leur iplimens

iurs

qu'il

dlicitude

n'oubliera

point

au Due de l'infant

l'affaire de ce paini.

n\ re que ilf le

dmable

I

d'ai oir écrit en

And

our

me

l


— 166 — venir des peignes:ils feront grand plaisir nerai: ceux que j'ai laissé a Paris ont

;'i

l'ait

ceux a qui je les donun effet admirable: ila

sont devenus à la grande mode. J'ai eté

bien peniblement affecté en apprenant, mon cber Sambuy,

maladie que vous avez eu et tout ce que le climat vous a fait soffrir: je me flatte que vous serez parfaitement bien r^tabli main-

la

TtMiaiii

:

mais j'espère pourtant que vous croirez nécessaire de faire

une course en Picmont, l'air natal etani toujours le meilleur: ce qui me procurerait alors le plaisir de vous revoir que je desire iniinement: je me fais une

fète

de vous voir arriver à Racconis.

mon passage me faire rentrer definitivement chez

Le Roi a été excellent et parfait pour moi lors de par Turin: il m'a promis de

nous, lorsque les chemins et la saison seraient devenus meilleurs.

Le séjour de Florence est infinement plus paisible

et>j' oserai*

mème dire plus agréable que celui que vous occupez maintenant; il

y a une foule d'etranges surtout de Russes, qui donnent chez eux

des réunions charmantes: des amateurs de musique se passent jour-

nellement au theatre où

ils

pretendent d'entendre un opera ravis-

sant et les personnes qui veulent etudier, trouvent aussi ici toutes les ressources imaginables.

Adieu, très cher Sambuy, veuillez moi toujours un peu de bien et

croyez à mon vive et sincère amitié Albert de Savoie. Florence, 20 Mars 1824.

Ecco un'altra lettera scritta negli ultimi giorni del suo esilio fiorentino:

Mon cher Sambuy, Pallavicini qui bien vous connaitrez, ainsi que m'ayant fort prie de recommander à quelqu'un à

sa digne mère,

Madrid une affaire de pecunie que l'interesse

fort,

ou surtout sa

qualité de Genois, les quels ne sont point dans l'usage de faire en

ce genre des pas d'école, je vous adresse à vous,

papiers qu'il m'a remis: un pour vous

mon

cher,

deux

mème et l'autre pour la

personne de haut parage qu'il est persuade que je connais intimement, et qui doit par cohséquent prendre le plus vif interèt a ses interèts.

Vous me rendriez un vrai service de m'ecrire ce que je dois répondre au prudent Fabio, et surtout à la vieille, car vous savez qu'il

Dames qui sont surchargées nombre d'années, surtout lorsqu'elles ont la langue aussi

faut avoir beaucoup d'egards pour les

d'un grand

bien affllée que celle-ci.


— 167 — Dana

vai

peti je

Piémont, abandonnanl sana aucun

d le

..i-ami

recu

l'ai

croix de

la

mon

Adieu,

voui y revoir bientdt

e

de Russie.

oher Sambuy, cn

trèa

voua

ma

prie, è

annue

re et vive

Albert K A\ 111

d(

:

Alberto lasciò colla famiglia la Toscana il 18 moggio.

irlo

Gommo veate fu questa

in

m<

ce qui

plaisir.

distacco dalla Corte granducale. Lo attesta

il

lettera

il

ministro sardo a Firenze, il conte Castelal-

f'ero

dix beures, Leurs Altesses Imperiales L'Archiduc, l'Arehidu-

\

Prince et la Princesse de Carignan se trouverent rèunia

rami Due

Bonnea cut

lieti

à

un dejeuné de congé. Toutes C68 Aognstes Per-

parurenl extrémemenl tristea, et lors de la séparation, qui

j

une beare api

irmes couloient detouslea yeux. Le

l'inu.

fori

•

et

prodigue au Prince son Beaufils toutes

smonstrationa d'affection du Pére

le

plus Tenere.

Per8onnea attachóea a la Cour du Prince et de la Prim infinte.

A cette occasion Son AH

gna chargersa olle Madame

Impe

la

Princesse de Carignan,

méme de sa pari a M.r le Conte Costa, la decoràtion

de donner Elle

Commandeur de l'ordre de S. loseph, ou de mente. Le Prince

d

ei •

in

da Grand-Due de

ne parie aujourd'hui que

la

man

d<

de

et

leaux qu'il a distribués, paa um- personne ne fot oubliée. La modestie da Prince aprèa ses Bua i-al.-meiii

ilitó, lui <

(iiiiritti

stello di

iti

•

a

Plorei

Piemonte andò Carlo Alberto ad abitare dedicandosi

Racconi

allo studio,

ami.

il

ciccia

alla

ed

come è detto Dell'ultima delle nostre lettele che

ie:

Mon

'est

entiii

de Etaconla que

i"

ai

l<

de la damiere lettre que voulu

bivio

I

<li

in

[ne .fai

Stato di Torino,

«

reeu

pea de

mom<

Ministri Toscana

•


—

—

11)8

manquerai poinl de

partir de Qén<

faire

la

digne

marquise mòre, le bon congeli que

voixa

lui

de ses rentes Espi

>uleur

pour dee Génois, qu'une

donnez de

défaire

se

affaire aussi

mal emmanché. Je vous suis inflnement reconnais

pour toutes

lea

peihee que vous avez bien voulu vmis donner pour

me faire venir ces béaux poignes d'Andalusie: suadé,

il

ferontjesuis

plus grand plaisir posatole aux personnes

le

lea destine:

Ducheqpe de Benevenl

le

mable de m'àvoir

fai!

aux quelle

esl

vraiment inflnement bonne

faire ce joli

modéle dea costumes Anda-

luse*, ma

femme en esl toute encbantóe aussi je vous prie de vouloìr bien lui 'lire mille belles ehoses de me pari el de lui faire mes :

plus sincères remerciments.

Le Koi n'à pas encorc faire

fail

les

bientoi auprés de moi, ce

à

qui

que j'espere que ce vous sera agréable.

plaisir,

M.

recu

in'.i

de cette

ville

content

et

è

Gtenes uvee inlinement de bonté et je suis

avec Toutes

raisons

les

d'étre

011

:

peni

:

pas plus

car il etait loin d'étre ter-

mine la derniere fois queje le vis, et quatre ans des plantationa nouvelles: le

ne

sodisfait.

trouvè ici notre pare bien ebangé

.l'ai

qui

proposail

qu'il se

me Batter que votre lilleul me feraii un d'autant plus grand

tenant bien prochaine: j'aime

s.

nomination^

pour notre cour: il attend a son arrivée a Turin, qui est main-

il

font,

beaucoup peur

a tròs bien reussi et tous les étranj

voyent, en font beaucoup d'eloges:je fais maintenant

d'un gentilhomme campagnard: j'etudie

le

la vie

plus que je pense et je

que possible ignorant absolument tout ce qui se dans notre pays. Vous saurez peut-ètre que j'ai fait remettre tout mon Thèatre a neuf: maintenant je suis dans un espèce de pr oliasse autant

avec si

le

commendeur Morelli, pour les arcades du dit Thèatre: car

on decide qu'ellea sont à moi, je

entrée, dont j'ai

il

a fort grand besoin.

il

taire

un vestibule

à

à Alessandrie,

etonné: sa femme est encore à Turin, mais elle va

i'ort

réjoindre;

l'erai

A mon passage

me parait rejeuni depuis son mariage qui vous

vu Faverges, il

a surement le

j

faut esperei

plus de Francala

1

011

qu'elle

apprendra maintenant un peu

d'Italien: car lorsque je la vis à Paris, elle etait

incomprensible. Je vous attends ici avec impatience, mon tres

Sambuy, desirant infinemente vous revoir, et vous savoir hors du pays que vous abitez. Adieu, veuillez moi toujours un peu de bien, et croyez moi pour

toujòurs votre affectionnò ami. Albert

Racconis, ce

1

-luin

1824.

ile

Savoie.


Ila

elle

tant<

BOjitudioi

medila/ioni «tolto studio, dimenticava il iveva

(ria

avuto e

>i

preparava

Aho!

mondo da cui ai

giorni tu-

(MBO.


- 170

Vincenzo Gioberti a Massa ed a Carrara

NEL '48

Racconta Oreste Raggi

:

« Era

da pochi giorni venuto in

Roma Vincenzo Gioberti, quando il Rossi vi

si

trovava già

conoscevano tra loro di nome ed a vicenda stimavansi assai questi due sommi, ma non si erano

da qualche anno (1)

;

si

mai veduti, non incontratisi in alcun luogo. Io, che visitava sovente il Gioberti, un dì condussi a lui Pellegrino Rossi Quali liete accoglienze nella locanda in via Borgognona e quali affettuose espressioni fra quei due è da immaginare più che id non possa qui dire. Di uno in altro ragionamento vennero in su quel pontefice Pio IX, che fu chiamato, e parve veramente, miracolo di papa, e che a quei giorni aveva sbalordite le genti tutte,

ma sul quale

i

giudizii

cominciavano

ad essere varii e disparati. Dimandava il Gioberti al Rossi che ne pensasse; e il Rossi, a mostrare la leggerezza nei proponimenti del pontefice e il poco senno nelle cose di stato narrava come un giorno, andato da lui, questi gli dicesse che circondato da Principi italiani che avevano concesso ai loro popoli

un governo

costituzionale, si trovasse anch'egli co-

stretto a cedere all'esigenze de' suoi sudditi, i quali dimanda-

vano uguale governo. Quindi prega vaio a volergli presentare

un disegno di Statuto fondamentale; ed egli, il Rossi, ricusava bellamente di prestarsi a tal opera;

ma il papa ad insistere

e ripregarlo non come ambasciatore di Francia, ma come gius-

pubblicista volesse accontentarlo, tanto che (1) Il

all'8 di

col

Gioberti arrivò a

giugno.

Il

il

Rossi cedette e

Roma il 24 maggio del 1848 e vi rimase fino

Rossi si trovava a Roma dall'aprile del 1845, prima

grado d'inviato straordinario e ministro plenipotenziario, poi con

quello d'ambasciatore del

Re de' Francesi.


— 171 — andò molto che tornato al

pron

desiderato disegno, ed

il

il

pontefice, gli

pn

pontefice, senza neppui

L'occhio su quelle carte, aperto il cassetto della scrivania,

innanzi a cui

sedeva, levò fuori uno scartafaccio, nel quale

si

ina proposta pure di Statuto,

messo insieme da altri, e

diedela a vedere al Rossi perche volesse dirgliene il parer suo.

E

Rossi, con quella franchezza che pochi usano coi Prin-

il

cipi e

che egli usava coi Principi egualmente che coi popoli,

lettolo

appena: Santità, questa è una guerra legalizzata trai il sovrano. Del disegno del Rossi non si parlò più: I

fu promulgato una guerra tra sudditi lo

quello cosi giudicato dal grande economista

era mente mostrarono troppo presto e troppo funestamente riuscisse

dal papa,

« lo

vidi

il

i

che

fatti

i.

1

Rossi »

(ìiuseppe

(scrive

a dalla stanza di Gioberti, ed

ogliere dalle sic

labbra

la

ebbi

Massari) la

« allo:

soddisfazione di

espressione del piacete che

a avuto nel convincersi del pacato giudizio, del criterio

pratico che Gioberti arrecava nel discorrere delle cose 1

:edeva

il

Rossi che avrebbe trovato

poli-

un uomo imbe-

vuto di forinole teoriche e d'idee preconcette: trovò invece un

uomo che non isconoeceva nessuno dei fatti esistenti e voleva irne

miglior partito che tosse possibile per giovare alla

il

italiana ed assicurarne

sa

Durante

del Rossi: nei

stampò

il

il

trionfo definitivo *

1818 il Gioberti fu due volte in Lunigiana, patria

il

-j:;

maggio e nel luglio. Il giornale pisano L Italia di maggio nel suo n. 91: - Ci pervengono dalla

Lunigiana molle e lunghe

lettere sull'arrivo in quei luoghi di

Vincenzo Gioberti. Non potendo riportarle tutte, ci limiteremo a dire che dovunque passò l'illustre italiano fu accolto con indicibile entusiasmo, e che in ciò si distinsero specialmenl >!a/.ioni

'Pendola.

ì

di \ illafranca,

Pivizzano.

?

EU.

leati. I

\

Bagnone, Pon tremoli, S. Ti

Pontremoli

il

Gioberti, impedito

da


- 172 — pubblico, fece leggeri

iera

indisposi/ione a parlare

al

lenti

paiole, che onorali del

pari

popolo a cui furori di-

il

Non starò a trascrivere le « parole del resto ben note il). Da Pontremoli scriveva al amico Pier Dionigi l'incili, il 18 di maggio: « Sono in Pone

><

la

Toscana

iutiera

>•.

:

tremoli, avviato alla volta di (ienova. ina confitto in questa

Doappennina dai torrenti impossibili a guadare mani,. se il tempo lo permetterà, partirò per (ienova. La mia salute è ottima, benché sia stanchissimo e duri

raucedine.

la

sta

mi impedisce di parlamentare, e mi è d'uopo scrivi

igni

luo»o dove mi soffermo scrivo un discorso analogo

stampo »

alla circostanza e lo

(2).

Dalla Lunigiana scrivevano alla Gazzetta di Genova, il 19

maggio:

di

Alle due pomeridiane stato fra

si

spargeva

la

fra

pochi istanti

villaggi

gareggiavano

voce, che

l'immortale Gioberti.

noi

I

Dell'annunziarne l'arrivo per mezzo del smino festivo delle campane.

Da ogni parte i

e

la

gente di campagna traeva su

via

la

militare per

padre dell'Indipendenza Italiana. Era hello il vedere quest'uomo di Dio con l'umiltà ed amorevolezza del ver

udire

al

piente accoglieva

le

sincere espressioni dei semplici contadini, che,

carrozza, imprimevano caldi haci

affollati d'intorno alla

marni che

segnò l'ora dell'Italiano riscatto.

— Sante Barini — fra ,

un drappello ie,

11

Console

su quella di

Tendola

animato dal piò vivo patriottismo, armati, e preceduti dalla bandiera na-

altri,

gli

di civici

muoveva ad incontrarlo fuori del

paese, e

fra

gli

evviva

condottolo presso la propria abitazione offriva un rinfresco, che dall'impareggiabile Filosofo non fu rifiutato: e in un colloquio con lui

con

per un tratto i

di miglio, che

belle cose sul Camini

di

Barini continuò ad accompagnarlo

disperso

bocca dello stesso Gioberti

Lombardia, e su

i

futuri

di

destini d'Italia:

— che anche mese! e poi barbaro sarebbe — che la Lunigiana per la naturale sua posizione geogra-

fra le altre

fica

il

suoi civici, potè sentire dalla

iln

si

il

doveva, ed avrebbe fatto parte della Toscana

mune nella Dieta Italiana a Roma avrebbe avuto

il

— che ogni Coproprio rappre-

Giuliani Manfredo, Gioberti a Pont remoli nel 184S. nel Giornale storico deità Lunigiana, III. 128

Massari, Op. cit.,

Ili,

111 e sgg.


— 173

Rl<

Imv \

I>i

Ai G i»i

Tendoi a. Italia

il

.

a

-21

il

mese,

quel]

ili

Sommo

1-

Gioberti

il

-

alFavv. Vincenzo Salvagnoli, a Firenze: iai

suoi •i

abitanti

mi

vici.

no desiderio, il qua ini

volonterosi

ardenti e

correre

>li

no prima disciplinati ila buoni istrutl .la milizia.

Prego quindi il Governo

<li

mandare

loro q

tarlo proni

li

ìssiino tu

ii

><i r/ii id . <ii>\t" i

dovette pernoltai

piatissimo alla Spezia torri.) •

lai

in

Lunigiana

Municipio

gli

nel

k;ur lio.

venne

i

mura

[1

giorno

I

i

,

Ili,

118

arrii

11

presentato questo

quelli

e

•

indi-


— 174 — nome italico, della italica nazionalità. Sì, o vindice illustre

pali del

della conculcata patria nostra; anche sotto la ferità inesorata di un

ed infranto, se Dio voglia, per sempre; anche in mezzo alle barriere

che si moltiplicavano contro ogni maniera di civile sa-

pienza dai sospetti della tirannide, noi non

fummo

ultimi ad

gli

ispirarci alle vostre pagine immortali, ed animati dalla vostra pa-

benedicemmo e vagheggiammo non lontana l'aurora della nostra rigenerazione. La solenne impresa iniziata da voi e santificala da Pio sta per consumarsi mercè la rola, rassicurati da' vostri vaticini

spada trionfale di Carlo Alberto, il senno

civile

di

Leopoldo, l'im-

peto e la perseveranza dei popoli generosi; e noi salutiamo da presso

un sì bel giorno, e nonché coi voti, ma quanto possiamo più colle opere ancora lo andiamo affrettando.

Il

popolo massese frattanto

vuole ora per nostro mezzo offerire quel tutto che può di ammirazione e di plauso all'arbitro della parola, al rappresentante dell'idea nazionale, al precursore del gran riscatto italiano, a Vincenzo Gioberti.

Espresse con

la

seguente epigrafe la propria riconoscenza

:

città insigne e a ninna e ai cittadini di Massa per V ingegno degli abitanti e la virtù cittadina preparata dalla Provvidenza con lunghi anni di prova e di mar-

Al Municipio

seconda

|

|

\

\

|

\

|

tirio

I

alle gioie e alle glorie

Gioberti di

\

\

\

del patrio risorgimento

offriva ai 12 di luglio 1848

ammirazione

\

\

\

Vincenzo

questo umile contrassegno

\

e di riconoscenza.

All'Accademia de' Rinnovati, che lo nominò Presidente onorario, così manifestava

il

suo compiacimento:

Chiarissimi Signori,

L'Accademia dei Rinovati di Massa, degnandosi di nominarmi suo Presidente onorario, ha ecceduto talmente in gentilezza a mio

ri-

guardo, che non mi è dato di ringraziarla in modo che basti. Se l'ap-

partenere a un Consesso tanto illustre sotto

il

semplice titolo di

Socio, saria già troppo onore; l'esser posto per ragion di grado tra i

primi, mentre per ragion

di

merito mi convien l'ultimo luogo, è

tal favore che mi empie di rossore e di confusione. Accogliete adunque,

o Signori,

i

sensi della

mia viva e profonda gratitudine, e leggete-

meli nell'animo, giacché non posso significarveli colle parole. Supplisca anche in questo l'umanità e cortesia vostra al difetto

mio

;

e


— 175 quale mi reco a onore d

Ima

•

ro ilev.mo e obbl. mo

VlCENZO QlOBKRTI (1). Massa,

Di

Le parole

12 di luglio

ai

18

giorno prima dal balcone della locanda

clic il

rivolto al popolo massese son note; bolla in fronte col

B

ferro e col fuoco lo scacciato duca Francesco V. che del padre ito

non le virtù. Notevoli son le parole che indiil giorno appresso. Qui le trascrivo:

vizi,

i

rizzò ai Carraresi Io

dovrei ringraziarvi delle care e gentili dimostrazioni di affetto

con cui mi onorate: ina mi trovo impari ad adempiere quest'uftieio. L'ammirazione mi toglie il potere di esprimere la gratitudine, e mi

empie l'animo in modo che mi scuserete se per darle un breve sfogo t

e

modestia. Carrara, che pel numero degli abitanti

una delle ultime città

anzi e oggi

la

prima

d'Italia, campeggiò fra le

per

tutte

di

gloria

la

prime pel valore;

dell'ingegno, che è la

più bella delle glorie umane. Non crediate che io ecceda o vi aduli;

qua! sia

anzi del mondo, ohe

d'Italia,

città

la

vanti di un triumvirato cosi illustre

si

come quello del Tenerani, del

Rogai? Le metropoli più popolose vanno superbe disc

Finali] e del

medesime quando abbiano un solo ingegno simile a questi; e la ma Firenze non arrossisce perchè il Hartolini non trovi emuli e compagni tra' suoi tigli. La piccolissima Carrara all'incontro diede all'Italia

il

.

ì

ella

sola 'Ine scultori che basterebbero

l'antica Grecia

i

suoi famosi secoli di Pericle

due

Bartolinl, che divide coi

seggio

dell' ai-te.

e

in

o

e

pi. 'lodati

di il

nel

mt>0

\

troppo ardito

a

inferire

1

pruni

miracoli

che Carrara _e

tempo marmi

-

i.'

mi.*

<•

di

forma, ed

e

una cai

Non

a

caso

mirabili artefici. ::

i

;,

il

a

di

ad UH

pre

Cielo dispose che quivi

quella

;i>ir

i.i

pruno

un vostro onore; poiché

parte

gran

molti anni, e concepì

"1

ad assicurare

privilegio della scultura, e a far ch'ella non abbia da in-

Massa,

<

via ncU

)

"""-

'

L7.


— ITO mo gli ingegni

uomini; dov< le

divine sembianze del

bello e

più

atti

a

imprimere

pellegrini trovati della

i

in

fan-

tasia creatrice.

Rossi compie

11

la

vostra gloria nella prima delle

gloria Letteraria e civile. Egli è

par oggi rotta

la

stampa;

quegli

di

congiungono

quali

i

uno

la

arti

piasti

uomini

di

pratica alla

cui spe-

culazione, e sono atti del pari al pensiero e all'azione, agli studi e alle faccende, si

dolgono

riunendo

ch'egli

in paese forestiero

in

Lati

(1).

Tedeschi

vi

Grandi illustrarono altre

ma perchè

fati

1

un rifùgio a molti dei suoi

uno di questi; fuggendo

fu 1

l'esilio

nostri

1

contraile non per propria colpa,

faceano parer

la patria

me ne dolgo, e fremo di sdegno e

E anch'io

rossore pensando che spesso

ili

e pregi disparatissimi, Molti

da giovane abbandonasse

entravano

e

dolorosi d'Italia ligliuoli.

Il

R

dalle terre Italiche nel punto stesso che le

correvano da vincitori. Ma costretto a

piare, egli elesse per asilo la prossima Svizzera; quasi per in-

gannare eolla vicinanza il desiderio

»

Tra coloro che si dolsero che da giovane abbandonasse fu Camillo di Cavour, il quale, nel maggio del

alla contessa «

Patria, e ristorarsi della

<-

1

tria

della

Anastasia di Circourt

la pa-

iveva

:

Un italien seul s"est t'ait un noni à Paris, v a gagné une position,

c"est le criminaliste Rossi.

Mais quelle place! quelle position

!

L'homme

le

plus spirituel de l'Italie, le genie le plus tlexible de l'epoque, l'esprit

le

plus pratique de l'univers, peut-ètre, est parvenu à avoir une chaire

un t'auteuil à l'Académie, dernier but auquel son ambition puisse préteudre en France. Cet homme, qui a abjuré sa patrie, qui ne sera jamais plus rien pour nous, aurait pu dans un avenir à la Sorbonne et

plus ou moins éloigné jouer un róle immense dans les destinées de son pays et aurait pu aspirer à guider ses compatriotes dans les voies nouvelles que la civilisation trave tout les jour, au lieu d 'avoir à régenter

des écoliers indociles. Non, non, ce n'est pas en fuvant sa patrie pai'ce qu'elle est à celui qui ses frèrea

malheureuse qu'on peut atteindre un but glorieux. Malheur abandonne avec mèpris la terre qui l'a vii naitre, qui renie

comma indignes de lui ». Cfr. C. di Cavour, Lettere edite Roux e Favale, voi. I (,1888 p. 14. Il giudizio sul-

ed inedite, Torino,

,

l'uomo non solo è avventato, ma ingiusto. Ignora, o scorda, un fatto: Pellegrino Rossi non abbandonò volontariamente la patria fu cacciato in esilio per l'amore smisurato che le portava. Ventisei anni dopo, quando il Parlamento proclamò Roma capitale dell'Italia risorta, il Conte di Cavour non mancò di ricordare (e fu ammenda nobilissima) il « grande italiano che nel suo lungo esilio rese illustre la nostra patria come grande economista, come abile statista ». ;


— 177 — perdita

dolcezze

-olle

di

orano

il

i'<»^n.>lo

j

•

civili ;

giacché a quel tempo gli Fi-

libero di Buropa. il suo doppio valore nelle

1 1 1

dottrine e nei negoziati si fece tosto conoscere nella sua patria adot-

quale onorollo di cariche e

ta

venne

e fUgli attìdato

da

presi' il

lui

di

accademici Insegnamenti. E

tanta celebrità ch'egli era riputato

In

nicipali ai

disegno

il

di

primo statista della

il

un nuovo patto federale, che

nome. Ma le sette, solite di anteporre gl'interessi mu-

comuni, ne impedirono l'esecuzione; e la Svizzera ebbe

a ricordarsene e a dolersene qualche lustro appresso, quando si vide die furie della guerra civile; alle quali retta da più saldi vincoli, le

nazioni potenti di Kuropa, se

si

vostro illustre con-

consigli del

i

sarebbe ovviato,

avrebbe presso seggio tra

cittadino fossero prevalsi a quelli delle fazioni.

Frattanto

la

Francia aveva i-acquistata colla rivoluzione del '30

Branca di viver libera; e il duca

di

Broglio offerse al K

unico, grado onorevole in Parigi. 11 Rossi accettò; e chi vorria marlo, se antepose la Francia affrancata alla Svizzera tirannegdalle parti, e preferi ai Cantoni Elvetici

un teatro più degno

valore? Fatto cittadino francese, si rese chiaro da principio

;io

colle cattedre e

con nobilissimi scritti, non tralasciando in questo

doppio

onorare

ufficio di

quando ne aveva

l'Italia

dare agli stranieri che noi eravamo sre

di

stati loro

il

destro, e di

maestri in ogni

dottrina e di civiltà. Poscia fu creato Pari

di

Francia e

mandato in Roma ambasciatore dal Re dei Francesi. Lo scopo della era bello e degno di lui; poiché si trattava di ottenere da -'uiio l'espulsione di una Betta nemica ai progressi e alle franchigie delle nazioni. 11 non sorti affatto l'intento, ottenne qaanto diplomatica, che

allora sperare; e diede tali prove di abilità lìi

raffermato

ora non aeeade

nell'officio. e

di

monarchia trascese quel funesto

Brrò

il

egli

ma cei dunosi:

impedire che

;i

grave danno

di

le

un forestiero poco Intendente e forse nemico

Bse nell'ufficio

:

difficile a conci-

per servire al possibile in quel duri

'.aria

e

una carica

un uomo nato in Italia e tenerissimo di essa; ma la e

d«-ii.

i|uei

indirizzo, che ne causo la rovina. IS6

li

Seguirono intanto

che diedero alla politica della

:c

il

in

tal

deliberazione Mo non 080 senten*

lo,

la col]

ROSSI

Si

Valse della

11

Qoverno Francese le riformi

//

liiMorg. (tal.,

XIV

U


— 178 — rispettosamente,

ma francamente, la sciagurata politica esterna ed

interna che in Francia predominava; e con occhio profetico ne antevide gli effetti funesti, e gli additò a coloro che la mettevano in opera.

Ma il suo carico d'ambasciatore non gli permetteva di dar

tali avvisi in

tabili del

palese; e dovette sostenere a lungo le odiosità inevi-

suo grado; il che fa prova di un animo forte in un uomo,

come lui, zelantissimo del proprio onore. La rivoluzione di febbraio venne a proposito per giustificarlo; imperocché fra le carte del passato Governo si trovarono i dispacci responsivi del Rossi, che il signor Guizot si era guavdato dal pubblicare; e si potè raccogliere da essi

quanto gelosamente il nostro cittadino conciliasse l'amore del-

l'antica patria col debito che gli era

imposto dalla novella. Tanto

che si può dire (e questa è una gran lode) che se i consigli di Pellegrino Rossi avessero avuto

predominio nel passato Governo di

il

Francia, né questo sarebbe caduto, né

l'Italia avrebbe dovuto

supe-

rare tante malegevolezze per condurre innanzi l'opera della sua redenzione.

Non mi scuso con voi, o Carraresi, per essermi allargato alquanto al Rossi;

che lodando un tant'uomo, ho inteso di lodar voi e questa

città nobilissima

che gli diede la vita. Conchiuderò dicendo che io

trovo idoleggiato nell'uomo insigne di cui vi parlava la tempera» del vostro genio e il massimo dei vostri fregi; cioè l'accordo

dell'in-

gegno col vigore e colla sapienza pratica e quell'armonia di parti differentissime onde nasce la vera perfezione dell'uomo civile.

lì ritratto

è colto dal vero; son (e più belle parole che siano

state scritte sul Rossi (1).

amico mio

prof.

A me ne favorì copia il compianto

Giuseppe Tenderini, che

l'autografo, e in quel giorno

si

le

trascrisse dal-

trovò al fianco del Gioberti.

Alla copia aggiunse, in nota: Questo discorso

(1)

fu

pronunziato dal poggiuolo della casa del conte

Ne torna a parlare in più

luoghi del suo Rinnovamento civile

« Per acume passò di gran lunga tutti i suoi coetanei e rese qualche immagine, in questo secolo ottuso, dei tempi del Machiavelli. Di che fanno buon testimonio non

d'Italia, dove, tra le altre

cose, scrive

solo i suoi scritti, ma le sue azioni

;

:

imperocché, ambasciatore di Francia,

Governo che lo spediva ministro IX, dopo i disastri campali del '48, ravvisò nella lega politica l'ultimo rifugio della povera Italia; e agli eroici, ma vani sforzi che fece per indurvi Torino e Napoli dovette l'odio dei faziosi e la morte » favorì le riforme, attraversate dal di Pio

;


— 179 — Ferdinando Monzoni mentre acclamava Qiobertl una gru moltitupersone accorse anche dal vicini paesi, terminato il discoi Il

gii

applausi popolari,

voce: degli

i

\

it

si

una persona gridare ad alta

adi

Roma, Gioberti, perchè là ti traducono le (uptra-

a

alia )ii.

nella voce, non

bene accolta dalla gente affollata, rispose Gio-

a Roma vegliava Pio IX sulle sorti

berti: che

quindi inutile

dell'Italia, e

che era

presenza colà. Poche settimane dopo

di lui

la

ve-

si

po la predizione di quella Cassandra plebea.

Dopo la fuga di Francesco V da .Modena, le

città

di Car-

rara e Massa formarono insieme un Governo Provvisorio, che fini

Toscana, allora sotto lo scettro costituzio-

col darsi alla

nale del granduca Leopoldo glio

il

collegio di Carrara

II.

Appunto in quel mese di lu-

doveva nominare il proprio depuFirenze era chiamata la

tato al Consiglio generale; così in

Camera.

11

Gioberti, colse l'occasione del trovarsi a Carrara

per caldeggiare e raccomandare

il

candidatura di Pellegrino

non furono parole al vento. L'elezioni ebbero

ie

luogo

la

giorno

•*5 (

De'

-21.

.*7

iscritti

ne votarono 254. Vi furono

Schede per Pellegrino Rossi: 3 col solo cognome Rossi; -:ò eletto. Degli altri voti ne toccarono 15 al conte Andrea

Del Medico Sta (Tetti, futuro demagogo; dispersi. tiva città

Il

Rossi

si

i

rimanenti andarono

affretto a scrivere al

Municipio della na-

:

Illustrissimi

iori.

i

L'onore che Carrara ha voluto farmi, eleggendomi a suo Dejmt >no degnamente contraccambiarsi con parole.

non è di quelli

immensa, come immenso

rudine è

è

il

debito

che

m'impone. erentemente valid

lezione, ed

la

sentenza del Consiglio G

ras

li

fiducia,

per impedirmi

confidarmi

non avranno

In

me

la

mia

Deputato ohe per

il

Is

raffigurano;

•

|

no un rappre

-ulla

e

di I

assumere miei

Torio-

eoacittadin!

:

ì

>

di

men-

tondo par

l'amore all'indipendente, all'onore, alla gloria delia nostre Italia, un ire

di

tutti

i

principi

i

un tempo l'ori

.


— 180 — dine pubblico e la civile e politica libertà, e un caldo sincero amatore di tutte

le istituzioni che lo studio e l'esperienza ne additano' siccome vie conducenti alla felicità del popolo, alla prosperità e de-

coro dello Stato.

Degni l'onorando Municipio accogliere benignamente

i

sensi del-

l'animo mio riconoscente per le troppo lusinghiere espressioni che

hanno accompagnato l'annunzio dell'elezione, ed insieme le sincere proteste del profondo ossequio con che ho l'onore di dichiararmi Delle SS. Loro Frascati, 27 luglio 1848.

Umilissimo dev.o obb.° servo Rossi.

Le manifestazioni di stima e

d'affetto

de' suoi « concitta-

dini carissimi » gli arrivavano al cuore (1).

Benché l'elezione venisse convalidata, era scritto nelle pagine del Destino che non dovesse sedere deputato di Carrara nel Parlamento di Firenze, ma deputato di Bologna in quello di

Roma, dove lo aspettava la mano scellerata di un assasLa sua morte, come disse Camillo di Cavour in una

sino.

adunanze del nostro Parlamento, « fu una delle più grandi sventure che sia toccata all'Italia ». delle più memorabili

Montignoso (Massa e Carrara). Giovanni Sforza.

(1) Il

1.° di

quello stesso mese di luglio aveva scritto al Presidente

dell'Accademia di Belle Arti di Carrara: «Vero è che di tutti gli onori accademici di che sono stato, benché immeritevole, fregiato in Francia e in Italia,

niuno mi fu più caro di quello compartitomi dall'Accademia

Carrarese ». L'aveva nominato suo socio onorario.


RECENSION \m

— L'Archivio e la Sezione storica del Co-

mando del Corpo dello Stato Maggiore. — Note storiche, Roma, 1919. Dell'opera dell'Ufficio Storico del Corpo di Stato Maggiore

già trattò brillantemente

Pompilio Schiarini nel 1914 nella

Nuova Antologia (1), giustamente lamentando come lino a j>o— ititi

anni addietro, anche fra

gli studiosi, rari erano co-

loro che conoscevano questo Ufficio, la cui esistenza risale al Imi poi quelli che avevano un'idea approssimativa della sua produzione e del materiale documentario, unente prezioso per la storia militare e politica del rigor•nto. raccolto e ordinato nei suoi archivi. Diversi degli stessi cultori della nostra storia ignoravano, o mostravano d'ignorare, persino l'esistenza di un Istituto jiicuo, alla testa del quale erano pure stati uomini come un Corsi e un Marselli. per non citare che due -«di nomi ne di questa singolarissima ignoranza-a e dovuta, -.rondo lo Schiarirli, a due ordini di tatti: !

Pompilio

i

8<

aiA&m,

<

L'Ufficio

e l'opera sua », in

i,

1914. L

1

per diverso tempo, come capitano, all'I'. rimo luglio 18 istituito in Torino presso i

e

dello Stato

Maggiore un

Ufficio Militine, espressameli

cato di riunirò e oonsexvare ^li stadi dagli Ufficiali del Corpo, e di ra<< e

i

documenti >:ii

si

un archivio pècia

istituzioni militari, la

riti-

d'operazione,

I

le

relazioni dei

alle passate campagli-

campi d'istrunone

<•


— 182 — d'egli storici, che egli chiama di protempo persuasi che la loro disciplina fosse una specie di sancta sanctorum, chiusa ai non iniziati, e che militari non fossero in grado di comprenderne i profondi

l'uno è

preconcetto

il

fessione, per gran

i

misteri; l'altro, diretta conseguenza del primo, è la tendenza militari, studiosi di cose storiche, a mantenere la loro opera ristretta nella cerchia, se non degli argomenti, certo dei lettori militari,, e perciò quasi clandestina per il grosso

dei

del pubblico.

Ad ogni modo poiché per merito principale del compianto

— chiaro — e dei suoi valenti colla-

gen. Pollio, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito storico di Gustoza e di Waterloo

il

boratori colonnelli Cavaciocchi e Ferrari, titolari dell'ufficio, l'ufficio storico è uscito da quella semi -clandestinità in cui

era rimasto per troppo tempo e l'opera sua incominciò ad essere conosciuta ed apprezzata, sciuta,

ma non completamente cono-

non crediamo inutile pei lettori della Rivista e per i

cultori tutti di storia nostra, di riassumere qui ì'opera del-

avanti la guerra, prendendo occasione di una pubblicazione, abbastanza recente, e non in commercio del

l'ufficio stesso,

tenente colonnello C. Cesari, egregio ed apprezzato scrittore, intitolata

:

L'Archivio e la Sezione Storica del

Comando del

Corpo di Stato Maggiore (1). Questa pubblicazione si divide nei seguenti capitoli: I «Le origini dell'Archivio»; II «Il « Le

materiale dell'Archivio»; III

pubblicazioni della Sezione Storica >

;

IV « Relazioni fra

l'U. S. e gli altri istituti scientifici ».

Fa seguito un'appendice nella quale sono elencate le pubblicazioni edite e quelle in preparazione (prima della guerra),

nonché i documenti conservati nell'Archivio Storico del Comando del Corpo di Stato Maggiore. Ci limitiamo a trattare in questo scritto di quanto riflette il

III

capitolo.

Prima però di entrare in argomento crediamo doveroso ricordare qui anche gli

altri

egregi ufficiali che furono a capo

dell'U. S.

Dopo i colonnelli Corsi e Marselli (1)

già nominati, vi furono

Ringraziamo vivamente l'amico Cesari per l'autorizzazione

cor-

tesemente concessaci di qui riassumere il suo interessante ed esauriente lavoro sull'opera fattiva dell'U. S.


— 183 — il

maggiore Valentino Ghiaia,

ten. ool.

il

Geeilio Pabris,

il

M. Enrico Barone, quindi il col. 'li s. M. Allerto iciocchi, e infine, sino all'ottobre 1914, quando cioè ruts.

ili

tici»»

chiuse

i

suoi battenti,

col.

il

<li

fanteria Giuseppe

Fer-

rari di.

Compito dell'Ufficio fin dal suo inizio tu quello di affermare, con speciali pubblicazioni, sulla base di documenti ufficiali, la parte gloriosa avuta dal nostro esercito nella storia del Risorgimento Italiano. La Moria è in gran parte la narrazione delle guerre combattute dall'Umanità e perciò un istituto il quale abbia il mandato di riunire «.di elementi di prova per le relazioni fedeli degli avvenimenti guerreschi di un determinato periodo, indubbiamente ad un compito di incontestabile valore. scopo fu pertanto indirizzato tutto d'archivio, lavoro lento e paziente

il

lavoro

cui frutti furono più tardi

i

lucidamente provati. *

La prima pubblicazione redatta sul materiale documentario olio fu la Relazione della campagna del 1866 in Italia, a del col. Corsi. Questa relazione fu scritta negli anni ma soltanto nel lS7f> fu possibile pubblicare il primo volume. Il secondo, per ragioni che qui non occorre menziocent'anni dopo, cioè nel 1895 i"2>. Il ur indissimo intervallo corso fra le pubblicazioni dei due volumi, portò alla logica conseguenza di dovere completare ni

'

le

notizie (die erano rimaste

iti

sospeso, e consigliò

in

pari

nuovi sludi e di nuove testimonianze per pubblicare a corredo delle due parti altri due rotami, che il col. Cavaoioccbi diede alla stampa nel 1909 Col

tempo

l'I'.

S.

a

valersi

li

Complemento alla storia (Iella campagna del 1866. la direzione del ten col. Nicola Marselli, BUCO al ('.>v-\ nel ls.77, cominciarono primi studi per una relazione sulla campagna del 18594 che furono affidati dapprima i(>. Manfredi e al maggiore M nel li, poi ai cap. Mot taelli. Onesti ultimi, rifacendo in parte l'opera compiuta titolo di

Durante

i

i

servizio

«ti

S.

ora riaperto, e a capo vi ò M. Adriano Alberti.

il

ione del col. Corsi fu tradotta e dall'»

colonnello del pubblicata

in

franoeae


— 184 — dai loro predecessori, condussero la narrazione degli avvenimenti fino alla battaglia di Magenta.

Da Magenta in poi la relazione stessa fu continuata dal capitano Troili, il quale però riscontrando poca omogeneità nel lavoro e sopratutto parecchie lacune, ne propose la sospensione facendo presente la necessità di ulteriori ricerche in altri Archivi dello Stato, onde completare gli elementi già in possesso dell'IT. S.

Diversi ufficiali furono infatti incaricati di raccogliere i documenti mancanti e di confrontarli, tanto colla relazione austriaca, quanto, per ciò che riguardava le operazioni del V° Corpo, con quella francese. Questi studi preliminari vennero ultimati nel 1882, ma il materiale raccolto non fu subito elaborato e rimase inoperoso fino al 1893. quando, su proposta del col. Fabris, fu affidato per un razionale ordinamento al col. Valentino Chiala, il quale, dopo aver lasciato la direzione dell'U. S., aveva assunto il

comando del Collegio Militare di Roma. Chiala si mise all'opera colla maggior buona volontà, ma

Il

per

il

poco tempo di cui disponeva, per le difficoltà incon-

trate nel risolvere le divergenze inevitabili in

una documen-

tazione proveniente da fonti diverse, e poi per la sua promozione a generale, con la conseguente destinazione fuori di

Roma, fu impedito di portare avanti il manoscritto iniziato, che ritirato nuovamente dal Fabris, venne da questi riveduto nel 1897, corredato di note e di aggiunte assai importanti e poscia rimesso in archivio perchè non ancora completato. Intanto lo Stato Maggiore francese fin dal 1864 aveva compiuto la sua relazione, quello austriaco aveva stampato fra il. 187:2 e il '76 tre volumi sulla campagna del 1859 e parimenti era uscita la relazione di Moltke, ristampata poi nel 1904 nella collana delle opere dello stesso maresciallo.

Urgendo quindi che l'Italia non si mantenesse ancora dimenticata, i capitani Falcon e Givalleri, entrambi dell'U. S., si erano accinti a stendere la storia di quella campagna di guerra e già avevano, con precisione di metodo e rigoroso studio bibliografico, compilato buona parte della relazione, allorché il col. Cavaciocchi, nominato titolare dell'Ufficio nel 1906, assunse il compito di condurlo a compimento. Il Cavaciocchi si valse naturalmente delle preziose indagini già fatte da tanti ufficiali che l'avevano preceduto, e trac-


- 1&5 riandò con riuscire

mano maestra l'orditura di un'opera, che doveva

l'ultima

tutti gli studi

ed

fatti

documentata

esauriente esposizione

di redigerla, riserbandosi

di

incaricò

il

Cap. Carlo Rocca

personalmente

la

direzione e la re-

tino allora,

visione particolareggiata «li ciascun capitolo, in modo da man-

tenere costante per tutta la narrazione, e nella raccolta dei documenti, quella intonazione imparziale e precisa che rimase oziale caratteristica dell'intero lavoro.

attese quasi cinque anni suffragando il avvenimenti con nuove e continue ricerche in

cap. Rocca vi

Il

>nto degli

archivi pubblici e privati, tra

i

famiglia

quali quello della

Kobilant, eredi dei Della Rocca, nel quale trovasi una serie

Re Vittorio e dell'Imperatore Napoleone, che valsero grandemente ad illuminare taluni epi-

di lettere inedite e importanti di

sodi fino allora sconosciuti o non bene chiariti.

L'opera così completata, e riccamente corredata di

indici,

di bibliografie, di note, di illustrazioni e di carte topografiche, usci nel 1911 in due volumi di narrazione, due di documenti, due cartelle di schizzi, comprendendo -2."><hi documenti (1). L'omogeneità del lavoro e la sua corretta imparzialità pronono ali* L". S. non solo il plauso degli studiosi, ma anche quello degli Stati .Maggiori esteri, per cui non mancarono luoghi cenni e menzioni assai lusinghiere in vari periodici,

ialmente francesi e tedeschi

f8).

Dorante questo lungo periodo, IT. 8. attendeva però anche ad altri stmli particolari, alcuni dei quali rimasero interrotti De quello della Guerra sulle Alpi del cap l'alcun) ed altri furono utilizzati dal Comando del Corpo di Stato Maggiore,

ma Bopratutto l'Ufficio attese alla pubblicazione delle Reladella campagna del 1848-49 e di quella di Crimea. I

La raccolta

documenti

di

del

1848-49

era

stata

atìidata

dal Ministero della guerra ad una speciale commissione, presieduta dal gen. Rossi, coadiuvata dal cap. Rat,t. ma questa commissione, pur essendo animata dalla dal 1861

i

ggior buona volontà, non era riuscita a

riunire taidi «de-

l'indipendt ".;</ cF Itak iiizzi

hizzi (2)

Alcuni

no pubbli*

.li

»

;

I.

II I

:

;

I

voi.

«

Narrai

>.

essi riguardanti

Emo. delle

!

Ù

IMI

•


- 186 — menti sparsi fronte ad

Ira

i

vari archivi

militari

e

si

era trovata di

un ostacolo insormontabile per ottenere gli ordini secondo l'uso di alcapo conservavano personalmente fra

e le relazioni di carattere riservato, che, lora, le

i

comandanti

in

loro carte private.

Dopo del cap. Battaglia, altri ufficiali, quali il ten. col. Casanova e il cap. Pallavicini, avevano atteso a siffatto lavoro, ma l'opera da essi compiuta, per quanto pregevole, riuscì parimenti assai monca e perciò non adatta ad una pubblicazione. Essa costituì tuttavia il fondamento per ulteriori studi e per le relazioni che compilò poi il col. Gecilio Fabris. chiamato alla direzione dell'U. S.

nel 1892.

Fabris stese infatti questa relazione nel 1898, valendosi dei documenti già riuniti dalla predetta commissione, ed anche Il

che TU. S. possedeva, e di altri ancora che fino dal (allora capitano di Stato Maggiore) aveva esaminato qui a Torino ed aveva consigliato acquistare dal comm. De Bartolomeis, già segretario del Quartier Generale principale al seguito del Re durante la campagna del 1848. Egli non potè tuttavia complelare l'opera sua, perchè dell'importante relazione riuscì a pubblicare soltanto due volumi, essendosi ammalato di una malattia per la quale morì. Il col. Barone continuò pertanto il lavoro interrotto, ampliando l'abbozzo lasciato già a buon punto dal suo compianto predecessore e cercando di mantenere la medesima forma e lo stesso stile dei suoi primi volumi. Il terzo volume infatti vide la luce nel 1904 (1). di quelli

1875 Valentino Ghiaia

Secondo le intenzioni dell'autore e in relazione al titolo delil lavoro doveva contenere anche la narrazione delle due difese di Venezia e Roma, che tanta parte ebbero negli avvenimenti del '48-49, ma purtroppo egli non fece in tempo a scriverla e perciò l'opera restò privata di due fra le pagine più belle della storia dell'Italia contemporanea. Ma il lavoro, compilato con imparzialità e diligenza e sulla scorta di fonti non dubbie, non riportava però per esteso i documenti originali, né conteneva rapporti dei vari comandanti delle grandi unità Per cui seguendo il concetto al quale debbono ispirarsi le opere storiche veramente importanti. l'opera

i

(l)

C. Fabris, Gli avvenimenti del 1848-49, tre volumi, in vendita,.

Tip. Ed. Nazionale, Torino, Via Nizza, 149.


- 187 — \'V. S. pensò

documenti e<l

i

più tardi

ancbe

pubblicare nella le

loro integrità

i

non pocbe relazioni, coi loro

loro difetti, allo scopo

eoi

mettere bene

di

menomare il valore intrinseco, questo ma-

luce, senza però

in

di

riinasti inedili e

ancbe sconosciuto. gennaio 1909 il col. Cavaciocchi curò intatti la stampa di un primo volume delle Relazioni e rapporti finali della campagna del 1848 nell'Alta Italia, e fece seguire a pochi di distanza altri due grossi volumi collo stesso titolo, a complemento ed illustrazione della narrazione già pubblicata teriale prezioso ed I

dal Kabris.

La relazione della guerra in Crimea, scritta dal cap. Crioro .Manfredi tino dal 1879, fu soltanto pubblicata integralnel 1896 e per quanto in alcuni punti abbisognevole

mente

qualche lieve ritocco e di maggiore documentazione, pure suo insieme riuscì un'opera di valore, particolarmen si («insiderà che fu anche una delle prime pubblicazioni deiIT. S. e che l'autore intese di narrare più che di documen-

di

nel

tare quella spedizione in Oriente

(1).

A seguito della campagna 1848 necessitava intanto pubblicare anche gli avvenimenti del '49. I documenti raccolti dall'I*. S. erano risultati, come per le altre campagne, assai in-

completi, cosicché fu d'uopo disporre

per

ulteriori ricci

Piemonte e della Lombardia. mei li poi, la Per opera dei capitani Paganelli prima e documentazione del S V.* Si accrebbe di una notevole quantità negli archivi del

(

l i

1

di

manoscritti di

cui

si

ignorava

l'esistenza,

ma l'impulso

maggiore per condurre a termine anche questo lavoro venne dato dal col. Cavaciocchi, il quale valendosi dapprima del Capitano Gimelli e poi del capitano Ragioni potè pubbli nel 1910 un primo volume di Eapporti finali della campagna del 1X49 nell'Alta Italia, al (piale dovevano fare seguito un secondo ed un terzo, attorno ai quali il Ragioni stesso L per quasi cinque anni con vivo interessamento. Il manoscritto di questi due ultimi volumi è u'ià ultima ma è tuttora inedito. La pubblicazione che doveva farsi nel per gli avvenimenti della guerra europea. 1915 riii Per completare

1

.

\1

\

SI

resso la

III

t

<

'.

.

le

relazioni della varie

/ .il

Spi'ii :>era.

campagne di gt*


— 188 — mancavano intanto quelle

di

Roma nel 1870 e quelle delle

Marche ed Umbria, dell'Italia Meridionale nel 1860-'61. Gli elementi per iniziare uno studio sulla campagna di Roma, che servisse di complemento all'opera di base già pubblicata dal generale Raffaele Cadorna, erano già stati raccolti fino dal

1885 dal tenente Giberti, e non pochi documenti erano stati consegnati al colonnello Spirito Fantoni, perchè dalla serena e profonda cultura storica di lui, il Comando del Corpo di Stato Maggiore potesse trarre vantaggio, illustrando quanto erasi potuto riunire di inedito sopra così importante soggetto.

Ma il colonnello Fantoni fu chiamato al Comando del 14° Fanteria e non si giudicò opportuno affidare ad altri l'incarico.

documenti dell'U.

I

S. integrati

da una scelta bibliografia

e da ricerche presso gli archivi di Stato di Roma e di Torino, di quelli

della

comunali di Perugia e

di

Orvieto e dell'archivio

Prefettura di Siena, costituirono tuttavia

un prezioso Bono

materiale per una pubblicazione redatta dal cap. Del

ed inserta nel voi. delle Memorie storiche militari, del 1910, Il

fase, sotto il titolo: La presa di Roma. E qui il Cesari fa giustamente rilevare come un'opera com-

pleta sugli avvenimenti che condussero alla storica giornata

del XX Settembre 1870 non potrà essere scritta se non cfuando saranno resi di pubblica ragione i documenti di parte pontifìcia, che qualche studioso ha già raccolto, e che in relazione all'opera del Generale Cadorna e al nitido riassunto riportato nelle predette Memorie potrà con la lampante e precisa eviparticolari di quel grande evento (1). denza esporre tutti Quanto alla campagna del 1860-61, il primo ufficiale al quale furono affidate le ricerche preliminari, fu il colonnello Severino Zanelli, il quale avrebbe dovuto presentare una bozza di relazione entro l'anno 1894. Ma essendo stato il Zanelli destinato al comando d'un reggimento si trovò nell'impossibilità di disimpegnare siffatto compito. i

1

1)

Una relazione della « Diiesa di Roma nel 1870 » era già stata com-

documenti pontifici, dal colonnello degli alpini AtVigevano per incarico dell'U. S., ma il manoscritto era rimasto inedito. Ora il col. Vigevano in occasione del XX Settembre di quest'anno (1920), ha pubblicato, per cura dello stabilimento poligrafico di Roma, un volume in 8.° di XIX e 864 pagine con illustrazioni e tavole a colori ecc., che ha per titolo La fine del l'esercito pontificio, colmando

pilata sulla base di tilio

così la lacuna segnalata dal Cesari.


- 180 — I>t

incaricato

ricerche fu allora

:

rila e la

prima bozza

tu

stesa

dal

tenente

Pompilio SchiaBarharich tra il

Questi «lue officiali avendo lasciato poco dopo l'ufficio il lavoro venne poi ripreso dal capitano Del Bono, il quale sulla base di quanto avevano raccolto suoi predecessori, si dedicò particolarmente alla prima parte della eampagoa, cioè alle operazioni nelle Marche e nell'Umbria. Ma per circostanze diclic qui è inutile dire, il capitano Del Bono non potè condurre a termine lo studio intrapreso. Dall'opera sua risultarono tuttavia evidenti i punti sui quali era necessario approfondire maggiormente le indagini e coni

trollare le fonti, per cui di tali ricerche fu incaricato

il

capi-

tano Rangoni Machiavelli che presso il Vaticano e nel cario che la Corte di Napoli aveva portato a Roma dopo il '60, quali posti a potè raccogliere importantissimi documenti, i

confronto coll'altro carteggio inedito del gen. Cialdini (richiamato per cura del col. Gavaciocchi dalla biblioteca di Brera dì Milano) costituirono elementi preziosi non solo per completare gli studi già fatti,

ten. col.

Il

ma sopratutto per informare la rela-

campagna a criteri di imparzialità.

zione ufficiale della

Qiuseppe Ferrari, che aveva intanto assuntola

direzione dell'ufficio sul finire del

1909, in

sostituzione del

col. Cavaciocchi, destinato al comando di un reggimento, decise

di riprendere l'intero lavoro in esame e ne affidò la trattazione al eap. Attilio Vigevano per la prima parte (Marche ed

Umbria)

e al cap. Cesare Cesari per la seconda parte (Operazioni nell'Italia

Meridionale ed assedi di Gaeta, Capua. Messina e Givi-

del Tronto) riservandosi la direzione e la revisione dei

tella

manoscritti per armonizzarli fra di loro e di concorrere anche

onalmente nella narrazione di taluni punti, pei quali era qualche

-tato necessario interrogare testimoni oculari e fare

sopraluogo.

Le prima parte fa cosi completata nel maggio 1914, e la seconda (stesa per intero, ma tuttavia abbisognevole di regione), fu presentata i

i

al

Comando del

furono messi

in archivio.

lonnello Ferrari li

neii'ottohre

del

medesimo anno

lavori in «ausa della mobilitazione, e tra>ferto

Degli episodi

«li

q

1

Granatieri,

i

il

co-

due mano-

campagna di guerra uno solo-

era stato pubblicato in occasione del cinquantenario dell'unità


— 190 — d'Italia, cioè la descrizione della

battaglia di Castelfidardo,

scritta dal cap. Barbarici] e destinata poi a trovare il suo posto

nella narrazione ufficiale degli avvenimenti di quell'anno (1).

Era pure intendimento dell'U. S. di accingersi a narrare le nostre vicende coloniali dell'Eritrea, della Somalia, della Libia e delle spedizioni internazionali alle quali concorsero le armi

nostre in Gina ed a Candia, e ciò perchè era stata già prece-

duta, per analoga narrazione, da parte delle sezioni storiche militari delle altre potenze,

ma per diverse ragioni non potè

seguire con eguale alacrità

le

pubblicazioni di carattere co-

loniale.

L'U. S. non mancò però di seguire la produzione estera, traducendo e pubblicando la corrispondenza di Moltke nel 1870-71, e l'opera del colonnello Bidge del 7° renano sulla guerra di Candia nel 1667-69 (2). Sotto la guida del colonnello Cavaciocchi il cap. Civalleri attese alla compilazione di una relazione sulla guerra RussoGiapponese per la quale raccolse numerosi e prezioni elementi da diverse fonti, ma fu soltanto pubblicato il 1.° volume. Della compilazione del 2.° volume fu incaricato il cap. Benelli,ma le nuove pubblicazioni avvenute in seguito e più specialmente la relazione giapponese, vennero ad apportare tali modificazioni nell'opera già stampata ed a quella in preparazione che fu giudicata opportuna la sospensione del lavoro (3). Ma alla compilazione di queste opere, riflettenti guerre nazionali e straniere, l'U. S. aggiunse parecchi altri lavori meno poderosi, pubblicandone una parte in volumi separati e parte nelle

Memorie storiche militari.

Quest'ultima pubblicazione, tutta speciale, era stata ideata dal col. Fabris nel 1893; in realtà però essa fu iniziata soltanto nel novembre 1908, per desiderio di S. E. il generale Pollio, e per cura del colonnello Cavaciocchi, assumendo poi

un carattere di continuità ed uno sviluppo assai grande sotto la direzione del col. (1)

Ferrari.

La battaglia di Castelfidardo - Narrazione documentata con uno

schizzo e

un piano (Op. esaurita).

La guerra del 1870-71 - Corrispondenza militare di Moltke (tradotta in Italiano), 3 volumi - La guerra di Candia negli anni 1667-69 (2)

(col.

Bidge del 7.° renano), con 7 carte, piante e schizzi (tradotto in

italiano). (3)

La guerra tra la Russia e il Giappone (voi. I), esaurito.


— 191 — fascicolo tu chiaramente espresso opo (ii queste Memorie e cioè: - Impedire la dispersione di notizie e di documenti che non trovando un posto conveniente nella compilazione delle opere dell'ufficio, risultainteressanti per la storia e per la cultura degli ufficiali, si da Litui re materia di nuovi studi e di più ampie ricerche». Il primo fascicolo stampato nel gennaio 1909, conteneva sei monografìe riguardanti argomenti diversi. L'accoglienza che ebbe specialmente nell'ambiente militare. juenza la possibilità finanziaria di continuare con so la pubblicazione degli altri, permise di fai felici guire al primo un secondo, poi un terzo fascicolo nel medeanno, sì da costituire subito un primo volume al quale fu annesso il relativo indice generale delle materie e delle il-

tzione del

l.

1

i

lustrazioni in esso contenute.

L'introduzione di illustrazioni nelle pubblicazioni edite dall'I*.

S.

adottata nelle

fu

Memorie per rendere i fascicoli

più

interessanti e più attraenti, non solo agli studiosi, ma a tutti

coloro che desiderano in generale appagare ntifica. col

cumento, in

di

la

propria curio-

possedere la produzione grafica di un do-

una località, di un ritratto, senza dover

legj

proposito un'intiera descrizione.

Per le relazioni delle campagne e per le opere di una certa l'ufficio mantenne tuttavia il carattere rigorosamente ufficiale ed intercalò al libro soltanto qualche fotografia di mole,

ggi illustri, nonché x\\ schizzi e le carte tipografiche strettamente necessari per seguire le diverse operazioni. Dal 1909 al 1914 IT. 6. pubblico |3 fascicoli nino dei

quali doppio) di

Memorie storiche, comprendendo 83 lavori ri-

danti diversi argomenti. Produzione non indifferente, die

subito una i

corrente di

migliori studiosi e

^rli

simpatico affiatamento Istituti

fra

Storici.

Alcuni lavori pubblicali nei 1911, riflettenti argomenti del >rgi mento Italiano, vennero poi riuniti, olire che nelle ie. anche in volume a parte intitolato Alcuni fatti <iel Hi8orgimpnt". ed un lavoro speciale compilato essenzialmente «lai capitano Cappello, per ricordare il centenario delie g *> Italiani in Rtuaiù nel riuscì per.l'imJ li 1

1

.

mole un'opera Btorica sepai IH ciascun argomento furono fatti degli estratti. i/.a

e per la

L'ufficio storico apri

la

collaborazione ai

propri

lavori a


— 192 — tutti gli studiosi e si

onorò di pubblicare nelle Memorie in-

teressanti lavori di ufficiali generali (come ad esempio Le gior-

nate di Custoza nel 1848 di S. E. il gen. Nava) e di altri ufficiali di qualunque grado, accogliendo in pari tempo colle volute riserve anche alcuni studi di persone estranee all'eserquali avevano attinenza colFindole delle proprie pubi

cito,

blicazioni.

Fra gli

ufficiali

che collaborarono alla compilazione delle

Memorie ricordiamo il ten. colonnello Guerrini, nome notissimo a tutti i cultori della storia, il tenente colonnello, ora generale e valoroso mutilato di guerra, Eugenio De-Kossi, i capitani Marsengo, Schiarini e Barbarich, il tenente Battaglini, oltre a tutti

i

corrispondenti delle sezioni staccate dell'U. S.

Così furono accolti gli studi del conte Da Mosto sulla storia delle armi pontificie, del prof. Oman sulle Calabrie, del sen. Gadolini,

il

valoroso colonnello garibaldino, su Garibaldi in

Sicilia nel 1860 e furono ristampati i lavori del Della Cella, del

Pedretti e Mocenigo, che in opuscoli separati

nelle stesse

e

Memorie Storiche, trovarono larga ospitalità, perchè in essi si riscontrarono elementi di storia militare così interessanti da consigliarne la pubblicazione

(1).

Le monografìe comprese in questa raccolta

possono di-

si

videre in diversi gruppi a seconda degli argomenti trattati. Al primo gruppo appartengono quegli studi che si riferi-

scono al periodo napoleonico od a qualche avvenimento anmeno notò nella nostra storia militare; al secondo quelli del risorgimento; ed al terzo le vicende del momento attuale, caratterizzato principalmente dalla nostra espansione coloniale o da quelle imprese che hanno con essa

teriore ad esso o

una certa affinità. Fra i primi FU. S. pubblicò come già si è detto Gli italiani in Russia nel 18i2, volume riccamente illustrato, al quale fece seguire Gli Italiani in Germania nel 1813, opera del caProf. (1) Andrea Da-Mosto, Milizie dello Stato Romano (1600-1797) Oman, La battaglia di Maida (trad. del cap. Del Bono); Col. Cado;

Dott. Paolo Della Cella, Intorno alla « Diversione » (1860) Viaggio da Tripoli di Barberia alle frontiere occidentali dell Egitto (ristampa dell'opera con biografia e ritratto dell'autore) Maggiore Andrea Pedretti, Un'escursione, in Cirenaica - Appunti di viaggio (rilini,

;

1

;

stampa dal Bollettino della Società Geografica Italiana del nov. 1912) Filippo Nani Mocenico, Tripoli e i Veneziani.

;


— 193 — due volumi di oltre fc>o pagine con illustradoveva tare seguito un terzo su La campagna del 1813-14 in Cari-mia e in Italia, ed un quarto Gl'Italiani Spagna dal 1808 al 1813, completando così il ciclo di avvenimenti di un secolo fa nei quali rifulse il valore delle mipitat

lii.

zioni, ai quali

fusero, sotto

lizie italiche e si

aquile francesi, gl'italiani

le

delle varie provinole fino allora disgiunti

(1).

ero parimenti parte di questo gruppo flettenti

le

le

monografie

operazioni militari nel Veneto del \l M\ l

(8),

i

ri-

nu-

lavori del col. De- Rossi intorno alla cavalleria napo-

>si

letana nell'Alta Italia, alla brigata d'artiglieria italiana nel-

l'armata dell'Elvezia, alla difesa di

Portoferraio, alla divi-

sione italiana all'assedio di Colberg, alla storia della brigata

operazioni della divisione Peiri nel Trentino, ed avvenimenti del periodo che corse dalla rivoluzione fran-

hi. alle

altri

alla restaurazione.

Contemporaneamente, e coi medesimi intendimenti

di ita-

furono rievocate altre vicende di quell'epoca, come L'insurrezione Calabrese del 1806 contro l'invasione francese, del ten. col. Ferrari, L'assedio d'Amantea, del cap. Cesari, Il gen. Begani e la difesa di Gaeta nel 1815, ultima strofa di un'epopea che era chiusa a Waterloo, del col. Ferrari, ed lianità,

altre manifestazioni di patriottismo e di fierezza per le quali

piemontesi contesero sulle Alpi il passo alle milizie repulo stesso ardore col quale i popoli del mezzogiorno lottarono contro la prepotenza degli invasori. i

blicane, con

Come studi parimenti attinenti alla medesima epoca, si possono considerare inoltre I volontari bersaglieri nel 1813 e 14, del cap. Pantuzzi, e La prima operazione della marina sarda o

la restaurazione, cioè la presa di

isola di

pò

Iella

piccola

Capraia, del col. Ferrari. * * *

lavori del li

mentano

di

secondo gruppo 'ufficio potè, col materiale cui disponeva, tare opera più positiva ed l

fascicolo

XVI della

i.kk \ki

Un mano

:

Io

s*-<.

edito

dti

militari /

Il

Hilary, it.il..

XIV

studio del

Fran-

1796. 1J


— 194 — esemplarmente patriottica tracciando in parecchi scritti la vita di alcuni corpi volontari irregolari, sorti durante le guerre nazionali, e che tanto concorso apportarono alle insurrezioni, alle annessioni, e facilitarono l'opera dell'esercito regolare.

Questa collana di monografie, che ha ridato luce ed onore a uomini e a fatti che sarebbero caduti in oblio, comprende parecchi lavori fra cui La Legione Antonini e la Colonna Vi1848; I bersaglieri Valtellinesi ; I CacciaMagra, nel 1859, che furono l'origine della brigata Modena; Le Legioni del Sannio ed i Cacciatori del Vesuvio, ed I Cacciatori del Tevere, nel 1860 (1). cari/- Simonetta, nel

tori della

Di pari passo, colla rievocazione di tali corpi, indipendenti dall'esercito meridionale garibaldino, l'ufficio attese ad altri

studi di storia civile e politica, pubblicando: Garibaldi in

Liguria nel 1849; Bologna e le Romagne nel 1859; Le aspirazioni di Nino Bixio alla vigilia della spedizione dei Mille ;

Lo sbarco di Garibaldi a Talamone La spedizione Zambianchi Lo scontro alle grotte di Castro; Il patriottismo di Ventimiglia; Le Bandiere del Regno di Sardegna; La crociera bor;

;

bonica dinanzi a Marsala; Il mancato sbarco a Marsala della Una pagina di storia della brigata Savoia

brigata Bonanno; nel 1860.

A questa medesima categoria di scritti appartengono inoltre le

monografie riflettenti Re Vittorio Emanuele li a S. Mar-

tino; L'incontro di Caianello (26 ottobre 1860); La dichiara-

zione Rouher nel 1867, e la Presa di altri

lavori

riflettenti

Roma (1870),

nonché

La Guardia Nazionale e La Legione

(1) Queste due ultime monografie sono dovute al cap. Cesari, cha bene ha fatto a mettere in luce l'opera di questi corpi volontari. Fu in seguito alla pubblicazione dell'ir. S. che alla bandiera dei Cacciatori del Tevere, che era bandiera d'ordinanza, fu concessa la medaglia d'argento al valore militare, consegnatale in Orvieto l'il settembre

1910, in occasione del 50.° anniversario della liberazione di quella città

dal dominio pontificio. Questo Corpo che si costituì il 10 settembre 1860 in Orvieto, e

si

sciolse l'il agosto 1863 a

Città della Pieve, per ben

due anni fu considerato come un corpo dell'esercito .

segnalati servizi alla causa nazionale e

si

italiano, rese

distinse nella difficile lotta

per la repressione del brigantaggio. Così la rievocazione delle milizie volontarie dei Cacciatori del Vesuvio fece emergere la figura del colonnello Teodoro Pateras, a cui di

un busto al Gianicolo.

il

Comune di Roma tributava l'onore


- 195 iherese in Italia dal 1*59 al 1867. Onesti due ultimi scritti

non poteron

pubblicati per la chiusura dell'ufficio. ultimo gruppo si devono infine annoverare laBUlle QOStre vicende coloniali, e su altre imprese consimili compiute da altre nazioni. Onesta terza collana di opere ebbe origine in occasione della i

ra di

Libia

1

1

).

Dichiarata poi la guerra alla Turchia, per l'occupazione della

IT.

S. pubblicò subito uno studio retrospettivo sulla ne della marina sarda a Tripoli nel 1825, del col. Fer-

Libia.

ire un sunto della Spedizione franad e. sa Tunisia nel 1681, della Spedizione inglese in Egitto nel 1882, delle Operazioni dei Tedeschi nell'Africa Centrale contro gli llerero, e del primo periodo dell' Occupazione francese in Algeria, riserbandosi di continuare in seguito quest'ultima relazione, per gli avvenimenti successivi al 1840. mancò di concorrere al ricordo delle glorie marinare d'Italia in Oriente pubblicando le Battaglie dei Dardanelli nel 1656 e 57. Allo scopo intine di rievocare antiche tradizioni militari

rari, e

:

cese in

un patrimonio storico in din-Ma correlazione colle nostre istituzioni attuali, l'Ufficio Stoitaliane, e di costituire con esse

rico inizio, come si è detto, la pubblicazione delle vicende organiche riflettenti j_r li eserciti dei cessati stati d'Italia. E pubblicò intatti nel fascicolo &• delle Memorie il lavoro

del conte Da-Mosto sulle Milizie dello Stato

Romano, di cui

accennato, ne pubblicò un secondo, alquanto più sintetico, del cap. ille Milizie Kstcnsi. ed un terzo del Nicolò Giorgetti sulle Anni Toscane, che uscì in tre '

-i

volumi ed un atlante colorato in cui figurano armi, di-

numerose carte topografiche di quella regione medicea ai giorni nostri. 1914 erano allo studio due monografie, una sull'I Borbonico ed una SU quello di l'arma, e dove. dato ali. stampa un Lavoro di maggior mole, compilato dal cobandiere

.

e

italiana, dall'epoca 1

i

Prima però <li questa g

ino notai'

veduto a racc>

•

i

e gli elementi pei ionia

.

/ione internazional(

dalla do

8 del-


— 196 — lonnello Brancaccio:

Armi e naviglio del

vecchio Piemonte,

lavoro che sarebbe riuscito del più grande interesse storico

perchè conteneva le migliori tradizioni militari delle nostre armi dall'epoca di Emanuele Filiberto fino al 1860 (1). La guerra europea sospese le pubblicazioni di queste opere, come pure sospese la pubblicazione di due volumi del maggior

De-Mayo intorno alla spedizione dei Mille, e dello studio del maggiore Vittorio Adami sulla storia dei confini d'Italia, che preceduta da una memoria sulla legislazione in materia, riassumeva e analizzava in tre distinte parti l'intera documentazione esistente per la delimitazione delle nostre frontiere colla Francia, colla Svizzera e con l'Austria (2). Tutti questi manoscritti rimasti inediti e conservati in archivio,

dovrebbero

essere stampati al più presto possibile, sia per non interrom-

pere ulteriormente la collana degli studi dell'Ufficio Storico,

come per non mantenere ancora nell'oblio una messe così importante di notizie per gli già tanto favorevolmente affermata, studiosi

(3).

A complemento di quanto si è detto della attività produttiva dell'U. S., sarà infine utile ricordare che uno dei suoi compiti più modesti, ma indubbiamente fra i più importanti, fu la compilazione annuale dei sunti storici inserti neìVAnnuario Militare, compilazione che richiese sempre una diligente cura per registrare e stabilire le variazioni organiche dei singoli corpi del nostro esercito, per affermare le loro tra-

(1;

In questi giorni (novembre 1920) il generale Brancaccio pubblicò Torino un saggio del suo interessante e po-

coi tipi dell'O. P. E. S. a

deroso lavoro al quale ha dato per titolo L'Esercito del Vecchio Pie-

monte 1560-1859, che comprende

il

periodo di Emanuele Filiberto,

1560-1580. (2)

Nel 1917 il ten.

col.

Adami pubblicò un volumetto

intitolato

I

confini d'Italia nelle concezioni storiche, letterarie e scientifiche, Milano, casa ed. L. F. Cogliati. (3)

Erano pure in preparazione i seguenti lavori e qualcuno anche

già ultimato: L'azione della flotta sarda durante l'assedio di Venezia

La guerra del 1815 in Savoia; La guerra Italo-Turca Due Sicilie (1820-1860); Garibaldi nella campagna del 1848; La spedizione Pisacane; Il Genio militare lombardo nella campagna del 1848; L'azione del forte di Castellamare nel 1860 ; La Legione Ungherese in Italia dal 1859 al 1861 ; La Guardia nel 1848-49;

del 1911-12; L'esercito delle

Nazionale.


— 197 — dizioni,

le

razioni dei e

ricompense ottenute, le date fissate per commemofatti d'armi più salienti, insomma la storia pn -

documentata dalle origini

in

di

poi

tutti

Comandi,

i

Direzioni e Corpi Bell'Esercito Italiano. Inoltre

ha provveduto da tempo, e per merito par-

S.

l'I'.

ticolare dei capitani Diberti e Dei-Bono, alla compilazione di

grandi grafici nei quali sono state registrate le mutazioni organiche dei vari corpi dell'Esercito dal 1848 al 1914. L'utilità di questi grafici risultò sempre grandissima per poter leggere a colpo d'occhio la storia di taluni reparti, ma riuscì invero preziosa allorché si vollero determinare l'eredità

spettanza di qualche ricompensa

di certe tradizioni e la

al

valore, ottenute da piccole unità le quali passarono più volte

da un reggimento ad un altro. All'esposizione di Torino del 1911

IT.

espose tutte le importan-

S.

proprie opere e numerose fotografìe di documenti

tissimi e di autografi dei principali fattori dell'unità d'Italia.

La mostra

fu

apprezzatissima

speciale di S. M. ficio

il

Storico ottenne

;

ebbe l'onore

di

una

visita

Re

e altre di illustri personalità, e l'L'f-

il

diploma di gran premio con

la rela-

tiva medaglia.

Tre anni dopo tutte le opere pubblicate vennero parimenti inviate, dietro richiesta del Comitato centrale di Milano, al-

L'esposizione libraria di Lipsia, ottenendo anche in questa cir-

costanza una specialissima distinzione. L'U. S. ha pure stampato in numero limitatissimo di copie, e fuori commercio, la Raccolta dei bandi e delle ordinarne emanate dalle varie autorità

militari

durante

la

fjuerra

Italo-

1916-1918.

Vittorio Gì uforn.

— Poesie. — Introduzione e note di Egidio Bellorìni, voi.

«

17°,

in

Collezione

di

Classici

Italiani,

con

Unione Tipografico Editrice Torinese.

delie Poe$U del e ir dj ano alle \«' mare da coloro che non ibrai che per ricercarvi lo -cucio romanzetto in cui solo -i pasce la lor .mima me

Una nuova edizione

\

di


-

198

— più?». Ebbene no,, mai gli

vecchia! Chi se ne ricorda, chi ci bada

del Giusti proprio conviene ricordarsi, e oggi più che si

deve badare. La sua satira politica e sociale non è stata d'un periodo breve e transitorio, non è solo un docu-

satira

mento

buono per noi topi di biblioteca, ma è strale

storico

ancor pungente a mille vizi dell'età in cui viviamo, ma è monito severo, ma è stimolo a virtù che in noi sembrano e forse sono sopite. Sfogliate la bella scelta che ce ne dà il Bellorini, e vi persuaderete. Non sarà chi voglia negare, ad esempio, l'attualità della Legge penale per gì" impiegati oggi che tanto si parla di burocrazia e delle necessarie relative riforme; o chi non ammetta che tutta la putredine così magistralmente dipinta dal nostro poeta in II ballo sia altrettanto abbondante,

od osi asserire che in oggi faccia men pomposa ostentazione di sé stessa. E non parliamo di Girella, nevvero, perchè quanti non dovrebbero allora chiuder senz'altro il volume per non sentirsi colpiti Il giuoco del lotto, specie in certe regioni d'Italia, non vige più, sicché possiam relegare YApologia famosa tra i ferravecchi in solaio; ed anche La vestizione si può dire cosa fuor di moda, ora che di droghieri e di usurai non se ne fa più dei cavalieri Forse di gente che possa paragonarsi alla Chiocciola in tempi di si sfacciato arrivismo non se ne trova, ma allarghiamo la satira, ripensando alla nostra politica estera dopo la guerra vittoriosa, e la nostra Italia ci apparirà pure una chiocciola colossale. Né minor sapore di niodernità noi troveremo ne La scritta; e il breve ma tagliente scherzo II poeta e gli eroi da poltrona si potrebbe meglio oggi applicare a tanti di quel che non fosse giusto allora verso il Balbo cui si volle alludere; e il Gin!

!

par i divoratori del pubblico erario » apposta pei nostri giorni così ricchi di commissioni e di impieghi creati perchè qualcuno possa « gingillar l' umanità ». Ma per tralasciare un'enumerazione che potrebbe

gillino « diretto contro scritto

uno degli ultimi sonetti I più tirano i meno che par scritto apposta per questi tempi di impronta demagogica. E lasciateci anche gustare ancora quegli scherzi che hanno

riuscir stucchevole, ricorderò solo

della raccolta

:

più strettamente valore storico, perchè riferentisi alla politica e agli uomini che la facevano ai giorni del poeta ci è caro :

ancora Lo stivale che ci ricorda le glorie e le sventure; eie caro il Sant'Ambrogio per quel suo dolce anelare ali 'aff ratei-


— 199 — lamento degli uomini: ci piace ancora la Terra dei Morii che momenti buttare alla taccia e potremmo anche io questi di

nemici ed amici

ansie, rivestiti di lo

ieri.

di

una

scherzo non passa

Sono

la

di

patimenti e

«li

ma in cui

un profondo non fosse sorretto da una lirici, non le nlte vette del-

pelle e lascia trasparire

dolore, che farebbe disperare se

salda «delira speranza: non voli l'arte vi

riconti

t'orma garbata e scherzosa,

sono toccate, ma una poesia serena, sincera e viva pagine che tanno ricordare e meditare.

fluisce tra quelle

Bene ha dunque

tatto l'editore

a presentarci questa scelta,

radia quale pei criteri seguiti noi concordiamo in tutto: poiché

giustamente egli ha tralasciata tpiasi tutta la parte prettamente lirica, davvero meno sentita e men vitale, salvo quelle due soavissime cose che sono La fiducia in Die e gli Affetti iì'i madre. Precede la raccolti una breve, succosa introduzione, in cui l'autore, valendosi di quauto di meglio è stato detto intorno al Giusti e all'opera sua, ne illustra succintamente la vita e l'origine e la fortuna degli Scherzi, corredando fazione con alcune opportune e acute note sullo carattere dell'ingegno del poeta e dell'arte sua. L'edi-

ile

Le Monnier del 1852, è stata riveduta su tutte le migliori ristampe avutesi tino ad oggi, delle

zione, curata su quella del

pure il Bellori ni ci dà contezza in una sua avvertenza. Al testo il commentatore fa Seguire sobrie note dichiarative ed un cenno sulla genesi di ogni Singolo scritto, del (piale «piali

nche una chiara interpretazione. In complesso dunque un'opera buona; buona nella sua esplicazione come lodevole negli intendimenti. i

Achille Corbblll

—

Introduzione e commento di Pier AuDal * Conciliatore » Menzio, con sette tavole, in Collerione di (lassici italiani, «oh note. voi. is.'. Unione Tipografico Editrice i

Tori nei

L'idea di accogliere

in

una collezione

di

classici

anche

opere di non grandi e di mediocri, che a prima vista potrebbe [tacere almeno poco opportuna, ci trova invece consenzienti dar plauso a chi l'ha latta propria. L'arte di nazione non è tutta data «lai SOUDUli non Bolo, ma a chi voglia


— 200 — ben conoscere un determinato periodo sia dal punto di vista storico, giova invece assai più pascersi della mediocrità, rappresentante più davvicino la società sua contemporanea, che non l'attender lumi dall'opera del genio, che esce fuori della propria età ed ha carattere universale. Certo che non ne trarremo gli alti godimenti spirituali, ma ci accosteremo assai più alla vita reale di un popolo, alla veletterario sia dallo

rità storica

insomma.

Così nessuno degli scrittori del Conciliatore fu un grande, letterariamente parlando né il Pellico, né il Breme, né il :

Borsieri, e via via fino allo stesso eccelle fra gli altri

;

tutti

scrittori

Romagnosi, che pur già modesti, che ebbero anzi

fama assai maggiore del merito. Eppure buona cosa è il ripubblicarne gli scritti, poiché studiandoli e sapendo leggere anche un poco al di là delle loro linee, noi possiamo in vita

addentrarci nell'anima del loro tempo, e riconoscerne come i

gusti e le dottrine letterarie, così

le

aspirazioni sociali e

politiche, e trarne nei suoi multiformi aspetti la storia della

nazione.

Il

Menzio, che ce ne offre la rinnovata edizione, sce-

gliendo fra gli scritti quelli che meglio valgono a caratterizzare gli intenti e l'opera dei Conciliatori, non assurge, né po-

teva farlo data la ristretta mole in cui ragioni editoriali

re-

suo lavoro, a considerazioni generali del carattere di quelle cui abbiamo ora accennato, ma colla sua rapida disamina della vita e delle vicende del glorioso periodico milanese vi istrada il lettore. Accennato brevemente ai precursori remoti e vicini del Conciliatore nel quale riconosce senz'altro un continuatore del Caffè, procede a studiarne le oristringono

il

programma, esposto particolarmente nella « Introil duzione » dovuta alla penna di P. Borsieri, programma che, pur mostrando il desiderio degli scrittori del periodico di non voler entrare nelle lotte letterarie tra romantici e classicisti, è tuttavia tutta una esposizione dei principii che predominavano nella scuola romantica. Romantici del resto ne apparivano nelle loro opere originali tutti i collaboratori, dei quali pure il Menzio ci dà l'elenco sull'autorità del Cantù e del Clerici. Passa quindi il commentatore ad informarci intorno alle opposizioni di vario genere che ritardarono prima la comparsa del loglio (annunciato e atteso con desiderio nel mondo letterario e liberale in politica), e poi ne accompagnarono molestandone di continuo l'esistenza: opposizioni, come è ben gini e


noto,

non di letterati soltanto, come quelle dei seguaci della

scuola classila, ma assai più forti e velenose quelle di politica, e sopratutto della censura austriaca, la quale ben presto

aveva subodorato che sotto la veste dell'economia e della letteratura si volesse farle passare una merce di contrabbando, che odorava di politica liberale lontano di molte miglia. B interessante è il ritrovare attraverso lo scritto del Menzio il ricordo di tutte le persecuzioni che resero tormentata la vita del coraggioso periodico, e testo,

il

ricercare

come abilmente, nonostante

i

nella lettura del

poi

freni

e

i

tagli censori,

quei valenti riuscissero tuttavia a far penetrare e conoscere

appena velato, il loro pensiero patriottico ai lettori. Si legga, per darne un esempio fra tanti, il Dialogo fra un chinese e un europeo di Giuseppe Pecchio, e ci si persuaderà come dose pur avere le traveggole quella censura tante feroce, per lasciar passare un articolo così pieno di trasparenti allusioni! Ha non sempre fu così, e giunse il giorno in cui censori ci videro anche troppo chiaro negli intenti dei redattori, e allora venne l'invito a cessare spontaneamente dalla pubblicazione. Il periodico, che aveva avuto esteriormente carattere scientifico-letterario, ma sopratutlo per la sua impronta i

romantico-liberale

si era discretamente diffuso,

specie in Lom-

bardia e in Piemonte, non visse che un anno, dal 3 settembre

1818 al 17 ottobre 1819,

ma anche in sì breve tempo valse ad

ridere fra gli italiani « la scintilla del patriottismo e della si modellarono V Antologia del soppressa anche questa, V Archivio seni sparsi dal Conciliatore, dall'^n-

verità » e fu l'esempio su cui

Vieusseux, e

tardi,

pili

storico italiano.

•<

E

i

iologia, i\;i\V Archivio storico italiano, e da altri libri e

— bene afferma

stampe

— germogliarono e crebbero in

-Menzio

il

piante rigogliose ». Per essi l'Italia è risorta a Nazione.

Achille COBB1LL1.

I1A88IKO

D'A/.koi.io

/

miei ricordi.

Con prefazione

e

DOte di (instavo balsamo Crivelli, Della lìihliofeca 'li scrittori classici italiani per le scuole medie e normali. Torino, (i.

B.

Paravia

e

C,

Ouanti sono die, dopo

pp. kx-306. la

Btudentato, bao ripreso tra

lettura obbligata degli anni dello

mano

/

mici ricordi Dell'età ma-


— 202 — tura? Fino a pochi giorni fa io èro dei più. L'esame della

Balsamo Crivelli mi ha tirato a rileggere le prime pagine; ed ecco, una pagina dopo l'altra, un capitolo dopo l'altro, mi son trovato in fondo al libro con un'impressione nuova di stupore e di ammirazione. La lettura di questo libro è corroborante. Quella recente edizione curata dal prof. Gustavo

nobile e diritta figura di gentiluomo piemontese che servì la patria col senno e con la mano, che praticò l'arte

come un

magistero educativo, che operò sempre con devozione e disinteresse raro, è ancora lì che insegna e ammonisce. Fi^li scrive e

dipinge per richiamare alla memoria degli italiani

i

fatti

gloriosi del passato, per restituir loro la fiducia in sé stessi la fibra che vedeva ancora fiacca; e detta le sue memorie per sovvenire al « primo bisogno » d'Italia, che era di formare « Italiani dotati d'alti e forti caratteri ». Vr edi come parla del padre, dal quale pure lo dividevano opinioni politiche diverse, e della incrollabile sua fedeltà al dovere e

e rinvigorirne

alle convinzioni.

Una lettura dunque corroborante anche oggi

e piacevolissima.

La nuova edizione, esemplata su quella originale di G. BarIl prof. Balsamo Crivelli vi ha atteso con quella cura intelligente e amorosa, con quel buon gusto che mette in ogni cosa sua. La prefabera (Firenze, 1866), è destinata alle scuole.

zione è una breve, chiara, erudita dissertazione sull'origine

composizione dell'opera. Le note sono in grandissima alcune poche del D'Azeglio stesso o « derivate da precedenti edizioni scolastiche ». Se un appunto ruò farsi al B. C, è di aver abbondato, in una edizione che deve e

la

parte del B. C.

servire per

le

;

scuole, di note erudite e di indicazioni biblio-

grafiche. Glie ne

saranno grati invece gli studiosi. Una bella

novità di questa edizione sono sedici buone illustrazioni: ritratti del

D'Azeglio e di familiari, autografi, quadri suoi, ecc.

Annibale Bozzola.

—

Gioberti-Massari Carteggio 1838-1852, pubblicato e annotato da Gustavo Balsamo Crivelli, Torino, Fratelli Bocca editori, 1920.

Se la vita e le opere de' grandi sono chiarite ed illustrate familiare e cogli amici che diremo

dalla corrispondenza

—


—

-

"lOli

de' precursori del nostro risorgimento nazionale, che, vi vendo in terra

d'esilio, sentivano

compagni

nel petto de'

impellente

sventura

di

il

di

<>

bisogno di vere loro dubbi fede i

le gioie fugaci tormentosi o le radiose speranze le cure immanenti.' interessante ed istruttiva è per noi la lettura di .'

— lun<;i dall'impicciolire — innalzano

quei carteggi,

i

e nobilitano

nostri venerati padri e maestri.

i

quali

L'epistolario del Mazzini e de* suoi corrispondenti ha rial-

zato di

molti eubiti la figura del grande agitatore di

popoli

«•di

anche

;

il

filosofo

torinese

si

sollevò, nel

anime com-

pislolare, col petto e colla fronte sopra l'invidia degli i,

i

la

le meschinità della politica, pigmèi de' suoi tempi.

rabbia dei nemici,

petlegolez/.i e le diffidenze de'

Massari, pubblicando

Il

del

(!.,

aveva illuminato

ricordi

i

i

casi,

ma quella pubblicazione — per ioni intuitive di opportunità

biografici e

il

carteggio

pensieri, le azioni di

i

tempi

i

in cui

lui;

fatta e per

tu

— riuscì monca ed imperfetta.

L'instancabile prof. Balsamo Crivelli, nell'intento di riparare

Massari, ha iniziato la serie de' cari dando alle stampe queste 2ó7 lettere (note che formano come un dialogo ininterrotto e

alle deficienze del

del (I. cogli amici in

parte),

vivo: -oblio ed austero, per lo più. nel

('.:

copioso e loquace

no discepolo, ammiratore ed amico. :ue sorge l'amicizia tra dvw esuli italiani? (dà lo mio: la lettura della Teorica ilei suvranaturale è la parva si trova nel Cavilla che destò il grande incendio. Il Massai vane di 17 anni, a Parigi, per volere del padre ebe i

i

gli crede) ai pericoli a cui Li Bua indole a e impulsiva lo può esporre sotto la tirannide borboa .Napoli. Si trova inesperto, in una solitudine pei

vuol sottrarla

conoscenza di alcuni emigrati italiani non riesce a solper giunta da gravi dubbi religiosi, smai di aprirsi una strada, di farsi un nome onorato, di giovare fa leggere la da lontano alla sua patria. Il Mamiani rieri 'maturale: a quella li giunge in un he esalta, e gli momento opportuno da Brusselle, B'incw un - indicibile desiderio * di stringere relazione col colla fiducia ingenua e coll'abbandono della età giovanile < -«rive la prima lettera, alla «piale molte ia la prnii, che

la

*_r 1 i

r t-

,

•

i

e

molte dovevano tener dietro.

ardente, innamorato

(una volta

Il il

<..

risponde

Massari

gli

il

giovi

I

confessa

di


— 204 amarlo « come mai aveva amato uomo al mondo »), gli porge amorevoli consigli, lo conforta nelle amarezze, lo indirizza, lo frena, lo guida. L'amicizia si rinsalda col volgere degli anni; e il G. che nel '33, partendo per l'esilio, s'era visto costretto a lasciare in Piemonte alcuni giovani e promettenti amici (che raccomandava, in modo particolare, a Pier Dionigi Pinelli), si piglia a cuore le sorti del Massari e, a tempo e luogo, si vale di lui per esercitare la sua influenza sulla emigrazione italiana a Parigi, essere informato delle aspirazioni degli esuli e delle cose della penisola. D'altra parte il Masse ne togli qualche nube passeggera e qualche legsari si mantiene a lui fido e costante nella lieta gero broncio fino a sostenere le ire dei rosminiani, fortuna, e nell'avversa

—

—

a tollerare il nomignolo di « pappagallo» del filosofo; quando il suo grande amico cade nel febbraio 1849 per il progettato intervento piemontese in Toscana, non unisce la fino

e

sua voce

al

coro universale di riprovazione,

ma

lo difende

quando il G. improvvisamente muore a Parigi, ne studia con amore e stampa la Riforma cattolica, la Filosofia della Rivelazione, la a viso aperto pubblicando

le

Operette politiche; e

i Ricordi biografici e carteggio. carteggio Gioberti-Massari, che per le relazioni del Mas-

Protologia, Il

principessa Cristina di Belgioioso (strano impasto bontà e di saccenteria) e colla famiglia Arconati, è completato dalla corrispondenza di lui colla famiglia Arconati (1), contiene particolari importanti attinenti alle relazioni del G. col Mamiani, col Libri, col Pinelli, coli' abate Stefani, col Ricciardi, col Ferrari ecc. Al G. egli procura l'articolo del Rosmini sulla Teorica del sovr anaturale, quello smilzo articosari colla di

lacelo « per cui

tanto reo tempo

si

volse »; appena pubbli-

cata la Introduzione allo studio della filosofia, ne fa

un rias-

sunto fedele che manda al Progresso di Napoli (cfr. pagg. 77, 139, 157, 172, 195); in occasione della lettera del G. sulle dottrine del Lamennais, gli dà tutto il suo appoggio contro i (lì

Giovanni Beltrami, pubblicando in questi giorni a Bari la cor-

rispondenza del Massari colla marchesa Costanza Arconati, ha fatto opera di pregio (la lettera 10 luglio 1845 è una breve autobiografia del Non vorrei dire una parola irriverente a chi si adopera, nei

Massari).

limiti delle sue forze, a illustrare il nostro risorgimento,

ma non posso

né debbo tacere che quel carteggio meritava una prefazione più intonata, una maggior correttezza nella stampa, e qualche nota illustrativa.


— 205 — gli manda un elenco d'italiani illustri da inePrimato, lo modera nelle polemiche col Tarditi e col lo nini, col marchese di Cavour, con Giuseppe Ferrari aiuta nella ricerca di documenti per il Gesuita moderno e per il Rinnovamento. Il carteggio rischiara anche le ire di Pietro Mani contro * prete Vincenzo»; il piacentino si teneva in corrispondenza con Giuseppe Ricciardi mazziniano, il quale alimentava un dissidio sorto fra due anime generose, in sela riconguito alla nota 32. * della Teorica del sovranaturale ciliazione non doveva avvenire che nel maggio 1848 quando per l'Italia accolto con straordinarie diil (}., peregrinando mostrazioni di affetto, potè a Piacenza stringere la mano al Ilio suo avversario. Anche alcuni punti di filosofia sono toccati nel carteggio. Se qualche dubbio affacciato al Massari rimane senza risposta, per mezzo il (ì. è quasi sempre sollecito a dare all'amico e,

mazziniani:

rire nel

;

;

di lui, al Marniani, al (iorresio, gli schiarimenti

gasi la lettera del la

della

«

(i.

(11-1! -'40), nella

richiesti. \

quale dilucida

forinola ideale» (1). Altra volta

(il

la

sua

l8-12-*40) ri-

sponde brevemente al Massari intorno al concetto metafisico spiega in del tempo e dello spazio; altrove (lettera 9-4-'41 quale senso consideri la filosofia dei Sanchia come « emanatistica » ecc. Ma le questioni nazionali occupano (ed è naturale) gran parte del carteggio, e il Massari non si mostra meno tenero verso l'Italia del suo maestro. Infatti, non approva quel passo della lettera del (i. al Mamiani (il l8-12-'40) )

dov'egli scrive esser l'unità d'Italia un'utopia, e protesta all'amico di credere fermamente che un giorno l'Italia sarà una e la sua nazionalità forte e compatta dett.

dichiara di non vedere

la

t7-3-'41);

inoltre

necessità di «erigere» (2) in prin-

il principato ereditario (ivi). In quanto all'unione italiana ed alla cooperazione dei principi. Vagheggiata dal G rva: «Certo sarebbe nei (oro interessi il cooperare all'unione italiana, ma credete VOÌ che anche conoscen-

cipio assoluto

doli

avranno

Massari " forinola idi

(1) Il

la

coraggio di favorirli? pensate voi che

il

della ereazione*.

il

:>li"'!"

gli

ritto:

i

«Il

il

be-

Mtmiani riga

D.ege l'intuito continuo

—

Il

i

più

ditl'n.->ainente

MO Mainiani. U'Kg"

(ci

errore)

«esigere».

la


- 206 neplacilo dell'Austria non

sia

la

condizione sine qua non

d'ogni atto qualunque dei sovrani d'Italia? » (lett. 7-4-'41); e a lui il G. risponde: « A proposito di principi, fate conto che

non spero molto; ma insomma sono unica salus; perchè nei popoli io non ispero nulla, che è meno che poco » (lett. 9-4-'41). Appena letto il Primato muove al G. alcune obbiezioni sul progetto federativo, sulle assemblee, sui giurati, sugli elogi fatti ai sovrani, ecc. (lett. l-10-'43), che se voi sperate poco, io

il

G. cerca di dissipare

(il

zione in Francia ed entrati

3). i

Quando, scoppiata

la

rivolu-

principi italiani nella via delle

promettere cose maggiori e Vienna, i tempi paiono Venezia, Milano tumultuano, il Massari unisce la sua preghiera a quella di molti per sollecitare il rimpatrio del G., la cui presenza si riteneva necessaria a dirigere il moto italico; egli attende l'amico a Milano, gli fa da portavoce, lo accompagna nel viaggio da Genova a Roma, ecc. Caduto dal miniriforme,

stero sardo il G. e ripresa mestamente la via del secondo esilio, il

Massari, rimastogli fedelissimo, gli scrive:

«Più il tempo

progredisce e più mi convinco che col l'attuazione del vostro progetto d'intervento in Toscana l'Italia era ancor salva! Ma

una Camera non mandare a vuoto il concetto

allora fu dato a sette imbecilli ministri ed

so se più stolta o scellerata di di

un gran genio» (lett. 3l-3-'50); e altrove: «Se invece di Re Vittorio Emanuele, quando voi eravate

C. A. fosse stato

ministro, son persuasissimo che

le

cose sarebbero andate al-

trimenti, e che l'intervento in Toscana si sarebbe effettuato:

ed oggi

l'Italia

cui ritrovasi » Il

non sarebbe nelle ignominiose condizioni in (lett.

12-4-'51).

carteggio Gioberti-Massari nella edizione del Balsamo

può ritenere completo (pare che qualche

si

lettera inedita sia

posseduta ancora da Giov. Beltrami): la stampa è corredata che formano quasi una miniera di notizie riguardanti i personaggi ricordati nelle lettere. Qualche lacuna e gualche ridondanza non tolgono pregio a questa importantissima pubblicazione, utilissima agli studiosi del Giodi note copiose e sicure,

berti e del Massari, agli studiosi della storia del

del risorgimento

Piemonte e

nazionale. Al carteggio l'editore fa seguire

delle appendici. Nella

prima pubblica la lettera del G. al Gior-

dani (4-2-'41), in cui respinge l'insinuazione di avere, nella nota trentaduesima della leorica, alluso al piacentino quale propagatore dello scetticismo nell'animo del Leopardi giovi-


— 207 netto; del

Balsamo aggiunge quel passo della

il

De Sinner al

(i.

in cui

si

risposta del G.

lettera <ll- v

nome del Giordani, e la (a quel nome viene confermato. il

A me non pare che vi sia contraddizione fra queste divi affermazioni; giacché quando il (i. scrive al Giordani: «NelPaltro mio scritterello più antico (Teorica) non ebbi occasione

nominarla:

di

e BB

v'ha chi creda, che io abbia inteso di Lei

un

terzo,

a proposito di

cidenza senza proferirne

che accenno di passaggio e per inil

nome, non ho altro a rispondere,

che l'interpretazione è ingiuriosa a V. s. e a me nello mpo. A me, poiché mi si vuol far dire ciò che non e che per ogni buon rispetto mi tengo in debito di taa Lei. poiché questo solo presupposto offende quel diritto che ha ogni valentuomo di salvare i secreti della sua ienza dagl'indiscreti e temerari che vorrebbero ingerirvisi mi pare che egli dica semplicemente: Io non ho fatto apertamente il vostro nome (e lo poteva fare) e, non avendolo fatto io, non autorizzo nessuno a farlo. L'appendice seconda ci dà notevoli notizie intorno alle trattative che precedettero la pubblicazione del Hello e del Buono; la terza contiene rag>n

.

:

;

G a Brusselle, sorvegliata, per mezzo del ministro di Sardegna, conte Edoardo Grotti di igliole, dal conte Solaro de la Margherita.

guagli diplomatici sulla vita del

volume Il nomi • ili.

si

chiude con

un accuratissimo

«

Indice

dei

Pira Angelo Mznzio.

— 77 granduca di Toscana, Leopoldo 77 ed

OBZA voi

vecchi ministri, estratto dalla Rassegna Storica del

Risorgimento. 1980, tasc IV. pp.

mò appunti

-Jti.

ma buccosì, che il Bonainl ai ha lasovrano del granducato e sugli uomini che

brevi,

Lill'ultimo

lo aiutarono nel dirigere la al

1

potere,

tino

cosa pubblica ne' tempi, ne' quali a «piando condizioni di torza mag-

Fra le note apposte da

'oggio, inerita di essere

lucila a pagg. lì

in

mano che si stampavano.

del Gesuita

moderno,

di

mano


— 208 — giore tolsero gli uni di vita e gli altri rilegarono ad un'esi-

stenza privata.

Con la maestria, che gli proveniva dall'arte

pisana ci fa assistere formazione politica ed intellettuale di Leopoldo II dandocelo a divedere, come fu in realtà, amante del suo popolo, desideroso del suo bene, aspirante a circondarlo di una esistenza pacifica e beata, in modo che il suo regime fosse governo di savia, temperata libertà. Incapace di grandi concezioni e di intendere, quindi, ciò che si veniva preparando in Europa ed in Italia dopo il moto rivoluzionario francese, egli riteneva che nessuna forma di signoria migliore potessero auspicarsi i suoi sudditi di quell'illuminismo che aveva fatto eccellerete' suoi tempi, Leopoldo I,ma che, quand'anche fosse stata continuato nella sua piena interezza, non avrebbe potuto rispondere più alle nuove esigenze. In questo sta la ragione della condotta politica dell'ultimo principe lorenese e della sua avversione ad ogni movimento di nazionalità italica. Egli non vedeva al di là della Toscana, che amava profondamente, e lo dimostrarono le numerose opere compiute per renderla più feconda ed illustre né poteva comprendere perchè mai fossero nel suo dominio persone che aspirassero a dare al paese un movimento sociale pieno di rischi e dagli sua, l'illustre storico della repubblica

alla

:

incerti risultati, quando esso

godeva di sì dolce tranquillità. Questa deficienza del resto, che il Bonaini determina in maniera sicura, non era solo da lamentarsi in Leopoldo li, ma ne' migliori toscani che in un modo o nell'altro parteciparono alla direzione della cosa pubblica dopo il periodo rivoluzionario e l'epoca imperiale.

Troppo

agitarsi

di

passioni e di lotte,

troppi sconvolgimenti aveva subito la Toscana in quel volger

tempo perchè non fosse sentito acuto il bisogno di ritornare alle tradizioni paesane e di rinchiudersi in casa propria specialmente quand'essa era comoda e bella. Quindi la politica finanziaria del Frullamela estera del Fossombroni, l'interna di Corsini, se condotta con intelligenza ampia per le innegabili virtù dei tre eminenti uomini, la cui capacità era stata avvertita dallo stesso Napoleone, non si distaccò dalla via che aveva tracciato l'altissima mente del primo Leopoldo. E fu male, perchè una più oculata norma di governo che avesse fatto prendere al granducato, negli affari d'Italia, una parte più notevole di quel ritrarsi da ogni grave questione, al quale si attennero i dirigenti dello Stato, sarebbe stata fonte

di


- 209 bene per la Toscana e per la penisola tutta. Ma la quelle era, che ben pochi in Firenze, in Pisa e nelle altre città lucali si erano fatti consapevoli di quel che si ver maturando e questi pochi non possedevano tutti la prepara-

di

zione intellettuale e politica sufficiente per sapere al momento merali dell' indipendenza ortuno preporre «rli intei del

italiana a quelli particolaristici

proprio paese. L'amore

si sarebbe potuto appunti del Bonaini ce ne rendono chiara la causa e viva lode va data allo Sforza che ha fatti conoscere, contribuendo così efficacemente alla storia del nostro Kisoi pimento. Eugenio Passajionti.

della Toscanina era più torte di quel che ere: ed

il

1848 lo provò,

(ili

:

i

—

Il Battaglione Universitario Toscano a GIOVANNI Sforza Reggio (15-24 aprile 1848), estratto dagli Studi di letteratura e di arte in onore di Naborre Campanini, Re_

1981, pp. lnl-1 J7.

giorni nostri, nei quali

i

si

viene a poco a poco perdendo

affogarci in un'acqua putrida di materiaOgni idealità lismo, il potere ascoltare un'anima, che dell'ideale ha fatto "> della vita, è come il respirare un po' d'aria pura dopo [ter

rinchiusi in un ambiente fetido. E tanto pili grata

re slati

e l'impressione che se ne riceve, quando

udiamo parlare della e

da queste nobili roci

patria con infinita passione, che fa bene

male insieme a chi. come noi. assistiamo, purtroppo, «la un ad una sistematica distruzione di ogni sacra memoria e

lato

immuni dal alla

luce

flagello.

in

relativa, llia,

soffocamento delle energie, rimaste ancora Oosl le lettere semplici che lo Sforza dà quoto suo breve lavoro, di importanza poliun

dall'altro ad

ma

una U^ì*' incrollabile nei destini aveva dedicato la vita. BOOÒ pa| giovani e non giovani dovrebbero legj [tiene

scritte d (l «hi

che molti

nostri

di

le

rivere ne' fogli pubblici scendere nelle pia nuovi verbi sociali. Imparerebbero che diffondere abbiano sofferto nostri avi per fare l'Italia e pei conquisi

prima

di

i

i

la

libertà, della

quale

si

fa

un abuso Immenso:

e con.

rebbero un breve periodo della QOStra storia, non scritta usum (leli'hiìii, ma vi uta giorno per -ionio. Che il m<

—

//

attori Hai.

\iv

'


— 210 — eccezionale di questi documenti del Bertagnini, cui la salute

malferma tolse il poter divenire uno de' più illustri scienziati italiani, essendo riuscito giovanissimo ancora ad affermarsi nella chimica, è essenzialmente la sincerità che li ispirò. Nei giorni, nei quali il battaglione universitario toscano rimase in Reggio attendendo di esser mandato al fuoco, il Bertagnini, che si era arruolato e serviva la patria sotto gli ordini immediati del Piria, scrisse alla madre le diverse vicende attraversate, dalla marcia meravigliosa attraverso l'Appennino, alla accoglienza fatta dai reggiani a' fratelli liberatori; dalle

prime disillusioni sulla sincera partecipazione del governo Ridolfi alla guerra lombarda, all'ordine di scioglimento del battaglione universitario ed

a'

contrasti fra' tiepidi ed

Non reticenze di sorta trattenevano

i

pa-

giovane e valente scienziato dal manifestare il suo pensiero che si rivela a noi genuino ed interessante nel tempo stesso, perchè riporta fedelmente fatti e notizie che i carteggi ufficiali avevano l'interesse di modificare in un senso o nell'altro. È da dolerci solo che lo Sforza non ci abbia dato altre lettere del Bertagnini, perchè, alle descrizioni fatteci degli avvenimenti dell'aprile 1848 e ricche di particolari di non lieve momento, avremmo potuto aggiungere la narrazione dell'intera campagna completriotti.

il

tando, o almeno confermando, le testimonianze già conosciute.

Eugenio Passamonti.

Petitti di

Roreto

— Alcuni documenti inediti sulla rivolu-

zione in Asti (marzo-aprile 1821), estratto dalla Rivista di Storia, Arte, Archeologia per la Provincia di Ales-

sandria, anno V, fase. XVII, serie Sulla scorta di

atti, tratti

1921, pp. 31.

III,

dall'archivio domestico, l'A. illu-

mina un episodio della rivoluzione, scoppiata negli Stati Sardi nel marzo del 1821, il quale riguarda il suo avo conte Carlo Ilarione Petitti di Roreto, che in quel volger di tempo reggeva l'intendenza di Asti. Già

il

Pinelli, nella

sua Storia Mili-

tare del Piemonte, aveva accennato alla sottrazione, fatta du-

rante la notte dal 9 al 10 aprile 1821, dalla cassa di Asti, di L. 20 mila, dal generale Vandancourt che era giunto

il giorno suo braccio in aiuto della insurrezione: ma l'illustre storico piemontese non

prima in Torino da Losanna per

offrire

il


- 211 — aveva precisato gli avvenimenti nel loro svolgersi e Delle persone che vi avevano partecipato. È merito quindi del Lo, a grandi linee almeno, se non in modo esauriente, il succedersi rapido, tumultuoso dei l'atti ed aver fatto risaltare l'integrità e la lealtà del suo antenato, che di fronte al pericolo non era venuto meno alla fède giurati! al sovrano ed a' doveri pesanti del suo ufficio. I documenti che abbiamo sott'occhio specificano anche quanto e come il tenente colonnello Sannazzaro, sopranomiuato Fracassa, contribuì a fare consegnare il denaro del Re Carlo Felice nelle mani degli insorti che in rotta da Novara cercavano un rifugio all'estero: la relazione conservata nell'archivio Petitti fa restare però sospesi sul pronunciare un giudizio definitivo intorno alla questione se il Fracassa agì per conto del generale o per proprio vantaggio, pur coprendosi del nome del Vandancourt. È certo che questi inviò al Petitti un biglietto in data del 9 aprile pregandolo di consegnargli lo stato dei fondi che rimanevano disponibili nella tesoreria astigiana: come è anche certo che il generale invitò il Sannazzaro con lettera del 10 aprile lsJl a farsi rilasciare la somma di L. 20 mila per i bisogni della truppa: lettere e biglietto pubblicati nella presente memoria: ma la partecipazione diretta ed indiretta del tenente colonnello insorto dovette esser maggiore di quel che gli sarebbe derivala se si fosse contenuto entro limiti suaccennati e lo si deduce da un certo senso di acredine o meglio da una initibile severità, con la quale il Petitti ne parlò quasi i

vent'anni dopo in un documento del 3 aprile 1848 indirizzato conte Avet, per scagionare Pietro Gioia dall'accusa di

al

itribuito alla sottrazione del denaro. Si rivela nel titti

il

.

tacque anche allora e altre

si

limitò ad

accennare, in ogni

non ha concesso all'A. definire il quesito delia colpabilità maggiore o minore del tnnello costituzionale e del generale francese, ha sempre icemente cooperato ad illustrare una parte della rivolu-

modo, se di

Pe-

desiderio dì non aggravare la condizione dei Sannazma nel tempo stesso si intuisce che egli molte cose la

mancanza di «lati

precisi

zione piemontese, presentandoci, bene,

la figura del tuo condizione sua politica e psicologica in quei di, nei quali ir autorità costituite avevano ceduto il campo agli insorti. Il Petitti. più volte, ne' giorni che corsero tra

lineandoci

la

•oppio della rivoluzione e l'abdicazione del Re, ridi


— 212 — come dimostrano

documenti qui pubblicati, al ministero quale via dovesse seguire, non potendo supporre che in Torino si fosse persa la chiara visione delle cose, e si fece un dovere di tener continuamente informata l'autorità superiore i

sommossa come

poteva conoscere per Ma alle sue replicate domande ed a' suoi rapporti non ottenne risposta per avere preso nei consigli del Re il sopravvento l'elemento militare e reazionario sul politico. Forse non è fuor di luogo supporre che alla disposizione suggerita da Prospero Balbo di far di Asti un luogo di convegno delle truppe fedeli e della casa regnante per soffocare più rapidamente l'insurrezione abbia potuto contribuire l'opera saggia e forte del Petitti. Ma di questo parleremo in altre nostre ricerche; per

dello stato della

egli

essere Asti vicina al centro della rivoluzione.

ora basti l'accennarvi e il menzionare questa serie di documenti veramente notevole ed interessante.

Eugenio Passamonti.

Petitti di

Roreto — Una relazione

storico-critica della Ri-

voluzione del Piemonte nel 1821 di Barione rino, Bocca, 1921, pp.

Petitti,

To-

3°2.

Ben viene questo nuovo contributo

sulla

rivoluzione pie-

montese del 1821, nel momento in cui si preparano studi seri e coscienziosi sul primo moto della libertà nostra. Non che esso porti luce nuova e piena sugli avvenimenti e risolva, con le testimonianze addotte, i molti problemi che si connettono a questo periodo del nostro risorgimento né sarebbe possibile il pretenderlo da chi lo ha scritto, perchè egli non ha partecipato al movimento né l'ha combattuto con lo slancio e la fede dimostrati da coloro che furono l'anima della insurrezione o della repressione. Ma appunto per l' essere stato I'A. fuori dal tumulto delle passioni, la sua memoria acqui:

uno speciale valore perchè è l'espressione del pensiero uno spettatore, che, fissatasi una norma politica né reazionaria né costituzionale, ha giudicato, come la maggior parte

sta di

de' suoi contemporanei, lo svolgersi dei fatti.

Il

Petitti, fun-

non poteva certo condividere le idee degli insorti, né approvare, come uomo educato ad una certa zionario dello Stato,

larghezza di vedute, tutta la politica della restaurazione

:

egli


- -213 — ristretto

nel

campo

della

narrazione

ufficiale,

come la

udiva da chi aveva assistito al succedersi degli eventi e li a anche improntati del proprio pensiero, eliminando controllando le varie tonti, cercando, dall'esame dei dati, |

di

la

e.

verità

delle cose.

Egli quindi, mentre non risparmia la critica severa, e meglio

biasimo all'opera dei rivoluzionari e specialmente all'attività delle sette, delle quali fa risaltale giustamente la parte avuta nel movimento costituzionale, non nega che una hi ita di non lieve momento di quel che era avvenuto dovevasi attribuire agli errori commessi dai primi ministri della restaurazione. Ed è notevole osservare che FA.. quanto non caldo fautore di novità, osa affermare, nel momento in cui il ritorno di Carlo Felice ha dato alla diretra,

il

1

zione dello Stato una impronta reazionaria che

«quando un

no contiene nel suo seno germi di distruzione egli non ha che un partito da prendere, accordare con franchezza ciò ilio » dimostrandosi in questo modo fautore di quel programma di riforme che Prospero Balbo aveva tentato di effettuare, attraverso le maggiori difficoltà. La qua! non può che tornare a lode del conte di Roreto e rende più agevole Fintendere la sua evoluzione politica verso Fidea liberale che nel periodo delle riforme sostenne con il noto ;

-

Con

vigore.

modi brevi descrive

il

Petitti

che portarono allo scoppio della

fatti

lo

dei

svolgersi

rivoluzione, dal

moto

al lavorio dei diplomatici spaglinolo e francese in Torino: dal sollevamento universitario all'intensa propaganda delle società segrete per arrestare, con il mutamento di regime degli Slati Sardi e la dichiarazione di guerra all'Austria, la mania delle truppe di Francesco contro costituzionali napoletani. Narrato brevemente lo scoppio della rivoluzione in ne il contraccolpo che ne risenti Torino, dalla dei capi della sommossasi fatto di 8. Salvarlo. Fd è «li

di

Napoli

i

I

:

io ch'egli afferma riguardo alla presunta colpaCarignano. Parlando del Col legno, dice il Petitti, giovane di molto spirito « cui si deve però l'infausto Ij riflettiamo al izio di aver -edotto quel princi| cine nel periodo nel pò in cui il conte di Roreto

bilità

del

.

un» Istruendo

quali litare

e

e

processi

dalle

Commissioni mi-

al riguardo con cui dovevasi governative parlare di Carlo Alberto, non

giudiziaria, ed

ufficiali

i

i


— 214 siamo non rilevare come e quanto fosse radicata in molti l'opinione della partecipazione, indiretta almeno, dell'Altezza serenissima al movimento. E il Petitti ne è convinto se l'afferma in un'altra volta, nel breve corso della sua esposizione: dice infatti che il Garignano era « riguardato da molti quale centro dei movimenti » ma aggiunge che « sembrava d'essersi pentito di avervi prestato adesione e di esservi piuttosto stato trascinato ». Il prudente storico non si dilunga di più su questo :

argomento così delicato: sia che glie lo vietasse il rispetto verso un membro della Gasa regnante, sia che in realtà non ne avesse maggior conoscenza. Egli, del resto, riporta quel che ode esser riferito negli ambienti ministeriali a' quali appartiene; e, pur mantenendo una notevole imparzialità, non può non risentire di quel che in alto luogo manifestavasi in proposito. Ond'è che come egli esagera sul Carignano, così cade in errore nel valutare l'opera dei Balbo, padre e figlio quello rappresentando come trascinato quasi da questo nella politica de' giorni dell'insurrezione ed attribuendo anzi al conte Cesare un carattere di rivoluzionario che non ebbe :

giammai. E ciò ci conferma quel che abbiamo già detto sulla natura precipua di questo memoriale, testimonianza cioè di una persona che non avendo vissuto nella bufera di que' tragici giorni riferisce ciò che ne ode, per quanto vagli e ponderi le

diverse sentenze, desiderando di possedere

il

vero.

E che

sostanzialmente egli abbia voluto attenersi alla verità, prova la difesa fatta del ministero Balbo tanto vituperato dagli uni

membri più deficienti ma tradocumento una incertezza ne' giudizi e nelle

e dagli altri, anche de' suoi spira in tutto

il

:

opinioni che dimostra il procedere tentennante dello scrittore volgentesi or a destra or a sinistra, cercando la via sicura e

non trovando

dedalo de' sentieri nel il retto cammino, nel quale si è smarrito. In ogni modo, non ostante le palesi deficienze, è sempre un documento di non poco valore; e noi dobbiamo essere grati all'egregio pronipote, tenente generale conte Alfredo Petitti di Roreto, di aver dato alla luce queste pagine utili e belle.

Eugenio Passamonti.


— 215 — Alessandro Lizio

—

—

Nuovi Giuseppe Mazzini carbonaro. documenti degli archivi dì Milano e di Torino. Con prefazione e note. Torino, Rocca.

1990, pp. 500.

settembre del 1838, in una lettera a sua madre, il MaziSunu torse vorrebbe crederlo, in tutte le mie vicende non in' è mai accaduto di odiare: non ho pro\ato mai odio, neppure per un minuto, né contro quel tale Il

1.

zini Bori

che facendomi dell'amicissimo mi denunziò e cagionò il mio arresto, oè contro altri. Ho sempre compianto i vili, disprezzato traditori per oro... ». Con siffatta superiorità d'animo non può recar meraviglia che nel 1861, ormai sul tramonto d'una vita piena di procellose vicende, parlando della propria tirile attività carbonaresca con obliterazioni, inesattezze e lacune inevitabili in chi rievocava tempi remoti col solo aiuto della memoria, fosse naturalmente disposto a considerar i

futili

e

quasi comici

i

proprii

cospiratore, degni

esordi di

appena d'un fugace ricordo, senz'irà e senz'odio, gli uomini coi quali aveva avuto allora contatto e che, per debolezza o per malvagità, lo avevano tradito. Forse egli intravvide il dietroscena poliziesco nel quale, nel novembre del 1830, orati preparato il suo arresto e quello dei suoi compagni, poiché seppe che il sedicente maggiore Cottin (certo (J. B. Valle, cameriere di caffè) era un agente provocatore, e che il marchese Raimondo Doria, mentre gli si professava amicissimo, lo aveva tradito presso la polizia genovese ma non conobbe mai nella loro interezza tatti che sono ora rivelati agli studiosi dalle ;

i

pazienti ricerche e dalla critica Sagace del Luzio.

Mazzini era stato iniziato alla Carboneria nel 1N-J7 da V. A. Passano, di patrizia famiglia genovese, antico condì Francia ad Ancona e. naturalmente, mas io dice il Mazzini stesso nelle cote autobiografiche pre<h Il

••.

tta

pieno di vita, ma raggiro e d'astuzie che non

silloge daeiliana degli Scritti

va

più

•<

piccolo tendenti virilmente e logicamente allo di

-.•..(».

Me anni dannato dalle autorità pontificie, aveva tradi mite prigionia nei torti di S. Leo e di Civita Castellana, dove diceva*] ai Confi

'Ito alla

riottenuto

Carboneria persino il proprio libertà nel 1891 mediante

la

suppliche umilissime ai Papa ed ampie rivelazioni sulh egrete, che affermava aver avvicinate pei pura curio-


— 216 — sita senz'esservisi

mai

affigliato.

.Maestro dell'Alta Vendita

A Genova era divenuto Gran

La Speranza, la quale pretendeva,

non meno di parecchie altre, di dirigere sul serio il movimento settario della penisola, ma in realtà dirigeva appena sé stessa, e nel novembre del 1830 venne arrestato insieme quali il Mazzini. Questi, che era encon sei compagni tra trato nella Carboneria convinto di trovarvi uomini pronti a sai

crificare con gioia la vita stessa per la libertà, perdette allora le

ultime illusioni. « il terrore fanciullesco dei Carbonari in momento », così si legge nelle citate note auto-

quel solenne

biografiche « e le lunghe riflessioni mie sulle conseguenze lo-

giche dell'assenza d'ogni fede positiva nell'Associazione, e una scena ridicola ch'io m'ebbi col Passano (il quale incontrato da

me per caso nel corritoio meidre si ripulivano le nostre celle, mio sussurrargli affrettato: ho modo certo di corrispondenza; datemi i nomi, rispose col rivestirmi di tutti i poteri e battermi sulla testa per conferirmi non so qual grado indispensabile di Massoneria), raffermavano me nel concetto formato già da più mesi, che la Carboneria era fatta cadavere ». Non molto diverso fu forse l'intimo pensiero dei magistrati di Torino i quali, invitati dal Re ad indagare se le prove raccolte sugl'i nquisiti fossero legalmente e moralmente valide, presentarono una relazione, ora pubblicata dal Luzio, che in fondo risolvevasi in una requisitoria schiacciante contro il conte Venanson, governatore di Genova, e i suoi confidenti, poiché negava l'esistenza di un'Alta Vendita nella metropoli ligure e conchiudeva quindi che i sette prevenuti non erano Carbonari! Così l'avventura, che a Milano e a Modena avrebbe avuto chissà quale tragico scioglimento, si chiuse a Genova con la liberazione immmediata di cinque tra gli arrestati, con la deportazione del Passano nella nativa Corsica e con l'esilio, al

com'è noto, del Mazzini. Tuttavia l'accusa avrebbe dovuto apparire tutt'altro che infondata, anche a giudici mediocremente esperti. Essa traeva origine dalle denunzie del marchese Raimondo Doria, di un

ramo cadetto, pare, dell'illustre prosapia genovese, già ufficiale nell'esercito napoleonico di Spagna e poi in quello sardo, gratificato da Carlo Felice con una pensione di 600 lire annue, tipo psicologicamente interessante di avventuriero, non unico né raro del resto nella storia delle società segrete della prima metà del secolo XIX. Gran Maestro della Carboneria spagnola


— 217 — —

Malaga — e uno «lei capi di oaturalmente amico del Mazdivenne quella genovese, il Dona scrivere in francese un lungo indiquale fece anzi SÌ zini, dal — Carlo X per esortarlo a ristaLuzio a edito dal ora lizzo bilire nella Spagna il governo costituzionale facendo onorevole ammenda dell' intervento del 1813 a favore della monarchia luta. Sarebbe troppo lungo l'accennare qui, anche sommariamente, le gustose notizie raccolte dal Luzio intorno all'attività della Carboneria genovese dal 1827 al 1830, e alla vita romanzesca del Doria. Quest'ultimo, mosso anche da ragioni suoi

i

parenti abitavano a

—

intime, non però da desiderio di lucro, nell'ottobre del 18150, si mise in segreti rapporti col conte \ 'enanson e gli offrì i suoi

affermando di essere entrato nelle società segrete al

izi,

solo scopo di scoprirne le trame a profitto dei governi legittimi. D'accordo quindi tra loro perchè non rimanesse alcun dubbio sull'esistenza di un'Alta Vendita in Genova, fu incaricato il caffettiere G. B. Valle, già militare, di

di

maggiore Cottili,

al

presentarsi, sotto le spoglie

Gran Maestro Passano e di

farsi

am-

falso Cottiti fece magnifica-

mettere nei segreti carbonici. mente la sua parte, e venne iniziato alla Massoneria dallo no, che gli consegnò persino, trascritte di suo Il

pugno, le parole sacra e di passo, alla Carboneria invece dal Mazzini in una stanza dell'albergo del Leon rosso, alla prea di

un carabiniere travestito. Dopo di ciò, il Venans.-n. inso di Carlo Felice, ordinò gli arresti che furono

goiti dalla procedura economica sopra accennata.

duzione degl'imputati fu un grave colpo marchese Raimondo il intanto erasi trasferito a Marsiglia in apparenza come de-

L'inatt

i

per il Governatore di Genova come per

Lo dell'Alta Vendita La Speranza, in realtà agli ordini del enanson e del ministero sardo. Sospettato dapprima e poi apertamente accusato di tradimento «lai Carbonari, dovette torlenova dove, poiché moti dell' Italia Centrale sembrao avergli dato ragione, fa nominato addirittura capo della polizia segreta. Ma all'avvento di Carlo Alberto, mentre li \ e\

i

miveniva trasferito a Nizza, cadde in disgrazi dei Garbo* veleno istigazione ad propinatogli, ilosamente al dalia propria amante, fu tratto in arresto per abusivo porto -iin

.

•ni

e colpito di

Bfl

ra

condanna. Nel nei prò.

dell'Austria, la (piale desiderava servirsi di

lui

Mbinola-Argenti-Spinola, ebbe commutato

carcere in tem-

il


— 218 — poraneo bando dai regi Stati onde si recò a Milano e vi ripetè, con portentosa memoria, quanto in fatto di società segrete e di settari aveva già rivelato alle autorità piemontesi. Finalmente, scampato ad un nuovo tentativo di avvelenamento, lasciò,, pare, per sempre l'Italia e si ridusse a Klagenfurt sotto le ali protettrici dell'Austria che gli assegnò una pensione. Il Doria è il vero protagonista di questo libro del Luzio, il quale ci trasporta in mezzo alla vita torbida delle società segrete producendoci un'impressione disgustosa, non molto diversa da quella che provò a suo tempo il Mazzini. In fondo la sua storia di carbonaro consiste tutta nello sforzo che egli fece per liberarsi al più presto da quelle scorie carboniche che comprimevano la sua natura di apostolo. Nella ormai vecchia società, uscita dal tronco massonico, egli si sentiva ed era considerato uno straniero; onde i suoi primi scritti politici, compresa la lettera famosa a Carlo Alberto, devono essere considerati, io penso, come esercitazioni letterarie su tema assegnato, sebbene qua e là balzi fuori, com'è naturale, la personalità via via più sicura dell'autore. Il Doria l'aveva intravveduta, e uno rpione austriaco, nel maggio del 1831, così la descriveva da Marsiglia alle autorità milanesi « II carattere di questo giovane entusiasta è dei più pericolosi, perchè scevro d'ogni vista d'interesse particolare egli non sospira che per la rigenerazione dell'Italia, pronto, onde procurargliela, ad affrontare qualunque pericolo, a sacrificare tutto, anche la vita, facendo anche al caso il mestiere di assassino, purché questo ridondar possa in vantaggio dell'Italia. Insomma Voltaire nel suo Maometto ci ha dato Seide trascinato al delitto dal fanatismo religioso; e questo diverrebbe un altro Seide per fanatismo di un malinteso amor di patria ». Un libro del Luzio è sempre difficile a recensire, tanta suol ;

:

essere la copia delle notizie importanti, sparse qua e là persino in semplici note. In qualche giudizio si

tutto d'accordo con

lui;

può non essere del

ma non si può non ammirare l'abne-

gazione, quasi direi mazziniana, con la quale egli da tanti anni lavora a rendere più vera la storia del nostro nazionale

risorgimento, il che è quanto dire a renderla proficua all'educazione politica degl'italiani. F. Lemmi.


EDGARDO GAMERRA. Quando, or è nuova

poco

più

non potevamo supporre

della nostra Rivista,

serie

che uno de' migliori compagni

una

anno, iniziavamo

un

di

ci

sarebbe stato

modo sì repentino e doloroso, per tutti coloro,

i

tolto in

quali ave-

vano imparato a conoscerlo ed amarlo. Egli aveva portato un

fra noi

pite e fatto

vero

il

soffio di fede, che

aveva rianimato energie so-

concepire

speranze. Se

infinite

Gamerra era dotato*, era essa

di

una virtù in-

convinzione pro-

la

fonda dell'eccellenza dei nostri studi e della necessità

ovunque, per

diffonderli, patria.

attività

le

in

che, per

tro

di

e

giovani, restringendo

capaci

di

fisso di

nostra vita, ne' suoi

la

risorgimento

sapienza

svolgimento,

politica,

fino

idee, Egli

a'

sì

ricco di

e seguirla,

giorni

nostri,

loro

valori,

infiniti

nell'epoca fulgida

origini

le

nazionale,

il

aveva compreso

un cerchio intendere

bisognava rintracciarne

e

scienza

della

Non perdendosi nei labirinti di altri campi, che as-

sorbono spirito

bene

il

di

della

del

bellezze etiche

passo passo, nel suo per

verso

indirizzarla

mete sempre più elevate e più pure. E della sua attività, oltre a numerosi articoli pubblicati in periodici ed in riviste, egli

aveva dato già prova di non lieve momento nella

quenza politica in Toscana nel triennio 1846-1848, ed un'altra ancor più

rando, su ri,

fonti

degna

inedite

si

degli

apprestava a donarci prepaarchivi di Torino

di

uno studio coscienzioso sulle ripercussioni che

piemontesi del 1821 avevano avuto sa quanta la

e

in

non ce l'avesse

vuoto che non

moti

Sardegna. Dio solo

messe Egli avrebbe raccolto

morto

i

Ca-

nel nostro

tolto sì presto,

campo

lasciando un

evolmente colmato. Che.

oltre

alle


— 220 — sue di

scientifiche, Egli

attitudini

religiosità

spirito volto

e

di

alla

moralità,

il

possedeva un

forte

senso

quale, mentre ne affinava lo

contemplazione ed

alla

intelligenza del

Vero e del Buono, lo rendeva atto ad una valutazione se-

umana e delle sue

rena e soave dell'esistenza

manifestazioni, diffondendo intorno a se riso

giovinezza, che

di

giammai.

Onde

in

triste la solitudine:

noi

gli si

il

in

lui

il

un perpetuo

non

più vivo

e sia conforto

sua anima, e a chi formò nobili,

fa

anni

molteplici sor-

avrebbero spento il

a chi

rimpianto e più

amò con tutta la

pensiero e gli affetti più

nostro sincero dolore.

E. P.


XIV

'>re

i92i

F\sc. 3-4

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Nuova Serie pubblicata dalla

SOCIETÀ STORICA SUBALPINA

QUARANTOTTESCHI

ECHI

DELLA VITA TORINESE Ricordi del fermento della coscienza nazionale in Torino nel periodo primo del Risorgimento Italiano

modesti

—

provengono

valori — dalla corrispondenza

ma non privi di

di

marchese Carlo Guarnerio Guasco, ultimo discendente del ramo di Castelletto, e dal carteggio del suo amministratore patrimoniale, aw. Cesare Brignone, oriundo da S. Secondo Pinerolese (1). Chi sia stato questo marchese, amico intimo di Carlo III Borbone di Parma, di Ludovico Sauli d'Igliano, di Massimo d'Azeglio, di Camillo Cavour, di Cesare Saluzzo, di Pro-

alcuni amici del

spero Balbo,

uno

disse

Silvio Pellico, di

di

noi (2). Spirito

di

Giulietta

colto,

Barolo, già

di

amante

degli

studi

e

un vero rappresentante della vecchia aristocrazia piemontese, fiera del suo passato, fedele ai proprii principi ed aperta agli ideali nuovi, ma non alle audacie dei più irrequieti in politica (3).

delle

«

era

egli

arti,

Arrivando ieri sera in questa mia patria

gnone, il 12 maggio 184' i

-••concio di

»

scriveva

il

Bri-

Pinerolo al marchese Guasco

A rr/i !..

C

B >U 1'.

" ;

/..

Blondel

con

i

M

&

x

PWicO e il distrilo ili i ni, il

:

G

in

//

castello

Ri*otf.

I

sgg.,

//..

Torino. 1916; al quale ultimo studio fa seguit.. massonisiìin

1..

C.

ri

.

Umilia.

ibidem, XI XII, B9B

igg

Torino,

Un'in so e sgg.

Il Ritorg. ititi..

XIV

I»


— 222 — I

carteggi conservansi nel castello di Envie di proprietà

marchese Malabaila di Canale, la di cui madre Clementina Provana Romagnano, di felice memoria, gentilmente concesse anni addietro visione di dette carte ad del

uno di noi. Le lettere dell'avvocato Brignone vanno dal 15 giugno 1838 al 30 settembre 1853, sebbene l'amministrazione sua incominciata

fosse

otto anni della

cora

dopo

anteriori al

il

nel

1830 (1); mancano quindi

corrispondenza che forse

1853. Data

si

i

primi

protrasse an-

però l'intonazione delle lettere

settembre 1847 e delle successive all'ottobre

— lettere puramente d'affare e quasi senza alcun poter condel tempo — par cenno della vita 1849

politica

ci

chiudere che nessun danno derivi sere

il

al

di

nostro studio dall'es-

carteggio Brignone acefalo e acaudato. Piuttosto è

spiacevole che dal gennaio al maggio 1849 manchi

la

cor-

mai esistita. Le sempre dirette da Torino a Envie, dove

rispondenza, forse, anziché perduta, non lettere

sono infatti

Guasco amava trascorrere buona parte dell'anno, a Roma, a Genova ed a Nizza Marittima, soggiorni suoi invernali, il

eccettuata la lettera avanti l'interruzione

spedita

il

17 gennaio 1849

— ultima

— che è datata da Envie. Probabil-

mente l'avvocato Brignone dalla fine del 1848 al maggio 1849 dimorò ad Envie, richiestovi da lavori eccezionali, ai

quali dovette presenziare quale amministratore patrimo-

marchese di Castelletto, ed è così spiegata la lacuna epistolare. Le notizie di qualche valore storico abbondano logica-, mente nelle lettere degli anni fortunosi 1848-49, ma non mancano in altre precedenti e in qualcuna susseguente. Di esse tutte noi tenemmo il dovuto conto, tralasciandone le sole parti di natura privata che indicammo con puntini. Intercalate fra le 76 lettere del Brignone ve ne sono alcune di amici del marchese Guasco, perchè, riferendo niale del

(1) « Sta

per finire

il

vecchio anno 1853 e per nascere il nuovo 1854.

Io che ebbi l'onore di vedere succedersi questo cambiamento per ben 111. ma , scriveva il Brignone 30 dicembre 1853 al marchese Guasco (Arch. cast. Envie, Carte Grttasco).

ventiquattro volte a fianco di V. S. il

(


— 223 -

—

anch'esse vato —

e

i

intime e di

fra le notizie

dice

si

politici

»

e

pettegolezzo

pri-

impressioni dello spirito

le

torinese di fronte agli avvenimenti pubblici del tempo, cre-

demmo bene

di

queste lettere

in

del

conte Luigi

inserirle in questo nostro studio. Sono numero di quattordici, delle quali tredici Nomis di Cossilla, direttore degli archivi

Corte, come allora dicevansi R. Archivi di Stato, ed una del conte Ottavio Balbo. Inoltre riproducemmo una poesia popolare sul 6 maggio 1846 ed una dedicata agli Italiani per la dichiarazione di guerra all'Austria nel 1848, che trovammo manoscritte fra le carte del marchese Guasco, a dimostrazione dei suoi di

i

sentimenti patriottici.

Nove

lettere

1840

del

nello spirito con cui

venuti

settembre

nel

scientifico.

cotesti

<

i

ci

di

quell'anno

famoso Congresso

al

Un tantino di canzonatura per le

sedicenti

un pochino

fanno- penetrare

Torinesi accolsero gli scienziati con-

scienziati »

e

in

pari

«

fatiche *

tempo

di

festività

grande e signorile, qualche spunto di politica, per cui per prossimo Congresso del 1842 veniva scelta Padova, il poiché Milano « non era città preparata » sono le note più caratteristiche delle lettere del 1840. Così e si pensa[va] che il Re si [sarebbe] rec[ato] nella sala per far la levata di tavola > nell'ultimo banchetto, a cui erano presenti seicento persone, mentre il prudente contegno di Carlo Alberto, che non si compromise con un'apparizione la quale avrebbe potuto provocare chissà quali manifestazioni politiche, e in pari tempo conferiva l'Ordine della SS. Annunzi; ita al Conte di Saluzzo Presidente del Congresso, toglieva l'illusione concepita. Queste informazioni bastano a prospet,

tarci

il

italiani,

carattere vero di quelle riunioni dei più eletti spiriti

che

sotto

la

veste

scientifica

tempravano

la

co-

n/a nazionale. I

Torino, Hi in., signor ;

il

17

rottomi

i

scienziati furono male trattati il primo giorno irò

non

si

diede

;i

mangia

:

iute i

né poli


andò meglio; ma pare che quelli che profittino

jeri la cosa

di

più

delle facilitazioni ordinate dalla nostra politica e polizia siano i nostri sedicenti scienziati.

V Accademia filarmonica per quindici sere

continue darà degli esercizi musicali per sollevare gli scienziati dalle loro fatiche. Ieri sera incominciarono questi esercizi e vidi grandi fiaccole accese all'ingresso

vallo: mi

guardato a vista da due dragoni a ca-

disse che la cosa

si

andò benissimo

Ho l'onore di rinnovarmi col solido profondo

rispetto e sincero

attaccamento di S. V. Ill.ma

Obbed."»° aff.mo servitore

Brignone. II.

Torino, il 19 settembre 1840. Ill.

m0 signor marchese,

Dei scienziati e delle cose della capitale non saprei nulla o

poco aggiungere a quanto ne dice la Gazzetta. Il marchese Ricolti,, direttore dello stabilimento agrario

di

Mileto, se

ne venne da Fi-

renze a piedi accompagnato da sei dei suoi allievi. Numeroso è il concorso di questi dotti al Caffè di San Carlo, e ne vidi anch'io un buon numero. Era in compagnia di uno scienziato, il sig. conte De Bres (1), il quale però non assistette ancora a nessuna adunanza. Le Indie mutarono sistema ed i pranzi così sono tollerabili. Della guerra varj sono li sentimenti. In generale però non vi si crede

Ho l'onore etc. Obbl.mo aff.mo servo Brignone. III.

Torino, il 29 settembre 1840. Ill.

mo signor marchese,

Domani è l'ultima riunione dei dotti; alle canterà il

dieci

e

mezzo si

TeDeum; ad un'ora vi sarà l'adunanza generale presie-

duta dal Presidente capo, il quale pregò tutti i scienziati di volersi trovare tutti al pranzo, perchè si pensa che il Re si recherà nella sala per far la levata di tavola. Molti indotti si

(1) Il

conte Federico de Bres, nato a Torino

propongono pure di

il

19 dicembre 1799,

generale a riposo nel 1844, aveva sposato Marianna Guasco di" Castelletto.

Morì a Nizza marittima nel 1872.


- 225 — sia

intervenire a quel pranzo. Domenica si decise a plu-

ralità di voti, òtte la sessione pel

1842

si

sarebbe tenuta a Padova;

molti volevano Milano, ina surse fuori qualcuno che disse che Mi-

lano non era città preparata; che cosa abbia voluto dire io non lo SI

vede pres>o

tutti

i

negozianti di stampe

cipe Carlo Bonaparte (1). Non nelle sessioni. La sessione

ritratto del Prin-

il

successe più nulla di rimarchevole

vi

medica si è moderata ed è entrata nelle

linee della civiltà. Vi sono molti forestieri, e mi si dice che sia perchè

rade di Svizzera sono tutte malconcie Aggradisca i sensi del mio profondo rispetto e sincero attaccamento di S. V. Ili ma Obbed.mo ed aff.mo

Hrignone. IV.

Torino, Ill.mo

li

ottobre 1840.

1

signor marchese,

scienziati Unirono jeri le loro fatiche assistendo al

i

pranzo

generale, a cui intervennero molte notabilità della città. Molti dei

eran partiti prima, gli altri o partirono oggi o stanno

numero degli intervenuti al pranzo sommerà circa a seicento, ma il Re, che molti speravano di vedere, non comparve. per pai tire.

Al

sig.

Il

conte di Saluzzo presidente, venne pur anche in questi conferito l'ordine della SS. Annunziata.

•rsi

Al pranzo

so bene, ed intesi dirsi che in materia di tati cucina le Indie avevano rivendicato il loro onore, la loro reputail

.'

Obb.mo arT. mo

radisca etc.

Urlinone.

Non mancano

per

il

1840

altre informazioni di pregio,

quali di un processo per affari di marina, notizie dei

menti

di

cenni

a guerre che risuscitano

flcnga

del '21, e

Oltralpe

con relativo influsso i

fer-

in

Piemonte, ac-

bollori del

generale Gif-

nuove delle condizioni

salute

di

della

Marchesa di Barolo, la protettrice benefica di Silvio Pellico

:

v.

Torino, iu. n '"

Della ( aerra non le ae giornali

il

17

ottobre

.

signor marche -«Miti-

Creda ai sentimenti

a dir pia di quel ohe di

al

h

profondo Ol.l.l."

Brlgnone,

uno dei più appaaaionati frequentatori

iso


VI.

Torino, Ill.mo signor

giorno venti

Il

il

18 ottobre 1840.

marchese, si

aprirà avanti la R. Camera dei Conti il pro-

cesso delli inquisiti sull'affare della Marina. Per alcuni sioni fiscali

sono per l'assolutoria; per

Gilletta, le conclusioni

gli

le

conclu-

quali Corti e

altri, fra

sono per quindici anni di lavori forzati e per

Ho l'onore ecc.

l'indennizzazione ai danneggiati

Obbl.mo aff.mo servo Brignone. VII.

Torino, il 29 ottobre 1840. Ill.mo signor

marchese,

Ministero Thiers è caduto; così

Il

si

dice questa mattina. Mi

vien pure detto che l'ambasciatore francese sia partito nella penul-

tima notte verso Parigi. Ora che il Ministero è cambiato, si teme molto varsi

di il

una rivoluzione. I nostri contingenti chiamati devono tro-

5 novembre sotto le rispettive bandiere; si parla di cambia-

menti di Brigate, e di un rinforzo

di

truppe nella Savoja. Si dice

pure che una compagnia e mezza di nostri soldati acquartierati al

Pont Beauvoisin abbia disertato. Vi è gran calca nei caffè per leggere i giornali, e continua sempre nell'animi una grande incertezza. Si seguitano per parte del Governo gli approvvigionamenti ; si mandò

in

Sardegna per raccogliere tutti i cavalli che si potranno avere; si

aspetta con grande ansietà l'apertura delle Camere.

I

tempi diven-

tano ogni giorno più interessanti

Ho l'onore etc. Obbl.mo aff. m0 servo Brignone. Vili.

Torino 2 di novembre 1840.

Caro Guasco,

Non è giunto [il corriere] di Francia, che più avidamente si aspetta in questa crisi europea, una delle buone che spero per altro

non vorrà finir male.

Tu che sei avido sempre di novità, non puoi lagnarti; in quest'anno come funghi e pare che a bella posta

climaterico del '40 nascono

i

popoli e sovrani abbiano aspettata l'epoca dei delirii e dei sconvolgimenti.


— ^7 onerale

di

cui

Qiffleaga

questi romori di guerra hanno tolto rent'anni, come pure al Re che :ino

un

di \ alamanna

ministro Pea

il

«lie si

raddrizzò

rinnoverà di bel nuovo quanto

|

jinm

ino I

>n

.

la

battutici del

1

«

Caffé Florio ».

ve ne sono: Torino quest'anno mi fece l*ef-

monotona del soli'

pia

inietterei

popolazione diminuisce: almeno, osservando, così mi parve. io ci credo poco a tutti quei calcoli, .

sano sopra non esatte informazioni, come credo poco al buffone del conte Sanvitali, con quel suo piglio alla Cagliostro e quel letismo, del quale la lità

minima parte è vera e la quasi

buffonata. HrofTerio che ha fatto (dicono)

il

U, ne

toni d<

potrebbe far uno sul magnetismo e cacciarvi quella contessa

(sic) della

che fa magnetizzare le tre figlie di una tanta madre,

di

B

far

sopra di loro

le

più belle chiacchiere del

mondo

Addio, tutto tuo aff.™

Nomis di Cossiila.

L.

1\.

Torino,

30 dicembre 184

li

IH mo S ig. marcii»

ddisfasione che

annunzi

tte ,

radisca

i

io

mi trovo

in

migliori le notizie della signora

i

fu

buona, e questa mattina

la

grado

d;

marchesa di

febbre era piccolis-

spera molto della non lontana sua guarigione

solii (>tibl.

mo art'. 1"" ser\ Hrignone.

Nove lettere del conte di Cossiila e

dell'avvocato

Bri-

gnone indirizzate nel 1842 al marchese Guasco sono una pittura fedele delle feste sontuose fatte da Torino, da Ales-

sandria e da Genova agli Augusti Sposi Reali, che il 12 aprile nel castello di

Racconigi congiungevano assieme

gli

inte-

ressi dinastici delle Case di Savoia e degli Asburgoje quali,

pochi anni dopo, dovevano sui campi starsi

violentemente. Il principe

di

di

Lombardia contra-

Piemonte, Vittorio Ema-

nuele, ventiduenne, sposava la cugina arciduchessa di Au-


— 228 — Maria Adelaide, figlia dell'arciduca Ranieri viceré del

stria,

Lombardo Veneto e della principessa Elisabetta di SavoiaCarignano sorella di Carlo Alberto. Perciò già tre mesi prima Torino era in fermento per allestire un ricevimento solenne, tale « da far andare alla Pansoya ed alla Bernezzo per anni ed anni la cassa e l'erario censuario e civico ». Archi fiori,

di trionfo,

loggie per

assistere

feste, arringhe,

alle

versi recitati da venti damigelle, Tedeum, illuminazioni,

ed elemosine, vesti, cuccagne, lotterie, inviti a stampa, tutto figura nel nostro carteggio; fin il particolare di un pericolo d'incendio della sala rotonda del palazzo reale. Il viaggio degli Sposi al Moncenisio e indi a Genova è pur esso prospettato con

tornei,

balli,

doti

giuochi popolari, con

un vento assai modo che Sua Maestà potè benissimo arguire della buona volontà delli Alessandrini, ma di feste non potè vedere che poco la

relativa

tappa ad Alessandria, dove

gagliardo impedì che

i

lumi

si

«

accendessero, di

o niente » x.

Torino, 15 di gennaio 1842.

Caro amico,

le

Molto si parla di feste civiche e pubbliche e sta a vedere che prime vanno a costare una moneta così fatta da far andare alla

Pansoya ed alla Bernezzo, per anni ed anni, la cassa e l'erario censuario e civico.

L'agnato mio, a quel che pare, non è più così economo, come quando

gridava contro quei poveri ventagli che da secoli

ci

cacciavano le

mosche dal naso! Ma così sono gli uomini: vede in lontananza croci, onori ed impieghi e cambia! Me ne duole per lui e per la città che Credimi sempre tutto tuo spende molto e non si farà grande onore !

aff.

L.

mo

Nomis di Cossilla.

XI.

Torino, addì 31 gennaio 1842.

Caro Guasco, Oggi in Consiglio Generale si deliberava circa alle feste, e

sono

:

arco di trionfo e loggie pel governatore e pel corpo decurio-

naie a Porta di Po per l'entrata, arringa e presentazione di

fiori e


- 229 — Tedeum alla

da venti damigelle decurionali, solenne

tati

-ulata, illuminazione

generale

sera dell'arrivo, altra più

nella

ulula in altra sera, onorata dalle Reali persone

che

si

ferme-

ranno in faccia al palazzo civico, doti, elemosine, vesti, cuccagna, giuochi,

ì

popolo. Se

er

il

ile

ed

fa

si

il

loggiati e forse

i

torneo, la città farà

un fuoco d'artifizio nella

monstre nel palazzo civico coprendo la me d'onore e comunicando cogli atrii dalla Segreteria

d'arme, poi

ballo

e dal Vicariato, die anderà provvisoriamente nelle scuole di disegno,

diavolo perpetuamente i

L.

200/m. Se non bastano poi, sai come 1

Totale calcolo della

I

ma Pollone che

fa;

si

grande smacco del mastro di

partiti (e, ciò fra noi, con

ragione Marchetti, che se ne doleva) assicurava che debbono ba\ddio. Tutto tuo IMIS

l'I |

C OSSILI.a].

XII.

.Torino,

il

marzo

1

IH 12.

M.mo signor marcheQu>

<

.pato

e

mandato dalla Città l'unito programma

probabilmenle invariabile, credo bene di

metterle, allineile sia pure al corrente delle feste

per molti, che avremo nel mese venturo. La di

assai

do

lontananza farà

lei

o io potrò vedere, mentre se ella vi fosse, conoseende la di lei

bontà per me, probabilmente potrei avere un biglietto pel

torneo, un biglietto pel ballo di città, pel teatro illuminato etr

me in- <tarò alla relazione. Converrebbe però che la S. V. IH."»» si

compiacesse il

Mi

pensare pei suoi amici

appartamento. Sentii

di lei

saranno rime*

dirsi

di

<ieno\a

biglietti pel ballo, cioè

venti per uomini,

di

La S. V. Ill.m» non

a

ti

•

re

•eder^'li

i

poter

«re e «Ielle

saranno

dati.

Ma

incaricato di

distribuirli alle

ebbe per indicare. Se ho da dirla schietta, :

ili

le

:

a qualche altro signor Decurione di

intimità che venisse ;

essere in grado

Tonno, non

ha

Deco.1

<!

accompagnamento

cui dieci in

a cui

che a ciascun

amici

veiiL'' li

I

del mio Ubiti. »•

.

Brignoa

hanno


— 230 — XIII.

Torino li 5 marzo 1842. IU. mo signor

marchese,

Alcuni giorni sono poco

mancò che la sala rotonda

del pa-

lazzo reale in capo alla galleria delle armi antiche diventasse preda delle fiamme. Molti

sono gli operai indoratori tanto milanesi che na-

zionali che lavorano in

quella sala; l'uno de' Milanesi uscendo la

«era dimenticò un pezzo di candela acceso, il quale, dopo aver con-

sumato tutto diede fuoco alle tavole del ponte, e ne abbruciò circa due dozzine. La sentinella del palazzo, vedendo un chiarore alle finestre di quella sala, sospettò del fuoco, diede l'allarme, e si giunse

ancora in tempo per impedire maggior incendio; ma intanto le pitture della volta sono per così dire scomparse, le dorature già fatte impallidirono, ed

il

danno è assai rilevante. Cattivo principio!

Aggradisca i soliti sentimenti etc. Obbl. mo aff. mo servo

Brignone.

XIV Torino IU. mo signor

li

16

marzo

1842.

marchese,

Dalla Segreteria di città già vennero mandati i biglietti pella distribuzione dei posti; ed un altro plico che portai al sig. marchese

Romagnano, il quale vedendo essere consimile a quello mandato a lui stesso lo dissuggellò, e vi trovammo dentro l'istruzione per la distribuzione dei biglietti del ballo, che porterò meco per far vedere alla S. V. 111. ma. dì mano in mano che verrà qualche altro piego, io lo lito

porterò

al

prefato

sig. marchese,.

Aggradisca i sensi del so-

profondo rispetto etc. Obbl. mo aff. mo servo

Avv. to Cesare Brignone.

XV. Torino il 14 maggio 1842. IU.mo signor marchese, Finite le feste, cessarono le novità del nostro paese. Il tutto è rientrato nella

monotonìa ordinaria, di modo che non avrò grandi

cose a riferirle. La casa della S. V. IH m» da mercoledì sera è final-

mente intieramente sgombra di forestieri; l'ultima a partire

fu la

signora marchesa Spinola, che montò in vettura alle dieci di sera Di tutte le autorità che ebbero parte nell'ordinamento delle

feste,


— 231 — non conosco

ciato, fuorché

il

marchese «li Cavour.

a cui la mattina del dcjeu/iè datuani venne Impartito il gran uin/.u> e Lazzaro. Li Prim done dell'Ordine d non sono pur eneo ritornati al loro paese. Prima iti rientrare in Miininno a fare un giro in Savoja ed in Si lano, I

tanto arriva l'epoca delle feste

Simo giugno

e

vi

si

di

Genova, che è verso il 6 del

troveranno senza

Gradisca

fallo

;

tonti-

1

menti etc. Obbl. mo aff. mo sei

Brignone. XVI.

Torino

li

maggio

21

1848.

M.mo signor marchese, Al mezzogiorno del 18 corrente partirono

...

ia

e

i

parenti della no-

Reale, dirigendosi verso la Savoja: passeranno a Gin-

quindi ritorneranno a Milano pel Simplon. Gli Augusti sposi

li

accompagnavano sino a Susa, e quindi alla mezzanotte il re Carlo Alberto, accompagnato da due scudieri, partiva pure a quella volta per fare ai viaggiatori

la

grata sorpresa di offerir loro la colazione

all'ospizio del Moncenisio, e quindi subito dopo sen ritornò alla sua Capitale. Pare che glie.

Il

il

secreto sia stato tenuto, e la cosa riusci a mo-

giorno tre del prossimo giugno tutta la Corte parte per

alla volta di Genova, dove si preparano

pure delle feste strepito

reata una società d'azionarj per promuovere 111.»»

venne pure mandato

bolletta per la soscrizione di

Aggradisca

.mela

ì

l'invito

le belle arti; alla

per farne parte, con uua

una o più azioni; ogni azione sensi

solili

<>bbed. mo aff.™° servitore

frignone. XVII. !flO

gìUfl

1

IU.no signor marchese,

no per le feste di Genova, ed il Sig. mai stretti

intente,

di

partire

'!.

qui

a

pochi

partendo domattina quale era

il

momenti,

nostro divi-

•

tutto

il

">

som. impegnati

i

nliment.

OMm Hrignoi.


XVIII.

Alessandria IU. mo Il

li

8 giugno 1842.

signor marchese,

giorno tre, Alessandria ebbe il contento di avere nel suo

grembo S. M. e tutta la reale comitiva di passaggio per alla volta di Genova. In essa si pernottò e la città fece molti preparativi di festa per dimostrare l'esultanza sua per si fausta occasione. Fuochi d'arilluminazione generale della città ed in specie della piazza

tifizio,

Reale. Tutto era assai ben disposto, la folla era grandissima,

ma

rimase delusa, perchè un vento assai gagliardo impedì che i lumi si

accendessero, di

modo che

M. potè benissimo arguire della

S.

buona volontà delli Alessandrini, ma di feste non potè vedere che poco o niente; e gli Alessandrini furono assai rammaricati per questo contrattempo. Il Re partiva l'indomani verso le ore dieci in prosecuzione del suo viaggio

Aggradisca

sentimenti etc.

i

Obbl.mo aft.™o servo Brignone.

XIX. Torino Ill.

il

18

giugno 1842.

mo signor marchese,

Poco o nulla si parla delle

feste

di

Genova; io credo che i

Torinesi fossero già tanto annoiati di quelle che si fecero in Torino,

che non

si

ha nemmen più voglia di occuparsi di quelle che si fanno Aggradisca i soliti sensi etc.

altrove

Obbed. mo aff. m o servo Brignone.

Una

«

poesia popolare »,

manoscritta fra l'epistolario del

le

//

6 maggio 1846, rinvenuta

carte Guasco, è

Brignone

ci

il

preludio di quello che

riserba nelle

lettere

succes-

sive del 1847.

La data fatidica, che serve di titolo alla « poesia popolare » ha bisogno di qualche commento, perchè se ai To,

rinesi,

contemporanei

al

fatto, essa

era viva e presente, a

può apparire priva di contenuto, se non la riaccostiamo ai fatti politici del momento. Nel mattino del 6 maggio 1846, verso le ore 10, una grande folla di popolo si accalcava nella piazzetta davanti alla reggia in attesa che Carlo Alberto uscisse, come di noi oggi


- 233 — consueto, per recarsi zioni

militari.

in

piazza d'armi alle solite esercita-

Lo scopo era

acclamarlo

di

«Re d'Italia > come rimo-

per dare uno schiaffo morale all'Austria, che,

Piemonte per una questione doganale il sale, aveva elevato da nove a ventuna lira ogni ettolitro il dazio sui vini piemontesi da introdursi in Lombardia, sì che il 2 maggio 1846 il governo piemontese aveva pubblicata nel giornale ufficiale una dignitosa e recisa nota stranza

contro

il

circa

diplomatica.

Carlo Alberto, saputa l'intenzione popolare, per mantedi fronte all'Austria il suo atteggiamento dignitoso e

nere

fermo, contromandò

e

rivista

la

folla

la

si

sciolse

lenta-

mente, incerta nell'intimo suo circa il giudizio da farsi sulla condotta di Carlo Alberto. Il poeta infatti chiude la « poesia popolare » con questa quartina interrogativa

:

È sospetto o codardìa? È prudenza oppure viltà? 10 noi dico. Italia mia, 11

futuro parlerà.

Ed ecco la poesia scritta alla dimane della fallita dimostrazione

:

IL 6

MAGGIO 1846.

Poesia Popolare. Carlo Alberto! è giunta l'ora

Che redimere ci può: Carlo Alberto! vieni fuora

Che quell'ora già suonò. i

dunque, vien,

t'affretta,

Il

tuo popolo è per te;

Il

tuo popolo t'aspetta

Vuol gridare: viva il Re!

Non temer che Vani sdegni

.-'alzi

a

un grido

provocar...

fosse? In questo nulo

opre l'aquila ha «la star!" qui cotante -pade?

Che fan

Che fa qui tanto valor se dell' itaU; contrade i-

aleghJ

il

redentori


— 234 -Sorgi, mira, o Carlo Alberto, Il

tuo splendido avvenir:

Hai sul capo un sì bel serto,

Vuoi lasciartelo carpir?

Per Dio! Vieni, che più tardi? Il

tuo popolo è per te

E, a dispetto dei codardi,

Vuol gridare: « Evviva il Re »! Questi applausi, queste lodi

Non si comprano con l'or; Se li ascolti, esulta e godi

Che ci vengono dal cor.

Ma tu intanto, a noi ritolto, Ci apri

un vero assai crudel

!

Vedi, in larga pioggia sciolto,

Se ne duol perfino

il

ciel.

È sospetto o codardìa? È prudenza oppur viltà? 10 noi dico. Italia mia, 11

futuro parlerà,

e' del Nomis di memoria due avvenimenti politici importanti. Nell'aprile il principe di Metternich aveva indirizzato al granduca di Toscana una lettera in cui minac-

Quattro lettere del 1847, del Brignone

Cossilla, richiamano alla

avesse proceduto oltre nelle riforme e concessa la Guardia nazionale. A Torino non se

ciava l'intervento, se questi

ne seppe ufficialmente conte Buoi

comunicò tera (1),

di al

ma

nulla, se

non nell'agosto quando il

Schauenstein, ministro austriaco a Torino, conte Solaro della Margherita

privatamente

«

la

detta

let-

correva addirittura voce che

fossero entrati in Firenze seimila Austriaci. Poi l'affare

si

era quetato e apparentemente nel settembre regnava una

grande tranquillità » in Torino, quand'ecco nel mese successivo, dopo l'arrivo nella capitale dei marchesi Doria, Balbi e Raggio deputati genovesi dimandano leggi sulla stampa,

(1)

C. Tivaroni, L'Italia durante

rino, 1892.

il

dominio austriaco,

I,

171, To-


— 235 — Guardia nazionale, riforme civili ed istituzioni politiche nuove, una grande dimostrazione avviene sulla passeggiata dei Ripari e si cantano inni a Pio IX. La polizia la sciolse con arresti e ferimenti, donde una protesta di 500 cittadini che in 17, e la satira del « Ciondola donall'ultimo rimasero dola > di Domenico Carbone. Pes di Villamarina, per declinare la responsabilità della repressione, ch'egli ministro della

polizia

non aveva ordinata, offriva le dimissioni da il Re le accettava il 9 ottobre esoneran-

questa carica, ed

dolo anche dal ministero della guerra (1). Arrivava

quel

in

momento a Torino Lord Minto, che faceva pressioni liberali

su Carlo Alberto, e questi, per controbilanciare

gedo del Villamarina, licenziava anche

il

con-

il

Solaro della Mar-

quanto «antagonisti e di dottrina opposta >, Nomis di Cossilla annotava nella sua lettera al-

gherita, per

come

il

Guasco; ma delle vere cause delle dimissioni del da capo della polizia finora nulla di preciso ottobre le risi sapeva. Il Brignone nella sua lettera 11 vela, dimostrandoci che anche le dimissioni da ministro della guerra furono domandate dal Villamarina e non inflitte dal Re: l'amico

Villamarina

xx. Torino il 18 marzo

1817.

IH.mo signor marchese, i

me l'abbiano data quella

li

entrati lo Firenze 6/m Austriaci. Questa

ad Intendere. Pare però

duemila a Porto Feri

tradisca

Botiti

ì

Obbi.no

flit*

aia vero

sensi. A!ì".

mo

-

Brignone.

XXI.

Tonno il B8 III.™

Di

..

signor marche

politica

dod so olente, quello ohe non

collitu'

ed alle loro ville per vivere

Ibidem,

l'i 4.

-

<

ii"

mi

i

à la

-ulle nulli


— 236 — e godere del buonissimo e bellissimo tempo di cui siamo favoriti

Aggradisca i

soliti sensi etc.

Obbl.mo Aff.mo servo

Brignone. XXII.

Torino addì 10 ottobre 1847.

Caro amico, Faccio queste due righe per dirti che furono date con autografi albertini le dimissioni ai due ministri della guerra e degli esteri.

Mi dirai, come mai cadevano assieme, se erano antagonisti e di si è uno di quei tanti misteri che la storia

dottrina opposta? Questo si

farà carico, se può, di spiegare. Si

dice che la popolarità di Villamarina dispiacesse al re, che

siasi

preso per motivo l'aver egli rassegnato il portafoglio della po-

lizia, ed

alcuni « Evviva » diretti a lui nella sera del

1°

di ottobre,

ma nulla si sa di certo, tranne la sua caduta. A molti ne duole, e con ragione, avendo egli qualità ad onta di molti difetti.

Quanto poi a Della Margherita possono dolersene i frati ed i Lojolani,

ma Dio sa quel che si fa togliendolo di mezzo.

In questi attuali frangenti queste due

nuove hanno una gran por-

tata, e possono cambiare la nostra posizione, massimamente riguardo

all'estero e sarebbe da sperare che

sendo già ad un bel punto. gnole, Ricci, Alfieri e

Si

non la vorranno peggiorare, es-

dicono a .successori dei caduti Bri-

De Maistre, De Launay, Broglia e Franzoni, ma

nessuno naturalmente non ne sa nulla ancora

Addio.

Tutto tuo aff .m<>. L. N. C.

XXIII.

Torino li Ill.

Il

11

ottobre 1847.

m ° signor marchese,

ministro Villamarina ha domandato la sua licenza che venne

accolta, e sarà surrogato dal generale conte Broglia. Il ministro Della

Margherita è pure provvisto a riposo

;

del primo la cosa è certa, del

secondo si dice, ma pare verosimile che si verifichi il si dice, e sarebbe surrogato dal cav. di San Marzano ovvero dal Marchese Ricci. Sul conto della licenza di Villamarina si narra quanto segue. Vil-

lamarina era d'avviso che

si

lasciasse cantare l'inno e che fosse-


— 237 — permessa qualche consimile dimostrazione. Lassar!, soo primo

offl-

per la polista, era d*arviso contrario. Prevalse questo a quello;

VUlamarina, vedendo diceva

la disparità di parere col suo primo uftiziale, Re <li voler fare «iella polizia un dicastero di ministero, e non più del suo. Il Re accettava questa pro-

pregava

e

un altro

il

tempo Istesso innalzava alla carica di suo aiutante

ione e nel di

campo Lazzari. Questa promozione in questi momenti spiacque

al

Villamarina e

non

lo fece avvisato che si stimava più Lazzari che cominciò ad indispettirlo; quindi sabbato nel consiglio di

lui, e

conferenza fuvvi un diverbio assai ministri, dietro

altri

una udienza a

s.

forte

tra

il

Villamarina e gli

quale, un quarto d'ora dopo, questi domandò

il

M. io cui i-assegno la sua carica.

Venne data l'effettività ili primo Segretario di Stato per gli affari dell'Interno al

gente

essa cav. Desambrois.

dì

Non le parlo del ricevimento fatto dal Re ai perchè già gliene parlò

il

Big.

Sindaci della città,

conte di Oossilla. Le soggiungo che è

d universale die sia stata una golferi a quella deputazione.. ..

questo punto v'è chi mi dice

In

istegno e sensi

liti

al

posto

di

questo

il

al

posto di La Margherita Altieri

Gradisca

conte Sclopis

i

so-

•

Obbed. mo Aff. mo servo Brignone.

Una poesia occasionale, trovata fra le carte Guasco, apre il

carteggio del 1848; essa è dedicata Agli Italiani e dice: Tra

il

vile silenzio de' nostri

Sovrani,

Tra il buio che ingombra gli Itàlici Tauro dell'Alpi repente mugghiò Il

piani,

E l'aquila nera nell'armi sfidò.

Il

23 marzo era stata decisa

presente i

il

Re,

la

guerra

in

Consiglio dei ministri,

all'Austria;

ma, per quanto

il

invocasse: Figliuoli d'Italia, QgUooll

di

Roma

Venite dall'Alpi, venite dal mar.

e

di

scarso valore, tu l'aiuto delle altre parti d'Italia,

all'impresa nazionale, ed

contro //

il

Mitorg

il

Piemonte dovette

battersi solo

colosso austriaco. Di questa prima guerra (tal., xiv

dell'in" i«


- 238 — dipendenza italiana numerosi ricordi troviamo in questi carteggi nostri, che lasciamo parlare direttamente, come più persuasivi di qualunque commento nella modesta loro veste di lettere di un amministratore patrimoniale che, fra un conto e l'altro, riferiva al suo padrone anche le notizie della Capitale, come quelle che potevano interessarlo, se pure egli amava viversene alla campagna. La poesia quarantottesca, piena di entusiasmo patrio e di ardori bellici,

è

seguente:

la

AGLI ITALIANI. Tra il vile silenzio de' nostri Sovrani, Tra il bujo che ingombra gli Italici piani, Il

Tauro dell'Alpi repente mugghiò.

Riscosse la fune, che d'onte gravollo: Il

giogo de'

vili

s'è tolto

dal collo

E l'aquila nera nell'armi sfidò. Comparve la stella sul nostro orizzonte, Alzate, per Dio, la libera fronte: Il

grido de' prodi ritorni a suonar.

Mostrate alla Patria, che ancor non è doma: Figliuoli d'Italia, figliuoli di

Roma,

Venite dall'Alpi, venite dal mar. Lasciate Si

le

greggie sull'erti suoi massi;

copran di ferro gli arditi Salassi,

Vi mostrin nell'armi l'usato valor.

A compier la brama d'un voto gagliardo, S'innalzi

una volta, s'innalzi il Lombardo,

Dai solchi bagnati

di

servo sudor.

Nel tempio, ove un giorno d'allori fu carco. Si desti

una volta il leon di San Marco,

Riscuota la chioma: s'ascolti a mugghiar.

Membrando

i

passati suoi giorni di gloria,

Risorga più grande la patria di Doria,

Le libere vele dispieghi sul mar. Sorgete, sorgete con noi tutte quante, classiche terre di Bento e di Dante,

L'augello dell'Istro sen debba cader.

E voi, come l'Etna focosi e bollenti, Siculi arditi, le destre possenti

Unite alle destre dei nostri guerrier.

•


— 239 — '

man sui

la

'il,

mi

Pogaiam colle braccia, pugniamo coi Il Tauro dell'Alpi repente mugghiò.

petti

Ha rutta la tane, che d'onte gravollo giogo

Il

'lei

s'è

vili

tolto

collo

'lai

K l'aquila nera celle armi

sfidò,

Dell'eco delle Cinque giornate milanesi in Torino nulla figura nel nostro carteggio e neppure dell'entrata di Carlo

Alberto e delle sue truppe nella Lombardia. Le prime notizie della guerra nazionale, che vi troviamo, sono relative

Pastrengo del 30 aprile, nella quale il Re «avanzando, caduto in un'imboscata, aveva posto mano alla spada per combattere di persona > (1).

alla battaglia di

Il

Tivaroni

ricorda attorno a Carlo Alberto in quell'oc-

casione Cesare Balbo, il conte Martini, il marchese Balbi, di

Pioverà, e altri nobili (2). Il nostro Brignone vi aggiunge

marchese Nicànore Provana -Romagnano (3), nipote del marchese Guasco:

il

XXIV. Torino Ill.

il

maggio

12

1848.

mo signor marchese,

La signora Marchesina ricevette questa mattina Ut lettere del

more

Il

Big.

Marchese

sta. bene,

sebbene abbia

1

famosa giornata còrso qualche pericolo, essendo

'egli nella

ii

mento

il

Re

compi

-i

a

momento era sprovvisto

suo squadrone, che in quel

i

fare una ricognizione, essendoché in un certo mo-

trovava circondato 'la Tirolesi a pochissima dista

dovere •

la

sua

fortunato

fu

in egli stesso

l'ari.,

'li

ritornarne

per render conto della

mo.

Durando sia entrato in Udine si dice nostre truppe muoveranno tutte su Verona, soim Bensì

nerale ie

lunedi

15 le

Obbed. m<>

ai!

Hriprio;

/

7/.

>inr.

il

dom

auai

.

I,

919. I.

1.


-

—. 240

E dopo Pastrengo altre vittorie toccavano al prode esercito

piemontese; poi

ciarono

gli

fortuna volse le spalle e incomin-

la

insuccessi e la

del disastro militare:

il

ritirata.

Molte furono

le

cause

Tivaroni ne enumera parecchie e

bisogna riconoscere che, nonostante lo spirito partigiano che qua e là aleggia in tutta l'opera sua, nell'indagine degli errori politici e egli fu

politiche

nazionale,

Ma una delle più gravi follìe

momento, che

del

Campagna

prima

militari della

sereno e logico (1).

contribuì

determinare una

a

profonda crisi nell'animo dell'ufficialità, in prevalenza nobile e religiosa, e

della

soldatesca, di

campagnola e

origine

credente, non fu dal Tivaroni messa in luce.

Proprio in quello scorcio

di

tempo, quando

la

Nazione

avrebbe dovuto essere concorde, dopo cinque giorni di Camera subalpina votava l'espulsione della compagnia di Gesù, delle Dame del Sacro cuore, della compagnia degli Oblati di Maria Santissima, della corporazione degli Oblati di San Carlo e di quella dei Signoriani e Redentori di Savoia. Tutto questo appare da una lettera del Brignone, che rivela come non soltanto il nobile padrone, ma anche il modesto amministratore rappresentanti di due classi sociali diverse condannassero deliberato della Camera. La lettera è del 20 luglio e Cuil stoza del 26! Non sono giustificativi questi soli sei giorni discussioni la

—

—

di

intervallo fra la

zionale? Ecco

la

vittoria

e la sconfitta na-

anticlericale

lettera:

xxv. Torino IU.mo Ieri

gig.

il

20 luglio 1848.

marchese,

per la prima volta volli avere

tre ore di seguito alla

la

costanza di stare per

Camera dei Deputati: si continuava

a rag-

ghiare sulla legge dell'abolizione dei Gesuiti e di tutte le figliazioni:

ne ho sentite delle grosse, e non so

come io abbia avuto pazienza

a sentire un Ravina, un Bunino, un Brofferio, un Dalmazzo, tutta canaglia dell'istesso conio; parlavano

che non sanno

(1)

di virtù e

di virtù cittadine,

nemmeno dove stiano d'albergo.

C. Tivaroni, L'it. dur.

il

doni, austr.,

I,

195 e


— MI — Qesuitl

I

adunque sono a bolit

quelle

di

l'anno

i

ì

le

;

dame «1**1 Sacro cuore abolite,

detto che il Governo provvedere prima

l'è

ddlimenti d'educa-

a

zione, ed intanto sino a quell'epoca la casa del Sacro Cuore di Ciainberl

-

(ìli

i

aboliti.

Maria SS. ma aboliti, gli Oblati di 8.

(dilati di

Per le Sacramentine

e

si

votata

Mire abolire la Compagnia lietro

San Paolo, ina per

di

un forte dibattimento >i sospende. Si nominerà una Com-

missione per rivedere i conti, i Redentoristi. die atrari di Svizzera,

gli

cile tutti

sero

ili

I

sospensione della deci-

la

li

sono pure

si

sono stabiliti

in

Quindi

vo-

aboliti.

beni appartenenti a queste corporazioni

si

rima

proprietà del Demanio, nissuno escluso, e per conseguenza

anche quelli per cui eravi

quando

condizione della riversabilità ai dona-

la

convento o

il

lo

stabilimento venisse a sopprimi

ma questo desiderio di alcuni energumeni, che l'avevano prop non passò. o a qual punto siamo giunti, e credo che abbiamo più a temere dei nemici interni, che di quelli contro cui e

forze

militari,

mandi buona

che non

aggradisca

si

soliti

ì

sa

sono radunate tutte

le

come se la cavino. Dio ce la

sensi etc. •

•bb.mo

aff.

mo servo

Brignone.

Credo che abbiamo

più a temere dei nemici interni, che di quelli contro cui sono radunate tutte le nostre forze militari >, concludeva il 20 luglio 1848 l'avvocato Brignone. Pittura più evidente dello stato d'animo del popolo torinese in un momento così eccezionale, quando la tensione dì «

avrebbe dovuto consapeva come se la cavassero >, non si potrebbe immaginare. Non meraviglia quindi che gli entusiasmi patriottici si sbollissero e che quegli stessi quali poco prima avevano acclamato all'instaurazione della Guardia Nazionale e volontariamente vi si o inscritti, ora, « mentre le quattro legioni della guardia nazionale di Torino si trovavano schierate sul campo di Marte per la funzione della benedizione delle bandien del giuramento », pensassero « che era pili commodo non andarvi e lasciassero che gli altri giur[asser]<> per |lor]<> -. tutti

i

pensieri, di

verso

i

tutti

soldati

sentimenti

i

<

che non

si

i

il


— 242 XXVL Torino Ill.

Nel

li

23 luglio 1848.

mo sig. marchese,

momento in cui scrivo

le

quattro legioni della guardia

nazionale di Torino si trovano schierate sul campo

di

Marte per la

funzione della henedizione delle bandiere e del giuramento. Io ho

pensato che era più

commodo il non andarvi, e lascio che gli altri

giurino per me. Si

stanno sempre attendendo con ansietà le notizie dal teatro della

guerra. La piccola vittoria di Governolo ha rianimato un poco gli spiriti, e si

dremo

spera una favorevole riuscita a Mantova, a Verona: ve-

Aggradisca i sentimenti etc. Obb. mo aff'. mo servo

Hrignone.

La piccola vittoria di Governolo aveva rianimato un poco gli spiriti e si spera[va] una favorevole riuscita a Mantova e Verona » invece due giorni dopo arrivava Custoza! Infausta Custoza, per ben due volte nefasta agli «

;

eserciti italiani

il

!

Qui si tace il carteggio del Brignone con il suo padrone: dolore fu così grande che anche chi condannava la poli-

momento meno opportuno, in mezzo ad un popolo impreparato ad accoglierla, sentì tutto

tica liberale precipitosa, nel

peso della grave sconfitta e ci vollero giorni e giorni prima che, superata la crisi psichica, egli potesse riprendere in mano la penna. La ripiglierà il 2 agosto per registrare che le truppe si ritirano che si spera nell'intervento politico di Francia e d'Inghilterra per salvare il Piemonte da una invasione austriaca; che il sentimento nazionale non può darsi vinto di fronte 'alla realtà triste e guai a chi osa annunziarla; che tutti sono accasciati di fronte alla disorganizzazione per cui mancano persino le notizie dei proprii cari che stanno alla fronte; che il capro espiatorio, il conte di Castagneto, era atteso a Torino per dar sfogo su di lui all'indignazione generale e lo vedremo fra poco che « da tutti si grida al tradimento » (psicologia di guerra e di sconfitte sempre uguale in ogni tempo !) che fu messo « in arresto un certo Ramorino commissario di guerra arrestato il

;

—

—

;

;


— di

tradimento

44,'J

—

Oh! non sarà forse quel Ramorino che

!

l'anno dopo verrà fucilato per il tradimento del passo della

a? non sarà forse quel Ramorino che nella spedizione di Savoia anni avanti, era stato dai suoi compagni di fede sospettato di tradimento? il Ramorino che

repubblicana

i

—

Polacchi

in aiuto dei quali

accusarono

campi di baltaglia? E se

averli ingannati sui

di

è sempre lo stesso Giuda, come mai naria la

—

era accorso l'avventuriero

rivoluzio-

la Sinistra

Tanno dopo lo imponeva al Re come generale per

riscossa? Misteri

partito, misteri tenebrosi!

di

XXVII. Torino 111.""»

Big.

sera

2 agosto 1848.

corriere dell'armata, arrivando alle etto e mezzo,

il

tua

Cremona

il

march

recato

notizia die

la

nostro Quartier generale

il

Codogno: altri aggiunse che L ii Austriaci erano entrati in Cremona, dorè imposero una contribnli due milioni »ii franchi. Non si parla di nissun fatto «l'armi. di

sportato a

i

r

pur partito pel nostro Quartier generale il Mii

Francia:

ih

Ile

spera che tra questo e quel d'Inghilten

si

A

gli

-mio di

Vercelli, che

Penti

i

lamentano 'li non aver notizie Mattina

altri,

si

si

il

Big.

loro parenti; bo Inoon-

dei

dei suoi

figli.

ii

mi trovai vicino questa mattina

di

inni

avere notizie de' suol

al

Caffè Florio

4

to •

Ramorino

».

fratelli.

un San Mar-

mattina che invece congedò

questa

gli

Anche un cav. La-

to fucilato

eri fi CO

«lei-

cav. Casimiro Piovana, che, «•tune

lamentò delle ninne notizie

lamentava

notizia

la

un

sera

Ticino. Ieri

bastonato.

•

Tutti si

il

ba divulgato

8

mise

in

gueri

di

lime:

redimento; ma all'armata ovvero nell'in'

tende che

il

conte

di

Castagneto

tradimento,

to

•

'

|

ala

li

arrivai

ne

i

v

m r<

mi le

Ieri

l'ai-

a

non

pranzai alla

ci \

Igo

voli,


— 244 chese Federico (1); v'era anche il cav. Vincenzo, il quale mi assicurò

che sin da quando egli fece ritorno dal campo prevedeva la misera fine che avrebbero fatto le nostre armi, e

me ne diede delle ragioni

convincenti.

La costernazione in Torino

è grandissima.

La disfatta delle

nostre truppe è compiuta. Farti questa mattina il ministro Pareto: i

meno informati dicono per Genova, ma dalla Segreteria esteri so

che si è diretto pel Quartiere generale: non si ha più speranza, che nell'intervento dei ministri dissi, sono partiti pel

di

Francia e d'Inghilterra, che, come

Quartiere generale. I

meno allarmati sperano

ancora che otterranno che non si oltrepassi dai Tedeschi il Ticino ed

Po; mi è stato confermato che Castagneto sia arrivato ieri

il

sera; vi dee essere anche Lazzari.

Lettere di negozianti nostri da Vienna e Pesth dicono che è im-

menso il numero delle truppe avviate verso l'Italia; queste sarebbero per premunirsi, quando la Francia e l' Inghilterra pensassero d'intervenire nelli aftari d'Italia, cosa che non faranno per non eccitare

una guerra universale

Aggradisca i soliti sensi etc. Obb. mo

aff.

m ° servo

Brignone. P.S.

Il

portinaio mi

dice

in

questo

momento che si trovava un

quarto d'ora fa in piazza Castello quando il ministro della guerra

annunziava dal balcone colle lacrime agli occhi le infauste notizie della nostra armata.

Il

2 agosto

« il

ministro della guerra annunziava dal bal-

cone colle lacrime agli occhi le infauste notizie della nostra Uffiarmata»: ormai non vi era più da farsi illusioni! cialmente si annunciava l'insuccesso, e l'anima popolare, cullata nelle rosee speranze della vittoria per spronarla al cimento e sferzata in pari tempo nei suoi sentimenti più intimi e gelosi dalla politica anticlericale, che aveva approffittato della crisi guerresca per iniziare quell'azione che veniva continuata più tardi con la legge Siccardi, reagiva in-

genua e semplice contro

i

meno

innanzi quali capi espiatori della

responsabili, messile

fallita

guerra. Il conte di

marchese Federico della Rovere, nato nel 1805 in Casale Monferrato e morto in Torino nel 1865, nel 1848 era direttore della R. Fabbrica d'armi, e più tardi fu tenente generale. Era cognato del mar(1) Il

chese Guasco.


— 246 tagneto era Patria

!

»

Brignone

il

sotto

domandava

si

Morte al traditore della

gran colpevole!

urlava

si

le :

«

sue finestre, mentre

Ma

se

vi

è stato

il

buon

tradimento,

sarà egli stato all'armata, ovvero nell'interno? >.

La

inutilmente tentava di sciogliere

polizia

la

dimostra-

zione, ed alla fine compariva sulla piazza il campione della

democrazia del tempo e tutto

acquetava. «Gioberti ac-

si

corse subito e colle parole calmò gli dici

tutt )

quella gente

gli

fece coda fra

gli

e alle ore un-

spiriti

era tranquillo, mentre ritirandosi

Gioberti, tutta

il

evviva e

applausi »

gli

Morte da una parte e viva dall'altra e il popolo subito si calma e digerisce anche le più gravi iatture nazionali!» E mentre si sperava nell'intervento armato francese, si apprendeva che il Quartiere generale di Re Carlo Alberto retrocedeva a Milano, « l'ultimo ed il più madornale delli errori » diceva il buon Brignone, esperto dell'anima milanese e presago dell'accoglienza ostile che vi trovò il Re. Povera concordia nazionale! Intanto all'interno si movimentavano prigionieri austriaci di guerra traslocandoli da una guarnigione all'altra, ed il «conte di Revel e l'avvocato i

Camera dei deputati, partivano alla

Merlo, presidente della

volta del Quartiere Generale coll'intendimento di far

prendere

Re che ad ogni costo si doveva

al

facendogli sentire che

il

com-

far la pace,

popolo era stanco e non volfeva]

guerra >!

wvin. Tonni, lil.

Incomincerò questa mia col sferrarle ih

agosto

S

il

-

m " ilg. marchi il

fatto che arrlTò lari

-

bene deseriTorgl

[

sulla piazza <h sm\ Giovanni, 'love io mi trovava

ili

guardia per

na Maria Cristina, potrò, se non bene, esattamente tar^i

•

nella sera

>i

la

(eoo

.

roli

DOVC «'.I un qi h individui

si

conte

poi

sta^neto gridando: « Morte .il traditore <l<-iia Patria!

noie ».

if li

al

manifestò

li

ii

li

tini

guardia

•:

d

un'ora prima


- 24ti — combinò che esso capo-posto con alcuni

militi

si

frammischiasse

nella folla e spargesse la voce essere cosa mutile lo schiamazzare e

gridare, perchè

il

il

conte

La combinazione ebbe che

si

il

di

suo

Castagneto era partito effetto, e

credesse a questa notizia, ed in

l'attruppamento,

scioltesi

si

di

ottenne pel

quel primo

Torino.

momento

istante

quasi

ma mezz'ora circa dopo venne un mag-

numero di prima ed, asseverando non esser vero quanto loro

gior

era stato detto, insistevano per voler entrare nella porta, dove abita conte di Castagneto e gridando: « Morte ai-traditore! » e minac-

il

ciando di voler entrare nel suo appartamento e gettarlo pel balcone.

Venne un commissario, ma che cosa poteva fare un commissario non scortato da militi? Non se gli diede ascolto. Il Castagneto poscia commise l'imprudenza di portarsi al balcone, disse che egli non aveva da rimproverarsi nulla e che era pronto a rispondere a tutte le interpellanze che gli venissero fatte, che perciò mandassero da lui

una deputazione, e che avrebbe risposto. I militi, che si trovavano folla, procurarono di ispirare nell'animo la ragionevolezza della proposizione che veniva fatta; ma siccome, secondo il solito, nella

questa turba attiva non era che di gente della minuta plebe,

nis-

suno non si sentì capace di presentarsi e di parlare. Intanto durava lo schiamazzo ed aumentava l'attruppamento; venne in mente ad un milite di mandare pel Gioberti, il quale accorse subito e colle sue parole calmò

gli spiriti, ed alle

mentre, ritirandosi

il

ore undici tutto era tranquillo,

Gioberti, tutta quella gente gli fece coda fra

evviva e gli applausi.

gli

Ora si dice che questa sera avrà luogo una consimile scena pel conte Lazzari, che

Castagneto;

si

vuole pure sia ritornato insieme al conte

di

ma si crede che si prenderanno le misure convenienti,

cosa che non si potè fare ieri, mentre siccome dal nostro posto di

guardia non si potevano distaccare soldati, si era mandato all' uftìcio dello si

Stato maggiore generale, e nissuno

trovò, e se fosse stato

il

caso

di

di

questi signori vi

battere la generala non v'era

nissuno per dare gli ordini opportuni. Il

conte di Castagneto deve aver detto che oggi o domani in un

giornale della capitale vi sarà un suo scritto che lo giustificherà (1); intanto

si

capitale.

crede,

almeno dovrebbe farlo, che se ne partirà oggi dalla il Principe, la Regina e la Duchessa

Era corsa voce che

(1) Una sua autodifesa manoscritta e inedita, trovata nel 1915 nel Palazzo reale di Torino, esiste oggi a Roma presso il Ministero della

R. Casa.


- 247 — non aravano volui niente non

voli

si

corriere di lei a ha portato altra ke eoi boo Qnartìer generale erasi portato

Lodi.

se non che Un ecch

colia diligenza di Lione, ieri disse che

aveva laoon-

notizia

Il il

lungo

la

a.

11

ma d

oto, i

ancora

;i

territorio francese, un'inti-

sul

utiirliena, cavalleria.

data la notizia che

ano già entrati

Fra

l

l'onte

il

quanto mi venne detto,

corriere poi, da

.leve

.

-

io

'era da Milano, scritta ieri, che io lessi, ilei figlio di un milite

somma la costernazione in quella

mio compagno, dic<

i

utt'uomo che è capace di portar le armi è armato, che le donne ino, che quelle più l'orti

più debol;

Quartier Genei

rimangono e

fanii*

che il Re Carlo Alberto con il ano

•ce

questa mattina

irrivare

(mi pare che sarebbe poi l'ultimo ed

il

più

in

quella

madornale delli eri

rrivato un battaglione di granatieri guardie. tufi al

lei;

Ministero della guerra v'era un gran

e

maggior palle di militi nazionali che domandino mobilizzati. Si conferma che il ministro Pa.u

yuartier gener

gi

BOlitj

:

avviato

8<

(>bb. m0 arT. mo

servo

Brignone.

XXIX. Torino IU. mo sig. il

corrie :

notizia

la

vuoisi però che e lei ri

in

il

che

il

Re abbia

do| o

agosto

ùon

sia

yuartier

la

è

semi

una corsa Bino

a

Mila:.

una

.semplice il

.

cor>a. nia

piuttosto

quale

Sommariva

è

nelh

mpre per

oso mai guarentire nulla)

la

izione delie condizioni proposte dal

un rinforzo

di

10/ra

il

dito

mezzanotte a

ili.

18

Qnartier generale

fatto

quella città, n generale

Ad un'ora

1

il

march'

40/m uomini, di \ andrebbero ;(

•


— 248 — Dal Ministero deve pure essere stata spedita la determinazione

che il Re si ritiri sul Ticino e sul Po ed abbandoni

i

Milanesi, forse

questa determinazione è una conseguenza dell'adesione del governo francese a darci Ieri sera, e

il

soccorso summentovato.

credo ne avremo tutte

dimostrazione,

le

sere, ebbe luogo un'altra

ma dapprima avanti al « Caffè Fiorio » che m'è stato

detto sia stato obbligato

di

chiudere la bottega. Vi saranno state

3/m individui di cui alcuni pochi facevano il solito schiamazzo; intervenne un battaglione di Guardia nazionale, fece cinque arresti,

uno era un borsaiuolo; il popolo tentò di liberarli, ma non vi riuscì. folla, una parte si portò di nuovo sotto le finestre di Castagneto, ma una quarantina di guardie

Più tardi, cioè dopo dissipata questa nazionali mise questa folla in

soggezione; si mandarono

le solite

imprecazioni a Castagneto, il quale probabilmente non le udì, perchè si

disse che alle sei era partito;

nale,

non si risparmiò la Guardia nazio-

ma questa si tenne dignitosamente. Io ero in mezzo alla folla

ed ho veduto davvicino oratori,

i

cinque o sei mascalzoni che facevano gli

veramente tutta gentaglia da patibolo

Domani mi tocca di fare una passeggiata

assai faticosa, cioè di

andare a piedi sino a Carignano, per accompagnare 250 prigionieri austriaci, che dalla nostra cittadella

si

mandano a Mondovì e nella

ho cercato di scusarmi, ma non c'è verso

riviera. Io

di

esimersi.

Anche il marchese Rorà, il barone Bianco e gli altri militi di uguale grado non si sono ricusati Si spera da tutti che gli Austriaci non mettano il piede in Piemonte; e se lo mettessero troverebbero di che far per loro, perchè

la nostra armata, che sentii dirsi non si vuole più battere per

bardi, se

il

i

Lom-

nemico toccasse il nostro suolo, loro farebbe pagar ben

cara questa prepotenza

Gradisca i soliti sensi etc. Obb. mo aff. mo servo

Brignone.

XXX. Torino IU. mo

il

5 agosto 1848.

signor marchese,

Sono ancor assai stanco per la facchinata che dovetti far ieri in

accompagnamento di 266 prigionieri tedeschi sino a Carignano, dove siamo giunti alle dieci e mezzo del mattino: non è capitato nessun inconveniente.

Relativamente alle disposizioni da darsi per l'alloggio de' Francesi,

quando veramente vengano in nostro soccorso, mi pare effet-


-

- 249 tuabile

di

il

lei

progetto comunicatomi col

preg."°

«li

o l'ero farle osservare che pel

momento non

pino che se ne prenda

Ter

molti stabilimenti vuoti e quartieri, e

fastidio. si

1

foglio di

lei

ancora.

c'è

snidati vi

sono

pensa ad allocarli in essi;

uon si avrebbe a pensare dai particolari eoe a ricevere meglio quel progetto e qualche altro e glie

affidali,

gli

maturerò

:à poi tanti) imbroglio; lo intanto

comunicherò.

lo

pretende che verranno, altri vuole che non vengano: però

chi

certo esser stata spedita una staffetta ieri l'altro al maresciallo

dato ordine all'ingegnere della provincia di

Oudinot. e che polo di adattare

meglio che

il

si

potrà

strada oltre a Fene-

la

le.

.e

non

notizie della nostra annata, di certo

si

ha nulla, mentre

mi viene assicurato che da Milano ne ieri ne oggi sia ancora giunto alcun corriere. Il corriere venuto da Novara dice avere inteso il ole che a momenti verrà pubblicato

cann

un bollettino, nel

quale si dice che non v'è nessuna notizia allarmante, come si è tentato di spargere dalla voce pubblica. Alcuno m'ha detto che Radetski ta la

proposizione

d Ticino, che e che

nostro Re

il

pace, dicendo che non avrebbe var-

di

si

sarebbe concessa piena amnistia

si

ritirasse a casa sua; che

il

ai

Milanesi

Re avrebbe accet-

ma che trovandosi nel palazzo civico di Milano, siasi most al

balcone con uno scritto contenente questa proposizione per inalare

il

popolo, e che questi abbia gridato: « No, do, non si ac-

ed allora egli abbia lacerato quella carta. Queste sono

cetti!

cose che

si

le

ra

In Alessandria

arrivano frequenti soldati sbandati; nella cittadella ottomila uomini.

in

attina in Tonno il reggimento che lo

La polizia si

e

sia

il

si

troi

Savona.

risvegliata in seguito alle

nuove torbolen

nelle quali si arrestarono quintili individui.

11

la

OOVemO hi proibito la vendita di tutti qne' :io

bollettini

permi

le

tutti

lopo

le

averne

orecchi*

pi

gli

o

Obbed.* Brignoi


--

260 XXXI. Torino

Ill.mo .......

Il

il

9 agosto 1848.

signor march**.-'

ministro Casati ed

il

Gioberti ritornarono questa mattina

in conferenza cogli altri ministri e nulla si sa

momento sono ancora di quanto eb-

bero dal Re. Sono partiti

Quartier generale

alle ore quattro dal Quartier generale, ed in questo

sig. ri

ieri

alla volta

del

li

conte di Revel ed avv. Merlo, presidente della Camera dei de-

putati, coll'intendimento di far comprendere al Re che ad ogni costo si

doveva far la pace, facendogli sentire che

popolo è stanco e

il

non vuol più guerra, e se si ostina a far la guerra sarà del tutto rovinato. Un ufficiale ha scritto da Vigevano che v'è stato un altro armistizio di tre giorni, che finiscono con tutto venerdì, che pare

che il Re voglia far guerra, dice

il

ma che

accadrà un gran disastro. Si

Re salassato tre volte. Dei Francesi è sempre la cosa oscura;

e molte sono le contraddizioni, ma io ritengo

sempre che non ven-

gano. La popolazione è tranquilla; mi fu detto che siansi fatte perquisizioni domiciliari in casa Castagneto, dove

dividui che non

trovarono due in-

si

sa chi siano, in casa Villa, in casa Salasco, in

si

casa del generale Broglia; ma non si conosce nissun risultamento....-

Aggradisca i soliti sensi

etc.

Obbed.

affez.

servo

Brignone.

Tonno doveva essere Re volesse far guerra » a tutti

Impressione generale a frangente che

<

il

ma che accadrà un

quel

in i

costi,

gran disastro » Questo il Brignone marchese Guasco il 9 agosto; questo ripeteva il 27 settembre: «Il Re ancora domenica disse al Podestà di Cremona che fra breve si sarebbero veduti in quella città »; e questo ancora affermava il 9 ottobre: «Sento che il Re sarebbe disposto per la guerra, ma il Ministero non va d'accordo colle volontà del Re », mentre cJoro che da un trentennio avevano predicato la crociata contro l'Austria, ed erano riusciti a spingere Carlo Alberto in questo ordine di idee, già andavano preparandogli con dei « si dice » dei « pare » il colpo di Stato che nel 1849 veniva effettuato a Novara (1). « V'è persino chi dice che il Re, giunto a Cham«

scriveva

.

al

,

(1)

L. C. Bollea, II mistero dell' abdicazione di re Carlo Alberto, in

Il Risorg. it., n. 5, a.VIU, pp. 188-202, Torino, 1915.


— 251 — béry manderà il

il

Brignone

Si vuole quasi

come si-

sua abdicazione», registrava

la

16 settembre e

18 ripeteva:

il

«

Re parta per la Savoja e che colà giunto abdi29 settembre scriveva alcherà», e il Nomis di Cossilla l'amico Guasco: «Si sostiene intesa la pace, ma a condiRe, quale non può stare dopo le zione che abdichi vane promesse fatte». Era veramente l'Austria che domandava la corona di Carlo Alberto, o pure erano voci messe Re doveva aver intenzionalmente in circolazione? Certo curo che

il

il

il

il

il

sofferto molto nel vedere fallita la partita decisiva della sua

Non

vita.

lo

si

rispettava

più:

«

Re

Il

è diventato total-

ministri e non sanno più mente imbecille. Così dicono che farne », sì che egli ordinava al suo Stato maggiore di Ministri glielo trasferirsi da Alessandria a Torino ed rimandavano indietro, non curandosi punto dell'autorità i

i

regia

'

meno che

Il

diceva del

si

Re

era:

«Siamo caduti in

di Dio, che si contiene in queste parole, se non erro, della Bibbia Dabo vobis regem /atuum», o anche e Se pure gli rimane ancora un po' di cuore in petto e di sale in zucca, deve fare le serie riflessioni affé! » scripoco deferentemente il R. Sovraintendente agli Archivi di Corte, Nomis di Cossilla, il 29 settembre, e continuava: « Lo vidi giorni sono a pranzo e non lo trovai cambiato, come molti dicono; un po' più canuto e magro, e nulla più»; ma dieci giorni dopo l'avvocato Brignone, passato in rivista da Carlo Alberto con la Guardia Naziocontrario: «Il suo umore non mi parve nale, affermava

quel castigo

:

:

i

il

troppo buono; r

la

sua fisonomìa poi

di

un

nessuno sempre freddo solito >. Non l'aveva neppure commosso l'offerta del no di Sicilia al suo secondogenito Ferdinando, duca di

nel viso. Del resto nulla disse a al

buona,

niente

giallagnolo, e mi parve che fosse anche un po' gonfio

arrivava

:

piani lombardi

non

troppo gli

grandiose. ro

ben >

quando

la

sui

catastrofe

lasciava più adito a fantasticare di

La

trattata e le

tardi,

e-

Deputa/ione Siciliana era

e

furono resi onori militari, d'ordine

dal Re, dalla Civica di

Alessandria

e tutto finì


— 252 — aveva ben altro per il capo la pace con l'Austria era laboriosa quanto mai e si continuava a parlare di inlì.

Egli

:

tervento

diretto

russa; mentre

anglo- francese e persino

Genova insorgeva nel

di

bertà repubblicana dal Congresso di Vienna strutta, anche

se ora mascherava

con altre idealità politiche. Povero Re costretto ad !

fedeli

:

lo fa forzato, lo fa

il

li-

del 1815 di-

movimento separatista

allontanare]

«

mediazione

ricordo della sua

i

suoi cosidetti

per perderli, lo fa di cuore, chi

sa? Dio forse o piuttosto Belzebù, con cui si intenderà meglio » si rispondeva il ringhioso Nomis di Cossilla, cui non pareva possibile che il Re avesse seguito la corrente liberale. Certo però egli scontava con sacrifizi intimi profondi la propria politica, e il 29 settembre sempre il Nomis di Cossilla scriveva al caro Guasco « Dicono che deve domani pubblicarsi la soppressione dei governatori e della corte nobiliare, cioè scudieri, maggiordomi, gentiluomini di camera etc. e naturalmente doveva andare così, non potendosi servire a due sistemi cioè al Re ed a Mammona > lo

:

;

XXXII. Torino Ill.

il

31 agosto 1848.

mo sig. marchese,

Le gazzette d'oggi le porteranno il proclama del Re alle truppe che si pubblicava jeri. l'are che questo proclama abbia incontrato la quasi

universale approvazione. Nissun' altra novità non è com-

parsa che io mi sappia; solo sentii dirsi, ma non proviene da fonte

troppo autentica, che fatto sentire

il

cav.

Lamarmora ritornato da Parigi abbia

che il maresciallo Bugeaud arriverà in Torino li 8 del

prossimo settembre. il Duca di Genova arrivò in Alessandria ed mezzogiorno la Deputazione siciliana venne ricevuta dal Re in gran gala, e quindi venne invitata a pranzo. In Alessandria non si

Nella mattina del 27

al

sapeva ancora che cosa avesse deciso il Re sulla proposta del Regno di Sicilia,

ma a Torino si diceva questa mattina che non era stata

accettata l'offerta del Regno; la detta Deputazione venne però ben

Re dalla Re ordinò ad un sarto di Alessandria due

trattata e le furono resi onori militari d'ordine espresso del

Civica di Alessandria. Il vestiti alla borghese i

lavori che

si

per lui, visita gli ospedali e le fortificazioni ed

vanno facendo intorno ad esse.


— 253 — Torinu non abbiamo nulla

In

nuovi.;

di

la

ran-

poj

qnilla

serro

ohti. affex.

Brtgnoae.

XXXUI. Torino addi 3

••vi

..lori

di

settembre

\>-

oaove: eccone nel Pensiero italiano. Augusto un dà poi dettagli, ma siili". ina. con varianti più nere por

Dio

:u

morta una guardia

di

polizia, ed altri feriti e che,

n era di un Veneziano, trovatosi là per fortuna; l'intendente

per la finestra. L'ho sempre detto che

coi mobili

Genova

doveva rovinare e vedrai che ci rovina.

ci

Altre nuove non abbiamo: guerra o pace, pace o guerra e

Maurizio lontani

ili

Kobilant venne da Alessandria: pare che letti

1

fedeli; lo fa forzato, lo

fa

il

sempre

Re si al-

per perderli,

fa di cuore, chi lo sai Dio forse o piuttosto Helzebut, 1

lo

con cui s'in-

Mi dico tutto tuo affez.

amico

!..

Komis di Cosatila.

il

5 settembre 1848.

XXXIV. Torino lil.

mo signor marchesi uto la

cadir

el

li

lunquc a darè

tranquillo e che il

itito

politica

moderati

addi)

••

il

governa

merito poi dello Spirito che

l'onore di trascriverle un (nano

i

-•

conoscenza delle sceue

quel Circolo politico, incesi che In

« In

Ill.m*

corrente; non

Le dirò solo che ora tatto

ione.

jdieir

S. V. i'

le li'

• :

di

let-

si primo corrente ;

d

repubblii

i

stentata II

K„r,rg

.f,;

.

XIV

17


- 254 — ministero non può azzardare a radunare

il

lia

le

Camere, perchè non

maggiorità, peggio scioglierle perchè avrebbe elezioni

di

colore

assai pia pronunziato,

onde ha accettato il potere per togliere

libertà. Si fa grazia di

credere alcuni ministri

pure

essi

illusi,

la

ma

il ministro Interni, Finanze non trovano difensori, e veramente sono leali, il meglio è dimettersi, giacché non possono che far male al paese. Per buona fortuna abbiamo il Pareto in Ge-

il

Presidente,

se

nova, che le

si

della Guardia Nazionale; senza di lui

volle Generale

cose sarebbero passate agli estremi. La causa d'Italia io la credo

perduta; la pace, forse già

fatta, non si

mostrerà che quando si tro-

verà conveniente ed intanto si lascierà l'opinione ed popoli sia stancato da prolungati armistizj liberi

da qualche popolare tragedia.

:

fremito dei

— Sentesi che Ferdinando ha

spedito 30/m soldati a porre in ragione i Siciliani. si

il

nel frattempo Dio ci

lasciano sbarcare dai Francesi ed Inglesi

i

A Livorno non

volontari italiani: pos-

sono restar dubbj che tutti non sieno intesi contro i poveri popoli ». Ieri s'era

sparsa la voce in Torino essere certo che i Francesi sa-

rebbero venuti in soccorso.

giornale

Il

La presse dà la notizia es-

sere stata rifiutata dall'Austria la mediazione franco-inglese e dicesi

che questo ultimo Governo abbia in seguito minacciato l'Austria di scendere con due armate in Italia e sul Reno.

M'è stato detto che sia uscito alla luce ieri sera un opuscoletto sessanta e più facciate: io non l'ho ancora veduto. a Torino in diverso senso, ma Il moto di Genova è stato preso pare che prevalga quello dell'approvazione; forse sarà nel primo momento che avrà prevalso questo sentimento; mi pare che a mente di Gioberti di

più calma sarà disapprovato, e

le

mi paiono assai convincenti

Aggradisca i soliti sensi etc. Obbed.mo affez. mo servo

ragioni del Costituzionale di jeri

Rrignone.

XXXV. Torino il 6 settembre 1848. Ill.mo sig.

marchese,

Mandando quest'oggi colla

diligenza di Saluzzo

aveva l'onore di annunziarle col mio

il

pacco che io

foglio di jeri, vi

metto pure

una copia dello scritto del Gioberti, che non so se ella avrà tanta pazienza da digerirselo; io non ne ho ancora potuto legger molto,

ma sento a dirsi da taluno che in esso

manifesti

sentimenti

meno

balordi e più moderati di quelli del discorso letto al Circolo politico.

Tutta l'onesta gente è adirata per l'aliare di Genova; anche a


va

1

buoni

ae

sono molti) malcontenti. Pare che

il

ministero

misure. Sono itate dirette alla volta

prende

la

urrlvò stamattina lo trovò a ittina alle dieci

Ronco È partito

mo Durando goal commis-

mei

e

erno con pieni poteri, per rimettere l'ordine l

Genovesi

dano e lamio instanze perchè no non e il popolo suscitata

Venni assicurato die

ila

j»iu

una lezione, mentre

dia

questi

sciti

tumulti, non è

pochi malandrini.

vuole persino

disciolta, anzi

si

che

la discioglie, e

che

ensione furono

1

clic

doveva pubblicare

si

moti

Genova

di

che mai universalmente della possibilità della guerra, ben snto

•

;

ià

domenica i

Governo

il

Governo ha date disposizioni analoghi

il

;

quella

in

che hanno scritto questa mattina, doman-

stessi,

ila

di

pure in marcia a quella

lineato d'

dm Francesi, perchè si (lene per costante che

ina non accetta Dissima mediazione. Questa fa numerosa nudati: racconto

un ulliziale

de' bersaglieri arrivato

da Innsbruk,

prigioniero, che non ha fatto altro che trovar soldati per incredibile

uppe

il

;d.

il

numero di essi, si designa per generale delle francese Changarnier; avrebbe piaciuto

generale

ma quoto non

probabilissima

la

verrà, l'are

guerra

pili

che mai

m Oggi,

olisca

universale

1

soliti

Obbed.no alle/..'"" servo Brignone.

JtXXVL

Tonno

il

7

settembre

ix-l«.

111." 11

.muto quota mattina da Genova, ha riportato (die ;il

e

i

<•

in

questo

tenza tutta

:

,

lettere ricevute dai diversi

a tranquilla;

negozianti

momento mi viene assicurai .no u generale

ubblica francese,

ì

Changarnier con due eommls»

prenderanno

quali

a

il

I

no: altri mi

.

I

del

Immisi

un

Tifili

rei

ine.!

pa-


D'altre novità nulla ho

alcun poco rialzati

di

che

vi sia piuttosto la

256

inteso:

—

\"è chi pretende che, essendosi

fondi pubblici a Parigi, questo voglia dire

i

pace che non

sempre nella stessa indecisione

la

guerra. Del

resto

si

vive

Gradisca i soliti sensi etc.

Obbed.mo affez. servo Brignone.

XXXVII. Torino lll.

li

11

settembre 1848.

mo signor marchese,

Dopo la nuova, data come ufficiale dalla Gazzetta piemontese. dell'accettazione per parte dell'Austria della mediazione anglo-francese,

non se ne ebbe nissun' altra. Corre però voce questa mattina prolungato per altri quaranta giorni; se

che l'armistizio sia stato tal

cosa è, meglio è

il

dire addirittura che

non vi sarà più guerra,

od almeno che essa non avrà più luogo prima della prossima primavera. Ieri

il

cav. Falcione, dello

Stato

maggiore generale, e scudiere

della Regina Maria Cristina, dopo poche ore di arrivo da Alessandria, partì alla volta di Parigi con missione del Governo. Si spera gene-

ralmente che quella prolungazione d'armistizio voglia significare pace.

Finalmente il prestito forzato è stato prescritto. Io già diedi un'occhiata a quella legge, ma non l'ho ancora studiata a fondo per potergliene parlare con cognizione di causa.

La studierò e quindi mi

informerò e vedrò che cosa toccherà farsi per la S. V. lll.ma e stuil mezzo di provvedere. Non ho ancora sentito né critica né approvazione per quella legge; solo sentii che s'incontreranno dif-

dierò

ficoltà

per radunare i denari, sebbene il prestito in sé paia presen-

tare delle condizioni vantaggiose

Gradisca i soliti sensi. Obbed.

affez.

servo

Brignone.

XXXVIII. Torino il 13 settembre 1848. Ill.

m0 signor marchese,

Tutti sono

occupati nel leggere, studiare e commentare la

legge sul prestito e nel pensare ai mezzi di provvedervi; ma sinora nulla potei raccapezzare di ben certo onde gettare qualche fonda-

mento, e da tutti si conviene che non sarà tanto facile e tanto speditiva l'applicazione e l'esecuzione di essa e che saranno necessarie


- 257 ighe tnstriizionJ da emanarsi dal Governo stesso die dettò quella [ueste instruzioni

non

possono ritardare molto a compa-

rire

Parlando poi 'li politica, aenza la quale dice il cav. Rovida (1) in una lettera da Arona, non si può più vivere ora, egli mi disse che, sapeva già da i-francese;

noi, l'Austria

aveva accettato

ma che In Arona non

mediazione

la

parlava che d'intervento

si

armato per parte dell'esercito repubblicano di Francia e quindi, unendo e^li in brevi parole il suo voto, così si spiega: «Gli -i

effettui

nostra fusione col Piemonte, e che

la

una buona e leale Costìtu-

stermini per noi e pel Piemontesi (ili

•

Austriaci sono troppo

sinceramente detestati

Italia e

in

ben miserabile la nostra condizione se dovessimo stare sotto

ad un signore che si teme e non si ama ». Aggradisca

i

soliti sensi etc.

Obbed.<&o affez.mo servo

Brignone.

XXXIX. Toirno

il

1

settembre

1*1

M.mo signor marchese, mattina verso

ore tre arrivò in Torino

le

S.

M.

fermerà molto o poco. V'ha chi pretende che andrà

anno a

t'arsi

vedere.

pretende che questa

Si

sera avrà luogo

qualche favorevole dimostrazione a suo riguardo. Alcuni augurano da questa venuta del Re che

del iti

debba intendere come fatta la

si

\

come dicono giornali, che ve Lombardo -Veneto come un'Ungaria e che a noi ven§ one più generale si

li

lineati.

Non

si

che frattanto dura

6,

paria di prolungazione d'armistizio, perchè la

mediazione

natura prolungato 1'armÌStÌZÌO juelie dei

giornali.

i

si

debba

intendere

Non abbiamo

Si

di

altre

DI

Ho l'onore di essere col solito profondi

lamento Obbed. mo

alle/..'"-'

Brignone. XI.

I

III."»"

M. nella IO

l..

ori no

li

Signor marcie

C. Boli ba,

Koma, 191 1.

Un censore a

de DOD produ-

patriétta, ia

lìn.

//.,

XIX


— 258 — biamento nello stato ordinario della città. Niasuna dimostrazione né favorevole né sfavorevole non ebbe luogo

tutta

;

la

giornata e la

sera si passò come le altre, non ostante che fosse corsa la voce che si

sarebbe fatto qualche cosa.

siedette

il

\ i fu consiglio dei Ministri a cui pre-

Re, verso le ore tre pomeridiane.

Dice vasi jeri che oggi sarebbe

rebbero abolito tutte

le

emanato il decreto, con cui si sa-

cariche di Corte; pubblicòssi jeri un pro-

clama del Re alla Guardia nazionale, che ella avrà già letto nelle

Ho l'onore di essere coi soliti sensi etc.

gazzette di jeri

Obbed. mo affez.mo servo Brignone. XLI.

Torino il 16 settembre 111.™» .......

1848.

signor marchese,

Corsero ieri ed oggi moltissime voci contraddicenti sull'arrivo

del Re, sulla sua

leva che venendo

trasportato

il

permanenza ed anche sulla sua partenza. Chi voil Re a Torino, ivi pure avesse, ossia intendesse,

Quartier generale; ed essendosi veduti a passeggiar

alcuni militari che stanno sempre presso

il

Quartier generale, l'opi-

nione suespressa prese incremento. Il fatto sta però che non è vero niente: se vennero

alcuni

ufficiali

del

Quartier generale di Ales-

sandria, ciò fecero abusivamente, e perchè non

si

sa

mantener l'or-

dine e intanto ebbero l'ordine del Ministero di ritornarsene subito

voleva sostenere che il Re fosse partito jeri sera mezzo per la Savoia, e ciò non è nemmeno vero, perchè

ai loro posti. Chi

alle undici e

questa mattina riceve stero. Si dice

i

ministri e lo so da un impiegato del Mini-

però che partirà

di

certo, se

non oggi, domani per

Chambèry. Qualcuno aggiunge che andrà sino a Grenoble; ma io non saprei indovinare che cosa andrebbe a fare.V'è persino chi dice che, giunto a

Chambèry, manderà la sua abdicazione. In mezzo a non c'è altro di vero, che jeri invitò a pranzo al-

tutte queste voci

cuni

alti

personaggi e fra questi anche

resto che cosa faccia, che cosa

il

conte di Collobiano. Del

non faccia non si

dice fortemente che sia prolungato, se

sa.

L'armistizio

si

non per altre sei settimane,

per un tempo però quasi consimile, e pare che

la

Russia voglia an-

ch'essa pigliar parte alla mediazione anglo-francese; se ciò è vero, l'armistizio verrà prolungato

sino

a

chi sa

quando

Gradisca

i

soliti sensi etc.

Obbed. mo Affez. mo servo Brignone.


— 259 XI. li.

Torino 111.»

sii:,

irizzonte politico

sempre più oscuro.

fa

si

iv di •

di

e

Min

il

1« Bettembi

il

marchi

ire

fare quello che ha

Alessandria e

ire in

che no»

si

ritorna.

imbecille. COSÌ dicono l Ministri e noi:

te

farne

-

e

pai-te

balia

in

a termini dello Statuto

l'atto,

Re

Il

da

venire auch'egl: a Turino; «lei

Re

dà ordine un-

Re è dive:

Il

sanno pia che

unno più da che parte rivolgersi, e

dice che

si

•:mi a dismetti

-ìcuro che

il

Re parta per la Savoja e che

Se il ministero attuale

si

dismette, cadi

energumeni del ('ircelo, e si lai molto per questi, ed allora siamo fritti: insomma pai :i afmpre di male in peggio. I>a un altro canto vi e di fari mani,

nelle

uelli

delli

artigli

<

nuovo olii pretende che Lamoricière nienti

ie

1

alla

Francesi verranno

in

numero di 60/m col

ii^ia. come ausiliarii, ma io

non ne credo

mi abbiasi toIui nella

tendo

Savoja ed

in

Susa pel

fio

di

etc.

Obbed. "

affissJB"

Hngnone.

xmi. Torino 111

Ritornando

r

alla

il

88 settembre

1848

marche* la

lo

tendo ma

trovai tale e quale

alla \olta di

questo

lo

Vi "Ilo;

<i.

iella

•

un altro sentii dirsi

1

a qn dire

dire un passo

fi.

11

C

•lite

:

poi o

tempo


— 260 — l'introito della giornata; forte.

che sino ad ora non è ancora stato niente

Se la pace venisse fatta,

io

credo che

in

poco tempo questo

si

ha bel dire, hanno

prestito sarebbe portato a compimento, perchè bello scrivere

della

i

giornalisti per la guerra,

ma la pace è nel cuore

maggior parte e questa maggior parte sarebbe dispostissima

a far dei sacriflzii perchè

si

ottenga; ed

io

spero che

voto

il

di

questa maggior parte prevalerà. Dio voglia esaudire questi voti

Aggradisca i sensi del solito profondo mio rispetto etc. Obbed. mo affez. mo servo Brignone.

La coscienza popolare, impreparata all'impresa militare tentata e fallita, ondeggiava senza neppure sapere che cosa precisamente volere. Tipico è invero il convegno del 13 ottobre: molti soldati si riunirono in piazza Castello gridando: « Evviva il Re!... Evviva la Repubblica!... Evviva Carlo Al-

Evviva la guerra!...» insomma un miscuglio di « evviva » che fece ben vedere che non sapevano che cosa si volessero. « Siamo male alloggiati !... Siamo male nutriti!... Vogliamo la guerra!... Vogliamo la

berto!...

Evviva la

pace!...

pace!... ».

che dietro le quinte era stato il più accanito sostenitore della guerra, si faceva ora avanti a' dar la scalata al potere, rimproverando al partito Frattanto

il

conservatore

partito democratico,

la

mala sorte della campagna militare.

Il 4 settembre era « uscito alla luce un opuscoletto di Gioberti di sessanta e più facciate » per battere in breccia Ministero, contro il quale « si sentivano sempre le stesse il querele dei fanatici » e si scrivevano sui muri dei portici

delle Segreterie a lettere cubitali

:

«

Viva Gioberti

!

Morte

al Ministero traditore! ».

27 settembre « al Teatro Nazionale eravi una commedia di nuovo genere: il primo attore era Gioberti, che era Presidente della Società Nazionale per la Confederazione itaIl

liana »

.

persone

Alla riunione

era immensa, composta di per una buona quarta parte

la folla

«

di ogni colore, e

corpo diplomatico vi era tutto. Si fecero di tanto in tanto degli applausi chi ne riscosse maggiormente, già s'intende, si è il Presidente cioè Gioberti. Si sentirono de'

di preti.

Il

;


— 261 — segno che quel consesso

bei discorsi dei bei parlatori a

presentava piuttosto l'aspetto di una assai buona accademia di

una riunione di uommi grandi

eloquenza, che non

di-

sinteressati, amanti della Patria sinceramente, che lealmente

vogliono avvisare

al

mezzo di allontanare la sua rovina, a

cui pur troppo pare destinata

10 ottobre

Il

si

tornava

.

alla carica

un nuovo con-

con

vegno, a cui intervenivano Mamiani, Sterbini, e anche Mas-

Due giorni dopo * si aspettava con ansietà l'apertura delle Camere e v'era chi pretendeva che le adunanze sa-

sari.

rebbero state assai orageases e che il Ministrerò attuale non [avrebbe] pot[uto] resistere », tanto "più che il marchese Al-

dismesso dalla Presidenza del Consiglio dei Mi20 novembre una dimostrazione veniva inscenata contro il Ministero Revel « e quindi in piazza Castello, erasi

fieri

nistri.

Il

le

i

i

nistri

!

finestre dei Ministeri, si diedero a fare

schiamazzi: " Abbasso

soliti ,,

*

,

i

soliti urli,

Abbasso

ministero!

i

mi-

dopo aver condotto < a passeggiare sotto le fikw

nestre dei Ministeri iffè

il

poco prima nel

tre asini „ » ai quali

Calosso „ si erano

«

ordinate tre tazze di caffè per

quei tre Ministri ». Non bastando

i

perle vie

chiassi

se anche a quelli in Parlamento, per cui

il

si ri-

presidente della

Camera dovette sospendere la seduta e far evacuare le tribune > ed alla fine democratici la vinsero e furono incaricati di formare un nuovo Ministero, che preparò l£ prestito Le finanze si erano sistemate un tantino con forzoso, che « in poco tempo sarebbe [stato] portato a comi

il

il

pimento, se

la

pace fosse stata fatta, perchè si a[veva] bel

a[veva]no bello scrivere giornalisti per la guerra, ma pace e[ra] nel cuore della maggior parte e questa ugg-

dire, la

i

irebbe [stata] dispostissima a

far de' sacrifizi

ed invece si ebbe ancora uerra per volere di quelli che la volevano ad oltranza sino ad ottenere la vittoria... se non sui campi di battaglia, almeno nel palazzo l'ornielli di Novara, dando il bei he

si

ottenesse

rito

pace]

la

Carignano > in, i»

</.

lt.,

\

••

del

1821

n

Ih,

Mgg.,

1

(1).

>W

II


- 26 2 — u

XLIV. Torino lll.

Niente di importante non posso

vamente essendovi che

il

25 settembre 1848.

mo otg. marche di

comunicarle, nulla effetti-

in bene, né in male, peggio di quel

nuovo, ne

vi sia stato nei giorni scoisi.

L'istessa indecisione, l'istessa in-

quietudine regnano negli animi di ognuno. Hanno fatto qualche senso le notizie

che

dell'Allemagna, che la S. V. 111. leggerà nel Risorgimento,

le arriverà contemporaneamente a

questa mia, ma si sospettano

false. Si

sentono sempre

stero,

le

istesse querele dei fanatici contro

quale dubito molto non voglia

il

il

Mini-

resistere lungo tempo.

piti

Ho letto questa mattina scritto sui muri dei portici delle Segreterie a lettere cubitali:

Viva Gioberti. Morte

«

Ministero traditore ».

al

L'affare del prestito pare vada assai a rilento. Grande è l'imbarazzo di tutti, e

rimasi stupito nel sentire certe famiglie moltissimo im-

brogliate

Passo a dichiararmi col solito profondo rispetto etc. Obbed. mo affez. m ° scino Hrignone.

XLV. Torino 111.™° sig.

il

27 settembre 1848.

marchese,

Questa sera al Teatro Nazionale havvi una commedia di nuovo genere: 11 primo attore è Gioberti che è presidente della Società nazionale per la Confedarazione italiana. Io ho tolto un biglietto,

che costa venti alli

invitati

i

andrò per curiosità di vedere la cosa; un'adunanza generale, alla quale saranno

soldi, e vi

dieci ottobre vi sarà

principali uomini d'Italia e di Francia,

i

quali non inter-

verranno, come mi disse un socio, ma almeno scriveranno. Mi pare che

gli

Italiani siansi già mostrati assai

troppo

ridicoli, e

che po-

trebbero prescindere da questa ridicolaggine.

Mi sono incontrato

ieri col sig.

parlato un po' di politica e

si

marchese Pallavicini

Abbiamo

conchiuse purtroppo! che siamo ca-

duti in quel castigo di Dio, che

contiene in queste parole, se non regem fatuum » Il Re ancora domenica disse al Podestà di Cremona che fra breve si sarebbero veduti in quella città. Il teologo Guala non è stato risparmiato, ed ha già dovuto cedere la metà del convento per la truppa, il di cui numero ogni giorno aumenta in questa nostra ca" si

erro, della Bibbia: « Dabo vobis

pitale.

Se si faccia guerra, o se si abbia la pace nissuno

lo sa,

ed


— 263 opre l'uno

fa

medesima interrogazione che da un mese

la

all'altro: e nulla

non

sa

si

••

;i

questa

i

credo che nulla pure i.nn ne

coi nostri governanti

aggradisca

Bensì

Bolitl

i

i,.mo uiv.'""

serro

Brignone.

XLVl.

Tonno IH mo •

•

li

20 settembre ìxix.

la

pazienza

di

leggere il Costituzionale

ha potuto essere abbastanza informata ilei risultato della

Società nazionale federativa, a cui in quella

i

il

marchese,

ha avuta

111."»*

\'.

lori, ella

siff.

io,

le

scriveva giovedì, avrei as-

non saprei aggiungere

sera. Nulla

quel giornale, che mi pare ne

li

quanto ih» dice

a

abbia ben compreso

1"

che la folla era immensa, composta di persolo' ili

non esagero, per una huona quarta parte

e

re,

diplomatico vi era tutto. Si fecero plausi; chi ne

di

di

preti.

11

tanto in tanto degli ap-

tormente, già s'intende, si è il Presidente,

:

mtironó

de' bei

parlatori a segno

discorsi, ilei bei

esso presentò piuttosto l'aspetto di una assai buona Acii

eloquenza che non

una riunione

di

di

uomini

grandi,

amanti della Patria sinceramente, che lealmente V0mezzo di allontanare la sua rovina, a cui pur tata.

l'altro

-parsa

s'era

la

V0C€ che

era veduto verso da

i

ilo

Bei

ponte,

il

i<-

il

Re

partito per

l'osse

\

quattro pomeridiane una

cavalli di posta, avviarsi al ponte di Po; a

vece

di

voltare a destra SS ne umlo pei

.no alla vigna della Regina

<

far visita

alia

Da-

me meglio vuole, i.

il

'aulente tranquilla: evvl un silenzio raramente

quale non e interrotto che da qualche voto td

intendere .die il giorno 8 del

-unno d« -rande notizia

.

filato

che

a

GmgUaSCO un tetto di un pò

quattordici soldati ile

il

che

en

popolo gridi quattro o cinque

ili

potrei

V'ire

per

la

truppa piuttosto

;

deve pubblio

uevole.

pei

di

(die es|

al


— 264 all'aria libera, massima inoltrandosi nella fredda stagione.

disca

Aggra-

soliti sensi ecc.

i

Obbed. m o Aff.mo servo Brignone.

XLVII.

Torino addi 29 di settembre 1848.

Caro Guasco, Dicono che deve domani pubblicarsi la soppressione dei governatori e della Corte nobiliare, cioè scudieri, maggiordomi, gentil-

uomini di camera, etc.

;

e naturalmente

tendosi servire a due sistemi, cioè al Il

re parte

doveva andar così non po-

Re ed a Mammona.

domani sera pei' Pollenzo, dove va a passare il giorno nascondendo così la sua vergogna. Se pure gli ri-

della sua nascita,

mane ancora un po' di cuore in petto, e di sale in zucca, deve fare le serie riflessioni affé!

Lo vidi-giorni sono a pranzo e non lo trovai

cambiato, come molti dicono; un po' più canuto e magro, e nulla più.

La Duchessa di Parma dalla villa della Regina, dove prende la muffa per l'umido, va a Moncalieri, dicono, e si rasciugherà un pochino. Si sostiene intesa la pace,

non

ma a condizione che abdichi il Re, quale

può più stare dopo le varie promesse fatte.

finita una volta!

e ini credi

Almeno che fosse

sempre L.

Tuo aff. m0 amico Nomis di Cossilla.

XLVIII.

Torino Ill.

il

6 ottobre 1848.

mo signor marchese,

Della pace o della guerra, siamo sempre nell'istessa oscurità e dubbietà. il

Un chirurgo maggiore, che incontrai or ora, dissemi che

primo uffìziale della guerra gli fece sentire di tenersi preparato

per la settimana ventura, essendo probabilissima la partenza per alla volta delle sponde del Ticino. Domenica vi sarà probabilmente la rivista passata

-evitarla le

armi

:

da

S.

M. alla milizia comunale. Questa non potrò

speriamo però che non ci vorranno tenere troppe ore sotto

Ho l'onore di ripetermi coi soliti sensi etc. Obbed.mo affez. mo servo Brignone.


166 XI. IX.

Turino III. 1""

.

data

Ieri la

gridò « N'iva sfatto.

Il

il

9 ottobre 1848.

man-i,.

Big

il

«la

M. alla milizia

S.

Re! ».

comunale si passò

limostrato assai soddi-

»

suo amore non mi parve troppo buono: la sua ÉsOBOmia buona,

poi niente

di

un color giallognolo, e mi

parve che

I

anche un po' gonfio nel viso. Del resto nulla diaae a nessuno e sempre freddo

al golii

irtamente della guerra,

ma oggi ai

dice

con-

il

vuoh però che nel corso della settimana si farà nota al pubblico

la

durata del termine perentorio stabilito tra

potenze

le

modo o

mediatrici da darsi all'Austria per la definizione od in un nell'altro della questione,

rebbt

sta ventilando. Sento che

si

del Re; e sono quasi persuaso che

da ce

rei

tenuti da qualcuno che, se

dal mistero in cui oggigiorno ci soliti

:

il

i>

per la guerra, ma il Ministero non va d'accordo colle

i

;tà

che

la

guerra non

si

può sapere qualche

farà,

ai

troviamo, lo sa di certo

sensi etc.

Obbed.«a° alTez. mo servo

Rrignone.

Tonno li IH. 01 "

Nel

Big.

mono-ufo

ottobre

11

-

marchese, cui scrivo tutte le truppe che si

in

hanno nella

trovano radunate sul campo di Marte, dove er passarne la

èva

rassegna e fare

nt-l

gli esercizi. Solito

umana. Qual-

mercoledì

Urà domani per Alessandria. ra,

come a

.ornale,

vo. Io

.••

o

congri

il

la

prima

quei Padri della Patir

di

Palassi

perei.

.incere

volte

stanchessa. Mi

la i

altre

o

non v'intervenni per due ragioni:

:

il

venne

riferii

Gioberti r alcuni

d<

n, Sterbii. li

_iio, arni,.

fortini

A Gallina

.nchi. di cui

da

ii.


— 266 — Di notizie Siam sempre all'oscuro; però vedrà la S. V. 111. ma che non mi sbaglio, e che si conchiuderà una pace, se non lunga almeno temporanea: mi pare che l'orizzonte politico sia tale.

Vedremo lunedi con quale veste compariranno deputati. Ma hanno hanno bel dire, ma la guerra per il momento non si può i

bel fare,

Gradisca i soliti sensi

fare

etc.

Obb. m ° aff.mo servo

frignone. LI.

Torino Ill.

li

13 ottobre 1848.

mo sig. marchese,

Dai giornali udrà le notizie delli all'ari di Vienna, le quali vengono anche confermate da corrispondenze particolari. Si diceva anche ieri che fosse nata a Milano una guerra as§ai accanita tra gli

Ungheresi ed i Croati, a cui avrebbe preso parte anche

la po-

ma questa mattina non si confermò tale notizia. Si vuole

polazione,

però che se non

vi succedette ancora alcun scontro grave, pure non

tarderà a succedere.

Ieri

sera appunto sul pretesto delle notizie di

Milano vi fu un assembramento stello sotto

il

di

300 o 400 individui in piazza Ca-

balcone del Ministero, a cui si domandavano notizie,

•e

questi fece rispondere che non ne aveva ricevuta alcuna. La folla

si

contentò di questa risposta ed essendo imminenti le undici, pensò

bene di andarsi a riposare. Si

aspetta con ansietà l'apertura delle Camere, che avrà luogo

lunedi, v'è chi pretende che le

e che

il

adunanze saranno assai orageuses

Ministero attuale non potrà resistere. Io però credo che si

manterrà ancora. Non ho potuto penetrare il motivo per cui il marchese Alfieri siasi dismesso dalla presidenza del Consiglio dei ministri :

le

ma credo che abbia fatto male ora che si stanno per aprire

Camere. Vedremo lunedì come s'incammineranno le cose

disca

i

Gra-

soliti sensi etc.

Obbed. mo aff.mo servo Brignone. LII.

Torino Ill.

li

14 ottobre 1848.

mo sig. marchese,

Mi fu detto che sia arrivato nella scorsa notte

il

generale

Oudinot. ma questa notizia merita conferma. Ieri sera molti soldati, in specie del

reggimento di Savona, convennero in piazza Castello,


— 267 — vviva

Rei Evviva

il

la

Repubblica

guerra

la

Evviva ». che fece ben vedere che a

di «

ino che e

imo male Vogliamo

in

>

crederlo, ch<

il

arresto

il

la

alloggio, si pretende, ed

mi vien detto

.iti;

.

Vogliamo

Iella ritira

andò al rispettivo

se ne

hi

:

de

nutriti!

pace! » Venne pò»

la

Evviva Cari

I

Insomma od

»

!

colonnello ('amia perche avvisato la mattina

ili

non prese nissuna analoga disposizione

>i,

ano. notizie di Vienna Italiani

_di

confermano ed hanno fatto molta imj

si

ne tirano un buon augurio.

molta artiglieria per

urti •

•he altre

mala intelligenza tra le truppe Ungheresi e le Ci

•ra la

lo

linea del Ticino,

la

truppe abbiano l'ordine di partire. A Milano pare

dicono lettere

di

Milano

fonte

di

non Obb. mo

aff. mci

Brignone. LUI.

Tonno il 21 novembri Ill.

Ieri

che

m " Big. inarric

riprodussero

si

scene

le

domen

di

:iede

;

non

necessaria ii

in

in

per un rinforzo per

».

Lttrpppatisi

di

«

del

Abbasso

si

linea

cavalleria, e

e

di

pò

bel

di «

i

ministero K

quili

n

molti

giunti

;

minisi

del

dia-

opportUBam 'ima

alle dieci tutto

rinvenni

i

Mi

individui di più

ivallo

il

guard

di

di

cavalieri.

mosse dal

le

mosse incontro per intimare la

La civica

.

ni

Governo,

tre dei ministeri, si dia

pi

ministri!

il

qualche energia che

dimeni

avevano preso prima alla dimora

zi : 1

di

individui, che :

lindi

si

ma

a.

prova

fu

d

lo

di


— 268 — primo atto si videro tre individui, cavalcanti ciascuno un asino, a passeggiare sotto le finestre dei ministeri e che, dopo la passeggiata, smiisi fatti entrare in

una sala del « Callo Calosso », ora « Lega ita-

liana »,

che siansi ordinate da' condottieri tre tazze

detti asini, e

i

alludevano i somarelli.

di caffè per quei tre Ministri a cui Ieri

presidente della Camera dovette sospendere la seduta e far

il

evacuare le tribune; dopo di un'ora pubblico fu di nuovo ammesso;

si

ripigliarono

i

lavori ed

il

ma la lezione bastò e stette tran-

quillo. Il

Corriere mercantile di Genova, arrivato questa mattina, dice

che a Roma il 16 vi fu insurrezione. I Svizzeri tirarono sul popolo,

ma il popolo spalleggiato dalla linea e dalla civica, circondato il Sommo Pontefice quanto desiderava, cioè

Quirinale, ottenne dal

il

cambiamento del Ministero, il quale ora Gaietti, Sterbini, etc. etc. Le

composto

è

Mamiani,

di

pugnalate date a Rossi furono confer^

mate; si vuole che per istrada, recandosi alle Camere, il Rossi fosse fischiato, e

che egli facesse vedere con segni ingiuriosi che nulla

non gli importava di quei fischi, e che per questo una testa bruciata abbia concepito ed eseguito il progetto di pugnalarlo.. .... Aggradisca i

soliti sensi etc.

Obbed. mo

affez.

m ° servo

Hrignone.

Il 1848 era stato veramente infausto e di sventure non ne erano mancate in tutta Italia. Venezia insorta e domata nel sangue, la Lombardia liberata e poi ricuperata dagli Au-

striaci, l'Italia

centrale tutta in fiamme e poi, dopo la vam-

pata, nulla più di assistito

un pugno

all'assassinio

male stava curandosi

di

Roma aveva anche

di cenere,

Pellegrino

le ferite

Rossi

e

il

Piemonte

d'ogni specie inflittegli dalla

partiti estremi, che pure non posavano politiche. ormai avevano la direttiva delle cose « Guerra Guerra » sì sognava e si urlava e guerra vi

guerra

infelice, e

!

i

!

ancora contro l'Austria, con un esercito in crisi morale gravissima e punto preparato al cimento, anzi a compire disastro si esautorò il Re, privandolo del comando suil fu

premo, per darlo ad un inetto avventuriero polacco e gli si imposero generali dubbii come Gerolamo Ramorino, ma di

fede politica pari a quella degli estremisti.

Novara fu l'epilogo doloroso della politica « della guerra


— 269 — sino al fondo * ed episodi principali di quella impresa d'armi,

clamoroso abbandono del passo della Cava, l'abdicazione

il

Carlo Alberto e il suo volontario esilio ad Oporto, dove morte non tardava ad apportargli quella pace che in vita non aveva mai potuto raggiungere.

di

la

Riflessi

di

politica

italiana,

bagliori

delle

agitazioni

di

Francia, dove la seconda republica non ancora nata già stava

per morire, quietismo

Torino ormai scettica

di

di tutto, ar-

rabattamento dei politicanti nelle elezioni politiche, liquidazione laboriosa della pace con l'Austria

e, sopratutto,

con-

danna del Ramorino e morte di Carlo Alberto appaiono nel nostro carteggio.

Noi non pretendiamo

di assiderci giudici nella faccenda Esagerava Massimo d'Azeglio, che scriveva: «So che Ramorino ha lasciato aperto il posto che doveva difendere. Sia maledetto da Dio, dagli uomini e dai demoni! > (1) e « Ramorino lo conoscevo per ladro. Ha rubato 40 mila franchi a Rosales, mio amico. Ora spero che l'impiccheranno. Se vogliono che vi sia disciplina, bisogna che s'impicchino traditori » (2) e ironicamente commentava « Ma era racccomandato dalla Giovine, e bisorepubblicani che gnava impiegarlo» (3); ed esageravano volevano difenderlo, sussurrando che Ramorino aveva agito dietro ordini del Principe di Piemonte. Scriveva, dopo la fucilazione, il 21 maggio 1849 il nostro buon Brignone: « Così è sperabile sospetti che la cache cesseranno naglia tentava d'ingenerare che vi fosse stata connivenza

del generale Ramorino.

i

:

i

i

Re stesso e moltissimi altri personaggi di distinzione!»» al D'Azeglio: «Ramorino è arrivato a ino in mezzo ai gendarmi, legato e guardato come va. Dire per sua scusa, che non aveva mossa la sua divisione >ndo gli ordini, per essergli venuto un contrordine dal Circolo Ji Garlasco, che gli diceva di non si muovere,

col

facendo riscontro

Massimo D'Azeglio alla 1 Milano, <;

,

<U

Briano, TjstUrt di Massimo l> Azeglio al fratello Roberto, LEGANO, LeU. di

//

1

1'

lUtorg. >tul.. XIV

li.

/>•-!-:

.

»•


— 270 — perchè

il

Duca di Genova tradiva la nostra causa La ca!

naglia crede

tutti

canaglia.

È sotto consiglio di guerra; e

spero che non sarà fucilato, ma impiccato » (1). Forse raccogliendo molti elementi che il Masson, l'Oti

tolini,

il

San Poi, il Della Rocca (2), Vincenzoni

il

conte De Reiset (3),

Promis (6), il Fabris (7), e (4), (5), la letteratura storica coeva e spesso anonima (8) ci forniscono, si potrebbe ricavarne un giudizio più sicuro, per quanto senza gli elementi del processo sia cosa sempre arrischiata. Certo è che il Ramorino è morto molto dignitosamente, ordinando egli stesso il fuoco, mentre in vita era Bosi

il

stato

il

il

sempre accusato di fuggire davanti

al

pericolo (9)

;

e

che — contrariamente a quanto suoi vincoli potevano far pensare — è morto da buon cristiano con settari

i

tutti

Sacramenti possibili al suo stato, eccettuata l'Estrema Unzione che si dà solo ai morenti e non a persona sana anche se sul punto di morire. Di ciò fa fede la dichiarai

zione della sua morte, che estraemmo dagli Atti di morte

del 1849 (p. 24, atto 46) della Parrocchia

di

(ora Beata Vergine delle Grazie, più nota con

S.

Eusebio

il

nome di

Parrocchia della Crocetta), nella cui giurisdizione trovavasi l'antica piazza d'armi,

dove il Ramorino fu fucilato:

L'anno del Signore milleottocentoquarantanove ed del

alli

ventidue

mese di maggio nella Parrocchia della Crocetta, Comune di To-

rino, è stata fatta la seguente dichiarazione di decesso: (1)

Ibidem, 352.

Della Rocca, Autobiografia di un veterano,!, 305, Bologna, 1898. Comte De Reiset, Souvenirs (Les debuts de Vindépendance ita-

(2) E. (3)

Henne), 293, Parigi, 1901. (4)

P. Bosi, Il soldato italiano istrutto nei fasti militari della sua

patria, 488-190, Torino, 1869. (5)

Cr.

Vincenzoni,

Il

processo

Ramorino (il dibattimento e la fuci-

lazione), Milano, 1918.»

Promis], Considerazioni sopra gli avvenimenti militari del 1849, ed a parte. (7) Fabris, Gli avven. milit. del 1848 e 1849. Torino, Roux e Frassati. (8j Tale I misteri della catastrofe di Novara svelati, Novara, 1849, ^6) [C.

marzo 1849, in Gazzetta Piemontese,

e parecchi altri che conservansi nella R. Biblioteca Nazionale di To-

rino (9)

(R. IV, 196-197).

P. Bosi,

Il sold.

it.,

490.


— 271 giorno ventidue del mese

I)

maggio alle ore sei di mattina Dei

di

distretto di questa l'arrocchia, munito dei Sacramenti Penitenza ed

morto il Sig. Ramorino Gerolamo, d'età d'anni einquan-

è

t.

tte,

professione luogotenente Generale, nativi) del Comune di

'li

Comune di Tornio, Aglio «lei fa Signor Gio-

lomiciliato nel

e della

vanni domiciliato in

domiciliata in

professione

di

Cumino Massimo d'età d'anni diciotto, domiciliato in To-

Dichiaranti

Giovanni d'età d'anni trentasei, domiciliato in

rnio, e Riccio

(sic).

Sulle indicazioni state trascritte d'ufficio a questa Parrocchia dal

«mando.

Firma del primo testimonio: Cumino Massimo Firma del secondo testimonio: Riccio Giovanni. cadavere è stato sepolto

Il

il

giorno ventidue del mese di maggio

nel cimitero di questa parrocchia

Firma del parroco: Tool. Pietro Cacciotti Amm.*» Parrochiale.

Ecco intanto che dicevano del Ramorino

i

soliti

due

cor-

rispondenti del marchese Guasco: LIV.

Torino il 7 maggio

mo Big. marchese,

cui ella, recandosi a Genova, avrà veduto l'esterno ap-

uite la •e

funebre

«li

la

truppa

di

i

linea

ponici

renio stati

lai

Là sentenza dazione,

m

i

ebbe luogo la funzione religiosa

si

Chiesa della (Iran Madre

la

di

Po.

Poco numerosa

alli

800

|

fu la Guardia Nazionale

gli

fece la grazia della degradazione, e

che faranno

ii

colpo,

i. a

tolla fronte rivolta

esecuzione

bì

•

diceva jéri avrebbe

luesta mattina: erano itati comandati

soldati ed uf-

i

che dovevano intervenire alla funzione per le ore sei di questa '.tua

avuto luogo

ro era dove og Marco Polo e \

glio.

>n

litro l

;

Ramorino è stata proferta a morte pre>

Re

aerai

di

Dio. Tutta

che intervennero.

militi

fuc;; ippi,

di

trovò schierata dalla piazza della chiesa sin

600 di

il

•

pi

odo davanti

tro

1849.

lll.

con

tornitaci dall'

il

non.

n

:

venni assicurato

dio iuta ut ile d

inta-

'-ologo Peri

corteo funebre per ritirare

re, si


— 272 — che questa mattina alle quattro e mezzo sia stato dato contrordine alla truppa. Chi dice

sazione,

che siasi appellato alla Suprema Corte di Cas-

ma questo mi pare non sia, perchè avrebbe dovuto ricor-

rere prima di chiamare la grazia al

Re di non essere degradato;

chi dice che sia stato trasferito questa mattina al Quartier Generale in Chivasso,

dove avrà luogo l'esecuzione; chi dice che sia so-

spesa questa esecuzione, perchè abbia manifestato delle intenzioni di fare delle propalazioni ;

insomma se ne dicono tante, ma non si

può sapere nulla di positivo, per quanti io abbia interrogato questa Si aspettano con ansietà le notizie di Roma; ieri si dava mattina la notizia

che fossero stati

prigionieri 300 prigionieri,

fatti

diceva che era stato per via di un vero guet apens che

i

ma si

Romani

riportarono una piccola vittoria; la nostra città è sempre tranquilla

Aggradisca i soliti sensi etc.

al solito

Obbed. m ° Affez. m0 servo Brignone.

LV.

San Secondo il 12 maggio Ill.

1849.

mo sig. marchese,

Spero che il soggiorno in questa città [Genova] le riuscirà

pure soddisfacentissimo sotto ogni rapporto, mentre io sono persuaso che il diavolo non è poi. mai cosi brutto quale certe volte si dipinge e che le relazioni che si fanno di quanto arriva in tale e tal altra città,

massime in giornata, sono ben lontane dal vero: con tale per-

suasione io non posso credere a tutto quello che si raccontò di Ge-

nova e la S. V. 111. ma potrà vedere co' propri occhi se io bene o In materia politica pare che gli spiriti si vadanomale m'apponga via un po' calmando in questi nostri paesi, almeno così mi pare r perchè io sono tacciato

di

Aggradisca i sensi del pro-

codicismo

fondo rispetto e sincero attaccamento

etc.

