IL
RIS0R6IMENTQ ITALIANO NUOVA SESTE put>licata dalla
SOCIETÀ STORICA SUBALPINA SOTTO LA DIREZIONE
FERDINANDO GABOTTO con la collaborazione DI
G. E. Curatolo, P.I.RiNiERi e Teof.Rossi K DI iinolti studiosi di storia patria
VoLX IV {=Bsbs,Suppl.Kisorg.lS- 16)
ir ji IH roma - torino - milano Fratelli Bocca editori 1917 OM»la Monf.- Tip.Cooper»tiv« • BeUaton^BoMO • 0.
\92i
Fasi
RISORGIMENTO ITALIANO
IL
Nuova Serte pubblicata dalla
SOCIETÀ STORICA SUBALPINA
Nuove
Giuseppe Mazzini
di
lettere
Emilio Del Cerro nel suo Sidoli
dà scarse notizie
Mazzini e Giuditta
su
libro
soggiorno, che
sul
l'amica
del
grande agitatore fece a Napoli sul cadere del 1834 (1). Ben poco o quasi nulla si apprende in proposito dal carteggio della Sidoli col Mazzini e con Gino Capponi, che Rinieri vien pubblicando in questa Rivista (2). Qualche il cosa di più possiamo saperne dall Epistolario mazziniano edito a cura della Commissione Nazionale (3). Ma nelle ricerche istituite da quest'ultima presso l'Archivio di Stato napoletano, se si tenne conto delle Carte di Polizia, che fornirono notevole messe di documenti e di notizie, non si fece altrettanto delle non meno importanti serie provenienti dal Ministero degli Esteri. Ora appunto nell'esaminare sistematicamente quelle carte mi è avvenuto di trovare pre1
ziosi
elementi per
la
ricostruzione
con
cui accennavo, coi quali e
a colmare
la
lacuna esistente
dell'episodio altri
gli
nella
storico a
già noti mi affretto
biografia
di
Giuditta
Uà Sidoli, Torino, Emilio DblCbrbo, Giuseppe Mamm condo il Del Cerro la Sidoli rimase a Napoli fino due remo invece che v; ambre del mesi del P.
[i.akio
Sinibbi, Carteggio di GiudUk
Mazz
•
VIII
(<i/>/">rii
1915), p. UT e
nell'anno t836,
Mgg.
I
dubbi
all'epistolario masainiano, in
i
n /'/*• in
/
Itu-
-
Rivista d'Italia
mbrano afl
sulla genuinità
III
.
Imola. 1911, (>. L86 e segg. //
Miorg.itnl.,
XIV
1
Sidoli. Nello stesso
tempo porterò a conoscenza degli stu-
due lettere affatto sconosciute finora, che il Mazzini diresse alla donna del suo cuore durante il tempo in cui diosi
rimase a Napoli. Dell'intento dimostrato dalla Sidoli di trasferirsi da Firenze in quella capitale fu informato il governo napoletano dal gabinetto toscano per il tramite del conte di Lebzeltern inviato austriaco presso la Corte borbonica (1). Questi, nel dar
contezza riservatissimamente al duca di Gualtieri, che in quel momento sostituiva il principe di Cassaro nel Ministero degli Affari Esteri, del dispaccio ricevuto sull'argomento da Neri
non si ostacolasse la venuta della Sidoli in Napoli, sia perchè non si occupava attivamente di cose politiche, sia per conoscere con preciCorsini, fece rilevare l'opportunità che
sione
il
soggiorno del Mazzini (2). Il Gualtieri aderì subito e dette incarico
all'idea manifestata dall'inviato austriaco, alla Polizia di sorvegliare
rigorosamente
la
signora appena
Napoli (3). Lo stesso giorno, in cui il Ministro degli Esteri fece la relativa comunicazione al Del Carretto (6 ottobre), la Sidoli giungeva da Livorno col Francesco I
giungesse
in
e prendeva alloggio nella Locanda della Grande Europa al
Palazzo Sirignani. La Polizia, non occorre
dirlo, esercitò la
più attiva vigilanza intorno a lei, ai suoi movimenti ed alle persone che la frequentavano. Il relativo compito venne affidato ad uno dei più zelanti funzionarii, il commissario Vincenzo Marchese, uomo di fiducia del ministro Del Carretto,
(1)
Neri Corsini a Lebzeltern, Firenze, 28 settembre 1834 (Archivio
Stato in Napoli, Affari esteri, Affari riservati, 1835, fascio 8700). Ecco come il Corsini descriveva la Sidoli nella sua nota « Je dois observer surtout que la veuve Sidoli, qui parait presenter l'un des resultats individuels les plus marquans de l'education philosophique de nos tems, et qui port jusqu'au plus haut dégré l' enthousiasme pour di
:
les principes
republicains et le mepris pour toute espèce de réligion et de eulte, a forme dans sa tète un si etrange type de la dignité possible de l'espèce bumaine, qu'au mème tems qu'elle regarde en pitie les amis de la réligion et du tróne, elle n'a pas guère une plus haute idée des liberaux et des novateurs » \2\ (3)
Lebzeltern al d. di Gualtieri, 3 ottobre '34 (A. S. N., ivi). Gualtieri a Del Carretto, 6 ottobre '34 (A. S. N., ivi).
in uno dei suoi rapporti che l'amica e nel dominio della Polizia, quasi avtrovavasi Mazzini del volta da una tela di accorta e sicura sorveglianza scopritrice » (1). Fra coloro che si recarono a visitarla furono notati il banchiere svizzero Meuricoffre con la signora, il ne-
il
quale potè scrivere
goziante Lofflener console del Wiittemberg, il signor Fumacassiere coll'impresario
galli
Barbaia, Pietro
Ferretti, già
membro del governo provvisorio delle Marche nel '31, amico Giovane Italia, che viveva da la protezione del fratello Gabriele, nunzio apostolico presso la Corte Borbonica (2), un certo Falconnet, il giovane avvocato Carlo Poerio e l'altro avvocato Gennaro Bellelli, allora non ancora coinvolti nelle accuse di carattere politico, per le quali vennero tre anni dopo arrestati e processati. Il Ferretti si adoperò a cercare una casa per la Sidoli, che infatti passò ad abitare presso marchese Daniele Zappi in via S. u Teresella a Chiaia, diceva un rapporto della Polizia n. 10 (3). « Pare che questa Signora cominci a divenire il centro di moto dei liberali più distinti, che sono in questa capitale » (4). Malgrado ciò, l'amica del Mazzini non fu mandata via. Peraltro la corrispondenza di lei divenne oggetto di rigoroso esame. Dal governo toscano erano stati comunicati gl'indirizzi, di Mazzini e
del
pochi mesi
in
affiliato
alla
Napoli
sotto
il
—
cui la òidoli si
serviva per corrispondere col suo amico, e
si
saputo che
era
—
ella
scriveva a M. r David Hemerling,
Berna, ovvero a M. r Stepany Griegg, Genève, ovvero anche a
MS Kunz epicier, Rue de la Croi.v d'or, n. 22, Genève.
Il
Mazzini, a sua volta, dirigeva le lettere a M.™ Judith Bel-
lerio veuve Sidoli, essendo cessata ogni ragione, dopo che la
signora era stata tollerata dalle varie Polizie, di servirsi
nomi
dei falsi
I
>el
II
di
M."" fantine Gerard nèe Bovis, o di
M
Carretto a Gualtieri, 20 ottobre
Ferretti gittnM in Napoli da V
i
nel nini
Polizia napoletana aveva cercato di impedirgli lo sbarco, ma. |>er l'in'ìnzio,
terv*-:
aero, non vi
che ne Boriose appositamente al Affari rùtervatì,
ri
*
(b) \
Del Carretto li. a
id., 9
i
ì
ottobre
;
_4— Thcrèse Grentz{\). Il commissario Marchese ebbe incarico aprire, leggere e
di
giungevano
alla
prender copia per
posta
di
la Sidoli,
tutte le
che
lettere,
e che ella
mandava
darne comuDel Carretto quantj al mini-
agl'indirizzi sopradetti o a qualsiasi altro, e di
nicazione immediata tanto
al
stro degli Esteri, facendole poi stino.
Marchese
Il
compito, trascrivendo rilievo
i
proseguire per
in principio eseguì
le lettere del
punti che, a suo
modo di
il
loro de-
minuziosamente il suo Mazzini e mettendo in vedere, potevano mag-
governo. Di quelle della Sidoli si limitava a dar notizia, indicandone sommariamente il contenuto. Ma poi, col passar del tempo, non trovandosi accenni di carattere politico nella corrispondenza esaminata, si adottò
giormente interessare
il
il
sistema di trascrivere solo alcuni brani delle epistole maz-
ziniane lunghe e stese nel solito carattere
qualcuna non
fu
addirittura
copiata.
minutissimo, e
Avvenne anche
di
qualche lettera che, per risparmio di tempo, se ne fece una sola copia da servire per
il
ministro degli Esteri,
quale
il
non curò di restituirla alla Polizia. Le copie rimasero quindi nell'archivio di quel Ministero, dove la Commissione editrice non fece le dovute ricerche. La prima lettera diretta dal Mazzini alla sua amica in Napoli capitò nelle mani del Marchese il 27 ottobre 1834, e ad essa ne seguirono altre undici, di cui l'ultima, in data 2 marzo 1835, giunse quando la Sidoli era già partita per
Roma. Delle dodici lettere sette furono pubblicate a cura della Commissione di sulle copie esistenti nelle Carte di Polizia, due inedite sono quelle che riporto appresso dopo averle tratte dalle Carte degli Esteri; ed altre
tre,
e cioè
Mazzini scrisse fra il 16 novembre e il 21 dicembre 1834 e una terza del 18 gennaio 1835, non si rinvengono in nessuna delle serie dell'Archivio napoletano, certamente perchè non si ebbe cura di copiarle (2). La Sidoli a quelle che
il
Fossombroni a Lebzeltern, 21 ottobre '34 (ivi). Ciononostante la dicembre, che riporto appresso, è diretta a M. m * Henriette Wild, Evidentemente il Mazzini e la Sidoli, avendo capito che 1
lettera del 2
1
la Polizia apriva le loro lettere, volevano (2)
Per
le
lettere edite dalla
eluderne
la vigilanza.
Commissione v. Epistolario,
III,
135,
—5sua volta scrisse varie lettere
al
ma solo di due
Mazzini,
si
trova traccia nelle carte suindicate, evidentemente perchè
il
Marchese, non riscontrandovi nulla
di
importante,
si
li-
mitò a leggerle senza farne neppure rapporto (1). La mede-
sima signora fu in corrispondenza da Napoli anche con Gino Capponi, al quale chiese commendatizie per Roma prima per quella
di partire
città (2).
Ed ora è bene porsi un quesito. viaggio della Sidoli in Italia, o fu Ebbe scopi politici esso determinato da altri motivi? È noto che l'amica del il
Mazzini seguì il grande agitatore in Isvizzera allorché nel giugno del '33 dovette abbandonare la Francia per mettersi sicuro da un arresto inevitabile. Ma non
appena l'esule andò a stabilirsi a Montpellier, ove era già stata col marito ed ove questi era morto. Senonchè non passò che poco tempo e la Polizia le intimò lo sfratto (3). Dove andare? Ecco il problema, che dovette porsi allora la Sidoli. Tornare in Isvizzera non poteva, perchè altrimen'.i non ne sarebbe uscita. Andare altrove non era facile. Non rimaneva che tornare in Italia, dove aveva lasciati figliuoli ed aveva ormai tutti suoi affetti e al
salvo, la Sidoli ritornò in Francia e
fu in
i
i
i
suoi interessi. Certo, bandita com'era dagli Stati estensi,
Fra esse, quella del 16 novembre *Bi è in-
i79.
158, 165, 184, 2
dicata come
nel rapporto del Marchese, che l'accompagna, mentre
.testa
l'altra del 21 dicembre '34, che riporto qui appresso, è data come no/ut. Evidentemente le due intermedie sono andate perdute. Alla lettera del 18 gennaio '35 accenna il Marchese nel rapporto del 28 febbraio delio o anno, dicendo che «era composta di poche linee » e che conteneva «espressioni tenere, proteste d'amore e non altro » ^Epistolario, III. 1
Che la Sidoli
indirizzasse varie lettere al Mazzini risulta chiaro
Ma nei rapporti del Marchese si parla di due soltanto, una del novembre H4 e un'altra del febbraio ';ió. Di una terza scritta dalla Sidoli il 7 ottobre si ha notizia indiretta dalla lettera mazziniana del 25 ottobre, ohe pubblico <jui appresso. i
egli
le
scriveva.
dita dalla Francia risulta d i,
i
Milano.
I
Dora
che era con
Mk.i.i.i, \ki. 'ki.
lei
•
int
llier.
al
Melegari,
Itali
Ckkkm, p, 106 e Himkki. p. 108.
s'illudeva di poter rientrarvi direttamente
non
;
sperava sol-
tanto di avvicinarsi a quei luoghi, aspettando l'occasione di porre in atto il suo proposito. Scelse pertanto a sua dimora la Toscana, paese limitrofo alle terre di Francesco IV,
dove relativamente si godeva di una certa libertà. Naturalmente la proscritta del '31 non poteva metter piede in nessuno Stato della penisola che con falso nome. Demostene e Olivier le procurò un passaporto al nome di M.'" Pauline Gerard née Bovis, col quale la Sidoli sbarcò a Livorno nelMa la Polizia del Granduca non tardò a identificarla e le intimò di uscire dalla Toscana. L'ordine di espulsione però fu subito revocato, perchè si sperava, per l'ottobre del '33.
il
tramite di
Sidoli
lei,
istituì
si
di
allora
aver notizie del Mazzini. Intorno alla una vigilanza così rigorosa, che ella,
dopo circa un anno dal suo arrivo, procuratosi un passaporto dal console svizzero di Livorno, s'imbarcò per Nasettembre 1834). Il resto è noto (1).
poli (27 Il
momento in cui la Sidoli partì per l'Italia potrebbe ap-
parire
significativo
dal
punto
di vista politico,
se
ella,
in
anno in Toscana (e vi sarebbe rimasta più a lungo, se il governo l'avesse permesso), avesse percorsa la penisola con maggiore rapidità. Nell'otfermarsi per circa un
luogo
di
tobre
del '33
sario sicuro
Mazzini poteva aver bisogno di un emisil ed intelligente per riordinare le forze disperse
della organizzazione
dopo gli arresti e
le fucilazioni negli
(maggio-giugno '33) e il mancato scoppio dell'insurrezione e gli arresti nel Napoletano (agosto '33) poteva
Stati Sardi
— aggiungo — aver bisogno
;
di mettersi in diretta comunica-
zione con le congreghe provinciali per preparare
il
nuovo
movimento, che terminò poi nell'infelice spedizione di Savoia; ed è anche ammissibile che per riallacciare le file della cospirazione, spronare gl'incerti e tener alto il morale degli affiliati, si servisse dell'opera di una donna e anche della donna da lui amata, sebbene ripugni davvero a credere che pel'apostolo esponesse a cuor leggero la sua amica a tutti i
lli
Corsini a
capp. II -V.
Lebzeltem, 28 settembre 'SM
cit.
e
cfr.
Del Cerro,
—
/
che poteva offrire un'impresa di quel genere. Ma sta in fatto che la Sidoli rimase in Toscana fino al settembre del ricoli
che soltanto allora andò a Napoli, che passò a Roma non prima del marzo dell'anno successivo e che vi rimase quasi tutto quell'anno. Ventiquattro mesi e più non sono troppi per una missione politica, quando si sa che il Mazzini, il quale l'avrebbe provocata, scelto il suo piano d'azione,
era preso dalla febbre ardente di tradurlo immediatamente in
atto?
Del Cerro, che
11
in
un primo momento credeva
missione politica della Sidoli, aspettò a mutar parere
alla
che si pubblicassero ziniano (1);
due primi volumi dell' Epistolario maz-
ma in verità dai documenti, di cui egli potè di-
da principio, non
sporre
fin
possa
far ritenere
varie Polizie,
dere
i
attinge nessun elemento, che
tesi, se non il sospetto delle sempre molto guardinghe e propense a ve-
ogni forassero, che piovesse nei proprii Stati, un
in
— nonostante
il
Né
fornisce
prove
giudizio della Commissione editrice
— che
emissario dei cospiratori.
V Epistolario
venisse inviata a far propaganda in Italia dal Maz-
la Sidoli
o da
zini
si
vera quella
altri (2).
—
È vero che, per usare la frase del Ri-
nieri il quale recentemente ha sostenuto che il viaggio avesse scopi rivoluzionarii sarebbe ingenuo aspettarsi di trovarne un qualche indizio più o meno esplicito nelle lettere, che due si scambiarono nel tempo della loro sepa-
—
i
razione. Ma Y Epistolario
secondo me fortissimi, per escludere che il Mazzini mandasse la Sidoli a far propaganda. Egli, scrivendo alla madre, chiamava <
pazzia pericolosa >
Italia al
«
risoluzione dell'amica di portarsi in
la
per abbracciare
contiene elementi,
i
suoi bambini » (3), e nelle lettere
Melegari seguì con trepidazione le vicende di
lei,
do-
quando le sospirate notizie tardavano non aver potuto distoglierla dal proposito formatosi 11). Quando poi la seppe arrestata nel tentativo. lendosi, specialmente
ungergli, di
ì
folario,
3
I
i
wtttmbn
I
alla
madre:
«
I
-t'ora pur
liti
- 8— che aveva fatto di passare da Firenze a Lucca, scrisse fu arrestata Rosales: «La mia amica è arrestata; mentre passava da un territorio all'altro, non potendo più vivere in Toscana per le infinite vessazioni, che d'ora in ora le si facevano » (1). E non altro. Neppure un motto che al
indicasse un senso
rimorso nel saperla
di
in
carcere per
pare signifi-
causa sua? Via, è un po' troppo! Al Rinieri
Melegari del 6 ottobre '33, ma, se ho letto bene, non contiene nulla che autorizzi a creder vera la tesi dell'egregio studioso. In essa il grande agitatore si cativa
lettera al
la
dichiara grato all'amico per aver confortata la Giuditta nel
momento della partenza, mentre egli non aveva potuto cedeterminazioni » che col Melegari stava prendendo
larle le
«
per
spedizione
la
esposto.
«
Io
i
pericoli a cui si sarebbe
ho un presentimento
— scriveva allora — che
in
Savoia, ed
vedrò mai più (quale se non quello della morte ?). Per lei era meglio ch'io non l'avessi veduta mai; e l'ho travolta nel mio destino (la Sidoli era stata bandita dalla Francia per i suoi rapporti col Mazzini), e n'ho rimorso
non
la
quando la vidi avea pur giurato a me stesso di non amar più persona del mondo. Ora il sacrificio (del Sopravviverà un affetto, e tu vedi distacco) è compiuto e non sai tutto. Possa ella almeno viver tranquilla sino all'abbraccio dei suoi bambini. Io non posso farla felice, ma
vero, perch'io
l'amo » (2). È in queste ultime frasi l'accento accorato
amante, che vede allontanarsi per sempre
la
di
un
sua amata, e
anche senza di lui si sente l'eco del dolore per l'affetto, che teme non sia più corrisposto. Ma nulla, proprio nulla giustifica in quella lettera il sospetto che nell'augurio di esser felice
il
Mazzini mandasse
la
sua amica
in
l'insurrezione. Sembra al Rinieri che in
Napoli e
in
la
a organizzarvi
Sidoli
cospirasse
Roma soltanto perchè in quella
dato grave dolore»
(ivi,
vera, povera Giuditta! fatalità.
Italia
Perchè andare
p. 91), e
il
— perchè non ho potuto svolgerla?
(1)
Epistolario, III, 87 e cfr. Epistolario, li, p. 111.
«
Po-
travolta: perchè tu vedi eh 'è
p. 121).
(2)
ebbe
mese appresso al Melegari:
La fatalità l'ha là
città
Del Cerro, p. 216 e segg.
»
ivi,
9
-
Ferretti, ed io posso aggiungere il Poerio e il mentre si trovava nell'altra, il Mazzini le chiese notizie della congrega di Napoli. Ma non ha pensato il Rinieri che il Ferretti era a Napoli, quanto a liberalismo, un dormiente e che la posizione di fratello del Nunzio pontificio gl'imponeva di starsene più che tranquillo? (1). Né
fianchi
ai
il
Bellelli, e,
Bellelli, documenrimuovono dalla opinione che ella in Italia si occupasse di tutt'altro che di podue giovani erano attratti allora più dall'amore che litica. dal resto, e le sciocche accuse, che vennero fatte ad essi tre anni dopo, erano infondate, tanto che ne furono prosciolti completamente (2). Quanto poi alle notizie richieste dal Mazzini, ecco le parole che al Rinieri sono parse rivelatrici « Cosa pensi di quei giovani che hai conosciuto? fin dove sono giunti in confidenza politica con te? t'hanno detto di aspettare un mio viaggiatore? » (3). Domanda rimasta senza risposta, e che il Mazzini rivolse alla Sidoli incidentalmente, sicuro che sarebbe riuscita inutile. Infatti, dicendo fin dove sono giunti in confidenza politica con te, il Mazzini dimostrava chiaro di sapere che tenore delle conversazioni svoltesi fra lei e liberali napoletani era stato ben diverso. Infine se il grande agitatore sperava sempre in questi uli
rapporti della Sidoli col Poerio e col dalle informazioni poliziesche, mi
tati
1
:
il
i
aspettava ad ogni istante
timi e
lo
scoppio
di
un'insurre-
zione nel Mezzogiorno, che non avveniva mai, ciò non significa
a
che
egli
vi
implicasse
la
sua amica. Concludendo,
me pare che, allo stato dei documenti, lo scopo rivolu-
zionario del viaggio della Sidoli non sia punto provato, e
che
ella,
bandita dalla Francia, venne
avvicinarsi
ai
suoi
figli
in Italia
soltanto per
e per rivederli appena ne avesse
possibilità.
la
1
Dalla lettera de] ni,
lungi
<1h1
litori
'25
ottobre, ch« riporto appresso, risali
raccomandare
la
àé\l'Epi$tolario
sua amica al Ferretti, 1. 99*100), ignorava pei
-se a Napoli.
-imo qui a fatti lavoro
in
di
cui
mi
preparazione. pp. r_'t;-i27, leu. del a aprii
D
un
— 10 Ed ecco le due lettere del Mazzini rimaste
finora
sco-
nosciute (1): i.
ISoleure], 25 ottobre [1834].
Chère amie. Depuis ta lettre du Lazareth je n'ai rien eu de toi. Peut-etre, est-ce lVttet
du retard, que les lettres subissent en venant du point, au quel
tu les adresses jusqu'à ce petit village, souvent oublié. Je le quitterai
sous peu de jours, coùte qui coùte. Je ne veux pas ètre, dans tout ce que j'ai de plus cher dans la vie, à la merci d'un garcon de bu-
reau ou d'un messager de montagne. J'ai assez de contrarietà dans
ma vie pour que j'aie à me soumettre encore à d'autres, qu'un changement de sé.jour peut m'eviter. Demain peut-étre j'aurai de tes nouvelles, et je t'en dirai un mot, car ma lettre ne peut partir que demain. Aujourd'hui que te dirai-je? Je suis triste, maussade, inquieterai rèvé toute la nuit de toi
— des rèves étranges, incohérens,
tela
que je ne les aime pas; car ils m'apportent ton image au mi-
lieu
d'un tourbillon d'ètres et de choses étrangères, et moi j'aime
à te voir seule; et lorsque je pense à toi, je crée un bité, desert, et je te
monde inha-
place là et moi à coté de toi, et deux minutes
après j'y place aussi tes enfans, car je crois
lire
dans tes yeux une
douleur inconnue, la pensée de ta vie. Seul presque toute la journée,
mème engagé
je ne fais rien. Je m'etais propose d'écrire, je m'étais
à faire quelques petits travaux pour une Revue, mais sìble
de tìxer
il
m'est impos-
ma tète sur un sujet quelconque. «Terre dans le vague.
Je pense à je ne sais quoi. Je plonge dans l'avenir, et je m'y perds,
sombre et froid dans mon avenir. Tes lettres seules me mème l'avenir. J'attends donc ta première lettre avec une véritable impatience; puisse-t-elle m'apporter un sourire et des bonnes nouvelles! Jusques-là, je suis come une harpe oubliée: joie, espérance, amour, oubli des ennuis de ce monde, tout est en elle, tout dort sur ses chordes, mais il faut qu'une main familière car il
fait
font tout oublier,
Vienne réveiller tout cela. J'ai écrit pourtant quelques lignes; elles serviraient de dedicace, d'envoi au livre que j'écrirais idées, que je t'ai énoncées, si tu le voulais. C'est
d' après
les
donc à toi qu'elles
s'adressent. Je ne puis pas les transcrire ici, mais elles te disent en
substance que les expressions des passions, des orages, des pensées secrètes. qu'une page en un mot de l'histoire du coeur de l'homme qui
(li
Trovansi in A. S. N., Affari Esteri, Riservati, fascio 3700.
-
11
oe peut étre adreesée qu'à
.
peuz
uh' cunii
toi,
droit, pule
^le
t'aj
eomprohdre, puiaque de toi seule je voudraU
la
en qaelque sorte, en
labiliteraia
mdme que tu tu
<, celles là
toutee m<
une tendance
qui te déplait, je ne sais pourquoi, que j'iguore, que je ne formale ni
:.
aurais jamai.s en vue en écrivant, mais qui peut
dans toul
ce que j'écria, Inaparue, furtive. Sais troni
re est placCe
!"
suis dàna
.le
que
tu
une petite chambre, doni la
en face de l'Oberland, sans feu, sans tnoyen d'en
Or depuis
:abits d'hiver.
trois jours
rude cornine
billons, pluie qui géle et détruit en tombant; tout s'e>t et la nuit
il
1'
hiver
tout commencement: vent glacé, tour-
fait si
froid
dans
la
déchaiaé dans
chambre, qu'il me serait
nwn manteau. Je m'en enve-
-sible d'y tenir, si je n'avais paa
en lisant ou en écrivant J'oublie
le
en t'ecrivant.
froid
et
une chaleur inconnue me monte à la poitrine et a la tòte; mais je 9 du froid en régardant ma main et le bout de m< xtrèmement doux en ne violet. Gomme l'inver t
|
e,
un parait croire à un dédommagement qu' il vomirà.
donnei* eette année. Cette
menace a eu beaucoup d'inlluence sur la*
mination qui a fan partir F[abriziJ pour Barcelone. D'autrea sont partU avec rir
:
recois ;
lui.
mais tu ne
les
connaia paa. L[ambertiJ vient
pour Paria. Augustin (}) a'y, trouve lettre* arriveea
les
à
déjà.
Berne ju8qu'au
encore deux jours d'attente. Tour ce qui
l'inquiétude, que je croia t'avoir rien; j'en soia
17;
il
n'y a rien
faisait le sujet
de
exprimée dans ma dernière lettre.
méme point llon Dieo, ai je ne re
toujours au
erai encore plus mauaaade Cette lettre c'osi déjà i
un
tei
point,
•evoir
que j'aime mieu\ à ne
une
\
auffirait elle seule
lettre, qui
ver dans l'eapoir
pour ebang
qui fermento en moi.
Vietoirel Voia-ta
ai
&* attendre, je
.r
paia au
moina
ina de recevoir ta chèr< un aonrire aana m< -e du 7 n.° 1, et j*ai beaacoop d'euntiis pur d';u. e te aoaria comme f ópanoaiataia pour la Il
mais je
iait
D'ai
(roid
plus
comm<
lrold. é1
,
lus fori
l'attendala col ;ue toojoara d'une mani. -re qui contribuì
rimbrunir. Ta lettre 1
U ;dini.
tal
do
;
«or de r bivar, il
— 12 — amour m'est necessaire, comme l'air aux poumons, vois-tu. Moi ,je ne te dirai rien; tu sais que je t'aime et comment je t'aime: mes joies te l'ont appris, comme mes souffrances, et tu es assurée
maintenant
de mon amour, quoique tu en dises, plus encore que du tien. Tu sais
que je n' ai plus que des idées et une source d'émotions, et que cette source est en toi. que joie et douleur ne peut me venir que de toi, que le secret de mon existence future, si tant est que ie doive en avoir une, est en toi; tu sais aussi que j'ai maudit cent fois les idées,
parceque tu ne sympathisais pas avec elles, et que
je fai beni toujours, mème lorsque tu me donnais de la douleur. Tu
en
sais
fin
que
si
le
hazard,
le
travail de ton
intelligence et la
mes idées
conscience, lorsque tu veux ètre juste envers moi, que bien
de nuire à
loin
faisant sentir, là
de
mon amour,
sont peut -ètre
comme je sens, une condition
de
en
me
ètre, et
par
[utiles],
mon
ma manière d'ètre individuelle, qui n'est désormais plus autre
chose que
t'
—
aimer, m
si,
dis-je, ces
causes
réunies pouvaient
là
détruire cette espèce de répugnance que tu parais avoir, en serait la joie la plus pure, l'événement le plus
heureux, le plus important
de ma vie, puisqu'il détruirait d'un seul coup les craintes et les
in-
me viennent souvent pour la durée de ton amour, non pas comme à toi pour rive, mais trop sérieusement quelque fois. certitudes, qui
Tu sais tout cela, puisqùe tu
sais fort bien
que tous ces jours de
silence j'avais une idée fixe, et c'était ta première lettre, et qu'après
domain, quoique en
me taxant moi-mème d'exigeance injuste, je re-
commencerai à avoir une idée fixe, et ce sera celle de ta seconde lettre. Je commence à compter la vie par tes lettres; je dirai bientòt, je crois, le troisième jour de la première lettre,
comme les Turcs
de la première lune. Ont m'a accuse, il y a quatre à cinq jours, de tomber, à chaque instant et avec une sorte de voulais braver la langue, dans d'io
fierté,
comme si je
un idiotisme en disant me au lieu
au commencement du discours, et en vérité e' est à faire fris-
sonner les pédans; mais c'est un souvenir si vivant de toi et de tes velleités
d'indépendance lombarde, qu'il s'est incarné en moi, et je
ne puis, ni voudrais plus m'en délivrer. Quelqun
fit
cette
remarque
inattendue, et je t'avoue que j'en fus charme, car j'aime tout ce qui, toi, s'identifie avec moi. Les cheveux te tombent, et à moi donc? C'est ton agitation nerveuse liabituelle, c'est ta fièvre de pré-
étant en
vision, de douleur, de lutter contre -cela. Si tu
la fatalité des
choses, qui fait
pouvais réussir à te calmer un peu plus, du moin pour
un peu de tems, tu verrais ce phénomène diminuer en suite. Pour •ce qui est de l'avis charitable, que tu m'en donnes
pour me préparer
- 13 àme seulement, je te suis intiniment oblile, mais
tc»n
mme cei
onnage que tu ooouaif
•
ne fractiouue pas, oomme tu
io. Je
foia
A
mon égard j'aime en :
t'aime de la tòte aux piede, àme. e
ta
comme ta douceur, ta voix comme
eux,
fi»
coeur,
ìt,
tout ensemble, tori front comme
capnees, mollesse, dèlie
musique
la
point
ina isoler, sana séparer, sana individualiaer, à tei
que je serais embaraasè à dire tei trait isole" de ton visage, tandiaque d' inspiration
peindrais
toute entière.
Que je te
gre,
sais
ma
noble et sainte Judith, de ta damiere inspiration à Florence, de ton
dernier adieu à eette
En effet c'est là qu'est Florence un bel bon peut t'ètre utile, actif comme il est dans une
ville.
uvenir. Je suis bien aise que tu aies rencontré ce
Ferletti] à Naples;
il
foule de e
tu une sensation que tu pourrais avoir à Naples.
s
menager une oecaaion sans les l'isolement? C'est une soirée aecompagnent mille inconvrniens, qui musique ou s'est réfugiée musique italienne, cette c'est la d'opera, ut
pourra
il
peut-ètre te
lui
ion de tant de choses, de tant de souffrances et li
Naples
ne peuvent s'exprimer autrement en
est bien
du reste
comme tu le dia inférieur à Rome sous mille rap-
pendant plus une
de tant de
Italie, et
lea
BOUTenira bistoriquea ne manquent pas là. non
sur ce sol (oulé par
Spartanea, seulement il faut les
les
Rome ils sont là devant vous à chaque pas que vous faites. Ne commence pas à ètre inquiète lorsque tu es liei-
et lea trouver; a
doiqinée par cette espece d'imliHV-rence, qui te premi à >>
.
la
vii-
donc do instant qu'en éloignant nième ma
car ce serait t'imposer trop, je payerais
aio)
de ma
ine quinzaine de jour ciel qui l'eoo aie,
si
cette fallile vie ne t'Itali pas
bien
al
Feri [etti]
pour
atea de Goatave(l). •
inni ; toi est
11
flette «l'en
d'étre bien lefe deoa te
flemme de boa
salutatiuns tyani
rèehapper. Moi je Buia e
n'est
ehoix,
immani peni en
<l»-
Ailieu. I
ena. (2) _'11
A questa lettera
novembre
"84,
in
CO
;>orto
•
>
in
tiien
une recom-
manière (Tètre et de m'ev
ree tant d'amour un ètre
•over ponr la
les
sonni toojoDri
FUen de Douveaa póur le n
mandatloo
coneervée. Salae
reeois
rilievo quel
del
Marchese
ohe
il
Ma
iu
— 14 — II.
leure], 21
décembre [1834].
Ma olière, Je t'écris avec de Tenere qui ressemble à l'eau;.j'ai fait demander
de Tenere au village, mais on n'écrit pas au villane, pas mème le ministre, a ce qu'il parait; il faut dono que j'attende deux jours en avoir, et que tu t'abymes les
yeux pour lire. C'est une des consé-
grande civilisation, qui fait pleurer d'émotion M. r de Sismondi, l'heureux morteli II a parcouru dernièrequences entre autres de
la
ment l'Emmenthal, il a róvé l'Arcadie, il a vu le bonheur partout, le lait et le miei dans toutes les chaumières, il a parie, on ne lui a pas répondu; que faut il de plus à un grand homme que de pouvoir parler toujours lui seul? Alors il a pensé aux républiques Suisses,
à cette jolie bigarrure, qui n'a point de nom, et il s'est extasié sur leur durée puisque il ne le pouvait pas sur leur importance; alors il s'en est rótourné chez lui, et s'est mia à écrire une brochure contre ceux qui, dit-il, n'ayant pas de respect pour les vieilles choses, pensent qu'il vaudrait mieux donner un peu de force à cette vénérable vetuste 11 les a appellé inquiete brouillons, dangereux personnages, il leur a dénié
le droit
leur propre maison, et
il
de parler, de penser, d'écrire hors de
a imprimé tout cela, son nom au bas, pour
Tédification de ses braves amis de Paris. Et moi je viens d'en finir
Pardonne-moi dono cette digression au commenceNous sommes aujourd'hui au 21 du mois, je crois, et depuis ta lettre du 20 novembre je n'ai pas recu une ligne la lecture
(1).
ment de ma
lettre.
de toi. J'ai bien de tes nouvelles en date du 2, mais ce n'est qu'un mot, et puis mille mots d'un autre sur toi peuvent ils me tenir lieu d'un seul écrit deta main? Je suppose que
la
course de M. r Leon
a Paris, sans laisser de remplaceant pour me remettre tes lettres, en est cause; il doit revenir sous peu, et je m'attends à recevoir veva del suo luogo di dimora. Due giorni dopo, il 22 novembre, il Marchese dava notizia di un'altra lettera diretta dalla Sidoli al suo amico In essa non si parla « in Berna coli' indirizzo di M. r David Hemerling » che del suo stato di salute, del suo afletto per diceva il Marchese .
—
—
Mazzini, delle sue noie, delle sue irresolutezze, e vi
si
osserva una con-
tradizione di idee e di principii, che ha moltissima analogia colla maniera di pensare di esso Mazzini, per cui questi due individui sembrano
assolutamente fatti l'uno per l'altro. Nulla vi
si
legge in linea di po-
litica ». (1)
Per questo scritto del Sismondi, a cui il Mazzini rispose, v. Epi-
stolario, III, passim.
- 15 — ine ,je re-
une lettre demaia matta, mais je n'aurais dana ce cas que le
e
tems de t'en dire un mot; j<
it,
man.
Ione, tant sui peti de
humeur non pas contro tot, mais contre les
aellea qu'eHe*
qui m'empéchent de reoevuir tes Lettroa, contro moi anse
tu l'alme mieux. car il n'y a rien au monde, qui
méme. Ce
n'eel
m'ennuye plus que
qn'aaz joora dans lea anela je recoia 'ics Lettre*
•us surtoiit qui m'apportent des lettres roses, que je
mea yeux; c'eai un reflet
ible à
en
raoi, e'est
<le
toi, que
j'aime alors
ce quelche chose que tu dis aimer sana que je sache
poorquoi. J'ai tes jolies pantoiiilles. J'aurai voulu les faire
méme. .l'ai èie prosqoe Inoertain. si je devaia tea faire faire; L'idée n travail, l'oeuvre
de tes raains allait passer sous
les d
d'un bipede à face humaine, qui parie l'allemand. Entìn je
ne vomir.
et tu
ii.
hler, elles
ire que le premier jour, c'est
à dire
m'ont produit aux jambes une sensation cornine dVlectrirépandait, une suite
de frémissement, un fourmille-
ment inexplicable. 11 y a tant de neige autour de moi, que les > •»mi\
me font mal. Pendant trois jonra rigonrenx. Qnetave jour, pour Paris;
il
pari
n'a fait qu'en
il
tomber; le
froid
anjourcThui, e'eaj à dire ou point da
va mieux,
il
n'est plU8 sourd.
preeque n'en du
moins. Je crois que ceci est du en grande partie à une crise violente. qu'il a
eu à propoa de
trarne
;r.
femme, qu'il aime, crise domestique en|ui a atì'ecté son phisique pendant une journée entière. Maintenant il va chercher un emploi à Parie: penttrouvera til autre chose: je ne crois pas qu'il chance, ou
\
qu'il
la
jiiu»
oublier facilement; mais d'une
nature tonte sensation
comme il est, le tourbillon pariaien peni lui amener une dietraction à l'idée tixe qu'il nourrit. Je crois cependant que, s'il obtenir
séjour, et bientòi
1:
projet de Fab[rizi], qui
est
aprèa
ma
:
joindro; l'envie
Ini
i
utile,
il
L[amberti] je ne sais plus rien:
Barcelone, protend
à
|
une oocnpation
pria de se
bé
ti
anroir
eu
le
chol
de Londroa pour aller
:•
Dure aoldal
qu'U
pour lui. Je ne com
meni on peni ètre loldat aiUenra qne dana bod paye, on autromenl que par circostance. Depnii danx ilaia te demander
m
prodiga
d'
par d'antrea Idéea DÌ8*moi, ae-ta repria 1
Ferdinando Ruffini di Modena.
'i
,1!
""' M,n
di! Quelle
est
'
renna* en l'idee qui
•
t'
— 16 — mie la piume à la main, l'idée que tu comptais exprimer dans leconte? Que disais-tu dans ce ligne d'introduction, que tu m'as écrit presqae instinctivement/ Pourquoi es-tu si laconique dans ces choses
Moi
1
là:
si
je
excite
le
le
pouvais, et
si
d'ailleurs ce que je fais, ou pense, ou
intérèt,
comme tout ce qui vient de toi
mien,,je te dirais tout, la
moindre des choses. As-tu trouvé
écris pouvait
exciter ton
quelques livrea? quelques journaux? Pour ceux-ci je
le
crois
diffi-
As tu été au spectacle? Si je te demande cela, c'est que tu ne m'as pas rien répondu à ce que je t'en avais dit, je crois, dans me»
cile,
premières lettres, car j'ai bien songé à l'etàt de ta sante, qu'est probablement un obstacle de plus. Comment sont tes lèvres? J'en ai écrit tout de suite à mon pére, mais je n'ai pas encore de réponse: il faut tant de temps pour ces lettres! Je lui ai écrit par
une sorte de besoin, car il lui faudrait peut-ètre savoir beaucoup plus,
que je n'ai pu lui dire sur cela, pour donner un conseil, qui le dit bon médecin. Pourquoi
peut ètre serait bon, car tout le monde
ne m'as tu rien dit de quelque chose de toi, qui a trait à l'Ambassade francaise? C'est de Paris qu'on m'en a écrit, bien entendu sans
me dire d'où on le tenait. La soeur du Cel[este] (1) me fait toujours demander de tes nouvelles.T'aimait elle lorsque vous etiez ensemble? Est elle capable de te comprendre? Dal Pozzo (2), l'auteur de cet écrit. qui peint la félicité, que l'Italie pouvait obtenir sous l'Autriche,
est en Italie.
11
a passe deux mois à Milan. Ensuite
il
en est parti
pour Rome. Us[iglio] (3) et Jean (4) s'adonnent aux spéculations. Ils ont achété une quantité d'ouvrages en paille pour les revendre, je crois, à Gènes. C'est ce que m'a dit Jean, que j'ai vu pendant deux jours. Tout le monde cherche à se caser, à s'ouvrir une route, à se occuper comme s'ils avaient de l'avenir dans leur position! Je n'y
me concois pas moi mème, et me persuade que je n'ai rien de commun avec
concois rien, ou mieux encore, je ne
de plus en plus je
monde. Je pense, pas ris, envisage present et avenir d'une toute
le
autre manière. Je marche à travers
le
présent,
comme à travers
quelque chose qui ne m'appartient pas, qui m'est étranger, un
ment du quel j'ai hàte de
sortir. Je
èie-
répugne encore plus à toute
pensée d'avenir individuel, materiel. Je croirais faire de l'ironie sur
moi mème. Le monde tremblàt-il sur son axe jusqu'à changer de il ne peut, il ne pourrait créer un seul un seul instant d'a-
pòles,
1
1
Virginia Menotti.
Ferdinando. (3) Angelo. i2
i4)
Ruffini.
— 17 — Moa avenir n'ctait. n'est. ne
venir poor moi.
peut ètre qu'en
eompter sur Ini da brouillard autour de rame, ("est aa ì
anjourd'niii ah moina; j'ai
l
>ur me rappeler qae je vis, il me laisse apparatóre à deicore là pour mi voilée ton image au milieu de tea enfans. eelui qui anno de la manière doni je faune un voeux, c'est un espolr air meriter qu'on vive; mais au delà de cette
A? .le ne
sais.
ferme
Je
les
yeux
d'instinct, cornine
qnelqnn qui craint la vertiire en vue d'un gouffre, que l'oeil ne peut :
(1).
*
*
*
L'infaticabile Luzio nel suo recente libro su Mazzini car-
bonaro ha pubblicato alcuni nuovi contributi all'epistolario quali una lettera interessantisdel grande agitatore, fra sima del 17 febbraio 1833, in cui egli lanciava l'idea di una Federazione Europea della Gioventù, primo passo alla grande Federazione Europea di Repubbliche associate fra mezzi possibili. L'egregio editore ha creduto loro con tutti che il Mazzini scrivesse quella lettera al Garnier-Pagès e si è meravigliato come mai egli stesso, nell'altra lettera del 21 settembre 1833, potesse dire al Melegari di non aver avuti rapporti con quell'uomo politico da un anno e mezzo (2). Senonchè l'apostolo nel febbraio scrisse non al Garnier-Pagès, nel quale aveva poca fiducia, ma a un Garnier studente, suddito del Baden, che domiciliò a lungo in Francia e venne arrestato a Carlsruhe ai primi di maggio dello stesso anno '33. La lettera del Mazzini fu sequestrata tra le carte del Garnier, e, comunicata in copia alle varie Polizie, servì a rivelare parecchie cose (3). Resta così chiarito il dubbio del Luzio i
i
-•e la copia,
essa trova
ma la lettera ha tutta l'aria di essere intertao
il
Marchese
solito rapporto del
n copia una
Mazz;
ito
mese
e
diretta
in «lata
aia di
i
alla
Signora
Wild •. I
verno borbonico ne H Berna 0. Tachudy,
matico a
un rapporto intorno all'arresto da
li
i.
\iv
dal il
prò]
quale
Ioato la
.
lettera
con
Affari
i
18
e
si
spiega perchè
il
Mazzini
parlasse
nella
sua lettera
principalmente della istituenda Giovane Germania, ciò che per un francese
come il Qarnier-Pagès avrebbe avuto un
mediocre interesse. * * Il
*
medesimo Luzio ha messo le mani su di un manipolo
mazziniane sequestrate il 22 settembre '33 dalla gendarmeria di Morez (Giura) all'ex sergente ed emigrato piemontese Bartolomeo Bratta, e comunicate in copia dal console napoletano di Marsiglia, che era riuscito a procurarsi gli originali per mezzo di un segretario di quella Prefettura. Il Luzio ha pubblicato, oltre alla lettera al Garnier, di cui ho parlato, e Che fu rinvenuta in copia anche tra le carte sequestrate al Bratta, che la portava cucita nella fodera del cappello, un biglietto al generale Regis allora in Bruxelles, limitandosi a citarne un altro diretto a Giorgio Roberti di Caramagna ex-carbonaro piemontese, destituito dal suo impiego di commissario di guerra, esule e combattente in Ispagna per la costituzione, sul quale il Mazzini contava come fedele seguace, mentre in realtà non era che un confidente della Polizia piemontese, a cui dava informazioni sugli esuli e su ciò che preparavano. Avendo rinvenute le copie di tutte le lettere sequestrate a Morez, di lettere
riproduco quelle tralasciate dal Luzio a servizio di chi curerà
una completa edizione dell'epistolario mazziniano (1). Giuseppe Mazzini a Bartolomeo Bratta [Ginevra], 18 settembre 1833.
Caro compatriota, ho ricevuta
la
lettera
di Vitalevi (2), che
mi
avete trasmessa, e ve ne ringrazio. Mi è necessario però dirvi, perchè
mi spiacciono le cose non vere, che non intendo come Vitalevi abbia potuto dirvi che egli mi ha mandato una cambiale per fucili. Vitalevi
non ha mai mandato non solo cambiali, ma né un soldo di of-
ferta. Non
(1)
avrà potuto; ma perchè dir cose non vere? Ho avuto da
A. S. N., Affari Esteri, fascio 3697 e cfr. Luzio, op
segg. (2)
Giuseppe Vitalevi, che allora era a Bruxelles.
cit., p.
464 e
— 19 un bigliettaio d'introdottone per db
lui
non ho Onore
juale ili
questo, io
irli
il
che
ìttu
!
nte dell'interno (1),
menomo cenno. S'egli ha
ilare
maini.
ricevuto e
l'ho
anche voi, se credete bene.
scriverglielo
Ben lontano, come alcun mi ha supposto che voi vi lagnaste, «lai diflidare menomamente di voi, io vi stimo buon patriotta e Italiano come qualunque. Anche troppo male ci ha fatto la ditlidenza mutua.
pere!
senza ragiona Dall'altra parte
usi
Lamberti neppure
merita la menoma diffidenza da parte vostra, come sembrerebbe in-
uaada della ricevuta gl'Italiani
«Iella lettera. Io
vorrei che tutti
-ero a ritenersi buoni fratelli, fuorché in certe
si
buono il segreto anche coi
nelle quali per regola generale è
he in politica tutto quello che è inutile è dannoso. tlevi
la
i
premura e stranissima. Notate che nelle sue
«
al
dunque non esiterò, per quanto
e utile alla patria. Io
ne, dal porgervi
i
mezzi
gono gravi e continue spese, a mente
che
».
Ma
bisogni nostri
li
voi dovete
dico che lo farò
te se io vi
ilo, e
come
quindi non
verrete,
ma
potrete indicarmi. Interni, vi
\
il
più
:
j
a Lamberti o a Gentilini (2) o a chi vi dà queste linee quanto
te
Se perdi'
i
qualche lettera per Regia od ••
in
son
o pure «pianto vi ci vorrebbe
tali
il
quale
prima se potete rimanere
il
in
penserebbe. ls\;/./.ci
da poter autorizzare • restare pel tempo
«-he
\i
niche se non sarebbe meglio che pei
indicato.
e fino al
Bruxelles, nel qua] caso ri affiderei
altri,
[svizzera un mese, dopo •
giorno .
in
[riamo,
qualche iti
i
da qui.
Bono gii
i
,
Bra un Enrico.
tal
Todi
troppi,
li
via
dal
Ti.
qualche cosa, al Governo ili qui, Goverui
o ebreo
ho inpo
odo, in LOOZOU, o.
•
:
uli
3
da
rimedio. Niente d'immediato
dirvi, ma può venire impensatamente un'occasione, nella quale
•
diin.
sente la irragio-
voi, ne egli, ne altri sarebbero negletti
conviene pensare
te e
I
a
elie egli
questa risoluzione. Egli sa che qualunque
i 1
presenza dei buoni, ne
noi.
-imo a farvi partire e perdere
tori a
non me ne parla punto, prova
_ii
la
avuto un
lia
pensione:
t<
— 20 — quindi tiene che noi non
ci
accumulassimo di troppo. È per questo
anche che io tento sviar l'attenzione col non fare che delle cortegite a Ginevra, e
con
lo stare la
massima parte del tempo in paesi
del dintorno.
Del resto pensate voi e ditemi colla stessa franchezza colla quale rivo, e
che è il linguaggio conveniente a' patrioti: io vi servirò
come meglio potrò. Favoritemi l'indirizzo di Roberti (1) e ditemi se Regis abita solo o con altri a Bruxelles e se Garrone (2) vi è ancora e
come lo credete. Addio, amatemi e credetemi vostro F. Strozzi.
Lo stesso allo stesso. [Ginevra], 19 settembre 1833.
Caro concittadino, ho ricevuto la vostra. Lasciamo talevi avrà creduto far bene, e
si
il
passato. Vi-
sarà esagerata l'importanza della
sua lettera. Ma ciò poco monta, e la vostra gita non sarà inutile Roberti non sono munon trovo soverchi. Io scrivo
alle cose patrie, se le disposizioni dell'ottimo tate. Eccovi
i
100 franchi richiesti, e
a Roberti direttamente, ma, se credete che il vostro appoggiare
la
mia lettera con una vostra non basti, recatevi a Dijon, e confermate a voce quant'io scriverò. Certamente il bisogno è urgente, l'appello, che noi abbiamo fatto a tutti quegl'Italiani che conosciamo, è dettato dalla necessità. In questo
momento si agitano le sorti del
no-
maggiore o minore quantità di materiali prontamente raccolti dipendono le maggiori o minori probabilità di sucstro paese, e dalla
cesso per l'occasione, che forse da un momento all'altro si affaccerà.
Bianco (3) ha già parlato a Roberti, e qualunque altro patriota vorrà consacrare una somma alla causa, potrà, oltre la riconoscenza dei buoni, avere la coscienza di avere giovato altamente. Vitalevi mi
assicurò ch'egli non potrà offrire per ora, ch'egli non aveva danaro,
che s'egli n'avesse ricevuto, come sperava, dall'interno, avrebbe offerto un aiuto, ed altro utile
non mi disse. Se da Dijon potete e credete
passare a Bruxelles, io vi pregherò di consegnare a Regis e
a Garrone due lettere, che io
vi farò
tenere domani.
Vi sono grato della cortesia, che mi mostrate nel soddisfare alle-
Giorgio Roberti di Caramagna. Andrea Antonio Garrone da Pancalieri, condannato a morte in contumacia per aver preso parte ai moti piemontesi del '21. (1)
(2)
(3)
Carlo Bianco di Saint Jorioz.
Bl
mie
richi<
e
nonostante
tutti
gli
che mostrate per
la
ellatirah-
ostacoli, tri
dell'aristocrazia Sopratatto, e son convinto che non ho biili
i
dell'ardore
>
ìhe,
-
farlo, vi
raccomando
>.
Silenzio perfetto
fuorché con quelli che offrono giovar coi mezzi. Per quei che
ranno col braccio, pochi giorni bastano per avvertirli del come e
utili
Amateci
causa repubblicana
alla
letami vostro fratello F.
Strozzi.
Lo stesso allo stesso. [Ginevra], 20 settembre [1833]. ro concittadino, eccovi la lettera
per Roberti. Usate anche voi
della influenza vostra perchè egli e gli altri buoni giovino rapida-
mente alla pania. Il mio Indirizzo lo vedete nella lettera a lui diadunque a quello, appena siete giunto a Dijon. Se mai di
v'incamminaste a Bruxelles, fatelo [più] presto che potete, ed
là
in quel caso rimettete il biglietto, che vi trasmetto, al Generale Ri te farlo,
mandatelo allora per la posta a Vitalevi, ac-
cennandogli a chi è diretto. Se
vi
recate a
Bruxelles, spronate Vi-
a realizzare qualche offerta. Ditegli che mi meraviglia assai la
1
Inquietudine sul biglietto Todros, giacché gli ho scritto due volte l'ebbi, ma che non avevo finora alcun risultato. Intanto quel poco ch'ei può, lo faccia e lo faccia fare. Se le offerte fatteci da molti
che io
buoni si realizzeranno presto, come spero
di quelle del
Roberti, noi saremo
da questo stato d'inerzia.
in
Brtitemi del dove vi
grado
«li
toglierci
irete inteso del
-
concittadino
quando gioverà che
rechiate verso di noi. In'
enzio. Raccomandatelo a tutti a Bruxelles, a Dijon ed
<
altrove. Le ciarle ci
cora se non
Amate il
le
hanno rovinato sempre, e
cessiamo
ci
rovineranno an-
allatto.
fratello vostro P. Strozzi.
Lo
li
Caramagna. ttembre 1x33.
Concittadino, lontano da Ginevra quando voi
\
.
non ho
potuto vedervi. L'avrei (atto con tutto piacere. Dall'amico Bianc udite
.
che mi vennero poi confermate
l'ottimo Bratta Io non posso ohe confermarvi ciò che :i/.a
dei
fondi
è
grande,
il
danaro
I
manco vi bs
u nervo
di
-u— Noi raccogliamo con tutta l'attività, della quale siamo capaci, materiali all'impresa. Il voto è
unanime a Ginevra, a Marsiglia, nel
Ticino, per tutto. Gli esuli vecchi e nuovi, parlo dei repubblicani, sono tutti in
accordo. I rapporti dei nostri viaggiatori, tutte le corrispon-
denze dell'interno e le nozioni ciie abbiamo sulle attuali relazioni delle Potenze ci avvertono che l'ora sta per suonare. Abbiatelo per positivo. Ora
dipende dalle offerte, dai fondi accumulati, dai mate-
riali raccolti,
che l'ora suoni un giorno più presto, o più tardi, più
o
meno vigorosa. Questo è certo che ogni ritardo ci priva di ottimi
elementi all'interno senza crescere
lo spirito^ ch'è già
ad un punto
indescrivibile, che ogni giorno reca nuove vittime della tirannide,
che qualunque impresa debba tentarsi con efficacia, o non tentarsi, e che la
maggiore o minore efficacia dipende appunto dai mezzi. Se
dunque voi potete realizzare le vostre offerte, se altri lo può, farete opera santa ed utile incalcolabile alla povera patria nostra, e mesoddisfazione della vostra
riterete la riconoscenza dei buoni e la
coscienza d'Italiano. Mostriamo a tutti che la nostra è religione di
non di parole, che non ci arrestiamo davanti ad alcun sacrisiamo decisi a sostenere colla costanza e colla vita la santa bandiera che innalzeremo. Gareggiamo di' sacrifizii. Non si dica di noi che contemplammo freddamente da lungi il sangue delle più fatti e ficio,
e che
pure vittime, che il mondo abbia avuto. Leviamoci risolutamente; che se abbiamo la i nostri padroni tremano di noi, perchè sanno volontà, la potenza non
ci
manca. Bensì qualunque
sia
la
vostra
determinazione, io ve ne prego, sia rapida quanto può essere. Ogni
momento nella
crisi
attuale vale
un secolo. Indirizzate
le
vostre
Commissione di Finanza a vostra scelta. Se è a me, fate le cambiali all'ordine di M. r Francois Buchine, inchiudendole in lettere dirette a M. r S. Riher, Genève, Poste restante. Se è alla Commissione, fate le cambiali all'ordine di Benigno Bossi, inchiudendole in una lettera diretta a MM. Bossi et Porchat Agents de Change à Genève. Se è a Bianco, potete fare le cambiali offerte a Bianco o a me, od alla nostra
a suo ordine, e o spedirle direttamente a rizzo, o inchiuderle,
come vi ho
detto, in
lui,
se di lui avete indi-
una
diretta a Riker. A
quest'ultimo indirizzo potete pure far giungere qualunque risposta vogliate darmi, qualunque avviso o consiglio crediate utile alla Pa-
comune ed alla santa causa del Popolo, che sosterremo finché avremo vita. tria
Abbracciate per me l'ottimo maggiore Viglino (1), e ditegli, vi prego, 1
Giorgio Viglino da Chieri condannato a morte in contumacia per
aver preso parte ai moti piemontesi del
'21.
— 23 — che
io
non
In»
potuto dar eOFSQ alla sua eommUsiOBC d'alcuni mesi [tiando io era an-
addietro, che le sue lettere giunsero a G
cora
in
Francia, che Collegllo era allora fuori ed io ignoa Bruxelles.
Ma qualunque sia la vostra più
i
Voi dobhiaino sorprendere
:
vertirli anzi e,
tran
io i
vi
prego del segreto il
nostri nemici, e
non av-
verni presentiranno le cose, noi saremo
per quanto derisi, pur non potremo operare colla stessa
unità e colla stessa fredda e costante regolarità delle operazioni.
Amate il vostro concittadino F. Strozzi.
Giuseppe Paladino.
Ferdinando Dal Pozzo dopo
iCont.
:
il
1821
V. // Risorg. ita/., voi. XIII, fase. 1-2, n. 21-22)
CAPITOLO III. L'esilio in
1.
Francia (1831-1832).
Abbandono di Londra, troppo dispendiosa. — 2. La rivoluzione parigina del 21 febbraio 1831. — 3. Rue Sainte Croi.r d'Antin, n. 1, mèta di pellegrinaggi d'esuli piemontesi. — 4. Nessuna lettera a Carlo Felice. — 5. Un concorso per un Elogio storico del principe Tommaso di Carignano andato a vuoto. — 6. Una lettera a Carlo Alberto e due al suo ministro Luigi Montiglio di Mllanova ed i Motifs de la publicité donnée a la lettre à Charles Albert.
— 7. L'Edit de S. M. le roi de Sardaigne Charles
Albert du 18
aoùt 1831.
—
8. Effetti
delelerii del ministro De
V Escarène sull'animo del re e difesa del Dal Pozzo. — 9. Le amnistie parziali di Carlo Alberto e le naturalizzazioni francese e inglese del Dal Pozzo per rientrare forestiero in patria.
1. Ferdinando Dal Pozzo non doveva essere tempra di buon amministratore del proprio patrimonio: lo si comprende
chiaramente dalle poche
mero stragrande
— poche relativamente al loro nu-
— lettere che di lui disponiamo. Da esse
appare che verso la
line del 1831
e rei
primi mesi del 1832 il
Dal Pozzo voile sistemare le proprie condizioni finanziarie per mettersi tranquillo negli ultimi anni di vita. 11 patrimonio, di
un milione e più di
lire,
come era ora
vecchi e nuovi! Torino, prima e durante i
lauti
crivellato da debiti il
1821. non ostante
guadagni di consulente, aveva richiesto spese eccezio-
erano cosi incominciate
nali ed
operazioni disastrose dei
le
debili (1); foga, Ginevra, Londra (-2) e Parigi avevano aggravata la situazione, poiché il nostro Dal Pozzo si era sempre la
da signore qual'egli era. Messosi in Parigi su un pi Ci modesto, però sempre tenendo due came-
trattato
piede di casa
inglesi (3), carrozza e eavalli (4), egli
rieri
annualmente
trenta
mila
lire
schina un'ottantina d'anni i
quando non per anco
fa.
grande svalutazione del numerario
la
XIX
seconda metà del secolo
spendeva ancora
(5), somma tutl'altro che me-
e
era'vi
verificatasi nella
XX. sopratutto dopo
nel
il
cataclisma della guerra mondiale. del bilai Ciò doPrima del trasferimento a Parigi, mestico del Dal Pozzo erano molto superiori a questa cifra. '<•
prova la tradizione degli splendidi ricevimenti da lui offerti
Londra
in
ministri, deputati, lords e pari, di cui
a
il
pronipote cavaliere Alberto, che da anni vive a Firenze, sentì
ancora reco nei circoli inglesi di questa città. Xe è prova la sua vita dispendiosa che negli anni d'esilio in Inghilterra egli
menò dimorando ora a Londra, ora ad Edimburgo e vi-
sitando gran parte dell'ospitale terra britannica. Tempra vera di gran Big lore,
Dal Pozzo non aveva mai per anni ed anni
il
sollécita attenzione lo .-tato patrimoniale,
ma
accorto della necessità di ridurre un poco
le
spese. Per questo motivo si era indotto nell'agosto del 1831
(6)
alla
Une
ad abbandonare
— oopo più di otto anni (7) — Londra troppo
dispendiosa, per fissarsi a Parigi fugio sicuro ai
proscritti
grande ch'egli
si
1
Itati
9ì
Ih ti
t
liberali:
sacrificio
il
118, 114.
da
ll»i:
Ardi. Dal Pozzo i„
Pom rilli.. i
(8i
'
/. '...
I>.
Pozzo in
s*-z.
I
(
arto
P.
C. Boi. I>.
.
114. 1.
7
M
lindi m,
\
suo era però
prima di poter alternare la perciò tenne due alloggi a Parigi ed
illuse
dimora nelle due città e
meno costosa (8l, ed ora ri-
p.
U2.
M
—
°26
—
Ma la capitale francese con le sue raffinatezze non tardò a conquistarlo « Parigi è veramente bello, e sempre più bello e piacevole ad abitarsi. Quivi un soggiorno per lungo scriveva il 7 settembre 1831 ai che si faccia è sempre breve coniugi Mannati per invogliarli ad andare da Aix a Parigi (2) In Torino, nella pesantissima, oscurissima, noiosissima Torino, qualunque soggiorno, per breve che sia, è sempre lungo a Londra (l).
:
—
—
di
troppo ».
L'entusiasmo per Parigi ripulsa borbonica, aperte
— che aveva, dopo otto anni dalla le porte all'esule — può essere fa-
cilmente compreso: non così l'antipatia per Torino, un tempo tanto amata dal nostro Ferdinando. Egli aveva motivi di profondo rancore contro molti uomini politici
piemontesi e di irritazione contro
il
novello re Carlo
Alberto, ma questo non spiega l'animosità contro la città subai pina, e bisogna quindi
ammettere che, per un eccesso di
reazione al proprio desiderio folle di ritorno in patria non esaudito, egli giungesse a scrivere cose né sentite, né pensate.
È vero che in quel torno di tempo il Dal Pozzo non in-
tendeva affatto di rientrare in patria scriveva infatti da Londra :
il
20 luglio 1830 al nipote Sebastiano: « Non vedo apparenza,
almeno prossima, che il soggiorno del Piemonte mi possa convenire, quando pure mi fosse permesso di ritornarvi. Così non essendo in poter nostro che il tempo presente, e ancora sempre in pericolo
di
scapparci di mano, io mi attengo al precetto
d'Orazio: Carpe diem. E così regolo i miei affari sulla mia si-
tuazione presente. Porto in mio cuore la patria, i miei stretti parenti, voi e la vostra famiglia in particolare. di tutti forse,
il
Ma pel bene
destino ci vuol separati. Se il Re m'ordinasse
di ripatriare, farei delle rappresentazioni per essere esentato
dal l'obbedire
8.
ad un tal ordine» (3).
L'anno avanti all'arrivo del Dal Pozzo, in Parigi si un avvenimento politico notevole, che aveva ri-
era compiuto (li
(2)
Archivio Dal Pozzo in Montebello, Sez. 1 [Carte Dal Pozzo), Lett. Ferdinando al nipote Sebastiano, n. 45.
(3)
di
Ìbidem, p. 66. Ibidem, p. 104.
— «7 — dato
direzione
la
tifila
vita pubblica alla borghesia,
dopo
il
quindicennio clerico-nobiliare della Restaurazione. Breve era stato
trionfo dell'ultrarealismo
il
Maistre e Chateaubriand, pel
:
suoi corifei Bonald. De
ai
1888 era successa
una nuova
generazione francese di intellettuali. Cousin, (ìuizot. Thiere,
Lamartine, Dola vigne, Hugo e Bérenger che, collegando
la
storia, la tilosotia. la letteratura e la poesia colla politica, e nei ricordi personali degli
avvenimenti della rivoluzione tro-
no gli elementi per scalzare il legittimismo, crollato per le famose « ordinanze di luglio » di Carlo X. Tre giorni di barricate parigine liquidarono il Re, il Delfino duca d'Angou-
léme e il piccolo duca di Bordeaux e, con essi, la politica prona all'assolutismo europeo. Instaurata con Luigi Filippo
una monarchia rappresentativa all'inglese,
le
cose mutarono
nivano alimentate le speranze dei liberali di tutta Europa.
Ben presto però l'esperienza dimostrava che l'alba novella, vagheggiata dai popoli oppressi dal Congresso di Vienna, non era ancora spuntata e che Luigi Filippo, sotto per opera delle
grele, ne aveva assorbita l'egoistica morale; ma questo non tolse che in Francia si siano effettuate nel primo momento riforme democratiche e provvedimenti liberali verso la
ape ed
fuorusciti.
i
Utratto da questo miraggio, Ferdinando Dal Pozzo con la
giovane sposa se n'era venuto da Londra
a
Parigi,
dove
un alloggio della Rue Sainte Croix d'Antin. si era n. 1, che diventò presto la Mecca a cui accorrevano gii esuli italiani, avidi come Vincenzo Gioberti di discorrere con pertanto dotta, o desiderosi come Carlo Asinari di San Marfissato in
•
rievocare, stando a
di
Sempre
sicuri di trovarvi,
moti del 18S1 e lieta mensa, non solo una parola arnica e di i
conforto, ma anche l'aiuto materiale per superare le sventure del
momento (1). A
Pier Dionigi Tinelli, ad entrambi ugual-
1
prova
collocarli in la
Pozzo }
li
italiani a
Loml:
— oltre quelle ricorda buoni impieghi, per cui talvolta finiva p-r intraÙMHrne la
L Demu
ad altr.
DÌSSÌ, «die
si
o.iwrvu
al
Bnti-h Museuin ili
I
— 28 mente caro, scriveva
infatti
il
Gioberti
da
Parigi
il
18 ot-
tobre 1833, riferendosi al Dal Pozzo e al prossimo loro primo
incontro
:
«
Non ho ancora dato ricapito alla lettera che mi
hai data pel tuo illustre parente (1), essendomi stato detto che
non sia ancora ritornato da Londra; procaccierò migliori informazioni e subito che sia qui, se in effetto ancora non ci è, puoi ben pensare che non indugierò di conoscere un tant'uomo. Solo m'incresce, che la lettera è tale da farmi vergognare, benché sia persuaso che per la tua parte il suo dettato è sincerissimo; ma l'amore ti ha fatto travedere; e certo io non mi ;
periterei di presentarla, se non credessi che chi riceve tali com-
mendatizie suol dar loro una buona tara per ciò che riguarda quelle esagerazioni che procedono dall'affetto di un amico » (2). Il
7
marzo 1834 Gioberti scriveva ancora al Pinelli: « Il tuo mi ha usato un mondo di gentilezze, e benché per
illustre zio
l'eccessiva lontananza d'abitazione lo vedessi di rado, ci an-
dava però il più spesso che poteva » (3); e il 19 luglio dello stesso anno: « Vidi [il Dal Pozzo] dieci giorni fa, e mi parlò del suo viaggio » (4). Con il grande filosofo altri profughi ita9 giugno 1827(36 George Street), nella quale si diceva che la cattedra di lettere italiane all'Università di
Londra, congiunta con quella spa-
Demarchi l'avrehbe voluta coperta dal Panizzi, dal Fechini, dal Ravina o dal Pecchio e, qualora tutti costoro non vi gnuola, era vacante.
Il
avessero aspirato, anch'egli avrebbe posato la sua candidatui'a, dispo-
nendo di molte raccomandazioni. Fra queste però la più forte era quella Leonardo Homer rettore dell'Università stessa, < seppure il cav. Dal Pozzo, che lo conosce pure, non l'avesse già impegnato per il suo protetto », che era un tal Bottone, piemontese esule del 21, del quale il Demarchi diceva un mondo di male e qualche notizia più precisa darò io nell'annunciato mio studio La rivol. pieni, del 1821 nel cart. di un
di
botanico. (1)
V. Ciak [Lettere di V. Gioberti a P. D. Pinelli (1833-1849), To-
rino, 1913, p. xxx) dice
Pinelli nipote del
il
parrebbe affermare questi
:
«
Dal Pozzo: la stessa cosa
Desidero pure la legga il mio nipote cav.
Pinelli Pier Dionigi » (L. C. Bollea, Dieci mesi di cart. p. 20). Noi crediamo che la parentela loro fosse molto superficiale per un matrimonio di una Carelli, della famiglia materna del Pinelli, con un Della Valle di Soglio della famiglia della prima moglie del Dal Pozzo. (2) V. Cian, Lett. di V. Gioberti a P. D. Pinelli, p. 28. (3)
Ibidem,
p.
(4)
Ìbidem,
p. 59.
51.
— 29 — Mani andavano di frequente nella rue
Croix d'Antin
S.
n. I,
può argomentare dall'unica fonte dì cui disponiamo. Botta, lo storico piemontese illustre, si sedeva vo-
lo
mensa «lei nostro cavaliere di Castellino (1), ne
lentieri alla
deferente
Ita va
i
consigli d'essere storico più liberal-
VA alle riunioni conviviali in casa Dal Pozzo partecipavano anche Fanny Corte, tìglia del generale e nipote di un ministro delle finanze sabaude, la quale ritraeva sulla tela le sembianze dell'ospite cortese e imbiava
facili
sua giovine moglie:
«Iella
lettere uì).
professore Gagliufti (4), che abi-
il
tualmente risiedeva a Genova e che. felice improvvisatore in due distici latini, gradiva gli scritti critici del Dal Pozzo; i
baroni di Carrascosa;
originali e spesso introvabili t
mar-
la
Borgo e la contessa di Baldissero; il generale CeLa Villa tiglio del conte De La Ville e di Madame Mere il marchese Carlo Emanuele opra ricordammo del
—
di
tri
San Marza no ossia il famoso marchese di Cangilo suo nome ai moli del 1821 (5). Anzi con il
che aveva legato
questo compagno d'esilio
relazioni del Dal Pozzo dovevano
le
molto intime, se egli era edotto di
re
della sua vita, confidenzialmente gli
tutti
particolari
i
domandava « qui é[tait]
du Constitutionnel du '28 novembre (qui était sur la manière dont [M. r Dal Pozzo étaitj traité par Charles Alberti et de ce jour [11 décembre 1831J concernant le l'auteur des articles
•
d'État,
seil
le
troupee piemontaises
zialmente ancora sottoponeva
ai
con
(6).
prii carteggi
altri
amici
Unica persona italiana, conoscere
in
[SCiuto] in
Londra
Parigi,
|loroJ opinioni ii
.
i
'.
1
70.
p.
116.
pp.
il".
BelgiojOSO SUO marito una
le
non Coincidendo ed ella occupandosi il
Dal Pozzo] giudicalo] a pro-
pp. 86,
US,
pro-
avre[bbe] potuto facilmente
/.'
»,
i
anni addietro [aveva] cono-
non [aveva
p.
suoi sguardi indiscreti
cui
Bolli \. I .
più confiden-
vari
«
principe
politiche
politica,
di
il
come
eie. », e
119.
.
ili
- 30 — posito di esservi introdotto ») era <li
Relgioioso. Anzi
nel
la celebre Cristina Trivulzio
1835 essendo un
Dal Pozzo d'An-
none, fratello della sua nipote Carolina, fidanzato con la sorella uterina della principessa Cristina, il nostro Ferdinando
faceva l'augurio che
« la
sposa a[vesse] miglior giudizio e
madre marchesa Visconti di Aragona e dePa principessa il ménage di quest'ultima: «Il marito e la moglie vivono come fratelli; abitano la stessa casa: credo che spesso mangiano insieme: ma qui finisce il loro consorzio. La condotta e l'esempio della madre
della
Belgioioso ». E ricordava a tale scopo
e della sorella avrebbero dovuto persuadere [lo sposo] a fare un'altra alleanza, poiché la razza ci fa qualche cosa e nelle qualità tisiche e nelle
questa volta »
Non
i
soli
morali. Speriamo che la
regola
falli
(1).
compatrioti partecipavano
alle
agapi gioviali,
non mancavano i tartufi piemontesi (2): a Parigi il Dal Pozzo aveva ritrovato vecchi colleghi del periodo napo-
alle quali
leonico, come l' ex-prefetto di Rotti? conte Camillo Simiane De Tournon, come Bara de re ora segretario generale al mini-
francese della guerra,
stero
De Geraudo e Lasagni, che sciuta
la
consigliere di
il
a
Stato barone
Roma avevano con lui cono-
signorile ospitalità dei principi Chigi
(3).
Tutti co-
storo ripresero l'antiche relazioni amichevoli con il Dal Pozzo;
e con essi molti altri nuovi conoscenti, fra i quali parecchi
Camere legjslative » francesi, onoravano la mensa del (4). E frequentatori della rue S. Croix d'Autin dovevano pur essere il cavaliere Felice Cacherano di «
delle
cavaliere di Castellino
Bricherasio (5), e l'avvocato Ruatta, che a Parigi prestavano il
loro (!)
nome per eludere la violazione epistolare della polizia
Arch. Dal Pozzo in Mo7itebello, Sez,
di Ferd. a Sebast., n. 61, \2)
I,
(Carte
Dal Pozzo), Lett.
Roma, 24 marzo 1835.
L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., pp. 63, 78.
(4)
Ibidem, pp. 113, 116. Ìbidem, p. 78.
(5)
Felice Cacherano cavaliere di Bricherasio, colonnello d'Aosta fan-
(3)
Capo della Guardia nazionale in Alessandria, dopo che Santarosa fa ministro, esule e graziato nel 1832, era luogotenente ge-
teria nel 1821,
Gasparolo, Le
nerale, vedi
F.
marzo 1821,
in tìiv. st. arte arch. prov. Alessandria,
carte
àless.
del 21,
lettere
27 e 29
anni 1918-1920.
— Stia a danno del Dal Pozzo (1). Bianca Mi lesi Mojoo, quando andò a dimorare in Francia (1), e proba hilnien te Terenzio Maoliani, che cinquant'anni dopo dichiarava d'aver * trova [tol
Parigi quasi tutta
in
la
schiera degli emigrati del 1811, pie-
montesi, napoletani, lombardi, [che] uel generale tolleravano
con dignità
lor infortunio
il
e fierezza » (3).
Anche di lontano gli occhi dei liberali si fissavano verso Parigi a cercarvi la dimora del vecchio * avvocato milarn -
canonico Pier Marentini, suo collega
Il
in responsabilità nel
dopo l'abbandono di Carlo Alberto, da Lione — dove, pur non gravando su di lui alcuua condanna, s'era rifugiato discorreva con il Dal Pozzo p^r iscritto delle vicende politiche patrie e del proprio ritorno in Piemonte (4). Il nova-
—
rese Pietro Roland!, fondatore con il fratello ing. Gio. Battista
del
grande emporio librario di Berners Street,
— dove convenivano
Londra
— e
il
Simondi (condannato nei moti piemontesi del
fbss'egli
il
tenente Carlo destituito e imprigionato o lo
zini (5) '-21.
20. a
Foscolo al Maz-
nostri profughi, dal
i
studente di matematiche. Gioachino volontario a San Sa Iva rio)
facevano corrispondenti del nostro cavaliere dopo ch'egli aveva abbandonata l'Inghilterra (6) e per mezzo suo il Rosi
land! esigeva un credito Lanieri in Piemonte.
Il
cavalie.e Cle-
mente Verasis di Castiglione gli rivelava da Bruxelles le alternative di speranza e di sfiducia d'ottenere
doveva
riaprirgli
consiglio
[di]
porte
le
dimanda[re] a S.
erò, nel qual caso
L. C.
1
il
«
prudente
M. la permissione di servii
tinsi di
art.,
p.
94,
Una insigne eoBeMiohe d'autografi (e
Uoiandi-Giannini
2'.i,
p.
.
al-
sarebbe stato d'uopo che, o gli des*
Bou.KV. Dieà \i.
L'amnistia che
ricevendone
patrie,
lett.
Milesi a
«Iella
L.
ìnge-
A n^. Ioni 2 ag.
Milano, 19 (3)
:
T. Mamiam. Parigi ór fa cinquantanni, in A*. Ani
ma, 15
II
i.ka. \
lattili
('.
I
/.,
coli,
italiana
BOLLBA, Ih' UT, 119.
ili, 119, 116,
\\\,
1881.
Dk
Campami, Una >ns.
libraio
L.
ott.
d'ani, a
pp.
Londra t.,
l,
l.
l".
12,
|8, B9,
li
n pp,
/>'<>-
L8B6-1856
1'
.
in
Unii.
— 32 — questa permissione o quella di rientrare in Piemonte» (1); e
da Bruxelles egli veniva a Parigi ad interpellare il dotto giurista per gli interessi suoi, pronto a bisticciarsi con lui, per tornare da capo ad essergli amico
il
giorno dopo (2). L'av-
vocato Demarchi da Edimburgo gli confidava
sogni di un prossimo ritorno in Piemonte, gli faceva, a mezzo del suo amministratore in Torino, sbrigare in omaggio gli scritti (3).
Il
i
i
proprii affari e ne otteneva
dottor Gastone, uno degli antesi-
gnani del Carbonarismo in Piemonte (4), riceveva denze sugli studi storici e i lagni contro la
le
confi-
viltà della Curia
torinese forense e gli forniva notizie per la sua storia dei moti del '21, tuttora inedita (5). Da Lione l'avvocato Giov. Battista
Pollano,
il
compagno
del Marocchetti
nei
moti biellesi del
1821 e nel capestro... in contumacia, sollecitava la collabora-
zione del nostro Dal Pozzo per il Predirseli)-,
il
giornale
li-
berale lionnese che tante lancie spezzava per la libertà e l'eman-
cipazione dei popoli (6);
si
faceva suo intermediario episto-
lare con Torino, per ingannare la polizia, indiscreta violatrice
delle lettere del
Dal Pozzo,
e
suo corrispondente per il con-
trabbando delle pubblicazioni che
la
censura patria aveva
colpito dei fulmini; gli confidava le proprie fedi entusiastiche, la
partecipazione ai moti proletarii di Lione del novembre 1831
e i-timori di essere defraudato la forzata assenza dal
nell'eredità paterna durante
Piemonte (7). E Francesco Villaveechia r
alessandrino ed esule per la partecipazione al moto del 1821 r ricordava al Dal Pozzo l'amicizia sua per si
sostituiva al Pollano nel
(1) (2)
l8) (4)
il
proprio padre e
trasmettere gli articoli suoi al
Ibidem, pp. 103, 104. Ibidem, pp. 4, 10, 12, 13, 16, 25, 39, 53, 60, 71, 81, 103, 104, 113. Ìbidem, pp. 12, 13, 94, 106, 111. 112. La rivol. piem. succit., 32; V. Cian, Leti, di V. Gio-
C. Torta,
a P. D. PineUi, 74, e altre pag. citate nell'indice onomastico. L. (). Bollea, Dieci mesi di cari., pp. 5, 56, 60, 110. (6) Buffenoir, Le t Precurseur » et la rivolutiou de jullet, in Revue Levy Schneider, Le goud'hist. de Lyon, VI, 351-362, Lione, 1907 vernement insurrectionnel de l'hotel de ville en novembre 1831 et le ròle de L. M. Pérenon, ibidem, IX, 265, Lione, 1910; L. C. Bollea, Dieci mesi di cari., p. 106. berti
i5)
;
ì)
Ibidem, pp. 15, 26, 41, 50, 54, 74, 77, 80, 83, 97, 100.
sa --
uraeur (l), mentre Fasanini
Verani commerciavano
e
Lione ed attendevano segretamente
Piemonte
tici
il
e
iti
let-
chirurgo Giuseppe Oervino <li Valenza,
condanna a
fuoruscito per salvarsi dalla
24 settembre
legazione del
Libri
(2).
Lione ancora
In
trasmettere
a
morte, della H. De-
ricercava
1821,
i
Dal
del
libri
marchese Rusconi si prestava a trasmetterne la corrispondenza con il Pollano (4). Dietro Ascanio Tealdi, che POZZO (3) ed
il
nel 1821 aveva abbandonato l'ufficio del ministero dell'interno
per correre a San Salvano, da Manchester nel 1831 taceva avere al
nostro Ferdinando « il rame di Santarosa elle teneva il Ma-
ebe gli era
schietti », il confidente dell'eroe di Sfacteria (5), e
servito nel 1846 per farne
gran nu-
ritratto distribuito in
il
mero di copie ai sottoscrittori pi), e ne riceveva fedelmente le pubblicazioni (7), come pure l'avvocato Antonio Mass,. per (pianto detto Antonio, da identificarsi con il Carlo Giuseppe Massa di Asti avvocalo e ripetitore di leggi die, per essersi compromesso e^rli pure a San Sai va rio. era incorso nella condanna contumaciale a morte (9). E un Du Perron il •.
—
quale potrebbe essere
cavaliere Antonio Da Perron di Min-
il
zier da Pinerolo, che, capitano nella brigata Alessandria epu-
rante il regime liberale, nei granatieri, si era buscata
perpetua in contumacia il 3 agosto 1821 valiere
-li
Castellino sognava
uomini
i^'li
i
10»
I
liberta e la
y. 57.
Ibidem,
y. 26.
galera
felicità
pei- tutti
7 1
forra ili Santarota nella ttorta il.
p.
la
nostro ca-
16, 26, 107.
Vn, ii m, yy. 50,
!.
il
pensiero costante di un altro suo corrispon-
:
Ibidem,
p.
la
— con
141. p. 217,
viu. del
t'iqiit.
16
preoed.,
/<<
gennaio
I
L. 0. H'>i
tsi
di
qui
ri*
105.
pp. 106, ili. Lift -
Ibi i> in.
p.
115. li
<|ue8to, comi' dagli altri
infurili
di
e L.C. Bolli prossima edizione.
LO) L. //
<
/.
.
Ditd
\IV
.
Ìv. pieni,
'"
esuli
sul l'c/// inni, Dizionarietti
l
del '-/
.
i'
mi twt.di un
'
32. 3
denle(l), dèi conte Gian
34
—
Giacomo de Sellon.il fondatore della
società perla pace di Ginevra, lo studioso dei problemi carcerarli
e penilenziarii (2). Questo anzi è uno dei lati nuovi e simpa-
tici
dell'anima del Dal Pozzo che, filantropo e liberale in tutto
senso della parola, mentre pensava alla rigenerazione [latria, già accarezzava con il pensiero il giorno della pace monil
Fay Latour Maubourg (3), al Pinhiero (4) e al signor Buchon(5) un Pian
diale e comunicava al marchese Maria Vittorio de
de désarmemenl general des puissances de l'Europe, che noi
malauguratamente non conosciamo e che a lui pareva il 6 marzo 183^ d'attualità, poiché « les circonslances du debarquement des troupes francaise dans les Etats du P[ap]e donne un nouveau dégré d'intèret a ce que [Dal Pozzo avaitj di[l] par rapport à
l'Italie ».
Ma la bontà del Dal Pozzo appariva manifesta, più che altrove, nell'aiuto diretto ai
compagai d'esilio privi di mezzi di
fortuna. Giovanili Battista ftonna,
«
emigrato lombardo,
ot-
timo ed istrutto giovane, onesto e dolcissimo carattere.... meritevole di riguardi per essere egli ammogliato con una moglie che lo fece già più volte padre » (6). aveva trovato in casa
del cavaliere di Castellino l'occupazione di segretario suo per-
sonale (7), lo che con qualche lezione d'italiano e con il sussidio accordato dal Governo francese agli esuli gli permetteva di vivere nel Dal
decorosamente con la famiglia
aveva trovato
(8): e
Pozzo stesso un protettore, che usò delle aderenze sue
personali e di altri presso il presidente del ministero francese
(1) (2)
Ibidem, pp. 60, 65. La giovinezza del conte di Cavour,
F. Ruffini,
I,
16 segg.
e
sparsivi, Torino, 1892. (13)
L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., pp. Ili, 115, 118.
(4)
Ibidem,
p. 116.
(5)
Ibidem,
p. 113.
(6)
M. Lupo-Gentile, G. Pecchio
XI11, 340, (7) Il
ms.
lett. «
F.
del Pecchio a C.
nei
Ugoni,
moti del 1
'21,
in
Rie. d'it.,
marzo 1831, Roma, 1910.
Dal Pozzo, N. 14 Copialettere etc. » da me edito in ,
Dieci mesi di cart., è in massima parte di mano del segretario Ronna.
Dei suoi figli è cenno in V. Clan, Leti, di V. Gioberti a P. D. Pinelli, 276 e 286. (8) L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., p. 27.
- 35 Casimiro Périer per ottenere al Etanna la licenza «li restare in Parigi ili. Pietose erano le sorti della famiglia del baione Viarigf, capo battaglione
reggimento di
•"><>
al
linea,
quando
sua moglie era venuta a morire, e il cavaliere di Castellino s'incaricò di «li tingerle al vivo a qoanti amici facoltosi con-
Anna Maria
tava: cosi lady
duchessa di Broglie, la
Billarderie,
il
la
moglie Bua Flabaut de
e
Buffano e
la
signorina
in
denaro e
in
raccoman-
dazioni per far ac cogliere
i
Agli Viarigi in istitnti educativi ($).
Altra volta in favore di Vidal in
la
Ba radere
Cheylière davano il loro contributo
Orsini (3),
Minto,
lord
generale e
signori
i
Klliot. sorella di
il
Dal Pozzo scriveva
al
conte
aiuto di Moieau a Baradère (4), e al Roland! per
raccomandargli un Colli da Lù Monferrato Pollano, in vantaggio proprio e dei
(5).
tuo: usciti
Clio.
Battista
italiani
resi-
denti nella Francia meridionale, otteneva presso il ministero
francese dell'Interno e
presso
il
D'Haubersert, nipote nella
Merlin Andrvane, the n'era un influente funzionario (6), il valido aiuto del nostro l'erdinando perii sussidio che loro non
paga vasi da cinque mesi e che minaociavasi di eliminare (7). Lichen, volendo da Lione trasferirsi in Inghilterra ricercava >ra
di
protezione del Dal Pozzo, che dolente rispondeva
la
non potergli tornare
utile,
poiché
i
molti anni suoi di di-
mora a Londra non p:li avevano procurato una gran folla di amici, ed
i
pochi non erano in ambiente adatto al Licheri (8).
Al marchese Giuseppe il
cui palazzo di
àrconati Visconti, profugo
Bruxelles
e
castello
provvidenziale rifugio per gli esuli 1831
il
di
lombardo
(iaesheek erano un
italiani,
il
16 novemore
Dal Pozzo taceva una « raccoiaandazioné in favore del
marchese Massimo di Montezemolo e dell'avvocato Giacomo Durandi <piali desidera |\a|no d 'essere ammessi alla Legione i
il
Ibidem.
dem, fidenti
pp. 17. 64, 106, 106, 107, LOS, L09, p.
L69.
lem.
dem, pp. (7)
Ibidem, pp. Ibidem, p,
LOS, il".
US.
— 36 — straniera » (l). Con il marchese di San Marzano il 17 dicembre 1831
il
cavaliere di Castellino
aveva una « réunion chez |lui
mènse] » per una raccomandazione da farsi presso Foster in favore di qualche infelice (2), e da madame Paolina Andryane il
10 febbraio 1832 sollecitava un contributo all'oblazione sua
mensile in favore di due figliuole della contessa Occupati, or-
madre ed esuli milanesi con il padre per fatti po-
fan»' della litici
Giambattista Clerico, ex- luogotenente della brigata
(3).
Piemonte e disertore dopo il 1821 senza che su di lui fossero caduti i fulmini della R. Delegazione, desiderando dieci anni dopo di essere accolto nella Legione straniera, si rivolgeva al
Dal Pozzo per averne
presso
la
provvidenziale raccomandazione
generale Ravicchio e presso Ba radere
il
tario generale al ministero della guerra;
così
(4),
pure
segrela
voiarda Anna Galley, vedova di un capitano, per toccare
sala
pensione dovutale, ricercava l'intervento suo presso il ministro Louis e
il
generale Ravicchio (5). Giacomo Filippo De-
meester Haydell, l'ex generale italiano di Napoleone 1, esule a Ginevra nel 1821 per sfuggire alla condanna a morte in-
contumacia a Milano dall'Austria, dopo aver inlingua italiana in Inghilterra, era nel 1832 venuto a Parigi. Otto anni ancora doveva il Demeester attendere prima che l'Austria gli restituisse beni confiscati, che a larga flittagli
in
segnato
la
i
mano egli profuse poi, sino alla morte nel in favore degli altri esuli italiani: ora
condizioni critiche ed ecco
il
1853 in Lugano,
a Parigi
versava in
nostro cavaliere di Castellino
inviare al Mirri la sua offerta personale di lire cento (6) e sollecitare a tale nobile
Marzano,
il
scopo il marchese Carlo Asinari di San
principe Dal Pozzo della Cisterna
(7), il
conte di
Baldissero (8), il conte generale Carlo Augusto Flahaut de la
il
Ibidem, p. 109.
(2)
Ìbidem, p. 110.
(8)
Ibidem, p. 112.
(4
Ibidem, p. 117.
.
5
Ibidem, pp. 117, 120, 121.
[Q)
Ibidem, p. 119.
(7)
Ibidem.
(8)
Ìbidem.
— 37 — Billarderie
ricavando da costoro e «lai conte Orsini cen-
ili.
itacinijue altre lire di sussidio (2).
Le dottrine liberali apertamente professate; nobile indipendenza e fierezza;
non solo in studi
teorici,
passato di
il
filantropismo che esplicava
it
ma anche
azione cosi aperta-
in
mente da passare agli occhi dell'Austria per uno dei capi Caibonari fra
i
fuorusciti di Ginevra nel
e
ts-ji
da fare la casa
sua a Ginevra, a Londra e a Parigi centro di zazione di aiuti ai disgraziati;
Marzano,
il
una organizl'amicizia con il Botta, il San
l'oliano e tanti altri liberali gli assicuravano la
simpatia incondizionata di molti esuli italiani, che in virtù della solidarietà settaria furono posti in vista più di lui. Fra <]U'-sti
ricordiamo il Pecchio, che in cambio dei suoi scritti
donava
del Dal Pozzo,
d[ava] in
gii
sua infelice biografia del Foscolo per cui si attirò le
Giulio fratello dell'illustre poeta
ire di i
la
quale
il
«
(3),
discuteva
l'idea
l'unione di tutta Italia n'guar-
come un romanzo » e ne accoglieva l'offerta ospitalità
casa sua. venendo
il
Pecchio con
moglie da Brighton a
la
Parigi ili: Antonio Paniz/.i, «cui salut[avaj caramente ed a cui rimettefva] les Refiexions
sur le divorce »
di
Madame de
Stati, aftinché le « dfonasse] al British Museunu dove manca-
[vano] - (5); e l'Ugoni Camillo, al quale
il
Dal Pozzo riferiva
missioni da parte del conte Orsini, inviava una Vita del
Denina
trasmetteva
e
i
rimproveri di varii Italiani (6), mentre
lo invitava a pranzo (7) con Giovila Scal\ ini, sfuggito nel 1821
alla polizia austriaca line,
cerchia e
appena giunto di
a
Londra
nel
1823,
per intellettualità, così anche a Parigi 1
si
era
tatto
una
conoscenti nella società più elevata per aristocrazia il
Dal Pozzo nel (831
Ibidem, p. 121. I
\
D'Anooma e <>. B4001, Man.déUa irti.
it,,l.,\\
isT
ren/> t
L. C.
Bolli*, Ditd
.
l'i'.
106, 112, 115.
Ibidem, p. !";. L12.
n, p.
7
Ibidem, p.
1
17.
\\. Contr. alia st. tiri prOC. <t<l \'rntiin<>, in III. B07,
Torino. 1910.
V H$Org. il.,
- 38 — ben presto aveva stretto relazione con molte personalità, delle un notevole saggio ci è offerto dal piccolo suo episto-
quali
lario a nostra disposizione.
M. d'Alexis di Noailles (l); Casi-
miro Perier, il grande banchiere, uomo politico e presidente
dopo le giornate del luglio (2); il conte Francesco Orazio Sebastiani, generale illustre di Napoleone I e ministro compiacente di Luigi Filippo per la marina e poi per gli affari esteri (3) il conte Carlo Augusto Flahaut de la Billarderie, aiutante di campo di Gioachino Mtirat e poi del re delle barricate (4) il barone Giuseppe De Gerando (5), che a Firenze, Perugia e Roma aveva lasciato buon ricordo di sé, consigliere di Stato francese e studioso di filosofia (6); il duca Stefano Pasquier, prefetto di polizia di Napoleone I, guardasigilli dei Borboni e presidente della Paria nonché cancelliere di Francia di Luigi Filippo (7); il del Consiglio dei ministri
;
;
conte Cristoloro Cbabrol de Crouzol, intendente generale delle Provincie illiriche sotto l'Impero, ministro della marina e delle finanze di Carlo
X e pari di Francia (8);
il
conte
Tommaso
Littardi, ricevitore generale delle finanze del dipartimento del
Varo (9);
i
ministri di Luigi Filippo Barthe (10) e Louis (11);
(lj
L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., p. 104.
(2)
Ibidem, pp. 26, 112.
(3i
Ibidem, p. 55.
l
1
(5)
Ibidem, pp. 63, 103, 107, 108, 109, 110.
Ibidem, pp. 70, 78, 82, 92, 105, 117, 113, 115, 121.
De Gerando scrisse Histoire comparée des systèmes de philo-
(6) Il
sophie
(l. a
l'art de
ediz., Parigi,
1804; 2.» ediz., 1821); Traile des signes et de Recueil des lois anglaises sur la police
penser (Parigi, 1821)
;
Oeuvres choisies de M. C'amille Jordan; Le visiteur du pauvre, premiato dall'Accademia di Lione e dal R. Istituto
des prisons (Parigi, 1821)
;
di
Francia. È ricordato da L. Sauli d'Igliano (Remin. della pr. vita,
I,
348 e 358, Roma, 1908) come suo amico. Visse dal 1772 al 1842. (M.
MlONBT, Notice historique sur la vie et les travaux de M. le Baroli De Gerando, in Mém. de l'Acad. des scien. mor. et polit. de Vlnstitut Imperiai de France, t. X, p. 1-33, Parigi, 1860). 7] L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., pp. 70, 109, 110, 112. 8
Ìbidem, p. 70.
(9i
Ibidem, p. 80.
(10)
Ìbidem, p. 120.
(11)
Ibidem, pp. 70, 120.
— 39 — uomini politici Portalta (1), Saint JuveDt (4), Dozon Pataille deputato del Basso Rodano (4): il conte Camillo Si-
gli
miane de TdTirnon, pretetto di Roma dal settembre 1809 al '"..di Bordeaux nel luglio 1815 e del Rodano nel geo181 l
naio
indi consigliere
1^-2-2.
Stato e pari di
«li
Francia (6);
il
marchese Maria Vittorio de Pay Latour Biaubourg, eroico generale napoleonico, pari di Francia nel 1814, ministro della guerra nel KJ19 7): il
governatore degli invalidi di guerra dopo il
e
conte Taillepied de Bondy prefetto della Senna
generale Ravicchio «9)
il
des barricades • ti!
ita
|
madamoiselle Lise Bucot « l'béroine
;
Baradère, potentissimo e cortese accogli-
lui ;
raccomandazioni (11); madame Paolina Andryane di quell'Alessandro che per le cospirazioni lombarde
conobbe lo Spielberg
1
consolatrice affettuosa dello zoppo
13), e
riero Ifaroncelli (li): ed
padre suo conte Filippo Antonio
il
Merlin di Donai, deputato agli Stati generali del 17S9. presi-
dente deda Convenzione dopo il 9 termidoro, ministro di giustizia e di polizia nel 17 .»ó-t*o, (
In 1.
Cassazione nel
«li
procuratore generale della Corte
grande giurista esiliato dalla Be-
••
stauruzione e ritornato in patria dopo
Ibidem,
l
luglio
«lei
IT.
l>p.
115,
1
}>p.
Ilo,
llt',.
U1814
es
Parigi,
.
<
pp.
du conte Camitle de Tournon p t
'iiampion,
ti
a
:
giornate
\
M'.i ì.aki). Letti
.1
le
li'lt.
di niit., p,
in, ìis, tis. M. :
Ibidem, p. 117. l" 1!
12
Ibidem,
p.
24,
1
l
8,
109, LIO, 111. 112.
DOSA, Contriti, dlld st 110: «
Mi
.
dt
0. Fakkkiti.
raflche » do, 1914.
il
0. ]
d'it ili'.
Andtyan
XVIII. L26 Bgg., Roma, taglio 1914.
'titiic in // ri»
Frammenti inediti dette s 88m
- 40 1890(1), formavano
il
crocchio degli amici francesi nel
ls.'ll
attorno al Dal Pozzo ed alla sua giovane sposa. E non ri suo-
navano le sale sue solo delle discussioni politiche mento,
di rimpianti
mo-
del
per gli antichi splendori dell'Impero e di
auguri per il trionfo della causa liberale in ogni paese d'Europa, ma vi
si discorreva anche di lettere, di aiti e di musica. Manzoni (2), Monti (3), Dante (4) e l'Ariosto (5) erano argomenti
spesso di dispute, quando non
si
parlava d'architettura
(6),
o quando
il
tini nella
direzione del Teatro Italiano e rivale di Gioachino
parmigiano Ferdinando Paer. successore di Spon-
Rossini, non allietava gli spiriti con le note del suo Maestro di Cappella
(7).
o la padrona di casa, sotto la guida del bravo
maestro Federico Massimino, esule fin dal 1815 (8), non gareggiava in dolci armonie (9); con Marinoni e Pagliardini (IO), per cui nelle rue S. te Groix d'Autin n. 1 era un continuo scambiarsi di
musica sacra
(11) e di
canzonette
(12).
Non meraviglia quindi che, come nel suo esilio londinese l'ambasciatore sardo conte San Martino d'Agliè era stalo sedotto dalle lusinghe del cavaliere di Castellino, così nel nuovo esilio parigino la legazione
sarda ben presto sentisse
il
fa-
scino che emanava da questo nobile spirito: ed ecco l'avvocato Nasi, addetto all'ambasciata, farsi segreto apportatore di lettere e di
libri proibiti del
Dal Pozzo nelle sue gite a To-
rino (13). (1) L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., p. 110. Per il valore del Merlin come giurista vedi ibidem, p. 25, e per la collaborazione del Dal Pozzo al Répertoire de jurisprudence del Merlin vedi LAROUSSE; Grand dictionnaire univ. du XIX siede, XIII, 23. (2) L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., p. 108. (3)
Ibidem, p. 106.
(4)
Ibidem, p. 118.
(o)
Ibidem.
(6)
Ìbidem, p. 109.
(7)
Ibidem, p. 118.
(8)
A. Brofferio, Stor. del l'iem. succit., I, 31.
(9)
L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., p. !08.
U0) Ìbidem, p. 118. (Ili
Ibidem, p. 119.
(12)
Ibidem, p. 116.
(13)
Ìbidem, pp. 2, 12, 51.
— 41 Che più.' Fra a dispetto degli
i
mantenevi con
era chi
—
pungenti ddl'« avvocato milanese»
—
ministri stessi di Carlo Alberto strali
amichevoli
lui
renze col far indirizzare gli
vi
rapporti, salvando
scritti
appa-
moglie, ma
propria
.-.Ila
le
ttandone l'omaggio delle incriminate pubblicazioni e
le
-manda/.ioni in favore di Giuseppe Mico, impiegato al ministero delle finanze e factotum de^li affari del
Piemonte dopo
la
Gaudenzio Maria Caccia ito
da tardi
latore
il
il
conte
Romentioo (8). E l'esempio suo
di
altri
senatore Mattei (3),
il
Pozzo in
l),il
sua fuga del 1821 (1). come faceva
funzionai ii dello Stato saldo, quali
conte Dattili console in Algeria
Vacca iói.
Anche da Torino gli occhi si fissavano adunque sulla rue Sainte Croix d'Antin, n. 1, dappoiché
il
Dal Pozzo si era tra-
da Londra in terra più vicina e più aftine per tradi-
sferito
zioni e per
temperamento etnico.
Logico era che l'avvocato Antonina! ia Degubernatis, già suo collega nel ministero del 1821. fornisse al cavaliere di Castellino notizie sul Consiglio di Stato carlalberlino da lui tanto tartfl
;
membro l
s ^l
in
della
che l'avvocato Giacomo Gio\ annetti di Novara.
Giunta provvisoria
istituita dal
Torino, accogliesse con animo lieto
i
reggente nel
nuovi opuscoli
critici dell'* avvocato
milanese ». ne condividesse gran parte
delle idee e gli desse
suoi dotti pareri |7i
i
:
che Stefano RocCÌ,
membro del Governo provvisorio piemontese del 1798, in\ il
proprio Aglio,
il
Dal Pozzo, ne gradisse
lui
si
in
viaggio di
18);
visoria torinese dtd
Ibidem, p. 8.
Ibi
ad ossequiare in Parigi
;
n. j.p. 20, 72,
106.
dalla Re-
che l'avvocato Pruno della Giunta
'-JI
ìbidem, )
1
no/./.e.
pubblicazioni incriminati
lell'ingiuslo trattamento inflittogli
la*
staurazione del 1814
1
le
gli fornisse notizie
per l'opera che
43 stava scrivendo sul
molo piemontese e ne ricevesse
i
li tiri
(1
):
che la giardiniera del risorgimento italiano Bianca Mi lesi, sposata Majon, gli inviasse
i
proprii scritterelli in
cambio delle
opere sue e con lui parlasse di vecchi comuni amici (2); ma reca
meraviglia vedere dal Piemonte tutta una corrente spirituale nuova convergere verso la rue Saint Croix d'Autin. Ecco i dottori Benedetto Trompeo dell'Università torinese e De Rolandis recarsi a salutare il vecchio ed impenitente critico della politica patria e prestarsi
ad introdurre in Piemonte giornali
e libri (3): l'avvocato Calza farsi suo corrispondente
in
To-
rino, manutengolo per contrabbandare gli scritti del Dal Pozzo
che gli editori Gherbuliez di Ginevra (4) e Ruggia da Lugano (5) inviavano di continuo, e ricercatore di dati e notizie per la sua storia della rivoluzione del 1821 (6). Ecco Saverio
Provana, bibliotecario privato di
M. in Torino, acquistare
S.
dal Mico la collezione del Moniteur di cui il cavaliere di Castellino voleva sbarazzarsi (7);
l'avvocato Duboin e
dico Vallino carteggiare con
ribelle e farsi depositarli dei
suoi opuscoli messi al
il
il
me-
bando del regno (8); l'avvocato Giu-
seppe Maria Clara sorgere paladino suo in Torino nell'attrito
con
i
ministri De l'Escarène e La Tour (9) e l'orefice e gioiel-
liere Musy prestare il
proprio
nome e correr pericolo di com-
promettersi agli occhi della Corte, sua principale cliente, per sottrarre alla polizia la corrispondenza del
Ecco l'avvocato Filippo Gaivagno, torio
Emanuele 11, trasmettere alla
tere del Dal
il
Dal Pozzo (10).
futuro ministro di Vitloro destinazione le
let-
Pozzo e riceverne i libri (11); il giurista Pier Dio-
nigi Pinelli, amico intimo del Gioberti e parente del Dal Pozzo,. ,1) •_>
Ibidem, pp. 16, 103. Ibidem, pp. 81, 92.
3,
Ibidem, pp. 97, 120.
(4)
Ibidem, pp. 16, 18, 103-110, 113-117.
5)
Ibidem, pp. 10, 18, 105, 111.
(6)
Ibidem, pp. 11, 13, 1«,
T
Ibidem, p. 51.
8i
Ibidem, p. 14.
9)
Ibidem, pp. 86, 88.
(10
Ibidem, p. 24.
(11)
Ibidem, pp. 53, 103.
18, 24, 38, 49, 52, 54, 71.
- 43 corrispondenza, Kr Ii distribuirli, discutere con lui di politica riceverne
-'arsi a
e
marche
vedute giuridiche
(lt:
zemolo rivolgersi
al cavaliere di
del proprio lati)
banchiere
ne'l
Belgio,
dal canonico K'-j-ms (i);
Xigra,
Felice
libri le
re
straniera, e procurargli
luti il
i
correggerne
e
Corderò di MonteCastellino per avere notizie
tulio che, rifugiatosi
Legion
nella
il
ed
scritti
la
si
arruo-
era
manoscritti
i
del
l'avvocalo Duboin,
l'abate Leone,
il
senatore Vacca
gradire l'omaggio delle pubblicazioni del Dal Cozzo messe al
bando dal (ioverno (3): ed un amico Melano recarle da Parigi
in
Casale Monferrato alla contessa Viarigi
4.
La rivoluzione francese del 1830 e l'agitazione europea
(4).
— specialmente l'italiana — che ne erano stato la conseguenza, avevano avuto la loro ripercussione in Piemonte, dove lo sfortunato esito del le
rivolgimento del 18-21 non aveva fiaccato
aspirazioni della minoranza colta e civile, desiderosa di
ri-
forme e di un regime costituzionale. Così sul finire del 1830 un nucleo di giovani valorosi e di uomini onorandi nell'intento di forzare
il
si
era eretto
re Carlo Felice a concedere le invo-
Giacomo Durando dettò in nome della
innovazioni
nazione un audace e un po' turgido manifesto
al
He, che
stampato dal tipografo Giuseppe Pomba e diffuso a midiceva gliaia di esemplari per tutto il regno (5). « Maestà uomini; cose, ma più vostri sudditi non sono manifesto il fu
—
—
i
Governo del secolo decimo è inconciliabile col secolo decitempi ci hanno spinto innanzi, ci vietano di remonono. ; a voi tocca di seguirci ». Messi in rilievo gli er-
il
I
•
rori e i disordini dell'amministrazione finanziaria. «Iella civile, di quella
riguardante l'insegnamento, gli abusi dei parassiti
cortigiani,
i
difètti
esistenti
Dell'ordinamento dell'esercito, il
manifesto conchiudeva minacciosamente:
1
Ibidem, pp.
9
/
li.
!•».
i'.'.
-
Maestà ! ascoltate
70, 100.
ili. »,
|>.
LOS.
ìbidem, p. ili. d'Italia, -l *T.
— 44 — la
voce della Nazione. Vi
persoli.'
parlano
che amano veramente
per
lei
migliaia di
più
Oggi ancora potete
la patria.
Sperate voi forse nella calma
risparmiare molti disastri.
apparente o negli applausi che ricevete in teatro? Voi cam-
mioate sui carboni coperti di cenere; il vostro trono è la statua
—
piedi di creta. Si solleNabucco: ha il capo d'oro e la Nazione oppressa la rivoluzione è la religione dei po-
di
i
verà
:
poli oltraggiati
:
e
il
Piemonte e tutta Italia non invocheranno
più altra divinità, finché
i
suoi signori non
si
piegheranno
ad una t'orma di Governo più umana e più popolare. Cbi
vi
parla è
— Maestà
!
un popolo vilipeso da nove secoli. La voce del
popolo è voce di Dio! ». La lettera al re era anonima e perciò tore
si
portarono subito sul
vecchio
i
sospetti circa l'au-
« avvocato
che non aveva smessa negli anni d'esilio
milanese »,
la critica delle
pa-
Solo più tardi un'imprudenza di Ignazio Ri-
trie istituzioni.
botti e le successive
sue confessioni
rivelavano
il
nome di
Giacomo Durando che nella fuga dal Piemonte trovava
sal-
vezza (1). Per intanto « dans différentes feuilles francaises on pubjia
[l]a
lettre
fort
inconvenante ed à plusieurs égards
absurde, qu'on pretend avoir été adressée par [Dal PozzoJ au roi déf'unt ». Egli la fece « démentir le plus tòt que il l'ait pu »,
ma, ad eccezione del Moniteur del 23 aprile (2), tutti tacquero i
:
giornali, che avevano pubblicata la lettera, per non smentirsi
e gli altri, per
non spiacere ai colleghi in giornalismo scon-
fessandoli, rifiutarono ospitalità alla protesta del Dal Pozzo, il
quale se ne sfogò, raccontandone l'incidente nel primo opu-
scolo che gli capitò di pubblicare (3); di poi
la verità
a galla. Non trascorrevano molti giorni dalla
comparsa della
venne
Durando, che il cavaliere di Castellino ne inseriva una nel Journal des débats, ma non a Carlo Felice, morto
lettera del
nella notte del 26 al 27 aprile 1831, bensì all'antico suo pupillo, all'antico
principe
ministro, all'antico amico,
reggente che lo aveva voluto suo
come vedremo fra poco.
(1)
Ìbidem, p. 448.
(3)
F. Dal Pozzo, Motifs de la publicitè donnèe à la lettre à Charles
Vedi appendice 3 di questo capitolo. Albert, p. 24-25 e n.
1.
— 45 — Nel suo fervore per Carlo Alberto, il Dal Pozzo voleva
."».
ramo
glorificate le origini del
neva
il
maggio
t
valore di
lire
l
s :>l
seicento
di
Carignano,
perciò propo-
e
premio di una medaglia d'oro del
il
per l'autore che
ti)
a\<>se scritto in
italiano, francese o latino, il migliore Elogio storico del Prin-
Tommaso, figlio di Darlo Emanuele I, è dava incarico alla
cipe
Accademia delle Scienze di sedere (piale giudice del conQuesta rivelò subito un non grande entusiasmo per
i;.
.
il
in t'ama di reprobo,
gesto del cavaliere di Castellino
delle Scienze ba accettato
il
per l'Elogio storico del Principe
liere
ma
L'Accademia (3). premio proposto dal sig. Cava-
non OSÒ declinare l'incombenza scientifica
«
Tommaso — scriveva
Giuseppe Mico, factotum in Piemonte del Dal Pozzo, il Iti lune fece ^lio 1831 al suo nipote, maggiore Sebastiano (4) nella gazzetta. non inserirli Se stampare programma, ma
—
:
i
in
«{Liei la
di
sera
questa
non
ne manderò lunedi
sarà,
vi
una copia». L'annuncio comparve, come lo stesso Dal Pozzo ricordava il 26 agosto al Mico iòi. ed era sottoscritto dal presidente dall'Accademia conte Prospero Balbo e dal segretario Costanzo Cazzerà. Diceva
programma del premio,
il
proposto dalla classe delle scienze morali storiche e biologiche nel
mese di giugno
1831
:
L'innalzamento al trono Sabaudo
«
della linea secondogenita, nella persona dell'Augusto Re Carlo
Alberto, ha richiamato l'attenzione degli eruditi su idi illustri
progenitori della famiglia regnante,
le
gesta dei quali o
non sono abbastanza conosciute, <> non vennero sin'ora, quanto conviene, degna Diente celebrile. La
vita
operosa e
magnanime azioni del
le
Tranne ano >li L, 1000, mono tempre 'li «ole .
della R.
18
concorsi
L.
600 Ji prim.
tee.
Tom
Aooadamia sino détta
lì-
A
81 84, Torino, is88). !
di qn<
i
principe
Pozzo alla lettera a Carlo Alberto App. 1
tolo). iale
dell edam 1
Manico, Aneddoti documentati tulio censura .
in
9,
Hiht sfnr
in
.
.
tt<ii.
Montebello,
tttau-
in
recente, 8<
l.
p. 27,Toi te
_'.
Dal
i"
— 46 — maso, figliuolo ultimogenito del duca Carlo Emanuele I, e stipite de' principi di Carignano, note appieno ai pochi che fecero particolare studio della storia o politica o militare della patria nostra,
non lo sono in ugual modo all'universale.
Verso questo mire degli
fine di
illustrarne
la vita,
scrittori, e particolai mente
de
volle indirizzare le
1
nazionali,
il
cava-
Ferdinando Dal Pozzo, coll'assegnare un premio da vin-
liere
cersi, a giudizio dell'Accademia, dall'autore del miglior Elogio
storico del Principe
Savoia Carignano » « sempre
Tommaso di Savoia, stipite del ramo di (1). Dice il Manno che il Governo era
andato a rilento nel lasciar correre per le stampe
scritti sulla Casa
Reale: specialmente se [avessero] potfuto] su-
scitare critiche e polemiche,
anche erudite
Carlo Alberto,
appena salito sul soglio, tosto ordinò che niente affatto, né in prosa né in versi, si licenziasse per la stampa o che si riferisse alla
sua persona o che riguardasse la sua famiglia (Ord.
Rege nihil!». L'Accademia delle non ostante questo Scienze una quindicina di giorni dopo 14 maggio
reale
1831): de
— — divieto sovrano accoglieva l'offerta del nostro cavaliere di
Castellino: «fu presentato un solo lavoro, dato a giudicare a Cesare Saluzzo, Manno, Sauli, Sctopis, Balbo e Cibrario. Non fu trovalo degno né dei suffragi né dell'indulgenza della classe
(verb. dell'adun. accad. 25 apr. 1833), ma [il
scoprire se fosse
il
lavoro del conte Capello ».
Capello di San Franco
con
il
Manno] non potè
si
conte Luigi
Il
era infatti incontrato nel
pensiero
Dal Pozzo nel 1831. allorquando Carlo Alberto era as-
surto alla dignità regia. Autore reputato di un Dizionario di mitologia, egli aveva voluto tessere la vita dell'iniziatore del
ramo di Carignano; ma, sia perchè ricordava i torbidi della Reggenza, sia perchè parlava del capostipite della famiglia reale, « negossi la di presentarla
1831)»,
ai
stampa a[lla sua] memoria
,
lecito a lui
all'Accademia delle Scienze (Ordin. 18 agosto
premio Dal Pozzo
(2).
6. il Segre, illustrando la ricca corrispondenza del barone Prospero Biugier di Barante, ambasciatore di Francia a Tori)
Meni. R. Acc. Scienze, Torino (1832), t. XXXVI.
(2)
A. Manno, Aned. docum. sulla cens. in Piem., p. 26-27.
- 47 rino in quegli anni, conservata affari esteri
li
archivi
Degli
Parigi, ricorda che
di
il
.'i<»
tolette ambasciatore, nelln convinzione che
riguano cingesse presto
la
aorona,
«
il
del
mini-
marzo
1831
il
Principe di Ca-
proponeva che qualche
giornale francese pubblicasse un articolo temperato con elogi e
speranze all'indirizzo di Carlo Alberto, non appena
t
questo salito al trono e suggerisse ri forate graduatine! regno
con dire che le popolazioni dello Stato non erano nelle
lo,
Condizioni volute per una costituzione uniforme e centrale...
Alberto avrebbe forse letto con piacere un articolo di
lo
genere e tratto ria esso sprone a riforme e leg^'i nuove » (1).
tal
direbbe che
Si
io
il
Dal Pozzo avesse conosciuto questo car-
diplomatico segreto tanto ejdi attuò la proposta del Ba-
rante con una lettera a Carlo Alberto, di cui solo il Brofferìo e
il
Tivaroni tra gli storici moderni tengono notizia diligente,
sommaria (8). Essa invero sgorgava dal cuore di un suddito devoto alla Casa dei suoi re, come un mezzo per per quanto
renderla più grande e forte, e dal cervello di un ex-ministro del
nuovo re. nelle cui orecchie risuonavano ancora le ultime
parole che dieci anni prima, il 31 marzo 1821, questi
gli
aveva
indirizzate entusiastiche da Rondizzone, mentre abbandonava
Tonno per ritirarsi a Novara. La
Pozzo inviata il 4 maggio 1831, quando
letteYa del Dal
Carlo Alberto da una sola settimana era salito sul trono, era frutto dell'entusiasmo suo verso quel Principe, ch'egli aveva * connut enfant » e nel quale aveva tanto confidato dopo Vi spe-
rimento liberale il
i>-ji.
d<-j
Glorificando
ramo di Carignano,
il
Dal Pozzo sperava di destale nel giovane re l'ambizione di
mettere in nobile gara la nuova Casa con in
Carlo
l'elice, e
perciò
gli
suggeriva
i
la
Cieusemenl ». Anzi, ripensando alla i.
//
li
A.
bel
el
t
tramonto di un najma-al'olbd tFuk regno nm
Carlo sfmh • re
sì
cependanl judiche di lui scrii. libera
Innover bien, tres nardément
conti
vecchia, estintasi
mezzi per un
l
i'MJ.
HI,
Baorraai
m. L'Italia durami
— 48 — Reggente nel 1821 come suo ministro degli interni, egli avrebbe voluto « lui offrir de bons, utileset infatiga-
aveva
fatto
il
ma
bles sci viccs ».
i
sessantatre anni, che gli pesavano sulle
spalle, gli consigliavano a pronunziare solo « des voeux » (1).
Contemporaneamente alla lettera al sovrano,
il
Dal Pozzo
ne inviava una ad un suo amicissimo, il cavaliere Luigi Montiglio di
Villanova (2), « che credeva chiamato ad assistere il
nuovo re nell'ordinamento dello Stato » (3), sperando ch'egli volesse e sapesse trar profitto di questa carica per indurre il re
ad attuare Il
riforme buone, ardite e giudiziose.
le
Dal Pozzo, confidando che la lettera al
avuto
« le
méme
Re non avrebbe
succes que [s]a harangue au roi Victor Ema-
Gènes en 1814 », si decideva a rompere con il
nuele, faite à
Montiglio « une silence de plusieurs années » ed a passare su l'« amertume »
procuratogli dal distacco dell'amico e sperava
che quella politica,
la
quale
li
aveva uu tempo
divisi,
do-
vesse ora ricongiungerli, essendo l'uno e l'altro animati dalla stessa devozione per « La
il
re e la patria.
situation de notre nouveau souverain est difficile et ce-
pendant... superbe» scriveva
guire « un bon
(1)
(2)
fil
il
Dal Pozzo, ma occorreva se-
de conduite ». Questo egli si permetteva di
Vedi Appendice 1 di questo capitolo. Secondogenito di Gio. Antonio Montiglio di Villanova e di Maria
Mocehia di S. Michele, era nato nel 1773 e morì nel 1844. Barone dell'Impero e Presidente della Corte d'Appello di Firenze nel 1810, Luigi
Montiglio dopo
la
Restaurazione era fatto avvocato fiscale generale a
Chambèry '1815), Procuratore generale (1817), Gran croce dell'Ordine Mauriziano (1820), Presidente (1821) e Primo Presidente della R. Camera dei Conti (1822) e del Senato di
Piemonte (1825). Ministro di Stato di
Carlo Alberto (183li, tu pure Grande di Corona colle grandi entrate
a
Corte e Gran cordone dell'Ordine Mauriziano. Erano suoi fratelli Giuseppe (1768-1840; viceré e capitano generale in Sardegna, ministro di Stato (1837) e cavaliere dell'Annunziata •1840); Federico maggior generale e ministro a Costantinopoli; e Alessandro consigliere di
Stato
Massaka-Previde, Geneal. patrie, lett. M.-P., p. 61, ras. in Bibl. di S. M., Torino). Trovasene una biografia in L. Cibkakio, Epigrafi latine ed italiane con alcune
necrologie.,
p.
147, Torino, 1867,
desunta dalla
Gazz. pieni., n. 146, Torino, 1844. (3j
F. Sclopis. St. della legisl. pieni., in Meni. li. Acc. Scienze Torino t
(1861), s. II, t. XIX, p. 49.
'
— Me — iare all'amico
maggio 1831 te:
ministro in due lunghe lettere
segnando i principali punti
(1),
politica estera, famiglia
zionale, costituzione, nobiltà. Corte,
sua
della
reale, religione,
4 e
il
.">
il
trat-
banca na-
polizia. legislazione,
fi-
nanze, ministero, amnistia politica, giornali, coltura, capitale dello Stato, riserbandosi di discorrere ancora dell'esercito, del
commercio, delle leggi comunali. Era l'enunciazione di un vero programma politico di un liberale moderato, ebe alla scuola della rivoluzione francese aveva attinto
i concetti fondamenrinnovamento aveva sociale, ma non risentito né l'intali del fecondatore delle dottrine nuove nazionalistiche, né >
quello deleterio dei suoi odi settarii e delle apologie delle so-
Anche
cietà segrete. •Ito
in queste lettere vi è
il
Dal Pozzo del
dal Reggente a ministro perchè liberale e libero.
Ouale politica estera doveva fare Carlo Alberto a giudizio del cavaliere di Castellino t Seguire quella dei suoi predecessori, dell'equilibrismo tra
Francia ed Austria, che tanto aveva
giovato nei secoli alla Casa di Savoia, senza simpatia né per
ma coltivando molto l'amicizia
Francia, né per l'Austria,
la
dell'Inghilterra, della Svizzera e degli Stati germanici meri-
dionali, per diventare, occorrendo, difet
ritro le
capo di una coalizione
il
grandi potenze continentali.
Per il bene del Piemonte bisognava assicurare la conti-
nuazione della stirpe Savoia, perchè « Charles Albert à deux depuis 1822
n'a plus eu d'enfans. Victor Amedée III
il
en avait cinq, devenus tona adultes: et sa branche est éteinil
dei
«
rimedio era per il Dal Pozzo
membres de
riconoscimento
3 di questo Capitolo.
1
1".
Dal Posso, Motifa Vittorio
nuel
p.
BO,
a.
l
dell'estratto.
—
5
I
tìgli
Savoia, giunti in età adulta, erano Carlo
Leo III di
1762-1799 di
il
branche de France (3) corame princes
la
.
Emanuele
I
Maurizio dura
1.
('.ir;
Morienne e duca di Aost Questo ramo francese dei Carignano per
matrimonio
il
di
Vauguyou non
u Paolina de Quei.
era riconosciuto dai parenti. Solo un nohlie
i
diritti surriferiti
\.
//
prin
Story. Mal., xiv
.iprile
Eugenio
nel loro tìglio
I
irignamo t Ut tua luogotenenaa il..
//
di
!
Roma,
1991
.
*
— 50 du sang, successibles à la couronne en cas d'extinction de la branche regnante et installés dans le palais et l'apanage Carignan ». In materia religiosa il Dal Pozzo voleva la risurrezione delle libertà gallicane (1), la soppressione di tutti gli ordini mona-
l'incameramento dei beni ecclesiastici per estinguere il debito pubblico con stipendio al clero per averlo sottomesso stici,
alla potestà civile; e in materia economica la creazione di nu-
merose banche specialmente di una nazionale, per « acti velde l'argent qui git cache et improductif dans
ia circulation
des milliers de caisses et de bourses particulières ».
Mentre queste richieste farebbero quasi sospettare nel Dal Pozzo uno dei più accesi rivoluzionari, il pensiero suo circa la costituzione ce lo
potrebbe far credere un retrivo
:
egli era
semplicemente un cervello equilibrato, che voleva procedere per gradi
:
« Tout
le
mond
une constitution de la donne après avoir assis son
s'attend
parte de Charles Albert. Qu'il la
gouvernement sur un bon système... Que Charles Albert ne promette pas mème une constitution », attirandosi i sospetti delle potenze assolute e dell'Austria
in
ispecie e creandosi
uno stimolo continuo dei liberali, che non lo lascieranno più in pace finché non avrà ceduto. Meglio sarà « derouler graduellement le système constitutionnell... Sans parler de constitution on peut mettre en vigueur plusieurs choses analogues », inamovibilità dei giudici, indipendenza della giustizia civile di fronte al re, abolizione dei privilegi fiscali, libertà di la-
voro, di parola, di religione, di stampa, restituzione ai funzionarii napoleonici di titoli e gradi con indennizzo pecuniario
per
i
diciasette anni di vita obliata. « Un prince absolu, vé-
ritablement éclairè et ayant des intentions bien droites, peut
(1)
La Chiesa Gallicana, sebbene devota al Cattolicismo ed
alla S.
Sede, insiste sulla distinzione e indipendenza delle due potestà spirituale
e temporale; rivendica l'infallibilità all'intiero corpo episcopale unito al papa proclama la libertà suprema dei Concili generali e quella dei ;
governo della Chiesa. Questi principii, che si fanno rimontare ai primi tempi, furono a lungo insegnati nelle scuole teologiche di Francia e più specialmente alla Sorbona nel 1682 furono riassunti da Bossuet in una dichiarazione del clero francese. sacri canoni nel
:
— 51 — comparativement operar dea prodiges ». In questa concezione
come
di assolutismo illuminato fra
il
si
sente l'affinità spirituale
nostro Ferdinando e colui che tìrmò tremando nel 1848
come si comprende che questa fu la causa per chiamò l'altro a suo collaboratore! bile di famiglia illustre ed antichissima, come vedemmo nel primo capitolo, il Dal Pozzo era uno spirito aperto che voleva accessibili a tutti la nobiltà, gli ordini dei SS. Maulo Statuto! e
cai Del 1881 l'ano
Lazzaro e della
rizio e
a
corte.
In
Piemonte
S. vi
Annunziata, nonché i ricevimenti troppa
era
nobiltà
che viveva a
sdegnando il commercio, l'agricoltura, le professioni, ma eliminarla non era facile senza compiere una ingiustizia: il problema era quindi per il Dal Pozzo ancora da studiare, come anche quello della Corte centro di paraselo. Liberia personale, di andare dove si voleva, senza tanti passaporti né impacci polizieschi una legislazione alla francese (li: l'abolizione di alcune dogane più dannose che la semplificazione dell'amministrazione economizzando; utili e la creazione di un vero ministero con tutt'al più quattro ministri degli Ksteri, degli Interni, della Guerra e Marina e delle Finanze e con direttori tecnici per il resto erano le ultime ritorme che il Dal Pozzo affrettatamente nella prima let3e
dello Stato,
;
:
cavaliere di Montiglio consigliava di insinuare nel-
tera al
l'animo del giovine Alla
re.
dimane 5 maggio
1831
Dal Pozzo, visto che
il
la
let-
tera chiusa, o meglio interrotta per farla partire alla volta di
Torino, non era arrivata in tempo alla
posta, ripigliava la
penna al punto dove si era arrestato e precisamente alla que* motivi ne dell'amnistia per delitti politici. Due erano i
i
fondamentali sui
«piali
poggiava
la
sua
richiesta: e Charles
beauooup dana l'opinion <lu monde entièr, ne donnait [>oint une amnistie, parce <|iu toul le monde
Albert perdrail s'il
j
aujourd'lmi, è
la
•ìirairt- et
d'un tres-petit nombre de gens inté-
d'un autre nombre ancore pina petit oita
dopo la lei
ma prima della stampa alla
Ila di
i
utile e di
nuovo si sarebbe Gatto
in
1"
- 52 gens illilxraux par principes, tout
<le
le
beral: tei est le torrent de l'opinion.
monde, dis-je, est li-
Une
infinite
de per-
sonnes croient, dans l'etranger surtout, que notre jeune roi tu t
le
chef de
la
revolution en 1821 ».
Riconosceva il nostro Ferdinando che Carlo Alberto avrebbe
dovuto « certainement user de precautions envers l'Autriche; mais il doit
— aggiungeva — bien se garder de montrer de
la crainte et
mème de l'inquiétude sur son approbation ». Pre-
testi pietosi
non ne potevano mancare al re per legittimare
clemenza sovrana, ed anzi ne suggeriva diversi, mentre insisteva su un'amnistia
agli occhi della bicipite l'atto di egli
completa con estinzione dell'azione penale e reintegrazione negli onori, gradi e dignità, cosa che — a quanto pare — avvenne più tardi dopo l'amnistia del 1842: infatti i molti militari del Dizionarietto dei compromessi del Manno (1) sono stati tutti giubilati nel 1848 e 1849 dopo la prima campagna per l'indipendenza italiana, con un grado o due superiori a
quello del 1821
quando erano stati destituiti.
Libertà alla stampa nazionale ed estera reclamava inoltre
Dal Pozzo, consigliando di tare le spese per avere in Pa-
il
rigi ed in
Londra due giornali, fidati portavoci del governo il quale doveva per mezzo loro troncare ogni so-
piemontese,
spetto di mirare alla cacciata dell'Austria dall'Italia,
ma di
questo discorreremo più avanti. Coltura su vasta scala suggeriva pure al Montiglio, da ottenersi col combattere l'uso dei dialetti la
piemontese e genovese, col favorire gli studi storici,
pubblicazione dei documenti antichi e col richiamare gli
stranieri in Piemonte.
Uno dei mezzi per quest'ultimo scopo
era di far Torino una grande città moderna. « La ville capitale est il
l'àme d'un pays ». Torino è posta in un bel sito con
panorama delle colline: rinnovate la vita cittadina dando
più libertà e voi la farete concorrente di Ginevra e di tante altre città prescelte dai forestieri,
ammoniva
il
cavaliere di
Castellino. La Corte sia brillante e accessibile a tutti e le due
regine, vedove di Vittorio
Emanuele I e di Carlo Felice, vivano in Torino e non consumino gli appannaggi altrove. Si (i)
A. Manno, Inforni, sul Ventuno, pp. 142-206.
— 53 — ino
circoli, si creino dei
i
aperto tutto
buoni
fanno e a tutti, non a riunione. quale
ci
teatri:
R
il
pochi favoriti:
ridotto del
si
Archivi di Stato vicini e vedrete Torino rare e
i
pre-
provincia prender*» vita dalla capitale.
la
Dopo tanti consigli il il
ridu-
stesso,
teatro
Dal Tozzo in un poscritto avvertiva
cavaliere di Montiglio di non prestar tede alle molte fan-
donie corse sul conto suo: eu li era ancora sempre degli stessi r
un tempo, cioè del \*-2\ (filando, a quanto era parso,
ideali di
coincidevano con quelli del presente nuovo berale moderato e
re.
cioè
li-
non rivoluzionario, né settario.
Attesa una qualche risposta a queste tre lettere, se non da parte di Carlo Alberto, almeno del suo ministro Montiglio, il
Dal Pozzo credette opportuno di rendere pubblico per mezzo dei giornali
il
suo indirizzo al Re.
Quale ne siano stati gli effetti appare chiaro da quanto ne scriveva
il
ti
giugno 1*31
il
segretario suo in Torino. Mico.
impiegato al ministero delle finanze,
al
nipote del nostro ca-
valiere di Castellino, Sebastiano Dal Pozzo maggiore dei carabinieri
nel Debats (1) mi gelò il sangue.
La lettera inserta
«
:
quando ne sentii a parlare per la prima volta. La sua lettera mi confortò un poco, ma ne calcolai tutte le conseguenze possibili.
Il
riferire
cosa se ne dica qui
[a
Torino] è affare im-
menso: a chi piace, a chi no: chi vi l'intenzione di non voler più ripatriare, chi anzi vi vede una smania grantrova
ima di venire a porre le mani in pasta. Pretende questo una spinta al Sovrano per tosto che tale lettera debb chiamarlo, un altro assicura anzi ch'essa dispiacque moltis-
simo al Re e gli parve un saggio di alta ambizione, per cui non gli tu risposto e per questo il sig. cavaliere l'abbia fatta di
pubblica
lo stile ed i
i
di
ebbe
caso
di
«lire
ni invocat ». Chi vuol provaie con
la
data,
ragione:
ci
il
altre sottilissime osservazioni eh'
vederla presto smentita ne' giornali:
caos. Tutti credono che io già
.
Parigi,
1
la
insomma è un
conosceva
<
che
informato del cum e del rum ed io ne so niente affatto, essendo perfin privo di nuove da circa quindici giorni » (1). Poteva Carlo Alberto rispondere a questa lettera del Dai
Pozzo? Noi crediamo di no e reputiamo di poter a tale proposito associarci a quanto scrisse il Masi: « Nelle condizioni, che Carlo Alberto riceveva lo Stato dalle mani di Carlo Felice, senz'armi, senza soldati, senza danaro, con un'ammini-
una legislazione
strazione in disordine,
bestiale, è possibile
immaginare... ch'egli avesse potuto seguire senz'altro gli eccitamenti e
i
consigli che
il
primo anno stesso del suo regno
gl'in viava da Marsiglia Giuseppe Mazzini colla lettera famosa,
o quelli soltanto, che l'anno innanzi avea diretti a Carlo Felice
Giacomo Durando?» (2).
Indignato dell'ostinato silenzio del suo ex-pupillo ed ex-principe reggente,
il
Dal Pozzo se ne vendicava abilmente, col-
pendo colui ch'egli riteneva il principale responsabile. Il cavaliere Montiglio aveva adunque dimenticato tutti gli atti di cordiale amicizia
fra
loro
interceduti, per trasformarsi egli
pure in un cortigiano? Peggio per giva pubblicando
i
lui.
L'amico tradito rea-
Motifs de la publicité donnée à la
adréssée a S. M. le Roi de Sardaigne Charles Albert
lettre
a l'oc-
casion de l'avénement au trone de ce Prince, avec des extraits de lettres du méme auteur a S. Exc. M. le chevalier
De Mon-
tiglio, premier president du Sénat de Piémont, pour servir de
commentaires à la première (3). Il Dal Pozzo aveva indugiato a stampare la brochure, perchè alcuni suoi amici gli avevano fatto sospettare che potesse con essa intralciare le « mesures libérales sur le pointd'ètre prises,
en faveur surtout des condamnés pour delits politiques » (4). L'attesa fu inutile e quindi ne venne la stampa:
(1)
scel.
i
difensori
Archivio Dal Pozzo in Montebello, Sez. I (Carte Dal Pozzo), Mi-
X,
n. 2.
(2)
E. Masi, Il segreto del re Carlo Alberto, p. 162-163, Bologna, 1891.
(3)
par le corate Ferdinand Dal Pozzo, ancien maitre des re-
quètes et premier president de la conr imperiale de Gènes
Cherbuliez, 1831, pp. 52 in
8°.
in Torino. (4)
,
Parigi,
Ne esiste una copia nella Bibl. di S. Jf-
Motifs de la publicité etc., p. 50-51.
della condotta dei ministri e dei consiglieri ili Carlo Alberto, «
to
'le
la
plus grande médiocrité, comme plusieui
leurs devanciera », rispondevano che l'amnistia non era possibile per la posizione delicata di fronte air Austria, ed
ttava che, pur
il
Dal
protraendo L'allontanamento per-
ondannati per accontentare l'Austria,
poteva
si
abolire la morte civile dei condannati, la confisca dei beni e il
divieto di rimpatrio a quelli « expatriés p;ir des ordres ar-
bitraires, sana procès ni
condamnatìon ». Siccome
poi
iJ
Dal
o era tra questi ubimi, avvertiva che dispensava persilo
conto
Governo da un tale alto di giustizia e diceva che l'of-
il
sua di collaborare con
ferta
il
Monti^lio nell'opera riforma-
non era stata una mossa di ambizione personale, ma l'espressione del suo disinteressato entusiasmo per la causa
trice
liberale e per la grandezza di Carlo Alberto. Intatti scriveva:
examine tonte ma vie, l'ou verrà que depuis 1814 je
l'ori
pris toujours la route opposée de l'ambi'tioii: car je n'ai'jamais
ce
fait
t
«Iella
nécessaire pour arriver au
qui est -«•
proclamé
pouvoir, et j ai *
répété les vérités que je croyais utiles,
et
ande indépendance » (1). « Abissua abissum inil tremebondo Mico. La pubblica/Jone
poteva ripetere
»
lettera >ul Journal des debàts era ora seguita
opuscolo, nel quale
il
mosso a
tenti era stato
da questo
Dal Pozzo chiariva da quali nobili in-cri vere
a Carlo Alberto.
La lettera diffusa largamente, che l'autore ne aveva inviato copia diretta al He, ai ministri e principali dignitari dello illerato nel
Piemonte una viva soddisfazione,
quasi universale, perchè si sentiva fortemente il bisogno di in-
novazioni dopo
i
due regni di Vittorio Emanuele e di Carlo Penon obstanl le caractère boa et enclin piincs», retrogradi in Civiltà e in pro-
stati, «
à
la
justice de ecs
p.
L.
<
'.
Mnti/s avidità,
B6, n.
,
Boi <ir il
<., p. 18.
hi publicité, 6.
«L'opuscolo
verso, uni imi. cotesti n\
.
del
l'ai
Pozzo
fu
«va a
pub
ni di •
dentemente m
- 56 — Ciò constatato,
il
Dal Pozzo proseguiva dimostrando quali
Piemonte quindici anni, ed alla Savoia e Nizzardo ventidue anni, di regime francese (1) vantaggi avessero apportato
e
come tutti
i
al
benefizi fossero
stati
eliminati dalla Restau-
razione, persuasa « que toujours les lois an^iennes étaiént restées en vigueur, quoique abolies, qu'elles avaient seulement
domination francaise, et qu'en consequence elles devaient, le fait de la domination cesse, reprendre sommeillé durant
la
leur empire; que d'autre part les lois fran<jaises ne pouvaient étre regardée8
comme de
véritables lois ayant produit des
droits ou autres effets perpétuels, mais seulement comme des
actes violensd'un gouvernement de fait, auxquels c'était faire
beaucoup de giace que d'attribuer un Inoltre la corte di
effet
temporaire »
(2).
Roma, i preti, i monaci e « surtout les
jesuites s'fetaient] emparé^s] de
nouveau
publique et de la conscience du Roi »
(3)
et
de l'instruction
durante i predetti
due regni. Ecco perchè tutti i Piemontesi, alla venuta di Carlo Alberto, s'attendevano innovazioni e lo guardavano « comme
un soleil naissant ». Carlo Alberto aveva in quei primissimi tempi del regno fatte due riformette per abolire la ruota e le tenaglie roventi ed i rescritti sovrani negli affari civili: il Dal Pozzo, timo-
programma il nuovo re, aveva concepita la lettera e dopo si era deciso alla stampa di essa, perchè il sovrano avesse un'idea roso che queste potessero rappresentare tutto
liberale del
del
cammino ancora da percorrere.
Egli si scusava dell'accusa d'aver offeso l'etichetta di corte
con l'invio della lettera al Re, accampandone l'ignoranza e « affirmant sur [s]on honneur et [s]a conscience que personne
ne [le] surpasse en sentimens des respect
del
et
d'amour pour
Dal Pozzo dal 1817 al 1831) che un semplice individuo non si stan-
cava di porgere a chi non ve lo aveva richiesto, perchè era un persistente fenomeno morale e caratteristico dello spirito dei tempi » iF. Sclopis, St. della legisl. pieni., in Mem. E. Acc. Se. Torino 1861), 1
s. II, t.
XIX, p. 50).
(1)
Motifs de la publicité, p. 6-7.
(2)
Ibidem, p. 8-11.
(3)
Ibidem, p. 12.
— o/ — Charles Albert » di: del resto dovevasi considerare
la lettera
più come uè discórso pubblico per far arrivare da più parti l'invilo al sovrano di innovare la vita politica, che come una lettera.
Alla
domanda che gli avversari) gli muovevano,
he
in
virtù
voluto dare consigli al He. rispondeva
di quale diritto avesse
come cittadino era parte interessata al progresso del
some fedele e leale suddito era obbligato, anche ricavandone danno e noie, a suggerire al proprio sovrano ciò che rtout ses courtisans ou ses conseillers habituels ne le lui donneront pas » ($); e perchè libera era l'accettazione o meno
del consiglio, se
buono o
cattivo. In
tutto
il
mondo, dove
v il regime costituzionale, scrittori politici e deputati non fanno che consigliare
il
Re. « Il n'y a donc que des ministres
ou imbéciles qui ne s'eclairent pas des conseils, méme
spontanément donnés, et qui intriguent et poussent le prince n
offenser »
Infine
suoi
i
(3),
precedenti
personali
potevano giustificare il
suo ardire, avendo per buona parte della sua
atteso a
vita
funzioni pubbliche di una certa importanza e a
studi: del
une autre epoque et dans d'autres circostanfces (cioè nella difesa del
patrimonio di Carlo Alberto bambino)
-eils [n'jaient été tout-à-fait inutiles
maintenant sur le trone »
est
Richiamandosi
al
[s|es
au prince méme qui
(4).
suo tentativo
BUggerire
di
una
politica
Emanuele I nel 1814, il Dal Pozzo notava le analogie fra quella sua mossa e la presente del 1831, Inspirata pure da vero amore verso il Principe. Anche ora « les liberale a
Vittorio
promoteurs de
veilleries » lo rimproveravano dell'audacia nel
rivolgersi direttamente al dei funzionari dello Stato:
due lunghe
lettere ad
succintamente esposti
Balbo che
nel
un ministro del Re al
sovrano.
Ma
1814 aveva approvato
il
Ibidem, p. IL
j
Ibidem,
p.
16.
(8)
Ibidem, p.
IT.
I
Ibidem, |«.
Ih.
,
sovrano e della condanna implicita anche ora egli aveva chiarito in
le
i
propri! pensieri,
a differenza
del conte
Bue idee riformatrici,
— 58 — il
Mon tiglio, « autrefois avec [lui] sur un pieci de-
cavalier di
fcrès-grande intimile », non si
Ma male
ricevuta.
degnò neppure di accusargliene il Dal Pozzo se
gliene incorreva, poiché
ne vendicava in una nota dicendo che l'intimità loro era du-
quanto era convenuta alla politica del Montiglio, Il che non aveva tolto che nel 1817 il Montiglio da Torino avesse scritto una lettera al Dal Pozzo a Moncalvo, pregandolo « de comrata tanto
raffreddandosi nel 1814 e svanendo a poco a poco.
poser polir lui
le
discours qu'il aurait prononcé devant la ro-
Chambre des comptes à
yale
l'ouverture de ses séances au
mois de novembre de ladite année » toso,
(1).
Malignamente pie-
Dal Pozzo osservava che un procuratore generale del
il
Re poteva averlo di ciò incaricato, perchè sovraccarico di lavoro; e questi segreti egli rivelava ora per le stampe (2), per giustificarsi e chiarire
i
motivi che l'avevano indotto a
ri-
volgersi al Montiglio. Nell'agire così il cavaliere di Castellino
da principio qualche ribrezzo; [glji parea quasi di una cattiva azione. Ma il suo assoluto silenzio, mentre avrebbe anche con poche linee obbliganti potuto eludere l'in« ehb[e]
fare
tento [del Dal Pozzo], se così gli piaceva, [glji parve tanto in-
solente
dopo
punirlo,
come potea, di non essere più la dupe di un'amicizia
affatto cieca,
tutti
che
i
[il
[loro] antecedenti,
che
[s]i
risolvette di
Dal Pozzo] ebb[e] per lui e di rompere
apertamente, e per sempre. Non viol[ò] alcun segreto
con
lui
che
[gl]i
quanto alle leggi dell'amicizia egli primo a trasgredirla. Tali legami non debbono
fosse imposto, e
[era stato]
il
un iato solo. Se gliene fosse avvenuta qualche diminuzione nella stima pubblica, o del suo carattere o della sua abilità, [il Dal Pozzo] avrebbe creduto d'aver reso un sussistere da
servizio al pubblico, mentre [era stato] in circostanze impor-
un poco buono consigliere » del Re. Nel coro generale degli osanna, non mancarono però i biasimi per questo opuscolo: l'abate Pier Bernardo Marentini, tanti
esule a Lione sulle mosse del ritorno in patria, glie l'aveva
rimproverato e il Dal Pozzo
1
(2)
gli
rispondeva
:
« Ne
Ibidem, p. 25 e n. 2. L. C. Bollea, Dieci mesi di cari., p. 13, 14, 52, 53.
sarà quel
— 59 — Io
:.
ho detto con libertà
le
mie opinioni quali the
Non aspetto ricompense ne da darlo Alberto,
nutro.
nei dai
quanto a lion tiglio ho voluto punirlo » il). Ma il Marentini. da quel buono e sincero amico ch'era, impegnava eoo il Dal Pozzo una cortese polemica epiné dai
liberali,
ire
Irati e preti; e
per convincerlo della eccellenza delle sue opposizioni.
— mentre gli comunicava che
nostro Ferdinando
Il
«
ri-
i
scontri sull'esito della [suja brochure... non [era]no cattivi...;
ma che
che alcuni ne dicfeva]no bene,
altri
[era|no più numerosi, e [che]
assicura[va| ch'ai Ke mede-
si
male,
primi
i
simo non [era] dispiaciuto] (2)», lo invitava, incontrando «La Tour e altri grandi..., dal loro accoglimento e dai loro discorsi (ad) arguir qualche cosa ». Indi, entrando in merito alla critica
Marentini, scriveva :« Voi
del
mi faceste l'enumerazione di
Re Carlo Alberto: non lo credo, poiché ch'egli tosse complice conscio della rivo-
quelli a cui la mia brochure poteva spiacere.
luzione è cosa talmente nota ed innegabile, che anzi deve aver
obbligazione se io
La il
rappresento solamente come sorridente,
lo
disgrazia in cui fu del re
Carlo Felice per lungo tempo,
suo esilio — tinche non lavò al Trocadero — sono tutte eolissime. — Irati: pochi s'interessano a loro attualsi
le.
.
pendi
— Preti: non so se non starebbero meglio con nobiltà che amministrando beni. — Xobili
sti-
t'issi
:
>ati8sima dalla nobiltà più bassa,
massime di provincia
borghesi poi cordialissimamente.
infinito de'
c»-to
ti
ministri: bisogna censurar
e
poiché Don
guisa censurare
si
può
L'alta
in altra
biasimar
i
—I
ministri per t'orza, il
tandoli, si contribuisce a farli levar di posto.
ite.
Poi scredi-
Montigli»
SÌ
:
ne un inimico. È meglio che sia un inimico aperto.
con.:
— 1 liberali Piemontesi: poiché vogliono subito una costituzione.
Ma
i
più ragionevoli fra essi vedranno che L'andare a
grad
è •
:
\o.
meglio che ottener niente.
perchè vogliono lo
credo
la
cosa
La
Riunione d'Italia in mi solo go-
né
praticabile,
ilnppero an-or meglio ni,
p.
1.
— 1 liberali Ita*
né desiderabile
per
nell'opera
Li-
a
cui
1.
i
roi lui
eu uu oei mèiue » {Ibidem, p.
'
:
il
— 60 —
Ora io vi farò l'enumerazione di quelli mio pamphlet ho dovuto piacere. Re Carlo Alberto: se veramente ha una secreta voglia di esser novatore come Foro di presenti (1).
a cui
il
io gli consigliai, e
di
coonestarsi co' liberali, senza troppo
urtar l'Austria. — A tutta la classe media ed anche ai nobili
non così alta sfera e credito alla
di
che io intenderei promuovere. per l'influenza che
si
corte, per l'eguaglianza
— Alla popolazione in generale
toglierebbe ai Gesuiti e per la buona le-
gislazione e amministrazione di giustizia che loro si procurerebbe. Ai letterati, volendo faAgli Ebrei. — Ai Valdesi.
—
—
vorir le lingue e non i dialetti.
— Ai commercianti di Torino,
bottegai, borghesi possessori di case e beni vicini alla capitale,
che
volendo render questa fiorente e brillante.
amano il bel mondo
— A quelli
per ciò che io propongo in riguardo
—
massime al regio teatro. Ai libraj per la maggiore libertà sì nella stampa che nell'introduzione di libri e stampe forestiere »
(8),
Non ostante queste
voci contrarie, al cavaliere di Castel-
l'intendere che il [su]o opuscoletto Motifs etc.
lino « piace] va]
[avesse] fatto gran chiasso [in Piemonte], non per motivo di
alcuna vanità,
ma per vero desiderio [di] scuotere la pubblica
opinione e fare che ella [avesse] suonafto] talmente alle orecchie del giovine
sovrano, che mettesse la direzione degli
mani e si prendessero delle vie migliori » (3). « Essere utile alla cosa pubblica ed al sovrano» era stato « il voto di tutta la [su]a vita» (4): ma non n'erano convinti i ministri del re che davano la caccia al nuovo opuscolo del affari in altre
'1) Si tratta del Della felicità che gV Italiani possono e debbono dal Governo Austriaco procacciarsi, di cui diremo più innanzi. (2) L. C. Bollea, Dieci mesi di cart., p. 4. (3)
Ibidem, p. 12.
Visto il divieto opposto alla circolazione del «uo opuscolo in Piemonte, il Dal Pozzo e per disseminare qualche copia, [avevaj immaginato di far delle tratte, in virtù di cui il portatore pot[eva] tarsi rimettere una o più copie, secondo la tratta, dal libraio Cherbuliez di (4)
Ginevra.
Non
s[apeva però] se
si
po[te]ss[e]
fare
— e come — una
tratta generale per ritirarne molte copie, poiché l'estrazione di molti
esemplari po[teva] soffrire maggiori difficoltà alla frontiera » {Ibidem, p. IH.
— 61 — Dal Pozzo, onde questi cercava
il
mezzo per eludere la vigi-
lanza poliziesca
(Continua). L. C. Boi.lka.
•
1
Ibidem, p. 14.
ENNIO QUIRINO VISCONTI GIACOBINO Un documento molto attendibile, sconosciuto agli storici Ugo Bassville, che Vittorio Fiorini scoperse e pubblicò, ci fa sapere come la mattina del 13 gennaio 1793 dell'eccidio di
Moutte un club di 120 persone: forse quelle colle quali Bassville e La Flotte si lusingavano di potere a forza innalzare le armi della Repubblica nella notte seguente» (1). «Gli intervenuti a questo convegno» « non nota Tommaso Casini erano certamente soli francesi, né raccolti a trattare di cose francesi quella era una propria e vera congiura, nella quale si potrebbe giurare che avessero parte molti di coloro che si chiarirono «erasi tenuto in casa
di
—
—
:
poscia per giacobini nel '98, e tra
gli
altri
particolarmente
giureconsulto Filippo Renazzi, Ennio Quirino Visconti,
il
Giuseppe Flaiani, Liberio Angelucci, Angelo Stampa, Domenico Maggi, Filippo Accoramboni, Gioacchino Pessuti, Carlo Luigi Costantini »
Che
(2).
Visconti appartenesse alla
il
schiera
romani sta lì a provarlo la memoria da
lui
de' giacobini
scritta
29 gen-
il
naio del 1798 per illuminare il Direttorio di Francia; messa, in parte, alla luce dal cav. Artaud,
tata colla
piene
di
il
quale
la
dice
«
det-
maggiore intelligenza e ricca di viste e statistiche saviezza e di verità » Eccone un passo .
:
La poco felice riuscita delle insurrezioni romane ha potuto forse far risguardare questo popolo
come assolutamente alieno dai prin-
Fiorini, Catalogo illustrativo dei documenti esposti in Bologna Tempio del Risorgimento nel 1868; II, 205 e segg. (2) Casini, Ritratti e studi moderni, Roma, Società Dante Alighieri, (1)
nel
1914, p. 11.
— ma la »
demooratici:
-cij>ii
—
3
è
cosi. L'incertezza in eoi è,
enuto, il timore di una invasione na
sere, o di non
tana, l'esempio
Ven<
di
dichiararsi per la
no
di
i
27 e del innanzi, cioè a dire prima che
diretto, a l'editto del 28
novembre, ponendo fuori di circolazione m
monetata, avesse diminuito refletto io
/a del nuinei
dell
sono sicuro che sarebbe stato appoggiato da moltissime pei ido:ma è stato l'atto m un tempo, in cui il popolo B
veduto migliorarsi la sua situazione in un istante, il che era dovuto a un
izione
che le sue calami
del
tìlora
-
aveva Giuseppe Bonaparte, suo ambasciatore a Roma :
lue cose:
i
popolo
il
Direttorio di Francia fin dal 10 ottobre del '97
Il
scritto a
a
Governo; ed
ebbero raddolcite (1).
l.«
impedire
al
Re
di
Napoli
di
venire
Roma; 2* aiutare anziché impedire le buoni disposizioni di quelli qua lei Rapi: e ornai tempo che finisca il
in
ia
sembr
una parola, il volo che
..
i
il
popolo
di
la libei
nne frattanto a Roma il generale Duphot, il quale alla conversazione di casa Massimi dichiarò che e il fare la rivoluzione era un divertimento: un amusement*. La sera del 27 dicembre un
gruppo di « persone armate si diresse facendo fuoco La mattina dopo, « certo abbate Agretti, stato notaro criminale del Governo,
contro una
pattuglia,
.
governatore all'Ariccia e finalmente creato notaro del-
indi
l'Ambasceria francese, libéralissimo nel distribuire cariche
e
patenti, assicurò il generale
Duphot esser tempo di fare
sostenendo che, esclusi preti, poteva nobili ed contarsi su tutto popolo e su porzione della cittadinanza. L'Ambasciata frane» ntiva. rilevando che senza una la armata, rivoluzione non avrebbe avuto un felice, e voleva quindi che avanzai Roma >lpo,
i
i
il
i
i
i
(L :
— 64 — andava esso d'accordo; ma finalmente persuadere dalle ragioni dell'Agretti e del gene-
Cisalpini, coi quali lasciossi rale »
.
L'Agretti,
«
radunato un pugno di gente, la condusse
Ciò che seguì è noto. « per viemmeglio smentire Antonio Sala però, Giuseppe le calunniose relazioni inserite in tante gazzette », aggiunge sotto
il
palazzo dell'ambasciatore »
che
li
rivoluzionari erano pochissimi, giacché molta gente
«
.
era accorsa per semplice curiosità; che investì colla sciabla fino
il
general Duphot
soldati accorsi per calmare il tumulto,
de'
medesimi; che
Amadei lo avvertì a voce alta di
fermarsi, altri-
a vergare
l'uffiziale
i
co' suoi
colpi
menti avrebbe fatto far fuoco
;
i
fucili
che egli, ciononostante, volle
andare innanzi, animando compagni col gridare avancez, avancez; che li soldati più d'una volta strillarono: Si fermi, non venga avanti, abbiamo ordine di tirare; e che finalmente, tutto assendo inutile, lo colpirono con una fucilata. Egli, caduto in terra, si alzò subito, onde gli replicarono un secondo colpo, per cui dopo mezz'ora morì» (1). Il Cacault, predecessore di Giuseppe Bonaparte nell'ambasciata di Roma, e bene informato di quanto era seguito, confessò più tardi: « Le general Duphot a été imprudent; tranchons le mot: il a été coulpable. Il y avait à Rome un droit des i
:
gens comme partout » (2). Visconti, chiamandolo un tentativo « pessimamente orIl ganizzato e peggio diretto » diceva il vero. La morte, per altro, del Duphot fu presa dalla Francia come un pretesto per abbattere il dominio temporale de' Papi, e il Berthier ,
ebbe ordine
di
marciare su Roma, e vendicarla.
febbraio scriveva esso Je suis à
al
Il
10 di
general Bonaparte:
Rome depuis ce matin, et je n'ai trouvé dans
ce pays
que la plus profonde consternation, et pas une lueur de s'esprit de libertà; un seul patriote est venu se présenter à moi, et m'offert
comme j'ai accuelli mon general, la demande que je Je vous réitére,
de mettre en liberté 2000 galeriens; vous jugez sa proposition
1
Sala, Diario Romano degli anni 1798 99, Livorno, Vigo, 1882,
part. II, pp. 4-6. (2)
Sciout, Le Directoìre, III, 268.
6
—
me r&ppeller àuprèa de me rendrt.
gran<
plus
ma gli venne imposto immediatamente un moto popolare » per proclamar la Repubblica. Obbedì. Il Bassal, ex prete francese, il còrso general Cervoni e varii scolopi furono gli n solo fu obbligato a restare,
organizzare
di
strumenti de' quali soprattutto
si
valse
durre pochi Cittadini a dimandargli
Romano». si
Il
15 di quello
*
e,
che
Popolo patriotti
fiancheggiati da
Francesi, a capo de' quali stava
di
celebrarono un
generale per in-
libertà del
mese «un 300
stesso
raccolsero in presenza del Cervoni,
un drappello
il
la
il
Murat,
rogato da tre notari, ove dichiararono che // Popolo Romano, stanco fin da gran tempo del mostruoso dispotismo da cui era oppresso; temendo di cadere in una orribile anarchia, o in una tirannide peggiore rivendicava i primitivi diritti della sua sovranità; e però innnanzi a Dio e al mondo tutto, deatto solenne,
fu
testava gli attentati degli assassinii
commessi dal Governo
Papale, e riassumeva in sé pgni potere, per esercitarlo se-
condo i principii di verità, di giustizia, di libertà, di eguaglianza; bensì voleva salva la religione e l 'autorità spirituale del Papa, riserbandosi a provvedere al suo mantenimento e
alla
custodia
della
sua persona; per ultimo
affidava
temporaneamente il governo dello Stato a
Consoli.
Al
sempre
quale
ufficio
furono
designati
nome del Popolo Romano, gli
in
duca Bonelli,
dal
sette
Cervoni,
avvocati Riganti
matematico Pessuti, Bassi causidico, Maggi e Stampa benestanti; quali due ultimi, non avendo accettato, furono subito dopo sostituiti con An^ducci e con un giacobino, suo amico: segretario il Bassal. Consoli erano assistiti da due Ministri, che furono Camillo Corona per gli affari esteri ed Ennio Quirino Visconti por interno (1). Intatti nel proclama a stampa e Costantini,
il
il
i
l'
del generale Berthier, del 18 febbraio '98, tra
(1)
Fi:\n<
i
ir: iti.
61 e //
Sturi. i ,T II, il ,.,
dal
fl8B
al
t't
Ir altre
cose,
"ne),
RI.
Uim.rg. lini..
h
- 66 — legge:
si
Ministero dell'Interno riunirà
«Il
sari del
Consolato.
Il
cittadino Visconti
eserciterà provvisoriamente le funzioni »
ciò
tutto
riguarda il clero, le Municipalità, l'agricoltura e
i
che
Commis-
Ennio Quirino ne (1).
* * * Il
mandò a Roma come suoi comMonge ed Florent compilare e d'offrire al Popolo Romano
Direttorio di Francia
missari
il
Daunou e
il
Faypoult,
il
il
con l'incarico di una Costituzione repubblicana, che fu promulgata e inaugurata il 20 di marzo. A Consoli vennero designati dal Massena, succeduto al Berthier nel comando delle truppe francesi invaditrici, e confermati dal generale Dallemagne, il Visconti, l'Angelucci, il De Mattheis, il Panazzi ed il Peppi. nel calamaio, Il diarista Sala (2), che ha sempre il veleno scrive in data del 26 marzo « Tutti li falegnami di Roma :
sono
stati
obbligati a lavorare
de' Ministri,
li
per servizio de' Consoli e
l'annuo stipendio, avranno an-
quali, oltre
punto». Il 25 d'aprile « Le mogli de' Consoli Angelucci e Vitorna a scrivere sconti, che fin dal primo punto dell'esaltazione de' loro mariti avevano incominciato a prendersi in picca per la scelta degli appartamenti, si sono azzuffate in giardino, e sono venute alle mani. Chi avesse mai creduto che nel giardino Quirinale avessero a vedersi le scene indecenti che una volta erano proprie delle contrade di Trastevere » (3).
cora
le
abitazioni
fornite
di
tutto
:
R. Archivio di Stato in Roma. « Repubblica Romana » busta 8. Sala, che visse dal 1762 al 1839. da papa Gregorio XVI fu creato cardinale il 30 settembre del 1831. Il prof. Giuseppe Cugnoni, « Il cronista editore del Diario e biografo del Sala, scrive di lui è (1)
,
(2) 11
:
tutto odio pe' Francesi, tutto
amore pel Papa: ma l'odio e l'amore non
fanno velo al giudizio, ne lo sviano dalla veracità e spesso loda i nemici e ancor più spesso biasima gli amici ». Cfr. Cignoni, Il cardigli
;
nale Giuseppe Antonio Sala, memorie intime della Curia Papale dopo la Rivoluzione Francese, nella (1880), pp. 241-292. Che
ma l'odio suo verso
i
il
Nuova Antologia, serie III, voi. XXIII
Sala spesso biasimi anche gli amici è vero;
patrioti è tale e tanto e così
fusca continuamente l'intelletto. (3)
Sala, Op.
cit.,
part. 1, pp. 125 e 169.
feroce che gli of-
— 67 Consoli, oltre l'alloggio, avevano di paga 6450 scudi romani Tanno, e vestivano così: «Manto nero, foderato di ricamato d'oro nel bavero ed in tutto il suo circuito; I
i.
tunica e pantaloni bianchi;
la
ricamata d'oro nella
tunica
sua lunghezza e da piedi; cintura rossa, con frangia d'oro;
spada sostenuta da una
la
nera, ricamata d'oro;
tracolla
cappello nero, alzato da una parte solamente, con cappiola
e bottone d'oro e pennacchio tricolore; stivaletti neri >. Questo abito però era da indossarsi soltanto e per le udienze e cerimonie pubbliche »; invece nelle funzioni quotidiane
portavano un
con
«
abito nero, di forma solita, foderato di rosso,
bavero e
paramani; gilè e pantaloni bianchi stivaletti neri fascia rossa, con frangia tricolore, in seta; cappello alzato, con trina e bottone d'oro e pennacchio tricolore; sciabla sospesa ad un cinturone piccoli ricami d'oro sul ;
;
rosso, ricamato d'oro » t
Consoli e
Li
i
(
1
).
Ministri »
sono ripartiti infra di loro pellettili
esistenti
sui
nella
— chi scrive è
palazzo Quirinale,
del
vista dell'ordine de' Commissari francesi, per cui
bono
più
avere tante aggiunte
Sala
—
biancherie ed altre sup-
le
Floreria
il
in
non deb-
loro trattamento. Così,
al
invece del semplice uso di questi oggetti, ne hanno acquiproprietà,
stato
la
stati
neppur
quantunque
parte non siano Console Visconti ha sua casa il nominare Iddio e
proibito a tutta la gente di
gran
in
pagati. Quell'empio
mti, e fa portare alli suoi figli
del
li
berretti coll'iscrizione:
Può darsi che infine venga esaudito seconda parte di questa alternativa*. Torna Il a scrivere: foglio del nostro Monitore n. 60, distribuito ieri sera [12 settembre '9S|, contiene un sanguinosissimo supplemento, in forma di dialogo, tra Pasquino e MarConsoli. torio, in cui vengono nominati ad uno ad uno teciatì da ladri. Dell'amministratore de' beni nazionali Libertà o Morte.
rapporto
alla
li
si
il segreto di ridurre a /ero tutti gli promette in appresso la continua/ioni- di
dice aver trovato -i
ì
beni: e
r><t
>i
pp.
i
n- ir.
— 68 — Termina
il foglio con una graziosissima immagine della riconciliazione di ogni sorta di animali, alludendosi alla lega fatta dai Consoli e da altri funzionari, temendo che Commissari francesi chiamino al rendimento de' conti. Siccome non è verosimile che redattori del Monitore siansi azzardati a scrivere con tanta libertà, senza una previa intelligenza di detti Commissari, così non possiamo fare troppo buon pronostico de' Consoli, e sembra imminente la loro caduta. Vi sarebbe, a dir vero, estremo
sì
bella
litania.
li
i
i
scegliessero delle persone oneste, per de-
bisogno che
si
stinarle alle
prime cariche della Repubblica » (1). il supplemento al n. LX del Mo-
Ecco
nella sua integrità
nitore di Roma: Le
i.
itami-: ih
Pasquino
— Dialogo.
Pasquino e Martorio. P.
Allegri, Martorio, allegri. Ci
sono belle novità. Consoliamoci, esul-
tiamo.
Dammele un poco.
M. Belle novità.
Proclama dei nuovi Commissari Bertolio e Duport,. ami la patria, l'allegrezza. M. L'ho sentito leggere, caro Pasquino, ma ho paura P. Che paura, io ti denunzierò come nemico della patria per questa P. Leggi, leggi
il
e poi contieni, se poi, e se
sola paura. È vero, che la nostra Repubblica, straziata, lacerata
da molti dei suoi medesimi lattia:
figli,
languisce in pericolosa ma-
ma la generosa madre, che l'ama di cuore, che vuole ad
ogni costo conservarla e darle nuovo vigore, ha fatta la felice
due medici, e l'ha confidata
scelta
di questi
cura.
Leggi, leggi e vedrai
i
alla vigilante lor
come hanno attentamente indagato
suoi mali, quanto sono complicati da sintomi mortali!
sai
il
Ma tu
proverbio: mal conosciuto mal guarito. La- medicina è di
effetto sicuro; l'applicazione è vicina; la scopa è
pronta
Tre-
mino gli anarchisti, le sanguisughe. M. Adagio un poco, Pasquino. Non ti abbandonare tanto a si belle speranze. Tu sai che bisogna cominciare da rimettere un poco di umore in questo corpo dissanguato della nostra malata. Or questo è il P.
diffìcile.
E da questo appunto hanno cominciato
!1)
Sala, Op.
cit.,
i
part. Il, pp. Ili e 148-149.
nostri bravi medici.
—
09
.
che tu
"23
.
I
90 scudi
di
mi
Ma saranno
M. Oh benedetti questi medici! sari,
Fruttidoro. <""U
:
ila
le
.:te
:
oj
loro indicati?
-uni. ma ne dubiti
!
Lo
patriotto disinterese il
M. Oh
P.
tuo disinteresse < col tuo
guad
gì, hai
gridare
ladro, al ladro!
al
Ebbene faro l'ultimo sforzo. Ho ben
letto la
d
x Fruttidoro. Credi
notificazione gettar della polvere
un porterò da questi
M.
Ma ohe diavolo dirai
P.
Di
ì
Cittadini Commissari, vi è un certo cit-
tadino Visconti
lino
clie
marzo ha ristrettamente
passato
al
die Mie letterarie fatiche, anzi
credo che avesse ap-
punto qualche debito. Era poi antiquario medaglie
di
casa
Bracciano per
simpatia
irresistibil
a.
marzo
ila
in
qua, è
Tigna con molti uliveti sulle porte
prima
della
:ia.
di
esperto, che
si
no tenacemente all'erudita sua mano, ne in
di
demonetazione delle cedole; degli orti estesi di S. mi hanno detto che iti, insomma passa 800
20 mila scudi. K sai tu
puliti puliti. Se
BCttdi
'di
vedi
al
n
il
diavolo tlen
medesimo Visconti .unole
amico
delle
primo quadrimestre
il
.uaudo
.1/
cedole «piasi
disse
che
I
In
on mentale guadagnar
1'.
Al
'iie;
M. Passiamo
Ve
quello
SCIOCCO
più.
rato delie Liti
d .
di
non ha imparala da
cittadini «'olimi:-
d'altro
ladino Angela M.
gli
Hill.
Che
M.
I'.
Ma io
Bini, ecc. ecc. f
coda.
n:
dem P.
la
un' entrai
ha fatto per ocultarsi? Ha fatto
e, .-a
comparire come compratori n Lavaggi, il
M
una bella
comprata poco
in,
un' eni ratina di
dove
di
•
Frascati,
le
attac-
si
sono mai più
si
andiamo di questo passo, fra cinque anni avrà di
Comm
nuovi
Litanie
e. -rte
I
un indemoni
,
lui
la
la
- 70 P.
Il
soldato repubblicano sprezza la morte in campagna aperta con la
spada alla mano, e lo scrittoi- repubblicano la sprezza in città
con
la
penna in mano.
M. Uh! se è così, parla pure. P.
Questo cittadino Angelucci faceva delle buone sanguigne e dava con l'esperte sue mani la vita a molte creature estraendole dall'utero
materno. Bisogna dire che quel denaro
ila
seminato»
lui
quando da Campo di Fiore passò al Quirinale abbia prodotta buona raccolta. Poiché, oltre gli orti immensi di S. Clemente e la
vigna del Collegio Ecclesiastico, ha comprato ancora
il
Pa-
lazzo di Malta. È ben vero che. prudentemente ha preso ancora
denaro a interesse da Mutarelli, da Berisi, da questi ricconi,
del
capisci.
Ma
il
valore di questi capitali supera
i
40
ridila
benché l'amico amministratore dei beni nazionali non
scudi,
sia stato
lui molto rigoroso. E ancora egli ha fatto ben giocare a tempo le cedole demonetate. M. Evviva il nostro chirurgo! Passiamo al terzo Santo.
con
P. Questi, seguiterò a dire, è di
il
cittadino de Matthaeis, già medico-
condotta in Frosinone. Benché vecchio, ha corso nella car-
riera dei
buoni acquisti quanto Visconti e Angelucci, più gio-
vani di lui. il male è stato che in
le cedole,
Frosinone, furono una delle cause
città.
Poi indicherò ai Commissari
il
di
anche da lui smaltite tanti mali in quella
cittadino Reppi, che dor-
mendo ancora compra delle possessioni, paga gli antichi debiti a imparar
in
Ancona, spedisce il tìglio alla Aera
la
mercatura con effetti preziosi, ecc. ecc. Gli indicherò il cit-
di Sinigaglia
tadino Panazzi, che più accorto di tutti, occulta tutti gli acquisti, fuori che le gioie che
adornano
la
moglie,
la....
la
ecc. Poi
passserò al cittadino Castelli, che da bravo banchiere di nuovo conio ha quasi sciolto questo gran problema: Ridurre a zero beni nazionali della Repubblica
i
Romana. Costui, aggiungerò, ha
preso il danaro dagli amministratori francesi per abbassare lestime dei fondi nazionali e
lo
proveddero! Ha venduto ai sopra
nominati cittadini molti beni contro cedole poco prima che fossero demonetate, a prezzo vilissimo. Ha fatto un lucroso mercimonio con i fondi incassati dalla Nazione, ecc. ecc. Passeropoi a
nominare -il citt
Non hai finito ancora? P. Oh bella nelle Litanie dei Preti S. Pietro non è alla testa di tutti M.
gli
Apostoli? Cosi Castelli è alla testa di tutti
i
fornitori, che-
- 71 inutili, e
perniciosi più
ogni altro alla
«li
n
Repubbl M.
ntiamo un
1
Al cittadino GagUuffi
poi
(I).
LI stessi Consoli andarono sulle furie all'ultimo foglio del Monisupplemento che tore. Spedirono un commesso al burò della Posta nazionale per far trattenere tutte quelle copie che dovevano spedirsi in quella notte, e quantunque uno de' corrieri fosse Il
Sala prosegue: lessero
il
v
partito,
sfare
li
e l'ora fosse molto avanzata, pure bisognò
pacchi delle lettere per ripescare
La mattina seguente un iscritto del
Ministro
di
altro
le
di-
odiose stampe.
commesso, con ordine
in
giustizia, presentossi dallo spaccia-
supplementi. Il ne riportò via tutti Console Visconti, infuriato, fece un'invettiva ai segretari perchè non Taveano avvertito più presto, e disse: siamo mal serviti, onde li segretari medesimi si rivoltarono contro di lui, rispondendo ch'essi servono la Repubblica, non già Console Visconti. In seguito portarono le loro lagnanze il ai Commissari francesi, in nome de' quali è comparso quest'oggi, [14 settembre], un proclama dichiarando che il supplemento al n.° 60 del Monitore è soppresso, e che tore di detto foglio e
sarà fatta senza gli li
i
ritardo
una legge tendente a reprimere
abusi della stampa. Tutto il mondo però è persuaso che Commissari medesimi fossero preventivamente informati
del contenuto di detto II
supplemento » (2). 1798
17 settembre del
il
Sala ricorda
(3)
per l'ultima
parlando del Visconti, cosi ricorda il ontra troppo spe.-MO e negli impieghi maggiori
Uraldi, .
..
I
di
coni:.
;.
pubblica-
nome di quest'uomo grande, cui non si risparmiarono moderi:
uno vi .. Cfr. Bai tur,,, di
Modena, tom. XIII I
il 12 del
II.
pp,
L898
160-151.
ffria
.
pp.
biografica dd-
— 72 — volta
Visconti:
il
classe
«Abbiamo
de' pubblici
esistono.
strepitosi
cambiamenti nella più non
funzionari. Li vecchi Consoli
De Matthaeis e Reppi, di mala voglia, è vero, ma
per scegliere tra due mali sinuazioni fatte loro
minore, hanno ceduto alle
in-
per impulso della Commissione fran-
cese, ed
entrambi con
francese,
ne'
quali
il
biglietti
pretendono
diretti
di
alla
Commissione
giustificare
la
propria
condotta, e di lamentarsi dell'invidia e della maldicenza, si
sono dimessi da que' posti, che vedevano di non poter ritenere più a lungo. Li Commissari non hanno esitato un momento ad accettare le loro rinunzie, rispondendo ad essi con termini generali e poco significanti. Gli altri due Consoli, ostinatissimi a volersi sostenere, hanno dato una precipitosa caduta. Il generale Macdonald con una legge annunzia che le dimissioni de' Consoli Angelucci, Reppi e de Matthaeis sono accettate; e che Consoli Visconti e Panazzi sono destituiti dai loro posti, né potranno uscir da Roma senza il permesso dello stesso generale » (1). i
* * *
Ben più sereno giudizio dettero d'Ennio Quirino, ministro dell'interno e console della Repubblica, l'Ugoni, l'Eméric-
David e in
il
Daunou. Camillo Ugoni scrive: «Sopraggiunse
Roma la rivoluzione; e durante
Santucci
«
il
Governo Provvisorio
per aver parlato di prossimo cambiamento di governo » fu
rinchiuso in Castel S. Angelo e condannato alla fucilazione, aggiunge: «
Questa iniqua sentenza commosse gli
quali
si
stessi
uffiziali
del Castello,
H
diedero un gran moto per frastornarne l'esecuzione. Fortuna-
tamente vi sono riusciti
La ragione potissima che gli enunciati uffi-
per salvare
ziali fecero valere
il
Santucci fu che se per la proposizione
da lui proferita fosse stato degno di castigo, avrebbe bisognato procedere contro tutta Roma, trattandosi di una voce universalissima. Dagli atti del processo appariva che la proposizione medesima era uscita dalla
bocca del Visconti
;
ma costui asserì in iscritto di non averla giammai
proferita, e tanto bastò toglierlo
della
buona democrazia
si
da ogni imbarazzo. Secondo le regole
sarebbe dovuto procedere imparzialmente
ancora contro di esso, ed assoggettarlo ai costituti ma come pretendere che tali regole vengano osservate da un Governo dispotico e ti,
ranno? ». (1) Sala, Op.
cit.,
part. II, p. 157.
- 73 stabilitovi
in
sulle prime, il Visconti fu eletto alla carica di
ministro dell'interno. Sostenutolo per due
poscia
mesi, fu
Repubblica Romana. Ne' novelli ordini delle magistrature v'era cinque Consoli, e 11 Visconti fu uno di
costituita
la
Con che sollecito zelo attendesse alla gravità d'in-
quelli.
combenze, che abbracciavano la fortuna e
salute pub-
la
che di minori obblighi sdebitava5i con assiduità,
blica, colui
non occorre dirlo. Ciò solo diciamo, che fra quanti reggevano la cosa pubblica in Roma, nessuno fu più savio e moderato di lui Cessò dal consolato non senza aver dato prove di fermezza d'animo, tra le quali troviamo scritto
che a
tale famelico d'onori
tosi
severo contegno, accennasse la rócca tarpea
in
quando
e
di
potere,
secondi Commissari francesi
i
decreto che
umiliava
Repubblica,
la
il
gli
il
Consolo, reca;
e che
proffersero un
gettasse
Visconti
da sé il foglio gridando: Cercatevi altrove carnefici che v'immolino la mia patria (1). L'Eméric-David, ricolungi
nosce, alla sua volta, che
il Viscohi sostenne il consolato con pari saggezza e integrità » e giustamente aggiunge « Se non che in que' tempi di disordine, gli uomini turbolenti e faziosi non potevano apprezzare in nessuno la probità e il talento. Un giornale rimproverò al Visconti ed a'
<
:
;
suoi colleghi
torto
il
irremissibile d'essere moderati. Tali
rampogne furono sovente rinnovate » (2). Le maligne contumelie del Sala, le sozze calunnie del Monitore provano infatti che fosse un pruno negli occhi alle fazioni
estreme, alle quali ebbe sempre
coraggio
il
di
stere impavido.
Daunou, uno degli organi/vaRomana, da Parigi, 29 ottobri- del
Pietro Claudio Francesco tori
della Repubblica
scriveva
il
Visconti
al
:
Puh quii falla qoe l'intrlgue e< l'anarchie triomphaai ,it
dans votre Répubiique, -i
1
Cloni.
:.\i.
italiana netta niKi,
Biografia uni pp
élìctte d'en avoir
do •
un honneur doni voi lana
/
X l'Ili, oj
•
Hill
i
iv.
l'p.
11-19.
- 74 rertus républicaine* vous rendaient tout-à
i'ait
digne. Je vous prie
de penser que je n'ai point attenda votre Lettre poni- àprécier l'ope-
pour manifeater mon opinion contro que vous épioavez. Mais cette injustice, quelque gì soit, n'est paa le plus grand tort que le Directoire aurait à
ration inaenaée de Import et l'injustice
qu'elle
reprocher à Bea Commisaaires votre Cojaatitution et donni'
:
le
ont excedé leurs pouvoirs, viole
ils
signal de tou's les flóaux publica que
l'anarchie doit arnener panni vous, si elle n'est pàa biéntót réprimée. J'ai transmis
votre lettre au
recteura celle que vous
e.
Talleyi'and, j'ai remis à l*un des Di-
adreseée et tous les pièces qui
in' ave/,
s'y
trouaiént jointee. Ine réponse que je viens de recevoir de Talley-
rand me t'ait esperei que le Directoire va s'occuper entin des moyeus de remedier à tant de desordres. -le suis fòche que vous disiez au Ministre des relations exterieures que vous auriez donne votre déinission. sì vous aviez su qu'on la desiràt. Il vaut
beaucoup mieux
que vous ayez été destituì. Nous avons essuyé depuia trois mois bien de mallieurs: l'un des plus allligeans peut-ètre est que le Directoire ait envoyé en Italie des agens si peu dignes de sa contiance. •le
défiire qu'il
ne se voye paa dans la nécessité de maintenir lea
sottises qu'ils ont faites et qu'il apprécie parfaitement.
J'
apprenda
que Faipoult vient d'arriver à Paris. Je ne pourrai le voir qu'aprés avoir remis cette lettre à Florens, qui va partir a l'instant. J'espère
que Faipoult voudra concourir, je ne dis pas à éclairer le Directoire,. auquel je crois qu'il ne reste aucun doute, mais à le déterminer à des mesures vigoureuses, indispensables pour la tranquillité des Re-
publiques d'Italie et pour l'honneur de la nation Francaise. Je vous
forme et pour la prospente de votre République et pour votre bonheur personal. prie de recevoir l'assurance des voeux que je
Saint et fraternité
(1
1.
* * * In
a
forza
dell'articolo 291
Roma l'Istituto
nazionale
Scienze matematiche e fisiche arti;
ciascuna delle quali
della (2). ;
Costituzione, ebbe vita
Era diviso in due classi:
Letteratura, filosofia e belle
composta
di
sei
sezioni. Della
prima classe eran queste: matematiche, fisica, chimica, storia li
Ennio Quirino Visconti, Due discorsi inediti, con alcune sue con altre a lui scritte, Milano/ Resnati, 1841, pp. 69-70. Cfr. Legge sullo stabilimento ed i travagli dell' Istituto Nazionale
lettere, e _'
delle scienze e delle arti,, nel Bullettàio delle leggi della
marni, n. 3, pp. 121-126.
Repubblica ito-
.
— 75 naturalo, anatomia, agricoltura. Della sofia,
seconda classe:
filo-
scienze politiche, storia ed antichità, grammatica ed
eloquenza, poesia e musica,
arti
del disegno.
Ennio Quirino, insieme con Giorgio Zoega, Gaetano Marini
e
D'Agincourt, fece parte della sezione
il
altre
storia e
di
anche presidente della propria classe. Le sezioni erano cosi composte: filosofia. Pio Fantoni,
antichità; e
fu
Domenico Testa, Moncada e
scienze
Bottazzi;
politiche,
Giuseppe Toriglioni, Lampredi, Nicolao Corona; grammatica ed eloquenza, Faustino Gagliuffi, Ignazio Rossi, Solari, Garratoni; poesia e musica, Agostino Chigi, Camillo Romiti, Luigi Lamberti, Pier Alessandro Guglielmi; arti del disegno: Ceracchi, Canova, Camuccini, Giovanni Volpato. Venne stabilito, per legge, che il « primo travaglio » dell'Istituto fosse
« di
formare un piano dettagliato d'istruzione
pubblica »
.
Il
braccierà
le
scuole
— sta scritto nella legge —
piano »
ab-
superiori, le scuole special-
gradi
di
e
mente destinate a delle scienze ovvero delle arti determinate. Esso si estenderà a tutte le instituzioni letterarie e morali che possono influire sulla felicità del Popolo Romano, e conterrà particolarmente un sistema di feste nazionali ». Del t piano » si prese cura grande il Visconti. A uno de' suoi più intimi amici scriveva 21 aprile del IT il
Libertà Eguaglianza,
Ennio Visconti Console della Repubblica
Romana
Ino cisalpino Dionigi Stracchi a Milano.
obbligo
lale 6 In
L'Istituti
l'istruzione t
'li
«li
progettare un piane d'edt
>me attualmente i" sono il
f<
<•
lente del cui..
ilpina
quanto per
e
i<-
iva
i
piani i
pubblicato in
tutto, fuori 'IH
libretto di
< notatemene il prei
propi
che eoa
<ii
ani. cosi un prendo
detto Istituì .
tanto
enza
per
la
istruzione,
dubbio tutù tfmi
I
he l'autore già mi ba
B( •
n
che la dimissione «li Conti vi darà tu
—
—
7(5
con noi nella Legislazione Romana. costi è egli
il
fratello
ili
Il
nuovo ministro dell'interno
Lamberti?
Noi stiam bene. Teresina
vi
saluta. Addio. Salute e fratellanza.
Roma, dal Quirinale, 2 fiorile anno sesto. Dionigi Stracchi, quando in forza del trattato di Tolentino
del 17 febbraio 1797 la
sua Faenza, col resto della
Romagna, venne aggregata alla Repubblica Cispadana, lasciata Roma, tornò nella nativa città. Passando da Firenze rivide il cav. D'Azara, ambasciatore del Re di Spagna presso la Corte Papale, e gli chiese qual bene poteva l'Italia aspettarsi dai Francesi. Gli rispose: «Amico, io non ho mai
e non è secondo l'ordine
letto nelle storie
tura che un popolo sparga altro »
.
il
Si presentò all'Alfieri
di
na-
suo sangue per liberarne un
con una
lettera
commenda-
con cortesia. Saputo però che andava in Romagna, già caduta sotto il deminio de' Francesi, gli disse con fiero cipiglio e voce tonante: « Andate anche voi a servire quella Repubblica rudel
tizia
principe Agostino Chigi. L'accolse
bante, ammazzante, appiccante?»
Lo Stracchi
gli
rispose
che il desiderio di ricongiungersi co' parenti e di offrire suoi onesti servigi alla terra dove era nato lo traeva a Faenza. L'Alfieri replicò « Quelli scellerati Francesi hanno ammazzato il loro re; re vanno ammazzati, ma sul trono, non balzameli con inganno, e, appena caduti, vilmente trucidarli » Aggiunta poi la Romagna alla Repubblica Cisalpina, lo Stracchi ebbe l'incarico di rappresentare la sua provincia a Milano. Di là chiese consiglio all'amico Visconti per un i
:
i
.
piano d'istruzione pubblica, del quale
si
stava allora occu-
pando. Il 7 giugno del 1797 ebbe questa risposta da Ennio Quirino, che allora villeggiava a Grotta Ferrata: Riguardo al piano d'istruzione pubblica, parmi che debba essere diviso in due metodi, uno per l'educazione civile, l'altro per la scientifica
e letteraria. Il primo dovrebbe contenere degli elementi chiari,
e indipendenti da sistema alcuno d'altro genere, d'una morale universale: alcune cognizioni di geografia, di cronologia, di storia generale, di storia d'Italia. Forse qualche tintura di rali si
cognizioni natu-
cosmologiche ed astronomiche, sì di storia naturale. Altra poi
— // — tifica. Per la
re l'istruzione letti
.lo\r.
tettei
gnizione delle due llngoe latina e greca, delle
dovre
antichità, ili qualche elemento «li lingue orientali e delie itorie delie
umane e delle arti, nelle
sioni
itia,
Alcuni elementi
libri.
ile'
di
comprenderebbe una
comune, della quale dovrebbe far
me n'era dimenticato, la grammatica italiana. Porse questa
e
.
si
disegno e la lingua francese potrebbero
sul piano dell'istruzione più
e
quali
non tanti» per la mercatura, quanto per l'uso
truzione civile potrebbe dividersi tutti,
l'altra
in
due classi, una
per quelli che richiedessero
indi-
una qualche
enza aspirare ad una educazione letteraria. Per la
non occorre dar piani, perchè è conosciuta. Solo potrebbe
itiflca -ì
un piano di studi pe' militari, sì
ioli di
di
guerra terrestre^ che
potrebbe estendersi un piano più diffuso su
marittima. Per questi
morale e anche una scelta d'esempli storici e qualche
ni politici dell'Europa. Pe' legali, supposto già od
un nuovo corpo
di
leggi e si aboliscano i ride commessi oltre
quella generazione che
si
aspetta immedietamente, debbon darsi de'
i
:
ni elementi di morale, che
tre a ciò
una stona delle
comprende il diritto pubblico,.
leggi e delle religioni e della società
umana. Tutto ciò die v'ho .rie
scritti) e
una vera confusione, ma voi ne po«
qualche cosa d'utile, e poi
il
vostro piano
medesimo
mi darà campo' ad altre osservazioni e suggerimenti. Nell'istruzione paria conviene non dimenticare, nella parte d'archeologia o d'antiquaria, ni .
anche gli
eleni. Miti
di
critica
belle arti, al qual
di
diplomatica, in-
di
gessi, presi
Inte
dall'antico, in
tutte le città d'una certa popolazione. Basta Ciò per un sem-
plice e
Il
quelli
uopo converrebbe spargere delle bene
non copiosissime, raccolte ;
e
quantu riguarda le carte, i codici e le antichità de' bassi Potrebbe aggiungersi una educazione per li professori delle
informe schizzo.
Visconti, divenuto che fu console, invitò l'amico a Roma,
offrendogli un incarico onorevolissimo; ma lo Stracchi non volle lasciare la Repubblica Cisalpina. * * *
Re di Napoli rompe guerra alla Francia e 28 no*98 dopo poco vembre del l'avanguardia del suo esercito, le ventidue e mezzo, entra in Roma. Il Sala, non capendoIl
il
— 78 — sé dalla gioia, scrive: «Il popolo, accorso
in
in
folla,
ha
giungere gli evviva fino alle stelle, ha abbracciato gli soldati » Le « imprecazioni ai giacobini e ai franuffiziali e
fatto
i
.
cesi » non mancarono. De' giacobini però buona parte s'erano
messi in salvo. « Attesto » (scrive Gio. Antonio Riccy) « come nella notte precedente alla fuga del nostro Governo per Perugia a cagione dell'invasione napoletana, andai ad av-
Ennio Visconti perchè si mettesse in sua famiglia; ed egli avendomi richiesto di procurargli per ciò una vettura, da pattuirsi a qual prezzo che mi sembrava conveniente in quella circostanza, andai al carrozziere Michel Angelo Pales e secolui vertire
cittadino
il
salvo unitamente alla
convenni, a
nome del suddetto cittadino Visconti, di pren-
dere per questo una carrozza con tre cavalli per il prezzo cento piastre effettive per la sola gita; il qual patto fu in
di
seguito confermato dallo stesso Visconti, che partì effettiva-
mente con
Francesco Chiocca, uno de' garzoni del Pales, attestò « Essendo stato il cocchiero della carrozza servita per la fuga del cittadino Visconti e sua famiglia, in occasione dell'invasione napoletana, non solo ebbi tutta la famiglia »
.
:
scudi dodici
effettivi
di
a Perugia, e salvatogli zione
di
Viterbo,
buona mano per averlo portato fino la vita
giornata
nella
dell'insurre-
ma che egli fu costretto in detta giornata
7 glaciale [28 novembre] di prendere cavalli nelle due poste del Borghetto e d'Otricoli, pagando scudi quattro fini i
non potendone più cavalli della vettura, e il comandante del Borghetto avendo inculcata una pronta partenza » La fuga, oltre le cento piastre della carrozza, a confessione del Visconti stesso, fra bone mani e cavalli di posta, che dovè aggiungere, specialmente nel retrocedere effettivi,
i
.
da Viterbo ch'era insorto, e dove, per ordine del generale Rey, si era dovuto indirizzare tutto il convoglio », gli costò « altre
piastre sedici »
A Roma, « durante l'invasione napoletana, una truppa di gente insorta contro del
i
repubblicani
cittadino Visconti, fuggito
colla
si
portò
famiglia
nella
cantina
pochi giorni
prima; e di chiaro giorno, e non ostante le rimostranze d'al-
cune persone che furono dalla turba trattate per giacobini,
—
79
si bevvero e dissiparono il vino, del quale venuta una botte da Frascati e per anche non messa
fasciarono e
mano
a
.
Nella sua
vigna
Frascati
di
truppe nap iletane, ebbe un danno
per opera delle
,
settantotto
di
scudi e
settantotto baiocchi.
male addestrato alle armi,
L'esercito di Ferdinando IV,
sprovvisto di ogni cosa più necessaria, condotto da un geralissimo borioso ed inetto e da ufficiali inesperti e parte anche traditori, non ostante la preponderanza del numero », vergognose sconfitte », dovette ritirarsi in disordopo dine (1). Il Visconti, tornato a Roma (2), il 9 pratile dell'anno VII [28 maggio '99], scriveva al cittadino Breislak, ministro delle finanze della Repubblica Romana:
Ennio Quirino Visconti, membro sua in
dell'Istituto '
.
beni nazionali delle perdite da
7 fiorile
Nazione
jce la
per la Indennlzaa
lui sofferte a
causa dell'invai
napoletana.
può domine
33(3:
idono in
i
danni a' quali ha dovuto ROCCOm-
quella circostanza. Nella
e
inquh a
tetti ;iti ti,
tenza no
e
ne lui
nelle case de' suoi amie;,
persino dei libri. Ma siccome
lato
il
apj
melti
la
Luogo ad Inventariarli, cosi non po-
documenti, come
.
ladino Ministro, il Cpnsolato, in •rdargli La richiesta in-
durante
il
su
razioni, che nte
;
dell'Istituì
_li.
Nel novembre del 1799
Ufi
altro esercito
Italia dal ti 89 al ti
carro sei
|"
'li.
in
\<
napoletano -
- 80 — prese Roma, presidiata da un corpo di truppe francesi debole troppo per
difenderla. Ennio Quirino
dovette
per
la
seconda volta mettere in salvo la vita con la fuga; e in compagnia di Luigi Lamberti abbandonò Roma, presago di non doverla più rivedere! Montignoso (Massa e Carrara), 17 aprile i92i.
Giovanni Sforza.
STATO E CHIESA NEL REGNO DI SARDEGNA NEGLI ANN1 1849-50
MISSIONE PINELLI A ROMA
E LA
'zinne:
V,
m-iv,
voi. XIII, fase,
n.
APPENDICE (1)
Documenti sulla missione Siccardi (2) 1.
DEL MINISTRO SARDO
-
M. Siciliana, AUGUSTO
l'I
Autografa). ivaliere,
Mi affretto
ili
riscontrare Vostra Kccellenza
con cui un onoro
che mi
lei
di
la
lusinga «li poterle comparire accetto durante
soggiorno
fra
noi: quale desidererei veder protratto per
<li
14 and.*,
i
mi
l ii
mia premura in
ma che la sveltezza dell'Eccellenza Vostra lo slmili
fa anzi
temere
sia
pe
io.
seguono alcuni sono redatti
1
orto^:
foglio,
.a
>.
e
Venerato
insci tanto pio
data
le
il
del
In
in
una
l'orina
Pe* non
o te e anche sintatti
ondotti
ili
necessità ad iti
al eri-
diplomati
ibblicarli e
H° di questo gru]
essi noi ringi
u mm$, Mai., mv
il
cuore
i
Nipoti
tro.
*
- 82 Sjanosetto davvero sarebbe l'incarico se si trattasse di venirne ad
una ferma definizione, ma se pur bastasse un certo diente all'uopo,
si
tal
quale spe-
vedrebbe verificato forse senza gran fatica quii
y a aree le del des accomodemcnis. Però, comunque si voglia trattarla, l'incombenza non poteva essere meglio affidata onde presentare maggior facilità di disimpegno e probabilità di riuscita.
Intanto tenendo in molto pregio la
Eccellenza di conservare de'
memoria ebe piace a Vostra
fatti miei,
oltremodo grato e bramosissimo
me
mentre
le
ne professo
di ossequiarla, la prego di
gradire
anticipatamente i sinceri attestati della premurosa divozione con cui
ho l'onore di dirmi di V. E.
Dev.mo ed Obb mo s.
V.
Aug. t0 di Colobiano. Castellamare, 20 7 bre 49.
2.
Dispaccio del Siccarm al d'Azeglio.
(Archivio Pinelli. Copia) (1). 1
Napoli,
il
Approfitto della partenza di un vapore che
1° si
di
ottobre 1849.
dirige quest'oggi
Genova per annunziare alla S. V. Ill. ma che, arrivato io
alla volta di
in Napoli la sera del 26 corr.te mese, mi recai nel mattino del giorno
successivo a Castellamare al fine di pormi immediatamente in rela-
zione col Sig. r Marchese Spinola R. Incaricato di affari presso la Santa
Sede che stabilì provvisoriamente su quei colli la sua dimora.
dopo di avermi fatto le più gentili accoglienze secondando le premure che io avevo dimostrato di presentarmi a S. E.mminenza \\ Cardinale Antonelli e per di lui mezzo al cospetto del Santo Padre onde iniziare i primi atti dell'incarico che mi venne commesso, ne diresse tosto ufficiale richiesta alla mentovata S. E. mz ». Il
Sig. r Marchese
Dopo l'indugio di due giorni cagionato da che il sacro Collegio era di un Concistoro in cui doveano preconizzarsi parecchi
occupato
Vescovi, fra
i
quali anche
il
nostro Vescovo di Fossano, quella ri-
chiesta venne accolta. v
Avviatomi circa le ore 11 del mattino di ieri insieme al Sig. r Conte
La copia dalla quale abbiamo trascritto il documento reca il ti-
(l)
tolo
«
Al Sig. r Ministero degli affari Esteri a Torino *.
-
83
Mazze alla volta ih
.
rimisi
gli
ammesso quasi Immed
Portici ed
noia alla
in
presenza del Dispaccio
il
Sig.»
Cardinale
cui
«li
I
incarica:
un colla copia d'uso delle mie lettei
ziali pi»
termini che per me 8i è potuto ron-
in quei migliori
mia Missione insistendo particolarmente sul line da cui era e sul fermo intendimento del Governo del He di
della
pieno accordo colla Santa Sede a quei provvedimenti
di
e
Ile
riforme che
si
alla materia ecclec
riconoscevano assolutamente necessarie nule ovi
ed
alla Chiesa
massimamente quanti
cose,
di
e
tia
quel
inconvenienti che
..ravi
allo stato, dalla presente condìa •.'•.navata
da un
dis-
un conflitto, l'K. mza s. stando sui generali, app. lodò
tlivi^
lo
•
spinto
di
conciliazione onde
Governo
il
venne quindi a parlare delle trattative che
rima avevano avuto luogo col Sig. Abate Rosmini e col eia
interrotte
dagli accidenti politici so-
pravvenuti; toccò d'un contro-progetto di concordato die si era plel'tmtirìeio
in)
in
a quello ch'oragli
:
rappresentanti del Governo Sardo, disse che già a
lì
a
Roma
per procurarsi
quelle trattative, da quali
menl
li
tutti
r
ultimo c il
turno alla con lauti a le
basi
1
relativi a
poter raccogliere tutti
[uè e convenienti
attinenti che
documenti
i
gli ele-
conciliazione;
'li
erava questa conciliazione possibile poiché
Governo Sardo dimostrava per mio mezzo imporre merce di accordi le vertenze
mate:
-.astiche
in-
erano perfèttamente conformi a
della
esprimere alcuna parola t
che nel
di
adesione
conforme «piasi
io
-
ite
;
ebbe
to,
contro progetto «li
al
ogni parte al coi ili
non
I
probabilmente perche parecchi
fra gli ar-
lembrare Inacettabili, .mente per noi ebbe più assai
punto di
di
il
«pieliti
che
Dènte
chi
i
;
ci
verrei. ti.
to-
ristrinsi
oa In
giui
tugurio
di
d'illumina!
duzioni che
:
adizioni che
li
qu
— 84 — avrei avuto l'onore di proporre nulla vi sarebbe stato che non
perfettamente conforme ai principii della religione
stavano
i
:
cui intc:
sommamente a cuore a Sua Maestà ed al suo Governo, ma
che questi medesimi interessi altamente richiedevano alcune innovazioni che ragguardando essenzialmente ad un ordine d'istituzioni variabili
secondo i tempi e le circostanze, potevano senza difficoltà
venir consentite dalla Santa Sede. Avvedendomi che l'E.mntmo Sig. r Cardinale coll'intrattenersi gene-
ricamente sulla materia del Concordato chiaramente manifestava il desiderio di evitare le discussioni relative alla Diocesi di Torino ed Asti, entrai io medesimo a ragionarne non senza aggiungervi la men-
zione della vacante Diocesi di Genova, alla quale per dispaccio del Sig. r Guardasigilli di S. M. in
data del 7 corr. te mese io ero stato in-
caricato di designare, non officialmente, ma ufficiosamente
il
P. Ga-
rassini Provinciale degli Scolopii. Il
Cardinale dimostrò la maggior soddisfazione del partito che si
era preso dal Governo di antivenire ad ogni spiacevole contestazione sulla qualità e sul merito delle persone, facendo precedere alla
formale presentazione dell'ecclesiastico, che
si
diviserebbe di
nominare alla Sede di Genova una confidenziale indicazione del soggetto, e mostrò di apprezzare grandemente l'atto di deferenza che si usava al Santo Padre cól non insistere maggiormente sulla nominaz. ne del Sig. r Cav.re ed Abate Aporti (1) a fronte dei motivi di esitazione dal Santo Padre altra volta manifestati; ma quanto all'Arcivescovo di Torino ed al Vescovo d'Asti relativamente ai quali io andava più distesamente ragionando sul fondamento dei fatti e delle opinioni che sono troppo note al Ministero, S. E.mnza venne in sul dire che qui stavano le maggiori difficoltà, che
i
Vescovi sono ina-
movibili, che sono necessarie cause canoniche accertate con un giudizio per rimuoverli
Lei constava
dalla loro
sede; che tali cause per quanto a
non occorrevano quanto
al
Vescovo di Asti, e meno
ancora quanto all'Arcivescovo di Torino, che conseguentemente non si
sapea veder modo di venire ad un provvedimento per cui si fa-
cesse luogo al definitivo allontanamento di quei due Prelati dalla
propria sede e dalla loro surrogazione. Replicai osservando che, sia quanto all'uno
che quanto all'altro
(1) Era già pubblicata la prima parte di questo lavoro, quando un nuovo accurato esame dei docc. ci ha condotti a leggere qui Sig. r Cav. re ed Abate Aporti, lezione che elimina quel Mons. Càvre di cui si à-
parlato nella nota 3 a pag. 228 del fase, precedente.
-8 di
quei due Vescovi^ Governo
va tra due impossibilità che
.vano una risoluzione, l'in impossibile che due Dio-
importane
I
i
più
una anzi,
prima e principale dello S1
la
lungamente in una vacanza ili ratto che compro
••nziali interessi della
Religione e della disciplina
era impossibile egualmente a fronte di antecedenti sì
le
od
quanto
alle
cause che
li
produssero,
ma gravi del
loro conseguenze che
o
l'Arcivescovo
imere personalmente
il
reggimento della sua
Torino
ritor-
Di
quella Cittì senza eccitarvi
in
11
di
i
più
disordini che al
Governo riuscirebbe tanto più dillìcile d'impedire o ili reprimere in quanto la pubblica riprovazione avrebbe qui trovato appoggio nei voti solennemente manifestati dalla mag.
mza del parlamento dove fra tanti che presero ad invocare provvedimenti contro quei due Vescovi, non sorse, per cosi dire, nep-
-e la din
pure una voce che ne
rno riconosciuto e rispettato
unsi
che era
dal
principio dell'inamovibilità ec-
il
che tuttavia alla pienezza d'autorità del Sommo Pontefice
non mancavano i mezzi
di
provvedere utilmente ed
efficace-
mente senza offendere quei principi!, e che io confidava abbastanza sentimenti di devozione dei due Prelati alla ^If Apostolica per andare persuaso che un consiglio autorevole dato loro da S. Santità indurli
ad una rinuncia sarebbe stato mezzo sufficiente allo
>iderato ed avrebbe conciliato nel modi» il più conveniente il
vantarlo delle due Diocesi col principio dell'inamovibilità Vesco-
vile, e collii
dignità dei dm- \. i
limiti
si
iti
facile e
Giungendo che il dovei
pronto a quelle condizioni che entro giusti
credessero acconce a favorire nel caso di rinuncia.
scovo
Né omisi
juello spediente
particolari in
1
di
:
osservare quanto
al
due Ve-
avrebbe rimosso la difficoltà gra-
trovava il Governo dirimpetto il
-
quale quel
itro l'Opinione qui
Parlami
al
latamente
!
concepita, era tuttora
>teva continuare, senza scanda
qoalanqu<
u-
risultAmento definitivo, e che
il
ipprimere o tener più
oltre
In
n
boi
incalzanti istanze fatte dalla C potati. Il
„ .issai della
(
i
qnanl
un tem
mento
Ini
condii
due
- 86 — fatte al Vescovo d'Asti: relativamente al Consiglio da indirizzarsi ai due Vescovi per indurli alla rinuncia, senza dimostrarsene punto*
alieno, espresse tuttavia forte dubbio sulla sua
efficacia, massimamente dopo che per le discussioni sorte nel parlamento s'era dato occasione ai due Prelati di considerare la rinuncia come inconciliabile colla dignità del
proprio carattere e grado; ed astenendosi
dall'esprimere su di questo proposito un'opinione positiva
determinazioni che
alle
si
si riferì
sarebbero prese dal Santo Padre cui spet-
tava ili apprezzare le gravi considerazioni state rappresentate; ed questa ci
in
congedammo da lui per recarci alla presenza del Santo fummo immediatamente ricevuti.
Padre, da cui
Papa ci accolse con quella bontà e quella squisita nobiltà, e genmodi che tutti ammirano in lui; e dopo essersi informato della salute del Re nostro Augusto Signore, lette le credenziali, prese a dire ch'egli era disposto a prestare al Governo tutta quelIl
tilezza di
l'assistenza di cui venisse richiesto, persuaso com'esso era che nulla si
richiederebbe che non fosse consentaneo ai diritti ed agli interessi
della Chiesa. Lamentò con gran parole gli eccessi della libera Stampa,
nonché alcune discussioni e proposte ch'eransi in
fatte
nella
Camera
quanto specialmente venivano a toccare la inviolabilità delle pro-
prietà ecclesiastiche ed aggiunse che sebbene egli non dissentisse dal
venire a termini convenienti di conciliazione sulle vertenze che occorressero, non poteva tuttavia dissimulare a se stesso come ogni con-
cordato fosse stato una ferita più o
meno grave
ai diritti
ed alle
prerogative della Chiesa; ch'esso aveva letto la storia dei concordati,
che la sapeva, e che ogni pagina gli aveva dato argomento di
ciò che asseriva.
Fattomi a rappresentargli a un dipresso le medesime ragioni ch'io aveva esposto al Prosegretario di Stato procurai di rendere benevolo l'animo di le
proposte e
S.
Santità ponendole innanzi la considerazione che
le discussioni
incidentemente sorte non erano leggi;
che il Governo rappresentativo porgeva tutti i mezzi d'impedire le risoluzioni eccessive ed inconvenienti, e che era fermo intendimento del
Re di procedere in ogni cosa che s'appartenesse all'autorità della
Chiesa di pieno accordo col venerato suo Capo. Credetti anche op-
portuno di osservare a S. Santità che se "dai concordati era stata in qualche parte diminuita la immunità o la giurisdizione ecclesiastica; la Chiesa ne aveva un degno compenso nell'incontestabile van-
taggio che ne era risultato a beneficio dei popoli e che mercè di quelle solenni convenzioni il fondamento sostanziale della sua autorità, lunge dall'essere affievolito veniva anzi ad essere più
mato.
saldamente confer-
— 87 — Santo Padre
il
ci
congedava Bensa nulla dire d<
allora di parlarne
»,
brevemente riassumendo Le ragioni
innanzi nella conferenza avuta col «'animale, li Papa ma-
te
nifestando il suo gradimento relativamente al partito proso in ordine alla
.
Genova e riserbandosi <Ii farmi conoscere le sue mire
.
relativamente
da me designato col ragguaglio delle favo-
tto
Lissime informazioni pervenute al Ministero sul di lui conto, nulla gli
ungere che
due Vescovi, e pose tìne alla conprime trattative avrebbero avuto
altri le
luogo col Cardinale Antonella e che in seguito
riserbava di de-
si
re a quel line qualche altra persona ove ne occoresse
Tale
fu
si
la
mi sembrò
dei quali
he
Governo
il
il
bisogno.
sostanza dei colloqui seguiti nelle due conferenze di
poter conchiudere,
rimuovere od al-
Pontificio desidererebbe di
meno di differire quanto più si potesse ogni provvedimento relativamente ai due Vescovi ne delle
Torino ed
di
Asti,
surrogandovi invece la
materie relative alla giurisdizione ecclesiastica.
riuscirebbe meno spinosa dell'altra, che, secondo modo di vedere, oltre all'offendere delicati riguardi personali, li
il
suo
Interessi dell'Episcopato, nel che mi sembra
aerali rsi
da
me tenere un ordine
di
trattazione del tutto opposto-,
ae
la
«pastume concernente
ai
Vescovi, oltre all'essere
la
più
ìdenze recentemente impresse alla pubblica opinione, e poi in sostanza
sola
la
nella
eoi
risoluzione
il
conc
lolutamente indispensabile, nta
Sede venendo ad occuparsi dei Vescovi avrebbe
no desiderio ira
di
d'onde rÌ8Ulta per noi tnte
le
separare u provvedimento che si propone
da quelli richiesti per
qu<
Le
convenienza
la
Diocesi di
Torino e
«li
unire
st
di Asti,
rettamente
ù'V-
6
per opposti rispetti si vorrebbero disgiun-
shé
ge nella quistione del Concordato si vuole insistere sull'acetone del contro-progetto, comunicato nelle prime negoziazioni
rappresentava cura
in
allora il Governo di s. m. e su
mantenere quelle soie conformi alle prime propo done tutte
Le
di
altre che
,|e|
di
Ne.
Che mi
s.
Regno
:
ade, eliminan-
il
ti;'
M.
in.n»» qo( fu
di qui
che siano
pregiudizievoli ai diritti, alle prei
Bit
uvenienze
parti
•
in
quel miglior no
del tempo, niente altro mi
ri-
mane a soggiungerle, se non che per quanto mi consta, non vi ha fino ad ora alcuna apparenza, che la Corte Pontifìcia voglia così presto abbandonare il soggiorno di Portici, e che mi recherò a premuroso dovere di fare tutto che per me si potrà affinchè le trattative e la loro conclusione vengano, per quanto sia possibile, accelerate. Piaccia alla
S.
V. Ili™» di accogliere l'omaggio del più
grande os-
sequio. 3.
Dispaccio
dei.
Riccardi
ai.
d'Azeglio.
(Archivio Pinelli. Copia) (1).
Napoli 6 ottobre 1848.
momenti sono da una nuova conferenza col Sig. r Cardinale Antonelli, della quale mi reco a doverosa premura di porUscii pochi
ger© a V. S. Ill. ma il seguente ragguaglio, Sua E. mnza mi disse che il Papa lo aveva incaricato di richiedermi ch'io volessi per qualche giorno
citazioni finché
fossero giunti
i
ancora soprassedere alle mie solledocumenti che si aspettavano da
Roma, e che avrebbero posta la S. Sede in grado di meglio maturare sia l'affare dei
due Vescovi e sia la materia del Concordato donde ;
ho dovuto conchiudere che si attendevano riscontri da Torino prima d'iniziare le pratiche ragguardanti alla Diocesi di Torino e d'Asti. 11
Cardinale aggiunse essergli testé stato riferito che erasi indirizzato al Parlamento del Clero d'Asti una petizione in favore di quel Ve-
scovo; al che ho risposai ignorare io ignoro,
il
fatto,
come veramente lo
ma che ad ogni modo quel fatto sarebbe stato contradetto
da troppi antecedenti per non essere del tutto insignificante.
Essendomi dimostrato alquanto dolente dell'indugio l'Emint. mo Prelato mi soggiunse che intanto per non perder tempo io avrei potuto conferire sugli oggetti della mia Missione con Monsignor Contini, persona di tutta sua confidenza, e ch'egli aveva domandato
a S. Santità la permissione di destinare a quel fine perchè esso trovasi straordinariamente occupato in altri urgenti affari del suo Ministero. Con Monsignor Contini che mi venne nella conferenza istessa
presentato dal Cardinale
fummo d'accordo che ci saremmo trovati
insieme nel mattino di Lunedi 8 corrente mese.
Dopo queste promesse il discorso andò aggirandosi in modo
ge-
nerico sui due Vescovi e sul foro chiericale; S. E. mnz a udì con qualche
il)
V. nota
1
al doc. 2.
—
39
mostrarsene impe
interessamenl
anda
i
le
ch'io
de delle
quali
in cui
i
dai principio del suo Mlnisterio
LI
e per
V*<
simo nella opinione dei suoi Diocesani Iti-
d
mene ilal turpe fatto di chi venne ultimamente imputato <li cui
rendnta più forte contro di
I
slazloni d'intimità da lui notoriamente avute col
favorito
scovo in special guisa
S
protetto e
e
d'Appello ili Piemonte condannato come donna con violenza.
poi dal Magistrato
Riepilogai quanto all'Arcivescovo di Torino litiche
serie delle sue po-
la
imprudenze ed avventatezze, né ommisi di parlare eziandio ch'io medesimo aveva dovuto provocare contro di lui lire
legalmente ch'egli manomettesse i beni della sua mi
e a
compimento l'enorme taglio eli piante ch'egli a\ èva or-
dinato dal suo recesso
.iva senza veruna di Ginevra, e che Governo contro le più note e le più salde
/.ione del
dei nostri principi!
e>-
::
dal
quale sequestro
piante
ili
a
mensa ed alla totale riduzione di essi a mano amministrazione d'economo il tratto era br. leva in tempo come vivamente il Governo desiderava
quello dei beni della
non
-
le
a quell'atto; rimedio estremo,
d'impedire ohe si pi
ma che pure aveva
patrie e non era senza antecedenti; e questo tosto
nelle
sussulto
lo
eri
Cardinale.
al
S.
I'>im come la S. V. 111.°»»
conghietturare, fu perfettamente d'accordo con me
sulla
li
attenersi ad altri mezzi, ma nulla disse
quanto all'intenzione che ai
tino
suoi fondamenti
1
ttO,
il
ili
pò*
Pontefice di dare
due Vescovi quel consiglio che loro avrebbe dovuto venire dalla denta propria; e ripetendomi che
dignii
a ne a la
chiesa non
parlare degli ordini vi >1
Indipendenza
dopai
Re, e
Piemoni dove
:
parlò dei vincoli de
vacanti che si amministravano da an
fon dire che tati
fini
riordinati
evenienti
ove
.
Mie l'azione de! SUO n
Economo
ed alti
ti
.naie
Risposi a tuttO qnesi lco
del
libertà cai essa
inamente che in ogni canto
mente aspirare,
rutti dei benefizi!
tic!
i
godeva tutta quella
•
prlncipU
ch'io
QOO
I
ri-
— 90 — leva ridurre la religione cattolica al grado di
una semplice opinione
una setta posta del tatto fuori del Governo, e non rivestita che di diritti meramente privati, come negli stati Uniti dell'America settentrionale, dov'essa è posta nella condizione medesima di tutte le e di
altre religioni e sette,
poteva allora ammettersi quel sistema di as-
soluta libertà che escludeva ogni ingerenza del Governo nelle cose ecclesiastiche e di cui parlava S. E. mnz » ma che in
Piemonte la reli-
gione cattolica essendo riconosciuta come religione dello Stato, in special
modo protetta da lui e tenuta in luogo di vera
e pubblica
autorità nella sfera delle sue attribuzioni, sussidiata inoltre di tutti i
mezzi della pubblica forza pell'esecuzione delle sue leggi e dei
suoi decreti, quell'autorità doveva necessariamente avere
i
suoi
li-
miti per non cozzare continuamente con quella del Governo; e questi limiti, quali
da remotissimi tempi e da solenni convenzioni furono
statuiti nel
Regno, erano
i
più favorevoli che
potessero stabilire
si
per la Chiesa, alla quale sicuramente meno assai che al Governo stesso,
avrebbe potuto per mille rispetti convenire
porgerne ri-
di
chiamo. Aggiunsi un breve confronto tra le nostre massime ecclesiastiche e quelle introdotte da Giuseppe II e da Leopoldo, in Austria e nei loro dominii d'Italia, paesi che
Cardinale
il
guardò bene dal
si
considerare come non Cattolici. A questo proposito egli ripigliò, in-
terrompendomi, col dire che l'Austria si ricredeva, che smetteva gli antichi principii, che già aveva incaricata
una Commissione di Ve-
scovi di preparare un nuovo regolamento ecclesiastico pieno di de-
vozione verso l'autorità Pontificia.
Mi credetti obbligato dalla cortesia a non contraddire apertamente il
Cardinale,
ma non tanto ch'io non dimostrassi di avere
dubbi sulla possibilità del pieno successo ch'egli
si
i
miei
riprometteva
Dal complesso di tutta questa conversazione che durò circa un'ora
aggirandosi vagamente su vari soggetti, giacché quando
mava sopra di uno il Cardinale mi
tirava sovra di
mi
fer-
un'altro,
non
io
potrei ancora dedurre verun argomento un po' fondato sulle precise disposizioni della S. Sede verso di noi; travidi bensì in mezzo a tutto
quel giro di parole e di osservazioni che fece nell'animo del Papa il metodo da me tenuto, però con molti involucri e con tutte le più concilianti cautele, di far loro
e del suo Ministro qualche impressione
ben comprendere che la quistione consiste non tanto nel punto se si farà
o non si farà, giacché il fare può divenire ed è già quasi una
necessità recata dall'ineluttabile condizione delle cose e dei tempi,
ma se piuttosto se si farà con loro o senza canto non è oscuro
il
di
loro.
Da un'altro
loro desiderio di tirar la cosa in lungo e di
— 0! sttare
zioni attuali
orza che
Debbo
condi-
Ile
*
più vivi
farsi
i i
e
resistere
di
o
conce-
ili
possibile.
sia
pungere ad*onore del vero che mi colmano di per-
[
riguardi con
ili
che aell'ince
paniere, Borgaao nuovi avvenimenti che diano
n
maggiore delicatezza
La
da questo potessi
di
atti è di espressioni,
Lieto augurio pell'esito delle
trai'
ti
non potrebbe essere più rassicurante. l'IllV
MORIA DATO A MONS." CaTTERINI (Archiviò -
il
lai
ine
Padre
18
Governo del Eie suo Augusto Signore l'onodi
ìità
provvedere a due fra le Diocesi pm mi-
del Piemonte, quelle di Torino ed Asti che sventuratamente
cadute iza si
DATA 9 OTTOBRE
IN
Copia).
rappresentare alla benigna attenzione del Santo
'li
l'u
ulti
l'incili.
tuli
in
condizioni
cui
in
non potrebbero rimanere più
che venissero graveolente compromes-i
gli
interessi re-
e civili del!
Nmii e oggetto dell'incarico affidatogli il farsi accusatore presso la ;.'i
line
che reggono quelle Diocesi,
Prelati
il
denunciare
promuovere Inchieste provvedimenti di rigore contro tal. — Un mandato di tal natura né a lui si diede ne si -irebbe «»
:
da
lui
accettato. della sua
l'in
missione fu ed è di rivelare
ed
all'alto
il-
sentimento dei Capo supremo delia Chiesa un fatto che
Lamio
a se richiama
le
paterne sollecitudini di sua santità: L'impossibilita
lungamente continui L'assenza dell'Arcivescovo di 'l'orino dalla sua DÌ0C68Ì e la condizione morale m cui il V*es< piu
d'Asti
.-i
trova rimpetto le
due
ai
suoi
\.
dei
Diocesani, e
naie impOSSibillté da rientri
nella
SUmendo
tutta
ili
die
io
tiene assente
senza Incalcolabili pregiudizi! delie
sua
un altro canto die, o Mon-
Diocesi, o Mons.T Vrtico ritorni a
lésime perturbazioni e
plioi,
questa
essa riducesi
a
rimanere più
alti
la
questione
Formula; che la
ne' BUOI le
termini più
-
due diocesi non
statuir
iperOSS .Micio
I
non può pm
ne dall'uno ne dall'altro ili quei Prelati utilmente per la CI e
per
io
Si
i
— 92 — il Governo di sua Maestà dovette purtroppo acquiuna convinzione tanto profonda, quanto gli riesce penosa; ed
Di questo fatto
stare è
questa convinzione appunto che
di
recare alla benevola considerazione di
lo
scrivente ricevette il mandato S.
Se di questa sgraziata condizione di cose
mente indagare
le cagioni,
Santità. si
volessero istorica-
converrebbe certamente distinguere gli
antecedenti relativi a M. r Arcivescovo di Torino da quelli che rag-
ga ardano a M. r Vescovo
d'Asti.
Uno spirito di opposizione che si potrebbe dire di massima e di sistema a tutte le riforme che si venivano già da lungo tempo introducendo dal Governo del Re a beneficio dei suoi Stati, opposizione che si andava manifestando da M. r Arcivescovo di Torino si può dire in tutti gli atti della sua vita pubblica e privata con espressioni talora derisorie,
spesso provocanti; rare volte temperate, e
che tanto maggiormente
si
divulgavano e tanto maggiore impres-
sione facevano sugli animi, quanto più era eminente e venerato
il
grado della persona che proferiva un dispetto mal celato contro gl'istituti di
varia natura con cui la privata beneficenza adoperossi
in questi ultimi
tempi nel recar sollievo all'umanità con larghezza
di
morali e materiali sussidii e perfezionamenti, un'assoluto difetto
di
condiscendenza ad onesti e vivi desiderii della popolazione, cui,
se non un benevolo sentimento, sigliato di
almeno la prudenza avrebbe connon contraddire; una serie di atti forse poco rilevanti,
ciascun per se,
ma dal cui complesso s'informa ordinariamente la
riputazione degli uomini preposti ad un pubblico reggimento e che
per la loro conforme tendenza rivelavano apertamente nell'Arcive-
scovo quello spirito di assoluta opposizione a quanto avesse l'aspetto di qualunque anche temperato progresso; tutte queste cagioni già avevano alienato da quel Prelato l'opinione di moltissimi fra gli abi-
prima ancora che si operassero in Piemonte le mutazioni politiche che lo hanno a nuova condizione condotto.
tanti della Diocesi
Nei difficili e solenni momenti di questa transizione se dall'un canto non fu meglio avvisata e prudente che per lo innanzi fosse stata la condotta dell'Arcivescovo, dall'altra la pubblica opinione si
destò contro di lui con maggior forza e giunse finalmente a cotal
segno
di
esacerbazione che, solo fra tutti i Vescovi dello Stato, che
anzi, solo fra tutti
i
personaggi che tenevano un alto seggio in Pie-
monte dovette abbandonare la sua Sede e
la Diocesi, a ciò consida persone ragguardevoli del clero e dal Ministero presieduto allora dal Sig. conte Balbo, mossi a dare quel consiglio dal-
gliato
l'intima persuasione in cui erano che
il
Governo per quanto fosse
— 03 mantenere l'ordine ed
inclinato a
proteggere
a
sicurezza
La
p<
quel Prelato, difficilmente avrebbe avuto mezzi sufficienti a
li
Bnze della concitazione popolare man
irlo alle
con dimostrazioni che
impossibile d'antivenire.
fu
quel sentimento fosse
solamente
stato
pochi
* i ì
fazioni
quegli sviamenti momentanei dell'epi-
ito
origine da uno
>i
dileguano nella calma e col sedarsi delle passioni, il Go-
che
<
1 i
pototo confidare che col benefizio del tempo gli sarebbe -ibile di evitare la
dimenti per
che
il
la
penosa necessità di reclamare provve-
prima e principale Diocesi dello
pubblico
era
si
Stato.
Ma il con-
dell'Arcivescovo aveva posto
t'ormato
nelle menti troppo alte radici perchè il tempo lo potesse cancellare.
L'opinione, amica generalmente in Piemonte alle giuste e temperate
riforme ed istituzioni politiche, era avezza a riguardare l'Areive-
come awerào ad ogni anche moderata larghezza «li riforme politico reggimento, e come un'influenza ostile al naturale svol-
e di
progresso. Quindi ad ogni tratto e da ogni parte Governo da un canto, perche si lasciasse vedova di fatto
gimento
di ogni
richiami
al
la
più cospicua ed influente fra le sedi Vescovili del Piemonte, e si
permettesse all'Arcivescovo di godersi in Ginevra le pinguissime ren-
Mensa
dite della
pregiudizio dello Stato, e dall'altro perchè, non
a
edcndosi definitivamente acciocché cessasse lo sconcio di questa
.
I
anormale condizione, si mantenesse nel pubblico, col
ritorno dell'Arcivéscovo uno stato di mal contento e di
timore dei
buon ordine ed
irritazione pre^mdichevole al
andamento della Mentre
le
stesse»
allo
regolare
disciplina ecclesiastica.
gravi difficoltà della cosa occupavano llecitudini
del
in lspeeial
l
Governo, quegli umori e quei
ri-
mi proni). pero nel Parlamento Nazionale dove molte e gagliarde
unte da una
•
era
maggioranza si elevarono contro l'Arun temporeggiamento che ai Governo dalla somma gravità dell'oggetto, riclamavano un forte
ed impazienti
.
to
(
iniziativa Che
il
di
Ministero non
.enne a
.-eli,
lOU'intendimentO di ricorrere all'autorità ed fizli
della
Sanda Sede. È notabile
pari; lato,
non 6
di
Fra
ne.
v'elide
nella
IO
provvedere; quanto alla le
[.unto
meno -rav
1
ri»
nel
(incile discussioni
In
i
Vi
coii-
benevoli uf-
un fatto
di
molti che sor-ero COntTO quel Pre-
Camera, per COSÌ
la diie
opinioni
1
al
fu.
dire,
una voce che ne i
verte SSSO intorno alla maniera
un provvedimento, essa venne ba. DI diversi natura, quantunque non li
ien/e che produs
- 94 — che impediscono assolutamente
Mons.1 Vescovo d'Asti
;i
di
ritenere
utilmente per la Chiesa e per lo stato l'esercizio del suo Pastorale Ministero.
Raccomandato d
i
fama di predicatore noto per vivezza
d'ingegno e per ornamento di lettere, Mons. r Artico fu da principio
ottimamente accolto nella Diocesi d'Asti ove non trovò che riverenza ed affetto; se non che egli diede ben tosto troppo manifeste prove, che
in
lui
il
senno, ed
il
saggio moderato procedere, dote principa-
lissima in chi regge le cariche ecclesiastiche o Civili non erano
ili
gran lunga pari alle altre sue doti; imperciochè fin dai primi periodi riputandosi rivestito di un'autorità molto superiore di
a quella
Vescovo, ed uscendo continuamente dai limiti del proprio ufficio,
rivendicava arbitrariamente a
or sotto un pretesto, or sotto
se,
un'altro pressoché tutte le parti d'amministrazione politica e civile.
prima conseguenza fu il porsi in urto dial Go verno da cui fu egli spesso officiosam.te e confidenza avvertito, ma Del quale suo contegno
retto con tutte le autorità locali; quindi, richiami incessanti
con poco
frutto, di tenersi entro
i
confini assegnatigli dalla natura
del suo ministerio ed alle regole ed usi del paese. Da quell'ingerirsi
poi ed affacendarsi ch'egli faceva nelle controversie anche private •e
meramente civili che la mala fede e l'ignoranza
altrui
recava a
sua notizia e ch'ei riceveva come tribunale competente, non e da dire quale e quanto grave carico gli risultasse nella pubblica opinione.
Né pare ch'egli fosse più temperato quanto agli ecclesiastici,
da cui veniva spesso tacciato di parzialità nella collazione dei Benefizii,
di favori
immeritatamente compartiti a soggetti poco bene no-
pubblica estimazione, e di predilezioni sventuratamente
tati nella
poco onorevoli per lui; tra le quali sommamente incresce di dover citare
il
fatto di
un sacerdote dal Vescovo in particolare guisa fa-
vorito e protetto, fregiato della carica di Cappellano della Cattedrale di Asti, e stato poscia dal
Magistrato
nosciuto reo di turpissimo reato e
di
Appello di Piemonte rico-
come tale condannato.
Lo scrivente che in quell'epoca rivestiva la qualità di Primo Ufficiale del
Ministero del Guardasigilli di
S.
M. ebbe occasione di co-
noscere gli uffizii che da Mons. r Artico si facevano in favore di quel Sacerdote anche dopo divulgato il flagrante reato per cui si procedeva e di profondamente compiangere un interessamento cosi male collocato. In
questo stato degli animi è facile
il
conghietturare quale im-
pressione dovesse in essi destare una deplorabile taccia improvvi-
samente sorta a carico di quel Vescovo già prima divenuto oggetto un disfavore quasi generale.
•di
-
95 Avidaiii-
ita.
non contraddetta nemmeno da quelli che non Uede un nuovo e formi-
prestavano fede; largamente diffi
vi
dabile Istromeate ai numerosissimi nemici dei izio
i
V<
pochi e timidi suoi amici, n sottoscritto, senza
ulteriormente su
di
un oggetto eoa
>le,
e
Intratte-
rimettes
Intieramente alle conferenze ch'egli ebbe l'onore di tenere con stia Kmnza Kev.ma ìi signor Cardinale Prosegretario di limiterà a
ih:
concorso funestissimo
tei i
pazienza istessa non cui viene aspettato zione
«li
circostanze, anziché per-
'li
influenza col tempo, acquistò novello vigore dall'imil
rimedio ad una condi-
divenute incomportabile; che conseguenza
cose
di
quelle
mze si fu la dura ed umiliante necessità del Vescovo rimanersi lontano dalla Città
di
scile del
Vescovato, ove riconii
una
sto la sua stessa momentanea presenza a suscitarvi pe-
ricoli
ibramenti che proruppero in grida
riprovazione e
di
a gravi minaccio; e che per ultimo, ò voto,
iclie
può
si
dire universale della popolazione Astigiana che in conveniente modo
m provveda al buon governo della Diocesi divenuto impossibile nelle mani dell'attuale SUO Vescovo. La civica amministrazione con ettabili
della
atti
stessa Cattedrale, rettori di
membri del clero di ogni ordine e grado, persone
altri
.
ecclesiastici
qualificate d'ogni classe per mezzi» di ripetute rappresentanze indi-
viduali e collettive al Ministero manifestarono tale insistenza
proposito ed
ili
ni)
tal
cui nessun 'inverno avrebbe potuto
quel
voto con una
calore d'istanza
a
fronte di
rimanersi indifferente ed ino*
so.
La parola di un Governo che ha
dovere
il
di
conoscere
condizioni morali del suo paese, e che non
può
compinta e profonda cognizione dal complesso
di
1,
•
S
di
qi.
a
averne una
fatti
che seguono
suol piu vitali
in'
:ie
in
osa pratica non ha ne può avere altro intendimento
procurare
[UellO di
1
stanno egualmente
/li
del
e die toccano
vere
le
inni
Ire
da un
veri :(
vantaggi della t'Inesa e dello
cuore; recala
quella
parola
al
6
piedi
uomo d'onore, posto dall'uffizio ch'<
Patria, in grado di cono-cere personalmente la verità
del
se
erma vari
l'oiitetic gli
I
fanno con
un temi
ni
sperarlo,
a
muovere IV
ente
generosi BUOI sentimenti ad SCI
1
la
più illuminata
ed
ossequiosa
confidai
una dolorosa previsione degli Inconvenienti gra
imi eh.' potrebbero tto.
risultare qualora sventuratamente esse non
— 96 — Non si domanda, giova il ripeterlo, un provvedimento di punizione «ine. Prelati, l'esperienza chiaramente dimostra che un conèorso fatale di circostanze anche non sempre, né tutte imputabili contro
al
i
fatto od alla volontà dell'uomo
può
farlo
segno del pubblico di-
sfavore e rendere impossibile nelle sue mani quell'influenza morale
che non può assolutamente andare disgiunta dall'esercizio delle pubbliche cariche, specialmente delle ecclesiastiche; le leggi della Chiesa
tengono conto di questa impossibilità, e facendo appello alla coscienza ai religiosi sentimenti dell'ecclesiastico che è posto in tale con-
ed
dizione, gli consigliano la rinuncia ad un ufficio che
se quel
vantaggio non
si
può ottenere. Quando un tale consi-
presente congiuntura efficacemente avvalorato dagli
glio fosse nella
autorevoli
dovendo eser-
vantaggio della Chiesa, manca assolutamente di og-
citarsi pel solo
ufficii
del
Supremo Capo della Chiesa, alla cui alta mente
non isfuggirà, senza dubbio quanto alla considerazione di personali riguardi debbano prevalere gl'interessi manifesti ed urgenti di due Diocesi importantissime e sofferenti, quel consiglio troverebbe, ap-
pena se ne può dubitare un valido appoggio nei sensi di doverosa devozione dei due Prelati verso
la
Santa Sede.
5.
Dispaccio Del Siccardi al d'Azeglio,
(Archivio Pinelli. Copia) (1).
Napoli 17 ottobre 1849.
Facendo seguito al dispaccio ch'ebbi l'onore di indirizzare a V. S. lll. ma il 6 corr. mese, mi pregio di annunziarle aver io conferito con M. r Catterini e non Conimi, come per materiale sbaglio mi avvenne di
scrivere in quel foglio.
Questo Mons. r Catterini, intorno al quale procurai di avere esatta informazione, è molto adoperato nella Corte Pontificia; sollevato da umili principii pel favore di Gregorio XVI ad un posto di confidenza
presso la di
lui
persona, egli venne quindi promosso alla carica di
Segretario del Sant'Uffizio che lo condurrà probabilmente e fra non molto, secondo che mi fu detto, alla dignità
di Cardinale. Prelato
ridente, scherzevole, disinvolto egli mi tenne tali ragionamenti d'onde
ho potuto comprendere ch'esso non conosce né vuole sapere d'altre dottrine che di quelle che sono professate dalla Curia Romana; con
una sicurezza che escludeva persino la possibilità di un dubbio qua-
1
V. nota 1 al doc. 2.
— 97 — lunque;
alcune teorie
fuori
•
In
quali avrebbero potuto pai-ere eccessive
a, le
ra
anche
altri
si
fosse ed in qual-
tnpio, al solo Pa] b
un
jato
\
giudi
ili
i
qualunque esso
delitto,
«li
tempi non
In
Magistrati laici non se ne dovevano quando pure ne fosse andata <li mezzo l'autorità delle leggi dello Stato; parli' anche transitoriamente di scomui
niche incorse o da incorrersi dai Magistrati che si fossero arrogati ero un tale diritto, osservazione questa che non sarebbe
Cardinale Prosegretario
il
molto piu innanzi
•
ito.
due Vescovi; senonchè Monsig. 1 Catterini
lunare dei
l'i-
*
l'uno dall'altro e che la conferenza
volle
che vede
di Stato,
queste cose, e mostra di comprenderle meglio
in
aggirasse uni-
si
sull'Arcivescovo di Torini); e qui mise in campo moltissime
invitandomi
difficoltà,
nuto uno ad uno,
a
a
specificare
presentare
le
i
gravami, ad indicarli per mi-
prove e i documenti e a compi-
ami memoria per iscritto. A questo punto io non ho potuto non avvedermi che si
divi-
marmi per un sentiero non solo pieno di difficoltà e d'interminabili lunghezze, ma di un esito del tutto impossibile, che la intendendo ad attribuire
al (ìoverno del Re il carattere «li due Vescovi, quello di accusato, riserbava a se stessa
le,
Giudice; che questa condizione non
li
ii
la
prima, perche
pito di essa
dignità ne con
la il
di
dinnanzi ad un estero Tribunale qualunque e
nn'autoril
i
i
un Governo '
fatti
ili
contro due Vescovi suoi sudditi; non
convenienze perdi.
lui
si confaceva assoluconvenienze nostre; non con
(inverno del Re non avrebbe potuto senza sca-
a
spetto di ie
le
che
•
presuponendo anche dal canto di
tutta L'imj)arzialità e
un giudizio che ver;
ed anzi l'impossibilità
re
contro
di
prove
delle
due Diocesi nella condizione In cui al iro-
|
nie, alle
quali considerazioni
Importante che molte di li
In
due
deve pure aggiunj
fra le politiche
Torino nelle pastorali
sua vita pubblica e privata, e quelle l'opinione contro
di
Lui,
e
Imprudi negli
che più
aarebber
tiche previsioni e titoli di mi lo
li
Htàorg.
tini,
di
voler far di-
7
— 98 — due Vescovi, Tendeva a pormi nella necessità vare
loro carico fatti costituenti
a
ili
zione, le quali cause la Corte stessa sicuramente
pro-
specificare e
vere cause canoniche
ili
rimo-
non avrebbe tro-
vate mai sussistenti o bastanti, e che con questo sistema Tordella missione
andina inevitabilmente fallito.
gravissimo, ponendo a fondamento delle mie istanze il fatto incontestabile della condizione attuale delle due Diocesi che rendeva assolutamente impossibile l'uno Deliberai quindi di evitare quello scoglio
e l'altro di quei Prelati; riferendo in complesso e genericamente le
principali cagioni da cui era derivato quello
stato
di
cose e che,
meno imputabili ai due Vescovi, e indipendentemente anche dal concorso di qualsiasi causa canonica recavano nulla di meno per se stesse la necessità di un pronto prowedimento conforme alle più o
esigenze dell'ordine e del servizio spirituale di quella Diocesi, nonché allo spirito istesso delle leggi ecclesiastiche le quali
riconoscevano
nel chierico che fosse caduto in tale condizione da non poter più util-
mente esercitare il suo ministerio, l'obbligo di rinunciarvi, quand'anche egli fosse stato
innocentissimo d'ogni colpa; e ripetendo finalmente
quanto io già aveva dichiarato espressamente al Santo Padre ed al Cardinale, che il Governo del Re confidava sommamente nell'efficacia del consiglio autorevole che dal fine indirizzato ai
Sommo Pontefice si
fosse a quel
due Vescovi.
.
Con questo metodo mi parve di poter conseguire lo scopo di evitare una minuta discussione dei singoli fatti, recandola invece su d'una condizione di cose troppo di una natura palese perchè possa essere da questa Corte disconosciuta ove si voglia da essa procedere con quel senno e quella lealtà che la dovrebbero guidare. Per
riassumere in breve il mio pensiero, da una questione
di moralità
che si voleva porre innanzi, io condussi la discussione sul principio della necessità,
meno per se medesimo soggetto a
contestazioni e
conflitti.
S'io
abbia o no esattamente espresso quel concetto, la S. V. Ill.ma
potrà farne giudizio leggendo la copia qui unita del Pro-memoria
che due giorni dopo
il
colloquio rimisi a Mons. r Catterini pregan-
dolo ad un tempo di volersi adoperare onde procurarmi sollecita-
mente una nuova conferenza in cui si potesse venire a qualche conclusione alla quale mi
carte che
si
si
viene sempre allegando l'ostacolo delle
aspettano da Roma, e che fino ad ora non sono qui
pervenute; compresi nel Pro-memoria entrambi i Prelati per connessione di oggetti e per guadagnar tempo. Se i ragionamenti e le cir-
costanze in quello enunciate trovansi in qualche parte imperfetti,
— S. V.
«li
;>\
—
9<)
w:
compimento «hille
comunicazioni avute sul medesimo proposito.
ili
Promemoria fu rimesso i Monsig.' ('attenni il 13 del oorr. m
11
za m'obbligò d'attendere d'allora in poi un
andrò <li
sollecitar)
a
jo
ano
fra
La
che
due giorni a l'ertici in
o
più lungo ritardo nel riceverla.
Prima
»
chiudere questo mio fòglio, non debbo dissimulare
1 1
a V.
m » che regna nella Corte Pontificia un grave mal contento per
s. 111.
motivo specialmente delle discussioni che tratto
sorgono nella camera dei Deputati relativamente a per
i
tiche: tra le quali una deliberazione recentemente si
per
ia
di
invitare
s.
Governo
il
alla
soppressione
totale
dell'Ab-
Benigno, non mancherà neppure essa di fare qui un'imj
favorevole.
Santo Padre lamenta, si può due,
Il
no l'avviamento delle cose presso uni ed agli
pel
a.-
di noi, e va dicendo agli Piemonte ». Dal mio cinto non |
non
.'he questi incidenti eserciteranno un'influenza t ut fai tro
;
che propizia
al
successo della mia Missione.
bo anche manifestarle un'altro timore, K impossibile il non piee
molti tra
da
ì
loro colleghi avvezzi a
uno come l'affare di tutti, si faranno ai pratiche d'Ogni maniera per rimuovere il S. Padre dal venire ad una izione conforme ai nostri desideri!. Sarebbe opportuno che il
riguardare Tini
:
ti
li
no vigilasse su
di
queste cose, e che
fossi
io
in
tempo avver-
tutto che occorresse per antivenne e attutare L'effetto di questi
itivi.
•it'altro no
rimane per ora
BOgggiungerle, se non die non
a
ancora dal Santo Padre veruna niente designato
v. in. ma
a
risposta
intoni
Sui Sai
accogliere con
la vacante
consueta sua bontà
la
Dii
il
sin-
6 PARTI* "I
\|;DI
hi ni, Pinella.
r
l'i.
Ministro
-
ito
pervenuto
AI.
I>'
\
<'".
per gli a
\
s.
ultimamente l'onore d'indirizzarle e che
iii.m» n
piego ch'io
parti a cod<
ebbi
— 100 — vapore che sciolze da questo porto il 31 dello scorso Ot-
a
battello
tobre, in quel piego
contenevano due lettere particolari ed un
si
dispaccio officiale. in data delli 27 e 28 dello stesso mese, indiritti
a V.
ed una lettera indirizzata al
S.
Sig.* Guardasigilli di S.
M.
comunicazione nient' altro mi rimane ad aggiungere se non che dopo di aver aspettato più e più giorni la definitiva risoluzione del Papa di cui mi era stato promesso il prossimo annunzio, dovetti andarne in traccia io med.emo recandomi dall'Eni. in tis. m An-
A
lineila
<>
tonelli
quale dopo molte proteste di buon volere, dopo molte as-
il
severazioni del gran desiderio che
il
Pontefice avrebbe avuto di
compiacere alle domande del Governo di S. M. dopo molte dimostrazioni di amichevoli sentimenti finì con dire che, sebbene non si potesse affatto disconoscere la verità di scritto
quel ch'io aveva e detto e
due Vescovi, pure per ora, nelle presenti circostanze,
sui
atteso le grandi difficoltà dei tempi, in questo quasi generale sca-
tenamento delle passioni contro gli altri Ministri del Culto, e per rispetto eziandio alle serie rappresentanze che si erano fatte dal Clero del Piemonte, la
S.
Sede non poteva assolutamente accogliere
nostre istanze, che tuttavia quanto al Vescovo d'Asti
le
veduto
provvedervi più tardi, quando
di
le
si
sarebbe
menti fossero divenute
più tranquille e volgessero a più temperati consigli,
ma che intanto
voleva -prudenza, gran prudenza, e che non
potea far nulla;
ci
interrotto spesso da
uscirne?
»
il
si
me coli' interrogazione: « ma frattanto come
Cardinale tornava sui generali e mi faceva intendere
che molte altre
difficoltà di Vescovi e di Prelati affliggevano l'animo
Padre e che, entrati una volta nella via di procurar dimissioni, più non avrebbero saputo come ricusare in tanti altri casi del
S.
quello che
si
fosse concesso in due. Insomma la conclusione fu, nella
sostanza niente
vedere
i
meno negativa di quella che mi avevan fatto pre-
precedenti colloquii con M. r Catterini,
ma più cortese, e
melato nella forma e tale per cui mi parve che il Cardinale intendesse a persuadermi che
si
avrebbe fatto se si fosse potuto, ma che
assolutamente non si poteva. Il
fatto è
però che non si vuole, e che per nessuna considerazione
d'ordine, di conciliazione e di quiete
si
vuol cedere un minimo di
quanto si chiama prerogativa, autorità, dignità, inviolabilità dell'alto Clero.
Per dare a V. S. una giusta idea dell'aspetto
in cui fu qui
considerata la nostra Missione, "Le dirò che parecchi Cardinali vollero informarsi chi
eravamo noi, il Conte Mazze ed io, e quali fos-
sero le nostre opinioni e la nostra condotta; e quando qualche anima
buona disse loro che eravamo gente dabbene e col timor di Dio, fé-
— 101 come mai, essendo teli, avessimo
rondi meraviglie del
una missione così deù poiché sdih) entrato nella via degli esempi, eccone un'altro che
concetto della inclinazione che
itu
tgionevoli concordati in materia ili giurisdizione e di
Governò Toscano è anch'esso in urto col Pap per S. s. pretende che non si possono im)
il
tributi sul clero senza l'annua espressa
difetto della quale i
a
quali
permissione d»dla Santa Sedè,
sono obbligati per legge e per
laici
pubblici carichi; il Governo Toscano
i
anacronismo e preferirebbe di estendere a Lucca
massime e<
ìhe di
Giuseppe II e di Leopoldo vigenti negli
dello stato; s'intavolarono pratiche colla Santa
altri territori le
poveri
1
sopportare Inter]
prilla che quello è le
ha qui
Lucca, dove
li
in
si
immunità
S
mentre pendevano, il Vicario Capitolare di Lucca, d'accordo
con questa Corte per
fare, come si suol dire, un'atto solenne di pós-
pubblico un bel giorno e fece anche inserire nei giornali la
»,
permissione
di
riscuotere
-senza partecipazione del
i
tributi pel corrente anno, chiesta da lui
Governo e dato dal Papa in riguardo alle
straordinarie necessità presenti: alti richiami per parte del Ministero giustamente indegnato di questo mal tiro e formale prò' al
papa contro il Vicario; alla quale a tur H
<i>/,i/ito
fu
laconicamente risposto che
alla Toscana e a suoi usi di non
parlarne che rispetto a Lucca era in possesso dell' immunità dai tributi e i'i voleva mantenere; che quanto il Vicario erato fiitin e secondo le intenzioni del Governo Ponti-
n
'ii'i-u
.Queste cose
io
stati
rinnovati quando
il
seppi dall'Inviato Toscano da me
incontrato a caso e che avendo probabilmente saputo qualche de' fatti miei,
mi
si
una he
da nient' altro che da
accosto trattovi cred'io di
sventare diplomatiche;
dovunque può giungere l'azione
fummo dei
d'accordo
in
Governi, sarebbe
anziché lottare con pregiudizi ed Inercare impossibili accordi.
Per quanto
I
qualunque siano chiarare a v
e,
;
è
obbedire agli ordini del Governo,
mio il unto ciò
pero debito
S. 111."» che dal complesso di
giudizio che Im potuto fare
di
francamente en<
di-
entii,
questi uomini e delle loro
in-
tendenze, non in
concordato ragioni
imodato alle
i
del
tutto
alle
sanzione
condizioni
n<
le
impossibile; per ogni minio
11
cai
— m fossero liberali, esigeranno, come già esigevano prima, enormi compensi in quella guisa appunto che. li richiesero dalla Toscana in un progetto che fu da quel Governo ricusato e che nelle generali discussioni già da me intraprese mi venne posto innanzi come ci
estremo limite delle condescendenze Pontificie. Per non espormi al pericolo di compromettere la dignità del Governo coll'andare incontro ad una nuova ripulsa che debbo preveinstantemente ho richiesti al Mi-
dere, io attenderò gli ordini che
nistero, e di cui invoco la sollecita trasmissione facendo
anche ap-
me; Ella che sa cosi bene apprezzare il tempo, comprenderà di leggieri quanto debba pello ai particolari sentimenti della
riuscirmi penoso
il
S.
V. verso di
perderne ancora dopo quel molto che ho già
dovuto perdere per la sistematica lentezza di questi Prelati. Una lettera giunta da Roma m'informa che Mons. r Charvaz, già vescovo di Pinerolo, qui
fra pochi
chiamato a Napoli dal Papa e ch'egli sarà
fu
giorni, prova,
secondo me, che vi
qualche nuova
è
macchina in giro.
Dopo le ultime novelle venute di Francia il ritorno del Pontefìcea Roma venne indefinitamente differito; nel rimanente niuna novità.
Mi
è
sommamente grato di confermare a V. S. lll. ma gli atti.
Lettera del ministro sardo presso S. M. Siciliana, Augusto di Colobiano, al Siccardi. (Archivio Siccardi. Autografa). Napoli
17
li
gennaio '50.
Eccellentissimo Sig. r Conte,
Tra le tante indifferenti o disgustose notizie che ci recano i fogli
una però ne ebbimo saporitissima e grata, quella cioè della nomina di Vostra Eccellenza al Ministero di Grazia e Giustizia, e la lettera con
ne raddoppiò il gusto provandoci cosi che
cui Ella volle favorirci
le vieppiù premurose ed importanti cure non le scancellarono dalla mente i veri e sinceri sensi di profonda li
ben meritati onori e
stima ed affettuosa amicizia che le professiamo e di cui ben di cuore-
vorressimo poterle offerire qualche vero indizio. sto facendo
Il
plurale di cui
uso Le dimostra, gentilissimo signor Conte, siccome il.
ben gradito suo foglio
fu letto in famiglia e
ne fece le delizie.
La scelta da Lei barbaramente stimatizzata di sproposito è stata qui,
come di ragione ben diversamente considerata
e jer sera an-
cora ne ricevevo le felicitazioni da più persone che ebbero la sortedi qui vederla
ed in ispecie dal Cav.re Fortunato
il
quale tanto ap-
— 103 — ime, lo An/.i le dirò, e
nomina la quale, atteso
ancorché
»rno qui
-
il
col-
i
male,
a
i
rissimo riabilitandoci Dell'opinione 'li molti i quali
no che non andando ipizio.
spingiamo
io sene
Dal ino contegno, dal suo
sso che
quel misur;i' -ì
d
riavvicinano, malgrado
la
landò
si
tendenza diversa
prin-
ili
etiti.
Le sue relazioni con Portici o
in
li
fatto
pensare molto a Lei
risita al S.*°
Padre; atto doveroso
anno
ci
una nostra devota
rimaneva da adempire. La C di ntrarvi il tal Monsignore, ma non fu cosi. Fummo però accolti dalla Beat. m» ron quella amabilità, direi quasi cordiale che cui ancora
ci
;i
no nel molto e Lungo discorrere vari punti
'
Ella
-:,
:
ma come di ragione si scansarono
i
particolari
Anche lì ci avete un buon mi-
incidente, sclam
merò di tristarelli, ma speriamo li illumini Iddio », ed io in tuono nico ripeteva « di questo se ne abbisogna ovunque ». Difatti
—
•mi un
tal
di
vedermi nel .-uso di eliminare, per doverosa delicatezza,
tema dalla mia corrispondenza M.*6, mentre giudico della più inquilini stessi lavorino indefessamente
un malaugurato successo a demolire
i
i
.
quali destramente coltivano
Ma purtroppo non
<
\:
<h
lui
il
rimedio per
Mi permetta, Eccellentissimo Sig
darmi all'amabile
pensiero e e
(trillali
propria abitazione,
la
perseveranti nemici dell'antico edi-
dei più
già trawiato loro giudizio! la
Cecità: e lasciamola
—
li
Conte, di fortemente raccoman-
premuri
uali
di
Pum> e
un
preirio di
\ S
\
Aug.fe di Colobiano. •l'ai
prie moti mail de
me
une petite
ombien j'aJ nit.
que malgl
;i
a
|
: i
moi mèi
imte, un- rappeler
été
heureux en Mliil-
réUSt
mr celui i
quand
•
d'un un
Comte que
su apprender, pendant
jour
- 104 — lei,
toutes Lea Donnea et bellea qualité qui voua distinguent autant
co. me
home d'esprits et d'étas, que c ome personne aimable en salon
et
que votre départ nous a laissé un vid sensible.
si
Monsignore
nomination, mais dans toas
Ics cas
il
voir fixé là où vous ètes que prés de les-y -gener
longue près du
n£ sais paa
Pére ce qui ils
me paraissait
y préférent
des étres
— Nous avions une audience très interessante et St.
Pére,
fait oublier devant qui je
les
.le
sera plus satisfait de vous saSt.
tous considerablement là bas,
moins illuminés.
—
ressenti autant de plaisir que moi a votre
(1) aura
il
étais
d'une amabilité qui m'a presque
me trouvais, et mon mari parlais sur toutes
matierès possibles avec une franchise et un laisser aller qui m'ef-
frayait quelquefois, mais
heureusement Sa Saintété n'en devenais
que plus anime et aimable. Mais je crains de me laisser aller aussi trop loin et d'abuser de vos yeux et de votre temps, cher Comte, je vous prie donc de m'excuser et de vouloir bien présenter nos
hommages a M. m e la Contesse Sicardi dont je désirerais bien faire la connaissance personnelle, et
de croire toujours à mes sentiments
d'amitié bien sincères. F.
de Colobiano.
Je vous prie aussi de nous rappeler en souvenir du C.t« de
Masé
qui dans son bonheur de se retrouver chez lui aura oublié Naples et tout le reste. Je n'ai pas besoin plaisir votre lettre a été recu
de vous dir avec combien de
par mon mari
et
moi cette preuve
d'amitié et de souvenir nous a été bien sensible.
Lettera del ministro sardo presso S. M. Siciliana, Augusto Colobiano, al Siccardi. (Archivio Siccardi. Autografa). Napoli
Mi perdoni, degnissimo colle
Sig. C. te
,
li
di
26 marzo 1850.
se io così spietatamente la saetto
mie lettere, e se forse le comparisco importuno, ma la fase è
così importante,
almeno tale qui appare attesa l'operosità degli op-
ponenti, che credo possa essere utile l'udirne costì ragionare anche
da lontano per meglio apprezzarne il merito. Queste vertenze essendo di altrui competenza, né mai essendo-
mene stata fatta menzione non mi lice mettervi mano ufficialmente, però conviene Ella mi permetta di supplire con lei a quello che per altra parte crederei essere
(1)
mio dibito fare col Governo.
Lacuna nei manoscritto.
— 105 — primo apparir qui delia nota venne anzi considerata
Al
legge, long]
<!
tempi, e
non
:ato
un
molti qualche
in
i
tal
8.
L'influènza
ire
sa attitudine,
adi
ancora di
ti l
l'urtici.
non poteva tornar grata una
per
P. coi
glia
pa
Però no Il
ed
ce
i
tal
n
venne stizzito ed irritato da^li Acoliti, insinuanuna pruova patente della nostra disafezione alla ti
za combattere la legge o impugnarne il prim io ilei modo in cui fu pres momento in cui compariva: forte ci rimproverano di
altamente
portunità del
non averli prevenuti, e di anzi averli ingannati: cosi ora si tìngono
come se davvero già si fossero mostrali con noi non alieni dal t: benevolmente su
materie.
di tali
con compunzione il S.t° Padre con tutti come veri Eterodossi, fortemente conver-
In tal guisa poi ne parla
onde ne veniamo
figurati
gendo
si
Quantunque qui si appoggino sui ragguagli ricevuti da costi fomenta l'idea che la legge leda principi relL i
non
ma >i servono di una tale supposta situazione degli spi-
lo credano,
per dipingere l'amministrazione coi colori
riti
(love
ment
i
alla S.t» Sede.
i
più neri e special-
— Poco o nulla ciò intluirebbe sull'an-
damento della cosa, la quale, quando
a-
ìon
incontrerebbe
menomo ostacolo, perchè per sé troppo equa, giusta e naturale: ma una tal cosi attitudine nel pervertir qui in ['arte l'opinione più
il
può anche aver già prodotto un grande effetto costi, almeno se ne e
trovandosi cosi traslocata la quistione ila! raziocinio alla
numei almeno cosi mi pare, di neutrali/.'diiieare siffatta più che disturboM infine
-imo trovarvi da noi un forte
••
ile.
.
se
ipportuno sin
si
ma Ella sa comi- a ciò ma:.
>
dai. in chi
avrebbe do-
vuto farlo e come anzi gli t. accetto parlando Ufficiai mente un linguai.
blando
e mellifluo dell'usa'
poi le
i
fila
soli
Ancorché l'economia
1
i
•>
dei,
—
10(5
—
mento ulteriore delle nuove disposizioni può ancora venir disturbilo, sia che non si ottenga un concordato: o questo si negozzi costì (1) o portano sinceramente ad avversare l'amministrazione. Quest'orfano non abbisogna di tanta scienza, ma di modi idonei e di salda convinzione, e facilmente potrà mettere chi
guardia contro
gli
informi erronei,
spinte che senza posa
Perdoni
di
le
spetta in
fantastiche suggestione e le
provengono da costì
(I)
averla cosi lungamente trattenuto in favore dell'ami-
chevole motivo che mi
vi
condusse e creda intanto alla sincera e
premurosa divozione con cui sono di Vostra Eccellenza
L'umilio ed Obb.mo s. V Aug. t0
di
Colobiano.
A. Bozzola e T. Buttini. (Continua).
1
1
|
Lacuna nel manoscritto.
»
Bibliografia di Carlo Botta (Con.
B.
:
v. voi.
— Recensioni
XIII. fase. 3-4, p. 310
«Ielle
opere scientifiche.
(IO).
Diomsotti, vita di
n.,
C.
pp. 10-20, 60-67.
analisi.
t
31
Dkmaria Cari
Carlo Botta. Estr. dal
Rep<
tcienxe fisico -medici'
ette
1888,
pp.
Torino, Favale,
19.
32 <>l.ivi
DAZIO,
DegU
1
di ('orlo Hot/a, Fano. Lana. 1S 13,
23.
a modo particolare della Storia natui asene una recensione nella Gazzetta
r/'i<.
>t>se,
10 aprile 1843.
33 Kiz/.ktti
aria Botta, in Giornale detta R
i
ne
li,
a.
XIV, voi. 3'.», pp.
1
17-
Torino, Favale e C, 1860.
nsione del volumetto di Scritti minori del k. culti, e paria più estesamente delle prima uhm:
contiene Intorno alcune inalatile ».
(
.
all' « efficacia
della
musics nella cai
— Recensioni delie opere letterarie e scritti
intorno nirli intendimenti letterari, linguistici e artistici «lei Itotta.
Più notevoli in questa cato
poems
/'
Camillo
<>
\
li
ita.
studi
— 108 — 3* Marchksblli l'i issi:. Sole di letteratura italiana, pp. Ili e segg., Cesena, Società tipografica, 1893.
Contiene uno studio intorno al poema bottiano, di cui dà severo e particolareggiato giudizio, ricercandone le fonti in Tito Livio. (Cfr.
Giornale storico della letteratura italiana, XX, 448).
35
Ratnouard
M.,
Il
Camillo o \ejo conquistata; Camille ou Veies
conquise par Cìiarles Botta, in Journal des Savans, Juillet, 1817, pp. 424-433, Paris, de l'imprimerie royale, 1817.
È un esame del poema, nonché qualche difetto.
nel quale
il
critico trova
buone qualità
36 Un'analisi minuta del poema fu fatta da Claudio Fauriel negli Annales encyclopèdiques rèdigèes par A. L. Millin (t. IV, pp. 351364, e t. V, pp. 106-117, Parigi, 1817). Nel primo dei due articoli il Fauriel esamina il contenuto storico del poema e vi fa dei notevoli rilievi non sempre di approvazione per il poeta; nel secondo articolo esamina da prima gli episodi principali del poema e quindi lo stile (1). (9).
Manzoni Alessandro, Carteggio. In
una
lettera
del 1817 al
Fauriel loda
il
poema, pur facendo
qualche riserva, che non vuole però sia riferita al Botta (pp. 382-387).
37 Un articolo anonimo che annunzia la publicazione del poema elogiandolo vivamente, trovasi nella Biblioteca italiana, ossia giornale di letteratura, scienze ed arti, compilato rati,
t.
Ili,
a.
I,
da una società di lette-
settembre 1816, Milano, Stella, 1816. (IO).
Altro studio analitico del Camillo ci è offerto dal Dionisotti {Vita di C. B., 466-469), che nel
medesimo volume trattò degli altri scritti
letterari dello storico tanto editi quanto inediti. Di parecchi di essi il
Dionisotti dà un'analisi
più o
meno minuta: Dissertazione sul-
(1)1 due articoli sono firmati semplicemente F; ma autore ne è indubbiamente il Fauriel, come si rileva da alcune lettere rivoltegli in quel tempo dal Botta, il quale trovava eccessiva la critica del Fauriel stesso (cfr. Bibliografia dell'epistolario, cap. I, n. 2V. Per i rapporti del B. col Fauriel vedasi anche: Giulio Carlotta, Il Manzoni e il Fauriel, p. 14, Torino, Bocca, 1918.
— 109 — 174-
fazione intorno
al
carattere de
•;
italiani (pp. 193-
196;;
Tradusione della Monache un cenno: Memoria sui qaeslto: Perei
Di altri
dà solamente
a/le di tre illustri americani (p. ^t>>;
In
.1). .
vari luoghi poi
e linguistici del H.
e altrove
;
M un infi ecc. intendimenti let-
.V'//'/
<
biografo parla degli
il
accenna ai gusti musicali ili lui
Memoria intorno alla natura
dei toni e dei
38 Anche
volume DiOKisom, Carlo 1;
nel
orfit ecc. trovansi
notizie intorno a taluni scritti letterari del B. e particolarmente in-
torno a quella specie di roman/.n psicologico rimasto incompleto, e indicato tra le opere inedite dello storico al n. 45.
39 .
A
<iirlo Botta in reste di critico, in II Marzocco, XIX.
Pironi
17.
ì
ile
1914.
del voi. del Guidetti ii'n i>re<-ursore ecc.), Illustra, ira
|
memoria
l'altro, la
Quanto
au'li
bottiana: Perchè ti posson fare
intendimenti
i-ersi ito'
linguistici e letterari del Botta,
oltre alle opere citate del Dionisotti e agli articoli critici del
m e del LeJOHI imi. 10, 2, 8). articoli che riguardano la lingua della sola storia americana,
confrontino:
si
40 .
Voi.
1,
;
ente all'Italia la rej
ere
a Parigi
colà veder
lui
Le Mounier,
Ih 1(5,
2 voli.
«: I ritraiti B. perché con imericana restituì dovutale nel campo delle ì>'' rimondo LI desiderio \orrebbe per il
.
t
me quel gaditano,
il
q
per vedervi Tito i.i\ lo, quando re altro. Il
DO i,
io*.
Milano, Stella,
a.
i,
Ito
ita-
gì il
titolo:
/
i
— 110 iti.
un italiano a Niccolò Bettoni a Padova, e aveva.
Lettera d
dato luogo
alle»
scritto che segue
«lei
Borsieri.
Esso inoltre è pure riprodotto in:
41 Giordani Pietro, Opere (IX, 362-365), per cura voli.: voli. 1-11,
di
A. Gussalli, 14
Milano, Borroni e Scotti, 1854-57;
voli. 12-18, Mi-
lano, Sanvito succ. a Borroni e Scotti, 1857-58; voi. 14 (Appendice),
Milano, Sanvito, 1862.