Obb. mo servo-

Brignone. LVI.

Torino il 16 maggio 1849. Ilimo sig.

marchese,

Quello che pai verni vedere la solita beata tranquillità,

si

è che regni

sempre in Torino

per cui reputo fortunatissimi i cittadini

di essa, cosa questa che non si può dire delle provincie, che sonosempre balorde e sogliono sempre travisare il senso di qualunque-


— 273 — un po' ragionevole, che emani dalle autorità

tto

soliti SS

:

<>bb.

attuali. ...

m ° aff. mo Brignone.

LV1I.

Torino Ill

il

IH

maggio

1849.

mo sig. marchese,

no pochi momenti che i giudici della Suprema Corte di

-

sciolsero la seduta in cui del Generale

si

agitò la questione del ricorso

Ramorino. Le conclusioni dell'Avvocato generale erano

contrarie al ricorrente e del magistrato

si

crede generalmente che tale sarà il voto

supremo, ma non

si

tarderà però guari ad emanare

conosce ancora il giudicato. Non Gradisca i soliti sensi etc. Obb. mo

mo

aff.

Hrignone. LVI1I.

Torino, IH.mo

s jir.

il

20 maggio 1849.

marchese,

Sino ad ora non è ancora fatta di pubblica ragion sull'affare

Ramonno.

ma qualcuno, che si dice bene informato, dice che sin

da venerdì

del

i

sera

il

Supremo Magistrato di Cassazione

Ministero la conosce e dev'essere sfavorevole al reo, cosicché

mercoledì al più tardi dovrebbe subire la pena a cui venne condannato dal Consiglio di duerni. meno che la malattia. irtedi

ii

[orni

S

M. dopo

i

cinque

malattia fa

trattenuto

co] il

SU'

in

voglia prolon-

letto,

dovette sottoponi, si trovarneI>i

politica

non

si

mente di

sa

sempre il tempo, 'l quale qualche volta da per •Se.

mi

ili

irtimenti,

vuole che ito

buoni sono un po' spaventati dalTesitO delle

il

ed

In

m

Bignor Massimo iTAiegllo,

da tutti Indistintamente

nino gU la pr<

I

Lione e dei dipartimenti circonvicini Si

gli

il

impiegati del suo minii

portafoglio interim

•

gli

atti

che

i]

ranno più giadlsJ quale è pere multo ben solo ;

dal profondo ossequio

Bi

i


— 274 — L1X.

Torino Ill:

m

<>

sig.

21

il

maggio

1849.

marchese,

Questa mattina tra le sei e le sei e mezzo il generale Ramorino

pena della sua disobbedienza. Sei soldati comandati da lui medesimo fecero giustizia. Venne condotto in carrozza dalla citta-

subì la

della sino al

campo di Marte; lo assistevano due ecclesiastici, l'uno

Don Cafassi, successore del teologo Guala, l'altro non mi

si

è

il

si

è

saputo dire chi fosse. Giunto

sig.

al

Campo di Marte, scese di car-

rozza e percorse, dietro la truppa che stava schierata, il tratto di strada che lo portava al punto del luogo dell'esecuzione; egli era franco ed intrepido e morì comandando lui il fuoco da bravo, sì che quasi si potrebbe vedere che fosse innocente. Prima di dare l'estremo

comando, parlò ad un ufficiale, ma non mi si seppe dire che cosa gli

abbia detto, né chi sia questo ufficiale. Interveniva alla funzione

un battaglione di ciascuna truppa acquartierata tissima gente curiosa, che

si

calcolò in

in

Torino e mol-

numero più di diecimila. La

truppa poscia stilò a pelottoni, colla musica, intorno al cadavere, il quale venne poscia trasportato in una bara alla parrocchia della si cantò una messa di Requiem assai pomposa. non vidi nulla: riferisco quello che mi venne raccontato da

Crocetta, dove 10

persone che videro. Ieri e ieri l'altro si sono fatte varie scommesse sul conto della esecuzione del Ramorino, chi teneva che non avrebbe

avuto luogo, ha perduto, e così è sperabile che cessaranno

i

so-

spetti che la canaglia tentava di ingenerare che vi fosse stata con-

nivenza col Re stesso e moltissimi 11

fu detto

personaggi di distinzione!

che questa mattina avrebbe ricaduto il SS. Viatico. L'affare

è piuttosto serio, Il

altri

Re è stato salassato ancora ieri sera per la decima volta e mi

ma si spera nella gioventù sua.

Conte Ernesto, di lei nipote, è perfettamente guarito. Non ho

sentito niente di

ciono

le

nuovo;

al

partito

elezioni socialistiche, che

pravvento.

Io

democraticissimo non dispiacpare abbiano

in

Francia

il

so-

però non posso credere che il risultato definitivo sia

tale.

Prego V. S. Ill. m » di aggradire i soliti sensi di profondo rispetto, e S. Ill. ma

sicuro attaccamento con cui mi pregio di essere di V.

Obb. mo affido servo

Brignone.


- 275 — LX.

Torino addi 21

maggio

di

1849.

Che ti dirò che tu noi sappia caro amico! Ti sono grato di avermi ercbè il pensiero degli amici assenti è sempre soave e tanto più in questi tempi lo

che pensai

piti,

Vedrai a giorni Angusto, le

per

fa

quale torna a Chiavari* mutando cosi

iì

mare ed una brutta città eoo pessimo clima con un sog*

Alpi col

giorno che guanti»

non

pretto egoismo Lo cui ciascuno

di

i

è

^rii

ti

caro

e

desiderato.

Borissero delia fermezza del generale Ramorino, è veris-

simo, '. eome dici, agii chiuse dignitosamente una vita, anale fu tutt'attro che

degna ed esemplare. Pace a" morti, e farebbero bene ì

.

non lodarlo a cielo, come la Democrazia per la quale ei fu na-

nali a

turalmente una vittima ed un eroe, e fu, come di ragione, sequestrata per

ma ciò non basta, che anzi è come l'olio sul fuoco

dta,

.

modo di sbarbicare la mala pianta e se non vi

errebbe trovar

non vedo strada, ne

hann

ti.

subire tutti

li

n\ì

per uscire dal dedalo in cui

filo

mia

meglio per

Amerei

inconvenienti

fé'

di

essere

della sfrenata

ci

analfabeta,

licenza

della

,a i

Le DOStre '-lezioni,

prime, e

nostra

la

di

cui

réte

mi

parli,

Poitier è

andranno,

temo, come

io

le

troppo timida, non abbastanza

unita e non ha per riescile ne mezzi, né uomini di ciò capaci, a vece

•un hanno tutto Ciò che ci manca. Brutto destino delle

umane! ì

;:

.li

trovar mille modi

di

l'are

il

male, e pochissimi per

bene. tutta

la

sua buOJUI volontà, l'amico Tesare non l'ara quel bene

uiche per colpa ti

.li

sua natura e temperamento, poco tatti

quella corruzione di pretume, di diplomazia, di

bombe et e Porse l'arra! visto, passando agii a Genova scriveva dalla :

sofferto assai del

Le nuove del

i<e

mare, e dopo non ha piò dato no-

sono mediocri ancora, ad onta

di

nome

e

I

i

quali

per mutare

quanto aedi* spoglie sono

gran mala ventura dei principi di impere COl solo contatto uomini che saranno buoni come moltj

sempre delia me<k

::

imbecilli!

farne in un Subito adulatori, misteriosi cortigiani e |] ii

poverino ha

anni furono molte

«•

le

campagne

Ilo pochi

pa

lasciarono traccia ohe non

si

oanoallano

facilmente e ciò, unito alla poca cium che ha sempre

avuto ed ha


— 276 tuttora del suo individuo, ed

ai

mali inorali, produce una compli-

cazione che dà timori. Si

ma per rispetto umano, e non

prega,

sire è tenuto, in

scergli la

il

di cuore, ed il povero gran parte a torto, in tal concetto che deve accre-

suo male, arte finissima di un partito infame, il quale con

medesima sincerità esaltava il padre e deprime il figlio. Che ca-

Papà deve aver scritto da Oporto (dio, va al Bra-

naglia matricolata! sile; così ci fosse

andato, quando lo avressimo mandato! Farò i tuoi

amichevoli saluti e fa i miei alla cognata, e mi credi sempre Ad'.mo tuo L. N. C.

LXI.

Torino il 26 maggio Ul.mo

1849.

marchese,

sig.

Nulla né in bene né in male venne a compromettere la mo-

mena alla

notonia della vita, che

si

fatto agitata pell'unico

avvenimento, che dovrebbe scuoterla (indi-

capitale, che

non è poi gran

pendentemente dagli affari politici), quale è quello della salute del Re. Di questa cosa ne sanno più le Gazzette che non i particolari;

regna sempre un grande mistero. Se si chiama all'uno, vi dirà:.« è malissimo »; se si parla con un altro, vi dirà: chi credere

tima

«

va meglio », ed a

non si sa. Questa mattina però si dice che la notte ul-

fu migliore della precedente per causa di

che lo sollevò moltissimo.

Si

un'emorragia al naso

crede che sia in stato di guarigione,

ma si dice già che egli ne avrà per quaranta e più

giorni

prima

che sia interamente ristabilito Il

sig.

Gallo Gallina (reduce da un viaggio in Francia) dissemi che

in Parigi vi

sono molte miserie e che egli è persuaso, da quanto

potè vedere e sentire, che

si

lavora molto per atterrare la repub-

blica e crede che questi lavoratori riesciranno nel loro intento. Quale

sarà poi il Re od Imperatore che sceglieranno, non

si

può ancora

giudicare; non sarà sicuramente Napoleone, il quale è inaccessibile, sorte raramente e tato da

quando sorte, i cavalli volano ed è sempre scor-

gendarmi

Gradisca i soliti sensi

etc.

Obbed.mo aff.mo servo Brignone. LX1I.

Torino il 30 maggio 1849. 111.™

sig.

marchese,

Qui non v'ha novità di sorta che io mi sappia. Vi fu un

al-


— 277 — Brofterio e scolari nel

Lunedi ebbe luoj/o mo,

il

Il

e

divertimento

il

DM non ebbe

battoliate,

tale scena.

un palloni

di

Il

itioo

ohe

guidatore non ebbe la foca di trai

una seconda rotta le

pallone, u quale ritento felicemente

dell'aria <;<iz:r/t,i

ella

gì

- e

come

del Popolo renne condannato a tre mesi

quattrocento franchi

di

multa.

Unta

11

Genova ha

di

truppe, di cui egli . generale, di leggere le piccole

proli. ito alle

zette,

'

ritornò In terra eoi ino guidatore felicemente,

Moncalieri; ma. il

della

non potei penetrare la causa di

_'uito: io

e

cosi detto

Caffè

quale intervennero alcune

ISO », nel

i

«

Gazzetta

la

quasi sempre

ai

Popolo,

del

la

Democrcisia,

campo di s. Maurizio Oradlaca

i

etc,

Bgl

sensi

soliti

«li

etc.

Ohhed.mo aff. mo Urlinone. •

I.XI1I.

Tonno III.»""

Big.

il

81

maggio

1849.

marchese,

ebbi ricevuto ieri il piego dalla S.V. lll.n.a direttomi, mi lo

persomi, non avendo grande strada

io

tardi a al palazzo reale, a ri.

•

a,

di

fui

cortesissimamente accolto, massime perchè

moltissimo

il

be

-

e la ringrazia dei complimenti, che ella

ma non mi nascose che

.

ahlua

di

il

farle ia

non la lei j

di fa

salute

lei ;

le

sale

Soggetto poi della

non avrebbe mancato di adoprarsl, ma delnon poteva rispondere, benebè, come Ella non pud dubl-

m'in

ria

la gli

molto meglio

preferirebbe

Knvie a quelle del Ministero. «dativamente

.

percorrere, estendo

un di lei scritto, il quale venne Subito letto con molto

di le

i

ìi

proprie mani del Mini-

in

Presidente del Consiglio dei ministri, quello che j?li

udiri zzato, lo •re

recapitare

|,otrà risponder.- al di

un benigno compatimento

do, lentamente, I

delle

econdo

une

al

lei

foglio, 8 Spai

La salute del Rè

m<

e delle altre,

Intanto

C

dei moltissimi affali,

la

ma

u via

notti

1'.

»lto

il

Obb<

più

.


— 278 — LXIV. Torino il 4 giugno 1849. IU. mo sig.

marchese,

Della salute del Re non si parla nemmen più: vuoisi che sia Ho l'onore di rinsempre in stato progressivo ili miglioramento novarmi co' soliti sensi etc. Obb.n'Q afì>° servi»

frignone.

Lxy. Torino Ill.mo

sig-.

li

8 giugno 1849.

marchese,

Corre voce che il Questore nostro di Torino

siasi dimesso dal

suo impiego, non volendo più stare in un impiego già di sua natura difficile, e ne' tempi attuali difficilissimo, massime che si vuole che siansi scoperte alcune

trame qui in Torino per cui il Governo deve

come

stare molto in guardia, e dovrà usare della forza, e non sa

avrà da pigliarsela. Di fatti si rivedono di nuovo a passeggiare per la città molti individui di assai sinistro aspetto. Ieri alla

processione del

« Corpus

Domini » intervenne

nuovo

il

magistrato Comunale, ma, accostumata cornerà la popolazione a vedere il Corpo Decurionale col suo bel vestito alla forma maggiore, le fece

grande senso il vedere solo dieci o dodici individui vestiti

semplicemente in nero alla borghese. Non vi era tanta folla come negli anni addietro. La Guardia Nazionale fece benissimo i fuochi di parata.

La notizia sparsasi

dell'ingresso

dei

Roma

Francesi in

trovò generalmente favore presso di noi; non parlo sicuramente degli esagerati, perchè a questi

non piacque

sensi etc.

Aggradisca i soliti Obbed. m ° aff.mo servo Brignone.

LXVL Torino il 10 maggio

1849.

Ill. mo signor marchese,

All'apparenza qui tutto è tranquillo, pure si macchina. Il Go-

verno lo sa e pare non sappia decidersi. Moltissimi zelanti per Pinelli

incominciarono a perdere del loro ardore, e lo dicono diven-

tato timido, ed invero già lo fu altra volta e

l'affare

fu rovinato.

ha paura dei Lombardi, eppure si sa che sono i Lombardi, che abbic no ancora qui, che ci mettono a soqquadro il paese. La salute Egli


— 279 — del

Re continua a migliorare: altra novità non

al

Obbed."»

ai!.

mo -•

Hrignone.

LXVII.

Torino

li

1

-

giugno

1

I

Hl.mo signor marchese,

Venemlo al fatto di sabato, le diro che verso sera uno stuolo di parti

i

gridando: « Viva •

Individui, di

IO

tlal «

la

quei

.onale * e venne

C

le

nove» della

a

gridare in

soliti

piazza Castello

in

repubblica romana! Viva Garibaldi! » La polizia

se paura di questo concorso d'i persone, che venne poscia anche

aumentato «lai curiosi e da queste grida, ed ordinò a quindici o venti inieri il

« i ì

libramento.

dissipare qu<

carabinieri

I

fé

dover loro ed anche un po' troppo, sguainarono le sciabole, ni:

dee fecero irruzione in quella moltitudine, che in brevi momenti si dissipo in parte, alcuni furono fatti prigioni, e si vuole <<> ferito. L'altra parte della moltitudine, che non che alcun •

mise a gridare ed a fare i fischi ai carabinieri, i quali, fermatisi ancora alcun poco, presero ,ue>ti

accompagnati dai a e nulla più

non successe. Ieri tutto fu tranquillo ed

lasciar gridare e le

non

forza. Quello

che arrabbiò tanto

si

la,

tutto

fluiva

quando ne ave-

il

meglio

erto

abbi-

sarebbero andati alle loro case, senza

vide comparire la Guardia si

modo di

il

credo benissimo che

ito dai carabinieri; io

Iella

.partito di ritirarsi e, ritira-

non piacque anche ai moderati

pure. In generale

di

il

quella moltitudine si diradò ben

liscili,

gridatori

i

è che

si

nazionale

Ho

molto pia presto ancora

l'onore

te.

Obbed.'"°

ali

frignone I.WIll.

inno III. «n°

ieri i.

il

un atrare

mai

ministro ili

li

12

giugno

1840.

Signor marche irti

l'inelli,

lo

prendendo

fretta,

dicesi,

du

la

strada

li

:

i

un certo giovine che, accusato

dalli

lorrc tru,

re,

renne

;

di

lall'aul

aver


— 280 — austriaca condannato a quindici o vent'anni di reclusione o carcere duro, e

si

vuole eseguire la sentenza nonostante le opposizioni delle

nostre autorità sarde. Sarà o non sarà questa la causa di tale partenza, tale però corre la voce. La città di Torino è tranquilla e non si

risente più niente della poca inquietudine di sabato sera

Ho

l'onore di ripetermi coi soliti sensi etc.

Obbed. mo affez. mo servo Hriguone.

Non si era ancora quasi spenta l'eco della clamorosa fine del Ramorino, che dalle lontane rive del Portogallo ne giun-

geva un'altra, prima incerta e poi sempre più Alberto era morto!

Ne troviamo

traccia

precisa. Carlo

nella

corrispon-

denza del buon avvocato Brignone e del conte Nomis di Cossilla, così spietato giudice del proprio Principe da non essere mite neppure verso la sua memoria. E dire che in vita aveva sofferto tanto! fino agli ultimi suoi istanti, quando aveva sperato che il figlio prediletto, Ferdinando di Genova, si movesse per recargli l'ultimo saluto della famiglia, come registrava in quello scorcio di tempo un addetto d'ambasciata francese a Torino, cui cediamo la parola: Le malheureux prince avait souffert moralement et physiquement tout ce qu'il est possible de souffrir au monde. Lorsqu'il fut au plus

mal un bàtiment sarde portant le prince de Carignan arriva à Oporto. Charles Albert espérait la visite de son fils de prédilection, le prince

Ferdinand, due de Gènes. Il lui avait fait préparér una petite chambre à coté de la sienne.

Quand il vit ce dernier espoir decu, son coeur

se briza. Aucune plainte ne sortit de ses lèvres, mais on vit sur son

visage la plus amère douleur. « .le

critìce

ne verrai donc plus Ferdinand » dit-il, et il

flt

ce dernier sa-

à Dieu. Il mourut le 29 juillet 1849. Il n'avait pas voulu que

reine le suivit dans son exil. En prenant congé d'elle pour la campagne de Novare il lui avait fait entrevoir la possibilitè d'un depart déflnitifs et il lui avait recommandé de ne pas quitter ses la

enfants. Elle lui avait en vain écrit

pour la supplier de lui permet-

tre de l'accompagner. Elle eùt été heureuse le

— lui disait-elle — de

suivre au bout du monde, de partager toutes ses peines, de le

consoler, de le soigner,

s'il

tombait malade.

Charles Albert avait quitte

le

Piemont sans la revoir. Elle flt re-


- 281 — venir d'Oporto tea meublé* de sa chambre, Llaétaienten acajou reiit

piacer an Palala

«le

Turin

une dea pieces de son ancien appartamene Le valet de chambre qui en PortagaJ les disposa comme ils l'étaient au moment de sa mort. La réine fit peindre cette scène de douleur dans un

l'avait rejoint

tableau ou tiguraient toutes les personnes qui y avaient assiste" CI).

Fu Tunica persona che veramente 'pianse lo sventurato Re! Basta leggere il carteggio nostro per vedere quanta indifferenza nutrisse il paese verso di lui :

LXIX. Torino il 30 giugno Ill.

1849.

mo signor marchese,

Della morte di Carlo Alberto molti dubitano ancora, e di positivo i

non si sa nulla. Del rimanente niente di nuovo

Gradisca

soliti sensi etc.

Obbed.mo aff.mo servo Brignone.

LXX. Torino

2 luglio 1849.

il

Ill.mo signor marchese, Si

vuole sempre ancora che Carlo Alberto sia vivo. Li col-

legii elettorali

sono convocati pel 15 e

rente mese. Di Koraa ancora niente

dare a cadere

in

di

mano dei Francesi

le

Camere

pel

positivo, ina

30 del cor-

non deve tar-

Aggradisca i soliti sensi etc.

Obbed.mo aff.mo servo Brignone.

LXX1. Torino il 5 luglio Ill.mo Big In politica jUlllltà.

-ca

1

11

1849.

marchese,

mente <li nuovo. La capitale gode della solita sua del Re generalmente non dispiacque. Ag-

proclama

so!

etc.

Obbed.mo aff.mo Brignone.

(1)

Comte Da K

Henne), 817-818, Parigi, 1901.

fog {ìjtt

debuta di

VMépendtma


— 282 — LXXII.

Torino addì 6 di luglio 1849.

Caro Guasco, Così sta, o per dir meglio stava meglio Re Carlo Alberto ai 25 di

giugno, ed ora chi sa come stia di salute flsicomoralepoliticoregale? Dio vuol dargli tempo a piangere quaggiù fece, forse con buon

bel

fine, al

suo popolo ed

il

male irreparabile che tutta; ma un

all'Italia

Agnus Dei gli pende però da quel lungo collo di giraffa.

Roma cadevate non se ne sanno

i

particolari e

non li trovi per

certo nella Gazzetta piemontese, la più somara, come diceva il Po-

polo (credo), di tutte le gazzette

Mi credi sempre tuo afl'.mo L.

Nomis di Cossilla.

LXXilI.

Torino il 24 luglio 1849. Ill.mo signor marchese,

Nella capitale non abbiamo nulla di nuovo. Si aspetta con ansietà di conoscere l'esito

di

diversi

ballottaggi, che

ebbero luogo

domenica. Quello della capitale non sortì totalmente quale

si

sa-

rebbe desiderato. Cavalli, che ambisce fortemente ai Ministero, e Pescatore che è alquanto originale e rosso sarebbe

meglio non fos-

sero usciti: fu di pochi voti la maggiorità che ebbero, ma tanto bastò. Sentii questa mattina un deputato a dire che, per quanto

si

conosce

sino a questo momento, la maggioranza nella Camera non è rossa,

ma non è molto lontana dall'esserla. Vedremo nel seguito le elezioni che non si conoscono ancora.

È voce sparsa che la pace sia conchiusa: si parla di 75 milioni in pagamento una

da darsi all'Austria, la quale piglierebbe anche

parte delle nostre cedole dell'imprestito obbligatorio fattosi nello scorso autunno; che vi siano pur compresi i Ducati a nostro favore

mediante una somma, il di cui ammontare si stabilirebbe più tardi. Ieri arrivarono da Milano tre staffette e due questa mattina; se sia la conchiusione della pace,

ovvero di qualche altra intelligenza pel

caso che la Camera venga rossa, questo

è

quello che non saprei

dire.

La settimana ventura sarà gravida di avvenimenti: bisognerà aver pazienza ed aspettare. L'ansietà si vede dipinta nel viso di ciascuno;

vedremo

Aggradisca i soliti sensi etc.

Obbed.mo aff.mo servo Brignone.


—

33

LXXIY.

Tonno il 28 luglio Ill.mo signor

I-

march»

Nemmeno oggi non avrei nulla, contando per nulla tutte le itte

previdenze

le

«li

quel che farà La Camera, tinte le spe-

ranze ile' diversi partiti, ohe Bi vanno spargendo per la misti a sempre tranquillissima capitale; ciò nulla meno io le parteciperò quanto ìnlirai.

che

vuole adunque lo primo luogo

la

pace

sia

conclusa, chi

con 60, chi con 70 e chi con 80 milioni da pagarsi in cinque rate. Di questi milioni dieci sono per indennizzare la Lombardia de' guasti

procuratile dalla nostra armata liberatrice e cinque per indenniz-

zare

Duchi

1

Modena e di Lucca per l'occupazione da noi

di

dei loro ducati. L'amnistia verrà concessa dall'Austria ai

fatta

Lombardi

compromessi, con che non venga essere questa una delle condizioni della pace, perchè

prima ancora

l'Austria intende di

Begnare

di

pace;

darla di motu proprio, e

ma pare che

non voglia darla

compromisero dopo il 23 marzo 1848, ed il Ministero vuole che sia estesa anche ai precedenti; e per vuole che >ia partito il De Hruck per Vienna onde otte-

fuorché a quelli che o

quanto

e

la

si

si

desidera.

molto ansiosi

di

conoscere il discorso della Corona, ci,

pronunzìera lunedì all'apertura delle Camere. Si pretende che tale energico e conciso e che farà arricciare non

demagoghi.

ignori

avrà veduto dai giornali

Ella

famose elezioni, le quali promet-

le

-he la Camera

molto male. V'ha però chi pretendi dall'uà canto

divisa in quel suddivisi» in

ti.

:

iratico e questo

ed

partito retrogrado, e questo

e retrogradi-moderati, dall'altra

pure suddiviso

democi

in

il

cioè

li

in

il

demopratico-mode-

Valerio, Brofferio,

Ranco etc. mo-

.inno in piceo] numero, l'are così che i retrogadi i

:

democratici moderati non saranno lontani dal confluii-

uramente nediocremente la tutti

ria io

jio di i

cosi

e

la

Camera

che

il

Galvagno non abbia potuto riportare la

nessuno dei qu ittro collegi In cui era proposto; ma quello •

.

maggioranza

la

tollerai

Tonno, dove figuravano

quali non

vano

Importanza che

Qtardno ;wi

:

i

\

i

misero

Vicino

e

r

;-

slsir

ii

comj

i

ome giors

a

ttO,

alla vigna.


— 284 — Domenica gran festa a San Maurizio nell'occasione della distriIl Duca a sue spese darà da pranzo a 400 individui, cioè a tutti i decorati e nominati onorevolmente. Il Duca di Genova viene nominato generalissimo dell'armata Gradisca i buzione delle medaglie.

soliti sensi etc.

Obbed.mo aff.mo servo Krignone.

LXXV. Mercoledì 8 agosto 1849.

Dubitiamo ancora se debbasi dire il « Fidelium Deus omnium conditor etc » oppure l'« Omnipotens aeterne Deus salus etc » per quella maestà deplorabilissima, a cui Dio doni pace, vivo o

morto

che sia, ed a cui io che lo conobbi da anni e anni, e non

me ne

sono mai fidato neanche un momento, non getterò ora una pietra

poco generosamente sul suo tumulo o recente o prossimo. Avrai veduto Don Antonio Greppi, sempre semillant e di giovane apparenza, puzzando l'Austro-lombardo da cima a fondo del corso Carlo Alberto e con cui stamane non fu né lunga, né tenera la no-

Anche a lui ed ai suoi compaesani Dio perdoni male che ci hanno fatto Mi ti protesto

stra conversazione. il

aff.mo di cuore L. N. C.

LXXVI. Torino li

11

agosto 1849.

Ill.mo signor marchese,

Di notizie politiche le

gazzette;

si

non ve ne ha di più di quello che dicono

parla da taluno delle condizioni della pace; chi

dice 75, chi 85 milioni da darsi all'Austria, amnistia pe* Lombardia esclusi però quelli che facevano parte del

Governo provvisorio ed

aperta ancora la via per trattare della cessione dei Ducati di Parma e Piacenza.

Non ho inteso nulla di nuovo per la città. La morte di Carlo Alberto è assai generalmente compianta

Aggradisca i soliti sensi etc.

Obbed.mo aff.mo servo Brignone.

LXXVI1. Torino addì 12 di giugno 1849.

Caro Guasco,

La vista della mia patria avvilita, rovinata, perduta di ripu'


— 285 per un coraggio militare malaugurato e malcoad

tazioi

preda ai partiti

quel che è peggio

tutto, di in

.!<-

bole, incapace e tentennante come la memoria (lascio

L'epiteta in

in

e,

<li

bianco) del re Carlo Alberto, questi pensieri mi accorano per ni

che non ho più gusto a nulla al mondo. i

mi sono mai fatto illusioni:

Italiano, ed

aborrendo

niero più di tutti quelli che se ne vantano, aspettavo,

lo

ri

ma non ho

onoscevo troppo a fondo, per diciott'anni di relazioni intime e per circostanze, il sire, per potermi lusingare che toccasse

qualunque senza sciuparla, macchiarla, romperla e farne cat-

Ma l'evento oltrepassò

tivo uso e cosi fu.

mie previsioni e ne

le

sento tanto più rammarico. iorto e taccio e tacerò di lui, che mi fece troppo male e mi fu

pò ostile in vita, perchè io mi permetta di parlarne dopo morto.

Con qui

<;ri

vedi, caro, come poco io

mi possa rallegrare;

agii amici, ai luoghi dove fui lieto, ai ricordi del passato

sono

come io lo sia a te e ad Knvie. Ricordami al prevosto e digli come io mi dolga di non aver re grato e sensibile, e puoi pensare

potuto essere suo commensale. Sarebbe un bel banchetto quello dei reverendi Hricciola, Turcotto, Della Noce, Mina e compagnia!

era chiesa e poveri suoi ministri, come si avviano male, cornano, più disgraziato al certo che tristo!

Saprai che vanno col principe di Carignano varii di corte o quasi, a torre di

il

cadavere regio in Oporto, ed è afflittissimo il povero Carlo

Kobilant

di

non essere stato prescelto, e, a dir

vero, invece

il

mandare quel mezzo Indiano (1), già garzone-sarto, I82ln aevano mandare quel galantuomo, antico servitore ed amico del defunto, che non abbandonò mai né per prospera no per

di

fortuna, e che a

Novara si buttò ai suoi piedi chiedendo di

accompagnarlo, ed ora non

tremo

si

può consolare

dovere Ma sempre

ufficio di

òhi

di

ama

non potergli renre,

i

se

ne pentirà tuo atr.mo

N

!..

I.XXVII1.

Torino ni. ino

Nel

momento in cui hese Solaroli di Briona.

Il

li

18

agosto

I

signor marchese,

Hnor,/. ,l,il..

xiv

no nella Chiesa

di

C,


— 286 — Giovanni

funerali di re Carlo Alberto; intervennero le Camere dei

i

Senatori e dei Deputati, tutti

gli

alti

funzionari, la Guardia Nazio-

cannone della cittadella tuona. si dice che domani verrà data comunicazione

nale, ed

il

Camere delle

alle

condizioni della pace; un reggimento di Piemonte, che era al campo di

San Maurizio, ha già avuto l'ordine di partire per Novara

Il

Rovere partì per Ginevra e alloggiò all'Albergo della Halance dove smontò poche ore dopo che ne era partito il Mazzini, che prese alloggio fuori della città. La presenza di questo cav. Vittorio Della

•repubblicano in Ginevra non eccitò nessuna commozione disca

i

Aggra-

soliti sensi etc.

Obbed.mo aff.mo servo Hrignone.

LXXIX. Torino 111. ino

Ieri

putati, che

il

15

sera ebbe luogo una seduta segreta alla si

agosto 1849.

signor marchese,

Camera dei De-

prolungò sino alla mezzanotte: essa si riprende oggi

ad un'ora. Si tratta della comunicazione del trattato

di

pace.

Da

quanto sentii dirsi la seduta fu assai tempestosa e non piacciono le

condizioni, eppure bisognerà decidere "e presto, mentre

si

dice

che il tempo per dare una risposta ci sia stato limitato a sei giorni.

Mi venne detto che il Presidente -dei Ministri dovette comunicare due lettere, una del Governo inglese e l'altra del Governo francese, le quali per così dire gli ingiungono di fare la pace a qualunque costo. Domani spero che si pubblicherà qualche cosa di queste sedute segrete, che tengono

gli

animi del pubblico

in certa tal

quale

agitazione.

Avrà già letto ne' giornali come il Lorenzo Pareto sia stato di nuovo eletto Presidente e gli altri impieghi siano coperti dalli' stessi individui che si trovavano nell'ultima sessione. Che cosa sia da augurarsi da queste nomine glie lo lascio facilmente indovinare; mi pare che si vada sempre di male in peggio, e, se non si batteranno un tantino le orme del Re Bomba, gli affari saranno sempre bel

più brutti. Aggradisca

i

soliti sensi di

profondo rispetto etc.

Obbed.mo aff.mo .servo Brignone.


— 287 LXXX.

Tonno 111.

non bo Diente

Di politica

ì

più

ili

ili

quello che

ne

ilin.no le

Camera sia disposta ad accordare la paHo l'onore 'li essere coi soliti sensi etc. milioni Vedremo pare che

anche

agosto 1849.

[8

il

mo signor mai la

ohhci. in,, aff.mo serro

Brignow I.XXXI.

Torino

settembre 1849.

18

Caro marchese, Mi le

io

premura ili partecipargli ciò che credo lo interesserà cioè

ultime nuove

Torino

«li

sì

politiche che sociali e morali. Le nar-

ln

primo luogo come ebbe luogo il duello fra Vfllamarina mag-

ai

Piemonte reale e utlìziale d'ordinanza del

re, ed ilp.f.ùi rente della Gazzetta del Popolo. Avendo quest'ultimo scruto

ingiuriose BUgli utliziali d'ordinanza del re, ne risultò che. questi ultimi ragionevolmente ne rimasero offesi e

ziano, cioè Il

il

si decise che il più ansopracitato, avrebbe ottenuta riparazione dell'insulto.

Gove&n, avendo ricusato articolo, accetto

la

di

tare

una ritrattazione del sue»

sfide

che

il

ingiù-

Viìlamarina gli impose. Ambi

rovarono a ora convenuta sul luogo del combattimento. Viìlamarina aveva per padrini ipagni, ti

tu

U

tutti

gli

altri

uffiiziali

d'ordinanza

quali tutti indistintamente eransi convenuti di se-

ì

combattimento tinche Govean rimanesse morto. L'arma collocatisi a trenta pa ni tiro il primo, dopo o dodici

na palla passò a molti

persone dell'avvi

lalla

ricche Viìlamarina,

miro ben bene, ma isia delia bene comune, la palla non fece che una tangente dopo siffatto colpo prese la

!0D venuti, e

del

;

i

ntito. i

pero

Viìlamarina

quella trista, ne

Diversamenl .lei

riti

i

mio

.lai

i

rotini, ilare l'opera lUCOmil

(i

lerio di fine a

Mi

'lei

ma

...

s'int roinisero

subito

padrini e pi-

pubbli

ulto l'altro duello tra l'roletai

.li

non:

il

capitano Piceli! ed il nanni. Ti

inpioni, armati di pistola, :

ì

Indispensabile azione. Ambidue

pruno:

i

ma rortunatam< Qte

:

ente

danno


— 288 — nessuno. Il capitano Pinelli in seguito, armata la sua pistola, s'a-

di

vanzò a passi lenti sino alla distanza di cinque passi dal Proletario secondo il convenuto e, miratolo in petto, gli disse: «

ritrattati, o

morto ». A tal detto l'eroe si gettò in ginocchio, colle mani giunte implorando la vita. A tale atto il Pinelli, sdegnoso tirò il suo colpo in aria e fu troppo generoso, poiché oggi nuovamente eranvi insei

giurie sul Pinelli ministro

Al Carignano havvi l'opera la Linda di Chàmony, nella quale vi è per

prima donna la Boccabadati, figlia della già conosciuta sua

madre: essa è graziosissima ed attira la simpatia del pubblico senza essere bella. È la prima volta che si presenta in scena: non lo sembra però, essendo pienamente padrona di sé e senza gena. Tal opera attira molti Inglesi e ve n'è più del solito.

Commettonsi a Torino nuovamente varii assassinii: è da più giorni che ciò seguita; questa mattina cinque cadaveri erano nella griglia in città. Si dice inoltre che si mette ancora in dubbio la realtà dei

due casi di colera che vi son stati a Genova. Non v'ha altro di nuovo. Rinnovandogli il mio rincrescimento d'averlo abbandonato, lo prego Virdi presentare i miei affettuosi omaggi a M. m e De la Rue, a

M>

ginia di

Romagnano, a tutti. Mi creda per suo Sincero e dev.mo Ottavio Balbo.

LXXXII. Torino il 22 settembre 1849. Ill.mo signor marchese,

Nella Chiesa metropolitana

si

sta

lavorando sollecitamente

per ricevere la spoglia di Carlo Alberto, che sinora non cora quando arriverà

si

sa an-

Ho l'onore di ripetermi co' soliti sensi etc. Obbed.mo aff.mo servo Brignone.

LXXXIII. Torino il 26 settembre 1849. Ill.mo sig.

marchese,

Del Re Carlo Alberto non

si

sa nessuna notizia: si sa che son

pochi giorni che partiva da Oporto il convoglio e che

il

Governo

ha fatto sentire alla squadra di viaggiare senza fretta per dar tempo a compiere i preparativi che si fanno alla capitale pel ricevimento.

Un milione e mezzo si spende per tutta questa faccenda; è un po'


Aggi

penuria in cui ci troviamo

noi momenti «li

tbae quesl sen

soliti

Obbed.mo all.mo Krigm>ne.

XXXIV.

•I.

Torino

dice che Carlo Alberto sia partito questa mattina

Si

nerà

5 ottobre 1849.

il

marchese,

Ill.nio sig.

mattina

da Ge-

o

arrivi in Torino la

il

sabato e la domenica mattina verrà portato a Soperga.

di

lieo

pure conchiuso l'imprestito

•hild

all*83

tezze in cui

ei

rirà però

per

1/2

non

100,

v'è

venerdì prossimo; soggior-

di

60 milioni col banchiere

gran male. Poteva nelle stret-

troviamo pretendere ed ottenere maggiore benefìzio, una soserizione, o per meglio dire si inviteranno i

prendere ossi

«ielle azioni di quell'imprestito al

prezzo

conchiuso con Rotschild, e per questo si fisserà un tempo

di otto

colari a

giorni. Passati questi otto giorni ioni particolari e la ai

60 milioni

la

si

riconoscerà l'ammontare delle

somma che mancherà per giungere

somministra Rotschild

hild è tfià partito

ione delle

al

prezzo suddetto. Questo

per Parigi. Si parla sempre della probabile

Camere e quindi dello scioglimento

esse. Vi

di

sono tutte le apparenze che si prepari un po' di reazione. Pare anche che l'Inghilterra o

la

e la Russia

Francia siano vicine a rompeie contro l'AuGradisca i

soliti sensi etc.

obbed.mo aff.mo servo Brighoi

I.XXXY. Torino lii.mo signor 'i

•

.ieri

la funzio uiti di

il

i* ottobre

1

3

marche e .ion

l'altro

principio

ai

moltissimi forestieri

pei

tocco, nu alberghi

curio*

[omo. Tutti sono in mo\ ìmiMi'o: alle dicci Ltiaa la Guardia nazionale e tutte le truppe debbon Lo

le

arm .indie

\i

per

lo

meno sino alle

«piar

che

ci

il

tempo

o -comodai Ieri

edbi rincontro del rtg

cai

Massimo d'Azeglio il quale mi do-


- 290 — mandò delle di lei notizie, dicendomi che era un tempo immenso che non ne aveva avute.

«

Quel maledetto ministero, diceva, quelle

maledette Camere, non mi lasciano nemmeno il tempo di procurarmi notizie delli amici » e

mi disse che era già di tutto stanchissimo.

Incaricommi di ricordarlo alla di lei memoria

Aggradisca i soliti

sensi etc.

Obbed.mo aff.mo servo Brignone.

IAXXYI. Torino il 19 ottobre 1849. Ill.mo sig. marchese,

Nulla di nuovo in casa. Del cambiamento del Ministro dell'Interno

non si sa ancora nulla di positivo. Si pretende da alcuni

che saranno cambiati nella massima parte. Cambino pure vogliono,

ma non

ne troveranno

fin

che

Aggradisca i soliti

meglio

di

sensi etc.

Obbed.mo afl'.mo servo Brignone.

LXXXVII. Torino addì 19 di ottobre 1849.

Caro Guasco,

Xon habemus Pontificem: sono in predicamento Cabella, Craveri, Bixio, Rattazzi, Pescatore,

Galvagno, Cibrario, Des Ambroix, De

Andreis (consigliere d'appello), De Ferrari, e non Cari tempi e care persone!

si

fa questo parto.

Mi credi sempre tuo affez.mo amico di Cossilla. Nomis L.

Frammischiate

alle notizie della

Carlo Alberto havvvene spettacoli teatrali,

altre

di

morte e dei funerali di cronaca torinese, duelli,

beghe politiche e, più notevoli di tutte,

informazioni sulle difficoltà per far accettare la

pace con

l'Austria, sì

che

il

alla

Camera

Presidente dovette far leg-

gere lettere di Francia e d'Inghilterra (i Dii ex macchina deputati all'approdel Risorgimento nostro) per forzare i

vazione.

Due lettere del conte di Cossilla del 1850, di poco conto come fonti informatrici politiche, ed una del Brignone del


— 391 — 1851 sulle dimissioni del conte Siccardi dal ministero chiu-

dono

nostro carteggio con

il

marchese Guasco:

il

1AXXVIII. iglio 8

.

stando

iU'"

«la me spontaneamente presa «li come ottenni. Parrà strana tale mia risolu-

determinazione

Ti dirà la

ritirarmi dagli archivi, zione, ed a

<ii

me pure fece sensazione, e fu materia di molto pene archivi per ricevere forse una

gli

andò a meno

di

nuova organiszazione,

dare molto lavoro e di porre chi dovrà

contatto con persone e cose affatto nuove per me che ormai decrepito e morto quasi per opinione, non volli en-

gerii in

trarvi né punto ne poco, né correr rischio

sbarra dai giornali, tutti

«lai

«li

vedermi citato alla

che rifuggo oome dall'inferno.

mi approveranno, ma non credei di poter l'are

mente, e non ne ho rammarico

«li

sorta.

«li\<

Mi sono riservato una oc-

cupazione e lavoro anche seguitando come deputato della stona patria, e :

passeranno presto i pochi giorni che rimangono da pasa Monterosso a passare

fui

molto mi chiedeva

multo

sanni); e

tutti

«li

amico no-

ni

«dia

ed è sempre quel gran galantuomo che

si

parlò pure

dice,

si

glia Iddìo

«lei

povero Santa Rosa, caro

toccò miseranda tine e ad aprire una sene

giustizia

sempre, «urne

giornata col buon Cesare, che

la

te,

«piale

«livina, la il

non perdona

.li

non

e

sabato.

averlo avuto in conto d'uomo retto e

come ani

«li

buona

Credimi sempre, archi-

.<>n

tUO aff.OiO

L Nomla

«li

ai;

Contila.

IAW1X. Tonno addi 2'6 «h dicembre meno m'occupo «Il politica, tanto interna «luati' filerei mpre più ho cattiva idea del oome de, a

senza

i

leiolg

rti il

di

Il

Ci

Si

tanno sempre

un nuovo Alessandro, ma-n

muli gordiani

Tonno, o non

non ne so;

CUi

\

lo

v i

q

un muniti

miniatura DO,

almeno di «piai tanto

bi


292 in fatto di nuove,

non

vi si

—

che se non sono a dirittura colossali e favolose,

bada. Beati o più tranquilli almeno i nostri padri che per

sette anni ebbero

da seguitare sopra gli stessi campi

piccole armate che agivano solo pochi mesi dell'anno

!

di

battaglia

noi facciamo

più presto, se non meglio. Ricordati di me e mi credi sempre, quale

mi ripeto sinceramente tuo aff.mo L.

Nomis di Cossilla.

XC.

Torino

li

8 febbraio 1851.

Ill.mo signor marchese,

Domandai al sig. marchese d'Angennes quale pensasse fosse il di Siccardi, ed egli mi rispose saper

vero motivo delle dimissioni di certo

e dei

che il principale motivo

si

era la pretensione dei ministri

membri dell'opposizione che egli sacrificasse forse i due terzi

dell'attuale magistratura, cosa a cui egli non volle adattarsi, perchè

sarebbe stato commettere una grande ingiustizia.

Anche la circostanza che Roma non voleva più sentire di trattative fintanto

che Siccardi sarebbe stato al Ministero ha pure con-

tribuito per la sua determinazione.

surrogato

Gradisca i sensi

di

Non si sa ancora da chi verrà

profondo rispetto etc.

Obbed.mo aff.mo servo Brignone.

Così ha termine questo modesto carteggio, che ci reca, con qualche informazione storica nuova, un riflesso di quella vita agitata torinese, nella quale si veniva preparando il Risorgimento patrio. Le fonti rivelano chiaramente e onestamente la propria tendenza politica. Il Brignone era un buon conservatore che degli avvenimenti nuovi non comprendeva né il significato, né l'importanza, ma con un intuito magnifico sapeva condannare quanto non fosse onesto, anche se ammantato in modo da non apparire nella

sua

realtà.

Il

conte

di Cossilla,

conservatore egli

pure,

ma a tinta più pallida, condannava da un lato la po-

litica

liberale di Carlo Alberto e dall'altro

il

moto demo-

pur non approvando il conservatorismo codino. L'uno e l'altro, due corrispondenti, offrono nel loro complesso uno specchio fedele della Torino quarantottesca, che

cratico,

i


- 293

—

visse ore di ansie nella attesa

spasmodica

campi di

di

il

battaglia, ore

dira e

processo Ramorino sino

e pur troppo! anche

di

alla

di

notizie dai

sete di vendetta durante

sua fucilazione, ore di lutto

indifferenza, mentre la salma del-

l'esule

Re Magnanimo veleggiava sul mare verso la patria,

e ore

di

passionalità politica nel funesto cozzo dei partiti

vicendevolmente le sventure patrie. Ora se si pensa che questa nostra cara città fu

rinfacciantisi

del riscatto nazionale, facilmente

importanza a cui assurge

la

si

intuisce ia

la culla

particolare

ricostruzione storica della vita

torinese durante gli anni fortunosi della guerra, anche nei particolari suoi più minuti.

Le mille voci che si elevano da quel mondo, nel quale forgiavano destini dell'Italia, non debbono essere trascurate ognuna rivela un lato del caleidoscopio dell'anima piemontese di fronte al problema nazionale. si

i

:

Teofilo Rossi e L. C. Bollea.


STATO E CHIESA NEL REGNO 01 SARDEGNA NEGLI ANN1 1849-50 E LA

MISSIONE PINELLI A ROMA

(Continuazione:

V.

voi.

XIV, fase, hi,

n. 23-24)

APPENDICE

II.

Documenti sulla morte del ministro Pietro di Santa Rosa

l.

Lettera di mk. Fantini ai. conte Morra. (Archivio Santa Rosa. Autografa). Di Fossano addì 5 agosto 1850. Ill.mo Sig. Conte,

Rendo a V. S. 111. ma quelle maggiori grazie che so e posso per le mi favorisce del caro amico infermo Cav. Pietro; esse però mi spaventano, e mi tolgono ornai quella speranza ch'io mi notizie che

aveva e che ogni giorno chiedo a Dio di conservarlo ancora pel bene della famiglia, della patria, degli amici. Poiché però sembra che la

malattia voglia andare in lungo io mi riserbo di venirlo a visitare tosto che sarò sbrogliato di alcune prediche che debbo fare al clero di questi giorni,

ed alle quali non potrei assolutamente farmi sup-

plire.

Ella sia cortese, egregio Sig. Conte, di

darmene senza suo inco-

modo a quando a quando notizie, ed io le

sarò riconoscentissimo.

Faccia aggradire i miei saluti alla Sig. Contessa, e mi permetta ch'io abbia l'onore di protestarmi

Suo Dev. Serv. >~<

Luigi V. di Fossano.


16

MK.

LI

\

FWTINI i

Ali

\

Di

corriere Borivo tali

In

qualunque supposizione .

facoltà, i

.

Autografa).

Possaao midi

agosto

Teol. Obiringhello e

;ii

come regolarsi

prà

:

nel

d< ti

qualunque maniera

posto che

il

Cav. QhiriQghello avrà .ni

Le

fatto doloroso di cinsi

e,

parm:

ROSA.

\

Santa Uosa

in

opportune

le

guidar da

lasci

difficoltà. Si

ggiusterà per

>re

meglio ogni cosa.

1<>

porto

Io

ferma

ii-

prego

il

io

acciò conceda all'infermo ciò che sarà il meglio per l'anima

sua. Coraggio 8 confidenza. Iddio ha già provato tante volte

virtù; ora vuol provarla tutto dalle

mani

di

Dio,

il

non

piti:

di

se

infermo ch'io

i

il

e

il

— Sia

debba

e

et

Signore ebbe pietà.

sono presente

le

che in Dio confidi.

del coni-

sua

quale sa cosa abbisogni Lei, la famiglia.

hlla sa che ci fu di peggio, ed

:iiera;

la

ne Sgomenti. Prendiamo

La malattia sarà lunga, ma panni non possa

di

lui,

certo non la sbaglierà; non s'inquieti ili nulla; il Signore ch'è

dncia che questa malattia non sarà mortale;

tale.

-1

l'atto

il

ispirìto, e

in

per

la

voler suo. Secondo l'av-

non tema che DÌO nulla perni-

disonora >>

non disturbarla dall'opera sua pici a quando delle DUOVe; lo

più per

di

mi scrivere a quando

Unno a o

I'.

S.

con tutto

l-e

spero

|

il

cuore e

il

;

Signore mi esami

L'affetto

suo

;i

..

\

ti.

.

Beri li ili

Possano.

IZiOnl eh,'

restituì-

Qhiringbello.

3.

\ma Rosa

\

mr. Pastini.

Toiin ,

:

non potermi totalmente V. in. ma,

Rev.ma, degnotsi

di

esternarmi


— 296 nel suo riferito foglio di ieri, poiché •dice tutto

popolo

il

di

nell'amplesso di Dio,

il

mio Marito era

già,

come

Torino e come crede l'inspirato mio cuore,

si,

perchè

la

sua morte

fu quella d'un angelo,

no d'un Martire, La mi perdoni, d'un Martire. Preso verso le 3 pomeridiane del giorno cinque da forte soffoca-

compreso dall'idea del prossimo suo fine idea che Iddio solo comunica alle Anime da Lui predilette, chiamò a sé il Cav. re Ghizione, e

ringhello e a lui oottfeesoeai coll'esprimersi il

sacrifizio più caro a Dio, che è quello di

che intendeva

di fare

abbandonare consorte,

parenti ed Amici, da vero Cattolico ed Apostolico cristiano; otte-

nuta

bramata assoluzione da quei

la

esente

nei

da cui non può andare

umana Natura, benché quaggiù perfetta, venne presso di lui

chiamato il parroco, questi non solamente non volle adattarsi ai Sacri-Canoni che prescrivono

cramenti a chi a ciò

è

il

dovere amministrare

gli

sore,

ma

Stato,

un uomo religiosamente coscienzioso, qual'era

Pietro,

il

ultimi

sa-

debitamente autorizzato dal proprio Confes-

richiese d'una ritrattazione alla quale un Onest'uomo di il

mio

e suo

non poteva onoratamente annuire, talché gli venne inuma-

namente rifiutato il conforto che dal Dio delle Maddelene di Ezechia e delle adultere viene concesso a chi ha da abbandonar questa vita mortale per la v-ta eterna. Pieno di Dio e confortato dal pen-

siero che più

morò,

si

un sacrificio è costoso più è diletto al Cielo, non mor-

sottomise, vittima espiatoria, al fatale decreto, offrendo al

suo Creatore, in espiazione delle umane fragilità, l'ardente desiderio di riceverlo

per l'ultima volta nelle sue

a piedi del parroco

l'afllitta

fievoli

viscere. Prostrossi

moglie e glieli inondò

di piantò, sup-

plicandolo unitamente al morente, che almeno il volesse confortare •dell'ultimo sussidio che una Religione tutta carità,

timo dei credenti, e neppur questo il

non niega all'ul-

fu ottenuto, che anzi si frantese

suono pur fin di niegata sepoltura. La città si commosse, e appena si seppe spirato il Santa Rosa la

popolazione intiera si profferse ad accompagnare l'amato cadavere.

Monsignore!

la

voce del popolo è voce di Dio! il popolo lo chiama

Santo, e di corone e di fiori ne adornò il feretro, sola consolazione

che rimanga ad una vedova ed a quattro orfani ehe son cristiani.

,


LBTTKRA

Ilo DB! MINISTRI.

PinélU. Al Consigli»,

ilei

Ministri

:ori,

provo pienamente la condotta da loro tenuta e l'energia da loro ita in questa nefasta circostanza, che mentre riempiva da una pai-te il mio cuore di dolore da altra parte ispiravano un H

di

disprezzo e d'indignazione contro l'autore

quale dimentico dei sacri doveri ispirargli

suo santo ministero, tendeva a

il

di simile nefandità, il

di religione e di carità che do si

bassa ed irreli-

non è che con una condotta leale, energica e gindanno costantemente l'esempio che potremo umiliare

...tori,

loro ne

n»>-

1

uemici interni ed arrecare a questa cara e nobile patria un e

e glorioso avvenire.

Ringrazino pure da parte mia

S.

Martino

mi con-

dell' operato, e

no tutti la loro cara amicizia. Li 8

agosto 11

loro

Vittorio Emanuele.

5.

MiRo CaTTANK.o

DATA

in

18

1850 (Archivio l'incili. Copia) (1).

LODO del Signore 1850 ed e nell'ufficio d'Istruzione 'ivi

alli

lx

mese di Agosto m Torino l'Ili.

Giudice Istruttore della

Tonno, con intervento ed 8 Curletti Pili]

ilei

Criminale, (ìiudicialmente avanti

I

del sostituto Segr.o Infrascritto

i

fatta pei r

à,

ido Iute:

la

Cattaneo Medico

-

ed in

atti .

indicato «piale

al «piale

Croci

«li

m

»•

deferto

cui •

U il

q.**

giurarne è:

-rali ufi

chiamo Cav.« Alessandro Cattaneo abbiamo

Esame del

mo

la di

• Alessandro

Cattaneo in data 18 agosto

1


— «lei

—

Novara, e residente

fu Cesare nativo di

Maggiore

{298

in

questa Città, chirurgo

Corpo dei Reali Carabinieri, sono cavaliere dei Santi

Maurizio e Lazzaro, possedo per lire settantamila e più, non sono poi parente, debitore, creditore, od in

modo qualunque interes

defunto Cav. G di Santa Uosa, Monsignor Franzoni e

al

Curato Int.

D. Pittavino

di S. Carlo.

Fattagli l'interrogazione di cui al sig. r test» Malinverni.

Risp.

A chiarimento del fatto di cui sono interrogato premetto,

che essendo da lungo legato in amicizia coll'ora defunto Cav.e di Santa Rosa

in pio

vivente lo assistetti nella mia qualità, e curai in

parecchie sue malattie, ed anche nella penultima che colui sofferse

due mesi circa prima della sua morte.

Mentre trovavasi in convalescenza di quella sua penultima malattia

narravami quel Cavaliere un dì che nello stesso momento in

cui stava

il

ministrargli

Vice-Parroco di il

S.

Carlo, di cui ignoro il nome per am-

Viatico, lo avesse anzitutto eccitato a ritrattarsi; che

esso Cavaliere non avendo in sulle prime ben inteso cosa volesse

quel sacerdote da lui pretendere, lo avesse interrogato di che cosa

dovesse ritrattarsi

egli, e

che avendogli

il

Sacerdote spiegata

la

causa, quale se ben mi sovvengo era relativa alla Legge Siccardi, allora il suddetto Cavaliere avessegli con un atto d'impazienza fatto

cenno di compiere il suo dovere, e che avesse allora ricevuto il Sacramento dell'Eucarestia. Seppi anche poi che il predetto Cavaliere fosse stato confessato dal Teologo Ghiringhello e che per farlo sacramentare si fosse colta la circostanza che in quel momento appunto detto Vice Curato portava il Viatico ad altri Infermi, e che

passando presso

la

casa

di

quel Cavaliere fosse stato invitato ad

entrarvi per Sacramentarlo. Questo fatto poi mi fece sorpresa quando cioè vidi che nel Giornale l'Armonia parlavasi

di

ima pretesa ri-

trattazione stata allora fatta da quel Sig. r Cavaliere prima di rice-

vere il Viatico, quando che per bocca stessa di colui era informato

quando quel Sig.r Cavaun foglio, che aveva precedentemente in mia assenza dettato ad uno scritturale coll'orciò essere insussistente e fui poi presente liere

per ribattere quell'articolo sottoscrisse

dine di portarlo alla Direzione del Risorgimento per esservi inserto.

Venendo ora al fatto di cui sono interrogato, depongo che quinprima del decesso avvenuto a quell'Infelice io lo risolsi ad abbandonare la sua vigna su questi colli onde lo potessi più assiduamente curare. Appena giuntovi fu anche visitato dal sig. r Cav.e dici giorni

Riberi e dal Sig. Dottore Collegiato Malinverni: nei primi sette giorni gli

furono fatte sette missioni di sangue ed allora il

Sig. r Cav.e di


— 499 — vi

era perle

all'Ammalato rispose ooo esservi Intani

me

.

avvertire

«li

old

In

ve-

«

Ri-

premura «li aorte, ma

Sn:. a

la

ti

Contessa

bene,

(osse

icraehi'

t>

Qhiringhello

11

andavano predisponendo l'Ainmalato, ed

jrià

nel mattino successivo, e e

morte

fu

sempre ignaro del

va

ila

Io fui

di lui

il

-torni

Cavaliere da quel Teologo confessato. -r

cui tanto

a por-

differisse

si

nel mattino di domenica poi quattro volgente a

la

:

mia

* Contessa, la

il

più alto segreto che già da alcuni giorni prima il

Pan

lo

quale allora con-

Patavino ricusasse di Sacramentarlo se non

D.

una ritrattazione da lui formulata: che nel giorno ailoia

a mediazione «lei Si^.r Teologo Qhiringhello, il quale

ite

erava di conciliare

un'altra Dichiarazione stata da lui ve quel, il

famiglia ere

iza di

Vi

i,

che sarebbe stato poi

Marito nel mattino successivo

:o

partecipi

1

di lunedi, per

il

che

prossimiori parenti onde vi intervenis<late

to di

inquantochè

fallite

il

tener per buona quella dichiarazione

giungevami che non volend quelle mene,

un quaOhiriaghello ed

Pittavmo, pregavami caldamente

il

che D.

di

i

lune

Il

IO

che

pi

alla fine

na

•

il

letto

la

molte.

\

.

i

90

le

lunghe

in quell'ali. ire

Ieri

ili

queii'u

e

ultimi

lima-

:

:ie

lui

cinque

dell'Ammalato, colui dice _r li

da

alloiita-

condizioni del

>meridian

la

sentire

ìì

m quel giorno di Domenica le nuove trat-

Qhiringhello presso u pitta o.

far

ungendomi ad

cramenta un temp .

quali COm-

.nanto m.

Mala!

lei

le

l'Ammalato, il Te<

compiendo alla

•

riputa!

che quel ('lividi più


— 300 — volte

il

Teologo Ghiringhello a venire, ed uscire per quella Camera

ed a parlare a bassa voce con quella Sig. a Contessa, ma attendendo io al

mio dovere di Medico non faceva di ciò caso. Erano poco meno

delle ore otto di quella

sera,

quando

vidi

pella

prima volta quel

Curato Pittavino, che io prima non conosceva, ad approssimarsi al lelto di quell'infelice Cavaliere,

che già stava emettendo affannoni

respiri.

Quel Curato insistette più volte allora presso il Moribondo dicendogli

non essergli altra via per lui per ricevere i desiderati Sacra-

menti, che di sottoscrivere alla Dichiarazione dicendogli che ciò fa-

cendo dava anche gloria a Dio; ma il moribondo con fioca ed affannata voce risposegli per due volte

= no no non posso ritrattarmi.

Quegli assalti del Parroco avevano resa deteriore sempre più la

condizione di quell'infelice, onde io mi credetti in dovere di pregarlo

ad allontanarsi da quel letto di morte. Il Parroco andava tranquil-

lamente a sedersi su

di

un sofà poco distante da quel letto, ed al-

lora la povera Contessa gettavasegli ai piedi scongiurandolo a Sa-

cramentare suo Marito. Io veramente non sentii cosa rispondesse quel Pittavino, ma dalla Sig.a Contessa seppi poi che colui dicevale essere sicuro che il suo rifiuto sarebbe di grave nocumento a

ed a tutto

il

lui,

suo ordine, ma che così agendo non faceva egli che ob-

bedire agli ordini dell'Arcivescovo Franzoni; alle ore otto e tre quarti di quella sera rendeva il Cav.e di Santa Rosa l'Anima sua,

che veniva raccomandata al sommo Iddio dal

Sig.* Teologo Ghirin-

ghello. Io

non ho veduta alcuna di quelle dichiarazioni statemi appena

accennate dalla Sig. ra Contessa cioè quella stata formulata dal Pittavino, e quella quindi vergata dal Sig. r Teologo Ghiringhello.

Nel successivo giorno fui sorpreso da tanto dolore, che per tre giorni non mi occupai più di tale doloroso emergente, e si fu soltanto

da vaga voce che fui informato che la sepoltura di quel Cavaliere

aveva avuto luogo in seguito

alle

minaccie state fatte all'Arcive-

scovo Franzoni dal Ministro della Guerra e dal Cav. r S. Martino. Int. e È egli Sig. r Teste di

avviso che o per mancanza di tempo o

per altri accidentali motivi non abbia potuto quel Cavaliere essere

Sacramentato ? Risp. Premetto che

il

Cav.e di Santa Rosa stette soltanto cinque

minuti circa senza parola prima di spirare; che fu sempre del resto in perfetta

conoscenza, e che rispose sempre adeguatamente alle

ultime preci del Teologo Ghiringhello, quindi alle ore otto circa

quando entrò il Pittavino nella Camera del Malato alle ore otto e tre


— 301 — quarti e più epoca della

morto quel F'arroco poteva con

lui

ili

voluto, portare

I

anche ammi-

Viatico, ed

il

rargli l'estrema unzione. di

igli

q<

alta, ed

.

intelligibile

he dichiara dì voler persistere nelle

voce

dal

sottoscrr

col l'ufi'.

AlTorig.* Cav.e Dottore Cattaneo Alessandro Salvi e Curletti Se^rr.o Sost.o e Spingardi Avv. Fiscale.

6.

Lkttkha dbll'avy.

Pk&zouo ai. Siccardi.

hiriu Uffizio dell'avv. Fiscale G. le

l'incili.

Autografa).

presso il magistrato di Appello in Torino.

Torino Ill.mo

Si>:.

il

88 Agosto 1850.

Ministro Segretario di Stato affari ecclesiastici di grazia e giustizia

irli

Ill.mo Sig. Sig.

are a V.

Nel li

s.

fll.ma

copll

del

'-.ime

chiestomi

della

Santa Rosa e delle relative Dichiarazioni in esso accen-

ho l'onore di proferirmi coi sensi del più riverente ossequio

.

Di V. S. IH. ma

Umilissimo Devot.mo Obbedentissimo servitore Perzolio.

7.

Ultima dichiarazione del Santa Uosa.

Teologo Ohlringhello, che >n

volle tirmare a

cav.« di

il

meno che fossero cancellate le pal

:

blàro

il

conte

di Cavour al mu

'li

ia

Pubblica

quando ciò

!i

non violare le

il

<ii

morire come Tisai nella

Romani

mio giudizio a que uni

II

!

j

Fosse, Intendo

apostolica e i

'ornano

:

Kiiorg. xt.il.,

.li

Cristo,

XIV

il

Romano P

»


— 302 — Bieco la dichiarazione,

prego nel

die sarebbe disposto di sottoscrivere, ft> lo

nome del Signore a farla gradire a chi di ragione ed, ot-

tenuto quest'assenso, ad amministrargli

1

Sacramenti che

il

male

s'aggrava e non vorrei che morisse privo di quei sussidi della Religione, che

ardentemente implora. 8.

Deposizione della contessa

m Santa Rosa in data 20 agosto 1850.

(Archivio Vinelli. Copia) (1). alli 20 del mese di Agosto in Torino una casa sita nella Contrada della Provvidenza propria dell'ex Ministro Santa Rosa, in una camera al primo piano, Giudicialmente

L'anno del Signore 1850, ed

in

avanti

l'Ili.

mo Sig. r Cav.e Luigi Salvi Giudice Istruttore della Città e

Provincia di Torino con intervento ed assistenza del sostituito Seg. r ° infrascritto Curletti Filippo.

All'oggetto di sentire in

esame la Sig.r» Contessa

di

Santa Rosa

moglie dell'ex Ministro,

si

è l'ufficio trasferto nella presente casa,

ed avutasi la presenza

di

detta Sig. r » Contessa, se Le è deferto

il

giuramento che debitamente prestò a mani nostre toccando la mano destra sui Sacrosanti Evangelii; e

si

è:

Interrogata sulle generali, e se non sia parente,

affine, debitrice,

creditrice od in qualche altro modo interessata col Curato di S. Carlo L).

Pittavino, e Risp.

:

Monsignor Fransoni?

Mi chiamo Dellavalle Clavesana Luigia

fa

Sig.r

Marchese

Massimiliano da Torino d'anni trentaquattro vedova del Sig. Cav.e ,ij

Santa Rosa Derossi Pietro, in dote per lire Centomila, e più, non

sono poi né parente ne debitrice ne creditrice né in qualunque altro

modo interessata colli nominatimi

Sig.™

I).

Pittavino Curato di

S.

Carlo, e Monsignor Fransoni.

Interroga E noto a tutti essere stati denegati gli ultimi conforti della Religione al Cav.e Pietro di Santa Rosa, marito di essa Rispon-

dente, la interesso in testé

nome della verità, ed in forza del giuramento

da Lei prestato, di narrare tutte le circostanze, le condizioni

che erano state imposte all'infermo per Sacramentarlo, ed il motivo

per cui non consegui il suo intento? Risp. a È a tutti noto avesse già il povero ora fu mio Marito sofferti

(1; il

La copia dalla quale abbiamo trascritto questo documento reca « Copia di esame della Contessa di Santa Rosa io data 20

titolo

agosto 1850 »


— 303 — ùmili dispiaceri cella penultima sua malattia, che già minaci i

m viventi infatti nel mattino dell! undici

di rapirlo sin d'allora

-•io

ultime essendo ^ ià colui r

debitamente confessato dal

stato

thiringhello che aveva rilasciato o,

portavasi

in

iki.

il

qà

is

quale, deposto

la

to formato a bella

Mtare, chi

consueto Bigi

il

Santissimo Sacramento dal

il

sacra Pisside su d'un pie-

posta nella Camera cubico-

ipprossimò al di lui letto, al quale io pure era

iell'Aniin

re in attenzione, Be

ecorreie qualche

;

I

mio manto: E benché quel Sacerdoti ire

intesi che

parlaudo

.!

al

mio Manto dicevagli, che se era

difficoltà di

'•re

rispose con

i

a voce som*

»e

fermezza

ritrattarsi in pubblico, al che

= che qui

risolutezza

e

Ministro del Governo ovetselo fatto con pi il

ì

fatto

retu

<i

io

ritrai

avrebbe fatto, occorrendo, un'altra avesseli

Pubblico manifesl

iti

/a pronto di manifestarli ancora nella stessa conformità Allora quel Vice-Curato soggiunse alleo:

che

.

io

|

—

voce qualchi

non interi, ma presa poi la sacra Particola La comunico

mio Manto.

al

pò

quel

L'Armi

giornale

nei

fatto

quale pretendeva»! ili insinuare nel Pub-

che mio Manto prima «li ricevere il Viati

quanto

to

istico,

formalmente

dal (inverno riguardo all'abolizione del

quale articolo

ribatte

poi

mio manto con un

ulti. ilei povero imo Manto, forza una tenta che il tempo non varrà a rimarginar)

Parlando dell'ultima malattia

liti,

che

i

ono

gli

ultimi

-

aneliti

lueU'InfelJ

mio Manto

.'.limino ili •

ramlo il

>

ad una Bua villa su questi

che allontanandosi mio Manto dalle

i

ni

non

avrebbe riacqui

mese ih Luglio ultimo minacciando colui di alito da una h-uta bronchite, .1 s

•

K'h

i

dalli

Malinvcn,

S..

ì

•

quali

ro le emissioni di .

di

quei

dopo

di


— 304 — mio Marito col Kig.r Riberi mi fece sentire doreSseei pensare a

visto

disporre mio Marito a provvedere alle cose sue sì spirituali che temporali.

Abbenchè il povero mio Marito già avessemi pendente quella nulla meno un tale il desiderio di ciò fare ciò

malattia esternato

annunzio mi scosse e mi colpì, ma rientrata subito in me gli risposi che a ciò erasi pensato, e che anzi il Sig.r Teologo Ghiringhello glfl

avesse conferito con mio Marito; ed infatti nel successivo mat-

tino del ventisette Luglio ricevette

il

suddetto Sig.r Teologo la con-

me non fo3se ancora il caso di farlo Sacramentare; e che occorrendo me ne avrebbe resa avverfessione, e quel Teologo disse poi a

tita.

Passarono intanto due giorni quando in una delle ore pomeri-

diane del martedì ventinove detto mese ossia trenta, mio Marito m'invitò ad approssimarmi maggiormente al suo letto, e guardandomi fisso con quell'aria sua così

dolce mi disse: sai tu mia buona amica,

che mi vogliono far morire come un cane?

= A tale inaspettata

sortita io rimasi estatica ed egli allora ripigliando

tinuò dicendomi =

Il

il

discorso con-

Teologo Ghiringhello voleva assolutamente

farne un secreto di confessione perchè anche a

lui

ripugna che si

sappiano certe cose che possono fare del torto, ma io gli dissi che con te non aveva mai avuto segreti, che ti aveva sempre aperto il

mio cuore: Ti proibisco però di riferire a chicchessia quanto sto istato di Il Curato Pittavino avendo sentito essere io in

per dirti. malattia,

andò egli stesso a visitare ieri il Teologo Ghiringhello a mi ritrattava formalmente, non poteva in

cui disse che se io non

caso di bisogno amministrarmi i sacramenti. Io

lo

incoraggiai e gli

rammemorai la scena già stata fatta in consimile circostanza nell'allora

preceduto maggio, e già da me deposta, soggiungendogli, che

anche in quelle circostanze volevasi tentare la sua costanza, ma che alla fin fine non avrebbero osato di negare a lui mio Marito universalmente riputato per un

uomo religioso quanto accordava la Reli-

gione a quelli che lasciavano la vita su di un palco infame. Intanto

mio Marito continuando a tenermi presso di sé dopo quel discorso, con voce più sommessa ed intenerita soggiungevami: Quel Curato

mi fece anche minacciare che la mia salma non sia

accolta in

terra sacrata.

Cominciò il Curato Pittavino per quanto mi ricordo a venir a vimio Marito il giovedì primo volgente mese, e continnò ogni giorno a vederlo anche due o tre volte al giorno sino alla sua morte: sitare

Io

non mi trovai mai presente ai loro colloqui, e né mai mio Mamai feci in proposito interpellanza mi notificò il tenore dei

rito, cui

loro discorsi; soltanto dicevami mio Marito pretendesse il Pittavino


— 305 — da lui una ritrattazione che assolutamente mai avrebbe fatta: Il giorno di venerdì, due del mese, mio Manto incalzava sempre più lamentato e confessavasi per la seconda volta dal njro Ghiringhello. Nel mattino di Domenica sue-

siali

.

adomi io al letto dell'ammalato, egli mi disse = il PiUatnno non contentava* efi una IHi-hiarazione che esso a er essere sacramentato, cioè di una Dichiarazione che verbalmente fatta al suo Confessore, e che pretendevasi invece che ne facesse una in iscritto dello stesso tenore di quella

che aveva egli messa nel tiratoio del tavolino esistente portata dì commissione del l'ittavino dal

tagli

inghello. Apersi io quel tiratoio, e vi trovai il modulo di dichia-

ne che qui

j

li

I

che coU'utficio firmo dopo

e

:

quel giorno di Domenica verso

pella seconda volta

il

il

visto

ne

ore quattro

le

Patavino a conferire con mio Ma

indomene io in una camera attigua lo vidi ad uscirne, ed ìdosi mi disse: Siamo intesi con suo Marito, domani ore sei gli porto biglietto •

che

il

mattino,

il

e

mi dimandò il

Viatico, ed intanto

Ghiringhello aveva a tal uopo

rilasciato

in

quello

me firmato collT'llicio. itenere appo di me quel Diglieli

che anche qui presento da

lo avrei consegnato al domattina ed andò la condizione di mio Marito avrebbe

he glie

^Dentarlo

mi

1.

icchia

il

in

sera, ed egli

quella stessa

qualunque siasi ora anche

di

questa

suo Domestico col biglietto

.li

confessione, e quivi mi

sera,

mandi alla

ubito col Viatico.

./.ioni -.

fu

il

cinque dava io gU

illoquio che ebbe fine

Doj

mio

u

in

questa mia casa allineile

tutto

mattino per quella religiosa funzione

quando un

ili

portatami

<luii,

:

ma quale

quei. in

altra

carne.

Ghiringhello che tutto corrucciato narrayami

rima chiamato

i

Ida

in

di

una ritrattazione più

S

esplicita e di cui lino

il"

a

il

Ghiringhello

da

me Ormai se

in

questo mudi.


— 306 una più ni

— Ad un tempo

esplicita

il

Ghiringhello pregavami

«li

fare

modo che queste mene, questi rifiuti stessero Bempre Bepolti nel

^ri scandali, e che cercassi qualche ripiego onde u portato non si potesse trapeliate il motivo per cui non veniva Viatico come era stato promesso dal Pittàvino. <i andava verail mente quella preghiera del Ghiringhello per contenere il giusto mio

secreto per evitare

i

j

»i

sdegno, e per trattenermi a non fare qualche pubblicità. Allora fu

la promessa dal Ghiringhello

che ottonili

si

che sarebbemi stata re-

stituita qualsiasi carta che il mio povero Minuto avesse forse ailìdato al Pittàvino,

ed infatti dopo la sua morte trovai nel ridetto tavolino

questa dichiarazione stata da lui firmata, e che seppi poi dallo si

Teologo Ghiringhello fosse quella che aveva in quella sera ossia pomeriggio di Domenica reso contento il Pittàvino, ed indottolo a Sa-

cramentare mio Marito. Nel porgere a questo uffìzio tale Documento perchè ne sono dallo stesso eccitato faccio formale istanza siami al più presto possibile restituito, sapendo io positivamente contenersi in esso

i

veri sentimenti che nutriva mio Marito e che costan-

temente lo guidarono sino all'ultimo sospiro al riguardo degli affari che per lui come Ministro del Governo eransi trattati. Si fu

dopo quel trista annunzio del Teologo Ghiringhello che svelai

sotto segreto al Sig. Medico Cattaneo gli intrighi dei quali sino al-

lora era stato vittima tire in

il

povero mio Marito, e lo pregai di far sen-

qualche modo, che essendo migliorato lo stato di sua salute,

non fossevi più premura di non più sacramentarlo perchè infatti sembrava che le cose prendessero miglior piega ed infatti nel mattino successivo di lunedì verso le ore dieci chiamatami mio Marito al letto mi disse = Luigia mi sento veramente meglio, e così l'Arcivescovo non mi tributerà più; ma invece alle ore due e mezzo circa pomeridiane le cose peggiorarono, e lo stesso mio Marito verso le

ore cinque si dette per morto, e scongiuravami ad interessarmi

per lui dicendomi

= che io debba morire senza Sacramenti Al— Se credi a proposito io partirò subito il

e andrò a gettarmi ai piedi dell'Arcivescovo ed egli

rassicurato ed eccitavami a ghello per concertare seco sore, ed allora

si

f

i

lora io soggiungevagli

fu

dimostravasi

mandar subito a chiamare Don Ghirinlui.

Alle ore

cinque trovossi

che combinò egli con mio Marito

Dichiarazione che non ledendo

i

di

lui

il

confes

di fare

una

sentimenti potesse ad un

tempo risolvere il Pittàvino a fare il suo dovere. In

quella dichiarazione che è tenuta dal Sig. Conte di Cavour

nacquero delle differenze tra mio Marito e quel Teologo al riguardo 1 di alcune espressioni di cui in essa, tenendone io una Copia statam


— 307 — dallo Btesso

l>.

Qhirìnghel

da

ir

do in Hi*' mio marito

firmata. Quelle diffi

me

i

rsuaso, e

fou

q ii al'uni Ciò

Dalmi

ultime lineo relative

te

Paj

al

mio Munto la firmasse, onde io per

I».

Qbiringhell

al

Carato Pittavino dicendogli die mio Maritò l'avrebbe poi [innata

:ide

a quel

Confessore di portarla prima

valida.

:•

>re

di quella

Teologo Qbiringbello col Patavino, e siccome Hors era occupato a l'are il suo testamento li trattenni _r ua:

nellit

per la [mina volta pregai caldai:

In allora

ascendere ai giusti desiderii

quei

mio Mar

di

dm con una calma spaventosa rispondevano che non .

che

gli

era impossibile di Sacramentare mio Marito, allora mi

.irono parole acerbe, che non e

to

il

«piarti precise

lo

commossero per

niente. Alle

introduceva io nella Camera dell'Ani*

Curato ed

il Confessore. 11 primo di cui accostandosi al Manto, che se voleva ricevere Santi Sacramenti

iiiiu

_li

1

assolatamente firmare la da lui conosciuta ritratta/ era la volontà di Dio. e che ciò facendo avrebbe

a lu:

quelle intimazioni ripetute dal

I

in

buona grazia, mio Mari'

l'ai

liendo quelle

i

animando la sua \occ che le mani ed alzando gli occhi al unse ano. ed

•

i

Mn Ito: allora

non potei io trattenermi dal pormi m mi .

e di

raccomandare al mio povero Ma-

Cattaneo pregava morire aquilina :e

coi

si

adagiava su

Ghiringhello, ed

li.

In

ir

io

lacrime

pace, <li

li

il

Curato

Carato

con

la

un sofà intrattenendi

allora gettavano! ai di

non pia

di

allei t

piedi del

confortare cogli aitimi

me quell'Infelice che tanto n desiderava, e o

•

uichf quel in; quelle mie paiole non ;ii,

lo

che non dipendeva

da lui e

mpo quel e

mdomi di dargli un Ci la

quella

imeno sin

mi eh.


— 308 — a prendere gli Olii Santi, ma m'ingannai: Mi fu bensì detto, che colui, poco prima esalasse mio marito l'ultimo respiro, era rientrato questa Casa,

in

ma che non eravi venuto con quel Une, e che anzi es-

sendo stato interpellato, se almeno almeno fosse venuto ad ammi-

Parroco partì dal

nistrargli l'estrema unzione, rispose di no. Quel letto del

Moribondo alle ore otto ed un quarto circa ed io rimanevo

vedova verso le ore nove: Ricordomi che poco prima morisse mio Marito, desiderava di parlale al Sig. r Conte di Cavour suo amico; ma per quanto siasi fatto per rinvenirlo non fu possibile, e giungeva poi colui dopo che era spirato il suo amico. Questo è il fatto genuino relativo al fattomi interrogatorio.

Mandiamo unirsi agli Atti le quattro Dichiarazioni unitamente al Righetto di confessione che la quest'Ufficio e che furono

Santa Rosa porse a

Sig. r Contessa di

da Lei stessa coll'ufficio Sottoscritte.

Lettura datale di quest'atto a chiara, alta ed intelliggibile voce alla Signora teste che dichiara di voler persistere nelle date risposte, e

si

è coll'ufficio sottoscritta. In orig.e sotto.' Luigia di S. ta Rosa, Salvi, e Curletti Segret.

9.

Deposizione

di

Camillo ih Cavour 25 ai. osto

1850.

(Ardii rio Vinelli. Copia) (1).

L'anno del Signore 1850, ed alli 25 del mese

di

nell'Ufficio d'Istruzione; Giudicialmente avanti l'Ill.

Agosto in Torino

m ° Sig.r Cav. r Luigi

Salvi Giudice Istruttore della Città e Provincia di Torino, con inter-

vento del Sostituto Segretario infrascritto Curletti Filippo. In seguito a nostra lettera è

Cavour,

al

quale se

gli

è

questa mane comparso il Sig. r Conte

deferto

il

giuramento che debitamente

prestò a mani nostre, a mente, e forma della Regia Legge, e

si

è

Interrogato sulle generali, e se sia parente, affine, debitore, creditore, od in qualche altro

modo interessato colli Monsignor Fran-

soni, D. Pittavino Curato di S. Carlo, ed

il

Sig. r Cav.re Derossi Pietro

Rosa di felice memoria. Mi chiamo Conte Cavour Camillo senza sopranome del fu Marchese Michele, nativo e residente in Torino Deputato al Parlamento Nazionale, d'anni quaranta, possedo per lire Duecentomila e di

s.

Risp.

La copia dalla quale abbiamo trascritto il documento reca il ti-

il)

tolo

«

Copia di esame del Sig. r Conte di Cavour 25 agosto 1850 ».


- 309 — non sono poi pareste, debitore, creditore, od nominatimi Monsignor

ili

modo qualunque

in

Pransoni,

Pittavli

i».

lefnnto.

Non ignorando certamente

Int..

Pietro Derossi meli*

be

da

e^rli

chi,

Risp. Amici) intrinseco

per ordine

stati

negati

Santi Sacra-

per quale m

chi, e

<li

1

dall'Infanzia del nominatomi

tin

-

dimora fu

Santa Uosa siano

<li

Cavedi

moltissime volte, anche nella sua malattia: Però

vidi

parlare per non inasprire la sua

Olinto dai medici

di

mi intratteneva

seco

ed anzi negli

lui,

ultimi tre

mio affare non potei vederlo, e lunedi, cinque andante mese, alla sua casa pochi

del viver suo per qualche

;i

di

minuti prima che

non parlava. Non jso

di

il

furono pòi

t'ultimo respiro, in quale circostanza più fui

adunque presente

ra

in

ringhello, professore

scene che segui

alle

Sig* Curato

letto fatte dal

lui

S.

di

Carlo, le quali mi

quella stessa sera dalli Sig.« Teologo Ghi'•

Malinvern

Cattaneo. Seppi

da

Curato metteva per condizione a quel povero Cavaliere, finalmente e pubblicamente ritrattarsi, perchè come

.nel

Minisi

se

coadiuvato alla formazione della

sull'abolizione dei Foro Ecclesiastico

quella vertenza con una lu-

-••re

la lui

cilia:

1

Che esso Signor Teologo Chi-

!

formili

quale era stata anche

ita,

rifiutata

da quel Curato, ed allora quel Teologo im a ricavami di due

di

andare, cioè, subito da quel Curati, per sapere se realmente li

da

onori funebri della Chiesa

suaccennata

lui

rimettere

la

lei

Serviti ed

abboccatomi

•r

.

Malinverni, dal n

al

Defunto, ed anche

Dichiarazione, ohe

Malinvern] andai immediatamente

Padre Pittavino In

col

gentil

n

che effettivamente

avrebbe egli fatta la sepoltura a quel mio Amico, li

prendersi l'imi

i

ome dal eom| lie

llora

lo

.orione a

non era punto disposto

a\ vertii che

,

no

quel Mini

mpromettere

la di

(latto

di

fare quel!

gli

ultimi con

e

quella de'

che

i

lui

lo .

rebbe potuto

i

il

di

>uo Ordini

de-


— 310 — sere distrutto. Queste mie minacciose espressioni non valsero a piegarlo, ed allora

soggiungeva esser

gli

Ministro materiale

troppo colui dava

ai ;i

voleri

persuaso agisse egli come

io

dell'Arcivescovo Fransoni, e che pur-

divedere essere

nostra Chiesa, e quel Curato

allora

il

primo nemico, che avesse la

mi

replicava che Monsignore

l'Arcivescovo aeji'emanare quegli ordini non aveva agito di sola sua scienza,

ma bensì perchè da altri a ciò consigliato di fare. Non po-

teva darmi pace,

come quel povero mio amico, che generalmente

passava non tanto per un onesto uomo,

ma anche per essere reli-

giosissimo perchè io stesso vedealo in suo vivente a frequentare la Chiesa, e darsi alle pratiche le più rigorose della nostra religione, fosse così barbaramente trattato dai Ministri della stessa Chiesa; tanto

più che io sapeva che il Cav.» Pietro di Santa Rosa aveva in tutta co-

scienza agito nel ricusare la ritrattazione che pretendersi di estor-

avendo seco lui alcune volte accademicamente parlato della Legge detta Siccardi, egli mi a\ quirgli nella sua agonia; inquantochè

protestato di essere tranquilissimo in coscienza, ancorché vi a\

partecipato

come

Ministro, avvegnaché

anche prima fosse quella

Legge presentata al Parlamento ne avesse egli parlato col Sig. r Teologo Fantini allora suo Confessore, ed ora Vescovo di Fossano; che al

Medesimo Monsignore avesse

egli

spiegati

alcuni dubbi di co-

scienza dicendogli che ove non fossero stati dissipati avrebbe egli preferto di ritirarsi dal ministero, ma che quel Monsignore lo avesse

rinfrancato colle seguenti espressioni: ca tira pur drit. Intanto

il

Curato Pittavino non facevami

la Dichiarazione, di cui

difficoltà

a rimettermi

mi aveva parlato il Teologo Ghiringhello il

quale nel vederla la riconosceva come scritta di suo pugno, ed anche

facevami osservare avessela egli stesso stralciata da altro pezzo di carta nel quale aveva egli vergato altre espressioni, che poi non

aveva più voluto fossero palesi, espressioni però, che come egli dissemi, non aveano a che fare con quella Dichiarazione. Partivami allora da quel Convento ed

accompagnato sempre dal Professore Ma-

linverni andavamene direttamente al Ministero per informarlo d'ogni cosa, così fu dietro nostro

rapporto, che

le

prime misure furono

prese, affinchè fosse data conveniente sepoltura alla salma del Cav.re di

Santa Rosa. Int.

Sa egli Sig. r teste da chi sia posseduta la Dichiazione del Teo-

logo Ghiringhello? Risp.

La conservo io stesso in casa mia e se quest'ufficio desidera

averla in comunicazione la presenterò domattina.

Lettura datagli

di quest'atto

a chiara, alta ed intelligibile voce al


- 311 dichiari

di

ITulMcio In

ori

Camillo di Cavoi

>i

irchivio

uhi

iii'1

Signore 1850 ed

26 del mese

alli

di

criminale Qiodicialmente avanti l'Ili. mo -

nell'Ufficio d'Istruzione kivi

.

/<

Giudice Istruttore della Città e Provincia

rvento del

Itto Curletti

S<

di

i

Pilipp

Ini Sullo generali ì jp.

Mi chiamo Conte Camillo Cavour fu Marchese Michele, è nel

mi rapporto alle già date generalità. erentemente

alla

promi

tur fatta, presentasi

Camillo di

nuovamente stamane nell'Ufflc

e^li

nuovo giuramento che Int.

cosa abbia

ati

a dirci!

illa

mia promessa 'li ieri presento a quest'Uffic

DichJ

li

ringhello ritirai

Evangeli!.

egli

la

commise

Ohi-

sera del cinque

iblto doj

Pietro

i\.

Pittavino, quale

Santa Rosa, dal Sig.* Curato

'li

dichiarasione

il

preìodato

poi per quella stessa che fa

prima

Curato

della

morte

di

|

1 1

t

*-

Camillo Cavour presentato un me

-ulani). e ad •i-itti

una delle due

comincianto

con-

primo

il

= e Sniente con quelle colle pai

quelle .il

in

><'

principio

di

1

n

data d

•ile.

dalla quale l'abbiamo .

i-

•

A


- sia

—

Sembrami opportuno di far presente a quest'ufficio essermi stato dall'istesso Sig.» Teologo Ohiringhello che alle parole non intendendo, che si vedono cancellate in questa Dichiarazione, aveva egli dovuto d'ordine espresso del Sig.* Cav.« di Santa Rosa sostituire ri t'erto

•quella, ohe sopra dette parole cancellate

centi

si

vedono ora

scritte, di-

= persuaso non = Che le parole e de\V Augusto suo Capo Vi-

cario di Cristo il Romano Pontefice quali chiudono questa Dichiarazione, avessero occasionato una discussione tra esso lui ed il detto sig.r Cav.e al

quale non volendo approvarle sosteneva, che rimettendo

il

giudicio della Chiesa il suo operato dovesse bastare, e che mentre

esso Sig.« Teologo provavagli che nelle parole dicenti la Chiesa fos-

ser implicitamente anche incluse quelle del Sommo Pontefice richie-

dendosi per formare un completo giudizio il concorso e della Chiesa e del

Sommo Pontefice: Che a simili osservazioni avesse allora quel

Cavaliere rivolto altrove la testa esausta

di

forze per riposare,

senza più aver proferto parola. Lettura datagli al

si g.* teste

di

questo atto a chiara, alta, ed intelligibile voce

che dichiara persistere nelle date risposte si è collTf-

iicio sottoscritto.

Cavour, Salvi e Curletti

In originale C.

S.° Segr.°

11.

Deposizione del cugino Derossi Teodoro di Santa Rosa 36 agosto 1850. (Archivio Pinelli. Copia) (1).

L'anno del Signore 1850 ed

alli

nell'Uffizio d'istruzione Criminale

26 del mese di Agosto in Torino,

giudicialmente avanti

rill.

mo Sig. r

Cav.r Luigi Salvi Giudice Istruttore della Città e Provincia di Torino,

con intervento del Sost.

Segr.° infrascritto Curletti Filippo. In se-

guito a nostra lettera fatta pervenire al Sig. r Conte Santa Rosa, es-

sendo questi personalmente presentato, si è: sulle

Int.

generali, e

se

sia

parente, debitore, creditore, od in

qualche modo interessato coll'ex Cavaliere Santa Rosa Derossi Pietro, e

Monsignor Fransoni, ed il Curato di S. Carlo Pittavino? Risp.

Mi chiamo Conte Derossi Teodoro di Santa Rosa fu Santorre,

d'anni trentasette, nato alla Spezia e residente in questa Città, De-

putato

al

Parlamento Nazionale e Segretario del Consiglio di Stato,

possedo per lire centomila e più, non sono poi parente, debitore,

1

La copia dalla quale l'abbiamo trascritta reca «Esame del conte

Derossi Teodoro di Santa Rosa in data 26 agosto 1850 »


- M3 od

.

e

nessun altro modo Interessato colli Monsignor

in

D. l'ittuvino,

A6IH9

ta Int

l'ora fu

Sitr.r

I

.!;i chi, d'ordine di chi, e per quale Sacramenti nell'ultima sua malatti

» Pietro DéTtiSSi di S. Rosa?

-

Trovandomi a villeggiare colla mia fami-

so dettante:

Ri8j

glia in Viù riceveva verso

il

venticinque di luglio ultimo notizia del

Riberi, che colà trovatasi accidentalmente, che

re

nato mio cugino Derossi di Santa K e che

dl'ex

Testo

denegati

Btatl

I

fi

sso

motivo siano

som. cugino in secondo

elio

secondo

il

nomi-

gravemente ammalato,

non lasciava sperante di guarigione secondo

lui,

le

malattie: Memore allora delle dicerie che già eransl fatte, dopo che eranvi stati nella penultima sua malattia, sofferta Maggio

m

imministrati

1

Santi Sacramenti, ebbi un Intanato pre

time:

io contro di lui fare nuovi tentativi, onde tormentarlo negli ultimi suoi giorni, e violentargli la coscienza, sebbene

un uomo che visse sempre secondo

laso che

i

dettami della Re-

non avrebbe negli ultimi suoi momenti a quella ri nunciato, e quindi resistito a qualunque tentativo die volesse la Religione posporre alla politica; e questi sentimenti erano tanto più ligione Cattolica

vivi nell'animo

avuti

mio in quanto che mi ricordavo i consigli relij prima infanzia dal nominato mio Cugino e

dalla mia

fin

morale e religiosa chi

la

tempre tenuto, ed ancora mi

come all'epoca della discussione sulle Leggi dell'immunità mi ripetesse sovente = come cn aver agito da

a

tica

buon

..

I

alla

e

da buon Cittadino, e servito alla Santità dell a

carità

«li

patria

nel

consigliare e difendere quelle

prima della loro presentazione, consigliatosi con dirinomato Teologo, ne a rato consiglio non

stìnti!

ma pur anche a quanl

a quelle

le

come dopo la votazione delia prima di quelle Lvuto un di mano dal medesimo Teologo in e

i

one

di

(pianto veniva d'essere

nella via di

prudenza Intrapn

Si

venuto

di

mio Cu

sentire dal

medealmo un (atto che non

eenuto, non poteva mettere in dnbio negazioni. In alloi

ararmi il

in

Ino, e fu

persona dello stato del caro inférmo; pur ti

presentimento della prò


— 314 — Domandai tosto che correvano gli

;i

sua Moglie se esso aveva coscienza del pericolo,

suoi giornee se quindi uvea già domandato di ricevere

ultimi conforti della Religione. Mi sentii ripetere die aveva già

veduto

'li

Sig. r Confessore in visita, e

il

pericolo e

1

suiti

i

ricevere

senza che

si

il

che sebbene non ravvisasse In

giorni, aveva manifestato l'intenzione di con lessarsi

Sacramento dell'Eucarestia. Passarono alcuni giorni

fosse effettuato quel desiderio. Acrebbero quindi i miei

sospetti che si rinnovassero i tentativi di cui ho fatto cenno superior-

mente. L'animo mio ne era vivamente rattristato, ina ravvisava im-

prudente e pericoloso il comunicare altrui quei

tristi presentimenti.

Ritardai, sebbene

pericolo,

i

Medici dicessero lontano

il

il

ritorno

Secondo me, vedendo ognor più aggravato l'ammalato, mi rivolsi alla di lui Mogjie nella Domenica precedente alla

alla villeggiatura.

di lui

morte; dimandandole se si rinnovavano i fatti occorsi nell'oc-

casione dell'ultima malattia a proposito del Santissimo Viatico. Ella

mi rispose no e poi ripigliandosi mi disse fede per

= Si confessò ne ho la ;

mandare a prendere il Santissimo Viatico, il Parroco venne

oggi, tutto è inteso, se

l'Ammalato peggiorasse, il Parroco mi disse

mandarlo ad avvertire, che verrebbe anche o nella sera, o nella notte, altrimenti sarà Viatticato domattina alle sei, eccotene la prova di

mia negativa = e difatti nella giornata stessa come mi assiseguito della morte del suo Marito, in quel momento Ella era persuasa che quanto mi diceva si avverasse, perchè il Parroco della

curò

in

lasciando la sua Casa in quel giorno ne l'aveva assicurata di quanto sovra. Ritornai la sera verso le dieci, e m'ebbi dai Medici l'assicura nza che

l'Ammalato aveva preso miglioramento, e che non poteva

presumersi alcun vicino pericolo: N'ebbi anche la prova di ciò che asserivano

i

Medici da quanto mi soggiunse la Moglie dell'Ammalato

che, cioè se l'ammalato era tranquillo nel mattino

seguente,

si

sa-

rebbe rimandato al più tardi il Santissimo Viatico, ond'evitargli d'essere sturbato in quelle ore che era solito di prender sonno e riposarsi.

Trovai

difatti

l'Ammalato tranquillo coll'animo sereno, e co-

noscendo che ove avesse avuto contrasti gravi, ne sarebbe stato concitato; mi partiva il domani per Viù persuaso che i miei presentimenti erano stati forse erronei, e che a capo di qualche giorno avrei riveduto in miglior condizione ledì successivo, sette il

triste

di salute

il

mio Cugino. Nel merco-

andante mese, m'ebbi nel pomeriggio in Viù

annunzio della morte di mio Cugino. Varie voci correvano

a quel riguardo, partii tosto per Torino e

prima delle undici anti-

meridiane dell'indomani mi trovava nella Camera della desolata Vedova; questa mi narrò

i

fatti

succeduti negli ultimi giorni di vita


-

315

prima della <li

ni

morti', che

lui

presentato

ebbe amministrati

Par-

si

Confessore per prevenirlo che

al

Sacramenti

1

dell'Eu<

del-

unzione all'Ammalato 86 questi non faceva

quanto aveva operato

in

ritrattazione fu

Marito,

i

si

Parroco

trova da

Dichiarazione

fu

infine nella

unenti

la

quale non

fu

Domenica il Parroco -.

accettala dall'ammalato. Che

era accontentato

di

quella

era dichiarato pronto ;, somministrare

gli

ultimi

dell'Eucarestia

e

si

il

la]

unzione: che

dell'estrema

rallegrato molto l'Ammalato. il Confessore e

e

ma che q

•

l

Confessore ebbe poche ore dopo a

Parroco che non voleva più sommini>trai

L'ammalato n

ira

Lui tir

che non occorreva

il

ili

ritrat-

i

notizia, e che

per comunicarle tale

far dire dai Medici

•

una terza forinola

meva all'Infermo ; Che in allora il la

-

lui

non bastò per

più volte a conferire coll'ammalato a quel prop<

Dichi

l'invito a

quale

il

la quale,

Parroco a compiere il suo mandato. Che questi pr

un'altra Dichiarazione il

.

unita al pi

^giunse poi che questa il

riti

proposito delle Leggi prea*

ri(

ma dichiarazione al propri ire

una

Viatico perchè

migliorato l'Ammalato, tacendone un caso di coscienza, onde non si _mi -canile

•Iella

1

miglioramenti apparenti dell'Ammalato,

Domenica, sia nel mattino di Lunedì, avevano :

"

il

in

allora

i

di

p<

il

ri

Parroco, • nella

moribondo:

.1

letto dell'Anima-

imera

dopo un quarto renza, n,

punto di

|

chiamare Parroco, Con-

no; che trovandosi presso ed

inpo. Che

ita nello

pomeriggio del lunedi l'Ammalato

d

il

Chii i

che du-

nm

confortarlo senti dirsi dal Moiri te

.

mpo

he nello

non

sul

lo

facino

il

l'Inni: in

pi

•

mminiNt;

,.'iiti

,d

M

modo: Che

quel

Canapè di quella Lvanti onde solfa 1

i

il


— 316 — /afosi allora rifiutava

La

sua pféghléfa,, e

si

allontanava dalla Ca-

mera dell'Ammalato.; Glie allora Ella ed il Confessore si avvicinarono al letto del Moribondo e non lo abbandonarono più sincbè rese l'anima a Dio, recitando preghiere alle quali il Moribondo rispondeva con animo rassegnato e tranquillo. Mi disse ancora che durante quegli ultimi istanti essa

roco cogli

Olii Santi.

casa, e d'essere rientrato Olii Santi.

si

Lusingò di vedere arrivare il Par-

Ma che seppe poi

essere bensì

sortito dalla

prima della morte del Marito senza gli

La sconsolata Vedova conchiudeva poi che era stata una

volta sul punto di comunicarmi quei contrasti, ma che avendo data

parola a suo Marito di non parlarne con chicchesia, e ciò per consiglio, e

d'ordine del Confessore se ne astenne e ne parlò solo col

Chirurgo Cattaneo quando potea essere necessario pel consiglio dato

Domenica a sera. principali che mi esponeva la Vedova sui fatti seguiti negli ultimi giorni di vita di suo Marito, dai medesimi sono persuaso come trovai tutte le persone che si trovavano presenti a quei fatti ed avvicinarono l'ammalato in quei giorni primo che il Parroco non agiva per propria Autorità, ma per ordini superiori, dal Confessore nella

Questi sono

i

fatti

;

difatti

diceva legata la sua azione dagli ordini superiori, si contrad-

diceva da una visita all'altra, e

domandava tempo per rispondervi;

secondo che il povero Infermo agì sempre secondo

la

propria co-

scienza in quelle trattative; che aveva già ricevuta la sua assolu-

zione prima delle medesime, che

il

Confessore trovandosi presso

l'Ammalato sollecitava il Parroco a somministrargli

i

Sacramenti,

l'Ammalato li implorò continuamente, che non li furono concessi solo perchè non volle dichiarare di essersi ingannalo di avere e che

agito contro coscienza, e contro la Religione e di essere stato in-

gannato quando prendeva parte alle leggi di già accennate ; che in fine l'Ammalato sempre visse nella Chiesa Cattolica come vi mori. Dichiaro infine che non posso aver dubbio che l'ordine di non somministrare i Sacramenti dell'Eucarestia ed Estrema Unzione a mio Cugino nell'ultima sua malattia fu dato dal Vescovo Parroco

di S.

di

Torino al

Carlo e ciò per quanto mi risulta dalla condotta te-

nuta dal Parroco e da tutti i fatti sopra enunciati. Lettura datagli

di

questo atto a chiara, alta ed intelligibile voce

allo stesso Sig. r Teste

sposte; e

si

che dichiara di voler persistere nelle date ri-

è coll'ufflcio sottoscritto.

In orig.e sott.i

Teodoro Santa Rosa, Salvi e Curletti S.° Segr.o


— 317 — III.

Documenti sulla missione Pinelli

1.

Dispaccio dkl d'Azeglio

(Archivio

l'i urlìi.

ai.

Piselli.

Originale).

mmendatore Pier Dionigi Pinelli 'li missione straordinaria a Roma.

All'Ili. 1:

Incaricato

Torino.

Torino li IH. imi

Sig.

Agosto

18

1850.

l'adron colendissimo!

Sig.

La missione straordinaria di cui la S. V. 111. ma è incaricata, è ap-

che Ella ha sempre dimostrato

iata al zelo indefesso,

ncctne il Regio Servizio ed è fondata sui lumi

una prova quando

pni di

L'attuale

i

diritti della

traordinaria a

ni;

diede

tratta di difendere le libere nostre isti-

si

tuzioni non che di tutelare

in tutto

di cui

Corona.

Roma ha per iscopo

di solle-

Padre la formale disapprovazione della condotta tenuta dall'Arcivescovo di Torino nell'occasione dell'ultima malattia ito

morte del ('av.* di

Ila

il

decoro e

alla

S.t»

Rosa, e

di

ottenere da Sua Santità,

modo che parrà più conveniente, e più acconcio a salvare

In quel

la dignità

Ecclesiastica, la rinuncia di esso Arcivescovo

Metropolitana di Torino.

I

ni :i

tenne

die indussero Monsignor Fransoni a tenere la condotta .la

gran tempo contro no notissime alla

il

S.

-roverno di

s.

M. e contro le

perche

io

non abbia bi-

V.

K siccome questo Prelato pretende

Beare

la

sua condotta allegando ordini ricevuti da

ino può molto dubitale, trattandosi

del

l'atto

intorno alla

giusti il

che determinò

naturalmente portati

l'ulti

di

Roma (di cui a

1

:n*:

primitiva origine delie

q

ni Roma ed intorno alle ragioni che portarono il <ìoquelle Leggi Contro le quali \ennero fatte irte li

•

i

//

filmini

il, lì

Iella

prima

\ I V

delia Sedi

non confondere il fatto di Monsignor l

morte

«lei

l'av di SM RW

di

quest'utili;

ito

[denti

oopo

ti


— 318 — misure prese dal Governo riguardo

[.e

recidivo

Prelato

al

non

hanno una necessarie connessione con quelle anteriormente prese, si denunciò ai Tribunali la Circolare di esso Vescovo indi-

allorché li zzata

al Cleri».

11 secondo arresto di Monsignor Fi-ausoni

sura d'ordine pubblico e come atto

stico del

giustifica e come mi-

si

tutela e di protezione verso

che il Governo del Re ha il diritto ed il dovere

la religione stessa,

coerentemente

di esercitare,

di

ai

principii

del jus-pubblico Ecclesia-

Regno, compendiato nei due primi articoli del Codice Ci-

vile, e

confermati dallo Statuto quando si proclamò la Religione Cat-

tolica,

come Religione dello Stato.

.

La Corte di Roma vorrà confondere le varie questioni, che la con-

dotta di Monsignor Fransoni può sollevare, e dedurre quindi la con-

seguenza, che

si

è

per parte del Governo commesso un attentato

alla libertà religiosa. V. S.

somma cura di sceverare

avrà

i

fatti,

e

metterli

di

nella

argomento del quale la Corte di Roma non mancherebbe di prevalersene per tirar dal canto Suo le loro vera luce, onde non dare un

Popolazioni Cattoliche degli Stati Esteri, sovratutto della Francia e del Belgio, le quali

avendo adottate alcune massime in fatto di di-

ritto pubblico Ecclesiastico, non adatto

conformi a quello che è tut-

tavia in vigore presso di noi, potrebbero facilmente essere indotte in errore, e quindi farsi

verno In S.

di S.

uno sfavorevole concetto degli atti del Go-

M.

ordine alle vertenze che concernono

la

Legge del 9 aprile

conosce le varie note state sin qui scambiate fra

Y.

due Governi

i

e lo stato positivo a cui la questione è giunta

Roma pretende che per noi non si è negoziato. Il

governo del Re avendo fatto quelle proposizioni, che la Sua di-

gnità, ed di

il

suo buon volere gli consentivano

di

fare,

non credette

dover far dipendere da più prolungati negoziati quell'iniziativa,

ch'egli

aveva il diritto

di

prendere in riguardo alle Leggi di cui si

tratta. Il

controprogetto

di cui si

trasmette copia alla

ogni modo, che si è voluto sèriamente negoziare,

S.

V.

proverà ad

ma che a fronte

«

delle proposizioni in esso contenute ogni negoziazione diventava impossibile, per

non dir derisoria.

L'ultima nota del Card> Antonelli in risposta alla nota del 3 Giugno statagli indirizzata da questo

l'attenzione della V.

S.

mettere in discussione alcuni pubblico Europeo.

Ministero dovrà specialmente, fissar

come quella in cui l'Eni. z * S. R.ma cerca di diritti,

che già fanno parte del diritto


— 319 Il

cai

non

forme

simile discu

in

filtrar»'

\

dignità d'un

alla

i

alla

qualunque

dei propri! diritti,

a

.li

v. s. in.

ma avendo

i

sopra indicati, qui limitane! per ora le relative istruzioni, il

Ministero

darle, riguardo agl'altri affari, cai

'li

sondo che saranno e,

s.

in.

pi

•

nonne ohe si ravviserans

quelle ulteriori

ma le sincere

per

distintissima mia

Iella

[

(1).

Dispai

<

dkl Pikklij

io

ai

d'Azeglio.

Minuti

ìli.

[23

t'Uenza. l'ai

giunsimo malgrado iì una navigazione (fi 24 ore. Il Freddi venuti» a hordo ci colmo di cortesi otlizii. Il .>'

quattro del

\

E

!

Pontificio Mopsig.' l'elio Schiavo si compiacque di facilitarci lo

era

riguardi

di

— dei quali

por-

ci

tammo aVingraziarlo nella sera: questo Prelato è un giovane di 30 li

famiglia disinvolto e di tratto umanisti

alcun

modo

dell'oggetto della nostra Missione. Solo clic Monsig.1* discorrendo non fatto del

"l

te

lonsig. r Dello

infermare qui

in

•

li

ina

e

che

Roma, pare che avesse acquistato fede la un componimento ci

di

dai richiami di

n*ebbi pia

l'allontanamenti

Sch

misura presa dal Governo .

e

Blanohi'Glovini

I

a 1

suo

riguardo

Austria

-

ivinl,

i;

:

quindi ho creduto

Bianchi Giovi ni ad usare più

impa ti fosse determina

d<


— 320 — forestiere, attese

di

le

nuove sue scritture irriverenti

al

Sommo

Pontefice ed alla Religione dello Stato. Ieri

verso mezzogiorno

giungemmo a Roma; il Marchese Spinola

reso avvisato dal Console di Civitavecchia incaricò di procurarmi un'udienza da

quale ricevo avviso in questo

la

si

recò tosto da noi, e si

S. Ecc. il

Cardinale Antonelli,

momento essermi fissata per do-

mani a mezzogiorno; questa sarà un'udienza confidenziale più che ufficiale.

Dai discorsi tenuti col M. s e Spinola e con varie persone si di Roma

che forestiere vedo che qui poco bene si conoscono i

fatti

che for-

mano l'oggetto della mia missione, ne si ha una giusta idea del senso che abbiano prodotto in Piemonte sì presso il popolo che presso il Clero, e della pubblica opinione che presso di noi

si

sviluppa, ed è

perciò che ho speranza che quando l'Eminentis.° Antonelli ed il Santo

Padre conoscano pienamente come la condotta dell'Arcivescovo sia" universalmente disapprovata anche da Vescovi e Parroci e Teologi, quanta fosse l'indegnazione popolare, e come infine codesta continova opposizione di una parte del Clero al Governo intiepidisce nel popolo il

la

devozione alla S. S. si risolveranno a torre l'occasione ed

fomite di un tanto scandalo.

Ho fatto vede»e confidenzialmente al Marchese Spinola la copia il Re scrisse spontaneamente al Consi-

della lettera autografa che glio de' Ministri

approvando in tutto e per tutto

la loro condotta,

onde anch'egli conosca la determinata volontà di S. M. e come egli volentieri eviti ma sia pur determinato a superare gli ostacoli.

Mi raccomando nuovamente a V. E. perchè mi faccia mandare copia documenti che servono ad instruire il processo contro .....(I) onde porre in sodo occorrendo che il Governo non adoperò leggerdei

mente nell'addottare quelle misure che la sicurezza dello Stato e la manutenzione dell'ordine esigevano. Avrò cura di informare V. E. dei risultamenti di questo primo colloquio che farò con S. E. il Cardinale Antonelli mentre mi ascrivo ad onore il protestarmi coi sensi della più alta considerazione. di V. E.

Devotissimo

(1)

Parola illeggibile. Forse Monsignore.


:{-_»!

Dispaccio dei

imnku.i

ai

{Archivio

l'i urlìi.

Mi nula).

d'Azeglio.

agosto 1850. ellenza. Klla avrà ricevuto pel corriere in cui

dandole ragguaglio

una mia letttera del giorno di jeri

de' discorsi tenuti col delegato di Civita-

col M."* Spinola e delle opinioni che qui correvano su i no-

accennava che quest'Oggi a Mezzogiorno avrei avuto un primo colloquio confidenziale e privato con s. K. Antonelli. Quella lettera la mandai pel corriere quantunque mi si sia detto che tatti

stri

le

se

molto

na scrivendola ho adoperato tal

linguaggio che appunto servisse ad edificazione dell'indiscreto e non richiesto confidente

cennarle

i

— ommisi pure appunto per lo stesso

no alla mia missione.

— ora di queste

le

posso parlare libera-

mente poiché mi viene indicata come sicurissima Ieri

fu

ni'

pochi favorevoli auspici che io traeva da ogni parie

aveva veduto

il

^ig. r di

la via di cui

mi

keynevul Ministro di Francia il quale

meco cortesissimo. ma cercò di persuadermi della difficoltà della one e della condizione non meno diffìcile nella quale si trovava di e

entrare in trattative sulla base di considerare

la

come un latto compiuto — epperciò ammettendo che

9 aprile

non

ine

il

Governo potesse sopra di quelle rinvepotesse essere qualche punto -

cui in via di esecuzione potesse darsi luogo a qualche concessione tutti quegli

argomenti che

ire l'irrevocabilità del

ine salita

al

- dissi per»

non entrasse quelle

,11

principii

die

ti;

pro> vedimi

nuove complicazioni

rinunzia

una

«li

M r Pransoni.

Il

e

na

ri dif-

Big.* di

giorno

tenne

Ri

'Tuo mi mani

condotta il

nei

dottrine

ilei

indali da cui

i

fatto

Governo, e che m ciò «: tempo; '-li'' pero la mia missione era limili

indotta i

di

:

può facilmente un-

V. K.

de

la

Unte

m


— 322 — spaccio in «ni si lamentava la intricata condizione degH affari tra

il

l'iemonte e la Santa Sede, e lo animava a procurare conciliazione;

per cui

il

Ministro mi

avrei indicato.

io le

Sig.r Reineval,

il

proferiva prontissimo a

si

tutto ciò che

l'aie

— Dal tenore della conversazione avuta col

quale aveva allora allora veduto

tonella e dall'imbarazzo in cui

sì

il

Cardinale An-

mostrava il M. sfi Spinola ho capito

che il Cardinale faceva ditticoltà alla presentazione delle credenziali. Nidi nella sera stessa

il

Sig. r

Martinez de

Rosa, il quale seb-

la

bene mi si fosse annunziato dal M. s<; Spinola assai piu inclinato verso la Sede Pontifìcia che non verso di noi, trovai tuttavia molto ben disposto a comprendere la necessità in cui e l'utilità della

alla

misura che si chiedeva

alla

si

è

S.

trovato il Governo Sede, ei mi

animò

pazienza e mi vi confermò coll'esempio della Spagna, assai poco

lusinghiero per verità poiché egli è dal 1834 che

ancora si conchiuse: anch'egli mi proferì i suoi

tratta e nulla

si

che furono

uffizii

da me con ringraziamenti accettati. Quest'oggi poi a mezzogiorno mi recai col M. se Spinola dal Cardinale Antonelli, di dove ne tornai sono pochi momenti dopo un col-

loquio che durò un'ora e

mezzo circa.

quanto mai cortese: mi disse che il M. se Spinola le aveva ben detto in genere l'oggetto della mia Missione ma che L*accoglimento

fu

prima di ragguagliarne il Santo Padre le occorreva di conoscerne più precisamente lo scopo dissi brevemente che il Governo mi aveva mandato a chiarire presso S. Santità e presso il Suo Governo

—

i

fatti

ultimamente avvenuti ed a chiedere alla S. S. la sua coopera-

zione per antivenire la eventualità di nuovi scandali consimili, e per

tome le occasioni. Per quanto sia stato lungo e seguitato il colloquio a poche cose le quali furono ripetute

una ventina

di

ci

si

ridusse

volte per lo

meno. Disse che la questione si era ormai fatta assai più grave di prima:

che dalla violazione delle leggi disciplinarie della chiesa, e dei concordati

il

Governo inframmettendosi in una questione d'amministra

zione de' Sacramenti aveva inoltrato un passo ancor più addentro nelle cose del Santuario; che egli in cose di

non poteva giudicare il Vescovo pura coscienza e tanto meno promuoverne e consigliarne

rimossione; che il solo Papa era per ciò competente, ma anche Papa prestare un giuramento di tenere intatte le leggi della Chiesa che qui si agitava non solo la causa di M.* Franzoni ma sì di tutto l'Episcopato non solo dello Stato Sardo ma d'Italia, d'Europa,

la il

—

dell'orbe Cattolico, che la censura in

cui erano

incorsi quelli che


— 313 — proposto votato

.ui.t

.

secondo

le

eseguito o fatto eseguire

**d

la

legge non

— che non poteva puri' dubitarsi della

dubbio

*ta in

leggi della Chiesa

una ritrattazione peroni

ili

pubblicamente peccò, cbe, il giudicare delia sufficienza della dicala* ronto il Santa Rosa era una questione di a]

ma etó non con-

cui M. r Pranzoni poteva avere errato

su

un

iva

delitto

— Convenirne ohe quel Prelato Fosse di e

ma non poter essere

difficile

caso di colpirlo «-oli una rimos-

il

un fatto in efu egli si era uniformato alle leggi delia chiesa

In

i

dubbio favorevolmente

coscienza

«mando aveva anzi

e

risoluto

alle istanze del Governo concedendo

il

l'È

•ira.

Risposi che io non credeva di dover entrare

pugnavano direttamente con

quali

le

i

in

discussioni di teorie

principi di Gina pubblico Bc-

noi ricevuti da antichissimi tempi; che in questioni

ssoluta mente incompetente,

enzione

di

s. E.

lavanti al

io

chiamava

sua dignità l'ordine la tranquil-

la

Paese, alia Santa Sede per impedire che

nel

che

Governo e davanti alia ste

— a quello per poter mantenere lità

ma

sulla questione politica, e sulla questione di ne-

i

nemici della Re-

nuove complicazioni per esautorare il della giusta ìnllueu/.a (die debbe avere, per -'citare il dubbio

ligione i

si

aiutassero delle

sulle credenze, per sviluppare l'indiMerenza e per impedii e (die nello

d'irritazione in cui sono gli animi

le

proposte più

avan

dai più esaltati nella riconvocazione del Parla-

mento il

ggto nella maggioranza della t'amerà per cui

ti

Ministero fosse l'orzato ad aderirvi —- che il Governo attenderebbe

dal

tempo l'occasione

vedimento

di

pei-

venire

-no

le

prudenza

-

accordi COllS

in

ma

di;.

non

egli

ill'operato di M. r

sulle

Instare per un prov-

richiedere

una l'ormale disap-

Pranzoni ne ima canonica rimossione

«esigilo di rinunzia del

Santo Padre.

che quan-

d'anche M.» Pranzoni fosse translato ad altra sede fuori dello 61 od Insignito di maggiori onori non \i avrebbe il Goticl i

me Qui L'Eminentissimo uni con dirmi che avrebbe inerito fedelmente :intà

il

ila

ebbe Inteso gli ordini, e mi

me

un'altra udienza per lunedi a

giunse

'-li'-

non poteva dirmi

se n

mire

la

Santo Padre avrebbe creda!

tati ve

ma .die comunque M Io

rebbe procurato un udienza dal l'oliteti. igni

modo a\ rm grandi

1


— 324 — Come V. E. vede però conveniente

i

preliminari sono

vedere

di

il

S.

poco buon augurio — stimo

di

Padre;

la

dignità del Governo non

sarà compromessa perchè neppure la copia d'uso delle credenziali

non fu rimessa al Cardinale Antonelli, né io qui presi qualità diplomatica in modo alcuno; ragguaglierò V. E. d'ogni ulteriore mio operato.

Ho l'onore di ripetermi di V. E.

Devotissimo 4-

Dispaccio del Pirelli al d'Azeglio.

(Archivio Pinetti. Minuta). Eccellenza.

Tornai come ne aveva prevenuto V.

E.

lunedì a sera dal Cardi-

mezzo entrammo tosto in materia; mi disse aver parlato al Papa, ma come già l'aveva preveduto S. S. non credeva poter ennale Antonelli ed anche questo fu un colloquio di un'ora e

all'incirca:

trare in negoziazioni sull'oggetto delle mie istanze senza aver otte-

nuto una qualche soddisfazione a ciò ch'egli pensa essere una violazione delle prerogative o delle leggi della Chiesa al che io risposi

che veramente se

la

Santa Sede partiva da tal principio io vedeva

impossibile qualunque discorso perchè la legge 9 Aprile creduta da noi atto legalissimo d'esercizio di autorità laicale non poteva essere

posta in discussione né avrebbe potuto il governo anche volendolo,

sospenderne un momento solo l'esecuzione; però io faceva osservare a S, E. che parevami che

si

si

dovesse fare astrazione dai principii

pretendevano lesi dalla forma e dagli aggiunti concomitanti

l'emanazione

quella legge

di

per considerare all'intrinseco della

legge stessa; e che siccome era impossibile di trovare dalle disposizioni di quella legge vulnerati la S. sì

i

principii religiosi

Sede in vista dell'opinione pubblica che cosi

mi pareva che universalmente

era in favore di quella spiegata e del pericolo in cui correva

la

Chiesa nel sostenere un assunto alla medesima contrario potesse obbliare

i

fatti

compiuti e porgere la mano all'autorità laicale per

mantenere l'ordine e rendere possibile un sistema e di conciliazione utile alla chiesa stessa

= qui replicava

il

di

moderazione

non meno che allo Stato

Cardinale non poteva ammettere che

le leggi

della chiesa non fossero profondamente ferite dalle disposizioni della

legge 9 Aprile specialmente in quanto sottometteva i Vescovi stessi


— 325 ai giudizn

ilei

Tribunali

(orma

la

la

>mpromettere

S.

prin-

i

Sede passar oltre cotale violazione

buo avvenire,

il

punto pigliando aa tuono di maggiore conciliazione

o al

Cardiuale che

di

principi!, che fra

credeva pericolosa ed inutile ogni discussione due Governi quali procedessero in buona fede

lo

i

opportuno l'utile

eoa

tanti

poiché nella forma stossa fossero

violati e noi.

et{>ii

resto

laici del

fondessi coHa

tare

di

onde procurare

dell'uno e dell'altro, che la concordia fra la Chiesa e lo Stato

dava fona all'uno ed all'altro che regolandosi d'accordo quei punti mantenere quella concordia «Mano necessari] nel mettere in •

•

BarebbesJ potuto trovare quella forma la quale

Io

principi] di quella autorità che l'uno e l'altro dei tra

.

vi attribuivano;

ne io vedeva impossibile

(1).

Dispaccio del Joctkau

Pinklli.

l'incili.

io

K. Seg.*1-

il:

111. ino

ai.

-

'

Originale < autografo).

graffar! esteri

:•

2. d »

Divisione

Sig.

Commendator Pinelli

Incaricato di Missione straordinaria a Roma.

Torino

il

88 Agosto

-

[llastrissimo Slg.« Commendatore.

.

Presidente del Consiglio essendosi reso assento dalla Capitale

il

per due o tic giorni

i

Dispacci della

s.

V.

111.

ma in data

del 23 e

annero da me ricevati, e trasmessi immediatamente al Consiglio mani:

iie

nioil

purtieolare

uà

iieniite

noti/

soddisfazione per

(pialo Ella diede esordio alla

I

lo

ed esternando una piena approvasiont

Mia MiS8ÌOOe, spera

guito di o-sa debba corrispondere al boo cominciamento.

tempo di osservare a \'. s. in. ma eoe i

re.

com'KUa ha fatto

al

Card.* Antonelli

Pransoni

il

Consiglio

noi-

per avventare to, i

1

;tni

dei

Re

•

il

che

n.-ii

uole

Interrotto nella minuta.

il

di

di

far suggerire

rinansiare alia Dio-

rischio di esporsi ad un ritinto

toglierebbe

io

difficolta alio quali

il


— *20 — rica di insistere nel

mòdo

il

più categorico ed energico, perdi'

rimosso dalla Cattedra Arcivescovile

di

Torino

il

Prelato che ne è

attualmente investito, qualunque sia Ver essere il modo a cui Sede potrà ricorrere onde raggiungere il voluto intento. 11

la s.

Consiglio La esorta parimenti a non lasciarsi scoraggile per l'insi-

steriza del Cardinale sulle ragioni

che impediscono la S.Sede di cedere.

Ravvicinando le osservazioni suggerite da Cardinale col linguaggio che il

Sig. r di

quest'ostinazione del

Revneval Le ha tenuto sulle

difficoltà della posizione, e d'un accomodamento, si può ragionevolmento supporre, che questi siano mezzi concertati allineile Ella sia in

qualche

modo costretto a rimettersi a

discrezione di esso Sig.r

Rey nevai per ottenere qualche risultato dalla sua mediazione. Il Consiglio

Le suggerisce

di

tenersi sulle Sue guardie a questo proposito.

Finalmente il Consiglio m'incarica di dirle di far ben sentire al Rapa, al Cardinale, ed ai Membri del Corpo Diplomatico che se Monsignor Fransoni sfuggì agli insulti, e se la sua vita stessa fu preservata, ciò è dovuto alle misure prese dal Governo per sottrarlo alle violenze

d'una popolazione irritata che nutriva un odio inve-

terato contro di lui per la. conosciuta Sua opposizione ad ogni utile

misura, che venisse proposta dal Governo a beneficio del Paese. In

riguardo

ai

documenti che V. S. desidera, ho l'onore d'infor-

marla che una parte di essi già Le venne inviata ieri col mezzo del Corriere, e che fra breve Ella ne riceverà il complemento, nel quale

troverà qualche importante comunicazione.

Gradisca intanto nuovi attestati della mia distinta considerazione.

Per il Ministro il

P mo iff> Jocteau (1).

6.

Dispaccio del ìocteau al Pinku.i.

(Archivio Pinelli. Originale). R.

Segreteria di Stato per gl'affari Esteri 2da Divisione. Airill.mo Signor

Commendatore Pinelli

Incaricato d'una missione straordinaria presso la

S.

Sede.

Roma. Torino il 30 Agosto 1850. Ill.mo Signor

Commendatore,

Ho l'onore di trasmettere alla S. V. 111. ma gl'uniti Documenti, di (1)

Autografo.


3*7 cui

-

noia oel nolo precedente dispai

i

empiuta

Seme di quegli altri che gii

la

trovano

si

a

sua

osizione.

Debbo pero Dotarle che dovendosi deposizione

lutivi» alla ili

usarne

dal

fatta

servire del Documenl

Ella

guisa da non Duócere

io

individuale

'li

Cavour; abbia ai

Big.» Conte

modo particolare

io

Monsignor Fantini

alla

ordine alle parole <la.

iu

profferite in dialetto Piemontese, e ohe som» letteralmente con-

documento giudiziario, 'li cui Le spedisco copia. ita perizia «Iella s. V. 111. ma iuturuo ai Documenti che

nel

ho

piacere

il

motivo

.li

trasmetterle danno credere, ehe

«Il

lilla

al

Consiglio «lei Ministri un fon-

saprà traine lutto quei pallilo «Il

ino suscettivi. .

111.

mia ben

della

e

ma m un coll'unita lettera, l'attestato

distinta

Per

Dispao i«>

obi.

;

considerazione.

d'Azeglio

Ministro

il

il

P.mo

\i

I'imi.i.i.

ni.''' Joctt

Archivio Pinelli. Origina .Il

All'Ili.

Stato per

gli

Esteri.

All'ari

mo Signor Commendatore Tinelli

incaricato d'una missione straordinaria prei

Roma Torino ni. il

ti

6 Settembre

l

s ">"-

mo Signor Big. P.ro Col.rao, s

iella

v.

in.

ma

m «lata

r'obm 29

«li

ine pei tino

Dell'iniziare le

ubicazione del Di-

Ministri, al «piale bo dato e

dei

«

prime conferenze con i

,

in

p.

p.

Agosto, ba pro-

accorgimento da Lei mostrato S.

Eminenza il Cardinale Pro-

ordine alle nostre rei

eran/.a

pel

buon

risultato «l'ima

;i '-

in

lente direi li

punto

dimoi

quale Ella mi chiede particolari istruzioni, non .mento «pianilo il voglia tener conto delle seguenti

sul

i

ni

(1) Allt«'L

:

«'


- 328 — 1.°

Un Governo Cattolico non può certamente impedire che nella

sua sollecitudine pel Governo Universale della Chiesa, il Papa venga a manifestare

le

sue particolari opinioni riguardo a questo od a

quell'altro Popolo, e che quindi

si

faccia a distribuire elogi o bia-

dimi allo Stato che giudica esser meritevole di questi o di quelli.

Nell'ammettere questo principio ogni Governo fa però sempre le sue riserve intorno al

modo ed all'opportunità con cui il biasimo

come l'elogio vengono distribuiti; 2.° Quando il giudizio si esercita sopra

i

principi! religiosi, i Go-

verni cercano in questo caso di addivenire a spiegazioni e concerti,

come cerca appunto il Governo di S. M. nel caso attuale, e col mezzo della Missione alla

S.

V.

ma affidata;

111.

Quando al contrario il giudizio verte sui

3.°

fatti

sulle loro

e

conseguenze non si deve in questa circostanza perdere di vista che esso giudizio potendo andar Soggetto ad errore anche per parte della Corte di

Roma, alla quale i più ligii e devoti non osarono mai

si deve conseguentemente presumere che i Governi locali abbiano una na-

attribuire

il

privilegio dell'inerranza nel giudizio dei fatti,

turale e più diretta competenza sopra questa materia, e che, come tali, i

possano declinare in parte la competenza dei Governi Stranieri,

quali nell'ingerirsi in tali negozii, potrebbero per avventura essere

condotti dal pensiero di recare offesa all'autonomia degli Stati ed agli ordini politici

con cui

reggono.

si

111.

ma potrà fare intravvedere ai

Ministri di Francia, e di Spagna, in

modo particolare, e con tutta

Dietro

queste riflessioni V.

S.

quella prudenza e destrezza che le è propria, che se, nella futura allocuzione,

il

(l'esempio, alle

attiene ai generali come sarebbe, a cagion doglianze alle afflizioni, alle amarezze che prova in

S. Padre si

cuor Suo riguardo sioni,

il

alle cose

sisterà tuttavia dal cercare del

Subalpine od adoperi analoghe espres-

Governo del Re, benché dolente a sua vicenda, non

si

de-

con ulteriori pratiche, e col benefizio

tempo di attenuare o rimuovere le cause di afflizione e di ama-

rezza di cui può probabilmente venir parlato nella prossima allocuzione Concistoriale.

Ma se all'incontro in questa stessa Allocuzione venissero formulati tali concetti,

ed adoperate

Sardo, e da far presumere in

tali

frasi

da offendere

il

Governo

modo abbastanza significativo, che si

vogliono esigere dal medesimo taluna

di quelle

colle ritrattazioni, e colle umiliazioni, e tali

cose che confinano

insomma da compro-

mettere la dignità del Governo, Ella farà intendere in questa seconda ipotesi che

si

crederebbe in dovere di rompere issofatto ogni

ulte-


— 329 — riore pratica colla

quindi esser

e

suoi passaporti congiuntamente

al

Le presenti istruzioni sono affidate al

tatto «iella

S.

V.

II.

di

Marchese Spio

Sig.' In

gran parte

giudizi)

al

ma medesima in online alla loro esecuz:

ma Ella potrà, occorrendo

il

caso,

ove non credesse

per modestia o per scrupoli personali

attenersi o

di

proprio giudizio, pigliare

al

•olare consiglio dal Si^.r Martinez della Rosa, al quale non

intanto di esternare

i

buoni e cortesi

utììzi

la

special gratitudine

man-

Ministro pei

ilei

Le e largo nell'attuale circostanza e che

di cui

collimano col contenuto d'un In-

Governo

del

e

di

atomi testé comunicato per Madrid, dal quale ho potuto convincermi che

uolo è animato dalle migliori intenzioni a ti' irdo, e diede

speciali

istruzioni

Suo Ministro

al

Roma in

in

to senso.

L'attuale posizione della

S.

V.

può anche venire agevolata dalla

.derazione che l'Arcivescovo di Parigi inflisse, non ha guari, un

biasimo al giornale VUnivers del quale si servi Un'ora la di

l

Roma per far pubblicare le varie note indirizzate al Governo del intorno alle quali pubblicazioni premature più d'una volta

1

abbiaci dovuto

muovere lagnanze.

Nel N. 1° del corrente Settembre Ella avrà probabilmente letto nel

Journal des Dèbats la lunga e motivata incoiare ilei Prelato Parinonché l'avvertenza speciale in ordine •òWUnirers, e le riflesnascono da tal lettura non salatino certamente gfu(

sioni che

alla saviezza della S. V.

111.

ma, tanto più che il giornale Fran

jerve tutt'ora ad ispirare V Armonio che bj mostra solidaria

con quello nell'opposizione sin qui del

latta

Governo del Re ed alle

al

Aprile.

<J

Alle pai

irte di cui rien pai

Della Circolare Episcopale, e di cui

si

mostrano animati i

nodici. ella opponga sempre l'imparzialità irito

«li

Bimil natura,

\>

la

mp

:

conciliazione dei Governo dei Re. Se Le rien niche.

di

•

eli

discipline

Ecclesiastica, e

aweita ili tenersi semj ite ni

discussione

no

il

di

più tenti,

-

quiStione tra no:. li

;li

e

privile

ifi

moni «he

uni' lei

:

j

nei \ari stati,

tati.

le di

dai diritti»

i

quali non li

potei

.

l';\ ile

comune, in

olld'e-

hanno mai altrimenti


- 330 — In

line

non

Ella

si

scordi mal dall'òsservare che ogni stato ha

suoi ordini particolari e locali, che sono

il

risultato

i

storico d'una

meno complessi, e che la le-

serie di cause e di avvenimenti pfù o

esprime non si deve mai desumere da concetti a priori, o da qualche ideale scopo a cui tendono partili estremi di altri Paesi, ma bensì dai bisogni, dalle credenze, e dalle consuetudini d'ogni Governo particolare, ed a tal raggislazione Civile ed Ecclesiastica che

li

ì

diritto pubblico Ecclesiastico, tal quale è inteso e prati-

guaglio

il

carli

Piemonte, non poter servir

in

di

norma, o

di

appiglio onde

ragguagliarlo col resto degli altri Stati Cattolici, tuttoché una ed identica sia la Religione Cattolica da tutti professata, ed uguale

il

desiderio di star uniti al Capo visibile della Chiesa. Ella intanto

non deve perder di vista che l'oggetto speciale e prin-

cipalissimo della sua missione consiste nel provocare, intorno a Mon-

signor Eransoni, quelle misure di cui vien parlato nelle sue prime istruzioni, e che ad essa

deve sempre ricondursi ogni sua pratica

come base preliminare d'ogni ulteriore trattativa. (Tradisca l'Eccellenza Vostra

gli

attestati

della

mia ben

distinta

considerazione.

Azeglio (1).

Quando la

S.

V.

fosse obbligata a partir

legati nel presente Dispaccio, stri di

da Roma pei motivi

La invito a fare in modo che

i

al-

Mini-

Erancia e di Spagna sieno specialmente da Lei messi in grado

persuadersi che l'ulteriore suo soggiorno in Roma sarebbe incom-

di

patibile colla Dignità del Governo, da cui ricevette la sua Missione.

Questa deferenza verso uffici

i

suoi Colleghi ó prescritta così dai buoni

ch'essi fecero a riguardo nostro

come dal dovere di non of-

fendere i rispettivi Governi che loro diedero particolari istruzioni

a tale oggetto. Nel fare simile officio presso i suoi Colleghi riunisca i

particolari ringraziamenti del

Governo Sardo

pei

buoni

uffici

di

cui furono cortesi.

Ho ricevuto il Dispaccio della S. V. in data 2 corrent. Settembre (2) A.

(lì f

2j

3)

Autografo.

L'aggiunta è della stessa mano del testo. • Di mano del d'Azeglio.

(3).


DKL D'ÀZBOl IO

erta

Stato per

«li

gli

Affari

I'IM.1.1

AI.

I

Esteri

2» Divisione 111. mi»

Signor Commendator

i'inelli

Incaricato di missione straordinaria

Torino IH. uh»

•

Signor

Ruma.

-

7 7 bre

il

.

l'. ron Col. ino,

Sig.

La condizion

preliminare dello

Lamento discuti

jade

il

Governo di

S.M.che nelle attuali circostanze ogni mezzo di conciliazione è di nubile riuscita. La S. V. 111. ma chiede se sia il casi» di disponi alla

domanda il Consiglio 'lei Ministri ha dovuti» maturatamente ponderare tutte le conseguenze di tal pubblica interna

sull'opinione lei

partito, che

di trarne quandi» •i

ed

Corte di

la

non fosse giustificato

fatto, e l'influenza di

esterna e particolarmente

in

Roma non mancherebbe tutti

possibili e coave-

1

rm»»li.

A tal Une il Consigliò ha stabilito, che quando la sua presenza, in

Rom

inconciliabile colla dignti

iffatto

i

dei

$j

Governo

mani. Prima però

del <li

pigliare

itte

le

personi •

influenti,

un

utile e

un linguaggio troppo irritante, ;

i

moment

ino

»ll

S.

i

e nella

in tutti

M

in

ispi

ragione

Papa, nella

udente che si determini ad

nemn •

.

in

buona influenza per attenuare, o pi

futura allocuzione

Ella

adoperarsi ed

differire

i

Iche

.nulo all'incontro

Ro-

he un pin lungo soggiorno

R

Quando tutta* ia EU

ben

ti

una siffatta risoluzione, che è lasciata

giudizio, e squisita prudenza. Klia deve

in

si

Re, Ella è autorizzata

i

tutti-

clrcottM

casi li'

Sj

il":


— 332 — Prelato; ciò prova che

Santità non

sistere,

contro

gode

quella piena libertà onde abbisognerebbe per provvedere

<li

l'uso,

da un

imparzialmente ai bisogni

S.

effettivi della Chiesa.

Questa circostanza potrebbe utilmente venire indicata qual mezzo di giustificazione

sione, ove tale

per la sua partenza, e dell'insucesso della sua Mis-

debba realmente essere.

Nel risolvere l'esecuzione del presente Dispaccio, che è in gran

parte lasciato alla sua saviezza ed all'esame delle circostanze, del

luogo e delle influenze che

lo

dominano, colgo con piacere questa

circostanza per riesprimere a V.

S.

111.

ma le proteste della mia di-

stinta considerazione. P. S.

sione,

Ove V. S. debba partire per l'insucesso dell'affidatagli MisMarchese Spinola continuerà a starsene a Roma nell'attuale

il

Sua qualità. Qualora poi nell'Allocuzione Pontificia vi fossero le espressioni di cui

Le ho parlato nel precedente Dispaccio, in tal caso si concerte-

ranno entrambi per partire insieme. La prego di dar comunicazione al Marchese Spinola di questo P. S. Azeglio (1).

Aggiungo come riassunto che la di Lei Missione non potendo riuscire quale Le fu commessa, si riduce ora a rendere ben chiaro e notorio appunto, che non era possibile

Credo poi importantissimo che

lo

sperarne riuscita.

la di Lei

partenza da Roma non

abbia carattere di rottura assoluta, per evitare che i nemici della Religione se ne servano in seguito per cercare di strascinare

il

Paese a precipitose risoluzioni (2). Azeglio (3). 9.

Dispaccio del d'Azeglio al Pirelli.

(Archivio Pinelli. Originale). R. Segreteria di Stato per gli Affari Esteri 2 a Divisione Ill.mo Sig.

Commendator Pinelli

incaricato di missione straordinaria

-

Roma.

Torino il 12 Seti 1850. Ill.mo Signor Sig. P.ron

Col.mo

Dal Dispaccio del 4 corrente scorgo con soddisfazione che V.

S.

Ill.ma sa utilmente prevalersi di tutte le occasioni, che le conferenze

(1)

Autografo.

(2)

Di mano del d'Azeglio.

(3;

Autografo.


— 333 — Antonelli

col C

le

appresentano per dirigerle

al

precipao

BCOpo (lolla Sua Milione.

IH

oni le

in cui

venne offerta da S. i: kev.ma nell

fece ad intrattenerla sulla possibilità di

si

veri>

>i

volesse togliere a modello la Costituzione Bt

a tenore della quale

la

Religione e lo Stato formano due co-

dipendenti. i/.a

entrare pel momento in questa importantissima discussione,

e senza parlarle dell'Art. 16 di essa costituzione che dovrebbe for-

marne l'argomento principale, io mi limiterò a darle facoltà di coltivare genericamente questa

il

prima entratura officiosa del Cardinale

gretario di Stato assicurandolo, che il Governo del Re ne tiene

•

più gran conto, e che a tal uopo rivolgerà le sue cure onde invere i

Sino a*qual punto il diritto pubblico Ecclesiastico del Regno

acconciarsi con quello del Belgio, e modificarsi in consegu-

Non ometterà tuttavia di fargli osservare, che in massima generale, le cose nostre inclinano

molto più alle consuetudini Gallicane

sono informate, anzicchè alle Belgiche dalle quali si di-

dalle quali

mo per le ragioni Storiche e politiche, che Ella sarà facilmente in grado di sviluppare. Il

Parroco della Xavée (Provincia di Liegi) il quale

fatto del

dal Vescovo continuò pel tratto di quasi

is

-ercitare le funzioni spirituali, perchè cosi

il

due anni

volevano

li

Parrocchiani, che lo amavano ed erano disposti a sostenerlo, e senza

che il Governo abbia potuto dargli legalmente lo sfratto è un

tal

precedente che non sarebbe possibile in Piemonte. La Corte di Roma è informatissima di questo fatto che costò

non poche

dillicoltà

a

irzano quando era Nunzio a Bruxel Nel divisamento di secondare per quanto fu possibile le OC

mi da V. S. III. ma poste innanzi relativamente a Monsignor Ar-

-covo

di

Torino, mi pregio di soggiungerle, che il procedimento

com-

uto contro di esso progredisce ora nel re piuto

il

tltienza,

quale

il

Ministero non ommetterà

«li

adoperare tutta l'in-

che possa conciliarsi coll'indipendenza ('istituzionale della allo

scopo di ottenere che si provveda definitivamente

piuttosto in via d'Appello ab abuso, che non in

via di

pubbli

limonio. Gli

fermare

(in

in

qui raccolti non escludono, ed anzi tendono l

qualche

modo la

l'Arrivc-

ia

probabilità, che

l'allontanamento

del-

per essere il risultamelo delle de

razioni del Magistrato: Nel qual caso sarebbe senza dubbio cui •or?, ital.,

xiv

w


— 334 — Governo di far condurre il Prelato con tutti i possibili riguardi fuori del Regno, ed anche negli Sfati di S. Santità, ove in tale circostanza ciò

riconoscesse conveniente per qualsiasi rispetto.

si

A quella via si appiglierebbe il Governo sia per secondare, come dissi,

l'avviamento datosi all'affare dalla S. V. sia per evitare la pub-

blicità e lo

scandalo di un procedimento formale, in cui il Ministero

potrebbe forse vedersi costretto a produrre documenti, che molti e delicati riguardi consigliano a tener celati, e dai quali risulterebbe

una serie d'inconvenienti, che starà a cuore sicuramente alla S. Sede non meno che al Governo del Re l'antivenire. Aggiungo però ancora alla S. V. die in qualunque ipotesi d'allontanamento dell'Arcivescovo dillo Stato, questa determinazione dovrà avere, ed avrà l'impronta di una risoluzione definitiva ed irrevocainfallibilmente

bile,

qualunque fosse per essere in seguito il giudizio Canonico, che al modo di procedere di questo

costi venisse fatto relativamente

Prelato.

Una necessità evidente ed irrecusabile ne porge al Governo il died anzi gliene impone il dovere. Gradisca V. S. Ill.ma nuove profferte della mia distinta conside-

ritto,

razione.

Azeglio

P. S.

Credo

Console

di

utile d'inviarle

(1).

una Copia del Dispaccio direttomi dal

Barcellona relativamente al Concordato che si deve con-

chiudere fra la Spagna e la S. Sede. Le rillessioni esposte in questo Dispaccio potranno giovarle nella presente Missione onde affrettare la conclusione delle cose nostre,

quando le riesca possibile di en-

trare in qualche seria trattativa. Ella avvertirà, in tutti servirsi del Dispaccio, che in

i

casi, di

Le comunico colla più grande riserva, ed

modo da non nuocere alle trattative del Sig. r Martinez della Rosa. Faccia parimenti in guisa di procacciarsi tutte le possibili notizie

in ordine alle trattative stesse della Spagna,

nonché alle questioni

attualmente vertenti tra il Belgio e la S. Sede, e me ne dia contezza colla maggior sollecitudine, ove Le riesca di poter conseguire quest'in-

tento

(2).

A.

Autografo. L'aggiunta è della stessa mano del testo. (3) Autografo. (1)

(2)

(3).


— 335 — 10.

Dispaccio del Malmusi

ai.

.hiviO l'infili.

Ci,

d'Azbglio.

Torino

Tembre

7

li

dal

1-

Contoìe di Bar-

/.'.

ai Ministro per gli Affari Esteti.

one Sardo-Romana

prevale oggi

in

Piemonte a

e perchè la conclusione d'un Concordato Era Roma e le

le altre,

irebbe nelle vertenze attuali di molto momento aneli»- per

mi faccio lecito

<li sottoporle alcune congetture sui probabili risanamenti delle trattative in corso fra ijuesto Governo e la S. S»

tare ohe pel

le

Sommo Pontefice

dispense accordate dal

matrimonio Montemolin irritarono

Governo della Regina, e lo

il

renderanno quindi meno inclinevole ai Sacrifizi, ardirei presagire che uclusione del Concordato è tuttora lontana, e che vi osterà prin-

cipalmente

tenore attuale delle nostre relazioni colla

il

Sede.

S.

tengo per fermo che non si farà luogo ad un Coi uà, se

E

colla

prima non si statuisca sulla vertenza Sardo-Romana. a prima vista, che per aver minor bisogno, e oon-

rebbe

re l'opinione pubblica in proprio favore,

mostrandosi concilia-

no della Regina, Roma dovesse piegarsi ad una con-

ine immediata. Ma non può sfuggire all'accorgimento Romano, ragione alle pretese di Sjpagna, non \V motivo plausiile

domande temperatissime di Sardegna: che con-

cludendo un Concordato

colla

Spagna, viene

legittimarsi, e si raf-

a

sardo: E quel che più monta, indo l'espropriazione

jrià

consumala

Regolare

Clero

«lai

anticipatamente quel Governo cui

gnui> e

le

riforme aggiungano

fin

là.

E se

Beota

;

1

non san-

Pontefice

il

rendite successive di beni nazionali, non SSibile, la

Di

e

fu

appunto

immolati

della

del

tiardia

coli

dalla Rivoluzione, non ai pò

non parlare

pel-clic a

CostitUi

nuovi inte

Ione di •

i

la

un

...-

altrove,

lato colla

\

uol

diri

la

rivolo»

auolo parrà indifferente questa o quella forma

poco

gli

Ministero,

premeranno le

1 1 1

•

ali,

»li

cui tapi

bbe per avventura In piena balia di Roma


— 336 — nomina, o l'esclusiva dei Vescovi. Ma in quanto ridettesi ai Beni

la

Nazionali è deciso, unanime, irremovibile.

E non può capacitarsi come la Curia Romana che ha transatto più volte con Sovrani nemici o tiepidi amici della Religione, sia poi sì

tenace trattandosi di Nazione religiosissima, e che adoperò con tanto fervore d'opere, e di trattative per instaurare

il

Sommo Pontefice

Dominio temporale. Non pertanto la Nazione attende tranquillamente l'esito delle pratiche in corso, e rado avviene, che la stampa sospinga il Governo sul

ad una pronta conclusione. Tanto la rassicura la coscienza del suo diritto, e

tanto confida nella fermezza del Ministero. È vero che

Roma ed alcuni pubblicisti Francesi si studiarono divulgare, che non si

può avversare il socialismo, e riconoscere ad un tempo un diritto

di

proprietà che dipende dalla spoliazione del Clero. Ma è vero

tresì

al-

che quel diritto data ormai da più anni che in questo lasso

tempo le proprietà passarono per le consuete evoluzioni in mani

di

diverse, e che chi volesse scrutare l'origine di quei nuovi diritti con-

correrebbe nelle idee Prudoniane tanto giustamente ed universal-

mente aborrite. Possideo quia possideo è questo l'argomento che li possumus della Curia Romana, la qual dovrà essa pure riconoscere l'impero dei fatti, ed insisterà soltanto perchè sulla massa dei Beni Nazionali rimasti invenduti si Costituisca una Dotazione pel Clero che, a quanto può supporsi, il Governo vorrebbe salariato e dipendente. Ed io presumo che il Santo Padre otterrà dal Governo qualche stralcio dalla Massa, Proprietarj Spagnuóli opporranno sempre al non

e l'applicazione parziale dei beni stessi a pochi Conventi Femminili.

Ma le concessioni del Governo non andranno più oltre, e vorrà incamerati per lungo tempo ancora quei pingui possedimenti che furono, e sono la più solida base del Credito Spagnuolo al di fuori.

Renderli tutti, né Governo Costituzionale né Carlo Sesto trionfante il

potrebbe. In

mancanza di ragguagli che non è possibite procacciarsi in Bar-

cellona, le sottoposi alcune congetture che verranno forse smentite

Ma quando pure il Concordato si concludesse tra breve, mi crederei esente dalla taccia dì temerità se persistessi a credere dal fatto.

che l'ostacolo principale ad una pronta conclusione del Concordato derivò dalla vertenza Sarda, e che la conclusione del Concordato Spa-

gnuolo prima che si assestassero si

le

cose nostre sarà cagione che

produca anche in Piemonte la quistione dell'incameramento dei

beni del Clero Regolare.

Ho l'onore Malmusi.


— 337 — 11.

Dispaccio del d'Azeglio

Pirelli.

ai.

hi rio Pinelli. Originale). per gl'Affari Esteri.

di Stato

Al Signor Commendatore Pinelli Incaricato d'una missione straordinaria.

Roma.

Torino li 14 settembre 1850. 111. ino Il

Sig

l'.re

Sig,

Col.mo

Governo <li S. M. volendo provvedere ad uno dei più urgenti juì della Sai' legna, propose ultimamente al F'arlamento Nazioe per cui vennero estese a quell'Isola, salve poche

modificazioni, le disposizioni tutte che col R. Editto del 1836 erano nel Continente rispetto aH'Amniini.strazione delle

Introdotte

re Pie laicali o miste.

La finzione

il

accoglimento nelle due Camere, ed ottenne

facile

>vò

K.

la

Marzo

l'.mo

1850.

Primo ed essenziale elemento pella esecuzione della nuova legge «ere l'entità del patrimonio posseduto dai

pii Istituti,

itura e la distribuzione delle rendite destinate all'esercizio della

pubblica beneficenza; e siccome in Sardegna le pie istituzioni erano do nella massima parto, amministrate dal Clero, ne risultava pel irno

necessità

la

ili

volgersi

nienti, e le notizie a quell'uopo

a]

Véscovi affine «li averne

doni-

i

opportune.

Quell'operazione mirava inoltre ad altro scopo; nel complesso delle /.ioni

summentovate, ve ne hanno alcune miste di caritatevole di religiosa destinazione; La convenienza di scernere

ime dalle

le

dal

altre, risultava

Parlamento ponevano «incuti

il

da che

i

voti

ripetutamente manlf<

Governo nella

ri

preparare

di

/ione d'un altra riforma

:

r

f.

ià

appro-

nera dei Deputati, e recata alle deliberazioni dei Seall'Abolizione delle Decime •

lei

ne

di

«'ulto e del

ina Commissione

altri

Istituita ;

mezzi

pei

congruo e decoroso mante-

CU a quell'uopo dal Governo In Cagliari e loti, per dc\o-

eminenti per x-ntnic

tituzioni dei Regno, per dottrina e per del-

rien. l'I-,,;

lendoli di volerle procurare

1

documenti necessari, al-

Patrimonio delia così detta Causa ria


— 338 — Mentre la Commissione riceveva da alcun] desiderati riscontri, e

li

attendeva dagli

altri

dei

Prelati

richiesti

con liducia

i

di otte-

nerli favorevoli dalla deferenza da essi altre volte dimostrata

v<

Governo e le sue operazioni intese; all'unico scopo di promuovere Ministri, intimamente conil maggior bene della Chiesa, e dei suoi nesso con la prosperità morale e materiale dell'isola, un'irriverente, ed ostinata opposizione venne a manifestarsi dal canto del solo Ar-

il

civescovo di Cagliari che primo nella Gerarchia Ecclesiastica della

Sardegna, avrebbe pure dovuto essere il primo a dare l'esempio della

Sommessione agli ordini del Governo relativi ad un oggetto che in tutti gli Stati

d'Europa si riconosce come soggetto all'Autorità

vile, e indirizzatigli in

ci-

una forma tanto onorevole e cortese, quanto

dura e sconveniente la ripulsa ch'esso vi diede.

fu

Pregato di voler indicare i riscontri

di cui

veniva richiesto, scri-

vendoli nei moduli che gli furono a quel fine trasmessi, esso respinse i

moduli, affermando che egli non era né possessore, né Ammini-

stratore dei beni della causa Pia Generale di Cagliari; e ciò quan-

tunque fosse noto a

tutti

come

l'Uffizio

d'Amministrazione della

Causa Pia sotto il nome di Contadoria Generale fosse

stabilito in

una parte del suo Palazzo Vescovile dove erano riposti alla rinfusa e senza ordine accumulati i numerosi volumi e Documenti a quell'Amministrazione relativi, e sebbene si conoscesse dalla Commissione per notizie avute da Ecclesiastici incaricati dell'esazione delle

rendite; che ne risultava già un Capitale superiore alle lire nuove 150 mila. Gli antecedenti di quel Prelato di

concepire verun sentimento

rifiuto;

non permisero

alla

Commissione

di meraviglia in conseguenza di quel

Essa già lo aveva sperimentato oppositore ostinatissimo ad

quantunque secondate dal consentimento si può dire unanime di tutti gli altri Prelati dell'Isola: Avverso per indole e per sistema alle nuove istituzioni politiche del Paese non v'ha ostacolo che egli non tentasse di frapporre al regolare svolgimento di esse; altre richieste,

né altrimenti erasi potuto superare gl'incagli da lui opposti agl'ordini legittimi del Governo, che ricorrendo all'Autorità dei Magistrati.

È questa via appunto, la sola legale, la sola cui siasi costantemente attenuto

il

Governo nelle sue relazioni col Clero così sul continente

come nella Sardegna fu quella alla quale

si

volse la Commissione

per vincere il rifiuto dell'Arcivescovo nell'occasione dianzi mentovata.

Rappresentato il caso dall'A. VV0 Fiscale Generale della Sardegna a quel Magistrato di Appello, fu da

lui

per deliberazione presa a


— 339 — un Giudica con incarico

Bell'Ufficio

-1:

contenenti

Docni

del

e

I

ne erano

le

dall'

mano air

azione o diffl* quell'uffizio,

a

recarvisi cbe fece nna

del Magistrato nel

compiere

Con

il

per

seconda volta

Seriormente sulla porta del-

suo mandati.', vide

il

quando

un Manifesto scritto e sottoscritto di pugno delsi dichiaravano per quel fatto incorsi nella

nel quale

quelli

itti

venne ordinata, secondata

cui

ila

imita quella visita giudiziale, con divieto a tutti della

•i

solverli al tribunale della

'

i

Con*

Penitenza &

salvo in articolo di morte.

Giudice Commissario osando

Il

più prudenti' riserbo, e limitan-

il

mpimento di un Atto del suo dovere quello scri'to, ne distese

ne

prò

j]

informò

il

Ma-

>nte.

Qu<

sua

un generale e prof

ari

timento

di

riprovazione contro l'Are

i.

come in ogni altra

ed imparziale nell'appi •il

per natura

»ra

decisione

alla

;

udrziaria che

dell'Ani

circostanza, libera, indipendente

carattere del Patto nell'applicarvi le

;

delle Leggi vig<

Per rendere compiute le informazioni contenute nel presente !>idel Risorgimento In data di ieri nel miniente inserita

quale venie-

la

cedola di scomunica tal quale

porta del Palazzo Episcopale per opera dell'Arci-

alla

LI ì.

S.

di

l.en

111.

ma

le

attuali informazioni Onde

di

l

liliale i

in

,te

Mie. ma

che

.

.

i

il

relazione, Eli

'ira

di

fi

non ha alcuna connessone eolla

'

H'incontro d'una Legge en

ti

il

Governo non

io

lihero corso

e

alla

della qnÌ8tlone e parlarne

Antonelli. Bla eolle altre

che

a

ft,

in

ai

tale effetto

pronunziare Bulla condotta

deve

limi'

tribunali del dell'Are i

conslderaiione.


— 340 — P. S.

Favorirà

di

darne comunicazione al Marchese Spinola, ed

ove lo desideri gliene dia copia per gli Arcbivj della Legazione (1). Azeglio (2).

12.

Dispaccio del d'Azeglio al Pinelli.

(Archivio Pinelli. Originale). R. Segr » di Stato

per gli affari Esteri

Divis. ne 2. da

lll.mo Sig.

Commd.r Pinelli

Incaricato di Missione straord. ria Roma.

Torino il 18 settembre 1850. lll.mo Signore Sig. P. ron Col.mo V. S. 111.

ma già possiede le opportune direzioni per la condotta da

tenersi in occasione della prossima allocuzione Concistoriale, ove nella

medesima si trovassero

tali

espressioni od insinuazioni atte

ad offendere la dignità del Governo

di S.

M.

Nel rinnovarLe queste stesse direzioni, debbo però soggiungerle,

che nel caso si verificasse quanto è prevedibile, il Governo più non si limiterebbe ad un prudente silenzio come fece a proposito dell'ultima allocuzione,

ma protesterebbe contro

un'officiale risposta servendosi a tal

documenti, che sono

in

uopo

di

quella, e vi tutti

farebbe

gl'argomenti e

sua facoltà.

conseguentemente spiegarsi in questo senso col Cardi naie Pro-Segretario di Stato, dandogli così una prova del leale prò Ella potrà

cedere del Governo del Re, ed a scanso d'ignoranza o

di

sorprese

Em. za potesse allegare su questo proposito. Nel l'istesso senso può altresì intrattenersi colle persone le più influenti facendo tuttavia osservare, che tal determinazione non viene adot tata a guisa di intimidazione verso la S. Sede, ma come atto di di che più tardi

S.

gnità, e di giustizia che il Ministero si crede in debito di esercitare

Nel lasciare alla S. V. la cura di compiere questo incarico nel

modo più conforme

ai

stesso tempo, colgo con gli attestati della

sentimenti del Ministero, ed efficace nello

premura quest'occasione per confermarle

mia distinta considerazione. Azeglio

(1)

Della stessa mano del testo.

(2)

Autografo.

(8)

Autografo.

(3).


— 341 — Invece di fare direttamente la dichiarazione suddetta sarà forse più a proposito servirsi di via indiretta onde evitare l'apparenza della minaccia. Ella del resto sarà miglior giudice di

modo

me circa il

mi rimetto (1).

e l'opportunità, ed in tutto a Lei

A.

(2).

13.

Dispaccio

i>ei.

Ho 'eria

Joctkau ai. Pinelli.

Pinelli. Originale).

Stato per gli affari esteri

«li

Divisione 2. d* Ill.nao

Big.

Commend. Pinelli

Incaricato di Missione straordinaria.

Torino Ill.mo S;_ .ornali del 111.

Big.

<>

ma il cosi detto convegno, o congresso di Villanovetta, nel :

e ;

avrebbero pigliato l'unanime concerto diricon apposito indirizzo, in cui, esaminando mali che potrebbero dern i

Piemonte, ed

da un disaccordo ulteriormente protratto tra Intenderebbero conseguentemente d'indur

:

domande

alle .

11

m

Roma.

21 settembre 1850.

amo probabilmente portato a notizia di

1<>

quale

albi

P. ron Col.

il

M

che

del Governo, ed a far in

Diplomatica di cui Ella è mei

la

.

al

«juale

il

fatto di questo Coi te

fuorché per

"ula-

Le

D

può più

at-

lella

rimi;

'i

il

Eie

Bostro Augusto

interiormente

itoerafo.

><


— 342 — aderirono alla Circolare

di

Monsignor Pransonì ed ai suo posteriore

operato; Sulla quale considerazione soffermandosi vette necessariamente conchiudere, che

il

Consiglio do-

il

Santo Padre potrebbe per

avventura non far troppo buon accoglimento ai due Vescovi in di» scorso. Questo primo riflesso poggia sulla Bupp08izione, che il concorso dei Prelati sia sincero, e che per essi

concorrere

alla

si voglia,

l'attuale vertenza colla 8. Sede. Nel caso contrario la

zione da addottarsi coi suddetti Vescovi ciare dall' esortarli a e

mandare a Roma

prima precau-

consisterebbe

nel comin-

stato concertato

L'indirizzo

deliberato nel congresso di Villanovetta, con riserva per parte del

Governo di

efficacemente

quiete interna dello Stato, ed al componimento del-

del

Re di risolvere in seguito

se sia

si,

o no, conveniente

accettare la fatta profferta, e di consentire alla loro partenza per

Roma. Prima

di

conchiudére alcunché

stione in discorso

il

di

certo e

ili

positivo

sulla

qui-

Consiglio dei Ministri risolse di portar a cogni-

zione della S. V. la suddetta offerta dei due Prelati onde conoscere

quale sia la sua personale opinione intorno alla medesima,.e se sia cosa utile e prudente di accettarla: La posizione in cui la collocata può metterla in grado di

discernere con

S.

V. è

qualche fonda-

mento se il concorso proposto per parte dei Vescovi possa asseconla S. Sede, ovvero se essa non tenda al-

dare le sue pratiche presso

l'opposto a creare nuovi incidenti, ed a frappor loro impreveduti ostacoli.

Un'altra riflessione può altresì nascere dietro siffatta proposizione:

Sarebbe Ella spontanea per parte di chi la fece? o non sarebbe piuttosto stata suggerita da Roma stessa onde salvare la propria dignità, e così aver viso di accordare all'ufficioso intervento dell'Episcopato,

quello che le parrebbe disdicevole di consentire direttamente al Go-

verno civile? In tal caso si tratterebbe d'un semplice punto d'amor proprio, di suscettibilità o qualcosa di

simile, nella

quale ipotesi,

sembra che non potrebbe vedersi di mal occhio, la scelta di questo mezzo Mais (come direbbero i Francesi) qualora dovesse condurre direttamente allo scopo principale a cui s'intende. Il

Ministero avendo collocato l'intiera sua fiducia nei lumi, e nella

prudenza della S. V. desidera di conoscere preventivamente il suo parere per poter quindi deliberare in proposito: e mentre la prega a dargli colla maggior frequenza che Le sarà possibile delle sue notizie,

anche nel caso in cui non Le occorra di doversi intrattenere

della Missione speciale di cui è investita, m'incarica in assenza del

Presidente del Consiglio, attualmente a Genova di esprimerle i sen-


-

343

— 'inali

i

ue

1 1 1

mia ben distnr

della

ho

Primo Ufficiale Jocte

il

mi vien man lo

l'on

;one.

I

mia opinione sarebbe da

la

orare

la ]

Se non altro, non

mi par diffidi

si ;

un meteo offerto. Del resto Ella

ira .ti

perciò in Lei mi

rimetto anch'l<

7mbre' 18! Azeglio rorino che l'indirizzo de' Vescovi a §.8. firmai

Mi

per Roma. Sarebbe opportuno ch'Ella

dieci di loro, è partito ieri li

n'Indirizzo e realmente venuto in

veriflc

1'

del

aferma nell'opinione che si dovi

yui

due Vescovi che intendono andare a

.«•ì

da

Rom

Tonno chi sìciììo e mi sembra pare ere

il

<

i

pensare e le qualità degli Of-

A.

11).

11.

n:\i

l'iv

ai.

ile).

k. Begrel

gii

III. n

'inni.

affari eeteri.

Pmelll

-

Roma. Torino 24 settembre

mo

Ili

Il

in

!

\

i

questo momento, il preg. m «

ato

m Genova, oi

•

nbre

:

lo,

Ministri

il

Ih

mano del

:

•

[

A n _rIio.

rato. n il

A

altro inchiostro dallo stesso d'Azeglio.

in


— 344 — grado di avere pronta cognizione del suo contenuto, e di pren-

in

dere un'analoga deliberazione.

Dopo d'aver letto e maturamente considerato l'intiero tenore del Dispaccio, il Consiglio mi diede ordine di risponderLe che allo Stato

attuale delle cose, è nella posizione in cui Ella

si

trova, nel caso

che la risposta del Cardinale Antonelli non Le abbia dato motivo di

prendere la risoluzione definitiva ed irrevocabile di partir da Roma, non Le sarà né inopportuno né discaro di conoscere per propria

norma e governo, che quando il presente Dispaccio Le perverrà alle mani la sorte dell'Arcivescovo

di

Torino sarà decisa attesoché la

Corte di Appello già avrà pronunziata la sua sentenza il che molto

probabilmente avrà luogo mercoledì prossimo.

Appena emanato il giudizio, esso verrà portato a notizia di V. S. 111.

ma senza indugio di sorta, e con quest'occasione il Consiglio dei

Ministri avrà cura di trasmetterle quelle altre direzioni che fossero del caso e venissero eventualmente determinate dietro

il

risultato

della sentenza. Il

Ministero desidera vivamente che la notizia contenuta nel pre-

sente Dispaccio Le pervenga in tempo utile, e che salvo ogni rispetto

possa viemmaggiormente chiarire in faccia al Paese,

di dignità, Ella

non meno che al cospetto dei Gabinetti Europei, come il desiderio di procedere di buon accordo con la S. Sede sia sempre stato sincero ed intenso per parte del Governo del Re, e come ogni conveniente mezzo di conciliazione sia sempre stato messo in opera dal canto suo prima di risolversi a troncare il corso della Missione

di

cui la S. V. è incaricata.

Le trasmetto qui unite alcune carte concernenti l'Arcivescovo di non potute sin qui esser messe in ordine dal Ministero della

Cagliari

Giustizia, presentate sotto

forma

di

officiale

relazione,

ma che ad

ogni modo sarà utile alla S. V. di possedere per propria direzione.

Gradisca gli

atti della

mia distinta consideraz.e il

Letto

il

P.mo Uffiziale Jocteau.

presente Dispaccio che mi vien trasmesso a Genova, mi

unisco al pensiero del Consiglio sulla somma importanza di mostrare all'Europa avere noi spinto lo spirito di Conciliazione sino agli

estremi limiti del possibile.

Le rinnovo i sensi della mia distinta osservanza (1). Azeglio (2). (1)

Di mano del d'Azeglio.

(2)

Autografo.


— 345 — 15.

DISPACCIO DSL

D'A/.K'.I .In

AI.

TlNKI.LI.

rehivio l'incili. Originale autografo).

pour les affaires «'Iran. ibinet

Particulier

Ill.mo Signore.

Le accludo copia del Dispaccio Telegrafico che ricevo da Torino, e che annunzia la conclusione del processo dell'Arcivescovo. Il

Magistrato ha tenuto la via che evitando le lunghezze e gli scan-

dali d'un processo ordinario,

poteva meglio raggiungere lo scopo ili

mezzo una così continua cagione di disturbi e di disordini, ignoro se a norma delle Leggi sia ora in arbitrio dell'Arcive-

toglier di

scovo scegliere il luogo ove andare. A ogni modo pel caso ove sce>e Roma fo tener apparecchiato un vapore che possa occorrendo andar a levarlo a Savona, che mi pare il punto più a proposito d'im-

barco a chi venga da Fenestrelle, e debba evitare di mettersi troppo

mi

in

Non so quanto piacerà alla Corte di Roma questa soluzione, ma è pur sempre una soluzione, e spero, nella penuria di tale derrata. se ne vorrà contentare. Alla fine non è arbitrio ma regolare giudizio di Tribunale al quale ognuno si può decentemente acquetare. Le rinnovo i sensi della mia più distinta osservanza. Genova 26 settembre 50. Azeglio. 16.

Dispaccio dkl Jocteac

ai.

Pikxlll

(Archivio Pinelli. Originale). Secretairerie d'Ktat

pour les affaire* étrangeres Turin IH. ino Il

Signore Big.

(

l

.

ron Col.

li

26 7*>™ 1850.

m°

Consiglio dei Ministri m'incarica di trasmettere alla S. V. In ma aitato del giudizio stato pronunziato Sul

toni nel quale

il

Magistrato procedendo

conto la

di

Monsignor

ria d*

irdinò a classi unite l'allontanamento ili esso Prelato dallo ,

e la riduzione

provvisoria dei beni del Vescovato sotto la

Amministrazione dell'Economato Generale.


— 346 — È Inutile l'intrattenerla in ordine a

essendo Lei

siffatto giudizio

perfettamente informata della giurisprudenza

patria, e

trovandosi

conseguentemente in grado di far conoscere al Cardinale Prosegretario di Stato, coinè questo risultato non possa ragionevolmente spiacere alla

Sede medesima,

S.

gistrato avesse adottato un'altro

la quale riconoscerà, che ove il Ma-

modo

procedimento, e tale da

di

rendere indispensabile la pubblicità dei Dibattimenti con tutto quel corredo di atti e di documenti che vi si riferiscono, ne avrebbe potuto risultare un grave scapito a danno della Religione e dei suoi Ministri. Ella avrà cura sopratutto di far osservare al Cardinale Antonelli che la riduzione dei beni del Vescovato presso il R.° Econo-

mato Apostolico incaricato della Amministrazione dei beni Ecclesiache equivale ad un atto di tutela e di Amministrazione or-

stici, e

dinato dall'Autorità legittima e competente non

si

deve confondere

con un atto di espropriazione forzata, o di odiosa confìsca, quasicchè si

trattasse dell'incameramento dei beni

della Chiesa.

Il

Consiglio

stima superfluo d'intrattenerla particolarmente su questo argomento conoscendo per prova quanto Ella sia versata nelle materie in discorso, e

come possa dar loro quella luce e quel rilievo onde abbi-

sognano per essere sanamente apprezzate dalla Corte di Roma ove questa avesse viso di non conoscerle o di travolgerne il se*nso o l'applicazione. Quando sarà data esecuzione ai provvedimenti testé emanati dal Magistrato d'Appello in ordine ai quali sarà cura del po-

tere esecutivo di procedere con tutti

i

maggiori riguardi verso la

persona dell'Arcivescovo e verso la dignità ond'è insignito,V. S. 111. ma sarà esattamente informata di tutte le misure a tal uopo adottate

onde possa intrattenersene con chi di ragione. Valgomi della circostanza per rinnovarla i sensi della mia distintissima considerazione. Pel Ministro il

Primo Uffìziale Jocteau.

17.

Dispaccio del d'Azeglio al Pinelli.

(Archivio Pinelli. Originale). R. Segr.ìa di Stato

per gl'Affari Esteri

É

2 da Divisione Ill.mo Sig.

Comm. Pinelli. Roma. Torino il 9 ottobre 1850.

Ill.mo Signore Sig.

P.™n Col. mo

7mbre ho provato una ed energico ammisurato verace soddisfazioue pel modo assennato, Nel ricevere i Dispacci del 27 e 30

p. p.


- 347 — col q

pe difendere

:

diritti dell

|

iti

Antonelli

forzò

si

o

pia <li

meo

metterli in dal

menti giui

.-liari

loro data dai competi n

cui Ella trovasi in R ili

furoi tal

natura

altri fuori-:

si

«

che ne

«prendere che

dover 'late alla Corte «li R

«la

e di risentimento:

•

nel-

Mattai- ili conciliazione

un altro canto non si pu

la «li

ad

ti

«lai

reati

filale malanni,.

per ora, la condizione prediale, S.

ma

111.

poco conforme

~a

ri fiuto

il

m V.

Ooyerno ricom

alla propria

dignità

il

i>i<>Iun-

delle credenziali.

mini

in cui

Bono di presente condotti

erno può sembrare ;

alla

agi]

dall'ini

.

occhi

canto

bastevol-

tutti

dì

fermezza, con cui nei due casi dianzi accen-

dala Magistratufa del Regno; E prima d'interrompere, colla partenza della S. V. nuovi risentimenti lire

dall'altra i

tentativi

cotesta Corte

di

a più convenienti e ten.

Isolazioni,

imerebbe infallibilmente, in faccia all'Europa, L'as] venire a

•run leale pr

aver quindi

conciliativi, e di li

tal

fai

natura da rende: li

te

di

vi

n]

ulterior no-

è dubbio, che tun

Roma. Iella

all'esimi :n

perchè Klla ne con.

l'imp

pittima causa

d'interrompere

le

tratl

rebbe allora qnan

.nienti di Ila

tamente un più in:.

nel rifiuto delle

siali,

nel anni

irno potrebbe compromettere la

fos-

sero

alle

i:

.

alle quali Ella allude nell'ultimo

suo

DI


— 348 — Riassumendo in brevi termini il contenuto in questo come nei preS. mi pregio di osservarle che se non sarà possibile a Lei di persuadere la Corte di Roma delle ra-

cedenti Dispacci indirizzati a V.

gioni di diritto, e di politica convenienza, che guidano e guideranno il

Governo nelle sue deliberazioni, Ella deve procedere in ogni cosa

per modo che si renda palese a tutti, e specialmente ai Rappresentanti di quelle

Potenze che interposero i loro buoni uffici in questa

vertenza, come dal Governo del Re siasi reso, con la più leale schiet-

maggiore desiderio di conciliazione ogni conveniente omaggio alla S. Sede, e che, se i suoi sforzi riuscirono indarno, l'inu-

tezza, e col

tilità degli

esperimenti è da attribuirsi a tutt'altra causa, che al dif-

Governo stesso, o di buon volere quanto al successo, o di convenienza quanto alle forme. 11 Governo del Re saprà tener conto alla S. V. di quella longanimità che si crede in debito di suggerirle in questo momento, onde fetto nel

raggiungere lo scopo della sua Missione. Intanto Le trasmetto alcuni Esemplari delle Requisitorie relative ai

due Arcivescovi di Torino e di Cagliari state stampate, non già

per dar loro una troppo estesa notorietà, ma soltanto per servire

ad uso privato onde la S. V. possa rimetterle a quelle persone influenti

con le quali è in relazione, e che non avessero esatta notizia

di tutte

le

circostanze in esse riferite, o che tuttavia nutrissero

qualche dubbio sulla regolarità di quanto venne operato riguardo a questi due Prelati.

Gradisca V.S.Ill. ma nuovi attestati della mia distinta considerazione. Azeglio (1). P. S.

Unisco qui un Piego per V.

S.

rimessomi dal S.* C.*® D'An-

grogna, e la prego nel tempo stesso di rimettere al Marchese Spinola quello a lui diretto (2).

Aperto per ordine del Ministro, mi reco a dovere di trasmetterla al

suo Indirizzo

— Spinola

(3).

A. Bozzola e T. Bdttinj, (1)

Autografo.

(21

Della stessa mano del testo.

(3)

Di mano dello Spinola.


TEATRI E GENSURA IN PIEMONTE NEL RISORGIMENTO ITALIANO (1849-1861)

//

Bisorg. Ita/.,

XIV, i-n, p. 136 segg.

XIX. Per maggiore semplificazione del servizio, e specialmente

perchè gli Intendenti Generali di Provincia avessero una norma sicura Del permettere e

del rifiutare

le

rappresentazioni dei

lavori drammatici, furono pubblicati elenchi speciali, nei quali le commedie o drammi

ordine alfabetico.

ammessi, o respinti erano descritti per

Ouando si trattasse di lavoro non iscritto,

l'Intendente doveva chiedere visione del copione e verificare,

M Fosse bollato. Nei casi dubbi era tenuto a ricorrere al Miprimo elenco delle produzioni vietate, pubblicato nell'anno 1867, ne conteneva oltre a duecento cinquanta. Con un ter/o elenco finalmente si descrissero le produ-

nistero.

Il

zioni, che si

potevano rappresentare liberamente senza licenza

della Revisione.

Con una circolare speciale del 3 maggio del-

l'anno 1860, diretta agli Intendenti Generali dell'Emilia, e per

msione a tutti che, delle

gli

altri, si

regolò la questione delle poi

come vedremo, si usavano declamare rappresentazioni

negli

Intermezzi

drammatiche, specialmente

in

quelle

destinate a benefizio degli emigrati, e nelle patriottiche. Questa

consuetudine era cosi invalsa e generalizzata da assumere, spe cialmente nell'anno 1860, una forma epidemica, coluto, che volevano bili

[ter

'ili

sforzi di

emanciparci dalle strettole indispensa-

frenare opportunamente il soverchio entusiasmo, o un

lirismo patriottico non sempre spontaneo, erano enormi. Tutti Il Bt*OTg. Hai.,

MV

M


— 350 — volevano ragionare <li

politica e

avevano un buon suggeri-

mento da dare agli uomini di governo. Altro che il dantesco un Marcel diventa Ogni villan che parteggiando viene

!

Di tirate contro II Barbaro, di Pianti, e di Gemiti di oppressi,

non era da contarsi il numero, perchè l'aria ne era

satura.

I

banchi delle scuole, gli emigrati, i poetastri,

seggiatori, o sedicenti

I

ver-

fornivano merce poetica in copia

tali,

superiore alle esigenze.

i

sonetti

con o senza coda erano

cose da scolaretti e da ferravecchi; si perpetravano lavori ben

più importanti. La Censura, sempre brutale e guasta di positivismo,

menava

forbiciate senza

riguardo e senz'ombra di

Muse e rovinava il lavoro immane di sudavano e rombavano per allineare una certa quantità di sillabe, bastanti a rappresentare una dipietà.

Offendeva

le

cervello di coloro, che

screta sequela di versi da battezzare decentemente col

nome

di ode, di canzone, di carme. Il

Ministro, nella sua circolare, divise

sommariamente

le

poesie buone e cattive in due grandi categorie. Nella prima

furono comprese le classiche, conservate dalla fama nella seconda le cosidette volanti o di circostanza, relative a fatti o a personaggi politici. Le une, e cioè quelle di prima categoria, furono dichiarate libere da revisione; le altre non si potevano eseguire pubblicamente, se prima la Censura non si fosse :

pronunciata e il Ministro avesse deciso, se

si

dovessero per-

mettere, o se per motivi speciali si avessero da vietare. Al parere del Ministro era poi anche rimessa, nei casi di maggiore

importanza, o di qualche gravità, l'approvazione superiore

condanna dei lavori presentati alla censura. non si presentò che una volta sola, che vedremo a suo tempo. Il conte di Cavour accettò allora pienamente la delle sentenze di fatto

Il

tesi.

ch2 gli veniva sottoposta.

•Per quanto concerneva

le

versioni di lavori

autorizzati nella loro lingua originale,

si

finì

stranieri, già

per lasciare

carico agl'Intendenti Generali di accertarsi, che

il

il

lavoro di

traduzione fosse ben fatto e non alterasse il concetto dell'autore.

Ad essi fu pure rimessa l'approvazione delle varianti di


- 351 usavano introdurre dai capicomici per rendere

testo

il

approvato addatto

esigenze della loro

alle

compagnia.

XX. sto

Beckmesser, invitato dai colleghi nel primo atto dei

<tri

cantori di Norimberga a compiere

suo

il

ufficio di

marcatore, prima di nascondersi dietro il paravento donde se-

gnerà gli errori di lesa tabulatura, nei quali potesse incorrere

Waltzer di Stolzin^ durante

la

sua improvvisazione, ha una

parola di rammarico per l'ingrato compito commessogli. Dallo so sentimento dovevano essere animati il Sabbatino il Kavelli e

in

il

Peruzzini, quante volte

accingevano a prendere

si

esame le produzioni, che loro venivano rimesse. Quanta me-

schinità, quanta

miseria

videro stilare sotto ai loro ocelli.

benché occultata sotto titoli rimbombanti ed enfatici (Ibi percorre la lunga serie dei loro giudicati, è condotto ad osser!

come assolutamente non

vare, la

lingua italiana, contro

la

si

parli

più di reati contro

grammatica e contro la sintassi.

Non si creda che la ribellione fo lata, o che gli autori a patti. Ahimè no. Il male era così diffuso die i

costretti, volenti,

nolenti, a transigere, perchè vi erano

più gravi da schivare. Ci attestano le loro dichiarazioni.

Come

la

formula più adoperata nella composizione della mag-

parte dei lavori drammatici continuasse ad essere pel

passato costituita dai tre Ingredienti

r t.

ia

come

osservati: anti-

clericalismo, politica, immoralità, con una leggera prevale di quest'ultima. '

Il

pasticcio piaceva semine: perche non farne

Chi voleva mutare sistema, -e

non era già noto

favo-

metteva a rischio di passare un brutto

•latente in arte, si

momento, andando incontro a un successo mediocre, anche peggiore. Si era persino trovata una frase speciale per definire la mancanza, la assoluta scarsità di materia sdrucf(

<?

ciola. Si

diceva, che ile

Attico.

risma. L'immoralità

la

produzione non era riuscita per </<'/'-

Non -i scandalizzino però ili

allora non

quella, che oggidi costituisce

il

era da

ti

i

Catoni d'ogni petit» di

fondamento di quella fertilis-


— 352 — sima produzione francese, così di moda,

la

quale per un

ri-

masuglio di pudore veniva sui manifesti, or non è molto, defi-

come spettacolo non addatto per signorine. Siccome poi si ebbe modo di osservare, che non sempre la frase dava l'effetto nita

desiderato, taluno

si

indusse a rinunciare a

ciò,

che finiva

mero convenzionalismo. revisori non erano e non potevano essere fautori ed amI miratori convinti delle tendenze generali. L'opera loro doveva improntarsi a un rigorismo piuttosto intransigente, degno dei tempi di quel professore Pacelli, che abbiamo ricordato. Un nuovo esame di certe produzioni, un tempo vietate, potè condurre a un cotale rilassamento di freni, ma ciò fu fatto con molta cautela, e in certi casi con bastanti limitazioni, onde gli avversari non avessero motivo di trarne argomento per rovesciare addosso ai censori quel ponderoso cumulo di malumori e di risentimenti, ai quali l'opera loro doveva ineluttaper essere

bilmente dare origine.

XXI.

La nuova Revisione non dimostrava molta tenerezza per le rappresentazioni dei drammi di carattere sacro, che si usavano

Non solo proscriveva ma non ammetteva affatto quelli, che per essere

ripetere ab immemorabili a tempo fisso. gli antichi,

stati composti, o rifatti di fresco, potevano essere

più corretti

suo veto era giustificato sì dal timore delle conseguenze, che l'esposizione meno accurata di fatti sotto ogni aspetto.

del sì

Vangelo o

Il

di storia

ecclesiastica poteva seco condurre,

dei disordini (risse, ubbriacature, liti), che ineluttabilmente

derivavano per le agglomerazioni soverchie di gente (1).

(1) Contro le rappresentazioni sacre in genere si era

già levato nel se-

colo decimottavo la voce del clero. Il 23 marzo del 1724 il priore di Susa,

Fantin, scriveva chiedendo che si vietasse ancora in Gravere la Storia di Santa Barbara (patrona del luogo), che si voleva allestire. Già due anni prima il Re l'aveva proibita, ma ora alla chetichella si erano già incominciati i lavori di allestimento e le prove. I terrazzani accampavano pretesti di voti emessi dai loro maggiori, che tuttavia

non risultavano

approvati dall'autorità ecclesiastica competente. Lo scrivente poi asse-


— 353 Uli interessati in generale erano piuttosto restii ad accogl

pace

in

tarla,

la

non

proibizione di

«li

spettacoli. Desiderosi di spun-

tali

rado interponevano l'opera del locale deputato

odi qualche senatore, tidando che il loro appoggio avrehhe giovato a strappare il consenso rifiutato. L'inframmettenza tornava vana: perchè il no era ripetuto forse più riguardosamente,

ma non meno fermamente. Tua sola volta si derogò alla consuetudine e si lasciò rappresentare in

il

Mistero della Passione

Verzuolo. Ciò fu nell'anno 1858. La facoltà venne conc»

perchè risultò che

le

spese occorrenti erano già state

promotori però furono diffidati, che non •eri

si

fatte.

I

avesse a ritentare

mento per l'avvenire. XXII.

Abbiamo cominciato col niltil de Beo. Possiamo proseguire sullo stesso tema.

censori erano convinti della necessità as-

I

soluta di non tollerare sulla scena discussioni od allusioni, ro,

meno rispettose per quella religione,

o to-sero

che l'articolo, primo dello Statuto proclama di Stato. Di qui i

numerosi divieti c<»i (piali

i

lavori Inquinati di irreligione o di anticlericalismo. Per un

colpivano inesorabilmente tutti

si

GtUiìeo Galilei, si vietò l'uso di qualsiasi segno ecclesiastico

Non mi riuscì «li -coprii no un certo dramma.se mai omonimo, che am-

nel vestiario degli inquisitori.

questo

sia, O ila

subito

la

rappresentazione nell'anno 1863,

licenza a cagione

«li

vide

>i

un insuo

j!

ritirata

clamoi

che U-rr epoca. Un'atti

ra

Invaghita

«li

un dramma

intitolato

Val-

/

desi « voleva rappresentarlo per la sua serata al teatro Cari-

/nano. La licenza

non

si

le

venne negata. L'artista,

tenne pagi. Volle insistere, e ricorse

chi

per

conte

al

vour. presidente dei Consiglio del Ministri. Ebbe

la

|

di

soddisfa*

nere un altro reciso ritinto. spettacoli davano pretesto a

riva eli»', lungi <lall'e<'dtare

otu 'era avveuuto a i'.xilles.

Fantin

.

A

9 r. i>i


— 354 — Un certo Don Papirio alla resa

conti

dei

ritornò

al

suo

autore con tanto di « respinto», per le allusioni troppo chiare ritirarsi in una cotale Torre di Xembrod, che pare fosse infetta dello stesso morbo. In essa si nascose del pari un Conte di Belgioioso, sul quale ci fer-

che conteneva. Gli fu forza

meremo per apprendere dalle parole stesse del Revisore i criteri, ai

quali

si

inspirava per decretare la reiezione di certi

lavori. « La Revisione

permise sulle scene

le

inique trame

dell'inquisizione, e anche le tragedie, che ne cagionarono le

sembrava che quei fatti e quei delitti si avesse ad imputare ad una setta di falsi sacerdoti, che male interpretassero lo spirito del Vangelo e i Canoni della Chiesa. Ogni qualvolta, insomma, la Revisione vide in questi drammi offeso nel personaggio messo in scena il feroci sentenze, ogni qualvolta però

principio del sacerdozio e resa odiosa l'autorità della Chiesa,

ne proibì la rappresentazione. Ora la quarta sezione, intorno al

dramma II conte di Belgioioso, dà il suo voto, perchè sia

respinto, ravvisando in questa produzione menomata la rive-

renza dovuta al sacerdozio ed alla autorità della Chiesa cattolica ».

Di un Marco

il

pellicciaio,

che doveva vedere

la

luce a

Brescia e fu condannato, non metterebbe conto parlare, se nella sua sentenza di condanna il revisore, professore Giacinto

Ravelli, non avesse toccato la questione di certi drammi, così detti storiei, che avevano qualche fortuna, perchè gli elmi piu-

mati, le corazze, le bandiere, le voci di « morte al tiranno », di « abbasso ai

potenti » e simili, producevano sempre effetto

sulle masse. Per lo più si

sceglieva

questi lavori

si

fabbricavano così

:

un personaggio qualunque noto, o ignoto, e in

imperniavano episodi più o meno veri, o verisimili, destinati a fare da cornice a un episodio storico. Se poi dal lui si

complesso la verità risultava ferita, o falsata addirittura, non era da impensierirsi. Il pubblico aveva applaudito si

:

che cosa

voleva di più?

La Revisione non vedeva le cose sotto questo punto di vista, tanto più che questi lavori servivano meravigliosamente per sfoderare tirate politiche, o comunque,

messe.

non facilmente am-


— 355 — lo la

Direzione generale dei teatri, ad una produzione di

questo gene

al

colpo di grazia per cause politiche,

ancora toccato di vedersi

schiacciata dal

ridicolo.

— si era detto — si dovrebbe rifarne la

ritaht le

lingua». Ilprofossore Ravelli non M>irco il pellicciai", e BCrisse: storici sogliono essere

tali

«

si

mostrò meno severo col

Siccome quasi tutti

nell'azione principale, niente af-

veritieri negli episodi e nel colore locale, così

fatto

nezia (l'Assedio di Treviso), anziché dipingere

tato

i!

partiti del

ai

i

tempi di al-

serve dell'invasione tedesca per fare appello

lora, l'autore si

a allusioni

anche in

un'epoca storica della Repubblica di Ve-

t'ondato su

Bto,

drammi

i

biasimo

siigli

giorno: quindi a piene mani è get-

eterni nemici d' Italia

e

sulla Cattedra

San Pietro ». L'autore non si acquietò alla sentenza, che colpiva il suo lavoro. Lo modificò, lo rifece di sana pianta in qualche punto, di

indo di dargli un aspetta nuovo e di riuscire cosi a vederlo rappresentato. La sua fatica fu vana, perchè la sentenza

non

fu

mutata.

Tutti non

si

acconciavano di buon animo a passare

rat

gnati sotto le forche caudine dei revisori e a subirne il giudizio. Non mancavano coloro, che dopo avere trovato avverse le sorti nell'Ufficio di Revisione, convinti di avere fatto un lavoro di

grande importanza,

si

divertivano a cambiargli il titolo, o

ad aggiungergli sottotitoli viziosi, impressionanti, non introdu-

cendo varianti

di sorta al testo della produzione. Fra costoro

merita una specialissima menzione un Tizio, che

era

-i

ve-

duto respingere inesorabilmente un dramma, che si inspirava alle

n..!.'

gesta del Cardinale

poli dell'anno

IT'.»'.».

litare alla rli''

il

potetemi. il

suo copione,

uni-

lo

il

al

(piale

intitolava dal Terribile Prelato, <>ra

Napoli nell'unno ì799, ora dai Moti Né-

Aveva pero l'accorle/za di disporre le DOSe

lavoro giù

andito, e da o quatta

ta-

non

censura

'li

tuffo e alla Rivoluzione dì

tanto

nome. Ora

dalla Rivoluzione

I

Costui, per vincer»', di tanto in

in tu

Ilio da vari punti del Ref

vari capicomici.

//

CaràimaU Bufo

indie di più, viaggi inutili, ma non poi entato che dopo l'annessione delle Provincie Vi-


— 356 — poletane. Ad un altro autore, non il

lavoro fu già respinto sotto

l'anno

il

meno ostinato, fu risposto:

tale titolo

il

giorno tale del-

tale.

XXIII. Fra restii a presentare i lavori alla censura vogliamo annoverare i proprietari di un notissimo teatro di fantocci di i

una grande città d'Italia.

Essi chiesero al

Governatore della

regione, allora di recente annessione, di essere esonerati dall'inviare

loro copioni alla Revisione.

i

Il

repertorio del loro

teatrino contava sessant'anni. Il cessato Governo lo aveva de-

bitamente approvato, e, anche dopo il passaggio sotto Vittorio Emanuele II, era stato rimesso in scena e replicato senza os-

Quel divertimento era detto proverbialmente il teatro dei ragazzi, appunto perchè le produzioni erano sane, morali, prive di frasi equivoche, come tutti potevano attestare. servazioni.

L'invio dei copioni avrebbe cagionato una grossa spesa, perchè si

trattava di vari volumi di grande formato, scritti a carat-

teri grossi e larghi,

ciascuno dei quali conteneva parecchie

commedie. Si sottoponevano tuttavia a spedire regolarmente le nuove produzioni. La loro richiesta non fu esaudita. Sabbatini e compagni erano curiosi e volevano leggere tutto. Le spese di viaggio poi non contavano, perchè la questura avrebbe spedito a Torino

i

volumi gratuitamente e gratuitamente sa-

rebbero ritornati. Così Ginevra degli Almieri, Genoveffa di

Brabante,

La Bella Celeste degli Spadari, L'Orfanello- di Gi-

nevra, La vecchia del lotto, Adelaide di Francia, L'uomo della Foresta, Il duca Vincester, e simili dovettero fare un viaggetto in Piemonte.

XXIV. La ragione di Stato voleva imperiosamente le sue vittime commediografi e tanto maggiormente le sue preanche fra i

quanto che autori, capicomici ed attori si permettevano certi scivoloni volontari, che di quel certo senso, che Giusti proclamava capo scuola, sembrava

tese si facevano sentire, in


-se smarrita, non che

—

—

,'137

la

misura, il ricordo. Nulla Bfoggi va

alla politieomania degli scrittori di commedie. Le stesse leggi

dello Stato, prima che in Parlamento, si volevano discuter»' sul

Non capitò forse alla censura una produzione

palcoscenico.

inviata da Pavia, che portava il titolo di Tasse Università, II

revisore ne fece giustizia sommaria, giudicandola dettata «in

odio alla legge - che doveva discutersi. Che diremo di certi Poli ticomani, dei Corvi Politici, delle

vano cagione a lavori

Mene Elettorali, che da-

respinti, s'intende,

con loro scorno f

Le società segrete tentarono anche di penetrare sul palcosce-

ma vennero

nico,

Carbonari nella Catacombe d' Italia. Con quest'ulmettevano in scena riti della setta Massonica e le

Bali

tima

temiate. La stessa sorte toccò a Giuseppe

si

i

trame dei

che

partiti*

si

agitavano nella Penisola.

di Giuseppe Garibaldi venne fuori, neluna lussuriosi fioritura poetica, drammati persi no coreografica! Signori si. anche in mezzo agii sgam-

Attorno alla figura

l'anno

Is."»'.».

delle

hettii

ballerine

si

voleva

far

apparire

la

del-

figuri

due mondi! Siccome la coltivazione di questi fiori poetici aveva preso uno sviluppo inquietante, la Revisione ril'Eroe dei

ncarta in buona parte e inesorabilmente, trincie-

randosi dietro

il

divieto di portare sulla scena personaggi tut-

tora viventi, e fatti di data recente li respingeva. Talvolta per

variare la formola del suo rifiuto si valeva «Iella dicitura

spinto per inopportunità ilio

:

« re-

vennero seppelliti

politici!

//

d'Italia, Venosta che piange e spera. Un canto a Sizza.

lamento d'un emigrato Veneto. La pietà di monna Brigida,

Il

ili una Bandiera, La preghiera delta vedova Italiana due drammi liberala e '-H eeuM di Perugia. ebbe sorte dissimile uo certo Saulino, che un siiti i

e

i

/

:i

Doto ed applaudito per molte altre produzioni, intendeva di

far e

rappresentare a Milano. La censura non lo ammise, e, per un certo riguardo all'autore, dichiarò un po'

laconicamente del consueto

condannato. L'autore, eli

uno lavoro e

non

>i

le

ragioni, per

deva di avere

«li

meno

quali lo ti fatto

un gran-

aspettava un simile trattamento

adonti., strepitò e r.-clamò. Scrisse

matita rossa

le

una lettera, -lilla quale la

un maestro elementare avrebbe forse segnato


- 368 — qualche croce. Gli si fece osservare, che Saulino era sconveniente per varie ragioni, e che la Revisione era stata assai be-

nigna, condannandolo soltanto per sconvenienza religiosa e politica. Infatti, esso feriva

degna non era

uno Stato, col quale il He di Sar-

in guerra. Riflettesse l'autore di Saulino, se

potesse essere lecito lasciar rappresentare un lavoro, che pa-

rodiava un fatto biblico, bistrattava un capolavoro d'arte dram-

matica e offendeva protestò contro una

la

politica

estera del Governo. L'autore

pretesa diversità di trattamento, addu-

cendo, che, mentre si lasciavano girare liberamente pei teatri

Cichina d'Moncalè, Cecca de Gaggian e Cecca de Mestre, parodie

Francesca da Rimini, si vietava la sua. Gli si disse chiaro, che col Saul non si poteva scherzare né punto, né poco;

della

peggio poi a quel modo. Cosi avvenne anche per un certo

Matrimonio del conteVittorio Pindemonte colla signora Attilia Centrali. Vi ostavano « sconvenienze e sguaiataggini ».

XXV. Ad onta che

i

tempi mutassero, certi malanni continuavano

a imperversare come prima; forse peggio, perchè piuttosto accresciuti che scemati di numero. Colla

scomparsa della Dire-

zione Generale dei Teatri era venuta a scemare quella sorve-

glianza assidua, illuminata, zelante, che aveva giovato a fre-

nare certe si

frasi, certe reintegrazioni e certe aggiunte che non

potevano tollerare. Gli artisti,

fatti

liberi

da tanto giogo,

avevano ripreso il malvezzo di lasciarsi andare troppo oltre, anche a violare prescrizioni della censura. Il conte di Cavour non era tenero e, in materia di contravvenzioni di questo genere, non scherzava. Ad un capo comico, che agiva al teatro Gerbino, e che si era permesso di non tenere conto delle osservazioni della Revisione nella rappresentazione di una commedia, il Questore ebbe ordine di ritirargliene il manoscritto e di vietarne la rappresentazione. Inoltre fu incaricato di fargli

conoscere, che ove un fatto simile si ripetesse per altre produzioni, gli

si

sarebbe fatto chiudere

il

teatro.

Un modesto burattinaio, che agiva in un teatrino a Porta Nuova in casa Fubini (nel

largo dell'attuale via Lagrange),.


— 359 — amantissimo delle tradizioni del vischio teatro d'arie e sue leste di Legoo in produzioni, delle quali

rva agire le

non aveva che uno schema costituito da scarsi appunti. Nella foga dell'improvvisazione u li avveniva talvolta di lasciarsi r

puliti. _rire certe 'rasi mollo libere e certi discorsi poco Qualche spettatore non mollo edificato mosse lagnanze, le quali, non so come, giunsero sine al conte di Cavour. Sen-

ammonii»'

lece

e' altro, egli

fantasioso burattinaio, che si

il

moderasse, perchè, in caso contrario, il suo teatrino, del quale molti

ignoravano persino l'esistenza, sarebbe stato chiuso

inesorabilmente.

Al teatro Balbo, che contava allora appena pochi mesi di

chiamava

vita, e si

•<

Circo », agiva nell'anno 1868 una com-

pagnia comica dialettale, venuta da una regione d'Italia ancora irredenta.

Il

capo comico, che rappresentava

parte

la

una maschera che ebbe sempre lama di essere mordace. ma anche un po' boccaccesca, sembrava volesse nelle

di

scene a soggetto guastare la purezza invidiabile della parlata,

con espressioni scurrili e contrarie al buon costume. Anche in questa circostanza tu detta

vour,

no e sa

una

parolina

al

conte di Cail

capo-

suoi compagni, che. pare, non rifuggivano

dalla

quale per mezzo del Questore lece avvisare

il

i

poco lodevole consuetudine, di

non volevano che si pensasse a Pur troppo

badare a frenarsi, 86

tare loro chiudere

il

teatro.

numero delle produzioni « respinte per immo-

il

che con essa avevano una certa relazione, era assai

ralità », o

grande, impressionante. La verità è dolorosa, ma vuole e* a.

Chiunque esamini

vincersi, che

i

i

giudicati della Revisione, deve con-

Livori riprovati

per questa

ragione superano

Ogni pievi-ione. Dalla 8pia

Austriaca, giù scendendo per

una Orami»

(non quella esilarantissima dei Labiche), a certi Animali parìanti (da

non confondersi con quelli di Predo) al fienili

I

<>u

l'ari d'aimer, cavallo

t,

la

Berie è \

i.

quali i.

lunga e ci //

olire

di

battaglia

di

Virginia De-

una colle/ione di titoli molto

fanatico per farsi bastonai

lolla

Un Juiferraut, Lea (Ule§ da Vtmfer, //« chambre lante. Un (inreon


— 3()0 — de chez Very, Lucrezia Borgia, I figli della Regina Palmira, Il conte Giuliani, 1 misteri tenebrosi di Roma, Le paratonerre,

La bonne qu'on renvoie, Il divorzio dopo un mese di matrimonio, L'abbé galant, I due tipi della vita coniugale, La mère Providence, I sette peccati capitali, ecc. ecc. Si

griderà contro l'esagerazione

.'

A chi voleva mettere in

scena una certa riduzione del Paradiso perduto, si intimava

Fuso delle maggiori cautele, perchè la decenza venisse rispettata e

nessuno degli spettatori potesse dirsi offeso. Quando al

teatro

della Scala di Milano

hallo di

Rota, intitolato 11

si

dovette mettere in scena un

Vampiro, si prescrisse una

se-

vera vigilanza, onde nelle scene mimiche; nelle quali si avesse

da esprimere alle

«

voluttà,

amorosa violenza », gli artisti anche

prove mantenessero quel riserbo, che si addice a persone

ben nate e non

si

trasmodasse.

XXVI. Un'altra categoria di produzioni drammatiche non trovava

grazia agli occhi della Censura. Tutti i drammi, nei quali apparisse in

qualche modo ciò, eh?

il

codice penale chiama

« reato », erano inesorabilmente respinti.

1

fattacci, coloro che

ne erano gli autori, dovevano avere il loro epilogo nelle aule, in cui si

amministra

la giustizia,

non altrove. I colpevoli, i

condannati non si potevano affatto trasformare in protagonisti di

drammi scenici, né le loro male gesta portare, a scuola di

morbosa delinquenza, sulle tavole del palcoscenico. Così un Masnadiero del secolo XIX, dramma a forti tinte, del quale era campione il notissimo delinquente Passatore, fu vietato. Doveva rappresentarsi a Bologna.

XXVII. Se dovessimo ricordare ad una ad una tutte le produzioni ammesse con modificazioni più o meno im-

scartate e quelle portanti,

non si avrebbe a finire

così presto. Limitiamoci a

pochi casi, che o rivestono una certa importanza, oppure ci si

presentano abbastanza curiosi.


— 361 giorno capitò alla Revisione una commedia che portava

l'n il

Cuore modello. Il censore incaricato di esami-

bel titolo di

narla non duro fatica a

ravvisare

nell'eroe, o

protagonista

un personaggio di sua conoscenza, clic viveva e panni. Al copione presentato era anzi annessa una let-

del lavoro, Iva

personaggio stesso, colla (piale dichiarava

tera del

formal-

mente di acconsentire, che il suo nome figurasse sul mani! fra personaggi. Siccome non si concedeva, che personaggi ani

il

viventi fossero portati sulla scena, si respinse senz'altro lavoro e si restituì il manoscritto al suo autore. Questi non

si

piegò,

:

ma incocciato nel pensiero di far rappresentare

Cuore modello,

il

qua e là e lo rimise una seconda volta ai Revisori. Kssi gli negarono di nuovo il voto favoile, e gli fecero sapere, che tino a quando non avesse mo-

dificato

il

lo ritoccò

nome del personaggio Bcelto a protagonista, o sop-

irle allusioni e certi episodi troppo chiari, non

commedia rappresentata. IH fatto consimile avvenne per una commedia piemontese

rasse di vedere la sua

L pan gala. La Revisio/ie subordinò il suo voto favorevole alla tuzione di altro

nome a quello di Bagni berlo,

dato ad

uno dei personaggi, perchè si dubitava fortemente che si voe alludere ad un cavaliere Filiberto Balegno. assai noto in città. Ina variante si voleva pure pel pseudonimo Della a.

perei

forse

avrebbe colpito

poeta Giovanni

il

Prati.

La stampa

opposizione

di

si

piacer

-ione alla stregua di quella certa

di

trattare la

contro

la

quale

non giungono al cavallo. Beco due una ben meschina importanza, che -i cerco di

saraventano incidenti ni di

o sella,

colpi che

i

passare per colossali.

far

gennaio dell'anno 1860 -i

giorno

-.il

lice del

giornale L'Opinione una

Il

lano intitolata

di

••

oell'ap-

l<

corrispondenza da Mi-

Cronaca Milanese ». In essa si narrava di una

scena tragica rappresentata

;d

teatro

Re sotto il titolo di ha un latto av vcnii

etto della (piale era attinto ad

(pianto tallii l

La

a. in

occasione della morte (li peisoi.

aie (li un personaggio vi venie molto noto

La scena

vietata dalla Revisione per immoralità e pei

Ione


— 302 — sul palcoscenico di personaggio ancora

vivente. Qualche ze-

lante fece leggere l'articolo al Ministro, il quale volle appurare il

l'atto, sia

interrogando i revisori, sia chiedendo informazioni

al Governatore di Milano. Si riconobbe, che il capocomico aveva

rappresentato

il

lavoro di sorpresa, e a sua giustificazione ad-

duceva di avere ritenuto, che il divieto di esecuzione fosse stato tolto, perchè gli sembrava si fosse già rappresentato di fresco a Modena. Che fare? Ciò che era avvenuto, non poteva disfarsi. Fu ordinata una severa ammonizione al capocomico, Governatore fu cortesemente rivolto l'invito di essere più cauto per l'avvenire e a far esercitare maggiore vigilanza

e

al

sui manifesti teatrali.

Contro la persona

di

quell'alto impiegato dello Stato era

manovra consimile. Una settimana innanzi il giornale cattolico L'Armonia, che non teneva in odorem già stata tentata una

suavitatis

il

Presidente del Consiglio e cercava di dargli

fa-

stidi e grattacapi, aveva deplorato, che nella stessa Milano, al

teatro della Canobbiana,

si

fosse rappresentato

un dramma

intitolato Bianca e Bianchina, ossia la morte del Generale An-

Siccome la morte del colonnello Anviti, non generale, era avvenuta per assassinio politico, e aveva sollevato commozione viti.

profonda e riprovazione, il capocomico aveva creduto di sfruttarle questa a suo favore. Il giornale, bontà sua, non si spingeva

ad^emulare Erodiade e a chiedere che gli si recasse in redazione

capo del Ministro, o del Governatore di Milano, ma forse non si discostava troppo. Il Ministero, che pochi mesi prima, il

il

lo settembre dell'anno 1859,

aveva ordinato una maggiore

vigilanza sull'opera dei capicomici. e un freno energico agli abusi, che, più sfacciatamente che mai, si commettevano coll'alterare

i

titoli delle

la peggio, fu

il

produzioni, ordinò un'inchiesta. Chi ebbe

giornale cattolico, che tu convinto di avere

maliziosamente mutato il nome di Avitti, uno dei personaggi del

dramma, in Anviti. Al capocomico fu però fatto carico di

avere violato l'ordine, che vietava l'aggiunta di sottotitolo alle

produzioni approvate. Bianca e Bianchina poi era un vecchio

dramma tradotto dal francese, approvato da qualche diecina d'anni come assolutamente innocuo.


— 3G3 — XXVIII. I

L'accenno

a

complicazioni prodotti' a cagione <li un dramma

francese, ci apre la via a ragionare di

un lavoro originale di

circostanza, il quale, benché destinato ad avere vita-effimera,

come tutti

lavori di simile genere,

i

trotto a subire la

-ura.

11

fatto è

trovò improvvisamente

si

peggiore di tutte le sorti a cagione della

doppiamente degno di nota perchè ci olire

Tunieo raso,

in cui

ricorrere ad

un provvedimento, che

Revisore abbia creduto suo dovere di

il

risei bava

si

ai fatti di

maggiore gravità. voleva festeggiare con una certa pompa, non scevra da

si

Dtazione marcata, l'inaugurazione del teatro Scrino, prima ed unica sala per spettacoli che sorgesse Jn Italia a sede fissa

compagnie drammatiche francesi e che si intitolasse da uno scrittore della loro nazione. Il teatro, che per verità aveva

di

ito

suo sorgere

il

fatto _

E

no d'immensa invidia

di

pietà

profonda,

doveva essere inaugurato con tre produzioni nuovissime. Ina va essere composta dal commediografo, r.he gli aveva dato il

nome, e che era atteso per assister.- alla rappresentazione lavoro e per aCCOgl ervi

del

ammiratori

stici

gli

<^li

osanna, che

e la nuova nella

i

suoi entusia-

avrebbero tributalo. Tanti

finirono per sfumare. Scribe non

-•etti

e

torinesi

si

bei

mosse da Parigi,

commedia, promessa come un novello messia, ripenna dell'autore, o

Alpi. Le musiche, gl'inni,

i

SÌ

smarrì nel passaggio dele

canti rimaselo strozzati nella gola.

La commedia Lea troia Maupin, prescelta, forse perche nuova per Torino, all'onore di

esposta

•

per

la

prima lappre-

LZione, fu giudicata sciatta. Invece di trascinare ti all'entusiasmo,

Questo per

la

li

lasciò molto freddi e

cronaca. Veniamo alia

parte

•

la

e

Pia

Biposte queste uh

un Thi

un letterato francese nato

spet-

ammusonaU. meno nota. Il

programma dell'inaugurazione si completava con un b

gli

in

Firenze.

Il

primo lavoro

tu

trovato degno di esni re rappresentato Si trattava di una cosette


- 364 leggiera, un tantino apologetica, fatta sullo stampo delle Riviste

con dialoghi allegorici conditi di scherzi, di satire e di giuochi di parole. Con essi si tartassava il teatro francese colle sue pessimo gusto di certi lavori a base di delitti atroci medioevali, di catastrofi, di amori scapigliati, venderecci, adulteri etc, e si faceva emergere la bontà e la sanità costumanze,

delle

il

produzioni di Scribe. L'altro lavoro invece naufragò

acque malfide della Revisione. Le cause della rovina furono essenzialmente tre. In primo luogo parve all'avvonelle

cato

Sabbatini, che non

si

potessero tollerare sulla scena

polemiche sulla nazionalità

le

dell' arte,

perchè con esse fa-

cevano capolino questioni di politica internazionale del Regno Sardo. Furono anche giudicate poco corrette certe frasi, colle quali si offendevano le costumanze nostrane per esaltare

il

solito

chez nous. Non fu giudicata finalmente lecita

la pittura brutta

ed esagerata, che in Théatre Scribe si faceva

del tipo borghese, descrivendolo soverchiamente strisciante ed

ossequioso.

Per non assumersi una responsabilità troppo grave, il Revisore credette bene di informare il Ministro dei motivi, che

avevano indotto a negare

lo

zione di Théatre Scribe. Ebbe

il

consenso della rappresenta-

il

contorto di vedere pienamente

accolta la sua tesi.

XXIX. Nell'anno 1859 parve all'Ufficio di censura, che ragioni gravi consigliassero la revisione di tutte le produzioni, che costitui-

vano il repertorio delle compagnie drammatiche dall'anno 1852 in poi. Il provvedimento si voleva giustificato da inconvenienti, che si dicevano avvenuti, e si riputava opportuno di eliminare,

ma sopratutto lo suggeriva un certo riguardo

all'orientamento politico. Per questo

un

ordine, che valesse a

si

invocava dal Ministro

togliere la licenza di

rappresenta-

zione al Giovanni da Procida di Niccolini, a tutte le produzioni che si inspiravano al Vespro siciliano, ad

ad una Fratellanza universale

di

fra

Emma Liona,

Ghichibio (professore

Carlo Avalle) e a quanti drammi, o commedie, in cui si con-


allusioni e frasi, che potessero urtare la Francia, al-

temporanea del piccolo Regno Sardo. 1/ invilo venne raccolto, e dal Ministero fu diramata una

leata

circolare ai singoli Intendenti Generali, colla quale

meva dubbio, the per ignoranza, ro indotti a

per malafede,

i

cattivo uso delle licenze di

l'are

si

espri-

capicomici rappresen-

concesse prima del patto di alleanza concluso colla

tile

Francia e dell'intrapresa guerra dell'indipendenza, esponendo lavori,

eli*'

allo

stalo

cose avrebbero potuto rivestire

delle

un'importanza, della quale prima erano destituite. Per questo si

vietavano ecc.

appena giunse a Torino la notizia del trattato di Villa-

:i

franca,

la

censura chiese ancora, che si sospendesse la licenza

un paio di dozzine di produzioni po-

di rappresentazione ad

autorizzate nel periodo intercedente tra l'aprile del-

litiche

l'anno 1850 e

il

vori interdetti si is.

19 taglio

dello stesso anno. Fra questi

notavano

seguenti dialettali:

i

Le famie dii contingent, Le bataiole d madama Scar-

La famia del soìdà, La partenssa

dassa,

la-

La guera e

dii

contingent per

Varmada. L'ordine non fu subito emanato.

II

ritardo cagionò rimo-

stranze del governo austriaco, che protestava contro ingiurie

contenute in qualche lavoro. Nella circolare del 23 novembre, colla quale il divieto veniva

emanato, si leggeva questa

:

altrettanto sensata, quanto poco praticata anche oggidì: « Non Ile

ingiurie che

possa propugnare una nobile cani

si

XXX. 11

ODO soleva chiudere le sue tavolette con una ap-

:

propriata sentenza. Plutarco in suoi

nomini

«lendini

ili

[ungeva alla vita dei paralleli,

accontentiamoci

di

porre termine a queste modestissime note con qualche o v

azione. la quali

da alcuni

rè fornita

menti, eh.-

si

trovali

riflettenti

la

censura

)i ••

i

;iti

li

docu-

alle carte dell'Archiviti di S

teatri,

nelle

quali

abbiamo larga-

mente spigolato. Rifacciamoci //

/.

al

decreto del \iv

18

luglio

dell'ani

col


—

.3(56

—

quale re Vittorio Emanuele I faceva suo togli

il

progetto rassegna-

da alcuni cittadini per la costituzione io Torino di una

compagnia drammatica stabile, che fu poi la Compagnia drammatica al servizio di S. M. Le prime frasi di quell'atto sovrano suonano così « Essendoci stato rassegnato affine di ottenere la Sovrana nostra approvazione di una società che avrebbe per iscopo di instituire in questa capitale una Compagnia Stabile composta di eccellenti attori drammatici italiani, considerando poi che l'arte drammatica regolata ed opportunamente favoreggiata e protetta, mentre procaccia agli abitanti della capitale un onesto sollazzo, tende ad ingentilire :

i

costumi e volendo Noi per altra parte concorrere con altri

Principi d' Italia nel conservare la purità di questa

nostra

leggiadrissima favella e nel sollevare a più alto grado di

splendore un'arte così illustre e ad un tempo cosi profittevole, in cui ingegni felicissimi italiani

singolare favore,

ci

hanno dato prova di

siamo di buon grado determinati ad ap-

provare l'esecuzione di un

siffatto

disegno, persuasi che

il

mezzo più spediente a migliorare e perfezionare l'arte drammatica si è l'istituzione di una Compagnia di buoni attori ecc. » (1).

In queste parole stava tutto un programma di protezionismo per l'arte rappresentativa, buona parte del quale ebbe una completa esecuzione. Fino all'anno 1848 infatti la Com-

pagnia Sarda godè di molti e singolari privilegi, fra i quali, importantissimo, quello di non dover subire mai

i

danni di

una concorrenza dannosa durante il suo soggiorno a Torino. Così per esempio nessun'altra compagnia drammatica vi poteva agire durante

il

carnovale e

le

stagioni di primavera e

di estate.

Mutarono i tempi, crollarono i privilegi. La Compagnia Drammatica Sarda venne trattata come l'espressione di un vieto favoritismo medioevale e battuta in breccia, segnata-

mente dai deputati savoiardi. Ce lo attestano gli atti del Parlamento. Non raccogliamo e non discutiamo

gli

argomenti

addotti dagli onorevoli transalpini, quasi morituri della Ca-

li)

Arch. di St. di Torino, Sez. 3. a camerale,

Biglietti e Patenti.


- S67 mera

dei deputati del

Regno, ci basti prendere atto delle con-

seguenze dei loro discorsi. In

voto tolse

sussidio dal bi-

il

lancio dello Stato. La Compagnia sarda fu sciolta, e ogni pro-

tezione accordata al teatro drammatico ebbe

fine.

XXXI. Le conseguenze più sentite della maggiore libertà concessa ai teatri nell'anno 1848 furono due. La venuta in Piemonte di

molte compagnie drammatiche, che prima non erano mai comparse, tra cui ottima la Lombarda, e la calata di artisti francesi, i quali da parecchi anni (e cioè dalla Restaurazione) per

uno strano cumulo di circostanze ne erano sempre stati tenuti lontani. Il pubblico tuttavia non sembrava essersi accorto di questa mancanza né accennava a rimpiangerla soverchiamente, ano fatti vari tentativi d'infiltrazione, ma sempre con risultato negativo. Ne possiamo ricordare tre. Nell'anno 1822 il

capo comico Claparède da Ciamberi, dove agiva, aveva

chiesto di poter venire nei mesi di settembre e di ottobre a

Torino. I teatri erano allora quattro soli: si aprivano per turno

e nessuno risultava disponibile. La Direzione generale dei dovette quindi

Teatri

rispondere negativamente.

dopo Dellemène, uno dei primi chiese

al

dell'Odèon

Due anni di

Parigi,

.Ministro degli esteri la facoltà di stabilire su solide

un teatro francese

basi

attori

in

Torino. La sua

domanda non ot-

tenne migliore fortuna. l'anno

ls:51

Bel fori, direttore del teatro

reale di Nizza.

èva facendo notare, come Torino fosse priva di un teatro che potesse far gustare alla gioventù capi lavori di i

.

ne. di Gorneille e di Molière. Egli si proponeva di colmare la

lacuna tradizionale,

ma

si

conferisse

ben sonoro d

di

una compagnia drammatica francese ». A quel patte la Pasqua dell'anno 1832 per ini-

il

titolo

'ita.

p

Voleva pero, che

gli

More privilegiato

rebbe venuto a Torino per ziare

il

diviso

nova

corso di sue rappresentazioni, e per un triennio *\ rebbe il

e

soggiorno

sin» e «lei

suoi comici fra

la

capital,

Alessandria. Al Belfori avrebbe piaciuto assai che

bus compagnia, che avrebbe

tonnato coi

l.i

migliori artisti di


— 368 — Francia, colla riserva di sostituire quelli, che non piacessero,

avesse nome di «Regia ». Un no altrettanto altissimo, quanto inesorabile fece confinare fra

i

documenti d'archivio

getto del direttore generale del teatro di Nizza, e

il

pro-

non se ne

parlò più.

Nell'anno 1848 invece si ebbero contemporaneamente due compagnie francesi, una al Nazionale, l'altra al D'Angennes r le quali sembravano fare a danneggiarsi l'una coli' altra, altrettanto rabbiosamente quanto sensibilmente. La seconda, dell'Adler, finì

per vincere la

partita e procacciarsi

prote-

zioni ed appoggi. L'altra si vide quasi licenziata dal pubblico.

XXXII. Della calata delle compagnie francesi in Piemonte il teatro drammatico italiano ebbe a provare il contraccolpo, e a subire due conseguenze che vogliono essere considerate per la loro gravità. Si badi però, che misureremo le cose dal modo, col

quale procedevano nel piccolo Stato Sardo esclusivamente,

non altrove, tanto più che non sembra, da quanto risulta, che gli artisti francesi percorressero frequentemente le altre città

della penisola. Forse di

non oltrepassavano i confini dello Stato

Sua Maestà Sarda. Le compagnie italiane, anche

vano teatro

il

le

sceltissime, mentre vede-

pubblico sdilinquirsi per le straniere e riempire il

d'Angennes, ove sostavano,

si

trovavano costrette a

recitare alle panche, schiacciate, annientate

da confronti pre-

giudizievoli, ingiusti, e, quel che è peggio, a loro

danno esclu-

sivo. Erano vittime della moda e del vieto pregiudizio, che do-

vrebbe ormai essere una buona volta sbandito, che in tutto e per tutto il nostrano sia sempre inferiore all'estraneo. I capi-

comici avevano un bel lottare per resistere alla corrente contraria,

che li travolgeva, ma perdevano il loro tempo. L'opi-

nione pubblica, una versa.

Ormai non

si

parte stessa della stampa, era loro av-

sapeva più scrivere pel teatro che in

Francia; gli unici artisti drammatici possibili erano francesi. Si dirà, che l'Italia le

non consisteva tutta nel Piemonte e che

compagnie potevano benissimo, se vi

si

trovavano a di-


— 369 — sagio, andare altrove. La ragione

ha più apparenza che

Compagnia Lombarda, per esempio, era stala bandita dagli Stati di Sua Maestà Imperiale e Reale. Altre si trovavano nelle stesse condizioni. Avevano sentito parlare del Piemonte ospitale, della così detta « Mecca» d'Italia, ove gli Udita, perché la

emigrati e

profughi trovavano

i

erano

vi

(Ili

artisti

lieta e

onesta accoglienza

e

Invece quale delusione le attendeva!

.

migliori,

le

cosi dette celebrità,

prendevano vo-

lontariamente la via dell'estero. Prima di partire, accozzavano alla meglio, per risparmio di spesa, un piccolo leglli,

per

gruppo di col-

inesperti, con qualche vete-

più principianti ed

lo

rano yrià sul tramonto, stanco, stiatato. Ne risultava un complesso che era uno strazio. La celebrità in mezzo a tanti pigmei risultava ingigantita e

da sola copriva, o sperava di coprire

magagne dei compagni. Povera arte drammatica

le

!

Se così potè avvenire per qualche artista, per uno che

fu

rimanersene in Piemonte, le cose volsero a peggio,

etto a

un repertorio ridottissimo, di una dozzina al

ilizzato in

più di produzioni ripetute a sazietà, alla nausea, egli tini per

sciupare in

modo miserando se stesso, la sua grande tanta.

Per campare meno grama teatri diurni, nei

vita

la

si

ridusse a recitare nei

baracconi di legno, davanti a un pubblico

all'altezza dell'ambiente, nel quale agiva, circondato da

pagni indegni di

essere

tanti debolissimi.

In

chiamati

questo

modo

diventare farse esilarantissime e

da

provocare

più

la

schietta

le

ed

artisti, e le

tragedie

catastrofi

com-

persino da dilet-

Univano per

apparivano

tali

irresistibile ilarità, ctw

possa immaginare.

Tale

tu

L'epilogo della carriera di (instavo Modena.

Abban-

donato dal pubblico, che pure lo aveva tante \olte acclamalo, dalla stampa, che OS aveVa tante volte registrato trionfi ed i

ora

si

era fatta

annunziare i

piii

suoi giorni con

tinte ciip'-

sue rappresentazioni, ehiuse miserami

morie violenta.

Il quadro e sconfortante, documenti, che lo lumeggiano, che sembrano ancora troppo vi

ma esistono tali le

mula come un pesce pei- lui. a segno di le

e tanti


— 370 — XXXIII. Di proposte per risollevare l'arte dall'abisso, in cui era ca-

duta,

si

fecero assai. Abbiamo infatti notizie di progetti e di

progettine di discussioni pubbliche e private, cose tutte che,

duole il dirlo, tutti

si

risolsero in

guardavano, ma

nulla. Al

problema complesso

alla sua risoluzione nessuno accennava

a cimentarsi sul serio.

La così detta

iniziativa

privata sem-

brava impotente. Fra tanto discutere, si udiva risuonare l'appello straziante, che Gaddo nel quarto giorno del digiuno rivolgeva nella torre della Meloria al conte Ugolino: Padre mio, che non m'aiuti? Il

patrio Governo aveva in quei tempi ben altri pensieri, ben

altri interessi

da assestare che non la povera drammatica. Le

proposte di concorso, o di appoggio morale, che gli venivano sottoposte, nassa vano ad onorata sepoltura negli archivi, confortate

da una lievissima speranza di prossima risurrezione.

Se n'ebbero tre esempi nel non lungo giro di venti mesi. Nell'anno 1858 l'avvocato Righetti,

figlio dell'antico diret-

Compagnia Sarda, propose al Governo la formazione di una nuova schiera di artisti drammatici scelti, la tore della

quale avrebbe dovuto agire annualmente per sei mesi al teatro

Garignano, e durante gli altri sei in altre città dello Stato. Gli artisti sarebbero scritturati in seguito a concorso ed en-

trando in compagnia diventerebbero soci nell'azienda, con diritto

a pensione dopo vent'anni di servizio. La compagnia,,

che avrebbe avuto per direttore artistico Gustavo Modena, possederebbe una scuola speciale di declamazione e di recitazione. Gli allievi avrebbero libero accesso alle prove, e diritto di poter eseguire (per turno) le particine.

il

Coloro che

fossero risultati migliori, avrebbero assicurato l'ingresso definitivo nella

compagnia.

Righetti intendeva di regolare la questione del repertorio

su nuove basi. I lavori presentati, che fossero dichiarati degni di rappresentazione, verrebbero pagati agli autori in propor-

zione della loro lunghezza. Per una produzione, che da sola

bastasse a occupare

i

tre

quarti di una serata, l'autore

ri-


— 371 — irebbe la metà del provento della prima rappresentazione

perù al primo anno. minor mole (commediole, farse ecc. si pache-

e il (plinto delle successive, Limitatamente

lavori

Pel

di

>

prima recita e il decimo delle successive riproduzioni, limitatamente sempre al primo rebbe

il

anno,

(ili

(piinlo dell'incasso della

migliori concorrerebbero ad un premio annuale di tre mila lire. L'avvocato Righetti vide tramontare il suo progetto, prima ohe potesse avere una parvenza di esecuzione. Non possiamo infatti chiamare sul serio riuscito il tentativo fatto dal medesimo proponente nell'anno 1857 per la istituzione di una

autori dei tre lavori

compagnia. Questa, benché assumesse

il

nome

Sarda, e

di

ne volesse essere la conti nuatrice, era riuscita assai scadente e dopo pochi mesi aveva dovuto sciogliersi, (instavo Modena doveva essere l' astro maggiore, il vessillifero della nuova combinazione: ma avvezzo ormai a vivere indipendente e

senza il giogo disciplinare, poco disposto a piegarsi allo studio

un repertorio meno conosciuto,

di

che

progetto fosse accolto,

il

discusso. Si aggiunga che

il

e,

si

ritirava

prima ancora

nella migliore delle

ipotesi,

Righetti, si vera sunt e.rposita,

non appariva a molti l'uomo energico, capace di guidare una simile impresa. Ad ogni modo l'annotazione «agli atti per intanto » scritta a matita sulla lettera-progetto, sta a provate,

che Coree col tempo

si

sarebbe ottenuto qualche risultato.

XXXIV. Po.o dopo,

il

IO

presentò

al

Ministero un'altra proposta, alla «piale ave-

fani i

maggio dello stesso anno, Guglielmo Ste-

pollato il concoreo della loro tirma dell'ufficio della

mico

Ira

i

migliori

6

l"a\ vocato

Sabatini,

Revisione, Luigi Òomeniconi, capocopiù

i

anziani, ed

Eugenio Meynadier,

direttore della compagnia Francese «• affittuario (in (pud tempo) del teatro

d'Angennee.

da lasciai »

il

nuovo progetto era redatto in modo

Iliacamente due circostanze

:

i

proponenti

la proposta Righetti e il suo secóndo lUOgO avevano preparato il loro con giore calma e <•(»!! più minuto studio.

conoscevano atti

•

:

in

agli i


- 372 — Stefani e compagni divisero il loro documento in due parti.

Colla prima mirarono a dare una descrizione esatta delle mi-

serrime condizioni fatte al teatro italiano col l'invasione, quasi favorita, delle compagnie drammatiche francesi. L'appoggio non era solo a parole, ma a fatti. L'esodo di tanti valorosi artisti, la

loro dispersione, la triste sorte fatta al Modena, posto

al bivio di scegliere fra l'inoperosità accasciante, che lo trasci-

nava a brutta fine, o l'umiliazione di invocare un'amnistia dal

Governo austriaco, che gli concedesse

di rimpatriare, erano messi in evidenza. L'arte italiana esule, mendica, era costretta

per suo maggiore scorno ad assistere al festeggiato insedia-

mento della sua rivale in un nuovo teatro costruito per lei nella capitale di quel Regno Sardo, verso il quale

si

rivolgevano le

speranze dei patrioti italiani. Mentre appunto si lavorava alacremente, affannosamente per

la

costituzione dell'Italia una

e indipendente, per colmo di derisione, Corte, Ministri, pubblico, andavano a gara nel fornire

i

capitali necessari per la

costruzione di un teatro francese! In tutta la penisola l'arte rappresentativa drammatica non contava più che una sola istituzione veramente benemerita e modello, ed era a Napoli. Il ricordo era doloroso, ma purtroppo l'evidenza dei confermava in ogni sua parte.

fatti

lo

Nella seconda parte si rievocava la memoria della celebre compagnia italiana del Marrocchesi, passata in buona parte a costituire la Sarda « che sebbene vissuta onoratamente per lunghi anni, non era all'altezza dei bisogni e delle nuove esi-

genze dell'arte ». Cosi dice

il documento. Con un accenno alla compagnia costituita dal Righetti col

nome di « Sarda », della quale si dimostrava il completo fallimento,

si

passava al nocciolo del progetto. Le buone tradi-

zioni dei tempi, nei quali ai

nomi

di Alfieri, di

Marenco, di

Nota, di Pellico, si intrecciavano quelli di Carlotta Marchioni,

non si dovevano lasciare cadere, come purtroppo tutto faceva temere. Occorreva tentare una riscossa, e questo sforzo doveva partire da Torino. Le titudi Luigi Vestri e di altri,

banze e le esitanze del Righetti, affittuario generale del Carignano. il quale per rifarsi delle spese, alle quali sottostava, era costretto a darlo a nolo a chiunque

si

presentasse senza


-

-

373

irano certo un ostacolo.

proponenti con-

I

fidavano di poterlo girare.

La formazione «li una compagnia drammatica-modello e la fon la/ione di un istituto drammatico italiano erano due cai

pisaldi del progetto. Per

quanto rifletteva

prima, il Dome-

la

nicoui era disposto ad offrire la sua. che, senza iperboli, era la migliore, di

cipali

quante battevano

teatri d'Italia.

i

Le parti prin-

erano affidate alla Clementina Cazzola. alla Paladini,

Morelli, al Bellotti, al Ciotti, al Calloud. Attorno

al

ai!

era radunato un numeroso e scelto gruppo di generici. Quanto teatro,

al

Mevnadier era disposto a cedere il D'Angennes.

il

]iiale era affittuario, e ad

entrare nella società

come socio

e promotore.

Con molto accorgimento, non

chiedeva sussidio in da-

si

naro. La società, che avrebbe sostenuto la compagnia, si sa-

rebbe costituita con mille azioni da lire mille cadmia. 11 tondo sarebbe stato impiegato a

drammatica,

sia

migliorare l'arte e

coli' esercizio

pratico di

la letteratura

una buona scuola,

un repertorio veramente scelto e purgato. >ia ancora con premi da concedersi agli autori. Questi,

sia colla formazione di

•io eerti

di

poter avere

soddisfazione di vedere

la

i

toro lavori posti in scena con sfarzo, con tele, vestiari ed attrezzi inappuntabili, si

1

sarebbero trovati incoraggiati a

promotori nutrivano fiducia che

nistri, quelle fra le autorità

il

loro appoggio al

si

nUOVO

tll'a

-

Principi,

Mi-

i

sarebbero rifiutali di ente, e

i

che il governo di

lo

appog-

italiana.

Sulla copia di progetto inviata >la

i

auto validamente, trattandosi

ibbe ancl l'arte

He.

che avevano cooperato alla co-

stiamone del teatro Scriba, non re

il

scii-

conferire itini

-

al

ministero sta

scritta la

ihiari menti vennero richiesti

Poi

sottoscrittore del documento, ma non

si

andò

più in là. L'incartamento passò a dormire nella cartella dtieentesima delle «arte amministrative della seconda divisione dei

Ministero degl'Interni e

vi

riposa tutton


— 374 — XXXV. Omne trinimi est perfectum. 11 terzo proponente Gattinelli,

bresciano, ex artista drammatico.

mente della presentazione degli sorte loro toccata, egli

diente di battere una ghetti

altri

Luigi

fu

Edotto certa-

due progetti

e

della

ne ideò uno, nel quale credette spe-

nuova

via

scostandosi affatto* da Ri-

da Stefani. Per lui la risurrezione vagheggiata del si poteva conseguire con mezzi, che senza dub-

e

teatro italiano

bio avrebbero dato

un carattere più solenne e più grandioso

all'impresa. Il Parlamento doveva occuparsi direttamente della

cosa e votare un assegno annuo di cinquantamila

lire

per

sussidio di una compagnia drammatica sceltissima. Era in una

parola un semplice ritorno al sistema praticato a suo tempo dal piccolo Stato Sardo. La domanda-progetto

si

chiudeva con

queste parole, che confidava, fossero per produrre un certo effetto:

«Se il Teatro

di Parigi

fu

fondato da Luigi

XIV ad

insinuazione del Gran Condé, vorrei dicesse la storia: il teatro

drammatico fu fondato in Italia da Vittorio Emanuele II ad insinuazione del ministro letterato Carlo Farini ». Il

pistolotto

non fece colpo. Al proponente fu risposto

in

modo asciutto « che si versava in strettezze finanziarie e non si

poteva esaminare a dovere il progetto ». Gol capocomico Gaspare Pieri, che nell'anno 185S, dopo il

tentativo fallito del Righetti per la formazione di

una com-

pagnia Sarda, aveva chiesto gli venisse concesso di battezzare

con questo nome la sua compagnia, memore di avere mosso in essa

i

era stata

suoi primi passi in arte, si era stati più cortesi. Gli subito concessa la facoltà, colla certezza che

la

compagnia, la quale, secondo il richiedente, avrebbe dovuto agire soltanto in Torino e in Genova, sarebbe stata sempre

degna del favore ottenuto. Il capocomico Nicola Vedova invece due anni dopo chiese di poter fregiare il titolo della sua compagnia colla dicitura: «Sotto la protezione del Governo di

S.

M. ». Per dimostrare quali fossero

gli

artisti,

che aveva seco, giudicò bene inviarne l'elenco. In esso figura-

vano i nomi di Elena Pieri Tiozzo, della Benedettici Adelaide Tessero, della Job, di Alessandro Salvini, di Cesare Rossi r


— «li

r :i7. >

—

Giuseppe Gaietti, di Leopoldo Vestii, di Luciano Cu Diberti,

di

rispose

modo ruvido

Achille

Job.

le:

Governo deve dare opera

-

Il

(ili

si

in

al

e

mortifi-

riordinamento gene-

non ha tempo di occuparsi della domanda. tarlo a tempo opportuno ». Onesto non è giunto

rale dello Stato e Si

riserva di

ancora, soggiungeremo, e certamente non verrà più.

L'unica protezione concessa all'arte italiana si ebbe nel con30

annuale a premi, del quale nell'anno 1857

fu

dichia-

rata meritamente vinciti ice la splendida commedia %li l\ rari Il

:

Iter-

La satira e Parini. teatro lirico, o

melodrammatico,

tu

più fortuna!

he trionfò completamente, e senz'ombra di contrasto, di

un tentativo d'infiltrazione di opere serie e comiche francesi, te fra le migliori rappresentate nella primavera dell'anno 1858 al teatro d'Angennes. La catastrofe

fu tale

da togliere o^ni specie di velleità di

un altro tentativo.

S.

GORDBKO IH PAMPARATO.


Aggiunte al "Carteggio Gioberti-Massari,,

A pubblicazione avvenuta del Carteggio Gioberti-Massari (1) mi cortesia del

venne fatto nell'ottobre del 1921 per la squisita marchese Giovanni Visconti-Venosta di poter

scovare nell'archivio del castello

di

Santena

fra

le

carte

che dal Massari furono lasciate morendo ad Emilio Visconti-

Venosta (2)

la

massima parte delle lettere indirizzategli dal

Gioberti fra

il

1838 'e

il

1852 e ch'io aggiungendovi le di-

sperse avevo ripubblicate colle sue, completamente inedite,

secondo e terzo volume dei suoi Ricordi biografici del grande filosofo torinese. Delle lettere conservate nell'Archivio di Santena in numero di cento soltanto sedici sono quelle rimaste fin'ora inedite. Le altre ottantaquattro erano state dal Massari pubblicate con le omissioni in alcune di esse di qualche periodo o di qualche nome di persona, sostituito da puntini. In sulla scorta delle lettere del Massari io aveva già avvertito nelle note, di cui fornii abbondantemente il carteggio, la mancanza delle poche lettere del Gioberti, che mi accingo ora a pubblicare. Non ripeto qui ad illustrazione di esse le notizie già fornite nella mia pubblicazione dal

della interessante corrispondenza, ma vi apporrò solo quegli

schiarimenti che per avventura richieda la novità dei

o delle persone, a cui per la prima volta il

fatti

accenni. Per

si

resto rimando

silloge di 1

il lettore al Carteggio di cui questa breve nuovissime lettere giobertiane vuol essere una

Torino, Fratelli Bocca, editori, 1920 (in Biblioteca di Storia Con-

temporanea, n. 12). (2) Cfr. R. De Cesare, diplomatici,

Roma,

Il

conte Giuseppe Greppi

1919, p. 92.

e

ì

suoi ricordi


-

—

:?77

pure opportuno il ripubbli23 febbraio 1843, del 14 ottobre 1849 e del 29 gennaio 1850 quasi dimezzate nella norcina edizione del Massari. Indicherò quindi da ultimo brevi passi nomi che nelle altre furono omessi dal Massari e per conseguenza da me nella mia recente edizione del Car-

definitiva integrazione. Stimai

care

lettere

le

del

i

teggio.

183

Della seguente lettera datata il 15 novembre da Bruxelles, colla quale

il

Gioberti iniziativa

Massari pubblicò

il

la

sua corrispondenza,

il

solo poscritto.

Sentissimo Signore, La vostra e

togli 11 ilei

corrente mi ha cau-

per molti rispetti una viva consolazione, che potrei difficilmente tnervi con parole. Mi è stato dolce di conoscere in voi una nsi

unità, che

umani ed affettuosi Bono conditi di una tale

possono supplire

una antica dimestichezza, e

a

ini

aza piuttosto a compimento del

fanno

piai

sicurezza e la fiducia che ispirano. Attribu alla bontà ed alla indulgenza dell'anima vostra lo lodi che date al

ma nel medesimo tempii queste lodi mi fanno \><\e della

libro;

Dio e verso

me sono così di

la

Patria;

rari al

ioni

i

i

quali due sentimeli'

nostri, che io

tare verso

stiu,

un'indole generosa

e di

dì

alia

l'anno

e forte,

segno

che non

ivi

In

qualche cosa.

fate, Ivi

\i

giunse

io

studio della

quella

alia

me ne yaiTd da

lo

il

tram aspi.

Illa

proffi

libera, se

\

IldOVl

strenuamente gli studi Incominii

di

LI

un nobile lascia

sappia della

comandatemi

lire

di

di >i

-

l'amicizia che mi prof-

rdialmente; e quanto grado

dono che mi

mi reputo nb-

pochi la cui

ignavia degli uomini

Pensate adunque con che

lei

i

Archita, di Clio


— 378 — fessione speculativa del vero

senza entrare

al

culto delle virtù e

cerimonie, che non

in

si

addicono

della patria

all'alletto,

mi di-

chiaro di cuore tutto vostro

Vincenzo Gioberti. 15 di

Di Brasselle, ai

Insili ut

novembre ikbh

Gaggia.

Mona, loseph Massaia

Rue Richelieu

Paris

Hotel du Pieinont. 22

II.

La seguente lettera del 29 dicembre è da intercalarsi fra la 3 e la 4 del Carteggio, ed. cit., pp. 6-7. Il libro cui accenna il Gioberti è la Teorica del sovranaturale e le persone per cui il Massari gli domandava « una scritta di introduzione » erano Giovanni Berchet e Giovita Scalvini. Gentilissimo Signor Massari,

Avendo ricevute teste alcune copie del mio libro, mi affretto di spedimene una per via della diligenza. Graditela come un segno di all'etto e di stima verso di voi. Mi duole di non potervi ubbidire per la prima cosa che mi chiedete; ma conoscendo io pochissimo le persone di cui mi fate parola, e non avendo entrature con esse loro, vi Tornerebbe troppo magra la mia raccomandazione. Il Berchet non ho

io

veduto che

di

passaggio, e due o tre volte in mia vita, giacché

quando viene nel Belgio non si suol mai fermare in questa città. Lo Scalvini è qui veramente; dirvi se partirà

ma io non lo veggo: onde non so anche

per costì, o quando intenda

di

rientrare in

Italia.

Scusatemi adunque se non vi posso servire, e comandatemi in altro, dove le mie facoltà corrispondono al mio desiderio e tenetemi per -vostro

sempre aff.mo V. Gioberti.

Brusselle, 29 Ist.

Dicembre Gaggia.

1838.


— 379 — IO.

III.

È la seconda lettera che Gioberti indirizzava in quello so giorno deiril novembre al M. L'altra, di cui manca il

Santena fu da me edita in Carteggio a pp. 43-46. Pei libri cui si accenna si veda la lettera del Massari del 31 ottobre 1840. l'originale nell'Archivio di

1

•

lo

di

i

dove mi

arrestati

si

disse di non saperne nulla. Dubito di si-

alla frontiera.

Notate che quando

libri

i

spedi"

si

per le vie suddette, bisogna metterli in un rivolto di tela

o di

irlo lei

che avete avuta la gentilezza di annull-

avvezza a queste cose, perché credo che

!

stati

libri

libri

effetto gli avete spediti, chiedetene conto costi per opera

'jualcl

uno

i

{provvedermi, benché gli abbia fatto cercare all'ufficio

della diligenza ili

Novembre '40.

ino,

-

non bo ricevuto ai e di

1

ed accompagnarlo con una dicbi&raziooe

suo indirizzo e contenuto. Se per disgrazia i

perduti Benza rimedio, datemi

Imprestati e io

gli

far.»

la

nota

di

venni' d'Italia per indenizzarne

iddio mio cai

libri

fos-

quelli che vi furono i

pos

leiemi tutto. <

aliatemi bei

Gioberti.

1841.

La lettera seguente è da lei

intercalarsi fra le

lettere

24 e

Carteggio.

IV.

MI un

il

piacere

A\ la

lai

un

i;

una ila

di

i.

inserirla

Lamenti

come

dich ani


- 380 — in tutti

1

fogli

che vidi

quel giornale il mio scritterello non com-

di

parve, credevo che la mia seconda petizione fosse esaudita. Ora un

amico mi scrive da Torino in data del 21

di

questo, chiedendomi,

se sono io l'autore di una lettera mandata alla Gazzetta di Francia,

da un Italiano? Come va la faccenda? Se la lettera stampata malgrado il mio susseguente divieto, come mai non

soscritta

e

b'è

l'ho

in

veduta? Se non

stampata come mai la cosa

s'è

Torino dove non ho scritto a nessuno? Fatemi

cifrare questo mistero, e di

il

si

può sapere

piacere di de-

comperare e mandarmi per la posta a

mio conto il foglio della Gazzetta, se pur è vero che il mio scritterello vi sia stato

diedi

La cosa mi spiacerebbe a causa stampa in Kelgio la mia lettera e a cui la

pubbblicato.

del libraio editore che

come cosa inedita.

Mille scuse, egregio Massari, di tanti disturbi di questo avrei ver-

gogna, se questo sentimento potesse annidare nel mio cuore, quando si

tratta di un amico. Vi ho mandato alcuni giorni fa l'Introduzione

pel Rapelli, la Ginevra e

avete ricevuti? Mi

si

il

Marchetti per via della diligenza. Gli

scrive da Torino che la vendita dell'opera è

finalmente permessa dopo le ambagi e le consulte di quattro o cinque mesi. Perdonatemi la sconcia fretta e credetemi

Tutto vostro V. Gioberti.

V.

Da intercalarsi fra la 26 e la 27 del Carteggio. È la risposta alla lettera del 22 febbraio colla quale

informava del furto scritti

il

Massari lo

fatto al Libri di alcuni preziosi

mano-

dal suo domestico Francesco Bassetti, che si era poi

ricoverato a Bruxelles col falso

nome di Chiesa. Bruss. 27 febbr. '41.

Carissimo Massari,

Ho differito due giorni a riscrivervi per potervi dir qualche cosa di positivo sull'affare dei manoscritti. Non

posso esprimervi quanto

mi abbia afflitto cotal novella trattandosi di un danno cosi irrepa-, rabile e di una persona così degna come il Libri tradito per la seconda volta da un compatriota ch'egli ha beneficato e raccattato in sua casa. Comunicai subito la cosa all'Arrivabene, che, come ben sapete, conosce tutto il mondo; egli corse subito all'uffizio di Polizia e ne trasse le notizie seguenti. La polizia belgica è informata del


- 381 — qualche tempo, dove

i

debbom

alcuni dei manoscritti rottati; questi

comperati da

tagliata

commissione

«lai

Libri

«lei

fatto che piobabilni

ricuperargliegli. Se

«li

il

galantuomo

Belgio >arà catturato pei- fargli conferire il cacio in

nel i

i

rimanga ancora qualche bricciolo nella scarsella.

L'Arrivatene saluta caramente voi ed il Libri e suoi servigi in

ggiungo

gli

profferisce

i

caso che possano in questo o In altro essergli utile.

sue

alle

mie offerte deboli sì

le

ma tanti» più cordiali.

quest'ora ricevuta l'Introduzione e le Romanze spagnuole.

Non c'è alcuna premora

mandarmi

di

denari

1

:

v'avverto bensì che

Scolatore poiché nella cifra che mi accennate non

computate le Bpese dell'inviò che come v'ho detto altra volta non deve ne del Rappelli ma mio. Se non corre, abaco giudizio

io

non piglierò nulla; se vi ostinerete ri-m.

ì

I.e

ire tentuliniane mi

citerò in

vi

hanno dato molto

/(>:

purché non siano tali da nuocergli alla salute o da ispirargli

di

me un rancore che non merito, perchè se lo amo di cuore,

i

voli'

utile e lo

ti

credo un eccellente pasta d'uomo. Povero

Tentolino (1). I.e

redo, a ordine

Lamenaaifi

il

settimana

nella

ventura. Gl'indugi dello stampatore l'Iian fatta divenire una cosa più

suo mento non consisteva che

:1

fuori

i

a

•

butterei

I.e

>.

Interni in confidenza e

paciea .

Mamiani come '.

da

fu

lui

Oorresio: .

tali'

di

interprete della itemi

ili

ì:

a

lui

la

ricevuta 1 Gli lon parato forse

lo

sono superbo d'avere

1

1

su

Dovremo ancora aspettare molto

le

nostre lettere piglino possesso

pi

dna e dell'india. al Berehet, al Rapelli; e assicuratevi mio

:••

•io

nota

1,

a

p

Luigi Tentolino di

vd.

Cremona.

II .•

l'indica 'ti

Voi.

il

ma mia

la

veder qualehe suo lavoro italiano sulle cose orien-

Mi par tnill'anni che .

schiettamente una cosa;

Mi spianerebbe che Pavé .'.ih.

tempo prima

nell'es-

fuoco;

volentieri sul

od deve esaere

no

toli :. ;;

Bitorg. ti, ti., xiv

l'autografo da

di


— 389, — caro .Massari che se io non posso pareggiarvi di gentilezza voi non

mi vincerete di amore. V. Gioberti.

VI.

Da intercalarsi fra la lettera del Massari del 10 ottobre e quella del Gioberti del 29 ottobre. Bruss. agli 11 di Ottobre 1841. Inst.

Gaggia.

Ho ricevuto oggi la vostra dilett. dei 10 di questo. Per buona ventura

il

Kerchet che dovea partir questa mattina non

si

porrà in

viaggio che domani; onde andrò immmatinenti a buscare l'Hollard, e se

si

trova in Brusselle l'avrete senza fallo pel mezzo del detto

Non mi stupisce il contegno della Gazzetta di Francia; la quale come sapete è proibita in Roma e in Piemonte. Ma sapete che amico.

dovete fare? Scrivete un'altra letterina indirizzata aAYUnivers: ditemi in succinto ciò che credete opportuno riguardo a Silvio; aggiungetevi la vostra domanda alla Gazzetta, il suo referto, le sue simpatie pel National e pel

dogma della

sovranità del popolo, e,

sovratutto, l'indegnità di non avervi voluto restituir la copia, non

dimenticate per l'amor del cielo, nessuno di questi articoli; poi man-

datemelo per la posta, e io posso quasi promettervi di farlo inserire nelV Univers per mezzo di un mio conoscente di qui. UUnivers va

Roma, è letto dal papa, e sarà una vera festa il leggervi la simpatia della Gazzetta. Ho piacere che vi sia gustato il

in Piemonte, e

Pinelli, egregio giovane,

che partì da Parigi innamoratissimo di voi

e del Mamiani. L'opera contro il Tarditi è sotto

i

torchi

:

credo che

fra 10 o 15 giorni sarà finita di stampare. Ho scritto stamattina al

nostro Mamiani una letteraccia, che avrà bisogno della sua gentilezza per non essere buttata sul fuoco; ma io ero afflitto da un co-

cente mal di capo, che non è ancora Anito. Ciò però è nulla; da qui

a qualche giorno sarò di nuovo sano come una lasca. Addio, mio caro Massari, vi lasciò per andare in busca dell'Hollard, e recarlo agli Arconati, di cui farete conoscenza per mezzo del

Berchet. Mille cose a tutti gli egregi che mi nominate, e io non man-

cherò

di far lo stesso

verso

i

vostri amici e conoscenti

di qui.

Se

scrivete al Gorresio ringraziatelo della sua cortesissima profferta, di cui

mi varrò occorrendo, ma credo che l'ultimazione del mio la-

voro sarà di molto posteriore alla pubblicazione del suo, che at-


— 383 — mano

tondo fon ansietà. La grandezza dell'impresa a cui ho posto

mi spaventa; non bisogna che

pensi per non perder coraggio. Vi

ci

abbraccio teneramente tutto vostro

Gioberti.

Fatemi piacere di dire al Herchet che io non tengo il Maz-

-

8.

P.

zoldi ed

il

Troya (1), e che gli recai l'anno passato al Giuseppe un >po che gli ebbi ricevuti in prestito. Non mi ricordo

detto a esso Giuseppe di mandarli a Parigi dove il Berchet

!>bia

da serbarli qui. Il

i

.

che

il

abbia e che non

gli

Berchet si

fatte dall' Arrivasene. Io

chiede a Brùsselle credendo che io

gli

trovano in casa Arconati dopo

ricerche

le

son dolentissimo di questa faccenda. Perchè

mai il Berchet ha indugiato tanto a chiamarne conto? Io non pensai di

parlargliene quando

fu

perchè credevo

qui,

molti mesi. Pregatelo a cercar meglio fra rigi,

i

possedesse da

gli

libri

ha

ch'egli

in

Pa-

e io farò reiterare le ricerche in casa Arconati dall'Arrivabene.

Se sono poi risolutamente perduti, m'impegno di farglieli venire d'Italia, ma non potrò riuscirvi che con qualche mese di tempo. Mi duole all'anima

di

nza, giacché io del

questo accidente avvenuto contro ogni mia pra-

mi fo debito di molta puntualità

nella restii u-

libri.

1842. VII.

.

Da intercalarsi a p. 137 del Carteggio, fra le due lettere

del Massari del 26 gennaio e 20 aprile. Brasselle, 28 del Lo

Mio carissimo Massari, ero Inquieto da qualche tempo

lungo

1

e insolito silenzio. M'affidavo

Mauoldi è

li

italiano

L'autore Delle <hil

•

sul

conto

eostro

a

origini

italiche

indvilim

ti>-u<>

Silvestri nel 1840. IVI

libro del

Frimaio, \

do,

1918, p. tuli, n

,r Unii, i ti,!

medioevo; Napoli in

i

|>.

11

1:;

voi.

tra La

tV.

al

causa del

pero che non (oste Infermo;

ano duzione •

'42.

l

,

.

i

mia il

suoi au«

Intro-

vohu


— 381 — in

caso l'avrei saputo dalla gentilezza dei signori Arconati. Vo-

tal

levo scrivervi da un pezzo;

ma differii ogni giorno, parendomi che

ogni corriere dovesse recarmi una vostra, e anche per essere dai

malanni e dalle occupazioni impacciatissimo. Ho avuto qualche feb-

una tosse che ancor mi dura. Ma la scongiurerò colla

briciattola e

pasta del Regnauld (vedete un po') di cui ho già cominciato a far

uso con qualche profitto. Questa è cosa leggera, e vorrei che voi poteste dire altrettanto.

Non posso esprimervi quanto mi dolga il sa-

pervi affetto da una indisposizione, che non è certo di pericolo, ma

che dee essere più penosa assai

di

una malattia acuta. Imperocché

lasciando stare l'affetto che a voi mi lega, voi siete per ingegno e

per animo uno

bramerei che il cielo concedesse un

di quelli, a cui

vigor di salute perpetuo ed inalterato. Vi raccomando perciò una

grandissima cura; sobrietà negli studi; scelta ne' cibi; esercizio fre-

quente e moderato; compagnia eletta di pochi e buoni. Questi con-

sono tritissimi;

sigli

E voi

ma giova l'intendere a ripeterli

dagli amici.

amici egregi non mancate costì, dove si trova raccolto

di

flore degli esuli italiani. Ci si trova, è vero,

è sì facile

il

causarla! Parigi è

sì

il

anche la morchia; ma

grande! La vostra condizione per

questa parte è degna d'invidia. Lasciate dire a me poverino che vivo in Beozia. Voi all'incontro siete nell'Attica, e potete a talento vostro

deliziarvi delle ulive di Minerva, del

miele

dell' Imetto, e trasfigu-

rarvi anche sul Taborre, senza andare in Palestina. Mio caro Massari, chi è più felice di voi?

Quando avrete veduto il signor di Saint-Cheron, mi direte che ve ne pare, lo m'immagino che debba avere una barbacela, ed essere un originale, come tutti codesti Sansimonisti divenuti cattolici. Pare che codesta bella setta abbia avuto virtù d'imprimere ne' suoi seguaci un marchio di fatuità indelebile, che resiste a ogni sforzo, e

non può essere appieno cancellato né anco dalla grazia onnipossente non sarebbe forse meglio

dell'Altissimo. Pensate poi, se

tere

il

di dismet-

pensiero di stampare l'articolo, che potrà produrre più male

che bene.

Il

male sarà che conciterete gli strilli dell'Italia puttina,

e dei paladini del caffè di Francia.

E il bene tornerà poco; perchè

a che monta un articolo di giornale anco eccellente? Quanto ne dura l'effetto?

Qual ne riesce l'azione, l'efficacia? La striscia di un remo

nell'acqua ha più durata e consistenza di esso. Oltre quell'inchinarsi

a un francese per avere

il privilegio di stampare nel suo giornanon mi piace. Io l'ho fatto una volta sola, e me ne pento. Lasciamo a codesti signori lo schiccherare nelle gazzette; noi ita-

laccio,

liani

attendiamo a studi più severi e più giovaturi. Tal'è l'obbligo

comune

;

e specialmente vostro

;

perchè la patria molto attende da voi.


— 385 Ita la faccenda coll'amba le (1

boccarsi

11

.

mostrò dei

i

meno ili dover l'ari-

taatO

in»'.-

li

ab-

che

re.-tio.

il

non ho intenzione «li rientrare in Italia. Oltre che il tare il mi pare la ogni caso ridicolo. Andai danque a visitarlo. Fui accolto Lig8Ìmamente

la

;

non ho in animo di ripatriare, perche non

gii

ai

miei stadi. Pochi giorni dopo

finirà qui:

•

a

ili

libri

che

si

rlchiegg

conte venne cortesemente a re-

il

Parlammo solo di lettere e di cose

stituirmi la visita.

tornare

clic

patria quella comodità

in

inditi»!

procedere dell'ambasciatore

il

un modo garbato

altro che

come fra semplici compatrioti, e

visita passo

lasciai intendere

l'armi intendere,

di

n

che se voglio

casa non mi è chiusa la porta. Il re mutò opinione a mio

riguardo, e disse a qualcuno, che era stato ingannato sul mio eonto. Io

debbo saper grado

di

mia conoscenza

questa mutazione a tre o quattro persone

di

almente

molto della grazia del

uno

a

col

re. e

ministri attuali, che

dei

quale

io

anticamente

ebbi

qualche dimestichezza. (Questi benevoli B'interposero di proprio moto

quanto

Non

alcuno.

rimpatriale

mio favore, e presero con molta ellicaeia la della mia persona. Io gliene sono loro tanto pai <i

i

Miei libri e il

me

favore non fu ambito ne richiesto da

modo

in

ilermene. {.ciche non

i

|

come un esale graziato decentemente. Le ami Italia e non a me cj). Quanto più le mie

convenire alla Giovine opinioni som» miti

Ulto più

Ripatriare poi

no.

rebbe

quel

in

Non già per la parte 'lei

i-dò

mi

mancano, tant

ri

e

Citarvi

generosità il

di

vent'anni

«

Il

.

w

11

:

mio

I

i

non

tristi

amico; e

a

qui

ohi

ìnllueii.

p. 57t>)

del

I

una

brano di non fon !•

'

galantuoi p. 111.

.

inedita

di

.111

ino a questa facce:

•<to

ne

un galantuomo mio .

volta che Vin

Bperarlo ed

animo. Ma

volti)

una storiella o

lo

io

potrei farlo

imi

re: il cui ultimo pi

che pigliano

quindici

io

modo, in

da mia parte

follia

.nda.

mostra bontà

solo

Cfr.

anche

irit.

di

II.

1

i.

!..

erti al Pinelli del

la

v.

Il

0. a

V.

D.

/•<>,. ih.

''•

febbraio

I


— 386 — supcriore, eravamo detti amici. Mi fu detto più volte da alcuni intrinseci che tutti

i

il

galantuomo mi tradiva e sfavoreggiava sotto mano in possibili. Noi volli credere, perchè il caso mi pareva

modi

troppo inverosimile. Tuttavia col tempo gl'indizi crebbero a segno, che cominciai a nutrire qualche sospetto. I dubbi si avvalorarono

quando fui esule in Francia, perchè mi parve da molti dati di accorgermi che il galantuomo mi avesse burlato solennemente. Dopo quel tempo, ogni corrispondenza fu interrotta fra di noi, e io non ci

pensai più. Verso il line del '40, quando la mia Introduzione giunse

in Piemonte, il galantuomo mi scrisse una lettera molto affettuosa, in

mi lodava l'opera, criticava amichevolmente alcune opinioni fiil mio libro non po-

cui

losofiche, e protestava dolergli all'anima che

tesse vendersi in Piemonte, perchè io ci ingiuriava fatto ogni le

re.

il

Aver egli

opera coi Censori per iscusarmi e chiosare in buon senso

mie frasi; ma tutto indarno. Risposi pregandolo

di attestare ai

Censori in mio nome essere stato alienissimo dal mio indendimento di

mancar di rispetto alla persona del principe; che io avea parlato

in

modo generale; che il contesto dichiarava abbastanza le mie in-

tenzioni, ecc. ecc. Passando poi alle opinioni speculative, io discorsi

a lungo di parecchie di esse, e dissi d'una, che quanto aveva affer-

mato nel mio scritto, mi pareva così evidente come la mia propria esistenza medesima. Il galantuomo, ricevuta la lettera, invece di mostrarla

buonamente

ai

Censori, ne fa un estratto, nel quale appic-

cando insieme diverse frasi divise da una pagina, mi quanto io aveva scritto contro

il

re

fa

dire che

mi pareva più evidente della

mia propria esistenza ecc.; e manda lo scritto ai censori. Questi aluna tale insolenza, deliberarono subito di dar pieno ed assoluto sfratto alla mia opera. La cosa giunse per caso agli orecchi di un mio fidato amico, al quale il galantuomo aveva mostrato la lettera, come una prova della intrinsichezza che correva ancora fra noi due. Brevemente: il galantuomo fu costretto a sciorinare l'autol'udire

grafo dinnanzi ai censori e

si

scusò dello sbaglio colla fretta che

avea posto nel fare quei benedetti sori

estratti. Ciò

non credettero di dar libero passaporto al

non ostante i cena cagione

libro

di

una frase della pag. 165 del 1° tomo (1). Dopo lunghe trattative io mi proffersi spontaneamente di ristampare quel foglio giacché trattavasi non del concetto ma della semplice espressione di esso, e io poteva appagare i censori dichiarando meglio il mio sentimento. Vi ;

ho spedito ieri colla copia dell'Introduzione che mi avevate diman(1) Cfr.

D. Berti, Di V. G. riformatore politico e ministro con sue a P. Riberi e G. Baracco, Firenze 1881, pp. 57-58.

lettere inedite


— 387 il

.

doovo

i

poter (are per ottonare lo spaccio dell'opera.

'li

il valentuomo non amico del Principe della Cisterna, e non ten

raccontata questa filastrocca, se

più intimo

il

modificazione

foglio,

sreduto

una corrispondente assidua, do Il

principe ch<

fa

menzione di me.

i

suoi polli, crede

ma non conosce

ina leale,

una coppa d'oro, e mio svisceratissimo. volpe, e possiede a

è finissima

meraviglia l'arte

di

<

>

x

screditare una

ndosene innamorato. Quando io andai in Francia venni da

raccomandato al principe. L'unico scopo della commendatizia

lui

h aver prìncipe

di

non e Io ne

al :

agio di studiare. Ogni qualvolta io richiedeva

libri e

il

qualche favore «li questo genere, egli mi rispondeva: io

ntuomo, che le vuol tanto bene. galantuomo e aveva da lui in risposta: io son

ne parli a quell'anima celeste del Lacisterna, che l'ama tanto.

fra l'anima celeste e

galantuomo

il

io

passai un anno in Pa-

ivere un libro da studiare a domicilio: quando cia-

rigi,

scuno di quei due signori avrebbe potuto con una sola parola schiu-

dermi tutte

le

lando

endo

..

e

il

biblioteche. Frattanto ili

il

galantuomo non lascia

par-

farmi tutto il male possibile, sotto velo di ami-

prìncipe della Cisterna, che è buono, ma dolce di sale, gli

Non mi stupirebbe se per suo mezzo si divulgali mio conto. Fatemi il piacere d'avvertirne

il

qualche volta il principe, acciò egli sappia da che

Berci

muovono tutte le notizie che questi pud avere sul fatto mio. A

di

|

.no

di

vorrei

libri,

che mi faceste un piacere. Io avrei

loto del Lardici- prezioso per le sue doto

avi

uno

di

quegli autori che

ila di

si

hanno

informarvi della migliore

continuo alla

.lei

retto edi-

-

temala, mandatemela per

Kione :;

qualche

libraio. Potrete

Mie. che

Informasi

il

la diii-

prof. Libri di

mi (ari qn

tnpo quale già il pi

are nello dello Strabene del

pregare

Letronne, del Paiuattia del

<

non comperateli.

lodare del Raoul-Roch<

>rso dell'Erodoto, e lo ri

uni-

rimetterò di pronto

la

somma

Qui non si ponilo aver libri, B k) VÌVO del continuo diconi di Lovanio mi loro Libi

non

lamenti eri.

Durante

'•

hanno

rifiutato l'uso di _'lio di

ri

si

e

oppongano, ms solo andrò probabilmente In Oli i

i

due


— 388 per chiudermivi

nuare

i

qualche biblioteca; altrimenti non potrò conti-

in

miei lavori.

Dite al vostro corrispondente piemontese, che seppellisca la

voce

Giobertiano, perchè io non voglio che il mio nome serva di aggiunta

a nessun sistema. Se io ho torto, l'epiteto è ingiurioso a me: se ho ragione, lo è alla verità. Il Rosmini non la pensa così; ma ciascuno lui

1

suoi gusti. Il pover

sminiani va scemando.

I

uomo è turbatetto, perchè il novero dei ropiù modesti de' miei amici di Torino sono

contenti della mia risposta, e mi scrivono che io

ho fatto bene

a

scriverla in quel modo, perchè l'arroganza dei Rosminiani non meritava

piti

Addio, mio egregio Massari; ricordatemi al gentil

rispetti.

crocchio Arconati, Berchet, Mamiani, Robecchi, Rapelli, Stefani. tutto vostro Gioberti.

Vi ho

mandato alcuni giorni fa alcune copie dell'errata da darsi costì a chi ha il mio libro. Ve ne mando ancora due che spedirete per la via della posta al Galluppi e al vostro amico di Sicilia. Mon&ieur Massari Paris 1,

Place de

Sorbonne.

la

Vili.

Ripubblico

la

seguente

lettera, che figura la

76 del Car-

teggio, nel testo integro dell'Archivio di Santena, indicando col corsivo

i

numerosi brani omessi dal Massari. Brusselle 23 febbraio 1843.

Mio carissimo Massari, Mi spiace proprio di cuore che il mio scrivere vi abbia dato cagione d'inquietudine, benché mi consoli il pensare (scusate l'egoismo)

che questa vostra inquietudine è una prova di vero affetto. Il laconismo delle mie ultime righe fu cagionato solo dalla fretta; fate vostro conto che ho ancor un

mondo di lettere a cui debbo rispon-

dere. Avevo bisogno del letterino del Baracco per verificare un piccol

cenno su monsignor Oharvaz, di cui non avevo in mente il preciso Significato. Vi confesso stri

i

e

il

Bertinatti e

i

che anch'io ero molto inquieto sul conto voQuetelet possono farvene buon testimonio.

Dissi loro più di una volta che mi sarei consolato di perdere l'amicizia

dei disapprovatoli di costì purché fossi certo di conservare la vostra.

Non temevo già di perderla affatto, ma solo di un raffreddamento;


— 389 — il

quale pur

ini

dubiti del

BOB

|

Iti

(iuo>*

che bob mi sono amici e

una certa influenza

e

lontano può

ttMiit'va

bu poiché voi siete

vostro cuore:

vostro animo. Bea sapete che

sul

tua

i

da

lontani»

ose,

ragioni

cui

le

•

torto anche ai migliori. Mettetevi

il

nei miei panni e giudicate, lo sono calunniato (1) gravemente in un

ussimi com'è

calunnia

il

Belgio; e in un

ni

sob conosciuto da nessuno com'è la Franci

la

un mio compatriota, da QD

L'entiluomo di fai

ve col proprio nome, l'i-

quello chi

n

leriche

mi conosce e abbia

del

Zinne di

unpata

in

un giornale

infamia che non

si

possa inten-

i

cavissima

quello e

marchese. Qual'è l'uomo che non

lette quelle parole

il

quale possa indursi a ere-

che siano calunniose? // i/nale non

fatti deb-

he possa

[omo qualificato che formo ossibilità delia a

bene ch'io pari e della Frai

io

l'Italia.

la

re

son poco noto o sconosciuto e non del-

L'offesa aliatala riputazione fu dunque gravissima, lo &

protesta

prima

ci

minare a

>:n

di

stamparla

la

diedi

log-

;i

sua CO

6 ttUa

quali

ma e dignitosa Notati l

un, Un

ili

Spirii

i .

Hai

•tO •li

più

in

il

Un snn

il

i

foglio fu

appio

potuto tutti

1

.

biflJMU I

cui

»

«

o/fi

i.

.

all'avv.

casa a Torino prima

di

ìlio

il

ritratto,


— 390 questi

signori

molte prove particolari

l'usato, le quali

furono

di

di

stima e

di

all'etto

oltre

un dolce balsamo al mio cuore. Il Conte

Arrivatene che sentiva lodata la mia lettera da tutti gli amici di qua, non osò fi a la re e la lodò anch'esso.

Partendo per Parigi

gli

diedi

copie per l'Anfossi, per la princi-

pessa Helgioioso, avendone già inviate per la posta a voi e alla

marchesa Arconati, a citi avevo anche scritto una lettera particoil san jxitrocinio. Non posso esprimervi con che an-

lare per avere

sietà aspettassi il ritorno del Conte per aver riscontri; giacché la calunnia essendo costì uscita io desideravo sovratutto la simpatia

e l'approvazione dei conoscenti e amici di Parigi.

Ritorna, viene a vedermi, nessuna lettera, nessuna risposta a

voce ; mi fa freddamente e in fretta i saluti dei comuni amici. Gli

chieggio con premura che si dice della

mia

lettera.

con tuono cattedratico e mangiando la r più del l'avevano trovata troppo forte e che il solo

Mi risponde

solilo

che tutti

Mamiani s'era sfor-

zato di difenderla. Gli chieggo in che consista questa soverchia

Non seppe o non volle dirmelo. Massari mio, io vorrei che a quel punto vi foste trovato in camera mia; che avreste riso, lo montai un po' per natura e un po' per arte in una tanta collera che il pacifico conte tremava sul seggiolone. Poco stante partì ri-

forza.

petendo che la lettera era troppo forte e senza ne meno dirmi se le

copie recate da lui erano state recapitate e distribuite. La let-

tera che io vi scrissi dopo questa scena vi avrà fatto conoscere lo stato in cui

mi

trovavo. Essere ingiuriato in

modo così grave da

uno che non mi conosce, e non ricevere una parola di conforto dagli amici solo perchè

il

forte! E ancorché

il

mio giusto risentimento pareva loro troppo fosse, v'ha egli paragone

fra il torlo di un calunniato che trasmoda in qualche frase e quello del suo calunniatore ?l\ mio rammarico era vivo ed intenso solamente riguardo a voi e anche a Peppino ; quanto agli altri mi rassegnai facilmente.

Passano un giorno, due; passa una settimana e non veggo vostra. Oh! questa volta vi confesso che ho creduto mi teneste il broncio. Io non sapeva spiegarmi altrimenti il vostro silenzio. Eccovi il ra-

gionamento che io feci. L'amico, diss'io, udendo disapprovare la mia lettera da quasi tutti, ha creduto di dover preferire questo consenso

unanime

al

proprio giudizio.

Il

consenso unanime poi dee essere

stato causato dalla influenza della sig. Marchesa la quale d'altra

parte crede molto al Berchet e questi al Lacisterna. Al principe della Cisterna ed alla marchesa Arconati ha dovuto certo parere

un gran peccato che un borghese osi dare a un marchese il titolo


— 391 — ito

in •;'

•

prete

e di

un plebeo

irà.

Ma

Piat-

golare io

•

>

che

tuli

approntai) assoluta '0.

Ho ricevQto cii'ca venti lettere ili amici tonno! e piemonl male di amici; poiché alcune dj

lo

fingono

da persone che mi

nome e quasi tutte per età e senno

o di

che tutti

si

accordano a non

ilare

il

gì

menomo bla-

mia protesta; e la più parte si accordano a lodarne espres* moderazione, la dignità e a dire che non v'ha nulla da re ne da aggiungere. Una contessa fra le altre mi fu dire quasi alla

ente

:i

la

ver bue ciò che

ri

ho riferito del

iononcon nfei'irne

rn

ni'

w

(l).Non voglio

ista

che tutti in Piemonte mi approvino. So che

lettera

la

Don garba a molti rosminiani, a molti nobili e a qualche mio conote molto so, che però non me lo fece dire. Ma il numero :

uti

Io vi ringrazio,

è infinitamente superiore.

mio caro Massari, della sincerità con cui mi a mettetemi che con la stessa sin-

\i

i

che

di

risponda. Io non do al marchese del calunniatore; nia dico

non

i

prontamente. Aggiungo che consento quanto dico non è vero, ora in questi modi

ritratta

si

dire v'ha la Franchezza e l'ardire dell'uomo calunniato che si di-

Giovanni Baracco con sua lettera del 1 febbraio 1849

1

gli

riti

che « la contessa Franchi, che forse m'avrai udito nominare quand'eri a Torino, fu quella che mi dichiarò il giudizio di molte signore di senno, le

c<>:

disse e

me !

gentilmente che ti dirò

parole " quella risposta è in suo complesso talmente diga

giunge pedino a farvi desiderare che non vi fosse quella sola pamentre rigina ironica: tolta quali he nel

n

i

tea

tto all'or

uno

•

ilo

te som tutti

d'accordo ol

di

i

he anzi è straordinariamente ami

i

nel

momento di un dolore gra la

più

difficile

di

tutt

una gentilezza tutt

aile

ma dignitosa e direi pinti


— 392 — fende, non v'ha alcuna Ingiuria verso l'offenditore. Se io avessi fatto ri/(irc

il

marchese come calunniatore, convenendolo presso

ì

nato di Torino (come mi fu suggerito dal C. e della Margherita, ministro degli interni iti l'icmonte) avrei forse ecceduto f Avvertite

die questo ministro in una sua prima lettera al Nunzio par re

giudicare i miei termini troppo forti, ma in una seconda confessi) die enino convenienti. Permettetemi anche, mio buon Massari che io vi

dica schiettamente che non intendo l'umiltà cristiana e eccle-

siastica come certuni. Io credo che essa

non vieta né l'indignazione

rampogna verso l'offenditore. lo ho creduto di fare un'opera lecita anzi lodevole e utile a tutti a svergognare H marchese in modo die agli altri non toccasse la voglia dell'innocenza offesa nò

la

La troppa rimessione e dolcezza è dannosa, perchè da animo agli insolenti. E molti cattolici, molti preti rispettabilissimi del Piemonte, pensano meco il medesimo. Mio caro Massari, accertatevi che «pianto e succeduto non ha scemato di un grano l'amicizia e la stima che ho per voi. Cosi godo a vedere che sia dal canto vostro. Vivete sicuro di avere in me un amico caldo, sincero, forse un po' ruvido, che farebbe ogni cosa per voi, e ha forse pochi pari nello amor che vi porta. Vi ringrazio dei ragguagli eruditi che mi avete dati. Ricordatemi agli egregi Mamiani e Cerise, e ringraziate caramente il secondo del giornale che mi ha mandato. Non vi com metto del pari i miei saluti pel crocchio Arconati. Io bramerei di di imitarlo.

ma non li considero più 'ome amici. Non posso arer per amico chi fa men caso del mio onore che non faccia io stesso, che non risponde a voce né per iscritto alla mia lettera per un caso si grave, che non mi manda una parola di stima, di affetto, di consolazione. Non posso avere per amico chi nel punto in cui io ricevo una gravissima ingiuria invece di darmi una dimostrazione amichevole piglia le soste per misurare il mio risentimento e trova che eccede i termini, lo mi pensava che la sig. I). Costanza avesse per me altri sentimenti; mi duole di essermi ingannato. Ma io non potrei continuare ad essere servitore di una gentildonna che fa si poco caso della mia potere essere loro utile in qualche cosa;

ri lattazione. Addio, carissimo mio

la lettera del

Massari. Non vi mando con questa

Provana perchè il piego è già troppo grave. Ve lo

spedirò colla prima. Vi abbraccio di vero cuore.

Vostro inalterabile amico Gioberti.


— 393 — IX.

Da intercalarsi fra la lettera del 28 aprile del Massari e 9 maggio 1843 del Gioberti, la 79 e YSO del Carteggio, ed. cit. Non ha data ma dal timbro postale ri-

quella del

6 maggio del 1843.

sulta del

Mio carissimo Massari.

Ho piaci

abbiate conosciuto il Guizot, uno de' pochi uomini

che :ite la

si

trovano

Francia.

in

coalizione lo chiarì ambizioso; ma l'ambizione è uno

sono più inclinato

dei difetti che io

scasare, quando è alla capa-

a

può già dire altrettanto del C-OUSifl e di tutti elettici, dappoiché il Jonffroy è morto. Se avete annuito alla n si

mutazione del patriarca, e le cose udite si possono ripetere, infordesidero sapere che

»

sditi di

Napoli,

Non vorrei che deste troppa Imtuza al mio screzio cogli Areonati. Io non tengo con loro alcun broncio nell'anima; ma non li vedrò pm; almeno in casa loro. Io perchè mi struggo

non son libero

di

convertirli.

pigliare altra risoluzione, poiché si tratta del mio

di

.no.

La mia lettera alla

«he toccavano anzi

ferivano grande-

..ntoii in

mai'

•

modi

mia riputazione, richiedeva una pronta risposta a penna disapioli venne; anzi I). Costanza Ora <|ii> lelTArrivabene la mia lettera

in

modo inurbani-

non mi offendo ne punto ne poco del biasimo dato ai miei tti, quando essi trattano di cose dottrinali; ma non poIo

tè

mi

quando si tratta di una mia giusti Acazi .ti

iì

.

dicono del bene

ine e

di

(piando mi hann

un stimano;

'>

in

una

di

ma

quelle

per buona ventar* sono uniche o rare in

tutta la

\

eh. .li

:u

li

.

in

stima

li

nelle

occasioni,

il \

-indicato indegno da tutu quelli a col più

ai\

teli,

1

niie

iie

l'ho

qualunque

erebbe l'insulto ch'io la» ricevuto. Dico Insulto,

dunosi

ivendo usata nel suo

libello <•<•! te :u

motr.

|

ti

di

lene

:

Indegn

rtsentlmenl

non esercitare

il

mio min

i

•

li

fai-


- :m sita

di

imputazioni, e

tali

<

j

nin

<

1 i

L'illibatezza (iella

mia onestà. Egli

vero che i nobili non la guardano cosi pel sottile quando si tratta

è

dell'onore, <li un borghese, e che sarà parato a D. Costanza che il suo procedere fosse convenientissimo; ma voi sarete meco d'accordo,

mio caro Massari, che in tali casi debbono i borghesi dare ai nobili che si meritano. La condizione di tutto questo

la lezione

bramerei, se l'occasione

io

signori che io

zione

vi

nasce, che faceste

non potrò più convenientemente aver con

di sorta, per risparmiare loro l'incomodo di

si

è che

intendere a quei essi rela-

mandarmi qualche

calia d'invito; giacché ho inteso dire che verranno tosto qui in BrosVi prego di questo favore in caso che vi nasca il destro di rendermelo senza affettazione; altrimenti, tacete; e il nodo della selle.

commedia si risolverà qui. Ho ricevuto la famosa critica del Tommaseo con una sua lettera (1); due capolavori; risponderò solamente al primo. Ma siccome non potrò farlo se non da qui a qualche mese, bramerei che si sapesse in Italia: 1° salitore.

Il

-

che anche questa volta io sono l'assalito e non

Tommaseo nel 1839 mi scrisse una

l'as-

lettera gentilissima

mi tacciava fra le altre cose d'invidia perchè avea osato nella Teorica dire una parola riverente di disapprovazione del Rosmini.

in cui

Non risposi: ma nell'Introduzione e nell'art, sul Bello lodai il Tommenomo risentimento. Ora il Tommaseo

maseo, senza mostrare il

torna all'assalto, e benché qua e là mi faccia spigolistramente qualche elogio la sua censura è tutta piena d'ironia, di leno. 2°

Le critiche che

mala fede

e di ve-

mia dottrina sono tutte sofistiche,- vane; e tali che se fossero sole non meriterebbero risposta. 3° - Le citazioni che fa delle mie parole sono quasi tutte inutili affatto in modo da mutarne il senso, e in molte la malafede evidente. 4° Molte critiche mirano subdolamente a mettere in dubbio l'or-

fa

contro

la

-

todossia di alcuni miei giudizi; altre ad appormi intenzioni

vili

riguardo al Rosmini. Mi accusa persino di aver provocato una bolla lui, ecc. 5° Insomma non v'ha in tutto il lavoro del Tommaseo una sola censura, a cui io non possa rispondere in modo

contro di

-

che mi par vittorioso.

-

So che di tanto in tanto voi scrivete in Italia:

se poteste, occorrendovi, far spargere questi

cenni, mi rendereste un segnalato servigio, acciò i Rosminiani non gridino vittoria prima

che esca

la

mia risposta. Avvertite che il valente Tommaseo mi dice

nella sua lettera che avrebbe potuto esser

meco molto più severo,

che prova una certa compiacenza della calzante sua critica ecc. ecc. Addio, mio egregio amico, scusatemi del disturbo che vi dò e voli) Clr.

ri.

1

a p. 252, del Carteggio G.-M., ed.

cit.


- 395 — he n 4 Prima-

fuori, voi e

Mamiani

il

mmantinei Tutto vostro Gioberti.

Moni

-ari

Parli

Seine

S.

Qermain

Hotel de Prence

X.

Da intercalare fra le due lettere del Massari del 18 giugno e

ottobre del '43, idest fra la 84 e la 85 del Carteggio,

1

ed.

cit.

Bru&selle 22 Giugno

'43.

Gaggia.

Istit.

Mio Vi scrivo in fretta

due righe per mano del nostro Chitti, che viene ogni opera di abbracciarvi.

— Mi

:

il

quale desidera e

duole

il

ritardo cosi sofferto dall'opera mia; ed è in parte mia colpa

l'ara

o piuttosto di un mal di capo fortissimo che mi travagliava, onde

mi dimenticai

di

una copia

inscrivere in capo

il

nome del

.'stillata.

avvertire

Tomo

.

non

lui. Vò

che

i

ci

di

due errori classici

di

stampa,

..57 invece di Ornalo ci va < infra: e a pa

.

vuole

il

punto l'ermo dopo la voce spese. Quanto godo

putti barbati della Q.

mio.

la

sola lode

darmi. Addio, mio

facciano un po' di schiamazzo sul

I.

prodezza che

di

stia

in

lor

potere

Massari. Bertinatti vi abbraccia

di

meco di

• v. Gioberti. P.

S.

Il

mio

ino, e

i

finirà

domani. Audio

inchinerò con questa occasione la sua mogliera in po'

vuole

quando

si

in

noialtri

natta

di

filosofi

onori,

ma

selvatici verso roteata

Ogni broncio

A>'\v

mar-

a\cre

il

«ramante addio. P.S. Salutata

mia 'lune.

intu da parte dei Bertinatti per supplire


396 1844.

XI.

Da intercalare fra le due lettere del Massari del 18 giugno e del 25 agosto '44,

la

107 e 108 del Carteggio, ed.

cit.

Bruxelles, 3 Agosto 1844.

Carissimo, Il

buon Peppino vi presenterà con questa una copia della ristampa

della Introduzione. Attendo il vostro manoscritto pei torchi tipogra-

Mi si scrive di Germania che il Buono fu tradotto in tedesco e che si sta ora stampando. Avverandosi le cose, ve ne terrò inforfici.

mato. Quando la marchesa Arconati era in Svizzera le mandai una copia della mia risposta al Ferrari. La brava signora è qui e non

mi disse pure una parola. Mi accorgo dal contegno di Lei e di tutta che il mio scritterello non ha incontrati i loro au-

la piccola Corte,

gusti suffragi, perchè

non è scritto coll'acqua lanfa. Vorrei che co-

noscendo Peppino faceste destramente cadere il discorso su questo argomento e gli diceste (in modo che non subodori che questo dado sia mosso da me) che la lettera fu trovata dignitosa e moderata

da

ottimi giudici. Tal fu il vostro parere, tali quelli del Signor Quetelet e della sua consorte, persone come sapete di gran riserve e di gusti delicatissimi, tale

quello

del Cav. Promis,

uno dei censori

di To-

me lo fece dire espressa-

rino che diede passaporto allo scritto e

mente; tale in line quello della più parte dei Torinesi. Fatemi questo ma destramente poiché je suis un peu piqué colla marche-

favore,

sana, che del resto è gentilissima. Ricordatemi all'egregio e agli altri amici. Vi scrivo in fretta e

Mamiani

perciò alla spartana, ma vi

amo e vi abbraccio alla italiana, il che vuol dire teneramente. Tutto vostro Gioberti.

1845.

XII.

Da intercalare fra la lettera del Massari del 18 e quella del Gioberti del 28 aprile '45, la 114 e 115 del Carteggio^ ed.

cit.


— 397 — Brnsgelle 24 Aprili'

\i

MI per

la

voi e

Prii

<lel

e

Di!

Maiiuani. Pra pochi

il

mand< pardi, Rubeechi. Mi «piace di non av< e

avrò l'avveri

'li

Parlando voi

i.

*

•

proemio, non occorre più pensare alla nota. Q

1

apolo religioso, ma lil» \ol<-

molti e

clic

^liuolo

(1).

il

motto

far

di

Miche

un'opinione

cornili

mena rumore in Alemanna. L'amico e un benedetto limondo buone intenzioni, ma non

Egli ha

«

i

.

[uemi che costi parlasse dei miei studi, La

me ne importa. Se -i

freddura sul Rossi, non

vano oche capaci

scritti ecc.;

di pigliarla sul serio tal sia di

loro. Io

tro-

non d

modo ili dire non mi paia

perchè questo

buono quanto un altro, ma perché anche ridendo non ci soft vendicarsi del tiro

un tale amba-

rinargli

dina

vmarc la sua riputazione. Ci vuol

una

na, e di

me il Coli

pei-

«li

Luigi

loveva far questo cai-

Pilipj

pigliar sui serio

Accenna al Bertinatti, intorno a cui vedi

ringegno

tutto

di

uno scilinguato vile

la

una tale lo

lettera

precedente

del Massari.

ugue correva tra Giacinto Provana di Collegno e il un brano rimasto inedito della lettera del 2 giugno cui il Massari lo informava che il Gioberti, a proposito dell' aliato copia della Repotue à mi artìde </< la Eterne dee deux rti. Già in

lndeva

monti-

il

E poiché

Colle»n<>.

il

Massari

(

a

grande ami* ipevo già

di

p: lì

ie

del

me non è quale

Primato » • Primato» aveva fatto tra

i

mtrod. e nota

ir il

!•:

r

iace assai più

a lui rso di

in

i

iii>

riportai

\iv

se


— 398 — Saprete che

il

Pie ha fallito ed lo

ci

tale sdrucito quest'anno vi avrei fatto altro. V'includo il biglietto

chi

non

lo scrive

som» per 1900 Lr. (1). Senza

una visita. Ma sarà per un

che mi avete chiesto (2). Notate bene che

sa della vostra

domanda né che il presentatore

dobbiate esser voi. Guardatevi dal nuocergli parlando col Francioso: oltreché le sue intenzioni son buone, vi debbo sapergli giudo dell'effetto,

ancorché intempestivo.

Meline è a Lipsia e non sarà di ritorno che fra 2 o 3 settimane. Cosicché avete tutto il tempo opportuno per finire il vostro lavoro.

Addio mio egregio Massari vogliatemi bene e credetemi Tutto vostro Gioberti.

1847.

Della seguente lettera del 19 aprile 1847 pubblicai nel n. 127 le poche righe edite dal

Carteggio (pp. 365) col Massari.

XIII.

Losanna

19 Aprile 1847.

Hotel de Bellevue

Mio carissimo Massari, Io vi ringrazio della vostra gentilissima lettera (3) e dei prudenti

suggerimenti che mi date. Li metterei subito in pratica se il concerto già fatto non lo vietasse. Egli è un mese circa che l'invio della lettera è stabilito; e credo che chi deve riceverla ne sia già infor-

possa toccare a un uomo in questo mondo.* Vi raccomando perciò caldamente di non dare al Collegno il mio scritto e di non fargli riè meno parola di me »

.

A proposito del Lacìsterna cfr. la lettera al Riberi del

16 luglio 1840 in Berti, op. cit., pp. 42-43. (1) Sul fallimento del Pie, libraio in Torino,

cfr.

lettera al Baracco

del 10 aprile 1845, in Berti, op. cit., p. 179. (2) Cfr. lettera precedente del 18 aprile (n. 114) in cui

richiedeva di

il

Massari lo

una lettera di presentazione per il Lerminier del Berti-

netti. (3)

La lettera del Massari a cui qui accenna il G. non fu conservata

dal G. e non posso quindi indicare chi sia colui al quale il G. dice di aver scritto né quali siano e per quale occasione i prudenti suggeri-

menti datigli dal Massari.


— :m -con una copisi dei libro; a farli

8

mi

stinsi

modo ci penserò e al postutto manderò la

pi .1

mediatrice, lasciandola libera ili presentarla sale parrà più opportuno. Quanto al repuò essere che ci sia qualcosa sotto e

lo

tta i

è

dell'amico,

da politica non da

debolezza. Marcino a vedere. Certo

bravo e buono.

Oh! Bonamici! Bonamici! Tutto

eufemismo]

Io Lr li predissi Ira.

Senza

il

male viene da

il

Che nome!

lui.

quanto sana succeduto; ma fui ascolsuo trombettare dei due e dei quattri)

volumi, non sarebbe nato nei P. 1'. il desiderio di leggere anticipate le

mie (uose,

lo vi

manderò le copie per

la

come dite, an-

posta,

nunziandola un ordinario prima, se voi non mi rivocate la commiso

questa clausola, perchè desidero

pensiate meglio.

ci

Inteso parlare di quel certo signore

mini. Per l'amor del cielo avvisatene

il

ne^li

stessi

ter-

CP.il H. (1) e il Petitti che

l'hanno in gran concetto affinchè non diventino sua

pi

tempo è buio; ma torse si schiarirà. K se non si schiarisce, pacontrasti debbono Ingagliardire zienza. Marti buoni. 11

I

Addio

'-"li

i

vivissimo alletto. Tutto vostro Gioberti.

XIV.

Da intercalare fra le due lettere del Massari del tobre e del 28 ottobre 1847, cioè teggio, ed.

la

144 e

14 ot-

145 del

Car-

cit.

Parigi 19 Ottoni

Mio carissimo Massari, li

commiato del eonte Solaio delia Margarita riempi i

trazione

ré

•

tnd'uomo quelli-

di

si

staio, o da maravigliare

Bue parole, ch'n non pOteVQ la

e

unità della

I) Il

Brmola

o

mo. lo fui -no cond

e

lo

C. P.

la

sublimità

iti

l

tanto più l'intendere che Carlo ai-

il

.

parigini di

none non ;i\

patriù

potuto dir meglio; on

i

abbia più da piani

pi

ritrt

conobbi per

.

.

Ulto


100 e

scrupolo:

illibato sino allo

ma

—

d'allora in poi

non ehbi più seco

alcuna sorta di corrispondenza. La sua moglie non deve essere austriaca,

ma ungarese di nascita, non so se del ramo magiarico o te-

desco. Gli eventi di Napoli sono veramente deplorevoli. Quindici

o

mandai al Montanelli una letterona su questo proposito da pubblicarsi nell'Italia; il che non ebbe luogo; o che la let-

venti giorni fa io

tera sia andata in sinistro, o che la sua divulgazione non sia panila a pi'oposito o che la censura toscana non abbia voluto ammetterla,

benché fosse stata scritta in termini moderatissimi, e avesse

per iscopo di pacificare gli animi e mettere in salvo l'onore del Re e della

Corona. Fate il piacere

di

dirmi se

le

funzioni a cui

signore allude nella circolare da voi inviatami, sono

le

Mon-

preci pel

pontefice o l'inno in suo onore; che in tal caso l'impertinenza me-

riterebbe un buon carpiccio. Ricevetti qualche tempo fa una nobilissima lettera dal P. Ventura, che contiene l'approvazione del

mio

Gesuita e un elogio di esso dettato da una benevolenza veramente eccessiva.

Ne mandai copia

venire agli |occhi di

S.

al

Pinelli

(1),

pregandolo a farla per-

M. per ovviare alla calunnia narratagli sul

conto della mia scrittura. V'inchiudo due righe per Giacinto Collegno. Oggi o domani risponderò all'egregio signor Cicconi. Spiacque qui

molto l'articolo del Mamiani, inserito nell7/aZ?'co, contro i Toscani,

benché dettato da ottime intenzioni, perchè parve un'approvazione tacita delle indegne calunnie dei Debats e del Libri. Io ho fatto indell'opposizione una mia brevissima protesta

giornali

serire

nei

contro

le false ripetizioni del

e fanatico di tre cotte,

ili

Lenormant, gesuitaio di pessima fede

cui avrete

inteso parlare.

Ma gli laverò

prima occasione. Anche Andrea Mazzini, autore di una cattiva opera sull'Italia (2) va abbottinando i giornalisti francesi contro di me, e adempie oggi il nobilissimo ufficio esercitato in adla testa colla

dietro dal signor Ferrari. Ma credo che riuscirà

proposito, perchè

i

francesi cominciano

meno di questo nel

a conoscere la ragia, e

i

tempi non corrono più propizi ai nemici della moderazione. Mi spiacc che il Piemonte vi abbia a perdere, ma credo che per conto vostro la

(1)

Edita dal Cian, in Lettere di V. G. a P. D. Pinelli, ed.

cit.,

pp. 227-229. (2)

De V Italie dans ses rapports avec la liberto et la civilisation mo-

derne, 2 voli., Paris Amyot, 1847. Andrea Mazzini il 12 maggio del 1848

invitava il Gioberti a

nome del Marchese Ridolfi * che passando da Li-

vorno per recarsi a Roma volesse onorare della sua persona Firenze Il Marchese Ridolfi spera altresì ch'Ella vorrà farle l'onore di dimorare il tempo che si tratterrà in Firenze nella di lui casa »


- 401 — mutazióne

buona; e che l'aria dell'Arile

sia

più fa-

i

<M Po.

quella

di

aliatemi bene e credetemi

Addio, mio buon Mas

Tur Gioì

i

Ulée d'Autiu. s.

P.

-

signor

il

che

mi manda

istillila

a

elie la vivacità

in

voi

•

trova.

si

notizia, dirà agli amici:

l>>>

vostro

il

dell'occhio

non

ritratto, Bomiglianè

temperata dalla

he l'Arrivabene, pigliatone

1

veduto

il

•

Massari

ritratto di

un ha

ira.

1849.

XV. La seguente lettera fu pubblicata solo in parte dal Masda me in quella sola parte riprodotta a pp. 438-439

sari e

del Carteggio, ed.

163.

col n.

cit.

Parigi

Mi evi

pensieri» che io dubiti

«lai

affetto,

medesimo che

\;

li"

ottobre 1849.

condizioni

abbia mai dubitato della

o

per quei

1

sempre conosciuto.

I

\i

a

m unicamente

giornalista, la quale porta -reo una certa

di

che non pinioni. Del

i

che l'uomo a

•

e

quale

vi

,.

quello

di

;i

m

Piemonte una

:

/.ìalment. vi

DChi di

di

e

il

io,

poiché

l

ii

i.

n

libero in

imo che un nobile e patrio «

.-erba:

quel fuoco che nell'altra

sia

sono

indo tale ufficio, mirate ne,

timori che

o al vostro animo, ma

non miravano né punì

tìlla di

14

.ri,

e

ricchissimo

d

Danne

no

entuomin dalla

mpediti da quali .

il

quale

ini


- 402 — per fare alla repubblica dei modellili quel il

medesimo

servigio che

signor Guizot suo competitore fece alla monarchia di Filippo, oli

uomini

di

Stato!

Ma tutto ciò stia

fra di noi.

Sui democratici e sugli antichi ministri e sull'amore che lano, siamo anche unanimi, poiché io

mi polnon m'illudo come certuni e

non appartengo al secolo di Saturno. Ma v'ingannate a credere che conservatori, e che siano più sinceri nel parmi vogliano meglio i

lare con voi o con altri miei

amici.

Il

verissimo che .accen-

fatto

nate dei giornali può chiarirvene; giacché

i

benché non si scaglino, parlano occorrendo

di

giornalisti

modesti,

me, con un veleno

occulto che svela il loro cuore. E io dovrei certo dolermi assai più di

loro che dei domestici; poiché questi in sostanza sanno che non

la

penso come loro, e mi portano il broncio per avere in gran parte

sventati

i

loro disegni; laddove quelli

mi pagano con brutta ingra-

titudine della fiducia che posi in loro e dei sacrifizi

fatti

alle co-

muni dottrine. Ma non crediate però che io me ne accori più che tanto, e che non metta conservatori e distruttori tutti in un fascio per ricambiarli col mio disprezzo. Cpsì non avessero gli uni coll'inettitudine e gli altri colla perfidia rovinata l'Italia! Imitatemi

per questa parte;

disprezzate i disprezzatori; pensate che se l'approvazione dei pochi

buoni è la prima,

la invettiva dei

dappochi e dei tristi sono

la se-

conda lode. Il Rosmini è uscito finalmente di galera e studia nei recessi di Albano. Di Napoli, meglio è tacere che far parola. Roma e Toscana vanno pure alla diavola; Leopoldo e Pio diventano ogni giorno più melensi e imbecilli, l'uno si porta da vicario dell'impero, l'altro da caudatario dei cardinali. Leopoldo va a Vienna per impararvi

l'in-

dipendenza, e Pio alla Santa casa di Loreto per consigliarsi (cosi

Bambino Sulla politica da seguirsi. Egli è molto divoto al Bambino: forse perchè ciascuno ama il suo simile. La mia salute è egregia e spero che sia altrettanto della vostra.' Non ho ancora ricevuto i fogli della Legge di cui mi parlate; ma disse) col

vi

ringrazio anticipatamente della prefazione che ci fate di amarmi

davvero. Vi abbraccio col più vivo dell'animo e mi dico tutto vostro Gioberti.

XVI.

La seguente lettera che figura la 166 del Carteggio, ed. fu più che dimezzata dal Massari. La ripubblico ora

cit.,

integralmente.


— 4M — Di Parigi

Mio carissimo Massari, sulle cose

21»

come opera intenderli e

ini

ma annua

vostra,

18

ttara

pei'

Bommo pia-

istruirmi su:

in

poi furono tali che non riesco ad

sanno anzi che di

storia, della sfinge e della sibilla.

quali

ì

Bel

.

Napoli e ve ae ringrazio. La leggerò con

ili

Regno,

«lei

ricevuto quest'oggi

lio

.11

rue de Parme.

3,

ila

due anni

Ho saputo (die avi

ita

Legge. Bravo,

la

me

ne

rallegro. La

rnalista in questi brutti tempi e in

na del nome e dell'ingegno vostro. Vi Bono conoscenza procacciatami dei due egregi Napoprofessor Bavarese mi diede una lettera del Mancini. Ri-

limito tenuto della letani.

Il

caramente questo esimio giureconsulto e la sua degna eoae. Ditegli ch'io partecipo vivamente col cuore alla sua disavventura, -Ile il suo foglio mi fu un vero regalo e che mi riserbo a riverite

spondergli colla prima occasione, non vedendo gravarlo con lettere

per

inutili

posta. Del

la

Negri

sapevo qualche cosa. Né mi

già

(1)

Stupisce quanto mi dite: tal'è l'impressione che ne ricevetti dopo la

pochi giorni quando

.

mpatirlo

il

gli

diedi

il

p08tO Che OOCUpa. Ma hi-

poverino perchè teme di essere esautorato. Egli

qnasi tutti coloro che furono da me assunti a qualche grado

diplomatico, vengono deposti o bistrattati se mi sei-

amministrativo

qualche alletto. Che meraviglia se

i

tenersi in sella o salire piglia o in il

torto. Tutta

che

aistri

commedia la

ì

io

egli

unte

contrario?

e le

E voi, caro Massari, che oi in

cotèsta

lotto

Beozia? Non

capriccio di tornare a Parigi f Quando penso che

il

amici che serbo

altri

.

u

ammiro la sua politica e non oso dargli in quoto raso e dovuta al mi-

pistrino del giornale volete rimanervi

dal

fa

partito innocente di mettermi

mia riCOttOSCenza

ciò lo sforzano.

a

il

un brivido e

Ma checché

ri

di

vi

trovate fra eotesta marmaglia

freddo e non mi pare che siate In

anime del

purgatorio, quanto

continuate

a

\i

e i

i

compatì

volermi bene, e cretedemi quale

mi dico col l'affetto pia fervore Tutto wo Gioberti.

ì

1

1

ii

solati alla

del

H.

8

gli

aliar;

1860, p. 31 il

Bollettino della 8

\\ I, ir \\\ I.


— 404 — 1851.

XVII.

Da intercalarsi fra la lettere di Massari del

giugno e

1

quelle di Gioberti del 6 luglio 1851, cioè la 191 e la 192.

Per errore

il

Massari datò col 5 anziché col 6 (data

risul-

tante dal timbro) la 192. Parigi 9 Giugno 1851.

Mio carissimo Massari,

Ho subito recato al Tocqueville, il vostro trovai in casa;

ma son certo che avrà l'uno

libro

e

e

la lettera.

l'altra

Noi

carissimi.

E

leggerà l'opera vostra con tanto più piacere, quanto che tornò non

ha guari dal Regno pieno di santa indignazione contro le mostruose

énormezze della tirannide napoletana. Sono ansiosissimo di leggere la vostra nuova scrittura. Ma siccome non ispero che il Daelli me la mandi prima della Domenica giudaica e delle calende greche, perciò vi prego di pregare il Boglino che appena giunta, me ne spedisca una copia per la posta. Qui tutto è tranquillo. La revisione dello statuto andò in fumo. Legalmente non può riuscire per mancanza dei

:i

/4 di

voti richiesti. Illegalmente pochi oserebbero portarla. Il mi-

sero presidente scapita ogni giorno di reputazione e di cervello. L'as-

semblea ha paura e paura e paura. Il popolo ha risoluto di non muovere se lo statuto non è violato. Fioccano le petizioni per la rivocazione della legge del 31 maggio. Se questa si abroga, non vi sarà violenta nel prossimo anno; e non è impossibile che si abroghi.

crisi

Una parte dei legittimisti e gli Orleanesi si accomunano nella candidatura del Ioinville per la prossima presidenza. Pare che l'idea sia caldeggiata dal

Big.

Thiers;

il

varia politica ogni settimana. amici,

quale Il

est

complètement dèsorienlè e

Guizot fa guerra a

lui

ed

ai

suoi

come sotto Filippo.

Sentite bel caso. Il Cousin (1) dava fuori testé nella Reoue des deux

mondes un articoletto in cui annovera fra le cause che rovinarono l'ultima

monarchia il rifiuto della riforma elettorale e della

del

Thiers. Eccoti che

sig.

il

Big.

politica

Guizot scova un discorsetto del

Nel carteggio Cousin della Universitaria di Parigi colla segnatura i tre seguenti biglietti del Gioberti al Cousin che mi furono gentilmente trascritti in una sua recente gita a Parigi (li

2258, 2259, 2260 esistono

dall'amico, prof. Ferdinando Neri, dell'Università di Torino. Non hanno


- 405 — iati»

in

questi

i.iii

pochi giorni

ili

approvava

il

di e

tura e

Febbraio

diletto del filosofo illustre, n p. Ven-

il

amoroso, lo invitò

«li

riforma elettorale. Imi.

mista. Il Montelembert

di!

tino tuttu

rivoluzione

alla

rifiuto della

a

gli

gerisse un b:.

pranzo, lo pasteggiò lautamente,

Cortez, capo degli osseryaniisti spagnoli buon Teatino noi: nitro ribelli e contro filosofi. Monti vi comu-

e qui ambasciatore.

11

i

i

nicherà un mio disegno letterario a cui tiro il becco in questo punto. ini a in

mio nome

Costanza e al buon marchese, e raccomandategli non essere troppo osservatore. Molte cose anche

!>.

ili

ali* Arrivacene

e

credetemi tutto vostro Gioberti.

data ma appartengono senza dubbio agli anni dell'ultima dimora del Gioberti a Parigi. 1.

Monsieur. J'ai été chez vous, il y a quelques jours, pour vous demander la permission de vous presenter M. Caracciolo prince de Torella, Napolitani, qui coltive avec bonheur la philosophie et dont le beau talent è

au plus nohle caractère. N'ayant pu vous parler, et M. Casur le point de partir, je prends la libertè de vous ces lignea, car il regretterait trop de quitter la France,

étant l'adr.

avoir eu

l'houneur de vous connaitre.

et

de vous

offrii

pour l'Italie. Monsieur,

le

ma plus haute consideratiou.

Paris, 28 janvier.

Gioberti. 2. af. Gioberti

sompliments à Mr. Consta et a l'houneur de lui [ui

n'a pu

lo

lumi.

V.

-in

I

li

annoncer que d

tin &

et

prend

la

lil

midi il aura l'houneur de lui

I

•

voidoir

li

matin.

:

la

bonté de

l'eri

ut

pas a Mr. Consta, il


— 400 — 1852.

XVIII.

Da intercalarsi fra la di

lettera

di

Gioberti

del

e quella

1

Massari del 30 gennaio 1852, la 212 e 213 del Carteggio,

ed.

cit.

Parigi 20 del

'52.

Mio carissimo Massari, Chi troppo vuole, nulla stringe. Il ch'io ritrattassi le severe,

sue parole dica né

e, a'

ma

sig. generale

Dabormida voleva

giuste verità che ho dette intorno alle

suoi ordinamenti; e invece otterrà ch'io non mi ri-

meno intorno

alle

sue intenzioni. Che

io

mi sia approssi-

mato anco riguardo a queste, mi vien confermato dal suo presente procedere. Le concessioni che io era disposto a fargli e che avea

Marmora erano le più generose che un uomo offeso, non offensore, potesse fargli in tal circostanza. Anche notificata al generale Della

dopo tal rifiuto essendomi scritto che il Dabormida era tristo e metteva compassione a suoi amici, io mi risolsi ad acconciare equamente le

cose mediante una nota della mia risposta al Rattazzi; lo pro-

messi

al

Monti. Ma vi confesso che queste condiscendenze mi pesa-

vano, non

se stesse,

in

ma per un presentimento che avevo che il

Dabormida e i suoi cagnotti ne avrebbero abusato. Per buona ventura la lettera stampata dal Dabormida, mi ha campato da questo pericolo. Essa Il

mi allargò il cuore: sia ringraziata

la

Provvidenza.

generale avrà almeno in parte quello che merita. Dico in parte

perchè non voglio abusare del mio diritto; e voglio oltre la lode del veritiero avere anche quella del moderato. Persuadetevi,

Massari, che la generosità è buona verso

i

mio caro

generosi; ma quando si

ha da fare con certa gente essa diventa un peccato; e non mettere in pratica che la verità e strar queste

la giustizia. Vi

si

mie lettere a tutti quelli cui crederete opportuno.

poletani fanno a gara nel rubarsi dell'opera ardita e

mida incoronato

;

il

deve

autorizzo a moI

Na-

vostro libro. Iddio vi benedica

magnanima. Continuate a smascherare il Dabormi adoprerò a mettere in luce il Ferdinando

e io

pedestre. Vi abbraccio

con quell'affetto che non può essere significato colle

parole. Gioberti.


- 407 — XIX.

Da intercalarsi fra la lettera del 4 maggio e quella dell'8

maggio del Gioberti,

Carteggio, ed.

cit.

del

Massari

la

236 del

235 e

la

Parigi 5 maggio

Ho ricevuto dall'ai). Qando vedrete

che si tratta. Come

di

trini

L'inclusa che vi

per ottenere

mando le

"i.

'52.

spedisco. Le*

ben intendete, io non posso

capo

fai'

favore che desidera l'amico. Perciò racco-

il

Parlatene,

al

ministro, tacendo però

me e

di

[uanto potete pel buon Dando che mi par meritarla Certo l'Italia

non ha molti

fatta II nome

della Bua

latinisti

di

Mamiani potrebbe

aiutarlo.

Con.

vostra salute"?

Il

vostro silenzio mi da

inquietudine,

mo e credo sia finita la sequenza delle flussioni. Ho lattina il nobile commento che il siL Boggio fa alle mie r

.

Ine e ho odi crede' di

i

avere

ai.

Sino dal 48

no

a

Campato

conne-

eoe

pochi giorni

fra

questo segno. Ditegli pure che

il

il

mio testo

e

quello. Piacesse

iva a

quesl d'Italia

conobbi per mascalzone,

lo

lo

tal

garbo

e

della

sua,

Dio

die

a

tanta

con

io lo rin-

chiosa; perchè tutti

i

nemici

eleganza, spero

Discorso preliminare delia replica Bara

e in via per costì. Altro non

accadendo

i

in es-

due opuscoli saranno

subito posti In véndita. Datemi delle

I

più

Tutto vostro Globi

del Gioberti al Masconservano nell'Archivio Visconti-Venosta del

numero di cento sono le lettere

In

sari

che

si

•ilo

di

dell'i 1 aprilii;

Sentena. Vi mancano

autografi delle lettere

gli

novembre, dei 2 dicembre 1840;

imi

esiste

filo-

del

(la

1843; del 125

15 settembre

rj giugno, .libraio.

1849; del

1846

20

del 9

1845;

del 27 ottobre

giugno-luglio

quella

di

solo l'appendice degli schiarimenti

aprile.

16 maggio,

I

aprile

del Carteggio); del

1847; del 17

l

3

gennaio,

agosto 1848; del

13 luglio,

il

24

6

maggio,

18 febbraio

setter

dicembre 1850; del

l


— 408 — 9 luglio, 6 agosto, 20 dicembre 1851

aprile,

21 aprile, 27 aprile, 15 maggio,

1

luglio,

;

del 4 marzo,

10 luglio, 17 agosto

e 20 agosto 1852. Sono adunque trentuna le lettere del Gio-

Massari che andarono disperse, e che all'infuori di tre rispettivamente conservate nella Biblioteca Nazionale di Napoli, nel Museo del Risorgimento di Milano e nella Naberti

al

zionale di Torino non

posso ancora indicare dove siano

finite. Delle ottantaquattro edite le tre qui da

me ripubbli-

sono quelle che soffrirono maggiori tagli. Le parti soppresse in alcune altre del Massari sono di minor lunghezza. Talvolta non si tratta che della soppressione di un nome, sostituito per lo più con un X, seguito da puntini. Ma parecchi di questi nomi erano già stati da me rimessi cate

loro posto in sulla scorta delle lettere corrispondenti del

al

Massari. Pubblico ora qui

appresso

i

omessi nelle Carteggio,

brani

altre lettere indicandole col numero d'ordine del

ed.

cit.

N. 29.

Nella

lettera

del 7 aprile 1841

a

«

carta »

di

righe 29,

pag. 79 aggiungasi: Attendo con impazienza le osservazioni che mi avete promesso dell'ali.

Gorrèsio sul Sanchia,

cenni, sia che luta e

gli

emendino

le

quali sia che combacino

mi saranno preziose.

Il

coi miei

Gastone vi

sa-

ringrazia per quella certa lettera che sapete la quale giunse

sana e salva

al

suo indicizzo. I Quetelet e l'Arrivabene si richiamano

anche alla vostra memoria e a quella del Libri, a cui mi tenete raccomandato. L'Arrivabene è alloggiato da conte e ha una mensa non da economista ma da principe; non dico per la copia dei serviti ma per la squisitezza loro. Mi diede qualche tempo fa un pranzetto delicatissimo in cui ogni pietanza era condita collo zucchero. Insomma egli

serve nei bicchieri

vitati. Non

il

nettare e nei piatti l'ambrosia a' suoi con-

ho finora ricevuto alcun cenno dell'effetto prodotto dalla

mia lettera al Giordani; se vi accade di spillar destramente qualche cosa dal Ricciardi ragguagliatemene.


— 409 — N. 35. Nella lettera del 15 giugno 1841 lo Z. di pp. 98 è il Prie e PY. è il Gastone, dei quali il G. non dice che « si sgonei calzoni mentano » come sostituì il M. ma che « p solo pensiero di aver seco un libro scomunicato.

al

N. 36.

frammento colla data del 15 giugno 1841 fu staccato precedente (n. 35) dove è da includersi fra le

Il

dalla lettera

«Ma dimenticavo

«dei dotti» e

parole

».

N. 42.

manca

La lettera del 23 settembre 1841 poscritto

:

La stampa della risposta

.

(.arti;

iliic

:

per

al Tarditi

incominciata. L'opei

6 già

subito clic la prima sarà finita l'avrete pei 'He.

alti

\".

19.

Nella lettera del 28 aprile 1842 brano, da aggiungersi a righe 6

M. omise il seguente

il

di

146:

p.

barbari, e lo credo che

non

iti

•lai

i

nuova

6

tere che

he

i

»li

'Il

il

V.

qu<

e

pei. Midi» limi avrei .

:

i,i

il

tre volte buoni, !•

ma

eroditi

li

Malines. Ma

molto male pei ogni v< di

inerti. Ila.

noia; e con In

limi

ha nem-

si

veggo più

Per buona ventura che

che gente

pretoni, ('retini, pretocci, pretneci, pretac* ioli,

Ho

gli

quante quella del

are:'.

sta

s

tempi».

vale

barbari

antichi

Bono migliorati, anzi Bono più

morir

COnv< •

anche

si

Tanto eie- qui ai ita

e

era

D. Ulflla

non

meno

e bella

discendenti non

gli

come cianciano

dalla Scandinavia,

mia idea

i

in

il

seguente

del

.

i

quanto so ri buoni. Buoni, buoni

come direbbe

il

n<

i

i


— 410 — N. 53. Nella lettera dell'8 giugno 1842 a p. 170 del Carteggio, ed.

fra riga

cit.,

27 e 28 fu omesso

il

seguente brano:

11 tratto di Pappino non mi stupisce niente, giacché chi è che vi conosca e non si terrebbe lieto di poterlo imitare?

N. 56. Nella lettera del 19 giugno 1842 a

e 31

si

p.

righe 30

183 fra

aggiunga:

Ho riso moltissimo della storiella del Flourens; ma non mi ha meOh! Francesi Francesi! Sono tutti così. Pulcinelli, cerretani, istrioni non per malizia ma per indole, per consuetudine, per istinto. Buona gente, incapace di commettere un solo peccato mortale perchè non è mai suscettiva di perfetta avvertenza; onde io credo che nell'inferno non vi è un solo Francese, ma il limbo dei bambini deve esserne pieno. Se il Tocqueville non è di questa tempra come voi mi accertate egli è un mostro o la fenice. ravigliato.

A riga 25 di p. 184 VX..... di questa lettera è

il

principe

della Cisterna.

N. 60. Nella lettera del

R leggi «

di «

Il

1

settembre 1842 nella riga 28 in luogo

gran principe de la Cisterna » e a riga 29:

principe »

N. 73.

La lettera del 19 (per errore gennaio 1843 è firmata

«

nel Carteggio, ed. cit., 18)

vostro amatissimo » e non

«

vo-

strissimo »

N. 93.

Lo Z '43

si

lude è

a riga 7 di p. 286 della lettera del 16 dicembre

con « Cavour » Marchese Gustavo.

sostituisca il

.

11

Cavour a

cui

qui

al-


— 411 — \.

Nella lettera del

a

295 è

la

Invece

di

p.

Per

che

lei

2-1

per K è

me, come

si

'44 la

casa R

righe 25

di

legga: dora, quanto per certuni che bassi*

un li

«li

aprile

casa della principessa B[elgioioso]. E a righe

duole all'animo che non abbiate notizie de'

so

che ve ne trovaste in qualche impaccio fate capitale

<li

un leale amico, che non può molto ma che vi offre

lialmente quel poco a cui

si

estendono

sue forse.

le

N. 98. Alla lettera del 30

maggio '44 fu omesso a p. 303 il se-

guente poscritto: Avrei piacere che del Francesi

mio sentterello pervenissero

corte più copie che è possibile. Se

di

il

mano ai

in

Cerise ne volesse

alcuna da distribuire fatemi sapere il suo indirizzo. Si deve fra poco

impare

il

Primato con una nuova prelazione: avrei piacere mi cinto

le

critiche udite in Italia.

N. 99.

Il

brano omesso nella lettera del 31 maggio 1844 fu già

me ripubblicato più sopra alla nota 2 della lettera ine-

da

dita n.

del 24 aprile

11

1845.

N. 106.

A righe 2 di p. 319 della lettera giunga

nella via»

a

*

1* giugno

1.S44

si

con i mascalzoni >. N. 120.

I

Z

ed

i

K

a righe 26 di

giugno 1845 sono:

5 di p. brano:

i

3.i ^

nella

|

Peyron,

stessa lettera

fu

p. i

360 della

lettera

[Mcistcrna

soppresso

.

il

A

del

righe

seguente


— 412 — Il

Collegnò è anche qui;

gli faccia. Qui

la

ma non

si

è lasciato

vedere: buon prò

corre il Toscano proverbio: senza tornata, come

dis.se

botta all'erpice.

N. 170.

Fra

righe 13 e 14 di p. 447 nella lettera del 25 aprile

le

1850 fu omesso

il

seguente passo:

me il Canuti, che mi commise di salutarvi e di chietempo se avete alcune settimane fa ricevuta una sua per mano del dottor Farini. Essa accompagna un fascio di docuOggi venne da

dervi ad un

menti

al

Farini; e gli dorrebbe assai se questi fossero iti in sinistro.

Assicuratevi pure che Pierino tirava all'Austria mirando alla Russia. L'alleanza austriaca è un suo capriccio antico (che redo forse dallo zio Ferdinando, l'autore dell'opera sui vantaggi che gli Italiani pos-

sono dall'Austria procacciarsi) di cui mi parlò ex-professo in una lettera dell'anno scorso scritta

poco dopo la sconfìtta di Novara (1)

comunicò anche ad altre persone. Né rileva che nel crocchio negasse; perchè l'amico gesuiteggia in politica e non ha paura delle bugiuzze, A ogni modo tenete per fermo che s'egli giunge al timone

e che

noi saremo tedeschi.

N. 173.

A righe 8 di p. 454 della lettera del 18 maggio 1850 a «

concertata »

tra Azeglio

e

bisogna aggiungere

Pinelli.

è radicato nel

Vada per

:

Pinelli; che

l'amore del Barbaro

suo cuore; la lega coll'Austria è un vecchio disegno

della sua politica; e io

posso accertarvelo. Nò

vi

muovano le sue

proteste in contrario, perchè il poveretto è un abilissimo fingitore, le

bugie non

gli

costano, e durante quegli otto mesi in circa ch'io

passai in Piemonte, egli non fece

meco altro mestiere che fìngere

me che chiamava il migliore dei suoi amici; imaginatevi ciò che farà con gli altri. Ma l'Azeglio! Oh! io non crederò mai tal cosa Anche non la vegga. Ma il solo timore di essa basta ad ane mentire; con

(1) Il

G. accenna qui alla lettera di P. D. Pinelli del 9 aprile 1849

da me pubblicata nella mia prefazione &\V Ultima replica ai municipali, pp. 84-86, Torino, 1917.


— 413 guetiarmi. Parlategliene per amor •che linee, pregatelo in 1

buoni, a non la-

>!•

li,

se occorre

mio nome, m nome vostro e di tutti passo funesto; il quale par*

u.ire al

nfallibilmente l'infamia della Casa di Savoia, qualunque ro

1

vantaggi ed acquisti politici immediati, e

meir

probabilisaima-

mina; e costringerebbe tutti i galantuomini a rendersi

repubblicani.

A righe 21 della stessa pagina nella stessa lettera a il Risorgimento » si sostituisca « Il malignissimo Risorgimento che è il più perfido dei giornali a mio riguardo » e si aggiunga: a righe 25 dopo * faisissima <

i

I

due soli personaggi che mi corbellarono veramente furono Carlo

Alberto e Pinelli. In Pinelli io avevo una piena fiducia e molte especi vollero a farmi ricredere. Conoscevo la perfidia abituale mata di Carlo Alberto; ma non credevo possibile che to1< re dei demagoghi e a danno della propria corona. Quanto ai democratici io non ebbi mai fiducia in etc.

rienze

Nell'ultima riuscire »

nelli »

.

si

riga

alla

aggiunga

:

frase «

Ma non avendovi potuto

«

:

in parte per gli intrighi di Pi-

Un poscritto omesso dice

:

«

Vi prego del recapito

dell inclusa » N. 175. «

A righe 20 della lettera del 4 giugno 1850 (p. 456) si giunga: rvatorl o diro me-

ipore l*el nzionarti

*

francesi

nei

Eliaorgimento. Questo

una ed Ignora ohe la

Lo

Rcopo a coi

giornale

mirano

i

detti

ruma dello Statuto in Piemonte. Non parlo a

non fondamento. Ilo

\.

duio nel prefato giornale una

te.

N. 182.

A dopo //

righ< <

24

di

p.

465 della

Provvidenza l *

WiM.ry. (fai

\iv

si

lettera del

18

gennaio

1

aggiunga:

V


— 414 — Il

fior

ili

unanime nel dar torto allo stolido e spergiuro

Parigi e

presidente. Vero è che il Risorgimento c'insegna appunto il contrario.

Così pure stamattina

rinascerebbe;

la cui

sperava che a poco andare la monarchia

e«^li

risurrezione da un anno in qua è più

diilicile

che quella della fenice. Dove si stampa il Risorgimento? Io vo pen-

sando che nella luna; e che di là ci piovano i suoi fogli a guisa di areoliti.

La incapacità incurabile dei nostri politici subalpini è una

di quelle

cose che mi affliggono. La sento con voi intorno

senti ministri. leria e di

ai

pre-

Ma avete dimenticato di dire che in opera di traforel-

municipalismo meschinissimo, Cavour è il tomo primo e

Rattazzi sarà il secondo, ogni qualvolta si aggiunga a cotanto senno.

A piatita pedis usque ad verlicem capitis non est in eo sanità*. Il testo

quadra a capello a tutto il mondo governativo sabaudo; e tutto

voi m'intendete. Coglioni, bricconi; marmaglia, canaglia. Oh

avrei caro che foste qui.

!

quanto

Ma la cosa è di tanto rilievo che debbo

parlarvi chiaro. Se da casa vostra avete tanto da poter supplire a due terzi delle vostre

annue spese, venite perchè con qualche lezione o

cosa simile potrete supplir l'altro terzo. Altrimenti non

vi

movete.

Ad impieghi non bisogna pensarci. Io che son proletario, sarei già morto di fame etc.

A righe 28 alla parola « Ugolino » si aggiunga

:

E tante sono le miserie dei Francesi, tanto il numero dei postuche gli stranieri non hanno diritto di dolersi.

lanti

A p. 466, righe 4 della stessa lettera invece di « si farebbero costì » Salutate

che mi (1)

si

si

legga

«

farebbero coteste talpe »

.

E poi

:

il valoroso Mancini e ditegli che alla prima occasione porga risponderò alla sua carissima (1).

Di Pasquale Mancini si conservano inedite a V. Gioberti otto let-

tere nella Sezione Giobertiana della Bibl. Civ. di Torino.

La prima è

maggio 1852. Nessuna delle lettere indirizzate dal G. al Mancini fu sinora pubblicata. La lettera a cui qui allude il G. è quella che il Mancini gli scrisse da Torino il 20 dicembre 1850* Il Mancini gli annunzia che avrebbe consacrato le sue prime lezioni all'Università « all'arduo tentativo della costruzione di una del 9 settembre 1844, l'ultima del 30

teoria scientifica della Nazionalità nel senso in cui questa parola è da

moderni accettata. Volendo io però nell'esporre le mie idee premettere una compiuta ricerca di quanto in proposito e sempre sotto la forma scientifica siasi da altri scritto, a Lei mi rivolgo pregandola di sovvenirmi


— 415 — N. 184.

A riga giunga

ioi

di

1

p.

468 della lettera « si conveni

parole

alle

1

febbraio

1851

si

ag-

-

consigli e suggerimenti ». 114 s.ttembre 1851 lo ringraziava di

aver ricevuto « nel passato febbraio, anzi nei suoi ultimi giorni, per del Caracciolo la vostra gentile lettera la quale soddisfaceva il mio

i

«rio e le

domande intorno agli scritti che utilmente avrei potuto

consultare sull'argomento della Nazionalità ». Lo avvertiva pelò che gli

erano giunti troppo tardi perchè « aveva già pronunziato e stampato la sua prelezione » E con mia maggior vergogna debbo confessare che non avevo pensato o rammentato che in una di quelle note del vostro Ge.

ne di tanto tesoro di dottrina che fornirebbero ad altri

materia insigne di tante nuove opere magnifiche ed eccellenti, si trovavano da voi dichiarate su quel soggetto idee importantissime e profonde. Se non che avendo poi letto quella nota sapientissima,

mi acaveva con grande fatica concepito e forse senza accorgermene rimembrato per secreto lavoro di vaga riminiscenza, idee poco >e, benché le mie fossero di umil veste e le vostre del vostro solito splendore di forma adornate. E però io riconosco quel pochissimo, che, in quel povero mio scritto è, come cosa del tutto vostra e che da corsi che io

:

voi riconosco: ed è solo per questo titolo che osai farvi presentare

a mio

nome la prelezione anzidetta, dettata in pochi giorni, e che vi non altrimenti che come una promessa di studi, spero meno

un argomento in cui si chiude tanto a mondo. Il mio corso del compiuto anno a< mico svolse costantemente quel principio nel quale mi compiaccio di ;one acconcia a trovare immensa virtù dinamica, per usare un. -pregevoli sopra

nire della storia del

•

molta attitudine sua a generare e dimostrare le

la

irie della

o.

se debbo a qui

Onorato da molti

cogliere dagli stenografi le

uditori, n

perche hanno

grato, o malcontento,

mie lezioni tutte dette com'è mio costume ìee e del loro ordine

di al •

vincere colla mia resistenza il loi

inione della :u

anni

il

iia

]

corso avanti di porre

le

e vorrei

almeno

lezioni sotto gli

putii'

fondamento dei diritto delle genti, dt la

atessa

i

lui

pron

;i

propoa


— 41(5 — L'avrei scritta in termini

men riverenti, se avessi

allora saputa

che l'offerta tarda del nastro era per palliare la promozione di Pinelli;

né attesi alla forma.

A righe 6 dopo « non vi perdete d'animo » si aggiunga

:

Restringetevi a pochi amici; e lasciate da banda codeste oche di se per necessità dovete talvolta bazzicare con essi, figu-

Torinesi.

nel deserto;

ratevi di esser Cristo

San Marco. il

vero imaginate

di

il

quale erat

cum bestiiis dice

vivere nel paradiso terrestre, dove

padre degli uomini, non aveva dalla moglie in fuori, altra conver-

sazione che quella degli animali. Avrete letta la vergognosa ritratta dell'Assemblea francese al cospetto delle nuove insolenze prudenziali.

L.

Bonaparte ha riacquistato con tal vittoria una parte del E la sua ambizione renderà ancor più

credito che aveva perduto.

certa la crisi futura.

Non disperate etc.

A righe 10 dopo

«

d'Europa »:

Scriverò presto al Mancini e all'Unia con occasione di privato recapito. Salutateli caramente.

N. 186.

A righe 18 di p. 470 della lettera 5 marzo 1851 fu omesso dopo la parola

«

studio »

il

seguente brano

:

Quando siete alla Camera per obbligo del vostro impiego, fate conto di essere Noè nell'arca; il quale ci dovette studiare la zoologia per passatempo. Non credo che Torino porga meno da ridere che Parigi. Qui la cava è veramente inesausta. Alcuni giorni fa vidi il

sig. Cousin.

Oh! se foste stato presente! Egli saltava, strillava, in-

veiva contro la repubblica come uno spiritato. « Monsieur Gioberti, je vais écrire contre la republique.

Je veux qu'on sache toute

— Ce serait une imprudence. —

ma pensée. — Attendez au moins pour

discorso su L'insegnamento di Mazzini, Milano, 1917, pp. 17-58, e l'articolo dello stesso in

Nuova Antologia, del marzo 1917, nonché Eugenio

Di Carlo, Leggendo e Meditando, Palermo, 1918. pp. 85-131. Il Ruffini rileva il concordare della dottrina del Mancini con quella più antica di Mazzini. Una maggior concordanza era invece da notarsi come risulta dalla confessione stessa del Mancini nella lettera sopra riferita colla teoria del Gioberti nel Gesuita Moderno.


— 417 — unée prochaine — Croyez-vous que j'aie peur? le sais qu'on lanterne. <>n criera desi Lea rues de Paris: monsieur

la

à la lanterne! Eh! bien qu'on

ii

de

la

m'y mette. le mo turai marni-

constitutionnelle ». Queste ultime parole furono dette con

foi

una

ìhe

ebbi molta pena a non dare in uno scoppio di

ii>

popolare dei 24 (300.000 persone gridanti per più ore:

Repubblica sulla piazza della Bastiglia e i baluardi) l'ha tal-

la

mente fatto uscir dai ghangheri, che ora si mostra il più regreglieli dell'istruzione pubblica, e

statai che

jrli

.seggono a lato;

vince gli stessi resosi

quali impauriti di tanto zelo son co-

i

a frenarlo. Fo punto etc.

:

Di questa lettera

il

Massari soppresse pure l'ultimo pe-

riodo:

Lutate

del

il

Mancini, a cui mandai ultimamente due righe per mano

Ha egli ricevuta la lettera

ciolo.

-

ì

N. 190.

A righe 7 di p. 475, della lettera 22 aprile 1851 alla parola

«

Teorica

Ho

si

-

aggiunga

seguente brano

il

:

direttori o sindacatori della tiDiurnamente che fra Capolago primeggia il Deboni; il quale quanto debba i

tfia

di

buon occhio la nostra pubblicazione ben lo sapete. Mi è tto ch'egli possa rallentare la stampa e poscia anguBogiino sana e lo spaccio. O direttamente o per m<

er di

ite

l'impi di

di

ili

darglt

Ilio «-aro, ira

tutte le

voi ini

i

riducendo la meditatone • qu

punti: Novara, Delaun resto

ri

che

con

per l'avvenire ' i>h

fldu<

da

di

lieno

t.«-

buon conto: ms qual

i

alena appare Le cose sono giunte a segno che male futuro sari Irreparabile Ci potrei qualche

non

se la crisi indugiasse di qualche il

ci

contro li rostri magnanima Interpretazione Me .

il

nell'ac-

non re ne ha alcuna più autorevole nel mio giudizio certi l'atti che mi[uel certo proposito. M

litato, terribilmente

rolli Del

persone

primo

di

questo

pre

ami" e costì il mutasse probabile, almei

ti


— 418 — mini in cui oggi sono

le

cose; e

il

secondo mi riesce moralmente

avendo conoscenza del paese. Risalutate caramente il Minghetti e ringraziate D. Costanza della buona memoria. Mi con-

impossibile,

sola

il

sentire etc.

N. 199. Della

esordio

lettera

del

24 ottobre

1851

manca

il

seguente

:

Le nostre lettere si incrocicchiarono e a quest'ora avrete ricevute

due righe di mio pugno colle scuse e la giustificazione del mio lungo

Mi spiace etc.

silenzio.

A righe 10 si aggiunga a « termini »: E vi confesso che ho dovuto farmi qualche forza per Imperocché (bisogna pur dirlo) egli fu la causa fortunii.

iscriverli.

de' miei ultimi in-

Ma il bene della patria dee cadere innanzi a ogni privato

risentimento.

A righe 14 dopo «oculati»: Potete credere quanto mi terrei fortunato di procurarvi il di uscire

modo

da codesto pistrino. Ma l'amico inglese non mi rispose ed

è in vero

persona poco influente. Qui per ora non c'è possibilità di

ricapito;

ma forse nel prossimo anno le cose piglieranno un altro

indirizzo.

Addio etc.

N. 200.

A p. 491, riga 10 della lettera 31 ottobre 1851 si legga «

seminarli^ invece di « rami ». N. 204.

A righe 11-12 della lettera 8 dicembre 1851 anziché « alla famiglia Arconati nella quale »

si

legga

:

A I). Costanza e al suo consorte, nei quali si può etc. N. 211.

A righe 26 di p. 506 nella lettera del 26 dicembre 1851 si

aggiunga a « del mio »

:


— 419 -Parini

li

ill'ordinario

in:

..•nto al

tan domi. Questo ripiego

:

manca il tempo di_

Parini. Mi

il

noarvell: fatevi mostrare dall'amico la lettera che «^1

ore e nella i

mano

la

ho scritta.

i

conosco i miei polli o diro

Io

domanda «li una ritrattazione indebita modo la

chi vorrebbe debilitare in tal

ili

i

mio libro. Il Parini è nuovo nel :ia che U governo mi porge da due anni.

lette nel

\

A p. 507 a riga 2 si aggiunga: •

naggio intenzioni benevoli

all'Italia, lo

non

ci

credo un'acca. Uno dei più

suit

la

logique de sa position le Piemont est perda; mais il est par-

esi

.sagaci, dei più pratici e più £iu-

che io conosco mi diceva due giorni Bono:

intrique*. Speriamo nella eccentricità e

nella Providenza.

ndo etc. N. 212.

A ri.^he 2 di p. 508 della lettera del Accarezzati

1

gennaio 1852 ad

aggiunga:

si

Sull'olimpo, e convitati

al

nettare

all'ambrosia dei

•-

sempiterni.

mirando insieme dimostrazioni cosi opposte io temo che le prime per gonzi e che >i voglia addormentare il Piemonte. ì

alloppiare. Qui a Parigi ira gli

sinistri

si

Miti,

Presidente ebbe due terzi

il

sqnittinio senza controllo. i

Il

the

Fati

novello

lon

al

mani

palinodia

che

il

•

sempiterni

sono mol-

bruti tutta

i

fremito e ftndignasione

una da.

Paria

«mente che .

il

i

mai coti

fa

nuovi ordini, ne* migliori

di voti

ma pochi credono alio

del

larti

lo

non

dai i

D[abormida] contribuì e

dia

ruma


- 420 — N. 215.

A righe «

frasi

»

1

di

p.

512 della lettera del 2 febbraio 1851 dopo

aggiungasi

:

libro. Capone

Probabilmente il Droit darà un estratto del vostro e Pisanelli se ne occupano.

Ma si teme della riuscita perchè

i

fogli

pubblici sottostanno alla censura.

Di questa lettera fu pure soppresso il seguente poscritto D'ora innanzi fatemi il piacere di non francare più tere.

Prevalendovi del privilegio cbe vi da l'impiego

le

:

vostre let-

vi prego di ri-

capitare l'inclusa.

N. 217.

A righe 26-27 di p. 513 (lettera del 10 febbraio 1852) invece di « municipali » si legga « il Revel e compagni » ed a righe 28 si aggiunga: i

i

E lo statuto se ne andrà col vento, apparecchiando la caduta della monarchia sarda come tosto succeda una nuova riscossa della democrazia europea. N. 219.

A righe 11 di p. 516 nella lettera del 25 febbraio 1852 omesso dopo « replicava » il seguente brano

fu

:

cor mi dice che la mia dolcezza verrà abusata; perchè quando ha da fare con certa gente la generosità e la mansuetudine tor-

Il

si

nano a danno di chi le adopera. Da tre anni io bo prove continue di

questo brutto e triste vero;

le

quali vi farebbero strabiliare e vi

parrebbero per poco incredibili se la mia penna non ripugnasse

di

raccontarle. Strano etc.

Fu omesso il poscritto: Vi prego di mettere alla posta la inclusa.

N. 224. Ripubblico

la lettera del

intero dal Massari

:

9 marzo 1852, mutilata quasi per


— 421 — cinrc

VI ringrazio di

mina del della

di

quanto -.< pel d'Errico. La nonon mi da meraviglia

e del Kattazzi

l'incili

e del

Cavour promotore, il centro sinistro anche di

«'

<

una lezione: se non che la

dire che è

ma all'Italia. Povera patria! A ogni mòdo la triplice lega del l'incili, «lei Dabormida e del kattazzi ha

lezione e data non mica a me.

più

o

•

che del tragico e conviene riderne anziché doler-

più dei municipali non han

la di quello che mi alle. Dabormida e ,v\o\ si vantano di vincitori; cosicché sono stato ultimamente costretti. un letterone che vi farà ridere e che 1

Il

ì

ì

,i

~iu giornali. Sono

con voi che Torino sarebbe per

me il peggiore dei soggiorni. Né io ci pensavo quando vi scrissi che i ripatriato -e di qui mi scacciavano ma avevo l'occhio a a Nizza. Io ho sempre detestato Torino anche prima del mio esilio e di entrare nella vita politica. Invaginatevi adesso Lo

ingo davvero •

i

a

S.

Pelagia.

Non

mie lettere; poiché da

delle

gli

1

ci

una copia

facessi offrire

è

pericolo che

il

Mancini

o5 mesi non mi ha più scinto del

mio

libro

(1).

N. 227.

A righe 19 di p. 525 nella lettera del 18 aprile 1852 aggiungasi a

mi assalta

l'Austria » e a righe 21 Ila

mia replica

al

si

per secreta commissione delaggiunga a «diatriba*:

B[om

li]

ho taciuto del Re. Mi parve

ne l'imponesse. Voi non sapete il modo con cui io son

tuo anche in Parigi. Modo che mi riuscirebbe COn mano; e che tre anni fa se taluno

incredibile se noi

me

annunziato l'avrei giudicato assurdo.

i

mio

che brutti e dolorosi disinganni! La cosa è giunti lovettl

dare

il

mio Congedo del piccoli, grado che tenevo

lfl

jiiot'ora.

Di questa lettera fu puri' Mi

li

1

non

Monti.

'II I

uto.

omesso il

e. .min.

poscritto: i-'uriin

né ad altro mi


— 423 — N. 233.

A righe 8-9 di p. 532 della lettera 30 aprile 1852

il Masstampò « alcuni van predicando » invece di « come van predicando coloro di cui mi parlate ». Invece di « indegna

sari

calunnia » da righe 18

si

signori » e a righe 30 a

legga « l'infame calunnia «

lettera »

si

aggiunga

«

di

quei

e

l'arti-

colo brofferiano speditomi »

N. 236.

A righe 23 di p. 534 della lettera 8 maggio a « infami calunnie » si aggiunga « del signor Boggio e suoi consorti » N. 239.

Aggiungasi a righe 15 di p. 538 della la parola « Francia »:

lettera

18

maggio

1852 dopo

In tal caso io

non avrei potuto mandare la cassa vostra alla le-

gazione perchè il cav. Collegno (in confidenza) me ne interdisse gar-

batamente l'accesso. Pisanelli potè farlo convenientemente essendo suo amico.

N. 240.

A fine della lettera del 20 maggio 1852 si aggiunga: lo

comincio a disperare della durata di questo, poiché coloro che

più dovrebbero vegliare al suo mantenimento fanno segno di si poco cervello e sono ragazzi nel '52 sari

come nel '49 e nel '18. Mio caro Mas-

imitiamo gli antichi Romani che si coprivano

il

viso per non

veder l'ultimo eccidio della loro patria.

N. 246.

Aggiungasi a righe 14 a p. 546 della lettera 1 1 giugno 1852 Salutate caramente

il

Pisanelli e

il

:

Mancini. Dite a quest'ultimo

che non ho ancora, risposto alla sua carissima per un po' di

flus-

sione che mi ha impedito lo scrivere. Anticipategli l'espressione della

mia affettuosa condoglianza per le perdite domestiche amarissime-


— 423 — lianno

Io

afflitto. Ditegli

chi

non

io

-

|

.Uro die cabli voti, perchè ogni

mia commendatizia

indiretta potrebbe pio nuocergli eli»

direi

noi dico a

N. 252.

A righe 32 di p. 552 della giunga a « procedere »

lettera

agosto 1852

1

si

ag-

:

magnanimo il Pinelli che dal '48 in poi si attra-

indo per itti

•

miei disegni, rovinò la mia fortuna, mi tolse la patria,

ì

verso

die

mi

io

A riga

farei

ra azioni

azioni

pubbliche funestissime per gli

effetti;

p.

:

poiché partorir

Mancini con lettere del 30 maggio 1852 da Torino annunziava

Il

al

553 si aggiunga ad

«

di

1

me suo amico modi subdoli e biechi

<li

scrupolo di adoperare col maggiore dei miei nemici.

Gioberti ch'egli e sua moglie furono per soccombere al peso di nuovi

privati infortuni

Senza parlare di un sequestro generale

«

di

tutte

le

nostre sostanze abusivamente e contro ogni dettame di legge e di giu-

imposto dal governo napoletano, qui perdemmo la madre di mia dama eccellènte ed a noi cara, 1» quale era venuta a dividere

stizia

:aoglie,

volontariamente con noi

i

appena un un morbo micidiale trasse

dolori dell'esilio; indi, trascorso

perdemmo in otto giorni due figli

mese,

;

quattro altri e l'uno di questi per tre mesi conondeggiò tra la vita e la morte tino a che la valentia di un medico napoletano (il Tommasi che il governo di Napoli scacciò dalla catpoi proscrisse e costrinse a ridi (Uella un irsi in Piemonte sopravvenne a salvarlo: e come se tutto qu non bastasse, la stessa mia moglie incinta ila sei mesi soffrì una disa-

all'orlo del sepolcro

i

tinui

••

strosa caduta per le scale della nostra casa, si -se ella a

:n rosi

.ilattia

»•

che

io treniRssi

dono del Rinnovameni

del

li

utili

K' ,,r s ti '

sione in

lavori

il

per lei »•

:tto

I>o

ringrazia

*o\z-

Pisani -Ili, ora <|ui giunto.

altri

suoi colleghi alla Camera di Napoli sta curando la

volume di un grand*

<>ne e

ons naziouale li

cesi.

<

9

del diritto imbarbarito dal predominio delle doti

m potrà fare non mi rimarrà che •o quel li" :

i e di

il

dolore di

l

aapen

ivere per lui qualche parola al

I

"st'ultimo efficacemente o almeno autorizzatemi a a vostro

nome »


— 424 rono la rovina d'Italia; e inescusabili nel loro principio, poiché non mosselo da semplice ignoranza, ma da presunzione, da arroganza, da pertinacia; e furono condite di bugie, di frode e di tradimento.

Ammiro la dignità del Lombardo che per oscurar l'uomo a cui la Lombardia è principalmente obbligata

della sua presente miseria,

insulta colui che volle salvarla, e che pagò due volte

il

fio di

questo

suo proponimento; l'ima trabalzato dal seggio ministeriale (nel glio del '48) l'altra costretto a

mutar il grado

di

lu-

ambasciatore in

quello di esule.

A righe 25 della stessa pagina a « mio libro » si giunga

ag-

:

K compatisco il sig. Castiglioni (1) se crede la democrazia annullata, la

repubblica spenta in Francia, anzi impedita di fare

il

suo

corso in Europa; se non vede che la monarchia è moribonda nella bassa Italia per la tristizia e in Piemonte l'incapacità dei governanti; e che la sua caduta avrà luogo senza alcun fallo prima che vi

cominci il secolo ventesimo.

A righe 37 della stessa pagina aggiungasi a « stampa » Salutate caramente e

Mancini.

il

Il

il

:

Conforti, il Tommasi, il D'Errico, il Pisanelli

Cicconi è partito o è in procinto di partire a co-

testa volta.

E a fine del poscritto di p. 554 della stessa lettera: Ricordatemi anche caramente al nostro egregio Monti a cui scriverò quanto prima.

N. 257.

A righe 8 di p. 561 dopo « malattia » nella lettera del 10 di

ottobre 1852, l'ultima del carteggio,

si

aggiunga:

Mi spiace all'anima della indisposizione intervenuta all'ottimo signor d'Errico. Ne parlai l'altr'ieri col bravo dottore Demeis, il quale (1) Cfr.

edita

per altre osservazioni sulla vita del Pinelli del Castiglioni,

in Torino

nel '52,

il

pacco X, degli Autografi di V.

(?.,

nella

Biblioteca Civica di Torino. Esse furono riprodotte da E. Solmi, a p. 97 e segg. di II Costituto di V. G. (Estratto voi. IV,

1911).

da II Risorgimento Italiano,


— fin

iii

il

-

poter promuoverne efficacemente la guarigione, ìhe

.

4>25

mi

dite del

RappelU mi ailligge ma non mi stu-

poveretto ha dedotto nella pratica*

lata-

,

che

l'iem in

le

conseguenze specu-

ciò non che nuocergli dovrebbe vi

ci

sia condotto (come

ho

-li

in

in^.

impiego da chi governa. Imperocché il maggior me-

rito

che possa avere un buon suddito si è quello di imitar gli esempi

del

primo

ministri»

e

principe. Mio

del

buon Massari, quando

tratta di codesto paese non accade più parlare di politica

iviezza

ili

chi lo regge

da un olimpiade

inpossibile e e

che del male. Io non

lo

il

;

si

giacché

bene per

non vi ha oggimai altra ele-

dissimulai al Cavour nella

etc. (1).

Alla lettera seguiva Fatemi il piacere alla

di

il

poscritto:

recapitare l'inclusa solamente col metterla

j

Gustavo Balsamo-Crivelli.

Il

ciato

il

Massari avendo soppresso il brano qui riferito aveva cominnuovo periodo così: « Io non dissimulai il mio parere sulle cose

i'iemonte

al

coi

vour. etc. ».


In tentativo di salvataggio e uoa fesa inedita di Cesare Balbo

NEL 1821 La condizione di Cesare Balbo dopo la battaglia di Novara era una delle più

diffìcili:

pareva che l'equivoco tragico, il

quale aveva gravato su tutta l'opera del giovane conte durante la

preparazione e

lo

svolgimento della rivoluzione, travisan-

dola e falsificandola, volesse continuare a perseguitarlo anche

quando gli eventi avevano dimostrato la saggezza delle sue previsioni. Abbandonato il campo di battaglia, dopo avere invano cercato la morte nel breve corso del combattimento, otpassaporto, aveva preso la via del-

tenuto dal La Tour un

non perchè la ritenesse l'unica che gli fosse rimasta per sfuggire la condanna delle sue azioni, ma per essergli divenuta impossibile ogni ulteriore dimora in patria, fino a tanto che il Re, resosi consapevole dell'errore di valutazione commesso, gli avesse restituito la fiducia completa reintegrandolo nel grado e nell'onore. Ma non si era avveduto il conte Cel'esilio,

sare che lasciando gli Stati Sardi nel tuto

il

momento in cui, abbat-

regime rivoluzionario, il governo reale stava per

prendere

la

ri-

sua piena libertà d'azione, rafforzava implicita-

mente, anche in coljro che gli erano stali più favorevoli, l'opi-

nione della sua colpabilità o almeno della sua avversione al sistema conservatore: e dava motivo a chi sarebbe stato inca-

un modo o nell'altro avevano partecipato alla insurrezione, di esaminarne la condotta, come uno dei tanti che in quei giorni di aprile o per la riviera ligure o per le Alpi francesi e svizzere cercavano scampo ricato di inquisire su coloro, che in

dalla polizia di Carlo Felice.


\"li

1<>

avevano illuminalo il padre e

K dell'errore commesso

15

del di

UHI

iiiar/.ii

le

Prospero Balbo, che era partito da Torino

se. il

—

—

pochi giorni dopo

e

Delflnato presso

i

era ritirato in Susa

si

Des [scarda, sebbene si Cosse rallegrato

aver riveduto sano e salvo

tiglio,

il

aveva compreso

lo

questi aveva tatto. Per quanto riconosce renti alla sua

indole politica e militare

indotto il con!.- Cesare a fuggire

il

i

motivi che avevano

Piemonte, aveva subito in-

quante conseguenze ne avrebbero tratto coloro

tuito quali e

approvando le norme che avevano ispirato le azioni del padre e condannando le opere del tiglio, desideravano, con il colpire il secondo, dare al primo una lezione per le sue idee. o

on eliminar!.

dalla vita pubblica del paese.. Ond 'è che il

>

ro tentò di rimediare all'errore del suo primoge-

con'.

appena ^ li tu possibile, quantunque l'osse ancora ma-

nito; ed

r

lato, volle ritornare negli Stati Sardi per dimostrare ad ognuno

che con la restaurazione del Re cessava ogni ragione di allontanamento volontario dalla capitale per due gentiluomini, fedeli, come

i

Balbo, alla dinastia ed

alle

istituzioni. Ma. rac-

Chambéry * le comtrabiniers voulut m'arréter. On lui demanda

conta l'autore delle Speranze, giunti a

mandanl 11

de

:

pour quoti .. Il répondit M parte que j'étaie un des cbefs la

revolution

...

On lui demanda eomment

repondi t que cela était connu. Gepeudanl

il

savait.

le

il

voulut

bien

11

de-

mander des ordres à Twin -. ili il mandato di arresto perii noe sarebbe slato spedilo allo zelante

coni' egli

lo

avesse richiesto

due di non reale,

e ciò

per varie ragioni, delle quali

importanza. La

lieve

non volendo

in

alcun

prima era obe

modo

piegarsi

alle

dell'Austria, cui era ricorso a malincuore, era lieto Che la ite

ufficiale

in

il

governo

ingiunzioni

fondo ben

maggior parte delle persone più compromesse nella

insurrezione tosse fuggita alle grinfe delia polizia, :diiii

poi consisteva

spediti in ogni parte del confine,

ne]

fatto

ohe Cesare

i.a

seconda

Balbo, per quanto

lo

si

iO

— —

).

Volume XXIII.


— 428 sapesse fautore del regime costituzionale, aveva tenuto, dopo 13 marzo 1821, una condotta incensurabile; e, se Io si deside-

il

rava lontano dal Piemonte, non lo si voleva confondere certo

con i capi più indiziati del movimento rivoluzionario. Inoltre l'appartenere egli alla più alta nobiltà del paese e l'esser figlio di

un uomo stimato universalmente, anche se non approvato

da

tutti, erano

motivi più che sufficienti per proteggerlo da

qualsiasi uffiziale eccessivamente ligio alle leggi.

Ma l'episodio di Chambéry illuminò reale natura della sua condizione

con la stessa passione con

;

il

conte Cesare sulla

ed adirato e dolente insieme,

quale sei giorni prima aveva

la

abbandonato la sua terra nativa, volle ora ritornarvi per scolparsi e riabilitarsi. Ma, se ciò avesse fatto, avrebbe commesso un errore ancora peggiore, gettandosi nelle braccia della polizia che, costretta a vedere anche quando aveva chiuso, per volere altrui, tutti e due gli occhi, avrebbe dovuto procederea norma di regolamento contro un personaggio compromesso nella

ultima insurrezione.

stenere

il

Una lotta fìerissima dovette so-

conte Prospero per convincere

il

figlio di desistere

dal folle proposito: « Mon pére et ma mère » scrisse di poi il Balbo « m'ayant appelé dans leur chambre où etait Monsieur

de Saluce, qu'ils avaient consulte sur ma position, tous déci-

m'y refusai. Mon pére me me tuerez si vous restez ,, ou bien " Voulez vous donc me tuer? Une demi heure apiès j'étais

dèrent que je devais repartir. Je dit alors ces

mots: " Vous

,,

parti ,, » (1).

Se il conte Prospero era riuscito a persuadere il suo primogenito di ritornare in Susa ed lui destini migliori, le

attendere che volgessero per

consapevole di quello che significavano

parole dell'ufficiale dei gendarmi, pensò di chiarirne e reil

Re o che

di

Carlo Fe-

facili

ad inten-

golarne la condizione prima che fosse tornato

almeno avesse avuto lice.

inizio

il

nuovo governo

Ritenendo impossibile, per varie cause

dersi, che suo figlio potesse vivere nel

(1)

Piemonte, che dopo la

Lettera del Conte Cesare Balbo al Marchese

Massimo d'Azeglio

— Archivio Balbo, Documenti per la vita del Conte Cesare Balbo. — Volume XXIII.


— 429 — Novara «^li stimava sarebbe stato organizzalo se-

aglia di

OOOdO un sistema più rigido <li quello applicato con la restaurazione, da padre savio ed amoroso pensò di ottenergli un ohe gli permettesse

tiorevole ed efflcaoe insieme

mora in terra straniera, senza confonderlo con nella autorità

ondato

paese. E

putava non a

contrario, ed

lui

rivolse al Pralormo, che

si

li-

quale sapeva esser

rispetto, de]

e nel

sud nome, e^li

il

la di-

profughi sardi

per sfuggire alia giustizia del loro

rifugiativisi

dando

i

ri-

La Tour, della cui amicizia

al

non dubitava, perchè l'uno e l'altro avessero rilasciato al ncesso di andar saportO che <*li a per

varie nazioni europee, con

le

ampia libertà e Bi-

più

la

corne si conveniva ad un leale suddito del He. All'aoiirdo in Parigi

nuela scrisse così

a.

K

le

\*-2\

:

ls eut cona&issance à Turni inoli dea Intentiona Due mi QénéVoia, il se rendit i Novare. Aprèa avoir éxéeutó

que

-

primo ministro di Vittorio Ema-

il

lo aprile

il

ri

contìance dont

la

et

le ('renerai

en chef eut

la l'unte

lorsqoe par l'heureux dénonemenl dee aflalrea sa

:uut inutile et que riiunneurlui permettali ile s'at)senter, luti u-e

désir qilS je

le

par le SimplOQ

lui

en B

une.

entra en l-ranee le 13 de ce inuis

il

glémeata eo vtgueur oa a gardè :

pour

t

i

;

Paria d'où j,usqù'à preaent

il

ne

lui e>'

Qaoique délivré direetemenl par Monsieur le Gouyenieor gè<hi Piéraont il est possibile que dea mesarea bien Beton

hi. li

da premier niutiient aient de iute, i

la

fai!

n-ti-nir ce paa-

méme epoque. Voaa

Mai oette pièoe mon fila pourrelt ameni Auaai nona roua pfioat lai et

.pie

quelqoei

lémarchea oonvenablea pour qu'il re. an plastòt ce

Al

>c

La Tom-

di '•esse e, ti

-i

irne più ,e

1

A K< 'H1VIO H \

lea

\

l8toa d

itui^'ior confidenza,

apprezzato;

e.

perche

per quanto

costituzionale, ne iperavÉ maggiori favori

'

tSSl

— Cartella 81."


— 430 — per

figlio e

il

per sé.

11

17 aprile

generale in capo due lettere, la

conte Prospero inviò

il

al

prima delle quali, in veste

ufficiale, serviva di pretesto alla seconda, esposta in

torma pri-

vatissima ed amichevole. Al Luogotenente di Sua Maestà l'ex

primo ministro del Re abdicatario si esprimeva ne' termini seguenti

:

far les lettres de Turin du 11 je recois l'heureuse nouvelle de l'arrivée de Votre Excellence et la proclamation qu'Ella a pubblio le 10.

Je félicite l'état du choix qu'a fait Son Altesse Royale: mais

respectant les occupations infìnies dontvous devez ótre accabló, Monsieur le comte, je ne craindrais point vous en détourner,

croyais pas devoir vous informer de ce qui

si

je ne

me regarde. Ma santi!

est désalterée. Je suis gravement menaci; d'hydropisie, maladie dont

est mort mon frèré. J'en étais déjà au point que je ne pouvais plus marcher ni me tenir sur pied. La tranquillité et le bon air commencèrent à me donner de l'éspoir; mais pour me remettre dans un état supportable, il me faut au moins quelques mois; peut ètre quelijiies voyages et des eaux et des bains qui me sont conseillés depuis longtemps pour d'autres maux. Quant à la place que j'occu-

pais au ministère sans l'avoir chercbée et que j*ai gardée unique-

ment, ainsi que mes collegues le savent, parcequ'il y avait du danger, j'en ai

donne ma démission particulière au Roi, avant mème la dé-

mission generale de tous les ministres; et je pris conseil

de Son Excellence Monsieur

le

était nécessaire, je pourrais entrer sur ce point tails.

fait,

l'ai

aprèa avoir

Comte de Vallaise. S'il dans tous

les de-

Le jour mème de l'abdication, j'ai envoyé au Prince Régent

par le moyen de Monsieur le Chevalier Mangiardi

la

démission de

mon autre place, c'est à dire, de la direction superièure des universités. Je

vous prie, Monsieur le Comte, de faire connaìtre ces cir-

constances à Son Altesse Royale, Monseigneur

le

Due du Gónévois,

me mettant à ses pieds et lui portant l'iiomage de tous les sentiments qui ont toujours été la règie de ma conduite (1). Chi conosca anche superficialmente

i

fatti e le persone,

che

avevano avuto una parte notevole nella rivoluzione del 1821 a qualunque partito avessero appartenuto, comprenderà che questa lettera del conte Prospero, se fosse slata fine a sé stessa,

(1)

Archivio Balbo, Lettere del conte Prospero Balbo — Documenti

per la Rivoluzione del 1821

— Cartella 3l.

a


— 431 — non avrebbe avuto valore alenilo. 11 capo dell'ultimo ministero non avrebbe potuto accettare un qualEmanuele mandato da chi ne aveva avversato la politica, specialmente dopo essersi ritirato dalla cosa pubbliea in modo pre-

di Vittorio

I

:

imliseutibile con la presentazione delle dimissioni sue "

colleghi, appena era avvenuta l'abdicazione del Sovrano.

logico ammettere che un Principe, il

tra i

(piale si soste-

un programma avverso a quello del suo pred< chiamato a suo ministro chi aveva dato l'im-

e.»n

pulso e l'impronta alla politica piemontese precedente insurrezionale. Ond'è che, se

vi

il

era stato invito più o

moto

meno

preciso da parte del La Tour, non certo ispirato da Carlo Felice, a

Prospero Balbo, questi avrebbe potuto anche esimersi

dal rispondere nel le

modo esauriente che abbiamo veduto, per-

sue azioni avrebbero garantito del

lettera succitata, invece, il conte

suo

rifiuto. .Sella

Prospero pareva quasi voler

mere il suo dispiacere di non poter accettare la proposta del Luogotenente del duca del Genovese, perchè temeva di apparire suddito non completamente devoto, come desiderava.

E dato il carattere fiero e

leale del Mal ho che perdonava, ma non dimenticava, vien tatto di pensare se una ragione riposta vi fosse per predisporre in suo favore l'animo del nuovo

Principe, usando siffatte espressioni di devozione e di lealtà. .

Prospero trascritta

al

provava

la

lettera privata diretta dal conte

La Tour, il 17 aprile, e che taceva seguito alla ^ ià r

:

mme ministre au digne

.\|

luiiMcui

un ami.

Mon

.

til-

al

que je \ leone comma

me rend compte

>nté

jion.

.le

pense :

qu'il

ne poni

autremenl

le

plus oatarel 'le montrei qp'il

[ai

a remili de*

:

;

«pie ini. que n

il

donner. Mais

'le lui

in.

ont

n'i

i'i

II

a dODDi

iati

uni les A


— 432 — suivis sur quelques uns des points les plus essentiels. D'autres per-

soones, que je pourrais citer, en ont óté

tnformée& Vous avez vu

en suite tant que ses servicea pourraienl ètre tait

utiles, qu'il n'y

met-

point la réserve que d'autres croyaient pouvoir se permettre:

et qu'il était prèt

à combattre

les fèderès.

Aussi je crois pouvoir

compter sur votre.justice pour lui, autant que sur votre amitié pour moi. Veuillez agréer avec mes plus vives remerciements les assurances bien sincères de tous les sentiments que je vous ai voués de tout

mon coeur. J'ai l'honneur d'ètre, Monsieur le Compte votre ser-

viteur et ami sincère

(1).

E nel poscritto, lasciandosi vincere

a

pieno dal dolore e

dalla tenerezza paterna, aggiungeva:

Vous ne trouverez pas mauvais que j'ajoute une prière: si dans que vous aurez sans doute la bonté de m'écrire, dès qu'il vous sera possible, il y avait quelque chose qui ne doit pas étre communiquée à mon nls, soyez assez bon pour me lVcrire dans une la lettre

feuille separée.

Al conte Pralormo, come abbia m visto, il conte Prospero,

aveva rivolto la preghiera di regolarizzare il passaporto che le truppe reali aveva rilasciato al il generale comandante conte Cesare per raggiungere

il

padre al di là del confine:

La Tour chiedeva di eliminare l'impedimento che si frapponeva alla effettuazione di questo desiderio. L'atto del futuro autore delle Speranze era stato, in sostanza, di opposizione e di ribellione quasi alla volontà del nuovo re: con al

il

presentare

la

sua dimissione nel momento in cui le truppe

costituzionali trascinavano nella loro rovina

il

regime instau-

rato dalla rivoluzione, egli, di fronte all'opinione pubblica,, si

dichiarava solidale, con chi precipitava nell'abisso.

ricercavano

i

suoi critici le ragioni intime e reali

\<m

che lo

avevano spinto a sollevarsi contro coloro che lo avevano offeso nella sua

onorabilità, essendo

stato sconosciuto

ai

più

l'ordine di Carlo Felice: essi, già consapevoli delle tendenze politiche del

(lj

conte Cesar*', vedevano nella dimissione del-

Archivio Balbo, Lettere

del

conte

per la rivoluzione del 1821. Cartella 31. a

Prospero Balbo. Documenti


— 433 — l'olio aprili-

1^-21

rottura definitiva con

la

governo reazio-

il

nario che era restauralo pei campi di Novara. Perciò tino a

quando

a

copia della dimissione del

la

tenente co-

lonnello dtl Monferrato, associata com'essa era a tutta la sua

precedente azione politica, egli era e doveva esser considerato,

00 fuori della legge, almeno sospetto; e nessun ministro

avrebbe potuto assumersi

all'estero

responsabilità di ga-

la

rantirne il lealismo e la devozione al nuovo Re, concedendogli quella autorizzazione che rilasciavasi

sudditi

a'

ritenuti

fe-

deli alla dinastia.

domandava quindi al La Tour un favore

conte Prospero

Il

immenso, chi do egli stato il depositario del malaugurato documento, avrebbe potuto, se avesse voluto, distruggerlo e in questo caso, legalizzando la posizione del conte

autorizzare il Pralormo di rilasciare la sospirata vidimazione,

"

noti

convinto della possibilità di ciò. sia che riteopportuno far agire anche il conte Cesare per renderne sentimenti dì lealismo e di sincerità presso la persona

i

ne aveva veduto l'impeto irresistibile di ribellione, perle

il

scrivere direttamente al La Tour in un modo

figlio di

che, mentre non fosse censurabile di incoerenza con

compiut-

e]

una acquiescenza e devozione ben chiare. Ed delle

Sperane* notificava aprile

azioni

al

il

futuro autore

luogotenente delle truppe

reali

18

domandata a V. K. la mia damisi

.

li

le

tempo stesso sufliciente per darà divedere

promettermi

ai

M. e di quella e

rifa

'li

tempo

una

di

delle

permiat

mio padi

te. •

liti

«li

V, E.

quale in

la

natura della

venir'

i.

vidimato

Ma purtroppo

piallile;

il

mio

!

chiunque \ u<>l rimaner*

il

primo

'

n

ni

mie


— 434 — riunì servita fedelmente

favori col proclama del

da volontari ed a cui eran promessi 1(5

parire uno di quelli che hanno incorso nel suo sdegno.

dubito ohe

l'È. V.

|

marzo, io, dico, sarei forse esposto a com-

Ma io non

mi concederà sempre questa ricompensa che io Le

domando, sola, de' servigi prestati sotto di Lei, di aiutarmi colla Sua comparire agli occhi di tutti quello che sono sialo. Onde io ardisco pregarla in questa occasione di far iscrivere

alta testimonianza a

per la segreteria degli signor Ambasciatore la

di

All'ari

Esteri

al

Sig.

Conte

di

Pralormo pel

Francia in Torino al suo governo affinchè

vidimazione del mio passaporto in Parigi non soffra alcuni

ritardi. Io sarò

altri

ancora particolarmente tenuto a V. E. se Ella si com-

compiacesse farmi spedire un congedo temporaneo in forma, dove fosse descritto

il

servigio reso volontariamente da me in Novara, a

meno che TE. V. non avesse a farmi risposta definitiva sulla demissione da

me richiesta, o qualche ordine a darmi pel mio

nel qual caso io la pregherei per fuggire ogni impaccio di di

ritorno,

mandarmi

nuovo il mio passaporto (1).

Poteva in realtà il La Tour concedere ai Balbo quant'essi gli chiedevano? Bisognava supporre in questi due uomini, che

dovevano pur avere una profonda esperienza nelle cose di Stato, una ingenuità immensa se avevano potuto supporre di vedere realizzate le loro speranze. Se il generale comandante avesse potuto circoscrivere entro un ristretto circolo di amici e di

persone non malevoli a' Conti di Vinadio l'azione spie-

gata dal tenente colonnello del Monferrato,

il

7 e l'8 aprile,

ed impedire che la dichiarazione della dimissione avesse avuto la pubblicità con la quale era stata presentata, forse, non avendo

egli altro

che un'ammirazione per l'ingegno ed

il

cuore del

padre e una benevola indulgenza per il figlio, avrebbe trovato

mezzo di cancellare l'atto compromettente e concedere al Conte Cesare di dimorarsene all'estero per il bene suo e de' il

suoi.

Ma anche ad una tale soluzione si sarebbe opposto il

fatto che, a ragione o no, Cesare Balbo era già sospetto di av-

versione al regime conservatore, quando non lo

si

accusava

apertamente di avere capitanato la rivoluzione e nessun uomo :

di

Stato sarebbesi

(1)

potuto

prendere l'arbitrio di assolvere

Archivio Balbo, Documenti per la vita del Conte Cesare Balba

— Volume XXIII, foglio 278-279.


— Implicitamente un

4:ì.")

—

individuo tanto sospetto, prima

giustizia dalle autorità

averne facilitata

la

fuga chiudendo tutti e due

tevasì esser- pronti a sostenere

l

che

occhi: po-

gli

'innocenza dimostrando che gli

errori erano stati commessi con la piena persuasione del

cendo risaltare la purezza delle intenzioni stat<»

gli

competenti. Poto

possibile a rigor di termini di dargli

bene

ma non sarebbe

:

una implicita asso-

luzione, invitando ufficialmente il Governo di Francia ad accogliere n.dle sue terre l'amico del Santa Posa, come fedele sud-

dito del re. Pure noi siamo persuasi che, se l'impedimento alla

effettuazione ilei desideri dei Hai ho

si

fosse a ciò limitalo, il

La Tour, approfittando del trambusto di cpue' giorni, dell'auto-

non essere ancora ricostituito

sua. del

rità

avrebbe potuto, stracciata concedere al conte Cesare

la

potere civile,

il

dimissione.

notificazione della

vidimazione necessaria. E ne due Palbo che il conte Prospero aveva agito nel modo ^ià noto ed il conte Cesare non perdonò più al suo antico generale di non averlo allora salvato. Non

erano in t'ondo

sì

convinti

la

i

com preso che un ostacolo insormontabile, la parola del Re, aveva tolto al La Tour ogni possibilità di opeQuando il 4 aprile |s-j] Carlo Felice aveva invitato il comandante delle sue truppe di allontanare dal campo di Noi

i.

vaia

Cesare Balbo, questi in

era

già

condannato da

gentiluomo, nessun capo civile o militare

mai perplesso di garantire con (piotato dal Sovrano.

atti

ufficiali

La Tour aveva

Il

le

si

M.: e

S.

sarebbe

un suddito mal

mani

legate. E per

male che involontariamente faceva al suo ex subordinato, egli non avrebbe mai agito contro la volontà del Le che era stata espressa in un modo reciso. Non

quanto comprendesse

intatti la

da porsi

in

il

dubbio che. al ritorno di Carlo t'elice,

condotta dei Balbo sarebbe stata esaminata

e

quindi con-

dannata od approvata e che il nuovo Principe non avrebbe mai perdonato il La Tour. -•• questi si fosse frapposto fra la giustizia reale ed

un gentiluomo compromesso nella recente

qualunque stato d'animo fosse stato dell'esercito piemontese, anche se avesse voluto fare, non lo avrebbe potuto più, che, appena ricevute le tic lettere dei Pallio. ave\a dovuto Cedere pieni rivoluzione.

il

l> (,

i

resto in

comandante generale

i


- 436 — poteri al Revel

nominato luogotenente generale del duca del

Genevese. E dolente anche di questo contrattempo rispose così al Conte Prospero il 26 aprile 1821 :

Je recois dans la minute la lettre que vou.s m'avez fait riionneur

de m'écrire

le

17

et

quoique mes fonctions, autres que celles

«le

gouverneur de No vare, aient cesse par la nomination du Chevalier de Revel à la charge de Lieutenant General des Ktats de S. M.je m'empresse, Monsieur le Comte, d'avoir l'honneur de vous rassurer

que j'aprofìterai de la première occasion pour Modène alin de porter à la connaissance de S. A. R. le contenu de la lettre en question. Permettez, Monsieur le comte, que je ne termine point cette-ci sana vous esprimer combien je règrette que ce soit des motifs de sante qui vous retiennent loin de nous Il

(1).

La Tour però per quanto avesse

volontà

dall'essere egli

reale, sia

le

mani legate sia dalla

oramai limitato nelle sue

opere dalla presenza del Revel, dolendogli di non poter salvare Cesare Balbo, escogitò un

mezzo estremo. E ne dette

immediatamente comunicazione al conte Prospero il 26 aprile medesimo :

Je vous remercie bien vivement de la preuve d'amitié et de conflance de vous voulez bien me donner dans votre lettre conlidentielle.

Voici éxactement l'état des choses. Je recus la désagréable comtnission

dont M. votre

flls

vous a parie: mais jugeant que les explications

de Novare ou Turin à

Modène

n' obtiendraient

satisfaisants, je me suis borné à dire

pas des résultats,

que la conduite à mon quartier

general avait été très louable, mais que d'après les ordres que^j'avais recus à son égard, j'avais cru bien faire en l'engageant à se

rendre auprès de vous et je n'ai fait aucune espèce de mention de démission, de crainte que dans ce premier moment elle ne fùt acceptée. Ainsi donc

elle,

est

connue non avenue: mon idée si je re-

stais en fonction était de laisser dormir toute cette affaire, d'attendre le

retour du Prince; de lui parler et en suite de mander à Monsieur

votre

flls

ou à vous Monsieur le Comte les dispositions où je

l'au-

rais trouvé, pour que vous poussiez prendre vos déterminations en

cons^quence. Mais actuellement que la direction des affaires est con-

(1)

Archivio Balbo, Lettere di vari a Prospero Balbo

per la rivoluzione del 1821

— Cartella 31.

a

— Documenti


- 437 — qne

-

lils

mieux

le

per-

la

auprèa de vons pour soigner

•ntinuer à restar

o fiTraml cependanl son Berviee e au corps:

que M. r votre

serail

pour obtenir

re vienne ou écrive aa chevalier de Etevel

pour le cas où il seraitjugé

ne faudrait paa oublier de marquer dana

il

constamment fall partle de l'armée de Novara el

lettre, qu'il a

la

qu'il

n'en est parti qu'avec ma permissiòn et d'aprós les nouveiies Inquieti

;

ne

lui

qu'il

ne semole pai

da quartier general. (1).

!•

La Tour non poteva

Il

me parati mieux

confldentiellement, touchanl l'ordre qua

<lir

iti

sua posizione di fronte

eoe pesavano sopra

il

al

far di

più per Cesare Balbo

Ke e data

la

la la

<l

natura delle accuse

giovane Conte. Questi avrebbe dovuto

ritirare la sua dimissione della quale avevano conoscenza

nerale

comandante ed altre poche persone sicure:

La

il

avrebbe rappresentato l'allontanamento

Toni' dal canto suo

campo di Novara sotto la luce migliore, coperta com'era

dal

dalla sua completa responsabilità. Eliminato infatti l'atto che

poteva essere interpretato come ribellione agli ordinamenti di Stato, sarebbe Stato agevole sostenerne la difesa

per

rima-

i

nenti capi di accusa, fondati su voci, non su documenti

si

uscita, prova, oltre

la

fosse l'unica via di

curi. E che questa

surricordata, l'altra che

lettera

il

La Tour aveva già scritto

confidenzialmente all'amico, marchese idoperato iato

in

favore del nipote,

Prospero -;i

l'esito dell»'

fra

Ho voluto vedere li

il

l'altro,

il

Conte

«li

II

<

il

tesare d'Azeglio, che si

D'Azeglio riferendo al

sue pratiche in sostegno di 16 api ile

1821

:

La Tour. El mi ba detto con facoltà

comunicarvele, ohe non ha ancora dato coreo

al

foglio, ool

quale

adunque ancora può riaverlo e

Dati

stenderlo; altrimenti

trovò

i

Un

i

riflettiate

q

di

il

8,

non

m quel giorno. Mi

mbattimento

monta: era dubbio

sul

da

fai ti.

La

mdimento ad ogni messo ed anche della magnanln

prudi delia

risolutezza, della gioì

[volgimenti

rimi itziiuh- del

l*'-'l

— Cartella !U.*

consiglio

ottimo

Balbo

Aio bivio Balbo, Letto la

ò

I

'


— 438 — dar Luogo allo sfogo delle operazioni, quando il dovere non obbliga ad operare (1).

È certo ohe il La Tour se pone vasi ad un certo rischio, coprendo (iella sua autorità l'allontanamento del Conte Cesare dal

campo di Novara, chiedeva a' due Balbo un sacrificio non Ad essi, sì orgogliosi del loro onore, domandava che

lieve.

passassero sopra un atto che questo onore aveva profonda-

mente leso ed esigeva dal giovane gentiluomo la sconfessione di quel che aveva fatto in difesa del suo decoro. Ritirando la dimissione, questi accettava implicitamente la possibilità di essere sospettato dal Principe

come partecipe ai moti rivolu-

zionari e mancatore quindi al

giuramento di fedeltà che gli ma come capo dello Stato,

aveva prestato, non come uomo,

nella persona del suo predecessore. Il futuro autore delle /Spe-

ranze non aveva avuto mai timore di affrontare un giudizio delle sue azioni,

ma era fuggito dal Piemonte solo per l'of-

fesa che aveva ricevuto, sospettandolo, come si era fatto, nella

purezza delle sue intenzioni e nella lealtà delle sue opere.

appena n'ebbe notizie dallo zio e dal padre, alla proposta del La Tour. Un gentiluomo, privato della fiducia del suo Re, non avrebbe dovuto mai riprender serOnd'è che

si

ribellò,

vizio sotto di lui, se prima non ne avesse riacquistata la stima e

ne fosse stato reintegrato con aperte, indiscutibili manife-

E di questa condizione del suo spirito egli ci ha lasciato prova in alcune note tratte dalla storia di situazioni

stazioni.

identiche alla sua, o che a lui erano apparse l'altro nel

tali.

Così

fra

maggio 1831 scriveva:

Charles VII, dans une effusion de coeur démandait à un genti-

lhomme gascon si quelque chose au monde pourrait le détacher de son service: «Non pas Sire, il avait repondu, l'offre de trois royaumes tels que le vòtre, mais si, bien, un affront » (2).

Un (li

caso speciale della storia di

aveva

in

Archivio Balbo, Lettere del Marchese Cenare d'Azeglio al Conte Documenti per la rivoluzione del 1821 — Cartella 31. a Archivio Balbo, Manoscritti originali del Conte Cesare Balbo

Prospero Balbo 2)

Francia egli

Abbozzi diversi

—

— Volume XIII, foglio volante.

—


— 4.Ì9 — quel volger

tempo studiato, perchè rassomiglia ri tesi non

«lì

tzia:

quello

Bertrando di Quesclin, che

«li

mandato da Carlo VI in Bretagna contro il Monitòri, tatto pri gionìero per

tradimento dei Bretoni, era stato accusato di

il

fellonia

Re, il

il

(piale

non accettando

dimissioni

le

grande guerriero aveva inviato a restituirgli la spada l'onore un'ambasceria capitanata dal duca di Borbone

del suo e

parva licei coinponere magnis» osservava Cesare Balbo ce •er-

tamente

lice

iti

abile e per

tatti d'onore, che è il medesimo per un conun teneide colonnello, per un eroe ed un [j

tiluomo. ecco

il

caso mio. La sola differenza è che a un l>u

SClin la riparazione il

Savio

e dai

duchi

voleva esser fatta per parte di Carlo

d'Ari, jou. e di

me basta la

Bourbon, e a

pura riparazione la quale sta in quelle parole: " Récevez l'épèe

d'honneur que je vous offre: reprenez-la le Koi le veut et vous eri venez avec m>us ... Onesta differenza c'è poi ancora, :

me, fu di sole parole avendomi S. M. o chi

atta a

per esso ordinato di lasciare

odo passar a quello, mi

il

posto dinanzi al nemico e non

prima " d'avoir fait accepter ma démission ... Adunque la riparazione fu forza uscir dagli stati

odo disfacimento di tutto il fatto mi pare che non l'avrò mai completa, se non sono richiamato al mio posto, cioè al

medesimo d'ogni

ufficiale fedele dell'esercito di

Quindi non solo non accettava >ne,

qual cosa dida come ti

il

La Tour, che

richiamandolo

il

gli

il

fosse fatta

Sovrano

al

1

come

dovuta

Egli

partiva dal

presupposto

La

del:..

che

della sua completa innocenza e dalla

-cinta da chi ne aveva

Ahh,

la

suo servizio.

il

dovere;

Che, per una -erie doloiosa di vicende, -tata

ritirare la

servizio,

non poteva esser concepita che da un'anima canil conte Cesare, abituato ad una rettitudine di penazione, rara sempre, e rarissima in que' tempi di

oni politiche. t

conte Cesare di

ma esigeva, [ter riprendere

>08igliat0

riparazione,

il

Novara - il).

valutata

Ari invi'» Hai

e la

non si BUS opera

come colpevole r che, per evitare mali


— 440 — momento, attendo giorni

giori, conveniva piegare il capo, per il

aveva consigliato il La Tour: così gli aveva

migliori. Così gli

suggerito Io zio D'Azeglio

:

ma per quel sentimento irresistibile

di ribellione, che spinge l'innocente ad affermare contro tutto e

conlro tutti l'illibatezza propria,

il

futuro autore delle Spe-

ranze ad un accomodamento, cbe avrebbe significato tacita accondiscendenza a quella, che egli riteneva offesa del Re, preferiva affrontare

i

un processo

dolori di

e

le

amarezze

del-

l'esilio.

Ed esse erano incominciale ben presto; che il Revel aveva perdere tempo. Memore di Cesare

iniziato l'opera sua senza

Balbo, al quale aveva attribuito in dotta

del

Carignano,

per

i

consigli

massima parte che aveva

la

con-

fornito

al

Principe (1), egli aveva voluto conoscere particolarmente quel

che aveva commesso

il

giovane conte, non perchè nutrisse

mal animo contro di lui. ma perchè fosse chiarita la colpabilità maggiore o minore del figlio del primo ministro di Vittorio Emanuele. Avendo avuto per il conte Prospero stima come uomo onesto e capace, quantunque lo avesse criticato ed avversato nella sua attività politica, non sarebbe stato

mal contento di poter assolvere un gentiluomo dall'accusa di fellonia; ma nel tempo stesso non avrebbe veduto di mal occhio che una testa calda come il conte Cesare avesse potuto assentarsi per qualche tempo dallo Stato con buona pace di ognuno. Assolverlo non poteva, tanto per quel che aveva constatato di propria esperienza quanto per l'opinione che sapeva essersene formata il Re: condannarlo ripugnavagli per il senso di rettitudine che possedeva

:

bisognava cercare la via di

mezzo tra queste due inconciliabili tendenze. Ma i Balbo, poiché non volevano ammettere la più lontana possibilità di colpevolezza, fallito il tentativo con il La Tour, pensarono di ottenere dal Revel la soluzione del grave problema.

E dal momento

che il Luogotenente generale aveva in gran conto il marchese Memorie del Conte Cesare Balbo sulla rivoluzione del 1821 in PieArchivio Balbo, Manoscritti originali del Conte Cesare Volume XIII. Revel, Mémoires sur la guerre des Alpes et Balbo les évènements en Pièmont pendant la Revolution Francaise, Turin, (1)

monte, in

—

.Bocca, 1871, pp. xlv.


- 441 -lio. non ostante che Massimo e Roberto fossero un certo senso favorevoli al moto costituzionale, il conte Prospero e suo figlio si adoperarono presso il cognato

stati

in

o

/.io

per conseguire

soddisfazione richiesta.

la

era stata difficile con

Ma,

divenuta con

Revel

il

per

il

La Tour, più ardua era data

pubblicità

la

ai processi di

maestà. Cesare Balbo era stato inscritto nelle

liste di co-

loro le cui azioni, pur non essendo di grave entità, dovevano re

ogni

in

modo inquisite da

era possibile metter più a tacere

apposite commissioni la

cosa. Ed essendo

:

(in

ne da'

primi di maggio concretate le accuse contro di lui. consistenti sul Principe di

nella influenza esercitata

rivoluzione, nella condotta tenuta

la

Fuga da Novara,

sua

il

1-2

Carignano durante mar/o 1821, nella

due Ralbo pensarono

i

d'Azeglio una serie di dati e di

fatti de'

di

inviare al

quali egli avesse po-

tuto servirsi per sostenere presso il Revel

la

causa del nipote.

marcbese, mentre incuorava il cognato ad avere tiducia nella equanimità del Luogotenente generale del Re, mentre cercava Il

calmare

di

suo Cesare angosciato della piega che avevano

il

K> gli eventi, preparava,

pei

minuziosamente, una memoria

Ralbo, la

parole

(pi, ile.

Tbaon, favorevoli ali* accusato. marcbese Cesare. Ed egli e lo St<

introduzione del

di

Sto aveva ottenuto ..ino

cbe

il

ii

Sovrano, edotto della realtà degli av-

venimenti, avesse assolto di sua propria mano Monferrato, impedendo

lonnello del

Luogo,

come

tuendo

la

11

il

giovane co-

processo ai

il

i

7 giugno L8I1 difes

il

d'Azeglio presentò al Luogotenente n

Bulbo:

-art

pubblicai

In altre il

che

due Bai ho ardentemente desideravano, e restifiducia al supposto cospiratore (1).

ite

cere

Rovel prilla «lelbi DA

<lnl

marcbese d'Azeglio par convin••

Balbo, poi .l.-ll'oppor-

toniti

allo

in

sebben rosse stata scritta Revel, avrebbe dovuto essere inviata a Carlo Felice, con il ire

hvoIv

«invio B


— 442 — Le Comte Cesar de Baibe écril de

s.

M.

a u

à

sujrt de la démission

S.

E.

qu'il

M. r le Lieuténan! General

demanda

a M.» le General

do La Tour (1). Personne ne peut ici élóver la voix en faveur de ce

jeune homme: je n'hésite pas à l'ontreprendre. Si je le croyais còupable, je m'en abstiendrais. Los affectiona particulières

doivent so

tenir <lans le silence quand la justice est cliargée de fixer le sort des

mon intention d'entrer dans de grands détails.

accusés. Ce n'est pas

A uno pérsonrie dont

temps

lo

précieùx, la perspicacie rare,

est

l'impartialité assurée, les indications générales suftisent. Le

Comte

Cesar de Balbe croyait avec beaucoup de personnes très bien intentionntfes

que d' après les idées répandues en Europe, le Roi serait

contraint tòt ou tard de donner une forme de gouvernement constitutionnel à son peuple. Il eut tres de le dire à

S.

la

loyauté qui n'eurent pas tant d'au-

M. diréctement. Cette démarche put ótre l'effet

d'uno idóe fausse, mais elle porte le caractère de Thomme d'honneur: elle est la marche du sujet fìdèle et dévoué. Si après cela il manifesta

cette opinion avec des amis qui la partageaient d'avance, je ne l'ap-

prouve pas; mais l'excessive tolérance, dont on

usait, a

pu

faire

croire que le Gouvernement ne voulait prendre garde à ces discours.

Us s'ótaient rópandus au point que je ne sais

s'il

y aurait pensò a

la

dótention de tous les coupables,

la

composition du manifeste du 12: voici sa réponse. Cette proda-

ceux, qui y prenaient part, étaient tous régardés comme tels. Il est accuse d'avoir fait annuller si

mation avait été rédigóe avant la rebellion de la Citadelle de Turin. Cet óvónement, survenu pendant l'impréssion, avait changé l'état des choses. Quand on la publia fìcber,

il

fot

réconnu qu'on ne devait plus l'af-

mais seulement la faire circuler. Il fut envoyé par son pére

au bureau de l'intérieur pour en donner l'ordre. On lui courait déjà partout:

il

alla

au chàteau d'où

distribuait, ce qui n'était pas. Mais

il

dit qu'elle

croyait qu'elle se

en passant sur les places, il en-

tendit dire qu'elle était prise en mauvaise part par les troupes.

Il

accourut en donner avis à son pére: l'ordre fut donne d'en cesser toute distribution: d'en avoir fait

il

le

porta au bureau, mais il ne se rappelle pas

décomposer les caractères. Il a donc agi par ordre:

quand mème dans un moment de crise il aurait cru devoir couper

et

court à une publication qui devait cesser par ordre supérieur, serait-ce

un crime?

ne

rien, qui

fit

ne

— Pendant la régence du Prince de Carignan lui fut

il

commandé par le régent en qui se trou-

— Dès que les intenLettera di Cesare Balbo al lìevel del 15 maggio 1921 — Documenti per la vila del Conte Cesare Balbo — Volume XXIII.

vait sans doute la seule autorité en ces jours. di)


— 443 — •

(romper d'un jour, U

mit

se

à

avérain; aupréa duqoel la

•

rillen

diapositlon da general Dommi

la

Souvéradn appaiai!

le

les

oìficiera

fi-

ei

pé-

Tour donna deux commisaions

Balbe;

<le

de Balb<

i

— Je veni

litta à aa satisfiction.

il

pour un moment que Le General eut tort en lui témoignant itlance: dès qu'il l'employa, dei que II.» de Balbe répondil

me que lui donnait la personne qui tuit le

Souvérain, cea commiasiona

lui

ont acqui- un titre n

lomme un officier tidele. Quel ne serait pas l'inconvénient si

un individu qui reviendrait

ix pas. de vait se métter lui

qui tient la place dn Souvéraìn el atte nd re

Maia

le

à

la

que M. r de Balbe avait

fait est

BOB de

pina de

-

ratiflcation pi

are de ses amis et n'avait plus eu de ràpr

a se raviser et par ordre Mi-

ma un tei état de choses, que tout i camp <*. La méflance qu'on lui laisae apereeyoir marne general ne peut lui permettre de rele jour du combat! — .le manquerai à

arrivo au point que e

lui

le

i

de s. m. si je eroyaia né»

un soldat

jiiune telle situation a d'horrit

lui fa

homme qui a'est

épée devenue un obrobre pour lui pas sana défauts, mais qui danc

impeti.

al,

vif qu.

u

un jeune t,

le

la

i

plus baule

!

rempli dnonneur. dime d'esprit, distingui

i

a imtenu l'approdatimi de S. Il

n'en a

aucun qui

M

|

doute auront [u'il

stitution d'Espagne. Si

abborrall

finfluence de inte, il

n'en a que

la

dama

maibeu-

mleux prouvé aon dévoueo

ndard Ro;

il

le

nment ( li i

dune

qu'il

yeux du pub: du |D

•

ider qii'ui

I

!

«le


_ 444 — vouloir bien présenter au Roi ces remarques. soii

coeur les motìft

fluence Il

les plus

S.

E.

trouvera dana

appuyer de son in-

puissants de tea

(1).

marchese d'Azeglio aveva fatto una

nipote: senza smentire stituito quello

le

efficacie

difesa del

sue idee politiche, avevagli però re-

che malevoli interpreti delle sue azioni gli ave-

vano negato, per rappresentarlo invece al Sovrano sotto la luce il futuro autore delle Speranze aveva favorito il

peggiore. Se

regime costituzionale, av^va però avversato quella forma speavrebhe intaccata l'integrità della persona reale: ed appunto per il desiderio di render sempre più forte, grande, ri

ciale che

spettata,

temuta la Casa Sabauda che

egli

vedeva associata

un avvenire non lontano con la liberta della patria, erasi adoperato presso il Carignano e le altre alte cariche dello Stato per favorire il mutamento di governo che avrebbe portato alle più sublimi vette la dinastia dei Savoia. Ma quando il Re in

aveva parlato in modo preciso, il conte Cesare, sacrificando, come ben aveva notato il d'Azeglio, opinioni ed amici, aveva obbedito. Dovere quindi di chi poteva garantire di lui sarebbe stato di sostenerne la causa presso il Sovrano e longanimità di

Principe sarebbe dovuta essere di restituire la pace e l'onore al soldato ed al gentiluomo. Implicitamente il d'Azeglio rimprove-

rava il La Tour di non aver difeso il Balbo, appena che al campo

Novara era giunto, il 4 aprile 1921, il dispaccio reale, e invitava il Re a compiere un'opera di gentilezza e di bontà. Ma Carlo Felice non era l'uomo capace di ascoltare un invito di indulgenza e di longanimità. Se, per l'indole del suo

di

spirito e per

non voler eccessivamente accondiscendere a' vodomandava un'esemplare repressione, non

teti dell'Austria che

era stato scontento che a' patiboli ed alle carceri fosse sfugggito

maggior numero de' cospiratori, non avrebbe potuto, per molto tempo almeno, dimenticare che costoro avevano osato di intaccare quell'autorità reale che egli riteneva sacra perchè il

emanata da Dio. Un sovrano che credeva al diritto divino dei principi non obliava anche chi avesse osato discutere la le(1) Archivio Balbo, Manoscritti originali di Cesare Balbo lume XIV, pp. 623-629.

— Vo-


— 445 niità del

poi

»luto: e

una famiglia devota

li!

antiche e recenti,

e si

Cesare Balbo, sebbene appaialla

dinastia

per

prove Qu-

momento

tosse dimostrato al

aveva troppo discussa, sostenuta la nuova dottrina politica, perchè, per quanto purgato delle ac-

Mvò suddito

leale,

molteplici su di lui accumulate, a vesse trovato indulgenza giustizia del Duca del Genovese. Non aveva questi

nella

dimenticato neppure la operosità del conte Prospero che a suo

modo di vedere aveva favorito lo scoppio della insurrezione: non era possibile attaccare

il

padre, dalla condotta pu-

ma, non era errato tener lontano

il

tìglio dallo

Stato ed

obbligare, per ragioni facili a comprendersi, l'ex primo ministro degli Stati Sardi a [.ito

dei

dal (i

vivere lungi dalla pubblica

dolore dell'esilio del suo

cos;i

primogenito. La di-

'Azeglio non ebbe l'effetto sperato: Carlo Felice non

perdonò né allora, né contini») di

poi,

anche se

si

piegò

in

seguito al

Camerario: e Cesare Balbo, pieno l'animo di ama-

rezza per l'onta che gli veniva

maggiormente

inferta, pren-

deva decisamente la via dell'esilio, che doveva essergli scuola di

om

im maestra mento di vita

Eugenio Passa monti.

iv

a»


RECENSIONI

Vincenzo Gioberti liani.

— Del primato morale e civile degli Ita-

Introduzione e note di Gustavo Balsamo Crivelli

— Voli. 3 — Torino, Unione Tip. Ed. Tor. (voli. 24, 25, 26 della

« Collezione di Classici Italiani »).

Ho già rilevata l'opportunità della ristampa del Primato, toccando in questa stessa rivista della dotta introduzione di Gustavo Balsamo Crivelli che illustra la genesi e lo scopo dell' opera giobertiana. «Si proponeva egli (così il Balsamo) di mettere in sodo la maggioranza italica non già numerando tutti i titoli della nostra gloria, ma tentando a priori la dimostrazione del suo tema, di nudare le piaghe d'Italia e di proporne chimeriche e violente e i rimedii, senza ricorrere a mutazioni allontanando così dai principi la paura e dai popoli la smania p'elle rivoluzioni, poiché a suo parere gli ordini presenti chiudevano in sé il germe di ogni perfezionamento e non esisteva in Italia dato o elemento di sorta, che avesse del vero o del nazionale, il quale non fosse buono in se stesso o accordabile con altri elementi mediante l'unità del genio patrio. Persuaso che la redenzione d'Italia non si potesse ottenere senza il concorso delle idee religiose e che la penisola non potesse essere una, libera e fotte, senza la risurrezione civile di Roma, tensuo centro e capo morale, edotto dalla esperienza che tativi politici fino allora praticati non erano riusciti, perchè non si era fatto alcun caso, ponendovi mano, della classe clericale e delle credenze comuni, ritenendo che il solo riordinamento d'Italia allora possibile risiedesse in una confederai


— 447 — zione dei suoi principi, capitanata dal Pontefice, pigliò l'Italia rolla sua religione, coi suoi governi, col papa, coi vari principi e coli*' diverse classi di

cittadini,

miglior costrutto politico da

tutte

cercando

di

trarre

il

queste cose insieme <•< .nntroduzione, p. i.\).

giunte in una dialettica armoni' Determinato lo scopo del Frimaio quarti colle parole dell'autore, il Balsamo ne studia nelle pagine successive la cjeH68i, dopo aver premesso eh scaturisce «dalle via se della

filosofia

giobertiana

»

(ivi,

xn)

(1).

aveva piena coscienza della sua alta missione: solo si doleva « che la sua penna t'osse di gran lunga interiore che molti a potesse parer temerario che un all'argomento, e continuare scrivendo l'impresa cominciata (i.

Il

andò da hlimissimi

pontefici, e

-andrò. Innocenzo e Giulio, budai màravigliosi ingegni

proseguita

dell'Alighieri, del Machiavelli, del Vico e dell'Alfieri, ai quali

mente tolse L'umiltà del grado privato, e diede la

mi

itiva di essere uditi come banditori pubblici e quasi

pre-

spon-

monarchi della nazione» {Primato. I. 29). Ch'egli non un utopista, nel scuso volgare che si dà alla parola. B fu proclamato (e molti in buona fede seguitano a ripelo mostrano luminosamente molti luoghi del lihro, tra cui trascelgo questi fra mille: * Scrivendo un lituo sopra !

io protesto di voler parlare dell'Italia

l'Italia,

viva e reale.

non dell'Italia defunta da quattordici secoli, né di un'Italia astratta e chimerica che non si trova nel mondo di fuori, ma solo nel cervello di qualche tiVviò l'occhio a mostrare che l'Italia sola ha le qualità richieste per esser la nazione principe, e che te

•il

dì d'oggi,

al

d'oggi abbia

di

perduto quasi del tutto qui

principato egli è in potere di Paiiui opportuno •lla

lei il farlo rivivere (1,34) per dar principio a una nuova epoca

penisola, e

spianar

la

via

alla

filo-

redenzione degli

mostrando che in ogni genere di colti: fummo e dobbiam essere pi imi. idi» ci irtiene il guidare altrui, noi, guidati, e che qu< -il' prerogativa e talmente nostra che ninno può rapir-

irdeiietti.il venir

gentilezza

di

noi

1

i

1

l

Per al

la

gì

•

/'rimato

ì

-iol

r

l,i

Prtn

'.

ital

,

\


— 448 — cela a proprio od a

comune vantaggio (l, 35)

Italiani.

qualunque siano le vostre miserie, ricordatevi che siete nati principi, e destinati a regnare moralmente sul mondo. Mostratevi pari a questa gran vocazione, e non oscurate il regio segno, che Iddio ha scolpito sulle vostre fronti (I, 66) lo mi propongo di provare, che V Italia contiene in sé medesima, sovratutto per via della religione, tutte

le

condizioni richieste

suo nazionale e politico risorgimento, e che per darvi opera in effetto non ha d'uopo di rivoluzioni interne, né tampoco

al

d'invasioni o d'imitazioni forestiere (1, 98)

Aggiudicando un primato, non solo morale, ma civile, ho dovuto provare che. sebbene il possesso ne sia perduto, tuttavia ne durano i titoli, e che la patria nostra ha in sé le condizioni necessarie per farli vivi, senza ricorrere a presupposti chimerici, a mezzi colpevoli, ad aiuti e ad imitazioni straniere Stando (adunque) che l'Italia non possa aggiu(II, 89) dicarsi per ogni verso una scientifica e letteraria preminenza, resta a vedere in che siano riposti i veri titoli del suo mentale primato. Ora io dico che questi consistono nei primi elementi onde tutte le scienze e le arti gentili provengono (II, 99) » ecc. ecc. Utopia si può dire la chiusa del libro, e sogni possono alleviare, almeno l'autore lo sa: «Quando per qualche istante, il doloroso senso delle comuni miserie, e aprir l'animo stanco a liete e generose speranze, non credo che sia illecito il sognare» (III, 259); ma chi vorrebbe togliere al Primato quelle pagine divine? Chiamare poi il (ì. utopista per quello che scrisse della religione, del papa e dell'Italia, della filosofia e della teologia, dello Stato e della Chiesa, delle rivoluzioni, della forma di governo ecc. ecc., significa commettere un grave anacronismo all'Italia

i

e trasportare al 1843 le

nostre simpatie o convinzioni, opi-

nioni o giudizi. E poi, non dimentichiamo, per carità, che lo stesso G. modificò subito alcune idee nelle lettere agli amici, ed altre ne ripudiò successivamente, nei Prolegomeni, nel Gesuita moderno, e che nel Rinnovamento fece una revisione e critica delle idee del Risorgimento. Fra le quali, queste mi paiono notevoli (nel 1343; che «ogni riforma scientifica è irrita, se non fa capo dalla religione, e che ogni disegno di risorgimento italico è nullo, se non ha per base la pietra angolare del pontificato» (I, 24); che «se negli ordini prettamente religiosi il papa non appartiene più all'Italia, che ad :


- 449 — persona

un'altra nazione, ed

è

dini civili egli fu

creatore del genio italico, ed è talmente

il

.durato

impolitico; Degli or-

:_

con verità l'Itali., Papa è materialmente in Italia « (1,50-1)' che « gli errori, da cui fu spesso ammorbata l'Italia non sono opera nostrale e che d' oltremonte ci venne colla peste delle intestine discordie e col flagello delle armi ambiziose il veleno delle false dottrine» il. Che - non solo dall'Italia cattolica uscirono colla religione primi rudimenti della letteratura, ma ogni pianta gentile, che

può

«lire

Papa, come

spi ritualmente nel

il

i

altrove allignasse: ne uscirono

le leggi,

reggimenti, le arti

i

belle, le industrie, i commerci, l'agricoltura, la

hitrato. essendo di sua natura

ii

amore,

un

nautica» (1,61

1:

pace, di

uffizio di

fratellanza, appartiene all'essenza del sacro mini-

di

indiviso da esso» (I, 236-7) e quindi dal Papa. Riprovava, nel 1843, il disegno degli unitari rigorosi, giacché - il supporre che l'Italia, divisa com'è da tanti secoli, p ed

io

è

floamente ridursi sotto lerare che ciò

>i

poter di un solo, è demenza:

il

taccia per vie violente, è delitto, e

il

non

può cadere se non bell'animo di coloro, che guastano la poanteponendola alla morale il, 1<>:>); anzi egli inclinava a pensare -che l'unione federativa sia il governo mi-

litica,

••

gliore, eziandio astrattivamente e speculativamente parlando, e

il.

società

che

UHI);

la

maggioranza ilei primo è

quello che

umane alla civiltà,

la

conferì rehhe

t'orza

di

ino

di

parità assoluta dello Stato e della Chi'

« la

e

impossibile, e

si conforma all'ordito e al corso natuumana, e alla perfezione del tipo cosmico

quello che più

rale della

il.

••

questi

amore e di

torità e

il

l'ardire e Iti.

Ora.

molti lustri:

poi di

delle scrii

avanzare

la

rompe ogni vincolo sudditi: scema l'au-

fiducia tra principi e credito dei huoni cittadini, accrescendo per ristoro

la

che

i

i

possanza degli sciagurati semina <>dii Scoppiano e Indiano NUOVO :

e rancori i

II,

come ho detto, non laido a mutale alcune ili qui

idee; co-i

p

> ..

nel

beneplacito del

ò

/,'//

parte degli unitari, e Tondo il

partito peggiore,

rivoluzioni

sconvolgimenti, invece

indielrare di

la

Delle

-Jl'.M.

il

supremo

l'arbitrio

pontefice;

ominciare dai Prdég

decisamente dalla

nuovo si-tema politico m'iiz.i cosi tratto duramente gesuiti

il

i

liti

che aveva

ri


- 450 — nel Primato per il governo del Paraguai

(I,

clamati nettissimi dalle esorbitanze

ordini (li, 83) e, con

altri

$15-6), aveva pro-

qualche restrizione, lodati di aver tutelata la libertà cristiana, negli ordini civili del giure e in quelli dell'insegnamento (II,

177). fi, lxii): «Da questo indomato e superlaamore d'Italia [nel G.] traggono il loro fascino immor-

Dice il Balsamo tivo

tale di inebriante paesia, oltre il breve destino della loro con-

tingente concezione politica, le pagine del Primato nella imconcetti si concatenano una serrata dialettica e i periodi si susseguono, si incalzano e si accavallano, onda sovra onda, nel magnifico concetti del Primato ritmo della oratoria italiana ». E fra

petuosa rapina di una prosa, dove a

i

filo di

i

che sorpassano il periodo storico in cui fu scritto, a me piace ricordare le pagine sulla stampa (I, 159 e sgg.), sulle rivoluzionigli, 2-4 e altrove), sugli adulatori dei principi (II, 8 e altrove), sulla potenza degli

facessero il

il

scrittori

politici

«

i

quali, se

loro debito e pubblicassero, potendo, arditamente

vero, senza guardare in viso a nessuno, rendendosi inter-

preti dell'universale nel giudicare e maledire le azioni colpe-

voli dei grandi, questi andrebbero più a rilento nel terle » (11,9);

sul patriziato ereditario

della conquista germanica » e sui (II,

12, 13, 21), sulla

commet-

residuo dei feudi e

«

plebei titolati e arricchiti

Divina Commedia (III, 15 e sgg.), sul-

Orlando furioso (III, 19 e sgg.), sugli scrittori italiani (III, 193 e sgg.), su G. Leopardi (III, 247 e sgg.); a non voler rammentare i concetti fondamentali di indipendenza della coltura l'

dallo straniero, della potenza del genio d' Italia nelle varie

branche del sapere, della necessità che governi abbattano sono circondati, dell'unione dei principi i

la mediocrità di cui e

dei

plebe

popoli, delle (I,

lxh,

n.

riforme graduali, della elevazione della

1).

Qua e là il Balsamo

riporta de' passi

della dissertazione

inedita del G. sul Progresso (ms. n. 24) a conforto di alcune

sentenze del Primato. Sarebbe agevole aggiungere altre citazione e confronti. Là dove (I, 65) l'autore parla dei famelici liberatori che colla rivoluzione francese piombarono dalle Alpi « come uno stormo di rapaci uccelli o un branco di lupi, che corrono ansanti alla preda », si può richiamare quello che dice nel Progresso (ms. 24°, p. 1035): « Nel fine della età passata si videro masnade francesi calare dalle Alpi, e dopo aver


— 4ól — rtate

le

nostre campagne, saccheggiate

le

città,

l'innocenza e l'onore delle famiglie, '-pulsi

.

lati

erarii, sconvolte

trli

le

leg^i. distrutta

d'indipendenza patria, conculcare ligione, violar»' pori

la

santità

maestà

contamiprincipi,

ogni omhra

stessa

della re-

templi e dei loro ministri, e perfino sul vecchio pontefice del-

dei

mano mondo cattolico. E che tacevano allora gl'Ita-

federata

l'Italia e 'del

la

i

che chiamavansi patrioti? Ridevano ed applaudivano, e

liani

vano le mani al sacrìlego insulto. Quando nostri ?ggeranno queste vergogne, che giudicio faranno di nepoti riamo che non lo credano per l'onore del vostro nome delle vostre ossa . 1/ accenno a Carlo V ed ai principi che lo imitarono da cui «furono spenti al tutto o in i

l

parte quei nazionali instituti, procreati dal cattolicismo » 149)

(I,

confronti con Progresso, 1028: «Carlo V che è il nome

si

e molte altre [tarli d'Europa, non nocque solo all'Italia introducendovi il dominio imperiale e ravandone le divisioni, ma spegnendo per quanto era in lui le reliquie elei là libertà nostra e insegnando agli altri principi ad imitarlo ». Quello che dice dei francesi (III. 08) infondendo il proprio paese coli' universo, chiamano

più infausto per l'Italia

le

loro faccende cose del

zioni

moiulo:

del

mondo:

lìngua del pitale del

la

mondo; le rivoluzioni loro, rivolu-

loro

lingua armoniosa e

Parigi (non

occorre

ricchissima,

nemmeno

dirlo

mondo », ha un riscontro in Progresso, 1015: « Pue-

francesi. Credono la Erancia sfa il moiulo, e ogni mutazione francese una rivoluzione del globo ••: anche in Proil (ì. ripete quello che si legge nel Primato. III. dice qui che l'Italia è primo motore della civiltà, pe o immutabile del cristianesimo, là the -ivi è

rilità dei

dunque licità.

ultimo

centro dell'incivilimento dov'è quello della catto-

i!

Ora siccome («•

qui

il

seggio

«lì

questa è l'Italia • ecc.

rei-

punto per brevità) si confronti il contro costumi depravati degl'Italiani),

tàccio

i

.ntro

905, d<, IO

trioni., agli

il

Manzoni

<•

i

ballerine,

•'

col

milanesi, che

danno gli onori dell" ovazioni-

istrioni ed alle

I

•

del

termina coir ammo-

vincitori «li Legnano non nimento: «Ricordatevi che pillavano il loro onore alle capriole di una dau/ntri' I." note del Balsamo sono generalmente pn ì

pubblicazione è condotta colla cura abituale,

e

merita

la

ri-


— 452 — conoscenza degli studiosi del G. e della storia del nostro risorgimento (1). Pier Angelo Menzio. .

—

Niccolò Tommaseo Dell'Italia (libri cinque). Introduzione e note di Gustavo Balsamo Crivelli In « Collezione di Classici Italiani », voi. L1X e LX, Un. Tip. Ed. Tor.

—

nuova ed attraente, il prof. Balsamo Crivelli ebbe

In veste l'elice

pensiero di ridarci, nella « Collezione dei Classici

Italiani »,

un'opera divenuta ormai rarissima (solo un numero

il

esiguo di esemplari della prima edizione essendo sfuggito alla distruzione, a cui li avevano condannati i governi italiani). Felice pensiero, poiché due volumi Dell'Italia erano divenuti inaccessibili a tutti coloro che, non risiedendo in grandi i

non hanno la fortuna di potersi valere di una bibliouna copia fra i libri rari. E ciò si risolveva in un danno non lieve per la coltura, perchè l'opera città,

teca che ne conservi

che in opuscoli e in libri mezzo del secolo scorso sul tema della redenzione d'Italia», ed è — aggiungiamo — tale opera, cbe non può « si riattacca a quella letteratura

si esercitò a

ignorare chi voglia conoscere, sia pure superficialmente, le più cospicue correnti filosofiche e politiche del nostro Bisor-

gimento e studiare le origini del neo-gueltìsmo Nazione. 3° Pr inche costituiscono forse l'opera principale del Tommaseo e tali furono considerati dall'autore, riuscirono scritti — com'egli li volle I

cinque

libri Dell'Italia (1° Principi. 2°

cipri filosofici, 4° Principii religiosi. 5° Rimeclii)

— in uno stile infocato, irruente, fatto per scuotere, per deLe note del G. non sono sempre distinte da quelle dell'editore si può facilmente ovviare in una seconda edizione. Per es., quando il G. accenna (I, 197) a Renato e fra Martino, si poteva chiarire con una nota che parla di Cartesio e Lutero in un luogo (II, 139) è ripetuto in nota un passo riportato nel in un altro luogo (III, 155) dove testo dell'* Introduzione » (xxxvmì ;

a qualche omissione o ripetizione

;

;

l'editore avverte:

«

A questo punto il G. soppresse nella 2. a edizione

il seguente passo intorno a Dante, ecc. », era bene aggiungere motivo probabile della soppressione è che l'autore dovette accorgersi che ripeteva quasi ad literam quello che già aveva detto fin

del '45

che

il

III,

16), ecc.


re.

ma

il

-

Era duuque ancora l'intento

Tomaia

ra

proposto

Ico- religioso è

La lurida

4ó:ì

sa

•

il

di

fondamento essenziale dell'opera. Balsamo Crivelli ri-

introduzione del el carteggio

le

Tommaseo-Cappóni

vicende che accompagnarono l'origine e izione

pida nel

dei

{dell'Alfieri,

conseguirlo peraltro via.

libri

febbraio del

Dell'Italia

1833,

eli*',

la

si

ra-

:

incominciati

erano interamente

in

nel

stesi

dicembre del medesimo inno, e corretti e pronti per la stampa a Parigi, dove il Tommaseo si era vonel febbraio del lontariamente trasferito tin dal febbraio del '34 per poter, con libertà piena, attendere alla pubblicazione del libro. Intanto a Parigi, mentre ne correggeva e ricopiava o faceva ricopiare le prime parti, lavorava intorno ai Sinonimi, al libro Delicaaione ed al commento della Diritta Commedia. Lo asivorodi composizione, con consigli e indicazioni. tre Capponi, al (piale in Italia aveva letto certamente primi e fors'anche l'abbozzo degli ultimi due libri. Superate non lievi difficoltà, l'opera vedeva la luce nel <_duu no del 'iió icoli inediti di Fra (iettiamo Savonarola » e lido fallite — per causa coi tipi del Pihan de la Foi le trattadell. giunta lej^e svizzera sulla stampa tive che tin dal li» aprile il Tommaseo aveva iniziate col Ruggia ili Lugano. Il nome del frate gli era stato suggerito da una tal «piale comunanza di opiniooi, che lo legava al marola: entrambi credevano infatti clic il rinnovamento morale degli Italiani si potesse ottenere solo con la religione. passi dai K il Balsamo nella sua bella prefazione richiama '•'!•">.

i

•

r

—

i

ideate. quali l'accordo L'opera introdotta in Toscana cautamente con la complicità del Capponi, del Vieusseux e del Ricordi, incominciò tosto a i

ire

negli altri stati d'Italia, variamente e

amente giudicata. L'Accursl in una lettera ad lieo Mayer ne lodava il primo volume, contenente la critica dei governi italiani, ma in modo particolare biasimava l'idea di una confe. In azione di stati italiani propugnata uvolume; il M azzini scriveva alla madre, die il libro pur lido delle parti buone, non eia nel complesso rlll !

I

iponi. a

male

all'autore che molti .

-ilivaiio

die assai ne lodava

l'avevaa

nella testa

••

letto <

lo Btil€,

pur

d

come un altro ronzio iti BIJ


— 454 — più argentino, che vince

il

tintinnare tesso delle solite cam-

pa nacce ». Era proprio quanto

il

Tommaseo desiderava.

Ma il libro, che dapprima aveva potuto circolare inosservato, veniva presto proibito in Toscana

e

condannato dalla Con-

gregazione dell' ini lice. Le spese della stampa, ammontanti a circa 2500 lire, furono in breve coperte; gli altri proventi vennero dal Tommaseo,

—

che voleva « puri di lucro pericoli e i dolori » che il libro gli avrebbe fruttati, destinati agli esuli italiani più bisognosi atto di generosità, che per le beghe sorte fra i membri della Commissione di ciò incaricata, non gli risparmiò seci

;

cature e motivi di

malumore.

Nell'ultima parte dell'introduzione, dedicata all'illustrazione degli ideali che sorressero il Tommaseo nel compi-

mento dell'opera sua (l'amore grandissimo per

l'Italia e la

fede nell'efficacia di un cristianesimo sociale) e dell'influenza esercitata su di lui dal Lamennais, dal Montalembert, dal Vico,

dal Rousseau, dal Manzoni, dal Pihheiro, il

Balsamo Crivelli

accenna ancora all'affluita di talune opinioni fondamentali del Tommaseo e del Gioberti entrambi sperarono in un pontefice consapevole della propria forza spirituale e « non ligio ai prepotenti », entrambi credettero « conciliabili cristianesimo e libertà», entrambi propugnarono l'idea di una confederazione italiana ed amarono di uguale amore l'Italia. 11 Balsamo ricorda pure che Pier Silvestro Leopardi vide nei « libri Dell'Italia quasi un antecedente delle idee giobertiane ». Potremmo aggiungere che anche un altro italiano, che amò di grande amore la sua Italia, subì forse l'influenza del Tommaseo in quest'ordine d'idee. Pietro di Santa Rosa aveva probabilmente incontrato per la prima volta il Tommaseo a Firenze nel '33, dove aveva conosciuto il Vieusseux, il Capponi e il Niceolini; quasi certamente lo rivide a Parigi nel '35 e da Parigi il 26 marzo '35 (tre mesi prima che la stampa :

del

libro

fosse

ultimata) scriveva al Gioberti a

Bruxelles:

non dispero che nel lontano avvenire non debbano forse ancora gl'Italiani farsi loro gli apostoli e i fondatori, ovvero i restauratori della civiltà. Due cose perciò domando: «

io

prima assolutamente indispensabile per sé, l'altra sarà farisultamento della prima; eccole: il Papa si faccia indipendente e ridoni alla Chiesa la libertà e perciò la sua naturai dignità; sorga infine un nuovo Gregorio VII, quale lo la

cile


tempi; avremo allora la seconda cosa in breve, un seconda San Tomaso d'Aquino, che potrà condurre dot del secolo a non arrossire di confessarsi cristiani. Questa è la utopia, sulla quale ogni mia speranza è riposta perchè Ogni di più sono convinti) che non vi sarà indipendenza uè libertà per 1* Italia, se il Papa non se ne farà egli -• l'apostolo. « ciò tatto gl'Italiani diventeranno ben essi in breve di bel nuovo il primo popolo del mondo. Ma suiti e Principi traditori e le sette per ora s'adoperano pur vogliono

i

t i

i

:

:

i

troppo ben.- in prolungarci il tempo della nostra schiavitù » (1). Alle note del Tommaseo, altre ne aggiunge il prof. nella

nuova edizione: ci sfugge però naie

un

piccolo

Balsamo

il

motivo che

lo

numero

soltanto di

quelle del

indusse

Tommaseo colla Bigia [TJ. Ciò lascia perplesso il lettore, che dinanzi a taluni richiami non sa se debba attribuirli al Tomeo o al Balsamo i-2). È d'altra parte una questione di secondaria importanza. Il secondo volume termina con un indice dei nomi. T. Buttimi.

ri // risorgimento italiano nelle epiijrafì parmensi, nelle Memorie parmensi per la storia del Ri<<>r-

gimenio, voi.

I,

l'arma. 1915.

In l-H'> fitte pagine il Sitti raccoglie tutte le epigrafi codh memorative funeràrie e sepolcrali parmensi chi- ricordano per-

ivvenimenti città ciò

che

nostro riscatto, facendo per

del

la

Mia

Comitato nazionale perla storia del Risorgi-

il

mento e il Ministero della I*. I. avevaiiO proposto che SÌ taper tutti comuni d'Italia. Le epigrafi sono annotate, •

i

divise per materia e ordinate cronologicamente

Una lunghis-

sima appendice contiene ^ li elenchi dei Parmigiani che preparte ai moti politici, e dei volontari che parteciparono r

//

1

viaggio a

l

.

,1.1

Per evidente distrazione <li i

esemplare d<

Bis., a.

<-lii

:

II.

:


— 456 — alle campagne dell'indipendenza. L'utile paziente fatica è stata

condotta a termine dal Sitti con grandissima diligenza. Parma deve essere riconoscente di avere tratto dall'oscurità e rac-

gli

colto con umile

amore il nome di

tanti suoi figli generosi.

Annusali: Bozzola.

—

L'anno 1831 negli ex Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, nelle Memorie parmensi per la storia del Risorgimento, voi. 11, Parma. 1919.

Alberto Dfit Prato

Avverte esplicitamente l'A. nelle prime pagine del libro che scopo suo « è quello di dare il maggior numero di particolari bene accertati, di riprodurre tutti i documenti integralmente:

onde il lavoro si presenti al lettore come un materiale ordinato e possa servire a chi vorrà valersene per mettere in rapporto moti di Parma con quelli che avvennero contemporaneamente in altre parti d'Italia ». Così stando le cose, non gli faremo appunto di non averci dato ciò che non ha voluto darci, di avere steso una narrazione crudamente cronachistica senza riferirsi né agli antecedenti né a ciò che avveniva fuori dei ducati di Maria Luigia e senza approfondire il carattere e il significato dei moti. Come raccolta di documenti il volume ha certamente la sua utilità, non soltanto per i molti atti ufficiali del governo provvisorio, del podestà, delle autorità locali, pubblicati in due appendici, ina altresì per le abbondanti e varie notizie che l'A. trae da diverse fonti e inserisce nel suo racconto. 11 quale ha forma di diario, come quello che si informa dalla principal fonte, il «Diario» di un parmigiano, Angelo Pezzana, testimonio di ciò che narra. L'opera del Del Prato è postuma, e vien presentata ai lettori da una prefazione del prof. Umberto Benassi, che ricorda con reverente commossa parola le benemerenze di studioso e di i

cittadino dell'A.

Annibale Bozzola.

—

Pietro Egidi La rivoluzione piemontese del 1821 terbo, Cooperativa Tipografica l'Unione, 1921.

— Vi-

Non è una delle tante commemorazioni ufficiali od accadele quali, di solito, lasciano il tempo che hanno tro-

miche,


- 457 — \ut<>:

ima ricostruzione coscienziosa ed

tua

efficace dell' av-

venimento, trattato nelle sur cause, nel suo sviluppo e negli effetti che ne derivarono. L'Accori rata chiarezza e non co1»' vicende del primo moto mune virtù sintetica, ba della libertà

nostra, conservando in ogni

storico quale egli è,

minate

la

momento, da

più spiccata e serena obbiettività. Esa-

condizioni sociali, politiche, intellettuali * che deter-

le

minarono il moto del

Piemonte, l'A.. ne segue le <ligennaio e da' tumulti che ne seguirono, alle giornate tragiche della prima quindicina del marzo e della prima decade dell' aprile dell'anno fatidico. Il grave problema della colpabilità maggiore o minore del Carignano, problema sì difficile ad intendersi importante per l'intelligenza della condotta de' principali tiratori, è affrontato da 11 'E. con modi sobri, ma tali da hiaro al lettore il suo pensiero secondo il quale, per (pianti sforzi si possm l'are, non si potrà mai sostenere la completa innocenza del Principe. E le affannose ore di disione nel Consiglio di Stato dell'i e del Pi marzo, e l'alto dell'abdicazione; l'operato di darlo Alberto come reggente; quello di Carlo Felice, che dalle prime parole manifestava nitida la sua azione di governo; l'angoscia del Santa Uosa nel isi,

1881

in

dagli incidenti studenteschi dell'i

1

1

abbandonato dagli uni e dagli altri, incapace di dominare tri eventi e la sua forza di animo, avuta fino agli ultimi istanti, sono descritti dall'Ioidi sì bene da parer (piasi di scorgerli sotto nostri occhi. Termina l'A. il suo contributo con il dimostrare tutti valori infiniti di questa insurrezione, elle, se non ebbe esito fortunato, ne poteva averlo. effetti di primissimo ordine india evoluzione morale e i

i

i

politica della

nostra patria.

On l'è che

noi. giunti

alla line

lavoro dell'Egadi, dobbiamo essergli grati, pei avere, da maestro, portato il --no contributo alla glorificazione della ri-

del

voluzione piemontese, da cui

non

non ammaestramenti nostra Italia diletta ed esempi

di

liani

e di

se

potranno venire agli sacrificio e di

infiniti

di

ita-

tede per

nobiltà di pene

azioni.

Passamon II.

la


- 458 — Mario DEGLI ALBERTI

— La politica estera del Piemonte sotto

Carlo Alberto, secondo il carteggio diplomatico del Conte Vittorio Amedeo Balbo Bertone di Sambny ministro di Sardegna a Vienna, in Biblioteca Italiana di Storia recente, pubblicata a cura della « Regia Deputazione di Storia Patria per le Provincie antiche e

la

Lombardia »

— Torino, Bocca, 1913, voi. tre. Una recensione di questa colossale opera documentaria, di primissimo ordine, non può che esorbitare dai limiti assegnati ad una esposizione critica, per quanto ampia essa sia. Che, se volessimo, con la serietà che la natura del lavoro comporta, parlarne, sia per illustrarne i punti più notevoli, anche per sommi capi, sia per discutere la condotta del Sairfbuy allo scopo di conoscere la esattezza del giudizio dell' A.,

dovremmo

approfittare

in

modo eccessivo della pa-

zienza dei lettori e faremmo, in ogni modo, opera monca se non completamente inutile. Non è possibile contenere entro ristretti contini

l'esame della politica estera del Piemonte in

que' sedici anni che corsero dalla morte di Carlo Felice alle prime mosse di Carlo Alberto, dalle quali questi potè dare a

divedere che l'odio accumulato nel suo animo fin da giovinetto contro l'Austria e che tanta parte aveva avuto nel deciderlo nel periodo immediatamente anteriore alla rivoluzione del 1821 a seguir con piacere le meni de' cospiratori, non si era mai spento in lui, né era diminuito d'intensità alcuna. Tutte le

più piccole occasioni tornitegli dagli eventi per sostenere il

diritto del le

Piemonte di vivere libero di sé e della sua volontà, il regno di Luigi Fi-

varie vicende europee che, durante

lippo, servirono a svalutare il prestigio dell'Austria, alla quale il governo della monarchia di luglio voleva far ripagare le umiliazioni inlerte alla Francia dal 1815 al 1830, ed in cui il regno di Sardegna, saggiamente comportandosi, non contribuì certo per favorire il trionfo del Metternich, sono contenute in questi dispacci del Sambuy che si rivela un diplomatico di vaglia non comune. Ed un'altra mente si palesa dalla lettura attenta del carteggio del conte Balbo Bertone, mente, •che gli storici del periodo liberale calunniarono o trascurarono e che oggi, da studiosi sereni e severi, è restituita lentamente ma di continuo, in onore: il conte Solaro della Margherita. Quest'uomo, cui il regno di Sardegna dovette tanta


— 459 parte

«lei

suo

economico insieme con

ed

politico

rifiorirti

possibilità di iniziare l'opera del risorgimento d'Italia,

la

si

dimostra tempra terrea di statista nelle schermaglie sottili e >ranti della diplomazia metterò ichiana da un lato. tVandall'altro, scorgendo nelle varie questioni la via retta ed utile per il Piemonte, tacendo anche al momento opportuno la voce non grossa, ma risoluta, contro coloro che nel savio destreggiarsi volevano scorgere debolezza e facilità di adattamento. Perciò noi ci limitiamo per ora ad annunziare la pubblicazione del conte degli Alberti, notevole, anche se dell'editore sia poco o quasi nulla, riserbandoci di studiare in ap

mtributo il valore del Sambuy e la politica del He e suo La Margarita. Allora solo potremo intendere il pr< ra. della quale per la fatica improba della tradi <| scrizione diplomatica e per le varie note illustrative, va data lode all' A. e più vivo si sente il rimpianto della sua perdita. Che se «gli fosse vissuto, avrebbe di certo compiuto quello che o noi o altri migliori di noi compiremo, consapevoli, come doveva essere, e come lo è ognuno che abbia coscienza di quel che voglia dire scriver di storia, che questa non si documenti per fa dando alla luce solo documenti, ma ridendo dai dati, eie- essi torniscono, tatti e persone. «lei

i

i

ESogikio Passamonti.

Carlo Prati — Bicordi di prigionia: mentori* autobiografiche e frammenti poetici di Giovanni Raaori i:; Biblioteca Iteliana

Storia recente, voi. IX. a cura della

ili

putazione

di

Lombardia»

Storia

patria

per

Rasori, come medico,* detto molto fino ad prova la copiosa bibliografia unita al presente contributo: dell'opera sua come letterato e patrioti. -e ne eia [tar<

>

1

lato <pja e là. vuoi

incidentalmente, opinile perchè

il

di-

che egli aveva ire del nostro primo ri>oiyimento o COR singoli la mem< che ereno -'ali posti in discu llo

t'atii

Regia Deantiche provincje e la

— Torino, Bocca, 19S1, pp. 131.

Del

ma

le

«

richiesto

dai

rapporti

che abbiamo sott'occhio, il Frati rip e. quel ehe più importa. \i provvede

mente efficace, anche

se

talora

p

.i

liffalta deficit

in

modo complessiva-

scaturir da u


— 460 — lettura delle sue pagine, difetti, sempre però lievi e che

infirmano

il

valore intrinseco del

suo studio.

Il

non

quale e^li

prima ricostruisce, sulla scorta la parte presa dal Raso ri nella congiura militare del 1814. l'arresto e la prigionia che gliene derivarono, seguendolo dall'uscita del carcere fino alla sua morte avvenuta nel 1837, descrivendo le persecuzioni che ehbe a soffrire dall'attiva polizia austriaca, la quale sapeva vigilare molto bene sulla tranquillità dell'impero. Nella seconda divide in tre sezioni. Nella

di documenti editi ed inediti,

comprende l'A.

ricordi di prigionia lasciati disgraziatamente incompleti dal nostro cospiratore, alcune poesie e traduzioni poetiche dello Schiller e dello Shakespeare che il Rasori com-

pose negli anni

i

ili

carcere e in quelli

immediatamente suc-

cessivi, nonché alcune poesie letterarie sulla Francia di Lady

Morgan e sullo Schlegel, insieme con una pagina sulle condizioni fìsiche del Capponi e sul sistema di cura

da consigliare uomo. Con la terza infine il Frati ci regala una ricchissima, e diremo meglio, completa bibliografìa rasoriana, mezzo assai utile non solo per la storia dell'egregio patriotta e scienziato, ma anche per la conoscenza della medicina in Italia nella prima metà del secolo scorso. all'illustre

L'A., per la ricostruzione dell'opera politica

del Rasori,

prende le mosse dalle condizioni di animo di molti italiani al cader dell'impero napoleonico ed all'inizio della restaurazione nella Lombardia, e ricorda l'invito che il Foscolo nel partir per la terra straniera, non potendo sopportar l'obbrobrio di veder di nuovo lo straniero sul suolo natio, aveva fatto al

Pellico di seguirlo nel volontario esilio ed

il

rifiuto

dell'autor delle Mie prigioni al cantor delle Grazie, causato

da molteplici ragioni, prima fra le altre l'affetto profondo per i

suoi genitori. Nello spoglio

breve,

forse

rapido, dell'epistolario del Pellico, riporta nei quali

il

per noi

troppo

luoghi trageda di Francesca cercava, negli anni succesil

Fiati

i

una difesa di questo rifiuto, temendo di essere stato mal interpretato dal suo Ugo e dimostrava come egli vivesse unicamente per la patria ed a questa dedicasse le sue migliori energie, dando prove aperte de' suoi sentimenti con il domandare di visitare in Mantova il Rasori, detenuto di Stato, con il sivi,

compagno Brunetti. Da quest'episodio del Pellico il Frati inizia il

suo esame dell'attività patriottica del medico parmense; le fonti diverse contemporanee e poste-

discusse brevemente


— 46* — della congiura del 181 l, descrive l'arresto del cospiratore

rioii

Miche nell'animo di uomini collie il Foscolo questo avvenimento produsse. Difeso il Rasori dalla critica, che il cantor «Ielle

(irazie, all'oscuro de' raggiri ne' quali lo scienziato era

ito,

come bene ha detto

il

Poggi, avevagli

t'aito

in

ima

d'Albany, vergata sotto l'impressione della prima notizia degli avvenimenti l'A. ci rappresenta lo stato d'animo del prigioniero, non solo per la condizione sua particolare, ma per l'abbandono, cui era stato costretto, della sui unica bambina, la Sabinelta, rimasta priva di ovr ni sostanza, alla quale però provvidero come poterono e .di amici e i compagni di fede del padre, non ultimo il Pellico. Ed in questa opera di carità e di patriottismo, comune in que tempi di idealità, e poco conosciuta tino ad Oggi, il Frati [ione in rilievo fra gli altri il dottor Maggi Apollonio di Foligno, figura austera e nobilissima di contessa

dia

1

studioso e di italiano. Gli affanni del Rasori durante il profiglia, divenuta scrittrice non certo di vaglia, i

ma non disprezzabile, tramandò nel suo romanzo Eruiellina, la prigionia in Milano durata diciotto mesi: le prime difflincontrale nel riprendere la sua vita di un tempo, difa gravissime, non avendo egli alcun mezzo di :iza. tanto da dover accettare il sussidi»» altrui, anche se sotto la forma di compensi per una traduzione dell'Engel, che gli era rio dal conte Porro, non potendo la sua dignità consentire ad m ia colletta che era stata fitta in suo favore nell'Ospedale di Milano, in un modo che il dottor Foe il 16 marzo 1818 qualificava indecente: la sua collaborazione al i

ti

xiiatore suggerita e favorita dal Porro s!

mente, ma con efficacia descritti dal Frati. Forse per maggiore degli avvenimenti sarebbe stato meglio che questi Intel con maggior ampiezza siffatto periodo tanto perchè talvolta U desiderio evidente della conci-

iute,

la chiarezza dell'esposizione. Meglio riesce il opera quando ci descrive il Rasori condannato ad ab!» ridonar Milano e ritornar in Farina e la -uà attività per trovar»- un DOStO rimunerativo per -è e per la BUS bimba in li a lui più adatto di quel eie- rosse ittà natale donde mancava da

nella -uà

<

Fai;.

la nomina di primario in unto com'era «la una Celebrità (piale il Tomm.isini

ma ic»n ebbe

il

circa trenl'anni.

(ili

fu

prospettala

:

nulla OSla dall'autorità potilicia. F

I

acutani


— 462 — il

Frati associa questo fatto con la dimora che il nostro scien-

mentre attendeva il beneplacito da Roma, fece in casa di una spia austriaca il Lancetti che si dimostrò tutto burro e miele durante l'ospitalità offerta al patriotta parmense Per l'intervento di Carolina di Brunswick sollecitata dal Tommasini il Rasori potè tornare in Milano, non avendo accettato di servire quella testa balzana della principessa: dalla capitale lombarda ebbe offerte nell'agosto del 1818 di andare in Egitto: ma ad una mente della sua capacità più che fare il medico de' grandi conveniva una cattedra universitaria, ed il 24 febbraio 1819 scriveva all'amico Maggi esser quasi certa là sua nomina alla professione di clinica in Palermo: ma anche questa sua cara speranza fu delusa. E in un avvicendarsi continuo di « conziato,

trarietà impreviste

e

di occasioni

insperate, di ansietà e di

aspirazioni, questo turbinio di amorevoli

soccorsi e di odii

implacabili, che lo trascinava or qua or là senza dargli tregua

mai » egli percorse la sua esistenza per quasi un ventennio ancora, fino a quando la morte lo colse in Milano il 13 aprile 1837.

Giunti all'ultima pagina del contributo del Frati, mentre con lui rimpiangiamo che dagli scrittoli più noti del nostro risorgimento non sia stato il Rasori posto al luogo che si è meritato, anche se lo ricordarono uomini come il Mistrali, il Puccinotti, il Tommasini, restiamo però con il desiderio di conoscere ancora e più esattamente le vicende politiche e psicologiche del nostro scienziato. L'A. ha voluto rivendicare una figura notevole dell'epoca di preparazione della nostra libertà e vi è complessivamente riuscito: ma non ci ha però dato tutto quello che avrebbe potuto e dovuto. V'è nella copia delle notizie un'eccessiva quantità di cose che torna a danno della qualità e sopratutto si rivela in queste pagine del Frati il desiderio di dir molto in breve spazio, che, se è virtù eccellente, usata con saggezza, è facilmente causa di incertezza ed oscurità. Ancora dobbiamo osservare che nella organizzazione delle fonti stesse mancano ordine e chiarezza. E poi, perchè il Frali non ci ha dato in modi sobri, sia pure, un cenno nitido della cospirazione del 1814 e della parte del Rasori, limitandosi a riferire altre fonti, pregevoli certo, ma non complete, come la fìelgioioso ed il Pozzi? E del processo Rasori non c'è proprio nulla oltre il poco già conosciuto.' Non sono gravi pecche queste; sono più che altro osservazioni naturali in chi, avido di sapere, nel veder illustrata una figura


— 44)3 ni, non è mai sazio di ciò che j^li viene imparsuoi studi Se quindi, come speriamo. I\\. continuerà desideri iani. non farà male, crediamo, a soddisfare suaccennati, che non sono, tòrse, di noi soli. Dove l\\. tito.

i

i

dimostrato maestro è nella pubblicazione dei documenti tardo [uditici die letterari. Di questi, notevoli le traduzioni del W'ie-

l&nd e dello SchHler offerte all'Acerbi e delle quali già aveva il Luzio in un suo pregevole contributo su (Hu-

«lato notizia

se{ipe Acerbi

la

e

Biblioteca Italiani!.

Xon

fu

un eccellente

né tòrse penetrò proprio nell'anima del grande tragico tedesco, che le sue versioni dell'ode BcheUenaria Elnet >ri,

ItimmlieJie Rosen in's Fruuen! sie flechten und weben Leben: e dell'altre, più belle ancora a Goethe l>u Zar Warheit und selbst. der una >on falschen Regelznange come la traduzione del zuruckgefuhrt, <r famoso addio del die

irtiische

—

prologo della fanciulla di Orléans, Lebt >rohl, ihr Herge. iìir geliebten Gipfen son difettose nell* interpretazione, quando

non

mancano nella tecnica del verso. Migliore certo è il passo dei\'

Otello: It is the cause, it is the cause mij soni

±\n

perche

:

grande anima del tragico inglese ha una ricchezza di tonalità maggiore del tedesco al che è più agevolmente in erpretala

bile, sia per

avere

Kasori usato l'endecasillabo sciolto, più

il

agevole a maneggiarsi delle strofe rimate. In ogni modo si dira il nostro scienziato non solo conoscitore discreto delle bellezze de' classici stranieri, oli

la

ma anima di poeta e cesellatore,

esimio, non dispregevole certo, di

SUB capacità letteraria critica

Lady Morgan: ne afferra e ne intuisce

i

difetti

le

ci

carmi eleganti. E

dà a divellere

il

idee fondamentali con

formuliamo L'augurio che il

il

Frati, ripresi questi studi sull'il-

patrioti* e la

austriache, implacabili anche \rea! imperiali avevano scontata

non solo

vittima delle persecuzioni >ró

che nelle prigioni

pena terna volontà dell' autoorate absburghese, il

chiari

innegabili. Ond'è che ancora una volta

lustre parmense, ampliandoli, perfezionandoli, ci dia nella sua interezza

saggio SO

ita

la

dalla pa-

ma lo scienziato, letterato, il poeta, eh.' lino all'ultimo momento della loro nome sardo tenza lavorarono, pei soffrirono per il

d'Italia.

Eugenio Passamonti.


— 464 — GIOVANNE Sforza (j

— La costituzione napoletana del 1848 e la

tornata del 15 maggio, in Biblioteca italiana di storia

recente, edita

a cura della R. Deputazione sovra gli studi

di storia patria per le anticlie provincie e la

Lombardia

— Voi. IX, Torino, Bocca, 1921, p. 125. A' buoni e seri studi del Paladino sopra la partecipazione napoletana alla nostra guerra d'indipendenza del 1848, comparsi nella Rassegna Storica del Risorgimento Italiano (fase. I del 1919), e nel Nuovo Archivio Veneto (nuova serie, n. 75-76, luglio -dicembre 1919), ed all'eccellente volume sul moto napoletano del 15 maggio 1848 quest'opera dello Sforza è di compimento e di perfezionamento. Un tema di siffatta specie trattato da uno storico della vaglia delPA. non può non essere da un lato una ricostruzione esauriente del tempo e dei fatti, dall'altro un soggetto di primissimo ordine che si manifesta nel suo pieno valore anche a coloro, i quali abbiano una conoscenza superficiale delle vicende della libertà nostra nella prima metà 'del secolo scorso. Che la condotta del Borbone napoletano nella campagna lombarda fu una delle cause preponderanti della disfatta delle truppe sarde e della catastrofe di tutto il liberalismo neo-guelfo, sia considerata in rapporto al risorgere delle forze reazionarie nella nostra penisola, sia per le conseguenze derivatene negli Stati Pontifici ed in modo particolare in quella anima, sì difficile ad intendersi, del pontefice che era stato salutato ed acclamato restauratore dell'indipendenza d'Italia. Venuto meno l'appoggio di Pio IX cadde l'edificio che era stato costruito dal Gioberti e dal Balbo: e a siffatta defezione non sarebbe mai giunto il Mastaj, non ostante la nota allocuzione concistoriale, se fosse stato certo di non avere sostegni politici e militari italiani alla sua aspirazione di liberarsi dal movimento dal quale era stato travolto. Il 15 maggio 1848 fu il colpo di grazia per questo pontefice tanto discusso e non compreso ancora completamente, misto'eom'era di entusiasmo e di scetticismo, di bontà e di severità, che poteva alle volte eccedere in una crudele intransigenza: incetto egli stesso della via da seguire e trascinato or qua or là, spesso contro

dimostrò non solo difficile

il

il

suo stesso volere. E lo

biennio del 1848-1849:

ma l'altro più

ed insopportabile da uno spirito come il suo, del cin-

quantanove e del sessanta, quand'ebbe di fronte un uomo che


— 405 aveva saputo vincere ben altre diplomazie che non l'untuosa esuitica vaticana. Ma l'indecisione di Pio IX non trovo mente riscontro nell'animo di Ferdinando II. 'he aveva una splendida eredità di sottigliezze e di accorgimenti finissimi per affrontare le bufere e ricostituire l'imperio della sua volontà, quando t'osse ritornato il buon tempo. E la condotta del re napoletano, dal momento in cui, atterrito dal timore di perdere il trono sia per le ribellioni de' popoli siculi e i

calabresi, sia per* la astuta politica

inglese die aveva fatto sempre gli ocelli di triglia all'isola bella, aveva concesso la Unzione lino al giorno in cui comprese di poter gettare la maschera e di sfoderare jili artigli, ci descrìve lo

Sforza con i

eultori

la

della

capacità che pochi, come lui, posseggono, fra nostra storia moderna. 11 ì> .) mattina 1848 (

mentre attendevansi maggiori ordini di repressione contro fratelli che lottavano per la libertà della patria, napoletani videro affisso alle cantonate della città il proclama con il quale il sovrano emanava le nuove leggi ai suoi sudditi. Questi, dimentichi di altre promesse e di altre concessioni in tempi non troppo lontani, obliosi delle facilità con la quale Borboni sapevano e avevano saputo adattarsi al momento re buon viso a cattiva fortuna, mascherando sotto il sormelato le zanne della tigre, trascinati dalla commozione si lasciarono andare alle manifestazioni più rumorose delle <piali erano solo essi capaci: ed al pianto del dolore e della i

i

i

rabbia, al desiderio della vendetta successero immediatamente

lacrime di gioia e proponimenti di fedeltà e di collaborazione. K un'onda di entusiasmo Invase cuori non de' napoletani i

soli,

ma di tutta l'Italia che. dopo tre mesi di

l'arresto

primi più

improvviso delle riforme

e

per

la

incertezza per

condotta sospet-

tilo stesso papa, nel cui animo non leggevasi come ne' mesi del suo pontificato, vedeva brillare più bella e

fulgida

la

BUS

Se

stella.

vi

turon de' dubbiosi, furori

le

voci soffocate dalle acclamazioni generali. La stampa liberale e la governativa fecero a gara nel celebrale l'avveni-

lor

mento ehe costituiva una penisola.

!•'.

lo

Sforza

ci

pietra

miliare nel progresso

«Iella

riporta numerosi luoghi di periodici

di Toscana. Piemonte, Koina. dalla Patri Contemporcméo, dalla Com ne' quali la costituzione «lei 19 gennaio era esaltata In tutto il suo significato. Brano questi articoli ispirati, (piando non

più

notevoli

VAIba

al


— 466 — addirittura composti dai

più

noti fra

i

napoletani,

patriotli

come il Massari ed altri ben conosciuti da ognuno, a' quali pareva di sognare nel vedere la patria loro iniziare la nuova vita d'Italia. di

I

giornali

averci regalato tanti

napoletani, di cui Siam utili

di fede e densi di pensiero,

grati

all'A.

particolari e tanti passi, pieni

meravigliosa dimostrazione della

forza e dello slancio de' meridionali, in quelle prime luci dell'alba novella, fra gli altri il Riscatto Italiano, furon pieni delle teste che si successero ininterrottamente ne' primi del febbraio

1848. Così le acclamazioni al Re, nel teatro S. Carlo, la sera 30

gennaio, le funzioni sacre celebrate in rendimento di grazie alla Provvidenza, le feste del 14 febbraio, la cerimonia del giuramento del 24 febbraio ci sono riprodotte dall'A. che ce le riporta dalle colonne o dell'organo del Mancini, o dell'ufficiale gior-

nale delle Due Sicilie o di altri pubblici fogli. Ma che in mezzo

a tanta esultanza non

mancasse chi temeva,

ci

ricorda lo

Sforza con un denso e succoso passo dei Rimpianti del D'Ovidio

Romeo al Bonghi, nell'atto giuramento reale: «Quest'uomo spergiura». E il venerando patriotta la sapeva ben lunga su quel volesse dire la fedeltà de' Borboni. Ma, come lo Sforza dimostra, queste voci dell'esperienza erano messe a tacere e soffocate dall'entusiasmo nel quale è riferita la frase del

del

il quale distinguevasL la caratMichele Viscusi intorno a cui si attende un contributo serio, che ce lo faccia conoscere come il tipo del patriotta popolare napoletano sì diverso dal romano Ciceruacchio e dal toscano Dolfi, si confondevano nelle grida

generale. Patrizi e popolo, fra teristica

figura

di

Una vera ubbriacatura aveva invaso il popolo del regno delle Due Sicilie e della capitale in specie. E non di Napoli sola; che in Bologna, in Rimini, in Roma: in Pisa, in Firenze ove allora erano il Massari e il La Farina: in Genova che nell'albergo Milanese dette un banchetto agli esuli napoletani e siculi, in una sala fra le cui iscrizioni v'era quella di Goffredo Mameli « Dio cambia in trofei le armi che i tiranni volgono contro i popoli » nella stessa Venezia che si sfogava coll'applaudir le danze della Cerrito, in Milano ove si mangiavano solo maccheroni al sughillo, in Torino la cui popolazione parve animata da uno slancio nuovo, ovunque fu un cuore italiano, la costituzione napoletana suscitò una lacrima di gioia ed un palpito di fede in giorni migliori. Né vennero meno queste speranze che a breve

al Re, all'Italia, alla libertà.

:


— 467 — 30 l'un

dall'altro

Leopoldo. Carlo Alberto e

Pio

I.\

mpio di Ferdinando 11 concedevano a' lor popoli l.i

costituzione: tanto che Cesare Balbo Don potendo rem <li tutto ciò doveva poi scriverne: «Sono questioni

ragione

una

potrebbero sciogliere se non in

storia fatta

da Dio ».

Ma il risveglio non doveva tardare. Fu causato soltanto daltuzia di

Ferdinando II. che, avuta sicura notizia del

rista-

bilimento dell'ordine interno in Austria e in l ngheria,'apparente o reale che fosse poco importa, e dell'inizio di una seria militare in Lombardia, preveduta la catastrofe Sarda su' campi di battaglia, comprese che era tempo di buttar giù la maschera; o fu determinato anche dagli errori conidai ministero costituzionale.' La storia della rivoluzione si

campagna

falli, ba oramai insegnato, che, tenori conosciute da ognuno, lo doa quel dottrinarismo che ne improntò le azioni politiche effetti che immancabilmente ne derivarono. L'indole meridionale influì sul semplicismo amministrativo che portò alla rovina del 1881. Lo stesso grave difetto si ripetè nel 1848: ed napoletani porsero la schiena al pugnale borbonico. Lo Sforza

napoletana del

l^-J'»

ci

oltre ali

i

i

modo lampante. Leggi importanti come la dell'ordinamento della guardia civica, erano date dopo diversi giorni e con durata provvisoria, mentre lipeudevano l'ordinamento militare e l'esercizio reale del regime parlamentare. Avendo un concetto troppo lato della dimostra

o

in

iltra

non fu compreso il pericolo di una anarchia e non venne nell'animo, di chi era capo della pubblica cosa, che ne fauabusare per loro loschi e non oscuri maneggi e no regime, gli estremisti gli avventurieri. ESd solo comparve, una stampa per le testimoriprovevole non e del ma del Pagano, Settembrini e del N nianze dell'Utloa faceva onore non al stampa che regime che echio e il Mondo HUOVQ che. anche -e non merilibertà,

i

i

1

I

di tutte le qualifiche dell' Ulloa, non erano modelli di lingua e di moralità. Lo Sforza, forse sotto l'impressione.: sue fonti, rincara la severità del giudizio, quando speciali!. i

dna

la

colla [.orazione a questo foglio pubblico del l'etruc-

una parte della -uà produzione leti. «he anche giudicando dall'ampia raccolta di articoli dei dà con benSfondo del Mondo nuovo, e lle

•

-

I


— 468 — cetta larghezza, il giornale napoletano poteva far nascere in ta-

luni il rimpianto dei tempi ne' quali v'era minor libertà di stampa e maggior sicurezza per le persone dabbene. Scopo del giornale era stato di « levar la maschera ai tristi ed in particolare a quelli che trovansi in cariche e ad essi vengono promossi di censurare insomma quanto passi di male e ciò pel solo bene del nostro

paese »,

ma la questione era stata che, invece di

limitarsi ad una critica della vita politica del regnoead un'opera

di rigenerazione morale, aveva fin dal

primo giorno della sua

esistenza esagerato e avvelenato quanto bello e di buono. L'A. fa una esposizione

vi

poteva

essere di

minuta ed interes-

sante della produzione di questo periodico nelle sue diatribe che non potevano produrre altro che del male, contro istituzioni e persone, esponente com'era di quella stampa che di satirica e democratica diventa spesso ributtante e demagogica.

E non a torto lo Sforza ritiene che la debolezza delle sfere gonon poco a faarchitettonato aveva vorire il colpo di stato che Ferdinando forse dal giorno stesso in cui concedeva la costituzione. E la cacciata dei Gesuiti nel modo con cui fu condotta, le prime dimissioni che già nel marzo 1848 cominciavano a sgretolare la compagine del gabinetto, i dissidi che vaniloqui e dottrinarismi causavano di continuo fra gli uomini cui era affidata la pubblica cosa, dissensi pe' quali dopo circa tre mesi non erano vernative verso

riusciti

i

siffatti eccessi

ministri a concretare

contribuisse

il

loro

programma d'azione,

furono efficaci motivi di una rapida ed inesorabile distruzione che i liberali più notevoli del regno costituzionale napoletano affrettavano con i loro deplorevoli errori. « Di gente stolta non c'era penuria a Napoli in que' giorni » esclama lo Sforza. Non

che non vi fossero le teste quadre: v'erano e v'erano in copia: ma mancava loro l'esperienza di governo della quale pur difettavano i loro fratelli piemontesi, romani e toscani, e. più di questi, teorici e filosofi, inetti quindi al reggimento dello Stato,

incapaci di studiare

il

retroscena nelle sfere reazionarie che

lavoravano continuamente nel buio. E lo dimostravano certi movimenti popolari che sapevano troppo di demagogico perchè potessero essere espressione sincera del popolo; e lo facevano intendere gli inciampi che uomini di buona volontà e di alto intelletto come il Troja, il Dragonetti, lo Scialoia, lo stesso Con-

trovavano ogniqualvolta tentavano di attuare alcuni capi fondamentali del loro programma. Un malessere veniva forman-

forti


- 4M — ila un tato ad arte da chi aveva interesse ad abregime costituzionale, dall'altro dagli errori degli 3i uomini politici che, come lo Sforza fa chiaramente intendere non possedevano L'energia per fronteggiare gli avveni-

<l<»i.

«Musato

battere

il

E I»' condizioni vacillanti del ministero dopo primi maggio, il manifestarsi sempre più vivo in alcuni circoli

menti. di

i

della volontà di restaurare la costituzione del 1890 bandita dal

gruppo che sosteneva il Mondo vecchio e N<ntd<> ititovo, il rendersi maggiormente intollerante 1* opinione pubblica, lasciata

come meglio le fosse parso, contro la quale ben debole difesa era la dichiarazione ufficiale del 13 maggio libera

di sfrenarsi

non potevano che favorire l'attuazione di disegni già studiati mderati in ogni evenienza. E due giorni dopo cadeva nel .ne l'era di libertà che era stata tanto sommità e che nessuno -tato capace di vivificare e rafforzare nel re<;no delle due Sicilie. Degli eccessi che furori commessi in quel tristissimo giorno, delle vittime e de" carnefici sia materiali, sia intenzionali, lo Sforza ci dà documenti preziosi ed esaurienti, editi

commenti di tutta la stampa commossa e maledicente allo spergiuro dei

ed inediti. Dei primi notevoli italiana liberale, :idi.

preziosi,

i

:

i

rapporti del Rignon e dell'Avogadro di Col-

mn^io 1848. L'eco dell' espressione terribile si te' il noti suoi versi, colpì tanti; il ministero succeduto Prati con a quello Troja, ch'esso tentò una giustificazione del suo operato locano al Pareto del ione

15, 16 e 17

generale, della

(piale

i

insieme con una debole condanna di quel ch'era avvenuto con proclami e lettele circolari, anima de' (piali fu il Bozzelli. Di una. di quella della Real Segreteria di Stato degli altari |s maggio 1848, l'A. ci dà per il primo il testo. ri. in data A nulla valsero queste deboli dif sé per allontanare da Fer-

dinando è da' BUOÌ accoliti coscienti ed incoscienti la generale condanna. E delle condizioni della libertà in Napoli dopo il lo maggio lo sforza ci paria fornendoci preziose notizie tanto riguardo alla Stampa liberale ridotta a ben poca COSI «'d anche questa condannata a rapida morte, quanto all'attività del Bozzelli per Continuare, mutati uomini e idee, il regime costituzionale: attività (die potremo intendere in tulle le sue padati necessari per » ni, (piando avremo quest'uomo che si presenta sotto luci tanto diverse. E che (esser i

cambiali proponiti e menti.

Io

provo

napoletane da' .ampi lombardi,

pel

il richiamo delle truppe quale fu scambiata un'at-


- 470 — va corrispondenza tra il Principe di Cariati, il (Ionie di Collobiano ed il Pareto dal 19 al 22 màggio 1848, di cui pubblica lo Sforza le principali lettere: tentativi fu roti fatti da' piemontesi per non sottrarre allo stanco e piccolo esercito sardo le forze napoletane, masi infransero contro volontà superiori. N Paladino t

i

modo con cui dalla vergogna si riscattarono soldati ed ufficiali, pochi, ma gagliardi: lo Sforza ci dimostra come fosse ormai inutile sperare che il sacrificio di questi generosi potesse destare nell'animo degli abitanti del regno delle Due Sicilie un entusiasmo per una causa ne' suoi buoni contributi ci ha tatto vedere il

che non era sentita. Cominciava un periodo nuovo di dolori e angosce per chi italianamente sentiva ed aveva per l'Italia operato, sia nell'esilio, sia nelle carceri orrende di Montefusco

di

e di S. Stefano

:

periodo che sarebbesi chiuso con l'epopea gari-

baldina. Ma questi generosi erano pochi. L'anima popolare non

aveva compreso, abbagliata dalla luce improvvisa, che cosa avesse significato il 29 gennaio 1848; e, non sorretta né guidata da chi avrebbe dovuto organizzarla e disciplinarla, aveva assistito al'periodo costituzionale, stupita, poi stanca e disgustata e sentito il rimpianto quasi del tempo passato: sì che invece

che avevano operato per un santo derisi. Gli errori di allora non

di inchinarsi al martirio di quegli apostoli di italianità,

ad onta di ideale,

li

tutti

aveva

i

loro sbagli

insultati

furod commessi di

e

poi; ed

è merito altissimo

dello Sforza,

oltre a quello scientifico, l'averceli fatti conoscere, perchè i go-

vernanti di oggi, memori del grande avvicendamento de' fatti umani, imparino quali gravi doveri incombano loro nell'attuazione di idee nuove e generose, per impedire che, con le loro mancanze, sopravvengano alla patria giorni di lacrime e di lutti.

Eugenio Pàssamonti.

—

Il quindici maggio del 1848 in Napoli Giuseppe Paladino Milano-Roma, Albrighi e Segati, 1921.

—

Sino dai primordi del Risorgimento due furono gli Stati itache per posizione geografica, continuità di tradizioni monarchico-nazionali e per compattezza etnica, tentarono erigersi liani

egemonica della Penisola, ne l'intento di coordinare a proprio vantaggio le contrastanti aspirazioni indigene

a potenza


- 471 — regi me ; questi due Stati furono NaPiemonte, che il Gioberti non esitò a paragonare ai «lue fòchi della indipendenza italiana, aventi a miluogo Roma. alle soglie «lei 1848 queste velleità di primato parve spettassero più al Regno delle due Sicilie che allo Stato Sardo, lo attestavano l'impresa murattiana del *15; moti de]

una autonomia «li

so

poli e

il

i

sovrano 29 gennaio 1848 ; dopo l'impreveduta sommossa del lo maggio, Napoli perdette d'un tratto ogni -ibilità di dominare «di eventi della Penisola. COSÌ che il Piemonte, rompendo gli equivoci legami della lega italiana, erigersi arditamente ad arbitro del movimento unitario. del

\tto

Tale critica svolta «Iella storia del

minuziosa cura

Reame di Napoli, esamina

con grande pacatezza d'indagine il Paladino, sia nei suoi antecedenti immediati, sia nelle sue fatali ;

i

e

ze

Contrariamente alla vieta tradizione liberale, tutta condizionata dalle esigenze

tei

alogiche

di

una

istoriografla

a lieto

per cui sul capo di Ferdinando II di Borbone venne fatta

line,

lere tutta la responsabilità di aver reso vano il

primo ten-

Paladino, con un lusso di documentazione veramente degno di nota, dimostra al contrario

tativo di riscossa italica;

il

richiamo delle troppe meridionali dell'Alta Italia, o da quella famosa linea del Po. che riè Gioachino Murat carbonari di Piemonte e di Napoli del '-1\ non nel 'lo. né e

il

lio

i

del

tppero varcate, non dipese affatto dalla volontà governo di .Napoli, ma « fu imposta dalle circostanze, dalle

difficoltà interne dall'atteggiamento degli altri principi d'Italia, tine dal

giorni,

il

re.

modo col «piale ciano trattati all'estero In quei i

diplomatici e l'esercì b

Che -i poteva «li

tutto, e

in fatti pretendere da uno Stato che difettava perdi più inceppato in Ogni suo movimento dalla

ribellione della Sicilia, «die forse sarebbe stata preda della politica

ing

dall'Italia del

chiamato egli provvidamente non ai Nord le sue truppe per ridurre di nuovo all'ub-

bidienza l'isola riotto

Riguardo agli eventi del lo maggio, il Paladino, integrando maggiori conclusioni dello storico della Basilicata Racioppi, afferma «die essi furono un avvenimento imp' dillo, non calcolato, non mÌ8Urat< le

<

una convulsione insomma «die nella storia «Iella rivolui del "i s ba importanza meno in >«• stessa «die nelle «In- produ


— 472 — Non diversamente

il

sincerità, contesso che

Settembrini che, il

un momento di

in

15 maggio lo fecero

i

pazzi, non sep-

pero impedirlo i savi. Da questo complesso di condizioni di cose e di errori di uomini, manifestatosi proprio nel momento in cui i Borboni

con

la

nuova politica

liberale e nazionale si stavano per ria-

bilitare innanzi all'Italia e alla storia,

il

ritardo subito dal

mezzogiorno nella sua redenzione e la possibilità che ebbe il Piemonte di avocare a se l'energie liberali di tutta la Penisola in un solo fulcro, Torino, conseguendo in tal modo il diritto di attuare sotto la formula della monarchia sabauda quella unità nazionale che né il popolo abbandonato a se stesso, né qualsiasi altro stato d'Italia, avrebbero mai potuto assicurarci.

Non

per nulla

il

Gioberti, già ricordato, osservando che nei

paesi che si prolungano,

come l'Italia e la Grecia, la genesi

nazionale suol farsi per via elittica anzi che circolare, inferiva essere ormai scoccata l'ora del Piemonte e degli stati che gli si attengono, « come quello che entrò ultimo nella vita nazionale e civile: e per tanto è più

nuovo, più giovane, più

vergine: di tempra pi Ci robusta, non ammollita dalla cultura;

men viva e meri pregiudiziale al senno pratico; genio più temprato e più alieno dagli eccessi meridionali di polso e nervo maggiore, perchè fornito di buone armi ». di fantasia

di

;

Renato Sórkìa.

Francesco Pignatelli Principe di Stronzoli

— La Vita e la

Storia del Bearne di Napoli di Pietro Colletta, con note di

Nino Cortese — Napoli, stab. tip.

S.

Morano, 1921.

—

Nino Cortese La Vita di Pietro Colletta, in Rassegna Storica del Risorgimento, fascicolo IV, anno 1921. Nino Cortese

—

Aggiunte al « Saggio di Bibliografia Qollettiana », in Bollettino del Bibliofilo, anno III,'n. 1-4, 1921.

Nino Cortese ha intrapreso un encomiabile lavoro di ricostruzione storica della tigura d'uno degli uomini ch'ebbero parte notevolissima nelle vicende del loro paese e ne fu nel

tempo istesso insigne storiografo. La vita e l'opera del quale.


- 473 andarono esenti da Iacee e da censure, così diedero polemiche concludenti ai giudizi più disparati: non luogo a tacilo adunque il compito di chi voglia ristabilire la verità •ri

dei fatti per giungere alla sentenza Bicura e definitiva.

Cortese ha ottime doti, e il

liere

Ma il

suoi mezzi per ottenere

dunque presentarci

propostosi. Eccolo

risultato

i

integral-

mente la prima e torse la peggiore delle invettive dettale contro quella de! principe Pignatelli, generale ancor egli il Colletta del regno napoletano, rivale sfortunato e forse perseguitato dal Colletta istesso. Per darne un'idea riporteremo nella sua parte sostanziale la chiusa di questo scritto, ove s'afferma che il Colletta « mostrò d'adolescente mediocre ingegnò, ne fece altri studi che quelli del suo mestiere; che da giovane fu loquacissimo, imprudente, disapplicato, giocatore e libertino da :

:

uomo ambiziosissimo, insinuante ed assiduo corteggiatore di grandi, pronto a tutte le bassezze, sino a prestare la sua opera nelle persecuzioni nate dalle reazioni di parli, in tempo di rivoluzione, per innalzare

la

sua fortuna: da vecchio logorato

dalla smania della celebrità, che l' indusse a studiare dieci anni

lingua italiana, che non conosceva, per dare alla luce un'opera, nella quale mentendo, esagerando, attribuendosi il la

merito altrui, e calunniando coloro che potevano smascherarlo, spelava conseguire una gloria Che non aveva mai meritata, persuadendolo l,i sua presunzione r\\^ utenze sarebbero i

superchierie come lnSeguono allo scritto principale « Poche

Hate, e .

veriià

-statuii

».

le

personali

sopra l'opuscolo del general* Colletta: Pochi fatti nelle (piali il Pignatelli, scagionandosi l'aver tradito il Murai, la ritorce a sua volta sul

ioni

no Marni dell

Colletta, tacciandolo d'averlo voluto metter in cattiva vista, e stato

raziata

consigliere dell'infelice re nella

il

campagna «lei

borbonico che condannava -uo maggior benefattore; infine ira pad roministro

giatore di quello a

morte I)i

il

tale

i

un articolo sulla Nuova Aut<'

giustizia in

a •

tere

ih. d'essersi poi fatto corteg-

Ini.")

1921

.

:.

rano richiamare

Marat, estendo viete

il

procedo e

anche

oi

presentate

nel

•

ino esserg ;

essere d'accordo coi

trailit >n <

e di

n

vo.

non


— 474 — nito illecitamente di

somme confidategli

per

l'esecuzione

<ii

testo con abbondanti

Il Cortese accompagna il note esplicative e bibliografiche, raffrontando le fonti e rettificando qua e là alcuni falsi giudizi. Ma ej^li si riserva di

lavori militari.

darci ben altrimenti lumeggiata la figura del Colletta: qui non è se

non l'esordio,

l'atto

d'accusa:

la

causa verrà trattata

e

risolta altrove.

Ed eccoci cosi al secondo degli opuscoli La vita di Pietro perora non abbiamo che un primo saggio riferentesi alla gioventù. In esso, dopo aver accennato alla nascita, all'origine, alle venture e strettezze della famiglia onde :

Colletta, di cui

natali, nassa il Cortese a riferire intorno ai suoi studi all'accademia militare, alla parte onorevole da lui avuta nella

traeva

i

guerra contro le armi dei francesi invasori, al suo accostarsi alle idee di libertà portate da questi, e al rapido sbollire nel suo spirito eminentemente pratico degli entusiasmi per la rivoluzione: il che non impedì al Colletta d'essere tra coloro che più strenuamente difesero i Castelli Napoletani contro le orde del Ruffo, nel tentativo di restaurazione borbonica; né valgono i documenti ufficiali dello stato maggiore napoletano a liberarlo da tale taccia o merito che dir si voglia, poiché nel processo in cui fu coinvolto per quei fatti risulta che i suoi parenti si valsero di falsi testimoui, che giurarono non avervi egli partecipato. Rimasto nella prima restaurazione senza impiego e in tristi condizioni, si diede a lavori d'architettura, e fu quindi inviato dal governo reale a Fondi per attendere al prosciugamento di quelle paludi. Nel terremoto del 1806 ebbe occasione di notorietà e guadagni; tu dunque, in questo primo periodo, la sua vita abbastanza laboriosa ed utile alla patria, sebbene tenesse una condotta morale, ch'egli stesso non può non giudicare severamente, solo tentando di scusarsi rigettandone la colpa principale sui costumi corrotti Questo tratto della vita, che qui si termina, è del tempo. ricostruito su documenti sincroni, tratti dagli archivi napoletani, e sulle testimonianze di biografi e degli storici più autorevoli non resta che augurarci che un lavoro sì bene e opportunamente iniziato abbia presto il suo compimento. Ma forse il più importante di questi lavori del Cortese è ii nuovo saggio bibliografico, che ci dà un resoconto compiuto delle fonti e degli studi Collettiani fino ad oggi, in aggiunta a quello già pubblicato sugli Atti dell' Accademia Pont ani a na nel

—

:


— 1917. Vi

47.")

—

completano lo fu Iti le notizie intorno alla Storia del

si

Napoli, alle correzioni e alle indicazioni suggerite al

i

Colletta da altri, alla sua pubblicazione, alle ristampe e

;ille

aggiungendovi alcuni cenni intorno agli scritti minori ed a quelli postumi, una Bibliografia potenziale degli livisati dal Colletta e non finiti o neppur comintraduzioni

ciati,

le

:

varie edizioni

del Carlerjijio,

le

biografie

e

i

bus-

ancora accenni alla fortuna e alla critica delle opere attraverso giudizi «lei contemporanei e dei critici posteriori, sia per lo scritto suo principale, come per Pochi fatti su Gioacchino Murat. Alcune epigrafi collettiane biografici; poi

Bidi

i

i

chiudono lo studio, liceo di larghissima messe di fonti, die varranno a fornire allo storico abbondanza di notizie pel compimento dell'iniziato suo studio biografico. <

in. i.i:

Corbelli.

Cortese — II liberalismo toscano nei primi quaranta anni del secolo XIX secondi, un rapporto del Ministro Napoletano a Firenze, in Rassegna Nazionale, fase 16 lui

1

.

glio 1921.

Il

-libidica

'

un rapporto pervenuto al ministro napo-

letano di polizia. Del Carretto, e da questo trasmesso al collega degli esteri

-

intorno allo spirito

pubblico (pianto a politica

Toscana e dei Dbmini Pontifici ». ove si rimarca l'espansi dello spirito liberale in Toscana, per l'influenza di m< RÌCCÌ, veSCOVO di Pistoia, nella gioventù: l'ospitalità e le di-

della

stinzioni con

profughi politici, riguardi usati alla vesolenni funerali all' « ex generale Colletta • i

dova del Murat. e

i

coir intervento dello ivernatore di Livorno « in gran tenuta -. Il confidente napoletano mostra di conoscere nei più minuti particolari la vita della parte liberale: COSÌ ci informa dei luoghi di ritrovo

(lei

seguaci del Guerrazzi e della «Oioili quest'ultima, del liberalismo e

vaoe Italia -.dei progressi p nsiorie ai

disordini dei numerosi studenti e ivlativ

concentrati a Pisa, e della debole/za del governo di fronte a tutto ciò. Passa poi I censurare p

pi*

Bori

Poncontinuo mutare di leggi col mutar dei pontefici, e l'avversione (li questi alla coopcrazione straniera, di cui approfittano propagandisti per compiere l'opera loi

tificio

il

i


— 476 — nota, comunicata dal suo capo al ministro di Napoli in To-

scana, Grifeo, provoca una vivace risposta di lui, che dà occasione al Cortese ad una breve disamina delle condizioni del liberalismo in toscana di fronte al governo granducale, che già lo stesso Grifeo giustificava, attenuando

i

foschi colori

dello scritto dell'ignota spia, e dimostrando come saggia fosse la politica conciliante del Granduca con un popolo eminentemente pacifico ed alieno dalle violenze, e facendo intrav vedere fra le linee, com'egli ben diversamente giudicasse la condotta del proprio governo, il quale si rendeva ogni dì più inviso ai popoli coi suoi sistemi di spionaggio e di rigore ec-

cessivo.

Achille Corbelli.


INDICE DEL VOLUME XIV

MEMORIE E DOCUMENTI. Paladin L. C.

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A. B.

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(cont.)

Quirino Visconti Giacobino

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pag. 81, -j'.u rio Botta (eoo

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Mastini e con Gino di Pampabato, Teatri e censuro <

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Bollea, Echi quar

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376

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gimento italiano «

\)ah.

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•

VARIETÀ

E

ANEDDOTI.

Adoi

SMONTI,

'


178

BIBLIOGRAFIA. aECENSIONi:

Cesare Cesari, L'Archivio e la Sezione storica del Comando del Corpo dello Slato Maggiore. Noie sloriche (Vittorio Gianotti)

Giuseppe Giusti, Poesie.

.....

pag. 181

— Introduzione e note di Egidio

Bellorilli (Achilli Corbelli)

—

»

197

...»

199

»

201

Introduzione e commento di Pier Dal « Conciliatore*. Angelo MenziO (Achille Corbelli) Con prefazione e note Massimo D'Azeglio, / miei ricordi. di Gustavo Balsamo Crivelli 'Annibale Bozzoli

—

Gioberti-Massari, Carteggio 1838-1852, pubblicato e anno-

..........

tato da Gustavo balsamo Crivelli (Pikk Angelo Mexzio)

Giovanni Sforza, i

//

202

(Granduca di Toscana Leopoldo II ed

suoi vecchi ministri (Eugenio Passamonti)

.

»

207

»

209

»

210

»

212

»

215

Giovanni Sforza. // Battaglione Universitario Toscano

a Reggio (15-24 aprile 1848) (Eugenio Passamonti) Pktitti di Roketo, Alcuni documenti inedili sulla rivo-

luzione in Asti (marzo -aprile 1821) (Eugenio Passamonti)

k .

.

.

.

.

.

.

Pktitti di Roreto, Una relazione storico-critica della

.

ri-

voluzione del Piemonte nel 1821 di Barione >PetÌttÌ (Eugenio Passamonti)

.

.

.

.

.

—

Alessandro Luzio, Giuseppe Mazzini carbonaro. Nuovi documenti degli archivi di Milano e di Torino (P. Lemmi)

Vincenzo Gioberti, Del primato morale

—

e

civile degli

Introduzione e- note di Gustavo Balsamo Crivelli (Pier Angelo Menzio) Niccolò Tommaseo, Dell'Italia. Introduzione e note di italiani.

—

...»

Gustavo Balsamo Crivelli (T. Buttino Giuseppe

Sitti,

Il

.

.

446

»

452

»

455

»

456

risorgimento italiano nelle epigrafi

....

parmensi (Annibale Bozzola) Alberto Del Prato, L'unno 1831 negli ex Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla (Annibale Bozzola)

.........

Pietro Egidi, La rivoluzione piemontese del 1821 (Eugenio PA8SAMONT1)

ÌVÌ


— 479 — iti,

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Principe di Btronzou, l<< Vita eia

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Napoli di Pietro Colletta,

m note di Nino Cortese ioau Counoxi] o Colletta

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*I*0 D OI"SNTO ITALIANO

XV

1922

Nuova Serie publicata dalla Società Storica Subalpina

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Fratelli Bocca editori


XV

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1922

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Nuova Serie pubblicata dalla

SOCIETÀ STORICA SUBALPINA

Fonti per la biografia di Pellegrino Rossi

Carrara, che sulla casa dove occhi alla luce volle scolpite le Arti (2),

si

aveva aperto gli e fino dal 1863 ne

Rossi

il

murò un'iscrizione (1), sembianze nella sua Accademia di Belle

fece

promotrice d'un

monumento nazionale al

grande concittadino (3); solennemente inaugurato il 3 set1

La casa dove nacque Pellegrino Rossi porta il n. 16 e si trova

all'incrocio della via Ferrer (già S. Maria) e della

via Rossi (già del

È proprietà di Ferdinando Bonanni e nipoti, pervenuta a loro dall'avola, Anna Maria Giovanna Rossi, so-

Cartone), dalla quale ha l'entrata.

rella di Pellegrino,

sposò

che visse dal 27 settembre 1802 al 25 luglio 1838 e

28 aprile del 1823 lo scultore Vincenzo Bonanni. L'iscrizione,

il

che vi fece scolpire il Municipio, fu dettata dall'avv. Andrea Passani, e dice eoi

QUI vkvm:

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ITTAIMNO E DOMO DI STATO VITTIMA DI KKI PARTITI

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l'anno 1848. ne scolpi Vincenzo Bonanni. (3) Il Consilio comunale di Carrara, il 22 ottore 18t>3, con voti unanimi, deliberò vigesse al Rossi un grandioso monumento, iuvia concorrervi l'intiera penisola, ed eleggendo un comitato di cittadini perchè ne curasse l'esecuzione. Eccone nomi: Ferdinando Polirlo Fabbri, otti, tesare Del Medico, Giuseppe ... Giambattista ('\\ umilio Laxzoni, Dionisio Giandomei busto del Rossi è opera dello scultore Ercole Bogazzi

11

i

fregi

il

;

prof.

i

Il

Httorg Uni., XV

I


.-

2

—

tembre del 1876. Ecco l'elenco

di

ciò

che

fu

stampato

in

quell'occasione:

Carlo Lazzoni, Sul progetto di una nuova piazza

1.

in Carrara, da costruirsi nella località così detta del Cro-

per inalzarvi un monumento a Pellegrino Rossi, alcune parole, Carrara, Stabilimento tipografico il Carrione, cifisso,

1868; in-8° di pp. 8, con 1 tav. 2. // buon senso [Carrara], Tip. Polizzi in-8° di

pp.

Critica

e

C, 1872;

4.

anonima del giudizio dato dall'Accademia Reale di Belle

Arti di Carrara nel concorso ai bassorilievi per il monumento a Pel-

legrino Rossi.

Il

primo, a destra, di questi bassorilievi meritò

farlo Aristide Milani di Massa. Si

compone

di

di

sedici figure e rap-

presenta Pellegrino in atto di consegnare al presidente della Repubblica Elvetica

il

patto federale, che prese il nome di Patto Rossi. Il

secondo bassorilievo, a sinistra, l'ottenne Alessandro Biggi di Carrara. Si compone di quattordici figure e rappresenta Pellegrino che nell'Università di Parigi detta dalla sua cattedra le lezioni di diritto costituzionale.

3.

KOBAL [Emilio Lazzoni], All'anonimo del buon senso,

Carrara,

tip.

del Carrione, 1872; in-fol. di pp. 4.

A difesa del giudizio dato dall'Accademia di Belle Arti di Carrara sui bassorilievi

4.

da scolpirsi nel monumento a Pellegrino Rossi.

Carlo Lazzoni, Di un monumento

nazionale a

Pellegrino Rossi, da erigersi in Carrara, colla statua

se-

dente del medesimo, modello scolpito dal prof. Pietro TeAgostino Marchetti, Andrea Passani, segretario. Morto il Passani, tenne le veci di

segretario

Massimo Ascoli. Il e Manifesto per un monumento

nazionale da erigersi in Carrara a Pellegrino Rossi » venne messo alle

stampe dalla « Commissione dirigente » il 20 maggio del 18G4. Fu nominato anche un « Comitato onorario protettore », che aveva per presidente Marco Minghetti. Ne lecero parte Giuseppe Pisanelli, Ubaldino Peruzzi, Bettino Ricasoli, Domenico Cucchiari, Mario Massimo, Federico Sclopis, Giambattista Cassinis, Antonio Scialoia, Carlo Matteucci, Sebastiano Tecchio, Carlo Boncompagni, Luigi Settembrini, Antonio Zanolini, Giuseppe Massari, Pietro Tenerani, Francesco Carrara. Pietro Torrigiani, Raffaele Lanza e Luigi Carbonieri.


- :i ncrani per la sala (fona villa del Duca Massimi di Roma, e collocamenti) nel boschetto della Stazione, osservazioni, in parte, documentate, Carrara, Stab. tip. il Carrione di G.

1872; in-8"

E. Btgazzi,

pp. 16.

di

Giovanni SFORZA, Sul monumento a Pellegrino

5.

Rossi, lettera al cav. prof. Ferdinando Pelliccia, Direttore

Accademia di Belle Arti in Carrara, Lucca, tip.

della R.

1876; in-8"

Giusti,

di

14.

pp.

6. Carlo Lazzoni, Di un monumento nazionale a Pellegrino Rossi, colla statua sedente del medesimo, mo-

da Pietro Tenerani da porsi in una nicchia una villa del Duca Massimi in Roma, e suo collocamento in mezzo alla Piazza d'Armi di Carrara, dello creato

nella sala di

inaugurato

il

3 settembre 1876, osservazioni, in

giorno

parte, documentate, Carrara, tip. Martini e Martinelli, 1876; in-8° di

pp. 48.

Nella inaugurazione del monumento nazionale a Pellegrino Rossi in Carrara, il 3 di settembre del 1876, 7.

prose e poesie raccolte per cura della Commissione diri-

ORESTE RAGGI, Imola, tip. d'Ignazio

gente da figlio,

«

1876:

8° di

in

Prefazione »

Oretta

«li

Galeati e

pp. XX- 188.

m-wi;

Raggi, pp.

Memoria intorno a

<•

Pellegrino Rossi, letta «la Francesco Mignet all'Accademia delle scienze

monili e politiche

Parigi nell'adunanza annuale del 24 novembre

di

italianamente volgarizzata da Oreste Raggi per la solenne inautzione «

dH monumento allo stesso Kossi

Carrara»,

in

pp.

1-37;

bella vita e delle opere di Pellegrino Rotai, discorso di Augnato

Pierantonl .

»,

Giulia Mulino Colombini

urne del |<li

Luigi

da

Grazia e

di

dinando Santini 188-184; Lettera

i

liste

pp.

a

delia

Pellegrino

Rossi

»

Poggi, Ferdinando Santini s

statua

fanciulli

«*

non appent seoptrtt »

metto in musica dal maestro achille

i'

» [di

Pellegrini)

148-158; « Poesie

Rimini], pp. 159*181; «('oro di

appiedi

Lucidi], p. 182; « iscrizioni pp.

»,

monumento nazionale

Sani, Giulio Careann,

miliario un»-,

monumento nazionale a

pp. 39-141; « Pel

memoiia di

ì

del

Mignel

98;

«

Indie».

al »,

\. N., Ruggero

Bonghi],

da

Il

i

p,

187.

Parigi,

88


_ 4_ 8. AURELIO FONTANA, Nel giorno memorando delinaugurazione solenne in Carrara del marmoreo monu3 setmento al suo figlio immortale Pellegrino Rossi [epigrafe e sonetto], Carrara, tip. Martini tembre 1876 l'

—

—

e Martinelli, 1876; in-8° 9.

di

pp.

4.

Girolamo Ratto, Per V inaugurazione in Carrara

monumento nazionale a Pellegrino Rossi (3 settembre 1876), canto, Carrara, tip. Martini e Martinelli, 1876;

di un in-4°.

10.

Prof. C.

ONNIBONI, In occasione del monumento

a Pellegrino Rossi, epigrafe

— Sarzana,

tip.

— Carrara, 3 settembre 1876

Ravani, [1876];

in

8° di pp. 4.

DAVITTI, Carrara 3 settembre 1876. Per la sodel monumento nazionale a Pellegrino inaugurazione lenne 1 1

L.

Rossi, carrarese, versi, Castelfiorentino, in-8° di

tip.

Ninci, [1876]

;

pp. 4.

12. PIETRO PERICOLI, Discorso su Pellegrino Rossi, pronunciato a Carrara li 3 settembre 1876, Roma, coi tipi di Ludovico Cecchini, 1876; in-8° di pp. 18. 13. GIOVANNI SFORZA, Inaugurandosi il monumento a Pellegrino Rossi, parole dette nell'Accademia Reale di Belle Arti di Carrara il III settembre MDCCCLXXVI, Livorno, coi tipi di Francesco Vigo, 1877; in-12° di pp. 16. 14. Inaugurazione del monumento nazionale a Pellegrino Rossi fatta in Carrara il 3 settembre 1876 ; relazione [di Giovanni Sforza] e discorsi [di Ferdinando Pelliccia, Francesco Del Nero, Giovanni Vitelli, Giuseppe Massari, Pietro Pericoli, Emilio Lazzoni, Giovanni Sforza, Pietro

Borgatti, Giuseppe Fabbricotti, Luigi Sanminiatelli-Zabarella,

Gustavo Sangiorgi, Augusto Pierantoni, Ferdinando Compagni e Francesco Bertoccini] pubblicati per cura del Municipio, Carrara, coi di

pp. XVI1I-128,

con

tipi

Martini e Martinelli, 1878; in-8"

di

la fotografia

del

monumento.

* *

*

Ecco le fonti svizzere e francesi per la biografia di Pellegrino Rossi, che sono a mia conoscenza

:


prof.

il

Antonio Eliseo Cherbulkv di Ginevra [1797-1869],

discepolo, amico ed ammiratore del

R

ssi, fu

uno de' primi

ma

senza metterci il proprio nome. Or. Pellegrino Rossi; nella Bibliothéque universelle de

a

scriverne

la

Genève, serie

vita,

li,

toni. X,

febbraio 1849, pp. 133 e sgg. Fin

maggio del 1840, nel tom. XXVII della serie della Bibliothéque stessa, aveva fatto una recensione del Cours d'Economie politique del Rossi opera che venne poi tradotta in italiano dall'avv. Giuseppe Roncagli e annotata da Francesco Trincherà (1). Del Cours d'Economie politique trattò anche nel 1844 Luigi Reybaud nella Revue des deux Mondes, tom. Ili, pp. 269 e sgg., col titolo: Économistes eontemporains. M. Rossi; lavoro che tornò a vedere la

dal

I

;

luce diciotto anni dopo, corretto e ampliato. Cfr. REYBAUD,

Économistes modernes. Pellegrino Rossi, Paris, Levy fréres, 1862; in-8°. Ne trattò pure Giuseppe De Croze nella Revue de legista tion et de jurisprudenee, serie X, tom. VI (luglio-decembre 1842), facendone grandi lodi, rafforzate dal Wolowschy, direttore della rivista stessa, in una nota che vi premise. Del prof. Cherbuliez son pure alle stampe nel tom. XXXII (ottobre-decembre 1867) della serie II della Bibliothéque universelle et Revue Suisse, due articoli intitoPellegrino Rossi et ses oeuvres posthumes. lati Nel 1*4!) Giuseppe Garnier stampò una Notice sur M. sì nel Journal des lìeonomistes, tom. XXIII, p. 89 e sgg. Uscì pure alla luce la interessante monografia M. Rossi' en Sùisse, de /sin à 1833, par M. Hubert Saladin, ancien député au Conseìl représentatif du Canton de Genève. Paris. 1849; in-s La Notice historique sur la vie et le< :

:

.

Con

l

di

l'Istituto, professore di

I'ki.i.i

chino ElOMI, membro delColte/fio Reale di

il

:

Diritto COStUuxionali alla Facoltà di Diritto in

niero dell'Accademia

<ii

vatilo

pp.

lifllii

[Bologna,

Francia

socio stra-

aefotM e Mie lettere in Palermo; vertéome ita-

liana dell' avo. Qidmppj tutu

l'ariiji,

n not<-

<

//

Pinwcit oTnw Wl.

stona detta Koonomia di <n. H. Rat e da due artii''i Hi v rara, presso l'editore Abram Sertipi

Sassi

nelle

ILVII 1-240, a due colonne.

Spaderie),

1848;

in -4*

piccolo

di


-

6

travaux de M. Rossi, lue à la so ance pubiiq uè annuelle du 24 novembre 1849 da Francesco Alessio Mignet, si trova a pp. 335-348 del tom.VI della serie II delle Séances et

travaux de VAcadémie des Sciences morales et politiques, 1849; in 8° ed a pp. 31-68 del tom. Vili (1852) de' Mémoires de VAcadémie des sciences morales et politiques de VInstitut de France. Questa Notice fu premessa alla ristampa del Tratte de Droit penai del Rossi, fatta a Bruxelles dal Meline e compagni nel 1850; e dal Mignet Paris,

stesso

venne riprodotta ne' suoi Portraits et notices histo-

riques et litteraires, Paris, Didier, 1852; e nelle sue Notices historiques, Paris, Paulin, Leureux et

C, 1853, voi. II,

pp. 171-212. Fu anche tradotta in italiano dal prof. Oreste

Raggi. Cfr. Nella inaugurazione del monumento nazionale

a Pellegrino Rossi in Carrara il 3 di settembre del 1876 prose e poesie,

ecc., Imola, tip. d' Ignazio Galeati e figlio,

1876, pp. 1-37. Il

luce «

Tratte de Droit penai, che vide per in

comme

dedicato

la prima volta la chez Santelet», nel 1829, fu dal Rossi, un témognage d'amitié et de reconnaissance »,

Parigi,

al

«

Duca di Broglie,

gacité de son esprit a éclairé

«

qui par l'étendue et la sa-

d'une lumière nouvelle les

plus hautes questions de droit public et de legislation »

Duca fu

.

E

primo in Francia a pianger la morte del Rossi, stampandone la necrologia nella Revue des deux Mondes{\). Una rivista inglese parlò a lungo del Traile de Droit penai. Per quanto la critica dell'anonimo recensore sia acuta, minuziosa e sottile, pure è larga di lode. Cfr. Rossi on Cri-

il

il

minal law ; in The Edinburgh review, fascicolo del settembre 1831. Moltissime lodi ne fece Carlo Vergè, il 1856, nel Journal des Economistes ; aspro giudizio ne dette l'OdillonBarrot all'Accademia delle scienze morali

e politiche (2);

(1) A[lbert] de B[roglie), M. Rossi; nella Revue des deux Mondes, tom. XXIV (1848), pp. 1033-1038. Fa parte della Chronique de la quin-

zaine. \2) Odilon-Barrot, Rapport sur le Traiti de Droit penai de M. Rossi; in Séances et travaux de VAcadémie des Sciences morales et politiques, voi. XXXVI (1856), pp. 185-208 e 321-372; voi. XXXVII

(1856), pp.

83-113 e 317-334.


una bella introduzione premise Faustino Hélie, consigliere della Corte di Cassazione

e

membro

dell'Istitut \ all'edi-

zione francese del 1855, più volte ristampata.

Del Rossi ambasciatore del Re de' Francesi presso la tratta a lungo Anatole De la Forge nel suo

Corte Pontificia libro

:

Des viccssitudes politiques de V Italie dans ses rapIl Rossi amba-

porta avec la France, Paris, Amyot, 1850.

sciatore di Francia è in gran parte il soggetto del capitolo intitolato:

Affaire* d'Italie jusqu'en fcvrier 1848

óeWHis-

de la politique extérieure du Gouvernement Francai* [1830-1848] del D'Aussonville, Paris, Michel Levy frères, 1850; tom. II, pp. 186-284. Il Guizot pure ne tratta ne' Memoires pour servir a l'histoire de mon temps, tom VII [Paris, Levy, 1865] e tom. Vili [Paris, Levy, 1868]. Cfr. il Les Jesuites et la cap. XLIII La libertà d'enseignement. Cour de Rome (1840-1846); ed il cap. XLV1 L .talie et le pape Pie IX (1846-1848). Carlo De Mazade con la monografia: Pellegrino Rossi, l'Italie et le Papauté, inserita nella Revue des denx Mondes, secondo periodo, tom. XXXV 1), pp. 718-753, tornò a lumeggiare lo stesso argomento. Del Rossi economista tratta Enrico Baudrillart nel suo articolo: Economistes etrangers, che il 1861 inserì nel tomo V della Revue nationale et ctrangere. Nel tomo Vili (ottobredecembre 1867) del Journal des economiste* si legge La vie et les travati. v de M. P. Rossi di Gustavo de Puynode. Notevole lo scritto del Colmet Daàge M. Rossi a r Ecole de droit, inserito nelle Séance* et travaux de l'Acadcmic des Sciences morates et politiques del 1886, tom. CXXVI, toire

—

:

pp. 1 10-124

(

1

).

Alfonso Curtois nel 1857 stampò nel Journal

des économìstes mìo

il

il

suo Étude sur la vie et Ics oavre

(ìuizot, ministro dell'istruzione pubblica, il 14 agosto

Ub, affidò al Rossi la cattedra di economia politica al Collegio di Francia,

come racconta egli stesso ne' suoi Mémoirm [III. 127 esgg.],

« la perspective d'une autre ebaire qui OOUplsV dans le haut enseignemnnt, et le mettrait à portée non velie patrie ». Vagbeggiava « d'etàtoute sa placo ilans blir en France l'enseigneintMit du droit constitutionnel devenu la base du gouvernement francaise » e infatti il 29 agosto del '84 presentò a

gli

lasciò intravedere

tentit sa situation

M

••

;


de Pellegrino Rossi. Il pessimo libro di Enrico D'Ideville Le eomte Pellegrino Possi, sa vie, son oeuvres, sa morte (1787-1848), Paris, Levy, 1887; in-8', con ritratto, era stato :

Luigi Filippo, il € Rapport sur la creation d'une chaire de droit constitutionnel dans la Faculté de droit de Paris », che venne approvato dal re.