Questa edizione contiene altri due
scritti
intorno
al Botta, cioè:
uno scritto dell'a. 1813, in cui trovasi già espresso il giudizio che all'autore della .storia americana, una delle più belle che l'Italia possa vantare, è dovuta la venerazione di ogni buon itaVoi. HI, pp. 39-41
:
liano.
americana di Carlo Botta, Bologna 1813 », ed è preceduto da una
pp. 165-176: Della storia
Voi. XIII,
scritto che
reca la data:
« prefazione » del
«
1846. In
questo scritto
il
Giordani fa
i
più
alti
elogi della storia del B., lamentando ch'essa non fosse nota agli ita-
censurata dal Giornale enciclopedico di Firenze. Egli ne loda la sostanza e la forma. In questa trova pur qualche difetto; ma vi riconosce assai maggiori pregi. Nella « prefazione », scritta molti anni dopo, non muta il proprio giudizio, ma si rammarica che lo storico sia stato « esaltato e stranamente magnificato » per le due storie d'Italia, di cui sconsiglia la lettura a cagione tanto della sostanza quanto della forma. liani e fosse
42 [Borsieri Pietro], Avventure letterarie di un giorno, o Consigli di
un galantuomo a vari scrittori, Milano, Giegler, 1816. Nella critica che fa dell'articolo publicato dal Giordani nella Biblioteca italiana, confuta
il
lusinghiero giudizio di lui intorno al
Botta (pp. 28-29), e riguardo alla storia americana ne loda l'orditura
generale e l'imparzialità dei giudizi, ma biasima la forma e quello studio dello storico di voler imitare i classici (pp. 35-42). Identico giudizio dava un altro letterato
Ornato, riferendosi alla St.
d'it.
contemporaneo, Luigi dal 1789 al 1814:
43 •Ottolenghi Leone, Vita, studi e lettere inedite di Luigi Ornato, Torino, Loescher, 1878.
In
una lettera del 1827 al Provana, l'Ornato osserva che la smania
del Botta di imitare
i classici induce parole che alle cose (pp. 393-394) (!)•
(1)
il
lettore
a badare più olle
A Luigi Ornato è attribuita, a proposito dello stile bottiano,
Ili
-
Massari, Tonno, Eredi
:i'K
pp. 190-194 (scritto dell'ami
I,
lani,
voli.
g
B<
berti, a
d
riguardo alla continuazione del Guicciardini loda
forma, nella ijuale riconosce
\
eri
la
p;
45 Introduzione atto studio della
.
1
Brns-
Filosofili,
voli.
Ammira del B. il « puro e verecondo dettato », e contrappone lo 1
Leopardi
allora in voga in Italia
e eoi Giordani, ajjrh scrittori
tra:
(I,
46 in
ri
n
prosa
pubblicati da
e in verso
Le Mounier. 1S63.
A. 'ioni, Firenze,
lode al B. nello scritto: Ir
li
-
prosatori (p. 85).
47 sieri
rnri<i Filosofi/i
ili
i/i
betta
Lettera-
luoghi, che appartengono a scritti degli a. 1821 e
In
poco benevolmente, ms pur
«ine scrittore, giudicandolo '
r
al
e
Firenze, Succ. Le Mounier. 1899.
19,
an<lo la discolpa del di a
M.
to
l>e
Sevelinges all'accusa mossa da altri
nella storia
americana termini famigliari
offen-
denti la dignità della storia.
gn-
i
del
Leopardi per il B. è rilevata in BSRTANA li
ra
\li. pp.
%n
"•ii,
italia
»
al in
Giorn.
si.
ri ili
'/ella
della letier,
/'ai..
ai.
I93-:
48 i
Basii in. Epistolario del
scrittori, raccolte
Emilia,
«ini. letti,
e
marchese
pubblicate
da
/>'.
(in
altri
/ -
[DBTTi,
Ri
1914.
nido all'ammirazione del Botta per il padre Cesari, eh
immortale
ita
n
l"
sentenza, che
«
il
Botta scri^
per gli antenati >
wnrit. pubblicato per curai con inti p.
-2V.>,
Eterna,
C
Voghera,
IG
lui
doti
ma
— 112 — 49 La Vista Luigi, Memorie e scritti, raccolti e pubblicati da Pasquali Villaki, Firenze, Le Monnier, 1863.
A proposito della continuazione del Guicciardini, rileva la parte nobilissima che spetta al B. nella restaurazione della nostra lingua nazionale. Per lui però il B., piuttosto che uno storico, è un letterato e sopra tutto un cittadino (pp. 120-122.
50 Mazzini Giuseite, Scritti editi ed inediti, Milano-Roma, 1862-1889, 17 voli.
Oltre ad un lieve cenno del giudizio negativo che dà altrove del B. (voi.
1,
p. 21), è
mantici e contro
notevole uno scritto il
B., il
dell'a.
1828 in difesa dei ro-
quale in una lettera, divenuta suo mal-
grado publica, li aveva chiamati « traditori d'Italia » (voi. Il, pp. 57Altrove il Mazzini riconosce nel B. uno dei pochi rappresen-
61).
tanti della vita letteraria
contemporanea e ne riconosce
i
meriti
come scrittore, ma lo condanna come storico, e si duole dall'influenza da lui esercitata sopra molti suoi imitatori (voi. IV, pp. 290, 314 e Moto letterario in Italia).
319-323, nello scritto:
51
Balbo Cesare, Pensieri sulla storia
d'Italia, pp. 50-51, 59, 63-65,
109-110, 321-322, 373-374, '412-414, 479-480, Firenze,
Le Monnier,
1858.
Sono giudizi sparsi intorno al B. come storico e come letterato. Nella continuazione del Guicciardini ammira l'arte ma nota difetto di principi, e, confrontando la descrizione del seicento nel B. e nel Manzoni, riconosce più vera e più
utile quella del secondo.
52 Cattaneo Carlo, Opere edite ed inedite di C. C. raccolte e ordinate per cura di Agostino Bertani. Scritti letterari, voi. 1, pp, 245Le Monnier,
246, Firenze, Successori
1881.
sdegna contro lo stile del B., e gli contrappone qualche passo Dante e del Foscolo.
Si di
53 Cantù Cesare, StotHa universale, XVIII, 884-885, Torino, Pomba e C. r 1846.
Accanito denigratore dello storico, come dichiara invece insigne tra
i
letterati.
si
noterà in seguito, lo
— 113 54 Berti Domenico,
Piemontesi
/
<lcV
Crusca,
e la
adunanza publica del
.
in
Atti della
R.
Ac
16 settembre 1n7k, Firenze,
dello storico con l'Accademia, inerisce alcune lettere di lui con altre del Niccolini e del Al B. è dedicato il paragr. IX riguardante lo studio
Tratta delle relazioni
•>
Dell'* Appendice »
Leopardi (1).
della lingua italiana (pp. 70-80).
55 ratio Anobi o, / miei tempi. Memorie di A. Z?.,XY1II, 172 e segg\
Tonno, Biancardi piova
1861.
la
lingua della storia americana.
ito,
Lettere critiche. Perchè la letteratura italiana non
;
56 popolare
sia
in
Italia. Milano,
Colombo e Perelli,
1856.
Riferendosi all'esame filologico delle opere del B. fatto dal
maseo, disapprova lo stile di lui (p.
Tom-
105).
57 Home, Xaples et Florence en Ì8Ì7, Paris, Pelau-
•hai. (M. il*.
nay, 1817.
Parlando
«Iella
pone il B. fra « les pédans de Rosmini (p. 314).
storia americana,
col Giordani e col
»
58 'irestri.
Memorie compilate da C. G. Pel Botta, citato due volte rie si tali
(I,
t
l'amico della gioventù studiosa. 2
24 e
voli.,
Prato, Guasti, 1874-1875. dice brevemente
36), si
leggessero di soppiatto dagli alunni delle scuole
talvolta
il
come
pist.
Silvestri stesso leggeva pubicamente qualche da-
tone o qualcbe arringa, una delle quali fu da lui voltata in versi sciolti
ed è quivi riprodotta (1, 168-170).
59 Emilia, studio intorno alla vita di ("rio Botta, tracciato con di lettere in gran par ti
1
.
in
idem, della R. A
Tonno, s. II, t. LUI, 147-180, Tonno. (.'laiiM-r.,1903. eolissimo per forma, delinei chlaramenti
Questo seni-
A proposito dei rapporti del B. con l'Accademia della Crusca va citato
il
trio
Ciglio.
m della
voi. Storni d<i
eav. uh.
G.
B.
Zandomi,
Rapporti Sd
<
pp.
19-20,
l'ioiji
Firense, Tip. del
18 li lUiorg.
Uni.,
XIV
8
— 114 — figura
ilei
B.
come letterato, mostrando .sopra tutto la parte da lui romantici e classicisti. Esso, come gli altri
'iiuta nella lotta tra
scritti della
Regis intorno
al
nostro storico, trae origine dal car-
teggio bottiano raccolto da Stanislao Marchisio e donato a Giovanni Flechia.
R[eoisJ E[milia],
60 Un carteggio inedito di Carlo Botta, in Gazzetta
del Popolo, 1903, n. 80, p.
4,
Torino, 1903.
È un esame delle lettere, tuttora inedite, che il B. scrisse da Pagiugno del 1837 a Carlo Ignazio Giulio. il vecchio storico e il forte matematico suo compaesano, al quale egli dava consigli intorno agli autori da preferirsi e intorno al modo di formarsi uno rigi tra l'aprile del
1833 e
il
Esse, tra l'altro, fanno conoscere l'affetto tra
stile
veramente italiano.
61
Prunas Paolo, L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux. Storia di una Rivista, Roma, Società ed. Dante Alighieri, 1906. In dieci luoghi si parla del B., di cui sono diligentemenle rilevati i
rapporti con
l'« Antologia »,
rapporti che non mutarono
il
carat-
tere della rivista, tendente al romanticismo, nonostante che accogliesse scritti dello storico, il quale del
romanticismo e dei roman-
era accanito oppositore.
tici
62 Sauli d'Ioliano Ludovico, Reminiscenze della propria vita. Com-
mentario del conte L. S, d'I., edito a cura di Giuseppe Ottolenghi, Roma, Soc. ed. Dante Alighieri, 19081909, 2 voli. Vi 294).
si
leggono
lievi
accenni al B. come storico (I, 211 e 235, e
Più notevole è quanto di
lui
II,
scrive l'Ottolenghi nell'« Intro-
duzione » a proposito degli studi letterari e storici nel Piemonte (pp. 86-90).
63 Muoni Guido, Ludovico di Breme e le prime polemiche intorno a Madama di Staèl ed al romanticismo in Italia (1816), Milano, Società editrice libraria, 1902.
Contiene qualche accenno
al Botta.
64 Falchi Luigi, 1 puristi del secolo XIX; 1, Il classicismo dei puristi,
Roma, Soc. ed. Dante Alighieri, 1899, pp. 84. Solo di sfuggita vi è nominato
espressione tolta da una lettera.
il
B.,
del
quale è riportata una
11.-»
Lo studio botUano Del carattere degli storici italiani diede -ione al breve articolo:
65 Dbl-C
:ii.io,
I)'<>
letteraria. XII.
1(5
inedito di Carlo Botta, in Gazzetta
,
(17
novembre 1888), pp. 361-362, Torino, Koux
e C, 1888. 11
Dei-Cerro, credendo inedito questo scritto, dice ch'esso era de-
X Antologia fiorentina del Vieusseux, ma fu soppresso dalla censura.
Si sa invece ch'esso fu publicato tìn dal 1827 nel voi. 5 della traduzione italiana deH7//s/o/re des peuples d'Italie edita dal Rostri e Capurro, 1825-27). Cfr. la bibliografia delle opere del Botta, n. 23.
Di questo
medesimo scritto inoltre si era già trattato nell'opera: (12i.
Favi
sue opere storiche.
irlo Iiotta e le
Pavesio ha il mento di aver chiarito che questo scritto del Botta precedette la famosa Prefazione intorno al medesimo argomento, scritta per l'edizione del Guicciardini del 1832, e pren Il
poi alle successive edizioni della storia del Botta in continuazione del Guiceianì
.
1
due scritti bottiani, pur riferendosi al me-
nento, differiscono alquanto tra di loro, ma furono dagli i
il
Dionisotti, confusi in
Intorno agli intendimenti luoghi citati nella
Vita del
uno solo.
musicali del Botta Dionisotti.
si
(li,
possono
oltre
ai
indi»
66 netta Milano, Ricordi,
Parla dei gusti musicali del alla
B. e
accenna
I
mu
Mi-
I
.
scritti
intorno
l'ammirazioni
•
Ilo.
•voli,
riguardo agi;
KMiO varie
contessa Capece-M mutolo e a G. W. Grasns, pabliTorino, cate quelle nella raccolta dei Vi ani re di
lui alla
:
queste nel VAn
irò italiano, a. a., 1. 1.% parù
— 116 — 67 Gitzzoni degli Ancaram Orazio, Sopra alcune parole di Carlo Botta
intorno al metodo musicale di Bonifacio Asioli da Correggio, in
Giornale arcadico di scienze, lettere ed arti, t. 65, pp. 279-
288,
Roma, Boulzaler, 1834-35.
Pur professandosi ammiratore delle dottrine musicali del Botta,, l'autore disapprova la critica ch'egli fa del metodo dell'Asioli nella sua storia e ne ribatte le accuse. (39).
Gargano G. S., Carlo Botta in veste di critico. Esamina, tra l'altro, la memoria bottiana « sulla natura dei tonie dei suoni » (a proposito del
volume del Guidetti).
68 Barini Giorgio, Carlo Botta e la musica, in Fanfulla della domenica, XXXVI, 21,
Roma, 24 maggio
1914.
Esamina gli scritti musicali del B. raccolti nel voi. citato del Guidetti {Un precursore ecc.). Secondo il Barini questi scritti sono una sorpresa. In verità ben altri avevano già illustrato questa parte dell'attività letteraria del Botta.
(Continua)
C. Salsotto.
CARTEGGIO di
Giuditta Sidoli con Giuseppe Mazzini e con Gino Capponi
NELL'ANNO 1835 (Oont.: vedi
//
Risorg. it., XI-XII, 387
cu. G.Sjdoìi a 0. Mazzi ni. ttobre 1835.
Mi sono alzata or ora, e
scrivo per vedere se ciò può farmi
ti
meglio. Ieri sera mi sono coricata in una calma
qualche ora
malinconica : dopo sonno interrotto e noioso, sogno e parmi realmente
di
Irmi dire che tu sei arrivato. È arrivato ìsi signora, è arrivato
.'
niente altro che queste parole, senza dettaglio, senza spiegazione di
me stava pensare sul resto: e che imme?non aveva io inteso abbastanza? io mi sentivi» come
progetto, o di scopo, niente: a i
ita
dal
fulmine, e a poco a poco
ohe una lagrima, ma
la
mancarmi la
mia intiera esistenza
si
vita
come ero felice altre volte quando
tomi
:
non sparsi
era cangiata, e anini
stavi
to,e mi amavi, mi sentiva estranea a questa terra, non
me l'ordinava mi perei me non era già un BOgno:eaeo In In se tutta
più vivere, e quel che ancora io
di
per
quello che
e, e
di
quello
che e stato benché detti :
10
ac-
voleva Quel
la
ri
ne RODO
indamente colpita ad afflitta,poichè sembrami non avere legnato, la giornata le non avrò neppure una delle tue let
6 lo sarò tutta
È adunque per mezzo del lolo dolore, che lo devo aentire tutto deve quello che ho nell'anima per te f eempre un grido di rivelarmelo? Ab Ilo melo, riguardi
lo
merito, al, per U mio abbandono Ha perdona-
passa
quello
ohi Oggi -i maledetto del cuore
i
dentro 11
di
me. comi
d'altronde che
— 118 baudono
de' nostri
triste, deplorabile
propri
affetti
non
sia
per gè
gaetigo? vita detestabile e maledetta! Ancor oggi
dunque devo fare quello che non voglio, nulla di quel che vorrei? morte passeranno fra te, e me, e non ci saremo più riveduti!.... Sto male, troppo male, avrei bisogno di un rimedio. Forse quello che mi hai scritto intorno ad un piccolo viaggio è cagione, aumenta quello che soffro: ascolta, se tu hai una vista, un motivo politico, astientene,fermati,tu devi ascoltar la mia voce, anche quando in forma di preghiera rcotesta Patria, che esige tanti sacrifizi non è forse il fango rappreso, come chiamiamo i nostri compatriota? Io l'eternità, la
.»
merito assai più che questo, e lino a tanto che essi resteranno così, è a
me che tu lo devi. Ti abbraccio. Addio, più tardi ti scriverò un
altro poco.
A mezzogiorno ho fatto collazione, e mi sono vestita. Ho lasciato scorrere a
le
ore necessarie all'arrivo della tua lettera, ho fatto pietà
me stessa, ho visti
i
miei occhi
come di cristallo, la mia tinta si-
mile a quella dell'anima, e sempre mi è parso udire alle mie orecchie un lagno di agonia -.egli è giunto, egli è venuto a portare la
san
testa sul palco.
Ascolta, se è in Inghilterra che tu vorresti 'andare, non andarvi,
non andare in alcuna parte, e questo non lo dico solo come la tua Giuditta, come l'amante e timida creatura, che
passo, te lo dico
come
trema ad ogni tuo
quella che forse saprebbe soffrire ancora,
guardare in faccia ad altri mali. Io
non sento più voglia né di leggere, né di altro. Ti avevo detto,
che non sentivo abbastanza di forze di ricominciare un'altro inverno lontano dai miei
tìgli; la
vita morale, che sembra estinguersi sempre
più in me, mi aveva fatto dir questo.Ma tu devi aver veduto che io
avea cambiato, quando dopo molte tue lettere senza tornare sulla cosa ti diceva « quest'inverno a Bologna studierò il medio-evo dammi :
traccia del
cammino che dovrò fare ». Se nella prima opinione avessi
potuto fare anche qualche progetto, esso deve essere nulla al presente. Io vivrò certamente anche questo inverno, aspettami. Ma dimmi, mi dai tu più ascolto? Io ti sono sacra, mi dici: in verità per quel
che io
io soffro io merito di esserlo ancora egualmente.
ancora egualmente? Se io ti
dicessi, il
Ma cara lo sono
contatto straniero lo
di-
sapproverò sempre; esso porta a noi un germe dell'antico male, eil comando, come è escluso dall'insieme e dallo scopo, deve esserlo
anche severamente dai dettagli e minuzie, e se tu mi rispondessi « sei una sciocca, non intendi nulla »: e che vuoi fare, continueresti tu se mi vedessi colle
mani giunte pregarti coll'accento del più in-
tenso dolore? che cosa hai tu da rispondermi?
- 119 — che non
•
ibato.Ciò -IH'.
cui.
G.Mi dicembre 1*35.
2 a.
Ho ricevuto la Lettera :
*a
he confortarti, e
.
tardi, che
del temj
mia
è
menti
uh.
divieto è
il
temi"» non
e
mano
in
a
tempo e che
divieti vanno a rom-
i
loro, e
noi. ed a loro. Poi. che t'amo, j. iti
a
ha
tua vita, che hai
sempre
pure m'ami, che io ho
non devi
debito
lottare
di
enei
me, e per mia madre, e per la mia
figli, per
tuoi
1
ira
che
come tu ilei mio amore, che la tua vita e la mia vita, vita
pati:
dirti
-lutata, che tu
sei infelice te,
Ij
il
tutti, e a
l
quanto pai
«li
mondo contro la quale tutti
tei
ti
l'altra,
di
mandarti una linea, ho bisogno di pianger con te, ho bi-
di
.
nuova funesta, poi
'Iella
Uolonon risponderti ; fon lettera non ti giungeréLMa pure ho bi-
m'hai detto
iv<>,
lasciarti sopraffare dalia sventura, perchè
line, il sacrificio
premio, e tu devi rivedere
1
tuoi
per quel momento, e per un altro ancora. T:
•
col corriere venturo, se tu lio
non mi scrivi. Oggi, non doqueste poche
sentito bisogno di
-
coir anima, col cere, con tutte 1
tutte uer
te.
Ama
il
le
potesse
dell' es-
'un
Qiusep]
CIV.
tue linee del ó Dicembre
le
ne
line»?
tempo iivo in •
vicini» a te. L'avrei '.
non
e
e
ti
scrivo. T'ho
SCTittO
appena coll'ali
Unita
t
utto quello che giui la
ie
fra
io
il
avrei voluto
i'i
nuova tanec
scrivo tir dirti
dentro mi diceva: non
|
tua. non
abbandoi
— 120 — tua; è nostra, poi v'è termine a tutto, e
s'io
non intravedessi muta-
mento per te, s'io non credessi fermamente nella verificazione del tuo sogno, ti direi ancora, vivi, ed ama, poiché hai più enti che t'amano, e te lo dicono, ed hanno bisogno di te; tu sei altamente infelice, ma non sei sola, sei stretta ad altri, e forse ne' momenti di nebbia compressa, concentrata al core ti direi: andiamo via, lasciamo questo mondo insieme, ma io noi credo non credo, che abbia ad essere sempre così divelta da tuoi figli: non credo, che tu abbia ad essere sempre condannata a raggirarti così intorno ad una sfera :
senza poterla rompere; confortati nella speranza: è il frutto in germoglio, e
come t' ho detto, il momento di felicità, che tu darai col
tuo abbraccio alla povera Elvira, ed alle sue sorelle, e all'Achillino,
momento di felicità che tu proverai in essi, vale tutta una vita. Non accetterei io con gioja il quadruplo de' miei mali attuali per la promessa di rivederti? In un modo o nell'altro, questo vivere inil
certo e senza intento finirà, non può durar molto.
Le tue poche linee di oggi mi son care come un tuo bacio. Bene l'aver preferito aspettare questa risposta alla lettera del Cardinale.
Non so perchè il soggiorno di Bologna non m'è ora sì accetto come quel di Roma, le cure del Cardinale lo renderanno, spero, più sicuro: poi
il
genere di vita che tieni, e terrai. Ma perchè hai interpretato
male il mio silenzio su certo riguardo, e come un giudizio sfavorevole a te? Perchè credi tu che io ritengo te incapace di scrivere utilmente a' tuoi
figli? non t'ho io
detto
più volte ciò che io pen-
sava delle tue facoltà intellettuali? se io non t'avessi amata, t'avrei
ammirata: scrivi coll'anima: scrivi col core, come l'hai quando senti di amare; e lo dici a te stessa. Non conosco donna in Italia, che sia capace di scrivere come tu scriverai. Sto bene
di
fisico,
more di che ti ho parlato, parmi sfumato, o aggiornato
e quel
ti-
indefinita-
mente siamo ad otto gradi sotto zero, ma ho fuoco. Celeste è stato malato, ma è risanato. L... è arrestato a Parigi, non so perchè, gli ;
fanno mille interrogazioni per il suo viaggio, e per le sue relazioni
con me, ei deve peraltro esser libero, anzi a quest'ora lo è di certo. Ignoro io pure i nomi di pochi, che hanno ricusato il viaggio d'America, e preferito il carcere. Probabilmente la loro condanna è nei ter-
mini a un dipresso, che farebbero anche a te preferire la prigione all'esilio, ed
al
viaggio per l'Oceano. A me un viaggio di quel genere
sarebbe, credo, fatale. Poi converrebbe che io fossi ben disperato d'edal carcere, ove io mi fossi per accettare. Sentendo V esilio quando si vuole, e si può sperare, sempre lo intendo come punto d'appoggio a una leva, e l'intendo quando tutte le tue potenze pos-
scire
— 121 — sonv
:ntorno ad un ente caro pei
..-rio nella vita.
meno amaro il dolore, e più ridente la gio.ja.Ma IV
:
i
una di queste cose, l'esilio
i
la
-.ante, un
terni»
senza Intoni
solitario, l'esilio
donna del tuo cuore, io non
non
l'intendo, comincio a
in-
greve,un morto nell'aria dell'esiliato,
che io non potrò mai definire, ma sento. Oggi ancora le occupazioni, il
lavoro forzato, prosaico, a che ci
costrìnge
ci
la
situazione finanzia-
che siamo, e sono quasi tutte le persone che per un
lai
altro ci sono vincolatemi rompono ad ora quel senso di no.ja. di
che io parlo, la convertono feribile all'altra: te
a
in tal cosa, che somiglia l'ira, ed è mille
ma se
•
bisogno, se non
il
a
quando mpre un affetto, un'emozione, una tene-
pur riempi tanta parte della mia vita, e
cacci a
vi
quando un sor: i. una certezza d'essere amato, che farei in esilio esento, che anìndividualmente cercherei vie Libri ha
stampato finalmente
il
di
romperlo.
primo volume della
sua... si
nze matematiche in Italia tino al XVII secolo, S so che sarà buona assai, e rivendicherà gran parte de' progressi e delle oriall'Italia :avea
n/.e
documenti
storici, inediti, raccolti
negli archivi del Duca, e nelle bibliotoche straniere, di molta impor-
tanza. Non l'ho letta, ne la leggerò che tardi, perchè a lui non è pia-
che una storia siffatta, che avi lumi, non
a italianamente: mi par debito quasi, debito che
f
bia a rompere, se con per cose politiche unicanp -ono avere uno scopo diretto più ad un paese. che all'altro: letteratura grave, avrei rimorso di non
mia
nella Ti dirò nella
lin_
mia prima lettera alcune idee soli
:
ciò
m'accenni nella tua precedente a quest'ultima, non Ogg solo, che io
non
onderti
|
la
gio.ja i.
ti
dico, il
nuova che m:
bada, se tu potessi io-
menomo, menomo senso di amor me, e
-litismo D
lio
in
non mi
l'intorno
.
d'intelletto, è
:l
e
oa amore
:
un ravvicinamento novello
un C in
lieve
Ielle
uniti'
U
mio
debolezze, e se anche le ;r.
ti
uomini
quasi infallibilmente
nelle anni.
i
la
ima
a
tue 1406. 1. 'anarchia della DD
123 vita reale, che è l'egoismo nelle
anime, che non sanno diventai- bas-
samente colpevoli, pone un senso pia profondo di disagio, che non si definisce per 8è, ma inacerba tutte le altre piaghe e le invelenisce.
M'è forza lasciarti, perchè
il
corriere venuto più
tardi, come
ac-
cade ora sovente, non m'ha lasciato lo spazio delle altre volte e non vorrei mi sfuggisse, ma' t'abbraccio al core, con quanta tenerezza ho nell'anima, ed amandoti con tutto l'essere mio. Ama
il
tuo
Giuseppe.
CV. '.'.
Roma, 18 dicembre
sidoli a G. Mazzini.
1835.
L'ultimo corriere mi ha recato la tua lettera del 27 novembre.
Poco importerebbe se mi mancasse modo, e pazienza di dirti ancora alcunché su Dante, ma tacerti la dolcezza che mi ha data l'espressione del tuo
amore e non proferire quel po' di parole
di
conten-
tezza e di riconoscenza, che ancora so esprimere, mi sarebbe noja, e delitto. Mio caro, ti abbraccio, e
ti
ringrazio. Io
non ti amo più di
prima, non voglio che tu lo creda, ma che io sono divenuta più tollerante clie per l'innanzi, devi ben saperlo, e quel germe di discordia fra te e
me tolto, cacciato, non sarebbe poco per un avvenire quieto,
e felice, se
il
mio animo potesse
fissarsi
lo
sguardo
all' avvenire.
Fors'è perchè in questi ultimi tempi hai fatto maggior conto di
al-
cune parole di tenerezza per l'ansietà in cui ponevati la nuova, dolorosa mia situazione, che tu hai creduto che io taggio; ma se v'è stato
mostrartelo, e
ti
amassi d'avan-
tempo nel quale abbia procurato a non di-
me ne sia anche fatto un obbligo, è stato negli ultimi essere mal giu-
mesi; le ragioni erano molte, fra queste quelle
di
dicata, o intesa senza giustificarsi, ma riderne
mestamente. Felice o
no per la speranza de' miei tìgli io sdegnava di parlare degli altri miei dolori, intravedendo che se ne sarebbe dubitato. Oggi tutto questo
non è più: pure sta bene, che tu senta come io mi adattava a tollerare insino al sepolcro bilità di
il
tuo non buon giudizio su me, la possi-
tua disaffezione, il tuo biasimo. La nostra coscienza ha tal-
volta bisogno di
una giustizia assai severa: ma di ciò basta.
Spero di essere libera affatto dal dolor di capo, ma l'ho sentito anche dopo l'ultima volta, che te ne scrissi: fa molto freddo: ciò mi uà noja in casa, e piacere quando sono fuori, e cammino. Porgi
i
miei saluti cordiali a L... egli ha avuto torto di non continuare
i
suoi viaggi, o per meglio dire è dannoso, giacché
non credo che si
— 133 — abbiii
to
quandi
'tuia
un sentimento. Tu
dì
io\ videnziale il
degli uomini, e conn
:a
andetté dunque in Allemagna a cercare
••rclio
l'Imperatore di Roma, mentre •
imendo :
volontà
la
ìale l'Italia. Ma
il
La
trovo perfetta
•ne. e
Dante
di
sui
Dio la città
più grande
lune, che dai
.
ine, Italiano l'Imper
di
perchè vorresti tu collocare la scintilla
una
di
delle altre, mentre quel ta.
civilizzazione al poni
stema, che se non m'inganno, è
tao, la Fa scorrere, viaggiare, slan-
11
dall'lndia all'Egitto, dalla Giudea in Asia, dalla Grecia a Ruma?
parzialità per noi e non far giusta una legge, poie
ammette che e legge, e dire la rivoluzione del '89 corollario completo d'un'epoca? l'Europa intiera non è
non si ved
cangiata
l'orse
-he gli spiriti e le idee
d'allora
in
poi ?
hanno presa una ni
he tenderebbe questa?.... voleva dirti al
-
be che pensassi, e mi è noioso. Ieri fui aillittissima, qc
mattina, meno,
ma parmi
che
poco tornerò ad esserlo, e
fra
tltra causa fuorché quella che viene dal
e
diverso pensare, e dalle
-aiuta per me i tuoi amici, ed anche Angelo, e Oasi
divei
non dimenticare di dirmi se C. è rimesso, e quel che fanno Fer-
dinando, e suo fratello. Vi penso assai spesso, e so ben io quel che ;i
dimenticarmi neanche presso tua madre. Ma
perche dunque non mi parli più tu
che
di
quella
che
malattia,
dimentichi nulla «piando
io
di
teui'
male? Addio.
CV1.
Koiii
<io.
Mia cara mamma
I
me vi -
un'altro Natale e a un'altro anno in; La,
forza ricoml
ne diminuzione dì dolo itti
patimenti pai
i
miei Agii ti
rduta e
ìa
suocei
Ultimi
!
più
Dico queal
telli|
Ai-
:
li
;
ni
— 124 — il
Cielo, che sieno liete le persone che io
amo, e Ella principalmente
cui io sento dovere tanto. Quanto fui contenta in quei giorni! Pen-
savo rivedere una volta anche lei, cara mamma, e l'ottima Ninina (1),
entrambe e il mio affetto e la mia gratitudine. Avere final-
dire ad
mente, dopo tanti passati in e di felicità.
sì
profonda mestizia, un Natale di gioia
Ma non dovea essere! Io sono misera, quanto più di
prima, solamente il Cielo lo sa. Non dovere più sperare è
ii
mag-
giore dei dolori Io
ho inviato due scatole di dolci, sono certi confetti assai rino-
mati, quando Ella lo creda desidererei ne andasse •e
l'altra
una al Collegio,
a S. Pietro. Non tema poi punto di bere quel liquore che
presi la libertà d'inviarle; è chiamato cento erbe, perchè appunto composto di erbe stomatiche e aromatiche, è salutevolissimo, e giova assai alla digestione. Spero avere un'altra volta occasione per in-
viare le corone benedette. Amerei moltissimo sapere se trovandomi -qui in
Roma, non avrebbe forse D. Prospero qualche suo comando
da darmi, avrei come una vera prova d'amicizia il disporre che gli piacesse fare di me. Non aggiungo altro, perchè mi
si
deve cono-
scere per quella che dice veramente quello che sente. Vorrei mi si
ricordasse a Suor Maria Giuseppina (2), perchè io penso che essa
non mi ha dimenticato, dicendole mille affettuosissime cose. Poi che mi si scrivesse un po' a lungo sui miei figli tanto del morale loro quanto del fisico; e come lo sviluppo di Minghino, e di Bartolo; se Mariannina cresce; e gli altri due che non conosco, a chi assomigliano? Poveri angioletti! quanto
li
avrei abbracciati volontieri!
Anche vorrei notizie di Peppino e di Caterina e di figlie di questa, e> della salute sua, e come è felice, e se sta sempre là, e non è mai venuta costà. Nominerei anche altri, che io mi ricordo di tutti, ma non lo fo, perchè penso inutile fare ciò che essi non fanno, voglio dire, e ciò senza rimprovero come anche senza dolore, che da molti jsono scordata. Auguro a tutti, cominciando dal sig. nonno e dalla mamma, le migliori cose possibili; raccomando quanto posso di continuarmi affezione, e stringendo al cuore coi miei figli, anche quei di
Tognino, invoco sopra essi e noi genitori primi e secondi, ogni
(1)
Anna Bolognini, sposata ad Antonio Sidoli, morto giovane come
Giovanni e quindi cognata della Giuditta. Era la terza delle figlie del Sidoli, e quindi essa pure cognata della Giuditta. Era monaca nel monastero di S. Ilario di Reggio. Il il
fratello
;
(2)
Del Cerro ne ignorava il nome (p.
60).
— 195 — e benedizione ilal Cielo. L'abbi
ia
i
mamma. e me le dicol.a
Roma, 19 dicembre
sua
«iuid.
1*35.
Giustina Sidoli.
i
('VII.
G, Sidoli
Ruma,
19
dicembre
a
Ti rei h.
<
1835.
Amico carissimo. Abbiatevi un buon Natale e migliore il nov'anno,. te in ogni tempo avere gioia, letizia, e vita felice. E non voi solamente, ma tutti quelli che v'appartengono, e
vi sono e potranno
come voi pure farete voti per me; ma ormai a me non resta che da invocare e implorare rassegnazione e costanza. 1 miei guai sono molti. Ma non ne parliamo. Avrete ricevute due ii
mamma, che io pregherò
confetti diretti alla casa, dateli alla
Da un quindici giorni sto assai poco bene,, ho continuamente male al capo, e alle volte accompagnato da vomiei
di distribuire ai
tigli.
mito e convulsione;
lo
attribuisco alla esalazione della carbonella, il
mio appartamento non
camino; potrebbe anche darsi, che derivasse da sconcerto 'a
non
lo
ne nei bragieri per scaldarsi,
•
farò di riparare a ogni modo, mutando casa, quando altro
vorrebbe temperamento di ferro, per continuare bene,
\
le
che ho avute in questi ultimi tempi. Datemi
notizie dei miei
dappoiché escono tutte da una sorgente, che
hanno dalle altre un
po' diverso linguaggio?
le
lettere
dolore, non
are gran
Ina
:
cui fui
ni, in
avere neppure
gli
corsi
incontro portandomelo
ma Stretto
lo
tenevo
Elvira
non ricoi i
loro ritratti!
meno infelice, per quelle
care speranze, sognai incontrare Achillino, fra gli ai,
di
Corinna continua
nigliare al padre suo? e Marmetta e Elvira a
gioia ogni parola,
pi
col maggior dettaglio possibile. Che vuol dire,
tigli
nelle
I
suoi
braccia,
cuore,
sul
altri
.
iava dicendo turbato non mi conoscere: qu<
Addio. Augurate
le
buone
feste in
mi conserva mena
he voi rqgliafc
Ti rei li .
»ri
Dom.co. e
Ducato
di
mio nome a ognuno che an
Modena
Ioli
inco-
— 126 — (Vili. a. Sidoli
a
('.
Capponi.
Roma, 19 dicembre 1835. Mio caro Gino. Sto poco bene, e posso scrivervi poco. Sto però meglio, e della salute ne parlerò dopo. Ho ricevuta la vostra lettera dell'undici, l'aspettavo ogni giorno
Non
con un'ansietà cbe non so dirvi.
per ironia sul capo d'anno o altro, ma percbè con voi,
dissi
bencbè con dolore, bo imparato a sottomettermi a molte cose. La
mi accorderà, o impedirà l'andare a Bologna, non è ancor giunta, né io ho scritto a mio suocero per rivedere i miei Agli, risposta, che
pensandolo inutile non partendo di qua, assai di maggior fretta facendolo là. Sono dunque ancora in Roma, e ancora nelle incertezze.
Ma queste non concludono su quanto potreste far voi, che giungendomi anche il permesso tutto mi consiglia per adesso a non muovermi: stagione, salute, e questa speranza nata, e morta tante volte, e
sempre più cara di rivedervi dopo tanto tempo, più d'ogni cosa
(vietandovelo nulla, vedete, che per questa parte, non aveste a te-
mere di trovarmi su partenza), e distrazioni d'altri pensieri, che rigida com'è la stagione, non vorrei ancora proporre a mio suocero d'inviarmi miei figli. Non gli parrebbe vero negarmelo per sì buona ragione. Non sarebbe dunque il vostro un addio precipitoso, e rubato a altri pensieri più grati, sarebbe una cosa come la vorreste voi, come la può venire da me desiderosissima di vedervi, e lieta assai, assai di potervi vedere. Su la mia vita non pensate nulla; più i
di maggior solitudine non può essere; ma neppure questo v'angustii, l'essere voi qui non vi sarà condanna a stare sempre con me a farmi compagnia. Roma è la vostra città diletta, e verreste per me quanto per essa. Mi dite così nella vostra lettera di cui io vi sono gratissima. Se dovessi mo-
sciolta e indipendente d'ogni vincolo e
rire, avrei
bisogno di avere parlato con voi; così ne ho desiderio
grandissimo. È troppo tardi per dire altre cose. Ecco della salute.
Ho da dodici giorni quasi sempre male al capo, e certe ore poi accompagnate da vomito forti. Stetti assai
;
ieri l'altro fu così, e
con convulsioni assai
male. L'attribuisco al fuoco che ho non di camino,
ma di fuoconi, e bragiere. Forse è anche un po' d'altra indisposiné può essere
zione, e quel che ho patito in
questi ultimi tempi
facile causa. Adesso sto meglio,
ma poche ore fa stavo ancora non
bene. Il passare da Toscana mi seccherebbe a quanto detto; poi .non per
il
non potere venire
costì
mi
è
stato
a Yarramista con voi, e ciò
mio riguardo ma vostro, e vedervi malamente alla sfuggita
— 127 non
al
timo recare
me un po'
a
subito,
munente non ino] darmi animo a un av-
confort
'il
!ervi,
caro «lino, varrebbe pur tan
cix. a. Sidoli a
Roma, 24 dicembre
<
1835.
Ilio caio 'uno. Finalmente ho una buona notizia: e giunta i
la
n-
Bologna, e posso andarvi quando voglio, e io ho voglia
d'andarvi prestissimo, essendo di salute assai meglio, e non potendo calcolare per molto
ì
disagi della stagione, a fronte dell'andare
fi-
nalmente là cosi vicina ai miei tìgli, e ho deciso partire nei primi dì di
gennaio. Ma
la
mia determinazione
poi
ta
d'attendere sino da oggi otto, per la vostra
a
è
qu
dia mia ultima
ì
del 19; e in caso voi veniste, protrarre la mia partenza al febbraio.
Vi
ano che
i
io
abbia mutato cosi:
ma quella quiete
e rassegnazione era mestizia e timore d'avere a sopportare un'altro rifiuto.
Per stare con voi e vedervi, lo desidero egualmente di prima;
aro non ne vorrete dubitare; e quanto al tempo, che per qt io
prolungherò
in
Roma del mi 'o
irebbe mite quanto
non turbato da inquietezza o premura,
Ma sento che non sarà, e
m
\
ì
risponderete a Bologna, e mi
t'irete, e voi allora
ho da rinunziare alla speranza di ve-
Ultamente
io
là
e
io
m'internerò e non {parlerò più.
addietro. Se continuerete
mi fi che
a Firenze sono ora due anni voi
:
.
ma io
io
ii
in
I
-
dell'avvenir» .
|
un po'
tempo Della cose mi
tutte, come sulle n,
ranzia
un
il
1
V
hit.
.
e
mi poi
non
ti:
più male, e
l
ne. ivi
altri
ni
ouov'aano
•
— 128 — CX. ('.Sidoli alla
Roma, 26 dicembre
madre di Mazzini.
1835.
Mia cara Signora. Io mi rimprovero il mio lungo silenzio, ma voglia Ella perdonarmelo considerando come da un pezzo io vo menando giorni più tristi che mai, e come per la speranza amaramente delusa di rivedere i miei tigli io sto oppressa da un avvenire tetro,
sì
che l'incominciare nuovamente
i
dolori
di
prima, e non
avere di prima la speranza è angoscia e patire da non
dirsi. Quel
vedermi destinata a mali interminabili mi toglie ogni forza, e fosse altra la cagione, ma i Agli, i miei poveri figli, che da cinque anni non vedo... E
dovermi ripetere, che debbo starne lontana, rassegnarmi
a un'avvenire senza speranza, all'abitudini che essi formano intanto
non vedermi, di non avere bisogno di me, ma farne senza, per-
di
dere la prima gioia, la maggiore della mia vita, la fiducia dell'amorede' miei figli, è più
che non si può sopportare, troppo aspro castigo
per una misera madre, e io lo sento tutto quanto è. Ma oltre al chinare il capo, v'è egli rimedio? e implorerei io il cessare della vita,
mentre so che i miei figli non hanno altro amore che eguaglia il mio ? Soffrire, e soffrir
sempre, e pensare di dover sempre soffrire, ecco-
quanto mi resta. Ella saprà come furono fatte istanze pel mio ritorno da alto personaggio (1), tale da fare quasi pensare non possibile
un rifiuto, e come fu risposto con rifiuto: da qui la mia nuova,
e assai più di prima infelice posizione. Mi è tolta la speranza. Io che
non volevo che scusarmi di non averle scritto, l'attristo più che non dovrei, allungandomi sulle mie miserie, e me lo rimprovererei se non< sentissi che una di lei lacrima, un sospiro di pietà pei miei mali
m'è
dolce conforto e sollievo che mi scende nel cuore; così no, e spero perch'ella mi vuol bene,
mi perdonerà. Io parto quanto prima per
Bologna: Ella vorrà quindi, io spero, favorirmi le di
lei
nuove, e
dirmi come ha perdonato al mio silenzio. Voglia la prego aggradire
buon anno, così come io per me lo vorrei, e credere sempre alla mia devozione e a tutto il mio affetto. Fuori : Sig. Benedetta Bossi q. m Franco Genova
il
(1)
Card. Bernetti.
— 129 — CXI. ìli.
Roma, dicembre
1835.
Mia cara Giuditta. La vostra lettera ultima pur troj
me ne
perciò vi rispondo subito. Chi sa la vostra testa come la-
artliggo, e .
i'ac-
con quella che avete riscontrata in questi giorni; ed io
•
Giuditta
!
Non pensate, non mi dite di quelle cose che mi fanno
male, perchè io non sono felice, e vi voglio bene; per questi due more non essere mai cattiva meco. Eccovi le nuove; rìnalmente la Marianna ha partorito felicemente un maschio di [da] dieci
colera per ora è da ridere a Firenze, non tanto a Livorno,
Il
sapete di Genova. E qui pure ogni giorno qualche caso, che sia o non
prova, e hanno apparenza di ha invaso qualche villaggio vicino a Varramista. Siamo ttazione e non bella, sapete della quarantina. glia moltissimo, e gira e si
preludi, ed
La mia opinione particolare è quella stessa che già vi scrissi. Ma in
quanto a me, ditemi, Giuditta, che posso fare? Finché durano il
cordone e la paura, lasciare le
figliuole
per avere io paura di loro,
me? Che Fareste voi, Giuditta? sinché durano queste dubbiezze, ho fermo di non escire dalle mura di Firenze, benché io La quanto queste mura mi siano insoffribili, che in tutto U
'anno per più motivi succedutisi, e tutti dello stesso colore,
som novembre lo
Ma una risoluzione verrà: quello che vi
quasi non ne
avanti
le
scrissi
perchè è mio
stile, lo
cose tutte intere, e dire anche
ar su dopo, e perchè
sapete, dire
per non avervi a
momenti sgradevoli non m'importa che i piacevoli non lo sono:ite. Quel che vi dissi riinane, ma non gli date troppa Indamente un dubbiu. lo temo per altro, conoscendovi, che la mia ali dispiaciuta per quella disannonia ini:
i
più mi dispiace se
>
entire. Ma dovreste
avermi conosciuto
voi più di
divento più spiacevole quandi) meno lo
meriterei. Le agitazioni Interne mi diaoctoao fuori, come fa il coininarle mi
o. lo \i
diritti,
che
io
:ti\ o ;
i
per
altri,
pare che
i
riconosco umilmente. E rol
\iv
me solo, <-d in
voglio bene, cara Gi aditi
pure vogliatesi
qob mi foste detti
//
mi chiudo in una
tiene, e
dovrebbe-
»-
— 130 — gerlo, ed ho bisogno di qualche gusto. Addio, cara Giuditta, per ora
non vi dico altro. Queste cose che vi ho detto, era per me una necessità dirvele subito.
Non vi ho nemmeno parlato di quell'avvicinamento ci
ai
Agli,
che
diviene impossibile: ogni cosa a un modo, ma io sento tutti i do-
lori vostri, gli
misuro, mi pesano addosso. E dove possiamo noi vol-
tarci per allegerirgli, per dimenticarli?
Fuori: Sig.» Giuditta Sidoli
Roma CXII. (•Uno
Capponi a Giuditta Sidoli.
Firenze, 26 dicembre 1835.
Mercoledì mi giunse a Vfoncanista] una lettera che mi chiamava in fretta a Firenze. Mia
madre è malata, siamo alla decima febbre
con minaccia a polmoni, minaccia che a me non sembra grave, a medici più che a me. Il Bufalini chiamato ieri mi disse che pericolo vi
poteva essere, che in tutti i modi la cosa era per andare in lungo,
atteso la stagione, e
le
predisposizioni abituali della malata. Un'ora
dopo avuta questa bellissima nuova, mi diedero ieri, trattenuta più del solito, la vostra lettera. A questa sarà meglio che io non risponda, e vi parli d'altro, appunto perchè quella lettera era più del me, cioè la vita, e il destino mio. Lo mia madre mi affligge per quanti motivi, per quanta com-
solito carissima. Riconoscerete
stato di
:
plicazione di motivi m: affligga sarebbe lunghissima cosa il dirlo;
e dopo molte parole non l'avrei detto, perchè a queste cose non
trovo
le
parole, e credo per
me fermamente non
vi
siano in nes-
suna lingua ancora. Vi basti ch'è un'afflizione guasta, turbata velenosa, senza la dolcezza di un dolore
somma che mi abbattono e mi
mite, continuo, di
quelle in-
mi danno vita, e che io amo, e che per quanto io le cerchi, come altri cercherebbe il piacere, non mi sono quasi mai toccate, e i pochi momenti ne' quali l'ho provate contano per me quasi come i soli belli della vita. E da tutto ciò risulta, mia cara Giuditta, che il contare per nulla sopra di me è una bestialità grande, della quale prego voi e ogni galantuomo a guardarsi; e che il volermi bene, questo pure è una sciocchezza; e che al più bisogna guardarmi come un infermo abbandonato che si trova sulla strada, al quale si getta un tozzo, e un sospiro, e si passa via. E a questo è ridotto il suo devotissimo servitore. Mia cara Giuditta, un'altra lettera come l'ultima avviliscono,
non
di
quelle che
1
— 131 Voi noi
che mi a non
>
\i
metal igliate se
)uesta malattia della mia p.
v.
fare mutazioni tanto presto. Se vi fossero, in
madre e cosa da non
meglio, o in peggio, vi avviserò. Se non •che la malattia trascina sul piede
vi scrivo,
tenete per fa
medesimo. Ho caro, che siate in
mio rigida stagione poteva farvi del male,
Roma: viaggiare a iiveva. E voi
state poco bene. benché ferma in clima
già
e che durano ancora circa l'andare a Bo-
logna, se vendono da altri non tropj
teoresi* di vedere
sembra per tutti care, rivoltarsi,
1
intendo, se da voi
i
le
intenderei
meno che abbiate
vostri tigli, barattare Roma con Bologne ini
conti un pessimo calcolo; e questo mutare,
mia caia Giuditta, peggiora le vostre purtroppo non
liete condizioni. Di tutti
la
le
per giusti ri cate, perchè a
:
n
'a,
i
luoghi, dove potete intanto tirare avanti
Roma per tutti
i
conti e
il
migliore; e lo dico,
credetelo pure, mettendomi in tutto e per tutto a vostri piedi, eoa
nido alle predilezioni, o alle immaginazioni mie. E ve lo dico e quell'unico
motivo forte vi tirasse a Boi
e prevalesse sopra ogni altro pensiero, di certo voi non bade alle parole mie. e :
sarebbero come non dette. Addio, mia cara Giu-
non credevo avere tante te alla _'.»
dirvi, e forse
vostra salute, e datemene
le
ne ho dette
DUO
Giuditta Sidoli
Roma CX1IL G.
Ho le tue lei
decornare, e da qualche giorno, non so esprimerlo. 11 trovarmi u fa veramtrario mi adombra, mi rode Internarne]
in
>rno di Ni
de. Ieri e
non
ini '!•
un giorno perchè que
«mito, quella mattina mi ero pui
molti» ai
1
figli
figlie
mene
nervi. TI scrivo due aola Hi
ed ho moli
mi barn
mi
il
buon
i
— 132 — Elvira mi chiede un libro d'istruzione: amo che essa conservi l'abi-
tudine deri
di
richiedermi quel che desidera,
ma mio Dio! quanti desi-
non mi manifesterà! Relativamente a quello che palesa non so
troppo come sodisfarlo, qual libro d'istruzione potrei diriggerle?
Manderò ad essi i loro regali di Natale, appena giunta in Bologna i sono queste tre. belle paia di boccole di mosaico.
Penso spesso al freddo che soffrirai in codesti luoghi, e a tutti dolori di tua posiz-one, e ciò mi rattrista molto. Ho scritto
gli altri
a tua madre per scusarmi del mio silenzio, ho detto a lei qualche
cosa sugli ultimi anni scorsi a mio riguardo. Ho visto annunciato dai giornali l'opera di Libri: e pensai subito, che quell'opera dovea
aver merito distinto specialmente per l'avidità, del soggetto, che esige gran lavoro di ricerche, e mi consolai come è sento, che un Italiano fa qualche cosa buona. Ho letto
e ciò che
sempre quandoi
Libri cinque
farà meraviglia, non solo non sono andata in collera,
ti
ma sono rimasta impassiva, e tollerante per tutto quel sermone religioso.
Addio, ti abbraccio, ricordati spesso di me, amami, e dim-
melo sempre. Dimenticavo dirti, che se null'altro mi accade conto senza menopartire fra pochi giorni: risponderai dunque a Bologna. Addio un'ul-
tima volta. Fuori: M. David Emerling
Berne CXIV.
Gino Capponi a Giuditta Sidoli. Firenze, 31 dicembre 1835.
mia cara Giuditta, nella speranza che la mia lettera vi Roma. Di mia madre migliori nuove. Pare che la malattia declini, ma non siamo ancora pienamente sicuri dell'esito, né come Scrivo,
trovi in
rimarrà. Intanto voi vi avvicinate ai vostri
tìgli,
lazione tale, che non solamente vince, siero. Avete
e questo è per voi conso-
ma cancella ogni altro pen-
raggiunto o quasi lo scopo a cui camminate da due anni
per tanti dolori, per tanti sacrifìci. Mi duole non potervi mostrare, né potervi persuadere abbastanza la gioia disinteressata che io ne provo. Noi
ci
rivedremo, cara Giuditta, s'io non morrò tanto presto
;
non vedendoci anche materialmente, voi mi siete sempre presente, siatene ben certa. Non i miei voti solamente per un anno felice o e
per la vita; ma il mio acconsentire a ogni affetto vostro, a ogni do-
— 133 — fine
npagnera tinche voi vivrete, e dopo, Inmia cara, s'io dimentico i giorni
i
urtroppo non dimentico né anniversari né altro, e la
memoria non è il più
boia della vita:
into
ma
di
queste
se ne parli più, che tanto questo non è par-
non
larne. Se io vi avessi veduta
come un tempo ho sperato
molti
di
sarebbe forse parlato anche delle cose mie:
te
ma prima re n'erano tante delle vostre e delle comuni, e chi >be
vità
-
avanzato tempo e avrei trovato piacere. Questa no-
qualche volta ha de' segreti crudeli. Non ostante passarne
qualche giorno con voi mi sarebbe stato una gran gioia, e mi pa-
un bisogno. Era sciocchezza sperarlo. Ora voi mi dovete
Li
nuove da Bologna. Mi direte come procedono le vostre cose più importatiti in quell'aria quasi vostra. Vi prego, ditemi ogni cosa che
abbia per voi qualche valore, e ne avrà per me sempre moltissimo;
cosucce
d'altre
non
vi
meno interesse vi scriverò in seguito.
di
ho parlato della proposizione di aspettarmi in Roma,
mi conoscete punto, ne avrete inteso il motivo.
iditta, se
Ma che voi l'abbiate solamente pensato, anderà fra quelle cose che non potrei dimenticare, volendo. Addio, custoditevi, badate al viaggio, e cercate a Bologna una casa che abbia un cammerino, e poi scrivetemi e dove e come
devo mandare quella certa acqua di Colonia
vi
che io credevo portarvi.
CXV. Ioli.
li,
3 gennaio
ìx'òij.
i
(1)
sia così lontan«> da Lei. e
un Laoghif la
che è ella
la sola
persona con
non
le
quale mi parve
la
scriva che
me, pure
««nzio con
di
vivere
ancora tenendomi per morto eome sono a tatto quello che avviene Intorno a me debba temere di qualobc ino non sono tranquillo. Non le dico cosa aleni »
ti
parrebbe ridico! è a
da qualche
ragione
adoperare eoi Lei parole in. tto non
- le
lui
\
mie parole. Po
potuto dedurre dalla corrispondenza di M.
•ra un affiliato mazziniano.
La Sidoli
suo soggiorno n Napoli, dove ne aveva contratto
oonoaoiuti L'i
- 134 di non avermi a scrivere, perchè le sembrerebbe di spendere il tempo inutilmente. Io le approverei questa ragione quante volte Ella
dichiarasse di credere che
il
dare a noi amici di tratto in tratto sue
notizie sia per essi cosa di nessun conto. Ma questo né io lo sento,,
né Ella può crederlo. Quanto poi debbano essere non solo accette, ma carissime le sue notizie a chi si vede abbandonato da tutti ed
anche dalla sua Giuditta], lascio a Lei pensarlo. Ella deve aver ricevuto due, o tre mie lettere. Le do una notizia che non le dispiacerà se ben mi ricordo, ed è che non'fo più l'avvocato.
Le scrìverò lungamente in altra mia lettera. fi.
B.
Fuori: Alla Sig. Giuditta Bellerio Sidoli
Roma CXVI. fi.
Sidoli
a Gennaro Belletti a Napoli.
Bologna, 13 gennaio 1836.
Mio caro Gennaro.
— Ho finalmente vostre nuove. Da grandissimo
ne ero senza, e sovente v'andavo pensando con tristezza. Mi pareva strano non ricevere da voi neppure scrivervi per darvelo di
me. Dunque ho
là
rinviatami qui,
io,
il
buon anno, e avevo fermo
sapere qualche cosa di voi e dirvene anche
la vostra carissima dell'8 direttami a Roma e di ma essa anzi che togliermi inquietudine sull'es-
sere vostro, la maggiora d'assai. Cos'è questo vostro stato d'abban-
dono universale, di mutata carriera, di salute mal ferma? Non esa-
ma qualunque siasi la situazione vostra, ditemela tal quale. Capisco non facile per voi l'avere gente d'intorno,
gerate, ve ne prego,
perchè esclusivo piuttosto, e mal sofferente di moltissime cose, più caro esservi vivere solo, e ciò avere voi scelto per vostra elezione;
non poi capisco, come solitudine necessaria e voluta, abbiate oggi a chiamarla abbandono; sicuramente intenderete altro, che io non so.
Ma se mai foste a dolervi dei vostri amici, in prima io chiederei
se amici avevate. Potrebbe tutto questo essere Spleen o scontentezza
universale, portata ingiustamente su d'un oggetto. Non così posso
tranquillarmi pel resto. Non fare più l'avvocato, vale per
me es-
serne impedito dalla salute, e l'indole e le abitudini vostre mi ci con-
fermano più che non vorrei. Scrivetemene subito, ve lo raccomando, e come a persona cui preme assai di saperne. Dacché non v'ho scritto, io
ho avuto molte cose buone, ma anche delle tristissime. S. E. il
Cardinal Bernetti, al quale sarò riconoscentissima tutta la mia vita,.
— 135 — ,il
Duca per temi rientrare,
re qoi, Ciò
indo mi sieno a miglio]
che m'avete, dividerete
.
juel ritinto, se
molto rati,
e i
ma dopo
freddo;
questo rigido mi
negato. M*e
condotti i miei figli. Per l'ami-
miei sentimenti. Astenetevi però dal
non volete nuocermi. Sono qui da pochi
ho fatto buonissimo viaggio, malgrado
:a,
ni
che per me è grandissima consolazione,
diversi
pare
inverni
sofferire
a
la
passati assai
molta neve, e il in
climi
tempe-
arduo. L'essere però
compensa ogni cosa, sopporterei per es il permesso di venire qui, sono partita da Roma, e mi sono posta in cammino, benché fossi malata quanto non è mai stato insolito rigor di da circa un m perfetta'iie. Ero tanto lieta in viaggio, che mi sembrò stare mente, e dopo tre notti di viaggio giunsi qui neppure sentendomi stari! un poco non bene, ma spero non sarà nulla, e avere vicina a miei La e
tigli
Inferno. Appena giunto
i
a rimettermi subito. Vi ripeto le preghiere per le vostre notizie, dale
presto, e colla maggior esattezza, e vogliatemi bene, quanto
io
potete. Addio.
K v
sconcezza di questo foglio macchiato, lo è dive-
la ire, :
prima non
l'era.
Addio.
(col timbro) Boi
unaro Bellelli Vico largo dell'Avvocata Vtooli
Ilario Kimkki.
TEATRI E CENSURA
IN
PIEMONTE
NEL RISORGIMENTO ITALIANO (1849-1861)
(Cont.
vedi II Risorg.
:
ital.,
XI-XI1,
iv, p.
444 segg.)
IX.
Non accenniamo qui alla storia di questa Compagnia dramRe di
matica, la quale da quasi trent'anni era al servizio del
Sardegna e da lui stipendiata con un assegno annuo. Se ci soffermeremo per poco ad esaminare alcune miserie, che, come avviene per ogni cosa mortale, l'affliggevano, non vuole essere
neppur riguardata questa curiosità come una specie
freccia
del
Parto, o della martellata, colla quale
si
di
inizia
l'opera demolitrice. Pur troppo i vizi, che inquinavano le altre
compagnie drammatiche, poco o molto, l'avevano colpita. Alla Direzione e alla Revisione spettava di estirpare queste male infiltrazioni, che
cominciavano già a trapelare in pubblico e
a dare origine a critiche acerbe.
Che fra Direzione e capocomico esistessero frequenti molivi umano, e nessuno lo poteva negare. Chi sta sotto, cercò sempre di liberarsi dal peso molesto di chi gli
di screzio, era
sovrasta, specialmente se costui, conscio della sua responsabilità e della
sua autorità, non sa tollerare che esse vengano
manomesse, o scemate. Si potè benissimo rodere
il
freno in silenzio, quando il sic
non ammetteva replica. Appena spuntò l'alba dei tempi nuovi, il Righetti, capo comico della Compagnia Sarda, credette
volo
— 137 — giunta anche per
lui
dell'emancipazione, ma, ahimè!
l'ora
il freno non si era spezzato, né tamcongegno era, anzi, così tatto, che ad ogni
dovette convincersi che
poco allentato, stretta
si
il
taceva più sentire.
Meglio eh*- spendere parole nell'enumerare
motivi di dis-
i
sapore, che si possono facilmente riassumere in una sola frase:
qualunque cosa li poteva determinare, fermiamoci ad accennarne due soli: il favoritismo dimostrato a vantaggio di qualche artista e a danno di altri e la spinosa l'accenda del repertorio, vexata quaestio, della quale si era da tempo impadronita stampa e che ora discuteva con una certa ampiezza, se pur non sempre spassionatamente. Due degli episodi più caratteristici della debolezza del Righetti appaiono in certe beghe disgustose suscitate, e pur troppo non soffocate, tra due attrici della Compagnia, le signore Robolti e Romagnoli, e il collocamento in disparte dell'artista Bucciotti.
La signora Antonietta Robotti. prima attrice assoluta, intendeva di tenere il suo posto non solo sul cartellone, ma, in tutto e per tutto, sempre e ovunque.
Il
Righetti, forse prò bono
paets, la lasciava spadroneggiare colla speranza di evitare cosi
nuovi guai. La Direzione Generale per conto suo obbediva ad
un altro ordine di
idee,
glianza per
rigorosa difesa dei diritti dell'arte e del
tutti e
che si riassumeva nel motto: egua-
pubblico.
fuoco covava sotto la cenere, quando un nulla bastò a
11
farlo diventare gigante. Una
mediocrissima commedia tradotta
dal francese, intitolata La Contessa della Botte, determinò Pac-
La parte
ione delle polveri.
di
protagonista di questo la-
aempre stata eseguita con molto successo dalla signora i
Romagnoli, servetta, alla (piale spettava [ter diritto. In
giorno
la
Robotti, per
la (piale gli
applausi tributati alla
Romagnoli etano altrettante pugnalate, insorse e pretese che a parte spettava a lei e per conseguenza intendeva di assumerla. Righetti non Beppe tare di meglio, che rivolgersi alla Direzione e chiederle
produzione.
La
la
facoltà di togliere
domanda
la, sul parere
di
fa
discussa
dal
repertorio
la
abbastanza animata-
UassimO d'Azeglio,
tini
p.
— 138 — rigettata.
La commedia era stata scritta per la Déjazet. quindi
spettava per diritto alla Romagnoli, non ad altre artiste.
La sentenza non bastò per acquietare la Robotti, ma la eccitò e spinse le cose tant'oltre, che per evitare guai maggiori si
dovette ritirare la commedia. La Romagnoli poi
essere lasciata del tutto in disparte e a
non
tini
per
fare più che
rade apparizioni sulla scena. Alla Direzione non isfuggì la
cosa e per ben due volte insistè, ghetti, perchè la
ma invano,
dita dal pubblico, fosse fatta recitare più
con
lei
presso
Ri-
il
Romagnoli, che pure era artista molto grafrequentemente, e
Bucciotti. Oh l'irrita-
non fosse lasciato inoperoso il Orazio A quante categorie di persone si
bile genus vatum di
può estendere
!
!
Ecco un'altro
fatto,
di
ostruzionismo questo, che
ci
dà
un'idea del modo col quale il Righetti accoglieva gli inviti dei suoi direttori. Questi desideravano vivamente di avere Tom-
maso Salvini come primo attore della Compagnia Sarda, e ripetutamente ne avevano manifestata l'intenzione. Pare anche
da qualche piccolo segno, che l'attore avrebbe accettato. 11 Righetti invece non v'inclinava, e, non osando dire spiatellatamente di no, si barcamenava promettendo sempre di
fare.
Intanto invocava l'aiuto del tempo, che lo liberasse da una insistenza così tenace. Venne però giarsi
non
fu più possibile;
il
punto in cui il destreg-
ma Salvini nel frattempo si era
impegnato. Propose allora Ernesto Rossi, giovane d'anni e poco conosciuto. La Direzione, al quale questo artista era ignoto, lo rifiutò e non volle tenere calcolo delle informazioni,
che di lui dava il Righetti. Il Peracchi, buon artista della Compagnia, insisteva per andarsene, tanto più che tra lui e il Rossi
un po' di ruggine (1). Si combinò una gita a Milano per udire l'artista suggerito dal capo comico, ma successivi
esisteva
differimenti la fecere abortire. Il Rossi finalmente nella quare-
sima dell'anno 1857 venne al teatro Sutera colla Compagnia drammatica, che guidava assieme al Leigheb. Allora la Direzione Generale delegò quattro dei suoi membri, Felice Romani, David Bertolotti, l'avvocato Vigna e il signor Massino Turina,. 1
Cfr. Rasi,
I comici Italiani, ad voc Rossi.
— 139 -alcune rappresentazioni date da quell'artista, e segnatamente a quella del trenta marzo, nella quale il Rossi ad assistere
si
a<l
dramma intitolato lor-
produsse come protagonista in un
Ai quattro delegati si scrisse: «si desidera l'ap-
({uato Tasso.
prezzamento sui meriti ». Questo fu pienamente favorevole e il
La Direzione tuttavia, quantunque si mantenesse estranea alle questioni personali fra i due artisti e ap-i
fu accettato.
provasse la divisione delle parti, non dimenticò il fatto e a malincuore lasciò partire il Peracchi, che avrebbe tenuto a conservare. Sappiamo che in sua seduta del 5 maggio 1851 deliberò di proporre al Righetti di affidare al Peracchi le parti brillanti già attuiate al
ratterista
Dondini e a questo quelle di ca-
(li.
X.
abbiamo veduto in quali strettezze drammatico per cagione del repertorio.
in parte e di sfuggita, si
dibattesse
il
teatro
Non tutto disgraziatamente ci è apparso. Dobbiamo ora vedere ben altri guai.
(Juando fu finalmente le
istituita
la
Revisione letteraria per
produzioni nuove destinate ad essere rappresentate dalla
pagnia Reale Sarda, forse si mancò un po' di coraggio,
non estendendola a tutti lo.
teatri della Capitale e dello Stato
i
La trovata sarebbe apparsa un po' ardita, forse anche
criticata
con qualche asprezza, ma, quando fosse stata appli'ramerite per
tutti,
il
risultato ne sarebbe stato a>-ai
migliore. (ìli stessi oppositori si sarebbero convertiti e l'avrebi
approvata. Data l'estensione del nude, un buon rimedio
da proclamarsi ben trovato.
.
nuova forma di censura non si limitava strettamente allo scopo pel (piale era stata istituita. Dovevano inAnzitutto
la
lottare eontro
fatti
la
meschinità artistica
produzioni originali italiane, contro ri drammatici francesi '
la
di
forza
si
letteraria delle
sfrenata invasione dei
contro le loro pessime traduzioni.
_cgono queste parole
(I)
.elle parti
<•
e
utilizzi in quelle
nerale giudizio riesce assai meglio».
:
*
eia*
brillanti,
il
Pttfftoohi
nelle quali a ge-
- 140 La Revisione impostata su questi tre capisaldi meritava quindi, meglio che biasimi, lodi incondizionate. L'unico appunto, che poteva muovere, era di veoire tardiva, non certo come
le si
risultato di bizze personali o come conseguenza di puntigli,
il
di vendette, di inutile tirannia in odio di
un povero capoco-
mico.
Che poi la lingua italiana cominciasse ad essere bistrattata e deturpata da inutili neologismi, da francesismi di ogni razza,
da modi errati, era generale il lamento e non solo di pedanti grammatici. La lettura dei buoni scrittori italiani pareva diventata uggiosa ai più, inutile. La moda in Piemonte era tutta orientata verso Francia, specialmente nelle classi alte. Il francese si studiava, quasi fosse la lingua nazionale: all'italiano
dava ben scarsa importanza.
si
A quanto veniva d'Oltralpe,
specialmente in materia di libri e di teatro, si riserbavano accoglienze, che certo italiani. Si
non si concedevano ad opere di autori si compieva in
sarebbe detto che l'Unità d'Italia
mezzo ad un infranciosamento esagerato e servile della lingua e dei costumi I
capicomici seguivano l'andazzo generale e sfruttavano
allegramente la moda coll'ammannire a tutto spiano produzioni esotiche. Le avessero
almeno presentate sotto una veste
corretta, italiana. Ahimè no! Le traduzioni, in massima parte,
erano opera di
attori, che per lo più
avevano coltura assai
modesta, possedevano imperfettamente la lingua originale dei lavori e non molto meglio l'italiana. Di traduttori
provetti
non era il caso di parlare, non perchè mancassero, ma perchè avevano il viziacelo di volersi far pagare, laddove letterati
traduttori artisti lavoravano per la gloria, o quasi, e ciò era
i
di
maggior vantaggio pei capicomici. Qualcuno di essi si but-
tava via annunciando pomposamente di avere per traduttori Giulio Carcano, Carlo Rusconi, un Manzoni od
altri.
La frase
non vuole essere presa, intendiamoci bene, troppo alla lettera, e non dobbiamo scordarci che litera occidit, spiritus autem vivificai. Bisogna intendere le cose nel senso che la traduzione di certi lavori esteri più importanti rappresentati dalla Com-
pagnia era opera di costoro. Lo stesso valore ha l'altra notizia, che gli stessi capicomici davano, di avere come poeti Leone
— 141 Forti», David Chiossone, Gherardi Del Testa, Paolo Giacometti,
Luigi Gualtieri (marito di Giacinta Pezzana), ed altri. Si tratiplieemente di dire, che la
Compagnia aveva
in
re-
pertorio lavori di cotesti autori, oppure avrebbe rappresentata
qualche novità dovuta alla loro penna. Resta affatto da esclu-
Compagnia ovunque, oppure fossero impegnati con essa esclusivamente. Gran che se assiste-
dersi, che essi seguissero la
vano talvolta all'andata in scena dei loro lavori, od a qualche prova.
Non è da farsi illusione, che ili
>
i
capicomici, che
si
davano il
possederti (sul manifesto) autori, o traduttori, fossero
molti. Tutf altro. Fra
conduttori di compagnie drammatiche
i
fiorava una nobilissima lega, detta della Lesina, retta con tanto
di regolamento strettissimo, al quale non era affatto lecito fare
strappi. Tutte le spese che offendessero la tirchieria più sor-
dida, sia in tema di
retribuzione agli artisti, che di allesti-
mento scenico, erano rigorosamente vietate. Chi per rappresentare una massa di popolo, o un esercito avesse messo in 9cena più di mezza dozzina di comparse striminzite, o cercato di sfoggiare vestiari un po' meno cenciosi del consueto, era
degno di essere lapidato e anche peggio.
XI.
Il
Ministero degli Interni aveva stabilito che la Censura let-
teraria venisse esercitata con molta severità dalla
Direzione
Generale dei Teatri. Questa l'aveva affidata ad una speciale sottocommissione, presieduta dal professore Alessandro Pa-
Cn membro di essa per turno era incaricato di esami-
ravia.
lavori e di pronunciarsi sulla loro rappresentabilità, tenuto riguardo sia del loro valore letterario, che morale. Il giudizio doveva essere dato per iscritto al presidente, che
nare
di
i
norma lo approvava senz'altro. In easo d'appello, la discus-
sione del parere del relatore era sottoposta a voto Collegiale
Commissione stessa.
della i
ancora
stabilito,
Il
deliberato era definitivo.
che nella Commissione di lettura «Ielle
produzioni fossero assunti dal capocomico anche alcuni artisti.
La prescrizione esisteva nel regolamento, ma
iti
pratica
— 142 — era altra cosa, tanto più che questi artisti avrebbero dovuto
dare il loro parere,
il
quale poteva anche non essere gradito.
Anche su questo punto i richiami
della
dei Teatri erano abbastanza frequenti, ma
Direzione Generale
rimanevano senza
risultato.
Come procedesse la Censura letteraria nei suoi lavori e specialmente nella lotta contro
le
pessime traduzioni e contro le
produzioni poco degne di essere rappresentate, apparirà meglio con alcuni esempi. 21
giugno del 1851. Emicrania e male di denti.
sore riferisce
:
«
—
Il
revi-
Non basta che chi traduce sappia il francese,
occorre assai più che sappia l'italiano, e questo è ciò che
si
desidera quasi sempre nelle moderne traduzioni » (1).
4 febbraio del 1852. Parere complessivo dato su quattro tra-
duzioni dal Revisore. « La traduzione di alcuni è alquanto cattiva
e
lascia desiderare che
miglior scelta di traduttori e Il
li
la
Compagnia Reale
faccia
retribuisca» (2).
professore Paravia per conto suo nel restituire detti la-
vori rincarò la dose e scrisse: « Circa alla
lingua di quelle
che sono prodotte, è generale osservazione e lamento ch'essa
metà italiana e metà francese, malattia incurabile, come scrive uno dei membri della Commissione, ma tale però che la Compagnia Reale dovrebbe fare ogni cosa per liberarsene
sia
prendendo dei traduttori e retribuendoli » (3). 24 dicembre dello stesso anno. Gabriella di E. Augier. « Si restituisce la Gabriella, la cui traduzione si desidererebbe che
fosse più colta e
meno libera, perchè così conserverebbe mag-
giori bellezze, che sotto la rate, o affatto
penna del traduttore o sono alte-
scomparse. In questa faccenda delle traduzioni
sarà bene richiamare l'attenzione del signor direttore della
Compagnia drammatica al servizio di Sua Maestà, poiché una traduzione poco diligente
fa
doppiamente torto al teatro ita-
liano » (4). (1)
Arch. di St. di Torino, Ministero dell'Interno, Div. II, mazzo
184 (21 giugno 1851).
Ibidem (4 febbraio 1852). Ibidem (7 febbraio 1852). 4) Ibidem (mazzo 185, 24 dicembre 1852).
(2) (3)
- 143 Quante parole inutili! Eppure là Revisione già dieci mesi prima (14 febbraio del 18WJ nel licenziare per la stessa comConte di Montecristo si era espressa assai più seguente: «Quanto ai difetti della traduzione (che non si
pagnia
Il
sa perchè sia detta libera) la
Commissione si astiene per suo
decoro di fare ulteriori osservazioni, perchè, dal caso che si fece delle precedenti, ben si vede che torna inutile» (1).
Due volte tuttavia le cose presero una piega meno e alle
semplici parole si sostituirono
Dondini
rata del
si
si
fatti.
Per una
doveva rappresentare il Matrimonio di
Figaro di Beaumarchais. zione
i
plato-
Il
norcino incaricato della tradu-
era fatto lecito di sopprimere nientemeno che lo stu-
pendo monologo, che il protagonista dice nell'ultimo atto, quasi che l'attore non fosse di tale levatura da dare risalto bellezze,
allo
che racchiude. Fu richiamato all'ordine. Alla traduttore per brevità aveva Bopil
Signora delle Camelie -o alcune
frasi
in principio
dell'ultimo atto. Anche queste più
« che
delle si
scene terza e quinta
vollero
reintegrate tanto
riescono cosi opportune a ravvivare quel sentimento
religioso che sulle scene dell'odierno teatro riceve purtroppo
tante ferite •
Un'altra volta, e non a torto, poco mancò, che fulmini e
un cielo molto rabbuiato. Fu trasmesso alla Commissione, per la voluta approvazione, il manoscritto di una commedia, che portava scritto in capo: La Scuola delle Mogli di Molière. La Commissione credette, in buona fede, che si saette solcassero
trattasse di
una traduzione e senza più, derogando dalla coll-
idine in ossequio al suo illustre autore, approvò. (ìià la lettera di licenza era firmata, quando al
polo, o per
censore sia per scru-
curiosità mori risulta) saltò in
mente di gettare
un'occhiata sul manoscritto. Cria enorme disillusione
lo
commedia presentata non mi omonimi di Molière, ma un raffazzonamento intonile,
allatto la traduzione
i
della
un'abborracciatura d
alle «piali era stato dato
e la paternità dell'altra. Senz'altro
1
/
_'
Ibidem (mazzo
:
maggio
181
la
lettera di
il
titolo
approvazione
- 144 — fu strappata e al Righetti, presentatore del pasticcio, toccò di
leggere
il
giudizio poco lusinghiero, che la Commissione della
censura letteraria, diede della sua condotta, definita
«
mala-
una Compagnia Regia,
lafede che onora poco la Direzione di
che dovrebbe essere il tipo della morale e del giusto ». Il censore era stato più moderato e
si
era limitato ad esprimere
il
desiderio che il Righetti fosse invitato a non mettere in errore
Commissione, qualificando per traduzioni riduzioni alterate dei classici autori (1). Il Paravia aveva voluto essere più la
vibrato
(2).
XII.
Circa alla infiltrazione copiosa di produzioni francesi,
sempre scelte con giusto
criterio
fra
le
non
migliori, Direzione
Generale e Censori nutrivano scarsissima simpatia. Per quanto era loro possibile, nei rapporti colla
Compagnia Sarda cerca-
vano, anzi, di combatterla con molta tenacia. L'opera loro non
trovava corrispondenza nel Righetti e nei suoi attori,
i
quali
sembravano farsi un impegno stretto di ricorrere al teatro francese, quando dovevano scegliere la produzione da rappresentarsi per la loro serata. Di qui venivano continue osservazioni. A proposito della Favorita, dramma di Duval e di L.
Delavigne, che Gattinelli aveva scelto per la sua rappre-
sentazione di beneficenza, il Paravia scrisse, pure encomiando il
lavoro e dichiarandolo degno della penna dei suoi autori:
« Rincresce alla
la
Commissione il vedere che una compagnia,
quale dovrebbe essere italiana per eccellenza, dovendo dare
qualche nuova rappresentazione ricorra quasi sempre al teatro straniero » (3).
In altra circostanza analoga (trattavasi della commedia dal francese: Ciò che piace alle donne) lo stesso Paravia avvertì: « Quantunque caricata nei caratteri e triviale nelle
tuttavia poiché ingegnosa e
festosa giudica la
espressioni
Commissione
che possa permettersi, benché la Direzione non si dissimuli,. Ibidem (mazzo 186, 28 gennaio 1852). Ìbidem (mazzo 185, 28 gennaio 1852). (3) Ibidem (div. Il, mazzo 184). (1) (2)
.
— 145 — che per la serata di Bucciotti avrebbe desiderato qualche cosa dell'immortale Goldoni Del ritorno
al
»
sano teatro di questo autore, che
la
Com-
pagnia Regia aveva quasi dimenticato, la Commissione letteraria mostrava vivissimo desiderio e non mancava di manil
rammaricandosi ohe le sue parole non venissero Hate. Talvolta vi accennava colla dicitura generica di rio.
capolavori
teatro italiano: tal'altra ne taceva chiaramente
ilei
nome: « Del solo Goldoni, di cui la Compagnia Regia mostra di non conoscere neppure l'esistenza, da quaranta commedie potrebbero recitarsi ai dì nostri con lode e con plauso, come Le tre villeggiature. Le tre Silvine, Le due comari e molte altre di merito eguale se non maggiore. Parimenti si potrebbe richiamare sulle scene qualche commedia dell'Alberil
gati, del
Sografi, del
poco a poco
il
Federici ecc. ecc» e disavvezzare così
pubblico italiano da quei tanti drammoni,
dove Bpesso sono violate non meno le ragioni della moratità, che quelle del gusto. Riducendo così a nuova vita tante produzioni del classico teatro italiano, si ovvierebbe al prinv
moderni teatri
cipale vizio de
italiani, l'invasione cioè delle
produzioni straniere » (2). ie
e patriottiche parole, che senza dubbio avrebbero me-
ritato di venire accolte e
messe in pratica. Purtroppo invece
erano destinate a rimanere
lettera
morta consegnata nel pro-
zio della Direzione e nelle lettere scritte infruttuosamente al
Righetti.
Che proprio così avvenisse, non possiamo dubimente che un anno dopo le ritroviamo
tare, «pian lo si polipi
ripetute cosi
:
«
La Direzione
Si
mostra mal soddisfatta della
mancome preferibile la rappresentazione sulle scene delle Ire Ircane, La villeggiatili'!. fjP tre '/.elinde. Li donna dì govamo, l puntigli domestici richiama il conduttore dtdla Compagnia a replicati noncuranza
di
questa parte del
Servizio ostinatamente
tenuta e oel riesprimere il richiamo propone
aiti •
per
più
la
•omm. 'die del Goldoi
1
/'
1
Ib Il
-
Hi tory
\
.
frequente riproduzione
«Ielle
- 14(3 Oui però non volle arrestarsi L'opera della Direzione Generale dei teatri,
che nella lotta contro le produzioni estere era
davvero instancabile. Per invogliare maggiormente mici. che
affluivano a Torino, o nelle
Stato Sardo a
cismo
ai
rimettersi
sulla
buona
piazze via
i
capico-
minori dello
e a dare l'ostra-
lavori d'oltr'Alpe dichiarò rappresentabili
libera-
mente senza autorizzazione della censura tutte le produzioni composte da tredici autori italiani; sette tragici Alfieri, Niccolino Maffei (nominativamente Merope), Pindemonte, Monti, Marenco, Pellico e sei comici: Goldoni, Albergati, Federici, Sografl, Girami, Nota. Purtroppo questa concessione non bastò a estirpare il vizio, profondamente ormai radicato. (le
ne è prova il contegno tenuto dal Righetti di fronte alle
insistenze della Direzione pel ritorno alla sana commedia no-
nuove traduzioni, o lavori, che per lo più non si reggevano, o annunciando per la millesima volta una certa Ella è puzza, vecchia di qualche buona diecina d'anni, o la non meno triste Signora di Saint strana. Egli vi rispondeva o presentando
Tropez, rispettabilissima per vetustà.
Intervenne indirettamente, se si vuole, il Ministro degli Interni, il
quale nell'anno 1854 con lodevole intendimento pensò
un concorso annuale con premi per i migliori il primo di essi fu davvero straordinario e degno di menzione, se si riguarda al numero stragrande, tale da confondere il più esadi instituire
lavori drammatici o comici. Il risultato che ottenne
gerato ottimista, delle produzioni presentate. Avresti detto
che i commediografi e
i
drammaturghi
si
contassero a die-
cine, oppure che lo scrivere per il teatro fosse uno scherzuccio
da nulla. Dei lavori poi parecchi furono presentati già usciti per le stampe! Molti autori poi
si
dimostrarono di una fecondità meravi-
gliosa: pochi relativamente
si
accontentarono di concorrere
con una sola produzione. Taluno ne inviò due, altri cinque, sette,
ed anche nove. Nella quantità tutti i gusti ebbero modo
di essere appagati. Se n'ebbero in versi, in prosa ed
anche una forma, che a primo aspetto si direbbe poetica, ma che a più maturo esame sembra debba essere ritenuta prosastica. Alla quantità pur troppo non fece riscontro la qualità. Ce ne in
— 147 — diamo
jiamo Lue m: concetto esatl
occhi su
gli
molte composizioni rimaste a disposizione dei loro autori, che
non osarono declinare
•
il
nome e
loro
loro
i
per
titoli
Quanta meschinità! Qualche autori' si chiarisce un ila grammatica; tal altro lascia supporre <li nutrire un eerto disprezzo per la sintassi: altri ancora non hanno creduto bene <li conservarsi amici dell'ortografia, ha certi poeti il ritmo, lo stile, gli accenti, le rime, sono tenuti ritirarle.
in
conto di anticaglie
convenzionalismi
di
e
ano la t'orma esteriore
malamente sciupata
-i 'i
vieti e inutili.
rimanente
il
I
l'overa
!
parliamo poi delle azioni drammatiche, immaginate
sui banchi delle scuole secondarie; tutti
i
fi
gusti si possono dire
appagati, tranne clic il buono. Chi oserebbe gridare ingiustizia,
apprendendo che
il
concorso
tu
annullato?
miti in disparte, lasciando
1
buoni autori si
campo libero
il
a quegli
-ìudentini. che avevano intenzione di sbizzarrirsi.
altri
XIII.
Chi va spigolando nella raccolta
'lei
l'intenzione di oe
le
de
il
basi fondamentali sulle quali pog-
Censura, non dura fatica a persua-
tutta l'opera della
i
tradizionale Nihil
una
I
giudizi dati sui lavori
nostrani, o stranieri col-
sentati alla Revisione,
<ìe
una
ri
Beo, jxirn>n de Principe e
vigilante
tutela
della
moralità, all'esclusione strettissima di quanto sapeva di polidi deni
.
e,
i.
per comprendere tutto c<»n una sola
poteva dare causa di preoccupazioni
di (pianto
al
no.
Troviamo olini. .
proscritto per esempio il
•luto di colpire
VArnaldo ila Brucia Revisore chiarisce il motivo pel quale ba il
lavoro, spiegando
lecito d
noi.
mettono Pontefice, colini
la
Religione
potranno
*•
gli
Riti
.
in 1
scena
il
lavori del
compresi fra quelli ammessi a li-
-
tzione,
Augusti suoi
del
ma
per V Arnaldo non
mis-
\
ti
proibii
- 148 — comparsa sulla scena degli ornamenti sacri, o proprii delle funzioni sacre,
i
distintivi dei ministri del Culto.
Roma e Parigi analogamente troverà la Commissione unanime nel rifiuto « perchè opina non si possa permettere la rappresentazione non solo sui teatri della Capitale, ma di tutti gli Stati: di
pagare
il
questo lavoro scopertamente inteso a' pro-
protestantesimo e a vilipendere coi modi più scon-
venienti la Religione dello Stato ».
XIV.
È impossibile non rilevare, scorrendo le relazioni presentate circa alla alla reiezione delle produzioni
incriminate in di-
sprezzo al parum de Principe, una strana anomalia.
Il
Ri-
ghetti, conduttore di una Compagnia, che aveva titolo di Regia,
ed era largamente sovvenzionata e privilegiata da un governo
monarchico, non accennava ad andare troppo pel sottile nell'accettare lavori destinati alla rappresentazione e nel presentarli alla
Censura. Avveniva così, che assai di frequente, spe-
cialmente verso l'anno 1850-1851, egli
si
facesse muovere os-
servazioni per avere accolto, sia pure sempre sub conditione, lavori che gittavano
il
discredito, oppure andavano a colpire
una Ve-
chi lo sovveniva e lo proteggeva. Ecco per esempio
glia Ministeriale, frutto della collaborazione di un giornalista e di
un commediografo, la quale si fece respingere, perchè il
suo intreccio vertiva su « opinioni politiche odierne e su persone e fatti dello Stato ». Gli autori, che per ragioni
facili
a
comprendersi non si nominano, ricorsero in appello. Furono anzi
i
primi a valersi di tale facoltà,
ma la sentenza, cbe
li
aveva colpiti, venne confermata pienamente.
Ad un altro autore, che volle mettere in nezza di Alfieri, toccò la stessa sorte. disse
«
scena La Giovi
Non manca — gli si
— di alcune scene condotte con arte, di alcuni caratteri
ben tratteggiati, di alcuni discorsi che brillano di qualche idea generosa, ma presenta uno dei nostri più grandi uomini in una delle più oscure condizioni della sua vita, quasi che tenga a
screditare quel Piemonte, cui
si
d'Italia; mette in scena uomini,
rivolgono oggi
le
simpatie
che si possono dire contem-
— 149 — poranei. sparge di
quando
i
ridicolo
Corte e la nobiltà
la
pregiudizi dell'una e
i
torii
privilegi dell'altra sono spa-
dunque sconveniente far rappre* tare questa commedia in Torino specialmente da una Gompainteramente. Sarebbe
riti
i,
che ha
titolo di
il
Regia
(1
).
Questa volta giustizia vuole, che si dica una parola di diper la Compagnia Reale. 11 rimbrotto non doveva essere lei. ma ad altri. La censura politica l'aveva amma gli artisti nicchiavano parecchio a studiarla, mentre
rivolto a B&,
l'autore, forte dell'approvazione, insisteva per vedere
lavoro portato sulla scena.
Il
il
suo
giudice letterario veniva quindi
buo« punto per troncare gl'indugi dei commedianti e per liberare dal pericolo da una probabile fischiata il commedio-
in
grafo mal destro. Questi non
meglio
le
si
acquietò, ricorse in appello, e per sostenere
sue ragioni e per convincere chi
lo
aveva condan-
nato dell'errore commesso colla reiezione del capolavoro in-
compreso, presentò nientemeno che un suo lungo progetto di riforme del teatro italiano. Ormai
Ponzio Pilato aveva già
profferito
non volle ricredersi.
il
rjnod scripsi, scripsi, e
In Pietro Gambacorti, commissario della Repubblica di Pisa, non seppe trovare grazia. Poveretto, come fu conciato! Udite la
sua sentenza
cuzione non bibile
>i
«
!
Per povertà d'intreccio e per cattiva elo-
giudica degno di rappresentazione e [tare im-
che non siasi accorto dei
dramma, se pur non si
vizi intrinseci di
vuol appoggiale
il
questo
successo alle poco
ali ici nostri giorni: e la Commisnon può tralasciare di far notare, «pianto sconvenga a una Compagnia, che ba il titolo di Regia e che, da un Re isti-
discrete allusioni ••
tuita,
da esso continua ad essere favorita, di lasciarsi domi-
uno spirito di opposizione demagogie Ricordiamo ancora una famiglia e Patria, ossia Pietro M teca. ila
Al leggendario minatore biellese doveva capitare per BUS mala •
tici
di vedersi tartassato da un autore novellino e di sencondannare senza grandi riguardi: • Non è miglio:
— 150 — altri. Pare il lavoro di un uomo di poca spenodo è oscuro e l'epilogo poi è una di quelle escrescenze, che talvolta guastano anche le piante più distinte ». Si proponeva la soppressione completa di questo.
peggiore di tanti
rienza
Il
Lo stesso autore aveva presentato tre anni innanzi Un incomparabile amico, forse suo primo lavoro, che aveva trovato critici arcigni e così crudeli da stroncarlo senza remissione,
prima che il pubblico potesse dare il suo parere. il
giudizio della censura, la
commedia
« presenta
A sentire una man-
canza di delicatezza (alla larga !) è sparsa di francesismi e piemontesismi e sovra tutto di frizzi ed espressioni, che sono contro ai buoni costumi. E insipido lo scherzo intorno ad
Adamo ed Eva ed è un'infamia il chiamar Mito, cioè favola, l'istoria degli autori del genere umano ». Dove lascieremo una Marchesa di Furiano, che aveva per donna galante così rotta al vizio da costringere il marito a condurla ad abitare in villa? La censura riprotagot usta una
conosceva qualche merito al lavoro, ma lo dichiarava tale da
non potersi rappresentare per immoralità. Leonora di Toledo, non so se fosse molto più corretta nei costumi, certo non trovò clemenza. Fu definita una meschinità indegna di essere ammessa per le scene, anche per l'indecenza del carattere della protagonista.
Vi fu chi volle sceneggiare il notissimo
fatto,
che ancora
oggidì si ricorda col Carnovale d'Ivrea e attorno alla persona di Giovanni di Monferrato imperniò un drammone a forti tinte,
che consegnò al Righetti, perchè venisse rappresentato dalla Compagnia Reale Sarda. 11 capocomico, il quale sembra non s'impicciasse troppo nella lettura delle produzioni che gli autori gli offrivano, passò senz'altro il manoscritto alla Revisione.
Questa volle servirlo subito a dovere. Trovò che Giovanni al
genere dei così detti spetta-
coli dei teatri popolari e però
non era da presentarsi ad un
di
Monferrato apparteneva
pubblico colto. Almeno alla mancanza di novità nell'argo-
mento l'autore avesse supplito colla novità dei vestiari e dei caratteri, o colla purezza dello stile. Tutti questi requisiti in-
Compagnia Regia insomma il lavoro non era addatto. L'autore non credette di ricorrere in appello, vece mancavano. Per la
— 151 — ina tenne conto
giudizio
«lei
i
il
suo dramma
più modesti.
tri
XV.
In altro pensò di valersi «Iella figura della povera Selvaggia Massimo d'Azeglio. Non tu troppo Itene inspirato, perchè, smanioso di fare qualche COSa di veramente
del Niccolò de' Lapi di
bellb.
suo lavoro di
il
i
frasi e
di
tinte
esagerate, che
rimaneggiamenti indivoleva vedete rappresentato il suo lavoro. rvazioni e consigli di
spensabili, se
uai cominciavano Della stessa prima scena dell'atto primo. la sua dolorosa storia, il suo primo malcostume con un verismo, che il revigiudicava « così inverecondo, che troppo si oppone alla Qza e ai principi della drammatica, che introduce bensì perduti e ribaldi, ma non vuole, diesi professino tali ». Nell'atto secondo, scena seconda, non si ammetteva la frase « Non o in lui che un Patrizio », e nella scena quinta sembrava
La protagonista narrava
Ha
le
via del
parole
da eccitare
«
Oh t'alai setta degli Ottimati » suonassero tali
disprezzo e l'odio contro
il
una (dasse. che
«
in
virtù dello Statuto vuole essere rispettata come tutte le altre ».
Anche pei Moderati. Selvaggia non dimostrava troppa tene•fenz'altro nella vili
;
e
corrotti
«
seconda scena del primo atto li dichia-
contro verità e giustizia » scriveva
>n veniente
verso
dichiarava ancora li
>i
e
verso
la
poli-
battuta: «Queste teorie predi-
la
Nazzareno -. Ancora
Religione
la
la
si
trovava offésa
la
moralità
e
dichiaravano laide • ad essa contrarie le esp essioni: • de-
dita
.1
ano
piaceri
le
di
gioie
cella scena quinta del
ll'ultimo
atto
filialmente
del
corpo, ecc.
»
che
figli-
primo alto. volevano essere modificati in bocca ad un pi
i
contro verità » erano posti io.
manifestava
coi quali si
dall' Italia.
il
conclusione, se
In i
concetto di cacciare il Pasi
voleva
rappresentare
mutare, tagliare senza pie! -une pure approvata
ondi/ione, direbbe mi b
Cybo. Il voto favorevole non era negato, perchè -i
— 152 — ravvisava nel lavoro qualche valore artistico, ed anche perchè in
mezzo a tanto laidume non offendeva il buon senso. Era
già qualche cosa. Il lavoro, per se stesso, era privo affatto di originalità, plasmato sui
due drammi di Vittor Hugo: Le Roi
s'amuse e Angelo tyran de Padoue e non usciva dalla cerchia dei mediocri. Le mende maggiori consistevano nella diseguaglianza di stile, in frasi tronfie e ricercate messe in bocca ad
una popolana. Certe sentenze, che essa trinciava sulla questione della pena di morte, erano ritenute sconvenienti alle idee predominanti nel tempo evocato dall'autore e al personaggio stesso, che le declamava. Quando questi errori grossi e piccoli fossero corretti, il Righetti poteva far rappresentare
Veronica Cybo. In generale gli autori trattare
i
personaggi
avevano la tendenza strana di mal-
storici.
Della conoscenza dei tempi in
cui erano vissuti dell'ambiente in cui
moda
si
muovevano, era di
un certo disprezzo. Ricorderò qui soltanto, poiché sull'argomento dovremo ritornare più tardi, un certo affettare
Ferruccio, nel quale testa
i
caratteri del protagonista e del Mala-
apparivano ridicoli. Siccome anche lo stile e la lingua di
questo dramma lasciavano non poco a desiderare, cosi la censura lo
mandò a riposare in pace con un certo Corista, stato
protestato alla prima prova. L'autore
si
era
valso di lui e
modesta posizione per fargli dire corna della Corte e del Ministero. Dondini, che voleva rappresentarlo per la sua serata, fu invitato a cercare qualche altra farsa meno com-
della sua
promettente. Bucciotti nell'anno 1850
si
era accontentato di
Due uova al tegame e nessuno aveva fatto il niffolo. La serie delle citazioni potrebbe continuare ancora, ma a che prò affannarsi a richiamare in vita altri cadaveri? Molto cam-
mino dobbiamo ancora percorrere. Limitiamoci ad alcune poche osservazioni, le quali ci consentiranno ancora di vedere da vi-
cino la miseria, in cui versava il teatro drammatico italiano.
XVI.
Dobbiamo anzitutto notare, che gli autori dei drammi, gli stessi rabberciatori non erano sempre felici, non che nella
— 153 — dell'argomento, nel
La
si
modo di svolgerlo. Nei lavori a tesi
eccedevano i limiti sino ad arrivare ad
una meta, che forse non era quella voluta precisamente. In autore già noto per lavori fortunatissimi volle portare sul palenico del Carignano una Donna in seconde nozze. La center riguardo all'autore si limitò a fare delle riserve circa alla moralità dell'argomento, ebe
trovava un po' sdrucciolo.
Non le sembrava, che quello scredito, che si gettava a piene mani sulle seconde nozze, fosse proprio da approvarsi. Fece anche di più si spinse sino al punto di esprimere dei dubbi sul successo, che la produzione avrebbe potuto ottenere. Un altro ebbe in mente di drammatizzare una novella di Alessandro Dumas intitolata 11 figlio della colpa. Non tutte le ciambelle riescono col buco; ed egli tini col perdere il ranno ed il sapone. Il lavoro apparve privo di senso morale. Ne ema:
nava un tale sviluppo di brutture, che urtava ed offendeva i affetti di figlio, di fratello, di madre, di moglie, per
più cari
date luogo a colpi di scena impressionanti. I pensieri nobili, generosi non riuscivano a scompagnarsi da conflitti sconvenienti,
da
istinti
brutali. Il figlio della colpa
andò con Due
peccati mortali, riprovati come indecenti nel titolo e nell'azione,
e con Satana re delle anime dannate, respinto pel San .Martiniano. ad accrescere
il
numero dei lavori nati-morti.
Ernesto Rossi non fu ben trattato dai signori della Censura nel
suo primo contatto COO 6688.
rappresentare per
la
sua serata
al
11
lavoro, che intendeva
Carignano, gli
renne
to e dichiarato immeritevole di essere rappresentato, quan-
tunque
Revisione Politica glielo avesse ammesso. Ebbe un
la
lisina letteraria tenne duro. tini
per arrendersi. e
tini
Talvolta giudicati. Vigliètto,
i
il
per Strappare
suo lavoro, il
11
tagliò,
traduttore raffazzonò,
desiderato consenso.
revisori erano anche mordaci, sarcastici nei loro
Di una il
Rifece
commedia piuttosto meschina,
censore
intitolata
//
ippresentabile Bensa paura di
Bechi facendo solamente sbadigliare -. A proposito di un Quaf-
Iccome la Compagnia Regia purtroppo suo repertorio drammi meno che mediocri, si vedi
ettembre si d
ha
liei
convenga, che ne abbia ora uno di più
-.
in GH* seppe Ange-
- 164 Ieri
—
con questa dichiarazione: « Non ho trovato tanto gravi, per cui se ne debba impedire la
tu licenziato
in esso difetti
rappresentazione ». Me mari a l'è Sguardia, l'arsa in dialetto
piemontese, fu qualificato; « Lavoro senza scopo, se se ne toglie quello di far ridere ».
Contro l'opera della Censura i capicomici, niuno eccettuato, e gli autori tentavano di agire di sorpresa presentando tardi-
vamente lavori già annunziati al pubblico per data fissa. Ai facilsperava di ghermire pi
revisori, presi alle strette, si
Ci
mente il voto favorevole. Il colpo non riusciva sempre, perchè il
giudice strillava, protestava contro la tentata strozzatura e
si
mostrava più severo. Vi fu anche chi
si
piacque di inviare
alla Revisione lavori senza titolo. Altri, che si era veduta re-
spinta una produzione,
la
ripresentò inalterata accontentan-
dosi di modificarne il nome.
Di tutti questi ripieghi e mezzucci si faceva tuttavia giustizia
sommaria. L'oculatezza non era mai soverchia, perchè se per poco si fosse rallentata, si correva pericolo di andare incontro ad un attacco furioso di certi mastini rabbiosi per essere stati colpiti
certe
senza compassione e specialmente senza riguardo per
commedie
perpetrate con
poco rispetto dell'arte e di
quelle certe contingenze politiche, delle quali
non
si
voleva
riconoscere la delicata gravità. Non aggiungiamo altre parole.
XVII. Sinora abbiamo esaminato l'opera della Revisione esclusi-
vamente
in
rapporto
al
reografica.
Il
abbiamo melodrammatica e la co-
teatro drammatico. Nulla
detto per quanto riguarda la parte
controllo, al quale l'una e l'altra erano soggette,
non era meno severo e meno attivo; anzi possiamo aggiungere qualche cosa di più. Per quanto si riferiva ai Teatri Regio e Carignano, esso
presa, sì per artisti,
la
non conosceva
limiti.
Ogni atto dell'im-
scelta degli spettacoli, come per quella degli
era soggetto ad
una vigilanza rigorosissima, che si
estendeva anche agli stessi figurini del vestiario. Molte cose, tutte curiose e interessanti per dimostrare questo asserto.
si
potrebbero citare
Potremmo, per esempio, nar-
— 155 — dimostrazioni clamorose, di
ili
rivoluziona
iniz-
erò la Direzione Generale, eh
sottocom-
<ii
citava la vigilanza; di clamorose proteste del pub-
drammatici, disgustosi
blico, di epiloghi
Limitiamoci
una Bemplice
a
tutto. Quando
il
frase,
vertenze.
di
che servirà
sintetizzare
a
signor Pubblico non era soddisfatto, o Io
a metà, di uno spettacolo, usava scaricare rumorosamente
il
malumore contro la Direzione Generale dei Teatri, la quale >nta del
suo atteggiarsi a Consiglio dei Dieci
materia
in
•ntava la vera testa di Medusa. Contro di •
ano le
sollevate
ire
qualche tenore insufficiente,
«la
qualche prima donna raffreddata, da una scena un 'pò* lorita. o
da certi capi di vestiario, che (rubo
ad An-
la frase
Brofferio) uscivano dalla bottega del solito rigattiere.
•nento di hallo, grande o piccolo, ogni poema me-
lodrammatico, ogni spartito doveva essere proposto alla di-
sottocommissione competente
lla
Le informazioni sul valore delle opere degli carnovale deiranno 1849
vedevano
E non si faceva celia!
istruente controllate. I
e approvato. artisti
l'impresario del teatro
in 5<>
va di rappresentare il Poliuto dì Donizetti e pra-
vamente Paolina e Poli ut
I
libretti
i
delle
due edizioni, della
martiri, raffazzonamento del primi-
dramma, fatto dallo Scribe per il teatro dell'Opera di quale
"liuto, bretti
furono riconoscili te
li-
unente mediocri, benché
di-
irvi
nonna.
il
secondo, perchi
Barbieri-Nini, che era scritturata
:
subito
perei
al
Rej
Console S
tare sta,
al
me. L'approvazione pero non
appunto in quel a
I
parole; morali, ma discutibili per
Fu tuttavia prescelto aito dalla
onde, assunte
le
debite
quell'opera
informazioni da
sima tudine >ul merito intrinseco dell di'. sito
in
Pa-
due
rappresenta di
si
ae
Boll
uno
-
realmente ottenuto, tanto parti-
complesso. Non
a
riputata «uffici
— 156 — a togliere
i
dubbi sul valore dell'opera una lettera della Bar-
bieri-Nini prodotta dall'impresario.
Per informazioni sulle qualità artistiche di certi cantanti e sullo stato dei loro mezzi vocali la Direzione generale ricor-
reva all'opera dei Consoli, mentre una volta
si
valeva degli
Ambasciatori, che erano interpellati direttamente dai Ministri di Stato incaricati delle relazioni esterne.
Più tardi si ricorse
addirittura alle Regie Questure, incaricandole di assumere
le
notizie.
Prescindiamo dalla avventura toccata al libretto di Lucrezia Borgia, che secondo
le città
nelle quali l'opera veniva rap-
presentata conservava, o mutava titolo e luogo dell'azione e
fermiamoci ad un caso, che credo affatto sconosciuto, ma non per questo
meno
strano. Correva l'anno 1852. L'impresario
del teatro Regio, forte di tutte le approvazioni
aveva annun-
ziato ai suoi abbonati la rappresentazione del Rigoletto, già
dato a Venezia, a Roma e a Trieste con grandissimo successo. Necessità impellenti suggerivano di accelerarne l'andata in scena. Già
le parti
erano state studiate e condotte a buon
punto le prove del coro, quando improvvisamente, uua brutta mattina del gennaio, il Ministro degli Interni si svegliò di cattivissimo umore, colla mente piena di scrupoli e di paure. La
comparsa di un Duca di Mantova sul manifesto e sul palcoscenico del teatro Regio gli torturava il cervello. Gli sembrava
insomma da non potersi permetil Duca di Mantova, messo dal Piave nel libretto, sostituiva il Charles Emanuel due de Savoie segnato da Vittor Hugo nel suo Le roi s'amuse. Senz'altro, pericolosa, impolitica, tale
tere.
Forse egli ignorava, che
sotto l'incubo di
sì
brutto sogno, spedì ordine, che a nessun
costo si dovesse rappresentare il Rigoletto. L'impresario strillò, protestò. Le sue speranze erano riposte nell'opera, che doveva
rappresentarsi pochi giorni dopo. Il pubblico l'attendeva con
impazienza. Le difficoltà per sostituirla con altra nuova di valore erano gravissime. Aveva trionfato a Venezia, a Roma, a Trieste senza contrasti, perchè ne avrebbe suscitati
pari
proprio a Torino?
11
ministro faceva
il
sordo, ormai aveva
dato l'ordine, non poteva revocarlo. La ragione di Stato d'ai-
— 157 — t
ronde era più
la
torte di qualsiasi altro
rinuncia del Rigoletto e non
vi
argomento. Imponi
era da ribattere parola.
Le cose volgevano a male per l'impresa, quando improvvisamente venne in suo soccorso il ((nestore Luisia. Aveva letto
aveva trovato politicamente innocuo, sì che aveva creduto necessario di sollevare obbiezioni. L'azione non del dramma avveniva nel secolo XVI, onde non si potevano il
libretto e lo
temere allusioni personali. In ogni caso il predicato non si leggeva che nell'elenco dei personaggi e si poteva sostituirlo
un altro fantastico e mutare anche il titolo di duca in quello di marchese, di conte, di barone lasciando inalterato L'eloquenza del questore Luisia,
per calmare
il
libretto.
le
irrequietezze eccessive del suo superiore e ottenere la re-
finì
voca del decreto.
Questo Rigoletto doveva essere altra volta soggetto di dubbi.
Da Nizza infatti nell'anno 1854 si chiedeva se potesse rapprendi in musica, pure essendo vietato il dramma di Vittor Hugo. La risposta veniva data in senso affermativo e Nizi
zardi in quell'anno applaudivano a quest'opera e alla Borgia
compagna di guai politico-letterari. Di qualche altro casetto curioso potremo
mente accenno,
l'n
sommaria-
fare
giovane compositore locale, artista di belle
mze, ma timido e non troppo fortunato in complesso, pretò alla
Direzione un suo spartito, che forse aveva in animo
far rappresentare in uno dei due teatri. La Direzione nominò per esaminarlo una commissione tecnica composta dei
di
maestri
Riccardi, 'l'urina. Fabbrica, concertatore questo del
lei cavaliere felice Romani. Onesti signori dopo un paio di mesi riferirono di avere riscontrato nel la-
teatro
1;
parecchi pezzi, che per le loro qualità melodiche potevano riuscire di buon effetto, purché ben cantati, parecchie mende, che indicavano, perchè l'autore potere correggerle. Un i
v
«
altro autore, che ave
tatto
rappresentare con sim-
un suo melodramma in un altro teatro di 'l'orino, ne Inviò (UDO nuovissimo che Intendeva di far rappresentare al Ri sommissione nominata appositamente per esaminarlo. iò
non avere
trovai.) sotto l'aspetto tecnico cosa
de. Quanto all'effetto, benché
>i
potesse
N'ii-
meno lo-
desiderare una
— 158 maggiore novità
sì
nelle idee, che nella l'orma, tuttavia
porgeva motivo di trovare a ridire.
I
non
pezzi a solo, specialmente
apparivano più eommendevoli dei concertati. Senza assumere la responsabilità di un successo sicuro, Commissari gli adagi
i
ritenevano che l'opera potesse rappresentarsi per terza della stagione.
Meno favorevole incontro sortì la pretesa di un coreografo trattato per l'allestimento dei
balli
del
carnovale dell'anno
poneva per condizione sine qua non, che a suo tiglio fosse affidato Tinca rico di comporre una delle opere nuove 1860.
Egli
del carnovale. Gli
maestro non
si
si
rispose dalla Direzione, che
il
giovane
trovava ancora fornito dei requisiti voluti per
scrivere un'opera nuova pel teatro Regio. Non si ammettevano
che compositori già ripetutamente sperimentati in
teatri di
prim'ordine.
L'argomento dei
balli
non solo, ma tutto quanto rifletteva
suo allestimento scenico, era oggetto di cure speciali. Nel-
il
l'anno 1851 fu proposto il ballo La figlia del bandito del compositore francese Giulio Penot. Direzione e censura nulla ave-
vano trovato a ridire circa l'argomento e lo approvarono. La Commissione incaricata di esaminare i figurini del vestiario mostrò di altro parere. Il disegnatore per inavvertenza aveva
si
accoppiato in uno di essi
i
colori giallo e nero. Senz'altro la
già concessa approvazione venne subito sospesa e rinviata,
dopo che il coreografo avesse presentato un nuovo tipo vestiario, che non offrisse l'unione, delle due tinte.
di
Al ballo Faublas, proposto per lo stesso teatro, fu concessa rappresentazione sotto condizione che il titolo venisse mu-
la
tato,
perchè non ricordasse un romanzo scandaloso. Venne
anche ordinata una modificazione nello svolgimento dell'azione.
Non si tollerava, che nel terzo atto Agnese entrasse colla cameriera nello stanzone, nel quale stava nascosto nista. Ciò
il
protago-
appariva una sconcezza.
Sul Faust (ballo) vi fu un po' di discussione, perchè taluno lo
reputava troppo affine al Kardinuto. L'approvazione venne
però concessa, ma come primo ballo della stagione si preterì
un
altro intitolato Fede, ad onta di
una funebre danza, che
l'impresa riteneva di scarso effetto. Si disse, che offriva un
- 15S» più di novità e dì
L'impresario era tuttavia in-
i
menò rancidi e meno
o argomenti
vita'
comuni. La Beatrice di Gand. battezzata poi col nome di Bella fan-
non tu voluta ammettere come primo ballo, he razione non era abbastanza grand ios // passaggio della Ber esina, ballo grandioso non tu ini tato per la difficoltà di far manovrare cavalli sul palpiù si concedeva di tarli passare nella parte li
ciulla di Ganti,
i
alta.
Crimilde
Di li
trcfaè
disfi
si
fondato sulla fantasmagoria
fuochi di Bengala può forse avere un
successo
felice,
materiale sia ben eseguita. La Direzione tiene per
fermo, che rifatto
du^ programmi debbano venire
i
ritoccati, anzi
secondo per rispetto alio stile, perchè sarebbe tare
il
coltura
oltraggio alla
del pubblico Torinese presentarglieli,
coni
L'altro ballo accennato in questa critica era
il Oinq Mara, mitrava « qualche novità, quantunque sembri che la chiusa non può produrre alcun effetto». I due
nel qual< i
di
Francesco Guidi, poeta melodrammatico dei
Teatri, eie
abbandonato le Muse per darsi al ina-
io i
spiritismo. L'argomento della Crimilde,
lilo
buttato
n'ìù
nuove inclinazioni Poiché
il
del poeta
parmigiano.
nome del Guidi è caduto dalla penna, non dare l'acre polemica storica da
fuori luo.
a proposito di un altro suo lavo: •ria
;
affrettatamente, risentiva delle conseguenze delle
dei
balli
teatrali,
della ia
sostenuta
lui
poca
jraflco, ci
rome VExctlsior molti
proprio
SoUéwurione
del!
ballo
re.
dal coreografo Astolti e dato con grandissimo
l'anno 1861. Alla Direzioni' non andava a genio il
coleva mutato in Liberazione dei
til
non Inclinai ••.
il
il
una
difficoltà:
nomr \i\\ era indiffen
Guidi, chi-, messi
volini giranti, li
-i
in
sì
L'Astolti
purché
ballo
il
invece non
disparte ii sonnambulo Americo e
.inno della penna
e >i
ricordo ,).;
comincio dal tirare dalla sna
pia*
la
ambe
il
e-
i
ta-
— 160 — grafo. Poi, viribus unitis,
si
dettero a protestare contro certi
cambiamenti che si volevano operati e che a loro sembravano perniciosi. f
Belgi
si
chiamavano Belgi sino dai tempi
di Giulio
Ce-
sare e già allora, piaccia o no, erano compresi nella Belgica
secunda, o nella Germania tertia. La Fiandra nel secolo XVI era
una delle tre parti principali dei Paesi Bassi: le altre due
erano il Belgio e l'Olanda.
La guerra dell'indipendenza dei Paesi Bassi aveva durato ottantadue anni. L'episodio scelto pel ballo si rifletteva a fatti
avvenuti sotto il regno di Filippo II, quando governava colà il
Duca d'Alba. Non vi era adunque pericolo di allusioni, e di
equivoci, perchè anche gli scolaretti sapevano quando avevano vissuto questi due personaggi. La Direzione tentò di venire ad
un aggiustamento, ma Guidi tenne duro e finì per vincere. XVIII. Il
piccolo dicastero teatrale con tutti i suoi annessi e con-
nessi crollò improvvisamente
il
12 giugno dell'anno 1856, im-
perante Urbano Rattazzi. Le cagioni, che determinarono la catastrofe, non appariscono ben note, né chiare. Parliamo naturai mente delle vere, perchè quelle che si addussero del cumulo di lavoro diminuito per la soppressione della Compagnia Sarda e della scadenza dall'ufficio (oh la brutta frase burocratica !) di
molti membri, non furono trovate molto serie da coloro, che
erano un po' addentrati nelle segrete cose. Ciò che non è dubbio, è
il
modo un po' troppo rude, col quale
i
membri della
Direzione Generale rimasti in carica furono licenziati. Ebbero notizia del provvedimento, che giornali. Più tardi e ufficiale.
Il
un
li
riguardava, dalla lettura dei
po' seccamente ne ebbero l'avviso
trattamento non passò inosservato, anzi un impie-
gato ragguardevole per carica, che apparteneva alla Direzione disciolta e doveva raccoglierne una parte dell'eredità, osò farsi
eco del malumore, che esso aveva sollevato e scrisse qualche
Fu fatica sprecata. Le cure, che prima erano affidate ad un ente
acerba parola in proposito.
ripartite fra tre.
Il
teatro
solo,
furono
Regio con quanto gli si riferiva, fu
-
161
ito
direzione di una Gommissi
la
iale,
suo presidente attivo ed autoritario
1
che dal
non
fu dotto,
una certa dose di malignità, il Feudo di Brenne. All'ln-
,i
Questore
!
sorveglianza su tutti gli altri
la
comprese le licenze richieste per l'aperun ufficio speciale annesso alla
in
spettacoli
torci»
tura
passò ad
Ne ebbe
del .Ministero dell'Interno.
e
Giovanni Sabatini
ito
;_'ià
la
dì-
appartenente alla
ne dei Teatri e alla censura, dilettante coni-
non sempre fortunato e tartassato sp-
ito
stampa. Egli ebbe per collaboratori
dalla
ùnto Ra velli
anche Giovanni Peruzzini, poeta
più tardi
e
-drammatico, autore del tessa d'Amalfi
posti
in
In seguito a questi
>len-
professore
il
Con-
libretto della .Ione e della
musica dal Petrella.
mutamenti vennero anche modificai presentazione dei lavori sottoposti a re-
illa
me. A qualunque genere essi appartenessero
lirico,
co-
raflco, tragico, comico,
drammatico, burattinesco, dove-
consegnati dai
loro autori rispettivi o dai capi-
ari
che intendevano metterli
in scena, all'uf-
tura della provincia, nella (piale risiedeva il pre.
manoscritti
I
venivano mandali
libri
all'ufficio
ite di Torino dove venivano esaminati, e. se affimi
Mi ad ogni iri,
pagina,
se
trattavasj di copione.
.
la
me. Avverso di
appello.
data della il
titoli dei
presentazione e
risul-
il
giudicato della revisione noi
Quandq un lavoro eia approvato
l'obbligo di modificazioni, non
si
poteva rappresentare, qua-
importanza, se non
lunq
in
aveva prescritto
i-ore. che Il
I
approvati <> non, venivano descritti su apposito registro
seguito ad un le
corre/ioni.
Peruzzini poi propose che allo scopo di evitare equivoci vo-
luti
o
non,
ordinate
;i
le
modificazioni
tutela
delia nei)
introdursi, specialment.
da
dei
decenza,
rispetto
alla
religi
chiaramente, in modo eh
ioni
•mire frustrate.
S.
<
lOROI RO
IM
PAMP \K
I
Quattro lettere inedite di Carlo Alberto
Le quattro lettere di Carlo Alberto che qui
si
pubblicano
per la prima volta provengono dall'archivio Sambuy. Ne trovai gli autografi quando, dopo la perdita del compianto conte Mario
Degli Alberti, la vedova contessa Enrichetta Della Marmora mi
diede l'incarico di riordinare le carte Sambuy da lui edite (1), e col consenso gentile di lei ne feci la trascrizione.
Sono dirette al conte Vittorio Amedeo Balbo Bertone di Sambuy, allora segretario di legazione a Madrid, sotto il marchese Brignole-Sale.
Non contengono rivelazioni ma meritano di essere note se non altro che come piccolo contributo a quell'epistolario che rimane ancora un pio desiderio degli studiosi (2).
I
primi due anni in esilio trascorsi in Toscana, dopo la bu-
fera del '21, da
Carlo Alberto, furono irrequieti, monotoni,
uggiosi.
La sua situazione morale era penosissima. Amareg-
giato dal
persistente ed implacabile rancore di Carlo Felice
e dalle recriminazioni dilaniatrici di profughi, malgrado i conforti della fede religiosa e gli svaghi dello studio e della caccia,
(1)
La politica estera del Piemonte
sotto
Carlo Alberto secondo
il
carteggio diplomatico del conte Vittorio Amedeo Balbo Bertone di Sambuy,
tomi 3, Torino fr. Bocca, 1914-16. (2) Bianchi Nicombde, Lettere di Carlo Alberto, in Curiosità e ricerche di storia subalpina, voi. 3°, Bocca.
- 163 — suoi giorni in profonda melanconia mal dissi-limava mulata nelle lettere agli amici suoi più intimi di. Francesi iniziarono la Oliando nella primavera dei 1813 campagna contro costituzionali di Spagna, Carlo Alberto ve-* i
i
i
dendo in essa una propizia occasione per distinguersi, riabifavore del He, tanto insistette che ot-
litarsi e
riacquistare
tenne
facoltà di parteciparvi.
la
il
maggio a bordo della fregata « Il Commercio » di Genova lasciò Livorno: il 16 raggiungeva ad Aranda il Duca d'AngouIeme, capo della spedizione. Fu accolto da tutti con grande cordialità. Al Trocadero si coprì di gloria nel modo Il
-2
che tutti sanno e fu ricompensato con onori, plausi
e deco-
razioni. Nel viaggio trionfale di ritorno verso Parigi, da Bor-
deaux, dirigeva al conte di lettere.
Eccola
Sambuy la prima
delle nostre
:
Mon cher Sambuy, comme rona avez toujouis été si amaible a mon égard, je viena vous prier d'un plaisir, qui serait de faire parvenu- la lettre ci-jointe au Due de l'Infantado: je le lui adresse pour lui
recommander le jeune Camera (Salasque) dont vous saurez l'an-
cienne et malheureuse histoire: je les
-
le prie
de le faire passer s'il fut
Gardes, pour le mettre un peu, comme disent noa
parvenus. à l'honneur dn monde; je pense que s'il peut obtenir cette ir.
<ju'il
ne serait pus cu ctat de s'equiper: ainsi je vous prie-
mon cher Conte, de vouloir bien lui faire donner en mon nom de 1000 à 1500 francs, pour quii {Ulisse se former un trousseau, et m lucine teins
Paris je
un avertiss^ment paternel des plus clairs.
vous ferai parvenir cette somme:
tout ce que je dola vous rembourser pour les robes que vous •
que je vota
de
me faire noie: anaaitot que je ponimi Barrir ce
dola.
rooa pnc.
vi
j'iiiuisf
de votre boote et
i
constante amitlé. Borei
Alberi de
e
lettere al
Barbania
io
l'i.
iìi
-
BBRNATIS, Un D ino Costi,
regard e al de Sonnaz
in
COSTA DI BAI i:i-:<..\ki>. /
in
Mario dbou Alberti,
-ne Carlo
della
Marmora
Diec\
ani
I
— 164 A Parigi Re, Principi, personaggi colsero con grandi onori. Tulli,
Corte, ministri lo ac-
di
nana Silvano (1), s'affolla-
vano nel veder passare la grave figura dell'eroe del Trocadero di cui la bravina era diventata leggendaria. Nell'udienza particolare accordatagli <lal
marchese Altieri,
bien
L'ambasciatore sardo, (2):
voulut
et
recevoir avec une bonté extréme et L'entretenir longement
le
jeta d'abord Lea yeux
Il
Ite. scriveva
6 dicembre 1823, al suo governo
Roi le suina en l'appellant sua cousin, Fembrassa
lo
4
il
sur
épaulettes
les
•pie le Prince, d'apréa l'autorisation qu'il
de Grenadier Francala
en avait recu de son Sou-
verain, portait sur son uniforme de L.* General, et
beaucoup de gre
qu'Eile lui savait
ile
s'en l'aire
s. M. lui lit
bonneur
sentir
».
.Ma né la giocondità delle teste parigine, né la cordialità delle
accoglienze distraevano Carlo Alberto dalla sua naturale me-
lanconia resa più acuta
dalla nostalgia che sentiva del suo
paese e della famiglia e dall'ostinato silenzio che Carlo Felice
opponeva alle sue vive sollecitazioni di poter rimpatriare.
Solo
le
calorose insistenze del marchese Alfieri in favore del
povero proscritto e a
nome di Luigi XVIII placarono Carlo
Felice che acconsentì a che Carlo Alberto potesse raggiungere
propria famiglia a Firenze passando per Torino. Il marchese
la
Alfieri il 3 febbraio 1824 partecipando la partenza di
berto,
avvenuta il giorno prima, così
J'aurais vu partir avec regret
S.
A. Mg.
si
le
esprimeva
Carlo Al(3):
Prince de Carignan,
ne devais préfórer ses avantagea aux miens, car ce Prince m'a comblé ile
témoignagea de bonté
panni qous, à
et
il
et
d'amitié pendant le tems qu'il a p
n'a cesse de
montrer beaucoup de consideratimi
L'Ambassadeur de Son Souverain, et le plus grande dderence pouf
tout ce qu'il pouvait se trouver dans le caa (te lui conseiller, cornine
pouvant étre agréable a S. M. dont S. A. S. ambitionnait vivement de
piemontese, voi.
1°,
del Comitato
Piemontese della Società Nazionale
per la Storia del Risorgimento, Bocca, 1908. Per questo periodo di vita Carlo-albertina v. pure
Perrero Domenico,
Gli
ultimi Reali
à,
vota ecc., Torino, Casanova, 1899. (1)
De Beaureuard, op. cit. p. 308 e seg. Archivio di Stato di Torino,
«
Lettere Ministri Francia », 1823.
Archivio di Stato di Torino, « Lettere Ministri Francia »
,
1824.
— 166
iiniilf, et
ur
entimena qu'il je
i
in
irer
irlo
Pai
a
•
su leur inspirer. V.
;i
me troui
de E.
lui
offi
i
péut imag
de rendn
i
consideration
la
Torino il
a
ben vigilate
vir
|»»'i
l'amour des peuplea
et
qu'il
gou> eri
.1
Alberto rientrò
indo
marqo
Prince qui saura égalemeni se meriter les bont<
mi jour appelè
•
plus
que «In Corps diplomatique ont ch<
si
«la
febbraio, a notte buia,
7
carabinieri travestiti (1 ): il
giorno dopo fu ricevuto da Culo Felice. Silvano afferma (8) che
4 colloquio fu burrascoso ma Alberto rivela che
lo
fu
nella
lettera al
Conte Iliaca
ricevuto benissimo. La
-
formazione La
si legge india seconda lettera che pubblichiamo, da Firenze dove Carlo Alberto, dopo brevissima dimora
orino, era ritornato eolla speranza
onte Moli
di
rimpatriare presto
:
sambuy, je m'empresse de répondre
tri
\
nula
tte
<|ut'
bien
|uoiqu*elle n'eut .uniti.'
m'ecrire, desirant
;'i
1
<
voua n'ayez point recu
pu que
dern
ma der-
mal voua exprimi
t'ort
que je voua porte, ainsl que ate
vous
surtout
que
i
ma vie, pour toua «mi
pour
unii
pendant
le
coura
'!«•
le
brevet
de
mon
méme depaia mon dój e
de l'ordre de
intìnementde m'avoir. envoye* S.
Ferdinand, «ine je .•Mi-
doifi
me feriez plaisir de me rappeier à leur iplimens
iurs
qu'il
dlicitude
n'oubliera
point
au Due de l'infant
l'affaire de ce paini.
n\ re que ilf le
dmable
I
d'ai oir écrit en
And
our
me
l
— 166 — venir des peignes:ils feront grand plaisir nerai: ceux que j'ai laissé a Paris ont
;'i
l'ait
ceux a qui je les donun effet admirable: ila
sont devenus à la grande mode. J'ai eté
bien peniblement affecté en apprenant, mon cber Sambuy,
maladie que vous avez eu et tout ce que le climat vous a fait soffrir: je me flatte que vous serez parfaitement bien r^tabli main-
la
TtMiaiii
:
mais j'espère pourtant que vous croirez nécessaire de faire
une course en Picmont, l'air natal etani toujours le meilleur: ce qui me procurerait alors le plaisir de vous revoir que je desire iniinement: je me fais une
fète
de vous voir arriver à Racconis.
mon passage me faire rentrer definitivement chez
Le Roi a été excellent et parfait pour moi lors de par Turin: il m'a promis de
nous, lorsque les chemins et la saison seraient devenus meilleurs.
Le séjour de Florence est infinement plus paisible
et>j' oserai*
mème dire plus agréable que celui que vous occupez maintenant; il
y a une foule d'etranges surtout de Russes, qui donnent chez eux
des réunions charmantes: des amateurs de musique se passent jour-
nellement au theatre où
ils
pretendent d'entendre un opera ravis-
sant et les personnes qui veulent etudier, trouvent aussi ici toutes les ressources imaginables.
Adieu, très cher Sambuy, veuillez moi toujours un peu de bien et
croyez à mon vive et sincère amitié Albert de Savoie. Florence, 20 Mars 1824.
Ecco un'altra lettera scritta negli ultimi giorni del suo esilio fiorentino:
Mon cher Sambuy, Pallavicini qui bien vous connaitrez, ainsi que m'ayant fort prie de recommander à quelqu'un à
sa digne mère,
Madrid une affaire de pecunie que l'interesse
fort,
ou surtout sa
qualité de Genois, les quels ne sont point dans l'usage de faire en
ce genre des pas d'école, je vous adresse à vous,
papiers qu'il m'a remis: un pour vous
mon
cher,
deux
mème et l'autre pour la
personne de haut parage qu'il est persuade que je connais intimement, et qui doit par cohséquent prendre le plus vif interèt a ses interèts.
Vous me rendriez un vrai service de m'ecrire ce que je dois répondre au prudent Fabio, et surtout à la vieille, car vous savez qu'il
Dames qui sont surchargées nombre d'années, surtout lorsqu'elles ont la langue aussi
faut avoir beaucoup d'egards pour les
d'un grand
bien affllée que celle-ci.
— 167 — Dana
vai
peti je
Piémont, abandonnanl sana aucun
d le
..i-ami
recu
l'ai
croix de
la
mon
Adieu,
voui y revoir bientdt
e
de Russie.
oher Sambuy, cn
trèa
voua
ma
prie, è
annue
re et vive
Albert K A\ 111
d(
:
Alberto lasciò colla famiglia la Toscana il 18 moggio.
irlo
Gommo veate fu questa
in
m<
ce qui
plaisir.
distacco dalla Corte granducale. Lo attesta
il
lettera
il
ministro sardo a Firenze, il conte Castelal-
f'ero
dix beures, Leurs Altesses Imperiales L'Archiduc, l'Arehidu-
\
Prince et la Princesse de Carignan se trouverent rèunia
rami Due
Bonnea cut
lieti
à
un dejeuné de congé. Toutes C68 Aognstes Per-
parurenl extrémemenl tristea, et lors de la séparation, qui
j
une beare api
irmes couloient detouslea yeux. Le
l'inu.
fori
•
et
prodigue au Prince son Beaufils toutes
smonstrationa d'affection du Pére
le
plus Tenere.
Per8onnea attachóea a la Cour du Prince et de la Prim infinte.
A cette occasion Son AH
gna chargersa olle Madame
Impe
la
Princesse de Carignan,
méme de sa pari a M.r le Conte Costa, la decoràtion
de donner Elle
Commandeur de l'ordre de S. loseph, ou de mente. Le Prince
d
ei •
in
da Grand-Due de
ne parie aujourd'hui que
la
man
d<
de
et
leaux qu'il a distribués, paa um- personne ne fot oubliée. La modestie da Prince aprèa ses Bua i-al.-meiii
ilitó, lui <
(iiiiritti
stello di
iti
•
a
Plorei
Piemonte andò Carlo Alberto ad abitare dedicandosi
Racconi
allo studio,
ami.
il
ciccia
alla
ed
come è detto Dell'ultima delle nostre lettele che
ie:
Mon
'est
entiii
de Etaconla que
i"
ai
l<
de la damiere lettre que voulu
bivio
I
<li
in
[ne .fai
Stato di Torino,
«
reeu
pea de
mom<
Ministri Toscana
•
—
—
11)8
manquerai poinl de
partir de Qén<
faire
la
digne
marquise mòre, le bon congeli que
voixa
lui
de ses rentes Espi
>uleur
pour dee Génois, qu'une
donnez de
défaire
se
affaire aussi
mal emmanché. Je vous suis inflnement reconnais
pour toutes
lea
peihee que vous avez bien voulu vmis donner pour
me faire venir ces béaux poignes d'Andalusie: suadé,
il
ferontjesuis
plus grand plaisir posatole aux personnes
le
lea destine:
Ducheqpe de Benevenl
le
mable de m'àvoir
fai!
aux quelle
esl
vraiment inflnement bonne
faire ce joli
modéle dea costumes Anda-
luse*, ma
femme en esl toute encbantóe aussi je vous prie de vouloìr bien lui 'lire mille belles ehoses de me pari el de lui faire mes :
plus sincères remerciments.
Le Koi n'à pas encorc faire
fail
les
bientoi auprés de moi, ce
à
qui
que j'espere que ce vous sera agréable.
plaisir,
M.
recu
in'.i
de cette
ville
content
et
è
Gtenes uvee inlinement de bonté et je suis
avec Toutes
raisons
les
d'étre
011
:
peni
:
pas plus
car il etait loin d'étre ter-
mine la derniere fois queje le vis, et quatre ans des plantationa nouvelles: le
ne
sodisfait.
trouvè ici notre pare bien ebangé
.l'ai
qui
proposail
qu'il se
me Batter que votre lilleul me feraii un d'autant plus grand
tenant bien prochaine: j'aime
s.
nomination^
pour notre cour: il attend a son arrivée a Turin, qui est main-
il
font,
beaucoup peur
a tròs bien reussi et tous les étranj
voyent, en font beaucoup d'eloges:je fais maintenant
d'un gentilhomme campagnard: j'etudie
le
la vie
plus que je pense et je
que possible ignorant absolument tout ce qui se dans notre pays. Vous saurez peut-ètre que j'ai fait remettre tout mon Thèatre a neuf: maintenant je suis dans un espèce de pr oliasse autant
avec si
le
commendeur Morelli, pour les arcades du dit Thèatre: car
on decide qu'ellea sont à moi, je
entrée, dont j'ai
il
a fort grand besoin.
il
taire
un vestibule
à
à Alessandrie,
etonné: sa femme est encore à Turin, mais elle va
i'ort
réjoindre;
l'erai
A mon passage
me parait rejeuni depuis son mariage qui vous
vu Faverges, il
a surement le
j
faut esperei
plus de Francala
1
011
qu'elle
apprendra maintenant un peu
d'Italien: car lorsque je la vis à Paris, elle etait
incomprensible. Je vous attends ici avec impatience, mon tres
Sambuy, desirant infinemente vous revoir, et vous savoir hors du pays que vous abitez. Adieu, veuillez moi toujours un peu de bien, et croyez moi pour
toujòurs votre affectionnò ami. Albert
Racconis, ce
1
-luin
1824.
ile
Savoie.
Ila
elle
tant<
BOjitudioi
medila/ioni «tolto studio, dimenticava il iveva
(ria
avuto e
>i
preparava
Aho!
mondo da cui ai
giorni tu-
(MBO.
- 170
Vincenzo Gioberti a Massa ed a Carrara
NEL '48
Racconta Oreste Raggi
:
« Era
da pochi giorni venuto in
Roma Vincenzo Gioberti, quando il Rossi vi
si
trovava già
conoscevano tra loro di nome ed a vicenda stimavansi assai questi due sommi, ma non si erano
da qualche anno (1)
;
si
mai veduti, non incontratisi in alcun luogo. Io, che visitava sovente il Gioberti, un dì condussi a lui Pellegrino Rossi Quali liete accoglienze nella locanda in via Borgognona e quali affettuose espressioni fra quei due è da immaginare più che id non possa qui dire. Di uno in altro ragionamento vennero in su quel pontefice Pio IX, che fu chiamato, e parve veramente, miracolo di papa, e che a quei giorni aveva sbalordite le genti tutte,
ma sul quale
i
giudizii
cominciavano
ad essere varii e disparati. Dimandava il Gioberti al Rossi che ne pensasse; e il Rossi, a mostrare la leggerezza nei proponimenti del pontefice e il poco senno nelle cose di stato narrava come un giorno, andato da lui, questi gli dicesse che circondato da Principi italiani che avevano concesso ai loro popoli
un governo
costituzionale, si trovasse anch'egli co-
stretto a cedere all'esigenze de' suoi sudditi, i quali dimanda-
vano uguale governo. Quindi prega vaio a volergli presentare
un disegno di Statuto fondamentale; ed egli, il Rossi, ricusava bellamente di prestarsi a tal opera;
ma il papa ad insistere
e ripregarlo non come ambasciatore di Francia, ma come gius-
pubblicista volesse accontentarlo, tanto che (1) Il
all'8 di
col
Gioberti arrivò a
giugno.
Il
il
Rossi cedette e
Roma il 24 maggio del 1848 e vi rimase fino
Rossi si trovava a Roma dall'aprile del 1845, prima
grado d'inviato straordinario e ministro plenipotenziario, poi con
quello d'ambasciatore del
Re de' Francesi.
— 171 — andò molto che tornato al
pron
desiderato disegno, ed
il
il
pontefice, gli
pn
pontefice, senza neppui
L'occhio su quelle carte, aperto il cassetto della scrivania,
innanzi a cui
sedeva, levò fuori uno scartafaccio, nel quale
si
ina proposta pure di Statuto,
messo insieme da altri, e
diedela a vedere al Rossi perche volesse dirgliene il parer suo.
E
Rossi, con quella franchezza che pochi usano coi Prin-
il
cipi e
che egli usava coi Principi egualmente che coi popoli,
lettolo
appena: Santità, questa è una guerra legalizzata trai il sovrano. Del disegno del Rossi non si parlò più: I
fu promulgato una guerra tra sudditi lo
quello cosi giudicato dal grande economista
era mente mostrarono troppo presto e troppo funestamente riuscisse
dal papa,
« lo
vidi
il
i
che
fatti
i.
1
Rossi »
(ìiuseppe
(scrive
a dalla stanza di Gioberti, ed
ogliere dalle sic
labbra
la
ebbi
Massari) la
« allo:
soddisfazione di
espressione del piacete che
a avuto nel convincersi del pacato giudizio, del criterio
pratico che Gioberti arrecava nel discorrere delle cose 1
:edeva
il
Rossi che avrebbe trovato
poli-
un uomo imbe-
vuto di forinole teoriche e d'idee preconcette: trovò invece un
uomo che non isconoeceva nessuno dei fatti esistenti e voleva irne
miglior partito che tosse possibile per giovare alla
il
italiana ed assicurarne
sa
Durante
del Rossi: nei
stampò
il
il
trionfo definitivo *
1818 il Gioberti fu due volte in Lunigiana, patria
il
-j:;
maggio e nel luglio. Il giornale pisano L Italia di maggio nel suo n. 91: - Ci pervengono dalla
Lunigiana molle e lunghe
lettere sull'arrivo in quei luoghi di
Vincenzo Gioberti. Non potendo riportarle tutte, ci limiteremo a dire che dovunque passò l'illustre italiano fu accolto con indicibile entusiasmo, e che in ciò si distinsero specialmenl >!a/.ioni
'Pendola.
ì
di \ illafranca,
Pivizzano.
?
EU.
leati. I
\
Bagnone, Pon tremoli, S. Ti
Pontremoli
il
Gioberti, impedito
da
- 172 — pubblico, fece leggeri
iera
indisposi/ione a parlare
al
lenti
paiole, che onorali del
pari
popolo a cui furori di-
il
Non starò a trascrivere le « parole del resto ben note il). Da Pontremoli scriveva al amico Pier Dionigi l'incili, il 18 di maggio: « Sono in Pone
><
la
Toscana
iutiera
>•.
:
tremoli, avviato alla volta di (ienova. ina confitto in questa
Doappennina dai torrenti impossibili a guadare mani,. se il tempo lo permetterà, partirò per (ienova. La mia salute è ottima, benché sia stanchissimo e duri
raucedine.
la
sta
mi impedisce di parlamentare, e mi è d'uopo scrivi
igni
luo»o dove mi soffermo scrivo un discorso analogo
stampo »
alla circostanza e lo
(2).
Dalla Lunigiana scrivevano alla Gazzetta di Genova, il 19
maggio:
di
Alle due pomeridiane stato fra
si
spargeva
la
fra
pochi istanti
villaggi
gareggiavano
voce, che
l'immortale Gioberti.
noi
I
Dell'annunziarne l'arrivo per mezzo del smino festivo delle campane.
Da ogni parte i
e
la
gente di campagna traeva su
via
la
militare per
padre dell'Indipendenza Italiana. Era hello il vedere quest'uomo di Dio con l'umiltà ed amorevolezza del ver
udire
al
piente accoglieva
le
sincere espressioni dei semplici contadini, che,
carrozza, imprimevano caldi haci
affollati d'intorno alla
marni che
segnò l'ora dell'Italiano riscatto.
— Sante Barini — fra ,
un drappello ie,
11
Console
su quella di
Tendola
animato dal piò vivo patriottismo, armati, e preceduti dalla bandiera na-
altri,
gli
di civici
muoveva ad incontrarlo fuori del
paese, e
fra
gli
evviva
condottolo presso la propria abitazione offriva un rinfresco, che dall'impareggiabile Filosofo non fu rifiutato: e in un colloquio con lui
con
per un tratto i
di miglio, che
belle cose sul Camini
di
Barini continuò ad accompagnarlo
disperso
bocca dello stesso Gioberti
Lombardia, e su
i
futuri
di
destini d'Italia:
— che anche mese! e poi barbaro sarebbe — che la Lunigiana per la naturale sua posizione geogra-
fra le altre
fica
il
suoi civici, potè sentire dalla
iln
si
il
doveva, ed avrebbe fatto parte della Toscana
mune nella Dieta Italiana a Roma avrebbe avuto
il
— che ogni Coproprio rappre-
Giuliani Manfredo, Gioberti a Pont remoli nel 184S. nel Giornale storico deità Lunigiana, III. 128
Massari, Op. cit.,
Ili,
111 e sgg.
— 173
Rl<
Imv \
I>i
Ai G i»i
Tendoi a. Italia
il
.
a
-21
il
mese,
quel]
ili
Sommo
1-
Gioberti
il
-
alFavv. Vincenzo Salvagnoli, a Firenze: iai
suoi •i
abitanti
mi
vici.
no desiderio, il qua ini
volonterosi
ardenti e
correre
>li
no prima disciplinati ila buoni istrutl .la milizia.
Prego quindi il Governo
<li
mandare
loro q
tarlo proni
li
ìssiino tu
ii
><i r/ii id . <ii>\t" i
dovette pernoltai
piatissimo alla Spezia torri.) •
lai
in
Lunigiana
Municipio
gli
nel
k;ur lio.
venne
i
mura
[1
giorno
I
i
,
Ili,
118
arrii
11
presentato questo
quelli
e
•
indi-
— 174 — nome italico, della italica nazionalità. Sì, o vindice illustre
pali del
della conculcata patria nostra; anche sotto la ferità inesorata di un
ed infranto, se Dio voglia, per sempre; anche in mezzo alle barriere
che si moltiplicavano contro ogni maniera di civile sa-
pienza dai sospetti della tirannide, noi non
fummo
ultimi ad
gli
ispirarci alle vostre pagine immortali, ed animati dalla vostra pa-
benedicemmo e vagheggiammo non lontana l'aurora della nostra rigenerazione. La solenne impresa iniziata da voi e santificala da Pio sta per consumarsi mercè la rola, rassicurati da' vostri vaticini
spada trionfale di Carlo Alberto, il senno
civile
di
Leopoldo, l'im-
peto e la perseveranza dei popoli generosi; e noi salutiamo da presso
un sì bel giorno, e nonché coi voti, ma quanto possiamo più colle opere ancora lo andiamo affrettando.
Il
popolo massese frattanto
vuole ora per nostro mezzo offerire quel tutto che può di ammirazione e di plauso all'arbitro della parola, al rappresentante dell'idea nazionale, al precursore del gran riscatto italiano, a Vincenzo Gioberti.
Espresse con
la
seguente epigrafe la propria riconoscenza
:
città insigne e a ninna e ai cittadini di Massa per V ingegno degli abitanti e la virtù cittadina preparata dalla Provvidenza con lunghi anni di prova e di mar-
Al Municipio
seconda
|
|
\
\
|
\
|
tirio
I
alle gioie e alle glorie
Gioberti di
\
\
\
del patrio risorgimento
offriva ai 12 di luglio 1848
ammirazione
\
\
\
Vincenzo
questo umile contrassegno
\
e di riconoscenza.
All'Accademia de' Rinnovati, che lo nominò Presidente onorario, così manifestava
il
suo compiacimento:
Chiarissimi Signori,
L'Accademia dei Rinovati di Massa, degnandosi di nominarmi suo Presidente onorario, ha ecceduto talmente in gentilezza a mio
ri-
guardo, che non mi è dato di ringraziarla in modo che basti. Se l'ap-
partenere a un Consesso tanto illustre sotto
il
semplice titolo di
Socio, saria già troppo onore; l'esser posto per ragion di grado tra i
primi, mentre per ragion
di
merito mi convien l'ultimo luogo, è
tal favore che mi empie di rossore e di confusione. Accogliete adunque,
o Signori,
i
sensi della
mia viva e profonda gratitudine, e leggete-
meli nell'animo, giacché non posso significarveli colle parole. Supplisca anche in questo l'umanità e cortesia vostra al difetto
mio
;
e
— 175 quale mi reco a onore d
Ima
•
ro ilev.mo e obbl. mo
VlCENZO QlOBKRTI (1). Massa,
Di
Le parole
12 di luglio
ai
18
giorno prima dal balcone della locanda
clic il
rivolto al popolo massese son note; bolla in fronte col
B
ferro e col fuoco lo scacciato duca Francesco V. che del padre ito
non le virtù. Notevoli son le parole che indiil giorno appresso. Qui le trascrivo:
vizi,
i
rizzò ai Carraresi Io
dovrei ringraziarvi delle care e gentili dimostrazioni di affetto
con cui mi onorate: ina mi trovo impari ad adempiere quest'uftieio. L'ammirazione mi toglie il potere di esprimere la gratitudine, e mi
empie l'animo in modo che mi scuserete se per darle un breve sfogo t
e
modestia. Carrara, che pel numero degli abitanti
una delle ultime città
anzi e oggi
la
prima
d'Italia, campeggiò fra le
per
tutte
di
gloria
la
prime pel valore;
dell'ingegno, che è la
più bella delle glorie umane. Non crediate che io ecceda o vi aduli;
qua! sia
anzi del mondo, ohe
d'Italia,
città
la
vanti di un triumvirato cosi illustre
si
come quello del Tenerani, del
Rogai? Le metropoli più popolose vanno superbe disc
Finali] e del
medesime quando abbiano un solo ingegno simile a questi; e la ma Firenze non arrossisce perchè il Hartolini non trovi emuli e compagni tra' suoi tigli. La piccolissima Carrara all'incontro diede all'Italia
il
.
ì
ella
sola 'Ine scultori che basterebbero
l'antica Grecia
i
suoi famosi secoli di Pericle
due
Bartolinl, che divide coi
seggio
dell' ai-te.
e
in
o
e
pi. 'lodati
di il
nel
mt>0
\
troppo ardito
a
inferire
1
pruni
miracoli
che Carrara _e
tempo marmi
-
i.'
mi.*
<•
di
forma, ed
e
una cai
Non
a
caso
mirabili artefici. ::
i
;,
il
a
di
ad UH
pre
Cielo dispose che quivi
quella
;i>ir
i.i
pruno
un vostro onore; poiché
parte
gran
molti anni, e concepì
"1
ad assicurare
privilegio della scultura, e a far ch'ella non abbia da in-
Massa,
<
via ncU
)
"""-
'
L7.
— ITO mo gli ingegni
uomini; dov< le
divine sembianze del
bello e
più
atti
a
imprimere
pellegrini trovati della
i
in
fan-
tasia creatrice.
Rossi compie
11
la
vostra gloria nella prima delle
gloria Letteraria e civile. Egli è
par oggi rotta
la
stampa;
quegli
di
congiungono
quali
i
uno
la
arti
piasti
uomini
di
pratica alla
cui spe-
culazione, e sono atti del pari al pensiero e all'azione, agli studi e alle faccende, si
dolgono
riunendo
ch'egli
in paese forestiero
in
Lati
(1).
Tedeschi
vi
Grandi illustrarono altre
ma perchè
fati
1
un rifùgio a molti dei suoi
uno di questi; fuggendo
fu 1
l'esilio
nostri
1
contraile non per propria colpa,
faceano parer
la patria
me ne dolgo, e fremo di sdegno e
E anch'io
rossore pensando che spesso
ili
e pregi disparatissimi, Molti
da giovane abbandonasse
entravano
e
dolorosi d'Italia ligliuoli.
Il
R
dalle terre Italiche nel punto stesso che le
correvano da vincitori. Ma costretto a
piare, egli elesse per asilo la prossima Svizzera; quasi per in-
gannare eolla vicinanza il desiderio
»
Tra coloro che si dolsero che da giovane abbandonasse fu Camillo di Cavour, il quale, nel maggio del
alla contessa «
Patria, e ristorarsi della
<-
1
tria
della
Anastasia di Circourt
la pa-
iveva
:
Un italien seul s"est t'ait un noni à Paris, v a gagné une position,
c"est le criminaliste Rossi.
Mais quelle place! quelle position
!
L'homme
le
plus spirituel de l'Italie, le genie le plus tlexible de l'epoque, l'esprit
le
plus pratique de l'univers, peut-ètre, est parvenu à avoir une chaire
un t'auteuil à l'Académie, dernier but auquel son ambition puisse préteudre en France. Cet homme, qui a abjuré sa patrie, qui ne sera jamais plus rien pour nous, aurait pu dans un avenir à la Sorbonne et
plus ou moins éloigné jouer un róle immense dans les destinées de son pays et aurait pu aspirer à guider ses compatriotes dans les voies nouvelles que la civilisation trave tout les jour, au lieu d 'avoir à régenter
des écoliers indociles. Non, non, ce n'est pas en fuvant sa patrie pai'ce qu'elle est à celui qui ses frèrea
malheureuse qu'on peut atteindre un but glorieux. Malheur abandonne avec mèpris la terre qui l'a vii naitre, qui renie
comma indignes de lui ». Cfr. C. di Cavour, Lettere edite Roux e Favale, voi. I (,1888 p. 14. Il giudizio sul-
ed inedite, Torino,
,
l'uomo non solo è avventato, ma ingiusto. Ignora, o scorda, un fatto: Pellegrino Rossi non abbandonò volontariamente la patria fu cacciato in esilio per l'amore smisurato che le portava. Ventisei anni dopo, quando il Parlamento proclamò Roma capitale dell'Italia risorta, il Conte di Cavour non mancò di ricordare (e fu ammenda nobilissima) il « grande italiano che nel suo lungo esilio rese illustre la nostra patria come grande economista, come abile statista ». ;
— 177 — perdita
dolcezze
-olle
di
orano
il
i'<»^n.>lo
j
•
civili ;
giacché a quel tempo gli Fi-
libero di Buropa. il suo doppio valore nelle
1 1 1
dottrine e nei negoziati si fece tosto conoscere nella sua patria adot-
quale onorollo di cariche e
ta
venne
e fUgli attìdato
da
presi' il
lui
di
accademici Insegnamenti. E
tanta celebrità ch'egli era riputato
In
nicipali ai
disegno
il
di
primo statista della
il
un nuovo patto federale, che
nome. Ma le sette, solite di anteporre gl'interessi mu-
comuni, ne impedirono l'esecuzione; e la Svizzera ebbe
a ricordarsene e a dolersene qualche lustro appresso, quando si vide die furie della guerra civile; alle quali retta da più saldi vincoli, le
nazioni potenti di Kuropa, se
si
vostro illustre con-
consigli del
i
sarebbe ovviato,
avrebbe presso seggio tra
cittadino fossero prevalsi a quelli delle fazioni.
Frattanto
la
Francia aveva i-acquistata colla rivoluzione del '30
Branca di viver libera; e il duca
di
Broglio offerse al K
unico, grado onorevole in Parigi. 11 Rossi accettò; e chi vorria marlo, se antepose la Francia affrancata alla Svizzera tirannegdalle parti, e preferi ai Cantoni Elvetici
un teatro più degno
valore? Fatto cittadino francese, si rese chiaro da principio
;io
colle cattedre e
con nobilissimi scritti, non tralasciando in questo
doppio
onorare
ufficio di
quando ne aveva
l'Italia
dare agli stranieri che noi eravamo sre
di
stati loro
il
destro, e di
maestri in ogni
dottrina e di civiltà. Poscia fu creato Pari
di
Francia e
mandato in Roma ambasciatore dal Re dei Francesi. Lo scopo della era bello e degno di lui; poiché si trattava di ottenere da -'uiio l'espulsione di una Betta nemica ai progressi e alle franchigie delle nazioni. 11 non sorti affatto l'intento, ottenne qaanto diplomatica, che
allora sperare; e diede tali prove di abilità lìi
raffermato
ora non aeeade
nell'officio. e
di
monarchia trascese quel funesto
Brrò
il
egli
ma cei dunosi:
impedire che
;i
grave danno
di
le
un forestiero poco Intendente e forse nemico
Bse nell'ufficio
:
difficile a conci-
per servire al possibile in quel duri
'.aria
e
una carica
un uomo nato in Italia e tenerissimo di essa; ma la e
d«-ii.
i|uei
indirizzo, che ne causo la rovina. IS6
li
Seguirono intanto
che diedero alla politica della
:c
il
in
tal
deliberazione Mo non 080 senten*
lo,
la col]
ROSSI
Si
Valse della
11
Qoverno Francese le riformi
//
liiMorg. (tal.,
XIV
U
— 178 — rispettosamente,
ma francamente, la sciagurata politica esterna ed
interna che in Francia predominava; e con occhio profetico ne antevide gli effetti funesti, e gli additò a coloro che la mettevano in opera.
Ma il suo carico d'ambasciatore non gli permetteva di dar
tali avvisi in
tabili del
palese; e dovette sostenere a lungo le odiosità inevi-
suo grado; il che fa prova di un animo forte in un uomo,
come lui, zelantissimo del proprio onore. La rivoluzione di febbraio venne a proposito per giustificarlo; imperocché fra le carte del passato Governo si trovarono i dispacci responsivi del Rossi, che il signor Guizot si era guavdato dal pubblicare; e si potè raccogliere da essi
quanto gelosamente il nostro cittadino conciliasse l'amore del-
l'antica patria col debito che gli era
imposto dalla novella. Tanto
che si può dire (e questa è una gran lode) che se i consigli di Pellegrino Rossi avessero avuto
predominio nel passato Governo di
il
Francia, né questo sarebbe caduto, né
l'Italia avrebbe dovuto
supe-
rare tante malegevolezze per condurre innanzi l'opera della sua redenzione.
Non mi scuso con voi, o Carraresi, per essermi allargato alquanto al Rossi;
che lodando un tant'uomo, ho inteso di lodar voi e questa
città nobilissima
che gli diede la vita. Conchiuderò dicendo che io
trovo idoleggiato nell'uomo insigne di cui vi parlava la tempera» del vostro genio e il massimo dei vostri fregi; cioè l'accordo
dell'in-
gegno col vigore e colla sapienza pratica e quell'armonia di parti differentissime onde nasce la vera perfezione dell'uomo civile.
lì ritratto
è colto dal vero; son (e più belle parole che siano
state scritte sul Rossi (1).
amico mio
prof.
A me ne favorì copia il compianto
Giuseppe Tenderini, che
l'autografo, e in quel giorno
si
le
trascrisse dal-
trovò al fianco del Gioberti.
Alla copia aggiunse, in nota: Questo discorso
(1)
fu
pronunziato dal poggiuolo della casa del conte
Ne torna a parlare in più
luoghi del suo Rinnovamento civile
« Per acume passò di gran lunga tutti i suoi coetanei e rese qualche immagine, in questo secolo ottuso, dei tempi del Machiavelli. Di che fanno buon testimonio non
d'Italia, dove, tra le altre
cose, scrive
solo i suoi scritti, ma le sue azioni
;
:
imperocché, ambasciatore di Francia,
Governo che lo spediva ministro IX, dopo i disastri campali del '48, ravvisò nella lega politica l'ultimo rifugio della povera Italia; e agli eroici, ma vani sforzi che fece per indurvi Torino e Napoli dovette l'odio dei faziosi e la morte » favorì le riforme, attraversate dal di Pio
;
— 179 — Ferdinando Monzoni mentre acclamava Qiobertl una gru moltitupersone accorse anche dal vicini paesi, terminato il discoi Il
gii
applausi popolari,
voce: degli
i
\
it
si
una persona gridare ad alta
adi
Roma, Gioberti, perchè là ti traducono le (uptra-
a
alia )ii.
nella voce, non
bene accolta dalla gente affollata, rispose Gio-
a Roma vegliava Pio IX sulle sorti
berti: che
quindi inutile
dell'Italia, e
che era
presenza colà. Poche settimane dopo
di lui
la
ve-
si
po la predizione di quella Cassandra plebea.
Dopo la fuga di Francesco V da .Modena, le
città
di Car-
rara e Massa formarono insieme un Governo Provvisorio, che fini
Toscana, allora sotto lo scettro costituzio-
col darsi alla
nale del granduca Leopoldo glio
il
collegio di Carrara
II.
Appunto in quel mese di lu-
doveva nominare il proprio depuFirenze era chiamata la
tato al Consiglio generale; così in
Camera.
11
Gioberti, colse l'occasione del trovarsi a Carrara
per caldeggiare e raccomandare
il
candidatura di Pellegrino
non furono parole al vento. L'elezioni ebbero
ie
luogo
la
giorno
•*5 (
De'
-21.
.*7
iscritti
ne votarono 254. Vi furono
Schede per Pellegrino Rossi: 3 col solo cognome Rossi; -:ò eletto. Degli altri voti ne toccarono 15 al conte Andrea
Del Medico Sta (Tetti, futuro demagogo; dispersi. tiva città
Il
Rossi
si
i
rimanenti andarono
affretto a scrivere al
Municipio della na-
:
Illustrissimi
iori.
i
L'onore che Carrara ha voluto farmi, eleggendomi a suo Dejmt >no degnamente contraccambiarsi con parole.
non è di quelli
immensa, come immenso
rudine è
è
il
debito
che
m'impone. erentemente valid
lezione, ed
la
sentenza del Consiglio G
ras
li
fiducia,
per impedirmi
confidarmi
non avranno
In
me
la
mia
Deputato ohe per
il
Is
raffigurano;
•
|
no un rappre
-ulla
e
di I
assumere miei
Torio-
eoacittadin!
:
ì
>
di
men-
tondo par
l'amore all'indipendente, all'onore, alla gloria delia nostre Italia, un ire
di
tutti
i
principi
i
un tempo l'ori
.
— 180 — dine pubblico e la civile e politica libertà, e un caldo sincero amatore di tutte
le istituzioni che lo studio e l'esperienza ne additano' siccome vie conducenti alla felicità del popolo, alla prosperità e de-
coro dello Stato.
Degni l'onorando Municipio accogliere benignamente
i
sensi del-
l'animo mio riconoscente per le troppo lusinghiere espressioni che
hanno accompagnato l'annunzio dell'elezione, ed insieme le sincere proteste del profondo ossequio con che ho l'onore di dichiararmi Delle SS. Loro Frascati, 27 luglio 1848.
Umilissimo dev.o obb.° servo Rossi.
Le manifestazioni di stima e
d'affetto
de' suoi « concitta-
dini carissimi » gli arrivavano al cuore (1).
Benché l'elezione venisse convalidata, era scritto nelle pagine del Destino che non dovesse sedere deputato di Carrara nel Parlamento di Firenze, ma deputato di Bologna in quello di
Roma, dove lo aspettava la mano scellerata di un assasLa sua morte, come disse Camillo di Cavour in una
sino.
adunanze del nostro Parlamento, « fu una delle più grandi sventure che sia toccata all'Italia ». delle più memorabili
Montignoso (Massa e Carrara). Giovanni Sforza.
(1) Il
1.° di
quello stesso mese di luglio aveva scritto al Presidente
dell'Accademia di Belle Arti di Carrara: «Vero è che di tutti gli onori accademici di che sono stato, benché immeritevole, fregiato in Francia e in Italia,
niuno mi fu più caro di quello compartitomi dall'Accademia
Carrarese ». L'aveva nominato suo socio onorario.
RECENSION \m
— L'Archivio e la Sezione storica del Co-
mando del Corpo dello Stato Maggiore. — Note storiche, Roma, 1919. Dell'opera dell'Ufficio Storico del Corpo di Stato Maggiore
già trattò brillantemente
Pompilio Schiarini nel 1914 nella
Nuova Antologia (1), giustamente lamentando come lino a j>o— ititi
anni addietro, anche fra
gli studiosi, rari erano co-
loro che conoscevano questo Ufficio, la cui esistenza risale al Imi poi quelli che avevano un'idea approssimativa della sua produzione e del materiale documentario, unente prezioso per la storia militare e politica del rigor•nto. raccolto e ordinato nei suoi archivi. Diversi degli stessi cultori della nostra storia ignoravano, o mostravano d'ignorare, persino l'esistenza di un Istituto jiicuo, alla testa del quale erano pure stati uomini come un Corsi e un Marselli. per non citare che due -«di nomi ne di questa singolarissima ignoranza-a e dovuta, -.rondo lo Schiarirli, a due ordini di tatti: !
Pompilio
i
8<
aiA&m,
<
L'Ufficio
e l'opera sua », in
i,
1914. L
1
per diverso tempo, come capitano, all'I'. rimo luglio 18 istituito in Torino presso i
e
dello Stato
Maggiore un
Ufficio Militine, espressameli
cato di riunirò e oonsexvare ^li stadi dagli Ufficiali del Corpo, e di ra<< e
i
documenti >:ii
si
un archivio pècia
istituzioni militari, la
riti-
d'operazione,
I
le
relazioni dei
alle passate campagli-
campi d'istrunone
<•
— 182 — d'egli storici, che egli chiama di protempo persuasi che la loro disciplina fosse una specie di sancta sanctorum, chiusa ai non iniziati, e che militari non fossero in grado di comprenderne i profondi
l'uno è
preconcetto
il
fessione, per gran
i
misteri; l'altro, diretta conseguenza del primo, è la tendenza militari, studiosi di cose storiche, a mantenere la loro opera ristretta nella cerchia, se non degli argomenti, certo dei lettori militari,, e perciò quasi clandestina per il grosso
dei
del pubblico.
Ad ogni modo poiché per merito principale del compianto
— chiaro — e dei suoi valenti colla-
gen. Pollio, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito storico di Gustoza e di Waterloo
il
boratori colonnelli Cavaciocchi e Ferrari, titolari dell'ufficio, l'ufficio storico è uscito da quella semi -clandestinità in cui
era rimasto per troppo tempo e l'opera sua incominciò ad essere conosciuta ed apprezzata, sciuta,
ma non completamente cono-
non crediamo inutile pei lettori della Rivista e per i
cultori tutti di storia nostra, di riassumere qui ì'opera del-
avanti la guerra, prendendo occasione di una pubblicazione, abbastanza recente, e non in commercio del
l'ufficio stesso,
tenente colonnello C. Cesari, egregio ed apprezzato scrittore, intitolata
:
L'Archivio e la Sezione Storica del
Comando del
Corpo di Stato Maggiore (1). Questa pubblicazione si divide nei seguenti capitoli: I «Le origini dell'Archivio»; II «Il « Le
materiale dell'Archivio»; III
pubblicazioni della Sezione Storica >
;
IV « Relazioni fra
l'U. S. e gli altri istituti scientifici ».
Fa seguito un'appendice nella quale sono elencate le pubblicazioni edite e quelle in preparazione (prima della guerra),
nonché i documenti conservati nell'Archivio Storico del Comando del Corpo di Stato Maggiore. Ci limitiamo a trattare in questo scritto di quanto riflette il
III
capitolo.
Prima però di entrare in argomento crediamo doveroso ricordare qui anche gli
altri
egregi ufficiali che furono a capo
dell'U. S.
Dopo i colonnelli Corsi e Marselli (1)
già nominati, vi furono
Ringraziamo vivamente l'amico Cesari per l'autorizzazione
cor-
tesemente concessaci di qui riassumere il suo interessante ed esauriente lavoro sull'opera fattiva dell'U. S.
— 183 — il
maggiore Valentino Ghiaia,
ten. ool.
il
Geeilio Pabris,
il
M. Enrico Barone, quindi il col. 'li s. M. Allerto iciocchi, e infine, sino all'ottobre 1914, quando cioè ruts.
ili
tici»»
chiuse
i
suoi battenti,
col.
il
<li
fanteria Giuseppe
Fer-
rari di.
Compito dell'Ufficio fin dal suo inizio tu quello di affermare, con speciali pubblicazioni, sulla base di documenti ufficiali, la parte gloriosa avuta dal nostro esercito nella storia del Risorgimento Italiano. La Moria è in gran parte la narrazione delle guerre combattute dall'Umanità e perciò un istituto il quale abbia il mandato di riunire «.di elementi di prova per le relazioni fedeli degli avvenimenti guerreschi di un determinato periodo, indubbiamente ad un compito di incontestabile valore. scopo fu pertanto indirizzato tutto d'archivio, lavoro lento e paziente
il
lavoro
cui frutti furono più tardi
i
lucidamente provati. *
La prima pubblicazione redatta sul materiale documentario olio fu la Relazione della campagna del 1866 in Italia, a del col. Corsi. Questa relazione fu scritta negli anni ma soltanto nel lS7f> fu possibile pubblicare il primo volume. Il secondo, per ragioni che qui non occorre menziocent'anni dopo, cioè nel 1895 i"2>. Il ur indissimo intervallo corso fra le pubblicazioni dei due volumi, portò alla logica conseguenza di dovere completare ni
'
le
notizie (die erano rimaste
iti
sospeso, e consigliò
in
pari
nuovi sludi e di nuove testimonianze per pubblicare a corredo delle due parti altri due rotami, che il col. Cavaoioccbi diede alla stampa nel 1909 Col
tempo
l'I'.
S.
a
valersi
li
Complemento alla storia (Iella campagna del 1866. la direzione del ten col. Nicola Marselli, BUCO al ('.>v-\ nel ls.77, cominciarono primi studi per una relazione sulla campagna del 18594 che furono affidati dapprima i(>. Manfredi e al maggiore M nel li, poi ai cap. Mot taelli. Onesti ultimi, rifacendo in parte l'opera compiuta titolo di
Durante
i
i
servizio
«ti
S.
ora riaperto, e a capo vi ò M. Adriano Alberti.
il
ione del col. Corsi fu tradotta e dall'»
colonnello del pubblicata
in
franoeae
— 184 — dai loro predecessori, condussero la narrazione degli avvenimenti fino alla battaglia di Magenta.
Da Magenta in poi la relazione stessa fu continuata dal capitano Troili, il quale però riscontrando poca omogeneità nel lavoro e sopratutto parecchie lacune, ne propose la sospensione facendo presente la necessità di ulteriori ricerche in altri Archivi dello Stato, onde completare gli elementi già in possesso dell'IT. S.
Diversi ufficiali furono infatti incaricati di raccogliere i documenti mancanti e di confrontarli, tanto colla relazione austriaca, quanto, per ciò che riguardava le operazioni del V° Corpo, con quella francese. Questi studi preliminari vennero ultimati nel 1882, ma il materiale raccolto non fu subito elaborato e rimase inoperoso fino al 1893. quando, su proposta del col. Fabris, fu affidato per un razionale ordinamento al col. Valentino Chiala, il quale, dopo aver lasciato la direzione dell'U. S., aveva assunto il
comando del Collegio Militare di Roma. Chiala si mise all'opera colla maggior buona volontà, ma
Il
per
il
poco tempo di cui disponeva, per le difficoltà incon-
trate nel risolvere le divergenze inevitabili in
una documen-
tazione proveniente da fonti diverse, e poi per la sua promozione a generale, con la conseguente destinazione fuori di
Roma, fu impedito di portare avanti il manoscritto iniziato, che ritirato nuovamente dal Fabris, venne da questi riveduto nel 1897, corredato di note e di aggiunte assai importanti e poscia rimesso in archivio perchè non ancora completato. Intanto lo Stato Maggiore francese fin dal 1864 aveva compiuto la sua relazione, quello austriaco aveva stampato fra il. 187:2 e il '76 tre volumi sulla campagna del 1859 e parimenti era uscita la relazione di Moltke, ristampata poi nel 1904 nella collana delle opere dello stesso maresciallo.
Urgendo quindi che l'Italia non si mantenesse ancora dimenticata, i capitani Falcon e Givalleri, entrambi dell'U. S., si erano accinti a stendere la storia di quella campagna di guerra e già avevano, con precisione di metodo e rigoroso studio bibliografico, compilato buona parte della relazione, allorché il col. Cavaciocchi, nominato titolare dell'Ufficio nel 1906, assunse il compito di condurlo a compimento. Il Cavaciocchi si valse naturalmente delle preziose indagini già fatte da tanti ufficiali che l'avevano preceduto, e trac-
- 1&5 riandò con riuscire
mano maestra l'orditura di un'opera, che doveva
l'ultima
tutti gli studi
ed
fatti
documentata
esauriente esposizione
di redigerla, riserbandosi
di
incaricò
il
Cap. Carlo Rocca
personalmente
la
direzione e la re-
tino allora,
visione particolareggiata «li ciascun capitolo, in modo da man-
tenere costante per tutta la narrazione, e nella raccolta dei documenti, quella intonazione imparziale e precisa che rimase oziale caratteristica dell'intero lavoro.
attese quasi cinque anni suffragando il avvenimenti con nuove e continue ricerche in
cap. Rocca vi
Il
>nto degli
archivi pubblici e privati, tra
i
famiglia
quali quello della
Kobilant, eredi dei Della Rocca, nel quale trovasi una serie
Re Vittorio e dell'Imperatore Napoleone, che valsero grandemente ad illuminare taluni epi-
di lettere inedite e importanti di
sodi fino allora sconosciuti o non bene chiariti.
L'opera così completata, e riccamente corredata di
indici,
di bibliografie, di note, di illustrazioni e di carte topografiche, usci nel 1911 in due volumi di narrazione, due di documenti, due cartelle di schizzi, comprendendo -2."><hi documenti (1). L'omogeneità del lavoro e la sua corretta imparzialità pronono ali* L". S. non solo il plauso degli studiosi, ma anche quello degli Stati .Maggiori esteri, per cui non mancarono luoghi cenni e menzioni assai lusinghiere in vari periodici,
ialmente francesi e tedeschi
f8).
Dorante questo lungo periodo, IT. 8. attendeva però anche ad altri stmli particolari, alcuni dei quali rimasero interrotti De quello della Guerra sulle Alpi del cap l'alcun) ed altri furono utilizzati dal Comando del Corpo di Stato Maggiore,
ma Bopratutto l'Ufficio attese alla pubblicazione delle Reladella campagna del 1848-49 e di quella di Crimea. I
La raccolta
documenti
di
del
1848-49
era
stata
atìidata
dal Ministero della guerra ad una speciale commissione, presieduta dal gen. Rossi, coadiuvata dal cap. Rat,t. ma questa commissione, pur essendo animata dalla dal 1861
i
ggior buona volontà, non era riuscita a
riunire taidi «de-
l'indipendt ".;</ cF Itak iiizzi
hizzi (2)
Alcuni
no pubbli*
.li
»
;
I.
II I
:
;
I
voi.
«
Narrai
>.
essi riguardanti
Emo. delle
!
Ù
IMI
•
- 186 — menti sparsi fronte ad
Ira
i
vari archivi
militari
e
si
era trovata di
un ostacolo insormontabile per ottenere gli ordini secondo l'uso di alcapo conservavano personalmente fra
e le relazioni di carattere riservato, che, lora, le
i
comandanti
in
loro carte private.
Dopo del cap. Battaglia, altri ufficiali, quali il ten. col. Casanova e il cap. Pallavicini, avevano atteso a siffatto lavoro, ma l'opera da essi compiuta, per quanto pregevole, riuscì parimenti assai monca e perciò non adatta ad una pubblicazione. Essa costituì tuttavia il fondamento per ulteriori studi e per le relazioni che compilò poi il col. Gecilio Fabris. chiamato alla direzione dell'U. S.
nel 1892.
Fabris stese infatti questa relazione nel 1898, valendosi dei documenti già riuniti dalla predetta commissione, ed anche Il
che TU. S. possedeva, e di altri ancora che fino dal (allora capitano di Stato Maggiore) aveva esaminato qui a Torino ed aveva consigliato acquistare dal comm. De Bartolomeis, già segretario del Quartier Generale principale al seguito del Re durante la campagna del 1848. Egli non potè tuttavia complelare l'opera sua, perchè dell'importante relazione riuscì a pubblicare soltanto due volumi, essendosi ammalato di una malattia per la quale morì. Il col. Barone continuò pertanto il lavoro interrotto, ampliando l'abbozzo lasciato già a buon punto dal suo compianto predecessore e cercando di mantenere la medesima forma e lo stesso stile dei suoi primi volumi. Il terzo volume infatti vide la luce nel 1904 (1). di quelli
1875 Valentino Ghiaia
Secondo le intenzioni dell'autore e in relazione al titolo delil lavoro doveva contenere anche la narrazione delle due difese di Venezia e Roma, che tanta parte ebbero negli avvenimenti del '48-49, ma purtroppo egli non fece in tempo a scriverla e perciò l'opera restò privata di due fra le pagine più belle della storia dell'Italia contemporanea. Ma il lavoro, compilato con imparzialità e diligenza e sulla scorta di fonti non dubbie, non riportava però per esteso i documenti originali, né conteneva rapporti dei vari comandanti delle grandi unità Per cui seguendo il concetto al quale debbono ispirarsi le opere storiche veramente importanti. l'opera
i
(l)
C. Fabris, Gli avvenimenti del 1848-49, tre volumi, in vendita,.
Tip. Ed. Nazionale, Torino, Via Nizza, 149.
- 187 — \'V. S. pensò
documenti e<l
i
più tardi
ancbe
pubblicare nella le
loro integrità
i
non pocbe relazioni, coi loro
loro difetti, allo scopo
eoi
mettere bene
di
menomare il valore intrinseco, questo ma-
luce, senza però
in
di
riinasti inedili e
ancbe sconosciuto. gennaio 1909 il col. Cavaciocchi curò intatti la stampa di un primo volume delle Relazioni e rapporti finali della campagna del 1848 nell'Alta Italia, e fece seguire a pochi di distanza altri due grossi volumi collo stesso titolo, a complemento ed illustrazione della narrazione già pubblicata teriale prezioso ed I
dal Kabris.
La relazione della guerra in Crimea, scritta dal cap. Crioro .Manfredi tino dal 1879, fu soltanto pubblicata integralnel 1896 e per quanto in alcuni punti abbisognevole
mente
qualche lieve ritocco e di maggiore documentazione, pure suo insieme riuscì un'opera di valore, particolarmen si («insiderà che fu anche una delle prime pubblicazioni deiIT. S. e che l'autore intese di narrare più che di documen-
di
nel
tare quella spedizione in Oriente
(1).
A seguito della campagna 1848 necessitava intanto pubblicare anche gli avvenimenti del '49. I documenti raccolti dall'I*. S. erano risultati, come per le altre campagne, assai in-
completi, cosicché fu d'uopo disporre
per
ulteriori ricci
Piemonte e della Lombardia. mei li poi, la Per opera dei capitani Paganelli prima e documentazione del S V.* Si accrebbe di una notevole quantità negli archivi del
(
l i
1
di
manoscritti di
cui
si
ignorava
l'esistenza,
ma l'impulso
maggiore per condurre a termine anche questo lavoro venne dato dal col. Cavaciocchi, il quale valendosi dapprima del Capitano Gimelli e poi del capitano Ragioni potè pubbli nel 1910 un primo volume di Eapporti finali della campagna del 1X49 nell'Alta Italia, al (piale dovevano fare seguito un secondo ed un terzo, attorno ai quali il Ragioni stesso L per quasi cinque anni con vivo interessamento. Il manoscritto di questi due ultimi volumi è u'ià ultima ma è tuttora inedito. La pubblicazione che doveva farsi nel per gli avvenimenti della guerra europea. 1915 riii Per completare
1
.
\1
\
SI
resso la
III
t
<
'.
.
le
relazioni della varie
/ .il
Spi'ii :>era.
campagne di gt*
— 188 — mancavano intanto quelle
di
Roma nel 1870 e quelle delle
Marche ed Umbria, dell'Italia Meridionale nel 1860-'61. Gli elementi per iniziare uno studio sulla campagna di Roma, che servisse di complemento all'opera di base già pubblicata dal generale Raffaele Cadorna, erano già stati raccolti fino dal
1885 dal tenente Giberti, e non pochi documenti erano stati consegnati al colonnello Spirito Fantoni, perchè dalla serena e profonda cultura storica di lui, il Comando del Corpo di Stato Maggiore potesse trarre vantaggio, illustrando quanto erasi potuto riunire di inedito sopra così importante soggetto.
Ma il colonnello Fantoni fu chiamato al Comando del 14° Fanteria e non si giudicò opportuno affidare ad altri l'incarico.
documenti dell'U.
I
S. integrati
da una scelta bibliografia
e da ricerche presso gli archivi di Stato di Roma e di Torino, di quelli
della
comunali di Perugia e
di
Orvieto e dell'archivio
Prefettura di Siena, costituirono tuttavia
un prezioso Bono
materiale per una pubblicazione redatta dal cap. Del
ed inserta nel voi. delle Memorie storiche militari, del 1910, Il
fase, sotto il titolo: La presa di Roma. E qui il Cesari fa giustamente rilevare come un'opera com-
pleta sugli avvenimenti che condussero alla storica giornata
del XX Settembre 1870 non potrà essere scritta se non cfuando saranno resi di pubblica ragione i documenti di parte pontifìcia, che qualche studioso ha già raccolto, e che in relazione all'opera del Generale Cadorna e al nitido riassunto riportato nelle predette Memorie potrà con la lampante e precisa eviparticolari di quel grande evento (1). denza esporre tutti Quanto alla campagna del 1860-61, il primo ufficiale al quale furono affidate le ricerche preliminari, fu il colonnello Severino Zanelli, il quale avrebbe dovuto presentare una bozza di relazione entro l'anno 1894. Ma essendo stato il Zanelli destinato al comando d'un reggimento si trovò nell'impossibilità di disimpegnare siffatto compito. i
1
1)
Una relazione della « Diiesa di Roma nel 1870 » era già stata com-
documenti pontifici, dal colonnello degli alpini AtVigevano per incarico dell'U. S., ma il manoscritto era rimasto inedito. Ora il col. Vigevano in occasione del XX Settembre di quest'anno (1920), ha pubblicato, per cura dello stabilimento poligrafico di Roma, un volume in 8.° di XIX e 864 pagine con illustrazioni e tavole a colori ecc., che ha per titolo La fine del l'esercito pontificio, colmando
pilata sulla base di tilio
così la lacuna segnalata dal Cesari.
- 180 — I>t
incaricato
ricerche fu allora
:
rila e la
prima bozza
tu
stesa
dal
tenente
Pompilio SchiaBarharich tra il
Questi «lue officiali avendo lasciato poco dopo l'ufficio il lavoro venne poi ripreso dal capitano Del Bono, il quale sulla base di quanto avevano raccolto suoi predecessori, si dedicò particolarmente alla prima parte della eampagoa, cioè alle operazioni nelle Marche e nell'Umbria. Ma per circostanze diclic qui è inutile dire, il capitano Del Bono non potè condurre a termine lo studio intrapreso. Dall'opera sua risultarono tuttavia evidenti i punti sui quali era necessario approfondire maggiormente le indagini e coni
trollare le fonti, per cui di tali ricerche fu incaricato
il
capi-
tano Rangoni Machiavelli che presso il Vaticano e nel cario che la Corte di Napoli aveva portato a Roma dopo il '60, quali posti a potè raccogliere importantissimi documenti, i
confronto coll'altro carteggio inedito del gen. Cialdini (richiamato per cura del col. Gavaciocchi dalla biblioteca di Brera dì Milano) costituirono elementi preziosi non solo per completare gli studi già fatti,
ten. col.
Il
ma sopratutto per informare la rela-
campagna a criteri di imparzialità.
zione ufficiale della
Qiuseppe Ferrari, che aveva intanto assuntola
direzione dell'ufficio sul finire del
1909, in
sostituzione del
col. Cavaciocchi, destinato al comando di un reggimento, decise
di riprendere l'intero lavoro in esame e ne affidò la trattazione al eap. Attilio Vigevano per la prima parte (Marche ed
Umbria)
e al cap. Cesare Cesari per la seconda parte (Operazioni nell'Italia
Meridionale ed assedi di Gaeta, Capua. Messina e Givi-
del Tronto) riservandosi la direzione e la revisione dei
tella
manoscritti per armonizzarli fra di loro e di concorrere anche
onalmente nella narrazione di taluni punti, pei quali era qualche
-tato necessario interrogare testimoni oculari e fare
sopraluogo.
Le prima parte fa cosi completata nel maggio 1914, e la seconda (stesa per intero, ma tuttavia abbisognevole di regione), fu presentata i
i
al
Comando del
furono messi
in archivio.
lonnello Ferrari li
neii'ottohre
del
medesimo anno
lavori in «ausa della mobilitazione, e tra>ferto
Degli episodi
«li
q
1
Granatieri,
i
il
co-
due mano-
campagna di guerra uno solo-
era stato pubblicato in occasione del cinquantenario dell'unità
— 190 — d'Italia, cioè la descrizione della
battaglia di Castelfidardo,
scritta dal cap. Barbarici] e destinata poi a trovare il suo posto
nella narrazione ufficiale degli avvenimenti di quell'anno (1).
Era pure intendimento dell'U. S. di accingersi a narrare le nostre vicende coloniali dell'Eritrea, della Somalia, della Libia e delle spedizioni internazionali alle quali concorsero le armi
nostre in Gina ed a Candia, e ciò perchè era stata già prece-
duta, per analoga narrazione, da parte delle sezioni storiche militari delle altre potenze,
ma per diverse ragioni non potè
seguire con eguale alacrità
le
pubblicazioni di carattere co-
loniale.
L'U. S. non mancò però di seguire la produzione estera, traducendo e pubblicando la corrispondenza di Moltke nel 1870-71, e l'opera del colonnello Bidge del 7° renano sulla guerra di Candia nel 1667-69 (2). Sotto la guida del colonnello Cavaciocchi il cap. Civalleri attese alla compilazione di una relazione sulla guerra RussoGiapponese per la quale raccolse numerosi e prezioni elementi da diverse fonti, ma fu soltanto pubblicato il 1.° volume. Della compilazione del 2.° volume fu incaricato il cap. Benelli,ma le nuove pubblicazioni avvenute in seguito e più specialmente la relazione giapponese, vennero ad apportare tali modificazioni nell'opera già stampata ed a quella in preparazione che fu giudicata opportuna la sospensione del lavoro (3). Ma alla compilazione di queste opere, riflettenti guerre nazionali e straniere, l'U. S. aggiunse parecchi altri lavori meno poderosi, pubblicandone una parte in volumi separati e parte nelle
Memorie storiche militari.
Quest'ultima pubblicazione, tutta speciale, era stata ideata dal col. Fabris nel 1893; in realtà però essa fu iniziata soltanto nel novembre 1908, per desiderio di S. E. il generale Pollio, e per cura del colonnello Cavaciocchi, assumendo poi
un carattere di continuità ed uno sviluppo assai grande sotto la direzione del col. (1)
Ferrari.
La battaglia di Castelfidardo - Narrazione documentata con uno
schizzo e
un piano (Op. esaurita).
La guerra del 1870-71 - Corrispondenza militare di Moltke (tradotta in Italiano), 3 volumi - La guerra di Candia negli anni 1667-69 (2)
(col.
Bidge del 7.° renano), con 7 carte, piante e schizzi (tradotto in
italiano). (3)
La guerra tra la Russia e il Giappone (voi. I), esaurito.
— 191 — fascicolo tu chiaramente espresso opo (ii queste Memorie e cioè: - Impedire la dispersione di notizie e di documenti che non trovando un posto conveniente nella compilazione delle opere dell'ufficio, risultainteressanti per la storia e per la cultura degli ufficiali, si da Litui re materia di nuovi studi e di più ampie ricerche». Il primo fascicolo stampato nel gennaio 1909, conteneva sei monografìe riguardanti argomenti diversi. L'accoglienza che ebbe specialmente nell'ambiente militare. juenza la possibilità finanziaria di continuare con so la pubblicazione degli altri, permise di fai felici guire al primo un secondo, poi un terzo fascicolo nel medeanno, sì da costituire subito un primo volume al quale fu annesso il relativo indice generale delle materie e delle il-
tzione del
l.
1
i
lustrazioni in esso contenute.
L'introduzione di illustrazioni nelle pubblicazioni edite dall'I*.
S.
adottata nelle
fu
Memorie per rendere i fascicoli
più
interessanti e più attraenti, non solo agli studiosi, ma a tutti
coloro che desiderano in generale appagare ntifica. col
cumento, in
di
la
propria curio-
possedere la produzione grafica di un do-
una località, di un ritratto, senza dover
legj
proposito un'intiera descrizione.
Per le relazioni delle campagne e per le opere di una certa l'ufficio mantenne tuttavia il carattere rigorosamente ufficiale ed intercalò al libro soltanto qualche fotografia di mole,
ggi illustri, nonché x\\ schizzi e le carte tipografiche strettamente necessari per seguire le diverse operazioni. Dal 1909 al 1914 IT. 6. pubblico |3 fascicoli nino dei
quali doppio) di
Memorie storiche, comprendendo 83 lavori ri-
danti diversi argomenti. Produzione non indifferente, die
subito una i
corrente di
migliori studiosi e
^rli
simpatico affiatamento Istituti
fra
Storici.
Alcuni lavori pubblicali nei 1911, riflettenti argomenti del >rgi mento Italiano, vennero poi riuniti, olire che nelle ie. anche in volume a parte intitolato Alcuni fatti <iel Hi8orgimpnt". ed un lavoro speciale compilato essenzialmente «lai capitano Cappello, per ricordare il centenario delie g *> Italiani in Rtuaiù nel riuscì per.l'imJ li 1
1
.
mole un'opera Btorica sepai IH ciascun argomento furono fatti degli estratti. i/.a
e per la
L'ufficio storico apri
la
collaborazione ai
propri
lavori a
— 192 — tutti gli studiosi e si
onorò di pubblicare nelle Memorie in-
teressanti lavori di ufficiali generali (come ad esempio Le gior-
nate di Custoza nel 1848 di S. E. il gen. Nava) e di altri ufficiali di qualunque grado, accogliendo in pari tempo colle volute riserve anche alcuni studi di persone estranee all'eserquali avevano attinenza colFindole delle proprie pubi
cito,
blicazioni.
Fra gli
ufficiali
che collaborarono alla compilazione delle
Memorie ricordiamo il ten. colonnello Guerrini, nome notissimo a tutti i cultori della storia, il tenente colonnello, ora generale e valoroso mutilato di guerra, Eugenio De-Kossi, i capitani Marsengo, Schiarini e Barbarich, il tenente Battaglini, oltre a tutti
i
corrispondenti delle sezioni staccate dell'U. S.
Così furono accolti gli studi del conte Da Mosto sulla storia delle armi pontificie, del prof. Oman sulle Calabrie, del sen. Gadolini,
il
valoroso colonnello garibaldino, su Garibaldi in
Sicilia nel 1860 e furono ristampati i lavori del Della Cella, del
Pedretti e Mocenigo, che in opuscoli separati
nelle stesse
e
Memorie Storiche, trovarono larga ospitalità, perchè in essi si riscontrarono elementi di storia militare così interessanti da consigliarne la pubblicazione
(1).
Le monografìe comprese in questa raccolta
possono di-
si
videre in diversi gruppi a seconda degli argomenti trattati. Al primo gruppo appartengono quegli studi che si riferi-
scono al periodo napoleonico od a qualche avvenimento anmeno notò nella nostra storia militare; al secondo quelli del risorgimento; ed al terzo le vicende del momento attuale, caratterizzato principalmente dalla nostra espansione coloniale o da quelle imprese che hanno con essa
teriore ad esso o
una certa affinità. Fra i primi FU. S. pubblicò come già si è detto Gli italiani in Russia nel 18i2, volume riccamente illustrato, al quale fece seguire Gli Italiani in Germania nel 1813, opera del caProf. (1) Andrea Da-Mosto, Milizie dello Stato Romano (1600-1797) Oman, La battaglia di Maida (trad. del cap. Del Bono); Col. Cado;
Dott. Paolo Della Cella, Intorno alla « Diversione » (1860) Viaggio da Tripoli di Barberia alle frontiere occidentali dell Egitto (ristampa dell'opera con biografia e ritratto dell'autore) Maggiore Andrea Pedretti, Un'escursione, in Cirenaica - Appunti di viaggio (rilini,
;
1
;
stampa dal Bollettino della Società Geografica Italiana del nov. 1912) Filippo Nani Mocenico, Tripoli e i Veneziani.
;
— 193 — due volumi di oltre fc>o pagine con illustradoveva tare seguito un terzo su La campagna del 1813-14 in Cari-mia e in Italia, ed un quarto Gl'Italiani Spagna dal 1808 al 1813, completando così il ciclo di avvenimenti di un secolo fa nei quali rifulse il valore delle mipitat
lii.
zioni, ai quali
fusero, sotto
lizie italiche e si
aquile francesi, gl'italiani
le
delle varie provinole fino allora disgiunti
(1).
ero parimenti parte di questo gruppo flettenti
le
le
monografie
operazioni militari nel Veneto del \l M\ l
(8),
i
ri-
nu-
lavori del col. De- Rossi intorno alla cavalleria napo-
>si
letana nell'Alta Italia, alla brigata d'artiglieria italiana nel-
l'armata dell'Elvezia, alla difesa di
Portoferraio, alla divi-
sione italiana all'assedio di Colberg, alla storia della brigata
operazioni della divisione Peiri nel Trentino, ed avvenimenti del periodo che corse dalla rivoluzione fran-
hi. alle
altri
alla restaurazione.
Contemporaneamente, e coi medesimi intendimenti
di ita-
furono rievocate altre vicende di quell'epoca, come L'insurrezione Calabrese del 1806 contro l'invasione francese, del ten. col. Ferrari, L'assedio d'Amantea, del cap. Cesari, Il gen. Begani e la difesa di Gaeta nel 1815, ultima strofa di un'epopea che era chiusa a Waterloo, del col. Ferrari, ed lianità,
altre manifestazioni di patriottismo e di fierezza per le quali
piemontesi contesero sulle Alpi il passo alle milizie repulo stesso ardore col quale i popoli del mezzogiorno lottarono contro la prepotenza degli invasori. i
blicane, con
Come studi parimenti attinenti alla medesima epoca, si possono considerare inoltre I volontari bersaglieri nel 1813 e 14, del cap. Pantuzzi, e La prima operazione della marina sarda o
la restaurazione, cioè la presa di
isola di
pò
Iella
piccola
Capraia, del col. Ferrari. * * *
lavori del li
mentano
di
secondo gruppo 'ufficio potè, col materiale cui disponeva, tare opera più positiva ed l
fascicolo
XVI della
i.kk \ki
Un mano
:
Io
s*-<.
edito
dti
militari /
Il
Hilary, it.il..
XIV
studio del
Fran-
1796. 1J
— 194 — esemplarmente patriottica tracciando in parecchi scritti la vita di alcuni corpi volontari irregolari, sorti durante le guerre nazionali, e che tanto concorso apportarono alle insurrezioni, alle annessioni, e facilitarono l'opera dell'esercito regolare.
Questa collana di monografie, che ha ridato luce ed onore a uomini e a fatti che sarebbero caduti in oblio, comprende parecchi lavori fra cui La Legione Antonini e la Colonna Vi1848; I bersaglieri Valtellinesi ; I CacciaMagra, nel 1859, che furono l'origine della brigata Modena; Le Legioni del Sannio ed i Cacciatori del Vesuvio, ed I Cacciatori del Tevere, nel 1860 (1). cari/- Simonetta, nel
tori della
Di pari passo, colla rievocazione di tali corpi, indipendenti dall'esercito meridionale garibaldino, l'ufficio attese ad altri
studi di storia civile e politica, pubblicando: Garibaldi in
Liguria nel 1849; Bologna e le Romagne nel 1859; Le aspirazioni di Nino Bixio alla vigilia della spedizione dei Mille ;
Lo sbarco di Garibaldi a Talamone La spedizione Zambianchi Lo scontro alle grotte di Castro; Il patriottismo di Ventimiglia; Le Bandiere del Regno di Sardegna; La crociera bor;
;
bonica dinanzi a Marsala; Il mancato sbarco a Marsala della Una pagina di storia della brigata Savoia
brigata Bonanno; nel 1860.
A questa medesima categoria di scritti appartengono inoltre le
monografie riflettenti Re Vittorio Emanuele li a S. Mar-
tino; L'incontro di Caianello (26 ottobre 1860); La dichiara-
zione Rouher nel 1867, e la Presa di altri
lavori
riflettenti
Roma (1870),
nonché
La Guardia Nazionale e La Legione
(1) Queste due ultime monografie sono dovute al cap. Cesari, cha bene ha fatto a mettere in luce l'opera di questi corpi volontari. Fu in seguito alla pubblicazione dell'ir. S. che alla bandiera dei Cacciatori del Tevere, che era bandiera d'ordinanza, fu concessa la medaglia d'argento al valore militare, consegnatale in Orvieto l'il settembre
1910, in occasione del 50.° anniversario della liberazione di quella città
dal dominio pontificio. Questo Corpo che si costituì il 10 settembre 1860 in Orvieto, e
si
sciolse l'il agosto 1863 a
Città della Pieve, per ben
due anni fu considerato come un corpo dell'esercito .
segnalati servizi alla causa nazionale e
si
italiano, rese
distinse nella difficile lotta
per la repressione del brigantaggio. Così la rievocazione delle milizie volontarie dei Cacciatori del Vesuvio fece emergere la figura del colonnello Teodoro Pateras, a cui di
un busto al Gianicolo.
il
Comune di Roma tributava l'onore
- 195 iherese in Italia dal 1*59 al 1867. Onesti due ultimi scritti
non poteron
pubblicati per la chiusura dell'ufficio. ultimo gruppo si devono infine annoverare laBUlle QOStre vicende coloniali, e su altre imprese consimili compiute da altre nazioni. Onesta terza collana di opere ebbe origine in occasione della i
ra di
Libia
1
1
).
Dichiarata poi la guerra alla Turchia, per l'occupazione della
IT.
S. pubblicò subito uno studio retrospettivo sulla ne della marina sarda a Tripoli nel 1825, del col. Fer-
Libia.
ire un sunto della Spedizione franad e. sa Tunisia nel 1681, della Spedizione inglese in Egitto nel 1882, delle Operazioni dei Tedeschi nell'Africa Centrale contro gli llerero, e del primo periodo dell' Occupazione francese in Algeria, riserbandosi di continuare in seguito quest'ultima relazione, per gli avvenimenti successivi al 1840. mancò di concorrere al ricordo delle glorie marinare d'Italia in Oriente pubblicando le Battaglie dei Dardanelli nel 1656 e 57. Allo scopo intine di rievocare antiche tradizioni militari
rari, e
:
cese in
un patrimonio storico in din-Ma correlazione colle nostre istituzioni attuali, l'Ufficio Stoitaliane, e di costituire con esse
rico inizio, come si è detto, la pubblicazione delle vicende organiche riflettenti j_r li eserciti dei cessati stati d'Italia. E pubblicò intatti nel fascicolo &• delle Memorie il lavoro
del conte Da-Mosto sulle Milizie dello Stato
Romano, di cui
accennato, ne pubblicò un secondo, alquanto più sintetico, del cap. ille Milizie Kstcnsi. ed un terzo del Nicolò Giorgetti sulle Anni Toscane, che uscì in tre '
-i
volumi ed un atlante colorato in cui figurano armi, di-
numerose carte topografiche di quella regione medicea ai giorni nostri. 1914 erano allo studio due monografie, una sull'I Borbonico ed una SU quello di l'arma, e dove. dato ali. stampa un Lavoro di maggior mole, compilato dal cobandiere
.
e
italiana, dall'epoca 1
i
Prima però <li questa g
ino notai'
veduto a racc>
•
i
e gli elementi pei ionia
.
/ione internazional(
dalla do
8 del-
— 196 — lonnello Brancaccio:
Armi e naviglio del
vecchio Piemonte,
lavoro che sarebbe riuscito del più grande interesse storico
perchè conteneva le migliori tradizioni militari delle nostre armi dall'epoca di Emanuele Filiberto fino al 1860 (1). La guerra europea sospese le pubblicazioni di queste opere, come pure sospese la pubblicazione di due volumi del maggior
De-Mayo intorno alla spedizione dei Mille, e dello studio del maggiore Vittorio Adami sulla storia dei confini d'Italia, che preceduta da una memoria sulla legislazione in materia, riassumeva e analizzava in tre distinte parti l'intera documentazione esistente per la delimitazione delle nostre frontiere colla Francia, colla Svizzera e con l'Austria (2). Tutti questi manoscritti rimasti inediti e conservati in archivio,
dovrebbero
essere stampati al più presto possibile, sia per non interrom-
pere ulteriormente la collana degli studi dell'Ufficio Storico,
come per non mantenere ancora nell'oblio una messe così importante di notizie per gli già tanto favorevolmente affermata, studiosi
(3).
A complemento di quanto si è detto della attività produttiva dell'U. S., sarà infine utile ricordare che uno dei suoi compiti più modesti, ma indubbiamente fra i più importanti, fu la compilazione annuale dei sunti storici inserti neìVAnnuario Militare, compilazione che richiese sempre una diligente cura per registrare e stabilire le variazioni organiche dei singoli corpi del nostro esercito, per affermare le loro tra-
(1;
In questi giorni (novembre 1920) il generale Brancaccio pubblicò Torino un saggio del suo interessante e po-
coi tipi dell'O. P. E. S. a
deroso lavoro al quale ha dato per titolo L'Esercito del Vecchio Pie-
monte 1560-1859, che comprende
il
periodo di Emanuele Filiberto,
1560-1580. (2)
Nel 1917 il ten.
col.
Adami pubblicò un volumetto
intitolato
I
confini d'Italia nelle concezioni storiche, letterarie e scientifiche, Milano, casa ed. L. F. Cogliati. (3)
Erano pure in preparazione i seguenti lavori e qualcuno anche
già ultimato: L'azione della flotta sarda durante l'assedio di Venezia
La guerra del 1815 in Savoia; La guerra Italo-Turca Due Sicilie (1820-1860); Garibaldi nella campagna del 1848; La spedizione Pisacane; Il Genio militare lombardo nella campagna del 1848; L'azione del forte di Castellamare nel 1860 ; La Legione Ungherese in Italia dal 1859 al 1861 ; La Guardia nel 1848-49;
del 1911-12; L'esercito delle
Nazionale.
— 197 — dizioni,
le
razioni dei e
ricompense ottenute, le date fissate per commemofatti d'armi più salienti, insomma la storia pn -
documentata dalle origini
in
di
poi
tutti
Comandi,
i
Direzioni e Corpi Bell'Esercito Italiano. Inoltre
ha provveduto da tempo, e per merito par-
S.
l'I'.
ticolare dei capitani Diberti e Dei-Bono, alla compilazione di
grandi grafici nei quali sono state registrate le mutazioni organiche dei vari corpi dell'Esercito dal 1848 al 1914. L'utilità di questi grafici risultò sempre grandissima per poter leggere a colpo d'occhio la storia di taluni reparti, ma riuscì invero preziosa allorché si vollero determinare l'eredità
spettanza di qualche ricompensa
di certe tradizioni e la
al
valore, ottenute da piccole unità le quali passarono più volte
da un reggimento ad un altro. All'esposizione di Torino del 1911
IT.
espose tutte le importan-
S.
proprie opere e numerose fotografìe di documenti
tissimi e di autografi dei principali fattori dell'unità d'Italia.
La mostra
fu
apprezzatissima
speciale di S. M. ficio
il
Storico ottenne
;
ebbe l'onore
di
una
visita
Re
e altre di illustri personalità, e l'L'f-
il
diploma di gran premio con
la rela-
tiva medaglia.
Tre anni dopo tutte le opere pubblicate vennero parimenti inviate, dietro richiesta del Comitato centrale di Milano, al-
L'esposizione libraria di Lipsia, ottenendo anche in questa cir-
costanza una specialissima distinzione. L'U. S. ha pure stampato in numero limitatissimo di copie, e fuori commercio, la Raccolta dei bandi e delle ordinarne emanate dalle varie autorità
militari
durante
la
fjuerra
Italo-
1916-1918.
Vittorio Gì uforn.
— Poesie. — Introduzione e note di Egidio Bellorìni, voi.
«
17°,
in
Collezione
di
Classici
Italiani,
con
Unione Tipografico Editrice Torinese.
delie Poe$U del e ir dj ano alle \«' mare da coloro che non ibrai che per ricercarvi lo -cucio romanzetto in cui solo -i pasce la lor .mima me
Una nuova edizione
\
di
-
198
— più?». Ebbene no,, mai gli
vecchia! Chi se ne ricorda, chi ci bada
del Giusti proprio conviene ricordarsi, e oggi più che si
deve badare. La sua satira politica e sociale non è stata d'un periodo breve e transitorio, non è solo un docu-
satira
mento
buono per noi topi di biblioteca, ma è strale
storico
ancor pungente a mille vizi dell'età in cui viviamo, ma è monito severo, ma è stimolo a virtù che in noi sembrano e forse sono sopite. Sfogliate la bella scelta che ce ne dà il Bellorini, e vi persuaderete. Non sarà chi voglia negare, ad esempio, l'attualità della Legge penale per gì" impiegati oggi che tanto si parla di burocrazia e delle necessarie relative riforme; o chi non ammetta che tutta la putredine così magistralmente dipinta dal nostro poeta in II ballo sia altrettanto abbondante,
od osi asserire che in oggi faccia men pomposa ostentazione di sé stessa. E non parliamo di Girella, nevvero, perchè quanti non dovrebbero allora chiuder senz'altro il volume per non sentirsi colpiti Il giuoco del lotto, specie in certe regioni d'Italia, non vige più, sicché possiam relegare YApologia famosa tra i ferravecchi in solaio; ed anche La vestizione si può dire cosa fuor di moda, ora che di droghieri e di usurai non se ne fa più dei cavalieri Forse di gente che possa paragonarsi alla Chiocciola in tempi di si sfacciato arrivismo non se ne trova, ma allarghiamo la satira, ripensando alla nostra politica estera dopo la guerra vittoriosa, e la nostra Italia ci apparirà pure una chiocciola colossale. Né minor sapore di niodernità noi troveremo ne La scritta; e il breve ma tagliente scherzo II poeta e gli eroi da poltrona si potrebbe meglio oggi applicare a tanti di quel che non fosse giusto allora verso il Balbo cui si volle alludere; e il Gin!
!
par i divoratori del pubblico erario » apposta pei nostri giorni così ricchi di commissioni e di impieghi creati perchè qualcuno possa « gingillar l' umanità ». Ma per tralasciare un'enumerazione che potrebbe
gillino « diretto contro scritto
uno degli ultimi sonetti I più tirano i meno che par scritto apposta per questi tempi di impronta demagogica. E lasciateci anche gustare ancora quegli scherzi che hanno
riuscir stucchevole, ricorderò solo
della raccolta
:
più strettamente valore storico, perchè riferentisi alla politica e agli uomini che la facevano ai giorni del poeta ci è caro :
ancora Lo stivale che ci ricorda le glorie e le sventure; eie caro il Sant'Ambrogio per quel suo dolce anelare ali 'aff ratei-
— 199 — lamento degli uomini: ci piace ancora la Terra dei Morii che momenti buttare alla taccia e potremmo anche io questi di
nemici ed amici
ansie, rivestiti di lo
ieri.
di
una
scherzo non passa
Sono
la
di
patimenti e
«li
ma in cui
un profondo non fosse sorretto da una lirici, non le nlte vette del-
pelle e lascia trasparire
dolore, che farebbe disperare se
salda «delira speranza: non voli l'arte vi
riconti
t'orma garbata e scherzosa,
sono toccate, ma una poesia serena, sincera e viva pagine che tanno ricordare e meditare.
fluisce tra quelle
Bene ha dunque
tatto l'editore
a presentarci questa scelta,
radia quale pei criteri seguiti noi concordiamo in tutto: poiché
giustamente egli ha tralasciata tpiasi tutta la parte prettamente lirica, davvero meno sentita e men vitale, salvo quelle due soavissime cose che sono La fiducia in Die e gli Affetti iì'i madre. Precede la raccolti una breve, succosa introduzione, in cui l'autore, valendosi di quauto di meglio è stato detto intorno al Giusti e all'opera sua, ne illustra succintamente la vita e l'origine e la fortuna degli Scherzi, corredando fazione con alcune opportune e acute note sullo carattere dell'ingegno del poeta e dell'arte sua. L'edi-
ile
Le Monnier del 1852, è stata riveduta su tutte le migliori ristampe avutesi tino ad oggi, delle
zione, curata su quella del
pure il Bellori ni ci dà contezza in una sua avvertenza. Al testo il commentatore fa Seguire sobrie note dichiarative ed un cenno sulla genesi di ogni Singolo scritto, del (piale «piali
nche una chiara interpretazione. In complesso dunque un'opera buona; buona nella sua esplicazione come lodevole negli intendimenti. i
Achille Corbblll
—
Introduzione e commento di Pier AuDal * Conciliatore » Menzio, con sette tavole, in Collerione di (lassici italiani, «oh note. voi. is.'. Unione Tipografico Editrice i
Tori nei
L'idea di accogliere
in
una collezione
di
classici
anche
opere di non grandi e di mediocri, che a prima vista potrebbe [tacere almeno poco opportuna, ci trova invece consenzienti dar plauso a chi l'ha latta propria. L'arte di nazione non è tutta data «lai SOUDUli non Bolo, ma a chi voglia
— 200 — ben conoscere un determinato periodo sia dal punto di vista storico, giova invece assai più pascersi della mediocrità, rappresentante più davvicino la società sua contemporanea, che non l'attender lumi dall'opera del genio, che esce fuori della propria età ed ha carattere universale. Certo che non ne trarremo gli alti godimenti spirituali, ma ci accosteremo assai più alla vita reale di un popolo, alla veletterario sia dallo
rità storica
insomma.
Così nessuno degli scrittori del Conciliatore fu un grande, letterariamente parlando né il Pellico, né il Breme, né il :
Borsieri, e via via fino allo stesso eccelle fra gli altri
;
tutti
scrittori
Romagnosi, che pur già modesti, che ebbero anzi
fama assai maggiore del merito. Eppure buona cosa è il ripubblicarne gli scritti, poiché studiandoli e sapendo leggere anche un poco al di là delle loro linee, noi possiamo in vita
addentrarci nell'anima del loro tempo, e riconoscerne come i
gusti e le dottrine letterarie, così
le
aspirazioni sociali e
politiche, e trarne nei suoi multiformi aspetti la storia della
nazione.
Il
Menzio, che ce ne offre la rinnovata edizione, sce-
gliendo fra gli scritti quelli che meglio valgono a caratterizzare gli intenti e l'opera dei Conciliatori, non assurge, né po-
teva farlo data la ristretta mole in cui ragioni editoriali
re-
suo lavoro, a considerazioni generali del carattere di quelle cui abbiamo ora accennato, ma colla sua rapida disamina della vita e delle vicende del glorioso periodico milanese vi istrada il lettore. Accennato brevemente ai precursori remoti e vicini del Conciliatore nel quale riconosce senz'altro un continuatore del Caffè, procede a studiarne le oristringono
il
programma, esposto particolarmente nella « Introil duzione » dovuta alla penna di P. Borsieri, programma che, pur mostrando il desiderio degli scrittori del periodico di non voler entrare nelle lotte letterarie tra romantici e classicisti, è tuttavia tutta una esposizione dei principii che predominavano nella scuola romantica. Romantici del resto ne apparivano nelle loro opere originali tutti i collaboratori, dei quali pure il Menzio ci dà l'elenco sull'autorità del Cantù e del Clerici. Passa quindi il commentatore ad informarci intorno alle opposizioni di vario genere che ritardarono prima la comparsa del loglio (annunciato e atteso con desiderio nel mondo letterario e liberale in politica), e poi ne accompagnarono molestandone di continuo l'esistenza: opposizioni, come è ben gini e
noto,
non di letterati soltanto, come quelle dei seguaci della
scuola classila, ma assai più forti e velenose quelle di politica, e sopratutto della censura austriaca, la quale ben presto
aveva subodorato che sotto la veste dell'economia e della letteratura si volesse farle passare una merce di contrabbando, che odorava di politica liberale lontano di molte miglia. B interessante è il ritrovare attraverso lo scritto del Menzio il ricordo di tutte le persecuzioni che resero tormentata la vita del coraggioso periodico, e testo,
il
ricercare
come abilmente, nonostante
i
nella lettura del
poi
freni
e
i
tagli censori,
quei valenti riuscissero tuttavia a far penetrare e conoscere
appena velato, il loro pensiero patriottico ai lettori. Si legga, per darne un esempio fra tanti, il Dialogo fra un chinese e un europeo di Giuseppe Pecchio, e ci si persuaderà come dose pur avere le traveggole quella censura tante feroce, per lasciar passare un articolo così pieno di trasparenti allusioni! Ha non sempre fu così, e giunse il giorno in cui censori ci videro anche troppo chiaro negli intenti dei redattori, e allora venne l'invito a cessare spontaneamente dalla pubblicazione. Il periodico, che aveva avuto esteriormente carattere scientifico-letterario, ma sopratutlo per la sua impronta i
romantico-liberale
si era discretamente diffuso,
specie in Lom-
bardia e in Piemonte, non visse che un anno, dal 3 settembre
1818 al 17 ottobre 1819,
ma anche in sì breve tempo valse ad
ridere fra gli italiani « la scintilla del patriottismo e della si modellarono V Antologia del soppressa anche questa, V Archivio seni sparsi dal Conciliatore, dall'^n-
verità » e fu l'esempio su cui
Vieusseux, e
tardi,
pili
storico italiano.
•<
E
i
iologia, i\;i\V Archivio storico italiano, e da altri libri e
— bene afferma
stampe
— germogliarono e crebbero in
-Menzio
il
piante rigogliose ». Per essi l'Italia è risorta a Nazione.
Achille COBB1LL1.
I1A88IKO
D'A/.koi.io
/
miei ricordi.
Con prefazione
e
DOte di (instavo balsamo Crivelli, Della lìihliofeca 'li scrittori classici italiani per le scuole medie e normali. Torino, (i.
B.
Paravia
e
C,
Ouanti sono die, dopo
pp. kx-306. la
Btudentato, bao ripreso tra
lettura obbligata degli anni dello
mano
/
mici ricordi Dell'età ma-
— 202 — tura? Fino a pochi giorni fa io èro dei più. L'esame della
Balsamo Crivelli mi ha tirato a rileggere le prime pagine; ed ecco, una pagina dopo l'altra, un capitolo dopo l'altro, mi son trovato in fondo al libro con un'impressione nuova di stupore e di ammirazione. La lettura di questo libro è corroborante. Quella recente edizione curata dal prof. Gustavo
nobile e diritta figura di gentiluomo piemontese che servì la patria col senno e con la mano, che praticò l'arte
come un
magistero educativo, che operò sempre con devozione e disinteresse raro, è ancora lì che insegna e ammonisce. Fi^li scrive e
dipinge per richiamare alla memoria degli italiani
i
fatti
gloriosi del passato, per restituir loro la fiducia in sé stessi la fibra che vedeva ancora fiacca; e detta le sue memorie per sovvenire al « primo bisogno » d'Italia, che era di formare « Italiani dotati d'alti e forti caratteri ». Vr edi come parla del padre, dal quale pure lo dividevano opinioni politiche diverse, e della incrollabile sua fedeltà al dovere e
e rinvigorirne
alle convinzioni.
Una lettura dunque corroborante anche oggi
e piacevolissima.
La nuova edizione, esemplata su quella originale di G. BarIl prof. Balsamo Crivelli vi ha atteso con quella cura intelligente e amorosa, con quel buon gusto che mette in ogni cosa sua. La prefabera (Firenze, 1866), è destinata alle scuole.
zione è una breve, chiara, erudita dissertazione sull'origine
composizione dell'opera. Le note sono in grandissima alcune poche del D'Azeglio stesso o « derivate da precedenti edizioni scolastiche ». Se un appunto ruò farsi al B. C, è di aver abbondato, in una edizione che deve e
la
parte del B. C.
servire per
le
;
scuole, di note erudite e di indicazioni biblio-
grafiche. Glie ne
saranno grati invece gli studiosi. Una bella
novità di questa edizione sono sedici buone illustrazioni: ritratti del
D'Azeglio e di familiari, autografi, quadri suoi, ecc.
Annibale Bozzola.
—
Gioberti-Massari Carteggio 1838-1852, pubblicato e annotato da Gustavo Balsamo Crivelli, Torino, Fratelli Bocca editori, 1920.
Se la vita e le opere de' grandi sono chiarite ed illustrate familiare e cogli amici che diremo
dalla corrispondenza
—
—
-
"lOli
de' precursori del nostro risorgimento nazionale, che, vi vendo in terra
d'esilio, sentivano
compagni
nel petto de'
impellente
sventura
di
il
di
<>
bisogno di vere loro dubbi fede i
le gioie fugaci tormentosi o le radiose speranze le cure immanenti.' interessante ed istruttiva è per noi la lettura di .'
— lun<;i dall'impicciolire — innalzano
quei carteggi,
i
e nobilitano
nostri venerati padri e maestri.
i
quali
L'epistolario del Mazzini e de* suoi corrispondenti ha rial-
zato di
molti eubiti la figura del grande agitatore di
popoli
«•di
anche
;
il
filosofo
torinese
si
sollevò, nel
anime com-
pislolare, col petto e colla fronte sopra l'invidia degli i,
i
la
le meschinità della politica, pigmèi de' suoi tempi.
rabbia dei nemici,
petlegolez/.i e le diffidenze de'
Massari, pubblicando
Il
del
(!.,
aveva illuminato
ricordi
i
i
casi,
ma quella pubblicazione — per ioni intuitive di opportunità
biografici e
il
carteggio
pensieri, le azioni di
i
tempi
i
in cui
lui;
fatta e per
tu
— riuscì monca ed imperfetta.
L'instancabile prof. Balsamo Crivelli, nell'intento di riparare
Massari, ha iniziato la serie de' cari dando alle stampe queste 2ó7 lettere (note che formano come un dialogo ininterrotto e
alle deficienze del
del (I. cogli amici in
parte),
vivo: -oblio ed austero, per lo più. nel
('.:
copioso e loquace
no discepolo, ammiratore ed amico. :ue sorge l'amicizia tra dvw esuli italiani? (dà lo mio: la lettura della Teorica ilei suvranaturale è la parva si trova nel Cavilla che destò il grande incendio. Il Massai vane di 17 anni, a Parigi, per volere del padre ebe i
i
gli crede) ai pericoli a cui Li Bua indole a e impulsiva lo può esporre sotto la tirannide borboa .Napoli. Si trova inesperto, in una solitudine pei
vuol sottrarla
conoscenza di alcuni emigrati italiani non riesce a solper giunta da gravi dubbi religiosi, smai di aprirsi una strada, di farsi un nome onorato, di giovare fa leggere la da lontano alla sua patria. Il Mamiani rieri 'maturale: a quella li giunge in un he esalta, e gli momento opportuno da Brusselle, B'incw un - indicibile desiderio * di stringere relazione col colla fiducia ingenua e coll'abbandono della età giovanile < -«rive la prima lettera, alla «piale molte ia la prnii, che
la
*_r 1 i
r t-
,
•
i
e
molte dovevano tener dietro.
ardente, innamorato
(una volta
Il il
<..
risponde
Massari
gli
il
giovi
I
confessa
di
— 204 amarlo « come mai aveva amato uomo al mondo »), gli porge amorevoli consigli, lo conforta nelle amarezze, lo indirizza, lo frena, lo guida. L'amicizia si rinsalda col volgere degli anni; e il G. che nel '33, partendo per l'esilio, s'era visto costretto a lasciare in Piemonte alcuni giovani e promettenti amici (che raccomandava, in modo particolare, a Pier Dionigi Pinelli), si piglia a cuore le sorti del Massari e, a tempo e luogo, si vale di lui per esercitare la sua influenza sulla emigrazione italiana a Parigi, essere informato delle aspirazioni degli esuli e delle cose della penisola. D'altra parte il Masse ne togli qualche nube passeggera e qualche legsari si mantiene a lui fido e costante nella lieta gero broncio fino a sostenere le ire dei rosminiani, fortuna, e nell'avversa
—
—
a tollerare il nomignolo di « pappagallo» del filosofo; quando il suo grande amico cade nel febbraio 1849 per il progettato intervento piemontese in Toscana, non unisce la fino
e
sua voce
al
coro universale di riprovazione,
ma
lo difende
quando il G. improvvisamente muore a Parigi, ne studia con amore e stampa la Riforma cattolica, la Filosofia della Rivelazione, la a viso aperto pubblicando
le
Operette politiche; e
i Ricordi biografici e carteggio. carteggio Gioberti-Massari, che per le relazioni del Mas-
Protologia, Il
principessa Cristina di Belgioioso (strano impasto bontà e di saccenteria) e colla famiglia Arconati, è completato dalla corrispondenza di lui colla famiglia Arconati (1), contiene particolari importanti attinenti alle relazioni del G. col Mamiani, col Libri, col Pinelli, coli' abate Stefani, col Ricciardi, col Ferrari ecc. Al G. egli procura l'articolo del Rosmini sulla Teorica del sovr anaturale, quello smilzo articosari colla di
lacelo « per cui
tanto reo tempo
si
volse »; appena pubbli-
cata la Introduzione allo studio della filosofia, ne fa
un rias-
sunto fedele che manda al Progresso di Napoli (cfr. pagg. 77, 139, 157, 172, 195); in occasione della lettera del G. sulle dottrine del Lamennais, gli dà tutto il suo appoggio contro i (lì
Giovanni Beltrami, pubblicando in questi giorni a Bari la cor-
rispondenza del Massari colla marchesa Costanza Arconati, ha fatto opera di pregio (la lettera 10 luglio 1845 è una breve autobiografia del Non vorrei dire una parola irriverente a chi si adopera, nei
Massari).
limiti delle sue forze, a illustrare il nostro risorgimento,
ma non posso
né debbo tacere che quel carteggio meritava una prefazione più intonata, una maggior correttezza nella stampa, e qualche nota illustrativa.
— 205 — gli manda un elenco d'italiani illustri da inePrimato, lo modera nelle polemiche col Tarditi e col lo nini, col marchese di Cavour, con Giuseppe Ferrari aiuta nella ricerca di documenti per il Gesuita moderno e per il Rinnovamento. Il carteggio rischiara anche le ire di Pietro Mani contro * prete Vincenzo»; il piacentino si teneva in corrispondenza con Giuseppe Ricciardi mazziniano, il quale alimentava un dissidio sorto fra due anime generose, in sela riconguito alla nota 32. * della Teorica del sovranaturale ciliazione non doveva avvenire che nel maggio 1848 quando per l'Italia accolto con straordinarie diil (}., peregrinando mostrazioni di affetto, potè a Piacenza stringere la mano al Ilio suo avversario. Anche alcuni punti di filosofia sono toccati nel carteggio. Se qualche dubbio affacciato al Massari rimane senza risposta, per mezzo il (ì. è quasi sempre sollecito a dare all'amico e,
mazziniani:
rire nel
;
;
di lui, al Marniani, al (iorresio, gli schiarimenti
gasi la lettera del la
della
«
(i.
(11-1! -'40), nella
richiesti. \
quale dilucida
forinola ideale» (1). Altra volta
(il
la
sua
l8-12-*40) ri-
sponde brevemente al Massari intorno al concetto metafisico spiega in del tempo e dello spazio; altrove (lettera 9-4-'41 quale senso consideri la filosofia dei Sanchia come « emanatistica » ecc. Ma le questioni nazionali occupano (ed è naturale) gran parte del carteggio, e il Massari non si mostra meno tenero verso l'Italia del suo maestro. Infatti, non approva quel passo della lettera del (i. al Mamiani (il l8-12-'40) )
dov'egli scrive esser l'unità d'Italia un'utopia, e protesta all'amico di credere fermamente che un giorno l'Italia sarà una e la sua nazionalità forte e compatta dett.
dichiara di non vedere
la
t7-3-'41);
inoltre
necessità di «erigere» (2) in prin-
il principato ereditario (ivi). In quanto all'unione italiana ed alla cooperazione dei principi. Vagheggiata dal G rva: «Certo sarebbe nei (oro interessi il cooperare all'unione italiana, ma credete VOÌ che anche conoscen-
cipio assoluto
doli
avranno
Massari " forinola idi
(1) Il
la
coraggio di favorirli? pensate voi che
il
della ereazione*.
il
:>li"'!"
gli
ritto:
i
«Il
il
be-
Mtmiani riga
D.ege l'intuito continuo
—
Il
i
più
ditl'n.->ainente
MO Mainiani. U'Kg"
(ci
errore)
«esigere».
la
- 206 neplacilo dell'Austria non
sia
la
condizione sine qua non
d'ogni atto qualunque dei sovrani d'Italia? » (lett. 7-4-'41); e a lui il G. risponde: « A proposito di principi, fate conto che
non spero molto; ma insomma sono unica salus; perchè nei popoli io non ispero nulla, che è meno che poco » (lett. 9-4-'41). Appena letto il Primato muove al G. alcune obbiezioni sul progetto federativo, sulle assemblee, sui giurati, sugli elogi fatti ai sovrani, ecc. (lett. l-10-'43), che se voi sperate poco, io
il
G. cerca di dissipare
(il
zione in Francia ed entrati
3). i
Quando, scoppiata
la
rivolu-
principi italiani nella via delle
promettere cose maggiori e Vienna, i tempi paiono Venezia, Milano tumultuano, il Massari unisce la sua preghiera a quella di molti per sollecitare il rimpatrio del G., la cui presenza si riteneva necessaria a dirigere il moto italico; egli attende l'amico a Milano, gli fa da portavoce, lo accompagna nel viaggio da Genova a Roma, ecc. Caduto dal miniriforme,
stero sardo il G. e ripresa mestamente la via del secondo esilio, il
Massari, rimastogli fedelissimo, gli scrive:
«Più il tempo
progredisce e più mi convinco che col l'attuazione del vostro progetto d'intervento in Toscana l'Italia era ancor salva! Ma
una Camera non mandare a vuoto il concetto
allora fu dato a sette imbecilli ministri ed
so se più stolta o scellerata di di
un gran genio» (lett. 3l-3-'50); e altrove: «Se invece di Re Vittorio Emanuele, quando voi eravate
C. A. fosse stato
ministro, son persuasissimo che
le
cose sarebbero andate al-
trimenti, e che l'intervento in Toscana si sarebbe effettuato:
ed oggi
l'Italia
cui ritrovasi » Il
non sarebbe nelle ignominiose condizioni in (lett.
12-4-'51).
carteggio Gioberti-Massari nella edizione del Balsamo
può ritenere completo (pare che qualche
si
lettera inedita sia
posseduta ancora da Giov. Beltrami): la stampa è corredata che formano quasi una miniera di notizie riguardanti i personaggi ricordati nelle lettere. Qualche lacuna e gualche ridondanza non tolgono pregio a questa importantissima pubblicazione, utilissima agli studiosi del Giodi note copiose e sicure,
berti e del Massari, agli studiosi della storia del
del risorgimento
Piemonte e
nazionale. Al carteggio l'editore fa seguire
delle appendici. Nella
prima pubblica la lettera del G. al Gior-
dani (4-2-'41), in cui respinge l'insinuazione di avere, nella nota trentaduesima della leorica, alluso al piacentino quale propagatore dello scetticismo nell'animo del Leopardi giovi-
— 207 netto; del
Balsamo aggiunge quel passo della
il
De Sinner al
(i.
in cui
si
risposta del G.
lettera <ll- v
nome del Giordani, e la (a quel nome viene confermato. il
A me non pare che vi sia contraddizione fra queste divi affermazioni; giacché quando il (i. scrive al Giordani: «NelPaltro mio scritterello più antico (Teorica) non ebbi occasione
nominarla:
di
e BB
v'ha chi creda, che io abbia inteso di Lei
un
terzo,
a proposito di
cidenza senza proferirne
che accenno di passaggio e per inil
nome, non ho altro a rispondere,
che l'interpretazione è ingiuriosa a V. s. e a me nello mpo. A me, poiché mi si vuol far dire ciò che non e che per ogni buon rispetto mi tengo in debito di taa Lei. poiché questo solo presupposto offende quel diritto che ha ogni valentuomo di salvare i secreti della sua ienza dagl'indiscreti e temerari che vorrebbero ingerirvisi mi pare che egli dica semplicemente: Io non ho fatto apertamente il vostro nome (e lo poteva fare) e, non avendolo fatto io, non autorizzo nessuno a farlo. L'appendice seconda ci dà notevoli notizie intorno alle trattative che precedettero la pubblicazione del Hello e del Buono; la terza contiene rag>n
.
:
;
G a Brusselle, sorvegliata, per mezzo del ministro di Sardegna, conte Edoardo Grotti di igliole, dal conte Solaro de la Margherita.
guagli diplomatici sulla vita del
volume Il nomi • ili.
si
chiude con
un accuratissimo
«
Indice
dei
Pira Angelo Mznzio.
— 77 granduca di Toscana, Leopoldo 77 ed
OBZA voi
vecchi ministri, estratto dalla Rassegna Storica del
Risorgimento. 1980, tasc IV. pp.
mò appunti
-Jti.
ma buccosì, che il Bonainl ai ha lasovrano del granducato e sugli uomini che
brevi,
Lill'ultimo
lo aiutarono nel dirigere la al
1
potere,
tino
cosa pubblica ne' tempi, ne' quali a «piando condizioni di torza mag-
Fra le note apposte da
'oggio, inerita di essere
lucila a pagg. lì
in
mano che si stampavano.
del Gesuita
moderno,
di
mano
— 208 — giore tolsero gli uni di vita e gli altri rilegarono ad un'esi-
stenza privata.
Con la maestria, che gli proveniva dall'arte
pisana ci fa assistere formazione politica ed intellettuale di Leopoldo II dandocelo a divedere, come fu in realtà, amante del suo popolo, desideroso del suo bene, aspirante a circondarlo di una esistenza pacifica e beata, in modo che il suo regime fosse governo di savia, temperata libertà. Incapace di grandi concezioni e di intendere, quindi, ciò che si veniva preparando in Europa ed in Italia dopo il moto rivoluzionario francese, egli riteneva che nessuna forma di signoria migliore potessero auspicarsi i suoi sudditi di quell'illuminismo che aveva fatto eccellerete' suoi tempi, Leopoldo I,ma che, quand'anche fosse stata continuato nella sua piena interezza, non avrebbe potuto rispondere più alle nuove esigenze. In questo sta la ragione della condotta politica dell'ultimo principe lorenese e della sua avversione ad ogni movimento di nazionalità italica. Egli non vedeva al di là della Toscana, che amava profondamente, e lo dimostrarono le numerose opere compiute per renderla più feconda ed illustre né poteva comprendere perchè mai fossero nel suo dominio persone che aspirassero a dare al paese un movimento sociale pieno di rischi e dagli sua, l'illustre storico della repubblica
alla
:
incerti risultati, quando esso
godeva di sì dolce tranquillità. Questa deficienza del resto, che il Bonaini determina in maniera sicura, non era solo da lamentarsi in Leopoldo li, ma ne' migliori toscani che in un modo o nell'altro parteciparono alla direzione della cosa pubblica dopo il periodo rivoluzionario e l'epoca imperiale.
Troppo
agitarsi
di
passioni e di lotte,
troppi sconvolgimenti aveva subito la Toscana in quel volger
tempo perchè non fosse sentito acuto il bisogno di ritornare alle tradizioni paesane e di rinchiudersi in casa propria specialmente quand'essa era comoda e bella. Quindi la politica finanziaria del Frullamela estera del Fossombroni, l'interna di Corsini, se condotta con intelligenza ampia per le innegabili virtù dei tre eminenti uomini, la cui capacità era stata avvertita dallo stesso Napoleone, non si distaccò dalla via che aveva tracciato l'altissima mente del primo Leopoldo. E fu male, perchè una più oculata norma di governo che avesse fatto prendere al granducato, negli affari d'Italia, una parte più notevole di quel ritrarsi da ogni grave questione, al quale si attennero i dirigenti dello Stato, sarebbe stata fonte
di
- 209 bene per la Toscana e per la penisola tutta. Ma la quelle era, che ben pochi in Firenze, in Pisa e nelle altre città lucali si erano fatti consapevoli di quel che si ver maturando e questi pochi non possedevano tutti la prepara-
di
zione intellettuale e politica sufficiente per sapere al momento merali dell' indipendenza ortuno preporre «rli intei del
italiana a quelli particolaristici
proprio paese. L'amore
si sarebbe potuto appunti del Bonaini ce ne rendono chiara la causa e viva lode va data allo Sforza che ha fatti conoscere, contribuendo così efficacemente alla storia del nostro Kisoi pimento. Eugenio Passajionti.
della Toscanina era più torte di quel che ere: ed
il
1848 lo provò,
(ili
:
i
—
Il Battaglione Universitario Toscano a GIOVANNI Sforza Reggio (15-24 aprile 1848), estratto dagli Studi di letteratura e di arte in onore di Naborre Campanini, Re_
1981, pp. lnl-1 J7.
giorni nostri, nei quali
i
si
viene a poco a poco perdendo
affogarci in un'acqua putrida di materiaOgni idealità lismo, il potere ascoltare un'anima, che dell'ideale ha fatto "> della vita, è come il respirare un po' d'aria pura dopo [ter
rinchiusi in un ambiente fetido. E tanto pili grata
re slati
e l'impressione che se ne riceve, quando
udiamo parlare della e
da queste nobili roci
patria con infinita passione, che fa bene
male insieme a chi. come noi. assistiamo, purtroppo, «la un ad una sistematica distruzione di ogni sacra memoria e
lato
immuni dal alla
luce
flagello.
in
relativa, llia,
soffocamento delle energie, rimaste ancora Oosl le lettere semplici che lo Sforza dà quoto suo breve lavoro, di importanza poliun
dall'altro ad
ma
una U^ì*' incrollabile nei destini aveva dedicato la vita. BOOÒ pa| giovani e non giovani dovrebbero legj [tiene
scritte d (l «hi
che molti
nostri
di
le
rivere ne' fogli pubblici scendere nelle pia nuovi verbi sociali. Imparerebbero che diffondere abbiano sofferto nostri avi per fare l'Italia e pei conquisi
prima
di
i
i
la
libertà, della
quale
si
fa
un abuso Immenso:
e con.
rebbero un breve periodo della QOStra storia, non scritta usum (leli'hiìii, ma vi uta giorno per -ionio. Che il m<
—
//
attori Hai.
\iv
'
— 210 — eccezionale di questi documenti del Bertagnini, cui la salute
malferma tolse il poter divenire uno de' più illustri scienziati italiani, essendo riuscito giovanissimo ancora ad affermarsi nella chimica, è essenzialmente la sincerità che li ispirò. Nei giorni, nei quali il battaglione universitario toscano rimase in Reggio attendendo di esser mandato al fuoco, il Bertagnini, che si era arruolato e serviva la patria sotto gli ordini immediati del Piria, scrisse alla madre le diverse vicende attraversate, dalla marcia meravigliosa attraverso l'Appennino, alla accoglienza fatta dai reggiani a' fratelli liberatori; dalle
prime disillusioni sulla sincera partecipazione del governo Ridolfi alla guerra lombarda, all'ordine di scioglimento del battaglione universitario ed
a'
contrasti fra' tiepidi ed
Non reticenze di sorta trattenevano
i
pa-
giovane e valente scienziato dal manifestare il suo pensiero che si rivela a noi genuino ed interessante nel tempo stesso, perchè riporta fedelmente fatti e notizie che i carteggi ufficiali avevano l'interesse di modificare in un senso o nell'altro. È da dolerci solo che lo Sforza non ci abbia dato altre lettere del Bertagnini, perchè, alle descrizioni fatteci degli avvenimenti dell'aprile 1848 e ricche di particolari di non lieve momento, avremmo potuto aggiungere la narrazione dell'intera campagna completriotti.
il
tando, o almeno confermando, le testimonianze già conosciute.
Eugenio Passamonti.
Petitti di
Roreto
— Alcuni documenti inediti sulla rivolu-
zione in Asti (marzo-aprile 1821), estratto dalla Rivista di Storia, Arte, Archeologia per la Provincia di Ales-
sandria, anno V, fase. XVII, serie Sulla scorta di
atti, tratti
1921, pp. 31.
III,
dall'archivio domestico, l'A. illu-
mina un episodio della rivoluzione, scoppiata negli Stati Sardi nel marzo del 1821, il quale riguarda il suo avo conte Carlo Ilarione Petitti di Roreto, che in quel volger di tempo reggeva l'intendenza di Asti. Già
il
Pinelli, nella
sua Storia Mili-
tare del Piemonte, aveva accennato alla sottrazione, fatta du-
rante la notte dal 9 al 10 aprile 1821, dalla cassa di Asti, di L. 20 mila, dal generale Vandancourt che era giunto
il giorno suo braccio in aiuto della insurrezione: ma l'illustre storico piemontese non
prima in Torino da Losanna per
offrire
il
- 211 — aveva precisato gli avvenimenti nel loro svolgersi e Delle persone che vi avevano partecipato. È merito quindi del Lo, a grandi linee almeno, se non in modo esauriente, il succedersi rapido, tumultuoso dei l'atti ed aver fatto risaltare l'integrità e la lealtà del suo antenato, che di fronte al pericolo non era venuto meno alla fède giurati! al sovrano ed a' doveri pesanti del suo ufficio. I documenti che abbiamo sott'occhio specificano anche quanto e come il tenente colonnello Sannazzaro, sopranomiuato Fracassa, contribuì a fare consegnare il denaro del Re Carlo Felice nelle mani degli insorti che in rotta da Novara cercavano un rifugio all'estero: la relazione conservata nell'archivio Petitti fa restare però sospesi sul pronunciare un giudizio definitivo intorno alla questione se il Fracassa agì per conto del generale o per proprio vantaggio, pur coprendosi del nome del Vandancourt. È certo che questi inviò al Petitti un biglietto in data del 9 aprile pregandolo di consegnargli lo stato dei fondi che rimanevano disponibili nella tesoreria astigiana: come è anche certo che il generale invitò il Sannazzaro con lettera del 10 aprile lsJl a farsi rilasciare la somma di L. 20 mila per i bisogni della truppa: lettere e biglietto pubblicati nella presente memoria: ma la partecipazione diretta ed indiretta del tenente colonnello insorto dovette esser maggiore di quel che gli sarebbe derivala se si fosse contenuto entro limiti suaccennati e lo si deduce da un certo senso di acredine o meglio da una initibile severità, con la quale il Petitti ne parlò quasi i
vent'anni dopo in un documento del 3 aprile 1848 indirizzato conte Avet, per scagionare Pietro Gioia dall'accusa di
al
itribuito alla sottrazione del denaro. Si rivela nel titti
il
.
tacque anche allora e altre
si
limitò ad
accennare, in ogni
non ha concesso all'A. definire il quesito delia colpabilità maggiore o minore del tnnello costituzionale e del generale francese, ha sempre icemente cooperato ad illustrare una parte della rivolu-
modo, se di
Pe-
desiderio dì non aggravare la condizione dei Sannazma nel tempo stesso si intuisce che egli molte cose la
mancanza di «lati
precisi
zione piemontese, presentandoci, bene,
la figura del tuo condizione sua politica e psicologica in quei di, nei quali ir autorità costituite avevano ceduto il campo agli insorti. Il Petitti. più volte, ne' giorni che corsero tra
lineandoci
la
•oppio della rivoluzione e l'abdicazione del Re, ridi
— 212 — come dimostrano
documenti qui pubblicati, al ministero quale via dovesse seguire, non potendo supporre che in Torino si fosse persa la chiara visione delle cose, e si fece un dovere di tener continuamente informata l'autorità superiore i
sommossa come
poteva conoscere per Ma alle sue replicate domande ed a' suoi rapporti non ottenne risposta per avere preso nei consigli del Re il sopravvento l'elemento militare e reazionario sul politico. Forse non è fuor di luogo supporre che alla disposizione suggerita da Prospero Balbo di far di Asti un luogo di convegno delle truppe fedeli e della casa regnante per soffocare più rapidamente l'insurrezione abbia potuto contribuire l'opera saggia e forte del Petitti. Ma di questo parleremo in altre nostre ricerche; per
dello stato della
egli
essere Asti vicina al centro della rivoluzione.
ora basti l'accennarvi e il menzionare questa serie di documenti veramente notevole ed interessante.
Eugenio Passamonti.
Petitti di
Roreto — Una relazione
storico-critica della Ri-
voluzione del Piemonte nel 1821 di Barione rino, Bocca, 1921, pp.
Petitti,
To-
3°2.
Ben viene questo nuovo contributo
sulla
rivoluzione pie-
montese del 1821, nel momento in cui si preparano studi seri e coscienziosi sul primo moto della libertà nostra. Non che esso porti luce nuova e piena sugli avvenimenti e risolva, con le testimonianze addotte, i molti problemi che si connettono a questo periodo del nostro risorgimento né sarebbe possibile il pretenderlo da chi lo ha scritto, perchè egli non ha partecipato al movimento né l'ha combattuto con lo slancio e la fede dimostrati da coloro che furono l'anima della insurrezione o della repressione. Ma appunto per l' essere stato I'A. fuori dal tumulto delle passioni, la sua memoria acqui:
uno speciale valore perchè è l'espressione del pensiero uno spettatore, che, fissatasi una norma politica né reazionaria né costituzionale, ha giudicato, come la maggior parte
sta di
de' suoi contemporanei, lo svolgersi dei fatti.
Il
Petitti, fun-
non poteva certo condividere le idee degli insorti, né approvare, come uomo educato ad una certa zionario dello Stato,
larghezza di vedute, tutta la politica della restaurazione
:
egli
- -213 — ristretto
nel
campo
della
narrazione
ufficiale,
come la
udiva da chi aveva assistito al succedersi degli eventi e li a anche improntati del proprio pensiero, eliminando controllando le varie tonti, cercando, dall'esame dei dati, |
di
la
e.
verità
delle cose.
Egli quindi, mentre non risparmia la critica severa, e meglio
biasimo all'opera dei rivoluzionari e specialmente all'attività delle sette, delle quali fa risaltale giustamente la parte avuta nel movimento costituzionale, non nega che una hi ita di non lieve momento di quel che era avvenuto dovevasi attribuire agli errori commessi dai primi ministri della restaurazione. Ed è notevole osservare che FA.. quanto non caldo fautore di novità, osa affermare, nel momento in cui il ritorno di Carlo Felice ha dato alla diretra,
il
1
zione dello Stato una impronta reazionaria che
«quando un
no contiene nel suo seno germi di distruzione egli non ha che un partito da prendere, accordare con franchezza ciò ilio » dimostrandosi in questo modo fautore di quel programma di riforme che Prospero Balbo aveva tentato di effettuare, attraverso le maggiori difficoltà. La qua! non può che tornare a lode del conte di Roreto e rende più agevole Fintendere la sua evoluzione politica verso Fidea liberale che nel periodo delle riforme sostenne con il noto ;
-
Con
vigore.
modi brevi descrive
il
Petitti
che portarono allo scoppio della
fatti
lo
dei
svolgersi
rivoluzione, dal
moto
al lavorio dei diplomatici spaglinolo e francese in Torino: dal sollevamento universitario all'intensa propaganda delle società segrete per arrestare, con il mutamento di regime degli Slati Sardi e la dichiarazione di guerra all'Austria, la mania delle truppe di Francesco contro costituzionali napoletani. Narrato brevemente lo scoppio della rivoluzione in ne il contraccolpo che ne risenti Torino, dalla dei capi della sommossasi fatto di 8. Salvarlo. Fd è «li
di
Napoli
i
I
:
io ch'egli afferma riguardo alla presunta colpaCarignano. Parlando del Col legno, dice il Petitti, giovane di molto spirito « cui si deve però l'infausto Ij riflettiamo al izio di aver -edotto quel princi| cine nel periodo nel pò in cui il conte di Roreto
bilità
del
.
un» Istruendo
quali litare
e
e
processi
dalle
Commissioni mi-
al riguardo con cui dovevasi governative parlare di Carlo Alberto, non
giudiziaria, ed
ufficiali
i
i
— 214 siamo non rilevare come e quanto fosse radicata in molti l'opinione della partecipazione, indiretta almeno, dell'Altezza serenissima al movimento. E il Petitti ne è convinto se l'afferma in un'altra volta, nel breve corso della sua esposizione: dice infatti che il Garignano era « riguardato da molti quale centro dei movimenti » ma aggiunge che « sembrava d'essersi pentito di avervi prestato adesione e di esservi piuttosto stato trascinato ». Il prudente storico non si dilunga di più su questo :
argomento così delicato: sia che glie lo vietasse il rispetto verso un membro della Gasa regnante, sia che in realtà non ne avesse maggior conoscenza. Egli, del resto, riporta quel che ode esser riferito negli ambienti ministeriali a' quali appartiene; e, pur mantenendo una notevole imparzialità, non può non risentire di quel che in alto luogo manifestavasi in proposito. Ond'è che come egli esagera sul Carignano, così cade in errore nel valutare l'opera dei Balbo, padre e figlio quello rappresentando come trascinato quasi da questo nella politica de' giorni dell'insurrezione ed attribuendo anzi al conte Cesare un carattere di rivoluzionario che non ebbe :
giammai. E ciò ci conferma quel che abbiamo già detto sulla natura precipua di questo memoriale, testimonianza cioè di una persona che non avendo vissuto nella bufera di que' tragici giorni riferisce ciò che ne ode, per quanto vagli e ponderi le
diverse sentenze, desiderando di possedere
il
vero.
E che
sostanzialmente egli abbia voluto attenersi alla verità, prova la difesa fatta del ministero Balbo tanto vituperato dagli uni
membri più deficienti ma tradocumento una incertezza ne' giudizi e nelle
e dagli altri, anche de' suoi spira in tutto
il
:
opinioni che dimostra il procedere tentennante dello scrittore volgentesi or a destra or a sinistra, cercando la via sicura e
non trovando
dedalo de' sentieri nel il retto cammino, nel quale si è smarrito. In ogni modo, non ostante le palesi deficienze, è sempre un documento di non poco valore; e noi dobbiamo essere grati all'egregio pronipote, tenente generale conte Alfredo Petitti di Roreto, di aver dato alla luce queste pagine utili e belle.
Eugenio Passamonti.
— 215 — Alessandro Lizio
—
—
Nuovi Giuseppe Mazzini carbonaro. documenti degli archivi dì Milano e di Torino. Con prefazione e note. Torino, Rocca.
1990, pp. 500.
settembre del 1838, in una lettera a sua madre, il MaziSunu torse vorrebbe crederlo, in tutte le mie vicende non in' è mai accaduto di odiare: non ho pro\ato mai odio, neppure per un minuto, né contro quel tale Il
1.
zini Bori
che facendomi dell'amicissimo mi denunziò e cagionò il mio arresto, oè contro altri. Ho sempre compianto i vili, disprezzato traditori per oro... ». Con siffatta superiorità d'animo non può recar meraviglia che nel 1861, ormai sul tramonto d'una vita piena di procellose vicende, parlando della propria tirile attività carbonaresca con obliterazioni, inesattezze e lacune inevitabili in chi rievocava tempi remoti col solo aiuto della memoria, fosse naturalmente disposto a considerar i
futili
e
quasi comici
i
proprii
cospiratore, degni
esordi di
appena d'un fugace ricordo, senz'irà e senz'odio, gli uomini coi quali aveva avuto allora contatto e che, per debolezza o per malvagità, lo avevano tradito. Forse egli intravvide il dietroscena poliziesco nel quale, nel novembre del 1830, orati preparato il suo arresto e quello dei suoi compagni, poiché seppe che il sedicente maggiore Cottin (certo (J. B. Valle, cameriere di caffè) era un agente provocatore, e che il marchese Raimondo Doria, mentre gli si professava amicissimo, lo aveva tradito presso la polizia genovese ma non conobbe mai nella loro interezza tatti che sono ora rivelati agli studiosi dalle ;
i
pazienti ricerche e dalla critica Sagace del Luzio.
Mazzini era stato iniziato alla Carboneria nel 1N-J7 da V. A. Passano, di patrizia famiglia genovese, antico condì Francia ad Ancona e. naturalmente, mas io dice il Mazzini stesso nelle cote autobiografiche pre<h Il
••.
tta
pieno di vita, ma raggiro e d'astuzie che non
silloge daeiliana degli Scritti
va
più
•<
piccolo tendenti virilmente e logicamente allo di
-.•..(».
Me anni dannato dalle autorità pontificie, aveva tradi mite prigionia nei torti di S. Leo e di Civita Castellana, dove diceva*] ai Confi
'Ito alla
riottenuto
Carboneria persino il proprio libertà nel 1891 mediante
la
suppliche umilissime ai Papa ed ampie rivelazioni sulh egrete, che affermava aver avvicinate pei pura curio-
— 216 — sita senz'esservisi
mai
affigliato.
.Maestro dell'Alta Vendita
A Genova era divenuto Gran
La Speranza, la quale pretendeva,
non meno di parecchie altre, di dirigere sul serio il movimento settario della penisola, ma in realtà dirigeva appena sé stessa, e nel novembre del 1830 venne arrestato insieme quali il Mazzini. Questi, che era encon sei compagni tra trato nella Carboneria convinto di trovarvi uomini pronti a sai
crificare con gioia la vita stessa per la libertà, perdette allora le
ultime illusioni. « il terrore fanciullesco dei Carbonari in momento », così si legge nelle citate note auto-
quel solenne
biografiche « e le lunghe riflessioni mie sulle conseguenze lo-
giche dell'assenza d'ogni fede positiva nell'Associazione, e una scena ridicola ch'io m'ebbi col Passano (il quale incontrato da
me per caso nel corritoio meidre si ripulivano le nostre celle, mio sussurrargli affrettato: ho modo certo di corrispondenza; datemi i nomi, rispose col rivestirmi di tutti i poteri e battermi sulla testa per conferirmi non so qual grado indispensabile di Massoneria), raffermavano me nel concetto formato già da più mesi, che la Carboneria era fatta cadavere ». Non molto diverso fu forse l'intimo pensiero dei magistrati di Torino i quali, invitati dal Re ad indagare se le prove raccolte sugl'i nquisiti fossero legalmente e moralmente valide, presentarono una relazione, ora pubblicata dal Luzio, che in fondo risolvevasi in una requisitoria schiacciante contro il conte Venanson, governatore di Genova, e i suoi confidenti, poiché negava l'esistenza di un'Alta Vendita nella metropoli ligure e conchiudeva quindi che i sette prevenuti non erano Carbonari! Così l'avventura, che a Milano e a Modena avrebbe avuto chissà quale tragico scioglimento, si chiuse a Genova con la liberazione immmediata di cinque tra gli arrestati, con la deportazione del Passano nella nativa Corsica e con l'esilio, al
com'è noto, del Mazzini. Tuttavia l'accusa avrebbe dovuto apparire tutt'altro che infondata, anche a giudici mediocremente esperti. Essa traeva origine dalle denunzie del marchese Raimondo Doria, di un
ramo cadetto, pare, dell'illustre prosapia genovese, già ufficiale nell'esercito napoleonico di Spagna e poi in quello sardo, gratificato da Carlo Felice con una pensione di 600 lire annue, tipo psicologicamente interessante di avventuriero, non unico né raro del resto nella storia delle società segrete della prima metà del secolo XIX. Gran Maestro della Carboneria spagnola
— 217 — —
Malaga — e uno «lei capi di oaturalmente amico del Mazdivenne quella genovese, il Dona scrivere in francese un lungo indiquale fece anzi SÌ zini, dal — Carlo X per esortarlo a ristaLuzio a edito dal ora lizzo bilire nella Spagna il governo costituzionale facendo onorevole ammenda dell' intervento del 1813 a favore della monarchia luta. Sarebbe troppo lungo l'accennare qui, anche sommariamente, le gustose notizie raccolte dal Luzio intorno all'attività della Carboneria genovese dal 1827 al 1830, e alla vita romanzesca del Doria. Quest'ultimo, mosso anche da ragioni suoi
i
parenti abitavano a
—
intime, non però da desiderio di lucro, nell'ottobre del 18150, si mise in segreti rapporti col conte \ 'enanson e gli offrì i suoi
affermando di essere entrato nelle società segrete al
izi,
solo scopo di scoprirne le trame a profitto dei governi legittimi. D'accordo quindi tra loro perchè non rimanesse alcun dubbio sull'esistenza di un'Alta Vendita in Genova, fu incaricato il caffettiere G. B. Valle, già militare, di
di
maggiore Cottili,
al
presentarsi, sotto le spoglie
Gran Maestro Passano e di
farsi
am-
falso Cottiti fece magnifica-
mettere nei segreti carbonici. mente la sua parte, e venne iniziato alla Massoneria dallo no, che gli consegnò persino, trascritte di suo Il
pugno, le parole sacra e di passo, alla Carboneria invece dal Mazzini in una stanza dell'albergo del Leon rosso, alla prea di
un carabiniere travestito. Dopo di ciò, il Venans.-n. inso di Carlo Felice, ordinò gli arresti che furono
goiti dalla procedura economica sopra accennata.
duzione degl'imputati fu un grave colpo marchese Raimondo il intanto erasi trasferito a Marsiglia in apparenza come de-
L'inatt
i
per il Governatore di Genova come per
Lo dell'Alta Vendita La Speranza, in realtà agli ordini del enanson e del ministero sardo. Sospettato dapprima e poi apertamente accusato di tradimento «lai Carbonari, dovette torlenova dove, poiché moti dell' Italia Centrale sembrao avergli dato ragione, fa nominato addirittura capo della polizia segreta. Ma all'avvento di Carlo Alberto, mentre li \ e\
i
miveniva trasferito a Nizza, cadde in disgrazi dei Garbo* veleno istigazione ad propinatogli, ilosamente al dalia propria amante, fu tratto in arresto per abusivo porto -iin
.
•ni
e colpito di
Bfl
ra
condanna. Nel nei prò.
dell'Austria, la (piale desiderava servirsi di
lui
Mbinola-Argenti-Spinola, ebbe commutato
carcere in tem-
il
— 218 — poraneo bando dai regi Stati onde si recò a Milano e vi ripetè, con portentosa memoria, quanto in fatto di società segrete e di settari aveva già rivelato alle autorità piemontesi. Finalmente, scampato ad un nuovo tentativo di avvelenamento, lasciò,, pare, per sempre l'Italia e si ridusse a Klagenfurt sotto le ali protettrici dell'Austria che gli assegnò una pensione. Il Doria è il vero protagonista di questo libro del Luzio, il quale ci trasporta in mezzo alla vita torbida delle società segrete producendoci un'impressione disgustosa, non molto diversa da quella che provò a suo tempo il Mazzini. In fondo la sua storia di carbonaro consiste tutta nello sforzo che egli fece per liberarsi al più presto da quelle scorie carboniche che comprimevano la sua natura di apostolo. Nella ormai vecchia società, uscita dal tronco massonico, egli si sentiva ed era considerato uno straniero; onde i suoi primi scritti politici, compresa la lettera famosa a Carlo Alberto, devono essere considerati, io penso, come esercitazioni letterarie su tema assegnato, sebbene qua e là balzi fuori, com'è naturale, la personalità via via più sicura dell'autore. Il Doria l'aveva intravveduta, e uno rpione austriaco, nel maggio del 1831, così la descriveva da Marsiglia alle autorità milanesi « II carattere di questo giovane entusiasta è dei più pericolosi, perchè scevro d'ogni vista d'interesse particolare egli non sospira che per la rigenerazione dell'Italia, pronto, onde procurargliela, ad affrontare qualunque pericolo, a sacrificare tutto, anche la vita, facendo anche al caso il mestiere di assassino, purché questo ridondar possa in vantaggio dell'Italia. Insomma Voltaire nel suo Maometto ci ha dato Seide trascinato al delitto dal fanatismo religioso; e questo diverrebbe un altro Seide per fanatismo di un malinteso amor di patria ». Un libro del Luzio è sempre difficile a recensire, tanta suol ;
:
essere la copia delle notizie importanti, sparse qua e là persino in semplici note. In qualche giudizio si
tutto d'accordo con
lui;
può non essere del
ma non si può non ammirare l'abne-
gazione, quasi direi mazziniana, con la quale egli da tanti anni lavora a rendere più vera la storia del nostro nazionale
risorgimento, il che è quanto dire a renderla proficua all'educazione politica degl'italiani. F. Lemmi.
EDGARDO GAMERRA. Quando, or è nuova
poco
più
non potevamo supporre
della nostra Rivista,
serie
che uno de' migliori compagni
una
anno, iniziavamo
un
di
ci
sarebbe stato
modo sì repentino e doloroso, per tutti coloro,
i
tolto in
quali ave-
vano imparato a conoscerlo ed amarlo. Egli aveva portato un
fra noi
pite e fatto
vero
il
soffio di fede, che
aveva rianimato energie so-
concepire
speranze. Se
infinite
Gamerra era dotato*, era essa
di
una virtù in-
convinzione pro-
la
fonda dell'eccellenza dei nostri studi e della necessità
ovunque, per
diffonderli, patria.
attività
le
in
che, per
tro
di
e
giovani, restringendo
capaci
di
fisso di
nostra vita, ne' suoi
la
risorgimento
sapienza
svolgimento,
politica,
fino
idee, Egli
a'
sì
ricco di
e seguirla,
giorni
nostri,
loro
valori,
infiniti
nell'epoca fulgida
origini
le
nazionale,
il
aveva compreso
un cerchio intendere
bisognava rintracciarne
e
scienza
della
Non perdendosi nei labirinti di altri campi, che as-
sorbono spirito
bene
il
di
della
del
bellezze etiche
passo passo, nel suo per
verso
indirizzarla
mete sempre più elevate e più pure. E della sua attività, oltre a numerosi articoli pubblicati in periodici ed in riviste, egli
aveva dato già prova di non lieve momento nella
quenza politica in Toscana nel triennio 1846-1848, ed un'altra ancor più
rando, su ri,
fonti
degna
inedite
si
degli
apprestava a donarci prepaarchivi di Torino
di
uno studio coscienzioso sulle ripercussioni che
piemontesi del 1821 avevano avuto sa quanta la
e
in
non ce l'avesse
vuoto che non
moti
Sardegna. Dio solo
messe Egli avrebbe raccolto
morto
i
Ca-
nel nostro
tolto sì presto,
campo
lasciando un
evolmente colmato. Che.
oltre
alle
— 220 — sue di
scientifiche, Egli
attitudini
religiosità
spirito volto
e
di
alla
moralità,
il
possedeva un
forte
senso
quale, mentre ne affinava lo
contemplazione ed
alla
intelligenza del
Vero e del Buono, lo rendeva atto ad una valutazione se-
umana e delle sue
rena e soave dell'esistenza
manifestazioni, diffondendo intorno a se riso
giovinezza, che
di
giammai.
Onde
in
triste la solitudine:
noi
gli si
il
in
lui
il
un perpetuo
non
più vivo
e sia conforto
sua anima, e a chi formò nobili,
fa
anni
molteplici sor-
avrebbero spento il
a chi
rimpianto e più
amò con tutta la
pensiero e gli affetti più
nostro sincero dolore.
E. P.
XIV
'>re
i92i
F\sc. 3-4
RISORGIMENTO ITALIANO
IL
Nuova Serie pubblicata dalla
SOCIETÀ STORICA SUBALPINA
QUARANTOTTESCHI
ECHI
DELLA VITA TORINESE Ricordi del fermento della coscienza nazionale in Torino nel periodo primo del Risorgimento Italiano
modesti
—
provengono
valori — dalla corrispondenza
ma non privi di
di
marchese Carlo Guarnerio Guasco, ultimo discendente del ramo di Castelletto, e dal carteggio del suo amministratore patrimoniale, aw. Cesare Brignone, oriundo da S. Secondo Pinerolese (1). Chi sia stato questo marchese, amico intimo di Carlo III Borbone di Parma, di Ludovico Sauli d'Igliano, di Massimo d'Azeglio, di Camillo Cavour, di Cesare Saluzzo, di Pro-
alcuni amici del
spero Balbo,
uno
disse
Silvio Pellico, di
di
noi (2). Spirito
di
Giulietta
colto,
Barolo, già
di
amante
degli
studi
e
un vero rappresentante della vecchia aristocrazia piemontese, fiera del suo passato, fedele ai proprii principi ed aperta agli ideali nuovi, ma non alle audacie dei più irrequieti in politica (3).
delle
«
era
egli
arti,
Arrivando ieri sera in questa mia patria
gnone, il 12 maggio 184' i
-••concio di
»
scriveva
il
Bri-
Pinerolo al marchese Guasco
A rr/i !..
C
B >U 1'.
" ;
/..
Blondel
con
i
M
&
x
PWicO e il distrilo ili i ni, il
:
G
in
//
castello
Ri*otf.
I
sgg.,
//..
Torino. 1916; al quale ultimo studio fa seguit.. massonisiìin
1..
C.
ri
.
Umilia.
ibidem, XI XII, B9B
igg
Torino,
Un'in so e sgg.
Il Ritorg. ititi..
XIV
I»
— 222 — I
carteggi conservansi nel castello di Envie di proprietà
marchese Malabaila di Canale, la di cui madre Clementina Provana Romagnano, di felice memoria, gentilmente concesse anni addietro visione di dette carte ad del
uno di noi. Le lettere dell'avvocato Brignone vanno dal 15 giugno 1838 al 30 settembre 1853, sebbene l'amministrazione sua incominciata
fosse
otto anni della
cora
dopo
anteriori al
il
nel
1830 (1); mancano quindi
corrispondenza che forse
1853. Data
si
i
primi
protrasse an-
però l'intonazione delle lettere
settembre 1847 e delle successive all'ottobre
— lettere puramente d'affare e quasi senza alcun poter condel tempo — par cenno della vita 1849
politica
ci
chiudere che nessun danno derivi sere
il
al
di
nostro studio dall'es-
carteggio Brignone acefalo e acaudato. Piuttosto è
spiacevole che dal gennaio al maggio 1849 manchi
la
cor-
mai esistita. Le sempre dirette da Torino a Envie, dove
rispondenza, forse, anziché perduta, non lettere
sono infatti
Guasco amava trascorrere buona parte dell'anno, a Roma, a Genova ed a Nizza Marittima, soggiorni suoi invernali, il
eccettuata la lettera avanti l'interruzione
spedita
il
17 gennaio 1849
— ultima
— che è datata da Envie. Probabil-
mente l'avvocato Brignone dalla fine del 1848 al maggio 1849 dimorò ad Envie, richiestovi da lavori eccezionali, ai
quali dovette presenziare quale amministratore patrimo-
marchese di Castelletto, ed è così spiegata la lacuna epistolare. Le notizie di qualche valore storico abbondano logica-, mente nelle lettere degli anni fortunosi 1848-49, ma non mancano in altre precedenti e in qualcuna susseguente. Di esse tutte noi tenemmo il dovuto conto, tralasciandone le sole parti di natura privata che indicammo con puntini. Intercalate fra le 76 lettere del Brignone ve ne sono alcune di amici del marchese Guasco, perchè, riferendo niale del
(1) « Sta
per finire
il
vecchio anno 1853 e per nascere il nuovo 1854.
Io che ebbi l'onore di vedere succedersi questo cambiamento per ben 111. ma , scriveva il Brignone 30 dicembre 1853 al marchese Guasco (Arch. cast. Envie, Carte Grttasco).
ventiquattro volte a fianco di V. S. il
(
— 223 -
—
anch'esse vato —
e
i
intime e di
fra le notizie
dice
si
politici
»
e
pettegolezzo
pri-
impressioni dello spirito
le
torinese di fronte agli avvenimenti pubblici del tempo, cre-
demmo bene
di
queste lettere
in
del
conte Luigi
inserirle in questo nostro studio. Sono numero di quattordici, delle quali tredici Nomis di Cossilla, direttore degli archivi
Corte, come allora dicevansi R. Archivi di Stato, ed una del conte Ottavio Balbo. Inoltre riproducemmo una poesia popolare sul 6 maggio 1846 ed una dedicata agli Italiani per la dichiarazione di guerra all'Austria nel 1848, che trovammo manoscritte fra le carte del marchese Guasco, a dimostrazione dei suoi di
i
sentimenti patriottici.
Nove
lettere
1840
del
nello spirito con cui
venuti
settembre
nel
scientifico.
cotesti
<
i
ci
di
quell'anno
famoso Congresso
al
Un tantino di canzonatura per le
sedicenti
un pochino
fanno- penetrare
Torinesi accolsero gli scienziati con-
scienziati »
e
in
pari
«
fatiche *
tempo
di
festività
grande e signorile, qualche spunto di politica, per cui per prossimo Congresso del 1842 veniva scelta Padova, il poiché Milano « non era città preparata » sono le note più caratteristiche delle lettere del 1840. Così e si pensa[va] che il Re si [sarebbe] rec[ato] nella sala per far la levata di tavola > nell'ultimo banchetto, a cui erano presenti seicento persone, mentre il prudente contegno di Carlo Alberto, che non si compromise con un'apparizione la quale avrebbe potuto provocare chissà quali manifestazioni politiche, e in pari tempo conferiva l'Ordine della SS. Annunzi; ita al Conte di Saluzzo Presidente del Congresso, toglieva l'illusione concepita. Queste informazioni bastano a prospet,
tarci
il
italiani,
carattere vero di quelle riunioni dei più eletti spiriti
che
sotto
la
veste
scientifica
tempravano
la
co-
n/a nazionale. I
Torino, Hi in., signor ;
il
17
rottomi
i
scienziati furono male trattati il primo giorno irò
non
si
diede
;i
mangia
:
iute i
né poli
andò meglio; ma pare che quelli che profittino
jeri la cosa
di
più
delle facilitazioni ordinate dalla nostra politica e polizia siano i nostri sedicenti scienziati.
V Accademia filarmonica per quindici sere
continue darà degli esercizi musicali per sollevare gli scienziati dalle loro fatiche. Ieri sera incominciarono questi esercizi e vidi grandi fiaccole accese all'ingresso
vallo: mi
guardato a vista da due dragoni a ca-
disse che la cosa
si
andò benissimo
Ho l'onore di rinnovarmi col solido profondo
rispetto e sincero
attaccamento di S. V. Ill.ma
Obbed."»° aff.mo servitore
Brignone. II.