Il

giorno stesso che fu pubblicato nel Monìteur, il Guizot affidò al

Rossi la nuova cattedra. Questa nomina suscitò contrasti e proteste, e quando il 29 novembre di quell'anno vi salì per la prima volta « il fut assalili

par des interruptions et des clameurs qui ne lui permirent pas

d'aller jufqu'au

monta dans sa

bout de sa lecon. Trois fois, aux jours assignés, il revain, de commencer son

chaire et s'effonda, mais en

enseignement ». Son parole del Guizot, che prosegue: « Les pertuibateurs étaient en minorité un grand nombre d'auditeurs, les élèves sérieux et libéraux essayaient, par des cris à Vordre et des applaudissements au professeur, de bitter contro le tumulte ils échouaient toujours. Il y avait évidemment, dans l'Ecole une potete emeute organisée, où se jetaient volontiers des étudiants ignorants et turbolenta,, qui ne croyaient pas déplaire a tous leurs professeurs, et qui prenaient plaisir à se sentir soutenus par les émeutiers ordinaires du dehors. A ce ;

;

désordre obstiné et a des insultes qui menacaient de devenir violentes,

M. Rossi opposait sa perseverance, son sang-froid, quelques paroles dignes; et à chaque nouvelle scène, en sortant de l'école, il venait me raconter ce qui s'était passe et concerter avec moi sa conduite, un peu surpris, lui réfugié liberal, et appellò à fonder un inseignement liberal,

de recontrer, contre sa personne et son oeuvre, cette opposition brutale et subalterne. Le conseil des ministres et le conseil royal de l'instruction publique, à qui je rendis compte de l'incident, pensérent avec

moi qu'après avoir fait arrèter quelques-uns des perturbateurs, il convenait d'ordonner une enquéte sur les causes du tumulte, pour inti-

mider les intrigues hostiles, et de suspendre le cours jusqu'à ce que l'enquète fùt terminée, pour donner aux esprits le temps de se calmer. Les deux mesures atteignirent leur but les ennemis eurent un peu de honte; les turtulents se lassérent; M. Rossi reprit «on cours; et quelques années après, à la complète approbation des étudiants comme des professeur ses collegues, il était, le doyen de cette Ecole de droit dans laquelle il était entré au milieu de tant d'inimitié et de bruit ». Il conte Terenzio Mamiani, esule allora a Parigi, accenna al turpe ;

« E perchè fra gli studenti si borbottava che il Rossi avrebbe sciorinato d'in sulla cattedra un continuo panegirico della mo-

fatto così:

narchia di Luigi Fil ppo, senza aspettare ch'egli aprisse la mente sua,

non pure lo accolsero a suono di lunghe ed acute fischiate, ma in ultimo vi mescolarono proietti di mele cotte e di qualche grossa moneta tenne duro per buono spazio di tempo, mostrando faccia e sguardo impassibile. Ma la gragnuola delle poma e dei di rame. Egli, a dir vero,

-


due saggi dello stesso autore Le comte 1885 nel ss/ en France (1833-1845), che comparve il Journal des economiste*; e Pellegrino Rossi bourgois de Genève (1816-1833), inserito nel primo tomo (1886) della Revue historiane. fratelli De Goncourt, Edmondo e Giulio, con tavolozza di romanzieri descrissero l'assassinio del Rossi Il giornale Le Temps di Parigi (ann. XXXVIII, n. 13590) il 20 agosto del 1898 tornò a farne soggetto di studio col titolo: L'assassinai de Pellegrino Rossi a" apre s preceduto da

:

1

(

1

).

du proecs. Carlo Dejob discorre del Rossi insegnante a Parigi nella sua bella monografia Trois italiens professeurs en France le Gouvernement de fu il lei: Pellegrino Rossi, Guglielmo Libri, Giuseppe Ferrari'(2); inserita negli Annales de la Facultc de Lettres de Bordeaux. Bulletin italien, ìCtes

:

-

tom. XII (1912), pp. 158-175. * *

*

Ecco le fonti italiane per la biografia di Pellegrino Rossi, che sono a mia notizia. Per testimonianza di Giuseppe Spada, appena morto il grande statista furono divulgati in Roma quattro foglietti a stampa », ne' quali « il nome e le gesta del Rossi erano vituperati acerbamente » (3). Portavano titoli seguenti :

i

BoMoni crescendo, lentamente uscì dalla sala».

Ct'r.

Mamiaxi, Farigi

or fa cinquant' anni ; nella Nuova Antologia, fascicolo del 15 decembre

\nche zetta

ili

Modena

nato professore

Voce della Verità

la

— ne parla: di

<I

Il sig.

«

iritto costituzionale,

tentato d'incominciare oltraggi dell'uditorio. 1

r •/ii/i-H 1865-18. ><>

il

suo corso,

— la famosa reazionaria gaz-

Rossi » (son sue parole) « nomi-

ha per tre volte inutilmente fragorosamente dagli n ha potuto salvamelo».

<listurl>ato

La forza u tt, DbGOIKXM

/

l'Italie ile hirr, nottx

tntrtmi

'tnge,

Par

le e.liteurs,

1894,

|>p.

919-911.

Del Libri I dal Ferrari tratta a pp. 948 e sgg. e Hl<» e sgg. deftomo

•tesso ad a pp.

147 e sgg. e 224 sgg. dal tona. ./

stani

Roma. Polka. 1869;

11

,/.•//,/

XIII

«

1913).

BìvoIumùmu dì /•' :! 1 giugno 1846 al /•*» luglio 1849,.


IO

—

1.

Istoria della vita di Rossi.

2.

La morte del Ministro Rossi.

// Dies irae dies illa al Ministro Rossi. Miserere al Ministro Rossi. Quest'ultimo finisce: 3.

A.

« Quando

un braccio invitto e forte

Col pugnai

gli die

la

morte

:

Miserere Domine. Benedetto il terzo Bruto

Che lo diede in mano a Pluto: Miserere Domine. Or che Rossi è nell'inferno Canti Italia in sempiterno:

Laus libi Domine ».

ANGELO PELLICCIA, Elogio di Pellegrino Rossi, nell'adunanza della R. Accademia Lucchese del 31 luglio 1852. 5.

letto

Non fu messo alle stampe. Ne do qualche brano nella biografia del Pelliccia. Cfr. Giornale storico della Liuiigiana ; voi. XVI, pp. 103-105.

6.

Al Tribunale Supremo della Sacra Consulta. Ro-

mana 1848 di Lesa Maestà con omicidio in persona del conte Pellegrino Rossi, Ministro di Stato, contro Pietro dott. Sterbini

ed altri mandanti ed esecutori contumaci,

emigrati, e contro Luigi del fu Pietro Grandoni, romano,

d'anni 40, mercante di campagna, Sante di Feliciano Costantini da Fuligno, di anni 24, scultore, Francesco Costantini, di lui fratello, di anni 2f ebanista,

Gioacchino q. Nicola Selvaggi, romano, di anni 25, orologiaro, Paolo di Giuseppe Papucci, romano, di anni 26, ricattiere, Alessandro di Clemente Testa, romano, di anni 32, cacciatore, Giuseppe di Angelo Cara vacci, alias Mecocetto, romano, di anni 28, negoziante di pellami, Cesare del fu Luigi Diade i, di Albano, di anni 28, vetturino, Ruggero del fu Michele Colonnello, da Napoli, di anni 50, equitatore, Bernardino di Giacomo Facciotti, da Palestrina, di anni 34, ebanista, Filippo Facciotti, di lui fratello, di anni 30, ebanista, Giuseppe di Giosafatte Giovannelli, da Pofi, di


-

-

Il

anni 4d, calzolaio, Filippo del fu Domenico Capanna, romano, di anni 43, possidente, Innocenzo del fu Filippo Zcppacori, romano, di anni 29, pescivendolo, Giuseppe del fu Luigi Fabiani, alias (Àirnonaretto, da Rocca di Papa» di anni 4n, negoziante di carbone, Filippo di Vincenzo Bernasconi, romano, di anni 28, sartore, ed altri assenti e contumaci; in-4 a 2 colonne, di pp. 643, oltre 1 in fine e 10 in principio n. n., senza indicazione di luogo, di anno .

e di stampatore. In fine

si

\rr.

le|

iniziato

ne

:

fa

LauTéfUi Giudice istruii ire. Il

15 novembre 1848, dopo pochi giorni rimase so-

il

ripresa

compilazione

la

il

3 settembre del 1849; spinto

avanti con vigore, subì poi due lunghi intervalli «l'interruzione venne ;

finalmente chiuso

cessante. È pure e

30 giugno del 1853. Questo è

il

Sommario o Ri-

stampa, che compilò l'avv. Domenico Laurenti, ultimo pro-

stretto, a

jji

il

Capanna,

stampa

;i

fatta

la difesa

dall' avv.

degli

imputati Zeppacori, Sel-

Pietro Frassinelli. L'originale

del

Processo di Lesa Maestà con omicidio in persona del conte Pelle-

grino Rossi, ministro di stato, si conserva a Roma nel R. Archivio di

Stato, e

si

compone di quindici volumi di circa mille pagine l'uno.

[Sentenza definitiva dei due turni riuniti del Supremo Tribunale della Sacra Consulta contro gli imputati 7.

il 17 maggio Governo Pontificio e lo Stato Romano, documenti, preceduti da una esposizione storica, e raccolti per decreto del Governo delle Romagne dal cav. Achille GenNARELLI, Prato, tip. F. Alberghetti e C. 1SG0, part. II,

dell'uccisione di Pellegrino Rossi, pronunziata »l.

Cfr. //

pp. 361-377; e

Raffaello Giovagnoli, Pellegrino R Romana su nuovi documenti, Roma, Vo-

e la Rivoluzione

ghera.

1911, voi.

III.

pp. 226-24a

Luigi Qrandoni e Sante Costantini furono condannati alla pena «li

morte; Ruggero Colonnello

e

Bernardino Panciotti

alla galera

Costantini, Filippo Panciotti e Innocenzo Zepp nt'anni della stessa

pena,

li

Supremo Tribunale dichiara non

potuto condannare Felice i

sieri. mi.

Beisi

man. lauti

morto

in

carcere, né

Angelo Brunetti, Luigi Brunetti, Filippo Uni, Luigi

itanove, Antonio R *

sr

man. tatari .

SaWatioÀn.


— 12 — 8. ENRICO PESSINA, Della giurisprudenza penale e dell'opera che ebbe Pellegrino Rossi al progredimento di

essa; ritto alla

in

fronte

alla

versione

Trattalo di Di-

italiana del

penale del Rossi, Napoli, 1853;

e in appendice ristampa della versione stessa, Napoli 1874; in-8". in-8°

La versione è di l). R. e il Pessina la corredò di note e addizioni. 9. Storia dell'assassinio di Pellegrino Rossi tratta dai processi ed estratta dalla « Civiltà Cattolica », Torino, 1854.

Tipografia nazionale di G. Biancardi e C.

;

in-16° di pp. 128.

Dell'assassinio del Rossi la Civiltà Cattolica (serie I, ann. II, voi. V, pp. 171-188) già

di

aveva fatto il racconto nel capitolo XXVI dell'Ebreo

Verona, noto romanzo del P. Antonio Bresciani.

Un infame processo

10.

in

Roma, narrazione di un

testimone oculare, A Torino, 1854. Tipografia Subalpina, via 24;

Alfieri

in

8°.

Ne fu editore G. Rocca e porta la data: « Roma, 29 agosto 1854 ». Giusto

il

giudizio che ne dette Raffaello Giovagnoli: « È

una lunga

e stolida filastrocca piena di tribunizie e volgari declamazioni, tutto

un tessuto di errori, di fantastiche leggende, di false affermazioni intorno al processo contro gli uccisori di Pellegrino Rossi ». Sostiene

che Luigi Grandoni

— uno degli imputati — non

si

suicidò nelle

carceri, come è provato, ma venne fatto strangolare, per gelosia e

vendetta, da monsig. Matteucci, che si era perdutamente innamorato

d'una giovane soprannominata la Rondinella, amante e mantenuta del prigioniero. Conclude: « È cosa notoria in tutto lo Stato Romano

che l'uccisore di Rossi è stato spento poco dopo il delitto, e furono

con lui spenti, di pugnale incognito, monsig. Morini ufficiale dei Carabinieri

pontifici

avevano tradito il segreto

11.

!

di

Faenza ed un

che, complici e scienri del

tutto,

».

Francesco Ferrara, Ragguaglio

biografico e

Rossi e delle sue opere intitolate: Del metodo in Economia politica; Della natura e defini-

critico di Pellegrino

zione del lavoro; Osservazioni sul Diritto civile francese considerato nei suoi rapporti collo stato economico della società ; Introduzione alla storia delle dottrine economiche ;


- |3 nella Biblioteca

tic IT Economista,

serie

voi.

I,

IX [Torino,

Stamperia dell'Unione tipografico editrice, 1855], pp. v-xevu. divide In sei parti:

*

1.

Francia

»: V. «

di

Svizzera »:

e

(ìiiuisprudenza; Corsi pub.

Sua vita politica in Isvizzera »;IV. * Rossi

blici; Diritto penale » ; III. « lo

Suoi primi anni in Italia

Sue prime pubblicazioni: Annali

€

II.

Rossi in Roma »: VI. « Economia politica di Rossi ».

Cfr. anche: fcf. Di AuoustiNis, Studi critici sopra di Pellegrino Rot

I,

II eorto

d'Economia

1844.

—

12. Biblioteca dell'Economista. Corso di Economia pubblica di PELLEGRINO ROSSI, Torino, 1855. Un voi. in-8' di pagg. 140, con indice [recensione!; negli Annali universali di statistica, economia pubblica, legislazione, storia, viaggi e commercio, compilati da GIUSEPPE SACCHI e da varj economisti italiani, serie 111, voi. X (aprile, maggio e giugno 1856), pp. 259-280. 1

«

Le opere del Rossi » — è detto in questa recensione ilito,

nella «piale e#li volle delinearci

l'uomo politico di

cui

ci

— « sono, come

precedute da una magnifica introduzione del prof. Ferrara,

magistralmente nell'illustre italiano questo nostro giornale ci

e lo scrittore. L'indole di

far parola di quella parte del nobile lavoro del Ferrara in

viene riabilitato

nome di Pellegrino R<

il

imente trattato dalie

t'azioni e tatto

tanto m-

martire di queste. Noi pre-

feriremo invece di far qualche discorso intorno alle cose riferite dal <ra intorno agli scritti economici di questo illustre nostro con-

temporaneo ». 13. PlERSILVESTRO LEOPARDI, Assassinio di Pellegrino Rossi. Indi/i circa gli autori di esso ; nelle sue Xarrazioni storiche, con molti documenti inediti relativi alla guerra dell'indipendenza d'Italia e alla reazione napo-

letana, Torino, Stampi-ria \

si

trovò presente all'assassini. inchl

».

insieme non

l'anticamera del Cardinale

caso

dell'Unione tipografico-editrice,

pp. 365370.

in

una lettera, ohe

fu

:

altri

(la/./.oli.

11

degli

aeoorsi, lo

ambo le

porto nei

giorno dopo nano « l'oli'

inserita nei giornale napoletano

/.''

Li


_. 14 --

14.

Sulla vita e distinti meriti di Pellegrino Rossi,

grande ministro politico del secolo XIX, cenni storici compendiati e pubblicati nel giorno 27 aprile 1862 per cura del doti. GIUSEPPE BOSI quando nelle ìoggie della Regia Università di Bologna erige va si ed inauguravasi a memoria di tanfuomo europeo onorevole monumento. Con le Orazioni inaugurali lette in tale solenne circostanza nella grand' aula di detta Università dalli signori commendatore Boncompagni e senatore Montanari, Bologna, tip. Chie-

da S. Domenico, 1862; in-16 di pp. 40. 15. Inaugurazione del monumento eretto a Pellegrino Rossi nelV Università di Bologna Pubblicazione del Governo Italiano Torino, Stamperia Reale, 1862; in-8° di rici

—

—

pp. 46.

Documents relatifs a V inauguration du monument a Pellegrino Rossi dans VUniversité de Bologne. Cfr. Oeuvres completès de P. ROSSI publiés par ordre du Gouvernement Italien. Traile de Droit penai, 3? edition revue et précédée d'une Introduction par M. F AUSTIN HÉLIE, conseiller à la Cour de Cassation, membre de Vlnstitut, Paris, libraire de Guillaumin et C. ie 1863; pp. 5-32. 16.

élevé

,

È la traduzione in francese dell'opera precedente.

U Armonia

e il monumento a Pellegrino Rossi di Bologna; nel Mediatore, giornale settimanale, politico, 17.

«

»

religioso, scientifico, letterario, diretto dal prof.

SAGLI, ann.

I

CARLO PAS-

(1862), pp. 785-795.

Articolo senza nome d'autore, con la data: « Roma, 1 giugno 1862 »; in risposta a il

quanto velenosissimamente aveva scritto D. Margotto,

29 d'aprile nel «

I

n.

99 dell'Armonia. Finisce:

clericali fecero tra le

domestiche pareti tanta festa per la uc-

cisione del Rossi, quanta pur troppo ne fecero sulle piazze gli anarchisti, loro

degnissimi confratelli. Ed io stesso in

quella dolorosa

circostanza udii rispondermi da uno di loro, col quale deplorava il luttuoso avvenimento, essere stata infine una grande fortuna pel governo dei preti la morte del Rossi; giacche col freno nelle sue mani

erano in Italia assicurate per sempre e speranza di primeggiare essi nello Stato dileguata del pari ».

la libertà e la costituzione

la


15

Emilio Làzzonl Nell'occasione della solenne distribuzione dei prcmj agli alunni della R. Accademia di Belle Arti di Carrara e della inaugurazione del monumento onorario innalzato nell'Istituto stesso ad onore dei grandi contemporanei carraresi, Pellegrino Rossi, Angelo Pelliccia, Carlo Finelli, Pietro Tenerani, Emanuele Repetti, Domenico Cueehiari, discorso letto il 7 giugno 1863, Massa-Carrara, Regia Tipografia Frediani, 1863; in-8° di pp. 30. 19. Di un monumento a sei celebri carraresi contemporanei [Pellegrino Rossi, Pietro Tenerani, Emanuele Re-

petti.

Carlo Finelli, Angelo Pelliccia e Domenico Cueehiari]

inalzato dai loro concittadini, lettera del cav.

ORESTE

RAGGI, professore di letteratura italiana nella

Scuola

/.'.

Militare di Modena, al cav. Giulio Rezasco, segretario ge-

nerale nel Ministero della Pubblica Istruzione, Massa-Car-

Regia Tipografia Frediani, 1863; in-12° di pp. 20. Cenni biografici di uomini illustri carraresi pubpi icati per cura di alcuni alunni delle Scuole Tecniche di rara.

20.

Carrara, Massa-Carrara, Regia Tipografia Frediani, 1863; pp. 30.

di

A

pp. 7-10

\i

è

la

biografia

«li

Pellegrino

Et

Romualdo Bonfadini, L'ultimo discorso di Pel-

21.

legrino Rossi;

in

//

t'olitecnico,

repertorio di studj lette-

rari, scientifici e tecnici — Parte letterario-scientifica —

serie i.

IV,

voi.

III,

fase, del febbraio

diacono che dovi

il

al

1867, pp.

Consiglio

de'

155-172. Deputati

novembre 1KIK. il Bonfadini dopo averlo riporl cimi»*: « gui Unisce il

il

15

161-170), con-

manoscritto <li Pellegrino Rosai, e, come ognuno

icompleto. L'eminente statista s'era riservato

«li

Improwi-

conclusioni, come ne lo avrebbero consigliato la foga

sare

dell'eloquenza e l'atteggiarsi dell'assemblea. Probabilmente sarebbe quella

la

parta più colorita

'lei

suo discorso,

Is

ipiegasione

pie vivs de' suol Intendimenti e -ielle sue speranze circa

mi 22.

e

l'ordinamento della

Pi

i

«lettini

se ch'ai progettava».

Pierantoni Augusto, Pellegrine Rossi, elogi*

cademico, Napoli. Stab. tip. A. Tran!, 1*72: lri-16* di pp. 130.


- 16 Prolusione letta all'Università

di

Modena per l'apertura dell'anno

scolastico 1871-72. La ristampò « rivista e ritoccata » col titolo: Della vita e delle opere di Pellegrino Rossi, discorso, a pp 39-141 del volume: Nella inaugurazione del monumento nazionale a Pellegrino

Rossi in Carrara, il 3 di settembre del 1876, prose e poesie, ecc., Imola, tip. d'Ignazio

Galeati e tìglio, 1876; in-8°. Il Pierantoni nella sua Storia

degli studi del Diritto internazionale in Italia, epoca

III,

pp. 95 e

sgg. assegna « il posto spettante al Rossi nel Diritto internazionale ».

23.

LOZZI CARLO, Pellegrino

/tossi

secondo a/cune

notizie e lettere racco/te e per la prima volta pubblicate ; nella

Rivista penale di dottrina, legislazione e giurispru-

denza diretta dall' avv. Luigi Lucchini, ann. fase. IV, maggio 1877, pp. 261-271. stampa quattro lettere inedite del Antonio

Fratti, scritte

Rossi. Due, col

Ili,

voi. VI,

fìnto

nome di

da Rimini il 23 aprile e da Marsiglia il 15

giugno 1815, sono indirizzate a Pietro Paolo Guizzardi, a Bologna;

due all'avv. Domenico Casoni, parimenti in Bologna, una con la data di Ginevra 19 febbraio 1831, l'altra con quella di Roma, 4 ottobre 1848.

Mette poi in sodo clie il Rossi

de' Filodicalogi sorta in

Bologna nel

rare l'eloquenza del Foro, riforbendo

— la lingua nazionale

fu

fondatore dell'Accademia

il

1808, il

con lo scopo di « restau-

suo principale strumento

».

Bersezio Vittorio, Ricordi storici: l'io IX, Pellegrino Rossi, Angelo Brunetti; nella Rivista nuova di scienze lettere ed arti, ann. (1879). 25. Riccardi Pietro, Due saggi scolastici dei primi del secolo dati da Pellegrino Rossi e da Giovanni M. 24.

I

Mastai; nel periodico bolognese // Bibliofilo, ann. V, n. 5, maggio 1885, pp. 65-66. Il

saggio del Rossi ha questo titolo: Leggi e modificazioni della

forza d'attrazione dedotte dall'esperienza ed osservazioni. Offerte al cittadino Paolo Fadigati Prefetto della Repubblica Italiana presso il

Dipartimento del Crostolo, in Modena, per gli eredi di Bartolomeo

Soliani, MDCCCIII; in-4° di pp. 28. Nel recto della 2.» carta si legge: Il

cittadino Pellegrino Rossi di Carrara, convittore del civico col-

legio di Correggio, diretto dai Padri delle Scuole Pie, esporrà le se-

guenti leggi e modificazioni della forza d'attrazione a piacere di chi lo interrogherà, rispondendo

ancora alle difficoltà che gli sa


— 17 — Padre Liberato Baccelli, siila del

netta

suddetto Collegio, nel mese di giugno 1803, anno 11 r-

rome nota il Riccardi, « il saggio verte sopra 46 proposizioni enunciatevi sull'attrazione, sulla pravità, sulla gravitazione: e

topi* 19 proposizioni intorno al ruoto

«le'

corpi. Che il giovane

F'el-

do Rossi desse buon saggio del suo sapere, apparisce da una afa di

Andrea Molta, che trovai unita all'opuscolo, e

lebbene mancante d'indirizzo, si manifesta esser diretta a distinto matematico. Vi sta scritto: stimatissimo S. P. Il P. Bacelli le rispetti, e per mezzo mio le spedisce il presente <li

urta difesa tenuta a

mi ha scritto che io

F.gli

che p

sappiti indicare

Baccelli,

il

gliela presenti, t

suo sentimento ». Il

maestro del Rossi, nacque a Lucca nel

valentissimo e mori a Modena

il

21

P. Libe

1772, fu

un

tìsico

ottobre del 1835. Cfr. Ln.u

Elogio del P. Liberato Baccelli, Modena, 1844; 26.

programma

Correggio da un suo discepolo, che la so-

<;..

in-8°.

BERTOLINI FRANCESCO, Pellegrino

/,'ossi

nella

storia del Risorgimento italiano, prolusione al eorso di

contemporanea nella R. Università di Bologna (XIX novembre MDCCCLXXXV), Bologna, Nicola Zani-

Storia

chelli, editore,

18^5; in-8° di pp. 62.

27. Silvagni David,

Madama Spam\e Pellegrino Rossi.

La Corte e la Società Romana nei seXIV, Roma, Forzani e C, 1885; voi. Ili,

Cfr. SILVAGNI D.,

coli

XVIII e

pp. 619-668. Teresa Giraud. romana,

Dodwel di Londra ed

in

in

prime nozze

fu

moglie dell'archeologo

seconde nozze del conte Spaur ministro di

Baviera presso la Corte papale.

Giovanni Boglietti, Pellegrino Rossi à Home ; ttevae Internationale, arni. IV. tom. XIV, livraison IV, Rome [Forzani et C.' ]. 25 mai 1887, pp. 549-561." nella

lo attlni.-,- all'o] eri dal s'i

>-ie,

no Reati,

ooote Rartoo (TlderlUc

son oeuvre, sa mort,

\~.

che era stata allora pubblicata;

.inauri

!•

ma vi attinge rettificandone

ì

falsi

giudizi

PttJPH concio //

una

«..or,,.

i

(

)RL.\Ni)( >.

lettera

,f.i/..

xv

inedita

La fine iti HeNegrim Ma reo Mughetti; nel pe-

di

a


— 18 Natura ed Arte, ann.

riodico

n.

II,

15

6,

febbraio

1893,

pp. 564-567.

La lettera è scritta da Bologna il nel 1844 e strinse amicizia con

cordi,

10

gennaio 1849 e indirizzata

Vincenzo Salvagnoli. 11 Minghetti conobbe il Rossi a Parigi

all'avv.

I,

lui.

Farla a lungo di lui ne' Miei ri-

137 e sgg.

RUFFONI C, Su Pellegrino Rossi, parole pronun-

30.

ziate neir Università di Ferrara, Ferrara, Tip. Sociale, 1897; in-8° di

pp. 24.

D[OMENlCO] G[NOLl], Rivelazioni sulla uccisione

31.

di Pellegrino Rossi ; nella Rivista d'Italia, ann. I, fase. 9.°, 15 settembre 1898, pp. 107-115. Riferisce

il

racconto che gli fece Giuseppe Caravacci, uno degli

implicati nel processo, rilasciato dopo cinque anni di prigionia per insufficienza di prove. Era al fianco di Luigi Brunetti, allorché « tratto il

pugnale e alzato il braccio, colpì al collo » il ministro Rossi. Questo

il

solo fatto vero del suo racconto ;

il resto « inventata e mendace postuma vanagloria », come provò

millanteria della sua personale

Rivoluzione Romana,

Raffaello Giovagnoli [Pellegrino Rossi e la III,

157 e sgg.], che rimprovera lo Gnolì di averlo « con deplorevole

leggerezza » pubblicato. 32.

ALFREDO Fabrizi, Una pagina della Rivoluzione

italiana. L'uccisione di Pellegrino Rossi desunta dagli atti

del processo; nella Rivista politica e letteraria, di Roma, ann.

II,

voi.

II,

fase.

Ili,

1

L'A. scrive: « Una fortunata

marzo 1898, pp. 122-142. combinazione mi ha fatto venire in

possesso di un volume contenente gli

atti del

processo istruito

in

La copia degli atti da me posseduta è una di quelle distribuite ai componenti il Supremo Triseguito all'uccisione di Pellegrino Rossi

bunale e contiene, oltre il sunto di tutti gli atti del processo, anche Ja difesa degl'imputati fatta dall'avv. Pietro Frasinelli e le due sentenze » del secondo turno del Tribunale della Sacra Consulta del

Supremo Tribunale della Sacra Consulta stessa medesimo mese. « Questo volume, secondo alcune indi-

2 maggio 1854 e del del 17 del

cazioni che vi nuti,

si

riscontrano, appartenne a monsig. Pietro Benve-

procuratore generale del Fisco, che fece parte del Tribunale

.Supremo della Sacra Consulta che giudicò

i

prevenuti Fra

le

cu-


— 19 — Molta di questo volume BOBO da annoverarsi benevole che

suo pugno

«li

il

annotazioni

le

:

Benvenuti fece alla memoria presen-

tata in difesa dei giudicabili; annotazioni

che non lasciano alcun

dubbio sul come monsig. Benvenuti ebbe

in

quell'occasione a giu-

dicare ».

V

33. Emilio Del Cerro, assassinio del conte Pellegrino Rossi; nelle sue Cospirazioni romane (1817-1868), rivelazioni politiche, Roma, Voghera, 1899; in-16.° «

Poverissima cosa », a giudizio di Raffaele Giovagnoli, è questo

lavoro, * scritto da un uomo che mostra d'ignorare quasi totalmente la bibliografia e la letteratura dell'argomento,

che non conosce

rigore del metodo, che ha provato di non aver

ombra di discerni-

il

mento critico, che non ha avuto né pazienza, né spirito di indagine, e che per fonte principale delle 53 pagine del suo zibaldone, pieno «tradizioni, di inesattezze e di errori, ha preso la famosa re-

lazione processuale del giudice istruttore Laurent!! ».

34.

Raffaello Giovagnoli,

Rossi e la

Pellegrino

Rivoluzione Romana, su nuovi documenti.Volume, I, Roma, Forzani e C. tipografi del Senato, 1898; in-8 J

di

pp. 412.

col ritratto del Rossi «all'età di anni 28, disegno di Belliard ».

— Volume

di

— Volume di

II,

pp. 564 oltre III,

Roma, Enrico Voghera, editore, 1911 «S,

in

;

in-8"

;

in-8"

principio, n. n.

Roma, Enrico Voghera, editore, 191

1

pp. 270. responsabili della morte di Pellegrino Rossi furono mandanti Pietro Sterbini, Luciano Bonaparte di Canino,

•illude: «

anzi tutto

i

I

Pietro Guerrini, Angelo Brunetti e

il

Salvati e

Bezzi ed

il

altri,

se

dopo di essi, mandatari ed esecutori Lo Sterbini, per l'intermezzo di uno dei suoi più fidi forse, quasi certamente. Angelo Bezzi fece raccogliere a sera tarda [il 14 novembre) re ne furono, e,

i

—

—

nell'osteria del Fornaio a Ripetta quei

e dal Bezzi irò

fra

i

pia caldi,

i

M

''

giovani, scelti da lui stesso

piò coraggiosi,

i

più decisi, scelti tra

che eran già convinti che l'uccisione del

K'in-ta, di

legittima difesa, patriottica

e

Bossi

meritoria

t'osse

opera

K di quei

armai sappiamo sicuramente chi fossero almeno cinque a Felice Neil, Filippo Trentanove. Antonio Ranneri

Luigi Brunetti. •

ietto Pescetto e

Beate Coataattni

Mio

se il sesto fosse lo stesso Angelo Be

li

;

atti ratta

dubbio

mosaicista Alea-


"20

—

colpo

di

— sandro Todini ». Chi vibrò

il

pugnale che recise al Russi

la carotide fu Luigi Brunetti, figliuolo di Ciceruacchio, che venne poi

fucilato dagli austriaci, insieme col

Ca' Tiepolo nel Polesine

il

padre e col fratello Lorenzo, a

10 agosto '49. « In

nessuna guisa » (ripi-

glia il Giovagnoli) « può e lieve essere giustiticato l'assassinio di Pel-

legrino Rossi: e debbono essere biasimate

le

bizantine sottigliezze,

con cui, nel giornale V Epoca, Michele Mannucci cercò a quei

dì

— se pure fu lui —

condannare ad un tempo e nobilitare la uccisione

dell'infelice Ministro

».

proprio farina del-

L'articolo dell'Epoca è

l'avv.

Michele Mannucci. Infatti nel processo per l'assassinio del

Rossi,

il

Diomede Pantaleoni depose: « Avendo io dapprima economia nell'Epoca, mi credei in ob-

dott.

inserito qualche articolo di bligo di stamparvi di

un articolo col quale mi scagliavo con termini

orrore contro l'assassinio avvenuto. Portai

l'officio

dell'Epoca, lo consegnai ordinando

e dicendo che se

si

il

dì

16 l'articolo al-

mostrasse allo Spini r

non era pubblicato l'avrei rotta col giornale e con

Tornai più tardi e trovato Michele Mannucci mi disse essere impossibile stampare quell'articolo: insistei, offrendo che vi si appo-

lui.

nesse anche

mio nome, e correggendo qualche espressione più

il

acerba. Rifiutò il Mannucci e mi disse che invece estendeva esso un articolo, col quale

avrebbe dette

le

stesse

cose: e cominciò a leg-

germelo, ed esprimeva, fra le altre cose, che l'assassinio del Rossi si poteva dire compiuto da un Angelo della vendetta. Irritato, allora replicai essere abbastanza infame l'asssassinio, e che era troppo più

infame volerlo attribuire a Dio. Lo lasciai dichiarando che se il mio articolo non si pubblicava non mi avrebbero più veduto, come difatti eseguii ». Cfr. R. Archivio di Stato in Roma.

Romana 1848 di Lesa

Maestà con omicidio in persona del conte Pellegrino Rossi, Ministro di

foglio

Stato,

5985. L'articolo

del

Mannucci comparve neL

n. 207. Disputa se l'omicidio politico sia delitto o virtù, accoppiando

in sé l'assassinio e l'eroismo; conclude che l'uomo

care, giacché

il

non deve giudi-

sublime liberatore d'un paese, il generoso omicida

della tirannia, potrebbe chiamarsi V Angelo dell'assassinio, e il nome

accoppierebbe così l'ammirazione e l'orrore! 35. ERNESTO MASI, Pio IX e Pellegrino Possi, conferenza; in La vita italiana nel Risorgimento (1846-1849), Terza serie, III, Storia, Firenze, R. Bemporad e figlio [Tip.

Cooperativa], 1900, pp. 5-56.

AUGUSTO Qraziani, Sull'opera scientifica e pra-

36.

tica di

/

grino Possi, memoria letta alV Accademia Fon-

'elle


- 21 — taniana nella tornata del 21 maggio 1905 ; negli Atti deil'Accademia /'ontaniana. voi. XXXV m serie II, voi. X [Napoli, tip. di Francesco Giannini e figlio, 1905], memoria VII, 1-37.

pp.

SFORZA GIOVANNI, // Rossi studente ; nelle Cronache sentimentali, rassegna di fatti e d'idee, ami. II, n. 11, 15 novembre 1909, pp. 162-163. 38. ROSSI CARLO, Pellegrino Rossi a Parigi ; nelle Cronache stesse, fase. 11, dell'ann. II, pp. 164-167. 37.

Lettera scritta

a Carrara,

Parigi

ila

giugno 1841 alla sorella Marianna,

7

il

in cui <là interessantissime notizie sulla vita parigina del

fratello Pellegrino.

Era ^ià stata pubblicata nelle Foglie sparse, pe-

riodico utensile religioso, storico, letterario, artistiro, di Sarzana, ann.

n.

II,

4 aprile 1907, pp. 67-67.

4,

39. Do. G., La morte di Pellegrino Rossi (15 novembre 1S4S); nelle Cronache stesse, fase, suddetto, pp. 169-172.

MONTI SOLONE, // delitto. La stampa

40.

cana.

Prima dell'assassinio ;

1.

li.

Dopo

repubbli-

l'assassinio. Il

partito responsabile. Conclusione ; nelle Cronache predette, fase.

dell'anno

11

II,

172-187.

pp.

Al Monti sfuggì un articolo che Knrico Cernusclii,

1850, inserì

il

Mi Repubblicano della Svizzera italiana articolo rimasto ignoto ueb« al <in»\ agnoli. Qui lo trascrivo: « Vuoisi ora sapere d'onde ve.

colpo

li

nonni

spense

«In-

il

Rossi! Nulla pia

negli

ino]

sutticiente alla Vittoria nazionale » articoli poli firmare. Egli

>t ani)

metteva tanto

In

ohiaro

i

torti

<

i *- 1

Piemonte, che

facilmente ottenuto. (Hi

il

rispondeva eoa rigori

di

lutine egli

in

Datili; egli

pugnalato sulla soglia del Parlamento quel

no stesso che l'Europa diploma'

èva udire

una fulmi-

in

bocca di Pari di Francia salite» alla tribuna ro\iete pretese, le importune millanterie del Piemonte. I.i-

filippica, dalla

mana, le

temuto avversarle la setta Alliertista canto Ut.. ria; ine fece imporre al Papa un ministero piemontese puro, il mi

di •

va in proposito sulla 'inz-

dimostrasioni

polizia

I

;i

che io repubblicano a\ iti potuto senza scru-

uomo antinazionale, fintanto era tro

nante

Rossi era un

non potè >"|("iiarlo. Si delibero ili tarlo o. Ilare. Additandolo

•o •

tacile.

RgU intendevi la questione italiana avversari. Egli vedeva «-In* il Piemonte era in-

studi e di esperienza*

«li

>i

\


nìstero del conte Mamiani, che giungeva allora dalla Corte di 111.0.

11

Papa, violentato, lasciò

To

Roma; né poteva fare altrimenti....

Il Papa respinse senza ascoltarle le premurose deputazioni che lo pregavano a ritornare. La Costituente romana fu quindi necessità

e sorse' la Repubblica senza cospirazione. Mazzini era

in

Francia

L'oratore più eloquente, quegli che era asceso al potere camminando sul

cadavere di Rossi, il conte Mamiani, parlò e votò contro la Re

pubblica. Nessun legame pertanto tra la morte di Rossi e blicani.

Non erano essi

i

nemici

di Rossi

Al Monti sfuggì pure la cantica in

i

Repub

».

morte

di

Pellegrino

Rossi,

composta da Lorenzo Costa di Beverino, nella quale il reazionario poeta scaglia le sue velenose saette soprattutto contro

il

Mazzini,

che ritiene ispiratore di quel nefando assassinio: Nell'almo suol

romano

Primo da voi s'immola

Non cauto il Carrarese, e non presago; Quando l'orribil mano Gli attraversò la gola

Col ferro, e sparse al pavimento un lago;

E non però sei pago, Mefìstofél, che annidi

Sotto

i

britanni padiglioni, e a rea

Morte ne sacri impunemente e gridi: *-

Compagni dell'Idea, Traete i colpi a gara,

Mutate il letto dei retrivi in bara. 41. ALBERTO LUMBROSO, Chi scrisse il Proclama Mu-

Rimini? nella Rivista di Roma, ann. XIV,

rattiano di

fase. XXII, 25 novembre 1910, p. 709, col fac-simile del Pro-

clama fatto

dal Rossi in Bologna, il 4 aprile del 1815, nella

Commissario civile di S. M. il Re Gioacchino Reno, Rubicone, Basso Po

sua qualità

di

Napoleone

nei Dipartimenti del

e Pineta Il

(1)

(1).

Lumbroso pubblicò nella Gazzetta d'Italia del 24 luglio 1910 un Questo Proclama

del

Commissario

civile

Pellegrino Rossi era

stato ristampato a Torino nel 1850. Cfr. il prelato

monsignor Carlo

Gazzola e il Vicariato di Roma sotto papa Pio IX, 1849-1850, Torino, Vaccarino, 1860, pp. 38-41.


- 23 articolo su (Hoacehino Wnr<t/. principe francese e re italiano, 'leve ri

elio

il

Proclama «li Kimmi del re Gioacchino del 30 marzo

15

redatto da Pellegrino Rosai, il dott 0. B. Masciotta replicò il

d'agosto nello stesso giornale, che

1

invoco stato scritto dal .nulo

Proclama

il

l'uno, né dell'altro

ministro

Zurlo.

«

per tradizione avita » era Il

Lumbroso riproduce in Né del-

del Rossi del 4 aprile, concludendo: «

proclama fu autore lo Zurlo. U avrà letti prima

dell'emanazione, avrà forse contribuito r- come buon consigliere del

ano

— a rivederne la forma e la sostanza (e ciò avrà dato luogo

tradisione <n->hi^\\ cui parla

alla

il

Masciotta), ma la paterni?

rimane al Rossi, come quella dell'idea informatrice rimane a Gioacrftitut VltaUcc ». Il D'Ancona ritiene che « forse uscì dalla

penna di Pellegrino Rossi ». cfr. le sue Varietà storiche > letterarie, Milano. Trovo. 1885; II, 330. * *

È forza ripetere

*

Mignet: « M. Rossi a eu plusieurs qu' une seule cause, celle belle cause de la science développant la civilisation, de la justice affermissant les etats, de la liberté perfectionnant les lois, il l'a soutenu dans ses cours, propagée par ses livres, scellée de son sang, il en a été l'eloquent docteur et le courageux martyr » È forza ripetere col De Mazade « Curieux type de banni superieur, qui, au lieu de se ronger dans l'exil, se sauvait dans les honneurs partout ou le conpatriés,

mais

il

col

n'a servi

.

:

duisait sa fortune, servant

ancore son pays dans les patries

nouvelles

assez habile pour revenir un jour

qu'il

se

faisait,

en répresentant d'une des premières puissances de monde auprès de ceux qui l'avaient proscrit, et assez heureux pour dévouer ses derniérs moments comme il avait devoué sa jeunesse, à une pensée invariable d'indipendence nationale et de renovation civile ». È forza ripetere col Guizot: «

Il

avait l'àme noble

comme l'esprit grand, et

il

a eu cette

rare destinée de déployer l'élévation de son àme comme la Mipériorité de son esprit sur les théàtres et sous les coups du •Ori les plus divers, à il. iris

la

Bologne, à (ìéneve, à Paris, à Rome.

mauvaise et dans la haute fortune défendant partoul

ce qui étail à ses yeux, avec ralson Beton moi, le droii el rintérét

de

la vérité,

de la justice, de la liberté. Tantut K-s prò-


— 24 — scriptions, tantót l'appel et Tappili d'amis puissants l'ont fait

changer de patrie; il n'a jamais changé de foi ni de cause ».

È forza ripetere col prof. C. F. Gabba

«

:

La grande figura di

Pellegrino Rossi aspetta ancora chi in Italia la studi profon-

damente sotto tutti

suoi aspetti, e la presenti in

i

una per-

fetta sintesi di questi. Egli fu vero riformatore della scienza

del diritto penale, perchè al criterio politico, esclusivamente in

essa dominante

al

tempo, riassociò

il

criterio

etico.

Fu

uomo di stato al servizio di Francia, in Italia, ma col proposito di giovare ala patria sua, in

non

un tentativo politico, che non poteva riuscire, ma cui egli accinse coi più nobili intendimenti, e con ammirando

riuscito bensì e

pur si

E a codesto nobile, ma vano tentativo, egli pel primo soccombette, vittima miseranda d'uno dei più nefandi

coraggio.

assassini che la storia registri. Tutti

legrino Rossi, tutte

le

meriti

i

glorie circondarono

il

ornarono Pel-

nome

di

lui.

Vita intemerata, culto assiduo della scienza, altezza e originalità di

vedute

del vero nei

libri

in

più rami di questa, fecondo apostolato

e dalla cattedra, onor fatto alla patria in

estero paese, coraggiosa opera per infine

bene di lei, martire

il

d'una patriottica impresa. Tal

uomo

fu

Pellegrino

Rossi ».

Giovanni Sforza. Montignoso (Massa e Carrara).


di

A SILVIO PELLICO

Quest'anno e il testé passato 1921 segnano la commemorazione di avvenimenti gloriosi insieme e lugubri, ma pieni di storico ammaestramento. Chi avrebbe, fa ora un secolo, indovinato mai il termine fatale a cui avrebbero condotto L'Austria le occupazioni di terre che non erano germaniche, ina che essa reputava quale appannaggio politico, devoluto agli Absburgo per la male inaugurata politica che accecò Carlo quinto nel 1521? Eppure chi avesse giudicato al punto di vista storico le risoluzioni del Congresso di Vienna, nel quale l' Austria diretta dal prinpossesso del Lombardo-VeMettermeli si arrogò dominando cosi da Milano e da Venezia tutta si può

cipi- di

neti»,

il

avrebbe potuto scorgere che il dominio audopo lo sconvolgimento tisico e morale operato da Napoleone nelle terre e negli spiriti, non sarebbe durato. Era uno spirito nuovo quello che per effetto delle conquiste napoleoniche aveva occupato le menti ilei popoli nell'Europa latina. E non è a dire che l' Austria

dire l'Italia,

strìaco in

Italia,

resistenza

di

questo spirito

non

avesse inteso. Ma

della s.

alleanza

si

e

la

sua opera rinnovatrioe

conserva colle potenze che s'inten(piale pmv rio Y

persuase, di

alla

1

di poterlo non volle aderire debellare e distruggere. Equi fu il sn<> primo grand'errore: le mentalità dei popoli non si combattono colla forza dei

deva

di

spirito evangelico

cannoni! A questo errore si aggiunge l'altro, correlativo, d'infierire contro coloro che si congiurarono di tacciarla


— 26 — dallo terrò italiane: che a questo

insomma si riduceva

lavorìo delle società secrete con tutto di segni, di

riti,

di

giuramenti

in

il

il

corredo di nomi,

uso nello Logge

e

nelle

baracche...

Fu una guerra a sangue quella che l'Austria impegnò appunto por gli anni 1821 e seguenti contro congiuratori italiani. L'esito non poteva essere dubbio: il codice austriaco con le pene di morte e del carcere duro per una parte, e per l'altra il sangue e la vita di una elotta di uoi

mini ardimentosi e imprudenti..., doveva, a scadenza più o meno remota, portare quel frutto che la Nemesi della storia già portendeva.

Certamente le due figure più nobili e più simpatiche, lo quali co' lunghi anni del carcere duro scontarono

le

ardi-

tezze patrie delle loro aspirazioni giovanili, furono Silvio Pellico e Federico Confalonieri.

Non è di questo luogo il

trattare, o meglio il ritessere la vita e le prove di beneme-

renza patria di questi due gloriosi: la storia ne ha registrato i nomi nel cuore di tutti gli Italiani. Intendo di presentare quelle due figure, come si manife-

starono negli ultimi anni della loro vita logora e spenta: non li avesse veduti un venti anni prima,

ne' quali chi

avrebbe ravvisato se non l'ombra dell'uno e dell'altro; e di ciascheduno avrebbe esclamato: Heu quantum inutatus ab ilio!

Nelle lettere che ora do alla pubblica luce i sentimenti due amici sono appalesati nel modo aperto e

di questi

candido, che solo l'amicizia più intima suggerisce. In esse il Confalonieri apre l'animo suo intorno a cose recondite e delicate così, che altri amici. Si è

non ne trovo riscontro in quelle agli

perché, ed egli stesso in queste lettere lo

confessa, Silvio Pellico nella sua confidenza e nella sua

stima entrava innanzi a tutti gli altri amici. Qui pubblico solamente le lettere del Confalonieri, nelle quali però si

trovano come riflesse quelle del Pellico: per essere queste già pubblicate, mi restringo a darne la sola indicazione. L'Andryane viene menzionato spesso dal Confalonieri in queste sue al P., sopratutto a proposito di quelle sue


17

-

Mnimìifs ti'iuì prisonniei d'Elei mi Spielberg, delle quali pubblicò primi due volumi, quando il Confatomeli si trovava tuttavia in America o noi principio del suo ritorno in Europa. Del dispiacére che n'ebbe ì\ Gonfalonieri jpér ragioni «li prudenza politica e di dignitosa riservatezza, di cui PÀndryane non tenne conto neppure* né' volumi sei

parola data all'amico, in queste lettere troviamo alcune ragioni forse meglio dichiarate che non in

guenti contro altre. Perciò

la

sono lieto di dar pure alla stampa alcune let-

A udiva ne e della sua famiglia al Pellico, nelle quali la memoria del C.onfalonieri ricorre come a dire spontili'

di

taneamente. questo carteggio del Gonfalonieri. oltre l'espansione di quell'amicizia che lega due nobili cuori, dei quali come a dire la gentile comunicazione ri. piacevole come un profumo soave, vedrà la manifestaIl

lettore

zioni' di

e sinceri,

vedrà

in

veramente religiosi e di sentimenti sani quali tornano a molto onore di quel fiero pa-

pensieri i

tri/io milanese,

la

cui vita torbida e tragica sollevò negli

ammiratori tanto scalpore d'invidia e altrettanto sentimento di pietà. Quesfa. tra le altre ragioni di opportunità storica e di patria convenienza, mi ha indotto a presentare come un piccolo contributo alla commemorazione di una grande tigura del primo risorgi-

avversari

e

negli

mento italiano, queste lettere che confido riusciranno graLombardia.

dite sopratutti ai lettori della

Reputo inutile ['avvertire Cjie sono tutte trascritte ad UUeram dagli originali che si trovano in mano mia. Coinè d'illustrapure inutile ho giudicato l'opera di commenti zioni, trattandosi di

persone

C di

fatti noti orinai a

tutti.

I.

Confatomi ui

\

su \ m l'i LLIi 0. u

.1

,„,, ,,

Vorli

li

1

i

Giugno

anuUittimo e sorra tutti dittilo

18

'

«ne può Btar ella la cosa ch'io non ab|>ia ancor ricevuto una loia tua linea, dopo che trovomi in America e dopo il tea-


— 28 boccante versamento che feci di tutto il sì lungamente comrepresso mio animo nel tuo, infine dai primi albori di mia rinascente libertà, allor che per forza superiore di fortuna di mare ci trovammo obbligati, a malgrado de' più stretti divieti, di riparare a Gibilterra? (1). Reduce appena da una rapida girata che feci nell'interne presso

parti degli Stati Uniti, mi affretto di darti nuove mie, e del non

aver nuove tue, per mezzo di discreto Personaggio cui sarà caro procacciarsi la conoscenza tua, come il sarà sicuramente a te il bene della sua. Egli è Monsignore di Rese Vescovo di Detroit e di più diocesi e Stati situati fra i laghi Superiori e gli Illinois. il

Fu già allievo della Propaganda, Missionario a' Selvaggi, fondatore di Chiese e Collegi a Cincinnati ed in più luoghi altrove, e finalmente zelatore e promotore attivissimo di nostra Santa Religione nei due Mondi per mezzo della Associazione Cattolica. Forse sarà a te per fama già noto. Egli potrà darti le più dettagliate mie nuove, poiché ebbi la fortuna di fare un tratto di viaggio seco lui, da Buffalo a Niagara e pel S. Lorenzo ed il Canada a Monreale. Fui anche nel Sud infino alla Nuova Or-

leans, e pel Misisipi e per l'Ohjo, visitati i principali Stati del

Ovest, rimontai poi per i Laghi Erie ed Ontario verso il Nord.

Ma dell'America e del mio viaggio, e degli Americani e delle mie poche osservazioncelle su di questo paese, non te ne parlerò, quando avrò ricevuto tuoi caratteri che mi dicano, ciò che non ho bisogno per crederlo, ma che amo pur sempre di che m'ami e che m'ami assai. Ma la rasentirmi ripetere se non

—

(1) Questa lettera, come le altre che furono spedite da Gibilterra, sono smarrite: probabilmente furono distrutte. Le fortune del viaggio,

l'arrivo a New-York a' 22 febbraio 1837, le accoglienze e gli applausi si trovano descritti nello ad altri; e si possono leggere nel Carteggio del

degli Americani, e degli altri esuli italiani lettere all'Andryane e

conte Fed. Confalonieri, a cura di Gius. Gallavresi, Parte II, Sezione II,

1913, p. 699. In altra all'Andryane (p. 723) accenna alle di costui già in acconcio di pubblicarsi, e

Memorie

ne encomia l'opera. Ve-

dremo più innanzi come il Confalonieri cambiò di parere; e come

le

lodi prodigate alle sorella e cognata dell'antico suo compagno di car-

cere duro, saranno molto diminuite. In risposta a questa, il Pellico riscrivevagli da Torino 11 settembre '37, ?a notabilissima lettera

che si legge nell'Epistolario di S. P., Fi-

renze, 1865; e riferita nel Carteggio cit., p. 756.

Verso il 20 7bre Confalonieri era a Parigi.


— 29 — gione rera e

itato

affrettato 8

sì

scopritore

sodare sono già le \

principalixima pei cui non ti scrivo più i lungo,

e

mal intelligibile a chiimqiM non foste papiri Spielbergfaini, ri è che voglio metter a bordo Monsignore che parte allo il. ed ora

Borivo

ti

«1»-

1<>.

mi te la ragione è buona e se devi perdonarmi, se di Ma*

non li dico SB DOO che se la passa benino, e che il vedo ntc; che Borsieri se la passa piuttosto scontento a Prinche da egli Btesso saprò sue nuove. Che Castillia va ad »n, ottimamente collocarsi nell'Atene ci questi stati il colto stockBridge 80 miglia da qui, e che egli BteSSO qui presente in rimirili

«•

;i

momento ti slancia un cordialissimo e caldissimo ab-

questo

Che Foresti vivacchia passabilmente tacendo il maestro di Lingua Italiana: che trovai il tuo aureo fibro delle Prigioni persino tra le selvagge Capanne dell'Alabama. dell'Indiana, e de<_'li Olinola, e che ad BS80 in gran parte debbo un'immeritato favore che (pia mi antecede e mi circonda per Ogni dove muova passi. Insomma questa è la ragione per cui bibracein.

i

i

che subito subito finisca e chiuda senza poterti aver detto

nulla delle

tanti>>iii;'

vorrei dirti, altn»

ic

tempo non

aveudu che per con tutta l'anima abbracciarti. TI tutti»

tuo per tutta la vita

Amico a nessuno secondo Federico, il.

Montpellier li 26 Cebi». io

Mio Rispondo ibre

p.

p.

a

Sii rio'

ii,,>

due tue

lettere

ad un tempo;

la

prima del

11

quella che dovea essermi consegnata in Parigi dal

Coni.- Camillo di Cavour, e che

non mi raggiunse che COStà dopo l'ultima mia scrittati da Ai\ e l'alita del 18 gennaio ohe mi mandasti per messo dell'Amico di Porro, e che ricevetti no pochi giorni. Oltre a ipie>ta devo anche accudirti. COI più coi diali ringraziamenti, la rilevata, per messo di \n dryane, di (pie' due tuoi preziosi Volumi di poesie per me. e (

1

):

•

(1) Si unti una folti inamente invece «li <yui

ioato impropi <>

r/iui.

In quella lettera adulata al

Cavour.

anch'ego (glorine eom'< nomo di mal •int.i intelligenza, il qsale ta «>n<>n- al tn» paese ». In' \ al Pellico unii *e ne eonserv i

Pellico ih costui:

•

i«


- 30 — degli altri

due per Porro, che subito gli trasmisi, e de' quali r

come egli stesso ti avrà scritto, n'era rimasto ottimamente contento (1). Quanto a me, già tu sai elio se il bene della loro conoscenza non m'è nuovo, l'averne l'edizione originale per le tue

mani e col tuo nome non potè ch'essermi dono carissimo. Piacciati dirmi se quelle altre poesie che m'annunciasti avermi mandato in America sieno le stesse, e per chi le mandasti ed a chi le dirigesti, onde io possa farle reclamare o per me od a favor dell'Angioletta, nel caso che fossero le medesime che già possiedo.

La spedizione all'Angioletta

della tua

lettera

e

delle

altre

ch'eranvi unite, è già fatta, ed io già la vedo da qui tutta festante e gloriosa di essa e di que' tuoi versi. Se non che debbo dirti

che le lodi che in quella tua lettera vi tacevi di me, eran

me sì immeritate, che davvero sono tutto vergognoso di doverne essere io il trasmettitore, e di lor natura sì esagerate e da

se non fosse stato il rispetto per l'integrità dell'Autografo,

mi

sentiva tentato di farvi ben io le opportune cancellature e so-

vratutto a quella frase ove tu mi dici di te migliore!!!

Questa tua ultima lettera in mezzo al gran piacere onde mi sono tutte le tue, m'empie nullameno anche di sommo dolore per tutto ciò che mi vi dici, e più ancor mi traspare, sullo stato di tua salute. Quando io penso alla da me sì ben conosciuta longanimità della tua pazienza, quando confronto il modo di esprimerti sulla tua salute delle tue più antiche lettere e di questa, non posso che dolorosamente concluderne che la tua salute ha in questo inverno terribilmente deteriorato e sofferto. Oh, mio caro Silvio, tu non puoi credere quanto ciò m'affligga! La tua esistenza, la tua conservazione in questa terra sono per il tuo povero amico fra i pochi pieni e più cari conforti che si abbia in questa vita. Oh, se tu venissi ancora a mancargli, qual

(1) viltà

p.

La lettera del 18 gemi, è quella del 17 gemi., pubblicata in CiCattolica

798. Quivi

non il

intera

(1856,

Gali, crede

II,

452),

e

intera dal Gallavresi,.

che « la degna fanciulla Americana » di

cui discorre per notizia avutane dall'amico sia

«

.Miss

Mary Sedgwick

Stockbridge ». E' tutt'altra come si vede subito in questa lettera: tra due fu chiamata l'Angioletta. Il dono al Gonfalonieri e al Porro, di

i

è il Poesie inedite di Silvio Pellico, 2 voi., Torino, 1837. Sulle quali ved. Rinieri, Della vita e delle opere di S. P., I, 14. ss. Di esse il Confai. in una a P. Borsieri,

19 febb. '38 (Gallavr., \). 811), scriveva giustamente: « poesie dalle quali tutte spira la traboccante piena d'affetti

religiosi e filantropici,

onde è il suo bel cuore tutto ridondante ».


- SI — circonderebbe ancor più

vuoti». <|um1 desolante solitudine noi

nel deserto in cui

trova! Bgli è tutto per me, tu ben redi,

ri

eh io mi addoloro aiizicchr porte; potatacene non so io che per tua, il empio Ha anime, fatte e preparate come si non è ohe il sospiro d'ogni giorno, e ohe la perdita e che l<- laerime non son altre <-h»' per quelli che rimangono? Quelle tue tristi notizie poi giungerommJ in un tempo, che il >ensihilisUno rialzamento di mia salute me le la essere ancora più iman. Cenando poteva erodere che entrambi andassimo di un piasi pari passo tacendo viaggio per un altro mondo, sicuramente di (pi. migliore; parevamì potessimo trarne insieme «piale! tto di consolazione; ma il sentire le nuove tue declinare di tanto, sul momento appunto che le mie pajono d'altrettanto rialzarsi, ciò t'orma un'antitesi, un contrasto pel mio animo troppo desolante. Affrettati dunque a darmi migliori nuove di te, se vuoi tare che del miglioramento della mia .•

l«-

i ;l

•

i

possa

godermi

To poi m'avea un altro desiderio, un veni bisogno, che col

tuo benestare potessi realizzale e che cosi diviene un'ini]" bile! To troppi» sentiva che collo scrivere non potremmo mai inpplire a tutta quella piena «li cose da tanto tèmpo rattenuta, che avevano aostri animi necessità di reciprocamente \eled un (Mio pro-etto già m'arrideva, pel quale avrebbe*! potuto ad ogni nostro desiderio e bisognò dai- Bfoge. Non trati

:

tavasi «he di un picciolo viaggio che. alla buona stagione e pur

questo mezzogiorno abbandonassi, tu avresti tatto ad Antibo. ove m'avresti trovato a braccia aperte ad attenderti

ch'io

Ma con -abile -i

rotta e

fcene

grama, come quella che mi descrivi,

progetto realizzabile, come OSSI «li Sol

coni. la

tentazione.'

metteremo

noi

t'ar-

ma a quando riOh! dammi, Silvio mio.

No. bisogna rinunciarvi:

dunque il

rivederci 1

qualche appunto, qualehe futuro sperabile convegno! Io già non spero, -• aiuhc grazie Sovrane avraa luogo per richiamati a godere la prossima incoronazione, «li sssere tra de beni dima l'alila e il una laminila, e questi» si tu il motivo che teceini abbandonar l'America, onde ria\ \ Minarmi almeno a ciò che pili non -pelava (Il -oliere: dOVS dunque tra le tene straniere cercherò un.» asilo per appendere ancora per poco ii bastone del breve pellegrinaggio ohe mi rei i

il

intorno a cui ne — una idei ancor

me dato non sol di conce!

ma ne tampoco di sb

l'ottimo di Giacinto

(1)

i;.

Collera.

(1).

non


sa

-

potendo più reggere a viver ove si trova, non aspettn che di sapere ove io sia per posarmi, onde venire a raggiungermi e passare così insieme i giorni che ci restano. Oh, se un'altro amico nostro comune non f ossesi già trovato un altro nido troppo caro e soave per volerlo cangiare, quanto egli sarebbe il terzo benvenuto e desiderato fra i due! Sai tu ch'io mi sento quasi invido e geloso di quel Conjugio che ti possiede, se non che ancor più mi sento bramoso di conoscerlo di persona, come io già sì bene il conosco per fama. Se, come amico tuo diletto, credi ch'io possa avermi veste bastante per essere a lui introdotto, non vogli lasciare di presentargli assieme co' miei ossequj i sensi della mia particolarissima devoziome. In aspettazione che tu m'indichi tutto quanto mai è finora sortito in luce da te, mi sono procurato anche quelle tue poche letterine, che con plausibile furto, furono edite a Lione, (hi è quella Contessa alla quale son esse indirizzate, e di cui sonvi pure alcune lettere a te? Vidi anche da un sunto dato nel giornale Des Debats n. del 19 Febb.io da M.r de Latour dei due volumi già esciti delle memorie d'Andryane, fatto parola di una continuazione delle tue memorie in aggiunta alle prigioni (1 ). Piacciati dirmene qualche cosa, e quando sieno esse per vedere la luce. Quanto alle Memorie d'Andryane, dacché tu ne hai letto il secondo volume, io non trovo più bisogno di darti le ragioni per cui, come saratti giunto da più parte ad orecchio, m'abbiano quelle memorie tanto dispiaciuto. Assai darei e per me e per lui che non fossero quelle sue Memorie giammai state pubblicate, ma esse erano sgraziatamente già stampate quando io arrivai d'America; né io le vidi che a Bruxelles dopo che furono uscite; ne altro più mi resta che ad invocare dall'amico, ed ad esigere dall'Autore, che almeno più menzione alcuna non fosse fatta di me ne di Teresa nelle successive pubblicazioni. Questa esiggenza che fummi anche accordata, la credetti necessaria, e ad evitare d'essere dato, con ciò che m'ho di più sacro e di più intimo in spettacolo al pubblico ed a non esser tenuto risponsabile e quasi solidario di ciò che vi fosse stato detto o vi si potesse dire. So ch'egli ti ha scritto,

(1)

avendo ideato nelle susseguenti Memorie di metterti

Di fatto

S.

Pellico

aveva composto la sua autobiografìa, che

dicesi fosse letta e ammirata da molti. di bruciarla,

Ma fu stoltamente consigliato

come fece. Ved. Einteri, Vita e opere di 8. P., II, 238.


- 33 — scena.

in

«•

benché in credami presago della tua risposta ««mie

se ['avessi veduta, mi sarà caro

nondimeno ohe tu stesso me ne dia più circostanziati ragguagli Tutto questo affare «ielle

Memorie m'afflisse e m'addolorò non poco, ed in oltre per Quanto riguardo abbia procurato di mettere nella mani!' /.ione, cui mi credetti Obbligato della mia disapprovazione, ciò non ha potut irsi Bensa molto turbamento di Alessandro, cui nulla era più lontano dal mio animo fin- il volere ne il minimo dispiaci M;i passiamo soggetto pili ilare. Tu devi sapere ch'io S on ;

(

leditore di alcuni grassosi tuoi scritti, pai-te al rabarbaro

parte

e ad altri, fra quali trovane! Napoleone et e. (1). Io .spero che tu libero mi vorrai ratificare il possesso della conquista o del dono della prigionia. Ad ogni modo non ne disporrò mai pel pubblico il tuo assenso, benché in privato siami creduto già autorizzalo a far qualcheduno dei più eletti compartecipe del mio all'inchiostro

ruligineo

quelle tue belle odi a

i

»ro.

Ma

tal proposito non pOSSO lasciar di raccontarti un picannedoto d'Oltremare che fu all'amico tuo cagione di qualche ilarità e compiacenza. Parlavasi un giorno a New York colla mia e tua An^iolett a dell'ode di Manzoni a Honaparte, «piando L'Angioletta, (pand'aminiratrice di Manzoni e dell'Ode mi dice: t Tutto (pianto tu cantato su di quell'Ionio da Byron, Lamartine etc., <>h. «pianto non è iuit<» rimasto inferiore a bo! I" non conosco ohe Manzoni « Foscolo che siensi elevati infin a lui D'accordo L'abbian dominato». pienamente, i<> le dissi, quanti» a Manzoni, ma «li Foscolo io non eonos<Bo «io onde \<»i parlate. «Come, non conoquelli sue Odi a Napoleone, ohe a me fece conoscere il «piella «li Manzoni io non DO ancor esti, e traile quali ;i

ciolo

—

«•

—

•

«•

saputo decidermi a dar /»/•»/ primi versi IncoBd minciò a recitarmi «Iella prima. All'udir «li quelli, subito m'accorse alla mente la mahsiosetta mistificasione n'\ìi fatta «lai dai muri dello Spielberg, ed ammiPottari al povei i

.

I

randi! come «li

fosse venuta a portare

i

suoi tardi frutti

tino

nuovo mondo, mi prese vaghessa di continuarla alquanto

nei

condurla al >m> pieno iviluppo non lensa un sbalordimento dei buon Foresti e gran tripudio della

anch'io, intuii»

pò

di

1 1

là

redi

n sa

;i

Bramai, VUa

xv

r

,,,„


- 34 nostra Angioletti!. Sappi poi clic quell'Angioletto, sì eleganteniente scrivendo l'Italiano, altrettanto bellamente parlandolo sì nella letteratura nostra e nella nostra poesia, versala, è nata e non è mai sortita d'America, né mai aveva avuto con

e

prima dell'arrivo dei nostri Spielberghensi. primo Maestro era stato il noto Da Ponte, poi, al ritirarsi per vecchiezza di questo, ebbe Maroncelli, poi da questi ceduta a Foresti, e di esso più Maestra che scolara, seguiva per amor degli Italiani e della sventura a prender lezioni da lui, ed, a quante più poteva d'altre, a lui procuravano

Italiani consorzio, Il

solo suo

Sotto di l'arte

tali

auspicj

il

nostro Foresti

dell'insegnare ed in quella

esistenza, che

tali

fé'

progressi nel-

procacciarsi un'onorata

di

può dirsi quello tra nostri ultimi arrivati, che

colle sole sue proprie forze si trae d'impaccio.

Non intendo a

parlare di Maroncelli già prima arrivato, le cui capacità unite

con quelle della moglie, eh è veramente eccellente Donna, sono in grado di procacciargli una più che agiata esistenza di gran

lunga superiore a quella d'ogni altro. Ricordati ch'io ho bisogno che la nostra corrispondenza sia d'ora innanzi seguita e frequente, io mi varrò per iscriverti dell'indirizzo che m'indichi, e tu ti varrai di quello che già possiedi del nostro Luigi e di quello del Negoziante qui sotto indicato,

come meglio ti aggradirà. Parlami nelle tue lettere

di tutte le cose tue più intime, lasciami nuovamente penetrare

nel santuario del tuo bell'animo; e come mai saremmo noi

li-

che quando eravamo prigioni? Ciò non può essere e se sarebbe una mostruosità, ciò sarebbe un farmi richiamare quasi con desiderio que' giorni funesti. Eppure, amico mio, non sarebbe forse giusto il sol caso in cui beri, l'un l'altro più estranei

purtroppo m'occorre

di ricordare

con amore que' giorni! Io

t'ho scritto poco leggibilmente perchè lo scrivere ed il tavolo

mi son sempre un po' perturbatori

mio cuore di goda che tanto ti

di, questo

carne, benché qualch 'altro cuore tanto ne

ama Del tuo aff.mo amico F. C. Dietro:

A Monsieur I). M. Eeponti Xegociant Rue Senac N. 21 à Marseille.

Fuori.

A Monsieur Silvio Pellico Chez M.r le M. de Barolo à Turin.


— 35 — in. I

topo xritto (1).

Porche

la

tua conoscenza con queirAngioletta di

otri

già

ti

trattenni sia più completalo piuttosto perchè io possa più com-

ptotameiite versar intorno a lei l'animo mio nel tuo e <lal tuo ri-

me

il

ti mandi anche questa sua stando per partire l'occasione col «piale ti laccio l'invio attuale, non posso ad

ricambio, bisogna che

vengo «li ricevei»

lettera che

mezzo «Iella

1

,

•

poche parole ma necessarie all'illustrazione dello -tato delle cose, e di quello del mio animo. Ella, che aveva penetrato nei dolori del mio cuore ben addentro, e che avrebbe voluto alleggerirli, mi si era otterta. con vera abnegazioni piflcando so, anche a compagna, ciò poteva giovarmi, de' tristi giorni che mi rimanevano d'imlettera aggiungere

«-In-

poter esser io consolato, e quella di poter non chiunque s'assodasse a me. ci lasciavano sul piede di veri fratelli ed amici senza che uè in me uè in lei il minimo pensiero rimanesse «li giammai sortirne. Tu vedi che le sue lettele sono pienamente in questa convinzione di non più rivederci altro che iti Cielo, e dove tocca del mio ritorno in America altro non è che per celia. Ora da h-i passando a me. io mi sono dopo il mio ritorno in Europa quasi appieno convinto, eh»- per me. abbandonato per Sempre dalla mia famiglia, altro più non resta ad optare che tra lo staccarmi intieramente dal mondo col consacrarmi a Dio, o il vincolarmivi di più coi sacri vincoli di famiglia. Co ben ben sento che il primo partito vale assai meglio del secondo possibilità di

intelicitare

e parevami quasi di sentirmivi esclusivamente inclinate», (piando

questa lettera sentirei

mi sopraggiunge. 8iccom<

bisogno

il

di

nenie

teoo parlarne, cosi voglio soddisfarvi al-

meno per iscritto, che pensi tu del mio pensiero di ritirata dal mondo, come e dove lo crederesti meglio consigliabile, che ne penseresti dell'elezione d'un altro stato, che della CUÌ lOnO

persona

di

lettere?

le

Parlamene come se conversassimo assieme sa di questo Imre.

(1)

La lettera è mdu data, n<- saprei

alusa

supposta,

di

cui

si

parla,

Questa scriveva dall'America;

non saprei

>i

onde,

•

quale altra ricongiungerla,

dell'Angioletta, e

la

latti

non è

scritta


— 36 Tu potrai perfettamente scrivermi e mandarmi ogni cosa per la posta, avvertendo soltanto di aggiungere alla mia soprascritta: Atta Boins du C. Porro, Boulevard

Dugonnier X. 15 ManeiUe, e il tutto sotto enveloppe di qualche Negoziante od insospetta persona di Marsiglia.

altra

Oh se potessimo così

un'ora di regolare conversazione, quanto ne trarrebbe l'animo mio di conforto e di vantaggio! Ti abbraccio anstabilire

Non v'ha bisogno che io ti dica che tu sci il solo deposi-

cora.

ad ogni altro qualunque impenetrato segreto, deve rimanere ad altro chiunque. Fuori (e in bellissima e grossa scrittura, ma senza numeri

tario di questo

e che affatto impenetrabile

o altri segui postali):

A Monsieur Monsieur Silvio Pellico Ohey M. le Marquis de Barolo à Turin.

N.B. Nella trasparenza della carta si legge: J.

Whatman 1836.

IV. Parigi li 21 Maggio 38.

Mio amatissimo Silvio! Tardai infino ad ora a rispondere alla tua carissima del 17 Marzo (1), ricevuta solo in sui primi d'Aprile, per più d'una ragione. L'arrivo del mio cognato Camillo a Marsiglia, il fargli dapprima alquanto gli onori della città, poi il dispormi a lasciarla più presto che non avea divisato per trovarmi con lui il viaggio e le prime faticose settimane mia quasi riparazione in Parigi; finalmente l'aspettar di

riuniti in Parigi; poi

della

giorno in giorno quella lettera dell'Angioletta, che insiem risposta alla tua mi recasse, sienti dunque scuse bastanti al mio ritardo, sebbene a dirti il vero, noi sieno a me, per essermi così

lungamente privato di questo vero al cuor mio cordiale, di cui pure, non so per qual fatalità, finisco a sì raramente regalarmi.

Eccoti dunque inclusa una lettera dell'Angioletta, la quale non ti dirà che parte di quel che di te ne dice a me, ma che pur quel poco tei dirà con gentilezza di stile ed ancor più di animo (l)

Questa lettera è perduta.


- 37 <•

sto in pensiero (li mandarle <le' Libri che possano rio e profittarle ad un tempo; roncati tu aver la eompla-

di cimir. •

cenza di farmene una haOgO della .-celta, ed

piuttosto prolissa, onde io abbia kOSOTO per un'altra volta* Del

lista I

lame

almen lo eredo, le nostre sorti ho deliberato, mio caro. di quello ohe il sotto, ma non non si eongrangoranno di io mai d'interessarmi a Lei, di desiderarle di farle piacere. ratutto di esserle utile: e tu ben senti quale sarebbe la maniera onde piu desidererei di poterglielo essere. Oh, le manca lo è già tanto di cuore, ehe poca ) poso ad essere cattolica. dovrebbe avervi a renderla tale anche di mente! Ma la tua scelta nella Nota di cui ti piego, sia generica ed assortita alle molte sue facoltà intellettuali e morali. ormai di nuovo in Parigi, ed oh. sotto quai migliorati auspici, mercè il favore della Provvidenza, non mi vi trovo di •

] > i 11

•

.

••

i

M

«piando a due vicine epoche nel postato autunno l'attraver>ai! La mia salute benché per alcuni lati non ristaurabile radical-

mente, si è pure, mercè il riposo e il delizioso clima della Provenza, di tanto riavuta da sorprendere me stesso e gli amici che l'hanno vista caduta sì al fondo. L'animo mio, col migliora-

mento della salute, e col riabituarsi un po' al trambusto del mondo, si è pure alquanto riavuto da quello stato di socievole incapacità cui trovavasi ridotto. La tanta amicizia ehe mi si mostra «la nostri ottimi Aroonati, Arrivabene, Berchet. Djgoni, n, Collegno e tant 'altri qui fermatisi, o ani venuti <>; samente per festeggiarmi; l'incontro di tanti altri nostri ehe qui arrivano ogni giorno, quasi ad apposito convegno, per poi tr all'incoronazione Brittanica, 8 che ini rifanno in Parigi (piasi un simulacro di Milano, ma ahi! d'una generazione novella che non è più quella che v'ho lasciato; molta simpatia anche, o piuttosto espiasfons che fainmisi da' Francesi di quella ehe da tutti or chiamasi con voce unanime onta ed inozionale:

rivedere ed

il

il

risapere di

persone, di

onde da tant'anni trovavaini separato od ignaro. Tutto ciò riunitosi intorno a me ad un tratto, tannili, egli è ntire la vita alquanto dolcemente, ma ad db tempo anche faticosamente ed amaramente. Si. amaramente, amico. perchè d'ogni cosa non mi è dato che di goderne solo, perche quella Che tanto avrebbe meco congoduto e colidivix» di L'iol.i. non fu serbata che per l'epoca dfl martirj! Ah! questo peti

Cose, di fatti

o

tutto m'attrista

e

mai istilla, * Hai millanti rendemiai

amor più acerbo che dai dolori!


- 38 — Pure perchr anche dei dolori, niuna epoca debba mai in questa nostra vita mancare, dirotti che in mezzo a tanti conforti dell'amicizia non mancommi anche un doloroso disinganno, al quale sebbene già avessi motivo di andarmi avvezzando, pur mi tu duro il do vermi vi al tutto decidere. Eranii stalli data alcuna promessa, che nelle future memorie da pubblicarsi non sarebbesi dall'intimo compagno de' pensieri secreti del carcere fatta menzione alcuna di me. Su di questa promessa avea tutti questi mesi riposato, ed anzi, ad istanza dell'autore aveagli permesso di dichiarare ch'egli era, a condiscendenza per l'amicizia ed inchiesta mia, che trovavasi obbligato a questo silenzio. Quando ritornato appena a Parigi mi si annunciò da più parti non essersi né al mio buon diritto ne alla promessa datami avuto riguardo; non credo alla possibilità dell'asserto, ne parlo quasi a superfluità ad Andryane, e dalla stessa sua bocca mi si conferma la verità di ciò ch'io non sapeva credere; e se ne allegano sensi e caggioni ch'io non m'avrei mai atteso da chi mi si diceva Amico. Per non lasciare che di questo santo nome s'abbusasse sino a far dell'Amico un risponsale ed un complice, mi trovai obbligato, anche dietro il consiglio di tutti i nostri migliori amici Italiani che trovavansi costì, a rompere apertamente col compagno di tanti anni d'infortunio, che meco avea in suo cuore e coi suoi fatti già rotto, ma con qual dolore, tu solo che mi conosci addentro, lo puoi giudicare. Egli è però da dirsi che assai men colpevole è nell'animo suo di quel che compaia, perchè la sua mente non gli lascia in ciò veder dritto, e che quegli che lo contornano, e la fatale Cognata sua in ispecie, sono i più dell'error suo risponsali

(1).

Xon dubitar, amico mio, ch'io abbusi mai ne lasci da altri abbusare de' tuoi scritti Spielberghensi che la sorte m'ha fatto depositario, ma bensì io spero che col consenso tuo vorrai lasciarmi far di alcuni quell'uso che ben meritano. Ma di ciò parleremo a quell'epoca cara e beata, nella quale io conto come su di un bene che non mi possa fallire, in cui ci sarà dato di rivederci, e di poter a lungo e su d'ogni cosa conversare. Dimmi, quel cuore che ti dice che le tue opinioni politiche e d'ogni genere sono eguali alle mie, non ti dice egli ancora, che potremo ancora, senza

(1)

Ved.

altri

ragguagli in lettera al conte Giov. Arrivacene, 28

maggio 1838, in Gallavresi

;

p. 845.


— 39 più dai fastidio a nessuno, iiiront rairi su questa terra.' Mi hanno te qui molto richiesto e parlato un'infinità (li persone, traile

<li

«piali poi

principalissimamente le ottime Albert ine lìroglie.S Au-

ed il conjugio Montalambert. e «piando io a tutti potevo rispondere cod mal nascosto orgoglio ch'io avea <li te ancor ri-

lairc.

cevuto nuove, oh «pianto vedeami. da tutte «piede anime buone invidiato! Si. mio Silvio, io sono orgoglioso della tanta amicizia che tu mi accordi. »•<! il divengo tempre piti, «pianto più _<> la modestia tua noti far più conto di ciò che agli occhi dei più ti fa tanto illustre. Pur»' io non vorrei vederti abbandonar

troppo irrugginire. La tua penna è poetante bene per tanti: no. tino che >io ti dà vita, non desistere dalla tua santa missione. Oh se la tua modestia somma tuoi scritti hanno fatto in ti [aS0Ìa88e vedere tutto il bene che tutte le regioni, tu vedresti che non puoi esser meglio e tutto la

penna

lasciarla

istrumento

«li

1

i

di Ilio

che col continuare a scrivere: Li L'I'.

r<>

ero arrivato fin qui,

quando obbligato a vestirmi per

pranzo, avea dovuto interrompermi questo caro collocon te. Vuole «piindi il caso «he mi trovi appunto col ec-

a «piio

A. Gerbel l'autore dell'aureo libricino

nérateur de

la

Piété Chatòlique »

—

«

Du dogniei:»-

— col parroco di S. Rocco,

uomo «•-><> pure distintissimo, di cui or non rimembrami del nome.

con quel buon Vescovo di Detroit. M. de Rese, che il dolore di non tro-

«•

t'avea indiritto d'America, e che ebbe varti in 'l'orino.

TI

discorso,

come «piasi sempre BÙol interve-

nirmi, cadde su di t.-. con quelle parole di alta stima e d'amore

con cui l'amico tuo ha sempre la consolazione di sentire «la tutti parlare «li t«-. Ma ad un tempo fu comune ed univoca presso tutti

lagnanza che, «la gran pezza, più nulla si vedesse com-

la

parire «li

te.

I«»

allegai per iscusa la tua rotta salute <-<l

verchia modestia che > fra impadronita

«li

te.

una 8o-

per cui non sen-

bene che ommettevi «li fare cessando dallo scrivere. AlVA. Gerbel esclamò con unanime contento degli altri imico che s'egli passasse tutta la giornata in Dite al in meditazioni »•<! in preghiere, non potrà mai tanto opere pie,

tavi

il

—

lora

piacere e servire a ch'egli

1

Dio, «pianto scrivendo <<»n I

a condurre

i

quella poto

suoi prosami al bene.

—

i->

colpito «la questa coincidenza di idee eoo «piclio «he venivo

«li

averti M ritto, non SO lasciare

«li

onde panni costituiscasi

fartela avvertita

•pinta ad aderire alla voce di tanti,

«la

«ni


— 40 — quella che puossi veramente appellare la tua Chiamata, la voca-

zione tua su questa terra. Tutto Parigi è pieno della morte del P. di Talleyrand. Possa Dio aver accettato il suo tardissimo ravvedimento, se ravvedimento pur fu, e non un atto di quella diplomazia di convenienze e d'approposito, a cui avea conHo buone nuove d'America, di sacrato tutta la sua vita! Borsieri eb'è sempre a Filadelfia, di Castillia eh 'è sempre a Stockbridge presso di quell'eccellente famiglia Sedgwich che ne è quasi la proprietaria e che gli procura un'onorata e dolce esistenza; di Foresti, che mediante le lezioni di cui abbonda procacciasi buon nome, benevolenza e denaro più che non ne bi-

—

sogna; e finalmente di Maroncelli, i cui affari coll'aiuto indefesso dell'ottima sua moglie, sonosi,

dopo la gran crisi Americana

—

riavviati assai bene. Io se pare avrà tengo poi per sicuro che coll'Incoronazione tutti i nostri Deportati rimasti in America, avranno luogo il richiamo. S'estenderà egli anche a quello che ha rotto il bando? Se le cagioni che l'hanno a ciò obbligato, vorranno valutarsi, se della sua condotta ed in America ed in Europa vorrassi tener conto, il rotto bando non formerà un'ostacolo Che se questo vorrassi far militar contro di lui, sarà a suoi occhi provato che già in ogni caso non aveasi l'intenzione di a lui applicare il favore del richiamo. Basta, sarà quel che Dio vuole, ed a nessun meno deve costare che a me il dirlo, a me, eli Cstese le

sue influenze su tutti

—

—

che quel che Dio volle fu infin'ora sempre sì avvedutamente per il mio miglior bene! Andrò forse quest'Agosto in Isvizzera in alcun de' Cantoni che non hanno coll'Austria cartello di per estradizione e dove quindi posso star di pieno diritto, ivi vedere ed abbracciare il mio vecchio genitore e tutta la restante mia famiglia. Tu intanto scrivimi presto e spesso al-

—

l'unito indirizzo;

fammi in particolarissima maniera servitore

ai tuoi egregi amici ed ospiti i

Coniugi di Barolo, che ardo ve-

ramente di conoscere, ed amami poi tu sempre come m'ami e

come io t'amo. Il tutto tuo aff .mo F.

Mi scriverai sotto coperta al seguente indirizzo: Ponti Frères Eue Meslay 24. Fuori: A Monsieur Silvio Pellico (senza bolli e numeri).

C


V. Parigi .1/

io

li

12

Ghigno

rarissimo Silfio.

ricevere d'una tua cara, lunga »• Fresca Lettera (1) è per me tal contento, Che tu appena puoi misurai»', il potervi poi di suIl

bito rispondere, per mezzo di persona che ten sarà latrice corMecita.

panni favor»' si straordinario da non poter ri-

tardare mi sol»» istante ad approfittarne. La' Cisterna è quello che mi procura questa propizia occasione, al quale partecipai i

tuoi

particolarissimi saluti, e che m'incarica di ricambiar-

cuore. Spero che a questura sarai stato in il grado tu Messo di presentai»' tuoi alla M.sa de Bréme. dacché ella dovrebbe or già rovarsi in Torino, e forse, sì buona com'ella «'. avrà pur aneli»' voluto darti le mie nuove. La tua Lettera mi ha riempiuto il cuore di mestizia, per quella recente perdita eli»' mi vi annunzi aver fatta, e per la melanconia che «la tutte parti spira dal tuo animo; pure ella è questa

teli con tutto

i

t

da quella calma e rassegnazione onde ti compreso e penetrato, e che ha la possa di esercinn si benefico influsso anche su di me. Ah, sì, mio carisradolcita

mestizia

o tutto

simo, (pianto son

v»'re

(pianto penetranti quelle tue esclama-

Che cosa sono gli anni! Che cosa la vita? Come il tutto vola » bì sfuma! Nessun di me più lo sente, e credo, non mai meglio si senta che (piando appunto sembra che tutto più ci

sioni:

ondi ed arrida intorno a noi. Nella lontananza, nella privazione «le beni di questa terra, oh come essi ci pajono giganti iamoli. satolliamocene solo un pochino, ed essi non miii più che polvere e fumo al nostro proprio senso. Poche cose mi mancano qui in Parigi, molte care e desiderate or qui mi circondano, pure ogni giorno mi domando: perchè ancor tu sei triste, anima mia? Ed ogni giorno più ni rispondo: perchè nulla v'ha in »pieste cose che sia no <li appagarti, perchè valevati molto maggior tesoro di

min Boia aspirazione

delizie,

«li

quelle ohe

la

solitudine

»•

la

facevanti esalare sì spesso sullo Spielberg, che tutti contenti » le apparenti Mtd<li-t;i/.i<ini otiti»' Bei ora circondato. attira

BTo,

no.

i

non

vi

è altro

oggetto, non

QOStrO pellegrinaggio <h-lla vita,

eh»-

v il

«•

altro line di tpiesto

viver

in

Dio < per Dio:

(1) K' de* 29 maggio '38, nella quale £. P. annunria ali r morta di tao padre. Si trova in OWOtà Coflè Was, iH. >t>, II. 6N| cai-

lavresi,

p.

B50.


— 42 — eppure sentendo ciò sì bene, sì vivamente, mi trovo vivervi sì poco e sì malamente! Oh contradizione non solo dello spirilo e della carne in noi, ma dello spirito medesimo con se stesso Ti ringrazio di tutte le cure che ti dai, di tutti gli sforzi che fai per suggerirmi buoni libri, e sempre più da essi m'accorgo che realmente del buono in mezzo a tanta dovizia di pubblicazioni, bisogna che siasi ben mancanti, se ciò appare anche al sagace tuo discernimento ed alle sollecite tue indagini. Manderò dunque a Maria, cui già mandai la tua lettera, anche il tuo parere sulla scarsità de' buoni libri a scusa del mio non potergliene mandare che sì pochi, dacché gli antichi che tu nomini, ella gli conosce già assai bene, e de' moderni che pur !

tu indichi, io già gliene feci conoscere una buona parte. Tu hai ragione di maravigliarti della contradizione che

ti

appare nella condotta di Alessandro una chiave può, o qualche spiegazione potrà esserti il sapere che egli più che dal suo cuore, il quale è buono, trovasi influenzato dalla poca testa di persone che l'avvicinano e particolarmente della sua cognata Paolina e consorte Adele, le cui idee eccentriche a questo no;

stro

mondo almen certamente, non so a qual altro lunare o (1). Alla lega di queste Donne e

solare potrebbero convenirsi delle

male franzesi vanità ed amori propri

è

da

attribuirsi

tutta questa parte di mostruosità che può apparirti in questo sgraziato affare. Certo non saprei mai determinarmi a presentarmi al pubblico quale disdicitore di un tale compano d'infortunio, senza trovarmi vi obbligato da asserzioni o da cose affatto inamettibili, giacche non fu che con troppo dolore che già mi vidi obbligato al rompere degli abituali rapporti con lui, onde colle apparenze dell'amicizia è della compagnevolezza non venissi a comparire consenziente sanzionatore ed approvatore di ciò ch'egli da vasi l'aria di pubblicare sotto gli auspicj di Teresa e miei. Continuo ad aver qui mio cognato Camillo il quale essendo a' momenti d'abbandonarmi per passar a Londra, mi prende in questi giorni tutto il mio tempo; questa è la caggione, mio caro, per cui tuttoché non voglia lasciare di approfittare di questa occasione per iscriverti, pur conviene che il faccia di fretta ed alla disperata, per ancora portare quest'oggi la lettera a La Cisterna. Eimarrò ancor qui in Parigi fino sul forte (1) Forse vuol mente ».

dire:

«

A questo nostro mondo almeno, no certa-


— 4S — poi m'assenterò per breve spazio onde andare a prendere bagni di mar»' in qualche porto dell'Oceano; sarò indi reduce di nuovo in Parigi, sempre coll'intenzione sul 7bre

dell'estate, i

«li essere in Isvizzera ad abbracciare la mia cara famiglia, se opposizioni troppo dirimenti non insorgeranno per impedirmeli», e di recarmi pel verno a Marsiglia, se altrimenti di me

non venisse la Provvidenza

a

destinare. Io

vedo che tu non

me ritorno in Patria, e razionalmente parlando tu hai ragione, pure che vuoi? v'ha in me qualche cosa, che tiene [speri

per

piuttosto del sentimento che del raziocinio, che non mi lascia del tutto disperare.

Ad ogni modo tengo per così certo che ci

abbiamo ancora da incontrare ed abbracciare in questa terra, ch'io me ne taccio già una festa anticipata e già volgo in mente le mille cose che avremo in quell'occasione a dirci. Ho detto in nome tuo, o dirò fra breve, tutto ciò di cui mi hai incombenziato alle diverse persone, e tutte ritrovo sì piene d'amore e di

altissima stima per te. eh è veramente per l'amico tuo,

una

conto di quel buono Ab. set che mi rimise già questo 9bre una tua lettera accomiata da un suo gentile righetto, che a causa della mia cattiva salute non potei in allora uè vedere né ringraziare. S'egli è ancora a Parigi e se sai dove egli abita,, piacciati di farmelo consolazione. Vorrei solo trovare

il

ere. 11 passaggio de* miei compatrioti per costì è sempre numeroso e continuo, ma oh di essi sono quasi tutti di una geurione che non è più la nostra, e mi tanno pensare come dopo

20 anni possasi ritrovare stranieri anche nel proprio paese; e (io ancor pio «piando le idee, le opinioni, ed il modo di veder le cose trovatisi tanto diversificate. Sì veggo bensì il mondo materiale immensamente progredito, ma non così il morale sicuramente, uè so se mi dica anche L'intellettuale. Ma addio, mio uto che il piacer di star con te rischierebbe di farmi contini che mi sono assegnati per la consegna di Oltrepassare onesta mia Lettera, onde m'è fona staccarmi ora da te per poter pia presto cu questa mia appo di te arrivare. Tu scrivimi quando ne hai la volontà ed il comodo, ma non molestare tuoi iiinai la tua povera salute pei ixii\ ermi. Salutami buoni, salutami quelli che non mi hanno diOspiti, salutami menticato, ed amami tu sempre (pianto io t'amo di tutto i

i

i

cuore. Il

tuo affano Amico I

<


— 44 — VI.

Gaetano Castillia a S. Pellico. Stockbridge, 14 Giugno 1838.

A ni ato

Silfio,

Ti rendo con tutta l'anima il fraterno saluto, che m'inviasti pel nostro diletto fratello Federico. Il mio cuore ha esultato al

vedermi ricordato direttamente da te. Pensa, pensa spesso, povero pel doloroso mio ottimo Silvio, al tuo povero amico esilio, che soffre involontario dai suoi cari, più povero per l'esilio che s'impone volontario da Lui, che gli è carissimo di fede ma assai poco io temo di carità. Prega tu per me e con me, perchè si degni di accendere nel mio petto quel sacro fuoco che arde nel tuo, e che sparge un calore ed una luce sì vivificante, sì bella. Non posso esprimerti quanto il tuo libro è stimato da questo veramente buon popolo, e quanto potente lettera d'introduzione e raccomandazione esso è per quelli che hanno diviso con te le catene dello Spielberg. Ma quel che è ancor più importante

—

è l'effetto che hai per neutralizzare pregiudizi di setta contro il

Cattolicismo

— Vedete in Pellico che cosa sono, o almeno che «

cosa possono essere i Cattolici », dicono i giornali Protestanti che non rifuggono alla verità. Ho sentito di te, e mi fu scritto a proposito di Federico, che siete pericolosi predicatori del Cattolicismo, coi tuoi scritti e

colle vostre virtù. Dio ti benedica. Dio ci benedica tutti adesso,

e sempre Il

tuo fratello Gaetano.

VII. Parigi

li

14 Luglio 38.

Mio amatissimo Amico. Io non ho molto da scriverti, perchè da non molto ti ho scritto e perchè quando fra tal natura di amici qual'è la nostra, non può scriversi de' volumi, non v'ha sempre picciolmente di cose onde empire qualche pagina. H dirci che ci amiamo,

che siam bramosi di abbracciarci, che vediam le cose alla stessa maniera etc, ci son cose talmente conosciute che non è più affatto mestieri da dircele. Dunque perch'ora ti scrivo? Perchè venendo presso te un nostro ottimo comune amico,


- u non so indurmi a lasciar passai sì buona occasione pei trovarmi quasi terzo Era voi allorché vi vedrete, poi perchè pos_> un chirografo vegnente d'America, onde la trasmisBfone ti sarà cara. Bsso è dell'eccellente Castillia in risposta i quello che già io da gran tempo «la tua parte gli mandai. Sentirai da La Cisterna, come dall'Austria siami stato imposto il veto

recarmi so Sviscera al convegno colla mia famiglia,

«li

ohe benché inzuccherato con parole dolci e dalle quali hawi chi erede enervi luogo B trarne buon augurio, può non lasciar di contrariarmi altamente. Basta,

anche per quest'anno

>gna tarne sagrificio, ma per Bacco un'altr'anao non avranno

giuoco

per

impedire ad un riconosciuto Cittadino e non andare ad installarsi nella sua riconquistata Patria, «piando non vuoisi aprirgli le porte della Sua natia. Insomma lamio venturo in Ttalia d'una maniera >i

bel

Patrizio Ticinense

»li

o dell'altra: questa Francia la rivisiterò con piacere c«l interi

tempo in tempo, ma per fissarvi il nido non è paese <-li«' mi vada a grado, l'arto domani per bagni dell "Oceano e mi

di

i

prossimità di Bajona, per avervi assicurato china

irritz in

più costante ed acqua più tiepida che non possansi avere ne' porti della Manica. Se tu mi serh

i

le

Lettere per Parigi senz'altro

mi giungeranno sempre dovunque sarò. Quelle benedette memorie non sono ancora sortite, mi si da a credere che Forse v'abbia tolto gran parte se non tutto «li «-io che più

indirizzo

vi si trovava «li me. Be «i«» Bara, gliene La mia salute è meravigliosamente buona, quantunque

particolarmente grato.

non

asi

|

dire assolutamene*.

Ma ella è però tale «la dover-

mene chiamar i<> ben contento, e «la potertene desiderare «li tutto cuore altrettanto. Non t'abbia ringraziato nella mia ultima di tutta la fatica che ti sei dato per BuggerirmJ una «li

libri,

«li.

6 I" e anche della

la colpa nostra « non tua. propoli ne ha già letto la più «'•

.

Maria

«-he «lei

parte. Pure in qualche parte m«- ne son giovato e «li più v'ho aggiunto uno che tu avevi proditoriamente ommesso tue poesie inedite Quanto al Rosmini, solo per «pianto

—

l'ammiro pel suo alto ingengo, pax le ras lanissime opinioni ed Ottime tendenze, pure non panni abbia egli riesciti» io

;i

vanzare la scienza di un sol passo: obbietta trionfalmente i siitemi altrui, ma Usuo proprii»e»liii»n» non raggiunge punto una perentoria dimostrazione né convinzione. i<» son persuaso, che tipa

«iella

scienza ovvero ria dell'ingegno

umano, ma non


— 46 pertanto m'è discaro il veder l'ingegno dibattersi inutilmente per molti volumi entro di un dedalo inestricabile. Non occorre che ti dica quanta parte abbia io preso alla recente perdita da

quanto essa m'abbia amaramente condotto a penda un momento all'altro fare, senza neppur il gran conforto che tu avesti di chiudergli gli occhi. Basta, Iddio spero ancora non mi negherà e non negherà a mio Padre questa consolazione. Addio, mio amatissimo, ama sempre Il tuo aff.mo Amico

te fatta e

sare a quello ch'io pure penso

F. C. Fuori: Monsieur Silvio Pellico

à Turin. Vili. Parigi

li

13 7bre 38.

Mio amatissimo Silvio.

La tua carissima lettera del 8 Luglio (1) fu da me ricevuta mentre trovavami ai bagni di Biarritz, amenissimo villaggio del paese de' Baschi; posto infra Bajona ed il confine Spagnuolo, su quell'estrema falda de' Pirenei che bagnansi nell'Oceano. Ivi purezza di cielo, calore e costanza di temperatura, salubrità di aria, amenità incomparabile di natura, e

non so

quale antica montanara bonomia degli abitanti, avevano mirabilmente cospirato a giovare al mio fisico del pari che al

mio morale. Reduce, da una quindicina di giorni a Parigi, l'inclemenza di una fredda e tempestosa stagione che mi v'ha accolto, benché abbia d'alquanto scemato il moltissimo fisico ristoramento che avea di là portato, men lascia pur ancor tanto da potermi tuttora chiamare da questo lato contento. Ma l'opposto del contento, anzi una vera inquietudine, trepida ed ansiosa, m'ha caggionato la tua lettera, ove quelle parole: « non ho potuto prima d'oggi risolvermi a scriverti, ma or che lo fò, ciò vuol dirti che sto da due giorni alquanto meglio ».

—

mi danno pur troppo la triste misura della tua salute. Non voler lasciarmi dunque per lungo tempo senza nuove di essa, con due sole parole, se non altro, che mi valgano almeno da bollettino medico.

dell'infelicissimo stato

(1)

In Civiltà Cattolica, 1856, III, 431; Gallavi., p. 870.


- 47 Tutto Parigi

Mere

noi più ch'altri,

«-i

troviamo gratamente

-

larghezza dell'Austriaca amnistia, e da certo «piai

dalla

presi

«•

mitezza e «lì conciliazione che par aver presiesua reddazione. Nei rari paragrafi onde è conto quello, <li<- ini.iiir, me riguardi, non vi ri saprebbe ritroi onde benché tutti sognano, ed il ministro Austriaco st-

duta

di

alla

opini, che io pure vi sia

compreso, pure io non tenero per vera

la cosa anco]' nel sacco, infino che l'Oracolo che l'ha dettata

pur quello che mi dichiari l'interpretazione e l'applicazione. Comunque però possa essere di me, consoliamoci sempre della gran quantità de' nostri che ne profitteranno e delle lunghe lagrime che nel seno di tante famiglie verranno finalmente sia

asciugati

irò fra «nielli

;

ammessi al ritorno in Patria, ehi

potrà toglierci allora di abbracciarci assai più presto e sotto migliori auspicj che non avremmo osato augurare, benché la tua ultima lettera già contenesse molto maggior seme di spe-

ranza ch'io stesso non potessi allignarne in cuore. Basta, siane Dio in tutti modi, con tutto il cuore benedetto e ringraziato, i

e

possa Ogni SUO favore, an/.icchè caparra di novelli, esserci

piuttosto -limolo a non demeritarne!

Ma

ciò che già tu

da

più anni con tutte le forze adoperi, io non trovomi ancora che

mollemente bramare. Ti includo una lettera, da tre giorni appena ricevuta, della buona Maria. Vedrai «la es>a ch'ella è alquanto malcontenta di un- perchè posi una lacuna un po' lunga nello scriverle; ma enera la dolce Angioletta e mi perdonerà, s'anzi non mi ha jrià perdonato. Ti giungerà questa mia per messo del Prof. Baruffi che ebbi -li «pù incontrali-. « ohe cortese mi si offri ad essertene latore insieme «"Ile mie nuove ch'egli potrà darti «li veduta. Comunicai a Bianca la tua lettera, e ti ringrazia «li onore «l«-ll'articolo che la riguarda. Camillo non è più con me dall'epoca a

dell'Incoronazione ia

«•

la

d'Inghilterra,

cui

assistette:

Svizzera riconducendosi in Patria, il 2

I

poi

per la

Agosto ebbi

Illune del SUO alli\ o in Colilo.

Appena puntomi («•li

ciii»i

i<>

il

un giorno

sovrano

dall'Austriaco Ambasciatore), tello

a

rescritto,

portante l'Aninis

puma che fosse <(ui conosciuto perfino t<»-t<>

i<»

ipedj per ria d'un bat-

vapore, che dovei Imminentemente partire d'Inghil.1 Ani[Uelle povere anime purganti <1<- miei ami. i

onde poHsano almeno

.il

più presto oonoseere

la

loro sotti


- 48

predisporsi

al

viaggio,

—

quando amino d'approfittarne, fra mancheranno certo d'es-

quali Borsieri nostro e Castillia non sere nel numero.

Addio, mio amatissimo, a presto, se Dio vuole, caramente e teneramente abbracciarci Il

Salutami caramente se ne hai il mezzo

(1) pel

tuissimo F. 0.

quale forse

avrai ricevuta l'ultima mia. Fuori: Monsieur Silvio Pellico

Hotel Barolo

à Turin

IX. Marsiglia li 27 Aprile 39.

Mio amatissimo Silvio!

Come mai amarci come ci amiamo, essere in libertà di .scriverci quando vogliamo, e scriverci sì radamente (2). Tu men dai nella tua ultima le ragioni dal tuo canto, ed io rispettando quelle ragioni e trovandole giuste, e ben sapendo che amore in

noi per rado scriverci non scema, pure non voglio esserti sempre

addosso con mie lettere le quali poi, tosto o tardi, obbligandoti a risposta tu ne abbia a soffrire. Ma ogni cosa ha un limite ed or parmi che giusto sia il porlo al lungo mio silenzio, e darti le mie nuove e richiederti delle care tue, ed inoltre di molte altre cose parlare che ci interessano entrambi. Incomminciando da me, io dunque dirotti che mentre tu m'avrai bonamente creduto tutto l'inverno fermo a Marsiglia ad aver cura della mia poco ferma salute; niente affatto, il tuo Federico se ne stava viaggiando in Affrica, in quella parte di Affrica sì colta un tempo, poi si lungamente barbara, poi ora semi-barbara fatta. Sissignore: talento mi prese in questo Feb., nulla avendo che m'obbligasse a Marsiglia, e certo accumulamento di compagnia essendovisi fatto, che trovavasi col mio umore men omogeneo e pur non poteva evitare, talento (1)

Proprio il nome si trova sotto il bollo dell'ostia rossa; bagnato non è ricomparso.

e raschiato, (2)

Questa risponde a due lettere di

Silvio:

{Civ. Cali., 1856, II, 433); Gallavr. p. 895,

il

14

novembre

1838

quale erroneamente ha

letto l'anno 1839; e 26 gemi. 1839 (Ibicì., 433, e 915).


— 49 u« -i tempo per fare ima breve «i Detto l'atto m'imbarcai mi de' battelli a vapore che ne tanno settimanalmente il servizio, ed in due giorni ni ad Algeri. Io non posso abbastanza esprimerti di questa

ini prese, dico, di profittare di

«

•

Algeri.

;i«t

i

u nefasta il sorriso. l'interesse ed il contento lasciato mio animo. Era la metà di Peb. anando v'approdai, e tutto verdeggiava per fiori, Erondi, tratti ad un tempo stesso riuniti lussureggianti. TI mio lido compagno, termometro di Beanmour mai non discese, infln clic colà stetti, al disotto dei 16 gradi. Un ciclo d'azzurro, un sole sempre splendente, colli e OOnvalli succcdcntisi bellamente ed elevantesi ad anfiteatro, dal mare che con tripplice Frangia di spuma tutto il contorno ne land»' intino ad un orizzonte, che benché abbia Frapposto l'ampia pianura della Metidja. pur nondimeno pare all'occhio illuso non aver per contine che l'alta catena degli Atlanti; e tutta questa BCCna animala da genti di tutti colori, di tutte le tavelle e costumanze. Europei d'ogni nazione, terra già nel

i

••

i

Moreschi, ( limici. Arabi. Negri, Bedoini, Kabili etc, e del con-

trago della Parigina civiltà allato alla barbarla del deserto, di una natura tutto producente spontanea e tutto all'uomo •nte. e dell'uomo per appatia nulla domandandole e di il quadro presentatomi dell'Affrica non seppi pei cinque settimane intiere

nulla profittando; tale eia

dal

Algerina,

(piale

ritrarre gli occhi, ed

il

cui sovvenire rimarrà Asso per forza di

contraiti profondamente nel mio animo, infln che avrò vita. credere che le apparenze matedatti, mio ottimo amico. riali di questa svariata e curiosissima scena abbiano solo col-

alti

;i

pito l'animo dell'amico tuo.

No,

morali,

le

le

umanitarie,

religiose, entravan per molto in quella Folla di nuove e i/ioni

le

pugnanti

che quel soggiorno andava bì Feracemente in me

in

ovo, Monsignor Delpucbe(l), animato «lei Cipriani, che andava veramente dallo zelo degli Agostini spargendo in quella si lungamente derelitta terra semi di una ia ben promettente Chiesa, ina cinquantina di Suore della novella congregazione di Madame Vialar (t), che gliando.

•

<•

i

andav.iu rendendo accettevole pn ni nostra Religione di annue per mezzo deli ed ardente della santa legge di

I

Mona.

Uipucli,

\

i

sorte

«li

genti

la

devoto uà congregazione di •<

piti

primo vcM-ovn d'Algeri dopo

la

quieta francese. Il

ll,$or a

.

(tei

»


- 50 culti e da tutte le leggi, che oltre 70 Signore, prese da tutti settimana mente si riunivano presso quel Vescovo, onde render comune fra loro almeno la carità, se non eralo la Keligione; e per tal vincolo forse aprirsi la \ ia alla comunanza di entrambe. i

1

Scuole e sale d'asili sorgenti sotto la direzione delle suore, e meglio dirette e già più avvanzate che le barbaresche che qui veggonsi in Provenza. Otto preti tutto zelo riuniti intorno al

Vescovo e secolari in comunità convivendole novelli Apomontando asini o cavalli non importa, disperdevansi per i circostanti villaggi, abitati da coloni, a dirvi la Messa, a visitare malati, ad amministrare Sacramenti, ed a spargere per tutto colla consolazione il divin seme della parola. E questi buoni preti, poi la sera, riuniti intorno al lor Vescovo, stoli la mattina,

render conto delle fatiche del giorno e progettarne di novelle per l'indomani. E a queste pie serate, io accolto da quel Ve-

scovo qual figlio o fratello, avea il bene di assistere e di attingere ad un tempo lumi, nozioni peregrine, ed edificazione senza pari. E codesto Vescovo ed il suo Gran Vicario, or mandato a

Bona a risorgervi la vicina Chiesa di Ippona, sai poi amico Silvio, chi essi siansi! Il

primo era un'Av.to che già alzava

grido di se in Parigi; il secondo un soldato di Napoleone, ni-

pote del maresciallo Suchet, e di Suchet portando il nome: entrambi i quali, vedi provvidenza, colpiti dalla lettura delle Confessioni di S. Agostino, ad imitazione di que' due Cavaglierotti di cui vi è fatta sì vivace menzione, risolversi ad un tratto di dar le spalle alle lor rispettive mondane milizie e di farsi soldati di Cristo. Oh, anche noi, amico mio, fummo da quella lettura e

da quell'esempio fortemente impressionati,

scossi;

anche noi femmo proposito che se mai eravamo ridonati al mondo, ce ne saremmo di mezzo ad esso fuggiti; eppure, eppure io vi fui quasi per miracolo ridonato, venendomi resa e libertà e vita, ed or anche salute, e nondimeno al mondo in mezzo ancora mi trovo, ed ohi non ne seguo che troppo i dettati!!!

Ma tu vuoi sapere di altre nuove; e s'io avessi a continuare in tal precedente tenore,

ti empirei troppi più fogli di carta, che una corrispondenza postale noi comporta. Dirotti dunque, che dopo aver passato oltre un mese coi miei buoni amici reduci dall'America, incominciando la stagione a farsi in Parigi soverchiamente fredda ed io a soffrirne, il 5 Gennaio mi determinai a lasciarlo di conserva col mio caro Castillia, rimanendo


— 51 Borsieri

;i

Parigi

in

attenzione

•

1 « - 1

\

i«im

»

aspettato passi

degli Animati, (piloti essendo poi andati dilettamente, «la Milano la Costanza «-ti il figlio, e «la Magadino krconati <«l Arrivabene, sopra Bruxelles, Borsieri, venuto poi arrivacene a Pai i-i. Ben parti insieme con lui pure per Bruxelles, ove ora buoni, e da quanto me ri trova nell'ottima compagnia «li qne ne scrive, «li tutto bene, tranne <l«-l clima, ri buon Castillia, rimasto sempre a Marsiglia, ne è ieri solo partito pei Antibo, onde incontrarvi la sorella ed un fratello e passare con essi una quindicina di giorni. Io pure per la stessa volta partirò di qui mici buoni Zio « il di Sfaggio e vi sarò il 1, per incontrarvi Zia. che espressamente vi si recheranno lo >tesso giorno per passarne meco ima mezza dozzina. Tu «tra dunque Bai, mio Silvio, che «lai Maggio al lo almeno, il tuo Federico troverassi «li molto ravicinato a te. 8e la buona ispirazione ed il potere ti radessero a larvi una breve gita, qua] giubilo tu daresti all'amico tu anche tei .sii; e con lui anche troveresti Castillia, il «piale non ritornerà a Marsiglia che col tornar di lui. vi vedresti il «loppio buon parentado «li entrambi, che ti accoglierebbero «piai fratello «le" loro (ari. Lusingarmi di una tanta consolazione non OSO, ma di più dirtene ad eccitamento il 1

•'>

i

1

»•

questo ben so, che qualora tu il potessi

«•redo [natile poiché io

immancabilmente ci verresti. ll<» i<> indovinato, ho io letto nel fondo del tuo animol Tu dunque ad Antibo mi consolerai <> tua

«Iella

gita

persona

<>

«luna tua lettera almeno.

ritornerò per brevi istanti

;i

Dopo questi

Marsiglia, quindi per Box-

deaus, onde visitarvi la cara coppia «le' coniugi Collegno; [arem ritorno Parigi, ov'io meno brevi interruzioni, meo resterò ;i

tutta

la

vela

pei

buona stagione, d'onde Castillia verso l'Agosto fera l'America, ove ha Impegni che temporariamente il «•

richiamano. Fin qui « «pianto ci è «lato «li dirci >ul nostro a\ \ aire,

il

«li

orasi

permesso

«•

più giace tuttora per noi avvolto in profonde tenebre.

«he l'Amnistia, «li

<>

comunque

vogliasi

chiamare,

il

rientrare in patria verrà applicato anche a noi. ed

ma credo altresì che sul tempo non siavi «I termine alcuno. Può esser presto, può esser tardi e turdissimo, secondo il buon volere di chi può, l«- cmo-ian/. pratutto volgeranno. Per Indizio favorevole <l«-l si, «pianto alla massima, puossi avere la partecipazione lattaci dall'Austri io ciò

credo,

-.'une

«•

Ambasciata lo Parigi anche me. mediante

;i

;i

Horsicri la

«piale

i

;

venivamo abilitati

Indi et a

tloi


— 52 — dare preliminarmente hi reintegrazione n<'" diritti «li cittadinanza. Domanda la quale da tutti noi i'u latta, ma alla quale non si ha ancora risposta. Io domanderò pure questa state di potere recarmi in Svizzera, anzi a Lugano, onde poter vedervi il mio vecchio genitore, al quale non sarebbe dato il poter venire a vedermi più da lontano. Filippo Ugoni dopo la rientrata del Fratello Camillo, ha ottenuto di poter girare la Germania e l'Austria e di poter andare anco a Vienna, ciocche può sembrar di buon augurio per la mia assai minore domanda di andare in Isvizzera. Del resto tu hai ben ragione nel compiangermi sul mio viver nomade, che infatti punto non mi conviene: ma come tu vedi, vi son come condannato dal non prendere risoluzione troppo precoce ed intempestiva. Ma anche questo stato di prolungata dubbiezza non è egli voluto da chi ci guida? Lasciamoci dunque da lui guidare con pace. Quanto a quell'accoglimento e generale simpatia che trovo al di là assai de' miei meriti, come tu ben dici, non è più atta a destare ne* nostri animi alcun vero sollievo; quello solo dell'amicizia sento che m'è ancora qualche cosa, anzi molta cosa, ma anche questa bisogna che sia benedetta in Dio. Tale sperando che possa essere la nostra, possiamo di tutto cuore goderne. La mia salute ha fatto in Algeri e poi mirabili progressi, onde men trovo io stesso meravigliato. La buona amica nostra d'America sta bene, e sempre mi domanda di te. Le ho mandato querammirabile libro dello Stolberg tutto intiero. Non restami più carta che per abbracciarti di tutto cuore e domandarti con detta glio le preziose nuove di tua salute. Il tuo Federico. P. S. Mi scordava d'una commissione che per altro molto mi preme. La nostra Bianca domandami con istanza e con speranza di ottenere il tuo permesso per poter darle qualche pezzo di tua scrittura, perchè l'amicissima sua Madame Montgolfier possa metterne in fronte un facsimile alla nuova sua traduzione delle Mie Prigioni che sta per pubblicare. Io non dubito che tu non le rifiuterai questo favore, pel quale unisco a quelle di Bianca le mie preci. Quanto poi alla scelta del pezzo, se tu non vuoi mandarmene uno appositamente da te scritto, potrai fidarti di me che uno ne trasceglierò, preso da tuoi manoscritti o lettere che possiedo di tal natura da non poter sicuramente


— 53 incontrare alcuna disapprovazione.

Rispondimi subito anche

dò. Addio, addio. Fuori: Monsieur Silvio Pellico Mai-mi P.arolo

HI

«li

Turili

X.

Gaetano de Castiluì

8.

\

Pellico.

Parigi, 13

Agosto 1839.

M io cdr issi mo Sii rio, Beooti uno <lci nostri compagni Antonio Panizzi di Modena, clic non è stato provato dalla prigione come noi, e a cui anzi l'esilio

stato fecondo di tutti qnei vantaggi, che

('•

la

causa pei

cui ha sofferto e più di tutto il^suo carattere e le qualità della

ma mente gli davano diritto d'aspettarsi presso una nazione onesta,

a.

com'è

e

l'Inglese.

apprezzatile delle doti morali e intellettuali Egli è da molti anni Bibliotecario al

Museo

Britannico, e questa carica che lo mette in contatto con tutto ciu che di distinto vi ha in Londra o visita Londra, ha valso a lui la stima di tutti i buoni, e a noi suoi

concittadini il piacete di

vedere un posto tanto onorifico confidato a un nostro Italiano. buono e hello non poteva pa»are per To.lite di Ciò che »'

rino senza

— non

Bentire

il

desiderio di conoscere te tipo di bontà

alarmi la tua modestia

—

e autore di tante belle conoscenza, ne son certo, sarà a te tanto gradita quanto la tua a lui. ed io mi credo fortunato di aver potute il mezzo di un tale incontro di due buoni e bravi uomini. si

»

Mia

Addio, mio carissimo SìItìo, non ti dimenticare mai di me, e ricordatene specialmente «lei miei bisogni, quando parti a Ootnif innanzi al Quale le mie miserie in tutti generi sono un titolo ad i

ottenere.

Addm di nuovo: Una tempra il

tuo tempra aJtesionatiaaimo tane de Oastittia.

XI. Parigi

il

••

ri»

PaSSa^e de la M.tdeleilie i/ io li

}

m mpn

era un secolo che tu non mi ITOTI lefittO

un mezzo secolo innanzi

di

risponderti,

ma

«

la

lo tono -tona mia di

«1


- 54 questo spazio di tempo servirà a dirtene il perchè e a darti le novelle mie onde tu mi richiedi.

La tua cara lettera dalla Vigna Barolo del 18 7br (1) giunsemi d'alquanto ritardata, mentre io trovavami appena di ritorno da Mendrisio, ove dall'Austriaco Governo era stato graziosamente consentito che si potesse dal mio buon genitore e da tutta la mia famiglia liberamente venirmi a vedere. Questa concessione anzi venne estesa anche a tutti quelli amici miei antichi, che non ebbero diffi colta di domandare apertamente passaporto per recarsi a visitarmi. Ciò ti dice abbastanza ch'io ebbi in Mendrisio, durante il mese e mezzo che mi fu consentito di soggiornarvi, la

consolazione di vivervi conti-

nuamente in mezzo a Padre, Zii, Fratelli, Nipotini, Parenti ed «amici numerosi che mi fecero di quel soggiorno una delle epoche più memorande e care della mia vita. Ma, oh Dio, in mezzo a tanti desiati incontri, a tante dolci emozioni, qual vuoto, qua!

perdita, qual mancanza, non ebbi a sentire ed a deplorare sempre più dolorosamente! Ma già tu avevi ciò presentito e in-

dovinato, e tu solo forse o fra i pochi, puoi tutta condividere ed apprezzare quella continua alternativa di contenti e di strazi, onde mi trovai per quelle (> settimane assorto e quasi esaurito.

Abbandonato ch'io m'ebbi Mendrisio con molto esacerbamento di dolori, molti cari incontri, e diverse sensazioni mi aspettavano di nuovo. Arrivato a Lucerna, dopo un orribile passaggio pel S. Gottardo, reso pressoché impervio dalle acque, mio caro ed antico Gino, venuto espressamente a

vi trovai il

Ginevra per vedermi e quindi costà per incontrarmi più presto.

Ma qual triste e commovente spettacolo, mio caro, nel rivederlo quasi affatto cieco ed assicurato di divenirlo fra breve del tutto! Con lui poi, peregrinando lentamente pe' bei Cantoni

intermedi ci condussimo a Ginevra, ove la cresciuta ed a me

nuova famiglia del mio Benigno Bossi, e l'ottima dei Sismondi e più tardi quella sì cara dei Sedgwick, mi aspettavano. Molti furono gli amici e le antiche conoscenze ch'ivi ebbi a ri-" dopo due settimane potei staccarmi da quell'ospitaliero paese, e per Lione (ove pure staccarmi dovetti anche dal mio Gino, che per Marsiglia riguadaaltri

vedere, per cui solo a stento

gnava la Toscana) ed attraverso le festanti vendemmie della

(1)

Il

~br

non è chiaro.


- 55 — a

mi ricondussi finalmente

a

Parigi.

Quivi quasi W-

oso «li riposarmi da tanto trambusto di emozioni e «li mo-

vimento cercava tranquillità e solitudine, sperava trovali»'. Mi quest'ultima mi venne impedita dapprima <la molti doveri da altre fortuite circostanze, e la prima poi dolo] mente toltami affatto dalla grave malattia ben presto sopravvenuta al mio povero Padre. Fu questa un'intiainmazione di <•

«•

petto che dovette esser

domala con

eanti

attiratilo

e

tutto

solito

il

dei

tre salassi, molti

eontrostimolanti.

vesciOffe,

domata, tu puoi pensare quali sieno le conseguenze da essa e dal trattamento lasciate in un uomo di «SO (Che tale età appunto compiè, mentre trovavasi eiui me a ftfendrisio). Si teme un'idrope, e ne appaiono già dei sintomi, insomma, per «pianto mi si voglia rassicurare, io non benché

la

malattia

JO lasciar di

sia

st;tta

penetrare che dai seguiti di questa malattia ei line che m'aggiunge anche

non debba esser condotto a quella questa

perdita all'altra che piango. E dopo averlo laprosperoso e -ì bene, dovrò dunque averlo veduto per

<l<»loros;i

l'ultima volta. « non potrò io

racconsolare

lui a

i

nemmen essere stato presso di

suoi aitimi giornil Ah. unico mio, tutto dò

mi getta nella più protonda amarezza del cuore!

Ho fatto quell'U80 «Ielle tue lettere e di qualcll'alt ro prezioso tuo scritto, «li cui tu sai ch'io sono depositario, che tu mi avevi peni

ni

la

discrezione

«li

Montgolfier si è appieno

M.

conformata. Ella ha molto desiderato di poter valersi di certo tuo giudizio affidatomi sugli Sposi Promessi di Manzoni, e lo ha tatto in modo abbastanza innocuo, per cui spero non ne sarai •contento (1). Ben presto quella sua traduzione delle Mie Priti sarà da eSSS mandata.

gioni

«raglia

8'i(

«li

farti querela, i<> ne a\ rei caggione <• torte.

i«> mi ammogliava con un'Inglese, tu meo domandi novella sembri non credei «-io Impossibile. Ha come hai tu potuto dubitare un solo iMantc io fossi :i«l ani

Perchè

ti

fu

detto che

••

<•!:

mogliarmi (Sterminato, ch'io ne avessi anzi fatta la scelta: e che mio Silvio, l'amico mio più intimo, dovesse averne contezza prima dalla pubblica fama ohe da mei Confessa, confessa il tuo tallo e «pian invilirà <h«- EftOesti all'amico. solo «piando peni ito confesso, ti ai rò perdonato. Saprai ohe Porro il

.•

«•

(l) hi

contcì

quarto giudizio del Pellieo in

I

P

non abbi


- Ól) — ha avuto 12 m svanzig di assegno nella sua sostanza e buone speranze di anche rientrare, e che agli Arconati è nato un figlio veramente provvidenziale a qualche alleviamento dell'amara perdita fatta dell'altro. La Bianca

ti

saluta tanto, e lo .stesso

fa Castilla, eh 'è ora a Marsiglia e ohe disperando di vicino rim-

patrio è determinato a ritornare in America. Il povero Bachiega rimasto questi anni relegato a Treviso con assegno go-

vernativo, essendogli stato questo improvvisamente tolto, ne trovando mezzi a sussistenza, domandata l'emigrazione, mi comparve a Marsiglia in traccia di pane. Lo indirizzai a Marsiglia a Porro e ad altri amici, ed ho il contento di saperlo ora colà passabilmente ben impiegato. Borsieri sta a Bruxelles oscillando tra la sperauza di rientrare o di collocarsi all'estero, e sgraziatamente fin ora l'uno e l'altro gli fugge davanti. Io se potrò resistere al clima, probabilmente non mi muoverò quest'inverno da Parigi. Sono stanco di vita nomade e non riesco ancora ad escirne. Scrivimi però sempre all' Adresxe suespressa. Ma scrivimi, che ho bisogno di tua lettera e di tue nuove, e intanto ricevi un tenerissimo abbraccio dal tutto e per sempre tuo

F. Confalonieri.

Fuori: Monsieur Silvio Pellico

Hotel Barolo Italie Piemont

Turin

XII.

Milano il 3 Aprile 40

Mio diletto Silvio! Essendomi la novella della improvvisa mia ammissione

in

Patria conosciuta a Milano ed a Marsiglia innanzi che da me stesso in Parigi, non m'arrise speranza di poter essere il primo

a dartela per iscritto, ed un momento invece l'altra mi balenò di poter almeno ben presto giungere a confermartela io stesso di viva voce. Ma imperiosi motivi avendomi determinato a

prender la via di Marsiglia per restituirmi a Milano, mi trovai defraudato ad un tempo di entrambi i contenti di apprenderti la buona novella o di portartela io stesso.

Ora, dal 25 a Milano, e sempre presso il malato mio Padre, frammezzo ad una piena di sensazioni e di emozioni d'ogni genere, che n i tennero questi giorni più travagliato e

e sempre


— o/ — più oppresso che noi siami torse mai stato m nessim'alt ra » ione, tu mi tarai delitto se oggi solo trovo un momento di tempo e di calma bastante per iscrivere al più caro dei miei amici per la prima volta lilialmente dalla mia patria e a 90

miglia sole di distanza.

Ma in vorrai sapere delle mie nuove e di quelle del mio buon Il povero mio Padre, scosso aled Impreparato annunzio del consentito mio ril'improvviso torno, da troppo grave commozione, ebbe a trovarsene si male

genitore, ((cotelé adunque.

da tar temere per i preziosi suoi giorni; erasi però già alquanto al mio arrivo che fu la notte del 25 al 26 Marzo, ed

riavuto

andò indi ogni giorno poi vieppiù racconsolandomi con un sucvo miglioramento ohe mi da la più t'ondata speranza di poterlo ancora conservare per del tempo. Di me dirotti in breve, come avuta la notizia in Parigi il giorno L2 Marzo, che mi era accordato di recarmi per 3 mesi passaporti solo il SO di mio Padre, ed avendo potuto avere i

mi posi quindi in viaggio il 17 per l'indicatami via di Marsiglia, ove fui reso il 21. Al mio partir da Parigi non aravi nulla nelle ultime notizie di mio Padre che potesse tar temere di un vicino pericolo, ma giunto appena a Marsiglia vi trovai il terribile annunzio dell'improvviso peggioramento. Il mare ed venti che imperversa vano impedendo ogni sortita di battelli a vapore per Genova, mi trovai costretto a prendere l'assai più lunga ma sicura via di terra, sempre coli 'angoscia nel cuoro di non sapere se troverei mio Padre ancor vivo. A Genova soltanto da Camillo Casati ch'ivi trovavasi colla novella sua sposa, ottenni nuove più rassicuranti; e giunto con precipitato jgio a Milano, ebbi poi il contento di veder sempre la salute di mio Padre migliorare. M.' (piali emozioni, mio caro, invadessero il mio animo alieni rate in Milano, al montar le scale della mia casa, a rivedete di tanti luoghi e persone di care ed amatissime ricordanze, tuo cuore certo saprà io non tenterò «li descrivertelo: ma tutte indovinarle. Io tei dico, non mai l'orse mi ritrovai nella Hi.

i

il

si esaurita di forze fisiche e morali, come contenti del pari che gli amarissimi dolori sospirandovi a gara. Spero riprendere sol tempo un po' di calma;

mia

in

vita

s)

prostrato,

questi giorni,

i

ma no. non spero De potrei aprire

nel il cuore ad alcuna gioia; tondo d'ogni cosa, anzi frammista, vi ha una tomba, vi ha mia

vittima,

vi

ha un cordoglio pei la vita!


— S5 — Alle porte di Milano trovai al mio entrare una lettera che mi annunciava che una Sovrana Evoluzione del 11 Marzo estendeva il beneficio dell'amnistia a tutte le categorie dapprima esclusene; per cui, io pure con tutti i miei compagni di deportazione, e Porro, ed ogn'altro vi eravamo compresi. Eccomi dunque riusi allato a Milano per sempre. Tu scrivimi qui liberamente col semplice mio indirizzo, e tu ed io faremo poi d'ogni nostra possa per trovare ed affrettare il momento del riabbracciarci. Dammi intanto solerte le care tue nuove. Ti accuso poi la regolare ricevuta in Parigi della tua lettera del 10 xbre p. p. (1). Ti unisco qui alcuni versi che M.r Antoni Des Champs bramò in Parigi ch'io ti facessi avere, i quali sono estratti da alcune sue poesie ch'egli ti ha mandato, e che dubita tu non abbia ricevuto, perchè rimasto senza averne da te alcun cenno. In ogni caso se tu vorrai fargli un cenno della ricevuta de' presenti versi, farai cosa gratissima ed assai bramata da un uomo di cuore e di voghe egregie, afflitto da abituale melanconia che il tormenta, e cui alcune tue righe saranno di soave refrigerio. Due miei ottimi amici di Francia mi hanno anche richiesto con istanza a me irresistibile di procurar loro qualche tuo autografo. L'egoismo mio e la natura loro, impedendomi di voler privarmi di alcuna tua lettera, ricorro alla tua compiacenza perchè ti piaccia condiscendermi nel mandarmi due foglietti

vergati di qualsivoglia tuo scritto in Italiano.

Non mi negare dunque questo favore. Addio, addio mio Silvio, con un cuore pieno di amore e di dolore e che smania di battere sul tuo.

L'amicissimo tuo Federico (2) P.

Ilario Rinieri.

{Continua)

(1)

Vedila in Gallavresi,

(2)

A questa lettera S. Pellico rispondeva subito

p.

990.

una sua, che si trova in Gali., p. 1016.

il

giorno dopo con


Ferdinando Dal Pozzo dopo ut.

— Perciò, mentre

il 25 agosto 1831 con il Marentini mostrato sollecito della guarigione di Carlo Alberto,

7.

en

si

ohe

SÙOrg. ital., voi XIV. fase. 1-2, n. 2ó-2t\,

V. Il

:

1821

il

avuto una

aveva

«

polmonaria...

malattia...

accompa-

gnata da sputi di sangue » (1), e due giorni dopo aveva dichiarato

al

Mico il proprio « piacere che ogni paura...

(lolla

ma-

lattia di s. M.... [fosse] svanita » (2), il nostro Ferdinando con-

tinuava L8

[1

della politica carlalbcrtina.

critica

la

agosto 1831 un editto regio aveva creato un Consi-

glio di stato in

Piemonte: li sarchile potuto credere che di esso

Analmente -i allietasse il Dal Pozzo, ed invece ciò non tu. Olfatti scriveva egli

a Lione:

«

Mi

un Consiglio

>i

di

25 agosto 1831 all'abate Marentini

il

scrive

da Torino

clic

Stato

trovasi

>otto

<_nà

un'organizzazione di torchi,

i

composto

membri in servizio ordinario e di molti altri in servizio in tre da — ('A) e il dì appresso al Mico: • Quanto al Consiglio di stato, un'istituzione, più inutile non di

1

I

straordinario, diviso

i

può essere, quando non

vi

vi è

•>

una rappresentanza nazionale.

E' una torte spesa di più. Sopra del che dissertai lungamente nel

mio volume sulle Assemblee nazionali. Se potete consulpag. 127 e sg. Non penso che

tarlo, leggete a

il

credito pub-

guadagnerà per quatti nuova istituzione» (4). Il _'.» io anche all'ex-collegi in ministero del 1821, Anton Maria

blico

boi

(1)

L. C.

(2)

Ihul.,,,.

(3)

L'editto portante l'istituitane del ,

p.

1831

!hul,m. y

i

i.\.

/*/.

fio,

I.

e.,

i'

-'

'A.

ll'nirm

],.

<

«m^i^lio

«li

Stato

era del


— 60 — Degubernatis, ne consigliava la lettura, sicuro che « un Conseil

aux véridu pays » ed annunciava d'avere anche a tal proposito fissato sulla carta i suoi commenti al progetto: « Hi ce que j'ai écrit, pouvait ètre sous les yeux de S. M., je crois qu'elle ne consentirait jamais à adopter im tei pian » (1). Per combatterlo, inviava al conte Gaudenzio Caccia di Eomentino, ministro di Carlo Alberto, una copia del suo Essai sur les anciennes assemblées nationales « con un certo riserbo senza ch'[egli] [sapesse] donde [veniva] » (2). e consigliava al Marentini, tornato in Piemonte per grazia sovrana: « Scredid'état nombreux [ne] pouvait satisfaire et repondre

tables besoins

tate quanto potete nel pubblico l'idea d'un Consiglio di Stato:

quando non vi è il controllo della nazione, i consiglieri di Stato divengono servili al potere esistente, e sopra ciò vi prego di leggere e di far leggero ai nostri amici quanto io ne scrissi nel

mio Essai » (3). Il Dal Pozzo reputava l'istituzione di questo Consiglio di Stato una mossa politica per scopi non nobili (4) e per la riuscita del prestito interno bandito con l'editto 23 agosto 1831

—

di cui dava un'appetitoso commento (5). « On a cru employer un grand moyen pour exciter les sujets à délier les cordons de leur bourse, en publiant un grand établisse-

ment d'un Conseil d'état, compose de 14 membres ordinaires,

— pour garantir, je pense, de leur savoir et de leur libéralisme — deux quatorze extraordinaires (parmi lesquels y devra avoir

chevaliers de l'Ordre de l'Annonciade et deux évèques), trois

présidens de sections, un secrétaire chef, deux ou trois sous-

(1)

Ibidem.

(2)

Ibidem, p. Ibidem, p.

(3)

5. 6.

primario disegno di quell'editto è il pretendere di dare una soddisfazione qualunque al desiderio universale in oggi di una Costituzione, nulla rallentando per altro dell'autorità dispotica, e (4)

« Il

di voler brillare fra i governi europei,

credendo di creare una istitu-

zione più bella che non tutte le Costituzioni. Aggiunga a ciò il desiderio di cercar impieghi importanti per collocarvisi da ognuno de'

potenti le loro creature, per fare salti invece di carriere e dominare all'occasione anche i ministri » (Ibidem, p. 21). (5)

Ibidem, p.

3,

10,

11.


- 61 qu'examineront et discutenmt Uratei

afiairei

tee

de L'état <pii leurs seront renvovees, à la reserve cependant dea principales: guerre et murine, extérieur, liste civile. Un

à concevoir, et c'est oomme cela qne Ics affaire* se passent dans notre malheureuse plus pauvre de sens est difficile

projet

patrie

i

ili.

L'amore per la i malheureuse patrie » gli aveva fatto impugnare la penna per combattere un'altra causa e il 14 settembre

poteva annunciare

1831

notaio torinese Giovanni Calza:

al

stampa attualmente [una brochure] col titolo: Edit de S. .1/. U Roi dt Sardaigné (/tarisi Albert du 18 du moisd'aoùt 1831, [pori

onteil d'Etnty. uvee un

'

hoU* puf M. et e.

»

le

dieeoum préli-

Fi-rdinand dal Pozzo

Conili

(2).

Caustico, scriveva al fidato Mico: « [Nel] quadro del nuovo giglio di stato... ho osservato esservi tre collari dell'Ordine,

tre ,

vescovi, dieci marchesi, diecisette conti e varii cavalieri.

di modo che non ri potrà tacciare il Governo Piemontese di re troppo democratico » (3); e, curioso, domandava al no-

Chi è in aostana che ha la maggiore influenzat Barbarouil K Severi E' Balbo! Chi il principale cuoco di quel gran pasticcio (mi rincresce di usar questo termine di disprezzo, ma egli è così ben opressivo della cosa, che non

taio Calza:

B

indere dall'nsarlo)

Kontiglio non

lo è,

(1)

ìbidem,

|».

lo.

(2)

Ibidem,

|>.

11.

titolo

Il

«lei

à in

la .

i

106) e che in

Consiglio di Stato? Certo

lil>n>

inni

Aggiunge: ancien

ini pi rmlr d.

'pi-,

ohe amo

.

I)

Maitre de»

Hi'nrs. Parigi,

<

liel-

questo optasoolo i critica delk pubblicaaioni del Dal Posso [8L rfaBs

bnliez, 1831, p

tempre fatto

del

poiché in primo luogo (sebbene io non sia

1/,,,,.

;.,

una

lo

//

noi

a.

trova

politica ingleee e del Dello

.ritti di

>. (IsCI II. t. XIX. mudo «li pastore ansasi

.,

,.

felicitò

edito

:

mente, dicendo ora male di <|ur>n lavori, non ha un accenno all'Aia de v

>

tic

della

nato dei Piemonte I>al

l%\

era

il

Perchè mail Debole*»» umana! Ls n. conte Pederico Bclopii amatore nt

membra del Consigiki

«I

Posao! I.

I

Boi

i

i

v.

D

..

e.

1

1.

l


certo pagato per lodarlo, pure amo sempre di dir il vero) egli

avrebbe fatto assai meglio; in secondo luogo non vi vedo né figurar lui, né alcuna delle

cenza, Il

Coller »

sue creature

come dromo. Pia-

(1).

26 o 27 settembre 1831 usciva per le stampe la brochure,

che il Dal Pozzo « mand[ava] subito, come [avea l'altra,

glio,

latto]

del-

Motifs eto., a' seguenti personaggi: 8. M. il Ee. Monti-

Barbaroux, ministri degli interni, degli

esteri,

della

guerra e delle finanze, avvocato generale, avvocato fiscale generale,

conte Peyretti, direttore generale

delle

poste »

(2).

Indi pensava a farne pervenire molte copie in Piemonte da Ginevra, da Chambèry, da Lione, da Lugano, col solito sistema delle tratte e del contrabbando (3); altre ne mandava agli esuli italiani sparsi per ogni

dove (4), ai giornali liberali (5) ed alle

maggiori personalità francesi

(6).

Una lettera, in data 12 settembre 1831, dichiarava a Carlo Alberto che « de l'institution de ce Conseil d'Etat... vicieuseil

de tirer un grand bien, un bien vraiment

serait encore facile...

signalé », cioè trovarvi nel seno « une personne capable d'étre

un excellent seul ministre ou premier ministre..., un Sully, un d'Ormea, un Bogino » (7); tutto il resto era meno che nulla, come nell'opuscolo dimostrava. Da lungo tempo il Dal Pozzo si era accorto che partigiani dell'assolutismo aspiravano ad addormentare i Piemontesi e ad eluderne il desiderio di un governo costituzionale con un progetto di Consiglio di Stato di loro stampo, presentato come la migliore istituzione che si potesse dare ad un paese. Il Dal Pozzo s'era forzato di prevenire questa sventura per i

quanto gli era stato possibile, pubblicando nel 1829 a Parigi il

suo Essai sur les anciennes assembleés de la Savoie et dn

moni e consacrandovi una nota apposita. (1)

Ibidem,

p.

(2)

Ibidem,

p.

13 e

(3)

Ibidem,

p.

13,

(4)

Ibidem,

p.

24, 81,

(5)

Ibidem,

p.

15.

(6)

Ibidem,

p.

17.

(7)

Vedi Append. 4 di questo Capitolo.

13. 16.

16,

19, 20,

23, 39, 54 e 55.

105-107, 109,

111,

115, 119.

P ti-


13

-

corifeo del partito opposto fu

Il

conte Napione d

il

homme de beaucoup d'érudition, mais imbu de plus

nato.

étranges idées en Ut.

.1/;//

de politique

l'ait <i

«-In*

.

dell'opera intitolata:

scrisse un Ubrìccino

>

per esaltare il Consiglio di Stato e deprimere gli antichi Stati generali della Savoia e del

Dal Pozzo,

Il

ques », aveva

-«ritto }

<ées;

lui

ed

faussetea histori-

ih-

del suo Essai ani

ancora nel 1829, e 8UOJ fronte alle numerose prove da

N'a pione,

il

i

accumulate pei' dimostrare la grande autorità che avevano stati generali, donde derivava necessariamente una limi-

tazione dell autorità

principi di

(lei

Dal Pozzo faceva colpa

Il

l'idea

nome che e

lleria e di

al

Savoia

N'a pione

(1).

aver tentato

di

di

una monarchia costituzionale assai divul-

di

Piemonte, mettendo avanti un Consiglio di stato, più

in

di

toni pe tas

primo volume

il

avevano taciuto (li

partigiani

^'li

Piemonte.

confutare

a

grazia.

di

fatto,

perchè troppo vincolato

con attribuzioni limitate agli

grande

di giustizia

affari

amano conservare un

Ministri che

alla

potere senza

ambiziosi che sognano un posticino nel Consiglio,

olio,

qualunque rivolgimento e la moltitudine, che non eonoscendolo, lo crede una novità che darà frutti insperati. timorosi

ili

clementi sostenitori del nuovo organismo politico. Ma mentre in uno stato costituzionale il Consiglio di st •_r!i

:

>enipiv d'aver nell«» -t.ito

a

rispondere alla nazione ed

,

Parlamento,

al

assoluto non cerca che di guadagnarsi

i

favori

del

Principe.

Bn

issimo era quindi credere che il Consiglio di Stato

BnpplÌS8e benissimo alla rappresentanza nazionale anche pei il

modi, o

con cui era stata Eatta

difendeva

che oggidì

il

fanno «orridi •on

il

la

scelta dei

n>

le

contròie

ìveva

parole

«le

nation

la

preteso controlli», l'esperienza odierna

ta più- habiles Svelti

membri. Il Dal

principio parlamentari

ne tendraietit

<|ii

à

e

i

di-

deputati più

>upplanter |es miniai re*;

Ics

plus

faibles deviendraient leurs suppdts, e1 toni renforceraienl l'au-

\thrrt <tu

!<


- 64 Con esempi tolti dalla storia di Francia e del Piemonte il Dal Pozzo dimostrava che i Consigli di Stato dei re assoluti erano stato strumenti ciechi nelle loro mani, mentre gli Stati Generali furono sempre un freno. Queste cose il Dal Pozzo aveva già detto ih una lunga nota dell' Essai nel 1829 ed ora tornava a ripetere per chiarire i mo-

torité absolue ».

tivi della sua critica all'editto del 18 agosto 1831, che egli pub-

blicava arricchendolo, in nota, di numerose e lunghe postille,

per mettere in rilievo storiche,

i

«

i

contrasti di principio, le inesattezze

nouveaux besoins du pays », che offrivano occa-

sione al nostro autore di fare una splendida lode, sintetica ma

completa, della civiltà e progresso del Piemonte nel primo trentennio del secolo suo,

XIX, e di rivelare quali fossero, a giudizio

veri bisogni: libertà di culto, individuale, d'industria,

i

d'opinioni, d'insegnamento e di beni; uguaglianza di fronte alla

legge; codice bilità

francese

;

inamovibilità dei giudici; responsa-

dei ministri; amnistia politica; soppressione degli or-

dini monastici maschili; ristabilimento dei gradi, titoli e onori francesi; pensione agli impiegati licenziati nel 1814; incorag-

giamento agli studi storici, aprendo tutti gli archivi etc. Criticava la prima parte dell'editto che chiamava « catéchisme des droits et des devoirs de la royauté »; criticava lo stile e,

poiché « le style est l'homme mème », essendo l'editto opera dei ministri, egli faceva voti perchè Carlo Alberto « soit servi par

des meilleurs ministres »; criticava la scelta dei Consiglio,

nel

quale

criticava l'esclusione

« l' aristocratie

degli

coule

à

membri del

grands

impiegati a stipendio

eliminava l'elemento giudiziario e amministrativo

flots »;

fisso,

che

migliore;

criticava la possibilità che i ministri recassero al Consiglio solo ciò che

credevano bene; criticava il divieto di controllo delle

spese dell'esercito e della marina, delle relazioni estere e della lista civile, e la non pubblicità dei conti finanziari,

diva

il

che impe-

controllo pubblico; criticava il posto elevato dato ai

Consiglieri di Stato nella gerarchia dei funzionari (1).

E pensare che i ministri tartassati dal Dal Pozzo erano nientemeno che i conti Barbaroux guardasigilli, G.M. Caccia, Calvi (1)

Ibidem, 5-47.


— 65 — per

il De l'Escarene! Poteva quindi come primo inconveniente, che in patria anche il

oentrottore generale e

il

ottani,

nuovo opuscolo non avrebbe trovata accoglienza migliore dei precedenti. Da Chambèrv... dalla segretaria degli interni [erajno state chiamale a Torino le copie che [il Dal Pozzo •

aveva invia te] diret tameiit e a varj alti impiegati di provincia, i

conseguenza [era]no proibiti di ritenerle. In Torino

(piali in

{>oi

'aria far

i

meglio pel sim intento, ed e[ra]

di ordinare all'officio di posta di

arriva! va]no portanti

la

mandar ivi tutti

fisionomia d'inchiudere

churi* i del Dal Pozzo (1).

i

pieghi che

i

delle...

Se vi era [stato] ne

bro-

primi giorni

QUOTO regno un rallentameli» o nelle misure di polizia (e tra queste sempre quella di Leggere le lettere della posta e[ral primaria), si era poi] ritornato al primo sistema, anzi si e[ra] forse rinforzato, poiché non fera) bast[at]o più un primo del

affinale per

gli

Bariamente

al

affari di

polizia Le

si

nieri reali ooll'incarico di supplire, in

affinale

E

aggregato straordi-

era]

ministero dell'interno un capitano

«lei

carabi-

caso di bisogno, al primo

(3).

>

sequestro dell' Edii del Dal Po//»» era eosì Bpietato, ohe

il

questi -pelava che si fosse « fatta eccezione almeno per li due ministri degli interni e degli esteri e torse forse per Sua Maforse forse,

poiché come... alcuni

[erano] adope-

ri

per impedirla di dare Le udienze pubbliche che prima dava.

rati

idi» ingombrar le anticamere regie da feccia di popolo anche schifosa, [così] avrebbero anche potuto prendersi l'ar-

dimento di occultare al SOTranO pieghi Nulla sorprendeva

i

1

lettele a lui dirette.

Dal Posso] dalla parte dei cortigiani »(4),

eoi quali aveva impegnata una lotta ad oltranza (.">).

(1) L. C.

p

Ibidem,

p

Il

dire,

fine

e

:

i

ohe

\

<<•

D

di

ont

.

|».

dobbiamo proporre è

per messo dell'opinione pubblio*,

di altri

scelti,

i.-.i.

Ibidem,

'li

i

s

onesto: è il

Wtmr§

«li

foi

n<>-

ministri e consiglieri, che quelli ohe ha oosl InfsHostncntc

mi miglior ordinamento

li

come ella //

e

Mal.

w

<

.

iti

«ielle

oost poli

«perù oh< »


—

()()

—

M;i questi non gli avevano ancora l'atto bere il ca amaro tino in tondo. Sino a quel nioincnto l'animo del QUOTO Ite unii si eia ancora rivelato in modo preciso: Motiis gli ci'ano piaciuti o spiaciuli? (-Ili informatori avevano risposto molto dubbiamente. Ma così non fu per VEdit du roi de 8ardaigne. Terrorizzato, il tremebondo segretario Mico 15 otlice

i

il

tobre 1833 scriveva:

«

Oltre ai

Moli/* è arrivata

a

Torino

un'altra brochure sul Consiglio di Stato: cosa vi sia in essa non lo so.

ma so bene che l'ultima ha tatto un terribile effetto. Io

sono stato chiamato

al

Ministero dell'Interno, dove mi

si

fece sentire che alla prima linea che il sig. cavaliere taccia an-

cora stampare si porrà sequestro su tutti

procederà contro di lui per tutti gli

i

scritti

suoi beni, e poi

si

da esso pubblicati

dal 1814 sino al giorno d'oggi; e questa non è solamente una

minaccia ministeriale,

ma so di certo, che tale è l'intenzione

del Ke, il quale è talmente in furia, che ne parla con tutti, persino a tavola durante il pranzo ». E per amore di quiete. Mico così

consigliava Sebastiano: « Il suo zio ha sempre lo stesso al-

loggio a Parigi e perciò Ella farà benissimo a scrivergli subito,

senza però nominarmi, altrimenti non farebbe tutto l'effetto clic

ne spero: dica che lo sa, e lo sa di eerto senza paura di sba-

gliare. Anzi a

nome di V. S. I. un distinto personaggio di qui,

che ha per Lei molta affezione, mi parlò e mi consigliò di ripetere, aggiungere

ancora a quanto già scrissi, a ciò viva e lasci

vivere in pace il mondo; e questa persona, noti bene, ha sentito

con le proprie orecchie quanto S. M. sia sdegnata » (1)

Il nipote si

dello zio,

prestava al giuoco, convinto di agire per il bene

ma questi, ringraziandolo, lo esortava

a

non com-

promettersi come ufficiale dei carabinieri e a « surmonter ainsi

autant que possible la défaveur que [s]on nom et [s]a conduite politiquerepand[ait] sur [lui] »,ed in pari tempo solennemente gli dichiarava: « Je vous dirais... que Dieu m'est temoin, que je ne fus mù par d'autres considérations que celles du bien du pays et du service de S. M. elle-mème. Persuade, comme je suis, de si riuscirà e io m'adoprerò con tutto l'animo scriveva il Dal Pozzo al notaio Calza il 2 novembre 183] (Ibidem, p. 39). (Cari? Dui Pozzo). Mise. X, (]) Avoli. Dai Pozzo, hi Montebello, Se/..

fine

.

I

n.

2.


—

<>7

de Hit-

la

solidità

si

elles Boni

si

laixiiis.

<

j

u«*

ni;iu\ aite*, (tu

je

vomirai»

réfutées,

\<>ir oli

elles «»ut

si

niepi,

seulemenl

quelque plausibilité, je me Domerai a attenére jnstiee «In temps et,

en attendant, j'appelle du Boi mal informe au Boi mietu

intorni.

Le minaccie, Eatte arrivare tramite

o^rni

al

cavaliere di Castellino per

con

,vi

rivelazione Che anche

la

Carlu Alberi i) si era schierato coni ro «li lui. non valselo a nulla;

28 ottobre egli scriveva risointamente

il

sabile, conte ole

l

principale respon-

al

Ho pure ricevuto lettere da l'a-

ISscarène:

non mi rallegrarono niente allatto, giacché mi danno notizia (li una lettera al Ministro, che se fosse passata per le mie mani non sarebbe andata al suo indirizzo, e di un .1/» moiri rici, ina

WtUter,

il

(piale

comincia, per (pianto mi si dice, con copia

tale della lettera

me scritta al proposito. Sento a dire

Mémom già corre

che «pioto la

da

il

paese manoscritto; (piale ne

conseguenza io non saprei dirlo. Non vedo però

pormi in scena, tanto più (piando

ta di

1

la

no-

intenzione del ilo.

o ragliasi pure del Ministro, arrivava a sua notizia percento canali. Chissà se Sri

ro posto una

dito

scriveva

>.

\

la

mia narrazione -aia trovata fedele, M non

irgola di più o il

un punto di meno. Io sono stor-

L6 novembre 1831

che temeva per la sua carriera

il

troppo pavido

l.iirocrat ica

Mici».

nel ministero delle

linai

hai Pozzo aveva sùbito intuito

Il

che -i facevano

il

giuoco dei cortigiani,

servendosi dell'ombra del Re,

forti nella lotta

dopo averne impressionato L'animo sinistramente e perciò il •va indirizzato una lunga lettera al conte Antonio Tondnti de l'Escarène, ministro «ìe^li interni (3), che poi hoa invio direttamente, ma mise hi circolazione in Piemonte manoscritta

in

tetterà

piti

molte copie, mentre gli dirigeva il novembre una richiamandosi a quella del 28 ottoni bi i

.

ili

i

vini.,

p.

i

unica torinese (ZW-

rivolgendosi ud mia

M Vii J.

Hontebrll (.'{)

I,.

<

'.

Bollea.

Ibidem,

p.

n

l>" 12.

<//

emrL,

p.

Il


68 Il

-

De l'Escarène, nella sua albagia di ministro e crassa igno-

ranza d'ogni nozione giuridica, aveva fatto una serie di minacele orali al Mico, perchè questi

trasmettesse al proprio

le

padrone. Innanzi a tutto, divieto di qualsiasi stampa senza il visto

pena il sequestro dei beni siti in Piemonte: secondo luogo, minaccia di incriminarlo per tutte le sue opere dal 1811 in poi: per terzo, proibizione di vendita, di cesdei revisori regi,

in

sione, di donazione ipotecaria delle proprietà immobili (case in

Torino e terre in Monferrato) per eludere le predette minaccie,

pena l'iscrizione d'ipoteca generale da parte del E. Fisco (1). Separando « toujours la personne sacrée [de Charles Albert] d*avec celle de ses ministre* et conseilleurs », rinfacciava

al

il

Dal Pozzo

De l'Escarène « les menaces tout-à-la-fois très-

injustes et très-impolitiques », poggianti « sur le vice d'une mi-

sérable forine

défaut de permission des réviseurs) », e che

(le

erano la risposta alle sue critiche, mal

sopportate dagli av-

versari, incapaci a confutarle.

Cominciava meravigliandosi che Carlo Alberto, « qui, étant Prince de Carignan, loua originario

piemontesi

>

gli

Opuscoli d'un arrocato milanese.

editi dal

prince Régent en 1821,

[lui]

1817

al

1820;

«

qui,

nomine

confìa le portefeuille de l'inté-

abandonant Turin », il 22 marzo

gli aveva scritto una lettera lodativa, ora lo chiamasse a Tendere conto delle sue opere stampate dal 1811. Indi rinfacciava ai ministri che, suo malgrado, era costretto « d'envisager cornine fort peu pro-

rieur; qui,

pres à remplir les places de haute confiance qu'ils occupent », (Tessere cattivi consiglieri del giovine Ee innovatore, facendogli fare una parte da assolutista, peggio di quanto erano stato Vittorio

Emanuele

1

e

Carlo Felice e lo dimostrava con varie

prove personali. Perciò

— vantandosi che in tutti

i

suoi scritti

«

la royale

Maison de Savoie et son gouvernement, méme dans sa forme de gouvernement absolu

sont toujours respeetés » e «ses mi-

Couronne quelquefois traités d'incapables, jamais attaqués du coté de la probité » il Dal

nistres et conseillers de la

—

(1)

Ibidem,

p.

27 e sgg.


—

00

Posso

iroiiicaiiM'iitc

ringraziava

de la persécution, doni

ministro de

il

lei

bonneun

Hbraire. qui pnbllè fytyet ouvrages,

le

tuooup réconnaiasanf ». Dolente qne par l'effet de suggestiona [du comte. de l'K i

réne] mal fondees

•

fossero sorte

•>

do Souverain

L'eapril

i

mauvaises impressiona dalia

che L'avevano privato « de ses bonnes

•>.

doni (.il Dal Pozzo] «*t ai[t] en possession bien avant qu'il

s

connùt » il miniatro, egli ri sentiva tranquillo e per l'onestà dei propri] intenti e perchè

le

minacele governative riposavano

troia ou quatre grosses bévuee

di

(egali,

ninnando quindi le R. Costituzioni in vigore, il cavaliere Castellino dimostrava l'illegalità della minaccia di seque-

stro dei beni; l'impossibilità di applicazione a lui delle

pene

di eaae comminate, non essendo vassallo, né esule definitivo,

m- al -ei vizio di alcun Principe straniero: il diritto di trasporti

sua proprietà dovi-

facesse

gli

voler sottoporre alla

di

legge

comodo: e la ridieolag«lei Piemonte chi

piccina

viveva in liberi egrandi paesi. «Vorrete anche, 8Ìgnor miniatro, punire udì esuli che non fanno la Pasqua; leggono libri e giornali

proibiti, o,

essendo cocchieri, viaggiano di domenica; od,

albergatori, danno duranti' la Quaresima da mangiare digrasso agli a\ ventoril

Vorrete privale

Francia

Inghilterra.'

in

<•

in

zione ipotecaria da

E

parte del

i

profughi della libertà di stampa il

sequestro dei beni, o l'iscri-

FÌSCO

come sarebbe avvenuta!

m un atto dispotico, o con una sentenza di tribunale: l'uno e l'altro cose impossibili, i

Mìa va

il

voli- vouliez taire ìlent

et

air. ni

perchè

que

jamais jainais de

la

l'ai

connu, oonsentirait à le ut de ses

magistrature piémontaiae,

habitudea de sagesse et d'mcorruptibilitè, descendrail juxqu'à ordonner de elisir des biens illegalment ». Del resto l'aii.i-.

SquieO (1) il

l>i

i-i- ir-

1

Lagrange,

Berthollet,

.

Baratti,

Derossi,

-i

Bottai

Malacarne. Paciaiidi. henina.

Fea,

sudditi

sardi

questo aitile Ottaviano Oaateo, mi<> antenato mataniOi vari nini -<-nt ir un leni aliiitiil.-. ed ho in pronto una

in

1

bas

Ottaviano Guasco amico del Monte*

Altieri, l'abate 1

vie

du Poi un odieuv despote. ni que le Boi,

intègre ainsi que je la

«

— je ne pourrais me persuader ni que

hai Pozzo

1

I


-

70

—

dimoratiti all'estero, inviarono mài

i

loro scritti ai regii revi-

Sarebbe possibile ciò per il Mossotti di Novara professore di matematica a Buenos Ayres? E il conte di Maistre, ausori ?

tore di libri ribelli in materia ecclesiastica, il conte Thaon di

Eevel, che stampò una storia dei moti del '21 a Losanna, do-

mandarono mai alcun permesso? E il Napione e il La Marmora, studioso di storia naturale, il conte Pasero, il marchese colpevoli del reato che si di Barolo romanzieri e tanti altri

— — furono molestati voleva imputare al Dal Pozzo

*?

Infine

non l'autore, ma l'editore e lo stampatore erano responsabili secondo la legge inglese e francese: quindi non a lui si poteva domandare conto degli scritti editi in Inghilterra e Francia. i

Dolente di aver fatto cosa sgradita al Ee con i suoi scritti, il Dal Pozzo confidava « qu'enfin S. M. verrà que les sujets courageux sont aussi les plus fidèles »; ma sei giorni dopo, il 4 novembre, mutava parere per « motifs de prudence et de défèrence » verso Carlo Alberto, ed inviava al ministro una lettera più breve,

assicurando che non avrebbe stancato

«

plus de [s]es observa-

tions S. M.. laissant qu'elle soit recrée sans interruption par [celles du comte de l'Escarène] », e in pari tempo rivendicando

propria libertà patrimoniale. Annunciando la lettera del 28 ottobre, diventata una Mémoire à consulter che sperava

la

sarebbe caduta sotto scritte (1), su cui risti,

il

Dal Pozzo,

tante questioni

suoi occhi in una delle copie

i

annunziava di interpellare ironico, invitava

legali,

«

il

vere primizie

i

mano-

migliori giu-

ministro a sentire su >>.

il

parere del nuovo

Consiglio di Stato.

Come finì la controversia! Il Dal Pozzo divulgò in Piemonte molte copie manoscritte della Mémoire. inviandone diverse al Calza (2), a Pier Dionigi Pinelli (3) e al Mico (4) e dando ad essa una tale diffusione che finì per comparire

spetto

— sul liberale Constitutionnel di Parigi

stando, volle sottoporre la

Bollea, Dieci mesi di

(1)

L. C.

Ibidem,

p. 40, 49, 51. 54, 60.

(3)

Ibidem,

p.

(4)

Ibidem, p. 51. Ibidem, p. 72-74.

(5)

Ne ciò ba

Mémoire al giudizio degli avvocati

(2)

45.

— a suo di-

(5).

cani.,

p.

54.


- 71 P

Dionigi slli,

Galvagnó, Colla, Benissoni (1), Brullo, Gio-

l'incili.

Clara

ero di:

Baroochio, Giovanetti

(2),

Indignato

«-.

all'indirizzo

torinese,

« 1 «

-

«li

contro

la

quale

lanciava

1

Nova] roventi

vedendo

la

Poro

frasi

scriveva una confutazione generale dei loro pareri

il

alca,

I

generale del

viltà

(»»).

1

coscienza curialésca piemontese cosi servile verso

Governo, il l>al Pozzo non si senti più l'animo della lotta ad novembre at tendeva al varco il Consiglio !i/.a. Anc«»];i il I

Stato per tarlo argomento

di

jnnnontese

Gazzetta

l'insipidissima

Sarda po[teva]no bène vantarsi pide dell'universo)

t'inora

critica spietata e si

(li

di

stati

(gli

lagnava

di

s.

M.

avere le gazzette più insi-

afyesse] data altra cosa relativa al

—

nnovu Consiglio «li stato. Quando si opera bene coramencavaliere di Castellino non fa bisogno camminar nel-

—

il

né

irità.

si

<!••<•

one, otturando

temer

critica e

la

bocca

la

agli

altri»

pretèndere che (7).

Ancora

il

si

ha

9 no-

vembre, dichiarando che responsi degli avvocati torinesi avrebbero dato un coraggio da leone per andare avanti i

gli

<

e pubblicare quello ohe

circostanze

al

.

[gli]

parenti-

par[ev]a conveniente secondo le

Pier

Dionigi

Pinelli

aveva aperto

tutto il suo cuore su questa Faccenda: i La libertà della Btampa è la sola

Che può introdurre le altre libertà civili e politiche e

mantenerle nella presente condizione delle nazioni. Xon contenti

ministri

nostri

i

tono

d'incatenarla

nell'interno

del paese,

pure incepparla all'estero, e a questo attentato

si

dee resistere, per quanto è possibile, dai Piemontesi che amano patria e desiderano vedervisi introdurr»- legalmente, cioè

la lor

•

«

scabroso delle rivoluzioni, un miglior ordine di

l'aiuto

a •

».

Le questioni che io propongo sono tutte legali e in eoi za ninno.

(1)

Ibidem,

p.

.

dee

»T.

rpolo di dirvi sopra

.»».

60.

M, p. 68. (3)

Ibidem, p

(.•>)

Ibidem,

p.

17, 56, 60.

(6)

Ibidem,

p,

71, 7f, 75.

(7)

Ibidem,

p.

40.

63, 68

il

suo parere


7-2

e sottoscriverlo.

non osar farlo... sarebbe una viltà ». E pro-

[1

seguiva ricordando che, ghilterra,

il

—

contrario della Francia e dell 'In-

al

Piemonte non pregiava giustamente gli avvocati,

né i professori universitari, ne gli scienziati ne gli artisti, i quali invece potevano con la libertà della stampa all'estero far «pio-

vere gran luce in Piemonte [e]d eccitarvi un grande ardore » di rinnovazione. Egli aveva fede nel suolo subalpino, « sempre

ferace in buoni ingegni » e nei giovani « speranza della patria »,

per avere un consulto favorevole dagli avvocati piemontesi

e

appena l'av[rebbe] ricevuto, [di] far[e] una buona stampa, avendo così le spalle ben coperte dal Foro di Torino e ne profittava per pubblicare « " cum notis ,, e con un

si

proponeva,

«

discorso preliminare le regie patenti del 13 scorso settembre relative pure al Consiglio di Stato, le quali da[va]no

un bel

campo » di critica. Era un

assalto in piena regola all'assolutismo carloalber-

tino: a tutti il Dal

Pozzo rivolgeva preghiera di cooperare a

forzare la mano al giovine Ee ed a far scacciare gli indegni ministri. «

Così invocava l'aiuto di Pinelli

écrit sur un livre noire »,

(1),

di Stefano Eocci,

perchè partecipe del governo rivo-

marchese Michele Benso di Cavour (3), di Costa, di Migliore e diBarocchio, « impiegati sotto

luzionario del 1798

il

(2),

del

governo francese », e di tutto il Foro di Torino per impedire

che « il dispotismo ministeriale militare trionf[asse], spalleggiato dai Gesuiti »

(1).

Ma per quanto avesse

il

conforto di sapere applaudito

il

suo Edit da « un alto personaggio », cioè da Prospero Balbo (5),

quando apprese « que l'avocat Colla de Turin, homme trèsami de la liberté politique et civile, était

habile et un ancien

d'une opinion contraire... sur tous les points » (6), temette di essere in errore e decise « subito di prend[ere] le necessarie pre-

(1) (2)

(3)

Ibidem, p. 45. Ibidem, p. 48. Ibidem, p. 65.

Ibidem, p. 49. Ciò argomentasi accostando la lett. che è a p. 51-53, ibidem^ al postscriptum della lett. a p. 40. (4)

(5)

(6)

Ibidem,

p.

56 e 71.


— cauzioni

Weva

i

>inuove[va]no punto

—

7:ì

affermato che perchè

•>,

i

minaccia

le

<•

benché

il

governo

non

[lo]

s.

m.

<li

ssoluto, vi [erajno state fin [all]ora e vi [era]no

per cui non

legali,

tem{eva] né

«li

essere

processato se non

[aveva] commessi delitti, ne di essere spogliato

proprietà senza causa »

forme

della [su]a

ma «piando vide che peggiore del

(li):

eoosnlto Colla, in evi BpiocaTva]no un certo coraggio «li viltà

una certa boria «li servilità tra mezzo

e

i

più madornali errori

era quello de) famoso Giovanetti di Novara, decise

legali

messi indicali. Gii làico aveva scritto al suo pa-

di ricorrere a

dron

suggeriTvafrO

i

al

governo delle misure che fa-

tino orrore ed altre ohe

[avrebbero pot[uto] anche essere niente affatto graziose e renderle legati con un piccolo editto di «lue articoli» (1): ora anche Giovanetti scriveva: «Che gioverà egli un parere «li giuristi.' Nulla i

j)iù che

a stabilire che

easi proposti non sono contemplati dalla legge. Ebbene! Il

lovrano, ch'è tonte d'ogni legge, ne fa una per un caso ipe-

come le cinque potenze al re «Iolanda, dice al suddito

cialc e,

abitante all'estero:

i

Voi

osate della

vostra libertà; io oso

de" mezzi che sono in mio potere per la mia conservazione » (5).

Di Pronte ad un contegno simile

avevano «una

oert'aria

tare ». «piando pure non «li

per

ita

1«

ardori battaglieri

<•

i

suoi

la

i|...

«

tutti

i

liberali,

che

pensavano ad un processo Dal Pozzo smise i suoi

un abile piano di difesa.

ricorse ad

vendita «naie»,

temperata

scritti (6),

indicamente valida i.

«li

suggerire al dispotismo ciò che

«li

in

Francia, dov'egli

si

tro-

Dal Pozzo «verbalmente ven-

il

[suo]i beni stabili, mobili,

tuati negli Stati Sardi ajlla propria] moglie

diritti •

ed azioni si-

Mary Kidiardson

essendo inglese, potfeva] colla protezione del torte suo governo e con poveri consigli [del marito] difendere bene clic.

i

alevolmente... (I)

(S)

i

Ibidem,

p.

Hcfem,

p.

il

p.

Ti

Ibidem,

11.

bidem, p

(7)

'ni. ni

p

Ibidem,

p.

72,

Buoi diritti

i

(7).


74 --

Indi per mezzo di inaici, quali il generale napoleonico conte

Augusto Plahaut de

Billarderie, miss

la

Anna Maria Elliot

Murray e Lord Gilberto Minto, otteneva opportune raccomandazioni presso il ministro inglese a Torino (1), aftinché il Go-

verno sardo non agisse

ai

danni della nuova proprietaria.

Anche su questa mossa del Bai Pozzo il parere degli avvocati contrario alla validità in Piemonte di una ven-

torinesi era

dita orale alla propria moglie fatta in Francia,

ma egli, ap-

poggiandosi agli scritti di uno dei più grandi giuristi del tempo, del Merlin, confutava tutte le loro argomentazioni (2) e dava

incarico al segretario Mico, unicamente « per un cotale riguardo alle [sue]

paure e alla [sua] posizione » di impiegato al mini-

stero delle Finanze, di dare

«

comunicazione

[della vendita]

al sig. conte della Scarena per soddisfare all'intimazione... di

tenerlo al corrente di quegli affari di amministrazione, la cui

tendenza sarebbe stata di trasportare il [suo] patrimonio altrove, intimazione per altro illegalissima, poiché

il

ministro

degli interni non a[veva] nessun diritto ne di essere informato degli affari privati che non gli apparten[eva]no, ne di intral-

ciare l'uso o l'abuso che

un proprietario po[teva] fare delle

cose sue nei limiti della legge »

Mico nicchiava, che

«lasciare...

dalle lettere che

(3).

Visto però che il timido

il

cavaliere di Castellino lo autorizzava a

il

conte L' Escarène sap[esse] la vendita o

si

aprivano dalla polizia] o dalla pubblica

fama » (4);. ma tale licenza arrivava a Torino troppo tardi, quando Mico aveva già reso edotto della vendita orale il ministro degli interni (5), e sia che la protezione inglese influisse, sia

che il governo si fosse accorto della « bevue », sta il fatto

che il De Escarène non fiatò più.

9.

Pozzo (1)

— Nauseato però di tutte queste soperchierie, Dal — che tanto aveva sognato nell'ascesa al trono del proil

Ibidem, p. 64-65, 75.

Il

ministro d'Inghilterra si faceva persino

tramite delle lettere del Dal Pozzo ai suoi amici per eludere la polizia (Ibidem, p.

75).

(2)

Ibidem,

(3)

(4)

Ibidem, p. 58-59, 61. Ibidem, p. 69, 71.

(5)

Ibidem, p. 76.

p.

67-69.


— tristr. ora

pupillo

l»ri<>

/•

'

confessava al Filiea e al l'oliano che

tuo del Piemonte fa[ceva] sempre passi progressivi nel

noto gesuitico e dispotico » (1) e che era « dans un état

pire qui> sous Charles

1-Yli\

>

(2) e

rinunciava nel suo intimo

— questa volta detinitivainente — ad ogni pensiero di lotta e propaganda pei la rigenerazione politica patria. Aveva ormai sessantaquattro anni e li aveva trascorsi sempre lavorando, x rivendo e agitandosi per la rinnovazione della vita

di

pubblica del suo paese, ottenendo tante amarezze, anche ora ed a

nome di chi egli aveva difeso bambino, ubbidito giovinotto ogni età! Quanti anni di vita gli sarebbero an-

e rispettati» in

cora rimasti? Forse pochi e valeva la spesa sacrificare anche

quando li aveva voluto allietare con la giovinezza affettuosa di Mary Hichardsonf... Fu allora preso da un desiquesti,

derio ardente di poter far conoscere alla sua tenera compagna dei fiori e degli incanti nei sogni suoi di in-

l'Italia, là terra

glese, e sopra tutto Torino, « ce magnifique petit Turin, qu'on... dit diirne

di tre mis sous verre » (3).

Per (pianto ostentasse d'essere indifferente al ritorno

Piemonte.

1

in

amore immenso per la patria gli aveva già fatto

rivelare gli intimi pensieri in qualche lettera confidenziale (1),

da poi ehe la salita al trono di Carlo Alberto gli aveva fatto sperare un amnistia generale per i moti del 1821.

Ma p. de

il

giovine re, per quanto animato da buoni sentimenti,

molti motivi non

di limimi.

p.

Ut,

p.

il.

!>;i

I>.

Ti».

7

l'<>:;o,

grazia da

1

in

M mihlnUu, Sez.

a Sihnstiitiiii.

/'.

la

k:ì.

Arrh. Ifnl

(3)

poteva accordare subito

Londra

-naie, eh*

il

gli

ii.

60,

l«-tt.

gennaio IMI sareMnpiar u l*

i

il

t

.

.

1

(Cinti

Ihil

Fot

Mary, 1 gennai-» l'ai Pozzo scriveva al nipote

«li

..--.il

l

«li

riveder|lo| e di pre-

compagna».., ma " ravonir eat dans le atin da diceva Napoleone «piando era nell'isola di > Piena »; e 1' teli propria

I

..

tarata

1832 da Parigi al pronipote Perdinandino diceva: « Non poiché era nato durante piti pei InngO tempo incognito, .

Pentita del prozio

.

dovessi aneli»- farvi portare a.' contini dello Stato »;

contava che la moglie Mary sarebbe andata « nel decorno del l'anno in Piemonte e di aceompa^narlla] vento Lione o Ginevra » infatti

(Ihnhm

leti.

n.

»T.

•"><>.

51).


— 76 — tanti esuli attesa; egli stesso ce lo dice:

«

Un point scabreux

fut encore celui de l'amnistie; mais je crus n'en devoir donner

une que pour les crimes non politiques

— così scrisse in un

suo inedito memoriale, di cui il Cibrario diede qualche saggio (1)

— pensant que

si elle se fftt étendue à nos proscrits, j'aurais donne par la une sanction aux calomnies sans nombre qu'euxmémes et que des personnes d'autres partis répandaient sur mon compte, apres nos malheureux troubles; qu'on ne l'aurait considérée ou fait considérer que comme une justice indispensable; et qu'on aurait pu croire que dans un moment d'aussi grande fermentation generale, je ne l'accordais que par crainte, ce qui était bien loin de mon caractère. Pensant que plus que la rentrée de ces mèmes proscrits, au début de mon règne, aurait jeté un mécontentement et une grande inquiétude dans le parti royaliste, je me pronon<,ai hautement de ne vouloir accorder avec le temps que des gràces partielles, suivant que

les

personnes qu'elles concernaient

le

méritaient. Mais, en

revanche, je permis la rentrée dans nos Etats à tous ceux qui en avaient été exilés sans proces, et je permis de méme la

présence à la cour de tous ceux qui en avaient été éloignés, sans avoir encouru de procès ».

Nel modesto carteggio del Dal Pozzo a noi pervenuto (2) afférmazioni di Carlo Alberto trovano ima piena conferma: esso abbraccia pochi mesi, dal 25 agosto 1831 al 31 maggio le

1832, ma ci apprende che in quello scorcio di tempo fu accor-

data la grazia del ritorno in patria all'abate Pier Bernardo Marentini (3), al cavaliere Clemente Verasis di Castiglione (4), a Guglielmo Moffa di Lisio

Marzano

(6),

(5),

a Luigi Ornato

a C. Emanuele Asinari di S.

(7),

a Pasquale Quartero

Cibrario, La vie et la mort du roi Charles Albert initiateur martyr de V indépendance italieìine, trad. di Ch. De la Varenne,

(1) L. et

p.

(8),

56-57, Parigi, 1862. C. Bollea, Dieci mesi di. cari. Ibidem, p. 1, 4, 10, 12, 13, 39, 41, 53, 55, 74, 95. (4) Ibidem, p. 53, 60, 71, 81, 96. (5) Ibidem, p. 94-97. (2) L. (3)

(7)

Ibidem, p. 94-97, 100. Ibidem, p. 95.

(8)

Ibidem, p.

(6)

100.


— 77 ad Knianuele

I

>ul

POSSO della Cisterna (1); lo stessi» Dal Pozzo

ricoiiosce\ a

clic

un cerio sistema d'indulgenza preval(cv]a

Piemonte » (2) e « che Carlo Alberto si [era] ammollito rifugiati e in generale i condannati per delitti

in

un

pno reno

politici

i

(3).

i

E come nei Motifi >ir In

publicité aveva riconosciuto che scrii avrebbe imbarazzi politici al Ee di fronte l'amnistia creato

all'Austria eche «un infinite de personnes croient, dans l'etran-

surtout, que notte jeune roi fùt le chef de la revolution

l'ci

cu L823

» (4), così dimostrava egli stesso nei suoi carteggi che non era intorniati» il timore di Carlo Alberto di vedere l'amni-

confiderei... contine un justice indispensable ». Così

stia i'

novembre scriveva

a

cati in qnegli avvenimenti...

supremo

tei «•

il

Giovanni Calza che «gli infelici impli-

sembrava che, all'avvento al po-

quello che essi proclamano loro complice.

di

giustamente bì potessero lusingare di essere... amnistiati» (5) ed

il

ancora:

'.»

Ilo...

<

in

idea collo stampare di forzare... la

mano al governo a ilare un'amnistia..., non essendo essa cosa di grazia, ma di giustìzia..., (piando il complice del delitto politico

diviene egli Stesso sovrano»

(6).

Fiducioso «che un'amnistia generale sar[ebbe statai pubblicata

nome

(»

nascita del re

di della

il

[l!

Ottobre]

il

dì del

suo

per «pianto dichiarasse di non voler riennovembre] Piemonte se non vi era « un'eambiamento di sistema •.

I

trare in

per indili

\el,,

,7

da

riferirsi

liva

anche

j

il

il

«piando

gli

parve che al caso Marcntini

proverbio» «una hirundo non faci

ver »(8).

1

generale Sebastiani, ministro degli esteri di

Francia, che il 19 settembre L831, accontentandosi della mItn del Consiglio di Stato, si era permesso di dire ai deputati le roi de Sardaigne gufi une polititp E l'irreclairee .

oo.

(I)

IbitU

(:t;

Ibidem,

p.

«li questo Capitolo. <h Boli ba, D

6

i.

'

Ibidem, p (7) Ibidem, p.

;.

Ibidem,

13.

p.

<•«•//..

p.


-78 — quieto cavaliere di Castellino domandava al Sebastiani se era per la « politique éclairée » ch'egli non aveva ottenuta l'amnida stia agli esuli piemontesi, annunciata senza smentite

—

M. d'Antignox

nel Semaphore di Marsiglia del 5

giugno 1831

j

nel Constitutionnel, nel Journal de Paris e nella Nouvelle France del 10 giugno

e per cui il ministro stesso aveva disappro-

(1 ),

vato nel Moniteur del 28 giugno 1831 un discorso dell'ambasciatore francese a Torino, colpevole d'aver detto clic Cario Al-

berto « joignait à l'autorité du souverain l'intelligence sympa-

thique de son epoque et de sa nation » (2).

In pari tempo compilava un « Programme sur la question

de l'amnistie », rimasto inedito, che il 27 dicembre 1831 aveVa sottoposto al competente giudizio di uno dei più grandi giucelebre Merlin, padre di Paolina

risti francesi, del

la

Andryane

cognata d'Alessandro e la pietosa amica di Piero MaronQuesto programma fu esaminato pure dal Buchon e

celli (3).

dall'Ixambert il 14 febbraio 1832 (4) e poco dopo era dal Dal Pozzo inviato in esame ad Antonio Panizzi. Questo appren-

diamo da una lettera sua del 17 marzo 1833, nella quale appare chiaro l'intendimento dell'autore. Si trattava « di un discorso che

[si]

finge[va] avere

di Carlo Alberto pro-

un consigliere

nunziato in un Consiglio radunato a bella posta per vedere se e

come un'amnistia dovevasi da lui concedere ». Per rinfor-

zare e rendere più efficace la memoria,

il

Dal Pozzo aveva

aggiunti « alcuni testi..., tendenti a provare l'inconvenienza che

(1)

Nella lettera

il

Sebastiani a Lione,

D'Antignox rilevava d'essere stato inviato dal Macon, Avignone e Marsiglia per convocare

nelle prefetture gli esuli piemontesi e invitarli a stendere petizioni

d'amnistia al loro nuovo Re, promettendo che

il governo francese le che, apparso il 29 otavrebbe fatte accettare. Il Constitutionnel del 28 novembre ritobre 1815, vive più che centenario oggi 1922 tornava su questo argomento, raccontando le disavventure del Dal Pozzo (Vedi App. 5 di questo Capitolo), né è a credersi che ciò fosse avvenuto per opera sua. Il regesto di una sua lettera a C. E. di San

—

—

Marzano del 14 dicembre 1831 toglie ogni sospetto maligno Bollea, Dieci mesi di cari., p. 110). (2)

Edit du Eoi de Sardaigne etc, par F.

(3) L. 4)

C.

Bollea, Dieci mesi di cari.,

Ibidem, p.

113.

p.

(L.

Dal Pozzo, 46-48. 111.

C


TU

un reo <li mi delitto si fu,

mente reo I

patenti

Ir

cui

Era

.

quali

i

-jra/.ia

(li

\

le

cniiiit'iitc

emanate

principe Della Cisterna,

pel

ben duro ed aspro, avuto

Btile e[ral

punirò uno Sgual-

Saere Scritture e Sant'Agostano, e il

riguardò nlìn

«n<-lt>

buona condotta tenuta rf<ti oandanuato (1). VUta quindi, da un lato l'inutilità dei sacrifizi personali per mantenersi con L'esilio l'indipendenza e la libertà nei sarie per cooperare con idi scritti alla rigenerazione patria. «

lato

dall'altro

dell'attesa

l'inanità

di rientrare in

M

ii« » f 1

B.

SC.

una

di

amnistia,

Dal

il

Piemonte a dispetto del governo,

come indigeno, almeno come forestiero. Al suddito di Sarda era

vietati»

francese e inglese,

oltrepassare

protetto da

i

questi

confini:

al

cittadino

due governi, sarebbe

Stato lecito. Perciò, desideroso < apres di\ ans d'exil de recou-

vrer une patrie et d'avoir celle surtout qui

!',!

la

|sjienne pen-

dant quinze ans. et mi [il g]e [était] trouvé honoré, respecti de cent autres avanta^es

jouis-ant

••.

il

L'i;

dicembre

lS.'il

-i

rivolgeva all'amico barone De Gerando, consigliere di Stato, ottenere

la

naturalizzazione francese, pensando ohe

bonum

ubi

tria

personages éminents...

la

dito di Luigi Filippo: perchè, se pire (pie goiis Charles Felix

qne Louis

-

i

il

ca-

Trancia, dichiarandosi sud-

IMemont

eltait) daau un Carlo Botta non imitate (3), le

a li ri.'

.lanci

Romana, De <• barone Pasqilier, Casimiro Perier, Hochet, Bondv prel'antico

rando, il

collega

Senna

della

tetto

tela

Chabrol, Sanici .liivent » eccitavano

I'ottali-.

valiere di Castellino ad onorai»'

e tanti

pa-

(2).

rotres uier.

i

i

nella

deputati

Consulta

l'ataille

e

Dozon.

Mast felle.

Qneenanll e Barthe

ministro guardasigilli di Francia, tutti

adoperarono per la

naturalizzazione del nostro Dal l'ozzo

il

«piale poteva il 9 aprile

Sailiei jli

ti)

I.

de

La

Tour,

che aveva

ministro -ardo degli esteri,

1

Panimi, di

Adam,

p.

1

10-1 10,

(

);

B32 scrivere al conte Vittorio Amedeo

obtenu de s. M. ad

Pa<

i

>i 1

119-111.

le

HS-1 18.

«tei.,

per annua*

Roi Louis Philippe «le-

p,

70.

si


- 80 lettres de déclaration de naturalit é srmblables à celles accordées

à tant d'autres de nos compatriotes habitants la France »; che il suo « attachement à [s]a patrie originaire et [s]on respect pur la royale maison de Savoie seront... éternels »; che i suoi antecedenti onorevolissimi in Francia, la sua vita meschina in

Piemonte dal 1814 al 1821, l'esilio e la sua incompatibilità di opinioni politiche e legali con quelle del governo patrio lo

avevano indotto a porre fine ad una situazione incerta ed a « chercher le répos, c'est-à-dire une existence fixe, honorable in cauda venenum et libre », e che sperava, non più cittadino sardo, di poter andare in Piemonte per coadiuvare la

—

—

propria moglie mi disbrigo dei suoi interessi (1).

Al notaio Clara, per il cui tramitela lettera giunse al De Tour,

il

la

nostro Ferdinando apriva, su questo episodio della

naturalizzazione, il cuore, dicendo che l'annunciava al governo

sardo per due fini: « L'uno si e[ra] di lasciare un monumento durevole, irrefragabile, de' sentimenti veri e

leali,

che

[lo]

anima[va]no verso il [su]o natio paese, anche nel momento che,

spinto da potentissimi motivi,

[s]e

ne disgiungeva] ». il Dal Pozzo

doveri che mi vi legano — dichiarava

—

So i anche essendo naturalizzato in un altro dominio: li serberò inviolati, poiché mi sono dolci. Sempre amerò il Piemonte e l'Italia ». « L'altro fine si e[ra] d'indurre il governo di S. M. a non più frapporre ostacoli al [su]o venire costì [a Torino], e ritornarsene liberamente, secondo che i [suo]i affari o quelli di [su]a moglie ponessero] richiedere... Desiderava] ora... un «

libero accesso al [su]o natio paese ed [era] deciso

ad impie-

gare per questo effetto i buoni ufficii sì del governo francese

che dell'inglese, se essi [fossero stati] necessarii ». « Ma mi riputerei felice, e ne avrei grande riconoscenza al governo di S.

— aggiungeva

M.

il

Dal Pozzo

— se alla sola giustizia e

bontà di lui io dovrò la rivocazione di una specie d'esilio, che io potrei all'evidenza dimostrare non aver mai meritato, se

ad una tale disquisizione si dovesse venire. Il mio più ardente voto è di evitarla » (2).

(1)

Ibidem, p.

(2)

Ibidem, p. 87.

!tì.


— Sili

pratiche a Torino

1«-

<i

è

chiaramente

dami passo di lettera ohe il segretario Miro scriveva il

rivelato 11'

siano svolte

maggio L832

al

maggióre dei carabinieri di Alessandria,

come Sebastiano l>al Pozzo: «Il di Lei zio scrisse al Ministro degli esteri che, essendo stato naturalizzato francese, deside-

rava di venire in Piemonte per sistemare qualche affare e far ie ci

il

paese a bus moglie:

domandava

per ciò un passa-

trovò che la 0O88 era irregolare, che avrebbe dovuto

si

domandare prima la permissione (li S. M. per accettare la naturalizzazione e che, se questa si presentava, si sarebbe accor-

data e luna e l'altra COSa.

Dopo aver tastato su di ciò il Mini-

cavaliere acciò

stro,

ri

contentasse di fare la

domanda in tali termini. Si durò qualche fatica per ottenere Questo intento: finalmente

la

nuova

lettera

arrivò:

i

termini

Ministro e non credeva che vi fosse

questa hanno dubbio sul buon còito; ma quando venne rassegnata, 8. II. depiaciuto al

di

plorando lo stato delle COSO, e lagnandosi che il Big. cavaliere

" l'avesse posta nella circostanza di non eseguire il suo primo pensiero, che era circuii fosse uno de' primi richiamati in patria, e pensando che il rientrare ora anche momentaneamente, dopo le

-i\ a/ioni

fatte da lui Bui modo di governare.

darebbe luogo a mille ciarle, farebbe tare della congietture sul cambiamento di sistema, cosa che s. M. crede di dover per ora Brevetto per la naturalizzazione, ma -i sospendesse L'ordine del passaporto. Il brepedito direttamente a Lui con lettera del Minivetto .re.

.

ordinò che fosse spedito il

b'.

dove non -i parlerà del passaporto, riferendosi iu questo

proposito a (pianto gli verrebbe scritto da Clara, che recapitò le

lettele

al

ita la

ministro

De la

'l'olir

(1).

minaccia «li cercare l'appoggio «lei governi fran-

pure la mancanza di coraggio nel proseguire Contro un ostinato che a\e\a dsUOStO alle minacele ministeriali con una vendita orale . con la naturalizzazione, o inline furono sentimenti del re. memore dell'antico >uo la

lotta

i

tutore e ministro, clic indussero il

Ireh. I>«1 /'".-:". <«

»/.«„/,<.,

«.'««verno

sardo ad aeconten-

•

\


sa tarsi di una domanda in ritardo per concedere... quanto il Dal Pozzo già aveva ottennio senza suo consenso? Noi crediamo il

che Carlo Alberto stesso sia stato l'autore di questa virata

di

bordo della barca ministeriale, dando così uno schiaffo morale ai cortigiani ed al eonte De l' Escarene.

La E. patente del 12 maggio 1832 era sobria quanto mai: Le comte Ferdinand Dal Pozzo né à Moncalvo, province de Casal, nons ayant snpplié de lui permettre d'établir son do-

nneile en Franco, et d'y obtenir des lettres de naturalisation,

Nous Nous Bommes determiné à accueillir

demando » (1).

sa

«Sull'invito della E. Segreteria [Mico] ritira[va la patente],

ma non... ne manda[v]a copia a di sapere che dovesse lare (2): ed

raggiri per impedirgli

nunciava

di

«

il

il

Dal Pozzo,

visti tutti

i

ritorno in Piemonte, P8 maggio an-

partire per

nare tre o quattio

Parigi » subito, aspettando

Londra dove [contava di] soggior(3), meditando di condurvi a

se! limane»

termine una nuova operazione per forzare

la

mano al resi-

stente governo piemontese. Il soggiorno londinese fu più lungo di

quanto

il

forse lo vinse

cavaliere di Castellino avesse

progettato

desiderio della giovine sposa di

il

(4):

trattenersi

con i vecchi genitori, o forse la pratica della liquidazione dell'alloggio, ch'ivi

ancora aveva

(5), richiese

maggior tempo, o

forse anche la seconda naturalizzazione, ch'ivi ottenne, reclamò

un soggiorno di qualche mese in Londra. Il

governo inglese era più energico a Torino di quello franil Dal Pozzo sperava di ottenere con questo mezzo

cese ed

quanto gli era stato sino allora negato. Il soggiorno londinese di otto anni gli valse «

certamente come titolo per

ottenere

senza autorizzazione ne del governo francese né di quello

del Piemonte la naturalizzazione inglese, cioè la condizione di

denìzen, la quale tiene la mezza via tra lo straniero ed il suddito nato inglese,

ma che concede in sostanza allo straniero

Vedi Append. 6 di questo Capitolo. Ardi. Dal Pozzo, iti Motitebello, Sez. I {('arte Dal Pozzo), Mise. X. 2, lett. di Mico a Sebastiano D. P., 23 maggio 1832.

(1)

(2)

n.

(3)

Ibidem, 13 agosto 1832.

(4)

Ibidem. 6

(5) L. C.

ott.,

10 nov., 19 die. 1832.

Bollea, Dieci mesi di cari.,

p.

106,

109, 111,

112.


\arj ed import&riti diritti civili

(la

coi sarebbe affatto esctaso

Inghilterra un BudditO Sardo, che non vi avesse ima tal con

in

di/ione di '/' " '':• " ottenuta

l

(1).

qm

L'effetto di fu insperato: del ministro

* i

•

rispondete ad una lettera del

affari esteri di

*

«_r 1 i

tempo la spedizione

avaliere e di ordinare nello stesso

i

Po

Dal

patriamento del

in principio di ottobre [Mico aveva] la promesse

«

no passaporto. Tutto onesto però non doveva avere effetto

m principio di novembre », quando, « andfato] al Miniteppe che la lettera era partita, l'avviso all'Ambasciata

.

di Parigi [era stato] dato ed il ministero dell'interno (ci suoi ordini con (pianta rabbia del L'Esearène?) aveva dato alla frontiera acciò non lo -i inciampafsse] » (2). i

B mentre

novembre 1832 correva in Alessandria, dove

17

il

suo nipote Sebastiano era maggiore dei carabinieri, « la voce del suo arrivo » ed a Torino si andava all'albergo « per vederlo, ilo

ra

stato riferito in

avanti

i

e a

smontato

di certo essere

modo positivo che egli era ivi giunto

casa dell'amico Mannati. i perchè si sapeva i

hi. e del segretario Mico « per

alloggiato, ed a che ora

*

pranzasse] » (3), il no-

Perdmando a Londra attendeva sino alili dicembre che lettera [del De la Tour gli fosse] finalmente reca-

famosa

la

pita

Questa era del seguente tenore:

-

1-

Turin 27 octobre bob tema

lettres Proenrenr Clara m'ayanl remi* par Intermediaire, bob rous ave* bien votila m'adresaer je pui> maintenant avoir l'honneur de vous annoneer «pie i'Ambassade de S. M. à Paris revoit par le corrier d'aujour<-n

!..

Ics

(pie

orts, pourla destination

d'hui l'antorisation de vis*

du Piemonl [De

sic)

lkUPoteo,in

(1) A,,!, n.

»

MonkbeUo, Se». 7

I

•

Bj

!

e n

8

i.

leti,

i

Tonr]

IPo*»o),Misc.VllI, l'm memoria nUtiii. Ih

ili

Ufo)

rombi (3)

la

17 t

DOT. in.v..

Vedine copia

in

1:<.

8,

1!»

\ppeml.

.li.-

7

«li

ì

quatto Capii

i.UM.

I'

I'

.

:i

IH»-


— Sili

Dal Pozzo, sapendo « che si [era] scri[tto] solamente alla

frontiera di Francia, ma che si [sarebbe scritto] anche in altro

luogo, se egli [avesse] desiderato,

essendo in

Inghilterra],

entrare per altra porta », dichiarava che avrebbe « sollecitato il

suo arrivo in Piemonte », passando per Ginevra per rivedere

i

vecchi amici (1); ma, assorbito dalle cure tipografiche della

nuova sua opera, che a detta dello Sclopis fu « il tumulo della carriera letteraria e politica del Dal Pozzo » (2), rimandava a più tardi la sua gita in patria ed il .19 maggio 1833, datandone da Londra la prefazione, esternava il timore che « per una serie d'infauste circostanze probabilmente non avrebbe chius[i] gl'ocelli in Italia

»

(3).

(Continua) L. C. Bollea.

lett. di

Mico a .Sebastiano D. P., 19 die. 1832, in Arch. Dal Pozzo, in

MoniebeUo, Sez. I (Gente Dal Pozzo), Mise. X, n. 2. (1) Ibidem. (2) F. Sclopis. Storia della legislazione del Piemonte dal 1814 al 1847, p. 60. (3)

Detta felicità che ali Italiani possono e debbono dal Governo Au1 della prefazione, Parigi,

striaco procacciarsi... perF. Dal Pozzo.... p.

1833.


Bibliografia di Carlo Botta IL

Stadi di carattere generale. A.

— Studi intorno alla vita di Carlo Butta.

questa parte si inseriscono le biografìe più notevoli per ampiezza e per importanza, nonché alcuni studi su qualche Iti

punto particolare della vita del Botta, quali recano un vero contributo di notizie criticamente fagliate (t). i

(10)

DlONISOTTl Carlo,

#

E' la più

Vitti di

Curio lìolta.

ampia e piti completa biografia del nostro storico. Il ]>i<>-

niaotti, «lotto e appassion.it o cultore degli studi storici e giuridici, fu

che maggiormente contribuì a rendere nota la figura del Botta, quale non avrebbe potuto trovare una penna più devota e che con

colui il

diligente accuratezza ne tratteggiasse amorevolmente la vita. I ben diate Nioomede Bianchi, che questo lavoro del Dioniaottì ponde al concetto delle biografie dettate «lai nostri antichi non per cupidità «li lode, ma per onoranze »ne d'ingegno per q

più

«lei

defunti «• per utile dei posteri

(2).

Ma in questa tessa qualità del

Dionisotti, lodevoliisima dot vari riguardi, si deve notar»' «pici difetto

oomune a ««.loro «li

quali appunto si

i

qualche grande (1)

Dell'anno

«Iella storia

propongono «li dettare la biografia

uomo per onorarne la memoria e per dare utili

1820

americana

è

una biografia premessa all'edizione inglese 1820). Ma, per quante ricerche ubbia

Filadelfia,

non potei rinvenirne' una copia. Questa biografia era dal Botta stesso approvata, «• consigliata some tonte al suo amico 0, \v. (Jreene, insieme con «niella ch'egli diceva apparsa nel ixiis nella « Biograpluc

ontemporaing Porse qui l<> storico confondeva la Biagnphit det oontemporains del 1s.l*I boa la Biogrmphié modem* ecc. del no indicate in seguito. ''>m//o;i<; pubblicate da una

n, mirili

'h ~tu«li«>-i

«li

patrie memorie,

II. «97,

nota

1,

Tosino, Bocca, 1876.


-

8(>

—

posteri: quello cioè di trascorrere troppo facilmente nella

esempi

ai

lode.

Dionisotti infatti nulla tralascia per dare del Bolla una figura

Il

chiara e spendente di luce purissima, senza alcuna macchia che ne offuschi, per quanto leggermente, il nitido splendore.

fa dubitare che accingendosi al suo lavoro il biografo,

Questo appunto pur proponen-

dosi di studiare criticamente la vita del Botta, si rappresentarne però già dello storico una figura tutta luce, tutta candore, e adorna di ogni

più bella virtù del cuore e dell'ingegno; figura alla quale egli andò poi

conformando tutte le notizie che potè raccogliere intorno al Botta. Di qui lo sforzo che pare si senta in taluni punti per riconoscere tutto buono, tutto

bello, tutto retto.

Non manca inoltre in questo studio qualche lacuna, che il dotto ricercatore non potè colmare. D'altra parte poi egli incorse in alcuni errori di data non insignificanti (1).

^1)

Accennerò solo ad una tra le principali lacune e ad alcuni tra

principali errori che (p. 25)

si

i

riscontrano nell'opera del Dionisotti. Questi

parlando del Botta rivoluzionario e cospiratore, accenna vaga-

mente ad un viaggio di lui a Genova insieme col Pelissieri, altro membro della " conventicola segreta » dell'Università, viaggio che aveva per iscopo di accordarsi col Tilly, ambasciatore della Republica francese,

per porre in rivoluzione il Piemonte; ma non fissa alcuna data, e solo lascia capire che si tratti del 1792, in quanto soggiunge che, scopertasi la congiura,

il

Botta fu arrestato sul

finire di

quest'anno. Ve-

dremo tra poco quanto errasse il biografo nell'ascrivere a questo tempo l'arresto del giovane giacobino. Si può tosto notare che la Republica francese fu proclamata solo alla fine del settembre del 1792, donde nasce il dubbio che nei rimanenti tre mesi non potessero svolgersi avvenimenti gravi quali la formazione di una congiura in Torino,

spalleggiata dall'ambasciatore della Republica francese a Genova, e il

viaggio colà di due rappresentanti dei congiurati, e la scoperta

della congiura stessa, e l'arresto di vari

membri di essa. Ma la verità

è che i viaggi del Botta a Genova furono due, e non già nel 1792, ma l'uno nel settembre del 1793, e l'altro nel gennaio del 1794. fu

Il

primo

ammesso dal Botta stesso nei suoi interrogatori durante il pro-

cessore a proposito di esso si conoscono i due passaporti, rilasciati l'uno in

Torino per l'andata e l'altro in Genova per il ritorno.

Il

secondo

viaggio invece, compiuto di soppiatto, e che poteva comprometterlo, fu da lui negato recisamente nel processo, limitandosi egli a dichiarare di essersi recato solamente nelle Langhe fino a Dogliani (Carutti, Storia della Corte di Savoia durante la, rivoluzione e Vimpero francese, I,

277-285, Torino, Roux, 1892). Di qui è manifesto che la cattura del Botta non ebbe luogo nel

1792.

Il

Dionisotti fu indotto in questo errore dal fatto che nei cenni

biografici dello storico, scritti dall'americano G. W. Greene, suo amico,


3S Dionisotti Carlo, (Urlo Batta a <'<>nii. qui

ripete

volume, notato già tra

le

del B. (u. 84) e poi in queste parte .-tessa della

l»i-

l'indicanone di questo

«open- poetarne

e riveduti e corretti dallo storici) stesso, li

delitti

tu

politici,

-i

legge ch'egli

«

falsamente

messo in prigione nel 1792 e tenutovi

[Archivio nutrico italiano, u. >.. t. I. parte 2, p. 67). due anni Ritenendo questi cenni come autobiografici ed esattissimi, il Dioniprestd ciecamente fede a questa data, e intorno ad essa andò ac-

circa

comodando le notizie raccolte riguardo a questo periodo della biografia bottiana. Ma egli avrebbe dovuto pensare che il vecchio Botta, «piando comunicava al Greene le notizie intorno alla propria vita, non taceva opera di storico né di biografo, ma seguiva senz'altro ohe irli dettava la memoria, senza più avere un'esatta nozione «lei turbolentissimi suoi anni giovanili: avrebbe dovuto insomma vagliar meglio le notizie. R questo non gli sarebbe riutanto difficile. <;ià nel 1860 infatti il Dionisotti aveva publicato il volumetto degli Scritti minori di e. /.'., nel quale è inserita la letehe il 27 febbraio 17!tt il Botta scriveva in nome della gioTentù torinese al Paisiello per dirgli «Udl'entusiasmo destato dalla musica della -uà Nino pazza per amore, lettera che già, con la medesima data, nella raccolta di lettere bottiam publicata dal Viani

della cronologia

(Torino,

imi

spesso dal Dionisotti Onesti dunque doveva

domandarsi come mai potesse il Botta divertirsi a teatro nel febbraio' rotato sulla fine del '92, stette per sedici mesi in cardel Che «osa ta invece Dionisotti, riproducendo nella Vita la lettera suddetta? Le mut a senz'altro la data del 1794 in quella del 1792!... ò egli fa senza punto avvertirne il lettore. Orbene, essendo impossibile ch'egli non si accorgesse del mutamento, -i e indotti a credere a questo punto «Iella biografia non tosse convinto neppur egli I

i

il

«li

«pianto scriveva.

L'incertezza delle

notizie

date dal

Dionisotti

a questo riguardo

aumenta ancora «pianilo, nel SUO studio BQSSegUente (('orlo fiotto muta la «lata dell'arresto, ascrivemlolo al 1793 probabil mente in maggio mutamento dovuto al latto ch'egli aveva <i

li

<«

:

trovato

Irai tanto

una lettera del 7 settembre

turo storico parla di un in seguito

al

Ino;,,

mila «piale il fu-

proprio arrest«i.

caso » occorsogli nel 1798 e seeenna Ma qui il Dionisotti non tace di aver

Biblioteca «li

M.

rerribil

scritte del Peiroleri nelle «pi

Re in Torino alcune carte matto che giovane giaoobino fu ar-

restato in un

.,

«io nella

s.

villaggio dd;

del 10 settembre Botta era libero nel febbraio del I

il

il

il

,

e

liberato poi dal carceri

mio dalla lettera ul Paisiello ohe trovando ohe eri

IT'.»».

«•


- 88 biografia, perchè alle lettere e agli scritti inediti ch'esso contiene sono premessi alcuni cenni biografici, che servono di aggiunta allo studio

precedente e cercano talora di correggerne qualche punto (1). (11)

TOMMASEO Niccolò.

Carlo Motta.

E' cronologicamente la prima biografia di

una certa ampiezza, se non completa, che si abbia del nostro storico; ed ha una grande importanza per l'esame filologico che contiene delle opere di lui.

69 Bon-Compagni Carlo,

Xotisia storiai su Carlo Botta, in Atti della

E. Accademia delle Scienze di Torino. 1866-67,

II,

177-210, 259-

377-397 (sedute 20 gennaio, 3 febbraio e

17

marzo

280,

1867),

Torino, Stamperia reale, 1867.

Questo studio ha .un'importanza grandissima non solo per il rigoroso metodo critico seguito dall'illustre autore, ma anche perchè contiene copiose notizie intorno alla vita del B., all'indole di lui come storico e come cittadino, e intorno al suo pensiero politico. Tra l'altro

carcere nel settemhre del '95, tra le quali date corre un tempo più lungo dei sedici mesi che durò la prigionia, come mai il Dionisotti non capì che l'arresto doveva essere avvenuto nel 1794, dopo il febbbraio? Egli ritenne errato il documento suddetto, e si affidò invece al vago accenno della lettera. Eppure, mutando la data primitiva dell'arresto, egli stesso veniva a riconoscere che i dati offerti dallo storico intorno alla propria biografìa non potevano essere accettati

senza un accurato esame critico. D'altra parte già nella Vita il Dionisotti oltre alla lettera suddetta al Paisiello,

cita l'autodifesa del medico Barolo, l'accusatore del Botta

e compagni, nella quale si legge che la scoperta della congiura e l'ar-

resto dei rivoluzionari avvenne appunto nel 1794 (Il Cittadino Ferdinando Barolo ai suoi concittadini ed ci suoi patrioti del Piemonte, Torino 1802); e parimenti cita il pregevolissimo studio del Bon-Compagni che segue in questa bibliografia, e che riporta le date esatte dell'arresto e della liberazione dal carcere.

Nonostante

i

tre

documenti che chiarivano

il

suo errore, cioè la

lettera al Paisiello, la testimonianza del medico Barolo e il documento della Biblioteca reale, nonché lo studio autorevolissimo del Bon-Com-

pagni, condotto sopra fonti dirette,

il

Dionisotti persistette nel suo

errore, anzi lo ingarbugliò maggiormente nel secondo studio. E questo

fatto non contribuisce certo ad acquistargli la fiducia del lettore. (1) Cfr. la nota precedente.


— 80 dà

la

«lai

carcere, e accenna all'interrogatorio

inrc del di

-atta dell'arresto, della prigionìa e della liberazione

cr..]

B., <ia

M.

8.

spesso

trovato

tra

« 1 *

-

1

medico Barolo, l'aecusa-

carte <id Vernasse nella Biblioteca

le

Re in Torino. .Molte notizie con relativi documenti il BonGIOVANNI KiK<iii\. del quale cita anosoritte mi Cario Botta, nonché l'Epistolario del

il

Compagni

lui

dice dì aver avute da

I.

come si avvertì

Botta Bteeso, raccolto pure dall'illustre glottologo, in fondo alla bibliografia dell'epistolario.

70 Sforza Giovanni, L'Amministrazione generate dei memento e ('mìo Botta [1709), in Memorie dello L'eale Accademia delle Science di Torino, -.rie

II.

t.

IJX. pp. 215-339, 'l'orino. Bona. 1909.

un lavoro magistrale condotto sopra copioso materiale epistolare

l.

mas-ima parie inedito e che si conserva nel R. Archivio di Stato di Torino. Raso lumeggia chiaramente la parte notevolissima per

la

lata dal Botta negli avvenimenti dolorosi del Piemonte al tempo dell'emigrazione dei patrioti italiani in Francia a cagione del-

l'inva>ione

austro-russa del

Fra

17!»'».

le

altre

fonti

inoltre

l'A.

attinge alla 8toria d'Italia dal Ì789 al Isti del Botta stesso,vaglian-

done

avvenimenti e agli uomini, e al suo / Maison de 8avoie, suo pensare d'alrispeoohiante

giudizi intorno agì]

i

ione

<!,

lo

il

ohe poi si penti d'avere scritto e desiderava restasse in dimen-

lora, e

ticanza pietosa

(p.

JI7).

71 Giovanni, L'indennità

/\

Giacobini

ai

piemontesi

perseguitati

tonneggiati (1800-1802), Torino. Boera. 1908.

nardo al nostro storico questo studio è ricchissimo di notizie intorno al periodo più agitato «Iella sua vita: ma SOD DOtìzie già edite tutte

ipiant.-

esso da

lui

ad

di qualche particolare riguardante il Torino come congiurato. Tuttavia il severo

(•(•.•e/.ione

subito

in

metodo critico dell'illustre autore e la luce viva

in cui agli pone i rendono (pioto studio utilissimo anche riguardo al Botta.

fatti

72 Bianchi

Kicombdk, Cario

Hutto

t

Contemporanea,

roì,

\.W III. fase. C, pp. S29-S41, To-

Rivista

nno, Ki.

mano

>.

Lettor*

medi'

i

relazioni

gnauo e poi re di TIC...

Cario Miurt,

del

B. I

eoo farlo AJberto, principe di ( verso

(piale fu largo di favori e di aiuti


—

IX)

—

73 Bianchi Nicomede, La

verità

trovata

e

documentata sull'arre to

prigionia di Carlo Botta verso la fine del 86C.

e

XVIII, e le sue re-

Carignano poi re di Sardegna.

lazioni con Carlo Alberto principe di

Documenti inediti, in Curiosità e ricerche di Stojia Subalpina pubblicate da

una Società di studiosi di patrie memorie, II, 95 e segg.,

Torino, Bocca, 1876.

Ripetendo con maggiore ampiezza ciò che già aveva detto nello del B. con Carlo Alberto, l'autore dà qui preziose notizie intorno al B. rivoluzionario, correggendo gii errori del Dionisotti e di vari altri biografi. scritto precedente intorno alle relazioni

74 Ottolenghi Raffaele, La prigionia la )

Acqui (parte

di

Carlo Botta nelle carceri di

e Gli avvenimenti storici che generarono la co-

spirazione (parte 2 a ), in Rivista di storia, Arie e Archeologia per la provincia

di

Alessandria, serie

3, fase. 4,

Alessandria, 1917.

Notizie biografiche di Carlo Botta, id. id., fase. 5, 1918. Rilie vi

Carlo Botta

e

in

base

a notizie famigliari conservate nella, tradizione della famiglia

(ba-

rettifiche sui particolari riflettenti l'arresto di

ranti, id. id., fase. 6-7, 1918.

Sono, con altri studi del medesimo autore, compresi sotto il titolo: Raffaele Ottolenghi di Acqui raccolti dopo la

Scritti dall''avvocato

sua morte ed alla sua memoria dedicati. Nel primo di questi scritti, diviso in due parti, l'autore spesso si riferisce allo studio del Bianchi indicato al numero precedente. Nel secondo esalta la povertà nella quale il B. visse per molti anni, dà notizie quasi tutte note e si ferma sulle due occasioni nelle quali lo storico concorse al premio della Crusca, nel 1810 con la storia americana con esito negativo e nel 1828 con la prima storia d'Italia vincendo il premio; e a proposito di quest'ultimo concorso riporta due lettere inedite. Il terzo è uno studio minuto e interessantissimo sulle particolarità dell'arresto in Castelnuovo Bormida e sulle deposizioni di due testimoni nel processo.

75 Bianchi Nicomede, Storia della Monarchia piemontese dal 1773

al

1861, Torino, Fratelli Bocca, 1878. Voi. II, cap. XIV, I patrioti piemontesi dal 1793 al 1797, pp. 538584. Importantissimo per la biografia del Botta in quegli anni. Voi. III.

Nomina il B. in molti luoghi e talvolta ne cita la Storia


91

t789 al (814. l'aria estesamente di lui eome hm-mi Kr«> dei si succedettero nel Piemonte dopo la caduta della monarchia (pp. 37, 40-41, 54 -àà. IO, 69 71. 141, 159-162, 176), e dell'opera sua durante L'esilio dovuto all'occupazione austro-russa del Piemonte (cap. 5. pp. 243-257), e ancora di lui come membro del governo stabilitosi in Piemonte dopo la vittoria di Marengo (cap. 9,

d'Italia

tÌ4il

vari governi che

pp.

4M 524 76

m DOMBNIOO,

Storia della Corte di Savoia durante

wione e l'Impero franeese.

al

I.

la

Rivolti-

277-2sì. Torino-Roma, Roux, 1892.

[mportentieeimo per la biografia del Rotta rivoluzionario, intorno quale dà minute e praline»? notizie.

77 TkTABONI CARLO, // Italia durante -nt rionale,

Torino,

il

dominio francese,

t.

1.

I/Italia

Roux e C, 1889.

Anche in questa storia troviamo frequenti accenni al Rotta, riguardanti la parte da lui avuta negli avvenimenti del Piemonte.

78

Olmo Francessco, La Rivoluzione francese nelle relazioni diploma>irhe I>.

ili

un ministro piemontese a Roma, (792-96, Roma, Soe. ed.

A.. 1915.

Accenna all'arresto del Rotta e di altri congiurati nel 1794, e alprodotte nella rorte romana da questo atto del go-

l'impressione

verno saltando (pp. 167-168).

79 jMn.AM.si Carlo;.

Lettere inedite di Carlo Cotta a G.

W. Greene, con-

sole generale degli Stati l'niti presso la Santa Sede, uni nliuni renni

intomo

fra/tei

ehn

al

cenni,

questi

ritenuti

corretti dal B. stesso, si

come gì

fiotta,

italiano, n.

i

fu notato,

-..

seritti t.

I.

dal Greene medesimi),

porte l, pp.

eome entobiograiVi, perehè

fondarono tutti

i

m

Ir

M 73, Piranae, 1855. riveduti

liiografi posteriori

a

Ma essi,

contengono taluni errori di date, che trassero m

.ano il Dionisotti ed altri, botisi inoltre che oel luogo dove è «letto al

1817

baliilmente

il

vi è

B. fu fatto Rettore

errore

'li

delPAeeedemia di

itampSj per «

Rouen ».

-

Rr<


- \H — 80 Botta Scipionk.

Vita

privata di Cario

Ragguagli

Botta.

(lamentici

ed aneddotici raccolti dal suo maggior figlio SCIPIONE, Firenze, Bar-

bera, 1877, pp. 76.

Come dice il titolo stesso, questo studio è una serie di aneddoti che lumeggiano la figura dello storico nell'intimità della vita domestica. Fu riprodotto in Annali bibliografioi della ditta G. Barbera, Firenze, n. 294.

Un breve capitolo, intitolato Ricordi dell'epoca na/io

Iconica di un figlio di Carla /lotta, fu ripubblicato, con una nota intorno

poca fortuna del libretto, da A. Lumbroso in Rifiuta di Roma, XIX, n. s.. voi. 7-8. pp. 20-23, Roma, 1015.

alla a.

81

Boccardo Gerolamo,

Carlo Botta,

VI, 104-106, Torino. Unione E'

in

Nuova

tip. ed.,

enciclopedia

italiana,

1877.

una rapida analisi della vita del nostro storico, fatta con esat-

tezza di date anche intorno agli anni giovanili, e contenente pure l'ac-

cenno alle varie opere sue. Finisce però con una notizia infondata, in quanto che attribuisce all'editore Le-Monnier la publicazione, per cura del « sig. Flecchia », dell'epistolario bottiano con una biografia « compilata con documenti affatto nuovi e tratti particolarmente dalla sua corrispondenza ».

82 Rocca G. A., Della vita e degli scritti di Carlo Botta, con la giunta di tutte le

massime e sentenze contenute nella sua Storia d'Italia dal

1789 al 1814, per G. A. R., socio di varie Accademie scientifiche e letterarie,

Genova, Sambolino, 1878, pp.

113.

Contiene notizie esatte e assai minute.

83 Conti Alberto, La vita e il pensiero politico di Carlo Botta, Norcia. Tipografia popolare, 1913, pp. 87.

Quanto alla vita del B. tratta solo dei punti che riguardano l'uomo Del pensiero politico studia con sufficiente esame critico i momenti più notevoli, rilevando la complessa evoluzione di esso, non priva di contraddizioni. Tipograficamente questo opuscolo è un monumento di scorrettezza, un vero delitto del genere. politico.


'.'.•{

84

V

N.

/;..'/</.

B i o§mpk i

in

mmUé dea Contempcrai*; (11,(1821),

nt

i

SU-31S, Pari-. 1820-25, 20 voli. Questa breve ma sueeoei biografia eontiene notizie minute intorno primo periodo «Iella vita dello storico, non senza l'errore di data

al

notato nell'opera del Dionisotti. Enumerando poi le opere di lui, il ito attribuisce al B. un So a—a tr d'un aajwaai >» Dalai «aia starnTrattaci evidentemente del

Torino nel lsln con

l»licato in

aisorri,

non trovasi traccia né altra

Di qneeto aeritto però

1802.

ile!

notizia altrove.

Vita ài C.

le iniziali

Voyage en Dahnatie. pu(Carlo Bobba) (Dio-

C. B.

/>*..

85

M \-i ni.li

\

GbsOORIO GtIUSBPPE M \i:i \. NoUot Wt la rie ti les ouvrages flotta. Paris. Toumier et ('.. 1X37. pp. 32 (estr. dalla

de Charles

In;-.

:\\

ottobre

1

86 Chkbubl .M.. Notice biograpkiqut sur ChaH$$ Beato, par M. <•

(VRittoirt

l>

l.'oiifii.

l'm

<'..

>enza data (stralcio di pa-

aumerate eoi numeri 245-260, ehe ooneervasj

nella

Biblio-

teca civica di Torino.

una nota l'autore dice che la sua notizia biografica doveva esser

In

come

letta

.lisi-orso

Rouen nell'agosto menti politici. Aiti

di

del

apertura dal 1848,

Dionisotti

Il

(

Presidente dell'Accademia di die pero fa impedito dagli avveniVita. p. 173. nota 1). la «lice inserita iicl'U il

suddetta dell'a. 1848

dell' Vcc.

87 rOLOTTl

Votieù

.

intonili la

vita e le

alla 8iOTÌa noi. e ined. di Corni. p|».

«Iella

ùderio

Queste

opere dell'autore (premesse X\

I

.

il

rivoluzionano.

Milano. Silvotn. 1822.

I>i

PI

riunì

giacobino piemonteae fu spinto nel)

notiiie i

I'.'

Ma è noto da qual ra»..

furono ristampate anonime in fronte alla udì pendenza degl Stati f'tiiti d'Ann

Napoli, presso la Ved«>\ a

note-

quel primo periodo

preso dal desiderio «li viaggiare,

dell'Italia e tutta la

della guerra dilla I...

li.

Im dice -ol«> che

vita «h

una gran parte

.

X

diffonde specialmente intorno alle opere dello storico.

SI

vole poi che non parla del

'

I

i

D'Amula, 188

fi

tada


94

Tra gli studi particolari intorno a qualche punto della vita sono notevoli i se-

del Botta, oltre a quelli segnati fin qui,

guenti

:

88 Roberti Giuseppe. Una

noia

i

autobiografica tee.

(<'fr.

il

n.

35 delle

opere postume del Botta).

Se ne ripete qui l'indicazione, perchè alla portuni cenni critici.

«

nota

<

precedono op-

89 Roberti Giuseppe, Un anno della vita di Carlo Botta (Giugno 1799Giugno t800), in Nuova Antologia, 16 febbraio 1901, pp. 732-741.

Lumeggia vivamente questo periodo agitatissimo della vita del republicano piemontese, che il Roberti potè studiare, tra l'altro, sopra quella specie di copialettere bibliografia

dell'epistolario),

dell'archivio

benché non

Fontana lo

(n.

1

A

della

indichi esplicitamente.

Devesi tuttavia notare che di questo prezioso materiale il Roberti dirò così, alquanto libero, sopprimendo, nei si servì in un modo, intiere frasi e formando perfino un da due lettere differenti. Così, per citare un solo caso, a pag. 70 riporta un passo di una lettera che il Botta « scriveva a mezzo il dicembre [1799] al Robert ». Questo passo consta di due periodi, il primo dei quali fu costruito con due luoghi distinti, l'uno di una lettera del « 25 agghiacciatore, anno 8° » al Robert, con soppressione di una frase, e l'altro di una lettera del giorno successivo al Cavalli, ma alterato nelle prime parole per poterlo unire al precedente; il secondo periodo poi è tutto della lettera al Cavalli, con alterazioni e soppressioni. Si noti però che questa libertà di uso del materiale citato non altera il pensiero del Botta (1).

luoghi citati tra

le

virgolette,

solo periodo con passi tolti

90 Roberti Giuseppe, Lettere inedite di Carlo Botta, Ugo Foscolo e Vincenzo Cuoco, in Giornale storico della letteratura italiana,

XXIIL

416-427.

al

Le notizie riguardanti il Botta e premesse alla lettere si riferiscono medesimo argomento dello studio precedente. Del medesimo autore vedansi i brevi accenni al B. nell'opera: (1) Lo strano uso (direi anzi abuso), che di queste lettere fece il

berti,

Ro-

mi indusse a non registrare questo suo studio nella bibliografia


(

.t.)

91

KOB Kit il lili SSPPS, // ritfmlino Iloti, nota

158 HMt.i. 17s.

1.

ulule, pp.

189 nota

IT;..

4.

108,

Torino. Bocca. 1880.

92 doeuanmU

lrida

Hkski.

italieu

(Annales de

la

mr

Oarìo

Betta,

in

BuOotim

Faculté dee Lettres de Bordeaux et

de«s

X.WIIl. t. XI. pp. 316-831, Bordeaux.

rjnivenùtés da Midi», a. Feret. 1911.

Tra

i

documenti, tatti inediti, accompagnati da notizie biografiche 1799-1802, >i leggono talune informazioni segrete delle

anni

autorità francesi in Piemonte al Direttorio di Parigi, intorpo agli uomini politici piemontesi, dalle (piali risulta die il Botta era stimato

vh. Vi sono poi tre (nevi lettere d'ufficio del B. e una canzone a lui dedicata. Di quelle -i è parlato a loro luogo (1); della canzone -i dirà in seguito.

93

Hanno Antonio, Una

mio portafogli.

ti

mi-

ni

i

il

.

!>•

(diri illusili, in Curiosilo > ru-rrvlu-

Torino. Boooa,

Li

pari.-

li

slmio <uhul pi nu

i-rr..

V 242 .

9 ì

dello -torno riguarda

oh<

Carlo Alberto

I

tpant

Notisi*

Corto M'urlo, (urlo Bullo ni

relazioni di

le

lui

con

Savoia-Carignano.

di

(591

-

I\i:i

i

s,,,/.,,

\

mimilo olio

vita

ili

Corto

l'olio.

94 •

l'.MII.IV. l'orlo

liotlo r

Irrisa l'ornhllt.

Ho Liguria, a. IV

i

-

\

il.

dormile -'"

I.a

Bpesia,

i!»«»:*.

Questo lavoro, non inferiore per bontà ipiello precedente, dir unirono il li. alla l'aroletti. e che. nati nel-

delicati sentimenti che

novanile

<•

sopraffatti

tosto

ultimi anni

dall'epistolario,

dagli

aranti,

giacche esse furono da

lui

rip<

rioni da non potorie considerare come edite. il

n.

1.",

ri

ridestarono

«Iella vija dell.

della Bibliografia dtWopùtoìa

•"

tali

ali

più


- 96 — (60) R[egis] E|milia], Un carteggio inedito di Carlo Botta.

Di questo breve articolo riguarda la biografia bottiana il punto che l'egregia scrittrice intitola

Un bozzetto svizzero. In esso lo storico ri-

corda il triste viaggio da lui compiuto la notte del Natale dell'anno 1795 esulando dal Piemonte. Si tratta del medesimo episodio già notato nello studio del Roberti, Una « nota, « autobiografica ecc. Scritto però in un tempo molto posteriore e con iscopo ben differente, questo ricordo non ha l'asprezza di quella « nota »; molto a proposito anzi osserva la Regis che il B. vecchio non mostra mai amarezza per le suoi nedisgrazie che lo colpirono nella gioventù, né sdegno verso i

mici di quel tempo.

95 SàLSOTTO Carlo, Lettere inedite di Carlo Botta al figlio Scipione con appendice di lettere inedite a Giuseppe Filli, in 7/ Risorgi me» lo italiano. X. S.,

XI-XIT, ni, 211-227. Torino, Bocca, 1918-19.

Notizie biografiche inedite nell'« introduzione ».

B.

— Studi intorno alle opere di Carlo Botta (1).

Avendo compreso Ira

le

recensioni

gii

intorno alle

sltuli

opere scientifiche de! Botta, non he quelli intorno alle opere letterali,

letterarie di lui e ai suoi intendi metili artistici,

guardanti

restano da notare in

in

questa

rubrica

generale l'opera storica di

menti storici e

lui

e

linguistici e

gli i

Berilli

ri-

suoi intendi-

politici.

Vanno indicati in primo luogo gli scritti già citati del Dionisotti, del Bon-Oompagni, del Tommaseo e del Pavesio (nn. 10, (59, 11 e 12),

Riguardo alle vicende che la censura fece subire in Piemonte Manno Antonio, Aneddoti documentati sulla Censura in Piemonte dalla Restaurazione (1)

alla Storia d'Italia in coni, del Guicciardini, cfr.

alla Costituzione (Biblioteca di storia recente, 1800-1850. voi.

1).

To-

rino, Bocca. 1907.

E quanto alla proibizione della medesima storia per parte della Censura in Livorno, cfr. Miscel Ersilio, Francesco Domenico (iuerrazzi e le cospirazioni politiche in Toscana dalVa. 1830 alla. 183'), p. 148,

Roma, Soc. ed. Dante Alighieri, 1904.


— 97 e fili scritti d'in do le polemica pnhlicatisi allorché videro la luce le -in gole storie d'Italia del Botta.

96 KM

GlOBBJtTl Visi i.\/.i. bri /ninnilo Melili.

selle.

Cita

U- de/jli

i

luoghi dove

lo

I

(1. 41!»).

ancata e del-

dì

<-

storico parla dell'Ordine della Propa-

4nl4(t(i) e ta t'elogio di Pietro

(id..

Italiani.

1848, I voli.

'..

Storia d'Italia dai (789 ni Isti

la

l'altra riporta

ganda

•

Micea (id.. 429-431). oltre

ad un suo breve gindiaio sul Piemonte (II

108-404).

Parla poi dello storico nei seguenti luoghi:

pone tra

uomini pia illustri del suo tempo. propria opinione, che la caduta •Iella monarchia piemonteae sulla tino del secolo XVIII fu dovuta quella parte del patriziato che aborriva la plebe. Id parlando dei Gesuiti cita il B., in quanto che lo sto ri, ne rieonoeoe però talune qualità buone. II. 180; lo annovera tra gb' storici ohe dilettano di filosofìa. I.

12S:

Id..

lo

:io<t

:

gli

lo cita a conferma della

i

3

202-203:

Id..

lo

condanna come disprezzatore delle ricerche dar

chivio.

<45)

Gioberti Vin< bnzo, Introdutnom I.

:ì

4 :t

l'Italia

-

biasima

:i 4 7 :

non

sia

lo

atto «fatato dotta filosofia.

da Itti sostenuta che nel. governo rappresentativo, e

storico per l'idea

applicabile

il

sistema

di

incolpa ili mancanza di filosofia. D'altra parte invece lo elogia grandemente per le dottrine elevatissime da lui professate nelle Bue -torie. lo

97 Vintknzu.

Gioberti

l'ioUujonuni

del primato

Italiani. Brusselle, Meline. Caaa e C,

Oltl

e in ii.

.•io

a

civile

<

degli

alcuni luoghi le Morie de! B. (pp. 31,

I

'«>.

182, ITO).

differenza di molti studiosi privi spesso d'esperienza.

ade-caie dai t.e-uiti

i

quali cercarono di trarlo a sé con

profferte di rimpatriamento, di utili, di onori •

munii,

v i

(p.

il"';;

e lo indica

tore ardente per la redenzione della patria, ma non informato

dell'idea cattolica, anzi lo.

il

spesso inclinato a coni l>at tei la. 00*1 come

Leopardi,

il

Colletta.

'I

il

RomagttOSi (p

(44)

Gioberti Vincenzo, Ricordi I.

biografi*

to delia

noi

mutamenti

UMiiawailoni

intorno

ai

nelle idee e alla ."iidi/.m;

stai


— 96 lui creatasi

publioando la continuazione del Guicciardini, ohe è tutta

contro i Gesuiti. Id., 190-194 (a.

ls:J2):

della storia suddetta loda

la

torma, in

cui

riconosce veri pregi. Quanto alla sostanza biasima, come altrove, difetto di filosofìa e trova false varie opinioni dello storico. II.

il

258-259 (lettera dell'a. 1842 a Stanislao Marchisio, che prepaB.): dichiara di professare la piti alta stima

rava una biografia del verso

Io storico

nazionale.

98 Gioberti VINCENZO, La libertà cattolica, frammenti inediti pubblicati dagli autografi della Biblioteca Civica di Torino da

Edmondo

Solmi, Torino, Bocca, 1910.

Riconosce nel B.

«

un retore elegante,

più che

uno storico ». ne

fatti,

né soggettivo per

obbiettivo per imperfetta conoscenza dei

mancanza di filosofia (p. 458, nell'Appendice di frammenti rarii).

99 Solmt Edmondo, Mazzini e Gioberti, con prefazione di Arrigo Solmi,

Roma, Soc, ed. D. A., 1913 (1).

Un severo giudizio del Gioberti intorno al Botta come storico trovasi in uno degli scritti inediti di lui quivi riportati (pp. 265-268).

(50)

Mazzini GIUSEPPE, Scrilli editi ed inediti.

Come già aveva violentemente attaccato lo storico per un suo giuromantici (II, 57-61), così lo rimprovera di non aver cenno dell'orazione del Foscolo al Bonaparte (li, 128), e nello scritto citato Moto letterario in Italia condanna il sistema storico di lui e dichiara dannosa l'influenza da lui esercitata nel campo della dizio contro

i

fatto

storia.

(51)

Balbo Cesabjb, Pensieri sulla storia d'Italia. Ricorre spesso al Botta come fonte nel capitolo che tratta degli avvenimenti dal 1789 al 1815 (lib. I, cap.17), e ne fa un vivo elogio

(1) Vari passi di opere del Gioberti, nei quali il

del Botta, trovansi pure nel voi. Pensieri

e

sommo filosofo parla

(/indizi di V.

Gioberti

sulla letteratura italiana e straniera raccolti da tutte le sue opere ed ordi-

nati da Filippo Ugolini, Firenze, Barbera, Bianchi e C, 1856.


(pp. 8:5-84). ricordandolo poi tra

rivoluzione (pp.

nota

la

mancanza ili

generale nelle

Ma

liiit-IIih.

«lui-

da dabbiesM (pp. la

tino all'ultimo e italiani

(pp.

utopisti italiani del

tempo della

cont nutazione del

Guicciardini

principi politici (pp. 60*01, 58 e 63*66),

»7'.'

incertezza di

d'Italia,

storie

180).

i

difetti

i

rettitudine del cuore, e

la

sempre

sentimenti

412-414)

piii

in

e.

opinioni derivante

però comi' storico fa una critica ma esaltandone [iure pregi,

Ini

I>i

elevatissima, rilevandone bensì

specialmente

gli

nella

animata

ila

perseverante

operosità

schiettamente

(1).

100 Balbo Cssabb,

Détte tperaiue d'Italia,

2.*"ed.,

Capolago, Tip. elve-

IMI

tica.

Accenna al concetto clic Botta ebbe sempre di un governo tri e combatte l'idea della divisione dell'Italia in tante piccole il

hunizio

-

i

.

republiche (cap.

RepubbUekette).

/>»•//,-

I\'.

101 \'ii>i

\

Cablo, hello stata dsttt eognùnoni

ediz. 2

:i

Pomba, I)

Balbo,

diacono di

in Italia,

con all'ime note di CXSABS BALBO, pp.

<

.

y.

lH!t-17<>. 'l'orino,

i

in

medi

mia nota, rimprovera al Botta di non aver capito il considerando la storia sotto il duplice aspetto della

scienza e dell'arte, giudica difettoso

ma quasi inarrivabile per

il

Botta per

il

primo riguardo,

secondo.

il

(41)

GlOBOAN I PlETBO, Opere (per cura di A. Li 9SALU). N'ari

-mio gli accenni, accompagnati sempre da giudizi, alle storie che occupa primi 7 voli. luoghi

del Botta, nel copioso Epittokirio,

I

i

pin notevoli mmio: :{o;{. 313 (;1 |s_>| ;;:;, ,.,. |82fi ;;: condanna la Storia d'Italia f789 al isti come indegna dell'autore di quella americana, e e I. perchè lo Storico vuol inscenare farle della -lidia a Napoh VI. 198 201 la. 1832): condanna pure la Storia d'Italia in r,„,t drl riordini, nella «piale riconosce errori di date e di fatti <>

V.

,.

.

>

:

dal

.

contraddizioni

e

confusione (2).

(1) Vedati anche giudizio poco benevolo che dello storico dà Balbo medesimo in una lettera dei dicembre 16 (in CANTÙ, DelViiuli pendenza italioti, II. .MI. imi, Tornio, linone tip. ed.. S7:t>. il

il

:s

I

giudizio

!••

del

l. io

ulani .inrini.i-i

in

Ci

i

RI<

i


— 100 Altro severissimo giudizio, che senza dubbio va attribuito a questa storia trovasi in

una lettera dell'a. 1843 (VII,

76).

inoltre, in-

Cfr.

torno all'opera storica del B. in generale, la citata « prefazione

102 ('rock Bknkdktto, La storiografia colo

decimonono ai giorni

in Italia

La

nostri, in

tura, Storia e filosofia, voi.

dai cominci amenti del teCritica,

ri rista

di Lettera-

XIII e segg.

Profonda analisi del metodo storico del B., e cenni delle accuse che gli furono mosse (XIII.

252-265).

103 GABOTTO Ferdinando, L'opera storica di Carlo Botta, in Gazzetta del Popolo della domenica, a. XVI, n. 46 (Torino, 13 novembre 1898) E' un breve articolo in cui è tratteggiata vivamente la figura dello storico.

104

De MaGRI Egidio, Carlo fiotta, in Rivista europea, nuova Ricoglitore italiano

lano, Stella,

serie

del

anno I, parte 4, pp. 477-522, Mi-

straniero,

e,

1838.

Studio accurato intorno al metodo storico del Botta. Il Croce (La XIII, 264-265) lo giudica « il lavoro critico più esatto e più

Critica,

completo » tra quelli comparsi alla morte dello storico.

105 Cioni-Fortuna G. estratto dalla

B.,

Carlo Botta

Bibliografia

e

le

italiana

sue storie d'Italia di

(articolo

Parigi), Firenze, Tip. Ga-

lileiana, 1838.

E' tati

i

una critica serena dell'opera storica del B., nella quale sono nopregi nonché vari difetti. Essa è preceduta da poche notizie

biografiche, tra le quali leggesi che nell'America [sic) fu innalzata allo storico una statua con l'iscrizione «

A Carlo Botta

»

(\).

5).

106 \I[iciiele]

Baldacchini], Alcune

idee

intorno a

progresso delle Scienze, delle Lettere e delle

Arti,

Carlo Botta, in II

XVIII, 152-155,

Napoli, Tip. Flautino., 1837.

Graziano Paolo, Nuove 16 febbraio 1917, p. 440.

lettere

giordaniane, in

Nuova

Antologia,


— 101 — analisi dell'opera storie* del B. ohe, ascondo l'autore, sotto

;-i(l.i

l'aspetto seientìfloo appare inferiore dini. e sotto l'aspetto dello stile

Ma-cliiavelli e al (iuiccciar-

al

pareggia il Quioeiardini e talvolta lo

supera nelle descrisionj pur meritando « la taccia d'essere nello stile intignale

107 GIAMBATTISTA,

LO

forma

rh'ella

vicende

Lettere e delle

Ielle

Piantina,

Delle

in tutto il

toglie

della

storia

o

della

diversa

ma srolgimento. in // Progresso delle XXVI,

Arti.

243-293, Napoli, Tip.

ls-io.

Contiene un severo giudizio dello storico (p. 263).

108 Prospero. In una lettera del 1825 al Cibrario dice di non co-

.

eoseere il B. pur avendo avuto con lui qualche rapporto per conto

dell'Accademia. Riconosce che lo storico è imparziale quando è informato: ma si lagna di qualche rilievo non giusto e di

qualche lacuna dove parla di lui nella storia. Tuttavia lo loda per

metodo,

il

lo

stile,

La

SCO.

lettera trovaci nell'opera:

ODORICI

ERICO, // rmttf Luigi Cibrario e i suoi tempi. Memorie storiche

H V. 0. con documénti, 37-41, Firenze, t'ivelli. IsTl'. Nell'opera medesima

vi è qualche accenno sui rapporti tra il Cibrario e il Botta, del quale è riportata la lettera intorno al si-mondi (Pa-

IT nov.

riiri.

tore delle

1826), e tra

genealogie

il

Botta

e

Pompeo I.itta.

il

noto au-

».

109 btta Pietro, Open inedite o rare di P. C, eri

(Stami

le),

2 voli.. Napoli.

Mar

1861.

In gradino negativo intorno al B. some storico leggesi in una let•

11

11

-.linaio |s:ioal

Leo .ardi [

(

1

1

.

.TV.»).

110

il

Alessandro, Sul programma imitano tsxegna

naeionale,

nazionale,

Note ero-

XX XIX. S. 2,.

Voi

di

dimostrare

i>uir-i

il

nti

al

<li<-

del

B

proponendosi

programma

unitario italiano non è

l*A.

da astri

mento solamente al Mazzini. parca* i lui già preesistente.


- UH (55)

Bropferio Angelo, / miri tempi, loo. cit. Prendendo occasione dal racconto di una visita fatta allo storico Parigi, mostra la propria avversione al Botta, perchè riconosce ne' suoi scritti un grave astio contro Napoleone T, e inoltre per il suo

a

modo di giudicare della politica italiana, e per la sua adulazione verso t>it te le

aristocrazie, specialmente del Piemonte e di Torino in

par-

ticolare. ili,

(53), 112, 113. 114, 115

Cantù Cesare. Giudica aspramente il Botta come storico ogni volta che gli si presenta l'occasione. Cfr.: DelV indipendenza italiana. Cronistoria di C. C, II, 508-511, Torino,

Unione tip. ed., 1873. Storia universale, XVIII, 881-885, dove condanna lo storico accusandolo di aver scritto la storia de' suoi tempi per ispirazione dei Borboni; scritto ripetuto nella Storia dei cento anni (1750-1850), II, 577-579, Firenze, Le Monnier, 1851, e, rimaneggiato con aggiunte, nei Caratteri storici desunti dalle opere di C. C, 542-544, Milano, Agnelli,

1882. Lettere di Carlo Botta al conte rico italiano,

s.

III, voi.

18, pp.

Tommaso Littardi, in Archivio sto155-173, Firenze, Celimi, 1863. In

questo scritto, che è una recensione della raccolta di lettere bottiane uscita allora (cfr. Bibliografia delV epistolario, cap.

I,

n. 43),

il

Cantù

miete largamente nelle lettere stesse per trarne considerazioni intorno allo storico, e intorno ai suoi modi di pensare e alle vicende della sua vita, mostrandosi, come sempre, decisamente avverso a lui. Alessandro Manzoni. Reminiscenze, 2 voli. Milano, Treves, 1882, dove il Cantù, discorrendo del Botta, il quale, allorquando scriveva la storia americana, soleva sottoporre al giudizio del Fauriel i propri scritti, riporta quattro lettere scritte appunto dallo storico al Fauriel,

e riferisce due differenti giudizi pronunziati dal Manzoni intorno

al

Botta (I, 57-58) e uno scritto del 14 agosto 1834 del Tommaseo intorno allo storico stesso, con accenni alle relazioni proprie e del Manzoni con lui (II, 64 e segg.). 116

"Torri Alessandro. In una lettera a Camillo Ugoni (Pisa, 6 giugno 1826)

gli

annunzia

la

stampa

della

traduzione italiana della

Storia dei popoli italiani del Botta, e parla del favore incontrato dalla sottoscrizione per la continuazione del Guicciardini, nella

quale egli spera che lo storico sarà imparziale, « giacché fortuna-


- 103 — temente morti prima del 1788 BOB possono esser segno per lui veruna personalità (M. LuP'> >rs ni 130, Mi i

di

i

'

i

.

'•

.

lano. Trerisini, 1911.

U7 D'Ani "\ v ALESSANDRO, Unità

nuova ed., pp

T.

federazione,

e

in

ed

1,'icordi

affetti,

Milano. Treves, 1908; edito già in Fan-

Domenica, un. 29 e 30, a. 1884, poi con aggiunte in

julla della

Varietà storiche e letterarie, serie 2, pp. 309-347. Milano. Tr« -v.--. B85, e infine nella nuova ed. con nuove aggiunte.

1

thri I 789 al t8i4, l'A. nota quale nella PrefMSi :ione ai Lombardi si era mostrato

Oltre a citare spesso la Storia d'Italia •che

Botta,

il

il

1799 invece, insieme con molti

federalista, nel sciti in la

altri

italiani

>ua asserzione. Intorno al medesimo argomento vedasi

i

fuoru-

documenta

Francia, patrocinò la causa dell'unità italiana; e

quattro numeri seguenti:

118

Fkw mi logia,

ii

GUSTO, Della unità it<iliana nel

\i

/,".'<.''.

in

X uova Anto-

XXV. 401-437 (1 aprile 1890), e specialmente pp.

414 e

136.

119.

Fic\\< ini il Ai ..i STO, Storia d'Italia dopo il Ì789, 397-399 e 405-408,

Milano. Vallardi (1).

120 <'i\-.

Rafi

\

\i

ì

i

Vorigin* del fragrammo per l'opinione nazionale

.

italiana del 1847-'48, Roma, Soc. ed. D. A., 1916.

Interessa questo punto dell'attività del Botta, e in generale la t

il

<ap.

dello varie correnti politiche nel periodo napoleonico in Italia,

pp.

l.

:>:<

186.

Vedansi anche gli altri scritti magistrali del li: \ n. in

(l)

aprile, pp. ti 7

1

/

sstwrtM

pp.

I

éT Italia /

*

la

lievissil

n. «

129 fl Hi intigno 1889, pp. 672

Bivohuriom francete

popoli d'Italia .

qualche

i .

frane*** e della coscienza politica nazionale in Italia

Della Rivoluzioni

e

la

(ld.,

l

!

•'

(Id.,

sebbene al nostro autore non

-eiuio nell'ultimo di questi scritti.

I

diesmbra 1889, ri

16 diria

«he


— 104 — 121

RlKAUDO Costanzo. // Kisonjinicnlo italiana, 1, 76 6 Sgg. {La tradizione narionale italiana durante la

Olivero,

rivoluzione francete), Torino,

li» li».

Ripete l'affermazione del D'Ancona

(n.

99).

(15)

Sforza G-iovanhi, Contributo alla

vita di 0.

Pontoni.

Nel cap. IV l'A. parla della parte presa dal Botta, con la sua Proal concorso bandito nel settembre del 1796 dall"« AmQuale ministrazione generale della Lombardia » intorno al quesito: posizione ecc.,

•<

dei governi liberi meglio convenga alla felicità d'Italia ».

122

PtVANO Silvio. Albori cosi il azionali d'Italia

[1796), Torino, Bocca.

1913. Il capitolo Vili di quest'opera poderosa è interamente dedicato al concorso » suindicato, di cui fa la storia, esaminando, delle numerese proposte presentate dai concorrenti, quelle superstiti, stampate o inedite. Quanto alle idee manifestate dal Botta nella sua Proposizione l'A. afferma ch'egli non si mostrò nò unitario né federalista,

«

giacché si augurava solo una « bene ordinata alleanza » tra la Republica lombarda e le altre Republiche limitrofe d'Italia.

Anche nei capitoli precedenti vi sono accenni

al

Botta

republi-

cano (pp. 52 e 101) oppure giudizi intorno a lui come storico (pp. 50, 56, 176-178, 207-208, 298) (1).

(1) Il Pivano stesso aveva già accennato al « concorso

»

nello scritto:

1796, in Archivio St. il., serie 5, 1911, pp. 158-166. Ne trattò il Franchetti nella St. d'It. cit. Ne trattarono singolarmente per il Botta il Dionisotti (Vita di ('. lì.), per il Ranza II concetto dell'unità italiana nel

il

Roberti (Il cittadino Bontà), per

il

Fantoni lo Sforza (Contributo

alla vita di G. Fantoni) e Momigliano Felice (Il giacobinismo di un

poeta (Labindo), in Italia!; Letture mensili, I, 3, marzo 1912. pp. 213-216), e per Melchiorre Gioia lo stesso Momigliano ( Un pubblicista, econo-

mista e filosofo del periodo napoleonico (Melchiorre Gioia), in Rivista di filosofia e scienze affini, a. V (1903), voi 1, pp. 115-153, 314-329, 425-446; e voi 2, pp. 78-106, 374-397; e a. VI (1904), voi. 2, pp. 80-111,

dove, parlando della parte presa dal Rotta al concorso (V, 1, 140-142), afferma che il suo « opuscolo è tra le migliori opere di quel periodo »,

mentre invece lo condannò il Balbo (Pens. sulla st. d'It., cit., p. 109)).


— 105 — 123

OTTONI GIUSEPPE,

risveglio della coscienza nazionale studiato

Il

alcune testimoniano

1

M. Qioia, C. Botta

di

dalla riv. Vigleva nmm,

e <!.

in

Fantuzzi (Kstr.

VI e VII), Vigevano, Borrani, 1914,

a.

pp. 68.

Limitando l'attenzione alla parte di questo studio la quale riguarda Botta, troviamo qui indagato profondamente il pensiero politico di lui ne^li anni giovanili, cioè in quell'epoca così « turbinosamente mutabile », nella quale l'invasione francese del 1796 fu « la scintilla il

quasi inopinatamente, accese in molti petti gli ardori del senti-

l'In-,

mento nazionale

(p. 4).

124

Palma

Luigi,

i8Ì5 -

t

(lfl

/

nuove costituzioni in Italia dal 1796 al

tentativi di

Nuova Antologia, s. 3, XXXVI, 193-228, 433-451, 718-

in

nov.,

1

e 16 die. 1891).

«•cuna al noto « concorso » (pp. 446 e sgg.), al quale, secondo il l'alma, il Motta non prese parte. La Proposizione ecc., scritta dal B. in \<

quel tempo, e intorno alla quale il

Palma dà brevi cenni critici, sa-

rchile stata tuttavia ispirata dal quesito

proposto dal Governo prov-

o «Iella Cisalpina (pp. 448-450).

125 dell' Archivio

d'Ivrea, Torino.

del reverendissimo

Capitolo

Stamperia reale, 1843.

Rimprovera al B. di non aver cercato e studiato i documenti neces-«ri vere

;•<•!

li

la

continuazione del Guicciardini, e

(82, i.

\

.

I>cll,i

1,1,1

a dr.jl,

s, ritti

di

0. B.

185) M\-iki.i.i\ G. G. M

\>'tii>

.

*nr la vie et le* ouvragr*

126 l'n

l

I

si

confessasse d'essersi attenuto solo a libri stampati.

ORINI «In BEPPI

.

8* <'arl,, l'.otta.

Ponteechi, IMO, pp. 60.

l'rnsieri dtl

•

meraviglia


- 106 — 127

Angeloni Luigi, Della forza nelle cose politiche. Ragionamenti quattro di Luigi Angeloni Frusinate, dedicati aWitaMoa nazione, I, 131-133, G-.

II,

89-102, Londra, appresso l'autore; Per le stampe di

Schultze, 1826; 2 voll..(l).

Sono due note, la seconda delle quali lunghissima. In esse l'AngeBotta come storico e come uomo po-

loni condanna spietatamente il litico.

128

Angeloni [Luigi], Schifezze politiche

\

proposte e fatte propone

trigesimosecondo anno del nonodecimo secolo

con ridicola autorevole prosontuosità

sua seconda infornata

\

\

\

\

alV italica nazione

dal dottor ('arto Botta

nel |

e

nella

\

d'italiche storie.

E' un foglio volante, che reca in fondo quest'annotazione: « Composto in Londra, negli ultimi dì del settembre 1832; e pubblicato poi per le stampe di G. Schultze, 13, Poland Street ». Questo scritto, ora rarissimo, fu ristampato per intero dal Bollea (cfr. il numero seguente), il quale, seguendo il Dionisotti, lo dice publicato da prima nel

Tribuno e poi a parte (cfr. il n. 27 di questa parte della bibliografìa). Lo scritto si compone di 34 versi, tutti con la rima in otta, e di una lunga postilla, ed è una violentissima invettiva contro lo storico. Si noti che l'Angeloni, con un abile spostamento della punteggiatura di un periodo e la sostituzione di un felice ad un felici, altera in \in luogo il pensiero del Botta. Questo scritto impressionò profondamente il vecchio storico, il quale se ne lagnò ripetutamente nelle lettere agli amici, specialmente in quella del 21 marzo 1833 al Littardi (Lett. di C. B. al conte T. L„ 130-33, Genova, 1873) (2).

129

Bollea Luigi Cesare, Rivelazioni di Luigi Angeloni sulla vita politica di

Carlo Botta e sulla sua assolutoria del 1795, in II Risorgi-

mento italiano, N. S., Vili, 564-586, Torino, Bocca, 1916. Tratta dei due scritti dell'Angeloni, indicati ai due nn. precedenti. (1)

Una copia trovasi nella Biblioteca di S. M.

(2)

A questo scritto dell'Angeloni accennasi nel capitolo

il

Re in Torino. «

Luigi

Angeloni e Federico Gonfalonieri » dell'opera Romano-Catania Giuseppe, Del Risorgimento italiano, studi e ricordi, 30, Roma, Soc. ed. D. A., 1913. La figura dell'Angeloni poi è bene lumeggiata in Bollea Luigi Cesare, Carlo Alberto alla vigilia del 1821, in II Risorgimento italiano, N. S., X, 85 segg., Torino, 1917.


— 107 130

Bollea Luigi Cesare, i

Dieci

mesi di parteggi» di

agosto Ì83Ì-2 giu gno

Ferdinando Dal

\IX.

I

n). Pinerolo, Pavia, 1916.

Nel secondo dei luoghi indicati trovasi un severo giudizio che il Dal Pozzo, in una lettera ni Botta, «lava francamente <ii Uri come CO. 131

Tommaseo Nicolò e Capponi Gino, carteggio inedite dal (833 ai (U I. Del Lungo e P. Prunas, voi. I, Bologna, 1911.

Zanichelli.

Oltn a vari accenni qua e là al Botta, notevolissimo è ciò che intorno alla figura morale di lui scrisse il Tommaseo subito dopo la sua morte (pp. 640-642).

(

.

— Studi minori intorno alla vita e alle opere di Carlo Botta. I

Bn vi biografie. 132

Milano Maestro), <',,rlo Botta, in Sfaeeetta del Popolo della domenica, XVI. 16 (Torino, 1S novembre 1898). Ovetto breve articola biografimi ha sopra le migliori fonti.

merito di essere condotto

il

133

V. /lotta, in Biografato m odern e, <>» Gallerie ''istoriane, cirile, mi-

N.

litoti*, politiq

>•..

I.

260, Paria,

OD bravissimo articolo biografico. Degno

I

esso già fissa erroiM-aimiitt' nel liberasione dal cai

ire

17M

ili

Eymery, 1815.

noia

.•

l'arresto del B. « sei

il

latto

che

17W la sua

ripetutosi poi india maggior parte delle

Degno pure di nota è l'accenno ohe, appena caduto Icone, l'articolista fa del tratto con cui despota nel 1*10 aveva nome del B. dalla nota dei candidati all'officio di Qua allato

biografie bottiane.

il

•

il

lira,

sua condotta

'

perchè riconosceva

iranin -•

in

lui

un disapprovatore della


— 103 — 134

Pavesio Paolo,

Lettere inedite di Carlo Botto pubblicate ed illustrate

con copiose note da P. P.. Faenza, Conti, 1875.

Questo libro trova luogo qui, perchè il Pavesio premise alla sua raccolta di lettere bottiane una Notizia biografica, la quale riassume, con

poche aggiunte, ciò che l'autore medesimo aveva scritto del nostro storico nell'opera precedente (cfr. n. 12), ed una Notizia bibliografica riguardante parte delle lettere edite del Botta.

135

Daneo Felice, Carlo Botta, in Piccolo Panteon subalpino, ossia Vite scelte di

Piemontesi illustri, narrate alla gioventù da F. D. profes-

sore nelle Scuole secondarie dello Stato.

I,

183-191, Torino, Stef fe-

ttone, Carnati dona e C, 1858.

136

Rovani Giuseppe, Carlo Botta, in Storia delle lettere e delle arti in Italia giusta

le

reciproche loro rispondenze, ordinata nelle vite e nei

tratti degli

ri-

uomini illustri dal secolo XIII fino ai nostri giorni per

cura di G. R., IV, 32-58, Milano, Sanvito, 1858.

137

Leoni Michele, Carlo Botta, 1837 (necrologia), in Prose del cav. M. L., prof, di Leti.

it.

e

Segretario della D. Accad. di Belle Arti di

Parma, pp. 365-368, Parma, Ferrari. 1843. Rapidissimi cenni intorno alla vita e intorno alle opere maggiori.

138

Romani Felice, Carlo Bolla, in Annali universali di statistica, LUI, 227-232, Milano, 1837 (1).

E' un breve articolo biografico, ripetuto nella Gazzetta piemontese, 19 agosto 1837. (1) TI

Guidetti nella « Bibliografia » che precede il suo voi. di Scritti

musicali, ecc. (cfr. la nota al principio di questa « bibliografia della critica ») a pag.

XXV attribuisce ad un Romani Fedele una

«

Necrologia

di Carlo Botta » publicata nelP« Annuario storico, 1837, voi, 53 ».

Nonostante le più accurate ricerche, non mi

riuscì di rinvenire

un

periodico intitolato « Annuario storico », né uno scritto bottiano di

un Fedele Romani. Credo si tratti di una doppia svista del Guidetti, quale forse cita di seconda mano il periodico che non vide e trovòcitato da altri con l'indicazione abbreviata « Ann. st. ».

il


- 1()9 139

Canali M. <.. Carlo Botta, in M

ttttmrio ed artistico,

rn scelta di ut iti e sturiate no: ioni in

fatto di Science,

Lettere

§i Arti belle: Opera tvinpilata da illustri scrittori, diretta da I.rn.i \i.

233-236, Torino. Fontana. 1839.

I

brevi cenni biografici.

i

140 Cavalli Ferdinando, I

I

m.

'..

Atta del

del B.

e.

/•>/.

/,'.

biografai di

Conimi

Istituto veneto

di

Carlo Botta del senatore

Scienze, Lettine ed Arti, in

mi. ili se. lett. ed arti, t.

Ili, serie IV,

Venezia.

Grimaldo, 1S74.

Bono brevissimi cenni. che nulla aggiungono alle biografìe precedenti. 141 ludi Giuseppe, Carlo II.

liotta.

in

103-105, Milano, Brigola,

Pi'nrirr ittrriott bittgvafioo italiano.

1870.

142

SCUDERJ LUIGI, Carlo /ittita, in te biografie degli uomini illustri catasti filiti ed inediti di L. S., raccoltie ordinati •lo

Salvatori Moto**,

264-268, Catania, Gianotta.

pp.

1881.

143 Mussi Salvatore, Carlo Botta, in o Vittorio

Zanichelli.

Vite tritatimi illustri da

/'//<

H nt't a a tir II. 3* ed. con aggiunte, pp. 128-234, Bologna, 1

Questa breve biografia nulla aggiunge alle precedenti. Si direbbe tutta tolta dal Dionisotti. in un punto però, dopo aver detto che il B. tu deputato al Corpo legislativo per la provincia della Dora. giunge che nel lx<>8 fu creato deputato per la provincia della Loira. In questo errore Mussi fu indotto forse dal fatto che lo storico nel mi riconfermato come rappreseli tati ti- del dipartimento della Dora. il

144 Bertolotti Antonio, Pat «'urlìi-.

parte), tfotisie li.-.

1m;-v id.

,•

IH.

:t7

•!

|J

(in

Comowom,

tondo

al

voi.

li.

US 135,

Ivrea,

nm numerazione

ik69.

intorno alla vita e

alto

opere di

quasi nulla di ori-


— 110 145 Guidetti Giuseppe, Cenni su messi |>|).

ni voi. cit. di Scritti

In

vita

e

le

opere di Curio Botta, pre-

musicali, linguistici e letterari di C. B.,

XVII-XXII.

Come avverte

il

G. stesso, questi

<

Cenni » si trovano premessi alla

cont. del Guicciardini edita dal Bomba di Torino nel 1852, e, soggiungo io, furono tolti dall' Enciclopedia popolare, II,

1843.

Il

672-673, Torino, Pomba,

G. poteva essere più felice nella scelta, giacché vi sono varie

brevi biografie dello storico migliori di questa. Egli però avverte di

avervi fatto « correzioni ed aggiunte ». A tale proposito noterò solo che mantiene l'errore rilevato a proposito del Dionisotti e di altri biografi, intorno all'arresto e alla prigionia del B. al tempo della Ri-

voluzione.

2)

lìreri scritti riguardanti per lo piìi lettere

il

posto che il Botta occupa nelle

italiane.

146

Tommaseo Niccolò, Di Giampietro Vieusseux e dell'andamento della cirillà

italiana in

un

(/mirto di secolo.

Memoria di N. T., p. 41,

Firenze, Stamperia sulle logge del grano, 1863.

Rimprovera al B. di avere, in una lettera a Ludovico di Breme^ chiamati nemici d'Italia romantici (1). i

147

Rolando Antonio, Intorno a Carlo Botta. Discorso letto rial prof. A. R.

nell'occasione

della

solennità

letteraria

bratasi nel R. Liceo Torricelli di Faenza

commemorativa

cele-

Vanno scolastico 1868-69,

Modena. Zanichelli, 1869, pp.35. Questo studio, pur non oltrepassando i limiti di un lungo discorso, è degno di nota perchè delinea bene la figura dello storico nei vari mutamenti di pensiero a cui andò soggetto. (1) E' la lettera del 19 settembre 1916, edita nell'Antologia del

(Cfr. Bibliografia dell'epistolario, cap.

I,

n. 39).

1826

Ben di peggio disse

poi dei romantici stessi il Botta, attirandosi una fiera invettiva del

Mazzini (Cfr. id. n. 57 e Bibliografia della critica, n. 50),


— Ili — 148 Franchi

Cario

l'i;

celebrala <

'kiihi.

n

l'ranrlii.

I

fiotta.

Dieeoreo tritato im

mi

Lieto

/,'.

Volta

U

della

yiayid 1870,

B

870.

nmarie notizie biograficlie e più esteso giudizio sulle opere. Come storico rantoli' lo riconosce non impaniale, ma ba Vi

li

_

molte espressioni <ii lode pei lui come patriota caldissimo.

149

Faldella Giovanni, Da spettini, in

E'

Umberto

i:>

l

a

t'urlo

storio

Bètta,

retro-

Raeeegna nowionale, IH febbraio 1906.

Livorno Piemonte

un diacono tenuto

Umberto

l'inaugurazione ili un busto al re

1

~2:\

il

e

ottobre 1904 per

una lapide allo sto-

<lt

rico, il quale, ai tempi delle congiure rivoluzionarie in Torino, probabilmente nell'autunno del T !*:>. sarebbe stato colà segretamente ospi1

dalla famiglia Anselmi. (li

La parte ohe lo riguarda è tutta un inno

lolle.

150

Ltveriero Emilio, Cario Botta pronunsiata

il

Nazionale di

ritto

>

Novara

suoi tempi, orazioni- inaugurale

i

A 17 no vembre

MDCC0LVII1

<l"l

Profetiate

nel

CoUegio-CoU'

storio

'li

r

geografia

Emilio Liverieko, Novara, Miglio, 1858, i>p. 28. 151

Beo ih I'i:i

l'in i

il

mi osi OSO

Elogio di

.

Carlo

Botta,

detto

dal

$e§retario ab.

netta totenne adunanza trinità dall'I.

'il

l'.i .-

endemia détta Crueoa il d) li tettemhn

I

/

irenae, Piatti,

PP

152 Questo Msritto fu ristampato tra le Prosi editi inedite deWabatt nruoso Bucci io dell' Aeeademia dei meta, con p di U B. Niccolini, 239-271, Pirenae, Campolmi, 1845. lì colini nella prefazione rileva ohe il Becchi, torse per reazione control <

I

denigratori del Botta, esagerò Dell'elogiare riso,

lingua

la

caboli e ili loeu/. Il

XII.

pecca talvoll

medesimo -rutto ti'.

Ut.

la

lingua usata dallo ito

quale, a >nc. giudisio, se è ammirevole pei copia divo

fu

riprodotto Milano. poi

lo alla In

purezza (p. vii).

L'Ittmetraeione

/»»/i«-/


- 112 — 153

Vannucci Atto, Monumento alla memoria di Carlo Butta, eretto in San Giorgio Canavese sua patria, in Arch. st. Uni.. Appendice, II, 574-580.

E' tutto un inno di ammirazione per il Botta, con riferimento all'« elogio » indicato al numero precedente.

154 Nispi-Landi Ciro, Carlo Botta e le sue opere. Discorso letto nel Circolo filologico fiorentino la sera del

di

17 maggio

Ì87C>, corredato di note a

un'appendice sulla storia del Canavese dall'autore,

Firenze,

Pellas, 1876, pp. 125.

Per ciò che riguarda lo storico questo studio non ha molto valore. 155

Bertolini

Gr.

B., Parole dette agli alunni del Liceo d'Ivrea ckd preside

G. B. Bertolimi innanzi al monumento di Carlo Botta

iti

San

Giorgio Canavese, Ivrea, Curbis, 1865, pp. 15.

156 Il centenario di Carlo Botta, in

La Dora Baltea, Ivrea, 22 marzo 1866.

Articolo giornalistico nell'occasione di una festa scolastica comme-

morativa.

157

Settembrini Luigi, Lezioni di letteratura italiana dettate neUa

/,'.

Ini-

rerxilà di Napoli. Ili, 398-402, Napoli. Libreria edit, ita].. 1898.

153

Emiliani-Giudici Paolo, Storia della letteratura italiana. II. 433-436, Firenze, Le-Monnier, 1855.

159

Masselli Nicola, La scienza della storia, 60, Torino, Loescher, 1873.


m o accenni

-'ritti ritti

iì

dell e

riguardanti qualche punto partirolare

della,

opere del Batta.

160 Fai.i>ki.i

\

Giovanni, Carlo

lu>tta

deputato,

segna quindicinale illustrata indiana k

Natura ed Arte, rasili

scienze, lettere

1904-05, pp. 147-151, Milano. Vallardi, 1904-05.

un breve >tiulio condotto

I.

in

e straniera

BOpn parecchie lettere inedite, che

vanno <hil giugno 1807 al marzo 1812. e di cui l'illustre autore dà un sunto partieolareiririato per dimostrare che esse, benché si aggirino tutte intorno alle diverse rielezioni del deputato al Corpo legislativo. non contengono neppure un minimo accenno alla politica; fatto faceto che si spiega pensando al carattere di quel Parlamento, giustamente chiamato muto .

161

Cabducci Giosuè,

Lettere

rieorgimente italiano.

dei

I.

(174M-I-

Bologna, Zanichelli. 1896.

Due accenni al Botta trovansi nella prefazione (p. \\\i e p. wxiv) Taluni dei passi della Storia d'Italia dal i 789 al 18 i 1 riportati nel beato seno accompagnati da opportuni cenni intorno alla parte avuta dal gli avvenimenti stessi pp. 108 l«»!t. 149-150, 204 805, 246). (

162

Barolo Ferdinando.

Cittadino Ferdinando Barolo o, tuoi tondi

//

I

Contiene vai. accenni lei

1

79

t

in

alla

"mio.

1

SOS

parte avuta dal Botta nella tallita con

Torino.

163 *<

\

1

1

Vittorio di

ih

<iu,i,

Simun.

Storia,

Arti

SeAVAppendice, roto, alla roga del

di

-/,.,,,

i7<>^ 1798, •

>li«-

<ta

Xreheoìaaia delta

illustra

tea

p

provincia di

la

il

governo dotta

Gkiabrera,

accenna

in

Bietola

ilesmuidria.

alla

\ I.

Ba

Botta e al mo arresto (pj a


— 114 164 Neri achille, L'ultima parola sul processo di zetta letteraria, U marzo 1885.

('aria

Botta, io Gaz-

un breve articolo, che riassume, può dirsi. tr\\ scrini (li Nicoinede Bianchi intorno a questo punto della biografìa bottiana. E'

165

Nkki

Una lettera apologetica di Carlo Botta, in Archivio sto-

A» iim.i.k.

rico italiano, serie V.

t.

IX. pp. 76-87. Firenze, 1892.

A proposito di questa lettera scritta il 10 maggio 1810 dal Botta ministro francese della Pubblica Istruzione per ottenere una cattedra in una Università italiana e colla quale cercava di difendersi da calunnie sparse sul suo conto, come uomo che aveva subito un processo negli anni giovanili, il Neri accenna alle molestie che quel processo recò in varie occasioni allo storico. In una nota poi (p. 87) dice che al

nella copia della

Vita di ('. B. » del Dionisotti esistente nella Biblio-

teca nazionale di Torino un lettore scrisse questa postilla: « Quando verranno in luce gli archivi segreti del Botta, ei non parrà più quel-

l'uomo così probo che il Dionisotti ci vuol far credere »; e nega che B. sia stato sempre rigido osservatore della virtù e non abbia mai principi di sincero republicano. smentito

il

i

166

BOSSOLA Amilcare, Il Governo

provvisorio piemontese

<

la

Munici-

palità di Alessandria. Torino, Casanova. 1900.

Accenna

al

Botta

in

tre luoghi,

parlando della congiura Barolo

(pp. 24-25), della formazione del Governo provvisorio piemontese nel

dicembre del 1798 (p. 62), e dell'opera del B. come capo zione publioa durante il Governo suddetto (pp. 270-71).

dell'Istru-

167

Olmo Francesco Domenico, La

"Rivoluzione francese in

Piemonte,

in Rirista <V Italia. 1913, pp. 505-579.

Oltre a qualche lievissimo accenno al B. (pp.514 e 522). parla di lui nel cap.

I

novatori » (pp. 545-553).

168

Bianchini Domenico. Prendendo occasione da una lettera del Botta dalla Svizzera (Knutwiel, 28 febbraio 1796) da lui posseduta, e eh'egli invia al cav. Francesco Zambrini perchè la dia alle stampe,


— Ilo — Bianchini accenna all'andata del Botta

il

in

[avisaera esulando

Propugnale**, sin, li filologici, bibliografici di varii tooi détta Qommieeione /»' tetti di lingua, pai ragioni

:*7o,

t

politiche [Il

Bologna,

>•/,.

Romagnoli,

1.

184

169

Benedetto, Relaeione dei patrioti napoletani col coi

>

Gongolato,

deWunità

Videa

Direttorie

(Ì799-Ì801),

itaiana

t

Napoli.

Pieno, 1902.

Contiene pochi e lievi cenni intorno al Botta esule in Francia durante l'occupazione austro-russa «lei Piemonte.

170

Ma\a<»ki>a <ìii -irei. / rifugiati italiani in Francia urtili unni Ì799(800 sulla

scorta del

Vimeeneo Lancettì

Diario <n

••

di

docum enti

Memorie detta Reale Accade m ia detta ecienee <li Torino, s. 2. t. 57, Classe «li scienze mo-

inediti dagli incitili d'Italia e

rali,

storiche e filologiche, pp.

Riguarda in modo particolare

Francia,

ili

7"> l'2n.

i

in

Torino. Chiuseli. 1907.

rifugiati cisalpini,

ma (ratta pure

distesamente dell'opera attivissima del Botta in quel tempo. 171 N. N. Aneddoto di f'arlo Unita, in h' Annotatore piemonteee, <>>sia Giornale detta lingua e letteratura italiana.

VII.

360-361'.

Narra l'incontro dello Btorico, ormai vecchio, con la Signora Teresa l'aiulctii. «la lui teneramente amata nell'eia giovanile.

172

M u;< his io Si iniplao. al

n.

Nella rubrica

Varietà

precedente (VI,

il

una nobilissima

Btorico, pubblica

Dosoensa ch'egli sentii Che contava

lettera

«li

luì

intorno alla rien-

numerosi amici ed ammiratori

i

'l'orino, e

in

del (riornale indicato

Marchisio, intimo amie.» dello

l'accompagni con m-ti/ie intorno

al'e

numerose lettere dello storico da Ini possedute. 173

m\ t.n seppi

Un ai

.

ipplemento), Torino,

Riporta uno -cntto tra lui e

!..

<ii

'ria i

febbraio

Stanislao

storico.

Botta, in Gaeeetta

<1>I

/'.»/»<//.

Ifl

Marchisio, che

nani oome


— 116 174 A\ m.i.k Carlo, Biografia del oav. Giuseppe Fitti da 8. Giorgio, 'l'orino. •

Cassone. 1850, pp. 88.

Contiene qua e là notizie intorno al Botta per ciò che riguarda l'amicizia di lui col Filli, suo compaesano. Di quest'opuscolo, oramai rarissimo, conservasi una copia nella Biblioteca di S. M. il Re in Torino.

175

Marom kì.i.i Pietro. Addinone atte

Mie prigioni

«

»

di Silvio Fallico.

Nel cap. XVII ricorda l'iniziativa del Pellico per una sottoscrizione mezzi per scrivere la Storia d'Italia dal 1789

che fornisse al Botta

i

al 1814.

176 MiMiiiF/rn MARCO, Miei ricordi, 2

l

ed.,

I,

48-49. Torino.

Roux e C,

1888-90.

177

Fontana Leone, Commemorazione Miscellanea di storia italiana

del

(/.'.

comm. Carlo

THonisotli,

in

Deputazione sovra gli studi di

storia patria per le antiche provincia e la

Lombardia).

8.

3,

t.

6,

pp. 467-475, Torino, Bocca, 1901.

(41)

Giordani Pietro, Opere, V, 365. In una lettera del 24 settembre 1816 a Gaetano Dodici annunzia di aver invitato il B. a stabilirsi in Milano; il Monti gli avrebbe ceduto ogni profitto derivante a lui dalla parte che aveva nella redazione della

Biblioteca italiana e

un generoso signore gli avrebbe fornito le spese

del viaggio e. per un biennio, un assegno di duemila lire annue.

178 Leopardi Giacomo, Vjani,

II.

Epistolario raccolto e ordinato

da Prospero

Napoli, 1860.

In una lettera del 26 aprile 1829 al Colletta, il quale gli aveva pro-

posto di ricorrere, per la pubblicazione di suoi scritti, ad una pubblica «ott ascrizione, come il Botta aveva fatto per la Continuazione del Guicciardini, risponde respingendo sdegnosamente la proposta (pp. 77-78).

In •di

lui

una lettera al padre da Napoli (18 febbraio 1836) accenna al scritto sul Botta publicato in La voce della ragione di Pe-


— 117 — sarò (cfr. poli

n.

dicendo die il suo Dome è in molta stima in NaMa scrivendo poco dopo (l."> maggio 1837) all'avv.

29),

137).

i]i.

Fini. Maestri <li Parma, si lagna che certe « bestialità » scritte da un Leopardi siano dal pubblico attribuite a lui (pp. 143-144). Iti fondo al medesimo volume poi trovasi già la lettera del ''olii

panli. indicata al n. 109.

I

179 LLIM1

Mai rizio, Ricordi ili M. B. sulla vita e nulle opere ptaprk M vinoni, ih-/), ni l'arlanunto. 2 a ed.,

pubblicati (Itill'inr. Fii.iiM'D

Firenze, succ. Le Mounier. 1876.

Mariotti in una nota (p. 269), richiamandosi all'opinione ruanife-

Il

dal Gioberti nel Ritorg. eie. che «i medici riescono eccellenti meditazione e nella trattazione delle cose civili », reca gli esempi Botta e di Luigi farlo Farini (1).

nella •lei

180 M \mi vm Ts&enzio, /.''/'

'

da Ettore

dall'esilio, raccolte e ordinate

VlTZKBO, IL 7. Roma. Soc. ed. Dante Alighieri, 1899, 2 voli.

Appannando al proposito di publicare un inno per la ricorrenza centenaria della cacciata degli Austriaci da Genova, dice che vi penerà la narrazione che ne fa

il B. nella sua storia, aggiungendovi qualche nota detterà del 10 gennaio 1846 all'editore Le-

del proprio

Monnier di Firenze) (2).

181 Bassotto Carlo, Una mi. 1901, pp.

inedita tu Cario Bottai, Torino. Vinci-

notizia 12.

iarda la traduzione dal francese in italiano dell'opera del Dil-

Messkdaouj

he

li)

menti inediti. 1*7

Fu

Luigi,

l.n

fiowimuma di ma

Farini medico, con introduzione di Luigi

('urlo

»

18,

Roma, SOC ed.

I

>.

dittatore,

Rava e doen-

A.. 1914.

un opuscolo di pp. 1S comprese quelle /wi che e il frontespizio, sul (piale si legge: Inno 8, Giorgia tmn,, ,ì, (,. ,,,(« ut ni crlehra utlosi il centenario della oueciaia dtgU Alla pag mova Tip. e Lit. di L. Pellai HDCCCXLVH (2>

infatti publicato in

<<

|

,

|

|

;

.'1

l'editore inserì

e

le

pp.

5 e 6

o Mamiani

contengono una al suo dolce ani

A

e

/'</-w<

di

!'.

il

m..

.

conte Terenzio Maniiain

lettera dedicatoria

|

Fu ristampato in I

un elogio dell'autore

indo

intitolata:

«Te

sacerdote

Aggiunta di parecchie oompoaiaioni, Pirense, Le Monnier, l'altra ed. contiene U passo del Botta un qualche

Ne luna uè

ceniK. a lui o alla sua narra/ione

|

»

onora edizione con ammenda dai

M


— 118 — uif-ril,

rimasta

inedita

8

sconosciuta.

p. 191) attribuisce erroneamente al

Lo Sforza

{1/ indennità

in-.,

Roberti questa brevissima mono

jrrafia.

182

PATETTA Federico, // poeta torinese ('umilio Maulandi e uno strano errore di Carlo Boi tu. in Atti della

LII, 7-8,

1916-1917, pp.

!>'.

A ce della Scienze di Torino,

475-491, 543-557 e 697-718, Torino,

Bocca, 1917. L'errore (Storia d'Il. dal 1789 al Ì8Ì4, lib. 4) consiste nell'aver creduto morto in un fatto d'armi del 27 aprile 1794 il poeta, il quale invece fu allora ferito e fatto prigioniero, e visse poi fino al 1799.

183

Garmagnano Alessandro, «Preside del

Collegio delle Belle Arti

nell'Ateneo torinese », dedicava, con la data « Torino, anno

stamperia filantropica », un'entusiastica canzone al suo

X,

amico

Carlo Botta, allora giovane e ardente republicano (H. Bed arida,

Quelques documenta sur ('. B., cit.; cfr. n. 92).

184

Marengo Carlo, In morte di Carlo Botta: Canto (1837), in Tragedie inedite di C. M., aggiuntevi alcune liriche e la

tragedia, pp.

postuma). In una postilla al

Canto

»

Pia de' Tolomei »

Le Monnier, 1856 (ediz.

376-381, Firenze, Felice «

«

l'editore G. Prati nota che

il Marenco esitò sempre a darlo alle stampe (p. 378). Esso trovasi

riprodotto in

V Illustrazione popolare, XII, 24, pp. 379-380, Mi-

lano, 10 ottobre 1875.

185

Grace-Bartolini Louisa, Carlo Botta (1848), in Rime e prose originali e tradotte di L. G.-B., raccolte per cura di Francesco Bartolini, pp. 54-57, Firenze, Successori Le Monnier, 1870. 186 Casali Enrico, Carlo Botta e V Italia. Nel centenario di Carlo Botta pubblicamente celebrato con festa scolastica nel teatro civico d'Ivrea il

i7 marzo {866. Canzone detta dal prof. E. C, senza data, pp. 16.

Si riferisce alla ricorrenza .n.

di cui

parlasi

155 di questa parte della bibliografia.

nello scritto indicato al


— 119 — 187 KNATlfl tiglio di lui

A\ Q]

'ti,

intorno allo storico e rivolto

al

Scipione, al quale il De Gubernatis lo consegnava nel

tempio «li Santa Croce di Firenze il giorno in eoi vi furono trasportati

i

resti mortali

kobre

1875),

IO,

18

.i

p.

padre (L'i lista europea, a. VI, voi. IV (ot-

<lel

riprodotto nel

378,

In o<<a.-ioiie del trasporto della

Umetti, giornale ecc.,

VII.

salma dello storico da Parigi nel

tempio .li Santa Croce in Firenze (11 settembre 1875) e negli anni piecedenti,

dopo che era stata lanciata la proposta del trasporto, vari

giornali italiani publicarono articoli d'occasione e di polemica, nonché le liste di

Anche di questa produ-

coloro che concorsero nella spesa.

zione >i dà qui un saggio (1).

188 tetta l'.-.".

del Popolo,

rrier de

(1)

Già nel

salma

.'114,

332; 1875, nn. 201,

Turin, 1872, n. 82.

{fossetta piemotUeee,

della

1H72. mi. 891, 800,

865,

In"'!',

di

1

s72. nn. 284, 201, 308.

allorché il Comune di Torino promosse il trasporto

da Parigi,

V. Gioberti

il

Pioni-otti rivolgeva istanza

perchè altrettanto si facesse per le ceneri del Botta; ma non riusciva nell'intento (Dioniso! ri, Vita di 0. /•'.. pp 550-51, trai « documeir In nero articolo di protesta compariva allora in TI RiBor§im§mkì, ptor Torino, il novembre \s:,2. Finalmente nel 8tampa, Torino, 26 maggio 1903, leggeai l'articolo darle Botta in Soni* II monumento, che è il mozione d remlicuni., della funzione fattasi nel tempio nazionale per l'inaujmra/.ione del monumento cola elevato allo storieo italiano. Parimenti la t limetta il-l l'n/tnlo d> l'orino del mede-imo L'iomo puhlica un ani .

giornale

/.'/

i

ielle»

stesso tenore

ì.,-

cene ri ili

Omdo Beffa (a

s "<,/,/

<

reet

</»

li

maggio 1903, resti dello storico erano tolti dalla primitiva inoilc-l! — ima toml.a trasportati nella tomi. a monumentale, innalzata pei cura del onnine di Il

giorno precedente.

L*".

i

<•

t

fornii

dell'apposito lascito del

comm. Cari

I

iti.


- HO — lì

Oanavese (Chivasso) 1872, mi. 42, 50; 1873, nn.

7,

16, 22, 23,

26, 28, 29, 1874. n. 21. //

Oonte Cavour; Giornale politico e letterario (Torino) 1872, n. 322.

L'uniti) ruttolini. 1874, n. 116.

La l'erseveranzv

.

1

s 7 r>

.

13 settembre.

Notizie intorno alla cerimonia leggonsi in La Rivista europea, cit, (cfr. n.

loc.

187).

APPENDICE

Scritti inediti intorno al Botta.

189

A Carlo Botta, sonetto di Ignazio Boyer (autografo in Biblioteca Civica di Torino, Manoscritti, 79, n. 60) senza data. E' una forte rampogna che il giovane medico e ardente republicano

piemontese rivolge all'amico rimproverandolo perchè, nato a liberare la società dai

goglio ».

Il

tiranni,

si

lasciava poi accecare

«

sonetto non è posteriore alla metà del

dall'oro e dall'or-

1797, giacché

ap-

punto in quel tempo il giovane cospiratore fu giustiziato in Torino.

190 Processo di Carlo Botta (in Biblioteca di S. M. scritti,

il

Re in Torino, Mano-

Storia d'Italia, 1121) (1).

Grosso volume ms., contenente verbali, interrogatori di testimoni, confronto tra il Barolo e il Botta, il costituto del coimputato Pico, il verbale di costituzione in carcere del Barolo e le sue rivelazioni il

circa i compagni della congiura, la difesa dell'avv. Paolo Boggio per il Botta, oltre ad incartamenti di altre due cause (Fontana e Bofì'a). Credo si tratti dell'incartamento raccolto dal difensore avv. Boggio. La « difesa » infatti è accompagnata da una postilla del donatore alla Biblioteca (a. 1889), che è il barone L. Boggio, discendente del difen-

sore del Botta.

(1)

Ne devo la conoscenza all'amico cav. dott. Mario Zucchi, il

quale ne sta preparando la publicazione.


— 121 — 191

Documenti tutta sverrà del t79S (il VJ96 «li <-n 3XPP1 1'kii:>>i.kki (in Biblioteca ili S. M. il Re in Torino, aTowesoriftn*, ".">).

volume in-.. comprendente,

«.rosso

tra l'altro, hi

i

Nota dì quelli

1

contro de quali, in seguito alla congiura scopertasi nella città di Torino in maggio 1T!M. ha proceduto la R. Delegazione, o come complici

medesima, o liberi parlatori a favore de' Francesi, colla provvidenza datasi in odio di essi dalla pretata R. Delegazione, fra' quali

nella

alcuni furono riconosciuti innocenti

.

Tra questi è registrato il Botta,

dice arrestato in Caatelalfero (?) e rilasciato con sentenza del IT't.-)

(1).

192 Nell'Archivio Cario)

si

Stato

di

di

Milano (Sezione

Storica,

Manoscritti,

conservano taluni appunti manoscritti di

C»

Canti intorno alla vita e alle opere del Botta. 193 Nella Biblioteca Civica

«li

Torino (Manoscritti. 137) trovasi il ma-

MMCritto «li uno st mi io sul Botta, intitolato Qiudieio su farlo Botta, Malora. \V

un fascicolo di fogli 60. formato protocollo, scritto a mezza

ambo le f accie. Nella prima pagina leggesi la data: « Savona, e, di altro pugno in margine, la nota: « L'autore novembre 1824 k Bongioanni «li Mondovì, già Magistrato, Dottor di Collegio, morto ad », e in calce, della stessa mano che scrisse la nota, il

2

.

i<

nome " Dionisotti

...

una critica tutta sfavorevole della storia d'Italia dal 1789 al 1814, per «li mostrare che lo storico scrisse per odio verso Napoleone I.

194 Consta ohe l'illustre glottologo Giovanni Flecchia lasciò tra le sue earte presioae notiate da

lui

raccolte intorno allo storico suo compae-

A queste attinsero vari degli autori citati, specialmente il Bon-

Com pegni, al «piale Flecchia favorì intorno al Botta non solo notizie manoscritte, ma eaiandio oopioaiaeiino materiale epistolare, da il

il

lui

pure raccolto e rìmaato inedito. A onesto epistolario inedito pari-

menti attinse per

(1)

preM «li

Son queste :.

i

su<m stadi la signorina Emilia Regi*.

carte ohe vi«le il Dioniso) ti. il quale però non vi Studi nota alla Vita di f. /.'. al principio del cap.

le

la

carattere generale

«li

questa

«

B dittografia della critica »).


195 Croce (La Crìtica, XIII, 263) parla di una profonda

11

critica,

rimasta inedita, di Luigi Blanc intorno alla continuazione del Guicciardini,

ma non indica

il

luogo di conservazione del ms. (1).

196 Infine va notato che Nicomede Bianchi nella sua Storia

della,

Mo-

narchia pieontese (voi. II, cap. XIV « I patrioti piemontesi dal /7.9.V al

1797 », pp. 538-584) ed il Carutti nella sua Storia della Corte di Savoia durante la Rivoluzione e l'Impero francese (1, 277-285) accennano

ad appunti sulla vita dello storico al tempo

dell'arresto, della pri-

gionia e dell'esilio, da lui stesso inviati al Ranza, che intendeva di

publicare

un

«

martirologio piemontese ». Si tratta indubbiamente

delle carte dalle quali attinse il Roberti (cfr. i n. 88 e 91 ).

Aggiunte alla bibliografia dell'epistolario

Cap. I.

76

— Lettere edite. 1802-1837

Druetti Vincenzo, Alcune lettere inedite di Carlo Botta, in II Risorgimento italiano, N. S., X, iv, 489-497, Torino, Bocca, 1917.

Sono sette lettere, dirette a Giorgio Domenico Boggio, cugino e compaesano dello storico. Le due prime riguardano questioni d'interesse del Botta coi suoi parenti materni; la terza e la quarta si riferiscono alle elezioni politiche del dicembre 1808; prive d'importanza sono la quinta e la settima, mentre la sesta (Parigi, 11 maggio 1814) è notevolissima per il giudizio che contiene intorno al mutamento di regime che subiva allora la Francia. A queste sette lettere segue un breve passo di un « Memorando » dello storico al suo primogenito Scipione circa il modo di comportarsi verso i parenti.

(1)

Questa critica fu dal Blanc stesso riassunta in Museo di scienze VI, voi. XIV, pp. 55-56, Napoli, 1848. Questo rias

e letteratura, a.

sunto non fu indicato tra le « recensioni », perchè non potei consultare la rivista qui citata.


— 143 — 77

ls-is-ls.iu

Ottolexo.iii Raffaelk, ffottris biografiche ài arte e archeologiu della

•iriu

V.

<

'urlo Botta, in

Rivista

provincia di Alessandria,

8.

3,

62-64, Alessandria, 1918.

pi».

Contiene due lettere al cav. Airoldi di Firenze circa il concorso al premio quinquennale dell'Accademia della Crusca. Notevole un passo della prima (Parigi, 14 marzo l82S)incui dichiara di ritirarsi dal conqualora dovesse dividere il premio col Manzoni, giacché si vergognerelihe nel vedersi accoppiato ad un romantico. i

78 Carlo,

•in»

1829-1837

Lettere inedite di Carlo Botta al figlio Scipione, in

h'i*orgimento Battuto, N. S.,

//

XI XII, ni, 211-227 e XIII, in,

Tu- ilo, Torino. Bocca 1918-19 e IMO.

uol9 lettere dirette al primogenito Scipione dopo che questi si da Parigi a Torino e rameggiano la figura del R. come padre,

trasferì

oltre a mostrare la genesi dell'ultimo lavoro al quale attese il vecchio tioè la

Bibliografia

traduzione dell'opera del capitano Duhaut-Cilly (Cfr.

dtVT epistolario

cap.

,

I.

n.

70).

Segue una

«

appendice »

di tre lettere, pure iueilite. all'amico tiiuseppe Filli di S. Giorgio Ca-

navese intorno ad una curiosa particolarità della vita del Botta, un progetto di matrimonio quando già aveva sessantatre anni

di

Queste ventiline lettere provengono dall'Archivio Fontana (Cfr. Bibliografia éeW epistolario, cap. II, n. 1 C).

Cap. II.

— Lettere inedite.

11

1800-1807

archivio privato della famiglia Bongioanni trovansi

1

ici

B.

al

Bongioanni

n.

(ofr.

(Ih prairial e 2 fructidor, a.

8",

1816-1835

Due lettere autografe Inedite oonatrraaal «li Genove (nn. 7 601); lui <

:t

•

ii

»

i.nsa (?) presentandogli

10 ottobre »

188

il

prof.

lot-

e 8 aprile 1807).

12

i

tre

Itt), tutte e tre datate da Parigi

nella R. Biblioteca unili

<•

una copia «lei

(

gennaio 1816)

'unitilo, e l'altra (Parigi,

Roaini di Pisa pei presentargli Giorgio Wa«

ircene, U dotto americano amico dello storico.


- 124 — Nella medesima Biblioteca conservarci (nn. 265 e 266) gli autografi delle due lettere edite da Achille Neri (Cfr. Bibliografia dell'epistolario,

cap.

I,

n. 22).

1833-1835

13

La R. Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele mento) di Roma, tra sei lettere

le

(Sezione Risorgi-

carte di Aurelio Bianohi-Giovini, possiede

autografe a lui dirette dal Botta. Tre di

esse

(oltre

a

non esistente) furono edite dal Viani (Leti, di C. B., Torino, 1840). Le inedite sono dunque tre ma utilissime riescono anche le altre, perchè l'edizione del Viani subì mutilazioni qua e là un'altra ivi

;

(Cfr. Bibliografia generale, n. 28).

1833-1837

14 Il

Museo naz. del Risorgimento

ital.

questa parte della Bibliografia) si è lettere autografe

del B. al

di

Torino

(cfr.

il

n.

6 di

recentemente arricchito di 15

suo concittadino Carlo Ignazio Giulio.

Sono le lettere che servirono a Emilia Regis per uno de' suoi studi (Cfr. Bibliografia generale, n. 60). Esse provengono dall'archivio privato della famiglia Giulio di

S.

Giorgio Canavese,

archivio

che,

mentre di questo studio si licenziano le bozze per la stampa, non è ancora interamente trasportato nel suddetto Museo.

Cablo Salsotto.


LA MISSIONE MALAGUZZI A VIENNA nel 1865-66 per la cessione del Veneto

1

Dal 1860 al 1866 due convinzioni egualmente tenaci si disputavano il campo in Italia ed in Austria. Nessuno dubitava fra noi che alla liberazione della Lombardia dovessi- ineluttabilmente seguire in breve tempo l'acquisto

Veneto per forza d'armi o per

del

abilità

(2). (lon altrettanta fiducia

diplomatici

riprendere alla prima occasione

di

appena

'59,

l'Italia

suo

il

prudenze (1)

morte

la

sero alienato

il

III

potente (3)

protettore

ce

•

la

Napoleone

di

il

di

negoziati

contava l'Austria preda perduta nel o

avesse tolto alnostre

le

im-

i

favore.

Da quota monografìa, scritta già nel 1915-16, trassi qualche

brano e qualche documento per la conferenza su Francesco Giuseppe, edita dal Treves nel 1917 fra « le Pagine dell'Ora ». Il lavoro, integro ed immutato, senza aggiunte e correzioni, ispirate dal « senno di poi vede Bolo ora la Iure. Mi sono unicamente permesso due citazioni «li- libro del gen. fargutti Fon alt— Ka ittr ohe in blanda forma suffraga mei giudi» ostili al penultimo imperatore degli lUrgo. Inacri-.~il.ile mi rimase il libro, violentissimo contro F. .

1

i

eppe, (t)

Go]

<lel

Istruzioni

lino, «lei IH gennaio InHI.

liana

Anche

la

Unterfang).

ieh»

Ber

Lamarmora per la sua miaaione

al

ili

Noi non crediamo ricolta 1* questione ita-

Venexia non -ara restituita

all'Italia

:

ma non di-|>c-

»he tali ortensi possa avere, quando die >ia. un pacipossibile die la grande riforma Beo e naturale svolgimento... Non

riai

i

principio delle aasionaiiti possa mantenere a lungo conculcata s depressa la nazionalità veneta ecc.

iniziatasi

io

Austria

in

nome

del

.

(L\M UUIOB \.

/<"'

renze.

I

>7".

\>.

»).

Vii/imi m. Laudali, Qatteim "mi SodoM'O, Stuttgart, 165, Che in un HUO rapporto del mar/o |s«if. dichiara Bl

(.•{)

p.

/'//

(

tv.

!


- 126 -^ A

Vienna perciò venivano sdegnosamente respinti i moderazione, che da varie parti si volgevano

consigli di

all'Austria, per esortarla a cedere, dietro equi compensi,

quei possedimenti, che non doveva illudersi di conser-

vare a lungo. Mai, mai

—

;

la fierezza e la

dignità di casa d'Austria

— era

la

rifiutavano a limine

le

vietano soltanto discutere indecorose rinuncie invariabile, con

risposta

cui

si

combinazioni frequenti, suggerite dalla diplomazia, o dalla

stampa, anche germanica (1), per una soluzione amichevole della questione veneta. Tra la folla degli opuscoli d'occasione vuol esserne rilevato uno, comparso a Parigi sin dal '60, col titolo « UEmpereur Francois Ioseph I et l'Europe » (2) perchè, come in altre circostanze memorande, un'ispirazione diretta del Bola penna dell'anonimo autore. Al « senno maturo », alla « generosità cavalleresca » di Francesco Giuseppe era diretto un nobile appello, per

naparte guidò

convenienza di quell'abbandono volontario, che tanto pesava al suo orgoglio, e anche più indignava il partito militare. La cessione di Venezia (era detto) non può sollevare nel cuore di Francesco Giuseppe gli stessi sentimenti peincitarlo a riflettere sulla necessità, sulla

nosi,

prodotti

dall'avulsione

violenta

della

Lombardia

:

poiché non si tratta di provincie ereditarie, che farebbero cadere dalla fronte del giovane imperatore un'antica corona di più secoli. La patria de' Dogi non s'è data a casa

come la Boemia e l'Ungheria non fu conquinon pervenne agli Absburgo per matrimonio o suc-

d'Austria stata,

cessione sorti

;

:

le

stipulazioni di

Campoformio disposero

delle

d'una millenaria repubblica senza guerra, senza pro-

speranza dell'Austria « riconquistare Milano dopo la morte di Napoleone III », e proceder da questa fantastica attesa di « restaurazione » il negato riconoscimento del « precario » regno d'Italia (1) Favorevole alle aspirazioni italiane mostravasi specialmente la Koelnisehe Zeitung, sovente per ciò bistrattata dalle i. r. gazzette. (2) Parigi, Firmin Didot ed E. Dentu. !


— 127 — adóne, tra

le

mercan-

più dolorosi' protosto de' popoli

iati.

possesso di Venezia, decaduta dal pristino splendore

Il

ben lungi dal recar vantaggio alle oberate finanze delcontribuisce a renderne le condizioni vieppiù di-

l'Austri;!,

sastrose, per l'onere inseparabile da un'occupazione mili-

L'Imperatore, anche senza risarcimenti contrattuali,

tare.

Guadagnerebbe a distarsi ili provincie, che mai subiranno rassegnate il dominio straniero a fortioii dovrebbe accetter lietamente una liquidazione remunerativa, per la quale nell'esausto tesoro austriaco entreranno 5-600 :

milioni

di

fiorini

rugiada

indennizzo,

di

benefica

per

l'erario, pe' creditori dello stato, pe' contribuenti, pe' cit-

tadini tutti, soffrenti

effetti

gli

della

svalutazione della

monetata.

carta

mediante la cessione del Veneto la Banca di Vienna suoi pagamenti in numerario, ogni suddito riprendesse austriaco che possegga Banknoten e tutti quelli che hanno all'estero, vedrebbero aumendegli chèques da p tato il loro capitale di quasi il 40 %, poiché il valore «lei fiorino salirebbe da 1 fr. e 7.") a 2,50. Son questi de' vani

che potrebbero

i.

La

liberazione

Europa

:

ammontare a miliardi!

d'Italia

dapertutto

il

ispira

simpatia

universale

in

buon senso dice che se le potenze

garantissero un'operazione finanziaria, per la quale l'Italia

grado di sborsare all'Austria (>(M) milioni in cambio del Veneto, sarebbe saluto sciolto con soddisfazione generale (pici nodo gordiano, che un malinteso orgoglio in

pretende troncar con la spada, senza preoccuparsi delle e de' lutti d'una nuova guerra implacabile.

rovine

L'Europa chiede che il suo arbitrato, riconosciuto e rispettato, imponga orinai una soluzione pacifica a tutte le vertenze. Non son più le armi, è l'opinione che deve affermarsi

vittoriosa.

diamo non

di

se

strss..

dargli

la

debellare

All'Imperatore l'esercito

d'Austria

doman-

ma

vincer

italiano,

trionfo guerresco

Quale conquista, grandezza morale, la popolarità che

'

(piale

di

gli

può

prc*

cierebbe siffatta vittoria? Se nel suo spirito fiero e leale


— 128 — domina sopratutto la passione della gloria, della vera può pareggiar quella che per la sua arren-

gloria, nulla

devolezza magnanima mondo civile

Erano

l'Europa e

decreterebbero

gli

il

Cobden, propugnate dall'emigrazione veneta, da Valentino Pasini (1) segnatamente ma che il vento sperdeva, come proposte chimeriche e offensive pel Sire d'Austria (2). Neppur quando all'irritante idea d'un compenso in denaro venne sostituita la profferta più « decorosa » d'una permuta di territorio, lo scambio del Veneto co' principati danubiani, si quetaron le ire della i. r. stampa. La generose,

illusioni

divise

dal

:

Gazzetta di Venezia, riecheggiando i veti dell'officiale consi sgolava a deridere con la penna del suo direttore gli aegri somnia de' liberali italiani.

sorella viennese,

Eh via, non rifiniva di ripetere, polvere e piombo, non oro ci vuole per strappare all'Austria la perla delle lagune. «

Labile e transitorio » è

regno d'Italia

il

zione, di cui è pentito per

primo

lo

:

effimera crea-

stesso

Re Vittorio

Emanuele, sospirante nel suo segreto il ritorno alla sicura tranquillità del piccolo, avito retaggio

A che vi gioverebbe

(3).

Veneto ? rincalzava beffarda la Gazzetta del Nord (4). Anche con questo nuovo acquisto, il sedicente regno d'Italia, mancandogli la protezione della Francia imperiale, rovinerà tosto o tardi come un castello il

carte

di

Eppure a dispetto di così superbe provocazioni, l'idea (1)

Cfr.

Bonghi, La

vita

e

i

tempi di Valentino Pasini. Firenze,

1867, p. 760 sgg. (2)

Non tardò in Parigi stessa a comparire una risposta officiosa

« Du rachat de la Vénétie, réponse à la brochure L'È. F. J. et V Europe » (ed. Denta, 1861). 1

dell

Austria col titolo

:

(ìazzelta di Venezia, dell' 11 novembre 1865, dove si spaccia panzana che il Re, disposto ad abdicare « farebbe del mezzogiorno un regno per il Principe Umberto, dell'Italia settentrionale un regno per la sua figlia maggiore e per il principe Napoleone, essendo l'Italia (3)

la

assolutamente troppo lunga per l'unità ». (4) Gazzetta di Venezia del 15 novembre 1865, che insieme alla consorella rimbecca la Koelnische Zeitung.


- 129 d'ima transazione pacifica andava diffondendosi, come un buon germe deposto su terreno propizio i*li spiriti più equilibrati e lungiveggenti s'avvezzavano a discuterne la possibilità, si industriavano a prepararne l'attuazione. :

Uno statista del valore di Quintino Solla, non facile certo ad accarezzali' fantasticherìe romantiche, proclamava nettamente, nell'ottobre del 1865, agli elettori di Cossato, che la liberazione del Veneto poteva forse semplicemente ridursi a

una questione... di competenza del ministro delle

finanze

1 ).

(

Da che provenivano così rosei affidamenti, manifestati Indubbiamente dalla speaveva tatto balenare il Lamarmora, d'un prossimo, probabile accordo con Vienna. Il discorso di Cossato coincideva precisamente con la missione Maladal freddo ministro tassatole ?

ranza, che

idi

guzzi, che s'iniziava allora sotto prosperi auspicii

e nes-

:

suna meraviglia

se

stici,

dalle ristrettezze finanziarie, dalle

giustificati

plicazioni

politiche

s'avventurava a

Sella

il

interne,

com-

dibattevasi l'Austria.

cui

in

prono-

lieti

Della missione Malaguzzi parlò, se non primo, diffusa-

mente e

Lamarmora nel suo libro Un po' più di luce (2):

il

di quel periodo hanno, con minor ampiezza, creduto necessario di ricorvano tentativo della diplomazia segreta ita-

dietro lui

maggiore dine

o

(pici

tutti

storici

gli

liana (3). E'

(1)

il

celebre discorso fin turale, in cui il Beila annunciò la tassa

del ni;trin. ii.

»

Hi.

:

na, «

Milano,

racquieto dell" I

ii gli

[ccioli,

1868,

|>.

H«-u>t i

p.

ii il ii

ari

basti <>ra

i

il

t

i

"

in

Rovigo, 1887, I. 113. Dm anni di poUtiea

.Iacixi,

Bonghi,

I/alien

Antolofim, «IH Febbraio

<it:ii.-

pQf tutti

il

i-

t'invi. \. .1 ;;<«.•»!

IM

ira jji stranieri, rieord< Iti

a|>]»o^iri:»r«'

e //

il

Firenze, 1902, p

mi di

18

V.

Rruchli

insigni:

8è0a

112: e

lUMent

t

Lipsia,

1878,

l\

p

LIOag. (che afferma d'are» pregato STBBL, tHt Vienna del M, ed. popolare, Muncben, 1901, voi. IV,

\m/.iiii m. op.eiL, il

(,».

ella

\

italiani e,

l'in

i.i

r/avean pmeriutn

III.

i».

j

brevemente aaehe

il

Bulle nel

Seoe wde /e »


— 130 conte Alessandro Malaguzzi, di antica nobilissima famiglia reggiana, che ha il vanto di contare tra i suoi anteIl

madre

nati la

1896,

dell'Ariosto,

inori

a

Genova

senza aver mai direttamente preso

l'unico episodio culminante

della sua vita.

febbraio

nel la

parola sul-

Eppure

egli

conservava gelosamente carte politiche importanti, relai diari, che aveva tenuto regolarmente del suo soggiorno a Vienna negli ultimi mesi del 1865; le bozze di molte lettere e memorie, indirizzate tra la fine del '65 e la primavera del '66, ad uomini di stato italiani ed austriaci, per infiammarli della sua convinzione profonda che i due stati dovessero dirimere l'antico conflitto nazionale con un grand'atto di conciliazione. A mantenersi in delicato riserbo, anche dopo che in

tive alla sua missione

:

molte pubblicazioni era stato accennato in tutte lettere il suo nome, adombrato dal Lamarmora con la semplice iniziale, il Malaguzzi era indotto da doverosi riguardi verso personaggi della corte viennese ancor viventi al suo tempo e la cui amicizia personale l'aveva appunto lusingato ad addossarsi l'ufficio d'intermediario, ad insistervi con per:

anche dopo replicate ripulse. Malaguzzi aveva passato a Vienna parecchi anni della sua giovinezza, come ciambellano di corte aveva quindi

tinacia, Il

:

contratto, nella capitale austriaca, cospicue relazioni, non

meno che per la sua posizione aulica, per virtù delle sue doti individuali affascinanti. Il Lamarmora, chiamandolo « persona di capacità non comune » e, quantunque estraneo alla carriera diplomatica, fornito « di modi e sottigliezze diplomatiche anche più di

quel che facesse bisogno », rendeva piena giustizia al genimmune dai pregiudizi dell'ambiente tiluomo reggiano :

aristocratico e reazionario

;

ricco del

senno politico indie avvinto alla

spensabile per intender la voce de' tempi

della collezione

;

Oncken, !a cui versione italiana ha il Savelli arric-

chito di pregevoli « giunte » (cfr. la VII al cap. V. p. 455) poi nel suo

:

coordinate

buon libretto L'anno fatale per l'Italia (1866), nella Bi-

blioteca patriottica di F. Vallardi.


- 131 causa Italiana pel fatto stesso che consacriti

suoi

tre

i

s'eran

figli

servizio della patria risorta.

al

L'attività,

l'accortezza,

suasione che

l'eloquenza,

forza

la

per-

di

Malaguzzi spiegò per espugnare le resistenze indomabili, incontrate alla Hofburg, riuscendo ad ottenere non soltanto benigno e simpatico ascolto dallo so

Presidente

momento jo,

per

la

il

de'

persino a

ministri

ma

Belcredi,

in

qualche

vedersi sorridere l'illusione del SUO-

appariranno in piena luce da' documenti, che qui prima volta son pubblicati, nella lor successione

cronologica.

Provengono in parte dalle carte lasciate dal Malaguzzi al

Ippolito

figlio

:

in

parte

Lamarmora

dall'archivio

;

messe Uberamente a mia disposizione, le prime, dalla vedova del lacrimato amico e collega, Contessa Anna le ;

altre dal compianto Conte Mario degli Alberti (1). Lascian-

do la parola a" documenti, mi basterà premettere le spiegazioni occorrenti per afferrarne subito

il

nesso e

la

portata.

fu

motore iniziale delle trattative fra Austria ed Italia un amico e concittadino del Malaguzzi, il maggiore di

si

trovava sp

contatto con

Principe

Umberto era ancora scapolo:

Il

irlo

i

Il

Nobili: che per la sua competenza ippica

stiano ancora posati su quel Margherita

di

1

i

di corte,

fiore

Savoia, che ispirò

«lucci dell'eterno

Re Vittorio.

le

di

i

suoi occhinoli

gentilezza

poesie

e

italica.

prose

stu-

femminino regale; ne' circoli

quando si discuteva sulla sposa da dare al Prin-

cipe ereditario, s'incrociavano perciò s\ aliati- proposte per

conservatore conmonarchia molto assoluta e pochissimo costituzionale, pareva che nessuna occasione pocelta della futura regina. Al Nobili,

vinto, fautore anzi d'una

presentarsi più acconcia per far cessare d'incanto ostilità le

tra

casa d'Absburgo

e

arciduchesse d'Austria

i

le

Sabaudi, quanto il cercare una sposa per il principe

Umberto. Mi è oaro esprìmere ;>lla

la

pifc

<l<\<>t

cenza all'una; ed

memoria dell'altro, benemerito evltorc «li itadj itoriei -ni pnto, mandare 'in affettuoso rimpianto.

B


— 132 Su questo suo progetto volle precisamente interrogare il Malaguzzi, per averne l'appoggio e per affidargli, eventualmente, L'incarico di sondare il terreno a Vienna e dopo averci meditato sii a lungo, nel suo ritiro di Venezia, il Conte Alessandro esponeva, su' primi d'agosto del 1865 (doec. I-II) al Nobili con quali più larghi intenti si sarebbe di buon grado prestato a secondarlo. La scelta d'una sposa diventava il pretesto, l'occasione il porro unum et necessarium sarebbe costituito da convenzioni politiche, su cui potesse saldamente poggiare l'avvenire delle due dinastie, de' due stati, rinnovellati su base liberale-conservatrice. :

:

Nobili accettò foto corde il

Il

programma, svoltogli dal-

l'amico non solo per lettera ma anche in confidenziali colloqui nella natale città

:

e

si

die attorno per scovare

personaggio autorevole, che guadagnasse

al

un vagheggiato

disegno l'adesione del Re. de' ministri responsabili.

Ebbe la fortuna di trovar subito un patrono influente nel Principe di Carignano (1), che persuaso dalle ardenti

suggestioni del Nobili si prestò alle prime auances con

Re

Vittorio,

A sua volta

gran Re, accordata udienza particolare dopo avergli espresso con una scherzosa apostrofe la sua lieta sorpresa per quell'inaspettata metamorfosi, gli porse incondizionato plauso il

all'improvvisato

diplomatico,

per una iniziativa, a cui augurava impaziente un completo successo.

Munito di una commendatizia del Sovrano, potè il Noarrivare al Lamarmora, che non avrebbe altrimenti, egli modesto maggiore di cavalleria, osato affrontare, senza tema d'un aspro rabbuffo per le sue velleità

bili allora

'

immischiarsi ne' più ardui e gelosi affari di Stato. Il

e

Lamarmora ascoltò deferente l'esposizione del Nobili

:

prima di licenziare il Malaguzzi all'avviamento di trat-

tative officiose con Vienna, volle provocare delle

(1) piìi

Tuileries,

per

ovviare

il

pericolo

E' P« alto personaggio » a cui allude

di luce, p.

48.

il

che

il

la

responso politica

Lamabkora, Un po'


- 133 napoleonica, adombratasi d'un ravvicinamento con l'Au-

non concluso sotto

stria,

ebessia

i

quando-

suoi auspici, potesse

frastornarlo.

Nigra garantì ipso facto, senza esitare (docc.

Il

1 1 1— IX")

da Parigi non si sarebbero mai sollevate eccezioni non occorreva pel momento neppur prevenire l'Imperar bastava a tempo opportuno informarlo, ed egli

clic

;

.

avrebbe

certo salutato con gioia l'evento, benefico per

di

l'Italia.

Onesto dispaccio è del 2 settembre il Malaguzzi dieci dopo scendeva a Vienna, cominciando suoi approcci nello stesso albergo, che aveva scelto, e dove un felice riuniva alla mensa del Restaurant un paio di :

giorni

i

bonnrls

(/ms

amici

del

mondo

militare

austriaco,

vecchi

suoi

maresciallo Hauslab, già precettore di Fran-

il

Giuseppe stesso e di parecchi Arciduchi

;

l'ammiraglio

Fautz, addetto alla cancelleria imperiale (doc. VII).

One' primi colloqui lo incuorarono assai

che nel Fautz un'anima gemella, un apostolo altrettanto convinto coinè lui dell'impellente necessità di una intesa italo:

scopri

anstriaca ; sulla

e

solidità la

l'I

lauslab.

pieno

di

presentimenti

sinistri

dell'impero degli Absburgo, si

offrì

a

pero-

causa della conciliazione presso l'Arciduca Alberto,

ottenendone meli brusca ripulsa di quanto poteva supponi (doc. IX). Ma l«- speranze maggiori del Malaguzzi eran collocate nel Conte Francesco Saverio Mercandin (1): un Deus machina della Ho/burg, inquantochè, come presidente della Miti, era il solo capace di sbrogliare l'arruffata matassa finanziaria dell'Austria, e pur rifuggendo dell'addossarsi personalmente il carico di ministro aveva ad-

n

ditato

all'Imperatore

il

nuovo Presidente

del

Consiglio,

mia sua giovane creatura, mi cui aveva fatto riversare la cornucopia «lei favore sovrano, sollevandolo poco pin che quarantenne al supremo fastigio del potere (2).

il

Bel ere di

:

udente « dea oberateli RirrnningahTrfia Sulla caduta del

Ministero «Muralista

•.

n.*t<i

;i

Praga Mi

Sehmerting, supplai»-


— 134 — Chi meglio adatto quindi del Mercandin per piegare il homo noinis, a prestare almeno benevolo orec-

Belcredi,

chio alle sollecitazioni del Malaguzzi, e a farsi messaggero di I

pace presso Sua Maestà ? /acuto gentiluomo reggiano non s'ingannava:

il

Mer-

candin, che più esattamente d'ogni altro misurava in qual

Francesco Giuseppe in

Germania

dalla

—

la

—

sotto le inabili mani di monarchia danubiana, premuta

baratro stesse per precipitare rivalità

della

Prussia e dal genio di

Bismarck, paralizzata all'interno dalle irriducibili rivendicazioni magiare, vide nelle profferte italiane la tavola di salvezza,

lungamente invano sospirata

tra

soverchiane

marosi.

Promise dunque tutta il

la

sua cooperazione per quando

Malaguzzi, soddisfatto di quel primo assaggio, ritornasse

a Vienna, con proposte concrete, che dessero precisi e

fermi contorni

a'

rosei

miraggi, coloriti sin allora dalla

sua sola seduttrice facondia.

Avrebbe volentieri il Malaguzzi dato una capatina anche a Pest, dove stava allora per spostarsi l'asse della ma gliene mancò il tempo, vita costituzionale austriaca :

poiché

il

Re insofferente d'indugi, e il Lamarmora pres-

sato dalle imminenti elezioni generali indette pel 22 ottobre,

smaniavano già d'afferrare senz'altro de' risultati positivi, né sembravano disposti ad accordare all'intermediario que' più lunghi agi di attente osservazioni, di cui e la stagione e

il

momento politico dovevano pur consigliare l'oppor-

tunità,

anzi far sentire l'imperioso bisogno.

Vienna

infatti era

corte,

l'aristocrazia,

ancor spopolata per le ferie estive l'alta burocrazia erano qua e là d'altro canto incombeva sull'atmosfera sparpagliate plumbea della capitale godereccia il presentimento fosco d'un prossimo colpo di stato, d'uno de' tanti ritorni larla

:

;

tato dal federalista Belcredi, cfr. Friedjung, Ber Kampf um die Vorherrschaft in Beutschland, Stuttgart, 1907, voi. I, p. 133 sgg. ; e Wer-

theimer, Andrassy, Stuttgart, 1910, voi. I, p. 181 sgg. La monarchia degli Absburgo, Roma, 1915, voi. II, p. 116.

;

Dijdan,


--

135

vati all'assolutismo, che sotto

il

regno

di

Francesco Gin-

Beppe s'ammantavano invariabilmente col nome di « sodelle garanzie costituzionali. La così detta spensioni

20 settembre 1865 per

patente

costituzione aleggiava nell'aria (1) il

inomlo commerciale,

la

Sistterung

la

:

circoli

i

della

parlamentari,

stampa, tra cui

Malaguzzi

il

informatori, a co-

procacciato degù' alleati e degli

Xeue freie Presse (2) eran tutti opra per quell'immediato ciclone, del quale mal potevano scandagliare la violenza e gli ottetti. Avrebbero

minciali.' dagli editori della

popoli della monarchia subito con rassegnazione nuovo arbitrio imperiale, o sarebbe finalmente scoppiata

docili

i

il

una reazione, che attraverso il così detto ministero de' tre conti (ii) avrebbe colpito in pieno petto la Hofpartei e Sua Maestà che n'era immutabilmente zimbello ? A buon conto il Malaguzzi, incalzato dalle lettere e da' dispacci del Nobili, non pose frattempo al suo ritorno in sulla line di settembre aveva già rivaljcato le alpi, Italia per ricevere, e questa volta direttamente dal Lamarmora, :

nuove particolareggiate

istruzioni. *

*

D'accordo pienamente col He. che gli aveva lasciato calta bianca, dichiarando (doc. XV) i quello che Lei tara ben fatto -, il Lamarmora concertò allora col Malaguzzi quel piano di intese it aio-austriache, il quale ne' tratti principali e pubblicato nel terzo capitolo di Un />'>' più di luce. Vi erano formulati vari punti da trattarsi. i

;i

Vienna

alle tre

ti)

Fieni. ii

i.

intorno

<

I.

137 j

i^::!.

v<»i.

<'..

>

itinrrr

'

I-'

il,

cap.

in

Die

Vil'i<i»*bit

Sietirang»; e t907,

G

Li|

I

Fondata (3) « Dai

eb

raggruppati

speciali,

quesiti

questioni finanziaria, politico-amministrativa e ia-

CB IBM \i /. 1

tanti

in

<•

Del

conte

186-1 n

I

da Michele Etienne rioè Ministerium

Menedorff, *enza pomputure

Una (cfr. doc.

XII).

<•

Max 1m. -illuder.

ponte il

IU-IpumIì.

ponte

Nteroandin, deus •»


ternazionale.

I3tì

-

A lato d'ognuno di questi quesiti, scrive

il

Lamarmora, io apposi una risposta breve e categorica Il testo integrale è nel doc. XVII, dove un asterisco designa molti capoversi inediti, tralasciati dal Lamar.

i

mora, che volle soltanto «

offrire

al

lettore

bastevoli per formarsi un concetto delle

elementi

gli

intenzioni

leali

governo in questo esperimento ». Il Bonghi, che ebbe il documento sott'occhio, ne dava « Se si pubblicassero le quequesto complessivo giudizio stioni che il negoziatore officioso pose al governo italiano e le istruzioni che questo dette sopra a ciascuna, si vedrebbe chiaro che quegli aveva una cognizione perfetta degli interessi coi quali aveva a trattare e questo si contentava sì d'ottenere la Venezia con accordi, anziché con le armi, ma a patto di non retrocedere in nessun punto dal rimanente programma del regno d'Italia, di non prendere nessun obbligo, altro che di pagare il prezzo che si sarebbe convenuto, e di non lasciar mettere nessun vincolo alla sua azione politica. Forse queste istruzioni, se fossero pubblicate, sarebbero fra tante altre una prova che nelle del

:

:

mani

della

parte moderata...

dignità dello stato non

i

diritti,

le

aspirazioni, la

hanno mai corso risico 5 (1).

Per conferir valore d'autenticità a quelle istruzioni fu combinato che il Malaguzzi potesse eventualmente produrre due documenti una lettera, pur edita dal Lamarmora (2), in data :

—

9 ottobre con cui

il

Presidente del Consiglio

lo

invitava

256 (ove chiama il Malaguzzi « uomo di molto ingegno Al complessivo giudizio del Bonghi sulle istruzioni lamarmoniane non potremmo consentire senza riserva, perchè amicus Plato sed magie amica veritas. Sarebbe ingiusto far carico al Lamarmora d'aver dimenticato il Trentino nel trattato del 1866, senza tener conto delle calzanti difese dell'Alberti ma è d'altra parte indubitato che il Lamarmora rinunziava un po' troppo incondizionatamente a Trieste e a' diritti d'Italia sull'Adriatico e su questa (1)

1.

e.

p.

e di gran pratica d'affari »).

:

;

sua attitudine, non certo giovevole alle aspirazioni nazionali, sonoinconfutabili le acri censure del Savelli, p. 44. cfr. doc. XVII. (2) l e, p. 52 ;


ad apri: gabili oltre

una

gabinetto «li Vienna trattative non proroprimo novembre

il

:

lettera del Nobili, datata

orano con soldatesca scioltezza

ottobre, nella quale simulata bonomia con-

e

.")

fidenziale esposti gli antecedenti della missione. Imito per

modo

aver

di

insinuare

il

Re stesso (doc. N1Y).

consenziente

che

avveniva,

tutto

sciente

e

Verso la meta di ottobre il Malaguzzi era già nuovamente e con sua penosa sorpresa, dal contegno mutato a Vienna :

Mercandin, dalle costui impacciate riserve s'avvide

del

che l'ambiente,

il cui tepore l'aveva tanto confortato in settembre, s'era d'assai congelato alle prime brume autunnali (doc. XVIII).

metti- che cangiamento provenisse da qualche ostile maneggio francese, se non pure dalla voce diffusa ad arte il

che

credito italiano fosse tanto scaduto da riuscir im-

il

possibile

govemo

al

prestito per accozzare

di il

Firenze negoziare a Londra un miliardo occorrente al risi-atto del

Veneto. Ma per teledramma e per lettera il Nobili lo esortò

nome del l.amarniora a non preoccuparsi di cervellot-

in

tiche dicerie, e continuare imperterrito

He

quali fra

breve

le

trattive, delle

Ministro agognavano poter udire annunciato

e il

felice

compimento (doc. NN-NNI).

Ahimé, dopo aver pazientato

lungo nell'anticamera

a

del Presidente del Consiglio Belcredi,

il Malaguzzi fu ammesso alfine alla costui presenza il 25 ottobri' (doc. NNII):

squadernò sotto gli occhila lettera del Nobili sulle disposizioni d'animo di He Vittorio; gli espose l'idea fondamentale delle convenzioni approvate dal Lamarmora, senza nat uralmente soffermarsi in particolari, riservati a

gli

più

tardi in

«lavanti

nuto

(1

).

grande sussiego, come ;i

folta,

ne' limiti

(!)

ignizioni

se il dibattito si ft solenne assemblea, anziché esser conte-

d'una elegante schermaglia a quattr'occhi.

Bonghi, /. raion pratico «li .-., teste potuto mettere a piova. Il negoziatore non ebbe porre in genere l'idea d'una trattativa*. s

lutti

campo ohe di

fu

<•.

:

il


- 138 — replicò

il

Belcredi

al

assurde pretese che cora

Malaguzzi, spifferando politica

la

austriaca

le

più rancide

gabellava

an-

come verità sacrosante.

Che cosa era il regno d'Italia ? Un'ombra fugace, tenuta sii per un miracolo del negromante Napoleone III, e non cosa salda. Segnare un trattato con de' morituri, per l'Austria immortale, sembrava inconcepibile follìa.

Che cosa era Bismarck ? Anche lui un effimero persoincapace di spezzare la fratellanza d'armi tra di turbare co' suoi intrighi Hohenzollern ed Absburgo l'amicizia, fondata su' comuni interessi, di due dinastie schiettamente assolutiste. Dunque ?... Dunque, bellissime in teoria le proposte affacciate dal Malaguzzi ma in alto loco se ne respingeva a limine, come intempestiva e frustranea, la discussione, quando speravasi che, dileguate le passeggere nuvole dall'orizzonte, fra le corti di Berlino e di Vienna avesse a rinsaldarsi più cordialmente l'intimità tradizionale. In fondo il Belcredi recitava papagallescamente una lezione imparata a memoria, senza mettervi di suo nessun meditato convincimento, con la servile volubilità del cortigiano versipelle, avvezzo a ripetere il vuoisi così colà dove si puote ciò che si vuole o, più prosaicamente, abituato a legar l'asino secondo gli umori del padrone. naggio,

:

;

:

Ben felice dichiara vasi il Belcredi se le disposizioni dell'olimpo cesareo cangiassero, se cessero S. M.

I.

R. A.

:

le

circostanze a ciò indu-

ma rebus sic

stantibus,

sarebbe

sconveniente perditempo l'insistere e con una riverenza delle più complimentose accompagnò alla porta stato

l'intermediario officioso italiano. Il

quale,

raccogliendo informazioni da'

suoi

amici di

Vienna, e aguzzando tutto il suo fine intelletto per renconto delle cause di quella inattesa débàcle, non doversi l'insormontabile opposizione tardò ad appurare quella del conte Esterhazy e a due influenze deleterie dersi

:

—

dell'arciduchessa Sofia. Costei esercitava sempre un invincibile ascendente sul figlio,

insufflandogli costantemente l'avversione agli

«

ita-


— 139 — Ha ni

appellativo oltraggioso. che

:

ella

gettava

faccia

in

irrendo, per umiliarlo, persino a qualche arciduca

spetto

di

Quegli,

liberalismo

!

momento di Francesco Giu-

vero favorito del

il

so-

seppe, era un ammiratore entusiasta della politica di Met-

un clericale fanatico rifuggiva perciò da ogni Piemonte ravvicinamento dell'Austria al col grido d'orrore mule retro. Satanas credeva riposta nell'abbantermeli,

:

:

dono

del

liberalismo e delle istituzioni parlamentari, nel

al pretto assolutismo l'unica via di salute. Agile ingegno, più tardi ottenebrato dalla demenza, dominava

ritorno

tutti

i

degli

esteri.

del

colleglli

Conte

Ministero,

e

specialmente

titolare

il

MensdorfT-Pouilly, un Sancio Pancia

diplomatico, pieno di buon senso, che vedeva chiaramente i

perìcoli

e cercava rattenere Don ma finiva per associarsi a tutti

d'una duplice guerra

Chisciotte della reazione,

che

errori

gli

L'Esterhazy

gli

pianoforte,

che

i

deprecava e non sapeva impedire (1). era sempre a' fianchi, come un maestro di siede

si

accanto all'inesperto discepolo,

guidandone le dita sulla tastiera (2): e non gli lasciava la menoma libertà di movimenti. A chi dopo la catastrofe, Mensdorff era stato inascoltato Cassandra, gli domandava perchè non avesse fatto prevalere le sue idee conciliative, o non si fosse almeno dimesso, il MeusdorlY di cui

il

rispondeva ingenuamente soldato.

Io

no

dite bene, voi, che

:

generale

cavalleria

di

il

:

non

siete

mio Sovrano

m'aveva comandato d'assumere il portafoglio degli esteri, e dovevo obbedire, benché avessi ripetutamente fatto osservare al monarca Che di politica non m'intendevo un acca

(l)

uni

(3).

Cfr.

nelle

memoria

lettore desolato

«

i *- 1

Duea Ernesto «li Coboigo, suo eugino,

del

Henadorff,

mortalmente stanco

di

quella

da '-in <i aantiTi minacciato; « fai* oe que dois, qm eludere, advienne que roudra [Ani mtimtm Leben von />»«' // rito d'inferno,

iburg-Qotka,

Frisivi v.il.

(3)

I.

»

;,.

.. voi.

i,

p.

Berlino,

l

sho.

voi.

|-_>«i

:

p.

495). '

18

Vii/uhm. |»i». 90, l'.!'»

ili.

«•

NVertiikimkk.

1.

211.

iris,


- 140 Supergìù tutti gli altri ministri erano di questo calibro: potevano ripetere il video meliora proboque deteriora sequor, non sapendo resistere all'invadente Esterhazy e all'arciduchessa Sofìa, arbitri dell'abulico Francesco Giuseppe, mal difeso dalla sua scarsa istruzióne (1) e dall'assoluto difetto di indipendenza mentale. Vano, impetuoso, smargiasso, un caporale (2) insomma più che un principe, voleva comandare a bacchetta, ma non era in grado di fronteggiare la sempre più aggrovigliata situazione del suo regno, che avrebbe richiesto un nomo di genio o almeno mio spirito superiore. Passava perciò fada' grandi scoramenti cilmente da un estremo all'altro il fondo epilettico (3) del suo alle decisioni avventate temperamento gli rendeva impossibili le saggie meditazioni, le pazienti attese della politica sperimentale. Appena inaugurato un sistema, voleva toni court coglierne i frutti, senza lasciar loro il tempo di maturare. Un uomo di stato, un ministro eran licenziati bruscamente su due piedi, quando avevano il diritto d'esigere che si aspettasse il risultato dell'azione invocata e prossima a par:

;

torire Il

i

suoi effetti.

Treitschke

nella

pubblicazione

postuma

delle

sue

Vorlesungen sulla politica, non ha potuto a meno di notare l'indescrivibile confusione, cagionata da' continui esperi-

menti di Francesco Giuseppe, che non trova il suo eguale Bismarck nelle Briefe an den Geun uomo di assai corta veduta, la cui educazione è stata gesuiticamente superficiale ha imparato incredibilmente poco, e la mancanza di cognizioni positive lo mette alla mercè dell'altrui giudizio ». (2) Il ViLRORT, L'oeuvre de M. de Bismarck, Parigi, 1869, p. 202, (1) Cfr.

il

giudizio sfavorevole di

neral L. voti Gerirteli, pp. 237-265:

«

è

;

riferisce «

questo

giudizio

d'un

diplomatico

benevolo

T/Empereur F. J. est assailli par des donneurs d'avis

all'Austria :

son

:

oreille

ceux des militaires qui lui promettent la victoire. ses ministres et Mons. de Mensdorff tout le premier ne sont que les simples instruments de ses volontà. L'Erapereur d'Autriche est un jeune et bouillant caporal entouré de n'est ouverte qu'à Il

méne à lui seul les affaire»

;

commis ». (3) Cfr.

i

Diari del Malaguzzi. doc.

XXV.


— 14! caotico

per questo

storia,

nella

acrobatismo un sistema narci] wie Franz Joseph kommt

empirismo e irrequieto Ein solcher Mo-

all'alt!»).

«la

«

der Geschichte gar

in

nicht

vieder \«>r: er hai ja

ischr

System angewendet. So haben sich die Verhàltnisse

t

unbeschreiblich verwirrt

f;<st

jedes erdenkliche poli-

(Politile,

.

voi.

I,

p. 291).

Al pari del grande storico imperialista germanico, già nel 1866, cran concordi nel ^indicare sfavorevolmente l'Im-

peratore

più leali servitori di S. M., avvicinati dal Mala-

i

comprende perfettamente com'egli ordinasse che le sue carte non vedessero la luce se non in epoca lon-

guzzi

:

e

si

mondo quegli amici, che

tana, allorché fossero spariti dal

non s'eran peritati, in fidati colloqui con lui, a palesare apprezzamenti così poco lusinghieri, (pianto veridici, sul lori» Monarca. nel 1915, a un mezzo secolo Oggi, dopo aver visto giusto di distanza riguardi

ne'

fondo riprodotta per l'Austria,

in

dell'Italia,

stessa

la

situazione diplomatica,

possiamo meglio penetrarci della giustezza riferite

delle critiche,

Frauavvenimenti con si-

dal Malaguzzi, sulla incapacità organica di

ìiuseppe padroneggiare gli curezza di visione e d'intuito, con prontezza con equità di criteri. di

di

risoluzioni,

me un fato ineluttabile, incombeva su quella torpida mente una perenne frattaria

a

rilmente,

in

disorientazio'ne,

districarsi

tempo

da

tossili

utile, le

una caparbietà

re-

pregiudizi e a subire vi-

indeclinabili esigenze de' su-

premi interessi dello Stato. s/7 Penìa verbo, illogici apriorismi, riuseppe non sapeva Staccarsene che all'atto di

Irrigidito in muleschi,

Frai

I

dar

(li

zosi

rifiuti

COZZO nel

muro

:

allora

alla

inabilità de'

burban-

succedeva l'incongruenza delle indecoi latte all'ultimo momento, (piando cessata la possibilità di raggiunger l'effetto voluto non rimane chi-

a

lo

discrezione,

smacco

dell'inutile,

tardiva dedizione.

avrebbero assunto -li avvenimenti nel 1866, se nei «41:111 Consìglio d'Ha '.ornila, tenuto il 3 novembre 1865, avessero prevalso le idee del Malaguzzi, Oliale

altra

piega

<


— 142 patrocinate da parecchi ministri, e che senza la demente ostilità deH'Esterhazy, potevano cattivarsi l'adesione spon-

L'Hauslab con tanea della maggioranza del gabinetto meravigliosa antiveggenza aveva additati ne' Balcani i !

più adatti compensi per l'Austria alla cessione del Veneto :

ma non gli si die neppure In soddisfazione di leggere la sua elaborata

memoria ad

hoc,

nonché

di

discuterla

(doc.

XXVII). L'ambasciatore a Parigi, Principe Riccardo di Metterapposta a Vienna per unir la sua voce autorevole a quella de' fautori di un'intesa leale con Francia ed Italia, contro la Prussia ma Francesco Giuseppe sotto le suggestioni di Esterhazy, lasciò appena mal contenendo l'ira bestiale parlare il figlio del quondam gran Cancelliere. Poi per tutta confutazione dalla bocca imperiale fluì uno sverso di contumelie volgari contro Luigi Bonaparte e i suoi protetti d'Italia nessuno meli, erasi recato

:

—

—

;

de' ministri osò più fiatare, e all'uscir dal Consiglio a chi li

interrogava rispondevano desolati ed ironici

soldi,

— esser

regno d'Italia non valeva due che i soli veri amici dell'Austria bisognava cercarli

deciso in alto loco che

il

in Prussia.

La saggezza imperiale s'era pronunciata non restava che abbassare il capo, pur essendo ciascuno convinto che la Monarchia precipitasse verso la catastrofe « nave senza :

nocchiero in gran tempesta ».

Ma come ribellarsi ? Per la

reiezione

delle

proposte

Malaguzzi aveva sentenziato il Conte Maurizio Esterhazy, il

burattinaio di S. M., delle cui decisioni il Vitzthum solo

molti anni appresso potè conoscere i reali moventi

:

«

come

a tutti i discepoli di Loiola, al diplomatico ungherese l'interesse del

Papa stava assai più a cuore che non quello

Il motivo ostensibile del suo rifiuto fu che l'Imperatore doveva considerare, come troppo al disotto della sua dignità, far mercato di una provincia per

del suo Sovrano.

una somma di denaro (1).

Il

vero motivo, fatto valere da

Il Bonghi l. e. dice che si trovò « una barriera insormontabile due pregiudizi una gran potenza non poteva parere così umil-

(1)

in

:

:


- 143 Esterhazv con Francesco Giuseppe, si può riassumere in se noi cediamo Venezia e rinunciamo ad poche parole :

ogni influenza ziono

V.

e

:

Italia,

in

sacrifichiamo

il

Papa alla rivolu-

M. Apostolica non può, non deve tollerarlo. si fini per dover sacri-

L'esperienza ha poi mostrato che ficare e

Venezia

e

Pontefice

il

e).

(/.

Vitzthum avrebbe potuto anche meglio accentuare che la Venezia, per cui si ora rifiutato un miliardo, fu offerta in gratuito, eppur inutile, dono, quando il « sentimento della fedeltà ad un patto internazionale » (1) vietava alla cavalleresca fierezza del l.amarmora d'intavolare pur anco una discussione, che lo ponesse in conflitto 1!

con

<*li

impegni

assunti verso

.«.uà

*

la

Prussia

!

*

Tutt "altro che disanamito dal primo insuccesso, pensando torse al proverbio tedesco che l'albero non cade mai al primo colpo, il Malaguzzi s'afferrò alla convinzione che la forza delle cose. [ungo andare, potrebbe più del malvolere degli uomini, e una ventata di buon senso riporterebbe a galla in tempo non lontano le naufragate proposte. Il linguaggio di molti giornali austriaci, qualche espressione insolitamente miti' della stessa Gazzetta officiale di nono nel suo ottimismo e il Conte Vienna (2), lo ;)

:

i

tonte ragionevole «la cedere un territorio «ti cui inni era più in grado tdagnarne un altro: ed vaia potenza militare non doveva tollerare una diminuzione ili possesso; senza avere prima «Ile armi che era abbastaua tortela non lasciarsela imporre .

Lamarmora, Un Dalla Oauettó [btiulpont

-i

ptè

<l>

degnava

di

i><>

i«<>.

p.

-'•'..

18 novembre ammettere che

<1«-1

di

•runa ordinata situazione internazionale poteva iterabile di

pei

rdo agli interei

rileva

-i

lo

eh*

la

stabilimento

invero esser desi* ili

tanto d«l«

abbiamo mai negato dò, ed una concessione in questo senso non potrà essere qualificata come un canno» del nostro modo «li vedere. Ma per un accorilo *i ri' buon volere d'ambe la parti e linoni questo buon volere noi non •ria

il

«pianto dell'Italia. Noi non

:

Inveiva contro la Imponi* abbiara trovato ds parte dell'Italia tente A << ostinava a consigliale la sessione del lo

'


— 144 — partì

per

dopo aver consegnato

l'Italia,

al

Belcredi

un

esteso memoriale, in cui ribadiva le offerte, trovando accenti

veramente

profetici.

l'alleanza tra Prussia ed

Prevedeva Italia,

infatti

imminente

sospinte ad unirsi dalla

conformità degli interessi nazionali e dalla cecità del co-

mune nemico

grandezza titanica di Bismarck, che avrebbe serrato sempre più da presso l'Austria

:

intuiva

tutta

la

per spogliarla dell'egemonia germanica, trascinando

— nolente o no —

il

suo Sovrano, la cui resistenza sarebbe

fiaccata al fine dalla prepotente ragione di Stato,

dalla

demoniaca

(doc.

violenza

suo

del

ministro-Mefìstofele

XXVIII). Questo memoriale fu comunicato anche al Lamarmora Firenze, 17 novembre ma non sembra che il Malaguzzi avesse agio di conversar subito a lungo col Presidente del Consiglio, troppo sopraffatto da' doveri del suo ufficio, più gravosi all'indomani d'una sfortunata campagna in

:

elettorale.

Nell'appello al paese dell'ottobre 1865 (scrisse arguta-

mente il Bonghi) « la babele dei collegi elettorali aveva generato un figliolo ad immagine sua. Era difficile pensare una Camera più disadatta di quella uscita dalle elecomprendere la situazione generale d'Europa e a scordare davanti ad essa la misera confusione di pregiudizi e di sospetti, di cui era nata e solo poteva nutrire le sue misere gare » (1). zioni del 1865 a

Inaugurata il 18 novembre la nuova legislatura, il misi trovò presto a mal partito il 20 dicembre fu aperta la crisi, da cui uscì rimpastato un altro gabinetto Lamarmora, prigioniero sempre di una ostile maggioranza. Fra simili trambusti parlamentari non era facile prosenistero

:

Veneto « e successivamente delle partes adncxae latine, cioè il Tirolo italiano, la Dalmazia ecc. ». A sua volta la Gazzetta di Venezia si doleva, sin dall' 8 novembre, che « il sig. Deschamps, ex-ministro degli affari esterni del Belgio » si t'osse permesso di pubblicare un opuscolo, secondo le idee della Koelnische. e Lettere e documenti Rieasoli, (1) Cfr. anche J acini, p. 70 sgg ;

voi.

VTI, pp. 345, 36.


— 145 — un

sicuramente

giure estera

:

ben

indirizzo

fermo

politica

di

Lamarmora d'altronde credeva che la missione

il

Malaguzzi dovesse considerarsi definitivamente fallita e sebbene conservasse deferenti rapporti più personali col conte Alessandro che lo informava per lettera sulla baraonda della situazione interna dell' Austria (docu;

i

mento XXXII)

non must lavasi punto disposto a lasciar

rinnovare in Vienna de' tentativi, troppo campati in aria. «larcordi.

Pure la missione Malaguzzi ebbe anche dopo il novembre 1865 uno strascico

:

ma su questa fase; oserei dir postuma,

manca la documentazione completa e limpida che pos-

ci

sediamo per l'anteriore periodo. Molte delle sin- carte il Malaguzzi perdette nella frettolosa partenza a cui fu costretto (come vedremo pili oltre) austriache: alcune lettere indirizzate a

dalle autorità

lui,

una fra l'altre del Mereandin, furono intercettate dalla emigrazione veneta, che s'era insospettita del tramenio di quel nobile, ex-ciambellano alla

r.

i.

perciò rite-

corte, e

nuto reazionario della più bell'acqua, malgrado militanti

nelle

Dobbiamo

file

i

tre figli

sul

terreno

italiane.

quindi,

non

per

avventurarci

malfido delle congetture, riassumere brevemente quel tanto che appare dai dossier» Malaguzzi-Lamarmora, coordinato con

le tradizioni domestiche, interpretate da' ti<di conte Alessandro, Carlo-Lodovico e Daria (1). che molti particolari sul soggiorno del padre loro Vienna nel

del

;i

raccolsero direttamente dalle sue labbra.

Malaguzzi, malgrado

Il

tiro giocatogli

il

dalla emigra-

zione veneta, co] sequestro della lettera Mereandin, deve -i nuovamente rivolto il 6 dicembre ;d mio polente collaboratore viennese, per pregarlo a fargli superi' qua! •

impressione avesse prodotto

(1)

il

Del compianto Colonnello C.

Trattative

tegreU

fo d'Italia,

italo -austriache

!..

memoriale consegnato

M.

prima

li

verranno citate più

leggi IMntereteaate •critto

détta

dell'ottobre 1905; lettere

al

guerra

<l<l

usua

t866,

personali direttemi

i

oltre. io


— 146 — Belcredi: e so rimanesse ancora un

riannodare terrotti

quandochessia

i

di

filo

speranza, a cui

bruscamente

negoziati

in-

dal no imperiale.

Molte delle frasi di quella lettera (doc. XXXVII) sono addirittura ripugnanti, dacché parrebbe che l'Italia avesse a gettarsi à' piedi di Francesco Giuseppe, chiedergli perdono de' « trascorsi nazionali », mettersi a rimorchio dell'Austria,

contribuire a renderla

grande

più

gloriosa.

e

Ma senza dire che il Malaguzzi agiva di suo capo, né sottometteva ad alcuno i suoi scritti, quelle esorbitanti espressioni non rappresentavano affatto il suo pensiero (1), ed erano puramente adoperate per commodo di causa, ad captandam bencvolentiam, per riafferrare la possibilità, che si

sentiva sfuggire, d'un'intesa pacifica.

L'ansia di liberare Venezia ferveva in ogni cuore e in quel momento, come il Nigra ammetteva nel 1893 con:

versando col Friedjung (2), era indifferente all'Italia allearsi con l'una o l'altra delle due potenze che si disputa s^ano il primato in Germania. Era umano poi che il Malaguzzi a questo sentimento generale associasse anche un impulso di legittima ambizione personale

:

gli

sorridesse cioè

il

pensiero d'esser lui

fortunato stipulatore d'un'alleanza che ci ridonasse Venezia (dal cui solitario ritiro il Nobili l'aveva tratto alla

il

ribalta) di

;

non lesinasse quindi

devozione, pur di attingere

nelle profferte la

meta

d'amicizia,

gloriosa

;

esage-

insomma stranamente nello zelo, amplificando oltre ogni limite la netta, dignitosa dichiarazione del Lamarmora: rasse

aver il Governo « ferma intenzione di consolidare l'unità d'Italia e provare al mondo che voleva essere anzitutto potenza conservatrice ».

A buon conto (1)

il

Lamarmora era estraneo a quella corri-

Pel suo caldo sentimento d'italianità

in cui raccomandava a

si

confronti

il

doc. LII,

Re Vittorio, così vivamente, la redenzione del

Trentino e la rettifica de' confini all'Isonzo, nel trattato di pace del '66. (2)

Op. eit, voi.

11,

u.

590.


appare anzi chiaro dalle lettere del Nobili spondenza XLIII) che la rìgida probità del General* sperava non poco il brillanti' maggiore dì cavalleria, gnante, con allegra facilità di s<tbreur, de' colpi di stato :

(doc.

rome tocca-sana delle difficolta interne d'Italia (documento XLIV). Mandare a casa i deputati confusionari: imbrigliare la stampa instaurare l'assolutismo monarchico pareva al Nobili il solo modo di rafforzare la dinastia e partito mo:

;

il

derato, compiere l'unità nazionale.

Meno semplicista, più elevato, per risolvere

il Malaguzzi credeva che questione veneta bisognasse espugnare la

la

Francesco Giuseppe con un gran colpo di stato ma d'ingegno con un appello diretto Covrano a Sovrano.

testardaggine

— non (usi

di

:

almeno mi spiego perchè tra il dicembre

IcSbó e

il

misteriosamente ad una lettela miracolosa che sola avrebbe potuto determinare un riusavimento del padrone di Vienna apertis uerbis, caldeggiasse trattative dirette da impegnare tra' due Monarchi, col mezzo d< Malaguzzi. febbraio

1866

il

accennasse

Nobili

1

Il

Lamarmora veniva presunto dapprima

parla anzi allora d'un suo veto formale

si

non improbabile che entrasse

per metà

ostilissimo,

poi

:

in

giudicò

si

quel nuovo

HO. ito

è

che tra

l<-

poche carte lasciate dal Malaguzzi

Lamar-

s'incontra un foglietto, vergato di tutto pugno, del

mora, senza indirizzo ne firma del seguente tenori' «

V'ha chi osi ancora asserire che

l'Italia

non aveva il

Sazione? Non ammettono forse oggidì anche

:

diritto

<li

più ostili

i

tintali*, che gl'Italiani hanno senno, maturità, eoi tiari-.

come hanno dimostrato possedere virtù civili

»*

militari

e tenere alta e onorata la loro bandiera? tre

Potenze calpestando

il

suolo italiano pur contribuirono

ari sventure e umiliazioni nostre, Dittasi

certo

pm

del-

irò per mantenere l'Italia dii Isa e schiava. Ma la Francia ite nel '")'.)

all'Italia.

Perchè

il

male die poteva dapprima aver fatto non seguirebbe sì nobile

l'Imperatore d'Austria


- 148 «sempio, facendo un semplice .sacrifìcio d'amor proprio che lo farebbe trionfare delle maggiori sue ililllcoltà e gli procurerebbe eterne benedizioni di Dio e degli uomini, per

le

innumerevoli calamità

di

ogni genere che con quell'atto generoso sarebbero risparmiate? ».

possesso

Il

non

è

quel foglietto, da parte del

di

altrimenti

giustificabile

tima fase della sua missione. nell'ottobre 1865

Malaguzzi,

che attribuendolo

all'ul-

Non nel settembre e neppur

poteva reputar necessario un appello solo dopo aver constatato

si

diretto a FYancesco Giuseppe

:

piano della conciliazione era fallito per l'arcigna opposizione personale del Sovrano, è comprensibile che mozione d'affetti », di questa sorgesse l'idea di questa che

il

apostrofe ad hominem, perchè, facendo ammenda delle rapine, delle devastazioni seminate a larga stria nella penisola,

d'amor proprio coli,

si

il

mano dall'Au-

Sovrano con un non grave sacrificio

procacciasse gloria imperitura ne' se-

assicurasse la felicità de' suoi popoli.

Questo foglietto riassumeva felicemente in poche linee il contenuto dell'opuscolo del 1860 UEmpereur F. J. et e fa ricordare le parole che il Lamarmora proVEurope. nunziò alla Camera il 12 novembre 1864 « Se avessi l'incarico di parlare direttamente all'Imperatore d'Austria, avrei degli argomenti di reciproco interesse da addurre, che mi pare lo dovrebbero convincere » (1). Questo appello rintuzzava efficacemente in via indiretta ;

:

la

stolta idea, confìtta nell'imperiale cervice, che l'Italia

una larva, destinata a sparire, un'emanazione del potere napoleonico condannata a perire con esso. Questo appello può oggi provocare un sorriso per l'ingenuità romantica dell'ispirazione che lo dettava: ma bisogna un po' riferirsi a' tempi e al carattere peculiare della missione Malaguzzi, fondata precipuamente su elementi im-

fosse

ponderabili per sradicar pregiudizi e strappare consensi. C'era dunque un certo pregio d'opportunità in quelle frasi

(1)

(ti.

Massari,

Il

gen.

A. Lamarmora,

Ricordi biografici, Fi-

renze, 1880, p. 338 ; e Lamarmora, 1 segreti di Stato, Firenze, 1877, p. 42.


-

—

14'.»

ad effetto, gettate là per sommuovere, se pur tosso possibile, mia coscienza, provocarvi un'esplosione <li generosi sentimenti. Che importava se a queste candidi' frasi sentisuoi ministri rimentali avessero Francesco Giuseppe e sposto con una beffarda alzata di spalle ? Tanto peggio per i

Lamarmora

non avrò mai a pen(1): d'aver obbedito alla \ oce del cuore, d'avei parlato da cavaliere antico, da distiano. ;iss più che da freddo diplomatico calcolatore. loro,

dovè

dirsi

il

io

:

tirmi di avrilo fatto

;)

i

A questo straordinario foglietto del Lamarmora non è cervellottico ricollegare anche un episodio che riflette per-

sonalmente Vittorio Emanuele e con leggere varianti si trova narrato da Federico Fabbri (2), da L. Malaim/.zi coni attinto direttamente da parole e da scritti del conte ('..

Alessandro.

Ricevuto da Vittorio Emanuele, nella reggia di Torino, il Malaguzzi non gli avrebbe dissimulato quanto fossero sempre vivi rancori dell'ambiente austriaco contro i Sabaudi in genere, contro il Re Galantuomo in ispecie« i

magnanimo impulso, avrebbe allora dichiarato che pur di ottenere la cessione del Veneto non avrebbe esiQuesti, con

tato, erede crificio

degno del martire (TOporto. a compiere un sa-

personale

della

sull'altare

patria,

redenta

dallo

straniero. il Principe di Carignano e il Lamarmora, testualmente avrebbe pronunciato queste solenni parole, che il Fabbri lesse nelle memorie mostrategli dal Mala-

Presenti

modesta cameretta, dove viveva in onorata

nella

guzzi,

povertà, modesto e dimenticai

Un po' più </' luce, p. ">7. Se mal non m'appongo non in senza ideato che Lamarmora nella -uà dichiaraaiona «li guerra, mandata all'arciduca Alberti mona imi pugno (I)

il

'ito:

proprio esni. Ine ii,ii mia frase. gjj| adoperata nel L'Impero austriaco ha piti d'ogni altro contribuito a teni

voli»-

«•«l

oppressa \rt.

I

I

talia

eco.

».

adespota Della

m-lla Patria

«lei

congiunto de

1

febbraio

Malaguzxi.

Tribuna 1905.

«lei Il

82 settembre issi.

Fabbri,

-i

noti bei

,

m


— 150 — «

Se

si

chiedesse

a

Vienna anche una condizione,

la

quale non ha che lo scopo d'una vendetta personale, e so « che ce n'è il sentimento, sono pronto ad accettarla, ma «

«

purché

a

uomo

—

«

si

faccia

lo

«

più

—

Ella,

che,

mi dicono

tutti,

è

di molto ingegno, mi comprenderà. Maestà, rispettosamente osservava l'interlocutore,

comprendo

«

l'Italia.

esplicita,

ma all'occasione vorrei una dichiarazione

:

tuttoché ben dolorosa.

L'avrà » soggiunse il Re, ed il colloquio ebbe fine. « Vittorio Emanuele, purché si facesse l'Italia, era pronto «

ad abdicare ». Così

il

Fabbri, col quale sostanzialmente concorda nelle

Trattative segrete ilalo-austriache C. L. Malaguzzi, che l'epi-

sodio aveva confermato, vivente ancora suo padre, Resto del Carlino del 9 gennaio 1888, ricorrendo

il

nel

primo

decennio dalla morte del Re. Il Conte Alessandro lesse lo scritto del figlio e lo approvò, come esattamente fedele (1). (1)

Lettera direttami da C. L. M., Genova, 6 novembre 1907. -

Preferisco riportare la versione data nel Resto del Carlino, che

meno

qualche lieve aggiunta stilistica coincide interamente con la narrazione delle Trattative segrete

:

Innanzi di partire il 10 ottobre 186ó alla volta di Vienna con l'incarico che gli venne dato di trattare in nome del Re Vittorio Emanuele la cessione amichevole della Venezia, il conte Malaguzzi credette suo «

dovere di esporre riverentemente a S. M. che egli non si dissimulava che la missione la quale gli veniva affidata poteva trovare resistenza nei circoli di Corte e fors'anco presso la famiglia imperiale dal fatto stesso dei rancori personali che l'ardimento e la fortuna del primo Re d'Italia avevano accumulati in Austria contro di lui e che doveva anche essere ventilata l'ipotesi che la Corte viennese accennasse ;

essere disposta ad iniziare trattative pel componimento della questione veneta sempre quando fosse tolta di mezzo la questione del riconoscimento della persona medesima del Re. « Parta pure, Conte, rispose Vittorio Emanuele; ed abbia presente che se a comdi

piere l'unità nazionale sarà d'uopo che io

saprò farlo per

il

comunque mi sacrifichi, la memoria

bene della patria sull'esempio e con

Re magnanimo di cui son figlio ,,. Memorande parole che meriterebbero di essere scolpite a grandi caratteri sul mausoleo che racchiude la salma del Re galantuomo, e che comprendono la sintesi biografica della di lui vita, tutta dodel

nata

!

alla patria

!

».


— 151 — Sulla ferità essenziale dell'episodio non può cader dubbio (1): ma poiché questa parto dello memorie del Malaguzzi, pur viste dal Fabbri, è andata sciaguratamente perduta, v'é una questione abbastanza aggrovigliata da ri-

solvere

-

cronologica.

la

Quando avvenne il eolloquio, in cui l'intermediario tra Austria ed

Italia

ammirato,

udì, percosso e

così sublimi

parole ?

Fabbri non determina alcuna data C. L. Malaguzzi affermò invece sicuramente, e mantenne anche di fronte a Il

:

mie private obbiezioni (2). che l'udienza reale venne accordata

suo padre,

a

tobre

in

Torino,

per Vienna

l<Sfi.">.

i

innanzi di partire il 10 ot-

.

A me la data pare insostenibile non tanto perchè alcaso di esibire un cosi grave sacrifìcio, mal conciliabile con la speranza di concludere una nuova alleanza di famiglia fra le due dinastie quanto per un fatto, :

lora non era

il

:

che risulta patente dalle varie lettere del Nobili. Costui sino allora aveva servito da unico tramite tra

Malaguzzi,

(I)

il

Principe di Carignano,

il

I.amarmora,

il

Re

il

Anche la Contorna haria M. Bcrivevami da Genova 14 novembre In

frase

nobilissima citata

«la

mio

fratello

nel

.suo

articolo

pronunciata dal Re a Torino e mio padre la riferì a me ed alla mamma, quando già avviato reno Vienna venne a -aiutarci alla Mira L'episodio del resto lumeggia pienamente la figura cavalleresca di He Vittorio, ohe qualche approccio aveva già tentato col fu

:

.

Bene. lek. col mezzo dell'attrice Laura Bott, perchè persuade--.l'Imperatore d'Austria a ceder la Veneaia, alleandosi all'Italia e rindone un cospicuo indennizzo (Lett. da Verona, 26 febbraio isti*

del

Benedek all'aiutante di campo eli Francesco (Jiuscppe. enne ville, ed. dal Frikdjung, Btn«d«k$ nti<hgelas8en> l'.tol

il

:

tradotta dal «'Inala.

|>.

.".17).

Benedek aveva ricambiato saluti e tato, .;' de grande malheun pour rAntriche i

«lire

Per tutta risposta al

Re

qu'il

dm* I. ata Theodor httrdi*, Lipsia, l>!»7; voi. VII, p. 85). Più importante monianss de' sentimenti del Re ci offre il Vitvt HVM p. 108 sostando l"«

<

•

,

:

a Firenze nell'ottobre dei 1869 e oonveraando oonndeniiahneato eoi I.amarmora l'udì riferire questa frase di Vittorio P inaimele: m Bmpereur d'Autriohe me detesto, e'eal qu'il ne un l.ett. oit., novembre 1907. *1


—

t.>2

—

XXX). Soltanto nella sua lettera del 18 novembre è

(doc.

fatto accenno alla

conoscenza personale », che egli avrebbe,

<

non senza difficoltà per la rennenzn del Lamarmora, potuto procurare tra il ("onte Alessandro e Sua Maestà. Nel qual caso lo esortava ad esser /ranco e a parlar senza ambagi (doc.

XXIX).

Un abboccamento col Re non può dunque risalire oltre primi mesi del '66 oltre il periodo cioè che immediatamente precedette la missione (iovone a Berline del 1<S(ì5 e

la

i

:

quando doveva parer utile, prima d'impegnarsi defi-

lino,

nitivamente con la Prussia, sentir l'ultima decisiva parola dell'Austria sulla questione veneta.

E'

diffìcile

precisare

i

limiti di

tempo di quest'ulteriore

tentativo, a cui parrebbe fosse venuta la spinta, non sol-

tanto da parte del Re,

de

1

lìdi

ma anche dagli incoraggiamenti

amici viennesi del Malaguzzi.

« Al babbo (mi scriveva la Contessa Daria Malaguzzi da Genova 14 novembre 1907) pervennero due lettere da lassù: dico lassù, perchè una sicuramente e direi ambedue non

erano state impostate nella capitale, ma in una località forse dei dintorni di Vienna con l'indirizzo preciso dell'alloggio allora da noi occupato (a Firenze) via Montebello 26: segno questo che vi era stato precedentemente scambio di Una era del colonnello Paradies, vecchio amico di

lettere.

mio padre, noto e stimatissimo ne' circoli militari e nelnon so di chi fosse (1) e conteneva un biglietto che dall'intestazione non poteva essere diretto al babbo, e che mi parve firmato Belcredi « Poco dopo (il babbo) si recò da Lamarmora, vi ritornò

l'alta società viennese. L'altra lettera

il

giorno successivo, e parti per Vienna... Prima di partire

vide il Re. Xe sono sicura, perchè non solo me lo disse, ma mi riferì anche uno scherzo di V. Emanuele sul disaccordo degli orologi a Palazzo Pitti... «

Il

babbo mi parlò poco e vagamente di questo suo a Vienna... La mia impressione fu che da

ultimo viaggio

Vienna. gli fosse venuta proposta di riprendere le trattative. (1)

Probabilmente

del

Mereandin.


Al suo ritorno a Firenze venne a riprendermi dalla fami-

che mi aveva ospitata, durante la sua assenza e appena fumino soli, alle mie ansiose domande rispose sol-

glia

;

tanto

porto preziose informazioni

:

che

ricordi,

I

la

.

Daria dice un pò* anneb-

stessa C.SS8

dal tempo, collimano abbastanza co" documenti masti nell'archivio Lamarmora da' quali è lecito con biati

:

curezza dedurre

che

ri-

si-

Malaguzzi soggiornò a Vienna tra il mar/o e l'aprile del T>r>; ebbe col Presidente del Consiglio il

Belcredi, ripetuti colloqui (gli ultimi precisamente il 13-19 aprile), e potè questa volta lusingarsi della vittoria, poiché il

gabinetto quasi intero s'era finalmente convìnto che per

fronteggiare la Prussia e schiacciarla non restava altra via fuor quella di amicarsi l'Italia, lasciandole il Veneto (d«.cc.

XLV1-LII).

nonché Francesco Giuseppe intervenne una seconda volta eoi suo voto funesto dirimente trascinato dalle so:

influenze di famiglia

lite il

coite (la madre. Ksterhazv.

e di

partito militare nei suoi elementi più tracotanti e ivi)

ricusò di seguire

irri-

ministero Belcredi nella pru-

il

dente

via. che gli aveva (piasi concorde spianata. Queste, le risultanze generiche dell'ultima fasi' della mis-

sione del Malaguzzi, che attraversò

le

più strane alterna-

tive di favori e di persecuzioni.

patrioti italiani l'avevano sempre in sospetto, e il pre-

I

fetto Cantelli s'era addirittura proposto di

micilio coatto

1

(

!

Lo racconta

(I)

inato •

111.

emiliano, e

di

ai

il

).

Viceversa il Malaguzzi non era in odore

Fabbri nel «a. articolo della Patria, «'he. dopo «lei Malagna! inge il Conte

frequenti riaggi

prefetto attor di '_'li

antecedenti

Vienna.

mandarlo a do-

:

Pirenae, n'ebbe capetto, ricordando, egli

rapporti

«lei

Fattolo chiamare

in

goatOsomo reggiano con la gli ingiunse una

q

e di ammonizione ^Ii annunzio ohe la sua condotta equivoca ine a doobbligava ad allontanarlo «la Firenze. Doveva n micilio coatto a Ravenna, non muoversi 'li la senza licenza 'Iella ••

lo

••

poli/

denunzia all'autorità

la

contri ili

Carignano, Mo.

i

«

I *

-

1

«Itilo

Stato

Lamarmora

Ci «•

ilei

giudiziaria

volle

per

l'inter v ento

Re itcaeo

pei

cospirazione del

l'm ri

«1


— 154 — di santità neppure presso l'i.

r.

polizia

;

e questa

un brutto

momento gli impose lo sfratto, frugando indiscreta tra le sue carte, che non tutte

gli

rese (1).

L'uomo insomma che Re Vittorio e Lamarmora da un Belcredi

lato (2),

e

i

generali austriaci dall'altra onora-

vano della maggior confidenza, subiva necessariamente gii inconvenienti della posizione mal definita, accettata da lui stesso, quando, pur di conseguire lo scopo, aveva lasciato al Presidente del Consiglio piena libertà di scon-

Parlamento italiano (doc. XXXII). Questa singolare situazione personale creava un viluppo

fessarlo nel

misterioso, impossibile oggi a sbrogliare co' dati scarsi e

contradittorì che abbiamo. Si

può solamente assodare che il Malaguzzi, rientrato a

Firenze verso la fine d'aprile del 1866, dirigeva al Lamar-

mora

lettere esclusivamente materiate di notizie milisorvolando sulle « comunicazioni diplomatiche, moltissime e importanti » che riservava a voce, dacché non avevano ormai più che un interesse storico, retrospettivo

tari,

XLVI-XLIX).

(docc.

Se e qual giovamento ritraesse il Lamarmora da quelle informazioni militari, tecnico

:

il

potrebbe unicamente decidere un

Malaguzzi, che delle sue osservazioni personali

fu largo anche al Principe di C.arignano (3), aveva profitCfr. C. L. Malaguzzi, Trattative segrete, p. 31 dell'estratto: data però ch'egli assegna al fatto non mi lascia interamente sicuro e propendo a credere che invece della fine di febbraio debba (1)

la

;

intendersi

«

fine d'aprile ».

(2) Pe' rapporti del Malaguzzi col al

Re, cfr. docc. XLV, LUI

;

quanto

Lamarmora ogni testimonianza è resa superflua dal terzo capi-

tolo dell' Un po' più di luce.

Gioverà tuttavia aggiungere che del

Lamarmora,

dossier conservato dal M., fanno parte

tre lettere

del 21-23-30 novembre 1865, nelle quali

dà convegno al Conte, scu-

del

sandosi se l'apertura della Camera e l'arrivo dei Reali di Portogallo frastornano gli abboccamenti. « Questa sera, scrive il 21, devo riunire il

Consiglio de' Ministri precisamente alle ore 8

\'.

:.

Mi riesce dunque

impossibile andarla trovare, siccome eravamo intesi ». ripete che ha gran desiderio di vederlo

:

«

E il 23,

il

30

farò di tutto per avere al-

meno una mezz'ora da conferire con Lei ». (3)

Presenta tra l'altro

al

Principe, perchè lo comunichi al Re,


— 1ÓÓ — Vienna per leggere lato delle grandi sin.- relazioni sociali una serqua di pubblicazioni litografate ad usimi dell'alta e conosceva, si può dire perfettamente, Oflìcialita austriaca ondi/ioni topografiche della presumibile « zona di ;i

;

guerra

(1).

suoi scartafacci però sono in questa parte così lacu-

I

nosi, indecifrabili, perché irti di scarabocchi e di varianti, che poco o nulla ne potrebbe cavare un profano quan:

tunque qua e la facciano capolino avvertenze ed esortazioni, improntate a un buon senso raro nel '66, come l'esperienza

Ma

ammoni

dolorosa de' fatti

(2).

per noi sarebbe stato preferibile che in luogo di

questa selva di caotici appunti militari, vata una bozza qualsiasi delle

promesse

tiche

al

«

ci

fosse conser-

comunicazioni diploma-

Lamarmora, per poterne valutar

la

portata.

(olmo

II

della sorpresa e al postutto costituito per noi

dal semplice latto che

Mala^u/.zi tornò precipitoso da

il

Vienna, in apparenza sconfitto, quando in realtà la politica

da

propugnata stava lilialmente per ricevere

lui

zione sovrana

la

san-

!

30 aprile (3) partiva da Vienna per Parigi l'istruzione Principe di Mettermeli di offrir la Ve-

Il

all'ambasciatore nezia

Napoleone

a

III

per cattivarsi

la

neutralità

nell'imminente conflitto.

l'Italia

me mai

questa

improvvisa,

miracolosa conversione

eooeiensioso «-tutto delle oeserrasiooi critiche dello stato

ii ti

sulla (1)

I<>

.

del-

it«>

difesa

<ii

quell'impero

nag

,

non accenno ad un taogo o ad una via che io non abbia Memoria «*» alle Alpi Giulie mie peregrio

nelle

t

.

Carignano. (2) Il M. ri««-oinandava ohe si poadecasni bene sulla potcoaa militare dell'Austria, sulla validità ed estensione delle tao <lit«'*e: i prossima campagna OOfl l.i ooodottieri italiani il [ricossero perei»»

al

Principe

tutu-

le

«li

compatibili cautelo

a Costosa, <-fr. ino. (.'})

Lettere

la e

.

IVr

la

sp«

ohe Viaeenao documenti, \ ol. Vili, lettera

FrikDJI \<;. <>)>.

OÌL, voi.

I.

p.

264.

a

«li<-

<-t

Rie paoli •criTora

eoli ;d

fratello


— t">6 — a

una

politica, sino al giorno innanzi respinta cori

E' un mistero, che

sprezzante albagia ?

lauto

nemmeno

il

Nigra, interrogato nel 1893 dal Friedjung, arrivava a de« fu una cifrare politica assolutamente insensata. Se ci :

avessero fatto quest'offerta trattato con la Prussia, loro alleati. litica

a

prima della conclusione del ci avrebbero avuto

austriaci

gli

Sarebbe stata per l'Austria la più accorta po-

amicarsi l'Italia... Probabilmente non si sapeva nulla

Vienna

italo-prussiane

trattative

delle

n'ebbe sentore,

i

in furia di adescare l'Italia,

Troppo tardi

:

marmora emerse della la

politica

diplomazia

la

lealtà,

quando

se

ma era troppo tardi

»

(1).

persino eccessiva (2), del La-

luminosa

più

italiana, «

:

ministri impauriti cercarono in fretta e

allorché

supremo

quell'istante

in

sarebbe bastato indurre

ad intromettersi in modo così efficace da

far scorrere il giorno 8 luglio 1866, senza che la guerra fosse

incominciata, perchè

il

governo del Re rimanesse svin-

colato da qualunque impegno, contratto con la Prussia »

per soli tre mesi. Invece l'Italia rigeva

sorti, respinse la

le

«

per bocca di chi ne di-

tentazione per non violare

spirito del trattato segreto, accettato in

lo

buona fede anche

nello spirito suo. 1/ Italia fece, così, atto di lealtà insieme e

di

politica previdente » (3)

(t)

Voi. II; p. 588 sgg.

(2)

Cfr.

:

tutelando

i

suoi interessi

Un po' più di luce, p. 205 sgg.

Son parole del Jacini, op. cit., p. 167 sgg., il quale giustamenteconclude che « la risoluzione presa dal capo del Ministero italiano in una sala del palazzo vecchio di Firenze, nella notte dal 5 al 6 maggio 1866 » dovrebbe esser registrata « a caratteri d'oro negli annali della monarchia prussiana ». Persino Bismarek, in un discorso tenuto alla Camera il 20 dicembre '66, dovè ammettere che la lealtà della politica italiana, superiore ad elogio, aveva costituito per la Prussia un saldo, inestimabile appoggio (Chi ALA, Ancora un po' più di luce, p. 480, e Massari, p. 347). Non a torto, conversando allora con l'Usedom, Alberto Blanc esclamava « Oui nous avons été bons alliés pour vous il y a eu un moment très antique, et si tout autre que le general Lamarmora avait été a la tète des affaire*, je ne sais ce qui serait arrivé ». (Aus dem Leben T. von Bernhardis, VII, 39). In un impeto di legittima in(3)

:

!

;


- tr>7 — e

suo onore, che anche por una nazione deve prevalere

il

su tutto.

La condotta <lol Laniarmora è tanto più ammirevole, la si contrapponga a quella del Bismarck, elio persino alla vigilia dello più sanguinose battaglie coli'Austria, fra il 13-30 maggio 1866, non rifuggi dall' approvare quel piano di accordi, proposti dal Gablenz. po' quali le duo potenze rivali si sarebbero spartite la Germania, assalendo la Francia ondo strapparle l'Alsazia (1). E l'Italia? l'n giudice non sospetto, il FYiedjung, si confessò sbalordito dalla

«

grandiosa spietatezza » (2) del

programma bismarckiano, maturato vigeva tuttora

Vero

trattato

(scrive

è

aprile,

<S

e

discusso,

mentre

elio

legava

nostre

la

Prussia in

le

Prussia.

della

sorti

alle

il

il

Priedjung) che

tìn

de'

conti era ancora padrona di indietreggiare, di conciliarsi con l'Austria, giacché nel trattato con l'Italia

espressamente armi...

il

diritto

Comunque,

di

era riservata

si

prendere o non prendere

le

avrebbe avuto diritto di lagrandi armamenti compiuti d'accordo l'Italia

mentarsi se dopo con l;i Prussia si fosse poi trovata di fronte, alle porte del i

Veneto, tardi al

le punte delle baionette prussiane. Si lanciò più Laniarmora e a' suoi colleghi il rimprovero di es-

entrati e

pieni

nell'alleanza

di

diffidenze,

come

di se

preoccupazioni,

non

si

d'in-

fossero formato

un giusto concetto del genio di Bisniarck. e non avesi ben capita la condizione dell'Europa. Ma per verità un izione

stesso

In

vano, ripetè ilare

<j.\i

Laniarmora

il

ingiusti

al

Umilianti

prussiani sospetti

in

eoetro Ih

sua lealtà. Venezia, disse, poterà averla yratis, senza guerra fu lui, lui a non voltila se avesse agito in malafede, sarebbero altrimenti amiate le cose in Uoeinia :

;

'

l

li.

imdmn§, IV. 177 Igg* Pai 539; agg. Km i.r.i.i.. Farsi '"<•/ Funài* B imarei', 266: >\\r.i.u. pp. 12, 71, accennanti anche "agli :

;

578; »'iii\i. \. no,

1901,

ultimi tentativi

un aCCOI

p.

!>.

«lei IN- di Prussia, compiuti lamento austro j. inaiano ».

in

I>re*<la nel

gin

mi Bthel man rof <ler Grosse diesel Entwurfe, deek auefa

vor

«lei

Erbarm

keit...

».


- 158 mantenuto in questi come quella fattaci dal

simile rimprovero può essere ancora

dinanzi

termini

a

rivelazioni

Bismarck ? ». Così il Friedjung nella sua classica opera.

vorrà forse

Si

oggi opporre (1) che la seconda fase della missione Malaguzzi può aver in parte legittimate le diffidenze prussiane ?

Sarebbe eccezione gratuita, poiché prescindendo dalla incertezza dei dati sul vero carattere di quelle trattative

possiamo formalmente ritenerle cessate apmissione Govone fu coronata dalla stipulazione

ulteriori, noi

pena

la

dell'alleanza. Il

trattato venne firmato a Berlino F8 aprile, ratificato

a Firenze

il

14, a Berlino

il

20

:

quando il Malaguzzi era

già sulla via del ritorno a Firenze, dove, se potè conti-

nuare a corrispondere col Lamarmora, fu esclusivamente intorno a soggetti militari, messa da banda ormai interamente la politica di conciliazione, liquidata per sempre.

Con la tenacia indomabile di un uomo innamorato della Conte reggiano cercò risollevare il suo programma dopo l'infelice campagna, che ci rese il Veneto sua idea

il

a prezzo delle umiliazioni di Lissa e Custoza. Anche allora (doc. LII) ei perorava un ravvicinamento personale tra Vit-

Emanuele e Francesco Giuseppe, perchè il trattato di pace garantendoci il Trentino togliesse un germe d'inimima è assai cizie, una causa di guerra futura con l'Austria problematico se il Gran Re accordasse un'indulgenza be-

torio

:

nevola all'intempestivo consiglio.

(1)

11

Sybel, p. 276, fa precedere appunto la narrazione delle trat-

tative Gablenz dalla excasatio non petita che il governo prussiano aveva ricevuto «da varie parti vaghe notizie del progetto d'una cessione pacifica della Venezia all'Italia ». Eppure, vedi caso, fin dal 19 maggio

V Allgemeinc Zeitung recava una lettera da Firenze del 14 nella quale

era detto che sino all'aprile v'era stata bensì l'ondata speranza d' accordi onorevoli per entrambe le parti ma che fallito quel tentativo :

guerra tra Austria e Italia sarebbe « auf Tod und Leben » (all'ultimo sangue). Il corrispondente si diceva informatissimo e forse aveva attinto le sue notizie dal M. direttamente, che nel doc. XXXII affermava di poter contare su utili relazioni col giornale d'Augusta.

la

:


- 159

—

una fede robusta nella generosità e nell'antiveggenza Francesco Giuseppe, che diciottenni di regno chiarivano, in taccia tutta Europa, inadatto al peso d'una cosi spinosa corona. Per

sarebbe

seguirlo

occorsi

«li

;i

frontone delia Burg al celebre

sul

fundamentum

si

pientia

regilur

derebbe

a

di

sostituisse

mundus come

giudizio

capello

jiatitia

rtgnorum

quam parva

pessimista

il

\

motto

il

ta-

aforismo rispon-

complessivo

dell'opera

Francesco Giuseppe e della costui fatale Longevità. bisogni dei suoi sfortunaEli non conobbe mai a tempo i

tissimi sudditi

:

certe salutari rinuncie di territorio,

pensate ad usura da vanta^iosissimi acquisti,

ma

suggerite replicatamente, gerle, miasi pei-

F.

(i.

gli

com-

furono

s'incaponì nel respin-

preparare alla sua desolata vecchiaia l'imsuo impero sprofonda. il

mane ecatombe in cui tutto Sin dal 1854

Napoleone

III. a

mezzo del Duca Ernesto

Coburgo esortò I' Imperatore d'Austria a disfarsi de' possedimenti d'Italia in cambio de' principati danubiani: a chiudere una ferita sanguinante sempre aperta, che o di

o

presto

tflrdi

provocherebbe una sollevazione generale

penisola.

nella

Francesco Giuseppe (nana il Duca nelle sue Memorie) mi consenti d'esporre che cosa, prescindendo da fantasticherie avveuiriste, voleva di realee positivo Napoleone III ed io allora

gli

riferii

i

colloqui avuti alle Tuileries sullo

sviluppo della potenza austriaca

in

Oliente, (ili dissi che

Napoleone considerava come una cosa affatto naturale l'acquisto de' principati danubiani da parte dell'Austria SUO governo le avrebbe lasciato mano libera anche che :

il

come d'altra parte era convinto che Bosnia fosse solo una questione di tempo

rispetto alla Serbia:

pò per l'i.

della

il

Francesco Giuseppe oppose che tutti questi paesi erano poverissimi e avrebbero dato più spese i.

che introiti

governo.

:

ma non respinse l'offerta, ond'io potetti

giungere che Napoleone

cabroso

per

credeva fosse molto più arduo mantenere Milano, che non il

III

l'Austria

quelle provincie orientali e che alla

non era mai da pensare

I

tranquillità d' Italia

Francesco Giuseppe s'inalb


— 160 — modo più energico

a questa comunicazione e respinse nel il

pensiero d'una cessione spontanea

»

(1).

Ne' dodici anni intercorsi dal 1851 al '66 le profferte napoleoniche si rinnovarono più volte, con l'assenso delquasi un cielo benigno volesse agevolarne l' Inghilterra (2) :

l'attuazione, proprio nel febbraio 1866, sorvenne

luzione di Bukarest, che costrinse

abdicare.

il

Principe

la

rivo-

Couza ad

Migra (3) s'affrettò a sollecitare l'adesione ma nuo-

Il

dell'Imperatore di Francia al «baratto rumeno»:

vamente l'Austria tagliò corto anche alla semplice discussione accademica. In una circolare diplomatica del primo giugno 1866, pubblicata dall'organo officioso dell'Austria Germania, V Allgemeine Zeitung del 18, eran così riba-

in

dite le ragioni col Veneto.

«

«

imperiali » di reiezione de'

Né

i

Principati Danubiani, né

cambi ofTerti la

Bosnia

e

l'Erzegovina nel loro stato attuale possono essere agli occhi nostri un equivalente per Venezia. Troppo poco progredite nella civiltà e troppo

povere di risorse, queste provi ncie, ben lungi dal costituire un aumento di forza e di potenza per l'Austria, sarebbero una causa di indebolimento e d)

La pubblica opinione, l'onor militare del nume-

spese

roso e grande esercito raccolto sotto le nostre bandiere sa-

rebbero offesi da un simile mercato, profondissimamente... »

Un raffronto di questa circolare con gli avvenimenti degli ultimi 50 anni è la più flagrante dimostrazione di quanto fosse, la politica austriaca del 1866, « appassionata,

comune », come il Nigra con mordace ma non ingiusta parola già allora la qualificò (4).

incosciente, priva di senso

(1)

Aus meinem Leben, II, 174. Si riferisce probabilmente a questa Duca di Coburgo, la dichiarazione di

pratica, fatta col tramite del

Napoleone III che il governo austriaco s'era molto impermalito de' suoi non chiesti consigli, riguardo alla Venezia (disp. 23 marzo 1866 in

Un po' più di luce, p.

124).

(2) Cfr. Pasolini, Memorie raccolte da suo figlio, ed. del 1915, voi. I,

p.

473 sgg. (3)

;

e Chi ala, p. 516.

Un po' più di luce, p. 119; Chiala, pp. 51-74; Rothan, La

politique francaise en 1866, Parigi, 1879, pp. 85-425. (4)

Chiala, p. 524

neto, Milano,

;

cfr.

1890, p. 3 ; e

Genova di Revel, La Rothan, p.

155.

cessione del Ve-


-

Si

pure

—

dir nessuno è obbligato ad avere del genio il lontano avvenire con sguardo divinatore.

«lira

i

precorrere Sia

161

ma un minimum

:

di

riflessione,

serietà,

di

di

ha pure il diritto di esigere da chi con un atto solo della sua volontà può determinare la sciagura di milioni di sudditi, e por ripercussione inevitabile di altri micoerenza

si

lioni

esseri

di

Ora

umani.

Francesco Giuseppe non potrà sfuggire alla più

severa condanna della storia, per avere, con cecità senza npio. ripetuto nel 1865-66, nel 191 l-ló

la

stessa dissen-

nata politica.

Ributtata la mano, che idi tendeva lealmente l'Italia le negò il riconoscimento de' più legittimi nazionali diritti

quando

(1)

che a

farlo

il

avrebbe giovato più all'Austria

pentito dell'improvvido rifiuto, offerse

Tardi

noi.

all'indomani, come avvilenti- elemosina o ignobile prezzo d'una supposta estorsione (2), quelle concessioni che aveva

(I)

diritti d'Italia

imperiale

disconoscere

stiche

della

son

parole del >u<> storio, colloquio col Principi

le

protervia

rollino Napoleone, che

nel

i

preliminari «li Vii gli portava a ratificare non riconosco che il diritto scritto nei trattati non ro non cederò neanoo gli<> né posso riconoscere la volontà del popolo un pollice «li terreno direttamente al Piemonte. Mi esporrò piuttosto (arranca

i

:

guerra, anziché pie-

a tutte le conseguenze «lei prolungamento della

questa condizione che per me è una questione d'ono

Uhm ih, sionii

ili,.,

delia

diplomazia euro /«</

in

Italia,

Torino, 1972,

monde* del agosto Il Marci m, Vom Altra Kaùer, p. .".il sgg. avvalora ooa la lonianza la tesi che nel 1915 negoziati fra Italia ed Austria fallissero in tempo utile, per il veto di Francesco Giuseppe, Indignato

voi Vili, p.

150;

cfr.

/

I

!

i

«•lie

Germania osasse

i;i

consigliargli

ressi., ne

la

antichi territori

«li

discorso «li Antonio Calandra in Cam pidoglio, l' giugno 1915, che nelle trattative diplomatiche precedenti alla guerra additò il costante preconcetto austriaco, offensivo par

ereditari. *i

conferma con «'io

l'Italia,

attribuire

«li

al i

mano,

l

il

nostro paese .li

rivendicare

i

sola

capacità d'un

suoi diritti

«-"ti

tempre lo stesso sistematico spratto, ohi > del Veneto alla Francia, .-«due otl

interposta

mano!

visi,,

m, vincitore ceda de'

<•!,,.

la

Il H,.or.,

>.,!

I!

le

t

anni alla

i

uni

pei

B<

territori

al

rinto

'

li

raedkx

n


— 162 proclamato pur dianzi impossibili. Oggi, arrogante, domani spaurito, stolto e incoerente sempre, non vide mai sotto i suoi piedi il baratro, se non quando nessuno sforzo disperato più valeva a ritrarnelo. Mente angusta, anima arida, passò attraverso le più tragiche sventure (1), con

nomo di stato non rifletteva evidentemente che offendere mentre un'avveduta decoro d'ima nazione è sempre stoltezza politica consiglia di non pregiudicar mai l'avvenire, di eliminare possibilmente le cause di pertinaci rancori. Del resto il Beust medesimo vanitoso

il

;

rivela tutta l'inconsideratezza di quella decisione, suggerita

da lui,

quando scrive che fu dovuto a pura negligenza della cancelleria imperiale, se il tiro riuscì. Il telegramma, cioè, dell'offerta a Napoleone III fu per colossale incuria d'impiegati ritardato tanto che arrivò a Parigi a notte inoltrata. Napoleone III fece subito, senza consultar alcuno, inserir la notizia nel Monileur e questa frettolosa pubblicazione impedì agli amici d'Italia dell'entourage imperiale, di sven:

tare (1)

il

colpo !...

Sulla tragedia di Mayerling è tutto

del libro del Ma^utti

da leggere il capitolo IV

racconto drammaticissimo, basato su lunghe, pazienti indagini alle migliori fonti. La sua ricostruzione, che a me pare la sola autentica fra tanto arruffio di cozzanti versioni, si riduce :

—

il principe Rodolfo, ricco di bellissime per sommi capi a questo doti naturali, ma trascurato nell'educazione da' genitori discordi, aveva finito per imbragarsi nelle avventure galanti. Due sopratutto :

l'occupavano la passione per la Vetsera, a favor della quale avrebbe voluto divorziare dalla principessa Stefania e un capriccio violento per la moglie del guardacaccia di Mayerling, splendida beltà villereccia. I due nodi vennero al pettine quasi nello stesso momento. Francesco Giuseppe con aspri rimbrotti intimò al figlio di staccarsi dalla Vetsera. Annuì Rodolfo, annunciando la decisione all'amata e per consolarsi partì per Mayerling. Lo inseguì colà la abbandonata, per tentare di riallacciarselo. Respinta, si ritrasse... a morire, poco lungi, senza che il Principe lo sospettasse e l'apprendesse. Poiché nella sua cinica incoscienza, era già volato al convegno d'amore, nella casa del guardacaccia, allontanato (egli credeva) con futili pretesti. Ma la costui vendetta lo raggiunse tremenda, quale :

;

;

il

rude uomo geloso aveva già chiaramente minacciato

al

Principe

dissoluto e sfibrato.

La doppia tragedia non ebbe dunque identiche cause a rigore non fu neppur sincrona in quanto il responso medico accertò che la :

Vetsera era, di tre ore, premorta. Secondo i medici di corte, la sezione anatomica constatò in Rodolfo sintomi di già pronunciata paralisi progressiva onde l'Impe:


— 163 — una corazza d'insensibilità morale, senza mai ricavale da' colpi

del

destino ne una lezione,

ne uno di que' grandi

pensieri di rinnovamento che seaturiscon dal cuore, e solle-

vano talvolta le più umili creature alle più alte vette dell'eroismo, del sacrifìcio. Nato su uno de* più eccelsi e vetusti troni del mondo, vi die risalto unicamente alla tracotante volgarità della sua natura, non purificata neppure da' più Impensati dolori, anzi quasi da essi sospinta a sfrenare sull'universo l'atrocità d'uno spirito basso e vendicativo.

Alessandro Luzio.

DOCUMENTI « Nobili al

Malaguzzl Reggio 2 maggio

lsnò.

Caro Alessandro, gran tempo ho un grande affare pel capo che noi due poi

I>a

rendere possibile, voi e

simo

vi

per me su

basti per ors sapere che sarebbe magnitutti

rapporti, essendo però complicatis-

1

descriverli» e trattarlo per lettera desidererei conoscere se

il

venite fra non molto da queste parti cosi ne potressimo

parlare a

lutilo e studiarne l'applicazione.

Attendendo riscontro

vi prego dei

miei complimenti alla con''

anella e sono il

vostro aff.mo C.

Nobili.

li.

li

IIalaoi z/i

\

C

Nobili.

Vene Carissimo Nobili, e

.

li

tempo veramente, che

all'udirli),

re

all'Austria i.'l

I

I

w

metta

in

chiaro sulla

giudicare il vostro progetto, e lui messi ohe

forae

avrebbe esclamato imi

ur ra\i

sciagure, eoo

man

-oli pi. tre

1

Dm ha risparmiato a questa orribile mort<-

Thronfolger !....

documenti dell'archivio Latnarmora sono con tnuueg nati da un


— 164.— a mio avviso menarlo a compimento. Penserete che sono un negli-

gentissimo corrispondente, e

ripugnava

di

lo

addentrarmi così

fui

veramente

di botto in

fin

qui,

perchè mi

questo affare che si az-

zarda dentro a un

labirinto

aver trovato il

che mi assicuri di escirne con pieno onore, ma

filo

senza

dopo tutte le cognizioni assunte sone m'atììdo

sulle

Ora non pretendo

già

questioni, le cose e le

<ii

per-

sapervi camminare per entro.

di

Innanzi tutto

filo.

debbo dichiarare che il fondamento sul quale vi

vi

proponete di far poggiare

l'intero

edificio di questo

grand'atto di

conciliazione fra l'Austria e l'Italia non regge. La nipote del Duca di

Modena non

verun

diritto

ha, per di

disposizione dei relativi trattati pubblici,

successione

legge di successione nel

sovrana, sulla eredità

dello

Zio; la

Ducato di Modena era la salica; il solo

Ducato di Massa e Carrara non era soggetto a quella legge, e fatti

di-

ne fu Sovrana, finché visse, l'ultima delle Estensi, l'Arcidu-

chessa Maria Beatrice d'Este, zioni dell'anno

Carrara

1815,

ma fu inteso

che alla morte di

nelle

lei la

relative

stipula-

Sovranità di Massa

e

sarebbe compenetrata in quella di Modena, dichiarata

si

terzogenitura

Austriaca,

quale

nella

in

mancanza dell'Arciduca

Francesco succederebbe come primo avente diritto ora l'Arciduca

Imperatore del Messico, e

Massimiliano, ora l'Arciduca

Carlo

Lodovico, terzo

fratello

in

sostituzione sua

dell'Imperatore, vedovo

marito della Principessa Maria An-

«d'una principessa

Sassone, e

nunziata

— La unica figlia adunque del defunto fratello

di Napoli.

Duca di Modena Arciduca Ferdinando, sebbene presuntiva erede Duca di Modena non lo è che nei diritti allodiali, né rappresenta o può mai rappresentare un titolo all'eredità Sovrana dello Zio,

del del

eredità sovrana che ricade

libera al

ramo imperiale. — Inutile

in

conseguenza l'immischiare in questo direttamente o indirettamente il

Duca di Modena, e tanto più che per legge di famiglia, qualsiasi

trattativa di matrimonio di un individuo della Casa d'Austria, sia

pur anche del ramo Granducale, o Ducale, spetta direttamente e intieramente all'Imperatore; il che ben s'intende, perchè nelle Dinastie regnanti un privato,

matrimonio ha ben poca importanza come contratto

ma ne ha sempre moltissima come atto politico.

Ed è ben fortunata cosa

pel

Gabinetto italiano, che il Duca

di

Modena non abbia mai ad intervenire in una trattativa così delicata e ardua. Di quanti vi sono Arciduchi e Principi

che avversano

la

asterisco: tutti gli altri appartengono all'incarto Malaguzzi, costiluito dalle Ietterò ch'egli

quaderni de' suoi

ricevette, dalle

diari.

minute

delle

sue risposte, e da'


— 105 — (tessono spinge l'astio e il desiderio di ven-

in- italiano,

:

detta verso Casa Savoia quanto

ridi,

I

non

e da questi

si

il

Duca di Modena. Dal lSó? in pad ma conosco taluno de' suoi

avvicinarlo,

schivai ogni occasione di

tace, come egli quasi ne

vada idrofobo sino

dettare non poca pena in loro, che ben veggono l

come egli si di-

contro l'impossibile. però

la

proposta

mirare ad un matrimonio colla nipote del

di

Modena non presenta vantaggio alcuno speciale, non cre-

Dona

di

diate

«.'là

che io condanni

il

progetto

di

un'alleanza di famiglia fra

d'Austria. Ben lontano

da ciò. approvo e ,:iare e promuovere con tutti miei mezzi questo i

-

1

che aprirebbe

ivo ..

le

ad una conciliazione fra

l'adito

popoli sentono l'imperioso

1

bisogno di smettere

due

le le

ire e

armi: le circostanze politiche sembrano atteggiarsi propizie eia

formazione -tessa del nuovo Ministero a Vienna è favorevole. Non vogliamo tuttavia fare velo agli occhi di questi minori vani ìoseere le enormi difficoltà che stanno di fronte al n e In

che

concretare

|

rima di chiudere la presente vedrò di accennarvi

Frattanto

succinto le

reggiamo

(sia

pur anche oziosamente)

di

nostre idee.

Due sole Arciduchesse trovansi ora nella famiglia imperiale, sulle quali potrebbe cadere la scelta di

una sposa per

Principe Ini-

il

Maria Beatrice, nipote del Duca

L'una è l'Arciduchessa

di

Modena, e sua erede presuntiva, che vive a Bruna presso la madre a seconde nozze coll'Ardiduca Carlo inando, comandante generale in Moravia; l'altra e l'Arciduchessa Matilde, secondogenita all'Arciduca Alberto e della fu Arciduci

lldegonda, principessa bavarese sorella alla Duchessa di

Modena.

Amendue le proposte Arciduchesse compiono ora sedici anni; amendue hanno un ricco privato patrimonio; la prima è di com1

une robusta, e più avvenente; la seconda, molto delicata salute,

di

ma allevata più nobilmente. Tutte due poi appartengono a

della famiglia imperiale.

1

cui interessi furono profondamente

la prima nipote ed ered< Modena; e la seconda, nipote alla vedova Regina di Napoli, sorella appunto dell'Arciduca Alberto

lalla

i

rivoluzione italiana, essendo

di

Quale pur che ••r

Bis la

scelta, le difficoltà

l'una che per l'altra; ed e

da vincersi non saranno

alla vittoria, che vedibili

l'aver contato

opposizioni

i

dm

appunto delle

a farvi un succinto quadro, perchè niente più

nemici prima della

|

!

scaturiranno dalle quattro

tonti

che


— 166 — vado ad indicarvi, cioè

dalla politica esterna

1.°

«li

ognuna

delle

due Corti, 2." dalla loro rispettiva politica interna, 'ò.° dalle tendenze dinastiche più o

meno collegate ai partiti che si agitano attorno la

persona del regnante per dominarlo, 4.° infine dalle circostanze speciali di famiglia.

Ksaminiamo ora per sommi capi queste possibili opposizioni. Premetto che la conclusione

di

un'alleanza di famiglia fra Casa di Sa-

voia e Casa d'Austria importerebbe necessariamente l'abbandono

Veneto all'Italia (a qual titolo è indifferente), e determinerebbe

del

l'assetto finale in fatto e in diritto del

segnerebbe

il

vero principio

di

Regno d'Italia. Quel giorno

una nuova epoca

in

Europa, della

sua indeclinabile successiva trasformazione sulle norme di un nuovo diritto pubblico instaurato

maggioranza europea.

dalla

secondo i principii liberali rappresentati

— Inutile

interesse la diplomazia di tutta tive

il dire adunque con quanto Europa seguirebbe codeste tratta-

accarezzandole od avversandole; diffìcilmente un evento più

grande di questo potrebbe ora sorgere in Europa da rendere ansiose tutte le Corti. Finché Austria e Italia si guardano astiose ed in armi,

l'apprezzamento dell'avvenire resta abbandonato alla speranza

di

ognuno, perchè vi sta frammezzo quella grande incognita che è la sorte dell'armi.

Ora

infatti

veggiamo tutte

le

Corti e

i

Governi

europei assistere quasi impassibili al prolungarsi di quest'armistizio,

ben contenti che si ritardi il giorno della lotta decisiva, che a molti

deve schiudere un avvenire non auspicato.

Ma ben

per molte Corti il giorno in cui si annunciasse al

altro

sarebbe

mondo

attonito

la conciliazione fra l'Austria e l'Italia, suggellata da di

parentela fra

le

un nuovo nodo

due Corti.

Senza qui volerne enumerare i motivi che di leggieri ognuno sa riconoscere, è fuori di questione, che l'Inghilterra appoggierà con tutti

talia:

i

suoi mezzi un atto di Anale conciliazione fra l'Austria e l'I-

che

la Prussia, e la Russia,

gelose del vantaggio importantis-

simo che ne verrà all'Austria, ne saranno scontente, non potendo però mai discendere ad un'aperta opposizione; che la Corte di Spagna ne sarà dolente, ben guardandosi dal lasciarlo travedere; che Roma e con

Roma il partito cattolico faranno le estreme prove per imnon sono temibili all'infuori Roma, che però si deve e si può affrontare; una sola

pedirlo. Le opposizioni, qui accennate, di quella di

opposizione potrebbe rendere impossibili

le

trattative progettate,

quella dell'Imperatore Napoleone. La pubblica opinione in

Francia

non accoglierebbe con troppa festa un avvenimento che assicurasse *

da scosse la futura grandezza d'Italia; il Principe Napoleone gride-


— 167 ma tuttoclò dod varrebbe ad impecompimento, quando l'Imperatore personalmente non osteg-

rebbe fors'anchr allo scandalo; dirne

il

<•

progettata combinazione. In tal caso dubito che fosse pru-

la

denza il

ni't'

che serbo

contraria a lui; ma l'alta opinione,

i

quell'eminente uomo, mi lascia credere che egli non

di

contrarierebbe

in ciò

Gabinetto italiano; e un buon argomento

il

viene ad appoggiarmi in questo mio avviso, l'aver osservato cioè che spoglio da quelle basse gelosie

egli,

che ispirano cosi sovente

politica dei Gabinetti europei, diresse

costantemente

fin

la

qui le sue

mire non all'abbassamento altrui, ma all'innalzamento proprio. pertanto

mantenete fermo nel proposito, sappiate, caro No-

vi

che prima d'ogni altra cosa, è indispensabile di avere non solo

bili,

da alto ma da altissimo luogo l'assicurazione che da parte dell'Imtore

Napoleone non

sia da temersi una aperta opposizione. Kgh

è certo per me. che questa eventualità sarà stata toccata dal Cav.

Nigrafhne' suoi frequenti colloqui con l'Imperatore e con Drouyn de

Lhuys e che potrete avere un preciso riscontro in proposito. Tutti gli

saranno più o meno difficili da vincere, ma saranno

altri ostacoli

superabili, e questo solo sarebbe insormontabile poiché per ora l'a-

sirebbe compenso bastevole alla perdita

micizia dell'Austria non «li

quella della Francia.

Dopo aver scarabocchialo tanta carta, m'avvedo che in luogo di una lettera io vi scriveva una completa dissertazione, e ve la comben anche

in

un prossimo

foglio.

Frattanto rispondete al pre-

scontratemi sin seguenti punti: d.t

tisi

Firenze tentare seriamente il terreno di Vienna

senso indicato e se potete sicché io sappia

eli*-

non

darmene buona testimonianza,

rappresenterei

i

desideri

e

le

co-

mire dei

il Re e il Principe Umberto, ma gli Inamendue e che non potrei mai essere smentito

personaggi che attorniano personali di

scono

in alto

luogo con sicurezza

le

disposizioni

nali dell'Imperatore Napoleone a questo riguardo, e coni

giudicano 3.*

le

conseguenze dell'eventuale sua contrarietà.

Se e come, sempre pel vostro tramite, mi possano Giungere

quegli appoggi

sempre aversi

che, nel in

trattare

nn

debbono

affa

riserva.

Mi consta che uo impoitsAtisaimo irteggio confidenziale del col Visconti Venosta, durante la sua ambasciata a Parigi '70, è posseduto dagli eredi deU'ex*ministro degli esteri: e il me in- auguro la pubblicazione. (1)

<

i


— 168 — Nella prossima mia lettera, (!) la quale seguirà immediatamente il

vostro riscontro, se questo sarà incoraggiante, vi terrò discorso di

che

tutte le altre contrarietà le

converrà combattere, delle quali

ci

più accanite sono negli individui pressoché tutti della Casa im-

periale. Vi

mostrerò per altro come a Vienna non

inanelleremo

di alleati, e molti e potenti, e specialmente potenti ora, che un abile

incaricato può mettere grandemente a profitto.

Quanto a me è superfluo che vi dica come sono personalmente conosciuto nei circoli il

servizio

ili

di

Vienna, nei quali avrei a muovermi, e come

ciambellano fatto per quattro anni a quella Corte mi

abbia procurato buon numero Ministro

attuale. Solo

forse curiosa ed

è,

bramo

di amici, fra

farvi

di

i

quali

anche qualche

conoscere una circostanza

che siccome anche a Vienna e in epoca che non

lasciava certamente presagire

gli

attuali eventi, io m'era fatto noto

mio paese e più d'una volta ebbi a sostenere la tesi che il Governo austriaco, perdurando nella sua poper opinioni favorevoli

litica

al

verso l'Italia, l'avrebbe perduta in un tempo più o

meno lon-

tano (notate bene che tale era in allora anche l'opinione del giovinetto Arciduca Francesco ora Duca di Modena) così mi si chiamava

Malaguzzi Vitaliano a differenza del defunto mio fratello Francesco che era detto il Turco.

mio

Io sarei

dunque ancora perfettamente nel

róle.

III.

Dispaccio di

Lamarmora al NigRA. (*) |1

settembre 1865?].

Déchiffrez vous seul.

Je crois probable arrangement avec l'Autriche pour la cession de la Vénétie. Dites-moi votre opinion

sur l'impression du gouverne-

ment francais. IV.

Dispaccio del Nigra al

Lamarmora. (*) Paris, 2/9

-

ore 2,30.

Au G. Lamarmora 1

Déchiffrez vous-mème. Je vous remercie du télégramme d'aujourd'Iiui.

(1)

Ne doutez pas un instant d'une impression favorable de la

Manca purtroppo.


— 169 — pali <1» gouvernement la eh<

(rancala, seulement lorsqae VOUI jugerez que

Line

ment

lamini

il

la

counaitre contidentielle-

l'aire

l'Empereur et (je m'en) chargerai avec plaisir. .le ne doute

à

.'fil

ne

voie avec satisfarti >n. Bismarck part ce soir, il m'a

la

fan

oe psi avoir

le

temps de me volr.

le

Tant rnieux.

NigML V.

NOBEL]

Mai. ani zzi.

ai.

Firenze

Ven

settembre 1865.

7

trattare l'aliare, di cui nella vostra ultima Iella,

partendo a quella volta dimani o dopo. 11

vostro aff. mo C.

Nobili.

VI.

Nobili ai

C.

Lamarmoba, (*) gio

Prevengo mattina s

l'È.

V.

che arrivando

buona

a Lui pel primo, pregherei quindi

volermi indicare come nel caso mi debba regolare.

a

ì;

Settembre

\2

treno Reale a Bologna Venerdì

M. un fece chiamare e mi ordinò che qualunque

notizia dovessi farla conoscere V.

il

VII.

Diario tellembre.

/:'

Indaco

li

teUembre.

/:;

dsl Mai.a<-i zzi.

Giungiamo felicemente a Vienna alle ore 10 p.

pren lere alloggio all'Hotel

—

...

.

Mi Informo del

Restaurant, e fra questi

Hauslab iiii

e

Fautz, altre

Alle 2 li.-

»•

h:\mm

\

u-toria

sobborgo

nel

w

della

«1«-1

i

—

\

'/'-

il

nome dei

principali abituali

mia buona fortuna mi

fa

trovare

colonnello Paradiea, eac viene però ad m-

giungono

Infatti

un vecchio amico

infermare col

in

la

Hanilab

Presto

massimo

fa

il

i

Fanti che mi accol-

intima

dettaglio

I

la

conversi

miserrimo

della politica interna ed eeterna dell'Impero; la nullità o quasi della L'i-u .

parte degli uomini adoperati

che potrebbe

d

ti

tendei

n

<]ii i.

il

malcontento gene-

ifttgh*; la poca tol-


— 170 — leranza dell'Imperatore ad ammettere consigli,

la

poca influenza

membri della famiglia (1); l'insolenza della Prussia, la poca fede

dei

che mettono nell'Austria le minori potenze della Germania; l'indifferenza della Russia, il malvolere della Francia, e la continua minaccia dell'Italia. M'accorgo da parecchie frasi pronunciate dal-

THauslab, e da alcune interrogazioni fattemi essere egli erronea-

mente e sfavorevolmente informato

delle

condizioni italiane; per

la qual cosa cerco di troncare questa questione, riserbandomi nella

visita di

convenienza che gli annuncio prossima di trovar tempo e

modo di illuminarlo in proposito. Dopo una lunga seduta riamo, ed

io

corro

al

sepa-

ci

Kohlmarkt a cercare dell'amico Artaria

(2),

persona sempre informatissima, dalla quale raccolgo un eguale giudizio delle attuali circostanze

dipinte in

colori

anche più

foschi,

rappresentandomi la sconsigliatezza delle nuove misure per gheria, dove

il

partito conservatore

sessato dell'Imperatore,

quale non

il

l'Un-

è

per un momento impos-

s'è

accorto che egli ha ceduto

si

davanti ai conservatori per speciale influenza di M. Esterhazy

ma

che avrà a contare ora col partito progressista, la quale circostanza fa

si

e

ora già manifesta, e mette già la diffidenza fra l'Imperatore

conservatori ungheresi. Questo pericolo fa che gli uomini avve-

i

duti rifuggono dal prestar concorso all'attuale Ministero, si

quale

il

mantiene perciò incompleto, e per ora non giunge a giovarsi che

di inflluenze personali, fra le quali

primeggia quella del

C te Mer-

candin; ostinato per altro a non assumere attivamente alcun Ministero.

14 settembre. nerale Hauslab

— Alle dieci antimeridiane mi reco a visitare al

il

Ge-

suo alloggio in Matzleinsdorf all'estremità dei

sobborghi, ben premunito per tirargli

les

vers

du

nez, e guada-

gnarlo alle mie idee. Lo trovo solo fortunatamente, né viene alcuno

ad interrompere il nostro colloquio che dura senza interruzione sino alle

2 ore pom.

dell'Austria mi

zione

— Dopo qualche parola sulle condizioni esterne riesce

dell'Italia^ sulla

dizi della

i

Generale sulla vera situa-

E qui oggetto per oggetto percorrendo

fatti

che rappresentano

governo, giungo a farne

al

fi)

Cancellato a lapis:

«

(2)

Anche oggi, uno

Burg.

il

stampa si rileva che a Vienna non se ne tiene una esatta

cognizione. zioni e

richiamare

di

quale dai pochi discorsi raccolti e dai giu-

de'

le

basi materiali e

tutte le condi-

morali

di

un

Generale un quadro veritiero e così fa-

la

nessuna della parte feminina ».

negozi centrali di Vienna, attiguo alla


— 171 — vorevole da indurlo ad esclamare: ma dunque a Vienna non sene l

...

noi dormiamo sopra una botte di polvere col fuoco

— Lasciatolo perfettamente convinto da una lunga e

circonstunziata esposizione fattagli senza frasi esagerate; ho coniso sugli studi favoriti e

santissimi del Generale,

ultimi

sugli

lavori

nazione, e questa parte

ilei

nostro trattenimento durò

ben un'ora intiera. Dopo di che trovai modo di intavolare stione

.Ielle difficoltà

esterne dell'Austria, fra

sinia quella dell'Italia,

interes-

quale ha trovato piacere a farmene egli

il

che

la

la

que-

le quali è principalis-

paralizza per ogni parte,

come ne

è

conferma recente la condiscendenza forzata verso la Prussia; cosi potei condurre il Generale a pronunciare egli stesso per primo la parola conciliazione, sulla quale

ci

fermammo lungamente, ricono-

Ione entrambi la difficoltà e magnificandola per la

mancanza

d'opportunità a trattarla. Dopo molti discorsi ho accennato alla difficoltà di

dare una sposa al Principe Umberto, e all'urgenza di pur

come per incidenza ho fatto osservare la fatalità della

farlo, e

na tra Austria e Italia che impedisce

di-

possa pensare ad una

—

« Ma non potrebbe esser questa appunto l'opporuna conciliazione coll'Italia? » ha esclamato il Generale.

Arciduchessa. tunità ad

si

B qui. quasi che io lo seguissi in una sua proposta ci siamo a vicenda riscaldate le idee sulle eventuali benefiche conseguenze per adue gli

stati: e ci

Marno proposti

ili

Mudiare se e come si poGenerale, dopo 11

tesse pervenire ad un cosi augurabile risultato.

aver meco percorso tutto o pressoché tutto della Corte e del Ministero ed

essersi

il

talvolta

personale ufficiale

lungamente

soffer-

mato a riflettere, mi dichiarava non poter vedere chi con probabisuccesso potesse osare di parlarne all'Imperatore. Egli mi

di

lità

dipingeva l'Imperatore, come un capriccioso irrillessivo, sul quale in

un

momento dettole pud taluno prendere

mente .luta!. ile. ••

e

ad esempio adduceva

e

incapace

di

ma diffìcil-

valutare giustamente la combinazione: l'Ar-

ciduca Alberto come legato per poli: l'Arciduca

e— eie fratello della Regina di Na-

Leopoldo come Intelligente,

BOlO Arciduca Ranieri

ma mancante di cuore,

come intelligente, capace di apprezzare la

'inazione proposta, e all'In

influenza,

M. Ksterhazy nella que-

ungherese: mi dipingeva l'Arciduca t'ui^lielmo come troppo

leggero

il

il

li

recarla coscienziosamente e con calore

Ma l'Arciduca Ranieri è assente: trovasi a Londra, •

•amerite a\endo do\ uto far IttOfO al BUOVO

Ministero Mailatb-Belcredi. Il

Generale era disposto a

officiarlo

M fosee italo io Vienna, oaav


- 172 — servando intime relazioni con ottime con tutti

gli

altri

specialmente,

più

lui

Arciduchi, dei quali fu

scienze militari: in questa sua qualità di

il

ma vicine ed

istruttore

delie-

Generale mi prometteva

tenere un discorso generale coll'Arciduca Alberto, che doveva

vedere posdomani, sovra una possibile conciliazione coll'Italia. Frattanto mi raccomandava di studiare la questione nei suoi dettagli,, e pesar bene sovratutto

il

valore e

lo zelo della

a fare la prima apertura all'Imperatore.

persona destinata

Fummo d'accordo che si

avesse a schivare qualunque attinenza colle signore Arciduchesse,

nemiche implacabili

di tutto ciò

che ha

nome

d'italiano: special-

mente poi la Sofia che cerca sempre di punzecchiare e umiliare gli Arciduchi tìgli del Viceré Ranieri, chiamandoli gli

natamente Leopoldo, al quale fa gran di

Italiani, e

nomi-

delitto di essere stato l'erede-

Maria Luigia in luogo del suo Massimiliano. Il

Generale vedeva un oppositore nell'Imperatore Napoleone,

ma

una buona occasione per Vittorio Emanuele di emanciparsi .da una incomoda protezione. Il Generale mi diceva: « wir sinri in der Au/lóMing (1) e se questa combinazione riesce non solo ci accomodiamo all'interno e conteniamo la Prussia, ma la corona imperiale di Germania apparterrà a Casa d'Austria, quando voglia. forse

Chi potrà parlare all'Imperatore? si domandava il Generale: a questo

giovane borioso, welcher das Reicìi nicht regiert sondern comman-

diert?» (2). Ad un tratto il Generale quasi ispirato si ferma e mi

uomo

dice: « v'è però un

di

mente e di cuore, che potrebbe, vo-

lendo, compiere felicemente la difficile missione: e questi è

dinale Rauscher,

uomo

di

gran

il

Car-

mente, e che all'opportunità ha

sempre saputo dominare l'Imperatore, come domina tutta la Corte, e le donne poi senza restrizione; egli è

mandare fra quanti mi soccorrono

alla

il

solo che vi possa racco-

memoria: e se voi avete

modo di presentare la questione in un senso di favore pel Cattolicismo e di mitigazione di condotta del Governo italiano verso Roma allorché sia legato coll'Austria, l'avete con voi e riescite ».

Così

ci

lasciammo soddisfatti l'uno

dell'altro, e legati

vere amendue questo bel progetto, sul quale

io lo

a promuo-

assicuravo che-

una buona Re Vittorio, presso il quale le memorie di famiglia tenevano tanto raccomandate le Arciduchesse d'Austria. Un'ora dopo il Generale mi raggiungeva a pranzo dove si faceva

le

varie informazioni private mi davano la certezza di

accoglienza presso

con Fautz

il

la rivista dell'Alta Generalità etc.

(1)

Noi siamo in pieno sfacelo.

(2)

Che non governa il suo impero, ma comanda a bacchetta t


- 173 — Wttembre.

/.".

— Alle ore undici

Gen. Hauslab veniva a rendermi

il

dopo le solite strette di mano mi assicurava che avendo nuovamente e lungamente pensato alla conferenza del giorno avanti, egli restava fermo a non ammettere come uomo cavisita all'albergo, e

Ja

pace di quella missione che

il

Kauscher. Soggiungeva che stimava

anche Coronini abbastanza forte presso l'Imperatore per assumerla,

ma non è uomo che I)be

•

meriti

fiducia; egli è creatura

delle Arcidu-

un nemico dichiarato del progetto: i suoi primi

legami sono col Duca

di

Modena. (Coronini è nemico personale

di

Hauslab, il quale ne ha molti in Corte, perchè dottissimo e intollerante dell'ignoranza). lo

conosco quell'uomo ab oro e sapevo tutto ciò. Anche CrenneGenerale dell'Imperatore) potrebbe incaricarsene, e

ville (Aiutante

te ne incaricherebbe; ma, (soggiungeva Hauslab) ma non ne

ha il

la

t\>rza;« manchiamo qua

»,

e

accennava alla fronte. Congedato

Generale dopo avergli raccomandato l'Arciduca Alberto, io mi re-

cavo a cercare del C. t0 Mercandin, le cui relazioni altissime e intime al Ministero e in Corte molto potranno giovarmi: ma recatomi Controllo Generale dell'Impero da

all'utlìcio del

lui

presieduto, ve-

nivo a sapere che egli trovasi in villa a Baden: il consigliere Sclioii-

wart

segretario, che mi diceva di conoscere già per discorsi di

sue»

Mercandin la mia intimità con lui, mi avvertiva con mistero che l'indomani doveva arrivare per un paio d'ore dall'I alle tre. Dopo di

che sono

fortami...

ritorno a casa per

di

inviare a Nobili due righe con-

.

Vili,

li

Mai \oi zzi

a C.

NOBILI.

Vienna

io

wttembre

Cai'"" Nobili

Sono

Vienna da sole 48 ore: e già ho fatto abbastanza perché a' rosili committenti una quan-

.1

valesse la pena di rornlre a \oi e ••

informazioni, le quali da un lato confermano tempre

pm la difficoltà grande, che troverò a riuscire nel mio intento, un dimostrano però la possibilità,

imminare

«•

un rischiarano grandemente la strada

con bastevole sicure

no contento, e assai contento di quanti, ho potuto fare in questo

breve tempo,

persone

•

ma credo

ili

dovermi astenere per ora dal nominare


— 174 — Vedrete a suo tempo

per passo

la traccia

Vi basti sapere che

fin

partite di stoffe, quali

ed ho

il

mio giornale (1) e potrete rilevare passo

il

da me seguita. d'ora tengo in vista non una sola, ma due

desiderate, finissime,

ma a prezzo altissimo

mediatore per l'acquisto. Ma chi va piano va sano (2).

Appena riceviate la presente, fate acquisto di due esemplari del lavoro statistico pubblicato recentemente dal gen. Torre sull'esercito

italiano: è

un regalo che ho promesso all'ammiraglio Fautz,

dirigente la marina nel gabinetto di

S.

M., e al maresciale Hauslab,

designato dall'opinione pubblica a ministro della guerra in sostituzione del tenente maresciallo Franck gravemente ammalato. Sono

due miei carissimi amici ed utilissimi e miei commensali giornalieri, ai quali

desidero di fare qualche piccola cortesia.

Vostro

aff.

mo

A. Malaguzzi.

IX.

Diario viennese del Malaguzzi. 16 settembre.

— Dopo aver provvisto alla mia posta vado a cer-

care d'Artaria che trovo, e rilevo presso di lui gl'indirizzi che m'in-

teressano copiandoli il

chiasso pei

dall' Adressen-Buch.

Artaria mi conferma che

Gaugrafen (3) si acquieta dietro le dichiarazioni della

General Correspondenz, ma che si vive

in

gran sospetto, e che

i

Magiari si vanno smascherando in un senso democratico, che com-

promette la posizione dei conservatori. Alla mia ricerca, se l'Imperatore abbia persone di fiducia che possano assisterlo, mi risponde: «

non si conoscono che due persone che egli è avvezzo ad ascoltare: di ciò che

Coronini e Rauscher; ma il primo non s'immischia che

(1)

Ciò spiega perchè

il

M.

registrasse esattamente

i

più piccoli

passi fatti a Vienna, ed ogni parola raccolta da' personaggi con cui

reni va a contatto. (2) Una volta per

sempre giova avvertire che nella corrispondenza tra il Malaguzzi e il Nobili s'era convenuto un gergo commer-

ciale per designare le varie fasi delle trattative (sulla « compera ») e i

personaggi

implicativi.

Come verremo individuando via via, eran

nomi generici di capitalista, proprietario, commesso ecc. Una chiave per questa cifra furbesca esiste nell'archivio Lamarmora. questi adombrati sotto

i

negoziante, agente generale, mediatore,

(3)

tuali

La voce corsa che si pensasse ad istituire delle contee distretaveva destato scalpore e venne oflicialmente dovuta smentire»


-- 175 gli

conviene:

il

secondo non

giuoco. Del resto anche

il

si

—

muove che dove il Cattolidsmo è in

Ministero è isolato;

solo che lo a-

il

abilmente e attivamente è il Mercandin che però si tiene à Vècart ».

Kuranda, (1) che tanto m'interessa perchè

Vado quindi a cercare da

lui

posso ricavare

il

vero stato della pubblica opinione sul mio

e quello di tutta la stampa e conoscere le disposizioni perii

dei suoi amici e compagni deputati

capi del partito Tedesco

Kuranda è a Baden, non ritorna che in 8 giorni 17 settembre. Nel salotto laterale a pianterreno mi faccio

al Reiehsrath.

—

render eoato da Hauslab della sua udienza coll'Arciduca Alberto, che parte questa sera per la Galizia.

Generale aveva tenuta pa-

Il

rola: aveva sondato l'animo dell'Arciduca, il quale richiesto del suo

parere sulla possibilità della conciliazione fra l'Austria e

l'Italia^

aveva dichiarato che egli non poteva ammetterla che in estremi ma che egli personalmente non avrebbe mai fatta opposizione :

quel giorno in cui

l'I

muratore dovesse

dichiararla necessaria al

bene della famiglia e della Monarchia. Dietro ciò

narrava d'aver rista per un tilde, (2) che

il

Generale mi

momento la giovane Arciduchessa Ma-

ora si è fatta assai bella e vispa; piena d'istruzione e

buon garbo; amabilissima e che senza confronto il Principe l'm-

di

berto dovrebbe preferire alla Are. Maria Beatrice. 11 Generale la codili

suoi primi anni.

Is settembre.

— Ricevo le prime notizie di famiglia. Scrivo alla

famiglia e a Nobili perchè rappresenti a Firenze che in causa delii/.i

di

molti personaggi a

me

durante

utili

difficilmente potrò giungere ad un risultato

nel

le

attuali

ferie,

poco tempo asse-

gaatomi, e che prego perciò mi sia accordato almeno fino al 20 ot.

epoca dell'apertura della dieta

preferisco

di

di

Transilvania, altrimenti

tornare prontamente a dar conto delle condizioni in

cui ho trovato Vienna per indi ritornarvi. Gli chiedo pronto riscontro.

Trovo Analmente

il

a mi invita a Baden,

domani

alle

CM Mercandin «die mi accoglie come sempre.

Eminente

villa: gli

prometto

di

raggiungerlo

ore 10: perciò mi limito a qualche lontana apertura

sulle condizioni italiane,

lli

sua

alla

riserbandomi a domani

giornalista

e

deputato

liberale,

il

nodo della que-

editore

dell

vezzosa fanciulla morì tragicamente: distrutta dal fuoco una sera d'estate, alle sue diafane vesti, mentre nella propria stanza indulgeva al vietato piacere di fumare una ai(2)

<

In

-i

l..i

era appreso,


— 176 — stione, e specialmente poi le indicazioni e direzioni che mi occorrono.

Lo lascio agli affari d'ufficio; e vengo a pranzare

coi soliti amie?.

X. Il

Mat.aim/./.i

a C. Nobili.

Vienna

18

settembre 1865.

Car.mo Nobili Nulla

fin

qui è venuto ad intorbidare il sereno delle mie speranze:

però non posso lasciarvi ignorare una sfavorevole circostanza, la quale voi non mancherete

di far

presente à qui de droit.

Questa è l'epoca delle ferie: la Corte è ora al Laxemburg, ora a

Schònbrunn, in gran parte a Ischi; gli arciduchi sono tutti dispersi, grandi signori sono o in villa o alle caccie, taluni in viaggio;

i

somma gli uomini ai quali soltanto posso e debbo volgere

la

in-

mia

attenzione non sono presenti che nel minor numero. Ciò mi contraria assai e minaccia di farmi perdere molto

tempo del poco che

mi si è voluto concedere. Trattandosi di affare cotanto grave, è indispensabile il maneggiarsi tranquillamente

e ponderatamente; né

i

vostri

committenti

coll'onorarmi della loro fiducia avranno inteso d'impormi un letto

Sovra di ciò è indispensabile un pronto riscontro, che mi tranquillizzi e mi assicuri che per mancanza di tempo non mi

di Procuste.

si

ingiunga di precipitare.

Ove non mi si volesse accordare qualche giorno di più, preferirei di i

tornare prontamente per informare personalmente quei signori, quali, meglio

rebbero che

lo

da me istruiti verbalmente, facilmente si persuadescopo a cui mirano non solo è possibile, ma ben

anche probabile, se si è disposti ad accordar tempo al frutto di ma-

può metterlo in serra per spiccarlo prima, ma coll'alzare termometro della serra improvvisamente a 40.° si farebbe marcire

turare. Si il

probabilmente.

Non domando moltissimo: vorrei per me

tutto l'ottobre,

ma nel

peggiore caso il 20 di quel mese. Per quell'epoca la riunione della dieta di Transilvania mi fa certo che gli

uomini di cui abbisogno

saranno tutti al loro posto in Vienna.

Andate dunque oltre l'Apennino e di là scrivetemi subito Domani sono a Baden,dove potrò vedere diverse delle persone interessanti che cerco. Là saprò se mi conviene o no fare la gita di Pest. Vostro A. Malaguzzi.


— 177 — XI.

C. Nobili ai.

Malaguszi.

Reggio

19

settembre 1865.

Caro Alessandro,

Ho ricevute le vostre lettere

del 13 e 15: attendiamo

con in

/lenza linone notizie, ciò non pertanto comprendo che

la precipi-

tazione sarebbe una rovina e perciò non conto di dir nulla ancora.

uni lunga lettera, esponendo quanto aveva fatto e quanto

>i

si

era combinato, della quale ne ebbi molti ringraziamenti. Ho or-

dinati

saranno tosto spediti

libri e

ì

Il

vostro aff.mo C.

Nobili.

XII.

Diario VUCNNESB DEL Mai v.i/./.i.

il

-

settembre.

t'.>

Kuranda, che mi dice di essere in procinto di partire per Vienna

per un processo di

per Baden alle 9 1 /2 e appena giunto trovo

l'arto

di

stampa intentatogli dal Governo; ci accordiamo

vederci l'indomani alle

antimeridiane o venerdì alla stessa

11

ora alla Redazione deìVO$t-Deutsehe Post. Quindi mi reco diretta-

mente all'alloggio di Mercandin, che occupa l'antico appartamenti' trovo che mi attendeva,

ma disgraziatamente è

di

Metternicb.

in

riaita

di

die esclamo alla passeggiata, lasciando la Contessa che va a far

I.<>

presso

di

lui

8.

K.

Rosner divenuto presso che ebete. Mal-

l'impazienza di tutti, questi si trattiene sino alle 11

•

1/2:

dietro

saremmo di ritorno alle due per con-

udola però che

durla a pranzo H.W Aquila Nera uso piqué nique. t'assaggiamo oltre

a due ore lungo di

informarmi

1

col

colli

più

senza mai essere turbati, e cosi ho il tempo minuto dettaglio sulla formazione del Mini-

sue disposizioni.

e sulle

peratole stan

li

vedere che

11

buon Conte mi racconta che

il

sistema costituzionale Sohnerlia*

ghiano non diventava mal una realtà per degli

l'Im-

oppotisioiM

l'inflessibile

Ungheresi, improvvisamente, dopo essersi consultato sol

M Baterhazy, andò a Sch merli ng e

;•

Pesi e ne ritorno declSO

irdando loro

la

continuità

del

riformino, sovra proposizioni stabilita .1

quella

i.'ll

II

Dieta dal potere regio,

antichi diritti regi.

H

.

distarsi

ilei

Mini-

tentare una conciliazione cogli Ungheresi

\ V

le

Un

leggi

diritto

a

d'ora e del

Questa condiscende»

'48

condizione da

presen-

ohe restala* •

tfli

I

»-

15


- 178 — gheresi stabilisce adunque

il

principio dell'autonomia delle diverse

Provincie dell'Impero, rovescia il principio di stretta centralizzazione adottato da Schmerling, perciò tutto

il

Ministero

si

dimette,

nomina a Cancelliere del Regno d'Ungheria il C.te Mailath, uno dei capi conservatori. Il C. te Mercandin è chiamato per suggerire gli uomini adatti a rappresentare la nuova politica interna: ed egli propone Belcredi,come Ministro di Stato, per-

e frattanto l'Imperatore

sona già benevisa all'Imperatore. Belcredi sino dai primi passi nella carriera amministrativa crebbe sotto la guida e protezione del Mer-

man mano lo portò sino alla Presidenza di Praga, non mai indotto da altro a tanta predilezione pel Belcredi che dalla amcandin, che

mirazione dell'elevata capacità, studio, e attività del suo giovine protetto. Belcredi

non conta che 44 anni. Fatto Belcredi Ministro,

questi voleva Mercandin alle Finanze e ne portava improvvisamente la nomina allo stesso con Handbillet (1) dell'Imperatore; il Mercandin

colle lacrime agli occhi scongiurava Belcredi a fare che l'Imperatore

riprendesse il suo decreto, che (sue parole) faceva di lui l'uomo pia infelice della terra. Belcredi riusciva a persuadere l'Imperatore, che

però incaricava Belcredi di ritornare da Mercandin perchè insieme ne proponessero uno. Mercandin proponeva Larisch, di cui Belcredi

non riconosceva abbastanza la capacità, ma che ora è divenuto intimo con Belcredi, cosicché la triade dei Conti

si

può riguardare

come un individuo solo. — « Non han conservato uno solo dei vecchi Ministri, e perchè? » chiedevo io; e il Mercandin: « perchè lo Schmer-

un utopista e tutti gli altri non valevano il fumo del mio zi-

ling era

garo. Plener (alle Finanze) era un imbroglione venduto agli ebrei, (2)

un confusionario, che sprecava fatti

all'uso

dei giovani

il

ufficiali

credito

Usseri, e

dello Stato

con debiti

per sovrapiù maligno,

avendo io dovuto ricorrere all'Imperatore per cavare da lui almeno le

note del fabisogno pel mese che scadeva, senza

vamo di trovarci in un

1.800.000 fiorini disponibili. Si potè

terno) è un camaleonte.

di

che rischia-

impiccio stranissimo, non esistevano che

provvedere in tempo. Lasser (in-

— Hein è un avvocatucolo, che è anche troppo

compensato dalla Presidenza del Tribunale di I a istanza a Vienna, Burger è un infingardo, che non pensa che a far soldi, e che non

(1) Biglietto (2)

autografo.

Ben inteso, son giudizi partigiani, da accogliere con beneficio

d'inventario. Il Plener tornò ancora ministro e godè sempre di grande

reputazione, che trasmise a suo austriaco.

figlio,

poi capo del partito liberale


— 179 — timone

sa se

il

è che

un fabbricai

-in iti

una nave .lavanti Mecsery,

.delle;

«li

lo

materiale: con questa gente non

rocratico

lensdorff, ottima

dietro; Kalchberg non-

eoo si

un bu-

è

Abbiamo

governa.

persona ma che ha poche i'iee,

tarderà molto a doversi ritirare. Abbiamo anche Franck che

a

••rden

>>nl<l

hinaut schmeissen (3), è un uomo rozzo, che .li accomodare a Crenneville (Aiutante Ge-

ha altro merito che

n«>n

nerale) e a Coronini di cui era

ad latus: Franck è ammalato e an-

da sé.

16

— « Ma e eia sostituirete al Franck? Ho letto più volte

nome il uomo stimato generalmente». — « Non lo conosco che ben poco, ma so che è uomo di grande scienza; non vorrei però che fosse un fabbricatore di piani, come di

Hauslab; sembra essere un

militari; noi

tutti gli scienziati

abbiamo bisogno di gente che per

intelligenza e per qualità d'animo possa direi quasi fondersi cogli

che sovratutto tenga all'economia; conobbi Hauslab

altri Ministri, e

ad Olmiitz, quando era istitutore dell'Imperatore, mi lasciò

nel '48

l'impressione di un

uomo rigido nei modi, e quasi soldatesco ».

Allora io soggiungeva

dì

essere

molto legato col Generale, col

quale anche ora io pranzavo giornalmente; Hauslab oltre che grande /.iato è amabilissima persona di animo e di forme, molto stimato da tutta l'Armata, e capace d'introdurvi ogni specie di migliout... compresa l'economia. « La consiglio, caro Conte, a mettere

sua influenza a portare Hauslab nel Ministero; se ne tro-

tutti la

uno molto contenti ».

—

Fu

rispondeva egli, e ne parlerò; ma bisogna sapere

eòe nella

nomina del Ministro della Guerra prende diretta inge.tore, il (piale può facilmente credere inutile, trattan-

«

!i

quel Ministero, di consultarsi, oltre di che è noto che Cren-

nevili

nini

:ntluire, se

pure non tenta anche di

Influirvi

il

Coro-

»

Allora io

avvertivo che

lo

nini è

crea

di

notoriamente il Coronini

avveri

un falso scienziato, che non ama il vero s<

farlo passare per

un

[.e. laute.

— « Anche l'Imperatore non ha simpatia peri dottrinari, aggiunegli: per., l'opinione

dell'armata è un gran che, a suo

tempo

ne parleremo ».

— •lucili

(3)

*

Perciò, dicevo io, è bene che Ella sappia, che tutti pli Arcilo

amano e lo tengono

Presto

lo

metteremo

alla

in

gran conto, perchè

portai

fu

professore*


— 180 — a tutti; specialmente poi lo ama l'Arciduca Alberto, erede anche in -ciò di

suo padre l'Arciduca Carlo, che tanto amava e stimava Hau-

slab, da

chiamarlo al suo letto di morte per congedarsene e racco, mandargli di assistere nella loro carriera militare i suoi figli ».

—

«

Buono a sapersi, replicava Mercandin ».

— « Mi permetta, ora, caro Conte, una franca domanda. Crede Ella che l'Austria possa reggersi colle

M.*

Non lo

credo, e non

forme costituzionali?».

crederò mai.

1 dominii di questa •Corona sono sopra gradi di civiltà ben lontani l'uno dall'altro; una sola forma è impossibile, impraticabile; gli interessi sono differenti,

«

lo

differenti le tradizioni, e il loro nesso il più delle volte •

non si trova

che nudamente nella dinastia. Conviene che questa sia forte, altrimenti diventiamo una seconda Babele. Ogni provincia può avere

una vita propria e talvolta anche costituzionale, cioè in ognuna può essere lasciata una parte maggiore o minore alla Nazione nel regolamento dei propri interessi secondo il grado di sua civiltà e le

sue tradizioni,

ma il legare assieme gli interessi di tutti e fai li

servire ad un solo scopo zur Machtstellung (1) dell'Impero non può

essere abbandonato ad un Parlamento, il quale non farebbe che paralizzare l'azione pronta che si richiede al centro per dominare agli

estremi. L'attuale Ministero è di intenzioni liberali, ed Ella sa che

non amo nemmeno io l'arbitrio; fin dove il liberalismo può essere utile alle

popolazioni senza disgregare o indebolire l'Impero

vena

anche applicato: ma non si creda che l'Impero possa essere lasciato nelle

mani di quattro avvocati ciarloni, che non sanno che criticare il Governo, ma non raddrizzarlo: il maggior discredito

e screditare

dell'Austria vien da loro ». M.< « Eppure

i

dibattimenti del Reichsralh di Vienna sono

stati

ammirati ». .1/."

«

Certamente per la loro franchezza spinta all'ultima audacia,

die Kerls

werden es schon bereuen, (2) presto se ne accorgeranno;

con tempo e quiete saranno registrati, e sarà registrata la stampa ». .1/.'

«

Ma riescirà poi in questo e nella conciliazione con l'Ungheria

e nelle economie

M."

« Il

il

nuovo Governo?

Ministero ha il suo

dem Kaiser reinen Wein abisso, e

programma

netto;

il

non ci è altro modo di salvarsi che mettendo

(2)

Per la potenza, o posizione di grande potenza. Se ne pentiranno i bricconi.

(3)

Ha detto la pretta verità all'Imperatore.

(1)

Ministero hat

eingeschenht: (3) siamo sull'orlo in

di

un

pratica


- 181 programma Són credo che vi siano nell'Impero nomini più ma le circostanze, l'impreveduto e la stoltezza

quei

adatti a realizzarlo;

qualche partito potrebbero

di

mandar anche

fallita

questa ragio-

nevole speran

M> « E allora

I

E allora tutto

«

le.

-

m-Oanque ».

È un

abbiamo parlato di qualche uomo speciale Fautz, che Mercandin riteneva non capace a reggere il Mini-

Dietro questo dialogo e di

iella

Marma: er mag ein braver Mariti* kommandani seyn

.ehi

Mìnister. der Erzherxog

nodi iceniger als

\ber

er ditemi un po' anche voi dei

t

vostri.

Cosa fa Vittorio Ema-

uomo è il Laraarmora? ».

ue

anch'io trattenerlo lungamente coi miei riscontri, tinche

«•i

tornammo a casa a levare la Contessa — Dopo il pranzo nudammo da noi due soli al Parco ad ammirare il bel sesso colà raccolto; unti dopo un'ora dalla Contessa facemmo con lei una lunga la, quindi mi accompagnarono nel mio fiacre alla stazione,

me

ne separai promettendo

di

ritornare

due giorni

dopo,

edi.

— Le parole di Mercandin mi suonano ancora almi preoccupano, perchè messe allato a quanto ascolto,

jchio e

in della

mente >j tratta di un .che parole.

\

borghesia sovratutto, comprendo che real-

n- Un mine, come egli

mi espresse con queste

— Mi domando infatti: dinnanzi ad una cosi spano poi prudenti e opportune

il

les

dènun

mi occupo ì ho potuto dalle cose fatte e dalle considerazioni alle quali

fi

adotto prendere una determinazione sul recarmi o no •

una. dove anche

il

-olo appoggio di

andin che ho fede ili guadagnarmi completamente, mi può tener luogo

di

qualunque altro che altri

glia

a

ricercassi, colia

certezza poi

cognizione del uno progetto, e quindi

di

di

non

non

etti. il Geo. Hanslab del proposua norma. Il <i Mercandin: e dò le une confidenze, e mi corrialtitudine

Mi reco a Matzleinsdori ad avvertire li

-ni

>n

(1)

suo conto con

altrettante per pari.- Mia

|

Mi dice die esilila potuto 8S-

Può e«ser un bravo comandante :

pero l'Arciduca ne >a anche

di

marina,

meno di

lui.

ma non un mi-


- 182 — pere che l'Imperatore ciò è

il

risultato delle

lo

crede freisinnig (libero pensatore), e che

manovre di Coronini, il quale copre la sua

malevolenza con squisite forme esterne, ma vuol impedire che venga al

uomo che non si lascierebbe adoperare da lui.

potere un

Mi dice, che Crenneville e Griinne erano in passato contrari a lui,

ma ora gli sono divenuti amici, dacché hanno vicendevolmente potuto conoscersi meglio e affiatarsi sovente alla Rotonda della Città di Francoforte (1). Mi dichiara che egli non conosce abbastanza

vero

il

Programma ministeriale per dichiarare anticipatamente se egli

camminerebbe d'accordo coi nuovi Ministri, ma che conoscendone carattere pensa che ciò dovrebbe facilmente essere^ Quanto all'economia severa che il Ministero vuole ad ogni costo introdurre nell'Armata, egli dichiara che grandi economie sarebbero ancora possibili, ma che fin qui si è presa una falsa strada; che le economie •che hanno introdotte erano tutte amputazioni più o meno profonde che storpiavano il sistema; che le economie dovevano schiettamente essere amministrative per ora, e non toccare l'organizzazione. Che il

però se a lui fosse concessa bastante fiducia per agire liberamente, e assicurato

un lasso di tempo di pace, si obbligherebbe a trasfor-

mare l'organismo dell'armata cogli attuali elementi in

modo

che,

senza pregiudicarne ne la mobilità, né la forza, né lo spirito, ma migliorando anzi tutte queste qualità, costerebbe un terzo, ma cer-

tamente poi un quarto meno della somma accordata dal Reichsrath in 85 milioni. La posizione di un Ministro della Guerra, che ha proprie opinioni, è assai difficile in Austria, dove l'Imperatore vuol disporre ben sovente di motti proprio, incrociando le intenzioni e ben anche gli ordini del Ministro : quel Ministero non camminerà bene, che quando

l'Imperatore si limiterà a comandare all'armata, ma non sull'armata;

ed io non so se avessi ad augurarmene Wie die Sachen stehen, lieber Graf, xoir ha ben irohl eine sehr brave Armee: die hohe Fiihrung ist aber schlecht ; icir icurden bei Magenta und Solferinp geschlagen und icir icerden es jedesmal seyn, ivo ivir mit einer gehòrig gefiìhrten Armee zu egli lo farà difficilmente,

la presidenza.

—

«

thun haben icerden. liberali ivo man hinsieht in Oesterreich ist man am Rande eines Abgrundes » (2). ( 1 )

Distinto luogo di ritrovo dell'alta società viennese.

Allo stato attuale delle cose, caro Conte, noi abbiamo una bravissima armata, ma l'alto comando è cattivo. Fummo battuti a Solferino e Magenta, e lo saremo sempre, tutte le volte che si abbia a fare con un'armata condotta come si deve. Dovunque si rivolga in Austria lo sguardo, siamo sull'orlo d'un abisso. (2)


— 183 — Promisi

al

Generale

<ii

al C. te Mercaiidin per bui

ripetere le cose opportune da lui dettemi

norma,

il

Generale mi ringrazi*

imamente ed io ritornai all'Albergo. Pranzammo sul tardi insieme col Fautz, devo

ebbe a ridere sulle disposizioni della grande ma-

si

novra che aveva avuto luogo

la

mattina, di cui

T. M. Riiekstulil

il

i

vantato e nella quale l'attacco (che riusci vittorioso, ben s'in-

le)

venne fatto con tutta l'Artiglieria sulla fronte, dietro la fan-

teria, e

la

cavalleria

dietro

di

ammazzava

questa. La fanteria

i

propri Artiglieri, e la Cavalleria rovesciava la propria fanteria.

Dopo il pranzo Hauslab viene nella mia stanza, conversiamo al ma nulla di osservabile ne esce. Solamente che il Gen. mi conferm che Hess non ha più la minima influenza. Poi mi raccomanda ancora di studiare ed eseguire il mio progetto. Jl settembre. Sono sorpreso di leggere il manifesto, e la Pa.

i

—

tente Imperiale che sospende la Costituzione. In conseguenza di ciò

sospendo li,

la mia

partenza per Baden; e mi ricordo le parole di Mer-

che amlro invece a vedere Sabbato prossimo.

per cercare di Kuranda. Lo trovo

in

— Corro in

sessione con i suoi gior-

scambiamo poche parole, che mi dimostrano lo scoraggiamento e l'ira del suo partito. Ci lasciamo per vederci al Kiosk del en fra le 4 e le 5. Pranzo in città, e vado al Kiosk. Kuranda giunge. Kuranda crede che la Costituzione è bensì sospesa soltanto per ora, ma non crede che a stento alla sua ristaurazione, e non ammette possibile la conciliazione cogli Ungheresi sovra basi accettabili dall'altra metà dell'Impero. K troppo presto perchè la poponalisti:

lazione possa

un'idea delle conseguenze del passo fatto dal

farsi

^na aspettare qualche giorno. Kuranda lunque al

frase, che

Oc

timore quasi

i

di

essere accusato di averle evocate

E un vero giudeo. Questa stessa circostanza mi lia

col prevederle

quasi credere alla possibilità di dimostrazioni

Altana lulls

— Passo quindi

mite e prudentissimo Artaria, tanto stimato

II

non serbava più

Borghesia,

fra la

evitava qua-

accennasse a possibilità di dimostrazioni contrarie

l'usata

prudenza;

le

sue cen-

condotta del Governo e personalmente dell'Imperatore •

in frasi

a. e impossibile

trazioni; e

i»io

appassionate e violente: « non passerà cosi,

che con tanti elementi

voglia s'arrestino

li

»

irritabili li evitino at-

me tanto, non di*

Ter

rido queste apprensioni per ora, ma ne serbo delle ben più grandi pel giorno in cui o

o i

i

le

Diete

ngherese.

non riesca la conciliazione colla Dieta In

Slavo-Tedesche non accettino

le

condizioni della

— La disistima dall'Imperatore e del suo Governo


— 184 — grande e quasi generale; lo spirito d'opposizione altrettanto; ma non si vorrà certamente rendere ancor più difficile al Governo il è

suo compito, che lo è anche troppo;

la

probabile conclusione del

nuovo prestito contribuirà alla quiete desiderabile. Leggo giornali senza fine; scrivo alla famiglia, 22 settembre. e sul mezzogiorno vado a fare una visita di convenienza a Fautz, che sin qui non mi era riescilo di sondare abbastanza profondaLo trovo occupato col Commodoro Wullersdorf, l'Aiumente.

—

—

tante Mariassy

ini

allora lo prego

di

tere l'Ammiraglio

dice che s'intrattengono di cose di servizio, e non volermi nemmeno annunciare per non metin

imbarazzo. Wullersdorf parte, l'Ammiraglio

mi riceve colla più squisita gentilezza.

— —

Che ne dice delle grandi novità? Non mi hanno sorpreso, ma mi fanno tremare. — « C'è da tremare ed io sono ben contento di essermi opposto alla nomina che mi volevano dare di Ministro; c'è da farsi maledire.

«

«

Ma badi: la costituzione fu data, ed è possibile che in

vista

dell'accomodo coll'Ungheria questi (i Viennesi) tacciano per la sospensione; ma non se

la

lasciano prendere più: vada tutto ma non

cederanno; e hanno ragione perchè dal '48 in poi non si va avanti che a forza di esperimenti, uno peggiore dell'altro: sanno

di essere

governati male, e vogliono avervi parte; oltre di che bisogna confessare

che

il

po'

di

bene avvenuto nelle finanze è

dovuto

al

Reichsrath ».

— « Tutto sta bene, Ammiraglio: potrà accomodarsi l'interno; speriamolo, giacché è tanto desiderabile,

ma finche l'Austria non avrà

una politica estera determinata, e garantita, e di propria iniziativa, gli accomodi interni non varranno che sino al giorno, in cui sorga una guerra. « La politica estera in Austria dovrebbe essere regolata dal A proposito ho letto che Lamarmora secondo Ministro di Finanze ha fatto offrire qui 40 milioni di sterline per la il Daily Xeics,

—

cessione della Venezia?

— « Fole stampate per empiere colonne dei giornali. — «Eh! Cosi fosse pure! Che vuole! Noi abbiamo già perduto le

l'Adriatico, perchè è inutile con

starlo all'Italia, che ci

una marina senza soldi di contra-

ha già superati di gran lunga e non

la

po-

tremo raggiungere mai più. Conservare la Venezia a furia di battaglioni ci manda in ruina: e poi verrà il giorno, che la dovremo perdere dopo tina guerra infelice: e Dio faccia che non l'abbiamo che coll'Italia sola sulle spalle; perchè diversamente

ci

potremmo


— iar — >

mone delle altre penne. Stame completamente Isolati ila

»la

suvra di noi

tutti

—

he non

si

dovrebbe dunque combinare una concilia-

la

politica estera qui la fa la DinaetU e non

zione oointatta?

— il

«

Perchè? Perche

Ministero. Pensi che a (urte

si

parla sempre del

ritorno a Na-

ke Francesco ecc. ecc.! Dovremmo ben cangiare, ma bisognerebbe Indurli subito, e ehi può assumerselo? ». poli del

Basendo ai

oltre

.di'

un'ora e mezzo mi alzo per lasciare luogo

I

Referenti, tanti» più che con mia sorpresa e somma consolazione

mi er<> convinto che

lo

aveva impreso ad Insegnare

la dottrina

al

Bellarmino.

Torm» col fiacre a casa, dove trovo installato al pranzo l'Hauslab. ite ci raggiunge Kautz, e cosi passiamo due ore, nelle quali ni

o

meno parlato degli all'ari dello Stato. Si è riso della no-

mina di KiKkstuhl a Consigliere intimo in premio delle belle masovra da lui progettate ed eseguite: e si è parlato lungamente della nomina a Palatino che pare vada a cadere sul Lu-Lu (Arciduca Lodovico) che è una seconda edizione del povero tts

racconta

et

senza

madri, e

il

Duca di l'arma,

ora a Salisburgo dove dà feste, e dove

che pretende che vengano alle sue feste le

le

le

spose senza i mariti. A Vienna egli si

impertinenze verso l'altra gioventù il sovraora da

no!:;

tutti:

der Lautbub

(1).

— A Nobili scrivo che mi è forza il venire a pren-

lettembre.

Letruzioni e che passerò

da Reggio nella notte del giovedì

al

li

Pranzo solo con Hauslab. Parliamo nuovamente

té tettembrt. li

Guerra, che e#li non accetterebbe che con trepida-

mendo di doversi mettere m disaccordo coll'Imperatore: mi inferma dagli ufficiali del Ministero degli Esteri il pros*

Mensdorfl

ritiro di

Si

parla delle difficoltà presenti che aurnen-

malumore crescente in Vienna per le ultime mi:

Martedì

Governo. Mi accenna alla possibilità di uno scandalo

alla

sedute pubblica del tribunale dove Glskra

la

ti)

(2)

(2)

di-

Governo meripollo ai Deputati a riunirsi in epoca non legale. nullità dei rappr stanti il Ministero della Guerra daPretse per un articolo che

Pidocchioso, masoalsone. farlo deputato liberale eminente, più tardi

il

ministro.


— 186 — vanti al Reichsrath nella discussione del budget militare, che egli ritiene fosse facile di difendere, e che egli senza

vanità asserisce

che avrebbe fatto approvare contro Giskra. Parlando del mio pro-

mi incoraggia nuovamente e soggiunge: « io temo però che avremo una guerra: mi pare di odorarla. Oh! se l'avremo, allora so che mi chiameranno. Mi hanno chiesto nel Maggio scorso un lavoro a mezzo dell'Arciduca Alberto; l'ho dato e poi non l'hanno getto,

seguito; ora va in malora quell'istituzione, e sono costretti a darmi

Sempre così ». Annunzio al Generale la mia partenza per

ragione.

Martedì, e mi congedo, non potendo domani pranzare con

lui.

Lo

prego di fare le mie parti con Fautz

25 settembre. rivo per dargli

— Alle 9 sono ad attendere Mercandin al suo aril

finale assalto. Egli

giunge e possiamo restare oltre

ad un'ora insieme, prima che egli vada da Belcredi. tutti

discorsi fatti

i

insieme sulla

— Io ricapitolo interna ed

vacillante politica

esterna Austriaca, e vengo alla conclusione alla quale miravo dal

primo giorno.

—

«

Ma, caro Conte, dacché è divenuto inutile il chiudere gli occhi

al sole; dacché

per quanto costi il confessarlo, la questione italiana

mena a certa ruina

l'Impero,

mentre non è forse meno

fatale

al-

l'Italia; dacché questo piccolo Alcide l'Austria non seppe strozzarlo

in cuna, ed è divenuto Ercole, perchè vogliono disprezzarlo, quando

sono costretti a temerlo?

M. n « Che italiano, puro sangue! MA « No caro Conte; io sono nativo italiano e lo sono di cuore,

ma dichiarò che ho passato la miglior parte della mia gioventù in Austria, a questa Corte; che io vi lego le ricordanze più

care, e

che non so accomodarmi al doloroso pensiero, che l'una non possa essere prospera senza la ruina dell'altra. M. n Dite il vero, ma chi ci rimedia, dove

e^

come è possibile un

accordo ?

MJ « Comprendo anch'io l'immensa difficoltà perchè vedo anche qui due

non possumus

:

da parte dell'Italia è questione nazionale,

per ciò che non ammette transazione; da parte dell'Austria è questione di dignità e di potenza, che egualmente non

sazione:

ammette

tran-

ma intanto io veggo che questo duello a morte sempre

aggiornato sta come una spada di Damocle sospeso per un filo sulla testa dell'Europa, e più specialmente dell'Austria, che anche vitto-

riosa non ne potrebbe mai cavare altro frutto, che di conservare

una provincia che le costerà sempre più che non le renda. Ebbene sono contenti a Vienna, che un terzo abbia poi la forbice in mano


— 187 — per tagliare, quando gli accomoda quel

filo

fatale, e

precisamente

Napoleone HI? M." ci

«

«lite cose

Voi

amarissime, ma verissime: ed io vi domando:

trovate un rimedio? €

yui è, caro Conte, dove volevo condurla!

«Oh! Oh!

|f.«

—

« Kbbene; so con chi parlo e le apro l'animo mio. Dacché sono a Vienna, e sono ormai 14 giorni, ma specialmente dacché abbiam potuto conversare insieme liberamente, e che posso dire di

le condizioni interne ed esterne dell'Austria, io che conosco altrettanto bene le condizioni attuali italiane, mulino conti-

conoscere

nuamente nel mio cervello questa questione; e oramai mi sono convinto che può essere sciolta pacificamente. M." « Che mulinaste qualcosa così, me lo dicevano i vostri di-

ma che aveste trovato la pietra filosofale, no eh! MJ « Kbbene, caro Conte, KUa mi ascolti, lo non ho l'onore di

scorsi;

conoscere personalmente il Re Vittorio Emanuele; né alcuno della I miei antecedenti mi vietavano di prendere parte male al movimento italiano, ma ho voluto che i miei tìgli vi

famiglia Reale.

prendessero tutta quella parte che potessero: non conosco nemmeno aerale

Lamarmora; nulla meno per ragione

conosco da

vicino

molti

di

posizione so-

che stanno nei circoli che danno

norma; e sono intimo con taluno, che è intimo col Re. Il Re nostro animo mite, incapace di rancori, ed il suo cuore non ha ces-

è di

unente di benedire a quella Casa che gli diede una tenera madre ed una indimenticabile sposa: il Re è Capo Dinasta di una grande Casa, e questo basta per sapere che egli non disconosce il suo Interesse

di

dar la

mano alla Dinastia più conservatrice

d'Ku

Re però è strettamente costituzionale, e non potrebbe fare un passo anche lontano per riconciliarsi con Casa d'Austria, senza :

il

il

concorso del Ministero: quindi senza

mettersi allo scoperto da-

buona sorte vuole che sia Presidente dm Ministri Ministro agli Esteri, il Generale Lamarmora, uomo di an/urne verso la Casa di Savoia e che può intendere meglio di nessuno la convenienza di una conciliazione. « Ore mentre le cose stanno coti a Plrense: cosa troviamo a Vienna? Troviamo un Governo impacciato a camminare e di dentro ora

paniti

vanti ai

la

«•

e di inori per

ne

da

perche

questo solo che non

coll'Italia.

si

una

I-.Miene,

parte che

diano

la

si

riesce a venire ad una tran-

caro Conte: cosa abbiamo noi da vincere dall'altra se

non una mnin-,us>-

>>

mano? lo mi propongo ora di andare a Firenze,


- 188 — e metterò in giuoco tutti

timenti che mi lo sono,

i

ressorts per assicurarmi

mi rivolgerò a Lei allora, caro Conte, e

assicuri, che, se

che quei sen-

sono fatti credere positivi lo sono ancora,

si

un inviato segreto

le

e

se

dirò: Ella

mi

ufficioso si reca a Vienna da Fi-

renze e reca la domanda di aprire trattative, non sarà respinto e si

tratterà.

M. n « Oh! di questo poi le sto garante: ma, Malaguzzi mio, pensate bene che qui ci vogliono cose e persone certe, e tutte

le

ga-

ranzie: guai ad un fiasco; dal giorno che se ne parli non è più ammissibile un fiasco.

M.ì « Siamo d'accordo;

ma come vuol supporre un fiasco, in una

trattativa che già porta la sicurezza con sé? M. n « Ma come?

MA « Per l'Austria infine cosa significa la questione italiana? È questione di tede? E

l'Italia

rimetterà in osservanza

il

trattato

di

Zurigo, tenuto, conto dei fatti compiuti. E' questione di dignità? Casa

Savoia porge

la

prima la mano a casa d'Austria. E' questione di i legami di famiglia con

onore? Casa Savoia rinnoverà volentieri

Casa d'Austria. E' questione di finanza? E

l'Italia

non mercanteg-

gerà in un affare che l'Europa conservatrice saluterà con giubilo

appunto perchè non combinato come una compra e vendita. E' queMa uno Stato che mette in linea 400 mila uomini,

stione di potenza?

e 22 navi corazzate

può ben dare ad una sua alleata ben altra pouna provincia che infine poi è pas-

tenza, che quella che perde in siva.

M. n « Caro Malaguzzi, jetzt geht mir icirkclich ein neues Licht

aaf (1).

MS « Sono poi un utopista? M. n « La ringrazio molto; e solo desidero ben di cuore che le sue premure abbiano successo. Porti cose sicure e cammineremo.

MJ « Posso contare sulla sua cooperazione? M. n Tutta e di cuore ». Così abbiamo scambiato molte parole ancora, tinche egli ha do-

vuto recarsi al Ministero. Alle ore 3

1

/2

dovevamo vederci per an-

dare a pranzo insieme all'Arciduca Carlo.

Sono corso da Artaria, dove ho saputo che il mal umore continua,

ma che la parola d'ordine è attendere. Sono tornato a casa dove ho potuto salutare ancora Hauslab e Fautz che a suo tempo torne-

ranno cotanto

(1)

utili;

poi a 3 V* sono tornato da Mercandin. Egli

Mi si apre veramente innanzi agli occhi un nuovo orizzonte.


— 189 — da Belereili; io non l'ho interrogato, se abbia parlato

me né egli me ne ha detto. Ma lo aveva fatto

•

i

certamente, perche

a.!

ogni Intervallo mi ripeteva: « andate pure, andate e guardate

di

far bene, di portarci del positivo ». lo gli

ho fatto osservare che nel caso

le

trattative starebbero

bene in mano di Belcredi. M." « Kgli è Ministro Presidente e può farlo, però chiamerà poi anche Mensdorff; ma Mensdorff se ne andrà; non è che sua moglie

che lo tiene per l'abito. ti* « E l'Imperatore non potrebbe avere un capriccio?

M. n

«

L'Imperatore! Ah baie! Vogliamo salvarlo, ed egli vorrà

rompersi il collo? Nemmen per sogno.

MJ « E

M

.»

«

1

donne?

Principi spodestati' e le

Noi porteremo la questione in una regione cosi alta, che

quelle pettegole non

arriveranno.

ci

MS « Io vado e spero fra non moltissimo di poter ritornare con buone nuove. lf." « Positive, positive: e vi assicuro, lo

turò,

significava, so cosa prometto).

liano perchè era presente «

«

il

Contate su

di

me (parlava

ita-

fiacre.)

Conte mio; desidero bene che nulla trapeli delle mie inten-

zioni; sapendosi la cosa

M."

che tutto quello che posso

(accompagnando le parole con un gesto della mano sinistra

il

non successo mi ucciderebbe.

Ma pensate, che dopo il

i

discorsi che abbiamo tenuti, non sa

solo ridicolo ».

agli montava in fiacre per Baden, ed io Wieden; amendue ben contenti l'uno dell'altra.

fiacre per la

in

XIII. \"!!ll

I

Al

M U.A'.I ZZI. Reggio

1

-

10-65.

Alessandro.

Ricevo finalmente questa mattina \o<tre nuove, ed era talmente inquieto >ni conto \<>>tro che era dirvi che oggi

deciso

••

telegrafarvi, anche

-«ade la cambiale e che non so

come regolarmi

Darò comunicazione della vostra lettera al Negoziante (1) il quale unente nou si aspettava in proroga, ma dei quattrini; non dubito che sospenderà

(l)

Laman

il

protesto,

mi m

in

grado di soddl*


— 190 sfare al più presto a quell'impegno poiché sono certo che non può

aspettare più di 8 o 10 giorni.

Da quanto

gli

avevate detto, sembrava

che

la

somma

dovesse

esser pronta anche prima della scadenza, io poi dormiva tranquillo;

comprendo che la somma è forte, che un acconto non è accettabile, che dovrete faticare a metterla insieme per intiero,

ma cogli ap-

poggi che avete potuto avere si riteneva cosa sicura: le vostre parole furono tanto lusinghiere

da non far mai sospettare una dila-

zione. Io

procurerò

acquietare e persuadere

di

negoziante ad atten-

il

non disgustarlo e ricordamuro io non sono più in caso di smuo-

dere, voi procurate dal canto vostro di tevi che se mette

i

piedi al

verlo in vostro favore e perdiamo ambidue e per

sempre questo

validissimo banchiere.

Non capisco poi perchè vi affatichiate appunti e metteremo in seguito le cose

occhi,

gli

prendete degli

in pulito; interessa

che vi

conserviate e sopratutto che possiate essere in grado di pagar presto e perciò

non scrivete più ma telegrafate.

Ho piacere che telegramma e libri vi siano giunti in tempo, la nostra casa qui cammina sempre bene e le succursali pure; ricevete i

soliti saluti.

Non dubitando che mi farete figurar bene coi nostri Capitalisti (1> mi dimandano di voi

e Negozianti che spesso

aff.

mo

Firenze, 5 ottobre

"65.

sono

il

C.

vostro Nobili.

XIV. C.

Nobili al Malaguzzi.

Caro Alessandro,

Dopo il nostro colloquio di Reggio pensai al modo di poter metnon il vostro progetto, che dividendolo pienamente avrei mai voluto che per opera mia potesse andar fallito. Conoscendo perfettamente gli uomini dell'attuale Ministero, l'unico

tere in atto

che fosse al caso

di

comprenderlo era il generale Lamarmora

—è

vero che Egli ha una certa stima e deferenza per me; ma come volevate che un Maggiore di Cavalleria (sebbene non lo sia che di occasione) potesse imprendere a trattare una così alta questione po-

(1)

Il

Re.


— 191 CQO mi

litica

Ministri»

degli

Affari

Retori,

che

si

trova nella più

alta posizione della nostra gerarchia militai

volendo dunque pormi

i

una posizione ridicola pensai

in

di

arrivare a Lo! con altro potente mezzo ed eccovi la storia del mio

operi l'arni per

una testa Ili

Torino e procurai

di

vedere il Principe Eugenio di Ca-

uomo non molto conosciuto ma di elevati sentimenti e con

rigaaao,

tiene organizzata.

accolse colla sua solita gentilezza e dopo poche parole, colla

mia abituale sincerità, entrai ben presto in materia parlandogli di Egli comprese perfettauna possibile conciliazione coll'Austria.

—

mente la cosa,

m

Italia, in

si

discassero

Austria ed altrove,

dosi una simile

che si potevano incontrare

le difficoltà

ma rimase quasi convinto che dan

combinazione non si doveva né si poteva in alcun

modo deprezzarla. K diate « come vuole Ella che si possa dar principio a trattative, mentre noi non abbiamo dal '48 alcuna relazione coll'Austria?» 10 risposi che aveva preveduto questo caso e che era precisamente LTCT io

conducesse

l'uomo adattatissimo che era andato da Lui, onde mi

una simile delicata bisogna, ma che ero deciso a

in

qualunque strada per farla intendere e riuscire.

ire

Allora

Principe rispose « è un affare tanto grande che desidero

il

nei sopra prima di indicarle quale strada convenga seguire, Ella

vaila a

Reggio e

le

farò sapere qualche cosa in proposito ».

Circa quarantotto ore dopo, ricevo un telegramma di un aiutante

—

Parto immediatamente, mi chiama a Torino. dal Principe il quale mi disse di aver parlato lungamente con

Principe che

B.

M

di

questa idea, che Lo aveva trovato dispostissimo a iicono-

—

non mi nominò una buonissima cosa se potesse riuscire mandarti debbo l'individuo « poi mi dirai se _li pensaci e eoe ritiene di aver trovato il modo di sciogliere pacificamente questa questione ». 11

Re dopo ventiquattro ore disse

dividuo,

rimanendo lei

intesi

al

Principe di mandargli

che si presenterebbe come latore

di

l'in-

una

Principe.

- Appena entrato non Imstaginandosi nal che «oh Nobili! altro che stalloni! Ella mi diventa anche un diplomatico?». — Risposi: «Come V M bs tanto a cuore M

imo:

l'Italia,

i"

pure

\i

ho sempre pi

ora

mi provo

l

servirla

•oh altro mestiere ».

MI fece sedere offrendomi do zigaro e

si

pose a parlarmi con


— 192 tale serenità di cuore e di mente, cosa del tutto

nuova per me. Furono toccate tutte le fasi di una tale conciliazione e terminò col dirmi: « Io credo alle sue parole ed eccogliene la prova (si pose a

scrivere un biglietto,

lo chiuse e porgendomelo, aggiunse): Ella vada dal generale Lamarmora. Egli conosce le mie intenzioni che si collegano coi miei sentimenti, il Generale sarà da me avvisato del suo arrivo a Firenze, parli pure con Lui come ha fatto con mio Cugino e con me (e stringendomi la mano proseguì) ne-

cessita

massimo segreto, Dio voglia che ciò possa effettuarsi e si prima buona nuova che avrà io voglio pel primo

il

ricordi che la

saperla ».

Parto per Firenze la stessa sera e ad un'ora dopo mezzogiorno dell'indomani sono

al

Ministero degli esteri.

— Lamarmora non può

subito ricevermi perchè conferiva col Ministro della Guerra, ma dopo

pochi minuti mi fa passare nel suo gabinetto, mi accoglie come al

lamenta perchè non vado da molto tempo a trovarlo, mi scuso del gentile rimprovero e gli presento la lettera del Re legge, resta un momento sorpreso poi mi dice: « Sentiamo come Ella crede di aver trovato il modo di sciogliere questa grande quesolito e si

—

stione ».

Come fui breve nel descrivervi Principe e con

M., così

S.

esposi al generale

i

colloqui di ore ed ore avuti col

non mi allungo a scrivervi tutto ciò che

Lamarmora e solo vi dirò che appena ho

avere l'individuo che sarebbe al caso

di

quest'affare, disse

:

«

di trattare

detto

stupendamente

Sarebbe forse il Conte Malaguzzi? » risposi af-

fermativamente ma che non era quello che

egli

conosceva.

— A

voce potrò narrarvi quante favorevoli combinazioni mi hanno condotto in pochissimi giorni alla conclusione: che

ed

il

il

Principe,

il

Re

Generale Lamarmora hanno compresa l'idea, la dividono con

noi e desiderano che

si

effettui.

— Perciò

al

ricevere della presente

immediatamente per Reggio ove io sarò, verremo insieme a Firenze, vi condurrò dal generale Lamarmora e vedremo se vi è che renderebbe felici e il mezzo di combinare una conciliazione

partirete

potenti due Nazioni i di cui interessi son ben tutt'altro che di pro-

curare la rovina dell'una o dell'altra o

Poiché

il

di

ambedue.

segreto è la condizione sine qua non della riuscita, cosi

mando la presente pel mio cameriere che ritornerà con voi. Il

tutto vostro

C. Nobili.


— W.i — xv. Dispaccio

Bmaabklk ai Lamabmora. (•)

V.

i»i

Ottobre lettera Direttore degli Stalloni, so che egli si è recato a Fi-

ito

renze per parlare con Lei. Fila gli dia le istruzioni che crederà del e$

Quello ch'Ella farà sarà ben fatto.

Mi pare che quella compera non è male avviata. Parlai con Sella: oggi a mezzogiorno firmo

i

decreti.

Mille saluti

Vittorio Kmanuele.

XVI. li

Mai m.\ y./.i

ai

Conti-:

Mkrcandin (1).

l.xcellenz

Liner amtlichen mir aus Florenz ergangenen Linladung zufolge

begebe idi mieli

Aus dem

eiligst hin.

wu mir von dorten berichtet wird zu urtheilen, meine

in der letzten

Ihnen

Stunde vor meiner Abreise erdffneten Ansichten in

Florenz eine gehorige Wur-

gliicklich seyn. ineinen

Antràgen die gewiinschte An-

und Vorechl&ge baben hoherenorta digung gefanden. i

nahme cu Bicbern (was ich mir dorchsu setzen schmeichle)so konnen :nmt rechnen, dass meine Kiickkehr nach Wien nodi vor •

lem

d.

16.

M. erfolgt. iser

segenbringendes Vorhaben sich verwn-

klicheu dttrfte. Mira, .leu

An (

1)

S

dea

K.

Versione

Octuber

lf

in

Wtoa.

:

illcn/.a

fu

<>

Qrafen Mercandin

:

aegnito ad invito officiale, ricevute da

tette fn

Firense, mi reco

i

•

.indicare da quanto mi scrivono di oolà, tono itete debitamente lo

loco

appressate

Dell'ultimo nostro del

le

idee e

Le

proposte che

io

ebbi a svol^

abboccamento.

cosi fortunate <li assicurare la desiderata approva/ mio programma (ciò ••In- mi lusingo di ottenere) V. E. può Vienna, prima del IH e. lens'altro BUI mio ritorno Il K,$ory.

Uni..

XV

18


— 194 — XVII.

Le ISTRUZIONJ DEL Lamak.moka

ai.

MAi..\<;rzzi

(1).

Firenze, 9 ottobre 1865.

Caro Conte,

Avendomi voi l'atto sperare che S. M. I. R. l'Imperatore d'Austria. nel nobile scopo di ottenere una conciliazione con l'Italia possa indursi a fare

il

generoso sacrificio dei suoi possessi

italiani,

siete

incaricato di aprire a questo fine trattative col Gabinetto di Vienna,

che ad ogni modo non potranno prorogarsi oltre il primo del pros-

simo novembre. Voi conoscete abbastanza i sentimenti conciliativi che animano

S.

M.

il

Re ed il suo Governo,

e

non mancherete

di

valere per stabilire quelle basi che sole possono raggiungere

farli

un perfetto accordo fra i due Stati e spegnere per sempre ogni rivalità.

Gradite, signor Conte,

i

sensi della

mia stima e considerazione. Presidente del Consiglio

Il

Alfonso Lamarmora.

QUESTIONE FINANZIARIA. Poiché pesano sul Veneto, come sua quota parte della totalità del debito pubblico austriaco, 250 milioni circa di fiorini, pari a circa

620 milioni di Lire, che rappresentano

il

dodicesimo del debito au-

come appunto il Veneto è il dodicesimo del complesso dell'Impero, si domanda se il Governo italiano sia disposto a lasciarne

striaco

l'onere all'Austria compensandolene l'ammontare in obbligazioni ita-

ovvero ad accollarsi direttamente il debito del Veneto.

liane,

Esiste inoltre un debito speciale sul Veneto di 40 milioni di fio-

pari a 100 milioni di Lire, unicamente fondato su quella pro-

rini,

vincia, che a termini della sua fondazione viene

e frutti, nel corso di 30 anni, e pei

redento, capitale

quale esiste una speciale so-

vrimposta.

*

Sembra che questo debba essere assunto come sta e giace.

Voglia il cielo, che la nostra benefica iniziativa possa esser coro-

nata di successo. Mira, 6 ottobre. E. il Conte Mercandin. Seguo la stampa del Lamarmora per la lettera

A.

S.

per le istruEsso è interamente di pugno del Nobili, che fungeva da amanuense, per non affaticar gli occhi del suo concittadino. (

1 )

zioni,

l'esemplare esistente nell'incarto

Malaguzzi.

:


— 195 — In

aggiunta i questi oneri che necessariamente ricadrebbero rno

ìtaliiiiio,

prezso

il

indennità pagabile all'Austria a quale

«li

somma potrà essere spinto? Questo ammontare sarà calcolato sul valore nominale delle obvalore commerciale?

itori o sul

Risposta.

Si

accetta

il

principio.

Sono però da verificarsi le cifre,

giacché non sembra primieramente che la proporzione della Venezia sia

dodicesima di quella totale dell'Impero, ma piuttosto la quat-

la

toni.

Si

crede poi che

il

debito speciale del

Veneto, che

sembra essere di 60 milioni di fiorini, sia compreso nei 250 milioni di fiorini che costituiscono la quota parte del Veneto nel debito totale dell'Impero.

premesso sembrerebbe che il debito di cui si caricherebbe il governo italiano sarebbe di 500 milioni. Ad ogni modo il governo italiano non può in nessun caso e sotto qualsiasi forma oltrepassate la cospicua spesa di un miliardo.

Ad evitare inopportuni dettagli, deve intendersi compresa

nella

cessione la consegna di tutto il valore mobile tanto militare di tutte le

fortezze ed arsenali che amministrativo, ovvero vuoisi altrimenti? R. K' naturale che

il

governo austriaco cederebbe tutto il mate-

riale stabile e trasporterebbe

a suo piacere tutto il materiale mo-

bile.

* guanto alle dotazioni della Corona, pare debba intendersi che venga la consegna sopra gli inventari esistenti, senza comB. K'

*

naturale, d'altronde credesi che siano di poca entit.i

l'iui

questione speciale può e deve esser fatta della

villa

di

unica residenza imperiale nelle provincie venete, che l'Impe-

Francesco

e

1

acquistò

in

via privata

ed è considerata come

dlodiale dell'Imperatore abdicatario Ferdinando.

Neve questo possesso essere compreso sulla totalità della al cedente di compensarne il prezzo al proprietario?' essere passato sotto silenzio!

1

R. SI

combinerà come meglio potrà gradire all'Imperai.


— 196 * Nella consegna dell'arsenale di Venezia devesi intendere compreso

servizio della laguna?

il

R. E' cosa da combinarsi facilmente.

Quanto alla marina di guerra devesi ritenere che questa ap-

•*

partenga esclusivamente, come

è di

fatto, all'Arsenale

di

Pola, e

quindi alle provincie slavo-tedesche? Tutti

li.

bastimenti

i

appartengono

naturalmente

al

governo

austriaco.

* Quanto ai compensi ai Principi spodestati, dovranno questi limitarsi ai soli Principi austriaci ed a quello di

Parma ed al Papa,

siccome compresi nel trattato di Zurigo o dovrà aggiungersi quello di

Napoli?

Non dovrà il compenso essere assunto dall'Austria come mandatala di quei Principi a scanso

di qualsiasi trattativa diretta

con

loro? R. cipi

Il

governo italiano non può pensarci, tanto più che quei Prin-

ad eccezione del Pontefice si sono

fatti ricchi

a spese

d'Italia.

È autorizzato l'incaricato a mettere in vista un trattato commerciale e di navigazione

della

maggiore ampiezza

possibile, ed

ove

occorra una reciproca revisione di tariffe a facilitare gli scambi fra i

due territori? R.

Dare le più ampie assicurazioni che il governo italiano è

di

sposto a fare coll'austriaco un trattato di commercio e navigazione sul piede della nazione la più favorita.

Se alla riuscita delle trattative parziali o generali potesse contribuire e fosse

conveniente usare largizioni pecuniarie, ne è fatta

facoltà ? R.

Il

governo italiano ripugna troppo da simili mezzi per poterne

far cenno.

QUESTIONE POLITICO-AMMINISTRATIVA. Deve la consegna

del

Regno Lombardo-Veneto farsi secondo gli può interessare al governo

attuali confini politici amministrativi: o


— 197 italiano <juul>

ritaglio a rettificazione delle

La geografìa indù

R.

I

ile

lacche

re

zione germanica

la

il

l'Isonzo

Tirolo

italiano

il

vero contine

nuove frondell'Italia.

compreso nella Confedera-

sua cessione non potrebbe essere oggetto della

Convenzione attualmente

promossa, alla quale non interviene

la

Confederazione, e poiché d'altra parte non può esserne trascurata l'annessione al regno italiano in epoca più o

meno vicina, non do-

vrebbe questa cessione formare l'oggetto

un protocollo segreto

di

che ne preveda e ne regoli l'eventualità, stabilendone sin d'ora

compensi

fra'

quali è prevedibile

il

i

caso d'una cooperazione pei' un

dato intento della politica austriaca?

& Credo anch'io conveniente un trattato speciale e segreto per facilitare di

successivamente la cessione

al

Regno d'Italia di quella qua delle Alpi e che

territorio tirolese che trovasi al di

fa parte «Iella

Confederazione germanica.

* Non deve intendersi che tutti

1

funzionari di nazionalità

ita-

liana civili e militari lucevano la conferma del loro grado, emolu-

mento e diritti acquisiti! La cosa è evidente e se ne può dare l'assicurazione.

/.'

* B quegli impiegati che al seguito de' Principi spodestati venlionati sulla misura d'una legge meno generosa dell'italiana mno ottenere l'applicazione di questa? si

S,

avranno tutti

riguardi possibili.

i

* Vuoisi provvedere con una misura generale o riserbare a de-

me eventuale l'ammettere al servizio civili

o militari che

italiano quegli

impiegati

quantunque non strettamente lombardo-veneti ozio italiano, come tirolesi-italiani,

desidi

dalmati

.iella

costa, triestini, istriani e friulani-tedeschi!

& Si potrà ammettere qualche eccezione, ma in massima non si no accettare che

^rli

italiani.

* Non >aia ds dimandarsi contemporaneamente •

della

convenzione

la

piena amnistie del

alla

condannati

pane politici.


— 198 — non aggravati da delitti comuni, colla conseguente consegna ai confini? li.

governo italiano l'accorderà certamente, non dubito che

Il

il

governo austriaco farà altrettanto.

*

beni allodiali dei Principi decaduti rimangono loro proprietà

1

ed il territorio italiano è loro aperto come a qualunque altro tadino e

le

cit-

loro rendite accumulate negli anni decorsi saranno ad

essi restituite, salvo le ragioni de* terzi?

R. Si rispetterà

come si sono sempre rispettate le proprietà pri-

vate dei Principi spodestati.

* Se debbansi intavolare trattative per la cessione di tre od

al-

meno due porti di rifugio sulla costa dalmatina tanto necessari alla marina italiana. R. Non si deve neppure accennare: sarebbe contraddire ai principi nostri sempre invocati

che tutta l'Italia ma la sola Italia spetta

agli italiani.

Se l'incaricato italiano debba schivare ogni discussione sulla questione

romana o se per

tacitare

il

partito ultra cattolico, cotanto

influente in Vienna, possa lasciar sperare un politica italiana verso

quasi

raddolcimento della

Roma, fosse anche puramente solo di forma,

come frutto dell'intervento ufficioso della corte austriaca.

R. Si deve schivare ogni discussione sulla questione

sciando però capire che

naturalmente facilitare

la

la

romana, la-

cessione della Venezia all'Italia deve conciliazione

con Roma, conciliazione

d'altronde molto desiderata dal governo italiano.

Quali

norme stabilisce il governo italiano per la restituzione della

corona italiana e dell'ordine cavalleresco annessovi. R.

È naturale che l'Austria cedendo i possessi italiaui rimetta la

corona di ferro. Si potrebbe per questa remissione scegliere una propizia occasione, per esempio d'un matrimonio fra

le

due case

regnanti.

Gioverà autorizzare l'incaricato a secondare le convenienze l'Imperatore, qualora per servire alle

del-

medesime si voglia nell'opi-


— 199 — nione europea fare valere e credere che l'iniziativa fu spontanea dell'Imperatore Francesco «Giuseppe, il quale inaugurando all'interno la politica

delle

titolo quindi

nazionalità volle generosamente consacrarla con

sacrificio reno la nazionalità italiana * e sotto qual

un magnanimo

debba esser registrata

la

indennità da

retribuirsi

al-

l'Austria.

R.

governo italiano non ha nessuna

11

ditticoltà di lasciare

alla

generosità dell'Imperatore d'Austria l'iniziativa di quelle trattative,

come risulta del resto dalla mia lettera al Conte Malaguzzi.

POLITICA KSTERA. L'accoglienza attendibile dell'Imperatore Napoleone alla concilia-

zione austro-italiana potrà mai cangiarsi in una temibile difficoltà pel gabinetto di Firenze? R. Ho la

convinzione che l'Imperatore dei francesi aderirebbe non

ma vedrebbe con piacere una riconciliazione sincera tra l'Au-

solo,

stria e l'Italia.

»ndo tutte le probabilità la conciliazione austro-italiana a partito

disperato la Prussia

la Germania e

i

nella

met-

sua politica aggressiva

più specialmente contro l'Austria, cosicché fra

entualit* prevedibili vi è quella (sebbene inverosimile) che la

Francia ne tragga partito per ottenere la cessione delle provincie

renane in rivalsa dell'appoggio armato che accordasse alla Prussia. R.

Che cosa farebbe la Prussia noi saprei, ma non credo che

la

Francia cercherebbe trar partito da questa eventualità.

L'Austria liberata dai

timori che l'attitudine

dell'Italia

le

ispi-

rava, abilitata quindi a raccogliere tutte le sue forze materiali ed in

aggiunta le morali che appunto ritrarrà dalla conciliazione con

l'Italia

potrebbe

sulla Prussia:

il

di

leggeri essere tratta ad

che

le

una repentina rea

darebbe l'opportunità

Ui stabilire la sua su-

premazia militare sulla Germania e con ciò «li mettersi salda sul capo la corona imperiale germanica. E* fuor di dubbio che a questa politica si inclina da ogni parte a Vienna perche politica tradizionale dinastica e popolare. K'

ammissibile anche u caso che

la Russia prenda parte attiva


- 200 in favore della

-

Prussia contro l'Austria.

Infatti

è

notorio che

la

Prussia fece offerta delle provincie già polacche alla Russia, in com-

penso della sua assistenza, invocata presumibilmente, nella questiona germanica. Ed

in tale

evenienza pure debbesi tener calcolo che

Francia potrà trovar facile ed opportuno

di portarsi al

Può essere che a Vienna si inclini ad una politica più timida si

pensi invece ad ampliare la corona di

S.

la

Reno. e

Stefano, spingendola

sino all'estremo limite della riva sinistra del Danubio.

Verificandosi taluna delle suesposte contingenze potrà l'Italia as-

sumere una parte cooperativa in compenso della cessione che otterrebbe e più ancora in vista della dominazione sull'Europa centrale che l'Italia

si

mette in caso

di dividere

con l'Austria?

E se questa cooperazione fosse posta come condizione risolutiva della convenzione? R.

Il

governo italiano non può prendere impegni per future emer-

genze, avendo ferma intenzione di consolidare l'unità d'Italia e pro-

vare al mondo anzitutto che vuol essere potenza conservatrice. •*

Quanto alla Russia credo che non sortirebbe dall'attuale sua

astensione, a

meno che si trattasse altra volta seriamente della que-

stione di Orients, alla quale anche l'Italia non indifferente.

(Continua).

potrebbe rimanere


Università di Pavia

studenti della

Gli

E

Lady Morgan

I

MOTI DEL

21

ano viaggio politico

Del

a

traverso l'Italia

uomini del '21, parlando degli studenti della Università di Pavia notava come questi avessero più aspetto dì soldati di allievi del Politecnico che di di giovani stua mezza pana

degù'

dio^

(1).

Tale metamorfosi non era un efimero prodotto «Iella moda,

ma

il segno «li una trasformazione ben più profonda dovuta ad un eroico decennio «li vita napoleonica, che alla giovane iie>ia italiana aveva saputo infondere il presagio di una

nuova coscienza civile. primo quinquennio Il tanto

ver.. Stiirm

il

«Iella

restaurazione austriaca tu pei

una Drang «Iella goliardia lombarda, nel-

l'ambito non ancora ben definito delle rivendicazioni nazionali,

ehe

più

le

oppone eorreliti

-od.

U Italie

politiche,

impersonate dalle

ercavano di

far discendere dal cielo delle

S21), voi.

pag. Si.

II.

affermazione «li un «migrato <!«! '-'. tosta* o Memorie, inedito, «cap. 111. Torino. dente piemonb 1/-I-. trgimenU). M-. a. 37fl), ohe molti itadenti 'li Pi 'Ih costoro nella loro ;. >t.i il fatto permanenza in Piemonte portarono un bracciale «li velo mio .he se\

conferma

«Iella

|

.•on. lo lo

-h statuti <I«-lla

.1

«!••«

/'./'/"// «-ra

a

|iniito

il

distintivo

dd pruno


— 2(H — utopie umanitarie sul

rude terreno della realtà storica, che

per allora era rappresentata da quel Regno

Italico,

cordo glorioso era ancora presente nella coscienza

il

cui

ri-

dì tutti.

Guerra all'Austria e fusione della Lombardia col Piemonte, questi e non altri di conseguenza gli obbietti immediati, che

i

vecchi ed i nuovi cospiratori si proposero di raggiungere senza

por mente

alle insuperabili difficoltà

contro

le

quali avreb-

bero dovuto cozzare.

La facilità con la quale si erano attuate le due cospirazioni costituzionali di Spagna e di Napoli

zare la illusione di

non faceva che rafforun analogo successo nell'Italia settentrio-

nale, così che allo scoppio

eludendo

colla

massima

dei

facilità

moti del i

'21

in

Piemonte,

controlli austriaci alla

li-

mitrofa frontiera segnata dalla traversa del Gravellone e dal Portico di S. Sofia, ottantaquattro studenti della Università di

Pavia riuscirono in varie riprese a varcare il confine, « avendo

— come racconta contemporaneo Fenini — di baciare la terra a pena giù dal Ponte dicendo baciamo

fatta la ragazzata

(1)

il

:

questa terra felice ».

Poi che sin ora nessuno si prese la cura di raccogliere i nomi di questi giovani generosi, frirne l'elenco

il

mi sia dato per la prima volta of-

più completo possibile

(2),

avvertendo che

nel '21 gli studenti iscritti alla Università di Pavia

ammon-

tavano ad 893, di cui 128 provenienti dagli Stati Sardi e in particolare dall'Oltrepò e dalla Lomellina, fatto non indifferente per chi voglia spiegarsi anche le ragioni pratiche, che determinarono l'esodo patriottico.

Diario pavese, sotto il giorno 19 marzo 1821,

(1)

iti

:

Pavia. Museo

t'ivieo.

(2)

In base a documenti dell'Archivio della R. Università di Pavia

e de»di Archivi di Stato di Milano e di Torino.


*

NOME

»- >

—


204

NOME

PATERNITÀ

PATRIA

Età

•FACOLTÀ

22

Tra vacò

Agrimensura

19

Gerenzago (Pavia)

I.

Medicina

Pietro

18

Pavia

I.

Filosofia

Venanzio (agente)

15

Pellegrina (estero)

I.

Filosofia

fu Gio. Battista

18

Carbonara

I.

Filosofia

Abele

24

Milano

Legge

Matematica

Lamenti Carlo

Gio. Battista

Longhi Carlo

fu Siro

Molina Camillo

Magnani Giuseppe Marangoni Matteo Meroni Luigi

Giovanni

Montanelli G. Elia

fu

18

Li-gnano (Bergamo)

Mola Giovanni

Vincenzo

20

Maleo

Mascheroni Carlo

Tobia

20

S.

19

Novara Gargnano Montadone (Lodi)

Angelo (Lodi)

Miotti Giuseppe

fu Saverio

Moro Domenico Mazza Alessandro

fu

Bartolomeo

22

Carlo (chirurgo)

32 16

Pavia

Legge Medicina Medicina

II.

IL

Medicina

I.

Chirurgia

I.

Filosofia

I.

Filosofia

I.

Filosofia

l'aromi Gio. Batta

Siro

Plano Stefano

Lodovico (impiegato)

Pieiva Antonio

Agostino

17

Arena Po Gambolò

l'ogtdolini

Gio. Batt. (vice-deleg.)

18

Milano

III.

20

Colombarolo (Cremona)

I.

Architetti

Alessandro

Pncrari Antonio

Filosofia

Partesotti Attilio

Gaetano (possidente)

19

Mantova

I.

Legge

Prata Giorgio

Pietro Antonio (neg.)

21

Milano

II.

Legge

25

S.

II

Legge

20

Sondrio

III.

Legge

18

Brescia

Legge II. Medicina

^

Gaetano

fu

Francesco

Piazzi Giuseppe

fu

Andrea

Pellegrini Giovanni

Pietro

Picozzi

.

Martino (Lodi)

I.

Papetti Giovanni

Giuseppe

20

Pavia

Pasquali Giuseppe

Andrea

23

Monza

II.

Medicina

Pedretti Fortunato

Luigi

21

Soresina

I.

Chirurgia

Quadrio Maurizio

Carlo (possidente)

21

Chiuro (Sondrio)

IL

Legge

Rizzi Antonio

fu

17

Milano

I.

Filosofia

Rizzola Luigi

Felice

20

I.

Legge

Rovesta Luigi

Gaetano

21

I.

Ambrogio

Rouna Antonio

Antonio (possidente)

Cremona Mantova 20 Cremona

Rocchi Gio. Batta

Giovanni

22

Vialba (Milano)

IV.

Roncalli Giuseppe

fu

18

Vigevano

I.

Stradivari Cesare

Giacomo Giacomo

22

Cremona

Medicina

Silvani Agostino

Antonio Maria

17

Voghera

II.

Sozzi Vimercali Paolo fu Cristoforo

19

Milano

I.

Sala Luigi

24

Castelletto (Como)

V. Medicina

16

Pavia

IL Filosofia

Antonio

Legge IV. Legge Legge

Medicina

Filosofia

Legge

Villa

Giovanni

fu

Viola

Giacomo

Paolo (possidente)

20

Soncino (Cremona)

IL Architettu

Vigano Pietro

Giuseppe (impiegato)

21

Chiari (Brescia)

I.

Vittadini Giuseppe

fu Frpncesco(fittabile)

22

Pavia

Zoia Gaetano

Luigi

20

Cremona

Farmacia IV. Legge

Zinotti Silvestro

Giovanni

21

S.

Zendrini Andrea

Carlo

Carlo (negoziante)

21

Gervaso (Bergamo)

Breno

Legge

IV.

Medicina

IL Medicina


- 205 -nardo alle loro

peripezie

da

patriottiche

Voghera ad

Alessandria, a Torino e a «.mova, eredi» sia superfluo tenerne poi ohe esse

ila

studenti

degli

come

attesta

lo

Seguente lettera

la

Vigano a suo padre, un

del bresciano Pietro

Distrettuale a

sario

confondono con quelle or mai ben note

si

torinesi,

I.

R. Commis-

Chiari.

Torino

li

mano

24

1821.

Mi tacci-» OD dovere 'li darvi mie notizie sebbene >ia certo clic

piaceranno mondo

vi

mainerà

stra

la

giorno H> del corrente mete (avuta notizia certa della proclama

Il

della

rione

costituzione spaglinola

dello stendardo della litri

BOI

altri

(tra

quali

i

in

il

Decano

V. Delegato di Sondrio,

giovani

collegiali

della Università di Pavia)

Piemonte

e

del

rialzamento

ed indipendenza italiana) unitamente

libertà

collegiali

_ lolini

ed

mia risoluzione contraria io credo alla vo-

pensare.

di

di

il

lodevole condotta, con

partimmo

il

il

figlio del

Prof.

Zendrini

altri

studenti

Legali,

dei

nipote del

dopo pranzo da Pavia ed alla

giungemmo a Voghera. Là ci fa somministrato un buon alloggio ove fummo benissimo trattati, 'i siamo fermati

nelle case particolari

qnesta città

in

giorni

i

is per aspettare altri studenti che dove-

IT e

partimmo per Alessandria passando per 'l'or "Vi' fummo ricevuti dalle prime Autorità della città ed ivi ebbimo unirsi a noi.

un lauto pranzo

10

Il

a

Spese della

Municipalità.

Ivi

il

prode Capitano

Piemonte debbe tanto) venne ad abbracciarci unitamente molti studenti torinesi. Partimmo per Alessandria ove fumino ni il

a

numeroso corpo ili studenti torinesi (1) della compi

ricevuti ila un

dei soldati del Cap. Ferrerò, dal «'onte Anaaldi Presidente della Giunta

Provvisoria di Alessandria, da

torna

civili e militari

dardo della

libertà

:

noi

sten-

seguente iscrizione:

VÌVI

italiana

(che porta

la

Costituzione Spagnuola, viva

in

mezzo ad una

'li

prod< di

B

folla

il

Re, Indipendenza italiana <>

loro corpi al

no

immensa di cittadini che coi loro evviva tra

corpo di -indenti

ititi, alla testa della .

i

della Costituzione spagnola e della i

la

clic in numero di BO circa col -uà unica compagnia sulla Piazza primi lo -icii.i subito fuori di l'orino, alzarono

.(nel •

una banda militare, dalle prime au

entrammo in quella fortezza con lo

pencolo di et

Indipendenza italiana, esponendo iti dalie altra tranne dalli quaU


— 306 — («portavano

animi alla più grande commozione. Visitammo la

nostri

i

famosa Cittadella e dopo andammo ad alloggiare

tutti nelle migliori

famiglie dei generosissimi Alessandrini.

La Giunta Prov. di Governo

ha veramente colmati

ei

favori

di

ed incoraggiati fortemente ad adoperare gli sforzi nostri per la causa

comune. La mattina del 20 dopo essere stati arringati da Santa Uosa. Membro d.dla Giunta d'Alessandria ed

ora Ministro della Cuerra in Torino

partimmo per Torino accompagnati dai

vammo in Asti ove trovammo la patria d'Alfieri ed un

assai eccellente vino,

di spirito patrio.

tarci

;

Il

(ili

Ales-

più fervidi voti degli

pernottammo assai male a Felizzano.

sandrini. Alla sera

il

Il

21 arri-

paese clic dà

abitanti sono assai cortesi ed animati

22 partimmo e ci recammo a Fonino per pernot-

ma una infausta notizia ce lo vietò. Ci venne detto che

il

Reg-

gente Principe di Carignano partì da Torino in quel giorno con due

Reggimenti di Cavalleria ed andò a Novara per far nascere la controrivoluzione.

Noi

durammo fatica a credere che questo

Principe

avesse così traditi e noi e la Patria, ma ad onta di tale dubbio

mandante generale,

la

il

Co-

nostra Colonna mobile costituzionale fece battere la

mettemmo sotto le armi e marciammo subito sopra To-

ci

rino per iscuotere gli abitanti e mandar vani gli attentati del giovane

Principe. Nella nostra marcia caricammo i nostri fucili e la

mettemmo

baionetta in canna risoluti di batterci, se mai qualche corpo

belle della patria fosse

venuto per caricarci

e padroni che venivano

;

fermavamo tutti

i

ri-

legni

da Torino per sentire cosa eravi di nuovo.

La maggior parte di quelli che incontrammo ci dissero che il Principe erasi bensì recato a

rivoluzione,

altamente contro disperato

:

Novara colla Cavalleria per far nascere la contro-

ma che la Cavalleria lo aveva abbandonato protestando il

suo attentato

allora credemmo

che il Principe trovavasi quasi ben fatto di fermarci a tre miglia fuori ;

Torino cioè a Moncalieri per essere più a portata di saper notizie più certe.

Arrivammo dunque alle porte di Moncalieri alle ore dieci della potemmo entrare in Moncalieri per

sera e se bene stanchi pure non

alloggiare prima di sentire la risposta che ci doveva recare la Depu-

tazione che

spedimmo

alla

Municipalità

:

dopo

di avere aspettato

per una buona ora, avuta la notizia certa che la truppa che trovavasi in

Moncalieri era del nostro partito entrammo in quel Paese (villeg-

giatura del Re) dove alloggiammo sulla paglia nelle- stalle a motivo

che era troppo tardi per avere buoni alloggi.- La mattina del 23, arringati energicamente

da un Torinese, ricevuti

da una immensa

quantità di cittadini ed a replicati F.vviva entrammo per la porta di


- ii)l — questa magnifica città

IN» in .1

abbiamo atti o a'_ immensa popolazione e ci portammo r

la

.

ed ;ii battimani «li questa

nella Cittadella

dove abbiamo pernottato. Adesso

delle sale della

Università dove siamo

per ini

proposizioni

posito.

delle

<la

una

molti studenti ed Officiali

in

Ministro

al

scrivo

vi

li

Guerra

di-Ila

nostri»

in

pro-

Da quel flit- redo -i formerà Facilmente un corpo scelto otfta-

o di studenti <• laureali e da

persone 1«' più onorato. Quésto Corpo,

o battaglione divido in diverse

Compagnie dovrà distinguersi per la

prudenza, coraggio, uniforme e stipendio

-na

Battaglione sacro, o di Minerva

prima partin- per

li-

•>

di

Ministro della Guerra

Il

porterà

<•

Italiani

!•

di

il

nomi- di

dovrà quanto

frontiere: spero quindi che presto

sodo ottima salute, come spero

li.

veliti

vedremo.

ei

voi.