Torino, il 19 settembre 1840. Ill.
m0 signor marchese,
Dei scienziati e delle cose della capitale non saprei nulla o
poco aggiungere a quanto ne dice la Gazzetta. Il marchese Ricolti,, direttore dello stabilimento agrario
di
Mileto, se
ne venne da Fi-
renze a piedi accompagnato da sei dei suoi allievi. Numeroso è il concorso di questi dotti al Caffè di San Carlo, e ne vidi anch'io un buon numero. Era in compagnia di uno scienziato, il sig. conte De Bres (1), il quale però non assistette ancora a nessuna adunanza. Le Indie mutarono sistema ed i pranzi così sono tollerabili. Della guerra varj sono li sentimenti. In generale però non vi si crede
Ho l'onore etc. Obbl.mo aff.mo servo Brignone. III.
Torino, il 29 settembre 1840. Ill.
mo signor marchese,
Domani è l'ultima riunione dei dotti; alle canterà il
dieci
e
mezzo si
TeDeum; ad un'ora vi sarà l'adunanza generale presie-
duta dal Presidente capo, il quale pregò tutti i scienziati di volersi trovare tutti al pranzo, perchè si pensa che il Re si recherà nella sala per far la levata di tavola. Molti indotti si
(1) Il
conte Federico de Bres, nato a Torino
propongono pure di
il
19 dicembre 1799,
generale a riposo nel 1844, aveva sposato Marianna Guasco di" Castelletto.
Morì a Nizza marittima nel 1872.
- 225 — sia
intervenire a quel pranzo. Domenica si decise a plu-
ralità di voti, òtte la sessione pel
1842
si
sarebbe tenuta a Padova;
molti volevano Milano, ina surse fuori qualcuno che disse che Mi-
lano non era città preparata; che cosa abbia voluto dire io non lo SI
vede pres>o
tutti
i
negozianti di stampe
cipe Carlo Bonaparte (1). Non nelle sessioni. La sessione
ritratto del Prin-
il
successe più nulla di rimarchevole
vi
medica si è moderata ed è entrata nelle
linee della civiltà. Vi sono molti forestieri, e mi si dice che sia perchè
rade di Svizzera sono tutte malconcie Aggradisca i sensi del mio profondo rispetto e sincero attaccamento di S. V. Ili ma Obbed.mo ed aff.mo
Hrignone. IV.
Torino, Ill.mo
li
ottobre 1840.
1
signor marchese,
scienziati Unirono jeri le loro fatiche assistendo al
i
pranzo
generale, a cui intervennero molte notabilità della città. Molti dei
eran partiti prima, gli altri o partirono oggi o stanno
numero degli intervenuti al pranzo sommerà circa a seicento, ma il Re, che molti speravano di vedere, non comparve. per pai tire.
Al
sig.
Il
conte di Saluzzo presidente, venne pur anche in questi conferito l'ordine della SS. Annunziata.
•rsi
Al pranzo
so bene, ed intesi dirsi che in materia di tati cucina le Indie avevano rivendicato il loro onore, la loro reputail
.'
Obb.mo arT. mo
radisca etc.
Urlinone.
Non mancano
per
il
1840
altre informazioni di pregio,
quali di un processo per affari di marina, notizie dei
menti
di
cenni
a guerre che risuscitano
flcnga
del '21, e
Oltralpe
con relativo influsso i
fer-
in
Piemonte, ac-
bollori del
generale Gif-
nuove delle condizioni
salute
di
della
Marchesa di Barolo, la protettrice benefica di Silvio Pellico
:
v.
Torino, iu. n '"
Della ( aerra non le ae giornali
il
17
ottobre
.
signor marche -«Miti-
Creda ai sentimenti
a dir pia di quel ohe di
al
h
profondo Ol.l.l."
Brlgnone,
uno dei più appaaaionati frequentatori
iso
VI.
Torino, Ill.mo signor
giorno venti
Il
il
18 ottobre 1840.
marchese, si
aprirà avanti la R. Camera dei Conti il pro-
cesso delli inquisiti sull'affare della Marina. Per alcuni sioni fiscali
sono per l'assolutoria; per
Gilletta, le conclusioni
gli
le
conclu-
quali Corti e
altri, fra
sono per quindici anni di lavori forzati e per
Ho l'onore ecc.
l'indennizzazione ai danneggiati
Obbl.mo aff.mo servo Brignone. VII.
Torino, il 29 ottobre 1840. Ill.mo signor
marchese,
Ministero Thiers è caduto; così
Il
si
dice questa mattina. Mi
vien pure detto che l'ambasciatore francese sia partito nella penul-
tima notte verso Parigi. Ora che il Ministero è cambiato, si teme molto varsi
di il
una rivoluzione. I nostri contingenti chiamati devono tro-
5 novembre sotto le rispettive bandiere; si parla di cambia-
menti di Brigate, e di un rinforzo
di
truppe nella Savoja. Si dice
pure che una compagnia e mezza di nostri soldati acquartierati al
Pont Beauvoisin abbia disertato. Vi è gran calca nei caffè per leggere i giornali, e continua sempre nell'animi una grande incertezza. Si seguitano per parte del Governo gli approvvigionamenti ; si mandò
in
Sardegna per raccogliere tutti i cavalli che si potranno avere; si
aspetta con grande ansietà l'apertura delle Camere.
I
tempi diven-
tano ogni giorno più interessanti
Ho l'onore etc. Obbl.mo aff. m0 servo Brignone. Vili.
Torino 2 di novembre 1840.
Caro Guasco,
Non è giunto [il corriere] di Francia, che più avidamente si aspetta in questa crisi europea, una delle buone che spero per altro
non vorrà finir male.
Tu che sei avido sempre di novità, non puoi lagnarti; in quest'anno come funghi e pare che a bella posta
climaterico del '40 nascono
i
popoli e sovrani abbiano aspettata l'epoca dei delirii e dei sconvolgimenti.
— ^7 onerale
di
cui
Qiffleaga
questi romori di guerra hanno tolto rent'anni, come pure al Re che :ino
un
di \ alamanna
ministro Pea
il
«lie si
raddrizzò
rinnoverà di bel nuovo quanto
|
jinm
ino I
>n
.
la
battutici del
1
«
Caffé Florio ».
ve ne sono: Torino quest'anno mi fece l*ef-
monotona del soli'
pia
inietterei
popolazione diminuisce: almeno, osservando, così mi parve. io ci credo poco a tutti quei calcoli, .
sano sopra non esatte informazioni, come credo poco al buffone del conte Sanvitali, con quel suo piglio alla Cagliostro e quel letismo, del quale la lità
minima parte è vera e la quasi
buffonata. HrofTerio che ha fatto (dicono)
il
U, ne
toni d<
potrebbe far uno sul magnetismo e cacciarvi quella contessa
(sic) della
che fa magnetizzare le tre figlie di una tanta madre,
di
B
far
sopra di loro
le
più belle chiacchiere del
mondo
Addio, tutto tuo aff.™
Nomis di Cossiila.
L.
1\.
Torino,
30 dicembre 184
li
IH mo S ig. marcii»
ddisfasione che
annunzi
tte ,
radisca
i
io
mi trovo
in
migliori le notizie della signora
i
fu
buona, e questa mattina
la
grado
d;
marchesa di
febbre era piccolis-
spera molto della non lontana sua guarigione
solii (>tibl.
mo art'. 1"" ser\ Hrignone.
Nove lettere del conte di Cossiila e
dell'avvocato
Bri-
gnone indirizzate nel 1842 al marchese Guasco sono una pittura fedele delle feste sontuose fatte da Torino, da Ales-
sandria e da Genova agli Augusti Sposi Reali, che il 12 aprile nel castello di
Racconigi congiungevano assieme
gli
inte-
ressi dinastici delle Case di Savoia e degli Asburgoje quali,
pochi anni dopo, dovevano sui campi starsi
violentemente. Il principe
di
di
Lombardia contra-
Piemonte, Vittorio Ema-
nuele, ventiduenne, sposava la cugina arciduchessa di Au-
— 228 — Maria Adelaide, figlia dell'arciduca Ranieri viceré del
stria,
Lombardo Veneto e della principessa Elisabetta di SavoiaCarignano sorella di Carlo Alberto. Perciò già tre mesi prima Torino era in fermento per allestire un ricevimento solenne, tale « da far andare alla Pansoya ed alla Bernezzo per anni ed anni la cassa e l'erario censuario e civico ». Archi fiori,
di trionfo,
loggie per
assistere
feste, arringhe,
alle
versi recitati da venti damigelle, Tedeum, illuminazioni,
ed elemosine, vesti, cuccagne, lotterie, inviti a stampa, tutto figura nel nostro carteggio; fin il particolare di un pericolo d'incendio della sala rotonda del palazzo reale. Il viaggio degli Sposi al Moncenisio e indi a Genova è pur esso prospettato con
tornei,
balli,
doti
giuochi popolari, con
un vento assai modo che Sua Maestà potè benissimo arguire della buona volontà delli Alessandrini, ma di feste non potè vedere che poco la
relativa
tappa ad Alessandria, dove
gagliardo impedì che
i
lumi
si
«
accendessero, di
o niente » x.
Torino, 15 di gennaio 1842.
Caro amico,
le
Molto si parla di feste civiche e pubbliche e sta a vedere che prime vanno a costare una moneta così fatta da far andare alla
Pansoya ed alla Bernezzo, per anni ed anni, la cassa e l'erario censuario e civico.
L'agnato mio, a quel che pare, non è più così economo, come quando
gridava contro quei poveri ventagli che da secoli
ci
cacciavano le
mosche dal naso! Ma così sono gli uomini: vede in lontananza croci, onori ed impieghi e cambia! Me ne duole per lui e per la città che Credimi sempre tutto tuo spende molto e non si farà grande onore !
aff.
L.
mo
Nomis di Cossilla.
XI.
Torino, addì 31 gennaio 1842.
Caro Guasco, Oggi in Consiglio Generale si deliberava circa alle feste, e
sono
:
arco di trionfo e loggie pel governatore e pel corpo decurio-
naie a Porta di Po per l'entrata, arringa e presentazione di
fiori e
- 229 — Tedeum alla
da venti damigelle decurionali, solenne
tati
-ulata, illuminazione
generale
sera dell'arrivo, altra più
nella
ulula in altra sera, onorata dalle Reali persone
che
si
ferme-
ranno in faccia al palazzo civico, doti, elemosine, vesti, cuccagna, giuochi,
ì
popolo. Se
er
il
ile
ed
fa
si
il
loggiati e forse
i
torneo, la città farà
un fuoco d'artifizio nella
monstre nel palazzo civico coprendo la me d'onore e comunicando cogli atrii dalla Segreteria
d'arme, poi
ballo
e dal Vicariato, die anderà provvisoriamente nelle scuole di disegno,
diavolo perpetuamente i
L.
200/m. Se non bastano poi, sai come 1
Totale calcolo della
I
ma Pollone che
fa;
si
grande smacco del mastro di
partiti (e, ciò fra noi, con
ragione Marchetti, che se ne doleva) assicurava che debbono ba\ddio. Tutto tuo IMIS
l'I |
C OSSILI.a].
XII.
.Torino,
il
marzo
1
IH 12.
M.mo signor marcheQu>
<
.pato
e
mandato dalla Città l'unito programma
probabilmenle invariabile, credo bene di
metterle, allineile sia pure al corrente delle feste
per molti, che avremo nel mese venturo. La di
assai
do
lontananza farà
lei
o io potrò vedere, mentre se ella vi fosse, conoseende la di lei
bontà per me, probabilmente potrei avere un biglietto pel
torneo, un biglietto pel ballo di città, pel teatro illuminato etr
me in- <tarò alla relazione. Converrebbe però che la S. V. IH."»» si
compiacesse il
Mi
pensare pei suoi amici
appartamento. Sentii
di lei
saranno rime*
dirsi
di
<ieno\a
biglietti pel ballo, cioè
venti per uomini,
di
La S. V. Ill.m» non
a
ti
•
re
•eder^'li
i
poter
«re e «Ielle
saranno
dati.
Ma
incaricato di
distribuirli alle
ebbe per indicare. Se ho da dirla schietta, :
ili
le
:
a qualche altro signor Decurione di
intimità che venisse ;
essere in grado
Tonno, non
ha
Deco.1
<!
accompagnamento
cui dieci in
a cui
che a ciascun
amici
veiiL'' li
I
del mio Ubiti. »•
.
Brignoa
hanno
— 230 — XIII.
Torino li 5 marzo 1842. IU. mo signor
marchese,
Alcuni giorni sono poco
mancò che la sala rotonda
del pa-
lazzo reale in capo alla galleria delle armi antiche diventasse preda delle fiamme. Molti
sono gli operai indoratori tanto milanesi che na-
zionali che lavorano in
quella sala; l'uno de' Milanesi uscendo la
«era dimenticò un pezzo di candela acceso, il quale, dopo aver con-
sumato tutto diede fuoco alle tavole del ponte, e ne abbruciò circa due dozzine. La sentinella del palazzo, vedendo un chiarore alle finestre di quella sala, sospettò del fuoco, diede l'allarme, e si giunse
ancora in tempo per impedire maggior incendio; ma intanto le pitture della volta sono per così dire scomparse, le dorature già fatte impallidirono, ed
il
danno è assai rilevante. Cattivo principio!
Aggradisca i soliti sentimenti etc. Obbl. mo aff. mo servo
Brignone.
XIV Torino IU. mo signor
li
16
marzo
1842.
marchese,
Dalla Segreteria di città già vennero mandati i biglietti pella distribuzione dei posti; ed un altro plico che portai al sig. marchese
Romagnano, il quale vedendo essere consimile a quello mandato a lui stesso lo dissuggellò, e vi trovammo dentro l'istruzione per la distribuzione dei biglietti del ballo, che porterò meco per far vedere alla S. V. 111. ma. dì mano in mano che verrà qualche altro piego, io lo lito
porterò
al
prefato
sig. marchese,.
Aggradisca i sensi del so-
profondo rispetto etc. Obbl. mo aff. mo servo
Avv. to Cesare Brignone.
XV. Torino il 14 maggio 1842. IU.mo signor marchese, Finite le feste, cessarono le novità del nostro paese. Il tutto è rientrato nella
monotonìa ordinaria, di modo che non avrò grandi
cose a riferirle. La casa della S. V. IH m» da mercoledì sera è final-
mente intieramente sgombra di forestieri; l'ultima a partire
fu la
signora marchesa Spinola, che montò in vettura alle dieci di sera Di tutte le autorità che ebbero parte nell'ordinamento delle
feste,
— 231 — non conosco
ciato, fuorché
il
marchese «li Cavour.
a cui la mattina del dcjeu/iè datuani venne Impartito il gran uin/.u> e Lazzaro. Li Prim done dell'Ordine d non sono pur eneo ritornati al loro paese. Prima iti rientrare in Miininno a fare un giro in Savoja ed in Si lano, I
tanto arriva l'epoca delle feste
Simo giugno
e
vi
si
di
Genova, che è verso il 6 del
troveranno senza
Gradisca
fallo
;
tonti-
1
menti etc. Obbl. mo aff. mo sei
Brignone. XVI.
Torino
li
maggio
21
1848.
M.mo signor marchese, Al mezzogiorno del 18 corrente partirono
...
ia
e
i
parenti della no-
Reale, dirigendosi verso la Savoja: passeranno a Gin-
quindi ritorneranno a Milano pel Simplon. Gli Augusti sposi
li
accompagnavano sino a Susa, e quindi alla mezzanotte il re Carlo Alberto, accompagnato da due scudieri, partiva pure a quella volta per fare ai viaggiatori
la
grata sorpresa di offerir loro la colazione
all'ospizio del Moncenisio, e quindi subito dopo sen ritornò alla sua Capitale. Pare che glie.
Il
il
secreto sia stato tenuto, e la cosa riusci a mo-
giorno tre del prossimo giugno tutta la Corte parte per
alla volta di Genova, dove si preparano
pure delle feste strepito
reata una società d'azionarj per promuovere 111.»»
venne pure mandato
bolletta per la soscrizione di
Aggradisca
.mela
ì
l'invito
le belle arti; alla
per farne parte, con uua
una o più azioni; ogni azione sensi
solili
<>bbed. mo aff.™° servitore
frignone. XVII. !flO
gìUfl
1
IU.no signor marchese,
no per le feste di Genova, ed il Sig. mai stretti
intente,
di
partire
'!.
qui
a
pochi
partendo domattina quale era
il
momenti,
nostro divi-
•
tutto
il
">
som. impegnati
i
nliment.
OMm Hrignoi.
XVIII.
Alessandria IU. mo Il
li
8 giugno 1842.
signor marchese,
giorno tre, Alessandria ebbe il contento di avere nel suo
grembo S. M. e tutta la reale comitiva di passaggio per alla volta di Genova. In essa si pernottò e la città fece molti preparativi di festa per dimostrare l'esultanza sua per si fausta occasione. Fuochi d'arilluminazione generale della città ed in specie della piazza
tifizio,
Reale. Tutto era assai ben disposto, la folla era grandissima,
ma
rimase delusa, perchè un vento assai gagliardo impedì che i lumi si
accendessero, di
modo che
M. potè benissimo arguire della
S.
buona volontà delli Alessandrini, ma di feste non potè vedere che poco o niente; e gli Alessandrini furono assai rammaricati per questo contrattempo. Il Re partiva l'indomani verso le ore dieci in prosecuzione del suo viaggio
Aggradisca
sentimenti etc.
i
Obbl.mo aft.™o servo Brignone.
XIX. Torino Ill.
il
18
giugno 1842.
mo signor marchese,
Poco o nulla si parla delle
feste
di
Genova; io credo che i
Torinesi fossero già tanto annoiati di quelle che si fecero in Torino,
che non
si
ha nemmen più voglia di occuparsi di quelle che si fanno Aggradisca i soliti sensi etc.
altrove
Obbed. mo aff. m o servo Brignone.
Una
«
poesia popolare »,
manoscritta fra l'epistolario del
le
//
6 maggio 1846, rinvenuta
carte Guasco, è
Brignone
ci
il
preludio di quello che
riserba nelle
lettere
succes-
sive del 1847.
La data fatidica, che serve di titolo alla « poesia popolare » ha bisogno di qualche commento, perchè se ai To,
rinesi,
contemporanei
al
fatto, essa
era viva e presente, a
può apparire priva di contenuto, se non la riaccostiamo ai fatti politici del momento. Nel mattino del 6 maggio 1846, verso le ore 10, una grande folla di popolo si accalcava nella piazzetta davanti alla reggia in attesa che Carlo Alberto uscisse, come di noi oggi
- 233 — consueto, per recarsi zioni
militari.
in
piazza d'armi alle solite esercita-
Lo scopo era
acclamarlo
di
«Re d'Italia > come rimo-
per dare uno schiaffo morale all'Austria, che,
Piemonte per una questione doganale il sale, aveva elevato da nove a ventuna lira ogni ettolitro il dazio sui vini piemontesi da introdursi in Lombardia, sì che il 2 maggio 1846 il governo piemontese aveva pubblicata nel giornale ufficiale una dignitosa e recisa nota stranza
contro
il
circa
diplomatica.
Carlo Alberto, saputa l'intenzione popolare, per mantedi fronte all'Austria il suo atteggiamento dignitoso e
nere
fermo, contromandò
e
rivista
la
folla
la
si
sciolse
lenta-
mente, incerta nell'intimo suo circa il giudizio da farsi sulla condotta di Carlo Alberto. Il poeta infatti chiude la « poesia popolare » con questa quartina interrogativa
:
È sospetto o codardìa? È prudenza oppure viltà? 10 noi dico. Italia mia, 11
futuro parlerà.
Ed ecco la poesia scritta alla dimane della fallita dimostrazione
:
IL 6
MAGGIO 1846.
Poesia Popolare. Carlo Alberto! è giunta l'ora
Che redimere ci può: Carlo Alberto! vieni fuora
Che quell'ora già suonò. i
dunque, vien,
t'affretta,
Il
tuo popolo è per te;
Il
tuo popolo t'aspetta
Vuol gridare: viva il Re!
Non temer che Vani sdegni
.-'alzi
a
un grido
provocar...
fosse? In questo nulo
opre l'aquila ha «la star!" qui cotante -pade?
Che fan
Che fa qui tanto valor se dell' itaU; contrade i-
aleghJ
il
redentori
— 234 -Sorgi, mira, o Carlo Alberto, Il
tuo splendido avvenir:
Hai sul capo un sì bel serto,
Vuoi lasciartelo carpir?
Per Dio! Vieni, che più tardi? Il
tuo popolo è per te
E, a dispetto dei codardi,
Vuol gridare: « Evviva il Re »! Questi applausi, queste lodi
Non si comprano con l'or; Se li ascolti, esulta e godi
Che ci vengono dal cor.
Ma tu intanto, a noi ritolto, Ci apri
un vero assai crudel
!
Vedi, in larga pioggia sciolto,
Se ne duol perfino
il
ciel.
È sospetto o codardìa? È prudenza oppur viltà? 10 noi dico. Italia mia, 11
futuro parlerà,
e' del Nomis di memoria due avvenimenti politici importanti. Nell'aprile il principe di Metternich aveva indirizzato al granduca di Toscana una lettera in cui minac-
Quattro lettere del 1847, del Brignone
Cossilla, richiamano alla
avesse proceduto oltre nelle riforme e concessa la Guardia nazionale. A Torino non se
ciava l'intervento, se questi
ne seppe ufficialmente conte Buoi
comunicò tera (1),
di al
ma
nulla, se
non nell'agosto quando il
Schauenstein, ministro austriaco a Torino, conte Solaro della Margherita
privatamente
«
la
detta
let-
correva addirittura voce che
fossero entrati in Firenze seimila Austriaci. Poi l'affare
si
era quetato e apparentemente nel settembre regnava una
grande tranquillità » in Torino, quand'ecco nel mese successivo, dopo l'arrivo nella capitale dei marchesi Doria, Balbi e Raggio deputati genovesi dimandano leggi sulla stampa,
(1)
C. Tivaroni, L'Italia durante
rino, 1892.
il
dominio austriaco,
I,
171, To-
— 235 — Guardia nazionale, riforme civili ed istituzioni politiche nuove, una grande dimostrazione avviene sulla passeggiata dei Ripari e si cantano inni a Pio IX. La polizia la sciolse con arresti e ferimenti, donde una protesta di 500 cittadini che in 17, e la satira del « Ciondola donall'ultimo rimasero dola > di Domenico Carbone. Pes di Villamarina, per declinare la responsabilità della repressione, ch'egli ministro della
polizia
non aveva ordinata, offriva le dimissioni da il Re le accettava il 9 ottobre esoneran-
questa carica, ed
dolo anche dal ministero della guerra (1). Arrivava
quel
in
momento a Torino Lord Minto, che faceva pressioni liberali
su Carlo Alberto, e questi, per controbilanciare
gedo del Villamarina, licenziava anche
il
con-
il
Solaro della Mar-
quanto «antagonisti e di dottrina opposta >, Nomis di Cossilla annotava nella sua lettera al-
gherita, per
come
il
Guasco; ma delle vere cause delle dimissioni del da capo della polizia finora nulla di preciso ottobre le risi sapeva. Il Brignone nella sua lettera 11 vela, dimostrandoci che anche le dimissioni da ministro della guerra furono domandate dal Villamarina e non inflitte dal Re: l'amico
Villamarina
xx. Torino il 18 marzo
1817.
IH.mo signor marchese, i
me l'abbiano data quella
li
entrati lo Firenze 6/m Austriaci. Questa
ad Intendere. Pare però
duemila a Porto Feri
tradisca
Botiti
ì
Obbi.no
flit*
aia vero
sensi. A!ì".
mo
-
Brignone.
XXI.
Tonno il B8 III.™
Di
..
signor marche
politica
dod so olente, quello ohe non
collitu'
ed alle loro ville per vivere
Ibidem,
l'i 4.
-
<
ii"
mi
i
à la
-ulle nulli
— 236 — e godere del buonissimo e bellissimo tempo di cui siamo favoriti
Aggradisca i
soliti sensi etc.
Obbl.mo Aff.mo servo
Brignone. XXII.
Torino addì 10 ottobre 1847.
Caro amico, Faccio queste due righe per dirti che furono date con autografi albertini le dimissioni ai due ministri della guerra e degli esteri.
Mi dirai, come mai cadevano assieme, se erano antagonisti e di si è uno di quei tanti misteri che la storia
dottrina opposta? Questo si
farà carico, se può, di spiegare. Si
dice che la popolarità di Villamarina dispiacesse al re, che
siasi
preso per motivo l'aver egli rassegnato il portafoglio della po-
lizia, ed
alcuni « Evviva » diretti a lui nella sera del
1°
di ottobre,
ma nulla si sa di certo, tranne la sua caduta. A molti ne duole, e con ragione, avendo egli qualità ad onta di molti difetti.
Quanto poi a Della Margherita possono dolersene i frati ed i Lojolani,
ma Dio sa quel che si fa togliendolo di mezzo.
In questi attuali frangenti queste due
nuove hanno una gran por-
tata, e possono cambiare la nostra posizione, massimamente riguardo
all'estero e sarebbe da sperare che
sendo già ad un bel punto. gnole, Ricci, Alfieri e
Si
non la vorranno peggiorare, es-
dicono a .successori dei caduti Bri-
De Maistre, De Launay, Broglia e Franzoni, ma
nessuno naturalmente non ne sa nulla ancora
Addio.
Tutto tuo aff .m<>. L. N. C.
XXIII.
Torino li Ill.
Il
11
ottobre 1847.
m ° signor marchese,
ministro Villamarina ha domandato la sua licenza che venne
accolta, e sarà surrogato dal generale conte Broglia. Il ministro Della
Margherita è pure provvisto a riposo
;
del primo la cosa è certa, del
secondo si dice, ma pare verosimile che si verifichi il si dice, e sarebbe surrogato dal cav. di San Marzano ovvero dal Marchese Ricci. Sul conto della licenza di Villamarina si narra quanto segue. Vil-
lamarina era d'avviso che
si
lasciasse cantare l'inno e che fosse-
— 237 — permessa qualche consimile dimostrazione. Lassar!, soo primo
offl-
per la polista, era d*arviso contrario. Prevalse questo a quello;
VUlamarina, vedendo diceva
la disparità di parere col suo primo uftiziale, Re <li voler fare «iella polizia un dicastero di ministero, e non più del suo. Il Re accettava questa pro-
pregava
e
un altro
il
tempo Istesso innalzava alla carica di suo aiutante
ione e nel di
campo Lazzari. Questa promozione in questi momenti spiacque
al
Villamarina e
non
lo fece avvisato che si stimava più Lazzari che cominciò ad indispettirlo; quindi sabbato nel consiglio di
lui, e
conferenza fuvvi un diverbio assai ministri, dietro
altri
una udienza a
s.
forte
tra
il
Villamarina e gli
quale, un quarto d'ora dopo, questi domandò
il
M. io cui i-assegno la sua carica.
Venne data l'effettività ili primo Segretario di Stato per gli affari dell'Interno al
gente
essa cav. Desambrois.
dì
Non le parlo del ricevimento fatto dal Re ai perchè già gliene parlò
il
Big.
Sindaci della città,
conte di Oossilla. Le soggiungo che è
d universale die sia stata una golferi a quella deputazione.. ..
questo punto v'è chi mi dice
In
istegno e sensi
liti
al
posto
di
questo
il
al
posto di La Margherita Altieri
Gradisca
conte Sclopis
i
so-
•
Obbed. mo Aff. mo servo Brignone.
Una poesia occasionale, trovata fra le carte Guasco, apre il
carteggio del 1848; essa è dedicata Agli Italiani e dice: Tra
il
vile silenzio de' nostri
Sovrani,
Tra il buio che ingombra gli Itàlici Tauro dell'Alpi repente mugghiò Il
piani,
E l'aquila nera nell'armi sfidò.
Il
23 marzo era stata decisa
presente i
il
Re,
la
guerra
in
Consiglio dei ministri,
all'Austria;
ma, per quanto
il
invocasse: Figliuoli d'Italia, QgUooll
di
Roma
Venite dall'Alpi, venite dal mar.
e
di
scarso valore, tu l'aiuto delle altre parti d'Italia,
all'impresa nazionale, ed
contro //
il
Mitorg
il
Piemonte dovette
battersi solo
colosso austriaco. Di questa prima guerra (tal., xiv
dell'in" i«
- 238 — dipendenza italiana numerosi ricordi troviamo in questi carteggi nostri, che lasciamo parlare direttamente, come più persuasivi di qualunque commento nella modesta loro veste di lettere di un amministratore patrimoniale che, fra un conto e l'altro, riferiva al suo padrone anche le notizie della Capitale, come quelle che potevano interessarlo, se pure egli amava viversene alla campagna. La poesia quarantottesca, piena di entusiasmo patrio e di ardori bellici,
è
seguente:
la
AGLI ITALIANI. Tra il vile silenzio de' nostri Sovrani, Tra il bujo che ingombra gli Italici piani, Il
Tauro dell'Alpi repente mugghiò.
Riscosse la fune, che d'onte gravollo: Il
giogo de'
vili
s'è tolto
dal collo
E l'aquila nera nell'armi sfidò. Comparve la stella sul nostro orizzonte, Alzate, per Dio, la libera fronte: Il
grido de' prodi ritorni a suonar.
Mostrate alla Patria, che ancor non è doma: Figliuoli d'Italia, figliuoli di
Roma,
Venite dall'Alpi, venite dal mar. Lasciate Si
le
greggie sull'erti suoi massi;
copran di ferro gli arditi Salassi,
Vi mostrin nell'armi l'usato valor.
A compier la brama d'un voto gagliardo, S'innalzi
una volta, s'innalzi il Lombardo,
Dai solchi bagnati
di
servo sudor.
Nel tempio, ove un giorno d'allori fu carco. Si desti
una volta il leon di San Marco,
Riscuota la chioma: s'ascolti a mugghiar.
Membrando
i
passati suoi giorni di gloria,
Risorga più grande la patria di Doria,
Le libere vele dispieghi sul mar. Sorgete, sorgete con noi tutte quante, classiche terre di Bento e di Dante,
L'augello dell'Istro sen debba cader.
E voi, come l'Etna focosi e bollenti, Siculi arditi, le destre possenti
Unite alle destre dei nostri guerrier.
•
— 239 — '
man sui
la
'il,
mi
Pogaiam colle braccia, pugniamo coi Il Tauro dell'Alpi repente mugghiò.
petti
Ha rutta la tane, che d'onte gravollo giogo
Il
'lei
s'è
vili
tolto
collo
'lai
K l'aquila nera celle armi
sfidò,
Dell'eco delle Cinque giornate milanesi in Torino nulla figura nel nostro carteggio e neppure dell'entrata di Carlo
Alberto e delle sue truppe nella Lombardia. Le prime notizie della guerra nazionale, che vi troviamo, sono relative
Pastrengo del 30 aprile, nella quale il Re «avanzando, caduto in un'imboscata, aveva posto mano alla spada per combattere di persona > (1).
alla battaglia di
Il
Tivaroni
ricorda attorno a Carlo Alberto in quell'oc-
casione Cesare Balbo, il conte Martini, il marchese Balbi, di
Pioverà, e altri nobili (2). Il nostro Brignone vi aggiunge
marchese Nicànore Provana -Romagnano (3), nipote del marchese Guasco:
il
XXIV. Torino Ill.
il
maggio
12
1848.
mo signor marchese,
La signora Marchesina ricevette questa mattina Ut lettere del
more
Il
Big.
Marchese
sta. bene,
sebbene abbia
1
famosa giornata còrso qualche pericolo, essendo
'egli nella
ii
mento
il
Re
compi
-i
a
momento era sprovvisto
suo squadrone, che in quel
i
fare una ricognizione, essendoché in un certo mo-
trovava circondato 'la Tirolesi a pochissima dista
dovere •
la
sua
fortunato
fu
in egli stesso
l'ari.,
'li
ritornarne
per render conto della
mo.
Durando sia entrato in Udine si dice nostre truppe muoveranno tutte su Verona, soim Bensì
nerale ie
lunedi
15 le
Obbed. m<>
ai!
Hriprio;
/
7/.
>inr.
il
dom
auai
.
I,
919. I.
1.
-
—. 240
E dopo Pastrengo altre vittorie toccavano al prode esercito
piemontese; poi
ciarono
gli
fortuna volse le spalle e incomin-
la
insuccessi e la
del disastro militare:
il
ritirata.
Molte furono
le
cause
Tivaroni ne enumera parecchie e
bisogna riconoscere che, nonostante lo spirito partigiano che qua e là aleggia in tutta l'opera sua, nell'indagine degli errori politici e egli fu
politiche
nazionale,
Ma una delle più gravi follìe
momento, che
del
Campagna
prima
militari della
sereno e logico (1).
contribuì
determinare una
a
profonda crisi nell'animo dell'ufficialità, in prevalenza nobile e religiosa, e
della
soldatesca, di
campagnola e
origine
credente, non fu dal Tivaroni messa in luce.
Proprio in quello scorcio
di
tempo, quando
la
Nazione
avrebbe dovuto essere concorde, dopo cinque giorni di Camera subalpina votava l'espulsione della compagnia di Gesù, delle Dame del Sacro cuore, della compagnia degli Oblati di Maria Santissima, della corporazione degli Oblati di San Carlo e di quella dei Signoriani e Redentori di Savoia. Tutto questo appare da una lettera del Brignone, che rivela come non soltanto il nobile padrone, ma anche il modesto amministratore rappresentanti di due classi sociali diverse condannassero deliberato della Camera. La lettera è del 20 luglio e Cuil stoza del 26! Non sono giustificativi questi soli sei giorni discussioni la
—
—
di
intervallo fra la
zionale? Ecco
la
vittoria
e la sconfitta na-
anticlericale
lettera:
xxv. Torino IU.mo Ieri
gig.
il
20 luglio 1848.
marchese,
per la prima volta volli avere
tre ore di seguito alla
la
costanza di stare per
Camera dei Deputati: si continuava
a rag-
ghiare sulla legge dell'abolizione dei Gesuiti e di tutte le figliazioni:
ne ho sentite delle grosse, e non so
come io abbia avuto pazienza
a sentire un Ravina, un Bunino, un Brofferio, un Dalmazzo, tutta canaglia dell'istesso conio; parlavano
che non sanno
(1)
di virtù e
di virtù cittadine,
nemmeno dove stiano d'albergo.
C. Tivaroni, L'it. dur.
il
doni, austr.,
I,
195 e
— MI — Qesuitl
I
adunque sono a bolit
quelle
di
l'anno
i
ì
le
;
dame «1**1 Sacro cuore abolite,
detto che il Governo provvedere prima
l'è
ddlimenti d'educa-
a
zione, ed intanto sino a quell'epoca la casa del Sacro Cuore di Ciainberl
-
(ìli
i
aboliti.
Maria SS. ma aboliti, gli Oblati di 8.
(dilati di
Per le Sacramentine
e
si
votata
Mire abolire la Compagnia lietro
San Paolo, ina per
di
un forte dibattimento >i sospende. Si nominerà una Com-
missione per rivedere i conti, i Redentoristi. die atrari di Svizzera,
gli
cile tutti
sero
ili
I
sospensione della deci-
la
li
sono pure
si
sono stabiliti
in
Quindi
vo-
aboliti.
beni appartenenti a queste corporazioni
si
rima
proprietà del Demanio, nissuno escluso, e per conseguenza
anche quelli per cui eravi
quando
condizione della riversabilità ai dona-
la
convento o
il
lo
stabilimento venisse a sopprimi
ma questo desiderio di alcuni energumeni, che l'avevano prop non passò. o a qual punto siamo giunti, e credo che abbiamo più a temere dei nemici interni, che di quelli contro cui e
forze
militari,
mandi buona
che non
aggradisca
si
soliti
ì
sa
sono radunate tutte
le
come se la cavino. Dio ce la
sensi etc. •
•bb.mo
aff.
mo servo
Brignone.
Credo che abbiamo
più a temere dei nemici interni, che di quelli contro cui sono radunate tutte le nostre forze militari >, concludeva il 20 luglio 1848 l'avvocato Brignone. Pittura più evidente dello stato d'animo del popolo torinese in un momento così eccezionale, quando la tensione dì «
avrebbe dovuto consapeva come se la cavassero >, non si potrebbe immaginare. Non meraviglia quindi che gli entusiasmi patriottici si sbollissero e che quegli stessi quali poco prima avevano acclamato all'instaurazione della Guardia Nazionale e volontariamente vi si o inscritti, ora, « mentre le quattro legioni della guardia nazionale di Torino si trovavano schierate sul campo di Marte per la funzione della benedizione delle bandien del giuramento », pensassero « che era pili commodo non andarvi e lasciassero che gli altri giur[asser]<> per |lor]<> -. tutti
i
pensieri, di
verso
i
tutti
soldati
sentimenti
i
<
che non
si
i
il
— 242 XXVL Torino Ill.
Nel
li
23 luglio 1848.
mo sig. marchese,
momento in cui scrivo
le
quattro legioni della guardia
nazionale di Torino si trovano schierate sul campo
di
Marte per la
funzione della henedizione delle bandiere e del giuramento. Io ho
pensato che era più
commodo il non andarvi, e lascio che gli altri
giurino per me. Si
stanno sempre attendendo con ansietà le notizie dal teatro della
guerra. La piccola vittoria di Governolo ha rianimato un poco gli spiriti, e si
dremo
spera una favorevole riuscita a Mantova, a Verona: ve-
Aggradisca i sentimenti etc. Obb. mo aff'. mo servo
Hrignone.
La piccola vittoria di Governolo aveva rianimato un poco gli spiriti e si spera[va] una favorevole riuscita a Mantova e Verona » invece due giorni dopo arrivava Custoza! Infausta Custoza, per ben due volte nefasta agli «
;
eserciti italiani
il
!
Qui si tace il carteggio del Brignone con il suo padrone: dolore fu così grande che anche chi condannava la poli-
momento meno opportuno, in mezzo ad un popolo impreparato ad accoglierla, sentì tutto
tica liberale precipitosa, nel
peso della grave sconfitta e ci vollero giorni e giorni prima che, superata la crisi psichica, egli potesse riprendere in mano la penna. La ripiglierà il 2 agosto per registrare che le truppe si ritirano che si spera nell'intervento politico di Francia e d'Inghilterra per salvare il Piemonte da una invasione austriaca; che il sentimento nazionale non può darsi vinto di fronte 'alla realtà triste e guai a chi osa annunziarla; che tutti sono accasciati di fronte alla disorganizzazione per cui mancano persino le notizie dei proprii cari che stanno alla fronte; che il capro espiatorio, il conte di Castagneto, era atteso a Torino per dar sfogo su di lui all'indignazione generale e lo vedremo fra poco che « da tutti si grida al tradimento » (psicologia di guerra e di sconfitte sempre uguale in ogni tempo !) che fu messo « in arresto un certo Ramorino commissario di guerra arrestato il
;
—
—
;
;
— di
tradimento
44,'J
—
Oh! non sarà forse quel Ramorino che
!
l'anno dopo verrà fucilato per il tradimento del passo della
a? non sarà forse quel Ramorino che nella spedizione di Savoia anni avanti, era stato dai suoi compagni di fede sospettato di tradimento? il Ramorino che
repubblicana
i
—
Polacchi
in aiuto dei quali
accusarono
campi di baltaglia? E se
averli ingannati sui
di
è sempre lo stesso Giuda, come mai naria la
—
era accorso l'avventuriero
rivoluzio-
la Sinistra
Tanno dopo lo imponeva al Re come generale per
riscossa? Misteri
partito, misteri tenebrosi!
di
XXVII. Torino 111.""»
Big.
sera
2 agosto 1848.
corriere dell'armata, arrivando alle etto e mezzo,
il
tua
Cremona
il
march
recato
notizia die
la
nostro Quartier generale
il
Codogno: altri aggiunse che L ii Austriaci erano entrati in Cremona, dorè imposero una contribnli due milioni »ii franchi. Non si parla di nissun fatto «l'armi. di
sportato a
i
r
pur partito pel nostro Quartier generale il Mii
Francia:
ih
Ile
spera che tra questo e quel d'Inghilten
si
A
gli
-mio di
Vercelli, che
Penti
i
lamentano 'li non aver notizie Mattina
altri,
si
si
il
Big.
loro parenti; bo Inoon-
dei
dei suoi
figli.
ii
mi trovai vicino questa mattina
di
inni
avere notizie de' suol
al
Caffè Florio
4
to •
Ramorino
».
fratelli.
un San Mar-
mattina che invece congedò
questa
gli
Anche un cav. La-
to fucilato
eri fi CO
«lei-
cav. Casimiro Piovana, che, «•tune
lamentò delle ninne notizie
lamentava
notizia
la
un
sera
Ticino. Ieri
bastonato.
•
Tutti si
il
ba divulgato
8
mise
in
gueri
di
lime:
redimento; ma all'armata ovvero nell'in'
tende che
il
conte
di
Castagneto
tradimento,
to
•
'
|
ala
li
arrivai
ne
i
v
m r<
mi le
Ieri
l'ai-
a
non
pranzai alla
ci \
Igo
voli,
— 244 chese Federico (1); v'era anche il cav. Vincenzo, il quale mi assicurò
che sin da quando egli fece ritorno dal campo prevedeva la misera fine che avrebbero fatto le nostre armi, e
me ne diede delle ragioni
convincenti.
La costernazione in Torino
è grandissima.
La disfatta delle
nostre truppe è compiuta. Farti questa mattina il ministro Pareto: i
meno informati dicono per Genova, ma dalla Segreteria esteri so
che si è diretto pel Quartiere generale: non si ha più speranza, che nell'intervento dei ministri dissi, sono partiti pel
di
Francia e d'Inghilterra, che, come
Quartiere generale. I
meno allarmati sperano
ancora che otterranno che non si oltrepassi dai Tedeschi il Ticino ed
Po; mi è stato confermato che Castagneto sia arrivato ieri
il
sera; vi dee essere anche Lazzari.
Lettere di negozianti nostri da Vienna e Pesth dicono che è im-
menso il numero delle truppe avviate verso l'Italia; queste sarebbero per premunirsi, quando la Francia e l' Inghilterra pensassero d'intervenire nelli aftari d'Italia, cosa che non faranno per non eccitare
una guerra universale
Aggradisca i soliti sensi etc. Obb. mo
aff.
m ° servo
Brignone. P.S.
Il
portinaio mi
dice
in
questo
momento che si trovava un
quarto d'ora fa in piazza Castello quando il ministro della guerra
annunziava dal balcone colle lacrime agli occhi le infauste notizie della nostra armata.
Il
2 agosto
« il
ministro della guerra annunziava dal bal-
cone colle lacrime agli occhi le infauste notizie della nostra Uffiarmata»: ormai non vi era più da farsi illusioni! cialmente si annunciava l'insuccesso, e l'anima popolare, cullata nelle rosee speranze della vittoria per spronarla al cimento e sferzata in pari tempo nei suoi sentimenti più intimi e gelosi dalla politica anticlericale, che aveva approffittato della crisi guerresca per iniziare quell'azione che veniva continuata più tardi con la legge Siccardi, reagiva in-
genua e semplice contro
i
meno
innanzi quali capi espiatori della
responsabili, messile
fallita
guerra. Il conte di
marchese Federico della Rovere, nato nel 1805 in Casale Monferrato e morto in Torino nel 1865, nel 1848 era direttore della R. Fabbrica d'armi, e più tardi fu tenente generale. Era cognato del mar(1) Il
chese Guasco.
— 246 tagneto era Patria
!
»
Brignone
il
sotto
domandava
si
Morte al traditore della
gran colpevole!
urlava
si
le :
«
sue finestre, mentre
Ma
se
vi
è stato
il
buon
tradimento,
sarà egli stato all'armata, ovvero nell'interno? >.
La
inutilmente tentava di sciogliere
polizia
la
dimostra-
zione, ed alla fine compariva sulla piazza il campione della
democrazia del tempo e tutto
acquetava. «Gioberti ac-
si
corse subito e colle parole calmò gli dici
tutt )
quella gente
gli
fece coda fra
gli
e alle ore un-
spiriti
era tranquillo, mentre ritirandosi
Gioberti, tutta
il
evviva e
applausi »
gli
Morte da una parte e viva dall'altra e il popolo subito si calma e digerisce anche le più gravi iatture nazionali!» E mentre si sperava nell'intervento armato francese, si apprendeva che il Quartiere generale di Re Carlo Alberto retrocedeva a Milano, « l'ultimo ed il più madornale delli errori » diceva il buon Brignone, esperto dell'anima milanese e presago dell'accoglienza ostile che vi trovò il Re. Povera concordia nazionale! Intanto all'interno si movimentavano prigionieri austriaci di guerra traslocandoli da una guarnigione all'altra, ed il «conte di Revel e l'avvocato i
Camera dei deputati, partivano alla
Merlo, presidente della
volta del Quartiere Generale coll'intendimento di far
prendere
Re che ad ogni costo si doveva
al
facendogli sentire che
il
com-
far la pace,
popolo era stanco e non volfeva]
guerra >!
wvin. Tonni, lil.
Incomincerò questa mia col sferrarle ih
agosto
S
il
-
m " ilg. marchi il
fatto che arrlTò lari
-
bene deseriTorgl
[
sulla piazza <h sm\ Giovanni, 'love io mi trovava
ili
guardia per
na Maria Cristina, potrò, se non bene, esattamente tar^i
•
nella sera
>i
la
(eoo
.
roli
DOVC «'.I un qi h individui
si
conte
poi
sta^neto gridando: « Morte .il traditore <l<-iia Patria!
noie ».
if li
al
manifestò
li
ii
li
tini
guardia
•:
d
un'ora prima
- 24ti — combinò che esso capo-posto con alcuni
militi
si
frammischiasse
nella folla e spargesse la voce essere cosa mutile lo schiamazzare e
gridare, perchè
il
il
conte
La combinazione ebbe che
si
il
di
suo
Castagneto era partito effetto, e
credesse a questa notizia, ed in
l'attruppamento,
scioltesi
si
di
ottenne pel
quel primo
Torino.
momento
istante
quasi
ma mezz'ora circa dopo venne un mag-
numero di prima ed, asseverando non esser vero quanto loro
gior
era stato detto, insistevano per voler entrare nella porta, dove abita conte di Castagneto e gridando: « Morte ai-traditore! » e minac-
il
ciando di voler entrare nel suo appartamento e gettarlo pel balcone.
Venne un commissario, ma che cosa poteva fare un commissario non scortato da militi? Non se gli diede ascolto. Il Castagneto poscia commise l'imprudenza di portarsi al balcone, disse che egli non aveva da rimproverarsi nulla e che era pronto a rispondere a tutte le interpellanze che gli venissero fatte, che perciò mandassero da lui
una deputazione, e che avrebbe risposto. I militi, che si trovavano folla, procurarono di ispirare nell'animo la ragionevolezza della proposizione che veniva fatta; ma siccome, secondo il solito, nella
questa turba attiva non era che di gente della minuta plebe,
nis-
suno non si sentì capace di presentarsi e di parlare. Intanto durava lo schiamazzo ed aumentava l'attruppamento; venne in mente ad un milite di mandare pel Gioberti, il quale accorse subito e colle sue parole calmò
gli spiriti, ed alle
mentre, ritirandosi
il
ore undici tutto era tranquillo,
Gioberti, tutta quella gente gli fece coda fra
evviva e gli applausi.
gli
Ora si dice che questa sera avrà luogo una consimile scena pel conte Lazzari, che
Castagneto;
si
vuole pure sia ritornato insieme al conte
di
ma si crede che si prenderanno le misure convenienti,
cosa che non si potè fare ieri, mentre siccome dal nostro posto di
guardia non si potevano distaccare soldati, si era mandato all' uftìcio dello si
Stato maggiore generale, e nissuno
trovò, e se fosse stato
il
caso
di
di
questi signori vi
battere la generala non v'era
nissuno per dare gli ordini opportuni. Il
conte di Castagneto deve aver detto che oggi o domani in un
giornale della capitale vi sarà un suo scritto che lo giustificherà (1); intanto
si
capitale.
crede,
almeno dovrebbe farlo, che se ne partirà oggi dalla il Principe, la Regina e la Duchessa
Era corsa voce che
(1) Una sua autodifesa manoscritta e inedita, trovata nel 1915 nel Palazzo reale di Torino, esiste oggi a Roma presso il Ministero della
R. Casa.
- 247 — non aravano volui niente non
voli
si
corriere di lei a ha portato altra ke eoi boo Qnartìer generale erasi portato
Lodi.
se non che Un ecch
colia diligenza di Lione, ieri disse che
aveva laoon-
notizia
Il il
lungo
la
a.
11
ma d
oto, i
ancora
;i
territorio francese, un'inti-
sul
utiirliena, cavalleria.
data la notizia che
ano già entrati
Fra
l
l'onte
il
quanto mi venne detto,
corriere poi, da
.leve
.
-
io
'era da Milano, scritta ieri, che io lessi, ilei figlio di un milite
somma la costernazione in quella
mio compagno, dic<
i
utt'uomo che è capace di portar le armi è armato, che le donne ino, che quelle più l'orti
più debol;
Quartier Genei
rimangono e
fanii*
che il Re Carlo Alberto con il ano
•ce
questa mattina
irrivare
(mi pare che sarebbe poi l'ultimo ed
il
più
in
quella
madornale delli eri
rrivato un battaglione di granatieri guardie. tufi al
lei;
Ministero della guerra v'era un gran
e
maggior palle di militi nazionali che domandino mobilizzati. Si conferma che il ministro Pa.u
yuartier gener
gi
BOlitj
:
avviato
8<
(>bb. m0 arT. mo
servo
Brignone.
XXIX. Torino IU. mo sig. il
corrie :
notizia
la
vuoisi però che e lei ri
in
il
che
il
Re abbia
do| o
agosto
ùon
sia
yuartier
la
è
semi
una corsa Bino
a
Mila:.
una
.semplice il
.
cor>a. nia
piuttosto
quale
Sommariva
è
nelh
mpre per
oso mai guarentire nulla)
la
izione delie condizioni proposte dal
un rinforzo
di
10/ra
il
dito
mezzanotte a
ili.
18
Qnartier generale
fatto
quella città, n generale
Ad un'ora
1
il
march'
40/m uomini, di \ andrebbero ;(
•
— 248 — Dal Ministero deve pure essere stata spedita la determinazione
che il Re si ritiri sul Ticino e sul Po ed abbandoni
i
Milanesi, forse
questa determinazione è una conseguenza dell'adesione del governo francese a darci Ieri sera, e
il
soccorso summentovato.
credo ne avremo tutte
dimostrazione,
le
sere, ebbe luogo un'altra
ma dapprima avanti al « Caffè Fiorio » che m'è stato
detto sia stato obbligato
di
chiudere la bottega. Vi saranno state
3/m individui di cui alcuni pochi facevano il solito schiamazzo; intervenne un battaglione di Guardia nazionale, fece cinque arresti,
uno era un borsaiuolo; il popolo tentò di liberarli, ma non vi riuscì. folla, una parte si portò di nuovo sotto le finestre di Castagneto, ma una quarantina di guardie
Più tardi, cioè dopo dissipata questa nazionali mise questa folla in
soggezione; si mandarono
le solite
imprecazioni a Castagneto, il quale probabilmente non le udì, perchè si
disse che alle sei era partito;
nale,
non si risparmiò la Guardia nazio-
ma questa si tenne dignitosamente. Io ero in mezzo alla folla
ed ho veduto davvicino oratori,
i
cinque o sei mascalzoni che facevano gli
veramente tutta gentaglia da patibolo
Domani mi tocca di fare una passeggiata
assai faticosa, cioè di
andare a piedi sino a Carignano, per accompagnare 250 prigionieri austriaci, che dalla nostra cittadella
si
mandano a Mondovì e nella
ho cercato di scusarmi, ma non c'è verso
riviera. Io
di
esimersi.
Anche il marchese Rorà, il barone Bianco e gli altri militi di uguale grado non si sono ricusati Si spera da tutti che gli Austriaci non mettano il piede in Piemonte; e se lo mettessero troverebbero di che far per loro, perchè
la nostra armata, che sentii dirsi non si vuole più battere per
bardi, se
il
i
Lom-
nemico toccasse il nostro suolo, loro farebbe pagar ben
cara questa prepotenza
Gradisca i soliti sensi etc. Obb. mo aff. mo servo
Brignone.
XXX. Torino IU. mo
il
5 agosto 1848.
signor marchese,
Sono ancor assai stanco per la facchinata che dovetti far ieri in
accompagnamento di 266 prigionieri tedeschi sino a Carignano, dove siamo giunti alle dieci e mezzo del mattino: non è capitato nessun inconveniente.
Relativamente alle disposizioni da darsi per l'alloggio de' Francesi,
quando veramente vengano in nostro soccorso, mi pare effet-
-
- 249 tuabile
di
il
lei
progetto comunicatomi col
preg."°
«li
o l'ero farle osservare che pel
momento non
pino che se ne prenda
Ter
molti stabilimenti vuoti e quartieri, e
fastidio. si
1
foglio di
lei
ancora.
c'è
snidati vi
sono
pensa ad allocarli in essi;
uon si avrebbe a pensare dai particolari eoe a ricevere meglio quel progetto e qualche altro e glie
affidali,
gli
maturerò
:à poi tanti) imbroglio; lo intanto
comunicherò.
lo
pretende che verranno, altri vuole che non vengano: però
chi
certo esser stata spedita una staffetta ieri l'altro al maresciallo
dato ordine all'ingegnere della provincia di
Oudinot. e che polo di adattare
meglio che
il
si
potrà
strada oltre a Fene-
la
le.
.e
non
notizie della nostra annata, di certo
si
ha nulla, mentre
mi viene assicurato che da Milano ne ieri ne oggi sia ancora giunto alcun corriere. Il corriere venuto da Novara dice avere inteso il ole che a momenti verrà pubblicato
cann
un bollettino, nel
quale si dice che non v'è nessuna notizia allarmante, come si è tentato di spargere dalla voce pubblica. Alcuno m'ha detto che Radetski ta la
proposizione
d Ticino, che e che
nostro Re
il
pace, dicendo che non avrebbe var-
di
si
sarebbe concessa piena amnistia
si
ritirasse a casa sua; che
il
ai
Milanesi
Re avrebbe accet-
ma che trovandosi nel palazzo civico di Milano, siasi most al
balcone con uno scritto contenente questa proposizione per inalare
il
popolo, e che questi abbia gridato: « No, do, non si ac-
ed allora egli abbia lacerato quella carta. Queste sono
cetti!
cose che
si
le
ra
In Alessandria
arrivano frequenti soldati sbandati; nella cittadella ottomila uomini.
in
attina in Tonno il reggimento che lo
La polizia si
e
sia
il
si
troi
Savona.
risvegliata in seguito alle
nuove torbolen
nelle quali si arrestarono quintili individui.
11
la
OOVemO hi proibito la vendita di tutti qne' :io
bollettini
permi
le
tutti
lopo
le
averne
orecchi*
pi
gli
o
Obbed.* Brignoi
--
260 XXXI. Torino
Ill.mo .......
Il
il
9 agosto 1848.
signor march**.-'
ministro Casati ed
il
Gioberti ritornarono questa mattina
in conferenza cogli altri ministri e nulla si sa
momento sono ancora di quanto eb-
bero dal Re. Sono partiti
Quartier generale
alle ore quattro dal Quartier generale, ed in questo
sig. ri
ieri
alla volta
del
li
conte di Revel ed avv. Merlo, presidente della Camera dei de-
putati, coll'intendimento di far comprendere al Re che ad ogni costo si
doveva far la pace, facendogli sentire che
popolo è stanco e
il
non vuol più guerra, e se si ostina a far la guerra sarà del tutto rovinato. Un ufficiale ha scritto da Vigevano che v'è stato un altro armistizio di tre giorni, che finiscono con tutto venerdì, che pare
che il Re voglia far guerra, dice
il
ma che
accadrà un gran disastro. Si
Re salassato tre volte. Dei Francesi è sempre la cosa oscura;
e molte sono le contraddizioni, ma io ritengo
sempre che non ven-
gano. La popolazione è tranquilla; mi fu detto che siansi fatte perquisizioni domiciliari in casa Castagneto, dove
dividui che non
trovarono due in-
si
sa chi siano, in casa Villa, in casa Salasco, in
si
casa del generale Broglia; ma non si conosce nissun risultamento....-
Aggradisca i soliti sensi
etc.
Obbed.
affez.
servo
Brignone.
Tonno doveva essere Re volesse far guerra » a tutti
Impressione generale a frangente che
<
il
ma che accadrà un
quel
in i
costi,
gran disastro » Questo il Brignone marchese Guasco il 9 agosto; questo ripeteva il 27 settembre: «Il Re ancora domenica disse al Podestà di Cremona che fra breve si sarebbero veduti in quella città »; e questo ancora affermava il 9 ottobre: «Sento che il Re sarebbe disposto per la guerra, ma il Ministero non va d'accordo colle volontà del Re », mentre cJoro che da un trentennio avevano predicato la crociata contro l'Austria, ed erano riusciti a spingere Carlo Alberto in questo ordine di idee, già andavano preparandogli con dei « si dice » dei « pare » il colpo di Stato che nel 1849 veniva effettuato a Novara (1). « V'è persino chi dice che il Re, giunto a Cham«
scriveva
.
al
,
(1)
L. C. Bollea, II mistero dell' abdicazione di re Carlo Alberto, in
Il Risorg. it., n. 5, a.VIU, pp. 188-202, Torino, 1915.
— 251 — béry manderà il
il
Brignone
Si vuole quasi
come si-
sua abdicazione», registrava
la
16 settembre e
18 ripeteva:
il
«
Re parta per la Savoja e che colà giunto abdi29 settembre scriveva alcherà», e il Nomis di Cossilla l'amico Guasco: «Si sostiene intesa la pace, ma a condiRe, quale non può stare dopo le zione che abdichi vane promesse fatte». Era veramente l'Austria che domandava la corona di Carlo Alberto, o pure erano voci messe Re doveva aver intenzionalmente in circolazione? Certo curo che
il
il
il
il
il
sofferto molto nel vedere fallita la partita decisiva della sua
Non
vita.
lo
si
rispettava
più:
«
Re
Il
è diventato total-
ministri e non sanno più mente imbecille. Così dicono che farne », sì che egli ordinava al suo Stato maggiore di Ministri glielo trasferirsi da Alessandria a Torino ed rimandavano indietro, non curandosi punto dell'autorità i
i
regia
'
meno che
Il
diceva del
si
Re
era:
«Siamo caduti in
di Dio, che si contiene in queste parole, se non erro, della Bibbia Dabo vobis regem /atuum», o anche e Se pure gli rimane ancora un po' di cuore in petto e di sale in zucca, deve fare le serie riflessioni affé! » scripoco deferentemente il R. Sovraintendente agli Archivi di Corte, Nomis di Cossilla, il 29 settembre, e continuava: « Lo vidi giorni sono a pranzo e non lo trovai cambiato, come molti dicono; un po' più canuto e magro, e nulla più»; ma dieci giorni dopo l'avvocato Brignone, passato in rivista da Carlo Alberto con la Guardia Naziocontrario: «Il suo umore non mi parve nale, affermava
quel castigo
:
:
i
il
troppo buono; r
la
sua fisonomìa poi
di
un
nessuno sempre freddo solito >. Non l'aveva neppure commosso l'offerta del no di Sicilia al suo secondogenito Ferdinando, duca di
nel viso. Del resto nulla disse a al
buona,
niente
giallagnolo, e mi parve che fosse anche un po' gonfio
arrivava
:
piani lombardi
non
troppo gli
grandiose. ro
ben >
quando
la
sui
catastrofe
lasciava più adito a fantasticare di
La
trattata e le
tardi,
e-
Deputa/ione Siciliana era
e
furono resi onori militari, d'ordine
dal Re, dalla Civica di
Alessandria
e tutto finì
— 252 — aveva ben altro per il capo la pace con l'Austria era laboriosa quanto mai e si continuava a parlare di inlì.
Egli
:
tervento
diretto
russa; mentre
anglo- francese e persino
Genova insorgeva nel
di
bertà repubblicana dal Congresso di Vienna strutta, anche
se ora mascherava
con altre idealità politiche. Povero Re costretto ad !
fedeli
:
lo fa forzato, lo fa
il
li-
del 1815 di-
movimento separatista
allontanare]
«
mediazione
ricordo della sua
i
suoi cosidetti
per perderli, lo fa di cuore, chi
sa? Dio forse o piuttosto Belzebù, con cui si intenderà meglio » si rispondeva il ringhioso Nomis di Cossilla, cui non pareva possibile che il Re avesse seguito la corrente liberale. Certo però egli scontava con sacrifizi intimi profondi la propria politica, e il 29 settembre sempre il Nomis di Cossilla scriveva al caro Guasco « Dicono che deve domani pubblicarsi la soppressione dei governatori e della corte nobiliare, cioè scudieri, maggiordomi, gentiluomini di camera etc. e naturalmente doveva andare così, non potendosi servire a due sistemi cioè al Re ed a Mammona > lo
:
;
XXXII. Torino Ill.
il
31 agosto 1848.
mo sig. marchese,
Le gazzette d'oggi le porteranno il proclama del Re alle truppe che si pubblicava jeri. l'are che questo proclama abbia incontrato la quasi
universale approvazione. Nissun' altra novità non è com-
parsa che io mi sappia; solo sentii dirsi, ma non proviene da fonte
troppo autentica, che fatto sentire
il
cav.
Lamarmora ritornato da Parigi abbia
che il maresciallo Bugeaud arriverà in Torino li 8 del
prossimo settembre. il Duca di Genova arrivò in Alessandria ed mezzogiorno la Deputazione siciliana venne ricevuta dal Re in gran gala, e quindi venne invitata a pranzo. In Alessandria non si
Nella mattina del 27
al
sapeva ancora che cosa avesse deciso il Re sulla proposta del Regno di Sicilia,
ma a Torino si diceva questa mattina che non era stata
accettata l'offerta del Regno; la detta Deputazione venne però ben
Re dalla Re ordinò ad un sarto di Alessandria due
trattata e le furono resi onori militari d'ordine espresso del
Civica di Alessandria. Il vestiti alla borghese i
lavori che
si
per lui, visita gli ospedali e le fortificazioni ed
vanno facendo intorno ad esse.
— 253 — Torinu non abbiamo nulla
In
nuovi.;
di
la
ran-
poj
qnilla
serro
ohti. affex.
Brtgnoae.
XXXUI. Torino addi 3
••vi
..lori
di
settembre
\>-
oaove: eccone nel Pensiero italiano. Augusto un dà poi dettagli, ma siili". ina. con varianti più nere por
Dio
:u
morta una guardia
di
polizia, ed altri feriti e che,
n era di un Veneziano, trovatosi là per fortuna; l'intendente
per la finestra. L'ho sempre detto che
coi mobili
Genova
doveva rovinare e vedrai che ci rovina.
ci
Altre nuove non abbiamo: guerra o pace, pace o guerra e
Maurizio lontani
ili
Kobilant venne da Alessandria: pare che letti
1
fedeli; lo fa forzato, lo
fa
il
sempre
Re si al-
per perderli,
fa di cuore, chi lo sai Dio forse o piuttosto Helzebut, 1
lo
con cui s'in-
Mi dico tutto tuo affez.
amico
!..
Komis di Cosatila.
il
5 settembre 1848.
XXXIV. Torino lil.
mo signor marchesi uto la
cadir
el
li
lunquc a darè
tranquillo e che il
itito
politica
moderati
addi)
••
il
governa
merito poi dello Spirito che
l'onore di trascriverle un (nano
i
-•
conoscenza delle sceue
quel Circolo politico, incesi che In
« In
Ill.m*
corrente; non
Le dirò solo che ora tatto
ione.
jdieir
S. V. i'
le li'
• :
di
let-
si primo corrente ;
d
repubblii
i
stentata II
K„r,rg
.f,;
.
XIV
17
- 254 — ministero non può azzardare a radunare
il
lia
le
Camere, perchè non
maggiorità, peggio scioglierle perchè avrebbe elezioni
di
colore
assai pia pronunziato,
onde ha accettato il potere per togliere
libertà. Si fa grazia di
credere alcuni ministri
pure
essi
illusi,
la
ma
il ministro Interni, Finanze non trovano difensori, e veramente sono leali, il meglio è dimettersi, giacché non possono che far male al paese. Per buona fortuna abbiamo il Pareto in Ge-
il
Presidente,
se
nova, che le
si
della Guardia Nazionale; senza di lui
volle Generale
cose sarebbero passate agli estremi. La causa d'Italia io la credo
perduta; la pace, forse già
fatta, non si
mostrerà che quando si tro-
verà conveniente ed intanto si lascierà l'opinione ed popoli sia stancato da prolungati armistizj liberi
da qualche popolare tragedia.
:
fremito dei
— Sentesi che Ferdinando ha
spedito 30/m soldati a porre in ragione i Siciliani. si
il
nel frattempo Dio ci
lasciano sbarcare dai Francesi ed Inglesi
i
A Livorno non
volontari italiani: pos-
sono restar dubbj che tutti non sieno intesi contro i poveri popoli ». Ieri s'era
sparsa la voce in Torino essere certo che i Francesi sa-
rebbero venuti in soccorso.
giornale
Il
La presse dà la notizia es-
sere stata rifiutata dall'Austria la mediazione franco-inglese e dicesi
che questo ultimo Governo abbia in seguito minacciato l'Austria di scendere con due armate in Italia e sul Reno.
M'è stato detto che sia uscito alla luce ieri sera un opuscoletto sessanta e più facciate: io non l'ho ancora veduto. a Torino in diverso senso, ma Il moto di Genova è stato preso pare che prevalga quello dell'approvazione; forse sarà nel primo momento che avrà prevalso questo sentimento; mi pare che a mente di Gioberti di
più calma sarà disapprovato, e
le
mi paiono assai convincenti
Aggradisca i soliti sensi etc. Obbed.mo affez. mo servo
ragioni del Costituzionale di jeri
Rrignone.
XXXV. Torino il 6 settembre 1848. Ill.mo sig.
marchese,
Mandando quest'oggi colla
diligenza di Saluzzo
aveva l'onore di annunziarle col mio
il
pacco che io
foglio di jeri, vi
metto pure
una copia dello scritto del Gioberti, che non so se ella avrà tanta pazienza da digerirselo; io non ne ho ancora potuto legger molto,
ma sento a dirsi da taluno che in esso
manifesti
sentimenti
meno
balordi e più moderati di quelli del discorso letto al Circolo politico.
Tutta l'onesta gente è adirata per l'aliare di Genova; anche a
va
1
buoni
ae
sono molti) malcontenti. Pare che
il
ministero
misure. Sono itate dirette alla volta
prende
la
urrlvò stamattina lo trovò a ittina alle dieci
Ronco È partito
mo Durando goal commis-
mei
e
erno con pieni poteri, per rimettere l'ordine l
Genovesi
dano e lamio instanze perchè no non e il popolo suscitata
Venni assicurato die
ila
j»iu
una lezione, mentre
dia
questi
sciti
tumulti, non è
pochi malandrini.
vuole persino
disciolta, anzi
si
che
la discioglie, e
che
ensione furono
1
clic
doveva pubblicare
si
moti
Genova
di
che mai universalmente della possibilità della guerra, ben snto
•
;
ià
domenica i
Governo
il
Governo ha date disposizioni analoghi
il
;
quella
in
che hanno scritto questa mattina, doman-
stessi,
ila
di
pure in marcia a quella
lineato d'
dm Francesi, perchè si (lene per costante che
ina non accetta Dissima mediazione. Questa fa numerosa nudati: racconto
un ulliziale
de' bersaglieri arrivato
da Innsbruk,
prigioniero, che non ha fatto altro che trovar soldati per incredibile
uppe
il
;d.
il
numero di essi, si designa per generale delle francese Changarnier; avrebbe piaciuto
generale
ma quoto non
probabilissima
la
verrà, l'are
guerra
pili
che mai
m Oggi,
olisca
universale
1
soliti
Obbed.no alle/..'"" servo Brignone.
JtXXVL
Tonno
il
7
settembre
ix-l«.
111." 11
.muto quota mattina da Genova, ha riportato (die ;il
e
i
<•
in
questo
tenza tutta
:
,
lettere ricevute dai diversi
a tranquilla;
negozianti
momento mi viene assicurai .no u generale
ubblica francese,
ì
Changarnier con due eommls»
prenderanno
quali
a
il
I
no: altri mi
.
I
del
Immisi
un
Tifili
rei
ine.!
pa-
D'altre novità nulla ho
alcun poco rialzati
di
che
vi sia piuttosto la
256
inteso:
—
\"è chi pretende che, essendosi
fondi pubblici a Parigi, questo voglia dire
i
pace che non
sempre nella stessa indecisione
la
guerra. Del
resto
si
vive
Gradisca i soliti sensi etc.
Obbed.mo affez. servo Brignone.
XXXVII. Torino lll.
li
11
settembre 1848.
mo signor marchese,
Dopo la nuova, data come ufficiale dalla Gazzetta piemontese. dell'accettazione per parte dell'Austria della mediazione anglo-francese,
non se ne ebbe nissun' altra. Corre però voce questa mattina prolungato per altri quaranta giorni; se
che l'armistizio sia stato tal
cosa è, meglio è
il
dire addirittura che
non vi sarà più guerra,
od almeno che essa non avrà più luogo prima della prossima primavera. Ieri
il
cav. Falcione, dello
Stato
maggiore generale, e scudiere
della Regina Maria Cristina, dopo poche ore di arrivo da Alessandria, partì alla volta di Parigi con missione del Governo. Si spera gene-
ralmente che quella prolungazione d'armistizio voglia significare pace.
Finalmente il prestito forzato è stato prescritto. Io già diedi un'occhiata a quella legge, ma non l'ho ancora studiata a fondo per potergliene parlare con cognizione di causa.
La studierò e quindi mi
informerò e vedrò che cosa toccherà farsi per la S. V. lll.ma e stuil mezzo di provvedere. Non ho ancora sentito né critica né approvazione per quella legge; solo sentii che s'incontreranno dif-
dierò
ficoltà
per radunare i denari, sebbene il prestito in sé paia presen-
tare delle condizioni vantaggiose
Gradisca i soliti sensi. Obbed.
affez.
servo
Brignone.
XXXVIII. Torino il 13 settembre 1848. Ill.
m0 signor marchese,
Tutti sono
occupati nel leggere, studiare e commentare la
legge sul prestito e nel pensare ai mezzi di provvedervi; ma sinora nulla potei raccapezzare di ben certo onde gettare qualche fonda-
mento, e da tutti si conviene che non sarà tanto facile e tanto speditiva l'applicazione e l'esecuzione di essa e che saranno necessarie
- 257 ighe tnstriizionJ da emanarsi dal Governo stesso die dettò quella [ueste instruzioni
non
possono ritardare molto a compa-
rire
Parlando poi 'li politica, aenza la quale dice il cav. Rovida (1) in una lettera da Arona, non si può più vivere ora, egli mi disse che, sapeva già da i-francese;
noi, l'Austria
aveva accettato
ma che In Arona non
mediazione
la
parlava che d'intervento
si
armato per parte dell'esercito repubblicano di Francia e quindi, unendo e^li in brevi parole il suo voto, così si spiega: «Gli -i
effettui
nostra fusione col Piemonte, e che
la
una buona e leale Costìtu-
stermini per noi e pel Piemontesi (ili
•
Austriaci sono troppo
sinceramente detestati
Italia e
in
ben miserabile la nostra condizione se dovessimo stare sotto
ad un signore che si teme e non si ama ». Aggradisca
i
soliti sensi etc.
Obbed.<&o affez.mo servo
Brignone.
XXXIX. Toirno
il
1
settembre
1*1
M.mo signor marchese, mattina verso
ore tre arrivò in Torino
le
S.
M.
fermerà molto o poco. V'ha chi pretende che andrà
anno a
t'arsi
vedere.
pretende che questa
Si
sera avrà luogo
qualche favorevole dimostrazione a suo riguardo. Alcuni augurano da questa venuta del Re che
del iti
debba intendere come fatta la
si
\
come dicono giornali, che ve Lombardo -Veneto come un'Ungaria e che a noi ven§ one più generale si
li
lineati.
Non
si
che frattanto dura
6,
paria di prolungazione d'armistizio, perchè la
mediazione
natura prolungato 1'armÌStÌZÌO juelie dei
giornali.
i
si
debba
intendere
Non abbiamo
Si
di
altre
DI
Ho l'onore di essere col solito profondi
lamento Obbed. mo
alle/..'"-'
Brignone. XI.
I
III."»"
M. nella IO
l..
ori no
li
Signor marcie
C. Boli ba,
Koma, 191 1.
Un censore a
de DOD produ-
patriétta, ia
lìn.
//.,
XIX
— 258 — biamento nello stato ordinario della città. Niasuna dimostrazione né favorevole né sfavorevole non ebbe luogo
tutta
;
la
giornata e la
sera si passò come le altre, non ostante che fosse corsa la voce che si
sarebbe fatto qualche cosa.
siedette
il
\ i fu consiglio dei Ministri a cui pre-
Re, verso le ore tre pomeridiane.
Dice vasi jeri che oggi sarebbe
rebbero abolito tutte
le
emanato il decreto, con cui si sa-
cariche di Corte; pubblicòssi jeri un pro-
clama del Re alla Guardia nazionale, che ella avrà già letto nelle
Ho l'onore di essere coi soliti sensi etc.
gazzette di jeri
Obbed. mo affez.mo servo Brignone. XLI.
Torino il 16 settembre 111.™» .......
1848.
signor marchese,
Corsero ieri ed oggi moltissime voci contraddicenti sull'arrivo
del Re, sulla sua
leva che venendo
trasportato
il
permanenza ed anche sulla sua partenza. Chi voil Re a Torino, ivi pure avesse, ossia intendesse,
Quartier generale; ed essendosi veduti a passeggiar
alcuni militari che stanno sempre presso
il
Quartier generale, l'opi-
nione suespressa prese incremento. Il fatto sta però che non è vero niente: se vennero
alcuni
ufficiali
del
Quartier generale di Ales-
sandria, ciò fecero abusivamente, e perchè non
si
sa
mantener l'or-
dine e intanto ebbero l'ordine del Ministero di ritornarsene subito
voleva sostenere che il Re fosse partito jeri sera mezzo per la Savoia, e ciò non è nemmeno vero, perchè
ai loro posti. Chi
alle undici e
questa mattina riceve stero. Si dice
i
ministri e lo so da un impiegato del Mini-
però che partirà
di
certo, se
non oggi, domani per
Chambèry. Qualcuno aggiunge che andrà sino a Grenoble; ma io non saprei indovinare che cosa andrebbe a fare.V'è persino chi dice che, giunto a
Chambèry, manderà la sua abdicazione. In mezzo a non c'è altro di vero, che jeri invitò a pranzo al-
tutte queste voci
cuni
alti
personaggi e fra questi anche
resto che cosa faccia, che cosa
il
conte di Collobiano. Del
non faccia non si
dice fortemente che sia prolungato, se
sa.
L'armistizio
si
non per altre sei settimane,
per un tempo però quasi consimile, e pare che
la
Russia voglia an-
ch'essa pigliar parte alla mediazione anglo-francese; se ciò è vero, l'armistizio verrà prolungato
sino
a
chi sa
quando
Gradisca
i
soliti sensi etc.
Obbed. mo Affez. mo servo Brignone.
— 259 XI. li.
Torino 111.»
sii:,
irizzonte politico
sempre più oscuro.
fa
si
iv di •
di
e
Min
il
1« Bettembi
il
marchi
ire
fare quello che ha
Alessandria e
ire in
che no»
si
ritorna.
imbecille. COSÌ dicono l Ministri e noi:
te
farne
-
e
pai-te
balia
in
a termini dello Statuto
l'atto,
Re
Il
da
venire auch'egl: a Turino; «lei
Re
dà ordine un-
Re è dive:
Il
sanno pia che
unno più da che parte rivolgersi, e
dice che
si
•:mi a dismetti
-ìcuro che
il
Re parta per la Savoja e che
Se il ministero attuale
si
dismette, cadi
energumeni del ('ircelo, e si lai molto per questi, ed allora siamo fritti: insomma pai :i afmpre di male in peggio. I>a un altro canto vi e di fari mani,
nelle
uelli
delli
artigli
<
nuovo olii pretende che Lamoricière nienti
ie
1
alla
Francesi verranno
in
numero di 60/m col
ii^ia. come ausiliarii, ma io
non ne credo
mi abbiasi toIui nella
tendo
Savoja ed
in
Susa pel
fio
di
etc.
Obbed. "
affissJB"
Hngnone.
xmi. Torino 111
Ritornando
r
alla
il
88 settembre
1848
marche* la
lo
tendo ma
trovai tale e quale
alla \olta di
questo
lo
Vi "Ilo;
<i.
iella
•
un altro sentii dirsi
1
a qn dire
dire un passo
fi.
11
C
•lite
:
poi o
tempo
— 260 — l'introito della giornata; forte.
che sino ad ora non è ancora stato niente
Se la pace venisse fatta,
io
credo che
in
poco tempo questo
si
ha bel dire, hanno
prestito sarebbe portato a compimento, perchè bello scrivere
della
i
giornalisti per la guerra,
ma la pace è nel cuore
maggior parte e questa maggior parte sarebbe dispostissima
a far dei sacriflzii perchè
si
ottenga; ed
io
spero che
voto
il
di
questa maggior parte prevalerà. Dio voglia esaudire questi voti
Aggradisca i sensi del solito profondo mio rispetto etc. Obbed. mo affez. mo servo Brignone.
La coscienza popolare, impreparata all'impresa militare tentata e fallita, ondeggiava senza neppure sapere che cosa precisamente volere. Tipico è invero il convegno del 13 ottobre: molti soldati si riunirono in piazza Castello gridando: « Evviva il Re!... Evviva la Repubblica!... Evviva Carlo Al-
Evviva la guerra!...» insomma un miscuglio di « evviva » che fece ben vedere che non sapevano che cosa si volessero. « Siamo male alloggiati !... Siamo male nutriti!... Vogliamo la guerra!... Vogliamo la
berto!...
Evviva la
pace!...
pace!... ».
che dietro le quinte era stato il più accanito sostenitore della guerra, si faceva ora avanti a' dar la scalata al potere, rimproverando al partito Frattanto
il
conservatore
partito democratico,
la
mala sorte della campagna militare.
Il 4 settembre era « uscito alla luce un opuscoletto di Gioberti di sessanta e più facciate » per battere in breccia Ministero, contro il quale « si sentivano sempre le stesse il querele dei fanatici » e si scrivevano sui muri dei portici
delle Segreterie a lettere cubitali
:
«
Viva Gioberti
!
Morte
al Ministero traditore! ».
27 settembre « al Teatro Nazionale eravi una commedia di nuovo genere: il primo attore era Gioberti, che era Presidente della Società Nazionale per la Confederazione itaIl
liana »
.
persone
Alla riunione
era immensa, composta di per una buona quarta parte
la folla
«
di ogni colore, e
corpo diplomatico vi era tutto. Si fecero di tanto in tanto degli applausi chi ne riscosse maggiormente, già s'intende, si è il Presidente cioè Gioberti. Si sentirono de'
di preti.
Il
;
— 261 — segno che quel consesso
bei discorsi dei bei parlatori a
presentava piuttosto l'aspetto di una assai buona accademia di
una riunione di uommi grandi
eloquenza, che non
di-
sinteressati, amanti della Patria sinceramente, che lealmente
vogliono avvisare
al
mezzo di allontanare la sua rovina, a
cui pur troppo pare destinata
10 ottobre
Il
si
tornava
.
alla carica
un nuovo con-
con
vegno, a cui intervenivano Mamiani, Sterbini, e anche Mas-
Due giorni dopo * si aspettava con ansietà l'apertura delle Camere e v'era chi pretendeva che le adunanze sa-
sari.
rebbero state assai orageases e che il Ministrerò attuale non [avrebbe] pot[uto] resistere », tanto "più che il marchese Al-
dismesso dalla Presidenza del Consiglio dei Mi20 novembre una dimostrazione veniva inscenata contro il Ministero Revel « e quindi in piazza Castello, erasi
fieri
nistri.
Il
le
i
i
nistri
!
finestre dei Ministeri, si diedero a fare
schiamazzi: " Abbasso
soliti ,,
*
,
i
soliti urli,
Abbasso
ministero!
i
mi-
dopo aver condotto < a passeggiare sotto le fikw
nestre dei Ministeri iffè
il
poco prima nel
tre asini „ » ai quali
Calosso „ si erano
«
ordinate tre tazze di caffè per
quei tre Ministri ». Non bastando
i
perle vie
chiassi
se anche a quelli in Parlamento, per cui
il
si ri-
presidente della
Camera dovette sospendere la seduta e far evacuare le tribune > ed alla fine democratici la vinsero e furono incaricati di formare un nuovo Ministero, che preparò l£ prestito Le finanze si erano sistemate un tantino con forzoso, che « in poco tempo sarebbe [stato] portato a comi
il
il
pimento, se
la
pace fosse stata fatta, perchè si a[veva] bel
a[veva]no bello scrivere giornalisti per la guerra, ma pace e[ra] nel cuore della maggior parte e questa ugg-
dire, la
i
irebbe [stata] dispostissima a
far de' sacrifizi
ed invece si ebbe ancora uerra per volere di quelli che la volevano ad oltranza sino ad ottenere la vittoria... se non sui campi di battaglia, almeno nel palazzo l'ornielli di Novara, dando il bei he
si
ottenesse
rito
pace]
la
Carignano > in, i»
</.
lt.,
\
••
del
1821
n
Ih,
Mgg.,
1
(1).
>W
II
- 26 2 — u
XLIV. Torino lll.
Niente di importante non posso
vamente essendovi che
il
25 settembre 1848.
mo otg. marche di
comunicarle, nulla effetti-
in bene, né in male, peggio di quel
nuovo, ne
vi sia stato nei giorni scoisi.
L'istessa indecisione, l'istessa in-
quietudine regnano negli animi di ognuno. Hanno fatto qualche senso le notizie
che
dell'Allemagna, che la S. V. 111. leggerà nel Risorgimento,
le arriverà contemporaneamente a
questa mia, ma si sospettano
false. Si
sentono sempre
stero,
le
istesse querele dei fanatici contro
quale dubito molto non voglia
il
il
Mini-
resistere lungo tempo.
piti
Ho letto questa mattina scritto sui muri dei portici delle Segreterie a lettere cubitali:
Viva Gioberti. Morte
«
Ministero traditore ».
al
L'affare del prestito pare vada assai a rilento. Grande è l'imbarazzo di tutti, e
rimasi stupito nel sentire certe famiglie moltissimo im-
brogliate
Passo a dichiararmi col solito profondo rispetto etc. Obbed. mo affez. m ° scino Hrignone.
XLV. Torino 111.™° sig.
il
27 settembre 1848.
marchese,
Questa sera al Teatro Nazionale havvi una commedia di nuovo genere: 11 primo attore è Gioberti che è presidente della Società nazionale per la Confedarazione italiana. Io ho tolto un biglietto,
che costa venti alli
invitati
i
andrò per curiosità di vedere la cosa; un'adunanza generale, alla quale saranno
soldi, e vi
dieci ottobre vi sarà
principali uomini d'Italia e di Francia,
i
quali non inter-
verranno, come mi disse un socio, ma almeno scriveranno. Mi pare che
gli
Italiani siansi già mostrati assai
troppo
ridicoli, e
che po-
trebbero prescindere da questa ridicolaggine.
Mi sono incontrato
ieri col sig.
parlato un po' di politica e
si
marchese Pallavicini
Abbiamo
conchiuse purtroppo! che siamo ca-
duti in quel castigo di Dio, che
contiene in queste parole, se non regem fatuum » Il Re ancora domenica disse al Podestà di Cremona che fra breve si sarebbero veduti in quella città. Il teologo Guala non è stato risparmiato, ed ha già dovuto cedere la metà del convento per la truppa, il di cui numero ogni giorno aumenta in questa nostra ca" si
erro, della Bibbia: « Dabo vobis
pitale.
Se si faccia guerra, o se si abbia la pace nissuno
lo sa,
ed
— 263 opre l'uno
fa
medesima interrogazione che da un mese
la
all'altro: e nulla
non
sa
si
••
;i
questa
i
credo che nulla pure i.nn ne
coi nostri governanti
aggradisca
Bensì
Bolitl
i
i,.mo uiv.'""
serro
Brignone.
XLVl.
Tonno IH mo •
•
li
20 settembre ìxix.
la
pazienza
di
leggere il Costituzionale
ha potuto essere abbastanza informata ilei risultato della
Società nazionale federativa, a cui in quella
i
il
marchese,
ha avuta
111."»*
\'.
lori, ella
siff.
io,
le
scriveva giovedì, avrei as-
non saprei aggiungere
sera. Nulla
quel giornale, che mi pare ne
li
quanto ih» dice
a
abbia ben compreso
1"
che la folla era immensa, composta di persolo' ili
non esagero, per una huona quarta parte
e
re,
diplomatico vi era tutto. Si fecero plausi; chi ne
di
di
preti.
11
tanto in tanto degli ap-
tormente, già s'intende, si è il Presidente,
:
mtironó
de' bei
parlatori a segno
discorsi, ilei bei
esso presentò piuttosto l'aspetto di una assai buona Acii
eloquenza che non
una riunione
di
di
uomini
grandi,
amanti della Patria sinceramente, che lealmente V0mezzo di allontanare la sua rovina, a cui pur tata.
l'altro
-parsa
s'era
la
V0C€ che
era veduto verso da
i
ilo
Bei
ponte,
il
i<-
il
Re
partito per
l'osse
\
quattro pomeridiane una
cavalli di posta, avviarsi al ponte di Po; a
vece
di
voltare a destra SS ne umlo pei
.no alla vigna della Regina
<
far visita
alia
Da-
me meglio vuole, i.
il
'aulente tranquilla: evvl un silenzio raramente
quale non e interrotto che da qualche voto td
intendere .die il giorno 8 del
-unno d« -rande notizia
.
filato
che
a
GmgUaSCO un tetto di un pò
quattordici soldati ile
il
che
en
popolo gridi quattro o cinque
ili
potrei
V'ire
per
la
truppa piuttosto
;
deve pubblio
uevole.
pei
di
(die es|
al
— 264 all'aria libera, massima inoltrandosi nella fredda stagione.
disca
Aggra-
soliti sensi ecc.
i
Obbed. m o Aff.mo servo Brignone.
XLVII.
Torino addi 29 di settembre 1848.
Caro Guasco, Dicono che deve domani pubblicarsi la soppressione dei governatori e della Corte nobiliare, cioè scudieri, maggiordomi, gentil-
uomini di camera, etc.
;
e naturalmente
tendosi servire a due sistemi, cioè al Il
re parte
doveva andar così non po-
Re ed a Mammona.
domani sera pei' Pollenzo, dove va a passare il giorno nascondendo così la sua vergogna. Se pure gli ri-
della sua nascita,
mane ancora un po' di cuore in petto, e di sale in zucca, deve fare le serie riflessioni affé!
Lo vidi-giorni sono a pranzo e non lo trovai
cambiato, come molti dicono; un po' più canuto e magro, e nulla più.
La Duchessa di Parma dalla villa della Regina, dove prende la muffa per l'umido, va a Moncalieri, dicono, e si rasciugherà un pochino. Si sostiene intesa la pace,
non
ma a condizione che abdichi il Re, quale
può più stare dopo le varie promesse fatte.
finita una volta!
e ini credi
Almeno che fosse
sempre L.
Tuo aff. m0 amico Nomis di Cossilla.
XLVIII.
Torino Ill.
il
6 ottobre 1848.
mo signor marchese,
Della pace o della guerra, siamo sempre nell'istessa oscurità e dubbietà. il
Un chirurgo maggiore, che incontrai or ora, dissemi che
primo uffìziale della guerra gli fece sentire di tenersi preparato
per la settimana ventura, essendo probabilissima la partenza per alla volta delle sponde del Ticino. Domenica vi sarà probabilmente la rivista passata
-evitarla le
armi
:
da
S.
M. alla milizia comunale. Questa non potrò
speriamo però che non ci vorranno tenere troppe ore sotto
Ho l'onore di ripetermi coi soliti sensi etc. Obbed.mo affez. mo servo Brignone.
166 XI. IX.
Turino III. 1""
.
data
Ieri la
gridò « N'iva sfatto.
Il
il
9 ottobre 1848.
man-i,.
Big
il
«la
M. alla milizia
S.
Re! ».
comunale si passò
limostrato assai soddi-
»
suo amore non mi parve troppo buono: la sua ÉsOBOmia buona,
poi niente
di
un color giallognolo, e mi
parve che
I
anche un po' gonfio nel viso. Del resto nulla diaae a nessuno e sempre freddo
al golii
irtamente della guerra,
ma oggi ai
dice
con-
il
vuoh però che nel corso della settimana si farà nota al pubblico
la
durata del termine perentorio stabilito tra
potenze
le
modo o
mediatrici da darsi all'Austria per la definizione od in un nell'altro della questione,
rebbt
sta ventilando. Sento che
si
del Re; e sono quasi persuaso che
da ce
rei
tenuti da qualcuno che, se
dal mistero in cui oggigiorno ci soliti
:
il
i>
per la guerra, ma il Ministero non va d'accordo colle
i
;tà
che
la
guerra non
si
può sapere qualche
farà,
ai
troviamo, lo sa di certo
sensi etc.
Obbed.«a° alTez. mo servo
Rrignone.
Tonno li IH. 01 "
Nel
Big.
mono-ufo
ottobre
11
-
marchese, cui scrivo tutte le truppe che si
in
hanno nella
trovano radunate sul campo di Marte, dove er passarne la
èva
rassegna e fare
nt-l
gli esercizi. Solito
umana. Qual-
mercoledì
Urà domani per Alessandria. ra,
come a
.ornale,
vo. Io
.••
o
congri
il
la
prima
quei Padri della Patir
di
Palassi
perei.
.incere
volte
stanchessa. Mi
la i
altre
o
non v'intervenni per due ragioni:
:
il
venne
riferii
Gioberti r alcuni
d<
n, Sterbii. li
_iio, arni,.
fortini
A Gallina
.nchi. di cui
da
ii.
— 266 — Di notizie Siam sempre all'oscuro; però vedrà la S. V. 111. ma che non mi sbaglio, e che si conchiuderà una pace, se non lunga almeno temporanea: mi pare che l'orizzonte politico sia tale.
Vedremo lunedi con quale veste compariranno deputati. Ma hanno hanno bel dire, ma la guerra per il momento non si può i
bel fare,
Gradisca i soliti sensi
fare
etc.
Obb. m ° aff.mo servo
frignone. LI.
Torino Ill.
li
13 ottobre 1848.
mo sig. marchese,
Dai giornali udrà le notizie delli all'ari di Vienna, le quali vengono anche confermate da corrispondenze particolari. Si diceva anche ieri che fosse nata a Milano una guerra as§ai accanita tra gli
Ungheresi ed i Croati, a cui avrebbe preso parte anche
la po-
ma questa mattina non si confermò tale notizia. Si vuole
polazione,
però che se non
vi succedette ancora alcun scontro grave, pure non
tarderà a succedere.
Ieri
sera appunto sul pretesto delle notizie di
Milano vi fu un assembramento stello sotto
il
di
300 o 400 individui in piazza Ca-
balcone del Ministero, a cui si domandavano notizie,
•e
questi fece rispondere che non ne aveva ricevuta alcuna. La folla
si
contentò di questa risposta ed essendo imminenti le undici, pensò
bene di andarsi a riposare. Si
aspetta con ansietà l'apertura delle Camere, che avrà luogo
lunedi, v'è chi pretende che le
e che
il
adunanze saranno assai orageuses
Ministero attuale non potrà resistere. Io però credo che si
manterrà ancora. Non ho potuto penetrare il motivo per cui il marchese Alfieri siasi dismesso dalla presidenza del Consiglio dei ministri :
le
ma credo che abbia fatto male ora che si stanno per aprire
Camere. Vedremo lunedì come s'incammineranno le cose
disca
i
Gra-
soliti sensi etc.
Obbed. mo aff.mo servo Brignone. LII.
Torino Ill.
li
14 ottobre 1848.
mo sig. marchese,
Mi fu detto che sia arrivato nella scorsa notte
il
generale
Oudinot. ma questa notizia merita conferma. Ieri sera molti soldati, in specie del
reggimento di Savona, convennero in piazza Castello,
— 267 — vviva
Rei Evviva
il
la
Repubblica
guerra
la
Evviva ». che fece ben vedere che a
di «
ino che e
imo male Vogliamo
in
>
crederlo, ch<
il
arresto
il
la
alloggio, si pretende, ed
mi vien detto
.iti;
.
Vogliamo
Iella ritira
andò al rispettivo
se ne
hi
:
de
nutriti!
pace! » Venne pò»
la
Evviva Cari
I
Insomma od
»
!
colonnello ('amia perche avvisato la mattina
ili
non prese nissuna analoga disposizione
>i,
ano. notizie di Vienna Italiani
_di
confermano ed hanno fatto molta imj
si
ne tirano un buon augurio.
molta artiglieria per
urti •
•he altre
mala intelligenza tra le truppe Ungheresi e le Ci
•ra la
lo
linea del Ticino,
la
truppe abbiano l'ordine di partire. A Milano pare
dicono lettere
di
Milano
fonte
di
non Obb. mo
aff. mci
Brignone. LUI.
Tonno il 21 novembri Ill.
Ieri
che
m " Big. inarric
riprodussero
si
scene
le
domen
di
:iede
;
non
necessaria ii
in
in
per un rinforzo per
».
Lttrpppatisi
di
«
del
Abbasso
si
linea
cavalleria, e
e
di
pò
bel
di «
i
ministero K
quili
n
molti
giunti
;
minisi
del
dia-
opportUBam 'ima
alle dieci tutto
rinvenni
i
Mi
individui di più
ivallo
il
guard
di
di
cavalieri.
mosse dal
le
mosse incontro per intimare la
La civica
.
ni
Governo,
tre dei ministeri, si dia
pi
ministri!
il
qualche energia che
dimeni
avevano preso prima alla dimora
zi : 1
di
individui, che :
lindi
si
ma
a.
prova
fu
d
lo
di
— 268 — primo atto si videro tre individui, cavalcanti ciascuno un asino, a passeggiare sotto le finestre dei ministeri e che, dopo la passeggiata, smiisi fatti entrare in
una sala del « Callo Calosso », ora « Lega ita-
liana »,
che siansi ordinate da' condottieri tre tazze
detti asini, e
i
alludevano i somarelli.
di caffè per quei tre Ministri a cui Ieri
presidente della Camera dovette sospendere la seduta e far
il
evacuare le tribune; dopo di un'ora pubblico fu di nuovo ammesso;
si
ripigliarono
i
lavori ed
il
ma la lezione bastò e stette tran-
quillo. Il
Corriere mercantile di Genova, arrivato questa mattina, dice
che a Roma il 16 vi fu insurrezione. I Svizzeri tirarono sul popolo,
ma il popolo spalleggiato dalla linea e dalla civica, circondato il Sommo Pontefice quanto desiderava, cioè
Quirinale, ottenne dal
il
cambiamento del Ministero, il quale ora Gaietti, Sterbini, etc. etc. Le
composto
è
Mamiani,
di
pugnalate date a Rossi furono confer^
mate; si vuole che per istrada, recandosi alle Camere, il Rossi fosse fischiato, e
che egli facesse vedere con segni ingiuriosi che nulla
non gli importava di quei fischi, e che per questo una testa bruciata abbia concepito ed eseguito il progetto di pugnalarlo.. .... Aggradisca i
soliti sensi etc.
Obbed. mo
affez.
m ° servo
Hrignone.
Il 1848 era stato veramente infausto e di sventure non ne erano mancate in tutta Italia. Venezia insorta e domata nel sangue, la Lombardia liberata e poi ricuperata dagli Au-
striaci, l'Italia
centrale tutta in fiamme e poi, dopo la vam-
pata, nulla più di assistito
un pugno
all'assassinio
male stava curandosi
di
Roma aveva anche
di cenere,
Pellegrino
le ferite
Rossi
e
il
Piemonte
d'ogni specie inflittegli dalla
partiti estremi, che pure non posavano politiche. ormai avevano la direttiva delle cose « Guerra Guerra » sì sognava e si urlava e guerra vi
guerra
infelice, e
!
i
!
ancora contro l'Austria, con un esercito in crisi morale gravissima e punto preparato al cimento, anzi a compire disastro si esautorò il Re, privandolo del comando suil fu
premo, per darlo ad un inetto avventuriero polacco e gli si imposero generali dubbii come Gerolamo Ramorino, ma di
fede politica pari a quella degli estremisti.
Novara fu l'epilogo doloroso della politica « della guerra
— 269 — sino al fondo * ed episodi principali di quella impresa d'armi,
clamoroso abbandono del passo della Cava, l'abdicazione
il
Carlo Alberto e il suo volontario esilio ad Oporto, dove morte non tardava ad apportargli quella pace che in vita non aveva mai potuto raggiungere.
di
la
Riflessi
di
politica
italiana,
bagliori
delle
agitazioni
di
Francia, dove la seconda republica non ancora nata già stava
per morire, quietismo
Torino ormai scettica
di
di tutto, ar-
rabattamento dei politicanti nelle elezioni politiche, liquidazione laboriosa della pace con l'Austria
e, sopratutto,
con-
danna del Ramorino e morte di Carlo Alberto appaiono nel nostro carteggio.
Noi non pretendiamo
di assiderci giudici nella faccenda Esagerava Massimo d'Azeglio, che scriveva: «So che Ramorino ha lasciato aperto il posto che doveva difendere. Sia maledetto da Dio, dagli uomini e dai demoni! > (1) e « Ramorino lo conoscevo per ladro. Ha rubato 40 mila franchi a Rosales, mio amico. Ora spero che l'impiccheranno. Se vogliono che vi sia disciplina, bisogna che s'impicchino traditori » (2) e ironicamente commentava « Ma era racccomandato dalla Giovine, e bisorepubblicani che gnava impiegarlo» (3); ed esageravano volevano difenderlo, sussurrando che Ramorino aveva agito dietro ordini del Principe di Piemonte. Scriveva, dopo la fucilazione, il 21 maggio 1849 il nostro buon Brignone: « Così è sperabile sospetti che la cache cesseranno naglia tentava d'ingenerare che vi fosse stata connivenza
del generale Ramorino.
i
:
i
i
Re stesso e moltissimi altri personaggi di distinzione!»» al D'Azeglio: «Ramorino è arrivato a ino in mezzo ai gendarmi, legato e guardato come va. Dire per sua scusa, che non aveva mossa la sua divisione >ndo gli ordini, per essergli venuto un contrordine dal Circolo Ji Garlasco, che gli diceva di non si muovere,
col
facendo riscontro
Massimo D'Azeglio alla 1 Milano, <;
,
<U
Briano, TjstUrt di Massimo l> Azeglio al fratello Roberto, LEGANO, LeU. di
//
1
1'
lUtorg. >tul.. XIV
li.
/>•-!-:
.
»•
— 270 — perchè
il
Duca di Genova tradiva la nostra causa La ca!
naglia crede
tutti
canaglia.
È sotto consiglio di guerra; e
spero che non sarà fucilato, ma impiccato » (1). Forse raccogliendo molti elementi che il Masson, l'Oti
tolini,
il
San Poi, il Della Rocca (2), Vincenzoni
il
conte De Reiset (3),
Promis (6), il Fabris (7), e (4), (5), la letteratura storica coeva e spesso anonima (8) ci forniscono, si potrebbe ricavarne un giudizio più sicuro, per quanto senza gli elementi del processo sia cosa sempre arrischiata. Certo è che il Ramorino è morto molto dignitosamente, ordinando egli stesso il fuoco, mentre in vita era Bosi
il
stato
il
il
sempre accusato di fuggire davanti
al
pericolo (9)
;
e
che — contrariamente a quanto suoi vincoli potevano far pensare — è morto da buon cristiano con settari
i
tutti
Sacramenti possibili al suo stato, eccettuata l'Estrema Unzione che si dà solo ai morenti e non a persona sana anche se sul punto di morire. Di ciò fa fede la dichiarai
zione della sua morte, che estraemmo dagli Atti di morte
del 1849 (p. 24, atto 46) della Parrocchia
di
(ora Beata Vergine delle Grazie, più nota con
S.
Eusebio
il
nome di
Parrocchia della Crocetta), nella cui giurisdizione trovavasi l'antica piazza d'armi,
dove il Ramorino fu fucilato:
L'anno del Signore milleottocentoquarantanove ed del
alli
ventidue
mese di maggio nella Parrocchia della Crocetta, Comune di To-
rino, è stata fatta la seguente dichiarazione di decesso: (1)
Ibidem, 352.
Della Rocca, Autobiografia di un veterano,!, 305, Bologna, 1898. Comte De Reiset, Souvenirs (Les debuts de Vindépendance ita-
(2) E. (3)
Henne), 293, Parigi, 1901. (4)
P. Bosi, Il soldato italiano istrutto nei fasti militari della sua
patria, 488-190, Torino, 1869. (5)
Cr.
Vincenzoni,
Il
processo
Ramorino (il dibattimento e la fuci-
lazione), Milano, 1918.»
Promis], Considerazioni sopra gli avvenimenti militari del 1849, ed a parte. (7) Fabris, Gli avven. milit. del 1848 e 1849. Torino, Roux e Frassati. (8j Tale I misteri della catastrofe di Novara svelati, Novara, 1849, ^6) [C.
marzo 1849, in Gazzetta Piemontese,
e parecchi altri che conservansi nella R. Biblioteca Nazionale di To-
rino (9)
(R. IV, 196-197).
P. Bosi,
Il sold.
it.,
490.
— 271 giorno ventidue del mese
I)
maggio alle ore sei di mattina Dei
di
distretto di questa l'arrocchia, munito dei Sacramenti Penitenza ed
morto il Sig. Ramorino Gerolamo, d'età d'anni einquan-
è
t.
tte,
professione luogotenente Generale, nativi) del Comune di
'li
Comune di Tornio, Aglio «lei fa Signor Gio-
lomiciliato nel
e della
vanni domiciliato in
domiciliata in
professione
di
Cumino Massimo d'età d'anni diciotto, domiciliato in To-
Dichiaranti
Giovanni d'età d'anni trentasei, domiciliato in
rnio, e Riccio
(sic).
Sulle indicazioni state trascritte d'ufficio a questa Parrocchia dal
«mando.
Firma del primo testimonio: Cumino Massimo Firma del secondo testimonio: Riccio Giovanni. cadavere è stato sepolto
Il
il
giorno ventidue del mese di maggio
nel cimitero di questa parrocchia
Firma del parroco: Tool. Pietro Cacciotti Amm.*» Parrochiale.
Ecco intanto che dicevano del Ramorino
i
soliti
due
cor-
rispondenti del marchese Guasco: LIV.
Torino il 7 maggio
mo Big. marchese,
cui ella, recandosi a Genova, avrà veduto l'esterno ap-
uite la •e
funebre
«li
la
truppa
di
i
linea
ponici
renio stati
lai
Là sentenza dazione,
m
i
ebbe luogo la funzione religiosa
si
Chiesa della (Iran Madre
la
di
Po.
Poco numerosa
alli
800
|
fu la Guardia Nazionale
gli
fece la grazia della degradazione, e
che faranno
ii
colpo,
i. a
tolla fronte rivolta
esecuzione
bì
•
diceva jéri avrebbe
luesta mattina: erano itati comandati
soldati ed uf-
i
che dovevano intervenire alla funzione per le ore sei di questa '.tua
avuto luogo
ro era dove og Marco Polo e \
glio.
>n
litro l
;
Ramorino è stata proferta a morte pre>
Re
aerai
di
Dio. Tutta
che intervennero.
militi
fuc;; ippi,
di
trovò schierata dalla piazza della chiesa sin
600 di
il
•
pi
odo davanti
tro
1849.
lll.
con
tornitaci dall'
il
non.
n
:
venni assicurato
dio iuta ut ile d
inta-
'-ologo Peri
corteo funebre per ritirare
re, si
— 272 — che questa mattina alle quattro e mezzo sia stato dato contrordine alla truppa. Chi dice
sazione,
che siasi appellato alla Suprema Corte di Cas-
ma questo mi pare non sia, perchè avrebbe dovuto ricor-
rere prima di chiamare la grazia al
Re di non essere degradato;
chi dice che sia stato trasferito questa mattina al Quartier Generale in Chivasso,
dove avrà luogo l'esecuzione; chi dice che sia so-
spesa questa esecuzione, perchè abbia manifestato delle intenzioni di fare delle propalazioni ;
insomma se ne dicono tante, ma non si
può sapere nulla di positivo, per quanti io abbia interrogato questa Si aspettano con ansietà le notizie di Roma; ieri si dava mattina la notizia
che fossero stati
prigionieri 300 prigionieri,
fatti
diceva che era stato per via di un vero guet apens che
i
ma si
Romani
riportarono una piccola vittoria; la nostra città è sempre tranquilla
Aggradisca i soliti sensi etc.
al solito
Obbed. m ° Affez. m0 servo Brignone.
LV.
San Secondo il 12 maggio Ill.
1849.
mo sig. marchese,
Spero che il soggiorno in questa città [Genova] le riuscirà
pure soddisfacentissimo sotto ogni rapporto, mentre io sono persuaso che il diavolo non è poi. mai cosi brutto quale certe volte si dipinge e che le relazioni che si fanno di quanto arriva in tale e tal altra città,
massime in giornata, sono ben lontane dal vero: con tale per-
suasione io non posso credere a tutto quello che si raccontò di Ge-
nova e la S. V. 111. ma potrà vedere co' propri occhi se io bene o In materia politica pare che gli spiriti si vadanomale m'apponga via un po' calmando in questi nostri paesi, almeno così mi pare r perchè io sono tacciato
di
Aggradisca i sensi del pro-
codicismo
fondo rispetto e sincero attaccamento
etc.
Obb. mo servo-
Brignone. LVI.
Torino il 16 maggio 1849. Ilimo sig.
marchese,
Quello che pai verni vedere la solita beata tranquillità,
si
è che regni
sempre in Torino
per cui reputo fortunatissimi i cittadini
di essa, cosa questa che non si può dire delle provincie, che sonosempre balorde e sogliono sempre travisare il senso di qualunque-
— 273 — un po' ragionevole, che emani dalle autorità
tto
soliti SS
:
<>bb.
attuali. ...
m ° aff. mo Brignone.
LV1I.
Torino Ill
il
IH
maggio
1849.
mo sig. marchese,
no pochi momenti che i giudici della Suprema Corte di
-
sciolsero la seduta in cui del Generale
si
agitò la questione del ricorso
Ramorino. Le conclusioni dell'Avvocato generale erano
contrarie al ricorrente e del magistrato
si
crede generalmente che tale sarà il voto
supremo, ma non
si
tarderà però guari ad emanare
conosce ancora il giudicato. Non Gradisca i soliti sensi etc. Obb. mo
mo
aff.
Hrignone. LVI1I.
Torino, IH.mo
s jir.
il
20 maggio 1849.
marchese,
Sino ad ora non è ancora fatta di pubblica ragion sull'affare
Ramonno.
ma qualcuno, che si dice bene informato, dice che sin
da venerdì
del
i
sera
il
Supremo Magistrato di Cassazione
Ministero la conosce e dev'essere sfavorevole al reo, cosicché
mercoledì al più tardi dovrebbe subire la pena a cui venne condannato dal Consiglio di duerni. meno che la malattia. irtedi
ii
[orni
S
M. dopo
i
cinque
malattia fa
trattenuto
co] il
SU'
in
voglia prolon-
letto,
dovette sottoponi, si trovarneI>i
politica
non
si
mente di
sa
sempre il tempo, 'l quale qualche volta da per •Se.
mi
ili
irtimenti,
vuole che ito
buoni sono un po' spaventati dalTesitO delle
il
ed
In
m
Bignor Massimo iTAiegllo,
da tutti Indistintamente
nino gU la pr<
I
Lione e dei dipartimenti circonvicini Si
gli
il
impiegati del suo minii
portafoglio interim
•
gli
atti
che
i]
ranno più giadlsJ quale è pere multo ben solo ;
dal profondo ossequio
Bi
i
— 274 — L1X.
Torino Ill:
m
<>
sig.
21
il
maggio
1849.
marchese,
Questa mattina tra le sei e le sei e mezzo il generale Ramorino
pena della sua disobbedienza. Sei soldati comandati da lui medesimo fecero giustizia. Venne condotto in carrozza dalla citta-
subì la
della sino al
campo di Marte; lo assistevano due ecclesiastici, l'uno
Don Cafassi, successore del teologo Guala, l'altro non mi
si
è
il
si
è
saputo dire chi fosse. Giunto
sig.
al
Campo di Marte, scese di car-
rozza e percorse, dietro la truppa che stava schierata, il tratto di strada che lo portava al punto del luogo dell'esecuzione; egli era franco ed intrepido e morì comandando lui il fuoco da bravo, sì che quasi si potrebbe vedere che fosse innocente. Prima di dare l'estremo
comando, parlò ad un ufficiale, ma non mi si seppe dire che cosa gli
abbia detto, né chi sia questo ufficiale. Interveniva alla funzione
un battaglione di ciascuna truppa acquartierata tissima gente curiosa, che
si
calcolò in
in
Torino e mol-
numero più di diecimila. La
truppa poscia stilò a pelottoni, colla musica, intorno al cadavere, il quale venne poscia trasportato in una bara alla parrocchia della si cantò una messa di Requiem assai pomposa. non vidi nulla: riferisco quello che mi venne raccontato da
Crocetta, dove 10
persone che videro. Ieri e ieri l'altro si sono fatte varie scommesse sul conto della esecuzione del Ramorino, chi teneva che non avrebbe
avuto luogo, ha perduto, e così è sperabile che cessaranno
i
so-
spetti che la canaglia tentava di ingenerare che vi fosse stata con-
nivenza col Re stesso e moltissimi 11
fu detto
personaggi di distinzione!
che questa mattina avrebbe ricaduto il SS. Viatico. L'affare
è piuttosto serio, Il
altri
Re è stato salassato ancora ieri sera per la decima volta e mi
ma si spera nella gioventù sua.
Conte Ernesto, di lei nipote, è perfettamente guarito. Non ho
sentito niente di
ciono
le
nuovo;
al
partito
elezioni socialistiche, che
pravvento.
Io
democraticissimo non dispiacpare abbiano
in
Francia
il
so-
però non posso credere che il risultato definitivo sia
tale.
Prego V. S. Ill. m » di aggradire i soliti sensi di profondo rispetto, e S. Ill. ma
sicuro attaccamento con cui mi pregio di essere di V.
Obb. mo affido servo
Brignone.
- 275 — LX.
Torino addi 21
maggio
di
1849.
Che ti dirò che tu noi sappia caro amico! Ti sono grato di avermi ercbè il pensiero degli amici assenti è sempre soave e tanto più in questi tempi lo
che pensai
piti,
Vedrai a giorni Angusto, le
per
fa
quale torna a Chiavari* mutando cosi
iì
mare ed una brutta città eoo pessimo clima con un sog*
Alpi col
giorno che guanti»
non
pretto egoismo Lo cui ciascuno
di
i
è
^rii
ti
caro
e
desiderato.
Borissero delia fermezza del generale Ramorino, è veris-
simo, '. eome dici, agii chiuse dignitosamente una vita, anale fu tutt'attro che
degna ed esemplare. Pace a" morti, e farebbero bene ì
.
non lodarlo a cielo, come la Democrazia per la quale ei fu na-
nali a
turalmente una vittima ed un eroe, e fu, come di ragione, sequestrata per
ma ciò non basta, che anzi è come l'olio sul fuoco
dta,
.
modo di sbarbicare la mala pianta e se non vi
errebbe trovar
non vedo strada, ne
hann
ti.
subire tutti
li
n\ì
per uscire dal dedalo in cui
filo
mia
meglio per
Amerei
inconvenienti
fé'
di
essere
della sfrenata
ci
analfabeta,
licenza
della
,a i
Le DOStre '-lezioni,
prime, e
nostra
la
di
cui
réte
mi
parli,
Poitier è
andranno,
temo, come
io
le
troppo timida, non abbastanza
unita e non ha per riescile ne mezzi, né uomini di ciò capaci, a vece
•un hanno tutto Ciò che ci manca. Brutto destino delle
umane! ì
;:
.li
trovar mille modi
di
l'are
il
male, e pochissimi per
bene. tutta
la
sua buOJUI volontà, l'amico Tesare non l'ara quel bene
uiche per colpa ti
.li
sua natura e temperamento, poco tatti
quella corruzione di pretume, di diplomazia, di
bombe et e Porse l'arra! visto, passando agii a Genova scriveva dalla :
sofferto assai del
Le nuove del
i<e
mare, e dopo non ha piò dato no-
sono mediocri ancora, ad onta
di
nome
e
I
i
quali
per mutare
quanto aedi* spoglie sono
gran mala ventura dei principi di impere COl solo contatto uomini che saranno buoni come moltj
sempre delia me<k
::
imbecilli!
farne in un Subito adulatori, misteriosi cortigiani e |] ii
poverino ha
anni furono molte
«•
le
campagne
Ilo pochi
pa
lasciarono traccia ohe non
si
oanoallano
facilmente e ciò, unito alla poca cium che ha sempre
avuto ed ha
— 276 tuttora del suo individuo, ed
ai
mali inorali, produce una compli-
cazione che dà timori. Si
ma per rispetto umano, e non
prega,
sire è tenuto, in
scergli la
il
di cuore, ed il povero gran parte a torto, in tal concetto che deve accre-
suo male, arte finissima di un partito infame, il quale con
medesima sincerità esaltava il padre e deprime il figlio. Che ca-
Papà deve aver scritto da Oporto (dio, va al Bra-
naglia matricolata! sile; così ci fosse
andato, quando lo avressimo mandato! Farò i tuoi
amichevoli saluti e fa i miei alla cognata, e mi credi sempre Ad'.mo tuo L. N. C.
LXI.
Torino il 26 maggio Ul.mo
1849.
marchese,
sig.
Nulla né in bene né in male venne a compromettere la mo-
mena alla
notonia della vita, che
si
fatto agitata pell'unico
avvenimento, che dovrebbe scuoterla (indi-
capitale, che
non è poi gran
pendentemente dagli affari politici), quale è quello della salute del Re. Di questa cosa ne sanno più le Gazzette che non i particolari;
regna sempre un grande mistero. Se si chiama all'uno, vi dirà:.« è malissimo »; se si parla con un altro, vi dirà: chi credere
tima
«
va meglio », ed a
non si sa. Questa mattina però si dice che la notte ul-
fu migliore della precedente per causa di
che lo sollevò moltissimo.
Si
un'emorragia al naso
crede che sia in stato di guarigione,
ma si dice già che egli ne avrà per quaranta e più
giorni
prima
che sia interamente ristabilito Il
sig.
Gallo Gallina (reduce da un viaggio in Francia) dissemi che
in Parigi vi
sono molte miserie e che egli è persuaso, da quanto
potè vedere e sentire, che
si
lavora molto per atterrare la repub-
blica e crede che questi lavoratori riesciranno nel loro intento. Quale
sarà poi il Re od Imperatore che sceglieranno, non
si
può ancora
giudicare; non sarà sicuramente Napoleone, il quale è inaccessibile, sorte raramente e tato da
quando sorte, i cavalli volano ed è sempre scor-
gendarmi
Gradisca i soliti sensi
etc.
Obbed.mo aff.mo servo Brignone. LX1I.
Torino il 30 maggio 1849. 111.™
sig.
marchese,
Qui non v'ha novità di sorta che io mi sappia. Vi fu un
al-
— 277 — Brofterio e scolari nel
Lunedi ebbe luoj/o mo,
il
Il
e
divertimento
il
DM non ebbe
battoliate,
tale scena.
un palloni
di
Il
itioo
ohe
guidatore non ebbe la foca di trai
una seconda rotta le
pallone, u quale ritento felicemente
dell'aria <;<iz:r/t,i
ella
gì
- e
come
del Popolo renne condannato a tre mesi
quattrocento franchi
di
multa.
Unta
11
Genova ha
di
truppe, di cui egli . generale, di leggere le piccole
proli. ito alle
zette,
'
ritornò In terra eoi ino guidatore felicemente,
Moncalieri; ma. il
della
non potei penetrare la causa di
_'uito: io
e
cosi detto
Caffè
quale intervennero alcune
ISO », nel
i
«
Gazzetta
la
quasi sempre
ai
Popolo,
del
la
Democrcisia,
campo di s. Maurizio Oradlaca
i
etc,
Bgl
sensi
soliti
«li
etc.
Ohhed.mo aff. mo Urlinone. •
I.XI1I.
Tonno III.»""
Big.
il
81
maggio
1849.
marchese,
ebbi ricevuto ieri il piego dalla S.V. lll.n.a direttomi, mi lo
persomi, non avendo grande strada
io
tardi a al palazzo reale, a ri.
•
a,
di
fui
cortesissimamente accolto, massime perchè
moltissimo
il
be
-
e la ringrazia dei complimenti, che ella
ma non mi nascose che
.
ahlua
di
il
farle ia
non la lei j
di fa
salute
lei ;
le
sale
Soggetto poi della
non avrebbe mancato di adoprarsl, ma delnon poteva rispondere, benebè, come Ella non pud dubl-
m'in
ria
la gli
molto meglio
preferirebbe
Knvie a quelle del Ministero. «dativamente
.
percorrere, estendo
un di lei scritto, il quale venne Subito letto con molto
di le
i
ìi
proprie mani del Mini-
in
Presidente del Consiglio dei ministri, quello che j?li
udiri zzato, lo •re
recapitare
|,otrà risponder.- al di
un benigno compatimento
do, lentamente, I
delle
econdo
une
al
lei
foglio, 8 Spai
La salute del Rè
m<
e delle altre,
Intanto
C
dei moltissimi affali,
la
ma
u via
notti
1'.
»lto
il
Obb<
più
.
— 278 — LXIV. Torino il 4 giugno 1849. IU. mo sig.
marchese,
Della salute del Re non si parla nemmen più: vuoisi che sia Ho l'onore di rinsempre in stato progressivo ili miglioramento novarmi co' soliti sensi etc. Obb.n'Q afì>° servi»
frignone.
Lxy. Torino Ill.mo
sig-.
li
8 giugno 1849.
marchese,
Corre voce che il Questore nostro di Torino
siasi dimesso dal
suo impiego, non volendo più stare in un impiego già di sua natura difficile, e ne' tempi attuali difficilissimo, massime che si vuole che siansi scoperte alcune
trame qui in Torino per cui il Governo deve
come
stare molto in guardia, e dovrà usare della forza, e non sa
avrà da pigliarsela. Di fatti si rivedono di nuovo a passeggiare per la città molti individui di assai sinistro aspetto. Ieri alla
processione del
« Corpus
Domini » intervenne
nuovo
il
magistrato Comunale, ma, accostumata cornerà la popolazione a vedere il Corpo Decurionale col suo bel vestito alla forma maggiore, le fece
grande senso il vedere solo dieci o dodici individui vestiti
semplicemente in nero alla borghese. Non vi era tanta folla come negli anni addietro. La Guardia Nazionale fece benissimo i fuochi di parata.
La notizia sparsasi
dell'ingresso
dei
Roma
Francesi in
trovò generalmente favore presso di noi; non parlo sicuramente degli esagerati, perchè a questi
non piacque
sensi etc.
Aggradisca i soliti Obbed. m ° aff.mo servo Brignone.
LXVL Torino il 10 maggio
1849.
Ill. mo signor marchese,
All'apparenza qui tutto è tranquillo, pure si macchina. Il Go-
verno lo sa e pare non sappia decidersi. Moltissimi zelanti per Pinelli
incominciarono a perdere del loro ardore, e lo dicono diven-
tato timido, ed invero già lo fu altra volta e
l'affare
fu rovinato.
ha paura dei Lombardi, eppure si sa che sono i Lombardi, che abbic no ancora qui, che ci mettono a soqquadro il paese. La salute Egli
— 279 — del
Re continua a migliorare: altra novità non
al
Obbed."»
ai!.
mo -•
Hrignone.
LXVII.
Torino
li
1
-
giugno
1
I
Hl.mo signor marchese,
Venemlo al fatto di sabato, le diro che verso sera uno stuolo di parti
i
gridando: « Viva •
Individui, di
IO
tlal «
la
quei
.onale * e venne
C
le
nove» della
a
gridare in
soliti
piazza Castello
in
repubblica romana! Viva Garibaldi! » La polizia
se paura di questo concorso d'i persone, che venne poscia anche
aumentato «lai curiosi e da queste grida, ed ordinò a quindici o venti inieri il
« i ì
libramento.
dissipare qu<
carabinieri
I
fé
dover loro ed anche un po' troppo, sguainarono le sciabole, ni:
dee fecero irruzione in quella moltitudine, che in brevi momenti si dissipo in parte, alcuni furono fatti prigioni, e si vuole <<> ferito. L'altra parte della moltitudine, che non che alcun •
mise a gridare ed a fare i fischi ai carabinieri, i quali, fermatisi ancora alcun poco, presero ,ue>ti
accompagnati dai a e nulla più
non successe. Ieri tutto fu tranquillo ed
lasciar gridare e le
non
forza. Quello
che arrabbiò tanto
si
la,
tutto
fluiva
quando ne ave-
il
meglio
erto
abbi-
sarebbero andati alle loro case, senza
vide comparire la Guardia si
modo di
il
credo benissimo che
ito dai carabinieri; io
Iella
.partito di ritirarsi e, ritira-
non piacque anche ai moderati
pure. In generale
di
il
quella moltitudine si diradò ben
liscili,
gridatori
i
è che
si
nazionale
Ho
molto pia presto ancora
l'onore
te.
Obbed.'"°
ali
frignone I.WIll.
inno III. «n°
ieri i.
il
un atrare
mai
ministro ili
li
12
giugno
1840.
Signor marche irti
l'inelli,
lo
prendendo
fretta,
dicesi,
du
la
strada
li
:
i
un certo giovine che, accusato
dalli
lorrc tru,
re,
renne
;
di
lall'aul
aver
— 280 — austriaca condannato a quindici o vent'anni di reclusione o carcere duro, e
si
vuole eseguire la sentenza nonostante le opposizioni delle
nostre autorità sarde. Sarà o non sarà questa la causa di tale partenza, tale però corre la voce. La città di Torino è tranquilla e non si
risente più niente della poca inquietudine di sabato sera
Ho
l'onore di ripetermi coi soliti sensi etc.
Obbed. mo affez. mo servo Hriguone.
Non si era ancora quasi spenta l'eco della clamorosa fine del Ramorino, che dalle lontane rive del Portogallo ne giun-
geva un'altra, prima incerta e poi sempre più Alberto era morto!
Ne troviamo
traccia
precisa. Carlo
nella
corrispon-
denza del buon avvocato Brignone e del conte Nomis di Cossilla, così spietato giudice del proprio Principe da non essere mite neppure verso la sua memoria. E dire che in vita aveva sofferto tanto! fino agli ultimi suoi istanti, quando aveva sperato che il figlio prediletto, Ferdinando di Genova, si movesse per recargli l'ultimo saluto della famiglia, come registrava in quello scorcio di tempo un addetto d'ambasciata francese a Torino, cui cediamo la parola: Le malheureux prince avait souffert moralement et physiquement tout ce qu'il est possible de souffrir au monde. Lorsqu'il fut au plus
mal un bàtiment sarde portant le prince de Carignan arriva à Oporto. Charles Albert espérait la visite de son fils de prédilection, le prince
Ferdinand, due de Gènes. Il lui avait fait préparér una petite chambre à coté de la sienne.
Quand il vit ce dernier espoir decu, son coeur
se briza. Aucune plainte ne sortit de ses lèvres, mais on vit sur son
visage la plus amère douleur. « .le
critìce
ne verrai donc plus Ferdinand » dit-il, et il
flt
ce dernier sa-
à Dieu. Il mourut le 29 juillet 1849. Il n'avait pas voulu que
reine le suivit dans son exil. En prenant congé d'elle pour la campagne de Novare il lui avait fait entrevoir la possibilitè d'un depart déflnitifs et il lui avait recommandé de ne pas quitter ses la
enfants. Elle lui avait en vain écrit
pour la supplier de lui permet-
tre de l'accompagner. Elle eùt été heureuse le
— lui disait-elle — de
suivre au bout du monde, de partager toutes ses peines, de le
consoler, de le soigner,
s'il
tombait malade.
Charles Albert avait quitte
le
Piemont sans la revoir. Elle flt re-
- 281 — venir d'Oporto tea meublé* de sa chambre, Llaétaienten acajou reiit
piacer an Palala
«le
Turin
une dea pieces de son ancien appartamene Le valet de chambre qui en PortagaJ les disposa comme ils l'étaient au moment de sa mort. La réine fit peindre cette scène de douleur dans un
l'avait rejoint
tableau ou tiguraient toutes les personnes qui y avaient assiste" CI).
Fu Tunica persona che veramente 'pianse lo sventurato Re! Basta leggere il carteggio nostro per vedere quanta indifferenza nutrisse il paese verso di lui :
LXIX. Torino il 30 giugno Ill.
1849.
mo signor marchese,
Della morte di Carlo Alberto molti dubitano ancora, e di positivo i
non si sa nulla. Del rimanente niente di nuovo
Gradisca
soliti sensi etc.
Obbed.mo aff.mo servo Brignone.
LXX. Torino
2 luglio 1849.
il
Ill.mo signor marchese, Si
vuole sempre ancora che Carlo Alberto sia vivo. Li col-
legii elettorali
sono convocati pel 15 e
rente mese. Di Koraa ancora niente
dare a cadere
in
di
mano dei Francesi
le
Camere
pel
positivo, ina
30 del cor-
non deve tar-
Aggradisca i soliti sensi etc.
Obbed.mo aff.mo servo Brignone.
LXX1. Torino il 5 luglio Ill.mo Big In politica jUlllltà.
-ca
1
11
1849.
marchese,
mente <li nuovo. La capitale gode della solita sua del Re generalmente non dispiacque. Ag-
proclama
so!
etc.
Obbed.mo aff.mo Brignone.
(1)
Comte Da K
Henne), 817-818, Parigi, 1901.
fog {ìjtt
debuta di
VMépendtma
— 282 — LXXII.
Torino addì 6 di luglio 1849.
Caro Guasco, Così sta, o per dir meglio stava meglio Re Carlo Alberto ai 25 di
giugno, ed ora chi sa come stia di salute flsicomoralepoliticoregale? Dio vuol dargli tempo a piangere quaggiù fece, forse con buon
bel
fine, al
suo popolo ed
il
male irreparabile che tutta; ma un
all'Italia
Agnus Dei gli pende però da quel lungo collo di giraffa.
Roma cadevate non se ne sanno
i
particolari e
non li trovi per
certo nella Gazzetta piemontese, la più somara, come diceva il Po-
polo (credo), di tutte le gazzette
Mi credi sempre tuo afl'.mo L.
Nomis di Cossilla.
LXXilI.
Torino il 24 luglio 1849. Ill.mo signor marchese,
Nella capitale non abbiamo nulla di nuovo. Si aspetta con ansietà di conoscere l'esito
di
diversi
ballottaggi, che
ebbero luogo
domenica. Quello della capitale non sortì totalmente quale
si
sa-
rebbe desiderato. Cavalli, che ambisce fortemente ai Ministero, e Pescatore che è alquanto originale e rosso sarebbe
meglio non fos-
sero usciti: fu di pochi voti la maggiorità che ebbero, ma tanto bastò. Sentii questa mattina un deputato a dire che, per quanto
si
conosce
sino a questo momento, la maggioranza nella Camera non è rossa,
ma non è molto lontana dall'esserla. Vedremo nel seguito le elezioni che non si conoscono ancora.
È voce sparsa che la pace sia conchiusa: si parla di 75 milioni in pagamento una
da darsi all'Austria, la quale piglierebbe anche
parte delle nostre cedole dell'imprestito obbligatorio fattosi nello scorso autunno; che vi siano pur compresi i Ducati a nostro favore
mediante una somma, il di cui ammontare si stabilirebbe più tardi. Ieri arrivarono da Milano tre staffette e due questa mattina; se sia la conchiusione della pace,
ovvero di qualche altra intelligenza pel
caso che la Camera venga rossa, questo
è
quello che non saprei
dire.
La settimana ventura sarà gravida di avvenimenti: bisognerà aver pazienza ed aspettare. L'ansietà si vede dipinta nel viso di ciascuno;
vedremo
Aggradisca i soliti sensi etc.
Obbed.mo aff.mo servo Brignone.
—
33
LXXIY.
Tonno il 28 luglio Ill.mo signor
I-
march»
Nemmeno oggi non avrei nulla, contando per nulla tutte le itte
previdenze
le
«li
quel che farà La Camera, tinte le spe-
ranze ile' diversi partiti, ohe Bi vanno spargendo per la misti a sempre tranquillissima capitale; ciò nulla meno io le parteciperò quanto ìnlirai.
che
vuole adunque lo primo luogo
la
pace
sia
conclusa, chi
con 60, chi con 70 e chi con 80 milioni da pagarsi in cinque rate. Di questi milioni dieci sono per indennizzare la Lombardia de' guasti
procuratile dalla nostra armata liberatrice e cinque per indenniz-
zare
Duchi
1
Modena e di Lucca per l'occupazione da noi
di
dei loro ducati. L'amnistia verrà concessa dall'Austria ai
fatta
Lombardi
compromessi, con che non venga essere questa una delle condizioni della pace, perchè
prima ancora
l'Austria intende di
Begnare
di
pace;
darla di motu proprio, e
ma pare che
non voglia darla
compromisero dopo il 23 marzo 1848, ed il Ministero vuole che sia estesa anche ai precedenti; e per vuole che >ia partito il De Hruck per Vienna onde otte-
fuorché a quelli che o
quanto
e
la
si
si
desidera.
molto ansiosi
di
conoscere il discorso della Corona, ci,
pronunzìera lunedì all'apertura delle Camere. Si pretende che tale energico e conciso e che farà arricciare non
demagoghi.
ignori
avrà veduto dai giornali
Ella
famose elezioni, le quali promet-
le
-he la Camera
molto male. V'ha però chi pretendi dall'uà canto
divisa in quel suddivisi» in
ti.
:
iratico e questo
ed
partito retrogrado, e questo
e retrogradi-moderati, dall'altra
pure suddiviso
democi
in
il
cioè
li
in
il
demopratico-mode-
Valerio, Brofferio,
Ranco etc. mo-
.inno in piceo] numero, l'are così che i retrogadi i
:
democratici moderati non saranno lontani dal confluii-
uramente nediocremente la tutti
ria io
jio di i
cosi
e
la
Camera
che
il
Galvagno non abbia potuto riportare la
nessuno dei qu ittro collegi In cui era proposto; ma quello •
.
maggioranza
la
tollerai
Tonno, dove figuravano
quali non
vano
Importanza che
Qtardno ;wi
:
i
\
i
misero
Vicino
e
r
;-
slsir
ii
comj
i
ome giors
a
ttO,
alla vigna.
— 284 — Domenica gran festa a San Maurizio nell'occasione della distriIl Duca a sue spese darà da pranzo a 400 individui, cioè a tutti i decorati e nominati onorevolmente. Il Duca di Genova viene nominato generalissimo dell'armata Gradisca i buzione delle medaglie.
soliti sensi etc.
Obbed.mo aff.mo servo Krignone.
LXXV. Mercoledì 8 agosto 1849.
Dubitiamo ancora se debbasi dire il « Fidelium Deus omnium conditor etc » oppure l'« Omnipotens aeterne Deus salus etc » per quella maestà deplorabilissima, a cui Dio doni pace, vivo o
morto
che sia, ed a cui io che lo conobbi da anni e anni, e non
me ne
sono mai fidato neanche un momento, non getterò ora una pietra
poco generosamente sul suo tumulo o recente o prossimo. Avrai veduto Don Antonio Greppi, sempre semillant e di giovane apparenza, puzzando l'Austro-lombardo da cima a fondo del corso Carlo Alberto e con cui stamane non fu né lunga, né tenera la no-
Anche a lui ed ai suoi compaesani Dio perdoni male che ci hanno fatto Mi ti protesto
stra conversazione. il
aff.mo di cuore L. N. C.
LXXVI. Torino li
11
agosto 1849.
Ill.mo signor marchese,
Di notizie politiche le
gazzette;
si
non ve ne ha di più di quello che dicono
parla da taluno delle condizioni della pace; chi
dice 75, chi 85 milioni da darsi all'Austria, amnistia pe* Lombardia esclusi però quelli che facevano parte del
Governo provvisorio ed
aperta ancora la via per trattare della cessione dei Ducati di Parma e Piacenza.
Non ho inteso nulla di nuovo per la città. La morte di Carlo Alberto è assai generalmente compianta
Aggradisca i soliti sensi etc.
Obbed.mo aff.mo servo Brignone.
LXXVI1. Torino addì 12 di giugno 1849.
Caro Guasco,
La vista della mia patria avvilita, rovinata, perduta di ripu'
— 285 per un coraggio militare malaugurato e malcoad
tazioi
preda ai partiti
quel che è peggio
tutto, di in
.!<-
bole, incapace e tentennante come la memoria (lascio
L'epiteta in
in
e,
<li
bianco) del re Carlo Alberto, questi pensieri mi accorano per ni
che non ho più gusto a nulla al mondo. i
mi sono mai fatto illusioni:
Italiano, ed
aborrendo
niero più di tutti quelli che se ne vantano, aspettavo,
lo
ri
ma non ho
onoscevo troppo a fondo, per diciott'anni di relazioni intime e per circostanze, il sire, per potermi lusingare che toccasse
qualunque senza sciuparla, macchiarla, romperla e farne cat-
Ma l'evento oltrepassò
tivo uso e cosi fu.
mie previsioni e ne
le
sento tanto più rammarico. iorto e taccio e tacerò di lui, che mi fece troppo male e mi fu
pò ostile in vita, perchè io mi permetta di parlarne dopo morto.
Con qui
<;ri
vedi, caro, come poco io
mi possa rallegrare;
agii amici, ai luoghi dove fui lieto, ai ricordi del passato
sono
come io lo sia a te e ad Knvie. Ricordami al prevosto e digli come io mi dolga di non aver re grato e sensibile, e puoi pensare
potuto essere suo commensale. Sarebbe un bel banchetto quello dei reverendi Hricciola, Turcotto, Della Noce, Mina e compagnia!
era chiesa e poveri suoi ministri, come si avviano male, cornano, più disgraziato al certo che tristo!
Saprai che vanno col principe di Carignano varii di corte o quasi, a torre di
il
cadavere regio in Oporto, ed è afflittissimo il povero Carlo
Kobilant
di
non essere stato prescelto, e, a dir
vero, invece
il
mandare quel mezzo Indiano (1), già garzone-sarto, I82ln aevano mandare quel galantuomo, antico servitore ed amico del defunto, che non abbandonò mai né per prospera no per
di
fortuna, e che a
Novara si buttò ai suoi piedi chiedendo di
accompagnarlo, ed ora non
tremo
si
può consolare
dovere Ma sempre
ufficio di
òhi
di
ama
non potergli renre,
i
se
ne pentirà tuo atr.mo
N
!..
I.XXVII1.
Torino ni. ino
Nel
momento in cui hese Solaroli di Briona.
Il
li
18
agosto
I
signor marchese,
Hnor,/. ,l,il..
xiv
no nella Chiesa
di
C,
— 286 — Giovanni
funerali di re Carlo Alberto; intervennero le Camere dei
i
Senatori e dei Deputati, tutti
gli
alti
funzionari, la Guardia Nazio-
cannone della cittadella tuona. si dice che domani verrà data comunicazione
nale, ed
il
Camere delle
alle
condizioni della pace; un reggimento di Piemonte, che era al campo di
San Maurizio, ha già avuto l'ordine di partire per Novara
Il
Rovere partì per Ginevra e alloggiò all'Albergo della Halance dove smontò poche ore dopo che ne era partito il Mazzini, che prese alloggio fuori della città. La presenza di questo cav. Vittorio Della
•repubblicano in Ginevra non eccitò nessuna commozione disca
i
Aggra-
soliti sensi etc.
Obbed.mo aff.mo servo Hrignone.
LXXIX. Torino 111. ino
Ieri
putati, che
il
15
sera ebbe luogo una seduta segreta alla si
agosto 1849.
signor marchese,
Camera dei De-
prolungò sino alla mezzanotte: essa si riprende oggi
ad un'ora. Si tratta della comunicazione del trattato
di
pace.
Da
quanto sentii dirsi la seduta fu assai tempestosa e non piacciono le
condizioni, eppure bisognerà decidere "e presto, mentre
si
dice
che il tempo per dare una risposta ci sia stato limitato a sei giorni.
Mi venne detto che il Presidente -dei Ministri dovette comunicare due lettere, una del Governo inglese e l'altra del Governo francese, le quali per così dire gli ingiungono di fare la pace a qualunque costo. Domani spero che si pubblicherà qualche cosa di queste sedute segrete, che tengono
gli
animi del pubblico
in certa tal
quale
agitazione.
Avrà già letto ne' giornali come il Lorenzo Pareto sia stato di nuovo eletto Presidente e gli altri impieghi siano coperti dalli' stessi individui che si trovavano nell'ultima sessione. Che cosa sia da augurarsi da queste nomine glie lo lascio facilmente indovinare; mi pare che si vada sempre di male in peggio, e, se non si batteranno un tantino le orme del Re Bomba, gli affari saranno sempre bel
più brutti. Aggradisca
i
soliti sensi di
profondo rispetto etc.
Obbed.mo aff.mo .servo Brignone.
— 287 LXXX.
Tonno 111.
non bo Diente
Di politica
ì
più
ili
ili
quello che
ne
ilin.no le
Camera sia disposta ad accordare la paHo l'onore 'li essere coi soliti sensi etc. milioni Vedremo pare che
anche
agosto 1849.
[8
il
mo signor mai la
ohhci. in,, aff.mo serro
Brignow I.XXXI.
Torino
settembre 1849.
18
Caro marchese, Mi le
io
premura ili partecipargli ciò che credo lo interesserà cioè
ultime nuove
Torino
«li
sì
politiche che sociali e morali. Le nar-
ln
primo luogo come ebbe luogo il duello fra Vfllamarina mag-
ai
Piemonte reale e utlìziale d'ordinanza del
re, ed ilp.f.ùi rente della Gazzetta del Popolo. Avendo quest'ultimo scruto
ingiuriose BUgli utliziali d'ordinanza del re, ne risultò che. questi ultimi ragionevolmente ne rimasero offesi e
ziano, cioè Il
il
si decise che il più ansopracitato, avrebbe ottenuta riparazione dell'insulto.
Gove&n, avendo ricusato articolo, accetto
la
di
tare
una ritrattazione del sue»
sfide
che
il
ingiù-
Viìlamarina gli impose. Ambi
rovarono a ora convenuta sul luogo del combattimento. Viìlamarina aveva per padrini ipagni, ti
tu
U
tutti
gli
altri
uffiiziali
d'ordinanza
quali tutti indistintamente eransi convenuti di se-
ì
combattimento tinche Govean rimanesse morto. L'arma collocatisi a trenta pa ni tiro il primo, dopo o dodici
na palla passò a molti
persone dell'avvi
lalla
ricche Viìlamarina,
miro ben bene, ma isia delia bene comune, la palla non fece che una tangente dopo siffatto colpo prese la
!0D venuti, e
del
;
i
ntito. i
pero
Viìlamarina
quella trista, ne
Diversamenl .lei
riti
i
mio
.lai
i
rotini, ilare l'opera lUCOmil
(i
lerio di fine a
Mi
'lei
ma
...
s'int roinisero
subito
padrini e pi-
pubbli
ulto l'altro duello tra l'roletai
.li
non:
il
capitano Piceli! ed il nanni. Ti
inpioni, armati di pistola, :
ì
Indispensabile azione. Ambidue
pruno:
i
ma rortunatam< Qte
:
ente
danno
— 288 — nessuno. Il capitano Pinelli in seguito, armata la sua pistola, s'a-
di
vanzò a passi lenti sino alla distanza di cinque passi dal Proletario secondo il convenuto e, miratolo in petto, gli disse: «
ritrattati, o
morto ». A tal detto l'eroe si gettò in ginocchio, colle mani giunte implorando la vita. A tale atto il Pinelli, sdegnoso tirò il suo colpo in aria e fu troppo generoso, poiché oggi nuovamente eranvi insei
giurie sul Pinelli ministro
Al Carignano havvi l'opera la Linda di Chàmony, nella quale vi è per
prima donna la Boccabadati, figlia della già conosciuta sua
madre: essa è graziosissima ed attira la simpatia del pubblico senza essere bella. È la prima volta che si presenta in scena: non lo sembra però, essendo pienamente padrona di sé e senza gena. Tal opera attira molti Inglesi e ve n'è più del solito.
Commettonsi a Torino nuovamente varii assassinii: è da più giorni che ciò seguita; questa mattina cinque cadaveri erano nella griglia in città. Si dice inoltre che si mette ancora in dubbio la realtà dei
due casi di colera che vi son stati a Genova. Non v'ha altro di nuovo. Rinnovandogli il mio rincrescimento d'averlo abbandonato, lo prego Virdi presentare i miei affettuosi omaggi a M. m e De la Rue, a
M>
ginia di
Romagnano, a tutti. Mi creda per suo Sincero e dev.mo Ottavio Balbo.
LXXXII. Torino il 22 settembre 1849. Ill.mo signor marchese,
Nella Chiesa metropolitana
si
sta
lavorando sollecitamente
per ricevere la spoglia di Carlo Alberto, che sinora non cora quando arriverà
si
sa an-
Ho l'onore di ripetermi co' soliti sensi etc. Obbed.mo aff.mo servo Brignone.
LXXXIII. Torino il 26 settembre 1849. Ill.mo sig.
marchese,
Del Re Carlo Alberto non
si
sa nessuna notizia: si sa che son
pochi giorni che partiva da Oporto il convoglio e che
il
Governo
ha fatto sentire alla squadra di viaggiare senza fretta per dar tempo a compiere i preparativi che si fanno alla capitale pel ricevimento.
Un milione e mezzo si spende per tutta questa faccenda; è un po'
Aggi
penuria in cui ci troviamo
noi momenti «li
tbae quesl sen
soliti
Obbed.mo all.mo Krigm>ne.
XXXIV.
•I.
Torino
dice che Carlo Alberto sia partito questa mattina
Si
nerà
5 ottobre 1849.
il
marchese,
Ill.nio sig.
mattina
da Ge-
o
arrivi in Torino la
il
sabato e la domenica mattina verrà portato a Soperga.
di
lieo
pure conchiuso l'imprestito
•hild
all*83
tezze in cui
ei
rirà però
per
1/2
non
100,
v'è
venerdì prossimo; soggior-
di
60 milioni col banchiere
gran male. Poteva nelle stret-
troviamo pretendere ed ottenere maggiore benefìzio, una soserizione, o per meglio dire si inviteranno i
prendere ossi
«ielle azioni di quell'imprestito al
prezzo
conchiuso con Rotschild, e per questo si fisserà un tempo
di otto
colari a
giorni. Passati questi otto giorni ioni particolari e la ai
60 milioni
la
si
riconoscerà l'ammontare delle
somma che mancherà per giungere
somministra Rotschild
hild è tfià partito
ione delle
al
prezzo suddetto. Questo
per Parigi. Si parla sempre della probabile
Camere e quindi dello scioglimento
esse. Vi
di
sono tutte le apparenze che si prepari un po' di reazione. Pare anche che l'Inghilterra o
la
e la Russia
Francia siano vicine a rompeie contro l'AuGradisca i
soliti sensi etc.
obbed.mo aff.mo servo Brighoi
I.XXXY. Torino lii.mo signor 'i
•
.ieri
la funzio uiti di
il
i* ottobre
1
3
marche e .ion
l'altro
principio
ai
moltissimi forestieri
pei
tocco, nu alberghi
curio*
[omo. Tutti sono in mo\ ìmiMi'o: alle dicci Ltiaa la Guardia nazionale e tutte le truppe debbon Lo
le
arm .indie
\i
per
lo
meno sino alle
«piar
che
ci
il
tempo
o -comodai Ieri
edbi rincontro del rtg
cai
Massimo d'Azeglio il quale mi do-
- 290 — mandò delle di lei notizie, dicendomi che era un tempo immenso che non ne aveva avute.
«
Quel maledetto ministero, diceva, quelle
maledette Camere, non mi lasciano nemmeno il tempo di procurarmi notizie delli amici » e
mi disse che era già di tutto stanchissimo.
Incaricommi di ricordarlo alla di lei memoria
Aggradisca i soliti
sensi etc.
Obbed.mo aff.mo servo Brignone.
IAXXYI. Torino il 19 ottobre 1849. Ill.mo sig. marchese,
Nulla di nuovo in casa. Del cambiamento del Ministro dell'Interno
non si sa ancora nulla di positivo. Si pretende da alcuni
che saranno cambiati nella massima parte. Cambino pure vogliono,
ma non
ne troveranno
fin
che
Aggradisca i soliti
meglio
di
sensi etc.
Obbed.mo afl'.mo servo Brignone.
LXXXVII. Torino addì 19 di ottobre 1849.
Caro Guasco,
Xon habemus Pontificem: sono in predicamento Cabella, Craveri, Bixio, Rattazzi, Pescatore,
Galvagno, Cibrario, Des Ambroix, De
Andreis (consigliere d'appello), De Ferrari, e non Cari tempi e care persone!
si
fa questo parto.
Mi credi sempre tuo affez.mo amico di Cossilla. Nomis L.
Frammischiate
alle notizie della
Carlo Alberto havvvene spettacoli teatrali,
altre
di
morte e dei funerali di cronaca torinese, duelli,
beghe politiche e, più notevoli di tutte,
informazioni sulle difficoltà per far accettare la
pace con
l'Austria, sì
che
il
alla
Camera
Presidente dovette far leg-
gere lettere di Francia e d'Inghilterra (i Dii ex macchina deputati all'approdel Risorgimento nostro) per forzare i
vazione.
Due lettere del conte di Cossilla del 1850, di poco conto come fonti informatrici politiche, ed una del Brignone del
— 391 — 1851 sulle dimissioni del conte Siccardi dal ministero chiu-
dono
nostro carteggio con
il
marchese Guasco:
il
1AXXVIII. iglio 8
.
stando
iU'"
«la me spontaneamente presa «li come ottenni. Parrà strana tale mia risolu-
determinazione
Ti dirà la
ritirarmi dagli archivi, zione, ed a
<ii
me pure fece sensazione, e fu materia di molto pene archivi per ricevere forse una
gli
andò a meno
di
nuova organiszazione,
dare molto lavoro e di porre chi dovrà
contatto con persone e cose affatto nuove per me che ormai decrepito e morto quasi per opinione, non volli en-
gerii in
trarvi né punto ne poco, né correr rischio
sbarra dai giornali, tutti
«lai
«li
vedermi citato alla
che rifuggo oome dall'inferno.
mi approveranno, ma non credei di poter l'are
mente, e non ne ho rammarico
«li
sorta.
«li\<
Mi sono riservato una oc-
cupazione e lavoro anche seguitando come deputato della stona patria, e :
passeranno presto i pochi giorni che rimangono da pasa Monterosso a passare
fui
molto mi chiedeva
multo
sanni); e
tutti
«li
amico no-
ni
«dia
ed è sempre quel gran galantuomo che
si
parlò pure
dice,
si
glia Iddìo
«lei
povero Santa Rosa, caro
toccò miseranda tine e ad aprire una sene
giustizia
sempre, «urne
giornata col buon Cesare, che
la
te,
«piale
«livina, la il
non perdona
.li
non
e
sabato.
averlo avuto in conto d'uomo retto e
come ani
«li
buona
Credimi sempre, archi-
.<>n
tUO aff.OiO
L Nomla
«li
ai;
Contila.
IAW1X. Tonno addi 2'6 «h dicembre meno m'occupo «Il politica, tanto interna «luati' filerei mpre più ho cattiva idea del oome de, a
senza
i
leiolg
rti il
di
Il
Ci
Si
tanno sempre
un nuovo Alessandro, ma-n
muli gordiani
Tonno, o non
non ne so;
CUi
\
lo
v i
q
un muniti
miniatura DO,
almeno di «piai tanto
bi
292 in fatto di nuove,
non
vi si
—
che se non sono a dirittura colossali e favolose,
bada. Beati o più tranquilli almeno i nostri padri che per
sette anni ebbero
da seguitare sopra gli stessi campi
piccole armate che agivano solo pochi mesi dell'anno
!
di
battaglia
noi facciamo
più presto, se non meglio. Ricordati di me e mi credi sempre, quale
mi ripeto sinceramente tuo aff.mo L.
Nomis di Cossilla.
XC.
Torino
li
8 febbraio 1851.
Ill.mo signor marchese,
Domandai al sig. marchese d'Angennes quale pensasse fosse il di Siccardi, ed egli mi rispose saper
vero motivo delle dimissioni di certo
e dei
che il principale motivo
si
era la pretensione dei ministri
membri dell'opposizione che egli sacrificasse forse i due terzi
dell'attuale magistratura, cosa a cui egli non volle adattarsi, perchè
sarebbe stato commettere una grande ingiustizia.
Anche la circostanza che Roma non voleva più sentire di trattative fintanto
che Siccardi sarebbe stato al Ministero ha pure con-
tribuito per la sua determinazione.
surrogato
Gradisca i sensi
di
Non si sa ancora da chi verrà
profondo rispetto etc.
Obbed.mo aff.mo servo Brignone.
Così ha termine questo modesto carteggio, che ci reca, con qualche informazione storica nuova, un riflesso di quella vita agitata torinese, nella quale si veniva preparando il Risorgimento patrio. Le fonti rivelano chiaramente e onestamente la propria tendenza politica. Il Brignone era un buon conservatore che degli avvenimenti nuovi non comprendeva né il significato, né l'importanza, ma con un intuito magnifico sapeva condannare quanto non fosse onesto, anche se ammantato in modo da non apparire nella
sua
realtà.
Il
conte
di Cossilla,
conservatore egli
pure,
ma a tinta più pallida, condannava da un lato la po-
litica
liberale di Carlo Alberto e dall'altro
il
moto demo-
pur non approvando il conservatorismo codino. L'uno e l'altro, due corrispondenti, offrono nel loro complesso uno specchio fedele della Torino quarantottesca, che
cratico,
i
- 293
—
visse ore di ansie nella attesa
spasmodica
campi di
di
il
battaglia, ore
dira e
processo Ramorino sino
e pur troppo! anche
di
alla
di
notizie dai
sete di vendetta durante
sua fucilazione, ore di lutto
indifferenza, mentre la salma del-
l'esule
Re Magnanimo veleggiava sul mare verso la patria,
e ore
di
passionalità politica nel funesto cozzo dei partiti
vicendevolmente le sventure patrie. Ora se si pensa che questa nostra cara città fu
rinfacciantisi
del riscatto nazionale, facilmente
importanza a cui assurge
la
si
intuisce ia
la culla
particolare
ricostruzione storica della vita
torinese durante gli anni fortunosi della guerra, anche nei particolari suoi più minuti.
Le mille voci che si elevano da quel mondo, nel quale forgiavano destini dell'Italia, non debbono essere trascurate ognuna rivela un lato del caleidoscopio dell'anima piemontese di fronte al problema nazionale. si
i
:
Teofilo Rossi e L. C. Bollea.
STATO E CHIESA NEL REGNO 01 SARDEGNA NEGLI ANN1 1849-50 E LA
MISSIONE PINELLI A ROMA
(Continuazione:
V.
voi.
XIV, fase, hi,
n. 23-24)
APPENDICE
II.
Documenti sulla morte del ministro Pietro di Santa Rosa
l.
Lettera di mk. Fantini ai. conte Morra. (Archivio Santa Rosa. Autografa). Di Fossano addì 5 agosto 1850. Ill.mo Sig. Conte,
Rendo a V. S. 111. ma quelle maggiori grazie che so e posso per le mi favorisce del caro amico infermo Cav. Pietro; esse però mi spaventano, e mi tolgono ornai quella speranza ch'io mi notizie che
aveva e che ogni giorno chiedo a Dio di conservarlo ancora pel bene della famiglia, della patria, degli amici. Poiché però sembra che la
malattia voglia andare in lungo io mi riserbo di venirlo a visitare tosto che sarò sbrogliato di alcune prediche che debbo fare al clero di questi giorni,
ed alle quali non potrei assolutamente farmi sup-
plire.
Ella sia cortese, egregio Sig. Conte, di
darmene senza suo inco-
modo a quando a quando notizie, ed io le
sarò riconoscentissimo.
Faccia aggradire i miei saluti alla Sig. Contessa, e mi permetta ch'io abbia l'onore di protestarmi
Suo Dev. Serv. >~<
Luigi V. di Fossano.
16
MK.
LI
\
FWTINI i
Ali
\
Di
corriere Borivo tali
In
qualunque supposizione .
facoltà, i
.
Autografa).
Possaao midi
agosto
Teol. Obiringhello e
;ii
come regolarsi
prà
:
nel
d< ti
qualunque maniera
posto che
il
Cav. QhiriQghello avrà .ni
Le
fatto doloroso di cinsi
e,
parm:
ROSA.
\
Santa Uosa
in
opportune
le
guidar da
lasci
difficoltà. Si
ggiusterà per
>re
meglio ogni cosa.
1<>
porto
Io
ferma
ii-
prego
il
io
acciò conceda all'infermo ciò che sarà il meglio per l'anima
sua. Coraggio 8 confidenza. Iddio ha già provato tante volte
virtù; ora vuol provarla tutto dalle
mani
di
Dio,
il
non
piti:
di
se
infermo ch'io
i
il
e
il
— Sia
debba
e
et
Signore ebbe pietà.
sono presente
le
che in Dio confidi.
del coni-
sua
quale sa cosa abbisogni Lei, la famiglia.
hlla sa che ci fu di peggio, ed
:iiera;
la
ne Sgomenti. Prendiamo
La malattia sarà lunga, ma panni non possa
di
lui,
certo non la sbaglierà; non s'inquieti ili nulla; il Signore ch'è
dncia che questa malattia non sarà mortale;
tale.
-1
l'atto
il
ispirìto, e
in
per
la
voler suo. Secondo l'av-
non tema che DÌO nulla perni-
disonora >>
non disturbarla dall'opera sua pici a quando delle DUOVe; lo
più per
di
mi scrivere a quando
Unno a o
I'.
S.
con tutto
l-e
spero
|
il
cuore e
il
;
Signore mi esami
L'affetto
suo
;i
..
\
ti.
.
Beri li ili
Possano.
IZiOnl eh,'
restituì-
Qhiringbello.
3.
\ma Rosa
\
mr. Pastini.
Toiin ,
:
non potermi totalmente V. in. ma,
Rev.ma, degnotsi
di
esternarmi
— 296 nel suo riferito foglio di ieri, poiché •dice tutto
popolo
il
di
nell'amplesso di Dio,
il
mio Marito era
già,
come
Torino e come crede l'inspirato mio cuore,
si,
perchè
la
sua morte
fu quella d'un angelo,
no d'un Martire, La mi perdoni, d'un Martire. Preso verso le 3 pomeridiane del giorno cinque da forte soffoca-
compreso dall'idea del prossimo suo fine idea che Iddio solo comunica alle Anime da Lui predilette, chiamò a sé il Cav. re Ghizione, e
ringhello e a lui oottfeesoeai coll'esprimersi il
sacrifizio più caro a Dio, che è quello di
che intendeva
di fare
abbandonare consorte,
parenti ed Amici, da vero Cattolico ed Apostolico cristiano; otte-
nuta
bramata assoluzione da quei
la
esente
nei
da cui non può andare
umana Natura, benché quaggiù perfetta, venne presso di lui
chiamato il parroco, questi non solamente non volle adattarsi ai Sacri-Canoni che prescrivono
cramenti a chi a ciò
è
il
dovere amministrare
gli
sore,
ma
Stato,
un uomo religiosamente coscienzioso, qual'era
Pietro,
il
ultimi
sa-
debitamente autorizzato dal proprio Confes-
richiese d'una ritrattazione alla quale un Onest'uomo di il
mio
e suo
non poteva onoratamente annuire, talché gli venne inuma-
namente rifiutato il conforto che dal Dio delle Maddelene di Ezechia e delle adultere viene concesso a chi ha da abbandonar questa vita mortale per la v-ta eterna. Pieno di Dio e confortato dal pen-
siero che più
morò,
si
un sacrificio è costoso più è diletto al Cielo, non mor-
sottomise, vittima espiatoria, al fatale decreto, offrendo al
suo Creatore, in espiazione delle umane fragilità, l'ardente desiderio di riceverlo
per l'ultima volta nelle sue
a piedi del parroco
l'afllitta
fievoli
viscere. Prostrossi
moglie e glieli inondò
di piantò, sup-
plicandolo unitamente al morente, che almeno il volesse confortare •dell'ultimo sussidio che una Religione tutta carità,
timo dei credenti, e neppur questo il
non niega all'ul-
fu ottenuto, che anzi si frantese
suono pur fin di niegata sepoltura. La città si commosse, e appena si seppe spirato il Santa Rosa la
popolazione intiera si profferse ad accompagnare l'amato cadavere.
Monsignore!
la
voce del popolo è voce di Dio! il popolo lo chiama
Santo, e di corone e di fiori ne adornò il feretro, sola consolazione
che rimanga ad una vedova ed a quattro orfani ehe son cristiani.
,
LBTTKRA
Ilo DB! MINISTRI.
PinélU. Al Consigli»,
ilei
Ministri
:ori,
provo pienamente la condotta da loro tenuta e l'energia da loro ita in questa nefasta circostanza, che mentre riempiva da una pai-te il mio cuore di dolore da altra parte ispiravano un H
di
disprezzo e d'indignazione contro l'autore
quale dimentico dei sacri doveri ispirargli
suo santo ministero, tendeva a
il
di simile nefandità, il
di religione e di carità che do si
bassa ed irreli-
non è che con una condotta leale, energica e gindanno costantemente l'esempio che potremo umiliare
...tori,
loro ne
n»>-
1
uemici interni ed arrecare a questa cara e nobile patria un e
e glorioso avvenire.
Ringrazino pure da parte mia
S.
Martino
mi con-
dell' operato, e
no tutti la loro cara amicizia. Li 8
agosto 11
loro
Vittorio Emanuele.
5.
MiRo CaTTANK.o
DATA
in
18
1850 (Archivio l'incili. Copia) (1).
LODO del Signore 1850 ed e nell'ufficio d'Istruzione 'ivi
alli
lx
mese di Agosto m Torino l'Ili.
Giudice Istruttore della
Tonno, con intervento ed 8 Curletti Pili]
ilei
Criminale, (ìiudicialmente avanti
I
del sostituto Segr.o Infrascritto
i
fatta pei r
à,
ido Iute:
la
Cattaneo Medico
-
ed in
atti .
indicato «piale
al «piale
Croci
«li
m
»•
deferto
cui •
U il
q.**
giurarne è:
-rali ufi
chiamo Cav.« Alessandro Cattaneo abbiamo
Esame del
mo
la di
• Alessandro
Cattaneo in data 18 agosto
1
— «lei
—
Novara, e residente
fu Cesare nativo di
Maggiore
{298
in
questa Città, chirurgo
Corpo dei Reali Carabinieri, sono cavaliere dei Santi
Maurizio e Lazzaro, possedo per lire settantamila e più, non sono poi parente, debitore, creditore, od in
modo qualunque interes
defunto Cav. G di Santa Uosa, Monsignor Franzoni e
al
Curato Int.
D. Pittavino
di S. Carlo.
Fattagli l'interrogazione di cui al sig. r test» Malinverni.
Risp.
A chiarimento del fatto di cui sono interrogato premetto,
che essendo da lungo legato in amicizia coll'ora defunto Cav.e di Santa Rosa
in pio
vivente lo assistetti nella mia qualità, e curai in
parecchie sue malattie, ed anche nella penultima che colui sofferse
due mesi circa prima della sua morte.
Mentre trovavasi in convalescenza di quella sua penultima malattia
narravami quel Cavaliere un dì che nello stesso momento in
cui stava
il
ministrargli
Vice-Parroco di il
S.
Carlo, di cui ignoro il nome per am-
Viatico, lo avesse anzitutto eccitato a ritrattarsi; che
esso Cavaliere non avendo in sulle prime ben inteso cosa volesse
quel sacerdote da lui pretendere, lo avesse interrogato di che cosa
dovesse ritrattarsi
egli, e
che avendogli
il
Sacerdote spiegata
la
causa, quale se ben mi sovvengo era relativa alla Legge Siccardi, allora il suddetto Cavaliere avessegli con un atto d'impazienza fatto
cenno di compiere il suo dovere, e che avesse allora ricevuto il Sacramento dell'Eucarestia. Seppi anche poi che il predetto Cavaliere fosse stato confessato dal Teologo Ghiringhello e che per farlo sacramentare si fosse colta la circostanza che in quel momento appunto detto Vice Curato portava il Viatico ad altri Infermi, e che
passando presso
la
casa
di
quel Cavaliere fosse stato invitato ad
entrarvi per Sacramentarlo. Questo fatto poi mi fece sorpresa quando cioè vidi che nel Giornale l'Armonia parlavasi
di
ima pretesa ri-
trattazione stata allora fatta da quel Sig. r Cavaliere prima di rice-
vere il Viatico, quando che per bocca stessa di colui era informato
quando quel Sig.r Cavaun foglio, che aveva precedentemente in mia assenza dettato ad uno scritturale coll'orciò essere insussistente e fui poi presente liere
per ribattere quell'articolo sottoscrisse
dine di portarlo alla Direzione del Risorgimento per esservi inserto.
Venendo ora al fatto di cui sono interrogato, depongo che quinprima del decesso avvenuto a quell'Infelice io lo risolsi ad abbandonare la sua vigna su questi colli onde lo potessi più assiduamente curare. Appena giuntovi fu anche visitato dal sig. r Cav.e dici giorni
Riberi e dal Sig. Dottore Collegiato Malinverni: nei primi sette giorni gli
furono fatte sette missioni di sangue ed allora il
Sig. r Cav.e di
— 499 — vi
era perle
all'Ammalato rispose ooo esservi Intani
me
.
avvertire
«li
old
In
ve-
«
Ri-
premura «li aorte, ma
Sn:. a
la
ti
Contessa
bene,
(osse
icraehi'
t>
Qhiringhello
11
andavano predisponendo l'Ainmalato, ed
jrià
nel mattino successivo, e e
morte
fu
sempre ignaro del
va
ila
Io fui
di lui
il
-torni
Cavaliere da quel Teologo confessato. -r
cui tanto
a por-
differisse
si
nel mattino di domenica poi quattro volgente a
la
:
mia
* Contessa, la
il
più alto segreto che già da alcuni giorni prima il
Pan
lo
quale allora con-
Patavino ricusasse di Sacramentarlo se non
D.
una ritrattazione da lui formulata: che nel giorno ailoia
a mediazione «lei Si^.r Teologo Qhiringhello, il quale
ite
erava di conciliare
un'altra Dichiarazione stata da lui ve quel, il
famiglia ere
iza di
Vi
i,
che sarebbe stato poi
Marito nel mattino successivo
:o
partecipi
1
di lunedi, per
il
che
prossimiori parenti onde vi intervenis<late
to di
inquantochè
fallite
il
tener per buona quella dichiarazione
giungevami che non volend quelle mene,
un quaOhiriaghello ed
Pittavmo, pregavami caldamente
il
che D.
di
i
lune
Il
IO
che
pi
alla fine
na
•
il
letto
la
molte.
\
.
i
90
le
lunghe
in quell'ali. ire
Ieri
ili
queii'u
e
ultimi
lima-
:
:ie
lui
cinque
dell'Ammalato, colui dice _r li
da
alloiita-
condizioni del
>meridian
la
sentire
ìì
m quel giorno di Domenica le nuove trat-
Qhiringhello presso u pitta o.
far
ungendomi ad
cramenta un temp .
quali COm-
.nanto m.
Mala!
lei
le
l'Ammalato, il Te<
compiendo alla
•
riputa!
che quel ('lividi più
— 300 — volte
il
Teologo Ghiringhello a venire, ed uscire per quella Camera
ed a parlare a bassa voce con quella Sig. a Contessa, ma attendendo io al
mio dovere di Medico non faceva di ciò caso. Erano poco meno
delle ore otto di quella
sera,
quando
vidi
pella
prima volta quel
Curato Pittavino, che io prima non conosceva, ad approssimarsi al lelto di quell'infelice Cavaliere,
che già stava emettendo affannoni
respiri.
Quel Curato insistette più volte allora presso il Moribondo dicendogli
non essergli altra via per lui per ricevere i desiderati Sacra-
menti, che di sottoscrivere alla Dichiarazione dicendogli che ciò fa-
cendo dava anche gloria a Dio; ma il moribondo con fioca ed affannata voce risposegli per due volte
= no no non posso ritrattarmi.
Quegli assalti del Parroco avevano resa deteriore sempre più la
condizione di quell'infelice, onde io mi credetti in dovere di pregarlo
ad allontanarsi da quel letto di morte. Il Parroco andava tranquil-
lamente a sedersi su
di
un sofà poco distante da quel letto, ed al-
lora la povera Contessa gettavasegli ai piedi scongiurandolo a Sa-
cramentare suo Marito. Io veramente non sentii cosa rispondesse quel Pittavino, ma dalla Sig.a Contessa seppi poi che colui dicevale essere sicuro che il suo rifiuto sarebbe di grave nocumento a
ed a tutto
il
lui,
suo ordine, ma che così agendo non faceva egli che ob-
bedire agli ordini dell'Arcivescovo Franzoni; alle ore otto e tre quarti di quella sera rendeva il Cav.e di Santa Rosa l'Anima sua,
che veniva raccomandata al sommo Iddio dal
Sig.* Teologo Ghirin-
ghello. Io
non ho veduta alcuna di quelle dichiarazioni statemi appena
accennate dalla Sig. ra Contessa cioè quella stata formulata dal Pittavino, e quella quindi vergata dal Sig. r Teologo Ghiringhello.
Nel successivo giorno fui sorpreso da tanto dolore, che per tre giorni non mi occupai più di tale doloroso emergente, e si fu soltanto
da vaga voce che fui informato che la sepoltura di quel Cavaliere
aveva avuto luogo in seguito
alle
minaccie state fatte all'Arcive-
scovo Franzoni dal Ministro della Guerra e dal Cav. r S. Martino. Int. e È egli Sig. r Teste di
avviso che o per mancanza di tempo o
per altri accidentali motivi non abbia potuto quel Cavaliere essere
Sacramentato ? Risp. Premetto che
il
Cav.e di Santa Rosa stette soltanto cinque
minuti circa senza parola prima di spirare; che fu sempre del resto in perfetta
conoscenza, e che rispose sempre adeguatamente alle
ultime preci del Teologo Ghiringhello, quindi alle ore otto circa
quando entrò il Pittavino nella Camera del Malato alle ore otto e tre
— 301 — quarti e più epoca della
morto quel F'arroco poteva con
lui
ili
voluto, portare
I
anche ammi-
Viatico, ed
il
rargli l'estrema unzione. di
igli
q<
alta, ed
.
intelligibile
he dichiara dì voler persistere nelle
voce
dal
sottoscrr
col l'ufi'.
AlTorig.* Cav.e Dottore Cattaneo Alessandro Salvi e Curletti Se^rr.o Sost.o e Spingardi Avv. Fiscale.
6.
Lkttkha dbll'avy.
Pk&zouo ai. Siccardi.
hiriu Uffizio dell'avv. Fiscale G. le
l'incili.
Autografa).
presso il magistrato di Appello in Torino.
Torino Ill.mo
Si>:.
il
88 Agosto 1850.
Ministro Segretario di Stato affari ecclesiastici di grazia e giustizia
irli
Ill.mo Sig. Sig.
are a V.
Nel li
s.
fll.ma
copll
del
'-.ime
chiestomi
della
Santa Rosa e delle relative Dichiarazioni in esso accen-
ho l'onore di proferirmi coi sensi del più riverente ossequio
.
Di V. S. IH. ma
Umilissimo Devot.mo Obbedentissimo servitore Perzolio.
7.
Ultima dichiarazione del Santa Uosa.
Teologo Ohlringhello, che >n
volle tirmare a
cav.« di
il
meno che fossero cancellate le pal
:
blàro
il
conte
di Cavour al mu
'li
ia
Pubblica
quando ciò
!i
non violare le
il
<ii
morire come Tisai nella
Romani
mio giudizio a que uni
II
!
j
Fosse, Intendo
apostolica e i
'ornano
:
Kiiorg. xt.il.,
.li
Cristo,
XIV
il
Romano P
»
— 302 — Bieco la dichiarazione,
prego nel
die sarebbe disposto di sottoscrivere, ft> lo
nome del Signore a farla gradire a chi di ragione ed, ot-
tenuto quest'assenso, ad amministrargli
1
Sacramenti che
il
male
s'aggrava e non vorrei che morisse privo di quei sussidi della Religione, che
ardentemente implora. 8.
Deposizione della contessa
m Santa Rosa in data 20 agosto 1850.
(Archivio Vinelli. Copia) (1). alli 20 del mese di Agosto in Torino una casa sita nella Contrada della Provvidenza propria dell'ex Ministro Santa Rosa, in una camera al primo piano, Giudicialmente
L'anno del Signore 1850, ed
in
avanti
l'Ili.
mo Sig. r Cav.e Luigi Salvi Giudice Istruttore della Città e
Provincia di Torino con intervento ed assistenza del sostituito Seg. r ° infrascritto Curletti Filippo.
All'oggetto di sentire in
esame la Sig.r» Contessa
di
Santa Rosa
moglie dell'ex Ministro,
si
è l'ufficio trasferto nella presente casa,
ed avutasi la presenza
di
detta Sig. r » Contessa, se Le è deferto
il
giuramento che debitamente prestò a mani nostre toccando la mano destra sui Sacrosanti Evangelii; e
si
è:
Interrogata sulle generali, e se non sia parente,
affine, debitrice,
creditrice od in qualche altro modo interessata col Curato di S. Carlo L).
Pittavino, e Risp.
:
Monsignor Fransoni?
Mi chiamo Dellavalle Clavesana Luigia
fa
Sig.r
Marchese
Massimiliano da Torino d'anni trentaquattro vedova del Sig. Cav.e ,ij
Santa Rosa Derossi Pietro, in dote per lire Centomila, e più, non
sono poi né parente ne debitrice ne creditrice né in qualunque altro
modo interessata colli nominatimi
Sig.™
I).
Pittavino Curato di
S.
Carlo, e Monsignor Fransoni.
Interroga E noto a tutti essere stati denegati gli ultimi conforti della Religione al Cav.e Pietro di Santa Rosa, marito di essa Rispon-
dente, la interesso in testé
nome della verità, ed in forza del giuramento
da Lei prestato, di narrare tutte le circostanze, le condizioni
che erano state imposte all'infermo per Sacramentarlo, ed il motivo
per cui non consegui il suo intento? Risp. a È a tutti noto avesse già il povero ora fu mio Marito sofferti
(1; il
La copia dalla quale abbiamo trascritto questo documento reca « Copia di esame della Contessa di Santa Rosa io data 20
titolo
agosto 1850 »
— 303 — ùmili dispiaceri cella penultima sua malattia, che già minaci i
m viventi infatti nel mattino dell! undici
di rapirlo sin d'allora
-•io
ultime essendo ^ ià colui r
debitamente confessato dal
stato
thiringhello che aveva rilasciato o,
portavasi
in
iki.
il
qà
is
quale, deposto
la
to formato a bella
Mtare, chi
consueto Bigi
il
Santissimo Sacramento dal
il
sacra Pisside su d'un pie-
posta nella Camera cubico-
ipprossimò al di lui letto, al quale io pure era
iell'Aniin
re in attenzione, Be
ecorreie qualche
;
I
mio manto: E benché quel Sacerdoti ire
intesi che
parlaudo
.!
al
mio Manto dicevagli, che se era
difficoltà di
'•re
rispose con
i
a voce som*
»e
fermezza
ritrattarsi in pubblico, al che
= che qui
risolutezza
e
Ministro del Governo ovetselo fatto con pi il
ì
fatto
retu
<i
io
ritrai
avrebbe fatto, occorrendo, un'altra avesseli
Pubblico manifesl
iti
/a pronto di manifestarli ancora nella stessa conformità Allora quel Vice-Curato soggiunse alleo:
che
.
io
|
—
voce qualchi
non interi, ma presa poi la sacra Particola La comunico
mio Manto.
al
pò
quel
L'Armi
giornale
nei
fatto
quale pretendeva»! ili insinuare nel Pub-
che mio Manto prima «li ricevere il Viati
quanto
to
istico,
formalmente
dal (inverno riguardo all'abolizione del
quale articolo
ribatte
poi
mio manto con un
ulti. ilei povero imo Manto, forza una tenta che il tempo non varrà a rimarginar)
Parlando dell'ultima malattia
liti,
che
i
ono
gli
ultimi
-
aneliti
lueU'InfelJ
mio Manto
.'.limino ili •
ramlo il
>
ad una Bua villa su questi
che allontanandosi mio Manto dalle
i
ni
non
avrebbe riacqui
mese ih Luglio ultimo minacciando colui di alito da una h-uta bronchite, .1 s
•
K'h
i
dalli
Malinvcn,
S..
ì
•
quali
ro le emissioni di .
di
quei
dopo
di
— 304 — mio Marito col Kig.r Riberi mi fece sentire doreSseei pensare a
visto
disporre mio Marito a provvedere alle cose sue sì spirituali che temporali.
Abbenchè il povero mio Marito già avessemi pendente quella nulla meno un tale il desiderio di ciò fare ciò
malattia esternato
annunzio mi scosse e mi colpì, ma rientrata subito in me gli risposi che a ciò erasi pensato, e che anzi il Sig.r Teologo Ghiringhello glfl
avesse conferito con mio Marito; ed infatti nel successivo mat-
tino del ventisette Luglio ricevette
il
suddetto Sig.r Teologo la con-
me non fo3se ancora il caso di farlo Sacramentare; e che occorrendo me ne avrebbe resa avverfessione, e quel Teologo disse poi a
tita.
Passarono intanto due giorni quando in una delle ore pomeri-
diane del martedì ventinove detto mese ossia trenta, mio Marito m'invitò ad approssimarmi maggiormente al suo letto, e guardandomi fisso con quell'aria sua così
dolce mi disse: sai tu mia buona amica,
che mi vogliono far morire come un cane?
= A tale inaspettata
sortita io rimasi estatica ed egli allora ripigliando
tinuò dicendomi =
Il
il
discorso con-
Teologo Ghiringhello voleva assolutamente
farne un secreto di confessione perchè anche a
lui
ripugna che si
sappiano certe cose che possono fare del torto, ma io gli dissi che con te non aveva mai avuto segreti, che ti aveva sempre aperto il
mio cuore: Ti proibisco però di riferire a chicchessia quanto sto istato di Il Curato Pittavino avendo sentito essere io in
per dirti. malattia,
andò egli stesso a visitare ieri il Teologo Ghiringhello a mi ritrattava formalmente, non poteva in
cui disse che se io non
caso di bisogno amministrarmi i sacramenti. Io
lo
incoraggiai e gli
rammemorai la scena già stata fatta in consimile circostanza nell'allora
preceduto maggio, e già da me deposta, soggiungendogli, che
anche in quelle circostanze volevasi tentare la sua costanza, ma che alla fin fine non avrebbero osato di negare a lui mio Marito universalmente riputato per un
uomo religioso quanto accordava la Reli-
gione a quelli che lasciavano la vita su di un palco infame. Intanto
mio Marito continuando a tenermi presso di sé dopo quel discorso, con voce più sommessa ed intenerita soggiungevami: Quel Curato
mi fece anche minacciare che la mia salma non sia
accolta in
terra sacrata.
Cominciò il Curato Pittavino per quanto mi ricordo a venir a vimio Marito il giovedì primo volgente mese, e continnò ogni giorno a vederlo anche due o tre volte al giorno sino alla sua morte: sitare
Io
non mi trovai mai presente ai loro colloqui, e né mai mio Mamai feci in proposito interpellanza mi notificò il tenore dei
rito, cui
loro discorsi; soltanto dicevami mio Marito pretendesse il Pittavino
— 305 — da lui una ritrattazione che assolutamente mai avrebbe fatta: Il giorno di venerdì, due del mese, mio Manto incalzava sempre più lamentato e confessavasi per la seconda volta dal njro Ghiringhello. Nel mattino di Domenica sue-
siali
.
adomi io al letto dell'ammalato, egli mi disse = il PiUatnno non contentava* efi una IHi-hiarazione che esso a er essere sacramentato, cioè di una Dichiarazione che verbalmente fatta al suo Confessore, e che pretendevasi invece che ne facesse una in iscritto dello stesso tenore di quella
che aveva egli messa nel tiratoio del tavolino esistente portata dì commissione del l'ittavino dal
tagli
inghello. Apersi io quel tiratoio, e vi trovai il modulo di dichia-
ne che qui
j
li
I
che coU'utficio firmo dopo
e
:
quel giorno di Domenica verso
pella seconda volta
il
il
visto
ne
ore quattro
le
Patavino a conferire con mio Ma
indomene io in una camera attigua lo vidi ad uscirne, ed ìdosi mi disse: Siamo intesi con suo Marito, domani ore sei gli porto biglietto •
che
il
mattino,
il
e
mi dimandò il
Viatico, ed intanto
Ghiringhello aveva a tal uopo
rilasciato
in
quello
me firmato collT'llicio. itenere appo di me quel Diglieli
che anche qui presento da
lo avrei consegnato al domattina ed andò la condizione di mio Marito avrebbe
he glie
^Dentarlo
mi
1.
icchia
il
in
sera, ed egli
quella stessa
qualunque siasi ora anche
di
questa
suo Domestico col biglietto
.li
confessione, e quivi mi
sera,
mandi alla
ubito col Viatico.
./.ioni -.
fu
il
cinque dava io gU
illoquio che ebbe fine
Doj
mio
u
in
questa mia casa allineile
tutto
mattino per quella religiosa funzione
quando un
ili
portatami
<luii,
:
ma quale
quei. in
altra
carne.
Ghiringhello che tutto corrucciato narrayami
rima chiamato
i
Ida
in
di
una ritrattazione più
S
esplicita e di cui lino
il"
a
il
Ghiringhello
da
me Ormai se
in
questo mudi.
— 306 una più ni
— Ad un tempo
esplicita
il
Ghiringhello pregavami
«li
fare
modo che queste mene, questi rifiuti stessero Bempre Bepolti nel
^ri scandali, e che cercassi qualche ripiego onde u portato non si potesse trapeliate il motivo per cui non veniva Viatico come era stato promesso dal Pittàvino. <i andava verail mente quella preghiera del Ghiringhello per contenere il giusto mio
secreto per evitare
i
j
»i
sdegno, e per trattenermi a non fare qualche pubblicità. Allora fu
la promessa dal Ghiringhello
che ottonili
si
che sarebbemi stata re-
stituita qualsiasi carta che il mio povero Minuto avesse forse ailìdato al Pittàvino,
ed infatti dopo la sua morte trovai nel ridetto tavolino
questa dichiarazione stata da lui firmata, e che seppi poi dallo si
Teologo Ghiringhello fosse quella che aveva in quella sera ossia pomeriggio di Domenica reso contento il Pittàvino, ed indottolo a Sa-
cramentare mio Marito. Nel porgere a questo uffìzio tale Documento perchè ne sono dallo stesso eccitato faccio formale istanza siami al più presto possibile restituito, sapendo io positivamente contenersi in esso
i
veri sentimenti che nutriva mio Marito e che costan-
temente lo guidarono sino all'ultimo sospiro al riguardo degli affari che per lui come Ministro del Governo eransi trattati. Si fu
dopo quel trista annunzio del Teologo Ghiringhello che svelai
sotto segreto al Sig. Medico Cattaneo gli intrighi dei quali sino al-
lora era stato vittima tire in
il
povero mio Marito, e lo pregai di far sen-
qualche modo, che essendo migliorato lo stato di sua salute,
non fossevi più premura di non più sacramentarlo perchè infatti sembrava che le cose prendessero miglior piega ed infatti nel mattino successivo di lunedì verso le ore dieci chiamatami mio Marito al letto mi disse = Luigia mi sento veramente meglio, e così l'Arcivescovo non mi tributerà più; ma invece alle ore due e mezzo circa pomeridiane le cose peggiorarono, e lo stesso mio Marito verso le
ore cinque si dette per morto, e scongiuravami ad interessarmi
per lui dicendomi
= che io debba morire senza Sacramenti Al— Se credi a proposito io partirò subito il
e andrò a gettarmi ai piedi dell'Arcivescovo ed egli
rassicurato ed eccitavami a ghello per concertare seco sore, ed allora
si
f
i
lora io soggiungevagli
fu
dimostravasi
mandar subito a chiamare Don Ghirinlui.
Alle ore
cinque trovossi
che combinò egli con mio Marito
Dichiarazione che non ledendo
i
di
lui
il
confes
di fare
una
sentimenti potesse ad un
tempo risolvere il Pittàvino a fare il suo dovere. In
quella dichiarazione che è tenuta dal Sig. Conte di Cavour
nacquero delle differenze tra mio Marito e quel Teologo al riguardo 1 di alcune espressioni di cui in essa, tenendone io una Copia statam
— 307 — dallo Btesso
l>.
Qhirìnghel
da
ir
do in Hi*' mio marito
firmata. Quelle diffi
me
i
rsuaso, e
fou
q ii al'uni Ciò
Dalmi
ultime lineo relative
te
Paj
al
mio Munto la firmasse, onde io per
I».
Qbiringhell
al
Carato Pittavino dicendogli die mio Maritò l'avrebbe poi [innata
:ide
a quel
Confessore di portarla prima
valida.
:•
>re
di quella
Teologo Qbiringbello col Patavino, e siccome Hors era occupato a l'are il suo testamento li trattenni _r ua:
nellit
per la [mina volta pregai caldai:
In allora
ascendere ai giusti desiderii
quei
mio Mar
di
dm con una calma spaventosa rispondevano che non .
che
gli
era impossibile di Sacramentare mio Marito, allora mi
.irono parole acerbe, che non e
to
il
«piarti precise
lo
commossero per
niente. Alle
introduceva io nella Camera dell'Ani*
Curato ed
il Confessore. 11 primo di cui accostandosi al Manto, che se voleva ricevere Santi Sacramenti
iiiiu
_li
1
assolatamente firmare la da lui conosciuta ritratta/ era la volontà di Dio. e che ciò facendo avrebbe
a lu:
quelle intimazioni ripetute dal
I
in
buona grazia, mio Mari'
l'ai
liendo quelle
i
animando la sua \occ che le mani ed alzando gli occhi al unse ano. ed
•
i
Mn Ito: allora
non potei io trattenermi dal pormi m mi .
e di
raccomandare al mio povero Ma-
Cattaneo pregava morire aquilina :e
coi
si
adagiava su
Ghiringhello, ed
li.
In
ir
io
lacrime
pace, <li
li
il
Curato
Carato
con
la
un sofà intrattenendi
allora gettavano! ai di
non pia
di
allei t
piedi del
confortare cogli aitimi
me quell'Infelice che tanto n desiderava, e o
•
uichf quel in; quelle mie paiole non ;ii,
lo
che non dipendeva
da lui e
mpo quel e
mdomi di dargli un Ci la
quella
imeno sin
mi eh.
— 308 — a prendere gli Olii Santi, ma m'ingannai: Mi fu bensì detto, che colui, poco prima esalasse mio marito l'ultimo respiro, era rientrato questa Casa,
in
ma che non eravi venuto con quel Une, e che anzi es-
sendo stato interpellato, se almeno almeno fosse venuto ad ammi-
Parroco partì dal
nistrargli l'estrema unzione, rispose di no. Quel letto del
Moribondo alle ore otto ed un quarto circa ed io rimanevo
vedova verso le ore nove: Ricordomi che poco prima morisse mio Marito, desiderava di parlale al Sig. r Conte di Cavour suo amico; ma per quanto siasi fatto per rinvenirlo non fu possibile, e giungeva poi colui dopo che era spirato il suo amico. Questo è il fatto genuino relativo al fattomi interrogatorio.
Mandiamo unirsi agli Atti le quattro Dichiarazioni unitamente al Righetto di confessione che la quest'Ufficio e che furono
Santa Rosa porse a
Sig. r Contessa di
da Lei stessa coll'ufficio Sottoscritte.
Lettura datale di quest'atto a chiara, alta ed intelliggibile voce alla Signora teste che dichiara di voler persistere nelle date risposte, e
si
è coll'ufficio sottoscritta. In orig.e sotto.' Luigia di S. ta Rosa, Salvi, e Curletti Segret.
9.
Deposizione
di
Camillo ih Cavour 25 ai. osto
1850.
(Ardii rio Vinelli. Copia) (1).
L'anno del Signore 1850, ed alli 25 del mese
di
nell'Ufficio d'Istruzione; Giudicialmente avanti l'Ill.
Agosto in Torino
m ° Sig.r Cav. r Luigi
Salvi Giudice Istruttore della Città e Provincia di Torino, con inter-
vento del Sostituto Segretario infrascritto Curletti Filippo. In seguito a nostra lettera è
Cavour,
al
quale se
gli
è
questa mane comparso il Sig. r Conte
deferto
il
giuramento che debitamente
prestò a mani nostre, a mente, e forma della Regia Legge, e
si
è
Interrogato sulle generali, e se sia parente, affine, debitore, creditore, od in qualche altro
modo interessato colli Monsignor Fran-
soni, D. Pittavino Curato di S. Carlo, ed
il
Sig. r Cav.re Derossi Pietro
Rosa di felice memoria. Mi chiamo Conte Cavour Camillo senza sopranome del fu Marchese Michele, nativo e residente in Torino Deputato al Parlamento Nazionale, d'anni quaranta, possedo per lire Duecentomila e di
s.
Risp.
La copia dalla quale abbiamo trascritto il documento reca il ti-
il)
tolo
«
Copia di esame del Sig. r Conte di Cavour 25 agosto 1850 ».
- 309 — non sono poi pareste, debitore, creditore, od nominatimi Monsignor
ili
modo qualunque
in
Pransoni,
Pittavli
i».
lefnnto.
Non ignorando certamente
Int..
Pietro Derossi meli*
be
da
e^rli
chi,
Risp. Amici) intrinseco
per ordine
stati
negati
Santi Sacra-
per quale m
chi, e
<li
1
dall'Infanzia del nominatomi
tin
-
dimora fu
Santa Uosa siano
<li
Cavedi
moltissime volte, anche nella sua malattia: Però
vidi
parlare per non inasprire la sua
Olinto dai medici
di
mi intratteneva
seco
ed anzi negli
lui,
ultimi tre
mio affare non potei vederlo, e lunedi, cinque andante mese, alla sua casa pochi
del viver suo per qualche
;i
di
minuti prima che
non parlava. Non jso
di
il
furono pòi
t'ultimo respiro, in quale circostanza più fui
adunque presente
ra
in
ringhello, professore
scene che segui
alle
Sig* Curato
letto fatte dal
lui
S.
di
Carlo, le quali mi
quella stessa sera dalli Sig.« Teologo Ghi'•
Malinvern
Cattaneo. Seppi
da
Curato metteva per condizione a quel povero Cavaliere, finalmente e pubblicamente ritrattarsi, perchè come
.nel
Minisi
se
coadiuvato alla formazione della
sull'abolizione dei Foro Ecclesiastico
quella vertenza con una lu-
-••re
la lui
cilia:
1
Che esso Signor Teologo Chi-
!
formili
quale era stata anche
ita,
rifiutata
da quel Curato, ed allora quel Teologo im a ricavami di due
di
andare, cioè, subito da quel Curati, per sapere se realmente li
da
onori funebri della Chiesa
suaccennata
lui
rimettere
la
lei
Serviti ed
abboccatomi
•r
.
Malinverni, dal n
al
Defunto, ed anche
Dichiarazione, ohe
Malinvern] andai immediatamente
Padre Pittavino In
col
gentil
n
che effettivamente
avrebbe egli fatta la sepoltura a quel mio Amico, li
prendersi l'imi
i
ome dal eom| lie
llora
lo
.orione a
non era punto disposto
a\ vertii che
,
no
quel Mini
mpromettere
la di
(latto
di
fare quel!
gli
ultimi con
e
quella de'
che
i
lui
lo .
rebbe potuto
i
il
di
>uo Ordini
de-
— 310 — sere distrutto. Queste mie minacciose espressioni non valsero a piegarlo, ed allora
soggiungeva esser
gli
Ministro materiale
troppo colui dava
ai ;i
voleri
persuaso agisse egli come
io
dell'Arcivescovo Fransoni, e che pur-
divedere essere
nostra Chiesa, e quel Curato
allora
il
primo nemico, che avesse la
mi
replicava che Monsignore
l'Arcivescovo aeji'emanare quegli ordini non aveva agito di sola sua scienza,
ma bensì perchè da altri a ciò consigliato di fare. Non po-
teva darmi pace,
come quel povero mio amico, che generalmente
passava non tanto per un onesto uomo,
ma anche per essere reli-
giosissimo perchè io stesso vedealo in suo vivente a frequentare la Chiesa, e darsi alle pratiche le più rigorose della nostra religione, fosse così barbaramente trattato dai Ministri della stessa Chiesa; tanto
più che io sapeva che il Cav.» Pietro di Santa Rosa aveva in tutta co-
scienza agito nel ricusare la ritrattazione che pretendersi di estor-
avendo seco lui alcune volte accademicamente parlato della Legge detta Siccardi, egli mi a\ quirgli nella sua agonia; inquantochè
protestato di essere tranquilissimo in coscienza, ancorché vi a\
partecipato
come
Ministro, avvegnaché
anche prima fosse quella
Legge presentata al Parlamento ne avesse egli parlato col Sig. r Teologo Fantini allora suo Confessore, ed ora Vescovo di Fossano; che al
Medesimo Monsignore avesse
egli
spiegati
alcuni dubbi di co-
scienza dicendogli che ove non fossero stati dissipati avrebbe egli preferto di ritirarsi dal ministero, ma che quel Monsignore lo avesse
rinfrancato colle seguenti espressioni: ca tira pur drit. Intanto
il
Curato Pittavino non facevami
la Dichiarazione, di cui
difficoltà
a rimettermi
mi aveva parlato il Teologo Ghiringhello il
quale nel vederla la riconosceva come scritta di suo pugno, ed anche
facevami osservare avessela egli stesso stralciata da altro pezzo di carta nel quale aveva egli vergato altre espressioni, che poi non
aveva più voluto fossero palesi, espressioni però, che come egli dissemi, non aveano a che fare con quella Dichiarazione. Partivami allora da quel Convento ed
accompagnato sempre dal Professore Ma-
linverni andavamene direttamente al Ministero per informarlo d'ogni cosa, così fu dietro nostro
rapporto, che
le
prime misure furono
prese, affinchè fosse data conveniente sepoltura alla salma del Cav.re di
Santa Rosa. Int.
Sa egli Sig. r teste da chi sia posseduta la Dichiazione del Teo-
logo Ghiringhello? Risp.
La conservo io stesso in casa mia e se quest'ufficio desidera
averla in comunicazione la presenterò domattina.
Lettura datagli
di quest'atto
a chiara, alta ed intelligibile voce al
- 311 dichiari
di
ITulMcio In
ori
Camillo di Cavoi
>i
irchivio
uhi
iii'1
Signore 1850 ed
26 del mese
alli
di
criminale Qiodicialmente avanti l'Ili. mo -
nell'Ufficio d'Istruzione kivi
.
/<
Giudice Istruttore della Città e Provincia
rvento del
Itto Curletti
S<
di
i
Pilipp
Ini Sullo generali ì jp.
Mi chiamo Conte Camillo Cavour fu Marchese Michele, è nel
mi rapporto alle già date generalità. erentemente
alla
promi
tur fatta, presentasi
Camillo di
nuovamente stamane nell'Ufflc
e^li
nuovo giuramento che Int.
cosa abbia
ati
a dirci!
illa
mia promessa 'li ieri presento a quest'Uffic
DichJ
li
ringhello ritirai
Evangeli!.
egli
la
commise
Ohi-
sera del cinque
iblto doj
Pietro
i\.
Pittavino, quale
Santa Rosa, dal Sig.* Curato
'li
dichiarasione
il
preìodato
poi per quella stessa che fa
prima
Curato
della
morte
di
|
1 1
t
*-
Camillo Cavour presentato un me
-ulani). e ad •i-itti
una delle due
comincianto
con-
primo
il
= e Sniente con quelle colle pai
quelle .il
in
><'
principio
di
1
n
data d
•ile.
dalla quale l'abbiamo .
i-
•
A
- sia
—
Sembrami opportuno di far presente a quest'ufficio essermi stato dall'istesso Sig.» Teologo Ohiringhello che alle parole non intendendo, che si vedono cancellate in questa Dichiarazione, aveva egli dovuto d'ordine espresso del Sig.* Cav.« di Santa Rosa sostituire ri t'erto
•quella, ohe sopra dette parole cancellate
centi
si
vedono ora
scritte, di-
= persuaso non = Che le parole e de\V Augusto suo Capo Vi-
cario di Cristo il Romano Pontefice quali chiudono questa Dichiarazione, avessero occasionato una discussione tra esso lui ed il detto sig.r Cav.e al
quale non volendo approvarle sosteneva, che rimettendo
il
giudicio della Chiesa il suo operato dovesse bastare, e che mentre
esso Sig.« Teologo provavagli che nelle parole dicenti la Chiesa fos-
ser implicitamente anche incluse quelle del Sommo Pontefice richie-
dendosi per formare un completo giudizio il concorso e della Chiesa e del
Sommo Pontefice: Che a simili osservazioni avesse allora quel
Cavaliere rivolto altrove la testa esausta
di
forze per riposare,
senza più aver proferto parola. Lettura datagli al
si g.* teste
di
questo atto a chiara, alta, ed intelligibile voce
che dichiara persistere nelle date risposte si è collTf-
iicio sottoscritto.
Cavour, Salvi e Curletti
In originale C.
S.° Segr.°
11.
Deposizione del cugino Derossi Teodoro di Santa Rosa 36 agosto 1850. (Archivio Pinelli. Copia) (1).
L'anno del Signore 1850 ed
alli
nell'Uffizio d'istruzione Criminale
26 del mese di Agosto in Torino,
giudicialmente avanti
rill.
mo Sig. r
Cav.r Luigi Salvi Giudice Istruttore della Città e Provincia di Torino,
con intervento del Sost.
Segr.° infrascritto Curletti Filippo. In se-
guito a nostra lettera fatta pervenire al Sig. r Conte Santa Rosa, es-
sendo questi personalmente presentato, si è: sulle
Int.
generali, e
se
sia
parente, debitore, creditore, od in
qualche modo interessato coll'ex Cavaliere Santa Rosa Derossi Pietro, e
Monsignor Fransoni, ed il Curato di S. Carlo Pittavino? Risp.
Mi chiamo Conte Derossi Teodoro di Santa Rosa fu Santorre,
d'anni trentasette, nato alla Spezia e residente in questa Città, De-
putato
al
Parlamento Nazionale e Segretario del Consiglio di Stato,
possedo per lire centomila e più, non sono poi parente, debitore,
1
La copia dalla quale l'abbiamo trascritta reca «Esame del conte
Derossi Teodoro di Santa Rosa in data 26 agosto 1850 »
- M3 od
.
e
nessun altro modo Interessato colli Monsignor
in
D. l'ittuvino,
A6IH9
ta Int
l'ora fu
Sitr.r
I
.!;i chi, d'ordine di chi, e per quale Sacramenti nell'ultima sua malatti
» Pietro DéTtiSSi di S. Rosa?
-
Trovandomi a villeggiare colla mia fami-
so dettante:
Ri8j
glia in Viù riceveva verso
il
venticinque di luglio ultimo notizia del
Riberi, che colà trovatasi accidentalmente, che
re
nato mio cugino Derossi di Santa K e che
dl'ex
Testo
denegati
Btatl
I
fi
sso
motivo siano
som. cugino in secondo
elio
secondo
il
nomi-
gravemente ammalato,
non lasciava sperante di guarigione secondo
lui,
le
malattie: Memore allora delle dicerie che già eransl fatte, dopo che eranvi stati nella penultima sua malattia, sofferta Maggio
m
imministrati
1
Santi Sacramenti, ebbi un Intanato pre
time:
io contro di lui fare nuovi tentativi, onde tormentarlo negli ultimi suoi giorni, e violentargli la coscienza, sebbene
un uomo che visse sempre secondo
laso che
i
dettami della Re-
non avrebbe negli ultimi suoi momenti a quella ri nunciato, e quindi resistito a qualunque tentativo die volesse la Religione posporre alla politica; e questi sentimenti erano tanto più ligione Cattolica
vivi nell'animo
avuti
mio in quanto che mi ricordavo i consigli relij prima infanzia dal nominato mio Cugino e
dalla mia
fin
morale e religiosa chi
la
tempre tenuto, ed ancora mi
come all'epoca della discussione sulle Leggi dell'immunità mi ripetesse sovente = come cn aver agito da
a
tica
buon
..
I
alla
e
da buon Cittadino, e servito alla Santità dell a
carità
«li
patria
nel
consigliare e difendere quelle
prima della loro presentazione, consigliatosi con dirinomato Teologo, ne a rato consiglio non
stìnti!
ma pur anche a quanl
a quelle
le
come dopo la votazione delia prima di quelle Lvuto un di mano dal medesimo Teologo in e
i
one
di
(pianto veniva d'essere
nella via di
prudenza Intrapn
Si
venuto
di
mio Cu
sentire dal
medealmo un (atto che non
eenuto, non poteva mettere in dnbio negazioni. In alloi
ararmi il
in
Ino, e fu
persona dello stato del caro inférmo; pur ti
presentimento della prò
— 314 — Domandai tosto che correvano gli
;i
sua Moglie se esso aveva coscienza del pericolo,
suoi giornee se quindi uvea già domandato di ricevere
ultimi conforti della Religione. Mi sentii ripetere die aveva già
veduto
'li
Sig. r Confessore in visita, e
il
pericolo e
1
suiti
i
ricevere
senza che
si
il
che sebbene non ravvisasse In
giorni, aveva manifestato l'intenzione di con lessarsi
Sacramento dell'Eucarestia. Passarono alcuni giorni
fosse effettuato quel desiderio. Acrebbero quindi i miei
sospetti che si rinnovassero i tentativi di cui ho fatto cenno superior-
mente. L'animo mio ne era vivamente rattristato, ina ravvisava im-
prudente e pericoloso il comunicare altrui quei
tristi presentimenti.
Ritardai, sebbene
pericolo,
i
Medici dicessero lontano
il
il
ritorno
Secondo me, vedendo ognor più aggravato l'ammalato, mi rivolsi alla di lui Mogjie nella Domenica precedente alla
alla villeggiatura.
di lui
morte; dimandandole se si rinnovavano i fatti occorsi nell'oc-
casione dell'ultima malattia a proposito del Santissimo Viatico. Ella
mi rispose no e poi ripigliandosi mi disse fede per
= Si confessò ne ho la ;
mandare a prendere il Santissimo Viatico, il Parroco venne
oggi, tutto è inteso, se
l'Ammalato peggiorasse, il Parroco mi disse
mandarlo ad avvertire, che verrebbe anche o nella sera, o nella notte, altrimenti sarà Viatticato domattina alle sei, eccotene la prova di
mia negativa = e difatti nella giornata stessa come mi assiseguito della morte del suo Marito, in quel momento Ella era persuasa che quanto mi diceva si avverasse, perchè il Parroco della
curò
in
lasciando la sua Casa in quel giorno ne l'aveva assicurata di quanto sovra. Ritornai la sera verso le dieci, e m'ebbi dai Medici l'assicura nza che
l'Ammalato aveva preso miglioramento, e che non poteva
presumersi alcun vicino pericolo: N'ebbi anche la prova di ciò che asserivano
i
Medici da quanto mi soggiunse la Moglie dell'Ammalato
che, cioè se l'ammalato era tranquillo nel mattino
seguente,
si
sa-
rebbe rimandato al più tardi il Santissimo Viatico, ond'evitargli d'essere sturbato in quelle ore che era solito di prender sonno e riposarsi.
Trovai
difatti
l'Ammalato tranquillo coll'animo sereno, e co-
noscendo che ove avesse avuto contrasti gravi, ne sarebbe stato concitato; mi partiva il domani per Viù persuaso che i miei presentimenti erano stati forse erronei, e che a capo di qualche giorno avrei riveduto in miglior condizione ledì successivo, sette il
triste
di salute
il
mio Cugino. Nel merco-
andante mese, m'ebbi nel pomeriggio in Viù
annunzio della morte di mio Cugino. Varie voci correvano
a quel riguardo, partii tosto per Torino e
prima delle undici anti-
meridiane dell'indomani mi trovava nella Camera della desolata Vedova; questa mi narrò
i
fatti
succeduti negli ultimi giorni di vita
-
315
prima della <li
ni
morti', che
lui
presentato
ebbe amministrati
Par-
si
Confessore per prevenirlo che
al
Sacramenti
1
dell'Eu<
del-
unzione all'Ammalato 86 questi non faceva
quanto aveva operato
in
ritrattazione fu
Marito,
i
si
Parroco
trova da
Dichiarazione
fu
infine nella
unenti
la
quale non
fu
Domenica il Parroco -.
accettala dall'ammalato. Che
era accontentato
di
quella
era dichiarato pronto ;, somministrare
gli
ultimi
dell'Eucarestia
e
si
il
la]
unzione: che
dell'estrema
rallegrato molto l'Ammalato. il Confessore e
e
ma che q
•
l
Confessore ebbe poche ore dopo a
Parroco che non voleva più sommini>trai
L'ammalato n
ira
Lui tir
che non occorreva
il
ili
ritrat-
i
notizia, e che
per comunicarle tale
far dire dai Medici
•
una terza forinola
meva all'Infermo ; Che in allora il la
-
lui
non bastò per
più volte a conferire coll'ammalato a quel prop<
Dichi
l'invito a
quale
il
la quale,
Parroco a compiere il suo mandato. Che questi pr
un'altra Dichiarazione il
.
unita al pi
^giunse poi che questa il
riti
proposito delle Leggi prea*
ri(
ma dichiarazione al propri ire
una
Viatico perchè
migliorato l'Ammalato, tacendone un caso di coscienza, onde non si _mi -canile
•Iella
1
miglioramenti apparenti dell'Ammalato,
Domenica, sia nel mattino di Lunedì, avevano :
"
il
in
allora
i
di
p<
il
ri
Parroco, • nella
moribondo:
.1
letto dell'Anima-
imera
dopo un quarto renza, n,
punto di
|
chiamare Parroco, Con-
no; che trovandosi presso ed
inpo. Che
ita nello
pomeriggio del lunedi l'Ammalato
d
il
Chii i
che du-
nm
confortarlo senti dirsi dal Moiri te
.
mpo
he nello
non
sul
lo
facino
il
l'Inni: in
pi
•
mminiNt;
,.'iiti
,d
M
modo: Che
quel
Canapè di quella Lvanti onde solfa 1
i
il
— 316 — /afosi allora rifiutava
La
sua pféghléfa,, e
si
allontanava dalla Ca-
mera dell'Ammalato.; Glie allora Ella ed il Confessore si avvicinarono al letto del Moribondo e non lo abbandonarono più sincbè rese l'anima a Dio, recitando preghiere alle quali il Moribondo rispondeva con animo rassegnato e tranquillo. Mi disse ancora che durante quegli ultimi istanti essa
roco cogli
Olii Santi.
casa, e d'essere rientrato Olii Santi.
si
Lusingò di vedere arrivare il Par-
Ma che seppe poi
essere bensì
sortito dalla
prima della morte del Marito senza gli
La sconsolata Vedova conchiudeva poi che era stata una
volta sul punto di comunicarmi quei contrasti, ma che avendo data
parola a suo Marito di non parlarne con chicchesia, e ciò per consiglio, e
d'ordine del Confessore se ne astenne e ne parlò solo col
Chirurgo Cattaneo quando potea essere necessario pel consiglio dato
Domenica a sera. principali che mi esponeva la Vedova sui fatti seguiti negli ultimi giorni di vita di suo Marito, dai medesimi sono persuaso come trovai tutte le persone che si trovavano presenti a quei fatti ed avvicinarono l'ammalato in quei giorni primo che il Parroco non agiva per propria Autorità, ma per ordini superiori, dal Confessore nella
Questi sono
i
fatti
;
difatti
diceva legata la sua azione dagli ordini superiori, si contrad-
diceva da una visita all'altra, e
domandava tempo per rispondervi;
secondo che il povero Infermo agì sempre secondo
la
propria co-
scienza in quelle trattative; che aveva già ricevuta la sua assolu-
zione prima delle medesime, che
il
Confessore trovandosi presso
l'Ammalato sollecitava il Parroco a somministrargli
i
Sacramenti,
l'Ammalato li implorò continuamente, che non li furono concessi solo perchè non volle dichiarare di essersi ingannalo di avere e che
agito contro coscienza, e contro la Religione e di essere stato in-
gannato quando prendeva parte alle leggi di già accennate ; che in fine l'Ammalato sempre visse nella Chiesa Cattolica come vi mori. Dichiaro infine che non posso aver dubbio che l'ordine di non somministrare i Sacramenti dell'Eucarestia ed Estrema Unzione a mio Cugino nell'ultima sua malattia fu dato dal Vescovo Parroco
di S.
di
Torino al
Carlo e ciò per quanto mi risulta dalla condotta te-
nuta dal Parroco e da tutti i fatti sopra enunciati. Lettura datagli
di
questo atto a chiara, alta ed intelligibile voce
allo stesso Sig. r Teste
sposte; e
si
che dichiara di voler persistere nelle date ri-
è coll'ufflcio sottoscritto.
In orig.e sott.i
Teodoro Santa Rosa, Salvi e Curletti S.° Segr.o
— 317 — III.
Documenti sulla missione Pinelli
1.
Dispaccio dkl d'Azeglio
(Archivio
l'i urlìi.
ai.
Piselli.
Originale).
mmendatore Pier Dionigi Pinelli 'li missione straordinaria a Roma.
All'Ili. 1:
Incaricato
Torino.
Torino li IH. imi
Sig.
Agosto
18
1850.
l'adron colendissimo!
Sig.
La missione straordinaria di cui la S. V. 111. ma è incaricata, è ap-
che Ella ha sempre dimostrato
iata al zelo indefesso,
ncctne il Regio Servizio ed è fondata sui lumi
una prova quando
pni di
L'attuale
i
diritti della
traordinaria a
ni;
diede
tratta di difendere le libere nostre isti-
si
tuzioni non che di tutelare
in tutto
di cui
Corona.
Roma ha per iscopo
di solle-
Padre la formale disapprovazione della condotta tenuta dall'Arcivescovo di Torino nell'occasione dell'ultima malattia ito
morte del ('av.* di
Ila
il
decoro e
alla
S.t»
Rosa, e
di
ottenere da Sua Santità,
modo che parrà più conveniente, e più acconcio a salvare
In quel
la dignità
Ecclesiastica, la rinuncia di esso Arcivescovo
Metropolitana di Torino.
I
ni :i
tenne
die indussero Monsignor Fransoni a tenere la condotta .la
gran tempo contro no notissime alla
il
S.
-roverno di
s.
M. e contro le
perche
io
non abbia bi-
V.
K siccome questo Prelato pretende
Beare
la
sua condotta allegando ordini ricevuti da
ino può molto dubitale, trattandosi
del
l'atto
intorno alla
giusti il
che determinò
naturalmente portati
l'ulti
di
Roma (di cui a
1
:n*:
primitiva origine delie
q
ni Roma ed intorno alle ragioni che portarono il <ìoquelle Leggi Contro le quali \ennero fatte irte li
•
i
//
filmini
il, lì
Iella
prima
\ I V
delia Sedi
non confondere il fatto di Monsignor l
morte
«lei
l'av di SM RW
di
quest'utili;
ito
[denti
oopo
ti
— 318 — misure prese dal Governo riguardo
[.e
recidivo
Prelato
al
non
hanno una necessarie connessione con quelle anteriormente prese, si denunciò ai Tribunali la Circolare di esso Vescovo indi-
allorché li zzata
al Cleri».
11 secondo arresto di Monsignor Fi-ausoni
sura d'ordine pubblico e come atto
stico del
giustifica e come mi-
si
tutela e di protezione verso
che il Governo del Re ha il diritto ed il dovere
la religione stessa,
coerentemente
di esercitare,
di
ai
principii
del jus-pubblico Ecclesia-
Regno, compendiato nei due primi articoli del Codice Ci-
vile, e
confermati dallo Statuto quando si proclamò la Religione Cat-
tolica,
come Religione dello Stato.
.
La Corte di Roma vorrà confondere le varie questioni, che la con-
dotta di Monsignor Fransoni può sollevare, e dedurre quindi la con-
seguenza, che
si
è
per parte del Governo commesso un attentato
alla libertà religiosa. V. S.
somma cura di sceverare
avrà
i
fatti,
e
metterli
di
nella
argomento del quale la Corte di Roma non mancherebbe di prevalersene per tirar dal canto Suo le loro vera luce, onde non dare un
Popolazioni Cattoliche degli Stati Esteri, sovratutto della Francia e del Belgio, le quali
avendo adottate alcune massime in fatto di di-
ritto pubblico Ecclesiastico, non adatto
conformi a quello che è tut-
tavia in vigore presso di noi, potrebbero facilmente essere indotte in errore, e quindi farsi
verno In S.
di S.
uno sfavorevole concetto degli atti del Go-
M.
ordine alle vertenze che concernono
la
Legge del 9 aprile
conosce le varie note state sin qui scambiate fra
Y.
due Governi
i
e lo stato positivo a cui la questione è giunta
Roma pretende che per noi non si è negoziato. Il
governo del Re avendo fatto quelle proposizioni, che la Sua di-
gnità, ed di
il
suo buon volere gli consentivano
di
fare,
non credette
dover far dipendere da più prolungati negoziati quell'iniziativa,
ch'egli
aveva il diritto
di
prendere in riguardo alle Leggi di cui si
tratta. Il
controprogetto
di cui si
trasmette copia alla
ogni modo, che si è voluto sèriamente negoziare,
S.
V.
proverà ad
ma che a fronte
«
delle proposizioni in esso contenute ogni negoziazione diventava impossibile, per
non dir derisoria.
L'ultima nota del Card> Antonelli in risposta alla nota del 3 Giugno statagli indirizzata da questo
l'attenzione della V.
S.
mettere in discussione alcuni pubblico Europeo.
Ministero dovrà specialmente, fissar
come quella in cui l'Eni. z * S. R.ma cerca di diritti,
che già fanno parte del diritto
— 319 Il
cai
non
forme
simile discu
in
filtrar»'
\
dignità d'un
alla
i
alla
qualunque
dei propri! diritti,
a
.li
v. s. in.
ma avendo
i
sopra indicati, qui limitane! per ora le relative istruzioni, il
Ministero
darle, riguardo agl'altri affari, cai
'li
sondo che saranno e,
s.
in.
pi
•
nonne ohe si ravviserans
quelle ulteriori
ma le sincere
per
distintissima mia
Iella
[
(1).
Dispai
<
dkl Pikklij
io
ai
d'Azeglio.
Minuti
ìli.
[23
t'Uenza. l'ai
giunsimo malgrado iì una navigazione (fi 24 ore. Il Freddi venuti» a hordo ci colmo di cortesi otlizii. Il .>'
quattro del
\
E
!
Pontificio Mopsig.' l'elio Schiavo si compiacque di facilitarci lo
era
riguardi
di
— dei quali
por-
ci
tammo aVingraziarlo nella sera: questo Prelato è un giovane di 30 li
famiglia disinvolto e di tratto umanisti
alcun
modo
dell'oggetto della nostra Missione. Solo clic Monsig.1* discorrendo non fatto del
"l
te
lonsig. r Dello
infermare qui
in
•
li
ina
e
che
Roma, pare che avesse acquistato fede la un componimento ci
di
dai richiami di
n*ebbi pia
l'allontanamenti
Sch
misura presa dal Governo .
e
Blanohi'Glovini
I
a 1
suo
riguardo
Austria
-
ivinl,
i;
:
quindi ho creduto
Bianchi Giovi ni ad usare più
impa ti fosse determina
d<
— 320 — forestiere, attese
di
le
nuove sue scritture irriverenti
al
Sommo
Pontefice ed alla Religione dello Stato. Ieri
verso mezzogiorno
giungemmo a Roma; il Marchese Spinola
reso avvisato dal Console di Civitavecchia incaricò di procurarmi un'udienza da
quale ricevo avviso in questo
la
si
recò tosto da noi, e si
S. Ecc. il
Cardinale Antonelli,
momento essermi fissata per do-
mani a mezzogiorno; questa sarà un'udienza confidenziale più che ufficiale.
Dai discorsi tenuti col M. s e Spinola e con varie persone si di Roma
che forestiere vedo che qui poco bene si conoscono i
fatti
che for-
mano l'oggetto della mia missione, ne si ha una giusta idea del senso che abbiano prodotto in Piemonte sì presso il popolo che presso il Clero, e della pubblica opinione che presso di noi
si
sviluppa, ed è
perciò che ho speranza che quando l'Eminentis.° Antonelli ed il Santo
Padre conoscano pienamente come la condotta dell'Arcivescovo sia" universalmente disapprovata anche da Vescovi e Parroci e Teologi, quanta fosse l'indegnazione popolare, e come infine codesta continova opposizione di una parte del Clero al Governo intiepidisce nel popolo il
la
devozione alla S. S. si risolveranno a torre l'occasione ed
fomite di un tanto scandalo.
Ho fatto vede»e confidenzialmente al Marchese Spinola la copia il Re scrisse spontaneamente al Consi-
della lettera autografa che glio de' Ministri
approvando in tutto e per tutto
la loro condotta,
onde anch'egli conosca la determinata volontà di S. M. e come egli volentieri eviti ma sia pur determinato a superare gli ostacoli.
Mi raccomando nuovamente a V. E. perchè mi faccia mandare copia documenti che servono ad instruire il processo contro .....(I) onde porre in sodo occorrendo che il Governo non adoperò leggerdei
mente nell'addottare quelle misure che la sicurezza dello Stato e la manutenzione dell'ordine esigevano. Avrò cura di informare V. E. dei risultamenti di questo primo colloquio che farò con S. E. il Cardinale Antonelli mentre mi ascrivo ad onore il protestarmi coi sensi della più alta considerazione. di V. E.
Devotissimo
(1)
Parola illeggibile. Forse Monsignore.
:{-_»!
Dispaccio dei
imnku.i
ai
{Archivio
l'i urlìi.
Mi nula).
d'Azeglio.
agosto 1850. ellenza. Klla avrà ricevuto pel corriere in cui
dandole ragguaglio
una mia letttera del giorno di jeri
de' discorsi tenuti col delegato di Civita-
col M."* Spinola e delle opinioni che qui correvano su i no-
accennava che quest'Oggi a Mezzogiorno avrei avuto un primo colloquio confidenziale e privato con s. K. Antonelli. Quella lettera la mandai pel corriere quantunque mi si sia detto che tatti
stri
le
se
molto
na scrivendola ho adoperato tal
linguaggio che appunto servisse ad edificazione dell'indiscreto e non richiesto confidente
cennarle
i
— ommisi pure appunto per lo stesso
no alla mia missione.
— ora di queste
le
posso parlare libera-
mente poiché mi viene indicata come sicurissima Ieri
fu
ni'
pochi favorevoli auspici che io traeva da ogni parie
aveva veduto
il
^ig. r di
la via di cui
mi
keynevul Ministro di Francia il quale
meco cortesissimo. ma cercò di persuadermi della difficoltà della one e della condizione non meno diffìcile nella quale si trovava di e
entrare in trattative sulla base di considerare
la
come un latto compiuto — epperciò ammettendo che
9 aprile
non
ine
il
Governo potesse sopra di quelle rinvepotesse essere qualche punto -
cui in via di esecuzione potesse darsi luogo a qualche concessione tutti quegli
argomenti che
ire l'irrevocabilità del
ine salita
al
- dissi per»
non entrasse quelle
,11
principii
die
ti;
pro> vedimi
nuove complicazioni
rinunzia
una
«li
M r Pransoni.
Il
e
na
ri dif-
Big.* di
giorno
tenne
Ri
'Tuo mi mani
condotta il
nei
dottrine
ilei
indali da cui
i
fatto
Governo, e che m ciò «: tempo; '-li'' pero la mia missione era limili
indotta i
di
:
può facilmente un-
V. K.
de
la
Unte
m
— 322 — spaccio in «ni si lamentava la intricata condizione degH affari tra
il
l'iemonte e la Santa Sede, e lo animava a procurare conciliazione;
per cui
il
Ministro mi
avrei indicato.
io le
Sig.r Reineval,
il
proferiva prontissimo a
si
tutto ciò che
l'aie
— Dal tenore della conversazione avuta col
quale aveva allora allora veduto
tonella e dall'imbarazzo in cui
sì
il
Cardinale An-
mostrava il M. sfi Spinola ho capito
che il Cardinale faceva ditticoltà alla presentazione delle credenziali. Nidi nella sera stessa
il
Sig. r
Martinez de
Rosa, il quale seb-
la
bene mi si fosse annunziato dal M. s<; Spinola assai piu inclinato verso la Sede Pontifìcia che non verso di noi, trovai tuttavia molto ben disposto a comprendere la necessità in cui e l'utilità della
alla
misura che si chiedeva
alla
si
è
S.
trovato il Governo Sede, ei mi
animò
pazienza e mi vi confermò coll'esempio della Spagna, assai poco
lusinghiero per verità poiché egli è dal 1834 che
ancora si conchiuse: anch'egli mi proferì i suoi
tratta e nulla
si
che furono
uffizii
da me con ringraziamenti accettati. Quest'oggi poi a mezzogiorno mi recai col M. se Spinola dal Cardinale Antonelli, di dove ne tornai sono pochi momenti dopo un col-
loquio che durò un'ora e
mezzo circa.
quanto mai cortese: mi disse che il M. se Spinola le aveva ben detto in genere l'oggetto della mia Missione ma che L*accoglimento
fu
prima di ragguagliarne il Santo Padre le occorreva di conoscerne più precisamente lo scopo dissi brevemente che il Governo mi aveva mandato a chiarire presso S. Santità e presso il Suo Governo
—
i
fatti
ultimamente avvenuti ed a chiedere alla S. S. la sua coopera-
zione per antivenire la eventualità di nuovi scandali consimili, e per
tome le occasioni. Per quanto sia stato lungo e seguitato il colloquio a poche cose le quali furono ripetute
una ventina
di
ci
si
ridusse
volte per lo
meno. Disse che la questione si era ormai fatta assai più grave di prima:
che dalla violazione delle leggi disciplinarie della chiesa, e dei concordati
il
Governo inframmettendosi in una questione d'amministra
zione de' Sacramenti aveva inoltrato un passo ancor più addentro nelle cose del Santuario; che egli in cose di
non poteva giudicare il Vescovo pura coscienza e tanto meno promuoverne e consigliarne
rimossione; che il solo Papa era per ciò competente, ma anche Papa prestare un giuramento di tenere intatte le leggi della Chiesa che qui si agitava non solo la causa di M.* Franzoni ma sì di tutto l'Episcopato non solo dello Stato Sardo ma d'Italia, d'Europa,
la il
—
dell'orbe Cattolico, che la censura in
cui erano
incorsi quelli che
— 313 — proposto votato
.ui.t
.
secondo
le
eseguito o fatto eseguire
**d
la
legge non
— che non poteva puri' dubitarsi della
dubbio
*ta in
leggi della Chiesa
una ritrattazione peroni
ili
pubblicamente peccò, cbe, il giudicare delia sufficienza della dicala* ronto il Santa Rosa era una questione di a]
ma etó non con-
cui M. r Pranzoni poteva avere errato
su
un
iva
delitto
— Convenirne ohe quel Prelato Fosse di e
ma non poter essere
difficile
caso di colpirlo «-oli una rimos-
il
un fatto in efu egli si era uniformato alle leggi delia chiesa
In
i
dubbio favorevolmente
coscienza
«mando aveva anzi
e
risoluto
alle istanze del Governo concedendo
il
l'È
•ira.
Risposi che io non credeva di dover entrare
pugnavano direttamente con
quali
le
i
in
discussioni di teorie
principi di Gina pubblico Bc-
noi ricevuti da antichissimi tempi; che in questioni
ssoluta mente incompetente,
enzione
di
s. E.
lavanti al
io
chiamava
sua dignità l'ordine la tranquil-
la
Paese, alia Santa Sede per impedire che
nel
che
Governo e davanti alia ste
— a quello per poter mantenere lità
ma
sulla questione politica, e sulla questione di ne-
i
nemici della Re-
nuove complicazioni per esautorare il della giusta ìnllueu/.a (die debbe avere, per -'citare il dubbio
ligione i
si
aiutassero delle
sulle credenze, per sviluppare l'indiMerenza e per impedii e (die nello
d'irritazione in cui sono gli animi
le
proposte più
avan
dai più esaltati nella riconvocazione del Parla-
mento il
ggto nella maggioranza della t'amerà per cui
ti
Ministero fosse l'orzato ad aderirvi —- che il Governo attenderebbe
dal
tempo l'occasione
vedimento
di
pei-
venire
-no
le
prudenza
-
accordi COllS
in
ma
di;.
non
egli
ill'operato di M. r
sulle
Instare per un prov-
richiedere
una l'ormale disap-
Pranzoni ne ima canonica rimossione
«esigilo di rinunzia del
Santo Padre.
che quan-
d'anche M.» Pranzoni fosse translato ad altra sede fuori dello 61 od Insignito di maggiori onori non \i avrebbe il Goticl i
me Qui L'Eminentissimo uni con dirmi che avrebbe inerito fedelmente :intà
il
ila
ebbe Inteso gli ordini, e mi
me
un'altra udienza per lunedi a
giunse
'-li'-
non poteva dirmi
se n
mire
la
Santo Padre avrebbe creda!
tati ve
ma .die comunque M Io
rebbe procurato un udienza dal l'oliteti. igni
modo a\ rm grandi
1
— 324 — Come V. E. vede però conveniente
i
preliminari sono
vedere
di
il
S.
poco buon augurio — stimo
di
Padre;
la
dignità del Governo non
sarà compromessa perchè neppure la copia d'uso delle credenziali
non fu rimessa al Cardinale Antonelli, né io qui presi qualità diplomatica in modo alcuno; ragguaglierò V. E. d'ogni ulteriore mio operato.
Ho l'onore di ripetermi di V. E.
Devotissimo 4-
Dispaccio del Pirelli al d'Azeglio.
(Archivio Pinetti. Minuta). Eccellenza.
Tornai come ne aveva prevenuto V.
E.
lunedì a sera dal Cardi-
mezzo entrammo tosto in materia; mi disse aver parlato al Papa, ma come già l'aveva preveduto S. S. non credeva poter ennale Antonelli ed anche questo fu un colloquio di un'ora e
all'incirca:
trare in negoziazioni sull'oggetto delle mie istanze senza aver otte-
nuto una qualche soddisfazione a ciò ch'egli pensa essere una violazione delle prerogative o delle leggi della Chiesa al che io risposi
che veramente se
la
Santa Sede partiva da tal principio io vedeva
impossibile qualunque discorso perchè la legge 9 Aprile creduta da noi atto legalissimo d'esercizio di autorità laicale non poteva essere
posta in discussione né avrebbe potuto il governo anche volendolo,
sospenderne un momento solo l'esecuzione; però io faceva osservare a S, E. che parevami che
si
si
dovesse fare astrazione dai principii
pretendevano lesi dalla forma e dagli aggiunti concomitanti
l'emanazione
quella legge
di
per considerare all'intrinseco della
legge stessa; e che siccome era impossibile di trovare dalle disposizioni di quella legge vulnerati la S. sì
i
principii religiosi
Sede in vista dell'opinione pubblica che cosi
mi pareva che universalmente
era in favore di quella spiegata e del pericolo in cui correva
la
Chiesa nel sostenere un assunto alla medesima contrario potesse obbliare
i
fatti
compiuti e porgere la mano all'autorità laicale per
mantenere l'ordine e rendere possibile un sistema e di conciliazione utile alla chiesa stessa
= qui replicava
il
di
moderazione
non meno che allo Stato
Cardinale non poteva ammettere che
le leggi
della chiesa non fossero profondamente ferite dalle disposizioni della
legge 9 Aprile specialmente in quanto sottometteva i Vescovi stessi
— 325 ai giudizn
ilei
Tribunali
(orma
la
la
>mpromettere
S.
prin-
i
Sede passar oltre cotale violazione
buo avvenire,
il
punto pigliando aa tuono di maggiore conciliazione
o al
Cardiuale che
di
principi!, che fra
credeva pericolosa ed inutile ogni discussione due Governi quali procedessero in buona fede
lo
i
opportuno l'utile
eoa
tanti
poiché nella forma stossa fossero
violati e noi.
et{>ii
resto
laici del
fondessi coHa
tare
di
onde procurare
dell'uno e dell'altro, che la concordia fra la Chiesa e lo Stato
dava fona all'uno ed all'altro che regolandosi d'accordo quei punti mantenere quella concordia «Mano necessari] nel mettere in •
•
BarebbesJ potuto trovare quella forma la quale
Io
principi] di quella autorità che l'uno e l'altro dei tra
.
vi attribuivano;
ne io vedeva impossibile
(1).
Dispaccio del Joctkau
Pinklli.
l'incili.
io
K. Seg.*1-
il:
111. ino
ai.
-
'
Originale < autografo).
graffar! esteri
:•
2. d »
Divisione
Sig.
Commendator Pinelli
Incaricato di Missione straordinaria a Roma.
Torino
il
88 Agosto
-
[llastrissimo Slg.« Commendatore.
.
Presidente del Consiglio essendosi reso assento dalla Capitale
il
per due o tic giorni
i
Dispacci della
s.
V.
111.
ma in data
del 23 e
annero da me ricevati, e trasmessi immediatamente al Consiglio mani:
iie
nioil
purtieolare
uà
iieniite
noti/
soddisfazione per
(pialo Ella diede esordio alla
I
lo
ed esternando una piena approvasiont
Mia MiS8ÌOOe, spera
guito di o-sa debba corrispondere al boo cominciamento.
tempo di osservare a \'. s. in. ma eoe i
re.
com'KUa ha fatto
al
Card.* Antonelli
Pransoni
il
Consiglio
noi-
per avventare to, i
1
;tni
dei
Re
•
il
che
n.-ii
uole
Interrotto nella minuta.
il
di
di
far suggerire
rinansiare alia Dio-
rischio di esporsi ad un ritinto
toglierebbe
io
difficolta alio quali
il
— *20 — rica di insistere nel
mòdo
il
più categorico ed energico, perdi'
rimosso dalla Cattedra Arcivescovile
di
Torino
il
Prelato che ne è
attualmente investito, qualunque sia Ver essere il modo a cui Sede potrà ricorrere onde raggiungere il voluto intento. 11
la s.
Consiglio La esorta parimenti a non lasciarsi scoraggile per l'insi-
steriza del Cardinale sulle ragioni
che impediscono la S.Sede di cedere.
Ravvicinando le osservazioni suggerite da Cardinale col linguaggio che il
Sig. r di
quest'ostinazione del
Revneval Le ha tenuto sulle
difficoltà della posizione, e d'un accomodamento, si può ragionevolmento supporre, che questi siano mezzi concertati allineile Ella sia in
qualche
modo costretto a rimettersi a
discrezione di esso Sig.r
Rey nevai per ottenere qualche risultato dalla sua mediazione. Il Consiglio
Le suggerisce
di
tenersi sulle Sue guardie a questo proposito.
Finalmente il Consiglio m'incarica di dirle di far ben sentire al Rapa, al Cardinale, ed ai Membri del Corpo Diplomatico che se Monsignor Fransoni sfuggì agli insulti, e se la sua vita stessa fu preservata, ciò è dovuto alle misure prese dal Governo per sottrarlo alle violenze
d'una popolazione irritata che nutriva un odio inve-
terato contro di lui per la. conosciuta Sua opposizione ad ogni utile
misura, che venisse proposta dal Governo a beneficio del Paese. In
riguardo
ai
documenti che V. S. desidera, ho l'onore d'infor-
marla che una parte di essi già Le venne inviata ieri col mezzo del Corriere, e che fra breve Ella ne riceverà il complemento, nel quale
troverà qualche importante comunicazione.
Gradisca intanto nuovi attestati della mia distinta considerazione.
Per il Ministro il
P mo iff> Jocteau (1).
6.
Dispaccio del ìocteau al Pinku.i.
(Archivio Pinelli. Originale). R.
Segreteria di Stato per gl'affari Esteri 2da Divisione. Airill.mo Signor
Commendatore Pinelli
Incaricato d'una missione straordinaria presso la
S.
Sede.
Roma. Torino il 30 Agosto 1850. Ill.mo Signor
Commendatore,
Ho l'onore di trasmettere alla S. V. 111. ma gl'uniti Documenti, di (1)
Autografo.
3*7 cui
-
noia oel nolo precedente dispai
i
empiuta
Seme di quegli altri che gii
la
trovano
si
a
sua
osizione.
Debbo pero Dotarle che dovendosi deposizione
lutivi» alla ili
usarne
dal
fatta
servire del Documenl
Ella
guisa da non Duócere
io
individuale
'li
Cavour; abbia ai
Big.» Conte
modo particolare
io
Monsignor Fantini
alla
ordine alle parole <la.
iu
profferite in dialetto Piemontese, e ohe som» letteralmente con-
documento giudiziario, 'li cui Le spedisco copia. ita perizia «Iella s. V. 111. ma iuturuo ai Documenti che
nel
ho
piacere
il
motivo
.li
trasmetterle danno credere, ehe
«Il
lilla
al
Consiglio «lei Ministri un fon-
saprà traine lutto quei pallilo «Il
ino suscettivi. .
111.
mia ben
della
e
ma m un coll'unita lettera, l'attestato
distinta
Per
Dispao i«>
obi.
;
considerazione.
d'Azeglio
Ministro
il
il
P.mo
\i
I'imi.i.i.
ni.''' Joctt
Archivio Pinelli. Origina .Il
All'Ili.
Stato per
gli
Esteri.
All'ari
mo Signor Commendatore Tinelli
incaricato d'una missione straordinaria prei
Roma Torino ni. il
ti
6 Settembre
l
s ">"-
mo Signor Big. P.ro Col.rao, s
iella
v.
in.
ma
m «lata
r'obm 29
«li
ine pei tino
Dell'iniziare le
ubicazione del Di-
Ministri, al «piale bo dato e
dei
«
prime conferenze con i
,
in
p.
p.
Agosto, ba pro-
accorgimento da Lei mostrato S.
Eminenza il Cardinale Pro-
ordine alle nostre rei
eran/.a
pel
buon
risultato «l'ima
;i '-
in
lente direi li
punto
dimoi
quale Ella mi chiede particolari istruzioni, non .mento «pianilo il voglia tener conto delle seguenti
sul
i
ni
(1) Allt«'L
:
«'
- 328 — 1.°
Un Governo Cattolico non può certamente impedire che nella
sua sollecitudine pel Governo Universale della Chiesa, il Papa venga a manifestare
le
sue particolari opinioni riguardo a questo od a
quell'altro Popolo, e che quindi
si
faccia a distribuire elogi o bia-
dimi allo Stato che giudica esser meritevole di questi o di quelli.
Nell'ammettere questo principio ogni Governo fa però sempre le sue riserve intorno al
modo ed all'opportunità con cui il biasimo
come l'elogio vengono distribuiti; 2.° Quando il giudizio si esercita sopra
i
principi! religiosi, i Go-
verni cercano in questo caso di addivenire a spiegazioni e concerti,
come cerca appunto il Governo di S. M. nel caso attuale, e col mezzo della Missione alla
S.
V.
ma affidata;
111.
Quando al contrario il giudizio verte sui
3.°
fatti
sulle loro
e
conseguenze non si deve in questa circostanza perdere di vista che esso giudizio potendo andar Soggetto ad errore anche per parte della Corte di
Roma, alla quale i più ligii e devoti non osarono mai
si deve conseguentemente presumere che i Governi locali abbiano una na-
attribuire
il
privilegio dell'inerranza nel giudizio dei fatti,
turale e più diretta competenza sopra questa materia, e che, come tali, i
possano declinare in parte la competenza dei Governi Stranieri,
quali nell'ingerirsi in tali negozii, potrebbero per avventura essere
condotti dal pensiero di recare offesa all'autonomia degli Stati ed agli ordini politici
con cui
reggono.
si
111.
ma potrà fare intravvedere ai
Ministri di Francia, e di Spagna, in
modo particolare, e con tutta
Dietro
queste riflessioni V.
S.
quella prudenza e destrezza che le è propria, che se, nella futura allocuzione,
il
(l'esempio, alle
attiene ai generali come sarebbe, a cagion doglianze alle afflizioni, alle amarezze che prova in
S. Padre si
cuor Suo riguardo sioni,
il
alle cose
sisterà tuttavia dal cercare del
Subalpine od adoperi analoghe espres-
Governo del Re, benché dolente a sua vicenda, non
si
de-
con ulteriori pratiche, e col benefizio
tempo di attenuare o rimuovere le cause di afflizione e di ama-
rezza di cui può probabilmente venir parlato nella prossima allocuzione Concistoriale.
Ma se all'incontro in questa stessa Allocuzione venissero formulati tali concetti,
ed adoperate
Sardo, e da far presumere in
tali
frasi
da offendere
il
Governo
modo abbastanza significativo, che si
vogliono esigere dal medesimo taluna
di quelle
colle ritrattazioni, e colle umiliazioni, e tali
cose che confinano
insomma da compro-
mettere la dignità del Governo, Ella farà intendere in questa seconda ipotesi che
si
crederebbe in dovere di rompere issofatto ogni
ulte-
— 329 — riore pratica colla
quindi esser
e
suoi passaporti congiuntamente
al
Le presenti istruzioni sono affidate al
tatto «iella
S.
V.
II.
di
Marchese Spio
Sig.' In
gran parte
giudizi)
al
ma medesima in online alla loro esecuz:
ma Ella potrà, occorrendo
il
caso,
ove non credesse
per modestia o per scrupoli personali
attenersi o
di
proprio giudizio, pigliare
al
•olare consiglio dal Si^.r Martinez della Rosa, al quale non
intanto di esternare
i
buoni e cortesi
utììzi
la
special gratitudine
man-
Ministro pei
ilei
Le e largo nell'attuale circostanza e che
di cui
collimano col contenuto d'un In-
Governo
del
e
di
atomi testé comunicato per Madrid, dal quale ho potuto convincermi che
uolo è animato dalle migliori intenzioni a ti' irdo, e diede
speciali
istruzioni
Suo Ministro
al
Roma in
in
to senso.
L'attuale posizione della
S.
V.
può anche venire agevolata dalla
.derazione che l'Arcivescovo di Parigi inflisse, non ha guari, un
biasimo al giornale VUnivers del quale si servi Un'ora la di
l
Roma per far pubblicare le varie note indirizzate al Governo del intorno alle quali pubblicazioni premature più d'una volta
1
abbiaci dovuto
muovere lagnanze.
Nel N. 1° del corrente Settembre Ella avrà probabilmente letto nel
Journal des Dèbats la lunga e motivata incoiare ilei Prelato Parinonché l'avvertenza speciale in ordine •òWUnirers, e le riflesnascono da tal lettura non salatino certamente gfu(
sioni che
alla saviezza della S. V.
111.
ma, tanto più che il giornale Fran
jerve tutt'ora ad ispirare V Armonio che bj mostra solidaria
con quello nell'opposizione sin qui del
latta
Governo del Re ed alle
al
Aprile.
<J
Alle pai
irte di cui rien pai
Della Circolare Episcopale, e di cui
si
mostrano animati i
nodici. ella opponga sempre l'imparzialità irito
«li
Bimil natura,
\>
la
mp
:
conciliazione dei Governo dei Re. Se Le rien niche.
di
•
eli
discipline
Ecclesiastica, e
aweita ili tenersi semj ite ni
discussione
no
il
di
più tenti,
-
quiStione tra no:. li
;li
e
privile
ifi
moni «he
uni' lei
:
j
nei \ari stati,
tati.
le di
dai diritti»
i
quali non li
potei
.
l';\ ile
comune, in
olld'e-
hanno mai altrimenti
- 330 — In
line
non
Ella
si
scordi mal dall'òsservare che ogni stato ha
suoi ordini particolari e locali, che sono
il
risultato
i
storico d'una
meno complessi, e che la le-
serie di cause e di avvenimenti pfù o
esprime non si deve mai desumere da concetti a priori, o da qualche ideale scopo a cui tendono partili estremi di altri Paesi, ma bensì dai bisogni, dalle credenze, e dalle consuetudini d'ogni Governo particolare, ed a tal raggislazione Civile ed Ecclesiastica che
li
ì
diritto pubblico Ecclesiastico, tal quale è inteso e prati-
guaglio
il
carli
Piemonte, non poter servir
in
di
norma, o
di
appiglio onde
ragguagliarlo col resto degli altri Stati Cattolici, tuttoché una ed identica sia la Religione Cattolica da tutti professata, ed uguale
il
desiderio di star uniti al Capo visibile della Chiesa. Ella intanto
non deve perder di vista che l'oggetto speciale e prin-
cipalissimo della sua missione consiste nel provocare, intorno a Mon-
signor Eransoni, quelle misure di cui vien parlato nelle sue prime istruzioni, e che ad essa
deve sempre ricondursi ogni sua pratica
come base preliminare d'ogni ulteriore trattativa. (Tradisca l'Eccellenza Vostra
gli
attestati
della
mia ben
distinta
considerazione.
Azeglio (1).
Quando la
S.
V.
fosse obbligata a partir
legati nel presente Dispaccio, stri di
da Roma pei motivi
La invito a fare in modo che
i
al-
Mini-
Erancia e di Spagna sieno specialmente da Lei messi in grado
persuadersi che l'ulteriore suo soggiorno in Roma sarebbe incom-
di
patibile colla Dignità del Governo, da cui ricevette la sua Missione.
Questa deferenza verso uffici
i
suoi Colleghi ó prescritta così dai buoni
ch'essi fecero a riguardo nostro
come dal dovere di non of-
fendere i rispettivi Governi che loro diedero particolari istruzioni
a tale oggetto. Nel fare simile officio presso i suoi Colleghi riunisca i
particolari ringraziamenti del
Governo Sardo
pei
buoni
uffici
di
cui furono cortesi.
Ho ricevuto il Dispaccio della S. V. in data 2 corrent. Settembre (2) A.
(lì f
2j
3)
Autografo.
L'aggiunta è della stessa mano del testo. • Di mano del d'Azeglio.
(3).
DKL D'ÀZBOl IO
erta
Stato per
«li
gli
Affari
I'IM.1.1
AI.
I
Esteri
2» Divisione 111. mi»
Signor Commendator
i'inelli
Incaricato di missione straordinaria
Torino IH. uh»
•
Signor
Ruma.
-
7 7 bre
il
.
l'. ron Col. ino,
Sig.
La condizion
preliminare dello
Lamento discuti
jade
il
Governo di
S.M.che nelle attuali circostanze ogni mezzo di conciliazione è di nubile riuscita. La S. V. 111. ma chiede se sia il casi» di disponi alla
domanda il Consiglio 'lei Ministri ha dovuti» maturatamente ponderare tutte le conseguenze di tal pubblica interna
sull'opinione lei
partito, che
di trarne quandi» •i
ed
Corte di
la
non fosse giustificato
fatto, e l'influenza di
esterna e particolarmente
in
Roma non mancherebbe tutti
possibili e coave-
1
rm»»li.
A tal Une il Consigliò ha stabilito, che quando la sua presenza, in
Rom
inconciliabile colla dignti
iffatto
i
dei
$j
Governo
mani. Prima però
del <li
pigliare
itte
le
personi •
influenti,
un
utile e
un linguaggio troppo irritante, ;
i
moment
ino
»ll
S.
i
e nella
in tutti
M
in
ispi
ragione
Papa, nella
udente che si determini ad
nemn •
.
in
buona influenza per attenuare, o pi
futura allocuzione
Ella
adoperarsi ed
differire
i
Iche
.nulo all'incontro
Ro-
he un pin lungo soggiorno
R
Quando tutta* ia EU
ben
ti
una siffatta risoluzione, che è lasciata
giudizio, e squisita prudenza. Klia deve
in
si
Re, Ella è autorizzata
i
tutti-
clrcottM
casi li'
Sj
il":
— 332 — Prelato; ciò prova che
Santità non
sistere,
contro
gode
quella piena libertà onde abbisognerebbe per provvedere
<li
l'uso,
da un
imparzialmente ai bisogni
S.
effettivi della Chiesa.
Questa circostanza potrebbe utilmente venire indicata qual mezzo di giustificazione
sione, ove tale
per la sua partenza, e dell'insucesso della sua Mis-
debba realmente essere.
Nel risolvere l'esecuzione del presente Dispaccio, che è in gran
parte lasciato alla sua saviezza ed all'esame delle circostanze, del
luogo e delle influenze che
lo
dominano, colgo con piacere questa
circostanza per riesprimere a V.
S.
111.
ma le proteste della mia di-
stinta considerazione. P. S.
sione,
Ove V. S. debba partire per l'insucesso dell'affidatagli MisMarchese Spinola continuerà a starsene a Roma nell'attuale
il
Sua qualità. Qualora poi nell'Allocuzione Pontificia vi fossero le espressioni di cui
Le ho parlato nel precedente Dispaccio, in tal caso si concerte-
ranno entrambi per partire insieme. La prego di dar comunicazione al Marchese Spinola di questo P. S. Azeglio (1).
Aggiungo come riassunto che la di Lei Missione non potendo riuscire quale Le fu commessa, si riduce ora a rendere ben chiaro e notorio appunto, che non era possibile
Credo poi importantissimo che
lo
sperarne riuscita.
la di Lei
partenza da Roma non
abbia carattere di rottura assoluta, per evitare che i nemici della Religione se ne servano in seguito per cercare di strascinare
il
Paese a precipitose risoluzioni (2). Azeglio (3). 9.
Dispaccio del d'Azeglio al Pirelli.
(Archivio Pinelli. Originale). R. Segreteria di Stato per gli Affari Esteri 2 a Divisione Ill.mo Sig.
Commendator Pinelli
incaricato di missione straordinaria
-
Roma.
Torino il 12 Seti 1850. Ill.mo Signor Sig. P.ron
Col.mo
Dal Dispaccio del 4 corrente scorgo con soddisfazione che V.
S.
Ill.ma sa utilmente prevalersi di tutte le occasioni, che le conferenze
(1)
Autografo.
(2)
Di mano del d'Azeglio.
(3;
Autografo.
— 333 — Antonelli
col C
le
appresentano per dirigerle
al
precipao
BCOpo (lolla Sua Milione.
IH
oni le
in cui
venne offerta da S. i: kev.ma nell
fece ad intrattenerla sulla possibilità di
si
veri>
>i
volesse togliere a modello la Costituzione Bt
a tenore della quale
la
Religione e lo Stato formano due co-
dipendenti. i/.a
entrare pel momento in questa importantissima discussione,
e senza parlarle dell'Art. 16 di essa costituzione che dovrebbe for-
marne l'argomento principale, io mi limiterò a darle facoltà di coltivare genericamente questa
il
prima entratura officiosa del Cardinale
gretario di Stato assicurandolo, che il Governo del Re ne tiene
•
più gran conto, e che a tal uopo rivolgerà le sue cure onde invere i
Sino a*qual punto il diritto pubblico Ecclesiastico del Regno
acconciarsi con quello del Belgio, e modificarsi in consegu-
Non ometterà tuttavia di fargli osservare, che in massima generale, le cose nostre inclinano
molto più alle consuetudini Gallicane
sono informate, anzicchè alle Belgiche dalle quali si di-
dalle quali
mo per le ragioni Storiche e politiche, che Ella sarà facilmente in grado di sviluppare. Il
Parroco della Xavée (Provincia di Liegi) il quale
fatto del
dal Vescovo continuò pel tratto di quasi
is
-ercitare le funzioni spirituali, perchè cosi
il
due anni
volevano
li
Parrocchiani, che lo amavano ed erano disposti a sostenerlo, e senza
che il Governo abbia potuto dargli legalmente lo sfratto è un
tal
precedente che non sarebbe possibile in Piemonte. La Corte di Roma è informatissima di questo fatto che costò
non poche
dillicoltà
a
irzano quando era Nunzio a Bruxel Nel divisamento di secondare per quanto fu possibile le OC
mi da V. S. III. ma poste innanzi relativamente a Monsignor Ar-
-covo
di
Torino, mi pregio di soggiungerle, che il procedimento
com-
uto contro di esso progredisce ora nel re piuto
il
tltienza,
quale
il
Ministero non ommetterà
«li
adoperare tutta l'in-
che possa conciliarsi coll'indipendenza ('istituzionale della allo
scopo di ottenere che si provveda definitivamente
piuttosto in via d'Appello ab abuso, che non in
via di
pubbli
limonio. Gli
fermare
(in
in
qui raccolti non escludono, ed anzi tendono l
qualche
modo la
l'Arrivc-
ia
probabilità, che
l'allontanamento
del-
per essere il risultamelo delle de
razioni del Magistrato: Nel qual caso sarebbe senza dubbio cui •or?, ital.,
xiv
w
— 334 — Governo di far condurre il Prelato con tutti i possibili riguardi fuori del Regno, ed anche negli Sfati di S. Santità, ove in tale circostanza ciò
riconoscesse conveniente per qualsiasi rispetto.
si
A quella via si appiglierebbe il Governo sia per secondare, come dissi,
l'avviamento datosi all'affare dalla S. V. sia per evitare la pub-
blicità e lo
scandalo di un procedimento formale, in cui il Ministero
potrebbe forse vedersi costretto a produrre documenti, che molti e delicati riguardi consigliano a tener celati, e dai quali risulterebbe
una serie d'inconvenienti, che starà a cuore sicuramente alla S. Sede non meno che al Governo del Re l'antivenire. Aggiungo però ancora alla S. V. die in qualunque ipotesi d'allontanamento dell'Arcivescovo dillo Stato, questa determinazione dovrà avere, ed avrà l'impronta di una risoluzione definitiva ed irrevocainfallibilmente
bile,
qualunque fosse per essere in seguito il giudizio Canonico, che al modo di procedere di questo
costi venisse fatto relativamente
Prelato.
Una necessità evidente ed irrecusabile ne porge al Governo il died anzi gliene impone il dovere. Gradisca V. S. Ill.ma nuove profferte della mia distinta conside-
ritto,
razione.
Azeglio
P. S.
Credo
Console
di
utile d'inviarle
(1).
una Copia del Dispaccio direttomi dal
Barcellona relativamente al Concordato che si deve con-
chiudere fra la Spagna e la S. Sede. Le rillessioni esposte in questo Dispaccio potranno giovarle nella presente Missione onde affrettare la conclusione delle cose nostre,
quando le riesca possibile di en-
trare in qualche seria trattativa. Ella avvertirà, in tutti servirsi del Dispaccio, che in
i
casi, di
Le comunico colla più grande riserva, ed
modo da non nuocere alle trattative del Sig. r Martinez della Rosa. Faccia parimenti in guisa di procacciarsi tutte le possibili notizie
in ordine alle trattative stesse della Spagna,
nonché alle questioni
attualmente vertenti tra il Belgio e la S. Sede, e me ne dia contezza colla maggior sollecitudine, ove Le riesca di poter conseguire quest'in-
tento
(2).
A.
Autografo. L'aggiunta è della stessa mano del testo. (3) Autografo. (1)
(2)
(3).
— 335 — 10.
Dispaccio del Malmusi
ai.
.hiviO l'infili.
Ci,
d'Azbglio.
Torino
Tembre
7
li
dal
1-
Contoìe di Bar-
/.'.
ai Ministro per gli Affari Esteti.
one Sardo-Romana
prevale oggi
in
Piemonte a
e perchè la conclusione d'un Concordato Era Roma e le
le altre,
irebbe nelle vertenze attuali di molto momento aneli»- per
mi faccio lecito
<li sottoporle alcune congetture sui probabili risanamenti delle trattative in corso fra ijuesto Governo e la S. S»
tare ohe pel
le
Sommo Pontefice
dispense accordate dal
matrimonio Montemolin irritarono
Governo della Regina, e lo
il
renderanno quindi meno inclinevole ai Sacrifizi, ardirei presagire che uclusione del Concordato è tuttora lontana, e che vi osterà prin-
cipalmente
tenore attuale delle nostre relazioni colla
il
Sede.
S.
tengo per fermo che non si farà luogo ad un Coi uà, se
E
colla
prima non si statuisca sulla vertenza Sardo-Romana. a prima vista, che per aver minor bisogno, e oon-
rebbe
re l'opinione pubblica in proprio favore,
mostrandosi concilia-
no della Regina, Roma dovesse piegarsi ad una con-
ine immediata. Ma non può sfuggire all'accorgimento Romano, ragione alle pretese di Sjpagna, non \V motivo plausiile
domande temperatissime di Sardegna: che con-
cludendo un Concordato
colla
Spagna, viene
legittimarsi, e si raf-
a
sardo: E quel che più monta, indo l'espropriazione
jrià
consumala
Regolare
Clero
«lai
anticipatamente quel Governo cui
gnui> e
le
riforme aggiungano
fin
là.
E se
Beota
;
1
non san-
Pontefice
il
rendite successive di beni nazionali, non SSibile, la
Di
e
fu
appunto
immolati
della
del
tiardia
coli
dalla Rivoluzione, non ai pò
non parlare
pel-clic a
CostitUi
nuovi inte
Ione di •
i
la
un
...-
altrove,
lato colla
\
uol
diri
la
rivolo»
auolo parrà indifferente questa o quella forma
poco
gli
Ministero,
premeranno le
1 1 1
•
ali,
»li
cui tapi
bbe per avventura In piena balia di Roma
— 336 — nomina, o l'esclusiva dei Vescovi. Ma in quanto ridettesi ai Beni
la
Nazionali è deciso, unanime, irremovibile.
E non può capacitarsi come la Curia Romana che ha transatto più volte con Sovrani nemici o tiepidi amici della Religione, sia poi sì
tenace trattandosi di Nazione religiosissima, e che adoperò con tanto fervore d'opere, e di trattative per instaurare
il
Sommo Pontefice
Dominio temporale. Non pertanto la Nazione attende tranquillamente l'esito delle pratiche in corso, e rado avviene, che la stampa sospinga il Governo sul
ad una pronta conclusione. Tanto la rassicura la coscienza del suo diritto, e
tanto confida nella fermezza del Ministero. È vero che
Roma ed alcuni pubblicisti Francesi si studiarono divulgare, che non si
può avversare il socialismo, e riconoscere ad un tempo un diritto
di
proprietà che dipende dalla spoliazione del Clero. Ma è vero
tresì
al-
che quel diritto data ormai da più anni che in questo lasso
tempo le proprietà passarono per le consuete evoluzioni in mani
di
diverse, e che chi volesse scrutare l'origine di quei nuovi diritti con-
correrebbe nelle idee Prudoniane tanto giustamente ed universal-
mente aborrite. Possideo quia possideo è questo l'argomento che li possumus della Curia Romana, la qual dovrà essa pure riconoscere l'impero dei fatti, ed insisterà soltanto perchè sulla massa dei Beni Nazionali rimasti invenduti si Costituisca una Dotazione pel Clero che, a quanto può supporsi, il Governo vorrebbe salariato e dipendente. Ed io presumo che il Santo Padre otterrà dal Governo qualche stralcio dalla Massa, Proprietarj Spagnuóli opporranno sempre al non
e l'applicazione parziale dei beni stessi a pochi Conventi Femminili.
Ma le concessioni del Governo non andranno più oltre, e vorrà incamerati per lungo tempo ancora quei pingui possedimenti che furono, e sono la più solida base del Credito Spagnuolo al di fuori.
Renderli tutti, né Governo Costituzionale né Carlo Sesto trionfante il
potrebbe. In
mancanza di ragguagli che non è possibite procacciarsi in Bar-
cellona, le sottoposi alcune congetture che verranno forse smentite
Ma quando pure il Concordato si concludesse tra breve, mi crederei esente dalla taccia dì temerità se persistessi a credere dal fatto.
che l'ostacolo principale ad una pronta conclusione del Concordato derivò dalla vertenza Sarda, e che la conclusione del Concordato Spa-
gnuolo prima che si assestassero si
le
cose nostre sarà cagione che
produca anche in Piemonte la quistione dell'incameramento dei
beni del Clero Regolare.
Ho l'onore Malmusi.
— 337 — 11.
Dispaccio del d'Azeglio
Pirelli.
ai.
hi rio Pinelli. Originale). per gl'Affari Esteri.
di Stato
Al Signor Commendatore Pinelli Incaricato d'una missione straordinaria.
Roma.
Torino li 14 settembre 1850. 111. ino Il
Sig
l'.re
Sig,
Col.mo
Governo <li S. M. volendo provvedere ad uno dei più urgenti juì della Sai' legna, propose ultimamente al F'arlamento Nazioe per cui vennero estese a quell'Isola, salve poche
modificazioni, le disposizioni tutte che col R. Editto del 1836 erano nel Continente rispetto aH'Amniini.strazione delle
Introdotte
re Pie laicali o miste.
La finzione
il
accoglimento nelle due Camere, ed ottenne
facile
>vò
K.
la
Marzo
l'.mo
1850.
Primo ed essenziale elemento pella esecuzione della nuova legge «ere l'entità del patrimonio posseduto dai
pii Istituti,
itura e la distribuzione delle rendite destinate all'esercizio della
pubblica beneficenza; e siccome in Sardegna le pie istituzioni erano do nella massima parto, amministrate dal Clero, ne risultava pel irno
necessità
la
ili
volgersi
nienti, e le notizie a quell'uopo
a]
Véscovi affine «li averne
doni-
i
opportune.
Quell'operazione mirava inoltre ad altro scopo; nel complesso delle /.ioni
summentovate, ve ne hanno alcune miste di caritatevole di religiosa destinazione; La convenienza di scernere
ime dalle
le
dal
altre, risultava
Parlamento ponevano «incuti
il
da che
i
voti
ripetutamente manlf<
Governo nella
ri
preparare
di
/ione d'un altra riforma
:
r
f.
ià
appro-
nera dei Deputati, e recata alle deliberazioni dei Seall'Abolizione delle Decime •
lei
ne
di
«'ulto e del
ina Commissione
altri
Istituita ;
mezzi
pei
congruo e decoroso mante-
CU a quell'uopo dal Governo In Cagliari e loti, per dc\o-
eminenti per x-ntnic
tituzioni dei Regno, per dottrina e per del-
rien. l'I-,,;
lendoli di volerle procurare
1
documenti necessari, al-
Patrimonio delia così detta Causa ria
— 338 — Mentre la Commissione riceveva da alcun] desiderati riscontri, e
li
attendeva dagli
altri
dei
Prelati
richiesti
con liducia
i
di otte-
nerli favorevoli dalla deferenza da essi altre volte dimostrata
v<
Governo e le sue operazioni intese; all'unico scopo di promuovere Ministri, intimamente conil maggior bene della Chiesa, e dei suoi nesso con la prosperità morale e materiale dell'isola, un'irriverente, ed ostinata opposizione venne a manifestarsi dal canto del solo Ar-
il
civescovo di Cagliari che primo nella Gerarchia Ecclesiastica della
Sardegna, avrebbe pure dovuto essere il primo a dare l'esempio della
Sommessione agli ordini del Governo relativi ad un oggetto che in tutti gli Stati
d'Europa si riconosce come soggetto all'Autorità
vile, e indirizzatigli in
ci-
una forma tanto onorevole e cortese, quanto
dura e sconveniente la ripulsa ch'esso vi diede.
fu
Pregato di voler indicare i riscontri
di cui
veniva richiesto, scri-
vendoli nei moduli che gli furono a quel fine trasmessi, esso respinse i
moduli, affermando che egli non era né possessore, né Ammini-
stratore dei beni della causa Pia Generale di Cagliari; e ciò quan-
tunque fosse noto a
tutti
come
l'Uffizio
d'Amministrazione della
Causa Pia sotto il nome di Contadoria Generale fosse
stabilito in
una parte del suo Palazzo Vescovile dove erano riposti alla rinfusa e senza ordine accumulati i numerosi volumi e Documenti a quell'Amministrazione relativi, e sebbene si conoscesse dalla Commissione per notizie avute da Ecclesiastici incaricati dell'esazione delle
rendite; che ne risultava già un Capitale superiore alle lire nuove 150 mila. Gli antecedenti di quel Prelato di
concepire verun sentimento
rifiuto;
non permisero
alla
Commissione
di meraviglia in conseguenza di quel
Essa già lo aveva sperimentato oppositore ostinatissimo ad
quantunque secondate dal consentimento si può dire unanime di tutti gli altri Prelati dell'Isola: Avverso per indole e per sistema alle nuove istituzioni politiche del Paese non v'ha ostacolo che egli non tentasse di frapporre al regolare svolgimento di esse; altre richieste,
né altrimenti erasi potuto superare gl'incagli da lui opposti agl'ordini legittimi del Governo, che ricorrendo all'Autorità dei Magistrati.
È questa via appunto, la sola legale, la sola cui siasi costantemente attenuto
il
Governo nelle sue relazioni col Clero così sul continente
come nella Sardegna fu quella alla quale
si
volse la Commissione
per vincere il rifiuto dell'Arcivescovo nell'occasione dianzi mentovata.
Rappresentato il caso dall'A. VV0 Fiscale Generale della Sardegna a quel Magistrato di Appello, fu da
lui
per deliberazione presa a
— 339 — un Giudica con incarico
Bell'Ufficio
-1:
contenenti
Docni
del
e
I
ne erano
le
dall'
mano air
azione o diffl* quell'uffizio,
a
recarvisi cbe fece nna
del Magistrato nel
compiere
Con
il
per
seconda volta
Seriormente sulla porta del-
suo mandati.', vide
il
quando
un Manifesto scritto e sottoscritto di pugno delsi dichiaravano per quel fatto incorsi nella
nel quale
quelli
itti
venne ordinata, secondata
cui
ila
imita quella visita giudiziale, con divieto a tutti della
•i
solverli al tribunale della
'
i
Con*
Penitenza &
salvo in articolo di morte.
Giudice Commissario osando
Il
più prudenti' riserbo, e limitan-
il
mpimento di un Atto del suo dovere quello scri'to, ne distese
ne
prò
j]
informò
il
Ma-
>nte.
Qu<
sua
un generale e prof
ari
timento
di
riprovazione contro l'Are
i.
come in ogni altra
ed imparziale nell'appi •il
per natura
»ra
decisione
alla
;
udrziaria che
dell'Ani
circostanza, libera, indipendente
carattere del Patto nell'applicarvi le
;
delle Leggi vig<
Per rendere compiute le informazioni contenute nel presente !>idel Risorgimento In data di ieri nel miniente inserita
quale venie-
la
cedola di scomunica tal quale
porta del Palazzo Episcopale per opera dell'Arci-
alla
LI ì.
S.
di
l.en
111.
ma
le
attuali informazioni Onde
di
l
liliale i
in
,te
Mie. ma
che
.
.
i
il
relazione, Eli
'ira
di
fi
non ha alcuna connessone eolla
'
H'incontro d'una Legge en
ti
il
Governo non
io
lihero corso
e
alla
della qnÌ8tlone e parlarne
Antonelli. Bla eolle altre
che
a
ft,
in
ai
tale effetto
pronunziare Bulla condotta
deve
limi'
tribunali del dell'Are i
conslderaiione.
— 340 — P. S.
Favorirà
di
darne comunicazione al Marchese Spinola, ed
ove lo desideri gliene dia copia per gli Arcbivj della Legazione (1). Azeglio (2).