Piemonte è il Conte Santa Rosa,

di

per-

sona molto amata, di eminenti doti e elle e molto impegnato DOT l'organizzazione del nòstro Corpo e per l'Indipendenza italiana. Potrei darvi ima quantità di notizie,

ma mi manca

il

tempo. In-

tanto vi prego di abbracciare per me il fratello e le sorelle e ^li amici

Datemi mostre in. tizie die mi fante cosa sommamente cara: salupatemi e la famiglia G orini e permettete ehe vi abbraooi. ti

i

Sappiatemi dire

-,

prendete moglie. Vostro

ali. tuo

Pietro

figlio.

(1).

ne terminasse l'avventura costituzionale è noto del pari. ('ini

irli

studenti pavesi, Bara

in/.a

tornarono

rigori del codice il

patria

in

austriaco;

bene però osservare ehe in prima «li essere colpiti dai

«die altri,

i

termine prefisso per il loro ritorni» in

e perciò

prini

non erano più in grado di presentarsi agli esami del tre, mediante benevoli attestati, die escludevano

ragione

OtgUJ

studi più

che

in

breve Soggiorno in Piemonte,

mite per quanto prolungata detensione

correzionale

l

;

loro

nel

politica

riuscirono dopi» una india

avevano varcato Lombardia (_•*» mai

(piali

Milano, ad

«li

essere

riammessi agli

una piccola minoranza, quella cioè dei

line solo

delie-ilio, dopo le più dolorose compromessi, presa la primo nucleo di quella altruistica schiera \

peripezie, costituì di apostoli

(I)

dei

i;i

il

nuovo verbo nazionale, da cui Giuseppe

Milano, Archivio di

st.it».

\'u

di

(inverno,

lì

x


— 208 — zini ricaverà

i

suoi migliori seguaci, tra

i

degnissimi

quali,

ancora di ricordo Maurizio Quadrio, Vitale Albera e l'iniziatore di Gabriele Eosa Gio. Battista Cavallini fini, il

;

Saverio Grif-

valoroso comandante dei volontari pavesi nella cam-

pagna del 1848; Luigi Boneschi ed Antonio Konna, che austeramente vissero per lunghi loro

della in

penna

;

il

anni in Parigi del

prodotto

cavalleresco bardo dei profughi del '21

Spagna Luigi Monteggia, già noto favorevolmente per

i

suoi Canti patrii (1) e l'eroico Alessandro Poggiolini, che im-

molandosi volontariamente per con

il

suo sacrifìcio perfino

il

la

libertà spagnola, redense

nome dell'unico

scolaro del-

l'Ateneo pavese, venuto meno al proprio onore, L'ignobile referendario della polizia austriaca Attilio Partesotti.

Pavia, maggio 1922.

Renato Bòriga.

(1)

Milano. Terrario 182<» (Tre canti sulla Le^a lombarda e

vittorie).

le

.sue


•2«W

-

L'ULTIMA LETTERA DI UN IMPICCATO DEL 1821

studi sulla rivoluzione piemontese «li consegneranno al giudizio definitivo della storia

bell'attuale fioritura del 1821, ohe

vicende documentate di quei giorni tempestosi e

le

responsabilità degli attori principali 8 persistere Dell'ombra

ed

-Ili •

nielli

Su

I,

il

le

modeste

figure delle

mentre

più

ai

due vittime,

il

tutti

effigie.

iti

nobiltà del lignaggio e

la

singole

pagarono anche per

aneli, che Milla forca

che furono solo impiccati di essi,

le

secondari non debbono

favore

fortuna assicurarono salvezza e in tempi più maturi, nome

di

durevole, scese, per ingiustizia l'oblio e gli

notizie e non

Ta<cio del scienza,

ci fornirono poche sempre rigorosamente esatte. Laneri per non mietere in un campo clic, a mia battuto da chi sta studiandone il processo, ma

sarà

Qarélli intendo, in

sul

somma degli uomini, più facile risorgimento

storici del

>t<->Ni

questa mia uoterella. gettare qualche

sprazzo di luce, rendendo nota ed illustrando, l'ultima lettera da

lui

scritta al

esumata

padre suo prima

Iconio Garelli

tobre in

1780

«lai

giovane

età.

nacque

(1)

in

imento delle fanterie ai

(l)

1803

Sassello (Savona)

>i

1804

il

questi dati biografici dal l'unirmi Turili...

//

Si

i

Km!

\ v

26 ot-

Rossi, perduta

ma. 1852,

'.'

ottobre 1800.

sergente; nel

Desumo

I''>iil.

il

arruolò soldato nel primo

Itali, uni.

Tip.

me

Felice Govean.

servizi d'Italia

caporale foriere, nel

tu

patibolo, da

DOtaio Domenico e <l;i Maria

Attratto dulia carriera militale

Nel

di salire sul

dall'autografo tra le carte di

foli

,i,ì

li.

|»

18(

martiri ééfl* W« ;

1*


— aio — si distinse nella -nevra in Olanda e in Prussia nel 1808 l'n promosso ufficiale e passò nel reggimento dei Veliti. Nel L809 combattè gloriosamente e in ferii o alla battaglia di Soab in ebbe in conseguenza la promozione a Tenente. Germania ;

:

Capitano

nel

riconferma

in

luglio tale

del

1813,

ebbe,

nella

restaurazione,

grado passando al servizio del He

di

la

Sar-

degna, nel Reggimento Genova.

E tale grado copriva ancora nel marzo L821 nel suo reggi* mento

di guarnigione

ad Alessandria adempiendo l'ufficio di

aiutante maggiore quando nella notte dal 9

al

lo scoppiò

la

nota rivolta.

Quale parte egli abbia avuto in essa, si vedrà nello studio del processo, ora in corso di

stampa (1); qui. a semplice illustra-

zione della lettera nostra, tenterò di rispondere ad una do-

manda che corre subito spontanea sul labbro

Perchè, mentre compromessi riuscirono a salvarsi colla fuga, muniti di passaporti e di aiuti dallo stesso Governatore di Genova il De Geneys che, per istruzioni ricevute ed anche per impulso del cuore, ne favorì l'imbarco per altri lidi, il Garelli non potè mettersi in salvo? Perchè il Palma di Borgofranco, :

tutti gli altri

coinvolto in modo più grave nello stesso processo del Garelli,

condannato come lui a morte, potè, con un cavillo giuridico, non solo salvare il capo ma riacquistare la libertà, perchè

Amedeo Bavina, pure condannato a morte, arrestato mentre fuggiva, a bordo d'una nave spagnuola e condotto nelle prigioni di Millesimo fu, per ordine del Eevel, liberalo e ricon-

dotto a bordo della nave che lo portò a Barcellona, mentre per il Garelli non

si

ebbe pietà alcuna !

dà sull'arresto del Garelli una versione che fu poi ripetuta da altri ma che ha il grave difetto di non essere documentata. Egli scrive (2) Il Pinelli ci

:

«

Garelli era già in salvo quando il suo amore per una donna

(1) Adolfo Colombo, / moti d'Alessandria del 1821 secondo documenti nuovi in « Rivista di storia e d'arte per la provincia di Alessandria », fase. 2.°, 1922. (2) Ferdinando Tinelli, Storia militare del Piemonte, voi. 2 r p. 628, nota.

Torino. 1854, tip.

De Giorgi*.


— 211 lo

condusse

retrocedere e quell'infame, d'accordo con un

;i

carabiniere, lo diede in balia degù' Bchierani ».

Che

Garelli fosse

il

Nel

stituti.

Sono -> nel

salvo risulta infatti dai bqoì co-

in

maggio

porto

«Iella

dichiarò:

egfa*

m non erro,

tato,

bastimento

ni'

j:ià

dell'I]

1.".

città

li

passato

IT aprile

a

borilo

ili

Genova, «love m'era im'.ar-

«li

monito <li passaporto per portarmi in Spagna, e«I essendo! giunto un individuo, ini disse che il Governatore voleva parlarmi

mento, mi nono

col

suddetto

recale

Pé

al

Ducale, ove senza aver potuto parlare ai signor Governatore, fai eon-

corpo <!i guardia, «la dove venni fatto passare alle prigioni

ito al

Torre

«Iella

mi"

«lei

Alessandria

non

dopo alcuni giorni

stessa città, essendo stato

«Iella

queste carceri, « sappongo che non pò

in

iti,

-i

tra-

re altra

!a

-alvo per aver tatto parte dell'armata chi- «la

porto sovra Novara nel L'ionio S Aprile ultimo.

dà

creilo di avere in

nJcnna colpa perche non bo fatto

•

«

•!•«

ordini dei superiori.

lire alti

Bd Interrogato ancora a « spiegare quale >ia stato il motivo indo8Ì in Genova sua patria, siasi indotto ad imper

Il

Spagna », rispose nel suo 2.

la

signor aiutante t'urlo mi lece papere ohe «lelli

i

allont

potere giustificarmi, ed «li

signor t'urlo

in

Spagna,

«•

se

il

polizia

partecipato, era mia intensione

qnant perchè

io

non credeva

.li

caliere in disgrazia

ondotta, perchè «pianto e d'ordii

In.

«li

non

mi

«lata

ai

casa

restarmene

Regio Governo per

«lei

operato l'ho fatto per impulso

"re.

Queste rivelazioni del Garelli ci dimostrano infondata tizia

mi

un passaporto per

mi -««no fatto spedire dalla Diresione ritorno

i«>

seguito a tale consiglio

in

am lata

<•

12

signor Governatore

il

per farmi arrestare e che era meglio, che

ordini "-r

costituto, del

«lai

l'incili

elle

lumaio

di

lui.

la

no-

<|UaIl<l«««'

tanto niello abio dovuto ad un rudimento, nlvo biamo la prova che ne sia stata causa motrice una «rendetti di ••

t

donna. il

proposto di

lui.

abbinato

i

"ti

tutu

l-Ii

altri

correi

<ii


.

— 219 delitto di lesa maestà

in

primo grado e di alto tradimento e

ribellione, per avere tutti

cooperato alla sorpresa della

eit la-

delia d'Alessandria, previa congiura tra di loro e con altri, per

sovvertire il legittimo Governo e sostenere lo sconvolgimento »,

ebbe il suo epilogo nella sentenza del 19 luglio che condannava a morte, oltre i contumaci, i due detenuti (1), conte Palma e il Garelli

per

:

il

Palma fu sospesa l'esecuzione della sentenza e

dato l'ordine che fosse tradotto espulso Il

:

Eegii stati ed

ai confini dei

pel Garelli invece la sorte fu irremissibilmente decisa

20 luglio gli fu notificata la sentenza che egli fu costretto

capo scoperto

.a

sentire, ginocchioni e col

la

sua innocenza e supplicò che

gli fosse

protestò ancora

:

concessa la grazia

non essere impiccato, ma passato per le armi. Osserva severamente in proposito il Pinelli (2): « !Nnino può negare di avere il governo il diritto di punire i ribelli, tanto più se militari ma mi pare che il re novello avrebbe meglio iniziato il regno colla clemenza che facendo subire la pena dei malfattori a due valorosi ufficiali, la cui vita era stata le mille volte risparmiata dal ferro e dal fuoco nemico e che chiedevano solo di morire della morte del soldato. Ma il cuore di Carlo Felice non comprese mai miti sensi ». di

:

Nello stesso giorno in cui

gli

fu notificata la sentenza,

Garelli scrisse al padre suo la lettera seguente che desta

mozione, malgrado

lo stile

disadorno

il

com-

:

Mio caro Padre Dalle Carceri,

li

20 luglio 1821

Al ricevere che farà della presente io non esisterò più nel

numero

sento

di

non dimenticarmi mai nelle sue orazioni e

di

dei viventi, in vista del vero pentimento, che in

vita io

avere peccato, sono sicuro del suo pieno perdono.

Le raccomando

di

far noto al mio fratello e sorella ed a quest'ultima

rimetterà l'anello

che io portavo, predandola di portarlo per mia memoria.

Non si affligga sul mio triste fine

;

sia fatta la

volontà di Dio e sia

tranquilla che io sono innocente.

(1) 2k

Vi fu un terzo detenuto

dieci (2)

anni di carcere.

Op.

eit.,

p.

«28.

Gerolamo fialliani che

fu

condannato


- 213 Al noli

tutti

K«'v.il<>

ha

ini

Peyrone che

della Misericordia,

'

abbandonato

inai

quoti ultimi

in

istanti

unitamente a

Compagnia «Iella Misericordia che mi hanno debbo mille ringraziamenti e mi riservo a pregai Dio

Sig.ri fratelli della

li

tito tutti,

per loro nel celeste soggiorno ehe mi è destinato.

Quanto mi dispiace di non potei ricevere la benedizione paterna,

ma -olio piii compensato dall'averle risparmiato in

trovavo, come il

pure alcuni effètti: abbracci

zio Parroco, tutti

dolore di vedermi

(rateilo,

il

eh*-

mi

come anche

parenti.

i

E domandando a tutti perdono Padre, lascio questo

mondo

trovare mia cara

madre.

a

il

qnesto triste istante; Le -ara rimesso alcnn pieoolo denaro

particolarmente a Lei, mio caro

,-

per godere

la felicità eterna

e

andare

Dica aila sorella d'esser brava e la raccomandi al fratello Lorensino. Addio, caro Papà. Dio m'aspetta e sono l'infelice, sgraziato ed in-

nocente Aglio amo! 1

Il

giorno dopo, il

meridiane,

l'I

mezzo antiGiacomo Garelli venne suppli

luglio (1) alle «ire undici e

Borgo Dora

al

risconto.

('_')

ziato.

•

ano

il

att<»

di

morte

\'.\)

:

L'anno mille ottocento venti uno cinque civile,

-era

di

sono comparsi Carlo Rosso

eh--

Garelli

sig.i

il

aiutante maggiore

(I)

26 del nasse di luglio

li

alle ore

Torino avanti un Decurione deputato dello -tato

in

-Iella

<•

tarlo dolga*

i

quali

hanno dichia-

Giacomo, d'anni quarantuno, gii Capitano Brigata Genova, nativo

di

Saseello

(Do

Ti varo.* (L'Italia duroni* il <l<>i,n,ti<, mm*tru»AO, tomo I. Roux, Torino scambia, con evidente errore, !«• due date

Il

1

.

vendo «die

Laneri fu suppliziato il 21 luglio, il '-arelli il 2 Dal giornale inedito di <;. I*.. GubernatM (anno 1835, aprile) risulta die ìi io aprile 1^:;-, dagli Oblati della Consolata, sotto le cui il

piantavano dal 1*11 to al

(piale

i>eto

avuto luogo

!u

~ t ;i >>il il < •

-ulla

le

«die

piazza

inaimele Filiberto. prietarii fu

«!i

annullato

Piazza il

Rmanuele

|fe»in

forche, tu presentato un ricorso In

d'allora in della

atti

gli

«1

Porta Pali

Ma furono tante le pr«

Filiberto

«•

Biglietto e stahilito

Didero rome per 1<> passato archivio municipale «li

poi

quondam

«lei

Corpo Decurionale ehe

«•!:<•

!«•

impi

IWC

.

'l'orili"

-

ivile.

|)«-c«->-i,

ls'JI.


- 214 Genova)

di

vivente sig.r Notaio Giovanni Domenico

figlio nubile del

e di X. X. coniugi Garelli, è

morto,

il

vent' uno luglio

1821

ali*-

ore

undici e mezzo antimeridiane, al Borgo Dora, e previa lettura, il primo si

è sottoscritto e l'altro

ha detto di non sapere scrivere.

Decurione deputato

Il

Fermo (1).

Di San

Sulla morte del Garelli si

fiorì

subito la Musa popolare come

rileva dalla poesia seguente composta, secondo si legge sulla

copia da me rintracciata (2), « in occasione della esecuzione capitale del tenente Garelli 21 luglio 1821 ». ()

Che

Martire beato,

già salito alle

Miri

il

superne sfere

basso creato

Della tua Patria oppressa miserere !

Ch'abbian tregua Iddio prega o ch'annienti

i

nostri affanni

i

tiranni

Grandeggia sull'avel l'ombra sdegnosa In truce aspetto di Garelli spento

Ferocemente in voce minacciosa Nostra viltade rimprocciar lo sento Placata ornai

Vendetta brami

l

Alta vendetta avrai.

E l'anonimo poeta, nel suo corruccio, fu profeta. L'Italia, risorta ed unita, ha scritto nelle fulgide pagine del martirologio italiano,

fra

i

precursori della vigilia,

il

nome di Giacomo

Garelli.

Adolfo Colombo. (1) <

Ecco l'atto di morte dell'altro impiccato, il Laneri

:

17 anno mille ottocento ventuno li 25 del mese di agosto alle ore

cinque di sera in Torino, avanti noi Decurioni dello Stato civile sono quali hanno comparsi Felice Giordano e Carlo Rosso, interratola dichiarato che il sig. Laneri Giovan Battista d'anni quarantadue, i

già

luogotenente dei Carabinieri Reali, comandante

la

stazione di

Giovanni di Floriana, nativo di Yerduno, maritato colla vivente sig.ra Anna Cazzerà, figlio delli furono sig. Notaio Domenico e Teresa Borgarelli coniugi Laneri è morto il venticinque agosto 1821 alle ore undici di mattina al Borgo Dora. 11 Decurione Deputato Di San Ferino e s.

(2)

Biblioteca Civica di Torino, Miscellanea, 1821, Ms.

131.


RECENSIONI Oomte de Maugnt, Le demier Qouvemeur militato d* la 108

h

petit-fib,

Generai Comte <h Maugnp, Chambery, Librairie l'errili,

L921, 1

\ol, in 8°.

regimi 8arde.

L798-1S59, par som Daniel Successero,

I.<

Un homme d'autn fois (1) non fosse il titolo felice dell;» Conte Costa de Beauregard ci narrò il vicende del suo defilo antenati». ben -i converrebbe tale intit(ila/i<tne al recente volume pubblicato dal Conte De Maugny per illustrare la vita dell'avo suo, il Cenciaie Conte De Maugny

bell'opera culla quale N-

ultimo Governatore militare della Savoia. Affini le

due pubblicazioni per quel che nella lor lingua di-

vo/// <hi

YH<>nint> d'a

il

Marchese Leone Costa De Beauregard.

Di questi, che ••--••min scudiere del nella

Campagna del

balpino, molte sono nel

•neon si accostano De Maugny col nipote del-

terroir e per L'ambiente, esse

per la gtretta amicizia del Generale

|s < tu poscia le

Ete

Carlo Alberto lo segui

deputato al Parlamento Su-

lettele dilette al Cenciaie. con>ervate

Maugn; ed ora pubblicate: lettere oonfidencontenenti particolari poco o punto noti ed il peli

castello di

ziali,

-ul'Ii avvenimenti contemporanei. Concorrono non poche altre lettere di personalità che coprirono alte cariche, «piali il Lamarmora, il Dabonnida, Menabraa,

dello scrivente a chiarirli

il

e.l

••

tutt;i la -toria di «pici

tempo che rivive

.

de Heaureganl, Pan-. IMon.

I

in

i>riii fila,

queste pagine,

!e

Marqui*

(


— 216 — intrecciata

alla

nobile esistenza

protagonista,

del

magnifica

Savoiardo dell'antico stampo, bella incarnazione delle qualità della sua razza. Nato il 29 aprile 1798, al 10 gennaio 1814 già entrava in quel battaglione di volontari Savoiardi che "il prode ottuagenario Generale De Sonnaz organizzava a sue spese non riuscendo al giovanetto maneggiare il pesante fucile d'ordinanza uno glie ne venne fornito da caccia con guernizioni militari. Venuti in giugno a Torino, i volontari Savoiardi furono presentati al Ee, il quale decise Formassero il nucleo del reggimento Savoia, ed il giovane soldato con altri suoi compagni venne nominato sottotenente. Caduto prigioniero il 15 giugno ad Aiguebelle colla sua compagnia sorpresa da seimila francesi e relegato a Montlucon se ne allontana il 20 luglio insieme ai camerati, giungendo il 17 agosto a Grenoble, ove comandava il Generale De La Tour già suo capo. Dopo tre mesi di congedo per rimettersi in salute venne promosso luogotenente, e nel 1818 capitano, sempre nella brigata di Savoia, allora di guarnigione ad Alessandria al comando del Colonnello Regis, col Maggiore Ansaldi.Ren nota è l'indegna condotta di questi due ufficiali nel 21 correttissima quella del De Maugny che essendo di guardia la notte dal 9 al 10 marzo invano tentò di scuotere la complice inerzia del colonnello defezionante, La brigata fedele venuta a Torino fu poi dal Santarosa, ministro della guerra costituzionale, inviata a Chambery affinchè non andasse ad ingrossare le truppe fedeli concentrate a Novara. Richiamata dal Re a Torino fé quindi varie guarnigioni, sinché ritornatavi nel 27 il De Maugny fu promosso maggiore e chiamato a far parte della commissione per la riforma dei regolamenti. Luogotenente colonnello nel 31, due anni più tardi egli veniva nominato colonnello dei granatieri-guardie, ove tanto si fé benvolere che alla sua promozione a maggior generale, avvenuta nel 39, gli ufficiali ne fecero dipingere il ritratto, tuttora esistente presso il reggimento, e lo pregarono di chiedere al Re il cambio delle vecchie bandiere del corpo ridotte a brandelli affinchè, secondo il diritto del colonnello in tal caso, esse rimanessero presso di lui. Così avvenne le tre bandiere son preziosamente custodite nella cappella del castello di Maugny. Comandante della brigata Acqui, luogotenente delle Guardie del Corpo e creato conte nel 44, poco stante non reggendogli la salute dovette chiedere licenza d'un anno, poi l'aspettativa. figura

di

;

:

:


— 217 — Visse allora

Savoia dedicandosi alla Famiglia che s'era formata sposando Leontina «lei barone Pietro Marco i>e Partii •la quest'epoca ha principio la corrispondensa col marchese De Beauregard di cui si è detto. Ma scoppiata la guerra is ii Generale i>c Maugny accorre a Cremona presso il «lei Re 'he irli dà il comando d'una divisione nel corpo d'annata in

:

i

Ettore he Sonnas:

del Generale

ego*

non

tacendo

l'accetta,

'vare che altri generali di Ini più anziani

non comanda-

vano che ima brigata, e riceve quella di Pinerolo. Ma per pochi L'8 aprile il Re avendolo nominato comandante la divisione «li Chambery lo chiamava presso di se ed informatolo dei torbidi colà avvenuti lo invitava ad accorrervi.

giorni, poiché

\ntovi con gioia dai conterranei e ristabilitovi l'ordine dopo egli veniva nominato luogotenente generale,

natore del regno e quindi governatole militare della Savoia; senonohè vedendola pacificata e perciò non ritenendo n« saria la sua permanenza in servizio chiese ed ottenne, dopo molte insistenza', di venir messo a riposo e si ritirò a Maugny credendo godervi una meritata quiete. Ma s'ingannava. (Muntovi il Ut marzo 19. al L'7 vi riceveva un dispaccio col «piale lo >i informava dei gravissimi avvenimenti occorsi ed K'e lo invitava caldamente a riprendere il comando della il

Chambery dove s'era tentato un movimento repubblicano. Sin dal giorno successivo il Generale ripigliava rinfrancava gli animi e riusciva a sventare le Minzioni

divisione di

i

tentativi antimonarchici senza redio che aveva in

valersi

del

decreto di stato

mano firmato, cosicché l'anno seguente

luogo felicemente il viaggio della famiglia reale. Fu degno epilogo d'una carriera gloriosa, ispirata al più puro lealismo pochi mesi dopo egli andava a riposo col grado di generale d'esercito. Ma non ri ritrasse da quell'azione r

questo

il

;

che

la qualità di Senatore gli consentiDio come al He egli sostenne le BUS convinzioni religiose in Senato, prima con una lettera ai colleglli contro il matrimonio civile, non avendo potuto assistere alla discussione della legge più tardi pronunciando un vibrato il

grado,

»,

e fedele

passato e

il

;i

;

stringente

discorso

contro

hi

soppressione degli

ordini

reb-

combattere le tendenze separatiste che si a< tuavano t.- parte «lei Comitato d'un nuovo giornale, il <>urrirr lipes, die caldeggiava gl'intonati della Savoia m unione al Piemonte ed in base allo statuto. Però egli non s'illudeva <


- 218 sull'avvenire del suo paese ed alla dichiarazione di guerra

«lei

59, die lo precipitava, senza cura ine le conseguenze sarebbe ac-

corso a schierarsi sotto la bandiera del suo sovrano, se non glie il figlio Carlo

l'avessero impedito le infermità; vi combattè

Alberto, decorato di medaglia al valore a S. Martino, e ciò tu pel padre. Ebb'egli ancora l'onore di rice-

una grande gioia

vere la visita dei Principi Umberto ed Amedeo, mandati dal sentimenti Re in Savoia, forse col pensiero di ravvivarvi i

dinastici,

poi prima che

il

sacrificio

della

separazione

l'osse

compiuto il vecchio, fedele generale si spegneva serenamente al

31 agosto.

La nobiltà del suo carattere tutta si rispecchia negli Aris à

mes enfants qui embrasseraient

la

carrière

consigli improntati a saldi principi cristiani

militairt

:

savi

non meno che al

più delicato sentimento dell'onore, ed ispirati da profonda conoscenza della vita militare. L'autore chiude il pregevole volume inneggiando ali Italia per la sua azione nella guerra mondiale, ed auspicando all'avvenire dell'unione latina.

Luigi di Collegio.

Giuseppe Paladino, I Napoletani a Venezia nel 1848 (Nuovo Archivio Veneto, 1919, voi.

XXXVIII).

Id. Il governo napoletano e la guerra del 1848

(Nuova Rivista

Storica, anno III, fase. V-VI, anno IV, fase. I-IV, anno V, fase. II-III).

Salvo la resistenza e le sortite dal forte di Malghera a ben poca cosa si ridusse il contributo che l'Italia del Sud diede al primo tentativo di riscossa nazionale che annoveri la storia del nostro Risorgimento. Infatti, come dimostra con esauriente documentazione il Paladino trattando dei Napoletani a Venezia nel 1848, non a pena il governo borbonico per impellenti necessità politiche più che per spirito antitaliano fu indotto a richiamare in patria tutte le sue forze militari dalla linea del Po, solo i volontari,

duecento soldati e venti ufficiali, preferirono rimanere breccia di Venezia assediata. Perchè avvenne ciò ?

sulla


— 219 — i.i solfinone di questo suggestivo problema, che implica ima disamina profonda «li tutti <Ji eventi del '48 posti in correlazione eoi rapporti politici che intercedettero tra le «lue

monarchie «lì Piemonte e di Napoli, che sole allora potevano assumersi l'onere dell'alta impresa, è data con grande oggettività ed acume «li ricerca dallo stesso Paladino in altro lavoro di maggior molo edito lo scorso anno dalla < N'uova Fi storica

rista

.

Qtrariamente all'opinione comune, che attribuì il immuto napoletano nella prima guerra d' indipendenza al municipalismo dei componenti il Ministero pricola, alla debolezza morale degli uomini che presero parte al Ministero Trova ed alla riluttanza dello stesso L'è a battersi contro l'Austria, il giovane A. in base ad una minuta analisi delle eondi/ioni 10

politiche,

delle

economiche

Due Sicilie,

e

militari

in

\er-

cui

dimostra pienamente che

il

Mezzogiorno per la Bua posizione geografica, racchiuso com'era, giusta il detto arguto di Ferdinando IT tra la tcomunitm e Vmequa folata, era incapace non che di operare il risorgimento della intera penisola, di risorgere essi

A questo

tatto

pregiudiziale

il

'la

Paladino

solo.

fa

seguire

nu-

merose concause secondarie, di vario carattere e peso tra le «piali in primo luogo la deficienza delle forze militari borboniche nella

piii

zioni contro

le

parte impegnate a difendere

le

patrie istitu-

mene dei rivoluzionari: le diffidenze che eoi

•io tra la Colt.- di Napoli e quella di Torino, motivate dalle tendenze egemoniche della politica piemontese, che mirava ad utilizzare per conto sin» risultati della guerra pur serven< dosi delle forze militari altrui: il segreto lavorio diplomatico della Gran Bretagna, che da un insù astriaoo avrebbe potuto veder turbato a beneficio della Francia lo statu qu<> del Mediterraneo ed in fine la opposizione di Fio i\ a concedete il tran-ito forze napoletane a traverso BUOÌ Stati nella rondata suspicione eie- queste potessero attentale una seconda volta alla integrità territoriali della Santa Sede. i

.

i

t

Per tutte queste considerazioni il Ooverno borbonico mincudine delia impopolarità ed il martello delle esigi interne

si

appigliò ad una .Ile

«lilla

li\

ria

di

mezzo spedendo un oorpo del

Fo. col di\ leto

il

illlpe

tondo prima che l'atteggiamento del governo di Carlo Alberto >i fosse ben delineato. -i

;i


— $20 Intanto, scoppiarono n Napoli i moti del là maggio, che parvero preludere ad una generale sovversione delle provinole del Regno. Di qui e non per altri molivi, il richiamo frettoloso delle truppe dall'Alta Italia e il triste epilogo della prima guerra per la indipendenza nazionale.

Renato Borio \. Francesco Lemmi -- Napoleone Bonaparte — Lucca, Baroni, 1921, pag.

U.

commemorazione ufficiale

Più che

zione storica e psicologica

del

è,

grande

onesta, una ('orso.

Il

ricostru-

Lemmi,

la

davvero completa, ha esaminato nel presente studio, breve di sviluppo, denso cui padronanza del periodo napoleonico è

di pensiero, elegante di i

forma, i motivi del fascino, che sopra

suoi contemporanei esercitò l'uomo fatale, e

plesse e non tutte intelligibili, per le quali egli

le

cause, com-

dominò in un

mondo in cui tante e molteplici intelligenze fiorirono in ogni campo dello spirito umano. I primi l'A. scorge nel fatto che: «

Napoleone Bonaparte

possedeva

e sicura del cuore degli uomini.

la

conoscenza profonda

Una parola, un gesto, un ac-

cento gli rivela[va]no nelle loro sfumature improvvise sentimenti più intimi ed egli li prend[eva] di fianco o di fronte con sicura manovra ». Così prostra i suoi più fieri nemici, i suoi i

compagni

soggioga le sue stesse vittime, fra le quali miseranda, Pio VII, deve riconoscere la superiorità dell'usurpatore dei suoi diritti. E la potenza psicologica di Napoleone, già mirabile quando si palesa su singoli individui, raggiunge il portento quando agisce sulle masse l'A. lo dimostra, bene, in una rapida, ma succosa sintesi delle campagne dal 1796 al 1815 durante le quali l'imperatore lece del suo esercito il più meraviglioso strumento per le sue conquiste militari e politiche. Le ragioni del predominio inconcusso di Napoleone I, il Lemmi ritrova nella speciale natura psichica di quest'uomo, che non subisce l'influenza altrui. né quella delle proprie passioni, ma l'una e l'altra egli disciplina con la potenza dell'ingegno. Così gli è possibile di compiere la sua opera migliore, che, com'è noto, non consiste nelle vittorie conseguite sui campi di battaglia, ma nell'avere aperto un mondo nuovo alla società che si era venuta formando :

così

la più nobile e

:


— &i — un or si formava. Napoleone, osserva Lemmi, «non oppresse, com'è volgare eredensa, le nazioni, anzi le liberò e esaltò. Le libero. compiendo l'opera delle negli ultimi secoli e che

t

il

I.-

anacronismi oqnenzs quanto vi era ili grande e di bello nella loro storia E nell'affannoso travaglio che oggi tutti ci tormenta, combattuti come siamo dal bisogno «li trovare la via. che ci condurrà verso la luce riforme,

districandole

<'i<>è

dall'inviluppo

degli

medioevali : le esaltò rievocando con

.

e dalla

difficoltà

enorme di sorgerla,

presente in noi la

sia

grande conceaione che dell'assestamento di Europa aveva il primo Bona parte, sollevatosi contro coloro i quali avevano, lo d'allora, tentato di far del mondo, un loro mercato. La fusione degli Btati in una grande unità economica e politica, impedisca sopraffazioni, ed il costituirsi, sopra ogni 'li egemonie, commerciali o militari che siano. opera dell'avvenire che ci attende: meta che ci additò.

tale clic aitili

•

u ceni anni,

il

genio italico di Napoleone I.

Eugenio Passamonti.

A.BTUBO Segue, // primo anno </< igio di politica tirilo

(nella

sorda,

l

M inùu

><>

Vattesa (183 1-1S15).

interim "i attera,

n< I

primo anno

— Torino, Tip. degli Artigianelli, 1921

Restmuì Bibl. di Storia

Hai.

r><,,tt<.

voi.

X).

al L820, cioè dalla cabreve periodo clic corre dal 181 molo napoleonico militale di Napoli, al duta dell'Impero non e stato ancori studiato abbastanza dagli storici del Rimento, <piali hanno rivolto (pia e là la loro attenzione Il

1

i

alle

le.

alle congiure,

ai

prò

_; 1 i

sforzi in-

somma, confusi e slegati, dei malcontenti d'ogni specie, ma ben poco hanno tatto per lumeggiare, con animo _lio di

pregiudizi,

le

difficolta infinite,

politiche,

morali,

godovettero far fronte verni restaurati, dopo ventidue anni «li una guerra che nel medesimo tempo una rivoluzione. Vero è che non omiclie.

finanziarie, alle (piali

i

.

avvenuto ed avviene per altri periodi: le sempre in primo piano, nella D miglior luce, onde prendono risalto episodi ed uomini

diversamente

è

e

rivoluzionarie sono

e

e

180

di

poca o nessuni importanza, quelle coum-i\ attici li"


— 'M — mungono nell'ombra o sono messe innanzi soltanto per essere additate all'esecrazione universale. Eppure, man mano che gli archivi pubblici e privati si schiudono alle ricerche «'insempre più chiaramente si scorge che

dite,

le

grandi

virtù

d'intelligenza, di cultura, di onestà e di carattere non furono,

allora come oggi, privilegio ristretto dei partiti rivoluzionari, e che

anche nell'altro campo, tra i servitori della cosiddetta abbondarono le rette coscienze, le menti larghe ed

tirannide,

aperte, i nobili spiriti che, oltre i confini della piccola patria,

tennero fisso lo sguardo con amore e con orgoglio all'Italia. Austriacanti e reazionari, li definisce con sdegnosa brevità la tradizione patriottica. Ma quegli uomini, principi e ministri. costretti dalla loro debolezza ad una diffìcile politica di equilibrio, seppero usare al bisogno, senza spavalderia, al cospetto delle grandi Potenze, l'Austria compresa, un linguaggio fiero e dignitoso, dimenticato forse in tempi a noi più vicini; e, all'interno, non pretesero, come ancor si ripete nei manuali scolastici destinati a dare ai giovani una visione veritiera della vita, di rimettere in piedi il vecchio edifìcio medioevale che le riforme principesche avevano già smantellato quando venne ad abbatterlo il Bonaparte, ma, rendendosi conto, spesso esattissimo, dei mutamenti avvenuti nel proprio e negli altri paesi, si sforzarono di adattare, con maggiore o minore intelligenza secondo i tempi e i luoghi, sempre però con grande rettitudine, le antiche forme della monarchia assoluta,

mai dispotica, alle esigenze materiali e morali

della

società nuova. Il

barone Alessandro di Vallesa, conte

Vittorio

zione

di

Montaldo, che

Emanuele 1, nell'aprile del 1811, chiamò

degli affari esteri, era

alla

dire-

uomo di limitata cultura e

di

mediocre intelligenza. Vissuto in disparte nelle sue terre del Piemonte durante la signoria napoleonica, con la quale aveva evitato qualsiasi contatto, conservatore per nascita e per educazione, rigidissimo e quasi ombroso in materia gerarchica e disciplinare,

parve uno spirito gretto a quanti, avendo ser-

vito l'Impero o avendolo combattuto sotto le bandiere russe,

austriache od inglesi, avevano respirato a pieni polmoni, pur

senza avvedersene, l'aria dei tempi nuovi; ma la contessa di Boigne, figlia del marchese di Osmond, allora ambasciatore francese a Torino, lo giudicò quasi un liberale in confronto di molti che tornavano dalla Sardegna, pronti a far sentire


223

—

ohe essi avevano diviso con la Porte la superba povertà dell'esilio e non erano quindi disposti riconoscere ora mutamenti oompinti dall'usurpatore, in realtà si oercherebbe in;i

vano in

lui

scritti

altri

i

Larghezza di mente che appare invece dagli uomini della restaurazione, anche, pei esempio, dalle memorie del maresciallo là Tour, edite ii"l 1917 dal Galla virosi ma tu un funzionario instancabile ed nuoti», convinto, più per intimo senso ,}j giustizia ohe per vedute veramente politiche, che fosse doveroso un certo ragionevole rispetto agl'interessi molteplici, pubblici e privati, sorti durante !a dominazione francese, tenace e ostinato, come tutta la gente subalpina, nel lavoro e nelle id.-e. e geloso a tal punto della propria dignità che, nel 1817, dopi» tre anni di governo, giudicandosi Offeso da una brusca risposta della regina Maria Teresa, non «--ito a dimettersi in maniera persino poco conforme alle usanze dell'antico regime. «li

quella

I

> « -

;

La sua azione

governo apparirà meglio dagli ulteriori promette dopo questo dedicato al tumultuoso periodo che va dal primo al secondo trattato di l'arici. I grandi fatti di quell'anno — Cento giorni, l'avventura del .Murai, il congresso di Vienna sono qui rievocati, con la parola dei contemporanei, in ben 250 pagine di documenti; e si riascoltano col medesimo interesse delle cose QUOve, sebbene di nuovo, com'è facile intendere, poco o nulla ci offrano. Anche per la parte che più particolarmente si rilavori che

di

\rt uro Segre ci

i

—

- ricupero della Savoia, acquisto di Geferisce al «Piemonte nova, relazioni con l'Austria — i documenti che il Si'^w ha tratti

dall'archivio di State» di

ora proprietà,

quest'ultimo, del

illuminano meglio

persoti.

Torino e da quello \ allesi. conte Piovana di Collegno, ormai note, non ne alterano

oziai mente la (Isonomia. Kè conquesto si vuol din- che non vales.s»' la pena di pubblicarli. Anzi ritengo che il v abbia b.-n fatto a ripiodurli iti -oh» penso Che, .

appunto perche riprodotti " lungo per

commento In un'opera

gli

studi

.

scritti

non abbiso non per il pubblico,

.

di

ma

«

Del roto un certo dizione,

non sempre necessario, di eraonde <llie terzi delle pagine Mimi •i'Ii-I e^ohruien e t

l

la\on Occupati da note, e un po' il difetto e il pregio di tutti dei Segre. Lavoratore Instancabile, pur in mezzo alle fatiche dell'insegnamento medio, egli ha percorso tutti campi della i

i


— 224 della storia italiana, e non da dilettante o da venditore dì fumo, ma da storico serio e coscienzioso. Senza dubbio molte riserve sono lecite circa il suo metodo di elaborazione e di

esposizione, ma non

si

può non ammirare in lui l'onestà scru-

polosa dell'indagine, che fa anche di questo lavoro sul lesa

una raccolta d'informazioni archivistiche

e

di

Val-

notizie

biografiche e bibliografiche del più grande intere

P.

Lemmi.


-

XV

Ì922

Fax:.

i}-4

RISORGIMENTO ITALIANO

IL

Nuova Serie pubblicata dalla

SOCIETÀ STORICA SUBALPINA

La

Gadagnana Estense durante

la

dominazione francese (1796-1799]

Per il presente lavoro mi sono servito dei documenti conili negli Archici comunale (1), provinciale (2), ed ecLa Comunità <li Castelnuovo ebbe un vero e proprio archivio metà del sec. XVI era affidato al cancelliere, ohe doveva farne onsegna al suo successore. Nel L668 se uè fece Manente

(1)

alla

:

il

inventario

Libri di colloqui

«

:

1609, 1624, L638, 1652;

dell'ordinario pitoli

ento.

1569,

i

«/''

1594,

1603,

riordinamento

L'attuale

furono raccolti

Libri

i

non che

300,

.

1"

il

del

1580,

Libri delle colte, dell'entrata et uscita,

straordinario, 4:

docc.

I

all'altro

rito

<•

Comunità

della

principiati a scrivere

•;.

varie

in

risale

filze

posti l'uno

e

;

1622; ai primi

ohe vanno sino al Libri delle coìte. I>ei primi alla fine del orale dal notaio Grnauelli. Nel eit.

partiti {colloqui)

citt.

* 1 i

Archivio, che un incendio distrusse in parte alla Bue del secolo, .«•Ile

i

guardanti Colle (fine Sin

«lai

Ila

sec.

gennaio 1475 Ercole formazione ili un Archivio I

Viccaria, e

libri

«lelli

atti

civili

si

tenga

il

e criminali, et

tutte

le

nel quale

ture eh.- appartengano alla detta •

l

li

Viccaria,

1

duca

e, della

decreti, Iella

Comunità)

.

1

l

>ìf»«»ì

alla

Ih"

che un Archivio notarile, ohe tu riordìdo 1772. Pranoesoo III con legga dei

innovo decise lo

di

portarvi

tra

!•

furono unite quelle del Parlamenta e della 1>« pa<

provinciali

•

i

è

allora

nella

detto provinciale, e

l.'o<

i

i

bade

documenti della Vicaria di Castelnuovo e del Parlamento Deputazione provinciale, I.e prime non contengono di i-ili

e

quale stia

'

particol<

ne

il

Commissario o «lei Capitano, et habbia due diverse chiavi. et altra il <omuna ne tenghi li Otto della Sl, itali,

dal

si

Comunità di Rontano, e XVII] e princ. sec. XIX). aveva ordinato alla Vicaria

Libri dei colloqui dilla

e

Il

i

i.

XV

l*


_ 286 _ clesiastico (1) di

di Stato di e di

Casielnuovo di Garfagnana, ed in

(incili

Modena (2), di Reggio lùnilia (3), dì Lucra (4)

Massa (ó).

Inoltre ho utilizzato anche altre fonti (6),

possano interessarci per il presente lavoro. Non così gli altri di cui ecco l'indice: Capitula, statuto et ordinamento communis et hominum ;

Castrinovi Car/igiiane (1.318-1637); Statuti, decreti, lettere, rescritti, concessioni etc. della Vicaria di Castelnuovo (1430-1778); Ordini e provvi-

sioni con le tasse per tutte le Vicarie della provincia (1717);

Adunanze

Vicariali e Parlamenti provinciali (1592-1789; con una lacuna dal L600 al 1623) ;

Documenti e recapiti provinciali (1611-1768); Recapiti della

Vicaria di Castelnuovo (1601-1797); ed il relativo Repertorio compilato

dal

cit.

notaio Guazzelli; Adunanze, sessioni e congressi provinciali a

forma de' nuovi regolamenti de' 17 decembre 1772 con i relativi Recapiti (1773-99); Imposte Vicariali (1571-1802); Pagamento de' taglioni provinciali (1741-1772); Libro d'entrata delle imposte provinciali dello zec-

chino, due paoli, spalate, riparazioni e assegno camerale per le strade (1773-98) ; Deputazione di Sanità (1731-77) ; Monete (1779) ; Recapiti di spese e pagamenti per il processo del tumulto del 3 maggio 1772 in Garfagnana;

(1797). Le carte delle altre Vicarie nella maggior sono perdute le poche rimaste sono possedute dagli Archivi di Stato di Modena e di Massa. (1) L'archivio dell'Abate Mitrato di Castelnuovo è nel massimo disordine. Mi sono stati utili i carteggi con i vescovi di Modena e di Lucca, anche essi in pessime condizioni. (2) Il R. Archivio di Stato di Modena possiede, diviso in buste e ben ordinato, il carteggio del Duca col Governatore e moltissimi altri docc. Anche la biblioteca annessa è ricca di mss. che ricorderemo al momento opportuno. (3) Cfr. U. Dallari, Il R. Archivio di Stato di Reggio nell'Emilia (Rocca S. Casciano, 1910). Interessano specialmente le carte Turri. (4) Cfr. il ben noto inventario di S. Bongi (Lucca, tip. Giusti,

Comizi

parte

elettorali

si

;

;

1872-88). (5)

Nel R. Archivio di Stato di Massa fu trasportato l'Archivio Garfagnana, già conservato nella Sottopre-

del Governatore della

fettura di Castelnuovo.

Il

sottoprefetto cav.

Vittorio

un accurato inventario. Le

Nave

della

vanno dal 1520 al 1847, furono divise in 689 filze, senza comprendervi molti statuti delle comunità della regione, dieci volumi di repertori nel 1866 ne compilò

carte, che

e protocolli antichi (1722-96), ed altri undici volumi, fra cui delle

imposte della

Vicaria

delle

Terre

Nuove (1636-1802),

i

Libri quelli

Camporgiano (1775-1801), ed il Libro dei partiti dei Comunità del Forno Volasco (1776-1806). (6) Particolarmente ricca di docc. sulla Garfagnana è la BibL Governativa di Lucca; ne ha molti anche l'Estense di Modena;

della

Vicaria di

vocali della


227

come fui dall'argomento interessante e per natta perchè delle vicende delta Garfagnana Jìstense durante la rivoluzione e la dominazione francese nessuno attirato

studiato,

si

finora occupato.

è

I.

-

La Garfagnana Estense

al

1789.

La regione ha avuto una profonda originalità di sviluppo storico, perchè, possedendo caratteri fisici ben differenti da quelli dei paesi confinanti, da essi si è distaccata con reale autonomia nella propria evoluzionieconomica, intellettuale. Infatti da un lato la natura del suolo, quasi interamente montuoso, ha por-

politica,

tato con ineluttabilità alla pastorizia, in diretto contrasto

con

coltura intensiva delle pianure Toscana e

la

nese

dall'altro

(1):

con l'esterno, diffìcili

stagione

di

im-

ha reso oltre modo vicini. Al che hanno con-

comunicazioni con vicende storiche che. perpetuando per più uno stato di anarchia e di guerrìglie, ed inline dei

le

terminando

sempre

un

Lucchese, verso cui con si

Mode-

raccordo

invernale,

le

tribuito »li

strade

di

l'essere le esistenti di transito quasi

e

nella

possibile

mancanza,

la

protende

latente la

con

conflitto

valle del Serchio

lo

Stato

naturalmente

Garfagnana, posero un netto contine

la

fra

•mimale «li Castelnuovo, fondata da !.. Dini e Gr. Gheesc iuta con la libreria ilei Cappuccini (cfr. si, ih

(Roma,

Bibliotecht o. il

Martino Maria Repertorio

oit.

<li

1894),

II.

62

.-o

.

partiti

eccettua

si

provincia

ridli

grosso ma.

il

dell' 800 ricopiò

ohe ai primi

Fieri, archivista,

Caetelwuovo

<li

<1<-1

Ma questi docc. saranno citati al !<>r<i luogo. Ricordiamo

Belli.

per ultimo che l'Archivio della R. Agenzia delle Tasse ili Castelnuovo •

•li-

una

raccolta

Leila

«li

èstimi

(li

tutte

le

commina dell

Wl Wlli ini, ivnte

l\.

1878;

iil..

ni

parti

Delle proprietà

[ppennino ndario

Delle proprietà

alcune

di

eo

mu m

dell'Appennino, rurali

t

>

</-

in

i

limiti

R

delta condì

Sf<

'orna,

l

s -


-

-

228

queste due regioni che altrimenti avrebbero potuto comunicare cnn molta facilità (1). La feudalità scomparve presto dal paese (2), che per lunghi anni fu teatro di dure contese fra le Repubbliche di Lucca, di Firenze, di Pisa, il Papa e 11 Ducato di Ferrara, poi di Modena. Le truppe mercenarie più volte invasero i miseri villaggi, sparsi qua e là, in luoghi spesso impervi, abitati da gente raminga per la maggior parte dell'anno, solita a trascinarsi dietro gli armenti in cerca di pascolo nelle Maremme. E mentre da un lato lo spopolarsi del paese diveniva sempre più intenso, dall'altro traeva alimento dalla rudezza e dalla scarsa abitazione dei luoghi e

diretto

il

brigantaggio, fenomeno storico in continuo

rapporto con

condizioni economiche e poli-

le

tiche del paese in cui sorge e

si

sviluppa (3). Chi non ri-

Prima del Trecento la Garfagnana era percorsa dai mercanti ma la decadenza economica di si recavano a Genova Lucca fece dipoi abbandonare questa strada cfr. G. Luzzatto, (1)

lucchesi che

;

:

Storia del commercio (Firenze, G. Barbèra, 1914),

I,

252. Seguirono

dipoi le lunghe guerre tra Lucca e

Modena, per le quali cfr. Garfagnana provincia, scripturae duae prò Mut. Duce adversus Beipub. Lucensis praetensa fura (Mutinae, de Verdis, 1607) G. B. Ladercht, ;

(Mutinae, de Verdis, 1607) Scritture e lettere intorno alla guerra di Garfagnana (Venezia, 1613) ed i mss. 19, 46, 47, 77, 580, 754, 856, 870, 901, 975, 1564 della Bibl. Governativa di Lucca. etc.

;

;

(2) Cfr.

in

De Stefani, Storia dei Comuni di Garfagnana nel sec. XII,

La Garfagnana (Castelnuovo), III,

1893, nn. 2-7; e dello stesso,

specialm., Ordini amministrativi dei comuni di Garfagnana dal XII al XVIII secolo, in Arch. stor. Ital., 1892, pp. 31-66. Gli statuti co-

munali sono posseduti in gran numero dagli Archivi di Stato di Lucca, Massa e Modena, e dai locali comunali. Per una bibliografia, non completa, cfr. L. Manzoni, Bibliografia degli statuti, ordini e e L. Fonleggi dei Municipii italiani (Bologna, 1879), voi. I, p. n ;

tana, Bibliografia rino,

degli statuti dei

Comuni dell'Italia Superiore (To-

1907).

Per la storia della Garfagnana cfr. Pellegrino Paolucci, La Garfagnana illustrala (Modena, B. Soliani, 1710 il ms. originale A. Carina, Notizie stonella Bibl. dell' Arch. di Stato di Modena) (3)

;

;

riche del contado

Lucchese, e specialmente sulle valli del Lima

l'Alto Serchio (Lucca, Giusti,

1871)

;

e del-

R. Raffaelli, Descrizione geo

grafica storica economica della Garfagnana (Lucca, tip. Giusti, 1879) ;


— 229 — conia,

questo

a

proposito,

conio governatore,

colà

oeppur

fra

Kioliobxni, cronisi,, /in

L.

A.

1915);

Etoaa,

tanti-

stori,;,

religione,

morali-

é

noli,

Notizie

biografiche

in

XII.

letti rallini.

n;\Boscm

i

4:;

i

man-

tip.,

1S27.

Torregiani,

tip.

in

M,

506-41

pp.

eontìnuasion$ detta

in

(Reggi»»,

r

docc). Sul Pacchi,

Trombi, Elogio (Castelnuovo, 1826); G. Baraldi,

ili

supe-

II

Ma l'opera più impor-

lnuovo, A. Rosa, 1899, ma senza olire V.

bill.,

valle

tirila

provincia detta Qarfagncma (Modena, Soc.

illa

I.

Boat,

Domenico Pacchi, Ri»

regione è aurora quella di

ralla

1800 (Ca-

al in

M. Ducei, 1901); A. Rossetti,

Qattieano (Barga, Groppi, 1911).

ili

Ì6ÌS

A. d'Ancona,

cfr.

TOKRIAHI, Sommario

Si.

(Firenze,

rili

ilaim aio

sicuro Castel-

in

e dello stesso, Vagli di sotto e la sua storia (Castelnuovo,

2< »4 ).

1900, p.

stimava rocca

si

sua

della

Qmfmpuma dal

,1,11,1

stelnuovo. A. Rosa, 1900; su cui

inviato

dell'Ariosto

quale non

il

mura

robuste

le

versi

i

BiUio1833),

anche le sue ined. lettere al Tiralioschi. nella R. BibL ;<<• di .Modena, docc. del R. Arci», di Stato di Lucca, Carte Trenta, n. 16, e quelli della BibL Governativa della stessa città. 1361, Le ined. descrizioni e storie della regione sono .

i

ili

'/'.

QISMONDO

BfiBTACCHI,

istorila

I)esiri~.

tirila

pror.

ili

<

iarintjnana

Vanno 1629 circa (di cui una copia del 17_s nella BibL dell'Aron, «li Stato di Modena); Ajisklmo Micotti, !>•• ala e composta

dedicata a Francesco

'loijira lti'.i).;

II (duca dal 1662 [1674] al nella GovernaBibL Estense, ma. <L 6,

di cui copie nella

di

Lucca,

l

1922;

n.

in

Valentino Cabli, DeW istoria

cfr.

Modena);

Qarfagnana milita, dedicata a .lo d'Este duca dal 1694 al 1702, e dal l7Q7al 1734; di cui copia D.eirEstense.ms.K.é. 2-3). su questi e sui cronisti minori la Biblioteca Modenese del TntàBOSCHi (Modena. 1781-4 note

importanti

mss.

Dei

:

il.

l.ll; di

za

ia, II.

Tttustraz.

di

77'.'

un

!..

I

antico

'

do

si»?

;

sfa.

G. ^i"i;/\. in (Unni.

della Oarfagnama (Roma, Pagliarini), Poggio, Lettere ragionate con una disserta*. fitto della

Moboni, Dision. d\ \\\\. it:; 83 ed m ;

Mi ni-

dal

nell'Lst*

.">)

(ìarfagnana (Lucca.

G.

:

Lu«-.

'.'.

sii/ilio

oroposta atta illustra:, di un

di

Kstense. !..

1901, pp. 66-8). Altri studi paraialiaono: G ibampi,

di

nativa

inviate

\gnini,

scritte (in-.

(Auditore, tip. Sartori.

urti

•; I

1

mas. di GJLPaatom, nella BibL dell'Ardi. Mioliobini, /." Qarfagnana in letteratura,

spogli

tri i

Modena;

detta

pochi

boschi il lo nov.

in

;

quella dell'Ardi, di Stato di

(

.

N.

(

'i \

\ i.i.i.i.

i

MIA della <••

fonti rurali nello Stato Lucchese, pp.

Bl

mi.

- 1

ni

1


— 230 — nuovo ? (1) Il rassodarsi dell'occupazione Estense, ed in pari tempo il nuovo ordinamento dato a tutto il governo locale posero riparo a poco alla volta a questi gravissimi mali, ma non potettero cambiare i caratteri intrinseci della regione, la quale rimase sempre a ricchezza armentizia,

poco abitata, e con la scarsa popolazione ac-

centrata in silvestri paeselli L'originalità

(2).

sviluppo

dello

storico

Garfagnana

della

riposa appunto per ciò su queste sue peculiari condizioni

evoluzione tardiva e lenta locale,

d'istituti,

vita

:

strettamente

quasi assoluta assenza di gravi problemi econo-

mici, ed in conseguenza nessuna crisi a contenuto sociale.

E quali problemi o crisi potevano proporsi o scoppiare se

mancava un

ital.,

ceto

operaio,

se

l'industria

manifattu-

XXVII, 1901, pp. 1-14; Gio. Batta Spaccini, Cronaca Mode-

nese (1588-1636), ed. Bertoni, Sandonnini e Vicini (Modena, 1911), I, 58, 177 G. Sforza, La caccia all'orso in Garfagnana nel sec. XVI, in Bicordi e biogr. Lucchesi (Lucca, Baroni, 1916), pp. 26-34. ;

anche VElenco degli espositori della Esposizione regionale del Ì896, e M. Baccani, Guida commerc. e industr. del circond. di Castelnuovo di Garf. (Carrara, Sanguinetti, 1912), con una breve bibliogr. a pp. 32-5. (1) Pel governatorato dell'Ariosto (1522-25) cfr. specialm. le sue Lettere, ed. Cappelli (Milano, Hoepli, 1887). (2) Già durante il governatorato del Testi (1640-42) le condizioni della regione erano migliori. È nota la sua canzone ad Ascanio Pio Cfr.

in La Garfagnana, VI, 34

;

:

Qui dove argenteo

il

corso

La Turrita discioglie e seco viene

A maritarsi innamorato

il

Serchio,

E sul meriggio al dorso Del gran Padre Apennin opache scene Di rintrecciati faggi alzan coperchio Qui lieto vivo...

Ed al Fontana scriveva da Castelnuovo, 5 giugno 1621 « Il governo mi riesce ogni dì più piacevole, e questo paese adesso ch'è vestito, per l'opacità delle selve, per la bizzarria delle viste, per la solitudine de' luoghi, lusinga il mio genio oltre ogni credenza » :

:

Miscellaneo di

pp. 79, 82-4, 88-7, etc. ; G. Tiraboschi, Vita di F. Testi (Modena, 1780), e Biblioteca cit., V, 245-63 ; G. Campori, Del governo di F. Testi in Garcfr.

fagnana (Modena,

lettere del

s.

a.) ;

conte F. Testi

(s.

n.

t.),

A. Campani, Il Testi nella Garfagnana,


— 231 — quasi non esisteva

riera

dominava che

ed in agricoltura non preboschiva Vasti demani co-

(1),

coltura

la

*.'

munali, spesso indivisi, si stendevano sulle pendici dei monti, a disposizione degl'indigeni. Larghi pascoli eran

comune il contadino o il pastore potevano liberamente usarne, e dato il loro scarso numero ne avevano in esuberanza. Alla meta del sec. XV li. Eglio, pur contando solamente 390 anime, possedeva l'Alpe indiviso con Sassi, et il sito era grandissimo,

quasi patrimonio

esso ehi di

di

e

:

comuni se ne pigliava

delti

lavorare

a

era suo. e se di essi ne avesse bonificato e ridotto in pos-

facendo stimare tutto

tini,

era

obligato

poi

tutto

il

E poiché

la

preso e lavorato, quello

il

pagare al comune scudi 15 per cento lavorato restava suo libero ed assoluto ».

a

;

quasi

totalità

abitanti

degli

—

dedicavasi

al-

670 di Coriìno e CaINO di Gragnanella mbiano, 580 di Massa e Sassorosso, erano dediti ai lavori dei campi, tutti finivano per l'agricoltura ed alla pastorizia,

i

i

i

—

ritrarre

necessario dalla

il

aveva un totale 756 ecclesiastici. zione fra

la

Nel 1794-95

terra.

la

regione,

anime con

11Ó2 fuochi, e di 21331

di

che esistesse una effettiva sperequa-

1-'.

vastità della regione ed

numero degli abi-

il

appare evidente da un esiline dei dati dei singoli comuni, dei quali soltanto due superavano il migliaio di anime e cioè Camporgiano con 3360 e Castelnuovo Con 2191, complessivamente piti ilei quinto della popotanti,

:

la/ione ;issolut;i al

di

in

//

I

.

mentre

;

gli

altri

sotto di quella cifra (2).

si

mantenevano nmlto essendo ancor ru-

Inoltre,

iugno 1887, XXVI, 180; «• I.n nomimi <li (1888 Oarfagnana, in Rai*. Emiliana, Nel IT."»:, a Culle Pancetta (Molazzana) Pranoeeoo Emery istruito una fonderìa <li rame ferro, ri diede facoltà ;i Trivelli di Reggio d'impiantare un opificio alle Pabbriohe «li

Panaro, Modi

VeeU (1)

al

governo

•

a

1

<•

«•

Uh»» per lavorarvi tistici

il

sulla

fi

Garfagnana te ne trovano in gran mu

rapporti dei Governati lorj

ì

Modena, /.'»,/,/,.< mpilato Vanno

di

generale degli Stati

I

inoltre e

degli <iltn

Modena,

Corografi* àt[

Elicci,

L.

Siati appartenenti atta I

Bon< ioli v. ii»««'ii/i.

:

l


— 232 — dimentale l'agricoltura, la ricchezza era costituita specialmente da capi di bestiame, il cui numero lo si ripor-

tava come indice di consistenza dei singoli patrimoni. Qualche piccolo mulino è ricordato dalle descrizioni della regione (1), ma serviva per l'uso locale; scarsissime erano infine le « entrate comunali », e non infrequente il caso che non ve ne fossero di « ordinarie ». Tutto ciò determinava una relativa perequazione nella divisione delle ricchezze, ed anche un relativo benessere economico. Un buon informatore della Corte Estense

prima metà del Settecento

nella «

riferiva

:

Generalmente parlando questa Provincia è piena di famiglie be-

nestanti e ricche e che non spendono molto in mantenersi per non

essere peranche introdotto il lusso nel vestire e nella in Castelnuovo. Gli abitatori

tendono al giuoco, né

alle

non sono

soliti

conversazioni,

ad ogni ora che trovano o che loro d'impiegarsi per qualche anche

si

piccolo

stare in

mensa se non ozio,

né at-

ma sono industriosi, et presenta qualche

guadagno,

non

modo

lasciano

passare l'occasione. Sono per lo più persone che, benché nate ne'

monti ed ivi allevate, e vestite da contadini, hanno le loro massime di gentiluomini, e chi tratta con loro, ancorché gli veda male vestiti,

è necessario

ne mostri qualche stima (2) ».

In sostanza la regione bastava a se stessa economi-

camente. Un raccolto di castagne era sufficiente per due anni di vino se ne ricavava il quantitativo necessario per l'uso locale di « biade » per i poveri ce n'erano per tutto l'anno solo « per i ricchi e per quelli che vivono ;

;

;

tengono molte notizie anche le Relazioni d'alcuni viaggi fatti in diTargioni Tozzetti; il Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana di Emanuele Repetti etc. Cfr. Sebastiano de Navasquès, Del fiume Serchio (Lucca, Landi, verse parti della Toscana di Giov.

;

1899). (1)

Cfr. specialm. la cit. Descriz. del Bertacchi.

(2) Notizie particolari

della

riguardanti

lo stato

presente di alcuni luoghi

Garfagnana e dei provvedimenti che occorrerebbe farsi in essi per

la quiete di questi abitatori e così di tutta quella provincia, ms. di pp. 21, s.

d., in

R. Arch. di Stato di Modena, Arch. Valdrighi. Cfr. su di esse

la comunicaz. di Luigi Valdrighi, in Atti e Mera, delle BB. Deputaz.

di St. Patria per le prov. dell'Emilia, n. s., Ili, 1, 1878, pp. xliii-xliv.


- «33 pane

di

mesi

frumento non ne raccoglievano mai per vendita «lei bestiame procurava il benessere (1).

di

i.;i

.

vera

La

vita

Castelnuovo,

pic-

cola cittadina che alla line del settecento contava,

come

svolgeva

si

tutta

in

vedemmo, poco più di 2000 abitanti (2). Ivi convergono le strade che uniscono l'alta e montuosa Garfagnana con

dipartono quelle per Lucca e per Modena. Nei giorni di mercato e nelle Bere annuali ancor la

bassa, e di

si

riuniscono in

vi

della

la

regione.

ancor più

affluire

piazza

i

contadini ed

i

mercanti

Kd ai tempi di cui parliamo vi dovevano non facciano

che

al

presente

quelli

buona parte

della Lucchesìa e di quasi tutto il FriLe merci d'importazione si acquistavano specialmente in Livorno ed anche in Lucca e fin dal sec. XVII m stimava di sommo vantaggio » per tutto lo Stato di

gnano.

;

use

il

riattivare l'antica strada della Tambura ridotta

utiero.

che

(1) Alcun»-

I

risalendo

a

fatica

le

Apuane avrebbe

Noeioni statistiche détta vera provincia della (ìarjagnana ntf si troni il Ducale. (iranducaU e l.v

te nel

1815 per riunire tutta la regione sotto Casa d'Este,

R. Archivio «li Stato «li .Modena, danno segg. medio raccolto grano mine (un terzo di sacco garfagnino) 22013; mestata mine 24271; fieno libre 3.656.220; castagne staia 82129; formentone mine io, panico e fagioli mine 1000; vino some (misura reggiana .ino) 19.189; canape libre bossoli libre 36000, di cori riducevano a seta grezza in provincia e 6000 si vendevano lana libre 70000 in provincia e 30000 che rimanevano nelle Maremme; formaggi libre 130000; nel 1808 il !ii«.lt«» diminuito si calcolavano pur tuttavia bovini nella Bibl. del

;>er

annate

i

«li

:

M

:

170, pecore n. 35000, cavalli asini e muli

«re

n.

n.

10000;

non erano sufficenti il grano ed il formentone, che si importavano. Nel 1815 rendeva allo Stato lireit. 146200, 13; e l'olio,

•

imari.. «li

I..

31891.77.36, tassa personale L.

daziaria

20549.19, sale tabacchi «• privative lire chimi, rendite annue di Leni «lemaniali

I.

ipoteche i..

*>

I.

i:

Nel

IT mì

iil

1

Castelnuovo aveva 256 case, divise in quattro quarLucia. S. Marco, B. Maria ; il lastricato «Ielle strade 777 .il I7V. I,. L. Mi-.ii «

III.

1904, n

II


- 234 — unito Massa con la Garfagnana, e dato a quest'ultima « anzi un diretto sbocco sul maro è verisimile che

i

:

soli

negozianti

di

modare tutta a risparmiati

loro

e vi

(2),

l'avrebbero

perchè

spese »,

così

gravi dazi fiorentini e lucchesi

i

stelnuovo, inoltre,

digene

Castelnuovo

fiorivano

acco-

fatta si

sarebbero

(1).

In

Ca-

scarsissime industrie in-

le

dimoravano le famiglie arricchitesi colla

con il piccolo commercio locale. Infine a dar maggiore importanza al paese contribuivano l'esser capoluogo della provincia e sede del governatore, del parlamento (sostituito di poi da una deputazione propastorizia

e

vinciale),

dei

tribunali,

tore generale del

(1)

dell'archivio

duca Estense,

di

del

notarile,

cui

fat-

amministrava

i

Le citate Notizie statistiche dichiaravano indispensabile « una

strada calessabile che, diramandosi dalli Giardini, valicasse gli Appennini, attraversasse la Provincia dalla sua Centrale, e salendo le basse foci delle Panie portasse sul territorio di Pietrasanta ». (2) Nel sec. XVII il Bertacchi parlava di molti « artisti » e com-

mercianti di pannine, olio e grascia, che vivevano a Castelnuovo ed oltre ad alcuni tintori, orologiai, argentieri, contava 12 calzolai, ferrai, mugnai, archibugieri, 20 pizzicagnoli, 3 pastai, 8 mercanti d'olio, 6 sarti, 8 osti, 3 macellai, 30 panettieri, 3 farmacie, 1 drogheria, 2 concie di pelli. Fra gli altri, i calzolai « vanno quattro o sei volte l'anno fuori a comprar mercantie, e non portano mai manco per uno di cinque, o sei cento ducatoni, e vendono all'ingrosso, e tengono fornite botteghe ». Vi erano inoltre nel sec. XVIII una fabbrica di moschetti e .strumenti bellici animata dalla Torrite, e verso Carbonaia una fabbrica di polvere pirica. Della prima così scrive il Cam;

pori,

Memorie

Carrara

e

biogr.

degli

scultori,

1873), p. 308, n.

1

:

lavori di ferro nella

architetti,

pittori

natici

etc.

di

Massa (Modena, Vincenzi, « Fin dal sec. XIV si ha memoria di ferriere e di

di altri luoghi della prov.

di

Garfagnana che fu poi degli Estensi. Nel sec.

XV vi s'introdussero artefici bresciani e bergamaschi,

i

quali

vi

esercitarono la manifattura del ferro, fabbricando armi, spingarde,

ed altre cose. Questa lavorazione si mantenne nei due secc. postee in essa si addestrarono artefici valenti, fra i quali Benedetto e Pietro Baldi di S. Romano armajuoli agli stipendii di Alfonso II

riori,

duca di Ferrara, solito a servirsi dei più eccellenti in quella professione.

La riputazione dei e dello Stato, e di

Ferdinando

si I

maestri garfagnini varcò

i

confini

della prov.

ha memoria di armi da essi fatte a requisizione granduca di Toscana ».


- 235 — autorità

provinciali in genere e l'esser ancapoluogo di una dello quattro Vicario nelle quali Garfagnana era stata divisa vicarie formatesi suc-

boni,

dello

;

cora la

:

comuni fecero che nel sec. XV sudditanza verso gli Estensi, e quindi disuguali

iivamente, atto di

numero

per

via

via

i

abitanti

di

e

por estensione

(1).

La cittadina aveva cosi acquistato una reale preminenza nella vita della regione. « È un luogo bensì piccolo, ma assai popolato con molte famiglie civili e pieno artefici

e

di

informatore.

Il

di

era

nelle

Delle

quattro

quella

paesi,

quella

-i (2)

I

il

citato

anonimo

governo della Vicaria

e

della

provincia

mani

finito

(1)

19

riferiva

negozianti »

comuni

(

'asteluuovo era formata da

della

12,

Nuove.

Terre

t'astelnuovo erano divisi in otto

Vicaria di

ognuno due sindaci ed uno

che eleggevano

colonnelli

quella di

e così fra gli

;

Camporgiano da 38, quella di Trassilico da

<li

delle

questi ultimi (2)

di

Vicarie

;

otto

degli

Castelnuovo formava colonnelli, e quindi aveva soltanto nove voci in Parlamento, mentre ^ li altri paesi ne avevano quindici Contro questa divisione Vicaria

«Iella

evidente

:

ricordo

fiorentino.

r

toglieva alla citta più importante la direzione degli affari prola borghesia di Castelnuovo. Interessante è il seg. violento

chi-

lei

1

gennaio

idee

«Idia

~> I

*

> •

»

duca Alfonso

al

borghesia Grarfagnina

che ci mostra quali

li. :

il nostro castello era pochissimo populato, maggior parte erano huomini plebbei, lasciorno per irataggine loro in ootal modo Boorrere simile compartimento, ido loro, che più oltre non vedevano, che ciò comportasse e la

Negli olire

antichi tempi

ohe per

la

qualità degli h uomini e

dottori di

«li

quei temili. Hora essendo

il

nostro castello

huomini ragionevolmente qualiinche di facoltà, et anchora assai nobilitati, essendoci legge, di medicina, nodali, procuratori, studiosi di buone iiia

moltiplicato

tnti, e

>ì

di

artigiani assai,

non ci pan

tal

compartimento

«die si disconvenga molto, proportionato a questi tempi d Hat lano le COSO puldiche d'import an/.a per l.uoii

no della comuni! contadini et et sua Vicaria, che huomini delle ville, lavoratori grossolani, huomini idioti, et per lo più pastori di bestie, ci habbino pm vo.i che gli huomini istessi di Comuni! telnuovo. Tanto più havendoessa \ un capitolo tra gli altri, il qua! dispone ohe quando tra gli huomini i

i<

;

del

parlamento

••

lo,

consiglio nascesse disparere e controversia «li «pialil

«piale

in

«letto

consiglio

-i

i

ruttasse, s'habbia a


- 436 otto presidenti chiamati ad amministrare soltanto quella.

Castelnuovo pretendevano « che i loro cinque colleghi di fuori non intervenissero nelle occasioni », pronti ad usurpare anche il titolo di presidenti della

i

tre

di

come tali a « carteggiare » far ricorsi e scriDuca in nome collettivo.

provincia, e

vere

al

Inoltre,

i

tre alle

volte erano

ture dipendenti da qualche

persone

«

sola famiglia

potente » del

vivevan notrattavan con tutta prorpietà, alcune assai

luogo. Queste, desiderose di signoreggiare,

bilmente,

deboli e crea-

si

«

onde, havendo gli uomini stando come stanno non pure uniti, ma etiandio ostinati nella loro oppinione, bisogna per viva forza che si determini e commandi quello che piace loro, quantunque per la loro caparbità et ignoranza sia il più delle volte contro il giusto, et contro l'honesto, et anche tal'hora contro a quello che sarebbe di mente di V. Ecc., percioche senza havere riguardo al giusto et ragionevole non conosciuto da loro, i contadini aspirano sempre a tutte le vie all'utile, o al danno loro particolare. Pertanto desiderando noi di governare la Patria nostra (se sarà possibile) con più ragione, et meglio che fino a qui non s'è fatto, et per adventura con successo di maggior sodisfattione di quella humiltate, la supplichiamo si voglia degnare per bene et quiete di questo suo Castello uno delli due parcioè, o che noi ci possiamo governare in quanto titi concederci alle cose nostre publiche da per noi, et separatamente circa a tal governo dalli contadini, et huomini delle ville di questa Vicaria o vero che, havuto rispetto al crescimento et grado moderno, habbino le voci pari a loro nel detto Consiglio et parlamento cioè dodici gli huomini della nostra Comunità con le terre a quella annesse, e dodici gli huomini delle ville della Vicaria predetta, non parendoci a modo alcuno cosa ragionevole che i contadini ci siano superiori nel governo, et che sia grande isconfacevolezza che essendo noi come capo di tutta la Provincia habbiamo in tal caso ad essere non pure a loro disuguali, ma etiandio inferiori cioè di numero et di voci. Et decidere e terminare per via di scruttinio

;

delle ville quindeci voti, e

:

;

:

questa in conchiusione dimandiamo di grafia speciale all'Ecc. V., a cagione che quandunque havrassi da trattare, negociare, decidere, et determinare qualche cosa honorevole, utile, profitevole di qualche rilievo, et comunemente necessario a tutti, non sia ispedita, né sol -

toposta delli

all'ignoranza,

contadini,

i

quali

all'ostinatione

non sanno

se

tumultuosa altercatione non bestie governare ». Cfr. et

Statuti e privilegi di Castelnuovo, nell'Arch. provine, di Castelnuovo, ce.

23-5.


— &J7 — altre antiche, altre moderne, ed altre che avrebbero voluto far da capo ed esser stimate nel paese: s'inricche,

facevano parziali in coso che non poco o nessun momento, arrivando

teressavano così e le

toccavano,

e

volto

coso

alle

a

si

di

insolenti

temerarie

e

Ad esempio,

.

tempo dell'anonimo si contendevano il primato Bertacchi, proprietari di più di GO.OOO scudi in Garfagnana

al

i

'.non in i

più

riechi

degli altri

dena

di

torse

o che

I

.

ed

(1),

dominio Fiorentino, ed Valdrigbi, potevano almeno spendere più primi avevano i<ià dato un vescovo a Moal presente si mantenevano nobilmente

Barga,

i

cui ivevano de' soggetti di spirito e di talento », il debole era che la loro casa non fosse considerata, tanto in Garfagnana che in tutto lo Stato ed anche fuori, qualche

più

di

i

delle

altre

I

».

secondi

facevan

si

tiatta-

persoli: ttavano ad ospitare di transito, e poiché vestivano meglio degli altri erano invidiati, emulati e odiati da tutte le case civili del pae> A capo dei Bertacchi stava l'arciprete Giuseppe, Vii

uomo che avrebbe voluto esser

cario foraneo (2), ed era

considerato qualche cosa

più

di

di

quello che

è,

per

e

non solo nello Spirituale -lieo, ma nel Temporale ancora ». « Per fored mar un forte partito contro l'arcivescovo di Lucca suo Popolo,

del

fare

e

figura

I

Pellegrino Bertaoohi, vescovo dì Modena <i;il 22 mano LLI, Italia sacra (oli/. \ ene/ia. 1717), li. L39.

(1)

aente

la

provincia tra divisa

tra

itilo

Diocesi

le

ili

/.ma. Alla prima spettava della Vicaria «li Castelnuovo il

capoluogo,

Pieve

Poeoiana,

Bargeochia, Pontccosi, Samb

Sillioo,

icagitana,

Villa,

:

:

Magnano, inanella.

Antiaciana, Cerretoli ed Eglio ; di quella <li Camporgiano Careg iliranu •• Culle; <li quella l'ra»ilni il capoluogo, Valico :

«

»pra

••

1

>

ì

:

Pabriche, Forno Volasco, Bruociano, Vergemoli, Mola/zana u/.aiia CaSOÌO. lutto il resto apparteneva a di sotto,

.

'•In1'.

.i\<\ a l'i

;i

im:\i:i.

\

icai io

tana.

a

Annuario ecclesiali ninni., Modena. 1

<

tirila

diocesi

Liguria,

V,

'li

Lini

|'.K)4,

pp. 225-51.

Pei

la

dioot

mite

SFORZA,

<lt

Un sinodo

I

tronohit.


- 238 superiore

ecclesiastico

modo,

valeva

si

popolo, ora di quella di

S.

A.

ora di

S.

dell'autorità

Modena

del

per fare a

non stare agli ordini dell'arcivescovo, e contro il popolo si valeva dell'autorità dell'arcivescovo e di quella del principe per fare quello che gli pareva e cercava ancora alle volte di opporre al principe ed al governo l'autorità del popolo e gli ordini e determina-

suo

e

;

erano

favorevoli

zioni

dell'arcivescovo ».

celli,

Porta, i Fattori, i Perugino, i

i

volessero per

i

Gli

Dini,

propri l'arcipretura o la

i

i

Ponti-

Carli, sia

che

mano della ni-

che fossero persone dabbene da rimaner troppo facilmente persuase dal suo argomentare, o ligie per favori ottenuti o da ottenere, e per colore

pote del ricco Vicario,

sia

stavan « le famiglie buone della provincia fuori ed in Castelnuovo, che non hanno massime di nobiltà o di gentiluomini ». Le rimanenti Valdrighi

Pei

politico.

poi

secondavano or l'uno, or l'altro partito, «tutte desiderose di apparire più ricche delle altre ». Per l'arciprete, infine, si erano schierati anche i Cappuccini « come zelanti dell'autorità ecclesiastica, e come di quelli che non vorrebbero venisse

mondo

al il

altra

e

che desidererebbero

et

iinus pastor (1) ».

potestà,

tempo dell'unum

ovile

Ma eran tutte beghe locali

non potevano destar

e

;

preoccupazioni neppur le solite liti tra Vicaria e Vicaria,

specialmente

fra

Castelnuovo

Camporgiano,

e

deside-

rosa quest'ultima, perchè più grande e più popolata, di

soppiantare

l'altra

per

sede

divenire

governatore.

del

vedevano « prepotenze, né si vedeva impedito né ritardato il corso alla giustizia, anzi un parIn realtà non

tito serviva

si

contro dell'altro per tenergli tutti in dovere

(1) Il convento dei Cappuccini fu fondato a Castelnuovo da P. Gio. Batta d'Este (Alfonso III al secolo) cfr. P. F. Gio. uà Sestola, Del Cappuccino cVEste Gio. Batta nascita, vita, morte e sepoltura (Modena, Soliani, 1646); R. Raffaelli, Il convento dei Cappuccini a Castelnuovo di Garf. (Bologna, tip. del Commercio, 1884) N. Rodolico, L'abdicazione di Alfonso III d'Este (Bologna, 1901) G. Cavazzuti, P. C. Mussini, Memorie Di Alfonso III d'Este (Modena, 1906) etc. storiche sui Cappuccini Emiliani (Parma, 1908) :

;

;

;

;


ù

— 239 — e

nere

p<

l'autorità

prìncipe

del

governo

«IH

e

.

E l'anonimo informatore poteva così completare il quadro «

'no

1

persone che hanno per

più

il

:

dell'intei;.

ma in pochi abbonda il retto giù dici o e nino 'liuti presumono ti

sapere, e

<li

credono dentro di loro

si

loro e da loro pensate, facilmente

•

| • i

Hanno del popolare ed amano le novità, che, prò-

tutti.

<li

errano, e restano Ingan-

pensando la cosa in generale, e perciò

nati nel giudicio, in

facil-

mente vengono da loro desiderate ed applaudite; ma poi tacendo loro

pratica ed

In

nendo all'individuo, conoscono facilmente 1

giudicio, e

nel

»i ii

ia

particolare, e ve-

in

loro errore, non

er-

Hanno

no-

persuasi della verità.

d'accordo, e di facilmente trovarsi

loro

di

restano

il

uniti;

ma in fatti sono discordi e disuniti quanto ogni altra nazione; tue che quelli solo

risoluzioni

le

della

provincia non

restringono a

si

Castel nuovo, ed a quelle due o tre persone che si chia-

'li

Presidenti; ina >o>t<mere con destrezza ed in

accorgano, che ciascheduna comunità

e

Vicaria abbia

suoi rappresentanti e che questo nome di provinoli

i

non s'intendono l'atte, uè concorrervi, se non

luziunì di quella ino i.

modo

e ciascheduna

concordi de' rappresentanti

voti

ì

ciascheduna

di

quando qualcheduno parla in nome di pia col

dire;

modo

uo istanza, bisogna con bel

ritendiam

farli

voce non è che di un solo, e che per parlare in

numero plurale, le

In genere

andavano iiio

«•

abbi i

;on ì

Garfagnini erano

ma

scuola,

a

grand'uomini

o

l'ondarne:

maggior parte a

voti della

di

rado

Di

di

lui

buon talento

pochissimi eran .

il

di

favore ».

lui

,

tutti

che riu-

(pulii

unito

trovavasi

il

molto sapere coli' uomo onesto e dabbene sia perché non si apprendeva la molale, sia perché non si completavano mai rdi studi: tutti si davano alla rettoriea. .

et

alcuni alla

legge,

pochi

»

duti

libri,

altri

alla

studiato pochi

per uomini dotti e virtuosi

che benestanti

medicina,

;

e

e

mesi se

colTavere ve-

passavano

la

questo perche

mal volentieri spendevano

i

padri anin

mante-

Modena > di RegglO, o in Firenze, Pisa, Lucca, e se ve l;Iì mandavano, dopo DOChi unsi o|i chiamavano a casa, ne pili vi ritornava! i

figliuoli allo Studio nella citta di


2*0

—

Questa «grande abbondanza

dì

buoni talenti

scarsezza di uomini dotti » non aveva ciosa influenza.

del

e

questa

resto

perni-

Disordini non ne avvenivano, se

si

ec-

cettuano le risse che con qualche frequenza scoppiavano in Sillano, in Borsigliana, in Dalli di sopra e di sotto, ecc.

;

risse

che

l'origine

han fornito argomento a molte leggende suldi quei villaggi, tra cui non ultima quella di

una sovrapposizione

di

elementi

dell'Italia

meridionale

Ma si trattava di cose di poca importanza. Per l'anonimo informatore ad evitarle sarebbe bastato da un lato l'invio sui luoghi di giudici severi, dall'altro la nomina come governatore di « un cavaliere di spirito, savio, onesto e ben fatto e di buone massime, e fattosi ben pratico ed accorto in altre occasioni, e tale provato non fosse nuovo nel mestiere, riflettendo che quello era un paese pieno di persone degne ed accorte, e eoiie quali chi andava a trattare bisognava che fosse avvertito, accorto e preparato, e che l'esperienza di più anni lo avesse reso tale, altrimenti gli avrebbe fatto fare imagl'indigeni

!

mediatamente e senza accorgersene errori massicci ». E cosi dovevano chiamarsi a Modena i Valdrighi, e dir loro che, invece di profondere il denaro per un lusso soverchio, si occupassero del commercio delle biade con vantaggio proprio e della povera gente quanto al vicario Bertacchi sarebbe stato opportuno ottenergli una promozione e quindi un trasferimento e finalmente avrebbe recato ;

;

utilità

il

dare qualche giudicatura

spesso a

Modena

i

più

potenti

che

ai notari

vano dell'autorità locale per spadroneggiare della

;

il

si

servi-

chiamare

provincia

«

senza

che sapessero il perchè della loro chiamata per tenere in apprensione gli altri » e l'avere come Superiore del ;

Cappuccini un « uomo accreditato e soggetto di prudenza, e quieto, e ben affetto, e rispettoso al Principe ». Ove si fosse fatto tutto ciò, in breve tempo la provincia, « il più ricco e migliore stato che avesse il Duca, benché il più montuoso, orrido ed alpestre », sarebbe divenuta anche « il più quieto ed il più regolato ». E a dir la verità gli Estensi seppero molto bene atti-

Convento

dei


i

— 241 liberta

simpatie dèi Garfagnini, concedendo le più ampie nell'amministrazione locale e non sovraccarican-

doli

<li

gravosi

sati

divenendo

|e

si

E la

pesi. la

—

Principe e Sovrano

alletti al

aveva ricompenSono tutti bene continuava l'anonimo

provincia

li

loro rocca forte (1).

«

—

irebbe più tacile, per così dire, persuadere loro l'Al-

no o

Gentilesimo che indurli mai a mostrare genio altro Principe che per il loro Sigimi

il

all'etto

per

nchè

non

vi

e

certe

cattolici,

«

fosse

Inquisizione »,

parole

e

eran

buoni

tutti

equivoci

discorsi

parole

e

sconcie non

si ascoltavano che di rado ». Inoltre « il deforme costume delle conversazioni e del cicisbeato, peste e mina de' buoni costumi e delle famiglie, e voglia Iddio che non lo sia della religione, non aveva peranche preso

piede, ne piantate

anzi in

radici ».

«

ne predicavano alcune,

se

stati

altri

stato

Dottrine sospette e preche non

si

ascoltavano

.

IL

K

le

Stato e buon governo non ne venivan fuori,

giucliciali allo

La Garfagnana Estense e la rivoluzione Francese.

-

necessario dire tutto

influenza

abbia

Francese.

Senza

per ispiegare quale

ciò

avuta Garfagnana la rivoluzione dubbio essa fu di scarsissima importanza nei primi tempi di nessuna. La regione non aveva feudatari clic opprimessero vassalli né la manomorta nella

;

i

ini iva

lOn siastici tre

le

;

sue risorse economiche. Perchè,

era assolutamente esiguo che vivevano nel paese (il

soltanto erano

portanti',

i

conventi (2)

quello dei Cappuccini

il .'>

e

:

numero per

10(1

degli

eccle-

mi 1794-Q

fra questi,

il

più im-

Castel nuovo,

se partecipava alla vita diremo politica, non costituiva pericolo (1)

di

spaglinola, ad esempio, la suo duca, avversando tenacemente intuii, mi unnum.

Siicc<'>>iHiic

I * i »

rvo T.

Uno

fede

Mi i:\ rOBI,

al 1

Minori Osservanti, ano <li Cappuoeini, fi uno di Francescane con quattordici monache professe e sei converse. Il

«li

Kmory.

,t.,l

i»


—

-. 242

alcuno per l'economica. La borghesia locale si era già impadronita del potere, e non poteva nutrire nel proprio seno sentimenti rivoluzionari

(1).

Inoltre la sua coltura

aveva caratteri esclusivamente letterari viveva ancora l'Accademia degli Alpestri sorta nel 1629, ed il Tirabo« Quest'Accademia si è poi venuta schi cosi la ricordava felicemente, mantenendo e fiorisce tuttora, come ne fanno pruova le poesie di molti di quegli accademici sparse :

:

in diverse raccolte (2) ».

Al suo duca la Garfagnana non domandava che qualche diminuzione o soppressione di tasse (3), e che le fosse permesso di tenere a proprie spese una scuola di filosofìa, proibita dopo la legge protezionista dell'Università di Modena. Spesso si lamentava della sua povertà, e così riusciva ad ottenere concessioni e privilegi. Ma nulla si teneva legata al suo sovrano, e quando più di tanto maggio 1772 il 3 in Castelnuovo la plebe insorse, sparò ;

sulla truppa, distrusse carta bollata e polvere

per

contro

protestare

provvedimenti

alcuni

da caccia, fiscali,

la

calma fu ben presto ricondotta nel paese (4), e subito dopo « li pubblici rappresentanti le due Vicarie di Castelnuovo

e

Trassilico

Garfagnana,

in

e

li

Cancellieri

delle altre due di Camporgiano e Terre Nuove in mancanza

de' loro Deputati...

si

facevano coraggio di ricorrere colla

Trono della prelodata V. A. implorando l'abilitazione di congregarsi per eleggere, e deputare soggetti idonei per prostrarsi ai piedi di V. A. Ser. ma per nuovamente chiedere ed implorare più profonda venerazione al Ser. ma

,

per un tale eccesso (1)

il

clementissimo perdono...

(5)

».

Quindi non possiamo estendere anche alla Garfagnana i vera-

niente brillanti risultati delle ricerche condotte dall'Einaudi,

dal

Prato e dal Laboratorio di economia politica dell'Università di Torino, per i quali cfr. G. Volpe, in La Critica, Vili, 1910, pp. 355 sgg. (2) Tiraboschi, Biblioteca cit., p. 41. (3) Cfr. specialm. i docc. dell' Arch. provine, di Castelnuovo (APC). (4) R. Arch. di Stato di Massa (RASMa), Governatorato, Scritture, 118. In APC si conserva un voi. di Becapiti di spese e pagamenti f. per il processo del tumulto (5)

APC, Becapiti della

delli

3 maggio 1772.

Vicaria,

f.

2,

n.

15.


- 343 — suo riforme, Francesco III (1) non aveva dimen-

IK-

Garfagnana

1777 richiese rilievi e nuovo codice in maopportuni per l'aggiunta del terie interessanti la provincia, sue comunità ed uffizi » ed a Cast. Innovo si deliberò di «tenerne proposito» ticato

la

anzi

:

noi

ritiessi

:

parlamenti

nei

mente

alla

Vicariali

Ma

(2).

quella che giovò

real-

regione fu l'accurata ed attenta amministra-

Gaudenzio Valotta, alla si innalzò un busto di marmo: cui memoria, nel e non fu poco ('.)). Dipoi nel 1790 si ottenne la moderatifila gabella zione del bollo corame », e tre anni dopo soppressione del filippino per fuoco », rimanendo la alla provincia la cura della manutenzione delle affidata Ma rio non bastò per renderle transitabili. 1). strade Inoltre nel 1794 fu approvato il regolamento per l'amministrazione delle Opere Pie. Le rispettive comunità dovevano eleggere operaro », e dove quelle eran formate da più villaggi il diritto di scelta spettava alla frazione che aveva la parrocchia gli amministratori di orazione

march.

governatore

del

177.S.

<

1"

;

spettanza del pubblico erano nominati dalle comunità, e quelli delle Confraternite dal corpo delle medi

tori

desime

ninniti

:

mente

di

«

mallevadoria »

idonea

e

possibil-

non potevano fare BDese della comunità legit tiniainenle aduconti. nata alla quale ogni anno dovevano rendere operaro » quanto gli amministratori E poiché tanto un idioti era necessario scegliere potevani del

senza

straordinarie

paese,

permesso

il

i

,

I"

.

deputato <;.

(1) in

[ti*

.

idonea

/."

legielamoné </<

Hem. delia

/.'.

Deputa*. <li si.

do /'.

<

,,<

quale

il

/// dmea di Moderna,

prm\ Modenrs,. >. IV.

/»•

imoiaU , p]

Adunanze, $e»*i<>

.

articoli

<•

rilievi

furono approvati

oreduti opportuni

>-»i

al

BUOD

<

fiupplem. ni

./;

ol te di versi

:

Mod<

Q

.

/.'..,/,,,//

della

'{"•

1

tip.,

l.u .

«•

tinnii.,

1778; e Mani

177v \l'(

ì, il

a. verini.

Per l'occasione scrisse una oaasona (/.

capace,

e

!

\l'«

(%)

proba,

Salvioli,

IX.

V..1.

persona

in

Vicaria,

f.

-2.

no.

in

.•

in

pubblicate tat nani.


— 244 — avesse l'obbligo di assistere gratuitamente al Sindacato

da

farsi

a qualunque operaro e amministratore ».

Spe-

due ospedali di Castelnuovo, dei quali quello degli « Espositi » aveva un debito di L. 22 mila di Garfagnana, e quello degli « Infermi » di L. 8000 (1). Del resto, il Governo ben poco si preoccupò di impedisposizioni erano date per

ciali

i

dire la diffusione di teorie pericolose nella regione, tant'era la fiducia in

essa riposta.

Il

31 maggio 1793, nel timore

da parte della truppa da sbarco avrebbe potuto far delle incursioni anche sulle montagne garfagnine, ordinò « che in qualunque occorrenza e bisogno di allarme per difesa del territorio » si dovesse « immediatamente dare il pronto segnale della campana a martello... persuaso che tutti avrebbero concorso al disimpegno del Sovrano servigio e per un oggetto così interessante (2) ». Pochi giorni dopo, il 23 giugno, il governatore Giampietro Mulazzani avvertiva i deputati provinciali che il Tribunale del Supremo Consiglio di Economia di Modena aveva stabilito che il Parlamento Provinciale doveva adunarsi soltanto quando egli lo credeva necessario « prevenendo altresì essere massima del Governo che nelle attuali circostanze non convenga fare tali adunanze se non qualora un'assoluta necessità lo richiegga, e colle dovute cautele (3) ». Nel 1794 la raccolta fu molto scarsa ed allora si domandò che ogni Comunità potesse distribuire legalmente il « sussidio di annona » ai bisognosi « portando le partite al libro pubblico commutativo », e che contemporaneamente il governo versasse nelle di eventuali attacchi sulla costa Tirrenica flotta Francese, la cui

:

;

casse locali la bili

somma necessaria per garentire le possi-

insolvenze dei soccorsi

;

come mezzo per dar lavoro

il

Mulazzani propose invece ai

disoccupati

l'inizio

dei

(1) Regolamento per V amministrazione delle Opere Pie della Garfagnana (Castelnuovo di Garfagnana, presso la Società Tipografica, di cui una copia in Arch". Comunale di Castelnuovo (ACC). 1794) ;

(2)

APC, Recapiti citt.,

(3) Ivi,

f.

2,

n.

154.

f.

4,

n.

24.


•4J

lavori

per

strada che doveva con-

costruzione della

la

durrò a Piovo Pelago (1) ed il Governo, mentre da un lato lodava talo progetto, ne rimandava l'applicazione ;

pendendo tuttavia alcune osservazioni

e

verificazioni,

potrà

al

medesimo...,

circostanze

dell'Europa,

niite

li-

almeno malgrado

che lo

quali

attuali

lo

darsi

principio

critiche

paterne cure della

nero lontani da questi Stati

S.

gli

A.

S.,

effetti,

che cerca di te-

non obbligassero

Cassa dol Genera] Censimento di accorrere in ajuto Nazione intera, rimettendo ad altro più favorevole

la

alla

incontro

bone particolare

il

di

una sola provincia (2) ».

erano domandati zecchini 150000 rimborsainteressi per completare la rete stradale che avrebbe giovato anche al Frignano: cfr. APC, Libro delle adunante, $e$sioni cit., i>. 89; e Rec<ij>iti per il Libro delle adunante eoe., Sin dal

(1)

17s7

si

bili

in

rate annuali senza

2.

n.

:57.

f.

Le Comunità

(2)

di

Cogna

e

di

Camporgiano domandarono

il

permeilo di imprestare del danaro ai bisognosi, ma si ordinò di seguire le disposizioni date per la provincia intera. Quanto alla strada per Pieve Pelago i progetti del magg. Costa furono approvati, ma min si posero in esecuzione, perchè il 6 novembre 1795 la Deputazione provinciale, date le misere condizioni delle comunità oberate di

debiti, e nell'impossibilità di

pagare nulla oltre gl'interessi della

annona dovui a alla Cassa del Generale Censimento, volgeva al duca la seg. supplica

(piota

di

ri-

:

«La provincia della Garfagnana, popolata di gente la più parte bisognosa di vivere colle proprie industrie e fatiche, se per qualche universale infortunio si rende un anno o l'altro in necessità di contrarre dei debiti

non

per

la

con

propria siis>i>tenza non trova mai

modo di

provvidenza straordinaria d'impiegare braccia. A questi eatremi l'hanno ridotta le oritiohe annate decorse, e geme -otto le miserie affliggenti del corrente anno, in cui, la povera petite dei debiti contratti, e pensar dovendo alla di sussistere, Uà più ohe mai bisogno di un caritatevole B, irdinario soccorso della Paterna Sovrana Clemenza dell' A. \ se

una

.'

i

col darli

campo d'impiegare utilmente le lorze.

bratto

Strada die

«li

ito

L'api mietilo di (pici

annunziare dalla Pieve

degnò CastelnuoTO col me Sovrano Chirografo del proso di

l'A.

re

dalla

vista

mezzo, con cui sollevare

Y.

S.

I

-i

di

>eput azione

i"

Provinciale

maréo

1786.

come unico

bisognosi, e abilitarli eoi messo di lai non meno che a Scontare una parte dei debiti conielio, animata la Deputazione Provinciale della certa i

I


— 246 — La Garfagnana anche in quelle circostanze si nini) tenne trnnquilla. Nel 1792 c'era stato qualche disordine perchè

governatore, vecchio, aveva affidato l'amministrazione

il

nelle

mani del segretario e della donna

di servizio

:

ma

pace era stata ben presto ricondotta (1). Inoltre nel 1795 in Castelnuovo la folla insorse più volte contro l'appaltatore del macello ma anche allora il Governo aveva ordinato che fosse subito accontentata (2). Sì che, quando il Munarini da Modena il 12 aprile 1796 si lamentò col Mulazzani che nell'Isola Santa si fossero sparse pericolose credenze religiose che potevano provocare conseguenze funeste, quello non solo si affrettava a smentire la voce, sparsa da nemici del paese, ma affermava recisamente che ivi non si erano mai sentite « massime la

;

religione e

di

di

libertà francesi (3) ».

dubbio non mancavano seguaci delle nuove teorie, ma erano troppo pochi per poter destare delle preoccupazioni. Ecco infatti l'elenco dei « capi del giacobinismo » in Garfagnana, inviato il 3 dicembre 1796 da Pompeo Baldasseroni al conte Munarini Senza

:

«

Uno era il cavalier

di

Santo Stefano Bertacchi (4),

di cui si

è

detto che all'arrivo primo dei Francesi in Castelnuovo gettasse via la croce in pubblica piazza per provare il suo attaccamento all'ugua-

guaglianza. Il

Il

secondo è il primogenito del governatore .Mulazzani.

primo, sciocco e ridicolo, è stato sedotto ed instruito nelle nuove

speranza di trovare nel Sovrano Beneficentissimo cuore dell'A. V. 8. una paterna commiserazione a quei Sudditi, umilmente la supplica a volersi degnare di dare i Sovrani suoi comandamenti perchè alla prima buona stagione sia data mario all'apertura di detta strada col richiamo ai lavori della popolazione bisognosa della Garfagnana ». Cfr. APC, Libro cit., pp. 159, 172-3 e Recapiti citt., f. 3, nn. 7, 8, 9, 51. Non conosciamo la risposta del Governo. (1) R. Arch. di Stato di Modena (RASMo), Relazioni del III Ri;

partimento, 1792-3.

Archivio Comunale di Castelnuovo (ACC), Libro de' partiti Comunità dal 1790 al 1800: partito del 1° settembre e 1° novembre 1795. (2)

della

(3)

RASMa, Governatorato,

(4)

Giuseppe Bertacchi.

f.

169.


— 247 — mass

conte Fantoni

Kivizzano, conosciuto sotto

<li

nome arcadico di Labindo per le belle sue

liriche poesie;

il

giovine

matto, libertino e perciò giacobino della prima sfera. Io seppi fino dal

sa

membro,

cui allora non era

ma non si diede alcuna

:

quel corpo

ehi -.Miniava

(2)

i

comunicai alla Reggenza,

miei sospetti e la copia della

provvidenza, perchè

nel corso del passati»

inverno

let-

massima

la

era di fare orecchie da mercante

me scoperto un

delicata materia Mulaz/.ani poi fu da •

della fiera a

Bolognini d); intercettai una lettera diretta ad

di

altro Bertacchi, che stava in casa tuia, e di

tempo

intoni e Bertacchi erano in

i

in

di sì

pen-

libero

cui veniva a studiare nella

In

Ebbi seco alcune conferenze, in cui non mancai di pro-

libreria.

curare d'illuminarlo, e ne avvertii

il

conte Pabrizi, che me io aveva

nome di suo padre. Era questo giovine un allievo

in

contaminata Università di Pavia (3) ».

della

Quanto

anche fra

clero,

al

di esso

aveva preso piede il

giansenismo del vescovo Scipione de' Ricci (4). Ed allorché Iti condannato il Sinodo di Pistoja, l'arcivescovo di Lucca 1*11 ottobre 1794 ordinava al suo Vicario di Castelnuovo di chiamare presso di sé, « quanto più presto poteva », il

Valentino Giovannoli di Cerretoli, perchè « sotto sospensione, e senza tergiversazione alcuna »,

sac.

pena

«li

tutte

le

condanna parti»; ed osservava: «Il governo di

scritto

per

rilasciasse in

suo

abbracciare

di

detta

Modena sarà interamente per noi se occorresse far altro ». Inoltre giunse a proibire finanche al Vicario la lettura di

Voltaire, e

si

mostro contrario

presentazioni che annualmente

piccole e scipite rap-

alle

facevano in Seminario. spettacoli, scriveva il 30 marzo 1795,

Questa sorte di producono facilmente vanità,

nella

dell'attaccamento

si

gioventù cose

alle

della

ecclesiastica

secolaresche,

e

del

dissipamento di spirito, nudi-, sebbene utili in sé per qualche riguardo,

(3)

i

t

(4)

pericolose

pei-

l;1ì

effetti

.

Lodovico Bolognini, ingegnere idraulico. Il Consiglio -li Governo formato da Inule

(1)

trmiii

sono

hit.

deUa

>ul ili

Contributo (ilio rifai <l< Liguria, VII. 1906, pp li

Seipiom

'l'i

il

recente voi. di

/.'<"'

(Firense,

Qioi.

V R<

L920).

Ma

dipoi

111.

Fontoni,

in

<•

OU <"»'•

il


— U8 16 luglio

1796

si

rallegrava

pel

modo come il

Vicario

aveva scoperto il veleno che in materia di religione aveva cominciato a corrompere alcuni particolari di codesto Castello », ed aveva ottenuto la ritrattazione dei colpevoli (1). D'altro canto il Governo Modenese in tali repressioni aiutava sempre l'arcivescovo e quando il Mulazzani nell'aprile 1796 si lamentò perchè gli osti si «

;

erano rifiutati di chiudere i loro negozi dal segnale della

messa parrocchiale

al

termine dei vespri, « facendosi in

tempo la dottrina cristiana tanto necessaria al basso e minuto popolo per lo più insciente de' printal spazio di

cipi di nostra Cattolica Religione e di quei doveri

che for-

mano e contradistinguono un buon cittadino ed un fedele suddito »,

da Modena

si rispose subito ordinando che Castelnuovo osservassero la legge, più volte confermata, che stabiliva di tener chiùsi gli

tutti e

38

gli

osti

di

spacci in quelle ore (2).

HI.

-

Tra un Ducato che tramonta ed una Repubblica che sorge.

Giovanni Fantoni, che fu a Castelnuovo più volte, prima di recarsi a Reggio, e dipoi nel luglio 1796, ben poca propaganda potè farvi (3). Si avvicinavano giorni molto tristi per la provincia. Nel gennaio di quell'anno si era sparsa la voce di un'invasione di giacobini a Massa (4); ed ecco il Munarini ordinar subito di armare le milizie forensi per difendere i confini, persuaso com'era « che l'allarme, causato da un certo numero di fuorusciti e mal intenzionati, non avrebbe avuto ulteriori conseguenze » in ogni caso autorizzava il governatore « a :

(1)

si

Docc. dell'Archivio Ecclesiastico di Castelnuovo (AEC).

(2)

RASMa, Governatorato, f. 169.

(3)

G. Sforza, Contributo alla vita di G. Fantoni cit., p. 245, ove

pubblica una sua lettera da Castelnuovo del 4 luglio 1796 (16 mesEra con lui Giuseppe Bertacchi. (4) Cfr. G. Sforza, Una immaginaria invasione de' giacobini a

sidor, a. IV).

Massa in Inmigiana nel gennaio del 1796 (Lucca, 1882).


- 249 dare tutto lo disposizioni che avrebbe credute convenienti anrho por la parte economica, acciò nulla mancasse per il

più

pronto od immediato Sovrano servigio

(1)

».

Si

un falso allarmo: ma ciò non ostante si disposo un attivo servizio ai confini « a riparo di qualunque invasione dei fuorusciti francesi (2) ». Nò il Mutrattava

in realtà di

lazzani risparmiò cure per proteggere la sua provincia

:

due forti delle Vernacole e di Montalfonso, di nessuna importanza militare, ed ottenne che « i bombardieri forensi » fossero costretti ad arrampicarsi su Montalfonso ogni domenica « della buona stagione », a turno, per esercitarsi con un piccolo cannono ohe giunse a chieder soldati per

i

susseguivano le vittorie Napoleoniche, e le notizie giungevano a Castelnuovo per preoccuparvi sempre più gli animi. « Qui non abbiamo novità Nel frattempo, però,

ttuata

si

grossa perdita fatta dai tedeschi nel Pie-

la

venuta da Genova » si scriveva il 23 Ma, giorni dopo, il 7 maggio, spa1). pochi ventato dall'avvioinarsi dei Francesi, il duca Ercole III iva a Venezia con tutte le proprie ricchezze, lasciando al fratello naturale, D. Federico Benedetto d'Este, conte di S. Romano, Tamaro compito di ottenere dal Bonaparte una tregua danno, che si ebbe a ben gravi condi-

nuova

monte,

aprile 1796

:

(

zioni (5).

ducato,

11

com'è noto, fu affidato ad una Reggenza

RAS

(1)

matorato,

f.

169.

Ivi.

ivi.

<li

f.

«li

Maaaimo Turri Per

d'Italia R.

r

Ardi,

i:

ciò

tini

BXLLUXZl ti

/.

i

Itj tot* Stato «li Reggio (RA8R), Cari* I al cap. (liuseppe Turri a Reggio, Castelnuovo

che

riguarda

Modena

a

efr.

Ì789 al 1799 (Milano, Vallarti, <•

V.

doliV

FIORINI, prov.

(titillano

deWSmUia

•

ft.

illustratilo dei >l,lle

-torta

Fi

d.) ; e

specialmente:

libri,

</.<".

e og-

Romagne nei Tempio del

Italiano (Bologna, 1890 sgg). La parte che importante opera è <l«'l Fiorini.

ci

riguarda di


— 250 — governo (1), e questa il 13 maggio avvertiva che, data « presentandosi truppe estere, siano esse francesi, o tedesche, si stesse lontano dal dar loro motivo di lamento con far osservare da chiunque le leggi di

la neutralità estense,

di

una perfetta

neutralità,

e

praticare verso

mede-

le

sime ogni possibile riguardo (2) ». Quanta differenza con gli ordini dati qualche giorno prima Ma c'è di più. Un mese dopo, il 22 giugno, il Magistrato degli alloggi (3) stabiliva che si dovesse sempre somministrare l'occor!

rente alle truppe francesi di transito, trattandole

«

come

potenze amiche ». La Vicaria di Castel« Questa nuovo, riunitasi di urgenza, il 26 dichiarava provincia non vede di essere in stato di somministrare ad un migliaio di uomini né il mantenimento, né le pasoldatesche

di

:

un solo giorno, affinchè la Reggenza provveda come crederà conveniente almeno per le farine, onde

gliate per

non seguano Il

intralci che diano luogo a gravi disordini.

timore poi di tale sorpresa viene giustamente fondato

non solo dal passaggio

di

dette truppe in vicinanza,

ma

dal sapere le disposizioni già date dal confinante Lucchese

a tale oggetto ». Infatti era giunta notizia che si

si

i

Francesi

avvicinavano notizia che poi « con estremo piacere » seppe falsa. Il governatore, per liberarsi da ogni re:

sponsabilità,

trasmise allora

il

«

partito »

della

Vicaria,

aggiungendovi molte osservazioni che ne confermavano il contenuto già il 31 maggio era stato domandato del grano alla Dominante, perchè la carestia non fosse ve:

(1) Il Consiglio di Governo era composto dal march. Gherardo Rangone Terzi, dal conte Camillo Munarini, dal conte Bartolomeo

Scapinelli, S.

dal

comra.

Don

Federico

Benedetto D'Este conte di

Romano, dai cons. Giuseppe Antonio de' Micheli, Luigi Prandini,

Giuseppe Candrini, Francesco Ansaloni, dai due priori, prò tempore, Comunità di Modena, da quello, prò tempore, di Reggio con

della

un anziano. (2)

RASMa, Governatorato, f.

170.

(3) Il Magistrato degli alloggi era composto dai cons. Lodovico Ricci,

Paolo Pedretti, conte Giacomo Munari, da due possidenti modenesi, da altrettanti reggiani, e dal dott. Luigi Vaccari come assessore. Cfr. Belluzzi e Fiorini cit., II, 1, pp. 451-2.


unta

turbare

a

giugno, qne'

senti

essi

quiete ordinato

in

o

che

caso

di

E poiché

!

frattempo,

nel

Mulazzani

al

il

tener pre-

di

privati possessori che solnumo avevano attualmente, onde farne bisogno quelle reqnisioni che avessero

mercanti

tener grani a<l

la

<ra

si

e

ne

potuto occorrere per servigio

delle

soldatesche

,

il

1

lu-

Deputazione provinciale osservava che le famiricche non avevano il grano necessario per il pro-

glio

la

glie

prio uso, e

dovevano acquistarlo dalla Lombardia ogni si pregava il governo di (piantiti» necessaria (1). Ma quando da Mo:

requisizione era perciò inutile, e

inviarne

dena

la

annunziò che 50 sacca di grano erano a disposizione della Garfagnana, purché pagasse il trasporto. ed anche il prezzo, alle identiche condizioni che praticava l'Annona, se non si fossero usate per i Francesi, l'il luglio si respinse l'offerta, sia perché non si avevano necessari per quello, sia perchè era vicino

zecchini

"><>

i

si

raccolto, ed in caso di bisogno si sperava in

il

zione

delle

famiglie possidenti, cui

con respiro

una sovven-

sarebbe restituito

si

.

rfagnana potè liberarsi, almeno per il momento, da questa prima contribuzione, non fu così per il prestito forzoso imposto dal Governo. Si trattava di

mezzo in denaro, e due e viveri da Bonaparte e la Reggenza ra stata costretta il 17 maggio ad ordinare le persone di qualunque sesso e condizione,

dovei- pagare

mezzo

in

tutte

abbati,

ovi,

e

i

;

sacerdoti,

regolari,

corpi

ecclesiastici,

somministrare entro il termine di cinque giorni uso. o credito fruttifero per UH determinato ninnerò anni quelle maggiori somme (li danaro in oro, o in ,

di

sette milioni richiesti

modi a

i

«li

uto che potevano radunare, al i

il

6

",,

i

in

:

si

in

Magistrato degli alsarebbe corrisposto per non meno di tre anni rate posticipate, e garantite da un' eventuale

imposta,

quelle

«•

la

disastrose

men

lerosa,

circostanze in,

f.

ITO.

cui II

potesse

ricom

Magistrato

inline


— 252 — avrebbe accettato anche le piccole somme « di que' citche dalla Divina Provvidenza non fossero stati posti in situazione di fare di più pel pubblico bene » ma

tadini

;

nel tempo stesso si dichiarava che l'idea di un prestito for-

zoso era stata abbandonata soltanto per la fiducia che si

aveva « nello zelo ed attaccamento de' cittadini e sudditi alla propria Patria, e sul loro

amore per se stessi e per le

proprie famiglie e sostanze

pessimo risultato dell'editto a seguire l'antica sua

ben presto

costrinse

».

Il

Governo

il

idea, ed a trasformare in coattivo

il

prestito già volon-

24 maggio si ordinava ai Governatori ed ai giusdicenti di chiamare presso di sé i ricchi del paese, di obbligarli a mostrare le ricevute dei loro prestiti, e se questi non avessero risposto alla rispettiva potenzialità economica, di imporre loro « più congrue prestazioni », minacciando l'intervento del Governo. Inoltre, avendo i par-

tario.

Il

quantità

roci fornito

argenti, a riserva

reliquie,

e

delle

di

e

argento inferiori

al-

consegnare tutti

dei vasi sacri, delle custodie delle

immediatamente necessarie

Divini Misterj ».

appena ebbe ricevuto trattandosi « d'un affare che molto inte-

Dal canto suo, 17,

«

suppellettili

alla celebrazione de'

l'editto del

oro

loro fatto obbligo di

l'aspettativa, era gli

di

il

Mulazzani,

e la quiete dello Stato », disponeva Deputazione provinciale avesse nominato « due persone probe, idonee e responsabili pel pronto e puntuale disimpegno di quanto veniva prescritto ». Furono

ressava

che

la

società

la

allora

scelti

come deputati

colonnello

il

comandante

truppe locali Gio. Carlo Carli ed il Cancelliere provinciale Gio. Martino M. Fieri e di pieno accordo, fidando nelle garenzie date dalla Reggenza, si decise di diffondere nella provincia il seguente « succoso avviso » le

;

:

AVVISO. Le attuali circostanze hanno determinato il Consiglio Governativo Serenissimi Stati ad eccitare ogni Individuo, e qualunque

di questi

Corpo Ecclesiastico, Secolare e Regolare, le Confraternite e Luoghi Pii a somministrare entro il termine di cinque giorni precisamente


- 253 — quella quantU

troveranno

si

monetato, che lavorato o

d'argento, tanto

e

natura, che

in

<li

iranno

i

fornirla della

per

iti

caao

al

segnare alla publica Cassa del Magial

di

Alloggi,

1

somma stabilita airadempimento degli impegni

sicurezza dello stato, per la salute e conservasione

la

questi Dominj.

di

erentemente dunque all'Editto dei soliti

un

maggio andante, emanato

17

prelodato Consiglio Governativo, e ;nà pubblicato nei luoghi

dal

di

tal

tutti

1

questa Provincia,

provvedimento, l'articolari.

rinnova

si

publica universale notizia

a

-invitano e premurosamente

e

eccitano

si

Corpi pubblici, ed Ecclesiastici, Secolari e 1;

•le Confraternite ed Opere Pie di questa Provincia, a itro io.

il

termine

di

giorni cinque

alli

Signori Collonello

farlo Carli, ed avvocato Gio. Martino Maria Fieri

ilmente eletti, e autorizzati con legale partito de'la Deputazione stabilita perciò la di loro residenza nel Provinciale Ar-

chivi

iella quantità di

oro e ili

denaro in oro e argento,

di

natura, e lavorato come sopra, che si troverà in grado

:i

Mimmiuistrare all'esposto pressantissimo oggetto; ed a fronte delle

somministrazioni saranno spedite dalli predetti Signori due Depu-peciali legittimamente

autorizzati

le

ricevute

corrispondenti

alla qualità, e quantità delle rispettive somministrazioni, sul valore

delle quali da giudicarsi dai penti, quanto alla bontà, quanto al va-

gella la\ del

quanto al peso sarà corrisposto «lalla Cassa

••

M

frutto

il

annuale del sei per cento in due rate uguali da qualunque intenzione, ed aggravio,

netto, e libero

che

lo •

minore

n

somministrazione potrà

la

tre anni, e

di

che

n/.a

cui verrà restituita la sorte, e

farsi

fatture

le

.lei

della

anche a tempo argenti

ed

capitale, ossia

al

degli

moneta d'oro sarà

»pra il valore segnato dalla cor-

non

solo

nnque ih riflettere che trattasi di affare interessante questi Serenissimi Stati, ma tutti li Possidenti ancora,

ed Individui

particolare, e non

in

premura

curezza lo ti

nata

si

di volentieri di

dubita, che ognuno si farà ca concorrere colla necessaria sol-

riavere

proprio, capitale, ed

il

che

fruttifero nel tem; al

pubblico

latta

vena

lo

In

iti-

una

Bollii

K<"

io

LMPimto Mi

i

ki / \-

1796.

untore


— 254 Ma ecco giungere L'editto del 24 esser

anche

distribuito

pur essi incaricati la

sicurezza

l'urgenza di

del

del

parroci,

ai

maggio, che doveva quali rimanevano

« i

di far gustare a tutti rispettivamente

prestito,

bisogno

».

dell'investimento

l'utilità

Mulazzani,

Il

e

convocò

allora,

nuovo la Deputazione provinciale e propose di pren-

dere dall'estero del danaro,

perchè maggiore era

sia

l'in-

teresse dato dal Governo, sia perchè la provincia molto

probabilmente non avrebbe potuto dare ciò che sarebbe stato necessario ma si rispose esprimendo molti dubbi sul credito che in tali momenti avrebbe goduto la Garfagnana, e sulla possibilità di trovare danaro liquido, mentre la guerra imperversava dovunque. Al Mulazzani non rimase che compilare un elenco delle famiglie più ricche, e di chiamarle l'una dopo l'altra nella sua Rocca, per parlar loro chiaramente ed altrettanto feec il po;

;

destà di Trassilico. Il

7 giugno il Carli ed il Fieri presentavano la loro rela-

zione che fu lodata ed approvata (1) la provincia dava in oro lire modenesi 1365.15, in argento lire 74088.19.9, ;

in

denaro

lire

96066.12.6 (2)

;

la Vicaria

di

Castelnuovo

aveva fatto il maggior sacrificio, superando le altre quella di Camporgiano invece era rimasta sorda alle continue insistenze le chiese, a quanto affermava il governatore, non avevano più argenterie. Del'trasporto fu incaricato il tenente Michele Aloisi, che portava per scorta un distaccamento della guarnigione di Montealfonso le spese rimanevano a carico della provincia, salvo ad averne poi il rimborso. Però, prima della partenza, il Fieri curava di consegnare all'Aloisi una « memoria privata » perchè fosse pronto a rispondere ad ogni domanda. Le famiglie e le Opere Pie avevano dato quanto potevano e con il maggiore zelo la « purtroppo critica annata e ;

;

:

;

(1)

APC, Libro cit., pp. 186-7. La relazione è in un fascicolo a sé,

in Recapiti,

f.

3,

n.

73,

dal titolo

:

«

1796

;

Somministrazioni della

prov. della Garfagnana al Magistrato degli Alloggi di

Modena per

contribuzione dell'armata Francese nella Lombardia Austriaca ». (2)

Cfr.

Belluzzi e Fiorini

cit.,

II,

1,

pp. 451-5.


— 255 egualmente

la

per

glio

inoltre

Bperare

ceto

negozianti non aveva dato molto.

non aveva

<lii

il

ne-

dovere far fronte ai propri impotuto toccare il denaro liquidi' s'erano

gl'incettatori

contante

facevano

costretto a

perchè, ii,

Don

•

meno eli non voler togliere

il

era

stagione

crìtica

futuro, a

il

affrettati

ad

investire

il

che invece era abbondante e costava valuta restava per ora morta al tempo

nell'olio

poco, onde

la

che aveva smunto lilialmente, dalla « pastorale nelle Maremme per il caro vivere e la mortalità degli animali :

ricavato a stento

ra

contratti

necessario per saldare

il

i

debiti

molto si sperava dalla seta quotata Lucca scarsi guadagni si sarebbero perciò né

:

molto bassa a

:

pure in questa ch'era fra le più importanti industrie per cui era prudenziale di lasciare i mercanti

fatti

del

paese,

in

forza di

(lumi

moneta per spendere in questo mercato, che

bene

il

alla

provincia ».

prezioso carico arrivò

Il

Modena, ed il 15 giugno la Reggenza non poteva lare a meno di ammirare « il lodevole zelo con cui essi provinciali erano concorsi, per quanto potevano salvo a

e

permettere

le

degli alloggi le

loro forze

Ma dal canto suo

.

lamentava che

si

si

il

Magistrato

fossero valutate troppo

fatture dei metalli (1).

Non era ancor giunta ormai

al

sicuro, (piando

denaro fossero una notificazione del 10 giugno

notizia che oro e

sopraggiunse per porre in maggior allarme il paese. Con ordinava ai proprietari di cavalli di condurli a SÌ

Modena per dirseli

bestie

all'esame

sottoporli requisiti

bovine

e

;

delle

e

dei

carni

deputati

per poterle

Salate,

francesi,

l'esportazione

proibiva

si

delle

telici

delle truppe del Bonaparte (li). La Depuconvocata dal governatore, molto si dolse per .incile unico aiuto e sostegno l'ordine dato sui cavalli, perche pochissimi erano in buone condizioni, e mani

disposizione ta/ione,

,

it..

pp.

isi ss

,,„, itn.ato, I

<•

Ile IONI

il.

eli..

;

e

ululisi

169 e ITO.

II.

I.

pp.

1^1

Scapiti,

'••.

"".

69


— 256 — il

denaro per il viaggio

rimpiazzo dei requisiti

di ritorno degli scartati e ;

domandava

si

perciò

per

il

quel che

di ottenere che a era stato concesso al Frignano Castelnuovo si facesse la visita. Ma quando il Mulazzani comunicò tali desideri a Modena, gli fu risposto con un severo rimprovero perchè non si era attenuto agli ordini però i cavalli che passarono le Alpi furono ben pochi (1). Il 24 giugno si stabilì la requisizione degli animali bovini (2) pur tuttavia questa volta la Garfagnana fu liberata dalla nuova iattura (3). Ma non finivano le noie per il governatore, il 7 agosto

già

:

:

;

eccolo inviare alla Reggenza

una lettera del « sedicente »

Bartolomei delle truppe Francesi, che si annunziava condottiero di 1500 uomini, e sembrava degno di nessuna fede. E il povero uomo continuava « Egli poi in detta sua lettera si esprime in modi troppo impetuosi e minacciosi verso le persone nominate non essendo a mia notizia che nessuna delle medesime abbia sparlato di lui. Tal uomo adunque non fa che inquietarmi tutto giorno senza punto sapere il vero suo carattere onde regolarmi nel caso che si portasse nuovamente in provincia, giacché per quanto sento egli si trova nella vicina terra di Castiglione Lucchese. Tal uomo è già in odio e mal veduto dai Provinciali, e molto più dopo la notifi-

ten.

colonn.

:

del sullodato Consiglio di Governo pubblicata stamane in questa provincia e sembra appunto che la notificazione comprenda il detto Bartolommei coll'espressione di " persone forestiere anche sotto il mentito pretesto di essere autorizzate da pubblica estera autorità ,,.

cazione

;

Tal

uomo infine potrebbe ritornando in Provincia

movere qualche insurrezione

pro-

sdegnato già contro di lui e per il suo contegno usato in passato e per le millantazioni di voler condurre in Provincia li detti nel

Popolo,

(1) APC, Libro cit., pp. 188-9; e Recapiti relativi, f. RASMa, Governatorato, f. 170.

3,

(2)

Belluzzi e Fiorini cit.,

(3)

APC, Libro cit., pp. 191-2; RASMa, Governatorato, f.

II,

1,

p.

n.

74;

514. 170.


— 257 11 Mulazzani alludeva alla notificazione 1500 uomini... 1" agosto che ordinava l'espulsione in tre giorni, pena del .

(aleno

e

la

frusta in caso di

forestieri,

e

di

coloro che

il

ritorno, dei mendicanti

fossero presentati alle case

si

per chiedere denari e generi « sotto il pretesto di pubblica Il Consiglio di Governo il 9 agosto rispose causa (1) cercato di porre in chiaro il grado del Barche avrebbe .

frattempo alle sue richieste si doveva resarebbe dato il necessario tosto che l'ordine fossi- venuto da Modena, ov'era il generale Frand Cervoni. Ma il 11, preoccupato, continuava: «Qui e precorsa una voce apportatrice di gravi insulti fatti tolomei

:

e

nel

che

plicare

si

minacciati a Francesi transitanti per codesta provincia

sebbene tutto qui credesi destituito di Mulazzani cadde allora dalle nuvole, allora nessun francese era passato pel paese, e che sì tanto meno con coccarda la voce doveva essere stata sparsa dal Bartolomei, che gli aveva inviato un « solito con

coccarda,

fondamento

Il

.

ii

;

suo biglietto

che vai proprio

.

la

pena

Libe \

l

di

leggere

:

Vuaglianza

nome del Governamento Generale dell'Armata d'Italia. ellenza

mai do dovere fare rapporto contro l'Ecc. a V.ra ma

Noe

mi pare che ne vora dare occasione; questa sera mi è stato riti,

iccato un editto che tutti

che

con cuccatila o montura per il v.ro paese

lo

i

gli

francesi sia

rife-

transitando

dato una scino-

appena ho ricevuto questa notizia, vincerà. il Governamento ^onerale e vedremo quale Numi voli* non manca nemico, 'li dichiararsi Castel popolo ma mi pare! Basta non so che dirvi. Io di V.ra Kcc.a non nito questa sera

|

r

Il

tilt-//;:

ina

V.ra

l'Ecc.a

prima voglio informarmi del l'atto. Spebon ordine e non il

dovrebbe mettere

ettere tali dicerie dei mal viventi. Particolarmente Valentino ii

la .

delle satin contro

il

Lt.

Collonello Chi

in;

Ol-

;tie8ta

difenderà giache l'Kcc.a V.ra non vole rendere ginsi

:/.\

// H,*nr.j

e

Uni.,

Fiorini,

xv

oit.,

li.

i.

p.

588.

w


- 258 Mi dispiacerebbe per causa della sua Sig.ra Consorte quale fu tutta

propensa al mio arrivo costì e poi di tutta la sua casa. Poi l'Kcc.a V.ra po' esaminare come vadi io con piena stima.

Mi dico

Di V.ra Ecc. a servo

Salute

Dal mio quartiere

Chi sapete

Lt. Collo.

24 Termidor

li

an. 4 della Repubblica, li 1

agosto.

1

che il Mulazzani non aveva pubblicato dopo quello già ricordato del 1° agosto, e che, interrogato il Girolami, questi aveva dichiarato di non Inutile

dire

altro editto

saper nulla di quel tale. dergli

le

Da Modena si rispose di chie-

senza

credenziali,

quali

le

non poteva

«

esser

considerato nella qualità di cui si era rivestito ». Ed allora

sembra che il Bartolomei non si facesse più vivo di lui non sappiamo altro (1). Intanto, in breve tempo la Garfagnana s'era veduta circondata da Francesi, dopo che questi ebbero occupato Massa (1) e Livorno (2). Seguì la rivoluzione di Reggio del 26 agosto (3) e dipoi la prima insurrezione Modenese :

;

29 agosto-3 settembre (4). Si cominciò a dubitare realmente del futuro il 29 agosto si scriveva da Ca« Ho sentito le stelnuovo nuove di Reggio dettagliate con l'erezione dell'albero della libertà, fuga del governadel

;

:

che mi dispiacciono perchè non termineranno qui » ed ancora il 2 settembre « Gran cose si sentono di Reggio e di Modena. Desidero che tutto vada a terminare con quiete, ma ne dubito (5) ». tore, sbirri e burlandotti, cose tutte

:

;

Pur tuttavia la Garfagnana dava continue prove del suo (1)

RASMa,

Governatorato,

f.

170.

Sforza, Sull'occupazione di Massa di Lunigiana, lettere d'un giacobino [Giambattista Ceccopieri] (Lucca, 1879). (2) Sull'occupazione francese di Livorno cfr. A. Zobi, Storia cim vile della Toscana (Firenze, 1851), III, 184 sgg. A. Franchetti, Storia d'Italia cit., pp. 260 sgg. U. Bassi, Reggio (3) Belluzzi e Fiorini cit., II, 1, pp. 613-25 nell'Emilia alla fine del sec. XVIII (1796-99) (Reggio nell'E., 1895). (4) Belluzzi e Fiorini cit., II, 1, pp. 626-56. (5) RASR, Carte Turri, f. 18 flettere del 29 agosto e 2 settembre da Castelnuovo di M. Dini al cap. Turri a Reggio. (1)

G.

;

;


— 259 — quando

Reggiani cercarono di convertirla trillativi (1) onde il Conalle linose idee, vani furono siglio di Governo modenese il 5 settembre si compiaceva lealismo,

é

i

i

con

il

veranti

;

Mula/vani dei sentimenti di quei popoli « persenella obbedienza e devozione al Padrone Sere-

nissimo, e penetrati dalle beneficenze sovr'essi diffuse (2) ».

K poiché

Governatore spesso non poteva fare a meno

il

mostrarsi lieto della «quiete, pace e tranquillità che

di

regnava nella guarnigione di Montalfonso sia nella truppa, tutti in buona unione (3) », a Modena chiamare di là un buon numero di soldati, pensò fra quali ancora non si fossero diffusi i principi giacobini. 11 lo settembre il Mimarmi, dopo un lungo proemio Degli

sia

ufficiali,

di

si

i

in

cui

elogiava la

si

—

fedeltà » e la

«

«

lealtà » della

ì

na-

ne sapeva qualche cosa perchè vi era stalo governatore, e si promettevano le migliori ricompense, concludeva « Ciò non ostante se qualcuno di codesti Provinciali animato da buona volontà

zione i garfagnina,

egli

—

:

amasse

servigio militare, e prendere ar-

dedicarsi al

di

rolamento,

potrà

dirìgersi

a

Dominante

questa

sicuro

essersi ben accolto ed installalo in servigio (4) ».

di

ma

sappiamo, 17,

il

crederlo, si

è

se

l'offerta

fosse

che due giorni dopo,

i

di

«li

sottotenente.

Il

aver pronti

tempo dei

Modena gli serviva una com-

guarnigione 150 persone con un capitano, un tenente, ed

cella

pagnia

di

di

certo

ogni indugio, e, dopo vuoti proemi, dichiarava che per colmare

soliti

fattisi

rava

;

Mimarmi interrompeva

il

uno dei

un

motivo

v'è

da Castelnuovo

partita

Non

lavori in

colonnello Carli, interpellato, dichiasoltanto 84 uomini, perchè era il

campagna; gli si

rispose di inviarne

100 con 2 ufficiali, salvo a completare il numero di bella l;ìoottobre il contingente, lutto dopo; ma il sentii era formato. Al Miniarmi non rimase che vi\.isubito

•

1

//i i:

(S)

Fiorini

oit.,

II.

ISMa, <•> rnatontto, i.

170.

Ivi. Ivi.

e

l,

p.


— mente

rallegrarsi col

"2(50

—

Mulazzani

e col Carli

:

«

Potrà

in-

mentovato sig. Governatore assicurare fin d'ora codesta Provincia, che il Padrone Serenissimo releverà con parziale gradimento e piacere la fedeltà di codesti sudditi, che gli sono stati sempre cari, e che non mancheranno occasioni per contestare ad essi quanto abbia valutato la deliberazione di codesto Parlamento Provinciale di sollecitare col mezzo di un gratuito dono agli individui arrolati la riunione del predetto Corpo volontario. Potrà egualmente accertare il corpo medesimo che si avrà di esso lui tutta la premura per fargli avere tanto

il

quei vantaggi e procurargli tutti quei riguardi che sa-

ranno compatibili colle circostanze, essendo all'incontro da persuadersi che una scelta di soggetti volontari attaccati al proprio Sovrano, e guidati da sentimenti di onore, non sapranno se non corrispondere coll'effetto a quella giusta prevenzione in grazia della quale sono stati inviati e chiamati in servigio ». La partenza, fisma proprio in sata per il 5 (1), fu poi rimandata al 7 quel giorno il Munarini ordinava di licenziare la compagnia, « così esigendo le sopravvenute impensate circostanze, previa però ogni migliore dimostrazione di aggradimento per parte del Governo, attesa la puntua;

(1)

Il

Dini scriveva

al

Turri da Castelnuovo

il

3 ottobre:

«Il

giorno 5 partono dalla Garfagnana per Modena 150 volontarj, sebbene le circostanze dell'imminente raccolta delle castagne quantunque scarsa ha fatto a molti

pensare

diversamente ».

Cfr.

RASR,

Carte

Turri, f. 18. Il Rovatti nella sua Cronaca ms,, che fra poco citeremo, di Governo al duca del 23 settembre 1796, col quale lo si avvertiva che, avendo molti soldati di Reggio domandato il congedo, subito accordato « onde non avere

riporta un dispaccio del Consiglio

dei nemici nella categoria delle persone destinate alla difesa dello

Stato e della Sovranità », si era pensato a sostituirli con 150 garf agnini il Governatore della provincia dal canto suo

«scelti e volontari»;

aveva assicurato che l'arruolamento si sarebbe effettuato con la massima calma. Il duca da Venezia il 28 rispondeva « Vogliamo essere sicuri che la Provincia della Garfagnana non ismentirà mai lo zelo e l'attaccamento che ha sempre mostrato per Noi, e nelle più rile:

vanti occasioni ai Serenissimi Nostri antecessori ».


— 261 con cui

lità

era essa prestata al richiesto arredamento

si

ime B€ avesse effettivamente avuto luogo ».

che

stabiliva

presentandosi

danti dovessero consegnare

anni

con

Verrucole la

e

i

Ed inoltre coman-

truppe

francesi,

forti di

Montalfonso e delle

munizioni,

i

eccettuata

«

truppa... la quale, sotto la scorta del

soltanto

capo del distac-

sarebbe recata a Modena per esservi desi un quartiere lo stesso doveva fare lo Stato Maggiore, perchè sembrava che le guarnigioni modenesi, non considerate prigioniere di guerra, avrebbero continuato a percepire loro stipendi. Ed il Mulazzani il 12 ottobre faceva togliere «dal casco e dalle padrone della truppa l'aquila Estense (1) ». Ma, che cosa era av-

camento

.

stinata ad

;

i

a Modena V Com'è noto, il 13 vendemmiatore (4 ottobre) Napoleone Bonaparte aveva dichiarato decaduto il Duca estense; quattro giorni dopo, per ordine del Garrau, la Reggenza era sostituita da un Comitato di sette membri, e cioè

venuto

l't

\

conte

Cosimo

Nestore

de'

avvocati

ed ex

nobili

Valdrighi, l'ex

nobile

Carlo

Cantuti,

Medici e Luigi

gli

Bartolomeo Cavedoni e Giuseppe Cavicl'avvocato Giuseppe Luosi. Fra questi, Luigi chioli, Valdrighi aveva studiato a Castelnuovo sotto la guida di Vincenzo Marazzini preposto di S. Romano, e di mons. Domenico Pacchi (2). Provvisoriamente rimanevano in carica le altre autorità, e continuavano ad aver vigore le ji del paese. La rivoluzione ormai era un latto com-

Testi,

i

piuto

legali

(.'*).

In (pici giorni vi fu però chi

ancora all'oscuro di tutto

!

11

si

ricordò della (ìarfaimana

6 ottobre da Reggio

il

missario francese Giuseppe Ricciardi scriveva alla nicipalità

ossia

agli

Rappresentanti

il

popolo

com-

Mu-

di

Garfa-

<l<ll<i

Vicaria

gnana (1) ili

i:\-\l.i

',, ,„!,,.

Oc

L,

Lodovico l'.i.i.u /vi

t.

ITU;

i>.

b

\|'.

.

RooafUi

94.

Boscixnu, Elogio

I),

(3)

n.

del

conte

71.

Fiorimi

oit.,

II.

i.

i>p.

7"t

mv.

Luigi

Voìérigki


— 262 — Non vi late obbligare dalla Nazione Francese ad alzar l'albero vengono costì dovete pagare le spese ed una contribuzione. Il duca di Modena già per vari motivi è decaduto dal suo comando, non vi lusingate più. Montecchio non volle alzare l'albero, e pagò le spese e mille zecchini di contribuzione. Tengo inoltre case amiche costì, e mi rincrescerebbe dovessero soffrire il minimo male. Dunque non vi trattenete niente più nella lusinga, risolvetevi sul momento e mandatemi un espresso colla nuova, che mi presenterò al Generale, affinchè sospenda la spedi«

della libertà, perchè se

zione dell'Armata. Vi parlo da vero amico, e ve ne darò

le più sin-

cere riprove se mi darete luogo. Mi tratterrò a Reggio tutto martedì,

essendo

sentire vi dico,

il

di

d'alloggio

al

Convento

di

S.

Domenico. Ansioso

di

buon esito, che un giorno mi ringrazierete sp farete come

con salute e rispetto, etc. ».

Al che, spaventati, rispondevano subito il 9 ottobre Governatore e la Deputazione provinciale :

Una vostra ci è pervenuta colla posta di jeri datata in Reggio

« il

il

dì 6 andante, e diretta alla Municipalità o Rappresentanti

il

Popolo

Garfagnana, nella quale ci date le più sicure riprove del vostro

zelo ed attaccamento per influire a vantaggio nelle presenti circostanze

sicuriamo

di tutta la

di

questa provincia

da voi cortesemente indicate, e noi vi as-

nostra gratitudine, e ci compromettiamo della

vostra generosa assistenza in qualunque incontro; e perchè valu-

tiamo moltissimo i saggi vostri suggerimenti

preghiamo ad

vi

in-

terpone in favor nostro presso i Capi Generali e Commissario Francese, acciocché non venga aggravata questa povera provincia che voi ben conoscete.

Ed affinchè possiate comprendere che nulla più

desideriamo quanto di corrispondere alle vostre obbliganti premure, riceverete la presente dalle mani del comune amico Domenico Ferrari di Sillicagnana spedito espressamente onde possiate prevalervi di lui in quel

modo che crederete più conveniente al

vostro inte-

ressamento, ed al nostro vantaggio, protestandoci intanto con vero rispetto, etc. (1) ».

Così la Garfagnana era informata delle grandi novità

erano susseguite nella Dominante ne prese nota e provvide subito perchè nessun danno le potesse venire. che

(1)

si

:

APC, Recapiti del Libro delle adunanze provinciali, f. 3, n. 81.


863

-

IV.

In

1

primi giorni del nuovo regime. II Congresso ài Modena.

si era ben lungi dal prevedere una rivolubreve scadenza. Basterà dire che pochi giorni 28 settembre, il Parlamento provinciale aveva

realtà

zioni- a così

prima,

il

domandato a come quella

Modena

tasse,

di

eli

la soppressione di molte assenza », perchè pei Garfagnini

recavano nelle Maremme l'assenza poteva Imeno principale risorsa delle famiglie,

guenza

stessa

della

che ne impedivano dita

il

che

l'obbligo

;

così la

;

alle

rendeva impossibile l'erezione gione

e

;

commercio

riservata

stracci

degli

provincia »

conse-

in

privativa della ven-

Lombarde, che

una cartiera

mantenere l'ospedale

di

l'unica

e

dazi sul cuoio

i

cartiere

di

dirsi

dei

nella

re-

bastardi,

procurato la rovina delle Opere Pie, aveva promosso il libertinaggio e il pernicioso sopraccarico a una miserabil provincia già popolata al di là oltre

all'aver

l'incertissimi suoi

perchè

mal'educati

dustria,

prodotti di libertini e di facinorosi, e

sforniti

di

subordinazione e d'in-

abbandonati omninamente

e

a

se

stessi

(1)

».

Ma quando giunse la nuova dei rivolgimenti Modenesi prendere

misure opportune per salvare nessun

si

tu solleciti a

la

regione da eventuali saccheggi o imposizioni

le

:

entusiasmo, ma fredda riflessione; giacche la Dominante aveva dato l'esempio, non c'era ragione di far cattivo agli avvenimenti. ritorno da Reggio con un ulliziale che prime istruzioni, ubilo innalzare in stelnuovo l'albero della liberta con le relative bandi» iv <'_!). Ferrari

Il

diede

le

(1)

A l*i'.

(2)

1/

.

;

•

/:,,,! /iili

ulliz 'l-llii

diìln .•

/,'./».

V innm fu

lo

ili

Cu-

stesso

Cisalpina per

In

f.

Ricciardi.

4.

li.

9

La

prov. détta Qarfagnana,

al <li

cui

p, 8 racconta: «Corsa appena la voce ohe Hoavea innalzato l'albero della liberta, la Provincia spedì a Koggio un cittadino noto pel ino patriottismo in traccia «li qualche urti-

remo dopo,

••In-

BOetra

:i

qua reniate a dirigere L'eresione «lei aimbolo «Idia pò Pronto tu il ritorno dell'inviato e dcM'utli-

rigenerazione.


- 264 « Risplendè dipoi i giacobini appena un lampo della nascente libertà sul nostro orizzonte, che la

Scrivevano

:

Provincia fu lieta di vedersi abitata da uomini

liberi ;

e n'ebbe argomento nelle coccarde repubblicane portate tosto in mostra da ogni maniera di persone senza che per nel bando totale dei anche alcuna legge l'ordinasse ;

titoli e delle distinzioni nel carteggio, negli atti pubblici,

ne' privati discorsi ; nell'universale abolizione degli stemmi gentilizj, testimoni

dell'ineguaglianza

funesti

ma intrusa fra gli uomini

nata,

più

pronta soppres-

nella

;

non

sione degli emblemi, delle aquile, delle corone, delle in-

segne tutte dello spirato governo ». si

vedevano

l'esistenza

costretti

repubblicani. Quello aveva

sentimenti

di tali

Ma nel tempo stesso

a ricorrere a Tacito per provare

scritto (riporto la loro traduzione) che

presso

«

gli

Svez-

sono in sommo pregio, ed è perciò che questo popolo è disarmato e ridotto alla schiavitù » e la Garfagnana era, « per certo naturale inclinamento, portata alla libertà e per l'indole coraggiosa de' suoi zesi le ricchezze

;

abitanti,

e per la

ristrettezza

e

sterilità del

grandi ricchezze, che partoriscono

delle

il

paese privo lusso e sner-

vando gli animi gli adattano alla servitù (1) » La comunicazione ufficiale dell'avvenuto cambiamento !

fu trasmessa al governatore il 9 ottobre (18 vendemmiaio):

Comitato di Governo gli ordinava di convocare il Parlamento provinciale « e di fargli gustare quali fossero i grandi, generosi e benefici sentimenti della Repubblica verso gli Stati di Modena, unicamente diretti alla promozione e conservazione dell'ordine, al mantenimento

il

privata

della

e

pubblica

tranquillità,

a

far

rispettare

persone e le proprietà, la religione, i costumi, ed a felicitare in somma al maggior segno possibile i Popoli che le

si

affidavano

dire

«

che

ciale, cui

il

alla

protezione

Comitato

essa ».

Doveva

inoltre

di Governo, che era l'organo

di

tenne dietro l'immediato innalzamento dell'albero in Ca-

stelnuovo, e delle bandiere negli (1)

di

Memoria cit., p.

9.

altri

luoghi ».


- 265 — sentimenti presso codesta provincia, contando assai

tali

bravura ed attaccamento dei Grafagnini (afe), avrebbe nell'atto di spedire a questa capitalo due deputati legittimamente autorizzati alla prestazione del giuramento di fedeltà in mano del Comitato di Governo, gli fossero presentate le occorrenze di codesta popolazione 11 Mulazzani convocò il Parlamento il 13 ottobre, e questo concordemente esternava la sua costante fe-

sulla

aggradito che,

.

deltà verso

la

Hepubblica Francese in qualunque incontro

e nominava suoi deputati i cittadini Paolo Pieroni e Niccolò Ferrari. Ma il giorno prima, il 12, il Comitato di Governo aveva ordinato di riunire di nuovo il Parlamento, o per lo meno la Deputazione provinciale con la Municipalità di Castelnuovo, per scegliere ili sua maggiore confidenza », che due altri deputati, e

circostanza

dovevano

,

trovarsi

a

Modena

il

per prendere parte

15

intanto « la generale assemblea convocata pel 16 grande opera della nostra rigenerazione politica progredirti rapidamente ». Contemporaneamente maggiori paralla

:

ticolari

comunicavano

si

più gravi-,

Municipalità

alla

:

«

L'affare

il

più importante che possa riguardare la sorte

il

cui dipende la nostra comune felicita Modena nel giorno 25 vendemmiatore (\. s. ir, ottobre 1796). Ina rispot tubile assemblea composta di oravi cittadini, e membri delle atta e provineie di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio, deve qui unirsi.

patria, e da

della

devesi trattare in

Voi pure, unito

ai

cittadini, avrete

il

vostro particolare interesse

da proporre,

e

trattare in questo grande

nostri

desiderio quindi di mantenere sempre vivo con

alTaic

Il

voi

nostro

il

muove ad

attaccamento,

ordinarvi

(li

ed

scegliere

ingenua colla

fratella n za

massima

ci

solleci-

vostro Popolo due Deputati probi e cap e «he godano di tutta la vostra confidenza, e spedirli questa Capitale, muniti di tutte le più ampie ed Oppor-

tudine tra

tune

facoltà

puta/.ione la

il

si

a

(pasto

riunì

il

1

rilevantissimo 1

ottobre,

e

oggetto

-,

La

furono chiamati par

Castelnuovo Gio. Pellegrino ('.insti, Antoni.» Giannotti e Paolo Pieroni. Era la sua prima

Municipalità

«li


— 266 — repubblicana,

ed

giacobino appare Mulazzani non era più « conte nobile milanese e nobile patrizio modenese,

seduta

frasario

il

evidente dal verbale, nel quale il

il

Monte Quistiolo, cons. di Stato e comandante generale delle armi della provincia », e Ilario Zuccoli, « luogotenente e consultore ordinario del Governo »,

feudatario di

non era più

«

patrizio

modenese ».

Si

decise d'inviare

i

Paolo Pieroni e Bartolomeo Aloisi, « commet» tendo loro « di dedurre quelle occorrenze che potevano riguardare il miglior bene e vantaggio della provincia », e con « tutte le necessarie e opportune facoltative hi amplissima forma (1) ». Ed i tre si misero subito in viaggio, pregati dal Mulazzani di « non mancare, anche con la pioggia, poiché l'ordine veniva dal Comitato di Governo di Modena per espresso, ed esiggeva un'immediata esecuzione, trattandosi di affare il più grande ed importante cittadini

che possa riguardare la sorte della patria (2) ». Non è il caso di parlare qui del primo congresso Cispadano di Modena (16-18 ottobre) (3) piuttosto seguiremo ;

RASMa, Occupaz. francese, f.

(1)

provinciali, pp.

e Fiorini Turri

«

:

cit.,

Devo

195-6, e Recapiti,

pp. 767-8 n. dirvi che anche noi II,. 1,

e sono partiti

libertà,

tre

1

;

APC, Libro delle adunanze

3, n.

f.

Il

82. Cfr. inoltre

17 ottobre

Belluzzi

Dini scriveva al

il

abbiamo piantato l'albero della

deputati,

Pieroni, dr. Aloisi, e Ferrari,

per unirsi nella confederazione delle quattro repubbliche, con ordine che fossero sabbato alle due in Modena » in RASR, Carte :

Turri, (2)

f.

18.

RASMa, Occupazione francese, f. 1.

(3) Gli Atti del

e

T.

Casini

Congresso Modenese furono pubbl. da V. Fiorini

(Bologna,

1895,

per nozze

Morpurgo-Franchetti)

ripubbl. dal Fiorini, in Belluzzi e Fiorini

;

e

pp. 774-92. Copia ms., identica alla stampata, è in APC, Recapiti del Libro cit.,

f.

3, n. 86.

cit.,

II,

1,

Un « dettaglio di quanto fu discusso e risoluto » fu inviato

dal ministro napoletano a Firenze, Francesco Vernaccini,

al

prin-

cipe di Castelcicala a Napoli, e si conserva nel R. Archivio di Stato di Napoli, Esteri, Toscana, f. 2133.

È documento di notevole impor-

tanza, e vale la pena di pubblicarlo integralmente

:

Fino dal giorno 11 corrente arrivò a Bologna una lettera del Generale, o Commissarj Francesi al Senato, con la quale chiamava due Senatori a Modena letta la medesima la mattina del giorno «

;


— - 267 i

nostri deputati chi' vi presero parte. Arrivati nell'antica

capitali-,

tobre

eccoli

scrivere a

Napoleone Bonaparte

1<>

il

ot-

:

Eguagliai

Libertà

I

lena,

Il

Deputati

25

«Iella

Francese

dell'Armala

ite

.1/

Provincia

di

in

Italia

Garfagnana.

wndemmiatore anno V della R. F. una e

indivisi'

e 1796 v Al primo lampo di libertà che le vittoriose anni Francesi fecero ire sul

;

12

frigido, tosto la

Garfagnana si scosse; ma un formale

furono spediti immediatamente Marescalchi e Aldovrandi con Aldini, li quali uniti a Caprara, che trovavasi a Modena, -i fintarono a Saliceti e Garreau: ivi trovarono due chiamati da

ira. due da Reggio, e due di Modena stessa, ai quali tutti fu intimato che nel giorno 16 volevano radunato un Congresso composto

delle quattro respettire provincie, e questi scelti dal Popolo fu rispoeto che mancava il tempo per convocare il Popolo a questa elezione, e fu ordinato che venissero scelti dai respettivi ini Provisionali con quest'ordine: 36 Bologna. 24 Ferrara, Ferrara però ne portò :<«». Mo IO Modena ed altrettanti Seggio Arrivarono questi deputati desunti da ogni classe di per e anche dai Castelli, la sera del giorno 15 a Modena, e venne

dai deputati ;

;

.

intimata

la

prima sessione per il giorno seguente nella sala del

goni alle ore lo della mattina.

La sala era magnifica-

mente apparata ed eravi un grosso corpo di guardia alla porta di sentinelle. Radunati tutti, dopo molte discussioni sopra -ommise alla sorte e uscì l'avvocato Al!i

Bolognesi avBolognese; furono fatti quattro segretari: per Reggiani Paradisi, Ferraresi Kiinsoni, per Magnani, per Loschi. Premesse alcune regole pei l'ordine che dovea trattare le cose, si formò una deputazione di quattro, quali >i poicissero a Bonaparte per avvisarlo che il Congn depuprep domandava consìgli e istruzioni. Tornati li.un fare pròconsigliava a generale il disse che Bolognese

dini

i

••>

i

i

i

I

i

i

secondo a fare una iedera/.ione delle quattro Proaltre specialmente della Romagna, quarto lire un comitato composto di cinque soggetti, quinto formare una mata. Intesi oosl li consigli >i pensò che gli con\ non essendo scelti dal popolo non avevano le facoltà necessarie, e nacque 1.- quali «aprirà insisteva che non era li opinioni, ita i

vincie,

all'Italia,

terzo

invitarne

che bastava la scelta fatta perche potessero stabilire qualunque affare senza il consenso del popolo; puro la maggior parte


— 268 — La felice revoluzione del Panaro l'ac immediatamente ad esprimere il formale suo voto. Nella sua generale adunanza dei 22 vendemmiatore

armistizio dovette

cese a segno, che

frenarla.

si

affrettò

stabilì di fare una deputazione allo stesso generale, la quale dicesse che

convocati avevano stabilito di aderire ai consigli avuti, ma non potevano promettere per le loro respettive Provincie, perchè vedevano di non avere le legittime facoltà. Andò la deputazione e manifestò quesli sentimenti a Saliceti giacché il generale dormiva per sua risposta ottennero una forte strapazzata, e replicate minacce di spogliare i

;

affatto queste Provincie, metterle a ferro e fuoco,

seguito, e terminò con dire

nati

i

deputati

si

"

abbandonarle in

o schiavi, scegliete ,,. Torconobbe dal Congresso che non si poteva avere :

liberi,

la libertà dei voti come era stato promesso dai commissarj,

ma con-

veniva aderire alla forza, e si temè non solo i danni minacciati, ma ancora offese personali ai convocati. Rimproverò Caprara il Con gresso per non avere accettato il suo consiglio, e fece mozione perchè si mandasse una Deputazione a chiedere scusa e rimediare al passo falso, quale però non fu ammessa. Si passò indi a trattare degli articoli. L'incumbenza di fare il proclama fu addossata a Fava; si stabilì di formare questa Federazione per essere uniti insieme alla l'invito alla Romagna si considerò difesa e all'aiuto scambievole che non poteva farsi, perchè era lo stesso che eccitare una rivolli zione contro il Sovrano di questi Paesi quindi si stabdì di farlo pagliato nel manifesto indi si sciolse il Congresso alle due pomeri diane. Nel tempo della sessione vennero alcuni deputati della Municipalità di Modena ad invitare tutti ad un pranzo patriottico ordinato dal generale. Perciò si passò nel Cortile del Palazzo Ducale, ove era preparata una tavola per 300 persone, alla quale però si assise ognuno che volle. Alle 7 si convocò di nuovo il Congresso, e siccome della mattina si erano presentati di nuovo a Saliceti. i Deputati riferirono di avere avuto una graziosa accoglienza ed una specie di scusa per il calore col quale aveva parlato la mattina che erano stati insinuati ad esser forti nelle risoluzioni a non temere il Popolo, adducendo l'esempio della Francia, nella quale la prima assemblea era stata mantenuta da soli 200 membri che erano poi arrivati a formare la rivoluzione e la felicità presente di quel Regno. Si passò indi a parlare dell'armamento, e si tenne il consiglio di Bonaparte, il quale aveva detto che si formassero cinque coorti di 600 uomini, una per ciascheduna provincia, la quinta in comune. Le molte oose che portava questo affare occuparono il Congresso tutta la sera, tanto più poi che si parlò anche della Guardia Civica da stabilirsi nelle quattro città, la quale per consiglio di Bonaparte doveva poitare un'uniforme simile a quella di Milano. Si sciolse il Congresso alle 11 circa. Il giorno 12 alle ore 9 della mattina si aprì di nuovo ;

;

;

;


— 269 — dichiarò per acclamazione di volere esser Ubere* ma libera sotto u

protezione generosa della repubblica Frenesie. Beat ba tatto Pepi;'

li

i

Fava lesse

(ingresso.

<

sua

fOloetà

proclama

il

fatto,

ai

il

i

làoi

Commissari Fiamanifestava al-

quali-

questa nuova Federazione all'esempio dell'antica Lega Loiaassicurava clic questi Popoli erano tenni di morire pini'

l'Italia i.

che perdere

la

d'insultare,

»•

minacciava

libertà,

come prometteva

la

<li

Romagna se avesse permesso come fratelli quelli

accogliere

the aveaaero voluto unirai, eoa) avrebbe devastato quelle provincie ohe VOleaaero fare ostilità contro le provincie unite. Fu portato questo

proclamai al generale, il quale lo volle cambiato e diviso in due, uno che annunziasse questa lega, l'altro alla Romagna che

all'Italia

l'invitasse

dolcemente ad

unirsi

disse ai

;

deputati

:

" Fate voi

da

buoni fratelli, non faremo da cattivi ... Intanto che Fava eambiò detto proclama. Marescalchi formò l'altro: di questi fu fatta copia italiana ed altra francese, e consegnate entrambi a Saliceti. Fu indi stabilito di spedire una deputazione a Milano per chiedere la fratellanza. iie

il

generale aveva tino del giorno antecedente promesso che

me stato l.isoguo avrebbe estesa la Confederazione anche con ia

Lombardia Austriaca; intanto si limitarono a chiedere la fratel-

>i

quattro deputati, uno cioè per provincia, che portassero a Milano il giorno 2"» corrente. Si stabili inoltre di con

Si

ultimo il piano e per la Guardia civica e per la truppa assoldata,

lini

furono

>

lettera a tale effetto dal Paradisi a

un altro simile congresso

ure

nome del Coav-

scelti

uniformandoci

in

tutto

al

in

Reggio

il

giorno 22 decembre.

sistema di Milano, e in quanto alla paga

formare la sera il Comitato suddetto, e intanto si propose che le quattro provincie. o sia deputati portassero al Congresso le nomine de' soggetti. Si sciolse il Congresso alle 4 pomeridiane. Alle 7 si radunò nuovamente e si

a quello dei Francesi >i propose in ultimo di

i

occupò intieramente di questo Comitato] Bgti deve esser formato Igetti uno per provincia, e il «plinto alternativamente per HoBologna e Ferrara. Le nomine fatte furono le seguenti :

Ferrara Uisega e Cicognara, per Modena Olivieri. midi. In (pianto alle ineiimbenze si decretò che pensar

per

a.

per

I

essere al Militare totalmente; in quanto allo stipendio li retti oltre aver pagati viaggi e spese avessero dugento pezzi duri tre

tino

mesi

;

in

quanto alla residenza che fosse una delle qu «'"injresso 'l'ali effetti o salparono

e dove volesse il generale,

.

alle

lo e credevasi

di

presentasse

Piano e

perchè

si

sul.ito

una

di

il

il

poteri.,

porto

i

terminare,

ma Caprai

soggetti nominati al

al

Generale; e

medesime, ma siccome era

tirato tu detto eh.' tornassero alle 10 del -ioni,, seguente.

dunque una nuova sessione alle

0.

Si

ri-

-tal. dì

Questa radunata, dopo alcuni


-

— 270 — per giurare in Di

di loro

una specie di

mani

liberti!

fedeltà, e

per concertare l'occorrente-

godeva essa pinna

suddita volontaria della Casa d'Este, e non

del si

1430,

quando

si

fé'

uni agli altri Dominj

medesima, che per goderla nelle turbolenze di quei tempi Presentemente crede di goderla pia tranquilla e sicura

della

maggiori.

Proclama del 13 vendemmiatore. Commessi la dimandano al generale in capite, e si assicurano

sotto la protezione offertale nel

suoi

I

di ottenerla pienamente conforme all'espressa

intenzione della com-

mittente Provincia. Salute e rispetto

Paolo Piekoni, BaRTOLOMMEO A li usi. Niccolò Ferrari, Deputati.

Evidentemente, et pour cause, la Garfagnana si attribuiva sentimenti giacobini che sin'allora non aveva af fatto avuti. Ma, ciò che più importa, appare evidente

discorsi circa gli oggetti già detti, partirono gli nominati, e presen

taronsi al generale

;

tornati

dopo lungo tempo di assenza riferirono

che il generale aveva dato loro il piano di questo Comitato, il quale dipender doveva dal generale Rusca. Il piano è il seguente il Comitato doveva far le leve della truppa, dar ordine che fosse armata, e completamente fornita di vestiario, fucili, munizioni, cannoni, banda, ingegneri, artiglieri e cavalleria, che mantenesse molti emissari in Romagna per eccitare quei popoli a sollevarsi, che a\ voleva dodici scrittorj famosi per fare proclami secondo il bisogno che questa truppa fosse in ordine entro quindici giorni, che vi fosse un capo con due segretarj, un computista, sei corrieri fidati, dodici guardie a cavallo, carrozze, e infine si formasse una cassa subito almeno di 100.000 franchi. Aggiunse poi che lodava le nomine fatte, ma gli consigliava a mettersi per capo uno il quale avesse :

;

un nome grande e molto conosciuto.

Riferite le quali cose

Fava

rinunziò, Bisega pure ed Olivieri, e voleva pure far lo stesso Cicognara

;

fu accettata la rinunzia di tutti eccettuato l'ultimo; a Bisega i Ferraresi sostituirono

Rangoni, ad Olivieri

i

Modanesi Pedocca, e sic-

come tutto il Congresso intese che il generale voleva Caprara, i Bolognesi,

bensì di mala voglia, furono costretti a nominarlo.

stabilito che

di ciò,

questi soggetti durassero in posto

un anno,

Evasi

e sopra

come del restante fatto dal Congresso, interrogato il generale,

che era indifferente, perchè doveva essere di poca durata. Caprara partì dal Congresso prima della nomina e si portò a Bologna. Afflitti tutti gli deputati per questa decisa parzialità mostrata da Bonaparte al detto soggetto finirono le sessioni, e sciolsero così il Congresso alle 2 pomeridiane. » disse


iveva dato incarico di ottenere

che ai suoi deputai

governo

dal

francese

ammini-

suo sogno di moltissimi anni, tal modo si sperava di poter diminuire le tai

perche in

provincia

la

autonomia

completa

la

Era

strativa e polìtica.

troppo

era

il

lusso

e

inoltre,

secoli

gl'interessi

della

il

contribuire

di

per

potersi

regione erano verso Stati esteri.

a

permettere

spese di una corte ducale

avevano dimostrato che

storia

di

vorno, appartenenti

modenesi,

povera

alle

:

tutti

Lucchesia e Li-

la

Le ultime imposizioni

consegna degli ori e degli ardi commerciare carni ed animali, per genti, oni che non potevano sembrare molto persuasive a viveva tranquillamente, ben lungi dalle correnti chi politiche che sconvolgevano l'Europa tutto ciò non poteva non far sorgere negli animi dei Garfagnini la dolce speranza che una nuova .èra di libertà si avvicinava anche per loro. E torse appunto per questo fecero sollecito atto di adesione alla repubblica che sorgeva il danaro della Garfagnana si sarebbe lilialmente speso per soltanto e con le stradi' rese transitabili e con dazi diminuiti in rapporto ai bisogni del pi il

l'obbligatoria

divieto

;

—

:

;i

:

i

il

commercio avrebbe

verso

rifluito

Ma le speranze ben presto finirono nicipalismi

siffatti

non

corsero subito il

Licioni

il

loro

stati

i

voleva

a

sentir

Modena di muparlare

al

ben

luco

Congresso,

rapporto riassuntivo sulla missione,

incaricati

e

;

tre inviati, dei quali soltanto due,

parteciparono

l'Aloisi,

e

si

sbocchi.

naturali

i

:

di

cui

erano

:

.1/

,<-r<i<->-i,i

deputato

"ile.

Modena 28 vendemmiatore anno V (19 ottobriVi diamo prima di tutto mi breve ragguaglio delle gran coni» \

!

abbia :u

Praticati

unente

li

al

e

tè

mia Idea

preventiva «IH nuovo

rapporti, in cui

i

n

mo.

assi oportuni <-..i Generale in capo Buonai Parlamento fin' ci autorizzava, luneddì Bera |I7| vi ''li»non iva fondata sulla a i

\

.un alio interesse

comune

lur bene alcuno,

I

frazzioni

ili

stati,

potevano apportar gravi danai


— con

—

piccolezza e separazzione d'interessi: esser sua

la loro

zione di

-272

unir piuttosto

un gran corpo in

Italia,

che

di

inten-

separarlo

membri. Dopo una tale risposta noi ci siamo uniti al Popolo di Modena non solo perchè ci desideravano, ma perchè lo abbiamo creduto pur anche d'interesse e convenienza della Garfagnana. Questa unione però non importa in noi una soggezione a riguardo di Modena; Modena non è in questo caso che il centro di unione di tutti gli all'ari comuni. Noi avremo la nostra Municipalità come Modena, che avrà la piena amministrazione provinciale. Noi abbiamo già un membro nel Comitato Provvisorio di Governo (1); ne avremo un altro nel Comitato di Amministrazione delle pubbliche rendite, che dovrà esser tra poco eletto da cotesto popolo. Insomma noi siamo al presente quante saranno municipalità nel Modenese altrettanti fratelli di una gran famiglia uniti insieme pel bene, quiete, e sicurezza comune. con noi, o poco dopo il nostro ritorno sarà costì un membro del Comitato di Governo a organizzare la nostra Municipali;;'!, ed allora faremo tutto da noi senza governatore, il quale dovrà ritirarsi. in piccoli

Si

spera finito

il

regno del dispotismo e dello intrigo. Tutto ora è

ognuno parla e potrà parlare senza

e sarà sotto gli occhi di tutti, e

cerimonie, e con ogni libertà sugli interessi comuni; noi certamente

saremo felici, ma qualche sacrificio sarà necessario per consolidarci in questo stato.

Affine di stabilirsi nella intrapresa carriera di questa non chimerica,

ma reale felicità fu istituito il Congresso, che cominciato do-

menica finì ieri mattina a un'ora pomeridiana. Esso era composto di 110 cittadini de' migliori di

Tranquillamente si

Bologna, Ferrara, Modena e Reggio.

fissò in esso la federazione

perpetua de' quattro

popoli a comune difesa, e molte altre cose si fecero, che più a lungo vi

narreremo

al

nostro

Frattanto vi accludiamo

ritorno.

stampe, dalle quali si ha una idea dello attuai corso curatevi, Cittadino

quanto

si

(1)

Deputato, che le cose sono molto differenti da

credeva, e

l'universale perchè

Credo

si

alcune

di cose. Assi-

si

forse

si

assicuratene

crede costà, ed

rallegri, e

si

elettrizzi

per

la

pure

vera libertà.

Il

alluda a Luigi Valdrighi, nato a Castelnuovo, sul

quale oltre l'elogio cit. del Bosellini, cfr. Estratti di un carteggio famigliare e privato ai tempi delle Repubbliche Cisalpina e Italiana, e specialmente de'

Comizii di Lyon del conte Luigi Valdrighi, pubbl.

dal nipote Luigi F.

Valdrighi (Modena, 1872)

;

e T. Casini, I

Mo-

denesi nel Regno Italico, in Ritratti e studi moderni (Milano, 1914),

pp. 385-6.


— 273 — che ha voluti» vederci questa mattini non

i

sinuato altro che la

quiete, e

CI

il

bravi

esser

patriotti.

ci

ha

Francesi.

delli

vien detto che la Fortezza verrà disarmata e abandonata,

non postiamo assicurare. E veramente compassionevole degli ufficiali forestieri. Tutti

aorte de' soldati non Vi

in-

Qui regna

buon ordine, e non abbiamo vista truppa più qu

morigerata

e più

esort latini ad

vi

si

sono

licenziati,

la

ma

sorte

ed alcuni banditi. La

sa ancora.

scriveremo qualche cosa sulla Guardia Nazionale sedentaria

per la posta. Per ora fate pure che sia fatta la guardia all'albero tadini, nemini excepto, anzi dai più stimati. da col Mandateci due buoni cavalli, che ci ventilino a levare, e fate che la

famiglia Ferrari unisca con essi il suo. Noi faremo la via vecchia

tempo lo permetterà. La spesa delle poste è troppo cara. Conil tiamo di partir luneddì prossimo [24J, se ci abiliterete a farlo. se

Salute e rispetto.

Pikroni, Pbrrari, Deputati di Oarfagnana (1).

non era possibile ottenere L'indipendenza politica, quella amministrativa sembrava assicurata. Modena non sarebbe stala più la Dominante, non avrebbe più imposto la sua volontà e su questo punto la gioia della Gartagnana non poteva esser piccola. Nell'archivio provinciale v'erano ancora tanti documenti che mostravano a quali mezzi si tosse ricorso dal duca per ottenere seicento c'era stato un Governatore che denaro nel aveva chiuso nella sua rocca rappresentanti della regione, e li aveva liberati soltanto dopo aver ottenuto Se

:

:

i

dò che chiedeva denesi

prima

parecchie mico.

Il

!

Ma

di

altre

(2),

e

vale

veder chiaro anelli' in specialmente d'ordine econo-

vollero

(juistioni,

verbale della

pubblicato

deputati delle provinole ex mo-

i

pai lire

riunione è soltanto

loro la

pena

non mancarono all'appello di mettere ben avanti tanare

il

PC, Recapiti

//

Btmrg., •<

e

<i>i

«n..

parte ;

Garfagnini, cui non sembrò

i

mani

le

Libro doJU

Fiorini

in

integralmente

e

tentate di allon-

pericolo dalle proprie tasche, ondi"

Bslluzzi

(S)

leggerlo

u,

il

peso delle

odwumté provinciali, f. Si ì,

pp.

795-6. »•


— i>74 — nuove contribuzioni fosse giustamente ripartito e adealla potenzialità economica delle singoli' regioni

guato

:

Eguaglianza

Libertà ,\"

si

ottóbre 1796.

ix

presentarono alla Municipalità

di

Moiiena i deputali delle

in-

dicate Provincie; cioè:

Per la Municipalità della Mirandola i cittadini Flaminio Panigadl e Grazio Montanari;

Per la Municipalità del Finale

i

cittadini Agostino Taveggi e Carlo

Mi a ri;

Per Correggio i cittadini Cesare Pongileoni e Giacopo Corradi;

Per la provincia della Garfagnana i cittadini Paolo Pieroni e Bar Tolomeo Aloisi;

Per la provincia del Frignano

i

cittadini

Domenico Pini

e

Pelle-

grino Pasquali;

Per Rubbiera i cittadini Vincenzo Mignani e Giuseppe Mari; Per S. Martino il cittadino Giovanni Signorelli. Il

cittadino Grazio Montanari richiese alla Municipalità di

la copia

autentica

del

risultata del Congresso tenuto in

avere

Modena

dalle quattro provincie di

Modena, Bologna, Ferrara e Reggio, a cui

sono intervenuti eziandio

i

sopra indicate oltre quelle

di

deputati delle rispettive Municipalità

Carpi e Sassuolo, i di cui deputati non

sono comparsi alla presente sessione; nella quale mozione essendo concorsi

i

deputati delle altre

tario di procurarsi

Municipalità, fu ordinato al

immediatamente dal segretario

l'atto della sessione, e di

del

segre-

Congresso

estradarne sul fatto le rispettive copie alle

diverse Municipalità.

nome come sopra il progetto della formazione Lombarda stampato per Milano: locchè fu eseguito

Richiese inoltre in della Legione

immediatamente, essendone" stata distribuita

ai

singoli

una copia.

E siccome deve sortire dimani per relazione dei cittadino divari il piano per la formazione della prima Legione Lombarda della Repubblica Cispadana, cosi goli, Il

la

Municipalità restò di farlo tenere ai sin-

pubblicato che sia. cittad.

Grazio Montanari a

nome

delle

suddette Municipalità

ha esposto, che non essendo per anche state legittimamente istituite le diverse Municipalità, di

i

rispettivi territori trovansi

in

uno

stati»

vera anarchia, soggetti quindi a quegli inconvenienti, che ne sono

la conseguenza; perciò ha dimandato che il più presto possibile sia anche provisionalmente data qualche organizzazione alle rispettive


— 875 ;ina qualche autorità

dine. ed et

per mantenere

gl'inconvenienti; e sicooOM

azlone

Municipalità

'li

la

.lecitamente

Modena non

Intento,

Deputali della Municipalità di

''1

medesima

alla

«li

Comitato medesimo per desiderato

il

di-

deputati siano rtpatriatt.

Bttivj

ta

possibile

la

dipende del

Municipalità

il

i

bnon nr-

il

sa che

non intendono

innoltrata

far parte in questa

di

La Municipalità decretò che sia passata copia

verno per

Rubbiera,

disposizione del

la

mozione.

mozione opportune pi-onte disposizioni, so

le

di

detta

(tìcacemei In seguito

Cittadini deputati

1

1

per

la

Municipalità di

Rubbiera,

non sono abilitati a trattare e sopra

affare cui

li

«puah non credono che sia un diritto della Municipalità il risolvere, nti

Comitato di Governo, richiesero di ritirarsi dalla

al

lo li

di

essere pronti à qualunque disposizione del

adunati non avendo cosa

contrario

in

si

ritirarono

dalla

radette fecero monna deputazione composta d'individui delle Municipalità per rappresentare ai Commissari Francesi, che Tutti

ì

Deputati delle diverse Municipa

urità in cui tro\ b Ile.

-peso e

izione reiativameni

sue forze, che non ha mai saputo quali e quante sieno, il

denaro pubblico rende malcontenta la popola-

e la inabilita a prendere que

-

e d:

il. ile

renderla

di

rendita, < del

del giorno

r

si

con illuminarla

contenta

chiede pronti

n

formazione

pei'

«•

denaro pei

mantenimento

delle

altre Importanti cause, ritengono assolarla

per h

nuovi pagamenti con

tamente un deputa quel

che

supplir»' alle ind

dia giornata

in

quell'energia

.

santi della .'

e

repubblicana: perciò riconoscono

ivoluzione

denaro pubbl

del

I

rispettive Munici]

ndere i

initato

in

tal

e

la

tutto

rontamente forma

conve

il

a

;

pubbli

compi sto

i

Iti

la-


276 Quindi restarono deputati

i

Flaminio Panigadi, Aloisi, e

cittadini

Agostino Taveggi, accompagnati dal cittadino Marchisio.

[Envoyé au Comité de Gouvernement de Modene qui donnera tous renseignemens necessaire*.

les

Modene le 27 vendemmiaire Fan. 5 de la Rep. Le Comm. M Dir. re Executif: Garrau. avrà presente per le congruenti disposizioni, 28 vend.

Si

(19

ot-

tobre 1796): Cavecchioli (1)].

Come giustamente osserva il

Fiorini (2) che ne pub-

i. Garf agnini nella da noi riportata, raccomandavano era necessario che di far propaganda presso il popolo nuove idee, tanto alle il diavolo non entusiasmasse si altrimenti, e questo non era brutto come lo si dipingeva lo dicevano ma lo facevano capire, la borghesia e la regione tutta non avrebbero potuto approfittare dei benefici, di cui sembrava munifico il regime da poco inaugu-

blica altrettali dei deputati bolognesi,

propria

lettera,

già

:

;

rato.

commissario organizzatore pel momento non venne Garfagnana, e, come vedremo, fu grave iattura. Rimasero in carica il governatore e gli altri impiegati, ma oramai senza più alcuna autorità, data la precarietà della loro posizione. Il Mulazzani, senza soverchio entusiasmo, seguì scrupolosamente gli ordini del nuovo Governo. Gli si disse di raccomandare ai due cittadini Vicari foranei, Giacomo Chiari di Borsigliana e Giovannetti di Castel11

in

nuovo, « di predicare dall'altare in giorni di festa essere obbligo preciso di ciascun suddito di obbedire e rispettare le Potestà che ci governano, ed ora precisamente la Repubblica Francese, pronta a felicitarli in qualunque maniera, a mantenere la pubblica quiete e tranquillità, ed a preservare le loro persone e beni non meno che la religione ed il culto Divino ». Ed eccolo diramare le due lettere,

(1)

cui

fu risposto in

modo

del tutto

al

APC, Recapiti cit., f. 3, n. 86. Le parole poste fra [ ] mancano

nel ms. ; sono invece nel testo pubbl. dal Fiorini. (2)

conforme

Belluzzi e Fiorini

cit.,

II,

1,

pp.

792-5.


>

- 277 nuovo a

ondo

frasario giacobino;

Modena che gli

desiderava conoscere in qual

tempo

ina

noi

quiete, e

dopo

pubblica

piazza

rali-

;

21 ore. ehe esclusi

i_ili

modo avrebbe dovuto giu-

stesso soggiungeva

:

«

Qui tutto è

l'erezione dell'albero della libertà in questa vi fanno la guardia sei cittadini ogni estraggono a sorte da questa Municipalità,

si

ed

artisti

basso popolo che pretenderebbero

il

essere pagati (1) ».

di

fu possibile replicare

gli

ordini erano stati eseguiti, e che egli

Il

dine di far partire per

la

15 ottobre

Modena gli dava or-

capitale

presidi delle fortezze

i

di

Montaltonso e delle Verrucole, lasciando a loro guardia

la

milizia

a

forense,

non si tosse formata possidenti

inoltre

:

meno che,

per diminuire le sj ima truppa civica di buoni ed onesti prometteva l'invio di un membro

Comitato per organizzare

del

la

nuova Municipalità

(2).

Ma questi non venne, ed il Mulazzani si limitò a disporre che

i

capitani Prospero Chiari e Pietro Azzi con le proprie

compagnie

recassero ad occupare

si

come

lasciarvi

i

due

salvo a

forti,

armi alle truppa assolutamente

presidio quattro invalidi con

le

Verrucole e dodici a Montalfonso impari a tenere in soggezione un'intera regione. E Analmente al nostro governatore giungeva il forse desiderato :

ordine

di

rocca,

la

pia

la

consegnare per la line del mese gli archivi e perchè nella nuova costituzione non esisteva

sua carica relativo

lasciare

che

egli

verbale

(3).

il

:

fece subito, facendosene

La Garfagnana, senza governo

abbandonata

;i

e

senza truppe, fu

ri-

I

stesa

se

Nino Cortese ni in mi)

(1)

RASMa, Dominazione M> mona ci!., p;

(2)

Ivi

(3)

APC,

Libro

pp.

1.

:

L97-9, adwmam» steli, pp. H \-M;i. Dominazione francese, f. 1

e

deUt

J4; cit..

fra

;

;

reUtìrl

Mem


IL

GENERALE RUSCA A LUCCA

e la sollevazione della Garfagnana e di Carrara

DEGLI ANNI 1796 E 1797

mio compianto amico Evaristo Giannini ha il merito d'avere per il primo fatto conoscere agli studiosi lo Zibaldone lucchese dell'abate Jacopo Chelini, di cui dette un saggio alle stampe nel 1890 (1). E' autografo, e si compone di nove grossi volumi in-fol., oltre un decimo volume in-4°, diviso in due parti tutti fittamente scritti. « con l'anno « Comincia » son parole del Giannini Il

—

;

—

1762 e termina col 1823. Contiene intercalati nel testo, filze a parte numerate, che corredavano la cronaca, una collezione innumerevole di stampati originali, cioè o in

leggi,

decreti, proclami, avvisi, opuscoli politici,

o d'oc-

come, con molte probabilità, non ve ne ha Lucca ». E' un Diario « preziosissimo nel suo genere, per gli avvenimenti di quei tempi agitati, che quasi sempre giorno per giorno vi sono registrati, con la giunta di numerosi atti originali ». Della forma, « semplice e anche qualche volta un poco trascurata », il Chelini « spesso con grande modestia si scusa col lettore allegando la fretta e la non costante sicurezza politica con la quale scrive la particolareggiata casione, ecc.

;

altra simile sulle cose di

;

(1)

Giuseppina Buonaparte a Lucca nel 1796, narrazione d'un con-

temporaneo, con documenti e note, edita per le nozze di Raffaello Orsetti Mansi con M.a Antonietta Bernardini, patrizi lucchesi, Lucca, tip. Giusti, 1890 ; in-8.° di pp. 50.


-

879

non

o

sempre spassionata sua dopo la morte dell'autore

che

.

[^autografo,

sempre gelosamente domestica (lolla famiglia Sanimi

custodito nella Libreria

Lucca,

cronaca tu

passato di recente nell'Archivio di Stato di quella città e spesso gli studiosi vi attingono con fortuna e con frutto. Il saggio, che stampo, è fecondo di di

è

:

nuova luce siigli avvenimenti

della (iarfagnana e di Car-

-<

rara degli anni 1796 e

.»7.

* *

Il

Direttorio

Bonaparte

il

j

maggio

del

scriveva

179(1

al

general

:

Yoici la confluite à tenir vis-à-vis de Livourne et dans Toscane il fa ut v arriver secondairement et au moment oii vons y scicz le moins attendu. La République n'est la

:

point en guerre avec le Grand-due, et

il

importe de main-

tenir nos liaisons avec lui ; son ministre à Paris n'a pas

dissimulò son

la

pays.

contraiate dans laquelle les Anglais tenaient

la tyranuie (ju'ils exorcnient dans le port Livourne Prévenez le Grand-due de la nécessité oii nons nons trouvons de passer dans son territoire et de mettre garnison dans Livourne. Calculez l'envoi de ce comici et l'arrivée des troupes républicaines dans

e1

de

ccttc ville, de ielle sorte

an

moment ou

entreront inèines

cu

a

Livourne

;

courrier entre à Florence

le

avant prenez

(jue

en

formalitès que cellea qui

occupanf

anglais.

très-peti

(jiie

troupes frane possessìon avec

Ics

furent

jadis

Vado; rendez-vous maitre

napolitains.

portugais

el

des

les

empio vaisseaux

bàtimens enpori; emp^rez-vous

autres

nemis que vous trouverez dans le un mot de haii ce qui appartieni aux différena étata qui soni en guerre avec nons. e1 mettez méme le séquestre sur ce qui appartieni aux particuliera de ces étal Grand-due ne pourra se refuser a ces mesures rigoureui le Directoire ne presume pas qu'il veuille y appprter «ics (ii


— 280 — obstacles qui ne pourraient étre élevés que par une perfìdie qu'il est Il

con

de notre intérèt d'anéantir « (1).

Granduca si era sempre condotto verso la

più

grande

lealtà ;

sebbene

la

Francia

principe austriaco,

aveva resistito all'Austria e all'Inghilterra che volevano mettere a Livorno un presidio napoletano, e negato il passo a quelle milizie fino dal marzo, per tener sempre più salda la pattuita neutralità aveva con felice successo inviato a Vienna uno de' suoi ministri (2). La necessità della guerra non imponeva per nulla alla Francia quella invasione mossa soltanto dalla cupidigia di stender ;

;

rapace la mano sulle navi, le merci, niche accumulate a Livorno.

le

ricchezze britan-

Il conte Miot di Melito, ministro plenipotenziario di Francia presso il Granduca fin dal 7 febbraio del '95, fece ogni sforzo per impedire che la neutralità della To-

scana fosse violata ed occupato Livorno, ma inutilmente. Recatosi il 22 di giugno a Bologna a parlarne col Bona« Si je vous avais entendu plus parte, s'udì rispondere :

tòt, je ne aurais peut-ètre pas ordenné le mouvement qui se fait aujourd'hui. Mais il est commencé, il n'est plus temps. On a monte la tète au Directoire il se figure que s'on va trouver des montagnes d'or à Livourne. Tout le monde le pousse je n'y puis rien. Je tàcherai cepen;

;

dant d'empècher le disordre vous pouvez en assurer le Grand-due. Mais il faut, de son coté, qu'il donne les ordres les plus sévères pour faire respecter les troupes et pouvoir abondamment à leurs besoins » (3). « Le Il 2 di luglio il Bonaparte scriveva al Direttorio passa general Murat suivè du general Vaubois l'Arno à Fucecchio, et lendemain changea brusquement ;

:

(1) Correspondence inedite officielle et confidentielle de Napoléon Bonaparte avec les cours étranger es, les prinees, les ministres et les généraux francais et étranger s en Italie, en Alemagne et en Egypte. Italie, tom. I, Paris, Panckoucke, 1809, pp. 149-150. a (2) Augusto Franchetti, Storia d'Italia dal 1789 al 1799 (2. edi-

zione) ; p. 260. (3)

Miot de Melito, Mémoires, Paris, Levy, 1858, tom. I, pp. 94-97.


— 28t — de route lis

marcha à grands pas sur Livourne

el

arréter

Je

chevalier Spannocchi, qui avait favorisé

le

le

depart des anglais, avait cherché à soulever le peuple ava't laissé prendre, peu d'heures avant, deux bàtiments francais par une fregate anglaise » (1). Il Marat, comandante la cavalleria dell'avanguardia, passato l'Arno, giunto che fu dove s'incontrano le due stiadf. una delle quali conduce a' colli di Siena, l'altra, lido il corso del fiume, fa capo a Livorno, scelta

el

•

mise il cavallo al galoppo, gridando ai Ogni passo accelerato è un milione per la Repubblica (2). Quantunque la marcia fosse veloce, al suo arrivo a Livorno la sera del 27 seppe che 64 navi inglesi, cariche delie merci agognate, avevano sciolto le vele al vento. Il governatore Spannocchi fin dallo spuntare del io si era affrettato a darne « avviso al pubblico per sua notizia » (3). La collera del Bonaparte, che si ritenne quest'ultima,

soldati

:

burlato, passò ogni segno

né vi fu vituperio che risparmiasse allo Spannocchi, capitatogli innanzi senza in dosso ;

Giunse lino a chiamarlo coquin ! « No, voi lo sarete. Ho serviti trentanni due Sovrani e gli ho serviti da uomo di onore le vostre truppe non m'impongono, saprei anche nel momento presente come respingerle, ma il Sovrano ini lega le inani, ed io devo rispettare suoi ordini. Ciò fa la la

grande divisa però

ii

(1).

rispondere

:

;

i

vostra forza

vostra ragione » (5).

e la

Da Livorno

il

Bonaparte volse

de

(1)

Napoleoni

l.er

•ri.

(3)

Tribolati,

1SKM. pp.

t

publiie

par

pp.

Hi* 445.

'onveretuioni

di

Giovanni

facile

V > m perewr

tir

Botimi,

Pisa,

In 1-182.

Antonio Z< Moìmi.

pensiero alla

I.

111, Paris, Plon, 1859, tona. I

il

ile

1851

:

tona.

III.

ieUa pp.

Toteoma dal

17."{7

184-186. Cfr. anche

al il

n.

hi\ \\

doir.i (4)

ti, li.

(."0

12 del

Santoni, Memorie

Ldvorno.

limino;

Sape

nel

perinilic.

In

Spigola-

1X86. patri*.

m>-.

nella Biblioteca

Labronica di


282 delle

città

di

Massa

Lannes,

allora

capo

di

brigata,

uomini

d'infanteria

conquisi;:

operasse

Lannes

il

di

e

e

Carrara. lesta

venticinque

di

ussari.

quante ribalderie

e

V'inviò

di alla

e

il

trecento

Che cosa com-

ladrerie

mettesse già lo raccontai (1). Fu tale e così tracotante la prepotenza di quel soldato, che gli stessi giacobini niassesi, da' quali era stato accolto a braccia

sentirono da'

disgusto

Carraresi,

;

torturati

sfrenata prepotenza.

che fu

disgusto essi

aperte, ne

anche

partecipato

pure con enormi

balzelli

e

La quale arrivò a tal segno, che il

decembre si levarono in armi contro gli oppressori. Tra le lettere di Napoleone I, pubblicate per comando del nepote, ve n'è una che riguarda appunto la rivolta di Carrara (2). Sanguinariamente feroce, merita di essere 6

qui trascritta

:

Au general Rusca (3). Milan, 21 frimaire an V. (11

decembre

1796).

Le general Vaubois me rend compte, citoyen general, que le 16 du mois il y a eu une révolte dans la ville de Cariare. est qu'après avoir executé

(1)

1796,

(4)

Massa di Luniijiana latta da' Francesi nel d'un giacobino, Lucca, co' torchi di B. Canovetti, 1879

Sull'occupazione di lettere

in-8.° di pp. (2)

Mon intentioii

mes ordres à la lettre à Castelnovo

;

70.

Correspondance de Napoléon I.er, toni.

II, p.

159, n. 1261.

Nato a Briga, presso Nizza, il 27 "novembre

1759, studiò medicina nelle Università di Pavia e di Torino. Nel '90 il Principe di (3)

Monaco lo nominò suo medico particolare. Calati i Francesi in Italia, divenne ardente giacobino e lasciati gli studi, si fece soldato, militando co' repubblicani, « fra' quali non spiccò tanto per concepimenti strategici, come per ardire, audacia e bollentissimo impeto ne' singoli combattimenti, mostrandosi egli molto atto a condurre guerresche fazioni contro ribelli e briganti ». Cfr. Felice Turotti, Storia dell'armi italiane dal 1796 al 1814, Milano, Sanvito, 1858 I,

115. (4)

Fin dal 14 frimaire

essentiel, citoyen general, di

Monte Alfonso) et de

(4

decembre)

d'occuper

gli

le fort

aveva

scritto:

de Garfagnana

«

Il

(il

est

forte

faire terminer les troubles qui inquiètent publique de ce pays. Je n'ai pas de renseignements assez plausibles pour connaìtre le parti qu'il convient de prendre. la tranquillité


.

—

-JM

que voua faisiex fusile] maison du plus apparenl de oetu qui onl i

Urùler

.

la

ilion, et

pria

que vous preniei nz òtages que vous env<

mi chàteau de Milan. si

Ila ont fail oouper le bois d'A venta. Bfon in* que midi» ordii', tant pour Castelnovo, que poni t'arrare,

ponotueUemenl exéouté. ter et

de

òter au

faut

11

peuple l'envie de se

par les malveillants.

se

B<>\, 4Pab

Lo stesso giorno i^li scrisse due altre volte. Nella prima Mon intention est que vous queste lettere si legge: éz arreter tous ceux qui sont déuoncés comme ayant

di

iis

prie de

me taire connaltre de suite ce que je dois pensar

qu'il y ait deux députéa de la Garfagnana ongrés de Modène; je vous autorise a les nommer. J'attenda

Ordonnez Bur-le-ehamp pai

(e

retour dea ordonnances, dee renseignements

méme de prendre un parti

.

*

-

1 i

précis qui

scrisse di nuovo

il

ine

16 e il 18

aire (6 e l'8 decembre). In quest'ultima lettera notevole inseguente

brano:

qu'avec ces forceset les deux cohortes de Modène et vous rendiez à Castelnovo, que vous fassiez ai

[e desire

de Reggio voua et

dee ohefs, que vous fassiez brùler la maison d'une fa-

fuailler bùi

mille de ce pays-là, trèe-oonnue pour ('tre à la tète

de la rébellion, douze otages et désarmer tous ceux qui auront pris pari à ladite rébellion après quoi vous publierez un pour le passe. Vous mettrez dana Le chàteau de ral ftIonte~Alfonso une garniaon de 50 hommes de la cohorte de Ilo* F'oubliais de vous dire qu'il faudra taire répéter un nonrouvernemenl de Modène et à la République Iran* sette petite ville de Castelnovo et à tous les tssiez arrèter

;

rillagea qui <>nt

pi

sóvèrement

lunisaex

prenne paa de l<»

d<

ral.

!>

•luite «pie.

Be

gli

les

.-. Mette/, de t'éolat, dépéoa*s> coupables, afln que l'envie ne leu

ré voi ter lorsque

nuovo

scrisse di

:

nous pourriona. ètre éloignéa « Voua aurei reeu, cito

.

11

'ioli- que je di passer relativeuieut | la con voua deve/ lenir ave»- les .arfagnaniens j 'capere méme loraque voua reeevrez celle-ci, vous serez déjà en route pour me honne fois. le goùt à ces montagnards de quoi ce sera tous les jours à reeoinnn-ucer. Le voisitagliami avec les fi. iaux et le reste de rApennin interesse d< trop près pour ne pas donner un esempli qui \

(pie

<

;

-

i

mémoire de ces montagnards et les tieune atta<n t>.</, multine- ,t> NapoUon l.er, Una. II. cfr.

.

pp.

136,

L4fi

I

16,

<

148-149 e


— 284 partecipe à

la

révolte

s'ils

;

s'etaient sauves,

vous feriez

bruler leurs maisons, sans cependant qu'il y en ait plus d'une de brulée par village qui s'est mal comportò tous :

otages que vous croirez pouvoir assurer la tranquil-

les

seront arretés et envoyés à

Milan ». Nell'altra gli avec quelque intérèt les nouvelles que vous allez me donner de votre expédition sur Castelnovo et Carrare j 'espère que vous aurez ponctuellement exécuté les ordres que je vous ai donnés ». Parimente lo stesso giorno scriveva al generale Vaubois a Livorno lité

diceva

«

:

J'attends

;

:

Vous voudrez

bien,

citoyen general, vous faire renare compte

de l'ordre qui portait de couper

les

bois d'Avenza. C'est toujours

par des exactions faites par le commissaire du Gouvernement qu'on excite le peuple à se révolter.

faut que la punition des chefs prin-

Il

cipaux de la révolte soit eclatante. Je donne l'ordre au general Rusca

de s'y transporter de Castelnovo, d'en faire six

fusiller

trois,

arrèter

en otage, et bruler, dans la ville de Carrare, la maison la plus

Rendez-

apparente d'un de ceux qui ont pris part à la rébellion

moi compte de la conduite qu'ont tenue còte de Massa et de Carrare.

L'ultima lettera del Bonaparte naio '97. Qui la trascrivo

al

les

agents militaires du

Rusca è del 7 gen-

:

General, des malheureux se sont laissé séduire par des agents perfides, qui parcourent l'Italie

pour exciter

les

peuples à la

volte et faire tomber sur eux tous les maux de la guerre.

porterez à Castelnovo avec les chefs

des ribelles

enverrez à Milan

;

una colonne mobile

ré-

Vous vous

vous ferez fusiller

;

vous vous ferez délivrer vingt otages, que vous vous ferez détruire la maison du confesseur du ;

due de Modène, qui est l'auteur de cette rébellion vous ferez eriger, sur ses décombres, une pyramide avec cette inscription Chàtiment ;

:

d'un prétre furibond, qui, abusant de son ministère, a préché la volte

et

Vassasinat.

Vous

ferez

assembler

des divers convents et tous les curés

;

les

ré-

magistrats, les chefs

vous leur direz, de ma part,

que, tant que les ministres de la religion seront animés de vrais principes,

comme le cardinal Mattei, l'archeveque de Bologne, les évè-

ques de Modène et de Pavie, qui, par leur sagesse et la purité de leur morale, nous rappellent les prémiers siècles de l'Eglise, je les


— 485 — reepecterai, cux, leurs propriétés et leurs usages, lorsqu'ils les feront

aoatribuer

veiltants, tratterai

pulilique et au bien general ; mais, quand

la tranquillité

;i

de lrur

«leviendra, dans les mains des malun instrument de discorde et de guerre civile, je les sans aucun égard, je ferai détruire leurs convents, et je

lintété

in mietere

punir personellement

farai

les

curés des villages qui se senmt mal

eompoi

Apns cela,

voua purterez à Carrare, et de

voiis

rooa vous jdimlrcz à

oli

la

mobile que vous trouverez à Bologne sous il

à Livourne,

le

commandement du

Lannes, pour défendre les cótes de la Toscane de tome inde

id

là

garnàaon de cette place et à la colonne

part des Anglais.

la

BONAPAB

La spedizione

Rusca contro Castelnovo e

del generale

Carrara è raccontata dal cronista diclini in ogni suo più

minuto particolare, d'esser

rita

tolta

in

modo addirittura

dall'oblio

e

messa

esauriente.

alle

Me-

stampe, come

taccio.

*

La Garfagnana già Estense faceva parte della RepubCispadana la quale, sorta sotto gli auspicii del Bonaparte e composta delle quattro provinck di Modena, gio, Bologna e Ferrara, aveva tenuto un congresso

blica

:

Modena

a

16-18 ottobre

giorni

ne'

;

e ora

ne stava te-

nendo un altro a Reggio che, incomincialo il 27 deccinbre. gennaio del'97. Il general Rusca, il 10 nevoso ebbe fine il decembre), scriveva, da Castel nuovo, al Congresso di Reggio '.)

:

lai

pouvoir qui m'a été donne par

suite* <lu

le

General OD éhtà

Irmée d'Italie, l'.onaparte ayant recoimu dana la oitoyeoa Cozza eph), et

Paul

et

mi parlati

publique

;

rinoe della

al

l

Ani.

V'enturelli

a.-liauieiit |>«nir

;iu

<

médeoin

imi vernement

repréeenter, en

tee

qualità*

Garphagnana Lea ay nommé eo

taulenta

nicyaairaa,

Modoiiois et a la Re-

!a

'!<•

Députee,

abarge de se rendre sans ilehii au fongrés de Reggio poni les

la

Pro

leu

dita qnalitè a

fonetiona attachee a cette e barge. Les Congres de

v

rampiti

Reggio

le*


— 286 — reoonnoìtra

come tegitimemenl

General en

sus«lii

<-]H*t

phagnana suplira au

elùs, et cela

d'apres

Ics

ordres du

de l'Armóe d'Italie, La Province de la Gar-

frais

que ces déjratés Beronl obligéa de

faire

pour leur voyage, et sejonr au dit Congrós poui Ics droit de la Province.

Il

Cozza e il Venttìrelli partirono immediatamente alla

volta di Reggio. Nella sessione l'8 di

XV del Congresso, tenuta

gennaio, letta la lettera del generale Rusca, fu pro-

posto che si ammettessero i due rappresentanti « colla dichiarazione suggerita dal cittadino Nobili, che ciò non dia

diritto alla

Garfagnana

di

spedire deputati,

ma sia

soltanto salvo a lei il diritto di concorrere coi suoi elettori alla

nomina

deputati ».

dei

zione venne adottata. Nel

« «

Posta

alle

voci »,

la

mo-

verbale » di quella sessione

legge « S'introducono i due deputati della Garfagnana sono applauditi e siedono confusi cogli altri » (1). Fin dal 30 decembre nel Congresso Cispadano da Giacomo Lamberti era stato proposto, che « avendo la natura uniti a noi i popoli di Massa e Carrara per riguardo si

:

;

territorio, si domandi al generale Bonaparte il permesso di invitarli ad unirsi ancora alla nostra Repubblica ». La « mozione » venne approvata, « quando però i detti al

popoli si adattino alle condizioni dette altre quattro unite

popolazioni » (2) siderato.

Il

;

e

il

Bonaparte accordò il permesso de-

4 piovoso (23 gennaio 1797) scrivevano dal-

l'Avenza al Giornale Repubblicano di Modena

:

L'invito fattoci dai nostri fratelli Cispadani d'unirsi con loro in

una sola famiglia risvegliò nel bravo popolo di Lavenza quel vivo entusiasmo che,

figlio

dell'amore più puro per la libertà,

gli

lece

spargere lagrime di piacere all'arrivo de' suoi liberatori Francesi, e che gli ha determinati in ogni incontro a mostrare

repubblicana, sprezzando tutti quegli ostacoli che alla carriera della Libertà.

si

una fermezza frappongono

Animati dai due filantropi Deputati del

(1) Gli atti del Congresso Cispadano nella città di Reggio (27 dicembre 1797-9 gennaio 1797), pubblicati da Vittorio Fiorini, Roma, Società editrice Dante Alighieri, 1897, pp. 69 e 143.

(2)

Fiorini, Op.

cit..

pp. 25 e

7<».


— 287 — ino (1).

incoraggiti dai

menzione landa

il

(2),

capi

ili

bano Ghir-

;

rono

più imponente spettacolo

il

suoi vicini. Tutti

a'

mimerò «li quattrocento circa, si unirono nella

famiglia, in

dent<

risoluti

popolo <li Lavenza presentò nel giorno 27 dello » nnaio)

i

piti

comandante

il

loro

la

segretari,

li

N'Ho, ove tia

le

unio

padani) ed eletto un

Phh /" lì

grida di

|

spedirono alla .Municipalità .li Carrara colla

he se nel termine di due giorni -so unito ai

Cispadani,

io

dagli altri popoli.

L'innm

Il

2

dubbiosi,

i

il popolo pure «li Cai due popoli >i consideravano disu-

nemici

niti-

l'unii

i

i

confusero e fu proclamata

>i

pluvioso (21 gennaio) in mezzo agli evviva d'inni e

popò

del

cannone sì annunziarono le nuove

-

rinata d'Italia. Ieri poi, giorno 3, si solennizzo L'unione'

">mpa piantato di

limitrofi !

abitanti e di tutti

I

i

Forte tirarono tutto

il

tpodamo

coll'inter-

Massa

e Carrara.

patrioti di

giorno dall'alba a sera. L'al-

fratellanza fu universale. Il bravo Ghirlanda, suo ardore per la libertà, che la distìngue da i

ven/.a

il

irreno, recito un energico ed eie-

I

in

cui fra tutto mostrò r

I

vantaggi

i

ne sarebbero

clic

l'unione Cispadana ed insinuò l'amore

n. 2 del Umiliali- ti-' Patrioti ti' Unita l.e

popolazioni di Massa rante della -.

(2."!

_

Bono foita Repubblic deputato al Congrese -e e prendere il disegno di i

i,

i

comunicazione da api io conobbe, i. che .

to

cete molto ba figurato

Lombardia di

li

lui

nel

l'.i.i

:

!

nomo che ne' tempi primi della Rivolli! capitano fu oolTanaata

In qualità di

.leone all'isola d'Elba, ove stava

-e,

capitano della guarnigione, e molte volte teneva seco della di

Ini

fuga per

Francia, ed egli

pure

un suo irdia

uni

ima \.

K.

ti.

della

Maria Beai

1

Ìli

Oli

| :

1>I

\

M. J

.11

I


— 288 — e la stima per li nuovi acquistati fratelli. zione.

La notte terminò la fun-

Convien dire che Lavenza è una spiaggia degna «Iella

libertà,

e forse vi sono pochi paesi che raccolgano tanti patrioti. Sono degni di esser conosciuti, fra gli altri,

Ragaglini,

il

Rettore Morelli,

due famiglie

le

Monconi, ecc.

i

Mentre

all'Avenza

erano

tutti

concordi

volere

nel

l'unione co' Cispadani, a Carrara ed a Massa non

man-

cava chi l'avversasse. « Anche a Massa e Carrara » (ebbe a stampare lo stesso giornale) « il federalismo ha fatto i suoi sforzi per impedire che quel piccolo lido formasse parte integrante della Repubblica Cispadana. Conviene però confessare che la

la

corruzione sociale

popoli, che

fra'

natura ha diviso dagli altri e che conoscono poco com-

mercio, non trovasi a quell'apice di grandezza che riscontrasi fra di noi.

Più semplici nelle maniere di esprimersi,

e più ingenui di cuore,

nione senza

uncini

hanno esposta la loro politica opie

legali

senza

distinzioni

tiche. E' singolare, fra l'altre, la difficoltà

paripate-

d'un opinante

Cosa sperate mai, diss'egli, da questa unione? Cosa volete mai che vi diano i Modenesi? Essi non vi possono dare che dei coteghini. Soggiunse un amico dell'unità E che ? Non sono forse una buona cosa i coin piena assemblea.

:

teghini ? » (1). Il

la

21 di gennaio si aprì in Modena nel palazzo ex-ducale

terza sessione del Congresso Cispadano.

vi fecero

il

loro ingresso

i

giorno 30

Il

rappresentanti di Massa e di

Presidente » (così ne dà conto un giornale d'allora) « annunzia l'arrivo de' deputati di Massa e Car-

Carrara. rara. di

«

Il

Fatta lettura de' loro mandati e dell'atto di unione venpopolazioni alla Republica Cispadana

quelle

gono

;

deputati introdotti nella sala, fra le più vive acclamazioni e fra i segni del giubilo universale

e

in

seguito

i

prendono posto tra gli altri loro fratelli, i cittadini Guerra e (Lodovico) Lizzoli per massa

(Alessandro)

(1) Il

Giornale repubblicano di pubblica istruzione, n.

dena, 15 piovoso, anno V della Repubblica Francese, dana (3 febbraio 1797 v. s.).

;

XXXII, MoI

della Cispa-


1

— 489 — (Giambattista) Vacca Carrara

(Michelangelo) Marchetti (1) per

e

Di Massa e Carrara

(2).

la

Repubblica Cispa-

dana forino il Dipartimento di Luni. Montiqnoso (Massa e Carrara).

Giovanni Sfoi za. Brani inediti dello " Zibaldone,, dell'abate Jacopo Chelini.

A di 26 novembre 1796. La Comunità

ili

N'adii

ili

sopra e disotto, Vicaria di Garfagnana,

Francesi dopo avere permesso che

.

i

Francesi pian-

Ubero della Libertà in Castelnuovo, capo della Garfagnana modanese.

Francesi adunque, non contenti della prima contribu-

I

itone, ne Imposero la

seconda di 25 mila zecchini sulla Garfagnana

Quelli di Vagli, mal sentendo questa Impossibile impostarsi sollevarono;

a questi se ne aggiunsero degli altri, e fra tutti le donne sembrarono determinate. Si armarono di accette e di pennati e in n.° di 3 mila andarono alla Fortezza di Monte Alfonso, ed a forza entrati

le pia

portarono via due cannoni ed a braccia li strascinarono a Castelnuovo. dove arrivati piantarono

cannoni in mezzo alla piazza,

i

Indi svelsero l'Albero della Libertà, e strascinandolo

per vilipendio

Duca, Viva la Reggenza. seguito spedirono al nostro Castiglione per chiedere polvere da tutto

In

castello,

gridavano: Viva

il

ma gii fu negata, dicendogli che andassero a prenderla sulla

fucile, a

il

degli schioppi.

La ragione per cui

si

mossero

Imente un proclama che nel

quale ni

si

la

Vaglini all'insurrezione fu prin-

i

Municipalità

francese fece

pubbli-

diceva che ognuno viver potesse in quella ma-

quella religione che chiedeva. Ciò fu la pietra scanda-

che mosse

Vaglini all'insurrezione, come quelli sopra gli altri

i

dia religione dei loro padri, e da ciò Idearono d'andare il •

di

sabbato, a Castelnuovo In n.« di circa 800

tutti

armati e colle loro mercanzie solite a fan*

h 26 novembre, giorno

fra

uomini

(1)

1797)

e

donne,

Tommaso nella

;

Casini,

L'insta

/

deputati

storica

del

Beniamino Manzoni, ann. W7. naie de'

Libertà Il

Wmr§. ìlal.

Il

febbraio

Cornarono

tt.

10, 8.).

Oiopmiamo

italiano,

(1897), voi.

1997 v.

Patrioti d'Italia,

Italiana (23

al

Bioorgimonto

II,

pp.

1

796-

èirotia

dal

179,

184,

5 ventoso, anno

I

della

1»


— 290 — dere io quella piazza.

Infatti, giunti colà, si

disposero, con l'intel-

ligenza erià fissata, tutti intorno alla piazza. Qualora sembrogli essere ciascuno al proprio luogo,

il

capo di

essi

disse al

che passasse sottovoce a colui che aveva accanto

compagno

parola:

la

\iva

Duca. Quegli passò la voce al terzo, il terzo al quarto, e così successivamente Ano a tanto che non fosse ritornata la stessa voce al il

capo degli insnrgenti. Ritornata che fu la parola (segno che tutti erano pronti all'insurrezione) egli gridò ad alta voce: Viva il Duca. Nel

momento medesimo si sentirono le voci universali

di

Viva

il

Duca, donde ebbe principio la rivoluzione. Giunta tal nuova al nostro Governo, dispiacque assai per le conseguenze che ne potevano derivare in grazia della vicinanza. Infatti •

/

la Municipalità di Roncagliana,

paese della Garfagnana sempre .sog-

getto alla Francia, chiese alla Repubblica libbre 1000 di polvere e

piombo per tenere a dovere gli insurgenti. Per tale efS. Andrea si tenne Consiglio straordinario, convocato dal banditore a cavallo, costume solito per Consigli straor-

libbre 600 di fetto

giorno di

il

i

dinari, ed

esaminata la richiesta gli

fu

risposto che avendo poca

polvere e meno piombo, attese le circostanze dei tempi, non potevano darne agli altri, avendone di bisogno in proprio. Garfagnini rivoltati, prima di ogni altra cosa rovinarono tutte I le strade che dalla Lombardia mettevano foce ai loro paesi; e sic-

come avevano bisogno di vettovaglie, per la scarsità delle castagne, mandarono a Lucca molti muli, che li fecero caricare di granturco, olio, etc,

pagando il tutto. L'Ecc.mo Consiglio vedendo che la Gar-

fagnana veniva a provvedersi a Lucca di vettovaglie, etc, con suo decreto proibì il poter vendere grano, biade, etc. a' forastieri e ciò ;

non dovere entrare in qualche impegno con i Francesi, permettendo che i nemici della Francia si provvedessero il bisofece per

gnevole a Lucca.

A dì 21 decembre. Questa mattina, quantunque giorno dinario Consiglio. L'oggetto non di

si sa,

di festa, vi è stato uno straor-

ma si crede per passaggio

truppe che dicesi debbano passare per una spedizione segreta,

qual'è,

come si suppone, per andare in Garfagnana per la ribellione

colà accaduta. Nelle convenzioni fatte con

Buonaparte e

Saliceti

quando ebbero la contribuzione, vi era espresso che non sarebbero passate truppe dallo Stato se non in caso di necessità, come venne confermato dal Direttorio esecutivo di Parigi; e questo è il caso, mentre volendo passare in Garfagnana, non vi è altro passo che questo,

non potendo per le nevi passare altrove.


-

- 291

A

99 decembre.

ili

Questa mattina a buon'ora è arrivato a Lucca un avviso per vi

erano da circa 3 mila

soldati,

il

chiamata

Legione Lombarda, comandata dal generale Rusca di Mentone,

la

per la Garfagnana. A tale av-

la quale è quella sopradetta destinata

radunò subito e fecero pure radunare gli .mori e fissarono spedire a complimentare il generale il Sig. Francesco Mazzarosa e Paolo Garzoni. Fu dppoi lotto ordinario Consiglio con la solita formalità del bandiredoli Differenze

'oilìzio delle

si

I

tore a cavallo suonando la tromba, che messe in

rore il pubblico. L'oggetto del Consiglio non

s'è

moto ed in

ter-

saputo, e si è

di-

sciolto alle ore 21 e mezzo, dopo aver fatto l'estrazione del

nuovo

Collegio.

giorno arrivò un nuovo

Alle ore 23 circa dello stesso

•

per cui si radunò immediatamente l'Oflìzio suddetto e le LL. Eccel-

Poco dopo arrivarono due officiali della Legione Lombarda, una lettera per il Governo, spedita dal generale Rusca. Questi

lenze. c<.ii

uiuii"

:

a

l

due

all'udienza. Fra questi

'ulazzo

officiali vi

era

un Gambozi di (amatore, fratello d'un nostro alfiere all'attuai servizio <lella Ser.ma sua Repubblica, il quale, appena fatto il primo <•

xnplimento, pieno d'aura

mise

ira:

itante,

ed

Bernardini, restò assai sorpreso, e di-

l'udienza fosse sorpreso dal pianto. La

i

..

i

ed

niun

il

in

cappello in U

ma che in un suddito nostro fece maraviglia grande.

Gonfalonieri, Federico

il

il

qualora si presentano al loro

formulario però solito de' Francesi

le

termini convenienti e propri, il passo della truppa da

comodo di

la nottata

;

senza aver bisogno

di

essendo approvvigionati Non fu senza qualche lieve

i,

della

»

ma restò stabilito che

nottata in Lucca,

«bbero egualmente

fuori de la

ita

luceva nella stessa t

risposta

le

•

•

il

generale in

al

tal

con/or*

generale sarebbe vena!

medesimo

notte, ed a tale effetto fu destinato al

Ferrante Cittadella e Gerolamo Guinigi limentarlo

suo arrivo, Intanto

al

il

Sig

Francesco Mazza-

I

trovarono alla

;

partenza

per Locca, BgU

;.-!

i

;

clic

e

il

pero

progetto

non

dopol parli

:

;

di

far pernottare

trattenne

curarono

mvenieotemei intanto fargli gustare

il

si

.


— 2U2 — e Garzoni, essendo arrivati in

Lucca alle ore 7.

1

Deputati

Signori

sopra i passaggi hanno destinate tutte le case nobili

Monsanqai-

di

cominciando dalla casa Benassai fino alla casa Bernardini, per

liei,

alloggiare la truppa. A tale effetto hanno comprata quantità di paglia

per stenderla nelle stanze onde poterci dormire ed

devono per l'offizialità; e l'alloggio

di

Alle ore 18 dell'antivigilia di Natale sono entrati in seri a cavallo,

letti

i

servir

questi fu rasa Ottolini.

con sciabla nuda, e non sapendo

Lucca 25 us-

la strada

sono an-

dati a S. Martino, credendo quella chiesa fosse il palazzo pubblico; di

sono andati al Palazzo del Principe in tempo che era radunato

lì

l'Ecc.mo Consiglio. Gli Svizzeri

ed uno solo

tile,

di quelli

si

sono opposti all'ingresso del cor-

ha avuto il permesso di entrare, il quale

dimandando del proprio generale, fu allora, per mezzo di un targetto, insieme ai compagni condotto alla Locanda di Giovannino, ove alloggiava il Rusca generale, il quale gli ha dato ordine di andare a Monsanquilici, ove era stato fissato tessero la sciabla

nel

fodero,

Porta di Borgo andarono

al

quartiere, e che met-

il

come eseguirono; e riusciti

fuor di

loro destino.

Nel giorno di ieri e nella nottata venendo

il

giorno 24 decembre

sono arrivati a Monsanquilici circa 2 mila soldati e della cavalleria circa a 100,

ma in un tempo che pioveva continuamente, e arriva-

rono mal conci e rovinati dall'acqua e dai fanghi. Questa truppa

aveva cariaggi

e

monizioni da guerra e da bocca e vari pezzi d'ar-

di biscotto è stato mandato in nuovo in forno per asciugarlo dell'acqua avuta. Fu veramente un grosso imbarazzo per quei Signori sopra i passaggi il ritrovarsi tanta truppa a ridosso, con aver avuto poco tempo a sistemare le cose, e la poca e niuna esperienza che i medesimi avevano in simili casi; nulladimeno procurarono disporre il tutto e render contenta, per quanto potevano, quella truppa, che

tiglieria

da campagna. N.° 36 carri

Cittadella, per mettersi di

stanca dal viaggio e dal fango e dall'acqua continua, che per viaggio

aveva avuta, bestemmiava come i turchi. generale Rusca fu complimentato dai nostri Deputati, che

Il

rono ricevuti convenientissimamente. loggi

i

trattò

Si

quali inclinava a volerli in città,

di

nuovo

ma persistendo

degli i

fual-

nostri di

il generale allora spedì un uffiziale a visicompagnia d'alcuni nostri Deputati, i quali non

volerli a Monsanquilici,

tare

i

quartieri in

furono trovati gran cosa al fatto, ed

poco contento. Ci fu

forse per rimettersi in qualche il

il

generale ne restò egli pure

in seguito spedito il Gambozi, già detto, il

quale

maniera in grazia dei Lucchesi per

cerimoniale poco conveniente tenuto nella prima udienza, portò


- 293 relazioni migliori •uti.i.

quartieri, e procurò che

ilei

Oambozi

Il

il

propria,

generale ne

maritata

;

ne'

Ricci,

commesso errore, ed egli infatti ne chiese

rientrali' in 96 del

m seguito procurò di coadiuvare a' Lucchesi m

stuse. ed

mctlte

sorella

dalla

tu

quello che poteva, essendo molto famigliare del generale.

Dopo che il suddetto ilg. Rosea ebbe avuto il complimento de' Dopatati, gli fu presentato

10 luigi di mancia.

il

regalo di 26 portate, che accettò e diede

pure mandata alla Locanda

fu

(ìli

che non accettò, dicendo che

lo

difendevano

i

guardia,

la

che in

cittadini, e

-guenza non aveva bisogno d'altra guardia. La sera gli fu un festino a casa Montecatini nell'appartamento familiare, ma egli

non intervenne per le ragioni che dirò in seguito, e vi mandò soldue offlziali a far sapere che le occupazioni sopraggiuntegli non

permettevano il poterne godere. La sera seguente pure, vi-

li

gilia di Natale, vi

fu

festino

a casa Fatinelli. al quale intervenne,

ed in seguito v'intervennero pure da 60

ottìzialì,

i

quali

misero

si

a giocare tutti insieme a due tavole alla bassetta ed al gioco detto ontano. La ragione per cui la prima sera il generale non intervenne al festino si fu chela Garfagnana, pentita della sollevazione-

primo giorno del suo arrivo a Lucca, n.° 6 Depu.

so

a presentargli

tati

perdcni>.

li

acciò

offici

esimi

I

chiavi della fortezza

ì

generale alle

il

nacque che

quali

si

Ai generale

i

come

fece;

portarono a Palazzo a ringraziare

Kcc.mi

gli

in

loro

veduto

il

un pezzo e che

si

mostrasse renidiffl-

cialmente con una truppa che non aveva mai

fuoco, e che era

degli officiali id

di

gente che una parte era

l'altra di

prima gioventù, trattandosi

composta

senza religione;

ussari, «he s'era arrolata in quella

con quella divisa

ussero e

vedersi

rsl ri

;

pendolare

al

Ss

sclabolone smisurato, effetto solo della vaniti loro; ed

il

rta

di

gente rifugiata, vale a dire

di

iti,

giorno ,

il

Generale

fissò

l'ordinò

Natale; ed la

il

le

non ostante di portarsi colà con circa

per meglio sistemare

di

co-

persone esiliate dalle

patrie per furti e cose simili. Composte pertanto ina,

fa-

non sembrò vero la sommissione della Garfagnana,

mentii', pari mdo in confidenza, confesso egli stesso la

:

dell'impri

11

loro buoni

i

di loro istanze,

Deputati garfagnini deputarono due dei

quantunq

uni»

Monte Alfonso ed a

per le premure che s'erano prese molti signori

ri

•

di

Lucchesi impiegarono essi pure

si

cui ne

.

le

le

cose

te

la

partenza

restante della trupp.i. ohe DOS cndi.

partenza per Livorno per il giorno si


- 294 — La truppa intanto che pernottava a Monsanquilici nulla avrebbe non succedeva quanto sono a dire. Accadde dunque che la notte stessa di Natale un caporale entrò in casa Ot-

lasciato a dir di sé, se

tolini, ove

abitavano gli offlziali, ed entrò nella camera d'un offiziale

ch'era in letto, e

gli

disse che voleva

era grande; l'offlziale, maravigliato

dormir seco lui, che il

porale, in termini però convenienti.

Il

letto

qualche cosa al ca-

di ciò, disse

caporale, insistendo, replicò

che erano tutti uguali e che voleva assolutamente dormir seco lui.

Ecco l'effetto dell'uguaglianza, che sognatamente vanno vantando! L'offlziale, alzando più la voce, sgridò il caporale a segno che uscendo

fuori altra gente

ed andò

al

procurò che il caporale se n'andasse. Egli partì

suo quartiere, e preso

il

fucile,

tornò nuovamente alla

detta camera, che trovato serrato l'uscio sfondò col calcio del fucile. L'offlziale saltò

giù dal letto in camicia nell'atto che

rale entrò in camera,

il

quale sbarrò una fucilata

il

capo-

all'offlziale,

che

per fortuna il fucile non prese che fuori. Fu subito arrestato il delinquente, e

datane parte

al

Generale,

li

fu

ordinato processo e

venne condannato ad essere archibugiato; la qual sentenza fu eseguita prima della partenza, cioè: qualora le truppe che andar dovevano a Livorno furono schierate e messe in marcia, qualora furono giunte alla prima voltata della strada delle tagliate, che conduce al camposanto, e dirimpetto alla piattaforma di S. Frediano, facendo

alto, fu

per eseguire

la

condotto in un campo sulla strada suddetta il reo sentenza,

Il

delinquente chiese

di

confessarsi, ed

essendo stato cercato un sacerdote, che fu un frate di fu

S.

Francesco,

brevemente confessato e dette segni non equivoci di veramente

pentito; indi fu archibugiato, e lasciato sul

campo il cadavere, pro-

seguì la marcia per andare ai Bagni di Pisa a pernottare. Se il Ge-

nerale non faceva eseguire la sentenza, tutta della

marcia abbassavano

le

l'offizialità

nell'atto

armi ed avrebbe abbandonato il

ser-

vizio. Appena eseguita la sentenza, si udì una voce generale Evviva :

la nostra legge, ed incominciando a cantare varie canzoni, partirono

allegramente, gridando

ad ogni tanto: Evviva la Repubblica di

Lucca; ed erano le ore 21 e mezzo quando partirono dalle tagliate, e vi era concorso gran popolo e fuori delle Porte e sulle mura. Il

Generale Rusca era partito prima con circa 300 soldati ed

quanta cavalleria, per pernottare al Borgo suoi

offiziali,

e la truppa in altre

in

al-

casa Pellegrini con i

case particolari; al qual effetto

erano andati il Sig. Filippo Orsetti e Lodovico Bernardi a preparare, ed il giorno seguente doveva riprendere la marcia per andare vi

a Castelnuovo, capitale delle novantasei Comunità della Garfagnana


— 295 — Modenese] À Monsanquilici

restarono alquanti malati, die furono

vi

allo spedale, e circa trenta fra soldati

ed olliziali, con alqaeota monizione da guerra e tutto il biscotto, che era tuttora nelle lotti

caldure

ma che

di Cittadella,

Livorno

il

giorno dopoi 26 decembre partirono

pure.

essi

Questa truppa qualora parti da Modena era molto maggiore pretende die

in

bordinasione

in

questa marcia ne siano desertati circa 900. La essa poco si conosceva. Molti erano scalzi, e furono

provvedute varie centinaia di scarpe per calzarli; ed era un emnpasto di birbanti, quantunque vi fosse molta nobiltà di primo «pia

da notarsi die ve n'erano di tre qualità. Una teneva scritto nella (lascia dei cappello queste parole: Aristocrazia o morte; l'altra:

diana o morte: e la terza: Libertà, eguaglianza irte.

Questa era

H mondo,

l'idea dei pazzi de'

Francesi di volere rigene-

uguagliarlo e far tutto un governo, tutta una re-

di

pubblica. Dio buono! e questo

anziché chiamarlo

si

vuol chiamare il secolo illuminato,

secolo de' birbanti.

il

La truppa fece delle alte doglianze co' loro generali per non espermesso d'entrare re alla

•

in

medesima che

tanto più che era stato fatto avrebbe piantato l'Albero della Li-

città,

vi

i, acciocché più volentieri facesse quel viaggio, che se a\ saputo essere diretta per la Garfagnana, forse non avrebbe voluto

ne

art-

a

quella stagione, né per quella pericolosa spedizione.

L'altra ragione che e di altro. •

adduceva si era la necessità che aveva di scarpe

Fu pertanto provveduto 500 paia iderono ai contadini

M i

scarpe

in

etti

le

scarpe a vii prezzo, e quelli

li

calzarono, siccome non avevano fibbie onde stringerle e

lo

marciare per le strade piene di fango per la dirotta pioggia ino loro

fuori

di

a Monsanquilici per dispensarle a chi ne aveva bisogno, sfa

te

il

le

scarpe piantate nel medesimo e levavano

piede nudo, essendo

la

maggior parte senza calze, che sup-

medesime un lungo calzone; il qual piede, per reggersi ritti, metter dovevano nel fango, indi c.var la scarpa dal medesimo

pliva alle

•

notte del

S.

nel piede.

Natale nella chiesa di Monsanquilici non

fu fatta

funzione alcuna per non esporre la chiesa di Dio forse a delle riverenze, e non permettere specialmente alle donne, che In !i

pod

paese, ad uscir di notte per .mdare alla chiesa a

un qualche affronto

La vigilia però di Natale

l'oftlzia-

mangiar di mairi-" e qualcheduno ascoltaron la messa la Una, come pure vari soldati. In Lucca poi nella notte di Natale olle

:

il


— 296 — Generale andò

in varie chiese e

telandini, ove

si

specialmente in Santa Maria Cor-

trattenne alla messa, e la mattina similmente molti

Lucca furono veduti ascoltar la messa con devozione. Le indicommesse da questa truppa nel breve soggiorno di Mon-

in

scretezze

sanquilici sono grandi: fuochi accesi presso

anneriti tutti

i

i muri de' palazzi ed muri esterni dal fumo; alberi rovinati per tirarci

dentro delle fucilate ; canali de'

tetti

rovinati per tirarci a segno

col fucile; quadri di Santi per le camere lacerati per disprezzo, che

Dio

li

Ieri

perdoni; attrezzi e piatterie e cristalli mandati in pezzi. 28 [decembre 1796] furono arrestati tre francesi sull'Osteria i quali si credono desertori e che per le campagne commettevano delle impertinenze. Furono arrestati da cinque

del Giannatti,

nostre

altri francesi

a cavallo, restati a Lucca forse all'oggetto di arre-

stare qualcheduno dei loro che esser potesse desertato e che capitasse a Lucca.

I

medesimi furono condotti scortati dalla suddetta S. Donato e consegnati al capitano Frediani, che

cavalleria a Porta ivi

era di guardia, per custodirli fino alla mattina seguente, e che

poi furono condotti sopra un barroccio fino

a Livorno.

I

suddetti

nel passare la nottata in arresto, lasciando libero il corso alla pas-

declamarono contro il Generale e contro il Governo attuale il loro Generale gli aveva ingannati, mentre gli aveva detto che li conduceva a Lucca per impadronirsene e piantarci l'Albero della Libertà, e che poi li conduceva in

sione,

della Francia e dicevano che

Garfagnana. Declamarono assai sull'articolo della uguaglianza,

di-

cendo: ci danno a credere esser tutti uguali, ed a noi comuni tocca

andare a piedi e per il fango e l'offizialità a cavallo ed in carrozza; noi un pezzo di cattivo pane e poca carne per cibarsi, e quelli ad

una tavola ripiena d'ogni sorta di cibi; ed altre molte cose consimili. Mi scordava di riferire alcuni disordini succeduti nel passaggio della truppa, ossia dell'arrivo della medesima a Monsanquilici. Già,

come dissi, piovve tutto il giorno e tutta la notte e la truppa ardi male umore e viemmaggiormente s'indispose l'animo quando seppe che non doveva entrare in Lucca. A Monsan-

rivava mal concia e

quilici vi tali

era destinati

il

sig.

Alessandro Ottolini e Gregorio Minu-

ad assistere per evitare i disordini, per quanto era possibile.

Un offìziale il quale non ebbe ciò che voleva e poco mostrossi contento del quartiere, strapazzò malamente il sig. Alessandro suddetto

e lo minacciò con la sciabola alla mano. Egli, fattosi coraggio, con

parole assai significanti, ribattè l'audacia

dell' offìziale,

e

dissegli,

vedendo che ivi eran vari nostri contadini, che se faceva un cenno ai medesimi lo avrebbe annegato nel Serchio sul momento, essendo


— 297 — appunto insorta la questione in testa del ponte del medesimo. Lui vedendo il coraggio dell'Ottolini, s'ammutolì, né fece più do-

tìziale,

glianza alcuna. Casi consimili succedettero ancora al

Gregorio

sig.

Minutali con

il

medesimo successo. Ciò fa chiaramente vedere che

razza

di

^>riT--

.i

procura solo sopraffare i poco coraggiosi, e

che con quelli che sapevano rispondergli si mostravano vili. che fu lasciato nel campo, e senza calzoni, che

e

Il

furono levati da quelli che nella chiosa

ilire

che

per

i

lo fucilarono, S.

ili

Marco; ed il Principe pagò lire dieci

funebri funzioni.

le

Un francese della truppa suddetta portò una diretta ad un suo

gli

come loro morto, si volle

lettera alla

\

amico; la quale, a caso, o determinatamente era

aperta. Venuta la curiosità di leggerla,

si

trovò in essa che ra^-

gliava l'amico del viaggio fatto fino a Lucca, e che avendo soggiot

partiva per Livorno. Bel

vanto d'aver soggio-

una provincia clic viene a dimandar perdono de' propri errori collo al giogo che le sarà imposto!

il

Quando partirono

francesi dal loro quartiere ne

i

restarono

ai-

ammalati, e furono condotti allo Spedale e curati. Ino fra che fu visitato dal medico ed a cui non trovò né febbre né ti alcuno, ne fece

il

i

rapporto al Rettore

sig.

Bernardino Torre.

dell'ammalato ed interrogatolo che male ose; solo ho bisogno di mangiare, di be-

dormire

di

e riposarmi.

lombardo, die

ito

usar carità. i

al

Rettore

la

I

del

milanesi, modanesi e reggiani, e solo vi era una compagnia

di ii

e

Piacque

tenne qualche giorno allo Spedale, volendopoi lo licenziò. La truppa anzidetta era comlo

francesi

tum;

1

1).

Come già dissi era un accozzo di birbanti, quan-

offiziali vi fosse della

nobiltà di gran riguardo, come

Ine fratelli Castiglioni di Milano, giovani di prima scappata,

un

l.itta

pure

di

Milano ed

altri

di

case consimili. Questi

offislali

quando furono a Monsanquilici si fecero scaldare il ale Rusca ha scritto lettera al Governo dandogli l<

(1)

Alle truppe del

per testimonianza del -

arfaguana, Busca, in marcia alla volta della OiornaU Eepubbìioano di Modena, si unirono '

molti volontari della Guardia Civica Modenese, i quali, eoi disprei-

zare

le

nevi,

i

monti alpestri e tutte le difficoltà che accompagnano mostrano all'Europa, che Modena ha de' coragdeterminati a spargere tutto il loro sangue jwr lo sta-

•-dizione, patrioti,

bilimento della

Repubblica

!

».


— 298 parte di avere sedati

i

torbidi

della

stesso ringraziava delle attenzioni

Gàrfagnana

usate

al

(1)

nel

e

medesimo

e

tempo

alla

sua

truppa, indi pregava a voler permettere che andassero liberamente (1)

Il 7

nevoso (27 decembre) « un uffiziale della coorte modenese »

scriveva, da Castelnuovo, al Giornale repubblicano di pubblica istruzione di

Modena « V'iva la Repubblica Abbiamo marciato alla Dopo le più penose marcie, in mezzo alle pioggie ed :

!

Repubblicana. al

fango, per monti e dirupi, sono ricompensate

le

nostre fatiche,

poiché la bandiera tricolorata sventola di nuovo nella Gàrfagnana.

Siamo in Castelnuovo e l'avvilimento è segnato sul volto dei perfidi,

come la gioia sul volto dei buoni. Questi abitanti ci spedirono a Lucca le

chiavi delle fortezze, che furono ricusate. Al nostro arrivo, che fu

di notte, ci vennero incontro ed illuminarono le strade con fiaccole ac-

cese, e ci fecero molti applausi. Il terrorismo però rivoluzionerà il paese

dei ribelli, e la vendetta nazionale cadrà sulla testa dei scellerati ». Il

14 nevoso (3 gennaio 1797) lo stesso Giornale repubblicano ebbe

quest'altra lettera, da Castelnuovo

« Al solo avvicinarsi della colonna repubblicana diretta alla provincia della Gàrfagnana per sedare i tumulti e punire i ribelli, una gran parte di questi si diede alla fuga. Alcuni particolari di Castelnuovo vennero all'incontro dell'invitto generale Rusca, portandogli le chiava del forte di Mont' Alfonso. Credevano con questo di togliere la ben giusta vendetta, ma ingannati che erano I ribelli non si diedero alla fuga che quando si considerarono perduti credevano costoro la Gàrfagnana invincioltredichè bile, perchè circondata da dirupi e montagne incaccessibili credendo che il detto generale potesse far passare la sua truppa pei la strada di S. Pellegrino, posizione a loro vantaggiosa, demolita aveane la strada per più di dieci pertiche onde' impedirne il passaggio. Il generale, avendo il tutto considerato, non si diresse per quella via disastrosa, ma ordinò fin da pria la marcia per Lucca e Gallicano. Alli 6 corrente nevoso (26 decembre) frammezzo ad una dirottissima pioggia entrò di notte il generale a cavallo alla testa di una porzione della colonna in Castelnuovo. Ivi giunto, spedisce immediatamente un distaccamento al forte, e fa metter sulle mura i cannoni, spedisce dei corpi di truppe nelle Comuni ribelli, e molti di questi vengono già arrestati. Cinque dei capi sono stati fucilati altri, non essendo stati gli autori della ribellione, sono tolti in ostaggio insieme con alcuni dei più ricchi delle dette Comuni ribelli. Altri che si erano armati per minaccie fatte loro dai ribelli, dopo aver assistito fra le catene all'esecuzione dei cinque sopradetti, sono stati posti in libertà. Un gran palo fu piantato in un angolo della piazza di Castelnuovo, a' piedi del quale erano i rimasugli degli stemmi dell'ex Duca fatti distruggere, e su de' quali stavano a ginocchi i condannati quando subivano la ben giusta punizione. La casa dei Maggesi, capi della ribellione, non potendo essere incendiata, per :

!

;

;

;


- 299 — «lei

incando quasi

riverì tiitivo

il

di tutto, non

ostante il bando ema-

potere estrarre grani, etc. per fuori

di

stato, an-

comprati a Livorno, o altrove; bando che fu

i

iion comunicare il Fuoco alle case contigue, è stata saccheggiata dalla truppa e distrutta sino dai fondamenti La casa e la capanna di un

ribelle di Vagli «li sopra, dopo un orribile saccheggio, è stata condannata alle fiamme. I decantati Vagliai, all'apparir della truppa, davano in dono le loro vite e portavano i loro fucili e loro pennati. Alcuni «li costoro, temendo «li essere arrestati, fuggivano i

inderai nelle loro grotte. Il general Rusca, in seguito a tutto ordino che fosse prestato un nuovo giuramento da tutte le

to,

Comuni ribelli, lo

piii

proclami bellissimi a tutta

fece dei

Garfagnana.

la

volte al popolo, atterrito, su i loro delitti e sul

modo «li

Le Municipalità sono state riorganizzate. E' stato dato il «•ornando generale della milizia della Garfagnana a un vero patriota. L'Albero della Libertà si è rialzato con pompa grande sulla piazza, e le bandiere ricolorate sventolano sulle torri. Quest'insilamento rassegni to tosto da un perdono generale, a riserva però dei primi autori. Le lagrime «li compunzione irrigarono per più giorni le strade «li Castelnovo. Quei che non avean preso parte alla rivolta non gì stancavai) «li «lire: la punizione è giusta l'insulto fatto purgarli.

t

;

alla

Repubblica Francese, al Governo,

lo

richiedeva. La Garfagnana

non -art più attaccata dal prurito «li rivoltarsi e se mai per sorte vi -i manifestasse il primo sentore, cannoni del forte la ridurranno in polve (Ritiri in il nido e la Unii ha posteri diranno ritirili. Nel momento che vi scrivo non s'intende altra la Repubblica . Viva 9 Eutea, Vivano mico, addio ». cinque fucilati furono: Gio. Pietro «li Pellegrino Ruggì e Angiolo «li Gio. Antonio Masotti, tutti e due «li Castemoovo ; il notai" Antonio Senti, il suo figliuolo Pellegrino, abate, e Francesco Celeri, :

i

«•

i

:

i

I

tutti « tre di Trassilico.

«

Per la scarica furono incaricati sei francesi,

che non colpirono mortalmente «•he

i

condannati,

ma

li

ferirono

Rusca, non rodendo il popolo chiedere la grazia, esclamasse: Se

il

,o popolo, chiesto la grazia, V avrei

concessa. Chiamati sei italiani,

prima -anca uocisero condannati, «-ni cervelli Bchisaarono fino alla metà «Iella piazza. In Vagli, al piano «Iella Tambura. furono imtre «api che presero parte alla rivoluzione «li Castemuoi iti

alla

Livio Migliorini, II

l»»is ni

la della Qarfagnana <uri

<

ìsoo.

.'nana, stab. tip. A. Rosa. 1900; pp frate Pier Paolo Maggesi, già confessore dello spo«i o i

Duca

«li

Modena

«Ine suoi

contumacia

alla

furono mandati

in

in

i

i

che

fu

l'istigatore e l'anima

della

pena

«li

som'

garfagnini rennero condannati nque borghesi morte. Cinque pn

fratelli «<l altri sei

ostaggio a

Milani

«''

Mo<i.


- 300 fatto per

-

non entrare in litigi co' Francesi, quando si seppe la

levazione della Garfagnana che non mancarono persone che provvidero a Livorno molti generi con l'idea fagnini; ed intanto

di

somministrarli

ai

Gai

mandarono e prendere il biscotto, che era tut-

tavia in Cittadella. Ne' giorni addietro è ripassata da Viareggio per restituirsi a Li-

vorno quella truppa Francese in rara a sedare

ebbero

la solita

i

tumulti, die

razione

di

n.°

di 250,

che era andata a Car-

erano colà nati (1); ed a Viareggio

pane e carne (2).

paesi circostanti dall'origine fino al

1860, compilazione di A[ngelo]

N[amia8], Modena, tip.-lit. Angelo Namias e C, 1894 p. 594. Il generale Bonaparte, l'8 decembre, scriveva al Lallement agente « Des mouvements insurredella Repubblica Francese a Venezia ;

:

tionnels, qui sont entièrement apaisés, ont eu lieu dans la partie

du

ils sont attrici-devant duché de Modène, appelé la Garfagnana buès en grande partie au nomine Frate Zoccolente (sic) Magesi, :

du couvent de Castelnovo de Garfagnana. On m'assure que ce scélérat s'est retiré à Venise il pourrait se trouver, soit après du Due, soit dans le couvent des cordeliers de cette ville. Je vous prie d'adresser au Gouvernement de Venise une note pour demander son arrestation, et de me faire part du fruit de vos démarches ». Cfr. Correspondance de Napoléon I.er, II, 149. « Circa il prin(1) Il diclini già così ne aveva fatto il racconto cipio di decembre 250 francesi circa arrivarono a Viareggio, provenienti da Livorno e senza recarne avviso alcuno. Ciò seppesi per mezzo del Giannini, detto Baccalà, che ritrovandosi a Pisa col suo figlio vidde passare questa truppa e seppe che veniva a Viareggio. Egli allora, in gran diligenza spedì suo figlio a Viareggio a recarne l'avviso, ed egli si portò ad avvisarne il Governo a Lucca. Fu subito radunato l'Offizio delle Differenze e fu dato ordine a quei signori cordelier

-

-

:

:

sopra il passo delle truppe che si portassero a Viareggio ed infatti alle ore 5 di notte partì il sig. Domenico Rustici con i suoi compagni per colà. Arrivò infatti la truppa il comandante della quale si portò ;

;

dal sig. Commissario facendogli sapere che non aveva avuto tempo di avvisare preventivamente, perchè era dovuto partire in breve

ora da Livorno per un ordine pressante avuto di portarsi a Carrara per una sollevazione colà nata, e che solo desiderava della paglia ed un tetto per farci dormire la truppa e dei letti per l'offizialità. Fu il tutto improntato ed ai soldati gli fu fatto dare del vino, e gli

ebbero cena dai signori Deputati. Questa truppa aveva due monizione da guerra e da bocca, e questo convoglio fu consegnato ai nostri soldati per la custodia, tanto è vero che questi avevano buon concetto de' Lucchesi. Fu usata una esattissima di-

offiziali

carri di

da tutti ». Di questa spedizione contro Carrara il capitano Gaetano Bai-

sciplina (2)


— 301 A arrivati qui

io

settantatre

di 31

decembre

1796.

provenienti

soldati

qualche

i

bardi; ed

francesi facevano vita

ì

vivere con

erano pochi francesi e

vi

offltiale, e

altri.

gli

ì

gli

quali dicevano essere

birbanti.

q

lom-

altri

insieme, vergognandosi

Pi-

«la

no acquartierati all'osteria del Qiannotti. Fra

«li

con-

Questa è da

riderei La su. Metta truppa pernottò, avendogli data la solita razione <1i

cune

pane,

vino.

e

giorno dopoi.

Il

quella solo che era

ilo

I°

gennaio

parti pel-

IT'.»?,

nazione italiana, e quei pochi fran-

ili

telnuovo.

A

dì

4 gennaio

IT

circa le ore 23. e ritornato In Lucca da Castelnuovo, Qoe accompagnato da vari offiziali a cavallo, il generale Rusca ed è anre alla

Locanda della l'antera, non avendo voluto ac-

preparatogli in casa Bonvisi. La sera è andato al

re l'alioggio

Teatro Castiglioncelli all'opera buffa. La sera de' 5 detto arrivò dalla Garfagnana la truppa, in n.° di 200 soldati circa, quali perii i

rono all'osteria del Giannotti, alla Casa della Guardia, alla Casa del ire

Fiume e alla casa Maslni, essendogli

del

.ha ed

ì

letti

per

irli

offiziali.

fili

Btata

preparata la

furono mandate

soldato fu permesso d'entrare in Lucca, qual tempo ancora del primo loro passaggio. Quanper devozione della festa dell'Epifania dove-

razioni ed a nessun orditi

nel

tunque

.,

lutisi

t

i

teatn, nulladimeno i Signori Deputati sopra il

delle truppe, servendosi dell'autorità conferitagli

|

dall'Ecc.mo Con-

ordinarono che si aprisse il Teatro Castiglioncelli, in cui

.

di

Massa così ne ragguagliava un amico

:

Ieri

vi

circa le ore tre

e

un (piarlo pomeridiane giunsero [in Massa] 250 soldati francesi, che dopo un breve riposo e rinfresco presero la direzione di Carrara in

due colonne

:

cioè una. di circa

150, prese la direzione

e l'altra passo dalla COfita, per la via della

d'Avenza,

Foce. Essendo giunti alle

fioinanse di Carrara quelli che passarono da Avenza. e saputo che ino da -'"il uomini armati, tu dato ordine che si caricassero di schioppi a polvere, onde, avvicinandosi alla porta, dove si ritrovavano 200, fu fatta

ti

una .-«carica

;

allo

sparo della medesima

li

carra-

ad una precipitosa fuga, essendone stati arrestati 'dici. Vi entro la truppa e presero prontamente quartiere. In mattina si sente, per espresso, che la troppa Mancese si divi corpi, per andare alle Ville di Carrara, pei levare a lettero

i

i

«incili

abitanti

tutte

le

armi e

monizioni ».


— 3l>2 — era un'opera bulla, alla quale intervenne il offlziali,

la

i

Sig. Generale

con

i

suoi

quali furono trattati di rinfreschi.

La mattina seguente, giorno dell'Epifania, circa le ore 15 partì truppa a tamburo battente, e prendendo la strada delle tagliate

s'incamminò verso Viareggio per indi trasferirsi a Massa e Cariala. Il

Sig.

Generale con vari

offlziali,

fra'

quali

il

nostro Gambogi,

suo aiutante, circa il mezzogiorno della stessa mattina partì alla volta stessa, e pernottarono a Viareggio. Questa poca truppa era la

maggior parte francesi, e si è osservato, che

gli

offlziali

special-

mente, usavano dell'arte per cattivarsi il popolo basso, con far delle altre arti si osservò fin quando ci onorarono prima volta, che una sera che molti offlziali andarono al festino,

l'elemosine; e fra la

arrivati

che furono nella sala baciavano

i

servitori,

chiamandoli

amici. Arti però che in Lucca nulla valevano, meritre troppo l'odio

era

che portavasi a quella nazione, a segno che, io credo, che

per far perdere la fede ai Lucchesi bastasse che un Francese predicasse le verità evangeliche per far

sì

che niuno per così dire

le

credesse più. Questi artificiosi tratti però poco s'accordavano col

contegno che molti offlziali tenevano in Lucca, e molti soldati fuori ai rispettivi quartieri,

mentre col di loro altiero e sprezzante por-

tamento sembravano tanti sovrani quanti erano le teste; sicché bisogna concludere che il loro tenore di vita era un continuo recitare da commedia, per cui

il

popolo se ne rideva, e non mostrando

quella soggezione e timore che pretendevano imporre altrui, qualche-.

duno di essi arrivò ad esternarne la maraviglia che recavagli cosa non veduta altrove, per cui un nostro villano, siami peni dirlo tal quale, dette la ragione ad

tal

un francese dicendogli: Questo

nasce perchè di voi noi ce ne imboggioriamo.

La truppa che partì da Modena per la spedizione di Garfagnana era assai maggiore, quantunque però sempre poca; e si pretende

che nella marcia

fin

a Lucca ne disertassero sopra 900. Molti ne

disertarono ancora qua, ed alcuni furono uccisi dai nostri contadini,

perchè andavano qua e là vagando a rubbare e far delie imperti-

nenze alle donne; si pretende ancora che qualcheduno fosse tirato in fiume, tanto più

che era assai gonfio nelle feste del Natale, e

questi cadaveri furono veduti specialmente natanti a Ripafratta.