12.
Dispaccio del d'Azeglio al Pinelli.
(Archivio Pinelli. Originale). R. Segr » di Stato
per gli affari Esteri
Divis. ne 2. da
lll.mo Sig.
Commd.r Pinelli
Incaricato di Missione straord. ria Roma.
Torino il 18 settembre 1850. lll.mo Signore Sig. P. ron Col.mo V. S. 111.
ma già possiede le opportune direzioni per la condotta da
tenersi in occasione della prossima allocuzione Concistoriale, ove nella
medesima si trovassero
tali
espressioni od insinuazioni atte
ad offendere la dignità del Governo
di S.
M.
Nel rinnovarLe queste stesse direzioni, debbo però soggiungerle,
che nel caso si verificasse quanto è prevedibile, il Governo più non si limiterebbe ad un prudente silenzio come fece a proposito dell'ultima allocuzione,
ma protesterebbe contro
un'officiale risposta servendosi a tal
documenti, che sono
in
uopo
di
quella, e vi tutti
farebbe
gl'argomenti e
sua facoltà.
conseguentemente spiegarsi in questo senso col Cardi naie Pro-Segretario di Stato, dandogli così una prova del leale prò Ella potrà
cedere del Governo del Re, ed a scanso d'ignoranza o
di
sorprese
Em. za potesse allegare su questo proposito. Nel l'istesso senso può altresì intrattenersi colle persone le più influenti facendo tuttavia osservare, che tal determinazione non viene adot tata a guisa di intimidazione verso la S. Sede, ma come atto di di che più tardi
S.
gnità, e di giustizia che il Ministero si crede in debito di esercitare
Nel lasciare alla S. V. la cura di compiere questo incarico nel
modo più conforme
ai
stesso tempo, colgo con gli attestati della
sentimenti del Ministero, ed efficace nello
premura quest'occasione per confermarle
mia distinta considerazione. Azeglio
(1)
Della stessa mano del testo.
(2)
Autografo.
(8)
Autografo.
(3).
— 341 — Invece di fare direttamente la dichiarazione suddetta sarà forse più a proposito servirsi di via indiretta onde evitare l'apparenza della minaccia. Ella del resto sarà miglior giudice di
modo
me circa il
mi rimetto (1).
e l'opportunità, ed in tutto a Lei
A.
(2).
13.
Dispaccio
i>ei.
Ho 'eria
Joctkau ai. Pinelli.
Pinelli. Originale).
Stato per gli affari esteri
«li
Divisione 2. d* Ill.nao
Big.
Commend. Pinelli
Incaricato di Missione straordinaria.
Torino Ill.mo S;_ .ornali del 111.
Big.
<>
ma il cosi detto convegno, o congresso di Villanovetta, nel :
e ;
avrebbero pigliato l'unanime concerto diricon apposito indirizzo, in cui, esaminando mali che potrebbero dern i
Piemonte, ed
da un disaccordo ulteriormente protratto tra Intenderebbero conseguentemente d'indur
:
domande
alle .
11
m
Roma.
21 settembre 1850.
amo probabilmente portato a notizia di
1<>
quale
albi
P. ron Col.
il
M
che
del Governo, ed a far in
Diplomatica di cui Ella è mei
la
.
al
«juale
il
fatto di questo Coi te
fuorché per
"ula-
Le
D
può più
at-
lella
rimi;
'i
il
Eie
Bostro Augusto
interiormente
itoerafo.
><
— 342 — aderirono alla Circolare
di
Monsignor Pransonì ed ai suo posteriore
operato; Sulla quale considerazione soffermandosi vette necessariamente conchiudere, che
il
Consiglio do-
il
Santo Padre potrebbe per
avventura non far troppo buon accoglimento ai due Vescovi in di» scorso. Questo primo riflesso poggia sulla Bupp08izione, che il concorso dei Prelati sia sincero, e che per essi
concorrere
alla
si voglia,
l'attuale vertenza colla 8. Sede. Nel caso contrario la
zione da addottarsi coi suddetti Vescovi ciare dall' esortarli a e
mandare a Roma
prima precau-
consisterebbe
nel comin-
stato concertato
L'indirizzo
deliberato nel congresso di Villanovetta, con riserva per parte del
Governo di
efficacemente
quiete interna dello Stato, ed al componimento del-
del
Re di risolvere in seguito
se sia
si,
o no, conveniente
accettare la fatta profferta, e di consentire alla loro partenza per
Roma. Prima
di
conchiudére alcunché
stione in discorso
il
di
certo e
ili
positivo
sulla
qui-
Consiglio dei Ministri risolse di portar a cogni-
zione della S. V. la suddetta offerta dei due Prelati onde conoscere
quale sia la sua personale opinione intorno alla medesima,.e se sia cosa utile e prudente di accettarla: La posizione in cui la collocata può metterla in grado di
discernere con
S.
V. è
qualche fonda-
mento se il concorso proposto per parte dei Vescovi possa asseconla S. Sede, ovvero se essa non tenda al-
dare le sue pratiche presso
l'opposto a creare nuovi incidenti, ed a frappor loro impreveduti ostacoli.
Un'altra riflessione può altresì nascere dietro siffatta proposizione:
Sarebbe Ella spontanea per parte di chi la fece? o non sarebbe piuttosto stata suggerita da Roma stessa onde salvare la propria dignità, e così aver viso di accordare all'ufficioso intervento dell'Episcopato,
quello che le parrebbe disdicevole di consentire direttamente al Go-
verno civile? In tal caso si tratterebbe d'un semplice punto d'amor proprio, di suscettibilità o qualcosa di
simile, nella
quale ipotesi,
sembra che non potrebbe vedersi di mal occhio, la scelta di questo mezzo Mais (come direbbero i Francesi) qualora dovesse condurre direttamente allo scopo principale a cui s'intende. Il
Ministero avendo collocato l'intiera sua fiducia nei lumi, e nella
prudenza della S. V. desidera di conoscere preventivamente il suo parere per poter quindi deliberare in proposito: e mentre la prega a dargli colla maggior frequenza che Le sarà possibile delle sue notizie,
anche nel caso in cui non Le occorra di doversi intrattenere
della Missione speciale di cui è investita, m'incarica in assenza del
Presidente del Consiglio, attualmente a Genova di esprimerle i sen-
-
343
— 'inali
i
ue
1 1 1
mia ben distnr
della
ho
Primo Ufficiale Jocte
il
mi vien man lo
l'on
;one.
I
mia opinione sarebbe da
la
orare
la ]
Se non altro, non
mi par diffidi
si ;
un meteo offerto. Del resto Ella
ira .ti
perciò in Lei mi
rimetto anch'l<
7mbre' 18! Azeglio rorino che l'indirizzo de' Vescovi a §.8. firmai
Mi
per Roma. Sarebbe opportuno ch'Ella
dieci di loro, è partito ieri li
n'Indirizzo e realmente venuto in
veriflc
1'
del
aferma nell'opinione che si dovi
yui
due Vescovi che intendono andare a
.«•ì
da
Rom
Tonno chi sìciììo e mi sembra pare ere
il
<
i
pensare e le qualità degli Of-
A.
11).
11.
n:\i
l'iv
ai.
ile).
k. Begrel
gii
III. n
'inni.
affari eeteri.
Pmelll
-
Roma. Torino 24 settembre
mo
Ili
Il
in
!
\
i
questo momento, il preg. m «
ato
m Genova, oi
•
nbre
:
lo,
Ministri
il
Ih
mano del
:
•
[
A n _rIio.
rato. n il
A
altro inchiostro dallo stesso d'Azeglio.
in
— 344 — grado di avere pronta cognizione del suo contenuto, e di pren-
in
dere un'analoga deliberazione.
Dopo d'aver letto e maturamente considerato l'intiero tenore del Dispaccio, il Consiglio mi diede ordine di risponderLe che allo Stato
attuale delle cose, è nella posizione in cui Ella
si
trova, nel caso
che la risposta del Cardinale Antonelli non Le abbia dato motivo di
prendere la risoluzione definitiva ed irrevocabile di partir da Roma, non Le sarà né inopportuno né discaro di conoscere per propria
norma e governo, che quando il presente Dispaccio Le perverrà alle mani la sorte dell'Arcivescovo
di
Torino sarà decisa attesoché la
Corte di Appello già avrà pronunziata la sua sentenza il che molto
probabilmente avrà luogo mercoledì prossimo.
Appena emanato il giudizio, esso verrà portato a notizia di V. S. 111.
ma senza indugio di sorta, e con quest'occasione il Consiglio dei
Ministri avrà cura di trasmetterle quelle altre direzioni che fossero del caso e venissero eventualmente determinate dietro
il
risultato
della sentenza. Il
Ministero desidera vivamente che la notizia contenuta nel pre-
sente Dispaccio Le pervenga in tempo utile, e che salvo ogni rispetto
possa viemmaggiormente chiarire in faccia al Paese,
di dignità, Ella
non meno che al cospetto dei Gabinetti Europei, come il desiderio di procedere di buon accordo con la S. Sede sia sempre stato sincero ed intenso per parte del Governo del Re, e come ogni conveniente mezzo di conciliazione sia sempre stato messo in opera dal canto suo prima di risolversi a troncare il corso della Missione
di
cui la S. V. è incaricata.
Le trasmetto qui unite alcune carte concernenti l'Arcivescovo di non potute sin qui esser messe in ordine dal Ministero della
Cagliari
Giustizia, presentate sotto
forma
di
officiale
relazione,
ma che ad
ogni modo sarà utile alla S. V. di possedere per propria direzione.
Gradisca gli
atti della
mia distinta consideraz.e il
Letto
il
P.mo Uffiziale Jocteau.
presente Dispaccio che mi vien trasmesso a Genova, mi
unisco al pensiero del Consiglio sulla somma importanza di mostrare all'Europa avere noi spinto lo spirito di Conciliazione sino agli
estremi limiti del possibile.
Le rinnovo i sensi della mia distinta osservanza (1). Azeglio (2). (1)
Di mano del d'Azeglio.
(2)
Autografo.
— 345 — 15.
DISPACCIO DSL
D'A/.K'.I .In
AI.
TlNKI.LI.
rehivio l'incili. Originale autografo).
pour les affaires «'Iran. ibinet
Particulier
Ill.mo Signore.
Le accludo copia del Dispaccio Telegrafico che ricevo da Torino, e che annunzia la conclusione del processo dell'Arcivescovo. Il
Magistrato ha tenuto la via che evitando le lunghezze e gli scan-
dali d'un processo ordinario,
poteva meglio raggiungere lo scopo ili
mezzo una così continua cagione di disturbi e di disordini, ignoro se a norma delle Leggi sia ora in arbitrio dell'Arcive-
toglier di
scovo scegliere il luogo ove andare. A ogni modo pel caso ove sce>e Roma fo tener apparecchiato un vapore che possa occorrendo andar a levarlo a Savona, che mi pare il punto più a proposito d'im-
barco a chi venga da Fenestrelle, e debba evitare di mettersi troppo
mi
in
Non so quanto piacerà alla Corte di Roma questa soluzione, ma è pur sempre una soluzione, e spero, nella penuria di tale derrata. se ne vorrà contentare. Alla fine non è arbitrio ma regolare giudizio di Tribunale al quale ognuno si può decentemente acquetare. Le rinnovo i sensi della mia più distinta osservanza. Genova 26 settembre 50. Azeglio. 16.
Dispaccio dkl Jocteac
ai.
Pikxlll
(Archivio Pinelli. Originale). Secretairerie d'Ktat
pour les affaire* étrangeres Turin IH. ino Il
Signore Big.
(
l
.
ron Col.
li
26 7*>™ 1850.
m°
Consiglio dei Ministri m'incarica di trasmettere alla S. V. In ma aitato del giudizio stato pronunziato Sul
toni nel quale
il
Magistrato procedendo
conto la
di
Monsignor
ria d*
irdinò a classi unite l'allontanamento ili esso Prelato dallo ,
e la riduzione
provvisoria dei beni del Vescovato sotto la
Amministrazione dell'Economato Generale.
— 346 — È Inutile l'intrattenerla in ordine a
essendo Lei
siffatto giudizio
perfettamente informata della giurisprudenza
patria, e
trovandosi
conseguentemente in grado di far conoscere al Cardinale Prosegretario di Stato, coinè questo risultato non possa ragionevolmente spiacere alla
Sede medesima,
S.
gistrato avesse adottato un'altro
la quale riconoscerà, che ove il Ma-
modo
procedimento, e tale da
di
rendere indispensabile la pubblicità dei Dibattimenti con tutto quel corredo di atti e di documenti che vi si riferiscono, ne avrebbe potuto risultare un grave scapito a danno della Religione e dei suoi Ministri. Ella avrà cura sopratutto di far osservare al Cardinale Antonelli che la riduzione dei beni del Vescovato presso il R.° Econo-
mato Apostolico incaricato della Amministrazione dei beni Ecclesiache equivale ad un atto di tutela e di Amministrazione or-
stici, e
dinato dall'Autorità legittima e competente non
si
deve confondere
con un atto di espropriazione forzata, o di odiosa confìsca, quasicchè si
trattasse dell'incameramento dei beni
della Chiesa.
Il
Consiglio
stima superfluo d'intrattenerla particolarmente su questo argomento conoscendo per prova quanto Ella sia versata nelle materie in discorso, e
come possa dar loro quella luce e quel rilievo onde abbi-
sognano per essere sanamente apprezzate dalla Corte di Roma ove questa avesse viso di non conoscerle o di travolgerne il se*nso o l'applicazione. Quando sarà data esecuzione ai provvedimenti testé emanati dal Magistrato d'Appello in ordine ai quali sarà cura del po-
tere esecutivo di procedere con tutti
i
maggiori riguardi verso la
persona dell'Arcivescovo e verso la dignità ond'è insignito,V. S. 111. ma sarà esattamente informata di tutte le misure a tal uopo adottate
onde possa intrattenersene con chi di ragione. Valgomi della circostanza per rinnovarla i sensi della mia distintissima considerazione. Pel Ministro il
Primo Uffìziale Jocteau.
17.
Dispaccio del d'Azeglio al Pinelli.
(Archivio Pinelli. Originale). R. Segr.ìa di Stato
per gl'Affari Esteri
É
2 da Divisione Ill.mo Sig.
Comm. Pinelli. Roma. Torino il 9 ottobre 1850.
Ill.mo Signore Sig.
P.™n Col. mo
7mbre ho provato una ed energico ammisurato verace soddisfazioue pel modo assennato, Nel ricevere i Dispacci del 27 e 30
p. p.
- 347 — col q
pe difendere
:
diritti dell
|
iti
Antonelli
forzò
si
o
pia <li
meo
metterli in dal
menti giui
.-liari
loro data dai competi n
cui Ella trovasi in R ili
furoi tal
natura
altri fuori-:
si
«
che ne
«prendere che
dover 'late alla Corte «li R
«la
e di risentimento:
•
nel-
Mattai- ili conciliazione
un altro canto non si pu
la «li
ad
ti
«lai
reati
filale malanni,.
per ora, la condizione prediale, S.
ma
111.
poco conforme
~a
ri fiuto
il
m V.
Ooyerno ricom
alla propria
dignità
il
i>i<>Iun-
delle credenziali.
mini
in cui
Bono di presente condotti
erno può sembrare ;
alla
agi]
dall'ini
.
occhi
canto
bastevol-
tutti
dì
fermezza, con cui nei due casi dianzi accen-
dala Magistratufa del Regno; E prima d'interrompere, colla partenza della S. V. nuovi risentimenti lire
dall'altra i
tentativi
cotesta Corte
di
a più convenienti e ten.
Isolazioni,
imerebbe infallibilmente, in faccia all'Europa, L'as] venire a
•run leale pr
aver quindi
conciliativi, e di li
tal
fai
natura da rende: li
te
di
vi
n]
ulterior no-
è dubbio, che tun
Roma. Iella
all'esimi :n
perchè Klla ne con.
l'imp
pittima causa
d'interrompere
le
tratl
rebbe allora qnan
.nienti di Ila
tamente un più in:.
nel rifiuto delle
siali,
nel anni
irno potrebbe compromettere la
fos-
sero
alle
i:
.
alle quali Ella allude nell'ultimo
suo
DI
— 348 — Riassumendo in brevi termini il contenuto in questo come nei preS. mi pregio di osservarle che se non sarà possibile a Lei di persuadere la Corte di Roma delle ra-
cedenti Dispacci indirizzati a V.
gioni di diritto, e di politica convenienza, che guidano e guideranno il
Governo nelle sue deliberazioni, Ella deve procedere in ogni cosa
per modo che si renda palese a tutti, e specialmente ai Rappresentanti di quelle
Potenze che interposero i loro buoni uffici in questa
vertenza, come dal Governo del Re siasi reso, con la più leale schiet-
maggiore desiderio di conciliazione ogni conveniente omaggio alla S. Sede, e che, se i suoi sforzi riuscirono indarno, l'inu-
tezza, e col
tilità degli
esperimenti è da attribuirsi a tutt'altra causa, che al dif-
Governo stesso, o di buon volere quanto al successo, o di convenienza quanto alle forme. 11 Governo del Re saprà tener conto alla S. V. di quella longanimità che si crede in debito di suggerirle in questo momento, onde fetto nel
raggiungere lo scopo della sua Missione. Intanto Le trasmetto alcuni Esemplari delle Requisitorie relative ai
due Arcivescovi di Torino e di Cagliari state stampate, non già
per dar loro una troppo estesa notorietà, ma soltanto per servire
ad uso privato onde la S. V. possa rimetterle a quelle persone influenti
con le quali è in relazione, e che non avessero esatta notizia
di tutte
le
circostanze in esse riferite, o che tuttavia nutrissero
qualche dubbio sulla regolarità di quanto venne operato riguardo a questi due Prelati.
Gradisca V.S.Ill. ma nuovi attestati della mia distinta considerazione. Azeglio (1). P. S.
Unisco qui un Piego per V.
S.
rimessomi dal S.* C.*® D'An-
grogna, e la prego nel tempo stesso di rimettere al Marchese Spinola quello a lui diretto (2).
Aperto per ordine del Ministro, mi reco a dovere di trasmetterla al
suo Indirizzo
— Spinola
(3).
A. Bozzola e T. Bdttinj, (1)
Autografo.
(21
Della stessa mano del testo.
(3)
Di mano dello Spinola.
TEATRI E GENSURA IN PIEMONTE NEL RISORGIMENTO ITALIANO (1849-1861)
//
Bisorg. Ita/.,
XIV, i-n, p. 136 segg.
XIX. Per maggiore semplificazione del servizio, e specialmente
perchè gli Intendenti Generali di Provincia avessero una norma sicura Del permettere e
del rifiutare
le
rappresentazioni dei
lavori drammatici, furono pubblicati elenchi speciali, nei quali le commedie o drammi
ordine alfabetico.
ammessi, o respinti erano descritti per
Ouando si trattasse di lavoro non iscritto,
l'Intendente doveva chiedere visione del copione e verificare,
M Fosse bollato. Nei casi dubbi era tenuto a ricorrere al Miprimo elenco delle produzioni vietate, pubblicato nell'anno 1867, ne conteneva oltre a duecento cinquanta. Con un ter/o elenco finalmente si descrissero le produ-
nistero.
Il
zioni, che si
potevano rappresentare liberamente senza licenza
della Revisione.
Con una circolare speciale del 3 maggio del-
l'anno 1860, diretta agli Intendenti Generali dell'Emilia, e per
msione a tutti che, delle
gli
altri, si
regolò la questione delle poi
come vedremo, si usavano declamare rappresentazioni
negli
Intermezzi
drammatiche, specialmente
in
quelle
destinate a benefizio degli emigrati, e nelle patriottiche. Questa
consuetudine era cosi invalsa e generalizzata da assumere, spe cialmente nell'anno 1860, una forma epidemica, coluto, che volevano bili
[ter
'ili
sforzi di
emanciparci dalle strettole indispensa-
frenare opportunamente il soverchio entusiasmo, o un
lirismo patriottico non sempre spontaneo, erano enormi. Tutti Il Bt*OTg. Hai.,
MV
M
— 350 — volevano ragionare <li
politica e
avevano un buon suggeri-
mento da dare agli uomini di governo. Altro che il dantesco un Marcel diventa Ogni villan che parteggiando viene
!
Di tirate contro II Barbaro, di Pianti, e di Gemiti di oppressi,
non era da contarsi il numero, perchè l'aria ne era
satura.
I
banchi delle scuole, gli emigrati, i poetastri,
seggiatori, o sedicenti
I
ver-
fornivano merce poetica in copia
tali,
superiore alle esigenze.
i
sonetti
con o senza coda erano
cose da scolaretti e da ferravecchi; si perpetravano lavori ben
più importanti. La Censura, sempre brutale e guasta di positivismo,
menava
forbiciate senza
riguardo e senz'ombra di
Muse e rovinava il lavoro immane di sudavano e rombavano per allineare una certa quantità di sillabe, bastanti a rappresentare una dipietà.
Offendeva
le
cervello di coloro, che
screta sequela di versi da battezzare decentemente col
nome
di ode, di canzone, di carme. Il
Ministro, nella sua circolare, divise
sommariamente
le
poesie buone e cattive in due grandi categorie. Nella prima
furono comprese le classiche, conservate dalla fama nella seconda le cosidette volanti o di circostanza, relative a fatti o a personaggi politici. Le une, e cioè quelle di prima categoria, furono dichiarate libere da revisione; le altre non si potevano eseguire pubblicamente, se prima la Censura non si fosse :
pronunciata e il Ministro avesse deciso, se
si
dovessero per-
mettere, o se per motivi speciali si avessero da vietare. Al parere del Ministro era poi anche rimessa, nei casi di maggiore
importanza, o di qualche gravità, l'approvazione superiore
condanna dei lavori presentati alla censura. non si presentò che una volta sola, che vedremo a suo tempo. Il conte di Cavour accettò allora pienamente la delle sentenze di fatto
Il
tesi.
ch2 gli veniva sottoposta.
•Per quanto concerneva
le
versioni di lavori
autorizzati nella loro lingua originale,
si
finì
stranieri, già
per lasciare
carico agl'Intendenti Generali di accertarsi, che
il
il
lavoro di
traduzione fosse ben fatto e non alterasse il concetto dell'autore.
Ad essi fu pure rimessa l'approvazione delle varianti di
- 351 usavano introdurre dai capicomici per rendere
testo
il
approvato addatto
esigenze della loro
alle
compagnia.
XX. sto
Beckmesser, invitato dai colleghi nel primo atto dei
<tri
cantori di Norimberga a compiere
suo
il
ufficio di
marcatore, prima di nascondersi dietro il paravento donde se-
gnerà gli errori di lesa tabulatura, nei quali potesse incorrere
Waltzer di Stolzin^ durante
la
sua improvvisazione, ha una
parola di rammarico per l'ingrato compito commessogli. Dallo so sentimento dovevano essere animati il Sabbatino il Kavelli e
in
il
Peruzzini, quante volte
accingevano a prendere
si
esame le produzioni, che loro venivano rimesse. Quanta me-
schinità, quanta
miseria
videro stilare sotto ai loro ocelli.
benché occultata sotto titoli rimbombanti ed enfatici (Ibi percorre la lunga serie dei loro giudicati, è condotto ad osser!
come assolutamente non
vare, la
lingua italiana, contro
la
si
parli
più di reati contro
grammatica e contro la sintassi.
Non si creda che la ribellione fo lata, o che gli autori a patti. Ahimè no. Il male era così diffuso die i
costretti, volenti,
nolenti, a transigere, perchè vi erano
più gravi da schivare. Ci attestano le loro dichiarazioni.
Come
la
formula più adoperata nella composizione della mag-
parte dei lavori drammatici continuasse ad essere pel
passato costituita dai tre Ingredienti
r t.
ia
come
osservati: anti-
clericalismo, politica, immoralità, con una leggera prevale di quest'ultima. '
Il
pasticcio piaceva semine: perche non farne
Chi voleva mutare sistema, -e
non era già noto
favo-
metteva a rischio di passare un brutto
•latente in arte, si
momento, andando incontro a un successo mediocre, anche peggiore. Si era persino trovata una frase speciale per definire la mancanza, la assoluta scarsità di materia sdrucf(
<?
ciola. Si
diceva, che ile
Attico.
risma. L'immoralità
la
produzione non era riuscita per </<'/'-
Non -i scandalizzino però ili
allora non
quella, che oggidi costituisce
il
era da
ti
i
Catoni d'ogni petit» di
fondamento di quella fertilis-
— 352 — sima produzione francese, così di moda,
la
quale per un
ri-
masuglio di pudore veniva sui manifesti, or non è molto, defi-
come spettacolo non addatto per signorine. Siccome poi si ebbe modo di osservare, che non sempre la frase dava l'effetto nita
desiderato, taluno
si
indusse a rinunciare a
ciò,
che finiva
mero convenzionalismo. revisori non erano e non potevano essere fautori ed amI miratori convinti delle tendenze generali. L'opera loro doveva improntarsi a un rigorismo piuttosto intransigente, degno dei tempi di quel professore Pacelli, che abbiamo ricordato. Un nuovo esame di certe produzioni, un tempo vietate, potè condurre a un cotale rilassamento di freni, ma ciò fu fatto con molta cautela, e in certi casi con bastanti limitazioni, onde gli avversari non avessero motivo di trarne argomento per rovesciare addosso ai censori quel ponderoso cumulo di malumori e di risentimenti, ai quali l'opera loro doveva ineluttaper essere
bilmente dare origine.
XXI.
La nuova Revisione non dimostrava molta tenerezza per le rappresentazioni dei drammi di carattere sacro, che si usavano
Non solo proscriveva ma non ammetteva affatto quelli, che per essere
ripetere ab immemorabili a tempo fisso. gli antichi,
stati composti, o rifatti di fresco, potevano essere
più corretti
suo veto era giustificato sì dal timore delle conseguenze, che l'esposizione meno accurata di fatti sotto ogni aspetto.
del sì
Vangelo o
Il
di storia
ecclesiastica poteva seco condurre,
dei disordini (risse, ubbriacature, liti), che ineluttabilmente
derivavano per le agglomerazioni soverchie di gente (1).
(1) Contro le rappresentazioni sacre in genere si era
già levato nel se-
colo decimottavo la voce del clero. Il 23 marzo del 1724 il priore di Susa,
Fantin, scriveva chiedendo che si vietasse ancora in Gravere la Storia di Santa Barbara (patrona del luogo), che si voleva allestire. Già due anni prima il Re l'aveva proibita, ma ora alla chetichella si erano già incominciati i lavori di allestimento e le prove. I terrazzani accampavano pretesti di voti emessi dai loro maggiori, che tuttavia
non risultavano
approvati dall'autorità ecclesiastica competente. Lo scrivente poi asse-
— 353 Uli interessati in generale erano piuttosto restii ad accogl
pace
in
tarla,
la
non
proibizione di
«li
spettacoli. Desiderosi di spun-
tali
rado interponevano l'opera del locale deputato
odi qualche senatore, tidando che il loro appoggio avrehhe giovato a strappare il consenso rifiutato. L'inframmettenza tornava vana: perchè il no era ripetuto forse più riguardosamente,
ma non meno fermamente. Tua sola volta si derogò alla consuetudine e si lasciò rappresentare in
il
Mistero della Passione
Verzuolo. Ciò fu nell'anno 1858. La facoltà venne conc»
perchè risultò che
le
spese occorrenti erano già state
promotori però furono diffidati, che non •eri
si
fatte.
I
avesse a ritentare
mento per l'avvenire. XXII.
Abbiamo cominciato col niltil de Beo. Possiamo proseguire sullo stesso tema.
censori erano convinti della necessità as-
I
soluta di non tollerare sulla scena discussioni od allusioni, ro,
meno rispettose per quella religione,
o to-sero
che l'articolo, primo dello Statuto proclama di Stato. Di qui i
numerosi divieti c<»i (piali
i
lavori Inquinati di irreligione o di anticlericalismo. Per un
colpivano inesorabilmente tutti
si
GtUiìeo Galilei, si vietò l'uso di qualsiasi segno ecclesiastico
Non mi riuscì «li -coprii no un certo dramma.se mai omonimo, che am-
nel vestiario degli inquisitori.
questo
sia, O ila
subito
la
rappresentazione nell'anno 1863,
licenza a cagione
«li
vide
>i
un insuo
j!
ritirata
clamoi
che U-rr epoca. Un'atti
ra
Invaghita
«li
un dramma
intitolato
Val-
/
desi « voleva rappresentarlo per la sua serata al teatro Cari-
/nano. La licenza
non
si
le
venne negata. L'artista,
tenne pagi. Volle insistere, e ricorse
chi
per
conte
al
vour. presidente dei Consiglio del Ministri. Ebbe
la
|
di
soddisfa*
nere un altro reciso ritinto. spettacoli davano pretesto a
riva eli»', lungi <lall'e<'dtare
otu 'era avveuuto a i'.xilles.
Fantin
.
A
9 r. i>i
— 354 — Un certo Don Papirio alla resa
conti
dei
ritornò
al
suo
autore con tanto di « respinto», per le allusioni troppo chiare ritirarsi in una cotale Torre di Xembrod, che pare fosse infetta dello stesso morbo. In essa si nascose del pari un Conte di Belgioioso, sul quale ci fer-
che conteneva. Gli fu forza
meremo per apprendere dalle parole stesse del Revisore i criteri, ai
quali
si
inspirava per decretare la reiezione di certi
lavori. « La Revisione
permise sulle scene
le
inique trame
dell'inquisizione, e anche le tragedie, che ne cagionarono le
sembrava che quei fatti e quei delitti si avesse ad imputare ad una setta di falsi sacerdoti, che male interpretassero lo spirito del Vangelo e i Canoni della Chiesa. Ogni qualvolta, insomma, la Revisione vide in questi drammi offeso nel personaggio messo in scena il feroci sentenze, ogni qualvolta però
principio del sacerdozio e resa odiosa l'autorità della Chiesa,
ne proibì la rappresentazione. Ora la quarta sezione, intorno al
dramma II conte di Belgioioso, dà il suo voto, perchè sia
respinto, ravvisando in questa produzione menomata la rive-
renza dovuta al sacerdozio ed alla autorità della Chiesa cattolica ».
Di un Marco
il
pellicciaio,
che doveva vedere
la
luce a
Brescia e fu condannato, non metterebbe conto parlare, se nella sua sentenza di condanna il revisore, professore Giacinto
Ravelli, non avesse toccato la questione di certi drammi, così detti storiei, che avevano qualche fortuna, perchè gli elmi piu-
mati, le corazze, le bandiere, le voci di « morte al tiranno », di « abbasso ai
potenti » e simili, producevano sempre effetto
sulle masse. Per lo più si
sceglieva
questi lavori
si
fabbricavano così
:
un personaggio qualunque noto, o ignoto, e in
imperniavano episodi più o meno veri, o verisimili, destinati a fare da cornice a un episodio storico. Se poi dal lui si
complesso la verità risultava ferita, o falsata addirittura, non era da impensierirsi. Il pubblico aveva applaudito si
:
che cosa
voleva di più?
La Revisione non vedeva le cose sotto questo punto di vista, tanto più che questi lavori servivano meravigliosamente per sfoderare tirate politiche, o comunque,
messe.
non facilmente am-
— 355 — lo la
Direzione generale dei teatri, ad una produzione di
questo gene
al
colpo di grazia per cause politiche,
ancora toccato di vedersi
schiacciata dal
ridicolo.
— si era detto — si dovrebbe rifarne la
ritaht le
lingua». Ilprofossore Ravelli non M>irco il pellicciai", e BCrisse: storici sogliono essere
tali
«
si
mostrò meno severo col
Siccome quasi tutti
nell'azione principale, niente af-
veritieri negli episodi e nel colore locale, così
fatto
nezia (l'Assedio di Treviso), anziché dipingere
tato
i!
partiti del
ai
i
tempi di al-
serve dell'invasione tedesca per fare appello
lora, l'autore si
a allusioni
anche in
un'epoca storica della Repubblica di Ve-
t'ondato su
Bto,
drammi
i
biasimo
siigli
giorno: quindi a piene mani è get-
eterni nemici d' Italia
e
sulla Cattedra
San Pietro ». L'autore non si acquietò alla sentenza, che colpiva il suo lavoro. Lo modificò, lo rifece di sana pianta in qualche punto, di
indo di dargli un aspetta nuovo e di riuscire cosi a vederlo rappresentato. La sua fatica fu vana, perchè la sentenza
non
fu
mutata.
Tutti non
si
acconciavano di buon animo a passare
rat
gnati sotto le forche caudine dei revisori e a subirne il giudizio. Non mancavano coloro, che dopo avere trovato avverse le sorti nell'Ufficio di Revisione, convinti di avere fatto un lavoro di
grande importanza,
si
divertivano a cambiargli il titolo, o
ad aggiungergli sottotitoli viziosi, impressionanti, non introdu-
cendo varianti
di sorta al testo della produzione. Fra costoro
merita una specialissima menzione un Tizio, che
era
-i
ve-
duto respingere inesorabilmente un dramma, che si inspirava alle
n..!.'
gesta del Cardinale
poli dell'anno
IT'.»'.».
litare alla rli''
il
potetemi. il
suo copione,
uni-
lo
il
al
(piale
intitolava dal Terribile Prelato, <>ra
Napoli nell'unno ì799, ora dai Moti Né-
Aveva pero l'accorle/za di disporre le DOSe
lavoro giù
andito, e da o quatta
ta-
non
censura
'li
tuffo e alla Rivoluzione dì
tanto
nome. Ora
dalla Rivoluzione
I
Costui, per vincer»', di tanto in
in tu
Ilio da vari punti del Ref
vari capicomici.
//
CaràimaU Bufo
indie di più, viaggi inutili, ma non poi entato che dopo l'annessione delle Provincie Vi-
— 356 — poletane. Ad un altro autore, non il
lavoro fu già respinto sotto
l'anno
il
meno ostinato, fu risposto:
tale titolo
il
giorno tale del-
tale.
XXIII. Fra restii a presentare i lavori alla censura vogliamo annoverare i proprietari di un notissimo teatro di fantocci di i
una grande città d'Italia.
Essi chiesero al
Governatore della
regione, allora di recente annessione, di essere esonerati dall'inviare
loro copioni alla Revisione.
i
Il
repertorio del loro
teatrino contava sessant'anni. Il cessato Governo lo aveva de-
bitamente approvato, e, anche dopo il passaggio sotto Vittorio Emanuele II, era stato rimesso in scena e replicato senza os-
Quel divertimento era detto proverbialmente il teatro dei ragazzi, appunto perchè le produzioni erano sane, morali, prive di frasi equivoche, come tutti potevano attestare. servazioni.
L'invio dei copioni avrebbe cagionato una grossa spesa, perchè si
trattava di vari volumi di grande formato, scritti a carat-
teri grossi e larghi,
ciascuno dei quali conteneva parecchie
commedie. Si sottoponevano tuttavia a spedire regolarmente le nuove produzioni. La loro richiesta non fu esaudita. Sabbatini e compagni erano curiosi e volevano leggere tutto. Le spese di viaggio poi non contavano, perchè la questura avrebbe spedito a Torino
i
volumi gratuitamente e gratuitamente sa-
rebbero ritornati. Così Ginevra degli Almieri, Genoveffa di
Brabante,
La Bella Celeste degli Spadari, L'Orfanello- di Gi-
nevra, La vecchia del lotto, Adelaide di Francia, L'uomo della Foresta, Il duca Vincester, e simili dovettero fare un viaggetto in Piemonte.
XXIV. La ragione di Stato voleva imperiosamente le sue vittime commediografi e tanto maggiormente le sue preanche fra i
quanto che autori, capicomici ed attori si permettevano certi scivoloni volontari, che di quel certo senso, che Giusti proclamava capo scuola, sembrava
tese si facevano sentire, in
-se smarrita, non che
—
—
,'137
la
misura, il ricordo. Nulla Bfoggi va
alla politieomania degli scrittori di commedie. Le stesse leggi
dello Stato, prima che in Parlamento, si volevano discuter»' sul
Non capitò forse alla censura una produzione
palcoscenico.
inviata da Pavia, che portava il titolo di Tasse Università, II
revisore ne fece giustizia sommaria, giudicandola dettata «in
odio alla legge - che doveva discutersi. Che diremo di certi Poli ticomani, dei Corvi Politici, delle
vano cagione a lavori
Mene Elettorali, che da-
respinti, s'intende,
con loro scorno f
Le società segrete tentarono anche di penetrare sul palcosce-
ma vennero
nico,
Carbonari nella Catacombe d' Italia. Con quest'ulmettevano in scena riti della setta Massonica e le
Bali
tima
temiate. La stessa sorte toccò a Giuseppe
si
i
trame dei
che
partiti*
si
agitavano nella Penisola.
di Giuseppe Garibaldi venne fuori, neluna lussuriosi fioritura poetica, drammati persi no coreografica! Signori si. anche in mezzo agii sgam-
Attorno alla figura
l'anno
Is."»'.».
delle
hettii
ballerine
si
voleva
far
apparire
la
del-
figuri
due mondi! Siccome la coltivazione di questi fiori poetici aveva preso uno sviluppo inquietante, la Revisione ril'Eroe dei
ncarta in buona parte e inesorabilmente, trincie-
randosi dietro
il
divieto di portare sulla scena personaggi tut-
tora viventi, e fatti di data recente li respingeva. Talvolta per
variare la formola del suo rifiuto si valeva «Iella dicitura
spinto per inopportunità ilio
:
« re-
vennero seppelliti
politici!
//
d'Italia, Venosta che piange e spera. Un canto a Sizza.
lamento d'un emigrato Veneto. La pietà di monna Brigida,
Il
ili una Bandiera, La preghiera delta vedova Italiana due drammi liberala e '-H eeuM di Perugia. ebbe sorte dissimile uo certo Saulino, che un siiti i
e
i
/
:i
Doto ed applaudito per molte altre produzioni, intendeva di
far e
rappresentare a Milano. La censura non lo ammise, e, per un certo riguardo all'autore, dichiarò un po'
laconicamente del consueto
condannato. L'autore, eli
uno lavoro e
non
>i
le
ragioni, per
deva di avere
«li
meno
quali lo ti fatto
un gran-
aspettava un simile trattamento
adonti., strepitò e r.-clamò. Scrisse
matita rossa
le
una lettera, -lilla quale la
un maestro elementare avrebbe forse segnato
- 368 — qualche croce. Gli si fece osservare, che Saulino era sconveniente per varie ragioni, e che la Revisione era stata assai be-
nigna, condannandolo soltanto per sconvenienza religiosa e politica. Infatti, esso feriva
degna non era
uno Stato, col quale il He di Sar-
in guerra. Riflettesse l'autore di Saulino, se
potesse essere lecito lasciar rappresentare un lavoro, che pa-
rodiava un fatto biblico, bistrattava un capolavoro d'arte dram-
matica e offendeva protestò contro una
la
politica
estera del Governo. L'autore
pretesa diversità di trattamento, addu-
cendo, che, mentre si lasciavano girare liberamente pei teatri
Cichina d'Moncalè, Cecca de Gaggian e Cecca de Mestre, parodie
Francesca da Rimini, si vietava la sua. Gli si disse chiaro, che col Saul non si poteva scherzare né punto, né poco;
della
peggio poi a quel modo. Cosi avvenne anche per un certo
Matrimonio del conteVittorio Pindemonte colla signora Attilia Centrali. Vi ostavano « sconvenienze e sguaiataggini ».
XXV. Ad onta che
i
tempi mutassero, certi malanni continuavano
a imperversare come prima; forse peggio, perchè piuttosto accresciuti che scemati di numero. Colla
scomparsa della Dire-
zione Generale dei Teatri era venuta a scemare quella sorve-
glianza assidua, illuminata, zelante, che aveva giovato a fre-
nare certe si
frasi, certe reintegrazioni e certe aggiunte che non
potevano tollerare. Gli artisti,
fatti
liberi
da tanto giogo,
avevano ripreso il malvezzo di lasciarsi andare troppo oltre, anche a violare prescrizioni della censura. Il conte di Cavour non era tenero e, in materia di contravvenzioni di questo genere, non scherzava. Ad un capo comico, che agiva al teatro Gerbino, e che si era permesso di non tenere conto delle osservazioni della Revisione nella rappresentazione di una commedia, il Questore ebbe ordine di ritirargliene il manoscritto e di vietarne la rappresentazione. Inoltre fu incaricato di fargli
conoscere, che ove un fatto simile si ripetesse per altre produzioni, gli
si
sarebbe fatto chiudere
il
teatro.
Un modesto burattinaio, che agiva in un teatrino a Porta Nuova in casa Fubini (nel
largo dell'attuale via Lagrange),.
— 359 — amantissimo delle tradizioni del vischio teatro d'arie e sue leste di Legoo in produzioni, delle quali
rva agire le
non aveva che uno schema costituito da scarsi appunti. Nella foga dell'improvvisazione u li avveniva talvolta di lasciarsi r
puliti. _rire certe 'rasi mollo libere e certi discorsi poco Qualche spettatore non mollo edificato mosse lagnanze, le quali, non so come, giunsero sine al conte di Cavour. Sen-
ammonii»'
lece
e' altro, egli
fantasioso burattinaio, che si
il
moderasse, perchè, in caso contrario, il suo teatrino, del quale molti
ignoravano persino l'esistenza, sarebbe stato chiuso
inesorabilmente.
Al teatro Balbo, che contava allora appena pochi mesi di
chiamava
vita, e si
•<
Circo », agiva nell'anno 1868 una com-
pagnia comica dialettale, venuta da una regione d'Italia ancora irredenta.
Il
capo comico, che rappresentava
parte
la
una maschera che ebbe sempre lama di essere mordace. ma anche un po' boccaccesca, sembrava volesse nelle
di
scene a soggetto guastare la purezza invidiabile della parlata,
con espressioni scurrili e contrarie al buon costume. Anche in questa circostanza tu detta
vour,
no e sa
una
parolina
al
conte di Cail
capo-
suoi compagni, che. pare, non rifuggivano
dalla
quale per mezzo del Questore lece avvisare
il
i
poco lodevole consuetudine, di
non volevano che si pensasse a Pur troppo
badare a frenarsi, 86
tare loro chiudere
il
teatro.
numero delle produzioni « respinte per immo-
il
che con essa avevano una certa relazione, era assai
ralità », o
grande, impressionante. La verità è dolorosa, ma vuole e* a.
Chiunque esamini
vincersi, che
i
i
giudicati della Revisione, deve con-
Livori riprovati
per questa
ragione superano
Ogni pievi-ione. Dalla 8pia
Austriaca, giù scendendo per
una Orami»
(non quella esilarantissima dei Labiche), a certi Animali parìanti (da
non confondersi con quelli di Predo) al fienili
I
<>u
l'ari d'aimer, cavallo
t,
la
Berie è \
i.
quali i.
lunga e ci //
olire
di
battaglia
di
Virginia De-
una colle/ione di titoli molto
fanatico per farsi bastonai
lolla
Un Juiferraut, Lea (Ule§ da Vtmfer, //« chambre lante. Un (inreon
— 3()0 — de chez Very, Lucrezia Borgia, I figli della Regina Palmira, Il conte Giuliani, 1 misteri tenebrosi di Roma, Le paratonerre,
La bonne qu'on renvoie, Il divorzio dopo un mese di matrimonio, L'abbé galant, I due tipi della vita coniugale, La mère Providence, I sette peccati capitali, ecc. ecc. Si
griderà contro l'esagerazione
.'
A chi voleva mettere in
scena una certa riduzione del Paradiso perduto, si intimava
Fuso delle maggiori cautele, perchè la decenza venisse rispettata e
nessuno degli spettatori potesse dirsi offeso. Quando al
teatro
della Scala di Milano
hallo di
Rota, intitolato 11
si
dovette mettere in scena un
Vampiro, si prescrisse una
se-
vera vigilanza, onde nelle scene mimiche; nelle quali si avesse
da esprimere alle
«
voluttà,
amorosa violenza », gli artisti anche
prove mantenessero quel riserbo, che si addice a persone
ben nate e non
si
trasmodasse.
XXVI. Un'altra categoria di produzioni drammatiche non trovava
grazia agli occhi della Censura. Tutti i drammi, nei quali apparisse in
qualche modo ciò, eh?
il
codice penale chiama
« reato », erano inesorabilmente respinti.
1
fattacci, coloro che
ne erano gli autori, dovevano avere il loro epilogo nelle aule, in cui si
amministra
la giustizia,
non altrove. I colpevoli, i
condannati non si potevano affatto trasformare in protagonisti di
drammi scenici, né le loro male gesta portare, a scuola di
morbosa delinquenza, sulle tavole del palcoscenico. Così un Masnadiero del secolo XIX, dramma a forti tinte, del quale era campione il notissimo delinquente Passatore, fu vietato. Doveva rappresentarsi a Bologna.
XXVII. Se dovessimo ricordare ad una ad una tutte le produzioni ammesse con modificazioni più o meno im-
scartate e quelle portanti,
non si avrebbe a finire
così presto. Limitiamoci a
pochi casi, che o rivestono una certa importanza, oppure ci si
presentano abbastanza curiosi.
— 361 giorno capitò alla Revisione una commedia che portava
l'n il
Cuore modello. Il censore incaricato di esami-
bel titolo di
narla non duro fatica a
ravvisare
nell'eroe, o
protagonista
un personaggio di sua conoscenza, clic viveva e panni. Al copione presentato era anzi annessa una let-
del lavoro, Iva
personaggio stesso, colla (piale dichiarava
tera del
formal-
mente di acconsentire, che il suo nome figurasse sul mani! fra personaggi. Siccome non si concedeva, che personaggi ani
il
viventi fossero portati sulla scena, si respinse senz'altro lavoro e si restituì il manoscritto al suo autore. Questi non
si
piegò,
:
ma incocciato nel pensiero di far rappresentare
Cuore modello,
il
qua e là e lo rimise una seconda volta ai Revisori. Kssi gli negarono di nuovo il voto favoile, e gli fecero sapere, che tino a quando non avesse mo-
dificato
il
lo ritoccò
nome del personaggio Bcelto a protagonista, o sop-
irle allusioni e certi episodi troppo chiari, non
commedia rappresentata. IH fatto consimile avvenne per una commedia piemontese
rasse di vedere la sua
L pan gala. La Revisio/ie subordinò il suo voto favorevole alla tuzione di altro
nome a quello di Bagni berlo,
dato ad
uno dei personaggi, perchè si dubitava fortemente che si voe alludere ad un cavaliere Filiberto Balegno. assai noto in città. Ina variante si voleva pure pel pseudonimo Della a.
perei
forse
avrebbe colpito
poeta Giovanni
il
Prati.
La stampa
opposizione
di
si
piacer
-ione alla stregua di quella certa
di
trattare la
contro
la
quale
non giungono al cavallo. Beco due una ben meschina importanza, che -i cerco di
saraventano incidenti ni di
o sella,
colpi che
i
passare per colossali.
far
gennaio dell'anno 1860 -i
giorno
-.il
lice del
giornale L'Opinione una
Il
lano intitolata
di
••
oell'ap-
l<
corrispondenza da Mi-
Cronaca Milanese ». In essa si narrava di una
scena tragica rappresentata
;d
teatro
Re sotto il titolo di ha un latto av vcnii
etto della (piale era attinto ad
(pianto tallii l
La
a. in
occasione della morte (li peisoi.
aie (li un personaggio vi venie molto noto
La scena
vietata dalla Revisione per immoralità e pei
Ione
— 302 — sul palcoscenico di personaggio ancora
vivente. Qualche ze-
lante fece leggere l'articolo al Ministro, il quale volle appurare il
l'atto, sia
interrogando i revisori, sia chiedendo informazioni
al Governatore di Milano. Si riconobbe, che il capocomico aveva
rappresentato
il
lavoro di sorpresa, e a sua giustificazione ad-
duceva di avere ritenuto, che il divieto di esecuzione fosse stato tolto, perchè gli sembrava si fosse già rappresentato di fresco a Modena. Che fare? Ciò che era avvenuto, non poteva disfarsi. Fu ordinata una severa ammonizione al capocomico, Governatore fu cortesemente rivolto l'invito di essere più cauto per l'avvenire e a far esercitare maggiore vigilanza
e
al
sui manifesti teatrali.
Contro la persona
di
quell'alto impiegato dello Stato era
manovra consimile. Una settimana innanzi il giornale cattolico L'Armonia, che non teneva in odorem già stata tentata una
suavitatis
il
Presidente del Consiglio e cercava di dargli
fa-
stidi e grattacapi, aveva deplorato, che nella stessa Milano, al
teatro della Canobbiana,
si
fosse rappresentato
un dramma
intitolato Bianca e Bianchina, ossia la morte del Generale An-
Siccome la morte del colonnello Anviti, non generale, era avvenuta per assassinio politico, e aveva sollevato commozione viti.
profonda e riprovazione, il capocomico aveva creduto di sfruttarle questa a suo favore. Il giornale, bontà sua, non si spingeva
ad^emulare Erodiade e a chiedere che gli si recasse in redazione
capo del Ministro, o del Governatore di Milano, ma forse non si discostava troppo. Il Ministero, che pochi mesi prima, il
il
lo settembre dell'anno 1859,
aveva ordinato una maggiore
vigilanza sull'opera dei capicomici. e un freno energico agli abusi, che, più sfacciatamente che mai, si commettevano coll'alterare
i
titoli delle
la peggio, fu
il
produzioni, ordinò un'inchiesta. Chi ebbe
giornale cattolico, che tu convinto di avere
maliziosamente mutato il nome di Avitti, uno dei personaggi del
dramma, in Anviti. Al capocomico fu però fatto carico di
avere violato l'ordine, che vietava l'aggiunta di sottotitolo alle
produzioni approvate. Bianca e Bianchina poi era un vecchio
dramma tradotto dal francese, approvato da qualche diecina d'anni come assolutamente innocuo.
— 3G3 — XXVIII. I
L'accenno
a
complicazioni prodotti' a cagione <li un dramma
francese, ci apre la via a ragionare di
un lavoro originale di
circostanza, il quale, benché destinato ad avere vita-effimera,
come tutti
lavori di simile genere,
i
trotto a subire la
-ura.
11
fatto è
trovò improvvisamente
si
peggiore di tutte le sorti a cagione della
doppiamente degno di nota perchè ci olire
Tunieo raso,
in cui
ricorrere ad
un provvedimento, che
Revisore abbia creduto suo dovere di
il
risei bava
si
ai fatti di
maggiore gravità. voleva festeggiare con una certa pompa, non scevra da
si
Dtazione marcata, l'inaugurazione del teatro Scrino, prima ed unica sala per spettacoli che sorgesse Jn Italia a sede fissa
compagnie drammatiche francesi e che si intitolasse da uno scrittore della loro nazione. Il teatro, che per verità aveva
di
ito
suo sorgere
il
fatto _
E
no d'immensa invidia
di
pietà
profonda,
doveva essere inaugurato con tre produzioni nuovissime. Ina va essere composta dal commediografo, r.he gli aveva dato il
nome, e che era atteso per assister.- alla rappresentazione lavoro e per aCCOgl ervi
del
ammiratori
stici
gli
<^li
osanna, che
e la nuova nella
i
suoi entusia-
avrebbero tributalo. Tanti
finirono per sfumare. Scribe non
-•etti
e
torinesi
si
bei
mosse da Parigi,
commedia, promessa come un novello messia, ripenna dell'autore, o
Alpi. Le musiche, gl'inni,
i
SÌ
smarrì nel passaggio dele
canti rimaselo strozzati nella gola.
La commedia Lea troia Maupin, prescelta, forse perche nuova per Torino, all'onore di
esposta
•
per
la
prima lappre-
LZione, fu giudicata sciatta. Invece di trascinare ti all'entusiasmo,
Questo per
la
li
lasciò molto freddi e
cronaca. Veniamo alia
parte
•
la
e
Pia
Biposte queste uh
un Thi
un letterato francese nato
spet-
ammusonaU. meno nota. Il
programma dell'inaugurazione si completava con un b
gli
in
Firenze.
Il
primo lavoro
tu
trovato degno di esni re rappresentato Si trattava di una cosette
- 364 leggiera, un tantino apologetica, fatta sullo stampo delle Riviste
con dialoghi allegorici conditi di scherzi, di satire e di giuochi di parole. Con essi si tartassava il teatro francese colle sue pessimo gusto di certi lavori a base di delitti atroci medioevali, di catastrofi, di amori scapigliati, venderecci, adulteri etc, e si faceva emergere la bontà e la sanità costumanze,
delle
il
produzioni di Scribe. L'altro lavoro invece naufragò
acque malfide della Revisione. Le cause della rovina furono essenzialmente tre. In primo luogo parve all'avvonelle
cato
Sabbatini, che non
si
potessero tollerare sulla scena
polemiche sulla nazionalità
le
dell' arte,
perchè con esse fa-
cevano capolino questioni di politica internazionale del Regno Sardo. Furono anche giudicate poco corrette certe frasi, colle quali si offendevano le costumanze nostrane per esaltare
il
solito
chez nous. Non fu giudicata finalmente lecita
la pittura brutta
ed esagerata, che in Théatre Scribe si faceva
del tipo borghese, descrivendolo soverchiamente strisciante ed
ossequioso.
Per non assumersi una responsabilità troppo grave, il Revisore credette bene di informare il Ministro dei motivi, che
avevano indotto a negare
lo
zione di Théatre Scribe. Ebbe
il
consenso della rappresenta-
il
contorto di vedere pienamente
accolta la sua tesi.
XXIX. Nell'anno 1859 parve all'Ufficio di censura, che ragioni gravi consigliassero la revisione di tutte le produzioni, che costitui-
vano il repertorio delle compagnie drammatiche dall'anno 1852 in poi. Il provvedimento si voleva giustificato da inconvenienti, che si dicevano avvenuti, e si riputava opportuno di eliminare,
ma sopratutto lo suggeriva un certo riguardo
all'orientamento politico. Per questo
un
ordine, che valesse a
si
invocava dal Ministro
togliere la licenza di
rappresenta-
zione al Giovanni da Procida di Niccolini, a tutte le produzioni che si inspiravano al Vespro siciliano, ad
ad una Fratellanza universale
di
fra
Emma Liona,
Ghichibio (professore
Carlo Avalle) e a quanti drammi, o commedie, in cui si con-
allusioni e frasi, che potessero urtare la Francia, al-
temporanea del piccolo Regno Sardo. 1/ invilo venne raccolto, e dal Ministero fu diramata una
leata
circolare ai singoli Intendenti Generali, colla quale
meva dubbio, the per ignoranza, ro indotti a
per malafede,
i
cattivo uso delle licenze di
l'are
si
espri-
capicomici rappresen-
concesse prima del patto di alleanza concluso colla
tile
Francia e dell'intrapresa guerra dell'indipendenza, esponendo lavori,
eli*'
allo
stalo
cose avrebbero potuto rivestire
delle
un'importanza, della quale prima erano destituite. Per questo si
vietavano ecc.
appena giunse a Torino la notizia del trattato di Villa-
:i
franca,
la
censura chiese ancora, che si sospendesse la licenza
un paio di dozzine di produzioni po-
di rappresentazione ad
autorizzate nel periodo intercedente tra l'aprile del-
litiche
l'anno 1850 e
il
vori interdetti si is.
19 taglio
dello stesso anno. Fra questi
notavano
seguenti dialettali:
i
Le famie dii contingent, Le bataiole d madama Scar-
La famia del soìdà, La partenssa
dassa,
la-
La guera e
dii
contingent per
Varmada. L'ordine non fu subito emanato.
II
ritardo cagionò rimo-
stranze del governo austriaco, che protestava contro ingiurie
contenute in qualche lavoro. Nella circolare del 23 novembre, colla quale il divieto veniva
emanato, si leggeva questa
:
altrettanto sensata, quanto poco praticata anche oggidì: « Non Ile
ingiurie che
possa propugnare una nobile cani
si
XXX. 11
ODO soleva chiudere le sue tavolette con una ap-
:
propriata sentenza. Plutarco in suoi
nomini
«lendini
ili
[ungeva alla vita dei paralleli,
accontentiamoci
di
porre termine a queste modestissime note con qualche o v
azione. la quali
da alcuni
rè fornita
menti, eh.-
si
trovali
riflettenti
la
censura
)i ••
i
;iti
li
docu-
alle carte dell'Archiviti di S
teatri,
nelle
quali
abbiamo larga-
mente spigolato. Rifacciamoci //
/.
al
decreto del \iv
18
luglio
dell'ani
col
—
.3(56
—
quale re Vittorio Emanuele I faceva suo togli
il
progetto rassegna-
da alcuni cittadini per la costituzione io Torino di una
compagnia drammatica stabile, che fu poi la Compagnia drammatica al servizio di S. M. Le prime frasi di quell'atto sovrano suonano così « Essendoci stato rassegnato affine di ottenere la Sovrana nostra approvazione di una società che avrebbe per iscopo di instituire in questa capitale una Compagnia Stabile composta di eccellenti attori drammatici italiani, considerando poi che l'arte drammatica regolata ed opportunamente favoreggiata e protetta, mentre procaccia agli abitanti della capitale un onesto sollazzo, tende ad ingentilire :
i
costumi e volendo Noi per altra parte concorrere con altri
Principi d' Italia nel conservare la purità di questa
nostra
leggiadrissima favella e nel sollevare a più alto grado di
splendore un'arte così illustre e ad un tempo cosi profittevole, in cui ingegni felicissimi italiani
singolare favore,
ci
hanno dato prova di
siamo di buon grado determinati ad ap-
provare l'esecuzione di un
siffatto
disegno, persuasi che
il
mezzo più spediente a migliorare e perfezionare l'arte drammatica si è l'istituzione di una Compagnia di buoni attori ecc. » (1).
In queste parole stava tutto un programma di protezionismo per l'arte rappresentativa, buona parte del quale ebbe una completa esecuzione. Fino all'anno 1848 infatti la Com-
pagnia Sarda godè di molti e singolari privilegi, fra i quali, importantissimo, quello di non dover subire mai
i
danni di
una concorrenza dannosa durante il suo soggiorno a Torino. Così per esempio nessun'altra compagnia drammatica vi poteva agire durante
il
carnovale e
le
stagioni di primavera e
di estate.
Mutarono i tempi, crollarono i privilegi. La Compagnia Drammatica Sarda venne trattata come l'espressione di un vieto favoritismo medioevale e battuta in breccia, segnata-
mente dai deputati savoiardi. Ce lo attestano gli atti del Parlamento. Non raccogliamo e non discutiamo
gli
argomenti
addotti dagli onorevoli transalpini, quasi morituri della Ca-
li)
Arch. di St. di Torino, Sez. 3. a camerale,
Biglietti e Patenti.
- S67 mera
dei deputati del
Regno, ci basti prendere atto delle con-
seguenze dei loro discorsi. In
voto tolse
sussidio dal bi-
il
lancio dello Stato. La Compagnia sarda fu sciolta, e ogni pro-
tezione accordata al teatro drammatico ebbe
fine.
XXXI. Le conseguenze più sentite della maggiore libertà concessa ai teatri nell'anno 1848 furono due. La venuta in Piemonte di
molte compagnie drammatiche, che prima non erano mai comparse, tra cui ottima la Lombarda, e la calata di artisti francesi, i quali da parecchi anni (e cioè dalla Restaurazione) per
uno strano cumulo di circostanze ne erano sempre stati tenuti lontani. Il pubblico tuttavia non sembrava essersi accorto di questa mancanza né accennava a rimpiangerla soverchiamente, ano fatti vari tentativi d'infiltrazione, ma sempre con risultato negativo. Ne possiamo ricordare tre. Nell'anno 1822 il
capo comico Claparède da Ciamberi, dove agiva, aveva
chiesto di poter venire nei mesi di settembre e di ottobre a
Torino. I teatri erano allora quattro soli: si aprivano per turno
e nessuno risultava disponibile. La Direzione generale dei dovette quindi
Teatri
rispondere negativamente.
dopo Dellemène, uno dei primi chiese
al
dell'Odèon
Due anni di
Parigi,
.Ministro degli esteri la facoltà di stabilire su solide
un teatro francese
basi
attori
in
Torino. La sua
domanda non ot-
tenne migliore fortuna. l'anno
ls:51
Bel fori, direttore del teatro
reale di Nizza.
èva facendo notare, come Torino fosse priva di un teatro che potesse far gustare alla gioventù capi lavori di i
.
ne. di Gorneille e di Molière. Egli si proponeva di colmare la
lacuna tradizionale,
ma
si
conferisse
ben sonoro d
di
una compagnia drammatica francese ». A quel patte la Pasqua dell'anno 1832 per ini-
il
titolo
'ita.
p
Voleva pero, che
gli
More privilegiato
rebbe venuto a Torino per ziare
il
diviso
nova
corso di sue rappresentazioni, e per un triennio *\ rebbe il
e
soggiorno
sin» e «lei
suoi comici fra
la
capital,
Alessandria. Al Belfori avrebbe piaciuto assai che
bus compagnia, che avrebbe
tonnato coi
l.i
migliori artisti di
— 368 — Francia, colla riserva di sostituire quelli, che non piacessero,
avesse nome di «Regia ». Un no altrettanto altissimo, quanto inesorabile fece confinare fra
i
documenti d'archivio
getto del direttore generale del teatro di Nizza, e
il
pro-
non se ne
parlò più.
Nell'anno 1848 invece si ebbero contemporaneamente due compagnie francesi, una al Nazionale, l'altra al D'Angennes r le quali sembravano fare a danneggiarsi l'una coli' altra, altrettanto rabbiosamente quanto sensibilmente. La seconda, dell'Adler, finì
per vincere la
partita e procacciarsi
prote-
zioni ed appoggi. L'altra si vide quasi licenziata dal pubblico.
XXXII. Della calata delle compagnie francesi in Piemonte il teatro drammatico italiano ebbe a provare il contraccolpo, e a subire due conseguenze che vogliono essere considerate per la loro gravità. Si badi però, che misureremo le cose dal modo, col
quale procedevano nel piccolo Stato Sardo esclusivamente,
non altrove, tanto più che non sembra, da quanto risulta, che gli artisti francesi percorressero frequentemente le altre città
della penisola. Forse di
non oltrepassavano i confini dello Stato
Sua Maestà Sarda. Le compagnie italiane, anche
vano teatro
il
le
sceltissime, mentre vede-
pubblico sdilinquirsi per le straniere e riempire il
d'Angennes, ove sostavano,
si
trovavano costrette a
recitare alle panche, schiacciate, annientate
da confronti pre-
giudizievoli, ingiusti, e, quel che è peggio, a loro
danno esclu-
sivo. Erano vittime della moda e del vieto pregiudizio, che do-
vrebbe ormai essere una buona volta sbandito, che in tutto e per tutto il nostrano sia sempre inferiore all'estraneo. I capi-
comici avevano un bel lottare per resistere alla corrente contraria,
che li travolgeva, ma perdevano il loro tempo. L'opi-
nione pubblica, una versa.
Ormai non
si
parte stessa della stampa, era loro av-
sapeva più scrivere pel teatro che in
Francia; gli unici artisti drammatici possibili erano francesi. Si dirà, che l'Italia le
non consisteva tutta nel Piemonte e che
compagnie potevano benissimo, se vi
si
trovavano a di-
— 369 — sagio, andare altrove. La ragione
ha più apparenza che
Compagnia Lombarda, per esempio, era stala bandita dagli Stati di Sua Maestà Imperiale e Reale. Altre si trovavano nelle stesse condizioni. Avevano sentito parlare del Piemonte ospitale, della così detta « Mecca» d'Italia, ove gli Udita, perché la
emigrati e
profughi trovavano
i
erano
vi
(Ili
artisti
lieta e
onesta accoglienza
e
Invece quale delusione le attendeva!
.
migliori,
le
cosi dette celebrità,
prendevano vo-
lontariamente la via dell'estero. Prima di partire, accozzavano alla meglio, per risparmio di spesa, un piccolo leglli,
per
gruppo di col-
inesperti, con qualche vete-
più principianti ed
lo
rano yrià sul tramonto, stanco, stiatato. Ne risultava un complesso che era uno strazio. La celebrità in mezzo a tanti pigmei risultava ingigantita e
da sola copriva, o sperava di coprire
magagne dei compagni. Povera arte drammatica
le
!
Se così potè avvenire per qualche artista, per uno che
fu
rimanersene in Piemonte, le cose volsero a peggio,
etto a
un repertorio ridottissimo, di una dozzina al
ilizzato in
più di produzioni ripetute a sazietà, alla nausea, egli tini per
sciupare in
modo miserando se stesso, la sua grande tanta.
Per campare meno grama teatri diurni, nei
vita
la
si
ridusse a recitare nei
baracconi di legno, davanti a un pubblico
all'altezza dell'ambiente, nel quale agiva, circondato da
pagni indegni di
essere
tanti debolissimi.
In
chiamati
questo
modo
diventare farse esilarantissime e
da
provocare
più
la
schietta
le
ed
artisti, e le
tragedie
catastrofi
com-
persino da dilet-
Univano per
apparivano
tali
irresistibile ilarità, ctw
possa immaginare.
Tale
tu
L'epilogo della carriera di (instavo Modena.
Abban-
donato dal pubblico, che pure lo aveva tante \olte acclamalo, dalla stampa, che OS aveVa tante volte registrato trionfi ed i
ora
si
era fatta
annunziare i
piii
suoi giorni con
tinte ciip'-
sue rappresentazioni, ehiuse miserami
morie violenta.
Il quadro e sconfortante, documenti, che lo lumeggiano, che sembrano ancora troppo vi
ma esistono tali le
mula come un pesce pei- lui. a segno di le
e tanti
— 370 — XXXIII. Di proposte per risollevare l'arte dall'abisso, in cui era ca-
duta,
si
fecero assai. Abbiamo infatti notizie di progetti e di
progettine di discussioni pubbliche e private, cose tutte che,
duole il dirlo, tutti
si
risolsero in
guardavano, ma
nulla. Al
problema complesso
alla sua risoluzione nessuno accennava
a cimentarsi sul serio.
La così detta
iniziativa
privata sem-
brava impotente. Fra tanto discutere, si udiva risuonare l'appello straziante, che Gaddo nel quarto giorno del digiuno rivolgeva nella torre della Meloria al conte Ugolino: Padre mio, che non m'aiuti? Il
patrio Governo aveva in quei tempi ben altri pensieri, ben
altri interessi
da assestare che non la povera drammatica. Le
proposte di concorso, o di appoggio morale, che gli venivano sottoposte, nassa vano ad onorata sepoltura negli archivi, confortate
da una lievissima speranza di prossima risurrezione.
Se n'ebbero tre esempi nel non lungo giro di venti mesi. Nell'anno 1858 l'avvocato Righetti,
figlio dell'antico diret-
Compagnia Sarda, propose al Governo la formazione di una nuova schiera di artisti drammatici scelti, la tore della
quale avrebbe dovuto agire annualmente per sei mesi al teatro
Garignano, e durante gli altri sei in altre città dello Stato. Gli artisti sarebbero scritturati in seguito a concorso ed en-
trando in compagnia diventerebbero soci nell'azienda, con diritto
a pensione dopo vent'anni di servizio. La compagnia,,
che avrebbe avuto per direttore artistico Gustavo Modena, possederebbe una scuola speciale di declamazione e di recitazione. Gli allievi avrebbero libero accesso alle prove, e diritto di poter eseguire (per turno) le particine.
il
Coloro che
fossero risultati migliori, avrebbero assicurato l'ingresso definitivo nella
compagnia.
Righetti intendeva di regolare la questione del repertorio
su nuove basi. I lavori presentati, che fossero dichiarati degni di rappresentazione, verrebbero pagati agli autori in propor-
zione della loro lunghezza. Per una produzione, che da sola
bastasse a occupare
i
tre
quarti di una serata, l'autore
ri-
— 371 — irebbe la metà del provento della prima rappresentazione
perù al primo anno. minor mole (commediole, farse ecc. si pache-
e il (plinto delle successive, Limitatamente
lavori
Pel
di
>
prima recita e il decimo delle successive riproduzioni, limitatamente sempre al primo rebbe
il
anno,
(ili
(piinlo dell'incasso della
migliori concorrerebbero ad un premio annuale di tre mila lire. L'avvocato Righetti vide tramontare il suo progetto, prima ohe potesse avere una parvenza di esecuzione. Non possiamo infatti chiamare sul serio riuscito il tentativo fatto dal medesimo proponente nell'anno 1857 per la istituzione di una
autori dei tre lavori
compagnia. Questa, benché assumesse
il
nome
Sarda, e
di
ne volesse essere la conti nuatrice, era riuscita assai scadente e dopo pochi mesi aveva dovuto sciogliersi, (instavo Modena doveva essere l' astro maggiore, il vessillifero della nuova combinazione: ma avvezzo ormai a vivere indipendente e
senza il giogo disciplinare, poco disposto a piegarsi allo studio
un repertorio meno conosciuto,
di
che
progetto fosse accolto,
il
discusso. Si aggiunga che
il
e,
si
ritirava
prima ancora
nella migliore delle
ipotesi,
Righetti, si vera sunt e.rposita,
non appariva a molti l'uomo energico, capace di guidare una simile impresa. Ad ogni modo l'annotazione «agli atti per intanto » scritta a matita sulla lettera-progetto, sta a provate,
che Coree col tempo
si
sarebbe ottenuto qualche risultato.
XXXIV. Po.o dopo,
il
IO
presentò
al
Ministero un'altra proposta, alla «piale ave-
fani i
maggio dello stesso anno, Guglielmo Ste-
pollato il concoreo della loro tirma dell'ufficio della
mico
Ira
i
migliori
6
l"a\ vocato
Sabatini,
Revisione, Luigi Òomeniconi, capocopiù
i
anziani, ed
Eugenio Meynadier,
direttore della compagnia Francese «• affittuario (in (pud tempo) del teatro
d'Angennee.
da lasciai »
il
nuovo progetto era redatto in modo
Iliacamente due circostanze
:
i
proponenti
la proposta Righetti e il suo secóndo lUOgO avevano preparato il loro con giore calma e <•(»!! più minuto studio.
conoscevano atti
•
:
in
agli i
- 372 — Stefani e compagni divisero il loro documento in due parti.
Colla prima mirarono a dare una descrizione esatta delle mi-
serrime condizioni fatte al teatro italiano col l'invasione, quasi favorita, delle compagnie drammatiche francesi. L'appoggio non era solo a parole, ma a fatti. L'esodo di tanti valorosi artisti, la
loro dispersione, la triste sorte fatta al Modena, posto
al bivio di scegliere fra l'inoperosità accasciante, che lo trasci-
nava a brutta fine, o l'umiliazione di invocare un'amnistia dal
Governo austriaco, che gli concedesse
di rimpatriare, erano messi in evidenza. L'arte italiana esule, mendica, era costretta
per suo maggiore scorno ad assistere al festeggiato insedia-
mento della sua rivale in un nuovo teatro costruito per lei nella capitale di quel Regno Sardo, verso il quale
si
rivolgevano le
speranze dei patrioti italiani. Mentre appunto si lavorava alacremente, affannosamente per
la
costituzione dell'Italia una
e indipendente, per colmo di derisione, Corte, Ministri, pubblico, andavano a gara nel fornire
i
capitali necessari per la
costruzione di un teatro francese! In tutta la penisola l'arte rappresentativa drammatica non contava più che una sola istituzione veramente benemerita e modello, ed era a Napoli. Il ricordo era doloroso, ma purtroppo l'evidenza dei confermava in ogni sua parte.
fatti
lo
Nella seconda parte si rievocava la memoria della celebre compagnia italiana del Marrocchesi, passata in buona parte a costituire la Sarda « che sebbene vissuta onoratamente per lunghi anni, non era all'altezza dei bisogni e delle nuove esi-
genze dell'arte ». Cosi dice
il documento. Con un accenno alla compagnia costituita dal Righetti col
nome di « Sarda », della quale si dimostrava il completo fallimento,
si
passava al nocciolo del progetto. Le buone tradi-
zioni dei tempi, nei quali ai
nomi
di Alfieri, di
Marenco, di
Nota, di Pellico, si intrecciavano quelli di Carlotta Marchioni,
non si dovevano lasciare cadere, come purtroppo tutto faceva temere. Occorreva tentare una riscossa, e questo sforzo doveva partire da Torino. Le titudi Luigi Vestri e di altri,
banze e le esitanze del Righetti, affittuario generale del Carignano. il quale per rifarsi delle spese, alle quali sottostava, era costretto a darlo a nolo a chiunque
si
presentasse senza
-
-
373
irano certo un ostacolo.
proponenti con-
I
fidavano di poterlo girare.
La formazione «li una compagnia drammatica-modello e la fon la/ione di un istituto drammatico italiano erano due cai
pisaldi del progetto. Per
quanto rifletteva
prima, il Dome-
la
nicoui era disposto ad offrire la sua. che, senza iperboli, era la migliore, di
cipali
quante battevano
teatri d'Italia.
i
Le parti prin-
erano affidate alla Clementina Cazzola. alla Paladini,
Morelli, al Bellotti, al Ciotti, al Calloud. Attorno
al
ai!
era radunato un numeroso e scelto gruppo di generici. Quanto teatro,
al
Mevnadier era disposto a cedere il D'Angennes.
il
]iiale era affittuario, e ad
entrare nella società
come socio
e promotore.
Con molto accorgimento, non
chiedeva sussidio in da-
si
naro. La società, che avrebbe sostenuto la compagnia, si sa-
rebbe costituita con mille azioni da lire mille cadmia. 11 tondo sarebbe stato impiegato a
drammatica,
sia
migliorare l'arte e
coli' esercizio
pratico di
la letteratura
una buona scuola,
un repertorio veramente scelto e purgato. >ia ancora con premi da concedersi agli autori. Questi,
sia colla formazione di
•io eerti
di
poter avere
soddisfazione di vedere
la
i
toro lavori posti in scena con sfarzo, con tele, vestiari ed attrezzi inappuntabili, si
1
sarebbero trovati incoraggiati a
promotori nutrivano fiducia che
nistri, quelle fra le autorità
il
loro appoggio al
si
nUOVO
tll'a
-
Principi,
Mi-
i
sarebbero rifiutali di ente, e
i
che il governo di
lo
appog-
italiana.
Sulla copia di progetto inviata >la
i
auto validamente, trattandosi
ibbe ancl l'arte
He.
che avevano cooperato alla co-
stiamone del teatro Scriba, non re
il
scii-
conferire itini
-
al
ministero sta
scritta la
ihiari menti vennero richiesti
Poi
sottoscrittore del documento, ma non
si
andò
più in là. L'incartamento passò a dormire nella cartella dtieentesima delle «arte amministrative della seconda divisione dei
Ministero degl'Interni e
vi
riposa tutton
— 374 — XXXV. Omne trinimi est perfectum. 11 terzo proponente Gattinelli,
bresciano, ex artista drammatico.
mente della presentazione degli sorte loro toccata, egli
diente di battere una ghetti
altri
Luigi
fu
Edotto certa-
due progetti
e
della
ne ideò uno, nel quale credette spe-
nuova
via
scostandosi affatto* da Ri-
da Stefani. Per lui la risurrezione vagheggiata del si poteva conseguire con mezzi, che senza dub-
e
teatro italiano
bio avrebbero dato
un carattere più solenne e più grandioso
all'impresa. Il Parlamento doveva occuparsi direttamente della
cosa e votare un assegno annuo di cinquantamila
lire
per
sussidio di una compagnia drammatica sceltissima. Era in una
parola un semplice ritorno al sistema praticato a suo tempo dal piccolo Stato Sardo. La domanda-progetto
si
chiudeva con
queste parole, che confidava, fossero per produrre un certo effetto:
«Se il Teatro
di Parigi
fu
fondato da Luigi
XIV ad
insinuazione del Gran Condé, vorrei dicesse la storia: il teatro
drammatico fu fondato in Italia da Vittorio Emanuele II ad insinuazione del ministro letterato Carlo Farini ». Il
pistolotto
non fece colpo. Al proponente fu risposto
in
modo asciutto « che si versava in strettezze finanziarie e non si
poteva esaminare a dovere il progetto ». Gol capocomico Gaspare Pieri, che nell'anno 185S, dopo il
tentativo fallito del Righetti per la formazione di
una com-
pagnia Sarda, aveva chiesto gli venisse concesso di battezzare
con questo nome la sua compagnia, memore di avere mosso in essa
i
era stata
suoi primi passi in arte, si era stati più cortesi. Gli subito concessa la facoltà, colla certezza che
la
compagnia, la quale, secondo il richiedente, avrebbe dovuto agire soltanto in Torino e in Genova, sarebbe stata sempre
degna del favore ottenuto. Il capocomico Nicola Vedova invece due anni dopo chiese di poter fregiare il titolo della sua compagnia colla dicitura: «Sotto la protezione del Governo di
S.
M. ». Per dimostrare quali fossero
gli
artisti,
che aveva seco, giudicò bene inviarne l'elenco. In esso figura-
vano i nomi di Elena Pieri Tiozzo, della Benedettici Adelaide Tessero, della Job, di Alessandro Salvini, di Cesare Rossi r
— «li
r :i7. >
—
Giuseppe Gaietti, di Leopoldo Vestii, di Luciano Cu Diberti,
di
rispose
modo ruvido
Achille
Job.
le:
Governo deve dare opera
-
Il
(ili
si
in
al
e
mortifi-
riordinamento gene-
non ha tempo di occuparsi della domanda. tarlo a tempo opportuno ». Onesto non è giunto
rale dello Stato e Si
riserva di
ancora, soggiungeremo, e certamente non verrà più.
L'unica protezione concessa all'arte italiana si ebbe nel con30
annuale a premi, del quale nell'anno 1857
fu
dichia-
rata meritamente vinciti ice la splendida commedia %li l\ rari Il
:
Iter-
La satira e Parini. teatro lirico, o
melodrammatico,
tu
più fortuna!
he trionfò completamente, e senz'ombra di contrasto, di
un tentativo d'infiltrazione di opere serie e comiche francesi, te fra le migliori rappresentate nella primavera dell'anno 1858 al teatro d'Angennes. La catastrofe
fu tale
da togliere o^ni specie di velleità di
un altro tentativo.
S.
GORDBKO IH PAMPARATO.
Aggiunte al "Carteggio Gioberti-Massari,,
A pubblicazione avvenuta del Carteggio Gioberti-Massari (1) mi cortesia del
venne fatto nell'ottobre del 1921 per la squisita marchese Giovanni Visconti-Venosta di poter
scovare nell'archivio del castello
di
Santena
fra
le
carte
che dal Massari furono lasciate morendo ad Emilio Visconti-
Venosta (2)
la
massima parte delle lettere indirizzategli dal
Gioberti fra
il
1838 'e
il
1852 e ch'io aggiungendovi le di-
sperse avevo ripubblicate colle sue, completamente inedite,
secondo e terzo volume dei suoi Ricordi biografici del grande filosofo torinese. Delle lettere conservate nell'Archivio di Santena in numero di cento soltanto sedici sono quelle rimaste fin'ora inedite. Le altre ottantaquattro erano state dal Massari pubblicate con le omissioni in alcune di esse di qualche periodo o di qualche nome di persona, sostituito da puntini. In sulla scorta delle lettere del Massari io aveva già avvertito nelle note, di cui fornii abbondantemente il carteggio, la mancanza delle poche lettere del Gioberti, che mi accingo ora a pubblicare. Non ripeto qui ad illustrazione di esse le notizie già fornite nella mia pubblicazione dal
della interessante corrispondenza, ma vi apporrò solo quegli
schiarimenti che per avventura richieda la novità dei
o delle persone, a cui per la prima volta il
fatti
accenni. Per
si
resto rimando
silloge di 1
il lettore al Carteggio di cui questa breve nuovissime lettere giobertiane vuol essere una
Torino, Fratelli Bocca, editori, 1920 (in Biblioteca di Storia Con-
temporanea, n. 12). (2) Cfr. R. De Cesare, diplomatici,
Roma,
Il
conte Giuseppe Greppi
1919, p. 92.
e
ì
suoi ricordi
-
—
:?77
pure opportuno il ripubbli23 febbraio 1843, del 14 ottobre 1849 e del 29 gennaio 1850 quasi dimezzate nella norcina edizione del Massari. Indicherò quindi da ultimo brevi passi nomi che nelle altre furono omessi dal Massari e per conseguenza da me nella mia recente edizione del Car-
definitiva integrazione. Stimai
care
lettere
le
del
i
teggio.
183
Della seguente lettera datata il 15 novembre da Bruxelles, colla quale
il
Gioberti iniziativa
Massari pubblicò
il
la
sua corrispondenza,
il
solo poscritto.
Sentissimo Signore, La vostra e
togli 11 ilei
corrente mi ha cau-
per molti rispetti una viva consolazione, che potrei difficilmente tnervi con parole. Mi è stato dolce di conoscere in voi una nsi
unità, che
umani ed affettuosi Bono conditi di una tale
possono supplire
una antica dimestichezza, e
a
ini
aza piuttosto a compimento del
fanno
piai
sicurezza e la fiducia che ispirano. Attribu alla bontà ed alla indulgenza dell'anima vostra lo lodi che date al
ma nel medesimo tempii queste lodi mi fanno \><\e della
libro;
Dio e verso
me sono così di
la
Patria;
rari al
ioni
i
i
quali due sentimeli'
nostri, che io
tare verso
stiu,
un'indole generosa
e di
dì
alia
l'anno
e forte,
segno
che non
ivi
In
qualche cosa.
fate, Ivi
\i
giunse
io
studio della
quella
alia
me ne yaiTd da
lo
il
tram aspi.
Illa
proffi
libera, se
\
IldOVl
strenuamente gli studi Incominii
di
LI
un nobile lascia
sappia della
comandatemi
lire
di
di >i
-
l'amicizia che mi prof-
rdialmente; e quanto grado
dono che mi
mi reputo nb-
pochi la cui
ignavia degli uomini
Pensate adunque con che
lei
i
Archita, di Clio
— 378 — fessione speculativa del vero
senza entrare
al
culto delle virtù e
cerimonie, che non
in
si
addicono
della patria
all'alletto,
mi di-
chiaro di cuore tutto vostro
Vincenzo Gioberti. 15 di
Di Brasselle, ai
Insili ut
novembre ikbh
Gaggia.
Mona, loseph Massaia
Rue Richelieu
Paris
Hotel du Pieinont. 22
II.
La seguente lettera del 29 dicembre è da intercalarsi fra la 3 e la 4 del Carteggio, ed. cit., pp. 6-7. Il libro cui accenna il Gioberti è la Teorica del sovranaturale e le persone per cui il Massari gli domandava « una scritta di introduzione » erano Giovanni Berchet e Giovita Scalvini. Gentilissimo Signor Massari,
Avendo ricevute teste alcune copie del mio libro, mi affretto di spedimene una per via della diligenza. Graditela come un segno di all'etto e di stima verso di voi. Mi duole di non potervi ubbidire per la prima cosa che mi chiedete; ma conoscendo io pochissimo le persone di cui mi fate parola, e non avendo entrature con esse loro, vi Tornerebbe troppo magra la mia raccomandazione. Il Berchet non ho
io
veduto che
di
passaggio, e due o tre volte in mia vita, giacché
quando viene nel Belgio non si suol mai fermare in questa città. Lo Scalvini è qui veramente; dirvi se partirà
ma io non lo veggo: onde non so anche
per costì, o quando intenda
di
rientrare in
Italia.
Scusatemi adunque se non vi posso servire, e comandatemi in altro, dove le mie facoltà corrispondono al mio desiderio e tenetemi per -vostro
sempre aff.mo V. Gioberti.
Brusselle, 29 Ist.
Dicembre Gaggia.
1838.
— 379 — IO.
III.
È la seconda lettera che Gioberti indirizzava in quello so giorno deiril novembre al M. L'altra, di cui manca il
Santena fu da me edita in Carteggio a pp. 43-46. Pei libri cui si accenna si veda la lettera del Massari del 31 ottobre 1840. l'originale nell'Archivio di
1
•
lo
di
i
dove mi
arrestati
si
disse di non saperne nulla. Dubito di si-
alla frontiera.
Notate che quando
libri
i
spedi"
si
per le vie suddette, bisogna metterli in un rivolto di tela
o di
irlo lei
che avete avuta la gentilezza di annull-
avvezza a queste cose, perché credo che
!
stati
libri
libri
effetto gli avete spediti, chiedetene conto costi per opera
'jualcl
uno
i
{provvedermi, benché gli abbia fatto cercare all'ufficio
della diligenza ili
Novembre '40.
ino,
-
non bo ricevuto ai e di
1
ed accompagnarlo con una dicbi&raziooe
suo indirizzo e contenuto. Se per disgrazia i
perduti Benza rimedio, datemi
Imprestati e io
gli
far.»
la
nota
di
venni' d'Italia per indenizzarne
iddio mio cai
libri
fos-
quelli che vi furono i
pos
leiemi tutto. <
aliatemi bei
Gioberti.
1841.
La lettera seguente è da lei
intercalarsi fra le
lettere
24 e
Carteggio.
IV.
MI un
il
piacere
A\ la
lai
un
i;
una ila
di
i.
inserirla
Lamenti
come
dich ani
- 380 — in tutti
1
fogli
che vidi
quel giornale il mio scritterello non com-
di
parve, credevo che la mia seconda petizione fosse esaudita. Ora un
amico mi scrive da Torino in data del 21
di
questo, chiedendomi,
se sono io l'autore di una lettera mandata alla Gazzetta di Francia,
da un Italiano? Come va la faccenda? Se la lettera stampata malgrado il mio susseguente divieto, come mai non
soscritta
e
b'è
l'ho
in
veduta? Se non
stampata come mai la cosa
s'è
Torino dove non ho scritto a nessuno? Fatemi
cifrare questo mistero, e di
il
si
può sapere
piacere di de-
comperare e mandarmi per la posta a
mio conto il foglio della Gazzetta, se pur è vero che il mio scritterello vi sia stato
diedi
La cosa mi spiacerebbe a causa stampa in Kelgio la mia lettera e a cui la
pubbblicato.
del libraio editore che
come cosa inedita.
Mille scuse, egregio Massari, di tanti disturbi di questo avrei ver-
gogna, se questo sentimento potesse annidare nel mio cuore, quando si
tratta di un amico. Vi ho mandato alcuni giorni fa l'Introduzione
pel Rapelli, la Ginevra e
avete ricevuti? Mi
si
il
Marchetti per via della diligenza. Gli
scrive da Torino che la vendita dell'opera è
finalmente permessa dopo le ambagi e le consulte di quattro o cinque mesi. Perdonatemi la sconcia fretta e credetemi
Tutto vostro V. Gioberti.
V.
Da intercalarsi fra la 26 e la 27 del Carteggio. È la risposta alla lettera del 22 febbraio colla quale
informava del furto scritti
il
Massari lo
fatto al Libri di alcuni preziosi
mano-
dal suo domestico Francesco Bassetti, che si era poi
ricoverato a Bruxelles col falso
nome di Chiesa. Bruss. 27 febbr. '41.
Carissimo Massari,
Ho differito due giorni a riscrivervi per potervi dir qualche cosa di positivo sull'affare dei manoscritti. Non
posso esprimervi quanto
mi abbia afflitto cotal novella trattandosi di un danno cosi irrepa-, rabile e di una persona così degna come il Libri tradito per la seconda volta da un compatriota ch'egli ha beneficato e raccattato in sua casa. Comunicai subito la cosa all'Arrivabene, che, come ben sapete, conosce tutto il mondo; egli corse subito all'uffizio di Polizia e ne trasse le notizie seguenti. La polizia belgica è informata del
- 381 — qualche tempo, dove
i
debbom
alcuni dei manoscritti rottati; questi
comperati da
tagliata
commissione
«lai
Libri
«lei
fatto che piobabilni
ricuperargliegli. Se
«li
il
galantuomo
Belgio >arà catturato pei- fargli conferire il cacio in
nel i
i
rimanga ancora qualche bricciolo nella scarsella.
L'Arrivatene saluta caramente voi ed il Libri e suoi servigi in
ggiungo
gli
profferisce
i
caso che possano in questo o In altro essergli utile.
sue
alle
mie offerte deboli sì
le
ma tanti» più cordiali.
quest'ora ricevuta l'Introduzione e le Romanze spagnuole.
Non c'è alcuna premora
mandarmi
di
denari
1
:
v'avverto bensì che
Scolatore poiché nella cifra che mi accennate non
computate le Bpese dell'inviò che come v'ho detto altra volta non deve ne del Rappelli ma mio. Se non corre, abaco giudizio
io
non piglierò nulla; se vi ostinerete ri-m.
ì
I.e
ire tentuliniane mi
citerò in
vi
hanno dato molto
/(>:
purché non siano tali da nuocergli alla salute o da ispirargli
di
me un rancore che non merito, perchè se lo amo di cuore,
i
voli'
utile e lo
ti
credo un eccellente pasta d'uomo. Povero
Tentolino (1). I.e
redo, a ordine
Lamenaaifi
il
settimana
nella
ventura. Gl'indugi dello stampatore l'Iian fatta divenire una cosa più
suo mento non consisteva che
:1
fuori
i
a
•
butterei
I.e
>.
Interni in confidenza e
paciea .
Mamiani come '.
da
fu
lui
Oorresio: .
tali'
di
interprete della itemi
ili
ì:
a
lui
la
ricevuta 1 Gli lon parato forse
lo
sono superbo d'avere
1
1
su
Dovremo ancora aspettare molto
le
nostre lettere piglino possesso
pi
dna e dell'india. al Berehet, al Rapelli; e assicuratevi mio
:••
•io
nota
1,
a
p
Luigi Tentolino di
vd.
Cremona.
II .•
l'indica 'ti
Voi.
il
ma mia
la
veder qualehe suo lavoro italiano sulle cose orien-
Mi par tnill'anni che .
schiettamente una cosa;
Mi spianerebbe che Pavé .'.ih.
tempo prima
nell'es-
fuoco;
volentieri sul
od deve esaere
no
toli :. ;;
Bitorg. ti, ti., xiv
l'autografo da
di
— 389, — caro .Massari che se io non posso pareggiarvi di gentilezza voi non
mi vincerete di amore. V. Gioberti.
VI.
Da intercalarsi fra la lettera del Massari del 10 ottobre e quella del Gioberti del 29 ottobre. Bruss. agli 11 di Ottobre 1841. Inst.
Gaggia.
Ho ricevuto oggi la vostra dilett. dei 10 di questo. Per buona ventura
il
Kerchet che dovea partir questa mattina non
si
porrà in
viaggio che domani; onde andrò immmatinenti a buscare l'Hollard, e se
si
trova in Brusselle l'avrete senza fallo pel mezzo del detto
Non mi stupisce il contegno della Gazzetta di Francia; la quale come sapete è proibita in Roma e in Piemonte. Ma sapete che amico.
dovete fare? Scrivete un'altra letterina indirizzata aAYUnivers: ditemi in succinto ciò che credete opportuno riguardo a Silvio; aggiungetevi la vostra domanda alla Gazzetta, il suo referto, le sue simpatie pel National e pel
dogma della
sovranità del popolo, e,
sovratutto, l'indegnità di non avervi voluto restituir la copia, non
dimenticate per l'amor del cielo, nessuno di questi articoli; poi man-
datemelo per la posta, e io posso quasi promettervi di farlo inserire nelV Univers per mezzo di un mio conoscente di qui. UUnivers va
Roma, è letto dal papa, e sarà una vera festa il leggervi la simpatia della Gazzetta. Ho piacere che vi sia gustato il
in Piemonte, e
Pinelli, egregio giovane,
che partì da Parigi innamoratissimo di voi
e del Mamiani. L'opera contro il Tarditi è sotto
i
torchi
:
credo che
fra 10 o 15 giorni sarà finita di stampare. Ho scritto stamattina al
nostro Mamiani una letteraccia, che avrà bisogno della sua gentilezza per non essere buttata sul fuoco; ma io ero afflitto da un co-
cente mal di capo, che non è ancora Anito. Ciò però è nulla; da qui
a qualche giorno sarò di nuovo sano come una lasca. Addio, mio caro Massari, vi lasciò per andare in busca dell'Hollard, e recarlo agli Arconati, di cui farete conoscenza per mezzo del
Berchet. Mille cose a tutti gli egregi che mi nominate, e io non man-
cherò
di far lo stesso
verso
i
vostri amici e conoscenti
di qui.
Se
scrivete al Gorresio ringraziatelo della sua cortesissima profferta, di cui
mi varrò occorrendo, ma credo che l'ultimazione del mio la-
voro sarà di molto posteriore alla pubblicazione del suo, che at-
— 383 — mano
tondo fon ansietà. La grandezza dell'impresa a cui ho posto
mi spaventa; non bisogna che
pensi per non perder coraggio. Vi
ci
abbraccio teneramente tutto vostro
Gioberti.
Fatemi piacere di dire al Herchet che io non tengo il Maz-
-
8.
P.
zoldi ed
il
Troya (1), e che gli recai l'anno passato al Giuseppe un >po che gli ebbi ricevuti in prestito. Non mi ricordo
detto a esso Giuseppe di mandarli a Parigi dove il Berchet
!>bia
da serbarli qui. Il
i
.
che
il
abbia e che non
gli
Berchet si
fatte dall' Arrivasene. Io
chiede a Brùsselle credendo che io
gli
trovano in casa Arconati dopo
ricerche
le
son dolentissimo di questa faccenda. Perchè
mai il Berchet ha indugiato tanto a chiamarne conto? Io non pensai di
parlargliene quando
fu
perchè credevo
qui,
molti mesi. Pregatelo a cercar meglio fra rigi,
i
possedesse da
gli
libri
ha
ch'egli
in
Pa-
e io farò reiterare le ricerche in casa Arconati dall'Arrivabene.
Se sono poi risolutamente perduti, m'impegno di farglieli venire d'Italia, ma non potrò riuscirvi che con qualche mese di tempo. Mi duole all'anima
di
nza, giacché io del
questo accidente avvenuto contro ogni mia pra-
mi fo debito di molta puntualità
nella restii u-
libri.
1842. VII.
.
Da intercalarsi a p. 137 del Carteggio, fra le due lettere
del Massari del 26 gennaio e 20 aprile. Brasselle, 28 del Lo
Mio carissimo Massari, ero Inquieto da qualche tempo
lungo
1
e insolito silenzio. M'affidavo
Mauoldi è
li
italiano
L'autore Delle <hil
•
sul
conto
eostro
a
origini
italiche
indvilim
ti>-u<>
Silvestri nel 1840. IVI
libro del
Frimaio, \
do,
1918, p. tuli, n
,r Unii, i ti,!
medioevo; Napoli in
i
|>.
11
1:;
voi.
tra La
tV.
al
causa del
pero che non (oste Infermo;
ano duzione •
'42.
l
,
.
i
mia il
suoi au«
Intro-
vohu
— 381 — in
caso l'avrei saputo dalla gentilezza dei signori Arconati. Vo-
tal
levo scrivervi da un pezzo;
ma differii ogni giorno, parendomi che
ogni corriere dovesse recarmi una vostra, e anche per essere dai
malanni e dalle occupazioni impacciatissimo. Ho avuto qualche feb-
una tosse che ancor mi dura. Ma la scongiurerò colla
briciattola e
pasta del Regnauld (vedete un po') di cui ho già cominciato a far
uso con qualche profitto. Questa è cosa leggera, e vorrei che voi poteste dire altrettanto.
Non posso esprimervi quanto mi dolga il sa-
pervi affetto da una indisposizione, che non è certo di pericolo, ma
che dee essere più penosa assai
di
una malattia acuta. Imperocché
lasciando stare l'affetto che a voi mi lega, voi siete per ingegno e
per animo uno
bramerei che il cielo concedesse un
di quelli, a cui
vigor di salute perpetuo ed inalterato. Vi raccomando perciò una
grandissima cura; sobrietà negli studi; scelta ne' cibi; esercizio fre-
quente e moderato; compagnia eletta di pochi e buoni. Questi con-
sono tritissimi;
sigli
E voi
ma giova l'intendere a ripeterli
dagli amici.
amici egregi non mancate costì, dove si trova raccolto
di
flore degli esuli italiani. Ci si trova, è vero,
è sì facile
il
causarla! Parigi è
sì
il
anche la morchia; ma
grande! La vostra condizione per
questa parte è degna d'invidia. Lasciate dire a me poverino che vivo in Beozia. Voi all'incontro siete nell'Attica, e potete a talento vostro
deliziarvi delle ulive di Minerva, del
miele
dell' Imetto, e trasfigu-
rarvi anche sul Taborre, senza andare in Palestina. Mio caro Massari, chi è più felice di voi?
Quando avrete veduto il signor di Saint-Cheron, mi direte che ve ne pare, lo m'immagino che debba avere una barbacela, ed essere un originale, come tutti codesti Sansimonisti divenuti cattolici. Pare che codesta bella setta abbia avuto virtù d'imprimere ne' suoi seguaci un marchio di fatuità indelebile, che resiste a ogni sforzo, e
non può essere appieno cancellato né anco dalla grazia onnipossente non sarebbe forse meglio
dell'Altissimo. Pensate poi, se
tere
il
di dismet-
pensiero di stampare l'articolo, che potrà produrre più male
che bene.
Il
male sarà che conciterete gli strilli dell'Italia puttina,
e dei paladini del caffè di Francia.
E il bene tornerà poco; perchè
a che monta un articolo di giornale anco eccellente? Quanto ne dura l'effetto?
Qual ne riesce l'azione, l'efficacia? La striscia di un remo
nell'acqua ha più durata e consistenza di esso. Oltre quell'inchinarsi
a un francese per avere
il privilegio di stampare nel suo giornanon mi piace. Io l'ho fatto una volta sola, e me ne pento. Lasciamo a codesti signori lo schiccherare nelle gazzette; noi ita-
laccio,
liani
attendiamo a studi più severi e più giovaturi. Tal'è l'obbligo
comune
;
e specialmente vostro
;
perchè la patria molto attende da voi.
— 385 Ita la faccenda coll'amba le (1
boccarsi
11
.
mostrò dei
i
meno ili dover l'ari-
taatO
in»'.-
li
ab-
che
re.-tio.
il
non ho intenzione «li rientrare in Italia. Oltre che il tare il mi pare la ogni caso ridicolo. Andai danque a visitarlo. Fui accolto Lig8Ìmamente
la
;
non ho in animo di ripatriare, perche non
gii
ai
miei stadi. Pochi giorni dopo
finirà qui:
•
a
ili
libri
che
si
rlchiegg
conte venne cortesemente a re-
il
Parlammo solo di lettere e di cose
stituirmi la visita.
tornare
clic
patria quella comodità
in
inditi»!
procedere dell'ambasciatore
il
un modo garbato
altro che
come fra semplici compatrioti, e
visita passo
lasciai intendere
l'armi intendere,
di
n
che se voglio
casa non mi è chiusa la porta. Il re mutò opinione a mio
riguardo, e disse a qualcuno, che era stato ingannato sul mio eonto. Io
debbo saper grado
di
mia conoscenza
questa mutazione a tre o quattro persone
di
almente
molto della grazia del
uno
a
col
re. e
ministri attuali, che
dei
quale
io
anticamente
ebbi
qualche dimestichezza. (Questi benevoli B'interposero di proprio moto
quanto
Non
alcuno.
rimpatriale
mio favore, e presero con molta ellicaeia la della mia persona. Io gliene sono loro tanto pai <i
i
Miei libri e il
me
favore non fu ambito ne richiesto da
modo
in
ilermene. {.ciche non
i
|
come un esale graziato decentemente. Le ami Italia e non a me cj). Quanto più le mie
convenire alla Giovine opinioni som» miti
Ulto più
Ripatriare poi
no.
rebbe
quel
in
Non già per la parte 'lei
i-dò
mi
mancano, tant
ri
e
Citarvi
generosità il
di
vent'anni
«
Il
.
w
11
:
mio
I
i
non
tristi
amico; e
a
qui
ohi
ìnllueii.
p. 57t>)
del
I
una
brano di non fon !•
'
galantuoi p. 111.
.
inedita
di
.111
ino a questa facce:
•<to
ne
un galantuomo mio .
volta che Vin
Bperarlo ed
animo. Ma
volti)
una storiella o
lo
io
potrei farlo
imi
re: il cui ultimo pi
che pigliano
quindici
io
modo, in
da mia parte
follia
.nda.
mostra bontà
solo
Cfr.
anche
irit.
di
II.
1
i.
!..
erti al Pinelli del
la
v.
Il
0. a
V.
D.
/•<>,. ih.
''•
febbraio
I
— 386 — supcriore, eravamo detti amici. Mi fu detto più volte da alcuni intrinseci che tutti
i
il
galantuomo mi tradiva e sfavoreggiava sotto mano in possibili. Noi volli credere, perchè il caso mi pareva
modi
troppo inverosimile. Tuttavia col tempo gl'indizi crebbero a segno, che cominciai a nutrire qualche sospetto. I dubbi si avvalorarono
quando fui esule in Francia, perchè mi parve da molti dati di accorgermi che il galantuomo mi avesse burlato solennemente. Dopo quel tempo, ogni corrispondenza fu interrotta fra di noi, e io non ci
pensai più. Verso il line del '40, quando la mia Introduzione giunse
in Piemonte, il galantuomo mi scrisse una lettera molto affettuosa, in
mi lodava l'opera, criticava amichevolmente alcune opinioni fiil mio libro non po-
cui
losofiche, e protestava dolergli all'anima che
tesse vendersi in Piemonte, perchè io ci ingiuriava fatto ogni le
re.
il
Aver egli
opera coi Censori per iscusarmi e chiosare in buon senso
mie frasi; ma tutto indarno. Risposi pregandolo
di attestare ai
Censori in mio nome essere stato alienissimo dal mio indendimento di
mancar di rispetto alla persona del principe; che io avea parlato
in
modo generale; che il contesto dichiarava abbastanza le mie in-
tenzioni, ecc. ecc. Passando poi alle opinioni speculative, io discorsi
a lungo di parecchie di esse, e dissi d'una, che quanto aveva affer-
mato nel mio scritto, mi pareva così evidente come la mia propria esistenza medesima. Il galantuomo, ricevuta la lettera, invece di mostrarla
buonamente
ai
Censori, ne fa un estratto, nel quale appic-
cando insieme diverse frasi divise da una pagina, mi quanto io aveva scritto contro
il
re
fa
dire che
mi pareva più evidente della
mia propria esistenza ecc.; e manda lo scritto ai censori. Questi aluna tale insolenza, deliberarono subito di dar pieno ed assoluto sfratto alla mia opera. La cosa giunse per caso agli orecchi di un mio fidato amico, al quale il galantuomo aveva mostrato la lettera, come una prova della intrinsichezza che correva ancora fra noi due. Brevemente: il galantuomo fu costretto a sciorinare l'autol'udire
grafo dinnanzi ai censori e
si
scusò dello sbaglio colla fretta che
avea posto nel fare quei benedetti sori
estratti. Ciò
non credettero di dar libero passaporto al
non ostante i cena cagione
libro
di
una frase della pag. 165 del 1° tomo (1). Dopo lunghe trattative io mi proffersi spontaneamente di ristampare quel foglio giacché trattavasi non del concetto ma della semplice espressione di esso, e io poteva appagare i censori dichiarando meglio il mio sentimento. Vi ;
ho spedito ieri colla copia dell'Introduzione che mi avevate diman(1) Cfr.
D. Berti, Di V. G. riformatore politico e ministro con sue a P. Riberi e G. Baracco, Firenze 1881, pp. 57-58.
lettere inedite
— 387 il
.
doovo
i
poter (are per ottonare lo spaccio dell'opera.
'li
il valentuomo non amico del Principe della Cisterna, e non ten
raccontata questa filastrocca, se
più intimo
il
modificazione
foglio,
sreduto
una corrispondente assidua, do Il
principe ch<
fa
menzione di me.
i
suoi polli, crede
ma non conosce
ina leale,
una coppa d'oro, e mio svisceratissimo. volpe, e possiede a
è finissima
meraviglia l'arte
di
<
>
x
screditare una
ndosene innamorato. Quando io andai in Francia venni da
raccomandato al principe. L'unico scopo della commendatizia
lui
h aver prìncipe
di
non e Io ne
al :
agio di studiare. Ogni qualvolta io richiedeva
libri e
il
qualche favore «li questo genere, egli mi rispondeva: io
ntuomo, che le vuol tanto bene. galantuomo e aveva da lui in risposta: io son
ne parli a quell'anima celeste del Lacisterna, che l'ama tanto.
fra l'anima celeste e
galantuomo
il
io
passai un anno in Pa-
ivere un libro da studiare a domicilio: quando cia-
rigi,
scuno di quei due signori avrebbe potuto con una sola parola schiu-
dermi tutte
le
lando
endo
..
e
il
biblioteche. Frattanto ili
il
galantuomo non lascia
par-
farmi tutto il male possibile, sotto velo di ami-
prìncipe della Cisterna, che è buono, ma dolce di sale, gli
Non mi stupirebbe se per suo mezzo si divulgali mio conto. Fatemi il piacere d'avvertirne
il
qualche volta il principe, acciò egli sappia da che
Berci
muovono tutte le notizie che questi pud avere sul fatto mio. A
di
|
.no
di
vorrei
libri,
che mi faceste un piacere. Io avrei
loto del Lardici- prezioso per le sue doto
avi
uno
di
quegli autori che
ila di
si
hanno
informarvi della migliore
continuo alla
.lei
retto edi-
-
temala, mandatemela per
Kione :;
qualche
libraio. Potrete
Mie. che
Informasi
il
la diii-
prof. Libri di
mi (ari qn
tnpo quale già il pi
are nello dello Strabene del
pregare
Letronne, del Paiuattia del
<
non comperateli.
lodare del Raoul-Roch<
>rso dell'Erodoto, e lo ri
uni-
rimetterò di pronto
la
somma
Qui non si ponilo aver libri, B k) VÌVO del continuo diconi di Lovanio mi loro Libi
non
lamenti eri.
Durante
'•
hanno
rifiutato l'uso di _'lio di
ri
si
e
oppongano, ms solo andrò probabilmente In Oli i
i
due
— 388 per chiudermivi
nuare
i
qualche biblioteca; altrimenti non potrò conti-
in
miei lavori.
Dite al vostro corrispondente piemontese, che seppellisca la
voce
Giobertiano, perchè io non voglio che il mio nome serva di aggiunta
a nessun sistema. Se io ho torto, l'epiteto è ingiurioso a me: se ho ragione, lo è alla verità. Il Rosmini non la pensa così; ma ciascuno lui
1
suoi gusti. Il pover
sminiani va scemando.
I
uomo è turbatetto, perchè il novero dei ropiù modesti de' miei amici di Torino sono
contenti della mia risposta, e mi scrivono che io
ho fatto bene
a
scriverla in quel modo, perchè l'arroganza dei Rosminiani non meritava
piti
Addio, mio egregio Massari; ricordatemi al gentil
rispetti.
crocchio Arconati, Berchet, Mamiani, Robecchi, Rapelli, Stefani. tutto vostro Gioberti.
Vi ho
mandato alcuni giorni fa alcune copie dell'errata da darsi costì a chi ha il mio libro. Ve ne mando ancora due che spedirete per la via della posta al Galluppi e al vostro amico di Sicilia. Mon&ieur Massari Paris 1,
Place de
Sorbonne.
la
Vili.
Ripubblico
la
seguente
lettera, che figura la
76 del Car-
teggio, nel testo integro dell'Archivio di Santena, indicando col corsivo
i
numerosi brani omessi dal Massari. Brusselle 23 febbraio 1843.
Mio carissimo Massari, Mi spiace proprio di cuore che il mio scrivere vi abbia dato cagione d'inquietudine, benché mi consoli il pensare (scusate l'egoismo)
che questa vostra inquietudine è una prova di vero affetto. Il laconismo delle mie ultime righe fu cagionato solo dalla fretta; fate vostro conto che ho ancor un
mondo di lettere a cui debbo rispon-
dere. Avevo bisogno del letterino del Baracco per verificare un piccol
cenno su monsignor Oharvaz, di cui non avevo in mente il preciso Significato. Vi confesso stri
i
e
il
Bertinatti e
i
che anch'io ero molto inquieto sul conto voQuetelet possono farvene buon testimonio.
Dissi loro più di una volta che mi sarei consolato di perdere l'amicizia
dei disapprovatoli di costì purché fossi certo di conservare la vostra.
Non temevo già di perderla affatto, ma solo di un raffreddamento;
— 389 — il
quale pur
ini
dubiti del
BOB
|
Iti
(iuo>*
che bob mi sono amici e
una certa influenza
e
lontano può
ttMiit'va
bu poiché voi siete
vostro cuore:
vostro animo. Bea sapete che
sul
tua
i
da
lontani»
ose,
ragioni
cui
le
•
torto anche ai migliori. Mettetevi
il
nei miei panni e giudicate, lo sono calunniato (1) gravemente in un
ussimi com'è
calunnia
il
Belgio; e in un
ni
sob conosciuto da nessuno com'è la Franci
la
un mio compatriota, da QD
L'entiluomo di fai
ve col proprio nome, l'i-
quello chi
n
leriche
mi conosce e abbia
del
Zinne di
unpata
in
un giornale
infamia che non
si
possa inten-
i
cavissima
quello e
marchese. Qual'è l'uomo che non
lette quelle parole
il
quale possa indursi a ere-
che siano calunniose? // i/nale non
fatti deb-
he possa
[omo qualificato che formo ossibilità delia a
bene ch'io pari e della Frai
io
l'Italia.
la
re
son poco noto o sconosciuto e non del-
L'offesa aliatala riputazione fu dunque gravissima, lo &
protesta
prima
ci
minare a
>:n
di
stamparla
la
diedi
log-
;i
sua CO
6 ttUa
quali
ma e dignitosa Notati l
un, Un
ili
Spirii
i .
Hai
•tO •li
più
in
il
Un snn
il
i
foglio fu
appio
potuto tutti
1
.
biflJMU I
cui
»
«
o/fi
i.
.
all'avv.
casa a Torino prima
di
ìlio
il
ritratto,
— 390 questi
signori
molte prove particolari
l'usato, le quali
furono
di
di
stima e
di
all'etto
oltre
un dolce balsamo al mio cuore. Il Conte
Arrivatene che sentiva lodata la mia lettera da tutti gli amici di qua, non osò fi a la re e la lodò anch'esso.
Partendo per Parigi
gli
diedi
copie per l'Anfossi, per la princi-
pessa Helgioioso, avendone già inviate per la posta a voi e alla
marchesa Arconati, a citi avevo anche scritto una lettera particoil san jxitrocinio. Non posso esprimervi con che an-
lare per avere
sietà aspettassi il ritorno del Conte per aver riscontri; giacché la calunnia essendo costì uscita io desideravo sovratutto la simpatia
e l'approvazione dei conoscenti e amici di Parigi.
Ritorna, viene a vedermi, nessuna lettera, nessuna risposta a
voce ; mi fa freddamente e in fretta i saluti dei comuni amici. Gli
chieggio con premura che si dice della
mia
lettera.
con tuono cattedratico e mangiando la r più del l'avevano trovata troppo forte e che il solo
Mi risponde
solilo
che tutti
Mamiani s'era sfor-
zato di difenderla. Gli chieggo in che consista questa soverchia
Non seppe o non volle dirmelo. Massari mio, io vorrei che a quel punto vi foste trovato in camera mia; che avreste riso, lo montai un po' per natura e un po' per arte in una tanta collera che il pacifico conte tremava sul seggiolone. Poco stante partì ri-
forza.
petendo che la lettera era troppo forte e senza ne meno dirmi se le
copie recate da lui erano state recapitate e distribuite. La let-
tera che io vi scrissi dopo questa scena vi avrà fatto conoscere lo stato in cui
mi
trovavo. Essere ingiuriato in
modo così grave da
uno che non mi conosce, e non ricevere una parola di conforto dagli amici solo perchè
il
forte! E ancorché
il
mio giusto risentimento pareva loro troppo fosse, v'ha egli paragone
fra il torlo di un calunniato che trasmoda in qualche frase e quello del suo calunniatore ?l\ mio rammarico era vivo ed intenso solamente riguardo a voi e anche a Peppino ; quanto agli altri mi rassegnai facilmente.
Passano un giorno, due; passa una settimana e non veggo vostra. Oh! questa volta vi confesso che ho creduto mi teneste il broncio. Io non sapeva spiegarmi altrimenti il vostro silenzio. Eccovi il ra-
gionamento che io feci. L'amico, diss'io, udendo disapprovare la mia lettera da quasi tutti, ha creduto di dover preferire questo consenso
unanime
al
proprio giudizio.
Il
consenso unanime poi dee essere
stato causato dalla influenza della sig. Marchesa la quale d'altra
parte crede molto al Berchet e questi al Lacisterna. Al principe della Cisterna ed alla marchesa Arconati ha dovuto certo parere
un gran peccato che un borghese osi dare a un marchese il titolo
— 391 — ito
in •;'
•
prete
e di
un plebeo
irà.
Ma
Piat-
golare io
•
>
che
tuli
approntai) assoluta '0.
Ho ricevQto cii'ca venti lettere ili amici tonno! e piemonl male di amici; poiché alcune dj
lo
fingono
da persone che mi
nome e quasi tutte per età e senno
o di
che tutti
si
accordano a non
ilare
il
gì
menomo bla-
mia protesta; e la più parte si accordano a lodarne espres* moderazione, la dignità e a dire che non v'ha nulla da re ne da aggiungere. Una contessa fra le altre mi fu dire quasi alla
ente
:i
la
ver bue ciò che
ri
ho riferito del
iononcon nfei'irne
rn
ni'
w
(l).Non voglio
ista
che tutti in Piemonte mi approvino. So che
lettera
la
Don garba a molti rosminiani, a molti nobili e a qualche mio conote molto so, che però non me lo fece dire. Ma il numero :
uti
Io vi ringrazio,
è infinitamente superiore.
mio caro Massari, della sincerità con cui mi a mettetemi che con la stessa sin-
\i
i
che
di
risponda. Io non do al marchese del calunniatore; nia dico
non
i
prontamente. Aggiungo che consento quanto dico non è vero, ora in questi modi
ritratta
si
dire v'ha la Franchezza e l'ardire dell'uomo calunniato che si di-
Giovanni Baracco con sua lettera del 1 febbraio 1849
1
gli
riti
che « la contessa Franchi, che forse m'avrai udito nominare quand'eri a Torino, fu quella che mi dichiarò il giudizio di molte signore di senno, le
c<>:
disse e
me !
gentilmente che ti dirò
parole " quella risposta è in suo complesso talmente diga
giunge pedino a farvi desiderare che non vi fosse quella sola pamentre rigina ironica: tolta quali he nel
n
i
tea
tto all'or
uno
•
ilo
te som tutti
d'accordo ol
di
i
he anzi è straordinariamente ami
i
nel
momento di un dolore gra la
più
difficile
di
tutt
una gentilezza tutt
aile
ma dignitosa e direi pinti
— 392 — fende, non v'ha alcuna Ingiuria verso l'offenditore. Se io avessi fatto ri/(irc
il
marchese come calunniatore, convenendolo presso
ì
nato di Torino (come mi fu suggerito dal C. e della Margherita, ministro degli interni iti l'icmonte) avrei forse ecceduto f Avvertite
die questo ministro in una sua prima lettera al Nunzio par re
giudicare i miei termini troppo forti, ma in una seconda confessi) die enino convenienti. Permettetemi anche, mio buon Massari che io vi
dica schiettamente che non intendo l'umiltà cristiana e eccle-
siastica come certuni. Io credo che essa
non vieta né l'indignazione
rampogna verso l'offenditore. lo ho creduto di fare un'opera lecita anzi lodevole e utile a tutti a svergognare H marchese in modo die agli altri non toccasse la voglia dell'innocenza offesa nò
la
La troppa rimessione e dolcezza è dannosa, perchè da animo agli insolenti. E molti cattolici, molti preti rispettabilissimi del Piemonte, pensano meco il medesimo. Mio caro Massari, accertatevi che «pianto e succeduto non ha scemato di un grano l'amicizia e la stima che ho per voi. Cosi godo a vedere che sia dal canto vostro. Vivete sicuro di avere in me un amico caldo, sincero, forse un po' ruvido, che farebbe ogni cosa per voi, e ha forse pochi pari nello amor che vi porta. Vi ringrazio dei ragguagli eruditi che mi avete dati. Ricordatemi agli egregi Mamiani e Cerise, e ringraziate caramente il secondo del giornale che mi ha mandato. Non vi com metto del pari i miei saluti pel crocchio Arconati. Io bramerei di di imitarlo.
ma non li considero più 'ome amici. Non posso arer per amico chi fa men caso del mio onore che non faccia io stesso, che non risponde a voce né per iscritto alla mia lettera per un caso si grave, che non mi manda una parola di stima, di affetto, di consolazione. Non posso avere per amico chi nel punto in cui io ricevo una gravissima ingiuria invece di darmi una dimostrazione amichevole piglia le soste per misurare il mio risentimento e trova che eccede i termini, lo mi pensava che la sig. I). Costanza avesse per me altri sentimenti; mi duole di essermi ingannato. Ma io non potrei continuare ad essere servitore di una gentildonna che fa si poco caso della mia potere essere loro utile in qualche cosa;
ri lattazione. Addio, carissimo mio
la lettera del
Massari. Non vi mando con questa
Provana perchè il piego è già troppo grave. Ve lo
spedirò colla prima. Vi abbraccio di vero cuore.
Vostro inalterabile amico Gioberti.
— 393 — IX.
Da intercalarsi fra la lettera del 28 aprile del Massari e 9 maggio 1843 del Gioberti, la 79 e YSO del Carteggio, ed. cit. Non ha data ma dal timbro postale ri-
quella del
6 maggio del 1843.
sulta del
Mio carissimo Massari.
Ho piaci
abbiate conosciuto il Guizot, uno de' pochi uomini
che :ite la
si
trovano
Francia.
in
coalizione lo chiarì ambizioso; ma l'ambizione è uno
sono più inclinato
dei difetti che io
scasare, quando è alla capa-
a
può già dire altrettanto del C-OUSifl e di tutti elettici, dappoiché il Jonffroy è morto. Se avete annuito alla n si
mutazione del patriarca, e le cose udite si possono ripetere, infordesidero sapere che
»
sditi di
Napoli,
Non vorrei che deste troppa Imtuza al mio screzio cogli Areonati. Io non tengo con loro alcun broncio nell'anima; ma non li vedrò pm; almeno in casa loro. Io perchè mi struggo
non son libero
di
convertirli.
pigliare altra risoluzione, poiché si tratta del mio
di
.no.
La mia lettera alla
«he toccavano anzi
ferivano grande-
..ntoii in
mai'
•
modi
mia riputazione, richiedeva una pronta risposta a penna disapioli venne; anzi I). Costanza Ora <|ii> lelTArrivabene la mia lettera
in
modo inurbani-
non mi offendo ne punto ne poco del biasimo dato ai miei tti, quando essi trattano di cose dottrinali; ma non poIo
tè
mi
quando si tratta di una mia giusti Acazi .ti
iì
.
dicono del bene
ine e
di
(piando mi hann
un stimano;
'>
in
una
di
ma
quelle
per buona ventar* sono uniche o rare in
tutta la
\
eh. .li
:u
li
.
in
stima
li
nelle
occasioni,
il \
-indicato indegno da tutu quelli a col più
ai\
teli,
1
niie
iie
l'ho
qualunque
erebbe l'insulto ch'io la» ricevuto. Dico Insulto,
dunosi
ivendo usata nel suo
libello <•<•! te :u
motr.
|
ti
di
lene
:
Indegn
rtsentlmenl
non esercitare
il
mio min
i
•
li
fai-
- :m sita
di
imputazioni, e
tali
<
j
nin
<
1 i
L'illibatezza (iella
mia onestà. Egli
vero che i nobili non la guardano cosi pel sottile quando si tratta
è
dell'onore, <li un borghese, e che sarà parato a D. Costanza che il suo procedere fosse convenientissimo; ma voi sarete meco d'accordo,
mio caro Massari, che in tali casi debbono i borghesi dare ai nobili che si meritano. La condizione di tutto questo
la lezione
bramerei, se l'occasione
io
signori che io
zione
vi
nasce, che faceste
non potrò più convenientemente aver con
di sorta, per risparmiare loro l'incomodo di
si
è che
intendere a quei essi rela-
mandarmi qualche
calia d'invito; giacché ho inteso dire che verranno tosto qui in BrosVi prego di questo favore in caso che vi nasca il destro di rendermelo senza affettazione; altrimenti, tacete; e il nodo della selle.
commedia si risolverà qui. Ho ricevuto la famosa critica del Tommaseo con una sua lettera (1); due capolavori; risponderò solamente al primo. Ma siccome non potrò farlo se non da qui a qualche mese, bramerei che si sapesse in Italia: 1° salitore.
Il
-
che anche questa volta io sono l'assalito e non
Tommaseo nel 1839 mi scrisse una
l'as-
lettera gentilissima
mi tacciava fra le altre cose d'invidia perchè avea osato nella Teorica dire una parola riverente di disapprovazione del Rosmini.
in cui
Non risposi: ma nell'Introduzione e nell'art, sul Bello lodai il Tommenomo risentimento. Ora il Tommaseo
maseo, senza mostrare il
torna all'assalto, e benché qua e là mi faccia spigolistramente qualche elogio la sua censura è tutta piena d'ironia, di leno. 2°
Le critiche che
mala fede
e di ve-
mia dottrina sono tutte sofistiche,- vane; e tali che se fossero sole non meriterebbero risposta. 3° - Le citazioni che fa delle mie parole sono quasi tutte inutili affatto in modo da mutarne il senso, e in molte la malafede evidente. 4° Molte critiche mirano subdolamente a mettere in dubbio l'or-
fa
contro
la
-
todossia di alcuni miei giudizi; altre ad appormi intenzioni
vili
riguardo al Rosmini. Mi accusa persino di aver provocato una bolla lui, ecc. 5° Insomma non v'ha in tutto il lavoro del Tommaseo una sola censura, a cui io non possa rispondere in modo
contro di
-
che mi par vittorioso.
-
So che di tanto in tanto voi scrivete in Italia:
se poteste, occorrendovi, far spargere questi
cenni, mi rendereste un segnalato servigio, acciò i Rosminiani non gridino vittoria prima
che esca
la
mia risposta. Avvertite che il valente Tommaseo mi dice
nella sua lettera che avrebbe potuto esser
meco molto più severo,
che prova una certa compiacenza della calzante sua critica ecc. ecc. Addio, mio egregio amico, scusatemi del disturbo che vi dò e voli) Clr.
ri.
1
a p. 252, del Carteggio G.-M., ed.
cit.
- 395 — he n 4 Prima-
fuori, voi e
Mamiani
il
mmantinei Tutto vostro Gioberti.
Moni
-ari
Parli
Seine
S.
Qermain
Hotel de Prence
X.
Da intercalare fra le due lettere del Massari del 18 giugno e
ottobre del '43, idest fra la 84 e la 85 del Carteggio,
1
ed.
cit.
Bru&selle 22 Giugno
'43.
Gaggia.
Istit.
Mio Vi scrivo in fretta
due righe per mano del nostro Chitti, che viene ogni opera di abbracciarvi.
— Mi
:
il
quale desidera e
duole
il
ritardo cosi sofferto dall'opera mia; ed è in parte mia colpa
l'ara
o piuttosto di un mal di capo fortissimo che mi travagliava, onde
mi dimenticai
di
una copia
inscrivere in capo
il
nome del
.'stillata.
avvertire
Tomo
.
non
lui. Vò
che
i
ci
di
due errori classici
di
stampa,
..57 invece di Ornalo ci va < infra: e a pa
.
vuole
il
punto l'ermo dopo la voce spese. Quanto godo
putti barbati della Q.
mio.
la
sola lode
darmi. Addio, mio
facciano un po' di schiamazzo sul
I.
prodezza che
di
stia
in
lor
potere
Massari. Bertinatti vi abbraccia
di
meco di
• v. Gioberti. P.
S.
Il
mio
ino, e
i
finirà
domani. Audio
inchinerò con questa occasione la sua mogliera in po'
vuole
quando
si
in
noialtri
natta
di
filosofi
onori,
ma
selvatici verso roteata
Ogni broncio
A>'\v
mar-
a\cre
il
«ramante addio. P.S. Salutata
mia 'lune.
intu da parte dei Bertinatti per supplire
396 1844.
XI.
Da intercalare fra le due lettere del Massari del 18 giugno e del 25 agosto '44,
la
107 e 108 del Carteggio, ed.
cit.
Bruxelles, 3 Agosto 1844.
Carissimo, Il
buon Peppino vi presenterà con questa una copia della ristampa
della Introduzione. Attendo il vostro manoscritto pei torchi tipogra-
Mi si scrive di Germania che il Buono fu tradotto in tedesco e che si sta ora stampando. Avverandosi le cose, ve ne terrò inforfici.
mato. Quando la marchesa Arconati era in Svizzera le mandai una copia della mia risposta al Ferrari. La brava signora è qui e non
mi disse pure una parola. Mi accorgo dal contegno di Lei e di tutta che il mio scritterello non ha incontrati i loro au-
la piccola Corte,
gusti suffragi, perchè
non è scritto coll'acqua lanfa. Vorrei che co-
noscendo Peppino faceste destramente cadere il discorso su questo argomento e gli diceste (in modo che non subodori che questo dado sia mosso da me) che la lettera fu trovata dignitosa e moderata
da
ottimi giudici. Tal fu il vostro parere, tali quelli del Signor Quetelet e della sua consorte, persone come sapete di gran riserve e di gusti delicatissimi, tale
quello
del Cav. Promis,
uno dei censori
di To-
me lo fece dire espressa-
rino che diede passaporto allo scritto e
mente; tale in line quello della più parte dei Torinesi. Fatemi questo ma destramente poiché je suis un peu piqué colla marche-
favore,
sana, che del resto è gentilissima. Ricordatemi all'egregio e agli altri amici. Vi scrivo in fretta e
Mamiani
perciò alla spartana, ma vi
amo e vi abbraccio alla italiana, il che vuol dire teneramente. Tutto vostro Gioberti.
1845.
XII.
Da intercalare fra la lettera del Massari del 18 e quella del Gioberti del 28 aprile '45, la 114 e 115 del Carteggio^ ed.
cit.
— 397 — Brnsgelle 24 Aprili'
\i
MI per
la
voi e
Prii
<lel
e
Di!
Maiiuani. Pra pochi
il
mand< pardi, Rubeechi. Mi «piace di non av< e
avrò l'avveri
'li
Parlando voi
i.
*
•
proemio, non occorre più pensare alla nota. Q
1
apolo religioso, ma lil» \ol<-
molti e
clic
^liuolo
(1).
il
motto
far
di
Miche
un'opinione
cornili
mena rumore in Alemanna. L'amico e un benedetto limondo buone intenzioni, ma non
Egli ha
«
i
.
[uemi che costi parlasse dei miei studi, La
me ne importa. Se -i
freddura sul Rossi, non
vano oche capaci
scritti ecc.;
di pigliarla sul serio tal sia di
loro. Io
tro-
non d
modo ili dire non mi paia
perchè questo
buono quanto un altro, ma perché anche ridendo non ci soft vendicarsi del tiro
un tale amba-
rinargli
dina
vmarc la sua riputazione. Ci vuol
una
na, e di
me il Coli
pei-
«li
Luigi
loveva far questo cai-
Pilipj
pigliar sui serio
Accenna al Bertinatti, intorno a cui vedi
ringegno
tutto
di
uno scilinguato vile
la
una tale lo
lettera
precedente
del Massari.
ugue correva tra Giacinto Provana di Collegno e il un brano rimasto inedito della lettera del 2 giugno cui il Massari lo informava che il Gioberti, a proposito dell' aliato copia della Repotue à mi artìde </< la Eterne dee deux rti. Già in
lndeva
monti-
il
E poiché
Colle»n<>.
il
Massari
(
a
grande ami* ipevo già
di
p: lì
ie
del
me non è quale
Primato » • Primato» aveva fatto tra
i
mtrod. e nota
ir il
!•:
r
iace assai più
a lui rso di
in
i
iii>
riportai
\iv
se
— 398 — Saprete che
il
Pie ha fallito ed lo
ci
tale sdrucito quest'anno vi avrei fatto altro. V'includo il biglietto
chi
non
lo scrive
som» per 1900 Lr. (1). Senza
una visita. Ma sarà per un
che mi avete chiesto (2). Notate bene che
sa della vostra
domanda né che il presentatore
dobbiate esser voi. Guardatevi dal nuocergli parlando col Francioso: oltreché le sue intenzioni son buone, vi debbo sapergli giudo dell'effetto,
ancorché intempestivo.
Meline è a Lipsia e non sarà di ritorno che fra 2 o 3 settimane. Cosicché avete tutto il tempo opportuno per finire il vostro lavoro.
Addio mio egregio Massari vogliatemi bene e credetemi Tutto vostro Gioberti.
1847.
Della seguente lettera del 19 aprile 1847 pubblicai nel n. 127 le poche righe edite dal
Carteggio (pp. 365) col Massari.
XIII.
Losanna
19 Aprile 1847.
Hotel de Bellevue
Mio carissimo Massari, Io vi ringrazio della vostra gentilissima lettera (3) e dei prudenti
suggerimenti che mi date. Li metterei subito in pratica se il concerto già fatto non lo vietasse. Egli è un mese circa che l'invio della lettera è stabilito; e credo che chi deve riceverla ne sia già infor-
possa toccare a un uomo in questo mondo.* Vi raccomando perciò caldamente di non dare al Collegno il mio scritto e di non fargli riè meno parola di me »
.
A proposito del Lacìsterna cfr. la lettera al Riberi del
16 luglio 1840 in Berti, op. cit., pp. 42-43. (1) Sul fallimento del Pie, libraio in Torino,
cfr.
lettera al Baracco
del 10 aprile 1845, in Berti, op. cit., p. 179. (2) Cfr. lettera precedente del 18 aprile (n. 114) in cui
richiedeva di
il
Massari lo
una lettera di presentazione per il Lerminier del Berti-
netti. (3)
La lettera del Massari a cui qui accenna il G. non fu conservata
dal G. e non posso quindi indicare chi sia colui al quale il G. dice di aver scritto né quali siano e per quale occasione i prudenti suggeri-
menti datigli dal Massari.
— :m -con una copisi dei libro; a farli
8
mi
stinsi
modo ci penserò e al postutto manderò la
pi .1
mediatrice, lasciandola libera ili presentarla sale parrà più opportuno. Quanto al repuò essere che ci sia qualcosa sotto e
lo
tta i
è
dell'amico,
da politica non da
debolezza. Marcino a vedere. Certo
bravo e buono.
Oh! Bonamici! Bonamici! Tutto
eufemismo]
Io Lr li predissi Ira.
Senza
il
male viene da
il
Che nome!
lui.
quanto sana succeduto; ma fui ascolsuo trombettare dei due e dei quattri)
volumi, non sarebbe nato nei P. 1'. il desiderio di leggere anticipate le
mie (uose,
lo vi
manderò le copie per
la
come dite, an-
posta,
nunziandola un ordinario prima, se voi non mi rivocate la commiso
questa clausola, perchè desidero
pensiate meglio.
ci
Inteso parlare di quel certo signore
mini. Per l'amor del cielo avvisatene
il
ne^li
stessi
ter-
CP.il H. (1) e il Petitti che
l'hanno in gran concetto affinchè non diventino sua
pi
tempo è buio; ma torse si schiarirà. K se non si schiarisce, pacontrasti debbono Ingagliardire zienza. Marti buoni. 11
I
Addio
'-"li
i
vivissimo alletto. Tutto vostro Gioberti.
XIV.
Da intercalare fra le due lettere del Massari del tobre e del 28 ottobre 1847, cioè teggio, ed.
la
144 e
14 ot-
145 del
Car-
cit.
Parigi 19 Ottoni
Mio carissimo Massari, li
commiato del eonte Solaio delia Margarita riempi i
trazione
ré
•
tnd'uomo quelli-
di
si
staio, o da maravigliare
Bue parole, ch'n non pOteVQ la
e
unità della
I) Il
Brmola
o
mo. lo fui -no cond
e
lo
C. P.
la
sublimità
iti
l
tanto più l'intendere che Carlo ai-
il
.
parigini di
none non ;i\
patriù
potuto dir meglio; on
i
abbia più da piani
pi
ritrt
conobbi per
.
.
Ulto
100 e
scrupolo:
illibato sino allo
ma
—
d'allora in poi
non ehbi più seco
alcuna sorta di corrispondenza. La sua moglie non deve essere austriaca,
ma ungarese di nascita, non so se del ramo magiarico o te-
desco. Gli eventi di Napoli sono veramente deplorevoli. Quindici
o
mandai al Montanelli una letterona su questo proposito da pubblicarsi nell'Italia; il che non ebbe luogo; o che la let-
venti giorni fa io
tera sia andata in sinistro, o che la sua divulgazione non sia panila a pi'oposito o che la censura toscana non abbia voluto ammetterla,
benché fosse stata scritta in termini moderatissimi, e avesse
per iscopo di pacificare gli animi e mettere in salvo l'onore del Re e della
Corona. Fate il piacere
di
dirmi se
le
funzioni a cui
signore allude nella circolare da voi inviatami, sono
le
Mon-
preci pel
pontefice o l'inno in suo onore; che in tal caso l'impertinenza me-
riterebbe un buon carpiccio. Ricevetti qualche tempo fa una nobilissima lettera dal P. Ventura, che contiene l'approvazione del
mio
Gesuita e un elogio di esso dettato da una benevolenza veramente eccessiva.
Ne mandai copia
venire agli |occhi di
S.
al
Pinelli
(1),
pregandolo a farla per-
M. per ovviare alla calunnia narratagli sul
conto della mia scrittura. V'inchiudo due righe per Giacinto Collegno. Oggi o domani risponderò all'egregio signor Cicconi. Spiacque qui
molto l'articolo del Mamiani, inserito nell7/aZ?'co, contro i Toscani,
benché dettato da ottime intenzioni, perchè parve un'approvazione tacita delle indegne calunnie dei Debats e del Libri. Io ho fatto indell'opposizione una mia brevissima protesta
giornali
serire
nei
contro
le false ripetizioni del
e fanatico di tre cotte,
ili
Lenormant, gesuitaio di pessima fede
cui avrete
inteso parlare.
Ma gli laverò
prima occasione. Anche Andrea Mazzini, autore di una cattiva opera sull'Italia (2) va abbottinando i giornalisti francesi contro di me, e adempie oggi il nobilissimo ufficio esercitato in adla testa colla
dietro dal signor Ferrari. Ma credo che riuscirà
proposito, perchè
i
francesi cominciano
meno di questo nel
a conoscere la ragia, e
i
tempi non corrono più propizi ai nemici della moderazione. Mi spiacc che il Piemonte vi abbia a perdere, ma credo che per conto vostro la
(1)
Edita dal Cian, in Lettere di V. G. a P. D. Pinelli, ed.
cit.,
pp. 227-229. (2)
De V Italie dans ses rapports avec la liberto et la civilisation mo-
derne, 2 voli., Paris Amyot, 1847. Andrea Mazzini il 12 maggio del 1848
invitava il Gioberti a
nome del Marchese Ridolfi * che passando da Li-
vorno per recarsi a Roma volesse onorare della sua persona Firenze Il Marchese Ridolfi spera altresì ch'Ella vorrà farle l'onore di dimorare il tempo che si tratterrà in Firenze nella di lui casa »
- 401 — mutazióne
buona; e che l'aria dell'Arile
sia
più fa-
i
<M Po.
quella
di
aliatemi bene e credetemi
Addio, mio buon Mas
Tur Gioì
i
Ulée d'Autiu. s.
P.
-
signor
il
che
mi manda
istillila
a
elie la vivacità
in
voi
•
trova.
si
notizia, dirà agli amici:
l>>>
vostro
il
dell'occhio
non
ritratto, Bomiglianè
temperata dalla
he l'Arrivabene, pigliatone
1
veduto
il
•
Massari
ritratto di
un ha
ira.
1849.
XV. La seguente lettera fu pubblicata solo in parte dal Masda me in quella sola parte riprodotta a pp. 438-439
sari e
del Carteggio, ed.
163.
col n.
cit.
Parigi
Mi evi
pensieri» che io dubiti
«lai
affetto,
medesimo che
\;
li"
ottobre 1849.
condizioni
abbia mai dubitato della
o
per quei
1
sempre conosciuto.
I
\i
a
m unicamente
giornalista, la quale porta -reo una certa
di
che non pinioni. Del
i
che l'uomo a
•
e
quale
vi
,.
quello
di
;i
m
Piemonte una
:
/.ìalment. vi
DChi di
di
e
il
io,
poiché
l
ii
i.
n
libero in
imo che un nobile e patrio «
.-erba:
quel fuoco che nell'altra
sia
sono
indo tale ufficio, mirate ne,
timori che
o al vostro animo, ma
non miravano né punì
tìlla di
14
.ri,
e
ricchissimo
d
Danne
no
entuomin dalla
mpediti da quali .
il
quale
ini
- 402 — per fare alla repubblica dei modellili quel il
medesimo
servigio che
signor Guizot suo competitore fece alla monarchia di Filippo, oli
uomini
di
Stato!
Ma tutto ciò stia
fra di noi.
Sui democratici e sugli antichi ministri e sull'amore che lano, siamo anche unanimi, poiché io
mi polnon m'illudo come certuni e
non appartengo al secolo di Saturno. Ma v'ingannate a credere che conservatori, e che siano più sinceri nel parmi vogliano meglio i
lare con voi o con altri miei
amici.
Il
verissimo che .accen-
fatto
nate dei giornali può chiarirvene; giacché
i
benché non si scaglino, parlano occorrendo
di
giornalisti
modesti,
me, con un veleno
occulto che svela il loro cuore. E io dovrei certo dolermi assai più di
loro che dei domestici; poiché questi in sostanza sanno che non
la
penso come loro, e mi portano il broncio per avere in gran parte
sventati
i
loro disegni; laddove quelli
mi pagano con brutta ingra-
titudine della fiducia che posi in loro e dei sacrifizi
fatti
alle co-
muni dottrine. Ma non crediate però che io me ne accori più che tanto, e che non metta conservatori e distruttori tutti in un fascio per ricambiarli col mio disprezzo. Cpsì non avessero gli uni coll'inettitudine e gli altri colla perfidia rovinata l'Italia! Imitatemi
per questa parte;
disprezzate i disprezzatori; pensate che se l'approvazione dei pochi
buoni è la prima,
la invettiva dei
dappochi e dei tristi sono
la se-
conda lode. Il Rosmini è uscito finalmente di galera e studia nei recessi di Albano. Di Napoli, meglio è tacere che far parola. Roma e Toscana vanno pure alla diavola; Leopoldo e Pio diventano ogni giorno più melensi e imbecilli, l'uno si porta da vicario dell'impero, l'altro da caudatario dei cardinali. Leopoldo va a Vienna per impararvi
l'in-
dipendenza, e Pio alla Santa casa di Loreto per consigliarsi (cosi
Bambino Sulla politica da seguirsi. Egli è molto divoto al Bambino: forse perchè ciascuno ama il suo simile. La mia salute è egregia e spero che sia altrettanto della vostra.' Non ho ancora ricevuto i fogli della Legge di cui mi parlate; ma disse) col
vi
ringrazio anticipatamente della prefazione che ci fate di amarmi
davvero. Vi abbraccio col più vivo dell'animo e mi dico tutto vostro Gioberti.
XVI.
La seguente lettera che figura la 166 del Carteggio, ed. fu più che dimezzata dal Massari. La ripubblico ora
cit.,
integralmente.
— 4M — Di Parigi
Mio carissimo Massari, sulle cose
21»
come opera intenderli e
ini
ma annua
vostra,
18
ttara
pei'
Bommo pia-
istruirmi su:
in
poi furono tali che non riesco ad
sanno anzi che di
storia, della sfinge e della sibilla.
quali
ì
Bel
.
Napoli e ve ae ringrazio. La leggerò con
ili
Regno,
«lei
ricevuto quest'oggi
lio
.11
rue de Parme.
3,
ila
due anni
Ho saputo (die avi
ita
Legge. Bravo,
la
me
ne
rallegro. La
rnalista in questi brutti tempi e in
na del nome e dell'ingegno vostro. Vi Bono conoscenza procacciatami dei due egregi Napoprofessor Bavarese mi diede una lettera del Mancini. Ri-
limito tenuto della letani.
Il
caramente questo esimio giureconsulto e la sua degna eoae. Ditegli ch'io partecipo vivamente col cuore alla sua disavventura, -Ile il suo foglio mi fu un vero regalo e che mi riserbo a riverite
spondergli colla prima occasione, non vedendo gravarlo con lettere
per
inutili
posta. Del
la
Negri
sapevo qualche cosa. Né mi
già
(1)
Stupisce quanto mi dite: tal'è l'impressione che ne ricevetti dopo la
pochi giorni quando
.
mpatirlo
il
gli
diedi
il
p08tO Che OOCUpa. Ma hi-
poverino perchè teme di essere esautorato. Egli
qnasi tutti coloro che furono da me assunti a qualche grado
diplomatico, vengono deposti o bistrattati se mi sei-
amministrativo
qualche alletto. Che meraviglia se
i
tenersi in sella o salire piglia o in il
torto. Tutta
che
aistri
commedia la
ì
io
egli
unte
contrario?
e le
E voi, caro Massari, che oi in
cotèsta
lotto
Beozia? Non
capriccio di tornare a Parigi f Quando penso che
il
amici che serbo
altri
.
u
ammiro la sua politica e non oso dargli in quoto raso e dovuta al mi-
pistrino del giornale volete rimanervi
dal
fa
partito innocente di mettermi
mia riCOttOSCenza
ciò lo sforzano.
a
il
un brivido e
Ma checché
ri
di
vi
trovate fra eotesta marmaglia
freddo e non mi pare che siate In
anime del
purgatorio, quanto
continuate
a
\i
e i
i
compatì
volermi bene, e cretedemi quale
mi dico col l'affetto pia fervore Tutto wo Gioberti.
ì
1
1
ii
solati alla
del
H.
8
gli
aliar;
1860, p. 31 il
Bollettino della 8
\\ I, ir \\\ I.
— 404 — 1851.
XVII.
Da intercalarsi fra la lettere di Massari del
giugno e
1
quelle di Gioberti del 6 luglio 1851, cioè la 191 e la 192.
Per errore
il
Massari datò col 5 anziché col 6 (data
risul-
tante dal timbro) la 192. Parigi 9 Giugno 1851.
Mio carissimo Massari,
Ho subito recato al Tocqueville, il vostro trovai in casa;
ma son certo che avrà l'uno
libro
e
e
la lettera.
l'altra
Noi
carissimi.
E
leggerà l'opera vostra con tanto più piacere, quanto che tornò non
ha guari dal Regno pieno di santa indignazione contro le mostruose
énormezze della tirannide napoletana. Sono ansiosissimo di leggere la vostra nuova scrittura. Ma siccome non ispero che il Daelli me la mandi prima della Domenica giudaica e delle calende greche, perciò vi prego di pregare il Boglino che appena giunta, me ne spedisca una copia per la posta. Qui tutto è tranquillo. La revisione dello statuto andò in fumo. Legalmente non può riuscire per mancanza dei
:i
/4 di
voti richiesti. Illegalmente pochi oserebbero portarla. Il mi-
sero presidente scapita ogni giorno di reputazione e di cervello. L'as-
semblea ha paura e paura e paura. Il popolo ha risoluto di non muovere se lo statuto non è violato. Fioccano le petizioni per la rivocazione della legge del 31 maggio. Se questa si abroga, non vi sarà violenta nel prossimo anno; e non è impossibile che si abroghi.
crisi
Una parte dei legittimisti e gli Orleanesi si accomunano nella candidatura del Ioinville per la prossima presidenza. Pare che l'idea sia caldeggiata dal
Big.
Thiers;
il
varia politica ogni settimana. amici,
quale Il
est
complètement dèsorienlè e
Guizot fa guerra a
lui
ed
ai
suoi
come sotto Filippo.
Sentite bel caso. Il Cousin (1) dava fuori testé nella Reoue des deux
mondes un articoletto in cui annovera fra le cause che rovinarono l'ultima
monarchia il rifiuto della riforma elettorale e della
del
Thiers. Eccoti che
sig.
il
Big.
politica
Guizot scova un discorsetto del
Nel carteggio Cousin della Universitaria di Parigi colla segnatura i tre seguenti biglietti del Gioberti al Cousin che mi furono gentilmente trascritti in una sua recente gita a Parigi (li
2258, 2259, 2260 esistono
dall'amico, prof. Ferdinando Neri, dell'Università di Torino. Non hanno
- 405 — iati»
in
questi
i.iii
pochi giorni
ili
approvava
il
di e
tura e
Febbraio
diletto del filosofo illustre, n p. Ven-
il
amoroso, lo invitò
«li
riforma elettorale. Imi.
mista. Il Montelembert
di!
tino tuttu
rivoluzione
alla
rifiuto della
a
gli
gerisse un b:.
pranzo, lo pasteggiò lautamente,
Cortez, capo degli osseryaniisti spagnoli buon Teatino noi: nitro ribelli e contro filosofi. Monti vi comu-
e qui ambasciatore.
11
i
i
nicherà un mio disegno letterario a cui tiro il becco in questo punto. ini a in
mio nome
Costanza e al buon marchese, e raccomandategli non essere troppo osservatore. Molte cose anche
!>.
ili
ali* Arrivacene
e
credetemi tutto vostro Gioberti.
data ma appartengono senza dubbio agli anni dell'ultima dimora del Gioberti a Parigi. 1.
Monsieur. J'ai été chez vous, il y a quelques jours, pour vous demander la permission de vous presenter M. Caracciolo prince de Torella, Napolitani, qui coltive avec bonheur la philosophie et dont le beau talent è
au plus nohle caractère. N'ayant pu vous parler, et M. Casur le point de partir, je prends la libertè de vous ces lignea, car il regretterait trop de quitter la France,
étant l'adr.
avoir eu
l'houneur de vous connaitre.
et
de vous
offrii
pour l'Italie. Monsieur,
le
ma plus haute consideratiou.
Paris, 28 janvier.
Gioberti. 2. af. Gioberti
sompliments à Mr. Consta et a l'houneur de lui [ui
n'a pu
lo
lumi.
V.
-in
I
li
annoncer que d
tin &
et
prend
la
lil
midi il aura l'houneur de lui
I
•
voidoir
li
matin.
:
la
bonté de
l'eri
ut
pas a Mr. Consta, il
— 400 — 1852.
XVIII.
Da intercalarsi fra la di
lettera
di
Gioberti
del
e quella
1
Massari del 30 gennaio 1852, la 212 e 213 del Carteggio,
ed.
cit.
Parigi 20 del
'52.
Mio carissimo Massari, Chi troppo vuole, nulla stringe. Il ch'io ritrattassi le severe,
sue parole dica né
e, a'
ma
sig. generale
Dabormida voleva
giuste verità che ho dette intorno alle
suoi ordinamenti; e invece otterrà ch'io non mi ri-
meno intorno
alle
sue intenzioni. Che
io
mi sia approssi-
mato anco riguardo a queste, mi vien confermato dal suo presente procedere. Le concessioni che io era disposto a fargli e che avea
Marmora erano le più generose che un uomo offeso, non offensore, potesse fargli in tal circostanza. Anche notificata al generale Della
dopo tal rifiuto essendomi scritto che il Dabormida era tristo e metteva compassione a suoi amici, io mi risolsi ad acconciare equamente le
cose mediante una nota della mia risposta al Rattazzi; lo pro-
messi
al
Monti. Ma vi confesso che queste condiscendenze mi pesa-
vano, non
se stesse,
in
ma per un presentimento che avevo che il
Dabormida e i suoi cagnotti ne avrebbero abusato. Per buona ventura la lettera stampata dal Dabormida, mi ha campato da questo pericolo. Essa Il
mi allargò il cuore: sia ringraziata
la
Provvidenza.
generale avrà almeno in parte quello che merita. Dico in parte
perchè non voglio abusare del mio diritto; e voglio oltre la lode del veritiero avere anche quella del moderato. Persuadetevi,
Massari, che la generosità è buona verso
i
mio caro
generosi; ma quando si
ha da fare con certa gente essa diventa un peccato; e non mettere in pratica che la verità e strar queste
la giustizia. Vi
si
mie lettere a tutti quelli cui crederete opportuno.
poletani fanno a gara nel rubarsi dell'opera ardita e
mida incoronato
;
il
deve
autorizzo a moI
Na-
vostro libro. Iddio vi benedica
magnanima. Continuate a smascherare il Dabormi adoprerò a mettere in luce il Ferdinando
e io
pedestre. Vi abbraccio
con quell'affetto che non può essere significato colle
parole. Gioberti.
- 407 — XIX.
Da intercalarsi fra la lettera del 4 maggio e quella dell'8
maggio del Gioberti,
Carteggio, ed.
cit.
del
Massari
la
236 del
235 e
la
Parigi 5 maggio
Ho ricevuto dall'ai). Qando vedrete
che si tratta. Come
di
trini
L'inclusa che vi
per ottenere
mando le
"i.
'52.
spedisco. Le*
ben intendete, io non posso
capo
fai'
favore che desidera l'amico. Perciò racco-
il
Parlatene,
al
ministro, tacendo però
me e
di
[uanto potete pel buon Dando che mi par meritarla Certo l'Italia
non ha molti
fatta II nome
della Bua
latinisti
di
Mamiani potrebbe
aiutarlo.
Con.
vostra salute"?
Il
vostro silenzio mi da
inquietudine,
mo e credo sia finita la sequenza delle flussioni. Ho lattina il nobile commento che il siL Boggio fa alle mie r
.
Ine e ho odi crede' di
i
avere
ai.
Sino dal 48
no
a
Campato
conne-
eoe
pochi giorni
fra
questo segno. Ditegli pure che
il
il
mio testo
e
quello. Piacesse
iva a
quesl d'Italia
conobbi per mascalzone,
lo
lo
tal
garbo
e
della
sua,
Dio
die
a
tanta
con
io lo rin-
chiosa; perchè tutti
i
nemici
eleganza, spero
Discorso preliminare delia replica Bara
e in via per costì. Altro non
accadendo
i
in es-
due opuscoli saranno
subito posti In véndita. Datemi delle
I
più
Tutto vostro Globi
del Gioberti al Masconservano nell'Archivio Visconti-Venosta del
numero di cento sono le lettere
In
sari
che
si
•ilo
di
dell'i 1 aprilii;
Sentena. Vi mancano
autografi delle lettere
gli
novembre, dei 2 dicembre 1840;
imi
esiste
filo-
del
(la
1843; del 125
15 settembre
rj giugno, .libraio.
1849; del
1846
20
del 9
1845;
del 27 ottobre
giugno-luglio
quella
di
solo l'appendice degli schiarimenti
aprile.
16 maggio,
I
aprile
del Carteggio); del
1847; del 17
l
3
gennaio,
agosto 1848; del
13 luglio,
il
24
6
maggio,
18 febbraio
setter
dicembre 1850; del
l
— 408 — 9 luglio, 6 agosto, 20 dicembre 1851
aprile,
21 aprile, 27 aprile, 15 maggio,
1
luglio,
;
del 4 marzo,
10 luglio, 17 agosto
e 20 agosto 1852. Sono adunque trentuna le lettere del Gio-
Massari che andarono disperse, e che all'infuori di tre rispettivamente conservate nella Biblioteca Nazionale di Napoli, nel Museo del Risorgimento di Milano e nella Naberti
al
zionale di Torino non
posso ancora indicare dove siano
finite. Delle ottantaquattro edite le tre qui da
me ripubbli-
sono quelle che soffrirono maggiori tagli. Le parti soppresse in alcune altre del Massari sono di minor lunghezza. Talvolta non si tratta che della soppressione di un nome, sostituito per lo più con un X, seguito da puntini. Ma parecchi di questi nomi erano già stati da me rimessi cate
loro posto in sulla scorta delle lettere corrispondenti del
al
Massari. Pubblico ora qui
appresso
i
omessi nelle Carteggio,
brani
altre lettere indicandole col numero d'ordine del
ed.
cit.
N. 29.
Nella
lettera
del 7 aprile 1841
a
«
carta »
di
righe 29,
pag. 79 aggiungasi: Attendo con impazienza le osservazioni che mi avete promesso dell'ali.
Gorrèsio sul Sanchia,
cenni, sia che luta e
gli
emendino
le
quali sia che combacino
mi saranno preziose.
Il
coi miei
Gastone vi
sa-
ringrazia per quella certa lettera che sapete la quale giunse
sana e salva
al
suo indicizzo. I Quetelet e l'Arrivabene si richiamano
anche alla vostra memoria e a quella del Libri, a cui mi tenete raccomandato. L'Arrivabene è alloggiato da conte e ha una mensa non da economista ma da principe; non dico per la copia dei serviti ma per la squisitezza loro. Mi diede qualche tempo fa un pranzetto delicatissimo in cui ogni pietanza era condita collo zucchero. Insomma egli
serve nei bicchieri
vitati. Non
il
nettare e nei piatti l'ambrosia a' suoi con-
ho finora ricevuto alcun cenno dell'effetto prodotto dalla
mia lettera al Giordani; se vi accade di spillar destramente qualche cosa dal Ricciardi ragguagliatemene.
— 409 — N. 35. Nella lettera del 15 giugno 1841 lo Z. di pp. 98 è il Prie e PY. è il Gastone, dei quali il G. non dice che « si sgonei calzoni mentano » come sostituì il M. ma che « p solo pensiero di aver seco un libro scomunicato.
al
N. 36.
frammento colla data del 15 giugno 1841 fu staccato precedente (n. 35) dove è da includersi fra le
Il
dalla lettera
«Ma dimenticavo
«dei dotti» e
parole
».
N. 42.
manca
La lettera del 23 settembre 1841 poscritto
:
La stampa della risposta
.
(.arti;
iliic
:
per
al Tarditi
incominciata. L'opei
6 già
subito clic la prima sarà finita l'avrete pei 'He.
alti
\".
19.
Nella lettera del 28 aprile 1842 brano, da aggiungersi a righe 6
M. omise il seguente
il
di
146:
p.
barbari, e lo credo che
non
iti
•lai
i
nuova
6
tere che
he
i
»li
'Il
il
V.
qu<
e
pei. Midi» limi avrei .
:
i,i
il
tre volte buoni, !•
ma
eroditi
li
Malines. Ma
molto male pei ogni v< di
inerti. Ila.
noia; e con In
limi
ha nem-
si
veggo più
Per buona ventura che
che gente
pretoni, ('retini, pretocci, pretneci, pretac* ioli,
Ho
gli
quante quella del
are:'.
sta
s
tempi».
vale
barbari
antichi
Bono migliorati, anzi Bono più
morir
COnv< •
anche
si
Tanto eie- qui ai ita
e
era
D. Ulflla
non
meno
e bella
discendenti non
gli
come cianciano
dalla Scandinavia,
mia idea
i
in
il
seguente
del
.
i
quanto so ri buoni. Buoni, buoni
come direbbe
il
n<
i
i
— 410 — N. 53. Nella lettera dell'8 giugno 1842 a p. 170 del Carteggio, ed.
fra riga
cit.,
27 e 28 fu omesso
il
seguente brano:
11 tratto di Pappino non mi stupisce niente, giacché chi è che vi conosca e non si terrebbe lieto di poterlo imitare?
N. 56. Nella lettera del 19 giugno 1842 a
e 31
si
p.
righe 30
183 fra
aggiunga:
Ho riso moltissimo della storiella del Flourens; ma non mi ha meOh! Francesi Francesi! Sono tutti così. Pulcinelli, cerretani, istrioni non per malizia ma per indole, per consuetudine, per istinto. Buona gente, incapace di commettere un solo peccato mortale perchè non è mai suscettiva di perfetta avvertenza; onde io credo che nell'inferno non vi è un solo Francese, ma il limbo dei bambini deve esserne pieno. Se il Tocqueville non è di questa tempra come voi mi accertate egli è un mostro o la fenice. ravigliato.
A riga 25 di p. 184 VX..... di questa lettera è
il
principe
della Cisterna.
N. 60. Nella lettera del
R leggi «
di «
Il
1
settembre 1842 nella riga 28 in luogo
gran principe de la Cisterna » e a riga 29:
principe »
N. 73.
La lettera del 19 (per errore gennaio 1843 è firmata
«
nel Carteggio, ed. cit., 18)
vostro amatissimo » e non
«
vo-
strissimo »
N. 93.
Lo Z '43
si
lude è
a riga 7 di p. 286 della lettera del 16 dicembre
con « Cavour » Marchese Gustavo.
sostituisca il
.
11
Cavour a
cui
qui
al-
— 411 — \.
Nella lettera del
a
295 è
la
Invece
di
p.
Per
che
lei
2-1
per K è
me, come
si
'44 la
casa R
righe 25
di
legga: dora, quanto per certuni che bassi*
un li
«li
aprile
casa della principessa B[elgioioso]. E a righe
duole all'animo che non abbiate notizie de'
so
che ve ne trovaste in qualche impaccio fate capitale
<li
un leale amico, che non può molto ma che vi offre
lialmente quel poco a cui
si
estendono
sue forse.
le
N. 98. Alla lettera del 30
maggio '44 fu omesso a p. 303 il se-
guente poscritto: Avrei piacere che del Francesi
mio sentterello pervenissero
corte più copie che è possibile. Se
di
il
mano ai
in
Cerise ne volesse
alcuna da distribuire fatemi sapere il suo indirizzo. Si deve fra poco
impare
il
Primato con una nuova prelazione: avrei piacere mi cinto
le
critiche udite in Italia.
N. 99.
Il
brano omesso nella lettera del 31 maggio 1844 fu già
me ripubblicato più sopra alla nota 2 della lettera ine-
da
dita n.
del 24 aprile
11
1845.
N. 106.
A righe 2 di p. 319 della lettera giunga
nella via»
a
*
1* giugno
1.S44
si
con i mascalzoni >. N. 120.
I
Z
ed
i
K
a righe 26 di
giugno 1845 sono:
5 di p. brano:
i
3.i ^
nella
|
Peyron,
stessa lettera
fu
p. i
360 della
lettera
[Mcistcrna
soppresso
.
il
A
del
righe
seguente
— 412 — Il
Collegnò è anche qui;
gli faccia. Qui
la
ma non
si
è lasciato
vedere: buon prò
corre il Toscano proverbio: senza tornata, come
dis.se
botta all'erpice.
N. 170.
Fra
righe 13 e 14 di p. 447 nella lettera del 25 aprile
le
1850 fu omesso
il
seguente passo:
me il Canuti, che mi commise di salutarvi e di chietempo se avete alcune settimane fa ricevuta una sua per mano del dottor Farini. Essa accompagna un fascio di docuOggi venne da
dervi ad un
menti
al
Farini; e gli dorrebbe assai se questi fossero iti in sinistro.
Assicuratevi pure che Pierino tirava all'Austria mirando alla Russia. L'alleanza austriaca è un suo capriccio antico (che redo forse dallo zio Ferdinando, l'autore dell'opera sui vantaggi che gli Italiani pos-
sono dall'Austria procacciarsi) di cui mi parlò ex-professo in una lettera dell'anno scorso scritta
poco dopo la sconfìtta di Novara (1)
comunicò anche ad altre persone. Né rileva che nel crocchio negasse; perchè l'amico gesuiteggia in politica e non ha paura delle bugiuzze, A ogni modo tenete per fermo che s'egli giunge al timone
e che
noi saremo tedeschi.
N. 173.
A righe 8 di p. 454 della lettera del 18 maggio 1850 a «
concertata »
tra Azeglio
e
bisogna aggiungere
Pinelli.
è radicato nel
Vada per
:
Pinelli; che
l'amore del Barbaro
suo cuore; la lega coll'Austria è un vecchio disegno
della sua politica; e io
posso accertarvelo. Nò
vi
muovano le sue
proteste in contrario, perchè il poveretto è un abilissimo fingitore, le
bugie non
gli
costano, e durante quegli otto mesi in circa ch'io
passai in Piemonte, egli non fece
meco altro mestiere che fìngere
me che chiamava il migliore dei suoi amici; imaginatevi ciò che farà con gli altri. Ma l'Azeglio! Oh! io non crederò mai tal cosa Anche non la vegga. Ma il solo timore di essa basta ad ane mentire; con
(1) Il
G. accenna qui alla lettera di P. D. Pinelli del 9 aprile 1849
da me pubblicata nella mia prefazione &\V Ultima replica ai municipali, pp. 84-86, Torino, 1917.
— 413 guetiarmi. Parlategliene per amor •che linee, pregatelo in 1
buoni, a non la-
>!•
li,
se occorre
mio nome, m nome vostro e di tutti passo funesto; il quale par*
u.ire al
nfallibilmente l'infamia della Casa di Savoia, qualunque ro
1
vantaggi ed acquisti politici immediati, e
meir
probabilisaima-
mina; e costringerebbe tutti i galantuomini a rendersi
repubblicani.
A righe 21 della stessa pagina nella stessa lettera a il Risorgimento » si sostituisca « Il malignissimo Risorgimento che è il più perfido dei giornali a mio riguardo » e si aggiunga: a righe 25 dopo * faisissima <
i
I
due soli personaggi che mi corbellarono veramente furono Carlo
Alberto e Pinelli. In Pinelli io avevo una piena fiducia e molte especi vollero a farmi ricredere. Conoscevo la perfidia abituale mata di Carlo Alberto; ma non credevo possibile che to1< re dei demagoghi e a danno della propria corona. Quanto ai democratici io non ebbi mai fiducia in etc.
rienze
Nell'ultima riuscire »
nelli »
.
si
riga
alla
aggiunga
:
frase «
Ma non avendovi potuto
«
:
in parte per gli intrighi di Pi-
Un poscritto omesso dice
:
«
Vi prego del recapito
dell inclusa » N. 175. «
A righe 20 della lettera del 4 giugno 1850 (p. 456) si giunga: rvatorl o diro me-
ipore l*el nzionarti
*
francesi
nei
Eliaorgimento. Questo
una ed Ignora ohe la
Lo
Rcopo a coi
giornale
mirano
i
detti
ruma dello Statuto in Piemonte. Non parlo a
non fondamento. Ilo
\.
duio nel prefato giornale una
te.
N. 182.
A dopo //
righ< <
24
di
p.
465 della
Provvidenza l *
WiM.ry. (fai
\iv
si
lettera del
18
gennaio
1
aggiunga:
V
— 414 — Il
fior
ili
unanime nel dar torto allo stolido e spergiuro
Parigi e
presidente. Vero è che il Risorgimento c'insegna appunto il contrario.
Così pure stamattina
rinascerebbe;
la cui
sperava che a poco andare la monarchia
e«^li
risurrezione da un anno in qua è più
diilicile
che quella della fenice. Dove si stampa il Risorgimento? Io vo pen-
sando che nella luna; e che di là ci piovano i suoi fogli a guisa di areoliti.
La incapacità incurabile dei nostri politici subalpini è una
di quelle
cose che mi affliggono. La sento con voi intorno
senti ministri. leria e di
ai
pre-
Ma avete dimenticato di dire che in opera di traforel-
municipalismo meschinissimo, Cavour è il tomo primo e
Rattazzi sarà il secondo, ogni qualvolta si aggiunga a cotanto senno.
A piatita pedis usque ad verlicem capitis non est in eo sanità*. Il testo
quadra a capello a tutto il mondo governativo sabaudo; e tutto
voi m'intendete. Coglioni, bricconi; marmaglia, canaglia. Oh
avrei caro che foste qui.
!
quanto
Ma la cosa è di tanto rilievo che debbo
parlarvi chiaro. Se da casa vostra avete tanto da poter supplire a due terzi delle vostre
annue spese, venite perchè con qualche lezione o
cosa simile potrete supplir l'altro terzo. Altrimenti non
vi
movete.
Ad impieghi non bisogna pensarci. Io che son proletario, sarei già morto di fame etc.
A righe 28 alla parola « Ugolino » si aggiunga
:
E tante sono le miserie dei Francesi, tanto il numero dei postuche gli stranieri non hanno diritto di dolersi.
lanti
A p. 466, righe 4 della stessa lettera invece di « si farebbero costì » Salutate
che mi (1)
si
si
legga
«
farebbero coteste talpe »
.
E poi
:
il valoroso Mancini e ditegli che alla prima occasione porga risponderò alla sua carissima (1).
Di Pasquale Mancini si conservano inedite a V. Gioberti otto let-
tere nella Sezione Giobertiana della Bibl. Civ. di Torino.
La prima è
maggio 1852. Nessuna delle lettere indirizzate dal G. al Mancini fu sinora pubblicata. La lettera a cui qui allude il G. è quella che il Mancini gli scrisse da Torino il 20 dicembre 1850* Il Mancini gli annunzia che avrebbe consacrato le sue prime lezioni all'Università « all'arduo tentativo della costruzione di una del 9 settembre 1844, l'ultima del 30
teoria scientifica della Nazionalità nel senso in cui questa parola è da
moderni accettata. Volendo io però nell'esporre le mie idee premettere una compiuta ricerca di quanto in proposito e sempre sotto la forma scientifica siasi da altri scritto, a Lei mi rivolgo pregandola di sovvenirmi
— 415 — N. 184.
A riga giunga
ioi
di
1
p.
468 della lettera « si conveni
parole
alle
1
febbraio
1851
si
ag-
-
consigli e suggerimenti ». 114 s.ttembre 1851 lo ringraziava di
aver ricevuto « nel passato febbraio, anzi nei suoi ultimi giorni, per del Caracciolo la vostra gentile lettera la quale soddisfaceva il mio
i
«rio e le
domande intorno agli scritti che utilmente avrei potuto
consultare sull'argomento della Nazionalità ». Lo avvertiva pelò che gli
erano giunti troppo tardi perchè « aveva già pronunziato e stampato la sua prelezione » E con mia maggior vergogna debbo confessare che non avevo pensato o rammentato che in una di quelle note del vostro Ge.
ne di tanto tesoro di dottrina che fornirebbero ad altri
materia insigne di tante nuove opere magnifiche ed eccellenti, si trovavano da voi dichiarate su quel soggetto idee importantissime e profonde. Se non che avendo poi letto quella nota sapientissima,
mi acaveva con grande fatica concepito e forse senza accorgermene rimembrato per secreto lavoro di vaga riminiscenza, idee poco >e, benché le mie fossero di umil veste e le vostre del vostro solito splendore di forma adornate. E però io riconosco quel pochissimo, che, in quel povero mio scritto è, come cosa del tutto vostra e che da corsi che io
:
voi riconosco: ed è solo per questo titolo che osai farvi presentare
a mio
nome la prelezione anzidetta, dettata in pochi giorni, e che vi non altrimenti che come una promessa di studi, spero meno
un argomento in cui si chiude tanto a mondo. Il mio corso del compiuto anno a< mico svolse costantemente quel principio nel quale mi compiaccio di ;one acconcia a trovare immensa virtù dinamica, per usare un. -pregevoli sopra
nire della storia del
•
molta attitudine sua a generare e dimostrare le
la
irie della
o.
se debbo a qui
Onorato da molti
cogliere dagli stenografi le
uditori, n
perche hanno
grato, o malcontento,
mie lezioni tutte dette com'è mio costume ìee e del loro ordine
di al •
vincere colla mia resistenza il loi
inione della :u
anni
il
iia
]
corso avanti di porre
le
e vorrei
almeno
lezioni sotto gli
putii'
fondamento dei diritto delle genti, dt la
atessa
i
lui
pron
;i
propoa
— 41(5 — L'avrei scritta in termini
men riverenti, se avessi
allora saputa
che l'offerta tarda del nastro era per palliare la promozione di Pinelli;
né attesi alla forma.
A righe 6 dopo « non vi perdete d'animo » si aggiunga
:
Restringetevi a pochi amici; e lasciate da banda codeste oche di se per necessità dovete talvolta bazzicare con essi, figu-
Torinesi.
nel deserto;
ratevi di esser Cristo
San Marco. il
vero imaginate
di
il
quale erat
cum bestiiis dice
vivere nel paradiso terrestre, dove
padre degli uomini, non aveva dalla moglie in fuori, altra conver-
sazione che quella degli animali. Avrete letta la vergognosa ritratta dell'Assemblea francese al cospetto delle nuove insolenze prudenziali.
L.
Bonaparte ha riacquistato con tal vittoria una parte del E la sua ambizione renderà ancor più
credito che aveva perduto.
certa la crisi futura.
Non disperate etc.
A righe 10 dopo
«
d'Europa »:
Scriverò presto al Mancini e all'Unia con occasione di privato recapito. Salutateli caramente.
N. 186.
A righe 18 di p. 470 della lettera 5 marzo 1851 fu omesso dopo la parola
«
studio »
il
seguente brano
:
Quando siete alla Camera per obbligo del vostro impiego, fate conto di essere Noè nell'arca; il quale ci dovette studiare la zoologia per passatempo. Non credo che Torino porga meno da ridere che Parigi. Qui la cava è veramente inesausta. Alcuni giorni fa vidi il
sig. Cousin.
Oh! se foste stato presente! Egli saltava, strillava, in-
veiva contro la repubblica come uno spiritato. « Monsieur Gioberti, je vais écrire contre la republique.
Je veux qu'on sache toute
— Ce serait une imprudence. —
ma pensée. — Attendez au moins pour
discorso su L'insegnamento di Mazzini, Milano, 1917, pp. 17-58, e l'articolo dello stesso in
Nuova Antologia, del marzo 1917, nonché Eugenio
Di Carlo, Leggendo e Meditando, Palermo, 1918. pp. 85-131. Il Ruffini rileva il concordare della dottrina del Mancini con quella più antica di Mazzini. Una maggior concordanza era invece da notarsi come risulta dalla confessione stessa del Mancini nella lettera sopra riferita colla teoria del Gioberti nel Gesuita Moderno.
— 417 — unée prochaine — Croyez-vous que j'aie peur? le sais qu'on lanterne. <>n criera desi Lea rues de Paris: monsieur
la
à la lanterne! Eh! bien qu'on
ii
de
la
m'y mette. le mo turai marni-
constitutionnelle ». Queste ultime parole furono dette con
foi
una
ìhe
ebbi molta pena a non dare in uno scoppio di
ii>
popolare dei 24 (300.000 persone gridanti per più ore:
Repubblica sulla piazza della Bastiglia e i baluardi) l'ha tal-
la
mente fatto uscir dai ghangheri, che ora si mostra il più regreglieli dell'istruzione pubblica, e
statai che
jrli
.seggono a lato;
vince gli stessi resosi
quali impauriti di tanto zelo son co-
i
a frenarlo. Fo punto etc.
:
Di questa lettera
il
Massari soppresse pure l'ultimo pe-
riodo:
Lutate
del
il
Mancini, a cui mandai ultimamente due righe per mano
Ha egli ricevuta la lettera
ciolo.
-
ì
N. 190.
A righe 7 di p. 475, della lettera 22 aprile 1851 alla parola
«
Teorica
Ho
si
-
aggiunga
seguente brano
il
:
direttori o sindacatori della tiDiurnamente che fra Capolago primeggia il Deboni; il quale quanto debba i
tfia
di
buon occhio la nostra pubblicazione ben lo sapete. Mi è tto ch'egli possa rallentare la stampa e poscia anguBogiino sana e lo spaccio. O direttamente o per m<
er di
ite
l'impi di
di
ili
darglt
Ilio «-aro, ira
tutte le
voi ini
i
riducendo la meditatone • qu
punti: Novara, Delaun resto
ri
che
con
per l'avvenire ' i>h
fldu<
da
di
lieno
t.«-
buon conto: ms qual
i
alena appare Le cose sono giunte a segno che male futuro sari Irreparabile Ci potrei qualche
non
se la crisi indugiasse di qualche il
ci
contro li rostri magnanima Interpretazione Me .
il
nell'ac-
non re ne ha alcuna più autorevole nel mio giudizio certi l'atti che mi[uel certo proposito. M
litato, terribilmente
rolli Del
persone
primo
di
questo
pre
ami" e costì il mutasse probabile, almei
ti
— 418 — mini in cui oggi sono
le
cose; e
il
secondo mi riesce moralmente
avendo conoscenza del paese. Risalutate caramente il Minghetti e ringraziate D. Costanza della buona memoria. Mi con-
impossibile,
sola
il
sentire etc.
N. 199. Della
esordio
lettera
del
24 ottobre
1851
manca
il
seguente
:
Le nostre lettere si incrocicchiarono e a quest'ora avrete ricevute
due righe di mio pugno colle scuse e la giustificazione del mio lungo
Mi spiace etc.
silenzio.
A righe 10 si aggiunga a « termini »: E vi confesso che ho dovuto farmi qualche forza per Imperocché (bisogna pur dirlo) egli fu la causa fortunii.
iscriverli.
de' miei ultimi in-
Ma il bene della patria dee cadere innanzi a ogni privato
risentimento.
A righe 14 dopo «oculati»: Potete credere quanto mi terrei fortunato di procurarvi il di uscire
modo
da codesto pistrino. Ma l'amico inglese non mi rispose ed
è in vero
persona poco influente. Qui per ora non c'è possibilità di
ricapito;
ma forse nel prossimo anno le cose piglieranno un altro
indirizzo.
Addio etc.
N. 200.
A p. 491, riga 10 della lettera 31 ottobre 1851 si legga «
seminarli^ invece di « rami ». N. 204.
A righe 11-12 della lettera 8 dicembre 1851 anziché « alla famiglia Arconati nella quale »
si
legga
:
A I). Costanza e al suo consorte, nei quali si può etc. N. 211.
A righe 26 di p. 506 nella lettera del 26 dicembre 1851 si
aggiunga a « del mio »
:
— 419 -Parini
li
ill'ordinario
in:
..•nto al
tan domi. Questo ripiego
:
manca il tempo di_
Parini. Mi
il
noarvell: fatevi mostrare dall'amico la lettera che «^1
ore e nella i
mano
la
ho scritta.
i
conosco i miei polli o diro
Io
domanda «li una ritrattazione indebita modo la
chi vorrebbe debilitare in tal
ili
i
mio libro. Il Parini è nuovo nel :ia che U governo mi porge da due anni.
lette nel
\
A p. 507 a riga 2 si aggiunga: •
naggio intenzioni benevoli
all'Italia, lo
non
ci
credo un'acca. Uno dei più
suit
la
logique de sa position le Piemont est perda; mais il est par-
esi
.sagaci, dei più pratici e più £iu-
che io conosco mi diceva due giorni Bono:
intrique*. Speriamo nella eccentricità e
nella Providenza.
ndo etc. N. 212.
A ri.^he 2 di p. 508 della lettera del Accarezzati
1
gennaio 1852 ad
aggiunga:
si
Sull'olimpo, e convitati
al
nettare
all'ambrosia dei
•-
sempiterni.
mirando insieme dimostrazioni cosi opposte io temo che le prime per gonzi e che >i voglia addormentare il Piemonte. ì
alloppiare. Qui a Parigi ira gli
sinistri
si
Miti,
Presidente ebbe due terzi
il
sqnittinio senza controllo. i
Il
the
Fati
novello
lon
al
mani
palinodia
che
il
•
sempiterni
sono mol-
bruti tutta
i
fremito e ftndignasione
una da.
Paria
«mente che .
il
i
mai coti
fa
nuovi ordini, ne* migliori
di voti
ma pochi credono alio
del
larti
lo
non
dai i
D[abormida] contribuì e
dia
ruma
- 420 — N. 215.
A righe «
frasi
»
1
di
p.
512 della lettera del 2 febbraio 1851 dopo
aggiungasi
:
libro. Capone
Probabilmente il Droit darà un estratto del vostro e Pisanelli se ne occupano.
Ma si teme della riuscita perchè
i
fogli
pubblici sottostanno alla censura.
Di questa lettera fu pure soppresso il seguente poscritto D'ora innanzi fatemi il piacere di non francare più tere.
Prevalendovi del privilegio cbe vi da l'impiego
le
:
vostre let-
vi prego di ri-
capitare l'inclusa.
N. 217.
A righe 26-27 di p. 513 (lettera del 10 febbraio 1852) invece di « municipali » si legga « il Revel e compagni » ed a righe 28 si aggiunga: i
i
E lo statuto se ne andrà col vento, apparecchiando la caduta della monarchia sarda come tosto succeda una nuova riscossa della democrazia europea. N. 219.
A righe 11 di p. 516 nella lettera del 25 febbraio 1852 omesso dopo « replicava » il seguente brano
fu
:
cor mi dice che la mia dolcezza verrà abusata; perchè quando ha da fare con certa gente la generosità e la mansuetudine tor-
Il
si
nano a danno di chi le adopera. Da tre anni io bo prove continue di
questo brutto e triste vero;
le
quali vi farebbero strabiliare e vi
parrebbero per poco incredibili se la mia penna non ripugnasse
di
raccontarle. Strano etc.
Fu omesso il poscritto: Vi prego di mettere alla posta la inclusa.
N. 224. Ripubblico
la lettera del
intero dal Massari
:
9 marzo 1852, mutilata quasi per
— 421 — cinrc
VI ringrazio di
mina del della
di
quanto -.< pel d'Errico. La nonon mi da meraviglia
e del Kattazzi
l'incili
e del
Cavour promotore, il centro sinistro anche di
«'
<
una lezione: se non che la
dire che è
ma all'Italia. Povera patria! A ogni mòdo la triplice lega del l'incili, «lei Dabormida e del kattazzi ha
lezione e data non mica a me.
più
o
•
che del tragico e conviene riderne anziché doler-
più dei municipali non han
la di quello che mi alle. Dabormida e ,v\o\ si vantano di vincitori; cosicché sono stato ultimamente costretti. un letterone che vi farà ridere e che 1
Il
ì
ì
,i
~iu giornali. Sono
con voi che Torino sarebbe per
me il peggiore dei soggiorni. Né io ci pensavo quando vi scrissi che i ripatriato -e di qui mi scacciavano ma avevo l'occhio a a Nizza. Io ho sempre detestato Torino anche prima del mio esilio e di entrare nella vita politica. Invaginatevi adesso Lo
ingo davvero •
i
a
S.
Pelagia.
Non
mie lettere; poiché da
delle
gli
1
ci
una copia
facessi offrire
è
pericolo che
il
Mancini
o5 mesi non mi ha più scinto del
mio
libro
(1).
N. 227.
A righe 19 di p. 525 nella lettera del 18 aprile 1852 aggiungasi a
mi assalta
l'Austria » e a righe 21 Ila
mia replica
al
si
per secreta commissione delaggiunga a «diatriba*:
B[om
li]
ho taciuto del Re. Mi parve
ne l'imponesse. Voi non sapete il modo con cui io son
tuo anche in Parigi. Modo che mi riuscirebbe COn mano; e che tre anni fa se taluno
incredibile se noi
me
annunziato l'avrei giudicato assurdo.
i
mio
che brutti e dolorosi disinganni! La cosa è giunti lovettl
dare
il
mio Congedo del piccoli, grado che tenevo
lfl
jiiot'ora.
Di questa lettera fu puri' Mi
li
1
non
Monti.
'II I
uto.
omesso il
e. .min.
poscritto: i-'uriin
né ad altro mi
— 423 — N. 233.
A righe 8-9 di p. 532 della lettera 30 aprile 1852
il Masstampò « alcuni van predicando » invece di « come van predicando coloro di cui mi parlate ». Invece di « indegna
sari
calunnia » da righe 18
si
signori » e a righe 30 a
legga « l'infame calunnia «
lettera »
si
aggiunga
«
di
quei
e
l'arti-
colo brofferiano speditomi »
N. 236.
A righe 23 di p. 534 della lettera 8 maggio a « infami calunnie » si aggiunga « del signor Boggio e suoi consorti » N. 239.
Aggiungasi a righe 15 di p. 538 della la parola « Francia »:
lettera
18
maggio
1852 dopo
In tal caso io
non avrei potuto mandare la cassa vostra alla le-
gazione perchè il cav. Collegno (in confidenza) me ne interdisse gar-
batamente l'accesso. Pisanelli potè farlo convenientemente essendo suo amico.
N. 240.
A fine della lettera del 20 maggio 1852 si aggiunga: lo
comincio a disperare della durata di questo, poiché coloro che
più dovrebbero vegliare al suo mantenimento fanno segno di si poco cervello e sono ragazzi nel '52 sari
come nel '49 e nel '18. Mio caro Mas-
imitiamo gli antichi Romani che si coprivano
il
viso per non
veder l'ultimo eccidio della loro patria.
N. 246.
Aggiungasi a righe 14 a p. 546 della lettera 1 1 giugno 1852 Salutate caramente
il
Pisanelli e
il
:
Mancini. Dite a quest'ultimo
che non ho ancora, risposto alla sua carissima per un po' di
flus-
sione che mi ha impedito lo scrivere. Anticipategli l'espressione della
mia affettuosa condoglianza per le perdite domestiche amarissime-
— 423 — lianno
Io
afflitto. Ditegli
chi
non
io
-
|
.Uro die cabli voti, perchè ogni
mia commendatizia
indiretta potrebbe pio nuocergli eli»
direi
noi dico a
N. 252.
A righe 32 di p. 552 della giunga a « procedere »
lettera
agosto 1852
1
si
ag-
:
magnanimo il Pinelli che dal '48 in poi si attra-
indo per itti
•
miei disegni, rovinò la mia fortuna, mi tolse la patria,
ì
verso
die
mi
io
A riga
farei
ra azioni
azioni
pubbliche funestissime per gli
effetti;
p.
:
poiché partorir
Mancini con lettere del 30 maggio 1852 da Torino annunziava
Il
al
553 si aggiunga ad
«
di
1
me suo amico modi subdoli e biechi
<li
scrupolo di adoperare col maggiore dei miei nemici.
Gioberti ch'egli e sua moglie furono per soccombere al peso di nuovi
privati infortuni
Senza parlare di un sequestro generale
«
di
tutte
le
nostre sostanze abusivamente e contro ogni dettame di legge e di giu-
imposto dal governo napoletano, qui perdemmo la madre di mia dama eccellènte ed a noi cara, 1» quale era venuta a dividere
stizia
:aoglie,
volontariamente con noi
i
appena un un morbo micidiale trasse
dolori dell'esilio; indi, trascorso
perdemmo in otto giorni due figli
mese,
;
quattro altri e l'uno di questi per tre mesi conondeggiò tra la vita e la morte tino a che la valentia di un medico napoletano (il Tommasi che il governo di Napoli scacciò dalla catpoi proscrisse e costrinse a ridi (Uella un irsi in Piemonte sopravvenne a salvarlo: e come se tutto qu non bastasse, la stessa mia moglie incinta ila sei mesi soffrì una disa-
all'orlo del sepolcro
i
tinui
••
strosa caduta per le scale della nostra casa, si -se ella a
:n rosi
.ilattia
»•
che
io treniRssi
dono del Rinnovameni
del
li
utili
K' ,,r s ti '
sione in
lavori
il
per lei »•
:tto
I>o
ringrazia
*o\z-
Pisani -Ili, ora <|ui giunto.
altri
suoi colleghi alla Camera di Napoli sta curando la
volume di un grand*
<>ne e
ons naziouale li
cesi.
<
9
del diritto imbarbarito dal predominio delle doti
m potrà fare non mi rimarrà che •o quel li" :
i e di
il
dolore di
l
aapen
ivere per lui qualche parola al
I
"st'ultimo efficacemente o almeno autorizzatemi a a vostro
nome »
— 424 rono la rovina d'Italia; e inescusabili nel loro principio, poiché non mosselo da semplice ignoranza, ma da presunzione, da arroganza, da pertinacia; e furono condite di bugie, di frode e di tradimento.
Ammiro la dignità del Lombardo che per oscurar l'uomo a cui la Lombardia è principalmente obbligata
della sua presente miseria,
insulta colui che volle salvarla, e che pagò due volte
il
fio di
questo
suo proponimento; l'ima trabalzato dal seggio ministeriale (nel glio del '48) l'altra costretto a
mutar il grado
di
lu-
ambasciatore in
quello di esule.
A righe 25 della stessa pagina a « mio libro » si giunga
ag-
:
K compatisco il sig. Castiglioni (1) se crede la democrazia annullata, la
repubblica spenta in Francia, anzi impedita di fare
il
suo
corso in Europa; se non vede che la monarchia è moribonda nella bassa Italia per la tristizia e in Piemonte l'incapacità dei governanti; e che la sua caduta avrà luogo senza alcun fallo prima che vi
cominci il secolo ventesimo.
A righe 37 della stessa pagina aggiungasi a « stampa » Salutate caramente e
Mancini.
il
Il
il
:
Conforti, il Tommasi, il D'Errico, il Pisanelli
Cicconi è partito o è in procinto di partire a co-
testa volta.
E a fine del poscritto di p. 554 della stessa lettera: Ricordatemi anche caramente al nostro egregio Monti a cui scriverò quanto prima.
N. 257.
A righe 8 di p. 561 dopo « malattia » nella lettera del 10 di
ottobre 1852, l'ultima del carteggio,
si
aggiunga:
Mi spiace all'anima della indisposizione intervenuta all'ottimo signor d'Errico. Ne parlai l'altr'ieri col bravo dottore Demeis, il quale (1) Cfr.
edita
per altre osservazioni sulla vita del Pinelli del Castiglioni,
in Torino
nel '52,
il
pacco X, degli Autografi di V.
(?.,
nella
Biblioteca Civica di Torino. Esse furono riprodotte da E. Solmi, a p. 97 e segg. di II Costituto di V. G. (Estratto voi. IV,
1911).
da II Risorgimento Italiano,
— fin
iii
il
-
poter promuoverne efficacemente la guarigione, ìhe
.
4>25
mi
dite del
RappelU mi ailligge ma non mi stu-
poveretto ha dedotto nella pratica*
lata-
,
che
l'iem in
le
conseguenze specu-
ciò non che nuocergli dovrebbe vi
ci
sia condotto (come
ho
-li
in
in^.
impiego da chi governa. Imperocché il maggior me-
rito
che possa avere un buon suddito si è quello di imitar gli esempi
del
primo
ministri»
e
principe. Mio
del
buon Massari, quando
tratta di codesto paese non accade più parlare di politica
iviezza
ili
chi lo regge
da un olimpiade
inpossibile e e
che del male. Io non
lo
il
;
si
giacché
bene per
non vi ha oggimai altra ele-
dissimulai al Cavour nella
etc. (1).
Alla lettera seguiva Fatemi il piacere alla
di
il
poscritto:
recapitare l'inclusa solamente col metterla
j
Gustavo Balsamo-Crivelli.
Il
ciato
il
Massari avendo soppresso il brano qui riferito aveva cominnuovo periodo così: « Io non dissimulai il mio parere sulle cose
i'iemonte
al
coi
vour. etc. ».
In tentativo di salvataggio e uoa fesa inedita di Cesare Balbo
NEL 1821 La condizione di Cesare Balbo dopo la battaglia di Novara era una delle più
diffìcili:
pareva che l'equivoco tragico, il
quale aveva gravato su tutta l'opera del giovane conte durante la
preparazione e
lo
svolgimento della rivoluzione, travisan-
dola e falsificandola, volesse continuare a perseguitarlo anche
quando gli eventi avevano dimostrato la saggezza delle sue previsioni. Abbandonato il campo di battaglia, dopo avere invano cercato la morte nel breve corso del combattimento, otpassaporto, aveva preso la via del-
tenuto dal La Tour un
non perchè la ritenesse l'unica che gli fosse rimasta per sfuggire la condanna delle sue azioni, ma per essergli divenuta impossibile ogni ulteriore dimora in patria, fino a tanto che il Re, resosi consapevole dell'errore di valutazione commesso, gli avesse restituito la fiducia completa reintegrandolo nel grado e nell'onore. Ma non si era avveduto il conte Cel'esilio,
sare che lasciando gli Stati Sardi nel tuto
il
momento in cui, abbat-
regime rivoluzionario, il governo reale stava per
prendere
la
ri-
sua piena libertà d'azione, rafforzava implicita-
mente, anche in coljro che gli erano stali più favorevoli, l'opi-
nione della sua colpabilità o almeno della sua avversione al sistema conservatore: e dava motivo a chi sarebbe stato inca-
un modo o nell'altro avevano partecipato alla insurrezione, di esaminarne la condotta, come uno dei tanti che in quei giorni di aprile o per la riviera ligure o per le Alpi francesi e svizzere cercavano scampo ricato di inquisire su coloro, che in
dalla polizia di Carlo Felice.
\"li
1<>
avevano illuminalo il padre e
K dell'errore commesso
15
del di
UHI
iiiar/.ii
le
Prospero Balbo, che era partito da Torino
se. il
—
—
pochi giorni dopo
e
Delflnato presso
i
era ritirato in Susa
si
Des [scarda, sebbene si Cosse rallegrato
aver riveduto sano e salvo
tiglio,
il
aveva compreso
lo
questi aveva tatto. Per quanto riconosce renti alla sua
indole politica e militare
indotto il con!.- Cesare a fuggire
il
i
motivi che avevano
Piemonte, aveva subito in-
quante conseguenze ne avrebbero tratto coloro
tuito quali e
approvando le norme che avevano ispirato le azioni del padre e condannando le opere del tiglio, desideravano, con il colpire il secondo, dare al primo una lezione per le sue idee. o
on eliminar!.
dalla vita pubblica del paese.. Ond 'è che il
>
ro tentò di rimediare all'errore del suo primoge-
con'.
appena ^ li tu possibile, quantunque l'osse ancora ma-
nito; ed
r
lato, volle ritornare negli Stati Sardi per dimostrare ad ognuno
che con la restaurazione del Re cessava ogni ragione di allontanamento volontario dalla capitale per due gentiluomini, fedeli, come
i
Balbo, alla dinastia ed
alle
istituzioni. Ma. rac-
Chambéry * le comtrabiniers voulut m'arréter. On lui demanda
conta l'autore delle Speranze, giunti a
mandanl 11
de
:
pour quoti .. Il répondit M parte que j'étaie un des cbefs la
revolution
...
On lui demanda eomment
repondi t que cela était connu. Gepeudanl
il
savait.
le
il
voulut
bien
11
de-
mander des ordres à Twin -. ili il mandato di arresto perii noe sarebbe slato spedilo allo zelante
coni' egli
lo
avesse richiesto
due di non reale,
e ciò
per varie ragioni, delle quali
importanza. La
lieve
non volendo
in
alcun
prima era obe
modo
piegarsi
alle
dell'Austria, cui era ricorso a malincuore, era lieto Che la ite
ufficiale
in
il
governo
ingiunzioni
fondo ben
maggior parte delle persone più compromesse nella
insurrezione tosse fuggita alle grinfe delia polizia, :diiii
poi consisteva
spediti in ogni parte del confine,
ne]
fatto
ohe Cesare
i.a
seconda
Balbo, per quanto
lo
si
iO
— —
).
Volume XXIII.
— 428 sapesse fautore del regime costituzionale, aveva tenuto, dopo 13 marzo 1821, una condotta incensurabile; e, se Io si deside-
il
rava lontano dal Piemonte, non lo si voleva confondere certo
con i capi più indiziati del movimento rivoluzionario. Inoltre l'appartenere egli alla più alta nobiltà del paese e l'esser figlio di
un uomo stimato universalmente, anche se non approvato
da
tutti, erano
motivi più che sufficienti per proteggerlo da
qualsiasi uffiziale eccessivamente ligio alle leggi.
Ma l'episodio di Chambéry illuminò reale natura della sua condizione
con la stessa passione con
;
il
conte Cesare sulla
ed adirato e dolente insieme,
quale sei giorni prima aveva
la
abbandonato la sua terra nativa, volle ora ritornarvi per scolparsi e riabilitarsi. Ma, se ciò avesse fatto, avrebbe commesso un errore ancora peggiore, gettandosi nelle braccia della polizia che, costretta a vedere anche quando aveva chiuso, per volere altrui, tutti e due gli occhi, avrebbe dovuto procederea norma di regolamento contro un personaggio compromesso nella
ultima insurrezione.
stenere
il
Una lotta fìerissima dovette so-
conte Prospero per convincere
il
figlio di desistere
dal folle proposito: « Mon pére et ma mère » scrisse di poi il Balbo « m'ayant appelé dans leur chambre où etait Monsieur
de Saluce, qu'ils avaient consulte sur ma position, tous déci-
m'y refusai. Mon pére me me tuerez si vous restez ,, ou bien " Voulez vous donc me tuer? Une demi heure apiès j'étais
dèrent que je devais repartir. Je dit alors ces
mots: " Vous
,,
parti ,, » (1).
Se il conte Prospero era riuscito a persuadere il suo primogenito di ritornare in Susa ed lui destini migliori, le
attendere che volgessero per
consapevole di quello che significavano
parole dell'ufficiale dei gendarmi, pensò di chiarirne e reil
Re o che
di
Carlo Fe-
facili
ad inten-
golarne la condizione prima che fosse tornato
almeno avesse avuto lice.
inizio
il
nuovo governo
Ritenendo impossibile, per varie cause
dersi, che suo figlio potesse vivere nel
(1)
Piemonte, che dopo la
Lettera del Conte Cesare Balbo al Marchese
Massimo d'Azeglio
— Archivio Balbo, Documenti per la vita del Conte Cesare Balbo. — Volume XXIII.
— 429 — Novara «^li stimava sarebbe stato organizzalo se-
aglia di
OOOdO un sistema più rigido <li quello applicato con la restaurazione, da padre savio ed amoroso pensò di ottenergli un ohe gli permettesse
tiorevole ed efflcaoe insieme
mora in terra straniera, senza confonderlo con nella autorità
ondato
paese. E
putava non a
contrario, ed
lui
rivolse al Pralormo, che
si
li-
quale sapeva esser
rispetto, de]
e nel
sud nome, e^li
il
la di-
profughi sardi
per sfuggire alia giustizia del loro
rifugiativisi
dando
i
ri-
La Tour, della cui amicizia
al
non dubitava, perchè l'uno e l'altro avessero rilasciato al ncesso di andar saportO che <*li a per
varie nazioni europee, con
le
ampia libertà e Bi-
più
la
corne si conveniva ad un leale suddito del He. All'aoiirdo in Parigi
nuela scrisse così
a.
K
le
\*-2\
:
ls eut cona&issance à Turni inoli dea Intentiona Due mi QénéVoia, il se rendit i Novare. Aprèa avoir éxéeutó
que
-
primo ministro di Vittorio Ema-
il
lo aprile
il
ri
contìance dont
la
et
le ('renerai
en chef eut
la l'unte
lorsqoe par l'heureux dénonemenl dee aflalrea sa
:uut inutile et que riiunneurlui permettali ile s'at)senter, luti u-e
désir qilS je
le
par le SimplOQ
lui
en B
une.
entra en l-ranee le 13 de ce inuis
il
glémeata eo vtgueur oa a gardè :
pour
t
i
;
Paria d'où j,usqù'à preaent
il
ne
lui e>'
Qaoique délivré direetemenl par Monsieur le Gouyenieor gè<hi Piéraont il est possibile que dea mesarea bien Beton
hi. li
da premier niutiient aient de iute, i
la
fai!
n-ti-nir ce paa-
méme epoque. Voaa
Mai oette pièoe mon fila pourrelt ameni Auaai nona roua pfioat lai et
.pie
quelqoei
lémarchea oonvenablea pour qu'il re. an plastòt ce
Al
>c
La Tom-
di '•esse e, ti
-i
irne più ,e
1
A K< 'H1VIO H \
lea
\
l8toa d
itui^'ior confidenza,
apprezzato;
e.
perche
per quanto
costituzionale, ne iperavÉ maggiori favori
'
tSSl
— Cartella 81."
— 430 — per
figlio e
il
per sé.
11
17 aprile
generale in capo due lettere, la
conte Prospero inviò
il
al
prima delle quali, in veste
ufficiale, serviva di pretesto alla seconda, esposta in
torma pri-
vatissima ed amichevole. Al Luogotenente di Sua Maestà l'ex
primo ministro del Re abdicatario si esprimeva ne' termini seguenti
:
far les lettres de Turin du 11 je recois l'heureuse nouvelle de l'arrivée de Votre Excellence et la proclamation qu'Ella a pubblio le 10.
Je félicite l'état du choix qu'a fait Son Altesse Royale: mais
respectant les occupations infìnies dontvous devez ótre accabló, Monsieur le comte, je ne craindrais point vous en détourner,
croyais pas devoir vous informer de ce qui
si
je ne
me regarde. Ma santi!
est désalterée. Je suis gravement menaci; d'hydropisie, maladie dont
est mort mon frèré. J'en étais déjà au point que je ne pouvais plus marcher ni me tenir sur pied. La tranquillité et le bon air commencèrent à me donner de l'éspoir; mais pour me remettre dans un état supportable, il me faut au moins quelques mois; peut ètre quelijiies voyages et des eaux et des bains qui me sont conseillés depuis longtemps pour d'autres maux. Quant à la place que j'occu-
pais au ministère sans l'avoir chercbée et que j*ai gardée unique-
ment, ainsi que mes collegues le savent, parcequ'il y avait du danger, j'en ai
donne ma démission particulière au Roi, avant mème la dé-
mission generale de tous les ministres; et je pris conseil
de Son Excellence Monsieur
le
était nécessaire, je pourrais entrer sur ce point tails.
fait,
l'ai
aprèa avoir
Comte de Vallaise. S'il dans tous
les de-
Le jour mème de l'abdication, j'ai envoyé au Prince Régent
par le moyen de Monsieur le Chevalier Mangiardi
la
démission de
mon autre place, c'est à dire, de la direction superièure des universités. Je
vous prie, Monsieur le Comte, de faire connaìtre ces cir-
constances à Son Altesse Royale, Monseigneur
le
Due du Gónévois,
me mettant à ses pieds et lui portant l'iiomage de tous les sentiments qui ont toujours été la règie de ma conduite (1). Chi conosca anche superficialmente
i
fatti e le persone,
che
avevano avuto una parte notevole nella rivoluzione del 1821 a qualunque partito avessero appartenuto, comprenderà che questa lettera del conte Prospero, se fosse slata fine a sé stessa,
(1)
Archivio Balbo, Lettere del conte Prospero Balbo — Documenti
per la Rivoluzione del 1821
— Cartella 3l.
a
— 431 — non avrebbe avuto valore alenilo. 11 capo dell'ultimo ministero non avrebbe potuto accettare un qualEmanuele mandato da chi ne aveva avversato la politica, specialmente dopo essersi ritirato dalla cosa pubbliea in modo pre-
di Vittorio
I
:
imliseutibile con la presentazione delle dimissioni sue "
colleghi, appena era avvenuta l'abdicazione del Sovrano.
logico ammettere che un Principe, il
tra i
(piale si soste-
un programma avverso a quello del suo pred< chiamato a suo ministro chi aveva dato l'im-
e.»n
pulso e l'impronta alla politica piemontese precedente insurrezionale. Ond'è che, se
vi
il
era stato invito più o
moto
meno
preciso da parte del La Tour, non certo ispirato da Carlo Felice, a
Prospero Balbo, questi avrebbe potuto anche esimersi
dal rispondere nel le
modo esauriente che abbiamo veduto, per-
sue azioni avrebbero garantito del
lettera succitata, invece, il conte
suo
rifiuto. .Sella
Prospero pareva quasi voler
mere il suo dispiacere di non poter accettare la proposta del Luogotenente del duca del Genovese, perchè temeva di apparire suddito non completamente devoto, come desiderava.
E dato il carattere fiero e
leale del Mal ho che perdonava, ma non dimenticava, vien tatto di pensare se una ragione riposta vi fosse per predisporre in suo favore l'animo del nuovo
Principe, usando siffatte espressioni di devozione e di lealtà. .
Prospero trascritta
al
provava
la
lettera privata diretta dal conte
La Tour, il 17 aprile, e che taceva seguito alla ^ ià r
:
mme ministre au digne
.\|
luiiMcui
un ami.
Mon
.
til-
al
que je \ leone comma
me rend compte
>nté
jion.
.le
pense :
qu'il
ne poni
autremenl
le
plus oatarel 'le montrei qp'il
[ai
a remili de*
:
;
«pie ini. que n
il
donner. Mais
'le lui
in.
ont
n'i
i'i
II
a dODDi
iati
uni les A
— 432 — suivis sur quelques uns des points les plus essentiels. D'autres per-
soones, que je pourrais citer, en ont óté
tnformée& Vous avez vu
en suite tant que ses servicea pourraienl ètre tait
utiles, qu'il n'y
met-
point la réserve que d'autres croyaient pouvoir se permettre:
et qu'il était prèt
à combattre
les fèderès.
Aussi je crois pouvoir
compter sur votre.justice pour lui, autant que sur votre amitié pour moi. Veuillez agréer avec mes plus vives remerciements les assurances bien sincères de tous les sentiments que je vous ai voués de tout
mon coeur. J'ai l'honneur d'ètre, Monsieur le Compte votre ser-
viteur et ami sincère
(1).
E nel poscritto, lasciandosi vincere
a
pieno dal dolore e
dalla tenerezza paterna, aggiungeva:
Vous ne trouverez pas mauvais que j'ajoute une prière: si dans que vous aurez sans doute la bonté de m'écrire, dès qu'il vous sera possible, il y avait quelque chose qui ne doit pas étre communiquée à mon nls, soyez assez bon pour me lVcrire dans une la lettre
feuille separée.
Al conte Pralormo, come abbia m visto, il conte Prospero,
aveva rivolto la preghiera di regolarizzare il passaporto che le truppe reali aveva rilasciato al il generale comandante conte Cesare per raggiungere
il
padre al di là del confine:
La Tour chiedeva di eliminare l'impedimento che si frapponeva alla effettuazione di questo desiderio. L'atto del futuro autore delle Speranze era stato, in sostanza, di opposizione e di ribellione quasi alla volontà del nuovo re: con al
il
presentare
la
sua dimissione nel momento in cui le truppe
costituzionali trascinavano nella loro rovina
il
regime instau-
rato dalla rivoluzione, egli, di fronte all'opinione pubblica,, si
dichiarava solidale, con chi precipitava nell'abisso.
ricercavano
i
suoi critici le ragioni intime e reali
\<m
che lo
avevano spinto a sollevarsi contro coloro che lo avevano offeso nella sua
onorabilità, essendo
stato sconosciuto
ai
più
l'ordine di Carlo Felice: essi, già consapevoli delle tendenze politiche del
(lj
conte Cesar*', vedevano nella dimissione del-
Archivio Balbo, Lettere
del
conte
per la rivoluzione del 1821. Cartella 31. a
Prospero Balbo. Documenti
— 433 — l'olio aprili-
1^-21
rottura definitiva con
la
governo reazio-
il
nario che era restauralo pei campi di Novara. Perciò tino a
quando
a
copia della dimissione del
la
tenente co-
lonnello dtl Monferrato, associata com'essa era a tutta la sua
precedente azione politica, egli era e doveva esser considerato,
00 fuori della legge, almeno sospetto; e nessun ministro
avrebbe potuto assumersi
all'estero
responsabilità di ga-
la
rantirne il lealismo e la devozione al nuovo Re, concedendogli quella autorizzazione che rilasciavasi
sudditi
a'
ritenuti
fe-
deli alla dinastia.
domandava quindi al La Tour un favore
conte Prospero
Il
immenso, chi do egli stato il depositario del malaugurato documento, avrebbe potuto, se avesse voluto, distruggerlo e in questo caso, legalizzando la posizione del conte
autorizzare il Pralormo di rilasciare la sospirata vidimazione,
"
noti
convinto della possibilità di ciò. sia che riteopportuno far agire anche il conte Cesare per renderne sentimenti dì lealismo e di sincerità presso la persona
i
ne aveva veduto l'impeto irresistibile di ribellione, perle
il
scrivere direttamente al La Tour in un modo
figlio di
che, mentre non fosse censurabile di incoerenza con
compiut-
e]
una acquiescenza e devozione ben chiare. Ed delle
Sperane* notificava aprile
azioni
al
il
futuro autore
luogotenente delle truppe
reali
18
domandata a V. K. la mia damisi
.
li
le
tempo stesso sufliciente per darà divedere
promettermi
ai
M. e di quella e
rifa
'li
tempo
una
di
delle
permiat
mio padi
te. •
liti
«li
V, E.
quale in
la
natura della
venir'
i.
vidimato
Ma purtroppo
piallile;
il
mio
!
chiunque \ u<>l rimaner*
il
primo
'
n
ni
mie
— 434 — riunì servita fedelmente
favori col proclama del
da volontari ed a cui eran promessi 1(5
parire uno di quelli che hanno incorso nel suo sdegno.
dubito ohe
l'È. V.
|
marzo, io, dico, sarei forse esposto a com-
Ma io non
mi concederà sempre questa ricompensa che io Le
domando, sola, de' servigi prestati sotto di Lei, di aiutarmi colla Sua comparire agli occhi di tutti quello che sono sialo. Onde io ardisco pregarla in questa occasione di far iscrivere
alta testimonianza a
per la segreteria degli signor Ambasciatore la
di
All'ari
Esteri
al
Sig.
Conte
di
Pralormo pel
Francia in Torino al suo governo affinchè
vidimazione del mio passaporto in Parigi non soffra alcuni
ritardi. Io sarò
altri
ancora particolarmente tenuto a V. E. se Ella si com-
compiacesse farmi spedire un congedo temporaneo in forma, dove fosse descritto
il
servigio reso volontariamente da me in Novara, a
meno che TE. V. non avesse a farmi risposta definitiva sulla demissione da
me richiesta, o qualche ordine a darmi pel mio
nel qual caso io la pregherei per fuggire ogni impaccio di di
ritorno,
mandarmi
nuovo il mio passaporto (1).
Poteva in realtà il La Tour concedere ai Balbo quant'essi gli chiedevano? Bisognava supporre in questi due uomini, che
dovevano pur avere una profonda esperienza nelle cose di Stato, una ingenuità immensa se avevano potuto supporre di vedere realizzate le loro speranze. Se il generale comandante avesse potuto circoscrivere entro un ristretto circolo di amici e di
persone non malevoli a' Conti di Vinadio l'azione spie-
gata dal tenente colonnello del Monferrato,
il
7 e l'8 aprile,
ed impedire che la dichiarazione della dimissione avesse avuto la pubblicità con la quale era stata presentata, forse, non avendo
egli altro
che un'ammirazione per l'ingegno ed
il
cuore del
padre e una benevola indulgenza per il figlio, avrebbe trovato
mezzo di cancellare l'atto compromettente e concedere al Conte Cesare di dimorarsene all'estero per il bene suo e de' il
suoi.
Ma anche ad una tale soluzione si sarebbe opposto il
fatto che, a ragione o no, Cesare Balbo era già sospetto di av-
versione al regime conservatore, quando non lo
si
accusava
apertamente di avere capitanato la rivoluzione e nessun uomo :
di
Stato sarebbesi
(1)
potuto
prendere l'arbitrio di assolvere
Archivio Balbo, Documenti per la vita del Conte Cesare Balba
— Volume XXIII, foglio 278-279.
— Implicitamente un
4:ì.")
—
individuo tanto sospetto, prima
giustizia dalle autorità
averne facilitata
la
fuga chiudendo tutti e due
tevasì esser- pronti a sostenere
l
che
occhi: po-
gli
'innocenza dimostrando che gli
errori erano stati commessi con la piena persuasione del
cendo risaltare la purezza delle intenzioni stat<»
gli
competenti. Poto
possibile a rigor di termini di dargli
bene
ma non sarebbe
:
una implicita asso-
luzione, invitando ufficialmente il Governo di Francia ad accogliere n.dle sue terre l'amico del Santa Posa, come fedele sud-
dito del re. Pure noi siamo persuasi che, se l'impedimento alla
effettuazione ilei desideri dei Hai ho
si
fosse a ciò limitalo, il
La Tour, approfittando del trambusto di cpue' giorni, dell'auto-
non essere ancora ricostituito
sua. del
rità
avrebbe potuto, stracciata concedere al conte Cesare
la
potere civile,
il
dimissione.
notificazione della
vidimazione necessaria. E ne due Palbo che il conte Prospero aveva agito nel modo ^ià noto ed il conte Cesare non perdonò più al suo antico generale di non averlo allora salvato. Non
erano in t'ondo
sì
convinti
la
i
com preso che un ostacolo insormontabile, la parola del Re, aveva tolto al La Tour ogni possibilità di opeQuando il 4 aprile |s-j] Carlo Felice aveva invitato il comandante delle sue truppe di allontanare dal campo di Noi
i.
vaia
Cesare Balbo, questi in
era
già
condannato da
gentiluomo, nessun capo civile o militare
mai perplesso di garantire con (piotato dal Sovrano.
atti
ufficiali
La Tour aveva
Il
le
si
M.: e
S.
sarebbe
un suddito mal
mani
legate. E per
male che involontariamente faceva al suo ex subordinato, egli non avrebbe mai agito contro la volontà del Le che era stata espressa in un modo reciso. Non
quanto comprendesse
intatti la
da porsi
in
il
dubbio che. al ritorno di Carlo t'elice,
condotta dei Balbo sarebbe stata esaminata
e
quindi con-
dannata od approvata e che il nuovo Principe non avrebbe mai perdonato il La Tour. -•• questi si fosse frapposto fra la giustizia reale ed
un gentiluomo compromesso nella recente
qualunque stato d'animo fosse stato dell'esercito piemontese, anche se avesse voluto fare, non lo avrebbe potuto più, che, appena ricevute le tic lettere dei Pallio. ave\a dovuto Cedere pieni rivoluzione.
il
l> (,
i
resto in
comandante generale
i
- 436 — poteri al Revel
nominato luogotenente generale del duca del
Genevese. E dolente anche di questo contrattempo rispose così al Conte Prospero il 26 aprile 1821 :
Je recois dans la minute la lettre que vou.s m'avez fait riionneur
de m'écrire
le
17
et
quoique mes fonctions, autres que celles
«le
gouverneur de No vare, aient cesse par la nomination du Chevalier de Revel à la charge de Lieutenant General des Ktats de S. M.je m'empresse, Monsieur le Comte, d'avoir l'honneur de vous rassurer
que j'aprofìterai de la première occasion pour Modène alin de porter à la connaissance de S. A. R. le contenu de la lettre en question. Permettez, Monsieur le comte, que je ne termine point cette-ci sana vous esprimer combien je règrette que ce soit des motifs de sante qui vous retiennent loin de nous Il
(1).
La Tour però per quanto avesse
volontà
dall'essere egli
reale, sia
le
mani legate sia dalla
oramai limitato nelle sue
opere dalla presenza del Revel, dolendogli di non poter salvare Cesare Balbo, escogitò un
mezzo estremo. E ne dette
immediatamente comunicazione al conte Prospero il 26 aprile medesimo :
Je vous remercie bien vivement de la preuve d'amitié et de conflance de vous voulez bien me donner dans votre lettre conlidentielle.
Voici éxactement l'état des choses. Je recus la désagréable comtnission
dont M. votre
flls
vous a parie: mais jugeant que les explications
de Novare ou Turin à
Modène
n' obtiendraient
satisfaisants, je me suis borné à dire
pas des résultats,
que la conduite à mon quartier
general avait été très louable, mais que d'après les ordres que^j'avais recus à son égard, j'avais cru bien faire en l'engageant à se
rendre auprès de vous et je n'ai fait aucune espèce de mention de démission, de crainte que dans ce premier moment elle ne fùt acceptée. Ainsi donc
elle,
est
connue non avenue: mon idée si je re-
stais en fonction était de laisser dormir toute cette affaire, d'attendre le
retour du Prince; de lui parler et en suite de mander à Monsieur
votre
flls
ou à vous Monsieur le Comte les dispositions où je
l'au-
rais trouvé, pour que vous poussiez prendre vos déterminations en
cons^quence. Mais actuellement que la direction des affaires est con-
(1)
Archivio Balbo, Lettere di vari a Prospero Balbo
per la rivoluzione del 1821
— Cartella 31.
a
— Documenti
- 437 — qne
-
lils
mieux
le
per-
la
auprèa de vons pour soigner
•ntinuer à restar
o fiTraml cependanl son Berviee e au corps:
que M. r votre
serail
pour obtenir
re vienne ou écrive aa chevalier de Etevel
pour le cas où il seraitjugé
ne faudrait paa oublier de marquer dana
il
constamment fall partle de l'armée de Novara el
lettre, qu'il a
la
qu'il
n'en est parti qu'avec ma permissiòn et d'aprós les nouveiies Inquieti
;
ne
lui
qu'il
ne semole pai
da quartier general. (1).
!•
La Tour non poteva
Il
me parati mieux
confldentiellement, touchanl l'ordre qua
<lir
iti
sua posizione di fronte
eoe pesavano sopra
il
al
far di
più per Cesare Balbo
Ke e data
la
la la
<l
natura delle accuse
giovane Conte. Questi avrebbe dovuto
ritirare la sua dimissione della quale avevano conoscenza
nerale
comandante ed altre poche persone sicure:
La
il
avrebbe rappresentato l'allontanamento
Toni' dal canto suo
campo di Novara sotto la luce migliore, coperta com'era
dal
dalla sua completa responsabilità. Eliminato infatti l'atto che
poteva essere interpretato come ribellione agli ordinamenti di Stato, sarebbe Stato agevole sostenerne la difesa
per
rima-
i
nenti capi di accusa, fondati su voci, non su documenti
si
uscita, prova, oltre
la
fosse l'unica via di
curi. E che questa
surricordata, l'altra che
lettera
il
La Tour aveva già scritto
confidenzialmente all'amico, marchese idoperato iato
in
favore del nipote,
Prospero -;i
l'esito dell»'
fra
Ho voluto vedere li
il
l'altro,
il
Conte
«li
II
<
il
tesare d'Azeglio, che si
D'Azeglio riferendo al
sue pratiche in sostegno di 16 api ile
1821
:
La Tour. El mi ba detto con facoltà
comunicarvele, ohe non ha ancora dato coreo
al
foglio, ool
quale
adunque ancora può riaverlo e
Dati
stenderlo; altrimenti
trovò
i
Un
i
riflettiate
q
di
il
8,
non
m quel giorno. Mi
mbattimento
monta: era dubbio
sul
da
fai ti.
La
mdimento ad ogni messo ed anche della magnanln
prudi delia
risolutezza, della gioì
[volgimenti
rimi itziiuh- del
l*'-'l
— Cartella !U.*
consiglio
ottimo
Balbo
Aio bivio Balbo, Letto la
ò
I
'
— 438 — dar Luogo allo sfogo delle operazioni, quando il dovere non obbliga ad operare (1).
È certo ohe il La Tour se pone vasi ad un certo rischio, coprendo (iella sua autorità l'allontanamento del Conte Cesare dal
campo di Novara, chiedeva a' due Balbo un sacrificio non Ad essi, sì orgogliosi del loro onore, domandava che
lieve.
passassero sopra un atto che questo onore aveva profonda-
mente leso ed esigeva dal giovane gentiluomo la sconfessione di quel che aveva fatto in difesa del suo decoro. Ritirando la dimissione, questi accettava implicitamente la possibilità di essere sospettato dal Principe
come partecipe ai moti rivolu-
zionari e mancatore quindi al
giuramento di fedeltà che gli ma come capo dello Stato,
aveva prestato, non come uomo,
nella persona del suo predecessore. Il futuro autore delle /Spe-
ranze non aveva avuto mai timore di affrontare un giudizio delle sue azioni,
ma era fuggito dal Piemonte solo per l'of-
fesa che aveva ricevuto, sospettandolo, come si era fatto, nella
purezza delle sue intenzioni e nella lealtà delle sue opere.
appena n'ebbe notizie dallo zio e dal padre, alla proposta del La Tour. Un gentiluomo, privato della fiducia del suo Re, non avrebbe dovuto mai riprender serOnd'è che
si
ribellò,
vizio sotto di lui, se prima non ne avesse riacquistata la stima e
ne fosse stato reintegrato con aperte, indiscutibili manife-
E di questa condizione del suo spirito egli ci ha lasciato prova in alcune note tratte dalla storia di situazioni
stazioni.
identiche alla sua, o che a lui erano apparse l'altro nel
tali.
Così
fra
maggio 1831 scriveva:
Charles VII, dans une effusion de coeur démandait à un genti-
lhomme gascon si quelque chose au monde pourrait le détacher de son service: «Non pas Sire, il avait repondu, l'offre de trois royaumes tels que le vòtre, mais si, bien, un affront » (2).
Un (li
caso speciale della storia di
aveva
in
Archivio Balbo, Lettere del Marchese Cenare d'Azeglio al Conte Documenti per la rivoluzione del 1821 — Cartella 31. a Archivio Balbo, Manoscritti originali del Conte Cesare Balbo
Prospero Balbo 2)
Francia egli
Abbozzi diversi
—
— Volume XIII, foglio volante.
—
— 4.Ì9 — quel volger
tempo studiato, perchè rassomiglia ri tesi non
«lì
tzia:
quello
Bertrando di Quesclin, che
«li
mandato da Carlo VI in Bretagna contro il Monitòri, tatto pri gionìero per
tradimento dei Bretoni, era stato accusato di
il
fellonia
Re, il
il
(piale
non accettando
dimissioni
le
grande guerriero aveva inviato a restituirgli la spada l'onore un'ambasceria capitanata dal duca di Borbone
del suo e
parva licei coinponere magnis» osservava Cesare Balbo ce •er-
tamente
lice
iti
abile e per
tatti d'onore, che è il medesimo per un conun teneide colonnello, per un eroe ed un [j
tiluomo. ecco
il
caso mio. La sola differenza è che a un l>u
SClin la riparazione il
Savio
e dai
duchi
voleva esser fatta per parte di Carlo
d'Ari, jou. e di
me basta la
Bourbon, e a
pura riparazione la quale sta in quelle parole: " Récevez l'épèe
d'honneur que je vous offre: reprenez-la le Koi le veut et vous eri venez avec m>us ... Onesta differenza c'è poi ancora, :
me, fu di sole parole avendomi S. M. o chi
atta a
per esso ordinato di lasciare
odo passar a quello, mi
il
posto dinanzi al nemico e non
prima " d'avoir fait accepter ma démission ... Adunque la riparazione fu forza uscir dagli stati
odo disfacimento di tutto il fatto mi pare che non l'avrò mai completa, se non sono richiamato al mio posto, cioè al
medesimo d'ogni
ufficiale fedele dell'esercito di
Quindi non solo non accettava >ne,
qual cosa dida come ti
il
La Tour, che
richiamandolo
il
gli
il
fosse fatta
Sovrano
al
1
come
dovuta
Egli
partiva dal
presupposto
La
del:..
che
della sua completa innocenza e dalla
-cinta da chi ne aveva
Ahh,
la
suo servizio.
il
dovere;
Che, per una -erie doloiosa di vicende, -tata
ritirare la
servizio,
non poteva esser concepita che da un'anima canil conte Cesare, abituato ad una rettitudine di penazione, rara sempre, e rarissima in que' tempi di
oni politiche. t
conte Cesare di
ma esigeva, [ter riprendere
>08igliat0
riparazione,
il
Novara - il).
valutata
Ari invi'» Hai
e la
non si BUS opera
come colpevole r che, per evitare mali
— 440 — momento, attendo giorni
giori, conveniva piegare il capo, per il
aveva consigliato il La Tour: così gli aveva
migliori. Così gli
suggerito Io zio D'Azeglio
:
ma per quel sentimento irresistibile
di ribellione, che spinge l'innocente ad affermare contro tutto e
conlro tutti l'illibatezza propria,
il
futuro autore delle Spe-
ranze ad un accomodamento, cbe avrebbe significato tacita accondiscendenza a quella, che egli riteneva offesa del Re, preferiva affrontare
i
un processo
dolori di
e
le
amarezze
del-
l'esilio.
Ed esse erano incominciale ben presto; che il Revel aveva perdere tempo. Memore di Cesare
iniziato l'opera sua senza
Balbo, al quale aveva attribuito in dotta
del
Carignano,
per
i
consigli
massima parte che aveva
la
con-
fornito
al
Principe (1), egli aveva voluto conoscere particolarmente quel
che aveva commesso
il
giovane conte, non perchè nutrisse
mal animo contro di lui. ma perchè fosse chiarita la colpabilità maggiore o minore del figlio del primo ministro di Vittorio Emanuele. Avendo avuto per il conte Prospero stima come uomo onesto e capace, quantunque lo avesse criticato ed avversato nella sua attività politica, non sarebbe stato
mal contento di poter assolvere un gentiluomo dall'accusa di fellonia; ma nel tempo stesso non avrebbe veduto di mal occhio che una testa calda come il conte Cesare avesse potuto assentarsi per qualche tempo dallo Stato con buona pace di ognuno. Assolverlo non poteva, tanto per quel che aveva constatato di propria esperienza quanto per l'opinione che sapeva essersene formata il Re: condannarlo ripugnavagli per il senso di rettitudine che possedeva
:
bisognava cercare la via di
mezzo tra queste due inconciliabili tendenze. Ma i Balbo, poiché non volevano ammettere la più lontana possibilità di colpevolezza, fallito il tentativo con il La Tour, pensarono di ottenere dal Revel la soluzione del grave problema.
E dal momento
che il Luogotenente generale aveva in gran conto il marchese Memorie del Conte Cesare Balbo sulla rivoluzione del 1821 in PieArchivio Balbo, Manoscritti originali del Conte Cesare Volume XIII. Revel, Mémoires sur la guerre des Alpes et Balbo les évènements en Pièmont pendant la Revolution Francaise, Turin, (1)
monte, in
—
.Bocca, 1871, pp. xlv.
- 441 -lio. non ostante che Massimo e Roberto fossero un certo senso favorevoli al moto costituzionale, il conte Prospero e suo figlio si adoperarono presso il cognato
stati
in
o
/.io
per conseguire
soddisfazione richiesta.
la
era stata difficile con
Ma,
divenuta con
Revel
il
per
il
La Tour, più ardua era data
pubblicità
la
ai processi di
maestà. Cesare Balbo era stato inscritto nelle
liste di co-
loro le cui azioni, pur non essendo di grave entità, dovevano re
ogni
in
modo inquisite da
era possibile metter più a tacere
apposite commissioni la
cosa. Ed essendo
:
(in
ne da'
primi di maggio concretate le accuse contro di lui. consistenti sul Principe di
nella influenza esercitata
rivoluzione, nella condotta tenuta
la
Fuga da Novara,
sua
il
1-2
Carignano durante mar/o 1821, nella
due Ralbo pensarono
i
d'Azeglio una serie di dati e di
fatti de'
di
inviare al
quali egli avesse po-
tuto servirsi per sostenere presso il Revel
la
causa del nipote.
marcbese, mentre incuorava il cognato ad avere tiducia nella equanimità del Luogotenente generale del Re, mentre cercava Il
calmare
di
suo Cesare angosciato della piega che avevano
il
K> gli eventi, preparava,
pei
minuziosamente, una memoria
Ralbo, la
parole
(pi, ile.
Tbaon, favorevoli ali* accusato. marcbese Cesare. Ed egli e lo St<
introduzione del
di
Sto aveva ottenuto ..ino
cbe
il
ii
Sovrano, edotto della realtà degli av-
venimenti, avesse assolto di sua propria mano Monferrato, impedendo
lonnello del
Luogo,
come
tuendo
la
11
il
giovane co-
processo ai
il
i
7 giugno L8I1 difes
il
d'Azeglio presentò al Luogotenente n
Bulbo:
-art
pubblicai
In altre il
che
due Bai ho ardentemente desideravano, e restifiducia al supposto cospiratore (1).
ite
cere
Rovel prilla «lelbi DA
<lnl
marcbese d'Azeglio par convin••
Balbo, poi .l.-ll'oppor-
toniti
allo
in
sebben rosse stata scritta Revel, avrebbe dovuto essere inviata a Carlo Felice, con il ire
hvoIv
«invio B
— 442 — Le Comte Cesar de Baibe écril de
s.
M.
a u
à
sujrt de la démission
S.
E.
qu'il
M. r le Lieuténan! General
demanda
a M.» le General
do La Tour (1). Personne ne peut ici élóver la voix en faveur de ce
jeune homme: je n'hésite pas à l'ontreprendre. Si je le croyais còupable, je m'en abstiendrais. Los affectiona particulières
doivent so
tenir <lans le silence quand la justice est cliargée de fixer le sort des
mon intention d'entrer dans de grands détails.
accusés. Ce n'est pas
A uno pérsonrie dont
temps
lo
précieùx, la perspicacie rare,
est
l'impartialité assurée, les indications générales suftisent. Le
Comte
Cesar de Balbe croyait avec beaucoup de personnes très bien intentionntfes
que d' après les idées répandues en Europe, le Roi serait
contraint tòt ou tard de donner une forme de gouvernement constitutionnel à son peuple. Il eut tres de le dire à
S.
la
loyauté qui n'eurent pas tant d'au-
M. diréctement. Cette démarche put ótre l'effet
d'uno idóe fausse, mais elle porte le caractère de Thomme d'honneur: elle est la marche du sujet fìdèle et dévoué. Si après cela il manifesta
cette opinion avec des amis qui la partageaient d'avance, je ne l'ap-
prouve pas; mais l'excessive tolérance, dont on
usait, a
pu
faire
croire que le Gouvernement ne voulait prendre garde à ces discours.
Us s'ótaient rópandus au point que je ne sais
s'il
y aurait pensò a
la
dótention de tous les coupables,
la
composition du manifeste du 12: voici sa réponse. Cette proda-
ceux, qui y prenaient part, étaient tous régardés comme tels. Il est accuse d'avoir fait annuller si
mation avait été rédigóe avant la rebellion de la Citadelle de Turin. Cet óvónement, survenu pendant l'impréssion, avait changé l'état des choses. Quand on la publia fìcber,
il
fot
réconnu qu'on ne devait plus l'af-
mais seulement la faire circuler. Il fut envoyé par son pére
au bureau de l'intérieur pour en donner l'ordre. On lui courait déjà partout:
il
alla
au chàteau d'où
distribuait, ce qui n'était pas. Mais
il
dit qu'elle
croyait qu'elle se
en passant sur les places, il en-
tendit dire qu'elle était prise en mauvaise part par les troupes.
Il
accourut en donner avis à son pére: l'ordre fut donne d'en cesser toute distribution: d'en avoir fait
il
le
porta au bureau, mais il ne se rappelle pas
décomposer les caractères. Il a donc agi par ordre:
quand mème dans un moment de crise il aurait cru devoir couper
et
court à une publication qui devait cesser par ordre supérieur, serait-ce
un crime?
ne
rien, qui
fit
ne
— Pendant la régence du Prince de Carignan lui fut
il
commandé par le régent en qui se trou-
— Dès que les intenLettera di Cesare Balbo al lìevel del 15 maggio 1921 — Documenti per la vila del Conte Cesare Balbo — Volume XXIII.
vait sans doute la seule autorité en ces jours. di)
— 443 — •
(romper d'un jour, U
mit
se
à
avérain; aupréa duqoel la
•
rillen
diapositlon da general Dommi
la
Souvéradn appaiai!
le
les
oìficiera
fi-
ei
pé-
Tour donna deux commisaions
Balbe;
<le
de Balb<
i
— Je veni
litta à aa satisfiction.
il
pour un moment que Le General eut tort en lui témoignant itlance: dès qu'il l'employa, dei que II.» de Balbe répondil
me que lui donnait la personne qui tuit le
Souvérain, cea commiasiona
lui
ont acqui- un titre n
lomme un officier tidele. Quel ne serait pas l'inconvénient si
un individu qui reviendrait
ix pas. de vait se métter lui
qui tient la place dn Souvéraìn el atte nd re
Maia
le
à
la
que M. r de Balbe avait
fait est
BOB de
pina de
-
ratiflcation pi
are de ses amis et n'avait plus eu de ràpr
a se raviser et par ordre Mi-
ma un tei état de choses, que tout i camp <*. La méflance qu'on lui laisae apereeyoir marne general ne peut lui permettre de rele jour du combat! — .le manquerai à
arrivo au point que e
lui
le
i
de s. m. si je eroyaia né»
un soldat
jiiune telle situation a d'horrit
lui fa
homme qui a'est
épée devenue un obrobre pour lui pas sana défauts, mais qui danc
impeti.
al,
vif qu.
u
un jeune t,
le
la
i
plus baule
!
rempli dnonneur. dime d'esprit, distingui
i
a imtenu l'approdatimi de S. Il
n'en a
aucun qui
M
|
doute auront [u'il
stitution d'Espagne. Si
abborrall
finfluence de inte, il
n'en a que
la
dama
maibeu-
mleux prouvé aon dévoueo
ndard Ro;
il
le
nment ( li i
dune
qu'il
yeux du pub: du |D
•
ider qii'ui
I
!
«le
_ 444 — vouloir bien présenter au Roi ces remarques. soii
coeur les motìft
fluence Il
les plus
S.
E.
trouvera dana
appuyer de son in-
puissants de tea
(1).
marchese d'Azeglio aveva fatto una
nipote: senza smentire stituito quello
le
efficacie
difesa del
sue idee politiche, avevagli però re-
che malevoli interpreti delle sue azioni gli ave-
vano negato, per rappresentarlo invece al Sovrano sotto la luce il futuro autore delle Speranze aveva favorito il
peggiore. Se
regime costituzionale, av^va però avversato quella forma speavrebhe intaccata l'integrità della persona reale: ed appunto per il desiderio di render sempre più forte, grande, ri
ciale che
spettata,
temuta la Casa Sabauda che
egli
vedeva associata
un avvenire non lontano con la liberta della patria, erasi adoperato presso il Carignano e le altre alte cariche dello Stato per favorire il mutamento di governo che avrebbe portato alle più sublimi vette la dinastia dei Savoia. Ma quando il Re in
aveva parlato in modo preciso, il conte Cesare, sacrificando, come ben aveva notato il d'Azeglio, opinioni ed amici, aveva obbedito. Dovere quindi di chi poteva garantire di lui sarebbe stato di sostenerne la causa presso il Sovrano e longanimità di
Principe sarebbe dovuta essere di restituire la pace e l'onore al soldato ed al gentiluomo. Implicitamente il d'Azeglio rimprove-
rava il La Tour di non aver difeso il Balbo, appena che al campo
Novara era giunto, il 4 aprile 1921, il dispaccio reale, e invitava il Re a compiere un'opera di gentilezza e di bontà. Ma Carlo Felice non era l'uomo capace di ascoltare un invito di indulgenza e di longanimità. Se, per l'indole del suo
di
spirito e per
non voler eccessivamente accondiscendere a' vodomandava un'esemplare repressione, non
teti dell'Austria che
era stato scontento che a' patiboli ed alle carceri fosse sfugggito
maggior numero de' cospiratori, non avrebbe potuto, per molto tempo almeno, dimenticare che costoro avevano osato di intaccare quell'autorità reale che egli riteneva sacra perchè il
emanata da Dio. Un sovrano che credeva al diritto divino dei principi non obliava anche chi avesse osato discutere la le(1) Archivio Balbo, Manoscritti originali di Cesare Balbo lume XIV, pp. 623-629.
— Vo-
— 445 niità del
poi
»luto: e
una famiglia devota
li!
antiche e recenti,
e si
Cesare Balbo, sebbene appaialla
dinastia
per
prove Qu-
momento
tosse dimostrato al
aveva troppo discussa, sostenuta la nuova dottrina politica, perchè, per quanto purgato delle ac-
Mvò suddito
leale,
molteplici su di lui accumulate, a vesse trovato indulgenza giustizia del Duca del Genovese. Non aveva questi
nella
dimenticato neppure la operosità del conte Prospero che a suo
modo di vedere aveva favorito lo scoppio della insurrezione: non era possibile attaccare
il
padre, dalla condotta pu-
ma, non era errato tener lontano
il
tìglio dallo
Stato ed
obbligare, per ragioni facili a comprendersi, l'ex primo ministro degli Stati Sardi a [.ito
dei
dal (i
vivere lungi dalla pubblica
dolore dell'esilio del suo
cos;i
primogenito. La di-
'Azeglio non ebbe l'effetto sperato: Carlo Felice non
perdonò né allora, né contini») di
poi,
anche se
si
piegò
in
seguito al
Camerario: e Cesare Balbo, pieno l'animo di ama-
rezza per l'onta che gli veniva
maggiormente
inferta, pren-
deva decisamente la via dell'esilio, che doveva essergli scuola di
om
im maestra mento di vita
Eugenio Passa monti.
iv
a»
RECENSIONI
Vincenzo Gioberti liani.
— Del primato morale e civile degli Ita-
Introduzione e note di Gustavo Balsamo Crivelli
— Voli. 3 — Torino, Unione Tip. Ed. Tor. (voli. 24, 25, 26 della
« Collezione di Classici Italiani »).
Ho già rilevata l'opportunità della ristampa del Primato, toccando in questa stessa rivista della dotta introduzione di Gustavo Balsamo Crivelli che illustra la genesi e lo scopo dell' opera giobertiana. «Si proponeva egli (così il Balsamo) di mettere in sodo la maggioranza italica non già numerando tutti i titoli della nostra gloria, ma tentando a priori la dimostrazione del suo tema, di nudare le piaghe d'Italia e di proporne chimeriche e violente e i rimedii, senza ricorrere a mutazioni allontanando così dai principi la paura e dai popoli la smania p'elle rivoluzioni, poiché a suo parere gli ordini presenti chiudevano in sé il germe di ogni perfezionamento e non esisteva in Italia dato o elemento di sorta, che avesse del vero o del nazionale, il quale non fosse buono in se stesso o accordabile con altri elementi mediante l'unità del genio patrio. Persuaso che la redenzione d'Italia non si potesse ottenere senza il concorso delle idee religiose e che la penisola non potesse essere una, libera e fotte, senza la risurrezione civile di Roma, tensuo centro e capo morale, edotto dalla esperienza che tativi politici fino allora praticati non erano riusciti, perchè non si era fatto alcun caso, ponendovi mano, della classe clericale e delle credenze comuni, ritenendo che il solo riordinamento d'Italia allora possibile risiedesse in una confederai
— 447 — zione dei suoi principi, capitanata dal Pontefice, pigliò l'Italia rolla sua religione, coi suoi governi, col papa, coi vari principi e coli*' diverse classi di
cittadini,
miglior costrutto politico da
tutte
cercando
di
trarre
il
queste cose insieme <•< .nntroduzione, p. i.\).
giunte in una dialettica armoni' Determinato lo scopo del Frimaio quarti colle parole dell'autore, il Balsamo ne studia nelle pagine successive la cjeH68i, dopo aver premesso eh scaturisce «dalle via se della
filosofia
giobertiana
»
(ivi,
xn)
(1).
aveva piena coscienza della sua alta missione: solo si doleva « che la sua penna t'osse di gran lunga interiore che molti a potesse parer temerario che un all'argomento, e continuare scrivendo l'impresa cominciata (i.
Il
andò da hlimissimi
pontefici, e
-andrò. Innocenzo e Giulio, budai màravigliosi ingegni
proseguita
dell'Alighieri, del Machiavelli, del Vico e dell'Alfieri, ai quali
mente tolse L'umiltà del grado privato, e diede la
mi
itiva di essere uditi come banditori pubblici e quasi
pre-
spon-
monarchi della nazione» {Primato. I. 29). Ch'egli non un utopista, nel scuso volgare che si dà alla parola. B fu proclamato (e molti in buona fede seguitano a ripelo mostrano luminosamente molti luoghi del lihro, tra cui trascelgo questi fra mille: * Scrivendo un lituo sopra !
io protesto di voler parlare dell'Italia
l'Italia,
viva e reale.
non dell'Italia defunta da quattordici secoli, né di un'Italia astratta e chimerica che non si trova nel mondo di fuori, ma solo nel cervello di qualche tiVviò l'occhio a mostrare che l'Italia sola ha le qualità richieste per esser la nazione principe, e che te
•il
dì d'oggi,
al
d'oggi abbia
di
perduto quasi del tutto qui
principato egli è in potere di Paiiui opportuno •lla
lei il farlo rivivere (1,34) per dar principio a una nuova epoca
penisola, e
spianar
la
via
alla
filo-
redenzione degli
mostrando che in ogni genere di colti: fummo e dobbiam essere pi imi. idi» ci irtiene il guidare altrui, noi, guidati, e che qu< -il' prerogativa e talmente nostra che ninno può rapir-
irdeiietti.il venir
gentilezza
di
noi
1
i
1
l
Per al
la
gì
•
/'rimato
ì
-iol
r
l,i
Prtn
'.
ital
,
\
— 448 — cela a proprio od a
comune vantaggio (l, 35)
Italiani.
qualunque siano le vostre miserie, ricordatevi che siete nati principi, e destinati a regnare moralmente sul mondo. Mostratevi pari a questa gran vocazione, e non oscurate il regio segno, che Iddio ha scolpito sulle vostre fronti (I, 66) lo mi propongo di provare, che V Italia contiene in sé medesima, sovratutto per via della religione, tutte
le
condizioni richieste
suo nazionale e politico risorgimento, e che per darvi opera in effetto non ha d'uopo di rivoluzioni interne, né tampoco
al
d'invasioni o d'imitazioni forestiere (1, 98)
Aggiudicando un primato, non solo morale, ma civile, ho dovuto provare che. sebbene il possesso ne sia perduto, tuttavia ne durano i titoli, e che la patria nostra ha in sé le condizioni necessarie per farli vivi, senza ricorrere a presupposti chimerici, a mezzi colpevoli, ad aiuti e ad imitazioni straniere Stando (adunque) che l'Italia non possa aggiu(II, 89) dicarsi per ogni verso una scientifica e letteraria preminenza, resta a vedere in che siano riposti i veri titoli del suo mentale primato. Ora io dico che questi consistono nei primi elementi onde tutte le scienze e le arti gentili provengono (II, 99) » ecc. ecc. Utopia si può dire la chiusa del libro, e sogni possono alleviare, almeno l'autore lo sa: «Quando per qualche istante, il doloroso senso delle comuni miserie, e aprir l'animo stanco a liete e generose speranze, non credo che sia illecito il sognare» (III, 259); ma chi vorrebbe togliere al Primato quelle pagine divine? Chiamare poi il (ì. utopista per quello che scrisse della religione, del papa e dell'Italia, della filosofia e della teologia, dello Stato e della Chiesa, delle rivoluzioni, della forma di governo ecc. ecc., significa commettere un grave anacronismo all'Italia
i
e trasportare al 1843 le
nostre simpatie o convinzioni, opi-
nioni o giudizi. E poi, non dimentichiamo, per carità, che lo stesso G. modificò subito alcune idee nelle lettere agli amici, ed altre ne ripudiò successivamente, nei Prolegomeni, nel Gesuita moderno, e che nel Rinnovamento fece una revisione e critica delle idee del Risorgimento. Fra le quali, queste mi paiono notevoli (nel 1343; che «ogni riforma scientifica è irrita, se non fa capo dalla religione, e che ogni disegno di risorgimento italico è nullo, se non ha per base la pietra angolare del pontificato» (I, 24); che «se negli ordini prettamente religiosi il papa non appartiene più all'Italia, che ad :
- 449 — persona
un'altra nazione, ed
è
dini civili egli fu
creatore del genio italico, ed è talmente
il
.durato
impolitico; Degli or-
:_
con verità l'Itali., Papa è materialmente in Italia « (1,50-1)' che « gli errori, da cui fu spesso ammorbata l'Italia non sono opera nostrale e che d' oltremonte ci venne colla peste delle intestine discordie e col flagello delle armi ambiziose il veleno delle false dottrine» il. Che - non solo dall'Italia cattolica uscirono colla religione primi rudimenti della letteratura, ma ogni pianta gentile, che
può
«lire
Papa, come
spi ritualmente nel
il
i
altrove allignasse: ne uscirono
le leggi,
reggimenti, le arti
i
belle, le industrie, i commerci, l'agricoltura, la
hitrato. essendo di sua natura
ii
amore,
un
nautica» (1,61
1:
pace, di
uffizio di
fratellanza, appartiene all'essenza del sacro mini-
di
indiviso da esso» (I, 236-7) e quindi dal Papa. Riprovava, nel 1843, il disegno degli unitari rigorosi, giacché - il supporre che l'Italia, divisa com'è da tanti secoli, p ed
io
è
floamente ridursi sotto lerare che ciò
>i
poter di un solo, è demenza:
il
taccia per vie violente, è delitto, e
il
non
può cadere se non bell'animo di coloro, che guastano la poanteponendola alla morale il, 1<>:>); anzi egli inclinava a pensare -che l'unione federativa sia il governo mi-
litica,
••
gliore, eziandio astrattivamente e speculativamente parlando, e
il.
società
che
UHI);
la
maggioranza ilei primo è
quello che
umane alla civiltà,
la
conferì rehhe
t'orza
di
ino
di
parità assoluta dello Stato e della Chi'
« la
e
impossibile, e
si conforma all'ordito e al corso natuumana, e alla perfezione del tipo cosmico
quello che più
rale della
il.
••
questi
amore e di
torità e
il
l'ardire e Iti.
Ora.
molti lustri:
poi di
delle scrii
avanzare
la
rompe ogni vincolo sudditi: scema l'au-
fiducia tra principi e credito dei huoni cittadini, accrescendo per ristoro
la
che
i
i
possanza degli sciagurati semina <>dii Scoppiano e Indiano NUOVO :
e rancori i
II,
come ho detto, non laido a mutale alcune ili qui
idee; co-i
p
> ..
nel
beneplacito del
ò
/,'//
parte degli unitari, e Tondo il
partito peggiore,
rivoluzioni
sconvolgimenti, invece
indielrare di
la
Delle
-Jl'.M.
il
supremo
l'arbitrio
pontefice;
ominciare dai Prdég
decisamente dalla
nuovo si-tema politico m'iiz.i cosi tratto duramente gesuiti
il
i
liti
che aveva
ri
- 450 — nel Primato per il governo del Paraguai
(I,
clamati nettissimi dalle esorbitanze
ordini (li, 83) e, con
altri
$15-6), aveva pro-
qualche restrizione, lodati di aver tutelata la libertà cristiana, negli ordini civili del giure e in quelli dell'insegnamento (II,
177). fi, lxii): «Da questo indomato e superlaamore d'Italia [nel G.] traggono il loro fascino immor-
Dice il Balsamo tivo
tale di inebriante paesia, oltre il breve destino della loro con-
tingente concezione politica, le pagine del Primato nella imconcetti si concatenano una serrata dialettica e i periodi si susseguono, si incalzano e si accavallano, onda sovra onda, nel magnifico concetti del Primato ritmo della oratoria italiana ». E fra
petuosa rapina di una prosa, dove a
i
filo di
i
che sorpassano il periodo storico in cui fu scritto, a me piace ricordare le pagine sulla stampa (I, 159 e sgg.), sulle rivoluzionigli, 2-4 e altrove), sugli adulatori dei principi (II, 8 e altrove), sulla potenza degli
facessero il
il
scrittori
politici
«
i
quali, se
loro debito e pubblicassero, potendo, arditamente
vero, senza guardare in viso a nessuno, rendendosi inter-
preti dell'universale nel giudicare e maledire le azioni colpe-
voli dei grandi, questi andrebbero più a rilento nel terle » (11,9);
sul patriziato ereditario
della conquista germanica » e sui (II,
12, 13, 21), sulla
commet-
residuo dei feudi e
«
plebei titolati e arricchiti
Divina Commedia (III, 15 e sgg.), sul-
Orlando furioso (III, 19 e sgg.), sugli scrittori italiani (III, 193 e sgg.), su G. Leopardi (III, 247 e sgg.); a non voler rammentare i concetti fondamentali di indipendenza della coltura l'
dallo straniero, della potenza del genio d' Italia nelle varie
branche del sapere, della necessità che governi abbattano sono circondati, dell'unione dei principi i
la mediocrità di cui e
dei
plebe
popoli, delle (I,
lxh,
n.
riforme graduali, della elevazione della
1).
Qua e là il Balsamo
riporta de' passi
della dissertazione
inedita del G. sul Progresso (ms. n. 24) a conforto di alcune
sentenze del Primato. Sarebbe agevole aggiungere altre citazione e confronti. Là dove (I, 65) l'autore parla dei famelici liberatori che colla rivoluzione francese piombarono dalle Alpi « come uno stormo di rapaci uccelli o un branco di lupi, che corrono ansanti alla preda », si può richiamare quello che dice nel Progresso (ms. 24°, p. 1035): « Nel fine della età passata si videro masnade francesi calare dalle Alpi, e dopo aver
— 4ól — rtate
le
nostre campagne, saccheggiate
le
città,
l'innocenza e l'onore delle famiglie, '-pulsi
.
lati
erarii, sconvolte
trli
le
leg^i. distrutta
d'indipendenza patria, conculcare ligione, violar»' pori
la
santità
maestà
contamiprincipi,
ogni omhra
stessa
della re-
templi e dei loro ministri, e perfino sul vecchio pontefice del-
dei
mano mondo cattolico. E che tacevano allora gl'Ita-
federata
l'Italia e 'del
la
i
che chiamavansi patrioti? Ridevano ed applaudivano, e
liani
vano le mani al sacrìlego insulto. Quando nostri ?ggeranno queste vergogne, che giudicio faranno di nepoti riamo che non lo credano per l'onore del vostro nome delle vostre ossa . 1/ accenno a Carlo V ed ai principi che lo imitarono da cui «furono spenti al tutto o in i
l
parte quei nazionali instituti, procreati dal cattolicismo » 149)
(I,
confronti con Progresso, 1028: «Carlo V che è il nome
si
e molte altre [tarli d'Europa, non nocque solo all'Italia introducendovi il dominio imperiale e ravandone le divisioni, ma spegnendo per quanto era in lui le reliquie elei là libertà nostra e insegnando agli altri principi ad imitarlo ». Quello che dice dei francesi (III. 08) infondendo il proprio paese coli' universo, chiamano
più infausto per l'Italia
le
loro faccende cose del
zioni
moiulo:
del
mondo:
lìngua del pitale del
la
mondo; le rivoluzioni loro, rivolu-
loro
lingua armoniosa e
Parigi (non
occorre
ricchissima,
nemmeno
dirlo
mondo », ha un riscontro in Progresso, 1015: « Pue-
francesi. Credono la Erancia sfa il moiulo, e ogni mutazione francese una rivoluzione del globo ••: anche in Proil (ì. ripete quello che si legge nel Primato. III. dice qui che l'Italia è primo motore della civiltà, pe o immutabile del cristianesimo, là the -ivi è
rilità dei
dunque licità.
ultimo
centro dell'incivilimento dov'è quello della catto-
i!
Ora siccome («•
qui
il
seggio
«lì
questa è l'Italia • ecc.
rei-
punto per brevità) si confronti il contro costumi depravati degl'Italiani),
tàccio
i
.ntro
905, d<, IO
trioni., agli
il
Manzoni
<•
i
ballerine,
•'
col
milanesi, che
danno gli onori dell" ovazioni-
istrioni ed alle
I
•
del
termina coir ammo-
vincitori «li Legnano non nimento: «Ricordatevi che pillavano il loro onore alle capriole di una dau/ntri' I." note del Balsamo sono generalmente pn ì
pubblicazione è condotta colla cura abituale,
e
merita
la
ri-
— 452 — conoscenza degli studiosi del G. e della storia del nostro risorgimento (1). Pier Angelo Menzio. .
—
Niccolò Tommaseo Dell'Italia (libri cinque). Introduzione e note di Gustavo Balsamo Crivelli In « Collezione di Classici Italiani », voi. L1X e LX, Un. Tip. Ed. Tor.
—
nuova ed attraente, il prof. Balsamo Crivelli ebbe
In veste l'elice
pensiero di ridarci, nella « Collezione dei Classici
Italiani »,
un'opera divenuta ormai rarissima (solo un numero
il
esiguo di esemplari della prima edizione essendo sfuggito alla distruzione, a cui li avevano condannati i governi italiani). Felice pensiero, poiché due volumi Dell'Italia erano divenuti inaccessibili a tutti coloro che, non risiedendo in grandi i
non hanno la fortuna di potersi valere di una bibliouna copia fra i libri rari. E ciò si risolveva in un danno non lieve per la coltura, perchè l'opera città,
teca che ne conservi
che in opuscoli e in libri mezzo del secolo scorso sul tema della redenzione d'Italia», ed è — aggiungiamo — tale opera, cbe non può « si riattacca a quella letteratura
si esercitò a
ignorare chi voglia conoscere, sia pure superficialmente, le più cospicue correnti filosofiche e politiche del nostro Bisor-
gimento e studiare le origini del neo-gueltìsmo Nazione. 3° Pr inche costituiscono forse l'opera principale del Tommaseo e tali furono considerati dall'autore, riuscirono scritti — com'egli li volle I
cinque
libri Dell'Italia (1° Principi. 2°
cipri filosofici, 4° Principii religiosi. 5° Rimeclii)
— in uno stile infocato, irruente, fatto per scuotere, per deLe note del G. non sono sempre distinte da quelle dell'editore si può facilmente ovviare in una seconda edizione. Per es., quando il G. accenna (I, 197) a Renato e fra Martino, si poteva chiarire con una nota che parla di Cartesio e Lutero in un luogo (II, 139) è ripetuto in nota un passo riportato nel in un altro luogo (III, 155) dove testo dell'* Introduzione » (xxxvmì ;
a qualche omissione o ripetizione
;
;
l'editore avverte:
«
A questo punto il G. soppresse nella 2. a edizione
il seguente passo intorno a Dante, ecc. », era bene aggiungere motivo probabile della soppressione è che l'autore dovette accorgersi che ripeteva quasi ad literam quello che già aveva detto fin
del '45
che
il
III,
16), ecc.
re.
ma
il
-
Era duuque ancora l'intento
Tomaia
ra
proposto
Ico- religioso è
La lurida
4ó:ì
sa
•
il
di
fondamento essenziale dell'opera. Balsamo Crivelli ri-
introduzione del el carteggio
le
Tommaseo-Cappóni
vicende che accompagnarono l'origine e izione
pida nel
dei
{dell'Alfieri,
conseguirlo peraltro via.
libri
febbraio del
Dell'Italia
1833,
eli*',
la
si
ra-
:
incominciati
erano interamente
in
nel
stesi
dicembre del medesimo inno, e corretti e pronti per la stampa a Parigi, dove il Tommaseo si era vonel febbraio del lontariamente trasferito tin dal febbraio del '34 per poter, con libertà piena, attendere alla pubblicazione del libro. Intanto a Parigi, mentre ne correggeva e ricopiava o faceva ricopiare le prime parti, lavorava intorno ai Sinonimi, al libro Delicaaione ed al commento della Diritta Commedia. Lo asivorodi composizione, con consigli e indicazioni. tre Capponi, al (piale in Italia aveva letto certamente primi e fors'anche l'abbozzo degli ultimi due libri. Superate non lievi difficoltà, l'opera vedeva la luce nel <_duu no del 'iió icoli inediti di Fra (iettiamo Savonarola » e lido fallite — per causa coi tipi del Pihan de la Foi le trattadell. giunta lej^e svizzera sulla stampa tive che tin dal li» aprile il Tommaseo aveva iniziate col Ruggia ili Lugano. Il nome del frate gli era stato suggerito da una tal «piale comunanza di opiniooi, che lo legava al marola: entrambi credevano infatti clic il rinnovamento morale degli Italiani si potesse ottenere solo con la religione. passi dai K il Balsamo nella sua bella prefazione richiama '•'!•">.
i
•
r
—
i
ideate. quali l'accordo L'opera introdotta in Toscana cautamente con la complicità del Capponi, del Vieusseux e del Ricordi, incominciò tosto a i
ire
negli altri stati d'Italia, variamente e
amente giudicata. L'Accursl in una lettera ad lieo Mayer ne lodava il primo volume, contenente la critica dei governi italiani, ma in modo particolare biasimava l'idea di una confe. In azione di stati italiani propugnata uvolume; il M azzini scriveva alla madre, die il libro pur lido delle parti buone, non eia nel complesso rlll !
I
iponi. a
male
all'autore che molti .
-ilivaiio
die assai ne lodava
l'avevaa
nella testa
••
letto <
lo Btil€,
pur
d
come un altro ronzio iti BIJ
— 454 — più argentino, che vince
il
tintinnare tesso delle solite cam-
pa nacce ». Era proprio quanto
il
Tommaseo desiderava.
Ma il libro, che dapprima aveva potuto circolare inosservato, veniva presto proibito in Toscana
e
condannato dalla Con-
gregazione dell' ini lice. Le spese della stampa, ammontanti a circa 2500 lire, furono in breve coperte; gli altri proventi vennero dal Tommaseo,
—
che voleva « puri di lucro pericoli e i dolori » che il libro gli avrebbe fruttati, destinati agli esuli italiani più bisognosi atto di generosità, che per le beghe sorte fra i membri della Commissione di ciò incaricata, non gli risparmiò seci
;
cature e motivi di
malumore.
Nell'ultima parte dell'introduzione, dedicata all'illustrazione degli ideali che sorressero il Tommaseo nel compi-
mento dell'opera sua (l'amore grandissimo per
l'Italia e la
fede nell'efficacia di un cristianesimo sociale) e dell'influenza esercitata su di lui dal Lamennais, dal Montalembert, dal Vico,
dal Rousseau, dal Manzoni, dal Pihheiro, il
Balsamo Crivelli
accenna ancora all'affluita di talune opinioni fondamentali del Tommaseo e del Gioberti entrambi sperarono in un pontefice consapevole della propria forza spirituale e « non ligio ai prepotenti », entrambi credettero « conciliabili cristianesimo e libertà», entrambi propugnarono l'idea di una confederazione italiana ed amarono di uguale amore l'Italia. 11 Balsamo ricorda pure che Pier Silvestro Leopardi vide nei « libri Dell'Italia quasi un antecedente delle idee giobertiane ». Potremmo aggiungere che anche un altro italiano, che amò di grande amore la sua Italia, subì forse l'influenza del Tommaseo in quest'ordine d'idee. Pietro di Santa Rosa aveva probabilmente incontrato per la prima volta il Tommaseo a Firenze nel '33, dove aveva conosciuto il Vieusseux, il Capponi e il Niceolini; quasi certamente lo rivide a Parigi nel '35 e da Parigi il 26 marzo '35 (tre mesi prima che la stampa :
del
libro
fosse
ultimata) scriveva al Gioberti a
Bruxelles:
non dispero che nel lontano avvenire non debbano forse ancora gl'Italiani farsi loro gli apostoli e i fondatori, ovvero i restauratori della civiltà. Due cose perciò domando: «
io
prima assolutamente indispensabile per sé, l'altra sarà farisultamento della prima; eccole: il Papa si faccia indipendente e ridoni alla Chiesa la libertà e perciò la sua naturai dignità; sorga infine un nuovo Gregorio VII, quale lo la
cile
tempi; avremo allora la seconda cosa in breve, un seconda San Tomaso d'Aquino, che potrà condurre dot del secolo a non arrossire di confessarsi cristiani. Questa è la utopia, sulla quale ogni mia speranza è riposta perchè Ogni di più sono convinti) che non vi sarà indipendenza uè libertà per 1* Italia, se il Papa non se ne farà egli -• l'apostolo. « ciò tatto gl'Italiani diventeranno ben essi in breve di bel nuovo il primo popolo del mondo. Ma suiti e Principi traditori e le sette per ora s'adoperano pur vogliono
i
t i
i
:
:
i
troppo ben.- in prolungarci il tempo della nostra schiavitù » (1). Alle note del Tommaseo, altre ne aggiunge il prof. nella
nuova edizione: ci sfugge però naie
un
piccolo
Balsamo
il
motivo che
lo
numero
soltanto di
quelle del
indusse
Tommaseo colla Bigia [TJ. Ciò lascia perplesso il lettore, che dinanzi a taluni richiami non sa se debba attribuirli al Tomeo o al Balsamo i-2). È d'altra parte una questione di secondaria importanza. Il secondo volume termina con un indice dei nomi. T. Buttimi.
ri // risorgimento italiano nelle epiijrafì parmensi, nelle Memorie parmensi per la storia del Ri<<>r-
gimenio, voi.
I,
l'arma. 1915.
In l-H'> fitte pagine il Sitti raccoglie tutte le epigrafi codh memorative funeràrie e sepolcrali parmensi chi- ricordano per-
ivvenimenti città ciò
che
nostro riscatto, facendo per
del
la
Mia
Comitato nazionale perla storia del Risorgi-
il
mento e il Ministero della I*. I. avevaiiO proposto che SÌ taper tutti comuni d'Italia. Le epigrafi sono annotate, •
i
divise per materia e ordinate cronologicamente
Una lunghis-
sima appendice contiene ^ li elenchi dei Parmigiani che preparte ai moti politici, e dei volontari che parteciparono r
//
1
viaggio a
l
.
,1.1
Per evidente distrazione <li i
esemplare d<
Bis., a.
<-lii
:
II.
:
— 456 — alle campagne dell'indipendenza. L'utile paziente fatica è stata
condotta a termine dal Sitti con grandissima diligenza. Parma deve essere riconoscente di avere tratto dall'oscurità e rac-
gli
colto con umile
amore il nome di
tanti suoi figli generosi.
Annusali: Bozzola.
—
L'anno 1831 negli ex Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, nelle Memorie parmensi per la storia del Risorgimento, voi. 11, Parma. 1919.
Alberto Dfit Prato
Avverte esplicitamente l'A. nelle prime pagine del libro che scopo suo « è quello di dare il maggior numero di particolari bene accertati, di riprodurre tutti i documenti integralmente:
onde il lavoro si presenti al lettore come un materiale ordinato e possa servire a chi vorrà valersene per mettere in rapporto moti di Parma con quelli che avvennero contemporaneamente in altre parti d'Italia ». Così stando le cose, non gli faremo appunto di non averci dato ciò che non ha voluto darci, di avere steso una narrazione crudamente cronachistica senza riferirsi né agli antecedenti né a ciò che avveniva fuori dei ducati di Maria Luigia e senza approfondire il carattere e il significato dei moti. Come raccolta di documenti il volume ha certamente la sua utilità, non soltanto per i molti atti ufficiali del governo provvisorio, del podestà, delle autorità locali, pubblicati in due appendici, ina altresì per le abbondanti e varie notizie che l'A. trae da diverse fonti e inserisce nel suo racconto. 11 quale ha forma di diario, come quello che si informa dalla principal fonte, il «Diario» di un parmigiano, Angelo Pezzana, testimonio di ciò che narra. L'opera del Del Prato è postuma, e vien presentata ai lettori da una prefazione del prof. Umberto Benassi, che ricorda con reverente commossa parola le benemerenze di studioso e di i
cittadino dell'A.
Annibale Bozzola.
—
Pietro Egidi La rivoluzione piemontese del 1821 terbo, Cooperativa Tipografica l'Unione, 1921.
— Vi-
Non è una delle tante commemorazioni ufficiali od accadele quali, di solito, lasciano il tempo che hanno tro-
miche,
- 457 — \ut<>:
ima ricostruzione coscienziosa ed
tua
efficace dell' av-
venimento, trattato nelle sur cause, nel suo sviluppo e negli effetti che ne derivarono. L'Accori rata chiarezza e non co1»' vicende del primo moto mune virtù sintetica, ba della libertà
nostra, conservando in ogni
storico quale egli è,
minate
la
momento, da
più spiccata e serena obbiettività. Esa-
condizioni sociali, politiche, intellettuali * che deter-
le
minarono il moto del
Piemonte, l'A.. ne segue le <ligennaio e da' tumulti che ne seguirono, alle giornate tragiche della prima quindicina del marzo e della prima decade dell' aprile dell'anno fatidico. Il grave problema della colpabilità maggiore o minore del Carignano, problema sì difficile ad intendersi importante per l'intelligenza della condotta de' principali tiratori, è affrontato da 11 'E. con modi sobri, ma tali da hiaro al lettore il suo pensiero secondo il quale, per (pianti sforzi si possm l'are, non si potrà mai sostenere la completa innocenza del Principe. E le affannose ore di disione nel Consiglio di Stato dell'i e del Pi marzo, e l'alto dell'abdicazione; l'operato di darlo Alberto come reggente; quello di Carlo Felice, che dalle prime parole manifestava nitida la sua azione di governo; l'angoscia del Santa Uosa nel isi,
1881
in
dagli incidenti studenteschi dell'i
1
1
abbandonato dagli uni e dagli altri, incapace di dominare tri eventi e la sua forza di animo, avuta fino agli ultimi istanti, sono descritti dall'Ioidi sì bene da parer (piasi di scorgerli sotto nostri occhi. Termina l'A. il suo contributo con il dimostrare tutti valori infiniti di questa insurrezione, elle, se non ebbe esito fortunato, ne poteva averlo. effetti di primissimo ordine india evoluzione morale e i
i
i
politica della
nostra patria.