Stefano Erra fu eletto in Lucca tesoriere di questa Legione Lombarda,

il

quale aveva ordine di pagare tutte le spese fatte dalla Re-

pubblica in questa occasione; di lusso

le

spese però necessarie e non quelle

che furono fatte specialmente ne' pranzi dati all'otlizialità

lombarda che dimorava a casa Ottolini a Monsanquilici, che il signor


— 303 — <1 ione irli

mente, che abitava

i

glianza,

di quella villa e

deputato sopra il

splendidamente, talmente clic l'oilìzialità franla

casa Spaila, ne fecero qualche

quantunque do giorno fossero invitati tutti a casa Ottolini fecero

ni si

<sai.

|

Questo secondo per

ai viveri,

la

fu

meglio regolato del primo rispetto

pratica maggiore presa, che al primo

della confusione per la

ne nacque

mancanza del tempo in prepararli e per la

una continua dirotta pioggia e la poca esperienza.

A di 7 gennaio 1797.

uà è partito per la Garfagnana molti barrocci di bie acquavite appartenente ai

»

per uso

di

quella poca

Francesi e

guarnigione che

portava

si

Generale

il

vi

co;

aveva

la-

tta.

a Ieri

di

12

gennaio

1797.

sera arrivò in Lucca il generale Rusca che ritornava da Massa

e Carrara con 200 soldati circa. Colà vi era andato ad ì

Carrai-ini specialmente perchè

come uri ma d'

ì

si

oggetto di

erano sollevati; e

sic-

era portata una piccola truppa per ve

tumulto, e che quella piccola truppa non credendo

prudenza operare ostilmente, procurò quetare quella stessa che accennai ultimamente

.

il

le

cose e parti

passata

es-

e ripassata

Non volendo pero Impunita alcuna sorte di ribelvi si portò con circa 200 soldati Arrivato

generale Rusca

come quei paese era miserabile, particolarmente pei commesse la pinna volta. ti conrare nel palazzo ducale tutta la truppa e manomet-

/ioni e le rubberie colà

Anche

repubblicano «li Modena, nel suo n. XXIII, in Lucca nevoso (3 gennaio 17'JT) stampò republicani Lombardi sono -tati favorevolmente accolti e ci nanne splendidamente trattati, «.li ufficiali sono stati introdotti in citta. esai a pubblici pranzi e cene, e la truppa è stata abbondante niente nutrita. Azzardo dire ohe Lucca >i rivoluz.ioiiereld.e in otto :noi vi ritornassimo. La coorte n L.'iana si è da noi -«'parata iti Lucci, per prender la Strada di Livorno. S le mura di Luooa è stato fucilato un -oblato milanese per ti)

il

QiornaL 1

14

!

i

alcuni aiutanti della

campagna a dargli del

o voltate le armi al suo utliziale. La lOn ordine e nel ri-petto alle proprietà ».

vino e per aver •

in

di-tinta


— 31)4 tere

il

tutto,

levando ogni ferramento dalle porte, ferramenti dalle

graticole, cerchi dalle botti e tina, e

prendere ogni altra cosa da

cui potesse ricavare denaro; indi fatto portare porte, botti ed altre

materie combustibili di tavole, tavolini, letti sulla piazza fece il tutto incendiare,

come pure fece incendiare tre delle principali case del

paese dopo averle fatte saccheggiare e presi alcuni ostaggi de' prinpaese furono spediti a Modena. Bene a ragione poteva quando pernottando a Viareggio e che passò la serata ad un gioco di Faraone in casa del sig. Domenico Rustici, il quale due giorni prima aveva sposata la sig. a Maria Minutali, e dove perdette al Faraone 300 zecchini, che Massesi e Carrarini avrebbero pagata la perdita. Proposizione degna d'un vero tiranno. Arrivato, come dissi, a Lucca alla Locanda, è ripartito questa mattina alla volta di Bologna, avendo per la via di Paulo rimandata in Lombardia quella poca truppa che seco aveva condotto a Carrara, con gli ostaggi suddetti. Il suo aiutante Gambogi, nel suo ritorno a Viareggio cadde da cavallo e si ruppe un braccio. cipali del

dire

i

Per castigare

i

Massesi e Carrarini per la sollevazione

piuttosto per cavar danaro da quei popoli e saziare la

generale e della truppa,

fatta,

o

fame del

fu l'oggetto della spedizione. Oltre

quello

che ho detto intorno al palazzo ducale, il Rusca volle molte persone in ostaggio, e com'è naturale delle più comode e facoltose. Queste, per evitare

curarono al

gli

incomodi a cui vedevansi soggiacere, propagare una somma di danaro

esimersene coll'adattarsi a

generale Rusca, che precisamente desiderava questo punto, onde

rimettersi della perdita del Faraone in Viareggio,

come

già dissi;

somme dai molti ostaggi, abbracciò il per cui ricavò una somma non pena imposta, dalla questi liberò partito e fatte pagare molte

indifferente.

Numero 6 ostaggi però, per coprire il partito, volle che

fossero condotti a Modena. Così pure è accaduto di varie case che

ordinò doversi brugiare e che erano di quelle dei cospiratori della ribellione; e quelli che pagarono una qualche somma liberarono la casa dall'incendio. Non ostante però ne furono abbruciate n.° 3. Questi sono quei bravi ed onorati generali francesi da cui Lucca è circondata. Mi sembra però un vero miracolo dei nostri Santi Pro tettori e della vigilanza dei cittadini che ci governano se gli artigli di

queste feroci bestie non ci minacciano l'ultima rovina. 11 Monzoni che a piedi dovette andare ostaggio con gli altri. Fa-

fu di quelli

miglia ragguardevole.


— 305 — Carattere del generale Busca. nativo

Kr.i

montagne 'li Nizza ed aveva studiata medicina,

Ielle

abbandonando, o per meglio «lire, tradendo la propria patria,

ìntii

ne] principio della rivoluzione e militò contro dell'età

circa

«li

anni. l'omo

1")

una rosela

iluc palle in

•

lenta, per cui male

la

Parigi prese servizio in

«li

1

e

m imprendente, feroce e temerario;

al

non

di

curare in Lucca ancora

facevasi

andava con

le

era diboeciato nel mangiare, bavere e

due

Fra:

proprio Sovrano, con cui poi tu fatta la pace

il

proprie gambe; nulladimeno in

donne, delle quali ne aveva

suo servizio, die però dicevausi sue figliole; era sjiiezzatore

mino della religione e delle cose sante, né poteva vedere se irati; nulladimeno però quando si mal occhio preti ed 1

1

Castel nuovo invitava a pranzo due PP. Cappuccini di quel

che sapeva però che erano veri giacobini, cioè del parfrancese repubblicano. Nulladimeno però la Repubblica nostra

tito

non ebbe

che dolersi

di

molto propenso, ed

il

di

costui,

mentre

si

mostro i erso di quella

fatto lo fece vedere.

Sulla gazzetta di Bologne, intitolata Mo/ii/orr, si Legge l'appresso

no Cispadani che parlano: « Noi siamo itati a Lucca molto Itene ricevuti e meglio trattati e siamo di colà partiti coni

«

ed ardisco dire che se restavamo altri otto giorni

i,

io ehe quella città

« colà, eoo i

dire

si

liziosamente

vi

hanno fatto inserire; e perche maggiormente si sparsentimento !'hanno pure fatto stampare sulla

Milano che ha per titolo

di

nte,

il

otlìziaiità.

II

Cittadino Libero. Questa

francese, o cispadana, quanto è temeraria ed goffa e

glienze,

fatta rivoluzionaria »,

simile

uti

gazzetta

si sarebbe

sarebbe data al partito francese. Questo è quanto ma-

vile.

rispetto e l'ossequio

portato al

iniqua,

buone accogenerale Rusca ed alla

Mentre ha interpretate

le

specialmente dal nostri Signori, per quello che esterior-

mente appariva, e nulla accorgendosi ehe questa era un'arte più (ina loro usata

li

quello che fosse la loro birbanteria e tracotanza, quegli

non >anno che al Principe gli è costata più fatica a tenere gli animi facendo popolo, che a deludere le arti loro e echi

il

di

.

•

buon gioco con cattive carte. I\i

DUO

''IH

I

IM

•jo


Ferdinando Dal Pozzo dopo (Cont.

:

1821

il

V. Il Risorg. ital., voi. XV, fase. 1-2, n. 29-30]

APPENDICI DEL CAPITOLO III. l.

Ferdinando Dal Pozzo scrive al re Carlo Alberto incuorandolo ad essere

Fonti.

un principe riformatore (4 maggio

— A. Ediz.

1831).

in Journal des debàts, Parigi, 1831.

in Motifs de la publicité donnée à la lettre

par F.

à

— B. Ediz.

Charles Albert

Dal Pozzo, p. 3-5, Parigi, Cherbuliez, 1831. Sire,

L'avénement de Votre Majesté au tróne remplit de joie le coeur de celui qui vous connut enfant et concut dès-lors un vif et respectueux attachement pour votre auguste

famille.

Vous ètes appelé, Sire, à faire des millions de sujets heureux, à reveler bien haut la gioire de notre patrie, et à y rattacher l'immor-

de votre noni et de celui de notre nation. Descendant de l'illustre prince Thomas, à qui l'Histoire n'a pas

talitó

rendu justice complète, mais

qui,

certes,

l'obtiendra

sous

votre

règne (*), Votre Majesté prouvera que la branche cadette de la maison royale de Savoie, qui se vante en outre d'avoir produit

le

prince

Eugène, n'a rien à envier à la branche qui vieut de s'eteindre, et la surpassera. (*)

«

Pour y contribuer de mon mieux, le mème jour que j'adressai à Charles -Albert j'ecrivis au président de l'Académie des

la Lettre

sciences de Turin pour lui offrir de faire les fonds d'une médaille d'or de la valeur de 600 francs à décerner à celui qui, dans un temps déterminé, au jugement de l'Académie, aurait compose le meilleur éloge historique du prince Thomas de Savoie. L'Académie approuva

cusuite cette proposition, et

donna

le

programme du concours ».

(Nota apposta da F. Dal Pozzo nei Motifs de la publicité etc).


— 307 — Blk

poni

paaaer,

<1<>

avec

rivaliser

eli»-,

en raison do

domando impcrieu-

de luitiières et de oivilisation qui

sement dee institutions ou nouvelles ou poriootionnéee. Itali les grand» princes, l

>t

Diea

*>ire,

i

»

t

har-

udicieusement.

temoni de vos belles entreprises, faché

polir ètra

n

sana aucune exception, tanni

Le grand point c'est d'innover

aovateurs.

l'àge ou je sui», que des voon\. quaml ina passio n serait de lui offrir de bona, utile» et infatigables

de n'avoir à offrir à Votre

rhonneur

d'Atre,

De Votre

Ifajeeté,

J'ai

KJ

i

sire,

avec un profond respeot.

Le très-humble et

trés-obéissant

serviteur et su jet

Ferdinand Dal Pozzo.

me Sawte-Croix-d'Antin, n. 1.

Paris,

M. i.-rcli

Dal Pozzo

>

i/uali

1831.

noria al ministri! Luigi Montigli» di da

riformi

maggk>

(4

inai

4

Carlo

Villa-

Alberto

1831).

A. Ediz. Ch>

in

M"tif8 de la publiriti : donnée à la Uttre...

pur V.

ri

D \i- POZSO,

à...

M-40.

l».

Paris, rue Sainte-Croix-d'Autin, n.

Hetei edi

4

1.

mai 1831.

Mon ohei Ami. A peine l'avénemenl au tròno de Charles-Albert me fut-il oonnu. ipi. je ne pus m'empècher de m'adresser directement à lui, que jaiino. eatime et respecte depuis si long-temps. Ce qui m'imluisit &

démarobe, ce •i

la

fui

copia de

eonrrier.

ma

le

le

«

I

|>ur et

inébran]

-

eo 181 ». le

<t

-sté par ce m ma harangue au roi Vietai

doni

croia pas ;

je

ponse que tu n'as paa

mais le résultat dùt

méme, je OC me r.}>»nt irai pas de ma

au contraire de ne Pavoir

a

p<

toi

'

;

il

:•

un rilenee de phuiaon annéea. La polMqM Ma vie. la politique ne ponrrail aOe pai noni réanii

rompa avec

noma a divioéa

lo

parviendra

un'ine succès que

souvenir 1 Je ne

malhoiinii-.-mont

•i<-

«pii

lettre,

Aurat-elle

Bmmanui ponili

un amour de ma patrio

point un mot il prive. Dans la domi ttnillo <i jointe je te donne


— 308 — je te l'avoue, resta pleine d'am»Ttume

pattuite de la privatici! d'un ami (|uc j'avais cluri U-aiic'iup plus qu'un iiciv. Mais si maiiitoiiaiit

en résultait l'avantage que tu ne fusses

il

et plus à •

aitisi

conserve en placa;

mèrae de reudre à l'avenir d'immenses services à Aotre

Iure patrie, j'en ressent irais mie joie bien vive, et le vide de tant

d'années se trouverait fort heuresement

ìcnipli.

Puis-je m'abandonner à une pensée aussi riante ? Mais ne parlons

parlons du nouveau roi et de notre patrie dénomination sous laquelle j'entends notre Piemonti

maintenant plus de nous bien-aimée,

;

non pas l'Italie. Or, voici quelles idées bouillonnent dans ma ti'tc. La situation de notre nouveau souverain est difficile et cependant, tout mùrement considerò, et suivant un bon fil de conduite, elle me paraìt superbe, et n'est pas à beaucoup près si difficile qu'on pour;

rait le croire

au premier aspect. J'en parcourrai rapidement les prin-

cipaux points.

— Charles-Albert

Politique extérieure. trer

doit, à

mon avis, ne mon-

aucune propension ni pour la France ni pour l'Autriche, mais

tàcher d'ètre chez lui parfaitement indépendant, libre de faire ce q'il

juge le mieux, se servant à cet effet de l'appui de l'une contre

l'autre, le

suivant

les

circonstances, et se

soutien de l'Angleterre, dont

nière particulière

:

il

il

ménageant perpétuellement

doit cultiver l'amitié d'une

ma-

doit aussi se gagner l'affection, soit de la Suisse,

soit des puissances inférieures

de l'Allemagne voisines de la Suisse.

Un roi de Sardaigne peut très-bien, en suivant cette ligne de politique, devenir,

si les

circostances l'exigent, chef d'une coalition dé-

fensive respectable contre les grandes puissances continentales.

Famille royale.

— La dignité de cette famille et

l'utilité

publique

mon avis, que les membres de la branche de France fussent reconnus comme princes du sang, successibles à la couronne exigeraient, à

en cas d'extinction de la branche regnante, et installés dans le palais et

l'apanage Carignan. Religion.

Cela deconcerterait plusieurs ambitions.

— Je demanderais

la suppression

de tous

les

la résurrection des libertés gallicanes,

ordres monastiques

;

je

voudrais mettre

en commerce tout les biens ecclesiastiques, payer la dette publique en entier, salarier, et par ce moyen, soumettre davantage à l'autorité civile tous les ministres

du eulte

;

enfin offrir

aux peuples la belle

dans les deux mondes) d'une nation et

nouveauté d'un gouvernement sans dette publique. (elle serait telle

Banque

nationale.

— Au moyen d'une banque de cette nature

et d'autres établissemens pareils,

on pourrait obtenir les avantages

que l'on met en avant comme annexés à une dette publique, sans


— 309 qu'on

nconvéniens

»-ii

on ponrrait «urto

;

da eaisses et de bourses pai Umiliati

aueun komme,

fat-il

II

ehand. ne gladi de l'argent dans sa caisse. Toni ìles

là

l'opulen^

plus rielic lord mi

le

|»;ir

r

improduetif dans des mil

n ulatioii de l'argent qui git

Britanniques est gardé ou dans

mar

plus grand le

unni» Taire de-

banques publiques (banque

les

d'Amrleterre. lianque d'Irlanda, lianque d'Ècosse), ou auprès dea bau quiers partiem *tit>itii>n.

Tosti

-

le

monde s'attend à une eonstitution de la

de Charles-Albert. Qu'il

donne après avoir assis

la

-

meni sur un bon système, rien n'est plus juste ni plus rai

naMe la

moyen de perpétuer le bien qu'il fera. Mais s'il

e'etfl le setil

:

donnait subitemene

ne reussirait, après cela, a introduire un

il

me dans son gouvernement que lenlement. lahorieuscment mille diffieoltéi et mille embarras

ni

In

prinre

droites.

jbtHI

vèritablement

absolu,

Chariee- Albert

Ics

-oiipeons et

intention-

prodiges.

dei

m

ÉM

ayant

et

opere r

mème

ne promette pas

cu attendati!

e\<-itrrait

éclairé,

comparativement

peiit

—

<,Uie

constitution, parce qu'il

mauvaise hutneur del puis-

la

sanees absolues, de l'Autriehe particulièrement, et se ferait era liberata .ju-qu'à et qu'il tint sa promesse. Mais les

ter

par

niv

euxmèmes et la Franco seraienl enehantés de voir w

•

tea

dan-

rouler ^raduellement à leurs yeux le systeme ennstitutionnel

sdaoee de plusienrs disposi! ioni IflgJilalinH -ueeessivemeni pu l.lit-cs. Sani parler de eon-t it ution. on peut mettre en vigueur più ehoses

-

analogaei

pie.

droit de grèea :

;

—

et

-upprimant

prrvés ea

isit

la

:

Hterle dét

i

mtroduitioii dei livre» et des journau\

nani

tcinporaircrm ut

IBM censun l'intérieor,

le-

Afoni que

:\

e.

l'i

ils

en permettali»

la

préparan! la

oette

mai

presse; -

tffp

«le

iujusticee passée

gradea, admei

ominatioi

aux

lari!.

et

de .-slide,

et

omli doni

dtofci uéfcKlqaei et

hl>re

que Fon imprime dans

d'arts et

.Jiiifs

*

le

proci

;

rorjx

les

en remlant aux

le-

déelarer*

prìvilège en

abolir toni

-

;

dati- l'adniini-t rat ion de la justice

la liberté religieuse,

:

— abdiquer entièremeal

;

civile*

stans des vallee- de Pianerei Jnreni

eonetitutionnels

prinereei

le-

Vind

<le

métiera

daaa

impot

aux

juges inaraovibles

les

et

donner

qui etaient employéa dans ce

portai)

r bacini

la

du temps de

demi

temp-

;

di

'•

qui ne serait pas


— 310 — extrèmement onéreuse, si l'on considero que plusieurs d'entr'eux furent employés de nouveau dans le gouvernement rétabli, et si l'on fait attention à tous les vides que la faux inexorable du temps a crées dans l'espace de dix-sept annóes. Je crois cette disposition infiniment politique. La Franco en serait f lattee et réjouie. Le nombre

immense de bonapartistes épars sur le globe (il est incroyable en Angleterre)

y applaudirait

;

l'Autriche ne pourrait pas desapprouver

cette mesure qu'elle adopta elle-mème dès le Noblesse.

—

Il

elle est en Piómont, ce qui la rend

actuelle,

choquante et odieuse dans l'epoque

mais ouverte, ainsi qu'elle existe en Angleterre, où elle sert

d'aiguillon Il

commencement.

convient de la maintenir, non pas fermée, cornine

au mérite, et telle aussi que Napoléon l'avait instituée.

faut déclarer que tout Piémontais est admissible à quelque em-

ou dignité que ce soit. Il faut abolir les preuvea <l<^

ploi, distinction

noblesse et pour l'ordre des saints Maurice et Lazare, et pour celui

de PAnnonciade, ainsi que pour les réceptions à la cour. Si cet ordre

de choses existe en Angleterre et en France sans inconvénient, peut également avoir lieu en Piémont sans la plus petite

il

difflculté

et à la grande satisf action de toute la population, parce que dans le

temps où nous vivons la passion de l'égalité est beaucoup plus forte que celle de la liberté. C'est l'effet naturel du progrès des lumières et de l'exteusion donnée à une bonne éducation qui rend les hommes déjà naturellement égaux, aussi égaux en instruction et en babilité, et indignés de ne pas Tètre dans tous les avantages de l'ordre social, dans la capacité du moins, si ce n'est pas dans la possession actuelle. La noblesse est beaucoup trop nombreuse en Piémont. De là un

nombre infìni d'individus qui prétendent à des emplois, à vivre aux dépens de l'Etat et à obtenir d'injustes préférences sur la capacité de là les nuées d'offlciers dont l'armée est surchargóe ;

et le vrai talent

;

et tout cela parce

que ces individus dédaignent le commerce, l'agri-

culture, les arts et les métiers. D'un autre coté, il ne serait pas juste

d'enlever des droits acquis, et il est fort convenable de laisser un libre accés à des mérites nouveaux.

Comment concilier toutes ces choses ?

Le problème est des plus diftìciles il n'est pas insoluble oependant, et je remets à un autre temps le développement de mes idées sur ce ;

sujet,

s'il

Cour.

—

y a lieu. S'il y a un roi et une f amille royale, il doit y avoir une cour.

Et cependant la corruption de toutes les cours, et leur mauvaise infìuence sur les affaires publiques, est chose devenue proverbiale. Ceci est aussi un problème bien compliqué

pas non plus hors de toute possibilitè.

;

mais sa résolution n'est


— 311 /'"/",.

La li berte individuane, et rartool

-

la

liin-rté

locomo-

beauooup maintenant de tous les réglemens de poli' rigneur dana tous les différens Etats et dans ceux mèmes qui

soutì'niit

pré-

iendent ótre le plus libree. Conciliai la sarete de l'Etat avec l'abolition

de

plupart des entraves qui s'introduisent sous le nom de police,

la

vec la suppression surtout

desiderable dea passe-ports, est

si

ime entrepriae digne d'étre tentée, et qui couvrirait de gioire la vtriHiiH'iit qui y réuaairait.

quea modificationa,

de douaue plus prejudiciables et onéreux q'utiles simmachine de l'administration, et introdnire 1'éconoinie dans

tarifs

plifier la

;

toutee aee pai ]

moyennant quelques diapoaitiona tran.Mtoirea.

al

— Dirninuer ou abolir quelques impositions ou quel-

FiiuiiK'es.

ques

Je suis certain qu'on peut y réussir.

_ il faudrait taire suivre les codes francais, sauf quel

/,,,,,,,,,

I

In seni ministre, c'est-à-dire un véritable min Rome, et leti

l '•-••/•*•.

d'Etat,

ainsi

qu'est le cardinal secrétaire d'Etat à

que fureiii chea uous le marquis d'Ormea et le comte Bogino, ayant ilépendance des directeurs des différens départemeus, ou

<a

bien la

pina

le

petit

próaidenoe

Domerà quii

<lu conaeil

s<>it

seconde bypothèae, il

Int« rieures

La «linci i«»n suprème des finanees d<>it •

ni

ni

economie dans i

l'èpe

->-n

les

Amnistie

i»"ii

as

les déliis

du

politiques

une ani re

plaisir

.1

toi-mème ministre des :

je serai- pi

«

affairee 1

I

rem*

— C'est un point delieat que je

fola,

ainsi

(

|ne

dautres

sujets, si

m'entendre.

ette striotement entra noua, soit que ine* idée» so-

it

oeoi

ie

leu gOÙt, soil qu'elles ne

d-.it

ni sta-

fonctiona «le secrétaire pendant quelque tempa.

iter

tu

n'y aura jamais

budget le plus quii lui est possible, et ensuite de

les

me propn

il

dépenaea, parce que chaque min

.«unirai» bien te v<»ir

auprès de lui

Guerre et marine.

un grand secret, ni fermeté,

étrangèraa et préaidenl da eouseil des ministree plir

;

appar'tenir a celui des mini-

du conseil. Autremenl

ni unite d'action, ni oéléritó, ni biliti'-,

miniatrea, avec

Dans me parati quii «levrait y avoir seulemeut

atfaires extérieures ;

:

de

possible

dea miniatrea attribuée à l'un d'eux.

le

soient pas.

.le

t'embrasse de tmit

moli ooeur.

Ferdinand


— 312 — 3.

Ferdinando Dal Pozzo continua a rivelare al ministro Luigi Montiglio di Villanova quali riforme vorrebbe vedere effettuate

da Carlo

Alberto (5 maggio 1831).

Fonte.

— A. Ediz.

in Motifs de la publicité donnée...

Charles Albert par F.

à la

lettre à...

Dal Pozzo, p. 40-49. (Paris,

me Sainte-Croix-d'Autin, n. 1). Jeudi 5 mai 1831.

Mon cher ami, La lettre que je fai adressée hier n'ayant pu partir, non plus que

celle

que j'ai

écrite à

Sa Majesté,

je

reprends aujourd'hui la

piume pour coucher sur le papier, telles qu'elles se présentent, et sans aucune prétention, mes idées concernant le gouvernement de notre pays à une epoque aussi decisive que celle d'un nouveau rógne, d'une nouvelle dynastie avec un prince jeune, qui peut entreprendre des choses vraiment grandes pour sa gioire et pour l'avantage de ses peuples. J'ai fini-

ma lettre au point amnistie, et j'ai dit qu'il était fort délicat.

Charles -Albert perdrait beaucoup dans l'opinion du

mond entier,

s'il ne donnait point une amnistie, parce que tout le monde aujour-

d'hui, à la réserve d'un très-petit

nombre de gens intéressés en sens

contraire, et d'un autre nombre encore plus petit de gens illibéraux

par principes, tout

de l'opinion. tout,

le

monde,

dis-je, est liberal :

tei est le torrent

Une infinite de personnes croient, dans l'étranger sur

que notre jeune roi fut le chef de la revolution en 1821. Quant

à moi, mieux que beaucoup d'autres, je sais qu'il ne le fut réellement pas; mais qu'il ait souri à la revolution, qu'il l'alt encouragée

méme sans trop s'en apercevoir, c'est une chose qu'il serait difficile de nier, du moins on ne saurait guère persuader la public du contraire. Cette espèce de complicité vraie ou apparente, ne f ut -elle que d'un

pour induire en lui l'obligation, par égard à sa répu-

atome,

suffit

tation,

d'amnistier généralement ceux qui y furent impliqués

s'il

le fait,

il

faut qu'il

le

prince de genie et de coeur.

;

et

fasse généreusement, pleinement, et en Il

doit certainement user de précautions

mais il doit bien se garder de montrer de la crainte, et mème de l'inquiétude sur son approbation. Il dira, par exemple envers l'Autriche

;

(sauf meilleure rédaction) qu'en considérant bien les

nouveaux ré-

glemens qui seraient nécessaires pour le bonheur de

ses

sujets ;

il

n'a pu s'empècher de fixer son attention sur la malheureuse condition


— 313 — auelqaes un- d'eux, qui, en

«Ir

dento

fagran*

Italie.

ut

mus par une teug inalion ar

1821,

des améKorationa mime imairinairos. tels qae f ut ile

ni

in

!>•

rogati

8tn&h, eie, irmi

m<ti*<>>, ,h-

étahti, et s'exposèrent ainsi

l'«>r<lrt'

à dee procedure» orimi

d'autres peines. Par ce« énoneiati«m> il don uno preuve bien claire et précise qu'il ne nourrit aucune antro

delle*, I «les exife ei

«

ambitieuse que celle qu'il posti

Lana

renare florissans et prospères

<l<-

pays

lee

non— ouloinont il doit faire gràce

disposi tif,

Io

de tonte peine, annuler tout jugement ou tonte procedure, mais róin les

i

comdamnés ou accusés dea d«'lits p«»litiques, dans lenti A l'égard dea successions déférées, Sa espère (on dira) que dans les familles de ces comdamne-

Iionnours. grados et «li^nités.

on

somme

n'anra jainais oonsidéré

irrévocable leur exclusion, et

qu'iU seronl en conséquenoe rétabiÌR dans leurs droits de famille en vertu d'arrangemena amiablee

convieni

Il

ces dispositions dans les

journaux

des

rìuom-e

défendre,

faire

rie

próner.

expliquer

journaux nationaux et étrangers. I/inniaintoiiant

es1

très-grande.

Il

tàeher

faut

avoir au moins un sur lequel on puisse compter à Paris et à

tìreo

Lond

pour cela

aire

faut

il

ne

qu'au oas que ceux-ci n'aient pa*

;

teurs différenda devroni se terminer i>ar des arbttragee km

lion.

termes expUoites quo

doivenl

a

lo

|"

1'

la

Italie

•

Dotammenl

«le

d'Italie avec autant

on <ie l'Europe

:

1

Dans quelqu'un autu-

libéraux des

lei

convainere qu'un roi de Sardaigne

se

fin

de l'Europe, rinthne

es

nécessaires.

frais

les

diro en

Autrioho. l'uno dos

alliée

de tonte-

PAngleterre

]miì~.

qae l'Autriohe possedè ses

;

que t<»ut

<le <ln.it-

principales

aatres grandes pui>

lo-

antro, souverain d'Italie

quo panni les princes aotrichiena il y cut une M

Tnérèse, un Joseph

II.

un LéopoM,

quo

et

le

gouvernement de

li

Lombardie, avant la revolution, était un d«-s più- doux et inème des più-

do

libéraux

qui existassent

;

que

libéraux

les

ohangemena favorabh-s «tu t«Mnps et du oaraetère personm-l de quelque fatar prine*- ou hoinme vrainiont houmie .1.- genie, mai- non pas des insurreetiottS ou autres l'Italie

doivenl esperei

les

.1

attentate

pareils

;

qu'en

attendant, l'exemple d'un

liberal, sage,

in

«levra exercer

intluenee. qui «le\ leml ra. avec le teinps. tulli a

i

gonvei nemesii

une très-puissante fait

irrési>tiM«-.

de oc qui |>ent rontrii. ih r a avancer la e •

ii

|)iómontais«'

no doit

il

-ora

utilit.'-

d'aite

«'-tre

negligé

immoli-.-

doni

.le le

«mi

am-une mani'

sopprimer entiéreoMi il

peut

n

les


— 314 à bout bien facilement eten peu d'années. La langue francaise n'était elle

pas ainsi répandue et devenue presque generale en Piémont

dans le temps de sa réunion à la Franco ? il serait ausai fort à désirer

que l'on encourageàt les bons travaux historiques,

les

publicationa

des documens anciens, suivant en cela l'exemple de l'Angleteire

e1

de la France.

Il

est également d'un

avantage très-considérable pour

un pays d'y

attirer les étrangers,

moyen par lequel on introduit

non-seulement de grandes richesses, mais encore des industrie nouvelles, et l'on donne lieu à des spéculations, à l'établisseraent

de nou-

velles manufactures, etc.

Capitale de VÉtat.

—

Turili.

— Pour

rien ne peut ètre plus convenable

la fin ci-dessus

sante, populeuse et d'un séjour agróable et gai. est l'àme d'un pays.

mentioiunc

que de rendre la capitale floris-

Les campagnes,

les

La ville capitale

manufactures, tout pro-

spère par la consommation d'une grande

ville,

centre d'industrie,

de lumières d'associations utiles et de perfectionnement en tout capitaux s'y accumulent pour se répandre ensuite et vi-

genre

;

vifier

toutes les autres productions, pour en accèlérer les transporta

et les

mettre à la portée la plus commode des consommateurs. La

les

situation de Turili, sa beauté, la vaste et agréable colline qui l'avoisine,

couverte d'une infinite de maisons de campagne dans les siles

les plus romantiques,

tout y semble fait pour inviter les étrangers.

Si l'on introduisait à

Turin une manière de vivre bien sociale, large

et facile, qui et

ne préférerait cette belle ville, par exemple, à Genève

mème à d'autres villes d'Italie, au moins tant que cette manière

de vivre bien sociale, large et facile n'y existerait pas aussi; et dans ce cas mème, la priorité de possession ne lui serait-elle pas toujours

d'un avantage signalé !

d'un

facil

La cour de Turin

devrait ètre brillante,

accès à toutes les vraies supériorités sociales, telles que

richesses et talens, outre les supériorités de convention, telles que la

naissance, les emplois, etc. Elle devrait faire de la dépense et en

occasioner

;

et le Roi ferait très-bien, je pense, d'obliger les

deux

reines veuves, Marie Thérèse et Marie Christine, à séjourner habi-

tuellement dans la capitale, du moins une bonne partie de l'annóe

;

à y avoir leurs fètes et leurs réceptions, et à y dépenser leurs mil-

A Londres, qui est cependant l'opulente cité par excellence, grand marche du monde, il est étonnant quelle importance on attaché à ce qu'on y appelle les drawing rooms, c'est-à-dire aux grandes réceptions de la cour tous les arts et tous les métiers en lions. le

;

font dépendre en grande partie leur prospérité. distinctions des classes, et que

néanmoins

les

Il

peut y avoir des

classes soient mèlées


— 315 — •<-iete.

II

que ces murs d'airain qui les sé-

seràit escutiti

Turin diaparuoeont

qu'on EayoriaM

:

réunions qu'on oonnài( à Londre.«lui

qu'en France on appelle

"i-iìii,

«le

les

associations, les

MHM le mmi de club*, en cercles, et

Italie

en Suisse

Ahhn faut ausai de bona théàtres ; je voudrais

Il

fùt

que le

tlieàtn- royal

ouvert tonte l'année; je le voudrais le meilleur d'Italie, et un roi irdaigne peni

n ussir à l'obtenir; je voudrais que les loges de ce

l'exception d'un petit nombre que le roi voudrait réserver

i

dana

j)our aon .-erviee. fussent •

le

eonimeree

et

non distribuéea par

oomme elles le sont aujourd'hui, à dea familles privilégiées

ir.

parce qu'alors ces loges,

si

;

convoitées à présent, seraient plus ou

moina accessibles à tout le monde, et la fureur de les avoir, qui tourmente mainteiiant une classe entière à Turin, diininuerait et pasplus aussi que

serait d'autant

le

théàtre durerait toute l'année. Je

vou.lrais quii v eùt. contigua a la salle de apectacle, de beami salons

de réunion qu'on appelle ridotto, pareils à ceux de Milan, et que Fon à cet usage les belle- pieees des archives royalea. Les ar-

destinai

iblement

pourraient

rhive.s

dans

placées ailleurs,

guelqac grand eonvent par exempto. Le théatre deviendrait, par ces itre

de

t

eomiiieiviale. des gens

otite la SOCÌétÓ civile,

de bureau, en un mot un rendez-vous general*

me

Je

aena

très-fatiané,

Déaomoina

et

je n'ai

nième pas parie

d'artnée ni de commerce, ni dfl lok munieipale.-. Mais on ne peut dire font d'un trait. et 're

le

j'ai

«(pendant voulu mettre en avant ce qui peut

più- Binguliers, et passer aux yeux du vulgaire pour ètre

dune moindre importanee, mais ce qui sans doute ne paraìtra pas tea ì)v

yem de lynx et

nouveau. adieui

i

ton entendement à la fois élevé et eterniti.

'

idiuand] I*.

S. .le

ne -ai- de coniliieii de caloinnies

j'ai

pn ètre l'ol.jet duraiit

pn taire a moa égard

les

dernièrea années, et qnela «onte- «m

tu

me eonnai- fcrop Itien pour oroirc qU6 jamais ie me soia écarté dea

a

prineipes que tu m'as va professor jadis. Selon -

participé à aucune trame, je ne .

ma contarne, je n'ai

jamais partie d'amiine

mais on peut avoir abate de iimui noni plus souvent que Dernièrement, dana

pnblia une

ti-

;

leti

ditli-rentes feuillea frane aiaea,

iuconvenante, et a

pi

on

al»surde,

qu'on pretend avoir été adresaée par moi au roi defunt. <lan- le moi \

si

rier dernier.

Je l'ai fait

il»

tu as la eurio-ite de lire eelle

'-mentir le plus tòt

que je l'ai pu. et

que je fls à cet effet insérer dana le


- aie Moiiittur

du 23 avril, tu poux dcmandcr cette feuille mi au bureau

des Affaires-Étrangères, qui la recoit, ou bien à M. Mico, chez moi,

à qui également

le

Moniteur parvient.

Ferdinando Dal Pozzo scrive al re Carlo Alberto, condannando il Consiglio di Stato e

augurandogli di trovare in seno ad esso un solo e

vero ministro (12 settembre 1831).

Fonte.

— A. Ediz. in Edit du Boi de Sardaigne Charles -Albert du

18 aout 1831... par F.

Dal Pozzo, 1, Parigi, 1831.

Sire,

Je censure ici l'ouvrage de vos ministres; mais je n'aurais jamais

eu la témérité d'adresser directement un mot à Votre Majesté,

si

ce n'eùt été pour détacher une pensée de tout le reste, et faire qu'at-

tendu sa grande briéveté, Votre Majesté la lise et la considère.

De l'institution de ce conseil d'État dont l'organisation, à mes yeux, est si vicieuse,

il

serait encore facile à

Votre Majesté de tirer

un gran bien, un bien vraiment signalé. En présidant cette assemblée si nombreuse, elle pourra voir s'elever de son sein une personne

capable d'ètre un excellent seni ministre ou premier ministre, digne

de toute se confiance, un Sully, un d'Ormea, un Bogino.

Si ce bo-

nheur lui arrive, que Votre Majesté daigne se souvenir qu'un profond politique a dit

:

«

Le grand art des Souverains, en toutes choses, est

de savoir choisir; la gioire d'un règne dépend presque toujours d'un

homme mis à sa place, ou d'un homme oublié ». J'ai l'honneur d'ètre avec

un profond respect, Sire, de Votre Majesté

le

très-humble et très-obeissant serviteur et sujet

Ferdinand dal Pozzo. Paris, rue Sainte-Croix-d'Autin, n.

lundi 12 septembre 1831.

1,


817

Turino sulle

rispondenza giornalistica da

<

mutilo !htl Pozzo,

tionnel

novembre

(28

///.*.

comparsa nel giornale pniioino

— A. Ediz.

in

Le

mitwilllw 1831,

in

Hihlioteea Nazionale di

ih.

Le

i'on>titu

1831).

constilutionnel, p.

I'iKMi'Ni.

Turili, 17

eoi.

1.

Pari-

1,

Par

noren,'

(Extrait d'une lettre partieulière).

avoir dea données positives sur ce que vous di

-irez

un fait qui vous rap-

l'amnistie de Charles-Albert, voici

«le

r

•

Le chevslterDa) Pozzo, ancien maitre dee requétes et anpremier présidenl de la Cour royale de Gènes, fut un des li..: irà.

qui oootribnerenl !<il

ìdeet liberata

avait

le

plu>. parses écrits, à

répamlre dans le Piémont

il

étail

étroitemeal

avac Charles-Albert, auquel

:

rendu d'importane aervieM durant sa minorité,

(Tailleur»

lorsque

131,

oonfia

lui

at,

lié

revolution

la

portefeuille

le

éelata.

de

t

nomine Le ehevalier Dal

'harles-All.ert

l'intérieur.

.

Pozzo

m dévoua eatdèrement a son service, et

ear

avait la eoutianoe dea patrioti-.-., i^uaml les Autrichiens eurent

il

Piémont, Dal Pozzo

étouffé, la revolution en

resta toujour> tidele au

II

Prime doni

il

l'ut

il

lui

fut

fort

utile,

obhgé de s'expa-

avait été l'ami et le

eonfidi

M.

Pozzo se tmuvait à Paris lorsqu'il apprit l'avènement de

I)al

au tròne du Piémont. Ausntól

Liberi

au nouveau

une

roi

lei tre

quait. avee frammise,

gage «le M

.

l

tal

la

t.'-lieitat ions

.1.-

se

il

nata d'adreeser

dans laquelle

il

lui

indi-

lagne politiqué qu'il avait à suivre. I>e lan-

Pozzo él ai1 sage, modi-ré. oetai d'un ami entìn.

<

harlee-

aucnn compte. M. Dal Pozzo eroi dès-lom, dans finterei du Piémont, devoir donner de la pùblioité a oette Alberi

n'eii

tini

l<

tot

les

l'indignation

du

nouveau

roi

fut

au

comble.

<»ul>liant

ancien» services de M. Dal Pozzo, les égards que plus que tout

atre

il

devait à sa personne. il lui tit défendre de

sur le> affairee dn Piémont, el aussitòt eontisqués

au proni

il

«le

i

sa l'avenir

ne voulait pas que se** bietta fussent l'é-tat.

Voilà des faits qui vous en disent

phu que tona les raisonnemens

du momlr. tnr ee que les patriotes piémontais di la pretendile amnistie annone. pour le 4 de

••mire de

<•

tuti"

du

1!)

ileo

qm- leur promettali M. Sebastiani dans

septembre dern

la séanee


318

8.

Il

re Carlo Alberto

autorizza Ferdinando

Dal Pozzo ad assumere la

cittadinanza francese (12 maggio 1832).

Fonti.

— A. Orig. manca. — B. Copia

dai registri del Controllo Generale

il

in carta bollata, estratta

30 gennaio 1844, in Arch.

—

Dal Pozzo in Montebello, sez. I (Carte Dal Pozzo), Mise. I, n. 15. C. Copia in lettera di G. Mico a Sebastiano Dal Pozzo (Ibidem, Mise. X, n. 2, lett. 23 maggio 1832). Charles Albert etc. etc. etc.

(sic).

Le Comte Ferdinand Dal Pozzo né à Moncalvo, province de Casal, nous ayant supplié de lui permettre d'établir son domicile en France, et d'y obtenir des lettres de Naturalisation, Nous Nous sommes determinés à accueillir sa demande. C'est pourquoi de notre science certame et autorité Royale, eù sur

ce l'avis de notre Conseil, Nous avons permis et permettons au susdit

Comte Ferdinand Dal Pozzo d'établir son domicile en France, et d'y obtenir des lettres de naturalisation. Mandons à Notre Sénat de Piémont d'enrégistrer les présentes pour ètre observées suivant leur forme et teneur. Car ainsi Nous plait. Données à Turin le douze

du mois de mai, l'an de gràce milhuiteent trentedeux, et de Notre Régne le deuxième. C. Albert.

Vu Barbaroux Gardesceaux Vu G. M. Caccia Vu Pensa De l'Escarène.

Ferdinando Dal Pozzo comunica all'avvocato torinese Giuseppe Clara la risposta del ministro conte Sallier de la Tour (11 dicembre 1832).

—

Fonte. A. Orig. in Arch. Dal Pozzo in Montebello, Sez. I (Carte Dal Pozzo, Miscel. X, n. 3, lettere di Ferdinando a Clara, lett. 3 (rosso interno).

Londres, mardi 11 décembre 1832.

Mon cher monsieur Clara, J'ai recu enfin la lettre

de S. E. Mr. le comte de la Tour. Elle est

-datée du 27 octobre et concue en ces termes

:


— 319 — Le Proeareuf Clara m'ayant

naia en km

t«'in>

les lettres

<pi«-

iv«/ bien voulu matiresser par son ìntermédiaira, je puis main-

avoii

ai

1'

honneur de voua aiinoncer que l'Ambassade

di

M. I Paris reooil par le courrier d'aujourd'hui l'autorisation de viser voi paeeeporl poui la deatination dnReaaoai. Agrtaa, M<»n>ieur, etc. ».

Amai roui

vnilà

une

affaire

heareqaamenl

teraùnóe pour laquelle je

dee remercimens inrìnis.

<l'»is

Je réclamenu peut-étre, lorsque je serai à Tui-in,

Ics

bons

offices

dudit Minisi n.- à T effet de pouvoir voyager dans le RoyaumeLom\tnitifn sana inquiétude. Tàchez de le disposer pour que je les obtianna.

!<•

eraine

<iu«-

lAutriche ne me croit un conspiratt-ur.

un révolutionnaire, chose que je ne fus jainais. votre derniòre lettre du 2 de ce mois j'en avais recue une

Aratri

qui m'a été envoyée de Paris, et qui avait pour objet

\.

<1«-

de me rccimimander le jeune avocat Azario. Je suis bien fàché que moli absence de Paris m'ait empèché de lui ètre utile ou agréable cu qnelque ehoee. J'eetimaifl bica et aimais beaucoup son pére. Veuillez,

en

le

renoontrant,

lui

exprimer ces sentimens et

lui

dire

que

lorsqu 'il saura mon arrive à Turin, il m'obbligera beaucoup s'il vient

me voir. .!<•

ne Baia an juste quand je pourrais partir pour le Piémont, ayant

me

qoelqa'affaire

importante qui

titn- preeque

pour sur, que je serai dans

1<»

en

n-tu-nt le

Angleterre.

Mais

ou 12 jours.

Agréez,

je

cas de quitter Londra*

mon cher Clara, mes salutations les plus amicales. Kcid. Dal Tozzo.


tipttro

lettere

inedite

di

A SILVIO PELLICO (Cont.: V. Il Uisorg. Ital., voi. XV, fase. Ili

n. 29-30)

XIII.

Milano il 7 Maggio 40.

Mio

Dilettissimo,

Ho ricevuto i tuoi teneri saluti per mezzo di Millesio, e mi sarebbero stati quasi di rimprovero se avessi potuto dubitare che tu un sol momento fosti rimasto dubbioso sulla cagione del mio lungo ritardo in riscontrare alla tua cara del 4 Aprile e successivo, prezioso

dono de' tuoi autografi.

Ma tu sapevi certo in qual stato era mio Padre, ne avrai saputo probabilmente le successive lunghe agonie, e ti sarai detto Federico non scrive perchè non ha in questa terribile settimana né spazio né mente per farlo. Ma forse tu non sai i dettagli di quel lungo combattimento del povero mio della sua temporaria vittoria. padre colla morte La gangrena manifestatasi alle picciole incisioni praticategli alla gamba, aveva in pochi giorni fatta tale devastazione, che tutta invadeva la gamba, e nessuna speranza lasciava d'altra risoluzione, che per morte. L'opinione dell'arte, in numero consultata, erasi unanime nel dire, che sopra mille casi, supposti anche nel fior degli anni, uno appena forse avrebbe potuto scamparla. Ma in uomo di 8o anni, affetto d'idrope e rifinito di forze da malattia di 6 mesi, Dio solo poter operar un miracolo. Pur la gangrena poco a poco prese tal procedimento, ch'ora immensa ma livida e di tutta l'escara n'è ormai caduta :

—

;


— 321 — buon aspetto, mostrasi la piaga lòtto rimasta

;

e j:ià la

nuova

comincia a granulare. Tutta l'arte grida al portento senza però che osisi aprire il cuore alla spee noi 00 ranza <li poter altro ottenere che la prolnngasione di quella itii/.a. tanti sono i nemici che collegati la tengono ta. Intanto alunn non mi sarà tolto dopo due settimane appena dal riabbraccio, intanto potrò avergli prodigato almeno le mie povere cure per qualche mese, intanto quel che Dio vuole ma I>io mi si è mostrato sì buono, «he Bensa osare nulla sperare, non so nemmeno di nulla disperale, accetto, e ci eonto sopra, la promessa che mi fai intanto di livellerei. Ma potrai tu venir fra noi, o potrò io venir da te Quest'ultima combinazione la credo più probabile della prima. Sento con sempre novello dolore che la tua salute continui ad esser sì diforme dal più caldo voto di tutti tuoi amici. Deh. fa di .stare un pò meglio, e di consera lungo, lo ancora ne ho bisogno, che in questa maggior vicinanza sento troppo però vivo il bisogno che non vi fosse più distanza alcuna che ci se che vivessimo nella città ira le Btesse mura. Ottanta miglia son di poco Ilo spedito la tua lettera differenti «la qualche centinaia per M.r Deschampg (1), come del pari tuoi autograti a chi me li avea ricercati. Scrivimi quando puoi se non ti costa nodo, onde abbia questo compenso almeno al non troinsieme. Siellesio ò tuo ammiratore forse altrettanto quant io. ma ricordati che come amico tuo non ammetto né superiorità ne eguaglianza tampoco, tanto mi sento in ciò d'animo e di cuore superchiatore d'ogni altro. Addio, Addio, ti abbraccio e riabbraccio le mille volte In spirito inlin che non mi sia dato di farlo in carne e ossa. iti. ino tuo I. Federico _ «•unir

;

.'

i

1

;

i

!

i

i

(

ftonsieur Silvio Pellico

Maison Baròlo Piemonte Turili. (

I)

Inclusa in una letterina scrittagli wi in Gali.

i».

<la 8. P.

pondeva

il

Pellico

con

mese. Gali. p. H»2o. I.a morte ilei padre il Metto me... v PellioO ne eoii-olava I

giugno

:

«

fall.,

j>.

reno

I

B o 7 «li aprile;

I

1021.

n Bimr§. ttai.. XV

bellissima •

1

amie.»

sua

ili

I

1

«lei

accadde a' 25 del 000

lettera de'

9


XIV. Milano 26 "Sor. 40.

Mio Amatissimo! Eccomi a rispondere alle due prossimissime tue del 18. e del 20. cor. te ed a spedirti, bella e compiuta, la tua commis-

sione (1). L'unita cambialetta di 219 Fr.* ottenuta per gened anzi con qualche

tilezza senza provvisione senza sconto

agio nella valutazione della moneta, come il controllo in calce te lo dirà, voglio ti dica altresì come (non parlo degli

amici

tuoi)

tutti

si

facciano

una premura

di

renderti

servito d'ogni loro miglior maniera. Compiaciti solamente

dovendo fartene la transmissione per la posta, a volermi dare cenno della ricevuta a miglior tranquillità delle meticolose mie abitudini. Del resto la tua prima lettera mi consola e mi sconsola ad un tempo, perchè quelle momentanee buone nuove che ti riesce di accozzarmi della tua salute, mi fanno prova dello stato, pur troppo misero, in cui si trova abitualmente, e non v'ha che la tua perfetta rassegnazione che valga a racconsolarmi alquanto di tutti i martorj a cui ti vedo ormai di continuo assoggettato. Ciò mi toglie sempre più anche la speranza di rivederti fra noi, per cui, dacché il ricordarsi è cosa necessaria, già avviso al modo ed al tempo di venire io al più presto a sciogliere questo doppio voto a bisogno de' nostri picciolo

cuori.

Intanto ci vediamo continuamente ed amorevolmente fra questi avvanzi, di te men rotti, del nostro comune naufragio,

e ne traiamo reciproco conforto. In questo momento trovasi, reduce da rapido suo viaggio per Svizzera, Ollanda, Inghilterra e Francia, anche il nostro

Giacinto mia,

ma

;

quale vuol esserti rammentato caramente (2). Voleva continuarti alquanto più questa Porro, Arconati, e Mompiani appunto che si sucil

(1) Del Pellico si hanno due lettere al Confalonieri 6 agosto e 9 novembre. A quest'ultima il Confalonieri rispondeva a' 10 ottobre: la risposta è registrata nel Gali, a p. 1033, avendola ricavata dalla Viitorio Emmanuele di Roma. Le due qui accennate si trovano pure nel

Gali. p. 1039, 1039 (2)

I

puntini sono dello stesso Confalonieri.


— 323 — mi tennero finora, non ini lasciano più ohe il tempo pur voglio che oggi parta, e di dirmiti col ed immutabile affetto cordialissimo olito di chiuderla, se

riache L. 256 a soldi 23 L. 294,8

219 asoldi 27

Franchi

»

II tuo Federico (1).

295,13

Itile L.

1.5

tfonsieur Silvio Pellico

Hotel Barolo Turin. Piemonte

XV. Milano Domenica 24 del 1841. Difetto Silvie !

Mi

è

impossibile di lasciare partire il nostro Porro senza

scompagnarlo

col

cuore e con due righe almeno, nel do-

lore di non poterlo accompagnare altrimenti. Egli è ben vero ch'io l'ho Fatto l'interprete a te de' miei sentimenti e delle

mie nuove, ma rapportandomene a lui intieramente per queste ultime, non so rinunciare ad essertelo de' primi alquanto anche in persona. non ci siamo dati reciprocamente il buon anno col cominciare di questo, non sapiamo noi ch'egli è perchè cel diamo e ce lo auguriamo ogni giorno dell'anno* Come del se non voliamo noi nelle braccia l' un dell' altro, non sapiamo noi ch'egli è perchè dura necessità ce lo impedisce t Pur Questa rinuncia e questa abnegazione ella è più dura d'ogni altra ai nostri cuori, ne son certi», e bisogna pur che Loperiamo d'ogni nostra possibilità a farla cessare, ed Io lo si che tu voglia e possa dar qualche passo o di me. di ciò a suo tempo, che né per te né per me fra questi Siberiani rigori non ve caso a pensarvi; se no, poi eòhvt che Il

io

stesso a Torino, ciocché vorrei evitai

nostro ottimo Brm<

ontì è passato a coglie*

palma delle sue instancabili buone opere quaggiù, dopo breve malattia

di

petto di pochi giorni

ed ha lasciato nel pianto il

(1) A questa il Peffioo risponderà oon una Leggeri nel Hall.. \> 1

I

l<

29 novembre.


- 324 paese di Crenna che egli già da anni abitava pressocohè assiduamente, ed ai cui abitatori erasi fatto visibile Provvidenza. Molti da Francia, da Italia e da America mi

domandano

tue nuove e mi impongono di salutarti, ma poiché lungo sarebbe di troppo l'enumerartegli tutti, già tu sai chi l'undipresso sono gli amici tuoi e miei, i nostri compagni di sventura, e molti de' buoni di tutti i paesi. Ti lascio per non toglier al nostro Luigi il dirti tutto ciò che non ti dico io, e ti mando pel suo mezzo un caldo caldo abbraccio. L'Aff.mo tuo per la vita Federico (1). Fuori.

:

Monsieur Silvio Pellico Turin.

Con mille saluti di Porro che non vi ha trovato.

Sulla sopì ascritta

:

XVI.

Andryane a Silvio Pellico. Paris ce 23 février 1841.

Une bonne et aimable

occasion se présente,

mon cher

pour t'écrire, pour te demandcr de tes nouvelles, pour t'en donner des nòtres. Il y a longtemps que je ne fai dit les tendres amitiés que je nourris pour toi et pourtant ce n'est pas faute de penser à mon pauvre Pellico, ce compagnon d'infortune que Dieu ma fait connaitre et aimer. Souvent avec les miens, avec des amis, avec tes compatriotes je parie de toi à plein coeur, disant tout ce que nous nous sommes {sic) été durant l'adversité, et finissant toujours par le regret de ne te plus voir, par le désir de t'embrasser Le lien qui nous a uni dans la prison vient de un jour Dieu, il durerà autant que notre vie. J'ai appris, Silvio mio, que ta sante est plus que jamais chancelante parie m'en... Du coté de écris-moi comment tu te trouves physiquement Silvio... j'en profite

:

;

(1)

p.

La risposta del P. a questa, è de' 30 gennaio 1841 in Gali., Con altra de' 25 febbraio gli annunziava la morte del suo

1042.

fratello Luigi, ben noto al Confalonieri. Ibid. p. 1043.

:


— 325 — 'lue tu estoni à Dieu, quo tu le (priei) avec ferqueta foi est pleine d'esperance, et je t'en applaudii du fond <lu coeur Dans le monde comme dans la eaptivité. dans la joie comme dans les larmes, c'est la seule ancre qui

reur,

n<-

laboure pas,

tout tructifle.

oatholique

:

le

seule terrein sur le quel tout se fonde et

Comme toi je inets tous mes soins à viro

pratiquanl

lei saints

commandements de l'K van-

montrant à tous que le croyant a du bonneur à se ninntnr tei en tout lieu, dans le paroles comme dans les actionMail <•'«•-' Burto.n1 au sein de la tannile que la religion est douce. Si tu nous voyais prier et oommuniei toni ensemble tu eprouverais j'en suis certain une suave gile

ei

:

Ma temine bien aimée, si pieuse, si bonne, si

lolation. ilique,

ma soeur si devouée et moi nous nous réunissons

poni remercier Dieu dei graces qu'il nous accorde. Je n ai toujouri qu'un fili charmant petit garcon de quatre ans et demi. Semblable et bon comme sa mère. Cet enfant, Silvio.

un don du Ciel... puÌ88€ Dieu nous le conserver et puisse-t -il suiiout lui conserver avant tout la foi que nous nous etì'orest

coni de taire paiier peu à peu dans son jeune coeur. Pourquoi que tous Lea mieni qui t'aiment tant soient condamnes

fa ut -il

pcut

fttre à

ne jainais te voir

Avec quelle joie mon petit

de son pére... que nous Bertoni tout her.-ux Mais que \ais-jc te dire là ne sais-je pas belai que Lei deliri <iu coeur ne l'aeeompliaaenl que rarement lait

l'ami

:

!

«•• monile.... le- taisoni-noui donc, et espérons en Dieu.... Dei all'aire- gravei et tracassiòres m'ont empeohé de-puis quelquei moii de me livrer à aueune espèce de travail j'attendi l<- oaime pour me remettre à t'ouvrage. L'nivera Paris plein <l«- diitraotiom òbligéei qu'on t'ait peu oh rien.... la campagne qu'on peut s'occuper lérieuiemenl non- j |»:i"..n- sepl moia «!«• L'année au moina... Le pays est

eo

:

il

:

beau, pittoreique, les promenadei magniliques... <pi«- de al déairé. Le reste du tempa, oinq mois, nous Bommea I Paiìl ou a Ainiens patrie de la lamille de ma l'emine.... VoiUl

ne; dis-raoi quelle est la tienne.... OH est Ri du ooem beureus de connaitre Lei jouri el lei ao qui vivent loin de nous tu doute tu oorreepondi avec ootre bien alme Predali qui est triste, bien tri-te afflali avec L'inefacable aonvenii de l'es lettrei oommei oellea du Spielberg lui non.

;i


—

32(i

—

font bien... tu sais tant aller à l'àme et pleurer avec ceux qui pleurent... Que je 1« voudrais heureux ce digne ami, et

que je le plains d'étre ainsi isole... Mon amitié pour lui si vive, si profonde, le pleure chaque jour. Il me semblait que deux ètres tellement ùnis par Finfortune ne pourraient jamais se séparer... La Provvidence en a décide autrement.... soumettons-nous à sa volonté sainte... mais je le dis, je donnerais des années de ma vie, pour savoir notre Frédéric heureux encore sur cette terre Ma femme, ma soeur te disent mille tendres choses, et moi je t'embrasse de toute la force de mon inaltérable amitié.

Tuo Alessandro. Fuori

:

Monsieur Monsieur Silvio Pellico Turin.

XVII. Milano il 5 marzo 41.

Mio Carissimo Silvio ! Ricevo la tua dilettissima e dolentissima che mi annuncia recente dolore che ti si aggiunse agli altri abituati a travagliare la tua povera vita Tu sei sicuro delle mie più sin-

il

!

Ma che può l'amiche possono i conforti dell'uomo in tali occasioni

cere condoglianze e compartecipazione. cizia,

.'

Oh quanto è bello, oh quanto è necessario l'averne di una sfera superiore e veraci ed immancabili in tutte le circostanze

!

ed a te son questi aperti ed io pure in questi ho tutta fiducia Ecco quanto possiamo dirci a consolazione reciproca e sicuramente non vanno come tant' altre che vannosi a stento mendicando ed il cui vuoto non fa che spesso esacerbarne !

vieppiù il dolore. I

buoni nostri Arconati hanno perduto teste

la

sorella

della M.sa Contessa Scribani, maritata a Piacenza, e qui ve-

nuta a finir gli ultimi mesi di una malattia sottile che da lungo tempo la consumava. Essi hanno ottenuto una proroga di altri 3 mesi per rimanere fra noi, la quale durerà fino al 10 di Maggio. Il santo Ermes (Visconti), il cui testamento è una continuazione delle buone azioni che da lui pratica vansi in vita, non avea altrimenti fissato il suo soggiorno a Crema come pel mio male scriver tu leggesti, ma bensì a


- 327 — picciolo borgo posto in vicinanza del lago Maggiore,

ove

casa e possessi. Alla

i

ch'ei

in

e

o

vita,

morte, ed

in

povera famiglia Borsieri sarebbe >tato assai utile qualche soc-

ella

lusingavasene, ma. ahi non venne

Ho nuove da Porro da Marsiglia, ov'egli sta

trovato!

.

bene, e d'onde presto sarà di ritorno, (astillia ehe prende parte al tuo dolore, ti saluta cordialmente ed io altrettanto

con tutto l'animo del tuo

Amicissimo

Federico. Vfonsieur Silvio Pellico lh.tcl

Barolo

Stata du Piemonl

Turin

XVIII. Parigi

Mio dilettissimo

il

16 8bre

;i

Silvio.

Qawero che vi ha ubla o iettatura fra noi' (hi Diavolo ve l'abbia gettata noi so immaginare; ma il tuo non rispondile ad una mia lettera, in cui lamico tuo fannunziava un grande avvenimento della sua vita, e ciò in un tempo in cui l'amico tuo appunto avea dovuto per la sua vita istessa piangere e tremare, ella è cosa ehe proprio non puossi a' miei occhi > nza supporre che una mia od una tua lettila pelTintervento di male sorti sia andata smarrita. Ma comunque ciò Bia, ora non rotami pertanto che a ridirti in breve ciò «he pur brevemente uià ti diceva in quella mia. lo sospettato in questi anni di prove, che non buona alVuomo V esser nolo e tu jiià ne avevi in altn conosciute le mie perplessità, ma dopo i] mio ri t< Mini in patria, dopo la perdita di min Padre dopo il disgiungimento dalla mia famiglia per lux-ita di casa di un mio j

»

;

t

/

t

.

elio

a

norma

:

i

i

& &, questo divino asserto, — applicabile però solo di-Ile

parevami al tutto applicabile

circostanze,

gravissimo intoppo della scelta, il quale forse, ed ansi probabilissimamente, non un «li qui .mai da me su| vedere, che mafan tutto impensati e fortuiti proprio quali al

mio caso; ma restavano ancora

il

i

i

trimonii e

vescovati

BOD

dal

Cielo destinati.

non vi volle meno che l'aCqUÌStO «Iella

pili

— Insomma

tolti- ioli \ ili/ione.


- 328 — anzi certezza, che una ragazza che io già avea per due anni conosciuta in Parigi, m'amava e m'avea per due anni sì taci-

tamente e sì riserbatamente amato, ch'io non me ne era mai nonché avveduto, né tampoco sognato. Questa fanciulla, ch'ora è mia buona, affettuosa e cara Consorte, ha 30 anni è nata in Inghilterra ed è di famiglia ora Danese, ma di ori-

gine Irlandese emigrata come cattolica per causa di Eeligione al principio dello scorso secolo. Parla l'Inglese, il Danese, il Tedesco ed il Francese come sue lingue, e l'Italiano come una lingua d'adozione. E' assai religiosa di credenza e di pratica, e disingannata e schiva del mondo, quanto il sono io. Ama la solitudine, ossia la vita ritirata, ama il bene, ama i buoni di tutti i paesi, ha amato me perchè mi ha creama te perchè ed in ciò si è ingannata, duto buono, lo sei, ed ha amato ed ammirato innanzi tutto la mia Teresa perchè lo era eminentemente, né si è in ciò certo ingannata. Essa chiamasi di nome Sofia, di cognome O' Ferrali d'Annaly, provincia che da' suoi antenati possedevasi con quasi regio dominio. E' picciola di taglia, bruna di capegli e di occhi, ha figura piuttosto Italiana o Spagnola che Nordica, non è bella ma non ha diffetti. Dopo tutto ciò se tu non la conosci ancora non saprei più come meglio fartela conoscere che col condurtela. E questo approposito è un caso intenzionato, su del quale già ti consultava in quella mia lettera ch'è tuttora senza risposta, e su del quale forza mi è ora il consultarti di nuovo, e l'avere una tua risposta, posta corrente, cioè prima della mia partenza che sarà prima del finire di questo mese. "L'intenzionato caso era dunque ed è di passar per Torino, al mio ritorno in Patria. Per che fare tu per te, ed unicamente per te, e per te solo abbractei sai ciare. Ma potrebbesi forse questo unico motivo non credersi potrebbe la mia venuta abbastanza da taluni esclusivo

—

—

:

;

non piacere egualmente a tali altri insomma io voglio saper da te, non già se tu mi vuoi, ma se tu credi di potermi ;

consigliare veramente, senza alcuno scrupolo, a venire. Scri-

vimi dunque subito e liberamente su di ciò e dammi ad un tempo dettagliate nuove di te e della tua salute, che da tanto tempo ne manco e ne sono sommamente sitibondo. Ho bensì veduto una tua lettera pubblicata ne' giornali, ma essa non mi basta, massime dopo averti per due setti-

mane pianto per perduto. Egli fu a Copenhagen, che per


— 329 messo di giornali, mi giunse La fatale notizia, e rifattamente eondisionata, che non mi perniiti il dubitarne, e non fu che in Colonia eli»' ne intesi la prima smentita, poi più sicura-

mente confermatami in Bruxelles. Figurati dunque quali se abbia dovuto riceverne il cuore del povero amico tuo. cielo ne >ia ringraziato, che ti vuole conservato anbene ed ali amore degli amici tuoi Tutti gli innumeU amici ed amorevoli che tu hai in tutti i paesi del mondo, si som» meco congratulati del risaperti sano e salvo, e troppo avrei da butti nominarti quegli che mi si sono mandati a ciò. Il nostro ottimo ('a>tillia mi scrive d'America, dove è andato per accasarsi, mille tenere cose per te. Baehiega che a Marsiglia < Berehel a Bruxelles voglioi ramentati. Tu se vedi l'ottimo nostro de Bréme, mi tu padrino alle mie nozze, piacciati di caramente salutarmelo, come pure di ricordarmi alla buona memoria di quo' tutti ohe mi portano benevolenza. Tu, poi, mio Silvio, ricordati che il tuo amore, ed i segni anche visibili e materiali di esso mi senio un vero bisogno della vita, cui se credi di poter lasciarmi aggiungere il bene di vederti e di pur linaimente abbracciarti, tu mi farai quanto il posso essere beato. L'aff.mo tuo a,

il

al

!

•

;

federico. Ifonsieui Silvio Pellico [talie

Maison Barolo Piemonl

Turin.

\1\. Milano .1

unti issi ma

Mentri- tu mi alt elidevi io

al

mi trovava arrivalo

già

li

11

Xov.

Il

8ÌIVÌO,

sospirato abbraccio in Torino. a

Milano ove ricevetti appena

giuntovi, la tua buona lettera ripercossami da Parigi in data del

l'I

arido

e del

ita

più elle

mio caro come progettato nostro incontro. Parigi al di là del termine

24 ottobre, di. Eccoti dunque, ida

del

risposta

in

In

la

tua

lt:is|;int,.

per ottenerla, ed avuto notizia de!

rotte l'atte dalle acque sulla strada del Moncenisio: tri per il

marrìte entrambe.


— 330 — tuo silenzio, tra per la mala novella, e tra per la premura che pur c'incalzava a non frapporre ulteriori dimore al partire, il giorno stesso della nostra partenza ci determinammo a prendere la più sicura e più breve rotta per la via dello Splugel, per la quale in 7 giorni ci trovammo felicemente e senza il minimo intoppo trasportati a Milano. Cioè, non a Milano, ma a 15 miglia da Milano sulle prime Falde del Monte di Brianza al bel Carate, dove traversammo per la parte di Lecco senza neppur toccar Milano. Costì amammo di discendere alquanti giorni per riposarci dal lungo trambusto della vita di viaggiatore, innanzi d'intraprender l'altra faticosa corvè delle presentazioni. Oggi però che per alcune ore ho fatto una sfuggita a Milano, proffitto

un momento per almeno

volentieri di

l'arti

subito risposta, e toglierti d'ansietà.

Quanto io sia dolente di questa congiura di combinazioni, che mi toglie ancora il poterti abbracciare, tu il puoi giudicare da te stesso e ne sarei veramente inconsolabile, se la fiducia di pur riescirvi altra volta non mi fosse di conforto. La mia Sofia ne è dolentissima essa pure, ma basta Ah che sì, che riesciremo ancora in questo prossimo anno a vincere questa specie di avverso destino Prenditi per ora dunque in compenso del male almeno un abbraccio con tutta l'anima, e credimi di tutto punto e di tutto cuore il sempre tuo ;

!

!

Immutabilmente Amicissimo Federico Gonfalonieri.

come pure Porro che entrano in questo punto da me. Tu sai che il nostro buon Castillia è andato in America per la seconda volta, da cui minacciò di non Borsieri ti saluta,

voler più rivenirvi.

XX. Carate il 24 9bre. 41.

Mio dilettissimo

'

La tua carissima del 18 (1) qui giunsemi in questo tranquillo e romito soggiorno della nostra bella Brianza avant'ieri,

ed oggi colla prima occasione subito soddisfo a' tuoi del pari (1)

Trovasi in

Gali.,

p.

1164.


- 331 lare ed

il risponderti B dapprima ben vederi ohe lo brontolare non è pane tuo. (lacchè lo fai si dol-

il

davvero potresti ben piuttosto invogliare ehe de' tuoi rimbrotti.

più valente poi ti mostri, mio amato Silvio, nel rustico (!)

quando t'immagini odiai ili ti adora, rimosso dal venirti a vedere da ehi almeno almeno ne altrettanto impaziente che io stesso. Ma come >pe>so addivi. mi. ira tutte le cause che poni in i scena e che fin quella appunto pari obliare o non tener in conto, che fu per dell'Indovino e

la

principale, e ch'io

non

lasciai di

indicarti,

— la notizia

mal tempo, alla itrads del Moncenisio. Or dunque tu vedi che qui non si trattava solo di fretta o d'un maggior dispendio di giorni, ma tratta' di cammino, se non foss'anche igi e di di ,-<itt,if ieU'osso 'l'I collo di due creature, luna già 1 te delle devastazioni e delle rotte fatte dal

amica, e L'altra che arde di divenirlo. (iià Canova poi sai che avea il debole di aspirare ad esser >:•• e tu pure continuando ad aver quello di udovino. prossegui ora che le tue presentazioni debbono ee :

—

tminciato una vita pacata. Vedi ni-', quanto alla vita pacata, l'hai proprio qu. imbroccata, ma quanto alle presentazioni son si Lungi finite, che non sono ancor cominciate, ed eccoti 00 di questo mese, giorno del nostro Splugel il di irlo, con un tempo e con un sole veramente da prima-

rinite ed

1

1

1

-

I

t,

e giunti per la

Lunghesso il

i

due

superba via «li Chiavenna e di Varenna Como e di Lecco all'una volta

bei laghi di

nobil città di Lecco, invece di tirar dritto per Mi-

prender la via attraven laghi di Oggiono, o di lungo annone, l'usiano per L'unii] borgo di ('arate posto a ratiere delle convalli formate del Lamino a picciola didi Agliate. Quivi da quel giorno infili ad oggi sempre ed io tranquillamente ci rimasimo, meno una corsa imo insieme un giorno per tarla conoscere alle due mie famiglie dello zio e del fratello; ed un «-he feci io Bolo per affrettar que pochi prepad'alt rativi eh indispensabili alla città, onde prendervi poi

lano, ordinai ai >si

colli

postiglioni di

Briantei

e

i

:

•il

mente

i

nostri

rte «Idia

d'inverno.

quartieri necessita,

ci

Questo partito, i langue che

va talmente


- 332

-

Ormai invece di desiderare che questi preparativi giungano siamo quasi tentati di desiderare che tirino in lungo, e già per la loro stessa natura noi saremo abbastanza esauditi da poterci qui ancora pacificamente rimanere fin dopo i primi di Xbre. Il più tepido sole e la più ridente stagione ci ha fin'ora abbelliti ancor più questi incantevoli dintorni, di cui la nordica mia Sofia ne è poi pressoché idolatra. Gli visitiamo dunque a piedi, in cocchio ed a cavallo, condo la distanza, visitiamo i buoni parenti ed amici che ancor si trovano alla campagna in un raggio convenevole al loro fine,

di

lontananza. Facciamo de' pellegrinaggi

ai

luoghi tutti

interessanti per memorie care e dolorose mie proprie o degli

amici. E tu sai quante io ne abbia. E ben certo questa volta

indovini, che il primo di tutti si fu a Muggiò presso Monza,

ove sta il sepolcro di Teresa mia, ed indi a Bucanigo presso ad Erba, ove quella eletta lasciò la terra per volare al Cielo e là

«

accolta nell'eterna luce scernere i misteri di misericordia

Dio ! » (1). La sera poi ce la passiamo tutti soli ripensando e riparlando del passato, del presente, dell'avvenire, e trovando ovunque materia inesauribile e mirabile a lodare e benedire la Provvidenza che abbia meco voluto accordarmi sì dolce e riposato porto, dopo tante tempeste, giacche non fui io il solo ad averne, e puoi credere che una vita senza afflizioni non poteva convenire a quella compagna che dovea dividere gli ultimi giorni della nascosti quaggiù ne' rigori di

mia. Dalle mie due famiglie dello zio e del fratello, e da tutti i pochi intimi e migliori cui l'ho fin'ora fatta conoscere, viene

mia Sofia accolta cordialmente ciò mi basta ed è tutto quanto desidero, perchè di estese e clamorose società non solo non ce ne curiamo, ma ci sarebber ad entrambi insostenila

;

bili.

La vita dunque che conduciamo qui alla campagna la conduremo, paucis mutai is, anche alla città, e le nostre presentazioni saranno numerate e poche come il numero degli amici, giusta il voto del nostro illustre amico Manzoni. Venendo poi a quella tua bestemia dell'odio onde sei perseguitato dalla mia Sofia, per punirtene non ti dirò cosa ella (1)

Sono

i

due ultimi

versi dell'epitaffio sulla Teresa,

dal Manzoni. Ved. in Gallavr. a p.

1097.

composto


— 333 la

urto in

ti

dirò solo della specie di

<luc delle -ut- sorelle pei te,

«

l*-lii i« »

che

runa dimorante

ipenhagen e maritata al C.te Bluker di Altona (cugino vecchio Prussiano Maresciallo di tal nome), e l'altra col padre alle Antille e non ancora maritata, del noni»' <li Eloisa, la quale mi tormenta ognora per aver copia delle tue lettere a me, kver tuoi caratteri, a cui sei già conosciuto dalla sua Infanzia, ed ora ha 26 anni, come uno dei più cari e venerati mortali (1). Ora con questa malattia in famiglia tu vedi che non v'abbia a temere anche per parte di Sofia. Ma non più in punizione del tuo fallo. K inutile il dirti che la mia saluti' è ottima, ma non è inual

ch'io ti domandi dettagliate nuove della troppo cara e troppo vacillante tua. tanto più che la brevità della tua letmi da a sospettare che ne abbi per iscusa la diffiooll ermi più a lungo. Porro e Borsieri che vidi stanno bene ed al primo rivedergli saluterò da tua parte. Sofia anch'essa vuol (die ti saluti da parte sua particolarmente, né io ben il debba tare, bensì da parte di tutto me voglio abbracciarti di tutto cuore L'affano tuo Federico (2). Risalutami caramente Prie. tile

XXI. Soi-iiv

CONFALOND&B]

Silvio Pellico.

a

Milan 21 Mars 184 l'.

M

(itisi, a,

de m'empiesse (le repondre à votre lettre du Mars (3) Vous ave/. en la bolli'- de m'eri ire polir VOUS raliquilliser '.»

(pie

t

(I) Lepidissima •• inviava alla Borella,

notizia intorno

la

.»

Pellico,

Silvio

che la Sofia

E conservata in un frammento would l>e DO US6 It to «lai diligent is.^inni <.allavre*i (p. 1044): 1

_'

\

i 1

aprii'-

1

1841.

i

•

•a

baeked che

egli

to iiiarrv >

1

1

1

Pellico.

LO

I.

«lieve he ha* a wife.

(Non sarehhe di nonna uso per te lo sposare abbia moglie, e gobb

Ile

is

hnnip

B.

P.

«'redo

|

Pellico P.

1

rispondeva

a'

3

gennaio

1842:

Gal


— 334 sur le compte de notre cher malade il a eff ectivement soufbeaucoup tout l'hiver dernier. Tous violente accompa;

fert

gnée de fortes opressions de poitrine, il commencait à entrer en convalescence quand il est de nouveau retombé malade, il a fallu avoir recours à la saignée, il allait un peu mieux quand dans la nuit de samedi à dimanche dernier il a eu une forte attaque bilieuse qui l'a mis pour quelques heures en danger, mais vers les trois heures de le journée de dimanche les douleurs et les vomissements out cessés et depuis ce moment là il se porte toujours mieux et je crois pouvoir vous assurer que la convalescence cette fois-ci est vraiment établie il était leve hier toute le journée et se sentait mieus qu'il ne s'est senti après la maladie de l'hiver; vous aimez tant mon cher Fréderic que je ne vous fais point d'escuses de vous donner tous ces détails sur l'état de sa sante, vous pouvez aussi comprendre combien on souffre de le voir malade et les prieres ardentes que l'on fait pour la continuation de ce mieux il me charge de vous saluer bien affectueusement de sa part et de vous dire qu'il vous écrira lui méme pour vous annoncer la fin de sa convalescence. Je suis bien bien heureuse tout en vous annoncant son retour à la sante de vous remercier de votre lettre qui me donne l'occasion de vous dire que je serais trop heureuse si vous voudriez vraiment avoir pour moi ces sentiments de fraternité dont vous parlez et me donner un peu de cette amitié que vous avez pour mon très cher Fréderic. Croyez je vous prie combien j'espere un jour pouvoir vous exprimer personnellement toute celle que j'ai pour vous depuis bien longtemps. ;

Sophy Gonfalonieri.

XXII. Milano li 28 Marzo 1842.

nuovamente a te, dopo un secolo di doloroso silenzio e colla buona novella che la mia salute comincia finalmente a far giudizio. Ma perchè Eccomi, mio dilettissimo

Silvio,

questa notizia ti giunga ancor più cara, ho chiesto ed ottenuto l'alto favore di poter fartene apportatore sì distinto personaggio, che ti sarà per se solo di gaudio sommo il prezioso vantaggio di poterne far la conoscenza. Egli è questo


— 335 — Monsignor Dupuch Vescovo di Algeri, che vorrà averla degnazione «li farti avere questa mia tetterà del brevissimo Ji tara da Torino, nel ritornare da Roma alla diletta Mia diocesi di Algeri.

ricorda quanto ardentemente tu mi invidiassi questa conoscenza, quando io stesso ti scriveva >uo .; anni ed il tanto da Lui operato dappoi, che tu sicuramente avrai passo a passo seguito, non potrà che aver a dismisura ancora aumentata in te questa santa brama. olunquc di vederlo subito, perchè per pochissime ore potrà egli trattenersi in Torino; ed i colloquj che ti sarà dato di avere con Lui, son sicuro che ti forniranno sempre nuovi argomenti di ammirare e benedire le straordinarie e visibili vie della Provvidenza, onde ha voluto farlo istrumento. La mia Sofia ti saluta caramente e tiene preziose le tue buone lett<re. Io ricevetti per l'altro le tue dilette nuove dal aponago il quale per altro non vidi. Ora spero che il nostro interrotto carteggio riprenderà, e spero ancor più clic potrà in quest'anno cambiarsi almeno una volta in un rato abboccamento. Addio, Addio, mio amatissimo Il tutto tuo Federico (1). il

r.rii

mi

bène

di

:

ri

:

HConsieur Silvio Pellico Hotel de la C. Me de Barolo

Turin.

Federico Confalonieri compagno di sventura Dello Spielberg.

\ XIII.

Milano i

A matti

il

1

Ottobre

li".

'rio

Mi ni di grande consolazione in queste settimane l'a\er memore degli antue care nuove dalla. BempTC amabile tichi rapporti. M.sa di Masino. Esse parvenu in complesso, P<t ti- e eolla tua rassegnazione abbastanza comportabili le

.•

;

amerei però sentirmele confermate da te tteséo, perchè la tua salute, come quella di tutte le persone sopratutto della sposta di S. P., 6 aprite imj.

In frali, p.

1062.


— 338 — tua squisita impressionabilità, è cosa

sì

variabile da tener

sempre trepidi i tuoi amici. Poi tu devi sapere, od imparar almeno, se noi sai, che di tempo in tempo io ho bisogno che la nostra amicizia si nutra di qualche pascolo sensibile e non solo mentale, ed è ormai troppo di tempo decorso dacché la nostra corrispondenza è muta, giacche ponno tenersi in conto le tue due linee del Luglio per indirizzarmi i due tuoi amici signori Briano e Fea ch'ebbi inoltre, come sai il dispiacere di non vedere !

Ma a proposito d'essi, mi fa maraviglia

il

rilevare

come

mi si avessero fatto supporre assente per un paese il quale appunto fra tutti i miei probabili od improbabili progetti di viaggi, non m'era mai passato nemanco per il pensiero. Ti dirò dunque ora ove realmente siami stato questa state, ma non però ove siami per andare questo inverno, perchè non m'è ancor riescito di escire dall'imbarazzo della scelta pure bisogna ch'io faccia di qualche ospitale" terra perchè così il vuole la mia salute, il vogliono i medici e tutte le persone che m'amano. Ti ricordi com'io abbia passato meschinamente il trae scelta

di clima dolcissimo,

scorso verno, nel

quale dovetti vivere confinato fra letto

e casa per cinque interi mesi. Coll'aprirsi solo della stagione

incominciò ad aprirsi anche il mio petto, e quando poi la stagione cominciò a mostrarsi consolidata nel bene, ciocché non avvene fra noi che in sul finir del giugno, tosto mi posi in giro colla mia compagna per riguadagnare col caldo e col moto parte almeno del molto che avea scapitato cogli estremi opposti. Non avendo questo mio estivo viaggio altro scopo principale, lo accoppiai volentier ad un secondo, quello di far vedere il nostro bel paese, or divenuto sua patria, alla mia Sofìa. Quindi i nostri monti di Brianza e di Varese, i nostri tre laghi colla Valtellina e collo Stelvio, ed anche co' limitrofi bagliaggi Svizzeri di

Lugano, Locamo e Bellin-

zona, ove avremmo spinto anche più oltre, se l'arrivo d'una famiglia a Lei parente che calava in Lombardia espressamente per vederla, non ci avesse sul finir di Agosto fatto rivolger cammino per finir poi la nostra peregrinazione ancor col Lago di Como. Ma qui parmi sentire insorgere un pen-

—

e perchè fra cotanta girovagazione siero nel mio Silvio Eccotene il motivo non farvi entrare anche Torino !

—

:

perchè allora stava ancora attendendo quella, che or pos-


— 3;J7 ;impi.i

siedo,

e

permissione da

plenaria

poter entrare e circolare Uberamente

in

quel governo di

avveniri' per tutti

i

suoi Stati. Che s'io avessi avuto quella permissione in tempo,

questo *ra il mio progetto, questo lo sarebbe" tuttora, se il oce freddo sopravenutoci, ed alcuni sintomi precursori tiri verno che già la mia >alute ha incominciato a darmi, non mi facessero anche questa volta deluso ne' miei doideri e nelle mie speranze. Or che t'ho parlato deludo panato, ciò che posso e so dirti del mio avvenire.^ »ti Prima che mi sopraggiunga il verno, sloggierò da questo non clemente clima, ciò è lisso. quelli che stanno in candidatura avvi Palermo, Malta. Algeri, Maya e Madera. S'io mi decidessi per taluno dei tre ultimi, il transito od una picciola deviazione per Torino mi arriderebbe caramente. Il nostro Porro sta benissimo e ti saluta tanto tanto, ma egli è infelice ne' tigli, la pace domestica non bì trova presso lui. (ìiacomo poi ch'egli ha <:ià redento più volte dall'infamia e dalla più severe pene, minaccia ad ogni tratto colla sua condotta di ricadérvi. La figlia Xanci (?) maritata in Cattaneo tli tiglie Novara, ha or ora perduto il marito e rimane con Bensa un obulo tli sostanza. Borsieri passò l'autunno a Beidai Scotti e sta benone. Castillia scrive sempre ch'è in procinto di ritornare dall'America, ma non sa mai decitisene. La mia Sofia continua ad alleggerirmi mali inseparabili da questa vita, ddolcirmi le noje ed ove se non fosse la salute alquanto men ferma di ciò che potrebbesi piuttosto desiderare che sperare, non avrei che a lodarmi ilei lotto che mi è tocco in torte. Ma io non mi chiamerò contento, mai mai. infìno che abbia riuscito a vederti ed abbracciarti, intanto dammi pretto e lungamente le tue .

1

i

i

abbastanza prolissamente ti ho dato le mie e ho intrattenuto «li me. L'ali. ino tuo

notizie, ch'io ti

<lcrico.

ri

:

MonsieUT Silvio Pellico Bótel Barolo

Piemonte

•

-;.

Turili.

if<»/.

xv


- 338 XXIV. Milano il 12 Ottobre 42.

Mio Pih II issi mo,

Due righe soltanto per ringraziarti dell'ultima tua buona lettera (1) e domandarti, se

il

puoi, di volermi con pronta

risposta indicare precisamente l'epoca in cui sarai ritrovabile in Torino.

Questa notizia mi è necessaria per vedere di combinare una mia gita per abbracciarti innanzi la mia partenza finale, dacché per questa, essendoci determinati a volgere verso Napoli e probabilmente Sicilia, ecco che infelicemente Torino ci troverebbe in direzione troppo contraria per combinarla nel nostro viaggio. Addio intanto, mio carissimo, la mia salute non è cattiva ma non insensibile a questi primi prodromi del verno, abbi cura della tua. La mia Sofìa che reclama nella tua parità in

amarmi, ti saluta però di tutto cuore ed io con tutto il mio abbraccio, al momento di pormi in legno per recarmi a Robecco, paese posto in vicinanza di Buffalora e quindi nella strada del Piemonte ti

!

L'aff.mo tuo Federico

Fuori

:

(2).

Monsieur Silvio Pellico Hotel Barolo

Piémont

Turin.

XXV. Milano il 4 Nov. 42.

Mio diletto Silvio, Domani, secondo mi indichi nell'ultima tua (3), dovrebbe aver luogo il tuo ritorno in città. Io persisto sempre nell'intenzione di venirti quindi a vedere innanzi la mia partenza per Napoli e succesivi porti più meridionali e anche forse orientali. Ma una brutta notizia che mi rumoreggiò in questi (1)

In Gali., p. 1164: dev'essere de' 6-10 ottobre.

(2)

La risposta, 14 ottobre, in Gali., p. 1067.

(3)

De' 14 ottobre, in Gali.,

p.

1067.


—

:j:i<>

conlusamente all'orecchio mi la tiepido che la tua salute non sia d'alquanto peggiorata. Toglimi dunque su-

giorni

questa angustia, dimmi se sei a Torino, mia venuta ora ti può esser incomoda &&, onde su de' tuoi freschi dettagli m'abbia una miglior bussola per regolarmi. Siccome verso il 20 partirci pel mezzogiorno, tu vedi che la mia gita a Torino non potrebbe esser collocata che fra i limiti dell'entrante settimana, mula del corrente mese. Il nostro ottimo Castillia è ritornato fra noi avendo deogni pensiero di matrimonio e di stabilimento in AmeBacbiega prende in moglie una giovane di Aix innamobito, se

in

il

puoi,

qual >tato

ti

<la

trovi, se la

.

i

»

perdutamente di Lui!! Dimmi, se ne hai agio e voglia, qual sorta di cosa è un libro pubblicato in Torino, con molti cenni su di te ed anche uno IV «li me e di mia moglie, opera del Eonna che scrive per Boudry a Parigi. Fui assai poco contento dell'articolo su di rataci

te di

Charles Didier, che trovasi nella Reru,

<l>s

deux monde»

del L5 Settembre. Questi Franzesi come son cattivi conoscitori della cose nostre, e come ognuno di essi vede ogni cosa attraverso sempre alle proprie lenti!

io

Addio, mio caro, la mia Sofia ti saluta cordialmente, ed abbraccio intanto in spirito in attenzione di meglio. ti L'ali.

mo tuo Federico

/

fuori

:

(1).

Monsicur Silvio Pellico Hotel Barolo Turin.

\

7

(questa (1)

to

di Silvio Pellico e Oovfalomeei in m.LLA CASA DELLA M\K<ni:s.V BAROLO.

di

Lr iu;:no

del

L843 8. Pellico rispondeva al Gonfalonieri

Coniai,

Rispondeva

Tobwo

>.

è stata smarrita),

P.

a'

7

e

novembre.

11

dicendogli: «Vieni In quest'ultima

oomì<

BOO viario per la gita a Tonno. In Gali., |». 1073. E degli scrittori appannati diceva: « Non le^ Inforse uno d'osai è lo seritton triviali e sguaiate lodi «li certuni re

il

ritorno

«lai

>

;

ni

ma. .•.uni. Gente

d'ordine più

ma nient 'altro. rispettabile è quello «Iella Bmnm «li

buon

panni abbia preso sbaglio

n<-

rotore,

<li

tai

Scrittore

rose m'inquieto punto ».


— 340 — qua lido vuoi ». E trovandosi egli nella vigna Barolo, vicino a Moncalieri, lo, avvisava di venire alla medesima villa, non essendovi se non la distanza di un'ora da Torino, o di avvisarlo per mezzo del portinaio di casa Barolo, « e volerò da-te ». Il

naio

ma non rinvenne E quindi gli diresse per mezzo del porti-

Confalonieri giunse di fatto a Torino

S. Pellico in casa. il

;

seguente biglietto. Dev'essere stato scritto

a'

19 di

giugno, giorno quindi dell'arrivo del Confalonieri a Torino

:

XXVI. Lunedì ore 2 pomeridiane. Silvio

mio ti scrivo dalla loggia del Portiere

di casa

Ba-

rolo per dirti che sono arrivato in questo punto e risterò for-

tunato che avrò il contento dì abbracciarti e di passar qualche ora con te. Vieni, vieni dunque al più presto, che se devo misurar la tua impazienza dalla mia, son certo che metterai le che il portiere mi annuncia che non potrà ali. Ma ahimè questa mia giungerti che domattina alle 10 ed in allora oh quante ore di aspetto Basta, vado ancora ad impiegare ogni eloquenza per vedere di impetrare da questo buon uomo, che ti faccia giunger questo foglio ancora in oggi. Sono convulso dalla consolazione e da qualche altra cosa che non !

!

so definire. Vieni, vieni al più presto.

L'aff.mo tuo Federico. P. S. Il mio alloggio è all'Albergo Foeder, ma sarà questo

luogo ove sarò meno trovabile, dunque se puoi venire, aspettami domani mattina in casa, ch'io vi passerò impetuosamente.

il

A questo biglietto S. P. rispondeva, nel medesimo giorno di lunedì, colle seguenti parole, scritte e

mandate in tutta

fretta all'albergo Foeder. Egli era dunque disceso dalla vigna

Barolo di Moncalieri, ed accorso subito insieme con la Marchesa per accogliere ed abbracciare l'amico, non più veduto

da ventidue anni. Così prima che l'un l'altro abbracciasse, S. P. scriveva :


- U\ Min Federieoj sapessi che presto rientri all'albergo, t'aspetterei

(1).

La

mia benedetta oppressione mi tormenta un poro e penso esser meglio ch'in vada a rasa ad aspettar te. Oh! chi hn dì rivedere il mio eccellente amico! oh quante §ei b mito a riabbracciarmi! Figurati la mia impazienza, •

.

a rallegrare

tuo

il

lu»

Silvio (2).

WVII. Milano il i/,«,

Luglio 43.

1

Carieeimo Silvio

TI desiderio di essere più pronto a darti mie nuove fu cagione ohe tu ne rimanessi (in ora digiuno. Appena giunto a Mezzana Biglj (ove arrivai felicemente, benché a notte awanzati>>iina per <:li incagli incontrati nel passaggio di al-

cioè non più tardi dell'indomani del mio arrivo, mia lettera per la via della Pierre Cairo, ufticio di impostazione il più vicino a noi. Devo concludere quindi, con sorpresa e dispiacere^ dalla tua lettera (3), che dalla Pieve del Cairo a Torino le vicende cui possono andar soggette le lettere sono maggiori che non sogliono incon«lai (Iran Cairo iniino a noi. Mi affretto or dunque di RUOTÒ a dirti che quclTindiscret istinto tira fiato che sì mal a

cunti

diressi

« i •

ohe

ma si

;.

3.

I'.

inni

1

solamente ,ra accorso da Moli

all'albergo, «love

i

-

avèa preso >tanza il ('onfa-

quale trovava» fuori. Allora gli lasciò questo biglia due amici li videro certamente nella sera del lunedì, 19 ghl II Confalonieri s'intrattenne a l'orino per lo meno tutto il giorno

lonicri,

il

I

ìlri

dopo

>ul>ito

A

(3)

_'".

il

giorni.

«lue

La prima lettera che 8crÌ88e

-no ritorno è «lei primo luglio. E

del

giugno

8.

P. così

ur >a a'

•_'.">

il

1'.

l'Ii

chic

cominciava una sua: « Il tuo ri-

a scrivermi m'inquieta, lo -tato di oppressione in cui t'ho veduto, ha egli durato 1 Chiede quindi premurosamente notizie della >

.

ivessi

giubilante della risita del mio ir

veduto

tutta intera «palla gioja T...

ha avuto piacere

«li

in

buona

\h

;

!

salute, -arci tutto

perché non ho potuto

La buona marchesa di

conoscerti personalmente, e sol IL..

.

In Gali., p.

!.

1

167.

Harolo...


— 343 — proposito mi colse durante quella mia volata a Torino, cessò quasi completamente dacché ebbi posto piede in legno, ne più ricomparve infino ad ora. Il freddo preso al petto, la mozione un pò violenta fatta in quel giorno nel salite di molte scale e, più che tutto, l'emozione grande morale, onde da una piena d'affetto e di reminiscenza cotante, trovossi ad una volta assalito il mio animo, ne furon cagione. Davvero

che vi ebbe in questo accidente più che du gnigno» Parvemi quasi una lezione del Cielo il quale abbia voluto farmi sentire, che proprio non può avervi per me più dolcezza piena quaggiù, dacché un contento sì puro e da tanto tempo sì vagheggiato dovea andar pur frammisto di tanto amaro. Il fatto sta, mio amatissimo Silvio, che dacché ci siam rivisti, il desiderio ed il bisogno di te son cresciuti in me sì a dismisura, che la lontananza alla quale le nostre reciproche circostanze ci condanano, mi è divenuta a mille doppi dolorosa. No, il vederci così, ed anche in qualsivoglia altro modo, alla sfuggita, non è un soddisfare al bisogno che avrebbero i nostri cuori di trovarsi riuniti, ma un farcene sentire maggiormente la privazione. Intanto dallo stato in cui ti lasciai, e da quanto mi dici nella tua lettera (1) veggo che ancor tu scontasti dolorosamente il troppo breve ed amaregiato piacere di esserci rivisti. La tua povera salute rilevo che ne rimane ancora conturbata, e forse il tuo animo non lo rimase meno del mio. Nel ritorno a due poste da Torino ebbi un'altra bramata, ma pur dolorosa, ventura nell'incontrarmi al cambiar che facevamo de' cavalli, col buon Lacisterna. Anche là il nostro buon incontro non fu che uno scambio di cordoglio e di lagrime. Ei mi parve terribilmente oppresso della sua sventura e destituito d'ogni conforto ad alleviarla. Mi fece piacere il permesso venuto a Borsieri di recarsi in Piemonte, e ne profitterà, a quanto mi dice, tosto che avrà da Lacisterna avviso di trovarsi in grado di vederlo. Vidi anche nel mio breve passaggio per costì la C. sa di Masino, ma mancando Ella da Torino prima di me, non potè darmi nuove tue più recenti di quelle da me stesso procu!

ratemi.

(1)

Smarrita.


<

— Dirai alla

M

—

Barolo che io D.0 latto OSO durante tutto

«li

.

34:*

riaggio del Suo gentilissimo dono, e che non so se ad influsso di santità o di gentilezza d'animo io ne vada debitore,

il

ma è di fatto che

sentirmi liberato dalla mia oppressione E' impossibile il conoscere un

il

avvenne qnasi per miracolo.

—

pò da vieim» quella Signora, ed ella si da a conoscere anche breve spazio di tempo, senza invidiare la sorte di ohi ha il bene di avvicinarla di sovente e. quanto a me poi, senza sentire intimamente sempre più, ciò che già ti di. in \ non credo che per te potesse esistere nel mondo tutto posizione più di questa confacente ai tuoi bisogni ed alle tue inclinazioni. Ho (ini in camera il nostro antico e sempre ottimo ed eguale amico Mompiani che ti vuol esrioordato caramente. Altrettanto vuole ch'io ne taccia mia moglie, la quale ogni giorno più desiosa di conos< e dolente che ciò non sia stato ancora. Addio, mio caro e prediletto amico, il tutto tuo Federico (1).

—

in

v.-di Lacisterna salutamelo tanto e digli che ho ricevuto il suo cenno da Borsieri, e che mi basta, né voglio eh si dia il di-turbo di rispondermi, perchè ben so quanto per

tai

il dolore si esacerbi sempre più. Bionsienr Silvio Pellico

risposte

Fuori

:

Hotel Barolo

Twin.

XXVIII. Milano iim

1/

li

10 xbre

1M

Sih

Ti scrivo levandomi dal letto quest'oggi per pormi in legno domattina alla volta di (Jeiiova e di Marsiglia. Bgti e da q la un mese, anzi da oltre, che vado alternando tra il lem» «•

.

tra cattive convalescenza- e ricadute. M'affretto

appena che il posso, a partire dapprima per

questa lettera

\

landosi li

:

Ile

letto,

9.

l".

nel

tua amabile ipotesi,

fazzo lettino...

.

In

<

Marchesa aaeh'eUa incomodo ti sia passato, ed ha i

lie

i

..ili..

Sfarsi

rispendeva <l<»p<> poehi giorni,

«liceva, la tua lettera alla

rallegra clic quel penosissimo

della

dunque

|>.

1

168.

santa influenza


- 344 dappoi per que' paesi più caldi che mi si permetteranno dal passaporto. La mia intenzione era per le coste di Spagna e Madera, su di questi avea formato i miei progetti e mi riposava senza sospetto di difficoltà, quando da Vienna mi viene eccettuato la Spagna e quindi anche Madera perchè bisogna toccare alle

coste di Spagna, ed inoltre anche Malta, per cui ini trovo con un passaporto mutilato e circosritto tra sola Italia e Francia, ottimi paesi per certo, ma niuno de' quali m'offre nel verno clima abbastanza temperato per appunto evitare l'inverno, siccome richiederebbero i bisogni di mia salute. Avendo però rinnovata istanza più circostanziata per altre parti, starò attendendone a Marsiglia il risulta mento. Tu quindi colà scrivimi aux soins de 31. Louis Fontana Nègotì«nt, sarai sempre sicuro che le tue lettere mi giungano. :

Ti prego, per brevità e sicurezza maggiore, di voler poi

rimettere l'acclusa al Sig.r Briano, sborsandogli per mio conto franchi 30 che gli devo, de' quali tu vorrai rivalerti per la prima opportuna occasione che ti si presenta per .Mi-

lano presso il mio uom d'affari Sig.r Ferdinando Balchesi, ricapito allo studio di mia casa. Dammi tue nuove al più presto, giacché purtroppo temo che ancor tu non vada porgendo grave tributo al verno. Finisco perchè sono affollato di cose ed assai debole di forze coll'abbracciarti teneramente. Piacciati ricordarmi alla pregevol Dama di Barolo L'aff.mo tuo Federico (1).

Fuori

:

Monsieur Silvio Pellico Hotel Barolo Turin.

XXIX. Milano li 30 Ottobre 44.

Mio dilettissimo Silvio

Tu mi scrivesti più volte e tu in mille modi mi manifestasti il vivo interesse del tuo cuore a procacciarti di me no-

velle (2). Ed io non potendo risponderti per iscritto, essendo

(1) (2) lio,

La risposta di S. P., 19 dicembre, in Gali., p.1170. Le ultime sono de' 7 maggio '44. In Gali., p. 1094; e de' 20 tuiìrìd.,

p.

1171.


- ;u,

r )

vivere uno d.'irli esercizi che più angosciava il mio povero onore, mi fraisi di tutte le occasioni ohe mi si presentarono per mandartene di verbali e di oculari. Ma esse non po-

mi ohe affliggere il tuo buon animo, patène dir furono per tre mesi ostinatamente cattive. Ora ehe da non molto bì è manifestato qualche prò-

miglioramento (quantunque non sì roseo come tei dePorro e che posso io stesso rendertene conto per tto, tu pnoi immaginare con quale piacere e quale ala-

scrisse

crità

.

lo

il

faccia.

mia malattia dunque non ti parlerò, perchè ti so ampiamente informato; dello stato mio attuale ti epilogherò il tutto in breve dicendoti, che la trimestrale iterizia. sintomo e prodotto dello sconcerto degli altri due visceri, cuore e polmone, che il polse ne è per «lue terzi andata mone u e alquanti» disostruito del suo inzuppamento, onde o respirare meglio che prima, ma ben lungi ancora dal bene che il cuore finalmente è quello che tiene più duro nel Della

—

;

;

di-ordine e nel suo palpitare, e mostrasi il più insensibile

su.»

rimedi ed alla quiete.

ai

il

non vi

disordine di questo viscere è tutto organico, poco mi Bperar di miglioramento e sarà ancor bella cosa il

awanzar troppo rapidamente. Se all'incontro,

lasciarlo

ha misto multi» di nervoso, allora l'avvenire potrà tignarcome nii-n fosco. In questa supposizione, che dal Buffai:

lini

mi venne molto sostenuta, e nella necessità di fuggire a

itale fredda ed umida stagione, sui primisquesta n simi dell'entrante novembre mi porrò in viaggio per (lenova. il resto tutto dipenderà dallo indi per Napoli e poi e poi

Stato di mia salute. le

N'on dubitar che da

N'apoli,

sopralutto

progredirò pio oltre, tu t'avrai mie nuove.

Le notizie consolantissime di tua salute, cui per altro non pi abbandonarmi a prestar fede, qui recate da Borsieri, furono subito amareggiate «la quelli- ohe «lavi tu stesso a Porro in una uà lettera che mi le «li un Oonte l<» ti diressi L'ultima in quo Bandetti Fiorentino, ti ha egli veduto, e ti ha egli consegnate t

quella mia

!

[1

non avermene tu giammai dato cenno

dell'uno ne dell'altro

Mia rti

né

meo fece alquanti» dubil

dell'accusa ehe tu gli dai dal non scritte mie nuove, col non esserne stata da me ln<

moglie

-i

scusa


— 346 — come già vedesti e del non averti non averne incombenzato mia moglie colla persuasione d'averti continuamente fornito mie notizie per mezzo di comunicazioni verbali. Dacci dunque venia ad entrambi, presenta i miei rispetti alla Marchesa e credimi sempre il tuo benzata, ed io mi scuso

scritto io, e del

Aff.mo F. Confalonieri.

Scusa

la

pessima scrittura,

ma la mano fatta convulsa

non mi reggeva più la penna (1). Fuori

:

Monsieur Silvio Pellico Hotel Barolo Turin.

XXX. Andryane a Silvio Pellico. Parigi 3

Novembre 1833.

Sono mesi e mesi, caro mio Silvio, che non ci scriviamo, ed io me ne lagnerei teco, se dal lato mio non mi dicessi ma anche tu non gli hai dato nuove così frequenti come il tuo cuore spesso te lo suggeriva. Amico mio, te ne prego con tutta l'anima, non stiamo più così a non darci nuove, scriviamoci, io lo bramo assai, e debbo credere che il Silvio mio anche egli debbe essere desideroso delle mie lettere. Ci siamo conosciuti ed amati in un luogo, che lascia l'impronta sua per tutta la vita, e ciò ch'io tante volte dissi allo Spielberg Silvio mio, ti stimo, ti amo, io lo ripeto con uguale amore, uguale convinzione. In questa mia patria di Francia, non dimentico i fratelli di sventura e fra questi fratelli non la cattività sei tu uno fra i più amati, uno che mi fa dire non fu solo per me causa di disgrazia, poiché senza di essa :

:

:

non avrei conosciuto Federico, e Silvio?... in prigione abbiamo pianto assieme, in libertà non dobbiamo contentarci di nutrire in silenzio l'affezione che ci portiamo, no Silvio mio, è per noi dovere di communicarci ciò che sentiamo. Per conto mio, io avrei una gran consolazione a corrispondere con frequenza ( 1 )

Eppure la scrittura di questa letttera è chiara e distinta, nò

presenta a supporre mal di cuore nello scrittore.


— 347 pattare fceco del aoatro Federico, di cui non so nulla

•

dacché L'ho lasciato, e »li cai però bramerei di saper»- tante uiillo (1)

non mi ha

scritto dal

mese di Luglio in qua

:

ma itto. che non ci fu verso di decifrarlo, in tal modo ido ora qualche cosa d'importali za -rande a commu-

mi dava

agli

è

bensì vero un indirizzo nella ultima sua

nicarirli. io debbo pregarti di l'armi sapere subito pai la pò dOTC ri trova Casati (2), se egli sta per tua in Napoli, come

me lo diceva nell'ultima >ua, ovvero, se egli si stia in Milano. Fammi dunque il piacere di mettermi al fatto del soggiorno Camillo,

attuale di

du Mail, •

le

tieiis

a

scrivimelo col courrier ordinai!

e

.Madame Dufresne. Bue du Mail. Hotel

L'adreaac attivante l'ari-.

beaucoup,

mon cher Silvio, à ce qne tu me ré«

il y a urgence. Je voudrais que Camillo pùt m ecrire plus souvent desireux que je suis de ir qnelqne chose sur Frederic... quii y a longtemps qne je Bilia danti L'attente de ses nouvelles, mon Dieu ! et quii me aerai! consolant de savoir comment il se trouve ! noi donc bien vite où se trouve Camillo et si tu le sais et le peu\. donne-moi les movens que ma lettre lui parvienne promptement. Mon cher Silvio, ne reatona paa ainsi sana (pie efl de nos amis se commnniqnenf et B'éohangenl parlona-noua, revenona snr Spielberg quelquefois, il nous doit et re cheli. ailleurs, mon ami, les annees de priaon Dona ont donne un cachet de seiitimeiit et d'opinioni que retrouverons raremenl od jamais parmi ceux qui n'ont Miiime nous. Unisson8-nous donc plus souvent.

dea

le

plutot

possible,

:

:

:

I

>

i

écrivons-nou»... Mes tracas d'affaires continuent malticur. meni encore, el m'empéchenl de me Uvrerà la vie tranquille

sonvent, déoonragé mème de tempa à a ut re une lettre de toi vienne anime? un pan mon coeiir. car je fai tonjoura chéri, tonjonra ottime, BUtìo mio. ci tonjoura regardé comme un de oca amia que L'on :

•pie

leureui d'avoir rencontré dici ha-.

ci

appicci,

Adieii. Caro mÌO, ÌO ti voglio dire di

-veni ma... Sih io.

ti

ancora nella mia

amo.

(1) Caetillia. Il

fratello

«li

dans le pelerinage

Teresa, e cognato del Coni

lin-


- 348 -

xxxr.

Andryane a Silvio Pellico. Parigi 10 genn. 1837.

Tes deux lettres, Silvio mio, et tes deux chers volumes (1), que Dien te bénisse pour le bien que j'ai cprouvé en te lisant. Tout ce que tu me dis sur le second volume de mes mémoires m'a été au coeur et je suis heureux, mon ami, de l'approbation que tu me donnes... c'est une de mes plus douces récompense. La satisfaction que je fai causée en presentasti notre Frédéric tei que je l'ai vu, tei qu'il s'est montré, me prouve que j'avais réussi à lui rendre ce témoignage d'estime que méritait sa belle conduite. J'ai le bonheur de voir que cette satisfaction est generale, unanime en France et que son nom y est partout révéré. Hélas, que n'ai-je pu lui donner le bonheur en mème temps que je m'efforcais de lui acquérir l'admiration de tous les coeurs généreux Tu auras su qu'à peine arrivé en France il fut obligé de quitter Paris pour se rendre à Bruxelles. C'était là un de ces actes q'uon était loin d'attendre du gouvernement de

me sont parvenus par M.r le Comte Balbo

;

!

juillet

:

aussi

l'indignation

fut-elle

generale,

et

l'opinion

publique vengea-t-elle l'infortuné proscrit d'une si honteuse rigueur. Je ne te dirai pas, Silvio mio, combien nous fu mes affligés d'un événement qui nous séparait de notre malheureux ami, huit jours après l'avoir retrouvé... Ton coeur si bon et si dévoué à Confalonieri pourra t'en donner une juste idée... Nous fìmes tout pour réparer le mal sans y réussir d'abord... l'Autriche ayant ensuite désavoué le gouvernement fran^ais, et de plus ayant permis à Confalonieri de rester en France ou en Belgique... Il fallait bien lui ouvrir de nouveau les portes de la France, où il est revenu il y a six semaines, plus faible que jamais de sante... Bedoutant le climat de Paris, il est alle dans le midi de la France, emportant avec lui et nos regrets et la douleur qui ne le quittera plus, le souvenir de son infortunée Thérèse... Oh mon Silvio (1)

Due volumi delle poesie inedite

Torino.

di

S.

Pellico,

pubblicate

a


l

—

:ji«>

ww te ferail mai, <-t comme tu plaindrais Le panvre Frédérie de n'avoir plus sur cette terre que dea lamio et Ceri à Ai\ bh Provenne 11 snagrina. s'ari retiré dans

qua sa

1

,

i

1

«

loinent

.

Don souvenir

a

été

doni amai

à

qui

eeiies

t'aiment

et

Gomme si elle t'eus.sent eonnu tonte la Adele et Pauline ma [emme h ma soeur posvaiant* ellea ae pa« cherir Silvio... Mon Adele a uno tale ri bfl qui parlent de

t<»i

un espili

pianse,

élevé,

ri

qui eal bon et sensible...

de «lixhuit

:it

liles

moia

piièrea

t<>ut ae sympathi m'a donne age mainressemblera je L'éepère Dieu

qu'elle

Li- iil>

lui 11

qu'elle

.si

t'ait

ma joie et celli' de sa D

que de notre Pauline à qui nous devons tant de bonTranquillo dans notre cher in terieur nous rendati à l'envi niutuellt'int'iit tona le> troia, les joies de la plus \ \ tendresse, nona passona des jours qui sont pour moi une khhpensation a d'autres joura <1«' misere Fluì à Dieo que tu L0U8 visitor el passer quelques joura an milieu dune famille qui prononce ton noni avec amour et veneration Prisona Luet par Adele el par Pauline avec tant de jonissance de coeur le Beronl par mon tils, sitót quii pourra tinsi

chetir....

t

ì

t-n

rcmipn-ntliv tonte

la

portee

religeuse

je

ft

rais

i

tur

quii sera heureus de penser, que son pi-re ótait l'ami de celui qui apprend ai bien à aimer Diea et à supporta les sufErancee... Ton livre, Silvio mio, resterà, tant que la vertu ne un vain mot, <-t fera toujoura un bien incalculable a la morale fi a la religion Di> moi, ami bien eber, j'aurais un projel à te communiquer, un projel qui me souril >i (ori que je ne pois resistei; « sarai! de taire oonjainan deair de t«- i<- taire connaltre tfnifiii avec moi. mi livTe compose de >i\ à huit nouvettea, tendantes à inspirer l'amour do prochain, pour Le de Dieu in Livre enfio doni le bai serali de monirei par le tait <

l<

qu'on ne peni trouver de véritable repos .i, ce monde et béatitude dana L'antre, qn'en ae rangeant sous ùnte hanniere <!<• l'È vangile Chacnn de noni Cerali la moitif dea liuit nouvelles et nous les alternerioni dana le ai certi tn de qne l'ouvrage prendrail bien ft ss reev livre... drail a merveille... tu ferirai- tea nouvelles en Ltalien ov btea mème en trai. iaaia en Ltalien je !«•> raduirai

d'éternelle

.1

t


— 350 — et je m'arrangerais ici avec mon éditeur pour en tirer en com-

mon la meilleure part possible... Si cela te sourit... ne tarde pas à me l'écrire... et nons nous entendrions de suite sur le choix des nouvelles... Je crois que cette association de deux prisonniers du Spielberg, pour le bien de la morale, et pour apprendre à aimer Dieu, pourrait avoir des résultats heureux... C'est l'avis de M.r de La Tour, ton aimable traducteur, à qui j'en parlai dernièrement. J'ai déjà été trois ou quatre fois chez M.r le Comte Balbo sans pouvoir le rencontrer... j'y vais de nouveau... Sa carte remigo hier m'annon^ait qu'il est de retour de son voyage à Eouen. La perte de ta pauvre mère, est bien douloureuse pour toi. Ce sont là des malbeurs qui ne se réparent pas... et que la religion seule peut adoucir... pauvre Silvio je te plains toi si bon fils toi si tendre Je rentre de cbez Monsieur de Balbo que j'ai enfin troiivc C'est

un homme dont les moeurs et les paroles revèlent

le

caractère dès les premiers moments. Ce qu'il m'a dit de toi,

mon Silvio, aurait suffi d'ailleurs pour m'en donner l'opinion la plus favorable. J'avais pensé d'abord à le charger de cette lettre; mais m'ayant observé qu'il pourrait rester quelque temps encore à Paris, j'ai préféré te l'envoyer sous le couverte de notre ambassade. Je lis avec doux plaisir tes poésies où je te retrouve si bien en chaque vers, à chaque pensée, et mon souvenir se porte à Spielberg où je lisais aussi de tes poésies qui m'inspiraient la patience et l'amour Puissé-je te revoir un jour, Silvio mio, car ce de Dieu Adieu, je timjour serait beau et consolant dans ma vie Dès que mon petit Fréderic pourra brasse de toute àme Mon Adele t'aime prononcer, je lui apprendrai ton nom et par ce qu'elle te connait et par ton livre et par moi Pauline ma soeur bien aimée s'unit à moi pour te répéter que nous t'aimons tous, et souhaitons ta paix et ton bonheur.

Tuo Alessandro. Paris, Ce 10 Janvier, 1837.


1

351

\ X X

A\di:v\m

\

1

S.

l'i.i.i

i.

Coye, 3 avril, 1852. <-t«-

que

poni QOU8 lille bien vive jfcie, mio ben amato Silvio.

reoevoir de tea ohèrea nouveUee par notre li chère Pauline. Une j de famille et pareille à celle qu'on éprouve «le

<

»

ì * *

quand od entend parler de coeur après un long silence d'un tendre el chéri. Femme, enfant!, pere en <>nt étéémua jusqu'au fond de lame, et des douces larmes ont mouillc leura yeux... Car ils te connaÌ88ent, ils t'aiment. come moi, e

in

;i

Eemme tanl aimée, ces enfants si charmants, que Diev accordés, que Mini me conserverà pour mon bonbeur de bona ceni qui les connaissent. Ils savent combien

lui

Qom esl Bacré pour enx. Oh que j'envie Pauline d'avoir pu te serrer la main, d'avoir cause eoenr à coeur avec toi !... Que je ferais avec joie le vo "Dalie poni te retrouver, et jouir de tes douces parole-... ftfon affection pour toi ne s'efface pas avec les ans... ton lonvenii esl là toni vivant dans raon ame et quand je veni l'airi- comprendre à mei bien aiméa enfant! ce que peni la bonté, l'indulgence, la serenile pour la felieite des antrea, ton noni qui vieni sur mea lèvres... Benrenie Panline in m'ea cher, el too

notre

•

1

de ponvoir épancher de nonvean ses sentiments dalli lei tiena... Vona etea dignes l'un di* l'antre, et qu'elle m'a laii du bien, on me disant, comment, avec ta jnstioe ordinane, tu

interprete

;i>

évenementa

<lu

24

mon

intervention

Eévrier.

ciété de L'ablme, tei étail t«»i

<!«•

el

Empécher

alora

coeur. Ce devoir tea

le

momentanee dans l«-

mal, lauvez

devoir de

t<»ut

les

la ao-

homme de

hommea de l'oppositkN

dei d de la monarchie de Louis Philippe ne l'ont pas plus rempli «pie les conservateurs... et c'eal poni tela qn'ill

ninni

tait

ci

ine font

une si grand»- pitie, Quant à moi, mio

qui a'avaia paa pria pari au\ banqucts de nini

!

qui a'avaia appelc de revolution, moi qui auraia um

pour Bauver la rcinc et le trone de ses enfant.-. Pauline te dire <•<• que j'ai lente pour enx dans la jonrnée di •j février, moi qui a'avaia pas appcl<-, il aen tanl li ti pu blique, jai pen8é, j'ai cru, <pi'on ne pouvail sauver la l'rance ina

vi.-

pourra t


.

-

392

-

et la société, après un tei cataclisme deroya u ée, qu'eo adopt ani francheraent, loyalment, modérament le gouvernenu-iii rét

qu'en s'effor<;ant de le rendre viable, qu'en bj consacrant avec un complet dévounient ... Ennemj déolaré de tout défaut républicain de la veille, des démagogues et de toute la race des perturbateurs et violents, oppose aiix réactionnaires royalistes de toute couleur et de tout dxapeau j'aurais voulu dans l'espèce que Fon clioisit pour administrer cette république des hommes consciencieux et indépondants, des hommes cornine il n'y en a plus hélas dans notre malpublicain,

heureux pays... J'ai gémi sur les faiblesses,

Lei

misères, les

intrigues, les faussetès, les bassesse, les follies de l'assemblée legislative

;

sur les apostasies, les palinodies, les aberrations de

ses principaux chefs

;

et j'attendais 1852, non sans inquiétudes,

mais sans de trop vives craintes sur le sort de la France que Dieu a tant de fois sauvée. Le coup d'état du 20 tlécembre est-il une manifestation de la miséricorde divine ou un nouveau chatiment ?... Je ne veux pas résoudre cette question mais je n'ai pu admettre dans ma conscience une pareille violation des lois je n'ai pu, pour ce qui me concerne, paraitre approuver un attentat si enorme aux libertés de mon pays tout en répétant que ce pays mérite d'étre flagellò, baillonné plus encore qu'il ne l'est. Je ne fera! aucune opposition au gouvernement de Louis Napoléon et rien ne m'empèchera de lui rendre justice, s'il fait bien, s'ilrégénère un peu notre malheureuse société... voilà, caro il mio Silvio, ce qui est fait, ce que je pense, ton compagnon de capti vi te Puisses-tu ne pas le trouver trop en dehors de la modération et de la vérité... Eome m'est là présente à la pensée: quel bonheur d'y ètre tiers près de Pauline et de toi. Tes prières pour mon Adele et mes chers enfants nous sont précieuses Dieu les exauce quand elles viennent d'un coeur pur, fervent ;

;

;

;

comme le tien Je te serre dans mes bras et t'embrasse en frère... en mettant entre nous dans cet embrassement le cher souvenir de nos pauvres amis d'infortune, Confalonieri et Maroncelli. tuo Alessandro. Fratello in Dio, fratello del cuore, celui qui vous approche s'en retourne le coeur plus calme, la pensée plus sereine,

La lettre de notre Pauline en conserverà l'empreinte et ce refraichissement nous a été transmis

la charité plus vive.


—

:i53

—

eomme uu vent

»1«printempf toni ehargé de parfums. Je vomirai- qite iuod fils puisse vous serrer la mairi, et vous réqu'il vouh ai no. Il y a dee nar quii vous connait et qui ont recu de Dieu le charme de la vertu pour rendre

autres meilleurs.

les

M< rei de vos douces prières, je m'y repose avec toute con-

nous vous aimons de tout notre coeur. Adele Andryane.

ftance,

Monsieur, «1( sir de vous voir, et je vous aime depuis longtemps si irion pére bien alme pouvait allei- en Italie, notre première pensée serait pour vous, que le ciel vous conserve et quii nous donne la joie de vous embrasser Ma petit»' vt'iit vous dire aussi combien elle vous aime, et je vous .1

ai

un

vii

!

:

quif

_ret.

F(rederic) Andryane. (Altra

mano, forse della sorella): Io amo con tutto il mio

enore il caro amico del mio buono padre, che Dio lo benedica.

XX XIII. a 8. Pellico.

senza data. irò

mio Silvio,

coeur ont droit à partager nos peinee, a jouir Dernièremenl j<' tVerivais la ristesse dans l'àme, aujourd'hui c'est te contentement qui la po<tonte entière. La cause de ce contentement eat njon mariage une jeune personne, pleine de rharmaiites qualites bonne et douce, Etensible el raisonnable, de gouts simples, analognee aui miens parfaitement apte enfili, a faire mon bonheur. Bile >»• nomme Adele Bulan, et appartieni * uno Uente famille d'Amiens. 8on pere est un honune fort distingue, fort t»<>n, fort frane, (est une union dei mini* iit la j«>m de mon excellente soeur. Une foli reprendre une rie calme et d'intérieur. Je n'aurai qu un bai principal, c'est de rendre heureiue celle que lu.u ni. domi* pour compagne. Le mariage se («librerà dant Lee amis

<!«•

aoa

«In

joi.s.

i

—

:

Il

K»org.

Itml.,

XV

»


- 354 — quelques jours à

ma petite campagne près Paris. C'est là

que nous passerons la plus grande partie de l'année y menant une vie simple et tranquilla. Quelle joie ce serait pour moi de pouvoir un jour t'y revoir ? J'en ai souvent la pensée. Silvio mio, tu sai quanto tu mi sei caro quanto io ti voleva bene in quel carcere dove rimanemmo tanti e tanti anni.... non dimenticar adunque il tuo compagno di sventura. Sempre egli ti amò e sempre egli ti amerà. Io sono sempre senza notizie di Camillo, e quindi senza la menoma nuova di Federico. Questa mancanza delle nuove sue mi fa mesta l'anima. Io non so spiegarmi come Camillo ;

si trova assente tanto tempo fammi il piacere di darmene contezza se ne puoi avere. Tu non puoi immaginarti quanto mi è duro e tristo il non vedere Federico alle mie nozze. Povero Federico.... Addio Silvio mio. nel tuo cuore voglio un posto e non il minore, perchè lo merito. Ti abbraccio teneramente Alessandro. Mr. Andryane. Bue S.t Dominique. N. 104 ;

Paris.

XXXIV Andryane a S. Pellico. senza data

Per Silvio

solo.

Ignaro ancora dell'uso che tu puoi fare della lettera mia, ho dovuto limitarmi alle cose che tutti possono conoscere. Tu potrai da te capire, Silvio mio, ch'io parlerei diversamente e più apertamente, se io fossi sicuro che le mie righe dovessero essere lette solo da te e dal cognato di Federico, a cui Teresa à dovuto lasciare per testamento fiduciario, le sostanze del marito. Ma i lasciti sono molti, ed io non so qual'è fra i fratelli suoi quello incaricato di provvedere Federico ignorando ancora agli affari del nostro amico la morte della sua infelice Teresa, che egli- talvolta però travedeva, rifugiva meco di ogni discorso su di questo punto. Egli s'illudeva, o voleva forse illudersi ancora sulla verità e quindi egli trattava sempre le cose, come vivente sua moglie. Da questa fatale sua incertezza tu capirai facilmente io

;


— 355 — perchè LO Bla nell'imbarazzo sul cognato suo. ed )gti è perciò, che ne domandai subito ad Arconati. Se adunque tu sei al fatto «li tutto, se tu puoi con prudenza e sicurezza far pas-

il

»

ricevere lettere dal depositario della fiducia di Teresa,

e

scrivimelo, nel darmi

il

suo

nome e cognome, e raccoman-

morte Se tu potessi farmi pervenire una qualche sua lettera, ciò mi sarebbe di gran vantaggio, poiché allora potrei meglio illuminarlo. In quanto poi ai passi da fare, io lo ripeto, la famiglia sola vi può qualche i

inoltre

c-lie

farcia tutto per celare a Federico la

di Teresa, egli ne morrebbe....

quindi

cosa,

Addio.

Silvio

la

ostensibile basta a questo intento. t'abbraccio teneramente, teneramente.

lettera

mio,

Alc>N;nidro. io per te' l'ambasciata cordiale

in

a Piero... egli

buona salute. (I) altra mano, forse della sorella Paolina)

si

trova

Io aveva premio caro Alessandro, che vi dicesse da parte mia tante tenere e non lo ha fatto Eppure voglio che sappia quanto provo per lei vera e tenera amicizia Sopra ogni cosa, io vi raccomando che nessun altro, che uno di sua famiglia, si faccia le preghiere all'imperatore perchè non vole assoluta ruent»- lasciarsi intenerire che dalle lagrime d'uno che ne abbia il diritto di (amiglia. :

il

!

!

P.

Ilario Rimi ki.


'

L'Austria al conclave di Venezia del 1800

Il

cardinale di Hertzan giungeva a Venezia, dopo un

viaggio assai disagiato

(2),

conclave

1'

cina

di

colà giorni

riunito,

per partecipare

dall'inizio

ai

lavori del

una

dicembre 1799 ad

8

operazioni

delle

di

de-

scrutinio.

In questo frattempo nessun chiarimento era intervenuto nella situazione, poiché tutti, amici ed avversari, atten-

devano di "conoscere le istruzioni, di cui il cardinale viennese era munito, prima di prendere posizione. Il nome dell'ottuagenario la

sua

Gerdil,

veneranda

universalmente superiore

canizie

per

rispettato

ad ogni

sospetto,

almeno pel momento, serviva di ottimo diversivo, per guadagnar tempo, in questa attesa, durante la quale nessuno

desiderava

assumersi

responsabilità

la

di

ini-

ziativa (3). (1)

Quando m'occupai nella « Rassegna Nazionale», aprile-agosto

1919 del conclave di Venezia, non avevo ancor potuto prendere conoscenza della corrispondenza viennese dell'Hertzan, che certamente era la più importante. Qual valore si possa attribuire alle informazioni della diplomazia che intrigava ai margini del conclave,

possiamo

ricavare

dall'ammonimento

dell'Hertzan

pochi giorni del suo ingresso nel conclave

stesso,

dopo

:

« Votre Excellence recevra toute sorte de nouvelles du Conclave par la voyx de Venise scriveva al Thugut il 25 dicembre Je La prie de n'y prèter aucune fois ces sont des nouvelles qui sortent du Conclave par les Conclavistes, qui ne savent rien. Elle est et sera informée de tout Elle peut se reposer ladessus j'ai des moyens eurs pour etre bien informe ». E per questo raccomandava di mantenere il massimo riserbo col nunzio Albani di quanto egli scriveva nel fondato sospetto che gli avversari se ne sarebbero serviti per i loro intrighi. (2) Hertzan a Thugut, 11 dicembre 1799. Petruccelli, (3) Cfr. Il Conclave di Venezia cit., pag. 4 sgg.

—

—

;

;

•

;


— 357 l.'Hertzan avea ricevuto un del

Mattei

sul

nome

:

mandato preciso: proporre

strenuamente in primo luogo la candidatura in linea subordinata convergere ogni sforzo Valenti, ed in ogni caso esercitare

del

più

la

prudenza per stornare qualunque sospetto e per non provocare la suscettibilità delle corti più o meno avverse alla politica del gabinetto di Vienna (1). Fr;i l'altro, governi di Madrid e di Napoli, in questa contincauta

i

come

genza, diversa

tante altre, avevano

in

un'opinione

assai

che una prudenziale cautela consigliava non

(2),

con

contrastare

troppa

risolutezza.

egli del cardinale dovea esser non piccola dopo primi scandagli confesserà confidenzialmente al Thugut, ch'era la prima volta, dopo trent'anni di vita diplomatica, che si trovava impigliato in una si-

La

fatica

:

tso

i

tuazioni'

piena

difficilissima,

di

contrasti

et.

ce

qu'il

me dej)lait, soggiungeva, avec moin de succés » (3). Ben pertanto

piega

conclave

in

ch'egli

dall'.S

:

al

12

non avesse preferì

di

entrare

l'aria

libera

fretta

respirare

laguna in fruttuosi colloqui di anticamera per rendersi conto della situazione prima di affrontare tutte le

della

diplomatique

:

<

il

:

Vostra, e

risultavano da quanto ch'essa

messo del ano Min

ostro

ha fatto

il

defunto Pontefice cotto

il

I.on-nzana, «che la sua

rem «li mediatrice; tuttavia ecc.». •

in

una

pianto subito <lopo asserì

intelligenza eolia mia.

lettera deii'EoeeUenza

ellenza .

Vostra nulla

h Illa

Vostra»

<•

riressa teneva su tale oggi

Non ne sono convenuto, p

me ne aveva detto, e più ancora

diede a quell'Ambasciatore,

eommunioarmi, quando e

Bruxelles, 1866, IV, 288.

in

"fr.

dall'Eccellenza per

conclave»,

<!>*

appendice le istruzioni imperiali alTHertaan. Hertzan l Thugut, IO febbraio IMO Sebbene le nemiche intenzioni della Corte «li Madrid conti de, soggiogata ch'essa è da' Francesi, mi frano già palesate

(I)

perchè lilialmente

<•

neppure era questioni'

io eie. leva,

chi-

«pie-l..

ch'ebbe «li

la

pi

booti

mandarmi

«li

«pia.

foaM DB «'«pnvoCO preso

pio Cardinale Arcivescovo con qualche discorso, che potea esecrai fatto p«-i convenire che il Conclave si facesse negli «la

questo degno in

Italia

ili

«•

Sua Mae-' hugut. 18 dicembre 1799


— 358 insidie.

A lui premeva conoscere quali fossero le (Unitive

diplomazia

della

avversa,

scoprirne

i

segreti

intrighi

:

ed ebbe perciò lunghi colloqui con l'interessato Mons. Despuig (1), già arcivescovo di Siviglia, patriarca d'Antiochia, depositario del « segreto della sua corte », raccomandato alle cure del card. Lorenzana, veramente poco addestrato a sifatti intrighi (2). In questo primo scambio d'idee, che è un modello di reciproca simulazione, l'Hertzan dovette aver subito la sensazione delle difficoltà, che l'attendevano, perchè appariva chiaro che i dissensi erano assai forti, né facil-

mente conciliabili colle istruzioni, di cui era latore (3). (1)

Egli aspirava al cappello cardinalizio, e non ne fece mistero

come pure a questi non era ignoto che il Despuig « sarebbe ministro presso la S. Sede con appuntamenti molto cospicui » all'Hertzan,

(H. a T., 11 die. 1799). (3)

Il

«

card, di Lorenzana, rispettabile per le sue virtù, è novissimo

negli affari », scriveva l'H. il 21 die.

:

e nella sua lettera del 24

:

«

così

mi assicura il card, di Lorenzana, che è l'eco di Mons. Despuig ». (2) Hertzan a Thugut, 11 dicembre 1799: « Egli mi ha detto in confidenza, che la sua Corte aveva moltissimo a cuore la sollecita elezione mi ha detto, che tre sono i partiti. « Questo del Cardinale Decano che vuole il C. Gerdil per Papa, ;

quello del nipote che vorrebbe

finalmente «

il

terzo per

il

C.

il

C.

Chiaramonti suo parente, e

Bellisomi.

Egli crede che per dottrina e pietà certamente meriterebbe la

il Card. Gerdil. ma che ottimo sarebbe il Card. Mattei, ed il Card. Chiaramonti, ed ugualmente il Card. Valenti, il quale graditissimo sarebbe alla Spagna per essere stato Nunzio presso quella Corte e per il suo dir il Cardinale Valenti tanto ben veduto dal Re morto che il C. Bellisomi commendabilissimo per la sua pietà, ma non tanto per la sua dottrina, com'ebbi l'onore di dire a V. E. « Io gli risposi che pensava presso a poco come io, ma che il Card. Gerdil, il quale per pietà e dottrina non cedeva a veruno, avendo circa 82 anni non potevasi prudentemente dargli più lunga vita, e che le continue fatighe di spirito potrebbero straccare anche la sua mente, lo che sarebbe funestissimo al governo della Chiesa. « Che il C. Mattei aveva il vantaggio di essere di una delle più antiche ed amate famiglie di Roma, lo che poteva giovare a tenere quieto quel popolo infetto in parte dalle perverse massime di Francesi. Mg. r Despuig mi ha detto che, trovando anche io degno il C. Mattei per il Ponteficato, egli sarebbe dell'opinione di farne de' passi lontani, e

preferenza

;


— 359 — Ina

volta

campo

entrato nel

conclave, dovette convincerai che

della la

lotta,

in

seno

situazione era

al

et

inamente delicata e, per sperare qualche buon risultate». rebbe stato necessario tirar le cose in lungo il più possibile: una rapida conclusione, anche possibile, sarebbe pere) riu-

nettamente sfavorevole agli interessi austriaci. Bisognava lavorare l'ambiente, nella sua maggioranza ostile ai progetti vicnnoi. con cautela e pazienza, a meno di non voler adattarsi al minor male per evitar di peggio. Fra tanta scita

deferenza, dimostratagli dagli eminentissimi colleglli, al mo-

mento del sin. ingresso (fra l'altro erano stati prorogati

i

lavori in attesa del suo arrivo), sentiva odor di polvere.

Il

confermerebbe il suo partito nel C. Gerdil, od all'avviso che io di buone speranze, egli s'ingegnarebbe di fare cadere quello per cui in apparenza -'impegna ». <so dal doppio gioco del Despuig, costretto a riI'iìi tai tornare sull'argomento (22 gennaio 1800), ribadì che nel colloquio del dioembre egli aveva espresso al prelato, che gli aveva parlato i

(lassi

gli

«lei Mattei, le sue buone intenzioni per ambedue con uza pel secondo, « ma che anche l'altro era degno di essere gradii» da 8. Maestà »: il Despuig raccomandò particolarmente ii lenti promettendo perà l'adesione del partito spagnolo, di cui era

del

Valenti e

anche pel Mattei. 11 prelato invece non era stato sino messo al coi unte dell'imboscata «la lui tesagli. l'Llertzan con tierezza

arbitro,

pio parlò chiaro

:

Patriarca Despuig avendomi richiesto al mio arrivo a Vanesia tornava di conferire meco a solo prima di entrare in enclave. aveva detto egli, e non io Che vere l'Hertsan il 1<> febbraio «

Il

—

Cardinali, ohe sarebbero

i

i

:

più degni, erano; Cardinali Gentil, Mat-

Chiaramonti, e Valenti (tacendomi il «'. Beltiaonri). Io gU risposi che pensava presso a poco come io; ma che il <'. Gentil ave\ Mattei avendo il vantaggio di e->ere d'una delle più che il anni antiche ed amai.- famiglie di Roma poteva giovare a lem tei,

;

nel popolo

<

'.

infetto

in

parte dalle perverse massime di

Francesi.

Su che mi replicò, che trovando anche io il C. Mattei degno del Pan tilicato. egli sarebbe di opinione che io dovessi fare de' passi per 'animali Spagnoli continueranno di il predili.- C. Mitici, e che NI (ohe io credeva voti sparsi), ma che tosi and i

i

numero di voti per il <'. Mattei essi, verrebbero mi medesimo, come successe ». Ed il buon cardinale non aveva di essere irritato, poiché non è dubbio ch'egli fu troppo alni mente ingannato e sorpreso da que-ti Intrigai io

avessi qualche


380

—

card, di Jorch sollecitò un famigliare colloquio per esporre

quadro del conclave », professando con astuta intenzione di «secondare le sue mire» (1). Per tutta risposta «

il

«stimai però bene» dichiarava l'Hertzan con rude franchezza « di non entrare con lui in veruno particolare .

Invece non tardò ad aprir l'animo suo al card. Braschi, siccome il più fidato per « la sua somma probità » e di-

scretamente influente per esser nipote del defunto pontefice ed a quattr'occhi pose la candidatura del Mattei :

per lanciarla di sorpresa attraverso dinale viennese

gli

intrighi di questo

guadagnato dalla eloquenza

prelato, facilmente

del car-

(2).

Ma questa prima manovra falliva Braschi declinava

:

pochi giorni dopo

mandato dichiarando

di aver inmolto maggior difficoltà che già non si aspellava » (3). Al Mattei si rimproverava l'età (avea appena 57 anni) e la pubblicazione di quella famosa apologia della prigionia, che dava sui nervi a molti cardinali. Infatti anche un altro membro del sacro collegio, che l'Hertzan prudentemente non nomina, esplicitamente avea rifiutato il voto da lui sollecitato per questo canil

contrato

didato. fedeli

il

«

Avea

elettori,

egli

bensì ingaggiato la propria coorte di

composta dal card. Decano, dal card,

Jork, dal Flangini, dal Dugnani,

di

ma era troppo esigua

per raggiungere i due terzi (27 su 35) e

«

poter con fon-

damento sperare di riuscire » (4). Le rinnovate inchieste poi del Braschi doveano

di-

ancor più le sue speranze. Il IcS il fiduciario veniva a lui con cifre assai eloquenti tre voti per l'Albani, 14 per AntoneHi, 9 per Valenti, 9 per Gerdil,- 7 per Mattei, 16 per Bellisomi. La maggioranza pendeva su quest'ultimo nome, con tanta probabilità di riuscita, che l'Hertzan ne restò impressionato e forse anche un po' convinto, per le ripetute insistenze del Brasilluderlo,

e scuotere

:

(1) (2)

(3) (4)

H. H. H. H.

a Th., 16 die. 1799. a Th., 16 die. 1799. a Th., 16 die. 1799. a Th., 16

die.

1799.


- 361 — convei

di

schi,

di. lato

Da

nz'altro

gli

sforzi

su

—

avvertiva

questa

mu-

di. rileverà

'|u.

egli

—

ohe

l'elezione nella persona del Cardinale Bellisomi

n può fare da un'ora all'altra. Tutti me lo lodano come uno ohe ha fatto una buona riuGoverni

iiri

Nunziature, ed anche che regga la Chiesa di Ce-

,

sena con molta esemplarità vato

Roma,

a

<•

prudenza. Io non

lo

conosco però che

e— ca do stato fuori di Città nei 30 anni, che mi sono tro-

de riaita,

venuto all'occasione della sua destinazione

e

Nunziatura «li Colonia, e fatto Arcivescovo in

partititi*, e

alla

consacrato

defunto sommo Pontefice se ne partì immediatamente. Ora lo volo bene) mattina e giorno nello scrutinio, ina essendo molto piti

•lai

anziano

non

Cardinalato

nel

posso

neppure

profittare

sua

«Iella

vicinanza per SCUOplirlo.

Poteva

buon

il

assumersi

cardinale

pondei

si

Per quanto fossero presenti alla sua inente le raccomandazioni del Thngtrl che non si trovi opposi/ione tuttavia l'iniziativa di una rinuncia al responsabilità ?

.

nome

Mattei

del

feriti

cerco

e

:

rsazione,

oltrepassava

limiti

i

dei

poteri

con-

guadagnar tempo, con opportuna terproponendo una dilazione lino a che il di

di Vienna avesse potuto esprìmere il suo avpicco'o diversivo permetteva alTHertzan Questo (2). di continuare il lavóro di accaparramento di voti dopo Jorch, Plangini r Dugnani, altri tre cardinali avrebbero non ingrossato la sua codile Ma anche questo su doveva illuder* nonostante Vostra Eccellenza, ò

gabinetto

:

i

ammoniva che il

compiaccia

si

vogliono 21 voti ed

ci

io

la

(l ss;i

e

card.

Valenti,

aver di

non riuscendo nel card.

persona

del

card.

scioglieva ogni

risen

la

presente

tarmi sapere Bellisoini

.sser gradita

infldenzialmente certato

dalle

poi

difficoltà

mi Thugul

sfondere

(21

di

supplico

più sollecito che sia possibile se

Mattei p

l'Hertzan,

!.

a

l'I...

In

II.

a

II...

Is die.

della

una

die

1799

situazione,

convinzione

con-

cenava

di

che

aweni-

.u'i

tra-


- 'òm menti aveano maturato nella sua coscienza la necessità di aderire alla candidatura Bellisomi, poiché era savia :

politica far

buon viso a cattivo gioco,

assicurare

e

l'ele-

voto dell'Austria prima che questa fosse un fatto compiuto contro i voto di questa. Il 18 l'Hertzan unitamente ai consueti pubblici di-

zione col

1

inviava al Thugut tono minore

spacci in

la

seguente lettera

riservala

:

Monsieur le Baron

!

Dans le scrutin de ce matin le Card. Mattei n'a pas eu qu'une seule voix.

Son àge, sa pastorale et

le livre,

dont j'ai fait mention

dans mes précédentes, font que, malgré toutes mes pratiques et fets,

et-

n'aura pas les voix réquises pour devenir Pape.

il

Le Cardinal Valenti, que l'Espagne désire, perd tous les jours des voix. Sa vue et son oui ont h la vérité beaucoup baisé. le

Il

a un neveu,

Prélat Guerieri, qui a grand ascendant sur lui et qu'on

pas.

n'aime

Ce Card, n'a eu que deux voix, y compris Vaug. rus.

Le Card. Belisomi, sans l'aire la moindre déinarche étant presque toujours retiró, s'acquit touts nération assurée.

;

il

les

jours plus de considération et vé-

a eu ce mattin 18 voix, et on envisage son election coinè

Ce qu'il me fait prier Votre Excellence de m'honnorer au si Elle jugeoit à propos de le faire par une

plus-tòt d'une réponse estaffette, ce seroit,

;

me semble, plus utile pour le service de l'Em-

pereur. Ledit Card, est sujet de S. M., pieuse, ressé,

ainsi

on devoit croire

qu'il

V. E. pas moins que le Card. Valenti. nuit,

sans oser

humble

et

desinte-

pourroit convenir aux vues de

— Je fatigue mattin, jour et

me flatter d'une heureuse issue.

Votre Excellence

avec cette pénétration, que j'ai tant de fois admiré, Fa prevue dans

connu que ma commission est très èpineuse, que pendant les 30 ans de mon ministère je n'ai plus fatiguée et, ce qu'il me deplait, avec moins de succés cependant si j'ose me fier sur ce qu'on me dit, mème mes amis les plus confidents, le choix du Card. Belisomi seroit bon. Je ses instructions. Elle a

et j'ose Lui dire en toute vérité

;

supplie V. E. de me repondre au plus tòt; cette reponse, si elle pre-

vient l'éléction, fera bon jeu pour le service de S. M.

;

j'ai

l'honneur

d'etra

Monsieur

De Votre Excellenz Le très humble et très obéissant serviteur F. Card. D'Herzan.

Le 18 Décembre 1799.


- 363 — Proso

tra

pretese

dèi

due fuochi, tra la necessità di soddisfare le suo governo e la realtà della situazione, il prelato, ch'era diventato il fulcro dolio manovro conciavisto, faceva un supremo sforzo di abilità equilibrista.

Da un lato s'industriò di esercitare ogni pressione sull'animo del suo governo por piegarlo ad una soluzione continuò nelle suo manovro dicorridoio in seno al conclave, por ragranellare qualche voto di più nel nomo do Mtattei, solvendosi del favore raccolto dal Bellisomi conio di

accomodante,

dall'altro

latorio e

intrighi

negli

di

1

valvola

sicurezza

di

estremo.

caso

pel

Infatti, nonostante tutte le promuro del card. Braschi (1 ).

nonostante

spiegazioni e

le

Bellisomi

-i)

mente convinto a

il.

(1)

21

III..

nuovo molti

bontà

(lolla

N«-i

dio.

voti, ed

il

assicurazioni offerto dallo

le

non ora proprio intera-

l'Hertzan

('!),

di

questa

candidatura,

Bcrutinj «li jeri egli, Bellisomi, ebbe

Cardinale Nipote Braschi mi disse, anzi

o

«li

me

edere, ohe già ne aveva 25, che vuol din uno «li piti di qneffi che riohiedonsi per l'elezione lo sono -lato poi oggi dal Cardinale (2) li. a Ih.. 21 die 1799: .

Bellisomi

per restituirgli

•mandato per

la

visita

Nunziatura

la

esso mi ricordò averlo Cattami Colonia d'ordine dell'Impera;

di

trice Maria Teresa, di che per parlarle ingenuamente non mi ricordava punto; mi trattenni geco lui molto tempo pei coi suoi Mienti. Egli mi disse che -i dee riporre unicamente la sua fiducia N

ranza

clemenza,

nella

i

pietà

d'una

dai

ii/.e

Francesi

Budette

dicendomi

Mi

ch'esso

eUenxa l'abbia onorato

obi

Religiose.

molto prudente; Lisbo

Vostra,

imposta, e provveduto

gentilissima delle

;

religione dell'Imperatore.

Convento di Monache private di tutte

indirizzato a Lei per un •

e

dell'Eccellenza

d'elogio

lo

Immediatamente ai hi* Ceneralmente debbo dirle che mi

che fa che

nelle

Nunziature

di

Colonia e

molt<g gradito ».

tanto soddi-tatto di OMO, che diNunziatura abbia voluto clic restino IO* alla -uà pari. u/.i. I'.kso è stato molto perseguitato dai tritati dagli applausi del suo popolo di Cesena tirarono

L'Aretduea

I

Ultore era

ordini dati rapporto quella lino

comi.,

di

un'archibugiata che udì ammaliò un cavallo della non portarono all'ultimo SOOOSSO il loro a.-tio fu 'ione del popolo, da cui esso è tanto amato» ty che Lui

- se

i

e

una pran raccomandazione

in

un VOSOOVO


— 304 — bastava una piccola maldicenza, od una falsa voce, per destare l'allarme e mettere il campo a rumore. Da parte di membri del conclave (e si sussurrò che autore ne fosse il card. Vincenti, insinuazione poi smentita) (1) un bel giorno fu fatta circolare la voce, con compiacente sollecitudine riferita all' Hertzan, che il

Bellisomi, nella previsione di

stabilito

meno

prelati

Doria

la

distribuzione

maggiori

alla segreteria di stato (e

Borgia

;

il

si

i

card.

Busca)

;

card.

il

card.

Maury alla seCamerlengo (2).

;

tranquillare

schi

s'affrettarono

zioni

del fiduciario austriaco con (3).

fra

il

card. Braschi,

il

La cosa, se vera, avea del fantastico a

:

diceva per istigazione

card.

il

Brevi

alla segreteria dei

greteria dei Memoriali

smentita

cariche

favorevoli alla fazione austriaca

Lorenzana per escludere

del

una sua vittoria, avea già

delle

;

l'Albani ed il Bragiuste

le

una

preoccupa-

esplicita

e recisa

Tuttavia nel fondo dell'animo dell'Hertzan

insinuava e radicava profondo il dubbio che « la bontà e la docilità » del Bellisomi non potesse in qualunque momento k esser sorpresa » (4), e perciò non fosse uomo su cui fare sicuro assegnamento. La falsa voce indeboliva assai la fiducia dell'Hertzan su tale candidatura, tanto si

che a pochi giorni di distanza egli non si sentiva più di raccomandarla al gabinetto di Vienna anzi il 24 dicembre ;

scriveva

in

termini

posito di ritornare ai

che lusinghieri, col pronomi del Mattei e del Valenti. Se

tutt'altro

nome

nel prossimo scrutinio avesse potuto raccogliere sul

primo

del (1) (2) (3) (4) lità

H. H. H. H.

dieci voti,

ed all'indomani 12

«

che vuol dire

a Th., 24 die. 1799. a Th., 24 die. 1799. a Th., 24 die. 1799. a Th., 24 die. 1799

:

«

Tuttavia potendo la bontà e doci-

del prelodato Card. le Bellisomi essere sorpresa, deliberai

meco

stesso su i passi da farsi per schiarire il fatto, e far cambiare il tutto ; o se questo non riuscisse, aveva risoluto di spedire in tutta diligenza corriere per informare l'Eccellenza Vostra, tale Ministero

essendo

bene della Religione e buon servigio dell'Augusto Nostro Sovrano, che un Papa che non entrasse nelle pie •e giuste intenzioni di Sua Maestà ».

non meno pernicioso

al


— 365 -cioè che persistendo Insieme questi voti rele-

lusiv.i.

papa

zione del

rebbe

sospesa », un primo vantaggio Andando la cosa al lungo,

resta

consolidato.

stato

giungeva, può essere che uno dei due di gradimento Sua Maestà possa diventarlo » (1). E' vero che

di

il

da un momento all'altro, e nessuno poteva rendersene mallevadore, ma ogni procrastinamento della decisione era più che mai penoso per chi si trova in conclave utile, sebbene greto

potea

dell'urna

sorprese

offrire

per un miglioramento della situazione

(2).

L'Hertzan si proponeva di guadagnare la fazione spagnola, appoggiando, a scopo diversivo, la candidatura Valenti, per poi far riversare voti a momento opportuno sul Mattei. L'astuto cardinale faceva calcolo suli

l'ingenuità

e

debolezza

la

del

profitto e lavorarlo a dovere a

convincerlo

:

Lorenzana,

abbandonare ogni

di

trarne

per

ed a questo fine era riuscito pregiudiziale

dila-

toria

per chiedere istruzioni alla sua corte, col pretesto

che

alle

volte

dieci

mesi

e

tempo

lungo

non arrivano che

risposte

le

che attesi

disaggi,

i

un

sarebbe

qui,

il

volerne

in

no\

trattenersi piti

uscire

tanto (A).

i

La diplomazia spagnola in verità brillava per la sua lenma uno spirito meno ingenuo non si sarebbe latezza :

li)

H. a

111..

24

.li.-.

H. a

Ih..

24

<li<-.

1799.

a

111..

24

«li.-.

IT!"!»:

II.

(."?)

Card. le Valenti,

il

primo.

<

1799.

si

unirà

partito spagnolo, sebbene

Malici con me, non riuscendo

mi assicura

il

••

il

crede ugualmente impropri.» il CardJc Busoa, con il CanLta trio di Stato. <• quindi che anche per questo mo-

tivo la vo

i

delle cari. -In- date sia

pure l'ho capito bene li. mai. ch'egli aveva la voglia Pa

i

tosi

di

falsa.

K

poco felicemente in. favella proporre ohe, prima ohe

dimandare l'intenzione

ooBM

della

mi disse <-on tutta ingenuità ohe alle volte le risposte non che in nove dieci mesi, io ^ li risposi ohe, attesi disaggi r

••

tenersi

pi

Card. le <1<- Lorenzana, .-In- !'»•<•<> di Mon Quello che ho ricavato dal medesimo Cardinale jeri notte

!osl

fu ch'egli

il

Il

in

tanto

egli desistette

i

,

il

lungo tempo qui sarebbe non volerne pia assire; od

da

.|u.--tu

strana pretensione ».


- 366 sciato

sì

facilmente illudere dagli amorevoli suggerimenti quando avesse saputo che proprio lui in-

dell'Hertzan,

terponeva indugi e si proponeva di tirar le cose in lungo gli eventi dentro e fuori del conclave. La verità è che il pover'uomo in buona fede non sapeva di fare il gioco dell'astuto collega. « Le card. Lorenzana n'est pas informe de mes pratiques », confessa candidamente l'Hertzan il 25, tutto rallegrato del successo ottenuto negli ultimi scrutini 16 voti al mattino, 17 nel pomeriggio, successo che avea fatto perder la testa all'ingenuo Lorenzana, il quale vedeva ormai il partito del Bellisomi « confus et mineux ». « Ces sont ses impressions, chiosava l'Hertzan, mais il s'en faut beaucoup ». Non bisognava correr troppo e non precipitare le cose « pjur ne pas reveiller l'attention du parti oppose » (1), manovrato da due non disprezzabili competitori, per quanto dipinti a foschi colori, il Ruffo ed il Maury. per maturare

:

mi era riservato in altra mia

Io

—

tzan

— scriveva

di ragguagliare l'Eccellenza

il

20 dicembre l'Her-

Vostra della condotta del Car-

dinale Ruffo. Esso arrivato al Conclave disse non avere veruna istruil medesimo poscia ha detto, come mi viene riferito, che la sua Corte non vuole un suddito Austriaco, e che se la Nostra Corte non restituisse quello che occupano le sue truppe

zione della sua Corte rapporto

;

neppure Essa restituirebbe niente, perchè

dello stato Ecclesiastico,

non la voleva per vicina. Su che un Cardinale, che me l'ha detto, rispose che certamente la Corte di Vienna non pensava di tenere lo stato ecclesiastico fino a Centocelle; e quindi non sarebbe mai vicina. Ora dice, mi disse un'altro Cardinale, che io insinuava di sospendere l'Elezione affinchè la Corte possa spogliare la S. Sede di tutto il

suo Stato.

Come combini non avere istruzioni, Io che credo cer-

tissimo, con questo discorso, giudicherà l'Eccellenza Vostra. Io per dirle

la

mia opinione credo, che questo linguaggio viene dal deMaury disperato per

siderio di figurare dettato forse dal Cardinale l'infelicissima figura

che

il

che fa e merita di

Cardinale Ruffo

si

fa vedere

fare.

Aggiuguerò a questo,

malcontento della sua Corte,

perchè la sua capitolazione fatta coi Francesi a Napoli sia stata annullata da Nelson.

(1)

H. a Th., 24 e 25

die.

1799.


— db7 — Nonostante

avrebbe potuto garannon trovassero seguito e re ai loro intrighi, anche solo per fare un dispetto all'Austria? Una misura di prudenza consigliava di ingrossare le ìila degli aderenti un po' per volta, senza dar sospetti, né provocar reazioni violente assai pericolose. Allo >tato delle cosi.' l'Hertzan giudicava un buon passo se ai vantaggi degli scrutini del 25 avessi- potuto aggiungere altri due voti. Nella sua opera di preparazione infatti avea ottenuto un altro successo, assicurandosi la collaborazione ed il voto del card. Antonelli. che

tire

tutto

questo

segreto

nel

chi

dell'urna

•

Card. Antonelli

I.i-

l>.

— scriveva

persuade que dans

etani

25

il

les

— me rend des services

des Cardinau\. qui piasse plaire à l'Empereur soit frane qu'il est,

i

Toni

.-<1iì.

il

persuade, qu'il est. qu'il y a

ile

Anton» III

est

ii

1<-

plus utile à

le

des Canlinaux doués des

Card. Mattei,

il

ne hésite pas

donnei «a voix et y mener des autres. Ce Card.

pas aimé généralement, mais très

estimé a cause

profond savoir. deux qualités réconnues par tous ceux

pi<tf et

qui

lui

le

a dit clair et mettement au Card. Bra-

qualitcs plus emineutee que n'est

un moment

es-

circonstances présentes. celui

eonnai»eiit.

Ma in questo era proprio un buon acquisto, uè hi via battuta dalli lertzan era la migliore. Mentre egli strinpiù

;

strettamente lega

Fazione

cofla

irdava direttamente con inons. Despuig

il.

(1)

mi

a

28 die.

Ih.. ire

i.

«li

IT'»'':

Il

Patriarca

«li

venire alla rota desiderando

spagnola la

(1).

e

si

mente

Antiochi;, ili

farmi un'atto di

ossequio per euoprire con questa civiltà il suo oggetto. Quasi un rom. andava l'affare del Card. le Mattei e Valenti, per

i

Spagna non trova veruna difficoltà. Mi diate

poi oaa mi. le Bellisomi, la Spagna ohe *<• io amia' ra non \i avrebbe difficoltà, pregandomi d'informarlo comi Bellisomi abbia questo affare, l" gì ird.le

quali la

cial mente

che per il Card.le Mattei abbia il numero <!«•' roti bendante, perchè non si venga all'elezione del ludttto le che potrebbe bene, andando a Lungo, venire ad Bellisomi •**• terzo, ed in adoprarsi tutto perchè

tempre molti voti, pni

«•

o]

;

un

•

I

i

«leti.,

il

i

ani. le Valenti, benché finora

In

voti.


— 368 — gabinetto di Vienna restava perplesso di fronte a questa intesa e sollevava qualche obbiezione (1), al punto da costringere l'Hertzan a fare una direttrice di quella,

il

calorosa

Lorenzana

del

difesa

giustificare

i

Qualche cosa clave

:

mento

l'intrigo

di

(2)

e

del

Despuig

(3)

e

suoi amoreggiamenti spagnoli. di peggio però

ordito

accadeva in seno

al

con-

con

l'Antonelli

per

(4),

avea

per alienare

qualche voto

finito

l'accaparrale

Th. a H., 25 dicembre 1799. H. a Th., 2 gennaio 1800 « Il detto Cardinale è istruita molto

(1)

(2)

:

nelle cose ecclesiastiche,

ma non ha ingegno, degli affari del mondo

cognizione pochissima, e si spiega infelicemente almeno nell'italiano e sta in gelosia con Monsignore Despnig. Egli è leale, e qualche volta troppo. Esso, che nello Scrutinio aveva dato sempre il voto al Card. Gerdil, e nell'accesso al Cardinale Valenti, alla mia per-

suasione ha mutato subito, e va sempre con me nel Cardinale Mattei ». « Egli (Despuig) è generalmente (3) li. a Th., 2 gennaio 1800 :

amato da tutto il Sagro collegio da Venezia e da Roma, perchè d'un

La sua pietà, ingenuità, e franchezza

carattere aperto e liberale lo

fanno, ripeto,

detto

di

amare generalmente

buona fede che

;

è però accorto.

presenti

nelle

circostanze

Esso mi ha Imperatore

l'

deve avere la maggiore influenza nella elezione ch'egli era per il Cardinale Mattei o Valenti, e, se occorre anche per il Cardinale Bellisomi, e Chiaramonti, del quale però egli crede, e con fondamento, che non sarebbe questione essendo di Cesena, ed a Roma il nome di Ce;

senatese è odioso. Ch'egli agisca di buona fede, n'è pruova, che sentendo da me, che il Card. Mattei acquista voti, i Cardinali del partito

spagnolo

si

unirono immediatamente ad

cellenza può essere sicura, che io non

esso.

E Vostra

Ec-

mi sbilancio con esso, benché

da molti anni amici. « Le riflessioni che Vostra Eccellenza si compiace farmi sulla Spagna 6ono giustissime. Despuig, che non può dissapprovare quello che fa la sua Corte, com'è naturale, mi disse però abbastanza per non dubitare, ch'egli lo dissaprovi internamente, e ch'egli sente l'infelice situazione in cui si trova quel Regno. Egli mi parlò della risposta che ha avuto il Nunzio sulla rimostranza fatta contro l'ul-

timo decreto del Re

sugli

affari ecclesiastici, a' quali

quattro Vescovi, nessun'altro

conforma, né credo

si

io

però, tranne

potere con-

formarvisi in coscienza. « Il Card. Antonelli, ch'è il mio braccio ha guadagnato jeri un voto per il Card. Mattei, ed io di concerto con Lui vado ingegnandomi per aumenper averne venci vuole molto tarli. Già ne abbiamo quindici

(4)

H. a Th., 2 gennaio 1800

:

destro in questo affare,

;


- :m gruppo beliisomiano, miseramente turlupinato dai due soci. E fu una ribellione. Il 2<x dicembre card. B raschi, vedendo crescerò il voti del Mattei, domandava airilert/an nettamente spiegazione di questo quella dilazione, per attendere avvertendo che 0,

simpatie

del

i

<

risposta da Vienna, portava pregiudizio »

nelle parole Braschi era implicito l'invito a rompere gl'indugi e dare lealmente appoggio alla candidatura Bellisomi. Al la

:

del

che l'Hertzan, irritato,

equivocava il

card.

a

17

Bellisomi, (piando

voti

non

card.

Mattei contava sino

meraviglierebbe se

Di rimando

utilissimo alla Chiesa ».

ammoniva per

che

sua persona,

la

Braschi

ma che atTermandosi

i

due par-

voleva fare cadere l'elezione su d'un

si

).

1

(

il

questi voti per il card. Mattei non erano

finalmente

titi,

partito

numero inclusivo per

io mi affermerei tanto più per il card. Mattei, che per i motivi accennatigli

«ri-do

già

il

suo

il

il

che quindi mutandosi l'aspetto deU'all

e

si

a quello io

che

rispondeva

credere di avere

nel

Magro conforto per l'Hertzan era il pensiero che nem-

meno

Bellisomi sarebbe riuscito.

il

l'Albani,

peggio

si

era che

dianzi avea dato la sua adesione alla

(piale

il

11

candidatura Mattei, ora la ritirava e traeva seco il card. Jork (2), ed, insinua l'Hertz-an. per ispirazione del nipote, nunzio a Vienna uè più persuasivi uffici, fatti pi di lui dall'I Icrtzan, per convincerlo che l'Imperatore si preoccupava soltanto del « bene della S. Sede » (3), ottennero maggior fortuna. i

:

tiquattro rd.

('ani. (1)

m;i se. -u

;

quanto mi di—6 il Card. Braschi, credeva fatto non dispero totalmente di riuscire per il vorrà tempo».

Bellisomi, ora

Mattei

:

a TI.

II. I

II.

ma

li.

a

111..

il

1799.

-li«-.

rubre 1799 (riservata).

a

MI. ani

<-i

28

.

4 I

gennaio

»<-cano

IHIM»

per

già risponsiva

-

:

dirgli

Mi

mattina dal

|.

ch'ebbi

tetterà <i.\<-

.

dell' Kccellensa

Bellisomi, la quale

ma *u tutt'altro ohe però im mi viene di nuovo rappreaeutare al Sagro Collegio, ohe all'opinione di Maestà il Card. Mattei sarebbe il più a proposito per essere eletto

neppure

ingiunto

/;

<•

accusata,

:

di

Sfora

limi

ti


— :j7o — Il

Signore Cardinale Decano, ch'era di mal'umore, mi disse, che Cardinali

molti

ch'era per

consideravano questa

una persona lo

dell'elezione,

che

la

commendatizia (lauto più

come una

sola)

violazione

renderebbe nulla.

Io

della librila

risposi

che consi-

non era mai coartare la libertà che io alle richieste delle Loro Eminenze di aprire l'intenzioni di Sua Maestà aveva Loro detto, che la Maestà Sua, lontana ch'Ella era di coartare la libertà dell'elezione, giudicava, ch'essa non potrebbe cadere in persona gliare

;

più conveniente in queste circostanze, che nella persona del

Car-

Romano, e d'una famiglia generalmente amata che a Sua Maestà non era nota che dal suo zelo, dissinteresse, e carità, per cui riscuote il generale amore e venerazione nella essendo

Mattei,

dinale

;

sua Diocesi, e dalla sua prudenza e fortezza d'animo

pegno dei gravissimi affari a Lui commessi

;

nel dissim-

che io aveva nominato

il Card. Valenti, onde non era una sola, dando però sempre al primo la preferenza per le ragioni accennate, non ostante che il secondo sia Suo Suddito. Dissi, che in questi luttuosi tempi, piucchè mai, un soggetto gradito dall'Imperatore era

un'altra persona, vale a dire

arbitro dell'Italia, ed adornato di tanti pregj, qual'è il Card. Mattei,

dovrebbe essere preferito a tutti, perchè il più utile alla S. Sede che l'unica Corte, da cui Essa può attendersi della protezione ed ;

ajuto,

era l'Imperiale

avrà veduto

la

;

schedola

tanza del Nunzio e

che

io

non dubitava che l' Eminenza Sua

Regia uscita in

la risposta avuta.

Il

Ispagna, la Rappreseli detto Cardinale Decano

su questo mi rispose, eh' essa conteneva proposizioni

sismatiche

ed eretiche. Dunque, ripresi, bisogna andare incontro ad obbligare l'Imperatore ed egli mi replicò, che riunire trentacinque teste era ;

difficile ;

ma mai, per quanto gli diceva, ho potuto ottenere che

s'impegnasse per l'oggetto bramato.

Non meno brusca in

risposta

un nuovo colloquio

sullo stesso

alle

:

ebbe dal card. Braschi

si

tono quegli rispose

osservazioni «

che senza

dell'Hertzan voti

non

si

supremo Capo della Chiesa ho rilevato, che questo benigno interessamento non aveva né poteva avere altro oggetto che U bene della S. Sede, giacché si tratta non d'un suddito, ma d'un Romano, d'una famiglia che non ha verrun' attinenza coli' Aug. Casa che Sua Maestà non conosceva questo Cardinale che per la sua virtù e zelo, che lo fanno tanto venerare nella sua Diocesi, e per la somma prudenza e fortezza d'animo, con cui si è dissimpegnato nelle difficilissime commissioni addossategli ». in

;

;


— 371 Papa e che il card. MatU'i non Q€ aveva veruno ribadendo elle quei che aveà preseli temente si volterebbero, quando si verrà a strìngere relezione », scettico v;i

circa

.

sincerità

la

ed

disinteresse

il

dei

fautori assunti

dall'I lert/.an (1).

A questo non restava che consolarsi dell'amaro disinganno col pensiero d'essere in possesso dell'esclusiva, vale a dire che nessuno puòessere eletto ». Troppo poco s :

giunga qualche delezione notata negli scrutini del 1 gennaio. Tutto taceva presumere che fra i due litiganti avrebbe goduto un terzo, e questo terzo difficilmente poteva re il Valenti, troppo malandato in salute, quanto, con maggiori probabilità di successo il C.liiaramonti,

uomo di merito sostanza

In

ma che sarà poco gradito a Roma

nei

primi giorni di gennaio

giudicata dall'I lertzan, sotto

era

la

suo punto

il

(2).

situazione di

vista.

pur non proprio disperata. Vienna, ed il tenore della risposta attesa valesse a cambiare gli umori: e forse qualcuno pensava che una parola ammonitrice che fosse piovuta direttamente dall'alto, s'intende con ogni circospczione, avrebbe potuto riparare alle ditlìeolta della situazione {'•>). 0>si la pensava l'alter ego dell'I lertzan, il cardinale Antonelli, che quegli si compiaceva rusticamente,

Sperava che

la

se

luce potesse venire da

chiamare

suo « braccio destro ». il che Vero quest'uomo era fatto più per alienare le simpatie che per cattivarle e la sua imperiosa tierez/a avea qualche cosa di fastidioso, si che le asprezze del si

e

(1)

II.

a Th..

t

il.

a

i

il,.,

gennaio gennaio

• I

;

Mi fu raggerito d*majnaarta ohe praticato, alla lei iti si «••ni jro Collegio partecipa .i Sua Maestà la morte se proteaione ed ap<I<-I Papa, promettendo in termini gì io alla s. esse Che quanto -interessava per la mede(3)

II.

a Th.,

i

gennaio 1800:

n rinponri rea rt. nomo

em p

«•

.

—

alludendo oon ciò alla propeaMoe* rota per il Cardinale Mattai rò nominarlo, potrebbe .picstH produrr»- un buon'effetto, Questo Buggerimeli to n Cardinale ohe in altra ima In. chiamato il braccio dentro ». uni.,

da

in.-

forse •

>

il

-.uno.

«la

me


— 372 — suo carattere distruggevano gli effetti della volpina astuzia dell'Hertzan. Era inutile farsi illusioni

:

che l'Au-

fino a

non avesse parlato chiaro sulla scottante questione

stria

pontifìcie usurpate dall'occupazione militare, pochi disposti ad avallare le pretese viennesi vi erano delle

terre

senza una sicura garanzia. Per quanto

si ripetesse, « que qu'un Pape pouroit prendre était de se jetter entre les bras de l'empire, joieux, sage équitable et juste qu'il est, avec une entière confìance » (1), i più la pensavano come il card. Caprara, assai esplicito nelle sue

le parti le plus sage

dichiarazioni. Egli colla solita sua finezza volle

— riferiva l'H.

toccare la restituzione delle Legazioni,

l'8

gennaio

—

dicendomi che sia meglio

uno non raccomandato dalla Corte, perchè trattandosi di non si potrebbe attribuire ad un titolo di riconoscenza, ma alle circostanze. Gli ho risposto che le intenzioni di Sua Maestà non mi erano note non dovendo né potendo entrare in questa materia, e che sapevasi quanto impenetrabile sia il segreto del suo eleggere cessione

degnissimo Ministro

;

ma che essendo state queste Provincie avulse con

solenne trattato e riconosciute libere dal Papa, e poscia dalle armi di Sua Maestà conquistate dalla Republica Cisalpina dalle medesime distrutta,

il

dritto di conquista sarebbe, all'opinione mia,

più solido che una cessione di Provincie già abdicate.

motivo

a ripetere, che

il

unicamente

grazioso

il

di

un dritto

Ma tornavo

raccomandare il Cardinale Mattei era

interessamento

dell'Imperatore per

la

S.

Sede, di cui Egli è Protettore ed Avocato, dicendo Sua Maestà che il

sudetto Card. Mattei sia preferibile a tutti nelle circostanze pre-

senti in vista ch'egli è

polo, e che

Romano, d'una famiglia amata da quel Po-'

aveva dato

tutti saggi della sua pietà e zelo pastorale

nel governo della sua Chiesa, e della

ha saputo dissimpegnarsi

nelle

somma sua prudenza, con che

spinose commissioni addossategli.

Ma questi sottili ragionamenti non potevano persuadere che coloro

i

quali dall'aiuto dell'Austria speravano

almeno in segreto qualche benefìcio, non escluso il Chiaramonti (2), che si guardò bene dal mettersi sull'ofTen(1) (2)

H. a Th., 4 gennaio 1800 (confid.). H. a Th., 8 gennaio 1800 « Fui assai più contento del tratteni:


- 373 — giva

quando bisognava tirar le somme,

e

:

poco lusinghieri (

1

12,

:

per Bellisomi, cosi

.»

qualche volta

13,

ripartiti

Quei per il Card. Mattei sono

per Mattei,

1

:

ospite

in

numeri ciano

i

1

Card, Antonelli, il quale

il

t'impegna oon tutta la maggior efficacia, ed ha contratto delle odioper queeto effetto

:

il

Card. Valenti, Carata. Martìniana, Bexaeu,

Livizzani.

Lorensana, Dugnani, che

Archetti,

Vincenti,

Carandini,

per

>'i

il

Ruffo; Zelada ora

e

Card. Bellisomi sono il Card. Albani Decano,

de Y i>nh. die siegue sempre

sì,

Decano,

il

Card.

il

Card. Calcagnine Hono-

i

Cioannetti, (iiuseppe Doria, Chiaramonti, Busca, Borgia, Ca-

prara, t

distingue anche moltissimi).

inconstanza propria di vecchj.

<>.

rati.

si

Flangini,

Ifaury, de Pretto, PignatelU,

«mio Doria, Braschi, e Rinuccini

o in Calcagnili!, o

questa

In

rassegna

riuscire,

Roverella, della Il

SomagH% An-

Card, Gerdil finora va, credo,

Antonelli; non è però contrario a Mattei.

in

fatta

ora poco da star allegro

poteva

;

non

il

:

dalTHertzan

gennaio

l'8

vi

conforto che Bellisomi non

compensava

della

disillusione

la

Le

del Mattei, la quale era ormai certa. fanoni si erano raggruppate nettamente intorno a questi due nomi, e con vero accanimento, prò o contro li tesi

sconfitta

austriaca.

Cacciatosi

in

questo

senza

vicolo

l'Hertzan,

uscita,

il quanto facesse COgli avversari, che vantavano che ventitré la voce grossa, dicendo maggior numero voti non sieno più valutabili che uno, (piando per l'ele-

per

.

mento avuto col Cani, Chiaramonl i. prudente quale nomo savio Pochi giorni mi sembra non lontani) di venire in Mattei ••

il

.

prima,

il

4

gennaio, egli aveva insinuato

ventai

candidato degli

ma

il

nome del Chiaramonti,

non pensava che dovesM avversari e sol» lo pn "i-cupava la po-

•eiievol.iiza

:

allora

una vittoria Bellisomi, (die bisognava impedite ad ogni partiti si potrà venne tacili!, uiil'i» ami

lita di

i

i

ad un terso; IO \-m<i in tal OaSO in Valenti; ma la MU udito molto diminuito anche dal tempo che partii ila Soma, la pzewedere che difficilmente potrò rtaseinri e tutti m p ;

riunire

mi

Cardinale Chiaramonti

benedettino,

uomo

di

DM

come io ho avuto l'onore di dire a Vostra BooeUeoau, ma ohe sarà ito

a

Roi


- 374 — zione ce ne vogliono ventiquattro »

(1),

sentiva

dtii-

la

uno scacco in queste circostanze (e non altro valore avrebbe assunto ormai l'ele-

catezza della posizione, poiché zione

del

Bellisomi)

significava

una

sconfitta

piena

in

regola.

La

seguente

Thugut,

che

Barone

di

nell'ordinario

di-

confidenziale

letterina

compiegava

l'Hertzan

pel

spaccio quotidiano dell' 11 gennaio, è sommamente istruttiva e rivelatrice

:

Monsieur le Baron

!

Je soumets au jugement de V. Ecc., s'il ne seroit pas bon de faire sentir

au Prélat Albani, que l'Impereur s'attendoit que son onde

employeroit son crédit près du Sacre College enfaveurduCard. Mattei

Romain, vertueux, exemplaire et prudent, que S. M. a bien voulu proposer pour Pape uniquement par Vintéret qu'Elle prenoti

faire

pour le St. Siège, qu'elle jugeoit dans les malheureuses circonstances

du tems le plus propre et plus utile pour étre élu chef de l'Eglise Doyen et les autres Cardinaux, depouillés des intérèts personals, devroient comprendre d'eux mèmes. Un tei discours avec cette energie, qui est propre à V. E., feroit, me semble, un grand ;

ce que le Card.

impression.

L'exemple du Card. Doyen nous emmeneroient la voix du Card. Yorck, qui le suit comme son ombre, et ce chaugement feroit géné-

ralement un bon effet. Dont je supplie V. Ecc. est que dans ce

di-

scours Elle veuille faire connoitre que ce n'est pas pour gèner la liberté de l'élection, car c'est de ce prétexte

que se sert le parti op-

pose pour gagner des voix. L'estime de l'Empereur pour

le

Card.

Mattei fondée sur son zèle pastorale, vertus, prudence et qu'il est

romain font que S. M. le croit le plus convenable pour gouverner l'Eglise, pour la quelle S. M. s'intéresse vivement: c'est le langage que je viens constament, auquel un mot de Votre Excellence donnera grand poids, J'ai l'honneur d'ètre ut in le

Il

literis.

Card. d'Herzan.

partito, cui l'Hertzan, forse per consiglio dell'Anto-

nelli,

s'appigliava, era la prova migliore ch'egli conside-

rava

la

situazione disperata, se vedeva la necessità di

chiedere l'aiuto dei più decisi avversari, e più precisamente (1)

H. a Th., 11 gennaio 1800.


— 375 — quell'uomo,

di

nunzio

il

pel

Vienna

di

quale nutriva profondo dispp diplomatica (1). insinuando una

menzogna, di suo pugno sottolineata, che il gabinetto di Vienna sosteneva la candidatura Mattei i uniquement pur finterei qu'Elle prenoit j>our le S. Siège ». Di que di ben altro era capace l'Antonelli, che non per la prima volta avea suggerito questo inganno al Conclave per penne le opposizioni, per quanto voglia esser vino riconosciuta come una suprema necessità. due prelati meditavano questa offenInfatti mentre siva, oli avversari tramavano una imboscata, che poteva ;

i

fatale.

A

parte l'opera di denigrazione svolta ai margini del conclave contro i membri più influenti ed attivi della fazione austriaca, l'Antonelli ed

Quanto

(1)

Valenti

il

(2),

con

l'evi-

odiasse l'Albani, nunzio a Vienna, risulta anche

egli

dall'aspra lotta ohe l'Hertaan

gli

nun-

fece per la successione alla

da lui tanto agognata, dopo il

ziatura di Pietroburgo,

amichevole di Mona Litta. Vostra Eooellenan saprà decidere

ritiro

piti

•

«

braio

se la scelta

«lei

su. letto

— scriveva

al Thugul

il

.">

feb-

Prelato possa convenire al servizio

Io, per parlarle eolla dovuta ingenuità, ne ho delle Credo parimente, ohe per più motivi non debba conve-

dall'Imperatore. difficoltà.

nite a tinello del futuro Pontefice; perchè,

se in

tutte

le

più torte ragione in una, che non è della nostra comunióne,

un

ohe

1

sia

<li

ruote ed edifloasiona, ch'escluda

tal'esemplarità

sospetti eontrarj presso licione

Corti, a ci

nemici della

i

.

nehe di questi doveva l'Hertzan assumere le difese ronte a censure ed osservazioni mosse dal gabinetto di \ i.-nna. i

Exeellenee Je domande tres humblemenl pardon - si je prends la liberté «le l'assurer al Thugut 13 gennaio ijiie qui Lui toni parvenu- -ur les (ardinaux de tondement. nelli et Valenti soient «

il

.

•

Le

I

ploil ia

baine, sait

Intonelli

ard.

pour et

il

le

non »eulemen4

est

servioe de l'Empt

bien o

Lntontione,

/'le. qui

lui

mais s'il est et sera le sacrifice de son dovoueaaant il i" nonei.it ion. y seroit contraire sentimela pour ;

d'une

Koellenoe avec tonte ingeanité, qu'il serali

iii'ou

plus pari !..

dm a attin-

Cardinal

-le-

»

oommna

ardinaux.

Valenti

eri

bien

vii

cu

I.spagno à

cause

de

son


— 37(i — dente scopo di seminar zizzanie ed incrinare la sua compatezza, i Bellisomiani, mentre accettavano, pur restando fermi

punto

loro

al

di

vista,

deferenti

l'Hertzan, alle spalle lavoravano

discussioni

col-

distacco della fazione

il

spagnola, agitando più vivamente un'accusa assai grave

:

Vienna voleva coartare la libertà di che voto del conclave. L'Hertzan nel corso di queste discussioni (che il Braschi, dopo aver dimostrato tanta fretta, ora proponeva con compiacenza, e non senza scopo, di tirar in lungo) avea visto qualcuno dei suoi gregari governo

il

passare

al

di

avverso,

partito

come

il

card.

Martiniana,

ed il card. Gerdil dichiarare che « a quello a cui non mancherebbe che un voto egli accederebbe col suo ». Se nonostante glia ni

e

«

l'instancabile

suo,

«

zelo »-• dell' Antonelli,

per confermare

il

del

nostro partito »,

Ducome

s'esprimeva l'Hertzan il 13 gennaio, uno o due avessero defezionato, la partita era perduta (1). Ma quand'egli fa-

ceva queste melanconiche

riflessioni,

non s'aspettava

il

onde le Cardinal Secrétaire d'Etat de Benoit XIV, mais lui est milement attaché à cette Cour, n'oubliant pas les mauvais procedés, qu'il a essuyé étant Nonce à Madrid, et parce qu'il ne vouloit avoir

point d'obligation à cette Cour, il à réfusé une grosse et riche dignité, dont je ne me souviens dans quelque chapitre, qu'on lui avoit offerte à son

départ.

Je connais l'un et l'autre depuis 30 ans, nous nous sommes vus presque tous les jours pendant un si long espace de tems on ne se cache pas ainsi je crois connoitre leur facon de penser. « Du reste je doute que le Cardinal Valenti à cause de Bea infirmités auroit les voix réquises pour devenir Pape, dignité qu'il ambitione aussi peu que moi. Mais dans ce cas je lui donnerai exclusive, l'Empereur l'ordonnant ainsi. Et ce que j'ai l'honneur de marquer à Votre Excellence sur les deux Cardinaux, n'est que par un sentiment de vérité, d'honneur et de conscience et par le zèle pour le service de S. M., lequel exige, que Votre Excellence soit informée «

;

;

au juste des caracteurs de ces Cardinaux. « J'ai prie autrefois Votre Excellence de ne pas prèter fois aux nouvelles, qui lui parviendrout de Venise; j'en ai eu des fortes raisons. J'ai l'honneur d'etre, ut in literis.

Card. Herzan ». (1)

H. a Th., 13 gennaio 1800.


- 377 — che

colpo,

periali'

dell'arrivo

vigiglia

alla

quesito

al

stavano per vibrare contro

avversari

uli

fazione,

su;i

proposto dal

risposta

dell;»

la

im-

conci.!

incidenza fortuita ? Forse DO.

Il

fatto è clic

Belli-

i

lomiani (più o meno direttamente) fecero entrari- in a mons. Despuig, il quale fino a quel momento, pur

mio riserve a favore del candidato spagnolo, il card. Valenti, avea dato più o meno sinceramente adesione al punto di vista dell'I Iert/an e con lui avea collaborato dando rimbeccata all'ingenuo suo portavoce, il card. Lo-

Improvvisamente costui

renzana.

zana ed a

male

che

al

Vincenti

il

Mattei,

tentasse

si

di

pel

l'esclusiva

mancino,

Mattei,

a

dall'idea

liberta

la

gabellarono

colpo

questo

presenta

i

che

tal

del

cj^'i

conclave

Tuttavia

:

il

voltafaccia,

le

fila

Despuig,

sobillato

provocò non piccolo smarrimento,

bellisomiani,

disagio tra

Vincenti,

al

(.'!).

repentino

questo

senz'a1 tro

portasse

uopo rimessa

una certa resistenza, dopo il si accontentò di chiedere una

trovando nei prevenuti primo attacco risoluto, risoluzione

Non

(1).

nelTa'legrezza

né era vero che arrivasse subito al distacco (2)

Sbrigativa

di gettar

avversari

degli

bellisomiani

Loren-

al

con energia loro impone

e

ossessionato

violare

eoini-

o,

si

dell'infida

e

dai

portò

falange spagnola, tutt'altro

che compatta nella sua condotta, e tutt'altro che ferina nella sua ribellione al potente ministro di sua nazione, contro

il

cioso,

ma

quale avea fatto la voce che

in

partito

il

g

m tono minac-

temeva assai. annotava l'IIertzan,

conclusione

spagnolo,

consisti-

Lorenzana, card. Vincenti, che som» per il card. Malici; nel card, /dada, il quale, Sebbene abbia dato suo voto al card. Mattei. ritorno a Valenti suo amico il dalla gioventù e da questo non si rimoverà, e finalmente nel cinl. Pignatelli, il quale per un dissapore avuto col ne! card.

Iti. . il.

a

il.

;.

I

ìi

I

u..

22

1800.

.

22

|$ei

na o

i

800


— 378 card. Mattei,

mentre ch'egli era legato a Ferrara e dove

aveva

gli

torto,

è

personalmente contrario »

Cattiva compagnia dunque, né bastava

la

(1).

grande

in-

genuità e sincerità del Lorenza na per rimetter le cose a posto, poiché non era detto che la parola sua fosse più ascoltata a Madrid di quella del bollente Despuig, se lo stesso Vincenti, dopo il primo atto di fermezza, si raccomandava all'Hertzan di non comprometterlo con incaute indiscrezioni nella tema di perdere i sette od otto

mila scudi d'entrate ch'egli teneva in Spagna. È vero che le istruzioni spagnole contenevano la seguente gra1." 2.° Mattei, 3.° Chiaramonti, duatoria l.° Valenti, Bellisomi « alla stracca però ». Ma dove sarebbero potuti arrivare gli intrighi del Despuig, il quale avea la grande preoccupazione di assicurarsi il cappello cardi:

nalizio ?

(2).

In ogni

modo v'era poco da star allegri

:

ed il peggio si

è che questa crisi scoppiava nel momento in cui arrivava

non troppo felice risposta viennese, col proposito di combattere la pretesa austriaca di imporre il proprio candidato, denunciata siccome una coartazione della libertà del conclave. Il Thugut, che non poteva prevedere tutta quest'ira di dio, avea riaffermato la sua linea la

condotta,

di

mantenendo

propria candidatura, pel la suo (3) la risposta era troppo che l'Hertzan stesso alla prima lettura la

bene della Chiesa esplicita,

sì

e

:

giudicava sfavorevolmente, e metteva le mani avanti, prima

ancora di parteciparne ai colleghi il contenuto, con queste sintomatiche riserve (4). Quello però di che debbo prevenire Vostra Eccellenza, è 1.°

:

che io non sono in grado di garantire, che, non diventando

Papa il Card. Mattei, né il Card. Bellisomi, non si vada in una terza persona, senza che io possa impedirlo si

;

giacché, com'Ella sa,

non

può dare l'esclusiva che ad uno. (1) (2) (3) (4)

H. a Th., 22 gennaio 1800. H. a Th., 22 gennaio 1800. Th. a H., 7 gennaio 1800. Cfr. Petruccelli, op. H. a Th., 18 gennaio 1800.

cit.,

p. 294.


— 379 — b« se dovesse essere eletto ini

di

p

persuaderlo

«li

il

Card. Kellisomi. ditlìeilmcnte

quatto fu'EUa m'ingiugne, dopd

nuovo passo ohe fo a nome dell'Imperatore per il Card. Mattai Non dispero interamente «li riuscire per il medeaimo, pei eoi ho

il

g ii:k lagnato jeri notte un voto

ma sono ben lontano di averne att-

;

sicuri

illa

Comunque

l'imbarazzo suo non era piccolo, poiché bene o male, bisognava pur affrontare la situazione e dir qualche cosa. La speranza di poter mantener in piedi per quindici giorni od un mese il partito del Mattei o

un buon espediente per tranquillare il Thugut, alpel momento ma quale effetto avrebbe tatto il di in un ambiente <_>ià saturo di questo diniego so

era

meno

:

eK-tliicita

'.'

motivi Presa la lettera ministeriale, ne stralcio che conducono la Maestà dell'imperatore a voler intei

nsi a questa elezione, omettendo tutto quello che potrebbe interpretarsi come una minaccia, lontanissima ch'essa fosse, per non fare indurre con ciò una coarta-

zione della

Stavano ed

libi

Braschi

al

<

colloquio

Il

per evitare equivoci,

:

testo

nel

1

li

come

lesse

all'Albani

originale

cosi

purgato,

primo

un

capolavoro

).

col

riuscì

di

r

proca dissimulazione.

—

riferiva l'Hertzan Decano questo estratto domandai s'Egli vi trovi un'indiricio «li violenza f mi rispose «li no. e convenne che il bene della 8. Bade rie!. dunque non ritnpi >ia per la medesima. Io ripresi che

Letto ilun<iue

al C.

gli

elie

può arare

difficoltà

eun the l'UBO BU0

ad

-oto il

:

comprovarlo

di

col

tatto accedendo

questo e^sempio attirarvi dagli altri.

Conclavi pausati era

tutt'i

in

un

ime; che

Cardinale

l.

di

non' ecclesiastico,

Egli

«lare

e

al

mi

al

•

rei

principio d

continuar.

m questo aveva inoominoiato eoi C.

Beflìeomi, e

che questo metodo era buono ogni qualcontinua. -ouoprisse un'altro per le circostanze prò oonvea in Une mi dis«e che ttobh ssere Capo della Io

risposi

i

mare così (I)

II.

a

Ih..

I

per maturare l'affare. 22 gennaio.

Il

detto Card.

Decano si è


- H80 — dimenticato in questo

momento di avermi detto tempo fa

volentieri concorrerà nel Card.

Mattei, non perchè

egli

che

è suo ni-

pote, ma parche lo crede per uno de' più rispettabili Vescovi d'Italia,

amato a Roma per la sua esemplare pietà e che tal'elezione sarebbe gradita dalla L'altro, e se la

il

nascita, ed

vista

in

Maestà dell'Imperatore.

Braschi, più seccato

strinse

si

spalle

nelle

cavò dicendo « che riferirà il tutto agli altri signori

cardinali per darmi

poi

una risposta ». La quale,

s'in-

tende, quando venne (1), non potè esser diversa da quella

che

i gregari ripetevano per giustificare la loro riluttanza trincerandosi dietro la responsabilità dell'Albani « La superiorità, essi dicevano, dei meriti del card. Bel:

lisomi

abbastanza da che il card. Decano Mattei suo stretto parente » (2). Chiaromonti, più furbescamente, dopo aver

risplendeva

preferisca

lo

Soltanto

il

al

card.

notato che l'opinione dei cardinali del

partito

«

di

cui

era, malgrado suo », era un caso di coscienza, insinuava « che questa fermezza dei due partiti porterebbe ad un terzo ». Pensava forse alla sua persona ? Pel momento l'Hertzan lo disilluse, avvertendo « che qualunque terzo sarebbe come il card. Bellisomi, vale a dire non quello che Sua Maestà stimava il più conveniente nelle egli

presenti circostanze, cioè il card. Mattei »

(3).

l'Hertzan un nuovo insuccesso se ne consolava pensando che l'Albani, il Gerdil ed il Borgia e tutti gli avversari aveano dovuto confessare « che non v'era veruna coartazione di libertà ». Ma le cose stavano al punto di prima e se il colpo di mano tentato col pronunciamento del Despuig era fallito, la situazione a favore del Mattei non era migliorata, dopo l'ultima spiegazione del Thugut. Scartata In

conclusione

era

:

-

:

la

questione della libertà di voto,

nevano per bocca

i

bellisomiani oppo-

del Braschi che, con tutto

il

rispetto

per la volontà di S. M., si trattava di un caso di coscienza

(1)

(2) (3)

H. a Th., 22 gennaio. H. a Thugut, 22 gennaio. H. a Th., 22 gennaio.


— 381 questo non potevano transigere quale non vollero e non seppero precisare e francamente non potevano, poiché esso consisteva nel non voler il tanto che il Braschi era pronto coi Mattei. Ecco tutto suoi a votare per un qualunque altro che non fosse il e di fronte a

fi

:

:

:

Mattei

(1).

Per

cui

tirar

al

pochi suoi fedeli,

restava

coi fa-

l'Ilerlzan

una rassegna, com'egli fece a questo punto per mi-

l

surar

proprie

le

gior Belo

forze

quello che fa per

<li

resistenza.

di

non può impiegarsi, riferiva l'Hertzan. con mag-

C. Antonella

Il

somme

proprio non tutti sicuri se ben ne

delle

e

('.

il

Mattei, convinto, ch'egli è «Iella

emme convenienza che si faccia un Papa, che sia protetto e -limato dal nostro Augusto Sovrano, e debbo al medesimo alcuni voti. la sua pietà e dottrina stimato da tutti; ma per il suo un po' dominante, poco amato, ed ora, perchè si è dichiarato

Egli e per spirito

unente e con tanto vigore per il <'. Mattei,

egli e

odiato.

Temo

dubitando della possibilità di riuscire nel C. Mattei. possa già in vista un terzo perchè nel e. Bellisomi dubito che vorrà

ohe,

;

venne tampoco che la più gran parte del nostro partito, tlilliailmente volendosi un Papa, contro cui uno si è dichiarato così aperinai

come

se,

lo

tanno

tutti.

Papa suo. «redo io, che sia il C. Archetti; provvedendo però che quoti non riuscirà, sarà il C. Chiaramonti. Il

<'.

Il

Archetti e l'anima del C. Antonelli, onde sarà sempre del

partito. 11

Card. Valenti, essendo assicurato che non c'è un'ombra della libertà, «redo io che non sis lontanerà mai dal C. <".

Il

per

tifo

«li

vi<»-

Mattai.

Martiniana mi ha promesso formalmente che sarà del pai il

C.

ma che quando questi avrà un maggior nu-

Mattei, <•

lino d'adesso ora sì,

ora no, gli «la il suo. Oggi però

ho un appuntamento con Lui. Il

C. Livizzani <• decisamente del partito perii C. Mattei,

ma perchè

contenni, essendo facile a premiere «lul.i «li coscienza, adopro aldini, Il

C.

che

Dugnani divoto ale

che ammiri tanto (1)

li.

-i

a

Ih..

<1<1

<

il

(

'.

'.

distingue alla

Mal tei

«•«>!

:

il

zelo.

Nostra Corte venera Vostra Ecc.,

ed

lo che mi fa sperare, che, non ostante

Antonelli, non

22 gennaio.

*u<>

*i

cainluerè.


— 389 Sul C. Lorenzana mi dovrei fidare mollo. Egli lia la riputazioni-

generale di essere onoratissimo, e la franchezza con che

tanto del Ministro a Madrid, che di Despuig, in seguito di

mi parla

me lo conferma. Ma

quanto che l'Ecc. Vostra si compiace serivermi debbo

suspendere il mio giudizio, ed in particolare sul partito ch'egli pò trebbe prendere all'avvenire. C. Vincenti,

secondare Il

C.

le

E

così ancora

sul

malgrado le riprove ch'egli dà della sua premura di

viste di

Sua Maestà Imperiale.

Ruffo certamente è attaccato

al

partito pel Card.

Sfottei,

e gira ad acquistare voti. Sarei però tentato a sospettare, che molto v'influisca, ch'egli vorrebbe uno che non avesse attinenza con veruna

Corte. Il

C. Flangini è

noto a Vostra Ecc.

duce eccellentemente bene per guadagnarlo, il

si

egli,

;

;

in questa occasione si con-

malgrado

dichiarò decisamente

tutt'i' sforzi

al partito

che fecero

contrario per

C. Mattei.

complesso le file erano abbastanza solide, sebbene non troppo omogenee e disciplinate quanto quelle avversarie che registravano i nomi che conosciamo. E giunte la cose a questo punto molto poteva ancora illudersi l'Hertzan che una ulteriore resistenza fosse giovevole ? Lo solleticò l'adesione del Giovanelli del partito avverso e la promessa di esercitare tutta la sua autorità sull'Albani « per esortarlo a cambiare sentimento » (1), ma senza soverchi entusiasmi, se persisteva nel credere che la via più sicura per vincere la caparbietà del vecchio decano fosse un passo energico presso il nipote nunzio (2). Dopo tutto si era guadagnato un sol voto 14 contro 17 Nel

:

;

H. a Th., 22 gennaio, ali. 3. H. a Th., 22 gennaio « Quello che sarebbe importantissimo, Vostra Ecc. mi permetta di ripeterlo, è ch'Ella si degni di far chiamare Monsignore Albani e dargli a conoscere colla solita Sua energia la giusta sorpresa che deve cagionare all' Imperatore, che uno della famiglia Albani, tanto beneficata dalla Casa d'Austria e colle illustrazioni, e perchè tutti posseggono da noi, si distingua in opporsi alle graziose insinuazioni dell'Imperatore a vantaggio della S. Sede. Supplico però Vostra Eccell. di evitare ogni ombra di minaccia, perchè (1) (2)

:

questi Cardinali non possino profittare di ciò per dare ad intendere, si voglia violenzare la libertà dell'elezione, aggiungendo al sudetto Prelato di scriverlo al Cardinale suo Zio.

che


— 383 — mancavano parecchi. Un mutamento

per arrivare :i 24 ne

tirapiedi Bus Maury, avrebbe cambiar faccia all'affare»; ma era assai problematico: anche l'adescamento dei card. Roverella e l!inuccini appariva ardua impresa. Ogni illusione era inutile tino a che il Decano restava tonno sullo sin.' posi-

Catto

zioni

suoi

coi

dell'Albani, i

1

(

).

Ed allora V Ed allora ciò che pareva lino a quel momento una

lontana

prossima

realtà

potesse

raccogliere

non troppo siglio

la

:

cosa

soluzione

l'unica tutti

che

amor

pei

il

partì

le

Eppure era necessario

tacile (2).

Bellisomi,

oltre

che

d'ambo

simpatie

le

fazione austriaca tenuto

della

conosciuta su

diventava ormai sempre scelta di un terzo candidato,

più

possibilità,

in

:

;

un con-

23 questa era Riversare

possibile.

ri-

voti

i

convenivano, non era dignil perchè ne avevano poca

lo

proprio,

stima (3). Su chi allora far ricadere la scelta ? da che L'imbarazzo non era meno grave,

—

osservava levando che hanno aderenza alle Corti l'Hertzan quei, Estere, che Sua Maestà vuole esclusi, e quei che per varj altri motivi non c'è apparenza che si potrà andare

Ilonorati. al Calcagnine al Chiaramonti, ed da quest'iati l'impossibilità di accompiere pienamente le mie istruzioni, giacché, com'è ben noto a Vostra Kccoll. l' Imperatore non può escludere che uno solo ; onde, data l'escluloro,

in

si

riduce

al

ed

C.

archetti,

al

('..

(..

H. a Th., 22 gennaio.

(1)

i.i.i.i.

<-/'.

<

<'..

296.

p.

«li M-rivere a V< ohe diAeile cosa sarebbe di persuadere .li passare ili quello qiiti del min partito, non riuscendo il <'. M.iit. Bollitomi. Ora Le debito dite che l'altro giorno, nei <Miijfressi .ni con alcuni del mio partito parlandosi dellu ditlieoltà, che no ili riu>cir»- nella n.^n.i un presa, sebbene da tre e poi da due

H. a

(3)

Ecoellcii/...

gennaio

Ih.. 25

:

«

Io aveva l'onore

lev.,

<•!..

.

v«.ti

soli

che aveva al mio arni

rotondo*

eoi

nigii dinali,

in

m

i.

altri,

vaM lino

un terso:

non avendo

a

quattordici.

disse ohe secondo tatti

si

i

/»</<

-oro

i

la

vorisi-

smino

medesimi stima de raoi talenti •.


— 384 siva ad uno, gli

altri

il

campo

dell'elezione resta libero per tutti

».

Fra tutti questi, dovendosi escludere anche Gerdil ed Antonelli, il più quotato era il nome del Chiaramoiiti, che, colle sue abili arti e valorizzando i suoi precedenti antifrancesi, avea saputo conquistare l'animo delTHertzan. Non che questi accettasse la nuova candidatura con grande entusiasmo si presentava siccome il minor male, che almeno serviva a mascherare la ritirata e la scon;

fitta (1).

Questo partito sarà, poi tanto più propizio anche per un'altra ragione.

Involontariamente proprio nel momento in cui l'Hertzan faceva gli ultimi sforzi pel Mattei, era scoppiato il conflitto fra il punto di vista suo e quello del gabinetto di Vienna, per un malinteso nella valutazione del momento elettorale. Il Thugut, sulla fede dei dispacci del suo fiduciario e per le pressioni del nunzio, avea finito per convincersi che l'ostracismo dato al Bellisomi non era troppo saggia manovra, e contrariamente alle raccomandazioni dell'Hertzan avea dato ascolto alle sollecitazioni dell'Albani fiancheggiate dall'appoggio del mi-

(1)

H. a Th., 25 gennaio:

«

Si

potrebbe dare che l'elezione ca-

Io non lo conosceva prima della sua promozione al Cardinalato, a cui, essendo stata unita quella al Vescovato d'Imola, egli se ne partì per colà, e non gli ho parlato che nelle visite di formalità da che poco si può giudicare. Ma mi sembra uomo di talento, e di prontezza di spirito ; e ne ha dato delle riprove nella sua condotta in tempo di Francesi, che una volta vennero per visitare le sue carte ed arrestarlo, ed altra per fucilarlo, e dare il sacco ad Imola, perchè vi furono ricevuti con esultanza i Nostri, ed Esso andette loro incontro, contro e la forza con che parlò al Generale il consiglio datogli di fuggire

desse nel C. Chiaramonti Religioso Benedettino.

;

;

bastò per salvare a Lui la vita, ed esimere la Città dal sacco. Ma essendo egli di Cesena, nome poco amato dai Romani, se i voti non

uniranno in Lui, dopo data l'esclusiva, si anderà in una delle persone poco gradite da Sua Maestà, senza che io lo possa impedire non è però perduta la speranza per il C. Mattei ma io credo di dover esporre il tutto a Vostra Ecc. per preventivo mio discarico ». si

:

;


— 385 — Spagna (1). Cosi avea finito per consigliare racBellisomi (2), sia pure come una txtrema ratio, lasciando incautamente balenare all'. Milani questa favorevole disposizione della Coite Bastò questo per metter Distro

«li

cordo

sul

crori-

in

cipò

povero Hertzart.

il

amici

agli

Mentre

(1)

infatti

Drspuijr.

del

i

sono

in i

Il

sostanza

la

nunzio con giubilo parte-

delle

istruzioni

conclave

al

si

conciliative

sviluppava

colpo di

il

manovravano a Vienna per far Lveano interessato mons. Albani «che

hellisomiani

mutar parere

al Thugut. premure per il cani, liattei sieno efficaci ili. 'l'h., li gennaio e nello stesso tempo aveano fatto fare no passo dall'ani spagnolo presso il Thugut per protestare contro l'Hertzan clic con minaooe voglia ottenere l'elezione del cani. Mattai e che in tal vista la sudetta corte non pot re bbe riconoscerla ». Di questa

s'intoni,

se le

i

:

•

l'Hertzan rimase sorpreso, come delle inaspettatissima manovra lagnanze dell'ambasciatore fortemente irritato. Minacci*- non poteva io fare replicava con violenza perche era opposto alle mie istruzioni, che portavo, ed io dichiarai in nome -

—

di

Bua Maestà, ohe suoi Qfficij non erano che consigli per il bene della le. per cui Basa per un effetto della Sua pietà s'interessava; •

loora perchè per diletto della libertà

l'elezione sarebbe stata Fortunatamente, per prevenire che non mi se mettessero in bocca, a cui mai aveva pensato, ho fatto un estratto del venerato dispaccio dell'Eccellenza Vostra, che ho letto e fatto leggere alla rior parte dei Signori Cardinali dell'uno ed altro partito, da che risultava, quanto Sua Maestà era lontana di coartare la libertà Card.i Decano, Gerdil, Borgia, e Gioannetti dell'elezione ed infatti dell'eleannero, che non v'era veruna coartazione di liberti nulla.

i

:

zione

1>.

Non occorreva molta perspicacia per diaceraere quali «piali

i

tini di

moventi e

i

tutto questo intrigo e l'Hertzan non era poi di

si

corta

veduta da non scoprire gli occulti legami che ricollegavano l'azione di

—

plomatica col dietroscena veneziano degli ultimi giorni Combina quello che l' Ambasciatore disse all'I cc-iim/a \ .• commentava i

e^li

con «pianto ch'ebbi l'onore tenuto da

Despuig

M(

col

C.

di

col

scriverle ini

fervido

proposito

Conclavista del C. Lorenzana,

Vincenti, riscaldato dal

partito pel C.

BeUiaoi

Ma nominatamente, come suppongo, dal C. Pignntelli e dal il primo per un'alienazione personale, che lo fa (ravveder.-, ed secondo per essere coi Card. Busca e Giuseppe horia l'anima del <

il

Bellisomi l'I.,

ad

II..

18

febbraio.


— 38(5 ultimamente concretate a Vienna (1), quando ancora l'Hertzan non ne era pienamente informato, ed i Bellisomiani

fecero incontro al

si

loro

avversario,

terribile

con giri di parole che facevano ben capire la novità sopravvenuta. L'Hertzan, alle chiare allusioni del Capraia degli altri cardinali,

e

oppose un

che pochi conoscessero

ostinato

silenzio

(2),

suo segreto s'egli avesse parlato, la vantata compattezza del suo gruppo si sarebbe sfaldata e la speranza, di accalappiar il voto

illudendosi

il

:

qualche avversario sarebbe svanita. Ma dovette presto poiché, mentr'egli con tanta gelosia custodiva il segreto, anche verso i più intimi, gli avversari conoscevano per filo e per segno le istruzioni viennesi e la loro conclusione, e tanto più ne dovette esser amareggiato quando venne a sapere che tutto questo succedeva per gli abili intrighi del nunzio viennese, il quale era riuscito proprio ad ottenere il contrario di quello che di

disilludersi,

l'Hertzan avea calorosamente propugnato (1) (2)

H. a Th., 29 gennaio, H. a Th., 29 gennaio

(3).

ali. :

«

Il

Card. e Caprara è stato da me, e

suo attaccamento Casa d'Austria, mi disse che la fermezza del partito, di cui egli era, aveva per oggetto non già la persona del C. Bellisomi, ma la

dopo molti

inntilissimi

discorsi

e proteste del

alla

coscienza

;

è quindi irremovibile.

Io gli chiesi,

come per mia pro-

pria istruzione, quali eccezioni poteva avere

il

sendomene nota veruna.

-fu

— La sua risposta

C. Mattei,

sempre

non esmede-

la

sima, e finalmente conchiuse, che io poteva accomodare questo affare, mesi io converrò che quello che farò tanto tempo

e che dopo otto o nove

prima. « Questo discorso mi pose in varj sospetti. Io senza farglieli travvedere replicai Che i Signori Cardinali del partito, di cui egli era, potevano terminare il tutto da un momento all'altro accedendo a quello, di cui sono io. « Questi miei sospetti si sono schiariti il giorno seguente, essendo stato avvertito da un Cardinale che Monsignore Nunzio abbia scritto qui su questo. E riflettendo attentamente su tutto questo, come ancora sulle proposizioni, che sento da quei, che sono del partito, :

mi fa temere che possa essere traspirata l'intenzione Sua Maestà di andare nel C. Bellisomi, non riuscendo il C. Mattei,

di cui sono io, di lo

che vorrei tenere segreto per ora. H. a Th., 29 gennaio, ali. « Il mio dubio, che

(3)

il

partito con-


•

s

,

questo SÌ diede per vinto, ad ancora il febspezzava una lancia a favore del Mattai, lebben convinto «iella vanità del suo sforzo. La verità è che imN"ii

I"

1

i

braio

bottigliato

questa

in

nonostante

situazione,

difficile

il

diverso pensiero del Thugut, per esagerata suscettibilità

d'amor proprio e per la cattiva ispirazione del suo malo l'Antonelli, egli avea giurato di impedire l'elezione del Bellisomi, costasse quel che costasse. Qualunque altro, ma il Bellisomi mai. Perciò agli amici non comunicò mai l'adesione del Thugut alla candidatura Bellisomi e mentre in seno al conclave, fra amici ed avversari,

genio,

persisteva

sue

nelle

manovre

dilatorie

rivolse

(1),

sforzi a smentire i_*li intrighi che erano stati orditi a

Anziché uniformarsi il

alle

gli

Vienna.

ultime istruzioni del Thugut,

proponendo, con abile piuttosto che Bellisomi parole, un'altra soluzione ,!io il Valenti, secondo gli umori che aveva potuto febbraio egli

1

di

replicava,

-

:

raccogliere

in

un'ultima

riunione

della

sua

trarin

possa essere informato delle intenzioni di

viene

ora schiarito.

fazione

Sua

(2).

MmH, mi

Siccome <'L m tre giorni per turno tee Cardinali un Vescovo, un Prete, ed un Diacono diventano (api d'Ordini, quando la comr

binazione portò fh«' tu- del partito per il C. Bellisomi lo erano, incaricarono Monsignore Nunzio che, presentandogliesì l'occasione, Maestà il motivo, per cui l'elezione si difiefacesse sentin to.

ii

e.

qua

Esso l'adempì

Mattai

la

risposta avutane

d'Ordini, de' «piali due Bono del la

Nunzio,

relazioni- del

partito per

il

come abbia eseguito

il

suo incarico presso l' Eccellenza Vostra, «• la risposta avutane dalla medesima, dovette andare nelle mani Loro, i; nocome questa di <• COSÌ .-damo riferiva al pr« dente, chiesero anche quello liti della dell'Imparatomi ofec Maestà risposta della tanto ;

dell' Eccelli

maio, riferendolo, dice ;.•

in

i.

«•lir

dì

liberamente molto confacente pio poterà adi

potere

ita

(1)

li.

a ti...

i

febbraio

TI...

I

febbraio

I

I

.

«-In-

dehh

procedere al

nostro prò

>

il

Sagro Collegio

all' eledoni

intento.

Collegio,

che

Vmo aggi /<»

/>«•/-*«»«


— 388 — Sottopongo in

giudizio

di

Vostra

Eccellenza,

S'Ella approva, che se in dieci o dodici

tarmi sapere, rilucesse io

purgatissimo

al

se

questo stato di cose non sarebbe necessario, ch'Ella si degnasse

maggior speranza per il Card. Mattei, anzi

.si

giorni

non

diminuisse,

debba dichiarare ai Signori Cardinali del mio partito, che, sebla Maestà Sua giudicherebbe adattatissimo alle presenti cir-

bene

costanze, in cui si trova la S. Sede, il C. Mattei per essere eletto

supremo Capo

Chiesa,

della

tuttavia

in

vedendo, che per l'opposi-

zione d'una gran parte dei Signori Cardinali

l'elezione sta sospesa

Sua Maestà, per non lasciare più lungo tempo vedovata la Chiesa, crede che anche questi sarebbe un degno Capo della medesima, venendo assicurata da più parti della sua gran pietà e prudenza. Questa parte crederei di fare col partito per il Cardinale Mattei, e vedendo una decisa repugnanza dalle parti Loro di venire in e&so (come la preveggo, ed ho avuto l'onore di pretra esso ed

il

C. Bellisomi,

venirlane), allora parlerei del C. Valenti, per cui

la

cosa

sarebbe

un terzo si va più facilmente in simile occalo che più d' uno me 1' aveva detto, e per parlarle in tutta

più facile, poiché in sione

;

confidenza, perchè

Card.

il

Valenti è vecchio, e la lunghezza del

Pontificato passato, che, eccettuati

gli

ultimi anni, eccitò varj la-

menti, fa che s'incontri una gran difficoltà di andare in un giovane di

56 anni.

Né

fermò

si

lì

:

subito,

nonostante

sciatica che l'obbligavano al letto,

tormenti della col suo « braccio dei

moto ad organizzare un

di

altro trucco, ben ben congegnato, per far impressione sul Vienna. E cioè fece stillare pel tramite del-

l'Antonelli

un memorandum riservatissimo a lui diretto,

stro » fu in

architettato

governo

nel quale

il

e

partito del Mattei, rivalutata la situazione

con fermezza la tesi che la scelta del nuovo pontefice dovesse cadere su persona, i cui sentimenti fossero sicura garenzia di piena adesione alla politica austriaca, prospettava la necessità di convergere i voti su un terzo candidato aderente a sifatti postulati. Naturalmente l'Hertzan, in possesso di questo documento, sintesi di una lunga discussione impegnata il 5 febbraio fra i seguaci del Mattei (gli avversari contemporaneamente si erano pure radunati a consiglio per esaminare e ribadita

la

situazione),

si

era affrettato a trasmetterla

«

in

ori-


- 389 — ginale

Thugut, sebbene essa

al

persona sua e non dov<

alla

Lasciamo

messe

riservatezza tificio

parti-

«la

sodo.. Mentre

al

solidare

i

l'aria

avanti

«li

i* 1 ì

loro

vista

nessuno (1)

(la

mistero e

dall'I lertzan

le

con

cautele

«li

ar-

puerile

diplomazia, e veniamo avversari affilavano le armi per con-

per impressionare

solo

fosse destinata soltanto

la

l'Hertzan preparava il terreno ad una nuova candidatura, e. come si vede, bene addomesticata. E pei esserne ben certo, intendeva assicurarsene preventivamente con buone garanzie d'ipoteca sulle le

posi/ioni,

cariche della corte pontificia.

gioii

un papato Valenti (od al caso disperato egli pensava che occorresse rafforzarlo segreteria di stato, ed Antonelli alla Da-

Nell'ipotesi di

anche Bellisomi), con Mattei

alla

barone (li ThugUl ? era necessario che uscisse dal riserbo e se ne preoccupasse e 1*1 lertzan per conto suo poneva il quesito, con le relative subordinate. E se questi non avessero potuto accettare? e dato ne pensava

teria, (die

il

sarebbe detto di una segret'osse pensato al C.hia-

Bellisomi, che

si

teria della

Somaglia

invece si

ramonti ?

(2).

riuscisse

il

Tutti

questi

? e se

interrogativi

rivelavano

zione dell'infaticabile cardinale di parare

la il

preoccupacolpo di una

conseguenze, ch'egli misurava non giudicasse la diplomazia ravi viennese, come meglio rivelò qualche giorno dopo, riassumendo e precisando il proprio punto di vista a commento e conclusione del memoriale cardinalizio sopra sconfìtta

prevenirne

e

le

di (pianto

ricordato.

premura

I

tesiourarU ohe

:i

per

i

Mini «•

.

«li

cui

il.

a

il.

.,

il...

H. a

TI...

i

in

«lata

rebbi

n., :,

comunicare

de

7

8 febbraio

1800. I

<•

dispaoej,

Gennajo.

:

febbraio

al

Thugtlt

protestate, die l'Imperatore

\

termini delle mie istnuioni

nominatamente

(3)

la

di

«li

«-«pressa

od

on'Ella

mi

|

prenda i

oi

Ma questi degni Cardinali


- 3'JO — intendono bene quanto la clemenza e pietà del Nostro Monarca debbano influire nella futura sorte della S. Sede, e con ciò della Religione. Debbo però rendere la giustizia al partilo opposto almeno al C. Roverella, che mi disse, come Le riferii in altra mia, che, pro-

ponendosi altro Cardinale che il C. Mattei, secondare 2°)

I

la

egli

tutto a

offeriva

si

mia vista.

.

suddetti Signori Cardinali desiderano di sapere altro sog-

getto di piacimento di Sua Maestà, non potendo

riuscire in quello

che la Sua pietà ed interessamento per la Chiesa aveva proposto. Il

proporre unicamente

il

C.

Bellisomi sarebbe di vivo rincresci-

mento ad essi per i motivi in altre mie accennati; ed il proporre tutti due, vale a dire,

C. Bellisomi e Valenti, farà

il

nel secondo, e forse ancora cadervi

stimano moltissimo,

malgrado

le

l'

andare i medesimi

elezione, poiché più d'uno lo

sue infermità corporali

levarle nulla, l'età vi contribuirà molto. So che è per

;

e

per

me un punto

delicato, assicurando l'Eccellenza Vostra, che mi è indift'erentissimo chiunque di questi due, o qualunque altro soggetto degno diventi Papa, non potendolo diventare il C. Mattei, che secondo il mio sen-

timentopre ferirei at utti, non rivedendolo mai più, giacché fatta l'ele-

come Sua Maestà ha approvato, ed è in ordine, trattandosi d'un Cardinale, tutta la mia premura sarà di abbandonare questo clima umido, che non fa zione, confermato e consacrato che sarò dal Papa,

per me, ed anche le spese che non posso sostenere.

Tra

la

Un po' di

bisognava una buona poteva andare all'infinito.

di tanti candidati,

folla

volta decidersi, poiché non luce

portò

il

si

dispaccio

del

1

febbraio,

col

quale il Thugut aderiva alla candidatura Valenti (1). Ma questa volta l'Hertzan fu fatto più guardingo, per non far naufragare anche questa candidatura, dopo il

voltafaccia del partito spagnolo. L'arte consiste

— scriveva

il

e piuttosto di convenire, che

10 febbraio di

— ora

promovere

di non comparire,

tal' elezione ;

lo

che

però non impedisce, che, fatta l'elezione, esso sia istruito delle graziose intenzioni di

Sua Maestà per il medesimo pel mezzo dell'Ec-

cellenza Vostra pervenutemi.

Debbo prendere questa

direzione per evitare nuove contrarietà

dallo schiavo e fìnto Gabinetto di Madrid.

(1)

Th. a H.,

1

febbraio 1800.


— 3<M — A

trarlo

un po' d'imbarazzo sopraggiunse una

del

nunzio

al

bellisomiani

stesso

sullo

dopo un'inutile allarme,

cadere,

va

Decano

card.

Per cui

(1).

lo

tono, le

quale

speranze dei

stesso Albani prendeva l'ini-

Un ravvicinamento sulla base di un

ziativa di

letto

la

terzo can-

didato. 10 febbraio

Il

Decano inviava

il

all'I Iertzan

card.

il

Della Somaglia con questo messaggio:

ma cella, come io sapeva, aveva incamedesimo ili rappresentarmi: ch'essendo noi radunati per Papa, e non essendo verun'apparenza clic uno dei due

ch'esso non ascendo dalla o

il

.

panni

vuii.i

simo ad

altr<»

passare

nell'altro,

la

necessità esiggeva

vorrò prendere le misure, i

che pensas-

ohe io mi tarò un merito avanti Dio, e gloria presso

:

un

in

L'I Iertzan.

ohe in concordia

l'ele-

terzo.

ch'era

tutto trepido nel timore d'una sor-

dagli avversari, proprio mentre preparavano a questa avance, ne fu in cuor suo bealo, anche se di fronte alla proposta ebbe tanta energia di mantenere il più austero riserbo, per non tradire af-

presa,

balenare

latta

si

fatto

sua soddisfazione.

la

molta diplomazia

ni

egli

recito la sua

parte per

al-

lontanare da se ogni sospetto. rìspos

ìi

che conveniva nella massima, che l'elezione; die mi rincresceva

ile

II. II.

lettera

•.

TI...

il

nostro dovere

però di

vedere

sia

ili

sol-

una tanta

I

il Cardinale Decano, arando avuto tparsa la rote ch'essa Monsignor suo S'ipotpromovere l'elezione del io di avuto l'ordine Che avessi mi, e che giammai avessi avuto quello d'impiegarmi pel

a Th., i" Febbraio 1800:

-la

•

che

il

ricevuto col

dispaccio

Ma

medesimo

corner»' era

mi disse un ('animale dell'altro tito. che può essere ben informato, ma in cui m>u ho una piena filetterà al C. albani diceva soltanto che r II

dell'ÌS tesso

tei

,d

i.i

lettera

.ma persona

:

i

cambiamento nel partito opposto, debbo credere al medesimo conteneva qualche ooaa di pio ».

lai

che

poi


- 389 alienazione di concorrere nella persona del C. Maini, ohe ad ogni

riguardo n'era degnissimo, e che di più godendo anche della stima dell'Imperatore era utilissimo alla Religione; che prenderò

tutto

il

matura considerazione, e riferirò a quei Porporati, che penetrati dal medesimo concorrono meco nel prelodato Cardinale; aggiungnendo (per guadagnare tempo) che scrutinj ci serviranno di ulin

i

teriore lume.

Ma la sera stessa convocò nella sua cella buona parte amici suoi,

degli

accettare la proposta opinione, il

:

seduta plenaria

nella

e

convennero nella necessità di anche l'Antonelli fu della stessa

quali

i

della

tenuta

fazione,

giorno dopo tutti furono concordi sulla massima

(2).

trattava però di chiarire la posizione degli avver-

Si

metter bene le cose a posto in precedenza per premunirsi d'ogni sorpresa. I convenuti conclusero che l'accettazione dovesse esser subordinata a due pregiudiziali 1.° la responsabilità di quanto era accaduto dovea esser assunta tutta dai bellisomiani. 2.° la scelta del nuovo candidato dovea ispirarsi a sentimenti di devozione e di gradimento di S. M. l'Im-

sari e

:

peratore.

E per guadagnar tempo fino all'arrivo della risposta memoriale del 5 febbraio, si proponeva di delegare ad una commissione arbitrale la designazione

viennese

al

dei possibili candidati.

Superata

prima

questa

difficoltà,

tornava

scena

in

questione della persona.

la

Questo è il momento tzan

il

12 febbraio

disgusterà

il

il

più critico per

— atteso

il

me

— confessava l'Her-

gran numero

partito ; ed allora è possibile, che

degli esclusi si

;

lo

che

vada in un'altro

ugualmente non gradito dalla Nostra Corte. Io ho sostenuto il partito

per tanti giorni

;

ma poi, come ho avuto più volte l'onore di

scrivere all'Eccellenza Vostra, è diffìcile di riunire trentacinque in

un sentimento. Il mio studio presente è che venga dal partito contrario proposto il Card. Valenti, perchè, se lo proponghiamo noi, sarà (2)

H. a Th., 12 febbraio 1800.


— 393 — che quello del C. Mattel E

iso

Don avrà piacere

dei

pensava ad una resurreche rilertznn amabilfautori del Mattei sarebbero

il

nome delTAntoneÙi. Ma con

bellisomìani

I);i

parti-

dei

zione

della

candidatura

mente (lodino

alcuni

:

si

(ienlil.

stati

propensi

quali

speranze? Bisognava ben

sero liberta

non

nonostante

(piali

Della

card.

al

chiedendo

schermaglia

la

non si affac-

<li

competizione

buon gioco per gli avversari

Somaglia, degli

della

arbitri,

per parte loro l'Albani ed

(1).

formula sottoposti! s'affrettarono ad accettarla,

l'asprezza

nomi

i

curari' che

violenza e coartazione della

di

ripetesse

si

allora durata con

tino i

assurde accuse

le

e

porre

a

dei nostri ipialeheduno

p<»i

averlo papa.

ili

il

com'essi

proponevano

Braschi effettivi ed

il

Della

Somaglia supplente. Della l'azione austriaca, dopo nuovo temporeggiamento, furono designati Antonelli e Flangini

Non

per questo

che

preoccupazioni

Ir

proporre dei nomi, che poi sarebbero stati sotto-

di

posti al privato suffragio dei cardinali

:

ma

colo chi' da questi maneggi saltasse Inori

uno

di

dimi-

dell'I lertzan

È vero che gli arbitri non avevano altra facoltà

nuirono.

non

dei

nerale per

il

peri-

designazione

poiché fatta l'eliminazione

sette od Otto

fra

ad

eligibili

e,

loro relazioni con corti

le

da scegliere

:

vi era

di

da esclusiva particolare e da esclusiva ge.stava poco

colpiti

quelli

finttliti

la

comune

opinione

.

i

(piali

tra

sono alcuni non

l'imbarazzo

ci

onsidera che l'esclusiva m>n poteva esser che contro un solo nome. Era necessario

pronunciata

manovrare

modo

in

di

giungere all'esclusiva dei colpiti

rarefazione dei voti, senza ricorrere alla dichiarazione di quella, che conveniva tener Iella

formale in

come mezzo estremo.

riserva Il

compito

dell'I lertzan

a

TI».,

l.-.

febbraio

i

(2)

li.

..

Ih..

I.-.

febbraio

i

8)

ii

.,

:

I

'

i

.

i

.

^

issimi»

fra

le

Quanto lo quatto punto diresti


— 394 candidature

quelle

possibili,

dell'Honorati

e

Gerdil

del

dell'Albani,

del

Cale-agnini,

erano poco temibili,

ve

ne

erano altre che facevano impensierire, fra l'altro quella proprio di un suo amicissimo e fedele collaboratore :

dell' Antonelli,

quella

ora era costretto a rimeri-

suo attivo lavoro, colla minaccia pronunciare contro di lui l'esclusiva.

tare di

ch'egli

Ora lavoro per «lontanare segretamente braio

perfino

del

così

— voti dal i

— scriveva

19

il

feb-

C. Antonelli, che stimo per la sua dottrina e pietà,

ma che ha l'esclusiva, e non crederei proprio in

questi tempi per

essere eletto Papa.

Questo maneggio è riflesso

difficilissimo

di essersi impiegato

dell'Imperatore rapporto

in

B6,

le

il

mire

— Tuttavia non dispero di

C. Mattei.

il

ed anche delicato per

con tanto zelo per secondare

riuscirvi. Il più duro è, ch'essendo egli uno degli esploratori, conviene

suo sentimento

in

l'accia spiegargli

gli

darò anche l'esclusiva.

rispetti gravi

il

ma se la necessità lo porta,

;

L'amicizia personale, e tutti

che sieno, debbono cessare quando

vigio della Religione e

dell' Imperatore,

dozio e dell'Impero essendo

la

si

gli

altri

tratta del ser-

concordia

del

Sacer-

sommamente necessaria.

Insomma non restavano che due nomi, il Valenti in prima linea, se il Mattei non potesse in un qualsiasi momento

Chiaramonti, con maggiori proper quanto accolto con pochissima simpatia dall'Hertzan, poiché caduto Bellisomi, il Chiaramonti era il Papa in pectore di questa fababilità

risuscitare,

ed

il

per quest'ultimo,

zione.

Nella

riunione

spinoso per

dei

me l'affare

quattro

dell'elezione,

la

situazione

fu

chiarita

Vostra Eccellenza giudicherà

facilmente, compiacendosi riflettere, che giugnendosi a quelli, per

ho la formale esclusiva, gli altri compresi nella generale per il numero è tale, che appena restano sei o sette, tra quali sono alcuni non eligibili ad opinione comune. E perchè data l'esclusiva ad uno non posso più darne ad altri, mi conviene dunque maneggiare a slontanare i voti. Lo che riesce tanto più difficile, che il tempo, in cui io possa essere informato delle mire dei Signori Cardinali, è circoscritto in un molto angusto termine ».

cui io

Nazionalità, e relazione con qualche Corte,


- 395 subit')

che

s'intendeva

:

nomi

dei

per cui

le

i

definitiva esclusi,

in

stati

sarebbero misero avanti

proposti parti

Albani nomi di quelli che doveano essere eliminati Calcagnine Honorati, Borgia da parte dei 17: Antonell Giovannetti, Archetti da parte dei 14. E come quarto :

i

perq aesta fazione,

gli

avversari proponevano

il

Valenti

usto no », scattò l'Antonelli, fra la sorpresa g rale e perchè? «perchè tra quelli (i 17), replicò l'ira scibile cardinale, non si trovava il card. Chiaramonti i :

questo cardinale

irsi

fautori

su

perciò

lo

tonelli

H. a

(1)

questo

confessò

«

i

.

concentravano

noni-'

mantenevano in riserva. E e tampoco il Valenti » (1).

:

l'onore

che non do\ suoi tacendo intendere che

candidamente

Braschi

Il

febbraio 1800:

21

111..

Il

Decano

rd.

sforzi,

e

rimbalzo l'An-

di

I

parlare aU' Eccellenza Vostra

<lì

loro

i

.

«lì

che

h<»

Dell'ultimali]

dai Sign. Card.i Antonelli,

avuto auto

Braschi

<

i

quale non ha avuto per oggetto ohe di esporre a questi animali quanto ohe ri era praticato negli altri Conclavi

Flautini

il

;

ì

discrepanza

utile Il

sentimenti.

<li

giorno susseguente se ne tenne altro, a cui non intervenne

Decano, ma bensì il da Lui -sostituito Card.e Somagha. l'u che -i dovessero proporre tre quattro candidati tanto dalla parti- del partito del C. Bellisomi. che ora viene chiamato il -.) ,i,' Diecisette, che da quello del C. Mattea ora «letto de* Qua1 il

«'ani.

10 ivi.

•

•

dinotar.- con ciò

r

lue Cardinali, o

«li

,

>be e«l

in 11

detto

Decano

C.

il

ii

C.

il

Antonelli,

nostro ui

alcagnini, in

3°

il

C.

Honorati,

uno de' deputati del partito de' Quattordici, offri

quali

soggetti

partito.

ero

desiderasse!

Dopo un

Card. (Antonelli) «li

1<»

Boi

C.

d'indicare da!

in l.mo lu<>^<> (che già bramava, ma ch'esso non ^li

Albani

che

iglia,

i

mai il suo voto) in

t'

q

si

proponeva

~i

di

venne pero alla nomina di tali soggetti, dicendo ischi di avere bisogno «li sentire prima le frsuoi Colleghi. .Ieri al giorno poi dichiararono che da

Papa. Non

emi loro

che non v'era più questione

ma di qualunque che possa giudicarsi degno di essere

per

poco primo

;

complimenti dissero

i

oh'egli

rispose

archetti,

-

quetto no

C.

Valenti:

—

si

.«annetti.

che «liro più abbasso il m<>'

giudiziosamente

pro-

«li

\

quasi ultimo rispose

— e doman.lamlone eglino

il

p<


— 396 — questo duello riusciva

evidente

erano due nomi predestinati per la battaglia, che non si voleano logorare prima del tempo (1) naturalmente l'ima delle parti voleva compromettere l'altra esponendo il nome dell'avversario, ma tenendo in serbo il proprio e sopratutto gli ex bellisomiani con questa manovra si proponevano di gettar a mare la candidatura Valenti per spianare la via al Chiaramonti. L'Antonelli, con tutta energia, s'oppose e costrinse gli avversari ad includere nella loro lista anche questo nome, portando da quattro a cinque le designazioni quinto dei 14 era il Livizzani. Ma nella sua intemperanza l'Antonelli, tramontata inonoratamente la propria candidatura (2), commise il grave errore di proporre agli amici In

elle

questi

i

:

:

suoi

e

l'Hertzan

d'accettare,

di

affermarsi

nell'« esplo-

commissari (esclusi Albani ed Antonelli essendo compresi fra i designati) doveano privatamente fare presso i membri del conclave per giungere ad una razione », che

i

designazione conclusiva, sul

nome del Valenti (3).

I

rap-

perchè tra quelli non

C. Chiaramonti. 11 C. si trovava il inavvedutamente che non doveva esporsi questo Card. e ed avuto in risposta che tampoco il C. Valenti, allora consentirono essi che venisse anche il C. Chiaramonti nominato ed allora fu convenuto che si parlasse del Card. e Valenti e per il nostro quinto fu messo il card. Livizzani ». (1) Perciò giustamente l'Hertzan scriveva: «Vorrei che il Card. Valenti non fosse proposto tra primi e che lo fosse dall'altro parIo non fo travvedere la mia premura per esso ». tito

replicò

:

Braschi

disse

;

i

(2)

H. a Th., 21 febbraio

:

« Il

motivo, per cui il C. Antonelli ac-

nota gli era la voce sparsa che i suoi sforzi per il C. Alattei non erano diretti che per la propria sua elezione, stancati che fossero i due partiti. Quindi per smentire tale voce volle essere proposto, giacché i primi vengono communemente esclusi, ed il numero dei non favorevoli a lui per li motivi altre volte da me indicati fa credere che non per questo sia stato suggerito dal partito contrario. E per quest'istesso riflesso egli non voleva ammettere che venisse proposto il C. Valenti se non che contemporaneamente lo fosse ancora U C. Chiaramonti, ch'è il Papa loro ». (3) II. a Th., 21 febbraio: « Il C. Antonelli mi ha poi proposto di cettò, senza esitare, di essere proposto, era, perchè


- 397 — presentanti

dei

17.

dopo

l'inclusione

del

Chiaramonti,

prudentemente si riservarono di interpellare loro amici, prima ili correre il rischio di sacrificare il nome prediletto in una inutile gara. Invece dalla parte opposta In pnsa subito posizione pel Valenti, calcolando più

i

che

numero dei

il

altro,

voti a SUO favore sarebbe stato raffor-

suffragio

del

/dada, dell'Albani

che aveano,

piii

o

zato dal

e

di

meno sinceramente

qualche

dichiarato

sodarsi.

tutto pero erano 17 voti contro 17, collo svantaggio

In di

aver

su

un

impegnato

una battaglia prima prova >« »!«> un intento eliminatorio, ed un nuovo scacco avea avrebbe scompigliato la compattezza della fazione, che val'Hertzan con suo profondo rincrescimento vedeva intempestivamente sfavorevole

terreno

:

poiché questa

cillai

seno

In

conclave

al

due

cose

>i

erano

maturate

:

di venir sollecitamente ad una conclusione che l'Hertzan giudicava sfavorevole), ed un rincru-

volontà

la

(ciò

dimento dell'avversione alle mene austriache, al punto di vagheggiare una protesta più o meno aperta contro le usurpazioni austriache, appena avvenuta relezione, lido le idee espresse lìn dall'inizio in un lungo memoriale nella

del

card.

forma,

ma

Borgia, ostile

deferentissimo

nella

sostanza

per

l'Austria

(1).

•adare tutti concordemente nel C. Valenti; e siccome il C. Xelada dal primo L'inni. sempre gli ha «lato il ano voto, ed il *'. Decano aveva «letto ad alcuni Cardinali ehY^li andrebbe nel sudetto C. Valenti, o 17 contro 17 voti e così potrebbe darsi che, gliendosi quell'altro partito, venisse eletto il predetto C. Valenti, .

nominato in secondo luogo nelle mie istruzioni, quando quello in primo luogo non potesse riuscire. Certo è ehe il partito, di eoi possibile, perch'è divoto della Corte, ed è persuaso tutto ehe un Cardinale, ohe può essere di gradimento di Bua sfatata) fa il

tempi,

tutti

è se lo

«piesti calamitosi sarebbe il piti utile, afa però esserne sicuri; ed una difficoltà, che prevvedo. Valenti lo vorrà accettare; repugnanza. ehe tanto più

ma

lontani

o il

C.

in

di

rende degno del (l)

li.

a

Ih..

Pontificato».

26 febbraio.


- 398 — Orbene si trattava per accrescere

i

Chiaramonti

colo

di

voti del :

le

manovrare con molta prudenza Valenti, ed allontanare

altre

candidature,

peri-

il

quella

dell'Al-

bani, che nutriva in cuor suo tante speranze (1), quella

Calcagnila, quella del Dugnani (del Bellisomi e del Mal tei, nonostante gli amari rimpianti dell'Hertzan non era più il caso di parlare) non facevano paura. L'Hertzan prese il coraggio a due mani e sferrò la sua offensiva sul del

Roverella per condurre lenti

(2)

:

la

attraverso questo

campagna si

a favore

Braschi e sarebbe stata cosa fatta.

il

del

Va-

lusingava di guadagnare

Ma il Roverella

non era un Antonelli, né per energia, uè per abilità, uè per autorità. E perciò prudenza consigliava non prender posizione risoluta contro Chiaramonti per ogni eventualità se non fosse stato possibile impedirne l'elezione, :

conveniva che apparisse eletto col favore dell'Austria, per aver poi un'arma allo scopo di staccarlo dal partito suo e circondarlo di uomini fidati l'Hertzan vedeva con :

simpatia, in caso, un segretariato di stato Flangini

(3).

primo non era rimediabile inasprendo il nome del Valenti era stato troppo esposto, contro di lui tutte le opposizioni, che nessuna miglior forza di persuasione valeva a piegare. L'Hertzan fece sforzi sovrumani in una situazione difficilissima, quale si prospettava alla fine di febbraio, anche per colpa dei l'Antonelli, nella sua astuzia, di una suoi collaboratori fenomenale ingenuità, che diminuiva ogni sua autorità

Purtroppo però

l'errore

:

:

;

Roverella, screditato fra

il

gli

stessi

suoi amici. Perciò

l'Hertzan credette bene intervenire personalmente, perchè esplorazione », incautamente precipitata sul

l'«

Valenti,

non riuscisse un nuovo disastro

moltiplicati

(1) (2) (3)

quella

ma

contingenza riuscirono

nome del i

colloqui

di

scarso

Caprara vivamente sollecitato non disse di no, concluse solo « che bisognava lasciare un poco di

effetto.

ma

in

:

Il

H. a Th... 21 febbraio. H. a Th., 26 febbraio. H. a Th., 26 febbraio.


tempo

trattare questo affare con avvedutezza

8

ma

parole;

L'Albani,

dopo

lunghi

lodi di Valenti e

concludenti

discorsi,

limitandosi

assicuratrice, le

che

tutt'altro

.

affidanti

(1).

non dava

risposta

piu

dichiarare, dopo aver

a

dobbiamo fare L'esperimento su l'uno e l'altro

tzan, che

nulla

che bisognerà avere ancora pazienza ». dolorosa, chiosava l'Hertzan il ;° di marzo,

deciderebbe Verità

e

Che intendo anche Il

[atte

MaiU'i con soverchia Lusinga dell'Her-

(Valenti e Calcagnini), ma ch'egli credeva che per ora si

Belle

ed

io

»

(2).

il grande combinazioni, era nettamente calcolo poteva farsi dei voti del

Braschi, infatti, che, nipote del defunto, era diverse

delle

intrigante

Che

all'opposizione.

Busca, del Capraia, del Doria, del simile,

abile

a\ rebbe lai

nel

promettere

il

Zelada e d'altra gente

contrario

di

quello

che

I

La verità è che l'Hertzan non s'accorgeva d'esser caduto (piali, mentre faticosamente si svolgeva la procedura dell'esplorazione, colla più grande pericoloso tranello. abilita preparavano lvxsi infatti si guardarono bene dal levar subito sugli scudi Chiaramonti gettarono allo sbaraglio il nome del Calcagnini, che sapevano preventivamente esclusi) dalla fazione dei 11. Ma era ottimo diversivo per contronelle reti dei suoi avversari,

i

1

i

il

:

battere

il

gettarono

Valenti

d'improvviso

L'Antonelli

lil.

far

e

col

sua candidatura. Poi. tappeto la candidatura del

fallire

sul

Caraffa

la

abboccarono all'amo,

si

portarono all'Hertzan che protestò vivacemente e li rimproverò dalla loro dabbenaggine, ma egli stesso però non capi il valore della manovra: metterlo nell'imbarazzo per screditarlo del tutto presso il conclave, facendo la voce ch'egli a\e\a pronuncia a l'esclusiva Se formalmente questo non era, di fatto eoli, opponendosi recisamente, la pronunciava. E questo serviva ma-

circolare

I

li)

II.

:i

TI...

(2)

II.

:i

III..

(li)

II.

a

III..

28 [ebbi I

mano.


— 400 — gnificamente

agli

avversari

per

scuotere

ed

gl'incerti

alienare le simpatie dei più tiepidi, lasciando che l'Ilei-

tzan ed

i

suoi gregari, rafforzati dagli elementi più scre-

ditati, si illudessero delle mezze parole, che nulla dicevano,

pronunciate non senza intenzione dai più furbi. Ed il più furbo di tutti era l'Albani, creatura dell'astutissimo Braschi, il quale sapeva benissimo che all'ultimo momento

sarebbe stato l'arbitro e per questo non si sbilanciò, per far valere il peso della sua autorità a tempo e luogo opportuno. La conclusione fu che nell'« esplorazione » rimessa in ;

line

all'arbitrio

del

Decano risultarono 20

lenti e 14 pel Calcagnini,

il

voti pel

Va-

che voleva dire che né l'uno

né l'altro avrebbe avuto probabilità, per quanto l'Hertzan s'ostinasse nell'illudersi in una prossima conversione dell'Albani (1). Questo trionfo avrebbe dovuto aprirgli gli occhi,

come avrebbe dovuto

dell'ironia,

con

la

quale

gli

l'amarezza

tutta

sentire

avversari

s'affrettarono

a

dargliene conto, aggiungendo che Valenti non era ancora

avrebbe dovuto anche meglio istruirlo la sdegnosa ripulsa opposta dall'Albani alla proposizione avanzata con tanta leggerezza dal Roverella « che ora sarebbe escluso ; e

il

tempo di trattare per il card. Valenti » (2). Invece egli fu di una straordinaria miopia e credette,

confidandolo con aria di gran mistero solo a pochi fidati, « tutto questo maneggio non era che per tornare di nuovo nel card. Bellisomi » (3). Che gli avversari pensassero di trionfare su un nome non austriaco, era vero

che di

:

nessuno però si sognava di riproporre il Bellisomi, ch'era un candidato ormai troppo logoro e troppo svalutato.

(1) (2)

H. a Th., 8 marzo. H. a Th., 11 marzo. H. a Th., 11 marzo

Mi sono avveduto, e lo dissi bene ad non posso fidarmi a tutti), che tutto questo maneggio non era che per tornare di nuovo nel C. Belquest'ultimo lisomi, o in uno deiristesso partito, che ha l'esclusiva (3)

alcuni del mio partito

:

«

(giacché

;

però (come l'Eccellenza Vostra intenderà pure ai più affidati.

da

sé)

non spiegai nep-


— 401 — suo prediletto, cui forse Bperava poter condotto a questo nuovo errore, interpretando assai male le simulate officiosità, di cui

Le nostalgie

pél

l'aveano

ritorno,

far

era fatto segno negli ultimi giorni (siamo quasi alla di

nula

mar/o) dagli avversari. dagli ufficj

>!«>

proteste di

<li

spiacesse alla Nostra Corte, e ito»

male

il

di

di

me, deplorando

il

Liepormi ad essere in favore del

facendomi ora risaltare

dicendomi, che

ora

egli

io

Bellisomi col

mio

partito,

dell'Imperatore,

(ma

sua pietà,

che

la

nominare

Ministri,

i

lo

facendo

d'ora sentire l'aborrimento per quei, che sarebbero a

tin

non

lo

il

C. Flangini, che stimerei il più pro-

meno il C. Vincenti, se non avesse de* grossi

sarebbe

m Spagna.

benefici

La

('.

suddito

jtotro

proposito, ed in particolare per prio e

elogj di me (dicendo momento del mio arrivo)

avrebbe dovuto giugnersi a me) e

tale

litro

esser

non volere uno ohe di-

affettati

onde la speranza di poter impaurire con affettazioni di disinteelezione avvenuta, da parte del governo austriaco, da nessuno prese sul serio, era effetto di un erverità

era

tutt'altra

;

impressionare ed I

roneo giudizio della situazione (1). Il buon cardinale era disorientato, ed andava disperatamente aggrappandosi a questo od a quel partito per trovar una via d'uscita dal ginepraio in cui s'era cacciato

senza alcun beneficio.

Anche l'elezione del Valenti ormai

poteva

per

considerarsi,

nella

cui,

di

difficoltà

ava che

far

e

Valenti

di

tattica,

che dall'eletto non

si

pn-'

errore

per

fallita,

poter contali' su altro nome, non si

venga a

dille

pio essenziale dell'elezione del card.

(2).

Al postutto, egli ragionava, non doveu esser questi di

persone, «pianto invece di indirizzo e H. a

(1)

111..

11

marzo:

«

di

metodo.

Questo discorso ha prodotto quel buon

tendeva, voglio dire di confessare la necessità della protezione .1. il Imperatore, ed il timore di mancare colla mia paril mezzo d'implorarla ed ottenerla, ravvisando come una ti

i

indifferenza della Corte (2)

li. Il

a

111..

K\$or,,.

il-./

11

in

qualunque persona cada

l'elezione».

marzo.

.IV

t*


— 402 — Quando il ini uro Papa tosse un degno Capo della Chiesa, con

intelligenza,

conformemente

e

intenzioni

alle

<-<i

agisse

dell'Imperatore,

e viste dell'Eccellenza Vostra piene di zelo pel servigio dell'Ottimo

Sovrano, poco importarebbe come si chiamasse.

motivo

solo

essere

il

('.

preferirei

Ed

Valenti ad ogni altro,

('.

il

io

per questo

non potendolo

Mal tei a lui superiore in tutto, perchè oltre che sempre

dimostrò attaccatissimo alla Casa d'Austria e riconoscili io

si

uomo: sommamente pio

per

dovrebbe aspettare di Lui una condotta, quale sarebbe da desiderarsi per il bene comune.