On l'è che
noi. giunti
alla line
lavoro dell'Egadi, dobbiamo essergli grati, pei avere, da maestro, portato il --no contributo alla glorificazione della ri-
del
voluzione piemontese, da cui
non
non ammaestramenti nostra Italia diletta ed esempi
di
liani
e di
se
potranno venire agli sacrificio e di
infiniti
di
ita-
tede per
nobiltà di pene
azioni.
Passamon II.
la
- 458 — Mario DEGLI ALBERTI
— La politica estera del Piemonte sotto
Carlo Alberto, secondo il carteggio diplomatico del Conte Vittorio Amedeo Balbo Bertone di Sambny ministro di Sardegna a Vienna, in Biblioteca Italiana di Storia recente, pubblicata a cura della « Regia Deputazione di Storia Patria per le Provincie antiche e
la
Lombardia »
— Torino, Bocca, 1913, voi. tre. Una recensione di questa colossale opera documentaria, di primissimo ordine, non può che esorbitare dai limiti assegnati ad una esposizione critica, per quanto ampia essa sia. Che, se volessimo, con la serietà che la natura del lavoro comporta, parlarne, sia per illustrarne i punti più notevoli, anche per sommi capi, sia per discutere la condotta del Sairfbuy allo scopo di conoscere la esattezza del giudizio dell' A.,
dovremmo
approfittare
in
modo eccessivo della pa-
zienza dei lettori e faremmo, in ogni modo, opera monca se non completamente inutile. Non è possibile contenere entro ristretti contini
l'esame della politica estera del Piemonte in
que' sedici anni che corsero dalla morte di Carlo Felice alle prime mosse di Carlo Alberto, dalle quali questi potè dare a
divedere che l'odio accumulato nel suo animo fin da giovinetto contro l'Austria e che tanta parte aveva avuto nel deciderlo nel periodo immediatamente anteriore alla rivoluzione del 1821 a seguir con piacere le meni de' cospiratori, non si era mai spento in lui, né era diminuito d'intensità alcuna. Tutte le
più piccole occasioni tornitegli dagli eventi per sostenere il
diritto del le
Piemonte di vivere libero di sé e della sua volontà, il regno di Luigi Fi-
varie vicende europee che, durante
lippo, servirono a svalutare il prestigio dell'Austria, alla quale il governo della monarchia di luglio voleva far ripagare le umiliazioni inlerte alla Francia dal 1815 al 1830, ed in cui il regno di Sardegna, saggiamente comportandosi, non contribuì certo per favorire il trionfo del Metternich, sono contenute in questi dispacci del Sambuy che si rivela un diplomatico di vaglia non comune. Ed un'altra mente si palesa dalla lettura attenta del carteggio del conte Balbo Bertone, mente, •che gli storici del periodo liberale calunniarono o trascurarono e che oggi, da studiosi sereni e severi, è restituita lentamente ma di continuo, in onore: il conte Solaro della Margherita. Quest'uomo, cui il regno di Sardegna dovette tanta
— 459 parte
«lei
suo
economico insieme con
ed
politico
rifiorirti
possibilità di iniziare l'opera del risorgimento d'Italia,
la
si
dimostra tempra terrea di statista nelle schermaglie sottili e >ranti della diplomazia metterò ichiana da un lato. tVandall'altro, scorgendo nelle varie questioni la via retta ed utile per il Piemonte, tacendo anche al momento opportuno la voce non grossa, ma risoluta, contro coloro che nel savio destreggiarsi volevano scorgere debolezza e facilità di adattamento. Perciò noi ci limitiamo per ora ad annunziare la pubblicazione del conte degli Alberti, notevole, anche se dell'editore sia poco o quasi nulla, riserbandoci di studiare in ap
mtributo il valore del Sambuy e la politica del He e suo La Margarita. Allora solo potremo intendere il pr< ra. della quale per la fatica improba della tradi <| scrizione diplomatica e per le varie note illustrative, va data lode all' A. e più vivo si sente il rimpianto della sua perdita. Che se «gli fosse vissuto, avrebbe di certo compiuto quello che o noi o altri migliori di noi compiremo, consapevoli, come doveva essere, e come lo è ognuno che abbia coscienza di quel che voglia dire scriver di storia, che questa non si documenti per fa dando alla luce solo documenti, ma ridendo dai dati, eie- essi torniscono, tatti e persone. «lei
i
i
ESogikio Passamonti.
Carlo Prati — Bicordi di prigionia: mentori* autobiografiche e frammenti poetici di Giovanni Raaori i:; Biblioteca Iteliana
Storia recente, voi. IX. a cura della
ili
putazione
di
Lombardia»
Storia
patria
per
Rasori, come medico,* detto molto fino ad prova la copiosa bibliografia unita al presente contributo: dell'opera sua come letterato e patrioti. -e ne eia [tar<
>
1
lato <pja e là. vuoi
incidentalmente, opinile perchè
il
di-
che egli aveva ire del nostro primo ri>oiyimento o COR singoli la mem< che ereno -'ali posti in discu llo
t'atii
Regia Deantiche provincje e la
— Torino, Bocca, 19S1, pp. 131.
Del
ma
le
«
richiesto
dai
rapporti
che abbiamo sott'occhio, il Frati rip e. quel ehe più importa. \i provvede
mente efficace, anche
se
talora
p
.i
liffalta deficit
in
modo complessiva-
scaturir da u
— 460 — lettura delle sue pagine, difetti, sempre però lievi e che
infirmano
il
valore intrinseco del
suo studio.
Il
non
quale e^li
prima ricostruisce, sulla scorta la parte presa dal Raso ri nella congiura militare del 1814. l'arresto e la prigionia che gliene derivarono, seguendolo dall'uscita del carcere fino alla sua morte avvenuta nel 1837, descrivendo le persecuzioni che ehbe a soffrire dall'attiva polizia austriaca, la quale sapeva vigilare molto bene sulla tranquillità dell'impero. Nella seconda divide in tre sezioni. Nella
di documenti editi ed inediti,
comprende l'A.
ricordi di prigionia lasciati disgraziatamente incompleti dal nostro cospiratore, alcune poesie e traduzioni poetiche dello Schiller e dello Shakespeare che il Rasori com-
pose negli anni
i
ili
carcere e in quelli
immediatamente suc-
cessivi, nonché alcune poesie letterarie sulla Francia di Lady
Morgan e sullo Schlegel, insieme con una pagina sulle condizioni fìsiche del Capponi e sul sistema di cura
da consigliare uomo. Con la terza infine il Frati ci regala una ricchissima, e diremo meglio, completa bibliografìa rasoriana, mezzo assai utile non solo per la storia dell'egregio patriotta e scienziato, ma anche per la conoscenza della medicina in Italia nella prima metà del secolo scorso. all'illustre
L'A., per la ricostruzione dell'opera politica
del Rasori,
prende le mosse dalle condizioni di animo di molti italiani al cader dell'impero napoleonico ed all'inizio della restaurazione nella Lombardia, e ricorda l'invito che il Foscolo nel partir per la terra straniera, non potendo sopportar l'obbrobrio di veder di nuovo lo straniero sul suolo natio, aveva fatto al
Pellico di seguirlo nel volontario esilio ed
il
rifiuto
dell'autor delle Mie prigioni al cantor delle Grazie, causato
da molteplici ragioni, prima fra le altre l'affetto profondo per i
suoi genitori. Nello spoglio
breve,
forse
rapido, dell'epistolario del Pellico, riporta nei quali
il
per noi
troppo
luoghi trageda di Francesca cercava, negli anni succesil
Fiati
i
una difesa di questo rifiuto, temendo di essere stato mal interpretato dal suo Ugo e dimostrava come egli vivesse unicamente per la patria ed a questa dedicasse le sue migliori energie, dando prove aperte de' suoi sentimenti con il domandare di visitare in Mantova il Rasori, detenuto di Stato, con il sivi,
compagno Brunetti. Da quest'episodio del Pellico il Frati inizia il
suo esame dell'attività patriottica del medico parmense; le fonti diverse contemporanee e poste-
discusse brevemente
— 46* — della congiura del 181 l, descrive l'arresto del cospiratore
rioii
Miche nell'animo di uomini collie il Foscolo questo avvenimento produsse. Difeso il Rasori dalla critica, che il cantor «Ielle
(irazie, all'oscuro de' raggiri ne' quali lo scienziato era
ito,
come bene ha detto
il
Poggi, avevagli
t'aito
in
ima
d'Albany, vergata sotto l'impressione della prima notizia degli avvenimenti l'A. ci rappresenta lo stato d'animo del prigioniero, non solo per la condizione sua particolare, ma per l'abbandono, cui era stato costretto, della sui unica bambina, la Sabinelta, rimasta priva di ovr ni sostanza, alla quale però provvidero come poterono e .di amici e i compagni di fede del padre, non ultimo il Pellico. Ed in questa opera di carità e di patriottismo, comune in que tempi di idealità, e poco conosciuta tino ad Oggi, il Frati [ione in rilievo fra gli altri il dottor Maggi Apollonio di Foligno, figura austera e nobilissima di contessa
dia
1
studioso e di italiano. Gli affanni del Rasori durante il profiglia, divenuta scrittrice non certo di vaglia, i
ma non disprezzabile, tramandò nel suo romanzo Eruiellina, la prigionia in Milano durata diciotto mesi: le prime difflincontrale nel riprendere la sua vita di un tempo, difa gravissime, non avendo egli alcun mezzo di :iza. tanto da dover accettare il sussidi»» altrui, anche se sotto la forma di compensi per una traduzione dell'Engel, che gli era rio dal conte Porro, non potendo la sua dignità consentire ad m ia colletta che era stata fitta in suo favore nell'Ospedale di Milano, in un modo che il dottor Foe il 16 marzo 1818 qualificava indecente: la sua collaborazione al i
ti
xiiatore suggerita e favorita dal Porro s!
mente, ma con efficacia descritti dal Frati. Forse per maggiore degli avvenimenti sarebbe stato meglio che questi Intel con maggior ampiezza siffatto periodo tanto perchè talvolta U desiderio evidente della conci-
iute,
la chiarezza dell'esposizione. Meglio riesce il opera quando ci descrive il Rasori condannato ad ab!» ridonar Milano e ritornar in Farina e la -uà attività per trovar»- un DOStO rimunerativo per -è e per la BUS bimba in li a lui più adatto di quel eie- rosse ittà natale donde mancava da
nella -uà
<
Fai;.
la nomina di primario in unto com'era «la una Celebrità (piale il Tomm.isini
ma ic»n ebbe
il
circa trenl'anni.
(ili
fu
prospettala
:
nulla OSla dall'autorità potilicia. F
I
acutani
— 462 — il
Frati associa questo fatto con la dimora che il nostro scien-
mentre attendeva il beneplacito da Roma, fece in casa di una spia austriaca il Lancetti che si dimostrò tutto burro e miele durante l'ospitalità offerta al patriotta parmense Per l'intervento di Carolina di Brunswick sollecitata dal Tommasini il Rasori potè tornare in Milano, non avendo accettato di servire quella testa balzana della principessa: dalla capitale lombarda ebbe offerte nell'agosto del 1818 di andare in Egitto: ma ad una mente della sua capacità più che fare il medico de' grandi conveniva una cattedra universitaria, ed il 24 febbraio 1819 scriveva all'amico Maggi esser quasi certa là sua nomina alla professione di clinica in Palermo: ma anche questa sua cara speranza fu delusa. E in un avvicendarsi continuo di « conziato,
trarietà impreviste
e
di occasioni
insperate, di ansietà e di
aspirazioni, questo turbinio di amorevoli
soccorsi e di odii
implacabili, che lo trascinava or qua or là senza dargli tregua
mai » egli percorse la sua esistenza per quasi un ventennio ancora, fino a quando la morte lo colse in Milano il 13 aprile 1837.
Giunti all'ultima pagina del contributo del Frati, mentre con lui rimpiangiamo che dagli scrittoli più noti del nostro risorgimento non sia stato il Rasori posto al luogo che si è meritato, anche se lo ricordarono uomini come il Mistrali, il Puccinotti, il Tommasini, restiamo però con il desiderio di conoscere ancora e più esattamente le vicende politiche e psicologiche del nostro scienziato. L'A. ha voluto rivendicare una figura notevole dell'epoca di preparazione della nostra libertà e vi è complessivamente riuscito: ma non ci ha però dato tutto quello che avrebbe potuto e dovuto. V'è nella copia delle notizie un'eccessiva quantità di cose che torna a danno della qualità e sopratutto si rivela in queste pagine del Frati il desiderio di dir molto in breve spazio, che, se è virtù eccellente, usata con saggezza, è facilmente causa di incertezza ed oscurità. Ancora dobbiamo osservare che nella organizzazione delle fonti stesse mancano ordine e chiarezza. E poi, perchè il Frali non ci ha dato in modi sobri, sia pure, un cenno nitido della cospirazione del 1814 e della parte del Rasori, limitandosi a riferire altre fonti, pregevoli certo, ma non complete, come la fìelgioioso ed il Pozzi? E del processo Rasori non c'è proprio nulla oltre il poco già conosciuto.' Non sono gravi pecche queste; sono più che altro osservazioni naturali in chi, avido di sapere, nel veder illustrata una figura
— 44)3 ni, non è mai sazio di ciò che j^li viene imparsuoi studi Se quindi, come speriamo. I\\. continuerà desideri iani. non farà male, crediamo, a soddisfare suaccennati, che non sono, tòrse, di noi soli. Dove l\\. tito.
i
i
dimostrato maestro è nella pubblicazione dei documenti tardo [uditici die letterari. Di questi, notevoli le traduzioni del W'ie-
l&nd e dello SchHler offerte all'Acerbi e delle quali già aveva il Luzio in un suo pregevole contributo su (Hu-
«lato notizia
se{ipe Acerbi
la
e
Biblioteca Italiani!.
Xon
fu
un eccellente
né tòrse penetrò proprio nell'anima del grande tragico tedesco, che le sue versioni dell'ode BcheUenaria Elnet >ri,
ItimmlieJie Rosen in's Fruuen! sie flechten und weben Leben: e dell'altre, più belle ancora a Goethe l>u Zar Warheit und selbst. der una >on falschen Regelznange come la traduzione del zuruckgefuhrt, <r famoso addio del die
irtiische
—
prologo della fanciulla di Orléans, Lebt >rohl, ihr Herge. iìir geliebten Gipfen son difettose nell* interpretazione, quando
non
mancano nella tecnica del verso. Migliore certo è il passo dei\'
Otello: It is the cause, it is the cause mij soni
±\n
perche
:
grande anima del tragico inglese ha una ricchezza di tonalità maggiore del tedesco al che è più agevolmente in erpretala
bile, sia per
avere
Kasori usato l'endecasillabo sciolto, più
il
agevole a maneggiarsi delle strofe rimate. In ogni modo si dira il nostro scienziato non solo conoscitore discreto delle bellezze de' classici stranieri, oli
la
ma anima di poeta e cesellatore,
esimio, non dispregevole certo, di
SUB capacità letteraria critica
Lady Morgan: ne afferra e ne intuisce
i
difetti
le
ci
carmi eleganti. E
dà a divellere
il
idee fondamentali con
formuliamo L'augurio che il
il
Frati, ripresi questi studi sull'il-
patrioti* e la
austriache, implacabili anche \rea! imperiali avevano scontata
non solo
vittima delle persecuzioni >ró
che nelle prigioni
pena terna volontà dell' autoorate absburghese, il
chiari
innegabili. Ond'è che ancora una volta
lustre parmense, ampliandoli, perfezionandoli, ci dia nella sua interezza
saggio SO
ita
la
dalla pa-
ma lo scienziato, letterato, il poeta, eh.' lino all'ultimo momento della loro nome sardo tenza lavorarono, pei soffrirono per il
d'Italia.
Eugenio Passamonti.
— 464 — GIOVANNE Sforza (j
— La costituzione napoletana del 1848 e la
tornata del 15 maggio, in Biblioteca italiana di storia
recente, edita
a cura della R. Deputazione sovra gli studi
di storia patria per le anticlie provincie e la
Lombardia
— Voi. IX, Torino, Bocca, 1921, p. 125. A' buoni e seri studi del Paladino sopra la partecipazione napoletana alla nostra guerra d'indipendenza del 1848, comparsi nella Rassegna Storica del Risorgimento Italiano (fase. I del 1919), e nel Nuovo Archivio Veneto (nuova serie, n. 75-76, luglio -dicembre 1919), ed all'eccellente volume sul moto napoletano del 15 maggio 1848 quest'opera dello Sforza è di compimento e di perfezionamento. Un tema di siffatta specie trattato da uno storico della vaglia delPA. non può non essere da un lato una ricostruzione esauriente del tempo e dei fatti, dall'altro un soggetto di primissimo ordine che si manifesta nel suo pieno valore anche a coloro, i quali abbiano una conoscenza superficiale delle vicende della libertà nostra nella prima metà 'del secolo scorso. Che la condotta del Borbone napoletano nella campagna lombarda fu una delle cause preponderanti della disfatta delle truppe sarde e della catastrofe di tutto il liberalismo neo-guelfo, sia considerata in rapporto al risorgere delle forze reazionarie nella nostra penisola, sia per le conseguenze derivatene negli Stati Pontifici ed in modo particolare in quella anima, sì difficile ad intendersi, del pontefice che era stato salutato ed acclamato restauratore dell'indipendenza d'Italia. Venuto meno l'appoggio di Pio IX cadde l'edificio che era stato costruito dal Gioberti e dal Balbo: e a siffatta defezione non sarebbe mai giunto il Mastaj, non ostante la nota allocuzione concistoriale, se fosse stato certo di non avere sostegni politici e militari italiani alla sua aspirazione di liberarsi dal movimento dal quale era stato travolto. Il 15 maggio 1848 fu il colpo di grazia per questo pontefice tanto discusso e non compreso ancora completamente, misto'eom'era di entusiasmo e di scetticismo, di bontà e di severità, che poteva alle volte eccedere in una crudele intransigenza: incetto egli stesso della via da seguire e trascinato or qua or là, spesso contro
dimostrò non solo difficile
il
il
suo stesso volere. E lo
biennio del 1848-1849:
ma l'altro più
ed insopportabile da uno spirito come il suo, del cin-
quantanove e del sessanta, quand'ebbe di fronte un uomo che
— 405 aveva saputo vincere ben altre diplomazie che non l'untuosa esuitica vaticana. Ma l'indecisione di Pio IX non trovo mente riscontro nell'animo di Ferdinando II. 'he aveva una splendida eredità di sottigliezze e di accorgimenti finissimi per affrontare le bufere e ricostituire l'imperio della sua volontà, quando t'osse ritornato il buon tempo. E la condotta del re napoletano, dal momento in cui, atterrito dal timore di perdere il trono sia per le ribellioni de' popoli siculi e i
calabresi, sia per* la astuta politica
inglese die aveva fatto sempre gli ocelli di triglia all'isola bella, aveva concesso la Unzione lino al giorno in cui comprese di poter gettare la maschera e di sfoderare jili artigli, ci descrìve lo
Sforza con i
eultori
la
della
capacità che pochi, come lui, posseggono, fra nostra storia moderna. 11 ì> .) mattina 1848 (
mentre attendevansi maggiori ordini di repressione contro fratelli che lottavano per la libertà della patria, napoletani videro affisso alle cantonate della città il proclama con il quale il sovrano emanava le nuove leggi ai suoi sudditi. Questi, dimentichi di altre promesse e di altre concessioni in tempi non troppo lontani, obliosi delle facilità con la quale Borboni sapevano e avevano saputo adattarsi al momento re buon viso a cattiva fortuna, mascherando sotto il sormelato le zanne della tigre, trascinati dalla commozione si lasciarono andare alle manifestazioni più rumorose delle <piali erano solo essi capaci: ed al pianto del dolore e della i
i
i
rabbia, al desiderio della vendetta successero immediatamente
lacrime di gioia e proponimenti di fedeltà e di collaborazione. K un'onda di entusiasmo Invase cuori non de' napoletani i
soli,
ma di tutta l'Italia che. dopo tre mesi di
l'arresto
primi più
improvviso delle riforme
e
per
la
incertezza per
condotta sospet-
tilo stesso papa, nel cui animo non leggevasi come ne' mesi del suo pontificato, vedeva brillare più bella e
fulgida
la
BUS
Se
stella.
vi
turon de' dubbiosi, furori
le
voci soffocate dalle acclamazioni generali. La stampa liberale e la governativa fecero a gara nel celebrale l'avveni-
lor
mento ehe costituiva una penisola.
!•'.
lo
Sforza
ci
pietra
miliare nel progresso
«Iella
riporta numerosi luoghi di periodici
di Toscana. Piemonte, Koina. dalla Patri Contemporcméo, dalla Com ne' quali la costituzione «lei 19 gennaio era esaltata In tutto il suo significato. Brano questi articoli ispirati, (piando non
più
notevoli
VAIba
al
— 466 — addirittura composti dai
più
noti fra
i
napoletani,
patriotli
come il Massari ed altri ben conosciuti da ognuno, a' quali pareva di sognare nel vedere la patria loro iniziare la nuova vita d'Italia. di
I
giornali
averci regalato tanti
napoletani, di cui Siam utili
di fede e densi di pensiero,
grati
all'A.
particolari e tanti passi, pieni
meravigliosa dimostrazione della
forza e dello slancio de' meridionali, in quelle prime luci dell'alba novella, fra gli altri il Riscatto Italiano, furon pieni delle teste che si successero ininterrottamente ne' primi del febbraio
1848. Così le acclamazioni al Re, nel teatro S. Carlo, la sera 30
gennaio, le funzioni sacre celebrate in rendimento di grazie alla Provvidenza, le feste del 14 febbraio, la cerimonia del giuramento del 24 febbraio ci sono riprodotte dall'A. che ce le riporta dalle colonne o dell'organo del Mancini, o dell'ufficiale gior-
nale delle Due Sicilie o di altri pubblici fogli. Ma che in mezzo
a tanta esultanza non
mancasse chi temeva,
ci
ricorda lo
Sforza con un denso e succoso passo dei Rimpianti del D'Ovidio
Romeo al Bonghi, nell'atto giuramento reale: «Quest'uomo spergiura». E il venerando patriotta la sapeva ben lunga su quel volesse dire la fedeltà de' Borboni. Ma, come lo Sforza dimostra, queste voci dell'esperienza erano messe a tacere e soffocate dall'entusiasmo nel quale è riferita la frase del
del
il quale distinguevasL la caratMichele Viscusi intorno a cui si attende un contributo serio, che ce lo faccia conoscere come il tipo del patriotta popolare napoletano sì diverso dal romano Ciceruacchio e dal toscano Dolfi, si confondevano nelle grida
generale. Patrizi e popolo, fra teristica
figura
di
Una vera ubbriacatura aveva invaso il popolo del regno delle Due Sicilie e della capitale in specie. E non di Napoli sola; che in Bologna, in Rimini, in Roma: in Pisa, in Firenze ove allora erano il Massari e il La Farina: in Genova che nell'albergo Milanese dette un banchetto agli esuli napoletani e siculi, in una sala fra le cui iscrizioni v'era quella di Goffredo Mameli « Dio cambia in trofei le armi che i tiranni volgono contro i popoli » nella stessa Venezia che si sfogava coll'applaudir le danze della Cerrito, in Milano ove si mangiavano solo maccheroni al sughillo, in Torino la cui popolazione parve animata da uno slancio nuovo, ovunque fu un cuore italiano, la costituzione napoletana suscitò una lacrima di gioia ed un palpito di fede in giorni migliori. Né vennero meno queste speranze che a breve
al Re, all'Italia, alla libertà.
:
— 467 — 30 l'un
dall'altro
Leopoldo. Carlo Alberto e
Pio
I.\
mpio di Ferdinando 11 concedevano a' lor popoli l.i
costituzione: tanto che Cesare Balbo Don potendo rem <li tutto ciò doveva poi scriverne: «Sono questioni
ragione
una
potrebbero sciogliere se non in
storia fatta
da Dio ».
Ma il risveglio non doveva tardare. Fu causato soltanto daltuzia di
Ferdinando II. che, avuta sicura notizia del
rista-
bilimento dell'ordine interno in Austria e in l ngheria,'apparente o reale che fosse poco importa, e dell'inizio di una seria militare in Lombardia, preveduta la catastrofe Sarda su' campi di battaglia, comprese che era tempo di buttar giù la maschera; o fu determinato anche dagli errori conidai ministero costituzionale.' La storia della rivoluzione si
campagna
falli, ba oramai insegnato, che, tenori conosciute da ognuno, lo doa quel dottrinarismo che ne improntò le azioni politiche effetti che immancabilmente ne derivarono. L'indole meridionale influì sul semplicismo amministrativo che portò alla rovina del 1881. Lo stesso grave difetto si ripetè nel 1848: ed napoletani porsero la schiena al pugnale borbonico. Lo Sforza
napoletana del
l^-J'»
ci
oltre ali
i
i
modo lampante. Leggi importanti come la dell'ordinamento della guardia civica, erano date dopo diversi giorni e con durata provvisoria, mentre lipeudevano l'ordinamento militare e l'esercizio reale del regime parlamentare. Avendo un concetto troppo lato della dimostra
o
in
iltra
non fu compreso il pericolo di una anarchia e non venne nell'animo, di chi era capo della pubblica cosa, che ne fauabusare per loro loschi e non oscuri maneggi e no regime, gli estremisti gli avventurieri. ESd solo comparve, una stampa per le testimoriprovevole non e del ma del Pagano, Settembrini e del N nianze dell'Utloa faceva onore non al stampa che regime che echio e il Mondo HUOVQ che. anche -e non merilibertà,
i
i
1
I
di tutte le qualifiche dell' Ulloa, non erano modelli di lingua e di moralità. Lo Sforza, forse sotto l'impressione.: sue fonti, rincara la severità del giudizio, quando speciali!. i
dna
la
colla [.orazione a questo foglio pubblico del l'etruc-
una parte della -uà produzione leti. «he anche giudicando dall'ampia raccolta di articoli dei dà con benSfondo del Mondo nuovo, e lle
•
-
I
— 468 — cetta larghezza, il giornale napoletano poteva far nascere in ta-
luni il rimpianto dei tempi ne' quali v'era minor libertà di stampa e maggior sicurezza per le persone dabbene. Scopo del giornale era stato di « levar la maschera ai tristi ed in particolare a quelli che trovansi in cariche e ad essi vengono promossi di censurare insomma quanto passi di male e ciò pel solo bene del nostro
paese »,
ma la questione era stata che, invece di
limitarsi ad una critica della vita politica del regnoead un'opera
di rigenerazione morale, aveva fin dal
primo giorno della sua
esistenza esagerato e avvelenato quanto bello e di buono. L'A. fa una esposizione
vi
poteva
essere di
minuta ed interes-
sante della produzione di questo periodico nelle sue diatribe che non potevano produrre altro che del male, contro istituzioni e persone, esponente com'era di quella stampa che di satirica e democratica diventa spesso ributtante e demagogica.
E non a torto lo Sforza ritiene che la debolezza delle sfere gonon poco a faarchitettonato aveva vorire il colpo di stato che Ferdinando forse dal giorno stesso in cui concedeva la costituzione. E la cacciata dei Gesuiti nel modo con cui fu condotta, le prime dimissioni che già nel marzo 1848 cominciavano a sgretolare la compagine del gabinetto, i dissidi che vaniloqui e dottrinarismi causavano di continuo fra gli uomini cui era affidata la pubblica cosa, dissensi pe' quali dopo circa tre mesi non erano vernative verso
riusciti
i
siffatti eccessi
ministri a concretare
contribuisse
il
loro
programma d'azione,
furono efficaci motivi di una rapida ed inesorabile distruzione che i liberali più notevoli del regno costituzionale napoletano affrettavano con i loro deplorevoli errori. « Di gente stolta non c'era penuria a Napoli in que' giorni » esclama lo Sforza. Non
che non vi fossero le teste quadre: v'erano e v'erano in copia: ma mancava loro l'esperienza di governo della quale pur difettavano i loro fratelli piemontesi, romani e toscani, e. più di questi, teorici e filosofi, inetti quindi al reggimento dello Stato,
incapaci di studiare
il
retroscena nelle sfere reazionarie che
lavoravano continuamente nel buio. E lo dimostravano certi movimenti popolari che sapevano troppo di demagogico perchè potessero essere espressione sincera del popolo; e lo facevano intendere gli inciampi che uomini di buona volontà e di alto intelletto come il Troja, il Dragonetti, lo Scialoia, lo stesso Con-
trovavano ogniqualvolta tentavano di attuare alcuni capi fondamentali del loro programma. Un malessere veniva forman-
forti
- 4M — ila un tato ad arte da chi aveva interesse ad abregime costituzionale, dall'altro dagli errori degli 3i uomini politici che, come lo Sforza fa chiaramente intendere non possedevano L'energia per fronteggiare gli avveni-
<l<»i.
«Musato
battere
il
E I»' condizioni vacillanti del ministero dopo primi maggio, il manifestarsi sempre più vivo in alcuni circoli
menti. di
i
della volontà di restaurare la costituzione del 1890 bandita dal
gruppo che sosteneva il Mondo vecchio e N<ntd<> ititovo, il rendersi maggiormente intollerante 1* opinione pubblica, lasciata
come meglio le fosse parso, contro la quale ben debole difesa era la dichiarazione ufficiale del 13 maggio libera
di sfrenarsi
non potevano che favorire l'attuazione di disegni già studiati mderati in ogni evenienza. E due giorni dopo cadeva nel .ne l'era di libertà che era stata tanto sommità e che nessuno -tato capace di vivificare e rafforzare nel re<;no delle due Sicilie. Degli eccessi che furori commessi in quel tristissimo giorno, delle vittime e de" carnefici sia materiali, sia intenzionali, lo Sforza ci dà documenti preziosi ed esaurienti, editi
commenti di tutta la stampa commossa e maledicente allo spergiuro dei
ed inediti. Dei primi notevoli italiana liberale, :idi.
preziosi,
i
:
i
rapporti del Rignon e dell'Avogadro di Col-
mn^io 1848. L'eco dell' espressione terribile si te' il noti suoi versi, colpì tanti; il ministero succeduto Prati con a quello Troja, ch'esso tentò una giustificazione del suo operato locano al Pareto del ione
15, 16 e 17
generale, della
(piale
i
insieme con una debole condanna di quel ch'era avvenuto con proclami e lettele circolari, anima de' (piali fu il Bozzelli. Di una. di quella della Real Segreteria di Stato degli altari |s maggio 1848, l'A. ci dà per il primo il testo. ri. in data A nulla valsero queste deboli dif sé per allontanare da Fer-
dinando è da' BUOÌ accoliti coscienti ed incoscienti la generale condanna. E delle condizioni della libertà in Napoli dopo il lo maggio lo sforza ci paria fornendoci preziose notizie tanto riguardo alla Stampa liberale ridotta a ben poca COSI «'d anche questa condannata a rapida morte, quanto all'attività del Bozzelli per Continuare, mutati uomini e idee, il regime costituzionale: attività (die potremo intendere in tulle le sue padati necessari per » ni, (piando avremo quest'uomo che si presenta sotto luci tanto diverse. E che (esser i
cambiali proponiti e menti.
Io
provo
napoletane da' .ampi lombardi,
pel
il richiamo delle truppe quale fu scambiata un'at-
- 470 — va corrispondenza tra il Principe di Cariati, il (Ionie di Collobiano ed il Pareto dal 19 al 22 màggio 1848, di cui pubblica lo Sforza le principali lettere: tentativi fu roti fatti da' piemontesi per non sottrarre allo stanco e piccolo esercito sardo le forze napoletane, masi infransero contro volontà superiori. N Paladino t
i
modo con cui dalla vergogna si riscattarono soldati ed ufficiali, pochi, ma gagliardi: lo Sforza ci dimostra come fosse ormai inutile sperare che il sacrificio di questi generosi potesse destare nell'animo degli abitanti del regno delle Due Sicilie un entusiasmo per una causa ne' suoi buoni contributi ci ha tatto vedere il
che non era sentita. Cominciava un periodo nuovo di dolori e angosce per chi italianamente sentiva ed aveva per l'Italia operato, sia nell'esilio, sia nelle carceri orrende di Montefusco
di
e di S. Stefano
:
periodo che sarebbesi chiuso con l'epopea gari-
baldina. Ma questi generosi erano pochi. L'anima popolare non
aveva compreso, abbagliata dalla luce improvvisa, che cosa avesse significato il 29 gennaio 1848; e, non sorretta né guidata da chi avrebbe dovuto organizzarla e disciplinarla, aveva assistito al'periodo costituzionale, stupita, poi stanca e disgustata e sentito il rimpianto quasi del tempo passato: sì che invece
che avevano operato per un santo derisi. Gli errori di allora non
di inchinarsi al martirio di quegli apostoli di italianità,
ad onta di ideale,
li
tutti
aveva
i
loro sbagli
insultati
furod commessi di
e
poi; ed
è merito altissimo
dello Sforza,
oltre a quello scientifico, l'averceli fatti conoscere, perchè i go-
vernanti di oggi, memori del grande avvicendamento de' fatti umani, imparino quali gravi doveri incombano loro nell'attuazione di idee nuove e generose, per impedire che, con le loro mancanze, sopravvengano alla patria giorni di lacrime e di lutti.
Eugenio Pàssamonti.
—
Il quindici maggio del 1848 in Napoli Giuseppe Paladino Milano-Roma, Albrighi e Segati, 1921.
—
Sino dai primordi del Risorgimento due furono gli Stati itache per posizione geografica, continuità di tradizioni monarchico-nazionali e per compattezza etnica, tentarono erigersi liani
egemonica della Penisola, ne l'intento di coordinare a proprio vantaggio le contrastanti aspirazioni indigene
a potenza
- 471 — regi me ; questi due Stati furono NaPiemonte, che il Gioberti non esitò a paragonare ai «lue fòchi della indipendenza italiana, aventi a miluogo Roma. alle soglie «lei 1848 queste velleità di primato parve spettassero più al Regno delle due Sicilie che allo Stato Sardo, lo attestavano l'impresa murattiana del *15; moti de]
una autonomia «li
so
poli e
il
i
sovrano 29 gennaio 1848 ; dopo l'impreveduta sommossa del lo maggio, Napoli perdette d'un tratto ogni -ibilità di dominare «di eventi della Penisola. COSÌ che il Piemonte, rompendo gli equivoci legami della lega italiana, erigersi arditamente ad arbitro del movimento unitario. del
\tto
Tale critica svolta «Iella storia del
minuziosa cura
Reame di Napoli, esamina
con grande pacatezza d'indagine il Paladino, sia nei suoi antecedenti immediati, sia nelle sue fatali ;
i
e
ze
Contrariamente alla vieta tradizione liberale, tutta condizionata dalle esigenze
tei
alogiche
di
una
istoriografla
a lieto
per cui sul capo di Ferdinando II di Borbone venne fatta
line,
lere tutta la responsabilità di aver reso vano il
primo ten-
Paladino, con un lusso di documentazione veramente degno di nota, dimostra al contrario
tativo di riscossa italica;
il
richiamo delle troppe meridionali dell'Alta Italia, o da quella famosa linea del Po. che riè Gioachino Murat carbonari di Piemonte e di Napoli del '-1\ non nel 'lo. né e
il
lio
i
del
tppero varcate, non dipese affatto dalla volontà governo di .Napoli, ma « fu imposta dalle circostanze, dalle
difficoltà interne dall'atteggiamento degli altri principi d'Italia, tine dal
giorni,
il
re.
modo col «piale ciano trattati all'estero In quei i
diplomatici e l'esercì b
Che -i poteva «li
tutto, e
in fatti pretendere da uno Stato che difettava perdi più inceppato in Ogni suo movimento dalla
ribellione della Sicilia, «die forse sarebbe stata preda della politica
ing
dall'Italia del
chiamato egli provvidamente non ai Nord le sue truppe per ridurre di nuovo all'ub-
bidienza l'isola riotto
Riguardo agli eventi del lo maggio, il Paladino, integrando maggiori conclusioni dello storico della Basilicata Racioppi, afferma «die essi furono un avvenimento imp' dillo, non calcolato, non mÌ8Urat< le
<
una convulsione insomma «die nella storia «Iella rivolui del "i s ba importanza meno in >«• stessa «die nelle «In- produ
— 472 — Non diversamente
il
sincerità, contesso che
Settembrini che, il
un momento di
in
15 maggio lo fecero
i
pazzi, non sep-
pero impedirlo i savi. Da questo complesso di condizioni di cose e di errori di uomini, manifestatosi proprio nel momento in cui i Borboni
con
la
nuova politica
liberale e nazionale si stavano per ria-
bilitare innanzi all'Italia e alla storia,
il
ritardo subito dal
mezzogiorno nella sua redenzione e la possibilità che ebbe il Piemonte di avocare a se l'energie liberali di tutta la Penisola in un solo fulcro, Torino, conseguendo in tal modo il diritto di attuare sotto la formula della monarchia sabauda quella unità nazionale che né il popolo abbandonato a se stesso, né qualsiasi altro stato d'Italia, avrebbero mai potuto assicurarci.
Non
per nulla
il
Gioberti, già ricordato, osservando che nei
paesi che si prolungano,
come l'Italia e la Grecia, la genesi
nazionale suol farsi per via elittica anzi che circolare, inferiva essere ormai scoccata l'ora del Piemonte e degli stati che gli si attengono, « come quello che entrò ultimo nella vita nazionale e civile: e per tanto è più
nuovo, più giovane, più
vergine: di tempra pi Ci robusta, non ammollita dalla cultura;
men viva e meri pregiudiziale al senno pratico; genio più temprato e più alieno dagli eccessi meridionali di polso e nervo maggiore, perchè fornito di buone armi ». di fantasia
di
;
Renato Sórkìa.
Francesco Pignatelli Principe di Stronzoli
— La Vita e la
Storia del Bearne di Napoli di Pietro Colletta, con note di
Nino Cortese — Napoli, stab. tip.
S.
Morano, 1921.
—
Nino Cortese La Vita di Pietro Colletta, in Rassegna Storica del Risorgimento, fascicolo IV, anno 1921. Nino Cortese
—
Aggiunte al « Saggio di Bibliografia Qollettiana », in Bollettino del Bibliofilo, anno III,'n. 1-4, 1921.
Nino Cortese ha intrapreso un encomiabile lavoro di ricostruzione storica della tigura d'uno degli uomini ch'ebbero parte notevolissima nelle vicende del loro paese e ne fu nel
tempo istesso insigne storiografo. La vita e l'opera del quale.
- 473 andarono esenti da Iacee e da censure, così diedero polemiche concludenti ai giudizi più disparati: non luogo a tacilo adunque il compito di chi voglia ristabilire la verità •ri
dei fatti per giungere alla sentenza Bicura e definitiva.
Cortese ha ottime doti, e il
liere
Ma il
suoi mezzi per ottenere
dunque presentarci
propostosi. Eccolo
risultato
i
integral-
mente la prima e torse la peggiore delle invettive dettale contro quella de! principe Pignatelli, generale ancor egli il Colletta del regno napoletano, rivale sfortunato e forse perseguitato dal Colletta istesso. Per darne un'idea riporteremo nella sua parte sostanziale la chiusa di questo scritto, ove s'afferma che il Colletta « mostrò d'adolescente mediocre ingegnò, ne fece altri studi che quelli del suo mestiere; che da giovane fu loquacissimo, imprudente, disapplicato, giocatore e libertino da :
:
uomo ambiziosissimo, insinuante ed assiduo corteggiatore di grandi, pronto a tutte le bassezze, sino a prestare la sua opera nelle persecuzioni nate dalle reazioni di parli, in tempo di rivoluzione, per innalzare
la
sua fortuna: da vecchio logorato
dalla smania della celebrità, che l' indusse a studiare dieci anni
lingua italiana, che non conosceva, per dare alla luce un'opera, nella quale mentendo, esagerando, attribuendosi il la
merito altrui, e calunniando coloro che potevano smascherarlo, spelava conseguire una gloria Che non aveva mai meritata, persuadendolo l,i sua presunzione r\\^ utenze sarebbero i
superchierie come lnSeguono allo scritto principale « Poche
Hate, e .
veriià
-statuii
».
le
personali
sopra l'opuscolo del general* Colletta: Pochi fatti nelle (piali il Pignatelli, scagionandosi l'aver tradito il Murai, la ritorce a sua volta sul
ioni
no Marni dell
Colletta, tacciandolo d'averlo voluto metter in cattiva vista, e stato
raziata
consigliere dell'infelice re nella
il
campagna «lei
borbonico che condannava -uo maggior benefattore; infine ira pad roministro
giatore di quello a
morte I)i
il
tale
i
un articolo sulla Nuova Aut<'
giustizia in
a •
tere
ih. d'essersi poi fatto corteg-
Ini.")
1921
.
:.
rano richiamare
Marat, estendo viete
il
procedo e
anche
oi
presentate
nel
•
ino esserg ;
essere d'accordo coi
trailit >n <
e di
n
vo.
non
— 474 — nito illecitamente di
somme confidategli
per
l'esecuzione
<ii
testo con abbondanti
Il Cortese accompagna il note esplicative e bibliografiche, raffrontando le fonti e rettificando qua e là alcuni falsi giudizi. Ma ej^li si riserva di
lavori militari.
darci ben altrimenti lumeggiata la figura del Colletta: qui non è se
non l'esordio,
l'atto
d'accusa:
la
causa verrà trattata
e
risolta altrove.
Ed eccoci cosi al secondo degli opuscoli La vita di Pietro perora non abbiamo che un primo saggio riferentesi alla gioventù. In esso, dopo aver accennato alla nascita, all'origine, alle venture e strettezze della famiglia onde :
Colletta, di cui
natali, nassa il Cortese a riferire intorno ai suoi studi all'accademia militare, alla parte onorevole da lui avuta nella
traeva
i
guerra contro le armi dei francesi invasori, al suo accostarsi alle idee di libertà portate da questi, e al rapido sbollire nel suo spirito eminentemente pratico degli entusiasmi per la rivoluzione: il che non impedì al Colletta d'essere tra coloro che più strenuamente difesero i Castelli Napoletani contro le orde del Ruffo, nel tentativo di restaurazione borbonica; né valgono i documenti ufficiali dello stato maggiore napoletano a liberarlo da tale taccia o merito che dir si voglia, poiché nel processo in cui fu coinvolto per quei fatti risulta che i suoi parenti si valsero di falsi testimoui, che giurarono non avervi egli partecipato. Rimasto nella prima restaurazione senza impiego e in tristi condizioni, si diede a lavori d'architettura, e fu quindi inviato dal governo reale a Fondi per attendere al prosciugamento di quelle paludi. Nel terremoto del 1806 ebbe occasione di notorietà e guadagni; tu dunque, in questo primo periodo, la sua vita abbastanza laboriosa ed utile alla patria, sebbene tenesse una condotta morale, ch'egli stesso non può non giudicare severamente, solo tentando di scusarsi rigettandone la colpa principale sui costumi corrotti Questo tratto della vita, che qui si termina, è del tempo. ricostruito su documenti sincroni, tratti dagli archivi napoletani, e sulle testimonianze di biografi e degli storici più autorevoli non resta che augurarci che un lavoro sì bene e opportunamente iniziato abbia presto il suo compimento. Ma forse il più importante di questi lavori del Cortese è ii nuovo saggio bibliografico, che ci dà un resoconto compiuto delle fonti e degli studi Collettiani fino ad oggi, in aggiunta a quello già pubblicato sugli Atti dell' Accademia Pont ani a na nel
—
:
— 1917. Vi
47.")
—
completano lo fu Iti le notizie intorno alla Storia del
si
Napoli, alle correzioni e alle indicazioni suggerite al
i
Colletta da altri, alla sua pubblicazione, alle ristampe e
;ille
aggiungendovi alcuni cenni intorno agli scritti minori ed a quelli postumi, una Bibliografia potenziale degli livisati dal Colletta e non finiti o neppur comintraduzioni
ciati,
le
:
varie edizioni
del Carlerjijio,
le
biografie
e
i
bus-
ancora accenni alla fortuna e alla critica delle opere attraverso giudizi «lei contemporanei e dei critici posteriori, sia per lo scritto suo principale, come per Pochi fatti su Gioacchino Murat. Alcune epigrafi collettiane biografici; poi
Bidi
i
i
chiudono lo studio, liceo di larghissima messe di fonti, die varranno a fornire allo storico abbondanza di notizie pel compimento dell'iniziato suo studio biografico. <
in. i.i:
Corbelli.
Cortese — II liberalismo toscano nei primi quaranta anni del secolo XIX secondi, un rapporto del Ministro Napoletano a Firenze, in Rassegna Nazionale, fase 16 lui
1
.
glio 1921.
Il
-libidica
'
un rapporto pervenuto al ministro napo-
letano di polizia. Del Carretto, e da questo trasmesso al collega degli esteri
-
intorno allo spirito
pubblico (pianto a politica
Toscana e dei Dbmini Pontifici ». ove si rimarca l'espansi dello spirito liberale in Toscana, per l'influenza di m< RÌCCÌ, veSCOVO di Pistoia, nella gioventù: l'ospitalità e le di-
della
stinzioni con
profughi politici, riguardi usati alla vesolenni funerali all' « ex generale Colletta • i
dova del Murat. e
i
coir intervento dello ivernatore di Livorno « in gran tenuta -. Il confidente napoletano mostra di conoscere nei più minuti particolari la vita della parte liberale: COSÌ ci informa dei luoghi di ritrovo
(lei
seguaci del Guerrazzi e della «Oioili quest'ultima, del liberalismo e
vaoe Italia -.dei progressi p nsiorie ai
disordini dei numerosi studenti e ivlativ
concentrati a Pisa, e della debole/za del governo di fronte a tutto ciò. Passa poi I censurare p
pi*
Bori
Poncontinuo mutare di leggi col mutar dei pontefici, e l'avversione (li questi alla coopcrazione straniera, di cui approfittano propagandisti per compiere l'opera loi
tificio
il
i
— 476 — nota, comunicata dal suo capo al ministro di Napoli in To-
scana, Grifeo, provoca una vivace risposta di lui, che dà occasione al Cortese ad una breve disamina delle condizioni del liberalismo in toscana di fronte al governo granducale, che già lo stesso Grifeo giustificava, attenuando
i
foschi colori
dello scritto dell'ignota spia, e dimostrando come saggia fosse la politica conciliante del Granduca con un popolo eminentemente pacifico ed alieno dalle violenze, e facendo intrav vedere fra le linee, com'egli ben diversamente giudicasse la condotta del proprio governo, il quale si rendeva ogni dì più inviso ai popoli coi suoi sistemi di spionaggio e di rigore ec-
cessivo.
Achille Corbelli.
INDICE DEL VOLUME XIV
MEMORIE E DOCUMENTI. Paladin L. C.
_
Boli
/
i
io
A. B.
r.
(cont.)
Quirino Visconti Giacobino
Butti»
ta
nel R*
.
1
»
24
»
88
..
ne
l'i
pag. 81, -j'.u rio Botta (eoo
U c.iiiiì,
lt
Mastini e con Gino di Pampabato, Teatri e censuro <
•
in
L.
Bollea, Echi quar
C.
»
117
;>t>,
349
»
376
•
170
hi della
Aggiunte al
\m«> Cicivki.i.i, •
*
107
!'
gimento italiano «
\)ah.
pe
•
VARIETÀ
E
ANEDDOTI.
Adoi
SMONTI,
'
178
BIBLIOGRAFIA. aECENSIONi:
Cesare Cesari, L'Archivio e la Sezione storica del Comando del Corpo dello Slato Maggiore. Noie sloriche (Vittorio Gianotti)
Giuseppe Giusti, Poesie.
.....
pag. 181
— Introduzione e note di Egidio
Bellorilli (Achilli Corbelli)
—
»
197
...»
199
»
201
Introduzione e commento di Pier Dal « Conciliatore*. Angelo MenziO (Achille Corbelli) Con prefazione e note Massimo D'Azeglio, / miei ricordi. di Gustavo Balsamo Crivelli 'Annibale Bozzoli
—
Gioberti-Massari, Carteggio 1838-1852, pubblicato e anno-
..........
tato da Gustavo balsamo Crivelli (Pikk Angelo Mexzio)
Giovanni Sforza, i
//
202
(Granduca di Toscana Leopoldo II ed
suoi vecchi ministri (Eugenio Passamonti)
.
»
207
»
209
»
210
»
212
»
215
Giovanni Sforza. // Battaglione Universitario Toscano
a Reggio (15-24 aprile 1848) (Eugenio Passamonti) Pktitti di Roketo, Alcuni documenti inedili sulla rivo-
luzione in Asti (marzo -aprile 1821) (Eugenio Passamonti)
k .
.
.
.
.
.
.
Pktitti di Roreto, Una relazione storico-critica della
.
ri-
voluzione del Piemonte nel 1821 di Barione >PetÌttÌ (Eugenio Passamonti)
.
.
.
.
.
—
Alessandro Luzio, Giuseppe Mazzini carbonaro. Nuovi documenti degli archivi di Milano e di Torino (P. Lemmi)
Vincenzo Gioberti, Del primato morale
—
e
civile degli
Introduzione e- note di Gustavo Balsamo Crivelli (Pier Angelo Menzio) Niccolò Tommaseo, Dell'Italia. Introduzione e note di italiani.
—
...»
Gustavo Balsamo Crivelli (T. Buttino Giuseppe
Sitti,
Il
.
.
446
»
452
»
455
»
456
risorgimento italiano nelle epigrafi
....
parmensi (Annibale Bozzola) Alberto Del Prato, L'unno 1831 negli ex Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla (Annibale Bozzola)
.........
Pietro Egidi, La rivoluzione piemontese del 1821 (Eugenio PA8SAMONT1)
ÌVÌ
— 479 — iti,
La Balbo >
fOiAMOKT!)
.
.
a
.
•
i
atUobtogra-
s
la
...
ppk Paladino,
natii
//
r
</»>
J'assamomI;
»
.......
ir,}
\n-
i~n
Principe di Btronzou, l<< Vita eia
i
Napoli di Pietro Colletta,
m note di Nino Cortese ioau Counoxi] o Colletta
.
i.t.i)
»
172
»
ivi
»
IVI
»
17">
fui Col-
(Acbuj Corbelli HberuUsn •>
//
unni del secolo XIX seco
NECROLOGIA. P
rra
i
ipportodeì
nuiConnu)
Ministro Na,
I-
laranta
IL
*I*0 D OI"SNTO ITALIANO
XV
1922
Nuova Serie publicata dalla Società Storica Subalpina
TO» INO
Fratelli Bocca editori
XV
Voi..
Fa» .1-1
1922
RISORGIMENTO ITALIANO
IL
Nuova Serie pubblicata dalla
SOCIETÀ STORICA SUBALPINA
Fonti per la biografia di Pellegrino Rossi
Carrara, che sulla casa dove occhi alla luce volle scolpite le Arti (2),
si
aveva aperto gli e fino dal 1863 ne
Rossi
il
murò un'iscrizione (1), sembianze nella sua Accademia di Belle
fece
promotrice d'un
monumento nazionale al
grande concittadino (3); solennemente inaugurato il 3 set1
La casa dove nacque Pellegrino Rossi porta il n. 16 e si trova
all'incrocio della via Ferrer (già S. Maria) e della
via Rossi (già del
È proprietà di Ferdinando Bonanni e nipoti, pervenuta a loro dall'avola, Anna Maria Giovanna Rossi, so-
Cartone), dalla quale ha l'entrata.
rella di Pellegrino,
sposò
che visse dal 27 settembre 1802 al 25 luglio 1838 e
28 aprile del 1823 lo scultore Vincenzo Bonanni. L'iscrizione,
il
che vi fece scolpire il Municipio, fu dettata dall'avv. Andrea Passani, e dice eoi
QUI vkvm:
ai.i.v
rKI.I.KcIMNo
:
MMNR \
DI
I.KOGI
|
i
TE
KU l'OUTIt
\
ITTAIMNO E DOMO DI STATO VITTIMA DI KKI PARTITI
i;KANI»K
(
DA MANO KWOTi
IN'
KoMA
l'anno 1848. ne scolpi Vincenzo Bonanni. (3) Il Consilio comunale di Carrara, il 22 ottore 18t>3, con voti unanimi, deliberò vigesse al Rossi un grandioso monumento, iuvia concorrervi l'intiera penisola, ed eleggendo un comitato di cittadini perchè ne curasse l'esecuzione. Eccone nomi: Ferdinando Polirlo Fabbri, otti, tesare Del Medico, Giuseppe ... Giambattista ('\\ umilio Laxzoni, Dionisio Giandomei busto del Rossi è opera dello scultore Ercole Bogazzi
11
i
fregi
il
;
prof.
i
Il
Httorg Uni., XV
I
.-
2
—
tembre del 1876. Ecco l'elenco
di
ciò
che
fu
stampato
in
quell'occasione:
Carlo Lazzoni, Sul progetto di una nuova piazza
1.
in Carrara, da costruirsi nella località così detta del Cro-
per inalzarvi un monumento a Pellegrino Rossi, alcune parole, Carrara, Stabilimento tipografico il Carrione, cifisso,
1868; in-8° di pp. 8, con 1 tav. 2. // buon senso [Carrara], Tip. Polizzi in-8° di
pp.
Critica
e
C, 1872;
4.
anonima del giudizio dato dall'Accademia Reale di Belle
Arti di Carrara nel concorso ai bassorilievi per il monumento a Pel-
legrino Rossi.
Il
primo, a destra, di questi bassorilievi meritò
farlo Aristide Milani di Massa. Si
compone
di
di
sedici figure e rap-
presenta Pellegrino in atto di consegnare al presidente della Repubblica Elvetica
il
patto federale, che prese il nome di Patto Rossi. Il
secondo bassorilievo, a sinistra, l'ottenne Alessandro Biggi di Carrara. Si compone di quattordici figure e rappresenta Pellegrino che nell'Università di Parigi detta dalla sua cattedra le lezioni di diritto costituzionale.
3.
KOBAL [Emilio Lazzoni], All'anonimo del buon senso,
Carrara,
tip.
del Carrione, 1872; in-fol. di pp. 4.
A difesa del giudizio dato dall'Accademia di Belle Arti di Carrara sui bassorilievi
4.
da scolpirsi nel monumento a Pellegrino Rossi.
Carlo Lazzoni, Di un monumento
nazionale a
Pellegrino Rossi, da erigersi in Carrara, colla statua
se-
dente del medesimo, modello scolpito dal prof. Pietro TeAgostino Marchetti, Andrea Passani, segretario. Morto il Passani, tenne le veci di
segretario
Massimo Ascoli. Il e Manifesto per un monumento
nazionale da erigersi in Carrara a Pellegrino Rossi » venne messo alle
stampe dalla « Commissione dirigente » il 20 maggio del 18G4. Fu nominato anche un « Comitato onorario protettore », che aveva per presidente Marco Minghetti. Ne lecero parte Giuseppe Pisanelli, Ubaldino Peruzzi, Bettino Ricasoli, Domenico Cucchiari, Mario Massimo, Federico Sclopis, Giambattista Cassinis, Antonio Scialoia, Carlo Matteucci, Sebastiano Tecchio, Carlo Boncompagni, Luigi Settembrini, Antonio Zanolini, Giuseppe Massari, Pietro Tenerani, Francesco Carrara. Pietro Torrigiani, Raffaele Lanza e Luigi Carbonieri.
- :i ncrani per la sala (fona villa del Duca Massimi di Roma, e collocamenti) nel boschetto della Stazione, osservazioni, in parte, documentate, Carrara, Stab. tip. il Carrione di G.
1872; in-8"
E. Btgazzi,
pp. 16.
di
Giovanni SFORZA, Sul monumento a Pellegrino
5.
Rossi, lettera al cav. prof. Ferdinando Pelliccia, Direttore
Accademia di Belle Arti in Carrara, Lucca, tip.
della R.
1876; in-8"
Giusti,
di
14.
pp.
6. Carlo Lazzoni, Di un monumento nazionale a Pellegrino Rossi, colla statua sedente del medesimo, mo-
da Pietro Tenerani da porsi in una nicchia una villa del Duca Massimi in Roma, e suo collocamento in mezzo alla Piazza d'Armi di Carrara, dello creato
nella sala di
inaugurato
il
3 settembre 1876, osservazioni, in
giorno
parte, documentate, Carrara, tip. Martini e Martinelli, 1876; in-8° di
pp. 48.
Nella inaugurazione del monumento nazionale a Pellegrino Rossi in Carrara, il 3 di settembre del 1876, 7.
prose e poesie raccolte per cura della Commissione diri-
ORESTE RAGGI, Imola, tip. d'Ignazio
gente da figlio,
«
1876:
8° di
in
Prefazione »
Oretta
«li
Galeati e
pp. XX- 188.
m-wi;
Raggi, pp.
Memoria intorno a
<•
Pellegrino Rossi, letta «la Francesco Mignet all'Accademia delle scienze
monili e politiche
Parigi nell'adunanza annuale del 24 novembre
di
italianamente volgarizzata da Oreste Raggi per la solenne inautzione «
dH monumento allo stesso Kossi
Carrara»,
in
pp.
1-37;
bella vita e delle opere di Pellegrino Rotai, discorso di Augnato
Pierantonl .
»,
Giulia Mulino Colombini
urne del |<li
Luigi
da
Grazia e
di
dinando Santini 188-184; Lettera
i
liste
pp.
a
delia
Pellegrino
Rossi
»
Poggi, Ferdinando Santini s
statua
fanciulli
«*
non appent seoptrtt »
metto in musica dal maestro achille
i'
» [di
Pellegrini)
148-158; « Poesie
Rimini], pp. 159*181; «('oro di
appiedi
Lucidi], p. 182; « iscrizioni pp.
»,
monumento nazionale
Sani, Giulio Careann,
miliario un»-,
monumento nazionale a
pp. 39-141; « Pel
memoiia di
ì
del
Mignel
98;
«
Indie».
al »,
\. N., Ruggero
Bonghi],
da
Il
i
p,
187.
Parigi,
88
_ 4_ 8. AURELIO FONTANA, Nel giorno memorando delinaugurazione solenne in Carrara del marmoreo monu3 setmento al suo figlio immortale Pellegrino Rossi [epigrafe e sonetto], Carrara, tip. Martini tembre 1876 l'
—
—
e Martinelli, 1876; in-8° 9.
di
pp.
4.
Girolamo Ratto, Per V inaugurazione in Carrara
monumento nazionale a Pellegrino Rossi (3 settembre 1876), canto, Carrara, tip. Martini e Martinelli, 1876;
di un in-4°.
10.
Prof. C.
ONNIBONI, In occasione del monumento
a Pellegrino Rossi, epigrafe
— Sarzana,
tip.
— Carrara, 3 settembre 1876
Ravani, [1876];
in
8° di pp. 4.
DAVITTI, Carrara 3 settembre 1876. Per la sodel monumento nazionale a Pellegrino inaugurazione lenne 1 1
L.
Rossi, carrarese, versi, Castelfiorentino, in-8° di
tip.
Ninci, [1876]
;
pp. 4.
12. PIETRO PERICOLI, Discorso su Pellegrino Rossi, pronunciato a Carrara li 3 settembre 1876, Roma, coi tipi di Ludovico Cecchini, 1876; in-8° di pp. 18. 13. GIOVANNI SFORZA, Inaugurandosi il monumento a Pellegrino Rossi, parole dette nell'Accademia Reale di Belle Arti di Carrara il III settembre MDCCCLXXVI, Livorno, coi tipi di Francesco Vigo, 1877; in-12° di pp. 16. 14. Inaugurazione del monumento nazionale a Pellegrino Rossi fatta in Carrara il 3 settembre 1876 ; relazione [di Giovanni Sforza] e discorsi [di Ferdinando Pelliccia, Francesco Del Nero, Giovanni Vitelli, Giuseppe Massari, Pietro Pericoli, Emilio Lazzoni, Giovanni Sforza, Pietro
Borgatti, Giuseppe Fabbricotti, Luigi Sanminiatelli-Zabarella,
Gustavo Sangiorgi, Augusto Pierantoni, Ferdinando Compagni e Francesco Bertoccini] pubblicati per cura del Municipio, Carrara, coi di
pp. XVI1I-128,
con
tipi
Martini e Martinelli, 1878; in-8"
di
la fotografia
del
monumento.
* *
*
Ecco le fonti svizzere e francesi per la biografia di Pellegrino Rossi, che sono a mia conoscenza
:
prof.
il
Antonio Eliseo Cherbulkv di Ginevra [1797-1869],
discepolo, amico ed ammiratore del
R
ssi, fu
uno de' primi
ma
senza metterci il proprio nome. Or. Pellegrino Rossi; nella Bibliothéque universelle de
a
scriverne
la
Genève, serie
vita,
li,
toni. X,
febbraio 1849, pp. 133 e sgg. Fin
maggio del 1840, nel tom. XXVII della serie della Bibliothéque stessa, aveva fatto una recensione del Cours d'Economie politique del Rossi opera che venne poi tradotta in italiano dall'avv. Giuseppe Roncagli e annotata da Francesco Trincherà (1). Del Cours d'Economie politique trattò anche nel 1844 Luigi Reybaud nella Revue des deux Mondes, tom. Ili, pp. 269 e sgg., col titolo: Économistes eontemporains. M. Rossi; lavoro che tornò a vedere la
dal
I
;
luce diciotto anni dopo, corretto e ampliato. Cfr. REYBAUD,
Économistes modernes. Pellegrino Rossi, Paris, Levy fréres, 1862; in-8°. Ne trattò pure Giuseppe De Croze nella Revue de legista tion et de jurisprudenee, serie X, tom. VI (luglio-decembre 1842), facendone grandi lodi, rafforzate dal Wolowschy, direttore della rivista stessa, in una nota che vi premise. Del prof. Cherbuliez son pure alle stampe nel tom. XXXII (ottobre-decembre 1867) della serie II della Bibliothéque universelle et Revue Suisse, due articoli intitoPellegrino Rossi et ses oeuvres posthumes. lati Nel 1*4!) Giuseppe Garnier stampò una Notice sur M. sì nel Journal des lìeonomistes, tom. XXIII, p. 89 e sgg. Uscì pure alla luce la interessante monografia M. Rossi' en Sùisse, de /sin à 1833, par M. Hubert Saladin, ancien député au Conseìl représentatif du Canton de Genève. Paris. 1849; in-s La Notice historique sur la vie et le< :
:
.
Con
l
di
l'Istituto, professore di
I'ki.i.i
chino ElOMI, membro delColte/fio Reale di
il
:
Diritto COStUuxionali alla Facoltà di Diritto in
niero dell'Accademia
<ii
vatilo
pp.
lifllii
[Bologna,
Francia
socio stra-
aefotM e Mie lettere in Palermo; vertéome ita-
liana dell' avo. Qidmppj tutu
l'ariiji,
n not<-
<
//
Pinwcit oTnw Wl.
stona detta Koonomia di <n. H. Rat e da due artii''i Hi v rara, presso l'editore Abram Sertipi
Sassi
nelle
ILVII 1-240, a due colonne.
Spaderie),
1848;
in -4*
piccolo
di
-
6
travaux de M. Rossi, lue à la so ance pubiiq uè annuelle du 24 novembre 1849 da Francesco Alessio Mignet, si trova a pp. 335-348 del tom.VI della serie II delle Séances et
travaux de VAcadémie des Sciences morales et politiques, 1849; in 8° ed a pp. 31-68 del tom. Vili (1852) de' Mémoires de VAcadémie des sciences morales et politiques de VInstitut de France. Questa Notice fu premessa alla ristampa del Tratte de Droit penai del Rossi, fatta a Bruxelles dal Meline e compagni nel 1850; e dal Mignet Paris,
stesso
venne riprodotta ne' suoi Portraits et notices histo-
riques et litteraires, Paris, Didier, 1852; e nelle sue Notices historiques, Paris, Paulin, Leureux et
C, 1853, voi. II,
pp. 171-212. Fu anche tradotta in italiano dal prof. Oreste
Raggi. Cfr. Nella inaugurazione del monumento nazionale
a Pellegrino Rossi in Carrara il 3 di settembre del 1876 prose e poesie,
ecc., Imola, tip. d' Ignazio Galeati e figlio,
1876, pp. 1-37. Il
luce «
Tratte de Droit penai, che vide per in
comme
dedicato
la prima volta la chez Santelet», nel 1829, fu dal Rossi, un témognage d'amitié et de reconnaissance »,
Parigi,
al
«
Duca di Broglie,
gacité de son esprit a éclairé
«
qui par l'étendue et la sa-
d'une lumière nouvelle les
plus hautes questions de droit public et de legislation »
Duca fu
.
E
primo in Francia a pianger la morte del Rossi, stampandone la necrologia nella Revue des deux Mondes{\). Una rivista inglese parlò a lungo del Traile de Droit penai. Per quanto la critica dell'anonimo recensore sia acuta, minuziosa e sottile, pure è larga di lode. Cfr. Rossi on Cri-
il
il
minal law ; in The Edinburgh review, fascicolo del settembre 1831. Moltissime lodi ne fece Carlo Vergè, il 1856, nel Journal des Economistes ; aspro giudizio ne dette l'OdillonBarrot all'Accademia delle scienze morali
e politiche (2);
(1) A[lbert] de B[roglie), M. Rossi; nella Revue des deux Mondes, tom. XXIV (1848), pp. 1033-1038. Fa parte della Chronique de la quin-
zaine. \2) Odilon-Barrot, Rapport sur le Traiti de Droit penai de M. Rossi; in Séances et travaux de VAcadémie des Sciences morales et politiques, voi. XXXVI (1856), pp. 185-208 e 321-372; voi. XXXVII
(1856), pp.
83-113 e 317-334.
una bella introduzione premise Faustino Hélie, consigliere della Corte di Cassazione
e
membro
dell'Istitut \ all'edi-
zione francese del 1855, più volte ristampata.
Del Rossi ambasciatore del Re de' Francesi presso la tratta a lungo Anatole De la Forge nel suo
Corte Pontificia libro
:
Des viccssitudes politiques de V Italie dans ses rapIl Rossi amba-
porta avec la France, Paris, Amyot, 1850.
sciatore di Francia è in gran parte il soggetto del capitolo intitolato:
Affaire* d'Italie jusqu'en fcvrier 1848
óeWHis-
de la politique extérieure du Gouvernement Francai* [1830-1848] del D'Aussonville, Paris, Michel Levy frères, 1850; tom. II, pp. 186-284. Il Guizot pure ne tratta ne' Memoires pour servir a l'histoire de mon temps, tom VII [Paris, Levy, 1865] e tom. Vili [Paris, Levy, 1868]. Cfr. il Les Jesuites et la cap. XLIII La libertà d'enseignement. Cour de Rome (1840-1846); ed il cap. XLV1 L .talie et le pape Pie IX (1846-1848). Carlo De Mazade con la monografia: Pellegrino Rossi, l'Italie et le Papauté, inserita nella Revue des denx Mondes, secondo periodo, tom. XXXV 1), pp. 718-753, tornò a lumeggiare lo stesso argomento. Del Rossi economista tratta Enrico Baudrillart nel suo articolo: Economistes etrangers, che il 1861 inserì nel tomo V della Revue nationale et ctrangere. Nel tomo Vili (ottobredecembre 1867) del Journal des economiste* si legge La vie et les travati. v de M. P. Rossi di Gustavo de Puynode. Notevole lo scritto del Colmet Daàge M. Rossi a r Ecole de droit, inserito nelle Séance* et travaux de l'Acadcmic des Sciences morates et politiques del 1886, tom. CXXVI, toire
—
:
pp. 1 10-124
(
1
).
Alfonso Curtois nel 1857 stampò nel Journal
des économìstes mìo
il
il
suo Étude sur la vie et Ics oavre
(ìuizot, ministro dell'istruzione pubblica, il 14 agosto
Ub, affidò al Rossi la cattedra di economia politica al Collegio di Francia,
come racconta egli stesso ne' suoi Mémoirm [III. 127 esgg.],
« la perspective d'une autre ebaire qui OOUplsV dans le haut enseignemnnt, et le mettrait à portée non velie patrie ». Vagbeggiava « d'etàtoute sa placo ilans blir en France l'enseigneintMit du droit constitutionnel devenu la base du gouvernement francaise » e infatti il 29 agosto del '84 presentò a
gli
lasciò intravedere
tentit sa situation
M
••
;
de Pellegrino Rossi. Il pessimo libro di Enrico D'Ideville Le eomte Pellegrino Possi, sa vie, son oeuvres, sa morte (1787-1848), Paris, Levy, 1887; in-8', con ritratto, era stato :
Luigi Filippo, il € Rapport sur la creation d'une chaire de droit constitutionnel dans la Faculté de droit de Paris », che venne approvato dal re.
Il
giorno stesso che fu pubblicato nel Monìteur, il Guizot affidò al
Rossi la nuova cattedra. Questa nomina suscitò contrasti e proteste, e quando il 29 novembre di quell'anno vi salì per la prima volta « il fut assalili
par des interruptions et des clameurs qui ne lui permirent pas
d'aller jufqu'au
monta dans sa
bout de sa lecon. Trois fois, aux jours assignés, il revain, de commencer son
chaire et s'effonda, mais en
enseignement ». Son parole del Guizot, che prosegue: « Les pertuibateurs étaient en minorité un grand nombre d'auditeurs, les élèves sérieux et libéraux essayaient, par des cris à Vordre et des applaudissements au professeur, de bitter contro le tumulte ils échouaient toujours. Il y avait évidemment, dans l'Ecole une potete emeute organisée, où se jetaient volontiers des étudiants ignorants et turbolenta,, qui ne croyaient pas déplaire a tous leurs professeurs, et qui prenaient plaisir à se sentir soutenus par les émeutiers ordinaires du dehors. A ce ;
;
désordre obstiné et a des insultes qui menacaient de devenir violentes,
M. Rossi opposait sa perseverance, son sang-froid, quelques paroles dignes; et à chaque nouvelle scène, en sortant de l'école, il venait me raconter ce qui s'était passe et concerter avec moi sa conduite, un peu surpris, lui réfugié liberal, et appellò à fonder un inseignement liberal,
de recontrer, contre sa personne et son oeuvre, cette opposition brutale et subalterne. Le conseil des ministres et le conseil royal de l'instruction publique, à qui je rendis compte de l'incident, pensérent avec
moi qu'après avoir fait arrèter quelques-uns des perturbateurs, il convenait d'ordonner une enquéte sur les causes du tumulte, pour inti-
mider les intrigues hostiles, et de suspendre le cours jusqu'à ce que l'enquète fùt terminée, pour donner aux esprits le temps de se calmer. Les deux mesures atteignirent leur but les ennemis eurent un peu de honte; les turtulents se lassérent; M. Rossi reprit «on cours; et quelques années après, à la complète approbation des étudiants comme des professeur ses collegues, il était, le doyen de cette Ecole de droit dans laquelle il était entré au milieu de tant d'inimitié et de bruit ». Il conte Terenzio Mamiani, esule allora a Parigi, accenna al turpe ;
« E perchè fra gli studenti si borbottava che il Rossi avrebbe sciorinato d'in sulla cattedra un continuo panegirico della mo-
fatto così:
narchia di Luigi Fil ppo, senza aspettare ch'egli aprisse la mente sua,
non pure lo accolsero a suono di lunghe ed acute fischiate, ma in ultimo vi mescolarono proietti di mele cotte e di qualche grossa moneta tenne duro per buono spazio di tempo, mostrando faccia e sguardo impassibile. Ma la gragnuola delle poma e dei di rame. Egli, a dir vero,
-
due saggi dello stesso autore Le comte 1885 nel ss/ en France (1833-1845), che comparve il Journal des economiste*; e Pellegrino Rossi bourgois de Genève (1816-1833), inserito nel primo tomo (1886) della Revue historiane. fratelli De Goncourt, Edmondo e Giulio, con tavolozza di romanzieri descrissero l'assassinio del Rossi Il giornale Le Temps di Parigi (ann. XXXVIII, n. 13590) il 20 agosto del 1898 tornò a farne soggetto di studio col titolo: L'assassinai de Pellegrino Rossi a" apre s preceduto da
:
1
(
1
).
du proecs. Carlo Dejob discorre del Rossi insegnante a Parigi nella sua bella monografia Trois italiens professeurs en France le Gouvernement de fu il lei: Pellegrino Rossi, Guglielmo Libri, Giuseppe Ferrari'(2); inserita negli Annales de la Facultc de Lettres de Bordeaux. Bulletin italien, ìCtes
:
-
tom. XII (1912), pp. 158-175. * *
*
Ecco le fonti italiane per la biografia di Pellegrino Rossi, che sono a mia notizia. Per testimonianza di Giuseppe Spada, appena morto il grande statista furono divulgati in Roma quattro foglietti a stampa », ne' quali « il nome e le gesta del Rossi erano vituperati acerbamente » (3). Portavano titoli seguenti :
i
BoMoni crescendo, lentamente uscì dalla sala».
Ct'r.
Mamiaxi, Farigi
or fa cinquant' anni ; nella Nuova Antologia, fascicolo del 15 decembre
\nche zetta
ili
Modena
nato professore
Voce della Verità
la
— ne parla: di
<I
Il sig.
«
iritto costituzionale,
tentato d'incominciare oltraggi dell'uditorio. 1
r •/ii/i-H 1865-18. ><>
il
suo corso,
— la famosa reazionaria gaz-
Rossi » (son sue parole) « nomi-
ha per tre volte inutilmente fragorosamente dagli n ha potuto salvamelo».
<listurl>ato
La forza u tt, DbGOIKXM
/
l'Italie ile hirr, nottx
tntrtmi
'tnge,
Par
le e.liteurs,
1894,
|>p.
919-911.
Del Libri I dal Ferrari tratta a pp. 948 e sgg. e Hl<» e sgg. deftomo
•tesso ad a pp.
147 e sgg. e 224 sgg. dal tona. ./
stani
Roma. Polka. 1869;
11
,/.•//,/
XIII
«
1913).
BìvoIumùmu dì /•' :! 1 giugno 1846 al /•*» luglio 1849,.
IO
—
1.
Istoria della vita di Rossi.
2.
La morte del Ministro Rossi.
// Dies irae dies illa al Ministro Rossi. Miserere al Ministro Rossi. Quest'ultimo finisce: 3.
A.
« Quando
un braccio invitto e forte
Col pugnai
gli die
la
morte
:
Miserere Domine. Benedetto il terzo Bruto
Che lo diede in mano a Pluto: Miserere Domine. Or che Rossi è nell'inferno Canti Italia in sempiterno:
Laus libi Domine ».
ANGELO PELLICCIA, Elogio di Pellegrino Rossi, nell'adunanza della R. Accademia Lucchese del 31 luglio 1852. 5.
letto
Non fu messo alle stampe. Ne do qualche brano nella biografia del Pelliccia. Cfr. Giornale storico della Liuiigiana ; voi. XVI, pp. 103-105.
6.
Al Tribunale Supremo della Sacra Consulta. Ro-
mana 1848 di Lesa Maestà con omicidio in persona del conte Pellegrino Rossi, Ministro di Stato, contro Pietro dott. Sterbini
ed altri mandanti ed esecutori contumaci,
emigrati, e contro Luigi del fu Pietro Grandoni, romano,
d'anni 40, mercante di campagna, Sante di Feliciano Costantini da Fuligno, di anni 24, scultore, Francesco Costantini, di lui fratello, di anni 2f ebanista,
Gioacchino q. Nicola Selvaggi, romano, di anni 25, orologiaro, Paolo di Giuseppe Papucci, romano, di anni 26, ricattiere, Alessandro di Clemente Testa, romano, di anni 32, cacciatore, Giuseppe di Angelo Cara vacci, alias Mecocetto, romano, di anni 28, negoziante di pellami, Cesare del fu Luigi Diade i, di Albano, di anni 28, vetturino, Ruggero del fu Michele Colonnello, da Napoli, di anni 50, equitatore, Bernardino di Giacomo Facciotti, da Palestrina, di anni 34, ebanista, Filippo Facciotti, di lui fratello, di anni 30, ebanista, Giuseppe di Giosafatte Giovannelli, da Pofi, di
-
-
Il
anni 4d, calzolaio, Filippo del fu Domenico Capanna, romano, di anni 43, possidente, Innocenzo del fu Filippo Zcppacori, romano, di anni 29, pescivendolo, Giuseppe del fu Luigi Fabiani, alias (Àirnonaretto, da Rocca di Papa» di anni 4n, negoziante di carbone, Filippo di Vincenzo Bernasconi, romano, di anni 28, sartore, ed altri assenti e contumaci; in-4 a 2 colonne, di pp. 643, oltre 1 in fine e 10 in principio n. n., senza indicazione di luogo, di anno .
e di stampatore. In fine
si
\rr.
le|
iniziato
ne
:
fa
LauTéfUi Giudice istruii ire. Il
15 novembre 1848, dopo pochi giorni rimase so-
il
ripresa
compilazione
la
il
3 settembre del 1849; spinto
avanti con vigore, subì poi due lunghi intervalli «l'interruzione venne ;
finalmente chiuso
cessante. È pure e
30 giugno del 1853. Questo è
il
Sommario o Ri-
stampa, che compilò l'avv. Domenico Laurenti, ultimo pro-
stretto, a
jji
il
Capanna,
stampa
;i
fatta
la difesa
dall' avv.
degli
imputati Zeppacori, Sel-
Pietro Frassinelli. L'originale
del
Processo di Lesa Maestà con omicidio in persona del conte Pelle-
grino Rossi, ministro di stato, si conserva a Roma nel R. Archivio di
Stato, e
si
compone di quindici volumi di circa mille pagine l'uno.
[Sentenza definitiva dei due turni riuniti del Supremo Tribunale della Sacra Consulta contro gli imputati 7.
il 17 maggio Governo Pontificio e lo Stato Romano, documenti, preceduti da una esposizione storica, e raccolti per decreto del Governo delle Romagne dal cav. Achille GenNARELLI, Prato, tip. F. Alberghetti e C. 1SG0, part. II,
dell'uccisione di Pellegrino Rossi, pronunziata »l.
Cfr. //
pp. 361-377; e
Raffaello Giovagnoli, Pellegrino R Romana su nuovi documenti, Roma, Vo-
e la Rivoluzione
ghera.
1911, voi.
III.
pp. 226-24a
Luigi Qrandoni e Sante Costantini furono condannati alla pena «li
morte; Ruggero Colonnello
e
Bernardino Panciotti
alla galera
Costantini, Filippo Panciotti e Innocenzo Zepp nt'anni della stessa
pena,
li
Supremo Tribunale dichiara non
potuto condannare Felice i
sieri. mi.
Beisi
man. lauti
morto
in
carcere, né
Angelo Brunetti, Luigi Brunetti, Filippo Uni, Luigi
itanove, Antonio R *
sr
man. tatari .
SaWatioÀn.
— 12 — 8. ENRICO PESSINA, Della giurisprudenza penale e dell'opera che ebbe Pellegrino Rossi al progredimento di
essa; ritto alla
in
fronte
alla
versione
Trattalo di Di-
italiana del
penale del Rossi, Napoli, 1853;
e in appendice ristampa della versione stessa, Napoli 1874; in-8". in-8°
La versione è di l). R. e il Pessina la corredò di note e addizioni. 9. Storia dell'assassinio di Pellegrino Rossi tratta dai processi ed estratta dalla « Civiltà Cattolica », Torino, 1854.
Tipografia nazionale di G. Biancardi e C.
;
in-16° di pp. 128.
Dell'assassinio del Rossi la Civiltà Cattolica (serie I, ann. II, voi. V, pp. 171-188) già
di
aveva fatto il racconto nel capitolo XXVI dell'Ebreo
Verona, noto romanzo del P. Antonio Bresciani.
Un infame processo
10.
in
Roma, narrazione di un
testimone oculare, A Torino, 1854. Tipografia Subalpina, via 24;
Alfieri
in
8°.
Ne fu editore G. Rocca e porta la data: « Roma, 29 agosto 1854 ». Giusto
il
giudizio che ne dette Raffaello Giovagnoli: « È
una lunga
e stolida filastrocca piena di tribunizie e volgari declamazioni, tutto
un tessuto di errori, di fantastiche leggende, di false affermazioni intorno al processo contro gli uccisori di Pellegrino Rossi ». Sostiene
che Luigi Grandoni
— uno degli imputati — non
si
suicidò nelle
carceri, come è provato, ma venne fatto strangolare, per gelosia e
vendetta, da monsig. Matteucci, che si era perdutamente innamorato
d'una giovane soprannominata la Rondinella, amante e mantenuta del prigioniero. Conclude: « È cosa notoria in tutto lo Stato Romano
che l'uccisore di Rossi è stato spento poco dopo il delitto, e furono
con lui spenti, di pugnale incognito, monsig. Morini ufficiale dei Carabinieri
pontifici
avevano tradito il segreto
11.
!
di
Faenza ed un
che, complici e scienri del
tutto,
».
Francesco Ferrara, Ragguaglio
biografico e
Rossi e delle sue opere intitolate: Del metodo in Economia politica; Della natura e defini-
critico di Pellegrino
zione del lavoro; Osservazioni sul Diritto civile francese considerato nei suoi rapporti collo stato economico della società ; Introduzione alla storia delle dottrine economiche ;
- |3 nella Biblioteca
tic IT Economista,
serie
voi.
I,
IX [Torino,
Stamperia dell'Unione tipografico editrice, 1855], pp. v-xevu. divide In sei parti:
*
1.
Francia
»: V. «
di
Svizzera »:
e
(ìiiuisprudenza; Corsi pub.
Sua vita politica in Isvizzera »;IV. * Rossi
blici; Diritto penale » ; III. « lo
Suoi primi anni in Italia
Sue prime pubblicazioni: Annali
€
II.
Rossi in Roma »: VI. « Economia politica di Rossi ».
Cfr. anche: fcf. Di AuoustiNis, Studi critici sopra di Pellegrino Rot
I,
II eorto
d'Economia
1844.
—
12. Biblioteca dell'Economista. Corso di Economia pubblica di PELLEGRINO ROSSI, Torino, 1855. Un voi. in-8' di pagg. 140, con indice [recensione!; negli Annali universali di statistica, economia pubblica, legislazione, storia, viaggi e commercio, compilati da GIUSEPPE SACCHI e da varj economisti italiani, serie 111, voi. X (aprile, maggio e giugno 1856), pp. 259-280. 1
«
Le opere del Rossi » — è detto in questa recensione ilito,
nella «piale e#li volle delinearci
l'uomo politico di
cui
ci
— « sono, come
precedute da una magnifica introduzione del prof. Ferrara,
magistralmente nell'illustre italiano questo nostro giornale ci
e lo scrittore. L'indole di
far parola di quella parte del nobile lavoro del Ferrara in
viene riabilitato
nome di Pellegrino R<
il
imente trattato dalie
t'azioni e tatto
tanto m-
martire di queste. Noi pre-
feriremo invece di far qualche discorso intorno alle cose riferite dal <ra intorno agli scritti economici di questo illustre nostro con-
temporaneo ». 13. PlERSILVESTRO LEOPARDI, Assassinio di Pellegrino Rossi. Indi/i circa gli autori di esso ; nelle sue Xarrazioni storiche, con molti documenti inediti relativi alla guerra dell'indipendenza d'Italia e alla reazione napo-
letana, Torino, Stampi-ria \
si
trovò presente all'assassini. inchl
».
insieme non
l'anticamera del Cardinale
caso
dell'Unione tipografico-editrice,
pp. 365370.
in
una lettera, ohe
fu
:
altri
(la/./.oli.
11
degli
aeoorsi, lo
ambo le
porto nei
giorno dopo nano « l'oli'
inserita nei giornale napoletano
/.''
Li
_. 14 --
14.
Sulla vita e distinti meriti di Pellegrino Rossi,
grande ministro politico del secolo XIX, cenni storici compendiati e pubblicati nel giorno 27 aprile 1862 per cura del doti. GIUSEPPE BOSI quando nelle ìoggie della Regia Università di Bologna erige va si ed inauguravasi a memoria di tanfuomo europeo onorevole monumento. Con le Orazioni inaugurali lette in tale solenne circostanza nella grand' aula di detta Università dalli signori commendatore Boncompagni e senatore Montanari, Bologna, tip. Chie-
da S. Domenico, 1862; in-16 di pp. 40. 15. Inaugurazione del monumento eretto a Pellegrino Rossi nelV Università di Bologna Pubblicazione del Governo Italiano Torino, Stamperia Reale, 1862; in-8° di rici
—
—
pp. 46.
Documents relatifs a V inauguration du monument a Pellegrino Rossi dans VUniversité de Bologne. Cfr. Oeuvres completès de P. ROSSI publiés par ordre du Gouvernement Italien. Traile de Droit penai, 3? edition revue et précédée d'une Introduction par M. F AUSTIN HÉLIE, conseiller à la Cour de Cassation, membre de Vlnstitut, Paris, libraire de Guillaumin et C. ie 1863; pp. 5-32. 16.
élevé
,
È la traduzione in francese dell'opera precedente.
U Armonia
e il monumento a Pellegrino Rossi di Bologna; nel Mediatore, giornale settimanale, politico, 17.
«
»
religioso, scientifico, letterario, diretto dal prof.
SAGLI, ann.
I
CARLO PAS-
(1862), pp. 785-795.
Articolo senza nome d'autore, con la data: « Roma, 1 giugno 1862 »; in risposta a il
quanto velenosissimamente aveva scritto D. Margotto,
29 d'aprile nel «
I
n.
99 dell'Armonia. Finisce:
clericali fecero tra le
domestiche pareti tanta festa per la uc-
cisione del Rossi, quanta pur troppo ne fecero sulle piazze gli anarchisti, loro
degnissimi confratelli. Ed io stesso in
quella dolorosa
circostanza udii rispondermi da uno di loro, col quale deplorava il luttuoso avvenimento, essere stata infine una grande fortuna pel governo dei preti la morte del Rossi; giacche col freno nelle sue mani
erano in Italia assicurate per sempre e speranza di primeggiare essi nello Stato dileguata del pari ».
la libertà e la costituzione
la
15
Emilio Làzzonl Nell'occasione della solenne distribuzione dei prcmj agli alunni della R. Accademia di Belle Arti di Carrara e della inaugurazione del monumento onorario innalzato nell'Istituto stesso ad onore dei grandi contemporanei carraresi, Pellegrino Rossi, Angelo Pelliccia, Carlo Finelli, Pietro Tenerani, Emanuele Repetti, Domenico Cueehiari, discorso letto il 7 giugno 1863, Massa-Carrara, Regia Tipografia Frediani, 1863; in-8° di pp. 30. 19. Di un monumento a sei celebri carraresi contemporanei [Pellegrino Rossi, Pietro Tenerani, Emanuele Re-
petti.
Carlo Finelli, Angelo Pelliccia e Domenico Cueehiari]
inalzato dai loro concittadini, lettera del cav.
ORESTE
RAGGI, professore di letteratura italiana nella
Scuola
/.'.
Militare di Modena, al cav. Giulio Rezasco, segretario ge-
nerale nel Ministero della Pubblica Istruzione, Massa-Car-
Regia Tipografia Frediani, 1863; in-12° di pp. 20. Cenni biografici di uomini illustri carraresi pubpi icati per cura di alcuni alunni delle Scuole Tecniche di rara.
20.
Carrara, Massa-Carrara, Regia Tipografia Frediani, 1863; pp. 30.
di
A
pp. 7-10
\i
è
la
biografia
«li
Pellegrino
Et
Romualdo Bonfadini, L'ultimo discorso di Pel-
21.
legrino Rossi;
in
//
t'olitecnico,
repertorio di studj lette-
rari, scientifici e tecnici — Parte letterario-scientifica —
serie i.
IV,
voi.
III,
fase, del febbraio
diacono che dovi
il
al
1867, pp.
Consiglio
de'
155-172. Deputati
novembre 1KIK. il Bonfadini dopo averlo riporl cimi»*: « gui Unisce il
il
15
161-170), con-
manoscritto <li Pellegrino Rosai, e, come ognuno
icompleto. L'eminente statista s'era riservato
«li
Improwi-
conclusioni, come ne lo avrebbero consigliato la foga
sare
dell'eloquenza e l'atteggiarsi dell'assemblea. Probabilmente sarebbe quella
la
parta più colorita
'lei
suo discorso,
Is
ipiegasione
pie vivs de' suol Intendimenti e -ielle sue speranze circa
mi 22.
e
l'ordinamento della
Pi
i
«lettini
se ch'ai progettava».
Pierantoni Augusto, Pellegrine Rossi, elogi*
cademico, Napoli. Stab. tip. A. Tran!, 1*72: lri-16* di pp. 130.
- 16 Prolusione letta all'Università
di
Modena per l'apertura dell'anno
scolastico 1871-72. La ristampò « rivista e ritoccata » col titolo: Della vita e delle opere di Pellegrino Rossi, discorso, a pp 39-141 del volume: Nella inaugurazione del monumento nazionale a Pellegrino
Rossi in Carrara, il 3 di settembre del 1876, prose e poesie, ecc., Imola, tip. d'Ignazio
Galeati e tìglio, 1876; in-8°. Il Pierantoni nella sua Storia
degli studi del Diritto internazionale in Italia, epoca
III,
pp. 95 e
sgg. assegna « il posto spettante al Rossi nel Diritto internazionale ».
23.
LOZZI CARLO, Pellegrino
/tossi
secondo a/cune
notizie e lettere racco/te e per la prima volta pubblicate ; nella
Rivista penale di dottrina, legislazione e giurispru-
denza diretta dall' avv. Luigi Lucchini, ann. fase. IV, maggio 1877, pp. 261-271. stampa quattro lettere inedite del Antonio
Fratti, scritte
Rossi. Due, col
Ili,
voi. VI,
fìnto
nome di
da Rimini il 23 aprile e da Marsiglia il 15
giugno 1815, sono indirizzate a Pietro Paolo Guizzardi, a Bologna;
due all'avv. Domenico Casoni, parimenti in Bologna, una con la data di Ginevra 19 febbraio 1831, l'altra con quella di Roma, 4 ottobre 1848.
Mette poi in sodo clie il Rossi
de' Filodicalogi sorta in
Bologna nel
rare l'eloquenza del Foro, riforbendo
— la lingua nazionale
fu
fondatore dell'Accademia
il
1808, il
con lo scopo di « restau-
suo principale strumento
».
Bersezio Vittorio, Ricordi storici: l'io IX, Pellegrino Rossi, Angelo Brunetti; nella Rivista nuova di scienze lettere ed arti, ann. (1879). 25. Riccardi Pietro, Due saggi scolastici dei primi del secolo dati da Pellegrino Rossi e da Giovanni M. 24.
I
Mastai; nel periodico bolognese // Bibliofilo, ann. V, n. 5, maggio 1885, pp. 65-66. Il
saggio del Rossi ha questo titolo: Leggi e modificazioni della
forza d'attrazione dedotte dall'esperienza ed osservazioni. Offerte al cittadino Paolo Fadigati Prefetto della Repubblica Italiana presso il
Dipartimento del Crostolo, in Modena, per gli eredi di Bartolomeo
Soliani, MDCCCIII; in-4° di pp. 28. Nel recto della 2.» carta si legge: Il
cittadino Pellegrino Rossi di Carrara, convittore del civico col-
legio di Correggio, diretto dai Padri delle Scuole Pie, esporrà le se-
guenti leggi e modificazioni della forza d'attrazione a piacere di chi lo interrogherà, rispondendo
ancora alle difficoltà che gli sa
— 17 — Padre Liberato Baccelli, siila del
netta
suddetto Collegio, nel mese di giugno 1803, anno 11 r-
rome nota il Riccardi, « il saggio verte sopra 46 proposizioni enunciatevi sull'attrazione, sulla pravità, sulla gravitazione: e
topi* 19 proposizioni intorno al ruoto
«le'
corpi. Che il giovane
F'el-
do Rossi desse buon saggio del suo sapere, apparisce da una afa di
Andrea Molta, che trovai unita all'opuscolo, e
lebbene mancante d'indirizzo, si manifesta esser diretta a distinto matematico. Vi sta scritto: stimatissimo S. P. Il P. Bacelli le rispetti, e per mezzo mio le spedisce il presente <li
urta difesa tenuta a
mi ha scritto che io
F.gli
che p
sappiti indicare
Baccelli,
il
gliela presenti, t
suo sentimento ». Il
maestro del Rossi, nacque a Lucca nel
valentissimo e mori a Modena
il
21
P. Libe
1772, fu
un
tìsico
ottobre del 1835. Cfr. Ln.u
Elogio del P. Liberato Baccelli, Modena, 1844; 26.
programma
Correggio da un suo discepolo, che la so-
<;..
in-8°.
BERTOLINI FRANCESCO, Pellegrino
/,'ossi
nella
storia del Risorgimento italiano, prolusione al eorso di
contemporanea nella R. Università di Bologna (XIX novembre MDCCCLXXXV), Bologna, Nicola Zani-
Storia
chelli, editore,
18^5; in-8° di pp. 62.
27. Silvagni David,
Madama Spam\e Pellegrino Rossi.
La Corte e la Società Romana nei seXIV, Roma, Forzani e C, 1885; voi. Ili,
Cfr. SILVAGNI D.,
coli
XVIII e
pp. 619-668. Teresa Giraud. romana,
Dodwel di Londra ed
in
in
prime nozze
fu
moglie dell'archeologo
seconde nozze del conte Spaur ministro di
Baviera presso la Corte papale.
Giovanni Boglietti, Pellegrino Rossi à Home ; ttevae Internationale, arni. IV. tom. XIV, livraison IV, Rome [Forzani et C.' ]. 25 mai 1887, pp. 549-561." nella
lo attlni.-,- all'o] eri dal s'i
>-ie,
no Reati,
ooote Rartoo (TlderlUc
son oeuvre, sa mort,
\~.
che era stata allora pubblicata;
.inauri
!•
ma vi attinge rettificandone
ì
falsi
giudizi
PttJPH concio //
una
«..or,,.
i
(
)RL.\Ni)( >.
lettera
,f.i/..
xv
inedita
La fine iti HeNegrim Ma reo Mughetti; nel pe-
di
a
— 18 Natura ed Arte, ann.
riodico
n.
II,
15
6,
febbraio
1893,
pp. 564-567.
La lettera è scritta da Bologna il nel 1844 e strinse amicizia con
cordi,
10
gennaio 1849 e indirizzata
Vincenzo Salvagnoli. 11 Minghetti conobbe il Rossi a Parigi
all'avv.
I,
lui.
Farla a lungo di lui ne' Miei ri-
137 e sgg.
RUFFONI C, Su Pellegrino Rossi, parole pronun-
30.
ziate neir Università di Ferrara, Ferrara, Tip. Sociale, 1897; in-8° di
pp. 24.
D[OMENlCO] G[NOLl], Rivelazioni sulla uccisione
31.
di Pellegrino Rossi ; nella Rivista d'Italia, ann. I, fase. 9.°, 15 settembre 1898, pp. 107-115. Riferisce
il
racconto che gli fece Giuseppe Caravacci, uno degli
implicati nel processo, rilasciato dopo cinque anni di prigionia per insufficienza di prove. Era al fianco di Luigi Brunetti, allorché « tratto il
pugnale e alzato il braccio, colpì al collo » il ministro Rossi. Questo
il
solo fatto vero del suo racconto ;
il resto « inventata e mendace postuma vanagloria », come provò
millanteria della sua personale
Rivoluzione Romana,
Raffaello Giovagnoli [Pellegrino Rossi e la III,
157 e sgg.], che rimprovera lo Gnolì di averlo « con deplorevole
leggerezza » pubblicato. 32.
ALFREDO Fabrizi, Una pagina della Rivoluzione
italiana. L'uccisione di Pellegrino Rossi desunta dagli atti
del processo; nella Rivista politica e letteraria, di Roma, ann.
II,
voi.
II,
fase.
Ili,
1
L'A. scrive: « Una fortunata
marzo 1898, pp. 122-142. combinazione mi ha fatto venire in
possesso di un volume contenente gli
atti del
processo istruito
in
La copia degli atti da me posseduta è una di quelle distribuite ai componenti il Supremo Triseguito all'uccisione di Pellegrino Rossi
bunale e contiene, oltre il sunto di tutti gli atti del processo, anche Ja difesa degl'imputati fatta dall'avv. Pietro Frasinelli e le due sentenze » del secondo turno del Tribunale della Sacra Consulta del
Supremo Tribunale della Sacra Consulta stessa medesimo mese. « Questo volume, secondo alcune indi-
2 maggio 1854 e del del 17 del
cazioni che vi nuti,
si
riscontrano, appartenne a monsig. Pietro Benve-
procuratore generale del Fisco, che fece parte del Tribunale
.Supremo della Sacra Consulta che giudicò
i
prevenuti Fra
le
cu-
— 19 — Molta di questo volume BOBO da annoverarsi benevole che
suo pugno
«li
il
annotazioni
le
:
Benvenuti fece alla memoria presen-
tata in difesa dei giudicabili; annotazioni
che non lasciano alcun
dubbio sul come monsig. Benvenuti ebbe
in
quell'occasione a giu-
dicare ».
V
33. Emilio Del Cerro, assassinio del conte Pellegrino Rossi; nelle sue Cospirazioni romane (1817-1868), rivelazioni politiche, Roma, Voghera, 1899; in-16.° «
Poverissima cosa », a giudizio di Raffaele Giovagnoli, è questo
lavoro, * scritto da un uomo che mostra d'ignorare quasi totalmente la bibliografia e la letteratura dell'argomento,
che non conosce
rigore del metodo, che ha provato di non aver
ombra di discerni-
il
mento critico, che non ha avuto né pazienza, né spirito di indagine, e che per fonte principale delle 53 pagine del suo zibaldone, pieno «tradizioni, di inesattezze e di errori, ha preso la famosa re-
lazione processuale del giudice istruttore Laurent!! ».
34.
Raffaello Giovagnoli,
Rossi e la
Pellegrino
Rivoluzione Romana, su nuovi documenti.Volume, I, Roma, Forzani e C. tipografi del Senato, 1898; in-8 J
di
pp. 412.
col ritratto del Rossi «all'età di anni 28, disegno di Belliard ».
— Volume
di
— Volume di
II,
pp. 564 oltre III,
Roma, Enrico Voghera, editore, 1911 «S,
in
;
in-8"
;
in-8"
principio, n. n.
Roma, Enrico Voghera, editore, 191
1
pp. 270. responsabili della morte di Pellegrino Rossi furono mandanti Pietro Sterbini, Luciano Bonaparte di Canino,
•illude: «
anzi tutto
i
I
Pietro Guerrini, Angelo Brunetti e
il
Salvati e
Bezzi ed
il
altri,
se
dopo di essi, mandatari ed esecutori Lo Sterbini, per l'intermezzo di uno dei suoi più fidi forse, quasi certamente. Angelo Bezzi fece raccogliere a sera tarda [il 14 novembre) re ne furono, e,
i
—
—
nell'osteria del Fornaio a Ripetta quei
e dal Bezzi irò
fra
i
pia caldi,
i
M
''
giovani, scelti da lui stesso
piò coraggiosi,
i
più decisi, scelti tra
che eran già convinti che l'uccisione del
K'in-ta, di
legittima difesa, patriottica
e
Bossi
meritoria
t'osse
opera
K di quei
armai sappiamo sicuramente chi fossero almeno cinque a Felice Neil, Filippo Trentanove. Antonio Ranneri
Luigi Brunetti. •
ietto Pescetto e
Beate Coataattni
Mio
se il sesto fosse lo stesso Angelo Be
li
;
atti ratta
dubbio
mosaicista Alea-
"20
—
colpo
di
— sandro Todini ». Chi vibrò
il
pugnale che recise al Russi
la carotide fu Luigi Brunetti, figliuolo di Ciceruacchio, che venne poi
fucilato dagli austriaci, insieme col
Ca' Tiepolo nel Polesine
il
padre e col fratello Lorenzo, a
10 agosto '49. « In
nessuna guisa » (ripi-
glia il Giovagnoli) « può e lieve essere giustiticato l'assassinio di Pel-
legrino Rossi: e debbono essere biasimate
le
bizantine sottigliezze,
con cui, nel giornale V Epoca, Michele Mannucci cercò a quei
dì
— se pure fu lui —
condannare ad un tempo e nobilitare la uccisione
dell'infelice Ministro
».
proprio farina del-
L'articolo dell'Epoca è
l'avv.
Michele Mannucci. Infatti nel processo per l'assassinio del
Rossi,
il
Diomede Pantaleoni depose: « Avendo io dapprima economia nell'Epoca, mi credei in ob-
dott.
inserito qualche articolo di bligo di stamparvi di
un articolo col quale mi scagliavo con termini
orrore contro l'assassinio avvenuto. Portai
l'officio
dell'Epoca, lo consegnai ordinando
e dicendo che se
si
il
dì
16 l'articolo al-
mostrasse allo Spini r
non era pubblicato l'avrei rotta col giornale e con
Tornai più tardi e trovato Michele Mannucci mi disse essere impossibile stampare quell'articolo: insistei, offrendo che vi si appo-
lui.
nesse anche
mio nome, e correggendo qualche espressione più
il
acerba. Rifiutò il Mannucci e mi disse che invece estendeva esso un articolo, col quale
avrebbe dette
le
stesse
cose: e cominciò a leg-
germelo, ed esprimeva, fra le altre cose, che l'assassinio del Rossi si poteva dire compiuto da un Angelo della vendetta. Irritato, allora replicai essere abbastanza infame l'asssassinio, e che era troppo più
infame volerlo attribuire a Dio. Lo lasciai dichiarando che se il mio articolo non si pubblicava non mi avrebbero più veduto, come difatti eseguii ». Cfr. R. Archivio di Stato in Roma.
Romana 1848 di Lesa
Maestà con omicidio in persona del conte Pellegrino Rossi, Ministro di
foglio
Stato,
5985. L'articolo
del
Mannucci comparve neL
n. 207. Disputa se l'omicidio politico sia delitto o virtù, accoppiando
in sé l'assassinio e l'eroismo; conclude che l'uomo
care, giacché
il
non deve giudi-
sublime liberatore d'un paese, il generoso omicida
della tirannia, potrebbe chiamarsi V Angelo dell'assassinio, e il nome
accoppierebbe così l'ammirazione e l'orrore! 35. ERNESTO MASI, Pio IX e Pellegrino Possi, conferenza; in La vita italiana nel Risorgimento (1846-1849), Terza serie, III, Storia, Firenze, R. Bemporad e figlio [Tip.
Cooperativa], 1900, pp. 5-56.
AUGUSTO Qraziani, Sull'opera scientifica e pra-
36.
tica di
/
grino Possi, memoria letta alV Accademia Fon-
'elle
- 21 — taniana nella tornata del 21 maggio 1905 ; negli Atti deil'Accademia /'ontaniana. voi. XXXV m serie II, voi. X [Napoli, tip. di Francesco Giannini e figlio, 1905], memoria VII, 1-37.
pp.
SFORZA GIOVANNI, // Rossi studente ; nelle Cronache sentimentali, rassegna di fatti e d'idee, ami. II, n. 11, 15 novembre 1909, pp. 162-163. 38. ROSSI CARLO, Pellegrino Rossi a Parigi ; nelle Cronache stesse, fase. 11, dell'ann. II, pp. 164-167. 37.
Lettera scritta
a Carrara,
Parigi
ila
giugno 1841 alla sorella Marianna,
7
il
in cui <là interessantissime notizie sulla vita parigina del
fratello Pellegrino.
Era ^ià stata pubblicata nelle Foglie sparse, pe-
riodico utensile religioso, storico, letterario, artistiro, di Sarzana, ann.
n.
II,
4 aprile 1907, pp. 67-67.
4,
39. Do. G., La morte di Pellegrino Rossi (15 novembre 1S4S); nelle Cronache stesse, fase, suddetto, pp. 169-172.
MONTI SOLONE, // delitto. La stampa
40.
cana.
Prima dell'assassinio ;
1.
li.
Dopo
repubbli-
l'assassinio. Il
partito responsabile. Conclusione ; nelle Cronache predette, fase.
dell'anno
11
II,
172-187.
pp.
Al Monti sfuggì un articolo che Knrico Cernusclii,
1850, inserì
il
Mi Repubblicano della Svizzera italiana articolo rimasto ignoto ueb« al <in»\ agnoli. Qui lo trascrivo: « Vuoisi ora sapere d'onde ve.
colpo
li
nonni
spense
«In-
il
Rossi! Nulla pia
negli
ino]
sutticiente alla Vittoria nazionale » articoli poli firmare. Egli
>t ani)
metteva tanto
In
ohiaro
i
torti
<
i *- 1
Piemonte, che
facilmente ottenuto. (Hi
il
rispondeva eoa rigori
di
lutine egli
in
Datili; egli
pugnalato sulla soglia del Parlamento quel
no stesso che l'Europa diploma'
èva udire
una fulmi-
in
bocca di Pari di Francia salite» alla tribuna ro\iete pretese, le importune millanterie del Piemonte. I.i-
filippica, dalla
mana, le
temuto avversarle la setta Alliertista canto Ut.. ria; ine fece imporre al Papa un ministero piemontese puro, il mi
di •
va in proposito sulla 'inz-
dimostrasioni
polizia
I
;i
che io repubblicano a\ iti potuto senza scru-
uomo antinazionale, fintanto era tro
nante
Rossi era un
non potè >"|("iiarlo. Si delibero ili tarlo o. Ilare. Additandolo
•o •
tacile.
RgU intendevi la questione italiana avversari. Egli vedeva «-In* il Piemonte era in-
studi e di esperienza*
«li
>i
\
nìstero del conte Mamiani, che giungeva allora dalla Corte di 111.0.
11
Papa, violentato, lasciò
To
Roma; né poteva fare altrimenti....
Il Papa respinse senza ascoltarle le premurose deputazioni che lo pregavano a ritornare. La Costituente romana fu quindi necessità
e sorse' la Repubblica senza cospirazione. Mazzini era
in
Francia
L'oratore più eloquente, quegli che era asceso al potere camminando sul
cadavere di Rossi, il conte Mamiani, parlò e votò contro la Re
pubblica. Nessun legame pertanto tra la morte di Rossi e blicani.
Non erano essi
i
nemici
di Rossi
Al Monti sfuggì pure la cantica in
i
Repub
».
morte
di
Pellegrino
Rossi,
composta da Lorenzo Costa di Beverino, nella quale il reazionario poeta scaglia le sue velenose saette soprattutto contro
il
Mazzini,
che ritiene ispiratore di quel nefando assassinio: Nell'almo suol
romano
Primo da voi s'immola
Non cauto il Carrarese, e non presago; Quando l'orribil mano Gli attraversò la gola
Col ferro, e sparse al pavimento un lago;
E non però sei pago, Mefìstofél, che annidi
Sotto
i
britanni padiglioni, e a rea
Morte ne sacri impunemente e gridi: *-
Compagni dell'Idea, Traete i colpi a gara,
Mutate il letto dei retrivi in bara. 41. ALBERTO LUMBROSO, Chi scrisse il Proclama Mu-
Rimini? nella Rivista di Roma, ann. XIV,
rattiano di
fase. XXII, 25 novembre 1910, p. 709, col fac-simile del Pro-
clama fatto
dal Rossi in Bologna, il 4 aprile del 1815, nella
Commissario civile di S. M. il Re Gioacchino Reno, Rubicone, Basso Po
sua qualità
di
Napoleone
nei Dipartimenti del
e Pineta Il
(1)
(1).
Lumbroso pubblicò nella Gazzetta d'Italia del 24 luglio 1910 un Questo Proclama
del
Commissario
civile
Pellegrino Rossi era
stato ristampato a Torino nel 1850. Cfr. il prelato
monsignor Carlo
Gazzola e il Vicariato di Roma sotto papa Pio IX, 1849-1850, Torino, Vaccarino, 1860, pp. 38-41.
- 23 articolo su (Hoacehino Wnr<t/. principe francese e re italiano, 'leve ri
elio
il
Proclama «li Kimmi del re Gioacchino del 30 marzo
15
redatto da Pellegrino Rosai, il dott 0. B. Masciotta replicò il
d'agosto nello stesso giornale, che
1
invoco stato scritto dal .nulo
Proclama
il
l'uno, né dell'altro
ministro
Zurlo.
«
per tradizione avita » era Il
Lumbroso riproduce in Né del-
del Rossi del 4 aprile, concludendo: «
proclama fu autore lo Zurlo. U avrà letti prima
dell'emanazione, avrà forse contribuito r- come buon consigliere del
ano
— a rivederne la forma e la sostanza (e ciò avrà dato luogo
tradisione <n->hi^\\ cui parla
alla
il
Masciotta), ma la paterni?
rimane al Rossi, come quella dell'idea informatrice rimane a Gioacrftitut VltaUcc ». Il D'Ancona ritiene che « forse uscì dalla
penna di Pellegrino Rossi ». cfr. le sue Varietà storiche > letterarie, Milano. Trovo. 1885; II, 330. * *
È forza ripetere
*
Mignet: « M. Rossi a eu plusieurs qu' une seule cause, celle belle cause de la science développant la civilisation, de la justice affermissant les etats, de la liberté perfectionnant les lois, il l'a soutenu dans ses cours, propagée par ses livres, scellée de son sang, il en a été l'eloquent docteur et le courageux martyr » È forza ripetere col De Mazade « Curieux type de banni superieur, qui, au lieu de se ronger dans l'exil, se sauvait dans les honneurs partout ou le conpatriés,
mais
il
col
n'a servi
.
:
duisait sa fortune, servant
ancore son pays dans les patries
nouvelles
assez habile pour revenir un jour
qu'il
se
faisait,
en répresentant d'une des premières puissances de monde auprès de ceux qui l'avaient proscrit, et assez heureux pour dévouer ses derniérs moments comme il avait devoué sa jeunesse, à une pensée invariable d'indipendence nationale et de renovation civile ». È forza ripetere col Guizot: «
Il
avait l'àme noble
comme l'esprit grand, et
il
a eu cette
rare destinée de déployer l'élévation de son àme comme la Mipériorité de son esprit sur les théàtres et sous les coups du •Ori les plus divers, à il. iris
la
Bologne, à (ìéneve, à Paris, à Rome.
mauvaise et dans la haute fortune défendant partoul
ce qui étail à ses yeux, avec ralson Beton moi, le droii el rintérét
de
la vérité,
de la justice, de la liberté. Tantut K-s prò-
— 24 — scriptions, tantót l'appel et Tappili d'amis puissants l'ont fait
changer de patrie; il n'a jamais changé de foi ni de cause ».
È forza ripetere col prof. C. F. Gabba
«
:
La grande figura di
Pellegrino Rossi aspetta ancora chi in Italia la studi profon-
damente sotto tutti
suoi aspetti, e la presenti in
i
una per-
fetta sintesi di questi. Egli fu vero riformatore della scienza
del diritto penale, perchè al criterio politico, esclusivamente in
essa dominante
al
tempo, riassociò
il
criterio
etico.
Fu
uomo di stato al servizio di Francia, in Italia, ma col proposito di giovare ala patria sua, in
non
un tentativo politico, che non poteva riuscire, ma cui egli accinse coi più nobili intendimenti, e con ammirando
riuscito bensì e
pur si
E a codesto nobile, ma vano tentativo, egli pel primo soccombette, vittima miseranda d'uno dei più nefandi
coraggio.
assassini che la storia registri. Tutti
legrino Rossi, tutte
le
meriti
i
glorie circondarono
il
ornarono Pel-
nome
di
lui.
Vita intemerata, culto assiduo della scienza, altezza e originalità di
vedute
del vero nei
libri
in
più rami di questa, fecondo apostolato
e dalla cattedra, onor fatto alla patria in
estero paese, coraggiosa opera per infine
bene di lei, martire
il
d'una patriottica impresa. Tal
uomo
fu
Pellegrino
Rossi ».
Giovanni Sforza. Montignoso (Massa e Carrara).
di
A SILVIO PELLICO
Quest'anno e il testé passato 1921 segnano la commemorazione di avvenimenti gloriosi insieme e lugubri, ma pieni di storico ammaestramento. Chi avrebbe, fa ora un secolo, indovinato mai il termine fatale a cui avrebbero condotto L'Austria le occupazioni di terre che non erano germaniche, ina che essa reputava quale appannaggio politico, devoluto agli Absburgo per la male inaugurata politica che accecò Carlo quinto nel 1521? Eppure chi avesse giudicato al punto di vista storico le risoluzioni del Congresso di Vienna, nel quale l' Austria diretta dal prinpossesso del Lombardo-VeMettermeli si arrogò dominando cosi da Milano e da Venezia tutta si può
cipi- di
neti»,
il
avrebbe potuto scorgere che il dominio audopo lo sconvolgimento tisico e morale operato da Napoleone nelle terre e negli spiriti, non sarebbe durato. Era uno spirito nuovo quello che per effetto delle conquiste napoleoniche aveva occupato le menti ilei popoli nell'Europa latina. E non è a dire che l' Austria
dire l'Italia,
strìaco in
Italia,
resistenza
di
questo spirito
non
avesse inteso. Ma
della s.
alleanza
si
e
la
sua opera rinnovatrioe
conserva colle potenze che s'inten(piale pmv rio Y
persuase, di
alla
1
di poterlo non volle aderire debellare e distruggere. Equi fu il sn<> primo grand'errore: le mentalità dei popoli non si combattono colla forza dei
deva
di
spirito evangelico
cannoni! A questo errore si aggiunge l'altro, correlativo, d'infierire contro coloro che si congiurarono di tacciarla
— 26 — dallo terrò italiane: che a questo
insomma si riduceva
lavorìo delle società secrete con tutto di segni, di
riti,
di
giuramenti
in
il
il
corredo di nomi,
uso nello Logge
e
nelle
baracche...
Fu una guerra a sangue quella che l'Austria impegnò appunto por gli anni 1821 e seguenti contro congiuratori italiani. L'esito non poteva essere dubbio: il codice austriaco con le pene di morte e del carcere duro per una parte, e per l'altra il sangue e la vita di una elotta di uoi
mini ardimentosi e imprudenti..., doveva, a scadenza più o meno remota, portare quel frutto che la Nemesi della storia già portendeva.
Certamente le due figure più nobili e più simpatiche, lo quali co' lunghi anni del carcere duro scontarono
le
ardi-
tezze patrie delle loro aspirazioni giovanili, furono Silvio Pellico e Federico Confalonieri.
Non è di questo luogo il
trattare, o meglio il ritessere la vita e le prove di beneme-
renza patria di questi due gloriosi: la storia ne ha registrato i nomi nel cuore di tutti gli Italiani. Intendo di presentare quelle due figure, come si manife-
starono negli ultimi anni della loro vita logora e spenta: non li avesse veduti un venti anni prima,
ne' quali chi
avrebbe ravvisato se non l'ombra dell'uno e dell'altro; e di ciascheduno avrebbe esclamato: Heu quantum inutatus ab ilio!
Nelle lettere che ora do alla pubblica luce i sentimenti due amici sono appalesati nel modo aperto e
di questi
candido, che solo l'amicizia più intima suggerisce. In esse il Confalonieri apre l'animo suo intorno a cose recondite e delicate così, che altri amici. Si è
non ne trovo riscontro in quelle agli
perché, ed egli stesso in queste lettere lo
confessa, Silvio Pellico nella sua confidenza e nella sua
stima entrava innanzi a tutti gli altri amici. Qui pubblico solamente le lettere del Confalonieri, nelle quali però si
trovano come riflesse quelle del Pellico: per essere queste già pubblicate, mi restringo a darne la sola indicazione. L'Andryane viene menzionato spesso dal Confalonieri in queste sue al P., sopratutto a proposito di quelle sue
17
-
Mnimìifs ti'iuì prisonniei d'Elei mi Spielberg, delle quali pubblicò primi due volumi, quando il Confatomeli si trovava tuttavia in America o noi principio del suo ritorno in Europa. Del dispiacére che n'ebbe ì\ Gonfalonieri jpér ragioni «li prudenza politica e di dignitosa riservatezza, di cui PÀndryane non tenne conto neppure* né' volumi sei
parola data all'amico, in queste lettere troviamo alcune ragioni forse meglio dichiarate che non in
guenti contro altre. Perciò
la
sono lieto di dar pure alla stampa alcune let-
A udiva ne e della sua famiglia al Pellico, nelle quali la memoria del C.onfalonieri ricorre come a dire spontili'
di
taneamente. questo carteggio del Gonfalonieri. oltre l'espansione di quell'amicizia che lega due nobili cuori, dei quali come a dire la gentile comunicazione ri. piacevole come un profumo soave, vedrà la manifestaIl
lettore
zioni' di
e sinceri,
vedrà
in
veramente religiosi e di sentimenti sani quali tornano a molto onore di quel fiero pa-
pensieri i
tri/io milanese,
la
cui vita torbida e tragica sollevò negli
ammiratori tanto scalpore d'invidia e altrettanto sentimento di pietà. Quesfa. tra le altre ragioni di opportunità storica e di patria convenienza, mi ha indotto a presentare come un piccolo contributo alla commemorazione di una grande tigura del primo risorgi-
avversari
e
negli
mento italiano, queste lettere che confido riusciranno graLombardia.
dite sopratutti ai lettori della
Reputo inutile ['avvertire Cjie sono tutte trascritte ad UUeram dagli originali che si trovano in mano mia. Coinè d'illustrapure inutile ho giudicato l'opera di commenti zioni, trattandosi di
persone
C di
fatti noti orinai a
tutti.
I.
Confatomi ui
\
su \ m l'i LLIi 0. u
.1
,„,, ,,
Vorli
li
1
i
Giugno
anuUittimo e sorra tutti dittilo
18
'
«ne può Btar ella la cosa ch'io non ab|>ia ancor ricevuto una loia tua linea, dopo che trovomi in America e dopo il tea-
— 28 boccante versamento che feci di tutto il sì lungamente comrepresso mio animo nel tuo, infine dai primi albori di mia rinascente libertà, allor che per forza superiore di fortuna di mare ci trovammo obbligati, a malgrado de' più stretti divieti, di riparare a Gibilterra? (1). Reduce appena da una rapida girata che feci nell'interne presso
parti degli Stati Uniti, mi affretto di darti nuove mie, e del non
aver nuove tue, per mezzo di discreto Personaggio cui sarà caro procacciarsi la conoscenza tua, come il sarà sicuramente a te il bene della sua. Egli è Monsignore di Rese Vescovo di Detroit e di più diocesi e Stati situati fra i laghi Superiori e gli Illinois. il
Fu già allievo della Propaganda, Missionario a' Selvaggi, fondatore di Chiese e Collegi a Cincinnati ed in più luoghi altrove, e finalmente zelatore e promotore attivissimo di nostra Santa Religione nei due Mondi per mezzo della Associazione Cattolica. Forse sarà a te per fama già noto. Egli potrà darti le più dettagliate mie nuove, poiché ebbi la fortuna di fare un tratto di viaggio seco lui, da Buffalo a Niagara e pel S. Lorenzo ed il Canada a Monreale. Fui anche nel Sud infino alla Nuova Or-
leans, e pel Misisipi e per l'Ohjo, visitati i principali Stati del
Ovest, rimontai poi per i Laghi Erie ed Ontario verso il Nord.
Ma dell'America e del mio viaggio, e degli Americani e delle mie poche osservazioncelle su di questo paese, non te ne parlerò, quando avrò ricevuto tuoi caratteri che mi dicano, ciò che non ho bisogno per crederlo, ma che amo pur sempre di che m'ami e che m'ami assai. Ma la rasentirmi ripetere se non
—
(1) Questa lettera, come le altre che furono spedite da Gibilterra, sono smarrite: probabilmente furono distrutte. Le fortune del viaggio,
l'arrivo a New-York a' 22 febbraio 1837, le accoglienze e gli applausi si trovano descritti nello ad altri; e si possono leggere nel Carteggio del
degli Americani, e degli altri esuli italiani lettere all'Andryane e
conte Fed. Confalonieri, a cura di Gius. Gallavresi, Parte II, Sezione II,
1913, p. 699. In altra all'Andryane (p. 723) accenna alle di costui già in acconcio di pubblicarsi, e
Memorie
ne encomia l'opera. Ve-
dremo più innanzi come il Confalonieri cambiò di parere; e come
le
lodi prodigate alle sorella e cognata dell'antico suo compagno di car-
cere duro, saranno molto diminuite. In risposta a questa, il Pellico riscrivevagli da Torino 11 settembre '37, ?a notabilissima lettera
che si legge nell'Epistolario di S. P., Fi-
renze, 1865; e riferita nel Carteggio cit., p. 756.
Verso il 20 7bre Confalonieri era a Parigi.
— 29 — gione rera e
itato
affrettato 8
sì
scopritore
sodare sono già le \
principalixima pei cui non ti scrivo più i lungo,
e
mal intelligibile a chiimqiM non foste papiri Spielbergfaini, ri è che voglio metter a bordo Monsignore che parte allo il. ed ora
Borivo
ti
«1»-
1<>.
mi te la ragione è buona e se devi perdonarmi, se di Ma*
non li dico SB DOO che se la passa benino, e che il vedo ntc; che Borsieri se la passa piuttosto scontento a Prinche da egli Btesso saprò sue nuove. Che Castillia va ad »n, ottimamente collocarsi nell'Atene ci questi stati il colto stockBridge 80 miglia da qui, e che egli BteSSO qui presente in rimirili
«•
;i
momento ti slancia un cordialissimo e caldissimo ab-
questo
Che Foresti vivacchia passabilmente tacendo il maestro di Lingua Italiana: che trovai il tuo aureo fibro delle Prigioni persino tra le selvagge Capanne dell'Alabama. dell'Indiana, e de<_'li Olinola, e che ad BS80 in gran parte debbo un'immeritato favore che (pia mi antecede e mi circonda per Ogni dove muova passi. Insomma questa è la ragione per cui bibracein.
i
i
che subito subito finisca e chiuda senza poterti aver detto
nulla delle
tanti>>iii;'
vorrei dirti, altn»
ic
tempo non
aveudu che per con tutta l'anima abbracciarti. TI tutti»
tuo per tutta la vita
Amico a nessuno secondo Federico, il.
Montpellier li 26 Cebi». io
Mio Rispondo ibre
p.
p.
a
Sii rio'
ii,,>
due tue
lettere
ad un tempo;
la
prima del
11
quella che dovea essermi consegnata in Parigi dal
Coni.- Camillo di Cavour, e che
non mi raggiunse che COStà dopo l'ultima mia scrittati da Ai\ e l'alita del 18 gennaio ohe mi mandasti per messo dell'Amico di Porro, e che ricevetti no pochi giorni. Oltre a ipie>ta devo anche accudirti. COI più coi diali ringraziamenti, la rilevata, per messo di \n dryane, di (pie' due tuoi preziosi Volumi di poesie per me. e (
1
):
•
(1) Si unti una folti inamente invece «li <yui
ioato impropi <>
r/iui.
In quella lettera adulata al
Cavour.
anch'ego (glorine eom'< nomo di mal •int.i intelligenza, il qsale ta «>n<>n- al tn» paese ». In' \ al Pellico unii *e ne eonserv i
Pellico ih costui:
•
i«
- 30 — degli altri
due per Porro, che subito gli trasmisi, e de' quali r
come egli stesso ti avrà scritto, n'era rimasto ottimamente contento (1). Quanto a me, già tu sai elio se il bene della loro conoscenza non m'è nuovo, l'averne l'edizione originale per le tue
mani e col tuo nome non potè ch'essermi dono carissimo. Piacciati dirmi se quelle altre poesie che m'annunciasti avermi mandato in America sieno le stesse, e per chi le mandasti ed a chi le dirigesti, onde io possa farle reclamare o per me od a favor dell'Angioletta, nel caso che fossero le medesime che già possiedo.
La spedizione all'Angioletta
della tua
lettera
e
delle
altre
ch'eranvi unite, è già fatta, ed io già la vedo da qui tutta festante e gloriosa di essa e di que' tuoi versi. Se non che debbo dirti
che le lodi che in quella tua lettera vi tacevi di me, eran
me sì immeritate, che davvero sono tutto vergognoso di doverne essere io il trasmettitore, e di lor natura sì esagerate e da
se non fosse stato il rispetto per l'integrità dell'Autografo,
mi
sentiva tentato di farvi ben io le opportune cancellature e so-
vratutto a quella frase ove tu mi dici di te migliore!!!
Questa tua ultima lettera in mezzo al gran piacere onde mi sono tutte le tue, m'empie nullameno anche di sommo dolore per tutto ciò che mi vi dici, e più ancor mi traspare, sullo stato di tua salute. Quando io penso alla da me sì ben conosciuta longanimità della tua pazienza, quando confronto il modo di esprimerti sulla tua salute delle tue più antiche lettere e di questa, non posso che dolorosamente concluderne che la tua salute ha in questo inverno terribilmente deteriorato e sofferto. Oh, mio caro Silvio, tu non puoi credere quanto ciò m'affligga! La tua esistenza, la tua conservazione in questa terra sono per il tuo povero amico fra i pochi pieni e più cari conforti che si abbia in questa vita. Oh, se tu venissi ancora a mancargli, qual
(1) viltà
p.
La lettera del 18 gemi, è quella del 17 gemi., pubblicata in CiCattolica
798. Quivi
non il
intera
(1856,
Gali, crede
II,
452),
e
intera dal Gallavresi,.
che « la degna fanciulla Americana » di
cui discorre per notizia avutane dall'amico sia
«
.Miss
Mary Sedgwick
Stockbridge ». E' tutt'altra come si vede subito in questa lettera: tra due fu chiamata l'Angioletta. Il dono al Gonfalonieri e al Porro, di
i
è il Poesie inedite di Silvio Pellico, 2 voi., Torino, 1837. Sulle quali ved. Rinieri, Della vita e delle opere di S. P., I, 14. ss. Di esse il Confai. in una a P. Borsieri,
19 febb. '38 (Gallavr., \). 811), scriveva giustamente: « poesie dalle quali tutte spira la traboccante piena d'affetti
religiosi e filantropici,
onde è il suo bel cuore tutto ridondante ».
- SI — circonderebbe ancor più
vuoti». <|um1 desolante solitudine noi
nel deserto in cui
trova! Bgli è tutto per me, tu ben redi,
ri
eh io mi addoloro aiizicchr porte; potatacene non so io che per tua, il empio Ha anime, fatte e preparate come si non è ohe il sospiro d'ogni giorno, e ohe la perdita e che l<- laerime non son altre <-h»' per quelli che rimangono? Quelle tue tristi notizie poi giungerommJ in un tempo, che il >ensihilisUno rialzamento di mia salute me le la essere ancora più iman. Cenando poteva erodere che entrambi andassimo di un piasi pari passo tacendo viaggio per un altro mondo, sicuramente di (pi. migliore; parevamì potessimo trarne insieme «piale! tto di consolazione; ma il sentire le nuove tue declinare di tanto, sul momento appunto che le mie pajono d'altrettanto rialzarsi, ciò t'orma un'antitesi, un contrasto pel mio animo troppo desolante. Affrettati dunque a darmi migliori nuove di te, se vuoi tare che del miglioramento della mia .•
l«-
i ;l
•
i
possa
godermi
To poi m'avea un altro desiderio, un veni bisogno, che col
tuo benestare potessi realizzale e che cosi diviene un'ini]" bile! To troppi» sentiva che collo scrivere non potremmo mai inpplire a tutta quella piena «li cose da tanto tèmpo rattenuta, che avevano aostri animi necessità di reciprocamente \eled un (Mio pro-etto già m'arrideva, pel quale avrebbe*! potuto ad ogni nostro desiderio e bisognò dai- Bfoge. Non trati
:
tavasi «he di un picciolo viaggio che. alla buona stagione e pur
questo mezzogiorno abbandonassi, tu avresti tatto ad Antibo. ove m'avresti trovato a braccia aperte ad attenderti
ch'io
Ma con -abile -i
rotta e
fcene
grama, come quella che mi descrivi,
progetto realizzabile, come OSSI «li Sol
coni. la
tentazione.'
metteremo
noi
t'ar-
ma a quando riOh! dammi, Silvio mio.
No. bisogna rinunciarvi:
dunque il
rivederci 1
qualche appunto, qualehe futuro sperabile convegno! Io già non spero, -• aiuhc grazie Sovrane avraa luogo per richiamati a godere la prossima incoronazione, «li sssere tra de beni dima l'alila e il una laminila, e questi» si tu il motivo che teceini abbandonar l'America, onde ria\ \ Minarmi almeno a ciò che pili non -pelava (Il -oliere: dOVS dunque tra le tene straniere cercherò un.» asilo per appendere ancora per poco ii bastone del breve pellegrinaggio ohe mi rei i
il
intorno a cui ne — una idei ancor
me dato non sol di conce!
ma ne tampoco di sb
l'ottimo di Giacinto
(1)
i;.
Collera.
(1).
non
sa
-
potendo più reggere a viver ove si trova, non aspettn che di sapere ove io sia per posarmi, onde venire a raggiungermi e passare così insieme i giorni che ci restano. Oh, se un'altro amico nostro comune non f ossesi già trovato un altro nido troppo caro e soave per volerlo cangiare, quanto egli sarebbe il terzo benvenuto e desiderato fra i due! Sai tu ch'io mi sento quasi invido e geloso di quel Conjugio che ti possiede, se non che ancor più mi sento bramoso di conoscerlo di persona, come io già sì bene il conosco per fama. Se, come amico tuo diletto, credi ch'io possa avermi veste bastante per essere a lui introdotto, non vogli lasciare di presentargli assieme co' miei ossequj i sensi della mia particolarissima devoziome. In aspettazione che tu m'indichi tutto quanto mai è finora sortito in luce da te, mi sono procurato anche quelle tue poche letterine, che con plausibile furto, furono edite a Lione, (hi è quella Contessa alla quale son esse indirizzate, e di cui sonvi pure alcune lettere a te? Vidi anche da un sunto dato nel giornale Des Debats n. del 19 Febb.io da M.r de Latour dei due volumi già esciti delle memorie d'Andryane, fatto parola di una continuazione delle tue memorie in aggiunta alle prigioni (1 ). Piacciati dirmene qualche cosa, e quando sieno esse per vedere la luce. Quanto alle Memorie d'Andryane, dacché tu ne hai letto il secondo volume, io non trovo più bisogno di darti le ragioni per cui, come saratti giunto da più parte ad orecchio, m'abbiano quelle memorie tanto dispiaciuto. Assai darei e per me e per lui che non fossero quelle sue Memorie giammai state pubblicate, ma esse erano sgraziatamente già stampate quando io arrivai d'America; né io le vidi che a Bruxelles dopo che furono uscite; ne altro più mi resta che ad invocare dall'amico, ed ad esigere dall'Autore, che almeno più menzione alcuna non fosse fatta di me ne di Teresa nelle successive pubblicazioni. Questa esiggenza che fummi anche accordata, la credetti necessaria, e ad evitare d'essere dato, con ciò che m'ho di più sacro e di più intimo in spettacolo al pubblico ed a non esser tenuto risponsabile e quasi solidario di ciò che vi fosse stato detto o vi si potesse dire. So ch'egli ti ha scritto,
(1)
avendo ideato nelle susseguenti Memorie di metterti
Di fatto
S.
Pellico
aveva composto la sua autobiografìa, che
dicesi fosse letta e ammirata da molti. di bruciarla,
Ma fu stoltamente consigliato
come fece. Ved. Einteri, Vita e opere di 8. P., II, 238.
- 33 — scena.
in
«•
benché in credami presago della tua risposta ««mie
se ['avessi veduta, mi sarà caro
nondimeno ohe tu stesso me ne dia più circostanziati ragguagli Tutto questo affare «ielle
Memorie m'afflisse e m'addolorò non poco, ed in oltre per Quanto riguardo abbia procurato di mettere nella mani!' /.ione, cui mi credetti Obbligato della mia disapprovazione, ciò non ha potut irsi Bensa molto turbamento di Alessandro, cui nulla era più lontano dal mio animo fin- il volere ne il minimo dispiaci M;i passiamo soggetto pili ilare. Tu devi sapere ch'io S on ;
(
leditore di alcuni grassosi tuoi scritti, pai-te al rabarbaro
parte
e ad altri, fra quali trovane! Napoleone et e. (1). Io .spero che tu libero mi vorrai ratificare il possesso della conquista o del dono della prigionia. Ad ogni modo non ne disporrò mai pel pubblico il tuo assenso, benché in privato siami creduto già autorizzalo a far qualcheduno dei più eletti compartecipe del mio all'inchiostro
ruligineo
quelle tue belle odi a
i
»ro.
Ma
tal proposito non pOSSO lasciar di raccontarti un picannedoto d'Oltremare che fu all'amico tuo cagione di qualche ilarità e compiacenza. Parlavasi un giorno a New York colla mia e tua An^iolett a dell'ode di Manzoni a Honaparte, «piando L'Angioletta, (pand'aminiratrice di Manzoni e dell'Ode mi dice: t Tutto (pianto tu cantato su di quell'Ionio da Byron, Lamartine etc., <>h. «pianto non è iuit<» rimasto inferiore a bo! I" non conosco ohe Manzoni « Foscolo che siensi elevati infin a lui D'accordo L'abbian dominato». pienamente, i<> le dissi, quanti» a Manzoni, ma «li Foscolo io non eonos<Bo «io onde \<»i parlate. «Come, non conoquelli sue Odi a Napoleone, ohe a me fece conoscere il «piella «li Manzoni io non DO ancor esti, e traile quali ;i
ciolo
—
«•
—
•
«•
saputo decidermi a dar /»/•»/ primi versi IncoBd minciò a recitarmi «Iella prima. All'udir «li quelli, subito m'accorse alla mente la mahsiosetta mistificasione n'\ìi fatta «lai dai muri dello Spielberg, ed ammiPottari al povei i
.
I
randi! come «li
fosse venuta a portare
i
suoi tardi frutti
tino
nuovo mondo, mi prese vaghessa di continuarla alquanto
nei
condurla al >m> pieno iviluppo non lensa un sbalordimento dei buon Foresti e gran tripudio della
anch'io, intuii»
pò
di
1 1
là
redi
n sa
;i
Bramai, VUa
xv
r
,,,„
- 34 nostra Angioletti!. Sappi poi clic quell'Angioletto, sì eleganteniente scrivendo l'Italiano, altrettanto bellamente parlandolo sì nella letteratura nostra e nella nostra poesia, versala, è nata e non è mai sortita d'America, né mai aveva avuto con
e
prima dell'arrivo dei nostri Spielberghensi. primo Maestro era stato il noto Da Ponte, poi, al ritirarsi per vecchiezza di questo, ebbe Maroncelli, poi da questi ceduta a Foresti, e di esso più Maestra che scolara, seguiva per amor degli Italiani e della sventura a prender lezioni da lui, ed, a quante più poteva d'altre, a lui procuravano
Italiani consorzio, Il
solo suo
Sotto di l'arte
tali
auspicj
il
nostro Foresti
dell'insegnare ed in quella
esistenza, che
tali
fé'
progressi nel-
procacciarsi un'onorata
di
può dirsi quello tra nostri ultimi arrivati, che
colle sole sue proprie forze si trae d'impaccio.
Non intendo a
parlare di Maroncelli già prima arrivato, le cui capacità unite
con quelle della moglie, eh è veramente eccellente Donna, sono in grado di procacciargli una più che agiata esistenza di gran
lunga superiore a quella d'ogni altro. Ricordati ch'io ho bisogno che la nostra corrispondenza sia d'ora innanzi seguita e frequente, io mi varrò per iscriverti dell'indirizzo che m'indichi, e tu ti varrai di quello che già possiedi del nostro Luigi e di quello del Negoziante qui sotto indicato,
come meglio ti aggradirà. Parlami nelle tue lettere
di tutte le cose tue più intime, lasciami nuovamente penetrare
nel santuario del tuo bell'animo; e come mai saremmo noi
li-
che quando eravamo prigioni? Ciò non può essere e se sarebbe una mostruosità, ciò sarebbe un farmi richiamare quasi con desiderio que' giorni funesti. Eppure, amico mio, non sarebbe forse giusto il sol caso in cui beri, l'un l'altro più estranei
purtroppo m'occorre
di ricordare
con amore que' giorni! Io
t'ho scritto poco leggibilmente perchè lo scrivere ed il tavolo
mi son sempre un po' perturbatori
mio cuore di goda che tanto ti
di, questo
carne, benché qualch 'altro cuore tanto ne
ama Del tuo aff.mo amico F. C. Dietro:
A Monsieur I). M. Eeponti Xegociant Rue Senac N. 21 à Marseille.
Fuori.
A Monsieur Silvio Pellico Chez M.r le M. de Barolo à Turin.
— 35 — in. I
topo xritto (1).
Porche
la
tua conoscenza con queirAngioletta di
otri
già
ti
trattenni sia più completalo piuttosto perchè io possa più com-
ptotameiite versar intorno a lei l'animo mio nel tuo e <lal tuo ri-
me
il
ti mandi anche questa sua stando per partire l'occasione col «piale ti laccio l'invio attuale, non posso ad
ricambio, bisogna che
vengo «li ricevei»
lettera che
mezzo «Iella
1
,
•
poche parole ma necessarie all'illustrazione dello -tato delle cose, e di quello del mio animo. Ella, che aveva penetrato nei dolori del mio cuore ben addentro, e che avrebbe voluto alleggerirli, mi si era otterta. con vera abnegazioni piflcando so, anche a compagna, ciò poteva giovarmi, de' tristi giorni che mi rimanevano d'imlettera aggiungere
«-In-
poter esser io consolato, e quella di poter non chiunque s'assodasse a me. ci lasciavano sul piede di veri fratelli ed amici senza che uè in me uè in lei il minimo pensiero rimanesse «li giammai sortirne. Tu vedi che le sue lettele sono pienamente in questa convinzione di non più rivederci altro che iti Cielo, e dove tocca del mio ritorno in America altro non è che per celia. Ora da h-i passando a me. io mi sono dopo il mio ritorno in Europa quasi appieno convinto, eh»- per me. abbandonato per Sempre dalla mia famiglia, altro più non resta ad optare che tra lo staccarmi intieramente dal mondo col consacrarmi a Dio, o il vincolarmivi di più coi sacri vincoli di famiglia. Co ben ben sento che il primo partito vale assai meglio del secondo possibilità di
intelicitare
e parevami quasi di sentirmivi esclusivamente inclinate», (piando
questa lettera sentirei
mi sopraggiunge. 8iccom<
bisogno
il
di
nenie
teoo parlarne, cosi voglio soddisfarvi al-
meno per iscritto, che pensi tu del mio pensiero di ritirata dal mondo, come e dove lo crederesti meglio consigliabile, che ne penseresti dell'elezione d'un altro stato, che della CUÌ lOnO
persona
di
lettere?
le
Parlamene come se conversassimo assieme sa di questo Imre.
(1)
La lettera è mdu data, n<- saprei
alusa
supposta,
di
cui
si
parla,
Questa scriveva dall'America;
non saprei
>i
onde,
•
quale altra ricongiungerla,
dell'Angioletta, e
la
latti
non è
scritta
— 36 Tu potrai perfettamente scrivermi e mandarmi ogni cosa per la posta, avvertendo soltanto di aggiungere alla mia soprascritta: Atta Boins du C. Porro, Boulevard
Dugonnier X. 15 ManeiUe, e il tutto sotto enveloppe di qualche Negoziante od insospetta persona di Marsiglia.
altra
Oh se potessimo così
un'ora di regolare conversazione, quanto ne trarrebbe l'animo mio di conforto e di vantaggio! Ti abbraccio anstabilire
Non v'ha bisogno che io ti dica che tu sci il solo deposi-
cora.
ad ogni altro qualunque impenetrato segreto, deve rimanere ad altro chiunque. Fuori (e in bellissima e grossa scrittura, ma senza numeri
tario di questo
e che affatto impenetrabile
o altri segui postali):
A Monsieur Monsieur Silvio Pellico Ohey M. le Marquis de Barolo à Turin.
N.B. Nella trasparenza della carta si legge: J.
Whatman 1836.
IV. Parigi li 21 Maggio 38.
Mio amatissimo Silvio! Tardai infino ad ora a rispondere alla tua carissima del 17 Marzo (1), ricevuta solo in sui primi d'Aprile, per più d'una ragione. L'arrivo del mio cognato Camillo a Marsiglia, il fargli dapprima alquanto gli onori della città, poi il dispormi a lasciarla più presto che non avea divisato per trovarmi con lui il viaggio e le prime faticose settimane mia quasi riparazione in Parigi; finalmente l'aspettar di
riuniti in Parigi; poi
della
giorno in giorno quella lettera dell'Angioletta, che insiem risposta alla tua mi recasse, sienti dunque scuse bastanti al mio ritardo, sebbene a dirti il vero, noi sieno a me, per essermi così
lungamente privato di questo vero al cuor mio cordiale, di cui pure, non so per qual fatalità, finisco a sì raramente regalarmi.
Eccoti dunque inclusa una lettera dell'Angioletta, la quale non ti dirà che parte di quel che di te ne dice a me, ma che pur quel poco tei dirà con gentilezza di stile ed ancor più di animo (l)
Questa lettera è perduta.
- 37 <•
sto in pensiero (li mandarle <le' Libri che possano rio e profittarle ad un tempo; roncati tu aver la eompla-
di cimir. •
cenza di farmene una haOgO della .-celta, ed
piuttosto prolissa, onde io abbia kOSOTO per un'altra volta* Del
lista I
lame
almen lo eredo, le nostre sorti ho deliberato, mio caro. di quello ohe il sotto, ma non non si eongrangoranno di io mai d'interessarmi a Lei, di desiderarle di farle piacere. ratutto di esserle utile: e tu ben senti quale sarebbe la maniera onde piu desidererei di poterglielo essere. Oh, le manca lo è già tanto di cuore, ehe poca ) poso ad essere cattolica. dovrebbe avervi a renderla tale anche di mente! Ma la tua scelta nella Nota di cui ti piego, sia generica ed assortita alle molte sue facoltà intellettuali e morali. ormai di nuovo in Parigi, ed oh. sotto quai migliorati auspici, mercè il favore della Provvidenza, non mi vi trovo di •
] > i 11
•
.
••
i
M
«piando a due vicine epoche nel postato autunno l'attraver>ai! La mia salute benché per alcuni lati non ristaurabile radical-
mente, si è pure, mercè il riposo e il delizioso clima della Provenza, di tanto riavuta da sorprendere me stesso e gli amici che l'hanno vista caduta sì al fondo. L'animo mio, col migliora-
mento della salute, e col riabituarsi un po' al trambusto del mondo, si è pure alquanto riavuto da quello stato di socievole incapacità cui trovavasi ridotto. La tanta amicizia ehe mi si mostra «la nostri ottimi Aroonati, Arrivabene, Berchet. Djgoni, n, Collegno e tant 'altri qui fermatisi, o ani venuti <>; samente per festeggiarmi; l'incontro di tanti altri nostri ehe qui arrivano ogni giorno, quasi ad apposito convegno, per poi tr all'incoronazione Brittanica, 8 che ini rifanno in Parigi (piasi un simulacro di Milano, ma ahi! d'una generazione novella che non è più quella che v'ho lasciato; molta simpatia anche, o piuttosto espiasfons che fainmisi da' Francesi di quella ehe da tutti or chiamasi con voce unanime onta ed inozionale:
rivedere ed
il
il
risapere di
persone, di
onde da tant'anni trovavaini separato od ignaro. Tutto ciò riunitosi intorno a me ad un tratto, tannili, egli è ntire la vita alquanto dolcemente, ma ad db tempo anche faticosamente ed amaramente. Si. amaramente, amico. perchè d'ogni cosa non mi è dato che di goderne solo, perche quella Che tanto avrebbe meco congoduto e colidivix» di L'iol.i. non fu serbata che per l'epoca dfl martirj! Ah! questo peti
Cose, di fatti
o
tutto m'attrista
e
mai istilla, * Hai millanti rendemiai
amor più acerbo che dai dolori!
- 38 — Pure perchr anche dei dolori, niuna epoca debba mai in questa nostra vita mancare, dirotti che in mezzo a tanti conforti dell'amicizia non mancommi anche un doloroso disinganno, al quale sebbene già avessi motivo di andarmi avvezzando, pur mi tu duro il do vermi vi al tutto decidere. Eranii stalli data alcuna promessa, che nelle future memorie da pubblicarsi non sarebbesi dall'intimo compagno de' pensieri secreti del carcere fatta menzione alcuna di me. Su di questa promessa avea tutti questi mesi riposato, ed anzi, ad istanza dell'autore aveagli permesso di dichiarare ch'egli era, a condiscendenza per l'amicizia ed inchiesta mia, che trovavasi obbligato a questo silenzio. Quando ritornato appena a Parigi mi si annunciò da più parti non essersi né al mio buon diritto ne alla promessa datami avuto riguardo; non credo alla possibilità dell'asserto, ne parlo quasi a superfluità ad Andryane, e dalla stessa sua bocca mi si conferma la verità di ciò ch'io non sapeva credere; e se ne allegano sensi e caggioni ch'io non m'avrei mai atteso da chi mi si diceva Amico. Per non lasciare che di questo santo nome s'abbusasse sino a far dell'Amico un risponsale ed un complice, mi trovai obbligato, anche dietro il consiglio di tutti i nostri migliori amici Italiani che trovavansi costì, a rompere apertamente col compagno di tanti anni d'infortunio, che meco avea in suo cuore e coi suoi fatti già rotto, ma con qual dolore, tu solo che mi conosci addentro, lo puoi giudicare. Egli è però da dirsi che assai men colpevole è nell'animo suo di quel che compaia, perchè la sua mente non gli lascia in ciò veder dritto, e che quegli che lo contornano, e la fatale Cognata sua in ispecie, sono i più dell'error suo risponsali
(1).
Xon dubitar, amico mio, ch'io abbusi mai ne lasci da altri abbusare de' tuoi scritti Spielberghensi che la sorte m'ha fatto depositario, ma bensì io spero che col consenso tuo vorrai lasciarmi far di alcuni quell'uso che ben meritano. Ma di ciò parleremo a quell'epoca cara e beata, nella quale io conto come su di un bene che non mi possa fallire, in cui ci sarà dato di rivederci, e di poter a lungo e su d'ogni cosa conversare. Dimmi, quel cuore che ti dice che le tue opinioni politiche e d'ogni genere sono eguali alle mie, non ti dice egli ancora, che potremo ancora, senza
(1)
Ved.
altri
ragguagli in lettera al conte Giov. Arrivacene, 28
maggio 1838, in Gallavresi
;
p. 845.
— 39 più dai fastidio a nessuno, iiiront rairi su questa terra.' Mi hanno te qui molto richiesto e parlato un'infinità (li persone, traile
<li
«piali poi
principalissimamente le ottime Albert ine lìroglie.S Au-
ed il conjugio Montalambert. e «piando io a tutti potevo rispondere cod mal nascosto orgoglio ch'io avea <li te ancor ri-
lairc.
cevuto nuove, oh «pianto vedeami. da tutte «piede anime buone invidiato! Si. mio Silvio, io sono orgoglioso della tanta amicizia che tu mi accordi. »•<! il divengo tempre piti, «pianto più _<> la modestia tua noti far più conto di ciò che agli occhi dei più ti fa tanto illustre. Pur»' io non vorrei vederti abbandonar
troppo irrugginire. La tua penna è poetante bene per tanti: no. tino che >io ti dà vita, non desistere dalla tua santa missione. Oh se la tua modestia somma tuoi scritti hanno fatto in ti [aS0Ìa88e vedere tutto il bene che tutte le regioni, tu vedresti che non puoi esser meglio e tutto la
penna
lasciarla
istrumento
«li
1
i
di Ilio
che col continuare a scrivere: Li L'I'.
r<>
ero arrivato fin qui,
quando obbligato a vestirmi per
pranzo, avea dovuto interrompermi questo caro collocon te. Vuole «piindi il caso «he mi trovi appunto col ec-
a «piio
A. Gerbel l'autore dell'aureo libricino
nérateur de
la
Piété Chatòlique »
—
«
Du dogniei:»-
— col parroco di S. Rocco,
uomo «•-><> pure distintissimo, di cui or non rimembrami del nome.
con quel buon Vescovo di Detroit. M. de Rese, che il dolore di non tro-
«•
t'avea indiritto d'America, e che ebbe varti in 'l'orino.
TI
discorso,
come «piasi sempre BÙol interve-
nirmi, cadde su di t.-. con quelle parole di alta stima e d'amore
con cui l'amico tuo ha sempre la consolazione di sentire «la tutti parlare «li t«-. Ma ad un tempo fu comune ed univoca presso tutti
lagnanza che, «la gran pezza, più nulla si vedesse com-
la
parire «li
te.
I«»
allegai per iscusa la tua rotta salute <-<l
verchia modestia che > fra impadronita
«li
te.
una 8o-
per cui non sen-
bene che ommettevi «li fare cessando dallo scrivere. AlVA. Gerbel esclamò con unanime contento degli altri imico che s'egli passasse tutta la giornata in Dite al in meditazioni »•<! in preghiere, non potrà mai tanto opere pie,
tavi
il
—
lora
piacere e servire a ch'egli
1
Dio, «pianto scrivendo <<»n I
a condurre
i
quella poto
suoi prosami al bene.
—
i->
colpito «la questa coincidenza di idee eoo «piclio «he venivo
«li
averti M ritto, non SO lasciare
«li
onde panni costituiscasi
fartela avvertita
•pinta ad aderire alla voce di tanti,
«la
«ni
— 40 — quella che puossi veramente appellare la tua Chiamata, la voca-
zione tua su questa terra. Tutto Parigi è pieno della morte del P. di Talleyrand. Possa Dio aver accettato il suo tardissimo ravvedimento, se ravvedimento pur fu, e non un atto di quella diplomazia di convenienze e d'approposito, a cui avea conHo buone nuove d'America, di sacrato tutta la sua vita! Borsieri eb'è sempre a Filadelfia, di Castillia eh 'è sempre a Stockbridge presso di quell'eccellente famiglia Sedgwich che ne è quasi la proprietaria e che gli procura un'onorata e dolce esistenza; di Foresti, che mediante le lezioni di cui abbonda procacciasi buon nome, benevolenza e denaro più che non ne bi-
—
sogna; e finalmente di Maroncelli, i cui affari coll'aiuto indefesso dell'ottima sua moglie, sonosi,
dopo la gran crisi Americana
—
riavviati assai bene. Io se pare avrà tengo poi per sicuro che coll'Incoronazione tutti i nostri Deportati rimasti in America, avranno luogo il richiamo. S'estenderà egli anche a quello che ha rotto il bando? Se le cagioni che l'hanno a ciò obbligato, vorranno valutarsi, se della sua condotta ed in America ed in Europa vorrassi tener conto, il rotto bando non formerà un'ostacolo Che se questo vorrassi far militar contro di lui, sarà a suoi occhi provato che già in ogni caso non aveasi l'intenzione di a lui applicare il favore del richiamo. Basta, sarà quel che Dio vuole, ed a nessun meno deve costare che a me il dirlo, a me, eli Cstese le
sue influenze su tutti
—
—
che quel che Dio volle fu infin'ora sempre sì avvedutamente per il mio miglior bene! Andrò forse quest'Agosto in Isvizzera in alcun de' Cantoni che non hanno coll'Austria cartello di per estradizione e dove quindi posso star di pieno diritto, ivi vedere ed abbracciare il mio vecchio genitore e tutta la restante mia famiglia. Tu intanto scrivimi presto e spesso al-
—
l'unito indirizzo;
fammi in particolarissima maniera servitore
ai tuoi egregi amici ed ospiti i
Coniugi di Barolo, che ardo ve-
ramente di conoscere, ed amami poi tu sempre come m'ami e
come io t'amo. Il tutto tuo aff .mo F.
Mi scriverai sotto coperta al seguente indirizzo: Ponti Frères Eue Meslay 24. Fuori: A Monsieur Silvio Pellico (senza bolli e numeri).
C
V. Parigi .1/
io
li
12
Ghigno
rarissimo Silfio.
ricevere d'una tua cara, lunga »• Fresca Lettera (1) è per me tal contento, Che tu appena puoi misurai»', il potervi poi di suIl
bito rispondere, per mezzo di persona che ten sarà latrice corMecita.
panni favor»' si straordinario da non poter ri-
tardare mi sol»» istante ad approfittarne. La' Cisterna è quello che mi procura questa propizia occasione, al quale partecipai i
tuoi
particolarissimi saluti, e che m'incarica di ricambiar-
cuore. Spero che a questura sarai stato in il grado tu Messo di presentai»' tuoi alla M.sa de Bréme. dacché ella dovrebbe or già rovarsi in Torino, e forse, sì buona com'ella «'. avrà pur aneli»' voluto darti le mie nuove. La tua Lettera mi ha riempiuto il cuore di mestizia, per quella recente perdita eli»' mi vi annunzi aver fatta, e per la melanconia che «la tutte parti spira dal tuo animo; pure ella è questa
teli con tutto
i
t
da quella calma e rassegnazione onde ti compreso e penetrato, e che ha la possa di esercinn si benefico influsso anche su di me. Ah, sì, mio carisradolcita
mestizia
o tutto
simo, (pianto son
v»'re
(pianto penetranti quelle tue esclama-
Che cosa sono gli anni! Che cosa la vita? Come il tutto vola » bì sfuma! Nessun di me più lo sente, e credo, non mai meglio si senta che (piando appunto sembra che tutto più ci
sioni:
ondi ed arrida intorno a noi. Nella lontananza, nella privazione «le beni di questa terra, oh come essi ci pajono giganti iamoli. satolliamocene solo un pochino, ed essi non miii più che polvere e fumo al nostro proprio senso. Poche cose mi mancano qui in Parigi, molte care e desiderate or qui mi circondano, pure ogni giorno mi domando: perchè ancor tu sei triste, anima mia? Ed ogni giorno più ni rispondo: perchè nulla v'ha in »pieste cose che sia no <li appagarti, perchè valevati molto maggior tesoro di
min Boia aspirazione
delizie,
«li
quelle ohe
la
solitudine
»•
la
facevanti esalare sì spesso sullo Spielberg, che tutti contenti » le apparenti Mtd<li-t;i/.i<ini otiti»' Bei ora circondato. attira
BTo,
no.
i
non
vi
è altro
oggetto, non
QOStrO pellegrinaggio <h-lla vita,
eh»-
v il
«•
altro line di tpiesto
viver
in
Dio < per Dio:
(1) K' de* 29 maggio '38, nella quale £. P. annunria ali r morta di tao padre. Si trova in OWOtà Coflè Was, iH. >t>, II. 6N| cai-
lavresi,
p.
B50.
— 42 — eppure sentendo ciò sì bene, sì vivamente, mi trovo vivervi sì poco e sì malamente! Oh contradizione non solo dello spirilo e della carne in noi, ma dello spirito medesimo con se stesso Ti ringrazio di tutte le cure che ti dai, di tutti gli sforzi che fai per suggerirmi buoni libri, e sempre più da essi m'accorgo che realmente del buono in mezzo a tanta dovizia di pubblicazioni, bisogna che siasi ben mancanti, se ciò appare anche al sagace tuo discernimento ed alle sollecite tue indagini. Manderò dunque a Maria, cui già mandai la tua lettera, anche il tuo parere sulla scarsità de' buoni libri a scusa del mio non potergliene mandare che sì pochi, dacché gli antichi che tu nomini, ella gli conosce già assai bene, e de' moderni che pur !
tu indichi, io già gliene feci conoscere una buona parte. Tu hai ragione di maravigliarti della contradizione che
ti
appare nella condotta di Alessandro una chiave può, o qualche spiegazione potrà esserti il sapere che egli più che dal suo cuore, il quale è buono, trovasi influenzato dalla poca testa di persone che l'avvicinano e particolarmente della sua cognata Paolina e consorte Adele, le cui idee eccentriche a questo no;
stro
mondo almen certamente, non so a qual altro lunare o (1). Alla lega di queste Donne e
solare potrebbero convenirsi delle
male franzesi vanità ed amori propri
è
da
attribuirsi
tutta questa parte di mostruosità che può apparirti in questo sgraziato affare. Certo non saprei mai determinarmi a presentarmi al pubblico quale disdicitore di un tale compano d'infortunio, senza trovarmi vi obbligato da asserzioni o da cose affatto inamettibili, giacche non fu che con troppo dolore che già mi vidi obbligato al rompere degli abituali rapporti con lui, onde colle apparenze dell'amicizia è della compagnevolezza non venissi a comparire consenziente sanzionatore ed approvatore di ciò ch'egli da vasi l'aria di pubblicare sotto gli auspicj di Teresa e miei. Continuo ad aver qui mio cognato Camillo il quale essendo a' momenti d'abbandonarmi per passar a Londra, mi prende in questi giorni tutto il mio tempo; questa è la caggione, mio caro, per cui tuttoché non voglia lasciare di approfittare di questa occasione per iscriverti, pur conviene che il faccia di fretta ed alla disperata, per ancora portare quest'oggi la lettera a La Cisterna. Eimarrò ancor qui in Parigi fino sul forte (1) Forse vuol mente ».
dire:
«
A questo nostro mondo almeno, no certa-
— 4S — poi m'assenterò per breve spazio onde andare a prendere bagni di mar»' in qualche porto dell'Oceano; sarò indi reduce di nuovo in Parigi, sempre coll'intenzione sul 7bre
dell'estate, i
«li essere in Isvizzera ad abbracciare la mia cara famiglia, se opposizioni troppo dirimenti non insorgeranno per impedirmeli», e di recarmi pel verno a Marsiglia, se altrimenti di me
non venisse la Provvidenza
a
destinare. Io
vedo che tu non
me ritorno in Patria, e razionalmente parlando tu hai ragione, pure che vuoi? v'ha in me qualche cosa, che tiene [speri
per
piuttosto del sentimento che del raziocinio, che non mi lascia del tutto disperare.
Ad ogni modo tengo per così certo che ci
abbiamo ancora da incontrare ed abbracciare in questa terra, ch'io me ne taccio già una festa anticipata e già volgo in mente le mille cose che avremo in quell'occasione a dirci. Ho detto in nome tuo, o dirò fra breve, tutto ciò di cui mi hai incombenziato alle diverse persone, e tutte ritrovo sì piene d'amore e di
altissima stima per te. eh è veramente per l'amico tuo,
una
conto di quel buono Ab. set che mi rimise già questo 9bre una tua lettera accomiata da un suo gentile righetto, che a causa della mia cattiva salute non potei in allora uè vedere né ringraziare. S'egli è ancora a Parigi e se sai dove egli abita,, piacciati di farmelo consolazione. Vorrei solo trovare
il
ere. 11 passaggio de* miei compatrioti per costì è sempre numeroso e continuo, ma oh di essi sono quasi tutti di una geurione che non è più la nostra, e mi tanno pensare come dopo
20 anni possasi ritrovare stranieri anche nel proprio paese; e (io ancor pio «piando le idee, le opinioni, ed il modo di veder le cose trovatisi tanto diversificate. Sì veggo bensì il mondo materiale immensamente progredito, ma non così il morale sicuramente, uè so se mi dica anche L'intellettuale. Ma addio, mio uto che il piacer di star con te rischierebbe di farmi contini che mi sono assegnati per la consegna di Oltrepassare onesta mia Lettera, onde m'è fona staccarmi ora da te per poter pia presto cu questa mia appo di te arrivare. Tu scrivimi quando ne hai la volontà ed il comodo, ma non molestare tuoi iiinai la tua povera salute pei ixii\ ermi. Salutami buoni, salutami quelli che non mi hanno diOspiti, salutami menticato, ed amami tu sempre (pianto io t'amo di tutto i
i
i
cuore. Il
tuo affano Amico I
<
— 44 — VI.
Gaetano Castillia a S. Pellico. Stockbridge, 14 Giugno 1838.
A ni ato
Silfio,
Ti rendo con tutta l'anima il fraterno saluto, che m'inviasti pel nostro diletto fratello Federico. Il mio cuore ha esultato al
vedermi ricordato direttamente da te. Pensa, pensa spesso, povero pel doloroso mio ottimo Silvio, al tuo povero amico esilio, che soffre involontario dai suoi cari, più povero per l'esilio che s'impone volontario da Lui, che gli è carissimo di fede ma assai poco io temo di carità. Prega tu per me e con me, perchè si degni di accendere nel mio petto quel sacro fuoco che arde nel tuo, e che sparge un calore ed una luce sì vivificante, sì bella. Non posso esprimerti quanto il tuo libro è stimato da questo veramente buon popolo, e quanto potente lettera d'introduzione e raccomandazione esso è per quelli che hanno diviso con te le catene dello Spielberg. Ma quel che è ancor più importante
—
è l'effetto che hai per neutralizzare pregiudizi di setta contro il
Cattolicismo
— Vedete in Pellico che cosa sono, o almeno che «
cosa possono essere i Cattolici », dicono i giornali Protestanti che non rifuggono alla verità. Ho sentito di te, e mi fu scritto a proposito di Federico, che siete pericolosi predicatori del Cattolicismo, coi tuoi scritti e
colle vostre virtù. Dio ti benedica. Dio ci benedica tutti adesso,
e sempre Il
tuo fratello Gaetano.
VII. Parigi
li
14 Luglio 38.
Mio amatissimo Amico. Io non ho molto da scriverti, perchè da non molto ti ho scritto e perchè quando fra tal natura di amici qual'è la nostra, non può scriversi de' volumi, non v'ha sempre picciolmente di cose onde empire qualche pagina. H dirci che ci amiamo,
che siam bramosi di abbracciarci, che vediam le cose alla stessa maniera etc, ci son cose talmente conosciute che non è più affatto mestieri da dircele. Dunque perch'ora ti scrivo? Perchè venendo presso te un nostro ottimo comune amico,
- u non so indurmi a lasciar passai sì buona occasione pei trovarmi quasi terzo Era voi allorché vi vedrete, poi perchè pos_> un chirografo vegnente d'America, onde la trasmisBfone ti sarà cara. Bsso è dell'eccellente Castillia in risposta i quello che già io da gran tempo «la tua parte gli mandai. Sentirai da La Cisterna, come dall'Austria siami stato imposto il veto
recarmi so Sviscera al convegno colla mia famiglia,
«li
ohe benché inzuccherato con parole dolci e dalle quali hawi chi erede enervi luogo B trarne buon augurio, può non lasciar di contrariarmi altamente. Basta,
anche per quest'anno
>gna tarne sagrificio, ma per Bacco un'altr'anao non avranno
giuoco
per
impedire ad un riconosciuto Cittadino e non andare ad installarsi nella sua riconquistata Patria, «piando non vuoisi aprirgli le porte della Sua natia. Insomma lamio venturo in Ttalia d'una maniera >i
bel
Patrizio Ticinense
»li
o dell'altra: questa Francia la rivisiterò con piacere c«l interi
tempo in tempo, ma per fissarvi il nido non è paese <-li«' mi vada a grado, l'arto domani per bagni dell "Oceano e mi
di
i
prossimità di Bajona, per avervi assicurato china
irritz in
più costante ed acqua più tiepida che non possansi avere ne' porti della Manica. Se tu mi serh
i
le
Lettere per Parigi senz'altro
mi giungeranno sempre dovunque sarò. Quelle benedette memorie non sono ancora sortite, mi si da a credere che Forse v'abbia tolto gran parte se non tutto «li «-io che più
indirizzo
vi si trovava «li me. Be «i«» Bara, gliene La mia salute è meravigliosamente buona, quantunque
particolarmente grato.
non
asi
|
dire assolutamene*.
Ma ella è però tale «la dover-
mene chiamar i<> ben contento, e «la potertene desiderare «li tutto cuore altrettanto. Non t'abbia ringraziato nella mia ultima di tutta la fatica che ti sei dato per BuggerirmJ una «li
libri,
«li.
6 I" e anche della
la colpa nostra « non tua. propoli ne ha già letto la più «'•
.
Maria
«-he «lei
parte. Pure in qualche parte m«- ne son giovato e «li più v'ho aggiunto uno che tu avevi proditoriamente ommesso tue poesie inedite Quanto al Rosmini, solo per «pianto
—
l'ammiro pel suo alto ingengo, pax le ras lanissime opinioni ed Ottime tendenze, pure non panni abbia egli riesciti» io
;i
vanzare la scienza di un sol passo: obbietta trionfalmente i siitemi altrui, ma Usuo proprii»e»liii»n» non raggiunge punto una perentoria dimostrazione né convinzione. i<» son persuaso, che tipa
«iella
scienza ovvero ria dell'ingegno
umano, ma non
— 46 pertanto m'è discaro il veder l'ingegno dibattersi inutilmente per molti volumi entro di un dedalo inestricabile. Non occorre che ti dica quanta parte abbia io preso alla recente perdita da
quanto essa m'abbia amaramente condotto a penda un momento all'altro fare, senza neppur il gran conforto che tu avesti di chiudergli gli occhi. Basta, Iddio spero ancora non mi negherà e non negherà a mio Padre questa consolazione. Addio, mio amatissimo, ama sempre Il tuo aff.mo Amico
te fatta e
sare a quello ch'io pure penso
F. C. Fuori: Monsieur Silvio Pellico
à Turin. Vili. Parigi
li
13 7bre 38.
Mio amatissimo Silvio.
La tua carissima lettera del 8 Luglio (1) fu da me ricevuta mentre trovavami ai bagni di Biarritz, amenissimo villaggio del paese de' Baschi; posto infra Bajona ed il confine Spagnuolo, su quell'estrema falda de' Pirenei che bagnansi nell'Oceano. Ivi purezza di cielo, calore e costanza di temperatura, salubrità di aria, amenità incomparabile di natura, e
non so
quale antica montanara bonomia degli abitanti, avevano mirabilmente cospirato a giovare al mio fisico del pari che al
mio morale. Reduce, da una quindicina di giorni a Parigi, l'inclemenza di una fredda e tempestosa stagione che mi v'ha accolto, benché abbia d'alquanto scemato il moltissimo fisico ristoramento che avea di là portato, men lascia pur ancor tanto da potermi tuttora chiamare da questo lato contento. Ma l'opposto del contento, anzi una vera inquietudine, trepida ed ansiosa, m'ha caggionato la tua lettera, ove quelle parole: « non ho potuto prima d'oggi risolvermi a scriverti, ma or che lo fò, ciò vuol dirti che sto da due giorni alquanto meglio ».
—
mi danno pur troppo la triste misura della tua salute. Non voler lasciarmi dunque per lungo tempo senza nuove di essa, con due sole parole, se non altro, che mi valgano almeno da bollettino medico.
dell'infelicissimo stato
(1)
In Civiltà Cattolica, 1856, III, 431; Gallavi., p. 870.
- 47 Tutto Parigi
Mere
noi più ch'altri,
«-i
troviamo gratamente
-
larghezza dell'Austriaca amnistia, e da certo «piai
dalla
presi
«•
mitezza e «lì conciliazione che par aver presiesua reddazione. Nei rari paragrafi onde è conto quello, <li<- ini.iiir, me riguardi, non vi ri saprebbe ritroi onde benché tutti sognano, ed il ministro Austriaco st-
duta
di
alla
opini, che io pure vi sia
compreso, pure io non tenero per vera
la cosa anco]' nel sacco, infino che l'Oracolo che l'ha dettata
pur quello che mi dichiari l'interpretazione e l'applicazione. Comunque però possa essere di me, consoliamoci sempre della gran quantità de' nostri che ne profitteranno e delle lunghe lagrime che nel seno di tante famiglie verranno finalmente sia
asciugati
irò fra «nielli
;
ammessi al ritorno in Patria, ehi
potrà toglierci allora di abbracciarci assai più presto e sotto migliori auspicj che non avremmo osato augurare, benché la tua ultima lettera già contenesse molto maggior seme di spe-
ranza ch'io stesso non potessi allignarne in cuore. Basta, siane Dio in tutti modi, con tutto il cuore benedetto e ringraziato, i
e
possa Ogni SUO favore, an/.icchè caparra di novelli, esserci
piuttosto -limolo a non demeritarne!
Ma
ciò che già tu
da
più anni con tutte le forze adoperi, io non trovomi ancora che
mollemente bramare. Ti includo una lettera, da tre giorni appena ricevuta, della buona Maria. Vedrai «la es>a ch'ella è alquanto malcontenta di un- perchè posi una lacuna un po' lunga nello scriverle; ma enera la dolce Angioletta e mi perdonerà, s'anzi non mi ha jrià perdonato. Ti giungerà questa mia per messo del Prof. Baruffi che ebbi -li «pù incontrali-. « ohe cortese mi si offri ad essertene latore insieme «"Ile mie nuove ch'egli potrà darti «li veduta. Comunicai a Bianca la tua lettera, e ti ringrazia «li onore «l«-ll'articolo che la riguarda. Camillo non è più con me dall'epoca a
dell'Incoronazione ia
«•
la
d'Inghilterra,
cui
assistette:
Svizzera riconducendosi in Patria, il 2
I
poi
per la
Agosto ebbi
Illune del SUO alli\ o in Colilo.
Appena puntomi («•li
ciii»i
i<>
il
un giorno
sovrano
dall'Austriaco Ambasciatore), tello
a
rescritto,
portante l'Aninis
puma che fosse <(ui conosciuto perfino t<»-t<>
i<»
ipedj per ria d'un bat-
vapore, che dovei Imminentemente partire d'Inghil.1 Ani[Uelle povere anime purganti <1<- miei ami. i
onde poHsano almeno
.il
più presto oonoseere
la
loro sotti
- 48
predisporsi
al
viaggio,
—
quando amino d'approfittarne, fra mancheranno certo d'es-
quali Borsieri nostro e Castillia non sere nel numero.
Addio, mio amatissimo, a presto, se Dio vuole, caramente e teneramente abbracciarci Il
Salutami caramente se ne hai il mezzo
(1) pel
tuissimo F. 0.
quale forse
avrai ricevuta l'ultima mia. Fuori: Monsieur Silvio Pellico
Hotel Barolo
à Turin
IX. Marsiglia li 27 Aprile 39.
Mio amatissimo Silvio!
Come mai amarci come ci amiamo, essere in libertà di .scriverci quando vogliamo, e scriverci sì radamente (2). Tu men dai nella tua ultima le ragioni dal tuo canto, ed io rispettando quelle ragioni e trovandole giuste, e ben sapendo che amore in
noi per rado scriverci non scema, pure non voglio esserti sempre
addosso con mie lettere le quali poi, tosto o tardi, obbligandoti a risposta tu ne abbia a soffrire. Ma ogni cosa ha un limite ed or parmi che giusto sia il porlo al lungo mio silenzio, e darti le mie nuove e richiederti delle care tue, ed inoltre di molte altre cose parlare che ci interessano entrambi. Incomminciando da me, io dunque dirotti che mentre tu m'avrai bonamente creduto tutto l'inverno fermo a Marsiglia ad aver cura della mia poco ferma salute; niente affatto, il tuo Federico se ne stava viaggiando in Affrica, in quella parte di Affrica sì colta un tempo, poi si lungamente barbara, poi ora semi-barbara fatta. Sissignore: talento mi prese in questo Feb., nulla avendo che m'obbligasse a Marsiglia, e certo accumulamento di compagnia essendovisi fatto, che trovavasi col mio umore men omogeneo e pur non poteva evitare, talento (1)
Proprio il nome si trova sotto il bollo dell'ostia rossa; bagnato non è ricomparso.
e raschiato, (2)
Questa risponde a due lettere di
Silvio:
{Civ. Cali., 1856, II, 433); Gallavr. p. 895,
il
14
novembre
1838
quale erroneamente ha
letto l'anno 1839; e 26 gemi. 1839 (Ibicì., 433, e 915).
— 49 u« -i tempo per fare ima breve «i Detto l'atto m'imbarcai mi de' battelli a vapore che ne tanno settimanalmente il servizio, ed in due giorni ni ad Algeri. Io non posso abbastanza esprimerti di questa
ini prese, dico, di profittare di
«
•
Algeri.
;i«t
i
u nefasta il sorriso. l'interesse ed il contento lasciato mio animo. Era la metà di Peb. anando v'approdai, e tutto verdeggiava per fiori, Erondi, tratti ad un tempo stesso riuniti lussureggianti. TI mio lido compagno, termometro di Beanmour mai non discese, infln clic colà stetti, al disotto dei 16 gradi. Un ciclo d'azzurro, un sole sempre splendente, colli e OOnvalli succcdcntisi bellamente ed elevantesi ad anfiteatro, dal mare che con tripplice Frangia di spuma tutto il contorno ne land»' intino ad un orizzonte, che benché abbia Frapposto l'ampia pianura della Metidja. pur nondimeno pare all'occhio illuso non aver per contine che l'alta catena degli Atlanti; e tutta questa BCCna animala da genti di tutti colori, di tutte le tavelle e costumanze. Europei d'ogni nazione, terra già nel
i
••
i
Moreschi, ( limici. Arabi. Negri, Bedoini, Kabili etc, e del con-
trago della Parigina civiltà allato alla barbarla del deserto, di una natura tutto producente spontanea e tutto all'uomo •nte. e dell'uomo per appatia nulla domandandole e di il quadro presentatomi dell'Affrica non seppi pei cinque settimane intiere
nulla profittando; tale eia
dal
Algerina,
(piale
ritrarre gli occhi, ed
il
cui sovvenire rimarrà Asso per forza di
contraiti profondamente nel mio animo, infln che avrò vita. credere che le apparenze matedatti, mio ottimo amico. riali di questa svariata e curiosissima scena abbiano solo col-
alti
;i
pito l'animo dell'amico tuo.
No,
morali,
le
le
umanitarie,
religiose, entravan per molto in quella Folla di nuove e i/ioni
le
pugnanti
che quel soggiorno andava bì Feracemente in me
in
ovo, Monsignor Delpucbe(l), animato «lei Cipriani, che andava veramente dallo zelo degli Agostini spargendo in quella si lungamente derelitta terra semi di una ia ben promettente Chiesa, ina cinquantina di Suore della novella congregazione di Madame Vialar (t), che gliando.
•
<•
i
andav.iu rendendo accettevole pn ni nostra Religione di annue per mezzo deli ed ardente della santa legge di
I
Mona.
Uipucli,
\
i
sorte
«li
genti
la
devoto uà congregazione di •<
piti
primo vcM-ovn d'Algeri dopo
la
quieta francese. Il
ll,$or a
.
(tei
»
- 50 culti e da tutte le leggi, che oltre 70 Signore, prese da tutti settimana mente si riunivano presso quel Vescovo, onde render comune fra loro almeno la carità, se non eralo la Keligione; e per tal vincolo forse aprirsi la \ ia alla comunanza di entrambe. i
1
Scuole e sale d'asili sorgenti sotto la direzione delle suore, e meglio dirette e già più avvanzate che le barbaresche che qui veggonsi in Provenza. Otto preti tutto zelo riuniti intorno al
Vescovo e secolari in comunità convivendole novelli Apomontando asini o cavalli non importa, disperdevansi per i circostanti villaggi, abitati da coloni, a dirvi la Messa, a visitare malati, ad amministrare Sacramenti, ed a spargere per tutto colla consolazione il divin seme della parola. E questi buoni preti, poi la sera, riuniti intorno al lor Vescovo, stoli la mattina,
render conto delle fatiche del giorno e progettarne di novelle per l'indomani. E a queste pie serate, io accolto da quel Ve-
scovo qual figlio o fratello, avea il bene di assistere e di attingere ad un tempo lumi, nozioni peregrine, ed edificazione senza pari. E codesto Vescovo ed il suo Gran Vicario, or mandato a
Bona a risorgervi la vicina Chiesa di Ippona, sai poi amico Silvio, chi essi siansi! Il
primo era un'Av.to che già alzava
grido di se in Parigi; il secondo un soldato di Napoleone, ni-
pote del maresciallo Suchet, e di Suchet portando il nome: entrambi i quali, vedi provvidenza, colpiti dalla lettura delle Confessioni di S. Agostino, ad imitazione di que' due Cavaglierotti di cui vi è fatta sì vivace menzione, risolversi ad un tratto di dar le spalle alle lor rispettive mondane milizie e di farsi soldati di Cristo. Oh, anche noi, amico mio, fummo da quella lettura e
da quell'esempio fortemente impressionati,
scossi;
anche noi femmo proposito che se mai eravamo ridonati al mondo, ce ne saremmo di mezzo ad esso fuggiti; eppure, eppure io vi fui quasi per miracolo ridonato, venendomi resa e libertà e vita, ed or anche salute, e nondimeno al mondo in mezzo ancora mi trovo, ed ohi non ne seguo che troppo i dettati!!!
Ma tu vuoi sapere di altre nuove; e s'io avessi a continuare in tal precedente tenore,
ti empirei troppi più fogli di carta, che una corrispondenza postale noi comporta. Dirotti dunque, che dopo aver passato oltre un mese coi miei buoni amici reduci dall'America, incominciando la stagione a farsi in Parigi soverchiamente fredda ed io a soffrirne, il 5 Gennaio mi determinai a lasciarlo di conserva col mio caro Castillia, rimanendo
— 51 Borsieri
;i
Parigi
in
attenzione
•
1 « - 1
\
i«im
»
aspettato passi
degli Animati, (piloti essendo poi andati dilettamente, «la Milano la Costanza «-ti il figlio, e «la Magadino krconati <«l Arrivabene, sopra Bruxelles, Borsieri, venuto poi arrivacene a Pai i-i. Ben parti insieme con lui pure per Bruxelles, ove ora buoni, e da quanto me ri trova nell'ottima compagnia «li qne ne scrive, «li tutto bene, tranne <l«-l clima, ri buon Castillia, rimasto sempre a Marsiglia, ne è ieri solo partito pei Antibo, onde incontrarvi la sorella ed un fratello e passare con essi una quindicina di giorni. Io pure per la stessa volta partirò di qui mici buoni Zio « il di Sfaggio e vi sarò il 1, per incontrarvi Zia. che espressamente vi si recheranno lo >tesso giorno per passarne meco ima mezza dozzina. Tu «tra dunque Bai, mio Silvio, che «lai Maggio al lo almeno, il tuo Federico troverassi «li molto ravicinato a te. 8e la buona ispirazione ed il potere ti radessero a larvi una breve gita, qua] giubilo tu daresti all'amico tu anche tei .sii; e con lui anche troveresti Castillia, il «piale non ritornerà a Marsiglia che col tornar di lui. vi vedresti il «loppio buon parentado «li entrambi, che ti accoglierebbero «piai fratello «le" loro (ari. Lusingarmi di una tanta consolazione non OSO, ma di più dirtene ad eccitamento il 1
•'>
i
1
»•
questo ben so, che qualora tu il potessi
«•redo [natile poiché io
immancabilmente ci verresti. ll<» i<> indovinato, ho io letto nel fondo del tuo animol Tu dunque ad Antibo mi consolerai <> tua
«Iella
gita
persona
<>
«luna tua lettera almeno.
ritornerò per brevi istanti
;i
Dopo questi
Marsiglia, quindi per Box-
deaus, onde visitarvi la cara coppia «le' coniugi Collegno; [arem ritorno Parigi, ov'io meno brevi interruzioni, meo resterò ;i
tutta
la
vela
pei
buona stagione, d'onde Castillia verso l'Agosto fera l'America, ove ha Impegni che temporariamente il «•
richiamano. Fin qui « «pianto ci è «lato «li dirci >ul nostro a\ \ aire,
il
«li
orasi
permesso
«•
più giace tuttora per noi avvolto in profonde tenebre.
«he l'Amnistia, «li
<>
comunque
vogliasi
chiamare,
il
rientrare in patria verrà applicato anche a noi. ed
ma credo altresì che sul tempo non siavi «I termine alcuno. Può esser presto, può esser tardi e turdissimo, secondo il buon volere di chi può, l«- cmo-ian/. pratutto volgeranno. Per Indizio favorevole <l«-l si, «pianto alla massima, puossi avere la partecipazione lattaci dall'Austri io ciò
credo,
-.'une
«•
Ambasciata lo Parigi anche me. mediante
;i
;i
Horsicri la
«piale
i
;
venivamo abilitati
Indi et a
tloi
— 52 — dare preliminarmente hi reintegrazione n<'" diritti «li cittadinanza. Domanda la quale da tutti noi i'u latta, ma alla quale non si ha ancora risposta. Io domanderò pure questa state di potere recarmi in Svizzera, anzi a Lugano, onde poter vedervi il mio vecchio genitore, al quale non sarebbe dato il poter venire a vedermi più da lontano. Filippo Ugoni dopo la rientrata del Fratello Camillo, ha ottenuto di poter girare la Germania e l'Austria e di poter andare anco a Vienna, ciocche può sembrar di buon augurio per la mia assai minore domanda di andare in Isvizzera. Del resto tu hai ben ragione nel compiangermi sul mio viver nomade, che infatti punto non mi conviene: ma come tu vedi, vi son come condannato dal non prendere risoluzione troppo precoce ed intempestiva. Ma anche questo stato di prolungata dubbiezza non è egli voluto da chi ci guida? Lasciamoci dunque da lui guidare con pace. Quanto a quell'accoglimento e generale simpatia che trovo al di là assai de' miei meriti, come tu ben dici, non è più atta a destare ne* nostri animi alcun vero sollievo; quello solo dell'amicizia sento che m'è ancora qualche cosa, anzi molta cosa, ma anche questa bisogna che sia benedetta in Dio. Tale sperando che possa essere la nostra, possiamo di tutto cuore goderne. La mia salute ha fatto in Algeri e poi mirabili progressi, onde men trovo io stesso meravigliato. La buona amica nostra d'America sta bene, e sempre mi domanda di te. Le ho mandato querammirabile libro dello Stolberg tutto intiero. Non restami più carta che per abbracciarti di tutto cuore e domandarti con detta glio le preziose nuove di tua salute. Il tuo Federico. P. S. Mi scordava d'una commissione che per altro molto mi preme. La nostra Bianca domandami con istanza e con speranza di ottenere il tuo permesso per poter darle qualche pezzo di tua scrittura, perchè l'amicissima sua Madame Montgolfier possa metterne in fronte un facsimile alla nuova sua traduzione delle Mie Prigioni che sta per pubblicare. Io non dubito che tu non le rifiuterai questo favore, pel quale unisco a quelle di Bianca le mie preci. Quanto poi alla scelta del pezzo, se tu non vuoi mandarmene uno appositamente da te scritto, potrai fidarti di me che uno ne trasceglierò, preso da tuoi manoscritti o lettere che possiedo di tal natura da non poter sicuramente
— 53 incontrare alcuna disapprovazione.
Rispondimi subito anche
dò. Addio, addio. Fuori: Monsieur Silvio Pellico Mai-mi P.arolo
HI
«li
Turili
X.
Gaetano de Castiluì
8.
\
Pellico.
Parigi, 13
Agosto 1839.
M io cdr issi mo Sii rio, Beooti uno <lci nostri compagni Antonio Panizzi di Modena, clic non è stato provato dalla prigione come noi, e a cui anzi l'esilio
stato fecondo di tutti qnei vantaggi, che
('•
la
causa pei
cui ha sofferto e più di tutto il^suo carattere e le qualità della
ma mente gli davano diritto d'aspettarsi presso una nazione onesta,
a.
com'è
e
l'Inglese.
apprezzatile delle doti morali e intellettuali Egli è da molti anni Bibliotecario al
Museo
Britannico, e questa carica che lo mette in contatto con tutto ciu che di distinto vi ha in Londra o visita Londra, ha valso a lui la stima di tutti i buoni, e a noi suoi
concittadini il piacete di
vedere un posto tanto onorifico confidato a un nostro Italiano. buono e hello non poteva pa»are per To.lite di Ciò che »'
rino senza
— non
Bentire
il
desiderio di conoscere te tipo di bontà
alarmi la tua modestia
—
e autore di tante belle conoscenza, ne son certo, sarà a te tanto gradita quanto la tua a lui. ed io mi credo fortunato di aver potute il mezzo di un tale incontro di due buoni e bravi uomini. si
»
Mia
Addio, mio carissimo SìItìo, non ti dimenticare mai di me, e ricordatene specialmente «lei miei bisogni, quando parti a Ootnif innanzi al Quale le mie miserie in tutti generi sono un titolo ad i
ottenere.
Addm di nuovo: Una tempra il
tuo tempra aJtesionatiaaimo tane de Oastittia.
XI. Parigi
il
••
ri»
PaSSa^e de la M.tdeleilie i/ io li
}
m mpn
era un secolo che tu non mi ITOTI lefittO
un mezzo secolo innanzi
di
risponderti,
ma
«
la
lo tono -tona mia di
«1
- 54 questo spazio di tempo servirà a dirtene il perchè e a darti le novelle mie onde tu mi richiedi.
La tua cara lettera dalla Vigna Barolo del 18 7br (1) giunsemi d'alquanto ritardata, mentre io trovavami appena di ritorno da Mendrisio, ove dall'Austriaco Governo era stato graziosamente consentito che si potesse dal mio buon genitore e da tutta la mia famiglia liberamente venirmi a vedere. Questa concessione anzi venne estesa anche a tutti quelli amici miei antichi, che non ebbero diffi colta di domandare apertamente passaporto per recarsi a visitarmi. Ciò ti dice abbastanza ch'io ebbi in Mendrisio, durante il mese e mezzo che mi fu consentito di soggiornarvi, la
consolazione di vivervi conti-
nuamente in mezzo a Padre, Zii, Fratelli, Nipotini, Parenti ed «amici numerosi che mi fecero di quel soggiorno una delle epoche più memorande e care della mia vita. Ma, oh Dio, in mezzo a tanti desiati incontri, a tante dolci emozioni, qual vuoto, qua!
perdita, qual mancanza, non ebbi a sentire ed a deplorare sempre più dolorosamente! Ma già tu avevi ciò presentito e in-
dovinato, e tu solo forse o fra i pochi, puoi tutta condividere ed apprezzare quella continua alternativa di contenti e di strazi, onde mi trovai per quelle (> settimane assorto e quasi esaurito.
Abbandonato ch'io m'ebbi Mendrisio con molto esacerbamento di dolori, molti cari incontri, e diverse sensazioni mi aspettavano di nuovo. Arrivato a Lucerna, dopo un orribile passaggio pel S. Gottardo, reso pressoché impervio dalle acque, mio caro ed antico Gino, venuto espressamente a
vi trovai il
Ginevra per vedermi e quindi costà per incontrarmi più presto.
Ma qual triste e commovente spettacolo, mio caro, nel rivederlo quasi affatto cieco ed assicurato di divenirlo fra breve del tutto! Con lui poi, peregrinando lentamente pe' bei Cantoni
intermedi ci condussimo a Ginevra, ove la cresciuta ed a me
nuova famiglia del mio Benigno Bossi, e l'ottima dei Sismondi e più tardi quella sì cara dei Sedgwick, mi aspettavano. Molti furono gli amici e le antiche conoscenze ch'ivi ebbi a ri-" dopo due settimane potei staccarmi da quell'ospitaliero paese, e per Lione (ove pure staccarmi dovetti anche dal mio Gino, che per Marsiglia riguadaaltri
vedere, per cui solo a stento
gnava la Toscana) ed attraverso le festanti vendemmie della
(1)
Il
~br
non è chiaro.
- 55 — a
mi ricondussi finalmente
a
Parigi.
Quivi quasi W-
oso «li riposarmi da tanto trambusto di emozioni e «li mo-
vimento cercava tranquillità e solitudine, sperava trovali»'. Mi quest'ultima mi venne impedita dapprima <la molti doveri da altre fortuite circostanze, e la prima poi dolo] mente toltami affatto dalla grave malattia ben presto sopravvenuta al mio povero Padre. Fu questa un'intiainmazione di <•
«•
petto che dovette esser
domala con
eanti
attiratilo
e
tutto
solito
il
dei
tre salassi, molti
eontrostimolanti.
vesciOffe,
domata, tu puoi pensare quali sieno le conseguenze da essa e dal trattamento lasciate in un uomo di «SO (Che tale età appunto compiè, mentre trovavasi eiui me a ftfendrisio). Si teme un'idrope, e ne appaiono già dei sintomi, insomma, per «pianto mi si voglia rassicurare, io non benché
la
malattia
JO lasciar di
sia
st;tta
penetrare che dai seguiti di questa malattia ei line che m'aggiunge anche
non debba esser condotto a quella questa
perdita all'altra che piango. E dopo averlo laprosperoso e -ì bene, dovrò dunque averlo veduto per
<l<»loros;i
l'ultima volta. « non potrò io
racconsolare
lui a
i
nemmen essere stato presso di
suoi aitimi giornil Ah. unico mio, tutto dò
mi getta nella più protonda amarezza del cuore!
Ho fatto quell'U80 «Ielle tue lettere e di qualcll'alt ro prezioso tuo scritto, «li cui tu sai ch'io sono depositario, che tu mi avevi peni
ni
la
discrezione
«li
Montgolfier si è appieno
M.
conformata. Ella ha molto desiderato di poter valersi di certo tuo giudizio affidatomi sugli Sposi Promessi di Manzoni, e lo ha tatto in modo abbastanza innocuo, per cui spero non ne sarai •contento (1). Ben presto quella sua traduzione delle Mie Priti sarà da eSSS mandata.
gioni
«raglia
8'i(
«li
farti querela, i<> ne a\ rei caggione <• torte.
i«> mi ammogliava con un'Inglese, tu meo domandi novella sembri non credei «-io Impossibile. Ha come hai tu potuto dubitare un solo iMantc io fossi :i«l ani
Perchè
ti
fu
detto che
••
<•!:
mogliarmi (Sterminato, ch'io ne avessi anzi fatta la scelta: e che mio Silvio, l'amico mio più intimo, dovesse averne contezza prima dalla pubblica fama ohe da mei Confessa, confessa il tuo tallo e «pian invilirà <h«- EftOesti all'amico. solo «piando peni ito confesso, ti ai rò perdonato. Saprai ohe Porro il
.•
«•
(l) hi
contcì
quarto giudizio del Pellieo in
I
P
non abbi
- Ól) — ha avuto 12 m svanzig di assegno nella sua sostanza e buone speranze di anche rientrare, e che agli Arconati è nato un figlio veramente provvidenziale a qualche alleviamento dell'amara perdita fatta dell'altro. La Bianca
ti
saluta tanto, e lo .stesso
fa Castilla, eh 'è ora a Marsiglia e ohe disperando di vicino rim-
patrio è determinato a ritornare in America. Il povero Bachiega rimasto questi anni relegato a Treviso con assegno go-
vernativo, essendogli stato questo improvvisamente tolto, ne trovando mezzi a sussistenza, domandata l'emigrazione, mi comparve a Marsiglia in traccia di pane. Lo indirizzai a Marsiglia a Porro e ad altri amici, ed ho il contento di saperlo ora colà passabilmente ben impiegato. Borsieri sta a Bruxelles oscillando tra la sperauza di rientrare o di collocarsi all'estero, e sgraziatamente fin ora l'uno e l'altro gli fugge davanti. Io se potrò resistere al clima, probabilmente non mi muoverò quest'inverno da Parigi. Sono stanco di vita nomade e non riesco ancora ad escirne. Scrivimi però sempre all' Adresxe suespressa. Ma scrivimi, che ho bisogno di tua lettera e di tue nuove, e intanto ricevi un tenerissimo abbraccio dal tutto e per sempre tuo
F. Confalonieri.
Fuori: Monsieur Silvio Pellico
Hotel Barolo Italie Piemont
Turin
XII.
Milano il 3 Aprile 40
Mio diletto Silvio! Essendomi la novella della improvvisa mia ammissione
in
Patria conosciuta a Milano ed a Marsiglia innanzi che da me stesso in Parigi, non m'arrise speranza di poter essere il primo
a dartela per iscritto, ed un momento invece l'altra mi balenò di poter almeno ben presto giungere a confermartela io stesso di viva voce. Ma imperiosi motivi avendomi determinato a
prender la via di Marsiglia per restituirmi a Milano, mi trovai defraudato ad un tempo di entrambi i contenti di apprenderti la buona novella o di portartela io stesso.
Ora, dal 25 a Milano, e sempre presso il malato mio Padre, frammezzo ad una piena di sensazioni e di emozioni d'ogni genere, che n i tennero questi giorni più travagliato e
e sempre
— o/ — più oppresso che noi siami torse mai stato m nessim'alt ra » ione, tu mi tarai delitto se oggi solo trovo un momento di tempo e di calma bastante per iscrivere al più caro dei miei amici per la prima volta lilialmente dalla mia patria e a 90
miglia sole di distanza.
Ma in vorrai sapere delle mie nuove e di quelle del mio buon Il povero mio Padre, scosso aled Impreparato annunzio del consentito mio ril'improvviso torno, da troppo grave commozione, ebbe a trovarsene si male
genitore, ((cotelé adunque.
da tar temere per i preziosi suoi giorni; erasi però già alquanto al mio arrivo che fu la notte del 25 al 26 Marzo, ed
riavuto
andò indi ogni giorno poi vieppiù racconsolandomi con un sucvo miglioramento ohe mi da la più t'ondata speranza di poterlo ancora conservare per del tempo. Di me dirotti in breve, come avuta la notizia in Parigi il giorno L2 Marzo, che mi era accordato di recarmi per 3 mesi passaporti solo il SO di mio Padre, ed avendo potuto avere i
mi posi quindi in viaggio il 17 per l'indicatami via di Marsiglia, ove fui reso il 21. Al mio partir da Parigi non aravi nulla nelle ultime notizie di mio Padre che potesse tar temere di un vicino pericolo, ma giunto appena a Marsiglia vi trovai il terribile annunzio dell'improvviso peggioramento. Il mare ed venti che imperversa vano impedendo ogni sortita di battelli a vapore per Genova, mi trovai costretto a prendere l'assai più lunga ma sicura via di terra, sempre coli 'angoscia nel cuoro di non sapere se troverei mio Padre ancor vivo. A Genova soltanto da Camillo Casati ch'ivi trovavasi colla novella sua sposa, ottenni nuove più rassicuranti; e giunto con precipitato jgio a Milano, ebbi poi il contento di veder sempre la salute di mio Padre migliorare. M.' (piali emozioni, mio caro, invadessero il mio animo alieni rate in Milano, al montar le scale della mia casa, a rivedete di tanti luoghi e persone di care ed amatissime ricordanze, tuo cuore certo saprà io non tenterò «li descrivertelo: ma tutte indovinarle. Io tei dico, non mai l'orse mi ritrovai nella Hi.
i
il
si esaurita di forze fisiche e morali, come contenti del pari che gli amarissimi dolori sospirandovi a gara. Spero riprendere sol tempo un po' di calma;
mia
in
vita
s)
prostrato,
questi giorni,
i
ma no. non spero De potrei aprire
nel il cuore ad alcuna gioia; tondo d'ogni cosa, anzi frammista, vi ha una tomba, vi ha mia
vittima,
vi
ha un cordoglio pei la vita!
— S5 — Alle porte di Milano trovai al mio entrare una lettera che mi annunciava che una Sovrana Evoluzione del 11 Marzo estendeva il beneficio dell'amnistia a tutte le categorie dapprima esclusene; per cui, io pure con tutti i miei compagni di deportazione, e Porro, ed ogn'altro vi eravamo compresi. Eccomi dunque riusi allato a Milano per sempre. Tu scrivimi qui liberamente col semplice mio indirizzo, e tu ed io faremo poi d'ogni nostra possa per trovare ed affrettare il momento del riabbracciarci. Dammi intanto solerte le care tue nuove. Ti accuso poi la regolare ricevuta in Parigi della tua lettera del 10 xbre p. p. (1). Ti unisco qui alcuni versi che M.r Antoni Des Champs bramò in Parigi ch'io ti facessi avere, i quali sono estratti da alcune sue poesie ch'egli ti ha mandato, e che dubita tu non abbia ricevuto, perchè rimasto senza averne da te alcun cenno. In ogni caso se tu vorrai fargli un cenno della ricevuta de' presenti versi, farai cosa gratissima ed assai bramata da un uomo di cuore e di voghe egregie, afflitto da abituale melanconia che il tormenta, e cui alcune tue righe saranno di soave refrigerio. Due miei ottimi amici di Francia mi hanno anche richiesto con istanza a me irresistibile di procurar loro qualche tuo autografo. L'egoismo mio e la natura loro, impedendomi di voler privarmi di alcuna tua lettera, ricorro alla tua compiacenza perchè ti piaccia condiscendermi nel mandarmi due foglietti
vergati di qualsivoglia tuo scritto in Italiano.
Non mi negare dunque questo favore. Addio, addio mio Silvio, con un cuore pieno di amore e di dolore e che smania di battere sul tuo.
L'amicissimo tuo Federico (2) P.
Ilario Rinieri.
{Continua)
(1)
Vedila in Gallavresi,
(2)
A questa lettera S. Pellico rispondeva subito
p.
990.
una sua, che si trova in Gali., p. 1016.
il
giorno dopo con
Ferdinando Dal Pozzo dopo ut.
— Perciò, mentre
il 25 agosto 1831 con il Marentini mostrato sollecito della guarigione di Carlo Alberto,
7.
en
si
ohe
SÙOrg. ital., voi XIV. fase. 1-2, n. 2ó-2t\,
V. Il
:
1821
il
avuto una
aveva
«
polmonaria...
malattia...
accompa-
gnata da sputi di sangue » (1), e due giorni dopo aveva dichiarato
al
Mico il proprio « piacere che ogni paura...
(lolla
ma-
lattia di s. M.... [fosse] svanita » (2), il nostro Ferdinando con-
tinuava L8
[1
della politica carlalbcrtina.
critica
la
agosto 1831 un editto regio aveva creato un Consi-
glio di stato in
Piemonte: li sarchile potuto credere che di esso
Analmente -i allietasse il Dal Pozzo, ed invece ciò non tu. Olfatti scriveva egli
a Lione:
«
Mi
un Consiglio
>i
di
25 agosto 1831 all'abate Marentini
il
scrive
da Torino
clic
Stato
trovasi
>otto
<_nà
un'organizzazione di torchi,
i
composto
membri in servizio ordinario e di molti altri in servizio in tre da — ('A) e il dì appresso al Mico: • Quanto al Consiglio di stato, un'istituzione, più inutile non di
1
I
straordinario, diviso
i
può essere, quando non
vi
vi è
•>
una rappresentanza nazionale.
E' una torte spesa di più. Sopra del che dissertai lungamente nel
mio volume sulle Assemblee nazionali. Se potete consulpag. 127 e sg. Non penso che
tarlo, leggete a
il
credito pub-
guadagnerà per quatti nuova istituzione» (4). Il _'.» io anche all'ex-collegi in ministero del 1821, Anton Maria
blico
boi
(1)
L. C.
(2)
Ihul.,,,.
(3)
L'editto portante l'istituitane del ,
p.
1831
!hul,m. y
i
i.\.
/*/.
fio,
I.
e.,
i'
-'
'A.
ll'nirm
],.
<
«m^i^lio
«li
Stato
era del
— 60 — Degubernatis, ne consigliava la lettura, sicuro che « un Conseil
aux véridu pays » ed annunciava d'avere anche a tal proposito fissato sulla carta i suoi commenti al progetto: « Hi ce que j'ai écrit, pouvait ètre sous les yeux de S. M., je crois qu'elle ne consentirait jamais à adopter im tei pian » (1). Per combatterlo, inviava al conte Gaudenzio Caccia di Eomentino, ministro di Carlo Alberto, una copia del suo Essai sur les anciennes assemblées nationales « con un certo riserbo senza ch'[egli] [sapesse] donde [veniva] » (2). e consigliava al Marentini, tornato in Piemonte per grazia sovrana: « Scredid'état nombreux [ne] pouvait satisfaire et repondre
tables besoins
tate quanto potete nel pubblico l'idea d'un Consiglio di Stato:
quando non vi è il controllo della nazione, i consiglieri di Stato divengono servili al potere esistente, e sopra ciò vi prego di leggere e di far leggero ai nostri amici quanto io ne scrissi nel
mio Essai » (3). Il Dal Pozzo reputava l'istituzione di questo Consiglio di Stato una mossa politica per scopi non nobili (4) e per la riuscita del prestito interno bandito con l'editto 23 agosto 1831
—
di cui dava un'appetitoso commento (5). « On a cru employer un grand moyen pour exciter les sujets à délier les cordons de leur bourse, en publiant un grand établisse-
ment d'un Conseil d'état, compose de 14 membres ordinaires,
— pour garantir, je pense, de leur savoir et de leur libéralisme — deux quatorze extraordinaires (parmi lesquels y devra avoir
chevaliers de l'Ordre de l'Annonciade et deux évèques), trois
présidens de sections, un secrétaire chef, deux ou trois sous-
(1)
Ibidem.
(2)
Ibidem, p. Ibidem, p.
(3)
5. 6.
primario disegno di quell'editto è il pretendere di dare una soddisfazione qualunque al desiderio universale in oggi di una Costituzione, nulla rallentando per altro dell'autorità dispotica, e (4)
« Il
di voler brillare fra i governi europei,
credendo di creare una istitu-
zione più bella che non tutte le Costituzioni. Aggiunga a ciò il desiderio di cercar impieghi importanti per collocarvisi da ognuno de'
potenti le loro creature, per fare salti invece di carriere e dominare all'occasione anche i ministri » (Ibidem, p. 21). (5)
Ibidem, p.
3,
10,
11.
- 61 qu'examineront et discutenmt Uratei
afiairei
tee
de L'état <pii leurs seront renvovees, à la reserve cependant dea principales: guerre et murine, extérieur, liste civile. Un
à concevoir, et c'est oomme cela qne Ics affaire* se passent dans notre malheureuse plus pauvre de sens est difficile
projet
patrie
i
ili.
L'amore per la i malheureuse patrie » gli aveva fatto impugnare la penna per combattere un'altra causa e il 14 settembre
poteva annunciare
1831
notaio torinese Giovanni Calza:
al
stampa attualmente [una brochure] col titolo: Edit de S. .1/. U Roi dt Sardaigné (/tarisi Albert du 18 du moisd'aoùt 1831, [pori
onteil d'Etnty. uvee un
'
hoU* puf M. et e.
»
le
dieeoum préli-
Fi-rdinand dal Pozzo
Conili
(2).
Caustico, scriveva al fidato Mico: « [Nel] quadro del nuovo giglio di stato... ho osservato esservi tre collari dell'Ordine,
tre ,
vescovi, dieci marchesi, diecisette conti e varii cavalieri.
di modo che non ri potrà tacciare il Governo Piemontese di re troppo democratico » (3); e, curioso, domandava al no-
Chi è in aostana che ha la maggiore influenzat Barbarouil K Severi E' Balbo! Chi il principale cuoco di quel gran pasticcio (mi rincresce di usar questo termine di disprezzo, ma egli è così ben opressivo della cosa, che non
taio Calza:
B
indere dall'nsarlo)
Kontiglio non
lo è,
(1)
ìbidem,
|».
lo.
(2)
Ibidem,
|>.
11.
titolo
Il
«lei
à in
la .
i
106) e che in
Consiglio di Stato? Certo
lil>n>
inni
Aggiunge: ancien
ini pi rmlr d.
'pi-,
ohe amo
.
I)
Maitre de»
Hi'nrs. Parigi,
<
liel-
questo optasoolo i critica delk pubblicaaioni del Dal Posso [8L rfaBs
bnliez, 1831, p
tempre fatto
del
poiché in primo luogo (sebbene io non sia
1/,,,,.
;.,
una
lo
//
noi
a.
trova
politica ingleee e del Dello
.ritti di
>. (IsCI II. t. XIX. mudo «li pastore ansasi
.,
,.
felicitò
edito
:
mente, dicendo ora male di <|ur>n lavori, non ha un accenno all'Aia de v
>
tic
della
nato dei Piemonte I>al
l%\
era
il
Perchè mail Debole*»» umana! Ls n. conte Pederico Bclopii amatore nt
membra del Consigiki
«I
Posao! I.
I
Boi
i
i
v.
D
..
e.
1
1.
l
certo pagato per lodarlo, pure amo sempre di dir il vero) egli
avrebbe fatto assai meglio; in secondo luogo non vi vedo né figurar lui, né alcuna delle
cenza, Il
Coller »
sue creature
come dromo. Pia-
(1).
26 o 27 settembre 1831 usciva per le stampe la brochure,
che il Dal Pozzo « mand[ava] subito, come [avea l'altra,
glio,
latto]
del-
Motifs eto., a' seguenti personaggi: 8. M. il Ee. Monti-
Barbaroux, ministri degli interni, degli
esteri,
della
guerra e delle finanze, avvocato generale, avvocato fiscale generale,
conte Peyretti, direttore generale
delle
poste »
(2).
Indi pensava a farne pervenire molte copie in Piemonte da Ginevra, da Chambèry, da Lione, da Lugano, col solito sistema delle tratte e del contrabbando (3); altre ne mandava agli esuli italiani sparsi per ogni
dove (4), ai giornali liberali (5) ed alle
maggiori personalità francesi
(6).
Una lettera, in data 12 settembre 1831, dichiarava a Carlo Alberto che « de l'institution de ce Conseil d'Etat... vicieuseil
de tirer un grand bien, un bien vraiment
serait encore facile...
signalé », cioè trovarvi nel seno « une personne capable d'étre
un excellent seul ministre ou premier ministre..., un Sully, un d'Ormea, un Bogino » (7); tutto il resto era meno che nulla, come nell'opuscolo dimostrava. Da lungo tempo il Dal Pozzo si era accorto che partigiani dell'assolutismo aspiravano ad addormentare i Piemontesi e ad eluderne il desiderio di un governo costituzionale con un progetto di Consiglio di Stato di loro stampo, presentato come la migliore istituzione che si potesse dare ad un paese. Il Dal Pozzo s'era forzato di prevenire questa sventura per i
quanto gli era stato possibile, pubblicando nel 1829 a Parigi il
suo Essai sur les anciennes assembleés de la Savoie et dn
moni e consacrandovi una nota apposita. (1)
Ibidem,
p.
(2)
Ibidem,
p.
13 e
(3)
Ibidem,
p.
13,
(4)
Ibidem,
p.
24, 81,
(5)
Ibidem,
p.
15.
(6)
Ibidem,
p.
17.
(7)
Vedi Append. 4 di questo Capitolo.
13. 16.
16,
19, 20,
23, 39, 54 e 55.
105-107, 109,
111,
115, 119.
P ti-
13
-
corifeo del partito opposto fu
Il
conte Napione d
il
homme de beaucoup d'érudition, mais imbu de plus
nato.
étranges idées en Ut.
.1/;//
de politique
l'ait <i
«-In*
.
dell'opera intitolata:
scrisse un Ubrìccino
>
per esaltare il Consiglio di Stato e deprimere gli antichi Stati generali della Savoia e del
Dal Pozzo,
Il
ques », aveva
-«ritto }
<ées;
lui
ed
faussetea histori-
ih-
del suo Essai ani
ancora nel 1829, e 8UOJ fronte alle numerose prove da
N'a pione,
il
i
accumulate pei' dimostrare la grande autorità che avevano stati generali, donde derivava necessariamente una limi-
tazione dell autorità
principi di
(lei
Dal Pozzo faceva colpa
Il
l'idea
nome che e
lleria e di
al
Savoia
N'a pione
(1).
aver tentato
di
di
una monarchia costituzionale assai divul-
di
Piemonte, mettendo avanti un Consiglio di stato, più
in
di
toni pe tas
primo volume
il
avevano taciuto (li
partigiani
^'li
Piemonte.
confutare
a
grazia.
di
fatto,
perchè troppo vincolato
con attribuzioni limitate agli
grande
di giustizia
affari
amano conservare un
Ministri che
alla
potere senza
ambiziosi che sognano un posticino nel Consiglio,
olio,
qualunque rivolgimento e la moltitudine, che non eonoscendolo, lo crede una novità che darà frutti insperati. timorosi
ili
clementi sostenitori del nuovo organismo politico. Ma mentre in uno stato costituzionale il Consiglio di st •_r!i
:
>enipiv d'aver nell«» -t.ito
a
rispondere alla nazione ed
,
Parlamento,
al
assoluto non cerca che di guadagnarsi
i
favori
del
Principe.
Bn
issimo era quindi credere che il Consiglio di Stato
BnpplÌS8e benissimo alla rappresentanza nazionale anche pei il
modi, o
con cui era stata Eatta
difendeva
che oggidì
il
fanno «orridi •on
il
la
scelta dei
n>
le
contròie
ìveva
parole
«le
nation
la
preteso controlli», l'esperienza odierna
ta più- habiles Svelti
membri. Il Dal
principio parlamentari
ne tendraietit
<|ii
à
e
i
di-
deputati più
>upplanter |es miniai re*;
Ics
plus
faibles deviendraient leurs suppdts, e1 toni renforceraienl l'au-
\thrrt <tu
!<
- 64 Con esempi tolti dalla storia di Francia e del Piemonte il Dal Pozzo dimostrava che i Consigli di Stato dei re assoluti erano stato strumenti ciechi nelle loro mani, mentre gli Stati Generali furono sempre un freno. Queste cose il Dal Pozzo aveva già detto ih una lunga nota dell' Essai nel 1829 ed ora tornava a ripetere per chiarire i mo-
torité absolue ».
tivi della sua critica all'editto del 18 agosto 1831, che egli pub-
blicava arricchendolo, in nota, di numerose e lunghe postille,
per mettere in rilievo storiche,
i
«
i
contrasti di principio, le inesattezze
nouveaux besoins du pays », che offrivano occa-
sione al nostro autore di fare una splendida lode, sintetica ma
completa, della civiltà e progresso del Piemonte nel primo trentennio del secolo suo,
XIX, e di rivelare quali fossero, a giudizio
veri bisogni: libertà di culto, individuale, d'industria,
i
d'opinioni, d'insegnamento e di beni; uguaglianza di fronte alla
legge; codice bilità
francese
;
inamovibilità dei giudici; responsa-
dei ministri; amnistia politica; soppressione degli or-
dini monastici maschili; ristabilimento dei gradi, titoli e onori francesi; pensione agli impiegati licenziati nel 1814; incorag-
giamento agli studi storici, aprendo tutti gli archivi etc. Criticava la prima parte dell'editto che chiamava « catéchisme des droits et des devoirs de la royauté »; criticava lo stile e,
poiché « le style est l'homme mème », essendo l'editto opera dei ministri, egli faceva voti perchè Carlo Alberto « soit servi par
des meilleurs ministres »; criticava la scelta dei Consiglio,
nel
quale
criticava l'esclusione
« l' aristocratie
degli
coule
à
membri del
grands
impiegati a stipendio
eliminava l'elemento giudiziario e amministrativo
flots »;
fisso,
che
migliore;
criticava la possibilità che i ministri recassero al Consiglio solo ciò che
credevano bene; criticava il divieto di controllo delle
spese dell'esercito e della marina, delle relazioni estere e della lista civile, e la non pubblicità dei conti finanziari,
diva
il
che impe-
controllo pubblico; criticava il posto elevato dato ai
Consiglieri di Stato nella gerarchia dei funzionari (1).
E pensare che i ministri tartassati dal Dal Pozzo erano nientemeno che i conti Barbaroux guardasigilli, G.M. Caccia, Calvi (1)
Ibidem, 5-47.
— 65 — per
il De l'Escarene! Poteva quindi come primo inconveniente, che in patria anche il
oentrottore generale e
il
ottani,
nuovo opuscolo non avrebbe trovata accoglienza migliore dei precedenti. Da Chambèrv... dalla segretaria degli interni [erajno state chiamale a Torino le copie che [il Dal Pozzo •
aveva invia te] diret tameiit e a varj alti impiegati di provincia, i
conseguenza [era]no proibiti di ritenerle. In Torino
(piali in
{>oi
'aria far
i
meglio pel sim intento, ed e[ra]
di ordinare all'officio di posta di
arriva! va]no portanti
la
mandar ivi tutti
fisionomia d'inchiudere
churi* i del Dal Pozzo (1).
i
pieghi che
i
delle...
Se vi era [stato] ne
bro-
primi giorni
QUOTO regno un rallentameli» o nelle misure di polizia (e tra queste sempre quella di Leggere le lettere della posta e[ral primaria), si era poi] ritornato al primo sistema, anzi si e[ra] forse rinforzato, poiché non fera) bast[at]o più un primo del
affinale per
gli
Bariamente
al
affari di
polizia Le
si
nieri reali ooll'incarico di supplire, in
affinale
E
aggregato straordi-
era]
ministero dell'interno un capitano
«lei
carabi-
caso di bisogno, al primo
(3).
>
sequestro dell' Edii del Dal Po//»» era eosì Bpietato, ohe
il
questi -pelava che si fosse « fatta eccezione almeno per li due ministri degli interni e degli esteri e torse forse per Sua Maforse forse,
poiché come... alcuni
[erano] adope-
ri
per impedirla di dare Le udienze pubbliche che prima dava.
rati
idi» ingombrar le anticamere regie da feccia di popolo anche schifosa, [così] avrebbero anche potuto prendersi l'ar-
dimento di occultare al SOTranO pieghi Nulla sorprendeva
i
1
lettele a lui dirette.
Dal Posso] dalla parte dei cortigiani »(4),
eoi quali aveva impegnata una lotta ad oltranza (.">).
(1) L. C.
p
Ibidem,
p
Il
dire,
fine
e
:
i
ohe
\
<<•
D
di
ont
.
|».
dobbiamo proporre è
per messo dell'opinione pubblio*,
di altri
scelti,
i.-.i.
Ibidem,
'li
i
s
onesto: è il
Wtmr§
«li
foi
n<>-
ministri e consiglieri, che quelli ohe ha oosl InfsHostncntc
mi miglior ordinamento
li
come ella //
e
Mal.
w
<
.
iti
«ielle
oost poli
«perù oh< »
—
()()
—
M;i questi non gli avevano ancora l'atto bere il ca amaro tino in tondo. Sino a quel nioincnto l'animo del QUOTO Ite unii si eia ancora rivelato in modo preciso: Motiis gli ci'ano piaciuti o spiaciuli? (-Ili informatori avevano risposto molto dubbiamente. Ma così non fu per VEdit du roi de 8ardaigne. Terrorizzato, il tremebondo segretario Mico 15 otlice
i
il
tobre 1833 scriveva:
«
Oltre ai
Moli/* è arrivata
a
Torino
un'altra brochure sul Consiglio di Stato: cosa vi sia in essa non lo so.
ma so bene che l'ultima ha tatto un terribile effetto. Io
sono stato chiamato
al
Ministero dell'Interno, dove mi
si
fece sentire che alla prima linea che il sig. cavaliere taccia an-
cora stampare si porrà sequestro su tutti
procederà contro di lui per tutti gli
i
scritti
suoi beni, e poi
si
da esso pubblicati
dal 1814 sino al giorno d'oggi; e questa non è solamente una
minaccia ministeriale,
ma so di certo, che tale è l'intenzione
del Ke, il quale è talmente in furia, che ne parla con tutti, persino a tavola durante il pranzo ». E per amore di quiete. Mico così
consigliava Sebastiano: « Il suo zio ha sempre lo stesso al-
loggio a Parigi e perciò Ella farà benissimo a scrivergli subito,
senza però nominarmi, altrimenti non farebbe tutto l'effetto clic
ne spero: dica che lo sa, e lo sa di eerto senza paura di sba-
gliare. Anzi a
nome di V. S. I. un distinto personaggio di qui,
che ha per Lei molta affezione, mi parlò e mi consigliò di ripetere, aggiungere
ancora a quanto già scrissi, a ciò viva e lasci
vivere in pace il mondo; e questa persona, noti bene, ha sentito
con le proprie orecchie quanto S. M. sia sdegnata » (1)
Il nipote si
dello zio,
prestava al giuoco, convinto di agire per il bene
ma questi, ringraziandolo, lo esortava
a
non com-
promettersi come ufficiale dei carabinieri e a « surmonter ainsi
autant que possible la défaveur que [s]on nom et [s]a conduite politiquerepand[ait] sur [lui] »,ed in pari tempo solennemente gli dichiarava: « Je vous dirais... que Dieu m'est temoin, que je ne fus mù par d'autres considérations que celles du bien du pays et du service de S. M. elle-mème. Persuade, comme je suis, de si riuscirà e io m'adoprerò con tutto l'animo scriveva il Dal Pozzo al notaio Calza il 2 novembre 183] (Ibidem, p. 39). (Cari? Dui Pozzo). Mise. X, (]) Avoli. Dai Pozzo, hi Montebello, Se/..
fine
.
I
n.
2.
—
<>7
de Hit-
la
solidità
si
elles Boni
si
laixiiis.
<
j
u«*
ni;iu\ aite*, (tu
je
vomirai»
réfutées,
\<>ir oli
elles «»ut
si
niepi,
seulemenl
quelque plausibilité, je me Domerai a attenére jnstiee «In temps et,
en attendant, j'appelle du Boi mal informe au Boi mietu
intorni.
Le minaccie, Eatte arrivare tramite
o^rni
al
cavaliere di Castellino per
con
,vi
rivelazione Che anche
la
Carlu Alberi i) si era schierato coni ro «li lui. non valselo a nulla;
28 ottobre egli scriveva risointamente
il
sabile, conte ole
l
principale respon-
al
Ho pure ricevuto lettere da l'a-
ISscarène:
non mi rallegrarono niente allatto, giacché mi danno notizia (li una lettera al Ministro, che se fosse passata per le mie mani non sarebbe andata al suo indirizzo, e di un .1/» moiri rici, ina
WtUter,
il
(piale
comincia, per (pianto mi si dice, con copia
tale della lettera
me scritta al proposito. Sento a dire
Mémom già corre
che «pioto la
da
il
paese manoscritto; (piale ne
conseguenza io non saprei dirlo. Non vedo però
pormi in scena, tanto più (piando
ta di
1
la
no-
intenzione del ilo.
o ragliasi pure del Ministro, arrivava a sua notizia percento canali. Chissà se Sri
ro posto una
dito
scriveva
>.
\
la
mia narrazione -aia trovata fedele, M non
irgola di più o il
un punto di meno. Io sono stor-
L6 novembre 1831
che temeva per la sua carriera
il
troppo pavido
l.iirocrat ica
Mici».
nel ministero delle
linai
hai Pozzo aveva sùbito intuito
Il
che -i facevano
il
giuoco dei cortigiani,
servendosi dell'ombra del Re,
forti nella lotta
dopo averne impressionato L'animo sinistramente e perciò il •va indirizzato una lunga lettera al conte Antonio Tondnti de l'Escarène, ministro «ìe^li interni (3), che poi hoa invio direttamente, ma mise hi circolazione in Piemonte manoscritta
in
tetterà
piti
molte copie, mentre gli dirigeva il novembre una richiamandosi a quella del 28 ottoni bi i
.
ili
i
vini.,
p.
i
unica torinese (ZW-
rivolgendosi ud mia
M Vii J.
Hontebrll (.'{)
I,.
<
'.
Bollea.
Ibidem,
p.
n
l>" 12.
<//
emrL,
p.
Il
68 Il
-
De l'Escarène, nella sua albagia di ministro e crassa igno-
ranza d'ogni nozione giuridica, aveva fatto una serie di minacele orali al Mico, perchè questi
trasmettesse al proprio
le
padrone. Innanzi a tutto, divieto di qualsiasi stampa senza il visto
pena il sequestro dei beni siti in Piemonte: secondo luogo, minaccia di incriminarlo per tutte le sue opere dal 1811 in poi: per terzo, proibizione di vendita, di cesdei revisori regi,
in
sione, di donazione ipotecaria delle proprietà immobili (case in
Torino e terre in Monferrato) per eludere le predette minaccie,
pena l'iscrizione d'ipoteca generale da parte del E. Fisco (1). Separando « toujours la personne sacrée [de Charles Albert] d*avec celle de ses ministre* et conseilleurs », rinfacciava
al
il
Dal Pozzo
De l'Escarène « les menaces tout-à-la-fois très-
injustes et très-impolitiques », poggianti « sur le vice d'une mi-
sérable forine
défaut de permission des réviseurs) », e che
(le
erano la risposta alle sue critiche, mal
sopportate dagli av-
versari, incapaci a confutarle.
Cominciava meravigliandosi che Carlo Alberto, « qui, étant Prince de Carignan, loua originario
piemontesi
>
gli
Opuscoli d'un arrocato milanese.
editi dal
prince Régent en 1821,
[lui]
1817
al
1820;
«
qui,
nomine
confìa le portefeuille de l'inté-
abandonant Turin », il 22 marzo
gli aveva scritto una lettera lodativa, ora lo chiamasse a Tendere conto delle sue opere stampate dal 1811. Indi rinfacciava ai ministri che, suo malgrado, era costretto « d'envisager cornine fort peu pro-
rieur; qui,
pres à remplir les places de haute confiance qu'ils occupent », (Tessere cattivi consiglieri del giovine Ee innovatore, facendogli fare una parte da assolutista, peggio di quanto erano stato Vittorio
Emanuele
1
e
Carlo Felice e lo dimostrava con varie
prove personali. Perciò
— vantandosi che in tutti
i
suoi scritti
«
la royale
Maison de Savoie et son gouvernement, méme dans sa forme de gouvernement absolu
sont toujours respeetés » e «ses mi-
Couronne quelquefois traités d'incapables, jamais attaqués du coté de la probité » il Dal
nistres et conseillers de la
—
(1)
Ibidem,
p.
27 e sgg.
—
00
Posso
iroiiicaiiM'iitc
ringraziava
de la persécution, doni
ministro de
il
lei
bonneun
Hbraire. qui pnbllè fytyet ouvrages,
le
tuooup réconnaiasanf ». Dolente qne par l'effet de suggestiona [du comte. de l'K i
réne] mal fondees
•
fossero sorte
•>
do Souverain
L'eapril
i
mauvaises impressiona dalia
che L'avevano privato « de ses bonnes
•>.
doni (.il Dal Pozzo] «*t ai[t] en possession bien avant qu'il
s
connùt » il miniatro, egli ri sentiva tranquillo e per l'onestà dei propri] intenti e perchè
le
minacele governative riposavano
troia ou quatre grosses bévuee
di
(egali,
ninnando quindi le R. Costituzioni in vigore, il cavaliere Castellino dimostrava l'illegalità della minaccia di seque-
stro dei beni; l'impossibilità di applicazione a lui delle
pene
di eaae comminate, non essendo vassallo, né esule definitivo,
m- al -ei vizio di alcun Principe straniero: il diritto di trasporti
sua proprietà dovi-
facesse
gli
voler sottoporre alla
di
legge
comodo: e la ridieolag«lei Piemonte chi
piccina
viveva in liberi egrandi paesi. «Vorrete anche, 8Ìgnor miniatro, punire udì esuli che non fanno la Pasqua; leggono libri e giornali
proibiti, o,
essendo cocchieri, viaggiano di domenica; od,
albergatori, danno duranti' la Quaresima da mangiare digrasso agli a\ ventoril
Vorrete privale
Francia
Inghilterra.'
in
<•
in
zione ipotecaria da
E
parte del
i
profughi della libertà di stampa il
sequestro dei beni, o l'iscri-
FÌSCO
come sarebbe avvenuta!
m un atto dispotico, o con una sentenza di tribunale: l'uno e l'altro cose impossibili, i
Mìa va
il
voli- vouliez taire ìlent
et
air. ni
perchè
que
jamais jainais de
la
l'ai
connu, oonsentirait à le ut de ses
magistrature piémontaiae,
habitudea de sagesse et d'mcorruptibilitè, descendrail juxqu'à ordonner de elisir des biens illegalment ». Del resto l'aii.i-.
SquieO (1) il
l>i
i-i- ir-
1
Lagrange,
Berthollet,
.
Baratti,
Derossi,
-i
Bottai
Malacarne. Paciaiidi. henina.
Fea,
sudditi
sardi
questo aitile Ottaviano Oaateo, mi<> antenato mataniOi vari nini -<-nt ir un leni aliiitiil.-. ed ho in pronto una
in
1
bas
Ottaviano Guasco amico del Monte*
Altieri, l'abate 1
vie
du Poi un odieuv despote. ni que le Boi,
intègre ainsi que je la
«
— je ne pourrais me persuader ni que
hai Pozzo
1
I
-
70
—
dimoratiti all'estero, inviarono mài
i
loro scritti ai regii revi-
Sarebbe possibile ciò per il Mossotti di Novara professore di matematica a Buenos Ayres? E il conte di Maistre, ausori ?
tore di libri ribelli in materia ecclesiastica, il conte Thaon di
Eevel, che stampò una storia dei moti del '21 a Losanna, do-
mandarono mai alcun permesso? E il Napione e il La Marmora, studioso di storia naturale, il conte Pasero, il marchese colpevoli del reato che si di Barolo romanzieri e tanti altri
— — furono molestati voleva imputare al Dal Pozzo
*?
Infine
non l'autore, ma l'editore e lo stampatore erano responsabili secondo la legge inglese e francese: quindi non a lui si poteva domandare conto degli scritti editi in Inghilterra e Francia. i
Dolente di aver fatto cosa sgradita al Ee con i suoi scritti, il Dal Pozzo confidava « qu'enfin S. M. verrà que les sujets courageux sont aussi les plus fidèles »; ma sei giorni dopo, il 4 novembre, mutava parere per « motifs de prudence et de défèrence » verso Carlo Alberto, ed inviava al ministro una lettera più breve,
assicurando che non avrebbe stancato
«
plus de [s]es observa-
tions S. M.. laissant qu'elle soit recrée sans interruption par [celles du comte de l'Escarène] », e in pari tempo rivendicando
propria libertà patrimoniale. Annunciando la lettera del 28 ottobre, diventata una Mémoire à consulter che sperava
la
sarebbe caduta sotto scritte (1), su cui risti,
il
Dal Pozzo,
tante questioni
suoi occhi in una delle copie
i
annunziava di interpellare ironico, invitava
legali,
«
il
vere primizie
i
mano-
migliori giu-
ministro a sentire su >>.
il
parere del nuovo
Consiglio di Stato.
Come finì la controversia! Il Dal Pozzo divulgò in Piemonte molte copie manoscritte della Mémoire. inviandone diverse al Calza (2), a Pier Dionigi Pinelli (3) e al Mico (4) e dando ad essa una tale diffusione che finì per comparire
spetto
— sul liberale Constitutionnel di Parigi
stando, volle sottoporre la
Bollea, Dieci mesi di
(1)
L. C.
Ibidem,
p. 40, 49, 51. 54, 60.
(3)
Ibidem,
p.
(4)
Ibidem, p. 51. Ibidem, p. 72-74.
(5)
Ne ciò ba
Mémoire al giudizio degli avvocati
(2)
45.
— a suo di-
(5).
cani.,
p.
54.
- 71 P
Dionigi slli,
Galvagnó, Colla, Benissoni (1), Brullo, Gio-
l'incili.
Clara
ero di:
Baroochio, Giovanetti
(2),
Indignato
«-.
all'indirizzo
torinese,
« 1 «
-
«li
contro
la
quale
lanciava
1
Nova] roventi
vedendo
la
Poro
frasi
scriveva una confutazione generale dei loro pareri
il
alca,
I
generale del
viltà
(»»).
1
coscienza curialésca piemontese cosi servile verso
Governo, il l>al Pozzo non si senti più l'animo della lotta ad novembre at tendeva al varco il Consiglio !i/.a. Anc«»];i il I
Stato per tarlo argomento
di
jnnnontese
Gazzetta
l'insipidissima
Sarda po[teva]no bène vantarsi pide dell'universo)
t'inora
critica spietata e si
(li
di
stati
(gli
lagnava
di
s.
M.
avere le gazzette più insi-
afyesse] data altra cosa relativa al
—
nnovu Consiglio «li stato. Quando si opera bene coramencavaliere di Castellino non fa bisogno camminar nel-
—
il
né
irità.
si
<!••<•
one, otturando
temer
critica e
la
bocca
la
agli
altri»
pretèndere che (7).
Ancora
il
si
ha
9 no-
vembre, dichiarando che responsi degli avvocati torinesi avrebbero dato un coraggio da leone per andare avanti i
gli
<
e pubblicare quello ohe
circostanze
al
.
[gli]
parenti-
par[ev]a conveniente secondo le
Pier
Dionigi
Pinelli
aveva aperto
tutto il suo cuore su questa Faccenda: i La libertà della Btampa è la sola
Che può introdurre le altre libertà civili e politiche e
mantenerle nella presente condizione delle nazioni. Xon contenti
ministri
nostri
i
tono
d'incatenarla
nell'interno
del paese,
pure incepparla all'estero, e a questo attentato
si
dee resistere, per quanto è possibile, dai Piemontesi che amano patria e desiderano vedervisi introdurr»- legalmente, cioè
la lor
•
«
scabroso delle rivoluzioni, un miglior ordine di
l'aiuto
a •
».
Le questioni che io propongo sono tutte legali e in eoi za ninno.
(1)
Ibidem,
p.
.
dee
»T.
rpolo di dirvi sopra
.»».
60.
M, p. 68. (3)
Ibidem, p
(.•>)
Ibidem,
p.
17, 56, 60.
(6)
Ibidem,
p,
71, 7f, 75.
(7)
Ibidem,
p.
40.
63, 68
il
suo parere
7-2
e sottoscriverlo.
non osar farlo... sarebbe una viltà ». E pro-
[1
seguiva ricordando che, ghilterra,
il
—
contrario della Francia e dell 'In-
al
Piemonte non pregiava giustamente gli avvocati,
né i professori universitari, ne gli scienziati ne gli artisti, i quali invece potevano con la libertà della stampa all'estero far «pio-
vere gran luce in Piemonte [e]d eccitarvi un grande ardore » di rinnovazione. Egli aveva fede nel suolo subalpino, « sempre
ferace in buoni ingegni » e nei giovani « speranza della patria »,
per avere un consulto favorevole dagli avvocati piemontesi
e
appena l'av[rebbe] ricevuto, [di] far[e] una buona stampa, avendo così le spalle ben coperte dal Foro di Torino e ne profittava per pubblicare « " cum notis ,, e con un
si
proponeva,
«
discorso preliminare le regie patenti del 13 scorso settembre relative pure al Consiglio di Stato, le quali da[va]no
un bel
campo » di critica. Era un
assalto in piena regola all'assolutismo carloalber-
tino: a tutti il Dal
Pozzo rivolgeva preghiera di cooperare a
forzare la mano al giovine Ee ed a far scacciare gli indegni ministri. «
Così invocava l'aiuto di Pinelli
écrit sur un livre noire »,
(1),
di Stefano Eocci,
perchè partecipe del governo rivo-
marchese Michele Benso di Cavour (3), di Costa, di Migliore e diBarocchio, « impiegati sotto
luzionario del 1798
il
(2),
del
governo francese », e di tutto il Foro di Torino per impedire
che « il dispotismo ministeriale militare trionf[asse], spalleggiato dai Gesuiti »
(1).
Ma per quanto avesse
il
conforto di sapere applaudito
il
suo Edit da « un alto personaggio », cioè da Prospero Balbo (5),
quando apprese « que l'avocat Colla de Turin, homme trèsami de la liberté politique et civile, était
habile et un ancien
d'une opinion contraire... sur tous les points » (6), temette di essere in errore e decise « subito di prend[ere] le necessarie pre-
(1) (2)
(3)
Ibidem, p. 45. Ibidem, p. 48. Ibidem, p. 65.
Ibidem, p. 49. Ciò argomentasi accostando la lett. che è a p. 51-53, ibidem^ al postscriptum della lett. a p. 40. (4)
(5)
(6)
Ibidem,
p.
56 e 71.
— cauzioni
Weva
i
>inuove[va]no punto
—
7:ì
affermato che perchè
•>,
i
minaccia
le
<•
benché
il
governo
non
[lo]
s.
m.
<li
ssoluto, vi [erajno state fin [all]ora e vi [era]no
per cui non
legali,
tem{eva] né
«li
essere
processato se non
[aveva] commessi delitti, ne di essere spogliato
proprietà senza causa »
forme
della [su]a
ma «piando vide che peggiore del
(li):
eoosnlto Colla, in evi BpiocaTva]no un certo coraggio «li viltà
una certa boria «li servilità tra mezzo
e
i
più madornali errori
era quello de) famoso Giovanetti di Novara, decise
legali
messi indicali. Gii làico aveva scritto al suo pa-
di ricorrere a
dron
suggeriTvafrO
i
al
governo delle misure che fa-
tino orrore ed altre ohe
[avrebbero pot[uto] anche essere niente affatto graziose e renderle legati con un piccolo editto di «lue articoli» (1): ora anche Giovanetti scriveva: «Che gioverà egli un parere «li giuristi.' Nulla i
j)iù che
a stabilire che
easi proposti non sono contemplati dalla legge. Ebbene! Il
lovrano, ch'è tonte d'ogni legge, ne fa una per un caso ipe-
come le cinque potenze al re «Iolanda, dice al suddito
cialc e,
abitante all'estero:
i
Voi
osate della
vostra libertà; io oso
de" mezzi che sono in mio potere per la mia conservazione » (5).
Di Pronte ad un contegno simile
avevano «una
oert'aria
tare ». «piando pure non «li
per
ita
1«
ardori battaglieri
<•
i
suoi
la
i|...
«
tutti
i
liberali,
che
pensavano ad un processo Dal Pozzo smise i suoi
un abile piano di difesa.
ricorse ad
vendita «naie»,
temperata
scritti (6),
indicamente valida i.
«li
suggerire al dispotismo ciò che
«li
in
Francia, dov'egli
si
tro-
Dal Pozzo «verbalmente ven-
il
[suo]i beni stabili, mobili,
tuati negli Stati Sardi ajlla propria] moglie
diritti •
ed azioni si-
Mary Kidiardson
essendo inglese, potfeva] colla protezione del torte suo governo e con poveri consigli [del marito] difendere bene clic.
i
alevolmente... (I)
(S)
i
Ibidem,
p.
Hcfem,
p.
il
p.
Ti
Ibidem,
11.
bidem, p
(7)
'ni. ni
p
Ibidem,
p.
72,
Buoi diritti
i
(7).
74 --
Indi per mezzo di inaici, quali il generale napoleonico conte
Augusto Plahaut de
Billarderie, miss
la
Anna Maria Elliot
Murray e Lord Gilberto Minto, otteneva opportune raccomandazioni presso il ministro inglese a Torino (1), aftinché il Go-
verno sardo non agisse
ai
danni della nuova proprietaria.
Anche su questa mossa del Bai Pozzo il parere degli avvocati contrario alla validità in Piemonte di una ven-
torinesi era
dita orale alla propria moglie fatta in Francia,
ma egli, ap-
poggiandosi agli scritti di uno dei più grandi giuristi del tempo, del Merlin, confutava tutte le loro argomentazioni (2) e dava
incarico al segretario Mico, unicamente « per un cotale riguardo alle [sue]
paure e alla [sua] posizione » di impiegato al mini-
stero delle Finanze, di dare
«
comunicazione
[della vendita]
al sig. conte della Scarena per soddisfare all'intimazione... di
tenerlo al corrente di quegli affari di amministrazione, la cui
tendenza sarebbe stata di trasportare il [suo] patrimonio altrove, intimazione per altro illegalissima, poiché
il
ministro
degli interni non a[veva] nessun diritto ne di essere informato degli affari privati che non gli apparten[eva]no, ne di intral-
ciare l'uso o l'abuso che
un proprietario po[teva] fare delle
cose sue nei limiti della legge »
Mico nicchiava, che
«lasciare...
dalle lettere che
(3).
Visto però che il timido
il
cavaliere di Castellino lo autorizzava a
il
conte L' Escarène sap[esse] la vendita o
si
aprivano dalla polizia] o dalla pubblica
fama » (4);. ma tale licenza arrivava a Torino troppo tardi, quando Mico aveva già reso edotto della vendita orale il ministro degli interni (5), e sia che la protezione inglese influisse, sia
che il governo si fosse accorto della « bevue », sta il fatto
che il De Escarène non fiatò più.
9.
Pozzo (1)
— Nauseato però di tutte queste soperchierie, Dal — che tanto aveva sognato nell'ascesa al trono del proil
Ibidem, p. 64-65, 75.
Il
ministro d'Inghilterra si faceva persino
tramite delle lettere del Dal Pozzo ai suoi amici per eludere la polizia (Ibidem, p.
75).
(2)
Ibidem,
(3)
(4)
Ibidem, p. 58-59, 61. Ibidem, p. 69, 71.
(5)
Ibidem, p. 76.
p.
67-69.
— tristr. ora
pupillo
l»ri<>
/•
'
confessava al Filiea e al l'oliano che
tuo del Piemonte fa[ceva] sempre passi progressivi nel
noto gesuitico e dispotico » (1) e che era « dans un état
pire qui> sous Charles
1-Yli\
>
(2) e
rinunciava nel suo intimo
— questa volta detinitivainente — ad ogni pensiero di lotta e propaganda pei la rigenerazione politica patria. Aveva ormai sessantaquattro anni e li aveva trascorsi sempre lavorando, x rivendo e agitandosi per la rinnovazione della vita
di
pubblica del suo paese, ottenendo tante amarezze, anche ora ed a
nome di chi egli aveva difeso bambino, ubbidito giovinotto ogni età! Quanti anni di vita gli sarebbero an-
e rispettati» in
cora rimasti? Forse pochi e valeva la spesa sacrificare anche
quando li aveva voluto allietare con la giovinezza affettuosa di Mary Hichardsonf... Fu allora preso da un desiquesti,
derio ardente di poter far conoscere alla sua tenera compagna dei fiori e degli incanti nei sogni suoi di in-
l'Italia, là terra
glese, e sopra tutto Torino, « ce magnifique petit Turin, qu'on... dit diirne
di tre mis sous verre » (3).
Per (pianto ostentasse d'essere indifferente al ritorno
Piemonte.
1
in
amore immenso per la patria gli aveva già fatto
rivelare gli intimi pensieri in qualche lettera confidenziale (1),
da poi ehe la salita al trono di Carlo Alberto gli aveva fatto sperare un amnistia generale per i moti del 1821.
Ma p. de
il
giovine re, per quanto animato da buoni sentimenti,
molti motivi non
di limimi.
p.
Ut,
p.
il.
!>;i
I>.
Ti».
7
l'<>:;o,
grazia da
1
in
M mihlnUu, Sez.
a Sihnstiitiiii.
/'.
la
k:ì.
Arrh. Ifnl
(3)
poteva accordare subito
Londra
-naie, eh*
il
gli
ii.
60,
l«-tt.
gennaio IMI sareMnpiar u l*
i
il
t
.
.
1
(Cinti
Ihil
Fot
Mary, 1 gennai-» l'ai Pozzo scriveva al nipote
«li
..--.il
l
«li
riveder|lo| e di pre-
compagna».., ma " ravonir eat dans le atin da diceva Napoleone «piando era nell'isola di > Piena »; e 1' teli propria
I
..
tarata
1832 da Parigi al pronipote Perdinandino diceva: « Non poiché era nato durante piti pei InngO tempo incognito, .
Pentita del prozio
.
dovessi aneli»- farvi portare a.' contini dello Stato »;
contava che la moglie Mary sarebbe andata « nel decorno del l'anno in Piemonte e di aceompa^narlla] vento Lione o Ginevra » infatti
(Ihnhm
leti.
n.
»T.
•"><>.
51).
— 76 — tanti esuli attesa; egli stesso ce lo dice:
«
Un point scabreux
fut encore celui de l'amnistie; mais je crus n'en devoir donner
une que pour les crimes non politiques
— così scrisse in un
suo inedito memoriale, di cui il Cibrario diede qualche saggio (1)
— pensant que
si elle se fftt étendue à nos proscrits, j'aurais donne par la une sanction aux calomnies sans nombre qu'euxmémes et que des personnes d'autres partis répandaient sur mon compte, apres nos malheureux troubles; qu'on ne l'aurait considérée ou fait considérer que comme une justice indispensable; et qu'on aurait pu croire que dans un moment d'aussi grande fermentation generale, je ne l'accordais que par crainte, ce qui était bien loin de mon caractère. Pensant que plus que la rentrée de ces mèmes proscrits, au début de mon règne, aurait jeté un mécontentement et une grande inquiétude dans le parti royaliste, je me pronon<,ai hautement de ne vouloir accorder avec le temps que des gràces partielles, suivant que
les
personnes qu'elles concernaient
le
méritaient. Mais, en
revanche, je permis la rentrée dans nos Etats à tous ceux qui en avaient été exilés sans proces, et je permis de méme la
présence à la cour de tous ceux qui en avaient été éloignés, sans avoir encouru de procès ».
Nel modesto carteggio del Dal Pozzo a noi pervenuto (2) afférmazioni di Carlo Alberto trovano ima piena conferma: esso abbraccia pochi mesi, dal 25 agosto 1831 al 31 maggio le
1832, ma ci apprende che in quello scorcio di tempo fu accor-
data la grazia del ritorno in patria all'abate Pier Bernardo Marentini (3), al cavaliere Clemente Verasis di Castiglione (4), a Guglielmo Moffa di Lisio
Marzano
(6),
(5),
a Luigi Ornato
a C. Emanuele Asinari di S.
(7),
a Pasquale Quartero
Cibrario, La vie et la mort du roi Charles Albert initiateur martyr de V indépendance italieìine, trad. di Ch. De la Varenne,
(1) L. et
p.
(8),
56-57, Parigi, 1862. C. Bollea, Dieci mesi di. cari. Ibidem, p. 1, 4, 10, 12, 13, 39, 41, 53, 55, 74, 95. (4) Ibidem, p. 53, 60, 71, 81, 96. (5) Ibidem, p. 94-97. (2) L. (3)
(7)
Ibidem, p. 94-97, 100. Ibidem, p. 95.
(8)
Ibidem, p.
(6)
100.
— 77 ad Knianuele
I
>ul
POSSO della Cisterna (1); lo stessi» Dal Pozzo
ricoiiosce\ a
clic
un cerio sistema d'indulgenza preval(cv]a
Piemonte » (2) e « che Carlo Alberto si [era] ammollito rifugiati e in generale i condannati per delitti
in
un
pno reno
politici
i
(3).
i
E come nei Motifi >ir In
publicité aveva riconosciuto che scrii avrebbe imbarazzi politici al Ee di fronte l'amnistia creato
all'Austria eche «un infinite de personnes croient, dans l'etran-
surtout, que notte jeune roi fùt le chef de la revolution
l'ci
cu L823
» (4), così dimostrava egli stesso nei suoi carteggi che non era intorniati» il timore di Carlo Alberto di vedere l'amni-
confiderei... contine un justice indispensable ». Così
stia i'
novembre scriveva
a
cati in qnegli avvenimenti...
supremo
tei «•
il
Giovanni Calza che «gli infelici impli-
sembrava che, all'avvento al po-
quello che essi proclamano loro complice.
di
giustamente bì potessero lusingare di essere... amnistiati» (5) ed
il
ancora:
'.»
Ilo...
<
in
idea collo stampare di forzare... la
mano al governo a ilare un'amnistia..., non essendo essa cosa di grazia, ma di giustìzia..., (piando il complice del delitto politico
diviene egli Stesso sovrano»
(6).
Fiducioso «che un'amnistia generale sar[ebbe statai pubblicata
nome
(»
nascita del re
di della
il
[l!
Ottobre]
il
dì del
suo
per «pianto dichiarasse di non voler riennovembre] Piemonte se non vi era « un'eambiamento di sistema •.
I
trare in
per indili
\el,,
,7
da
riferirsi
liva
anche
j
il
il
«piando
gli
parve che al caso Marcntini
proverbio» «una hirundo non faci
ver »(8).
1
generale Sebastiani, ministro degli esteri di
Francia, che il 19 settembre L831, accontentandosi della mItn del Consiglio di Stato, si era permesso di dire ai deputati le roi de Sardaigne gufi une polititp E l'irreclairee .
oo.
(I)
IbitU
(:t;
Ibidem,
p.
«li questo Capitolo. <h Boli ba, D
6
i.
'
Ibidem, p (7) Ibidem, p.
;.
Ibidem,
13.
p.
<•«•//..
p.
-78 — quieto cavaliere di Castellino domandava al Sebastiani se era per la « politique éclairée » ch'egli non aveva ottenuta l'amnida stia agli esuli piemontesi, annunciata senza smentite
—
M. d'Antignox
nel Semaphore di Marsiglia del 5
giugno 1831
j
nel Constitutionnel, nel Journal de Paris e nella Nouvelle France del 10 giugno
e per cui il ministro stesso aveva disappro-
(1 ),
vato nel Moniteur del 28 giugno 1831 un discorso dell'ambasciatore francese a Torino, colpevole d'aver detto clic Cario Al-
berto « joignait à l'autorité du souverain l'intelligence sympa-
thique de son epoque et de sa nation » (2).
In pari tempo compilava un « Programme sur la question
de l'amnistie », rimasto inedito, che il 27 dicembre 1831 aveVa sottoposto al competente giudizio di uno dei più grandi giucelebre Merlin, padre di Paolina
risti francesi, del
la
Andryane
cognata d'Alessandro e la pietosa amica di Piero MaronQuesto programma fu esaminato pure dal Buchon e
celli (3).
dall'Ixambert il 14 febbraio 1832 (4) e poco dopo era dal Dal Pozzo inviato in esame ad Antonio Panizzi. Questo appren-
diamo da una lettera sua del 17 marzo 1833, nella quale appare chiaro l'intendimento dell'autore. Si trattava « di un discorso che
[si]
finge[va] avere
di Carlo Alberto pro-
un consigliere
nunziato in un Consiglio radunato a bella posta per vedere se e
come un'amnistia dovevasi da lui concedere ». Per rinfor-
zare e rendere più efficace la memoria,
il
Dal Pozzo aveva
aggiunti « alcuni testi..., tendenti a provare l'inconvenienza che
(1)
Nella lettera
il
Sebastiani a Lione,
D'Antignox rilevava d'essere stato inviato dal Macon, Avignone e Marsiglia per convocare
nelle prefetture gli esuli piemontesi e invitarli a stendere petizioni
d'amnistia al loro nuovo Re, promettendo che
il governo francese le che, apparso il 29 otavrebbe fatte accettare. Il Constitutionnel del 28 novembre ritobre 1815, vive più che centenario oggi 1922 tornava su questo argomento, raccontando le disavventure del Dal Pozzo (Vedi App. 5 di questo Capitolo), né è a credersi che ciò fosse avvenuto per opera sua. Il regesto di una sua lettera a C. E. di San
—
—
Marzano del 14 dicembre 1831 toglie ogni sospetto maligno Bollea, Dieci mesi di cari., p. 110). (2)
Edit du Eoi de Sardaigne etc, par F.
(3) L. 4)
C.
Bollea, Dieci mesi di cari.,
Ibidem, p.
113.
p.
(L.
Dal Pozzo, 46-48. 111.
C
TU
un reo <li mi delitto si fu,
mente reo I
patenti
Ir
cui
Era
.
quali
i
-jra/.ia
(li
\
le
cniiiit'iitc
emanate
principe Della Cisterna,
pel
ben duro ed aspro, avuto
Btile e[ral
punirò uno Sgual-
Saere Scritture e Sant'Agostano, e il
riguardò nlìn
«n<-lt>
buona condotta tenuta rf<ti oandanuato (1). VUta quindi, da un lato l'inutilità dei sacrifizi personali per mantenersi con L'esilio l'indipendenza e la libertà nei sarie per cooperare con idi scritti alla rigenerazione patria. «
lato
dall'altro
dell'attesa
l'inanità
di rientrare in
M
ii« » f 1
B.
SC.
una
di
amnistia,
Dal
il
Piemonte a dispetto del governo,
come indigeno, almeno come forestiero. Al suddito di Sarda era
vietati»
francese e inglese,
oltrepassare
protetto da
i
questi
confini:
al
cittadino
due governi, sarebbe
Stato lecito. Perciò, desideroso < apres di\ ans d'exil de recou-
vrer une patrie et d'avoir celle surtout qui
!',!
la
|sjienne pen-
dant quinze ans. et mi [il g]e [était] trouvé honoré, respecti de cent autres avanta^es
jouis-ant
••.
il
L'i;
dicembre
lS.'il
-i
rivolgeva all'amico barone De Gerando, consigliere di Stato, ottenere
la
naturalizzazione francese, pensando ohe
bonum
ubi
tria
personages éminents...
la
dito di Luigi Filippo: perchè, se pire (pie goiis Charles Felix
qne Louis
-
i
il
ca-
Trancia, dichiarandosi sud-
IMemont
eltait) daau un Carlo Botta non imitate (3), le
a li ri.'
.lanci
Romana, De <• barone Pasqilier, Casimiro Perier, Hochet, Bondv prel'antico
rando, il
collega
Senna
della
tetto
tela
Chabrol, Sanici .liivent » eccitavano
I'ottali-.
valiere di Castellino ad onorai»'
e tanti
pa-
(2).
rotres uier.
i
i
nella
deputati
Consulta
l'ataille
e
Dozon.
Mast felle.
Qneenanll e Barthe
ministro guardasigilli di Francia, tutti
adoperarono per la
naturalizzazione del nostro Dal l'ozzo
il
«piale poteva il 9 aprile
Sailiei jli
ti)
I.
de
La
Tour,
che aveva
ministro -ardo degli esteri,
1
Panimi, di
Adam,
p.
1
10-1 10,
(
);
B32 scrivere al conte Vittorio Amedeo
obtenu de s. M. ad
Pa<
i
>i 1
119-111.
le
HS-1 18.
«tei.,
per annua*
Roi Louis Philippe «le-
p,
70.
si
- 80 lettres de déclaration de naturalit é srmblables à celles accordées
à tant d'autres de nos compatriotes habitants la France »; che il suo « attachement à [s]a patrie originaire et [s]on respect pur la royale maison de Savoie seront... éternels »; che i suoi antecedenti onorevolissimi in Francia, la sua vita meschina in
Piemonte dal 1814 al 1821, l'esilio e la sua incompatibilità di opinioni politiche e legali con quelle del governo patrio lo
avevano indotto a porre fine ad una situazione incerta ed a « chercher le répos, c'est-à-dire une existence fixe, honorable in cauda venenum et libre », e che sperava, non più cittadino sardo, di poter andare in Piemonte per coadiuvare la
—
—
propria moglie mi disbrigo dei suoi interessi (1).
Al notaio Clara, per il cui tramitela lettera giunse al De Tour,
il
la
nostro Ferdinando apriva, su questo episodio della
naturalizzazione, il cuore, dicendo che l'annunciava al governo
sardo per due fini: « L'uno si e[ra] di lasciare un monumento durevole, irrefragabile, de' sentimenti veri e
leali,
che
[lo]
anima[va]no verso il [su]o natio paese, anche nel momento che,
spinto da potentissimi motivi,
[s]e
ne disgiungeva] ». il Dal Pozzo
doveri che mi vi legano — dichiarava
—
So i anche essendo naturalizzato in un altro dominio: li serberò inviolati, poiché mi sono dolci. Sempre amerò il Piemonte e l'Italia ». « L'altro fine si e[ra] d'indurre il governo di S. M. a non più frapporre ostacoli al [su]o venire costì [a Torino], e ritornarsene liberamente, secondo che i [suo]i affari o quelli di [su]a moglie ponessero] richiedere... Desiderava] ora... un «
libero accesso al [su]o natio paese ed [era] deciso
ad impie-
gare per questo effetto i buoni ufficii sì del governo francese
che dell'inglese, se essi [fossero stati] necessarii ». « Ma mi riputerei felice, e ne avrei grande riconoscenza al governo di S.
— aggiungeva
M.
il
Dal Pozzo
— se alla sola giustizia e
bontà di lui io dovrò la rivocazione di una specie d'esilio, che io potrei all'evidenza dimostrare non aver mai meritato, se
ad una tale disquisizione si dovesse venire. Il mio più ardente voto è di evitarla » (2).
(1)
Ibidem, p.
(2)
Ibidem, p. 87.
!tì.
— Sili
pratiche a Torino
1«-
<i
è
chiaramente
dami passo di lettera ohe il segretario Miro scriveva il
rivelato 11'
siano svolte
maggio L832
al
maggióre dei carabinieri di Alessandria,
come Sebastiano l>al Pozzo: «Il di Lei zio scrisse al Ministro degli esteri che, essendo stato naturalizzato francese, deside-
rava di venire in Piemonte per sistemare qualche affare e far ie ci
il
paese a bus moglie:
domandava
per ciò un passa-
trovò che la 0O88 era irregolare, che avrebbe dovuto
si
domandare prima la permissione (li S. M. per accettare la naturalizzazione e che, se questa si presentava, si sarebbe accor-
data e luna e l'altra COSa.
Dopo aver tastato su di ciò il Mini-
cavaliere acciò
stro,
ri
contentasse di fare la
domanda in tali termini. Si durò qualche fatica per ottenere Questo intento: finalmente
la
nuova
lettera
arrivò:
i
termini
Ministro e non credeva che vi fosse
questa hanno dubbio sul buon còito; ma quando venne rassegnata, 8. II. depiaciuto al
di
plorando lo stato delle COSO, e lagnandosi che il Big. cavaliere
" l'avesse posta nella circostanza di non eseguire il suo primo pensiero, che era circuii fosse uno de' primi richiamati in patria, e pensando che il rientrare ora anche momentaneamente, dopo le
-i\ a/ioni
fatte da lui Bui modo di governare.
darebbe luogo a mille ciarle, farebbe tare della congietture sul cambiamento di sistema, cosa che s. M. crede di dover per ora Brevetto per la naturalizzazione, ma -i sospendesse L'ordine del passaporto. Il brepedito direttamente a Lui con lettera del Minivetto .re.
.
ordinò che fosse spedito il
b'.
dove non -i parlerà del passaporto, riferendosi iu questo
proposito a (pianto gli verrebbe scritto da Clara, che recapitò le
lettele
al
ita la
ministro
De la
'l'olir
(1).
minaccia «li cercare l'appoggio «lei governi fran-
pure la mancanza di coraggio nel proseguire Contro un ostinato che a\e\a dsUOStO alle minacele ministeriali con una vendita orale . con la naturalizzazione, o inline furono sentimenti del re. memore dell'antico >uo la
lotta
i
tutore e ministro, clic indussero il
Ireh. I>«1 /'".-:". <«
»/.«„/,<.,
«.'««verno
sardo ad aeconten-
•
\
sa tarsi di una domanda in ritardo per concedere... quanto il Dal Pozzo già aveva ottennio senza suo consenso? Noi crediamo il
che Carlo Alberto stesso sia stato l'autore di questa virata
di
bordo della barca ministeriale, dando così uno schiaffo morale ai cortigiani ed al eonte De l' Escarene.
La E. patente del 12 maggio 1832 era sobria quanto mai: Le comte Ferdinand Dal Pozzo né à Moncalvo, province de Casal, nons ayant snpplié de lui permettre d'établir son do-
nneile en Franco, et d'y obtenir des lettres de naturalisation,
Nous Nous Bommes determiné à accueillir
demando » (1).
sa
«Sull'invito della E. Segreteria [Mico] ritira[va la patente],
ma non... ne manda[v]a copia a di sapere che dovesse lare (2): ed
raggiri per impedirgli
nunciava
di
«
il
il
Dal Pozzo,
visti tutti
i
ritorno in Piemonte, P8 maggio an-
partire per
nare tre o quattio
Parigi » subito, aspettando
Londra dove [contava di] soggior(3), meditando di condurvi a
se! limane»
termine una nuova operazione per forzare
la
mano al resi-
stente governo piemontese. Il soggiorno londinese fu più lungo di
quanto
il
forse lo vinse
cavaliere di Castellino avesse
progettato
desiderio della giovine sposa di
il
(4):
trattenersi
con i vecchi genitori, o forse la pratica della liquidazione dell'alloggio, ch'ivi
ancora aveva
(5), richiese
maggior tempo, o
forse anche la seconda naturalizzazione, ch'ivi ottenne, reclamò
un soggiorno di qualche mese in Londra. Il
governo inglese era più energico a Torino di quello franil Dal Pozzo sperava di ottenere con questo mezzo
cese ed
quanto gli era stato sino allora negato. Il soggiorno londinese di otto anni gli valse «
certamente come titolo per
ottenere
senza autorizzazione ne del governo francese né di quello
del Piemonte la naturalizzazione inglese, cioè la condizione di
denìzen, la quale tiene la mezza via tra lo straniero ed il suddito nato inglese,
ma che concede in sostanza allo straniero
Vedi Append. 6 di questo Capitolo. Ardi. Dal Pozzo, iti Motitebello, Sez. I {('arte Dal Pozzo), Mise. X. 2, lett. di Mico a Sebastiano D. P., 23 maggio 1832.
(1)
(2)
n.
(3)
Ibidem, 13 agosto 1832.
(4)
Ibidem. 6
(5) L. C.
ott.,
10 nov., 19 die. 1832.
Bollea, Dieci mesi di cari.,
p.
106,
109, 111,
112.
\arj ed import&riti diritti civili
(la
coi sarebbe affatto esctaso
Inghilterra un BudditO Sardo, che non vi avesse ima tal con
in
di/ione di '/' " '':• " ottenuta
l
(1).
qm
L'effetto di fu insperato: del ministro
* i
•
rispondete ad una lettera del
affari esteri di
*
«_r 1 i
tempo la spedizione
avaliere e di ordinare nello stesso
i
Po
Dal
patriamento del
in principio di ottobre [Mico aveva] la promesse
«
no passaporto. Tutto onesto però non doveva avere effetto
m principio di novembre », quando, « andfato] al Miniteppe che la lettera era partita, l'avviso all'Ambasciata
.
di Parigi [era stato] dato ed il ministero dell'interno (ci suoi ordini con (pianta rabbia del L'Esearène?) aveva dato alla frontiera acciò non lo -i inciampafsse] » (2). i
B mentre
novembre 1832 correva in Alessandria, dove
17
il
suo nipote Sebastiano era maggiore dei carabinieri, « la voce del suo arrivo » ed a Torino si andava all'albergo « per vederlo, ilo
ra
stato riferito in
avanti
i
e a
smontato
di certo essere
modo positivo che egli era ivi giunto
casa dell'amico Mannati. i perchè si sapeva i
hi. e del segretario Mico « per
alloggiato, ed a che ora
*
pranzasse] » (3), il no-
Perdmando a Londra attendeva sino alili dicembre che lettera [del De la Tour gli fosse] finalmente reca-
famosa
la
pita
Questa era del seguente tenore:
-
1-
Turin 27 octobre bob tema
lettres Proenrenr Clara m'ayanl remi* par Intermediaire, bob rous ave* bien votila m'adresaer je pui> maintenant avoir l'honneur de vous annoneer «pie i'Ambassade de S. M. à Paris revoit par le corrier d'aujour<-n
!..
Ics
(pie
orts, pourla destination
d'hui l'antorisation de vis*
du Piemonl [De
sic)
lkUPoteo,in
(1) A,,!, n.
»
MonkbeUo, Se». 7
I
•
Bj
!
e n
8
i.
leti,
i
Tonr]
IPo*»o),Misc.VllI, l'm memoria nUtiii. Ih
ili
Ufo)
rombi (3)
la
17 t
DOT. in.v..
Vedine copia
in
1:<.
8,
1!»
\ppeml.
.li.-
7
«li
ì
quatto Capii
i.UM.
I'
I'
.
:i
IH»-
— Sili
Dal Pozzo, sapendo « che si [era] scri[tto] solamente alla
frontiera di Francia, ma che si [sarebbe scritto] anche in altro
luogo, se egli [avesse] desiderato,
essendo in
Inghilterra],
entrare per altra porta », dichiarava che avrebbe « sollecitato il
suo arrivo in Piemonte », passando per Ginevra per rivedere
i
vecchi amici (1); ma, assorbito dalle cure tipografiche della
nuova sua opera, che a detta dello Sclopis fu « il tumulo della carriera letteraria e politica del Dal Pozzo » (2), rimandava a più tardi la sua gita in patria ed il .19 maggio 1833, datandone da Londra la prefazione, esternava il timore che « per una serie d'infauste circostanze probabilmente non avrebbe chius[i] gl'ocelli in Italia
»
(3).
(Continua) L. C. Bollea.
lett. di
Mico a .Sebastiano D. P., 19 die. 1832, in Arch. Dal Pozzo, in
MoniebeUo, Sez. I (Gente Dal Pozzo), Mise. X, n. 2. (1) Ibidem. (2) F. Sclopis. Storia della legislazione del Piemonte dal 1814 al 1847, p. 60. (3)
Detta felicità che ali Italiani possono e debbono dal Governo Au1 della prefazione, Parigi,
striaco procacciarsi... perF. Dal Pozzo.... p.
1833.
Bibliografia di Carlo Botta IL
Stadi di carattere generale. A.
— Studi intorno alla vita di Carlo Butta.
questa parte si inseriscono le biografìe più notevoli per ampiezza e per importanza, nonché alcuni studi su qualche Iti
punto particolare della vita del Botta, quali recano un vero contributo di notizie criticamente fagliate (t). i
(10)
DlONISOTTl Carlo,
#
E' la più
Vitti di
Curio lìolta.
ampia e piti completa biografia del nostro storico. Il ]>i<>-
niaotti, «lotto e appassion.it o cultore degli studi storici e giuridici, fu
che maggiormente contribuì a rendere nota la figura del Botta, quale non avrebbe potuto trovare una penna più devota e che con
colui il
diligente accuratezza ne tratteggiasse amorevolmente la vita. I ben diate Nioomede Bianchi, che questo lavoro del Dioniaottì ponde al concetto delle biografie dettate «lai nostri antichi non per cupidità «li lode, ma per onoranze »ne d'ingegno per q
più
«lei
defunti «• per utile dei posteri
(2).
Ma in questa tessa qualità del
Dionisotti, lodevoliisima dot vari riguardi, si deve notar»' «pici difetto
oomune a ««.loro «li
quali appunto si
i
qualche grande (1)
Dell'anno
«Iella storia
propongono «li dettare la biografia
uomo per onorarne la memoria e per dare utili
1820
americana
è
una biografia premessa all'edizione inglese 1820). Ma, per quante ricerche ubbia
Filadelfia,
non potei rinvenirne' una copia. Questa biografia era dal Botta stesso approvata, «• consigliata some tonte al suo amico 0, \v. (Jreene, insieme con «niella ch'egli diceva apparsa nel ixiis nella « Biograpluc
ontemporaing Porse qui l<> storico confondeva la Biagnphit det oontemporains del 1s.l*I boa la Biogrmphié modem* ecc. del no indicate in seguito. ''>m//o;i<; pubblicate da una
n, mirili
'h ~tu«li«>-i
«li
patrie memorie,
II. «97,
nota
1,
Tosino, Bocca, 1876.
-
8(>
—
posteri: quello cioè di trascorrere troppo facilmente nella
esempi
ai
lode.
Dionisotti infatti nulla tralascia per dare del Bolla una figura
Il
chiara e spendente di luce purissima, senza alcuna macchia che ne offuschi, per quanto leggermente, il nitido splendore.
fa dubitare che accingendosi al suo lavoro il biografo,
Questo appunto pur proponen-
dosi di studiare criticamente la vita del Botta, si rappresentarne però già dello storico una figura tutta luce, tutta candore, e adorna di ogni
più bella virtù del cuore e dell'ingegno; figura alla quale egli andò poi
conformando tutte le notizie che potè raccogliere intorno al Botta. Di qui lo sforzo che pare si senta in taluni punti per riconoscere tutto buono, tutto
bello, tutto retto.
Non manca inoltre in questo studio qualche lacuna, che il dotto ricercatore non potè colmare. D'altra parte poi egli incorse in alcuni errori di data non insignificanti (1).
^1)
Accennerò solo ad una tra le principali lacune e ad alcuni tra
principali errori che (p. 25)
si
i
riscontrano nell'opera del Dionisotti. Questi
parlando del Botta rivoluzionario e cospiratore, accenna vaga-
mente ad un viaggio di lui a Genova insieme col Pelissieri, altro membro della " conventicola segreta » dell'Università, viaggio che aveva per iscopo di accordarsi col Tilly, ambasciatore della Republica francese,
per porre in rivoluzione il Piemonte; ma non fissa alcuna data, e solo lascia capire che si tratti del 1792, in quanto soggiunge che, scopertasi la congiura,
il
Botta fu arrestato sul
finire di
quest'anno. Ve-
dremo tra poco quanto errasse il biografo nell'ascrivere a questo tempo l'arresto del giovane giacobino. Si può tosto notare che la Republica francese fu proclamata solo alla fine del settembre del 1792, donde nasce il dubbio che nei rimanenti tre mesi non potessero svolgersi avvenimenti gravi quali la formazione di una congiura in Torino,
spalleggiata dall'ambasciatore della Republica francese a Genova, e il
viaggio colà di due rappresentanti dei congiurati, e la scoperta
della congiura stessa, e l'arresto di vari
membri di essa. Ma la verità
è che i viaggi del Botta a Genova furono due, e non già nel 1792, ma l'uno nel settembre del 1793, e l'altro nel gennaio del 1794. fu
Il
primo
ammesso dal Botta stesso nei suoi interrogatori durante il pro-
cessore a proposito di esso si conoscono i due passaporti, rilasciati l'uno in
Torino per l'andata e l'altro in Genova per il ritorno.
Il
secondo
viaggio invece, compiuto di soppiatto, e che poteva comprometterlo, fu da lui negato recisamente nel processo, limitandosi egli a dichiarare di essersi recato solamente nelle Langhe fino a Dogliani (Carutti, Storia della Corte di Savoia durante la, rivoluzione e Vimpero francese, I,
277-285, Torino, Roux, 1892). Di qui è manifesto che la cattura del Botta non ebbe luogo nel
1792.
Il
Dionisotti fu indotto in questo errore dal fatto che nei cenni
biografici dello storico, scritti dall'americano G. W. Greene, suo amico,
3S Dionisotti Carlo, (Urlo Batta a <'<>nii. qui
ripete
volume, notato già tra
le
del B. (u. 84) e poi in queste parte .-tessa della
l»i-
l'indicanone di questo
«open- poetarne
e riveduti e corretti dallo storici) stesso, li
delitti
tu
politici,
-i
legge ch'egli
«
falsamente
messo in prigione nel 1792 e tenutovi
[Archivio nutrico italiano, u. >.. t. I. parte 2, p. 67). due anni Ritenendo questi cenni come autobiografici ed esattissimi, il Dioniprestd ciecamente fede a questa data, e intorno ad essa andò ac-
circa
comodando le notizie raccolte riguardo a questo periodo della biografia bottiana. Ma egli avrebbe dovuto pensare che il vecchio Botta, «piando comunicava al Greene le notizie intorno alla propria vita, non taceva opera di storico né di biografo, ma seguiva senz'altro ohe irli dettava la memoria, senza più avere un'esatta nozione «lei turbolentissimi suoi anni giovanili: avrebbe dovuto insomma vagliar meglio le notizie. R questo non gli sarebbe riutanto difficile. <;ià nel 1860 infatti il Dionisotti aveva publicato il volumetto degli Scritti minori di e. /.'., nel quale è inserita la letehe il 27 febbraio 17!tt il Botta scriveva in nome della gioTentù torinese al Paisiello per dirgli «Udl'entusiasmo destato dalla musica della -uà Nino pazza per amore, lettera che già, con la medesima data, nella raccolta di lettere bottiam publicata dal Viani
della cronologia
(Torino,
imi
spesso dal Dionisotti Onesti dunque doveva
domandarsi come mai potesse il Botta divertirsi a teatro nel febbraio' rotato sulla fine del '92, stette per sedici mesi in cardel Che «osa ta invece Dionisotti, riproducendo nella Vita la lettera suddetta? Le mut a senz'altro la data del 1794 in quella del 1792!... ò egli fa senza punto avvertirne il lettore. Orbene, essendo impossibile ch'egli non si accorgesse del mutamento, -i e indotti a credere a questo punto «Iella biografia non tosse convinto neppur egli I
i
il
«li
«pianto scriveva.
L'incertezza delle
notizie
date dal
Dionisotti
a questo riguardo
aumenta ancora «pianilo, nel SUO studio BQSSegUente (('orlo fiotto muta la «lata dell'arresto, ascrivemlolo al 1793 probabil mente in maggio mutamento dovuto al latto ch'egli aveva <i
li
<«
:
trovato
Irai tanto
una lettera del 7 settembre
turo storico parla di un in seguito
al
Ino;,,
mila «piale il fu-
proprio arrest«i.
caso » occorsogli nel 1798 e seeenna Ma qui il Dionisotti non tace di aver
Biblioteca «li
M.
rerribil
scritte del Peiroleri nelle «pi
Re in Torino alcune carte matto che giovane giaoobino fu ar-
restato in un
.,
«io nella
s.
villaggio dd;
del 10 settembre Botta era libero nel febbraio del I
il
il
il
,
e
liberato poi dal carceri
mio dalla lettera ul Paisiello ohe trovando ohe eri
IT'.»».
«•
- 88 biografia, perchè alle lettere e agli scritti inediti ch'esso contiene sono premessi alcuni cenni biografici, che servono di aggiunta allo studio
precedente e cercano talora di correggerne qualche punto (1). (11)
TOMMASEO Niccolò.
Carlo Motta.
E' cronologicamente la prima biografia di
una certa ampiezza, se non completa, che si abbia del nostro storico; ed ha una grande importanza per l'esame filologico che contiene delle opere di lui.
69 Bon-Compagni Carlo,
Xotisia storiai su Carlo Botta, in Atti della
E. Accademia delle Scienze di Torino. 1866-67,
II,
177-210, 259-
377-397 (sedute 20 gennaio, 3 febbraio e
17
marzo
280,
1867),
Torino, Stamperia reale, 1867.
Questo studio ha .un'importanza grandissima non solo per il rigoroso metodo critico seguito dall'illustre autore, ma anche perchè contiene copiose notizie intorno alla vita del B., all'indole di lui come storico e come cittadino, e intorno al suo pensiero politico. Tra l'altro
carcere nel settemhre del '95, tra le quali date corre un tempo più lungo dei sedici mesi che durò la prigionia, come mai il Dionisotti non capì che l'arresto doveva essere avvenuto nel 1794, dopo il febbbraio? Egli ritenne errato il documento suddetto, e si affidò invece al vago accenno della lettera. Eppure, mutando la data primitiva dell'arresto, egli stesso veniva a riconoscere che i dati offerti dallo storico intorno alla propria biografìa non potevano essere accettati
senza un accurato esame critico. D'altra parte già nella Vita il Dionisotti oltre alla lettera suddetta al Paisiello,
cita l'autodifesa del medico Barolo, l'accusatore del Botta
e compagni, nella quale si legge che la scoperta della congiura e l'ar-
resto dei rivoluzionari avvenne appunto nel 1794 (Il Cittadino Ferdinando Barolo ai suoi concittadini ed ci suoi patrioti del Piemonte, Torino 1802); e parimenti cita il pregevolissimo studio del Bon-Compagni che segue in questa bibliografia, e che riporta le date esatte dell'arresto e della liberazione dal carcere.
Nonostante
i
tre
documenti che chiarivano
il
suo errore, cioè la
lettera al Paisiello, la testimonianza del medico Barolo e il documento della Biblioteca reale, nonché lo studio autorevolissimo del Bon-Com-
pagni, condotto sopra fonti dirette,
il
Dionisotti persistette nel suo
errore, anzi lo ingarbugliò maggiormente nel secondo studio. E questo
fatto non contribuisce certo ad acquistargli la fiducia del lettore. (1) Cfr. la nota precedente.
— 80 dà
la
«lai
carcere, e accenna all'interrogatorio
inrc del di
-atta dell'arresto, della prigionìa e della liberazione
cr..]
B., <ia
M.
8.
spesso
trovato
tra
« 1 *
-
1
medico Barolo, l'aecusa-
carte <id Vernasse nella Biblioteca
le
Re in Torino. .Molte notizie con relativi documenti il BonGIOVANNI KiK<iii\. del quale cita anosoritte mi Cario Botta, nonché l'Epistolario del
il
Compagni
lui
dice dì aver avute da
I.
come si avvertì
Botta Bteeso, raccolto pure dall'illustre glottologo, in fondo alla bibliografia dell'epistolario.
70 Sforza Giovanni, L'Amministrazione generate dei memento e ('mìo Botta [1709), in Memorie dello L'eale Accademia delle Science di Torino, -.rie
II.
t.
IJX. pp. 215-339, 'l'orino. Bona. 1909.
un lavoro magistrale condotto sopra copioso materiale epistolare
l.
mas-ima parie inedito e che si conserva nel R. Archivio di Stato di Torino. Raso lumeggia chiaramente la parte notevolissima per
la
lata dal Botta negli avvenimenti dolorosi del Piemonte al tempo dell'emigrazione dei patrioti italiani in Francia a cagione del-
l'inva>ione
austro-russa del
Fra
17!»'».
le
altre
fonti
inoltre
l'A.
attinge alla 8toria d'Italia dal Ì789 al Isti del Botta stesso,vaglian-
done
avvenimenti e agli uomini, e al suo / Maison de 8avoie, suo pensare d'alrispeoohiante
giudizi intorno agì]
i
ione
<!,
lo
il
ohe poi si penti d'avere scritto e desiderava restasse in dimen-
lora, e
ticanza pietosa
(p.
JI7).
71 Giovanni, L'indennità
/\
Giacobini
ai
piemontesi
perseguitati
tonneggiati (1800-1802), Torino. Boera. 1908.
nardo al nostro storico questo studio è ricchissimo di notizie intorno al periodo più agitato «Iella sua vita: ma SOD DOtìzie già edite tutte
ipiant.-
esso da
lui
ad
di qualche particolare riguardante il Torino come congiurato. Tuttavia il severo
(•(•.•e/.ione
subito
in
metodo critico dell'illustre autore e la luce viva
in cui agli pone i rendono (pioto studio utilissimo anche riguardo al Botta.
fatti
72 Bianchi
Kicombdk, Cario
Hutto
t
Contemporanea,
roì,
\.W III. fase. C, pp. S29-S41, To-
Rivista
nno, Ki.
mano
>.
Lettor*
medi'
i
relazioni
gnauo e poi re di TIC...
Cario Miurt,
del
B. I
eoo farlo AJberto, principe di ( verso
(piale fu largo di favori e di aiuti
—
IX)
—
73 Bianchi Nicomede, La
verità
trovata
e
documentata sull'arre to
prigionia di Carlo Botta verso la fine del 86C.
e
XVIII, e le sue re-
Carignano poi re di Sardegna.
lazioni con Carlo Alberto principe di
Documenti inediti, in Curiosità e ricerche di Stojia Subalpina pubblicate da
una Società di studiosi di patrie memorie, II, 95 e segg.,
Torino, Bocca, 1876.
Ripetendo con maggiore ampiezza ciò che già aveva detto nello del B. con Carlo Alberto, l'autore dà qui preziose notizie intorno al B. rivoluzionario, correggendo gii errori del Dionisotti e di vari altri biografi. scritto precedente intorno alle relazioni
74 Ottolenghi Raffaele, La prigionia la )
Acqui (parte
di
Carlo Botta nelle carceri di
e Gli avvenimenti storici che generarono la co-
spirazione (parte 2 a ), in Rivista di storia, Arie e Archeologia per la provincia
di
Alessandria, serie
3, fase. 4,
Alessandria, 1917.
Notizie biografiche di Carlo Botta, id. id., fase. 5, 1918. Rilie vi
Carlo Botta
e
in
base
a notizie famigliari conservate nella, tradizione della famiglia
(ba-
rettifiche sui particolari riflettenti l'arresto di
ranti, id. id., fase. 6-7, 1918.
Sono, con altri studi del medesimo autore, compresi sotto il titolo: Raffaele Ottolenghi di Acqui raccolti dopo la
Scritti dall''avvocato
sua morte ed alla sua memoria dedicati. Nel primo di questi scritti, diviso in due parti, l'autore spesso si riferisce allo studio del Bianchi indicato al numero precedente. Nel secondo esalta la povertà nella quale il B. visse per molti anni, dà notizie quasi tutte note e si ferma sulle due occasioni nelle quali lo storico concorse al premio della Crusca, nel 1810 con la storia americana con esito negativo e nel 1828 con la prima storia d'Italia vincendo il premio; e a proposito di quest'ultimo concorso riporta due lettere inedite. Il terzo è uno studio minuto e interessantissimo sulle particolarità dell'arresto in Castelnuovo Bormida e sulle deposizioni di due testimoni nel processo.
75 Bianchi Nicomede, Storia della Monarchia piemontese dal 1773
al
1861, Torino, Fratelli Bocca, 1878. Voi. II, cap. XIV, I patrioti piemontesi dal 1793 al 1797, pp. 538584. Importantissimo per la biografia del Botta in quegli anni. Voi. III.
Nomina il B. in molti luoghi e talvolta ne cita la Storia
91
t789 al (814. l'aria estesamente di lui eome hm-mi Kr«> dei si succedettero nel Piemonte dopo la caduta della monarchia (pp. 37, 40-41, 54 -àà. IO, 69 71. 141, 159-162, 176), e dell'opera sua durante L'esilio dovuto all'occupazione austro-russa del Piemonte (cap. 5. pp. 243-257), e ancora di lui come membro del governo stabilitosi in Piemonte dopo la vittoria di Marengo (cap. 9,
d'Italia
tÌ4il
vari governi che
pp.
4M 524 76
m DOMBNIOO,
Storia della Corte di Savoia durante
wione e l'Impero franeese.
al
I.
la
Rivolti-
277-2sì. Torino-Roma, Roux, 1892.
[mportentieeimo per la biografia del Rotta rivoluzionario, intorno quale dà minute e praline»? notizie.
77 TkTABONI CARLO, // Italia durante -nt rionale,
Torino,
il
dominio francese,
t.
1.
I/Italia
Roux e C, 1889.
Anche in questa storia troviamo frequenti accenni al Rotta, riguardanti la parte da lui avuta negli avvenimenti del Piemonte.
78
Olmo Francessco, La Rivoluzione francese nelle relazioni diploma>irhe I>.
ili
un ministro piemontese a Roma, (792-96, Roma, Soe. ed.
A.. 1915.
Accenna all'arresto del Rotta e di altri congiurati nel 1794, e alprodotte nella rorte romana da questo atto del go-
l'impressione
verno saltando (pp. 167-168).
79 jMn.AM.si Carlo;.
Lettere inedite di Carlo Cotta a G.
W. Greene, con-
sole generale degli Stati l'niti presso la Santa Sede, uni nliuni renni
intomo
fra/tei
ehn
al
cenni,
questi
ritenuti
corretti dal B. stesso, si
come gì
fiotta,
italiano, n.
i
fu notato,
-..
seritti t.
I.
dal Greene medesimi),
porte l, pp.
eome entobiograiVi, perehè
fondarono tutti
i
m
Ir
M 73, Piranae, 1855. riveduti
liiografi posteriori
a
Ma essi,
contengono taluni errori di date, che trassero m
.ano il Dionisotti ed altri, botisi inoltre che oel luogo dove è «letto al
1817
baliilmente
il
vi è
B. fu fatto Rettore
errore
'li
delPAeeedemia di
itampSj per «
Rouen ».
-
Rr<
- \H — 80 Botta Scipionk.
Vita
privata di Cario
Ragguagli
Botta.
(lamentici
ed aneddotici raccolti dal suo maggior figlio SCIPIONE, Firenze, Bar-
bera, 1877, pp. 76.
Come dice il titolo stesso, questo studio è una serie di aneddoti che lumeggiano la figura dello storico nell'intimità della vita domestica. Fu riprodotto in Annali bibliografioi della ditta G. Barbera, Firenze, n. 294.
Un breve capitolo, intitolato Ricordi dell'epoca na/io
Iconica di un figlio di Carla /lotta, fu ripubblicato, con una nota intorno
poca fortuna del libretto, da A. Lumbroso in Rifiuta di Roma, XIX, n. s.. voi. 7-8. pp. 20-23, Roma, 1015.
alla a.
81
Boccardo Gerolamo,
Carlo Botta,
VI, 104-106, Torino. Unione E'
in
Nuova
tip. ed.,
enciclopedia
italiana,
1877.
una rapida analisi della vita del nostro storico, fatta con esat-
tezza di date anche intorno agli anni giovanili, e contenente pure l'ac-
cenno alle varie opere sue. Finisce però con una notizia infondata, in quanto che attribuisce all'editore Le-Monnier la publicazione, per cura del « sig. Flecchia », dell'epistolario bottiano con una biografia « compilata con documenti affatto nuovi e tratti particolarmente dalla sua corrispondenza ».
82 Rocca G. A., Della vita e degli scritti di Carlo Botta, con la giunta di tutte le
massime e sentenze contenute nella sua Storia d'Italia dal
1789 al 1814, per G. A. R., socio di varie Accademie scientifiche e letterarie,
Genova, Sambolino, 1878, pp.
113.
Contiene notizie esatte e assai minute.
83 Conti Alberto, La vita e il pensiero politico di Carlo Botta, Norcia. Tipografia popolare, 1913, pp. 87.
Quanto alla vita del B. tratta solo dei punti che riguardano l'uomo Del pensiero politico studia con sufficiente esame critico i momenti più notevoli, rilevando la complessa evoluzione di esso, non priva di contraddizioni. Tipograficamente questo opuscolo è un monumento di scorrettezza, un vero delitto del genere. politico.
'.'.•{
84
V
N.
/;..'/</.
B i o§mpk i
in
mmUé dea Contempcrai*; (11,(1821),
nt
i
SU-31S, Pari-. 1820-25, 20 voli. Questa breve ma sueeoei biografia eontiene notizie minute intorno primo periodo «Iella vita dello storico, non senza l'errore di data
al
notato nell'opera del Dionisotti. Enumerando poi le opere di lui, il ito attribuisce al B. un So a—a tr d'un aajwaai >» Dalai «aia starnTrattaci evidentemente del
Torino nel lsln con
l»licato in
aisorri,
non trovasi traccia né altra
Di qneeto aeritto però
1802.
ile!
notizia altrove.
Vita ài C.
le iniziali
Voyage en Dahnatie. pu(Carlo Bobba) (Dio-
C. B.
/>*..
85
M \-i ni.li
\
GbsOORIO GtIUSBPPE M \i:i \. NoUot Wt la rie ti les ouvrages flotta. Paris. Toumier et ('.. 1X37. pp. 32 (estr. dalla
de Charles
In;-.
:\\
ottobre
1
86 Chkbubl .M.. Notice biograpkiqut sur ChaH$$ Beato, par M. <•
(VRittoirt
l>
l.'oiifii.
l'm
<'..
>enza data (stralcio di pa-
aumerate eoi numeri 245-260, ehe ooneervasj
nella
Biblio-
teca civica di Torino.
una nota l'autore dice che la sua notizia biografica doveva esser
In
come
letta
.lisi-orso
Rouen nell'agosto menti politici. Aiti
di
del
apertura dal 1848,
Dionisotti
Il
(
Presidente dell'Accademia di die pero fa impedito dagli avveniVita. p. 173. nota 1). la «lice inserita iicl'U il
suddetta dell'a. 1848
dell' Vcc.
87 rOLOTTl
Votieù
.
intonili la
vita e le
alla 8iOTÌa noi. e ined. di Corni. p|».
«Iella
ùderio
Queste
opere dell'autore (premesse X\
I
.
il
rivoluzionano.
Milano. Silvotn. 1822.
I>i
PI
riunì
giacobino piemonteae fu spinto nel)
notiiie i
I'.'
Ma è noto da qual ra»..
furono ristampate anonime in fronte alla udì pendenza degl Stati f'tiiti d'Ann
Napoli, presso la Ved«>\ a
note-
quel primo periodo
preso dal desiderio «li viaggiare,
dell'Italia e tutta la
della guerra dilla I...
li.
Im dice -ol«> che
vita «h
una gran parte
.
X
diffonde specialmente intorno alle opere dello storico.
SI
vole poi che non parla del
'
I
i
D'Amula, 188
fi
tada
94
Tra gli studi particolari intorno a qualche punto della vita sono notevoli i se-
del Botta, oltre a quelli segnati fin qui,
guenti
:
88 Roberti Giuseppe. Una
noia
i
autobiografica tee.
(<'fr.
il
n.
35 delle
opere postume del Botta).
Se ne ripete qui l'indicazione, perchè alla portuni cenni critici.
«
nota
<
precedono op-
89 Roberti Giuseppe, Un anno della vita di Carlo Botta (Giugno 1799Giugno t800), in Nuova Antologia, 16 febbraio 1901, pp. 732-741.
Lumeggia vivamente questo periodo agitatissimo della vita del republicano piemontese, che il Roberti potè studiare, tra l'altro, sopra quella specie di copialettere bibliografia
dell'epistolario),
dell'archivio
benché non
Fontana lo
(n.
1
A
della
indichi esplicitamente.
Devesi tuttavia notare che di questo prezioso materiale il Roberti dirò così, alquanto libero, sopprimendo, nei si servì in un modo, intiere frasi e formando perfino un da due lettere differenti. Così, per citare un solo caso, a pag. 70 riporta un passo di una lettera che il Botta « scriveva a mezzo il dicembre [1799] al Robert ». Questo passo consta di due periodi, il primo dei quali fu costruito con due luoghi distinti, l'uno di una lettera del « 25 agghiacciatore, anno 8° » al Robert, con soppressione di una frase, e l'altro di una lettera del giorno successivo al Cavalli, ma alterato nelle prime parole per poterlo unire al precedente; il secondo periodo poi è tutto della lettera al Cavalli, con alterazioni e soppressioni. Si noti però che questa libertà di uso del materiale citato non altera il pensiero del Botta (1).
luoghi citati tra
le
virgolette,
solo periodo con passi tolti
90 Roberti Giuseppe, Lettere inedite di Carlo Botta, Ugo Foscolo e Vincenzo Cuoco, in Giornale storico della letteratura italiana,
XXIIL
416-427.
al
Le notizie riguardanti il Botta e premesse alla lettere si riferiscono medesimo argomento dello studio precedente. Del medesimo autore vedansi i brevi accenni al B. nell'opera: (1) Lo strano uso (direi anzi abuso), che di queste lettere fece il
berti,
Ro-
mi indusse a non registrare questo suo studio nella bibliografia
(
.t.)
91
KOB Kit il lili SSPPS, // ritfmlino Iloti, nota
158 HMt.i. 17s.
1.
ulule, pp.
189 nota
IT;..
4.
108,
Torino. Bocca. 1880.
92 doeuanmU
lrida
Hkski.
italieu
(Annales de
la
mr
Oarìo
Betta,
in
BuOotim
Faculté dee Lettres de Bordeaux et
de«s
X.WIIl. t. XI. pp. 316-831, Bordeaux.
rjnivenùtés da Midi», a. Feret. 1911.
Tra
i
documenti, tatti inediti, accompagnati da notizie biografiche 1799-1802, >i leggono talune informazioni segrete delle
anni
autorità francesi in Piemonte al Direttorio di Parigi, intorpo agli uomini politici piemontesi, dalle (piali risulta die il Botta era stimato
vh. Vi sono poi tre (nevi lettere d'ufficio del B. e una canzone a lui dedicata. Di quelle -i è parlato a loro luogo (1); della canzone -i dirà in seguito.
93
Hanno Antonio, Una
mio portafogli.
ti
mi-
ni
i
il
.
!>•
(diri illusili, in Curiosilo > ru-rrvlu-
Torino. Boooa,
Li
pari.-
li
slmio <uhul pi nu
i-rr..
V 242 .
9 ì
dello -torno riguarda
oh<
Carlo Alberto
I
tpant
Notisi*
Corto M'urlo, (urlo Bullo ni
relazioni di
le
lui
con
Savoia-Carignano.
di
(591
-
I\i:i
i
s,,,/.,,
\
mimilo olio
vita
ili
Corto
l'olio.
94 •
l'.MII.IV. l'orlo
liotlo r
Irrisa l'ornhllt.
Ho Liguria, a. IV
i
-
\
il.
dormile -'"
I.a
Bpesia,
i!»«»:*.
Questo lavoro, non inferiore per bontà ipiello precedente, dir unirono il li. alla l'aroletti. e che. nati nel-
delicati sentimenti che
novanile
<•
sopraffatti
tosto
ultimi anni
dall'epistolario,
dagli
aranti,
giacche esse furono da
lui
rip<
rioni da non potorie considerare come edite. il
n.
1.",
ri
ridestarono
«Iella vija dell.
della Bibliografia dtWopùtoìa
•"
tali
ali
più
- 96 — (60) R[egis] E|milia], Un carteggio inedito di Carlo Botta.
Di questo breve articolo riguarda la biografia bottiana il punto che l'egregia scrittrice intitola
Un bozzetto svizzero. In esso lo storico ri-
corda il triste viaggio da lui compiuto la notte del Natale dell'anno 1795 esulando dal Piemonte. Si tratta del medesimo episodio già notato nello studio del Roberti, Una « nota, « autobiografica ecc. Scritto però in un tempo molto posteriore e con iscopo ben differente, questo ricordo non ha l'asprezza di quella « nota »; molto a proposito anzi osserva la Regis che il B. vecchio non mostra mai amarezza per le suoi nedisgrazie che lo colpirono nella gioventù, né sdegno verso i
mici di quel tempo.
95 SàLSOTTO Carlo, Lettere inedite di Carlo Botta al figlio Scipione con appendice di lettere inedite a Giuseppe Filli, in 7/ Risorgi me» lo italiano. X. S.,
XI-XIT, ni, 211-227. Torino, Bocca, 1918-19.
Notizie biografiche inedite nell'« introduzione ».
B.
— Studi intorno alle opere di Carlo Botta (1).
Avendo compreso Ira
le
recensioni
gii
intorno alle
sltuli
opere scientifiche de! Botta, non he quelli intorno alle opere letterali,
letterarie di lui e ai suoi intendi metili artistici,
guardanti
restano da notare in
in
questa
rubrica
generale l'opera storica di
menti storici e
lui
e
linguistici e
gli i
Berilli
ri-
suoi intendi-
politici.
Vanno indicati in primo luogo gli scritti già citati del Dionisotti, del Bon-Oompagni, del Tommaseo e del Pavesio (nn. 10, (59, 11 e 12),
Riguardo alle vicende che la censura fece subire in Piemonte Manno Antonio, Aneddoti documentati sulla Censura in Piemonte dalla Restaurazione (1)
alla Storia d'Italia in coni, del Guicciardini, cfr.
alla Costituzione (Biblioteca di storia recente, 1800-1850. voi.
1).
To-
rino, Bocca. 1907.
E quanto alla proibizione della medesima storia per parte della Censura in Livorno, cfr. Miscel Ersilio, Francesco Domenico (iuerrazzi e le cospirazioni politiche in Toscana dalVa. 1830 alla. 183'), p. 148,
Roma, Soc. ed. Dante Alighieri, 1904.
— 97 e fili scritti d'in do le polemica pnhlicatisi allorché videro la luce le -in gole storie d'Italia del Botta.
96 KM
GlOBBJtTl Visi i.\/.i. bri /ninnilo Melili.
selle.
Cita
U- de/jli
i
luoghi dove
lo
I
(1. 41!»).
ancata e del-
dì
<-
storico parla dell'Ordine della Propa-
4nl4(t(i) e ta t'elogio di Pietro
(id..
Italiani.
1848, I voli.
'..
Storia d'Italia dai (789 ni Isti
la
l'altra riporta
ganda
•
Micea (id.. 429-431). oltre
ad un suo breve gindiaio sul Piemonte (II
108-404).
Parla poi dello storico nei seguenti luoghi:
pone tra
uomini pia illustri del suo tempo. propria opinione, che la caduta •Iella monarchia piemonteae sulla tino del secolo XVIII fu dovuta quella parte del patriziato che aborriva la plebe. Id parlando dei Gesuiti cita il B., in quanto che lo sto ri, ne rieonoeoe però talune qualità buone. II. 180; lo annovera tra gb' storici ohe dilettano di filosofìa. I.
12S:
Id..
lo
:io<t
:
gli
lo cita a conferma della
i
3
202-203:
Id..
lo
condanna come disprezzatore delle ricerche dar
chivio.
<45)
Gioberti Vin< bnzo, Introdutnom I.
:ì
4 :t
l'Italia
-
biasima
:i 4 7 :
non
sia
lo
atto «fatato dotta filosofia.
da Itti sostenuta che nel. governo rappresentativo, e
storico per l'idea
applicabile
il
sistema
di
incolpa ili mancanza di filosofia. D'altra parte invece lo elogia grandemente per le dottrine elevatissime da lui professate nelle Bue -torie. lo
97 Vintknzu.
Gioberti
l'ioUujonuni
del primato
Italiani. Brusselle, Meline. Caaa e C,
Oltl
e in ii.
.•io
a
civile
<
degli
alcuni luoghi le Morie de! B. (pp. 31,
I
'«>.
182, ITO).
differenza di molti studiosi privi spesso d'esperienza.
ade-caie dai t.e-uiti
i
quali cercarono di trarlo a sé con
profferte di rimpatriamento, di utili, di onori •
munii,
v i
(p.
il"';;
e lo indica
tore ardente per la redenzione della patria, ma non informato
dell'idea cattolica, anzi lo.
il
spesso inclinato a coni l>at tei la. 00*1 come
Leopardi,
il
Colletta.
'I
il
RomagttOSi (p
(44)
Gioberti Vincenzo, Ricordi I.
biografi*
to delia
noi
mutamenti
UMiiawailoni
intorno
ai
nelle idee e alla ."iidi/.m;
stai
— 96 lui creatasi
publioando la continuazione del Guicciardini, ohe è tutta
contro i Gesuiti. Id., 190-194 (a.
ls:J2):
della storia suddetta loda
la
torma, in
cui
riconosce veri pregi. Quanto alla sostanza biasima, come altrove, difetto di filosofìa e trova false varie opinioni dello storico. II.
il
258-259 (lettera dell'a. 1842 a Stanislao Marchisio, che prepaB.): dichiara di professare la piti alta stima
rava una biografia del verso
Io storico
nazionale.
98 Gioberti VINCENZO, La libertà cattolica, frammenti inediti pubblicati dagli autografi della Biblioteca Civica di Torino da
Edmondo
Solmi, Torino, Bocca, 1910.
Riconosce nel B.
«
un retore elegante,
più che
uno storico ». ne
fatti,
né soggettivo per
obbiettivo per imperfetta conoscenza dei
mancanza di filosofia (p. 458, nell'Appendice di frammenti rarii).
99 Solmt Edmondo, Mazzini e Gioberti, con prefazione di Arrigo Solmi,
Roma, Soc, ed. D. A., 1913 (1).
Un severo giudizio del Gioberti intorno al Botta come storico trovasi in uno degli scritti inediti di lui quivi riportati (pp. 265-268).
(50)
Mazzini GIUSEPPE, Scrilli editi ed inediti.
Come già aveva violentemente attaccato lo storico per un suo giuromantici (II, 57-61), così lo rimprovera di non aver cenno dell'orazione del Foscolo al Bonaparte (li, 128), e nello scritto citato Moto letterario in Italia condanna il sistema storico di lui e dichiara dannosa l'influenza da lui esercitata nel campo della dizio contro
i
fatto
storia.
(51)
Balbo Cesabjb, Pensieri sulla storia d'Italia. Ricorre spesso al Botta come fonte nel capitolo che tratta degli avvenimenti dal 1789 al 1815 (lib. I, cap.17), e ne fa un vivo elogio
(1) Vari passi di opere del Gioberti, nei quali il
del Botta, trovansi pure nel voi. Pensieri
e
sommo filosofo parla
(/indizi di V.
Gioberti
sulla letteratura italiana e straniera raccolti da tutte le sue opere ed ordi-
nati da Filippo Ugolini, Firenze, Barbera, Bianchi e C, 1856.
(pp. 8:5-84). ricordandolo poi tra
rivoluzione (pp.
nota
la
mancanza ili
generale nelle
Ma
liiit-IIih.
«lui-
da dabbiesM (pp. la
tino all'ultimo e italiani
(pp.
utopisti italiani del
tempo della
cont nutazione del
Guicciardini
principi politici (pp. 60*01, 58 e 63*66),
»7'.'
incertezza di
d'Italia,
storie
180).
i
difetti
i
rettitudine del cuore, e
la
sempre
sentimenti
412-414)
piii
in
e.
opinioni derivante
però comi' storico fa una critica ma esaltandone [iure pregi,
Ini
I>i
elevatissima, rilevandone bensì
specialmente
gli
nella
animata
ila
perseverante
operosità
schiettamente
(1).
100 Balbo Cssabb,
Détte tperaiue d'Italia,
2.*"ed.,
Capolago, Tip. elve-
IMI
tica.
Accenna al concetto clic Botta ebbe sempre di un governo tri e combatte l'idea della divisione dell'Italia in tante piccole il
hunizio
-
i
.
republiche (cap.
RepubbUekette).
/>»•//,-
I\'.
101 \'ii>i
\
Cablo, hello stata dsttt eognùnoni
ediz. 2
:i
Pomba, I)
Balbo,
diacono di
in Italia,
con all'ime note di CXSABS BALBO, pp.
<
.
y.
lH!t-17<>. 'l'orino,
i
in
medi
mia nota, rimprovera al Botta di non aver capito il considerando la storia sotto il duplice aspetto della
scienza e dell'arte, giudica difettoso
ma quasi inarrivabile per
il
Botta per
il
primo riguardo,
secondo.
il
(41)
GlOBOAN I PlETBO, Opere (per cura di A. Li 9SALU). N'ari
-mio gli accenni, accompagnati sempre da giudizi, alle storie che occupa primi 7 voli. luoghi
del Botta, nel copioso Epittokirio,
I
i
pin notevoli mmio: :{o;{. 313 (;1 |s_>| ;;:;, ,.,. |82fi ;;: condanna la Storia d'Italia f789 al isti come indegna dell'autore di quella americana, e e I. perchè lo Storico vuol inscenare farle della -lidia a Napoh VI. 198 201 la. 1832): condanna pure la Storia d'Italia in r,„,t drl riordini, nella «piale riconosce errori di date e di fatti <>
V.
,.
.
>
:
dal
.
contraddizioni
e
confusione (2).
(1) Vedati anche giudizio poco benevolo che dello storico dà Balbo medesimo in una lettera dei dicembre 16 (in CANTÙ, DelViiuli pendenza italioti, II. .MI. imi, Tornio, linone tip. ed.. S7:t>. il
il
:s
I
giudizio
!••
del
l. io
ulani .inrini.i-i
in
Ci
i
RI<
i
— 100 Altro severissimo giudizio, che senza dubbio va attribuito a questa storia trovasi in
una lettera dell'a. 1843 (VII,
76).
inoltre, in-
Cfr.
torno all'opera storica del B. in generale, la citata « prefazione
102 ('rock Bknkdktto, La storiografia colo
decimonono ai giorni
in Italia
La
nostri, in
tura, Storia e filosofia, voi.
dai cominci amenti del teCritica,
ri rista
di Lettera-
XIII e segg.
Profonda analisi del metodo storico del B., e cenni delle accuse che gli furono mosse (XIII.
252-265).
103 GABOTTO Ferdinando, L'opera storica di Carlo Botta, in Gazzetta del Popolo della domenica, a. XVI, n. 46 (Torino, 13 novembre 1898) E' un breve articolo in cui è tratteggiata vivamente la figura dello storico.
104
De MaGRI Egidio, Carlo fiotta, in Rivista europea, nuova Ricoglitore italiano
lano, Stella,
serie
del
anno I, parte 4, pp. 477-522, Mi-
straniero,
e,
1838.
Studio accurato intorno al metodo storico del Botta. Il Croce (La XIII, 264-265) lo giudica « il lavoro critico più esatto e più
Critica,
completo » tra quelli comparsi alla morte dello storico.
105 Cioni-Fortuna G. estratto dalla
B.,
Carlo Botta
Bibliografia
e
le
italiana
sue storie d'Italia di
(articolo
Parigi), Firenze, Tip. Ga-
lileiana, 1838.
E' tati
i
una critica serena dell'opera storica del B., nella quale sono nopregi nonché vari difetti. Essa è preceduta da poche notizie
biografiche, tra le quali leggesi che nell'America [sic) fu innalzata allo storico una statua con l'iscrizione «
A Carlo Botta
»
(\).
5).
106 \I[iciiele]
Baldacchini], Alcune
idee
intorno a
progresso delle Scienze, delle Lettere e delle
Arti,
Carlo Botta, in II
XVIII, 152-155,
Napoli, Tip. Flautino., 1837.
Graziano Paolo, Nuove 16 febbraio 1917, p. 440.
lettere
giordaniane, in
Nuova
Antologia,
— 101 — analisi dell'opera storie* del B. ohe, ascondo l'autore, sotto
;-i(l.i
l'aspetto seientìfloo appare inferiore dini. e sotto l'aspetto dello stile
Ma-cliiavelli e al (iuiccciar-
al
pareggia il Quioeiardini e talvolta lo
supera nelle descrisionj pur meritando « la taccia d'essere nello stile intignale
107 GIAMBATTISTA,
LO
forma
rh'ella
vicende
Lettere e delle
Ielle
Piantina,
Delle
in tutto il
toglie
della
storia
o
della
diversa
ma srolgimento. in // Progresso delle XXVI,
Arti.
243-293, Napoli, Tip.
ls-io.
Contiene un severo giudizio dello storico (p. 263).
108 Prospero. In una lettera del 1825 al Cibrario dice di non co-
.
eoseere il B. pur avendo avuto con lui qualche rapporto per conto
dell'Accademia. Riconosce che lo storico è imparziale quando è informato: ma si lagna di qualche rilievo non giusto e di
qualche lacuna dove parla di lui nella storia. Tuttavia lo loda per
metodo,
il
lo
stile,
La
SCO.
lettera trovaci nell'opera:
ODORICI
ERICO, // rmttf Luigi Cibrario e i suoi tempi. Memorie storiche
H V. 0. con documénti, 37-41, Firenze, t'ivelli. IsTl'. Nell'opera medesima
vi è qualche accenno sui rapporti tra il Cibrario e il Botta, del quale è riportata la lettera intorno al si-mondi (Pa-
IT nov.
riiri.
tore delle
1826), e tra
genealogie
il
Botta
e
Pompeo I.itta.
il
noto au-
».
109 btta Pietro, Open inedite o rare di P. C, eri
(Stami
le),
2 voli.. Napoli.
Mar
1861.
In gradino negativo intorno al B. some storico leggesi in una let•
11
11
-.linaio |s:ioal
Leo .ardi [
(
1
1
.
.TV.»).
110
il
Alessandro, Sul programma imitano tsxegna
naeionale,
nazionale,
Note ero-
XX XIX. S. 2,.
Voi
di
dimostrare
i>uir-i
il
nti
al
<li<-
del
B
proponendosi
programma
unitario italiano non è
l*A.
da astri
mento solamente al Mazzini. parca* i lui già preesistente.
- UH (55)
Bropferio Angelo, / miri tempi, loo. cit. Prendendo occasione dal racconto di una visita fatta allo storico Parigi, mostra la propria avversione al Botta, perchè riconosce ne' suoi scritti un grave astio contro Napoleone T, e inoltre per il suo
a
modo di giudicare della politica italiana, e per la sua adulazione verso t>it te le
aristocrazie, specialmente del Piemonte e di Torino in
par-
ticolare. ili,
(53), 112, 113. 114, 115
Cantù Cesare. Giudica aspramente il Botta come storico ogni volta che gli si presenta l'occasione. Cfr.: DelV indipendenza italiana. Cronistoria di C. C, II, 508-511, Torino,
Unione tip. ed., 1873. Storia universale, XVIII, 881-885, dove condanna lo storico accusandolo di aver scritto la storia de' suoi tempi per ispirazione dei Borboni; scritto ripetuto nella Storia dei cento anni (1750-1850), II, 577-579, Firenze, Le Monnier, 1851, e, rimaneggiato con aggiunte, nei Caratteri storici desunti dalle opere di C. C, 542-544, Milano, Agnelli,
1882. Lettere di Carlo Botta al conte rico italiano,
s.
III, voi.
18, pp.
Tommaso Littardi, in Archivio sto155-173, Firenze, Celimi, 1863. In
questo scritto, che è una recensione della raccolta di lettere bottiane uscita allora (cfr. Bibliografia delV epistolario, cap.
I,
n. 43),
il
Cantù
miete largamente nelle lettere stesse per trarne considerazioni intorno allo storico, e intorno ai suoi modi di pensare e alle vicende della sua vita, mostrandosi, come sempre, decisamente avverso a lui. Alessandro Manzoni. Reminiscenze, 2 voli. Milano, Treves, 1882, dove il Cantù, discorrendo del Botta, il quale, allorquando scriveva la storia americana, soleva sottoporre al giudizio del Fauriel i propri scritti, riporta quattro lettere scritte appunto dallo storico al Fauriel,
e riferisce due differenti giudizi pronunziati dal Manzoni intorno
al
Botta (I, 57-58) e uno scritto del 14 agosto 1834 del Tommaseo intorno allo storico stesso, con accenni alle relazioni proprie e del Manzoni con lui (II, 64 e segg.). 116
"Torri Alessandro. In una lettera a Camillo Ugoni (Pisa, 6 giugno 1826)
gli
annunzia
la
stampa
della
traduzione italiana della
Storia dei popoli italiani del Botta, e parla del favore incontrato dalla sottoscrizione per la continuazione del Guicciardini, nella
quale egli spera che lo storico sarà imparziale, « giacché fortuna-
- 103 — temente morti prima del 1788 BOB possono esser segno per lui veruna personalità (M. LuP'> >rs ni 130, Mi i
di
i
'
i
.
'•
.
lano. Trerisini, 1911.
U7 D'Ani "\ v ALESSANDRO, Unità
nuova ed., pp
T.
federazione,
e
in
ed
1,'icordi
affetti,
Milano. Treves, 1908; edito già in Fan-
Domenica, un. 29 e 30, a. 1884, poi con aggiunte in
julla della
Varietà storiche e letterarie, serie 2, pp. 309-347. Milano. Tr« -v.--. B85, e infine nella nuova ed. con nuove aggiunte.
1
thri I 789 al t8i4, l'A. nota quale nella PrefMSi :ione ai Lombardi si era mostrato
Oltre a citare spesso la Storia d'Italia •che
Botta,
il
il
1799 invece, insieme con molti
federalista, nel sciti in la
altri
italiani
>ua asserzione. Intorno al medesimo argomento vedasi
i
fuoru-
documenta
Francia, patrocinò la causa dell'unità italiana; e
quattro numeri seguenti:
118
Fkw mi logia,
ii
GUSTO, Della unità it<iliana nel
\i
/,".'<.''.
in
X uova Anto-
XXV. 401-437 (1 aprile 1890), e specialmente pp.
414 e
136.
119.
Fic\\< ini il Ai ..i STO, Storia d'Italia dopo il Ì789, 397-399 e 405-408,
Milano. Vallardi (1).
120 <'i\-.
Rafi
\
\i
ì
i
Vorigin* del fragrammo per l'opinione nazionale
.
italiana del 1847-'48, Roma, Soc. ed. D. A., 1916.
Interessa questo punto dell'attività del Botta, e in generale la t
il
<ap.
dello varie correnti politiche nel periodo napoleonico in Italia,
pp.
l.
:>:<
186.
Vedansi anche gli altri scritti magistrali del li: \ n. in
(l)
aprile, pp. ti 7
1
/
sstwrtM
pp.
I
éT Italia /
*
la
lievissil
n. «
129 fl Hi intigno 1889, pp. 672
Bivohuriom francete
popoli d'Italia .
qualche
i .
frane*** e della coscienza politica nazionale in Italia
Della Rivoluzioni
e
la
(ld.,
l
!
•'
(Id.,
sebbene al nostro autore non
-eiuio nell'ultimo di questi scritti.
I
diesmbra 1889, ri
16 diria
«he
— 104 — 121
RlKAUDO Costanzo. // Kisonjinicnlo italiana, 1, 76 6 Sgg. {La tradizione narionale italiana durante la
Olivero,
rivoluzione francete), Torino,
li» li».
Ripete l'affermazione del D'Ancona
(n.
99).
(15)
Sforza G-iovanhi, Contributo alla
vita di 0.
Pontoni.
Nel cap. IV l'A. parla della parte presa dal Botta, con la sua Proal concorso bandito nel settembre del 1796 dall"« AmQuale ministrazione generale della Lombardia » intorno al quesito: posizione ecc.,
•<
dei governi liberi meglio convenga alla felicità d'Italia ».
122
PtVANO Silvio. Albori cosi il azionali d'Italia
[1796), Torino, Bocca.
1913. Il capitolo Vili di quest'opera poderosa è interamente dedicato al concorso » suindicato, di cui fa la storia, esaminando, delle numerese proposte presentate dai concorrenti, quelle superstiti, stampate o inedite. Quanto alle idee manifestate dal Botta nella sua Proposizione l'A. afferma ch'egli non si mostrò nò unitario né federalista,
«
giacché si augurava solo una « bene ordinata alleanza » tra la Republica lombarda e le altre Republiche limitrofe d'Italia.
Anche nei capitoli precedenti vi sono accenni
al
Botta
republi-
cano (pp. 52 e 101) oppure giudizi intorno a lui come storico (pp. 50, 56, 176-178, 207-208, 298) (1).
(1) Il Pivano stesso aveva già accennato al « concorso
»
nello scritto:
1796, in Archivio St. il., serie 5, 1911, pp. 158-166. Ne trattò il Franchetti nella St. d'It. cit. Ne trattarono singolarmente per il Botta il Dionisotti (Vita di ('. lì.), per il Ranza II concetto dell'unità italiana nel
il
Roberti (Il cittadino Bontà), per
il
Fantoni lo Sforza (Contributo
alla vita di G. Fantoni) e Momigliano Felice (Il giacobinismo di un
poeta (Labindo), in Italia!; Letture mensili, I, 3, marzo 1912. pp. 213-216), e per Melchiorre Gioia lo stesso Momigliano ( Un pubblicista, econo-
mista e filosofo del periodo napoleonico (Melchiorre Gioia), in Rivista di filosofia e scienze affini, a. V (1903), voi 1, pp. 115-153, 314-329, 425-446; e voi 2, pp. 78-106, 374-397; e a. VI (1904), voi. 2, pp. 80-111,
dove, parlando della parte presa dal Rotta al concorso (V, 1, 140-142), afferma che il suo « opuscolo è tra le migliori opere di quel periodo »,
mentre invece lo condannò il Balbo (Pens. sulla st. d'It., cit., p. 109)).
— 105 — 123
OTTONI GIUSEPPE,
risveglio della coscienza nazionale studiato
Il
alcune testimoniano
1
M. Qioia, C. Botta
di
dalla riv. Vigleva nmm,
e <!.
in
Fantuzzi (Kstr.
VI e VII), Vigevano, Borrani, 1914,
a.
pp. 68.
Limitando l'attenzione alla parte di questo studio la quale riguarda Botta, troviamo qui indagato profondamente il pensiero politico di lui ne^li anni giovanili, cioè in quell'epoca così « turbinosamente mutabile », nella quale l'invasione francese del 1796 fu « la scintilla il
quasi inopinatamente, accese in molti petti gli ardori del senti-
l'In-,
mento nazionale
(p. 4).
124
Palma
Luigi,
i8Ì5 -
t
(lfl
/
nuove costituzioni in Italia dal 1796 al
tentativi di
Nuova Antologia, s. 3, XXXVI, 193-228, 433-451, 718-
in
nov.,
1
e 16 die. 1891).
«•cuna al noto « concorso » (pp. 446 e sgg.), al quale, secondo il l'alma, il Motta non prese parte. La Proposizione ecc., scritta dal B. in \<
quel tempo, e intorno alla quale il
Palma dà brevi cenni critici, sa-
rchile stata tuttavia ispirata dal quesito
proposto dal Governo prov-
o «Iella Cisalpina (pp. 448-450).
125 dell' Archivio
d'Ivrea, Torino.
del reverendissimo
Capitolo
Stamperia reale, 1843.
Rimprovera al B. di non aver cercato e studiato i documenti neces-«ri vere
;•<•!
li
la
continuazione del Guicciardini, e
(82, i.
\
.
I>cll,i
1,1,1
a dr.jl,
s, ritti
di
0. B.
185) M\-iki.i.i\ G. G. M
\>'tii>
.
*nr la vie et le* ouvragr*
126 l'n
l
I
si
confessasse d'essersi attenuto solo a libri stampati.
ORINI «In BEPPI
.
8* <'arl,, l'.otta.
Ponteechi, IMO, pp. 60.
l'rnsieri dtl
•
meraviglia
- 106 — 127
Angeloni Luigi, Della forza nelle cose politiche. Ragionamenti quattro di Luigi Angeloni Frusinate, dedicati aWitaMoa nazione, I, 131-133, G-.
II,
89-102, Londra, appresso l'autore; Per le stampe di
Schultze, 1826; 2 voll..(l).
Sono due note, la seconda delle quali lunghissima. In esse l'AngeBotta come storico e come uomo po-
loni condanna spietatamente il litico.
128
Angeloni [Luigi], Schifezze politiche
\
proposte e fatte propone
trigesimosecondo anno del nonodecimo secolo
con ridicola autorevole prosontuosità
sua seconda infornata
\
\
\
\
alV italica nazione
dal dottor ('arto Botta
nel |
e
nella
\
d'italiche storie.
E' un foglio volante, che reca in fondo quest'annotazione: « Composto in Londra, negli ultimi dì del settembre 1832; e pubblicato poi per le stampe di G. Schultze, 13, Poland Street ». Questo scritto, ora rarissimo, fu ristampato per intero dal Bollea (cfr. il numero seguente), il quale, seguendo il Dionisotti, lo dice publicato da prima nel
Tribuno e poi a parte (cfr. il n. 27 di questa parte della bibliografìa). Lo scritto si compone di 34 versi, tutti con la rima in otta, e di una lunga postilla, ed è una violentissima invettiva contro lo storico. Si noti che l'Angeloni, con un abile spostamento della punteggiatura di un periodo e la sostituzione di un felice ad un felici, altera in \in luogo il pensiero del Botta. Questo scritto impressionò profondamente il vecchio storico, il quale se ne lagnò ripetutamente nelle lettere agli amici, specialmente in quella del 21 marzo 1833 al Littardi (Lett. di C. B. al conte T. L„ 130-33, Genova, 1873) (2).
129
Bollea Luigi Cesare, Rivelazioni di Luigi Angeloni sulla vita politica di
Carlo Botta e sulla sua assolutoria del 1795, in II Risorgi-
mento italiano, N. S., Vili, 564-586, Torino, Bocca, 1916. Tratta dei due scritti dell'Angeloni, indicati ai due nn. precedenti. (1)
Una copia trovasi nella Biblioteca di S. M.
(2)
A questo scritto dell'Angeloni accennasi nel capitolo
il
Re in Torino. «
Luigi
Angeloni e Federico Gonfalonieri » dell'opera Romano-Catania Giuseppe, Del Risorgimento italiano, studi e ricordi, 30, Roma, Soc. ed. D. A., 1913. La figura dell'Angeloni poi è bene lumeggiata in Bollea Luigi Cesare, Carlo Alberto alla vigilia del 1821, in II Risorgimento italiano, N. S., X, 85 segg., Torino, 1917.
— 107 130
Bollea Luigi Cesare, i
Dieci
mesi di parteggi» di
agosto Ì83Ì-2 giu gno
Ferdinando Dal
\IX.
I
n). Pinerolo, Pavia, 1916.
Nel secondo dei luoghi indicati trovasi un severo giudizio che il Dal Pozzo, in una lettera ni Botta, «lava francamente <ii Uri come CO. 131
Tommaseo Nicolò e Capponi Gino, carteggio inedite dal (833 ai (U I. Del Lungo e P. Prunas, voi. I, Bologna, 1911.
Zanichelli.
Oltn a vari accenni qua e là al Botta, notevolissimo è ciò che intorno alla figura morale di lui scrisse il Tommaseo subito dopo la sua morte (pp. 640-642).
(
.
— Studi minori intorno alla vita e alle opere di Carlo Botta. I
Bn vi biografie. 132
Milano Maestro), <',,rlo Botta, in Sfaeeetta del Popolo della domenica, XVI. 16 (Torino, 1S novembre 1898). Ovetto breve articola biografimi ha sopra le migliori fonti.
merito di essere condotto
il
133
V. /lotta, in Biografato m odern e, <>» Gallerie ''istoriane, cirile, mi-
N.
litoti*, politiq
>•..
I.
260, Paria,
OD bravissimo articolo biografico. Degno
I
esso già fissa erroiM-aimiitt' nel liberasione dal cai
ire
17M
ili
Eymery, 1815.
noia
.•
l'arresto del B. « sei
il
latto
che
17W la sua
ripetutosi poi india maggior parte delle
Degno pure di nota è l'accenno ohe, appena caduto Icone, l'articolista fa del tratto con cui despota nel 1*10 aveva nome del B. dalla nota dei candidati all'officio di Qua allato
biografie bottiane.
il
•
il
lira,
sua condotta
'
perchè riconosceva
iranin -•
in
lui
un disapprovatore della
— 103 — 134
Pavesio Paolo,
Lettere inedite di Carlo Botto pubblicate ed illustrate
con copiose note da P. P.. Faenza, Conti, 1875.
Questo libro trova luogo qui, perchè il Pavesio premise alla sua raccolta di lettere bottiane una Notizia biografica, la quale riassume, con
poche aggiunte, ciò che l'autore medesimo aveva scritto del nostro storico nell'opera precedente (cfr. n. 12), ed una Notizia bibliografica riguardante parte delle lettere edite del Botta.
135
Daneo Felice, Carlo Botta, in Piccolo Panteon subalpino, ossia Vite scelte di
Piemontesi illustri, narrate alla gioventù da F. D. profes-
sore nelle Scuole secondarie dello Stato.
I,
183-191, Torino, Stef fe-
ttone, Carnati dona e C, 1858.
136
Rovani Giuseppe, Carlo Botta, in Storia delle lettere e delle arti in Italia giusta
le
reciproche loro rispondenze, ordinata nelle vite e nei
tratti degli
ri-
uomini illustri dal secolo XIII fino ai nostri giorni per
cura di G. R., IV, 32-58, Milano, Sanvito, 1858.
137
Leoni Michele, Carlo Botta, 1837 (necrologia), in Prose del cav. M. L., prof, di Leti.
it.
e
Segretario della D. Accad. di Belle Arti di
Parma, pp. 365-368, Parma, Ferrari. 1843. Rapidissimi cenni intorno alla vita e intorno alle opere maggiori.
138
Romani Felice, Carlo Bolla, in Annali universali di statistica, LUI, 227-232, Milano, 1837 (1).
E' un breve articolo biografico, ripetuto nella Gazzetta piemontese, 19 agosto 1837. (1) TI
Guidetti nella « Bibliografia » che precede il suo voi. di Scritti
musicali, ecc. (cfr. la nota al principio di questa « bibliografia della critica ») a pag.
XXV attribuisce ad un Romani Fedele una
«
Necrologia
di Carlo Botta » publicata nelP« Annuario storico, 1837, voi, 53 ».
Nonostante le più accurate ricerche, non mi
riuscì di rinvenire
un
periodico intitolato « Annuario storico », né uno scritto bottiano di
un Fedele Romani. Credo si tratti di una doppia svista del Guidetti, quale forse cita di seconda mano il periodico che non vide e trovòcitato da altri con l'indicazione abbreviata « Ann. st. ».
il
- 1()9 139
Canali M. <.. Carlo Botta, in M
ttttmrio ed artistico,
rn scelta di ut iti e sturiate no: ioni in
fatto di Science,
Lettere
§i Arti belle: Opera tvinpilata da illustri scrittori, diretta da I.rn.i \i.
233-236, Torino. Fontana. 1839.
I
brevi cenni biografici.
i
140 Cavalli Ferdinando, I
I
m.
'..
Atta del
del B.
e.
/•>/.
/,'.
biografai di
Conimi
Istituto veneto
di
Carlo Botta del senatore
Scienze, Lettine ed Arti, in
mi. ili se. lett. ed arti, t.
Ili, serie IV,
Venezia.
Grimaldo, 1S74.
Bono brevissimi cenni. che nulla aggiungono alle biografìe precedenti. 141 ludi Giuseppe, Carlo II.
liotta.
in
103-105, Milano, Brigola,
Pi'nrirr ittrriott bittgvafioo italiano.
1870.
142
SCUDERJ LUIGI, Carlo /ittita, in te biografie degli uomini illustri catasti filiti ed inediti di L. S., raccoltie ordinati •lo
Salvatori Moto**,
264-268, Catania, Gianotta.
pp.
1881.
143 Mussi Salvatore, Carlo Botta, in o Vittorio
Zanichelli.
Vite tritatimi illustri da
/'//<
H nt't a a tir II. 3* ed. con aggiunte, pp. 128-234, Bologna, 1
Questa breve biografia nulla aggiunge alle precedenti. Si direbbe tutta tolta dal Dionisotti. in un punto però, dopo aver detto che il B. tu deputato al Corpo legislativo per la provincia della Dora. giunge che nel lx<>8 fu creato deputato per la provincia della Loira. In questo errore Mussi fu indotto forse dal fatto che lo storico nel mi riconfermato come rappreseli tati ti- del dipartimento della Dora. il
144 Bertolotti Antonio, Pat «'urlìi-.
parte), tfotisie li.-.
1m;-v id.
,•
IH.
:t7
•!
|J
(in
Comowom,
tondo
al
voi.
li.
US 135,
Ivrea,
nm numerazione
ik69.
intorno alla vita e
alto
opere di
quasi nulla di ori-
— 110 145 Guidetti Giuseppe, Cenni su messi |>|).
ni voi. cit. di Scritti
In
vita
e
le
opere di Curio Botta, pre-
musicali, linguistici e letterari di C. B.,
XVII-XXII.
Come avverte
il
G. stesso, questi
<
Cenni » si trovano premessi alla
cont. del Guicciardini edita dal Bomba di Torino nel 1852, e, soggiungo io, furono tolti dall' Enciclopedia popolare, II,
1843.
Il
672-673, Torino, Pomba,
G. poteva essere più felice nella scelta, giacché vi sono varie
brevi biografie dello storico migliori di questa. Egli però avverte di
avervi fatto « correzioni ed aggiunte ». A tale proposito noterò solo che mantiene l'errore rilevato a proposito del Dionisotti e di altri biografi, intorno all'arresto e alla prigionia del B. al tempo della Ri-
voluzione.
2)
lìreri scritti riguardanti per lo piìi lettere
il
posto che il Botta occupa nelle
italiane.
146
Tommaseo Niccolò, Di Giampietro Vieusseux e dell'andamento della cirillà
italiana in
un
(/mirto di secolo.
Memoria di N. T., p. 41,
Firenze, Stamperia sulle logge del grano, 1863.
Rimprovera al B. di avere, in una lettera a Ludovico di Breme^ chiamati nemici d'Italia romantici (1). i
147
Rolando Antonio, Intorno a Carlo Botta. Discorso letto rial prof. A. R.
nell'occasione
della
solennità
letteraria
bratasi nel R. Liceo Torricelli di Faenza
commemorativa
cele-
Vanno scolastico 1868-69,
Modena. Zanichelli, 1869, pp.35. Questo studio, pur non oltrepassando i limiti di un lungo discorso, è degno di nota perchè delinea bene la figura dello storico nei vari mutamenti di pensiero a cui andò soggetto. (1) E' la lettera del 19 settembre 1916, edita nell'Antologia del
(Cfr. Bibliografia dell'epistolario, cap.
I,
n. 39).
1826
Ben di peggio disse
poi dei romantici stessi il Botta, attirandosi una fiera invettiva del
Mazzini (Cfr. id. n. 57 e Bibliografia della critica, n. 50),
— Ili — 148 Franchi
Cario
l'i;
celebrala <
'kiihi.
n
l'ranrlii.
I
fiotta.
Dieeoreo tritato im
mi
Lieto
/,'.
Volta
U
della
yiayid 1870,
B
870.
nmarie notizie biograficlie e più esteso giudizio sulle opere. Come storico rantoli' lo riconosce non impaniale, ma ba Vi
li
_
molte espressioni <ii lode pei lui come patriota caldissimo.
149
Faldella Giovanni, Da spettini, in
E'
Umberto
i:>
l
a
t'urlo
storio
Bètta,
retro-
Raeeegna nowionale, IH febbraio 1906.
Livorno Piemonte
un diacono tenuto
Umberto
l'inaugurazione ili un busto al re
1
~2:\
il
e
ottobre 1904 per
una lapide allo sto-
<lt
rico, il quale, ai tempi delle congiure rivoluzionarie in Torino, probabilmente nell'autunno del T !*:>. sarebbe stato colà segretamente ospi1
dalla famiglia Anselmi. (li
La parte ohe lo riguarda è tutta un inno
lolle.
150
Ltveriero Emilio, Cario Botta pronunsiata
il
Nazionale di
ritto
>
Novara
suoi tempi, orazioni- inaugurale
i
A 17 no vembre
MDCC0LVII1
<l"l
Profetiate
nel
CoUegio-CoU'
storio
'li
r
geografia
Emilio Liverieko, Novara, Miglio, 1858, i>p. 28. 151
Beo ih I'i:i
l'in i
il
mi osi OSO
Elogio di
.
Carlo
Botta,
detto
dal
$e§retario ab.
netta totenne adunanza trinità dall'I.
'il
l'.i .-
endemia détta Crueoa il d) li tettemhn
I
/
irenae, Piatti,
PP
152 Questo Msritto fu ristampato tra le Prosi editi inedite deWabatt nruoso Bucci io dell' Aeeademia dei meta, con p di U B. Niccolini, 239-271, Pirenae, Campolmi, 1845. lì colini nella prefazione rileva ohe il Becchi, torse per reazione control <
I
denigratori del Botta, esagerò Dell'elogiare riso,
lingua
la
caboli e ili loeu/. Il
XII.
pecca talvoll
medesimo -rutto ti'.
Ut.
la
lingua usata dallo ito
quale, a >nc. giudisio, se è ammirevole pei copia divo
fu
riprodotto Milano. poi
lo alla In
purezza (p. vii).
L'Ittmetraeione
/»»/i«-/
- 112 — 153
Vannucci Atto, Monumento alla memoria di Carlo Butta, eretto in San Giorgio Canavese sua patria, in Arch. st. Uni.. Appendice, II, 574-580.
E' tutto un inno di ammirazione per il Botta, con riferimento all'« elogio » indicato al numero precedente.
154 Nispi-Landi Ciro, Carlo Botta e le sue opere. Discorso letto nel Circolo filologico fiorentino la sera del
di
17 maggio
Ì87C>, corredato di note a
un'appendice sulla storia del Canavese dall'autore,
Firenze,
Pellas, 1876, pp. 125.
Per ciò che riguarda lo storico questo studio non ha molto valore. 155
Bertolini
Gr.
B., Parole dette agli alunni del Liceo d'Ivrea ckd preside
G. B. Bertolimi innanzi al monumento di Carlo Botta
iti
San
Giorgio Canavese, Ivrea, Curbis, 1865, pp. 15.
156 Il centenario di Carlo Botta, in
La Dora Baltea, Ivrea, 22 marzo 1866.
Articolo giornalistico nell'occasione di una festa scolastica comme-
morativa.
157
Settembrini Luigi, Lezioni di letteratura italiana dettate neUa
/,'.
Ini-
rerxilà di Napoli. Ili, 398-402, Napoli. Libreria edit, ita].. 1898.
153
Emiliani-Giudici Paolo, Storia della letteratura italiana. II. 433-436, Firenze, Le-Monnier, 1855.
159
Masselli Nicola, La scienza della storia, 60, Torino, Loescher, 1873.
m o accenni
-'ritti ritti
iì
dell e
riguardanti qualche punto partirolare
della,
opere del Batta.
160 Fai.i>ki.i
\
Giovanni, Carlo
lu>tta
deputato,
segna quindicinale illustrata indiana k
Natura ed Arte, rasili
scienze, lettere
1904-05, pp. 147-151, Milano. Vallardi, 1904-05.
un breve >tiulio condotto
I.
in
e straniera
BOpn parecchie lettere inedite, che
vanno <hil giugno 1807 al marzo 1812. e di cui l'illustre autore dà un sunto partieolareiririato per dimostrare che esse, benché si aggirino tutte intorno alle diverse rielezioni del deputato al Corpo legislativo. non contengono neppure un minimo accenno alla politica; fatto faceto che si spiega pensando al carattere di quel Parlamento, giustamente chiamato muto .
161
Cabducci Giosuè,
Lettere
rieorgimente italiano.
dei
I.
(174M-I-
Bologna, Zanichelli. 1896.
Due accenni al Botta trovansi nella prefazione (p. \\\i e p. wxiv) Taluni dei passi della Storia d'Italia dal i 789 al 18 i 1 riportati nel beato seno accompagnati da opportuni cenni intorno alla parte avuta dal gli avvenimenti stessi pp. 108 l«»!t. 149-150, 204 805, 246). (
162
Barolo Ferdinando.
Cittadino Ferdinando Barolo o, tuoi tondi
//
I
Contiene vai. accenni lei
1
79
t
in
alla
"mio.
1
SOS
parte avuta dal Botta nella tallita con
Torino.
163 *<
\
1
1
Vittorio di
ih
<iu,i,
Simun.
Storia,
Arti
SeAVAppendice, roto, alla roga del
di
-/,.,,,
i7<>^ 1798, •
>li«-
<ta
Xreheoìaaia delta
illustra
tea
p
provincia di
la
il
governo dotta
Gkiabrera,
accenna
in
Bietola
ilesmuidria.
alla
\ I.
Ba
Botta e al mo arresto (pj a
— 114 164 Neri achille, L'ultima parola sul processo di zetta letteraria, U marzo 1885.
('aria
Botta, io Gaz-
un breve articolo, che riassume, può dirsi. tr\\ scrini (li Nicoinede Bianchi intorno a questo punto della biografìa bottiana. E'
165
Nkki
Una lettera apologetica di Carlo Botta, in Archivio sto-
A» iim.i.k.
rico italiano, serie V.
t.
IX. pp. 76-87. Firenze, 1892.
A proposito di questa lettera scritta il 10 maggio 1810 dal Botta ministro francese della Pubblica Istruzione per ottenere una cattedra in una Università italiana e colla quale cercava di difendersi da calunnie sparse sul suo conto, come uomo che aveva subito un processo negli anni giovanili, il Neri accenna alle molestie che quel processo recò in varie occasioni allo storico. In una nota poi (p. 87) dice che al
nella copia della
Vita di ('. B. » del Dionisotti esistente nella Biblio-
teca nazionale di Torino un lettore scrisse questa postilla: « Quando verranno in luce gli archivi segreti del Botta, ei non parrà più quel-
l'uomo così probo che il Dionisotti ci vuol far credere »; e nega che B. sia stato sempre rigido osservatore della virtù e non abbia mai principi di sincero republicano. smentito
il
i
166
BOSSOLA Amilcare, Il Governo
provvisorio piemontese
<
la
Munici-
palità di Alessandria. Torino, Casanova. 1900.
Accenna
al
Botta
in
tre luoghi,
parlando della congiura Barolo
(pp. 24-25), della formazione del Governo provvisorio piemontese nel
dicembre del 1798 (p. 62), e dell'opera del B. come capo zione publioa durante il Governo suddetto (pp. 270-71).
dell'Istru-
167
Olmo Francesco Domenico, La
"Rivoluzione francese in
Piemonte,
in Rirista <V Italia. 1913, pp. 505-579.
Oltre a qualche lievissimo accenno al B. (pp.514 e 522). parla di lui nel cap.
I
novatori » (pp. 545-553).
168
Bianchini Domenico. Prendendo occasione da una lettera del Botta dalla Svizzera (Knutwiel, 28 febbraio 1796) da lui posseduta, e eh'egli invia al cav. Francesco Zambrini perchè la dia alle stampe,
— Ilo — Bianchini accenna all'andata del Botta
il
in
[avisaera esulando
Propugnale**, sin, li filologici, bibliografici di varii tooi détta Qommieeione /»' tetti di lingua, pai ragioni
:*7o,
t
politiche [Il
Bologna,
>•/,.
Romagnoli,
1.
184
169
Benedetto, Relaeione dei patrioti napoletani col coi
>
Gongolato,
deWunità
Videa
Direttorie
(Ì799-Ì801),
itaiana
t
Napoli.
Pieno, 1902.
Contiene pochi e lievi cenni intorno al Botta esule in Francia durante l'occupazione austro-russa «lei Piemonte.
170
Ma\a<»ki>a <ìii -irei. / rifugiati italiani in Francia urtili unni Ì799(800 sulla
scorta del
Vimeeneo Lancettì
Diario <n
••
di
docum enti
Memorie detta Reale Accade m ia detta ecienee <li Torino, s. 2. t. 57, Classe «li scienze mo-
inediti dagli incitili d'Italia e
rali,
storiche e filologiche, pp.
Riguarda in modo particolare
Francia,
ili
7"> l'2n.
i
in
Torino. Chiuseli. 1907.
rifugiati cisalpini,
ma (ratta pure
distesamente dell'opera attivissima del Botta in quel tempo. 171 N. N. Aneddoto di f'arlo Unita, in h' Annotatore piemonteee, <>>sia Giornale detta lingua e letteratura italiana.
VII.
360-361'.
Narra l'incontro dello Btorico, ormai vecchio, con la Signora Teresa l'aiulctii. «la lui teneramente amata nell'eia giovanile.
172
M u;< his io Si iniplao. al
n.
Nella rubrica
Varietà
precedente (VI,
il
una nobilissima
Btorico, pubblica
Dosoensa ch'egli sentii Che contava
lettera
«li
luì
intorno alla rien-
numerosi amici ed ammiratori
i
'l'orino, e
in
del (riornale indicato
Marchisio, intimo amie.» dello
l'accompagni con m-ti/ie intorno
al'e
numerose lettere dello storico da Ini possedute. 173
m\ t.n seppi
Un ai
.
ipplemento), Torino,
Riporta uno -cntto tra lui e
!..
<ii
'ria i
febbraio
Stanislao
storico.
Botta, in Gaeeetta
<1>I
/'.»/»<//.
Ifl
Marchisio, che
nani oome
— 116 174 A\ m.i.k Carlo, Biografia del oav. Giuseppe Fitti da 8. Giorgio, 'l'orino. •
Cassone. 1850, pp. 88.
Contiene qua e là notizie intorno al Botta per ciò che riguarda l'amicizia di lui col Filli, suo compaesano. Di quest'opuscolo, oramai rarissimo, conservasi una copia nella Biblioteca di S. M. il Re in Torino.
175
Marom kì.i.i Pietro. Addinone atte
Mie prigioni
«
»
di Silvio Fallico.
Nel cap. XVII ricorda l'iniziativa del Pellico per una sottoscrizione mezzi per scrivere la Storia d'Italia dal 1789
che fornisse al Botta
i
al 1814.
176 MiMiiiF/rn MARCO, Miei ricordi, 2
l
ed.,
I,
48-49. Torino.
Roux e C,
1888-90.
177
Fontana Leone, Commemorazione Miscellanea di storia italiana
del
(/.'.
comm. Carlo
THonisotli,
in
Deputazione sovra gli studi di
storia patria per le antiche provincia e la
Lombardia).
8.
3,
t.
6,
pp. 467-475, Torino, Bocca, 1901.
(41)
Giordani Pietro, Opere, V, 365. In una lettera del 24 settembre 1816 a Gaetano Dodici annunzia di aver invitato il B. a stabilirsi in Milano; il Monti gli avrebbe ceduto ogni profitto derivante a lui dalla parte che aveva nella redazione della
Biblioteca italiana e
un generoso signore gli avrebbe fornito le spese
del viaggio e. per un biennio, un assegno di duemila lire annue.
178 Leopardi Giacomo, Vjani,
II.
Epistolario raccolto e ordinato
da Prospero
Napoli, 1860.
In una lettera del 26 aprile 1829 al Colletta, il quale gli aveva pro-
posto di ricorrere, per la pubblicazione di suoi scritti, ad una pubblica «ott ascrizione, come il Botta aveva fatto per la Continuazione del Guicciardini, risponde respingendo sdegnosamente la proposta (pp. 77-78).
In •di
lui
una lettera al padre da Napoli (18 febbraio 1836) accenna al scritto sul Botta publicato in La voce della ragione di Pe-
— 117 — sarò (cfr. poli
n.
dicendo die il suo Dome è in molta stima in NaMa scrivendo poco dopo (l."> maggio 1837) all'avv.
29),
137).
i]i.
Fini. Maestri <li Parma, si lagna che certe « bestialità » scritte da un Leopardi siano dal pubblico attribuite a lui (pp. 143-144). Iti fondo al medesimo volume poi trovasi già la lettera del ''olii
panli. indicata al n. 109.
I
179 LLIM1
Mai rizio, Ricordi ili M. B. sulla vita e nulle opere ptaprk M vinoni, ih-/), ni l'arlanunto. 2 a ed.,
pubblicati (Itill'inr. Fii.iiM'D
Firenze, succ. Le Mounier. 1876.
Mariotti in una nota (p. 269), richiamandosi all'opinione ruanife-
Il
dal Gioberti nel Ritorg. eie. che «i medici riescono eccellenti meditazione e nella trattazione delle cose civili », reca gli esempi Botta e di Luigi farlo Farini (1).
nella •lei
180 M \mi vm Ts&enzio, /.''/'
'
da Ettore
dall'esilio, raccolte e ordinate
VlTZKBO, IL 7. Roma. Soc. ed. Dante Alighieri, 1899, 2 voli.
Appannando al proposito di publicare un inno per la ricorrenza centenaria della cacciata degli Austriaci da Genova, dice che vi penerà la narrazione che ne fa
il B. nella sua storia, aggiungendovi qualche nota detterà del 10 gennaio 1846 all'editore Le-
del proprio
Monnier di Firenze) (2).
181 Bassotto Carlo, Una mi. 1901, pp.
inedita tu Cario Bottai, Torino. Vinci-
notizia 12.
iarda la traduzione dal francese in italiano dell'opera del Dil-
Messkdaouj
he
li)
menti inediti. 1*7
Fu
Luigi,
l.n
fiowimuma di ma
Farini medico, con introduzione di Luigi
('urlo
»
18,
Roma, SOC ed.
I
>.
dittatore,
Rava e doen-
A.. 1914.
un opuscolo di pp. 1S comprese quelle /wi che e il frontespizio, sul (piale si legge: Inno 8, Giorgia tmn,, ,ì, (,. ,,,(« ut ni crlehra utlosi il centenario della oueciaia dtgU Alla pag mova Tip. e Lit. di L. Pellai HDCCCXLVH (2>
infatti publicato in
<<
|
,
|
|
;
.'1
l'editore inserì
e
le
pp.
5 e 6
o Mamiani
contengono una al suo dolce ani
A
e
/'</-w<
di
!'.
il
m..
.
conte Terenzio Maniiain
lettera dedicatoria
|
Fu ristampato in I
un elogio dell'autore
indo
intitolata:
«Te
sacerdote
Aggiunta di parecchie oompoaiaioni, Pirense, Le Monnier, l'altra ed. contiene U passo del Botta un qualche
Ne luna uè
ceniK. a lui o alla sua narra/ione
|
»
onora edizione con ammenda dai
M
— 118 — uif-ril,
rimasta
inedita
8
sconosciuta.
p. 191) attribuisce erroneamente al
Lo Sforza
{1/ indennità
in-.,
Roberti questa brevissima mono
jrrafia.
182
PATETTA Federico, // poeta torinese ('umilio Maulandi e uno strano errore di Carlo Boi tu. in Atti della
LII, 7-8,
1916-1917, pp.
!>'.
A ce della Scienze di Torino,
475-491, 543-557 e 697-718, Torino,
Bocca, 1917. L'errore (Storia d'Il. dal 1789 al Ì8Ì4, lib. 4) consiste nell'aver creduto morto in un fatto d'armi del 27 aprile 1794 il poeta, il quale invece fu allora ferito e fatto prigioniero, e visse poi fino al 1799.
183
Garmagnano Alessandro, «Preside del
Collegio delle Belle Arti
nell'Ateneo torinese », dedicava, con la data « Torino, anno
stamperia filantropica », un'entusiastica canzone al suo
X,
amico
Carlo Botta, allora giovane e ardente republicano (H. Bed arida,
Quelques documenta sur ('. B., cit.; cfr. n. 92).
184
Marengo Carlo, In morte di Carlo Botta: Canto (1837), in Tragedie inedite di C. M., aggiuntevi alcune liriche e la
tragedia, pp.
postuma). In una postilla al
Canto
»
Pia de' Tolomei »
Le Monnier, 1856 (ediz.
376-381, Firenze, Felice «
«
l'editore G. Prati nota che
il Marenco esitò sempre a darlo alle stampe (p. 378). Esso trovasi
riprodotto in
V Illustrazione popolare, XII, 24, pp. 379-380, Mi-
lano, 10 ottobre 1875.
185
Grace-Bartolini Louisa, Carlo Botta (1848), in Rime e prose originali e tradotte di L. G.-B., raccolte per cura di Francesco Bartolini, pp. 54-57, Firenze, Successori Le Monnier, 1870. 186 Casali Enrico, Carlo Botta e V Italia. Nel centenario di Carlo Botta pubblicamente celebrato con festa scolastica nel teatro civico d'Ivrea il
i7 marzo {866. Canzone detta dal prof. E. C, senza data, pp. 16.
Si riferisce alla ricorrenza .n.
di cui
parlasi
155 di questa parte della bibliografia.
nello scritto indicato al
— 119 — 187 KNATlfl tiglio di lui
A\ Q]
'ti,
intorno allo storico e rivolto
al
Scipione, al quale il De Gubernatis lo consegnava nel
tempio «li Santa Croce di Firenze il giorno in eoi vi furono trasportati
i
resti mortali
kobre
1875),
IO,
18
.i
p.
padre (L'i lista europea, a. VI, voi. IV (ot-
<lel
riprodotto nel
378,
In o<<a.-ioiie del trasporto della
Umetti, giornale ecc.,
VII.
salma dello storico da Parigi nel
tempio .li Santa Croce in Firenze (11 settembre 1875) e negli anni piecedenti,
dopo che era stata lanciata la proposta del trasporto, vari
giornali italiani publicarono articoli d'occasione e di polemica, nonché le liste di
Anche di questa produ-
coloro che concorsero nella spesa.
zione >i dà qui un saggio (1).
188 tetta l'.-.".
del Popolo,
rrier de
(1)
Già nel
salma
.'114,
332; 1875, nn. 201,
Turin, 1872, n. 82.
{fossetta piemotUeee,
della
1H72. mi. 891, 800,
865,
In"'!',
di
1
s72. nn. 284, 201, 308.
allorché il Comune di Torino promosse il trasporto
da Parigi,
V. Gioberti
il
Pioni-otti rivolgeva istanza
perchè altrettanto si facesse per le ceneri del Botta; ma non riusciva nell'intento (Dioniso! ri, Vita di 0. /•'.. pp 550-51, trai « documeir In nero articolo di protesta compariva allora in TI RiBor§im§mkì, ptor Torino, il novembre \s:,2. Finalmente nel 8tampa, Torino, 26 maggio 1903, leggeai l'articolo darle Botta in Soni* II monumento, che è il mozione d remlicuni., della funzione fattasi nel tempio nazionale per l'inaujmra/.ione del monumento cola elevato allo storieo italiano. Parimenti la t limetta il-l l'n/tnlo d> l'orino del mede-imo L'iomo puhlica un ani .
giornale
/.'/
i
ielle»
stesso tenore
ì.,-
cene ri ili
Omdo Beffa (a
s "<,/,/
<
reet
</»
li
maggio 1903, resti dello storico erano tolti dalla primitiva inoilc-l! — ima toml.a trasportati nella tomi. a monumentale, innalzata pei cura del onnine di Il
giorno precedente.
L*".
i
<•
t
fornii
dell'apposito lascito del
comm. Cari
I
iti.
- HO — lì
Oanavese (Chivasso) 1872, mi. 42, 50; 1873, nn.
7,
16, 22, 23,
26, 28, 29, 1874. n. 21. //
Oonte Cavour; Giornale politico e letterario (Torino) 1872, n. 322.
L'uniti) ruttolini. 1874, n. 116.
La l'erseveranzv
.
1
s 7 r>
.
13 settembre.
Notizie intorno alla cerimonia leggonsi in La Rivista europea, cit, (cfr. n.
loc.
187).
APPENDICE
Scritti inediti intorno al Botta.
189
A Carlo Botta, sonetto di Ignazio Boyer (autografo in Biblioteca Civica di Torino, Manoscritti, 79, n. 60) senza data. E' una forte rampogna che il giovane medico e ardente republicano
piemontese rivolge all'amico rimproverandolo perchè, nato a liberare la società dai
goglio ».
Il
tiranni,
si
lasciava poi accecare
«
sonetto non è posteriore alla metà del
dall'oro e dall'or-
1797, giacché
ap-
punto in quel tempo il giovane cospiratore fu giustiziato in Torino.
190 Processo di Carlo Botta (in Biblioteca di S. M. scritti,
il
Re in Torino, Mano-
Storia d'Italia, 1121) (1).
Grosso volume ms., contenente verbali, interrogatori di testimoni, confronto tra il Barolo e il Botta, il costituto del coimputato Pico, il verbale di costituzione in carcere del Barolo e le sue rivelazioni il
circa i compagni della congiura, la difesa dell'avv. Paolo Boggio per il Botta, oltre ad incartamenti di altre due cause (Fontana e Bofì'a). Credo si tratti dell'incartamento raccolto dal difensore avv. Boggio. La « difesa » infatti è accompagnata da una postilla del donatore alla Biblioteca (a. 1889), che è il barone L. Boggio, discendente del difen-
sore del Botta.
(1)
Ne devo la conoscenza all'amico cav. dott. Mario Zucchi, il
quale ne sta preparando la publicazione.
— 121 — 191
Documenti tutta sverrà del t79S (il VJ96 «li <-n 3XPP1 1'kii:>>i.kki (in Biblioteca ili S. M. il Re in Torino, aTowesoriftn*, ".">).
volume in-.. comprendente,
«.rosso
tra l'altro, hi
i
Nota dì quelli
1
contro de quali, in seguito alla congiura scopertasi nella città di Torino in maggio 1T!M. ha proceduto la R. Delegazione, o come complici
medesima, o liberi parlatori a favore de' Francesi, colla provvidenza datasi in odio di essi dalla pretata R. Delegazione, fra' quali
nella
alcuni furono riconosciuti innocenti
.
Tra questi è registrato il Botta,
dice arrestato in Caatelalfero (?) e rilasciato con sentenza del IT't.-)
(1).
192 Nell'Archivio Cario)
si
Stato
di
di
Milano (Sezione
Storica,
Manoscritti,
conservano taluni appunti manoscritti di
C»
Canti intorno alla vita e alle opere del Botta. 193 Nella Biblioteca Civica
«li
Torino (Manoscritti. 137) trovasi il ma-
MMCritto «li uno st mi io sul Botta, intitolato Qiudieio su farlo Botta, Malora. \V
un fascicolo di fogli 60. formato protocollo, scritto a mezza
ambo le f accie. Nella prima pagina leggesi la data: « Savona, e, di altro pugno in margine, la nota: « L'autore novembre 1824 k Bongioanni «li Mondovì, già Magistrato, Dottor di Collegio, morto ad », e in calce, della stessa mano che scrisse la nota, il
2
.
i<
nome " Dionisotti
...
una critica tutta sfavorevole della storia d'Italia dal 1789 al 1814, per «li mostrare che lo storico scrisse per odio verso Napoleone I.
194 Consta ohe l'illustre glottologo Giovanni Flecchia lasciò tra le sue earte presioae notiate da
lui
raccolte intorno allo storico suo compae-
A queste attinsero vari degli autori citati, specialmente il Bon-
Com pegni, al «piale Flecchia favorì intorno al Botta non solo notizie manoscritte, ma eaiandio oopioaiaeiino materiale epistolare, da il
il
lui
pure raccolto e rìmaato inedito. A onesto epistolario inedito pari-
menti attinse per
(1)
preM «li
Son queste :.
i
su<m stadi la signorina Emilia Regi*.
carte ohe vi«le il Dioniso) ti. il quale però non vi Studi nota alla Vita di f. /.'. al principio del cap.
le
la
carattere generale
«li
questa
«
B dittografia della critica »).
195 Croce (La Crìtica, XIII, 263) parla di una profonda
11
critica,
rimasta inedita, di Luigi Blanc intorno alla continuazione del Guicciardini,
ma non indica
il
luogo di conservazione del ms. (1).
196 Infine va notato che Nicomede Bianchi nella sua Storia
della,
Mo-
narchia pieontese (voi. II, cap. XIV « I patrioti piemontesi dal /7.9.V al
1797 », pp. 538-584) ed il Carutti nella sua Storia della Corte di Savoia durante la Rivoluzione e l'Impero francese (1, 277-285) accennano
ad appunti sulla vita dello storico al tempo
dell'arresto, della pri-
gionia e dell'esilio, da lui stesso inviati al Ranza, che intendeva di
publicare
un
«
martirologio piemontese ». Si tratta indubbiamente
delle carte dalle quali attinse il Roberti (cfr. i n. 88 e 91 ).
Aggiunte alla bibliografia dell'epistolario
Cap. I.
76
— Lettere edite. 1802-1837
Druetti Vincenzo, Alcune lettere inedite di Carlo Botta, in II Risorgimento italiano, N. S., X, iv, 489-497, Torino, Bocca, 1917.
Sono sette lettere, dirette a Giorgio Domenico Boggio, cugino e compaesano dello storico. Le due prime riguardano questioni d'interesse del Botta coi suoi parenti materni; la terza e la quarta si riferiscono alle elezioni politiche del dicembre 1808; prive d'importanza sono la quinta e la settima, mentre la sesta (Parigi, 11 maggio 1814) è notevolissima per il giudizio che contiene intorno al mutamento di regime che subiva allora la Francia. A queste sette lettere segue un breve passo di un « Memorando » dello storico al suo primogenito Scipione circa il modo di comportarsi verso i parenti.
(1)
Questa critica fu dal Blanc stesso riassunta in Museo di scienze VI, voi. XIV, pp. 55-56, Napoli, 1848. Questo rias
e letteratura, a.
sunto non fu indicato tra le « recensioni », perchè non potei consultare la rivista qui citata.
— 143 — 77
ls-is-ls.iu
Ottolexo.iii Raffaelk, ffottris biografiche ài arte e archeologiu della
•iriu
V.
<
'urlo Botta, in
Rivista
provincia di Alessandria,
8.
3,
62-64, Alessandria, 1918.
pi».
Contiene due lettere al cav. Airoldi di Firenze circa il concorso al premio quinquennale dell'Accademia della Crusca. Notevole un passo della prima (Parigi, 14 marzo l82S)incui dichiara di ritirarsi dal conqualora dovesse dividere il premio col Manzoni, giacché si vergognerelihe nel vedersi accoppiato ad un romantico. i
78 Carlo,
•in»
1829-1837
Lettere inedite di Carlo Botta al figlio Scipione, in
h'i*orgimento Battuto, N. S.,
//
XI XII, ni, 211-227 e XIII, in,
Tu- ilo, Torino. Bocca 1918-19 e IMO.
uol9 lettere dirette al primogenito Scipione dopo che questi si da Parigi a Torino e rameggiano la figura del R. come padre,
trasferì
oltre a mostrare la genesi dell'ultimo lavoro al quale attese il vecchio tioè la
Bibliografia
traduzione dell'opera del capitano Duhaut-Cilly (Cfr.
dtVT epistolario
cap.
,
I.
n.
70).
Segue una
«
appendice »
di tre lettere, pure iueilite. all'amico tiiuseppe Filli di S. Giorgio Ca-
navese intorno ad una curiosa particolarità della vita del Botta, un progetto di matrimonio quando già aveva sessantatre anni
di
Queste ventiline lettere provengono dall'Archivio Fontana (Cfr. Bibliografia éeW epistolario, cap. II, n. 1 C).
Cap. II.
— Lettere inedite.
11
1800-1807
archivio privato della famiglia Bongioanni trovansi
1
ici
B.
al
Bongioanni
n.
(ofr.
(Ih prairial e 2 fructidor, a.
8",
1816-1835
Due lettere autografe Inedite oonatrraaal «li Genove (nn. 7 601); lui <
:t
•
ii
»
i.nsa (?) presentandogli
10 ottobre »
188
il
prof.
lot-
e 8 aprile 1807).
12
i
tre
Itt), tutte e tre datate da Parigi
nella R. Biblioteca unili
<•
una copia «lei
(
gennaio 1816)
'unitilo, e l'altra (Parigi,
Roaini di Pisa pei presentargli Giorgio Wa«
ircene, U dotto americano amico dello storico.
- 124 — Nella medesima Biblioteca conservarci (nn. 265 e 266) gli autografi delle due lettere edite da Achille Neri (Cfr. Bibliografia dell'epistolario,
cap.
I,
n. 22).
1833-1835
13
La R. Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele mento) di Roma, tra sei lettere
le
(Sezione Risorgi-
carte di Aurelio Bianohi-Giovini, possiede
autografe a lui dirette dal Botta. Tre di
esse
(oltre
a
non esistente) furono edite dal Viani (Leti, di C. B., Torino, 1840). Le inedite sono dunque tre ma utilissime riescono anche le altre, perchè l'edizione del Viani subì mutilazioni qua e là un'altra ivi
;
(Cfr. Bibliografia generale, n. 28).
1833-1837
14 Il
Museo naz. del Risorgimento
ital.
questa parte della Bibliografia) si è lettere autografe
del B. al
di
Torino
(cfr.
il
n.
6 di
recentemente arricchito di 15
suo concittadino Carlo Ignazio Giulio.
Sono le lettere che servirono a Emilia Regis per uno de' suoi studi (Cfr. Bibliografia generale, n. 60). Esse provengono dall'archivio privato della famiglia Giulio di
S.
Giorgio Canavese,
archivio
che,
mentre di questo studio si licenziano le bozze per la stampa, non è ancora interamente trasportato nel suddetto Museo.
Cablo Salsotto.
LA MISSIONE MALAGUZZI A VIENNA nel 1865-66 per la cessione del Veneto
1
Dal 1860 al 1866 due convinzioni egualmente tenaci si disputavano il campo in Italia ed in Austria. Nessuno dubitava fra noi che alla liberazione della Lombardia dovessi- ineluttabilmente seguire in breve tempo l'acquisto
Veneto per forza d'armi o per
del
abilità
(2). (lon altrettanta fiducia
diplomatici
riprendere alla prima occasione
di
appena
'59,
l'Italia
suo
il
prudenze (1)
morte
la
sero alienato
il
III
potente (3)
protettore
ce
•
la
Napoleone
di
il
di
negoziati
contava l'Austria preda perduta nel o
avesse tolto alnostre
le
im-
i
favore.
Da quota monografìa, scritta già nel 1915-16, trassi qualche
brano e qualche documento per la conferenza su Francesco Giuseppe, edita dal Treves nel 1917 fra « le Pagine dell'Ora ». Il lavoro, integro ed immutato, senza aggiunte e correzioni, ispirate dal « senno di poi vede Bolo ora la Iure. Mi sono unicamente permesso due citazioni «li- libro del gen. fargutti Fon alt— Ka ittr ohe in blanda forma suffraga mei giudi» ostili al penultimo imperatore degli lUrgo. Inacri-.~il.ile mi rimase il libro, violentissimo contro F. .
1
i
eppe, (t)
Go]
<lel
Istruzioni
lino, «lei IH gennaio InHI.
liana
Anche
la
Unterfang).
ieh»
Ber
Lamarmora per la sua miaaione
al
ili
Noi non crediamo ricolta 1* questione ita-
Venexia non -ara restituita
all'Italia
:
ma non di-|>c-
»he tali ortensi possa avere, quando die >ia. un pacipossibile die la grande riforma Beo e naturale svolgimento... Non
riai
i
principio delle aasionaiiti possa mantenere a lungo conculcata s depressa la nazionalità veneta ecc.
iniziatasi
io
Austria
in
nome
del
.
(L\M UUIOB \.
/<"'
renze.
I
>7".
\>.
»).
Vii/imi m. Laudali, Qatteim "mi SodoM'O, Stuttgart, 165, Che in un HUO rapporto del mar/o |s«if. dichiara Bl
(.•{)
p.
/'//
(
tv.
!
- 126 -^ A
Vienna perciò venivano sdegnosamente respinti i moderazione, che da varie parti si volgevano
consigli di
all'Austria, per esortarla a cedere, dietro equi compensi,
quei possedimenti, che non doveva illudersi di conser-
vare a lungo. Mai, mai
—
;
la fierezza e la
dignità di casa d'Austria
— era
la
rifiutavano a limine
le
vietano soltanto discutere indecorose rinuncie invariabile, con
risposta
cui
si
combinazioni frequenti, suggerite dalla diplomazia, o dalla
stampa, anche germanica (1), per una soluzione amichevole della questione veneta. Tra la folla degli opuscoli d'occasione vuol esserne rilevato uno, comparso a Parigi sin dal '60, col titolo « UEmpereur Francois Ioseph I et l'Europe » (2) perchè, come in altre circostanze memorande, un'ispirazione diretta del Bola penna dell'anonimo autore. Al « senno maturo », alla « generosità cavalleresca » di Francesco Giuseppe era diretto un nobile appello, per
naparte guidò
convenienza di quell'abbandono volontario, che tanto pesava al suo orgoglio, e anche più indignava il partito militare. La cessione di Venezia (era detto) non può sollevare nel cuore di Francesco Giuseppe gli stessi sentimenti peincitarlo a riflettere sulla necessità, sulla
nosi,
prodotti
dall'avulsione
violenta
della
Lombardia
:
poiché non si tratta di provincie ereditarie, che farebbero cadere dalla fronte del giovane imperatore un'antica corona di più secoli. La patria de' Dogi non s'è data a casa
come la Boemia e l'Ungheria non fu conquinon pervenne agli Absburgo per matrimonio o suc-
d'Austria stata,
cessione sorti
;
:
le
stipulazioni di
Campoformio disposero
delle
d'una millenaria repubblica senza guerra, senza pro-
speranza dell'Austria « riconquistare Milano dopo la morte di Napoleone III », e proceder da questa fantastica attesa di « restaurazione » il negato riconoscimento del « precario » regno d'Italia (1) Favorevole alle aspirazioni italiane mostravasi specialmente la Koelnisehe Zeitung, sovente per ciò bistrattata dalle i. r. gazzette. (2) Parigi, Firmin Didot ed E. Dentu. !
— 127 — adóne, tra
le
mercan-
più dolorosi' protosto de' popoli
iati.
possesso di Venezia, decaduta dal pristino splendore
Il
ben lungi dal recar vantaggio alle oberate finanze delcontribuisce a renderne le condizioni vieppiù di-
l'Austri;!,
sastrose, per l'onere inseparabile da un'occupazione mili-
L'Imperatore, anche senza risarcimenti contrattuali,
tare.
Guadagnerebbe a distarsi ili provincie, che mai subiranno rassegnate il dominio straniero a fortioii dovrebbe accetter lietamente una liquidazione remunerativa, per la quale nell'esausto tesoro austriaco entreranno 5-600 :
milioni
di
fiorini
rugiada
indennizzo,
di
benefica
per
l'erario, pe' creditori dello stato, pe' contribuenti, pe' cit-
tadini tutti, soffrenti
effetti
gli
della
svalutazione della
monetata.
carta
mediante la cessione del Veneto la Banca di Vienna suoi pagamenti in numerario, ogni suddito riprendesse austriaco che possegga Banknoten e tutti quelli che hanno all'estero, vedrebbero aumendegli chèques da p tato il loro capitale di quasi il 40 %, poiché il valore «lei fiorino salirebbe da 1 fr. e 7.") a 2,50. Son questi de' vani
che potrebbero
i.
La
liberazione
Europa
:
ammontare a miliardi!
d'Italia
dapertutto
il
ispira
simpatia
universale
in
buon senso dice che se le potenze
garantissero un'operazione finanziaria, per la quale l'Italia
grado di sborsare all'Austria (>(M) milioni in cambio del Veneto, sarebbe saluto sciolto con soddisfazione generale (pici nodo gordiano, che un malinteso orgoglio in
pretende troncar con la spada, senza preoccuparsi delle e de' lutti d'una nuova guerra implacabile.
rovine
L'Europa chiede che il suo arbitrato, riconosciuto e rispettato, imponga orinai una soluzione pacifica a tutte le vertenze. Non son più le armi, è l'opinione che deve affermarsi
vittoriosa.
diamo non
di
se
strss..
dargli
la
debellare
All'Imperatore l'esercito
d'Austria
doman-
ma
vincer
italiano,
trionfo guerresco
Quale conquista, grandezza morale, la popolarità che
'
(piale
di
gli
può
prc*
cierebbe siffatta vittoria? Se nel suo spirito fiero e leale
— 128 — domina sopratutto la passione della gloria, della vera può pareggiar quella che per la sua arren-
gloria, nulla
devolezza magnanima mondo civile
Erano
l'Europa e
decreterebbero
gli
il
Cobden, propugnate dall'emigrazione veneta, da Valentino Pasini (1) segnatamente ma che il vento sperdeva, come proposte chimeriche e offensive pel Sire d'Austria (2). Neppur quando all'irritante idea d'un compenso in denaro venne sostituita la profferta più « decorosa » d'una permuta di territorio, lo scambio del Veneto co' principati danubiani, si quetaron le ire della i. r. stampa. La generose,
illusioni
divise
dal
:
Gazzetta di Venezia, riecheggiando i veti dell'officiale consi sgolava a deridere con la penna del suo direttore gli aegri somnia de' liberali italiani.
sorella viennese,
Eh via, non rifiniva di ripetere, polvere e piombo, non oro ci vuole per strappare all'Austria la perla delle lagune. «
Labile e transitorio » è
regno d'Italia
il
zione, di cui è pentito per
primo
lo
:
effimera crea-
stesso
Re Vittorio
Emanuele, sospirante nel suo segreto il ritorno alla sicura tranquillità del piccolo, avito retaggio
A che vi gioverebbe
(3).
Veneto ? rincalzava beffarda la Gazzetta del Nord (4). Anche con questo nuovo acquisto, il sedicente regno d'Italia, mancandogli la protezione della Francia imperiale, rovinerà tosto o tardi come un castello il
carte
di
Eppure a dispetto di così superbe provocazioni, l'idea (1)
Cfr.
Bonghi, La
vita
e
i
tempi di Valentino Pasini. Firenze,
1867, p. 760 sgg. (2)
Non tardò in Parigi stessa a comparire una risposta officiosa
« Du rachat de la Vénétie, réponse à la brochure L'È. F. J. et V Europe » (ed. Denta, 1861). 1
dell
Austria col titolo
:
(ìazzelta di Venezia, dell' 11 novembre 1865, dove si spaccia panzana che il Re, disposto ad abdicare « farebbe del mezzogiorno un regno per il Principe Umberto, dell'Italia settentrionale un regno per la sua figlia maggiore e per il principe Napoleone, essendo l'Italia (3)
la
assolutamente troppo lunga per l'unità ». (4) Gazzetta di Venezia del 15 novembre 1865, che insieme alla consorella rimbecca la Koelnische Zeitung.
- 129 d'ima transazione pacifica andava diffondendosi, come un buon germe deposto su terreno propizio i*li spiriti più equilibrati e lungiveggenti s'avvezzavano a discuterne la possibilità, si industriavano a prepararne l'attuazione. :
Uno statista del valore di Quintino Solla, non facile certo ad accarezzali' fantasticherìe romantiche, proclamava nettamente, nell'ottobre del 1865, agli elettori di Cossato, che la liberazione del Veneto poteva forse semplicemente ridursi a
una questione... di competenza del ministro delle
finanze
1 ).
(
Da che provenivano così rosei affidamenti, manifestati Indubbiamente dalla speaveva tatto balenare il Lamarmora, d'un prossimo, probabile accordo con Vienna. Il discorso di Cossato coincideva precisamente con la missione Maladal freddo ministro tassatole ?
ranza, che
idi
guzzi, che s'iniziava allora sotto prosperi auspicii
e nes-
:
suna meraviglia
se
stici,
dalle ristrettezze finanziarie, dalle
giustificati
plicazioni
politiche
s'avventurava a
Sella
il
interne,
com-
dibattevasi l'Austria.
cui
in
prono-
lieti
Della missione Malaguzzi parlò, se non primo, diffusa-
mente e
Lamarmora nel suo libro Un po' più di luce (2):
il
di quel periodo hanno, con minor ampiezza, creduto necessario di ricorvano tentativo della diplomazia segreta ita-
dietro lui
maggiore dine
o
(pici
tutti
storici
gli
liana (3). E'
(1)
il
celebre discorso fin turale, in cui il Beila annunciò la tassa
del ni;trin. ii.
»
Hi.
:
na, «
Milano,
racquieto dell" I
ii gli
[ccioli,
1868,
|>.
H«-u>t i
p.
ii il ii
ari
basti <>ra
i
il
t
i
"
in
Rovigo, 1887, I. 113. Dm anni di poUtiea
.Iacixi,
Bonghi,
I/alien
Antolofim, «IH Febbraio
<it:ii.-
pQf tutti
il
i-
t'invi. \. .1 ;;<«.•»!
IM
ira jji stranieri, rieord< Iti
a|>]»o^iri:»r«'
e //
il
Firenze, 1902, p
mi di
18
V.
Rruchli
insigni:
8è0a
112: e
lUMent
t
Lipsia,
1878,
l\
p
LIOag. (che afferma d'are» pregato STBBL, tHt Vienna del M, ed. popolare, Muncben, 1901, voi. IV,
\m/.iiii m. op.eiL, il
(,».
ella
\
italiani e,
l'in
i.i
r/avean pmeriutn
III.
i».
j
brevemente aaehe
il
Bulle nel
Seoe wde /e »
— 130 conte Alessandro Malaguzzi, di antica nobilissima famiglia reggiana, che ha il vanto di contare tra i suoi anteIl
madre
nati la
1896,
dell'Ariosto,
inori
a
Genova
senza aver mai direttamente preso
l'unico episodio culminante
della sua vita.
febbraio
nel la
parola sul-
Eppure
egli
conservava gelosamente carte politiche importanti, relai diari, che aveva tenuto regolarmente del suo soggiorno a Vienna negli ultimi mesi del 1865; le bozze di molte lettere e memorie, indirizzate tra la fine del '65 e la primavera del '66, ad uomini di stato italiani ed austriaci, per infiammarli della sua convinzione profonda che i due stati dovessero dirimere l'antico conflitto nazionale con un grand'atto di conciliazione. A mantenersi in delicato riserbo, anche dopo che in
tive alla sua missione
:
molte pubblicazioni era stato accennato in tutte lettere il suo nome, adombrato dal Lamarmora con la semplice iniziale, il Malaguzzi era indotto da doverosi riguardi verso personaggi della corte viennese ancor viventi al suo tempo e la cui amicizia personale l'aveva appunto lusingato ad addossarsi l'ufficio d'intermediario, ad insistervi con per:
anche dopo replicate ripulse. Malaguzzi aveva passato a Vienna parecchi anni della sua giovinezza, come ciambellano di corte aveva quindi
tinacia, Il
:
contratto, nella capitale austriaca, cospicue relazioni, non
meno che per la sua posizione aulica, per virtù delle sue doti individuali affascinanti. Il Lamarmora, chiamandolo « persona di capacità non comune » e, quantunque estraneo alla carriera diplomatica, fornito « di modi e sottigliezze diplomatiche anche più di
quel che facesse bisogno », rendeva piena giustizia al genimmune dai pregiudizi dell'ambiente tiluomo reggiano :
aristocratico e reazionario
;
ricco del
senno politico indie avvinto alla
spensabile per intender la voce de' tempi
della collezione
;
Oncken, !a cui versione italiana ha il Savelli arric-
chito di pregevoli « giunte » (cfr. la VII al cap. V. p. 455) poi nel suo
:
coordinate
buon libretto L'anno fatale per l'Italia (1866), nella Bi-
blioteca patriottica di F. Vallardi.
- 131 causa Italiana pel fatto stesso che consacriti
suoi
tre
i
s'eran
figli
servizio della patria risorta.
al
L'attività,
l'accortezza,
suasione che
l'eloquenza,
forza
la
per-
di
Malaguzzi spiegò per espugnare le resistenze indomabili, incontrate alla Hofburg, riuscendo ad ottenere non soltanto benigno e simpatico ascolto dallo so
Presidente
momento jo,
per
la
il
de'
persino a
ministri
ma
Belcredi,
in
qualche
vedersi sorridere l'illusione del SUO-
appariranno in piena luce da' documenti, che qui prima volta son pubblicati, nella lor successione
cronologica.
Provengono in parte dalle carte lasciate dal Malaguzzi al
Ippolito
figlio
:
in
parte
Lamarmora
dall'archivio
;
messe Uberamente a mia disposizione, le prime, dalla vedova del lacrimato amico e collega, Contessa Anna le ;
altre dal compianto Conte Mario degli Alberti (1). Lascian-
do la parola a" documenti, mi basterà premettere le spiegazioni occorrenti per afferrarne subito
il
nesso e
la
portata.
fu
motore iniziale delle trattative fra Austria ed Italia un amico e concittadino del Malaguzzi, il maggiore di
si
trovava sp
contatto con
Principe
Umberto era ancora scapolo:
Il
irlo
i
Il
Nobili: che per la sua competenza ippica
stiano ancora posati su quel Margherita
di
1
i
di corte,
fiore
Savoia, che ispirò
«lucci dell'eterno
Re Vittorio.
le
di
i
suoi occhinoli
gentilezza
poesie
e
italica.
prose
stu-
femminino regale; ne' circoli
quando si discuteva sulla sposa da dare al Prin-
cipe ereditario, s'incrociavano perciò s\ aliati- proposte per
conservatore conmonarchia molto assoluta e pochissimo costituzionale, pareva che nessuna occasione pocelta della futura regina. Al Nobili,
vinto, fautore anzi d'una
presentarsi più acconcia per far cessare d'incanto ostilità le
tra
casa d'Absburgo
e
arciduchesse d'Austria
i
le
Sabaudi, quanto il cercare una sposa per il principe
Umberto. Mi è oaro esprìmere ;>lla
la
pifc
<l<\<>t
cenza all'una; ed
memoria dell'altro, benemerito evltorc «li itadj itoriei -ni pnto, mandare 'in affettuoso rimpianto.
B
— 132 Su questo suo progetto volle precisamente interrogare il Malaguzzi, per averne l'appoggio e per affidargli, eventualmente, L'incarico di sondare il terreno a Vienna e dopo averci meditato sii a lungo, nel suo ritiro di Venezia, il Conte Alessandro esponeva, su' primi d'agosto del 1865 (doec. I-II) al Nobili con quali più larghi intenti si sarebbe di buon grado prestato a secondarlo. La scelta d'una sposa diventava il pretesto, l'occasione il porro unum et necessarium sarebbe costituito da convenzioni politiche, su cui potesse saldamente poggiare l'avvenire delle due dinastie, de' due stati, rinnovellati su base liberale-conservatrice. :
:
Nobili accettò foto corde il
Il
programma, svoltogli dal-
l'amico non solo per lettera ma anche in confidenziali colloqui nella natale città
:
e
si
die attorno per scovare
personaggio autorevole, che guadagnasse
al
un vagheggiato
disegno l'adesione del Re. de' ministri responsabili.
Ebbe la fortuna di trovar subito un patrono influente nel Principe di Carignano (1), che persuaso dalle ardenti
suggestioni del Nobili si prestò alle prime auances con
Re
Vittorio,
A sua volta
gran Re, accordata udienza particolare dopo avergli espresso con una scherzosa apostrofe la sua lieta sorpresa per quell'inaspettata metamorfosi, gli porse incondizionato plauso il
all'improvvisato
diplomatico,
per una iniziativa, a cui augurava impaziente un completo successo.
Munito di una commendatizia del Sovrano, potè il Noarrivare al Lamarmora, che non avrebbe altrimenti, egli modesto maggiore di cavalleria, osato affrontare, senza tema d'un aspro rabbuffo per le sue velleità
bili allora
'
immischiarsi ne' più ardui e gelosi affari di Stato. Il
e
Lamarmora ascoltò deferente l'esposizione del Nobili
:
prima di licenziare il Malaguzzi all'avviamento di trat-
tative officiose con Vienna, volle provocare delle
(1) piìi
Tuileries,
per
ovviare
il
pericolo
E' P« alto personaggio » a cui allude
di luce, p.
48.
il
che
il
la
responso politica
Lamabkora, Un po'
- 133 napoleonica, adombratasi d'un ravvicinamento con l'Au-
non concluso sotto
stria,
ebessia
i
quando-
suoi auspici, potesse
frastornarlo.
Nigra garantì ipso facto, senza esitare (docc.
Il
1 1 1— IX")
da Parigi non si sarebbero mai sollevate eccezioni non occorreva pel momento neppur prevenire l'Imperar bastava a tempo opportuno informarlo, ed egli
clic
;
.
avrebbe
certo salutato con gioia l'evento, benefico per
di
l'Italia.
Onesto dispaccio è del 2 settembre il Malaguzzi dieci dopo scendeva a Vienna, cominciando suoi approcci nello stesso albergo, che aveva scelto, e dove un felice riuniva alla mensa del Restaurant un paio di :
giorni
i
bonnrls
(/ms
amici
del
mondo
militare
austriaco,
vecchi
suoi
maresciallo Hauslab, già precettore di Fran-
il
Giuseppe stesso e di parecchi Arciduchi
;
l'ammiraglio
Fautz, addetto alla cancelleria imperiale (doc. VII).
One' primi colloqui lo incuorarono assai
che nel Fautz un'anima gemella, un apostolo altrettanto convinto coinè lui dell'impellente necessità di una intesa italo:
scopri
anstriaca ; sulla
e
solidità la
l'I
lauslab.
pieno
di
presentimenti
sinistri
dell'impero degli Absburgo, si
offrì
a
pero-
causa della conciliazione presso l'Arciduca Alberto,
ottenendone meli brusca ripulsa di quanto poteva supponi (doc. IX). Ma l«- speranze maggiori del Malaguzzi eran collocate nel Conte Francesco Saverio Mercandin (1): un Deus machina della Ho/burg, inquantochè, come presidente della Miti, era il solo capace di sbrogliare l'arruffata matassa finanziaria dell'Austria, e pur rifuggendo dell'addossarsi personalmente il carico di ministro aveva ad-
n
ditato
all'Imperatore
il
nuovo Presidente
del
Consiglio,
mia sua giovane creatura, mi cui aveva fatto riversare la cornucopia «lei favore sovrano, sollevandolo poco pin che quarantenne al supremo fastigio del potere (2).
il
Bel ere di
:
udente « dea oberateli RirrnningahTrfia Sulla caduta del
Ministero «Muralista
•.
n.*t<i
;i
Praga Mi
Sehmerting, supplai»-
— 134 — Chi meglio adatto quindi del Mercandin per piegare il homo noinis, a prestare almeno benevolo orec-
Belcredi,
chio alle sollecitazioni del Malaguzzi, e a farsi messaggero di I
pace presso Sua Maestà ? /acuto gentiluomo reggiano non s'ingannava:
il
Mer-
candin, che più esattamente d'ogni altro misurava in qual
Francesco Giuseppe in
Germania
dalla
—
la
—
sotto le inabili mani di monarchia danubiana, premuta
baratro stesse per precipitare rivalità
della
Prussia e dal genio di
Bismarck, paralizzata all'interno dalle irriducibili rivendicazioni magiare, vide nelle profferte italiane la tavola di salvezza,
lungamente invano sospirata
tra
soverchiane
marosi.
Promise dunque tutta il
la
sua cooperazione per quando
Malaguzzi, soddisfatto di quel primo assaggio, ritornasse
a Vienna, con proposte concrete, che dessero precisi e
fermi contorni
a'
rosei
miraggi, coloriti sin allora dalla
sua sola seduttrice facondia.
Avrebbe volentieri il Malaguzzi dato una capatina anche a Pest, dove stava allora per spostarsi l'asse della ma gliene mancò il tempo, vita costituzionale austriaca :
poiché
il
Re insofferente d'indugi, e il Lamarmora pres-
sato dalle imminenti elezioni generali indette pel 22 ottobre,
smaniavano già d'afferrare senz'altro de' risultati positivi, né sembravano disposti ad accordare all'intermediario que' più lunghi agi di attente osservazioni, di cui e la stagione e
il
momento politico dovevano pur consigliare l'oppor-
tunità,
anzi far sentire l'imperioso bisogno.
Vienna
infatti era
corte,
l'aristocrazia,
ancor spopolata per le ferie estive l'alta burocrazia erano qua e là d'altro canto incombeva sull'atmosfera sparpagliate plumbea della capitale godereccia il presentimento fosco d'un prossimo colpo di stato, d'uno de' tanti ritorni larla
:
;
tato dal federalista Belcredi, cfr. Friedjung, Ber Kampf um die Vorherrschaft in Beutschland, Stuttgart, 1907, voi. I, p. 133 sgg. ; e Wer-
theimer, Andrassy, Stuttgart, 1910, voi. I, p. 181 sgg. La monarchia degli Absburgo, Roma, 1915, voi. II, p. 116.
;
Dijdan,
--
135
vati all'assolutismo, che sotto
il
regno
di
Francesco Gin-
Beppe s'ammantavano invariabilmente col nome di « sodelle garanzie costituzionali. La così detta spensioni
20 settembre 1865 per
patente
costituzione aleggiava nell'aria (1) il
inomlo commerciale,
la
Sistterung
la
:
circoli
i
della
parlamentari,
stampa, tra cui
Malaguzzi
il
informatori, a co-
procacciato degù' alleati e degli
Xeue freie Presse (2) eran tutti opra per quell'immediato ciclone, del quale mal potevano scandagliare la violenza e gli ottetti. Avrebbero
minciali.' dagli editori della
popoli della monarchia subito con rassegnazione nuovo arbitrio imperiale, o sarebbe finalmente scoppiata
docili
i
il
una reazione, che attraverso il così detto ministero de' tre conti (ii) avrebbe colpito in pieno petto la Hofpartei e Sua Maestà che n'era immutabilmente zimbello ? A buon conto il Malaguzzi, incalzato dalle lettere e da' dispacci del Nobili, non pose frattempo al suo ritorno in sulla line di settembre aveva già rivaljcato le alpi, Italia per ricevere, e questa volta direttamente dal Lamarmora, :
nuove particolareggiate
istruzioni. *
*
D'accordo pienamente col He. che gli aveva lasciato calta bianca, dichiarando (doc. XV) i quello che Lei tara ben fatto -, il Lamarmora concertò allora col Malaguzzi quel piano di intese it aio-austriache, il quale ne' tratti principali e pubblicato nel terzo capitolo di Un />'>' più di luce. Vi erano formulati vari punti da trattarsi. i
;i
Vienna
alle tre
ti)
Fieni. ii
i.
intorno
<
I.
137 j
i^::!.
v<»i.
<'..
>
itinrrr
'
I-'
il,
cap.
in
Die
Vil'i<i»*bit
Sietirang»; e t907,
G
Li|
I
Fondata (3) « Dai
eb
raggruppati
speciali,
quesiti
questioni finanziaria, politico-amministrativa e ia-
CB IBM \i /. 1
tanti
in
<•
Del
conte
186-1 n
I
da Michele Etienne rioè Ministerium
Menedorff, *enza pomputure
Una (cfr. doc.
XII).
<•
Max 1m. -illuder.
ponte il
IU-IpumIì.
ponte
Nteroandin, deus •»
ternazionale.
I3tì
-
A lato d'ognuno di questi quesiti, scrive
il
Lamarmora, io apposi una risposta breve e categorica Il testo integrale è nel doc. XVII, dove un asterisco designa molti capoversi inediti, tralasciati dal Lamar.
i
mora, che volle soltanto «
offrire
al
lettore
bastevoli per formarsi un concetto delle
elementi
gli
intenzioni
leali
governo in questo esperimento ». Il Bonghi, che ebbe il documento sott'occhio, ne dava « Se si pubblicassero le quequesto complessivo giudizio stioni che il negoziatore officioso pose al governo italiano e le istruzioni che questo dette sopra a ciascuna, si vedrebbe chiaro che quegli aveva una cognizione perfetta degli interessi coi quali aveva a trattare e questo si contentava sì d'ottenere la Venezia con accordi, anziché con le armi, ma a patto di non retrocedere in nessun punto dal rimanente programma del regno d'Italia, di non prendere nessun obbligo, altro che di pagare il prezzo che si sarebbe convenuto, e di non lasciar mettere nessun vincolo alla sua azione politica. Forse queste istruzioni, se fossero pubblicate, sarebbero fra tante altre una prova che nelle del
:
:
mani
della
parte moderata...
dignità dello stato non
i
diritti,
le
aspirazioni, la
hanno mai corso risico 5 (1).
Per conferir valore d'autenticità a quelle istruzioni fu combinato che il Malaguzzi potesse eventualmente produrre due documenti una lettera, pur edita dal Lamarmora (2), in data :
—
9 ottobre con cui
il
Presidente del Consiglio
lo
invitava
256 (ove chiama il Malaguzzi « uomo di molto ingegno Al complessivo giudizio del Bonghi sulle istruzioni lamarmoniane non potremmo consentire senza riserva, perchè amicus Plato sed magie amica veritas. Sarebbe ingiusto far carico al Lamarmora d'aver dimenticato il Trentino nel trattato del 1866, senza tener conto delle calzanti difese dell'Alberti ma è d'altra parte indubitato che il Lamarmora rinunziava un po' troppo incondizionatamente a Trieste e a' diritti d'Italia sull'Adriatico e su questa (1)
1.
e.
p.
e di gran pratica d'affari »).
:
;
sua attitudine, non certo giovevole alle aspirazioni nazionali, sonoinconfutabili le acri censure del Savelli, p. 44. cfr. doc. XVII. (2) l e, p. 52 ;
ad apri: gabili oltre
una
gabinetto «li Vienna trattative non proroprimo novembre
il
:
lettera del Nobili, datata
orano con soldatesca scioltezza
ottobre, nella quale simulata bonomia con-
e
.")
fidenziale esposti gli antecedenti della missione. Imito per
modo
aver
di
insinuare
il
Re stesso (doc. N1Y).
consenziente
che
avveniva,
tutto
sciente
e
Verso la meta di ottobre il Malaguzzi era già nuovamente e con sua penosa sorpresa, dal contegno mutato a Vienna :
Mercandin, dalle costui impacciate riserve s'avvide
del
che l'ambiente,
il cui tepore l'aveva tanto confortato in settembre, s'era d'assai congelato alle prime brume autunnali (doc. XVIII).
metti- che cangiamento provenisse da qualche ostile maneggio francese, se non pure dalla voce diffusa ad arte il
che
credito italiano fosse tanto scaduto da riuscir im-
il
possibile
govemo
al
prestito per accozzare
di il
Firenze negoziare a Londra un miliardo occorrente al risi-atto del
Veneto. Ma per teledramma e per lettera il Nobili lo esortò
nome del l.amarniora a non preoccuparsi di cervellot-
in
tiche dicerie, e continuare imperterrito
He
quali fra
breve
le
trattive, delle
Ministro agognavano poter udire annunciato
e il
felice
compimento (doc. NN-NNI).
Ahimé, dopo aver pazientato
lungo nell'anticamera
a
del Presidente del Consiglio Belcredi,
il Malaguzzi fu ammesso alfine alla costui presenza il 25 ottobri' (doc. NNII):
squadernò sotto gli occhila lettera del Nobili sulle disposizioni d'animo di He Vittorio; gli espose l'idea fondamentale delle convenzioni approvate dal Lamarmora, senza nat uralmente soffermarsi in particolari, riservati a
gli
più
tardi in
«lavanti
nuto
(1
).
grande sussiego, come ;i
folta,
ne' limiti
(!)
ignizioni
se il dibattito si ft solenne assemblea, anziché esser conte-
d'una elegante schermaglia a quattr'occhi.
Bonghi, /. raion pratico «li .-., teste potuto mettere a piova. Il negoziatore non ebbe porre in genere l'idea d'una trattativa*. s
lutti
campo ohe di
fu
<•.
:
il
- 138 — replicò
il
Belcredi
al
assurde pretese che cora
Malaguzzi, spifferando politica
la
austriaca
le
più rancide
gabellava
an-
come verità sacrosante.
Che cosa era il regno d'Italia ? Un'ombra fugace, tenuta sii per un miracolo del negromante Napoleone III, e non cosa salda. Segnare un trattato con de' morituri, per l'Austria immortale, sembrava inconcepibile follìa.
Che cosa era Bismarck ? Anche lui un effimero persoincapace di spezzare la fratellanza d'armi tra di turbare co' suoi intrighi Hohenzollern ed Absburgo l'amicizia, fondata su' comuni interessi, di due dinastie schiettamente assolutiste. Dunque ?... Dunque, bellissime in teoria le proposte affacciate dal Malaguzzi ma in alto loco se ne respingeva a limine, come intempestiva e frustranea, la discussione, quando speravasi che, dileguate le passeggere nuvole dall'orizzonte, fra le corti di Berlino e di Vienna avesse a rinsaldarsi più cordialmente l'intimità tradizionale. In fondo il Belcredi recitava papagallescamente una lezione imparata a memoria, senza mettervi di suo nessun meditato convincimento, con la servile volubilità del cortigiano versipelle, avvezzo a ripetere il vuoisi così colà dove si puote ciò che si vuole o, più prosaicamente, abituato a legar l'asino secondo gli umori del padrone. naggio,
:
;
:
Ben felice dichiara vasi il Belcredi se le disposizioni dell'olimpo cesareo cangiassero, se cessero S. M.
I.
R. A.
:
le
circostanze a ciò indu-
ma rebus sic
stantibus,
sarebbe
sconveniente perditempo l'insistere e con una riverenza delle più complimentose accompagnò alla porta stato
l'intermediario officioso italiano. Il
quale,
raccogliendo informazioni da'
suoi
amici di
Vienna, e aguzzando tutto il suo fine intelletto per renconto delle cause di quella inattesa débàcle, non doversi l'insormontabile opposizione tardò ad appurare quella del conte Esterhazy e a due influenze deleterie dersi
:
—
dell'arciduchessa Sofia. Costei esercitava sempre un invincibile ascendente sul figlio,
insufflandogli costantemente l'avversione agli
«
ita-
— 139 — Ha ni
appellativo oltraggioso. che
:
ella
gettava
faccia
in
irrendo, per umiliarlo, persino a qualche arciduca
spetto
di
Quegli,
liberalismo
!
momento di Francesco Giu-
vero favorito del
il
so-
seppe, era un ammiratore entusiasta della politica di Met-
un clericale fanatico rifuggiva perciò da ogni Piemonte ravvicinamento dell'Austria al col grido d'orrore mule retro. Satanas credeva riposta nell'abbantermeli,
:
:
dono
del
liberalismo e delle istituzioni parlamentari, nel
al pretto assolutismo l'unica via di salute. Agile ingegno, più tardi ottenebrato dalla demenza, dominava
ritorno
tutti
i
degli
esteri.
del
colleglli
Conte
Ministero,
e
specialmente
titolare
il
MensdorfT-Pouilly, un Sancio Pancia
diplomatico, pieno di buon senso, che vedeva chiaramente i
perìcoli
e cercava rattenere Don ma finiva per associarsi a tutti
d'una duplice guerra
Chisciotte della reazione,
che
errori
gli
L'Esterhazy
gli
pianoforte,
che
i
deprecava e non sapeva impedire (1). era sempre a' fianchi, come un maestro di siede
si
accanto all'inesperto discepolo,
guidandone le dita sulla tastiera (2): e non gli lasciava la menoma libertà di movimenti. A chi dopo la catastrofe, Mensdorff era stato inascoltato Cassandra, gli domandava perchè non avesse fatto prevalere le sue idee conciliative, o non si fosse almeno dimesso, il MeusdorlY di cui
il
rispondeva ingenuamente soldato.
Io
no
dite bene, voi, che
:
generale
cavalleria
di
il
:
non
siete
mio Sovrano
m'aveva comandato d'assumere il portafoglio degli esteri, e dovevo obbedire, benché avessi ripetutamente fatto osservare al monarca Che di politica non m'intendevo un acca
(l)
uni
(3).
Cfr.
nelle
memoria
lettore desolato
«
i *- 1
Duea Ernesto «li Coboigo, suo eugino,
del
Henadorff,
mortalmente stanco
di
quella
da '-in <i aantiTi minacciato; « fai* oe que dois, qm eludere, advienne que roudra [Ani mtimtm Leben von />»«' // rito d'inferno,
iburg-Qotka,
Frisivi v.il.
(3)
I.
»
;,.
.. voi.
i,
p.
Berlino,
l
sho.
voi.
|-_>«i
:
p.
495). '
18
Vii/uhm. |»i». 90, l'.!'»
ili.
«•
NVertiikimkk.
1.
211.
iris,
- 140 Supergìù tutti gli altri ministri erano di questo calibro: potevano ripetere il video meliora proboque deteriora sequor, non sapendo resistere all'invadente Esterhazy e all'arciduchessa Sofìa, arbitri dell'abulico Francesco Giuseppe, mal difeso dalla sua scarsa istruzióne (1) e dall'assoluto difetto di indipendenza mentale. Vano, impetuoso, smargiasso, un caporale (2) insomma più che un principe, voleva comandare a bacchetta, ma non era in grado di fronteggiare la sempre più aggrovigliata situazione del suo regno, che avrebbe richiesto un nomo di genio o almeno mio spirito superiore. Passava perciò fada' grandi scoramenti cilmente da un estremo all'altro il fondo epilettico (3) del suo alle decisioni avventate temperamento gli rendeva impossibili le saggie meditazioni, le pazienti attese della politica sperimentale. Appena inaugurato un sistema, voleva toni court coglierne i frutti, senza lasciar loro il tempo di maturare. Un uomo di stato, un ministro eran licenziati bruscamente su due piedi, quando avevano il diritto d'esigere che si aspettasse il risultato dell'azione invocata e prossima a par:
;
torire Il
i
suoi effetti.
Treitschke
nella
pubblicazione
postuma
delle
sue
Vorlesungen sulla politica, non ha potuto a meno di notare l'indescrivibile confusione, cagionata da' continui esperi-
menti di Francesco Giuseppe, che non trova il suo eguale Bismarck nelle Briefe an den Geun uomo di assai corta veduta, la cui educazione è stata gesuiticamente superficiale ha imparato incredibilmente poco, e la mancanza di cognizioni positive lo mette alla mercè dell'altrui giudizio ». (2) Il ViLRORT, L'oeuvre de M. de Bismarck, Parigi, 1869, p. 202, (1) Cfr.
il
giudizio sfavorevole di
neral L. voti Gerirteli, pp. 237-265:
«
è
;
riferisce «
questo
giudizio
d'un
diplomatico
benevolo
T/Empereur F. J. est assailli par des donneurs d'avis
all'Austria :
son
:
oreille
ceux des militaires qui lui promettent la victoire. ses ministres et Mons. de Mensdorff tout le premier ne sont que les simples instruments de ses volontà. L'Erapereur d'Autriche est un jeune et bouillant caporal entouré de n'est ouverte qu'à Il
méne à lui seul les affaire»
;
commis ». (3) Cfr.
i
Diari del Malaguzzi. doc.
XXV.
— 14! caotico
per questo
storia,
nella
acrobatismo un sistema narci] wie Franz Joseph kommt
empirismo e irrequieto Ein solcher Mo-
all'alt!»).
«la
«
der Geschichte gar
in
nicht
vieder \«>r: er hai ja
ischr
System angewendet. So haben sich die Verhàltnisse
t
unbeschreiblich verwirrt
f;<st
jedes erdenkliche poli-
(Politile,
.
voi.
I,
p. 291).
Al pari del grande storico imperialista germanico, già nel 1866, cran concordi nel ^indicare sfavorevolmente l'Im-
peratore
più leali servitori di S. M., avvicinati dal Mala-
i
comprende perfettamente com'egli ordinasse che le sue carte non vedessero la luce se non in epoca lon-
guzzi
:
e
si
mondo quegli amici, che
tana, allorché fossero spariti dal
non s'eran peritati, in fidati colloqui con lui, a palesare apprezzamenti così poco lusinghieri, (pianto veridici, sul lori» Monarca. nel 1915, a un mezzo secolo Oggi, dopo aver visto giusto di distanza riguardi
ne'
fondo riprodotta per l'Austria,
in
dell'Italia,
stessa
la
situazione diplomatica,
possiamo meglio penetrarci della giustezza riferite
delle critiche,
Frauavvenimenti con si-
dal Malaguzzi, sulla incapacità organica di
ìiuseppe padroneggiare gli curezza di visione e d'intuito, con prontezza con equità di criteri. di
di
risoluzioni,
me un fato ineluttabile, incombeva su quella torpida mente una perenne frattaria
a
rilmente,
in
disorientazio'ne,
districarsi
tempo
da
tossili
utile, le
una caparbietà
re-
pregiudizi e a subire vi-
indeclinabili esigenze de' su-
premi interessi dello Stato. s/7 Penìa verbo, illogici apriorismi, riuseppe non sapeva Staccarsene che all'atto di
Irrigidito in muleschi,
Frai
I
dar
(li
zosi
rifiuti
COZZO nel
muro
:
allora
alla
inabilità de'
burban-
succedeva l'incongruenza delle indecoi latte all'ultimo momento, (piando cessata la possibilità di raggiunger l'effetto voluto non rimane chi-
a
lo
discrezione,
smacco
dell'inutile,
tardiva dedizione.
avrebbero assunto -li avvenimenti nel 1866, se nei «41:111 Consìglio d'Ha '.ornila, tenuto il 3 novembre 1865, avessero prevalso le idee del Malaguzzi, Oliale
altra
piega
<
— 142 patrocinate da parecchi ministri, e che senza la demente ostilità deH'Esterhazy, potevano cattivarsi l'adesione spon-
L'Hauslab con tanea della maggioranza del gabinetto meravigliosa antiveggenza aveva additati ne' Balcani i !
più adatti compensi per l'Austria alla cessione del Veneto :
ma non gli si die neppure In soddisfazione di leggere la sua elaborata
memoria ad
hoc,
nonché
di
discuterla
(doc.
XXVII). L'ambasciatore a Parigi, Principe Riccardo di Metterapposta a Vienna per unir la sua voce autorevole a quella de' fautori di un'intesa leale con Francia ed Italia, contro la Prussia ma Francesco Giuseppe sotto le suggestioni di Esterhazy, lasciò appena mal contenendo l'ira bestiale parlare il figlio del quondam gran Cancelliere. Poi per tutta confutazione dalla bocca imperiale fluì uno sverso di contumelie volgari contro Luigi Bonaparte e i suoi protetti d'Italia nessuno meli, erasi recato
:
—
—
;
de' ministri osò più fiatare, e all'uscir dal Consiglio a chi li
interrogava rispondevano desolati ed ironici
soldi,
— esser
regno d'Italia non valeva due che i soli veri amici dell'Austria bisognava cercarli
deciso in alto loco che
il
in Prussia.
La saggezza imperiale s'era pronunciata non restava che abbassare il capo, pur essendo ciascuno convinto che la Monarchia precipitasse verso la catastrofe « nave senza :
nocchiero in gran tempesta ».
Ma come ribellarsi ? Per la
reiezione
delle
proposte
Malaguzzi aveva sentenziato il Conte Maurizio Esterhazy, il
burattinaio di S. M., delle cui decisioni il Vitzthum solo
molti anni appresso potè conoscere i reali moventi
:
«
come
a tutti i discepoli di Loiola, al diplomatico ungherese l'interesse del
Papa stava assai più a cuore che non quello
Il motivo ostensibile del suo rifiuto fu che l'Imperatore doveva considerare, come troppo al disotto della sua dignità, far mercato di una provincia per
del suo Sovrano.
una somma di denaro (1).
Il
vero motivo, fatto valere da
Il Bonghi l. e. dice che si trovò « una barriera insormontabile due pregiudizi una gran potenza non poteva parere così umil-
(1)
in
:
:
- 143 Esterhazv con Francesco Giuseppe, si può riassumere in se noi cediamo Venezia e rinunciamo ad poche parole :
ogni influenza ziono
V.
e
:
Italia,
in
sacrifichiamo
il
Papa alla rivolu-
M. Apostolica non può, non deve tollerarlo. si fini per dover sacri-
L'esperienza ha poi mostrato che ficare e
Venezia
e
Pontefice
il
e).
(/.
Vitzthum avrebbe potuto anche meglio accentuare che la Venezia, per cui si ora rifiutato un miliardo, fu offerta in gratuito, eppur inutile, dono, quando il « sentimento della fedeltà ad un patto internazionale » (1) vietava alla cavalleresca fierezza del l.amarmora d'intavolare pur anco una discussione, che lo ponesse in conflitto 1!
con
<*li
impegni
assunti verso
.«.uà
*
la
Prussia
!
*
Tutt "altro che disanamito dal primo insuccesso, pensando torse al proverbio tedesco che l'albero non cade mai al primo colpo, il Malaguzzi s'afferrò alla convinzione che la forza delle cose. [ungo andare, potrebbe più del malvolere degli uomini, e una ventata di buon senso riporterebbe a galla in tempo non lontano le naufragate proposte. Il linguaggio di molti giornali austriaci, qualche espressione insolitamente miti' della stessa Gazzetta officiale di nono nel suo ottimismo e il Conte Vienna (2), lo ;)
:
i
tonte ragionevole «la cedere un territorio «ti cui inni era più in grado tdagnarne un altro: ed vaia potenza militare non doveva tollerare una diminuzione ili possesso; senza avere prima «Ile armi che era abbastaua tortela non lasciarsela imporre .
Lamarmora, Un Dalla Oauettó [btiulpont
-i
ptè
<l>
degnava
di
i><>
i«<>.
p.
-'•'..
18 novembre ammettere che
<1«-1
di
•runa ordinata situazione internazionale poteva iterabile di
pei
rdo agli interei
rileva
-i
lo
eh*
la
stabilimento
invero esser desi* ili
tanto d«l«
abbiamo mai negato dò, ed una concessione in questo senso non potrà essere qualificata come un canno» del nostro modo «li vedere. Ma per un accorilo *i ri' buon volere d'ambe la parti e linoni questo buon volere noi non •ria
il
«pianto dell'Italia. Noi non
:
Inveiva contro la Imponi* abbiara trovato ds parte dell'Italia tente A << ostinava a consigliale la sessione del lo
'
— 144 — partì
per
dopo aver consegnato
l'Italia,
al
Belcredi
un
esteso memoriale, in cui ribadiva le offerte, trovando accenti
veramente
profetici.
l'alleanza tra Prussia ed
Prevedeva Italia,
infatti
imminente
sospinte ad unirsi dalla
conformità degli interessi nazionali e dalla cecità del co-
mune nemico
grandezza titanica di Bismarck, che avrebbe serrato sempre più da presso l'Austria
:
intuiva
tutta
la
per spogliarla dell'egemonia germanica, trascinando
— nolente o no —
il
suo Sovrano, la cui resistenza sarebbe
fiaccata al fine dalla prepotente ragione di Stato,
dalla
demoniaca
(doc.
violenza
suo
del
ministro-Mefìstofele
XXVIII). Questo memoriale fu comunicato anche al Lamarmora Firenze, 17 novembre ma non sembra che il Malaguzzi avesse agio di conversar subito a lungo col Presidente del Consiglio, troppo sopraffatto da' doveri del suo ufficio, più gravosi all'indomani d'una sfortunata campagna in
:
elettorale.
Nell'appello al paese dell'ottobre 1865 (scrisse arguta-
mente il Bonghi) « la babele dei collegi elettorali aveva generato un figliolo ad immagine sua. Era difficile pensare una Camera più disadatta di quella uscita dalle elecomprendere la situazione generale d'Europa e a scordare davanti ad essa la misera confusione di pregiudizi e di sospetti, di cui era nata e solo poteva nutrire le sue misere gare » (1). zioni del 1865 a
Inaugurata il 18 novembre la nuova legislatura, il misi trovò presto a mal partito il 20 dicembre fu aperta la crisi, da cui uscì rimpastato un altro gabinetto Lamarmora, prigioniero sempre di una ostile maggioranza. Fra simili trambusti parlamentari non era facile prosenistero
:
Veneto « e successivamente delle partes adncxae latine, cioè il Tirolo italiano, la Dalmazia ecc. ». A sua volta la Gazzetta di Venezia si doleva, sin dall' 8 novembre, che « il sig. Deschamps, ex-ministro degli affari esterni del Belgio » si t'osse permesso di pubblicare un opuscolo, secondo le idee della Koelnische. e Lettere e documenti Rieasoli, (1) Cfr. anche J acini, p. 70 sgg ;
voi.
VTI, pp. 345, 36.
— 145 — un
sicuramente
giure estera
:
ben
indirizzo
fermo
politica
di
Lamarmora d'altronde credeva che la missione
il
Malaguzzi dovesse considerarsi definitivamente fallita e sebbene conservasse deferenti rapporti più personali col conte Alessandro che lo informava per lettera sulla baraonda della situazione interna dell' Austria (docu;
i
mento XXXII)
non must lavasi punto disposto a lasciar
rinnovare in Vienna de' tentativi, troppo campati in aria. «larcordi.
Pure la missione Malaguzzi ebbe anche dopo il novembre 1865 uno strascico
:
ma su questa fase; oserei dir postuma,
manca la documentazione completa e limpida che pos-
ci
sediamo per l'anteriore periodo. Molte delle sin- carte il Malaguzzi perdette nella frettolosa partenza a cui fu costretto (come vedremo pili oltre) austriache: alcune lettere indirizzate a
dalle autorità
lui,
una fra l'altre del Mereandin, furono intercettate dalla emigrazione veneta, che s'era insospettita del tramenio di quel nobile, ex-ciambellano alla
r.
i.
perciò rite-
corte, e
nuto reazionario della più bell'acqua, malgrado militanti
nelle
Dobbiamo
file
i
tre figli
sul
terreno
italiane.
quindi,
non
per
avventurarci
malfido delle congetture, riassumere brevemente quel tanto che appare dai dossier» Malaguzzi-Lamarmora, coordinato con
le tradizioni domestiche, interpretate da' ti<di conte Alessandro, Carlo-Lodovico e Daria (1). che molti particolari sul soggiorno del padre loro Vienna nel
del
;i
raccolsero direttamente dalle sue labbra.
Malaguzzi, malgrado
Il
tiro giocatogli
il
dalla emigra-
zione veneta, co] sequestro della lettera Mereandin, deve -i nuovamente rivolto il 6 dicembre ;d mio polente collaboratore viennese, per pregarlo a fargli superi' qua! •
impressione avesse prodotto
(1)
il
Del compianto Colonnello C.
Trattative
tegreU
fo d'Italia,
italo -austriache
!..
memoriale consegnato
M.
prima
li
verranno citate più
leggi IMntereteaate •critto
détta
dell'ottobre 1905; lettere
al
guerra
<l<l
usua
t866,
personali direttemi
i
oltre. io
— 146 — Belcredi: e so rimanesse ancora un
riannodare terrotti
quandochessia
i
di
filo
speranza, a cui
bruscamente
negoziati
in-
dal no imperiale.
Molte delle frasi di quella lettera (doc. XXXVII) sono addirittura ripugnanti, dacché parrebbe che l'Italia avesse a gettarsi à' piedi di Francesco Giuseppe, chiedergli perdono de' « trascorsi nazionali », mettersi a rimorchio dell'Austria,
contribuire a renderla
grande
più
gloriosa.
e
Ma senza dire che il Malaguzzi agiva di suo capo, né sottometteva ad alcuno i suoi scritti, quelle esorbitanti espressioni non rappresentavano affatto il suo pensiero (1), ed erano puramente adoperate per commodo di causa, ad captandam bencvolentiam, per riafferrare la possibilità, che si
sentiva sfuggire, d'un'intesa pacifica.
L'ansia di liberare Venezia ferveva in ogni cuore e in quel momento, come il Nigra ammetteva nel 1893 con:
versando col Friedjung (2), era indifferente all'Italia allearsi con l'una o l'altra delle due potenze che si disputa s^ano il primato in Germania. Era umano poi che il Malaguzzi a questo sentimento generale associasse anche un impulso di legittima ambizione personale
:
gli
sorridesse cioè
il
pensiero d'esser lui
fortunato stipulatore d'un'alleanza che ci ridonasse Venezia (dal cui solitario ritiro il Nobili l'aveva tratto alla
il
ribalta) di
;
non lesinasse quindi
devozione, pur di attingere
nelle profferte la
meta
d'amicizia,
gloriosa
;
esage-
insomma stranamente nello zelo, amplificando oltre ogni limite la netta, dignitosa dichiarazione del Lamarmora: rasse
aver il Governo « ferma intenzione di consolidare l'unità d'Italia e provare al mondo che voleva essere anzitutto potenza conservatrice ».
A buon conto (1)
il
Lamarmora era estraneo a quella corri-
Pel suo caldo sentimento d'italianità
in cui raccomandava a
si
confronti
il
doc. LII,
Re Vittorio, così vivamente, la redenzione del
Trentino e la rettifica de' confini all'Isonzo, nel trattato di pace del '66. (2)
Op. eit, voi.
11,
u.
590.
appare anzi chiaro dalle lettere del Nobili spondenza XLIII) che la rìgida probità del General* sperava non poco il brillanti' maggiore dì cavalleria, gnante, con allegra facilità di s<tbreur, de' colpi di stato :
(doc.
rome tocca-sana delle difficolta interne d'Italia (documento XLIV). Mandare a casa i deputati confusionari: imbrigliare la stampa instaurare l'assolutismo monarchico pareva al Nobili il solo modo di rafforzare la dinastia e partito mo:
;
il
derato, compiere l'unità nazionale.
Meno semplicista, più elevato, per risolvere
il Malaguzzi credeva che questione veneta bisognasse espugnare la
la
Francesco Giuseppe con un gran colpo di stato ma d'ingegno con un appello diretto Covrano a Sovrano.
testardaggine
— non (usi
di
:
almeno mi spiego perchè tra il dicembre
IcSbó e
il
misteriosamente ad una lettela miracolosa che sola avrebbe potuto determinare un riusavimento del padrone di Vienna apertis uerbis, caldeggiasse trattative dirette da impegnare tra' due Monarchi, col mezzo d< Malaguzzi. febbraio
1866
il
accennasse
Nobili
1
Il
Lamarmora veniva presunto dapprima
parla anzi allora d'un suo veto formale
si
non improbabile che entrasse
per metà
ostilissimo,
poi
:
in
giudicò
si
quel nuovo
HO. ito
è
che tra
l<-
poche carte lasciate dal Malaguzzi
Lamar-
s'incontra un foglietto, vergato di tutto pugno, del
mora, senza indirizzo ne firma del seguente tenori' «
V'ha chi osi ancora asserire che
l'Italia
non aveva il
Sazione? Non ammettono forse oggidì anche
:
diritto
<li
più ostili
i
tintali*, che gl'Italiani hanno senno, maturità, eoi tiari-.
come hanno dimostrato possedere virtù civili
»*
militari
e tenere alta e onorata la loro bandiera? tre
Potenze calpestando
il
suolo italiano pur contribuirono
ari sventure e umiliazioni nostre, Dittasi
certo
pm
del-
irò per mantenere l'Italia dii Isa e schiava. Ma la Francia ite nel '")'.)
all'Italia.
Perchè
il
male die poteva dapprima aver fatto non seguirebbe sì nobile
l'Imperatore d'Austria
- 148 «sempio, facendo un semplice .sacrifìcio d'amor proprio che lo farebbe trionfare delle maggiori sue ililllcoltà e gli procurerebbe eterne benedizioni di Dio e degli uomini, per
le
innumerevoli calamità
di
ogni genere che con quell'atto generoso sarebbero risparmiate? ».
possesso
Il
non
è
quel foglietto, da parte del
di
altrimenti
giustificabile
tima fase della sua missione. nell'ottobre 1865
Malaguzzi,
che attribuendolo
all'ul-
Non nel settembre e neppur
poteva reputar necessario un appello solo dopo aver constatato
si
diretto a FYancesco Giuseppe
:
piano della conciliazione era fallito per l'arcigna opposizione personale del Sovrano, è comprensibile che mozione d'affetti », di questa sorgesse l'idea di questa che
il
apostrofe ad hominem, perchè, facendo ammenda delle rapine, delle devastazioni seminate a larga stria nella penisola,
d'amor proprio coli,
si
il
mano dall'Au-
Sovrano con un non grave sacrificio
procacciasse gloria imperitura ne' se-
assicurasse la felicità de' suoi popoli.
Questo foglietto riassumeva felicemente in poche linee il contenuto dell'opuscolo del 1860 UEmpereur F. J. et e fa ricordare le parole che il Lamarmora proVEurope. nunziò alla Camera il 12 novembre 1864 « Se avessi l'incarico di parlare direttamente all'Imperatore d'Austria, avrei degli argomenti di reciproco interesse da addurre, che mi pare lo dovrebbero convincere » (1). Questo appello rintuzzava efficacemente in via indiretta ;
:
la
stolta idea, confìtta nell'imperiale cervice, che l'Italia
una larva, destinata a sparire, un'emanazione del potere napoleonico condannata a perire con esso. Questo appello può oggi provocare un sorriso per l'ingenuità romantica dell'ispirazione che lo dettava: ma bisogna un po' riferirsi a' tempi e al carattere peculiare della missione Malaguzzi, fondata precipuamente su elementi im-
fosse
ponderabili per sradicar pregiudizi e strappare consensi. C'era dunque un certo pregio d'opportunità in quelle frasi
(1)
(ti.
Massari,
Il
gen.
A. Lamarmora,
Ricordi biografici, Fi-
renze, 1880, p. 338 ; e Lamarmora, 1 segreti di Stato, Firenze, 1877, p. 42.
-
—
14'.»
ad effetto, gettate là per sommuovere, se pur tosso possibile, mia coscienza, provocarvi un'esplosione <li generosi sentimenti. Che importava se a queste candidi' frasi sentisuoi ministri rimentali avessero Francesco Giuseppe e sposto con una beffarda alzata di spalle ? Tanto peggio per i
Lamarmora
non avrò mai a pen(1): d'aver obbedito alla \ oce del cuore, d'avei parlato da cavaliere antico, da distiano. ;iss più che da freddo diplomatico calcolatore. loro,
dovè
dirsi
il
io
:
tirmi di avrilo fatto
;)
i
A questo straordinario foglietto del Lamarmora non è cervellottico ricollegare anche un episodio che riflette per-
sonalmente Vittorio Emanuele e con leggere varianti si trova narrato da Federico Fabbri (2), da L. Malaim/.zi coni attinto direttamente da parole e da scritti del conte ('..
Alessandro.
Ricevuto da Vittorio Emanuele, nella reggia di Torino, il Malaguzzi non gli avrebbe dissimulato quanto fossero sempre vivi rancori dell'ambiente austriaco contro i Sabaudi in genere, contro il Re Galantuomo in ispecie« i
magnanimo impulso, avrebbe allora dichiarato che pur di ottenere la cessione del Veneto non avrebbe esiQuesti, con
tato, erede crificio
degno del martire (TOporto. a compiere un sa-
personale
della
sull'altare
patria,
redenta
dallo
straniero. il Principe di Carignano e il Lamarmora, testualmente avrebbe pronunciato queste solenni parole, che il Fabbri lesse nelle memorie mostrategli dal Mala-
Presenti
modesta cameretta, dove viveva in onorata
nella
guzzi,
povertà, modesto e dimenticai
Un po' più </' luce, p. ">7. Se mal non m'appongo non in senza ideato che Lamarmora nella -uà dichiaraaiona «li guerra, mandata all'arciduca Alberti mona imi pugno (I)
il
'ito:
proprio esni. Ine ii,ii mia frase. gjj| adoperata nel L'Impero austriaco ha piti d'ogni altro contribuito a teni
voli»-
«•«l
oppressa \rt.
I
I
talia
eco.
».
adespota Della
m-lla Patria
«lei
congiunto de
1
febbraio
Malaguzxi.
Tribuna 1905.
«lei Il
82 settembre issi.
Fabbri,
-i
noti bei
,
m
— 150 — «
Se
si
chiedesse
a
Vienna anche una condizione,
la
quale non ha che lo scopo d'una vendetta personale, e so « che ce n'è il sentimento, sono pronto ad accettarla, ma «
«
purché
a
uomo
—
«
si
faccia
lo
«
più
—
Ella,
che,
mi dicono
tutti,
è
di molto ingegno, mi comprenderà. Maestà, rispettosamente osservava l'interlocutore,
comprendo
«
l'Italia.
esplicita,
ma all'occasione vorrei una dichiarazione
:
tuttoché ben dolorosa.
L'avrà » soggiunse il Re, ed il colloquio ebbe fine. « Vittorio Emanuele, purché si facesse l'Italia, era pronto «
ad abdicare ». Così
il
Fabbri, col quale sostanzialmente concorda nelle
Trattative segrete ilalo-austriache C. L. Malaguzzi, che l'epi-
sodio aveva confermato, vivente ancora suo padre, Resto del Carlino del 9 gennaio 1888, ricorrendo
il
nel
primo
decennio dalla morte del Re. Il Conte Alessandro lesse lo scritto del figlio e lo approvò, come esattamente fedele (1). (1)
Lettera direttami da C. L. M., Genova, 6 novembre 1907. -
Preferisco riportare la versione data nel Resto del Carlino, che
meno
qualche lieve aggiunta stilistica coincide interamente con la narrazione delle Trattative segrete
:
Innanzi di partire il 10 ottobre 186ó alla volta di Vienna con l'incarico che gli venne dato di trattare in nome del Re Vittorio Emanuele la cessione amichevole della Venezia, il conte Malaguzzi credette suo «
dovere di esporre riverentemente a S. M. che egli non si dissimulava che la missione la quale gli veniva affidata poteva trovare resistenza nei circoli di Corte e fors'anco presso la famiglia imperiale dal fatto stesso dei rancori personali che l'ardimento e la fortuna del primo Re d'Italia avevano accumulati in Austria contro di lui e che doveva anche essere ventilata l'ipotesi che la Corte viennese accennasse ;
essere disposta ad iniziare trattative pel componimento della questione veneta sempre quando fosse tolta di mezzo la questione del riconoscimento della persona medesima del Re. « Parta pure, Conte, rispose Vittorio Emanuele; ed abbia presente che se a comdi
piere l'unità nazionale sarà d'uopo che io
saprò farlo per
il
comunque mi sacrifichi, la memoria
bene della patria sull'esempio e con
Re magnanimo di cui son figlio ,,. Memorande parole che meriterebbero di essere scolpite a grandi caratteri sul mausoleo che racchiude la salma del Re galantuomo, e che comprendono la sintesi biografica della di lui vita, tutta dodel
nata
!
alla patria
!
».
— 151 — Sulla ferità essenziale dell'episodio non può cader dubbio (1): ma poiché questa parto dello memorie del Malaguzzi, pur viste dal Fabbri, è andata sciaguratamente perduta, v'é una questione abbastanza aggrovigliata da ri-
solvere
-
cronologica.
la
Quando avvenne il eolloquio, in cui l'intermediario tra Austria ed
Italia
ammirato,
udì, percosso e
così sublimi
parole ?
Fabbri non determina alcuna data C. L. Malaguzzi affermò invece sicuramente, e mantenne anche di fronte a Il
:
mie private obbiezioni (2). che l'udienza reale venne accordata
suo padre,
a
tobre
in
Torino,
per Vienna
l<Sfi.">.
i
innanzi di partire il 10 ot-
.
A me la data pare insostenibile non tanto perchè alcaso di esibire un cosi grave sacrifìcio, mal conciliabile con la speranza di concludere una nuova alleanza di famiglia fra le due dinastie quanto per un fatto, :
lora non era
il
:
che risulta patente dalle varie lettere del Nobili. Costui sino allora aveva servito da unico tramite tra
Malaguzzi,
(I)
il
Principe di Carignano,
il
I.amarmora,
il
Re
il
Anche la Contorna haria M. Bcrivevami da Genova 14 novembre In
frase
nobilissima citata
«la
mio
fratello
nel
.suo
articolo
pronunciata dal Re a Torino e mio padre la riferì a me ed alla mamma, quando già avviato reno Vienna venne a -aiutarci alla Mira L'episodio del resto lumeggia pienamente la figura cavalleresca di He Vittorio, ohe qualche approccio aveva già tentato col fu
:
.
Bene. lek. col mezzo dell'attrice Laura Bott, perchè persuade--.l'Imperatore d'Austria a ceder la Veneaia, alleandosi all'Italia e rindone un cospicuo indennizzo (Lett. da Verona, 26 febbraio isti*
del
Benedek all'aiutante di campo eli Francesco (Jiuscppe. enne ville, ed. dal Frikdjung, Btn«d«k$ nti<hgelas8en> l'.tol
il
:
tradotta dal «'Inala.
|>.
.".17).
Benedek aveva ricambiato saluti e tato, .;' de grande malheun pour rAntriche i
«lire
Per tutta risposta al
Re
qu'il
dm* I. ata Theodor httrdi*, Lipsia, l>!»7; voi. VII, p. 85). Più importante monianss de' sentimenti del Re ci offre il Vitvt HVM p. 108 sostando l"«
<
•
,
:
a Firenze nell'ottobre dei 1869 e oonveraando oonndeniiahneato eoi I.amarmora l'udì riferire questa frase di Vittorio P inaimele: m Bmpereur d'Autriohe me detesto, e'eal qu'il ne un l.ett. oit., novembre 1907. *1
—
t.>2
—
XXX). Soltanto nella sua lettera del 18 novembre è
(doc.
fatto accenno alla
conoscenza personale », che egli avrebbe,
<
non senza difficoltà per la rennenzn del Lamarmora, potuto procurare tra il ("onte Alessandro e Sua Maestà. Nel qual caso lo esortava ad esser /ranco e a parlar senza ambagi (doc.
XXIX).
Un abboccamento col Re non può dunque risalire oltre primi mesi del '66 oltre il periodo cioè che immediatamente precedette la missione (iovone a Berline del 1<S(ì5 e
la
i
:
quando doveva parer utile, prima d'impegnarsi defi-
lino,
nitivamente con la Prussia, sentir l'ultima decisiva parola dell'Austria sulla questione veneta.
E'
diffìcile
precisare
i
limiti di
tempo di quest'ulteriore
tentativo, a cui parrebbe fosse venuta la spinta, non sol-
tanto da parte del Re,
de
1
lìdi
ma anche dagli incoraggiamenti
amici viennesi del Malaguzzi.
« Al babbo (mi scriveva la Contessa Daria Malaguzzi da Genova 14 novembre 1907) pervennero due lettere da lassù: dico lassù, perchè una sicuramente e direi ambedue non
erano state impostate nella capitale, ma in una località forse dei dintorni di Vienna con l'indirizzo preciso dell'alloggio allora da noi occupato (a Firenze) via Montebello 26: segno questo che vi era stato precedentemente scambio di Una era del colonnello Paradies, vecchio amico di
lettere.
mio padre, noto e stimatissimo ne' circoli militari e nelnon so di chi fosse (1) e conteneva un biglietto che dall'intestazione non poteva essere diretto al babbo, e che mi parve firmato Belcredi « Poco dopo (il babbo) si recò da Lamarmora, vi ritornò
l'alta società viennese. L'altra lettera
il
giorno successivo, e parti per Vienna... Prima di partire
vide il Re. Xe sono sicura, perchè non solo me lo disse, ma mi riferì anche uno scherzo di V. Emanuele sul disaccordo degli orologi a Palazzo Pitti... «
Il
babbo mi parlò poco e vagamente di questo suo a Vienna... La mia impressione fu che da
ultimo viaggio
Vienna. gli fosse venuta proposta di riprendere le trattative. (1)
Probabilmente
del
Mereandin.
Al suo ritorno a Firenze venne a riprendermi dalla fami-
che mi aveva ospitata, durante la sua assenza e appena fumino soli, alle mie ansiose domande rispose sol-
glia
;
tanto
porto preziose informazioni
:
che
ricordi,
I
la
.
Daria dice un pò* anneb-
stessa C.SS8
dal tempo, collimano abbastanza co" documenti masti nell'archivio Lamarmora da' quali è lecito con biati
:
curezza dedurre
che
ri-
si-
Malaguzzi soggiornò a Vienna tra il mar/o e l'aprile del T>r>; ebbe col Presidente del Consiglio il
Belcredi, ripetuti colloqui (gli ultimi precisamente il 13-19 aprile), e potè questa volta lusingarsi della vittoria, poiché il
gabinetto quasi intero s'era finalmente convìnto che per
fronteggiare la Prussia e schiacciarla non restava altra via fuor quella di amicarsi l'Italia, lasciandole il Veneto (d«.cc.
XLV1-LII).
nonché Francesco Giuseppe intervenne una seconda volta eoi suo voto funesto dirimente trascinato dalle so:
influenze di famiglia
lite il
coite (la madre. Ksterhazv.
e di
partito militare nei suoi elementi più tracotanti e ivi)
ricusò di seguire
irri-
ministero Belcredi nella pru-
il
dente
via. che gli aveva (piasi concorde spianata. Queste, le risultanze generiche dell'ultima fasi' della mis-
sione del Malaguzzi, che attraversò
le
più strane alterna-
tive di favori e di persecuzioni.
patrioti italiani l'avevano sempre in sospetto, e il pre-
I
fetto Cantelli s'era addirittura proposto di
micilio coatto
1
(
!
Lo racconta
(I)
inato •
111.
emiliano, e
di
ai
il
).
Viceversa il Malaguzzi non era in odore
Fabbri nel «a. articolo della Patria, «'he. dopo «lei Malagna! inge il Conte
frequenti riaggi
prefetto attor di '_'li
antecedenti
Vienna.
mandarlo a do-
:
Pirenae, n'ebbe capetto, ricordando, egli
rapporti
«lei
Fattolo chiamare
in
goatOsomo reggiano con la gli ingiunse una
q
e di ammonizione ^Ii annunzio ohe la sua condotta equivoca ine a doobbligava ad allontanarlo «la Firenze. Doveva n micilio coatto a Ravenna, non muoversi 'li la senza licenza 'Iella ••
lo
••
poli/
denunzia all'autorità
la
contri ili
Carignano, Mo.
i
«
I *
-
1
«Itilo
Stato
Lamarmora
Ci «•
ilei
giudiziaria
volle
per
l'inter v ento
Re itcaeo
pei
cospirazione del
l'm ri
«1
— 154 — di santità neppure presso l'i.
r.
polizia
;
e questa
un brutto
momento gli impose lo sfratto, frugando indiscreta tra le sue carte, che non tutte
gli
rese (1).
L'uomo insomma che Re Vittorio e Lamarmora da un Belcredi
lato (2),
e
i
generali austriaci dall'altra onora-
vano della maggior confidenza, subiva necessariamente gii inconvenienti della posizione mal definita, accettata da lui stesso, quando, pur di conseguire lo scopo, aveva lasciato al Presidente del Consiglio piena libertà di scon-
Parlamento italiano (doc. XXXII). Questa singolare situazione personale creava un viluppo
fessarlo nel
misterioso, impossibile oggi a sbrogliare co' dati scarsi e
contradittorì che abbiamo. Si
può solamente assodare che il Malaguzzi, rientrato a
Firenze verso la fine d'aprile del 1866, dirigeva al Lamar-
mora
lettere esclusivamente materiate di notizie milisorvolando sulle « comunicazioni diplomatiche, moltissime e importanti » che riservava a voce, dacché non avevano ormai più che un interesse storico, retrospettivo
tari,
XLVI-XLIX).
(docc.
Se e qual giovamento ritraesse il Lamarmora da quelle informazioni militari, tecnico
:
il
potrebbe unicamente decidere un
Malaguzzi, che delle sue osservazioni personali
fu largo anche al Principe di C.arignano (3), aveva profitCfr. C. L. Malaguzzi, Trattative segrete, p. 31 dell'estratto: data però ch'egli assegna al fatto non mi lascia interamente sicuro e propendo a credere che invece della fine di febbraio debba (1)
la
;
intendersi
«
fine d'aprile ».
(2) Pe' rapporti del Malaguzzi col al
Re, cfr. docc. XLV, LUI
;
quanto
Lamarmora ogni testimonianza è resa superflua dal terzo capi-
tolo dell' Un po' più di luce.
Gioverà tuttavia aggiungere che del
Lamarmora,
dossier conservato dal M., fanno parte
tre lettere
del 21-23-30 novembre 1865, nelle quali
dà convegno al Conte, scu-
del
sandosi se l'apertura della Camera e l'arrivo dei Reali di Portogallo frastornano gli abboccamenti. « Questa sera, scrive il 21, devo riunire il
Consiglio de' Ministri precisamente alle ore 8
\'.
:.
Mi riesce dunque
impossibile andarla trovare, siccome eravamo intesi ». ripete che ha gran desiderio di vederlo
:
«
E il 23,
il
30
farò di tutto per avere al-
meno una mezz'ora da conferire con Lei ». (3)
Presenta tra l'altro
al
Principe, perchè lo comunichi al Re,
— 1ÓÓ — Vienna per leggere lato delle grandi sin.- relazioni sociali una serqua di pubblicazioni litografate ad usimi dell'alta e conosceva, si può dire perfettamente, Oflìcialita austriaca ondi/ioni topografiche della presumibile « zona di ;i
;
guerra
(1).
suoi scartafacci però sono in questa parte così lacu-
I
nosi, indecifrabili, perché irti di scarabocchi e di varianti, che poco o nulla ne potrebbe cavare un profano quan:
tunque qua e la facciano capolino avvertenze ed esortazioni, improntate a un buon senso raro nel '66, come l'esperienza
Ma
ammoni
dolorosa de' fatti
(2).
per noi sarebbe stato preferibile che in luogo di
questa selva di caotici appunti militari, vata una bozza qualsiasi delle
promesse
tiche
al
«
ci
fosse conser-
comunicazioni diploma-
Lamarmora, per poterne valutar
la
portata.
(olmo
II
della sorpresa e al postutto costituito per noi
dal semplice latto che
Mala^u/.zi tornò precipitoso da
il
Vienna, in apparenza sconfitto, quando in realtà la politica
da
propugnata stava lilialmente per ricevere
lui
zione sovrana
la
san-
!
30 aprile (3) partiva da Vienna per Parigi l'istruzione Principe di Mettermeli di offrir la Ve-
Il
all'ambasciatore nezia
Napoleone
a
III
per cattivarsi
la
neutralità
nell'imminente conflitto.
l'Italia
me mai
questa
improvvisa,
miracolosa conversione
eooeiensioso «-tutto delle oeserrasiooi critiche dello stato
ii ti
sulla (1)
I<>
.
del-
it«>
difesa
<ii
quell'impero
nag
,
non accenno ad un taogo o ad una via che io non abbia Memoria «*» alle Alpi Giulie mie peregrio
nelle
t
.
Carignano. (2) Il M. ri««-oinandava ohe si poadecasni bene sulla potcoaa militare dell'Austria, sulla validità ed estensione delle tao <lit«'*e: i prossima campagna OOfl l.i ooodottieri italiani il [ricossero perei»»
al
Principe
tutu-
le
«li
compatibili cautelo
a Costosa, <-fr. ino. (.'})
Lettere
la e
.
IVr
la
sp«
ohe Viaeenao documenti, \ ol. Vili, lettera
FrikDJI \<;. <>)>.
OÌL, voi.
I.
p.
264.
a
«li<-
<-t
Rie paoli •criTora
eoli ;d
fratello
— t">6 — a
una
politica, sino al giorno innanzi respinta cori
E' un mistero, che
sprezzante albagia ?
lauto
nemmeno
il
Nigra, interrogato nel 1893 dal Friedjung, arrivava a de« fu una cifrare politica assolutamente insensata. Se ci :
avessero fatto quest'offerta trattato con la Prussia, loro alleati. litica
a
prima della conclusione del ci avrebbero avuto
austriaci
gli
Sarebbe stata per l'Austria la più accorta po-
amicarsi l'Italia... Probabilmente non si sapeva nulla
Vienna
italo-prussiane
trattative
delle
n'ebbe sentore,
i
in furia di adescare l'Italia,
Troppo tardi
:
marmora emerse della la
politica
diplomazia
la
lealtà,
quando
se
ma era troppo tardi
»
(1).
persino eccessiva (2), del La-
luminosa
più
italiana, «
:
ministri impauriti cercarono in fretta e
allorché
supremo
quell'istante
in
sarebbe bastato indurre
ad intromettersi in modo così efficace da
far scorrere il giorno 8 luglio 1866, senza che la guerra fosse
incominciata, perchè
il
governo del Re rimanesse svin-
colato da qualunque impegno, contratto con la Prussia »
per soli tre mesi. Invece l'Italia rigeva
sorti, respinse la
le
«
per bocca di chi ne di-
tentazione per non violare
spirito del trattato segreto, accettato in
lo
buona fede anche
nello spirito suo. 1/ Italia fece, così, atto di lealtà insieme e
di
politica previdente » (3)
(t)
Voi. II; p. 588 sgg.
(2)
Cfr.
:
tutelando
i
suoi interessi
Un po' più di luce, p. 205 sgg.
Son parole del Jacini, op. cit., p. 167 sgg., il quale giustamenteconclude che « la risoluzione presa dal capo del Ministero italiano in una sala del palazzo vecchio di Firenze, nella notte dal 5 al 6 maggio 1866 » dovrebbe esser registrata « a caratteri d'oro negli annali della monarchia prussiana ». Persino Bismarek, in un discorso tenuto alla Camera il 20 dicembre '66, dovè ammettere che la lealtà della politica italiana, superiore ad elogio, aveva costituito per la Prussia un saldo, inestimabile appoggio (Chi ALA, Ancora un po' più di luce, p. 480, e Massari, p. 347). Non a torto, conversando allora con l'Usedom, Alberto Blanc esclamava « Oui nous avons été bons alliés pour vous il y a eu un moment très antique, et si tout autre que le general Lamarmora avait été a la tète des affaire*, je ne sais ce qui serait arrivé ». (Aus dem Leben T. von Bernhardis, VII, 39). In un impeto di legittima in(3)
:
!
;
- tr>7 — e
suo onore, che anche por una nazione deve prevalere
il
su tutto.
La condotta <lol Laniarmora è tanto più ammirevole, la si contrapponga a quella del Bismarck, elio persino alla vigilia dello più sanguinose battaglie coli'Austria, fra il 13-30 maggio 1866, non rifuggi dall' approvare quel piano di accordi, proposti dal Gablenz. po' quali le duo potenze rivali si sarebbero spartite la Germania, assalendo la Francia ondo strapparle l'Alsazia (1). E l'Italia? l'n giudice non sospetto, il FYiedjung, si confessò sbalordito dalla
«
grandiosa spietatezza » (2) del
programma bismarckiano, maturato vigeva tuttora
Vero
trattato
(scrive
è
aprile,
<S
e
discusso,
mentre
elio
legava
nostre
la
Prussia in
le
Prussia.
della
sorti
alle
il
il
Priedjung) che
tìn
de'
conti era ancora padrona di indietreggiare, di conciliarsi con l'Austria, giacché nel trattato con l'Italia
espressamente armi...
il
diritto
Comunque,
di
era riservata
si
prendere o non prendere
le
avrebbe avuto diritto di lagrandi armamenti compiuti d'accordo l'Italia
mentarsi se dopo con l;i Prussia si fosse poi trovata di fronte, alle porte del i
Veneto, tardi al
le punte delle baionette prussiane. Si lanciò più Laniarmora e a' suoi colleghi il rimprovero di es-
entrati e
pieni
nell'alleanza
di
diffidenze,
come
di se
preoccupazioni,
non
si
d'in-
fossero formato
un giusto concetto del genio di Bisniarck. e non avesi ben capita la condizione dell'Europa. Ma per verità un izione
stesso
In
vano, ripetè ilare
<j.\i
Laniarmora
il
ingiusti
al
Umilianti
prussiani sospetti
in
eoetro Ih
sua lealtà. Venezia, disse, poterà averla yratis, senza guerra fu lui, lui a non voltila se avesse agito in malafede, sarebbero altrimenti amiate le cose in Uoeinia :
;
'
l
li.
imdmn§, IV. 177 Igg* Pai 539; agg. Km i.r.i.i.. Farsi '"<•/ Funài* B imarei', 266: >\\r.i.u. pp. 12, 71, accennanti anche "agli :
;
578; »'iii\i. \. no,
1901,
ultimi tentativi
un aCCOI
p.
!>.
«lei IN- di Prussia, compiuti lamento austro j. inaiano ».
in
I>re*<la nel
gin
mi Bthel man rof <ler Grosse diesel Entwurfe, deek auefa
vor
«lei
Erbarm
keit...
».
- 158 mantenuto in questi come quella fattaci dal
simile rimprovero può essere ancora
dinanzi
termini
a
rivelazioni
Bismarck ? ». Così il Friedjung nella sua classica opera.
vorrà forse
Si
oggi opporre (1) che la seconda fase della missione Malaguzzi può aver in parte legittimate le diffidenze prussiane ?
Sarebbe eccezione gratuita, poiché prescindendo dalla incertezza dei dati sul vero carattere di quelle trattative
possiamo formalmente ritenerle cessate apmissione Govone fu coronata dalla stipulazione
ulteriori, noi
pena
la
dell'alleanza. Il
trattato venne firmato a Berlino F8 aprile, ratificato
a Firenze
il
14, a Berlino
il
20
:
quando il Malaguzzi era
già sulla via del ritorno a Firenze, dove, se potè conti-
nuare a corrispondere col Lamarmora, fu esclusivamente intorno a soggetti militari, messa da banda ormai interamente la politica di conciliazione, liquidata per sempre.
Con la tenacia indomabile di un uomo innamorato della Conte reggiano cercò risollevare il suo programma dopo l'infelice campagna, che ci rese il Veneto sua idea
il
a prezzo delle umiliazioni di Lissa e Custoza. Anche allora (doc. LII) ei perorava un ravvicinamento personale tra Vit-
Emanuele e Francesco Giuseppe, perchè il trattato di pace garantendoci il Trentino togliesse un germe d'inimima è assai cizie, una causa di guerra futura con l'Austria problematico se il Gran Re accordasse un'indulgenza be-
torio
:
nevola all'intempestivo consiglio.
(1)
11
Sybel, p. 276, fa precedere appunto la narrazione delle trat-
tative Gablenz dalla excasatio non petita che il governo prussiano aveva ricevuto «da varie parti vaghe notizie del progetto d'una cessione pacifica della Venezia all'Italia ». Eppure, vedi caso, fin dal 19 maggio
V Allgemeinc Zeitung recava una lettera da Firenze del 14 nella quale
era detto che sino all'aprile v'era stata bensì l'ondata speranza d' accordi onorevoli per entrambe le parti ma che fallito quel tentativo :
guerra tra Austria e Italia sarebbe « auf Tod und Leben » (all'ultimo sangue). Il corrispondente si diceva informatissimo e forse aveva attinto le sue notizie dal M. direttamente, che nel doc. XXXII affermava di poter contare su utili relazioni col giornale d'Augusta.
la
:
- 159
—
una fede robusta nella generosità e nell'antiveggenza Francesco Giuseppe, che diciottenni di regno chiarivano, in taccia tutta Europa, inadatto al peso d'una cosi spinosa corona. Per
sarebbe
seguirlo
occorsi
«li
;i
frontone delia Burg al celebre
sul
fundamentum
si
pientia
regilur
derebbe
a
di
sostituisse
mundus come
giudizio
capello
jiatitia
rtgnorum
quam parva
pessimista
il
\
motto
il
ta-
aforismo rispon-
complessivo
dell'opera
Francesco Giuseppe e della costui fatale Longevità. bisogni dei suoi sfortunaEli non conobbe mai a tempo i
tissimi sudditi
:
certe salutari rinuncie di territorio,
pensate ad usura da vanta^iosissimi acquisti,
ma
suggerite replicatamente, gerle, miasi pei-
F.
(i.
gli
com-
furono
s'incaponì nel respin-
preparare alla sua desolata vecchiaia l'imsuo impero sprofonda. il
mane ecatombe in cui tutto Sin dal 1854
Napoleone
III. a
mezzo del Duca Ernesto
Coburgo esortò I' Imperatore d'Austria a disfarsi de' possedimenti d'Italia in cambio de' principati danubiani: a chiudere una ferita sanguinante sempre aperta, che o di
o
presto
tflrdi
provocherebbe una sollevazione generale
penisola.
nella
Francesco Giuseppe (nana il Duca nelle sue Memorie) mi consenti d'esporre che cosa, prescindendo da fantasticherie avveuiriste, voleva di realee positivo Napoleone III ed io allora
gli
riferii
i
colloqui avuti alle Tuileries sullo
sviluppo della potenza austriaca
in
Oliente, (ili dissi che
Napoleone considerava come una cosa affatto naturale l'acquisto de' principati danubiani da parte dell'Austria SUO governo le avrebbe lasciato mano libera anche che :
il
come d'altra parte era convinto che Bosnia fosse solo una questione di tempo
rispetto alla Serbia:
pò per l'i.
della
il
Francesco Giuseppe oppose che tutti questi paesi erano poverissimi e avrebbero dato più spese i.
che introiti
governo.
:
ma non respinse l'offerta, ond'io potetti
giungere che Napoleone
cabroso
per
credeva fosse molto più arduo mantenere Milano, che non il
III
l'Austria
quelle provincie orientali e che alla
non era mai da pensare
I
tranquillità d' Italia
Francesco Giuseppe s'inalb
— 160 — modo più energico
a questa comunicazione e respinse nel il
pensiero d'una cessione spontanea
»
(1).
Ne' dodici anni intercorsi dal 1851 al '66 le profferte napoleoniche si rinnovarono più volte, con l'assenso delquasi un cielo benigno volesse agevolarne l' Inghilterra (2) :
l'attuazione, proprio nel febbraio 1866, sorvenne
luzione di Bukarest, che costrinse
abdicare.
il
Principe
la
rivo-
Couza ad
Migra (3) s'affrettò a sollecitare l'adesione ma nuo-
Il
dell'Imperatore di Francia al «baratto rumeno»:
vamente l'Austria tagliò corto anche alla semplice discussione accademica. In una circolare diplomatica del primo giugno 1866, pubblicata dall'organo officioso dell'Austria Germania, V Allgemeine Zeitung del 18, eran così riba-
in
dite le ragioni col Veneto.
«
«
imperiali » di reiezione de'
Né
i
Principati Danubiani, né
cambi ofTerti la
Bosnia
e
l'Erzegovina nel loro stato attuale possono essere agli occhi nostri un equivalente per Venezia. Troppo poco progredite nella civiltà e troppo
povere di risorse, queste provi ncie, ben lungi dal costituire un aumento di forza e di potenza per l'Austria, sarebbero una causa di indebolimento e d)
La pubblica opinione, l'onor militare del nume-
spese
roso e grande esercito raccolto sotto le nostre bandiere sa-
rebbero offesi da un simile mercato, profondissimamente... »
Un raffronto di questa circolare con gli avvenimenti degli ultimi 50 anni è la più flagrante dimostrazione di quanto fosse, la politica austriaca del 1866, « appassionata,
comune », come il Nigra con mordace ma non ingiusta parola già allora la qualificò (4).
incosciente, priva di senso
(1)
Aus meinem Leben, II, 174. Si riferisce probabilmente a questa Duca di Coburgo, la dichiarazione di
pratica, fatta col tramite del
Napoleone III che il governo austriaco s'era molto impermalito de' suoi non chiesti consigli, riguardo alla Venezia (disp. 23 marzo 1866 in
Un po' più di luce, p.
124).
(2) Cfr. Pasolini, Memorie raccolte da suo figlio, ed. del 1915, voi. I,
p.
473 sgg. (3)
;
e Chi ala, p. 516.
Un po' più di luce, p. 119; Chiala, pp. 51-74; Rothan, La
politique francaise en 1866, Parigi, 1879, pp. 85-425. (4)
Chiala, p. 524
neto, Milano,
;
cfr.
1890, p. 3 ; e
Genova di Revel, La Rothan, p.
155.
cessione del Ve-
-
Si
pure
—
dir nessuno è obbligato ad avere del genio il lontano avvenire con sguardo divinatore.
«lira
i
precorrere Sia
161
ma un minimum
:
di
riflessione,
serietà,
di
di
ha pure il diritto di esigere da chi con un atto solo della sua volontà può determinare la sciagura di milioni di sudditi, e por ripercussione inevitabile di altri micoerenza
si
lioni
esseri
di
Ora
umani.
Francesco Giuseppe non potrà sfuggire alla più
severa condanna della storia, per avere, con cecità senza npio. ripetuto nel 1865-66, nel 191 l-ló
la
stessa dissen-
nata politica.
Ributtata la mano, che idi tendeva lealmente l'Italia le negò il riconoscimento de' più legittimi nazionali diritti
quando
(1)
che a
farlo
il
avrebbe giovato più all'Austria
pentito dell'improvvido rifiuto, offerse
Tardi
noi.
all'indomani, come avvilenti- elemosina o ignobile prezzo d'una supposta estorsione (2), quelle concessioni che aveva
(I)
diritti d'Italia
imperiale
disconoscere
stiche
della
son
parole del >u<> storio, colloquio col Principi
le
protervia
rollino Napoleone, che
nel
i
preliminari «li Vii gli portava a ratificare non riconosco che il diritto scritto nei trattati non ro non cederò neanoo gli<> né posso riconoscere la volontà del popolo un pollice «li terreno direttamente al Piemonte. Mi esporrò piuttosto (arranca
i
:
guerra, anziché pie-
a tutte le conseguenze «lei prolungamento della
questa condizione che per me è una questione d'ono
Uhm ih, sionii
ili,.,
delia
diplomazia euro /«</
in
Italia,
Torino, 1972,
monde* del agosto Il Marci m, Vom Altra Kaùer, p. .".il sgg. avvalora ooa la lonianza la tesi che nel 1915 negoziati fra Italia ed Austria fallissero in tempo utile, per il veto di Francesco Giuseppe, Indignato
voi Vili, p.
150;
cfr.
/
I
!
i
«•lie
Germania osasse
i;i
consigliargli
ressi., ne
la
antichi territori
«li
discorso «li Antonio Calandra in Cam pidoglio, l' giugno 1915, che nelle trattative diplomatiche precedenti alla guerra additò il costante preconcetto austriaco, offensivo par
ereditari. *i
conferma con «'io
l'Italia,
attribuire
«li
al i
mano,
l
il
nostro paese .li
rivendicare
i
sola
capacità d'un
suoi diritti
«-"ti
tempre lo stesso sistematico spratto, ohi > del Veneto alla Francia, .-«due otl
interposta
mano!
visi,,
m, vincitore ceda de'
<•!,,.
la
Il H,.or.,
>.,!
I!
le
t
anni alla
i
uni
pei
B<
territori
al
rinto
'
li
raedkx
n
— 162 proclamato pur dianzi impossibili. Oggi, arrogante, domani spaurito, stolto e incoerente sempre, non vide mai sotto i suoi piedi il baratro, se non quando nessuno sforzo disperato più valeva a ritrarnelo. Mente angusta, anima arida, passò attraverso le più tragiche sventure (1), con
nomo di stato non rifletteva evidentemente che offendere mentre un'avveduta decoro d'ima nazione è sempre stoltezza politica consiglia di non pregiudicar mai l'avvenire, di eliminare possibilmente le cause di pertinaci rancori. Del resto il Beust medesimo vanitoso
il
;
rivela tutta l'inconsideratezza di quella decisione, suggerita
da lui,
quando scrive che fu dovuto a pura negligenza della cancelleria imperiale, se il tiro riuscì. Il telegramma, cioè, dell'offerta a Napoleone III fu per colossale incuria d'impiegati ritardato tanto che arrivò a Parigi a notte inoltrata. Napoleone III fece subito, senza consultar alcuno, inserir la notizia nel Monileur e questa frettolosa pubblicazione impedì agli amici d'Italia dell'entourage imperiale, di sven:
tare (1)
il
colpo !...
Sulla tragedia di Mayerling è tutto
del libro del Ma^utti
da leggere il capitolo IV
racconto drammaticissimo, basato su lunghe, pazienti indagini alle migliori fonti. La sua ricostruzione, che a me pare la sola autentica fra tanto arruffio di cozzanti versioni, si riduce :
—
il principe Rodolfo, ricco di bellissime per sommi capi a questo doti naturali, ma trascurato nell'educazione da' genitori discordi, aveva finito per imbragarsi nelle avventure galanti. Due sopratutto :
l'occupavano la passione per la Vetsera, a favor della quale avrebbe voluto divorziare dalla principessa Stefania e un capriccio violento per la moglie del guardacaccia di Mayerling, splendida beltà villereccia. I due nodi vennero al pettine quasi nello stesso momento. Francesco Giuseppe con aspri rimbrotti intimò al figlio di staccarsi dalla Vetsera. Annuì Rodolfo, annunciando la decisione all'amata e per consolarsi partì per Mayerling. Lo inseguì colà la abbandonata, per tentare di riallacciarselo. Respinta, si ritrasse... a morire, poco lungi, senza che il Principe lo sospettasse e l'apprendesse. Poiché nella sua cinica incoscienza, era già volato al convegno d'amore, nella casa del guardacaccia, allontanato (egli credeva) con futili pretesti. Ma la costui vendetta lo raggiunse tremenda, quale :
;
;
il
rude uomo geloso aveva già chiaramente minacciato
al
Principe
dissoluto e sfibrato.
La doppia tragedia non ebbe dunque identiche cause a rigore non fu neppur sincrona in quanto il responso medico accertò che la :
Vetsera era, di tre ore, premorta. Secondo i medici di corte, la sezione anatomica constatò in Rodolfo sintomi di già pronunciata paralisi progressiva onde l'Impe:
— 163 — una corazza d'insensibilità morale, senza mai ricavale da' colpi
del
destino ne una lezione,
ne uno di que' grandi
pensieri di rinnovamento che seaturiscon dal cuore, e solle-
vano talvolta le più umili creature alle più alte vette dell'eroismo, del sacrifìcio. Nato su uno de* più eccelsi e vetusti troni del mondo, vi die risalto unicamente alla tracotante volgarità della sua natura, non purificata neppure da' più Impensati dolori, anzi quasi da essi sospinta a sfrenare sull'universo l'atrocità d'uno spirito basso e vendicativo.
Alessandro Luzio.
DOCUMENTI « Nobili al
Malaguzzl Reggio 2 maggio
lsnò.
Caro Alessandro, gran tempo ho un grande affare pel capo che noi due poi
I>a
rendere possibile, voi e
simo
vi
per me su
basti per ors sapere che sarebbe magnitutti
rapporti, essendo però complicatis-
1
descriverli» e trattarlo per lettera desidererei conoscere se
il
venite fra non molto da queste parti cosi ne potressimo
parlare a
lutilo e studiarne l'applicazione.
Attendendo riscontro
vi prego dei
miei complimenti alla con''
anella e sono il
vostro aff.mo C.
Nobili.
li.
li
IIalaoi z/i
\
C
Nobili.
Vene Carissimo Nobili, e
.
li
tempo veramente, che
all'udirli),
re
all'Austria i.'l
I
I
w
metta
in
chiaro sulla
giudicare il vostro progetto, e lui messi ohe
forae
avrebbe esclamato imi
ur ra\i
sciagure, eoo
man
-oli pi. tre
1
Dm ha risparmiato a questa orribile mort<-
Thronfolger !....
documenti dell'archivio Latnarmora sono con tnuueg nati da un
— 164.— a mio avviso menarlo a compimento. Penserete che sono un negli-
gentissimo corrispondente, e
ripugnava
di
lo
addentrarmi così
fui
veramente
di botto in
fin
qui,
perchè mi
questo affare che si az-
zarda dentro a un
labirinto
aver trovato il
che mi assicuri di escirne con pieno onore, ma
filo
senza
dopo tutte le cognizioni assunte sone m'atììdo
sulle
Ora non pretendo
già
questioni, le cose e le
<ii
per-
sapervi camminare per entro.
di
Innanzi tutto
filo.
debbo dichiarare che il fondamento sul quale vi
vi
proponete di far poggiare
l'intero
edificio di questo
grand'atto di
conciliazione fra l'Austria e l'Italia non regge. La nipote del Duca di
Modena non
verun
diritto
ha, per di
disposizione dei relativi trattati pubblici,
successione
legge di successione nel
sovrana, sulla eredità
dello
Zio; la
Ducato di Modena era la salica; il solo
Ducato di Massa e Carrara non era soggetto a quella legge, e fatti
di-
ne fu Sovrana, finché visse, l'ultima delle Estensi, l'Arcidu-
chessa Maria Beatrice d'Este, zioni dell'anno
Carrara
1815,
ma fu inteso
che alla morte di
nelle
lei la
relative
stipula-
Sovranità di Massa
e
sarebbe compenetrata in quella di Modena, dichiarata
si
terzogenitura
Austriaca,
quale
nella
in
mancanza dell'Arciduca
Francesco succederebbe come primo avente diritto ora l'Arciduca
Imperatore del Messico, e
Massimiliano, ora l'Arciduca
Carlo
Lodovico, terzo
fratello
in
sostituzione sua
dell'Imperatore, vedovo
marito della Principessa Maria An-
«d'una principessa
Sassone, e
nunziata
— La unica figlia adunque del defunto fratello
di Napoli.
Duca di Modena Arciduca Ferdinando, sebbene presuntiva erede Duca di Modena non lo è che nei diritti allodiali, né rappresenta o può mai rappresentare un titolo all'eredità Sovrana dello Zio,
del del
eredità sovrana che ricade
libera al
ramo imperiale. — Inutile
in
conseguenza l'immischiare in questo direttamente o indirettamente il
Duca di Modena, e tanto più che per legge di famiglia, qualsiasi
trattativa di matrimonio di un individuo della Casa d'Austria, sia
pur anche del ramo Granducale, o Ducale, spetta direttamente e intieramente all'Imperatore; il che ben s'intende, perchè nelle Dinastie regnanti un privato,
matrimonio ha ben poca importanza come contratto
ma ne ha sempre moltissima come atto politico.
Ed è ben fortunata cosa
pel
Gabinetto italiano, che il Duca
di
Modena non abbia mai ad intervenire in una trattativa così delicata e ardua. Di quanti vi sono Arciduchi e Principi
che avversano
la
asterisco: tutti gli altri appartengono all'incarto Malaguzzi, costiluito dalle Ietterò ch'egli
quaderni de' suoi
ricevette, dalle
diari.
minute
delle
sue risposte, e da'
— 105 — (tessono spinge l'astio e il desiderio di ven-
in- italiano,
:
detta verso Casa Savoia quanto
ridi,
I
non
e da questi
si
il
Duca di Modena. Dal lSó? in pad ma conosco taluno de' suoi
avvicinarlo,
schivai ogni occasione di
tace, come egli quasi ne
vada idrofobo sino
dettare non poca pena in loro, che ben veggono l
come egli si di-
contro l'impossibile. però
la
proposta
mirare ad un matrimonio colla nipote del
di
Modena non presenta vantaggio alcuno speciale, non cre-
Dona
di
diate
«.'là
che io condanni
il
progetto
di
un'alleanza di famiglia fra
d'Austria. Ben lontano
da ciò. approvo e ,:iare e promuovere con tutti miei mezzi questo i
-
1
che aprirebbe
ivo ..
le
ad una conciliazione fra
l'adito
popoli sentono l'imperioso
1
bisogno di smettere
due
le le
ire e
armi: le circostanze politiche sembrano atteggiarsi propizie eia
formazione -tessa del nuovo Ministero a Vienna è favorevole. Non vogliamo tuttavia fare velo agli occhi di questi minori vani ìoseere le enormi difficoltà che stanno di fronte al n e In
che
concretare
|
rima di chiudere la presente vedrò di accennarvi
Frattanto
succinto le
reggiamo
(sia
pur anche oziosamente)
di
nostre idee.
Due sole Arciduchesse trovansi ora nella famiglia imperiale, sulle quali potrebbe cadere la scelta di
una sposa per
Principe Ini-
il
Maria Beatrice, nipote del Duca
L'una è l'Arciduchessa
di
Modena, e sua erede presuntiva, che vive a Bruna presso la madre a seconde nozze coll'Ardiduca Carlo inando, comandante generale in Moravia; l'altra e l'Arciduchessa Matilde, secondogenita all'Arciduca Alberto e della fu Arciduci
lldegonda, principessa bavarese sorella alla Duchessa di
Modena.
Amendue le proposte Arciduchesse compiono ora sedici anni; amendue hanno un ricco privato patrimonio; la prima è di com1
une robusta, e più avvenente; la seconda, molto delicata salute,
di
ma allevata più nobilmente. Tutte due poi appartengono a
della famiglia imperiale.
1
cui interessi furono profondamente
la prima nipote ed ered< Modena; e la seconda, nipote alla vedova Regina di Napoli, sorella appunto dell'Arciduca Alberto
lalla
i
rivoluzione italiana, essendo
di
Quale pur che ••r
Bis la
scelta, le difficoltà
l'una che per l'altra; ed e
da vincersi non saranno
alla vittoria, che vedibili
l'aver contato
opposizioni
i
dm
appunto delle
a farvi un succinto quadro, perchè niente più
nemici prima della
|
!
scaturiranno dalle quattro
tonti
che
— 166 — vado ad indicarvi, cioè
dalla politica esterna
1.°
«li
ognuna
delle
due Corti, 2." dalla loro rispettiva politica interna, 'ò.° dalle tendenze dinastiche più o
meno collegate ai partiti che si agitano attorno la
persona del regnante per dominarlo, 4.° infine dalle circostanze speciali di famiglia.
Ksaminiamo ora per sommi capi queste possibili opposizioni. Premetto che la conclusione
di
un'alleanza di famiglia fra Casa di Sa-
voia e Casa d'Austria importerebbe necessariamente l'abbandono
Veneto all'Italia (a qual titolo è indifferente), e determinerebbe
del
l'assetto finale in fatto e in diritto del
segnerebbe
il
vero principio
di
Regno d'Italia. Quel giorno
una nuova epoca
in
Europa, della
sua indeclinabile successiva trasformazione sulle norme di un nuovo diritto pubblico instaurato
maggioranza europea.
dalla
secondo i principii liberali rappresentati
— Inutile
interesse la diplomazia di tutta tive
il dire adunque con quanto Europa seguirebbe codeste tratta-
accarezzandole od avversandole; diffìcilmente un evento più
grande di questo potrebbe ora sorgere in Europa da rendere ansiose tutte le Corti. Finché Austria e Italia si guardano astiose ed in armi,
l'apprezzamento dell'avvenire resta abbandonato alla speranza
di
ognuno, perchè vi sta frammezzo quella grande incognita che è la sorte dell'armi.
Ora
infatti
veggiamo tutte
le
Corti e
i
Governi
europei assistere quasi impassibili al prolungarsi di quest'armistizio,
ben contenti che si ritardi il giorno della lotta decisiva, che a molti
deve schiudere un avvenire non auspicato.
Ma ben
per molte Corti il giorno in cui si annunciasse al
altro
sarebbe
mondo
attonito
la conciliazione fra l'Austria e l'Italia, suggellata da di
parentela fra
le
un nuovo nodo
due Corti.
Senza qui volerne enumerare i motivi che di leggieri ognuno sa riconoscere, è fuori di questione, che l'Inghilterra appoggierà con tutti
talia:
i
suoi mezzi un atto di Anale conciliazione fra l'Austria e l'I-
che
la Prussia, e la Russia,
gelose del vantaggio importantis-
simo che ne verrà all'Austria, ne saranno scontente, non potendo però mai discendere ad un'aperta opposizione; che la Corte di Spagna ne sarà dolente, ben guardandosi dal lasciarlo travedere; che Roma e con
Roma il partito cattolico faranno le estreme prove per imnon sono temibili all'infuori Roma, che però si deve e si può affrontare; una sola
pedirlo. Le opposizioni, qui accennate, di quella di
opposizione potrebbe rendere impossibili
le
trattative progettate,
quella dell'Imperatore Napoleone. La pubblica opinione in
Francia
non accoglierebbe con troppa festa un avvenimento che assicurasse *
da scosse la futura grandezza d'Italia; il Principe Napoleone gride-
— 167 ma tuttoclò dod varrebbe ad impecompimento, quando l'Imperatore personalmente non osteg-
rebbe fors'anchr allo scandalo; dirne
il
<•
progettata combinazione. In tal caso dubito che fosse pru-
la
denza il
ni't'
che serbo
contraria a lui; ma l'alta opinione,
i
quell'eminente uomo, mi lascia credere che egli non
di
contrarierebbe
in ciò
Gabinetto italiano; e un buon argomento
il
viene ad appoggiarmi in questo mio avviso, l'aver osservato cioè che spoglio da quelle basse gelosie
egli,
che ispirano cosi sovente
politica dei Gabinetti europei, diresse
costantemente
fin
la
qui le sue
mire non all'abbassamento altrui, ma all'innalzamento proprio. pertanto
mantenete fermo nel proposito, sappiate, caro No-
vi
che prima d'ogni altra cosa, è indispensabile di avere non solo
bili,
da alto ma da altissimo luogo l'assicurazione che da parte dell'Imtore
Napoleone non
sia da temersi una aperta opposizione. Kgh
è certo per me. che questa eventualità sarà stata toccata dal Cav.
Nigrafhne' suoi frequenti colloqui con l'Imperatore e con Drouyn de
Lhuys e che potrete avere un preciso riscontro in proposito. Tutti gli
saranno più o meno difficili da vincere, ma saranno
altri ostacoli
superabili, e questo solo sarebbe insormontabile poiché per ora l'a-
sirebbe compenso bastevole alla perdita
micizia dell'Austria non «li
quella della Francia.
Dopo aver scarabocchialo tanta carta, m'avvedo che in luogo di una lettera io vi scriveva una completa dissertazione, e ve la comben anche
in
un prossimo
foglio.
Frattanto rispondete al pre-
scontratemi sin seguenti punti: d.t
tisi
Firenze tentare seriamente il terreno di Vienna
senso indicato e se potete sicché io sappia
eli*-
non
darmene buona testimonianza,
rappresenterei
i
desideri
e
le
co-
mire dei
il Re e il Principe Umberto, ma gli Inamendue e che non potrei mai essere smentito
personaggi che attorniano personali di
scono
in alto
luogo con sicurezza
le
disposizioni
nali dell'Imperatore Napoleone a questo riguardo, e coni
giudicano 3.*
le
conseguenze dell'eventuale sua contrarietà.
Se e come, sempre pel vostro tramite, mi possano Giungere
quegli appoggi
sempre aversi
che, nel in
trattare
nn
debbono
affa
riserva.
Mi consta che uo impoitsAtisaimo irteggio confidenziale del col Visconti Venosta, durante la sua ambasciata a Parigi '70, è posseduto dagli eredi deU'ex*ministro degli esteri: e il me in- auguro la pubblicazione. (1)
<
i
— 168 — Nella prossima mia lettera, (!) la quale seguirà immediatamente il
vostro riscontro, se questo sarà incoraggiante, vi terrò discorso di
che
tutte le altre contrarietà le
converrà combattere, delle quali
ci
più accanite sono negli individui pressoché tutti della Casa im-
periale. Vi
mostrerò per altro come a Vienna non
inanelleremo
di alleati, e molti e potenti, e specialmente potenti ora, che un abile
incaricato può mettere grandemente a profitto.
Quanto a me è superfluo che vi dica come sono personalmente conosciuto nei circoli il
servizio
ili
di
Vienna, nei quali avrei a muovermi, e come
ciambellano fatto per quattro anni a quella Corte mi
abbia procurato buon numero Ministro
attuale. Solo
forse curiosa ed
è,
bramo
di amici, fra
farvi
di
i
quali
anche qualche
conoscere una circostanza
che siccome anche a Vienna e in epoca che non
lasciava certamente presagire
gli
attuali eventi, io m'era fatto noto
mio paese e più d'una volta ebbi a sostenere la tesi che il Governo austriaco, perdurando nella sua poper opinioni favorevoli
litica
al
verso l'Italia, l'avrebbe perduta in un tempo più o
meno lon-
tano (notate bene che tale era in allora anche l'opinione del giovinetto Arciduca Francesco ora Duca di Modena) così mi si chiamava
Malaguzzi Vitaliano a differenza del defunto mio fratello Francesco che era detto il Turco.
mio
Io sarei
dunque ancora perfettamente nel
róle.
III.
Dispaccio di
Lamarmora al NigRA. (*) |1
settembre 1865?].
Déchiffrez vous seul.
Je crois probable arrangement avec l'Autriche pour la cession de la Vénétie. Dites-moi votre opinion
sur l'impression du gouverne-
ment francais. IV.
Dispaccio del Nigra al
Lamarmora. (*) Paris, 2/9
-
ore 2,30.
Au G. Lamarmora 1
Déchiffrez vous-mème. Je vous remercie du télégramme d'aujourd'Iiui.
(1)
Ne doutez pas un instant d'une impression favorable de la
Manca purtroppo.
— 169 — pali <1» gouvernement la eh<
(rancala, seulement lorsqae VOUI jugerez que
Line
ment
lamini
il
la
counaitre contidentielle-
l'aire
l'Empereur et (je m'en) chargerai avec plaisir. .le ne doute
à
.'fil
ne
voie avec satisfarti >n. Bismarck part ce soir, il m'a
la
fan
oe psi avoir
le
temps de me volr.
le
Tant rnieux.
NigML V.
NOBEL]
Mai. ani zzi.
ai.
Firenze
Ven
settembre 1865.
7
trattare l'aliare, di cui nella vostra ultima Iella,
partendo a quella volta dimani o dopo. 11
vostro aff. mo C.
Nobili.
VI.
Nobili ai
C.
Lamarmoba, (*) gio
Prevengo mattina s
l'È.
V.
che arrivando
buona
a Lui pel primo, pregherei quindi
volermi indicare come nel caso mi debba regolare.
a
ì;
Settembre
\2
treno Reale a Bologna Venerdì
M. un fece chiamare e mi ordinò che qualunque
notizia dovessi farla conoscere V.
il
VII.
Diario tellembre.
/:'
Indaco
li
teUembre.
/:;
dsl Mai.a<-i zzi.
Giungiamo felicemente a Vienna alle ore 10 p.
pren lere alloggio all'Hotel
—
...
.
Mi Informo del
Restaurant, e fra questi
Hauslab iiii
e
Fautz, altre
Alle 2 li.-
»•
h:\mm
\
u-toria
sobborgo
nel
w
della
«1«-1
i
—
\
'/'-
il
nome dei
principali abituali
mia buona fortuna mi
fa
trovare
colonnello Paradiea, eac viene però ad m-
giungono
Infatti
un vecchio amico
infermare col
in
la
Hanilab
Presto
massimo
fa
il
i
Fanti che mi accol-
intima
dettaglio
I
la
conversi
miserrimo
della politica interna ed eeterna dell'Impero; la nullità o quasi della L'i-u .
parte degli uomini adoperati
che potrebbe
d
ti
tendei
n
<]ii i.
il
malcontento gene-
ifttgh*; la poca tol-
— 170 — leranza dell'Imperatore ad ammettere consigli,
la
poca influenza
membri della famiglia (1); l'insolenza della Prussia, la poca fede
dei
che mettono nell'Austria le minori potenze della Germania; l'indifferenza della Russia, il malvolere della Francia, e la continua minaccia dell'Italia. M'accorgo da parecchie frasi pronunciate dal-
THauslab, e da alcune interrogazioni fattemi essere egli erronea-
mente e sfavorevolmente informato
delle
condizioni italiane; per
la qual cosa cerco di troncare questa questione, riserbandomi nella
visita di
convenienza che gli annuncio prossima di trovar tempo e
modo di illuminarlo in proposito. Dopo una lunga seduta riamo, ed
io
corro
al
sepa-
ci
Kohlmarkt a cercare dell'amico Artaria
(2),
persona sempre informatissima, dalla quale raccolgo un eguale giudizio delle attuali circostanze
dipinte in
colori
anche più
foschi,
rappresentandomi la sconsigliatezza delle nuove misure per gheria, dove
il
partito conservatore
sessato dell'Imperatore,
quale non
il
l'Un-
è
per un momento impos-
s'è
accorto che egli ha ceduto
si
davanti ai conservatori per speciale influenza di M. Esterhazy
ma
che avrà a contare ora col partito progressista, la quale circostanza fa
si
e
ora già manifesta, e mette già la diffidenza fra l'Imperatore
conservatori ungheresi. Questo pericolo fa che gli uomini avve-
i
duti rifuggono dal prestar concorso all'attuale Ministero, si
quale
il
mantiene perciò incompleto, e per ora non giunge a giovarsi che
di inflluenze personali, fra le quali
primeggia quella del
C te Mer-
candin; ostinato per altro a non assumere attivamente alcun Ministero.
14 settembre. nerale Hauslab
— Alle dieci antimeridiane mi reco a visitare al
il
Ge-
suo alloggio in Matzleinsdorf all'estremità dei
sobborghi, ben premunito per tirargli
les
vers
du
nez, e guada-
gnarlo alle mie idee. Lo trovo solo fortunatamente, né viene alcuno
ad interrompere il nostro colloquio che dura senza interruzione sino alle
2 ore pom.
dell'Austria mi
zione
— Dopo qualche parola sulle condizioni esterne riesce
dell'Italia^ sulla
dizi della
i
Generale sulla vera situa-
E qui oggetto per oggetto percorrendo
fatti
che rappresentano
governo, giungo a farne
al
fi)
Cancellato a lapis:
«
(2)
Anche oggi, uno
Burg.
il
stampa si rileva che a Vienna non se ne tiene una esatta
cognizione. zioni e
richiamare
di
quale dai pochi discorsi raccolti e dai giu-
de'
le
basi materiali e
tutte le condi-
morali
di
un
Generale un quadro veritiero e così fa-
la
nessuna della parte feminina ».
negozi centrali di Vienna, attiguo alla
— 171 — vorevole da indurlo ad esclamare: ma dunque a Vienna non sene l
...
noi dormiamo sopra una botte di polvere col fuoco
— Lasciatolo perfettamente convinto da una lunga e
circonstunziata esposizione fattagli senza frasi esagerate; ho coniso sugli studi favoriti e
santissimi del Generale,
ultimi
sugli
lavori
nazione, e questa parte
ilei
nostro trattenimento durò
ben un'ora intiera. Dopo di che trovai modo di intavolare stione
.Ielle difficoltà
esterne dell'Austria, fra
sinia quella dell'Italia,
interes-
quale ha trovato piacere a farmene egli
il
che
la
la
que-
le quali è principalis-
paralizza per ogni parte,
come ne
è
conferma recente la condiscendenza forzata verso la Prussia; cosi potei condurre il Generale a pronunciare egli stesso per primo la parola conciliazione, sulla quale
ci
fermammo lungamente, ricono-
Ione entrambi la difficoltà e magnificandola per la
mancanza
d'opportunità a trattarla. Dopo molti discorsi ho accennato alla difficoltà di
dare una sposa al Principe Umberto, e all'urgenza di pur
come per incidenza ho fatto osservare la fatalità della
farlo, e
na tra Austria e Italia che impedisce
di-
possa pensare ad una
—
« Ma non potrebbe esser questa appunto l'opporuna conciliazione coll'Italia? » ha esclamato il Generale.
Arciduchessa. tunità ad
si
B qui. quasi che io lo seguissi in una sua proposta ci siamo a vicenda riscaldate le idee sulle eventuali benefiche conseguenze per adue gli
stati: e ci
Marno proposti
ili
Mudiare se e come si poGenerale, dopo 11
tesse pervenire ad un cosi augurabile risultato.
aver meco percorso tutto o pressoché tutto della Corte e del Ministero ed
essersi
il
talvolta
personale ufficiale
lungamente
soffer-
mato a riflettere, mi dichiarava non poter vedere chi con probabisuccesso potesse osare di parlarne all'Imperatore. Egli mi
di
lità
dipingeva l'Imperatore, come un capriccioso irrillessivo, sul quale in
un
momento dettole pud taluno prendere
mente .luta!. ile. ••
e
ad esempio adduceva
e
incapace
di
ma diffìcil-
valutare giustamente la combinazione: l'Ar-
ciduca Alberto come legato per poli: l'Arciduca
e— eie fratello della Regina di Na-
Leopoldo come Intelligente,
BOlO Arciduca Ranieri
ma mancante di cuore,
come intelligente, capace di apprezzare la
'inazione proposta, e all'In
influenza,
M. Ksterhazy nella que-
ungherese: mi dipingeva l'Arciduca t'ui^lielmo come troppo
leggero
il
il
li
recarla coscienziosamente e con calore
Ma l'Arciduca Ranieri è assente: trovasi a Londra, •
•amerite a\endo do\ uto far IttOfO al BUOVO
Ministero Mailatb-Belcredi. Il
Generale era disposto a
officiarlo
M fosee italo io Vienna, oaav
- 172 — servando intime relazioni con ottime con tutti
gli
altri
specialmente,
più
lui
Arciduchi, dei quali fu
scienze militari: in questa sua qualità di
il
ma vicine ed
istruttore
delie-
Generale mi prometteva
tenere un discorso generale coll'Arciduca Alberto, che doveva
vedere posdomani, sovra una possibile conciliazione coll'Italia. Frattanto mi raccomandava di studiare la questione nei suoi dettagli,, e pesar bene sovratutto
il
valore e
lo zelo della
a fare la prima apertura all'Imperatore.
persona destinata
Fummo d'accordo che si
avesse a schivare qualunque attinenza colle signore Arciduchesse,
nemiche implacabili
di tutto ciò
che ha
nome
d'italiano: special-
mente poi la Sofia che cerca sempre di punzecchiare e umiliare gli Arciduchi tìgli del Viceré Ranieri, chiamandoli gli
natamente Leopoldo, al quale fa gran di
Italiani, e
nomi-
delitto di essere stato l'erede-
Maria Luigia in luogo del suo Massimiliano. Il
Generale vedeva un oppositore nell'Imperatore Napoleone,
ma
una buona occasione per Vittorio Emanuele di emanciparsi .da una incomoda protezione. Il Generale mi diceva: « wir sinri in der Au/lóMing (1) e se questa combinazione riesce non solo ci accomodiamo all'interno e conteniamo la Prussia, ma la corona imperiale di Germania apparterrà a Casa d'Austria, quando voglia. forse
Chi potrà parlare all'Imperatore? si domandava il Generale: a questo
giovane borioso, welcher das Reicìi nicht regiert sondern comman-
diert?» (2). Ad un tratto il Generale quasi ispirato si ferma e mi
uomo
dice: « v'è però un
di
mente e di cuore, che potrebbe, vo-
lendo, compiere felicemente la difficile missione: e questi è
dinale Rauscher,
uomo
di
gran
il
Car-
mente, e che all'opportunità ha
sempre saputo dominare l'Imperatore, come domina tutta la Corte, e le donne poi senza restrizione; egli è
mandare fra quanti mi soccorrono
alla
il
solo che vi possa racco-
memoria: e se voi avete
modo di presentare la questione in un senso di favore pel Cattolicismo e di mitigazione di condotta del Governo italiano verso Roma allorché sia legato coll'Austria, l'avete con voi e riescite ».
Così
ci
lasciammo soddisfatti l'uno
dell'altro, e legati
vere amendue questo bel progetto, sul quale
io lo
a promuo-
assicuravo che-
una buona Re Vittorio, presso il quale le memorie di famiglia tenevano tanto raccomandate le Arciduchesse d'Austria. Un'ora dopo il Generale mi raggiungeva a pranzo dove si faceva
le
varie informazioni private mi davano la certezza di
accoglienza presso
con Fautz
il
la rivista dell'Alta Generalità etc.
(1)
Noi siamo in pieno sfacelo.
(2)
Che non governa il suo impero, ma comanda a bacchetta t
- 173 — Wttembre.
/.".
— Alle ore undici
Gen. Hauslab veniva a rendermi
il
dopo le solite strette di mano mi assicurava che avendo nuovamente e lungamente pensato alla conferenza del giorno avanti, egli restava fermo a non ammettere come uomo cavisita all'albergo, e
Ja
pace di quella missione che
il
Kauscher. Soggiungeva che stimava
anche Coronini abbastanza forte presso l'Imperatore per assumerla,
ma non è uomo che I)be
•
meriti
fiducia; egli è creatura
delle Arcidu-
un nemico dichiarato del progetto: i suoi primi
legami sono col Duca
di
Modena. (Coronini è nemico personale
di
Hauslab, il quale ne ha molti in Corte, perchè dottissimo e intollerante dell'ignoranza). lo
conosco quell'uomo ab oro e sapevo tutto ciò. Anche CrenneGenerale dell'Imperatore) potrebbe incaricarsene, e
ville (Aiutante
te ne incaricherebbe; ma, (soggiungeva Hauslab) ma non ne
ha il
la
t\>rza;« manchiamo qua
»,
e
accennava alla fronte. Congedato
Generale dopo avergli raccomandato l'Arciduca Alberto, io mi re-
cavo a cercare del C. t0 Mercandin, le cui relazioni altissime e intime al Ministero e in Corte molto potranno giovarmi: ma recatomi Controllo Generale dell'Impero da
all'utlìcio del
lui
presieduto, ve-
nivo a sapere che egli trovasi in villa a Baden: il consigliere Sclioii-
wart
segretario, che mi diceva di conoscere già per discorsi di
sue»
Mercandin la mia intimità con lui, mi avvertiva con mistero che l'indomani doveva arrivare per un paio d'ore dall'I alle tre. Dopo di
che sono
fortami...
ritorno a casa per
di
inviare a Nobili due righe con-
.
Vili,
li
Mai \oi zzi
a C.
NOBILI.
Vienna
io
wttembre
Cai'"" Nobili
Sono
Vienna da sole 48 ore: e già ho fatto abbastanza perché a' rosili committenti una quan-
.1
valesse la pena di rornlre a \oi e ••
informazioni, le quali da un lato confermano tempre
pm la difficoltà grande, che troverò a riuscire nel mio intento, un dimostrano però la possibilità,
imminare
«•
un rischiarano grandemente la strada
con bastevole sicure
no contento, e assai contento di quanti, ho potuto fare in questo
breve tempo,
persone
•
ma credo
ili
dovermi astenere per ora dal nominare
— 174 — Vedrete a suo tempo
per passo
la traccia
Vi basti sapere che
fin
partite di stoffe, quali
ed ho
il
mio giornale (1) e potrete rilevare passo
il
da me seguita. d'ora tengo in vista non una sola, ma due
desiderate, finissime,
ma a prezzo altissimo
mediatore per l'acquisto. Ma chi va piano va sano (2).
Appena riceviate la presente, fate acquisto di due esemplari del lavoro statistico pubblicato recentemente dal gen. Torre sull'esercito
italiano: è
un regalo che ho promesso all'ammiraglio Fautz,
dirigente la marina nel gabinetto di
S.
M., e al maresciale Hauslab,
designato dall'opinione pubblica a ministro della guerra in sostituzione del tenente maresciallo Franck gravemente ammalato. Sono
due miei carissimi amici ed utilissimi e miei commensali giornalieri, ai quali
desidero di fare qualche piccola cortesia.
Vostro
aff.
mo
A. Malaguzzi.
IX.
Diario viennese del Malaguzzi. 16 settembre.
— Dopo aver provvisto alla mia posta vado a cer-
care d'Artaria che trovo, e rilevo presso di lui gl'indirizzi che m'in-
teressano copiandoli il
chiasso pei
dall' Adressen-Buch.
Artaria mi conferma che
Gaugrafen (3) si acquieta dietro le dichiarazioni della
General Correspondenz, ma che si vive
in
gran sospetto, e che
i
Magiari si vanno smascherando in un senso democratico, che com-
promette la posizione dei conservatori. Alla mia ricerca, se l'Imperatore abbia persone di fiducia che possano assisterlo, mi risponde: «
non si conoscono che due persone che egli è avvezzo ad ascoltare: di ciò che
Coronini e Rauscher; ma il primo non s'immischia che
(1)
Ciò spiega perchè
il
M.
registrasse esattamente
i
più piccoli
passi fatti a Vienna, ed ogni parola raccolta da' personaggi con cui
reni va a contatto. (2) Una volta per
sempre giova avvertire che nella corrispondenza tra il Malaguzzi e il Nobili s'era convenuto un gergo commer-
ciale per designare le varie fasi delle trattative (sulla « compera ») e i
personaggi
implicativi.
Come verremo individuando via via, eran
nomi generici di capitalista, proprietario, commesso ecc. Una chiave per questa cifra furbesca esiste nell'archivio Lamarmora. questi adombrati sotto
i
negoziante, agente generale, mediatore,
(3)
tuali
La voce corsa che si pensasse ad istituire delle contee distretaveva destato scalpore e venne oflicialmente dovuta smentire»
-- 175 gli
conviene:
il
secondo non
giuoco. Del resto anche
il
si
—
muove che dove il Cattolidsmo è in
Ministero è isolato;
solo che lo a-
il
abilmente e attivamente è il Mercandin che però si tiene à Vècart ».
Kuranda, (1) che tanto m'interessa perchè
Vado quindi a cercare da
lui
posso ricavare
il
vero stato della pubblica opinione sul mio
e quello di tutta la stampa e conoscere le disposizioni perii
dei suoi amici e compagni deputati
capi del partito Tedesco
Kuranda è a Baden, non ritorna che in 8 giorni 17 settembre. Nel salotto laterale a pianterreno mi faccio
al Reiehsrath.
—
render eoato da Hauslab della sua udienza coll'Arciduca Alberto, che parte questa sera per la Galizia.
Generale aveva tenuta pa-
Il
rola: aveva sondato l'animo dell'Arciduca, il quale richiesto del suo
parere sulla possibilità della conciliazione fra l'Austria e
l'Italia^
aveva dichiarato che egli non poteva ammetterla che in estremi ma che egli personalmente non avrebbe mai fatta opposizione :
quel giorno in cui
l'I
muratore dovesse
dichiararla necessaria al
bene della famiglia e della Monarchia. Dietro ciò
narrava d'aver rista per un tilde, (2) che
il
Generale mi
momento la giovane Arciduchessa Ma-
ora si è fatta assai bella e vispa; piena d'istruzione e
buon garbo; amabilissima e che senza confronto il Principe l'm-
di
berto dovrebbe preferire alla Are. Maria Beatrice. 11 Generale la codili
suoi primi anni.
Is settembre.
— Ricevo le prime notizie di famiglia. Scrivo alla
famiglia e a Nobili perchè rappresenti a Firenze che in causa delii/.i
di
molti personaggi a
me
durante
utili
difficilmente potrò giungere ad un risultato
nel
le
attuali
ferie,
poco tempo asse-
gaatomi, e che prego perciò mi sia accordato almeno fino al 20 ot.
epoca dell'apertura della dieta
preferisco
di
di
Transilvania, altrimenti
tornare prontamente a dar conto delle condizioni in
cui ho trovato Vienna per indi ritornarvi. Gli chiedo pronto riscontro.
Trovo Analmente
il
a mi invita a Baden,
domani
alle
CM Mercandin «die mi accoglie come sempre.
Eminente
villa: gli
prometto
di
raggiungerlo
ore 10: perciò mi limito a qualche lontana apertura
sulle condizioni italiane,
lli
sua
alla
riserbandomi a domani
giornalista
e
deputato
liberale,
il
nodo della que-
editore
dell
vezzosa fanciulla morì tragicamente: distrutta dal fuoco una sera d'estate, alle sue diafane vesti, mentre nella propria stanza indulgeva al vietato piacere di fumare una ai(2)
<
In
-i
l..i
era appreso,
— 176 — stione, e specialmente poi le indicazioni e direzioni che mi occorrono.
Lo lascio agli affari d'ufficio; e vengo a pranzare
coi soliti amie?.
X. Il
Mat.aim/./.i
a C. Nobili.
Vienna
18
settembre 1865.
Car.mo Nobili Nulla
fin
qui è venuto ad intorbidare il sereno delle mie speranze:
però non posso lasciarvi ignorare una sfavorevole circostanza, la quale voi non mancherete
di far
presente à qui de droit.
Questa è l'epoca delle ferie: la Corte è ora al Laxemburg, ora a
Schònbrunn, in gran parte a Ischi; gli arciduchi sono tutti dispersi, grandi signori sono o in villa o alle caccie, taluni in viaggio;
i
somma gli uomini ai quali soltanto posso e debbo volgere
la
in-
mia
attenzione non sono presenti che nel minor numero. Ciò mi contraria assai e minaccia di farmi perdere molto
tempo del poco che
mi si è voluto concedere. Trattandosi di affare cotanto grave, è indispensabile il maneggiarsi tranquillamente
e ponderatamente; né
i
vostri
committenti
coll'onorarmi della loro fiducia avranno inteso d'impormi un letto
Sovra di ciò è indispensabile un pronto riscontro, che mi tranquillizzi e mi assicuri che per mancanza di tempo non mi
di Procuste.
si
ingiunga di precipitare.
Ove non mi si volesse accordare qualche giorno di più, preferirei di i
tornare prontamente per informare personalmente quei signori, quali, meglio
rebbero che
lo
da me istruiti verbalmente, facilmente si persuadescopo a cui mirano non solo è possibile, ma ben
anche probabile, se si è disposti ad accordar tempo al frutto di ma-
può metterlo in serra per spiccarlo prima, ma coll'alzare termometro della serra improvvisamente a 40.° si farebbe marcire
turare. Si il
probabilmente.
Non domando moltissimo: vorrei per me
tutto l'ottobre,
ma nel
peggiore caso il 20 di quel mese. Per quell'epoca la riunione della dieta di Transilvania mi fa certo che gli
uomini di cui abbisogno
saranno tutti al loro posto in Vienna.
Andate dunque oltre l'Apennino e di là scrivetemi subito Domani sono a Baden,dove potrò vedere diverse delle persone interessanti che cerco. Là saprò se mi conviene o no fare la gita di Pest. Vostro A. Malaguzzi.
— 177 — XI.
C. Nobili ai.
Malaguszi.
Reggio
19
settembre 1865.
Caro Alessandro,
Ho ricevute le vostre lettere
del 13 e 15: attendiamo
con in
/lenza linone notizie, ciò non pertanto comprendo che
la precipi-
tazione sarebbe una rovina e perciò non conto di dir nulla ancora.
uni lunga lettera, esponendo quanto aveva fatto e quanto
>i
si
era combinato, della quale ne ebbi molti ringraziamenti. Ho or-
dinati
saranno tosto spediti
libri e
ì
Il
vostro aff.mo C.
Nobili.
XII.
Diario VUCNNESB DEL Mai v.i/./.i.
il
-
settembre.
t'.>
Kuranda, che mi dice di essere in procinto di partire per Vienna
per un processo di
per Baden alle 9 1 /2 e appena giunto trovo
l'arto
di
stampa intentatogli dal Governo; ci accordiamo
vederci l'indomani alle
antimeridiane o venerdì alla stessa
11
ora alla Redazione deìVO$t-Deutsehe Post. Quindi mi reco diretta-
mente all'alloggio di Mercandin, che occupa l'antico appartamenti' trovo che mi attendeva,
ma disgraziatamente è
di
Metternicb.
in
riaita
di
die esclamo alla passeggiata, lasciando la Contessa che va a far
I.<>
presso
di
lui
8.
K.
Rosner divenuto presso che ebete. Mal-
l'impazienza di tutti, questi si trattiene sino alle 11
•
1/2:
dietro
saremmo di ritorno alle due per con-
udola però che
durla a pranzo H.W Aquila Nera uso piqué nique. t'assaggiamo oltre
a due ore lungo di
informarmi
1
col
colli
più
senza mai essere turbati, e cosi ho il tempo minuto dettaglio sulla formazione del Mini-
sue disposizioni.
e sulle
peratole stan
li
vedere che
11
buon Conte mi racconta che
il
sistema costituzionale Sohnerlia*
ghiano non diventava mal una realtà per degli
l'Im-
oppotisioiM
l'inflessibile
Ungheresi, improvvisamente, dopo essersi consultato sol
M Baterhazy, andò a Sch merli ng e
;•
Pesi e ne ritorno declSO
irdando loro
la
continuità
del
riformino, sovra proposizioni stabilita .1
quella
i.'ll
II
Dieta dal potere regio,
antichi diritti regi.
H
.
distarsi
ilei
Mini-
tentare una conciliazione cogli Ungheresi
\ V
le
Un
leggi
diritto
a
d'ora e del
Questa condiscende»
'48
condizione da
presen-
ohe restala* •
tfli
I
»-
15
- 178 — gheresi stabilisce adunque
il
principio dell'autonomia delle diverse
Provincie dell'Impero, rovescia il principio di stretta centralizzazione adottato da Schmerling, perciò tutto
il
Ministero
si
dimette,
nomina a Cancelliere del Regno d'Ungheria il C.te Mailath, uno dei capi conservatori. Il C. te Mercandin è chiamato per suggerire gli uomini adatti a rappresentare la nuova politica interna: ed egli propone Belcredi,come Ministro di Stato, per-
e frattanto l'Imperatore
sona già benevisa all'Imperatore. Belcredi sino dai primi passi nella carriera amministrativa crebbe sotto la guida e protezione del Mer-
man mano lo portò sino alla Presidenza di Praga, non mai indotto da altro a tanta predilezione pel Belcredi che dalla amcandin, che
mirazione dell'elevata capacità, studio, e attività del suo giovine protetto. Belcredi
non conta che 44 anni. Fatto Belcredi Ministro,
questi voleva Mercandin alle Finanze e ne portava improvvisamente la nomina allo stesso con Handbillet (1) dell'Imperatore; il Mercandin
colle lacrime agli occhi scongiurava Belcredi a fare che l'Imperatore
riprendesse il suo decreto, che (sue parole) faceva di lui l'uomo pia infelice della terra. Belcredi riusciva a persuadere l'Imperatore, che
però incaricava Belcredi di ritornare da Mercandin perchè insieme ne proponessero uno. Mercandin proponeva Larisch, di cui Belcredi
non riconosceva abbastanza la capacità, ma che ora è divenuto intimo con Belcredi, cosicché la triade dei Conti
si
può riguardare
come un individuo solo. — « Non han conservato uno solo dei vecchi Ministri, e perchè? » chiedevo io; e il Mercandin: « perchè lo Schmer-
un utopista e tutti gli altri non valevano il fumo del mio zi-
ling era
garo. Plener (alle Finanze) era un imbroglione venduto agli ebrei, (2)
un confusionario, che sprecava fatti
all'uso
dei giovani
il
ufficiali
credito
Usseri, e
dello Stato
con debiti
per sovrapiù maligno,
avendo io dovuto ricorrere all'Imperatore per cavare da lui almeno le
note del fabisogno pel mese che scadeva, senza
vamo di trovarci in un
1.800.000 fiorini disponibili. Si potè
terno) è un camaleonte.
di
che rischia-
impiccio stranissimo, non esistevano che
provvedere in tempo. Lasser (in-
— Hein è un avvocatucolo, che è anche troppo
compensato dalla Presidenza del Tribunale di I a istanza a Vienna, Burger è un infingardo, che non pensa che a far soldi, e che non
(1) Biglietto (2)
autografo.
Ben inteso, son giudizi partigiani, da accogliere con beneficio
d'inventario. Il Plener tornò ancora ministro e godè sempre di grande
reputazione, che trasmise a suo austriaco.
figlio,
poi capo del partito liberale
— 179 — timone
sa se
il
è che
un fabbricai
-in iti
una nave .lavanti Mecsery,
.delle;
«li
lo
materiale: con questa gente non
rocratico
lensdorff, ottima
dietro; Kalchberg non-
eoo si
un bu-
è
Abbiamo
governa.
persona ma che ha poche i'iee,
tarderà molto a doversi ritirare. Abbiamo anche Franck che
a
••rden
>>nl<l
hinaut schmeissen (3), è un uomo rozzo, che .li accomodare a Crenneville (Aiutante Ge-
ha altro merito che
n«>n
nerale) e a Coronini di cui era
ad latus: Franck è ammalato e an-
da sé.
16
— « Ma e eia sostituirete al Franck? Ho letto più volte
nome il uomo stimato generalmente». — « Non lo conosco che ben poco, ma so che è uomo di grande scienza; non vorrei però che fosse un fabbricatore di piani, come di
Hauslab; sembra essere un
militari; noi
tutti gli scienziati
abbiamo bisogno di gente che per
intelligenza e per qualità d'animo possa direi quasi fondersi cogli
che sovratutto tenga all'economia; conobbi Hauslab
altri Ministri, e
ad Olmiitz, quando era istitutore dell'Imperatore, mi lasciò
nel '48
l'impressione di un
uomo rigido nei modi, e quasi soldatesco ».
Allora io soggiungeva
dì
essere
molto legato col Generale, col
quale anche ora io pranzavo giornalmente; Hauslab oltre che grande /.iato è amabilissima persona di animo e di forme, molto stimato da tutta l'Armata, e capace d'introdurvi ogni specie di migliout... compresa l'economia. « La consiglio, caro Conte, a mettere
sua influenza a portare Hauslab nel Ministero; se ne tro-
tutti la
uno molto contenti ».
—
Fu
rispondeva egli, e ne parlerò; ma bisogna sapere
eòe nella
nomina del Ministro della Guerra prende diretta inge.tore, il (piale può facilmente credere inutile, trattan-
«
!i
quel Ministero, di consultarsi, oltre di che è noto che Cren-
nevili
nini
:ntluire, se
pure non tenta anche di
Influirvi
il
Coro-
»
Allora io
avvertivo che
lo
nini è
crea
di
notoriamente il Coronini
avveri
un falso scienziato, che non ama il vero s<
farlo passare per
un
[.e. laute.
— « Anche l'Imperatore non ha simpatia peri dottrinari, aggiunegli: per., l'opinione
dell'armata è un gran che, a suo
tempo
ne parleremo ».
— •lucili
(3)
*
Perciò, dicevo io, è bene che Ella sappia, che tutti pli Arcilo
amano e lo tengono
Presto
lo
metteremo
alla
in
gran conto, perchè
portai
fu
professore*
— 180 — a tutti; specialmente poi lo ama l'Arciduca Alberto, erede anche in -ciò di
suo padre l'Arciduca Carlo, che tanto amava e stimava Hau-
slab, da
chiamarlo al suo letto di morte per congedarsene e racco, mandargli di assistere nella loro carriera militare i suoi figli ».
—
«
Buono a sapersi, replicava Mercandin ».
— « Mi permetta, ora, caro Conte, una franca domanda. Crede Ella che l'Austria possa reggersi colle
M.*
Non lo
credo, e non
forme costituzionali?».
crederò mai.
1 dominii di questa •Corona sono sopra gradi di civiltà ben lontani l'uno dall'altro; una sola forma è impossibile, impraticabile; gli interessi sono differenti,
«
lo
differenti le tradizioni, e il loro nesso il più delle volte •
non si trova
che nudamente nella dinastia. Conviene che questa sia forte, altrimenti diventiamo una seconda Babele. Ogni provincia può avere
una vita propria e talvolta anche costituzionale, cioè in ognuna può essere lasciata una parte maggiore o minore alla Nazione nel regolamento dei propri interessi secondo il grado di sua civiltà e le
sue tradizioni,
ma il legare assieme gli interessi di tutti e fai li
servire ad un solo scopo zur Machtstellung (1) dell'Impero non può
essere abbandonato ad un Parlamento, il quale non farebbe che paralizzare l'azione pronta che si richiede al centro per dominare agli
estremi. L'attuale Ministero è di intenzioni liberali, ed Ella sa che
non amo nemmeno io l'arbitrio; fin dove il liberalismo può essere utile alle
popolazioni senza disgregare o indebolire l'Impero
vena
anche applicato: ma non si creda che l'Impero possa essere lasciato nelle
mani di quattro avvocati ciarloni, che non sanno che criticare il Governo, ma non raddrizzarlo: il maggior discredito
e screditare
dell'Austria vien da loro ». M.< « Eppure
i
dibattimenti del Reichsralh di Vienna sono
stati
ammirati ». .1/."
«
Certamente per la loro franchezza spinta all'ultima audacia,
die Kerls
werden es schon bereuen, (2) presto se ne accorgeranno;
con tempo e quiete saranno registrati, e sarà registrata la stampa ». .1/.'
«
Ma riescirà poi in questo e nella conciliazione con l'Ungheria
e nelle economie
M."
« Il
il
nuovo Governo?
Ministero ha il suo
dem Kaiser reinen Wein abisso, e
programma
netto;
il
non ci è altro modo di salvarsi che mettendo
(2)
Per la potenza, o posizione di grande potenza. Se ne pentiranno i bricconi.
(3)
Ha detto la pretta verità all'Imperatore.
(1)
Ministero hat
eingeschenht: (3) siamo sull'orlo in
di
un
pratica
- 181 programma Són credo che vi siano nell'Impero nomini più ma le circostanze, l'impreveduto e la stoltezza
quei
adatti a realizzarlo;
qualche partito potrebbero
di
mandar anche
fallita
questa ragio-
nevole speran
M> « E allora
I
E allora tutto
«
le.
-
m-Oanque ».
È un
abbiamo parlato di qualche uomo speciale Fautz, che Mercandin riteneva non capace a reggere il Mini-
Dietro questo dialogo e di
iella
Marma: er mag ein braver Mariti* kommandani seyn
.ehi
Mìnister. der Erzherxog
nodi iceniger als
\ber
er ditemi un po' anche voi dei
t
vostri.
Cosa fa Vittorio Ema-
uomo è il Laraarmora? ».
ue
anch'io trattenerlo lungamente coi miei riscontri, tinche
«•i
tornammo a casa a levare la Contessa — Dopo il pranzo nudammo da noi due soli al Parco ad ammirare il bel sesso colà raccolto; unti dopo un'ora dalla Contessa facemmo con lei una lunga la, quindi mi accompagnarono nel mio fiacre alla stazione,
me
ne separai promettendo
di
ritornare
due giorni
dopo,
edi.
— Le parole di Mercandin mi suonano ancora almi preoccupano, perchè messe allato a quanto ascolto,
jchio e
in della
mente >j tratta di un .che parole.
\
borghesia sovratutto, comprendo che real-
n- Un mine, come egli
mi espresse con queste
— Mi domando infatti: dinnanzi ad una cosi spano poi prudenti e opportune
il
les
dènun
mi occupo ì ho potuto dalle cose fatte e dalle considerazioni alle quali
fi
adotto prendere una determinazione sul recarmi o no •
una. dove anche
il
-olo appoggio di
andin che ho fede ili guadagnarmi completamente, mi può tener luogo
di
qualunque altro che altri
glia
a
ricercassi, colia
certezza poi
cognizione del uno progetto, e quindi
di
di
non
non
etti. il Geo. Hanslab del proposua norma. Il <i Mercandin: e dò le une confidenze, e mi corrialtitudine
Mi reco a Matzleinsdori ad avvertire li
-ni
>n
(1)
suo conto con
altrettante per pari.- Mia
|
Mi dice die esilila potuto 8S-
Può e«ser un bravo comandante :
pero l'Arciduca ne >a anche
di
marina,
meno di
lui.
ma non un mi-
- 182 — pere che l'Imperatore ciò è
il
risultato delle
lo
crede freisinnig (libero pensatore), e che
manovre di Coronini, il quale copre la sua
malevolenza con squisite forme esterne, ma vuol impedire che venga al
uomo che non si lascierebbe adoperare da lui.
potere un
Mi dice, che Crenneville e Griinne erano in passato contrari a lui,
ma ora gli sono divenuti amici, dacché hanno vicendevolmente potuto conoscersi meglio e affiatarsi sovente alla Rotonda della Città di Francoforte (1). Mi dichiara che egli non conosce abbastanza
vero
il
Programma ministeriale per dichiarare anticipatamente se egli
camminerebbe d'accordo coi nuovi Ministri, ma che conoscendone carattere pensa che ciò dovrebbe facilmente essere^ Quanto all'economia severa che il Ministero vuole ad ogni costo introdurre nell'Armata, egli dichiara che grandi economie sarebbero ancora possibili, ma che fin qui si è presa una falsa strada; che le economie •che hanno introdotte erano tutte amputazioni più o meno profonde che storpiavano il sistema; che le economie dovevano schiettamente essere amministrative per ora, e non toccare l'organizzazione. Che il
però se a lui fosse concessa bastante fiducia per agire liberamente, e assicurato
un lasso di tempo di pace, si obbligherebbe a trasfor-
mare l'organismo dell'armata cogli attuali elementi in
modo
che,
senza pregiudicarne ne la mobilità, né la forza, né lo spirito, ma migliorando anzi tutte queste qualità, costerebbe un terzo, ma cer-
tamente poi un quarto meno della somma accordata dal Reichsrath in 85 milioni. La posizione di un Ministro della Guerra, che ha proprie opinioni, è assai difficile in Austria, dove l'Imperatore vuol disporre ben sovente di motti proprio, incrociando le intenzioni e ben anche gli ordini del Ministro : quel Ministero non camminerà bene, che quando
l'Imperatore si limiterà a comandare all'armata, ma non sull'armata;
ed io non so se avessi ad augurarmene Wie die Sachen stehen, lieber Graf, xoir ha ben irohl eine sehr brave Armee: die hohe Fiihrung ist aber schlecht ; icir icurden bei Magenta und Solferinp geschlagen und icir icerden es jedesmal seyn, ivo ivir mit einer gehòrig gefiìhrten Armee zu egli lo farà difficilmente,
la presidenza.
—
«
thun haben icerden. liberali ivo man hinsieht in Oesterreich ist man am Rande eines Abgrundes » (2). ( 1 )
Distinto luogo di ritrovo dell'alta società viennese.
Allo stato attuale delle cose, caro Conte, noi abbiamo una bravissima armata, ma l'alto comando è cattivo. Fummo battuti a Solferino e Magenta, e lo saremo sempre, tutte le volte che si abbia a fare con un'armata condotta come si deve. Dovunque si rivolga in Austria lo sguardo, siamo sull'orlo d'un abisso. (2)
— 183 — Promisi
al
Generale
<ii
al C. te Mercaiidin per bui
ripetere le cose opportune da lui dettemi
norma,
il
Generale mi ringrazi*
imamente ed io ritornai all'Albergo. Pranzammo sul tardi insieme col Fautz, devo
ebbe a ridere sulle disposizioni della grande ma-
si
novra che aveva avuto luogo
la
mattina, di cui
T. M. Riiekstulil
il
i
vantato e nella quale l'attacco (che riusci vittorioso, ben s'in-
le)
venne fatto con tutta l'Artiglieria sulla fronte, dietro la fan-
teria, e
la
cavalleria
dietro
di
ammazzava
questa. La fanteria
i
propri Artiglieri, e la Cavalleria rovesciava la propria fanteria.
Dopo il pranzo Hauslab viene nella mia stanza, conversiamo al ma nulla di osservabile ne esce. Solamente che il Gen. mi conferm che Hess non ha più la minima influenza. Poi mi raccomanda ancora di studiare ed eseguire il mio progetto. Jl settembre. Sono sorpreso di leggere il manifesto, e la Pa.
i
—
tente Imperiale che sospende la Costituzione. In conseguenza di ciò
sospendo li,
la mia
partenza per Baden; e mi ricordo le parole di Mer-
che amlro invece a vedere Sabbato prossimo.
per cercare di Kuranda. Lo trovo
in
— Corro in
sessione con i suoi gior-
scambiamo poche parole, che mi dimostrano lo scoraggiamento e l'ira del suo partito. Ci lasciamo per vederci al Kiosk del en fra le 4 e le 5. Pranzo in città, e vado al Kiosk. Kuranda giunge. Kuranda crede che la Costituzione è bensì sospesa soltanto per ora, ma non crede che a stento alla sua ristaurazione, e non ammette possibile la conciliazione cogli Ungheresi sovra basi accettabili dall'altra metà dell'Impero. K troppo presto perchè la poponalisti:
lazione possa
un'idea delle conseguenze del passo fatto dal
farsi
^na aspettare qualche giorno. Kuranda lunque al
frase, che
Oc
timore quasi
i
di
essere accusato di averle evocate
E un vero giudeo. Questa stessa circostanza mi lia
col prevederle
quasi credere alla possibilità di dimostrazioni
Altana lulls
— Passo quindi
mite e prudentissimo Artaria, tanto stimato
II
non serbava più
Borghesia,
fra la
evitava qua-
accennasse a possibilità di dimostrazioni contrarie
l'usata
prudenza;
le
sue cen-
condotta del Governo e personalmente dell'Imperatore •
in frasi
a. e impossibile
trazioni; e
i»io
appassionate e violente: « non passerà cosi,
che con tanti elementi
voglia s'arrestino
li
»
irritabili li evitino at-
me tanto, non di*
Ter
rido queste apprensioni per ora, ma ne serbo delle ben più grandi pel giorno in cui o
o i
i
le
Diete
ngherese.
non riesca la conciliazione colla Dieta In
Slavo-Tedesche non accettino
le
condizioni della
— La disistima dall'Imperatore e del suo Governo
— 184 — grande e quasi generale; lo spirito d'opposizione altrettanto; ma non si vorrà certamente rendere ancor più difficile al Governo il è
suo compito, che lo è anche troppo;
la
probabile conclusione del
nuovo prestito contribuirà alla quiete desiderabile. Leggo giornali senza fine; scrivo alla famiglia, 22 settembre. e sul mezzogiorno vado a fare una visita di convenienza a Fautz, che sin qui non mi era riescilo di sondare abbastanza profondaLo trovo occupato col Commodoro Wullersdorf, l'Aiumente.
—
—
tante Mariassy
ini
allora lo prego
di
tere l'Ammiraglio
dice che s'intrattengono di cose di servizio, e non volermi nemmeno annunciare per non metin
imbarazzo. Wullersdorf parte, l'Ammiraglio
mi riceve colla più squisita gentilezza.
— —
Che ne dice delle grandi novità? Non mi hanno sorpreso, ma mi fanno tremare. — « C'è da tremare ed io sono ben contento di essermi opposto alla nomina che mi volevano dare di Ministro; c'è da farsi maledire.
«
«
Ma badi: la costituzione fu data, ed è possibile che in
vista
dell'accomodo coll'Ungheria questi (i Viennesi) tacciano per la sospensione; ma non se
la
lasciano prendere più: vada tutto ma non
cederanno; e hanno ragione perchè dal '48 in poi non si va avanti che a forza di esperimenti, uno peggiore dell'altro: sanno
di essere
governati male, e vogliono avervi parte; oltre di che bisogna confessare
che
il
po'
di
bene avvenuto nelle finanze è
dovuto
al
Reichsrath ».
— « Tutto sta bene, Ammiraglio: potrà accomodarsi l'interno; speriamolo, giacché è tanto desiderabile,
ma finche l'Austria non avrà
una politica estera determinata, e garantita, e di propria iniziativa, gli accomodi interni non varranno che sino al giorno, in cui sorga una guerra. « La politica estera in Austria dovrebbe essere regolata dal A proposito ho letto che Lamarmora secondo Ministro di Finanze ha fatto offrire qui 40 milioni di sterline per la il Daily Xeics,
—
cessione della Venezia?
— « Fole stampate per empiere colonne dei giornali. — «Eh! Cosi fosse pure! Che vuole! Noi abbiamo già perduto le
l'Adriatico, perchè è inutile con
starlo all'Italia, che ci
una marina senza soldi di contra-
ha già superati di gran lunga e non
la
po-
tremo raggiungere mai più. Conservare la Venezia a furia di battaglioni ci manda in ruina: e poi verrà il giorno, che la dovremo perdere dopo tina guerra infelice: e Dio faccia che non l'abbiamo che coll'Italia sola sulle spalle; perchè diversamente
ci
potremmo
— iar — >
mone delle altre penne. Stame completamente Isolati ila
»la
suvra di noi
tutti
—
he non
si
dovrebbe dunque combinare una concilia-
la
politica estera qui la fa la DinaetU e non
zione oointatta?
— il
«
Perchè? Perche
Ministero. Pensi che a (urte
si
parla sempre del
ritorno a Na-
ke Francesco ecc. ecc.! Dovremmo ben cangiare, ma bisognerebbe Indurli subito, e ehi può assumerselo? ». poli del
Basendo ai
oltre
.di'
un'ora e mezzo mi alzo per lasciare luogo
I
Referenti, tanti» più che con mia sorpresa e somma consolazione
mi er<> convinto che
lo
aveva impreso ad Insegnare
la dottrina
al
Bellarmino.
Torm» col fiacre a casa, dove trovo installato al pranzo l'Hauslab. ite ci raggiunge Kautz, e cosi passiamo due ore, nelle quali ni
o
meno parlato degli all'ari dello Stato. Si è riso della no-
mina di KiKkstuhl a Consigliere intimo in premio delle belle masovra da lui progettate ed eseguite: e si è parlato lungamente della nomina a Palatino che pare vada a cadere sul Lu-Lu (Arciduca Lodovico) che è una seconda edizione del povero tts
racconta
et
senza
madri, e
il
Duca di l'arma,
ora a Salisburgo dove dà feste, e dove
che pretende che vengano alle sue feste le
le
le
spose senza i mariti. A Vienna egli si
impertinenze verso l'altra gioventù il sovraora da
no!:;
tutti:
der Lautbub
(1).
— A Nobili scrivo che mi è forza il venire a pren-
lettembre.
Letruzioni e che passerò
da Reggio nella notte del giovedì
al
li
Pranzo solo con Hauslab. Parliamo nuovamente
té tettembrt. li
Guerra, che e#li non accetterebbe che con trepida-
mendo di doversi mettere m disaccordo coll'Imperatore: mi inferma dagli ufficiali del Ministero degli Esteri il pros*
Mensdorfl
ritiro di
Si
parla delle difficoltà presenti che aurnen-
malumore crescente in Vienna per le ultime mi:
Martedì
Governo. Mi accenna alla possibilità di uno scandalo
alla
sedute pubblica del tribunale dove Glskra
la
ti)
(2)
(2)
di-
Governo meripollo ai Deputati a riunirsi in epoca non legale. nullità dei rappr stanti il Ministero della Guerra daPretse per un articolo che
Pidocchioso, masoalsone. farlo deputato liberale eminente, più tardi
il
ministro.
— 186 — vanti al Reichsrath nella discussione del budget militare, che egli ritiene fosse facile di difendere, e che egli senza
vanità asserisce
che avrebbe fatto approvare contro Giskra. Parlando del mio pro-
mi incoraggia nuovamente e soggiunge: « io temo però che avremo una guerra: mi pare di odorarla. Oh! se l'avremo, allora so che mi chiameranno. Mi hanno chiesto nel Maggio scorso un lavoro a mezzo dell'Arciduca Alberto; l'ho dato e poi non l'hanno getto,
seguito; ora va in malora quell'istituzione, e sono costretti a darmi
Sempre così ». Annunzio al Generale la mia partenza per
ragione.
Martedì, e mi congedo, non potendo domani pranzare con
lui.
Lo
prego di fare le mie parti con Fautz
25 settembre. rivo per dargli
— Alle 9 sono ad attendere Mercandin al suo aril
finale assalto. Egli
giunge e possiamo restare oltre
ad un'ora insieme, prima che egli vada da Belcredi. tutti
discorsi fatti
i
insieme sulla
— Io ricapitolo interna ed
vacillante politica
esterna Austriaca, e vengo alla conclusione alla quale miravo dal
primo giorno.
—
«
Ma, caro Conte, dacché è divenuto inutile il chiudere gli occhi
al sole; dacché
per quanto costi il confessarlo, la questione italiana
mena a certa ruina
l'Impero,
mentre non è forse meno
fatale
al-
l'Italia; dacché questo piccolo Alcide l'Austria non seppe strozzarlo
in cuna, ed è divenuto Ercole, perchè vogliono disprezzarlo, quando
sono costretti a temerlo?
M. n « Che italiano, puro sangue! MA « No caro Conte; io sono nativo italiano e lo sono di cuore,
ma dichiarò che ho passato la miglior parte della mia gioventù in Austria, a questa Corte; che io vi lego le ricordanze più
care, e
che non so accomodarmi al doloroso pensiero, che l'una non possa essere prospera senza la ruina dell'altra. M. n Dite il vero, ma chi ci rimedia, dove
e^
come è possibile un
accordo ?
MJ « Comprendo anch'io l'immensa difficoltà perchè vedo anche qui due
non possumus
:
da parte dell'Italia è questione nazionale,
per ciò che non ammette transazione; da parte dell'Austria è questione di dignità e di potenza, che egualmente non
sazione:
ammette
tran-
ma intanto io veggo che questo duello a morte sempre
aggiornato sta come una spada di Damocle sospeso per un filo sulla testa dell'Europa, e più specialmente dell'Austria, che anche vitto-
riosa non ne potrebbe mai cavare altro frutto, che di conservare
una provincia che le costerà sempre più che non le renda. Ebbene sono contenti a Vienna, che un terzo abbia poi la forbice in mano
— 187 — per tagliare, quando gli accomoda quel
filo
fatale, e
precisamente
Napoleone HI? M." ci
«
«lite cose
Voi
amarissime, ma verissime: ed io vi domando:
trovate un rimedio? €
yui è, caro Conte, dove volevo condurla!
«Oh! Oh!
|f.«
—
« Kbbene; so con chi parlo e le apro l'animo mio. Dacché sono a Vienna, e sono ormai 14 giorni, ma specialmente dacché abbiam potuto conversare insieme liberamente, e che posso dire di
le condizioni interne ed esterne dell'Austria, io che conosco altrettanto bene le condizioni attuali italiane, mulino conti-
conoscere
nuamente nel mio cervello questa questione; e oramai mi sono convinto che può essere sciolta pacificamente. M." « Che mulinaste qualcosa così, me lo dicevano i vostri di-
ma che aveste trovato la pietra filosofale, no eh! MJ « Kbbene, caro Conte, KUa mi ascolti, lo non ho l'onore di
scorsi;
conoscere personalmente il Re Vittorio Emanuele; né alcuno della I miei antecedenti mi vietavano di prendere parte male al movimento italiano, ma ho voluto che i miei tìgli vi
famiglia Reale.
prendessero tutta quella parte che potessero: non conosco nemmeno aerale
Lamarmora; nulla meno per ragione
conosco da
vicino
molti
di
posizione so-
che stanno nei circoli che danno
norma; e sono intimo con taluno, che è intimo col Re. Il Re nostro animo mite, incapace di rancori, ed il suo cuore non ha ces-
è di
unente di benedire a quella Casa che gli diede una tenera madre ed una indimenticabile sposa: il Re è Capo Dinasta di una grande Casa, e questo basta per sapere che egli non disconosce il suo Interesse
di
dar la
mano alla Dinastia più conservatrice
d'Ku
Re però è strettamente costituzionale, e non potrebbe fare un passo anche lontano per riconciliarsi con Casa d'Austria, senza :
il
il
concorso del Ministero: quindi senza
mettersi allo scoperto da-
buona sorte vuole che sia Presidente dm Ministri Ministro agli Esteri, il Generale Lamarmora, uomo di an/urne verso la Casa di Savoia e che può intendere meglio di nessuno la convenienza di una conciliazione. « Ore mentre le cose stanno coti a Plrense: cosa troviamo a Vienna? Troviamo un Governo impacciato a camminare e di dentro ora
paniti
vanti ai
la
«•
e di inori per
ne
da
perche
questo solo che non
coll'Italia.
si
una
I-.Miene,
parte che
diano
la
si
riesce a venire ad una tran-
caro Conte: cosa abbiamo noi da vincere dall'altra se
non una mnin-,us>-
>>
mano? lo mi propongo ora di andare a Firenze,
- 188 — e metterò in giuoco tutti
timenti che mi lo sono,
i
ressorts per assicurarmi
mi rivolgerò a Lei allora, caro Conte, e
assicuri, che, se
che quei sen-
sono fatti credere positivi lo sono ancora,
si
un inviato segreto
le
e
se
dirò: Ella
mi
ufficioso si reca a Vienna da Fi-
renze e reca la domanda di aprire trattative, non sarà respinto e si
tratterà.
M. n « Oh! di questo poi le sto garante: ma, Malaguzzi mio, pensate bene che qui ci vogliono cose e persone certe, e tutte
le
ga-
ranzie: guai ad un fiasco; dal giorno che se ne parli non è più ammissibile un fiasco.
M.ì « Siamo d'accordo;
ma come vuol supporre un fiasco, in una
trattativa che già porta la sicurezza con sé? M. n « Ma come?
MA « Per l'Austria infine cosa significa la questione italiana? È questione di tede? E
l'Italia
rimetterà in osservanza
il
trattato
di
Zurigo, tenuto, conto dei fatti compiuti. E' questione di dignità? Casa
Savoia porge
la
prima la mano a casa d'Austria. E' questione di i legami di famiglia con
onore? Casa Savoia rinnoverà volentieri
Casa d'Austria. E' questione di finanza? E
l'Italia
non mercanteg-
gerà in un affare che l'Europa conservatrice saluterà con giubilo
appunto perchè non combinato come una compra e vendita. E' queMa uno Stato che mette in linea 400 mila uomini,
stione di potenza?
e 22 navi corazzate
può ben dare ad una sua alleata ben altra pouna provincia che infine poi è pas-
tenza, che quella che perde in siva.
M. n « Caro Malaguzzi, jetzt geht mir icirkclich ein neues Licht
aaf (1).
MS « Sono poi un utopista? M. n « La ringrazio molto; e solo desidero ben di cuore che le sue premure abbiano successo. Porti cose sicure e cammineremo.
MJ « Posso contare sulla sua cooperazione? M. n Tutta e di cuore ». Così abbiamo scambiato molte parole ancora, tinche egli ha do-
vuto recarsi al Ministero. Alle ore 3
1
/2
dovevamo vederci per an-
dare a pranzo insieme all'Arciduca Carlo.
Sono corso da Artaria, dove ho saputo che il mal umore continua,
ma che la parola d'ordine è attendere. Sono tornato a casa dove ho potuto salutare ancora Hauslab e Fautz che a suo tempo torne-
ranno cotanto
(1)
utili;
poi a 3 V* sono tornato da Mercandin. Egli
Mi si apre veramente innanzi agli occhi un nuovo orizzonte.
— 189 — da Belereili; io non l'ho interrogato, se abbia parlato
me né egli me ne ha detto. Ma lo aveva fatto
•
i
certamente, perche
a.!
ogni Intervallo mi ripeteva: « andate pure, andate e guardate
di
far bene, di portarci del positivo ». lo gli
ho fatto osservare che nel caso
le
trattative starebbero
bene in mano di Belcredi. M." « Kgli è Ministro Presidente e può farlo, però chiamerà poi anche Mensdorff; ma Mensdorff se ne andrà; non è che sua moglie
che lo tiene per l'abito. ti* « E l'Imperatore non potrebbe avere un capriccio?
M. n
«
L'Imperatore! Ah baie! Vogliamo salvarlo, ed egli vorrà
rompersi il collo? Nemmen per sogno.
MJ « E
M
.»
«
1
donne?
Principi spodestati' e le
Noi porteremo la questione in una regione cosi alta, che
quelle pettegole non
arriveranno.
ci
MS « Io vado e spero fra non moltissimo di poter ritornare con buone nuove. lf." « Positive, positive: e vi assicuro, lo
turò,
significava, so cosa prometto).
liano perchè era presente «
«
il
Contate su
di
me (parlava
ita-
fiacre.)
Conte mio; desidero bene che nulla trapeli delle mie inten-
zioni; sapendosi la cosa
M."
che tutto quello che posso
(accompagnando le parole con un gesto della mano sinistra
il
non successo mi ucciderebbe.
Ma pensate, che dopo il
i
discorsi che abbiamo tenuti, non sa
solo ridicolo ».
agli montava in fiacre per Baden, ed io Wieden; amendue ben contenti l'uno dell'altra.
fiacre per la
in
XIII. \"!!ll
I
Al
M U.A'.I ZZI. Reggio
1
-
10-65.
Alessandro.
Ricevo finalmente questa mattina \o<tre nuove, ed era talmente inquieto >ni conto \<>>tro che era dirvi che oggi
deciso
••
telegrafarvi, anche
-«ade la cambiale e che non so
come regolarmi
Darò comunicazione della vostra lettera al Negoziante (1) il quale unente nou si aspettava in proroga, ma dei quattrini; non dubito che sospenderà
(l)
Laman
il
protesto,
mi m
in
grado di soddl*
— 190 sfare al più presto a quell'impegno poiché sono certo che non può
aspettare più di 8 o 10 giorni.
Da quanto
gli
avevate detto, sembrava
che
la
somma
dovesse
esser pronta anche prima della scadenza, io poi dormiva tranquillo;
comprendo che la somma è forte, che un acconto non è accettabile, che dovrete faticare a metterla insieme per intiero,
ma cogli ap-
poggi che avete potuto avere si riteneva cosa sicura: le vostre parole furono tanto lusinghiere
da non far mai sospettare una dila-
zione. Io
procurerò
acquietare e persuadere
di
negoziante ad atten-
il
non disgustarlo e ricordamuro io non sono più in caso di smuo-
dere, voi procurate dal canto vostro di tevi che se mette
i
piedi al
verlo in vostro favore e perdiamo ambidue e per
sempre questo
validissimo banchiere.
Non capisco poi perchè vi affatichiate appunti e metteremo in seguito le cose
occhi,
gli
prendete degli
in pulito; interessa
che vi
conserviate e sopratutto che possiate essere in grado di pagar presto e perciò
non scrivete più ma telegrafate.
Ho piacere che telegramma e libri vi siano giunti in tempo, la nostra casa qui cammina sempre bene e le succursali pure; ricevete i
soliti saluti.
Non dubitando che mi farete figurar bene coi nostri Capitalisti (1> mi dimandano di voi
e Negozianti che spesso
aff.
mo
Firenze, 5 ottobre
"65.
sono
il
C.
vostro Nobili.
XIV. C.
Nobili al Malaguzzi.
Caro Alessandro,
Dopo il nostro colloquio di Reggio pensai al modo di poter metnon il vostro progetto, che dividendolo pienamente avrei mai voluto che per opera mia potesse andar fallito. Conoscendo perfettamente gli uomini dell'attuale Ministero, l'unico
tere in atto
che fosse al caso
di
comprenderlo era il generale Lamarmora
—è
vero che Egli ha una certa stima e deferenza per me; ma come volevate che un Maggiore di Cavalleria (sebbene non lo sia che di occasione) potesse imprendere a trattare una così alta questione po-
(1)
Il
Re.
— 191 CQO mi
litica
Ministri»
degli
Affari
Retori,
che
si
trova nella più
alta posizione della nostra gerarchia militai
volendo dunque pormi
i
una posizione ridicola pensai
in
di
arrivare a Lo! con altro potente mezzo ed eccovi la storia del mio
operi l'arni per
una testa Ili
Torino e procurai
di
vedere il Principe Eugenio di Ca-
uomo non molto conosciuto ma di elevati sentimenti e con
rigaaao,
tiene organizzata.
accolse colla sua solita gentilezza e dopo poche parole, colla
mia abituale sincerità, entrai ben presto in materia parlandogli di Egli comprese perfettauna possibile conciliazione coll'Austria.
—
mente la cosa,
m
Italia, in
si
discassero
Austria ed altrove,
dosi una simile
che si potevano incontrare
le difficoltà
ma rimase quasi convinto che dan
combinazione non si doveva né si poteva in alcun
modo deprezzarla. K diate « come vuole Ella che si possa dar principio a trattative, mentre noi non abbiamo dal '48 alcuna relazione coll'Austria?» 10 risposi che aveva preveduto questo caso e che era precisamente LTCT io
conducesse
l'uomo adattatissimo che era andato da Lui, onde mi
una simile delicata bisogna, ma che ero deciso a
in
qualunque strada per farla intendere e riuscire.
ire
Allora
Principe rispose « è un affare tanto grande che desidero
il
nei sopra prima di indicarle quale strada convenga seguire, Ella
vaila a
Reggio e
le
farò sapere qualche cosa in proposito ».
Circa quarantotto ore dopo, ricevo un telegramma di un aiutante
—
Parto immediatamente, mi chiama a Torino. dal Principe il quale mi disse di aver parlato lungamente con
Principe che
B.