Ragionando aver perduto in

implicitamente

però

così la

ammetteva

di

uè aver speranza di rimediare,

partita,

modo

qualche

si

nuovo scacco, per colpa, s'intende,

il

Decano, che dopo tante promesse (almeno da lui supposte) avea finito per schierarglisi contro anche pel del

nome del Valenti. « Debbo io andare Chiaramonti ? o

in

nel

card.

chi ? »,

Bellisomi ?

o

nel

chiedeva sconfortato

card.

l'Her-

al Thugut nel suo dispaccio dell'I 1 marzo. Il disorientamento suo era giunto a tal punto, che non solo non sapeva più avanzare una proposta, ma nemmeno pronunciare un giudizio sull'uno o sull'altro candidato. Ma non basta egli non capiva più quale atteggiamento avrebbe dovuto prendere di fronte al nuovo papa.

tzan

:

Eletto che sarà cessità

di

intenzioni ?

il

Papa debbo io parlare dell'indispensabile necoli' Imperatore

andare d'accordo

— ed evitare

così ogni protesta

a Sua Maestà, altrettanto inutile in sé, di

e

conforme

quanto

alle

sue

rincresdfevole

ma del sistema della Corte

' Roma? E debbo parlare della convenienza ed utilità della S. Sede, che

venga garantito dall'Imperatore il possesso di tutt'i suoi stati non ceduti alla Cisalpina Republica vinta e distrutta dalle gloriose armi dell'Augusto Nostro Sovrano ?

—

Sperar di vincere, non dico sul nome del Valenti, ma nemmeno sul nome di un candidato almeno conciliativo era quasi una follia. L'Hertzan in un'ora di grande sconforto prevedeva il fallimento di tutta la sua azione,

ed

il

trionfo

della

tesi

avversaria.


i

— 403 — uello che mi d

1111.

che

Legazioni

le

«

i

orno il C. Giuseppe Dona:

Ferrara, <• Bologna non importerebbe molto,

i

Romagna

dm

mantenimento dello inajo del medesimo; e -u ques anche una massima difficoltà, tutto persuaso ohe tono, oome Le ho scritto Ano oincipio, che chiunque sarebbe eletto Papa, a riserva di uno o tii due, non vorebbe mai venir»' ad una cessione per non rendere ohe quella

<li

era indispensabile

pel

i

il

nome 0dÌ080

proprio

e SU

;

che.

fatto

isolato.

ila

l'io

non

lo

sarebbe

VI

amaramente

egli

avea

ed

asottigliata,

menti

rimasto completamente

era

cardinali del partito di cui sono

1

combattivi

più

scrupolo,

com'egli

propenso

era

l'Hertzan

chi'

è

constatava assai

cosiune latta trovava,

venendo dalla propria volontà.

questa, Il

la >i

>e

lenaabile per la necessità, in cui

»•

falange

lasciato

por

strada

era ele-

influenti.

Antonolli

di

trattenere

più

partito,

avea

tal

non

accedere

ad

si i^li

più

diceva,

Chiaramonti, ed a Antonio Dona-; il contrario

sua

passare all'altro

di

vacillano

io,

la

(1):

fine

Dugnam,

nel

nome

del

lungo ragionato con

a

legatissimo

ad

Beliisomi.

ed

al

per

l'elezion

Antonelli, aneli

punto di far il salto sull'altra riva, da cui lo tratteperò neva solo l'impegno morale assunto coll'l lertzan teneva il piede in due staffe il Loren/ana prigioniero del Despuig, che intrigava non si sa rhe col Uniscili sperduto mi questo mare di il il Roverella Flangini, Che tare delle altre (piantila trascuraContraddizioni sul

:

:

:

.

Zelada,

(piali

bili,

Mattei,

Archetti,

N'incenti.

Livi/./ani.

indilli ?

La situazione era euro

venisse

;|

tutto

mancare

il

ed

debilitante,

futuro Papa

io

assi-

rileit/an.

che

titillerei

mai

non

più

conclave

al

ino.

e poi, quello «ire lei

Niwiiiin.

11.

>i

rovina

Ih.. :..

1

1

11

.saluto,

~i

può neppure galle

mano, ali. mar/...

ali.

si

carici

d

non -i può fare il

aeri

ledele ed attaccai issi mo suddito de-

molto fondamento a

la

più doloroso di tutto,

eoaM un vecchio

pin «in (1)

notte.

e

il

i

le

in

Eccellenza, aggiungeva

Vostra

;

rhe

-i

dimostrano

•


— 404 — La sconfitta era' ormai certa: all'Hertzan non postava che registrare le ultime fasi della débàcle, cui assisteva senza alcuna" intenzione combattiva. E che avrebbe potuto fare, dopo l'accordo interve-

nuto fra l'Antonelli e l'Albani ? Questi, declinata l'opera mediazione, rimetteva l'iniziativa al primo con l'in-

di

tesa che

non si parlasse più dei candidati fino allora scru-

tinati. Nel colloquio a tre fra l'Antonelli, il Dugnani e l'Hertzan svoltosi l'il di sera era emerso, attraverso le parole equivoche e gli atteggiamenti imbarazzanti, che i seguaci del partito matteiano ormai si erano accordati sul nome del Chiaramonti, ad insaputa del loro capo. Questi tentò ancora un'ultima diversione proponendo di chiedere il parere di Vienna, ma l'Antonelli, risoluto, tagliò corto osservando « che volendo scrivere sovra ogn'uno che si proponesse, l'elezione tirarebbe sempre più a lungo » (1). Ed il conclave era stato preso da impazienza e nervosismo, ed era oltremodo stanco.

H. a Th., 12 marzo, riservata « Jeri sera venne da me al tardi Cardinale Antonelli dicendomi che veniva dal C. Albani, il quale non voleva sapere altro della mediazione, rimettendo tutto a Lui ; (1)

:

il

ch'esso C. Albani era decisamente

contro

il

C. Valenti ; (egli

mi

aveva detto che lo trovava del Sagro Collegio il più degno) che non essendo dunque più questione dei Cardinali Valenti, Calcagnini, Gerdil, Mattei, Bellisomi, egli aveva detto al Cardinale Decano, che andrebbe negli altri sei, su quali cadeva la prima esplorazione, principiando dal C. Albani, che aveva avuto i più voti fra questi, lo ch'esso ha gradito. Sopravvenne allora il Cardinale Dugnani, il quale da alcuni giorni veniva meno da me sembrava un poco imbarazzato esso inter• ruppe il discorso del C. Antonelli, e propose di andare nel Cardinale ;

;

;

Chiaramonti, giacché quasi tutti del partito del C. Mattei vi erano disposti. « Il

C. Antonelli

mostrò una specie

di

dubiezza su questo

;

ma

esso, che, come si vede chiaramente, già ne aveva parlato cogli altri,

positivamente, e propose che si andasse subito in esso, aggiugnando che io non aveva dimostrato una alienazione per la persona di esso Cardinale Chiaramonti. « Per schiarirmi vieppiù della sua maniera di pensare, e di quella del C. Antonelli dissi che io spedirei immediatamente a Vienna. lo assicurò


— 405 — senza

Perciò

complimenti

tanti

Dugnani

il

propose

facesse subito, affine che venga fatta da noi e non che dal partito contrario ». si

•

Cagione ridicola » ribattè senza cerimonie l'Hertzan, che fingeva o s'illudeva di ignorare il dietroscena, dond'era

squagliamento del suo partito; ma non tanto ridicola, se riprendendo la cosa su un tuono serio senti il bisogno (li avere un colloquio decisivo col Chianato

lo

.

ramonti.

Cosa col

si

proponesse di ottenere

temibile

cura/ione

in

questo téte à téle

avversario, è facile ad immaginarsi,

che l'unico appoggio della

Sede sia

S.

rassi-

pro-

la

Ed il furbo cardinale, che con

tezione dell" Imperatore ».

tanta astuzia avea lavorato la sua candidatura, destreggiandosi fra

gli

uni e

altri,

gli

dopo

consuete scher-

le

maglie di falsa modestia, non era così malaccorto di perder l'occasione di guadagnai- la tiara per lo scrupolo

quattro belle parole, che lo tranall'impegnarsi in qualche di positivo, era un altro affare era troppo furbo per vincolare preventivamente la sua volontà. Devoto, devotissimo alla Sacra Maestà Imperiale, ma esser schiavo dir all'interrogante

di

Quanto

quillassero.

poi

i

:

una

di

sua 1

creatina, \iii<»inili

quale

volendo scrivere sovra ogn'uuo. sempre più s lungo; ed il facesse subito affine che vei >be

Dugnani insistette, ohe li noi e non «lai partito contrario.

C. «la

segretariato

al

rispose, ohe

proponesse, l'elezioni

li

Flangini,

il

Cagione

ridicola, •dine idi dissi

emonie. E riprendendo la cosa sa un tuono serio ili parlare prima col Chiaramonti. (

'.

jrado

in

mane «

«li

uscire,

1h>

iait<>

me. ben presente ohe

pregare

il

<li--i I.

medesimo

io aveva non tono renile questa

Che

:

Bicorne <li

.l.i

Ho

q

rdinale non sia

ti

dalla Corte.

Ma

ss, e tri questi per molti soggetti Papabili tono toarmin non pochi esclusi da Sua Maestà e nel numero di quelli, che timo uno de' migliori questo Caidinale. Vedendo dunque <h non potere tmpedire per il ooaeomo te foti .-. ho preso il partito di fargli la eonfldeasa «die molti mio partito atidcrtddtcro in Lui i

etti

1

:

del


— 406 Slato, era por lo meno prematuro avrebbe mantenuto stretto contatto col gabinetto di Vienna, ne avrebbe di

:

sollecitato

i

consigli

volmente l'attuale entourage tu per tu, nel segreto,

quanto

al

segretariato

proposta

la

si si

della

corte

sfavore-

pontificia

(a

poteva dire questo ed altro) vedrebbe poi, senza contrariar

cardinale

dv\

giudicare

disposto a

era

;

insieme Mattei e Flangini

:

lasciando

quello che era più conveniente

mettendo tempo di lai-

magari

austriaco, e

al

(1).

Più destro di cosi non poteva

essere

:

sfuggendo ad

ogni preciso impegno, egli riusciva ad assicurarsi l'una-

nimità dei sulì'ragi, ed uscire trionfante dall'urna il li di marzo, con scorno dell'Hertzan, che era stato battuto su tutta la linea.

A

ad annunziata al Chiaramonti nel colloquio del 12 marzo, anche a costo cose

autore

fatte

della

cercò

egli

nomina,

di spiacere agli

conforto

perch'egli

uelT atteggiarsi

l'avea

amici intimi, sui quali pigliava

il

tratto

avanti (2). Ma era inutile giustificazione (non meno

del

vantato colpo contro la supposta candidatura Borgia, spuntata all'ultimo momento) (3), perchè tutti sapevano H. a Th., 12 marzo, risero. H. a Th., 14 marzo: «La premura e fretta dimostrata dal C. Dugnani per venire all'elezione, di che ò parlato nell'ultima mia, esaminata bene la cosa, venne certamente da quella gloriola, che l'elezione si faccia dal partito nostro, e non dall'opposto, ed in parte dalla noja del Conclave, che influisce sempre nell'elezione. « Il trattenimento da me avuto col C. Mattoy, e dopo col Chiaramonti, ora Papa Pio Settimo, fece che tutto il Conclave sospettò che si trattasse dell'elezione, e non so come si scuoprì che io abbia annunziato al medesimo la sua elezione. Al C. Antonelli ed a molti (1) (2)

mio partito dispiacque infinitamente questo passo, perchè, conte Vostra Eccellenza può ben imaginarsi, interessava a' medesimi per molti rispetti di farlo, ma il servigio dell' Imperatore e>:_ che io prendessi questo partito, ed allora non tiene amicizia. « Un Cardinale, per cui con molta seg (3) H. a Th., 14 marzo tezza si fece un gran partito, ed io fui a tempo di scuoprirlo, era Borgia ed infatti i Cardinali, che non sono venuti nell'elezioni del Papa che con rincrescimento, e dopo ch'esso aveva soprabbondan temente i voti necessari, a*12 * cfte declamarono contro, erano del

:

;


— 407 — che il fard. Chiaramontj diventava Papa l'io VII contro la volontà dell'Hertzan e del governo da lui rappn tato.

conseguenze ? Dgannerebbe assai chi

Quali

le

rottura

<li

rapporti

od almeno

l'inizio

ed antitesi

(li

quella

la

il

di antagonismi La situazione della crisi

rivelatrici

politici.

politica

nuovo papa

del

s'aspettasse una immediata nuovo Pontefice e l'Austria,

ostilità

di

indirizzi

che aggravava e

fra

Santa Sede, in generale, particolare, erano estrema-

della in

mente delicate, perchè potessero su due piedi pimi

rom-

intempestive dimostrazioni inconcludenti.

con

M;i non inganni (come non ingannava gli attori degli avvenimenti) l'apparente armonia che, pel tramite dell'I Iertznn, vecchio diplomatico pontifìcio della poliil nel tica tedesca, si rinnovava tra Santa Sede e Vienna fondo dei pensieri «li queste sopravviveva latente un sentimento di reciproca avversione, che darà più tardi :

i

suoi

Intanto

frutti.

la

compiacente

e

calorosa intimità,

ntata tra IMO VII e l'Hertzan, mascherava e simulava cordiale antipatia che fra essi correva ed

la

punto

di

vista.

trattale

vecchio

il

collega

colla

affabilità

stessa

tempo, aprendogli con affettuosa amicizia stanze per parlare

sii.'

di

cose politiche

a lui. e per lui all'Ausilia, tutto

ancora aver caro

ntava

Ompiaceva

di

preponderanza, tuazione ). (

Ma

a

scutibili,

non

tzan

il

detto ». .t

e

far

pesare

il

e

le

d'uà

porte delle

per dimostrare

proprio attaccamento

:

suo consiglio, che quegli

come

frutto di indiscutibile l'arbitro

della

si-

benevolenza.

;iss;ii

di-

d'esser

1

tutte

queste proteste

di

rispondeva COn aria dispettosa, e l'IIeltrattamento che il governo il n'accoi

Niellila

se

Borgia,

i

Cardinali

ircoetanza lai»

H. a

il

nell'illusione

t]

111..

15-19 22

Maury, Caprera, Dona,

che il nuovo

•desimi >. (1)

rispettivo

il

cardinale Chiaramonti desiderava

già

Il

m

I'

<

Pignatelli.


408

-

neo-eletto era una amara Lezione ed una severa dimostrazione, che sconcertava anche l'IIertzan.

infliggeva al

Costui si trovava ora in una curiosa posizione tutt'altro che comoda dopo tutto il male che del Chiaramonti avea :

detto avanti l'elezione, dopo tanta diffidenza seminata intorno alla sua persona, dopo aver messo al bando il suo nome, ora dovea mutar il tono della musica, e di-

mostrare che papa Pio VII non era

card. Chiara-

il

monti. Del resto qualunque sieno le dottrine del Cardinale Borgia

—

seri-

—

veva il 22 marzo tornando sulla nota memoria di quest'ultimo e di qualcheduno altro, che pochissimo importa, il vero è che abbiamo un Papa, di cui ho buona opinione che ha dato saggj non equivoci della sua prudenza trattando coi Francesi che mi dà ogni ;

;

giorno più a vedere, che ha della fiducia nell'Imperatore e vuole fare tutto per guadagnarsi la di

Sua protezione e

e che spero

grazia,

diminuire e forse distruggere l'opinione ch'Egli ha di alcuni sog-

che non sono divoti che di parole a Sua Maestà.

getti,

Al tirar delle ficazioni

nei

somme egli doveva

riguardi

se stesso

ficare

e

del

neo-eletto

propria

la

trovar delle giusti-

anche

condotta,

per

giusti-

giustificazione

faticosamente andava ricercando nei « buoni effetti » dei famosi colloqui del 12 marzo. I quali, per sua ch'egli

confessione, erano (1) 11

primo,

:

che ho impedito, che si vada nel Cardinale Borgia che

aveva già nove Voti,

Ed il secondo, che il Papa crede di dovere riconoscere da me la lo che fa che mi onora della sua confidenza, che ho

sua elezione,

a cuore di aumentare vieppiù,

ma unicamente per servire

il

Nostro

Augusto Monarca.

Ma

barone di Thugut, che avea l'incubo del trattato di Tolentino, con quel che seguiva, non era disposto a condividere tutto questo ottimismo, vedendo il nuovo il

papa nicchiar (1)

nella

designazione delle alte cariche, tre-

H. a Th., 15 marzo.


— 409 — scare con l'Albani e dir belle paiolo all'Hertzan, ina far poi

il

contrario.

scriveva,

legli il

più

slati

possibile,

prigionia,

E

credeva e

incredulo

perciò,

pontifici,

però era stato eletto papa si

dimostro quale era,

i^li

indugi austriaci,

no andò difilato a

gabinetto

di

il

il

giorno

prese

il

a

in-

Roma,

una amichevole per questo card. Chiaramontij il quale

Venezia

in

Giorgio.

S.

di

suo

il

particolarmente

e

tenerlo a

nell'isola

(pianto l'Hertzan

di

opportuno relazionare

più

Non

in cui, a

dispetto di tutti

coraggio a duo inani,

i

Roma, con quanta' soddisfazione

del

Vienna, ognun può immaginare.

Ancora una volta miseramente

lo

illusioni

dell'I lort/.an

crollavano

'

Roberto Cessi.

APPENDICE. Wir Franz der Zweite von Gotte* Gnaden erwàMtei Bdmischer Kayser /u alien Zeiten Ifehrer dea Beichi Kftnig tormanien zu Ongara, Bòheim & Dalmatien, Croatien, Slavonien, Galizien, Lodomerien and Jerusalem, Brshe zìi

<

tosterreich.

Instnntiun uml Anweisung tur tlm Qochwirden in (i<'M Vater Serra Franz dea Beil. Bdmiachen Kirche Sardina! Erzane dea Heil. Rdmischen Beich Gralen \<»n liana-. <!<•> Kreuts, Kftnigl. (Jngarischen St. Stephans Ordem l'iiM'ii'ii wirklichen geheimen Bath und ernannten Bisehofen vini Stein ani Anger die bevorstehende Pabsten Wahl betreffend.

m

Venedig >i<li Da di.- Qmstànde, anter welchen dai lammeleade Conclave zur Wahl etnea aeucn Oberhauptea Kath. Kirche schreiten wird, sa «richtig and sa beUiebste Aufmerkaamkeit denklicfa sind, mn aicht Un uml aufzufordom, so erheisehea miche, dati wir der Auswahl deajenigen dabej ersebeinenden Hi. und die Atisfuning dinals, v/elchen Wir das (Ichrimniss dir wm und anvertrauen, Abaichten Wùnsche Dnaerer •

I

aftglichste

i:

icksicht

fahrung und Klugheit,

Bowohl ani ala auch inaond<

mi deatelben


- 410 — ónwandelbareD

Eifer

Efir

nehnion. Indolii Wir uni

die

Erfùllung

in diegea

Unaerer

Ilinsioht

Auftràge

l'user vollkmn-

den Herrn Kardinal Berzan, in gnàErwagung dea von Demaelben Una und Unaerem

nicncs Zutrauer in

digscher

Brzhauae vieìfàltig abgelegten reihnlichaten Beweise dei vorerwàhnten Eigenschaften and einea unverrùkten Anhanso gewàrtigeii Wir gliehkèit, von alien anderen setzen :

daaa in dieses so wesent lichen GelegenheiJ dea Verwendung and daa Benehmen des Herrn Kardinalec die&em Unserem Vertrauen um soge wisses enl spreelien werde. aneli,

ala

Unser diesfalligen W&nsche und Abaichten

andere, als auf eben diejenigen

ani'

koinè

Endzwekke gerichtel

sind.

zu deren Beherzigung und Befòrderung in diesel fur die Wieder Auinahnie des bedràngten Katholischen Beligion, und tur das Wahl des ganzen Christenheit, so entselieidenden die Stimme Crisis sammtlicbe Herren Kardinale durcb heiligsten Pflichten ihre eigenen Gewissens und durch ihres aufgeruffen werden. Die Thatsachen und Grùnde, woraufselbe heruben, leuchlen ein an jeden von selbsten ein, damit, unpart heiiselien <lesinnungen einerseits die obwaltenden Uebel und dringlichsten Gefahren anderaeita jene Besserungs Hoffnungen, die endlieh aus der Extremitàt und Erfahrung des debela sellisi wieder zu entstehen beginnen, erwàgen will. Es ergiebt sich daraus die tìnbestreitbare Folgerung dass wenn dem allgemein vorbereiteten Hang zum l'nglauben, und zu einer grànzenlosen Zweilels und Neùerungs Sucht Einhalt gethan diese Hang durch das in den Gemuthern der Brechtschaffenen wieder erwacbende Get'uhl und Beduriniss der Religione Verehrung allenàhlich besiegt und jene bereits ganz verirrten Yòlker in den Sehoss der Cristenthums und zur Anerkenntniss des Pabst. Ausehens zuruckgefùhrt werden sollen, solches von Seiten der Oberater Kircben Vorstehes so beschàft'ene Eigenschaften àchter Christliche Demuth, Duldung und Entl'ernung von alien Neben Rùcksicht und Partheyliehkeit vorauasetze, welche allein ihnen die allgemeine Liebe und Verehrung zuzuwenden und solcben Gebrechen deren vollkommene Heilung nur das Werk der Zeit und sanft einwirkender Mittel seyn kann, abzuhelfen vermògend sind. Eine zweyte, ebenso unglàubare Folgerung besteht darin. ;


1

— 411 lieilsame

Werk

Qiir

(Lumi

ala

roUkommenen

dauerhaften Bestand erziellit werden kann. reno genaueste Rintracht zwisoheo dea geistlichen and mil

un»! di.-

veli lichen Gewalten aufrichtigsl hergestellt, and die Wiederauflebung jenes unseligen Spaltangen and Collùionea swischen bey den, welche so vieles /.u ihrer beyderoeitigen Schwàohung and Erschritterung beygewirkl naben, ernitlichst vermeiden werden. Wenn je ein Zcitpunkt zur

Gr&ndung ••me -<• beschaffenen, ani die Ruhe and dM Wohl Volker elnzig abzielenden Kintraelit gùnstig war, te der gegenwàrtige, in welchen die Nothwendigkeil d.-i Religione Befòrderung alien forsten, and alien Oberateli Kirchmasa stehen die eben so grosse Nothwendigkeil sich dna Vertarauena and Schatzea de- weltliehen Regenten si icbern, nnd die Einigkeil unter denselben dorcfa keine der i^'

aa

Theilnehmongen

politischen

/u sehwaelien

so

in

frischen

Uneinigkeits.

V'eraniassangen

nnd eindringendeii Beyspielen

jchwebt.

Wir leben also in dei- trostlichen Boffnung, data der Laui' and der Auisschlag der gegenwàrtigen Conclave i»e>taiWelde. uie >elir die elTII K idi t);i le VOH del' WiclltiWahrheiten, und der sich darauf grùndenden iien durchdrungen sind, und dass polche ebenso beI

u

alien

fi

rut

werden, von

n

den Verha udì unteli in dein Conund der Partheylichkeit von ihren Wahlantràgen diejen

Binflus des Ehrgeitzes

/ai

lialten.

ala

auszuschlissen,

seli)-t

:i

1

dein

alinten.

deren

Geinùthsbeschaffenheit,

unentbehrlichen

lie

Be-

und liuasere Verhàltnisae mit jenen Kùnftgen Obersten Birten dei Katho-

Gruii

jchaften

niclit

ube-

demselben (i;t- nòthige Vertrauen der Kat holischea Regenten oichl binlanglich versehaffen wurd.-n. leheni anbetrachte die wichtigen Wei Iche die runschte Austrengung und Aofopferung allo [Inserì «leu I-Vind n alle Religions-Verehrung, and nr m s und dea Pabsl àn naben, und Wir ferner /u leisten entscblossen sind, niclit iweùteln laasen kdnnen, dass nichl die HLerren [Cardinale uni Unsere heilsainsten Wùnsehe und Absichten die tuli» und ernstlichste Rùcksichl tragen, aacfa golene etw; Wahl-Versuche nnd Uischlage, deren Gclingung som Nachnnnieii.

i

(mìci-

1

1

;

1

-

1 1

.


— 412 — tliril Unseres Erzhauses oder zu oft'enbarer Krcutzung Unseres-zu Consolidirung der Befreyung und Ruhe Italiens noch im Werke stehenden Unternehmungen und Massregeln ausf alien wiirden, unmittelbar abweisen und unterdrùckcn worden. Uni aber auch auf keinen Fall an jenes Sorgfalt et\\;is zu verabsàumen, zu welcher wir nach der Beyspielen Unserer Vorfahren, und nach denen Uns als Kaiser und Eegent Unserer Erbreiche zustehenden Bel'ugnissen und theuersten Pflichten verbunden sind, so gewàrtigen Wir, dass der Herr Kardinal Hrzan sich nicht nur ernstlichst angelegen seyn lassen werde, zur Erziehung einer Unserer mehr erwahnten Wùnschen und Zwecken zusagenden Wahl nach drùcklichst beyzuwirken, sondern auch Uns von alien wichtigen Fortschritten, Bewegungen und Wahl Aussichten wvàhrend dem Laufe des Conclave durch den Kanal Unseres die auswàrtigen Geschàfte besorgenden Conferenz Ministers und fiir Unsre sàmmtlichen Besitzungen in Italien aulgestellten General Commissarius Freyherrn von Thugut, in Zeiten und mit Erstattung Seiner aufrichtigsten Meinungs Ausserungen zu benachrichtigen. Gleich wie \\ ir Uns auch vorbehalten mùssen, dem Herrn Kardinal, falls wieder alles Vermuthen die Ereignisse des Conclave einen Unseren Hoffnungen und Erwartungen nicht entsprechenden Ausgang besorgen liessen, jene ferneren Anweisungen mittheilen zu lassen, die Wir Unserem des Ròm. Kath. Kirche gewidneten Schatze, dem allgemeinen Wohl Europens, und dem Glùke Unsern Reiche und Unterthanen schuldig zu seyn erachten werden. Die Xahe der Versammlungs Ortes làsst Uns hoffen, dass die Benachrichtigung des Herr Kardinals, und Unsre alien fàllige Auftràge immer noch widrigen Falls, und in Zeiten wùrden erfolgen kònnen wenn die Gefahr eures proecipitirten, Uns missfàlligen Ausgangs entstehen solite, der Herr Kardinal sich gegen ;

eine

so

beschaffene unzeitige

und

gefàrliche

Eilfertigkeit

mit alien Nachdrucke, ja nòthigen Falls durch Anwendung der tiblischen kràftigsten Mittels entgegensetzen werde. Wo ùbrigens Wir denn Herr Kardinal Herzan in zuverichtlichem Vertrauen auf Dessen bewàhrte Treue, Eifer und Geschicklichkeit mit Kaiserl. Kònigl. Gnaden, Freundschaft und allem Guten wohl beygethan verbleiben.


— 413 — mi Wicii mitri- Qnserem hiei ftufgedrflkten Beerai Ucichr dea 1T'.>9, Unsern[ngiege] den 26 Sovember in ini Aduni nini ErblàndischeD Jahre. der Etftmuchen .il/.

liarron

von Thugert

Ad Mandatimi Sfte. Caes. ac Regiae Àpott. Majrstatis proprimn. Egid. Fn'vhrrr von Collenbaeh.


LA MISSIONE MALAGUZZI A VIENNA nel 1865-66 per la cessione del Veneto

(Cont..:

V.

voi.

XV, fase. MI, pag.

125

XMII. Il

Malaguzzi a C. Nobili. Vienna 16 ottobre

1865.

Caro Nobili Giunsi a Vienna Sabbato notte in buona salute, e ieri mi posi subito in traccia del nostro Mediatore ieri

(1).

Non

potei

rinvenirlo che

sera a casa sua, e lo ho rivisto ora (ore 2 pom.) al suo ufficio.

Ho potuto avvedermi sino dal primo incontro che qualche nuova circostanza impreveduta rende, pel momento, più scabrosa la scita del nostro affare; e credo di aver indovinato

Sembrerebbe in fatti che accolte favorevolmente Capitalista di Berlino

zione

al

Inoltre

le

(3),

il

fabbricante francese

rie-

perchè.

il

(2)

non avesse

aperture fattegli dall'Agente Generale del e ne abbia indirettamente

dato informa-

Fabbricante (4) di qui; così vuoisi far credere.

una notizia da Londra spedita all'Agente (5) di qui ha an-

nunciato che il nostro negoziante (6), o chi per lui, abbia fatto

ri-

cerca su quel mercato di un prestito corrispondente al quinto della

somma prevista, e abbia trovato per ogni dove un secco rifiuto con grave danao del credito della nostra Casa. Queste due circostanze

pesano gravemente sulla riescita della trattativa affidatami, almeno (1)

Mercandin.

Napoleone III. Bismarck. (4) Francesco Giuseppe. (2) (3)

(5) Belcredi. (6)

Lamarmora.


— 415 me l'ha taciuto. Frattanto però col tuo

Mediatore non

per

avrò

ii

un paio

in

ili

giorni una privata intervista coU'Agente turato

trovare un'accoglienza

ili

ma.

Tutto ciò mi i

<l;'i

da pensare,

ma non mi

scoraggia, natene con-

nostro Negoziante, trasmettendogli In copia la presenti

ai

comj

lai

Vi salata di

miei

tplimenti

i

cuore u rostro amicissimo Mal aguzzi. \1\. C.

Nonni

Lamarmora. (*)

ai

19

M.

il

Eie

Ottobre

Ifl

avrebbe desiderato che mi portassi a Torino il giorno l'esposizione del

sorso per fargli

sino a questo giorno. Sapendo

il

come si erano passate le cose

tonto a Vienna e che da un mo-

mento all'altro poteva abbisognare ili qualche cosa, oppure spedirmi pensai bene 'li non abbandopare il mio posto e preferii mandare con tutta sicurezza una lettera al Signor Generale Cigala dispacci

[ualcbe spiegazione per

renze potrà avere dal TE.

V.

S.

-nulo giunto a

M. e cln

Fi-

maggiori schiarimenti.

XX. Dispai ci

ih

Nobili ai

C.

hai àauzzi.

Reggio Emilia

21

ottobre, ore

(ricevuto ore

P

11,25).

Conte Malaguzzi Victoria

Hotel

Vienna (Wleden). inte ignora i

ili

contratto

fabbricante

penso nò

francese, mal

nulla dall'Inghilterra. Nobili.

XXI.

Nomi

i

\i

m \i M'i zm.

ndro

appena ricevuta la vostra lettera ne diedi comunicazione al no icevo

pente

a |

la

seguenti

•

*'he ri-


— 416 — guardo all'affare col Fabbricante Francese nulla Egli ancora ne sa; ma riguardo ai bisogni della nostra Casa nulla vi ò di vero, perchè a meno di casi impreveduti è più che provveduta per tutto il 1866. Io

spero che queste notizie

vi

potranno giungere in tempo oppor-

tuno e che possiate al più presto darmi una qualche buona notizia, poiché l'ultima vostra lettera non era quale io me l'aspettava, tanto più che la

mia immaginazione ed

il

passato mi facevano sperare

invece un telegramma. Io

non dubito e nessuno della casa pensa che non abbiate a riu-

colla vostra abilità, talento e con tutto il resto non vi mancano argomenti e mezzi da far capire che la speculazione sarebbe

scire

molto buona. State sano e credetemi

il

vostro Affé.™» C. Noblii.

XXII.

Diario viennese dei. Malaguzzi (1).

22 ottobre.

— Alle tre sono al Ministero di Stato dove

mi riceve gentilmente, ma mi esterna il timore che

il

il

D. r Helm

Conte Bei-

credi sia stato chiamato ad una sessione straordinaria negli

uffici

dopo di che dovrà passare a Schònbrunn. Attendo infatti inutilmente fino alle 5, e quindi mi licenzio dall'Helm, dietro accordo che egli mi mandi un avviso all'albergo del giorno del Ministero di polizia,

e dell'ora in cui

il

B.

mi possa ricevere con quiete.

Nelle due lunghe ore di inutile aspettativa sono ritornato colla

mente a discutere con me stesso il contegno che fin d'ora ho osserdi osservare ancora. È chiaro che le buone intenzioni di Mercandin hanno incontrato uno scoglio, non forse invincibile, ma pericoloso, e che egli si scarica col mezzo di B. della

vato e che mi convenga

responsabilità che aveva quasi assunta. Se voglio farmi

forte

di

questo, metto in gioco l'amicizia con M., e indispongo gravemente B., il

quale messo in una posizione spiacevole sapià compromettere

me e renderà impossibile il mio (1)

intento. Resto

fermo dunque nel

Del diario Malaguzzi, ottobre-novembre 1865, esiste nell'Ar-

chivio Lamarmora un riassunto larghissimo, fatto a cura del Nobili,

con l'assistenza del Conte Alessandro. Mentre io naturalmente riproduco l'originale, verrò a lor luogo notando que' passi del riassunto, che presentino qualche aggiunta.


- 417 B.

>n

qu

facendo solo allusione al

il

quale portato naturalmente alle

oondliative aveva creduto

di

non respingere le mie proposte

giudicandole

di

pel-m-

—

\

applicazione. Che la posizione del M. non

trattare

di

.

[bile

revs

•

diretto

che avevano conferito in prop<

<iual.

posizione doveva conoscere

di

>>,

i

mimo dell'amico comune,

buon

le

a

lui,

col

he per ragioni

disposizioni che in tale riguardo

lito o no alla mia proposta. Heim di trovarmi al Ministero di ore 11. dove Belcredi mi riceverebbe con quiete, mi

dominassero in alto luogo e :'."

ottobre.

pulizia alle

— Avvertito dal

all'ora indicata, e, foi -inazioni ili

mio

l).

r

poco stante, vengo introdotto.

I-e

in-

Mercandin sai mio conto, e la conoscenza da lui avuta

di

tanno che egli prenda un tono adatto amichevole,

(rateilo,

che u mio ultimo soggiorno a Vienna avendomi condotto a pravi considerazioni sulla posizione del governo austriaco

parso che

,i

la

circostanza che aveva dato origine

la

ai

subbugli

egualmente che ai pericoli esterni per l'Austria, fosse stata

ai,

questione italiana; e questa fosse pure la causa delle difficoltà -to governo. 'in

divi stava

prima

Che convinto di ciò, e convinto che tolta

forme e condizioni favorevoli all'Austria, tutto il resto pront

di

-

rimedio, come è naturale, si era presentata per

mciliazione fra

il-

ì

due governi, e che legato io a

Vienna da antichi servigi di corte e da rimembranze di gioventù e da rapporti d'amici, dei quali parecchi anche comuni con lui, ma in egual

tempo Dativo italiano e amante quanto altri del mio paese, m'era anche appunto per ragioni di posizione sociale potesse so a

me a preferenza forse d'altri

almeno, ehe servisse le

>

il

tentare qualche

.'-liticare se questo avvenimento, tanto

due paesi, fosse poi impossibile, cornei pia vogliono

ai

Che avendone latto cenno all'amico comune canlm. questi aveva lodato le mie intenzioni ed io fin

<pn giudicare.

i

a mantenermi

forto

in

questo proposito. Ole perciò ero

mudare di là la m •tirarmi delle disposizioni

fazione, e

in-

ne al

d'animo tanto

Che desiderando io piena fiducia da primo ad attestargli la mia col dargli conto del-

Ministero italiano degl lui.

cominciavo

l*operato mi-»

in

••! |

Italia, e

come col messo di Nobili (dandogli letturu

mi rossi accertato dell'inclinazione -!• conciliasion?, e cosi pure avessi trovato e

Lamarm la

ji

Huor^.. ii.i., xv

ina

eveu-

personalmente

il

ticamente anche come Presidente de' Mi mano ad una conciliazione qualora questa dia rx


— 418 soddisfazione

ai voti della

plorava che

rapporti fra

i

nazione italiana. Che il Lamarmora de* due governi fossero tali da vietare qua-

i

lunque passo diretto; che perciò sarebbe impossibile rico a chicchessia di aprire trattative di tal genere;

il

dare inca-

ma che ove da

fonte attendibile potesse giungere al Re d'Italia e al suo governo la certezza che, sulle basi indicate, a Vienna si coltivassero le eguali si

sarebbe stesa la mano ad un ac-

rivalità,

giacché così consiglia l'interesse

disposizioni d'animo, volontieri

cordo che spegnesse ogni

due governi, non meno pel presente che per l'avvenire. E dietro ciò io indicava i vantaggi materiali riservati al governo austriaco dei

dietro tale convenzione, quindi

i

vantaggi politici interni, e da

ul-

timo gli esterni, mettendo anche in vista le eventualità alle quali apriva l'adito la conciliazione con l'Italia, eventualità che potrebbero largamente compensare l'Austria, e i suoi Principi delle per dite territoriali sofferte in Italia. Alludevo alle incertezze e ai sacrifìci,

che avrebbe imposti all'Austria

il

voler per forza tenersi

legata la Prussia, sua perpetua rivale, e facevo illusorio

il

notare come sia

pensare che il Conte di Bismarck, avuto riguardo anche

alle condizioni interne della

Germania invasa dal repubblicanismo

volesse più arrestarsi nella sua marcia, e che per conseguenza l'Austria

non poteva parare la minaccia che accostandosi all'Italia, unico

governo che di nemico le diverebbe fedele amico, e legato a lei dalla comunanza degli interessi, mentre tutte le altre potenze o le sono

nemiche quasi necessariamente o tiepide amiche e certamente non giovevoli al dì del pericolo.

La mia esposizione, appena interrotta a tratti da qualche breve interpellanza del Belcredi o da qualche dubbio, ha durato oltre tre quarti d'ora, continuata sempre in lingua tedesca (il che a Vienna

è una raccomandazione) e in questo lungo discorso mi sono guar-

dato dal fare uno speciale quadro de' mezzi sia mititari che politici, commerciali

o amministrativi e di accennare all'ordine interno,

allo spirito, alle

tendenze e ai partiti politici

dell'Italia,

ma sovra

ognuno di questi oggetti sempre partitamente e all'opportunità davo un breve cenno, come di cosa intesa e saputa, bastevolmente però da ispirarne la convinzione nel mio uditore. L'attenzione portami dal Belcredi mi fece stupire, perchè fu sempre tale quale si presta ad un racconto nuovo e strano, tanto era intensa e continuata. E il Belcredi, come fossimo stati davanti a un consesso, mi rispose in egual modo con un solo discorso continuato, che avrà durato oltre la metà nel mio. Il sunto delle cose dette da lui è

il

seguente:


- 419 — Che l'in.

è retto

sempre, non prendendo mai che a base il

solo diritto scritto, vogliamo dire

principio di legittimità; che sa-

il

rebbe la più grande sventura e la più grande macchia nella sua storia,

qualora se ne allontanasse; che l'Imperatore appoggiato alle tradizioni della sua casa non lo ha mai abbandonato e non lo abbandonerà mai che costrettovi dalla forza; che in ordine all'Italia egli è tanto più nella necessità di star fermo sulle tradizioni della sua casa, perchè de-

rogandovi riale o

pi .ri ci ebbe

diretta offesa a

membri della famiglia impe-

a stretti parenti che hanno sempre meritata

la

sua bene-

volenza, mentre profitterebbe ad nitri parenti, che per parte loro

non han volato certamente ricordarsi dei doveri della parentela,

ma hanno ricorso ad ogni mezzo senza scrupoleggiare nella scelta per recar danno a lui

e' ai

suoi; che non è Podio la guida delle sue

determinazioni, ina la convinzione politica e la rivendicazione dell'onore della sua famiglia. Che a ciò

qui a considerare

le

si

condizioni italiane

unisce la comune opinione

come

provvisorie, giacché

non è ammissibile la durata d'un governo che ha rimesso tutto il sin» potere nelle mani di un'assemblea eletta dal popolo. Che Vittorio

Kmanuele è per l'Imperatore un Re che ha abdicato o almeno che è in grado di garantire ciò che stipulasse. Che l'esempio del

non

l'Inghilterra

non

e applicabile all'Italia,

essendone tanto diversi gtì

ordini interni e le tradizioni; che poi le forze militari

italiani

anche presentano un grande specchio, non hanno ancora potuto ispirare fiducia alla prova; che l'Italia sta, perchè sta Napoleone, e che morte «li questo segnava pure l'ulil giorno della cadnta o della timo giorno della Monarchia Itallac

A questo lungo discorso, esposto con fioritura e da me ascoltato con una rassegnazione non priva di merito, ho fatta la seguente risposta: « Ma Kccellenza, tutto ciò mi era noto, né mi attendevo altri >ne politica al di fuori di questa nella Casa imperiale: la mia questione e un'altra, discussa,

si

Sig.

Conte;

la

mia questione, quella che vorrei

è appunto se quella politica austriaca già nota possa

uno essere mantenuta nell'imminenza di parinolo in cui sta l'impero Vorrei sapere se sono convinti a Vienna «li poter sostenne la loro

politica da BOli, Mnza aver .l'uopo di

disarmare almeno il più

incomodo dei molti nemici dell'Austria e formarsene sa amico; giacché >saa

leone, i

profittare

il

supporre eoe

l'Italia

oadri

quando questa caduta fosse preceduta da quella dell'Ali-

».

Mi • riuscito

che

in

ili

luogo

esporre questa non piacevole osservazione in un di

offendere ha mosso

l'ilarità «lei liek-redi: e

da


— 420 — questo momento ha cominciato un dialogo tranquillo, meno preten. zioso e più significante. Eccone

il

sunto:

La politica da me consigliata è pel Belcredi una politica d'opportunità in aperta contradizione colle tradizioni austriache. 1 ministri

anche credendola utile alle finanze e forse anche in un dato caso alla

Machtstellung successiva dell'impero non la potrebbero consi-

gliare,

perchè sarebbe un atto

di

umiliazione che per essere accet-

tato dall'Imperatore e dai restanti popoli dell'Impero dovrebbe essere giustificato o

da rotte di guerra o da tale imminenza

di

pericoli

vegga e li senta. La politica austriaca è la più onorevole in Europa, perchè è la difesa del diritto, mentre è conculche ognuno

li

cato da tutti

gli altri;

ma è vero che è oggi pericolosa; fin qui però

ha fiducia di scongiurare queste minaccie; il pericolo maggiore sta nell'ottenere accordo fra le parti dell'impero. Se questo non si

riuscisse, allora poi

Ma perchè non assicurarsi in precedenza, dacché ne è offerta l'occasione? Allorché un disaccordo

si

verificasse

ne avranno più

il

tempo? Ognuno in politica è attento a profittare delle buone occasioni: l'Austria non profitta delle sue, ma non vorranno già credere che facciano altrettanto poi Prussia e Italia a non profittar delle loro,

come sarebbe il soqquadro dell'Impero che nascerebbe nel caso che abbiamo previsto.

—

«

Una giustificazione davanti all'Europa

stria; e le. sue proposte, diceva

e

ai

popoli dell'Au-

Belcredi, sarebbero

vere, senza garantirle però che l'imperatore le

fors'anche le

accettasse. Noi te-

niamo alla Prussia, perchè è quella che fu più unita con noi e che professa la stessa politica.

—

«

Le pare, soggiungevo

io,

che

il

sig. di

Bismarck abbia

gli

stessi scrupoli?

— « Veramente tutt'altro, ma teniamo con la Corte, col Re: Bismarck è un passeggero.

— « Badi, conte Belcredi, che quel passeggero minaccia di lasciare traccie profonde, che non passeranno con lui: è un vero cospiratore.

— Eh lo sappiamo bene, ma non riesce per ora. — Prima di Gastein era però riescito. — « È vero, egli mise casus belli ed era sicuro del fatto suo: «

!

«

ci

il

facemmo interpellare Drouyn de Lhuys, e Mettermeli telegrafò all'Imperatore a Salisburgo le parole famose nov.s garderons une bienveillante neutralità. Cosa s'aveva a fare? cedere. Non ostante, proveremo ancora se si può camminare con la Prussia; se non si noi

potrà, faremo la guerra. Metteremo

un buon corpo d'armata nel


— 421 — Quadrilatero, e con tutto

un pianire

la

i>'

il nostro peso cadremo sui Pnu Insomma, Sig. Conto, KUa non ha in me un opper conto proprio, ma officiale tinche non sia più chiara ^a posizione; è nn momento d'arresto per tutti, atten.

diamo con pazienza, ogni giorno può essere buono ma non sappiamo quale, e tino a quel giorno è inutile l'insjstere; avrà sempre di fronte le

massime generali che non si piegano ».

mondo di gentilezze; mi disse che non par

disse poi un

Ili

lerlo, e se lo

tal

non mi lasciò soddisfatto delle sue dichiarazioni, sue accoglienze.

Ielle cortesi

XXIII. C. Nohii.i ai.

Lamakmora. * Reggio 26 ottobre

...

Prerengo

l'È.

V. che,

chiamato da

S.

M. sono

stato

rino 24 ore; la prefata Maestà Sua desiderava conoscere se seguitava ad esservi probabilità di

ìza

di

Ih-

To-

a

come sta-

successo e se

aver qualche buona notizia in questi giorni.

XXIV. il

MaI.AOIZZI a

C.

Nowli.

Vienna 29 ottobre

1865.

Caro Nobili.

Non vi deve fare meraviglia se vi scrivo di rado; non posso fare altrimenti. Etteerétti

puro

obl>i

retti

ì

il

la

libri

che

nescirono graditissimi, e ve ne

rin^r.i

vostro telegramma che mi venne utile: e a suo t.

vostra lettera del 21.

dunque al Negoziante, che il • vici mi si è prelentato Impossibile per una coincidenza di cause inattese, ohe bbero ila me un volume «li scritto, qualora volessi svilupparne Kiforite

il

.

motivo e la portata: che però il fortiter pugn kntatto, e

noli.-

è

an-

— lo sono tuttora

che non domando che tempo.

Identiche condizioni personali dells prima volta;

il

lail negoziante nostro può con tutta quiete d'animo mi attendere in pace al mio intento. Non è pie il tempo dei

è vergine, e

miracoli, né posso supporre che se ne pretendano solfati*

Bbbl un privato colloquio coll'A^ente Generale, che durò un'ora

divo rivederlo in due o tre giorni.

Il

risultato è

di

un


- 422 momento, ma il farlo sbocciare senza esporre in nessun caso ne le proprie né le altrui convenienze è opera sempre lunga e spinosa. Addio, mio carissimo Nobili: abbiatemi sempre per

Vostro amicissimo Malaguzzi.

XXV. Diario viennese del Malaguzzi. 1

novembre.

Vedo Paradeis il quale oramai ha perduto ogni speranza di divendi Wullersdorf: mi assicura che sono inutili i miei uffici presso di lui, già persuaso della necessità, non solo della convenienza, di aggiustarsi coll'ltalia e che dove ha potuto ha sempre parlato così, e mi assicura anche che Wullersdorf è di opinioni analoghe. « Le porterà poi in Consiglio? Ciò è un altro affare; egli, come sapete, è creatura di sua moglie, e questa è l'amica intrinseca della Welden, moglie di Belcredi, e tutte queste donne, compreso tare Sectionschef (1

)

Belcredi, stanno sotto la pantofola della Arciduchessa Sofia ». Ciò

combina perfettamente con quanto chiacchiera (Ex) (2 che le vede sovente. Ecco una delle cose che indispettiscono Mercandin, Griinne e Crenneville.

Apprendo da fonte sicura che per mezzo di Esterhazy, respective camarilla feminina, è stato messo in discussione in alto luogo se

non convenisse di mettere fra le istruzioni di Hubner la previsione del caso di far sostituire le truppe francesi a Roma dalle austriache. E'

un'enormità incredibile ma ne sapremo l'esito. Prendo il buon momento dell'escita di Belcredi dal Ministero per

salutarlo sulle scale e chiedergli se niente potesse dar occasione ad

un ravvicinamento nelle nostre idee; egli mi risponde: perchè no? stiamo attenti amendue alle occasioni. A questo proposito, soggiungo,

ho in mente di scrivere qualche cosa e mi permetterò di mandar-

(1)

Capo sezione.

(2)

Così nel ms. dei Diari, ne' quali o in margine o al principio

de' vari periodi, vedesi spesso d'ora in poi segnata un'iniziale, certo per distinguere le varie fonti d'informazione a cui il Malaguzzi attingeva. H designa l'Hauslab, T il Trautmanssdorf (cfr. doc. XLVIII), F ora il Fautz, ora il Friedlànder, E od Ex. l'Etienne della N. F.

Presse.


— 423 — mezzo di M. Lo faccia, lo faccia; leggerò molto volentieri una cosa sua e ne farò buon conto. Quindi montava in corrozza.

gliela col

2 novembre.

Finalmente raccogliendo tutto il tritume di osservazioni e di no-

ne e compulsandole, parmi di poter fare, con la quasi preciso vero, il quadro dello strano andamento delle mie trattative e del più strano mistero che ha coperto di cogliere nel

di

un quasi impenetrabile velo l'accoglienza favorevole, poi tiepida,

mantenuta tale fin qui alle mie proposte per pai

poi incerta e

questi uomini di stato.

Premetto una circostanza non mai rammentata da altri e pur non

meno positiva, ed è che l'Imperatore Francesco Giuseppe è figlio di padre poco meno che epilettico, il che, aggiunto alla poca solidità della

sua educazione, dalla quale non trasse che poca istru-

zione, nessun gusto per le scienze e le arti, nessun amore allo studio

mati;

tanto l'inclinazione e l'abitudine al

lesco, fa di lui quel

poi talvolta

comando capora-

Sovrano presuntuoso, violento, caparbio, che

fronte alle grandi difficoltà è preso dall'anemia di

di

Ito.

Uno

'jii'sti

li

momenti deboli per l'Imperatore si verificò appunto

allorché segnò la famosa patente del 20 settembre con la quale so-

spese la Costituzione e chiamò gli ungheresi a conciliazione in forma ufficiale

dopo lunghe intelligenze prese con loro a mezzo del Conte

bazy, privatamente, e dopo le accoglienze ricevute a Pest nella

sua gita fattavi malgrado il Ministero Schmerling d'allora. Quell'atto

importante che distruggeva l'opera di cinque anni e metteva ad una

nuova prova l'Impero e la sua Dinastia, che molti gli dipingevano "Miniili

Incerta e pericolosa: il raffreddamento e quasi allontanamento

molti

affidate a

membri della famiglia imperiale, l'urgenza delle finanze mani affatto nuove, le difficoltà opposte dal credito euovvenire il tesoro austriaco, il malumore generale, e rei

plicati ritinti di in

nomini prestanti, inutilmente invitati a prender parte

questo frangente alla cosa pubblica, avevano talmente depresso

l'anima dell'Imperatore che egli (ed è fatto positivo)

Vienna per recarsi alle caccio in una condizione a la sua famiglia e sco

minacciava

repllc li

lui

I

di

si

ritirò

da

spinto, che te-

ministri, poiché egli

di abdicare, e forse vi si sarebbe indotto,

non avease dovuto sorgere una Reggenza. L'umilia-

zione sofferta a Oastein restava e resta, cred'io, indimenticabile all'Imperatore, e la risposta di Drouyn

«le

Lbuyi u\i inorerà an

nell'anima nous garderon* une bieumtlantr Htutruk


— 424Fu allora che io feci le mie prime proposte al M., né io mi dubitava che la perfetta accoglienza fatta a' miei progetti fosse

il

frutto

di

uno stato momentaneo di disperazione. Sembra infatti che fra lui e il Conte L. (1) avessero avuto luogo in precedenza delle intelligenze in proposito, nel senso di aver fatto il supposto di una transazione coll'Italia, col quale mezzo si sarebbe provveduto largamente alle ristrettezze finanziarie dell'Impero;

si

sarebbe tenuta in dovere

Prussia e si sarebbe facilitata la conciliazione tra l'impero. Pare che

il

la

due metà del-

le

Belcredi, senza dare adesione calorosa a quelle

non le abbia respinte, e si sia riservata l'adesione di Mensdorff allora assente: giudicando che l'Imperatore ohe già aveva sottoidee,

avrebbe consentito a questo che doveva

scritto a tanti altri sacrifici

chiuderne la serie.

Ma, durante l'assenza dell'Imperatore, protratta sino tobre, che avveniva?

tre Conti

I

poggio presso Esterhazy,

favorito

il

al

16 di ot-

devo ammettere che cercassero apdell'Imperatore;

ma è

certo

che questi è fieramente contrario ora a qualunque transazione l'Italia,

col-

come è contrario alla revisione del Concordato e avrà certa-

mente parlato in contrario, sebbene sia noto che egli e la sua con-

meno

sorteria rappresentavano in passato

opinioni

mutamento è dovuto senza

incondizionato che accordano alla causa unghe-

l'Arciduchessa Sofia e

l'Imperatrice

rese: appoggio guadagnato nini,

verso

il

bolezza verso

recise.

Questo

fallo all'appoggio

coll'intromissone

di

Rauscher o Coro-

non ammettere mai un atto di de-

prezzo

però

l'Italia,

né una trattativa a cangiamento del Concor-

di

dato: e infatti è parola d'ordine, che esce da quella camarilla, che

l'Ungheria salverà l'impero, mantenendolo sulle sue basi morali e religiose.

L'Arciduchessa Sofia poi allarmata de' rapporti e

tesi

tra

Berlino

Vienna metteva in mezzo la vedova del defunto Re (che fu sempre

l'intermediaria fra le due Corti) e col suo mezzo giungeva qui l'ora-

Re Guglielmo, il quale aveva dichiarato che « nei tempi attuali era una necessità per la Prussia di levare la testa sulla rimanente Germania ammorbata da tendenze fatali, e quindi sentiva il bisogno, e voleva soddisfarlo a bene di tutti, di aumentarne la forza e l'influenza; ma che non avrebbe mai abbandonata colo del diffìcili

la

sua posizione allato all'Austria, colla quale era strettamente

gato da patti e colla quale aveva comuni

i

le-

pericoli ».

Questa dichiarazione ricondusse la gioia e la fiducia nella Burg (1) Larisch.

,


-

-

425

e un tentino anche nel Ministero. Però

rU

la

Ni lima,

Imo

di

Lhoys teneva ancora in sospetto, loti «la molti che il Bismurck potesse ben andare pia oltre che il Re non voglia, e la li Bismarck io Francia (l) era tal Catto de mante <|iii'->ra Inquietudine A calmare anche questa, giungeva da nyii

«it*

1

dichiarazione

L'altra

della di

ministro

'lei

assenza

i

>li

francese, raccolta dal Segretario

Metternicb): « che la Francia prima

essere Indifferente alle eventuali mosse prussiane per Ingrandirsi

Qermania, aveva bisogno di essere accertata che quelle mosse non profitterebbero soltanto all'iniluenza inglese e russa, come era

in

aa non

meno alla francese ». Questa risposta ha

vuto l'interpretazione lino, e cosi

e

si

rice-

un completo disaccordo fra Parigi e Mer-

di

predicato

ai

quattro venti che Bismark

falli

il

suo

Ritornava allora l'Imperatore confortato da queste notizie, dalla no-

Mcipazione di 30 milioni fatta dal consorzio RothschildBiring, dalla notizia e una

di

maggiore spinta

una maggiore moderazione negli ungheresi nei

Magnati: udiva

i

rapporti

di

rassegna-

almeno temporanea negli oppositori di Vienna, risultati connti nelle province che avevano accolto con quasi favore la pa;. del 20 settembre, le buone notizie del Barone Bach

te

i

sulle

Roma confermate da Mone. Franchi, e si lasciava

e di

più che mai confortare dall'intima sua famiglia nelle sue

trovavo

lo

infatti

11

:

Mercandin imbarazzato a darmi conto delle

comuni speranze (non potei vederlo che il 16, sebbene il 11 a sera) e mi andava replicando che le nostre sup;

e

giunto

ziom erano certamente ottime e ben calcolate, ma che le circostanze ano consigliare ad andare a rilento e che egli ne aveva già parlato replicatamente coi suoi amici e specialmente eoi egli

doveva rimettersi all'opinione

dei suoi amici,

B.

e

che

non essendo egli

omo politico per abitudine, né istruito come gli altri ani dei guibili.

gabinetto per assiemarmi se

Mi raccomandava

di

non

le

sue idee fossero poi ese-

far chiasso e di

non implicarvi

il

nome. Per quanto mi Indusl er giorni e giorni a ab Darlo non mi riusciva mai die di cavarne qualche conlidenza pu

manente laterale all'affare nostro e del retto e^ii mi rimetteva ttenpra li.

o

(1)

agg. e

che sapeva tutto, che desiderava

piu volte

A Biarritz:

Kn io

i

di

rodermi, ano egli

andò a cercare espressamente pei- istallili' cfr.

Rothan, LapoMiq stin

Hi*mai,L, p

in

p>

HO «gg.

40


— 426 — vegno con me, convegno però che o per maggiore prudenza o più probabilmente in causa dell'incredibile da fare del B. non potè avere luogo che

il

25 nel Palazzo del Ministero

di

Buon governo. Il Mer-

candin non cessò per questo dall'essere amichevole, forse anche più

che pel passato, quasi a farmi;

a

compenso del mal gioco che era costretto

ma senza togliermi la speranza aveva l'aria d'uno che

aspetta comunicazioni e non vuol pronunciare un giudizio parlò più che poco di Larisch, e

meno ancora

degli

del Belcredi nel quale la sua fiducia è incrollabile.

altri:

Non mi e solo

Una sola cosa

però mi traspariva e mi traspare dal suo contegno e dalle sue parole: che egli

non è contento né poco né molto dell'andamento delle

cose e che egli cerca di assumere

il

meno

di

responsabilità che

possa.

Più di una volta mi ha detto fin qui che, se i suoi 15 mila fiorini non gli

fossero tanto comodi, avendo poca fortuna propria, vorrebbe riti-

rarsi. In fatto sta

che egli con la scusa della Presidenza della Com-

missione di riduzione del bilancio, della Commissione del controllo del debito pubblico e della Presidenza della contabilità generale dello

non assiste più alle conferenze dei ministri che chiamato. mi diceva di avermi scritto a Venezia per Mira, ma fin qui nulla ho potuto ancora sapere di quella lettera, sulla quale mi caStato,

Kgli

dono diversi sospetti, che mi propongo ben anche Il

di

chiarire

(1

risultato della conferenza lunghissima e aperta avuta col Belcredi

mi ha frattanto illuminato; il conte B mi ha opposto un vero non possumus, nel senso che la massima direttrice dell'Austria sta in diretta opposizizione colle mie proposte, che per conseguenza l'Imperatore, quantunque dispiacentissimo di dover mantenere una aperta inimicizia con un'antica dinastia legata di parentela, non re-

cederà dalle massime sue l'onore del tutti

il

di stato.

Governo austriaco

diritto

in

Che queste massime che formano un'epoca in cui

si

conculca da

possono però essere pericolose e che allora soltanto

dovrebbe l'Austria adattarsi ad una politica d'opportunità (non mai

degna di un grande Stato che in momenti eccezionali); che egli non accertava che questi non potessero presentarsi e che non fosse anche il caso di prevenirli, ma io non sono certo autorizzato a dichiararlo, e credo che se è possibile non lo è poi così facilmente. 11

—

discorso adunque del Belcredi nel suo sunto lascia vedere due

1. che egli personalmente non sarebbe alieno; 2. che è prossima una circostanza che lascierà luogo a sapere se le mie pro-

cose:

(1)

Lettera sequestrata dal Comitato dell'Emigrazione Veneta.


— 427 o sono condannate a restare un sogno per ora.

ili

sarà questa circostanza? E' facile il prevederlo. Si etti

[Hftle

ondo anno

di

Mettermeli, del quale sono note

Imperialistiche francesi e

tendenze

le

contrarietà alla Prussia; ed è pure

la

che per parte dei nuovi membri del Gabinetto egli troverà appoggio,

-imo appoggio gli presterà Wiillersdorf,

«•

sollecitato da tutte le parti e specialmente

quale

il

da Trieste è disposto

convalidare colle esigenze del commercio la direzione politica di ernich. Si vedrà in che giornata avrà luogo

consiglio se in

il

giorno sereno od annuvolato. Le previsioni de' miei amici e specialmente

di quelli

incoraggianti

(1).

che frequentano la Stadt Frankfurt sono poco

L'Imperatore è più fiero che mai: nessuno osa

Dirgli

rimostranze. Mailath lo vede poco,

hazy,

il

ma lo vede sovente

I

quale nuovamente trionfa, e spalleggiato com'è, dopo otte-

nuto l'allontanamento

di

Mamula

dalla

Dalmazia

e

nomina

la

di

Filippovich in sua vece, lavora ora ad allontanare dalla Cancelleria •li

Croazia Mazuranich, di opinioni slave, per sostituirgli Kussevich.

che però

rifiuta

si

dopoché

le

trattative con Zedacic,

Presidente

della tavola settemvirale non ebbero effetto. Su di che circola una

osa storiella. Zedacic era disposto a prendere cettare la cancelleria e tutte

hazy

gli

le altre

il

ma-

partito

condizioni che

imponeva, ma allorquando egli per ultimo domandò

cosa avverrebbe poi della tavola settemvirale e che dovette tire

che questa veniva soppressa (con che egli perdeva la sua Preisa e la Cancelleria) disse

ad Esterhazy: ah non mi levo poi

ranna di

sotto.

si fa

iere alla

moderazione, in compenso di ricevere dal Governo la

Tutto ciò

ino in tutto

il

per favorire gli ungheresi e farli

suo compie**

come un suo amaMense; la famosa nota a Francoforte, quasi identica alla prussiana. fu ordinata ilall'Imperatore alla cancelleria di stato e mandata a fcfensdorff è avvilito;

l'Imperatore lo tratta

Meo

sottoscrivere e spedire quasi senza averla letti

ad H. che egli sarebbe stato contento di essere riman ne suo posto anche sotto il titolo d'incapacità, porche dovrebbe può farlo, ma come soldato egli non

«liceva

I

lai

M

:

l'uniforme. L'Imperatore ha replnatamente detto a Meosdoril' delie altro ministro che la politica estera la fa egli stesso. Per

annoto

chi

mi rapporta queste cose taccia

il

nome

«li

obi

le

doode escooo: ciò mostra quanta sfiducia regni (1)

!..

ohe seguono recano

in

mnrgine

l'ini/iale

II.

conin-


— 4*28 — torno al trono imperiale fra gli uomini più devoti, mentre poi nella parte femminina regna una gioia illimitata. L'Imperatrice (1) non

pensa che alle beatitudini che l'aspettano a Pest nel carnevale, ed è occupatissima a studiare e a provare sempre nuove tojlettes ungheresi. Si parla dell'Arciduca Carlo Lodovico per Palatino,

ma si

dubita che voglia accettare. L'Arciduchessa Annunziata sua moglie è molto benevisa e Sofia. E'

gode speciale benevolenza dalia Arciduchessa

napoletana ed ha una condotta generalmente anche lodata,

ed è piuttosto bella.

XXVI. Il

Mai.agtzzi a

C.

Nobiu. Vienna 2 novembre

1865.

Carissimo Nobili, Vi ripeto che la

prudenza mi impone di non iscrivere troppo so-

vente; ho avuto ragione di sospettare che si sorvegli la mia corri-

spondenza; forse fu un vano sospetto, ma che debbo rispettare; noi

siamo in una corrispondenza che non è ingiuriosa al Governo austriaco, ma abbiamo anche buona ragione di non lasciar leggere le nostre lettere: perciò cangio sempre ufficio di posta nel consegnare. Ciò dico a quiete vostra e del Negoziante e del Capitalista, che

spero tutti persuasi dello zelo che metto a riescire, ma che ragio-

nevolmente potrebbero desiderare di avere informazioni più sovente. Dacché alcune importantissime circostanze interne si mutarono qui dal

settembre all'ottobre, e diventò impossibile il superare

di

(come da prima ragionevolmente

si

punto in bianco sperava)

tano

si

le difficoltà

sono formate ora molte correnti

dominio,

in alto,

che si dispu-

si

collegano collo scioglimento delle que-

stioni interne ed esterne. Il

mio intervento in mezzo a questa lotta

il

le

quali

complicata non può essere diretto: converrebbe che mi dessi un carattere più ragguardevole di

quello

che posso assumere come

privato, per agire con energia; e cosi sono condannato ad una azione lenta,

ma non

priva

di

efficacia, e

particolarmente condotta con

quiete ed attenzione. Per questa via non ho certezza di riescita,

ma non mi mancano nemmeno le probabilità, perchè non manca la propizia occasione. In un momento di dètresse non si fu lontani dall'accettare

un partito (per essi disperato) e da noi desiderato; ma, si tornò agli antichi amori. Ora la

«passato l'istante del pericolo,

(1)

Questi ultimi capoversi hanno in margine la sigla Ex.


- 4*9 nuovamente minacciata da un uragano; non è pò-

è

carico; bisogna alleggerire la nave; bisogna pensare

1

abbiano a gettare dal bordo quelle di

«lei

Nord o del Sud.

le merci di poppa o di prora; se una necessità alla quale sarà difficile

E'

una previsione constatata dai più giudiziosi osse

sfuggire; è

lori intelligenti di Nautica.

ora perchè vorrò io avventurarmi a provocare una risposta fors'anche dal capriccio, piuttosto che attendere, che

imminenti secondino

le ci:

/.ione delle

di pei

miei sforzi, e consiglino

i

mie proposte?

Da ieri sto lavorando ad un Promemoria destinato all'Agente Geche potrà trovare il mio scritto mi darà certa

e; l'accoglienza

norma per giudicare, se convenga insìstere, o rimandare a migliore e pio ntingenza la proposta di un accomodo cotanto bene ad amendue le parti. suo tempo dettagli, quali, si riesca o no, pressainno pur sempre un grande interesse. Se lo credete opportuno, mandate in copia la presente al noe i

.

-ialite,

ritardare

il

che

annunciandogli che in qualunque evento penso

mio ritorno oltre io

riferigli

|

trarietà

del

i

la

metà

di

non

mese; e non foss'

del

a voce. Assicuratelo frattanto, che la con-

Fabbricante pel Capitalista

conclusione dell'affare. La

difficoltà

(1)

non impedirà mai

vera sta nel ripudiare

la

la

poli-

tradizionale per abbracciarne una opposta, ma di semplice op* re se

inchinarla

al

questa nuova poi

Noni od

al

pportnnità sia

Sud. La corrente dominante

Sord. Incredibile e pur vero! L'interesse beninteso dovrebbe tlnire col i

vincere per noi e con noi.

un affettuoso saluto dal vostro aff. =><> ami' Malaguzr.i.

WV1I. Diario vh-nsbsk del

Malaouw.

Vienna 3 novembre 1865 ore 8 poni, la

il

seguente Telegramma in data

Risposi due giorni sono

«

<

Nobili

1

l>i

vostra

lettera

di

Reggio oro

prevedendo Impossibile

Francesco Giuseppe per Vittorio Emanuele.


— 430 — protrarre pagamento. Oggi Negoziante incaricami farvi sapere ab-

bisognare risposta definitiva entro 10 corrente. Regolatevi. Nobili ».

Vienna 4 novembre 1865 ore

1

pom.

Rispondo col seguente: < Annunciate il

2.

Negoziante impossibile pagamento per ora. Scrissi

Attendo vostra lettera domani per rispondere. Malaguzzi ». 3 nobembre

(1)

Fautz è fatto consigliere intimo con anzianità sopra Wiiller-

sdorf. Facendogli le

mie congratulazioni mi racconta che Hauslab

è stato nominato referente al Consiglio de' Marescialli. Con questa

nuova passo a salutare E. il quale vi aggiunge una notizia che mi ha grandemente sorpreso, e tanto più sorpreso perchè H. me l'ha lasciata ignorare: ed è che, prima della partenza dell'Imperatore per le caccie, H.

presentò all'arciduca Alberto e da quello passò all'Im-

peratore un lavoro politico militare dell'H. tendente a persuadere la cessione del Veneto contro l'ingrandimento dell'Austria di tutta valle che resta fra

l'alto

la

Balkan e l'Adriatico, e si estende dietro

l'Albania e la Grecia fino a Salonicco. E. dubita che se ne sia pur fatta la lettura. E.

mi avverte che oggi avrebbe avuto luogo il grande consiglio

ma che si riteneva che le vecchie

con intervento

di

idee avrebbero

il

disopra.

Parlo con M.

il

quale andava al teatro con

Mettermeli;

la

Contessa:

gli

do-

mando se ne sa nulla; mi risponde: « non so null'altro, se non che il

regno d'Italia va in

curarlo. Così

si

fascio, non gli si

crede dove non

si

danno dieci fiorini ad assi-

sbaglia... »

ed entrava al teatro.

Queste parole mi rimandano a casa molto pensieroso.

Ho saputo che Haller è confermato cancelliere per laTransilvania; e Kussevich ha dovuto accettare, malgrado che abbia rappresentata

indispensabile all'Imperatore la sua presenza a Udine al

Comando

Generale territoriale, dove avevano relazioni sicure che in Italia si facevano sottomano preparativi che accennavano con certezza ad

una campagna per la primavera (lo spionaggio militare è attaccato a quel comando).

Le vere istruzioni date (1)

In margine

all'Hiibner suonano,

l'iniziale F.

almeno per quanto


— 431 — se ne accerta in luogo informatissimo: l'Austria offre la sua coope-

razione alla Francia a garantire l'indipendenza della S. Sede (istruzione classica). 4

Sulle

1

vedo

1

T. di

passaggio,

il

novembre

quale mi dice all'orecchio unbe-

Preiusen: ich gebe es Ihnen dmllich an (1). lo che so a quali fonti egli ricava le sue informazioni, e già prepa-

rato da due .giorni a

tristi

nuove, mi decido a telegrafare a Nobili.

5 novembre DO impaziente che giunga l'ora del pranzo per raccogliere dagli

amici qualche informazione un po' dettagliata sul consiglio del 3, sul quale non m'era riuscito che di raccogliere il nudo risultato. il primo come al solito e mi ripete le identiche parole unbedingten Anschluu an Preussen, parole testuali usate dal-

H. giunge di

T.

rim

'iiunge più tardi F. e da ultimo T. Fautz si volge a me. dopo che già lungamente si era parlato e mi dice, rompendo I

il silenzio: « ormai tutta la parte ragionevole è nelle sue idee, ma perchè sarebbe ragionevole non si farà ». Dalle molte cose dette

dai tre

commensali rilevo che Mettermeli si era presentato al conato da quanto probabilmente gli aveva annunciato

il

Menedorff

(2).

L'Imperatore aveva lasciato parlare

'.tndone

le

rimostranze con

pazienza

Mettermeli,

visibilmente

forzata.

ero con moltissima quiete aveva patrocinato la causa di

una alleanza con

un

ravvicinamento

le

potenze occidentali, comprendendovi anche

personale

con

mezzo di togliere l'Austria moment.» li

(1)

.li

l'Imperatore

all'attuale

crisi interna, che le rendeva temibile

fronte

all'Austria è

Napoleone, come

suo isolamento in un persino la Prussia,

una potenza militare secondaria.

—

Il

Incondizionata adesione alla Prussia: glielo posso garantire of-

ficiaimente. (2) Al!a

iL'n

Cazzetta di Venezia telegrafavano da Vienna 31 ottobre: bore principe di Mettermeli ebbe ieri un lungo colloquio

Nel dossier Malagu zzi trovo un ritaglio che segnalava l'importanza dell'arrivo «lei Metter ricollegandolo alle imminenti decisioni del Ministero « sulla italiana». Le correnti opposte si equivalgono, scriveva la té: essendo da pari forze rappresentate; nessuno può ancor .lire se trionferà la politica dell'alleanza con Francia e Italia, o quella col conte Mensdorff». V.

/

i're*se,

4ten AnschluiweH an Preussen », dell'incondizionate ade-. alla Prussia.


— 432 — riscontro dell'Imperatore fu COSÌ perentorio (1) da chiudere la bocca a tutti: egli

non si fece ritegno di dar sfogo al suo odio profondo

per L. Napoleone, per la sua dinastia, per le sue tendenze e per la

profonda sua malafede, e tini col dire che all'Austria non poteva convenire che VAnschluss an Preutten, anche se doveva costare concessioni umilianti, delle quali

delle

tabili, e ciò

non avrebbe mancato più

prender rivincita: che già alcune erano inevi-

tardi l'occasione di

che non

può impedire bisogna approvarlo (si vuole

si

che con questo l'Imperatore alludesse all'Holstein, del quale si dice

che egli abbia assicurato tanto

la

Re Guglielmo, mentre innon sono che un gioco di scena

cessione al

attuali apparenti trattative

le

per preparare in un tempo vicino di fatto).

ma non

immediato

è lotta di principi e il nostro trionferà; non

che a chi è pronto a difenderlo.

—

Il

possiamo dare la mano

consiglio

fu

relativamente

breve, e quasi nessuno parlò, che ad accenti interrotti. si

cessione

la

La nostra depressione non può essere che temporanea;

—

I

ministri

divisero con la testa sul petto.

ne sapeva più

di

nessuno per informazione di Wullersdorf.

Tutti accusavano

il

partito della Sofìa, che

F.

all'Imperatore. Egli ne

ha

avuto

monta

bisogno più

volte

così

la testa

negli

ultimi

tempi, ed essa con la sua gente, almeno per ora, lo domina. L'Imperatrice non vi entra per nulla; essa è incapace di esercitare qualsiasi influenza

per mancanza di spirito; ora poi tanto meno che

l'Imperatore visibilmente la trascura, cosicché non è raro che la

sua gente la vegga piangere. Essa non sa e non pensa che alle toilettes, ai cagnolini, e

E. mi

qualche raro momento

ai

ragazzi.

aveva assicurato giorni fa come cosa certa raccolta all'am-

basciata inglese che l'Imperatore aveva assicurata al

Re Guglielmo

la cessione dell'Holstein.

Nel riassunto consegnato al Lamarmora, questo punto venne « Da un discorso fattomi dal M. n dovetti arguire che l'Imperatore nell'importante Consiglio del 3 novembre aveva con una leggerezza incredibile parlato del regno d'Italia come di un'istituzione meramente transitoria. A indurlo in questa opinione servono le ( 1 )

così formulato:

informazioni che incessantemente vengono trasmesse dai Principi spodestati alla Corte, mentre non si accolgono altri rapporti. Alla Corte di Vienna si fa mostra di credere che o per rivoluzione o per decesso dell'attuale Imperatore dei Francesi l'Imperialismo in Francia

dovrà far luogo al governo legittimo, e coll'Imperialismo sparir deve nuovo regno d'Italia. Queste ridicole. idee, più che al criterio sono dovute all'odio di quella Corte e particolarmente dell'Imperatore Francesco Giuseppe per Luigi Napoleone e per la sua dinastia *. il


- 433 — 7 nuvtwnbre

referente

fatto

il.

consiglio

al

marescialli è tutto

«le'

contento:

un annuii. i,, di aver commesso già da qualche giorno allo Strellleur un lavoro

di

recensione sulla pubblicazione del generale Torre, che

sebbene non ne abbia fatto per ora che un annunciato al ministro della guerra il

moli

loda

egli

leggi

secondo esemplare da me donatogli dell'opera

«Inno che gli farà del

Torre, e la proposta al consiglio dei

tlcl

marescialli che

faccia

si

Tarmata austriaca un simile lavoro statistico annuale, di cui non si ha a Vienna un'idea, sebbene sie facile il procurarne il Mi narra che

iriale.

torno all'Imperatore,

contrarietà

le

per Benedek crescono

in-

quale stenta a indursi a farlo maresciallo:

il

he egli è un sabreur e niente più, pieno di se e no far ne

ma non

dilati,

colpo <l'occluo

ha

né

l'istruzione

un capitano d'armata. Trovo occasione ra un'eventuale campagna io Italia e gli rad

il

di

mi da

B.

II.

mi

ripete

per la centesima

-li

volta:

.rmee ist brav, et situi krer </</

1

Se il piano di Belcredi fosse serio, potreste

1

utenti, perche spalleggiati dalla llotta sull'Adriatico fareste

unn

erso

Trieste e chi sa fin

landò

d

i

merli

Verona ». Allora parliamo della t-'uei racconta cose incredibili e più incredibili ancora me ne racconta T. L'Imperatore non domando che fosse avvenuto nelle «lue gabbie di

Venezia e

di

.!

dell'ala sinistra, che nella

mattina seguente a Solferino.

come tenuto in serbo per

ritorna a Vienna e

e

che

la Sotia

i

non è estranea

a questa preveggenza.

dà

T.

che jeri mattina Mettermeli ebbe un'udienza pri-

pi

unga, e si trattenne anche «lopo il pranzo.

dall'lmpei Mitili.,.,

,

iveva

l'aria

più

endo da Schòabnioa e ha «-ola cosa, esprimendo-

sei

ottenuta qui •Mi

«era alla soirée della B.«*

B.

data in suo onore.

Novembre 9. lente

notizia mi viene

comunicata

l>alla

paura

Noi veniamo battuti, è più che sicuro: l'armata è valorosa, «api >. Questo punto e il precedente nul Benedek '•ggon segnati a lapis rosso ne) riassunto de' diari, presentato

(I)

ma

ei

mancano

i

niiarmora: prova «|Uf'

vxlente che lo stesso Generale fu colpito da

gfudisi. Il

M$ory. ital.. XV

*•


— 434 cieca

si

passò all'intiera confidenza verso

i

Magiari e si nominò

Filippovich per appoggiarli in Dalmazia, pensionando Mamula, uomo di idee

nazionali slave:

si

allontanò Mazuranich dalla cancelleria

croato-slovena per sostituirvi nell'istesso intento

T.

il

M. Kussevich

propenso ai Magiari, ma che vi si rifiutò ostinatamente allegando e le buone e le più assurde ragioni, compresa quella della certa guerra che l'Italia andava a fare, finché dovette arrendersi agli ordini positivi

dell'Imperatore, accettando provvisoriamente la direzione in-

terinale di quella cancelleria che egli era destinato a far sopprimere:

a questo scopo si era passato Haller a Klausenburg. I Magiari do-

vevano ottener tutto perchè contentati in tutto dovevano poi diventare la salvezza dell'Impero. Ma in questi ultimi giorni pare che in alto abbiano preso

radice gravi sospetti sulla sperabile pieghevo-

lezza dei Magiari. Ieri l'Imperatore chiamò a sé l'Esterhazy e dopo avergli

esternati questi

governatori Generali e

dubbi

gli

ingiungeva

ai cancellieri

di

far

conoscere ai

essere sua volontà che l'an-

nessione delle provincie attaccate alla corona di

S.

Stefano non av

venga che successivamente all'adesione fatta in dieta dai Magiari alle proposizioni reali destinate a demolire l'edificio del '48. Con questo ordine è rovesciato nuovamente quanto fu con tanto poco decoro a viva forza ottenuto in queste ultime settimane. Resta sospesa anche la pensione di Zedacic. Si ritiene che l'arrivo di Coronini non sia estraneo a questa nuova determinazione: a corte si sentivano crescere di sopra la testa la forza degli Ungheresi. Questo fatto deve restare un segreto di stato ed eseguirsi per istruzioni segrete: ma

presro a Pest si accorgeranno che

le

resistenze di Zara, Agram, e

Klausenburg hanno un appoggio, e in allora che cosa potrà aspettarsi. (E.)

Vengo a sapere per certo che nelle ultime sessioni tenute al

Ministero del Commercio coi delegati Morier, Mallet ecc. il direttore

Beaumont replicatamente rappresentava che i trattati di commercio con Inghilterra e Francia sarebbero utilissimi, ma che doveva confessare che

il

più utile per l'Austria era incontestabilmente quello

con l'Italia, e che egli non sapeva comprendere come in tanto

bi -

sogno di dar moto all'industria austriaca in aumento del reddito dello stato, si volesse tenere in asciutto la fonte principale, cioè il facile

cambio con l'Italia, sacrificando ad un principio, che poi nel-

l'applicazione

era suscettibile di elasticità,

gli

interessi

veri

del

governo e dei popoli dell'Austria. Queste massime cadevano sopra terreno già ben disposto, e sovra eccitamento del Wùllersdorf, il C. te

Mensdorff, dovette assumersi di farne rappresentanza all'Impe-


— 435 rd Hloorafield ave\a assicurato che il suo governo

nto

di

lorfl ricevette

venne ad una

preparare il terreno a Firenze. Ma il povero una terribile rabbuffata e tale che non lo lascio

parola, cosicché

unente però

tatti

mare a Lord Bloomfleld

non fu possibile una discussione.

ministri

il

misero d'accordo di confer-

buona disposizione dell'Austria a ciò: poi di farne a suo tempo una rimostranza all'lm

baadosi essi

la

quando la cosa potesse avere effetto Ciò pare avvenisse

pelature, il

1

4.

Intantu nessun

|

recito è riescito per anche: Larisch è sempre

titubante e incerto sul dare o no la sua dimissione; i suoi colleglli lo

vi è compromesso il loro OB nare che la Dieta Ungherese non ammetterà che

tengono per i panni, giacché

l'unione personale o poco

meno; i Magnati si sbracciano; le acco-

glienze saranno orientali, ma la conclusione non cangerà.'ìl DoaJ e Impossibile; è quindi prevedibile che alla primavera bob rai

verno che

all'assolutismo.

stampa,

e

Is

scampo, lo sta*o d'assedio in Ungheria, e il

solito

il

ritorno

tengono en ftaleine la

Queste previsioni

rospettiva della prigione è scoraggiante abbastanza

i

questi abboccamenti con F. e molto più lungamente con E. ho

In

mettermi in piena confidenza. Se vorrò stampare troverò sempre i loro torchi a mio servizio e le colonne del loro giornale, -ne nelle nostre discussioni non ci siamo trovati pienamente potato

concordi (l).La mia memoria fu accolta in cente e nel caso

stampa

di

B. si

modo più che soddisfa-

proponeva di farne la recensione.

Faccio tenere a Belcredi la mia memoria col

IO novembre mezzo di Mercandin,

facendogli sapere che, come avevo promesso.

Ilario

Nel riassunto per Laraarmora a questo ponto si legge: il ministero italiano degli esteri creda profittevole d'influire sull'opinion.- pubblica di Vienna a mezzo dell'organo più reputato (1)

«Ove

di

quella

stampa

per mezzo mio,

al

«

La

stOMOB »

nu<

quale

lo

gli

è

ha personalmente offerto

libero il

farlo

il

pubblicista

Etienne direttore proprietario di quel periodino ehB li -lampa in IO m. esemplari ». uno de' più autoaliando giornali italiani del tempo, p. e .

i

io

fatti

d'allora

Im Perteveraiua, vi

si

vegj:

tate, designata eoi -ovente degli articoli della \ inale ehe più d'ogni altro sostiene la necessita per r.\u»*tria di

dotti

venire a

eembre

ì

8<

un accordo

con

l'Italia».

(Ver—vmnta

del

n

«li


1

— 436 prima di partire e avrei tentato la mia fortuna la domenica a un'ora pom. (come mi consigliava Mercandin) dovendo partire il martedì. 1

novembre.

Qualcosa di grave e di spiacevole deve essere succeduto; M. è disturbatissimo ed ha un contegno strano; ride scherzando di cose

una serietà irosa; interrogato, allora non risponde, ma sovra mie replicate istanze non giungo a cavarne altra risposta che questa: « ich bin voller ìY xf.lt, wie geme ich mich zurilck ziehen mòchte » (1). Non potrei supporre altro che il nuovo ordine dell'Imperatore comunicato anche a lui lubriche, poi s'arresta e

si

atteggia ad

sull'arrestare le concessioni agli ungheresi, e le imprudenti parole del Bano Soksevich portate dal telegramma d'oggi, che svelano questa nuova fase della politica governativa verso l'Ungheria. 11

prestito è ottenuto finalmente,

ma sotto condizioni infelici (2). 12

novembre.

Vado a un'ora al Ministero di Stato e appena giunto sono

rice-

vuto dal Belcredi con una gentilezza incredibile. Mi dice per prima cosa che il mio róle è nobilissimo, perchè è nobilissimo di

provocare la conciliazione; che

fatto vicina

con

la mia

conoscenza con

egli

è

tanto contento

lo di

scopo aver

me e non meno contento d'averla fatta

persona; che ha letto col massimo interesse la mia Denk-

schrift e che ne ha ricevuta un'impressione, che non dubita di dire

nuova: « Ella propone un cambio, è cosa da bilanciarsi, ed questo proposito bisogna che studi rita di essere studiata. Non

il

io

in

fondo della sua scrittura; me-

ho potuto leggerla che una sola volta ».

— « Eccellenza, lo spirito di quello scritto è quale lo potrebbe avere Ella stessa: il meglio per l'Austria.

— B. « Ma è

il

meglio come lo vede un italiano.

— «Ma non un italianissimo, soggiunsi

io.

So che qui si sta per

l'incondizionata adesione alla Prussia, e per Prussia intendono

il

Re e forse non hanno torto; ma per Prussia io intendo Bismarck, il e allora le annuncio che non cammineranno molto insieme. Conte di Bismarck si ritira, o avranno la guerra.

— B. « L'avremo? la faremo; ma bisogna andar adagio a romSono furente: quanto volentieri mi ritirerei! Rovinose le dichiarava la Presse, citata dalla Perseveranza del (2) 28 dicembre: il Tesoro austriaco incassava 61 fiorini e 1 /i inscrivendone 100 di debito! (cfr. Dudan, voi. II, p. 122). (1)


— 437 perla co' vecchi amici, come bisogna andar adagio a credere ai nuovi, anche

quando sono raccomandati con tanta

come

efficacia,

sa far Lei ». H. mi domanda quando parto, e dove mi fermo, e mi dice: « col mezzo del no* andin avrò 9ue nuove, spero. — « Ed io ricercherò sempre quelle di lei, per la stima che le dedico e perchè penso sempre che finiremo per cadere nella stessa

iasione.

— B. « E' più che possibile, e desidero anzi che possa essere

».

Con una affettuosa stretta di mano ci siamo lasciati. Torno a casa contentone, dopo aver cercato di trovare Fautz inutilmente. |

il

raviene H.

quale racconto subito

al

il

colloquio avuto con

H.

quale gentilmente mi ripete che non poteva essere diversamente

e mi fa osservare che tta.

i

poveri ministri sono in una posizione

Mensdorff protesta

costo: e tutti

ili

nuovo che vuol andarsene ad ogni

sono più o meno disgustati, perchè ora

gli altri

rhazy ha preso il vezzo di recare nel

modo degli antichi

favoriti: «

d'incaricarla ecc. ». Ciò

egli

gli

ordini

dall'armata,

!

dell'Imperatore,

Sua Maestà mi ordina

dirle

di

però è tanto più singolare perchè poi

l'Imperatore dice che egli propende a scegliere d'ora in poi Ministri

;

di-

perchè quelli

i

suoi

obbediscono e subito, mentre

i civili hanno sempre rimostranze in contrario. In fatto ora ha sette ministri militari e quattro civili, oltre altri due senza por-

che

lio.

Gli attacchi della 1

stampa inquietano assai la corte e specialmente

Principi emigrati: l'insistenza a consigliare la conciliazione con

l'Italia

e la coincidenza con l'arrivo di Mettermeli ha messo in fu

tmarilla e tutte le aderenze, ed è riescita ad impuntigliare

l'Imperatore a non lasciarsi dettar la politica estera da chicch» ritento del

contegno riservatissimo osse;

Ouca di Modena è sempre il più furibondo e guai se poteste sul mio adoprarmi: egli indovinerebbe forse la Io non ho visto né lui, né alcuno della sua casa o rtone. delle case de' boo! zìi. Presso il Ministero egU non ha considerazione.

qui:

il

13

salutare

novembre,

parliamo nuovamente della mia giudica bene, ma dettata da uno Sihtoartuker (l).

(1)

Pessimista.


— 438 — Può essere che ci veniamo, ma non ci siamo ancora », ha egli mi conferma poi che il prestito pare combinato, ma non assicurato: « poiché Larisch né mi ha mandato né fatto avvertire di mandarmi quanto prima il Capitolato relativo, e Ano a che non l'ho visto e approvato io non ha validità officiale ». Gli ripeto che anche partendo e malgrado di aver trovate difficoltà abbastanza gravi di fronte ai miei desideri non sono scoraggiato e mi permetterò di scrivergli in proposito. « Mi risponderà, Conte mio? « Ma certamente, non manco mai ai riguardi verso chicchessia, «

detto. Egli

—

molto meno poi verso le

—

anche di rendere ostensibili le mie

« Io le scriverò, pregandola

lettere al

—

risponderò, ma bisogna saper dire

di Lei. Io

modo prudente.

cose in un

Conte Belcredi.

Ed io m'incarico volentieri di comunicargliele. Belcredi è un uomo discreto, e che se prende il partito lo mena a compimento sicuramente. — « Anche malgrado Esterhazy ? — « E perchè no? Esterhazy ora comanda troppo per poter cre«

caro amico, un

dere che durerà. Cosa vogliono poi questi signori Ungheresi? Ab-

bandonati a loro non andranno avanti: bisognerà che stiano con noi.

Ma gli ungheresi cederanno!

— « Molte volte penso che

ci

daranno maggiori imbarazzi questi

signori qui.

— « Maledetti avvocati Ora !

si

avvisano di non riconoscere nelle

Diete Provinciali la facoltà di approvare la costituzione riformata in

concorso degli ungheresi e vogliono convocato a ciò il Reichsrath

un accordo che bisognerà sventare. Ma dio buono! Sempre ripieghi! « Io non ne conosco che uno, pessimo, ma unico possibile: il

ristretto. C'è

—

ritorno dell'assolutismo.

— « Eh

sì,

ma come si fa a conservare l'onore dell'Imperatore

davanti all'Europa? Se alcuno può riuscire è Belcredi, ma il povero Belcredi è mal servito; egli non è contornato che da nemici, tutti i

suoi impiegati sono d'idee opposte, non lo secondano, e malgrado

il

suo ingegno, la sua attività e la sua energia mi sento scorag-

giato per lui »

(1).

dal Mercandin la spe( 1 ) Nel riassunto pel Lamarmora è espressa ranza che « Belcredi accomoderà tutto », sebbene egli abbia pur a lottare con la burocrazia, tanto devota al sistema centralista di

Schmerling.


- 439 randolo che ci vedremo la sera nelle stanze della

Lo

V«do infatti a congedarmi dall'ottima contessa, e ricevo da lui e da lei

migliore testimonianza della loro cordialità per me. La

oprili

mi racconta che Ex. che era stato poco prima ir.»

me

di

le

che in questi tre o quattro giorni ultimi

moto presso l'arciduchessa Solia. La iluchessa di Modena,

.il

l'Arciduchessa Annunziata, il Conte di Caserta, la Granduchessa Im-

erano andate e venute continuamente; e l'Arciduchessa quantunque arrivata or ora da Salisburgo andava e ripartiva,

lata.

non

per dove, ma si credeva per Monaco, e si supponeva

i

l'Imperatrice l'avesse pregata per combinare colà ili

il

soggiorno

sua sorella la Regina di Napoli. XXVIII.

IISMORU \'ii:nn.\

DAL MAI..V.IZ/I

>

.

in

BBLCRBDI

Al.

nomami ist$5.

io

*

Vienna 10 Novembre Per quali vie l'Italia, che sei anni or sono era

tuttora

1865.

divisa

in

abbia raggiunta l'attuale sua grandezza e importanza, è

i,

di cui

lio

à a suo

sarebbe intempestivo l'occuparsi:

tempo le cause e

sorprendente avvenimento: del fatto e delle

i

la

storia

mezzi che determinarono

la politica

:

qi.

invece non tiene conto che

sue prossime conseguenze, ed è

in questo solo he è non solo conveniente ma opportuno l'esame delle con-

dizioni di quel «

nuovo Regno in correlazione specialmente agli

politica dell'Au>

L'Italia è fatta

politica europea.

adulta e conta già come import, mie (attore Bella rapido e potente ordinamento delle sue 11 :

militari di terra e di li

mare; l'incontrastati pi «1 ilen/.a dell'idea mo-

ogni ceto della società italiana; la generale Uditela nel*

ratinale ordine di cose contrassegnata da generosi ai; la

tema

di

monete,

izioni, di gli

stoni

Dime

i

sacri!i/.i

delle

generalizzazione delia medesima legislazione, delio di

pesi e di

misure; la creazione di

industrii

interessi delle

i

merci,

due

navigazione che

di

ucie; le oomno

pronte da un capo all'altro del territorio italiano-, iy uza

di

tutte te opinioni al tinaie

compimento dell'ni-

dlpendenza e unità della nazione (a alcuna onorevoli m£ innocue aspirazioni verso i cet


— 440 — mano il fondamento della giustizia resa da pressoché tutta l'Europa col suo riconoscimento alla ormai salda costituzione del nuovo Regno d'Italia.

Solo a Vienna vuol

mantenersi

un diverso giudizio sulle cose

non si vuole in ciò interrogare l'opinione della restante Europa. Nei circoli borghesi di Vienna l'apprezzamento dell'Italia si d'Italia,

va ogni giorno più modificando a 3uo favore; testimone la pubblica stampa; ma nei circoli ufficiali, nei quali pur sarebbe agevole l'avere una coscienziosa informazione sulle condizioni di potenza, d'ordine e di stabilità del Governo Italiano, pare che si rifugga dal voler constatare uno stato di cose sorto in onta all'Austria, e si preferiscono, e meglio

si

credono,

le notizie

men certe, che, escite dalle relazioni

dell'emigrazione coi pochi partigiani rimasti fedeli sul luogo, attra-

versano una trafila di corrrispondenze non scevre da passioni e giun

gono poi a Vienna ritraendone il carattere; per quanto chi le spedisce, chi le riceve e chi le divulga sia pur amico della verità. Si obbietta che le finanze italiane minacciano rovina; non si tien conto però del carattere transitorio delle maggiori spese dovute all'ordinamento militare della penisola, le quali fra non molto an-

dranno soggette ad una considerevole riduzione; non si calcolano le sempre crescenti risorse di quelle finanze: non si considera che il debito italiano, malgrado la giovinezza di quel Governo, ha sempre un credito più alto del debito austriaco; e si ignora che le imposte prediali italiane sono del 50

% più basse delle austriache.

A Vienna sembra che la questione romana debba

riescile

a in-

sormontabile intoppo sulla via del Risorgimento Italiano; il giro di pochi mesi ancora basterà a convincere

il

mondo ben

altrimenti

L'Europa è preparata alla caduta del potere temporale di Roma, che la Francia imperiale ha reso impossibile colla sua protezione: e

il

poter temporale dei Papi cadrà dinnanzi all'indifferenza delle

potenze acattoliche d'Europa, e all'impotenza delle cattoliche, a soccorrerlo arrestate da Napoleone III. La prudenza italiana che per anni di continui rivolgimenti interni e di sempre nuovi pericoli accompagnò e diresse con fortuna l'audacia del suo Governo, non si smentirà nemmeno questa volta, come ne fanno fede le notizie di colà; e il Vaticano, pur sempre protestando contro le offese fatte ai suoi diritti, si sottometterà, come sempre, ai fatti compiuti, 1 sei

quali poi nell'ordine

materiale sono la sola vera rivelazione del

volere di Dio; e il Vaticano accetterà la protezione armata dell'Italia,

siccome di quella nazione profondamente cattolica, che sola ha un interesse diretto a

pendenza.

promuoverne

l'esaltazione e a tutelarne l'indi-


- 441 — [/Italia sta

adunque, e, a calcolo umano, starà per un lungo avha bisogno di compiersi: e andrebbe ben lungi

veni:

dal vero, ehi in questa ultima fase del risorgimento la

L'Italia è l'incarnazione dell'idea

l'Italia.

italiano

i

mano protettrice «li Luigi Napoleone verrà meno

al-

Napoleonica che Egli pro-

>j\k .lavanti al mondo (1), ma che si guardò bene di rammenalTEuropa dappoiché sali al trono di Francia; e Luigi Napo-

clamo

leone ne affretterà tè

tutti

«li

i

suoi

messi

il

pronto compili,

oe vu«>ic assicurato l'avvenire, come vuole con esso a-

rato l'avvenire della propria dinastia di fronte a una possibile eoa lizione dinastica europea: perchè vuole che

eretta a indi-

l'Italia

secoli, quasi sua grande orma nella storia, a pendenza n -ti per lire la preponderanza in Europa di un nuovo diritto pubblico :

da Lui Inaugurato che ne determinerà certamente la trasformazione

fone non mancherà certamente a questo suo compito.

E Li.

inze d'L'uropa glie lo consentano.

Quali sono ora pertanto le circostanze politiche

Europee

in

or-

dine a questa qui L'Austria non conta in Europa che un tiepido amico, l'Inghilterra. la

quale

sbraccierà in consigli

si

dell'Austria,

di

moderazione verso

i

nemici

ma non metterà in linea né un uomo, né un nav

Ha sua antica alleata. La Russia non prenderà parte contro •

he provocata,

ma assisterà

impassibile ai

danni intinti

icina, che le aprono più agevole il cammino verso POrt

leonica in Italia frattanto ha ia

tra della

ora

i.

!

ta

'iermania, e ben può dirsi che

in

Francia di fronte all'Austria,

Che più? Le

la

come

Lambl-

l'Italia

è

Prussia ne forma

interne dall'Austria sono a

ditlìcoltà

iverso ad un lungo processo non esente da •li.

può sperarsi iì

il

consoli. lamento interno dell'Impero: e frat-

azione energica all'esterno to di iti

dell'a|

e

poggio morale, se non

ascorrere, senza profittarne,

la

imilianti concessioni, re

(I)

paralizzata e

divenuta

ri-

cose è egli mai presumibile che Italia e

una

lotta, che,

in

della Francia

rara occasione

d

dacché possono farlo impuper quante -iano grandi

le

v ne*, dove sino dal 1839 Luigi alle Idée* aveva fatto presentire il suo programma di render lil*ra lipendente l'Italia (efr. Oeuvre» de Sapolr'on HI. ed. officiale,

Allude

iparte

;.

v..l.

I,

|».

143).


_ 442 Bue forze, potrebbe per avventura riuscirle esiziale, e segnarne l'ul-

tima mina

I

o il Conte di Bismarck è un insensato a provocare l'Austria, se la Francia non vi consente e l'Italia non è con lui, o la coalizione sta in fatto, se già non è scritta. S'industrii pure il Gabinetto austriaco a piccole concessioni verso il Conte di Bismarck per guadagnare tempo o per placarlo; egli non si arresterà nella sua via; egli non abbandonerà i panni dell'Austria che non ne l'abbia spogliata: il Conte di Bismarck non rinnoverà al cospetto dell'Europa la irresoluta politica del Conte di Buoi verso la Russia nel

1855,

ingiu-

riare e non ferire; ma malgrado il suo feudalismo, s'atterrà a quella di

Machiavello, che insegnò che « i nemici voglionsi o blandire o

spegnere: e le offese debbono esser fatte che non temano vendetta ».

E il Re Guglielmo? 11 Re Guglielmo sarà tratto, suo malgrado, ad immolare la sua propensione e la sua amicizia per l'Augusta Casa d'Austria all'inflessibile ragione di stato, alla sicurezza della Prussia

minacciata dal fantasma del repubblicanismo americano che ha già sottominata la Germania meridionale, e spinta ormai qualche galleria sotterranea fin sotto Vienna.

L'Austria riesci a sfuggire di

Gastein;

al

primo pericolo colla convenzione

ma un altro maggiore le sovrasta, Non andrà molto che

sarà portata davanti

al Zollverein e quindi alla Confederazione Ger-

manica la questione del riconoscimento del Regno d'Italia, reso necessario dalle troppo gravi perdite che ne solile l'industria alle-

manna esclusa ora da quel favorevole mercato. Vorrà l'Austria attendere impassibile lo sviluppo di quella questione già risolta nell'animo dei popoli, e lasciarsi collocare nell'alternativa o di disdire

tardivamente tutta la sua politica dal 1859 in poi, o

di

essere de-

nunciata dalla Germania intera come conculcatrice, nel solo proprio interesse dinastico, del primo diritto dei popoli, quello di trovare

compenso al loro lavoro ed alle loro produzioni? E' indubitato che il Gabinetto di Vienna isolato in mezzo all'Europa non ha che la via delle concessioni per sottrarsi all'imminenza dei pericoli che lo assediano: egli non riuscirà a spezzare l'unanime tendenza, a suo danno, della Prussia e dell'Italia (alimentata dalla scienza e pazienza della Francia), se non recando tale sacrifìcio

le

verso l'una o l'altra delle parti nemiche, che valga a tacitarne

esigenze e a vincolarla poi d'interesse con

lei.

l'Austria dovrà

dunque sacrificare la sua politica italiana alla germanica o la germanica all'italiana. Checché sappiano immaginare di spedienti gli uomini di stato a Vienna, pur dovranno accomodarsi a riconoscere


- 443 questa Inevitabile fatalità, e, riconoscendola, penseranno 1. eoe una risoluzione franca è il solo partito possibile nelle pre-enti <

1

1

angli

a quale dei due nemici vorrà l'Austria stendere la

i.

mano per

iene an alleato? -'cave quesito; è questione vitale.

•

Le prime simpatie austriache devono essere per la Prussia, li tè non le si può riliutare un'equa influenza in Germania, che contribuì a salvare dalle anni

di Napoleone I e che essa rapbuon terzo della popolazione; sì perchè la sua posizione esige aumento di forze nell'interesse comune a difesa di una doppia frontiera a Nord e all'Ovest: e perchè la sua

ina

effettivamente

Bea

torna

le

per un

rende meno pronto l'uso dei suoi mezzi

Le due Corti inoltre hanno

tari.

mili-

comune la nazionalità, hanno

co-

mune la fede politica, comune la storia delle ultime grandi sventure al

principio del secolo, e delle guerre e dei sacriticj che le adorn-

arono, e dei trionfi che ne chiusero il corso. infine

I due Monarchi sono leg"ati personalmente di verace amicizia e di reciproca

stima. di un ravvicinamento all'Italia e alla dinastia che vi deve al contrario ferire profondamente l'animo dell'au.

La proposta i

Imperatore austriaco Infatti

per poco parergli una Impossibilità. L'Ani sempre incrollabile sul principio della legittimità, che

-leti.'

<•

incarnato in lei; essa non lo abbandonò che eventualmente

pilo dirsi

lalla forza

narvi sempre, ove

maggiore degli avvenimenti, ma per ritor-

potè: né vorrebbe così facilmente farne

il

l'ab-

dicazione verso l'Italia. Questa inalterata fedeltà della Corte austriaca

Infatti

il quale, malgrado la non favorevole tendenza delnuora il saldo fondamento dei piccoli troni europei, trasse quanti sono minori Principi in Kuropa a sollecitare e a col-

tivare

il

a quei principio, '

e

patronato

di

questa antica, potente e conservatrice dinastia

una numerosa schiera

Stabile clientela della

di

minori Sovrani divenne e

si

mani

grande Casa d'Austria, che trae tanto onore

dall'eterne circondata, come ne trae una illimitata Influenti dinapiale nessun'altra Casa imperiale raggiunse mai. Quanto amara non deve perciò giungere al cuore dell'imperatore l'idea di rinan* anche par/ialmente al mantenimento di un principio, che

tonni

il

giusto orgoglio e in

borgo,

ni!

Si

<•

ciò in

buona parte anche la forza della Casa

favore dell'Italia Un qui dichiarata nemica del<

comprende facilmente come

i

consiglieri della Coi

una abbiano ad essere titubanti davanti

alla grande F6tpOI


— 444 — bllnà di consigliare al loro Imperatore questa flagrante contraddi-

zione all'antica politica della sua Gasa.

Ma la ragione di Stato è implacabile nelle sue pretese. La Provvidenza non

fa

grandi

i

potentati, che

perchè siano

forti

a rinne-

gare le loro personali inclinazioni, i loro più cari sentimenti, e talvolta le loro stesse convinzioni, pel maggior bene e la sicurezza dei

popoli aflìdati alla loro tutela. Valga ad esempio la grande Ava del-

l'Imperatore Francesco Giuseppe, la

magnanima Maria Teresa, al-

lorché dovette concorrere alla prima divisione della Polonia. Invano la

mite e giusta Imperatrice rifuggiva colle lacrime agli occhi dal

firmare un'ordinanza, che segnava quasi zione, della quale essa

la

morte di una nobile na-

rammentava con riconoscenza

gli

eminenti

meriti verso la sua Casa, sotto Giovanni Sobieski. Le esigenze della

sicurezza dei suoi popoli imposero alla Sovrana

il

sacrificio

delle

sue propensioni e quasi della sua coscienza di privata: e la ragione di Stato

che non permetteva di lasciar adito a che

tesse mai spingere

i

suoi confini sotto

i

la

Russia po-

Carpazi trionfò rappresen-

tata dal Principe di K-aunitz sull'animo di Maria Teresa.

Certamente, che i riflessi pieni

di giustizia e

degni di tutto onore

che sembrano opporsi in Austria alla ricognizione del Regno d'Italia e all'alleanza con

lui,

sono

di

grande momento, ma sono poi pre-

ponderanti sulla bilancia dell'inesorabile ragione di Stato 1

A ciò risponda il seguente

parallelo

all'Austria, nelle attuali contingenze, da

quelli sperabili

fra

i

vantaggi conseguenti

un'alleanza con

l'Italia

e

da un'alleanza colla Prussia.

L'Austria anzi tutto ha bisogno urgente e impreteribile di quiete e di sicurezza, e

questa non l'otterrà dalla Prussia ma dall'Italia;

poiché la questione italiana è come una freccia confitta, che Prussia si è ben guardata dalle carni

fin

la

ora, e si guarderà ancora dall'estrarre

dell'Austria.

L'alleanza colla Prussia non può essere comprata che con

una

non avranno altro probabile risultato che di rendere sempre più forte e perciò più esigente un perpetuo serie di concessioni, le quali

rivale. L'Italia invece, raggiunti

i

suoi confini geografici all'Isonzo, non

saprebbe cercare maggiore espansione a spese di chicchessia, e molto

meno dell'Austria. Egli è artificio di pochi agitatori sconfessati dal Governo e dalla nazione all'Italia,

(1)

italiana,

il

sognare più larghe frontiere

frontiere incerte, inutili, anzi dannose

(1).

Per temperare l'impressione « scandalosa » di questa affermaaveva già il Lamarmora (doc. XVII)

zione, bisogna ricordare: che


— 445 — con discendenze dell'Austria verso la Prussia svegleranno della Francia e potrebbero spingere questa a semina:

Le

1

etti

inciampi ancora il sentiero ingombro di spini.

iori i/.a

politico

dell'Austri*,

gii

ab-

La conciliazione dell'Austria coll'ltalia implica no ria \ \ u-inamento dell'Inghilterra all'Austria, e stabilisce una colla Francia, soddisfatta della

i

lune. l'Italia.

La pace dell'Europa

avvenire, poiché fra

le

durevole buona

inteiii-

san£ione accordata alla sua e asssicurata

due grandi potenze

militari

per un iti

lungo

mia salda

era.

La Prussia uè vorrà, né potrà mai contribuire a verna ingranditerritoriale o ad anniento qualsiasi

to

vendo temere per sé la rivalità «

in

ili

forza dell'Austria, do-

Germania e dovendo guardarsi

recare con ciò offesa alla Russia, ai rancori ed alle usurpazioni

1 1

sempre esposta l'Austria.

ìerà

completata non ha altre conquiste da fare che nel dominio

L'Italia

dell'industria, del re

commercio e della navigazione. L'Italia non può

quindi che conservatrice, e la sua politica appoggerà sempre

moralmente, e. per date eventualità, ben anche militarmente gli spe-

Kuropa essenzialmente oonM

ciali

interessi dell'unico -iato in

ti\o.

All'Austria poi la cura di assicurarsi

mio protir

usi

e nel

il

concorso dell'Italia a

modo che le convenga di

stipulare.

Le forze Prussiane non saprebbero essere utili all'Austria che sul

Reno, cioè contro

la

Francia: e

delle

forze italiane possono in appoggio

le

rivolte

al

Nord, come all'Occidente o

al-

formano un complemento tanto più prezioso, perchè

l'oriente e ne

e

questione del Trentino, come tale da regolarsi in un trat-

col

segretojeil Malaguzzi smentiva solennemente se stesso («1 oc. LII) re che le frontiere nazionali d'Italia « sono tracciate

ris r v ato la

i

dal bacino delle Alpi del confine svizzero sino al golfo del Quarnero ».

d'accordo oou la l'erseveranza, suo giornale prediletto, ohe, ciò prò orni a mente dissentendo dal Lamarmora. il 2 DO vembre 186.5 riiiil>occava la N. F. Presse col fatidico grido: IL propri di Trieste e a suo tempo saprà far valere quindi in

i

-

i

i

ritti

.

l'na silloge superba, esauriente di

diritto italiana tu

Triesti

•

VI$tria

con questo titolo, pubblicato dal ice

teoohie

delle

terre

irredente.

\i

documenti saffraganti

boii

comprese (pag. 407

proteste che sollevarono fin dal

1864

le

sgg.) pa-

ideo personali del

Lamarmora rispetto a Trieste, confermate a pag. ft2 dell'l/n p*> di

In

il

comparve appunto in un votame Bocca all'inizio della guerra Uba


— 446 — recano appunto all'Austria quei mezzi di

di cui difetta, cioè

forze

le

mare. E questa circostanza è appunto un fondamento di fatto

all'alleanza d'Austria e Italia, le quali

non avranno mai motivo

di

gelosia militare fra loro, dacché di quanto l'Austria è maggior po-

tenza continentale della Italia, d'altrettanto questa è maggiore po-

tenza marittima dell'Austria.

Le concessioni austriache verso la Prussia non saranno mai contraccambiate da compensi pecuniari che valgano a ristorare

le

ti-

nanze dell'Impero: una riconciliazione invece coll'Italia porterebbe l'indennizzo non spregevole di un miliardo, ossiano 400 milioni fiorini,

ili

poiché la reluizione della quota di debito austriaco che ag-

grava la Venezia, aggiunta alla valutazione finanziaria delle tezze, che l'Austria

for-

abbandonerebbe colla giusta riserva di avere i

fondi necessari per rendere altrettanto forti

le

nuove frontiere, do-

vrebbe raggiungere un importo non molto minore; oltreché l'Austria

conserverebbe per sé l'immenso materiale di guerra accumu-

lato sul Veneto, utile a lei ed inutile all'Italia.

L'Austria non otterrà dalla Prussia una politica

meno ostile che

lasciando esposti all'intimidazione e alla prepotenza prussiana i Governi minori della Germania.

Per tal modo permettendo che si spenga la forza morale di quei repubblicana tanto radicata

Governi sulle loro popolazioni,

l'idea

in quelle provincie presto farà

nascere la necessità politica per la

Prussia di occuparli e di fonderli nel proprio dominio, e ciò sarà

avvenuto per connivenza dell'Austria. A vece

di

questo, l'Austria

appoggiata dall'Italia ove anche non volesse estendersi a spese della Prussia (il che le sarebbe facile ed opportuno) potrà dedicarsi tiera alla sua politica tradizionale setto militare: averne

in-

germanica e prendere pieno as-

aumento ben maggiore di potenza che il pos-

sesso della Venezia le rechi, e guardare tranquilla poi a qualsiasi

turbine che dalla Senna ninacciasse nuovamente di scatenar» sull'Europa.

E questa politica estera austriaca tornerebbe tanto più oppor-

tuna perchè completerebbe l'attuale politica interna; la quale mentre

sembra oggi voler rendere piena reintegrazione alla nazionalità ma giara colle sue dipendenze, accorderebbe eguale giustizia all'altra

metà dell'Impero, germanica di nazionalità, coi suoi annessi. La Prussia è anche commercialmente una rivale all'Austria: perchè i

loro prodotti naturali sono identici o consimili e le industrie prus-

siane sono poi più sviluppate delle austriache;

l'Italia

di olii di olivo, di sete, di cotoni e di zolfi

il

all'Austria che ha bisogno di smerciare

i

è

invece ricca

naturale mercato

suoi grani, le sue lane,

i


— 447 suoi prodotti animali: e amendue volgono mute all'Oriente per collocarvi le loro produzioni fra loro diverse, piuttosto come dar soci che due concorrenti. L'Austria è una clienall'Italia, come l'Italia è una clientela all'Austria; e la dominazione del mare Adriatico divisa fra loro corrisponde giustamente

suoi metalli lavorati e

ai

1

rapporti ora accennati fra le due nazioni.

I/alleanza colla Prussia non ha per l'Austria che un valore nega-

può impedire, al piti, maggiori danni: l'alleanza coll'Italia

cioè

comune

è di un valore positivo ed ha per intento

l'incremento

ili

la

sicurezza e

potenza di amendue.

L'avvicinamento alla Prussia è, nel sentimento popolare austriaco,

meno desiderato che verso l'Italia: e se popoli dell'Alerebbero in fatto, fedeli come sempre, la bandiera del loro au^r 1

Imperatore, in una guerra contro Prussia In

tine

si

in

l'Italia,

.-fluirebbero non solo fedeli,

la

voglia anche registrare

una guerra contro

la

ma volonterosi.

grave riflesso, che nella que-

il

stione d'Oriente, la quale pure è la più minacciosa ed importante delle questioni politiche previste, la Prussia, antemurale della Russia

contro l'Occidente, si separerà sempre dall'Austria, mentre sentinella avanzata dell'Europa, sarà con li

e colla vecchia

Le considerazioni

lei

per solidarietà

l'Italia,

(Tinto-

Inghilterra. fin

qui esposte servono di per sé a respingere

l'obbiezione a sazietà ripetuta, che una alleanza coll'Italia sarebbe

una mera politica di opportunità non accettabile da un grande Governo che si l'onda sulle tradizioni. L'alleanza dell'Austria coll'Italia sarebbe per contro il punto di partenza e il fondamento di una booti politica austriaca meglio inspirata ai

bisogni ed alle tendenze del

l'epoca: perfettamente consona all'attuale politica interna austriaca:

eminentemente conservatrice perchè tendente ad attirare nella ìia dell'influenza di casa d'Austria una generosa nazione e la nobilissima dinastia, la cui missione in Europa diventa m .te ed esclusivamente conservativa: e sarebbe non meno litica

aliderebbe «lui

dinastica, perciocché, se la lo

certa

conciliazione coll'Italia

guisa l'esclusione di due principi austi

vederebbe però a congrui compendi finanziari,

I

nei mentre che

la

nuova

litica

\..

da Instaurarsi dall'Ai,

ai membri delia didell'Italia Germania coll'ai onori domisi di di s ente Bastia di Absburgo nu A quale delle due alleinze proposte vorrà dunque accordare la

aprirebbe

in

.

(I)

il

Gabinetto Imperiale

di

Vien

Duca di Modena e granduca di Toscana.


— 448 Possa questo breve scritto indurre nell'animo degli

alti consiglieri

della corona austriaca la profonda convinzione che lo dettò; e voglia la

Provvidenza istillarne il mite sentimento nel cuore generoso del-

l'Imperatore Francesco Giuseppe, a gloria dell'eccelsa Sua Casa e a

benedizione

dell'Italia

(1).

A.

Malaouzzi.

Alessandro Luzio. (Continua).

( 1 )

La copia rilasciata al Lamarmora porta la data

di Firenze

novembre: mi sono ad essa attenuto, non senza però confrontarla con la minuta, zeppa di cancellature, dell'incarto maleguzziano 17


DAL PORTAFOGLIO DEL MARCHESE DI SAN MARZANO

maggio \S±1 l'I. R. Commissione speciale

15

Il

Istanza, residente in Milano, per ii tramite

«lei

Prima

di

Conte <ii stras-

Boldo, faceva richiesta all'Incaricato d'affari austriaco presso

Torino, Barone Daiser, di una copia autentica dei

Corte di

la

documenti rinvenuti l'8 aprile dell'anno precedente presso Borgo Vercelli nel portafoglio del marchese <li San Mancano,

nonché delle scritture state poco prima •eqoestrate al Principe della Cisterna. In

base

questa domanda, cui allora

<i

il

Governo piemon-

uon avrebbe potuto facilmente opporre un diniego, il -Jf> in

Torino, innanzi all'avv. Pietro Tacchini. Senatore •

«lei

Mentissimo Senato del l'iemonte. con l'assistonn

Sostituto avvocato fiscale Marco Antonio De Rossi e con

l'oliera «lei

delie lettere predette

quelle esistenti

concordi

•

Buronzo veniva

Notaio

R.

in

«

previo

estratta

confronto di

processo con

le

copia

detta

legale

copia COfl

quali sono state tro

conformi ».

ne ciò non hastasse alle trascrizioni

in

parola

veniva

premesso un regolare processo verbale da cui ricaviamo l'indilo poi alle lettere descritte alii numeri 7.

8,

altre nel

le

medesime sono state rinvenute assieme a molte

portafoglio chiuso a chiave Stato smarrito

mandante Marchese «li Ca raglio nella «li sulla

identità e pertinenza

tornente consegnato di f l

s

M

«li

lui

tale portai'

Bignor

sto itimi»

Luogotenente <i«nerale

a

S

E.

c.rde Revel

«li

Pratolongo, che ne

il

«lai

foga da Novara:

foce

rinvio al-

ufficio della IC Delegazione procedente, non havvi Ino]

dubitarne, coostando in processo che le due lettola «li col alli /•

Rxtorg. «al.,

XV

*•


- 450 — numeri 5, 6, sono scritte e sottoscritte dal cav. Ettore Terrone, evidente essendo e notoria la seri ti inazione della tera di cui al

let-

numero 8 di caratteri del condannato Ansaldi ».

Raggiunto pienamente il suo intento il Barone Daiser (12 si affrettava a trasmettere al suo Governo il prezioso

giugno)

incartamento, che trovasi tutt'ora nella cartella 44 degli Alti di Presidenza di Governo presso l'Archivio di Stato di Milano.

Ora è da notarsi che confrontando il testo di questi carteggi, dati di recente alle stampe in una elaborata monografia dal Prof. Francesco Lemmi (1) in base ad un esemplare posseduto dall'Archivio di Slato di Torino, con la copia milanese,

emerge che questa, in luogo dei numeri 8, 11, 12 mancanti, ha due lettere, che riteniamo inedite, il che dà luogo a credere che il portafoglio del Marchese di San Marzano fosse più guernito di quanto volesse far credere il governo piemonprobabilmente dal line pietoso di non porgere nuove armi di offesa alle sottili indagini della I. R. Commissione di Prima Istanza. Comunque sia la cosa, i due documenti in parola meritano di essere conosciuti poi che ci attestano una volta di più tese, indotto

carattere

il

squisitamente carbonaresco della

Giunta ales-

sandrina, la quale non avrebbe esitato ad arrestare ed

al-

l'occorrenza processare il Principe di Carignano qualora fosse

caduto nelle sue mani; che l'organizzazione settaria a mezzo funzionava su larga scala da Alessandria a

delle Vendite

Parma

a Napoli e che infine la posizione politico miliMarchese di San Marzano « Comandante Generale della Linea » o come egli stesso si denominò in un atto del e

tare del

marzo 1821 «Generale Comandante l'avanguardia dell'Armata d'Italia » (2) era della più alta importanza in quanto che egli, novello Riego, avvebbe dovuto dal suo Quartiere generale di Voghera « appoggiare qualunque italica opera21

zione » o in altri termini col concorso delle truppe di Maria (i) 11

dalla (2|

«

processo del Principe della

Cisterna (Torino 1922 >.

Bibl. di Storia italiana recente »

Autorizzazione di pagamento

di

139 razioni militari sommini-

strate dall'Ing. Pietro Gallotti per gli studenti pavesi a

Milano, Archivio di Stato,

«

Estratto

Voi. XI.

Processi dei Carbonari »

,

Voghera

cart. 56.

in

:


— 451 Luigia ascritte alla Federazione, marciare sulla capitale della

Lombardia.

quanto alla Signora d'aito ranjro, partita ea pffoeoaaaale da Milano per informare la Giunta d'Alessandria della grata corrispondenza scoperta tra il Garignano e Generali in

i

sembra assai probabile che essa possa identificarsi con la Contessa Maria Frecavalli. naia Gambarana. di Pavia, la (piale nel novembre del 1899 venne arrestata e inaustriaci,

ci

quisita dall'Austria per alto tradimento (1), sottoposta quindi

vigilanza speciale della Polizia e che

alla

morì pochi anni

•dopo (Ì8 febbraio 1827) di spasimo nervoso. Ili

nato Sork.a.

DOCUMENTI

Alessandria addì 21 marzo 1821.

REGNO D'ITALIA. Amico carissimo, Piemonte è finalmente rigenerato. Alessandria diede l'impulso a

Il

innovazione e

ta politica

l'Italia

riconoscente deve chiamarla la

primogenita delle sue città federate.

iunque nei tuoi B.[uoni] C.[ugini] quei nobili eentimenti di animati nel mese di agosto e fa coraggio ad essi onde il

se-

vostro esempio: nelle imperiose circostante è duopo

limento e coraggio: queste sublimi virtù giganteggiano fra voi; approfittatone dunque. larzano,

mini «ina,

l>e

le

Comandante generale

di

cinque mila uo-

ighera per appoggiare qualunque italiana ope-

ti

un colpo di mano maestra se si potesse ottenere che

Maria Luigia, unite a' vostri federati venissero a congiun-

tn

dell'utfiziale suddetto.

se la-

^tfire la

i

i

Coraggio, amico, e risoluzione;

siamo perduti per sempre e la guerra

il>ile.

M Ili

I.

\

'tento,

Torino


— 452 — Informatevi delle notizie di Napoli

Vendita

in

C.[ugini]

il

le

operazioni nostre.

di

Vendita

Risvegliate nei cuori dei

B.[uoniJ

fate colà pervenire

;

questo è il mo-

patrio entusiasmo; lavorate, assisteteli

mento opportuno; guai se restate nell'inerzia. Mettiti intanto in relazione con

me

informami di tutte le militari

;

occupazioni tanto dal canto dei Tedeschi che da quello dei Napoletani,

amami e salutami gli amici. S.

Nota.

— Diretta a Parma senza che

si

.

•

.

d

.

.

Audrin ....

.

possa comprendere a chi sia

stata indirizzata né da chi sia stata scritta.

II.

LA GIUNTA PROVVISORIA DI GOVERNO. Alessandria li 23 marzo 1821.

Al Sig. Marchese di San Marzano

Comandante Generale della Linea.

A mezzanotte uno de' nostri spediti dal Comitato ci ha recato la notizia della fuga del Principe di tutta la famiglia seguita la mattina d'ieri;

un'ora dopo una Signora d'alto rango qui recatasi da Milano

espressamente c'informò essersi scoperto in quella Città una corrispon-

denza tra il Principe e i generali austriaci ai quali

il

primo ha pro-

messo di trovarsi oggi tra di loro con quel numero di truppe piemontesi che lo

avrebbero seguito.

All'istante noi e nella

abbiamo spedito alcuni nostri emissari nel Novarese

Lomellina per impedire il passaggio del Principe, ed anche per

arrestarlo e qui tradurlo. si

Le notizie di Novara ci consolano Piemonte ;

era pronunziato così bene che anche

imitarlo sottraendosi dal essi

comando

di

i

Dragoni della Regina vollero

Sambuy, che hanno degradato

medesimi e col partirsene da Novara senza alcuno degli

Ufficiali

che non ci sono amici.

Questa mattina i dispacci ministeriali c'informano che

non è stato obbedito dall'artiglieria e da qualche in Torino a cui aveva ordinato di seguirlo

:

altro

il

Principe

Corpo che è

che la Giunta di Torino

ha intenzione di costituirsi in Giunta permanente onde provvedere da sé alla salvezza della Patria;

ma che intanto noi non dobbiamo svo-

gliarci e cercare di concentrare tutte le forze che

rette al

nemico in questo punto

;

gl'inviti che si spediscono a tutti

non sono ancora di-

il

che noi procuriamo di fare con

i

luoghi di deposito ed

menti che supponiamo bene inclinati.

ai

Reggi-

A Torino gli amici sono inde-


.

— guati contro

il

Principe e l'indegnazione per siffatto tradimento

diffonde anche nella Truppa. rico,

il

ì:>;{

quale ispira molta confidenza e vi si fanno

provvigionameli 1

si

La Cittadella non obbedirà che ad Engli

opportuni ap-

1

Di mano in mano che ci perverranno le trasmetterò anche per istaifetta le notizie interessanti per noi e per Lei

;

intanto Ella tenti qualche

bel colpo con l'unione dei Corpi parmigiani e

ci

tenga informati

di

Ogni cosa per nostra regola.

Aggradisca, Signor l'alta

Marchese,

le

assicurazioni dei sentimenti del-

mia considerazione. Ansaidi.

Indirizzo interno All'Ili.

:

mo Signor Marchese Caraglio di S. Marzano Comandante Generale delle Truppe. Voghera.

Il

Comandante Supremo -;tldi.


RECENSIONI Echi di recenti pubblicazioni sulle rivoluzioni italiane del 1820-21.

Alla

ricorrenza

centenaria

delle

prime rivoluzioni

fatte

dagl'Italiani per sé e colle proprie forze, dopo'la triste espe-

rienza dei rivolgimenti effimeri suscitati e traditi dagli stranieri nel periodo francese, la Società nazionale per la storia

Risorgimento ha dedicato fin dallo scorso anno un volume di 300 pagine (1), di cui questa Rivista desidera inforlettori che non appartengano per avventura a quel mare sodalizio, traendo occasione per aggiungere notizia anche di del

i

alcuni studi comparsi altrove.

Per la competenza del proprio programma nazionale la Soha dovuto abbracciare ricerche sulle varie regioni italiane: questo e la lodevole puntualità della pubblicazione alla data commemorativa spiegano come il contributo speofferto alla illustrazione dei celebrati avvenimenti offra minor ampiezza cialmente per la parte di storia piemontese di ricerche sistematiche e di conclusioni sintetiche che non sia lecito sperare dai volumi desideratissirai che furono annunciati dai due maggiori enti subalpini di coltura storica, la R. Deputazione di storia patria e la Società storica subalcietà predetta

—

—

pina.

Apre il volume uno studio con cui Giovanni Sforza, instancabile nel raccoglimento della meravigliosa vecchiezza (2), il-

Rassegna storica del risorgimento » anno Vili fascicolo straorcommemorativo dei rivolgimenti del 1820-21 Roma 1921. (2) Mentre si compilavano queste note è pervenuta la dolorosa notizia della morte di lui che tanto illustrò gli studi della storia italiana alla sua venerata memoria vada un commosso reverente saluto. (1)

«

dinario

:

—

;


- 455 — lustra un triste

episodio del governo

lucchese

il».

Due

gio-

vani emissari Bpagnoli avevano incoraggiato Maria Luisa

«li

Borbone, - nella di Ferdinando VII. ad appoggiare la HVtt1 lozione spagnola accordando anche a Lucca una costituzione. desiderava ottenere dalle Cortes la deroga alla Costituzione che vietava di pagare pensioni alle infanti stabilite fooH della Monarchia; sperava inoltre guadagnar popolarità e posizione preponderante nell'Italia centrale: si lasciò quindi sedurre e diede ordine a un funzionario di preparare uno schema i

costituzione adatta al minuscolo ducato; ciò in aprile 1820. Intervenne frattanto la rivoluzione di Napoli, di cui ella paven-

di

tava

contagio. Aggiungasi che il principe di (lanosa esule a

il

Pisa, impenitente nella voluttà di perseguitare i liberali, avendo

spontaneamente a Lucca, strappò alla Duchessa la confessione del memoriale ricevuto, e tanto terrore le incusse che non ebbe più pace tinche fu cancellata ogni traccia della connivenza liberale che poteva gravemente comprometterla di fronte alle grandi potenze; infatti il trattato del |s|7. con cui si attillava il Ducato di Lucca ai Morboni di Panna fino alla morte della moglie di Napoleone I, non consentiva modificazioni di governo in quello stato provfiutato qualcosa, corse sa

visoriamente accordato. punire

\'l

e

perseguitare

i

proprii

complici, anche

dello stato. Maria Luisa fu implacabile e feroce:

fuori

non per nulla

aveva nelle vene il s ingue di una dinastia tante volle spergiura!

I/arduo problema delle origini e dell'organizzazione delle ite nell'Italia meridionale olire argomento ad uno studio di Mattbo M a zzi otti sulla carboneria salernitana (2).

soci-

rovina di Marat, si ridestarono aldel Principe di Canotti ministro di indizia e furono pò] imbaldanziti «Lilia -uà rapida caduta: ma erano divisi in due correnti, una degli uomini più co-pieni, l'altra di giovani capeggiati da Rosario MacI

carbonari, paghi della

l'opposizione contro

chiaroli. Questi della setta nel

I

nomina

riuscì nel 1818 a far approvare imo statuto Principato Citeriore, regione lucana occiden-

1.

/.,/

la

noli

rfaoflMfoJM

M

/ s

'Min Duchessa <(i Lucci ""

''' l

''niiin

<h

is-jti,

»>l

Salerno, ff

l'i.

j,,

I»


456

—

tale» con norme comuni a quelle delle altre regioni vicine; delegati alla Gran Dieta del ciascuna vendita nominava capoluogo, la quale nominava una Suprema Magistratura esecutiva e un senato con voto consultivo. La Carboneria di Salerno riuscì a farsi riconoscere dalle altre del regno come i

Alta Vendita Generale indipendente da quella di Napoli. *

*

*

Nella conoscenza delle sette del primo Risorgimento nostro

Renato Sòriga ha competenza ben nota. Seguendo cronistorie di

contemporanei

pendice, offre

e alcuni importanti

documenti dati

uno studio eminentemente

in

sintetico (1)

apsulle

origini della Carboneria dalla Massoneria di rito scozzese avversa, coi superstiti del partito giacobino, alla politica cesarea di Bonaparte. I profughi del Nord e del Sud d'Italia, dispersi dalla reazione del 1799, la fecero poi penetrare nell'Italia centrale e meridionale. Aveva rituale ridotto ai mi-

nimi termini, finalità spesso contraddicentisi talora si nascondeva per prudenza in seno alle logge massoniche militari, altre volte si alleava alle masse cristiane, donde forse rilevò il simbolo di Cristo Gran maestro abbinato a quello di S. Teobaldo; si spiegano in tal modo e il carattere popolare della Carboneria italiana e l'avversione al predominio francese. Il primo periodo della Carboneria meridionale italiana va dunque dalla fine del sec. XVIII alla seconda cacciata dei Borboni da Napoli. Nei secondo periodo, che abbraccia il decennio della dominazione francese, essa fu perseguitata dalla Massoneria, ufficiale capeggiata da Giuseppe Bonaparte e da Murat; questi invano cercò poi nel 1815 di accaparare i Carbonari alla sua politica italiana. Il terzo periodo s'inizia colla restaurazione di Ferdinando I, per le deluse promesse costitu;

zionali, per la violazione dei patti di*Casalanza, per lo sca-

dimento delle industrie e dei commerci. Non potendo più riunirsi a Napoli i Carbonari scelsero per centro Salerno. Si ebbe una prima adunanza generale nel 1816, un'altra nel 1817 nella solitudine della sotterrata Pompei. Le azioni decise pel 1817, pel febbraio 1818, pel 1819, furonosempre sospese a causa di titubanze paurose. Ancora sotto l'impulso della rivoluzione di Spagna si cercò invano un capo: intanto gli sterili conati producevano arresti e vittime a centinaia. (li

Le società segrete e i moti del 1820 a Napoli, pp.

32, loc.cit.


— 457 — Il

falsa

1

taglio, prete Menechini, senza alcun ooooerto, sparse la voce della rivoluzione scoppiata nel Principato Ultra; •

Morelli le

e Stivati insorsero coi loro 130 Cantilli, ma, poiché popolazioni prive del segno convenuto rimasero tranquille,

sentendosi perduti giocarono cedettero a Monteforte.

il

tutto per

il

tutto, e pro-

De Conciliis, Incapace di fronteggiarli,

mise ambiguamente alla testa degl'insorti per poterli all'occorrenza sorvegliare, ond'ebbe immeritata fama di creatore

si

dell'insurrezione che solo alimentò per caso.

A rivoluzione trionfante ancora

il

centro settario di Salerno

pretese dirigere l'azione parlamentare con indirizzo radicale,

mentre il centro di Napoli vagheggiava una politica moderatamente costituzionale, e il partito militare massonico a sua volta, conseguito l'intento, mirava a distarsi della Carboneria sulla fine del 1820 vi erano tre grandi orienti l'un contro l'altro armati. Lo stacelo morale dell'esercito, il prevalere fazioso sul parlamento e sul governo, il risorgere delle tendenze separatiste locali, la rovina delle finanze, l'anarchia amministrativa e giudiziaria: triste bilancio! :

La voce dei contemporanei sussurrava che la rivoluzione di tosse stato un complotto ordito dal Ministro Medici col Mettermeli quando questi si recò a Napoli nel 1819; si bbe in essa cercato un pretesto per annullare i patti di danza che inceppavano la politica reazionaria. Vincenzo ILD0 dimostra (li che tale voce, riprodotta anche da Antonio Stassano contemporaneo e partecipe agli avvenimenti, infondata. Il Mettermeli fu colto dalla rivoluzione di Napoli alla sprovveduta e ne fu preoccupato Cosi, 86 il Medici ter proprio conto organizzato il complotto, avrebbe faNapoli

vorito nel regno l'influenza della rivoluzione di

Spagna an-

ziché opporsi all'arrivo dell'ambasciatore spagnuoloa Napoli.

unente il Medili favorì, specie dopo il 1819, la Carboneria, ma. COme egli stesso piegò poi nel IN-J.'t al Ioide Ludolf, aveva fatto un errore di calcolo troppo grossolano illudendosi di conciliare l'antico col nuovo. Veramente connivente alla rivoluzione fa il carascosa eoe (

La rivotuMione Napoletana <l>i tS80 ueondo un manoscritto, pp.


- 458 non usò contio di ossa i cinque mila uomini a sua disposila disperata apologia dei suoi « Mémoires » è debilitata dalla distruzione dei documenti che egli stesso perpetrò durante il suo ministero. Ancora sulle traccie dello Stassano, l'A. ricorda la fine del regime costituzionale per tradimento degli autori stessi della rizione:

voluzione

:

tale fu lo squagliarsi del corpo del Garascosa, sia pure

per istruzioni del Colletta ministro della guerra perfidamente persuaso dal Principe ereditario che non occorreva più opporsi agli Austriaci perchè a

Lubiana si era

Nell'esilio di Londra invano per riabilitarsi

Guglielmo Pepe:

il

il

tutto

ottenuto.

Carascosa sfidò

duello, vero giudizio di Dio, gli fu sfa-

La rivoluzione era stata una delusione pei Murattiani o liberali in genere minacciali dalla marea montante generali compromessi ma repugnanti dei Carbonari, onde carbonica furono presi tra il Re e il figlio in una all'anarchia vorevole.

i

tragicommedia senza

uscita.

Verso la metà di Luglio 18 J20 fu mandato a Vienna il Prindi Cariati per tentare di ottenere il riconoscimento della monarchia temperata che si voleva edificare a Napoli.

cipe

modo contradditorio le accoglienze Dalla relazione ufficiale che il Cariati stesso, di ritorno a Napoli il 6 di Agosto, presentò al governo,

Gli

storici

riferirono in

di quell'ambascieria.

Giuseppe Paladino pubblica (1) con opportune illustrache vera ostilità egli trovò soltanto nell'accoglienza inurbana del Principe Ruffo ministro napoletano a e che

zioni, risulta

Vienna, pauroso di qualunque pur indiretta relazione col governo rivoluzionario che voleva ad ogni costo ignorare. Vicepur versa il Mettermeli concedette due udienze al Cariati disapprovando aspramente l'avvenuto, e dichiarando impos:

sibile il riconoscimento austriaco, non rifiutò di presentare all'Imperatore la lettera del Principe ereditario di Napoli; e

spiegò poi che S. M. non poteva riceverla non riconoscendo legittima la sostituzione del Principe come Vicario del Re. Così nulla il Mettermeli compromise a favore del nuovo governo napoletano, ma neppure volle precipitare un'aspra rottura. Solo dopo essersi assicurata della Russia, l'Austria metteva da parte

(X)

La missione del Principe Cariati a Vienna, pp. 8, loc. cit.


- 459 ogni Incertezza e assumeva atteggiaménto decisamente ostile ai costituzionali di Napoli, impedendo al Dura di Galle), che

avevano inviato al posto del Ruffo, di giungete a Vienna.

Il ó di Ottobre IMO Florestano Pepe aveva concluso col Prìncipe di Paterno la famosa convenzione per l'autonomia imata dalla rivoluzione di Sicilia. Col pretesto che il

Pepe avesse oltrepassato

i

proprii poteri, il 14 dello

ituito dal Colletta e gli fu

incarico di annullare

convenzione slessa.

la

Mic.hki.k \1a>krkih. senza indugiarsi alle

dell'azione

equilibrata

si

dato il delicatissimo

svolta

vicende ben note

per fronteggiare eventuali insurrezioni, studia la corrispondenza del gene col Ministero degli interni a Napoli (1) e dimostra come

illuminate io

le

idee e

le

dal

Colletta

proposte per conciliare col

pre-

d»ll autorità la fiducia dei Siciliani:

Yoglion

lutti la

costituzione di

Spagna senza averla letta,

vogliono lindi pendenza senz'averla diffìnita: vogliono un mi-

glioramento generale ed è questo ro di

il

loro vero bisogno. Io non

ricondurli sul cammin > della ragione ma a condi-

zione che ne avremo

il

tempo e ch° saremo saggi, giusti pru-

iveva dopo cinque giorni dal suo arrivo nella.

Poi nel disegno ili ordinamento generale, arditati!

Borboni dopo il 1M7. di Palermoe Messina per potei -accentrare tutto governo a Napoli: proponeva che Palermo le del commercio e dei tale morale. Mcomando militare, volendo che la Monarchia rondasse il do-

abbandonava la

politica, usata dai

rotare l'antagonismo tra i!

minio sull'unione degli animi anziché sulla discordia. Infine proponeva di concedere alla Sicilia l'indipendenza finanziaria, amministrativa e giudiziaria nei limiti «Iella costitusione, che si distrugi la feudalità e u'Ii ordini religiosi, che I beni io a claustrali formassero il patrimonio dell'isola e debiti. nguere Lodato dal ministro Ricciardi e poi gradatamente deli invano ripetutamente ammoni che si andasse guardinoli provvedimenti militari e si concentrasse ogni attività nelle istituzioni civili; invano aveva disapprovato le propaganda i

i

1

//

Colletto in Strilla

mi

I>'J<>,

yy.

1»;.

I...


— 460 — mandato da Napoli per estendere la Gar boneria nella Sicilia Orientale e favorirvi le vedute di quel governo. 11 Colletta ben prevedeva che la Carboneria io Si del prete Menechini

cilia

avrebbe avuto funzione diversa che a Napoli (1)

dato linguaggio

comune

;

avrebbe

svariate passioni dei Siciliani

alle

che coincidevano nel punto solo dell'indipendenza, così essi

chiamavano l'autonomia. *

*

Antonio Morelli offre un saggio di più ampii studi ch'egli promette per la biografia di Don Michele Morelli (2), volontario fin dal 1808 nell'esercito di Murat, dove si trovava tenente nel 1815: promotore nel 1820 del movimento di Nola, da Monteforte entrò a Napoli con Gugl. Pepe e poi andò in Sicilia a domare i ribelli; al ritorno fu nominato maggiore, fu comandante lo squadrone sacro che sciolse nel Marzo 1821 all'entrata degli Austriaci nel Regno. Allora s'avviò col capitano Silvati verso l'Adriatico, e già s'erano imbarcati per passare in Corsica, quando, dalla tempesta risospinti alla costa, furono quivi arrestati e condotti a Napoli per essere processati e poi afforcati il 12 Settembre 1822. Questo sommariamente raccontano due relazioni di compagni d'armi, cui l'A. aggiunge il costituto reso dal Morelli stesso

il

31 Agosto 1821 e tre lettere della vittima scritte alla

famiglia nel 1818, 1820 e 4 Dicembre 1821.

La notizia del moto di Napoli, giunta all'Elba il 12 Luglio 1820, produsse tra la popolazione entusiastici commenti, specialmente a Longone già dipendente da Napoli e dove anche dopo il 1815 erano rimasti molti aderenti all'antico governo. Il Governatore colonnello Spadini, pur fiducioso della guarnigione, la riteneva scarsa per l'eventualità di una rivoluzione (

1

1

Sull'organizzazione e sullo spirito delle sette in Sicilia, sul con-

fusionismo tra Carboneria e Massoneria, sulla disinvoltura di capi e di propagandisti, che erano contemporaneamente in relazione colle polizie dei governi italiani e delatori, merita particolare richiamo la pubblica-

zione di Francesco

Lemmi

difesa delV abate Luigi

XLIII (2)

Le società segrete nella Sicilia nelV autoOddo, in * Archivio storico siciliano », anno :

— Palermo, 1920, pp. 38.

Michele Morelli, pp. 16, in

e

Rassegna

st.

d.

Ris »,

fase. cit.


— 461 — interna o

ntile

il

«li

una esterna invasione dei Napoletani. Da FiUuon governo e il ministro Fossoni-

Presidente del

brooi vegliavano anch'essi supratutto sull'elemento militar»' nell'isola.

La sera del 14 Marzo lS-21Tun sergente informava il proprio maggiore <li un complotto nel corpo della fanteria per impadronirsi della cresta del forte Falcone, Inalberarvi tricolore e cederlo a

un'armata

di

la bandiera sbarco napoletana che non

doveva tardare. Kimono arrestati immediatamente due ufficiali e un sottoente particolarmente compromessi, poi altri graduati e uomini di truppa; le perquisizioni però non diedero reperti positivi. Per la fazione di Antrodoco la fortuna della costituzione napoletana tramontava; senonchè venivano in quei giorni -i altre faville d'incendio rivoluzionario dal Piemonte ad accendere gli animi degl'isolani. Il Governatore Spadini garantiva la fedeltà della rimanente guarnigione e la difesa dell'isola a qualunque costo, ma non fu duopo. Intanto le ricerche della polizia e l'inchiesta di un funzionario speciale mandato da Firenze accertavano la lunga preparazione della trama elbana abortita. Il consiglio di guerra fu tenuto non a Portoferraio ma a Livorno. La sentenza del Maggio riconosceva il piano del reato, ma senza elementi di prossima esecuzione, mancando a mezzi necessari e sufficienti quindi condanno il Gotti ni ciò -2

i

;

principale colpevole a dieci anni di contine a Grosseto previa isione dai ruoli militari: altri sette

ahili

minori

anni di confine oltre la caosaiiOPC come sopra, uno fu semplicemente cassato e per due si dichiarò non luogo a procedere. Oh e nana, colla consueta diligente e ehlaretta, Ernulo nella conclusione che il u'o verno silio Michel (1 furono condannati a

tre

.

di

evitare qualsiasi occasiooe d'ingerente au-

striache, volle togliere all'episodio ogni apparenta di graviti, volle evitare di estendere l'istruttoria per approfondire

aloni esterne dei congiurati elbani coi rivoluzionari le

quali certo non

furono dirette e

<ii

in

ogni caso non furono

Eòa,

pp. 24, loc. cit.

molto importanti. piatto mil

n

Napoli,


m *

*

*

Alla storia dell'eco degli avvenimenti rivoluzionari d'Italia

non s'intitoli, si riferisce per la massima parte una lunga monografia di Adele Curti comparsa in un successivo fascicolo ordinario della stessa rassegna di cui ci occupiamo (1). Colla scorta della corrispondel 20 e 21, benché ad essi

denza del Neipperg col Metternich e delle carte di polizia del Ducato di Parma, segue la minuta cronaca delle vicende di quel governo, che, benché supinamente devoto alle istruzioni di Vienna, sapeva portare nella censura delle stampe, nella vigilanza dei forestieri e delle corrispondenze private, nella difesa contro i sintomi delle società segrete una illuminata mo-

derazione, conforme allo spirilo pacifico delle popolazioni che

avevano nell'Aprile 1816 accolto con giubilo sincero e incondizionata devozione la nuova sovrana assegnata dal congresso Vienna. Non mancano gli episodi caratteristici; così le draconiane misure per impedire al medico parmigiano Rasoi i, ben noto come liberale a Milano, di attraversare semplicemente il Ducato, fanno conti asto colla tolleranza di certi lampi di coscienza italiana che si manifestavano per esempio colle rappresentazioni di tragedie alfieriane applauditissimea Parma nel 1818 e a Langhirano paese dell'Apennino nel 1820. Il governo di Parmacercavasempredi diminuire l'importanza di

dei fatti e degli allarmi spesso ridicoli segnalati dalla polizia di

Milano e di Vienna. Gli avvenimenti

di

Spagna

e quelli

di Napoli avevano eco di interesse e di discussioni a Parma e specialmente a Piacenza in un gabinetto letterario fondato nel Febbraio 1820 sotto gli auspizi del Giordani. 11 Neipperg dichiarava che non v'erano treccie di società segrete, ed era sicurezza infondata; ad ogni modo aveva ragione di ritenerle

poco pericolose e pressoché inutili per lo spirito degli abitanti refrattario al contacio rivoluzionario. Nel suo ottimismo equa-

nime ed onesto egli era assecondato sopratutto dal Ministro Cornacchia e dal Commissario di Piacenza Guglieri liberaleggianti; tale ottimismo si conservò anche durante la rivoluzione piemontese ed eia forse eccessivo. (L)

Alta polizia, censura

1829),

in

.1922, pp.

«

e spirito pubblico nei ducati parmensi (

Rassegna storica

192.

del

Risorgimento », anno IX,

fase.

816^°,


- 463 La polizia non si era accorta che al moto piene

ava

Corrisposto un più alacre e intenso lavoiio segreto bel Ducato;

alcuni diffondevano la carboneria soldato di Napoleone, preparava colle piemontesi

cordi

:

:

:

maggiore lierchet. valoroso

il

sue truppe aii affratellarsi San\ itale andava a Torino per stabilire ac-

il

le

Bertucci fissava il i'\ Marzo per proclamare dal torte dei

il

costituzione. Ma il forte fu presidiato per ordine del Bubna; Reggiani esitarono all'azione e il moto piemontese domato seppelliva con sé il non nato tentativo parmense. Intanto rimpatiiava dalla Spagna il più audace dei cospiratori

Bardi

la

i

parmensi Claudio Li nati ed altri con lui: il maggiore Berchet, da Bobbio, aveva condotto seco il commediografo piemontese Nota segretario di Carlo Alberto che fu ammesso a far omaggio a Maria Luisa. La morte di Napoleone fu oggetto

di ritorno

di

precauzioni a l'arma ma senza preoccupazioni. Tutto sembrava passar liscio, (piando invece, per compiali

Duca

vicino

stare e processare

di

Modena, a l'arma si dovettero

dei Carbonari,

i

arre-

quali furono condannati.

malgrado

la loro persistente e dignitosa negativa, sopra riferimenti di processi estranei. E' questa una parte che l'A. non ha trattato, come meritava, con adeguate ricerche. Mite ad ogni modo tu il trattamento dei condannati nella tortezza di Compiano non paragonabile a quella dello Spielberg.

Più scrupolosa le

polizie e i governi ; egli

l'esigi io

Firenze

a

qualche mese, di

in seguitola vigilarne verso gl'individui Pietro Giordani lingua impenitente contro

fu

questi

ietti: tra

precedenti

Passiamo

e

tini

1824,

per provocare dal Neipperg queiche invano tu revocato dopo

intorno a cui l'A. tornisce, in confutazione chiarimenti interessantissimi.

scritti,

infine

piemontesi

nel

alle

trattazioni

riguardanti

i

movimenti

lombardi.

e

Al colloquio del «> Marzo 1821, tra capi della rivoluta che stava pei scoppiare in Piemonte e Carlo Alberto principe di Carignano. che avrebbe dovuto esserne il capo, dedica iU e Adolfo Colombo quaranta pagine di d i

comp 1

-.ii

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difficili

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il

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io

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li


— 464 — In realtà si tratta non solo del colloquio 6 Marzo ma di una serie di colloquii (tra il b" e il 9 Marzo) che hanno, nelle loro fasi contrastate, il carattere di un unico atto e di una

responsabilità complessiva. Nelle palleggiate postume accuse stanno al primo piano i due principali interessati, Garignano e Santa Rosa; l'A. vorrebbe in primo luogo rispondere a un dilemma * Chi dei due asserì il vero, il Santarosa che rivelò l'assenso dato da :

Carlo Alberto al progetto rivoluzionario, o Carlo Alberto il quale affermò invece di avere, in quel colloquio, cercato di dissuadere i cospiratori dai loto propositi e di averli anzi minacciati di mettersi contro di essi a capo della sua artiglieria? ».

A. Colombo,

come ognun sa, è un fervido ammiratore del

Santarosa; molti contributi ha già dato alla biografia di lui (1) e di altri preziosi documenti prepara la pubblicazione per

degnamente la memoria. fortuna postuma di quel martire, il consenso della universale ammirazione; anche Alessandro Luzio, divulgando con una nuova edizione « La rivoluzione piemontese » del S., non poteva offrire miglior tributo di ammirazione ai meriti del cospiratore se non aggiungendovi come fece il vibrante elogio romantico che V. Cousin dedicò alla memoria di quel suo amico infelicissimo (2). A. Colombo prende adunque apertamente le parti del S. e non ammette che possa aver mentito o ad arto sottaciuto alglorificarne

Questa è

cunché.

la

A conforto delle affermazioni contenute nel libro del

pure riconosce il carattere passionale) osserva ch'esse coincidono colle note di un'agenda o diario inedito e con alcune annotazioni autografe apposte dal S. a pubblicazioni da lui possedute. E' evidente l'importanza di questi appunti di natura assolutamente intima e quindi verisimilmente sincera. Così le pubbliche affermazioni dirette o indirette di Carlo Alberto il Colombo opportunamente illustra con lettere priS. (di cui

vate di lui edite e inedite. (1)

Santorre di Santarosa: Delle speranze degl'Italiani con

fazione di A. C, Milano, Caddeo, 1920, pagg. LXXXVIII, 120. torre Santarosa roni,

verso

V esilio,

in

<

miscellanea

pre-

— San-

Sforza». Lucca,

Ba-

1920, pp. 16.

(2) La rivoluzione piemontese nel 1821 di Santorre Santarosa coi ricordi di~V. Cousin sull'autore. Torino, Paravia, 1921, pp. XXII, 220.


— 465 — Alle testimonianze dei due interessati, il Colombo ne aggiunge ben diciasette altre di contemporanei agli avvenimenti. voci (li legittimisti, di albertisti, di persone di corte, di diplomatioi ben informati, tutte avverse alla rivoluzione e tutte neh' tempo concordi ad affermare l'intelligenza di capi del movimento. Il contributo che in tal modo il Colorili»') porta allo studio dell'ardua questione e veramente prezioso; ma precipitata a parer mio è la conclusione gotica che la parola del Santarosa sia più degna di fede che quella di Carlo Alberto ».

C

i

i

••

Anzitutto

il

Colomb

>.

«cchiala onestà,

n

non riar-

S siano posteriori agli avveaimenti. Anche se esse furono vergate non oltre il bbe siffatto notevole benché involontario Maggio 1821, bas se »u 1-'

dui'

il

le

note del diario

ritardo perchè rientrino nel

di

numero delle testimonianze

po-

stume: questo è caratteristico nel battagliare dei critici, che non si siano finora potuto produrre documenti concomitanti in modo irrefragabile allo svolgersi graduale di quei secreti atti Dopo la drammatica scossa di un'impresa ideale fallita è troppo naturale che sempre gli attori, nel ricostruire gli Minienti alla luce del proprio dolore, possano deformare nte dettagli di quella che fu la misera realtà in contio ilo .1, quella che avrebbero desiderati»; è troppo umino che, cercando ciascun d'essi ragioni d'indulgenza ai errori individuali, giungano, magari in perfetta buona ri fede, ad affermazioni opposte. Questo processo psicologico hi ito di sviscerare il Luzio mostrandoci differenza del Colombo, che anche S può avere umanamente tradito qualche i

i

*

parte della verità. lo

moni

questo

tutti, nei

è,

che tanto

S. e

(

A

«pianto

loro termini troppo generali,

t:li

altri loti-

non hanno detto

la verità. Lo steSSO Colombo generalmente -i \.\ una irrande confusione tra l'assentimento che avrebbe dato C. A. e la reale portata di esso»; ancora nella conclusione ripete «se noi sapessimo in molo preciso «piali furono questi accordi e quando furono rotti la nostra questione sarebbe ricolta ». Dunque non precorriamo sentenze di condanna prima che aia

•e»

paura

di dire tutta

iva nella premessa che

appurata

la

*

questione d'dla vera eolpa.

A parte l'apprezzamento modale, se chi abbia eventualmente messo piede in fallo sia più stimabile quando cerea di ritrar//

/.

.

XV

*


- 466 — sene, o quando per cecità persistente d'illusione e per puro orgoglio di carattere persista nella errata via fino ad incontrar la rovina estrema, il Luzio in tre pubblicazioni (1) ha recato nei riguardi di C. A. argomenti di favorevole giudizio die il Co-

lombo non doveva sorvolare. Panni che la documentata diffidenza reciproca tra Carignano e

cospiratori, anteriormente ai preparativi ultimi

i

della

ri-

voluzione, possa ben significare che C. A. assai per tempo abbia mostrato le giuste ansie e le titubanze che gli deriva-

vano dalla coscienza della propria condizione delicatissima; ond'è probabile che abbia sempre fatto o lasciato comprendere, sia pure con espressioni più o meno precise, di poter essere e di voler essere coi liberali piemontesi fino al limite compatibile colla responsabilità che a lui, principe ereditario, incombeva verso la propria corte e verso la dittatura aborrita sì ma effettiva della Santa Alleanza. Dalle pagine del S. chiaro appare che l'aspirazione liberale in Piemonte ebbe due periodi: prima l'ottimistica fiducia di ottenere dal sovrano beneamato una costituzione pacificamente; poi un pessimismo crescente fino al giorno in cui avvennero provocazioni reazionarie interne ed esterne (la invocazione del Presidente del senato all'assolutismo nel copodanno del '21; l'eccessiva quasi arrabbiata repressione politica della dimostrazione studentesca il 12 gennaio; le decisioni di Lubiana contro il governo costituzionale di Napoli; l'arresto del P.pe della Cisterna, del M.se di Priero, e del Cav. Perrone ai primi di marzo). Tali eccessi resero inevitabile un conflitto rivoluzionario tra i sudditi e la vecchia monarchia. propositi rivoluzionari prenon dice come e quando sopravento sul programma delle disciplinate dimostra-

S.

i

sero

il

pareche ancora in Febbraio si ritenesse troppo ardita una semplice petizione al Sovrano compilata dal S. stesso; questi suoi esule attestava all'amico Cousin di non avere egli e non segrete assai rapporti colle società se annodato amici tardi, all'ultima estremità quando era ormai patente che il governo piemontese né voleva né poteva resistere all'Austria (2). zioni

;

i

(1)

Nel centenario dely ventuno, in

1919, pp. 30. in

«

Lettura », marzo 1921, pp.

già citata a (2)

p.

e

Nuova Antologia», settembre

— Carlo Alberto e la rivoluzione piemontese del 1821, 464.

Luzio voi. cit., pag. 20.

9.

— La riv. pietn. di S. SantaroSA,


- 467 Ciò significa

che C. A

potè

e

fu

essere

d'accordo con S.

ei suoi amici appunto per la moderazione del loro disegno; manifestò a misura che mutamostrava dubbioso, instabile e -lente a seguire la nuova via che la spedizione austriaca contro Napoli imponeva senza indugi. 8. giudica con molta maggior indulgenza il rifiuto del generale Giffienga alla rivoluzione che non quello di C. A. gli forse la reciproca diffidenza

vano i propositi

A.

e C.

si

si

:

era ben altrimenti indispensabile ai cospiratori

è chi

non Giffienga perchè essi non insistessero con lui negli approcci. E poi, a differenza di (ìitìlenga. C. A. non ha forse mai saputo opporre un categorico ritinto nemmeno quando congiurati si avviavano per la strada a lui invisa. Onesto forai l'equivoco: che ciascuna delle parti s'illudeva di poter domimare l'altra. Così tutte le testimonianze recate dal Colombo di relazioni generiche ni C. A. eoi rivoluzionari si spiegherebbero benissimo, perchè appunto tutte avrebbero un fondo di verità. Fra simili- testimonianze quella del Costa di Beauregard i

r vicina

«

f

ree

più

delle

altre

drammatica

alla

realtà:

Au lieu de <*e prononcer franchement contre le mouvement qne des petils moyen* pour Venrayer. C. A. parie au Hot avec de aoue futemln* aux quel* Victor inuel ìi'm lit rien co m pria. Puia il perdit non temp8 à

n'etait en qui'te

il

/

raisonner

le

officiers

et

les

8ou8-offì.ciera

de aon artillerie,

alors qu'un seni mot énergique.eiU saffit à les maintenir dona le deroir Autour de C. A. la situation ae foaait inea calle.

Sii a

.

il

se

en face de

réveillait

la

pina af-

rahir aea amia ou le Boi : il fallati choiair*.

freuse dee rea

Anche nel ritrarsi «lai generici impegni, a misura che qu< prendevano aspetto di realtà ineluttabile. (. A. spero forse di

salvare

mente la «li

qualche cosa

>u;i

la

di

ciò che

devi

bella giovanile illusione,

ito

vera-

onde b! spiegherei)!

ultime contraddizioni di quei colloqui! decisivi ai Marzo che furono giudicate debolezze «li carattere.

primi

quali penaano hanno qualche ragione coloro iparare e mantenere il fa dapprima voli i

(

.

\.

liberali

piemontesi

:

unirsi

ventati intrighi dei fautori del hi. pò

la

la

successione contro

inazioni, din

rivoluzione di Napoli, all<

temendo eh

se

I

Duca di Modena o quelle di

Italiana,

<

in

Italia

m

l'iofluei

he


— 468 — narchia costituzionale dei Borboni se quella di Savoia rimanesse eazionaria e ligia all'Austria. Forse per questo egli ardì legare personali accordi per aiutare i liberali lombardi a scuotere il dominio austriaco. Pietro Egidi (1) accenna fuggevolmente a questo aspetto della responsabilità di G. A. che a me pare fondamentale per chiarire molti misteri. Lo stesso G. A. nel memoriale del 1839 non sconfessava le giovanili imprudenze di un proprio proi

gramma di guerra contro l'Austria

;

zionale per la liberazione di tutti

i

questo però doveva essere fondamentalmente diverso però da quello dei Carbonari. L'avversione del Re all'Austria era ben nota onde G. A. preparando l'occasione di ostilità, se non operava proprio d'intesa con lui poteva illudersi di non mettersi tuttavia contro di lui. Si poteva fare una guerra dinastica per ingrandimento territoriale come quelle del secolo XVIII. I liberali invece, con una concezione più consona ai tempi, vagheggiavano una guerra nafratelli italiani soggetti a

dominazione straniera o minacciati di straniera oppressione, una guerra della quale sudditi dividessero col Re la sovrana decisione e nella quale soldati, a differenza del secolo XVIII, non soltanto combattessero per obbedire al Re, ma per l'ideale nuovo della patria italiana. Per questa seconda concezione di guerra nazionale liberatrice la costituzione in Piemonte era indispensabile, per la prima no. Resta un punto da chiarire: Carignano nella congiura coi liberali Lombardi, tra l'Ottobre 1820 e il Febbraio 1821, prese impegni di carattere soltanto militare o anche di carattere i

i

politico?

Lombardi avevano senza dubbio aspirazioni costituziopersuadono le tradizioni del periodo franco-italico, le illusioni e i voti del 1814, e poi, se non ci fosse stato altro, I

nali; ce ne

il

semplice fatto che l'assolutismo era il simbolo dell'Austria

aborrita; infine l'esempio di Napoli, contagioso

come s'è visto

non poteva lasciar supporre che i Lombardi, tentando di scuotere il giogo austriaco, non volessero assicurarsi dal nuovo governo condizione costituzionale di sovrana dignità uguale a quella che Napoli godeva. Ma della costituzione sabauda cospiratori Lombardi fecero in tutte le regioni d'Italia,

i

(l)

La rivoluzione piemontese del 1821. Viterbo, Cooperativa recensione in questa rivista, XIV, fase. 3-4).

1921, pp. 32

i

tip.,.


- 469 — questione pregiudiziale per accordare la propria rivoluzione alla guerra austro-piemontese o la lasciarono impregiudicata Ce lo la soluzione costituzionale dopo una guerra fortunata I

sarebbe stata l'inevitabile immediata conseguenza sia dell'annone Lombarda al Piemonte, sia della sconfitta dell'Austria unico baluardo ormai per la resistenza dell'assolutismo in Italia. Né G. A. di questa logica conseguenza della guerra eventualmente fortunata doveva preoccuparsi, essendo forse che nel re Vittorio più che decisa avversione per la costituzione operava l'inerzia abulica alle decisioni e la paura appunto di provocare colle riforme costituzionali pre•

ventive ingerenza austriaca nei propri!

stati.

che ricerche approfondite in questo senso potrebbero recar molta luce: ad ogni modo fin d'ora è lecito affermare che C. A. e i liberali piemontesi in relazione con lui contemplavano il maturare fatale degli eventi sotto un dlv< Ugolo visivo e quindi con proporzioni assolutamente spostate. Per A. stava in primo piano la guerra contro l'Austria, cioè una questione essenzialmente di politica esterna, e la questione della costituzione interna era subordinata a quel fine, era un mezzo forse neppure indispensabile come pregiudiziale. liberali al contrario, per quanto dallo scritto del dicevano sopratutto una questione di politica interna e riguardavano la costituzione come primo punto Inderogabile del loro programma, sebbene a differenza della rivoluzione meridionale limitata a mire egoistiche e locali la rivoluzione piemontese volesse elevarsi ad orizzonte più ampio suggellata dal sacrificio della guerra liberatrice di Io credo

('..

I

carattere idealmente nazionale.

Non discutiamo qui Be una guerra contro l'Austria in LomPiemonte senza appoggio «li etrai alleanze come nel see. XVIII, awebbe avuto qualche pur Ohe senza C. \ lontana probabilità di riusi ita; concediamo dubbio la vagheggiò, le attenuanti dovute all'inesperienza di bardia, combattuta dal

.1

,

un giovane di ventitré anni cresciuto nei frastuoni guem avido di gloria militare. BedottO dalla propria e dall'altrui fantasia ancora eccitate e frementi pel recente ricordo prodigi napoleonici che avevano tante volte ri velato la debolezza austriaca. Ku'li è certo che l'immediata anarchia nell'esercito, determinati dalla ri voluzione di carattere esseri mente militare, rese assolutamente impossibile quella guerra

e


— 470 — che forse era già per sé stessa una puerile illusione. Io non vedo come avrebbe potuto avvenire altrimenti anche se C. A. e diciamo pure insensatamente fosse stato senza titubanze connivente alla rivoluzione e se per un'ipotesi anche Carlo Felice non l'avesse sottratto a tempo da quella situazione

—

—

insostenibile.

La materiale impossibilità

della guerra

dopo la intempe-

stiva rivoluzione darebbe ragione alle pregiudiziali antirivo-

luzionarie di C. A., le quali soltanto ebbero forse il tòrto di

non essere

state

abbastanza categoriche, e attenuerebbe

la

responsabilità dei suoi mancati impegni verso i liberali Lombardi. Questi impegni, si noti bene, furono tutti, per quanto so, anteriori ai famosi colloquii segreti dei primi di Marzo in

cui i cospiratori liberali misero al principe l'ultimatum rivo-

luzionario ruinoso e fatale. I liberali Lombardi, assai più dei piemontesi, avevano veramente ragione di tacciare Garignano fedifrago, e più duramente dei piemontesi essi pagarono allo Spielberg le illusioni rivoluzionarie che non avevano avuto neppure l'onore di un tentativo per affaciarsi alla realtà. Se oggi i calcoli del Gonfalonieri e dei suoi compagni ci appaiono non meno avventati che quelli di C. A., è duopo riconoscere che anche costoro tutti furono traditi dalla fantasia più che da malizia. L'ardua polemica sulla responsabilità di C. A. dovrà essere ripresa sui documenti attesi nei volumi della R. Deputazione

di Storia patria e della Società

storica supalpina; allora si

potrà meglio, dal complesso delle testimonianze escusse nei

anche il reale valore dell'argomentazione veramente grave recata dal Colombo contro C. A. che, contrariamente alle sue posteriori denegazioni, avrebbe proprio con ordini personali introdotto nella cittadella di Torino elementi di carattere rivoluzionario non dubbio come il capitano Enrico. processi, valutare

Gli altri testimoni del segreto colloquio 6

Marzo tacquero.

Se anche, come asserisce il Colombo, debba interpretarsi il loro silenzio quasi una implicita conferma alle dichiarazioni che il Santarosa in certo modo faceva a nome di tutti, ciò solo significherebbe che essi guardavano fatti dallo stesso suo punto di vista e ad ogni modo fu assai meritorio il loro silenzio. Certo il S., che dichiarava di scrivere non per questione personale ma per amore d'Italia, non aveva pensato i


— 471 — ohe, indi pendentemente Malia involontaria passionale deforma,

ione

dei

oolpe

<li

denunciando imprudentemente 1*- presunte comprometteva in lui l'avvenire dell'unica di-

l'atti,

C.

\.

nastia a cui l'Italia potesse rivolgete Sguardi (li attesa fidui. Mi piace ricordare il nobile esempio dell'i ndolgt eie-

le

generose

più

vittime dell'Austria, trasumanate dalle

dello Spielberg (1) e

ambe prima, accordarono recipro-

camente ai reciproci errori e alle ben note debolezze manifestate per effetto d'ingenuità: era l'infanzia dell'anima italiana

vedeva, senza esperienza, librarsi a generósi voli troppo

clic alti.

Qualunque siano per essere le ulteriori definitive rivelazioni atti di G. A re-i Marzo 18Ì1, il giudizio della storia

siigli

dorrà tener conto di tutto il complesso della vita morale quell'uomo sventurato. Non è vile chi avendo, come n'ìk d

di

inceppato in errore sa affrontare tutte le responsabilità e pericoli della reputazione per rimediarvi a qualunque costo, e chi sopporta con dignità l'espiazione di tali errori gravi O meno die siano stati. i

l'esilio primo di (1. A. fu materialmente men duro delle pene toccate ai liberali lombardi e piemontesi, fu tuttavia concluso dalla più sanguinosa delle umiliazioni: rinnegare pubblicamente principi liberali già sorridenti ai suoi sogni, i

combattere

Sp

in

»ntro

compagni

stessi

gli

l'ideale e,

per eseguire la politica imposta dall'Austria, Impegnarsi con

giuramento a Parigi che non avrebbe modificato gli ordinamenti del proprio stalo quando tosse diventato re. Sembrava ohe

il

proprio onore personale

In

d<

quell'ora oscurarsi

sempre Egli invece senti la forza morale per risoi. COOtro li condanna ineluttabile delle apparenze e attese, con per

I

roica,

il

giorno In cui potesse mostrare la

vera anima sua. Nel l'ari no 1848, Ch'ebbe Successione di fatti

l

avendo dato la parola »•<>destino, come uomo proprio stituzionale nel pieno arbitrio del fetalmente identica

al

1841, C. A.

ime re. affrontò poi tutti

1

I:

segnalo Uditu

i

disastri della guerra ambe «pi. indo

ordando, sia pure incidentalmente, la

pubblicazione di

le

vittime dello Spielberg

Sul patnaggio per

J

"t,ih HalC Austria allo y/>i>ll>erg a cura dell' •j

i

il

1»

•

Acca-i'

centenario del paesaggio per Udine

e altri compatrioti.

Udine,

Dovetti


— 472 — vano; poi nel 1849 affrontò ii martirio personale estremo piuttosto che venir meno al giuramento. Forse movendo i passi al secondo volontario esilio egli pensò che quella era veramente la buona risposta ai suoi antichi detrattatori. Egli non voleva essere confuso coi Borboni, scientemente e ripetutamente fedifraghi di generazione in generagli parvero sacrifìcio

zione per tradizione ed istinto di razza. Egli volle invece, sia pure colla profonda intima amarezza pei fatti contingenti, rivivere ancora gli avvenimenti della lontana sua giovinezza

anche C. A. come Santarosa offriva

;

sacrificio della vita, non

il

soltanto per salvare la propria reputazione personale ma per creare sulle oneste tradizioni l'anima nuova della dinastia

consacrava in tal modo all'avvenire d'Italia. Dalla dura esperienza del 1821 la Gasa di Savoia aveva imparato qualche cosa che le altre dinastie concorrenti al primato in Italia non avevano saputo comprendere: quanto valgano ch'egli

l'onore e la fede.

Con ben diverso equilibrio di mente e di cuore che il Santarosa, tentò Cesare Balbo di salvare colla penna la reputazione

del partito liberale italiano, mostrandolo immacolato dagli im-

puri contatti delle sette colle quali

i

deprecati

avvenimenti

rivoluzionari minacciavano di confonderlo a profitto delle rea-

zionarie aspirazioni dell'Austria.

Eugenio Passamontt. che, avendo a disposizione'l'inesauriprepara all'autore delle Speranze d'Italia degno monumento biografico, ci mostra il giovane Conte amareggiato dalle vicende di un esilio ingiusto, poiché egli tutto aveva tentato a chiarire equivoci e mostrare la limpidezza degli atti improntati alla più rigida e leale dibile tesoro dell'archivio Balbo,

sciplina militare

(1).

Alle calunniose accuse dell'anonimo

«

Simple recit », com-

parse nel febbraio 1S22, egli contrappose la pubblicaziane di una breve e categorica smentita; poi, per evitare che la questione italiana fosse travisata, si propose di sottoporla al giudizio dell'Europa in una serie di lettere che disgraziatamente

il)

Cfr

l'articolo dello stesso autore:

Un tentativo di salvataggio e

una difesa inedita di Cesare Balbo, in questa rivista XIV, 3-4, 1921, pp. 426-445.


- 473 non fu compiuta. La prima <li queste lettere appunto pubblica ed illustra il Passa monti (1 1. Gl'Italiani,

confondendo con una parola sola

le

idee di

li-

berta interna e di indipendenza esterna, a questa sopratutto

aspiravano: tale bisogno compresso, secondo C. Balbo trovava Bfogo nella esaltazione pericolosa delle fazioni

democratiche dove molti erano ingannati e traviati a falso cammino da sentimenti tuttavia generosi. 11 Congresso di Vienna ave\a commesso un delitto, creando in Italia siffatto pericoloso focolare di malcontento, in luogo di costituite con un ({rande stato nazionale al nord della penisola un elemento settarie,

per

di equilibrio

pace europea.

la

Dna delle follìe faziose degli italiani malcontenti fu ruminante dedizione dei loro

onde si

voti alla Costituzione di Spagna, appunto le due deplorevoli rivoluzioni di Na-

•libero

poli e del

Piemonte,

l'iù

generosi

Piemontesi che volevano

i

arrischiare la propria indipendenza per salvare quella dei fraitaliani:

telli

se per- portare socorso

ai

Napoletani aves

ohe questi provassero la volontà di difendersi l'impresa piemontese sarebbe stata prudente, se avessero fatto la guerra senza atta» care il proprio governo, essa sarebbe stata legitK)

tima:

la

rivolta militare piemontese fu la cattiva esecuzione

che guastò la buona causa. l'anni che questa dichiarazione di Cesare Balbo conforti il quesito ch'io ho formulato più sopra per spiegare il confitto fra Carlo Alberto e il Santarosa. C. Balbo ad ogni modo, reputando vani rimproveri al passato, scioglierà un voto di lede i

al trionfo dell'idea liberale italiana aspirante all'indipendenza ;

con

parole che

ammoniva che

sembravano preludere a quelle di Mazzini. snebberò stati gli sforzi per distruu-

vani

gerla o peggio comprimerla. «

*

*

quelle di Cesare Balbo, condanno aspraaneli.- Massimo D'Azeglio. Alla biograta di lui

ornili a

mente

il

is.ji

buoni contributi un brillante ingegno siciliano. Vaccaluzzo, e dell'amore della nostra -tona regionale i

gli

dobbiamo gratitudii l

Una letti

ita

di Ce»

pp. 44.

.

in

•

H*w. «t. dal Rworg •,


— 474 Studia egli

il

t'ormarsi del carattere e della coscienza poli-

dopo qualche peccato di poesia inquinata d'ispirazione demagogica-repubblicana, fu incerto tica di M. D'Azeglio (1) che,

modo il primo

dei

nostri

scrittori liberali a disalrierizzarsi-

Sentiva umiliazione di essere italiano e desiderava la libertà d'Italia, sebbene egli fosse un temperamento moderato. Alieno dalle società segrete, anzi ostilissimo in quell'età di facili cospirazioni, fu tuttavia denunziato nel processo Marronceili per

un sigillo simboleggiante l'Italia d'ispirazione leopardiana, e anche segnato nelle carte segrete della polizia romana

fu

perchè parente e a\nico di molti che alle sette appartenevano. Tuttavia, contro le affermazioni del Rinieri, opina il Vaccaluzzo che mai M. D'A., neanche più tardi, abbia appartenuto

né alla Carboneria, né alla Giovane Italia, né alla Massoneria. Nel 21 egli fu semplice spettatore, da Roma, dei fatti piemontesi di cui non comprese l'importanza, e obbedì volentieri

all'ingiunzione paterna di non muoversi

sente anche dai torbidi politici nel 31

;

là;

fu

as-

ciò del resto

fu

for-

di

tuna per l'Italia e per lui, che potè così nel 1848 essere l'uomo

nuovo del partito liberale.

Arturo Segre instancabile alle ricerche documentarie, che sempre illustra con scrupolosa e copiosa erudizione, diede alla storia dei moti rivoluzionari del 21 contributo di varie pubblicazioni. Nel volume della Soc. Naz. per la Storia del Risorg. oggetto speciale di queste note, egli descrive (°2) le vicende degli esuli piemontesi in Spagna. Alle notizie contenute nelle

Reminiscenze di Carlo Beolchi, uno dei principali di essi, aggiunge informazioni collettive sulla loro partenza dagli stati sardi, sui loro dissensi, sulle accoglienze nella

Spagna costi-

tuzionale, dove ebbero bensì soccorso di sottoscrizioni private e sussidii governativi corrispondenti al loro grado militare,

ma furono dispersi in varii centri. La febbre gialla a Barcellona mietè anche in inezzo ad essi molte vittime, fra cui par-

(1)

1821 \

Massimo d'Azeglio, le prime aspirazioni e i moti del '21 (1816loc. cit., pp.

politici e lettere di

10.

— Del Vaccaluzzo

ct'r.

i"

miei ricordi scritti

M. d'J. (Milano, Hoepli, 1921) e un Carteggio del

Re Galantuomo [appunto con M. d'A.], in Lettura » ottobre (2) I profughi sardi del '21 in Spagna, loc. cit., pp. 44. <

,

1922.


— 475 — ticolar mente

morula che

commovente apparve il caso del dottor Carlo 8fc per aver curato coraggiosamente

ntagio

pi

morbo

volontariamente isolato col rimpianto nostalgico della felicità «Iella Patria. Altimateriali e molali n Olissero gli esuli, per fuggir le quali alcuni si partirono per la guerra di liberazione «Iella Gre» altri preaero poi le armi per difendere all'estremo il vacillante partito costituzionale spagnolo, e seppero dar bella prova di molti colpiti dal

mori

e

valore e di sacriticio.

Dopo

la

capitolazione

di

Barcellona

(2

novembre

1823)

piemontesi vollero rimpatriare. Tra gli altri Fiorenzo Galli, aiutante di campo del Mina, diresse al Governo Torino una supplica, che il Segre pubblica in appendice: «li ma la risposta, sebbene non negativa, fu talmente oscura e alcuni

minacciosa Che non incoraggiò il giovane ad accettare il par0n gruppo degli psuM nostri passò in Inghilterra: altri migrarono in America: pochissimi rimasero dispersi nella pea. Importanti sono gli elenchi de^li esuli dati in appendi tito.

Il

Sechi:, che nell'atteso

volume speciale della Società

subalpina darà ancora importanti documenti siigli esuli piemontesi e nuovi elenchi «lei medesimi, hi pure offerto in h uno studio speciale ad illustrare no letterato altra sede rica

alessandrino coinvolto nella rivoluzione, Cristoforo Baggiolini. ripetitore di lettere Ex ufficiale napoleonico, poi ecclesiastico nel Collegio delle provi ncie Torino, avvenuta la chiusura di «•

quasi

lenti

tuzionale;

per necessità ad essere ospitano dell'esercito lo scontro «li Novara tradotto a l'al-

dopo

lanza. 'uggì con falso

nome a Milano, donde arrestato fu ri-

segnato alle autorità sarde. mdannato a galera perpetua, potè con successivi rio ottenerne la commutazione in due aonl di cordine primi amente ad Aosta e potè poi losto II r

:

anche un insegnamento a Vercelli. -i

1

dell'accusa

«li

aver

Cristoforo Baggiolini

e i

contribuito

suoi scritti

storia, arte e archeologia per la

XXX), tasc.

1.

e

III,

Egli era riuscito .« giui

«

alla

seduzione

1796-1872), in

pp. 48.

Rivinta di

«

provincia di Alessandria •

«Icg'i

,

ann


- 476 — studenti che parteciparono alla dimostrazione di S. Salvano, di aver scritto i proclami del conte di Santarosa, d'aver ap-

provato la congiura per uccidere il Principe di Carenano, infine di aver redatto durante la rivoluzione la « Relazione d'un carbonaro piemontese ad uno spagnuolo sugli affari del Piemonte*. Quest'opuscoletto, che il Segre riproduce in appendice, è in realtà una gustosa succinta relazione, piena di scetticismo sui promotori della rivoluzione e di pungente umorismo sull'episodio di S. Salvarlo. Più i Diportante composizione del Baggiolini è un « Dialogo politico tra Macchiavelli e un Piemontese stigli ultimi avvenimenti di Napoli e del Piemonte », che il Segre pure opportunamente riproduce, in cui l'A. disapprova i movimenti di carattere militare in genere e il momento scelto per quello piemontese in specie: critica la forma parlamentare ideata dai costituzionali, biasima ugualmente la leggerezza degli studenti di Torino e l'eccessivo rigore della repressione, come più tardi l'imperizia della giunta torinese; non esita a conmoti di Napoli e Piemonte furono un errore in cludere che confronto anche dell'insurrezione greca che si presentava sotto ogni rapporto legittima. i

Questo componimento quasi contemporaneo agli avveniserenamente ma sfavorevolmente, essendo stato prodotto al processo mostrava nel suo autore equilibrio di mente degno di quella mitezza di pena con cui egli liquidò menti, giudicati

la

propria partita.

Questa rivista, che alla storia degli esuli del '21 offre studi di cospicua importanza, non può trascurare un lodevole cenno di due brevi studi d'argomento affine comparsi in una rivista consorella

(1).

Giohgio Giulini, dal carteggio inedito di Luigi Porro Lambertenghi conservato nella Trivulziana, trae notizie interessanti e commoventi (1821-1831) sulla vita randagia del condannato a morte dal tribunale stesso che condannò Silvio Pellico (2); passò da Ginevra in Inghilterra e poi in Grecia, (1)

«La Lombardia

nel Risorgimento

italiano >

,

pubblicazione an-

nuale del Comitato regionale lombardo della Società Nazionale per Storia del Risorgimento, (2)

anno VI- VII, n.

1

(8),

1921-1922.

Una voce dall'esilio, loco sopracitato, pp. 17.

la


- 477 l»oi

ancora

dei

l»cni.

Francia; misero materialmente [>er la confisca moralmente, confortato soltanto dall'amicizia dei compagni di sventura e di alcuni fedeli parenti in Milano con cui appunto per via segreta e fedele carteggiava. in

e più

Vittorio Adami studia l'eco dei moti del t>l in Vaicamo«love era penetrato un vibrante proclama degli insorti piemontesi ai Bresciani e dove l'Austria non tardò a rastrellare le vittime ben note. 1/ A. esamina ancora una volta costituti processuali di Giulio Bergoni d'Iseo, del conte Ludovico Ducco di Brescia dove appaiono purtroppo debolezze di delazioni. Desciive le vicende di Giovanni Battista Cavallini, il quale andò ramingo all'estero perdueanni e alfine si costituì spontaneamente nel Novembre 1824. narrando le proprie vicende in Piemonte dove passò col compagno Zendrini di Breno appunto nel periodo rivoluzionario. Tali vicende si ricollegano pr. lisamente a quelle di altri studenti dell'università di Pavia passati alla rivoluzione piemontese, di cui questa rivista si è occupata nell'ultimo fascicolo (1 La condanna del Cavallini fu molto mite (3 mesi di c.irsersi egli spontaneamente costituito: ma l'animo suo non fu per questo convertito. Andrea Zendrini invece ebbe più dura sorte: la sentenza capitale pronunciata contro niea

>.

1

1

i

fu commutata in tre anni di carcere dalla fine del proLe vicende dell'avv. Antonio Solerà ben note -olio pure rievocate dall'A., die dà elenco e notizia di molti altri im-

di

lui

>.

putati e vittime di

minor conto.

Bello è rivivere nella rievocazione degli studiosi anche storia delle piccole vicende

di

vittime

la

poco note o

infinite

dopo cento anni ogni palpito di quella razione romantica esercita un fascino di contagio sentimentale educativo, Assai Itene si spiega come quella vittime

ignote, poiché ancora

di

puerili

illusioni,

che

molti errori

commi-ero

m.i

seppero

pure cosi nobilmente soffrire, abbiano potuto con tali di sentimento educare la grande anima Italiana della

vitto;

generazione.

rlosa

1

te

/

rino, Ottobre

1922.

moti del

Vali

l'I

in

Sorioa, Jl.

Cablo Cohtbbsa.

di

I


— 478 — Alessandro Visconti, Su alcuni caratteri della politica ecclesiastica del governo austriaco in Lombardia: in: Archivio storico lombardo. Anno XLVII, fase. III. La questione religiosa in Italia malgrado ripieghi escouomini del Risorgimento per darle una soluzione se non propriamente storica almeno giuridica, non potè mai essere a pieno composta al pari di quella politica a motivo del carattere disparato che ebbero le varie forze che contribuirono ad effettuare la nostra rinascita per cui questa si realizzò più per il concorso di una serie yterogenea d'impulsi esteriori che d'una organica e progressiva maturazione del problema etico nazionale. Sotto questo punto di vista e forse per questo solo, oggidì da moltissimi vengono seguiti con interesse ognora crescente tutti quegli studi che tendano ad indagare il modo col quale vennero impostate le premesse ideali e pratiche de! nostro Risorgimento nella speranza di trarre dalla loro conoscenza un più sicuro criterio di valutazione nella disamina dei fatti i

gitati dagli

del nostro oggi.

Tra le ricerche di questa indole segnaliamo con piacere per la

perspicuità del punto di vista e per lo scrupolo dell'inda-

il contributo del Prof. Alessandro Visconti, nel quale si propone di esaminare con criteri storico politici piuttosto che strettamente giuridici alcuni caratteri assunti dalla

gine storica

politica ecclesiastica del governo austriaco in Lombarda nella seconda metà del secolo XVIII a fine di porla nel quadro di tutto l'ambiente di quel quarantennio così fecondo di idee, che preparò la rivoluzione del secolo XIX. Contro il veccb io ed ormai sfatato errore che l'Austria in Lombardia con la sua sapiente politica amministrativa con-

tribuisse a rialzare le sorti

economiche e sociali dello Stato

Milanese giustamente insorge l'A. provando al contrario che tanto la politica amministrativa quanto que'la religiosa degli Asburgo non fu che un egoistico attentato contro la storia e la politica secolare dello Stato lombardo. Partendo da questa premessa generale, l'A. passa ad esaminare i due partiti allora in lotta, il Conservatore ed il Cesarista, per concludere che il primo fu in ultima analisi l'unica forza veramente indipendente e nazionale che cercò di opporsi alla politica accentratrice di Giuseppe IL che minacciava,


— 479 come dovette confessare Pietro Verri, di ridurra il paese ed una vera schiavitù; mentre la fazione realista ad onta del gliore di liberalismo di cui amava adornarsi non -

citò di fatto

che un'opera antinazionale a beneficio esclusivo

di

ust ria.

<

Date queste valutazioni a che si ridusse la politica sostenuta in Lombardia da Giuseppe II.' K presto detto. Kssa non fu che una intransigente quanto i

due capisaldi del giurisdizionalismo tempo e cioè la indipendenza «lei Vescovi da Roma a fine trasformare il Papato in una specie di Chiesa nazionale

forzata applicazione dei

del di

alla

li^'ia

politica

l'Austria e l'incameramento dei

di

beni ecclesiastici col fine di favorire l'erario imperiale e quelle i

iati

che nelle ricchezze e nei privilegi del clero ve-

devano un ostacolo alle proprie aspirazioni economiche. ibbiettivamente ; oggettivamente invece conclude l'A.

questa vera campagna anticlericale intrapresa controia Chiesa dica fu una necessità dovuta ad impellenti ragioni di natura sociale ed economica determinate dal fatto che il pingue

patrimonio ecclesiastico, destinato per natura sua alla beneza, tendeva a trasformarsi in una vera manomorta a fapiena di privilegi, egoista, ricchissima. di una eia lo stato atro questo particolare atteggiamento quale naturale continuatore dell'opera benefica «die gli nismi confessionali non erano più in grado di esercitai poi che esso cominciava a sentirsi il rappresentante di tutta la collettività, la soluzione che diede all'insolubile pro-

—

•

i

blema

fu

laica e

per ciò al

«ìiìikko. i

\\ MI

e

//

«li

fuori e al disopra di ogni con-

pensiero }><>lr

ri d tonale

nei *•-

XIX. Bari Laterza 1942.

desolante scarsità di opere sintetiche sulla formai Idea politica italiana nel Risorgimento, questa «lei de Rug-

Ila i

ipicuilà delle presenta assai opportunamente pe attestano le «• per una larghezza di vedute che doti lilosofiche del temperamento dell'A. il «piale in base

conclusioni forti

alle direttive segnate gi

«

;

i

ralmente dal

i


— 480 tile

nelle loro note ricerche sugli

albori

della

vita

politica

nuova si propone di offrirci

« una veduta sintetica del pensiero storico politico meridionale dal

ed intellettuale dell'Italia

principio del Settecento alla unificazione del Regno d'Italia ».

Che il de Ruggiero abbia assolto pienamente il suo arduo compito non direi, poi che se la evoluzione del pensiero meridionale conservò sempre una tìsonomia tutta sua dal Vico ai due Spaventa, tuttavia nella seconda metà del Settecento l'ideologia massonica o francese lasciò troppa orma di sé nella più parte dei pensatori napoletani del tempo (Filangieri, Pagano, Salti, Laubert etc), mentre la rivoluzione del '48 si può dire un prodotto dell'idea neo guelfa. D'altra parte non sempre ci persuade il parallelismo istituito tra storia concettuale e storia politica, malgrado l'uso assai ingegnoso del metodo psicologico per giustificare frequenti dissidi tra questa e quella. i

Troppo unilaterale

ci

sembra

inoltre

la

spiegazione data

riguardo alla « intatta verginità repubblicana dell'89 » propria degli uomini che fecero la Partenopea (pag. 116), già che la più parte di costoro a datare dal 1794 sia in Francia che in Lombardia aveva avuto tutto l'agio di conoscere ciò che fossero di fatto

le

idealità rivoluzionarie d'Oltralpe.

Malgrado ciò l'opera del de Ruggiero è veramente notevole, poi che per la prima volta ci presenta in lucida sintesi la evoluzione del pensiero meridionale a traverso lo studio dei suoi più tipici rappresentanti sia nel campo filosofico (Vico), sia in quello giuridico (Giannone), sia in quello economico (Genovesi-Galiani) per approdare al Filangieri, al Pagano e al Cuoco « il più

grande storico italiano del secolo XIX », cui

spettò il vanto di chiudere

il

ciclo ideologico e rivoluzionario

della età precedente per giungere

prima di Fichte e di Hegel

alla concezione della Stato intero come la forma più alta della

personalità morale (pag. 204).

Giunto a questo punto l'A. con rapida mossa, che forse nuoce alquanto alla euritmia del suo volume scintillante d'ingegno, traccia a grandi tratti la genesi e lo sviluppo della Carboneria e del liberalismo meridionale, che da inizi quali bene rispecchiano le aspimoderati e municipalisti, i

razioni della classe agricolo borghese che lo impersonò, dopo

dolorose esperienze del 1820 e del '48 redense per mezzo dei suoi esuli gloriosi il proprio originario particolarismo le


- 481 — ormai convinta ohe le provincie meridionali non avrebbero mai più potuto riscattarsi da sé sole (pag. 294). Unificato il Regno, così conclude FA., il liberalismo meridional. -. avviato dal pensiero di Bertrando Spaventa e di Camillo de Meis, placidamente tramonta [ter fondersi con la vita generale d'Italia lasciando a questa in eredità un prepatrimonio ideologico, non ancora sorpassato e cbe tu ^'ià la grandezza storica della Destra (pag. 302).

Kknato SÒRIGA.

Rombo Manzoni, ddeo,

Gli esuli italiani nella Svizzera.

Milano,

T.t-J-2.

Questo postumo volumetto, edito a cura di Arcangelo Ghidovuto alla penna di un patriota ticinese, il Dottore Romeo Manzoni, Deputato al Consiglio Nazionale di Berna, -lenza si il quale negli ultimi anni della sua opei dato piamente a raccogliere dai pubblici e dai privati archivi, notizie e documenti sulla vita e sull'opera dei profughi italiani nel Cantone Ticino, ne l'intento di scrivere su di essi una compiuta monografia, che la morte gl'impedi di condurre steri, è

a compimento. Di qui il carattere alquanto caotico di questo piccolo scritto, il

(piale

però, sarà bene notarlo, malgrado il suo titolo troppo

non

aspira che a porgere una ricelementi biografici sulla rude esi/.a dt'_'li esuli italiani in Svizzera in base ai preziosi copialettere del Generale Filippo De Meester, morto a Lugano nel lv")J, che il Manzoni riuscì tempestivamente a salvare pretensioso,

ad

chissima

altro

li

inediti

dalla distruzione e dall'oblio.

Po

i

questa

contributo veramente

luce lo scritto del utile al

Manzoni porta un

futuro storico dei nostri

pro-

foghi politici si chiamino essi Foscoloo Mazzini, per ricordare maggiori, o appartengano a quella ancora Gial nota schiera di esuli pei moti del '21, che tanto giovarono a diffondere i

buon nome d'Italia, come i due fratelli Gerolamo Picchioni <li Pavia, il catanese Giovanni Gambinl e più fersalodiano Giovanni Ballista Passerini, uno tra

all'estero e il

il

Lui-:

i

venti discepoli e divulgatori

studioso che ne metta

in

«li

valore

Hegel, che ancora attende lo i

meriti egrni


- 482 — Per i cultori della storia del mazzinianismo e dell'attività tipografica dei Ruggia, dei Ciani e del Bianchi Giovini note-

remo

in

fine

che

nel

libro

M.

del

vi

sono frequenti ac-

cenni, che serviranno indubbiamente a meglio delineare tutto

quel vivido movimento d'idee e di passioni politiche che ebbe per teatro la Svizzera italiana e per punto di approdo la terza Italia.

Renato Sòrioa.

Adalgiso De Regibus, I moti repubblicani dell'Ossola e del Lago Maggiore nel 1798, Pavia, Società editrice « Il Seminatore », 1922, pp. 124. Fattore

non trascurabile nella preparazione al risorgimento

e all'unità d'Italia furono

l'Ossola e sulle sponde del

i

moti repubblicani svoltisi

nel-

Verbano tra il 1790 e il 1798. Ben

viene adunque questo nuovo eponderatostudiosinteticodell'A., il

quale

— dopo di averci esposto

il

lavorio di Antonio Ranza

per democratizzare il

Piemonte, l'ardore patriottico dell'avvocato Giuseppe Antonio Azari di Pallanza, oriundo di Re in Valle Vigezzo, e impiccato a Novara il 29 novembre 1790 per ordine di Carlo Emanuele IV ricostruisce su documenti contemporanei, di cui alcuni inediti o male interpretati dagli storici, i moti del 1798. Qua colonna di circa 800 patriotti sotto la condotta di Séras e Leotto riesce a piantare l'albero della libertà a Laveno, Intra e Pallanza, sul Lago Maggiore;

—

a Vogogna e a Domodossola, nell 'Ossola. Inseguiti dai regi, repubblicani furono inil 22 aprile 1798, presso Ornavasso, teramente disfatti. Ai superstiti non restava che la via dei monti ancor vestiti di neve verso la Valle Vigezzo e il Canton Ticino. Parecchi furono assaliti lungo la marcia sessantaquattro arrestati a Malesco e fucilati presso le mura del cai

;

stello di Domodossola tra il 28 e il 30 aprile; il capitano Angelo Zarctti di Vogogna venne proditoriamente massacrato con due compagni a S. Maria Maggiore; altre fucilazioni si ebbero a Casale, Vogogna, Omegna e Pallanza. Vennero così soffocati questi moti iniziati da una schiera di eroi, per ironia

chiamati dagli storici locali briganti e assassini, sol perchè ebbero una visione di libertà e d'indipendenza contraria alle idee monarchiche e reazionarie del tempo. Ma il loro nobile


— 483 — non fu inutile: essi furono primi martiri della indipendenza nazionale. E' però doloroso che ancor dopo centoventiquattro anni non si sia loro eretto un ricordo Maria Miij-'giore e a Domodossola specialmente ove pasacrificio

i

r,ì

raceli

essi

di

i

lasciarono

la

vita.

l)K-M UMZI.

(ìio\ ANNI

Vincenzo Gioberti, Pagine scelte edite ed inedite con prefazione e note di Pier Angelo Menzio, in « Bibl. di Glassici Italiani ~. Torino, G. B. Paravia e C, pp. L'antologia, che

dioso del Gioberti

il

prof.

P. A.

Menzio - appassionato stu-

— porge ai giovani in questo nuovo ro-

lume della Biblioteca di Classici Italiani, non ha il solo scopo ere

di tal

dinanzi

il

fiore

della

pensiero del

al

produzione giobertiana. Essa lettore

l'evoluzione spirituale

del filosofo, del politico e del credente e vorrebbe spiegare le

non infrequenti contraddizioni, in cui non lievi cadde nella vita e negli scritti. <•

-oblia e «lotta

Li

il

Gioberti

prefazione del compilatore chiaria

brani stralciati, con abile scelta, dille opere edite ed inedite del filosofo e ne e quasi il (ilo conduttore; ed è pregio del io il nitido riassunto di ciascun 'opera, che il Menzio premette al gruppo dei Inani dalla medesima tolti. La vita del filosofo, studiata col BUSaidio dei volumi U188. •

«li

nella Biblioteca Civica e dei risultati raggiunti dai

•denti stinti giobertiani del Massari, del Gentile, del Solini,

dtd in

lei

I

Balsamo Crivelli, è.

quattro periodi su

i:

1°

nella

la vita in

prefazione,

divisa

patria il801-1fe

dal ritorno in putì primo V' dal secondo esilio condo esilio alla morte (inaggio 1849 dicembre 1S52). primo periodo il .\lenzi<> mette particolarmente in rilievo - lo svolgimento del peosiero [del Gioberti], il qua lotte viene lentamente formando e trasformando, in n !

i

I

be

gravissime filosofico-politico

maschia (ili

la pi

maturali.

ribelle e di apostolo

studi del Gioberti giovinetto rivelano

l'ingegno e alla

di

pe

la

versatilità

ne alla filosofia e specialmente

melatisi a; in politica egli è

dapprima

ailtimoi

-


- 484 — ammiratore dell'Alfieri e del Rousseau. Presto però queste sue tendenze subiscono profonde modificazioni;

in letteratura

in articoli anteriori alla

primavera del

'21 già si dimostra fa-

vorevole alla monarchia e in filosofia e religione seguace del Lamennais, del De Maistre, del Bonald e del Reid. Ma la tragedia spirituale si scatena furiosa e culmina rivelata dai pensieri numerati — negli anni 1822-23, nei quali la dottrina razionalista sembra a più riprese soggiogarlo (l'ultimo arti-

—

colo razionalista è scritto intorno al 20 settembre 1823). Poi

una tregua. Nel 1823 consegue la laurea in teologia, nel marzo 1825 è consacrato sacerdote ed eletto dottore collegiato in agosto; nel gennaio del 1826 viene promosso cappellano di Corte.

Una nuova crisi religiosa agita il filosofo negli anni 18271833;

rimangono

ne

traccie negli

articoli

dei volumi mss.

della Civica, non meno che nelle lettere al Leopardi (che aveva

conosciuto durante un viaggio nell'Italia centrale nel 1828) « nelle quali passa con alterna vicenda dalla miscredenza alhi fede e dalla fede alla miscredenza ».

Intanto il suo atteggiamento in occasione della

rimozione

del Dettoli e delle onoranze al Tamburini, l'apostolato civile il quale largamente si vale del fascino che il suo ingegno esercita su quanti l'avvicinano, l'amicizia per uomini noti per spiriti liberali, la simpatia dimostrata a più riprese per i fautori della repubblica, non tardano ad attirare sospetti dei gesuiti e la sorveglianza della polizia. su di lui Egli risponde alle censure dell'abate Bricherasio, dimettendosi da cappellano del re; ma il 31 maggio '33 è tratto in arresto (1). Le vicende che seguirono sono note; ciò che importa rilevare nella prefazione del Menzio si è che l'evoluzione spirituale del filosofo continua nell'esilio. In politica,, ammaestrato dagli avvenimenti, aveva abbandonati i rivolu-

e politico, per

i

zionari e la dottrina repubblicana, per diventare fautore della

monarchia rappresentativa;

in filosofia « dal puro teismo, at-

traverso all'ontoteismo ed al panteismo, era arrivato alla filosofia della creazione, e,

anni giovanili ».

(1)

V.

l'art, di

com'egli credeva, alla fede degli

Da questa nuova fase del suo svolgimento

A. Luzio, Carlo Alberto e Gioberti, nel giornale La

Stampa del 29 settembre 1822

;

è

un utile, direi quasi necessario com-

plemento alla prefazione del Menzio.


— 485 — nacquero la Teorica del sovrannaturale e, qualche V Introduzione allo studio della filosofia, di cui il Ifenzio rileva l'importanza del contenuto politico, poiché in essa il Gioberti mirava evidentemente a scu< il giogo spirituale delle dottrine francesi. Dalla Teorica derivò com'è noto la controversia rosminiana e <la questa il libro Degli errori filosofici di Antonio Rosmini. Tra il il e il *i.'5 vedono la luce il discorso sul Bello e l'opera lei Buono: finalmente il Primato « prodotto afferma giustamente il Menzio di tutta l'attività del Gioberti anteriore al 1843 ». Tengono dietro l' Avvertenza al libro del Buono, in cui il filosofo difende la sua penna dall'accusa di venalità, la Protologia e la Filosofia della rivelazione, poi i Prolegomeni al Primato, il Gesuita moderno, infine V Apologia al libro intitolato il Gesuita moderno. \ »n è chi non conosca gli avvenimenti che accompagna rono il ritorno del Gioberti in patria, il suo viaggio trionfale nell'Italia centrale, la sua partecipazione alla vita politica del Piemonte costituzionale fino al nuovo esilio. VI maggio del '49 il filosofo è da capo uomo privato a Parigi: frutto magnifico delle amare esperienze degli anni precedenti spiritual.-

armo più

tardi,

—

—

—

•

—

e della quiete, in cui egli trascorse l'ultimo periodo della -uà vita, è

quel Rinnovamento civile d'Italia, che, esaltato dagli

ammiratori « quale codice civile degli Italiani », suscitò da la parte dei municipali — in esso violentemente assaliti terribile polemica dalla quale tanta amarezza dovette \enire

—

al filosofo nei suoi

ultimi giorni.

Mote meravigliosa, che pur nei mutamenti e nelle contraddizioni della sua vita .• del suo pensiero, il Gioberti seppe servare intatta, è quel disinteresse che

stanca di ricordare e di

Menilo non

il

si

ammira

brani dell'antologia sodo distribuiti in tre gruppi corrispondenti il primo ed il secondo ai due primi periodi della I

terzo ai due ultimi. Segue un'appendice. il inedite Alcune pagine della prima parte sono tratte dai volumi mss. della Civica: così il n. II (una livelletta del Gioberti quindicenne); cosi il VI formato di pm §i mri merati alcuni dei quali Bono veri artioolettl di critica b vita del filosofo,

raria.

—

Nel pensiero n.

l

s -~>:; parla

-

il

del diverso

modo con Odi

capolavori letterali » e af«lassici capocritico classico porge

mantici esaminano

ferma «he. mentre

«

i

i


— 486 — lavori

come soggetti di una fredda imitazione », il critico ro-

mantico « presenta i capolavori.... come feconde sorgenti d'inspirazione»; nei n. 1898 e 1454 tratta dell'ispirazione artistica e dell'illimitata facoltà di creare nelle lettere e nelle arti

;

nel n. 3493 dell'illusione teatrale, che agisce soltanto sulla fantasia e non sulla ragione nel n. 3570 esalta il deismo come « la sola Religione Cattolica, veramente universale»; ;

numeri 3725 e 3886 contengono una critica del misogallismo sua arte drammatica; il n. 5014 un severo giudizio sulVAminta del Tasso. Parimenti inediti sono i pensieri numerati del V gruppo, che al Menzio parvero preludere al Primato, e la lettera all'abate Pietro Unia i

dell'Alfieri e dei difetti della

inserita nella parte 3 a

.

lavoro è condotto con cura intelligente e coscienziosa. Forse si potrebbe sollevare qualche dubbio circa l'utilità praIl

tica di

un'antologia formata, come questa, di un materiale contenuto puramente filoso-

in gran parte tolto da opere di

lettori non provvisti di cultura filosofica si stancheranno presto, mentre ai cultori di studi filosofici oggi non eccessivamente numerosi tale lettura riuscirà probabilmente superflua, comunque insufficiente.

fico

:

i

!

—

—

T. Buttixi.

Martini Ferdinando, Confessioni e ricordi (Firenze Granducale), Firenze,

Bemporand, 1922, pagg. 260.

Quarantotto in Toscana » e « Due Martini alla storia toscana ed italiana dei primi sessantanni del secolo scorso, costituendone una importante dilucidazione ed una continuazione efficace. E, se ci è lecito dire il nostro pensiero, senza venir meno al rispetto dovuto a tant'uomo, osiamo asserire che egli è, ora, riuscito nell'opera sua, meglio che non lo sia nelle due precedenti. Quivi egli si è lasciato troppo in disparte, ha quasi dimenticato sé stesso, dando al documento una parte troppo preponderante, per non usare il termine di eccessiva, ed è caduto in una mancanza notevole, da preferirsi però sempre agli erróri di una modernissima scuola storica, la quale, esagerando e travisando i precetti di un forte pensatore meridionale, crede di far della storia con dei vaniloqui^

Ben giunge, dopo

«

Il

dell estrema », questo contributo del


- 4S7 eli»-

definisce per filosofia della storia.

Ma il Martini, Hit*, pur

nH pubblicare il diario ilei Passerini e le carie del Guen «IH

Brofferio, ha

bene per quella maestria che egli ci dà degna della sua arte e della sua competenza, diremmo unica, in fatto di storia toscana. Egli narra la sua vita, quando cominciava a far primi passi nella politica e nella letteratura. Begli anni fatidici nei quali fu effettuata l'indipendenza d'Italia e Ifl espone in modo tale, che, con la rievoca/ione della e

fatto

possiede, nel presente

volume di confessioni e ricordi

i

:

sui giovinezza, risorge un mondo in' ero con lesuedeboisuoi eroismi ed anche le sue contraddizioni. I 1" sue virtù, i

E ci par non di leggere un libro, ma di assistere ad uno svolgimento «li scene or drammatiche, or comiche, le quali, nel

danno la percezione reale, comToscana, durante gli ultimi anni del granducato e ne' primi albori della libertà. Non è quindi un'arida autorafia, ma una risurrezione di fatti e persone che affascina tal punto. Hie, giunti all'ultima pagina, vieti spontaneo il do-. mandare all'autore lontano « E poi? ». Il « poi » l'illustre scrittore e statista toscano speriamo, che non ri tu,! attendere per lungo tempo ancora. E fin d'ora formuliamo di cuore l'augurio che la sua fibra indomabile udì consenta di dettare le sue memorie fin ai nostri giorni. E' un lavoro ampio, sì grande è slata la parte che il Martini ha avuto nella vita pubblica italiana sia negli ultimi loro spigliato succedersi, ci

pleta. <IHIa

.ì

del secolo scorso, sia nelle recenti vicende: ma gli au-

lui, per la patria, per noi. ch'egli lo conduca termine, per avere cosi una fonte eccellente per intendere tanti avvenimenti che hanno avuto categorico effetto nel p.i

spichiamo, per

a

Sehe ragioni molteplici hanno impedito di rendere di puhhlico domini'. Il Martini ha tanta esperienza e magistero d'arte che gli riuscirà «lire, nella forma più acconcia, quelle verità che allri non hanno osato, o per eccessivo ed inutile scrupolo, o per coscienza delle loro mancbevolesse, Ma, in ogni modo, qualunque «osa egli serbi per la nostra avida attesa, potrà di

igliare, ma non superare questo primo volume, alitante una giovanile fresche:

o Passamoitti.


- 488 — De Rubertis Achille, L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux, Foligno, 1922, pp. 234.

Questo bel volume si presenta da sé, troppo modestamente, come « un lavoro di semplice, parziale revisione e integrazione del volume, per molti rispetti eccellente », di P. Prunas, L'« Antologia » di G. P. Vieusseux, Roma-Milano, 1906 (p. X).

E forse appunto il proposito di rendere meglio evidente tale carattere

ha consigliato l'A. a conservare per il suo libro

titolo stesso dell'opera del

Prunas.

il

Ma sul consiglio sarà le-

qualche riserva. In realtà il libro contiene più e meno quanto indica il titolo, perchè si propone, come precisa l'A., « di studiare i rapporti di quella rivista con la censura toscana, seguendo i tentativi fatti dal Vieusseux ppr entrar

cita di

nel

campo proibito della

potitica », di illustrare la

soppres-

naturale e losione della rivista come « una catastrofe gica », e di indagare quale fu « l'influenza ch'ebbe la sop-

pressione dell'Antologia sulla stampa periodica posteriore al 1832 » (pp. IX e X). A questi tre ordini di ricerche il D. Et. le tre parti distinte della sua trattazione, pubblicando venti documenti, dei quali alcuni di interesse appendice in veramente notevole. La narrazione è sobria, chiara, variata da larghi brani di documenti riportati letteralmente. Il criterio seguito dal D. R., anche nell'esposizione dei rapporti fra censura e Antologia, che precedettero la soppressione, è quello più semplice della successione cronologica. Resta in chi legge il dubbio se la molta materia della prima parte non potesse ordinarsi meglio con altri criteri, o almeno se molti lunghi passi di documenti non dovessero piuttosto, nella prima e nelle altre parti, essere trascritti con gli altri in appendice e riassunti in un testo così alleggerito. La censura toscana ha sempre avuto lode di ragionevolezza e mitezza, e, tenuto conto di tutto, la sua fama esce da queste

dedica

pagine un po' diminuita, ma non distrutta. Il censore, p. Mauro Bernardini, e i suoi superiori si preoccupavano non più di salvare dalla peste liberale e dall'empietà i principii politici la società, che di evitare al governo imbarazzi e richiami da parte di altri governi; e il Vieusseux, se avesse osservato fede al suo programma apolitico, guardandosi da « maliziosi deviamenti», avrebbe trovato certamente nella censura più benevola disposizione. Invece, fin

e religiosi sui quali riposava


— 489 primo numero (gennaio 1821 cominciò a rendersi sospetto con putite politiche sparse in articoli di argomento storico; <lal

e,

1,

«l'altra

occhi

parte, fuori dei

acuti

più

e

severi

confini del granducato quelli

*li

del

buon

vigilavano

Bernardini,

il

appunto in conseguenza «li severi ammonimenti «Iella Congregazione dell'indice, accrebbe il rigore della revisione. fin d'allora si preparavano le condizioni che condus-

«piale,

sero alla soppressione.

Il D. K. fonda le sue ricerche sul carteggio inedito (conservato nell'Archivio di Stato di Firenze) fra padre Bernardini e gli uffici «lei Buon Governo e della

.teria in «Ine

«li

E poiché «li

Stato, ai quali

il

Bernardini stesso fu sottoposto

momenti successivi. «

ciò

ciò che volle

che fece

Vieusseux non è più Importante

il

ma non potè fare », così il D. R. cerca anche

articoli furono condannati dalla censura e Rassegna realmente molto opportuna e istruttiva, nella (piale vediamo passare, tra censurati, uomini illustri e venerati: il Manzoni, il Giordani.il Maver.il Botta, il Tommaseo. L'episodio della soppressione dell' A ufologia, che il I). R. dimostra essere necessario epilogo di un lungo con-

«pianti

e quali

perdi»'.

i

trasto fra 1«- tendenze liberaleggianti della rivista e le esigenze della censura, riceve nella seconda parte, per alcuni rispetti,

pienissima lice Due articoli del fascicolo dicembre 1832, firmati con semplici iniziali, contenevaro allusioni pungenti alla Rosata e all'Austria. Le allusioni sfuggirono alla censura toscana, ma non alla Voce della verità di Modena. Il governo ino, allarmato e irritato, cercò «li estorcere al VieoSSeul nome degli autori (erano il Tommaseo e L. Leoni); e, riil fiutando egli magnanimamente di denunziare gli amici ci erano affidati alla sua d ix-rezione. soppresse la rivista. Ti OH è conosciuto intorno a questo punto: ambe verbali degli Interrogatori del Vieusseux, nuova testimonianza «Iella sua noTombile fermezza; anche la generosa e Inutile lettera dei 1

1

» 1 «

i

maseo al granduca per rivelarsi autore «li uno degli articoli e ottenere che l' Antologia resta— in vita. Rimane anco; chiarir bene >« il governo toscano si lodasse alla sodo «•

sione d'impulso 'i. i

proprio

In reclamo

per CÌ

formale richiesta fu.

ma il

D.

«li

governi

IL SSClude «die

Russia chiedessero la morte «lelpunizione degli autori d Invece A. Lizio, clic in un articolo /-<< soppressione

mini-tri

«li

Austria e di

V Antologia, o anche solo ticoli.

<>

austrìaco la


— 490 — Stampa di Torino del 45 agosto nuove preziose notizie e considerazioni intorno al-

dell'Antologia) inserito nella e.

a.

reca

l'episodio, trae dalla lettura dei rapporti dell'ambasciatore sardo a Firenze, conte Broglia di Mornbello, argomento a credere il contrario. Nulla di sicuro può esser detto finché nuovi documenti d'Archivio non portino altre più precise testimonianze. Dopo la fine dell'Antologia il Vieusseux stesso, e altri con lui e dopo di lui, tentarono di risuscitare V Antologia o di dar vita a nuovi giornali; perchè era veramente sentito il vuoto lasciato dal morto periodico e ardente il desiderio nelle persone colte di Toscana di avere un foglio d'informazione fatto con la serietà dell'Antologia. Lo studio di tutti questi tentativi falliti è una parte interamente nuovi e certo interessante delle ricerche del D. R.. e comprova da un lato che il Vieusseux promosse per interposta persona e sollecitò molti dei detti tentativi, dall'altro che il governo, dopo l'esperienza dell' Antologia, stava all'erta e non voleva più ricadere nei dispiaceri della prima volta. Come ognuno sa, al Vieusseux fu poi concesso nel 1841 di pubblicare l'Archivio storico italiano, a condizione che non ne facesse un giornale. Il D. R. non è nuovo a questo genere di indagini sulla censura. Da parecchi anni va dedicando le sue utili ricerche alle vicende che, a cagione della censura, passarono alcune fra le più note opere letterarie del nostro risorgimento (Cinque maggio, Ettore Fieramosca, Adelchi, Le mie prigioni ecc.). Sono ricerche che difficilmente possono scoprire nuovi mondi, ma aiutano assai la comprensione dello spirito conservatore dei vecchi governi; spirito pavido, certo, e meschino talvolta, che è uso vituperare in ogni occasione, quantunque sia per certi riguardi rispettabile, e in ogni modo sempre storicamente giustificabile. Un altro buon saggio di grossa mole il D. R. ha pubblicato di recente su G. B. Niccolini e la censura toscana (Giornale storico della letteratura italiana, Supplemento n. 18, 1921), dal quale, meglio forse che da quello sull'Antologia, appare la relativa larghezza della censura toscana in paragone della censura di altri Paesi.

Annibale Bozzola.


— 491 — TE,

II

primo processo di Giuseppe Ricciardi

(1834-35), Napoli, 1922, pp.

Iti.

1

E un altro utile contributo del valoroso A. a quella revisione critica e documentata «li giudizi sulla dinastia borbonica, che correggerà *rli apprezzamenti partigiani ed eccessivi che su quella ancora corrono. Giuseppe Ricciardi è fi-dio di onte di Ca ma Idoli ed ex ministro con G. Murat Frai governo costituzionale del '20, fa parte della Giovine Italia e attende alla compilazione del Progresso. Nel 1834 si compromette con tre lettere spedite a Roma e contenenti istruzioni per una rivolta che si va preparando nel Regno. Le let1

vengono intercettate dalla polizia pontifìcia e rimesse al rno napoletano che arresta il Ricciardi e inizia regolare

tere

istruttoria penale. Però, nonostante le inoppugnabili

provedi

colpevolezza raggiunte a carico suo.il Ricciardi è prosciolto. Il IV, che studia con intelligente cura tutti le fasi dell'affare su documenti inediti dell'Archivio di Stato di Napoli, conclude mettendo in chiaro la mitezza del governo borbonico. se ci è permessa un'osservazione, pregiudica Ma Egli

alquanto l'impressione favorevole

di

quell'atto di clemenza

col notare che Ferdinando li volle usare un riguardo al padre

reso alla dinastia eminenti seril (piale aveva che neppure dopo l'istruttoria svanì a Napoli il lotto che le lettere e l'accusa fossero una montatura del governo pontificio.

del

Ricciardi,

vici, e

A.

I

B

Santarosa, Delle Sperarne degli Italiani, opera edita per la prima volta con prefazione di A. Colombo, n. 1, Collezione Risorgimento, Casa Kdit. Risorgimento, trré <H

Milano.

1<>2<),

pp

LXXXIV-124.

Ben a ragione il Colombo lamenta il silenzio che per lunghi anni rimase intorno a Santone di Santarosa, a quatto grande

udissimo amatore della patii. i. fece, prima di tanti altri, scritper tentare - di formare la coscienza nazionale per mezzo ara», a quest'uomo sincero. !<• cui parole non

onosciuto, a

a

qu<

quest'uomo d'azione, che si

no vana retorica,

ma espressione d'un nobile sentine


— 492 ch'egli col suo sacrifizio tradusse nei fatti. Accostiamoci a lui,

attraverso lo studio del suo commentatore, che si adopera a ricostruircene la vita spirituale anteriore al '21, che sola può spiegarci le sue azioni

e

il

contrasto tra

e l'ambiente che lo circondava.

la

sua personalità

Figlio intellettuale dell'Al-

egli ne attinge lo spirito di ribellione contro ogni tirannide e ogni egemonia straniera precorre il Gioberti nell'ai-

fieri,

;

fermare il primato d'Italia, e colla penna e colla spada attua, prima che il Mazzini l'inventasse, il motto «pensiero ed azione ». Frutto del pensiero del Santarosa quell'opera sulla rivoluzione piemontese del '21 già nota, che ne illustrava l'azione, e gli inediti lavori « Delle speranze degli Italiani », e « Le lettere siciliane del secolo XIII » tentativo di

romanzo

che forma oggetto delle cure di Vittorio Cian. Delle « Speranze » il Colombo rinveniva fra gli autografi giobertiani della Biblioteca Civica di Torino, una quarantina di pagine di pugno del Gioberti, contenenti i primi quattro capitoli: ebbe poi dai discendenti del Santarosa il manoscritto originale completo. E non solo, ma egli potè metter mano su confessioni e ricordi, diari e zibaldoni e carteggi, che gli permisero di ricostruire la vita e il carattere di lui. Da questi documenti noi intravvediamo fin dalla prima giovinezza nel Santarosa « ingegno precoce, vivacissimo, avido di coltura, storico,

fremente di entusiasmo per i grandi scrittori; un caratteristico tipo di romantico, solitario, quasi selvatico, di temperamento malinconico per naturai istinto, inquieto, mistico fino all'esaltazione,

con se stessa ».

I

un'anima sensibilissima, sempre in lotta

suoi zibaldoni sono

ricchi

di

pensieri

su

moderni, e di giudizi, per un giovinetto qual'era, assai giusti e assennati. Interessantissime le « Confessioni » del 1801, ove traspaiono dubbi presto dispersi dalla fede, dolori e debolezze « frustate da acerbe rampogne » e quotidiano auto-incitamento al lavoro. I libri erano il suo conforto, e così pure gli spettacoli naturali che gli valevano di sprone alla virtù. Vivamente attaccato alla fede, si mostra nelle « Confessioni » sopra ogni cosa patriota. L'essersi formato una famiglia che gl'impone degli obblighi, e il suo ingegno e i suoi spiriti liberali lo fanno entrare nella vita pubblica; sicché lo vediamo nel 1808 sindaco della sua città natale, indi, fino al '14, sottoprefetto alla Spezia, il che gli sarà poi causa di rimorsi e rimpianti per aver servito agli invascrittori antichi e


— 493 — pur essendo rimasto fedelmente al suo posto fino alsi rallegra della liberazione dai Francesi, per piangere subito dopo al sottentrare della soggezione all'Austria. K.

l'ultimo, egli

Nelle lettere e nelle confessioni, che

il

Colombo

rifi

vedon tracci»- dei nuovi affanni pei destini della patria, e della sua ardente smania di servirla degnamente in pace e in guerra; che lo spinge, nel tentativo di resurrezione Napoleonica, ad arruolarsi, ottenendo il grado capitano dei granatieri della guardia reale. Ma il suo li vizio gli fa ogni giorno più sentire la grettezza di nuovi governanti e concepire il pensiero di scrivere in Begno di propubblica parzialmente,

si

•

contro

i

na

i

sistemi vigenti. Partito lietamente per la cani-

Dfltinato, giurando di non più vivere cittadino ove

«lei

Francia e Austria avessero dominio, ne ritorna insoddisfatto suoi sogni di gloria, e si dà più che mai alle letture, alludo ai classici italiani, su cui studia la lingua, «zi scriti

tori

moralisti, coi

quali

vuole ritemprarsi

rinsalda l'amicizia col Provana, col

l'animo.

Intanto

Balbo, coli' Ornato:

loro corrispondenza ne attesta l'animo

nobilissimo,

il

la

culto

per le memori" e il desiderio di lavorare a decoro della letteratura nazionale. Sotto gli incitamenti degli amici il Sancì nge a scrivere per riuscir utile all'Italia, scuodominanti, educando gli ignari, infervorando tiepidi. Nello scrivere però è spesso preso da scoramenti, cui fanno fronte gli amici, die fidenti nel suo ingegno, Io ri< fortano: fra tali alternative avviene appunto la stesura delle * Speranze », che rimane poi ritardata dalle nuove occupazioni derivantegli dall'aver egli dovuto accettare, per soppe-

tendo

i

i

imigliari,

rire alle nect 1

terrompe le

••

il

posto di capo-divi-ione nella

ministero della guerra. Alla fine del

Sperarne », pei

rsi al

1816

in-

romanzo sui \<

siciliani, cui

accennammo; e negli anni successivi

approfondire

la

cerea

di

sua cultura storica, che sente deficiente

di

propositi da cui è animato; riprendendo poi l'interrotto lavoro allo scoppiare della rivoluzione napoletana e tracfronte ai

suo programma d'azione: tinche ancora una volta, efiniti vamen te. resta spezzata l'opera, per il sopravvenuto

ciandovi

il

moto piemontese, che colla sua sventurata

fine

tronca

colte

ranze dell'autore quella che ne era restrinsi

let-

teraria.

Dopo queste informazioni preziose, che noi riassumiamo

.


-

— 494 vissi ma mente dalla ricca prefazione del Colombo, questi ci dà

notizie particolareggiate del manoscritto, da lui faticosamente

una serie di difficoltà materiali; mano-

ricostruito attraverso

scritto incompiuto qua e là, poiché di dodici capitoli di cui do-

veva constare L'opera, alcuni non sono più che un abbozzo, « idee in fretta, pensieri appena accennati », che risentono di una certa instabilità nell'autore, di una mancanza di agio nel comporre un organico lavoro. Pur tuttavia, fra tante manchevolezze, noi seguiamo il filo conduttore di un pentirate giù

un programma ben chiaro e ben definito. Il Santarosa fu di coloro che, intuendo nel « binomio libertà ed indipendenza, due problemi fondamentali ed essenziali del risorgimento, credettero di poterli risolvere assieme appena se ne fosse offerta l'occasione » siero lucidissimo, che traccia a sé ed altrui

i

e negli scritti

come nell'azione tentarono di attuarli di con-

serva. Le « Speranze » sono buttate colla

foga dell'apostolo

che sente profondamente ciò che dice, e si prepara a dim< strarlo coi fatti in esse egli s'esalta dinnanzi alla grandezza passata d'Italia, donde trae l'auspicio alla sua risurrezione. « Armata delle sue gloriose memorie raccolga le sue forze divise e, scoccata l'occasione, concorde cacci lo straniero e si ordini a libertà ». Libertà e indipendenza sono beni egualmente necessari, però la prima senza la seconda non può durare, la seconda può facilmente generare la prima (1). E raffrontando le due nazioni sorelle nella gloria del passato, nella :

tristezza della pr :sente sfortuna, Italia e Grecia, rileva come

quella più senta la vergogna della sua schiavitù, della quale tu causa la mancanza di concordia fra i cittadini, che tolse loro di valersi d'ogni buona occasione per sottraisi al giogo straniero come quando non trassero alcun profitto dai rovesci napoleonici, che avrebbero potuto fruttar loro libertà ed indipendenza, come quando non seppero muoversi pel tentativo del Murat. Con frasi roventi egli poi si scaglia contro gli Au;

(1)

Occorre appena qui far rilevare come traccie visibilissime di questo

pensiero troviamo nelle

Speranze » del Balbo, die impernia tutta la unum dell'indipendenza. Il Balbo evidentemente non solo discusse col Santarosa di tali argomenti, ma dovette avere visione diretta del manoscritto dell'amico. Veggasi a questo proposito la mia prefazione alle « Speranze oVItalia » edite in Collezione Classici Italiani, dell'Unione Tipografica Editrice Torinese, pagine «

questione italiana sul porro

XII-XV.


- 495 — striaci,

atteggiai si a liberatori, per divenire dominatori, derendo in torma viva..- le di& condizioni d'Italia, dopa il Congresso di Vienna, ove i principi Boa latti dell'Austria, ove cittadini si perdono in ire partigiane, si i

mostrai] freddi per la patria, cui danno troppa parole ed assai scarsi fatti, trascurando per fiacchezza t man:

i

canza di concordia pin «die di

le

occasioni di nobilitarsi.

storico sereno,

K con

patriota soldato,

di

foga,

s'entu-

egli

na al!-' scoppio della rivoluzione napoletana, e giustifica il

il

moto concorde di popolo ed esercito, considerando legittimo pronunciamento militare quando si ispiri all'interesse na-

zionale; sul

(li.* le idee sue contrastano nettamente con quelle dell'amico Balbo, che vedeva nella rivoluzione militare un

pericolo gravissimo per l'avvenire degli

non

di ciò

zione che

si

preoccupa,

stati.

rallegrandosi

e,

Ma

il

Sunta-

della

rivolu-

pare compiuta col consenso del principe, rinla famosa nota del Mettermeli, af-

gli

sul trono, confuta

fermando cha nessuna

setta

può ottenere vittoria uve non sia

•nuta dal popolo, .die scorge in essa iore,

la sua espressione facendo una difesa della Carboneria, che ci sp

.-

Com'egli, COSÌ •

le

.i

-ette,

si

lasciasse

poi

indori

Vivace la -uà confutazione della pretesa sosti

parte.

di difendere la tranquillità d'Italia ritti,

e nobilissima l'esortazione ai

lotta

fratricida e ad

uni'

conculcandone Siciliani

a

i

sacri di-

cessare dalla

Pel resto si hanno no però l'animo deH'aul

ipoletani.

appena degli abbozzi, chi

la

Di fronte all'Europa «die vuole istituzioni liberali è l'Austria. all'assolutismo, e gli assolutisti contano buI

intervento nelle cose di Napoli: dive:

-ih»

ma se la guerra napoletana

.ausa liberale trionferebbe in italiani, conquistata la libertà, godrebe gli Pindipendenza. Addita quindi il Santarosa, imitato più tardi in ciò dal Balbo, la via da seguirsi dai principi itali. mi se, disperso ogni timor»' per la rivoluzione, si ab handoneranno alla reazione, diverranno vassalli dell' Austria, taliana. allora

l.i

tutta Europa,

:

e odio-i

,ii

proprii sudditi, se

invece costituiranno

l<>

-

ilderanno il loro trono, uccideranno le indipen. lenza ». igneranno il primo pass.. L'Austria -i opporrai e allori, guerra! (ili Italiani si strinalla «I. ino compatti al grido di - Kuori barbari! i

della patria.

1

1

Sa

i

propugna qui ui

•

mma guelfo,


— 496 colla costituzione di

uno

altri stati, liberi, uniti in

Scopo supremo, difficile,

la

stato dell'Italia settentrionale,

gli

confederazione con a capo il Pape.

cacciata degli austriaci, ch'egli ritiene non

illudendosi di trovare in ogni classe di cittadini grande

fervore di Tede, e sperando che l'esempio

incitatore dei mia sacrificarsi, valga a sedare ogni discordia, municipale, ogni ira partigiana. Su queste spe-

gliori, pronti

ogni gara

il suo piano: cinquantamila Austriaci muovono contro lo stato costituzionale? Il centro d'Italia insorge, e cinquantamila Piemontesi varcano il Ticino guidati da un principe Sabaudo. I Piemontesi, veterani delle guerre napol'ora della guerra è suoleoniche, non temono gli austriaci nata. Ed egli pronostica la vittoria, esprimendo la sua fervida fede in un « magnifico appello agli italiani, che è una delle più nobili pagine di eloquenza patriottica che siano mai state scritte » cui un altro ne fa seguire pei Genovesi, perchè

ranze egli fonda

:

;

dimentichi fine

di

ogni

rancore

stringano ai Piemontesi

si

pel

comune; e calde parole ha ancora successivamente sulla

necessità della religione, sull'efficacia civile della letteratura, sulla missione incitativa delle

donne italiane.

Questa l'opera che il Colombo presenta alla nostra ammirazione; del che gli dobbiamo vive grazie, come per averla corredata di ricca messe di notizie, atte a fare finalmente conoscere in tutta la sua grandezza colui che tra gli italiani « die a l'aure primo il tricolor, Santorre di Santarosa » col suo breve infocato scrittarello, fu la fonte prima e mage, giore d'uno dei massimi capolavori della nostra letteratura patriottica, le « Speranze d'Italia » di Cesare Balbo. Achille Corbelli.

Albano Sorbelli, Il primo abbozzo della « Mia prigionia di Spielberg » di Piero Maroncelli, estr. dalla Biblioteca de Bologna, Za« L'Archiginnasio », Serie II, n. XXIV.

—

nichelli, 1922, pp.

80

in 8.°

ISon è possibile pensare a Silvio Pellico, al mite e generoso autore delle Mie Prigioni, senza che il pensiero veda subito sorgere a lui accanto l'amico suo Piero Maroncelli, l'eroico

mutilato, che, dopo aver tanto sofferto nell'orrida carcere morava, continuò a trarre vita diffìcile e penosa anche dopo tornato


- 497 — in Italia; di qui tosto costretto a ramingare a Parigi, 6 di là, dopo mille stenti ed angustie, indott irti re per la lontana America a cercarvi invano la fortuna ctie dappertutto ivagli il -no sorriso, tardo da lasciarlo morire in miseria,

Appena

pazzia.

torno

in

Italia,

uscito dallo Spielberg e fatto riMaroncelli ebbe, com'è noto, lo stesso pen-

il

dei Pellico di stendere

un racconto delle sofferenze pa appena giunto a Parigi

nelle carceri austriache: infatti,

1831. in quell'ambiente fervido di spiriti

nel febbraio del

ri-

moto scoppiante allora allora nella patria sua. promise al Temps e al Courier francai» di scrivere voluzionari, tutta 1»'

una

propizi

serie

quali un

•<

al

d'opere, principalmente autobiografiche, tra

trattato istorico su la * Mia prigionia di Spiel-

berg ». che avrebbe fedelmente esposto

i

casi

suoi e degli

altri condannati politici perseguitati dagli Asburgo

Ma quanto

quell'uomo, tutto fuoco e slancio, era facile a concepire e \<>altrettnnto era facile aur li scoraggiamenti ed alle rinuncio ehè un ostacolo insorgesse: sicché <li tutte queste pubblicazioni non fece poi nulla. Solo dopoché il Pellico, più calmo e misurato, ebbe date alla luce con tanta fortuna le Mie prigioni, il Maroncelli vi portò un prezioso contributo

con note all'edizione francese procuratane dal La Tour e con le ramose Addizioni, pubblicate nel 1833; ma anche il novello o di riempire molte lacune rimaste nelle Prigioni del Pellico, e nelle sue stesse Addizioni, cori un'altra opera intitolata Gli anni d l dolore, tornò rimanere allo stato di intenzione.

prima d'ora ignoravamo, e che Albano la sapere per la prima volta con nuovo pregevole Ili gio della -ni attività scientifica, è che «un abbozzo di nari azione compendiosa della sua prigionia, con particolari però che

Quello

ci

•

attinenti alla vita sua nelle prigioni dello Spielberg e a quella dei

suoi compagni, egli aveva, già esposta, e potrebbe quasi

Bologna, a un colto e libero uomo amante di notizie e sensibile d'animo, il tolde ni Da una diffusa cronaca manoscritta degli avvenimenti a lui contemporanei che codesto conte Rangonl pose, il Sorbelli trae dunque il racconto del Maroncelli particolarmente sui casi a lui eil ai -noi compagni dirsi dettata, a

Te, avido

di

I

—

al «•

Pellico

-

-

qu II

Btoff

anni della

durante

gli

conto

fatto

-r.//

.

fu

XV

indubbiamente subito dopo

la

li-

w


— 498 — berazione, nel breve soggiorno di Bologna, ed era il primo abbozzo del « trattato istorico » che il Maroncelli promise in seguito a Parigi non appena fu giunto colà. Racconto breve e dimesso, ma molto interessante, tanto più attraverso l'acuta disamina che il Sorbelli ne fa, comparandolo punto per punto alle Mie Prigioni del Pellico, e richiamando tutte le varie questioni che esse suscitarono e i risultati dubbi o sicuri dalla critica fino ad ora raggiunti, per vedere quali elementi nuovi vi apporti la narrazione Maroncelliana. Di tale minuta analisi non è qui possibile riferire tutte le conclusioni, che il Sorbelli espone con molta chiarezza: basti ricordare le più importanti. Anzitutto notiamo che l'ardente cospiratore romagnolo ammette egli stesso che il governo austriaco scoperse la trama di lui e dei suoi compagni attraverso la sua imprudente corrispondenza; la qual confessione, mentre conferma quanto già asserirono

il

Luzio, il Mazzatinti, il Rinieri, il Gennarelli,

Del Cerro, il Fabretti e lo Sforza, prova la sincerità del racconto. E questo arreca nuova sinistra luce sul trattamento ricevuto dai condannati, prima, a Venezia, discretamente il

buono, poi, allo Spielberg, più duro del durissimo, nonostante le interessate e partigiane smentite del Metternich, dello Zaiotti,

del Cretineau-Joly e di altri apologisti del governo austriaco:

che le catene stringenti le gambe di quei disgraziati e « rac-

—

comandate ad un cerchio inluchettato sopra il ginocchio » quelle che Metternich chiamava « un breloque che non stanpesavano 18 libbre e le prigioni cherebbe un bambino » avevano nove passi di lunghezza e quattro e mezzo di larghezza e la luce del giorno era scarsissima, né v'era lume la notte; e da principio il letto fu un duro tavolato cui venne aggiunta più tardi un po' di paglia e dalla tana si era tratti a prender aria appena un quarto d'ora al giorno, né si avevano refe o carta o matita. Aggiungasi il lavoro forzato di

—

;

;

;

segar legna, far filacce o far calzette, quest'ultimo odiosissimo e si noti che per parlare con chicchessia, col confessore o col medico, coi galeotti o col Direttore, era proibito d'usare la ;

lingua natia, esclusa a bella posta per far più gravare la punizione; e mentre ai galeotti comuni, ladri ed asssassini, era lecito acquistarsi, col denaro che guadagnavano in lavori materiali, un supplemento alla razione di cibo quotidiana presso il trattore dello Spielberg, questo ai detenuti politici era affatto negato. Altre notizie interessanti si traggono dal racconto del


— 499 — Maroncelli intorno all'amputazione della sua gamba, fatta da quel eerto barbiere che era anche « il chirurgo primario ed unico » — primario, dunque, perchè unico dello stabili-

—

mento

:

sull'esercizio del poetare, con cui Maroncelli e Pellico

inganna vano il tempo e il tedio mortale componendo e man-

dando a memoria oltre ventimila versi; sul famigerato conia Ima ta Stefano Paulovich, fattosi indegno e vile strumento della polizia austriaca. E sul grande concapti vo Federico Confalonieri, che di mezzo a quella splendida schiera di martiri s'erge con la dolorosa maestà e la fiera imponenza d'un Farinata, è bello constatare che prigionieri dello Spielberg sapevano del suo sdegnoso rifiuto opposto dal Mettermeli nel colloquio di Vienna: il Maroncelli vi accenna con parole scultorie, e se il Pellico non ne fece parola fu solo per evitare che il governo austriaco, impersonato nel suo imperatore squisitamente feroce, gravasse su quell'infelice la mano veni

dicativa. Cosi, per merito del Sorbelli,

nuova luce avvolge

i

primi

purissimi pionieri dell'italico Risorgimento: ed è luce sempre più fulgida.

Euclide Milano.


500 -

GIOVANNI SFORZA. Si è spento,

serenamente, nella villa di Montignoso di Lu-

nigiana, che egli sovra ogni altra aveva cara per

i

dolci

ri-

cordi famigliari e nella quale trascorreva gli anni del suo ri-

poso in una instancabile attività scientifica, il conte Giovanni Sforza. Si è addormentato nella pace del giusto, che ha

bedito alla legge del Signore, ed nata, lavorando per

bene:

sì

il

ha compiuto

ob-

sua gior-

la

bene e diffondendo, intorno a

sé,

il

che la sua perdita è, per noi. come il chiudersi di

una porta amica e si acuisce il dolore della solitudine. E non sappiamo, se lamentare più

luomo

di razza,

il

lo

studioso fecondo od

genti-

il

quale, in questo mondo di losco affarismo,

si elevava al disopra delle volgari contese e del pettegolezzo per

additare, sempre, ciò che di bello e di

buono

è

nella

vita,

per chi la intenda nel suo pieno valore. Ed Egli l'aveva compresa,

come armonia di tutte le energie, piccole o grandi che

fossero, verso la facilitava,

i

meta fulgidissima della verità: ed

più atti

i

più deboli sorreggeva, perchè cooperassero, come

meglio potevano,

al

conseguimento del fine.

vano confidare nella sua paterna bontà:

gli

I

giovani

esperti

pote-

eran

si-

curi delle loro deduzioni, delle loro scoperte scientifiche, che

non avrebbe tradito giammai, per quel senso di onore che aveva innato. E l'andare da lui per consiglio, per aiuto egli

era festa e conforto dello spirito: sì che nei luoghi, nei quali

lungamente visse, è un vuoto, ora, che non

si

colmerà più.

Né sarà agevole ppr le scienze storiche italiane trovare un altro simile appassionato cultore.

Tutti

i

periodi della esi-

stenza politica della nostra patria furono esplorati dal conte Sforza: dall'epoca

romana alla contemporanea, sia che lo in-

teressassero le antichità della Lunigiana, rese note dagli scavi fattivi,

o che ne destassero la curiosità le istituzioni medioe-

vali della

sua terra natale, o che desse

le sue energie

ad uo-


— 501 — mini romt' nelli;

OOi

Castracelo

vuoi che

Castraoans, Àooio PaJeario,

(i.

Pati-

avvincesse l'indagare t'opera di Dante nei rapporti con Pisa, vuoi che si sentisse attratti» da Niclo

colò V, dall'Altieri, dal Gigli, dal Manzoni, che sommamente

iando di questo affetto opere sode, sia. Infitte, che

dilea il

nostro risorgimento ne assorbisse

il

tempo

lasciatogli

li-

bero dalle molte cariche, delle quali era investito: tutto ciò, che di hello fosse nella storia d'Italia, specie della Toscana, costituì oggetto di ricerche diligenti e di scritti torti e poderosi.

I

nostri studi, in

modo speciale, perdono, con

il

com-

pianto ed illustre uomo, uno dei migliori collaboratori. sterebbe ricordare

Carlo

II

di

la

sua Memoria sul Pellico,

Borbone, sul Guadagno) i, sul

miani. sulla rivoluzione del 1831, sopra

i

del 1S47-1849 e quelli più recenti sopra

il

naparte. sul

i

Ba-

contributi su

Fabrizi,

giornali Gioberti,

Ma-

sul

fiorentini

sul

Bo-

moto napoletano del 15 maggio 1848 e tanti altri,

che è vano l'enumerare, per esser noti a chi abbia una modesta coltura, per intendere la mole edificata dallo Sforza nella ricostruzione dell'ultimo secolo della nostra vita e

valutare che cosa, con

lui,

tutti

noi perdiamo.

per

Dicono alcuni

amiamo, godono, se, non solo li ricordiamo, spesso, a parole, ma se li ahhiam sempre fra noi. pensatori, che

continuando

le

i

morti, che

opere, che a loro furono cai.. E, se ciò è \<

nel dolore vivissimo,

che ci affanna, troviamo conforto in una più ardente operosità ed in un miglioramento dei nostri spiriti: meglio non potremo continuare il cammino, ehi additò, chi tu gentiluomo e scienzato. I.

IV


INDICE DEL VOLUME XV MEMÒRIE E DOCUMENTI /*

biografia di Pellegrino

la

Rossi P.

pag.

1

Ilario Rinikki, Ven ti quattro lettere inedite rfi Federico falonieri a Silvio Pellico

pag. 25.

L C. BOLLBA, Ferdinando Dal Pozzo dopo il ÌH'll

pag. 59, 306

.

Oa&LO Salsotto, Bibliografia di Carlo Botta io Li zi>. La missione Malaguzzi a Vienna nel .

><i

cessione del Veneto

Garfagnana

/./

.

//

85

pag. 125, 414

Estense durante la do-

azione francese (1796-1799) /.\.

pag.

pa_

Generale Husca a Lucca e la solleva-

zione della

Oarfagnana < di a mira degli <

!?:>:

!X00

["stria al conclave di Vene

f.

VARIETÀ ti

della

Università

<ii

l'uria e p«|

Adoi ro Colombo, L'ultima U > ra 'ti un impiccato dei t8ti

Mnrzano BIBLIOGRAFIA. ni

(MTE

:

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449

Dal l'Ttafoglio del mare

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356

ANEDDOTI.

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504 Giuseppe Paladino, hi.

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—

Napoletani n Venezia nel 1818.

governo napoletano

Il

e

la

—

guerra del

(848 (Renato Sórioa)

Francesco

Arturo

l

>i:m m i,

SfiGRE,

pag. 218

Napoleone Bonaparte (Eugenio Passamojtti)

primo anno

//

Ministero

del

»

220

»

221

»

454

»

478

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483

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486

Vallesa

(181 l-lsir>). Sàggio di politica sarda, interna

ed estera, nel primo anno della Restaura-

zione (F. Lemmi) Echi di recenti pubblicazioni sulle rivoluzioni italiane

....

del 1820-21 (Carlo Contessa)

Alessandro Visconti, Su alcuni caratteri della Politica ecclesiastica del Governo Austriaco in Lombardia (Renato Sòrioa) Guido de Ruggiero, secoli

.

.

.

.

pensiero politico meridionale nei

Il

XV III e XIX (Renato Sòriga)

.

.

.

Romeo Manzoni, Gli esuli italiani nella Svizzera (Renato SòRICìA)

Adalgiso De Regi bus, / moti repubblicani dell'Ossola e del

Lago Maggiore nel 1798 (Giovakni De-Maurizo Vincenzo Gioberti, Pagine

scelte

prefazione e note (T.

di

edite ed inedite con

Pier Angelo Menzio

Buttini)

Martini Ferdinando, Confessioni e ricordi (Firenze Gran-

....

ducale) (Eugenio Passamonti)

De Rubertis Achille, U Antologia di Gian Pietro VieusseiU' (Annibale Bozzola)

......

488

Paladino Giuseppe, Il primo processo di Giuseppe Ric-

...»

ciardi (1834-35) (A. Bozzola)

491

Santorre di Santarosa, Delle Speranze degli Italiani,

opera edita per

la

prima volta con prefa-

zione di A. COLOMBO 'Achille Corbelli)

Albano Sorbelli,

Il

pruno abbozzo

della

«

Mia

.

.

»

ivi

pri-

........

gionia di Spielberg » di Piero Maroncelli (Euclide Milano)

496

NECROLOGIA. E. P.,

Giovanni Sforza

»

500


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