M
di
questa idea, che Lo aveva trovato dispostissimo a iicono-
—
non mi nominò una buonissima cosa se potesse riuscire mandarti debbo l'individuo « poi mi dirai se _li pensaci e eoe ritiene di aver trovato il modo di sciogliere pacificamente questa questione ». 11
Re dopo ventiquattro ore disse
dividuo,
rimanendo lei
intesi
al
Principe di mandargli
che si presenterebbe come latore
di
l'in-
una
Principe.
- Appena entrato non Imstaginandosi nal che «oh Nobili! altro che stalloni! Ella mi diventa anche un diplomatico?». — Risposi: «Come V M bs tanto a cuore M
imo:
l'Italia,
i"
pure
\i
ho sempre pi
ora
mi provo
l
servirla
•oh altro mestiere ».
MI fece sedere offrendomi do zigaro e
si
pose a parlarmi con
— 192 tale serenità di cuore e di mente, cosa del tutto
nuova per me. Furono toccate tutte le fasi di una tale conciliazione e terminò col dirmi: « Io credo alle sue parole ed eccogliene la prova (si pose a
scrivere un biglietto,
lo chiuse e porgendomelo, aggiunse): Ella vada dal generale Lamarmora. Egli conosce le mie intenzioni che si collegano coi miei sentimenti, il Generale sarà da me avvisato del suo arrivo a Firenze, parli pure con Lui come ha fatto con mio Cugino e con me (e stringendomi la mano proseguì) ne-
cessita
massimo segreto, Dio voglia che ciò possa effettuarsi e si prima buona nuova che avrà io voglio pel primo
il
ricordi che la
saperla ».
Parto per Firenze la stessa sera e ad un'ora dopo mezzogiorno dell'indomani sono
al
Ministero degli esteri.
— Lamarmora non può
subito ricevermi perchè conferiva col Ministro della Guerra, ma dopo
pochi minuti mi fa passare nel suo gabinetto, mi accoglie come al
lamenta perchè non vado da molto tempo a trovarlo, mi scuso del gentile rimprovero e gli presento la lettera del Re legge, resta un momento sorpreso poi mi dice: « Sentiamo come Ella crede di aver trovato il modo di sciogliere questa grande quesolito e si
—
stione ».
Come fui breve nel descrivervi Principe e con
M., così
S.
esposi al generale
i
colloqui di ore ed ore avuti col
non mi allungo a scrivervi tutto ciò che
Lamarmora e solo vi dirò che appena ho
avere l'individuo che sarebbe al caso
di
quest'affare, disse
:
«
di trattare
detto
stupendamente
Sarebbe forse il Conte Malaguzzi? » risposi af-
fermativamente ma che non era quello che
egli
conosceva.
— A
voce potrò narrarvi quante favorevoli combinazioni mi hanno condotto in pochissimi giorni alla conclusione: che
ed
il
il
Principe,
il
Re
Generale Lamarmora hanno compresa l'idea, la dividono con
noi e desiderano che
si
effettui.
— Perciò
al
ricevere della presente
immediatamente per Reggio ove io sarò, verremo insieme a Firenze, vi condurrò dal generale Lamarmora e vedremo se vi è che renderebbe felici e il mezzo di combinare una conciliazione
partirete
potenti due Nazioni i di cui interessi son ben tutt'altro che di pro-
curare la rovina dell'una o dell'altra o
Poiché
il
di
ambedue.
segreto è la condizione sine qua non della riuscita, cosi
mando la presente pel mio cameriere che ritornerà con voi. Il
tutto vostro
C. Nobili.
— W.i — xv. Dispaccio
Bmaabklk ai Lamabmora. (•)
V.
i»i
Ottobre lettera Direttore degli Stalloni, so che egli si è recato a Fi-
ito
renze per parlare con Lei. Fila gli dia le istruzioni che crederà del e$
Quello ch'Ella farà sarà ben fatto.
Mi pare che quella compera non è male avviata. Parlai con Sella: oggi a mezzogiorno firmo
i
decreti.
Mille saluti
Vittorio Kmanuele.
XVI. li
Mai m.\ y./.i
ai
Conti-:
Mkrcandin (1).
l.xcellenz
Liner amtlichen mir aus Florenz ergangenen Linladung zufolge
begebe idi mieli
Aus dem
eiligst hin.
wu mir von dorten berichtet wird zu urtheilen, meine
in der letzten
Ihnen
Stunde vor meiner Abreise erdffneten Ansichten in
Florenz eine gehorige Wur-
gliicklich seyn. ineinen
Antràgen die gewiinschte An-
und Vorechl&ge baben hoherenorta digung gefanden. i
nahme cu Bicbern (was ich mir dorchsu setzen schmeichle)so konnen :nmt rechnen, dass meine Kiickkehr nach Wien nodi vor •
lem
d.
16.
M. erfolgt. iser
segenbringendes Vorhaben sich verwn-
klicheu dttrfte. Mira, .leu
An (
1)
S
dea
K.
Versione
Octuber
lf
in
Wtoa.
:
illcn/.a
fu
<>
Qrafen Mercandin
:
aegnito ad invito officiale, ricevute da
tette fn
Firense, mi reco
i
•
.indicare da quanto mi scrivono di oolà, tono itete debitamente lo
loco
appressate
Dell'ultimo nostro del
le
idee e
Le
proposte che
io
ebbi a svol^
abboccamento.
cosi fortunate <li assicurare la desiderata approva/ mio programma (ciò ••In- mi lusingo di ottenere) V. E. può Vienna, prima del IH e. lens'altro BUI mio ritorno Il K,$ory.
Uni..
XV
18
— 194 — XVII.
Le ISTRUZIONJ DEL Lamak.moka
ai.
MAi..\<;rzzi
(1).
Firenze, 9 ottobre 1865.
Caro Conte,
Avendomi voi l'atto sperare che S. M. I. R. l'Imperatore d'Austria. nel nobile scopo di ottenere una conciliazione con l'Italia possa indursi a fare
il
generoso sacrificio dei suoi possessi
italiani,
siete
incaricato di aprire a questo fine trattative col Gabinetto di Vienna,
che ad ogni modo non potranno prorogarsi oltre il primo del pros-
simo novembre. Voi conoscete abbastanza i sentimenti conciliativi che animano
S.
M.
il
Re ed il suo Governo,
e
non mancherete
di
valere per stabilire quelle basi che sole possono raggiungere
farli
un perfetto accordo fra i due Stati e spegnere per sempre ogni rivalità.
Gradite, signor Conte,
i
sensi della
mia stima e considerazione. Presidente del Consiglio
Il
Alfonso Lamarmora.
QUESTIONE FINANZIARIA. Poiché pesano sul Veneto, come sua quota parte della totalità del debito pubblico austriaco, 250 milioni circa di fiorini, pari a circa
620 milioni di Lire, che rappresentano
il
dodicesimo del debito au-
come appunto il Veneto è il dodicesimo del complesso dell'Impero, si domanda se il Governo italiano sia disposto a lasciarne
striaco
l'onere all'Austria compensandolene l'ammontare in obbligazioni ita-
ovvero ad accollarsi direttamente il debito del Veneto.
liane,
Esiste inoltre un debito speciale sul Veneto di 40 milioni di fio-
pari a 100 milioni di Lire, unicamente fondato su quella pro-
rini,
vincia, che a termini della sua fondazione viene
e frutti, nel corso di 30 anni, e pei
redento, capitale
quale esiste una speciale so-
vrimposta.
*
Sembra che questo debba essere assunto come sta e giace.
Voglia il cielo, che la nostra benefica iniziativa possa esser coro-
nata di successo. Mira, 6 ottobre. E. il Conte Mercandin. Seguo la stampa del Lamarmora per la lettera
A.
S.
per le istruEsso è interamente di pugno del Nobili, che fungeva da amanuense, per non affaticar gli occhi del suo concittadino. (
1 )
zioni,
l'esemplare esistente nell'incarto
Malaguzzi.
:
— 195 — In
aggiunta i questi oneri che necessariamente ricadrebbero rno
ìtaliiiiio,
prezso
il
indennità pagabile all'Austria a quale
«li
somma potrà essere spinto? Questo ammontare sarà calcolato sul valore nominale delle obvalore commerciale?
itori o sul
Risposta.
Si
accetta
il
principio.
Sono però da verificarsi le cifre,
giacché non sembra primieramente che la proporzione della Venezia sia
dodicesima di quella totale dell'Impero, ma piuttosto la quat-
la
toni.
Si
crede poi che
il
debito speciale del
Veneto, che
sembra essere di 60 milioni di fiorini, sia compreso nei 250 milioni di fiorini che costituiscono la quota parte del Veneto nel debito totale dell'Impero.
premesso sembrerebbe che il debito di cui si caricherebbe il governo italiano sarebbe di 500 milioni. Ad ogni modo il governo italiano non può in nessun caso e sotto qualsiasi forma oltrepassate la cospicua spesa di un miliardo.
Ad evitare inopportuni dettagli, deve intendersi compresa
nella
cessione la consegna di tutto il valore mobile tanto militare di tutte le
fortezze ed arsenali che amministrativo, ovvero vuoisi altrimenti? R. K' naturale che
il
governo austriaco cederebbe tutto il mate-
riale stabile e trasporterebbe
a suo piacere tutto il materiale mo-
bile.
* guanto alle dotazioni della Corona, pare debba intendersi che venga la consegna sopra gli inventari esistenti, senza comB. K'
*
naturale, d'altronde credesi che siano di poca entit.i
l'iui
questione speciale può e deve esser fatta della
villa
di
unica residenza imperiale nelle provincie venete, che l'Impe-
Francesco
e
1
acquistò
in
via privata
ed è considerata come
dlodiale dell'Imperatore abdicatario Ferdinando.
Neve questo possesso essere compreso sulla totalità della al cedente di compensarne il prezzo al proprietario?' essere passato sotto silenzio!
1
R. SI
combinerà come meglio potrà gradire all'Imperai.
— 196 * Nella consegna dell'arsenale di Venezia devesi intendere compreso
servizio della laguna?
il
R. E' cosa da combinarsi facilmente.
Quanto alla marina di guerra devesi ritenere che questa ap-
•*
partenga esclusivamente, come
è di
fatto, all'Arsenale
di
Pola, e
quindi alle provincie slavo-tedesche? Tutti
li.
bastimenti
i
appartengono
naturalmente
al
governo
austriaco.
* Quanto ai compensi ai Principi spodestati, dovranno questi limitarsi ai soli Principi austriaci ed a quello di
Parma ed al Papa,
siccome compresi nel trattato di Zurigo o dovrà aggiungersi quello di
Napoli?
Non dovrà il compenso essere assunto dall'Austria come mandatala di quei Principi a scanso
di qualsiasi trattativa diretta
con
loro? R. cipi
Il
governo italiano non può pensarci, tanto più che quei Prin-
ad eccezione del Pontefice si sono
fatti ricchi
a spese
d'Italia.
È autorizzato l'incaricato a mettere in vista un trattato commerciale e di navigazione
della
maggiore ampiezza
possibile, ed
ove
occorra una reciproca revisione di tariffe a facilitare gli scambi fra i
due territori? R.
Dare le più ampie assicurazioni che il governo italiano è
di
sposto a fare coll'austriaco un trattato di commercio e navigazione sul piede della nazione la più favorita.
Se alla riuscita delle trattative parziali o generali potesse contribuire e fosse
conveniente usare largizioni pecuniarie, ne è fatta
facoltà ? R.
Il
governo italiano ripugna troppo da simili mezzi per poterne
far cenno.
QUESTIONE POLITICO-AMMINISTRATIVA. Deve la consegna
del
Regno Lombardo-Veneto farsi secondo gli può interessare al governo
attuali confini politici amministrativi: o
— 197 italiano <juul>
ritaglio a rettificazione delle
La geografìa indù
R.
I
ile
lacche
re
zione germanica
la
il
l'Isonzo
Tirolo
italiano
il
vero contine
nuove frondell'Italia.
compreso nella Confedera-
sua cessione non potrebbe essere oggetto della
Convenzione attualmente
promossa, alla quale non interviene
la
Confederazione, e poiché d'altra parte non può esserne trascurata l'annessione al regno italiano in epoca più o
meno vicina, non do-
vrebbe questa cessione formare l'oggetto
un protocollo segreto
di
che ne preveda e ne regoli l'eventualità, stabilendone sin d'ora
compensi
fra'
quali è prevedibile
il
i
caso d'una cooperazione pei' un
dato intento della politica austriaca?
& Credo anch'io conveniente un trattato speciale e segreto per facilitare di
successivamente la cessione
al
Regno d'Italia di quella qua delle Alpi e che
territorio tirolese che trovasi al di
fa parte «Iella
Confederazione germanica.
* Non deve intendersi che tutti
1
funzionari di nazionalità
ita-
liana civili e militari lucevano la conferma del loro grado, emolu-
mento e diritti acquisiti! La cosa è evidente e se ne può dare l'assicurazione.
/.'
* B quegli impiegati che al seguito de' Principi spodestati venlionati sulla misura d'una legge meno generosa dell'italiana mno ottenere l'applicazione di questa? si
S,
avranno tutti
riguardi possibili.
i
* Vuoisi provvedere con una misura generale o riserbare a de-
me eventuale l'ammettere al servizio civili
o militari che
italiano quegli
impiegati
quantunque non strettamente lombardo-veneti ozio italiano, come tirolesi-italiani,
desidi
dalmati
.iella
costa, triestini, istriani e friulani-tedeschi!
& Si potrà ammettere qualche eccezione, ma in massima non si no accettare che
^rli
italiani.
* Non >aia ds dimandarsi contemporaneamente •
della
convenzione
la
piena amnistie del
alla
condannati
pane politici.
— 198 — non aggravati da delitti comuni, colla conseguente consegna ai confini? li.
governo italiano l'accorderà certamente, non dubito che
Il
il
governo austriaco farà altrettanto.
*
beni allodiali dei Principi decaduti rimangono loro proprietà
1
ed il territorio italiano è loro aperto come a qualunque altro tadino e
le
cit-
loro rendite accumulate negli anni decorsi saranno ad
essi restituite, salvo le ragioni de* terzi?
R. Si rispetterà
come si sono sempre rispettate le proprietà pri-
vate dei Principi spodestati.
* Se debbansi intavolare trattative per la cessione di tre od
al-
meno due porti di rifugio sulla costa dalmatina tanto necessari alla marina italiana. R. Non si deve neppure accennare: sarebbe contraddire ai principi nostri sempre invocati
che tutta l'Italia ma la sola Italia spetta
agli italiani.
Se l'incaricato italiano debba schivare ogni discussione sulla questione
romana o se per
tacitare
il
partito ultra cattolico, cotanto
influente in Vienna, possa lasciar sperare un politica italiana verso
quasi
raddolcimento della
Roma, fosse anche puramente solo di forma,
come frutto dell'intervento ufficioso della corte austriaca.
R. Si deve schivare ogni discussione sulla questione
sciando però capire che
naturalmente facilitare
la
la
romana, la-
cessione della Venezia all'Italia deve conciliazione
con Roma, conciliazione
d'altronde molto desiderata dal governo italiano.
Quali
norme stabilisce il governo italiano per la restituzione della
corona italiana e dell'ordine cavalleresco annessovi. R.
È naturale che l'Austria cedendo i possessi italiaui rimetta la
corona di ferro. Si potrebbe per questa remissione scegliere una propizia occasione, per esempio d'un matrimonio fra
le
due case
regnanti.
Gioverà autorizzare l'incaricato a secondare le convenienze l'Imperatore, qualora per servire alle
del-
medesime si voglia nell'opi-
— 199 — nione europea fare valere e credere che l'iniziativa fu spontanea dell'Imperatore Francesco «Giuseppe, il quale inaugurando all'interno la politica
delle
titolo quindi
nazionalità volle generosamente consacrarla con
sacrificio reno la nazionalità italiana * e sotto qual
un magnanimo
debba esser registrata
la
indennità da
retribuirsi
al-
l'Austria.
R.
governo italiano non ha nessuna
11
ditticoltà di lasciare
alla
generosità dell'Imperatore d'Austria l'iniziativa di quelle trattative,
come risulta del resto dalla mia lettera al Conte Malaguzzi.
POLITICA KSTERA. L'accoglienza attendibile dell'Imperatore Napoleone alla concilia-
zione austro-italiana potrà mai cangiarsi in una temibile difficoltà pel gabinetto di Firenze? R. Ho la
convinzione che l'Imperatore dei francesi aderirebbe non
ma vedrebbe con piacere una riconciliazione sincera tra l'Au-
solo,
stria e l'Italia.
»ndo tutte le probabilità la conciliazione austro-italiana a partito
disperato la Prussia
la Germania e
i
nella
met-
sua politica aggressiva
più specialmente contro l'Austria, cosicché fra
entualit* prevedibili vi è quella (sebbene inverosimile) che la
Francia ne tragga partito per ottenere la cessione delle provincie
renane in rivalsa dell'appoggio armato che accordasse alla Prussia. R.
Che cosa farebbe la Prussia noi saprei, ma non credo che
la
Francia cercherebbe trar partito da questa eventualità.
L'Austria liberata dai
timori che l'attitudine
dell'Italia
le
ispi-
rava, abilitata quindi a raccogliere tutte le sue forze materiali ed in
aggiunta le morali che appunto ritrarrà dalla conciliazione con
l'Italia
potrebbe
sulla Prussia:
il
di
leggeri essere tratta ad
che
le
una repentina rea
darebbe l'opportunità
Ui stabilire la sua su-
premazia militare sulla Germania e con ciò «li mettersi salda sul capo la corona imperiale germanica. E* fuor di dubbio che a questa politica si inclina da ogni parte a Vienna perche politica tradizionale dinastica e popolare. K'
ammissibile anche u caso che
la Russia prenda parte attiva
- 200 in favore della
-
Prussia contro l'Austria.
Infatti
è
notorio che
la
Prussia fece offerta delle provincie già polacche alla Russia, in com-
penso della sua assistenza, invocata presumibilmente, nella questiona germanica. Ed
in tale
evenienza pure debbesi tener calcolo che
Francia potrà trovar facile ed opportuno
di portarsi al
Può essere che a Vienna si inclini ad una politica più timida si
pensi invece ad ampliare la corona di
S.
la
Reno. e
Stefano, spingendola
sino all'estremo limite della riva sinistra del Danubio.
Verificandosi taluna delle suesposte contingenze potrà l'Italia as-
sumere una parte cooperativa in compenso della cessione che otterrebbe e più ancora in vista della dominazione sull'Europa centrale che l'Italia
si
mette in caso
di dividere
con l'Austria?
E se questa cooperazione fosse posta come condizione risolutiva della convenzione? R.
Il
governo italiano non può prendere impegni per future emer-
genze, avendo ferma intenzione di consolidare l'unità d'Italia e pro-
vare al mondo anzitutto che vuol essere potenza conservatrice. •*
Quanto alla Russia credo che non sortirebbe dall'attuale sua
astensione, a
meno che si trattasse altra volta seriamente della que-
stione di Orients, alla quale anche l'Italia non indifferente.
(Continua).
potrebbe rimanere
Università di Pavia
studenti della
Gli
E
Lady Morgan
I
MOTI DEL
21
ano viaggio politico
Del
a
traverso l'Italia
uomini del '21, parlando degli studenti della Università di Pavia notava come questi avessero più aspetto dì soldati di allievi del Politecnico che di di giovani stua mezza pana
degù'
dio^
(1).
Tale metamorfosi non era un efimero prodotto «Iella moda,
ma
il segno «li una trasformazione ben più profonda dovuta ad un eroico decennio «li vita napoleonica, che alla giovane iie>ia italiana aveva saputo infondere il presagio di una
nuova coscienza civile. primo quinquennio Il tanto
ver.. Stiirm
il
«Iella
restaurazione austriaca tu pei
una Drang «Iella goliardia lombarda, nel-
l'ambito non ancora ben definito delle rivendicazioni nazionali,
ehe
più
le
oppone eorreliti
-od.
U Italie
politiche,
impersonate dalle
ercavano di
far discendere dal cielo delle
S21), voi.
pag. Si.
II.
affermazione «li un «migrato <!«! '-'. tosta* o Memorie, inedito, «cap. 111. Torino. dente piemonb 1/-I-. trgimenU). M-. a. 37fl), ohe molti itadenti 'li Pi 'Ih costoro nella loro ;. >t.i il fatto permanenza in Piemonte portarono un bracciale «li velo mio .he se\
conferma
«Iella
|
.•on. lo lo
-h statuti <I«-lla
.1
«!••«
/'./'/"// «-ra
a
|iniito
il
distintivo
dd pruno
— 2(H — utopie umanitarie sul
rude terreno della realtà storica, che
per allora era rappresentata da quel Regno
Italico,
cordo glorioso era ancora presente nella coscienza
il
cui
ri-
dì tutti.
Guerra all'Austria e fusione della Lombardia col Piemonte, questi e non altri di conseguenza gli obbietti immediati, che
i
vecchi ed i nuovi cospiratori si proposero di raggiungere senza
por mente
alle insuperabili difficoltà
contro
le
quali avreb-
bero dovuto cozzare.
La facilità con la quale si erano attuate le due cospirazioni costituzionali di Spagna e di Napoli
zare la illusione di
non faceva che rafforun analogo successo nell'Italia settentrio-
nale, così che allo scoppio
eludendo
colla
massima
dei
facilità
moti del i
'21
in
Piemonte,
controlli austriaci alla
li-
mitrofa frontiera segnata dalla traversa del Gravellone e dal Portico di S. Sofia, ottantaquattro studenti della Università di
Pavia riuscirono in varie riprese a varcare il confine, « avendo
— come racconta contemporaneo Fenini — di baciare la terra a pena giù dal Ponte dicendo baciamo
fatta la ragazzata
(1)
il
:
questa terra felice ».
Poi che sin ora nessuno si prese la cura di raccogliere i nomi di questi giovani generosi, frirne l'elenco
il
mi sia dato per la prima volta of-
più completo possibile
(2),
avvertendo che
nel '21 gli studenti iscritti alla Università di Pavia
ammon-
tavano ad 893, di cui 128 provenienti dagli Stati Sardi e in particolare dall'Oltrepò e dalla Lomellina, fatto non indifferente per chi voglia spiegarsi anche le ragioni pratiche, che determinarono l'esodo patriottico.
Diario pavese, sotto il giorno 19 marzo 1821,
(1)
iti
:
Pavia. Museo
t'ivieo.
(2)
In base a documenti dell'Archivio della R. Università di Pavia
e de»di Archivi di Stato di Milano e di Torino.
*
NOME
»- >
—
204
NOME
PATERNITÀ
PATRIA
Età
•FACOLTÀ
22
Tra vacò
Agrimensura
19
Gerenzago (Pavia)
I.
Medicina
Pietro
18
Pavia
I.
Filosofia
Venanzio (agente)
15
Pellegrina (estero)
I.
Filosofia
fu Gio. Battista
18
Carbonara
I.
Filosofia
Abele
24
Milano
Legge
Matematica
Lamenti Carlo
Gio. Battista
Longhi Carlo
fu Siro
Molina Camillo
Magnani Giuseppe Marangoni Matteo Meroni Luigi
Giovanni
Montanelli G. Elia
fu
18
Li-gnano (Bergamo)
Mola Giovanni
Vincenzo
20
Maleo
Mascheroni Carlo
Tobia
20
S.
19
Novara Gargnano Montadone (Lodi)
Angelo (Lodi)
Miotti Giuseppe
fu Saverio
Moro Domenico Mazza Alessandro
fu
Bartolomeo
22
Carlo (chirurgo)
32 16
Pavia
Legge Medicina Medicina
II.
IL
Medicina
I.
Chirurgia
I.
Filosofia
I.
Filosofia
I.
Filosofia
l'aromi Gio. Batta
Siro
Plano Stefano
Lodovico (impiegato)
Pieiva Antonio
Agostino
17
Arena Po Gambolò
l'ogtdolini
Gio. Batt. (vice-deleg.)
18
Milano
III.
20
Colombarolo (Cremona)
I.
Architetti
Alessandro
Pncrari Antonio
Filosofia
Partesotti Attilio
Gaetano (possidente)
19
Mantova
I.
Legge
Prata Giorgio
Pietro Antonio (neg.)
21
Milano
II.
Legge
25
S.
II
Legge
20
Sondrio
III.
Legge
18
Brescia
Legge II. Medicina
^
Gaetano
fu
Francesco
Piazzi Giuseppe
fu
Andrea
Pellegrini Giovanni
Pietro
Picozzi
.
Martino (Lodi)
I.
Papetti Giovanni
Giuseppe
20
Pavia
Pasquali Giuseppe
Andrea
23
Monza
II.
Medicina
Pedretti Fortunato
Luigi
21
Soresina
I.
Chirurgia
Quadrio Maurizio
Carlo (possidente)
21
Chiuro (Sondrio)
IL
Legge
Rizzi Antonio
fu
17
Milano
I.
Filosofia
Rizzola Luigi
Felice
20
I.
Legge
Rovesta Luigi
Gaetano
21
I.
Ambrogio
Rouna Antonio
Antonio (possidente)
Cremona Mantova 20 Cremona
Rocchi Gio. Batta
Giovanni
22
Vialba (Milano)
IV.
Roncalli Giuseppe
fu
18
Vigevano
I.
Stradivari Cesare
Giacomo Giacomo
22
Cremona
Medicina
Silvani Agostino
Antonio Maria
17
Voghera
II.
Sozzi Vimercali Paolo fu Cristoforo
19
Milano
I.
Sala Luigi
24
Castelletto (Como)
V. Medicina
16
Pavia
IL Filosofia
Antonio
Legge IV. Legge Legge
Medicina
Filosofia
Legge
Villa
Giovanni
fu
Viola
Giacomo
Paolo (possidente)
20
Soncino (Cremona)
IL Architettu
Vigano Pietro
Giuseppe (impiegato)
21
Chiari (Brescia)
I.
Vittadini Giuseppe
fu Frpncesco(fittabile)
22
Pavia
Zoia Gaetano
Luigi
20
Cremona
Farmacia IV. Legge
Zinotti Silvestro
Giovanni
21
S.
Zendrini Andrea
Carlo
Carlo (negoziante)
21
Gervaso (Bergamo)
Breno
Legge
IV.
Medicina
IL Medicina
- 205 -nardo alle loro
peripezie
da
patriottiche
Voghera ad
Alessandria, a Torino e a «.mova, eredi» sia superfluo tenerne poi ohe esse
ila
studenti
degli
come
attesta
lo
Seguente lettera
la
Vigano a suo padre, un
del bresciano Pietro
Distrettuale a
sario
confondono con quelle or mai ben note
si
torinesi,
I.
R. Commis-
Chiari.
Torino
li
mano
24
1821.
Mi tacci-» OD dovere 'li darvi mie notizie sebbene >ia certo clic
piaceranno mondo
vi
mainerà
stra
la
giorno H> del corrente mete (avuta notizia certa della proclama
Il
della
rione
costituzione spaglinola
dello stendardo della litri
BOI
altri
(tra
quali
i
in
il
Decano
V. Delegato di Sondrio,
giovani
collegiali
della Università di Pavia)
Piemonte
e
del
rialzamento
ed indipendenza italiana) unitamente
libertà
collegiali
_ lolini
ed
mia risoluzione contraria io credo alla vo-
pensare.
di
di
il
lodevole condotta, con
partimmo
il
il
figlio del
Prof.
Zendrini
altri
studenti
Legali,
dei
nipote del
dopo pranzo da Pavia ed alla
giungemmo a Voghera. Là ci fa somministrato un buon alloggio ove fummo benissimo trattati, 'i siamo fermati
nelle case particolari
qnesta città
in
giorni
i
is per aspettare altri studenti che dove-
IT e
partimmo per Alessandria passando per 'l'or "Vi' fummo ricevuti dalle prime Autorità della città ed ivi ebbimo unirsi a noi.
un lauto pranzo
10
Il
a
Spese della
Municipalità.
Ivi
il
prode Capitano
Piemonte debbe tanto) venne ad abbracciarci unitamente molti studenti torinesi. Partimmo per Alessandria ove fumino ni il
a
numeroso corpo ili studenti torinesi (1) della compi
ricevuti ila un
dei soldati del Cap. Ferrerò, dal «'onte Anaaldi Presidente della Giunta
Provvisoria di Alessandria, da
torna
civili e militari
dardo della
libertà
:
noi
sten-
seguente iscrizione:
VÌVI
italiana
(che porta
la
Costituzione Spagnuola, viva
in
mezzo ad una
'li
prod< di
B
folla
il
Re, Indipendenza italiana <>
loro corpi al
no
immensa di cittadini che coi loro evviva tra
corpo di -indenti
ititi, alla testa della .
i
della Costituzione spagnola e della i
la
clic in numero di BO circa col -uà unica compagnia sulla Piazza primi lo -icii.i subito fuori di l'orino, alzarono
.(nel •
una banda militare, dalle prime au
entrammo in quella fortezza con lo
pencolo di et
Indipendenza italiana, esponendo iti dalie altra tranne dalli quaU
— 306 — («portavano
animi alla più grande commozione. Visitammo la
nostri
i
famosa Cittadella e dopo andammo ad alloggiare
tutti nelle migliori
famiglie dei generosissimi Alessandrini.
La Giunta Prov. di Governo
ha veramente colmati
ei
favori
di
ed incoraggiati fortemente ad adoperare gli sforzi nostri per la causa
comune. La mattina del 20 dopo essere stati arringati da Santa Uosa. Membro d.dla Giunta d'Alessandria ed
ora Ministro della Cuerra in Torino
partimmo per Torino accompagnati dai
vammo in Asti ove trovammo la patria d'Alfieri ed un
assai eccellente vino,
di spirito patrio.
tarci
;
Il
(ili
Ales-
più fervidi voti degli
pernottammo assai male a Felizzano.
sandrini. Alla sera
il
Il
21 arri-
paese clic dà
abitanti sono assai cortesi ed animati
22 partimmo e ci recammo a Fonino per pernot-
ma una infausta notizia ce lo vietò. Ci venne detto che
il
Reg-
gente Principe di Carignano partì da Torino in quel giorno con due
Reggimenti di Cavalleria ed andò a Novara per far nascere la controrivoluzione.
Noi
durammo fatica a credere che questo
Principe
avesse così traditi e noi e la Patria, ma ad onta di tale dubbio
mandante generale,
la
il
Co-
nostra Colonna mobile costituzionale fece battere la
mettemmo sotto le armi e marciammo subito sopra To-
ci
rino per iscuotere gli abitanti e mandar vani gli attentati del giovane
Principe. Nella nostra marcia caricammo i nostri fucili e la
mettemmo
baionetta in canna risoluti di batterci, se mai qualche corpo
belle della patria fosse
venuto per caricarci
e padroni che venivano
;
fermavamo tutti
i
ri-
legni
da Torino per sentire cosa eravi di nuovo.
La maggior parte di quelli che incontrammo ci dissero che il Principe erasi bensì recato a
rivoluzione,
altamente contro disperato
:
Novara colla Cavalleria per far nascere la contro-
ma che la Cavalleria lo aveva abbandonato protestando il
suo attentato
allora credemmo
che il Principe trovavasi quasi ben fatto di fermarci a tre miglia fuori ;
Torino cioè a Moncalieri per essere più a portata di saper notizie più certe.
Arrivammo dunque alle porte di Moncalieri alle ore dieci della potemmo entrare in Moncalieri per
sera e se bene stanchi pure non
alloggiare prima di sentire la risposta che ci doveva recare la Depu-
tazione che
spedimmo
alla
Municipalità
:
dopo
di avere aspettato
per una buona ora, avuta la notizia certa che la truppa che trovavasi in
Moncalieri era del nostro partito entrammo in quel Paese (villeg-
giatura del Re) dove alloggiammo sulla paglia nelle- stalle a motivo
che era troppo tardi per avere buoni alloggi.- La mattina del 23, arringati energicamente
da un Torinese, ricevuti
da una immensa
quantità di cittadini ed a replicati F.vviva entrammo per la porta di
- ii)l — questa magnifica città
IN» in .1
abbiamo atti o a'_ immensa popolazione e ci portammo r
la
.
ed ;ii battimani «li questa
nella Cittadella
dove abbiamo pernottato. Adesso
delle sale della
Università dove siamo
per ini
proposizioni
posito.
delle
<la
una
molti studenti ed Officiali
in
Ministro
al
scrivo
vi
li
Guerra
di-Ila
nostri»
in
pro-
Da quel flit- redo -i formerà Facilmente un corpo scelto otfta-
o di studenti <• laureali e da
persone 1«' più onorato. Quésto Corpo,
o battaglione divido in diverse
Compagnie dovrà distinguersi per la
prudenza, coraggio, uniforme e stipendio
-na
Battaglione sacro, o di Minerva
prima partin- per
li-
•>
di
Ministro della Guerra
Il
porterà
<•
Italiani
!•
di
il
nomi- di
dovrà quanto
frontiere: spero quindi che presto
sodo ottima salute, come spero
li.
veliti
vedremo.
ei
voi.
Piemonte è il Conte Santa Rosa,
di
per-
sona molto amata, di eminenti doti e elle e molto impegnato DOT l'organizzazione del nòstro Corpo e per l'Indipendenza italiana. Potrei darvi ima quantità di notizie,
ma mi manca
il
tempo. In-
tanto vi prego di abbracciare per me il fratello e le sorelle e ^li amici
Datemi mostre in. tizie die mi fante cosa sommamente cara: salupatemi e la famiglia G orini e permettete ehe vi abbraooi. ti
i
Sappiatemi dire
-,
prendete moglie. Vostro
ali. tuo
Pietro
figlio.
(1).
ne terminasse l'avventura costituzionale è noto del pari. ('ini
irli
studenti pavesi, Bara
in/.a
tornarono
rigori del codice il
patria
in
austriaco;
bene però osservare ehe in prima «li essere colpiti dai
«die altri,
i
termine prefisso per il loro ritorni» in
e perciò
prini
non erano più in grado di presentarsi agli esami del tre, mediante benevoli attestati, die escludevano
ragione
OtgUJ
studi più
che
in
breve Soggiorno in Piemonte,
mite per quanto prolungata detensione
correzionale
l
;
loro
nel
politica
riuscirono dopi» una india
avevano varcato Lombardia (_•*» mai
(piali
Milano, ad
«li
essere
riammessi agli
una piccola minoranza, quella cioè dei
line solo
delie-ilio, dopo le più dolorose compromessi, presa la primo nucleo di quella altruistica schiera \
peripezie, costituì di apostoli
(I)
dei
i;i
il
nuovo verbo nazionale, da cui Giuseppe
Milano, Archivio di
st.it».
\'u
di
(inverno,
lì
x
— 208 — zini ricaverà
i
suoi migliori seguaci, tra
i
degnissimi
quali,
ancora di ricordo Maurizio Quadrio, Vitale Albera e l'iniziatore di Gabriele Eosa Gio. Battista Cavallini fini, il
;
Saverio Grif-
valoroso comandante dei volontari pavesi nella cam-
pagna del 1848; Luigi Boneschi ed Antonio Konna, che austeramente vissero per lunghi loro
della in
penna
;
il
anni in Parigi del
prodotto
cavalleresco bardo dei profughi del '21
Spagna Luigi Monteggia, già noto favorevolmente per
i
suoi Canti patrii (1) e l'eroico Alessandro Poggiolini, che im-
molandosi volontariamente per con
il
suo sacrifìcio perfino
il
la
libertà spagnola, redense
nome dell'unico
scolaro del-
l'Ateneo pavese, venuto meno al proprio onore, L'ignobile referendario della polizia austriaca Attilio Partesotti.
Pavia, maggio 1922.
Renato Bòriga.
(1)
Milano. Terrario 182<» (Tre canti sulla Le^a lombarda e
vittorie).
le
.sue
•2«W
-
L'ULTIMA LETTERA DI UN IMPICCATO DEL 1821
studi sulla rivoluzione piemontese «li consegneranno al giudizio definitivo della storia
bell'attuale fioritura del 1821, ohe
vicende documentate di quei giorni tempestosi e
le
responsabilità degli attori principali 8 persistere Dell'ombra
ed
-Ili •
nielli
Su
I,
il
le
modeste
figure delle
mentre
più
ai
due vittime,
il
tutti
effigie.
iti
nobiltà del lignaggio e
la
singole
pagarono anche per
aneli, che Milla forca
che furono solo impiccati di essi,
le
secondari non debbono
favore
fortuna assicurarono salvezza e in tempi più maturi, nome
di
durevole, scese, per ingiustizia l'oblio e gli
notizie e non
Ta<cio del scienza,
ci fornirono poche sempre rigorosamente esatte. Laneri per non mietere in un campo clic, a mia battuto da chi sta studiandone il processo, ma
sarà
Qarélli intendo, in
sul
somma degli uomini, più facile risorgimento
storici del
>t<->Ni
questa mia uoterella. gettare qualche
sprazzo di luce, rendendo nota ed illustrando, l'ultima lettera da
lui
scritta al
esumata
padre suo prima
Iconio Garelli
tobre in
1780
«lai
giovane
età.
nacque
(1)
in
imento delle fanterie ai
(l)
1803
Sassello (Savona)
>i
1804
il
questi dati biografici dal l'unirmi Turili...
//
Si
i
Km!
\ v
26 ot-
Rossi, perduta
ma. 1852,
'.'
ottobre 1800.
sergente; nel
Desumo
I''>iil.
il
arruolò soldato nel primo
Itali, uni.
Tip.
me
Felice Govean.
servizi d'Italia
caporale foriere, nel
tu
patibolo, da
DOtaio Domenico e <l;i Maria
Attratto dulia carriera militale
Nel
di salire sul
dall'autografo tra le carte di
foli
,i,ì
li.
|»
18(
martiri ééfl* W« ;
1*
— aio — si distinse nella -nevra in Olanda e in Prussia nel 1808 l'n promosso ufficiale e passò nel reggimento dei Veliti. Nel L809 combattè gloriosamente e in ferii o alla battaglia di Soab in ebbe in conseguenza la promozione a Tenente. Germania ;
:
Capitano
nel
riconferma
in
luglio tale
del
1813,
ebbe,
nella
restaurazione,
grado passando al servizio del He
di
la
Sar-
degna, nel Reggimento Genova.
E tale grado copriva ancora nel marzo L821 nel suo reggi* mento
di guarnigione
ad Alessandria adempiendo l'ufficio di
aiutante maggiore quando nella notte dal 9
al
lo scoppiò
la
nota rivolta.
Quale parte egli abbia avuto in essa, si vedrà nello studio del processo, ora in corso di
stampa (1); qui. a semplice illustra-
zione della lettera nostra, tenterò di rispondere ad una do-
manda che corre subito spontanea sul labbro
Perchè, mentre compromessi riuscirono a salvarsi colla fuga, muniti di passaporti e di aiuti dallo stesso Governatore di Genova il De Geneys che, per istruzioni ricevute ed anche per impulso del cuore, ne favorì l'imbarco per altri lidi, il Garelli non potè mettersi in salvo? Perchè il Palma di Borgofranco, :
tutti gli altri
coinvolto in modo più grave nello stesso processo del Garelli,
condannato come lui a morte, potè, con un cavillo giuridico, non solo salvare il capo ma riacquistare la libertà, perchè
Amedeo Bavina, pure condannato a morte, arrestato mentre fuggiva, a bordo d'una nave spagnuola e condotto nelle prigioni di Millesimo fu, per ordine del Eevel, liberalo e ricon-
dotto a bordo della nave che lo portò a Barcellona, mentre per il Garelli non
si
ebbe pietà alcuna !
dà sull'arresto del Garelli una versione che fu poi ripetuta da altri ma che ha il grave difetto di non essere documentata. Egli scrive (2) Il Pinelli ci
:
«
Garelli era già in salvo quando il suo amore per una donna
(1) Adolfo Colombo, / moti d'Alessandria del 1821 secondo documenti nuovi in « Rivista di storia e d'arte per la provincia di Alessandria », fase. 2.°, 1922. (2) Ferdinando Tinelli, Storia militare del Piemonte, voi. 2 r p. 628, nota.
Torino. 1854, tip.
De Giorgi*.
— 211 lo
condusse
retrocedere e quell'infame, d'accordo con un
;i
carabiniere, lo diede in balia degù' Bchierani ».
Che
Garelli fosse
il
Nel
stituti.
Sono -> nel
salvo risulta infatti dai bqoì co-
in
maggio
porto
«Iella
dichiarò:
egfa*
m non erro,
tato,
bastimento
ni'
j:ià
dell'I]
1.".
città
li
passato
IT aprile
a
borilo
ili
Genova, «love m'era im'.ar-
«li
monito <li passaporto per portarmi in Spagna, e«I essendo! giunto un individuo, ini disse che il Governatore voleva parlarmi
mento, mi nono
col
suddetto
recale
Pé
al
Ducale, ove senza aver potuto parlare ai signor Governatore, fai eon-
corpo <!i guardia, «la dove venni fatto passare alle prigioni
ito al
Torre
«Iella
mi"
«lei
Alessandria
non
dopo alcuni giorni
stessa città, essendo stato
«Iella
queste carceri, « sappongo che non pò
in
iti,
-i
tra-
re altra
!a
-alvo per aver tatto parte dell'armata chi- «la
porto sovra Novara nel L'ionio S Aprile ultimo.
dà
creilo di avere in
nJcnna colpa perche non bo fatto
•
«
•!•«
ordini dei superiori.
lire alti
Bd Interrogato ancora a « spiegare quale >ia stato il motivo indo8Ì in Genova sua patria, siasi indotto ad imper
Il
Spagna », rispose nel suo 2.
la
signor aiutante t'urlo mi lece papere ohe «lelli
i
allont
potere giustificarmi, ed «li
signor t'urlo
in
Spagna,
«•
se
il
polizia
partecipato, era mia intensione
qnant perchè
io
non credeva
.li
caliere in disgrazia
ondotta, perchè «pianto e d'ordii
In.
«li
non
mi
«lata
ai
casa
restarmene
Regio Governo per
«lei
operato l'ho fatto per impulso
"re.
Queste rivelazioni del Garelli ci dimostrano infondata tizia
mi
un passaporto per
mi -««no fatto spedire dalla Diresione ritorno
i«>
seguito a tale consiglio
in
am lata
<•
12
signor Governatore
il
per farmi arrestare e che era meglio, che
ordini "-r
costituto, del
«lai
l'incili
elle
lumaio
di
lui.
la
no-
<|UaIl<l«««'
tanto niello abio dovuto ad un rudimento, nlvo biamo la prova che ne sia stata causa motrice una «rendetti di ••
t
donna. il
proposto di
lui.
abbinato
i
"ti
tutu
l-Ii
altri
correi
<ii
.
— 219 delitto di lesa maestà
in
primo grado e di alto tradimento e
ribellione, per avere tutti
cooperato alla sorpresa della
eit la-
delia d'Alessandria, previa congiura tra di loro e con altri, per
sovvertire il legittimo Governo e sostenere lo sconvolgimento »,
ebbe il suo epilogo nella sentenza del 19 luglio che condannava a morte, oltre i contumaci, i due detenuti (1), conte Palma e il Garelli
per
:
il
Palma fu sospesa l'esecuzione della sentenza e
dato l'ordine che fosse tradotto espulso Il
:
Eegii stati ed
ai confini dei
pel Garelli invece la sorte fu irremissibilmente decisa
20 luglio gli fu notificata la sentenza che egli fu costretto
capo scoperto
.a
sentire, ginocchioni e col
la
sua innocenza e supplicò che
gli fosse
protestò ancora
:
concessa la grazia
non essere impiccato, ma passato per le armi. Osserva severamente in proposito il Pinelli (2): « !Nnino può negare di avere il governo il diritto di punire i ribelli, tanto più se militari ma mi pare che il re novello avrebbe meglio iniziato il regno colla clemenza che facendo subire la pena dei malfattori a due valorosi ufficiali, la cui vita era stata le mille volte risparmiata dal ferro e dal fuoco nemico e che chiedevano solo di morire della morte del soldato. Ma il cuore di Carlo Felice non comprese mai miti sensi ». di
:
Nello stesso giorno in cui
gli
fu notificata la sentenza,
Garelli scrisse al padre suo la lettera seguente che desta
mozione, malgrado
lo stile
disadorno
il
com-
:
Mio caro Padre Dalle Carceri,
li
20 luglio 1821
Al ricevere che farà della presente io non esisterò più nel
numero
sento
di
non dimenticarmi mai nelle sue orazioni e
di
dei viventi, in vista del vero pentimento, che in
vita io
avere peccato, sono sicuro del suo pieno perdono.
Le raccomando
di
far noto al mio fratello e sorella ed a quest'ultima
rimetterà l'anello
che io portavo, predandola di portarlo per mia memoria.
Non si affligga sul mio triste fine
;
sia fatta la
volontà di Dio e sia
tranquilla che io sono innocente.
(1) 2k
Vi fu un terzo detenuto
dieci (2)
anni di carcere.
Op.
eit.,
p.
«28.
Gerolamo fialliani che
fu
condannato
- 213 Al noli
tutti
K«'v.il<>
ha
ini
Peyrone che
della Misericordia,
'
abbandonato
inai
quoti ultimi
in
istanti
unitamente a
Compagnia «Iella Misericordia che mi hanno debbo mille ringraziamenti e mi riservo a pregai Dio
Sig.ri fratelli della
li
tito tutti,
per loro nel celeste soggiorno ehe mi è destinato.
Quanto mi dispiace di non potei ricevere la benedizione paterna,
ma -olio piii compensato dall'averle risparmiato in
trovavo, come il
pure alcuni effètti: abbracci
zio Parroco, tutti
dolore di vedermi
(rateilo,
il
eh*-
mi
come anche
parenti.
i
E domandando a tutti perdono Padre, lascio questo
mondo
trovare mia cara
madre.
a
il
qnesto triste istante; Le -ara rimesso alcnn pieoolo denaro
particolarmente a Lei, mio caro
,-
per godere
la felicità eterna
e
andare
Dica aila sorella d'esser brava e la raccomandi al fratello Lorensino. Addio, caro Papà. Dio m'aspetta e sono l'infelice, sgraziato ed in-
nocente Aglio amo! 1
Il
giorno dopo, il
meridiane,
l'I
mezzo antiGiacomo Garelli venne suppli
luglio (1) alle «ire undici e
Borgo Dora
al
risconto.
('_')
ziato.
•
ano
il
att<»
di
morte
\'.\)
:
L'anno mille ottocento venti uno cinque civile,
-era
di
sono comparsi Carlo Rosso
eh--
Garelli
sig.i
il
aiutante maggiore
(I)
26 del nasse di luglio
li
alle ore
Torino avanti un Decurione deputato dello -tato
in
-Iella
<•
tarlo dolga*
i
quali
hanno dichia-
Giacomo, d'anni quarantuno, gii Capitano Brigata Genova, nativo
di
Saseello
(Do
Ti varo.* (L'Italia duroni* il <l<>i,n,ti<, mm*tru»AO, tomo I. Roux, Torino scambia, con evidente errore, !«• due date
Il
1
.
vendo «die
Laneri fu suppliziato il 21 luglio, il '-arelli il 2 Dal giornale inedito di <;. I*.. GubernatM (anno 1835, aprile) risulta die ìi io aprile 1^:;-, dagli Oblati della Consolata, sotto le cui il
piantavano dal 1*11 to al
(piale
i>eto
avuto luogo
!u
~ t ;i >>il il < •
-ulla
le
«die
piazza
inaimele Filiberto. prietarii fu
«!i
annullato
Piazza il
Rmanuele
|fe»in
forche, tu presentato un ricorso In
d'allora in della
atti
gli
«1
Porta Pali
Ma furono tante le pr«
Filiberto
«•
Biglietto e stahilito
Didero rome per 1<> passato archivio municipale «li
poi
quondam
«lei
Corpo Decurionale ehe
«•!:<•
!«•
impi
IWC
.
'l'orili"
-
ivile.
|)«-c«->-i,
ls'JI.
- 214 Genova)
di
vivente sig.r Notaio Giovanni Domenico
figlio nubile del
e di X. X. coniugi Garelli, è
morto,
il
vent' uno luglio
1821
ali*-
ore
undici e mezzo antimeridiane, al Borgo Dora, e previa lettura, il primo si
è sottoscritto e l'altro
ha detto di non sapere scrivere.
Decurione deputato
Il
Fermo (1).
Di San
Sulla morte del Garelli si
fiorì
subito la Musa popolare come
rileva dalla poesia seguente composta, secondo si legge sulla
copia da me rintracciata (2), « in occasione della esecuzione capitale del tenente Garelli 21 luglio 1821 ». ()
Che
Martire beato,
già salito alle
Miri
il
superne sfere
basso creato
Della tua Patria oppressa miserere !
Ch'abbian tregua Iddio prega o ch'annienti
i
nostri affanni
i
tiranni
Grandeggia sull'avel l'ombra sdegnosa In truce aspetto di Garelli spento
Ferocemente in voce minacciosa Nostra viltade rimprocciar lo sento Placata ornai
Vendetta brami
l
Alta vendetta avrai.
E l'anonimo poeta, nel suo corruccio, fu profeta. L'Italia, risorta ed unita, ha scritto nelle fulgide pagine del martirologio italiano,
fra
i
precursori della vigilia,
il
nome di Giacomo
Garelli.
Adolfo Colombo. (1) <
Ecco l'atto di morte dell'altro impiccato, il Laneri
:
17 anno mille ottocento ventuno li 25 del mese di agosto alle ore
cinque di sera in Torino, avanti noi Decurioni dello Stato civile sono quali hanno comparsi Felice Giordano e Carlo Rosso, interratola dichiarato che il sig. Laneri Giovan Battista d'anni quarantadue, i
già
luogotenente dei Carabinieri Reali, comandante
la
stazione di
Giovanni di Floriana, nativo di Yerduno, maritato colla vivente sig.ra Anna Cazzerà, figlio delli furono sig. Notaio Domenico e Teresa Borgarelli coniugi Laneri è morto il venticinque agosto 1821 alle ore undici di mattina al Borgo Dora. 11 Decurione Deputato Di San Ferino e s.
(2)
Biblioteca Civica di Torino, Miscellanea, 1821, Ms.
131.
RECENSIONI Oomte de Maugnt, Le demier Qouvemeur militato d* la 108
h
petit-fib,
Generai Comte <h Maugnp, Chambery, Librairie l'errili,
L921, 1
\ol, in 8°.
regimi 8arde.
L798-1S59, par som Daniel Successero,
I.<
Un homme d'autn fois (1) non fosse il titolo felice dell;» Conte Costa de Beauregard ci narrò il vicende del suo defilo antenati». ben -i converrebbe tale intit(ila/i<tne al recente volume pubblicato dal Conte De Maugny per illustrare la vita dell'avo suo, il Cenciaie Conte De Maugny
bell'opera culla quale N-
ultimo Governatore militare della Savoia. Affini le
due pubblicazioni per quel che nella lor lingua di-
vo/// <hi
YH<>nint> d'a
il
Marchese Leone Costa De Beauregard.
Di questi, che ••--••min scudiere del nella
Campagna del
balpino, molte sono nel
•neon si accostano De Maugny col nipote del-
terroir e per L'ambiente, esse
per la gtretta amicizia del Generale
|s < tu poscia le
Ete
Carlo Alberto lo segui
deputato al Parlamento Su-
lettele dilette al Cenciaie. con>ervate
Maugn; ed ora pubblicate: lettere oonfidencontenenti particolari poco o punto noti ed il peli
castello di
ziali,
-ul'Ii avvenimenti contemporanei. Concorrono non poche altre lettere di personalità che coprirono alte cariche, «piali il Lamarmora, il Dabonnida, Menabraa,
dello scrivente a chiarirli
il
e.l
••
tutt;i la -toria di «pici
tempo che rivive
.
de Heaureganl, Pan-. IMon.
I
in
i>riii fila,
queste pagine,
!e
Marqui*
(
— 216 — intrecciata
alla
nobile esistenza
protagonista,
del
magnifica
Savoiardo dell'antico stampo, bella incarnazione delle qualità della sua razza. Nato il 29 aprile 1798, al 10 gennaio 1814 già entrava in quel battaglione di volontari Savoiardi che "il prode ottuagenario Generale De Sonnaz organizzava a sue spese non riuscendo al giovanetto maneggiare il pesante fucile d'ordinanza uno glie ne venne fornito da caccia con guernizioni militari. Venuti in giugno a Torino, i volontari Savoiardi furono presentati al Ee, il quale decise Formassero il nucleo del reggimento Savoia, ed il giovane soldato con altri suoi compagni venne nominato sottotenente. Caduto prigioniero il 15 giugno ad Aiguebelle colla sua compagnia sorpresa da seimila francesi e relegato a Montlucon se ne allontana il 20 luglio insieme ai camerati, giungendo il 17 agosto a Grenoble, ove comandava il Generale De La Tour già suo capo. Dopo tre mesi di congedo per rimettersi in salute venne promosso luogotenente, e nel 1818 capitano, sempre nella brigata di Savoia, allora di guarnigione ad Alessandria al comando del Colonnello Regis, col Maggiore Ansaldi.Ren nota è l'indegna condotta di questi due ufficiali nel 21 correttissima quella del De Maugny che essendo di guardia la notte dal 9 al 10 marzo invano tentò di scuotere la complice inerzia del colonnello defezionante, La brigata fedele venuta a Torino fu poi dal Santarosa, ministro della guerra costituzionale, inviata a Chambery affinchè non andasse ad ingrossare le truppe fedeli concentrate a Novara. Richiamata dal Re a Torino fé quindi varie guarnigioni, sinché ritornatavi nel 27 il De Maugny fu promosso maggiore e chiamato a far parte della commissione per la riforma dei regolamenti. Luogotenente colonnello nel 31, due anni più tardi egli veniva nominato colonnello dei granatieri-guardie, ove tanto si fé benvolere che alla sua promozione a maggior generale, avvenuta nel 39, gli ufficiali ne fecero dipingere il ritratto, tuttora esistente presso il reggimento, e lo pregarono di chiedere al Re il cambio delle vecchie bandiere del corpo ridotte a brandelli affinchè, secondo il diritto del colonnello in tal caso, esse rimanessero presso di lui. Così avvenne le tre bandiere son preziosamente custodite nella cappella del castello di Maugny. Comandante della brigata Acqui, luogotenente delle Guardie del Corpo e creato conte nel 44, poco stante non reggendogli la salute dovette chiedere licenza d'un anno, poi l'aspettativa. figura
di
;
:
:
— 217 — Visse allora
Savoia dedicandosi alla Famiglia che s'era formata sposando Leontina «lei barone Pietro Marco i>e Partii •la quest'epoca ha principio la corrispondensa col marchese De Beauregard di cui si è detto. Ma scoppiata la guerra is ii Generale i>c Maugny accorre a Cremona presso il «lei Re 'he irli dà il comando d'una divisione nel corpo d'annata in
:
i
Ettore he Sonnas:
del Generale
ego*
non
tacendo
l'accetta,
'vare che altri generali di Ini più anziani
non comanda-
vano che ima brigata, e riceve quella di Pinerolo. Ma per pochi L'8 aprile il Re avendolo nominato comandante la divisione «li Chambery lo chiamava presso di se ed informatolo dei torbidi colà avvenuti lo invitava ad accorrervi.
giorni, poiché
\ntovi con gioia dai conterranei e ristabilitovi l'ordine dopo egli veniva nominato luogotenente generale,
natore del regno e quindi governatole militare della Savoia; senonohè vedendola pacificata e perciò non ritenendo n« saria la sua permanenza in servizio chiese ed ottenne, dopo molte insistenza', di venir messo a riposo e si ritirò a Maugny credendo godervi una meritata quiete. Ma s'ingannava. (Muntovi il Ut marzo 19. al L'7 vi riceveva un dispaccio col «piale lo >i informava dei gravissimi avvenimenti occorsi ed K'e lo invitava caldamente a riprendere il comando della il
Chambery dove s'era tentato un movimento repubblicano. Sin dal giorno successivo il Generale ripigliava rinfrancava gli animi e riusciva a sventare le Minzioni
divisione di
i
tentativi antimonarchici senza redio che aveva in
valersi
del
decreto di stato
mano firmato, cosicché l'anno seguente
luogo felicemente il viaggio della famiglia reale. Fu degno epilogo d'una carriera gloriosa, ispirata al più puro lealismo pochi mesi dopo egli andava a riposo col grado di generale d'esercito. Ma non ri ritrasse da quell'azione r
questo
il
;
che
la qualità di Senatore gli consentiDio come al He egli sostenne le BUS convinzioni religiose in Senato, prima con una lettera ai colleglli contro il matrimonio civile, non avendo potuto assistere alla discussione della legge più tardi pronunciando un vibrato il
grado,
»,
e fedele
passato e
il
;i
;
stringente
discorso
contro
hi
soppressione degli
ordini
reb-
combattere le tendenze separatiste che si a< tuavano t.- parte «lei Comitato d'un nuovo giornale, il <>urrirr lipes, die caldeggiava gl'intonati della Savoia m unione al Piemonte ed in base allo statuto. Però egli non s'illudeva <
- 218 sull'avvenire del suo paese ed alla dichiarazione di guerra
«lei
59, die lo precipitava, senza cura ine le conseguenze sarebbe ac-
corso a schierarsi sotto la bandiera del suo sovrano, se non glie il figlio Carlo
l'avessero impedito le infermità; vi combattè
Alberto, decorato di medaglia al valore a S. Martino, e ciò tu pel padre. Ebb'egli ancora l'onore di rice-
una grande gioia
vere la visita dei Principi Umberto ed Amedeo, mandati dal sentimenti Re in Savoia, forse col pensiero di ravvivarvi i
dinastici,
poi prima che
il
sacrificio
della
separazione
l'osse
compiuto il vecchio, fedele generale si spegneva serenamente al
31 agosto.
La nobiltà del suo carattere tutta si rispecchia negli Aris à
mes enfants qui embrasseraient
la
carrière
consigli improntati a saldi principi cristiani
militairt
:
savi
non meno che al
più delicato sentimento dell'onore, ed ispirati da profonda conoscenza della vita militare. L'autore chiude il pregevole volume inneggiando ali Italia per la sua azione nella guerra mondiale, ed auspicando all'avvenire dell'unione latina.
Luigi di Collegio.
Giuseppe Paladino, I Napoletani a Venezia nel 1848 (Nuovo Archivio Veneto, 1919, voi.
XXXVIII).
Id. Il governo napoletano e la guerra del 1848
(Nuova Rivista
Storica, anno III, fase. V-VI, anno IV, fase. I-IV, anno V, fase. II-III).
Salvo la resistenza e le sortite dal forte di Malghera a ben poca cosa si ridusse il contributo che l'Italia del Sud diede al primo tentativo di riscossa nazionale che annoveri la storia del nostro Risorgimento. Infatti, come dimostra con esauriente documentazione il Paladino trattando dei Napoletani a Venezia nel 1848, non a pena il governo borbonico per impellenti necessità politiche più che per spirito antitaliano fu indotto a richiamare in patria tutte le sue forze militari dalla linea del Po, solo i volontari,
duecento soldati e venti ufficiali, preferirono rimanere breccia di Venezia assediata. Perchè avvenne ciò ?
sulla
— 219 — i.i solfinone di questo suggestivo problema, che implica ima disamina profonda «li tutti <Ji eventi del '48 posti in correlazione eoi rapporti politici che intercedettero tra le «lue
monarchie «lì Piemonte e di Napoli, che sole allora potevano assumersi l'onere dell'alta impresa, è data con grande oggettività ed acume «li ricerca dallo stesso Paladino in altro lavoro di maggior molo edito lo scorso anno dalla < N'uova Fi storica
rista
.
Qtrariamente all'opinione comune, che attribuì il immuto napoletano nella prima guerra d' indipendenza al municipalismo dei componenti il Ministero pricola, alla debolezza morale degli uomini che presero parte al Ministero Trova ed alla riluttanza dello stesso L'è a battersi contro l'Austria, il giovane A. in base ad una minuta analisi delle eondi/ioni 10
politiche,
delle
economiche
Due Sicilie,
e
militari
in
\er-
cui
dimostra pienamente che
il
Mezzogiorno per la Bua posizione geografica, racchiuso com'era, giusta il detto arguto di Ferdinando IT tra la tcomunitm e Vmequa folata, era incapace non che di operare il risorgimento della intera penisola, di risorgere essi
A questo
tatto
pregiudiziale
il
'la
Paladino
solo.
fa
seguire
nu-
merose concause secondarie, di vario carattere e peso tra le «piali in primo luogo la deficienza delle forze militari borboniche nella
piii
zioni contro
le
parte impegnate a difendere
le
patrie istitu-
mene dei rivoluzionari: le diffidenze che eoi
•io tra la Colt.- di Napoli e quella di Torino, motivate dalle tendenze egemoniche della politica piemontese, che mirava ad utilizzare per conto sin» risultati della guerra pur serven< dosi delle forze militari altrui: il segreto lavorio diplomatico della Gran Bretagna, che da un insù astriaoo avrebbe potuto veder turbato a beneficio della Francia lo statu qu<> del Mediterraneo ed in fine la opposizione di Fio i\ a concedete il tran-ito forze napoletane a traverso BUOÌ Stati nella rondata suspicione eie- queste potessero attentale una seconda volta alla integrità territoriali della Santa Sede. i
.
i
t
Per tutte queste considerazioni il Ooverno borbonico mincudine delia impopolarità ed il martello delle esigi interne
si
appigliò ad una .Ile
«lilla
li\
ria
di
mezzo spedendo un oorpo del
Fo. col di\ leto
il
illlpe
tondo prima che l'atteggiamento del governo di Carlo Alberto >i fosse ben delineato. -i
;i
— $20 Intanto, scoppiarono n Napoli i moti del là maggio, che parvero preludere ad una generale sovversione delle provinole del Regno. Di qui e non per altri molivi, il richiamo frettoloso delle truppe dall'Alta Italia e il triste epilogo della prima guerra per la indipendenza nazionale.
Renato Borio \. Francesco Lemmi -- Napoleone Bonaparte — Lucca, Baroni, 1921, pag.
U.
commemorazione ufficiale
Più che
zione storica e psicologica
del
è,
grande
onesta, una ('orso.
Il
ricostru-
Lemmi,
la
davvero completa, ha esaminato nel presente studio, breve di sviluppo, denso cui padronanza del periodo napoleonico è
di pensiero, elegante di i
forma, i motivi del fascino, che sopra
suoi contemporanei esercitò l'uomo fatale, e
plesse e non tutte intelligibili, per le quali egli
le
cause, com-
dominò in un
mondo in cui tante e molteplici intelligenze fiorirono in ogni campo dello spirito umano. I primi l'A. scorge nel fatto che: «
Napoleone Bonaparte
possedeva
e sicura del cuore degli uomini.
la
conoscenza profonda
Una parola, un gesto, un ac-
cento gli rivela[va]no nelle loro sfumature improvvise sentimenti più intimi ed egli li prend[eva] di fianco o di fronte con sicura manovra ». Così prostra i suoi più fieri nemici, i suoi i
compagni
soggioga le sue stesse vittime, fra le quali miseranda, Pio VII, deve riconoscere la superiorità dell'usurpatore dei suoi diritti. E la potenza psicologica di Napoleone, già mirabile quando si palesa su singoli individui, raggiunge il portento quando agisce sulle masse l'A. lo dimostra, bene, in una rapida, ma succosa sintesi delle campagne dal 1796 al 1815 durante le quali l'imperatore lece del suo esercito il più meraviglioso strumento per le sue conquiste militari e politiche. Le ragioni del predominio inconcusso di Napoleone I, il Lemmi ritrova nella speciale natura psichica di quest'uomo, che non subisce l'influenza altrui. né quella delle proprie passioni, ma l'una e l'altra egli disciplina con la potenza dell'ingegno. Così gli è possibile di compiere la sua opera migliore, che, com'è noto, non consiste nelle vittorie conseguite sui campi di battaglia, ma nell'avere aperto un mondo nuovo alla società che si era venuta formando :
così
la più nobile e
:
— &i — un or si formava. Napoleone, osserva Lemmi, «non oppresse, com'è volgare eredensa, le nazioni, anzi le liberò e esaltò. Le libero. compiendo l'opera delle negli ultimi secoli e che
t
il
I.-
anacronismi oqnenzs quanto vi era ili grande e di bello nella loro storia E nell'affannoso travaglio che oggi tutti ci tormenta, combattuti come siamo dal bisogno «li trovare la via. che ci condurrà verso la luce riforme,
districandole
<'i<>è
dall'inviluppo
degli
medioevali : le esaltò rievocando con
.
e dalla
difficoltà
enorme di sorgerla,
presente in noi la
sia
grande conceaione che dell'assestamento di Europa aveva il primo Bona parte, sollevatosi contro coloro i quali avevano, lo d'allora, tentato di far del mondo, un loro mercato. La fusione degli Btati in una grande unità economica e politica, impedisca sopraffazioni, ed il costituirsi, sopra ogni 'li egemonie, commerciali o militari che siano. opera dell'avvenire che ci attende: meta che ci additò.
tale clic aitili
•
u ceni anni,
il
genio italico di Napoleone I.
Eugenio Passamonti.
A.BTUBO Segue, // primo anno </< igio di politica tirilo
(nella
sorda,
l
M inùu
><>
Vattesa (183 1-1S15).
interim "i attera,
n< I
primo anno
— Torino, Tip. degli Artigianelli, 1921
Restmuì Bibl. di Storia
Hai.
r><,,tt<.
voi.
X).
al L820, cioè dalla cabreve periodo clic corre dal 181 molo napoleonico militale di Napoli, al duta dell'Impero non e stato ancori studiato abbastanza dagli storici del Rimento, <piali hanno rivolto (pia e là la loro attenzione Il
1
i
alle
le.
alle congiure,
ai
prò
_; 1 i
sforzi in-
somma, confusi e slegati, dei malcontenti d'ogni specie, ma ben poco hanno tatto per lumeggiare, con animo _lio di
pregiudizi,
le
difficolta infinite,
politiche,
morali,
godovettero far fronte verni restaurati, dopo ventidue anni «li una guerra che nel medesimo tempo una rivoluzione. Vero è che non omiclie.
finanziarie, alle (piali
i
.
avvenuto ed avviene per altri periodi: le sempre in primo piano, nella D miglior luce, onde prendono risalto episodi ed uomini
diversamente
è
e
rivoluzionarie sono
e
e
180
di
poca o nessuni importanza, quelle coum-i\ attici li"
— 'M — mungono nell'ombra o sono messe innanzi soltanto per essere additate all'esecrazione universale. Eppure, man mano che gli archivi pubblici e privati si schiudono alle ricerche «'insempre più chiaramente si scorge che
dite,
le
grandi
virtù
d'intelligenza, di cultura, di onestà e di carattere non furono,
allora come oggi, privilegio ristretto dei partiti rivoluzionari, e che
anche nell'altro campo, tra i servitori della cosiddetta abbondarono le rette coscienze, le menti larghe ed
tirannide,
aperte, i nobili spiriti che, oltre i confini della piccola patria,
tennero fisso lo sguardo con amore e con orgoglio all'Italia. Austriacanti e reazionari, li definisce con sdegnosa brevità la tradizione patriottica. Ma quegli uomini, principi e ministri. costretti dalla loro debolezza ad una diffìcile politica di equilibrio, seppero usare al bisogno, senza spavalderia, al cospetto delle grandi Potenze, l'Austria compresa, un linguaggio fiero e dignitoso, dimenticato forse in tempi a noi più vicini; e, all'interno, non pretesero, come ancor si ripete nei manuali scolastici destinati a dare ai giovani una visione veritiera della vita, di rimettere in piedi il vecchio edifìcio medioevale che le riforme principesche avevano già smantellato quando venne ad abbatterlo il Bonaparte, ma, rendendosi conto, spesso esattissimo, dei mutamenti avvenuti nel proprio e negli altri paesi, si sforzarono di adattare, con maggiore o minore intelligenza secondo i tempi e i luoghi, sempre però con grande rettitudine, le antiche forme della monarchia assoluta,
mai dispotica, alle esigenze materiali e morali
della
società nuova. Il
barone Alessandro di Vallesa, conte
Vittorio
zione
di
Montaldo, che
Emanuele 1, nell'aprile del 1811, chiamò
degli affari esteri, era
alla
dire-
uomo di limitata cultura e
di
mediocre intelligenza. Vissuto in disparte nelle sue terre del Piemonte durante la signoria napoleonica, con la quale aveva evitato qualsiasi contatto, conservatore per nascita e per educazione, rigidissimo e quasi ombroso in materia gerarchica e disciplinare,
parve uno spirito gretto a quanti, avendo ser-
vito l'Impero o avendolo combattuto sotto le bandiere russe,
austriache od inglesi, avevano respirato a pieni polmoni, pur
senza avvedersene, l'aria dei tempi nuovi; ma la contessa di Boigne, figlia del marchese di Osmond, allora ambasciatore francese a Torino, lo giudicò quasi un liberale in confronto di molti che tornavano dalla Sardegna, pronti a far sentire
223
—
ohe essi avevano diviso con la Porte la superba povertà dell'esilio e non erano quindi disposti riconoscere ora mutamenti oompinti dall'usurpatore, in realtà si oercherebbe in;i
vano in
lui
scritti
altri
i
Larghezza di mente che appare invece dagli uomini della restaurazione, anche, pei esempio, dalle memorie del maresciallo là Tour, edite ii"l 1917 dal Galla virosi ma tu un funzionario instancabile ed nuoti», convinto, più per intimo senso ,}j giustizia ohe per vedute veramente politiche, che fosse doveroso un certo ragionevole rispetto agl'interessi molteplici, pubblici e privati, sorti durante !a dominazione francese, tenace e ostinato, come tutta la gente subalpina, nel lavoro e nelle id.-e. e geloso a tal punto della propria dignità che, nel 1817, dopi» tre anni di governo, giudicandosi Offeso da una brusca risposta della regina Maria Teresa, non «--ito a dimettersi in maniera persino poco conforme alle usanze dell'antico regime. «li
quella
I
> « -
;
La sua azione
governo apparirà meglio dagli ulteriori promette dopo questo dedicato al tumultuoso periodo che va dal primo al secondo trattato di l'arici. I grandi fatti di quell'anno — Cento giorni, l'avventura del .Murai, il congresso di Vienna sono qui rievocati, con la parola dei contemporanei, in ben 250 pagine di documenti; e si riascoltano col medesimo interesse delle cose QUOve, sebbene di nuovo, com'è facile intendere, poco o nulla ci offrano. Anche per la parte che più particolarmente si rilavori che
di
\rt uro Segre ci
i
—
- ricupero della Savoia, acquisto di Geferisce al «Piemonte nova, relazioni con l'Austria — i documenti che il Si'^w ha tratti
dall'archivio di State» di
ora proprietà,
quest'ultimo, del
illuminano meglio
persoti.
Torino e da quello \ allesi. conte Piovana di Collegno, ormai note, non ne alterano
oziai mente la (Isonomia. Kè conquesto si vuol din- che non vales.s»' la pena di pubblicarli. Anzi ritengo che il v abbia b.-n fatto a ripiodurli iti -oh» penso Che, .
appunto perche riprodotti " lungo per
commento In un'opera
gli
studi
.
scritti
non abbiso non per il pubblico,
.
di
ma
«
Del roto un certo dizione,
non sempre necessario, di eraonde <llie terzi delle pagine Mimi •i'Ii-I e^ohruien e t
l
la\on Occupati da note, e un po' il difetto e il pregio di tutti dei Segre. Lavoratore Instancabile, pur in mezzo alle fatiche dell'insegnamento medio, egli ha percorso tutti campi della i
i
— 224 della storia italiana, e non da dilettante o da venditore dì fumo, ma da storico serio e coscienzioso. Senza dubbio molte riserve sono lecite circa il suo metodo di elaborazione e di
esposizione, ma non
si
può non ammirare in lui l'onestà scru-
polosa dell'indagine, che fa anche di questo lavoro sul lesa
una raccolta d'informazioni archivistiche
e
di
Val-
notizie
biografiche e bibliografiche del più grande intere
P.
Lemmi.
-
XV
Ì922
Fax:.
i}-4
RISORGIMENTO ITALIANO
IL
Nuova Serie pubblicata dalla
SOCIETÀ STORICA SUBALPINA
La
Gadagnana Estense durante
la
dominazione francese (1796-1799]
Per il presente lavoro mi sono servito dei documenti conili negli Archici comunale (1), provinciale (2), ed ecLa Comunità <li Castelnuovo ebbe un vero e proprio archivio metà del sec. XVI era affidato al cancelliere, ohe doveva farne onsegna al suo successore. Nel L668 se uè fece Manente
(1)
alla
:
il
inventario
Libri di colloqui
«
:
1609, 1624, L638, 1652;
dell'ordinario pitoli
ento.
1569,
i
«/''
1594,
1603,
riordinamento
L'attuale
furono raccolti
Libri
i
non che
300,
.
1"
il
del
1580,
Libri delle colte, dell'entrata et uscita,
straordinario, 4:
docc.
I
all'altro
rito
<•
Comunità
della
principiati a scrivere
•;.
varie
in
risale
filze
posti l'uno
e
;
1622; ai primi
ohe vanno sino al Libri delle coìte. I>ei primi alla fine del orale dal notaio Grnauelli. Nel eit.
partiti {colloqui)
citt.
* 1 i
Archivio, che un incendio distrusse in parte alla Bue del secolo, .«•Ile
i
guardanti Colle (fine Sin
«lai
Ila
sec.
gennaio 1475 Ercole formazione ili un Archivio I
Viccaria, e
libri
«lelli
atti
civili
si
tenga
il
e criminali, et
tutte
le
nel quale
ture eh.- appartengano alla detta •
l
li
Viccaria,
1
duca
e, della
decreti, Iella
Comunità)
.
1
l
>ìf»«»ì
alla
Ih"
che un Archivio notarile, ohe tu riordìdo 1772. Pranoesoo III con legga dei
innovo decise lo
di
portarvi
tra
!•
furono unite quelle del Parlamenta e della 1>« pa<
provinciali
•
i
è
allora
nella
detto provinciale, e
l.'o<
i
i
bade
documenti della Vicaria di Castelnuovo e del Parlamento Deputazione provinciale, I.e prime non contengono di i-ili
e
quale stia
'
particol<
ne
il
Commissario o «lei Capitano, et habbia due diverse chiavi. et altra il <omuna ne tenghi li Otto della Sl, itali,
dal
si
Comunità di Rontano, e XVII] e princ. sec. XIX). aveva ordinato alla Vicaria
Libri dei colloqui dilla
e
Il
i
i.
XV
l*
_ 286 _ clesiastico (1) di
di Stato di e di
Casielnuovo di Garfagnana, ed in
(incili
Modena (2), di Reggio lùnilia (3), dì Lucra (4)
Massa (ó).
Inoltre ho utilizzato anche altre fonti (6),
possano interessarci per il presente lavoro. Non così gli altri di cui ecco l'indice: Capitula, statuto et ordinamento communis et hominum ;
Castrinovi Car/igiiane (1.318-1637); Statuti, decreti, lettere, rescritti, concessioni etc. della Vicaria di Castelnuovo (1430-1778); Ordini e provvi-
sioni con le tasse per tutte le Vicarie della provincia (1717);
Adunanze
Vicariali e Parlamenti provinciali (1592-1789; con una lacuna dal L600 al 1623) ;
Documenti e recapiti provinciali (1611-1768); Recapiti della
Vicaria di Castelnuovo (1601-1797); ed il relativo Repertorio compilato
dal
cit.
notaio Guazzelli; Adunanze, sessioni e congressi provinciali a
forma de' nuovi regolamenti de' 17 decembre 1772 con i relativi Recapiti (1773-99); Imposte Vicariali (1571-1802); Pagamento de' taglioni provinciali (1741-1772); Libro d'entrata delle imposte provinciali dello zec-
chino, due paoli, spalate, riparazioni e assegno camerale per le strade (1773-98) ; Deputazione di Sanità (1731-77) ; Monete (1779) ; Recapiti di spese e pagamenti per il processo del tumulto del 3 maggio 1772 in Garfagnana;
(1797). Le carte delle altre Vicarie nella maggior sono perdute le poche rimaste sono possedute dagli Archivi di Stato di Modena e di Massa. (1) L'archivio dell'Abate Mitrato di Castelnuovo è nel massimo disordine. Mi sono stati utili i carteggi con i vescovi di Modena e di Lucca, anche essi in pessime condizioni. (2) Il R. Archivio di Stato di Modena possiede, diviso in buste e ben ordinato, il carteggio del Duca col Governatore e moltissimi altri docc. Anche la biblioteca annessa è ricca di mss. che ricorderemo al momento opportuno. (3) Cfr. U. Dallari, Il R. Archivio di Stato di Reggio nell'Emilia (Rocca S. Casciano, 1910). Interessano specialmente le carte Turri. (4) Cfr. il ben noto inventario di S. Bongi (Lucca, tip. Giusti,
Comizi
parte
elettorali
si
;
;
1872-88). (5)
Nel R. Archivio di Stato di Massa fu trasportato l'Archivio Garfagnana, già conservato nella Sottopre-
del Governatore della
fettura di Castelnuovo.
Il
sottoprefetto cav.
Vittorio
un accurato inventario. Le
Nave
della
vanno dal 1520 al 1847, furono divise in 689 filze, senza comprendervi molti statuti delle comunità della regione, dieci volumi di repertori nel 1866 ne compilò
carte, che
e protocolli antichi (1722-96), ed altri undici volumi, fra cui delle
imposte della
Vicaria
delle
Terre
Nuove (1636-1802),
i
Libri quelli
Camporgiano (1775-1801), ed il Libro dei partiti dei Comunità del Forno Volasco (1776-1806). (6) Particolarmente ricca di docc. sulla Garfagnana è la BibL Governativa di Lucca; ne ha molti anche l'Estense di Modena;
della
Vicaria di
vocali della
227
come fui dall'argomento interessante e per natta perchè delle vicende delta Garfagnana Jìstense durante la rivoluzione e la dominazione francese nessuno attirato
studiato,
si
finora occupato.
è
I.
-
La Garfagnana Estense
al
1789.
La regione ha avuto una profonda originalità di sviluppo storico, perchè, possedendo caratteri fisici ben differenti da quelli dei paesi confinanti, da essi si è distaccata con reale autonomia nella propria evoluzionieconomica, intellettuale. Infatti da un lato la natura del suolo, quasi interamente montuoso, ha por-
politica,
tato con ineluttabilità alla pastorizia, in diretto contrasto
con
coltura intensiva delle pianure Toscana e
la
nese
dall'altro
(1):
con l'esterno, diffìcili
stagione
di
im-
ha reso oltre modo vicini. Al che hanno con-
comunicazioni con vicende storiche che. perpetuando per più uno stato di anarchia e di guerrìglie, ed inline dei
le
terminando
sempre
un
Lucchese, verso cui con si
Mode-
raccordo
invernale,
le
tribuito »li
strade
di
l'essere le esistenti di transito quasi
e
nella
possibile
mancanza,
la
protende
latente la
con
conflitto
valle del Serchio
lo
Stato
naturalmente
Garfagnana, posero un netto contine
la
fra
•mimale «li Castelnuovo, fondata da !.. Dini e Gr. Gheesc iuta con la libreria ilei Cappuccini (cfr. si, ih
(Roma,
Bibliotecht o. il
Martino Maria Repertorio
oit.
<li
1894),
II.
62
.-o
.
partiti
eccettua
si
provincia
ridli
grosso ma.
il
dell' 800 ricopiò
ohe ai primi
Fieri, archivista,
Caetelwuovo
<li
<1<-1
Ma questi docc. saranno citati al !<>r<i luogo. Ricordiamo
Belli.
per ultimo che l'Archivio della R. Agenzia delle Tasse ili Castelnuovo •
•li-
una
raccolta
Leila
«li
èstimi
(li
tutte
le
commina dell
Wl Wlli ini, ivnte
l\.
1878;
iil..
ni
parti
Delle proprietà
[ppennino ndario
Delle proprietà
alcune
di
eo
mu m
dell'Appennino, rurali
t
>
</-
in
i
limiti
R
delta condì
Sf<
'orna,
l
s -
-
-
228
queste due regioni che altrimenti avrebbero potuto comunicare cnn molta facilità (1). La feudalità scomparve presto dal paese (2), che per lunghi anni fu teatro di dure contese fra le Repubbliche di Lucca, di Firenze, di Pisa, il Papa e 11 Ducato di Ferrara, poi di Modena. Le truppe mercenarie più volte invasero i miseri villaggi, sparsi qua e là, in luoghi spesso impervi, abitati da gente raminga per la maggior parte dell'anno, solita a trascinarsi dietro gli armenti in cerca di pascolo nelle Maremme. E mentre da un lato lo spopolarsi del paese diveniva sempre più intenso, dall'altro traeva alimento dalla rudezza e dalla scarsa abitazione dei luoghi e
diretto
il
brigantaggio, fenomeno storico in continuo
rapporto con
condizioni economiche e poli-
le
tiche del paese in cui sorge e
si
sviluppa (3). Chi non ri-
Prima del Trecento la Garfagnana era percorsa dai mercanti ma la decadenza economica di si recavano a Genova Lucca fece dipoi abbandonare questa strada cfr. G. Luzzatto, (1)
lucchesi che
;
:
Storia del commercio (Firenze, G. Barbèra, 1914),
I,
252. Seguirono
dipoi le lunghe guerre tra Lucca e
Modena, per le quali cfr. Garfagnana provincia, scripturae duae prò Mut. Duce adversus Beipub. Lucensis praetensa fura (Mutinae, de Verdis, 1607) G. B. Ladercht, ;
(Mutinae, de Verdis, 1607) Scritture e lettere intorno alla guerra di Garfagnana (Venezia, 1613) ed i mss. 19, 46, 47, 77, 580, 754, 856, 870, 901, 975, 1564 della Bibl. Governativa di Lucca. etc.
;
;
(2) Cfr.
in
De Stefani, Storia dei Comuni di Garfagnana nel sec. XII,
La Garfagnana (Castelnuovo), III,
1893, nn. 2-7; e dello stesso,
specialm., Ordini amministrativi dei comuni di Garfagnana dal XII al XVIII secolo, in Arch. stor. Ital., 1892, pp. 31-66. Gli statuti co-
munali sono posseduti in gran numero dagli Archivi di Stato di Lucca, Massa e Modena, e dai locali comunali. Per una bibliografia, non completa, cfr. L. Manzoni, Bibliografia degli statuti, ordini e e L. Fonleggi dei Municipii italiani (Bologna, 1879), voi. I, p. n ;
tana, Bibliografia rino,
degli statuti dei
Comuni dell'Italia Superiore (To-
1907).
Per la storia della Garfagnana cfr. Pellegrino Paolucci, La Garfagnana illustrala (Modena, B. Soliani, 1710 il ms. originale A. Carina, Notizie stonella Bibl. dell' Arch. di Stato di Modena) (3)
;
;
riche del contado
Lucchese, e specialmente sulle valli del Lima
l'Alto Serchio (Lucca, Giusti,
1871)
;
e del-
R. Raffaelli, Descrizione geo
grafica storica economica della Garfagnana (Lucca, tip. Giusti, 1879) ;
— 229 — conia,
questo
a
proposito,
conio governatore,
colà
oeppur
fra
Kioliobxni, cronisi,, /in
L.
A.
1915);
Etoaa,
tanti-
stori,;,
religione,
morali-
é
noli,
Notizie
biografiche
in
XII.
letti rallini.
n;\Boscm
i
4:;
i
man-
tip.,
1S27.
Torregiani,
tip.
in
M,
506-41
pp.
eontìnuasion$ detta
in
(Reggi»»,
r
docc). Sul Pacchi,
Trombi, Elogio (Castelnuovo, 1826); G. Baraldi,
ili
supe-
II
Ma l'opera più impor-
lnuovo, A. Rosa, 1899, ma senza olire V.
bill.,
valle
tirila
provincia detta Qarfagncma (Modena, Soc.
illa
I.
Boat,
Domenico Pacchi, Ri»
regione è aurora quella di
ralla
1800 (Ca-
al in
M. Ducei, 1901); A. Rossetti,
Qattieano (Barga, Groppi, 1911).
ili
Ì6ÌS
A. d'Ancona,
cfr.
TOKRIAHI, Sommario
Si.
(Firenze,
rili
ilaim aio
sicuro Castel-
in
e dello stesso, Vagli di sotto e la sua storia (Castelnuovo,
2< »4 ).
1900, p.
stimava rocca
si
sua
della
Qmfmpuma dal
,1,11,1
stelnuovo. A. Rosa, 1900; su cui
inviato
dell'Ariosto
quale non
il
mura
robuste
le
versi
i
BiUio1833),
anche le sue ined. lettere al Tiralioschi. nella R. BibL ;<<• di .Modena, docc. del R. Arci», di Stato di Lucca, Carte Trenta, n. 16, e quelli della BibL Governativa della stessa città. 1361, Le ined. descrizioni e storie della regione sono .
i
ili
'/'.
QISMONDO
BfiBTACCHI,
istorila
I)esiri~.
tirila
pror.
ili
<
iarintjnana
Vanno 1629 circa (di cui una copia del 17_s nella BibL dell'Aron, «li Stato di Modena); Ajisklmo Micotti, !>•• ala e composta
dedicata a Francesco
'loijira lti'.i).;
II (duca dal 1662 [1674] al nella GovernaBibL Estense, ma. <L 6,
di cui copie nella
di
Lucca,
l
1922;
n.
in
Valentino Cabli, DeW istoria
cfr.
Modena);
Qarfagnana milita, dedicata a .lo d'Este duca dal 1694 al 1702, e dal l7Q7al 1734; di cui copia D.eirEstense.ms.K.é. 2-3). su questi e sui cronisti minori la Biblioteca Modenese del TntàBOSCHi (Modena. 1781-4 note
importanti
mss.
Dei
:
il.
l.ll; di
za
ia, II.
Tttustraz.
di
77'.'
un
!..
I
antico
'
do
si»?
;
sfa.
G. ^i"i;/\. in (Unni.
della Oarfagnama (Roma, Pagliarini), Poggio, Lettere ragionate con una disserta*. fitto della
Moboni, Dision. d\ \\\\. it:; 83 ed m ;
Mi ni-
dal
nell'Lst*
.">)
(ìarfagnana (Lucca.
G.
:
Lu«-.
'.'.
sii/ilio
oroposta atta illustra:, di un
di
Kstense. !..
1901, pp. 66-8). Altri studi paraialiaono: G ibampi,
di
nativa
inviate
\gnini,
scritte (in-.
(Auditore, tip. Sartori.
urti
•; I
1
mas. di GJLPaatom, nella BibL dell'Ardi. Mioliobini, /." Qarfagnana in letteratura,
spogli
tri i
Modena;
detta
pochi
boschi il lo nov.
in
;
quella dell'Ardi, di Stato di
(
.
N.
(
'i \
\ i.i.i.i.
i
MIA della <••
fonti rurali nello Stato Lucchese, pp.
Bl
mi.
- 1
ni
1
— 230 — nuovo ? (1) Il rassodarsi dell'occupazione Estense, ed in pari tempo il nuovo ordinamento dato a tutto il governo locale posero riparo a poco alla volta a questi gravissimi mali, ma non potettero cambiare i caratteri intrinseci della regione, la quale rimase sempre a ricchezza armentizia,
poco abitata, e con la scarsa popolazione ac-
centrata in silvestri paeselli L'originalità
(2).
sviluppo
dello
storico
Garfagnana
della
riposa appunto per ciò su queste sue peculiari condizioni
evoluzione tardiva e lenta locale,
d'istituti,
vita
:
strettamente
quasi assoluta assenza di gravi problemi econo-
mici, ed in conseguenza nessuna crisi a contenuto sociale.
E quali problemi o crisi potevano proporsi o scoppiare se
mancava un
ital.,
ceto
operaio,
se
l'industria
manifattu-
XXVII, 1901, pp. 1-14; Gio. Batta Spaccini, Cronaca Mode-
nese (1588-1636), ed. Bertoni, Sandonnini e Vicini (Modena, 1911), I, 58, 177 G. Sforza, La caccia all'orso in Garfagnana nel sec. XVI, in Bicordi e biogr. Lucchesi (Lucca, Baroni, 1916), pp. 26-34. ;
anche VElenco degli espositori della Esposizione regionale del Ì896, e M. Baccani, Guida commerc. e industr. del circond. di Castelnuovo di Garf. (Carrara, Sanguinetti, 1912), con una breve bibliogr. a pp. 32-5. (1) Pel governatorato dell'Ariosto (1522-25) cfr. specialm. le sue Lettere, ed. Cappelli (Milano, Hoepli, 1887). (2) Già durante il governatorato del Testi (1640-42) le condizioni della regione erano migliori. È nota la sua canzone ad Ascanio Pio Cfr.
in La Garfagnana, VI, 34
;
:
Qui dove argenteo
il
corso
La Turrita discioglie e seco viene
A maritarsi innamorato
il
Serchio,
E sul meriggio al dorso Del gran Padre Apennin opache scene Di rintrecciati faggi alzan coperchio Qui lieto vivo...
Ed al Fontana scriveva da Castelnuovo, 5 giugno 1621 « Il governo mi riesce ogni dì più piacevole, e questo paese adesso ch'è vestito, per l'opacità delle selve, per la bizzarria delle viste, per la solitudine de' luoghi, lusinga il mio genio oltre ogni credenza » :
:
Miscellaneo di
pp. 79, 82-4, 88-7, etc. ; G. Tiraboschi, Vita di F. Testi (Modena, 1780), e Biblioteca cit., V, 245-63 ; G. Campori, Del governo di F. Testi in Garcfr.
fagnana (Modena,
lettere del
s.
a.) ;
conte F. Testi
(s.
n.
t.),
A. Campani, Il Testi nella Garfagnana,
— 231 — quasi non esisteva
riera
dominava che
ed in agricoltura non preboschiva Vasti demani co-
(1),
coltura
la
*.'
munali, spesso indivisi, si stendevano sulle pendici dei monti, a disposizione degl'indigeni. Larghi pascoli eran
comune il contadino o il pastore potevano liberamente usarne, e dato il loro scarso numero ne avevano in esuberanza. Alla meta del sec. XV li. Eglio, pur contando solamente 390 anime, possedeva l'Alpe indiviso con Sassi, et il sito era grandissimo,
quasi patrimonio
esso ehi di
di
e
:
comuni se ne pigliava
delti
lavorare
a
era suo. e se di essi ne avesse bonificato e ridotto in pos-
facendo stimare tutto
tini,
era
obligato
poi
tutto
il
E poiché
la
preso e lavorato, quello
il
pagare al comune scudi 15 per cento lavorato restava suo libero ed assoluto ».
a
;
quasi
totalità
abitanti
degli
—
dedicavasi
al-
670 di Coriìno e CaINO di Gragnanella mbiano, 580 di Massa e Sassorosso, erano dediti ai lavori dei campi, tutti finivano per l'agricoltura ed alla pastorizia,
i
i
i
—
ritrarre
necessario dalla
il
aveva un totale 756 ecclesiastici. zione fra
la
Nel 1794-95
terra.
la
regione,
anime con
11Ó2 fuochi, e di 21331
di
che esistesse una effettiva sperequa-
1-'.
vastità della regione ed
numero degli abi-
il
appare evidente da un esiline dei dati dei singoli comuni, dei quali soltanto due superavano il migliaio di anime e cioè Camporgiano con 3360 e Castelnuovo Con 2191, complessivamente piti ilei quinto della popotanti,
:
la/ione ;issolut;i al
di
in
//
I
.
mentre
;
gli
altri
sotto di quella cifra (2).
si
mantenevano nmlto essendo ancor ru-
Inoltre,
iugno 1887, XXVI, 180; «• I.n nomimi <li (1888 Oarfagnana, in Rai*. Emiliana, Nel IT."»:, a Culle Pancetta (Molazzana) Pranoeeoo Emery istruito una fonderìa <li rame ferro, ri diede facoltà ;i Trivelli di Reggio d'impiantare un opificio alle Pabbriohe «li
Panaro, Modi
VeeU (1)
al
governo
•
a
1
<•
«•
Uh»» per lavorarvi tistici
il
sulla
fi
Garfagnana te ne trovano in gran mu
rapporti dei Governati lorj
ì
Modena, /.'»,/,/,.< mpilato Vanno
di
generale degli Stati
I
inoltre e
degli <iltn
Modena,
Corografi* àt[
Elicci,
L.
Siati appartenenti atta I
Bon< ioli v. ii»««'ii/i.
:
l
— 232 — dimentale l'agricoltura, la ricchezza era costituita specialmente da capi di bestiame, il cui numero lo si ripor-
tava come indice di consistenza dei singoli patrimoni. Qualche piccolo mulino è ricordato dalle descrizioni della regione (1), ma serviva per l'uso locale; scarsissime erano infine le « entrate comunali », e non infrequente il caso che non ve ne fossero di « ordinarie ». Tutto ciò determinava una relativa perequazione nella divisione delle ricchezze, ed anche un relativo benessere economico. Un buon informatore della Corte Estense
prima metà del Settecento
nella «
riferiva
:
Generalmente parlando questa Provincia è piena di famiglie be-
nestanti e ricche e che non spendono molto in mantenersi per non
essere peranche introdotto il lusso nel vestire e nella in Castelnuovo. Gli abitatori
tendono al giuoco, né
alle
non sono
soliti
conversazioni,
ad ogni ora che trovano o che loro d'impiegarsi per qualche anche
si
piccolo
stare in
mensa se non ozio,
né at-
ma sono industriosi, et presenta qualche
guadagno,
non
modo
lasciano
passare l'occasione. Sono per lo più persone che, benché nate ne'
monti ed ivi allevate, e vestite da contadini, hanno le loro massime di gentiluomini, e chi tratta con loro, ancorché gli veda male vestiti,
è necessario
ne mostri qualche stima (2) ».
In sostanza la regione bastava a se stessa economi-
camente. Un raccolto di castagne era sufficiente per due anni di vino se ne ricavava il quantitativo necessario per l'uso locale di « biade » per i poveri ce n'erano per tutto l'anno solo « per i ricchi e per quelli che vivono ;
;
;
tengono molte notizie anche le Relazioni d'alcuni viaggi fatti in diTargioni Tozzetti; il Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana di Emanuele Repetti etc. Cfr. Sebastiano de Navasquès, Del fiume Serchio (Lucca, Landi, verse parti della Toscana di Giov.
;
1899). (1)
Cfr. specialm. la cit. Descriz. del Bertacchi.
(2) Notizie particolari
della
riguardanti
lo stato
presente di alcuni luoghi
Garfagnana e dei provvedimenti che occorrerebbe farsi in essi per
la quiete di questi abitatori e così di tutta quella provincia, ms. di pp. 21, s.
d., in
R. Arch. di Stato di Modena, Arch. Valdrighi. Cfr. su di esse
la comunicaz. di Luigi Valdrighi, in Atti e Mera, delle BB. Deputaz.
di St. Patria per le prov. dell'Emilia, n. s., Ili, 1, 1878, pp. xliii-xliv.
- «33 pane
di
mesi
frumento non ne raccoglievano mai per vendita «lei bestiame procurava il benessere (1).
di
i.;i
.
vera
La
vita
Castelnuovo,
pic-
cola cittadina che alla line del settecento contava,
come
svolgeva
si
tutta
in
vedemmo, poco più di 2000 abitanti (2). Ivi convergono le strade che uniscono l'alta e montuosa Garfagnana con
dipartono quelle per Lucca e per Modena. Nei giorni di mercato e nelle Bere annuali ancor la
bassa, e di
si
riuniscono in
vi
della
la
regione.
ancor più
affluire
piazza
i
contadini ed
i
mercanti
Kd ai tempi di cui parliamo vi dovevano non facciano
che
al
presente
quelli
buona parte
della Lucchesìa e di quasi tutto il FriLe merci d'importazione si acquistavano specialmente in Livorno ed anche in Lucca e fin dal sec. XVII m stimava di sommo vantaggio » per tutto lo Stato di
gnano.
;
use
il
riattivare l'antica strada della Tambura ridotta
utiero.
che
(1) Alcun»-
I
risalendo
a
fatica
le
Apuane avrebbe
Noeioni statistiche détta vera provincia della (ìarjagnana ntf si troni il Ducale. (iranducaU e l.v
te nel
1815 per riunire tutta la regione sotto Casa d'Este,
R. Archivio «li Stato «li .Modena, danno segg. medio raccolto grano mine (un terzo di sacco garfagnino) 22013; mestata mine 24271; fieno libre 3.656.220; castagne staia 82129; formentone mine io, panico e fagioli mine 1000; vino some (misura reggiana .ino) 19.189; canape libre bossoli libre 36000, di cori riducevano a seta grezza in provincia e 6000 si vendevano lana libre 70000 in provincia e 30000 che rimanevano nelle Maremme; formaggi libre 130000; nel 1808 il !ii«.lt«» diminuito si calcolavano pur tuttavia bovini nella Bibl. del
;>er
annate
i
«li
:
M
:
170, pecore n. 35000, cavalli asini e muli
«re
n.
n.
10000;
non erano sufficenti il grano ed il formentone, che si importavano. Nel 1815 rendeva allo Stato lireit. 146200, 13; e l'olio,
•
imari.. «li
I..
31891.77.36, tassa personale L.
daziaria
20549.19, sale tabacchi «• privative lire chimi, rendite annue di Leni «lemaniali
I.
ipoteche i..
*>
I.
i:
Nel
IT mì
iil
1
Castelnuovo aveva 256 case, divise in quattro quarLucia. S. Marco, B. Maria ; il lastricato «Ielle strade 777 .il I7V. I,. L. Mi-.ii «
III.
1904, n
II
- 234 — unito Massa con la Garfagnana, e dato a quest'ultima « anzi un diretto sbocco sul maro è verisimile che
i
:
soli
negozianti
di
modare tutta a risparmiati
loro
e vi
(2),
l'avrebbero
perchè
spese »,
così
gravi dazi fiorentini e lucchesi
i
stelnuovo, inoltre,
digene
Castelnuovo
fiorivano
acco-
fatta si
sarebbero
(1).
In
Ca-
scarsissime industrie in-
le
dimoravano le famiglie arricchitesi colla
con il piccolo commercio locale. Infine a dar maggiore importanza al paese contribuivano l'esser capoluogo della provincia e sede del governatore, del parlamento (sostituito di poi da una deputazione propastorizia
e
vinciale),
dei
tribunali,
tore generale del
(1)
dell'archivio
duca Estense,
di
del
notarile,
cui
fat-
amministrava
i
Le citate Notizie statistiche dichiaravano indispensabile « una
strada calessabile che, diramandosi dalli Giardini, valicasse gli Appennini, attraversasse la Provincia dalla sua Centrale, e salendo le basse foci delle Panie portasse sul territorio di Pietrasanta ». (2) Nel sec. XVII il Bertacchi parlava di molti « artisti » e com-
mercianti di pannine, olio e grascia, che vivevano a Castelnuovo ed oltre ad alcuni tintori, orologiai, argentieri, contava 12 calzolai, ferrai, mugnai, archibugieri, 20 pizzicagnoli, 3 pastai, 8 mercanti d'olio, 6 sarti, 8 osti, 3 macellai, 30 panettieri, 3 farmacie, 1 drogheria, 2 concie di pelli. Fra gli altri, i calzolai « vanno quattro o sei volte l'anno fuori a comprar mercantie, e non portano mai manco per uno di cinque, o sei cento ducatoni, e vendono all'ingrosso, e tengono fornite botteghe ». Vi erano inoltre nel sec. XVIII una fabbrica di moschetti e .strumenti bellici animata dalla Torrite, e verso Carbonaia una fabbrica di polvere pirica. Della prima così scrive il Cam;
pori,
Memorie
Carrara
e
biogr.
degli
scultori,
1873), p. 308, n.
1
:
lavori di ferro nella
architetti,
pittori
natici
etc.
di
Massa (Modena, Vincenzi, « Fin dal sec. XIV si ha memoria di ferriere e di
di altri luoghi della prov.
di
Garfagnana che fu poi degli Estensi. Nel sec.
XV vi s'introdussero artefici bresciani e bergamaschi,
i
quali
vi
esercitarono la manifattura del ferro, fabbricando armi, spingarde,
ed altre cose. Questa lavorazione si mantenne nei due secc. postee in essa si addestrarono artefici valenti, fra i quali Benedetto e Pietro Baldi di S. Romano armajuoli agli stipendii di Alfonso II
riori,
duca di Ferrara, solito a servirsi dei più eccellenti in quella professione.
La riputazione dei e dello Stato, e di
Ferdinando
si I
maestri garfagnini varcò
i
confini
della prov.
ha memoria di armi da essi fatte a requisizione granduca di Toscana ».
- 235 — autorità
provinciali in genere e l'esser ancapoluogo di una dello quattro Vicario nelle quali Garfagnana era stata divisa vicarie formatesi suc-
boni,
dello
;
cora la
:
comuni fecero che nel sec. XV sudditanza verso gli Estensi, e quindi disuguali
iivamente, atto di
numero
per
via
via
i
abitanti
di
e
por estensione
(1).
La cittadina aveva cosi acquistato una reale preminenza nella vita della regione. « È un luogo bensì piccolo, ma assai popolato con molte famiglie civili e pieno artefici
e
di
informatore.
Il
di
era
nelle
Delle
quattro
quella
paesi,
quella
-i (2)
I
il
citato
anonimo
governo della Vicaria
e
della
provincia
mani
finito
(1)
19
riferiva
negozianti »
comuni
(
'asteluuovo era formata da
della
12,
Nuove.
Terre
t'astelnuovo erano divisi in otto
Vicaria di
ognuno due sindaci ed uno
che eleggevano
colonnelli
quella di
e così fra gli
;
Camporgiano da 38, quella di Trassilico da
<li
delle
questi ultimi (2)
di
Vicarie
;
otto
degli
Castelnuovo formava colonnelli, e quindi aveva soltanto nove voci in Parlamento, mentre ^ li altri paesi ne avevano quindici Contro questa divisione Vicaria
«Iella
evidente
:
ricordo
fiorentino.
r
toglieva alla citta più importante la direzione degli affari prola borghesia di Castelnuovo. Interessante è il seg. violento
chi-
lei
1
gennaio
idee
«Idia
~> I
*
> •
»
duca Alfonso
al
borghesia Grarfagnina
che ci mostra quali
li. :
il nostro castello era pochissimo populato, maggior parte erano huomini plebbei, lasciorno per irataggine loro in ootal modo Boorrere simile compartimento, ido loro, che più oltre non vedevano, che ciò comportasse e la
Negli olire
antichi tempi
ohe per
la
qualità degli h uomini e
dottori di
«li
quei temili. Hora essendo
il
nostro castello
huomini ragionevolmente qualiinche di facoltà, et anchora assai nobilitati, essendoci legge, di medicina, nodali, procuratori, studiosi di buone iiia
moltiplicato
tnti, e
>ì
di
artigiani assai,
non ci pan
tal
compartimento
«die si disconvenga molto, proportionato a questi tempi d Hat lano le COSO puldiche d'import an/.a per l.uoii
no della comuni! contadini et et sua Vicaria, che huomini delle ville, lavoratori grossolani, huomini idioti, et per lo più pastori di bestie, ci habbino pm vo.i che gli huomini istessi di Comuni! telnuovo. Tanto più havendoessa \ un capitolo tra gli altri, il qua! dispone ohe quando tra gli huomini i
i<
;
del
parlamento
••
lo,
consiglio nascesse disparere e controversia «li «pialil
«piale
in
«letto
consiglio
-i
i
ruttasse, s'habbia a
- 436 otto presidenti chiamati ad amministrare soltanto quella.
Castelnuovo pretendevano « che i loro cinque colleghi di fuori non intervenissero nelle occasioni », pronti ad usurpare anche il titolo di presidenti della
i
tre
di
come tali a « carteggiare » far ricorsi e scriDuca in nome collettivo.
provincia, e
vere
al
Inoltre,
i
tre alle
volte erano
ture dipendenti da qualche
persone
«
sola famiglia
potente » del
vivevan notrattavan con tutta prorpietà, alcune assai
luogo. Queste, desiderose di signoreggiare,
bilmente,
deboli e crea-
si
«
onde, havendo gli uomini stando come stanno non pure uniti, ma etiandio ostinati nella loro oppinione, bisogna per viva forza che si determini e commandi quello che piace loro, quantunque per la loro caparbità et ignoranza sia il più delle volte contro il giusto, et contro l'honesto, et anche tal'hora contro a quello che sarebbe di mente di V. Ecc., percioche senza havere riguardo al giusto et ragionevole non conosciuto da loro, i contadini aspirano sempre a tutte le vie all'utile, o al danno loro particolare. Pertanto desiderando noi di governare la Patria nostra (se sarà possibile) con più ragione, et meglio che fino a qui non s'è fatto, et per adventura con successo di maggior sodisfattione di quella humiltate, la supplichiamo si voglia degnare per bene et quiete di questo suo Castello uno delli due parcioè, o che noi ci possiamo governare in quanto titi concederci alle cose nostre publiche da per noi, et separatamente circa a tal governo dalli contadini, et huomini delle ville di questa Vicaria o vero che, havuto rispetto al crescimento et grado moderno, habbino le voci pari a loro nel detto Consiglio et parlamento cioè dodici gli huomini della nostra Comunità con le terre a quella annesse, e dodici gli huomini delle ville della Vicaria predetta, non parendoci a modo alcuno cosa ragionevole che i contadini ci siano superiori nel governo, et che sia grande isconfacevolezza che essendo noi come capo di tutta la Provincia habbiamo in tal caso ad essere non pure a loro disuguali, ma etiandio inferiori cioè di numero et di voci. Et decidere e terminare per via di scruttinio
;
delle ville quindeci voti, e
:
;
:
questa in conchiusione dimandiamo di grafia speciale all'Ecc. V., a cagione che quandunque havrassi da trattare, negociare, decidere, et determinare qualche cosa honorevole, utile, profitevole di qualche rilievo, et comunemente necessario a tutti, non sia ispedita, né sol -
toposta delli
all'ignoranza,
contadini,
i
quali
all'ostinatione
non sanno
se
tumultuosa altercatione non bestie governare ». Cfr. et
Statuti e privilegi di Castelnuovo, nell'Arch. provine, di Castelnuovo, ce.
23-5.
— &J7 — altre antiche, altre moderne, ed altre che avrebbero voluto far da capo ed esser stimate nel paese: s'inricche,
facevano parziali in coso che non poco o nessun momento, arrivando
teressavano così e le
toccavano,
e
volto
coso
alle
a
si
di
insolenti
temerarie
e
Ad esempio,
.
tempo dell'anonimo si contendevano il primato Bertacchi, proprietari di più di GO.OOO scudi in Garfagnana
al
i
'.non in i
più
riechi
degli altri
dena
di
torse
o che
I
.
ed
(1),
dominio Fiorentino, ed Valdrigbi, potevano almeno spendere più primi avevano i<ià dato un vescovo a Moal presente si mantenevano nobilmente
Barga,
i
cui ivevano de' soggetti di spirito e di talento », il debole era che la loro casa non fosse considerata, tanto in Garfagnana che in tutto lo Stato ed anche fuori, qualche
più
di
i
delle
altre
I
».
secondi
facevan
si
tiatta-
persoli: ttavano ad ospitare di transito, e poiché vestivano meglio degli altri erano invidiati, emulati e odiati da tutte le case civili del pae> A capo dei Bertacchi stava l'arciprete Giuseppe, Vii
uomo che avrebbe voluto esser
cario foraneo (2), ed era
considerato qualche cosa
più
di
di
quello che
è,
per
e
non solo nello Spirituale -lieo, ma nel Temporale ancora ». « Per fored mar un forte partito contro l'arcivescovo di Lucca suo Popolo,
del
fare
e
figura
I
Pellegrino Bertaoohi, vescovo dì Modena <i;il 22 mano LLI, Italia sacra (oli/. \ ene/ia. 1717), li. L39.
(1)
aente
la
provincia tra divisa
tra
itilo
Diocesi
le
ili
/.ma. Alla prima spettava della Vicaria «li Castelnuovo il
capoluogo,
Pieve
Poeoiana,
Bargeochia, Pontccosi, Samb
Sillioo,
icagitana,
Villa,
:
:
Magnano, inanella.
Antiaciana, Cerretoli ed Eglio ; di quella <li Camporgiano Careg iliranu •• Culle; <li quella l'ra»ilni il capoluogo, Valico :
«
»pra
••
1
>
ì
:
Pabriche, Forno Volasco, Bruociano, Vergemoli, Mola/zana u/.aiia CaSOÌO. lutto il resto apparteneva a di sotto,
.
'•In1'.
.i\<\ a l'i
;i
im:\i:i.
\
icai io
tana.
a
Annuario ecclesiali ninni., Modena. 1
<
tirila
diocesi
Liguria,
V,
'li
Lini
|'.K)4,
pp. 225-51.
Pei
la
dioot
mite
SFORZA,
<lt
Un sinodo
I
tronohit.
- 238 superiore
ecclesiastico
modo,
valeva
si
popolo, ora di quella di
S.
A.
ora di
S.
dell'autorità
Modena
del
per fare a
non stare agli ordini dell'arcivescovo, e contro il popolo si valeva dell'autorità dell'arcivescovo e di quella del principe per fare quello che gli pareva e cercava ancora alle volte di opporre al principe ed al governo l'autorità del popolo e gli ordini e determina-
suo
e
;
erano
favorevoli
zioni
dell'arcivescovo ».
celli,
Porta, i Fattori, i Perugino, i
i
volessero per
i
Gli
Dini,
propri l'arcipretura o la
i
i
Ponti-
Carli, sia
che
mano della ni-
che fossero persone dabbene da rimaner troppo facilmente persuase dal suo argomentare, o ligie per favori ottenuti o da ottenere, e per colore
pote del ricco Vicario,
sia
stavan « le famiglie buone della provincia fuori ed in Castelnuovo, che non hanno massime di nobiltà o di gentiluomini ». Le rimanenti Valdrighi
Pei
politico.
poi
secondavano or l'uno, or l'altro partito, «tutte desiderose di apparire più ricche delle altre ». Per l'arciprete, infine, si erano schierati anche i Cappuccini « come zelanti dell'autorità ecclesiastica, e come di quelli che non vorrebbero venisse
mondo
al il
altra
e
che desidererebbero
et
iinus pastor (1) ».
potestà,
tempo dell'unum
ovile
Ma eran tutte beghe locali
non potevano destar
e
;
preoccupazioni neppur le solite liti tra Vicaria e Vicaria,
specialmente
fra
Castelnuovo
Camporgiano,
e
deside-
rosa quest'ultima, perchè più grande e più popolata, di
soppiantare
l'altra
per
sede
divenire
governatore.
del
vedevano « prepotenze, né si vedeva impedito né ritardato il corso alla giustizia, anzi un parIn realtà non
tito serviva
si
contro dell'altro per tenergli tutti in dovere
(1) Il convento dei Cappuccini fu fondato a Castelnuovo da P. Gio. Batta d'Este (Alfonso III al secolo) cfr. P. F. Gio. uà Sestola, Del Cappuccino cVEste Gio. Batta nascita, vita, morte e sepoltura (Modena, Soliani, 1646); R. Raffaelli, Il convento dei Cappuccini a Castelnuovo di Garf. (Bologna, tip. del Commercio, 1884) N. Rodolico, L'abdicazione di Alfonso III d'Este (Bologna, 1901) G. Cavazzuti, P. C. Mussini, Memorie Di Alfonso III d'Este (Modena, 1906) etc. storiche sui Cappuccini Emiliani (Parma, 1908) :
;
;
;
;
ù
— 239 — e
nere
p<
l'autorità
prìncipe
del
governo
«IH
e
.
E l'anonimo informatore poteva così completare il quadro «
'no
1
persone che hanno per
più
il
:
dell'intei;.
ma in pochi abbonda il retto giù dici o e nino 'liuti presumono ti
sapere, e
<li
credono dentro di loro
si
loro e da loro pensate, facilmente
•
| • i
Hanno del popolare ed amano le novità, che, prò-
tutti.
<li
errano, e restano Ingan-
pensando la cosa in generale, e perciò
nati nel giudicio, in
facil-
mente vengono da loro desiderate ed applaudite; ma poi tacendo loro
pratica ed
In
nendo all'individuo, conoscono facilmente 1
giudicio, e
nel
»i ii
ia
particolare, e ve-
in
loro errore, non
er-
Hanno
no-
persuasi della verità.
d'accordo, e di facilmente trovarsi
loro
di
restano
il
uniti;
ma in fatti sono discordi e disuniti quanto ogni altra nazione; tue che quelli solo
risoluzioni
le
della
provincia non
restringono a
si
Castel nuovo, ed a quelle due o tre persone che si chia-
'li
Presidenti; ina >o>t<mere con destrezza ed in
accorgano, che ciascheduna comunità
e
Vicaria abbia
suoi rappresentanti e che questo nome di provinoli
i
non s'intendono l'atte, uè concorrervi, se non
luziunì di quella ino i.
modo
e ciascheduna
concordi de' rappresentanti
voti
ì
ciascheduna
di
quando qualcheduno parla in nome di pia col
dire;
modo
uo istanza, bisogna con bel
ritendiam
farli
voce non è che di un solo, e che per parlare in
numero plurale, le
In genere
andavano iiio
«•
abbi i
;on ì
Garfagnini erano
ma
scuola,
a
grand'uomini
o
l'ondarne:
maggior parte a
voti della
di
rado
Di
di
lui
buon talento
pochissimi eran .
il
di
favore ».
lui
,
tutti
che riu-
(pulii
unito
trovavasi
il
molto sapere coli' uomo onesto e dabbene sia perché non si apprendeva la molale, sia perché non si completavano mai rdi studi: tutti si davano alla rettoriea. .
et
alcuni alla
legge,
pochi
»
duti
libri,
altri
alla
studiato pochi
per uomini dotti e virtuosi
che benestanti
medicina,
;
e
e
mesi se
colTavere ve-
passavano
la
questo perche
mal volentieri spendevano
i
padri anin
mante-
Modena > di RegglO, o in Firenze, Pisa, Lucca, e se ve l;Iì mandavano, dopo DOChi unsi o|i chiamavano a casa, ne pili vi ritornava! i
figliuoli allo Studio nella citta di
2*0
—
Questa «grande abbondanza
dì
buoni talenti
scarsezza di uomini dotti » non aveva ciosa influenza.
del
e
questa
resto
perni-
Disordini non ne avvenivano, se
si
ec-
cettuano le risse che con qualche frequenza scoppiavano in Sillano, in Borsigliana, in Dalli di sopra e di sotto, ecc.
;
risse
che
l'origine
han fornito argomento a molte leggende suldi quei villaggi, tra cui non ultima quella di
una sovrapposizione
di
elementi
dell'Italia
meridionale
Ma si trattava di cose di poca importanza. Per l'anonimo informatore ad evitarle sarebbe bastato da un lato l'invio sui luoghi di giudici severi, dall'altro la nomina come governatore di « un cavaliere di spirito, savio, onesto e ben fatto e di buone massime, e fattosi ben pratico ed accorto in altre occasioni, e tale provato non fosse nuovo nel mestiere, riflettendo che quello era un paese pieno di persone degne ed accorte, e eoiie quali chi andava a trattare bisognava che fosse avvertito, accorto e preparato, e che l'esperienza di più anni lo avesse reso tale, altrimenti gli avrebbe fatto fare imagl'indigeni
!
mediatamente e senza accorgersene errori massicci ». E cosi dovevano chiamarsi a Modena i Valdrighi, e dir loro che, invece di profondere il denaro per un lusso soverchio, si occupassero del commercio delle biade con vantaggio proprio e della povera gente quanto al vicario Bertacchi sarebbe stato opportuno ottenergli una promozione e quindi un trasferimento e finalmente avrebbe recato ;
;
utilità
il
dare qualche giudicatura
spesso a
Modena
i
più
potenti
che
ai notari
vano dell'autorità locale per spadroneggiare della
;
il
si
servi-
chiamare
provincia
«
senza
che sapessero il perchè della loro chiamata per tenere in apprensione gli altri » e l'avere come Superiore del ;
Cappuccini un « uomo accreditato e soggetto di prudenza, e quieto, e ben affetto, e rispettoso al Principe ». Ove si fosse fatto tutto ciò, in breve tempo la provincia, « il più ricco e migliore stato che avesse il Duca, benché il più montuoso, orrido ed alpestre », sarebbe divenuta anche « il più quieto ed il più regolato ». E a dir la verità gli Estensi seppero molto bene atti-
Convento
dei
i
— 241 liberta
simpatie dèi Garfagnini, concedendo le più ampie nell'amministrazione locale e non sovraccarican-
doli
<li
gravosi
sati
divenendo
|e
si
E la
pesi. la
—
Principe e Sovrano
alletti al
aveva ricompenSono tutti bene continuava l'anonimo
provincia
li
loro rocca forte (1).
«
—
irebbe più tacile, per così dire, persuadere loro l'Al-
no o
Gentilesimo che indurli mai a mostrare genio altro Principe che per il loro Sigimi
il
all'etto
per
nchè
non
vi
e
certe
cattolici,
«
fosse
Inquisizione »,
parole
e
eran
buoni
tutti
equivoci
discorsi
parole
e
sconcie non
si ascoltavano che di rado ». Inoltre « il deforme costume delle conversazioni e del cicisbeato, peste e mina de' buoni costumi e delle famiglie, e voglia Iddio che non lo sia della religione, non aveva peranche preso
piede, ne piantate
anzi in
radici ».
«
ne predicavano alcune,
se
stati
altri
stato
Dottrine sospette e preche non
si
ascoltavano
.
IL
K
le
Stato e buon governo non ne venivan fuori,
giucliciali allo
La Garfagnana Estense e la rivoluzione Francese.
-
necessario dire tutto
influenza
abbia
Francese.
Senza
per ispiegare quale
ciò
avuta Garfagnana la rivoluzione dubbio essa fu di scarsissima importanza nei primi tempi di nessuna. La regione non aveva feudatari clic opprimessero vassalli né la manomorta nella
;
i
ini iva
lOn siastici tre
le
;
sue risorse economiche. Perchè,
era assolutamente esiguo che vivevano nel paese (il
soltanto erano
portanti',
i
conventi (2)
quello dei Cappuccini
il .'>
e
:
numero per
10(1
degli
eccle-
mi 1794-Q
fra questi,
il
più im-
Castel nuovo,
se partecipava alla vita diremo politica, non costituiva pericolo (1)
di
spaglinola, ad esempio, la suo duca, avversando tenacemente intuii, mi unnum.
Siicc<'>>iHiic
I * i »
rvo T.
Uno
fede
Mi i:\ rOBI,
al 1
Minori Osservanti, ano <li Cappuoeini, fi uno di Francescane con quattordici monache professe e sei converse. Il
«li
Kmory.
,t.,l
i»
—
-. 242
alcuno per l'economica. La borghesia locale si era già impadronita del potere, e non poteva nutrire nel proprio seno sentimenti rivoluzionari
(1).
Inoltre la sua coltura
aveva caratteri esclusivamente letterari viveva ancora l'Accademia degli Alpestri sorta nel 1629, ed il Tirabo« Quest'Accademia si è poi venuta schi cosi la ricordava felicemente, mantenendo e fiorisce tuttora, come ne fanno pruova le poesie di molti di quegli accademici sparse :
:
in diverse raccolte (2) ».
Al suo duca la Garfagnana non domandava che qualche diminuzione o soppressione di tasse (3), e che le fosse permesso di tenere a proprie spese una scuola di filosofìa, proibita dopo la legge protezionista dell'Università di Modena. Spesso si lamentava della sua povertà, e così riusciva ad ottenere concessioni e privilegi. Ma nulla si teneva legata al suo sovrano, e quando più di tanto maggio 1772 il 3 in Castelnuovo la plebe insorse, sparò ;
sulla truppa, distrusse carta bollata e polvere
per
contro
protestare
provvedimenti
alcuni
da caccia, fiscali,
la
calma fu ben presto ricondotta nel paese (4), e subito dopo « li pubblici rappresentanti le due Vicarie di Castelnuovo
e
Trassilico
Garfagnana,
in
e
li
Cancellieri
delle altre due di Camporgiano e Terre Nuove in mancanza
de' loro Deputati...
si
facevano coraggio di ricorrere colla
Trono della prelodata V. A. implorando l'abilitazione di congregarsi per eleggere, e deputare soggetti idonei per prostrarsi ai piedi di V. A. Ser. ma per nuovamente chiedere ed implorare più profonda venerazione al Ser. ma
,
per un tale eccesso (1)
il
clementissimo perdono...
(5)
».
Quindi non possiamo estendere anche alla Garfagnana i vera-
niente brillanti risultati delle ricerche condotte dall'Einaudi,
dal
Prato e dal Laboratorio di economia politica dell'Università di Torino, per i quali cfr. G. Volpe, in La Critica, Vili, 1910, pp. 355 sgg. (2) Tiraboschi, Biblioteca cit., p. 41. (3) Cfr. specialm. i docc. dell' Arch. provine, di Castelnuovo (APC). (4) R. Arch. di Stato di Massa (RASMa), Governatorato, Scritture, 118. In APC si conserva un voi. di Becapiti di spese e pagamenti f. per il processo del tumulto (5)
APC, Becapiti della
delli
3 maggio 1772.
Vicaria,
f.
2,
n.
15.
- 343 — suo riforme, Francesco III (1) non aveva dimen-
IK-
Garfagnana
1777 richiese rilievi e nuovo codice in maopportuni per l'aggiunta del terie interessanti la provincia, sue comunità ed uffizi » ed a Cast. Innovo si deliberò di «tenerne proposito» ticato
la
anzi
:
noi
ritiessi
:
parlamenti
nei
mente
alla
Vicariali
Ma
(2).
quella che giovò
real-
regione fu l'accurata ed attenta amministra-
Gaudenzio Valotta, alla si innalzò un busto di marmo: cui memoria, nel e non fu poco ('.)). Dipoi nel 1790 si ottenne la moderatifila gabella zione del bollo corame », e tre anni dopo soppressione del filippino per fuoco », rimanendo la alla provincia la cura della manutenzione delle affidata Ma rio non bastò per renderle transitabili. 1). strade Inoltre nel 1794 fu approvato il regolamento per l'amministrazione delle Opere Pie. Le rispettive comunità dovevano eleggere operaro », e dove quelle eran formate da più villaggi il diritto di scelta spettava alla frazione che aveva la parrocchia gli amministratori di orazione
march.
governatore
del
177.S.
<
1"
;
spettanza del pubblico erano nominati dalle comunità, e quelli delle Confraternite dal corpo delle medi
tori
desime
ninniti
:
mente
di
«
mallevadoria »
idonea
e
possibil-
non potevano fare BDese della comunità legit tiniainenle aduconti. nata alla quale ogni anno dovevano rendere operaro » quanto gli amministratori E poiché tanto un idioti era necessario scegliere potevani del
senza
straordinarie
paese,
permesso
il
i
,
I"
.
deputato <;.
(1) in
[ti*
.
idonea
/."
legielamoné </<
Hem. delia
/.'.
Deputa*. <li si.
do /'.
<
,,<
quale
il
/// dmea di Moderna,
prm\ Modenrs,. >. IV.
/»•
imoiaU , p]
Adunanze, $e»*i<>
.
articoli
<•
rilievi
furono approvati
oreduti opportuni
>-»i
al
BUOD
<
fiupplem. ni
./;
ol te di versi
:
Mod<
Q
.
/.'..,/,,,//
della
'{"•
1
tip.,
l.u .
«•
tinnii.,
1778; e Mani
177v \l'(
ì, il
a. verini.
Per l'occasione scrisse una oaasona (/.
capace,
e
!
\l'«
(%)
proba,
Salvioli,
IX.
V..1.
persona
in
Vicaria,
f.
-2.
no.
in
.•
in
pubblicate tat nani.
— 244 — avesse l'obbligo di assistere gratuitamente al Sindacato
da
farsi
a qualunque operaro e amministratore ».
Spe-
due ospedali di Castelnuovo, dei quali quello degli « Espositi » aveva un debito di L. 22 mila di Garfagnana, e quello degli « Infermi » di L. 8000 (1). Del resto, il Governo ben poco si preoccupò di impedisposizioni erano date per
ciali
i
dire la diffusione di teorie pericolose nella regione, tant'era la fiducia in
essa riposta.
Il
31 maggio 1793, nel timore
da parte della truppa da sbarco avrebbe potuto far delle incursioni anche sulle montagne garfagnine, ordinò « che in qualunque occorrenza e bisogno di allarme per difesa del territorio » si dovesse « immediatamente dare il pronto segnale della campana a martello... persuaso che tutti avrebbero concorso al disimpegno del Sovrano servigio e per un oggetto così interessante (2) ». Pochi giorni dopo, il 23 giugno, il governatore Giampietro Mulazzani avvertiva i deputati provinciali che il Tribunale del Supremo Consiglio di Economia di Modena aveva stabilito che il Parlamento Provinciale doveva adunarsi soltanto quando egli lo credeva necessario « prevenendo altresì essere massima del Governo che nelle attuali circostanze non convenga fare tali adunanze se non qualora un'assoluta necessità lo richiegga, e colle dovute cautele (3) ». Nel 1794 la raccolta fu molto scarsa ed allora si domandò che ogni Comunità potesse distribuire legalmente il « sussidio di annona » ai bisognosi « portando le partite al libro pubblico commutativo », e che contemporaneamente il governo versasse nelle di eventuali attacchi sulla costa Tirrenica flotta Francese, la cui
:
;
casse locali la bili
somma necessaria per garentire le possi-
insolvenze dei soccorsi
;
come mezzo per dar lavoro
il
Mulazzani propose invece ai
disoccupati
l'inizio
dei
(1) Regolamento per V amministrazione delle Opere Pie della Garfagnana (Castelnuovo di Garfagnana, presso la Società Tipografica, di cui una copia in Arch". Comunale di Castelnuovo (ACC). 1794) ;
(2)
APC, Recapiti citt.,
(3) Ivi,
f.
2,
n.
154.
f.
4,
n.
24.
•4J
lavori
per
strada che doveva con-
costruzione della
la
durrò a Piovo Pelago (1) ed il Governo, mentre da un lato lodava talo progetto, ne rimandava l'applicazione ;
pendendo tuttavia alcune osservazioni
e
verificazioni,
potrà
al
medesimo...,
circostanze
dell'Europa,
niite
li-
almeno malgrado
che lo
quali
attuali
lo
darsi
principio
critiche
paterne cure della
nero lontani da questi Stati
S.
gli
A.
S.,
effetti,
che cerca di te-
non obbligassero
Cassa dol Genera] Censimento di accorrere in ajuto Nazione intera, rimettendo ad altro più favorevole
la
alla
incontro
bone particolare
il
di
una sola provincia (2) ».
erano domandati zecchini 150000 rimborsainteressi per completare la rete stradale che avrebbe giovato anche al Frignano: cfr. APC, Libro delle adunante, $e$sioni cit., i>. 89; e Rec<ij>iti per il Libro delle adunante eoe., Sin dal
(1)
17s7
si
bili
in
rate annuali senza
2.
n.
:57.
f.
Le Comunità
(2)
di
Cogna
e
di
Camporgiano domandarono
il
permeilo di imprestare del danaro ai bisognosi, ma si ordinò di seguire le disposizioni date per la provincia intera. Quanto alla strada per Pieve Pelago i progetti del magg. Costa furono approvati, ma min si posero in esecuzione, perchè il 6 novembre 1795 la Deputazione provinciale, date le misere condizioni delle comunità oberate di
debiti, e nell'impossibilità di
pagare nulla oltre gl'interessi della
annona dovui a alla Cassa del Generale Censimento, volgeva al duca la seg. supplica
(piota
di
ri-
:
«La provincia della Garfagnana, popolata di gente la più parte bisognosa di vivere colle proprie industrie e fatiche, se per qualche universale infortunio si rende un anno o l'altro in necessità di contrarre dei debiti
non
per
la
con
propria siis>i>tenza non trova mai
modo di
provvidenza straordinaria d'impiegare braccia. A questi eatremi l'hanno ridotta le oritiohe annate decorse, e geme -otto le miserie affliggenti del corrente anno, in cui, la povera petite dei debiti contratti, e pensar dovendo alla di sussistere, Uà più ohe mai bisogno di un caritatevole B, irdinario soccorso della Paterna Sovrana Clemenza dell' A. \ se
una
.'
i
col darli
campo d'impiegare utilmente le lorze.
bratto
Strada die
«li
ito
L'api mietilo di (pici
annunziare dalla Pieve
degnò CastelnuoTO col me Sovrano Chirografo del proso di
l'A.
re
dalla
vista
mezzo, con cui sollevare
Y.
S.
I
-i
di
>eput azione
i"
Provinciale
maréo
1786.
come unico
bisognosi, e abilitarli eoi messo di lai non meno che a Scontare una parte dei debiti conielio, animata la Deputazione Provinciale della certa i
I
— 246 — La Garfagnana anche in quelle circostanze si nini) tenne trnnquilla. Nel 1792 c'era stato qualche disordine perchè
governatore, vecchio, aveva affidato l'amministrazione
il
nelle
mani del segretario e della donna
di servizio
:
ma
pace era stata ben presto ricondotta (1). Inoltre nel 1795 in Castelnuovo la folla insorse più volte contro l'appaltatore del macello ma anche allora il Governo aveva ordinato che fosse subito accontentata (2). Sì che, quando il Munarini da Modena il 12 aprile 1796 si lamentò col Mulazzani che nell'Isola Santa si fossero sparse pericolose credenze religiose che potevano provocare conseguenze funeste, quello non solo si affrettava a smentire la voce, sparsa da nemici del paese, ma affermava recisamente che ivi non si erano mai sentite « massime la
;
religione e
di
di
libertà francesi (3) ».
dubbio non mancavano seguaci delle nuove teorie, ma erano troppo pochi per poter destare delle preoccupazioni. Ecco infatti l'elenco dei « capi del giacobinismo » in Garfagnana, inviato il 3 dicembre 1796 da Pompeo Baldasseroni al conte Munarini Senza
:
«
Uno era il cavalier
di
Santo Stefano Bertacchi (4),
di cui si
è
detto che all'arrivo primo dei Francesi in Castelnuovo gettasse via la croce in pubblica piazza per provare il suo attaccamento all'ugua-
guaglianza. Il
Il
secondo è il primogenito del governatore .Mulazzani.
primo, sciocco e ridicolo, è stato sedotto ed instruito nelle nuove
speranza di trovare nel Sovrano Beneficentissimo cuore dell'A. V. 8. una paterna commiserazione a quei Sudditi, umilmente la supplica a volersi degnare di dare i Sovrani suoi comandamenti perchè alla prima buona stagione sia data mario all'apertura di detta strada col richiamo ai lavori della popolazione bisognosa della Garfagnana ». Cfr. APC, Libro cit., pp. 159, 172-3 e Recapiti citt., f. 3, nn. 7, 8, 9, 51. Non conosciamo la risposta del Governo. (1) R. Arch. di Stato di Modena (RASMo), Relazioni del III Ri;
partimento, 1792-3.
Archivio Comunale di Castelnuovo (ACC), Libro de' partiti Comunità dal 1790 al 1800: partito del 1° settembre e 1° novembre 1795. (2)
della
(3)
RASMa, Governatorato,
(4)
Giuseppe Bertacchi.
f.
169.
— 247 — mass
conte Fantoni
Kivizzano, conosciuto sotto
<li
nome arcadico di Labindo per le belle sue
liriche poesie;
il
giovine
matto, libertino e perciò giacobino della prima sfera. Io seppi fino dal
sa
membro,
cui allora non era
ma non si diede alcuna
:
quel corpo
ehi -.Miniava
(2)
i
comunicai alla Reggenza,
miei sospetti e la copia della
provvidenza, perchè
nel corso del passati»
inverno
let-
massima
la
era di fare orecchie da mercante
me scoperto un
delicata materia Mulaz/.ani poi fu da •
della fiera a
Bolognini d); intercettai una lettera diretta ad
di
altro Bertacchi, che stava in casa tuia, e di
tempo
intoni e Bertacchi erano in
i
in
di sì
pen-
libero
cui veniva a studiare nella
In
Ebbi seco alcune conferenze, in cui non mancai di pro-
libreria.
curare d'illuminarlo, e ne avvertii
il
conte Pabrizi, che me io aveva
nome di suo padre. Era questo giovine un allievo
in
contaminata Università di Pavia (3) ».
della
Quanto
anche fra
clero,
al
di esso
aveva preso piede il
giansenismo del vescovo Scipione de' Ricci (4). Ed allorché Iti condannato il Sinodo di Pistoja, l'arcivescovo di Lucca 1*11 ottobre 1794 ordinava al suo Vicario di Castelnuovo di chiamare presso di sé, « quanto più presto poteva », il
Valentino Giovannoli di Cerretoli, perchè « sotto sospensione, e senza tergiversazione alcuna »,
sac.
pena
«li
tutte
le
condanna parti»; ed osservava: «Il governo di
scritto
per
rilasciasse in
suo
abbracciare
di
detta
Modena sarà interamente per noi se occorresse far altro ». Inoltre giunse a proibire finanche al Vicario la lettura di
Voltaire, e
si
mostro contrario
presentazioni che annualmente
piccole e scipite rap-
alle
facevano in Seminario. spettacoli, scriveva il 30 marzo 1795,
Questa sorte di producono facilmente vanità,
nella
dell'attaccamento
si
gioventù cose
alle
della
ecclesiastica
secolaresche,
e
del
dissipamento di spirito, nudi-, sebbene utili in sé per qualche riguardo,
(3)
i
t
(4)
pericolose
pei-
l;1ì
effetti
.
Lodovico Bolognini, ingegnere idraulico. Il Consiglio -li Governo formato da Inule
(1)
trmiii
sono
hit.
deUa
>ul ili
Contributo (ilio rifai <l< Liguria, VII. 1906, pp li
Seipiom
'l'i
il
recente voi. di
/.'<"'
(Firense,
Qioi.
V R<
L920).
Ma
dipoi
111.
Fontoni,
in
<•
OU <"»'•
il
— U8 16 luglio
1796
si
rallegrava
pel
modo come il
Vicario
aveva scoperto il veleno che in materia di religione aveva cominciato a corrompere alcuni particolari di codesto Castello », ed aveva ottenuto la ritrattazione dei colpevoli (1). D'altro canto il Governo Modenese in tali repressioni aiutava sempre l'arcivescovo e quando il Mulazzani nell'aprile 1796 si lamentò perchè gli osti si «
;
erano rifiutati di chiudere i loro negozi dal segnale della
messa parrocchiale
al
termine dei vespri, « facendosi in
tempo la dottrina cristiana tanto necessaria al basso e minuto popolo per lo più insciente de' printal spazio di
cipi di nostra Cattolica Religione e di quei doveri
che for-
mano e contradistinguono un buon cittadino ed un fedele suddito »,
da Modena
si rispose subito ordinando che Castelnuovo osservassero la legge, più volte confermata, che stabiliva di tener chiùsi gli
tutti e
38
gli
osti
di
spacci in quelle ore (2).
HI.
-
Tra un Ducato che tramonta ed una Repubblica che sorge.
Giovanni Fantoni, che fu a Castelnuovo più volte, prima di recarsi a Reggio, e dipoi nel luglio 1796, ben poca propaganda potè farvi (3). Si avvicinavano giorni molto tristi per la provincia. Nel gennaio di quell'anno si era sparsa la voce di un'invasione di giacobini a Massa (4); ed ecco il Munarini ordinar subito di armare le milizie forensi per difendere i confini, persuaso com'era « che l'allarme, causato da un certo numero di fuorusciti e mal intenzionati, non avrebbe avuto ulteriori conseguenze » in ogni caso autorizzava il governatore « a :
(1)
si
Docc. dell'Archivio Ecclesiastico di Castelnuovo (AEC).
(2)
RASMa, Governatorato, f. 169.
(3)
G. Sforza, Contributo alla vita di G. Fantoni cit., p. 245, ove
pubblica una sua lettera da Castelnuovo del 4 luglio 1796 (16 mesEra con lui Giuseppe Bertacchi. (4) Cfr. G. Sforza, Una immaginaria invasione de' giacobini a
sidor, a. IV).
Massa in Inmigiana nel gennaio del 1796 (Lucca, 1882).
- 249 dare tutto lo disposizioni che avrebbe credute convenienti anrho por la parte economica, acciò nulla mancasse per il
più
pronto od immediato Sovrano servigio
(1)
».
Si
un falso allarmo: ma ciò non ostante si disposo un attivo servizio ai confini « a riparo di qualunque invasione dei fuorusciti francesi (2) ». Nò il Mutrattava
in realtà di
lazzani risparmiò cure per proteggere la sua provincia
:
due forti delle Vernacole e di Montalfonso, di nessuna importanza militare, ed ottenne che « i bombardieri forensi » fossero costretti ad arrampicarsi su Montalfonso ogni domenica « della buona stagione », a turno, per esercitarsi con un piccolo cannono ohe giunse a chieder soldati per
i
susseguivano le vittorie Napoleoniche, e le notizie giungevano a Castelnuovo per preoccuparvi sempre più gli animi. « Qui non abbiamo novità Nel frattempo, però,
ttuata
si
grossa perdita fatta dai tedeschi nel Pie-
la
venuta da Genova » si scriveva il 23 Ma, giorni dopo, il 7 maggio, spa1). pochi ventato dall'avvioinarsi dei Francesi, il duca Ercole III iva a Venezia con tutte le proprie ricchezze, lasciando al fratello naturale, D. Federico Benedetto d'Este, conte di S. Romano, Tamaro compito di ottenere dal Bonaparte una tregua danno, che si ebbe a ben gravi condi-
nuova
monte,
aprile 1796
:
(
zioni (5).
ducato,
11
com'è noto, fu affidato ad una Reggenza
RAS
(1)
matorato,
f.
169.
Ivi.
ivi.
<li
f.
«li
Maaaimo Turri Per
d'Italia R.
r
Ardi,
i:
ciò
tini
BXLLUXZl ti
/.
i
Itj tot* Stato «li Reggio (RA8R), Cari* I al cap. (liuseppe Turri a Reggio, Castelnuovo
che
riguarda
Modena
a
efr.
Ì789 al 1799 (Milano, Vallarti, <•
V.
doliV
FIORINI, prov.
(titillano
deWSmUia
•
ft.
illustratilo dei >l,lle
-torta
Fi
d.) ; e
specialmente:
libri,
</.<".
e og-
Romagne nei Tempio del
Italiano (Bologna, 1890 sgg). La parte che importante opera è <l«'l Fiorini.
ci
riguarda di
— 250 — governo (1), e questa il 13 maggio avvertiva che, data « presentandosi truppe estere, siano esse francesi, o tedesche, si stesse lontano dal dar loro motivo di lamento con far osservare da chiunque le leggi di
la neutralità estense,
di
una perfetta
neutralità,
e
praticare verso
mede-
le
sime ogni possibile riguardo (2) ». Quanta differenza con gli ordini dati qualche giorno prima Ma c'è di più. Un mese dopo, il 22 giugno, il Magistrato degli alloggi (3) stabiliva che si dovesse sempre somministrare l'occor!
rente alle truppe francesi di transito, trattandole
«
come
potenze amiche ». La Vicaria di Castel« Questa nuovo, riunitasi di urgenza, il 26 dichiarava provincia non vede di essere in stato di somministrare ad un migliaio di uomini né il mantenimento, né le pasoldatesche
di
:
un solo giorno, affinchè la Reggenza provveda come crederà conveniente almeno per le farine, onde
gliate per
non seguano Il
intralci che diano luogo a gravi disordini.
timore poi di tale sorpresa viene giustamente fondato
non solo dal passaggio
di
dette truppe in vicinanza,
ma
dal sapere le disposizioni già date dal confinante Lucchese
a tale oggetto ». Infatti era giunta notizia che si
si
i
Francesi
avvicinavano notizia che poi « con estremo piacere » seppe falsa. Il governatore, per liberarsi da ogni re:
sponsabilità,
trasmise allora
il
«
partito »
della
Vicaria,
aggiungendovi molte osservazioni che ne confermavano il contenuto già il 31 maggio era stato domandato del grano alla Dominante, perchè la carestia non fosse ve:
(1) Il Consiglio di Governo era composto dal march. Gherardo Rangone Terzi, dal conte Camillo Munarini, dal conte Bartolomeo
Scapinelli, S.
dal
comra.
Don
Federico
Benedetto D'Este conte di
Romano, dai cons. Giuseppe Antonio de' Micheli, Luigi Prandini,
Giuseppe Candrini, Francesco Ansaloni, dai due priori, prò tempore, Comunità di Modena, da quello, prò tempore, di Reggio con
della
un anziano. (2)
RASMa, Governatorato, f.
170.
(3) Il Magistrato degli alloggi era composto dai cons. Lodovico Ricci,
Paolo Pedretti, conte Giacomo Munari, da due possidenti modenesi, da altrettanti reggiani, e dal dott. Luigi Vaccari come assessore. Cfr. Belluzzi e Fiorini cit., II, 1, pp. 451-2.
unta
turbare
a
giugno, qne'
senti
essi
quiete ordinato
in
o
che
caso
di
E poiché
!
frattempo,
nel
Mulazzani
al
il
tener pre-
di
privati possessori che solnumo avevano attualmente, onde farne bisogno quelle reqnisioni che avessero
mercanti
tener grani a<l
la
<ra
si
e
ne
potuto occorrere per servigio
delle
soldatesche
,
il
1
lu-
Deputazione provinciale osservava che le famiricche non avevano il grano necessario per il pro-
glio
la
glie
prio uso, e
dovevano acquistarlo dalla Lombardia ogni si pregava il governo di (piantiti» necessaria (1). Ma quando da Mo:
requisizione era perciò inutile, e
inviarne
dena
la
annunziò che 50 sacca di grano erano a disposizione della Garfagnana, purché pagasse il trasporto. ed anche il prezzo, alle identiche condizioni che praticava l'Annona, se non si fossero usate per i Francesi, l'il luglio si respinse l'offerta, sia perché non si avevano necessari per quello, sia perchè era vicino
zecchini
"><>
i
si
raccolto, ed in caso di bisogno si sperava in
il
zione
delle
famiglie possidenti, cui
con respiro
una sovven-
sarebbe restituito
si
.
rfagnana potè liberarsi, almeno per il momento, da questa prima contribuzione, non fu così per il prestito forzoso imposto dal Governo. Si trattava di
mezzo in denaro, e due e viveri da Bonaparte e la Reggenza ra stata costretta il 17 maggio ad ordinare le persone di qualunque sesso e condizione,
dovei- pagare
mezzo
in
tutte
abbati,
ovi,
e
i
;
sacerdoti,
regolari,
corpi
ecclesiastici,
somministrare entro il termine di cinque giorni uso. o credito fruttifero per UH determinato ninnerò anni quelle maggiori somme (li danaro in oro, o in ,
di
sette milioni richiesti
modi a
i
«li
uto che potevano radunare, al i
il
6
",,
i
in
:
si
in
Magistrato degli alsarebbe corrisposto per non meno di tre anni rate posticipate, e garantite da un' eventuale
imposta,
quelle
«•
la
disastrose
men
lerosa,
circostanze in,
f.
ITO.
cui II
potesse
ricom
Magistrato
inline
— 252 — avrebbe accettato anche le piccole somme « di que' citche dalla Divina Provvidenza non fossero stati posti in situazione di fare di più pel pubblico bene » ma
tadini
;
nel tempo stesso si dichiarava che l'idea di un prestito for-
zoso era stata abbandonata soltanto per la fiducia che si
aveva « nello zelo ed attaccamento de' cittadini e sudditi alla propria Patria, e sul loro
amore per se stessi e per le
proprie famiglie e sostanze
pessimo risultato dell'editto a seguire l'antica sua
ben presto
costrinse
».
Il
Governo
il
idea, ed a trasformare in coattivo
il
prestito già volon-
24 maggio si ordinava ai Governatori ed ai giusdicenti di chiamare presso di sé i ricchi del paese, di obbligarli a mostrare le ricevute dei loro prestiti, e se questi non avessero risposto alla rispettiva potenzialità economica, di imporre loro « più congrue prestazioni », minacciando l'intervento del Governo. Inoltre, avendo i par-
tario.
Il
quantità
roci fornito
argenti, a riserva
reliquie,
e
delle
di
e
argento inferiori
al-
consegnare tutti
dei vasi sacri, delle custodie delle
immediatamente necessarie
Divini Misterj ».
appena ebbe ricevuto trattandosi « d'un affare che molto inte-
Dal canto suo, 17,
«
suppellettili
alla celebrazione de'
l'editto del
oro
loro fatto obbligo di
l'aspettativa, era gli
di
il
Mulazzani,
e la quiete dello Stato », disponeva Deputazione provinciale avesse nominato « due persone probe, idonee e responsabili pel pronto e puntuale disimpegno di quanto veniva prescritto ». Furono
ressava
che
la
società
la
allora
scelti
come deputati
colonnello
il
comandante
truppe locali Gio. Carlo Carli ed il Cancelliere provinciale Gio. Martino M. Fieri e di pieno accordo, fidando nelle garenzie date dalla Reggenza, si decise di diffondere nella provincia il seguente « succoso avviso » le
;
:
AVVISO. Le attuali circostanze hanno determinato il Consiglio Governativo Serenissimi Stati ad eccitare ogni Individuo, e qualunque
di questi
Corpo Ecclesiastico, Secolare e Regolare, le Confraternite e Luoghi Pii a somministrare entro il termine di cinque giorni precisamente
- 253 — quella quantU
troveranno
si
monetato, che lavorato o
d'argento, tanto
e
natura, che
in
<li
iranno
i
fornirla della
per
iti
caao
al
segnare alla publica Cassa del Magial
di
Alloggi,
1
somma stabilita airadempimento degli impegni
sicurezza dello stato, per la salute e conservasione
la
questi Dominj.
di
erentemente dunque all'Editto dei soliti
un
maggio andante, emanato
17
prelodato Consiglio Governativo, e ;nà pubblicato nei luoghi
dal
di
tal
tutti
1
questa Provincia,
provvedimento, l'articolari.
rinnova
si
publica universale notizia
a
-invitano e premurosamente
e
eccitano
si
Corpi pubblici, ed Ecclesiastici, Secolari e 1;
•le Confraternite ed Opere Pie di questa Provincia, a itro io.
il
termine
di
giorni cinque
alli
Signori Collonello
farlo Carli, ed avvocato Gio. Martino Maria Fieri
ilmente eletti, e autorizzati con legale partito de'la Deputazione stabilita perciò la di loro residenza nel Provinciale Ar-
chivi
iella quantità di
oro e ili
denaro in oro e argento,
di
natura, e lavorato come sopra, che si troverà in grado
:i
Mimmiuistrare all'esposto pressantissimo oggetto; ed a fronte delle
somministrazioni saranno spedite dalli predetti Signori due Depu-peciali legittimamente
autorizzati
le
ricevute
corrispondenti
alla qualità, e quantità delle rispettive somministrazioni, sul valore
delle quali da giudicarsi dai penti, quanto alla bontà, quanto al va-
gella la\ del
quanto al peso sarà corrisposto «lalla Cassa
••
M
frutto
il
annuale del sei per cento in due rate uguali da qualunque intenzione, ed aggravio,
netto, e libero
che
lo •
minore
n
somministrazione potrà
la
tre anni, e
di
che
n/.a
cui verrà restituita la sorte, e
farsi
fatture
le
.lei
della
anche a tempo argenti
ed
capitale, ossia
al
degli
moneta d'oro sarà
»pra il valore segnato dalla cor-
non
solo
nnque ih riflettere che trattasi di affare interessante questi Serenissimi Stati, ma tutti li Possidenti ancora,
ed Individui
particolare, e non
in
premura
curezza lo ti
nata
si
di volentieri di
dubita, che ognuno si farà ca concorrere colla necessaria sol-
riavere
proprio, capitale, ed
il
che
fruttifero nel tem; al
pubblico
latta
vena
lo
In
iti-
una
Bollii
K<"
io
LMPimto Mi
i
ki / \-
1796.
untore
— 254 Ma ecco giungere L'editto del 24 esser
anche
distribuito
pur essi incaricati la
sicurezza
l'urgenza di
del
del
parroci,
ai
maggio, che doveva quali rimanevano
« i
di far gustare a tutti rispettivamente
prestito,
bisogno
».
dell'investimento
l'utilità
Mulazzani,
Il
e
convocò
allora,
nuovo la Deputazione provinciale e propose di pren-
dere dall'estero del danaro,
perchè maggiore era
sia
l'in-
teresse dato dal Governo, sia perchè la provincia molto
probabilmente non avrebbe potuto dare ciò che sarebbe stato necessario ma si rispose esprimendo molti dubbi sul credito che in tali momenti avrebbe goduto la Garfagnana, e sulla possibilità di trovare danaro liquido, mentre la guerra imperversava dovunque. Al Mulazzani non rimase che compilare un elenco delle famiglie più ricche, e di chiamarle l'una dopo l'altra nella sua Rocca, per parlar loro chiaramente ed altrettanto feec il po;
;
destà di Trassilico. Il
7 giugno il Carli ed il Fieri presentavano la loro rela-
zione che fu lodata ed approvata (1) la provincia dava in oro lire modenesi 1365.15, in argento lire 74088.19.9, ;
in
denaro
lire
96066.12.6 (2)
;
la Vicaria
di
Castelnuovo
aveva fatto il maggior sacrificio, superando le altre quella di Camporgiano invece era rimasta sorda alle continue insistenze le chiese, a quanto affermava il governatore, non avevano più argenterie. Del'trasporto fu incaricato il tenente Michele Aloisi, che portava per scorta un distaccamento della guarnigione di Montealfonso le spese rimanevano a carico della provincia, salvo ad averne poi il rimborso. Però, prima della partenza, il Fieri curava di consegnare all'Aloisi una « memoria privata » perchè fosse pronto a rispondere ad ogni domanda. Le famiglie e le Opere Pie avevano dato quanto potevano e con il maggiore zelo la « purtroppo critica annata e ;
;
:
;
(1)
APC, Libro cit., pp. 186-7. La relazione è in un fascicolo a sé,
in Recapiti,
f.
3,
n.
73,
dal titolo
:
«
1796
;
Somministrazioni della
prov. della Garfagnana al Magistrato degli Alloggi di
Modena per
contribuzione dell'armata Francese nella Lombardia Austriaca ». (2)
Cfr.
Belluzzi e Fiorini
cit.,
II,
1,
pp. 451-5.
— 255 egualmente
la
per
glio
inoltre
Bperare
ceto
negozianti non aveva dato molto.
non aveva
<lii
il
ne-
dovere far fronte ai propri impotuto toccare il denaro liquidi' s'erano
gl'incettatori
contante
facevano
costretto a
perchè, ii,
Don
•
meno eli non voler togliere
il
era
stagione
crìtica
futuro, a
il
affrettati
ad
investire
il
che invece era abbondante e costava valuta restava per ora morta al tempo
nell'olio
poco, onde
la
che aveva smunto lilialmente, dalla « pastorale nelle Maremme per il caro vivere e la mortalità degli animali :
ricavato a stento
ra
contratti
necessario per saldare
il
i
debiti
molto si sperava dalla seta quotata Lucca scarsi guadagni si sarebbero perciò né
:
molto bassa a
:
pure in questa ch'era fra le più importanti industrie per cui era prudenziale di lasciare i mercanti
fatti
del
paese,
in
forza di
(lumi
moneta per spendere in questo mercato, che
bene
il
alla
provincia ».
prezioso carico arrivò
Il
Modena, ed il 15 giugno la Reggenza non poteva lare a meno di ammirare « il lodevole zelo con cui essi provinciali erano concorsi, per quanto potevano salvo a
e
permettere
le
degli alloggi le
loro forze
Ma dal canto suo
.
lamentava che
si
si
il
Magistrato
fossero valutate troppo
fatture dei metalli (1).
Non era ancor giunta ormai
al
sicuro, (piando
denaro fossero una notificazione del 10 giugno
notizia che oro e
sopraggiunse per porre in maggior allarme il paese. Con ordinava ai proprietari di cavalli di condurli a SÌ
Modena per dirseli
bestie
all'esame
sottoporli requisiti
bovine
e
;
delle
e
dei
carni
deputati
per poterle
Salate,
francesi,
l'esportazione
proibiva
si
delle
telici
delle truppe del Bonaparte (li). La Depuconvocata dal governatore, molto si dolse per .incile unico aiuto e sostegno l'ordine dato sui cavalli, perche pochissimi erano in buone condizioni, e mani
disposizione ta/ione,
,
it..
pp.
isi ss
,,„, itn.ato, I
<•
Ile IONI
il.
eli..
;
e
ululisi
169 e ITO.
II.
I.
pp.
1^1
Scapiti,
'••.
"".
69
— 256 — il
denaro per il viaggio
rimpiazzo dei requisiti
di ritorno degli scartati e ;
domandava
si
perciò
per
il
quel che
di ottenere che a era stato concesso al Frignano Castelnuovo si facesse la visita. Ma quando il Mulazzani comunicò tali desideri a Modena, gli fu risposto con un severo rimprovero perchè non si era attenuto agli ordini però i cavalli che passarono le Alpi furono ben pochi (1). Il 24 giugno si stabilì la requisizione degli animali bovini (2) pur tuttavia questa volta la Garfagnana fu liberata dalla nuova iattura (3). Ma non finivano le noie per il governatore, il 7 agosto
già
:
:
;
eccolo inviare alla Reggenza
una lettera del « sedicente »
Bartolomei delle truppe Francesi, che si annunziava condottiero di 1500 uomini, e sembrava degno di nessuna fede. E il povero uomo continuava « Egli poi in detta sua lettera si esprime in modi troppo impetuosi e minacciosi verso le persone nominate non essendo a mia notizia che nessuna delle medesime abbia sparlato di lui. Tal uomo adunque non fa che inquietarmi tutto giorno senza punto sapere il vero suo carattere onde regolarmi nel caso che si portasse nuovamente in provincia, giacché per quanto sento egli si trova nella vicina terra di Castiglione Lucchese. Tal uomo è già in odio e mal veduto dai Provinciali, e molto più dopo la notifi-
ten.
colonn.
:
del sullodato Consiglio di Governo pubblicata stamane in questa provincia e sembra appunto che la notificazione comprenda il detto Bartolommei coll'espressione di " persone forestiere anche sotto il mentito pretesto di essere autorizzate da pubblica estera autorità ,,.
cazione
;
Tal
uomo infine potrebbe ritornando in Provincia
movere qualche insurrezione
pro-
sdegnato già contro di lui e per il suo contegno usato in passato e per le millantazioni di voler condurre in Provincia li detti nel
Popolo,
(1) APC, Libro cit., pp. 188-9; e Recapiti relativi, f. RASMa, Governatorato, f. 170.
3,
(2)
Belluzzi e Fiorini cit.,
(3)
APC, Libro cit., pp. 191-2; RASMa, Governatorato, f.
II,
1,
p.
n.
74;
514. 170.
— 257 11 Mulazzani alludeva alla notificazione 1500 uomini... 1" agosto che ordinava l'espulsione in tre giorni, pena del .
(aleno
e
la
frusta in caso di
forestieri,
e
di
coloro che
il
ritorno, dei mendicanti
fossero presentati alle case
si
per chiedere denari e generi « sotto il pretesto di pubblica Il Consiglio di Governo il 9 agosto rispose causa (1) cercato di porre in chiaro il grado del Barche avrebbe .
frattempo alle sue richieste si doveva resarebbe dato il necessario tosto che l'ordine fossi- venuto da Modena, ov'era il generale Frand Cervoni. Ma il 11, preoccupato, continuava: «Qui e precorsa una voce apportatrice di gravi insulti fatti tolomei
:
e
nel
che
plicare
si
minacciati a Francesi transitanti per codesta provincia
sebbene tutto qui credesi destituito di Mulazzani cadde allora dalle nuvole, allora nessun francese era passato pel paese, e che sì tanto meno con coccarda la voce doveva essere stata sparsa dal Bartolomei, che gli aveva inviato un « solito con
coccarda,
fondamento
Il
.
ii
;
suo biglietto
che vai proprio
.
la
pena
Libe \
l
di
leggere
:
Vuaglianza
nome del Governamento Generale dell'Armata d'Italia. ellenza
mai do dovere fare rapporto contro l'Ecc. a V.ra ma
Noe
mi pare che ne vora dare occasione; questa sera mi è stato riti,
iccato un editto che tutti
che
con cuccatila o montura per il v.ro paese
lo
i
gli
francesi sia
rife-
transitando
dato una scino-
appena ho ricevuto questa notizia, vincerà. il Governamento ^onerale e vedremo quale Numi voli* non manca nemico, 'li dichiararsi Castel popolo ma mi pare! Basta non so che dirvi. Io di V.ra Kcc.a non nito questa sera
|
r
Il
tilt-//;:
ina
V.ra
l'Ecc.a
prima voglio informarmi del l'atto. Spebon ordine e non il
dovrebbe mettere
ettere tali dicerie dei mal viventi. Particolarmente Valentino ii
la .
delle satin contro
il
Lt.
Collonello Chi
in;
Ol-
;tie8ta
difenderà giache l'Kcc.a V.ra non vole rendere ginsi
:/.\
// H,*nr.j
e
Uni.,
Fiorini,
xv
oit.,
li.
i.
p.
588.
w
- 258 Mi dispiacerebbe per causa della sua Sig.ra Consorte quale fu tutta
propensa al mio arrivo costì e poi di tutta la sua casa. Poi l'Kcc.a V.ra po' esaminare come vadi io con piena stima.
Mi dico
Di V.ra Ecc. a servo
Salute
Dal mio quartiere
Chi sapete
Lt. Collo.
24 Termidor
li
an. 4 della Repubblica, li 1
agosto.
1
che il Mulazzani non aveva pubblicato dopo quello già ricordato del 1° agosto, e che, interrogato il Girolami, questi aveva dichiarato di non Inutile
dire
altro editto
saper nulla di quel tale. dergli
le
Da Modena si rispose di chie-
senza
credenziali,
quali
le
non poteva
«
esser
considerato nella qualità di cui si era rivestito ». Ed allora
sembra che il Bartolomei non si facesse più vivo di lui non sappiamo altro (1). Intanto, in breve tempo la Garfagnana s'era veduta circondata da Francesi, dopo che questi ebbero occupato Massa (1) e Livorno (2). Seguì la rivoluzione di Reggio del 26 agosto (3) e dipoi la prima insurrezione Modenese :
;
29 agosto-3 settembre (4). Si cominciò a dubitare realmente del futuro il 29 agosto si scriveva da Ca« Ho sentito le stelnuovo nuove di Reggio dettagliate con l'erezione dell'albero della libertà, fuga del governadel
;
:
che mi dispiacciono perchè non termineranno qui » ed ancora il 2 settembre « Gran cose si sentono di Reggio e di Modena. Desidero che tutto vada a terminare con quiete, ma ne dubito (5) ». tore, sbirri e burlandotti, cose tutte
:
;
Pur tuttavia la Garfagnana dava continue prove del suo (1)
RASMa,
Governatorato,
f.
170.
Sforza, Sull'occupazione di Massa di Lunigiana, lettere d'un giacobino [Giambattista Ceccopieri] (Lucca, 1879). (2) Sull'occupazione francese di Livorno cfr. A. Zobi, Storia cim vile della Toscana (Firenze, 1851), III, 184 sgg. A. Franchetti, Storia d'Italia cit., pp. 260 sgg. U. Bassi, Reggio (3) Belluzzi e Fiorini cit., II, 1, pp. 613-25 nell'Emilia alla fine del sec. XVIII (1796-99) (Reggio nell'E., 1895). (4) Belluzzi e Fiorini cit., II, 1, pp. 626-56. (5) RASR, Carte Turri, f. 18 flettere del 29 agosto e 2 settembre da Castelnuovo di M. Dini al cap. Turri a Reggio. (1)
G.
;
;
— 259 — quando
Reggiani cercarono di convertirla trillativi (1) onde il Conalle linose idee, vani furono siglio di Governo modenese il 5 settembre si compiaceva lealismo,
é
i
i
con
il
veranti
;
Mula/vani dei sentimenti di quei popoli « persenella obbedienza e devozione al Padrone Sere-
nissimo, e penetrati dalle beneficenze sovr'essi diffuse (2) ».
K poiché
Governatore spesso non poteva fare a meno
il
mostrarsi lieto della «quiete, pace e tranquillità che
di
regnava nella guarnigione di Montalfonso sia nella truppa, tutti in buona unione (3) », a Modena chiamare di là un buon numero di soldati, pensò fra quali ancora non si fossero diffusi i principi giacobini. 11 lo settembre il Mimarmi, dopo un lungo proemio Degli
sia
ufficiali,
di
si
i
in
cui
elogiava la
si
—
fedeltà » e la
«
«
lealtà » della
ì
na-
ne sapeva qualche cosa perchè vi era stalo governatore, e si promettevano le migliori ricompense, concludeva « Ciò non ostante se qualcuno di codesti Provinciali animato da buona volontà
zione i garfagnina,
egli
—
:
amasse
servigio militare, e prendere ar-
dedicarsi al
di
rolamento,
potrà
dirìgersi
a
Dominante
questa
sicuro
essersi ben accolto ed installalo in servigio (4) ».
di
ma
sappiamo, 17,
il
crederlo, si
è
se
l'offerta
fosse
che due giorni dopo,
i
di
«li
sottotenente.
Il
aver pronti
tempo dei
Modena gli serviva una com-
guarnigione 150 persone con un capitano, un tenente, ed
cella
pagnia
di
di
certo
ogni indugio, e, dopo vuoti proemi, dichiarava che per colmare
soliti
fattisi
rava
;
Mimarmi interrompeva
il
uno dei
un
motivo
v'è
da Castelnuovo
partita
Non
lavori in
colonnello Carli, interpellato, dichiasoltanto 84 uomini, perchè era il
campagna; gli si
rispose di inviarne
100 con 2 ufficiali, salvo a completare il numero di bella l;ìoottobre il contingente, lutto dopo; ma il sentii era formato. Al Miniarmi non rimase che vi\.isubito
•
1
//i i:
(S)
Fiorini
oit.,
II.
ISMa, <•> rnatontto, i.
170.
Ivi. Ivi.
e
l,
p.
— mente
rallegrarsi col
"2(50
—
Mulazzani
e col Carli
:
«
Potrà
in-
mentovato sig. Governatore assicurare fin d'ora codesta Provincia, che il Padrone Serenissimo releverà con parziale gradimento e piacere la fedeltà di codesti sudditi, che gli sono stati sempre cari, e che non mancheranno occasioni per contestare ad essi quanto abbia valutato la deliberazione di codesto Parlamento Provinciale di sollecitare col mezzo di un gratuito dono agli individui arrolati la riunione del predetto Corpo volontario. Potrà egualmente accertare il corpo medesimo che si avrà di esso lui tutta la premura per fargli avere tanto
il
quei vantaggi e procurargli tutti quei riguardi che sa-
ranno compatibili colle circostanze, essendo all'incontro da persuadersi che una scelta di soggetti volontari attaccati al proprio Sovrano, e guidati da sentimenti di onore, non sapranno se non corrispondere coll'effetto a quella giusta prevenzione in grazia della quale sono stati inviati e chiamati in servigio ». La partenza, fisma proprio in sata per il 5 (1), fu poi rimandata al 7 quel giorno il Munarini ordinava di licenziare la compagnia, « così esigendo le sopravvenute impensate circostanze, previa però ogni migliore dimostrazione di aggradimento per parte del Governo, attesa la puntua;
(1)
Il
Dini scriveva
al
Turri da Castelnuovo
il
3 ottobre:
«Il
giorno 5 partono dalla Garfagnana per Modena 150 volontarj, sebbene le circostanze dell'imminente raccolta delle castagne quantunque scarsa ha fatto a molti
pensare
diversamente ».
Cfr.
RASR,
Carte
Turri, f. 18. Il Rovatti nella sua Cronaca ms,, che fra poco citeremo, di Governo al duca del 23 settembre 1796, col quale lo si avvertiva che, avendo molti soldati di Reggio domandato il congedo, subito accordato « onde non avere
riporta un dispaccio del Consiglio
dei nemici nella categoria delle persone destinate alla difesa dello
Stato e della Sovranità », si era pensato a sostituirli con 150 garf agnini il Governatore della provincia dal canto suo
«scelti e volontari»;
aveva assicurato che l'arruolamento si sarebbe effettuato con la massima calma. Il duca da Venezia il 28 rispondeva « Vogliamo essere sicuri che la Provincia della Garfagnana non ismentirà mai lo zelo e l'attaccamento che ha sempre mostrato per Noi, e nelle più rile:
vanti occasioni ai Serenissimi Nostri antecessori ».
— 261 con cui
lità
era essa prestata al richiesto arredamento
si
ime B€ avesse effettivamente avuto luogo ».
che
stabiliva
presentandosi
danti dovessero consegnare
anni
con
Verrucole la
e
i
Ed inoltre coman-
truppe
francesi,
forti di
Montalfonso e delle
munizioni,
i
eccettuata
«
truppa... la quale, sotto la scorta del
soltanto
capo del distac-
sarebbe recata a Modena per esservi desi un quartiere lo stesso doveva fare lo Stato Maggiore, perchè sembrava che le guarnigioni modenesi, non considerate prigioniere di guerra, avrebbero continuato a percepire loro stipendi. Ed il Mulazzani il 12 ottobre faceva togliere «dal casco e dalle padrone della truppa l'aquila Estense (1) ». Ma, che cosa era av-
camento
.
stinata ad
;
i
a Modena V Com'è noto, il 13 vendemmiatore (4 ottobre) Napoleone Bonaparte aveva dichiarato decaduto il Duca estense; quattro giorni dopo, per ordine del Garrau, la Reggenza era sostituita da un Comitato di sette membri, e cioè
venuto
l't
\
conte
Cosimo
Nestore
de'
avvocati
ed ex
nobili
Valdrighi, l'ex
nobile
Carlo
Cantuti,
Medici e Luigi
gli
Bartolomeo Cavedoni e Giuseppe Cavicl'avvocato Giuseppe Luosi. Fra questi, Luigi chioli, Valdrighi aveva studiato a Castelnuovo sotto la guida di Vincenzo Marazzini preposto di S. Romano, e di mons. Domenico Pacchi (2). Provvisoriamente rimanevano in carica le altre autorità, e continuavano ad aver vigore le ji del paese. La rivoluzione ormai era un latto com-
Testi,
i
piuto
legali
(.'*).
In (pici giorni vi fu però chi
ancora all'oscuro di tutto
!
11
si
ricordò della (ìarfaimana
6 ottobre da Reggio
il
missario francese Giuseppe Ricciardi scriveva alla nicipalità
ossia
agli
Rappresentanti
il
popolo
com-
Mu-
di
Garfa-
<l<ll<i
Vicaria
gnana (1) ili
i:\-\l.i
',, ,„!,,.
Oc
L,
Lodovico l'.i.i.u /vi
t.
ITU;
i>.
b
\|'.
.
RooafUi
94.
Boscixnu, Elogio
I),
(3)
n.
del
conte
71.
Fiorimi
oit.,
II.
i.
i>p.
7"t
mv.
Luigi
Voìérigki
— 262 — Non vi late obbligare dalla Nazione Francese ad alzar l'albero vengono costì dovete pagare le spese ed una contribuzione. Il duca di Modena già per vari motivi è decaduto dal suo comando, non vi lusingate più. Montecchio non volle alzare l'albero, e pagò le spese e mille zecchini di contribuzione. Tengo inoltre case amiche costì, e mi rincrescerebbe dovessero soffrire il minimo male. Dunque non vi trattenete niente più nella lusinga, risolvetevi sul momento e mandatemi un espresso colla nuova, che mi presenterò al Generale, affinchè sospenda la spedi«
della libertà, perchè se
zione dell'Armata. Vi parlo da vero amico, e ve ne darò
le più sin-
cere riprove se mi darete luogo. Mi tratterrò a Reggio tutto martedì,
essendo
sentire vi dico,
il
di
d'alloggio
al
Convento
di
S.
Domenico. Ansioso
di
buon esito, che un giorno mi ringrazierete sp farete come
con salute e rispetto, etc. ».
Al che, spaventati, rispondevano subito il 9 ottobre Governatore e la Deputazione provinciale :
Una vostra ci è pervenuta colla posta di jeri datata in Reggio
« il
il
dì 6 andante, e diretta alla Municipalità o Rappresentanti
il
Popolo
Garfagnana, nella quale ci date le più sicure riprove del vostro
zelo ed attaccamento per influire a vantaggio nelle presenti circostanze
sicuriamo
di tutta la
di
questa provincia
da voi cortesemente indicate, e noi vi as-
nostra gratitudine, e ci compromettiamo della
vostra generosa assistenza in qualunque incontro; e perchè valu-
tiamo moltissimo i saggi vostri suggerimenti
preghiamo ad
vi
in-
terpone in favor nostro presso i Capi Generali e Commissario Francese, acciocché non venga aggravata questa povera provincia che voi ben conoscete.
Ed affinchè possiate comprendere che nulla più
desideriamo quanto di corrispondere alle vostre obbliganti premure, riceverete la presente dalle mani del comune amico Domenico Ferrari di Sillicagnana spedito espressamente onde possiate prevalervi di lui in quel
modo che crederete più conveniente al
vostro inte-
ressamento, ed al nostro vantaggio, protestandoci intanto con vero rispetto, etc. (1) ».
Così la Garfagnana era informata delle grandi novità
erano susseguite nella Dominante ne prese nota e provvide subito perchè nessun danno le potesse venire. che
(1)
si
:
APC, Recapiti del Libro delle adunanze provinciali, f. 3, n. 81.
863
-
IV.
In
1
primi giorni del nuovo regime. II Congresso ài Modena.
si era ben lungi dal prevedere una rivolubreve scadenza. Basterà dire che pochi giorni 28 settembre, il Parlamento provinciale aveva
realtà
zioni- a così
prima,
il
domandato a come quella
Modena
tasse,
di
eli
la soppressione di molte assenza », perchè pei Garfagnini
recavano nelle Maremme l'assenza poteva Imeno principale risorsa delle famiglie,
guenza
stessa
della
che ne impedivano dita
il
che
l'obbligo
;
così la
;
alle
rendeva impossibile l'erezione gione
e
;
commercio
riservata
stracci
degli
provincia »
conse-
in
privativa della ven-
Lombarde, che
una cartiera
mantenere l'ospedale
di
l'unica
e
dazi sul cuoio
i
cartiere
di
dirsi
dei
nella
re-
bastardi,
procurato la rovina delle Opere Pie, aveva promosso il libertinaggio e il pernicioso sopraccarico a una miserabil provincia già popolata al di là oltre
all'aver
l'incertissimi suoi
perchè
mal'educati
dustria,
prodotti di libertini e di facinorosi, e
sforniti
di
subordinazione e d'in-
abbandonati omninamente
e
a
se
stessi
(1)
».
Ma quando giunse la nuova dei rivolgimenti Modenesi prendere
misure opportune per salvare nessun
si
tu solleciti a
la
regione da eventuali saccheggi o imposizioni
le
:
entusiasmo, ma fredda riflessione; giacche la Dominante aveva dato l'esempio, non c'era ragione di far cattivo agli avvenimenti. ritorno da Reggio con un ulliziale che prime istruzioni, ubilo innalzare in stelnuovo l'albero della liberta con le relative bandi» iv <'_!). Ferrari
Il
diede
le
(1)
A l*i'.
(2)
1/
.
;
•
/:,,,! /iili
ulliz 'l-llii
diìln .•
/,'./».
V innm fu
lo
ili
Cu-
stesso
Cisalpina per
In
f.
Ricciardi.
4.
li.
9
La
prov. détta Qarfagnana,
al <li
cui
p, 8 racconta: «Corsa appena la voce ohe Hoavea innalzato l'albero della liberta, la Provincia spedì a Koggio un cittadino noto pel ino patriottismo in traccia «li qualche urti-
remo dopo,
••In-
BOetra
:i
qua reniate a dirigere L'eresione «lei aimbolo «Idia pò Pronto tu il ritorno dell'inviato e dcM'utli-
rigenerazione.
- 264 « Risplendè dipoi i giacobini appena un lampo della nascente libertà sul nostro orizzonte, che la
Scrivevano
:
Provincia fu lieta di vedersi abitata da uomini
liberi ;
e n'ebbe argomento nelle coccarde repubblicane portate tosto in mostra da ogni maniera di persone senza che per nel bando totale dei anche alcuna legge l'ordinasse ;
titoli e delle distinzioni nel carteggio, negli atti pubblici,
ne' privati discorsi ; nell'universale abolizione degli stemmi gentilizj, testimoni
dell'ineguaglianza
funesti
ma intrusa fra gli uomini
nata,
più
pronta soppres-
nella
;
non
sione degli emblemi, delle aquile, delle corone, delle in-
segne tutte dello spirato governo ». si
vedevano
l'esistenza
costretti
repubblicani. Quello aveva
sentimenti
di tali
Ma nel tempo stesso
a ricorrere a Tacito per provare
scritto (riporto la loro traduzione) che
presso
«
gli
Svez-
sono in sommo pregio, ed è perciò che questo popolo è disarmato e ridotto alla schiavitù » e la Garfagnana era, « per certo naturale inclinamento, portata alla libertà e per l'indole coraggiosa de' suoi zesi le ricchezze
;
abitanti,
e per la
ristrettezza
e
sterilità del
grandi ricchezze, che partoriscono
delle
il
paese privo lusso e sner-
vando gli animi gli adattano alla servitù (1) » La comunicazione ufficiale dell'avvenuto cambiamento !
fu trasmessa al governatore il 9 ottobre (18 vendemmiaio):
Comitato di Governo gli ordinava di convocare il Parlamento provinciale « e di fargli gustare quali fossero i grandi, generosi e benefici sentimenti della Repubblica verso gli Stati di Modena, unicamente diretti alla promozione e conservazione dell'ordine, al mantenimento
il
privata
della
e
pubblica
tranquillità,
a
far
rispettare
persone e le proprietà, la religione, i costumi, ed a felicitare in somma al maggior segno possibile i Popoli che le
si
affidavano
dire
«
che
ciale, cui
il
alla
protezione
Comitato
essa ».
Doveva
inoltre
di Governo, che era l'organo
di
tenne dietro l'immediato innalzamento dell'albero in Ca-
stelnuovo, e delle bandiere negli (1)
di
Memoria cit., p.
9.
altri
luoghi ».
- 265 — sentimenti presso codesta provincia, contando assai
tali
bravura ed attaccamento dei Grafagnini (afe), avrebbe nell'atto di spedire a questa capitalo due deputati legittimamente autorizzati alla prestazione del giuramento di fedeltà in mano del Comitato di Governo, gli fossero presentate le occorrenze di codesta popolazione 11 Mulazzani convocò il Parlamento il 13 ottobre, e questo concordemente esternava la sua costante fe-
sulla
aggradito che,
.
deltà verso
la
Hepubblica Francese in qualunque incontro
e nominava suoi deputati i cittadini Paolo Pieroni e Niccolò Ferrari. Ma il giorno prima, il 12, il Comitato di Governo aveva ordinato di riunire di nuovo il Parlamento, o per lo meno la Deputazione provinciale con la Municipalità di Castelnuovo, per scegliere ili sua maggiore confidenza », che due altri deputati, e
circostanza
dovevano
,
trovarsi
a
Modena
il
per prendere parte
15
intanto « la generale assemblea convocata pel 16 grande opera della nostra rigenerazione politica progredirti rapidamente ». Contemporaneamente maggiori paralla
:
ticolari
comunicavano
si
più gravi-,
Municipalità
alla
:
«
L'affare
il
più importante che possa riguardare la sorte
il
cui dipende la nostra comune felicita Modena nel giorno 25 vendemmiatore (\. s. ir, ottobre 1796). Ina rispot tubile assemblea composta di oravi cittadini, e membri delle atta e provineie di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio, deve qui unirsi.
patria, e da
della
devesi trattare in
Voi pure, unito
ai
cittadini, avrete
il
vostro particolare interesse
da proporre,
e
trattare in questo grande
nostri
desiderio quindi di mantenere sempre vivo con
alTaic
Il
voi
nostro
il
muove ad
attaccamento,
ordinarvi
(li
ed
scegliere
ingenua colla
fratella n za
massima
ci
solleci-
vostro Popolo due Deputati probi e cap e «he godano di tutta la vostra confidenza, e spedirli questa Capitale, muniti di tutte le più ampie ed Oppor-
tudine tra
tune
facoltà
puta/.ione la
il
si
a
(pasto
riunì
il
1
rilevantissimo 1
ottobre,
e
oggetto
-,
La
furono chiamati par
Castelnuovo Gio. Pellegrino ('.insti, Antoni.» Giannotti e Paolo Pieroni. Era la sua prima
Municipalità
«li
— 266 — repubblicana,
ed
giacobino appare Mulazzani non era più « conte nobile milanese e nobile patrizio modenese,
seduta
frasario
il
evidente dal verbale, nel quale il
il
Monte Quistiolo, cons. di Stato e comandante generale delle armi della provincia », e Ilario Zuccoli, « luogotenente e consultore ordinario del Governo »,
feudatario di
non era più
«
patrizio
modenese ».
Si
decise d'inviare
i
Paolo Pieroni e Bartolomeo Aloisi, « commet» tendo loro « di dedurre quelle occorrenze che potevano riguardare il miglior bene e vantaggio della provincia », e con « tutte le necessarie e opportune facoltative hi amplissima forma (1) ». Ed i tre si misero subito in viaggio, pregati dal Mulazzani di « non mancare, anche con la pioggia, poiché l'ordine veniva dal Comitato di Governo di Modena per espresso, ed esiggeva un'immediata esecuzione, trattandosi di affare il più grande ed importante cittadini
che possa riguardare la sorte della patria (2) ». Non è il caso di parlare qui del primo congresso Cispadano di Modena (16-18 ottobre) (3) piuttosto seguiremo ;
RASMa, Occupaz. francese, f.
(1)
provinciali, pp.
e Fiorini Turri
«
:
cit.,
Devo
195-6, e Recapiti,
pp. 767-8 n. dirvi che anche noi II,. 1,
e sono partiti
libertà,
tre
1
;
APC, Libro delle adunanze
3, n.
f.
Il
82. Cfr. inoltre
17 ottobre
Belluzzi
Dini scriveva al
il
abbiamo piantato l'albero della
deputati,
Pieroni, dr. Aloisi, e Ferrari,
per unirsi nella confederazione delle quattro repubbliche, con ordine che fossero sabbato alle due in Modena » in RASR, Carte :
Turri, (2)
f.
18.
RASMa, Occupazione francese, f. 1.
(3) Gli Atti del
e
T.
Casini
Congresso Modenese furono pubbl. da V. Fiorini
(Bologna,
1895,
per nozze
Morpurgo-Franchetti)
ripubbl. dal Fiorini, in Belluzzi e Fiorini
;
e
pp. 774-92. Copia ms., identica alla stampata, è in APC, Recapiti del Libro cit.,
f.
3, n. 86.
cit.,
II,
1,
Un « dettaglio di quanto fu discusso e risoluto » fu inviato
dal ministro napoletano a Firenze, Francesco Vernaccini,
al
prin-
cipe di Castelcicala a Napoli, e si conserva nel R. Archivio di Stato di Napoli, Esteri, Toscana, f. 2133.
È documento di notevole impor-
tanza, e vale la pena di pubblicarlo integralmente
:
Fino dal giorno 11 corrente arrivò a Bologna una lettera del Generale, o Commissarj Francesi al Senato, con la quale chiamava due Senatori a Modena letta la medesima la mattina del giorno «
;
— - 267 i
nostri deputati chi' vi presero parte. Arrivati nell'antica
capitali-,
tobre
eccoli
scrivere a
Napoleone Bonaparte
1<>
il
ot-
:
Eguagliai
Libertà
I
lena,
Il
Deputati
25
«Iella
Francese
dell'Armala
ite
.1/
Provincia
di
in
Italia
Garfagnana.
wndemmiatore anno V della R. F. una e
indivisi'
e 1796 v Al primo lampo di libertà che le vittoriose anni Francesi fecero ire sul
;
12
frigido, tosto la
Garfagnana si scosse; ma un formale
furono spediti immediatamente Marescalchi e Aldovrandi con Aldini, li quali uniti a Caprara, che trovavasi a Modena, -i fintarono a Saliceti e Garreau: ivi trovarono due chiamati da
ira. due da Reggio, e due di Modena stessa, ai quali tutti fu intimato che nel giorno 16 volevano radunato un Congresso composto
delle quattro respettire provincie, e questi scelti dal Popolo fu rispoeto che mancava il tempo per convocare il Popolo a questa elezione, e fu ordinato che venissero scelti dai respettivi ini Provisionali con quest'ordine: 36 Bologna. 24 Ferrara, Ferrara però ne portò :<«». Mo IO Modena ed altrettanti Seggio Arrivarono questi deputati desunti da ogni classe di per e anche dai Castelli, la sera del giorno 15 a Modena, e venne
dai deputati ;
;
.
intimata
la
prima sessione per il giorno seguente nella sala del
goni alle ore lo della mattina.
La sala era magnifica-
mente apparata ed eravi un grosso corpo di guardia alla porta di sentinelle. Radunati tutti, dopo molte discussioni sopra -ommise alla sorte e uscì l'avvocato Al!i
Bolognesi avBolognese; furono fatti quattro segretari: per Reggiani Paradisi, Ferraresi Kiinsoni, per Magnani, per Loschi. Premesse alcune regole pei l'ordine che dovea trattare le cose, si formò una deputazione di quattro, quali >i poicissero a Bonaparte per avvisarlo che il Congn depuprep domandava consìgli e istruzioni. Tornati li.un fare pròconsigliava a generale il disse che Bolognese
dini
i
••>
i
i
i
I
i
i
secondo a fare una iedera/.ione delle quattro Proaltre specialmente della Romagna, quarto lire un comitato composto di cinque soggetti, quinto formare una mata. Intesi oosl li consigli >i pensò che gli con\ non essendo scelti dal popolo non avevano le facoltà necessarie, e nacque 1.- quali «aprirà insisteva che non era li opinioni, ita i
vincie,
all'Italia,
terzo
invitarne
che bastava la scelta fatta perche potessero stabilire qualunque affare senza il consenso del popolo; puro la maggior parte
— 268 — La felice revoluzione del Panaro l'ac immediatamente ad esprimere il formale suo voto. Nella sua generale adunanza dei 22 vendemmiatore
armistizio dovette
cese a segno, che
frenarla.
si
affrettò
stabilì di fare una deputazione allo stesso generale, la quale dicesse che
convocati avevano stabilito di aderire ai consigli avuti, ma non potevano promettere per le loro respettive Provincie, perchè vedevano di non avere le legittime facoltà. Andò la deputazione e manifestò quesli sentimenti a Saliceti giacché il generale dormiva per sua risposta ottennero una forte strapazzata, e replicate minacce di spogliare i
;
affatto queste Provincie, metterle a ferro e fuoco,
seguito, e terminò con dire
nati
i
deputati
si
"
abbandonarle in
o schiavi, scegliete ,,. Torconobbe dal Congresso che non si poteva avere :
liberi,
la libertà dei voti come era stato promesso dai commissarj,
ma con-
veniva aderire alla forza, e si temè non solo i danni minacciati, ma ancora offese personali ai convocati. Rimproverò Caprara il Con gresso per non avere accettato il suo consiglio, e fece mozione perchè si mandasse una Deputazione a chiedere scusa e rimediare al passo falso, quale però non fu ammessa. Si passò indi a trattare degli articoli. L'incumbenza di fare il proclama fu addossata a Fava; si stabilì di formare questa Federazione per essere uniti insieme alla l'invito alla Romagna si considerò difesa e all'aiuto scambievole che non poteva farsi, perchè era lo stesso che eccitare una rivolli zione contro il Sovrano di questi Paesi quindi si stabdì di farlo pagliato nel manifesto indi si sciolse il Congresso alle due pomeri diane. Nel tempo della sessione vennero alcuni deputati della Municipalità di Modena ad invitare tutti ad un pranzo patriottico ordinato dal generale. Perciò si passò nel Cortile del Palazzo Ducale, ove era preparata una tavola per 300 persone, alla quale però si assise ognuno che volle. Alle 7 si convocò di nuovo il Congresso, e siccome della mattina si erano presentati di nuovo a Saliceti. i Deputati riferirono di avere avuto una graziosa accoglienza ed una specie di scusa per il calore col quale aveva parlato la mattina che erano stati insinuati ad esser forti nelle risoluzioni a non temere il Popolo, adducendo l'esempio della Francia, nella quale la prima assemblea era stata mantenuta da soli 200 membri che erano poi arrivati a formare la rivoluzione e la felicità presente di quel Regno. Si passò indi a parlare dell'armamento, e si tenne il consiglio di Bonaparte, il quale aveva detto che si formassero cinque coorti di 600 uomini, una per ciascheduna provincia, la quinta in comune. Le molte oose che portava questo affare occuparono il Congresso tutta la sera, tanto più poi che si parlò anche della Guardia Civica da stabilirsi nelle quattro città, la quale per consiglio di Bonaparte doveva poitare un'uniforme simile a quella di Milano. Si sciolse il Congresso alle 11 circa. Il giorno 12 alle ore 9 della mattina si aprì di nuovo ;
;
;
;
— 269 — dichiarò per acclamazione di volere esser Ubere* ma libera sotto u
protezione generosa della repubblica Frenesie. Beat ba tatto Pepi;'
li
i
Fava lesse
(ingresso.
<
sua
fOloetà
proclama
il
fatto,
ai
il
i
làoi
Commissari Fiamanifestava al-
quali-
questa nuova Federazione all'esempio dell'antica Lega Loiaassicurava clic questi Popoli erano tenni di morire pini'
l'Italia i.
che perdere
la
d'insultare,
»•
minacciava
libertà,
come prometteva
la
<li
Romagna se avesse permesso come fratelli quelli
accogliere
the aveaaero voluto unirai, eoa) avrebbe devastato quelle provincie ohe VOleaaero fare ostilità contro le provincie unite. Fu portato questo
proclamai al generale, il quale lo volle cambiato e diviso in due, uno che annunziasse questa lega, l'altro alla Romagna che
all'Italia
l'invitasse
dolcemente ad
unirsi
disse ai
;
deputati
:
" Fate voi
da
buoni fratelli, non faremo da cattivi ... Intanto che Fava eambiò detto proclama. Marescalchi formò l'altro: di questi fu fatta copia italiana ed altra francese, e consegnate entrambi a Saliceti. Fu indi stabilito di spedire una deputazione a Milano per chiedere la fratellanza. iie
il
generale aveva tino del giorno antecedente promesso che
me stato l.isoguo avrebbe estesa la Confederazione anche con ia
Lombardia Austriaca; intanto si limitarono a chiedere la fratel-
>i
quattro deputati, uno cioè per provincia, che portassero a Milano il giorno 2"» corrente. Si stabili inoltre di con
Si
ultimo il piano e per la Guardia civica e per la truppa assoldata,
lini
furono
>
lettera a tale effetto dal Paradisi a
un altro simile congresso
ure
nome del Coav-
scelti
uniformandoci
in
tutto
al
in
Reggio
il
giorno 22 decembre.
sistema di Milano, e in quanto alla paga
formare la sera il Comitato suddetto, e intanto si propose che le quattro provincie. o sia deputati portassero al Congresso le nomine de' soggetti. Si sciolse il Congresso alle 4 pomeridiane. Alle 7 si radunò nuovamente e si
a quello dei Francesi >i propose in ultimo di
i
occupò intieramente di questo Comitato] Bgti deve esser formato Igetti uno per provincia, e il «plinto alternativamente per HoBologna e Ferrara. Le nomine fatte furono le seguenti :
Ferrara Uisega e Cicognara, per Modena Olivieri. midi. In (pianto alle ineiimbenze si decretò che pensar
per
a.
per
I
essere al Militare totalmente; in quanto allo stipendio li retti oltre aver pagati viaggi e spese avessero dugento pezzi duri tre
tino
mesi
;
in
quanto alla residenza che fosse una delle qu «'"injresso 'l'ali effetti o salparono
e dove volesse il generale,
.
alle
lo e credevasi
di
presentasse
Piano e
perchè
si
sul.ito
una
di
il
il
poteri.,
porto
i
terminare,
ma Caprai
soggetti nominati al
al
Generale; e
medesime, ma siccome era
tirato tu detto eh.' tornassero alle 10 del -ioni,, seguente.
dunque una nuova sessione alle
0.
Si
ri-
-tal. dì
Questa radunata, dopo alcuni
-
— 270 — per giurare in Di
di loro
una specie di
mani
liberti!
fedeltà, e
per concertare l'occorrente-
godeva essa pinna
suddita volontaria della Casa d'Este, e non
del si
1430,
quando
si
fé'
uni agli altri Dominj
medesima, che per goderla nelle turbolenze di quei tempi Presentemente crede di goderla pia tranquilla e sicura
della
maggiori.
Proclama del 13 vendemmiatore. Commessi la dimandano al generale in capite, e si assicurano
sotto la protezione offertale nel
suoi
I
di ottenerla pienamente conforme all'espressa
intenzione della com-
mittente Provincia. Salute e rispetto
Paolo Piekoni, BaRTOLOMMEO A li usi. Niccolò Ferrari, Deputati.
Evidentemente, et pour cause, la Garfagnana si attribuiva sentimenti giacobini che sin'allora non aveva af fatto avuti. Ma, ciò che più importa, appare evidente
discorsi circa gli oggetti già detti, partirono gli nominati, e presen
taronsi al generale
;
tornati
dopo lungo tempo di assenza riferirono
che il generale aveva dato loro il piano di questo Comitato, il quale dipender doveva dal generale Rusca. Il piano è il seguente il Comitato doveva far le leve della truppa, dar ordine che fosse armata, e completamente fornita di vestiario, fucili, munizioni, cannoni, banda, ingegneri, artiglieri e cavalleria, che mantenesse molti emissari in Romagna per eccitare quei popoli a sollevarsi, che a\ voleva dodici scrittorj famosi per fare proclami secondo il bisogno che questa truppa fosse in ordine entro quindici giorni, che vi fosse un capo con due segretarj, un computista, sei corrieri fidati, dodici guardie a cavallo, carrozze, e infine si formasse una cassa subito almeno di 100.000 franchi. Aggiunse poi che lodava le nomine fatte, ma gli consigliava a mettersi per capo uno il quale avesse :
;
un nome grande e molto conosciuto.
Riferite le quali cose
Fava
rinunziò, Bisega pure ed Olivieri, e voleva pure far lo stesso Cicognara
;
fu accettata la rinunzia di tutti eccettuato l'ultimo; a Bisega i Ferraresi sostituirono
Rangoni, ad Olivieri
i
Modanesi Pedocca, e sic-
come tutto il Congresso intese che il generale voleva Caprara, i Bolognesi,
bensì di mala voglia, furono costretti a nominarlo.
stabilito che
di ciò,
questi soggetti durassero in posto
un anno,
Evasi
e sopra
come del restante fatto dal Congresso, interrogato il generale,
che era indifferente, perchè doveva essere di poca durata. Caprara partì dal Congresso prima della nomina e si portò a Bologna. Afflitti tutti gli deputati per questa decisa parzialità mostrata da Bonaparte al detto soggetto finirono le sessioni, e sciolsero così il Congresso alle 2 pomeridiane. » disse
iveva dato incarico di ottenere
che ai suoi deputai
governo
dal
francese
ammini-
suo sogno di moltissimi anni, tal modo si sperava di poter diminuire le tai
perche in
provincia
la
autonomia
completa
la
Era
strativa e polìtica.
troppo
era
il
lusso
e
inoltre,
secoli
gl'interessi
della
il
contribuire
di
per
potersi
regione erano verso Stati esteri.
a
permettere
spese di una corte ducale
avevano dimostrato che
storia
di
vorno, appartenenti
modenesi,
povera
alle
:
tutti
Lucchesia e Li-
la
Le ultime imposizioni
consegna degli ori e degli ardi commerciare carni ed animali, per genti, oni che non potevano sembrare molto persuasive a viveva tranquillamente, ben lungi dalle correnti chi politiche che sconvolgevano l'Europa tutto ciò non poteva non far sorgere negli animi dei Garfagnini la dolce speranza che una nuova .èra di libertà si avvicinava anche per loro. E torse appunto per questo fecero sollecito atto di adesione alla repubblica che sorgeva il danaro della Garfagnana si sarebbe lilialmente speso per soltanto e con le stradi' rese transitabili e con dazi diminuiti in rapporto ai bisogni del pi il
l'obbligatoria
divieto
;
—
:
;i
:
i
il
commercio avrebbe
verso
rifluito
Ma le speranze ben presto finirono nicipalismi
siffatti
non
corsero subito il
Licioni
il
loro
stati
i
voleva
a
sentir
Modena di muparlare
al
ben
luco
Congresso,
rapporto riassuntivo sulla missione,
incaricati
e
;
tre inviati, dei quali soltanto due,
parteciparono
l'Aloisi,
e
si
sbocchi.
naturali
i
:
di
cui
erano
:
.1/
,<-r<i<->-i,i
deputato
"ile.
Modena 28 vendemmiatore anno V (19 ottobriVi diamo prima di tutto mi breve ragguaglio delle gran coni» \
!
abbia :u
Praticati
unente
li
al
e
tè
mia Idea
preventiva «IH nuovo
rapporti, in cui
i
n
mo.
assi oportuni <-..i Generale in capo Buonai Parlamento fin' ci autorizzava, luneddì Bera |I7| vi ''li»non iva fondata sulla a i
\
.un alio interesse
comune
lur bene alcuno,
I
frazzioni
ili
stati,
potevano apportar gravi danai
— con
—
piccolezza e separazzione d'interessi: esser sua
la loro
zione di
-272
unir piuttosto
un gran corpo in
Italia,
che
di
inten-
separarlo
membri. Dopo una tale risposta noi ci siamo uniti al Popolo di Modena non solo perchè ci desideravano, ma perchè lo abbiamo creduto pur anche d'interesse e convenienza della Garfagnana. Questa unione però non importa in noi una soggezione a riguardo di Modena; Modena non è in questo caso che il centro di unione di tutti gli all'ari comuni. Noi avremo la nostra Municipalità come Modena, che avrà la piena amministrazione provinciale. Noi abbiamo già un membro nel Comitato Provvisorio di Governo (1); ne avremo un altro nel Comitato di Amministrazione delle pubbliche rendite, che dovrà esser tra poco eletto da cotesto popolo. Insomma noi siamo al presente quante saranno municipalità nel Modenese altrettanti fratelli di una gran famiglia uniti insieme pel bene, quiete, e sicurezza comune. con noi, o poco dopo il nostro ritorno sarà costì un membro del Comitato di Governo a organizzare la nostra Municipali;;'!, ed allora faremo tutto da noi senza governatore, il quale dovrà ritirarsi. in piccoli
Si
spera finito
il
regno del dispotismo e dello intrigo. Tutto ora è
ognuno parla e potrà parlare senza
e sarà sotto gli occhi di tutti, e
cerimonie, e con ogni libertà sugli interessi comuni; noi certamente
saremo felici, ma qualche sacrificio sarà necessario per consolidarci in questo stato.
Affine di stabilirsi nella intrapresa carriera di questa non chimerica,
ma reale felicità fu istituito il Congresso, che cominciato do-
menica finì ieri mattina a un'ora pomeridiana. Esso era composto di 110 cittadini de' migliori di
Tranquillamente si
Bologna, Ferrara, Modena e Reggio.
fissò in esso la federazione
perpetua de' quattro
popoli a comune difesa, e molte altre cose si fecero, che più a lungo vi
narreremo
al
nostro
Frattanto vi accludiamo
ritorno.
stampe, dalle quali si ha una idea dello attuai corso curatevi, Cittadino
quanto
si
(1)
Deputato, che le cose sono molto differenti da
credeva, e
l'universale perchè
Credo
si
alcune
di cose. Assi-
si
forse
si
assicuratene
crede costà, ed
rallegri, e
si
elettrizzi
per
la
pure
vera libertà.
Il
alluda a Luigi Valdrighi, nato a Castelnuovo, sul
quale oltre l'elogio cit. del Bosellini, cfr. Estratti di un carteggio famigliare e privato ai tempi delle Repubbliche Cisalpina e Italiana, e specialmente de'
Comizii di Lyon del conte Luigi Valdrighi, pubbl.
dal nipote Luigi F.
Valdrighi (Modena, 1872)
;
e T. Casini, I
Mo-
denesi nel Regno Italico, in Ritratti e studi moderni (Milano, 1914),
pp. 385-6.
— 273 — che ha voluti» vederci questa mattini non
i
sinuato altro che la
quiete, e
CI
il
bravi
esser
patriotti.
ci
ha
Francesi.
delli
vien detto che la Fortezza verrà disarmata e abandonata,
non postiamo assicurare. E veramente compassionevole degli ufficiali forestieri. Tutti
aorte de' soldati non Vi
in-
Qui regna
buon ordine, e non abbiamo vista truppa più qu
morigerata
e più
esort latini ad
vi
si
sono
licenziati,
la
ma
sorte
ed alcuni banditi. La
sa ancora.
scriveremo qualche cosa sulla Guardia Nazionale sedentaria
per la posta. Per ora fate pure che sia fatta la guardia all'albero tadini, nemini excepto, anzi dai più stimati. da col Mandateci due buoni cavalli, che ci ventilino a levare, e fate che la
famiglia Ferrari unisca con essi il suo. Noi faremo la via vecchia
tempo lo permetterà. La spesa delle poste è troppo cara. Conil tiamo di partir luneddì prossimo [24J, se ci abiliterete a farlo. se
Salute e rispetto.
Pikroni, Pbrrari, Deputati di Oarfagnana (1).
non era possibile ottenere L'indipendenza politica, quella amministrativa sembrava assicurata. Modena non sarebbe stala più la Dominante, non avrebbe più imposto la sua volontà e su questo punto la gioia della Gartagnana non poteva esser piccola. Nell'archivio provinciale v'erano ancora tanti documenti che mostravano a quali mezzi si tosse ricorso dal duca per ottenere seicento c'era stato un Governatore che denaro nel aveva chiuso nella sua rocca rappresentanti della regione, e li aveva liberati soltanto dopo aver ottenuto Se
:
:
i
dò che chiedeva denesi
prima
parecchie mico.
Il
!
Ma
di
altre
(2),
e
vale
veder chiaro anelli' in specialmente d'ordine econo-
vollero
(juistioni,
verbale della
pubblicato
deputati delle provinole ex mo-
i
pai lire
riunione è soltanto
loro la
pena
non mancarono all'appello di mettere ben avanti tanare
il
PC, Recapiti
//
Btmrg., •<
e
<i>i
«n..
parte ;
Garfagnini, cui non sembrò
i
mani
le
Libro doJU
Fiorini
in
integralmente
e
tentate di allon-
pericolo dalle proprie tasche, ondi"
Bslluzzi
(S)
leggerlo
u,
il
peso delle
odwumté provinciali, f. Si ì,
pp.
795-6. »•
— i>74 — nuove contribuzioni fosse giustamente ripartito e adealla potenzialità economica delle singoli' regioni
guato
:
Eguaglianza
Libertà ,\"
si
ottóbre 1796.
ix
presentarono alla Municipalità
di
Moiiena i deputali delle
in-
dicate Provincie; cioè:
Per la Municipalità della Mirandola i cittadini Flaminio Panigadl e Grazio Montanari;
Per la Municipalità del Finale
i
cittadini Agostino Taveggi e Carlo
Mi a ri;
Per Correggio i cittadini Cesare Pongileoni e Giacopo Corradi;
Per la provincia della Garfagnana i cittadini Paolo Pieroni e Bar Tolomeo Aloisi;
Per la provincia del Frignano
i
cittadini
Domenico Pini
e
Pelle-
grino Pasquali;
Per Rubbiera i cittadini Vincenzo Mignani e Giuseppe Mari; Per S. Martino il cittadino Giovanni Signorelli. Il
cittadino Grazio Montanari richiese alla Municipalità di
la copia
autentica
del
risultata del Congresso tenuto in
avere
Modena
dalle quattro provincie di
Modena, Bologna, Ferrara e Reggio, a cui
sono intervenuti eziandio
i
sopra indicate oltre quelle
di
deputati delle rispettive Municipalità
Carpi e Sassuolo, i di cui deputati non
sono comparsi alla presente sessione; nella quale mozione essendo concorsi
i
deputati delle altre
tario di procurarsi
Municipalità, fu ordinato al
immediatamente dal segretario
l'atto della sessione, e di
del
segre-
Congresso
estradarne sul fatto le rispettive copie alle
diverse Municipalità.
nome come sopra il progetto della formazione Lombarda stampato per Milano: locchè fu eseguito
Richiese inoltre in della Legione
immediatamente, essendone" stata distribuita
ai
singoli
una copia.
E siccome deve sortire dimani per relazione dei cittadino divari il piano per la formazione della prima Legione Lombarda della Repubblica Cispadana, cosi goli, Il
la
Municipalità restò di farlo tenere ai sin-
pubblicato che sia. cittad.
Grazio Montanari a
nome
delle
suddette Municipalità
ha esposto, che non essendo per anche state legittimamente istituite le diverse Municipalità, di
i
rispettivi territori trovansi
in
uno
stati»
vera anarchia, soggetti quindi a quegli inconvenienti, che ne sono
la conseguenza; perciò ha dimandato che il più presto possibile sia anche provisionalmente data qualche organizzazione alle rispettive
— 875 ;ina qualche autorità
dine. ed et
per mantenere
gl'inconvenienti; e sicooOM
azlone
Municipalità
'li
la
.lecitamente
Modena non
Intento,
Deputali della Municipalità di
''1
medesima
alla
«li
Comitato medesimo per desiderato
il
di-
deputati siano rtpatriatt.
Bttivj
ta
possibile
la
dipende del
Municipalità
il
i
bnon nr-
il
sa che
non intendono
innoltrata
far parte in questa
di
La Municipalità decretò che sia passata copia
verno per
Rubbiera,
disposizione del
la
mozione.
mozione opportune pi-onte disposizioni, so
le
di
detta
(tìcacemei In seguito
Cittadini deputati
1
1
per
la
Municipalità di
Rubbiera,
non sono abilitati a trattare e sopra
affare cui
li
«puah non credono che sia un diritto della Municipalità il risolvere, nti
Comitato di Governo, richiesero di ritirarsi dalla
al
lo li
di
essere pronti à qualunque disposizione del
adunati non avendo cosa
contrario
in
si
ritirarono
dalla
radette fecero monna deputazione composta d'individui delle Municipalità per rappresentare ai Commissari Francesi, che Tutti
ì
Deputati delle diverse Municipa
urità in cui tro\ b Ile.
-peso e
izione reiativameni
sue forze, che non ha mai saputo quali e quante sieno, il
denaro pubblico rende malcontenta la popola-
e la inabilita a prendere que
-
e d:
il. ile
renderla
di
rendita, < del
del giorno
r
si
con illuminarla
contenta
chiede pronti
n
formazione
pei'
«•
denaro pei
mantenimento
delle
altre Importanti cause, ritengono assolarla
per h
nuovi pagamenti con
tamente un deputa quel
che
supplir»' alle ind
dia giornata
in
quell'energia
.
santi della .'
e
repubblicana: perciò riconoscono
ivoluzione
denaro pubbl
del
I
rispettive Munici]
ndere i
initato
in
tal
e
la
tutto
rontamente forma
conve
il
a
;
pubbli
compi sto
i
Iti
la-
276 Quindi restarono deputati
i
Flaminio Panigadi, Aloisi, e
cittadini
Agostino Taveggi, accompagnati dal cittadino Marchisio.
[Envoyé au Comité de Gouvernement de Modene qui donnera tous renseignemens necessaire*.
les
Modene le 27 vendemmiaire Fan. 5 de la Rep. Le Comm. M Dir. re Executif: Garrau. avrà presente per le congruenti disposizioni, 28 vend.
Si
(19
ot-
tobre 1796): Cavecchioli (1)].
Come giustamente osserva il
Fiorini (2) che ne pub-
i. Garf agnini nella da noi riportata, raccomandavano era necessario che di far propaganda presso il popolo nuove idee, tanto alle il diavolo non entusiasmasse si altrimenti, e questo non era brutto come lo si dipingeva lo dicevano ma lo facevano capire, la borghesia e la regione tutta non avrebbero potuto approfittare dei benefici, di cui sembrava munifico il regime da poco inaugu-
blica altrettali dei deputati bolognesi,
propria
lettera,
già
:
;
rato.
commissario organizzatore pel momento non venne Garfagnana, e, come vedremo, fu grave iattura. Rimasero in carica il governatore e gli altri impiegati, ma oramai senza più alcuna autorità, data la precarietà della loro posizione. Il Mulazzani, senza soverchio entusiasmo, seguì scrupolosamente gli ordini del nuovo Governo. Gli si disse di raccomandare ai due cittadini Vicari foranei, Giacomo Chiari di Borsigliana e Giovannetti di Castel11
in
nuovo, « di predicare dall'altare in giorni di festa essere obbligo preciso di ciascun suddito di obbedire e rispettare le Potestà che ci governano, ed ora precisamente la Repubblica Francese, pronta a felicitarli in qualunque maniera, a mantenere la pubblica quiete e tranquillità, ed a preservare le loro persone e beni non meno che la religione ed il culto Divino ». Ed eccolo diramare le due lettere,
(1)
cui
fu risposto in
modo
del tutto
al
APC, Recapiti cit., f. 3, n. 86. Le parole poste fra [ ] mancano
nel ms. ; sono invece nel testo pubbl. dal Fiorini. (2)
conforme
Belluzzi e Fiorini
cit.,
II,
1,
pp.
792-5.
>
- 277 nuovo a
ondo
frasario giacobino;
Modena che gli
desiderava conoscere in qual
tempo
ina
noi
quiete, e
dopo
pubblica
piazza
rali-
;
21 ore. ehe esclusi
i_ili
modo avrebbe dovuto giu-
stesso soggiungeva
:
«
Qui tutto è
l'erezione dell'albero della libertà in questa vi fanno la guardia sei cittadini ogni estraggono a sorte da questa Municipalità,
si
ed
artisti
basso popolo che pretenderebbero
il
essere pagati (1) ».
di
fu possibile replicare
gli
ordini erano stati eseguiti, e che egli
Il
dine di far partire per
la
15 ottobre
Modena gli dava or-
capitale
presidi delle fortezze
i
di
Montaltonso e delle Verrucole, lasciando a loro guardia
la
milizia
a
forense,
non si tosse formata possidenti
inoltre
:
meno che,
per diminuire le sj ima truppa civica di buoni ed onesti prometteva l'invio di un membro
Comitato per organizzare
del
la
nuova Municipalità
(2).
Ma questi non venne, ed il Mulazzani si limitò a disporre che
i
capitani Prospero Chiari e Pietro Azzi con le proprie
compagnie
recassero ad occupare
si
come
lasciarvi
i
due
salvo a
forti,
armi alle truppa assolutamente
presidio quattro invalidi con
le
Verrucole e dodici a Montalfonso impari a tenere in soggezione un'intera regione. E Analmente al nostro governatore giungeva il forse desiderato :
ordine
di
rocca,
la
pia
la
consegnare per la line del mese gli archivi e perchè nella nuova costituzione non esisteva
sua carica relativo
lasciare
che
egli
verbale
(3).
il
:
fece subito, facendosene
La Garfagnana, senza governo
abbandonata
;i
e
senza truppe, fu
ri-
I
stesa
se
Nino Cortese ni in mi)
(1)
RASMa, Dominazione M> mona ci!., p;
(2)
Ivi
(3)
APC,
Libro
pp.
1.
:
L97-9, adwmam» steli, pp. H \-M;i. Dominazione francese, f. 1
e
deUt
J4; cit..
fra
;
;
reUtìrl
Mem
IL
GENERALE RUSCA A LUCCA
e la sollevazione della Garfagnana e di Carrara
DEGLI ANNI 1796 E 1797
mio compianto amico Evaristo Giannini ha il merito d'avere per il primo fatto conoscere agli studiosi lo Zibaldone lucchese dell'abate Jacopo Chelini, di cui dette un saggio alle stampe nel 1890 (1). E' autografo, e si compone di nove grossi volumi in-fol., oltre un decimo volume in-4°, diviso in due parti tutti fittamente scritti. « con l'anno « Comincia » son parole del Giannini Il
—
;
—
1762 e termina col 1823. Contiene intercalati nel testo, filze a parte numerate, che corredavano la cronaca, una collezione innumerevole di stampati originali, cioè o in
leggi,
decreti, proclami, avvisi, opuscoli politici,
o d'oc-
come, con molte probabilità, non ve ne ha Lucca ». E' un Diario « preziosissimo nel suo genere, per gli avvenimenti di quei tempi agitati, che quasi sempre giorno per giorno vi sono registrati, con la giunta di numerosi atti originali ». Della forma, « semplice e anche qualche volta un poco trascurata », il Chelini « spesso con grande modestia si scusa col lettore allegando la fretta e la non costante sicurezza politica con la quale scrive la particolareggiata casione, ecc.
;
altra simile sulle cose di
;
(1)
Giuseppina Buonaparte a Lucca nel 1796, narrazione d'un con-
temporaneo, con documenti e note, edita per le nozze di Raffaello Orsetti Mansi con M.a Antonietta Bernardini, patrizi lucchesi, Lucca, tip. Giusti, 1890 ; in-8.° di pp. 50.
-
879
non
o
sempre spassionata sua dopo la morte dell'autore
che
.
[^autografo,
sempre gelosamente domestica (lolla famiglia Sanimi
custodito nella Libreria
Lucca,
cronaca tu
passato di recente nell'Archivio di Stato di quella città e spesso gli studiosi vi attingono con fortuna e con frutto. Il saggio, che stampo, è fecondo di di
è
:
nuova luce siigli avvenimenti
della (iarfagnana e di Car-
-<
rara degli anni 1796 e
.»7.
* *
Il
Direttorio
Bonaparte
il
j
maggio
del
scriveva
179(1
al
general
:
Yoici la confluite à tenir vis-à-vis de Livourne et dans Toscane il fa ut v arriver secondairement et au moment oii vons y scicz le moins attendu. La République n'est la
:
point en guerre avec le Grand-due, et
il
importe de main-
tenir nos liaisons avec lui ; son ministre à Paris n'a pas
dissimulò son
la
pays.
contraiate dans laquelle les Anglais tenaient
la tyranuie (ju'ils exorcnient dans le port Livourne Prévenez le Grand-due de la nécessité oii nons nons trouvons de passer dans son territoire et de mettre garnison dans Livourne. Calculez l'envoi de ce comici et l'arrivée des troupes républicaines dans
e1
de
ccttc ville, de ielle sorte
an
moment ou
entreront inèines
cu
a
Livourne
;
courrier entre à Florence
le
avant prenez
(jue
en
formalitès que cellea qui
occupanf
anglais.
très-peti
(jiie
troupes frane possessìon avec
Ics
furent
jadis
Vado; rendez-vous maitre
napolitains.
portugais
el
des
les
empio vaisseaux
bàtimens enpori; emp^rez-vous
autres
nemis que vous trouverez dans le un mot de haii ce qui appartieni aux différena étata qui soni en guerre avec nons. e1 mettez méme le séquestre sur ce qui appartieni aux particuliera de ces étal Grand-due ne pourra se refuser a ces mesures rigoureui le Directoire ne presume pas qu'il veuille y appprter «ics (ii
— 280 — obstacles qui ne pourraient étre élevés que par une perfìdie qu'il est Il
con
de notre intérèt d'anéantir « (1).
Granduca si era sempre condotto verso la
più
grande
lealtà ;
sebbene
la
Francia
principe austriaco,
aveva resistito all'Austria e all'Inghilterra che volevano mettere a Livorno un presidio napoletano, e negato il passo a quelle milizie fino dal marzo, per tener sempre più salda la pattuita neutralità aveva con felice successo inviato a Vienna uno de' suoi ministri (2). La necessità della guerra non imponeva per nulla alla Francia quella invasione mossa soltanto dalla cupidigia di stender ;
;
rapace la mano sulle navi, le merci, niche accumulate a Livorno.
le
ricchezze britan-
Il conte Miot di Melito, ministro plenipotenziario di Francia presso il Granduca fin dal 7 febbraio del '95, fece ogni sforzo per impedire che la neutralità della To-
scana fosse violata ed occupato Livorno, ma inutilmente. Recatosi il 22 di giugno a Bologna a parlarne col Bona« Si je vous avais entendu plus parte, s'udì rispondere :
tòt, je ne aurais peut-ètre pas ordenné le mouvement qui se fait aujourd'hui. Mais il est commencé, il n'est plus temps. On a monte la tète au Directoire il se figure que s'on va trouver des montagnes d'or à Livourne. Tout le monde le pousse je n'y puis rien. Je tàcherai cepen;
;
dant d'empècher le disordre vous pouvez en assurer le Grand-due. Mais il faut, de son coté, qu'il donne les ordres les plus sévères pour faire respecter les troupes et pouvoir abondamment à leurs besoins » (3). « Le Il 2 di luglio il Bonaparte scriveva al Direttorio passa general Murat suivè du general Vaubois l'Arno à Fucecchio, et lendemain changea brusquement ;
:
(1) Correspondence inedite officielle et confidentielle de Napoléon Bonaparte avec les cours étranger es, les prinees, les ministres et les généraux francais et étranger s en Italie, en Alemagne et en Egypte. Italie, tom. I, Paris, Panckoucke, 1809, pp. 149-150. a (2) Augusto Franchetti, Storia d'Italia dal 1789 al 1799 (2. edi-
zione) ; p. 260. (3)
Miot de Melito, Mémoires, Paris, Levy, 1858, tom. I, pp. 94-97.
— 28t — de route lis
marcha à grands pas sur Livourne
el
arréter
Je
chevalier Spannocchi, qui avait favorisé
le
le
depart des anglais, avait cherché à soulever le peuple ava't laissé prendre, peu d'heures avant, deux bàtiments francais par une fregate anglaise » (1). Il Marat, comandante la cavalleria dell'avanguardia, passato l'Arno, giunto che fu dove s'incontrano le due stiadf. una delle quali conduce a' colli di Siena, l'altra, lido il corso del fiume, fa capo a Livorno, scelta
el
•
mise il cavallo al galoppo, gridando ai Ogni passo accelerato è un milione per la Repubblica (2). Quantunque la marcia fosse veloce, al suo arrivo a Livorno la sera del 27 seppe che 64 navi inglesi, cariche delie merci agognate, avevano sciolto le vele al vento. Il governatore Spannocchi fin dallo spuntare del io si era affrettato a darne « avviso al pubblico per sua notizia » (3). La collera del Bonaparte, che si ritenne quest'ultima,
soldati
:
burlato, passò ogni segno
né vi fu vituperio che risparmiasse allo Spannocchi, capitatogli innanzi senza in dosso ;
Giunse lino a chiamarlo coquin ! « No, voi lo sarete. Ho serviti trentanni due Sovrani e gli ho serviti da uomo di onore le vostre truppe non m'impongono, saprei anche nel momento presente come respingerle, ma il Sovrano ini lega le inani, ed io devo rispettare suoi ordini. Ciò fa la la
grande divisa però
ii
(1).
rispondere
:
;
i
vostra forza
vostra ragione » (5).
e la
Da Livorno
il
Bonaparte volse
de
(1)
Napoleoni
l.er
•ri.
(3)
Tribolati,
1SKM. pp.
t
publiie
par
pp.
Hi* 445.
'onveretuioni
di
Giovanni
facile
V > m perewr
tir
Botimi,
Pisa,
In 1-182.
Antonio Z< Moìmi.
pensiero alla
I.
111, Paris, Plon, 1859, tona. I
il
ile
1851
:
tona.
III.
ieUa pp.
Toteoma dal
17."{7
184-186. Cfr. anche
al il
n.
hi\ \\
doir.i (4)
ti, li.
(."0
12 del
Santoni, Memorie
Ldvorno.
limino;
Sape
nel
perinilic.
In
Spigola-
1X86. patri*.
m>-.
nella Biblioteca
Labronica di
282 delle
città
di
Massa
Lannes,
allora
capo
di
brigata,
uomini
d'infanteria
conquisi;:
operasse
Lannes
il
di
e
e
Carrara. lesta
venticinque
di
ussari.
quante ribalderie
e
V'inviò
di alla
e
il
trecento
Che cosa com-
ladrerie
mettesse già lo raccontai (1). Fu tale e così tracotante la prepotenza di quel soldato, che gli stessi giacobini niassesi, da' quali era stato accolto a braccia
sentirono da'
disgusto
Carraresi,
;
torturati
sfrenata prepotenza.
che fu
disgusto essi
aperte, ne
anche
partecipato
pure con enormi
balzelli
e
La quale arrivò a tal segno, che il
decembre si levarono in armi contro gli oppressori. Tra le lettere di Napoleone I, pubblicate per comando del nepote, ve n'è una che riguarda appunto la rivolta di Carrara (2). Sanguinariamente feroce, merita di essere 6
qui trascritta
:
Au general Rusca (3). Milan, 21 frimaire an V. (11
decembre
1796).
Le general Vaubois me rend compte, citoyen general, que le 16 du mois il y a eu une révolte dans la ville de Cariare. est qu'après avoir executé
(1)
1796,
(4)
Massa di Luniijiana latta da' Francesi nel d'un giacobino, Lucca, co' torchi di B. Canovetti, 1879
Sull'occupazione di lettere
in-8.° di pp. (2)
Mon intentioii
mes ordres à la lettre à Castelnovo
;
70.
Correspondance de Napoléon I.er, toni.
II, p.
159, n. 1261.
Nato a Briga, presso Nizza, il 27 "novembre
1759, studiò medicina nelle Università di Pavia e di Torino. Nel '90 il Principe di (3)
Monaco lo nominò suo medico particolare. Calati i Francesi in Italia, divenne ardente giacobino e lasciati gli studi, si fece soldato, militando co' repubblicani, « fra' quali non spiccò tanto per concepimenti strategici, come per ardire, audacia e bollentissimo impeto ne' singoli combattimenti, mostrandosi egli molto atto a condurre guerresche fazioni contro ribelli e briganti ». Cfr. Felice Turotti, Storia dell'armi italiane dal 1796 al 1814, Milano, Sanvito, 1858 I,
115. (4)
Fin dal 14 frimaire
essentiel, citoyen general, di
Monte Alfonso) et de
(4
decembre)
d'occuper
gli
le fort
aveva
scritto:
de Garfagnana
«
Il
(il
est
forte
faire terminer les troubles qui inquiètent publique de ce pays. Je n'ai pas de renseignements assez plausibles pour connaìtre le parti qu'il convient de prendre. la tranquillité
.
—
-JM
que voua faisiex fusile] maison du plus apparenl de oetu qui onl i
Urùler
.
la
ilion, et
pria
que vous preniei nz òtages que vous env<
mi chàteau de Milan. si
Ila ont fail oouper le bois d'A venta. Bfon in* que midi» ordii', tant pour Castelnovo, que poni t'arrare,
ponotueUemenl exéouté. ter et
de
òter au
faut
11
peuple l'envie de se
par les malveillants.
se
B<>\, 4Pab
Lo stesso giorno i^li scrisse due altre volte. Nella prima Mon intention est que vous queste lettere si legge: éz arreter tous ceux qui sont déuoncés comme ayant
di
iis
prie de
me taire connaltre de suite ce que je dois pensar
qu'il y ait deux députéa de la Garfagnana ongrés de Modène; je vous autorise a les nommer. J'attenda
Ordonnez Bur-le-ehamp pai
(e
retour dea ordonnances, dee renseignements
méme de prendre un parti
.
*
-
1 i
précis qui
scrisse di nuovo
il
ine
16 e il 18
aire (6 e l'8 decembre). In quest'ultima lettera notevole inseguente
brano:
qu'avec ces forceset les deux cohortes de Modène et vous rendiez à Castelnovo, que vous fassiez ai
[e desire
de Reggio voua et
dee ohefs, que vous fassiez brùler la maison d'une fa-
fuailler bùi
mille de ce pays-là, trèe-oonnue pour ('tre à la tète
de la rébellion, douze otages et désarmer tous ceux qui auront pris pari à ladite rébellion après quoi vous publierez un pour le passe. Vous mettrez dana Le chàteau de ral ftIonte~Alfonso une garniaon de 50 hommes de la cohorte de Ilo* F'oubliais de vous dire qu'il faudra taire répéter un nonrouvernemenl de Modène et à la République Iran* sette petite ville de Castelnovo et à tous les tssiez arrèter
;
rillagea qui <>nt
pi
sóvèrement
lunisaex
prenne paa de l<»
d<
ral.
!>
•luite «pie.
Be
gli
les
.-. Mette/, de t'éolat, dépéoa*s> coupables, afln que l'envie ne leu
ré voi ter lorsque
nuovo
scrisse di
:
nous pourriona. ètre éloignéa « Voua aurei reeu, cito
.
11
'ioli- que je di passer relativeuieut | la con voua deve/ lenir ave»- les .arfagnaniens j 'capere méme loraque voua reeevrez celle-ci, vous serez déjà en route pour me honne fois. le goùt à ces montagnards de quoi ce sera tous les jours à reeoinnn-ucer. Le voisitagliami avec les fi. iaux et le reste de rApennin interesse d< trop près pour ne pas donner un esempli qui \
(pie
<
;
-
i
mémoire de ces montagnards et les tieune atta<n t>.</, multine- ,t> NapoUon l.er, Una. II. cfr.
.
pp.
136,
L4fi
I
16,
<
148-149 e
— 284 partecipe à
la
révolte
s'ils
;
s'etaient sauves,
vous feriez
bruler leurs maisons, sans cependant qu'il y en ait plus d'une de brulée par village qui s'est mal comportò tous :
otages que vous croirez pouvoir assurer la tranquil-
les
seront arretés et envoyés à
Milan ». Nell'altra gli avec quelque intérèt les nouvelles que vous allez me donner de votre expédition sur Castelnovo et Carrare j 'espère que vous aurez ponctuellement exécuté les ordres que je vous ai donnés ». Parimente lo stesso giorno scriveva al generale Vaubois a Livorno lité
diceva
«
:
J'attends
;
:
Vous voudrez
bien,
citoyen general, vous faire renare compte
de l'ordre qui portait de couper
les
bois d'Avenza. C'est toujours
par des exactions faites par le commissaire du Gouvernement qu'on excite le peuple à se révolter.
faut que la punition des chefs prin-
Il
cipaux de la révolte soit eclatante. Je donne l'ordre au general Rusca
de s'y transporter de Castelnovo, d'en faire six
fusiller
trois,
arrèter
en otage, et bruler, dans la ville de Carrare, la maison la plus
Rendez-
apparente d'un de ceux qui ont pris part à la rébellion
moi compte de la conduite qu'ont tenue còte de Massa et de Carrare.
L'ultima lettera del Bonaparte naio '97. Qui la trascrivo
al
les
agents militaires du
Rusca è del 7 gen-
:
General, des malheureux se sont laissé séduire par des agents perfides, qui parcourent l'Italie
pour exciter
les
peuples à la
volte et faire tomber sur eux tous les maux de la guerre.
porterez à Castelnovo avec les chefs
des ribelles
enverrez à Milan
;
una colonne mobile
ré-
Vous vous
vous ferez fusiller
;
vous vous ferez délivrer vingt otages, que vous vous ferez détruire la maison du confesseur du ;
due de Modène, qui est l'auteur de cette rébellion vous ferez eriger, sur ses décombres, une pyramide avec cette inscription Chàtiment ;
:
d'un prétre furibond, qui, abusant de son ministère, a préché la volte
et
Vassasinat.
Vous
ferez
assembler
des divers convents et tous les curés
;
les
ré-
magistrats, les chefs
vous leur direz, de ma part,
que, tant que les ministres de la religion seront animés de vrais principes,
comme le cardinal Mattei, l'archeveque de Bologne, les évè-
ques de Modène et de Pavie, qui, par leur sagesse et la purité de leur morale, nous rappellent les prémiers siècles de l'Eglise, je les
— 485 — reepecterai, cux, leurs propriétés et leurs usages, lorsqu'ils les feront
aoatribuer
veiltants, tratterai
pulilique et au bien general ; mais, quand
la tranquillité
;i
de lrur
«leviendra, dans les mains des malun instrument de discorde et de guerre civile, je les sans aucun égard, je ferai détruire leurs convents, et je
lintété
in mietere
punir personellement
farai
les
curés des villages qui se senmt mal
eompoi
Apns cela,
voua purterez à Carrare, et de
voiis
rooa vous jdimlrcz à
oli
la
mobile que vous trouverez à Bologne sous il
à Livourne,
le
commandement du
Lannes, pour défendre les cótes de la Toscane de tome inde
id
là
garnàaon de cette place et à la colonne
part des Anglais.
la
BONAPAB
La spedizione
Rusca contro Castelnovo e
del generale
Carrara è raccontata dal cronista diclini in ogni suo più
minuto particolare, d'esser
rita
tolta
in
modo addirittura
dall'oblio
e
messa
esauriente.
alle
Me-
stampe, come
taccio.
*
La Garfagnana già Estense faceva parte della RepubCispadana la quale, sorta sotto gli auspicii del Bonaparte e composta delle quattro provinck di Modena, gio, Bologna e Ferrara, aveva tenuto un congresso
blica
:
Modena
a
16-18 ottobre
giorni
ne'
;
e ora
ne stava te-
nendo un altro a Reggio che, incomincialo il 27 deccinbre. gennaio del'97. Il general Rusca, il 10 nevoso ebbe fine il decembre), scriveva, da Castel nuovo, al Congresso di Reggio '.)
:
lai
pouvoir qui m'a été donne par
suite* <lu
le
General OD éhtà
Irmée d'Italie, l'.onaparte ayant recoimu dana la oitoyeoa Cozza eph), et
Paul
et
mi parlati
publique
;
rinoe della
al
l
Ani.
V'enturelli
a.-liauieiit |>«nir
;iu
<
médeoin
imi vernement
repréeenter, en
tee
qualità*
Garphagnana Lea ay nommé eo
taulenta
nicyaairaa,
Modoiiois et a la Re-
!a
'!<•
Députee,
abarge de se rendre sans ilehii au fongrés de Reggio poni les
la
Pro
leu
dita qnalitè a
fonetiona attachee a cette e barge. Les Congres de
v
rampiti
Reggio
le*
— 286 — reoonnoìtra
come tegitimemenl
General en
sus«lii
<-]H*t
phagnana suplira au
elùs, et cela
d'apres
Ics
ordres du
de l'Armóe d'Italie, La Province de la Gar-
frais
que ces déjratés Beronl obligéa de
faire
pour leur voyage, et sejonr au dit Congrós poui Ics droit de la Province.
Il
Cozza e il Venttìrelli partirono immediatamente alla
volta di Reggio. Nella sessione l'8 di
XV del Congresso, tenuta
gennaio, letta la lettera del generale Rusca, fu pro-
posto che si ammettessero i due rappresentanti « colla dichiarazione suggerita dal cittadino Nobili, che ciò non dia
diritto alla
Garfagnana
di
spedire deputati,
ma sia
soltanto salvo a lei il diritto di concorrere coi suoi elettori alla
nomina
deputati ».
dei
zione venne adottata. Nel
« «
Posta
alle
voci »,
la
mo-
verbale » di quella sessione
legge « S'introducono i due deputati della Garfagnana sono applauditi e siedono confusi cogli altri » (1). Fin dal 30 decembre nel Congresso Cispadano da Giacomo Lamberti era stato proposto, che « avendo la natura uniti a noi i popoli di Massa e Carrara per riguardo si
:
;
territorio, si domandi al generale Bonaparte il permesso di invitarli ad unirsi ancora alla nostra Repubblica ». La « mozione » venne approvata, « quando però i detti al
popoli si adattino alle condizioni dette altre quattro unite
popolazioni » (2) siderato.
Il
;
e
il
Bonaparte accordò il permesso de-
4 piovoso (23 gennaio 1797) scrivevano dal-
l'Avenza al Giornale Repubblicano di Modena
:
L'invito fattoci dai nostri fratelli Cispadani d'unirsi con loro in
una sola famiglia risvegliò nel bravo popolo di Lavenza quel vivo entusiasmo che,
figlio
dell'amore più puro per la libertà,
gli
lece
spargere lagrime di piacere all'arrivo de' suoi liberatori Francesi, e che gli ha determinati in ogni incontro a mostrare
repubblicana, sprezzando tutti quegli ostacoli che alla carriera della Libertà.
si
una fermezza frappongono
Animati dai due filantropi Deputati del
(1) Gli atti del Congresso Cispadano nella città di Reggio (27 dicembre 1797-9 gennaio 1797), pubblicati da Vittorio Fiorini, Roma, Società editrice Dante Alighieri, 1897, pp. 69 e 143.
(2)
Fiorini, Op.
cit..
pp. 25 e
7<».
— 287 — ino (1).
incoraggiti dai
menzione landa
il
(2),
capi
ili
bano Ghir-
;
rono
più imponente spettacolo
il
suoi vicini. Tutti
a'
mimerò «li quattrocento circa, si unirono nella
famiglia, in
dent<
risoluti
popolo <li Lavenza presentò nel giorno 27 dello » nnaio)
i
piti
comandante
il
loro
la
segretari,
li
N'Ho, ove tia
le
unio
padani) ed eletto un
Phh /" lì
grida di
|
spedirono alla .Municipalità .li Carrara colla
he se nel termine di due giorni -so unito ai
Cispadani,
io
dagli altri popoli.
L'innm
Il
2
dubbiosi,
i
il popolo pure «li Cai due popoli >i consideravano disu-
nemici
niti-
l'unii
i
i
confusero e fu proclamata
>i
pluvioso (21 gennaio) in mezzo agli evviva d'inni e
popò
del
cannone sì annunziarono le nuove
-
rinata d'Italia. Ieri poi, giorno 3, si solennizzo L'unione'
">mpa piantato di
limitrofi !
abitanti e di tutti
I
i
Forte tirarono tutto
il
tpodamo
coll'inter-
Massa
e Carrara.
patrioti di
giorno dall'alba a sera. L'al-
fratellanza fu universale. Il bravo Ghirlanda, suo ardore per la libertà, che la distìngue da i
ven/.a
il
irreno, recito un energico ed eie-
I
in
cui fra tutto mostrò r
I
vantaggi
i
ne sarebbero
clic
l'unione Cispadana ed insinuò l'amore
n. 2 del Umiliali- ti-' Patrioti ti' Unita l.e
popolazioni di Massa rante della -.
(2."!
_
Bono foita Repubblic deputato al Congrese -e e prendere il disegno di i
i,
i
comunicazione da api io conobbe, i. che .
to
cete molto ba figurato
Lombardia di
li
lui
nel
l'.i.i
:
!
nomo che ne' tempi primi della Rivolli! capitano fu oolTanaata
In qualità di
.leone all'isola d'Elba, ove stava
-e,
capitano della guarnigione, e molte volte teneva seco della di
Ini
fuga per
Francia, ed egli
pure
un suo irdia
uni
ima \.
K.
ti.
della
Maria Beai
1
Ìli
Oli
| :
1>I
\
M. J
.11
I
— 288 — e la stima per li nuovi acquistati fratelli. zione.
La notte terminò la fun-
Convien dire che Lavenza è una spiaggia degna «Iella
libertà,
e forse vi sono pochi paesi che raccolgano tanti patrioti. Sono degni di esser conosciuti, fra gli altri,
Ragaglini,
il
Rettore Morelli,
due famiglie
le
Monconi, ecc.
i
Mentre
all'Avenza
erano
tutti
concordi
volere
nel
l'unione co' Cispadani, a Carrara ed a Massa non
man-
cava chi l'avversasse. « Anche a Massa e Carrara » (ebbe a stampare lo stesso giornale) « il federalismo ha fatto i suoi sforzi per impedire che quel piccolo lido formasse parte integrante della Repubblica Cispadana. Conviene però confessare che la
la
corruzione sociale
popoli, che
fra'
natura ha diviso dagli altri e che conoscono poco com-
mercio, non trovasi a quell'apice di grandezza che riscontrasi fra di noi.
Più semplici nelle maniere di esprimersi,
e più ingenui di cuore,
nione senza
uncini
hanno esposta la loro politica opie
legali
senza
distinzioni
tiche. E' singolare, fra l'altre, la difficoltà
paripate-
d'un opinante
Cosa sperate mai, diss'egli, da questa unione? Cosa volete mai che vi diano i Modenesi? Essi non vi possono dare che dei coteghini. Soggiunse un amico dell'unità E che ? Non sono forse una buona cosa i coin piena assemblea.
:
teghini ? » (1). Il
la
21 di gennaio si aprì in Modena nel palazzo ex-ducale
terza sessione del Congresso Cispadano.
vi fecero
il
loro ingresso
i
giorno 30
Il
rappresentanti di Massa e di
Presidente » (così ne dà conto un giornale d'allora) « annunzia l'arrivo de' deputati di Massa e Car-
Carrara. rara. di
«
Il
Fatta lettura de' loro mandati e dell'atto di unione venpopolazioni alla Republica Cispadana
quelle
gono
;
deputati introdotti nella sala, fra le più vive acclamazioni e fra i segni del giubilo universale
e
in
seguito
i
prendono posto tra gli altri loro fratelli, i cittadini Guerra e (Lodovico) Lizzoli per massa
(Alessandro)
(1) Il
Giornale repubblicano di pubblica istruzione, n.
dena, 15 piovoso, anno V della Repubblica Francese, dana (3 febbraio 1797 v. s.).
;
XXXII, MoI
della Cispa-
1
— 489 — (Giambattista) Vacca Carrara
(Michelangelo) Marchetti (1) per
e
Di Massa e Carrara
(2).
la
Repubblica Cispa-
dana forino il Dipartimento di Luni. Montiqnoso (Massa e Carrara).
Giovanni Sfoi za. Brani inediti dello " Zibaldone,, dell'abate Jacopo Chelini.
A di 26 novembre 1796. La Comunità
ili
N'adii
ili
sopra e disotto, Vicaria di Garfagnana,
Francesi dopo avere permesso che
.
i
Francesi pian-
Ubero della Libertà in Castelnuovo, capo della Garfagnana modanese.
Francesi adunque, non contenti della prima contribu-
I
itone, ne Imposero la
seconda di 25 mila zecchini sulla Garfagnana
Quelli di Vagli, mal sentendo questa Impossibile impostarsi sollevarono;
a questi se ne aggiunsero degli altri, e fra tutti le donne sembrarono determinate. Si armarono di accette e di pennati e in n.° di 3 mila andarono alla Fortezza di Monte Alfonso, ed a forza entrati
le pia
portarono via due cannoni ed a braccia li strascinarono a Castelnuovo. dove arrivati piantarono
cannoni in mezzo alla piazza,
i
Indi svelsero l'Albero della Libertà, e strascinandolo
per vilipendio
Duca, Viva la Reggenza. seguito spedirono al nostro Castiglione per chiedere polvere da tutto
In
castello,
gridavano: Viva
il
ma gii fu negata, dicendogli che andassero a prenderla sulla
fucile, a
il
degli schioppi.
La ragione per cui
si
mossero
Imente un proclama che nel
quale ni
si
la
Vaglini all'insurrezione fu prin-
i
Municipalità
francese fece
pubbli-
diceva che ognuno viver potesse in quella ma-
quella religione che chiedeva. Ciò fu la pietra scanda-
che mosse
Vaglini all'insurrezione, come quelli sopra gli altri
i
dia religione dei loro padri, e da ciò Idearono d'andare il •
di
sabbato, a Castelnuovo In n.« di circa 800
tutti
armati e colle loro mercanzie solite a fan*
h 26 novembre, giorno
fra
uomini
(1)
1797)
e
donne,
Tommaso nella
;
Casini,
L'insta
/
deputati
storica
del
Beniamino Manzoni, ann. W7. naie de'
Libertà Il
Wmr§. ìlal.
Il
febbraio
Cornarono
tt.
10, 8.).
Oiopmiamo
italiano,
(1897), voi.
1997 v.
Patrioti d'Italia,
Italiana (23
al
Bioorgimonto
II,
pp.
1
796-
èirotia
dal
179,
184,
5 ventoso, anno
I
della
1»
— 290 — dere io quella piazza.
Infatti, giunti colà, si
disposero, con l'intel-
ligenza erià fissata, tutti intorno alla piazza. Qualora sembrogli essere ciascuno al proprio luogo,
il
capo di
essi
disse al
che passasse sottovoce a colui che aveva accanto
compagno
parola:
la
\iva
Duca. Quegli passò la voce al terzo, il terzo al quarto, e così successivamente Ano a tanto che non fosse ritornata la stessa voce al il
capo degli insnrgenti. Ritornata che fu la parola (segno che tutti erano pronti all'insurrezione) egli gridò ad alta voce: Viva il Duca. Nel
momento medesimo si sentirono le voci universali
di
Viva
il
Duca, donde ebbe principio la rivoluzione. Giunta tal nuova al nostro Governo, dispiacque assai per le conseguenze che ne potevano derivare in grazia della vicinanza. Infatti •
/
la Municipalità di Roncagliana,
paese della Garfagnana sempre .sog-
getto alla Francia, chiese alla Repubblica libbre 1000 di polvere e
piombo per tenere a dovere gli insurgenti. Per tale efS. Andrea si tenne Consiglio straordinario, convocato dal banditore a cavallo, costume solito per Consigli straor-
libbre 600 di fetto
giorno di
il
i
dinari, ed
esaminata la richiesta gli
fu
risposto che avendo poca
polvere e meno piombo, attese le circostanze dei tempi, non potevano darne agli altri, avendone di bisogno in proprio. Garfagnini rivoltati, prima di ogni altra cosa rovinarono tutte I le strade che dalla Lombardia mettevano foce ai loro paesi; e sic-
come avevano bisogno di vettovaglie, per la scarsità delle castagne, mandarono a Lucca molti muli, che li fecero caricare di granturco, olio, etc,
pagando il tutto. L'Ecc.mo Consiglio vedendo che la Gar-
fagnana veniva a provvedersi a Lucca di vettovaglie, etc, con suo decreto proibì il poter vendere grano, biade, etc. a' forastieri e ciò ;
non dovere entrare in qualche impegno con i Francesi, permettendo che i nemici della Francia si provvedessero il bisofece per
gnevole a Lucca.
A dì 21 decembre. Questa mattina, quantunque giorno dinario Consiglio. L'oggetto non di
si sa,
di festa, vi è stato uno straor-
ma si crede per passaggio
truppe che dicesi debbano passare per una spedizione segreta,
qual'è,
come si suppone, per andare in Garfagnana per la ribellione
colà accaduta. Nelle convenzioni fatte con
Buonaparte e
Saliceti
quando ebbero la contribuzione, vi era espresso che non sarebbero passate truppe dallo Stato se non in caso di necessità, come venne confermato dal Direttorio esecutivo di Parigi; e questo è il caso, mentre volendo passare in Garfagnana, non vi è altro passo che questo,
non potendo per le nevi passare altrove.
-
- 291
A
99 decembre.
ili
Questa mattina a buon'ora è arrivato a Lucca un avviso per vi
erano da circa 3 mila
soldati,
il
chiamata
Legione Lombarda, comandata dal generale Rusca di Mentone,
la
per la Garfagnana. A tale av-
la quale è quella sopradetta destinata
radunò subito e fecero pure radunare gli .mori e fissarono spedire a complimentare il generale il Sig. Francesco Mazzarosa e Paolo Garzoni. Fu dppoi lotto ordinario Consiglio con la solita formalità del bandiredoli Differenze
'oilìzio delle
si
I
tore a cavallo suonando la tromba, che messe in
rore il pubblico. L'oggetto del Consiglio non
s'è
moto ed in
ter-
saputo, e si è
di-
sciolto alle ore 21 e mezzo, dopo aver fatto l'estrazione del
nuovo
Collegio.
giorno arrivò un nuovo
Alle ore 23 circa dello stesso
•
per cui si radunò immediatamente l'Oflìzio suddetto e le LL. Eccel-
Poco dopo arrivarono due officiali della Legione Lombarda, una lettera per il Governo, spedita dal generale Rusca. Questi
lenze. c<.ii
uiuii"
:
a
l
due
all'udienza. Fra questi
'ulazzo
officiali vi
era
un Gambozi di (amatore, fratello d'un nostro alfiere all'attuai servizio <lella Ser.ma sua Repubblica, il quale, appena fatto il primo <•
xnplimento, pieno d'aura
mise
ira:
itante,
ed
Bernardini, restò assai sorpreso, e di-
l'udienza fosse sorpreso dal pianto. La
i
..
i
ed
niun
il
in
cappello in U
ma che in un suddito nostro fece maraviglia grande.
Gonfalonieri, Federico
il
il
qualora si presentano al loro
formulario però solito de' Francesi
le
termini convenienti e propri, il passo della truppa da
comodo di
la nottata
;
senza aver bisogno
di
essendo approvvigionati Non fu senza qualche lieve
i,
della
»
ma restò stabilito che
nottata in Lucca,
«bbero egualmente
fuori de la
ita
luceva nella stessa t
risposta
le
•
•
il
generale in
al
tal
con/or*
generale sarebbe vena!
medesimo
notte, ed a tale effetto fu destinato al
Ferrante Cittadella e Gerolamo Guinigi limentarlo
suo arrivo, Intanto
al
il
Sig
Francesco Mazza-
I
trovarono alla
;
partenza
per Locca, BgU
;.-!
i
;
clic
e
il
pero
progetto
non
dopol parli
:
;
di
far pernottare
trattenne
curarono
mvenieotemei intanto fargli gustare
il
si
.
— 2U2 — e Garzoni, essendo arrivati in
Lucca alle ore 7.
1
Deputati
Signori
sopra i passaggi hanno destinate tutte le case nobili
Monsanqai-
di
cominciando dalla casa Benassai fino alla casa Bernardini, per
liei,
alloggiare la truppa. A tale effetto hanno comprata quantità di paglia
per stenderla nelle stanze onde poterci dormire ed
devono per l'offizialità; e l'alloggio
di
Alle ore 18 dell'antivigilia di Natale sono entrati in seri a cavallo,
letti
i
servir
questi fu rasa Ottolini.
con sciabla nuda, e non sapendo
Lucca 25 us-
la strada
sono an-
dati a S. Martino, credendo quella chiesa fosse il palazzo pubblico; di
sono andati al Palazzo del Principe in tempo che era radunato
lì
l'Ecc.mo Consiglio. Gli Svizzeri
ed uno solo
tile,
di quelli
si
sono opposti all'ingresso del cor-
ha avuto il permesso di entrare, il quale
dimandando del proprio generale, fu allora, per mezzo di un targetto, insieme ai compagni condotto alla Locanda di Giovannino, ove alloggiava il Rusca generale, il quale gli ha dato ordine di andare a Monsanquilici, ove era stato fissato tessero la sciabla
nel
fodero,
Porta di Borgo andarono
al
quartiere, e che met-
il
come eseguirono; e riusciti
fuor di
loro destino.
Nel giorno di ieri e nella nottata venendo
il
giorno 24 decembre
sono arrivati a Monsanquilici circa 2 mila soldati e della cavalleria circa a 100,
ma in un tempo che pioveva continuamente, e arriva-
rono mal conci e rovinati dall'acqua e dai fanghi. Questa truppa
aveva cariaggi
e
monizioni da guerra e da bocca e vari pezzi d'ar-
di biscotto è stato mandato in nuovo in forno per asciugarlo dell'acqua avuta. Fu veramente un grosso imbarazzo per quei Signori sopra i passaggi il ritrovarsi tanta truppa a ridosso, con aver avuto poco tempo a sistemare le cose, e la poca e niuna esperienza che i medesimi avevano in simili casi; nulladimeno procurarono disporre il tutto e render contenta, per quanto potevano, quella truppa, che
tiglieria
da campagna. N.° 36 carri
Cittadella, per mettersi di
stanca dal viaggio e dal fango e dall'acqua continua, che per viaggio
aveva avuta, bestemmiava come i turchi. generale Rusca fu complimentato dai nostri Deputati, che
Il
rono ricevuti convenientissimamente. loggi
i
trattò
Si
quali inclinava a volerli in città,
di
nuovo
ma persistendo
degli i
fual-
nostri di
il generale allora spedì un uffiziale a visicompagnia d'alcuni nostri Deputati, i quali non
volerli a Monsanquilici,
tare
i
quartieri in
furono trovati gran cosa al fatto, ed
poco contento. Ci fu
forse per rimettersi in qualche il
il
generale ne restò egli pure
in seguito spedito il Gambozi, già detto, il
quale
maniera in grazia dei Lucchesi per
cerimoniale poco conveniente tenuto nella prima udienza, portò
- 293 relazioni migliori •uti.i.
quartieri, e procurò che
ilei
Oambozi
Il
il
propria,
generale ne
maritata
;
ne'
Ricci,
commesso errore, ed egli infatti ne chiese
rientrali' in 96 del
m seguito procurò di coadiuvare a' Lucchesi m
stuse. ed
mctlte
sorella
dalla
tu
quello che poteva, essendo molto famigliare del generale.
Dopo che il suddetto ilg. Rosea ebbe avuto il complimento de' Dopatati, gli fu presentato
10 luigi di mancia.
il
regalo di 26 portate, che accettò e diede
pure mandata alla Locanda
fu
(ìli
che non accettò, dicendo che
lo
difendevano
i
guardia,
la
che in
cittadini, e
-guenza non aveva bisogno d'altra guardia. La sera gli fu un festino a casa Montecatini nell'appartamento familiare, ma egli
non intervenne per le ragioni che dirò in seguito, e vi mandò soldue offlziali a far sapere che le occupazioni sopraggiuntegli non
permettevano il poterne godere. La sera seguente pure, vi-
li
gilia di Natale, vi
fu
festino
a casa Fatinelli. al quale intervenne,
ed in seguito v'intervennero pure da 60
ottìzialì,
i
quali
misero
si
a giocare tutti insieme a due tavole alla bassetta ed al gioco detto ontano. La ragione per cui la prima sera il generale non intervenne al festino si fu chela Garfagnana, pentita della sollevazione-
primo giorno del suo arrivo a Lucca, n.° 6 Depu.
so
a presentargli
tati
perdcni>.
li
acciò
offici
esimi
I
chiavi della fortezza
ì
generale alle
il
nacque che
quali
si
Ai generale
i
come
fece;
portarono a Palazzo a ringraziare
Kcc.mi
gli
in
loro
veduto
il
un pezzo e che
si
mostrasse renidiffl-
cialmente con una truppa che non aveva mai
fuoco, e che era
degli officiali id
di
gente che una parte era
l'altra di
prima gioventù, trattandosi
composta
senza religione;
ussari, «he s'era arrolata in quella
con quella divisa
ussero e
vedersi
rsl ri
;
pendolare
al
Ss
sclabolone smisurato, effetto solo della vaniti loro; ed
il
rta
di
gente rifugiata, vale a dire
di
iti,
giorno ,
il
Generale
fissò
l'ordinò
Natale; ed la
il
le
non ostante di portarsi colà con circa
per meglio sistemare
di
co-
persone esiliate dalle
patrie per furti e cose simili. Composte pertanto ina,
fa-
non sembrò vero la sommissione della Garfagnana,
mentii', pari mdo in confidenza, confesso egli stesso la
:
dell'impri
11
loro buoni
i
di loro istanze,
Deputati garfagnini deputarono due dei
quantunq
uni»
Monte Alfonso ed a
per le premure che s'erano prese molti signori
ri
•
di
Lucchesi impiegarono essi pure
si
cui ne
.
le
le
cose
te
la
partenza
restante della trupp.i. ohe DOS cndi.
partenza per Livorno per il giorno si
- 294 — La truppa intanto che pernottava a Monsanquilici nulla avrebbe non succedeva quanto sono a dire. Accadde dunque che la notte stessa di Natale un caporale entrò in casa Ot-
lasciato a dir di sé, se
tolini, ove
abitavano gli offlziali, ed entrò nella camera d'un offiziale
ch'era in letto, e
gli
disse che voleva
era grande; l'offlziale, maravigliato
dormir seco lui, che il
porale, in termini però convenienti.
Il
letto
qualche cosa al ca-
di ciò, disse
caporale, insistendo, replicò
che erano tutti uguali e che voleva assolutamente dormir seco lui.
Ecco l'effetto dell'uguaglianza, che sognatamente vanno vantando! L'offlziale, alzando più la voce, sgridò il caporale a segno che uscendo
fuori altra gente
ed andò
al
procurò che il caporale se n'andasse. Egli partì
suo quartiere, e preso
il
fucile,
tornò nuovamente alla
detta camera, che trovato serrato l'uscio sfondò col calcio del fucile. L'offlziale saltò
giù dal letto in camicia nell'atto che
rale entrò in camera,
il
quale sbarrò una fucilata
il
capo-
all'offlziale,
che
per fortuna il fucile non prese che fuori. Fu subito arrestato il delinquente, e
datane parte
al
Generale,
li
fu
ordinato processo e
venne condannato ad essere archibugiato; la qual sentenza fu eseguita prima della partenza, cioè: qualora le truppe che andar dovevano a Livorno furono schierate e messe in marcia, qualora furono giunte alla prima voltata della strada delle tagliate, che conduce al camposanto, e dirimpetto alla piattaforma di S. Frediano, facendo
alto, fu
per eseguire
la
condotto in un campo sulla strada suddetta il reo sentenza,
Il
delinquente chiese
di
confessarsi, ed
essendo stato cercato un sacerdote, che fu un frate di fu
S.
Francesco,
brevemente confessato e dette segni non equivoci di veramente
pentito; indi fu archibugiato, e lasciato sul
campo il cadavere, pro-
seguì la marcia per andare ai Bagni di Pisa a pernottare. Se il Ge-
nerale non faceva eseguire la sentenza, tutta della
marcia abbassavano
le
l'offizialità
nell'atto
armi ed avrebbe abbandonato il
ser-
vizio. Appena eseguita la sentenza, si udì una voce generale Evviva :
la nostra legge, ed incominciando a cantare varie canzoni, partirono
allegramente, gridando
ad ogni tanto: Evviva la Repubblica di
Lucca; ed erano le ore 21 e mezzo quando partirono dalle tagliate, e vi era concorso gran popolo e fuori delle Porte e sulle mura. Il
Generale Rusca era partito prima con circa 300 soldati ed
quanta cavalleria, per pernottare al Borgo suoi
offiziali,
e la truppa in altre
in
al-
casa Pellegrini con i
case particolari; al qual effetto
erano andati il Sig. Filippo Orsetti e Lodovico Bernardi a preparare, ed il giorno seguente doveva riprendere la marcia per andare vi
a Castelnuovo, capitale delle novantasei Comunità della Garfagnana
— 295 — Modenese] À Monsanquilici
restarono alquanti malati, die furono
vi
allo spedale, e circa trenta fra soldati
ed olliziali, con alqaeota monizione da guerra e tutto il biscotto, che era tuttora nelle lotti
caldure
ma che
di Cittadella,
Livorno
il
giorno dopoi 26 decembre partirono
pure.
essi
Questa truppa qualora parti da Modena era molto maggiore pretende die
in
bordinasione
in
questa marcia ne siano desertati circa 900. La essa poco si conosceva. Molti erano scalzi, e furono
provvedute varie centinaia di scarpe per calzarli; ed era un emnpasto di birbanti, quantunque vi fosse molta nobiltà di primo «pia
da notarsi die ve n'erano di tre qualità. Una teneva scritto nella (lascia dei cappello queste parole: Aristocrazia o morte; l'altra:
diana o morte: e la terza: Libertà, eguaglianza irte.
Questa era
H mondo,
l'idea dei pazzi de'
Francesi di volere rigene-
uguagliarlo e far tutto un governo, tutta una re-
di
pubblica. Dio buono! e questo
anziché chiamarlo
si
vuol chiamare il secolo illuminato,
secolo de' birbanti.
il
La truppa fece delle alte doglianze co' loro generali per non espermesso d'entrare re alla
•
in
medesima che
tanto più che era stato fatto avrebbe piantato l'Albero della Li-
città,
vi
i, acciocché più volentieri facesse quel viaggio, che se a\ saputo essere diretta per la Garfagnana, forse non avrebbe voluto
ne
art-
a
quella stagione, né per quella pericolosa spedizione.
L'altra ragione che e di altro. •
adduceva si era la necessità che aveva di scarpe
Fu pertanto provveduto 500 paia iderono ai contadini
M i
scarpe
in
etti
le
scarpe a vii prezzo, e quelli
li
calzarono, siccome non avevano fibbie onde stringerle e
lo
marciare per le strade piene di fango per la dirotta pioggia ino loro
fuori
di
a Monsanquilici per dispensarle a chi ne aveva bisogno, sfa
te
il
le
scarpe piantate nel medesimo e levavano
piede nudo, essendo
la
maggior parte senza calze, che sup-
medesime un lungo calzone; il qual piede, per reggersi ritti, metter dovevano nel fango, indi c.var la scarpa dal medesimo
pliva alle
•
notte del
S.
nel piede.
Natale nella chiesa di Monsanquilici non
fu fatta
funzione alcuna per non esporre la chiesa di Dio forse a delle riverenze, e non permettere specialmente alle donne, che In !i
pod
paese, ad uscir di notte per .mdare alla chiesa a
un qualche affronto
La vigilia però di Natale
l'oftlzia-
mangiar di mairi-" e qualcheduno ascoltaron la messa la Una, come pure vari soldati. In Lucca poi nella notte di Natale olle
:
il
— 296 — Generale andò
in varie chiese e
telandini, ove
si
specialmente in Santa Maria Cor-
trattenne alla messa, e la mattina similmente molti
Lucca furono veduti ascoltar la messa con devozione. Le indicommesse da questa truppa nel breve soggiorno di Mon-
in
scretezze
sanquilici sono grandi: fuochi accesi presso
anneriti tutti
i
i muri de' palazzi ed muri esterni dal fumo; alberi rovinati per tirarci
dentro delle fucilate ; canali de'
tetti
rovinati per tirarci a segno
col fucile; quadri di Santi per le camere lacerati per disprezzo, che
Dio
li
Ieri
perdoni; attrezzi e piatterie e cristalli mandati in pezzi. 28 [decembre 1796] furono arrestati tre francesi sull'Osteria i quali si credono desertori e che per le campagne commettevano delle impertinenze. Furono arrestati da cinque
del Giannatti,
nostre
altri francesi
a cavallo, restati a Lucca forse all'oggetto di arre-
stare qualcheduno dei loro che esser potesse desertato e che capitasse a Lucca.
I
medesimi furono condotti scortati dalla suddetta S. Donato e consegnati al capitano Frediani, che
cavalleria a Porta ivi
era di guardia, per custodirli fino alla mattina seguente, e che
poi furono condotti sopra un barroccio fino
a Livorno.
I
suddetti
nel passare la nottata in arresto, lasciando libero il corso alla pas-
declamarono contro il Generale e contro il Governo attuale il loro Generale gli aveva ingannati, mentre gli aveva detto che li conduceva a Lucca per impadronirsene e piantarci l'Albero della Libertà, e che poi li conduceva in
sione,
della Francia e dicevano che
Garfagnana. Declamarono assai sull'articolo della uguaglianza,
di-
cendo: ci danno a credere esser tutti uguali, ed a noi comuni tocca
andare a piedi e per il fango e l'offizialità a cavallo ed in carrozza; noi un pezzo di cattivo pane e poca carne per cibarsi, e quelli ad
una tavola ripiena d'ogni sorta di cibi; ed altre molte cose consimili. Mi scordava di riferire alcuni disordini succeduti nel passaggio della truppa, ossia dell'arrivo della medesima a Monsanquilici. Già,
come dissi, piovve tutto il giorno e tutta la notte e la truppa ardi male umore e viemmaggiormente s'indispose l'animo quando seppe che non doveva entrare in Lucca. A Monsan-
rivava mal concia e
quilici vi tali
era destinati
il
sig.
Alessandro Ottolini e Gregorio Minu-
ad assistere per evitare i disordini, per quanto era possibile.
Un offìziale il quale non ebbe ciò che voleva e poco mostrossi contento del quartiere, strapazzò malamente il sig. Alessandro suddetto
e lo minacciò con la sciabola alla mano. Egli, fattosi coraggio, con
parole assai significanti, ribattè l'audacia
dell' offìziale,
e
dissegli,
vedendo che ivi eran vari nostri contadini, che se faceva un cenno ai medesimi lo avrebbe annegato nel Serchio sul momento, essendo
— 297 — appunto insorta la questione in testa del ponte del medesimo. Lui vedendo il coraggio dell'Ottolini, s'ammutolì, né fece più do-
tìziale,
glianza alcuna. Casi consimili succedettero ancora al
Gregorio
sig.
Minutali con
il
medesimo successo. Ciò fa chiaramente vedere che
razza
di
^>riT--
.i
procura solo sopraffare i poco coraggiosi, e
che con quelli che sapevano rispondergli si mostravano vili. che fu lasciato nel campo, e senza calzoni, che
e
Il
furono levati da quelli che nella chiosa
ilire
che
per
i
lo fucilarono, S.
ili
Marco; ed il Principe pagò lire dieci
funebri funzioni.
le
Un francese della truppa suddetta portò una diretta ad un suo
gli
come loro morto, si volle
lettera alla
\
amico; la quale, a caso, o determinatamente era
aperta. Venuta la curiosità di leggerla,
si
trovò in essa che ra^-
gliava l'amico del viaggio fatto fino a Lucca, e che avendo soggiot
partiva per Livorno. Bel
vanto d'aver soggio-
una provincia clic viene a dimandar perdono de' propri errori collo al giogo che le sarà imposto!
il
Quando partirono
francesi dal loro quartiere ne
i
restarono
ai-
ammalati, e furono condotti allo Spedale e curati. Ino fra che fu visitato dal medico ed a cui non trovò né febbre né ti alcuno, ne fece
il
i
rapporto al Rettore
sig.
Bernardino Torre.
dell'ammalato ed interrogatolo che male ose; solo ho bisogno di mangiare, di be-
dormire
di
e riposarmi.
lombardo, die
ito
usar carità. i
al
Rettore
la
I
del
milanesi, modanesi e reggiani, e solo vi era una compagnia
di ii
e
Piacque
tenne qualche giorno allo Spedale, volendopoi lo licenziò. La truppa anzidetta era comlo
francesi
tum;
1
1).
Come già dissi era un accozzo di birbanti, quan-
offiziali vi fosse della
nobiltà di gran riguardo, come
Ine fratelli Castiglioni di Milano, giovani di prima scappata,
un
l.itta
pure
di
Milano ed
altri
di
case consimili. Questi
offislali
quando furono a Monsanquilici si fecero scaldare il ale Rusca ha scritto lettera al Governo dandogli l<
(1)
Alle truppe del
per testimonianza del -
arfaguana, Busca, in marcia alla volta della OiornaU Eepubbìioano di Modena, si unirono '
molti volontari della Guardia Civica Modenese, i quali, eoi disprei-
zare
le
nevi,
i
monti alpestri e tutte le difficoltà che accompagnano mostrano all'Europa, che Modena ha de' coragdeterminati a spargere tutto il loro sangue jwr lo sta-
•-dizione, patrioti,
bilimento della
Repubblica
!
».
— 298 parte di avere sedati
i
torbidi
della
stesso ringraziava delle attenzioni
Gàrfagnana
usate
al
(1)
nel
e
medesimo
e
tempo
alla
sua
truppa, indi pregava a voler permettere che andassero liberamente (1)
Il 7
nevoso (27 decembre) « un uffiziale della coorte modenese »
scriveva, da Castelnuovo, al Giornale repubblicano di pubblica istruzione di
Modena « V'iva la Repubblica Abbiamo marciato alla Dopo le più penose marcie, in mezzo alle pioggie ed :
!
Repubblicana. al
fango, per monti e dirupi, sono ricompensate
le
nostre fatiche,
poiché la bandiera tricolorata sventola di nuovo nella Gàrfagnana.
Siamo in Castelnuovo e l'avvilimento è segnato sul volto dei perfidi,
come la gioia sul volto dei buoni. Questi abitanti ci spedirono a Lucca le
chiavi delle fortezze, che furono ricusate. Al nostro arrivo, che fu
di notte, ci vennero incontro ed illuminarono le strade con fiaccole ac-
cese, e ci fecero molti applausi. Il terrorismo però rivoluzionerà il paese
dei ribelli, e la vendetta nazionale cadrà sulla testa dei scellerati ». Il
14 nevoso (3 gennaio 1797) lo stesso Giornale repubblicano ebbe
quest'altra lettera, da Castelnuovo
« Al solo avvicinarsi della colonna repubblicana diretta alla provincia della Gàrfagnana per sedare i tumulti e punire i ribelli, una gran parte di questi si diede alla fuga. Alcuni particolari di Castelnuovo vennero all'incontro dell'invitto generale Rusca, portandogli le chiava del forte di Mont' Alfonso. Credevano con questo di togliere la ben giusta vendetta, ma ingannati che erano I ribelli non si diedero alla fuga che quando si considerarono perduti credevano costoro la Gàrfagnana invincioltredichè bile, perchè circondata da dirupi e montagne incaccessibili credendo che il detto generale potesse far passare la sua truppa pei la strada di S. Pellegrino, posizione a loro vantaggiosa, demolita aveane la strada per più di dieci pertiche onde' impedirne il passaggio. Il generale, avendo il tutto considerato, non si diresse per quella via disastrosa, ma ordinò fin da pria la marcia per Lucca e Gallicano. Alli 6 corrente nevoso (26 decembre) frammezzo ad una dirottissima pioggia entrò di notte il generale a cavallo alla testa di una porzione della colonna in Castelnuovo. Ivi giunto, spedisce immediatamente un distaccamento al forte, e fa metter sulle mura i cannoni, spedisce dei corpi di truppe nelle Comuni ribelli, e molti di questi vengono già arrestati. Cinque dei capi sono stati fucilati altri, non essendo stati gli autori della ribellione, sono tolti in ostaggio insieme con alcuni dei più ricchi delle dette Comuni ribelli. Altri che si erano armati per minaccie fatte loro dai ribelli, dopo aver assistito fra le catene all'esecuzione dei cinque sopradetti, sono stati posti in libertà. Un gran palo fu piantato in un angolo della piazza di Castelnuovo, a' piedi del quale erano i rimasugli degli stemmi dell'ex Duca fatti distruggere, e su de' quali stavano a ginocchi i condannati quando subivano la ben giusta punizione. La casa dei Maggesi, capi della ribellione, non potendo essere incendiata, per :
!
;
;
;
- 299 — «lei
incando quasi
riverì tiitivo
il
di tutto, non
ostante il bando ema-
potere estrarre grani, etc. per fuori
di
stato, an-
comprati a Livorno, o altrove; bando che fu
i
iion comunicare il Fuoco alle case contigue, è stata saccheggiata dalla truppa e distrutta sino dai fondamenti La casa e la capanna di un
ribelle di Vagli «li sopra, dopo un orribile saccheggio, è stata condannata alle fiamme. I decantati Vagliai, all'apparir della truppa, davano in dono le loro vite e portavano i loro fucili e loro pennati. Alcuni «li costoro, temendo «li essere arrestati, fuggivano i
inderai nelle loro grotte. Il general Rusca, in seguito a tutto ordino che fosse prestato un nuovo giuramento da tutte le
to,
Comuni ribelli, lo
piii
proclami bellissimi a tutta
fece dei
Garfagnana.
la
volte al popolo, atterrito, su i loro delitti e sul
modo «li
Le Municipalità sono state riorganizzate. E' stato dato il «•ornando generale della milizia della Garfagnana a un vero patriota. L'Albero della Libertà si è rialzato con pompa grande sulla piazza, e le bandiere ricolorate sventolano sulle torri. Quest'insilamento rassegni to tosto da un perdono generale, a riserva però dei primi autori. Le lagrime «li compunzione irrigarono per più giorni le strade «li Castelnovo. Quei che non avean preso parte alla rivolta non gì stancavai) «li «lire: la punizione è giusta l'insulto fatto purgarli.
t
;
alla
Repubblica Francese, al Governo,
lo
richiedeva. La Garfagnana
non -art più attaccata dal prurito «li rivoltarsi e se mai per sorte vi -i manifestasse il primo sentore, cannoni del forte la ridurranno in polve (Ritiri in il nido e la Unii ha posteri diranno ritirili. Nel momento che vi scrivo non s'intende altra la Repubblica . Viva 9 Eutea, Vivano mico, addio ». cinque fucilati furono: Gio. Pietro «li Pellegrino Ruggì e Angiolo «li Gio. Antonio Masotti, tutti e due «li Castemoovo ; il notai" Antonio Senti, il suo figliuolo Pellegrino, abate, e Francesco Celeri, :
i
«•
i
:
i
I
tutti « tre di Trassilico.
«
Per la scarica furono incaricati sei francesi,
che non colpirono mortalmente «•he
i
condannati,
ma
li
ferirono
Rusca, non rodendo il popolo chiedere la grazia, esclamasse: Se
il
,o popolo, chiesto la grazia, V avrei
concessa. Chiamati sei italiani,
prima -anca uocisero condannati, «-ni cervelli Bchisaarono fino alla metà «Iella piazza. In Vagli, al piano «Iella Tambura. furono imtre «api che presero parte alla rivoluzione «li Castemuoi iti
alla
Livio Migliorini, II
l»»is ni
la della Qarfagnana <uri
<
ìsoo.
.'nana, stab. tip. A. Rosa. 1900; pp frate Pier Paolo Maggesi, già confessore dello spo«i o i
Duca
«li
Modena
«Ine suoi
contumacia
alla
furono mandati
in
in
i
i
che
fu
l'istigatore e l'anima
della
pena
«li
som'
garfagnini rennero condannati nque borghesi morte. Cinque pn
fratelli «<l altri sei
ostaggio a
Milani
«''
Mo<i.
- 300 fatto per
-
non entrare in litigi co' Francesi, quando si seppe la
levazione della Garfagnana che non mancarono persone che provvidero a Livorno molti generi con l'idea fagnini; ed intanto
di
somministrarli
ai
Gai
mandarono e prendere il biscotto, che era tut-
tavia in Cittadella. Ne' giorni addietro è ripassata da Viareggio per restituirsi a Li-
vorno quella truppa Francese in rara a sedare
ebbero
la solita
i
tumulti, die
razione
di
n.°
di 250,
che era andata a Car-
erano colà nati (1); ed a Viareggio
pane e carne (2).
paesi circostanti dall'origine fino al
1860, compilazione di A[ngelo]
N[amia8], Modena, tip.-lit. Angelo Namias e C, 1894 p. 594. Il generale Bonaparte, l'8 decembre, scriveva al Lallement agente « Des mouvements insurredella Repubblica Francese a Venezia ;
:
tionnels, qui sont entièrement apaisés, ont eu lieu dans la partie
du
ils sont attrici-devant duché de Modène, appelé la Garfagnana buès en grande partie au nomine Frate Zoccolente (sic) Magesi, :
du couvent de Castelnovo de Garfagnana. On m'assure que ce scélérat s'est retiré à Venise il pourrait se trouver, soit après du Due, soit dans le couvent des cordeliers de cette ville. Je vous prie d'adresser au Gouvernement de Venise une note pour demander son arrestation, et de me faire part du fruit de vos démarches ». Cfr. Correspondance de Napoléon I.er, II, 149. « Circa il prin(1) Il diclini già così ne aveva fatto il racconto cipio di decembre 250 francesi circa arrivarono a Viareggio, provenienti da Livorno e senza recarne avviso alcuno. Ciò seppesi per mezzo del Giannini, detto Baccalà, che ritrovandosi a Pisa col suo figlio vidde passare questa truppa e seppe che veniva a Viareggio. Egli allora, in gran diligenza spedì suo figlio a Viareggio a recarne l'avviso, ed egli si portò ad avvisarne il Governo a Lucca. Fu subito radunato l'Offizio delle Differenze e fu dato ordine a quei signori cordelier
-
-
:
:
sopra il passo delle truppe che si portassero a Viareggio ed infatti alle ore 5 di notte partì il sig. Domenico Rustici con i suoi compagni per colà. Arrivò infatti la truppa il comandante della quale si portò ;
;
dal sig. Commissario facendogli sapere che non aveva avuto tempo di avvisare preventivamente, perchè era dovuto partire in breve
ora da Livorno per un ordine pressante avuto di portarsi a Carrara per una sollevazione colà nata, e che solo desiderava della paglia ed un tetto per farci dormire la truppa e dei letti per l'offizialità. Fu il tutto improntato ed ai soldati gli fu fatto dare del vino, e gli
ebbero cena dai signori Deputati. Questa truppa aveva due monizione da guerra e da bocca, e questo convoglio fu consegnato ai nostri soldati per la custodia, tanto è vero che questi avevano buon concetto de' Lucchesi. Fu usata una esattissima di-
offiziali
carri di
da tutti ». Di questa spedizione contro Carrara il capitano Gaetano Bai-
sciplina (2)
— 301 A arrivati qui
io
settantatre
di 31
decembre
1796.
provenienti
soldati
qualche
i
bardi; ed
francesi facevano vita
ì
vivere con
erano pochi francesi e
vi
offltiale, e
altri.
gli
ì
gli
quali dicevano essere
birbanti.
q
lom-
altri
insieme, vergognandosi
Pi-
«la
no acquartierati all'osteria del Qiannotti. Fra
«li
con-
Questa è da
riderei La su. Metta truppa pernottò, avendogli data la solita razione <1i
cune
pane,
vino.
e
giorno dopoi.
Il
quella solo che era
ilo
I°
gennaio
parti pel-
IT'.»?,
nazione italiana, e quei pochi fran-
ili
telnuovo.
A
dì
4 gennaio
IT
circa le ore 23. e ritornato In Lucca da Castelnuovo, Qoe accompagnato da vari offiziali a cavallo, il generale Rusca ed è anre alla
Locanda della l'antera, non avendo voluto ac-
preparatogli in casa Bonvisi. La sera è andato al
re l'alioggio
Teatro Castiglioncelli all'opera buffa. La sera de' 5 detto arrivò dalla Garfagnana la truppa, in n.° di 200 soldati circa, quali perii i
rono all'osteria del Giannotti, alla Casa della Guardia, alla Casa del ire
Fiume e alla casa Maslni, essendogli
del
.ha ed
ì
letti
per
irli
offiziali.
fili
Btata
preparata la
furono mandate
soldato fu permesso d'entrare in Lucca, qual tempo ancora del primo loro passaggio. Quanper devozione della festa dell'Epifania dove-
razioni ed a nessun orditi
nel
tunque
.,
lutisi
t
i
teatn, nulladimeno i Signori Deputati sopra il
delle truppe, servendosi dell'autorità conferitagli
|
dall'Ecc.mo Con-
ordinarono che si aprisse il Teatro Castiglioncelli, in cui
.
di
Massa così ne ragguagliava un amico
:
Ieri
vi
circa le ore tre
e
un (piarlo pomeridiane giunsero [in Massa] 250 soldati francesi, che dopo un breve riposo e rinfresco presero la direzione di Carrara in
due colonne
:
cioè una. di circa
150, prese la direzione
e l'altra passo dalla COfita, per la via della
d'Avenza,
Foce. Essendo giunti alle
fioinanse di Carrara quelli che passarono da Avenza. e saputo che ino da -'"il uomini armati, tu dato ordine che si caricassero di schioppi a polvere, onde, avvicinandosi alla porta, dove si ritrovavano 200, fu fatta
ti
una .-«carica
;
allo
sparo della medesima
li
carra-
ad una precipitosa fuga, essendone stati arrestati 'dici. Vi entro la truppa e presero prontamente quartiere. In mattina si sente, per espresso, che la troppa Mancese si divi corpi, per andare alle Ville di Carrara, pei levare a lettero
i
i
«incili
abitanti
tutte
le
armi e
monizioni ».
— 3l>2 — era un'opera bulla, alla quale intervenne il offlziali,
la
i
Sig. Generale
con
i
suoi
quali furono trattati di rinfreschi.
La mattina seguente, giorno dell'Epifania, circa le ore 15 partì truppa a tamburo battente, e prendendo la strada delle tagliate
s'incamminò verso Viareggio per indi trasferirsi a Massa e Cariala. Il
Sig.
Generale con vari
offlziali,
fra'
quali
il
nostro Gambogi,
suo aiutante, circa il mezzogiorno della stessa mattina partì alla volta stessa, e pernottarono a Viareggio. Questa poca truppa era la
maggior parte francesi, e si è osservato, che
gli
offlziali
special-
mente, usavano dell'arte per cattivarsi il popolo basso, con far delle altre arti si osservò fin quando ci onorarono prima volta, che una sera che molti offlziali andarono al festino,
l'elemosine; e fra la
arrivati
che furono nella sala baciavano
i
servitori,
chiamandoli
amici. Arti però che in Lucca nulla valevano, meritre troppo l'odio
era
che portavasi a quella nazione, a segno che, io credo, che
per far perdere la fede ai Lucchesi bastasse che un Francese predicasse le verità evangeliche per far
sì
che niuno per così dire
le
credesse più. Questi artificiosi tratti però poco s'accordavano col
contegno che molti offlziali tenevano in Lucca, e molti soldati fuori ai rispettivi quartieri,
mentre col di loro altiero e sprezzante por-
tamento sembravano tanti sovrani quanti erano le teste; sicché bisogna concludere che il loro tenore di vita era un continuo recitare da commedia, per cui
il
popolo se ne rideva, e non mostrando
quella soggezione e timore che pretendevano imporre altrui, qualche-.
duno di essi arrivò ad esternarne la maraviglia che recavagli cosa non veduta altrove, per cui un nostro villano, siami peni dirlo tal quale, dette la ragione ad
tal
un francese dicendogli: Questo
nasce perchè di voi noi ce ne imboggioriamo.
La truppa che partì da Modena per la spedizione di Garfagnana era assai maggiore, quantunque però sempre poca; e si pretende
che nella marcia
fin
a Lucca ne disertassero sopra 900. Molti ne
disertarono ancora qua, ed alcuni furono uccisi dai nostri contadini,
perchè andavano qua e là vagando a rubbare e far delie imperti-
nenze alle donne; si pretende ancora che qualcheduno fosse tirato in fiume, tanto più
che era assai gonfio nelle feste del Natale, e
questi cadaveri furono veduti specialmente natanti a Ripafratta.
Stefano Erra fu eletto in Lucca tesoriere di questa Legione Lombarda,
il
quale aveva ordine di pagare tutte le spese fatte dalla Re-
pubblica in questa occasione; di lusso
le
spese però necessarie e non quelle
che furono fatte specialmente ne' pranzi dati all'otlizialità
lombarda che dimorava a casa Ottolini a Monsanquilici, che il signor
— 303 — <1 ione irli
mente, che abitava
i
glianza,
di quella villa e
deputato sopra il
splendidamente, talmente clic l'oilìzialità franla
casa Spaila, ne fecero qualche
quantunque do giorno fossero invitati tutti a casa Ottolini fecero
ni si
<sai.
|
Questo secondo per
ai viveri,
la
fu
meglio regolato del primo rispetto
pratica maggiore presa, che al primo
della confusione per la
ne nacque
mancanza del tempo in prepararli e per la
una continua dirotta pioggia e la poca esperienza.
A di 7 gennaio 1797.
uà è partito per la Garfagnana molti barrocci di bie acquavite appartenente ai
»
per uso
di
quella poca
Francesi e
guarnigione che
portava
si
Generale
il
vi
co;
aveva
la-
tta.
a Ieri
di
12
gennaio
1797.
sera arrivò in Lucca il generale Rusca che ritornava da Massa
e Carrara con 200 soldati circa. Colà vi era andato ad ì
Carrai-ini specialmente perchè
come uri ma d'
ì
si
oggetto di
erano sollevati; e
sic-
era portata una piccola truppa per ve
tumulto, e che quella piccola truppa non credendo
prudenza operare ostilmente, procurò quetare quella stessa che accennai ultimamente
.
il
le
cose e parti
passata
es-
e ripassata
Non volendo pero Impunita alcuna sorte di ribelvi si portò con circa 200 soldati Arrivato
generale Rusca
come quei paese era miserabile, particolarmente pei commesse la pinna volta. ti conrare nel palazzo ducale tutta la truppa e manomet-
/ioni e le rubberie colà
Anche
repubblicano «li Modena, nel suo n. XXIII, in Lucca nevoso (3 gennaio 17'JT) stampò republicani Lombardi sono -tati favorevolmente accolti e ci nanne splendidamente trattati, «.li ufficiali sono stati introdotti in citta. esai a pubblici pranzi e cene, e la truppa è stata abbondante niente nutrita. Azzardo dire ohe Lucca >i rivoluz.ioiiereld.e in otto :noi vi ritornassimo. La coorte n L.'iana si è da noi -«'parata iti Lucci, per prender la Strada di Livorno. S le mura di Luooa è stato fucilato un -oblato milanese per ti)
il
QiornaL 1
14
!
i
alcuni aiutanti della
campagna a dargli del
o voltate le armi al suo utliziale. La lOn ordine e nel ri-petto alle proprietà ».
vino e per aver •
in
di-tinta
— 31)4 tere
il
tutto,
levando ogni ferramento dalle porte, ferramenti dalle
graticole, cerchi dalle botti e tina, e
prendere ogni altra cosa da
cui potesse ricavare denaro; indi fatto portare porte, botti ed altre
materie combustibili di tavole, tavolini, letti sulla piazza fece il tutto incendiare,
come pure fece incendiare tre delle principali case del
paese dopo averle fatte saccheggiare e presi alcuni ostaggi de' prinpaese furono spediti a Modena. Bene a ragione poteva quando pernottando a Viareggio e che passò la serata ad un gioco di Faraone in casa del sig. Domenico Rustici, il quale due giorni prima aveva sposata la sig. a Maria Minutali, e dove perdette al Faraone 300 zecchini, che Massesi e Carrarini avrebbero pagata la perdita. Proposizione degna d'un vero tiranno. Arrivato, come dissi, a Lucca alla Locanda, è ripartito questa mattina alla volta di Bologna, avendo per la via di Paulo rimandata in Lombardia quella poca truppa che seco aveva condotto a Carrara, con gli ostaggi suddetti. Il suo aiutante Gambogi, nel suo ritorno a Viareggio cadde da cavallo e si ruppe un braccio. cipali del
dire
i
Per castigare
i
Massesi e Carrarini per la sollevazione
piuttosto per cavar danaro da quei popoli e saziare la
generale e della truppa,
fatta,
o
fame del
fu l'oggetto della spedizione. Oltre
quello
che ho detto intorno al palazzo ducale, il Rusca volle molte persone in ostaggio, e com'è naturale delle più comode e facoltose. Queste, per evitare
curarono al
gli
incomodi a cui vedevansi soggiacere, propagare una somma di danaro
esimersene coll'adattarsi a
generale Rusca, che precisamente desiderava questo punto, onde
rimettersi della perdita del Faraone in Viareggio,
come
già dissi;
somme dai molti ostaggi, abbracciò il per cui ricavò una somma non pena imposta, dalla questi liberò partito e fatte pagare molte
indifferente.
Numero 6 ostaggi però, per coprire il partito, volle che
fossero condotti a Modena. Così pure è accaduto di varie case che
ordinò doversi brugiare e che erano di quelle dei cospiratori della ribellione; e quelli che pagarono una qualche somma liberarono la casa dall'incendio. Non ostante però ne furono abbruciate n.° 3. Questi sono quei bravi ed onorati generali francesi da cui Lucca è circondata. Mi sembra però un vero miracolo dei nostri Santi Pro tettori e della vigilanza dei cittadini che ci governano se gli artigli di
queste feroci bestie non ci minacciano l'ultima rovina. 11 Monzoni che a piedi dovette andare ostaggio con gli altri. Fa-
fu di quelli
miglia ragguardevole.
— 305 — Carattere del generale Busca. nativo
Kr.i
montagne 'li Nizza ed aveva studiata medicina,
Ielle
abbandonando, o per meglio «lire, tradendo la propria patria,
ìntii
ne] principio della rivoluzione e militò contro dell'età
circa
«li
anni. l'omo
1")
una rosela
iluc palle in
•
lenta, per cui male
la
Parigi prese servizio in
«li
1
e
m imprendente, feroce e temerario;
al
non
di
curare in Lucca ancora
facevasi
andava con
le
era diboeciato nel mangiare, bavere e
due
Fra:
proprio Sovrano, con cui poi tu fatta la pace
il
proprie gambe; nulladimeno in
donne, delle quali ne aveva
suo servizio, die però dicevausi sue figliole; era sjiiezzatore
mino della religione e delle cose sante, né poteva vedere se irati; nulladimeno però quando si mal occhio preti ed 1
1
Castel nuovo invitava a pranzo due PP. Cappuccini di quel
che sapeva però che erano veri giacobini, cioè del parfrancese repubblicano. Nulladimeno però la Repubblica nostra
tito
non ebbe
che dolersi
di
molto propenso, ed
il
di
costui,
mentre
si
mostro i erso di quella
fatto lo fece vedere.
Sulla gazzetta di Bologne, intitolata Mo/ii/orr, si Legge l'appresso
no Cispadani che parlano: « Noi siamo itati a Lucca molto Itene ricevuti e meglio trattati e siamo di colà partiti coni
«
ed ardisco dire che se restavamo altri otto giorni
i,
io ehe quella città
« colà, eoo i
dire
si
liziosamente
vi
hanno fatto inserire; e perche maggiormente si sparsentimento !'hanno pure fatto stampare sulla
Milano che ha per titolo
di
nte,
il
otlìziaiità.
II
Cittadino Libero. Questa
francese, o cispadana, quanto è temeraria ed goffa e
glienze,
fatta rivoluzionaria »,
simile
uti
gazzetta
si sarebbe
sarebbe data al partito francese. Questo è quanto ma-
vile.
rispetto e l'ossequio
portato al
iniqua,
buone accogenerale Rusca ed alla
Mentre ha interpretate
le
specialmente dal nostri Signori, per quello che esterior-
mente appariva, e nulla accorgendosi ehe questa era un'arte più (ina loro usata
li
quello che fosse la loro birbanteria e tracotanza, quegli
non >anno che al Principe gli è costata più fatica a tenere gli animi facendo popolo, che a deludere le arti loro e echi
il
di
.
•
buon gioco con cattive carte. I\i
DUO
''IH
I
IM
•jo
Ferdinando Dal Pozzo dopo (Cont.
:
1821
il
V. Il Risorg. ital., voi. XV, fase. 1-2, n. 29-30]
APPENDICI DEL CAPITOLO III. l.
Ferdinando Dal Pozzo scrive al re Carlo Alberto incuorandolo ad essere
Fonti.
un principe riformatore (4 maggio
— A. Ediz.
1831).
in Journal des debàts, Parigi, 1831.
in Motifs de la publicité donnée à la lettre
par F.
à
— B. Ediz.
Charles Albert
Dal Pozzo, p. 3-5, Parigi, Cherbuliez, 1831. Sire,
L'avénement de Votre Majesté au tróne remplit de joie le coeur de celui qui vous connut enfant et concut dès-lors un vif et respectueux attachement pour votre auguste
famille.
Vous ètes appelé, Sire, à faire des millions de sujets heureux, à reveler bien haut la gioire de notre patrie, et à y rattacher l'immor-
de votre noni et de celui de notre nation. Descendant de l'illustre prince Thomas, à qui l'Histoire n'a pas
talitó
rendu justice complète, mais
qui,
certes,
l'obtiendra
sous
votre
règne (*), Votre Majesté prouvera que la branche cadette de la maison royale de Savoie, qui se vante en outre d'avoir produit
le
prince
Eugène, n'a rien à envier à la branche qui vieut de s'eteindre, et la surpassera. (*)
«
Pour y contribuer de mon mieux, le mème jour que j'adressai à Charles -Albert j'ecrivis au président de l'Académie des
la Lettre
sciences de Turin pour lui offrir de faire les fonds d'une médaille d'or de la valeur de 600 francs à décerner à celui qui, dans un temps déterminé, au jugement de l'Académie, aurait compose le meilleur éloge historique du prince Thomas de Savoie. L'Académie approuva
cusuite cette proposition, et
donna
le
programme du concours ».
(Nota apposta da F. Dal Pozzo nei Motifs de la publicité etc).
— 307 — Blk
poni
paaaer,
<1<>
avec
rivaliser
eli»-,
en raison do
domando impcrieu-
de luitiières et de oivilisation qui
sement dee institutions ou nouvelles ou poriootionnéee. Itali les grand» princes, l
>t
Diea
*>ire,
i
»
t
har-
udicieusement.
temoni de vos belles entreprises, faché
polir ètra
n
sana aucune exception, tanni
Le grand point c'est d'innover
aovateurs.
l'àge ou je sui», que des voon\. quaml ina passio n serait de lui offrir de bona, utile» et infatigables
de n'avoir à offrir à Votre
rhonneur
d'Atre,
De Votre
Ifajeeté,
J'ai
KJ
i
sire,
avec un profond respeot.
Le très-humble et
trés-obéissant
serviteur et su jet
Ferdinand Dal Pozzo.
me Sawte-Croix-d'Antin, n. 1.
Paris,
M. i.-rcli
Dal Pozzo
>
i/uali
1831.
noria al ministri! Luigi Montigli» di da
riformi
maggk>
(4
inai
4
Carlo
Villa-
Alberto
1831).
A. Ediz. Ch>
in
M"tif8 de la publiriti : donnée à la Uttre...
pur V.
ri
D \i- POZSO,
à...
M-40.
l».
Paris, rue Sainte-Croix-d'Autin, n.
Hetei edi
4
1.
mai 1831.
Mon ohei Ami. A peine l'avénemenl au tròno de Charles-Albert me fut-il oonnu. ipi. je ne pus m'empècher de m'adresser directement à lui, que jaiino. eatime et respecte depuis si long-temps. Ce qui m'imluisit &
démarobe, ce •i
la
fui
copia de
eonrrier.
ma
le
le
«
I
|>ur et
inébran]
-
eo 181 ». le
<t
-sté par ce m ma harangue au roi Vietai
doni
croia pas ;
je
ponse que tu n'as paa
mais le résultat dùt
méme, je OC me r.}>»nt irai pas de ma
au contraire de ne Pavoir
a
p<
toi
'
;
il
:•
un rilenee de phuiaon annéea. La polMqM Ma vie. la politique ne ponrrail aOe pai noni réanii
rompa avec
noma a divioéa
lo
parviendra
un'ine succès que
souvenir 1 Je ne
malhoiinii-.-mont
•i<-
«pii
lettre,
Aurat-elle
Bmmanui ponili
un amour de ma patrio
point un mot il prive. Dans la domi ttnillo <i jointe je te donne
— 308 — je te l'avoue, resta pleine d'am»Ttume
pattuite de la privatici! d'un ami (|uc j'avais cluri U-aiic'iup plus qu'un iiciv. Mais si maiiitoiiaiit
en résultait l'avantage que tu ne fusses
il
et plus à •
aitisi
conserve en placa;
mèrae de reudre à l'avenir d'immenses services à Aotre
Iure patrie, j'en ressent irais mie joie bien vive, et le vide de tant
d'années se trouverait fort heuresement
ìcnipli.
Puis-je m'abandonner à une pensée aussi riante ? Mais ne parlons
parlons du nouveau roi et de notre patrie dénomination sous laquelle j'entends notre Piemonti
maintenant plus de nous bien-aimée,
;
non pas l'Italie. Or, voici quelles idées bouillonnent dans ma ti'tc. La situation de notre nouveau souverain est difficile et cependant, tout mùrement considerò, et suivant un bon fil de conduite, elle me paraìt superbe, et n'est pas à beaucoup près si difficile qu'on pour;
rait le croire
au premier aspect. J'en parcourrai rapidement les prin-
cipaux points.
— Charles-Albert
Politique extérieure. trer
doit, à
mon avis, ne mon-
aucune propension ni pour la France ni pour l'Autriche, mais
tàcher d'ètre chez lui parfaitement indépendant, libre de faire ce q'il
juge le mieux, se servant à cet effet de l'appui de l'une contre
l'autre, le
suivant
les
circonstances, et se
soutien de l'Angleterre, dont
nière particulière
:
il
il
ménageant perpétuellement
doit cultiver l'amitié d'une
ma-
doit aussi se gagner l'affection, soit de la Suisse,
soit des puissances inférieures
de l'Allemagne voisines de la Suisse.
Un roi de Sardaigne peut très-bien, en suivant cette ligne de politique, devenir,
si les
circostances l'exigent, chef d'une coalition dé-
fensive respectable contre les grandes puissances continentales.
Famille royale.
— La dignité de cette famille et
l'utilité
publique
mon avis, que les membres de la branche de France fussent reconnus comme princes du sang, successibles à la couronne exigeraient, à
en cas d'extinction de la branche regnante, et installés dans le palais et
l'apanage Carignan. Religion.
Cela deconcerterait plusieurs ambitions.
— Je demanderais
la suppression
de tous
les
la résurrection des libertés gallicanes,
ordres monastiques
;
je
voudrais mettre
en commerce tout les biens ecclesiastiques, payer la dette publique en entier, salarier, et par ce moyen, soumettre davantage à l'autorité civile tous les ministres
du eulte
;
enfin offrir
aux peuples la belle
dans les deux mondes) d'une nation et
nouveauté d'un gouvernement sans dette publique. (elle serait telle
Banque
nationale.
— Au moyen d'une banque de cette nature
et d'autres établissemens pareils,
on pourrait obtenir les avantages
que l'on met en avant comme annexés à une dette publique, sans
— 309 qu'on
nconvéniens
»-ii
on ponrrait «urto
;
da eaisses et de bourses pai Umiliati
aueun komme,
fat-il
II
ehand. ne gladi de l'argent dans sa caisse. Toni ìles
là
l'opulen^
plus rielic lord mi
le
|»;ir
r
improduetif dans des mil
n ulatioii de l'argent qui git
Britanniques est gardé ou dans
mar
plus grand le
unni» Taire de-
banques publiques (banque
les
d'Amrleterre. lianque d'Irlanda, lianque d'Ècosse), ou auprès dea bau quiers partiem *tit>itii>n.
Tosti
-
le
monde s'attend à une eonstitution de la
de Charles-Albert. Qu'il
donne après avoir assis
la
-
meni sur un bon système, rien n'est plus juste ni plus rai
naMe la
moyen de perpétuer le bien qu'il fera. Mais s'il
e'etfl le setil
:
donnait subitemene
ne reussirait, après cela, a introduire un
il
me dans son gouvernement que lenlement. lahorieuscment mille diffieoltéi et mille embarras
ni
In
prinre
droites.
jbtHI
vèritablement
absolu,
Chariee- Albert
Ics
-oiipeons et
intention-
prodiges.
dei
m
ÉM
ayant
et
opere r
mème
ne promette pas
cu attendati!
e\<-itrrait
éclairé,
comparativement
peiit
—
<,Uie
constitution, parce qu'il
mauvaise hutneur del puis-
la
sanees absolues, de l'Autriehe particulièrement, et se ferait era liberata .ju-qu'à et qu'il tint sa promesse. Mais les
ter
par
niv
euxmèmes et la Franco seraienl enehantés de voir w
•
tea
dan-
rouler ^raduellement à leurs yeux le systeme ennstitutionnel
sdaoee de plusienrs disposi! ioni IflgJilalinH -ueeessivemeni pu l.lit-cs. Sani parler de eon-t it ution. on peut mettre en vigueur più ehoses
-
analogaei
pie.
droit de grèea :
;
—
et
-upprimant
prrvés ea
isit
la
:
Hterle dét
i
mtroduitioii dei livre» et des journau\
nani
tcinporaircrm ut
IBM censun l'intérieor,
le-
Afoni que
:\
e.
l'i
ils
en permettali»
la
préparan! la
oette
mai
presse; -
tffp
«le
iujusticee passée
gradea, admei
ominatioi
aux
lari!.
et
de .-slide,
et
omli doni
dtofci uéfcKlqaei et
hl>re
que Fon imprime dans
d'arts et
.Jiiifs
*
le
proci
;
rorjx
les
en remlant aux
le-
déelarer*
prìvilège en
abolir toni
-
;
dati- l'adniini-t rat ion de la justice
la liberté religieuse,
:
— abdiquer entièremeal
;
civile*
stans des vallee- de Pianerei Jnreni
eonetitutionnels
prinereei
le-
Vind
<le
métiera
daaa
impot
aux
juges inaraovibles
les
et
donner
qui etaient employéa dans ce
portai)
r bacini
la
du temps de
demi
temp-
;
di
'•
qui ne serait pas
— 310 — extrèmement onéreuse, si l'on considero que plusieurs d'entr'eux furent employés de nouveau dans le gouvernement rétabli, et si l'on fait attention à tous les vides que la faux inexorable du temps a crées dans l'espace de dix-sept annóes. Je crois cette disposition infiniment politique. La Franco en serait f lattee et réjouie. Le nombre
immense de bonapartistes épars sur le globe (il est incroyable en Angleterre)
y applaudirait
;
l'Autriche ne pourrait pas desapprouver
cette mesure qu'elle adopta elle-mème dès le Noblesse.
—
Il
elle est en Piómont, ce qui la rend
actuelle,
choquante et odieuse dans l'epoque
mais ouverte, ainsi qu'elle existe en Angleterre, où elle sert
d'aiguillon Il
commencement.
convient de la maintenir, non pas fermée, cornine
au mérite, et telle aussi que Napoléon l'avait instituée.
faut déclarer que tout Piémontais est admissible à quelque em-
ou dignité que ce soit. Il faut abolir les preuvea <l<^
ploi, distinction
noblesse et pour l'ordre des saints Maurice et Lazare, et pour celui
de PAnnonciade, ainsi que pour les réceptions à la cour. Si cet ordre
de choses existe en Angleterre et en France sans inconvénient, peut également avoir lieu en Piémont sans la plus petite
il
difflculté
et à la grande satisf action de toute la population, parce que dans le
temps où nous vivons la passion de l'égalité est beaucoup plus forte que celle de la liberté. C'est l'effet naturel du progrès des lumières et de l'exteusion donnée à une bonne éducation qui rend les hommes déjà naturellement égaux, aussi égaux en instruction et en babilité, et indignés de ne pas Tètre dans tous les avantages de l'ordre social, dans la capacité du moins, si ce n'est pas dans la possession actuelle. La noblesse est beaucoup trop nombreuse en Piémont. De là un
nombre infìni d'individus qui prétendent à des emplois, à vivre aux dépens de l'Etat et à obtenir d'injustes préférences sur la capacité de là les nuées d'offlciers dont l'armée est surchargóe ;
et le vrai talent
;
et tout cela parce
que ces individus dédaignent le commerce, l'agri-
culture, les arts et les métiers. D'un autre coté, il ne serait pas juste
d'enlever des droits acquis, et il est fort convenable de laisser un libre accés à des mérites nouveaux.
Comment concilier toutes ces choses ?
Le problème est des plus diftìciles il n'est pas insoluble oependant, et je remets à un autre temps le développement de mes idées sur ce ;
sujet,
s'il
Cour.
—
y a lieu. S'il y a un roi et une f amille royale, il doit y avoir une cour.
Et cependant la corruption de toutes les cours, et leur mauvaise infìuence sur les affaires publiques, est chose devenue proverbiale. Ceci est aussi un problème bien compliqué
pas non plus hors de toute possibilitè.
;
mais sa résolution n'est
— 311 /'"/",.
La li berte individuane, et rartool
-
la
liin-rté
locomo-
beauooup maintenant de tous les réglemens de poli' rigneur dana tous les différens Etats et dans ceux mèmes qui
soutì'niit
pré-
iendent ótre le plus libree. Conciliai la sarete de l'Etat avec l'abolition
de
plupart des entraves qui s'introduisent sous le nom de police,
la
vec la suppression surtout
desiderable dea passe-ports, est
si
ime entrepriae digne d'étre tentée, et qui couvrirait de gioire la vtriHiiH'iit qui y réuaairait.
quea modificationa,
de douaue plus prejudiciables et onéreux q'utiles simmachine de l'administration, et introdnire 1'éconoinie dans
tarifs
plifier la
;
toutee aee pai ]
moyennant quelques diapoaitiona tran.Mtoirea.
al
— Dirninuer ou abolir quelques impositions ou quel-
FiiuiiK'es.
ques
Je suis certain qu'on peut y réussir.
_ il faudrait taire suivre les codes francais, sauf quel
/,,,,,,,,,
I
In seni ministre, c'est-à-dire un véritable min Rome, et leti
l '•-••/•*•.
d'Etat,
ainsi
qu'est le cardinal secrétaire d'Etat à
que fureiii chea uous le marquis d'Ormea et le comte Bogino, ayant ilépendance des directeurs des différens départemeus, ou
<a
bien la
pina
le
petit
próaidenoe
Domerà quii
<lu conaeil
s<>it
seconde bypothèae, il
Int« rieures
La «linci i«»n suprème des finanees d<>it •
ni
ni
economie dans i
l'èpe
->-n
les
Amnistie
i»"ii
as
les déliis
du
politiques
une ani re
plaisir
.1
toi-mème ministre des :
je serai- pi
«
affairee 1
I
rem*
— C'est un point delieat que je
fola,
ainsi
(
|ne
dautres
sujets, si
m'entendre.
ette striotement entra noua, soit que ine* idée» so-
it
oeoi
ie
leu gOÙt, soil qu'elles ne
d-.it
ni sta-
fonctiona «le secrétaire pendant quelque tempa.
iter
tu
n'y aura jamais
budget le plus quii lui est possible, et ensuite de
les
me propn
il
dépenaea, parce que chaque min
.«unirai» bien te v<»ir
auprès de lui
Guerre et marine.
un grand secret, ni fermeté,
étrangèraa et préaidenl da eouseil des ministree plir
;
appar'tenir a celui des mini-
du conseil. Autremenl
ni unite d'action, ni oéléritó, ni biliti'-,
miniatrea, avec
Dans me parati quii «levrait y avoir seulemeut
atfaires extérieures ;
:
de
possible
dea miniatrea attribuée à l'un d'eux.
le
soient pas.
.le
t'embrasse de tmit
moli ooeur.
Ferdinand
— 312 — 3.
Ferdinando Dal Pozzo continua a rivelare al ministro Luigi Montiglio di Villanova quali riforme vorrebbe vedere effettuate
da Carlo
Alberto (5 maggio 1831).
Fonte.
— A. Ediz.
in Motifs de la publicité donnée...
Charles Albert par F.
à la
lettre à...
Dal Pozzo, p. 40-49. (Paris,
me Sainte-Croix-d'Autin, n. 1). Jeudi 5 mai 1831.
Mon cher ami, La lettre que je fai adressée hier n'ayant pu partir, non plus que
celle
que j'ai
écrite à
Sa Majesté,
je
reprends aujourd'hui la
piume pour coucher sur le papier, telles qu'elles se présentent, et sans aucune prétention, mes idées concernant le gouvernement de notre pays à une epoque aussi decisive que celle d'un nouveau rógne, d'une nouvelle dynastie avec un prince jeune, qui peut entreprendre des choses vraiment grandes pour sa gioire et pour l'avantage de ses peuples. J'ai fini-
ma lettre au point amnistie, et j'ai dit qu'il était fort délicat.
Charles -Albert perdrait beaucoup dans l'opinion du
mond entier,
s'il ne donnait point une amnistie, parce que tout le monde aujour-
d'hui, à la réserve d'un très-petit
nombre de gens intéressés en sens
contraire, et d'un autre nombre encore plus petit de gens illibéraux
par principes, tout
de l'opinion. tout,
le
monde,
dis-je, est liberal :
tei est le torrent
Une infinite de personnes croient, dans l'étranger sur
que notre jeune roi fut le chef de la revolution en 1821. Quant
à moi, mieux que beaucoup d'autres, je sais qu'il ne le fut réellement pas; mais qu'il ait souri à la revolution, qu'il l'alt encouragée
méme sans trop s'en apercevoir, c'est une chose qu'il serait difficile de nier, du moins on ne saurait guère persuader la public du contraire. Cette espèce de complicité vraie ou apparente, ne f ut -elle que d'un
pour induire en lui l'obligation, par égard à sa répu-
atome,
suffit
tation,
d'amnistier généralement ceux qui y furent impliqués
s'il
le fait,
il
faut qu'il
le
prince de genie et de coeur.
;
et
fasse généreusement, pleinement, et en Il
doit certainement user de précautions
mais il doit bien se garder de montrer de la crainte, et mème de l'inquiétude sur son approbation. Il dira, par exemple envers l'Autriche
;
(sauf meilleure rédaction) qu'en considérant bien les
nouveaux ré-
glemens qui seraient nécessaires pour le bonheur de
ses
sujets ;
il
n'a pu s'empècher de fixer son attention sur la malheureuse condition
— 313 — auelqaes un- d'eux, qui, en
«Ir
dento
fagran*
Italie.
ut
mus par une teug inalion ar
1821,
des améKorationa mime imairinairos. tels qae f ut ile
ni
in
!>•
rogati
8tn&h, eie, irmi
m<ti*<>>, ,h-
étahti, et s'exposèrent ainsi
l'«>r<lrt'
à dee procedure» orimi
d'autres peines. Par ce« énoneiati«m> il don uno preuve bien claire et précise qu'il ne nourrit aucune antro
delle*, I «les exife ei
«
ambitieuse que celle qu'il posti
Lana
renare florissans et prospères
<l<-
pays
lee
non— ouloinont il doit faire gràce
disposi tif,
Io
de tonte peine, annuler tout jugement ou tonte procedure, mais róin les
i
comdamnés ou accusés dea d«'lits p«»litiques, dans lenti A l'égard dea successions déférées, Sa espère (on dira) que dans les familles de ces comdamne-
Iionnours. grados et «li^nités.
on
somme
n'anra jainais oonsidéré
irrévocable leur exclusion, et
qu'iU seronl en conséquenoe rétabiÌR dans leurs droits de famille en vertu d'arrangemena amiablee
convieni
Il
ces dispositions dans les
journaux
des
rìuom-e
défendre,
faire
rie
próner.
expliquer
journaux nationaux et étrangers. I/inniaintoiiant
es1
très-grande.
Il
tàeher
faut
avoir au moins un sur lequel on puisse compter à Paris et à
tìreo
Lond
pour cela
aire
faut
il
ne
qu'au oas que ceux-ci n'aient pa*
;
teurs différenda devroni se terminer i>ar des arbttragee km
lion.
termes expUoites quo
doivenl
a
lo
|"
1'
la
Italie
•
Dotammenl
«le
d'Italie avec autant
on <ie l'Europe
:
1
Dans quelqu'un autu-
libéraux des
lei
convainere qu'un roi de Sardaigne
se
fin
de l'Europe, rinthne
es
nécessaires.
frais
les
diro en
Autrioho. l'uno dos
alliée
de tonte-
PAngleterre
]miì~.
qae l'Autriohe possedè ses
;
que t<»ut
<le <ln.it-
principales
aatres grandes pui>
lo-
antro, souverain d'Italie
quo panni les princes aotrichiena il y cut une M
Tnérèse, un Joseph
II.
un LéopoM,
quo
et
le
gouvernement de
li
Lombardie, avant la revolution, était un d«-s più- doux et inème des più-
do
libéraux
qui existassent
;
que
libéraux
les
ohangemena favorabh-s «tu t«Mnps et du oaraetère personm-l de quelque fatar prine*- ou hoinme vrainiont houmie .1.- genie, mai- non pas des insurreetiottS ou autres l'Italie
doivenl esperei
les
.1
attentate
pareils
;
qu'en
attendant, l'exemple d'un
liberal, sage,
in
«levra exercer
intluenee. qui «le\ leml ra. avec le teinps. tulli a
i
gonvei nemesii
une très-puissante fait
irrési>tiM«-.
de oc qui |>ent rontrii. ih r a avancer la e •
ii
|)iómontais«'
no doit
il
-ora
utilit.'-
d'aite
«'-tre
negligé
immoli-.-
doni
.le le
«mi
am-une mani'
sopprimer entiéreoMi il
peut
n
les
— 314 à bout bien facilement eten peu d'années. La langue francaise n'était elle
pas ainsi répandue et devenue presque generale en Piémont
dans le temps de sa réunion à la Franco ? il serait ausai fort à désirer
que l'on encourageàt les bons travaux historiques,
les
publicationa
des documens anciens, suivant en cela l'exemple de l'Angleteire
e1
de la France.
Il
est également d'un
avantage très-considérable pour
un pays d'y
attirer les étrangers,
moyen par lequel on introduit
non-seulement de grandes richesses, mais encore des industrie nouvelles, et l'on donne lieu à des spéculations, à l'établisseraent
de nou-
velles manufactures, etc.
Capitale de VÉtat.
—
Turili.
— Pour
rien ne peut ètre plus convenable
la fin ci-dessus
sante, populeuse et d'un séjour agróable et gai. est l'àme d'un pays.
mentioiunc
que de rendre la capitale floris-
Les campagnes,
les
La ville capitale
manufactures, tout pro-
spère par la consommation d'une grande
ville,
centre d'industrie,
de lumières d'associations utiles et de perfectionnement en tout capitaux s'y accumulent pour se répandre ensuite et vi-
genre
;
vifier
toutes les autres productions, pour en accèlérer les transporta
et les
mettre à la portée la plus commode des consommateurs. La
les
situation de Turili, sa beauté, la vaste et agréable colline qui l'avoisine,
couverte d'une infinite de maisons de campagne dans les siles
les plus romantiques,
tout y semble fait pour inviter les étrangers.
Si l'on introduisait à
Turin une manière de vivre bien sociale, large
et facile, qui et
ne préférerait cette belle ville, par exemple, à Genève
mème à d'autres villes d'Italie, au moins tant que cette manière
de vivre bien sociale, large et facile n'y existerait pas aussi; et dans ce cas mème, la priorité de possession ne lui serait-elle pas toujours
d'un avantage signalé !
d'un
facil
La cour de Turin
devrait ètre brillante,
accès à toutes les vraies supériorités sociales, telles que
richesses et talens, outre les supériorités de convention, telles que la
naissance, les emplois, etc. Elle devrait faire de la dépense et en
occasioner
;
et le Roi ferait très-bien, je pense, d'obliger les
deux
reines veuves, Marie Thérèse et Marie Christine, à séjourner habi-
tuellement dans la capitale, du moins une bonne partie de l'annóe
;
à y avoir leurs fètes et leurs réceptions, et à y dépenser leurs mil-
A Londres, qui est cependant l'opulente cité par excellence, grand marche du monde, il est étonnant quelle importance on attaché à ce qu'on y appelle les drawing rooms, c'est-à-dire aux grandes réceptions de la cour tous les arts et tous les métiers en lions. le
;
font dépendre en grande partie leur prospérité. distinctions des classes, et que
néanmoins
les
Il
peut y avoir des
classes soient mèlées
— 315 — •<-iete.
II
que ces murs d'airain qui les sé-
seràit escutiti
Turin diaparuoeont
qu'on EayoriaM
:
réunions qu'on oonnài( à Londre.«lui
qu'en France on appelle
"i-iìii,
«le
les
associations, les
MHM le mmi de club*, en cercles, et
Italie
en Suisse
Ahhn faut ausai de bona théàtres ; je voudrais
Il
fùt
que le
tlieàtn- royal
ouvert tonte l'année; je le voudrais le meilleur d'Italie, et un roi irdaigne peni
n ussir à l'obtenir; je voudrais que les loges de ce
l'exception d'un petit nombre que le roi voudrait réserver
i
dana
j)our aon .-erviee. fussent •
le
eonimeree
et
non distribuéea par
oomme elles le sont aujourd'hui, à dea familles privilégiées
ir.
parce qu'alors ces loges,
si
;
convoitées à présent, seraient plus ou
moina accessibles à tout le monde, et la fureur de les avoir, qui tourmente mainteiiant une classe entière à Turin, diininuerait et pasplus aussi que
serait d'autant
le
théàtre durerait toute l'année. Je
vou.lrais quii v eùt. contigua a la salle de apectacle, de beami salons
de réunion qu'on appelle ridotto, pareils à ceux de Milan, et que Fon à cet usage les belle- pieees des archives royalea. Les ar-
destinai
iblement
pourraient
rhive.s
dans
placées ailleurs,
guelqac grand eonvent par exempto. Le théatre deviendrait, par ces itre
de
t
eomiiieiviale. des gens
otite la SOCÌétÓ civile,
de bureau, en un mot un rendez-vous general*
me
Je
aena
très-fatiané,
Déaomoina
et
je n'ai
nième pas parie
d'artnée ni de commerce, ni dfl lok munieipale.-. Mais on ne peut dire font d'un trait. et 're
le
j'ai
«(pendant voulu mettre en avant ce qui peut
più- Binguliers, et passer aux yeux du vulgaire pour ètre
dune moindre importanee, mais ce qui sans doute ne paraìtra pas tea ì)v
yem de lynx et
nouveau. adieui
i
ton entendement à la fois élevé et eterniti.
'
idiuand] I*.
S. .le
ne -ai- de coniliieii de caloinnies
j'ai
pn ètre l'ol.jet duraiit
pn taire a moa égard
les
dernièrea années, et qnela «onte- «m
tu
me eonnai- fcrop Itien pour oroirc qU6 jamais ie me soia écarté dea
a
prineipes que tu m'as va professor jadis. Selon -
participé à aucune trame, je ne .
ma contarne, je n'ai
jamais partie d'amiine
mais on peut avoir abate de iimui noni plus souvent que Dernièrement, dana
pnblia une
ti-
;
leti
ditli-rentes feuillea frane aiaea,
iuconvenante, et a
pi
on
al»surde,
qu'on pretend avoir été adresaée par moi au roi defunt. <lan- le moi \
si
rier dernier.
Je l'ai fait
il»
tu as la eurio-ite de lire eelle
'-mentir le plus tòt
que je l'ai pu. et
que je fls à cet effet insérer dana le
- aie Moiiittur
du 23 avril, tu poux dcmandcr cette feuille mi au bureau
des Affaires-Étrangères, qui la recoit, ou bien à M. Mico, chez moi,
à qui également
le
Moniteur parvient.
Ferdinando Dal Pozzo scrive al re Carlo Alberto, condannando il Consiglio di Stato e
augurandogli di trovare in seno ad esso un solo e
vero ministro (12 settembre 1831).
Fonte.
— A. Ediz. in Edit du Boi de Sardaigne Charles -Albert du
18 aout 1831... par F.
Dal Pozzo, 1, Parigi, 1831.
Sire,
Je censure ici l'ouvrage de vos ministres; mais je n'aurais jamais
eu la témérité d'adresser directement un mot à Votre Majesté,
si
ce n'eùt été pour détacher une pensée de tout le reste, et faire qu'at-
tendu sa grande briéveté, Votre Majesté la lise et la considère.
De l'institution de ce conseil d'État dont l'organisation, à mes yeux, est si vicieuse,
il
serait encore facile à
Votre Majesté de tirer
un gran bien, un bien vraiment signalé. En présidant cette assemblée si nombreuse, elle pourra voir s'elever de son sein une personne
capable d'ètre un excellent seni ministre ou premier ministre, digne
de toute se confiance, un Sully, un d'Ormea, un Bogino.
Si ce bo-
nheur lui arrive, que Votre Majesté daigne se souvenir qu'un profond politique a dit
:
«
Le grand art des Souverains, en toutes choses, est
de savoir choisir; la gioire d'un règne dépend presque toujours d'un
homme mis à sa place, ou d'un homme oublié ». J'ai l'honneur d'ètre avec
un profond respect, Sire, de Votre Majesté
le
très-humble et très-obeissant serviteur et sujet
Ferdinand dal Pozzo. Paris, rue Sainte-Croix-d'Autin, n.
lundi 12 septembre 1831.
1,
817
Turino sulle
rispondenza giornalistica da
<
mutilo !htl Pozzo,
tionnel
novembre
(28
///.*.
comparsa nel giornale pniioino
— A. Ediz.
in
Le
mitwilllw 1831,
in
Hihlioteea Nazionale di
ih.
Le
i'on>titu
1831).
constilutionnel, p.
I'iKMi'Ni.
Turili, 17
eoi.
1.
Pari-
1,
Par
noren,'
(Extrait d'une lettre partieulière).
avoir dea données positives sur ce que vous di
-irez
un fait qui vous rap-
l'amnistie de Charles-Albert, voici
«le
r
•
Le chevslterDa) Pozzo, ancien maitre dee requétes et anpremier présidenl de la Cour royale de Gènes, fut un des li..: irà.
qui oootribnerenl !<il
ìdeet liberata
avait
le
plu>. parses écrits, à
répamlre dans le Piémont
il
étail
étroitemeal
avac Charles-Albert, auquel
:
rendu d'importane aervieM durant sa minorité,
(Tailleur»
lorsque
131,
oonfia
lui
at,
lié
revolution
la
portefeuille
le
éelata.
de
t
nomine Le ehevalier Dal
'harles-All.ert
l'intérieur.
.
Pozzo
m dévoua eatdèrement a son service, et
ear
avait la eoutianoe dea patrioti-.-., i^uaml les Autrichiens eurent
il
Piémont, Dal Pozzo
étouffé, la revolution en
resta toujour> tidele au
II
Prime doni
il
l'ut
il
lui
fut
fort
utile,
obhgé de s'expa-
avait été l'ami et le
eonfidi
M.
Pozzo se tmuvait à Paris lorsqu'il apprit l'avènement de
I)al
au tròne du Piémont. Ausntól
Liberi
au nouveau
une
roi
lei tre
quait. avee frammise,
gage «le M
.
l
tal
la
t.'-lieitat ions
.1.-
se
il
nata d'adreeser
dans laquelle
il
lui
indi-
lagne politiqué qu'il avait à suivre. I>e lan-
Pozzo él ai1 sage, modi-ré. oetai d'un ami entìn.
<
harlee-
aucnn compte. M. Dal Pozzo eroi dès-lom, dans finterei du Piémont, devoir donner de la pùblioité a oette Alberi
n'eii
tini
l<
tot
les
l'indignation
du
nouveau
roi
fut
au
comble.
<»ul>liant
ancien» services de M. Dal Pozzo, les égards que plus que tout
atre
il
devait à sa personne. il lui tit défendre de
sur le> affairee dn Piémont, el aussitòt eontisqués
au proni
il
«le
i
sa l'avenir
ne voulait pas que se** bietta fussent l'é-tat.
Voilà des faits qui vous en disent
phu que tona les raisonnemens
du momlr. tnr ee que les patriotes piémontais di la pretendile amnistie annone. pour le 4 de
••mire de
<•
tuti"
du
1!)
ileo
qm- leur promettali M. Sebastiani dans
septembre dern
la séanee
318
8.
Il
re Carlo Alberto
autorizza Ferdinando
Dal Pozzo ad assumere la
cittadinanza francese (12 maggio 1832).
Fonti.
— A. Orig. manca. — B. Copia
dai registri del Controllo Generale
il
in carta bollata, estratta
30 gennaio 1844, in Arch.
—
Dal Pozzo in Montebello, sez. I (Carte Dal Pozzo), Mise. I, n. 15. C. Copia in lettera di G. Mico a Sebastiano Dal Pozzo (Ibidem, Mise. X, n. 2, lett. 23 maggio 1832). Charles Albert etc. etc. etc.
(sic).
Le Comte Ferdinand Dal Pozzo né à Moncalvo, province de Casal, nous ayant supplié de lui permettre d'établir son domicile en France, et d'y obtenir des lettres de Naturalisation, Nous Nous sommes determinés à accueillir sa demande. C'est pourquoi de notre science certame et autorité Royale, eù sur
ce l'avis de notre Conseil, Nous avons permis et permettons au susdit
Comte Ferdinand Dal Pozzo d'établir son domicile en France, et d'y obtenir des lettres de naturalisation. Mandons à Notre Sénat de Piémont d'enrégistrer les présentes pour ètre observées suivant leur forme et teneur. Car ainsi Nous plait. Données à Turin le douze
du mois de mai, l'an de gràce milhuiteent trentedeux, et de Notre Régne le deuxième. C. Albert.
Vu Barbaroux Gardesceaux Vu G. M. Caccia Vu Pensa De l'Escarène.
Ferdinando Dal Pozzo comunica all'avvocato torinese Giuseppe Clara la risposta del ministro conte Sallier de la Tour (11 dicembre 1832).
—
Fonte. A. Orig. in Arch. Dal Pozzo in Montebello, Sez. I (Carte Dal Pozzo, Miscel. X, n. 3, lettere di Ferdinando a Clara, lett. 3 (rosso interno).
Londres, mardi 11 décembre 1832.
Mon cher monsieur Clara, J'ai recu enfin la lettre
de S. E. Mr. le comte de la Tour. Elle est
-datée du 27 octobre et concue en ces termes
:
— 319 — Le Proeareuf Clara m'ayant
naia en km
t«'in>
les lettres
<pi«-
iv«/ bien voulu matiresser par son ìntermédiaira, je puis main-
avoii
ai
1'
honneur de voua aiinoncer que l'Ambassade
di
M. I Paris reooil par le courrier d'aujourd'hui l'autorisation de viser voi paeeeporl poui la deatination dnReaaoai. Agrtaa, M<»n>ieur, etc. ».
Amai roui
vnilà
une
affaire
heareqaamenl
teraùnóe pour laquelle je
dee remercimens inrìnis.
<l'»is
Je réclamenu peut-étre, lorsque je serai à Tui-in,
Ics
bons
offices
dudit Minisi n.- à T effet de pouvoir voyager dans le RoyaumeLom\tnitifn sana inquiétude. Tàchez de le disposer pour que je les obtianna.
!<•
eraine
<iu«-
lAutriche ne me croit un conspiratt-ur.
un révolutionnaire, chose que je ne fus jainais. votre derniòre lettre du 2 de ce mois j'en avais recue une
Aratri
qui m'a été envoyée de Paris, et qui avait pour objet
\.
<1«-
de me rccimimander le jeune avocat Azario. Je suis bien fàché que moli absence de Paris m'ait empèché de lui ètre utile ou agréable cu qnelque ehoee. J'eetimaifl bica et aimais beaucoup son pére. Veuillez,
en
le
renoontrant,
lui
exprimer ces sentimens et
lui
dire
que
lorsqu 'il saura mon arrive à Turin, il m'obbligera beaucoup s'il vient
me voir. .!<•
ne Baia an juste quand je pourrais partir pour le Piémont, ayant
me
qoelqa'affaire
importante qui
titn- preeque
pour sur, que je serai dans
1<»
en
n-tu-nt le
Angleterre.
Mais
ou 12 jours.
Agréez,
je
cas de quitter Londra*
mon cher Clara, mes salutations les plus amicales. Kcid. Dal Tozzo.
tipttro
lettere
inedite
di
A SILVIO PELLICO (Cont.: V. Il Uisorg. Ital., voi. XV, fase. Ili
n. 29-30)
XIII.
Milano il 7 Maggio 40.
Mio
Dilettissimo,
Ho ricevuto i tuoi teneri saluti per mezzo di Millesio, e mi sarebbero stati quasi di rimprovero se avessi potuto dubitare che tu un sol momento fosti rimasto dubbioso sulla cagione del mio lungo ritardo in riscontrare alla tua cara del 4 Aprile e successivo, prezioso
dono de' tuoi autografi.
Ma tu sapevi certo in qual stato era mio Padre, ne avrai saputo probabilmente le successive lunghe agonie, e ti sarai detto Federico non scrive perchè non ha in questa terribile settimana né spazio né mente per farlo. Ma forse tu non sai i dettagli di quel lungo combattimento del povero mio della sua temporaria vittoria. padre colla morte La gangrena manifestatasi alle picciole incisioni praticategli alla gamba, aveva in pochi giorni fatta tale devastazione, che tutta invadeva la gamba, e nessuna speranza lasciava d'altra risoluzione, che per morte. L'opinione dell'arte, in numero consultata, erasi unanime nel dire, che sopra mille casi, supposti anche nel fior degli anni, uno appena forse avrebbe potuto scamparla. Ma in uomo di 8o anni, affetto d'idrope e rifinito di forze da malattia di 6 mesi, Dio solo poter operar un miracolo. Pur la gangrena poco a poco prese tal procedimento, ch'ora immensa ma livida e di tutta l'escara n'è ormai caduta :
—
;
— 321 — buon aspetto, mostrasi la piaga lòtto rimasta
;
e j:ià la
nuova
comincia a granulare. Tutta l'arte grida al portento senza però che osisi aprire il cuore alla spee noi 00 ranza <li poter altro ottenere che la prolnngasione di quella itii/.a. tanti sono i nemici che collegati la tengono ta. Intanto alunn non mi sarà tolto dopo due settimane appena dal riabbraccio, intanto potrò avergli prodigato almeno le mie povere cure per qualche mese, intanto quel che Dio vuole ma I>io mi si è mostrato sì buono, «he Bensa osare nulla sperare, non so nemmeno di nulla disperale, accetto, e ci eonto sopra, la promessa che mi fai intanto di livellerei. Ma potrai tu venir fra noi, o potrò io venir da te Quest'ultima combinazione la credo più probabile della prima. Sento con sempre novello dolore che la tua salute continui ad esser sì diforme dal più caldo voto di tutti tuoi amici. Deh. fa di .stare un pò meglio, e di consera lungo, lo ancora ne ho bisogno, che in questa maggior vicinanza sento troppo però vivo il bisogno che non vi fosse più distanza alcuna che ci se che vivessimo nella città ira le Btesse mura. Ottanta miglia son di poco Ilo spedito la tua lettera differenti «la qualche centinaia per M.r Deschampg (1), come del pari tuoi autograti a chi me li avea ricercati. Scrivimi quando puoi se non ti costa nodo, onde abbia questo compenso almeno al non troinsieme. Siellesio ò tuo ammiratore forse altrettanto quant io. ma ricordati che come amico tuo non ammetto né superiorità ne eguaglianza tampoco, tanto mi sento in ciò d'animo e di cuore superchiatore d'ogni altro. Addio, Addio, ti abbraccio e riabbraccio le mille volte In spirito inlin che non mi sia dato di farlo in carne e ossa. iti. ino tuo I. Federico _ «•unir
;
.'
i
1
;
i
!
i
i
(
ftonsieur Silvio Pellico
Maison Baròlo Piemonte Turili. (
I)
Inclusa in una letterina scrittagli wi in Gali.
i».
<la 8. P.
pondeva
il
Pellico
con
mese. Gali. p. H»2o. I.a morte ilei padre il Metto me... v PellioO ne eoii-olava I
giugno
:
«
fall.,
j>.
reno
I
B o 7 «li aprile;
I
1021.
n Bimr§. ttai.. XV
bellissima •
1
amie.»
sua
ili
I
1
«lei
accadde a' 25 del 000
lettera de'
9
XIV. Milano 26 "Sor. 40.
Mio Amatissimo! Eccomi a rispondere alle due prossimissime tue del 18. e del 20. cor. te ed a spedirti, bella e compiuta, la tua commis-
sione (1). L'unita cambialetta di 219 Fr.* ottenuta per gened anzi con qualche
tilezza senza provvisione senza sconto
agio nella valutazione della moneta, come il controllo in calce te lo dirà, voglio ti dica altresì come (non parlo degli
amici
tuoi)
tutti
si
facciano
una premura
di
renderti
servito d'ogni loro miglior maniera. Compiaciti solamente
dovendo fartene la transmissione per la posta, a volermi dare cenno della ricevuta a miglior tranquillità delle meticolose mie abitudini. Del resto la tua prima lettera mi consola e mi sconsola ad un tempo, perchè quelle momentanee buone nuove che ti riesce di accozzarmi della tua salute, mi fanno prova dello stato, pur troppo misero, in cui si trova abitualmente, e non v'ha che la tua perfetta rassegnazione che valga a racconsolarmi alquanto di tutti i martorj a cui ti vedo ormai di continuo assoggettato. Ciò mi toglie sempre più anche la speranza di rivederti fra noi, per cui, dacché il ricordarsi è cosa necessaria, già avviso al modo ed al tempo di venire io al più presto a sciogliere questo doppio voto a bisogno de' nostri picciolo
cuori.
Intanto ci vediamo continuamente ed amorevolmente fra questi avvanzi, di te men rotti, del nostro comune naufragio,
e ne traiamo reciproco conforto. In questo momento trovasi, reduce da rapido suo viaggio per Svizzera, Ollanda, Inghilterra e Francia, anche il nostro
Giacinto mia,
ma
;
quale vuol esserti rammentato caramente (2). Voleva continuarti alquanto più questa Porro, Arconati, e Mompiani appunto che si sucil
(1) Del Pellico si hanno due lettere al Confalonieri 6 agosto e 9 novembre. A quest'ultima il Confalonieri rispondeva a' 10 ottobre: la risposta è registrata nel Gali, a p. 1033, avendola ricavata dalla Viitorio Emmanuele di Roma. Le due qui accennate si trovano pure nel
Gali. p. 1039, 1039 (2)
I
puntini sono dello stesso Confalonieri.
— 323 — mi tennero finora, non ini lasciano più ohe il tempo pur voglio che oggi parta, e di dirmiti col ed immutabile affetto cordialissimo olito di chiuderla, se
riache L. 256 a soldi 23 L. 294,8
219 asoldi 27
Franchi
»
II tuo Federico (1).
295,13
Itile L.
1.5
tfonsieur Silvio Pellico
Hotel Barolo Turin. Piemonte
XV. Milano Domenica 24 del 1841. Difetto Silvie !
Mi
è
impossibile di lasciare partire il nostro Porro senza
scompagnarlo
col
cuore e con due righe almeno, nel do-
lore di non poterlo accompagnare altrimenti. Egli è ben vero ch'io l'ho Fatto l'interprete a te de' miei sentimenti e delle
mie nuove, ma rapportandomene a lui intieramente per queste ultime, non so rinunciare ad essertelo de' primi alquanto anche in persona. non ci siamo dati reciprocamente il buon anno col cominciare di questo, non sapiamo noi ch'egli è perchè cel diamo e ce lo auguriamo ogni giorno dell'anno* Come del se non voliamo noi nelle braccia l' un dell' altro, non sapiamo noi ch'egli è perchè dura necessità ce lo impedisce t Pur Questa rinuncia e questa abnegazione ella è più dura d'ogni altra ai nostri cuori, ne son certi», e bisogna pur che Loperiamo d'ogni nostra possibilità a farla cessare, ed Io lo si che tu voglia e possa dar qualche passo o di me. di ciò a suo tempo, che né per te né per me fra questi Siberiani rigori non ve caso a pensarvi; se no, poi eòhvt che Il
io
stesso a Torino, ciocché vorrei evitai
nostro ottimo Brm<
ontì è passato a coglie*
palma delle sue instancabili buone opere quaggiù, dopo breve malattia
di
petto di pochi giorni
ed ha lasciato nel pianto il
(1) A questa il Peffioo risponderà oon una Leggeri nel Hall.. \> 1
I
l<
29 novembre.
- 324 paese di Crenna che egli già da anni abitava pressocohè assiduamente, ed ai cui abitatori erasi fatto visibile Provvidenza. Molti da Francia, da Italia e da America mi
domandano
tue nuove e mi impongono di salutarti, ma poiché lungo sarebbe di troppo l'enumerartegli tutti, già tu sai chi l'undipresso sono gli amici tuoi e miei, i nostri compagni di sventura, e molti de' buoni di tutti i paesi. Ti lascio per non toglier al nostro Luigi il dirti tutto ciò che non ti dico io, e ti mando pel suo mezzo un caldo caldo abbraccio. L'Aff.mo tuo per la vita Federico (1). Fuori.
:
Monsieur Silvio Pellico Turin.
Con mille saluti di Porro che non vi ha trovato.
Sulla sopì ascritta
:
XVI.
Andryane a Silvio Pellico. Paris ce 23 février 1841.
Une bonne et aimable
occasion se présente,
mon cher
pour t'écrire, pour te demandcr de tes nouvelles, pour t'en donner des nòtres. Il y a longtemps que je ne fai dit les tendres amitiés que je nourris pour toi et pourtant ce n'est pas faute de penser à mon pauvre Pellico, ce compagnon d'infortune que Dieu ma fait connaitre et aimer. Souvent avec les miens, avec des amis, avec tes compatriotes je parie de toi à plein coeur, disant tout ce que nous nous sommes {sic) été durant l'adversité, et finissant toujours par le regret de ne te plus voir, par le désir de t'embrasser Le lien qui nous a uni dans la prison vient de un jour Dieu, il durerà autant que notre vie. J'ai appris, Silvio mio, que ta sante est plus que jamais chancelante parie m'en... Du coté de écris-moi comment tu te trouves physiquement Silvio... j'en profite
:
;
(1)
p.
La risposta del P. a questa, è de' 30 gennaio 1841 in Gali., Con altra de' 25 febbraio gli annunziava la morte del suo
1042.
fratello Luigi, ben noto al Confalonieri. Ibid. p. 1043.
:
— 325 — 'lue tu estoni à Dieu, quo tu le (priei) avec ferqueta foi est pleine d'esperance, et je t'en applaudii du fond <lu coeur Dans le monde comme dans la eaptivité. dans la joie comme dans les larmes, c'est la seule ancre qui
reur,
n<-
laboure pas,
tout tructifle.
oatholique
:
le
seule terrein sur le quel tout se fonde et
Comme toi je inets tous mes soins à viro
pratiquanl
lei saints
commandements de l'K van-
montrant à tous que le croyant a du bonneur à se ninntnr tei en tout lieu, dans le paroles comme dans les actionMail <•'«•-' Burto.n1 au sein de la tannile que la religion est douce. Si tu nous voyais prier et oommuniei toni ensemble tu eprouverais j'en suis certain une suave gile
ei
:
Ma temine bien aimée, si pieuse, si bonne, si
lolation. ilique,
ma soeur si devouée et moi nous nous réunissons
poni remercier Dieu dei graces qu'il nous accorde. Je n ai toujouri qu'un fili charmant petit garcon de quatre ans et demi. Semblable et bon comme sa mère. Cet enfant, Silvio.
un don du Ciel... puÌ88€ Dieu nous le conserver et puisse-t -il suiiout lui conserver avant tout la foi que nous nous etì'orest
coni de taire paiier peu à peu dans son jeune coeur. Pourquoi que tous Lea mieni qui t'aiment tant soient condamnes
fa ut -il
pcut
fttre à
ne jainais te voir
Avec quelle joie mon petit
de son pére... que nous Bertoni tout her.-ux Mais que \ais-jc te dire là ne sais-je pas belai que Lei deliri <iu coeur ne l'aeeompliaaenl que rarement lait
l'ami
:
!
«•• monile.... le- taisoni-noui donc, et espérons en Dieu.... Dei all'aire- gravei et tracassiòres m'ont empeohé de-puis quelquei moii de me livrer à aueune espèce de travail j'attendi l<- oaime pour me remettre à t'ouvrage. L'nivera Paris plein <l«- diitraotiom òbligéei qu'on t'ait peu oh rien.... la campagne qu'on peut s'occuper lérieuiemenl non- j |»:i"..n- sepl moia «!«• L'année au moina... Le pays est
eo
:
il
:
beau, pittoreique, les promenadei magniliques... <pi«- de al déairé. Le reste du tempa, oinq mois, nous Bommea I Paiìl ou a Ainiens patrie de la lamille de ma l'emine.... VoiUl
ne; dis-raoi quelle est la tienne.... OH est Ri du ooem beureus de connaitre Lei jouri el lei ao qui vivent loin de nous tu doute tu oorreepondi avec ootre bien alme Predali qui est triste, bien tri-te afflali avec L'inefacable aonvenii de l'es lettrei oommei oellea du Spielberg lui non.
;i
—
32(i
—
font bien... tu sais tant aller à l'àme et pleurer avec ceux qui pleurent... Que je 1« voudrais heureux ce digne ami, et
que je le plains d'étre ainsi isole... Mon amitié pour lui si vive, si profonde, le pleure chaque jour. Il me semblait que deux ètres tellement ùnis par Finfortune ne pourraient jamais se séparer... La Provvidence en a décide autrement.... soumettons-nous à sa volonté sainte... mais je le dis, je donnerais des années de ma vie, pour savoir notre Frédéric heureux encore sur cette terre Ma femme, ma soeur te disent mille tendres choses, et moi je t'embrasse de toute la force de mon inaltérable amitié.
Tuo Alessandro. Fuori
:
Monsieur Monsieur Silvio Pellico Turin.
XVII. Milano il 5 marzo 41.
Mio Carissimo Silvio ! Ricevo la tua dilettissima e dolentissima che mi annuncia recente dolore che ti si aggiunse agli altri abituati a travagliare la tua povera vita Tu sei sicuro delle mie più sin-
il
!
Ma che può l'amiche possono i conforti dell'uomo in tali occasioni
cere condoglianze e compartecipazione. cizia,
.'
Oh quanto è bello, oh quanto è necessario l'averne di una sfera superiore e veraci ed immancabili in tutte le circostanze
!
ed a te son questi aperti ed io pure in questi ho tutta fiducia Ecco quanto possiamo dirci a consolazione reciproca e sicuramente non vanno come tant' altre che vannosi a stento mendicando ed il cui vuoto non fa che spesso esacerbarne !
vieppiù il dolore. I
buoni nostri Arconati hanno perduto teste
la
sorella
della M.sa Contessa Scribani, maritata a Piacenza, e qui ve-
nuta a finir gli ultimi mesi di una malattia sottile che da lungo tempo la consumava. Essi hanno ottenuto una proroga di altri 3 mesi per rimanere fra noi, la quale durerà fino al 10 di Maggio. Il santo Ermes (Visconti), il cui testamento è una continuazione delle buone azioni che da lui pratica vansi in vita, non avea altrimenti fissato il suo soggiorno a Crema come pel mio male scriver tu leggesti, ma bensì a
- 327 — picciolo borgo posto in vicinanza del lago Maggiore,
ove
casa e possessi. Alla
i
ch'ei
in
e
o
vita,
morte, ed
in
povera famiglia Borsieri sarebbe >tato assai utile qualche soc-
ella
lusingavasene, ma. ahi non venne
Ho nuove da Porro da Marsiglia, ov'egli sta
trovato!
.
bene, e d'onde presto sarà di ritorno, (astillia ehe prende parte al tuo dolore, ti saluta cordialmente ed io altrettanto
con tutto l'animo del tuo
Amicissimo
Federico. Vfonsieur Silvio Pellico lh.tcl
Barolo
Stata du Piemonl
Turin
XVIII. Parigi
Mio dilettissimo
il
16 8bre
;i
Silvio.
Qawero che vi ha ubla o iettatura fra noi' (hi Diavolo ve l'abbia gettata noi so immaginare; ma il tuo non rispondile ad una mia lettera, in cui lamico tuo fannunziava un grande avvenimento della sua vita, e ciò in un tempo in cui l'amico tuo appunto avea dovuto per la sua vita istessa piangere e tremare, ella è cosa ehe proprio non puossi a' miei occhi > nza supporre che una mia od una tua lettila pelTintervento di male sorti sia andata smarrita. Ma comunque ciò Bia, ora non rotami pertanto che a ridirti in breve ciò «he pur brevemente uià ti diceva in quella mia. lo sospettato in questi anni di prove, che non buona alVuomo V esser nolo e tu jiià ne avevi in altn conosciute le mie perplessità, ma dopo i] mio ri t< Mini in patria, dopo la perdita di min Padre dopo il disgiungimento dalla mia famiglia per lux-ita di casa di un mio j
»
;
t
/
t
.
elio
a
norma
:
i
i
& &, questo divino asserto, — applicabile però solo di-Ile
parevami al tutto applicabile
circostanze,
gravissimo intoppo della scelta, il quale forse, ed ansi probabilissimamente, non un «li qui .mai da me su| vedere, che mafan tutto impensati e fortuiti proprio quali al
mio caso; ma restavano ancora
il
i
i
trimonii e
vescovati
BOD
dal
Cielo destinati.
non vi volle meno che l'aCqUÌStO «Iella
pili
— Insomma
tolti- ioli \ ili/ione.
- 328 — anzi certezza, che una ragazza che io già avea per due anni conosciuta in Parigi, m'amava e m'avea per due anni sì taci-
tamente e sì riserbatamente amato, ch'io non me ne era mai nonché avveduto, né tampoco sognato. Questa fanciulla, ch'ora è mia buona, affettuosa e cara Consorte, ha 30 anni è nata in Inghilterra ed è di famiglia ora Danese, ma di ori-
gine Irlandese emigrata come cattolica per causa di Eeligione al principio dello scorso secolo. Parla l'Inglese, il Danese, il Tedesco ed il Francese come sue lingue, e l'Italiano come una lingua d'adozione. E' assai religiosa di credenza e di pratica, e disingannata e schiva del mondo, quanto il sono io. Ama la solitudine, ossia la vita ritirata, ama il bene, ama i buoni di tutti i paesi, ha amato me perchè mi ha creama te perchè ed in ciò si è ingannata, duto buono, lo sei, ed ha amato ed ammirato innanzi tutto la mia Teresa perchè lo era eminentemente, né si è in ciò certo ingannata. Essa chiamasi di nome Sofia, di cognome O' Ferrali d'Annaly, provincia che da' suoi antenati possedevasi con quasi regio dominio. E' picciola di taglia, bruna di capegli e di occhi, ha figura piuttosto Italiana o Spagnola che Nordica, non è bella ma non ha diffetti. Dopo tutto ciò se tu non la conosci ancora non saprei più come meglio fartela conoscere che col condurtela. E questo approposito è un caso intenzionato, su del quale già ti consultava in quella mia lettera ch'è tuttora senza risposta, e su del quale forza mi è ora il consultarti di nuovo, e l'avere una tua risposta, posta corrente, cioè prima della mia partenza che sarà prima del finire di questo mese. "L'intenzionato caso era dunque ed è di passar per Torino, al mio ritorno in Patria. Per che fare tu per te, ed unicamente per te, e per te solo abbractei sai ciare. Ma potrebbesi forse questo unico motivo non credersi potrebbe la mia venuta abbastanza da taluni esclusivo
—
—
:
;
non piacere egualmente a tali altri insomma io voglio saper da te, non già se tu mi vuoi, ma se tu credi di potermi ;
consigliare veramente, senza alcuno scrupolo, a venire. Scri-
vimi dunque subito e liberamente su di ciò e dammi ad un tempo dettagliate nuove di te e della tua salute, che da tanto tempo ne manco e ne sono sommamente sitibondo. Ho bensì veduto una tua lettera pubblicata ne' giornali, ma essa non mi basta, massime dopo averti per due setti-
mane pianto per perduto. Egli fu a Copenhagen, che per
— 329 messo di giornali, mi giunse La fatale notizia, e rifattamente eondisionata, che non mi perniiti il dubitarne, e non fu che in Colonia eli»' ne intesi la prima smentita, poi più sicura-
mente confermatami in Bruxelles. Figurati dunque quali se abbia dovuto riceverne il cuore del povero amico tuo. cielo ne >ia ringraziato, che ti vuole conservato anbene ed ali amore degli amici tuoi Tutti gli innumeU amici ed amorevoli che tu hai in tutti i paesi del mondo, si som» meco congratulati del risaperti sano e salvo, e troppo avrei da butti nominarti quegli che mi si sono mandati a ciò. Il nostro ottimo ('a>tillia mi scrive d'America, dove è andato per accasarsi, mille tenere cose per te. Baehiega che a Marsiglia < Berehel a Bruxelles voglioi ramentati. Tu se vedi l'ottimo nostro de Bréme, mi tu padrino alle mie nozze, piacciati di caramente salutarmelo, come pure di ricordarmi alla buona memoria di quo' tutti ohe mi portano benevolenza. Tu, poi, mio Silvio, ricordati che il tuo amore, ed i segni anche visibili e materiali di esso mi senio un vero bisogno della vita, cui se credi di poter lasciarmi aggiungere il bene di vederti e di pur linaimente abbracciarti, tu mi farai quanto il posso essere beato. L'aff.mo tuo a,
il
al
!
•
;
federico. Ifonsieui Silvio Pellico [talie
Maison Barolo Piemonl
Turin.
\1\. Milano .1
unti issi ma
Mentri- tu mi alt elidevi io
al
mi trovava arrivalo
già
li
11
Xov.
Il
8ÌIVÌO,
sospirato abbraccio in Torino. a
Milano ove ricevetti appena
giuntovi, la tua buona lettera ripercossami da Parigi in data del
l'I
arido
e del
ita
più elle
mio caro come progettato nostro incontro. Parigi al di là del termine
24 ottobre, di. Eccoti dunque, ida
del
risposta
in
In
la
tua
lt:is|;int,.
per ottenerla, ed avuto notizia de!
rotte l'atte dalle acque sulla strada del Moncenisio: tri per il
marrìte entrambe.
— 330 — tuo silenzio, tra per la mala novella, e tra per la premura che pur c'incalzava a non frapporre ulteriori dimore al partire, il giorno stesso della nostra partenza ci determinammo a prendere la più sicura e più breve rotta per la via dello Splugel, per la quale in 7 giorni ci trovammo felicemente e senza il minimo intoppo trasportati a Milano. Cioè, non a Milano, ma a 15 miglia da Milano sulle prime Falde del Monte di Brianza al bel Carate, dove traversammo per la parte di Lecco senza neppur toccar Milano. Costì amammo di discendere alquanti giorni per riposarci dal lungo trambusto della vita di viaggiatore, innanzi d'intraprender l'altra faticosa corvè delle presentazioni. Oggi però che per alcune ore ho fatto una sfuggita a Milano, proffitto
un momento per almeno
volentieri di
l'arti
subito risposta, e toglierti d'ansietà.
Quanto io sia dolente di questa congiura di combinazioni, che mi toglie ancora il poterti abbracciare, tu il puoi giudicare da te stesso e ne sarei veramente inconsolabile, se la fiducia di pur riescirvi altra volta non mi fosse di conforto. La mia Sofia ne è dolentissima essa pure, ma basta Ah che sì, che riesciremo ancora in questo prossimo anno a vincere questa specie di avverso destino Prenditi per ora dunque in compenso del male almeno un abbraccio con tutta l'anima, e credimi di tutto punto e di tutto cuore il sempre tuo ;
!
!
Immutabilmente Amicissimo Federico Gonfalonieri.
come pure Porro che entrano in questo punto da me. Tu sai che il nostro buon Castillia è andato in America per la seconda volta, da cui minacciò di non Borsieri ti saluta,
voler più rivenirvi.
XX. Carate il 24 9bre. 41.
Mio dilettissimo
'
La tua carissima del 18 (1) qui giunsemi in questo tranquillo e romito soggiorno della nostra bella Brianza avant'ieri,
ed oggi colla prima occasione subito soddisfo a' tuoi del pari (1)
Trovasi in
Gali.,
p.
1164.
- 331 lare ed
il risponderti B dapprima ben vederi ohe lo brontolare non è pane tuo. (lacchè lo fai si dol-
il
davvero potresti ben piuttosto invogliare ehe de' tuoi rimbrotti.
più valente poi ti mostri, mio amato Silvio, nel rustico (!)
quando t'immagini odiai ili ti adora, rimosso dal venirti a vedere da ehi almeno almeno ne altrettanto impaziente che io stesso. Ma come >pe>so addivi. mi. ira tutte le cause che poni in i scena e che fin quella appunto pari obliare o non tener in conto, che fu per dell'Indovino e
la
principale, e ch'io
non
lasciai di
indicarti,
— la notizia
mal tempo, alla itrads del Moncenisio. Or dunque tu vedi che qui non si trattava solo di fretta o d'un maggior dispendio di giorni, ma tratta' di cammino, se non foss'anche igi e di di ,-<itt,if ieU'osso 'l'I collo di due creature, luna già 1 te delle devastazioni e delle rotte fatte dal
amica, e L'altra che arde di divenirlo. (iià Canova poi sai che avea il debole di aspirare ad esser >:•• e tu pure continuando ad aver quello di udovino. prossegui ora che le tue presentazioni debbono ee :
—
tminciato una vita pacata. Vedi ni-', quanto alla vita pacata, l'hai proprio qu. imbroccata, ma quanto alle presentazioni son si Lungi finite, che non sono ancor cominciate, ed eccoti 00 di questo mese, giorno del nostro Splugel il di irlo, con un tempo e con un sole veramente da prima-
rinite ed
1
1
1
-
I
t,
e giunti per la
Lunghesso il
i
due
superba via «li Chiavenna e di Varenna Como e di Lecco all'una volta
bei laghi di
nobil città di Lecco, invece di tirar dritto per Mi-
prender la via attraven laghi di Oggiono, o di lungo annone, l'usiano per L'unii] borgo di ('arate posto a ratiere delle convalli formate del Lamino a picciola didi Agliate. Quivi da quel giorno infili ad oggi sempre ed io tranquillamente ci rimasimo, meno una corsa imo insieme un giorno per tarla conoscere alle due mie famiglie dello zio e del fratello; ed un «-he feci io Bolo per affrettar que pochi prepad'alt rativi eh indispensabili alla città, onde prendervi poi
lano, ordinai ai >si
colli
postiglioni di
Briantei
e
i
:
•il
mente
i
nostri
rte «Idia
d'inverno.
quartieri necessita,
ci
Questo partito, i langue che
va talmente
- 332
-
Ormai invece di desiderare che questi preparativi giungano siamo quasi tentati di desiderare che tirino in lungo, e già per la loro stessa natura noi saremo abbastanza esauditi da poterci qui ancora pacificamente rimanere fin dopo i primi di Xbre. Il più tepido sole e la più ridente stagione ci ha fin'ora abbelliti ancor più questi incantevoli dintorni, di cui la nordica mia Sofia ne è poi pressoché idolatra. Gli visitiamo dunque a piedi, in cocchio ed a cavallo, condo la distanza, visitiamo i buoni parenti ed amici che ancor si trovano alla campagna in un raggio convenevole al loro fine,
di
lontananza. Facciamo de' pellegrinaggi
ai
luoghi tutti
interessanti per memorie care e dolorose mie proprie o degli
amici. E tu sai quante io ne abbia. E ben certo questa volta
indovini, che il primo di tutti si fu a Muggiò presso Monza,
ove sta il sepolcro di Teresa mia, ed indi a Bucanigo presso ad Erba, ove quella eletta lasciò la terra per volare al Cielo e là
«
accolta nell'eterna luce scernere i misteri di misericordia
Dio ! » (1). La sera poi ce la passiamo tutti soli ripensando e riparlando del passato, del presente, dell'avvenire, e trovando ovunque materia inesauribile e mirabile a lodare e benedire la Provvidenza che abbia meco voluto accordarmi sì dolce e riposato porto, dopo tante tempeste, giacche non fui io il solo ad averne, e puoi credere che una vita senza afflizioni non poteva convenire a quella compagna che dovea dividere gli ultimi giorni della nascosti quaggiù ne' rigori di
mia. Dalle mie due famiglie dello zio e del fratello, e da tutti i pochi intimi e migliori cui l'ho fin'ora fatta conoscere, viene
mia Sofia accolta cordialmente ciò mi basta ed è tutto quanto desidero, perchè di estese e clamorose società non solo non ce ne curiamo, ma ci sarebber ad entrambi insostenila
;
bili.
La vita dunque che conduciamo qui alla campagna la conduremo, paucis mutai is, anche alla città, e le nostre presentazioni saranno numerate e poche come il numero degli amici, giusta il voto del nostro illustre amico Manzoni. Venendo poi a quella tua bestemia dell'odio onde sei perseguitato dalla mia Sofia, per punirtene non ti dirò cosa ella (1)
Sono
i
due ultimi
versi dell'epitaffio sulla Teresa,
dal Manzoni. Ved. in Gallavr. a p.
1097.
composto
— 333 la
urto in
ti
dirò solo della specie di
<luc delle -ut- sorelle pei te,
«
l*-lii i« »
che
runa dimorante
ipenhagen e maritata al C.te Bluker di Altona (cugino vecchio Prussiano Maresciallo di tal nome), e l'altra col padre alle Antille e non ancora maritata, del noni»' <li Eloisa, la quale mi tormenta ognora per aver copia delle tue lettere a me, kver tuoi caratteri, a cui sei già conosciuto dalla sua Infanzia, ed ora ha 26 anni, come uno dei più cari e venerati mortali (1). Ora con questa malattia in famiglia tu vedi che non v'abbia a temere anche per parte di Sofia. Ma non più in punizione del tuo fallo. K inutile il dirti che la mia saluti' è ottima, ma non è inual
ch'io ti domandi dettagliate nuove della troppo cara e troppo vacillante tua. tanto più che la brevità della tua letmi da a sospettare che ne abbi per iscusa la diffiooll ermi più a lungo. Porro e Borsieri che vidi stanno bene ed al primo rivedergli saluterò da tua parte. Sofia anch'essa vuol (die ti saluti da parte sua particolarmente, né io ben il debba tare, bensì da parte di tutto me voglio abbracciarti di tutto cuore L'affano tuo Federico (2). Risalutami caramente Prie. tile
XXI. Soi-iiv
CONFALOND&B]
Silvio Pellico.
a
Milan 21 Mars 184 l'.
M
(itisi, a,
de m'empiesse (le repondre à votre lettre du Mars (3) Vous ave/. en la bolli'- de m'eri ire polir VOUS raliquilliser '.»
(pie
t
(I) Lepidissima •• inviava alla Borella,
notizia intorno
la
.»
Pellico,
Silvio
che la Sofia
E conservata in un frammento would l>e DO US6 It to «lai diligent is.^inni <.allavre*i (p. 1044): 1
_'
\
i 1
aprii'-
1
1841.
i
•
•a
baeked che
egli
to iiiarrv >
1
1
1
Pellico.
LO
I.
«lieve he ha* a wife.
(Non sarehhe di nonna uso per te lo sposare abbia moglie, e gobb
Ile
is
hnnip
B.
P.
«'redo
|
Pellico P.
1
rispondeva
a'
3
gennaio
1842:
Gal
— 334 sur le compte de notre cher malade il a eff ectivement soufbeaucoup tout l'hiver dernier. Tous violente accompa;
fert
gnée de fortes opressions de poitrine, il commencait à entrer en convalescence quand il est de nouveau retombé malade, il a fallu avoir recours à la saignée, il allait un peu mieux quand dans la nuit de samedi à dimanche dernier il a eu une forte attaque bilieuse qui l'a mis pour quelques heures en danger, mais vers les trois heures de le journée de dimanche les douleurs et les vomissements out cessés et depuis ce moment là il se porte toujours mieux et je crois pouvoir vous assurer que la convalescence cette fois-ci est vraiment établie il était leve hier toute le journée et se sentait mieus qu'il ne s'est senti après la maladie de l'hiver; vous aimez tant mon cher Fréderic que je ne vous fais point d'escuses de vous donner tous ces détails sur l'état de sa sante, vous pouvez aussi comprendre combien on souffre de le voir malade et les prieres ardentes que l'on fait pour la continuation de ce mieux il me charge de vous saluer bien affectueusement de sa part et de vous dire qu'il vous écrira lui méme pour vous annoncer la fin de sa convalescence. Je suis bien bien heureuse tout en vous annoncant son retour à la sante de vous remercier de votre lettre qui me donne l'occasion de vous dire que je serais trop heureuse si vous voudriez vraiment avoir pour moi ces sentiments de fraternité dont vous parlez et me donner un peu de cette amitié que vous avez pour mon très cher Fréderic. Croyez je vous prie combien j'espere un jour pouvoir vous exprimer personnellement toute celle que j'ai pour vous depuis bien longtemps. ;
Sophy Gonfalonieri.
XXII. Milano li 28 Marzo 1842.
nuovamente a te, dopo un secolo di doloroso silenzio e colla buona novella che la mia salute comincia finalmente a far giudizio. Ma perchè Eccomi, mio dilettissimo
Silvio,
questa notizia ti giunga ancor più cara, ho chiesto ed ottenuto l'alto favore di poter fartene apportatore sì distinto personaggio, che ti sarà per se solo di gaudio sommo il prezioso vantaggio di poterne far la conoscenza. Egli è questo
— 335 — Monsignor Dupuch Vescovo di Algeri, che vorrà averla degnazione «li farti avere questa mia tetterà del brevissimo Ji tara da Torino, nel ritornare da Roma alla diletta Mia diocesi di Algeri.
ricorda quanto ardentemente tu mi invidiassi questa conoscenza, quando io stesso ti scriveva >uo .; anni ed il tanto da Lui operato dappoi, che tu sicuramente avrai passo a passo seguito, non potrà che aver a dismisura ancora aumentata in te questa santa brama. olunquc di vederlo subito, perchè per pochissime ore potrà egli trattenersi in Torino; ed i colloquj che ti sarà dato di avere con Lui, son sicuro che ti forniranno sempre nuovi argomenti di ammirare e benedire le straordinarie e visibili vie della Provvidenza, onde ha voluto farlo istrumento. La mia Sofia ti saluta caramente e tiene preziose le tue buone lett<re. Io ricevetti per l'altro le tue dilette nuove dal aponago il quale per altro non vidi. Ora spero che il nostro interrotto carteggio riprenderà, e spero ancor più clic potrà in quest'anno cambiarsi almeno una volta in un rato abboccamento. Addio, Addio, mio amatissimo Il tutto tuo Federico (1). il
r.rii
mi
bène
di
:
ri
:
HConsieur Silvio Pellico Hotel de la C. Me de Barolo
Turin.
Federico Confalonieri compagno di sventura Dello Spielberg.
\ XIII.
Milano i
A matti
il
1
Ottobre
li".
'rio
Mi ni di grande consolazione in queste settimane l'a\er memore degli antue care nuove dalla. BempTC amabile tichi rapporti. M.sa di Masino. Esse parvenu in complesso, P<t ti- e eolla tua rassegnazione abbastanza comportabili le
.•
;
amerei però sentirmele confermate da te tteséo, perchè la tua salute, come quella di tutte le persone sopratutto della sposta di S. P., 6 aprite imj.
In frali, p.
1062.
— 338 — tua squisita impressionabilità, è cosa
sì
variabile da tener
sempre trepidi i tuoi amici. Poi tu devi sapere, od imparar almeno, se noi sai, che di tempo in tempo io ho bisogno che la nostra amicizia si nutra di qualche pascolo sensibile e non solo mentale, ed è ormai troppo di tempo decorso dacché la nostra corrispondenza è muta, giacche ponno tenersi in conto le tue due linee del Luglio per indirizzarmi i due tuoi amici signori Briano e Fea ch'ebbi inoltre, come sai il dispiacere di non vedere !
Ma a proposito d'essi, mi fa maraviglia
il
rilevare
come
mi si avessero fatto supporre assente per un paese il quale appunto fra tutti i miei probabili od improbabili progetti di viaggi, non m'era mai passato nemanco per il pensiero. Ti dirò dunque ora ove realmente siami stato questa state, ma non però ove siami per andare questo inverno, perchè non m'è ancor riescito di escire dall'imbarazzo della scelta pure bisogna ch'io faccia di qualche ospitale" terra perchè così il vuole la mia salute, il vogliono i medici e tutte le persone che m'amano. Ti ricordi com'io abbia passato meschinamente il trae scelta
di clima dolcissimo,
scorso verno, nel
quale dovetti vivere confinato fra letto
e casa per cinque interi mesi. Coll'aprirsi solo della stagione
incominciò ad aprirsi anche il mio petto, e quando poi la stagione cominciò a mostrarsi consolidata nel bene, ciocché non avvene fra noi che in sul finir del giugno, tosto mi posi in giro colla mia compagna per riguadagnare col caldo e col moto parte almeno del molto che avea scapitato cogli estremi opposti. Non avendo questo mio estivo viaggio altro scopo principale, lo accoppiai volentier ad un secondo, quello di far vedere il nostro bel paese, or divenuto sua patria, alla mia Sofìa. Quindi i nostri monti di Brianza e di Varese, i nostri tre laghi colla Valtellina e collo Stelvio, ed anche co' limitrofi bagliaggi Svizzeri di
Lugano, Locamo e Bellin-
zona, ove avremmo spinto anche più oltre, se l'arrivo d'una famiglia a Lei parente che calava in Lombardia espressamente per vederla, non ci avesse sul finir di Agosto fatto rivolger cammino per finir poi la nostra peregrinazione ancor col Lago di Como. Ma qui parmi sentire insorgere un pen-
—
e perchè fra cotanta girovagazione siero nel mio Silvio Eccotene il motivo non farvi entrare anche Torino !
—
:
perchè allora stava ancora attendendo quella, che or pos-
— 3;J7 ;impi.i
siedo,
e
permissione da
plenaria
poter entrare e circolare Uberamente
in
quel governo di
avveniri' per tutti
i
suoi Stati. Che s'io avessi avuto quella permissione in tempo,
questo *ra il mio progetto, questo lo sarebbe" tuttora, se il oce freddo sopravenutoci, ed alcuni sintomi precursori tiri verno che già la mia >alute ha incominciato a darmi, non mi facessero anche questa volta deluso ne' miei doideri e nelle mie speranze. Or che t'ho parlato deludo panato, ciò che posso e so dirti del mio avvenire.^ »ti Prima che mi sopraggiunga il verno, sloggierò da questo non clemente clima, ciò è lisso. quelli che stanno in candidatura avvi Palermo, Malta. Algeri, Maya e Madera. S'io mi decidessi per taluno dei tre ultimi, il transito od una picciola deviazione per Torino mi arriderebbe caramente. Il nostro Porro sta benissimo e ti saluta tanto tanto, ma egli è infelice ne' tigli, la pace domestica non bì trova presso lui. (ìiacomo poi ch'egli ha <:ià redento più volte dall'infamia e dalla più severe pene, minaccia ad ogni tratto colla sua condotta di ricadérvi. La figlia Xanci (?) maritata in Cattaneo tli tiglie Novara, ha or ora perduto il marito e rimane con Bensa un obulo tli sostanza. Borsieri passò l'autunno a Beidai Scotti e sta benone. Castillia scrive sempre ch'è in procinto di ritornare dall'America, ma non sa mai decitisene. La mia Sofia continua ad alleggerirmi mali inseparabili da questa vita, ddolcirmi le noje ed ove se non fosse la salute alquanto men ferma di ciò che potrebbesi piuttosto desiderare che sperare, non avrei che a lodarmi ilei lotto che mi è tocco in torte. Ma io non mi chiamerò contento, mai mai. infìno che abbia riuscito a vederti ed abbracciarti, intanto dammi pretto e lungamente le tue .
1
i
i
abbastanza prolissamente ti ho dato le mie e ho intrattenuto «li me. L'ali. ino tuo
notizie, ch'io ti
<lcrico.
ri
:
MonsieUT Silvio Pellico Bótel Barolo
Piemonte
•
-;.
Turili.
if<»/.
xv
- 338 XXIV. Milano il 12 Ottobre 42.
Mio Pih II issi mo,
Due righe soltanto per ringraziarti dell'ultima tua buona lettera (1) e domandarti, se
il
puoi, di volermi con pronta
risposta indicare precisamente l'epoca in cui sarai ritrovabile in Torino.
Questa notizia mi è necessaria per vedere di combinare una mia gita per abbracciarti innanzi la mia partenza finale, dacché per questa, essendoci determinati a volgere verso Napoli e probabilmente Sicilia, ecco che infelicemente Torino ci troverebbe in direzione troppo contraria per combinarla nel nostro viaggio. Addio intanto, mio carissimo, la mia salute non è cattiva ma non insensibile a questi primi prodromi del verno, abbi cura della tua. La mia Sofìa che reclama nella tua parità in
amarmi, ti saluta però di tutto cuore ed io con tutto il mio abbraccio, al momento di pormi in legno per recarmi a Robecco, paese posto in vicinanza di Buffalora e quindi nella strada del Piemonte ti
!
L'aff.mo tuo Federico
Fuori
:
(2).
Monsieur Silvio Pellico Hotel Barolo
Piémont
Turin.
XXV. Milano il 4 Nov. 42.
Mio diletto Silvio, Domani, secondo mi indichi nell'ultima tua (3), dovrebbe aver luogo il tuo ritorno in città. Io persisto sempre nell'intenzione di venirti quindi a vedere innanzi la mia partenza per Napoli e succesivi porti più meridionali e anche forse orientali. Ma una brutta notizia che mi rumoreggiò in questi (1)
In Gali., p. 1164: dev'essere de' 6-10 ottobre.
(2)
La risposta, 14 ottobre, in Gali., p. 1067.
(3)
De' 14 ottobre, in Gali.,
p.
1067.
—
:j:i<>
conlusamente all'orecchio mi la tiepido che la tua salute non sia d'alquanto peggiorata. Toglimi dunque su-
giorni
questa angustia, dimmi se sei a Torino, mia venuta ora ti può esser incomoda &&, onde su de' tuoi freschi dettagli m'abbia una miglior bussola per regolarmi. Siccome verso il 20 partirci pel mezzogiorno, tu vedi che la mia gita a Torino non potrebbe esser collocata che fra i limiti dell'entrante settimana, mula del corrente mese. Il nostro ottimo Castillia è ritornato fra noi avendo deogni pensiero di matrimonio e di stabilimento in AmeBacbiega prende in moglie una giovane di Aix innamobito, se
in
il
puoi,
qual >tato
ti
<la
trovi, se la
.
i
»
perdutamente di Lui!! Dimmi, se ne hai agio e voglia, qual sorta di cosa è un libro pubblicato in Torino, con molti cenni su di te ed anche uno IV «li me e di mia moglie, opera del Eonna che scrive per Boudry a Parigi. Fui assai poco contento dell'articolo su di rataci
te di
Charles Didier, che trovasi nella Reru,
<l>s
deux monde»
del L5 Settembre. Questi Franzesi come son cattivi conoscitori della cose nostre, e come ognuno di essi vede ogni cosa attraverso sempre alle proprie lenti!
io
Addio, mio caro, la mia Sofia ti saluta cordialmente, ed abbraccio intanto in spirito in attenzione di meglio. ti L'ali.
mo tuo Federico
/
fuori
:
(1).
Monsicur Silvio Pellico Hotel Barolo Turin.
\
7
(questa (1)
to
di Silvio Pellico e Oovfalomeei in m.LLA CASA DELLA M\K<ni:s.V BAROLO.
di
Lr iu;:no
del
L843 8. Pellico rispondeva al Gonfalonieri
Coniai,
Rispondeva
Tobwo
>.
è stata smarrita),
P.
a'
7
e
novembre.
11
dicendogli: «Vieni In quest'ultima
oomì<
BOO viario per la gita a Tonno. In Gali., |». 1073. E degli scrittori appannati diceva: « Non le^ Inforse uno d'osai è lo seritton triviali e sguaiate lodi «li certuni re
il
ritorno
«lai
>
;
ni
ma. .•.uni. Gente
d'ordine più
ma nient 'altro. rispettabile è quello «Iella Bmnm «li
buon
panni abbia preso sbaglio
n<-
rotore,
<li
tai
Scrittore
rose m'inquieto punto ».
— 340 — qua lido vuoi ». E trovandosi egli nella vigna Barolo, vicino a Moncalieri, lo, avvisava di venire alla medesima villa, non essendovi se non la distanza di un'ora da Torino, o di avvisarlo per mezzo del portinaio di casa Barolo, « e volerò da-te ». Il
naio
ma non rinvenne E quindi gli diresse per mezzo del porti-
Confalonieri giunse di fatto a Torino
S. Pellico in casa. il
;
seguente biglietto. Dev'essere stato scritto
a'
19 di
giugno, giorno quindi dell'arrivo del Confalonieri a Torino
:
XXVI. Lunedì ore 2 pomeridiane. Silvio
mio ti scrivo dalla loggia del Portiere
di casa
Ba-
rolo per dirti che sono arrivato in questo punto e risterò for-
tunato che avrò il contento dì abbracciarti e di passar qualche ora con te. Vieni, vieni dunque al più presto, che se devo misurar la tua impazienza dalla mia, son certo che metterai le che il portiere mi annuncia che non potrà ali. Ma ahimè questa mia giungerti che domattina alle 10 ed in allora oh quante ore di aspetto Basta, vado ancora ad impiegare ogni eloquenza per vedere di impetrare da questo buon uomo, che ti faccia giunger questo foglio ancora in oggi. Sono convulso dalla consolazione e da qualche altra cosa che non !
!
so definire. Vieni, vieni al più presto.
L'aff.mo tuo Federico. P. S. Il mio alloggio è all'Albergo Foeder, ma sarà questo
luogo ove sarò meno trovabile, dunque se puoi venire, aspettami domani mattina in casa, ch'io vi passerò impetuosamente.
il
A questo biglietto S. P. rispondeva, nel medesimo giorno di lunedì, colle seguenti parole, scritte e
mandate in tutta
fretta all'albergo Foeder. Egli era dunque disceso dalla vigna
Barolo di Moncalieri, ed accorso subito insieme con la Marchesa per accogliere ed abbracciare l'amico, non più veduto
da ventidue anni. Così prima che l'un l'altro abbracciasse, S. P. scriveva :
- U\ Min Federieoj sapessi che presto rientri all'albergo, t'aspetterei
(1).
La
mia benedetta oppressione mi tormenta un poro e penso esser meglio ch'in vada a rasa ad aspettar te. Oh! chi hn dì rivedere il mio eccellente amico! oh quante §ei b mito a riabbracciarmi! Figurati la mia impazienza, •
.
a rallegrare
tuo
il
lu»
Silvio (2).
WVII. Milano il i/,«,
Luglio 43.
1
Carieeimo Silvio
TI desiderio di essere più pronto a darti mie nuove fu cagione ohe tu ne rimanessi (in ora digiuno. Appena giunto a Mezzana Biglj (ove arrivai felicemente, benché a notte awanzati>>iina per <:li incagli incontrati nel passaggio di al-
cioè non più tardi dell'indomani del mio arrivo, mia lettera per la via della Pierre Cairo, ufticio di impostazione il più vicino a noi. Devo concludere quindi, con sorpresa e dispiacere^ dalla tua lettera (3), che dalla Pieve del Cairo a Torino le vicende cui possono andar soggette le lettere sono maggiori che non sogliono incon«lai (Iran Cairo iniino a noi. Mi affretto or dunque di RUOTÒ a dirti che quclTindiscret istinto tira fiato che sì mal a
cunti
diressi
« i •
ohe
ma si
;.
3.
I'.
inni
1
solamente ,ra accorso da Moli
all'albergo, «love
i
-
avèa preso >tanza il ('onfa-
quale trovava» fuori. Allora gli lasciò questo biglia due amici li videro certamente nella sera del lunedì, 19 ghl II Confalonieri s'intrattenne a l'orino per lo meno tutto il giorno
lonicri,
il
I
ìlri
dopo
>ul>ito
A
(3)
_'".
il
giorni.
«lue
La prima lettera che 8crÌ88e
-no ritorno è «lei primo luglio. E
del
giugno
8.
P. così
ur >a a'
•_'.">
il
1'.
l'Ii
chic
cominciava una sua: « Il tuo ri-
a scrivermi m'inquieta, lo -tato di oppressione in cui t'ho veduto, ha egli durato 1 Chiede quindi premurosamente notizie della >
.
ivessi
giubilante della risita del mio ir
veduto
tutta intera «palla gioja T...
ha avuto piacere
«li
in
buona
\h
;
!
salute, -arci tutto
perché non ho potuto
La buona marchesa di
conoscerti personalmente, e sol IL..
.
In Gali., p.
!.
1
167.
Harolo...
— 343 — proposito mi colse durante quella mia volata a Torino, cessò quasi completamente dacché ebbi posto piede in legno, ne più ricomparve infino ad ora. Il freddo preso al petto, la mozione un pò violenta fatta in quel giorno nel salite di molte scale e, più che tutto, l'emozione grande morale, onde da una piena d'affetto e di reminiscenza cotante, trovossi ad una volta assalito il mio animo, ne furon cagione. Davvero
che vi ebbe in questo accidente più che du gnigno» Parvemi quasi una lezione del Cielo il quale abbia voluto farmi sentire, che proprio non può avervi per me più dolcezza piena quaggiù, dacché un contento sì puro e da tanto tempo sì vagheggiato dovea andar pur frammisto di tanto amaro. Il fatto sta, mio amatissimo Silvio, che dacché ci siam rivisti, il desiderio ed il bisogno di te son cresciuti in me sì a dismisura, che la lontananza alla quale le nostre reciproche circostanze ci condanano, mi è divenuta a mille doppi dolorosa. No, il vederci così, ed anche in qualsivoglia altro modo, alla sfuggita, non è un soddisfare al bisogno che avrebbero i nostri cuori di trovarsi riuniti, ma un farcene sentire maggiormente la privazione. Intanto dallo stato in cui ti lasciai, e da quanto mi dici nella tua lettera (1) veggo che ancor tu scontasti dolorosamente il troppo breve ed amaregiato piacere di esserci rivisti. La tua povera salute rilevo che ne rimane ancora conturbata, e forse il tuo animo non lo rimase meno del mio. Nel ritorno a due poste da Torino ebbi un'altra bramata, ma pur dolorosa, ventura nell'incontrarmi al cambiar che facevamo de' cavalli, col buon Lacisterna. Anche là il nostro buon incontro non fu che uno scambio di cordoglio e di lagrime. Ei mi parve terribilmente oppresso della sua sventura e destituito d'ogni conforto ad alleviarla. Mi fece piacere il permesso venuto a Borsieri di recarsi in Piemonte, e ne profitterà, a quanto mi dice, tosto che avrà da Lacisterna avviso di trovarsi in grado di vederlo. Vidi anche nel mio breve passaggio per costì la C. sa di Masino, ma mancando Ella da Torino prima di me, non potè darmi nuove tue più recenti di quelle da me stesso procu!
ratemi.
(1)
Smarrita.
<
— Dirai alla
M
—
Barolo che io D.0 latto OSO durante tutto
«li
.
34:*
riaggio del Suo gentilissimo dono, e che non so se ad influsso di santità o di gentilezza d'animo io ne vada debitore,
il
ma è di fatto che
sentirmi liberato dalla mia oppressione E' impossibile il conoscere un
il
avvenne qnasi per miracolo.
—
pò da vieim» quella Signora, ed ella si da a conoscere anche breve spazio di tempo, senza invidiare la sorte di ohi ha il bene di avvicinarla di sovente e. quanto a me poi, senza sentire intimamente sempre più, ciò che già ti di. in \ non credo che per te potesse esistere nel mondo tutto posizione più di questa confacente ai tuoi bisogni ed alle tue inclinazioni. Ho (ini in camera il nostro antico e sempre ottimo ed eguale amico Mompiani che ti vuol esrioordato caramente. Altrettanto vuole ch'io ne taccia mia moglie, la quale ogni giorno più desiosa di conos< e dolente che ciò non sia stato ancora. Addio, mio caro e prediletto amico, il tutto tuo Federico (1).
—
in
v.-di Lacisterna salutamelo tanto e digli che ho ricevuto il suo cenno da Borsieri, e che mi basta, né voglio eh si dia il di-turbo di rispondermi, perchè ben so quanto per
tai
il dolore si esacerbi sempre più. Bionsienr Silvio Pellico
risposte
Fuori
:
Hotel Barolo
Twin.
XXVIII. Milano iim
1/
li
10 xbre
1M
Sih
Ti scrivo levandomi dal letto quest'oggi per pormi in legno domattina alla volta di (Jeiiova e di Marsiglia. Bgti e da q la un mese, anzi da oltre, che vado alternando tra il lem» «•
.
tra cattive convalescenza- e ricadute. M'affretto
appena che il posso, a partire dapprima per
questa lettera
\
landosi li
:
Ile
letto,
9.
l".
nel
tua amabile ipotesi,
fazzo lettino...
.
In
<
Marchesa aaeh'eUa incomodo ti sia passato, ed ha i
lie
i
..ili..
Sfarsi
rispendeva <l<»p<> poehi giorni,
«liceva, la tua lettera alla
rallegra clic quel penosissimo
della
dunque
|>.
1
168.
santa influenza
- 344 dappoi per que' paesi più caldi che mi si permetteranno dal passaporto. La mia intenzione era per le coste di Spagna e Madera, su di questi avea formato i miei progetti e mi riposava senza sospetto di difficoltà, quando da Vienna mi viene eccettuato la Spagna e quindi anche Madera perchè bisogna toccare alle
coste di Spagna, ed inoltre anche Malta, per cui ini trovo con un passaporto mutilato e circosritto tra sola Italia e Francia, ottimi paesi per certo, ma niuno de' quali m'offre nel verno clima abbastanza temperato per appunto evitare l'inverno, siccome richiederebbero i bisogni di mia salute. Avendo però rinnovata istanza più circostanziata per altre parti, starò attendendone a Marsiglia il risulta mento. Tu quindi colà scrivimi aux soins de 31. Louis Fontana Nègotì«nt, sarai sempre sicuro che le tue lettere mi giungano. :
Ti prego, per brevità e sicurezza maggiore, di voler poi
rimettere l'acclusa al Sig.r Briano, sborsandogli per mio conto franchi 30 che gli devo, de' quali tu vorrai rivalerti per la prima opportuna occasione che ti si presenta per .Mi-
lano presso il mio uom d'affari Sig.r Ferdinando Balchesi, ricapito allo studio di mia casa. Dammi tue nuove al più presto, giacché purtroppo temo che ancor tu non vada porgendo grave tributo al verno. Finisco perchè sono affollato di cose ed assai debole di forze coll'abbracciarti teneramente. Piacciati ricordarmi alla pregevol Dama di Barolo L'aff.mo tuo Federico (1).
Fuori
:
Monsieur Silvio Pellico Hotel Barolo Turin.
XXIX. Milano li 30 Ottobre 44.
Mio dilettissimo Silvio
Tu mi scrivesti più volte e tu in mille modi mi manifestasti il vivo interesse del tuo cuore a procacciarti di me no-
velle (2). Ed io non potendo risponderti per iscritto, essendo
(1) (2) lio,
La risposta di S. P., 19 dicembre, in Gali., p.1170. Le ultime sono de' 7 maggio '44. In Gali., p. 1094; e de' 20 tuiìrìd.,
p.
1171.
- ;u,
r )
vivere uno d.'irli esercizi che più angosciava il mio povero onore, mi fraisi di tutte le occasioni ohe mi si presentarono per mandartene di verbali e di oculari. Ma esse non po-
mi ohe affliggere il tuo buon animo, patène dir furono per tre mesi ostinatamente cattive. Ora ehe da non molto bì è manifestato qualche prò-
miglioramento (quantunque non sì roseo come tei dePorro e che posso io stesso rendertene conto per tto, tu pnoi immaginare con quale piacere e quale ala-
scrisse
crità
.
lo
il
faccia.
mia malattia dunque non ti parlerò, perchè ti so ampiamente informato; dello stato mio attuale ti epilogherò il tutto in breve dicendoti, che la trimestrale iterizia. sintomo e prodotto dello sconcerto degli altri due visceri, cuore e polmone, che il polse ne è per «lue terzi andata mone u e alquanti» disostruito del suo inzuppamento, onde o respirare meglio che prima, ma ben lungi ancora dal bene che il cuore finalmente è quello che tiene più duro nel Della
—
;
;
di-ordine e nel suo palpitare, e mostrasi il più insensibile
su.»
rimedi ed alla quiete.
ai
il
non vi
disordine di questo viscere è tutto organico, poco mi Bperar di miglioramento e sarà ancor bella cosa il
awanzar troppo rapidamente. Se all'incontro,
lasciarlo
ha misto multi» di nervoso, allora l'avvenire potrà tignarcome nii-n fosco. In questa supposizione, che dal Buffai:
lini
mi venne molto sostenuta, e nella necessità di fuggire a
itale fredda ed umida stagione, sui primisquesta n simi dell'entrante novembre mi porrò in viaggio per (lenova. il resto tutto dipenderà dallo indi per Napoli e poi e poi
Stato di mia salute. le
N'on dubitar che da
N'apoli,
sopralutto
progredirò pio oltre, tu t'avrai mie nuove.
Le notizie consolantissime di tua salute, cui per altro non pi abbandonarmi a prestar fede, qui recate da Borsieri, furono subito amareggiate «la quelli- ohe «lavi tu stesso a Porro in una uà lettera che mi le «li un Oonte l<» ti diressi L'ultima in quo Bandetti Fiorentino, ti ha egli veduto, e ti ha egli consegnate t
quella mia
!
[1
non avermene tu giammai dato cenno
dell'uno ne dell'altro
Mia rti
né
meo fece alquanti» dubil
dell'accusa ehe tu gli dai dal non scritte mie nuove, col non esserne stata da me ln<
moglie
-i
scusa
— 346 — come già vedesti e del non averti non averne incombenzato mia moglie colla persuasione d'averti continuamente fornito mie notizie per mezzo di comunicazioni verbali. Dacci dunque venia ad entrambi, presenta i miei rispetti alla Marchesa e credimi sempre il tuo benzata, ed io mi scuso
scritto io, e del
Aff.mo F. Confalonieri.
Scusa
la
pessima scrittura,
ma la mano fatta convulsa
non mi reggeva più la penna (1). Fuori
:
Monsieur Silvio Pellico Hotel Barolo Turin.
XXX. Andryane a Silvio Pellico. Parigi 3
Novembre 1833.
Sono mesi e mesi, caro mio Silvio, che non ci scriviamo, ed io me ne lagnerei teco, se dal lato mio non mi dicessi ma anche tu non gli hai dato nuove così frequenti come il tuo cuore spesso te lo suggeriva. Amico mio, te ne prego con tutta l'anima, non stiamo più così a non darci nuove, scriviamoci, io lo bramo assai, e debbo credere che il Silvio mio anche egli debbe essere desideroso delle mie lettere. Ci siamo conosciuti ed amati in un luogo, che lascia l'impronta sua per tutta la vita, e ciò ch'io tante volte dissi allo Spielberg Silvio mio, ti stimo, ti amo, io lo ripeto con uguale amore, uguale convinzione. In questa mia patria di Francia, non dimentico i fratelli di sventura e fra questi fratelli non la cattività sei tu uno fra i più amati, uno che mi fa dire non fu solo per me causa di disgrazia, poiché senza di essa :
:
:
non avrei conosciuto Federico, e Silvio?... in prigione abbiamo pianto assieme, in libertà non dobbiamo contentarci di nutrire in silenzio l'affezione che ci portiamo, no Silvio mio, è per noi dovere di communicarci ciò che sentiamo. Per conto mio, io avrei una gran consolazione a corrispondere con frequenza ( 1 )
Eppure la scrittura di questa letttera è chiara e distinta, nò
presenta a supporre mal di cuore nello scrittore.
— 347 pattare fceco del aoatro Federico, di cui non so nulla
•
dacché L'ho lasciato, e »li cai però bramerei di saper»- tante uiillo (1)
non mi ha
scritto dal
mese di Luglio in qua
:
ma itto. che non ci fu verso di decifrarlo, in tal modo ido ora qualche cosa d'importali za -rande a commu-
mi dava
agli
è
bensì vero un indirizzo nella ultima sua
nicarirli. io debbo pregarti di l'armi sapere subito pai la pò dOTC ri trova Casati (2), se egli sta per tua in Napoli, come
me lo diceva nell'ultima >ua, ovvero, se egli si stia in Milano. Fammi dunque il piacere di mettermi al fatto del soggiorno Camillo,
attuale di
du Mail, •
le
tieiis
a
scrivimelo col courrier ordinai!
e
.Madame Dufresne. Bue du Mail. Hotel
L'adreaac attivante l'ari-.
beaucoup,
mon cher Silvio, à ce qne tu me ré«
il y a urgence. Je voudrais que Camillo pùt m ecrire plus souvent desireux que je suis de ir qnelqne chose sur Frederic... quii y a longtemps qne je Bilia danti L'attente de ses nouvelles, mon Dieu ! et quii me aerai! consolant de savoir comment il se trouve ! noi donc bien vite où se trouve Camillo et si tu le sais et le peu\. donne-moi les movens que ma lettre lui parvienne promptement. Mon cher Silvio, ne reatona paa ainsi sana (pie efl de nos amis se commnniqnenf et B'éohangenl parlona-noua, revenona snr Spielberg quelquefois, il nous doit et re cheli. ailleurs, mon ami, les annees de priaon Dona ont donne un cachet de seiitimeiit et d'opinioni que retrouverons raremenl od jamais parmi ceux qui n'ont Miiime nous. Unisson8-nous donc plus souvent.
dea
le
plutot
possible,
:
:
:
I
>
i
écrivons-nou»... Mes tracas d'affaires continuent malticur. meni encore, el m'empéchenl de me Uvrerà la vie tranquille
sonvent, déoonragé mème de tempa à a ut re une lettre de toi vienne anime? un pan mon coeiir. car je fai tonjoura chéri, tonjonra ottime, BUtìo mio. ci tonjoura regardé comme un de oca amia que L'on :
•pie
leureui d'avoir rencontré dici ha-.
ci
appicci,
Adieii. Caro mÌO, ÌO ti voglio dire di
-veni ma... Sih io.
ti
ancora nella mia
amo.
(1) Caetillia. Il
fratello
«li
dans le pelerinage
Teresa, e cognato del Coni
lin-
- 348 -
xxxr.
Andryane a Silvio Pellico. Parigi 10 genn. 1837.
Tes deux lettres, Silvio mio, et tes deux chers volumes (1), que Dien te bénisse pour le bien que j'ai cprouvé en te lisant. Tout ce que tu me dis sur le second volume de mes mémoires m'a été au coeur et je suis heureux, mon ami, de l'approbation que tu me donnes... c'est une de mes plus douces récompense. La satisfaction que je fai causée en presentasti notre Frédéric tei que je l'ai vu, tei qu'il s'est montré, me prouve que j'avais réussi à lui rendre ce témoignage d'estime que méritait sa belle conduite. J'ai le bonheur de voir que cette satisfaction est generale, unanime en France et que son nom y est partout révéré. Hélas, que n'ai-je pu lui donner le bonheur en mème temps que je m'efforcais de lui acquérir l'admiration de tous les coeurs généreux Tu auras su qu'à peine arrivé en France il fut obligé de quitter Paris pour se rendre à Bruxelles. C'était là un de ces actes q'uon était loin d'attendre du gouvernement de
me sont parvenus par M.r le Comte Balbo
;
!
juillet
:
aussi
l'indignation
fut-elle
generale,
et
l'opinion
publique vengea-t-elle l'infortuné proscrit d'une si honteuse rigueur. Je ne te dirai pas, Silvio mio, combien nous fu mes affligés d'un événement qui nous séparait de notre malheureux ami, huit jours après l'avoir retrouvé... Ton coeur si bon et si dévoué à Confalonieri pourra t'en donner une juste idée... Nous fìmes tout pour réparer le mal sans y réussir d'abord... l'Autriche ayant ensuite désavoué le gouvernement fran^ais, et de plus ayant permis à Confalonieri de rester en France ou en Belgique... Il fallait bien lui ouvrir de nouveau les portes de la France, où il est revenu il y a six semaines, plus faible que jamais de sante... Bedoutant le climat de Paris, il est alle dans le midi de la France, emportant avec lui et nos regrets et la douleur qui ne le quittera plus, le souvenir de son infortunée Thérèse... Oh mon Silvio (1)
Due volumi delle poesie inedite
Torino.
di
S.
Pellico,
pubblicate
a
l
—
:ji«>
ww te ferail mai, <-t comme tu plaindrais Le panvre Frédérie de n'avoir plus sur cette terre que dea lamio et Ceri à Ai\ bh Provenne 11 snagrina. s'ari retiré dans
qua sa
1
,
i
1
«
loinent
.
Don souvenir
a
été
doni amai
à
qui
eeiies
t'aiment
et
Gomme si elle t'eus.sent eonnu tonte la Adele et Pauline ma [emme h ma soeur posvaiant* ellea ae pa« cherir Silvio... Mon Adele a uno tale ri bfl qui parlent de
t<»i
un espili
pianse,
élevé,
ri
qui eal bon et sensible...
de «lixhuit
:it
liles
moia
piièrea
t<>ut ae sympathi m'a donne age mainressemblera je L'éepère Dieu
qu'elle
Li- iil>
lui 11
qu'elle
.si
t'ait
ma joie et celli' de sa D
que de notre Pauline à qui nous devons tant de bonTranquillo dans notre cher in terieur nous rendati à l'envi niutuellt'int'iit tona le> troia, les joies de la plus \ \ tendresse, nona passona des jours qui sont pour moi une khhpensation a d'autres joura <1«' misere Fluì à Dieo que tu L0U8 visitor el passer quelques joura an milieu dune famille qui prononce ton noni avec amour et veneration Prisona Luet par Adele el par Pauline avec tant de jonissance de coeur le Beronl par mon tils, sitót quii pourra tinsi
chetir....
t
ì
t-n
rcmipn-ntliv tonte
la
portee
religeuse
je
ft
rais
i
tur
quii sera heureus de penser, que son pi-re ótait l'ami de celui qui apprend ai bien à aimer Diea et à supporta les sufErancee... Ton livre, Silvio mio, resterà, tant que la vertu ne un vain mot, <-t fera toujoura un bien incalculable a la morale fi a la religion Di> moi, ami bien eber, j'aurais un projel à te communiquer, un projel qui me souril >i (ori que je ne pois resistei; « sarai! de taire oonjainan deair de t«- i<- taire connaltre tfnifiii avec moi. mi livTe compose de >i\ à huit nouvettea, tendantes à inspirer l'amour do prochain, pour Le de Dieu in Livre enfio doni le bai serali de monirei par le tait <
l<
qu'on ne peni trouver de véritable repos .i, ce monde et béatitude dana L'antre, qn'en ae rangeant sous ùnte hanniere <!<• l'È vangile Chacnn de noni Cerali la moitif dea liuit nouvelles et nous les alternerioni dana le ai certi tn de qne l'ouvrage prendrail bien ft ss reev livre... drail a merveille... tu ferirai- tea nouvelles en Ltalien ov btea mème en trai. iaaia en Ltalien je !«•> raduirai
d'éternelle
.1
t
— 350 — et je m'arrangerais ici avec mon éditeur pour en tirer en com-
mon la meilleure part possible... Si cela te sourit... ne tarde pas à me l'écrire... et nons nous entendrions de suite sur le choix des nouvelles... Je crois que cette association de deux prisonniers du Spielberg, pour le bien de la morale, et pour apprendre à aimer Dieu, pourrait avoir des résultats heureux... C'est l'avis de M.r de La Tour, ton aimable traducteur, à qui j'en parlai dernièrement. J'ai déjà été trois ou quatre fois chez M.r le Comte Balbo sans pouvoir le rencontrer... j'y vais de nouveau... Sa carte remigo hier m'annon^ait qu'il est de retour de son voyage à Eouen. La perte de ta pauvre mère, est bien douloureuse pour toi. Ce sont là des malbeurs qui ne se réparent pas... et que la religion seule peut adoucir... pauvre Silvio je te plains toi si bon fils toi si tendre Je rentre de cbez Monsieur de Balbo que j'ai enfin troiivc C'est
un homme dont les moeurs et les paroles revèlent
le
caractère dès les premiers moments. Ce qu'il m'a dit de toi,
mon Silvio, aurait suffi d'ailleurs pour m'en donner l'opinion la plus favorable. J'avais pensé d'abord à le charger de cette lettre; mais m'ayant observé qu'il pourrait rester quelque temps encore à Paris, j'ai préféré te l'envoyer sous le couverte de notre ambassade. Je lis avec doux plaisir tes poésies où je te retrouve si bien en chaque vers, à chaque pensée, et mon souvenir se porte à Spielberg où je lisais aussi de tes poésies qui m'inspiraient la patience et l'amour Puissé-je te revoir un jour, Silvio mio, car ce de Dieu Adieu, je timjour serait beau et consolant dans ma vie Dès que mon petit Fréderic pourra brasse de toute àme Mon Adele t'aime prononcer, je lui apprendrai ton nom et par ce qu'elle te connait et par ton livre et par moi Pauline ma soeur bien aimée s'unit à moi pour te répéter que nous t'aimons tous, et souhaitons ta paix et ton bonheur.
Tuo Alessandro. Paris, Ce 10 Janvier, 1837.
1
351
\ X X
A\di:v\m
\
1
S.
l'i.i.i
i.
Coye, 3 avril, 1852. <-t«-
que
poni QOU8 lille bien vive jfcie, mio ben amato Silvio.
reoevoir de tea ohèrea nouveUee par notre li chère Pauline. Une j de famille et pareille à celle qu'on éprouve «le
<
»
ì * *
quand od entend parler de coeur après un long silence d'un tendre el chéri. Femme, enfant!, pere en <>nt étéémua jusqu'au fond de lame, et des douces larmes ont mouillc leura yeux... Car ils te connaÌ88ent, ils t'aiment. come moi, e
in
;i
Eemme tanl aimée, ces enfants si charmants, que Diev accordés, que Mini me conserverà pour mon bonbeur de bona ceni qui les connaissent. Ils savent combien
lui
Qom esl Bacré pour enx. Oh que j'envie Pauline d'avoir pu te serrer la main, d'avoir cause eoenr à coeur avec toi !... Que je ferais avec joie le vo "Dalie poni te retrouver, et jouir de tes douces parole-... ftfon affection pour toi ne s'efface pas avec les ans... ton lonvenii esl là toni vivant dans raon ame et quand je veni l'airi- comprendre à mei bien aiméa enfant! ce que peni la bonté, l'indulgence, la serenile pour la felieite des antrea, ton noni qui vieni sur mea lèvres... Benrenie Panline in m'ea cher, el too
notre
•
1
de ponvoir épancher de nonvean ses sentiments dalli lei tiena... Vona etea dignes l'un di* l'antre, et qu'elle m'a laii du bien, on me disant, comment, avec ta jnstioe ordinane, tu
interprete
;i>
évenementa
<lu
24
mon
intervention
Eévrier.
ciété de L'ablme, tei étail t«»i
<!«•
el
Empécher
alora
coeur. Ce devoir tea
le
momentanee dans l«-
mal, lauvez
devoir de
t<»ut
les
la ao-
homme de
hommea de l'oppositkN
dei d de la monarchie de Louis Philippe ne l'ont pas plus rempli «pie les conservateurs... et c'eal poni tela qn'ill
ninni
tait
ci
ine font
une si grand»- pitie, Quant à moi, mio
qui a'avaia paa pria pari au\ banqucts de nini
!
qui a'avaia appelc de revolution, moi qui auraia um
pour Bauver la rcinc et le trone de ses enfant.-. Pauline te dire <•<• que j'ai lente pour enx dans la jonrnée di •j février, moi qui a'avaia pas appcl<-, il aen tanl li ti pu blique, jai pen8é, j'ai cru, <pi'on ne pouvail sauver la l'rance ina
vi.-
pourra t
.
-
392
-
et la société, après un tei cataclisme deroya u ée, qu'eo adopt ani francheraent, loyalment, modérament le gouvernenu-iii rét
qu'en s'effor<;ant de le rendre viable, qu'en bj consacrant avec un complet dévounient ... Ennemj déolaré de tout défaut républicain de la veille, des démagogues et de toute la race des perturbateurs et violents, oppose aiix réactionnaires royalistes de toute couleur et de tout dxapeau j'aurais voulu dans l'espèce que Fon clioisit pour administrer cette république des hommes consciencieux et indépondants, des hommes cornine il n'y en a plus hélas dans notre malpublicain,
heureux pays... J'ai gémi sur les faiblesses,
Lei
misères, les
intrigues, les faussetès, les bassesse, les follies de l'assemblée legislative
;
sur les apostasies, les palinodies, les aberrations de
ses principaux chefs
;
et j'attendais 1852, non sans inquiétudes,
mais sans de trop vives craintes sur le sort de la France que Dieu a tant de fois sauvée. Le coup d'état du 20 tlécembre est-il une manifestation de la miséricorde divine ou un nouveau chatiment ?... Je ne veux pas résoudre cette question mais je n'ai pu admettre dans ma conscience une pareille violation des lois je n'ai pu, pour ce qui me concerne, paraitre approuver un attentat si enorme aux libertés de mon pays tout en répétant que ce pays mérite d'étre flagellò, baillonné plus encore qu'il ne l'est. Je ne fera! aucune opposition au gouvernement de Louis Napoléon et rien ne m'empèchera de lui rendre justice, s'il fait bien, s'ilrégénère un peu notre malheureuse société... voilà, caro il mio Silvio, ce qui est fait, ce que je pense, ton compagnon de capti vi te Puisses-tu ne pas le trouver trop en dehors de la modération et de la vérité... Eome m'est là présente à la pensée: quel bonheur d'y ètre tiers près de Pauline et de toi. Tes prières pour mon Adele et mes chers enfants nous sont précieuses Dieu les exauce quand elles viennent d'un coeur pur, fervent ;
;
;
;
comme le tien Je te serre dans mes bras et t'embrasse en frère... en mettant entre nous dans cet embrassement le cher souvenir de nos pauvres amis d'infortune, Confalonieri et Maroncelli. tuo Alessandro. Fratello in Dio, fratello del cuore, celui qui vous approche s'en retourne le coeur plus calme, la pensée plus sereine,
La lettre de notre Pauline en conserverà l'empreinte et ce refraichissement nous a été transmis
la charité plus vive.
—
:i53
—
eomme uu vent
»1«printempf toni ehargé de parfums. Je vomirai- qite iuod fils puisse vous serrer la mairi, et vous réqu'il vouh ai no. Il y a dee nar quii vous connait et qui ont recu de Dieu le charme de la vertu pour rendre
autres meilleurs.
les
M< rei de vos douces prières, je m'y repose avec toute con-
nous vous aimons de tout notre coeur. Adele Andryane.
ftance,
Monsieur, «1( sir de vous voir, et je vous aime depuis longtemps si irion pére bien alme pouvait allei- en Italie, notre première pensée serait pour vous, que le ciel vous conserve et quii nous donne la joie de vous embrasser Ma petit»' vt'iit vous dire aussi combien elle vous aime, et je vous .1
ai
un
vii
!
:
quif
_ret.
F(rederic) Andryane. (Altra
mano, forse della sorella): Io amo con tutto il mio
enore il caro amico del mio buono padre, che Dio lo benedica.
XX XIII. a 8. Pellico.
senza data. irò
mio Silvio,
coeur ont droit à partager nos peinee, a jouir Dernièremenl j<' tVerivais la ristesse dans l'àme, aujourd'hui c'est te contentement qui la po<tonte entière. La cause de ce contentement eat njon mariage une jeune personne, pleine de rharmaiites qualites bonne et douce, Etensible el raisonnable, de gouts simples, analognee aui miens parfaitement apte enfili, a faire mon bonheur. Bile >»• nomme Adele Bulan, et appartieni * uno Uente famille d'Amiens. 8on pere est un honune fort distingue, fort t»<>n, fort frane, (est une union dei mini* iit la j«>m de mon excellente soeur. Une foli reprendre une rie calme et d'intérieur. Je n'aurai qu un bai principal, c'est de rendre heureiue celle que lu.u ni. domi* pour compagne. Le mariage se («librerà dant Lee amis
<!«•
aoa
«In
joi.s.
i
—
:
Il
K»org.
Itml.,
XV
»
- 354 — quelques jours à
ma petite campagne près Paris. C'est là
que nous passerons la plus grande partie de l'année y menant une vie simple et tranquilla. Quelle joie ce serait pour moi de pouvoir un jour t'y revoir ? J'en ai souvent la pensée. Silvio mio, tu sai quanto tu mi sei caro quanto io ti voleva bene in quel carcere dove rimanemmo tanti e tanti anni.... non dimenticar adunque il tuo compagno di sventura. Sempre egli ti amò e sempre egli ti amerà. Io sono sempre senza notizie di Camillo, e quindi senza la menoma nuova di Federico. Questa mancanza delle nuove sue mi fa mesta l'anima. Io non so spiegarmi come Camillo ;
si trova assente tanto tempo fammi il piacere di darmene contezza se ne puoi avere. Tu non puoi immaginarti quanto mi è duro e tristo il non vedere Federico alle mie nozze. Povero Federico.... Addio Silvio mio. nel tuo cuore voglio un posto e non il minore, perchè lo merito. Ti abbraccio teneramente Alessandro. Mr. Andryane. Bue S.t Dominique. N. 104 ;
Paris.
XXXIV Andryane a S. Pellico. senza data
Per Silvio
solo.
Ignaro ancora dell'uso che tu puoi fare della lettera mia, ho dovuto limitarmi alle cose che tutti possono conoscere. Tu potrai da te capire, Silvio mio, ch'io parlerei diversamente e più apertamente, se io fossi sicuro che le mie righe dovessero essere lette solo da te e dal cognato di Federico, a cui Teresa à dovuto lasciare per testamento fiduciario, le sostanze del marito. Ma i lasciti sono molti, ed io non so qual'è fra i fratelli suoi quello incaricato di provvedere Federico ignorando ancora agli affari del nostro amico la morte della sua infelice Teresa, che egli- talvolta però travedeva, rifugiva meco di ogni discorso su di questo punto. Egli s'illudeva, o voleva forse illudersi ancora sulla verità e quindi egli trattava sempre le cose, come vivente sua moglie. Da questa fatale sua incertezza tu capirai facilmente io
;
— 355 — perchè LO Bla nell'imbarazzo sul cognato suo. ed )gti è perciò, che ne domandai subito ad Arconati. Se adunque tu sei al fatto «li tutto, se tu puoi con prudenza e sicurezza far pas-
il
»
ricevere lettere dal depositario della fiducia di Teresa,
e
scrivimelo, nel darmi
il
suo
nome e cognome, e raccoman-
morte Se tu potessi farmi pervenire una qualche sua lettera, ciò mi sarebbe di gran vantaggio, poiché allora potrei meglio illuminarlo. In quanto poi ai passi da fare, io lo ripeto, la famiglia sola vi può qualche i
inoltre
c-lie
farcia tutto per celare a Federico la
di Teresa, egli ne morrebbe....
quindi
cosa,
Addio.
Silvio
la
ostensibile basta a questo intento. t'abbraccio teneramente, teneramente.
lettera
mio,
Alc>N;nidro. io per te' l'ambasciata cordiale
in
a Piero... egli
buona salute. (I) altra mano, forse della sorella Paolina)
si
trova
Io aveva premio caro Alessandro, che vi dicesse da parte mia tante tenere e non lo ha fatto Eppure voglio che sappia quanto provo per lei vera e tenera amicizia Sopra ogni cosa, io vi raccomando che nessun altro, che uno di sua famiglia, si faccia le preghiere all'imperatore perchè non vole assoluta ruent»- lasciarsi intenerire che dalle lagrime d'uno che ne abbia il diritto di (amiglia. :
il
!
!
P.
Ilario Rimi ki.
'
L'Austria al conclave di Venezia del 1800
Il
cardinale di Hertzan giungeva a Venezia, dopo un
viaggio assai disagiato
(2),
conclave
1'
cina
di
colà giorni
riunito,
per partecipare
dall'inizio
ai
lavori del
una
dicembre 1799 ad
8
operazioni
delle
di
de-
scrutinio.
In questo frattempo nessun chiarimento era intervenuto nella situazione, poiché tutti, amici ed avversari, atten-
devano di "conoscere le istruzioni, di cui il cardinale viennese era munito, prima di prendere posizione. Il nome dell'ottuagenario la
sua
Gerdil,
veneranda
universalmente superiore
canizie
per
rispettato
ad ogni
sospetto,
almeno pel momento, serviva di ottimo diversivo, per guadagnar tempo, in questa attesa, durante la quale nessuno
desiderava
assumersi
responsabilità
la
di
ini-
ziativa (3). (1)
Quando m'occupai nella « Rassegna Nazionale», aprile-agosto
1919 del conclave di Venezia, non avevo ancor potuto prendere conoscenza della corrispondenza viennese dell'Hertzan, che certamente era la più importante. Qual valore si possa attribuire alle informazioni della diplomazia che intrigava ai margini del conclave,
possiamo
ricavare
dall'ammonimento
dell'Hertzan
pochi giorni del suo ingresso nel conclave
stesso,
dopo
:
« Votre Excellence recevra toute sorte de nouvelles du Conclave par la voyx de Venise scriveva al Thugut il 25 dicembre Je La prie de n'y prèter aucune fois ces sont des nouvelles qui sortent du Conclave par les Conclavistes, qui ne savent rien. Elle est et sera informée de tout Elle peut se reposer ladessus j'ai des moyens eurs pour etre bien informe ». E per questo raccomandava di mantenere il massimo riserbo col nunzio Albani di quanto egli scriveva nel fondato sospetto che gli avversari se ne sarebbero serviti per i loro intrighi. (2) Hertzan a Thugut, 11 dicembre 1799. Petruccelli, (3) Cfr. Il Conclave di Venezia cit., pag. 4 sgg.
—
—
;
;
•
;
— 357 l.'Hertzan avea ricevuto un del
Mattei
sul
nome
:
mandato preciso: proporre
strenuamente in primo luogo la candidatura in linea subordinata convergere ogni sforzo Valenti, ed in ogni caso esercitare
del
più
la
prudenza per stornare qualunque sospetto e per non provocare la suscettibilità delle corti più o meno avverse alla politica del gabinetto di Vienna (1). Fr;i l'altro, governi di Madrid e di Napoli, in questa contincauta
i
come
genza, diversa
tante altre, avevano
in
un'opinione
assai
che una prudenziale cautela consigliava non
(2),
con
contrastare
troppa
risolutezza.
egli del cardinale dovea esser non piccola dopo primi scandagli confesserà confidenzialmente al Thugut, ch'era la prima volta, dopo trent'anni di vita diplomatica, che si trovava impigliato in una si-
La
fatica
:
tso
i
tuazioni'
piena
difficilissima,
di
contrasti
et.
ce
qu'il
me dej)lait, soggiungeva, avec moin de succés » (3). Ben pertanto
piega
conclave
in
ch'egli
dall'.S
:
al
12
non avesse preferì
di
entrare
l'aria
libera
fretta
respirare
laguna in fruttuosi colloqui di anticamera per rendersi conto della situazione prima di affrontare tutte le
della
diplomatique
:
<
il
:
Vostra, e
risultavano da quanto ch'essa
messo del ano Min
ostro
ha fatto
il
defunto Pontefice cotto
il
I.on-nzana, «che la sua
rem «li mediatrice; tuttavia ecc.». •
in
una
pianto subito <lopo asserì
intelligenza eolia mia.
lettera deii'EoeeUenza
ellenza .
Vostra nulla
h Illa
Vostra»
<•
riressa teneva su tale oggi
Non ne sono convenuto, p
me ne aveva detto, e più ancora
diede a quell'Ambasciatore,
eommunioarmi, quando e
Bruxelles, 1866, IV, 288.
in
"fr.
dall'Eccellenza per
conclave»,
<!>*
appendice le istruzioni imperiali alTHertaan. Hertzan l Thugut, IO febbraio IMO Sebbene le nemiche intenzioni della Corte «li Madrid conti de, soggiogata ch'essa è da' Francesi, mi frano già palesate
(I)
perchè lilialmente
<•
neppure era questioni'
io eie. leva,
chi-
«pie-l..
ch'ebbe «li
la
pi
booti
mandarmi
«li
«pia.
foaM DB «'«pnvoCO preso
pio Cardinale Arcivescovo con qualche discorso, che potea esecrai fatto p«-i convenire che il Conclave si facesse negli «la
questo degno in
Italia
ili
«•
Sua Mae-' hugut. 18 dicembre 1799
— 358 insidie.
A lui premeva conoscere quali fossero le (Unitive
diplomazia
della
avversa,
scoprirne
i
segreti
intrighi
:
ed ebbe perciò lunghi colloqui con l'interessato Mons. Despuig (1), già arcivescovo di Siviglia, patriarca d'Antiochia, depositario del « segreto della sua corte », raccomandato alle cure del card. Lorenzana, veramente poco addestrato a sifatti intrighi (2). In questo primo scambio d'idee, che è un modello di reciproca simulazione, l'Hertzan dovette aver subito la sensazione delle difficoltà, che l'attendevano, perchè appariva chiaro che i dissensi erano assai forti, né facil-
mente conciliabili colle istruzioni, di cui era latore (3). (1)
Egli aspirava al cappello cardinalizio, e non ne fece mistero
come pure a questi non era ignoto che il Despuig « sarebbe ministro presso la S. Sede con appuntamenti molto cospicui » all'Hertzan,
(H. a T., 11 die. 1799). (3)
Il
«
card, di Lorenzana, rispettabile per le sue virtù, è novissimo
negli affari », scriveva l'H. il 21 die.
:
e nella sua lettera del 24
:
«
così
mi assicura il card, di Lorenzana, che è l'eco di Mons. Despuig ». (2) Hertzan a Thugut, 11 dicembre 1799: « Egli mi ha detto in confidenza, che la sua Corte aveva moltissimo a cuore la sollecita elezione mi ha detto, che tre sono i partiti. « Questo del Cardinale Decano che vuole il C. Gerdil per Papa, ;
quello del nipote che vorrebbe
finalmente «
il
terzo per
il
C.
il
C.
Chiaramonti suo parente, e
Bellisomi.
Egli crede che per dottrina e pietà certamente meriterebbe la
il Card. Gerdil. ma che ottimo sarebbe il Card. Mattei, ed il Card. Chiaramonti, ed ugualmente il Card. Valenti, il quale graditissimo sarebbe alla Spagna per essere stato Nunzio presso quella Corte e per il suo dir il Cardinale Valenti tanto ben veduto dal Re morto che il C. Bellisomi commendabilissimo per la sua pietà, ma non tanto per la sua dottrina, com'ebbi l'onore di dire a V. E. « Io gli risposi che pensava presso a poco come io, ma che il Card. Gerdil, il quale per pietà e dottrina non cedeva a veruno, avendo circa 82 anni non potevasi prudentemente dargli più lunga vita, e che le continue fatighe di spirito potrebbero straccare anche la sua mente, lo che sarebbe funestissimo al governo della Chiesa. « Che il C. Mattei aveva il vantaggio di essere di una delle più antiche ed amate famiglie di Roma, lo che poteva giovare a tenere quieto quel popolo infetto in parte dalle perverse massime di Francesi. Mg. r Despuig mi ha detto che, trovando anche io degno il C. Mattei per il Ponteficato, egli sarebbe dell'opinione di farne de' passi lontani, e
preferenza
;
— 359 — Ina
volta
campo
entrato nel
conclave, dovette convincerai che
della la
lotta,
in
seno
situazione era
al
et
inamente delicata e, per sperare qualche buon risultate». rebbe stato necessario tirar le cose in lungo il più possibile: una rapida conclusione, anche possibile, sarebbe pere) riu-
nettamente sfavorevole agli interessi austriaci. Bisognava lavorare l'ambiente, nella sua maggioranza ostile ai progetti vicnnoi. con cautela e pazienza, a meno di non voler adattarsi al minor male per evitar di peggio. Fra tanta scita
deferenza, dimostratagli dagli eminentissimi colleglli, al mo-
mento del sin. ingresso (fra l'altro erano stati prorogati
i
lavori in attesa del suo arrivo), sentiva odor di polvere.
Il
confermerebbe il suo partito nel C. Gerdil, od all'avviso che io di buone speranze, egli s'ingegnarebbe di fare cadere quello per cui in apparenza -'impegna ». <so dal doppio gioco del Despuig, costretto a riI'iìi tai tornare sull'argomento (22 gennaio 1800), ribadì che nel colloquio del dioembre egli aveva espresso al prelato, che gli aveva parlato i
(lassi
gli
«lei Mattei, le sue buone intenzioni per ambedue con uza pel secondo, « ma che anche l'altro era degno di essere gradii» da 8. Maestà »: il Despuig raccomandò particolarmente ii lenti promettendo perà l'adesione del partito spagnolo, di cui era
del
Valenti e
anche pel Mattei. 11 prelato invece non era stato sino messo al coi unte dell'imboscata «la lui tesagli. l'Llertzan con tierezza
arbitro,
pio parlò chiaro
:
Patriarca Despuig avendomi richiesto al mio arrivo a Vanesia tornava di conferire meco a solo prima di entrare in enclave. aveva detto egli, e non io Che vere l'Hertsan il 1<> febbraio «
Il
—
Cardinali, ohe sarebbero
i
i
:
più degni, erano; Cardinali Gentil, Mat-
Chiaramonti, e Valenti (tacendomi il «'. Beltiaonri). Io gU risposi che pensava presso a poco come io; ma che il <'. Gentil ave\ Mattei avendo il vantaggio di e->ere d'una delle più che il anni antiche ed amai.- famiglie di Roma poteva giovare a lem tei,
;
nel popolo
<
'.
infetto
in
parte dalle perverse massime di
Francesi.
Su che mi replicò, che trovando anche io il C. Mattei degno del Pan tilicato. egli sarebbe di opinione che io dovessi fare de' passi per 'animali Spagnoli continueranno di il predili.- C. Mitici, e che NI (ohe io credeva voti sparsi), ma che tosi and i
i
numero di voti per il <'. Mattei essi, verrebbero mi medesimo, come successe ». Ed il buon cardinale non aveva di essere irritato, poiché non è dubbio ch'egli fu troppo alni mente ingannato e sorpreso da que-ti Intrigai io
avessi qualche
380
—
card, di Jorch sollecitò un famigliare colloquio per esporre
quadro del conclave », professando con astuta intenzione di «secondare le sue mire» (1). Per tutta risposta «
il
«stimai però bene» dichiarava l'Hertzan con rude franchezza « di non entrare con lui in veruno particolare .
Invece non tardò ad aprir l'animo suo al card. Braschi, siccome il più fidato per « la sua somma probità » e di-
scretamente influente per esser nipote del defunto pontefice ed a quattr'occhi pose la candidatura del Mattei :
per lanciarla di sorpresa attraverso dinale viennese
gli
intrighi di questo
guadagnato dalla eloquenza
prelato, facilmente
del car-
(2).
Ma questa prima manovra falliva Braschi declinava
:
pochi giorni dopo
mandato dichiarando
di aver inmolto maggior difficoltà che già non si aspellava » (3). Al Mattei si rimproverava l'età (avea appena 57 anni) e la pubblicazione di quella famosa apologia della prigionia, che dava sui nervi a molti cardinali. Infatti anche un altro membro del sacro collegio, che l'Hertzan prudentemente non nomina, esplicitamente avea rifiutato il voto da lui sollecitato per questo canil
contrato
didato. fedeli
il
«
Avea
elettori,
egli
bensì ingaggiato la propria coorte di
composta dal card. Decano, dal card,
Jork, dal Flangini, dal Dugnani,
di
ma era troppo esigua
per raggiungere i due terzi (27 su 35) e
«
poter con fon-
damento sperare di riuscire » (4). Le rinnovate inchieste poi del Braschi doveano
di-
ancor più le sue speranze. Il IcS il fiduciario veniva a lui con cifre assai eloquenti tre voti per l'Albani, 14 per AntoneHi, 9 per Valenti, 9 per Gerdil,- 7 per Mattei, 16 per Bellisomi. La maggioranza pendeva su quest'ultimo nome, con tanta probabilità di riuscita, che l'Hertzan ne restò impressionato e forse anche un po' convinto, per le ripetute insistenze del Brasilluderlo,
e scuotere
:
(1) (2)
(3) (4)
H. H. H. H.
a Th., 16 die. 1799. a Th., 16 die. 1799. a Th., 16 die. 1799. a Th., 16
die.
1799.
- 361 — convei
di
schi,
di. lato
Da
nz'altro
gli
sforzi
su
—
avvertiva
questa
mu-
di. rileverà
'|u.
egli
—
ohe
l'elezione nella persona del Cardinale Bellisomi
n può fare da un'ora all'altra. Tutti me lo lodano come uno ohe ha fatto una buona riuGoverni
iiri
Nunziature, ed anche che regga la Chiesa di Ce-
,
sena con molta esemplarità vato
Roma,
a
<•
prudenza. Io non
lo
conosco però che
e— ca do stato fuori di Città nei 30 anni, che mi sono tro-
de riaita,
venuto all'occasione della sua destinazione
e
Nunziatura «li Colonia, e fatto Arcivescovo in
partititi*, e
alla
consacrato
defunto sommo Pontefice se ne partì immediatamente. Ora lo volo bene) mattina e giorno nello scrutinio, ina essendo molto piti
•lai
anziano
non
Cardinalato
nel
posso
neppure
profittare
sua
«Iella
vicinanza per SCUOplirlo.
Poteva
buon
il
assumersi
cardinale
pondei
si
Per quanto fossero presenti alla sua inente le raccomandazioni del Thngtrl che non si trovi opposi/ione tuttavia l'iniziativa di una rinuncia al responsabilità ?
.
nome
Mattei
del
feriti
cerco
e
:
rsazione,
oltrepassava
limiti
i
dei
poteri
con-
guadagnar tempo, con opportuna terproponendo una dilazione lino a che il di
di Vienna avesse potuto esprìmere il suo avpicco'o diversivo permetteva alTHertzan Questo (2). di continuare il lavóro di accaparramento di voti dopo Jorch, Plangini r Dugnani, altri tre cardinali avrebbero non ingrossato la sua codile Ma anche questo su doveva illuder* nonostante Vostra Eccellenza, ò
gabinetto
:
i
ammoniva che il
compiaccia
si
vogliono 21 voti ed
ci
io
la
(l ss;i
e
card.
Valenti,
aver di
non riuscendo nel card.
persona
del
card.
scioglieva ogni
risen
la
presente
tarmi sapere Bellisoini
.sser gradita
infldenzialmente certato
dalle
poi
difficoltà
mi Thugul
sfondere
(21
di
supplico
più sollecito che sia possibile se
Mattei p
l'Hertzan,
!.
a
l'I...
In
II.
a
II...
Is die.
della
una
die
1799
situazione,
convinzione
con-
cenava
di
che
aweni-
.u'i
tra-
- 'òm menti aveano maturato nella sua coscienza la necessità di aderire alla candidatura Bellisomi, poiché era savia :
politica far
buon viso a cattivo gioco,
assicurare
e
l'ele-
voto dell'Austria prima che questa fosse un fatto compiuto contro i voto di questa. Il 18 l'Hertzan unitamente ai consueti pubblici di-
zione col
1
inviava al Thugut tono minore
spacci in
la
seguente lettera
riservala
:
Monsieur le Baron
!
Dans le scrutin de ce matin le Card. Mattei n'a pas eu qu'une seule voix.
Son àge, sa pastorale et
le livre,
dont j'ai fait mention
dans mes précédentes, font que, malgré toutes mes pratiques et fets,
et-
n'aura pas les voix réquises pour devenir Pape.
il
Le Cardinal Valenti, que l'Espagne désire, perd tous les jours des voix. Sa vue et son oui ont h la vérité beaucoup baisé. le
Il
a un neveu,
Prélat Guerieri, qui a grand ascendant sur lui et qu'on
pas.
n'aime
Ce Card, n'a eu que deux voix, y compris Vaug. rus.
Le Card. Belisomi, sans l'aire la moindre déinarche étant presque toujours retiró, s'acquit touts nération assurée.
;
il
les
jours plus de considération et vé-
a eu ce mattin 18 voix, et on envisage son election coinè
Ce qu'il me fait prier Votre Excellence de m'honnorer au si Elle jugeoit à propos de le faire par une
plus-tòt d'une réponse estaffette, ce seroit,
;
me semble, plus utile pour le service de l'Em-
pereur. Ledit Card, est sujet de S. M., pieuse, ressé,
ainsi
on devoit croire
qu'il
V. E. pas moins que le Card. Valenti. nuit,
sans oser
humble
et
desinte-
pourroit convenir aux vues de
— Je fatigue mattin, jour et
me flatter d'une heureuse issue.
Votre Excellence
avec cette pénétration, que j'ai tant de fois admiré, Fa prevue dans
connu que ma commission est très èpineuse, que pendant les 30 ans de mon ministère je n'ai plus fatiguée et, ce qu'il me deplait, avec moins de succés cependant si j'ose me fier sur ce qu'on me dit, mème mes amis les plus confidents, le choix du Card. Belisomi seroit bon. Je ses instructions. Elle a
et j'ose Lui dire en toute vérité
;
supplie V. E. de me repondre au plus tòt; cette reponse, si elle pre-
vient l'éléction, fera bon jeu pour le service de S. M.
;
j'ai
l'honneur
d'etra
Monsieur
De Votre Excellenz Le très humble et très obéissant serviteur F. Card. D'Herzan.
Le 18 Décembre 1799.
- 363 — Proso
tra
pretese
dèi
due fuochi, tra la necessità di soddisfare le suo governo e la realtà della situazione, il prelato, ch'era diventato il fulcro dolio manovro conciavisto, faceva un supremo sforzo di abilità equilibrista.
Da un lato s'industriò di esercitare ogni pressione sull'animo del suo governo por piegarlo ad una soluzione continuò nelle suo manovro dicorridoio in seno al conclave, por ragranellare qualche voto di più nel nomo do Mtattei, solvendosi del favore raccolto dal Bellisomi conio di
accomodante,
dall'altro
latorio e
intrighi
negli
di
1
valvola
sicurezza
di
estremo.
caso
pel
Infatti, nonostante tutte le promuro del card. Braschi (1 ).
nonostante
spiegazioni e
le
Bellisomi
-i)
mente convinto a
il.
(1)
21
III..
nuovo molti
bontà
(lolla
N«-i
dio.
voti, ed
il
assicurazioni offerto dallo
le
non ora proprio intera-
l'Hertzan
('!),
di
questa
candidatura,
Bcrutinj «li jeri egli, Bellisomi, ebbe
Cardinale Nipote Braschi mi disse, anzi
o
«li
me
edere, ohe già ne aveva 25, che vuol din uno «li piti di qneffi che riohiedonsi per l'elezione lo sono -lato poi oggi dal Cardinale (2) li. a Ih.. 21 die 1799: .
Bellisomi
per restituirgli
•mandato per
la
visita
Nunziatura
la
esso mi ricordò averlo Cattami Colonia d'ordine dell'Impera;
di
trice Maria Teresa, di che per parlarle ingenuamente non mi ricordava punto; mi trattenni geco lui molto tempo pei coi suoi Mienti. Egli mi disse che -i dee riporre unicamente la sua fiducia N
ranza
clemenza,
nella
i
pietà
d'una
dai
ii/.e
Francesi
Budette
dicendomi
Mi
ch'esso
eUenxa l'abbia onorato
obi
Religiose.
molto prudente; Lisbo
Vostra,
imposta, e provveduto
gentilissima delle
;
religione dell'Imperatore.
Convento di Monache private di tutte
indirizzato a Lei per un •
e
dell'Eccellenza
d'elogio
lo
Immediatamente ai hi* Ceneralmente debbo dirle che mi
che fa che
nelle
Nunziature
di
Colonia e
molt<g gradito ».
tanto soddi-tatto di OMO, che diNunziatura abbia voluto clic restino IO* alla -uà pari. u/.i. I'.kso è stato molto perseguitato dai tritati dagli applausi del suo popolo di Cesena tirarono
L'Aretduea
I
Ultore era
ordini dati rapporto quella lino
comi.,
di
un'archibugiata che udì ammaliò un cavallo della non portarono all'ultimo SOOOSSO il loro a.-tio fu 'ione del popolo, da cui esso è tanto amato» ty che Lui
- se
i
e
una pran raccomandazione
in
un VOSOOVO
— 304 — bastava una piccola maldicenza, od una falsa voce, per destare l'allarme e mettere il campo a rumore. Da parte di membri del conclave (e si sussurrò che autore ne fosse il card. Vincenti, insinuazione poi smentita) (1) un bel giorno fu fatta circolare la voce, con compiacente sollecitudine riferita all' Hertzan, che il
Bellisomi, nella previsione di
stabilito
meno
prelati
Doria
la
distribuzione
maggiori
alla segreteria di stato (e
Borgia
;
il
si
i
card.
Busca)
;
card.
il
card.
Maury alla seCamerlengo (2).
;
tranquillare
schi
s'affrettarono
zioni
del fiduciario austriaco con (3).
fra
il
card. Braschi,
il
La cosa, se vera, avea del fantastico a
:
diceva per istigazione
card.
il
Brevi
alla segreteria dei
greteria dei Memoriali
smentita
cariche
favorevoli alla fazione austriaca
Lorenzana per escludere
del
una sua vittoria, avea già
delle
;
l'Albani ed il Bragiuste
le
una
preoccupa-
esplicita
e recisa
Tuttavia nel fondo dell'animo dell'Hertzan
insinuava e radicava profondo il dubbio che « la bontà e la docilità » del Bellisomi non potesse in qualunque momento k esser sorpresa » (4), e perciò non fosse uomo su cui fare sicuro assegnamento. La falsa voce indeboliva assai la fiducia dell'Hertzan su tale candidatura, tanto si
che a pochi giorni di distanza egli non si sentiva più di raccomandarla al gabinetto di Vienna anzi il 24 dicembre ;
scriveva
in
termini
posito di ritornare ai
che lusinghieri, col pronomi del Mattei e del Valenti. Se
tutt'altro
nome
nel prossimo scrutinio avesse potuto raccogliere sul
primo
del (1) (2) (3) (4) lità
H. H. H. H.
dieci voti,
ed all'indomani 12
«
che vuol dire
a Th., 24 die. 1799. a Th., 24 die. 1799. a Th., 24 die. 1799. a Th., 24 die. 1799
:
«
Tuttavia potendo la bontà e doci-
del prelodato Card. le Bellisomi essere sorpresa, deliberai
meco
stesso su i passi da farsi per schiarire il fatto, e far cambiare il tutto ; o se questo non riuscisse, aveva risoluto di spedire in tutta diligenza corriere per informare l'Eccellenza Vostra, tale Ministero
essendo
bene della Religione e buon servigio dell'Augusto Nostro Sovrano, che un Papa che non entrasse nelle pie •e giuste intenzioni di Sua Maestà ».
non meno pernicioso
al
— 365 -cioè che persistendo Insieme questi voti rele-
lusiv.i.
papa
zione del
rebbe
sospesa », un primo vantaggio Andando la cosa al lungo,
resta
consolidato.
stato
giungeva, può essere che uno dei due di gradimento Sua Maestà possa diventarlo » (1). E' vero che
di
il
da un momento all'altro, e nessuno poteva rendersene mallevadore, ma ogni procrastinamento della decisione era più che mai penoso per chi si trova in conclave utile, sebbene greto
potea
dell'urna
sorprese
offrire
per un miglioramento della situazione
(2).
L'Hertzan si proponeva di guadagnare la fazione spagnola, appoggiando, a scopo diversivo, la candidatura Valenti, per poi far riversare voti a momento opportuno sul Mattei. L'astuto cardinale faceva calcolo suli
l'ingenuità
e
debolezza
la
del
profitto e lavorarlo a dovere a
convincerlo
:
Lorenzana,
abbandonare ogni
di
trarne
per
ed a questo fine era riuscito pregiudiziale
dila-
toria
per chiedere istruzioni alla sua corte, col pretesto
che
alle
volte
dieci
mesi
e
tempo
lungo
non arrivano che
risposte
le
che attesi
disaggi,
i
un
sarebbe
qui,
il
volerne
in
no\
trattenersi piti
uscire
tanto (A).
i
La diplomazia spagnola in verità brillava per la sua lenma uno spirito meno ingenuo non si sarebbe latezza :
li)
H. a
111..
24
.li.-.
H. a
Ih..
24
<li<-.
1799.
a
111..
24
«li.-.
IT!"!»:
II.
(."?)
Card. le Valenti,
il
primo.
<
1799.
si
unirà
partito spagnolo, sebbene
Malici con me, non riuscendo
mi assicura
il
••
il
crede ugualmente impropri.» il CardJc Busoa, con il CanLta trio di Stato. <• quindi che anche per questo mo-
tivo la vo
i
delle cari. -In- date sia
pure l'ho capito bene li. mai. ch'egli aveva la voglia Pa
i
tosi
di
falsa.
K
poco felicemente in. favella proporre ohe, prima ohe
dimandare l'intenzione
ooBM
della
mi disse <-on tutta ingenuità ohe alle volte le risposte non che in nove dieci mesi, io ^ li risposi ohe, attesi disaggi r
••
tenersi
pi
Card. le <1<- Lorenzana, .-In- !'»•<•<> di Mon Quello che ho ricavato dal medesimo Cardinale jeri notte
!osl
fu ch'egli
il
Il
in
tanto
egli desistette
i
,
il
lungo tempo qui sarebbe non volerne pia assire; od
da
.|u.--tu
strana pretensione ».
- 366 sciato
sì
facilmente illudere dagli amorevoli suggerimenti quando avesse saputo che proprio lui in-
dell'Hertzan,
terponeva indugi e si proponeva di tirar le cose in lungo gli eventi dentro e fuori del conclave. La verità è che il pover'uomo in buona fede non sapeva di fare il gioco dell'astuto collega. « Le card. Lorenzana n'est pas informe de mes pratiques », confessa candidamente l'Hertzan il 25, tutto rallegrato del successo ottenuto negli ultimi scrutini 16 voti al mattino, 17 nel pomeriggio, successo che avea fatto perder la testa all'ingenuo Lorenzana, il quale vedeva ormai il partito del Bellisomi « confus et mineux ». « Ces sont ses impressions, chiosava l'Hertzan, mais il s'en faut beaucoup ». Non bisognava correr troppo e non precipitare le cose « pjur ne pas reveiller l'attention du parti oppose » (1), manovrato da due non disprezzabili competitori, per quanto dipinti a foschi colori, il Ruffo ed il Maury. per maturare
:
mi era riservato in altra mia
Io
—
tzan
— scriveva
di ragguagliare l'Eccellenza
il
20 dicembre l'Her-
Vostra della condotta del Car-
dinale Ruffo. Esso arrivato al Conclave disse non avere veruna istruil medesimo poscia ha detto, come mi viene riferito, che la sua Corte non vuole un suddito Austriaco, e che se la Nostra Corte non restituisse quello che occupano le sue truppe
zione della sua Corte rapporto
;
neppure Essa restituirebbe niente, perchè
dello stato Ecclesiastico,
non la voleva per vicina. Su che un Cardinale, che me l'ha detto, rispose che certamente la Corte di Vienna non pensava di tenere lo stato ecclesiastico fino a Centocelle; e quindi non sarebbe mai vicina. Ora dice, mi disse un'altro Cardinale, che io insinuava di sospendere l'Elezione affinchè la Corte possa spogliare la S. Sede di tutto il
suo Stato.
Come combini non avere istruzioni, Io che credo cer-
tissimo, con questo discorso, giudicherà l'Eccellenza Vostra. Io per dirle
la
mia opinione credo, che questo linguaggio viene dal deMaury disperato per
siderio di figurare dettato forse dal Cardinale l'infelicissima figura
che
il
che fa e merita di
Cardinale Ruffo
si
fa vedere
fare.
Aggiuguerò a questo,
malcontento della sua Corte,
perchè la sua capitolazione fatta coi Francesi a Napoli sia stata annullata da Nelson.
(1)
H. a Th., 24 e 25
die.
1799.
— db7 — Nonostante
avrebbe potuto garannon trovassero seguito e re ai loro intrighi, anche solo per fare un dispetto all'Austria? Una misura di prudenza consigliava di ingrossare le ìila degli aderenti un po' per volta, senza dar sospetti, né provocar reazioni violente assai pericolose. Allo >tato delle cosi.' l'Hertzan giudicava un buon passo se ai vantaggi degli scrutini del 25 avessi- potuto aggiungere altri due voti. Nella sua opera di preparazione infatti avea ottenuto un altro successo, assicurandosi la collaborazione ed il voto del card. Antonelli. che
tire
tutto
questo
segreto
nel
chi
dell'urna
•
Card. Antonelli
I.i-
l>.
— scriveva
persuade que dans
etani
25
il
les
— me rend des services
des Cardinau\. qui piasse plaire à l'Empereur soit frane qu'il est,
i
Toni
.-<1iì.
il
persuade, qu'il est. qu'il y a
ile
Anton» III
est
ii
1<-
plus utile à
le
des Canlinaux doués des
Card. Mattei,
il
ne hésite pas
donnei «a voix et y mener des autres. Ce Card.
pas aimé généralement, mais très
estimé a cause
profond savoir. deux qualités réconnues par tous ceux
pi<tf et
qui
lui
le
a dit clair et mettement au Card. Bra-
qualitcs plus emineutee que n'est
un moment
es-
circonstances présentes. celui
eonnai»eiit.
Ma in questo era proprio un buon acquisto, uè hi via battuta dalli lertzan era la migliore. Mentre egli strinpiù
;
strettamente lega
Fazione
cofla
irdava direttamente con inons. Despuig
il.
(1)
mi
a
28 die.
Ih.. ire
i.
«li
IT'»'':
Il
Patriarca
«li
venire alla rota desiderando
spagnola la
(1).
e
si
mente
Antiochi;, ili
farmi un'atto di
ossequio per euoprire con questa civiltà il suo oggetto. Quasi un rom. andava l'affare del Card. le Mattei e Valenti, per
i
Spagna non trova veruna difficoltà. Mi diate
poi oaa mi. le Bellisomi, la Spagna ohe *<• io amia' ra non \i avrebbe difficoltà, pregandomi d'informarlo comi Bellisomi abbia questo affare, l" gì ird.le
quali la
cial mente
che per il Card.le Mattei abbia il numero <!«•' roti bendante, perchè non si venga all'elezione del ludttto le che potrebbe bene, andando a Lungo, venire ad Bellisomi •**• terzo, ed in adoprarsi tutto perchè
tempre molti voti, pni
«•
o]
;
un
•
I
i
«leti.,
il
i
ani. le Valenti, benché finora
In
voti.
— 368 — gabinetto di Vienna restava perplesso di fronte a questa intesa e sollevava qualche obbiezione (1), al punto da costringere l'Hertzan a fare una direttrice di quella,
il
calorosa
Lorenzana
del
difesa
giustificare
i
Qualche cosa clave
:
mento
l'intrigo
di
(2)
e
del
Despuig
(3)
e
suoi amoreggiamenti spagnoli. di peggio però
ordito
accadeva in seno
al
con-
con
l'Antonelli
per
(4),
avea
per alienare
qualche voto
finito
l'accaparrale
Th. a H., 25 dicembre 1799. H. a Th., 2 gennaio 1800 « Il detto Cardinale è istruita molto
(1)
(2)
:
nelle cose ecclesiastiche,
ma non ha ingegno, degli affari del mondo
cognizione pochissima, e si spiega infelicemente almeno nell'italiano e sta in gelosia con Monsignore Despnig. Egli è leale, e qualche volta troppo. Esso, che nello Scrutinio aveva dato sempre il voto al Card. Gerdil, e nell'accesso al Cardinale Valenti, alla mia per-
suasione ha mutato subito, e va sempre con me nel Cardinale Mattei ». « Egli (Despuig) è generalmente (3) li. a Th., 2 gennaio 1800 :
amato da tutto il Sagro collegio da Venezia e da Roma, perchè d'un
La sua pietà, ingenuità, e franchezza
carattere aperto e liberale lo
fanno, ripeto,
detto
di
amare generalmente
buona fede che
;
è però accorto.
presenti
nelle
circostanze
Esso mi ha Imperatore
l'
deve avere la maggiore influenza nella elezione ch'egli era per il Cardinale Mattei o Valenti, e, se occorre anche per il Cardinale Bellisomi, e Chiaramonti, del quale però egli crede, e con fondamento, che non sarebbe questione essendo di Cesena, ed a Roma il nome di Ce;
senatese è odioso. Ch'egli agisca di buona fede, n'è pruova, che sentendo da me, che il Card. Mattei acquista voti, i Cardinali del partito
spagnolo
si
unirono immediatamente ad
cellenza può essere sicura, che io non
esso.
E Vostra
Ec-
mi sbilancio con esso, benché
da molti anni amici. « Le riflessioni che Vostra Eccellenza si compiace farmi sulla Spagna 6ono giustissime. Despuig, che non può dissapprovare quello che fa la sua Corte, com'è naturale, mi disse però abbastanza per non dubitare, ch'egli lo dissaprovi internamente, e ch'egli sente l'infelice situazione in cui si trova quel Regno. Egli mi parlò della risposta che ha avuto il Nunzio sulla rimostranza fatta contro l'ul-
timo decreto del Re
sugli
affari ecclesiastici, a' quali
quattro Vescovi, nessun'altro
conforma, né credo
si
io
però, tranne
potere con-
formarvisi in coscienza. « Il Card. Antonelli, ch'è il mio braccio ha guadagnato jeri un voto per il Card. Mattei, ed io di concerto con Lui vado ingegnandomi per aumenper averne venci vuole molto tarli. Già ne abbiamo quindici
(4)
H. a Th., 2 gennaio 1800
:
destro in questo affare,
;
- :m gruppo beliisomiano, miseramente turlupinato dai due soci. E fu una ribellione. Il 2<x dicembre card. B raschi, vedendo crescerò il voti del Mattei, domandava airilert/an nettamente spiegazione di questo quella dilazione, per attendere avvertendo che 0,
simpatie
del
i
<
risposta da Vienna, portava pregiudizio »
nelle parole Braschi era implicito l'invito a rompere gl'indugi e dare lealmente appoggio alla candidatura Bellisomi. Al la
:
del
che l'Hertzan, irritato,
equivocava il
card.
a
17
Bellisomi, (piando
voti
non
card.
Mattei contava sino
meraviglierebbe se
Di rimando
utilissimo alla Chiesa ».
ammoniva per
che
sua persona,
la
Braschi
ma che atTermandosi
i
due par-
voleva fare cadere l'elezione su d'un
si
).
1
(
il
questi voti per il card. Mattei non erano
finalmente
titi,
partito
numero inclusivo per
io mi affermerei tanto più per il card. Mattei, che per i motivi accennatigli
«ri-do
già
il
suo
il
il
che quindi mutandosi l'aspetto deU'all
e
si
a quello io
che
rispondeva
credere di avere
nel
Magro conforto per l'Hertzan era il pensiero che nem-
meno
Bellisomi sarebbe riuscito.
il
l'Albani,
peggio
si
era che
dianzi avea dato la sua adesione alla
(piale
il
11
candidatura Mattei, ora la ritirava e traeva seco il card. Jork (2), ed, insinua l'Hertz-an. per ispirazione del nipote, nunzio a Vienna uè più persuasivi uffici, fatti pi di lui dall'I Icrtzan, per convincerlo che l'Imperatore si preoccupava soltanto del « bene della S. Sede » (3), ottennero maggior fortuna. i
:
tiquattro rd.
('ani. (1)
m;i se. -u
;
quanto mi di—6 il Card. Braschi, credeva fatto non dispero totalmente di riuscire per il vorrà tempo».
Bellisomi, ora
Mattei
:
a TI.
II. I
II.
ma
li.
a
111..
il
1799.
-li«-.
rubre 1799 (riservata).
a
MI. ani
<-i
28
.
4 I
gennaio
»<-cano
IHIM»
per
già risponsiva
-
:
dirgli
Mi
mattina dal
|.
ch'ebbi
tetterà <i.\<-
.
dell' Kccellensa
Bellisomi, la quale
ma *u tutt'altro ohe però im mi viene di nuovo rappreaeutare al Sagro Collegio, ohe all'opinione di Maestà il Card. Mattei sarebbe il più a proposito per essere eletto
neppure
ingiunto
/;
<•
accusata,
:
di
Sfora
limi
ti
— :j7o — Il
Signore Cardinale Decano, ch'era di mal'umore, mi disse, che Cardinali
molti
ch'era per
consideravano questa
una persona lo
dell'elezione,
che
la
commendatizia (lauto più
come una
sola)
violazione
renderebbe nulla.
Io
della librila
risposi
che consi-
non era mai coartare la libertà che io alle richieste delle Loro Eminenze di aprire l'intenzioni di Sua Maestà aveva Loro detto, che la Maestà Sua, lontana ch'Ella era di coartare la libertà dell'elezione, giudicava, ch'essa non potrebbe cadere in persona gliare
;
più conveniente in queste circostanze, che nella persona del
Car-
Romano, e d'una famiglia generalmente amata che a Sua Maestà non era nota che dal suo zelo, dissinteresse, e carità, per cui riscuote il generale amore e venerazione nella essendo
Mattei,
dinale
;
sua Diocesi, e dalla sua prudenza e fortezza d'animo
pegno dei gravissimi affari a Lui commessi
;
nel dissim-
che io aveva nominato
il Card. Valenti, onde non era una sola, dando però sempre al primo la preferenza per le ragioni accennate, non ostante che il secondo sia Suo Suddito. Dissi, che in questi luttuosi tempi, piucchè mai, un soggetto gradito dall'Imperatore era
un'altra persona, vale a dire
arbitro dell'Italia, ed adornato di tanti pregj, qual'è il Card. Mattei,
dovrebbe essere preferito a tutti, perchè il più utile alla S. Sede che l'unica Corte, da cui Essa può attendersi della protezione ed ;
ajuto,
era l'Imperiale
avrà veduto
la
;
schedola
tanza del Nunzio e
che
io
non dubitava che l' Eminenza Sua
Regia uscita in
la risposta avuta.
Il
Ispagna, la Rappreseli detto Cardinale Decano
su questo mi rispose, eh' essa conteneva proposizioni
sismatiche
ed eretiche. Dunque, ripresi, bisogna andare incontro ad obbligare l'Imperatore ed egli mi replicò, che riunire trentacinque teste era ;
difficile ;
ma mai, per quanto gli diceva, ho potuto ottenere che
s'impegnasse per l'oggetto bramato.
Non meno brusca in
risposta
un nuovo colloquio
sullo stesso
alle
:
ebbe dal card. Braschi
si
tono quegli rispose
osservazioni «
che senza
dell'Hertzan voti
non
si
supremo Capo della Chiesa ho rilevato, che questo benigno interessamento non aveva né poteva avere altro oggetto che U bene della S. Sede, giacché si tratta non d'un suddito, ma d'un Romano, d'una famiglia che non ha verrun' attinenza coli' Aug. Casa che Sua Maestà non conosceva questo Cardinale che per la sua virtù e zelo, che lo fanno tanto venerare nella sua Diocesi, e per la somma prudenza e fortezza d'animo, con cui si è dissimpegnato nelle difficilissime commissioni addossategli ». in
;
;
— 371 Papa e che il card. MatU'i non Q€ aveva veruno ribadendo elle quei che aveà preseli temente si volterebbero, quando si verrà a strìngere relezione », scettico v;i
circa
.
sincerità
la
ed
disinteresse
il
dei
fautori assunti
dall'I lert/.an (1).
A questo non restava che consolarsi dell'amaro disinganno col pensiero d'essere in possesso dell'esclusiva, vale a dire che nessuno puòessere eletto ». Troppo poco s :
giunga qualche delezione notata negli scrutini del 1 gennaio. Tutto taceva presumere che fra i due litiganti avrebbe goduto un terzo, e questo terzo difficilmente poteva re il Valenti, troppo malandato in salute, quanto, con maggiori probabilità di successo il C.liiaramonti,
uomo di merito sostanza
In
ma che sarà poco gradito a Roma
nei
primi giorni di gennaio
giudicata dall'I lertzan, sotto
era
la
suo punto
il
(2).
situazione di
vista.
pur non proprio disperata. Vienna, ed il tenore della risposta attesa valesse a cambiare gli umori: e forse qualcuno pensava che una parola ammonitrice che fosse piovuta direttamente dall'alto, s'intende con ogni circospczione, avrebbe potuto riparare alle ditlìeolta della situazione {'•>). 0>si la pensava l'alter ego dell'I lertzan, il cardinale Antonelli, che quegli si compiaceva rusticamente,
Sperava che
la
se
luce potesse venire da
chiamare
suo « braccio destro ». il che Vero quest'uomo era fatto più per alienare le simpatie che per cattivarle e la sua imperiosa tierez/a avea qualche cosa di fastidioso, si che le asprezze del si
e
(1)
II.
a Th..
t
il.
a
i
il,.,
gennaio gennaio
• I
;
Mi fu raggerito d*majnaarta ohe praticato, alla lei iti si «••ni jro Collegio partecipa .i Sua Maestà la morte se proteaione ed ap<I<-I Papa, promettendo in termini gì io alla s. esse Che quanto -interessava per la mede(3)
II.
a Th.,
i
gennaio 1800:
n rinponri rea rt. nomo
em p
«•
.
—
alludendo oon ciò alla propeaMoe* rota per il Cardinale Mattai rò nominarlo, potrebbe .picstH produrr»- un buon'effetto, Questo Buggerimeli to n Cardinale ohe in altra ima In. chiamato il braccio dentro ». uni.,
da
in.-
forse •
>
il
-.uno.
«la
me
— 372 — suo carattere distruggevano gli effetti della volpina astuzia dell'Hertzan. Era inutile farsi illusioni
:
che l'Au-
fino a
non avesse parlato chiaro sulla scottante questione
stria
pontifìcie usurpate dall'occupazione militare, pochi disposti ad avallare le pretese viennesi vi erano delle
terre
senza una sicura garanzia. Per quanto
si ripetesse, « que qu'un Pape pouroit prendre était de se jetter entre les bras de l'empire, joieux, sage équitable et juste qu'il est, avec une entière confìance » (1), i più la pensavano come il card. Caprara, assai esplicito nelle sue
le parti le plus sage
dichiarazioni. Egli colla solita sua finezza volle
— riferiva l'H.
toccare la restituzione delle Legazioni,
l'8
gennaio
—
dicendomi che sia meglio
uno non raccomandato dalla Corte, perchè trattandosi di non si potrebbe attribuire ad un titolo di riconoscenza, ma alle circostanze. Gli ho risposto che le intenzioni di Sua Maestà non mi erano note non dovendo né potendo entrare in questa materia, e che sapevasi quanto impenetrabile sia il segreto del suo eleggere cessione
degnissimo Ministro
;
ma che essendo state queste Provincie avulse con
solenne trattato e riconosciute libere dal Papa, e poscia dalle armi di Sua Maestà conquistate dalla Republica Cisalpina dalle medesime distrutta,
il
dritto di conquista sarebbe, all'opinione mia,
più solido che una cessione di Provincie già abdicate.
motivo
a ripetere, che
il
unicamente
grazioso
il
di
un dritto
Ma tornavo
raccomandare il Cardinale Mattei era
interessamento
dell'Imperatore per
la
S.
Sede, di cui Egli è Protettore ed Avocato, dicendo Sua Maestà che il
sudetto Card. Mattei sia preferibile a tutti nelle circostanze pre-
senti in vista ch'egli è
polo, e che
Romano, d'una famiglia amata da quel Po-'
aveva dato
tutti saggi della sua pietà e zelo pastorale
nel governo della sua Chiesa, e della
ha saputo dissimpegnarsi
nelle
somma sua prudenza, con che
spinose commissioni addossategli.
Ma questi sottili ragionamenti non potevano persuadere che coloro
i
quali dall'aiuto dell'Austria speravano
almeno in segreto qualche benefìcio, non escluso il Chiaramonti (2), che si guardò bene dal mettersi sull'ofTen(1) (2)
H. a Th., 4 gennaio 1800 (confid.). H. a Th., 8 gennaio 1800 « Fui assai più contento del tratteni:
- 373 — giva
quando bisognava tirar le somme,
e
:
poco lusinghieri (
1
12,
:
per Bellisomi, cosi
.»
qualche volta
13,
ripartiti
Quei per il Card. Mattei sono
per Mattei,
1
:
ospite
in
numeri ciano
i
1
Card, Antonelli, il quale
il
t'impegna oon tutta la maggior efficacia, ed ha contratto delle odioper queeto effetto
:
il
Card. Valenti, Carata. Martìniana, Bexaeu,
Livizzani.
Lorensana, Dugnani, che
Archetti,
Vincenti,
Carandini,
per
>'i
il
Ruffo; Zelada ora
e
Card. Bellisomi sono il Card. Albani Decano,
de Y i>nh. die siegue sempre
sì,
Decano,
il
Card.
il
Card. Calcagnine Hono-
i
Cioannetti, (iiuseppe Doria, Chiaramonti, Busca, Borgia, Ca-
prara, t
distingue anche moltissimi).
inconstanza propria di vecchj.
<>.
rati.
si
Flangini,
Ifaury, de Pretto, PignatelU,
«mio Doria, Braschi, e Rinuccini
o in Calcagnili!, o
questa
In
rassegna
riuscire,
Roverella, della Il
SomagH% An-
Card, Gerdil finora va, credo,
Antonelli; non è però contrario a Mattei.
in
fatta
ora poco da star allegro
poteva
;
non
il
:
dalTHertzan
gennaio
l'8
vi
conforto che Bellisomi non
compensava
della
disillusione
la
Le
del Mattei, la quale era ormai certa. fanoni si erano raggruppate nettamente intorno a questi due nomi, e con vero accanimento, prò o contro li tesi
sconfitta
austriaca.
Cacciatosi
in
questo
senza
vicolo
l'Hertzan,
uscita,
il quanto facesse COgli avversari, che vantavano che ventitré la voce grossa, dicendo maggior numero voti non sieno più valutabili che uno, (piando per l'ele-
per
.
mento avuto col Cani, Chiaramonl i. prudente quale nomo savio Pochi giorni mi sembra non lontani) di venire in Mattei ••
il
.
prima,
il
4
gennaio, egli aveva insinuato
ventai
candidato degli
ma
il
nome del Chiaramonti,
non pensava che dovesM avversari e sol» lo pn "i-cupava la po-
•eiievol.iiza
:
allora
una vittoria Bellisomi, (die bisognava impedite ad ogni partiti si potrà venne tacili!, uiil'i» ami
lita di
i
i
ad un terso; IO \-m<i in tal OaSO in Valenti; ma la MU udito molto diminuito anche dal tempo che partii ila Soma, la pzewedere che difficilmente potrò rtaseinri e tutti m p ;
riunire
mi
Cardinale Chiaramonti
benedettino,
uomo
di
DM
come io ho avuto l'onore di dire a Vostra BooeUeoau, ma ohe sarà ito
a
Roi
- 374 — zione ce ne vogliono ventiquattro »
(1),
sentiva
dtii-
la
uno scacco in queste circostanze (e non altro valore avrebbe assunto ormai l'ele-
catezza della posizione, poiché zione
del
Bellisomi)
significava
una
sconfitta
piena
in
regola.
La
seguente
Thugut,
che
Barone
di
nell'ordinario
di-
confidenziale
letterina
compiegava
l'Hertzan
pel
spaccio quotidiano dell' 11 gennaio, è sommamente istruttiva e rivelatrice
:
Monsieur le Baron
!
Je soumets au jugement de V. Ecc., s'il ne seroit pas bon de faire sentir
au Prélat Albani, que l'Impereur s'attendoit que son onde
employeroit son crédit près du Sacre College enfaveurduCard. Mattei
Romain, vertueux, exemplaire et prudent, que S. M. a bien voulu proposer pour Pape uniquement par Vintéret qu'Elle prenoti
faire
pour le St. Siège, qu'elle jugeoit dans les malheureuses circonstances
du tems le plus propre et plus utile pour étre élu chef de l'Eglise Doyen et les autres Cardinaux, depouillés des intérèts personals, devroient comprendre d'eux mèmes. Un tei discours avec cette energie, qui est propre à V. E., feroit, me semble, un grand ;
ce que le Card.
impression.
L'exemple du Card. Doyen nous emmeneroient la voix du Card. Yorck, qui le suit comme son ombre, et ce chaugement feroit géné-
ralement un bon effet. Dont je supplie V. Ecc. est que dans ce
di-
scours Elle veuille faire connoitre que ce n'est pas pour gèner la liberté de l'élection, car c'est de ce prétexte
que se sert le parti op-
pose pour gagner des voix. L'estime de l'Empereur pour
le
Card.
Mattei fondée sur son zèle pastorale, vertus, prudence et qu'il est
romain font que S. M. le croit le plus convenable pour gouverner l'Eglise, pour la quelle S. M. s'intéresse vivement: c'est le langage que je viens constament, auquel un mot de Votre Excellence donnera grand poids, J'ai l'honneur d'ètre ut in le
Il
literis.
Card. d'Herzan.
partito, cui l'Hertzan, forse per consiglio dell'Anto-
nelli,
s'appigliava, era la prova migliore ch'egli conside-
rava
la
situazione disperata, se vedeva la necessità di
chiedere l'aiuto dei più decisi avversari, e più precisamente (1)
H. a Th., 11 gennaio 1800.
— 375 — quell'uomo,
di
nunzio
il
pel
Vienna
di
quale nutriva profondo dispp diplomatica (1). insinuando una
menzogna, di suo pugno sottolineata, che il gabinetto di Vienna sosteneva la candidatura Mattei i uniquement pur finterei qu'Elle prenoit j>our le S. Siège ». Di que di ben altro era capace l'Antonelli, che non per la prima volta avea suggerito questo inganno al Conclave per penne le opposizioni, per quanto voglia esser vino riconosciuta come una suprema necessità. due prelati meditavano questa offenInfatti mentre siva, oli avversari tramavano una imboscata, che poteva ;
i
fatale.
A
parte l'opera di denigrazione svolta ai margini del conclave contro i membri più influenti ed attivi della fazione austriaca, l'Antonelli ed
Quanto
(1)
Valenti
il
(2),
con
l'evi-
odiasse l'Albani, nunzio a Vienna, risulta anche
egli
dall'aspra lotta ohe l'Hertaan
gli
nun-
fece per la successione alla
da lui tanto agognata, dopo il
ziatura di Pietroburgo,
amichevole di Mona Litta. Vostra Eooellenan saprà decidere
ritiro
piti
•
«
braio
se la scelta
«lei
su. letto
— scriveva
al Thugul
il
.">
feb-
Prelato possa convenire al servizio
Io, per parlarle eolla dovuta ingenuità, ne ho delle Credo parimente, ohe per più motivi non debba conve-
dall'Imperatore. difficoltà.
nite a tinello del futuro Pontefice; perchè,
se in
tutte
le
più torte ragione in una, che non è della nostra comunióne,
un
ohe
1
sia
<li
ruote ed edifloasiona, ch'escluda
tal'esemplarità
sospetti eontrarj presso licione
Corti, a ci
nemici della
i
.
nehe di questi doveva l'Hertzan assumere le difese ronte a censure ed osservazioni mosse dal gabinetto di \ i.-nna. i
Exeellenee Je domande tres humblemenl pardon - si je prends la liberté «le l'assurer al Thugut 13 gennaio ijiie qui Lui toni parvenu- -ur les (ardinaux de tondement. nelli et Valenti soient «
il
.
•
Le
I
ploil ia
baine, sait
Intonelli
ard.
pour et
il
le
non »eulemen4
est
servioe de l'Empt
bien o
Lntontione,
/'le. qui
lui
mais s'il est et sera le sacrifice de son dovoueaaant il i" nonei.it ion. y seroit contraire sentimela pour ;
d'une
Koellenoe avec tonte ingeanité, qu'il serali
iii'ou
plus pari !..
dm a attin-
Cardinal
-le-
»
oommna
ardinaux.
Valenti
eri
bien
vii
cu
I.spagno à
cause
de
son
— 37(i — dente scopo di seminar zizzanie ed incrinare la sua compatezza, i Bellisomiani, mentre accettavano, pur restando fermi
punto
loro
al
di
vista,
deferenti
l'Hertzan, alle spalle lavoravano
discussioni
col-
distacco della fazione
il
spagnola, agitando più vivamente un'accusa assai grave
:
Vienna voleva coartare la libertà di che voto del conclave. L'Hertzan nel corso di queste discussioni (che il Braschi, dopo aver dimostrato tanta fretta, ora proponeva con compiacenza, e non senza scopo, di tirar in lungo) avea visto qualcuno dei suoi gregari governo
il
passare
al
di
avverso,
partito
come
il
card.
Martiniana,
ed il card. Gerdil dichiarare che « a quello a cui non mancherebbe che un voto egli accederebbe col suo ». Se nonostante glia ni
e
«
l'instancabile
suo,
«
zelo »-• dell' Antonelli,
per confermare
il
del
nostro partito »,
Ducome
s'esprimeva l'Hertzan il 13 gennaio, uno o due avessero defezionato, la partita era perduta (1). Ma quand'egli fa-
ceva queste melanconiche
riflessioni,
non s'aspettava
il
onde le Cardinal Secrétaire d'Etat de Benoit XIV, mais lui est milement attaché à cette Cour, n'oubliant pas les mauvais procedés, qu'il a essuyé étant Nonce à Madrid, et parce qu'il ne vouloit avoir
point d'obligation à cette Cour, il à réfusé une grosse et riche dignité, dont je ne me souviens dans quelque chapitre, qu'on lui avoit offerte à son
départ.
Je connais l'un et l'autre depuis 30 ans, nous nous sommes vus presque tous les jours pendant un si long espace de tems on ne se cache pas ainsi je crois connoitre leur facon de penser. « Du reste je doute que le Cardinal Valenti à cause de Bea infirmités auroit les voix réquises pour devenir Pape, dignité qu'il ambitione aussi peu que moi. Mais dans ce cas je lui donnerai exclusive, l'Empereur l'ordonnant ainsi. Et ce que j'ai l'honneur de marquer à Votre Excellence sur les deux Cardinaux, n'est que par un sentiment de vérité, d'honneur et de conscience et par le zèle pour le service de S. M., lequel exige, que Votre Excellence soit informée «
;
;
au juste des caracteurs de ces Cardinaux. « J'ai prie autrefois Votre Excellence de ne pas prèter fois aux nouvelles, qui lui parviendrout de Venise; j'en ai eu des fortes raisons. J'ai l'honneur d'etre, ut in literis.
Card. Herzan ». (1)
H. a Th., 13 gennaio 1800.
- 377 — che
colpo,
periali'
dell'arrivo
vigiglia
alla
quesito
al
stavano per vibrare contro
avversari
uli
fazione,
su;i
proposto dal
risposta
dell;»
la
im-
conci.!
incidenza fortuita ? Forse DO.
Il
fatto è clic
Belli-
i
lomiani (più o meno direttamente) fecero entrari- in a mons. Despuig, il quale fino a quel momento, pur
mio riserve a favore del candidato spagnolo, il card. Valenti, avea dato più o meno sinceramente adesione al punto di vista dell'I Iert/an e con lui avea collaborato dando rimbeccata all'ingenuo suo portavoce, il card. Lo-
Improvvisamente costui
renzana.
zana ed a
male
che
al
Vincenti
il
Mattei,
tentasse
si
di
pel
l'esclusiva
mancino,
Mattei,
a
dall'idea
liberta
la
gabellarono
colpo
questo
presenta
i
che
tal
del
cj^'i
conclave
Tuttavia
:
il
voltafaccia,
le
fila
Despuig,
sobillato
provocò non piccolo smarrimento,
bellisomiani,
disagio tra
Vincenti,
al
(.'!).
repentino
questo
senz'a1 tro
portasse
uopo rimessa
una certa resistenza, dopo il si accontentò di chiedere una
trovando nei prevenuti primo attacco risoluto, risoluzione
Non
(1).
nelTa'legrezza
né era vero che arrivasse subito al distacco (2)
Sbrigativa
di gettar
avversari
degli
bellisomiani
Loren-
al
con energia loro impone
e
ossessionato
violare
eoini-
o,
si
dell'infida
e
dai
portò
falange spagnola, tutt'altro
che compatta nella sua condotta, e tutt'altro che ferina nella sua ribellione al potente ministro di sua nazione, contro
il
cioso,
ma
quale avea fatto la voce che
in
partito
il
g
m tono minac-
temeva assai. annotava l'IIertzan,
conclusione
spagnolo,
consisti-
Lorenzana, card. Vincenti, che som» per il card. Malici; nel card, /dada, il quale, Sebbene abbia dato suo voto al card. Mattei. ritorno a Valenti suo amico il dalla gioventù e da questo non si rimoverà, e finalmente nel cinl. Pignatelli, il quale per un dissapore avuto col ne! card.
Iti. . il.
a
il.
;.
I
ìi
I
u..
22
1800.
.
22
|$ei
na o
i
800
— 378 card. Mattei,
mentre ch'egli era legato a Ferrara e dove
aveva
gli
torto,
è
personalmente contrario »
Cattiva compagnia dunque, né bastava
la
(1).
grande
in-
genuità e sincerità del Lorenza na per rimetter le cose a posto, poiché non era detto che la parola sua fosse più ascoltata a Madrid di quella del bollente Despuig, se lo stesso Vincenti, dopo il primo atto di fermezza, si raccomandava all'Hertzan di non comprometterlo con incaute indiscrezioni nella tema di perdere i sette od otto
mila scudi d'entrate ch'egli teneva in Spagna. È vero che le istruzioni spagnole contenevano la seguente gra1." 2.° Mattei, 3.° Chiaramonti, duatoria l.° Valenti, Bellisomi « alla stracca però ». Ma dove sarebbero potuti arrivare gli intrighi del Despuig, il quale avea la grande preoccupazione di assicurarsi il cappello cardi:
nalizio ?
(2).
In ogni
modo v'era poco da star allegri
:
ed il peggio si
è che questa crisi scoppiava nel momento in cui arrivava
non troppo felice risposta viennese, col proposito di combattere la pretesa austriaca di imporre il proprio candidato, denunciata siccome una coartazione della libertà del conclave. Il Thugut, che non poteva prevedere tutta quest'ira di dio, avea riaffermato la sua linea la
condotta,
di
mantenendo
propria candidatura, pel la suo (3) la risposta era troppo che l'Hertzan stesso alla prima lettura la
bene della Chiesa esplicita,
sì
e
:
giudicava sfavorevolmente, e metteva le mani avanti, prima
ancora di parteciparne ai colleghi il contenuto, con queste sintomatiche riserve (4). Quello però di che debbo prevenire Vostra Eccellenza, è 1.°
:
che io non sono in grado di garantire, che, non diventando
Papa il Card. Mattei, né il Card. Bellisomi, non si vada in una terza persona, senza che io possa impedirlo si
;
giacché, com'Ella sa,
non
può dare l'esclusiva che ad uno. (1) (2) (3) (4)
H. a Th., 22 gennaio 1800. H. a Th., 22 gennaio 1800. Th. a H., 7 gennaio 1800. Cfr. Petruccelli, op. H. a Th., 18 gennaio 1800.
cit.,
p. 294.
— 379 — b« se dovesse essere eletto ini
di
p
persuaderlo
«li
il
Card. Kellisomi. ditlìeilmcnte
quatto fu'EUa m'ingiugne, dopd
nuovo passo ohe fo a nome dell'Imperatore per il Card. Mattai Non dispero interamente «li riuscire per il medeaimo, pei eoi ho
il
g ii:k lagnato jeri notte un voto
ma sono ben lontano di averne att-
;
sicuri
illa
Comunque
l'imbarazzo suo non era piccolo, poiché bene o male, bisognava pur affrontare la situazione e dir qualche cosa. La speranza di poter mantener in piedi per quindici giorni od un mese il partito del Mattei o
un buon espediente per tranquillare il Thugut, alpel momento ma quale effetto avrebbe tatto il di in un ambiente <_>ià saturo di questo diniego so
era
meno
:
eK-tliicita
'.'
motivi Presa la lettera ministeriale, ne stralcio che conducono la Maestà dell'imperatore a voler intei
nsi a questa elezione, omettendo tutto quello che potrebbe interpretarsi come una minaccia, lontanissima ch'essa fosse, per non fare indurre con ciò una coarta-
zione della
Stavano ed
libi
Braschi
al
<
colloquio
Il
per evitare equivoci,
:
testo
nel
1
li
come
lesse
all'Albani
originale
cosi
purgato,
primo
un
capolavoro
).
col
riuscì
di
r
proca dissimulazione.
—
riferiva l'Hertzan Decano questo estratto domandai s'Egli vi trovi un'indiricio «li violenza f mi rispose «li no. e convenne che il bene della 8. Bade rie!. dunque non ritnpi >ia per la medesima. Io ripresi che
Letto ilun<iue
al C.
gli
elie
può arare
difficoltà
eun the l'UBO BU0
ad
-oto il
:
comprovarlo
di
col
tatto accedendo
questo e^sempio attirarvi dagli altri.
Conclavi pausati era
tutt'i
in
un
ime; che
Cardinale
l.
di
non' ecclesiastico,
Egli
«lare
e
al
mi
al
•
rei
principio d
continuar.
m questo aveva inoominoiato eoi C.
Beflìeomi, e
che questo metodo era buono ogni qualcontinua. -ouoprisse un'altro per le circostanze prò oonvea in Une mi dis«e che ttobh ssere Capo della Io
risposi
i
mare così (I)
II.
a
Ih..
I
per maturare l'affare. 22 gennaio.
Il
detto Card.
Decano si è
- H80 — dimenticato in questo
momento di avermi detto tempo fa
volentieri concorrerà nel Card.
Mattei, non perchè
egli
che
è suo ni-
pote, ma parche lo crede per uno de' più rispettabili Vescovi d'Italia,
amato a Roma per la sua esemplare pietà e che tal'elezione sarebbe gradita dalla L'altro, e se la
il
nascita, ed
vista
in
Maestà dell'Imperatore.
Braschi, più seccato
strinse
si
spalle
nelle
cavò dicendo « che riferirà il tutto agli altri signori
cardinali per darmi
poi
una risposta ». La quale,
s'in-
tende, quando venne (1), non potè esser diversa da quella
che
i gregari ripetevano per giustificare la loro riluttanza trincerandosi dietro la responsabilità dell'Albani « La superiorità, essi dicevano, dei meriti del card. Bel:
lisomi
abbastanza da che il card. Decano Mattei suo stretto parente » (2). Chiaromonti, più furbescamente, dopo aver
risplendeva
preferisca
lo
Soltanto
il
al
card.
notato che l'opinione dei cardinali del
partito
«
di
cui
era, malgrado suo », era un caso di coscienza, insinuava « che questa fermezza dei due partiti porterebbe ad un terzo ». Pensava forse alla sua persona ? Pel momento l'Hertzan lo disilluse, avvertendo « che qualunque terzo sarebbe come il card. Bellisomi, vale a dire non quello che Sua Maestà stimava il più conveniente nelle egli
presenti circostanze, cioè il card. Mattei »
(3).
l'Hertzan un nuovo insuccesso se ne consolava pensando che l'Albani, il Gerdil ed il Borgia e tutti gli avversari aveano dovuto confessare « che non v'era veruna coartazione di libertà ». Ma le cose stavano al punto di prima e se il colpo di mano tentato col pronunciamento del Despuig era fallito, la situazione a favore del Mattei non era migliorata, dopo l'ultima spiegazione del Thugut. Scartata In
conclusione
era
:
-
:
la
questione della libertà di voto,
nevano per bocca
i
bellisomiani oppo-
del Braschi che, con tutto
il
rispetto
per la volontà di S. M., si trattava di un caso di coscienza
(1)
(2) (3)
H. a Th., 22 gennaio. H. a Thugut, 22 gennaio. H. a Th., 22 gennaio.
— 381 questo non potevano transigere quale non vollero e non seppero precisare e francamente non potevano, poiché esso consisteva nel non voler il tanto che il Braschi era pronto coi Mattei. Ecco tutto suoi a votare per un qualunque altro che non fosse il e di fronte a
fi
:
:
:
Mattei
(1).
Per
cui
tirar
al
pochi suoi fedeli,
restava
coi fa-
l'Ilerlzan
una rassegna, com'egli fece a questo punto per mi-
l
surar
proprie
le
gior Belo
forze
quello che fa per
<li
resistenza.
di
non può impiegarsi, riferiva l'Hertzan. con mag-
C. Antonella
Il
somme
proprio non tutti sicuri se ben ne
delle
e
('.
il
Mattei, convinto, ch'egli è «Iella
emme convenienza che si faccia un Papa, che sia protetto e -limato dal nostro Augusto Sovrano, e debbo al medesimo alcuni voti. la sua pietà e dottrina stimato da tutti; ma per il suo un po' dominante, poco amato, ed ora, perchè si è dichiarato
Egli e per spirito
unente e con tanto vigore per il <'. Mattei,
egli e
odiato.
Temo
dubitando della possibilità di riuscire nel C. Mattei. possa già in vista un terzo perchè nel e. Bellisomi dubito che vorrà
ohe,
;
venne tampoco che la più gran parte del nostro partito, tlilliailmente volendosi un Papa, contro cui uno si è dichiarato così aperinai
come
se,
lo
tanno
tutti.
Papa suo. «redo io, che sia il C. Archetti; provvedendo però che quoti non riuscirà, sarà il C. Chiaramonti. Il
<'.
Il
Archetti e l'anima del C. Antonelli, onde sarà sempre del
partito. 11
Card. Valenti, essendo assicurato che non c'è un'ombra della libertà, «redo io che non sis lontanerà mai dal C. <".
Il
per
tifo
«li
vi<»-
Mattai.
Martiniana mi ha promesso formalmente che sarà del pai il
C.
ma che quando questi avrà un maggior nu-
Mattei, <•
lino d'adesso ora sì,
ora no, gli «la il suo. Oggi però
ho un appuntamento con Lui. Il
C. Livizzani <• decisamente del partito perii C. Mattei,
ma perchè
contenni, essendo facile a premiere «lul.i «li coscienza, adopro aldini, Il
C.
che
Dugnani divoto ale
che ammiri tanto (1)
li.
-i
a
Ih..
<1<1
<
il
(
'.
'.
distingue alla
Mal tei
«•«>!
:
il
zelo.
Nostra Corte venera Vostra Ecc.,
ed
lo che mi fa sperare, che, non ostante
Antonelli, non
22 gennaio.
*u<>
*i
cainluerè.
— 389 Sul C. Lorenzana mi dovrei fidare mollo. Egli lia la riputazioni-
generale di essere onoratissimo, e la franchezza con che
tanto del Ministro a Madrid, che di Despuig, in seguito di
mi parla
me lo conferma. Ma
quanto che l'Ecc. Vostra si compiace serivermi debbo
suspendere il mio giudizio, ed in particolare sul partito ch'egli pò trebbe prendere all'avvenire. C. Vincenti,
secondare Il
C.
le
E
così ancora
sul
malgrado le riprove ch'egli dà della sua premura di
viste di
Sua Maestà Imperiale.
Ruffo certamente è attaccato
al
partito pel Card.
Sfottei,
e gira ad acquistare voti. Sarei però tentato a sospettare, che molto v'influisca, ch'egli vorrebbe uno che non avesse attinenza con veruna
Corte. Il
C. Flangini è
noto a Vostra Ecc.
duce eccellentemente bene per guadagnarlo, il
si
egli,
;
;
in questa occasione si con-
malgrado
dichiarò decisamente
tutt'i' sforzi
al partito
che fecero
contrario per
C. Mattei.
complesso le file erano abbastanza solide, sebbene non troppo omogenee e disciplinate quanto quelle avversarie che registravano i nomi che conosciamo. E giunte la cose a questo punto molto poteva ancora illudersi l'Hertzan che una ulteriore resistenza fosse giovevole ? Lo solleticò l'adesione del Giovanelli del partito avverso e la promessa di esercitare tutta la sua autorità sull'Albani « per esortarlo a cambiare sentimento » (1), ma senza soverchi entusiasmi, se persisteva nel credere che la via più sicura per vincere la caparbietà del vecchio decano fosse un passo energico presso il nipote nunzio (2). Dopo tutto si era guadagnato un sol voto 14 contro 17 Nel
:
;
H. a Th., 22 gennaio, ali. 3. H. a Th., 22 gennaio « Quello che sarebbe importantissimo, Vostra Ecc. mi permetta di ripeterlo, è ch'Ella si degni di far chiamare Monsignore Albani e dargli a conoscere colla solita Sua energia la giusta sorpresa che deve cagionare all' Imperatore, che uno della famiglia Albani, tanto beneficata dalla Casa d'Austria e colle illustrazioni, e perchè tutti posseggono da noi, si distingua in opporsi alle graziose insinuazioni dell'Imperatore a vantaggio della S. Sede. Supplico però Vostra Eccell. di evitare ogni ombra di minaccia, perchè (1) (2)
:
questi Cardinali non possino profittare di ciò per dare ad intendere, si voglia violenzare la libertà dell'elezione, aggiungendo al sudetto Prelato di scriverlo al Cardinale suo Zio.
che
— 383 — mancavano parecchi. Un mutamento
per arrivare :i 24 ne
tirapiedi Bus Maury, avrebbe cambiar faccia all'affare»; ma era assai problematico: anche l'adescamento dei card. Roverella e l!inuccini appariva ardua impresa. Ogni illusione era inutile tino a che il Decano restava tonno sullo sin.' posi-
Catto
zioni
suoi
coi
dell'Albani, i
1
(
).
Ed allora V Ed allora ciò che pareva lino a quel momento una
lontana
prossima
realtà
potesse
raccogliere
non troppo siglio
la
:
cosa
soluzione
l'unica tutti
che
amor
pei
il
partì
le
Eppure era necessario
tacile (2).
Bellisomi,
oltre
che
d'ambo
simpatie
le
fazione austriaca tenuto
della
conosciuta su
diventava ormai sempre scelta di un terzo candidato,
più
possibilità,
in
:
;
un con-
23 questa era Riversare
possibile.
ri-
voti
i
convenivano, non era dignil perchè ne avevano poca
lo
proprio,
stima (3). Su chi allora far ricadere la scelta ? da che L'imbarazzo non era meno grave,
—
osservava levando che hanno aderenza alle Corti l'Hertzan quei, Estere, che Sua Maestà vuole esclusi, e quei che per varj altri motivi non c'è apparenza che si potrà andare
Ilonorati. al Calcagnine al Chiaramonti, ed da quest'iati l'impossibilità di accompiere pienamente le mie istruzioni, giacché, com'è ben noto a Vostra Kccoll. l' Imperatore non può escludere che uno solo ; onde, data l'escluloro,
in
si
riduce
al
ed
C.
archetti,
al
('..
(..
H. a Th., 22 gennaio.
(1)
i.i.i.i.
<-/'.
<
<'..
296.
p.
«li M-rivere a V< ohe diAeile cosa sarebbe di persuadere .li passare ili quello qiiti del min partito, non riuscendo il <'. M.iit. Bollitomi. Ora Le debito dite che l'altro giorno, nei <Miijfressi .ni con alcuni del mio partito parlandosi dellu ditlieoltà, che no ili riu>cir»- nella n.^n.i un presa, sebbene da tre e poi da due
H. a
(3)
Ecoellcii/...
gennaio
Ih.. 25
:
«
Io aveva l'onore
lev.,
<•!..
.
v«.ti
soli
che aveva al mio arni
rotondo*
eoi
nigii dinali,
in
m
i.
altri,
vaM lino
un terso:
non avendo
a
quattordici.
disse ohe secondo tatti
si
i
/»</<
-oro
i
la
vorisi-
smino
medesimi stima de raoi talenti •.
— 384 siva ad uno, gli
altri
il
campo
dell'elezione resta libero per tutti
».
Fra tutti questi, dovendosi escludere anche Gerdil ed Antonelli, il più quotato era il nome del Chiaramoiiti, che, colle sue abili arti e valorizzando i suoi precedenti antifrancesi, avea saputo conquistare l'animo delTHertzan. Non che questi accettasse la nuova candidatura con grande entusiasmo si presentava siccome il minor male, che almeno serviva a mascherare la ritirata e la scon;
fitta (1).
Questo partito sarà, poi tanto più propizio anche per un'altra ragione.
Involontariamente proprio nel momento in cui l'Hertzan faceva gli ultimi sforzi pel Mattei, era scoppiato il conflitto fra il punto di vista suo e quello del gabinetto di Vienna, per un malinteso nella valutazione del momento elettorale. Il Thugut, sulla fede dei dispacci del suo fiduciario e per le pressioni del nunzio, avea finito per convincersi che l'ostracismo dato al Bellisomi non era troppo saggia manovra, e contrariamente alle raccomandazioni dell'Hertzan avea dato ascolto alle sollecitazioni dell'Albani fiancheggiate dall'appoggio del mi-
(1)
H. a Th., 25 gennaio:
«
Si
potrebbe dare che l'elezione ca-
Io non lo conosceva prima della sua promozione al Cardinalato, a cui, essendo stata unita quella al Vescovato d'Imola, egli se ne partì per colà, e non gli ho parlato che nelle visite di formalità da che poco si può giudicare. Ma mi sembra uomo di talento, e di prontezza di spirito ; e ne ha dato delle riprove nella sua condotta in tempo di Francesi, che una volta vennero per visitare le sue carte ed arrestarlo, ed altra per fucilarlo, e dare il sacco ad Imola, perchè vi furono ricevuti con esultanza i Nostri, ed Esso andette loro incontro, contro e la forza con che parlò al Generale il consiglio datogli di fuggire
desse nel C. Chiaramonti Religioso Benedettino.
;
;
bastò per salvare a Lui la vita, ed esimere la Città dal sacco. Ma essendo egli di Cesena, nome poco amato dai Romani, se i voti non
uniranno in Lui, dopo data l'esclusiva, si anderà in una delle persone poco gradite da Sua Maestà, senza che io lo possa impedire non è però perduta la speranza per il C. Mattei ma io credo di dover esporre il tutto a Vostra Ecc. per preventivo mio discarico ». si
:
;
— 385 — Spagna (1). Cosi avea finito per consigliare racBellisomi (2), sia pure come una txtrema ratio, lasciando incautamente balenare all'. Milani questa favorevole disposizione della Coite Bastò questo per metter Distro
«li
cordo
sul
crori-
in
cipò
povero Hertzart.
il
amici
agli
Mentre
(1)
infatti
Drspuijr.
del
i
sono
in i
Il
sostanza
la
nunzio con giubilo parte-
delle
istruzioni
conclave
al
si
conciliative
sviluppava
colpo di
il
manovravano a Vienna per far Lveano interessato mons. Albani «che
hellisomiani
mutar parere
al Thugut. premure per il cani, liattei sieno efficaci ili. 'l'h., li gennaio e nello stesso tempo aveano fatto fare no passo dall'ani spagnolo presso il Thugut per protestare contro l'Hertzan clic con minaooe voglia ottenere l'elezione del cani. Mattai e che in tal vista la sudetta corte non pot re bbe riconoscerla ». Di questa
s'intoni,
se le
i
:
•
l'Hertzan rimase sorpreso, come delle inaspettatissima manovra lagnanze dell'ambasciatore fortemente irritato. Minacci*- non poteva io fare replicava con violenza perche era opposto alle mie istruzioni, che portavo, ed io dichiarai in nome -
—
di
Bua Maestà, ohe suoi Qfficij non erano che consigli per il bene della le. per cui Basa per un effetto della Sua pietà s'interessava; •
loora perchè per diletto della libertà
l'elezione sarebbe stata Fortunatamente, per prevenire che non mi se mettessero in bocca, a cui mai aveva pensato, ho fatto un estratto del venerato dispaccio dell'Eccellenza Vostra, che ho letto e fatto leggere alla rior parte dei Signori Cardinali dell'uno ed altro partito, da che risultava, quanto Sua Maestà era lontana di coartare la libertà Card.i Decano, Gerdil, Borgia, e Gioannetti dell'elezione ed infatti dell'eleannero, che non v'era veruna coartazione di liberti nulla.
i
:
zione
1>.
Non occorreva molta perspicacia per diaceraere quali «piali
i
tini di
moventi e
i
tutto questo intrigo e l'Hertzan non era poi di
si
corta
veduta da non scoprire gli occulti legami che ricollegavano l'azione di
—
plomatica col dietroscena veneziano degli ultimi giorni Combina quello che l' Ambasciatore disse all'I cc-iim/a \ .• commentava i
e^li
con «pianto ch'ebbi l'onore tenuto da
Despuig
M(
col
C.
di
col
scriverle ini
fervido
proposito
Conclavista del C. Lorenzana,
Vincenti, riscaldato dal
partito pel C.
BeUiaoi
Ma nominatamente, come suppongo, dal C. Pignntelli e dal il primo per un'alienazione personale, che lo fa (ravveder.-, ed secondo per essere coi Card. Busca e Giuseppe horia l'anima del <
il
Bellisomi l'I.,
ad
II..
18
febbraio.
— 38(5 ultimamente concretate a Vienna (1), quando ancora l'Hertzan non ne era pienamente informato, ed i Bellisomiani
fecero incontro al
si
loro
avversario,
terribile
con giri di parole che facevano ben capire la novità sopravvenuta. L'Hertzan, alle chiare allusioni del Capraia degli altri cardinali,
e
oppose un
che pochi conoscessero
ostinato
silenzio
(2),
suo segreto s'egli avesse parlato, la vantata compattezza del suo gruppo si sarebbe sfaldata e la speranza, di accalappiar il voto
illudendosi
il
:
qualche avversario sarebbe svanita. Ma dovette presto poiché, mentr'egli con tanta gelosia custodiva il segreto, anche verso i più intimi, gli avversari conoscevano per filo e per segno le istruzioni viennesi e la loro conclusione, e tanto più ne dovette esser amareggiato quando venne a sapere che tutto questo succedeva per gli abili intrighi del nunzio viennese, il quale era riuscito proprio ad ottenere il contrario di quello che di
disilludersi,
l'Hertzan avea calorosamente propugnato (1) (2)
H. a Th., 29 gennaio, H. a Th., 29 gennaio
(3).
ali. :
«
Il
Card. e Caprara è stato da me, e
suo attaccamento Casa d'Austria, mi disse che la fermezza del partito, di cui egli era, aveva per oggetto non già la persona del C. Bellisomi, ma la
dopo molti
inntilissimi
discorsi
e proteste del
alla
coscienza
;
è quindi irremovibile.
Io gli chiesi,
come per mia pro-
pria istruzione, quali eccezioni poteva avere
il
sendomene nota veruna.
-fu
— La sua risposta
C. Mattei,
sempre
non esmede-
la
sima, e finalmente conchiuse, che io poteva accomodare questo affare, mesi io converrò che quello che farò tanto tempo
e che dopo otto o nove
prima. « Questo discorso mi pose in varj sospetti. Io senza farglieli travvedere replicai Che i Signori Cardinali del partito, di cui egli era, potevano terminare il tutto da un momento all'altro accedendo a quello, di cui sono io. « Questi miei sospetti si sono schiariti il giorno seguente, essendo stato avvertito da un Cardinale che Monsignore Nunzio abbia scritto qui su questo. E riflettendo attentamente su tutto questo, come ancora sulle proposizioni, che sento da quei, che sono del partito, :
mi fa temere che possa essere traspirata l'intenzione Sua Maestà di andare nel C. Bellisomi, non riuscendo il C. Mattei,
di cui sono io, di lo
che vorrei tenere segreto per ora. H. a Th., 29 gennaio, ali. « Il mio dubio, che
(3)
il
partito con-
•
s
,
questo SÌ diede per vinto, ad ancora il febspezzava una lancia a favore del Mattai, lebben convinto «iella vanità del suo sforzo. La verità è che imN"ii
I"
1
i
braio
bottigliato
questa
in
nonostante
situazione,
difficile
il
diverso pensiero del Thugut, per esagerata suscettibilità
d'amor proprio e per la cattiva ispirazione del suo malo l'Antonelli, egli avea giurato di impedire l'elezione del Bellisomi, costasse quel che costasse. Qualunque altro, ma il Bellisomi mai. Perciò agli amici non comunicò mai l'adesione del Thugut alla candidatura Bellisomi e mentre in seno al conclave, fra amici ed avversari,
genio,
persisteva
sue
nelle
manovre
dilatorie
rivolse
(1),
sforzi a smentire i_*li intrighi che erano stati orditi a
Anziché uniformarsi il
alle
gli
Vienna.
ultime istruzioni del Thugut,
proponendo, con abile piuttosto che Bellisomi parole, un'altra soluzione ,!io il Valenti, secondo gli umori che aveva potuto febbraio egli
1
di
replicava,
-
:
raccogliere
in
un'ultima
riunione
della
sua
trarin
possa essere informato delle intenzioni di
viene
ora schiarito.
fazione
Sua
(2).
MmH, mi
Siccome <'L m tre giorni per turno tee Cardinali un Vescovo, un Prete, ed un Diacono diventano (api d'Ordini, quando la comr
binazione portò fh«' tu- del partito per il C. Bellisomi lo erano, incaricarono Monsignore Nunzio che, presentandogliesì l'occasione, Maestà il motivo, per cui l'elezione si difiefacesse sentin to.
ii
e.
qua
Esso l'adempì
Mattai
la
risposta avutane
d'Ordini, de' «piali due Bono del la
Nunzio,
relazioni- del
partito per
il
come abbia eseguito
il
suo incarico presso l' Eccellenza Vostra, «• la risposta avutane dalla medesima, dovette andare nelle mani Loro, i; nocome questa di <• COSÌ .-damo riferiva al pr« dente, chiesero anche quello liti della dell'Imparatomi ofec Maestà risposta della tanto ;
dell' Eccelli
maio, riferendolo, dice ;.•
in
i.
«•lir
dì
liberamente molto confacente pio poterà adi
potere
ita
(1)
li.
a ti...
i
febbraio
TI...
I
febbraio
I
I
.
«-In-
dehh
procedere al
nostro prò
>
il
Sagro Collegio
all' eledoni
intento.
Collegio,
che
Vmo aggi /<»
/>«•/-*«»«
— 388 — Sottopongo in
giudizio
di
Vostra
Eccellenza,
S'Ella approva, che se in dieci o dodici
tarmi sapere, rilucesse io
purgatissimo
al
se
questo stato di cose non sarebbe necessario, ch'Ella si degnasse
maggior speranza per il Card. Mattei, anzi
.si
giorni
non
diminuisse,
debba dichiarare ai Signori Cardinali del mio partito, che, sebla Maestà Sua giudicherebbe adattatissimo alle presenti cir-
bene
costanze, in cui si trova la S. Sede, il C. Mattei per essere eletto
supremo Capo
Chiesa,
della
tuttavia
in
vedendo, che per l'opposi-
zione d'una gran parte dei Signori Cardinali
l'elezione sta sospesa
Sua Maestà, per non lasciare più lungo tempo vedovata la Chiesa, crede che anche questi sarebbe un degno Capo della medesima, venendo assicurata da più parti della sua gran pietà e prudenza. Questa parte crederei di fare col partito per il Cardinale Mattei, e vedendo una decisa repugnanza dalle parti Loro di venire in e&so (come la preveggo, ed ho avuto l'onore di pretra esso ed
il
C. Bellisomi,
venirlane), allora parlerei del C. Valenti, per cui
la
cosa
sarebbe
un terzo si va più facilmente in simile occalo che più d' uno me 1' aveva detto, e per parlarle in tutta
più facile, poiché in sione
;
confidenza, perchè
Card.
il
Valenti è vecchio, e la lunghezza del
Pontificato passato, che, eccettuati
gli
ultimi anni, eccitò varj la-
menti, fa che s'incontri una gran difficoltà di andare in un giovane di
56 anni.
Né
fermò
si
lì
:
subito,
nonostante
sciatica che l'obbligavano al letto,
tormenti della col suo « braccio dei
moto ad organizzare un
di
altro trucco, ben ben congegnato, per far impressione sul Vienna. E cioè fece stillare pel tramite del-
l'Antonelli
un memorandum riservatissimo a lui diretto,
stro » fu in
architettato
governo
nel quale
il
e
partito del Mattei, rivalutata la situazione
con fermezza la tesi che la scelta del nuovo pontefice dovesse cadere su persona, i cui sentimenti fossero sicura garenzia di piena adesione alla politica austriaca, prospettava la necessità di convergere i voti su un terzo candidato aderente a sifatti postulati. Naturalmente l'Hertzan, in possesso di questo documento, sintesi di una lunga discussione impegnata il 5 febbraio fra i seguaci del Mattei (gli avversari contemporaneamente si erano pure radunati a consiglio per esaminare e ribadita
la
situazione),
si
era affrettato a trasmetterla
«
in
ori-
- 389 — ginale
Thugut, sebbene essa
al
persona sua e non dov<
alla
Lasciamo
messe
riservatezza tificio
parti-
«la
sodo.. Mentre
al
solidare
i
l'aria
avanti
«li
i* 1 ì
loro
vista
nessuno (1)
(la
mistero e
dall'I lertzan
le
con
cautele
«li
ar-
puerile
diplomazia, e veniamo avversari affilavano le armi per con-
per impressionare
solo
fosse destinata soltanto
la
l'Hertzan preparava il terreno ad una nuova candidatura, e. come si vede, bene addomesticata. E pei esserne ben certo, intendeva assicurarsene preventivamente con buone garanzie d'ipoteca sulle le
posi/ioni,
cariche della corte pontificia.
gioii
un papato Valenti (od al caso disperato egli pensava che occorresse rafforzarlo segreteria di stato, ed Antonelli alla Da-
Nell'ipotesi di
anche Bellisomi), con Mattei
alla
barone (li ThugUl ? era necessario che uscisse dal riserbo e se ne preoccupasse e 1*1 lertzan per conto suo poneva il quesito, con le relative subordinate. E se questi non avessero potuto accettare? e dato ne pensava
teria, (die
il
sarebbe detto di una segret'osse pensato al C.hia-
Bellisomi, che
si
teria della
Somaglia
invece si
ramonti ?
(2).
riuscisse
il
Tutti
questi
? e se
interrogativi
rivelavano
zione dell'infaticabile cardinale di parare
la il
preoccupacolpo di una
conseguenze, ch'egli misurava non giudicasse la diplomazia ravi viennese, come meglio rivelò qualche giorno dopo, riassumendo e precisando il proprio punto di vista a commento e conclusione del memoriale cardinalizio sopra sconfìtta
prevenirne
e
le
di (pianto
ricordato.
premura
I
tesiourarU ohe
:i
per
i
Mini «•
.
«li
cui
il.
a
il.
.,
il...
H. a
TI...
i
in
«lata
rebbi
n., :,
comunicare
de
7
8 febbraio
1800. I
<•
dispaoej,
Gennajo.
:
febbraio
al
Thugtlt
protestate, die l'Imperatore
\
termini delle mie istnuioni
nominatamente
(3)
la
di
«li
«-«pressa
od
on'Ella
mi
|
prenda i
oi
Ma questi degni Cardinali
- 3'JO — intendono bene quanto la clemenza e pietà del Nostro Monarca debbano influire nella futura sorte della S. Sede, e con ciò della Religione. Debbo però rendere la giustizia al partilo opposto almeno al C. Roverella, che mi disse, come Le riferii in altra mia, che, pro-
ponendosi altro Cardinale che il C. Mattei, secondare 2°)
I
la
egli
tutto a
offeriva
si
mia vista.
.
suddetti Signori Cardinali desiderano di sapere altro sog-
getto di piacimento di Sua Maestà, non potendo
riuscire in quello
che la Sua pietà ed interessamento per la Chiesa aveva proposto. Il
proporre unicamente
il
C.
Bellisomi sarebbe di vivo rincresci-
mento ad essi per i motivi in altre mie accennati; ed il proporre tutti due, vale a dire,
C. Bellisomi e Valenti, farà
il
nel secondo, e forse ancora cadervi
stimano moltissimo,
malgrado
le
l'
andare i medesimi
elezione, poiché più d'uno lo
sue infermità corporali
levarle nulla, l'età vi contribuirà molto. So che è per
;
e
per
me un punto
delicato, assicurando l'Eccellenza Vostra, che mi è indift'erentissimo chiunque di questi due, o qualunque altro soggetto degno diventi Papa, non potendolo diventare il C. Mattei, che secondo il mio sen-
timentopre ferirei at utti, non rivedendolo mai più, giacché fatta l'ele-
come Sua Maestà ha approvato, ed è in ordine, trattandosi d'un Cardinale, tutta la mia premura sarà di abbandonare questo clima umido, che non fa zione, confermato e consacrato che sarò dal Papa,
per me, ed anche le spese che non posso sostenere.
Tra
la
Un po' di
bisognava una buona poteva andare all'infinito.
di tanti candidati,
folla
volta decidersi, poiché non luce
portò
il
si
dispaccio
del
1
febbraio,
col
quale il Thugut aderiva alla candidatura Valenti (1). Ma questa volta l'Hertzan fu fatto più guardingo, per non far naufragare anche questa candidatura, dopo il
voltafaccia del partito spagnolo. L'arte consiste
— scriveva
il
e piuttosto di convenire, che
10 febbraio di
— ora
promovere
di non comparire,
tal' elezione ;
lo
che
però non impedisce, che, fatta l'elezione, esso sia istruito delle graziose intenzioni di
Sua Maestà per il medesimo pel mezzo dell'Ec-
cellenza Vostra pervenutemi.
Debbo prendere questa
direzione per evitare nuove contrarietà
dallo schiavo e fìnto Gabinetto di Madrid.
(1)
Th. a H.,
1
febbraio 1800.
— 3<M — A
trarlo
un po' d'imbarazzo sopraggiunse una
del
nunzio
al
bellisomiani
stesso
sullo
dopo un'inutile allarme,
cadere,
va
Decano
card.
Per cui
(1).
lo
tono, le
quale
speranze dei
stesso Albani prendeva l'ini-
Un ravvicinamento sulla base di un
ziativa di
letto
la
terzo can-
didato. 10 febbraio
Il
Decano inviava
il
all'I Iertzan
card.
il
Della Somaglia con questo messaggio:
ma cella, come io sapeva, aveva incamedesimo ili rappresentarmi: ch'essendo noi radunati per Papa, e non essendo verun'apparenza clic uno dei due
ch'esso non ascendo dalla o
il
.
panni
vuii.i
simo ad
altr<»
passare
nell'altro,
la
necessità esiggeva
vorrò prendere le misure, i
che pensas-
ohe io mi tarò un merito avanti Dio, e gloria presso
:
un
in
L'I Iertzan.
ohe in concordia
l'ele-
terzo.
ch'era
tutto trepido nel timore d'una sor-
dagli avversari, proprio mentre preparavano a questa avance, ne fu in cuor suo bealo, anche se di fronte alla proposta ebbe tanta energia di mantenere il più austero riserbo, per non tradire af-
presa,
balenare
latta
si
fatto
sua soddisfazione.
la
molta diplomazia
ni
egli
recito la sua
parte per
al-
lontanare da se ogni sospetto. rìspos
ìi
che conveniva nella massima, che l'elezione; die mi rincresceva
ile
II. II.
lettera
•.
TI...
il
nostro dovere
però di
vedere
sia
ili
sol-
una tanta
I
il Cardinale Decano, arando avuto tparsa la rote ch'essa Monsignor suo S'ipotpromovere l'elezione del io di avuto l'ordine Che avessi mi, e che giammai avessi avuto quello d'impiegarmi pel
a Th., i" Febbraio 1800:
-la
•
che
il
ricevuto col
dispaccio
Ma
medesimo
corner»' era
mi disse un ('animale dell'altro tito. che può essere ben informato, ma in cui m>u ho una piena filetterà al C. albani diceva soltanto che r II
dell'ÌS tesso
tei
,d
i.i
lettera
.ma persona
:
i
cambiamento nel partito opposto, debbo credere al medesimo conteneva qualche ooaa di pio ».
lai
che
poi
- 389 alienazione di concorrere nella persona del C. Maini, ohe ad ogni
riguardo n'era degnissimo, e che di più godendo anche della stima dell'Imperatore era utilissimo alla Religione; che prenderò
tutto
il
matura considerazione, e riferirò a quei Porporati, che penetrati dal medesimo concorrono meco nel prelodato Cardinale; aggiungnendo (per guadagnare tempo) che scrutinj ci serviranno di ulin
i
teriore lume.
Ma la sera stessa convocò nella sua cella buona parte amici suoi,
degli
accettare la proposta opinione, il
:
seduta plenaria
nella
e
convennero nella necessità di anche l'Antonelli fu della stessa
quali
i
della
tenuta
fazione,
giorno dopo tutti furono concordi sulla massima
(2).
trattava però di chiarire la posizione degli avver-
Si
metter bene le cose a posto in precedenza per premunirsi d'ogni sorpresa. I convenuti conclusero che l'accettazione dovesse esser subordinata a due pregiudiziali 1.° la responsabilità di quanto era accaduto dovea esser assunta tutta dai bellisomiani. 2.° la scelta del nuovo candidato dovea ispirarsi a sentimenti di devozione e di gradimento di S. M. l'Im-
sari e
:
peratore.
E per guadagnar tempo fino all'arrivo della risposta memoriale del 5 febbraio, si proponeva di delegare ad una commissione arbitrale la designazione
viennese
al
dei possibili candidati.
Superata
prima
questa
difficoltà,
tornava
scena
in
questione della persona.
la
Questo è il momento tzan
il
12 febbraio
disgusterà
il
il
più critico per
— atteso
il
me
— confessava l'Her-
gran numero
partito ; ed allora è possibile, che
degli esclusi si
;
lo
che
vada in un'altro
ugualmente non gradito dalla Nostra Corte. Io ho sostenuto il partito
per tanti giorni
;
ma poi, come ho avuto più volte l'onore di
scrivere all'Eccellenza Vostra, è diffìcile di riunire trentacinque in
un sentimento. Il mio studio presente è che venga dal partito contrario proposto il Card. Valenti, perchè, se lo proponghiamo noi, sarà (2)
H. a Th., 12 febbraio 1800.
— 393 — che quello del C. Mattel E
iso
Don avrà piacere
dei
pensava ad una resurreche rilertznn amabilfautori del Mattei sarebbero
il
nome delTAntoneÙi. Ma con
bellisomìani
I);i
parti-
dei
zione
della
candidatura
mente (lodino
alcuni
:
si
(ienlil.
stati
propensi
quali
speranze? Bisognava ben
sero liberta
non
nonostante
(piali
Della
card.
al
chiedendo
schermaglia
la
non si affac-
<li
competizione
buon gioco per gli avversari
Somaglia, degli
della
arbitri,
per parte loro l'Albani ed
(1).
formula sottoposti! s'affrettarono ad accettarla,
l'asprezza
nomi
i
curari' che
violenza e coartazione della
di
ripetesse
si
allora durata con
tino i
assurde accuse
le
e
porre
a
dei nostri ipialeheduno
p<»i
averlo papa.
ili
il
com'essi
proponevano
Braschi effettivi ed
il
Della
Somaglia supplente. Della l'azione austriaca, dopo nuovo temporeggiamento, furono designati Antonelli e Flangini
Non
per questo
che
preoccupazioni
Ir
proporre dei nomi, che poi sarebbero stati sotto-
di
posti al privato suffragio dei cardinali
:
ma
colo chi' da questi maneggi saltasse Inori
uno
di
dimi-
dell'I lertzan
È vero che gli arbitri non avevano altra facoltà
nuirono.
non
dei
nerale per
il
peri-
designazione
poiché fatta l'eliminazione
sette od Otto
fra
ad
eligibili
e,
loro relazioni con corti
le
da scegliere
:
vi era
di
da esclusiva particolare e da esclusiva ge.stava poco
colpiti
quelli
finttliti
la
comune
opinione
.
i
(piali
tra
sono alcuni non
l'imbarazzo
ci
onsidera che l'esclusiva m>n poteva esser che contro un solo nome. Era necessario
pronunciata
manovrare
modo
in
di
giungere all'esclusiva dei colpiti
rarefazione dei voti, senza ricorrere alla dichiarazione di quella, che conveniva tener Iella
formale in
come mezzo estremo.
riserva Il
compito
dell'I lertzan
a
TI».,
l.-.
febbraio
i
(2)
li.
..
Ih..
I.-.
febbraio
i
8)
ii
.,
:
I
'
i
.
i
.
^
issimi»
fra
le
Quanto lo quatto punto diresti
— 394 candidature
quelle
possibili,
dell'Honorati
e
Gerdil
del
dell'Albani,
del
Cale-agnini,
erano poco temibili,
ve
ne
erano altre che facevano impensierire, fra l'altro quella proprio di un suo amicissimo e fedele collaboratore :
dell' Antonelli,
quella
ora era costretto a rimeri-
suo attivo lavoro, colla minaccia pronunciare contro di lui l'esclusiva.
tare di
ch'egli
Ora lavoro per «lontanare segretamente braio
perfino
del
così
— voti dal i
— scriveva
19
il
feb-
C. Antonelli, che stimo per la sua dottrina e pietà,
ma che ha l'esclusiva, e non crederei proprio in
questi tempi per
essere eletto Papa.
Questo maneggio è riflesso
difficilissimo
di essersi impiegato
dell'Imperatore rapporto
in
B6,
le
il
mire
— Tuttavia non dispero di
C. Mattei.
il
ed anche delicato per
con tanto zelo per secondare
riuscirvi. Il più duro è, ch'essendo egli uno degli esploratori, conviene
suo sentimento
in
l'accia spiegargli
gli
darò anche l'esclusiva.
rispetti gravi
il
ma se la necessità lo porta,
;
L'amicizia personale, e tutti
che sieno, debbono cessare quando
vigio della Religione e
dell' Imperatore,
dozio e dell'Impero essendo
la
si
gli
altri
tratta del ser-
concordia
del
Sacer-
sommamente necessaria.
Insomma non restavano che due nomi, il Valenti in prima linea, se il Mattei non potesse in un qualsiasi momento
Chiaramonti, con maggiori proper quanto accolto con pochissima simpatia dall'Hertzan, poiché caduto Bellisomi, il Chiaramonti era il Papa in pectore di questa fababilità
risuscitare,
ed
il
per quest'ultimo,
zione.
Nella
riunione
spinoso per
dei
me l'affare
quattro
dell'elezione,
la
situazione
fu
chiarita
Vostra Eccellenza giudicherà
facilmente, compiacendosi riflettere, che giugnendosi a quelli, per
ho la formale esclusiva, gli altri compresi nella generale per il numero è tale, che appena restano sei o sette, tra quali sono alcuni non eligibili ad opinione comune. E perchè data l'esclusiva ad uno non posso più darne ad altri, mi conviene dunque maneggiare a slontanare i voti. Lo che riesce tanto più difficile, che il tempo, in cui io possa essere informato delle mire dei Signori Cardinali, è circoscritto in un molto angusto termine ».
cui io
Nazionalità, e relazione con qualche Corte,
- 395 subit')
che
s'intendeva
:
nomi
dei
per cui
le
i
definitiva esclusi,
in
stati
sarebbero misero avanti
proposti parti
Albani nomi di quelli che doveano essere eliminati Calcagnine Honorati, Borgia da parte dei 17: Antonell Giovannetti, Archetti da parte dei 14. E come quarto :
i
perq aesta fazione,
gli
avversari proponevano
il
Valenti
usto no », scattò l'Antonelli, fra la sorpresa g rale e perchè? «perchè tra quelli (i 17), replicò l'ira scibile cardinale, non si trovava il card. Chiaramonti i :
questo cardinale
irsi
fautori
su
perciò
lo
tonelli
H. a
(1)
questo
confessò
«
i
.
concentravano
noni-'
mantenevano in riserva. E e tampoco il Valenti » (1).
:
l'onore
che non do\ suoi tacendo intendere che
candidamente
Braschi
Il
febbraio 1800:
21
111..
Il
Decano
rd.
sforzi,
e
rimbalzo l'An-
di
I
parlare aU' Eccellenza Vostra
<lì
loro
i
.
«lì
che
h<»
Dell'ultimali]
dai Sign. Card.i Antonelli,
avuto auto
Braschi
<
i
quale non ha avuto per oggetto ohe di esporre a questi animali quanto ohe ri era praticato negli altri Conclavi
Flautini
il
;
ì
discrepanza
utile Il
sentimenti.
<li
giorno susseguente se ne tenne altro, a cui non intervenne
Decano, ma bensì il da Lui -sostituito Card.e Somagha. l'u che -i dovessero proporre tre quattro candidati tanto dalla parti- del partito del C. Bellisomi. che ora viene chiamato il -.) ,i,' Diecisette, che da quello del C. Mattea ora «letto de* Qua1 il
«'ani.
10 ivi.
•
•
dinotar.- con ciò
r
lue Cardinali, o
«li
,
>be e«l
in 11
detto
Decano
C.
il
ii
C.
il
Antonelli,
nostro ui
alcagnini, in
3°
il
C.
Honorati,
uno de' deputati del partito de' Quattordici, offri
quali
soggetti
partito.
ero
desiderasse!
Dopo un
Card. (Antonelli) «li
1<»
Boi
C.
d'indicare da!
in l.mo lu<>^<> (che già bramava, ma ch'esso non ^li
Albani
che
iglia,
i
mai il suo voto) in
t'
q
si
proponeva
~i
di
venne pero alla nomina di tali soggetti, dicendo ischi di avere bisogno «li sentire prima le frsuoi Colleghi. .Ieri al giorno poi dichiararono che da
Papa. Non
emi loro
che non v'era più questione
ma di qualunque che possa giudicarsi degno di essere
per
poco primo
;
complimenti dissero
i
oh'egli
rispose
archetti,
-
quetto no
C.
Valenti:
—
si
.«annetti.
che «liro più abbasso il m<>'
giudiziosamente
pro-
«li
\
quasi ultimo rispose
— e doman.lamlone eglino
il
p<
— 396 — questo duello riusciva
evidente
erano due nomi predestinati per la battaglia, che non si voleano logorare prima del tempo (1) naturalmente l'ima delle parti voleva compromettere l'altra esponendo il nome dell'avversario, ma tenendo in serbo il proprio e sopratutto gli ex bellisomiani con questa manovra si proponevano di gettar a mare la candidatura Valenti per spianare la via al Chiaramonti. L'Antonelli, con tutta energia, s'oppose e costrinse gli avversari ad includere nella loro lista anche questo nome, portando da quattro a cinque le designazioni quinto dei 14 era il Livizzani. Ma nella sua intemperanza l'Antonelli, tramontata inonoratamente la propria candidatura (2), commise il grave errore di proporre agli amici In
elle
questi
i
:
:
suoi
e
l'Hertzan
d'accettare,
di
affermarsi
nell'« esplo-
commissari (esclusi Albani ed Antonelli essendo compresi fra i designati) doveano privatamente fare presso i membri del conclave per giungere ad una razione », che
i
designazione conclusiva, sul
nome del Valenti (3).
I
rap-
perchè tra quelli non
C. Chiaramonti. 11 C. si trovava il inavvedutamente che non doveva esporsi questo Card. e ed avuto in risposta che tampoco il C. Valenti, allora consentirono essi che venisse anche il C. Chiaramonti nominato ed allora fu convenuto che si parlasse del Card. e Valenti e per il nostro quinto fu messo il card. Livizzani ». (1) Perciò giustamente l'Hertzan scriveva: «Vorrei che il Card. Valenti non fosse proposto tra primi e che lo fosse dall'altro parIo non fo travvedere la mia premura per esso ». tito
replicò
:
Braschi
disse
;
i
(2)
H. a Th., 21 febbraio
:
« Il
motivo, per cui il C. Antonelli ac-
nota gli era la voce sparsa che i suoi sforzi per il C. Alattei non erano diretti che per la propria sua elezione, stancati che fossero i due partiti. Quindi per smentire tale voce volle essere proposto, giacché i primi vengono communemente esclusi, ed il numero dei non favorevoli a lui per li motivi altre volte da me indicati fa credere che non per questo sia stato suggerito dal partito contrario. E per quest'istesso riflesso egli non voleva ammettere che venisse proposto il C. Valenti se non che contemporaneamente lo fosse ancora U C. Chiaramonti, ch'è il Papa loro ». (3) II. a Th., 21 febbraio: « Il C. Antonelli mi ha poi proposto di cettò, senza esitare, di essere proposto, era, perchè
- 397 — presentanti
dei
17.
dopo
l'inclusione
del
Chiaramonti,
prudentemente si riservarono di interpellare loro amici, prima ili correre il rischio di sacrificare il nome prediletto in una inutile gara. Invece dalla parte opposta In pnsa subito posizione pel Valenti, calcolando più
i
che
numero dei
il
altro,
voti a SUO favore sarebbe stato raffor-
suffragio
del
/dada, dell'Albani
che aveano,
piii
o
zato dal
e
di
meno sinceramente
qualche
dichiarato
sodarsi.
tutto pero erano 17 voti contro 17, collo svantaggio
In di
aver
su
un
impegnato
una battaglia prima prova >« »!«> un intento eliminatorio, ed un nuovo scacco avea avrebbe scompigliato la compattezza della fazione, che val'Hertzan con suo profondo rincrescimento vedeva intempestivamente sfavorevole
terreno
:
poiché questa
cillai
seno
In
conclave
al
due
cose
>i
erano
maturate
:
di venir sollecitamente ad una conclusione che l'Hertzan giudicava sfavorevole), ed un rincru-
volontà
la
(ciò
dimento dell'avversione alle mene austriache, al punto di vagheggiare una protesta più o meno aperta contro le usurpazioni austriache, appena avvenuta relezione, lido le idee espresse lìn dall'inizio in un lungo memoriale nella
del
card.
forma,
ma
Borgia, ostile
deferentissimo
nella
sostanza
per
l'Austria
(1).
•adare tutti concordemente nel C. Valenti; e siccome il C. Xelada dal primo L'inni. sempre gli ha «lato il ano voto, ed il *'. Decano aveva «letto ad alcuni Cardinali ehY^li andrebbe nel sudetto C. Valenti, o 17 contro 17 voti e così potrebbe darsi che, gliendosi quell'altro partito, venisse eletto il predetto C. Valenti, .
nominato in secondo luogo nelle mie istruzioni, quando quello in primo luogo non potesse riuscire. Certo è ehe il partito, di eoi possibile, perch'è divoto della Corte, ed è persuaso tutto ehe un Cardinale, ohe può essere di gradimento di Bua sfatata) fa il
tempi,
tutti
è se lo
«piesti calamitosi sarebbe il piti utile, afa però esserne sicuri; ed una difficoltà, che prevvedo. Valenti lo vorrà accettare; repugnanza. ehe tanto più
ma
lontani
o il
C.
in
di
rende degno del (l)
li.
a
Ih..
Pontificato».
26 febbraio.
- 398 — Orbene si trattava per accrescere
i
Chiaramonti
colo
di
voti del :
le
manovrare con molta prudenza Valenti, ed allontanare
altre
candidature,
peri-
il
quella
dell'Al-
bani, che nutriva in cuor suo tante speranze (1), quella
Calcagnila, quella del Dugnani (del Bellisomi e del Mal tei, nonostante gli amari rimpianti dell'Hertzan non era più il caso di parlare) non facevano paura. L'Hertzan prese il coraggio a due mani e sferrò la sua offensiva sul del
Roverella per condurre lenti
(2)
:
la
attraverso questo
campagna si
a favore
Braschi e sarebbe stata cosa fatta.
il
del
Va-
lusingava di guadagnare
Ma il Roverella
non era un Antonelli, né per energia, uè per abilità, uè per autorità. E perciò prudenza consigliava non prender posizione risoluta contro Chiaramonti per ogni eventualità se non fosse stato possibile impedirne l'elezione, :
conveniva che apparisse eletto col favore dell'Austria, per aver poi un'arma allo scopo di staccarlo dal partito suo e circondarlo di uomini fidati l'Hertzan vedeva con :
simpatia, in caso, un segretariato di stato Flangini
(3).
primo non era rimediabile inasprendo il nome del Valenti era stato troppo esposto, contro di lui tutte le opposizioni, che nessuna miglior forza di persuasione valeva a piegare. L'Hertzan fece sforzi sovrumani in una situazione difficilissima, quale si prospettava alla fine di febbraio, anche per colpa dei l'Antonelli, nella sua astuzia, di una suoi collaboratori fenomenale ingenuità, che diminuiva ogni sua autorità
Purtroppo però
l'errore
:
:
;
Roverella, screditato fra
il
gli
stessi
suoi amici. Perciò
l'Hertzan credette bene intervenire personalmente, perchè esplorazione », incautamente precipitata sul
l'«
Valenti,
non riuscisse un nuovo disastro
moltiplicati
(1) (2) (3)
quella
ma
contingenza riuscirono
nome del i
colloqui
di
scarso
Caprara vivamente sollecitato non disse di no, concluse solo « che bisognava lasciare un poco di
effetto.
ma
in
:
Il
H. a Th... 21 febbraio. H. a Th., 26 febbraio. H. a Th., 26 febbraio.
tempo
trattare questo affare con avvedutezza
8
ma
parole;
L'Albani,
dopo
lunghi
lodi di Valenti e
concludenti
discorsi,
limitandosi
assicuratrice, le
che
tutt'altro
.
affidanti
(1).
non dava
risposta
piu
dichiarare, dopo aver
a
dobbiamo fare L'esperimento su l'uno e l'altro
tzan, che
nulla
che bisognerà avere ancora pazienza ». dolorosa, chiosava l'Hertzan il ;° di marzo,
deciderebbe Verità
e
Che intendo anche Il
[atte
MaiU'i con soverchia Lusinga dell'Her-
(Valenti e Calcagnini), ma ch'egli credeva che per ora si
Belle
ed
io
»
(2).
il grande combinazioni, era nettamente calcolo poteva farsi dei voti del
Braschi, infatti, che, nipote del defunto, era diverse
delle
intrigante
Che
all'opposizione.
Busca, del Capraia, del Doria, del simile,
abile
a\ rebbe lai
nel
promettere
il
Zelada e d'altra gente
contrario
di
quello
che
I
La verità è che l'Hertzan non s'accorgeva d'esser caduto (piali, mentre faticosamente si svolgeva la procedura dell'esplorazione, colla più grande pericoloso tranello. abilita preparavano lvxsi infatti si guardarono bene dal levar subito sugli scudi Chiaramonti gettarono allo sbaraglio il nome del Calcagnini, che sapevano preventivamente esclusi) dalla fazione dei 11. Ma era ottimo diversivo per contronelle reti dei suoi avversari,
i
1
i
il
:
battere
il
gettarono
Valenti
d'improvviso
L'Antonelli
lil.
far
e
col
sua candidatura. Poi. tappeto la candidatura del
fallire
sul
Caraffa
la
abboccarono all'amo,
si
portarono all'Hertzan che protestò vivacemente e li rimproverò dalla loro dabbenaggine, ma egli stesso però non capi il valore della manovra: metterlo nell'imbarazzo per screditarlo del tutto presso il conclave, facendo la voce ch'egli a\e\a pronuncia a l'esclusiva Se formalmente questo non era, di fatto eoli, opponendosi recisamente, la pronunciava. E questo serviva ma-
circolare
I
li)
II.
:i
TI...
(2)
II.
:i
III..
(li)
II.
a
III..
28 [ebbi I
mano.
— 400 — gnificamente
agli
avversari
per
scuotere
ed
gl'incerti
alienare le simpatie dei più tiepidi, lasciando che l'Ilei-
tzan ed
i
suoi gregari, rafforzati dagli elementi più scre-
ditati, si illudessero delle mezze parole, che nulla dicevano,
pronunciate non senza intenzione dai più furbi. Ed il più furbo di tutti era l'Albani, creatura dell'astutissimo Braschi, il quale sapeva benissimo che all'ultimo momento
sarebbe stato l'arbitro e per questo non si sbilanciò, per far valere il peso della sua autorità a tempo e luogo opportuno. La conclusione fu che nell'« esplorazione » rimessa in ;
line
all'arbitrio
del
Decano risultarono 20
lenti e 14 pel Calcagnini,
il
voti pel
Va-
che voleva dire che né l'uno
né l'altro avrebbe avuto probabilità, per quanto l'Hertzan s'ostinasse nell'illudersi in una prossima conversione dell'Albani (1). Questo trionfo avrebbe dovuto aprirgli gli occhi,
come avrebbe dovuto
dell'ironia,
con
la
quale
gli
l'amarezza
tutta
sentire
avversari
s'affrettarono
a
dargliene conto, aggiungendo che Valenti non era ancora
avrebbe dovuto anche meglio istruirlo la sdegnosa ripulsa opposta dall'Albani alla proposizione avanzata con tanta leggerezza dal Roverella « che ora sarebbe escluso ; e
il
tempo di trattare per il card. Valenti » (2). Invece egli fu di una straordinaria miopia e credette,
confidandolo con aria di gran mistero solo a pochi fidati, « tutto questo maneggio non era che per tornare di nuovo nel card. Bellisomi » (3). Che gli avversari pensassero di trionfare su un nome non austriaco, era vero
che di
:
nessuno però si sognava di riproporre il Bellisomi, ch'era un candidato ormai troppo logoro e troppo svalutato.
(1) (2)
H. a Th., 8 marzo. H. a Th., 11 marzo. H. a Th., 11 marzo
Mi sono avveduto, e lo dissi bene ad non posso fidarmi a tutti), che tutto questo maneggio non era che per tornare di nuovo nel C. Belquest'ultimo lisomi, o in uno deiristesso partito, che ha l'esclusiva (3)
alcuni del mio partito
:
«
(giacché
;
però (come l'Eccellenza Vostra intenderà pure ai più affidati.
da
sé)
non spiegai nep-
— 401 — suo prediletto, cui forse Bperava poter condotto a questo nuovo errore, interpretando assai male le simulate officiosità, di cui
Le nostalgie
pél
l'aveano
ritorno,
far
era fatto segno negli ultimi giorni (siamo quasi alla di
nula
mar/o) dagli avversari. dagli ufficj
>!«>
proteste di
<li
spiacesse alla Nostra Corte, e ito»
male
il
di
di
me, deplorando
il
Liepormi ad essere in favore del
facendomi ora risaltare
dicendomi, che
ora
egli
io
Bellisomi col
mio
partito,
dell'Imperatore,
(ma
sua pietà,
che
la
nominare
Ministri,
i
lo
facendo
d'ora sentire l'aborrimento per quei, che sarebbero a
tin
non
lo
il
C. Flangini, che stimerei il più pro-
meno il C. Vincenti, se non avesse de* grossi
sarebbe
m Spagna.
benefici
La
('.
suddito
jtotro
proposito, ed in particolare per prio e
elogj di me (dicendo momento del mio arrivo)
avrebbe dovuto giugnersi a me) e
tale
litro
esser
non volere uno ohe di-
affettati
onde la speranza di poter impaurire con affettazioni di disinteelezione avvenuta, da parte del governo austriaco, da nessuno prese sul serio, era effetto di un erverità
era
tutt'altra
;
impressionare ed I
roneo giudizio della situazione (1). Il buon cardinale era disorientato, ed andava disperatamente aggrappandosi a questo od a quel partito per trovar una via d'uscita dal ginepraio in cui s'era cacciato
senza alcun beneficio.
Anche l'elezione del Valenti ormai
poteva
per
considerarsi,
nella
cui,
di
difficoltà
ava che
far
e
Valenti
di
tattica,
che dall'eletto non
si
pn-'
errore
per
fallita,
poter contali' su altro nome, non si
venga a
dille
pio essenziale dell'elezione del card.
(2).
Al postutto, egli ragionava, non doveu esser questi di
persone, «pianto invece di indirizzo e H. a
(1)
111..
11
marzo:
«
di
metodo.
Questo discorso ha prodotto quel buon
tendeva, voglio dire di confessare la necessità della protezione .1. il Imperatore, ed il timore di mancare colla mia paril mezzo d'implorarla ed ottenerla, ravvisando come una ti
i
indifferenza della Corte (2)
li. Il
a
111..
K\$or,,.
il-./
11
in
qualunque persona cada
l'elezione».
marzo.
.IV
t*
— 402 — Quando il ini uro Papa tosse un degno Capo della Chiesa, con
intelligenza,
conformemente
e
intenzioni
alle
<-<i
agisse
dell'Imperatore,
e viste dell'Eccellenza Vostra piene di zelo pel servigio dell'Ottimo
Sovrano, poco importarebbe come si chiamasse.
motivo
solo
essere
il
('.
preferirei
Ed
Valenti ad ogni altro,
('.
il
io
per questo
non potendolo
Mal tei a lui superiore in tutto, perchè oltre che sempre
dimostrò attaccatissimo alla Casa d'Austria e riconoscili io
si
uomo: sommamente pio
per
dovrebbe aspettare di Lui una condotta, quale sarebbe da desiderarsi per il bene comune.
Ragionando aver perduto in
implicitamente
però
così la
ammetteva
di
uè aver speranza di rimediare,
partita,
modo
qualche
si
nuovo scacco, per colpa, s'intende,
il
Decano, che dopo tante promesse (almeno da lui supposte) avea finito per schierarglisi contro anche pel del
nome del Valenti. « Debbo io andare Chiaramonti ? o
in
nel
card.
chi ? »,
Bellisomi ?
o
nel
chiedeva sconfortato
card.
l'Her-
al Thugut nel suo dispaccio dell'I 1 marzo. Il disorientamento suo era giunto a tal punto, che non solo non sapeva più avanzare una proposta, ma nemmeno pronunciare un giudizio sull'uno o sull'altro candidato. Ma non basta egli non capiva più quale atteggiamento avrebbe dovuto prendere di fronte al nuovo papa.
tzan
:
Eletto che sarà cessità
di
intenzioni ?
il
Papa debbo io parlare dell'indispensabile necoli' Imperatore
andare d'accordo
— ed evitare
così ogni protesta
a Sua Maestà, altrettanto inutile in sé, di
e
conforme
quanto
alle
sue
rincresdfevole
ma del sistema della Corte
' Roma? E debbo parlare della convenienza ed utilità della S. Sede, che
venga garantito dall'Imperatore il possesso di tutt'i suoi stati non ceduti alla Cisalpina Republica vinta e distrutta dalle gloriose armi dell'Augusto Nostro Sovrano ?
—
Sperar di vincere, non dico sul nome del Valenti, ma nemmeno sul nome di un candidato almeno conciliativo era quasi una follia. L'Hertzan in un'ora di grande sconforto prevedeva il fallimento di tutta la sua azione,
ed
il
trionfo
della
tesi
avversaria.
i
— 403 — uello che mi d
1111.
che
Legazioni
le
«
i
orno il C. Giuseppe Dona:
Ferrara, <• Bologna non importerebbe molto,
i
Romagna
dm
mantenimento dello inajo del medesimo; e -u ques anche una massima difficoltà, tutto persuaso ohe tono, oome Le ho scritto Ano oincipio, che chiunque sarebbe eletto Papa, a riserva di uno o tii due, non vorebbe mai venir»' ad una cessione per non rendere ohe quella
<li
era indispensabile
pel
i
il
nome 0dÌ080
proprio
e SU
;
che.
fatto
isolato.
ila
l'io
non
lo
sarebbe
VI
amaramente
egli
avea
ed
asottigliata,
menti
rimasto completamente
era
cardinali del partito di cui sono
1
combattivi
più
scrupolo,
com'egli
propenso
era
l'Hertzan
chi'
è
constatava assai
cosiune latta trovava,
venendo dalla propria volontà.
questa, Il
la >i
>e
lenaabile per la necessità, in cui
»•
falange
lasciato
por
strada
era ele-
influenti.
Antonolli
di
trattenere
più
partito,
avea
tal
non
accedere
ad
si i^li
più
diceva,
Chiaramonti, ed a Antonio Dona-; il contrario
sua
passare all'altro
di
vacillano
io,
la
(1):
fine
Dugnam,
nel
nome
del
lungo ragionato con
a
legatissimo
ad
Beliisomi.
ed
al
per
l'elezion
Antonelli, aneli
punto di far il salto sull'altra riva, da cui lo tratteperò neva solo l'impegno morale assunto coll'l lertzan teneva il piede in due staffe il Loren/ana prigioniero del Despuig, che intrigava non si sa rhe col Uniscili sperduto mi questo mare di il il Roverella Flangini, Che tare delle altre (piantila trascuraContraddizioni sul
:
:
:
.
Zelada,
(piali
bili,
Mattei,
Archetti,
N'incenti.
Livi/./ani.
indilli ?
La situazione era euro
venisse
;|
tutto
mancare
il
ed
debilitante,
futuro Papa
io
assi-
rileit/an.
che
titillerei
mai
non
più
conclave
al
ino.
e poi, quello «ire lei
Niwiiiin.
11.
>i
rovina
Ih.. :..
1
1
11
.saluto,
~i
può neppure galle
mano, ali. mar/...
ali.
si
carici
d
non -i può fare il
aeri
ledele ed attaccai issi mo suddito de-
molto fondamento a
la
più doloroso di tutto,
eoaM un vecchio
pin «in (1)
notte.
e
il
i
le
in
Eccellenza, aggiungeva
Vostra
;
rhe
-i
dimostrano
•
— 404 — La sconfitta era' ormai certa: all'Hertzan non postava che registrare le ultime fasi della débàcle, cui assisteva senza alcuna" intenzione combattiva. E che avrebbe potuto fare, dopo l'accordo interve-
nuto fra l'Antonelli e l'Albani ? Questi, declinata l'opera mediazione, rimetteva l'iniziativa al primo con l'in-
di
tesa che
non si parlasse più dei candidati fino allora scru-
tinati. Nel colloquio a tre fra l'Antonelli, il Dugnani e l'Hertzan svoltosi l'il di sera era emerso, attraverso le parole equivoche e gli atteggiamenti imbarazzanti, che i seguaci del partito matteiano ormai si erano accordati sul nome del Chiaramonti, ad insaputa del loro capo. Questi tentò ancora un'ultima diversione proponendo di chiedere il parere di Vienna, ma l'Antonelli, risoluto, tagliò corto osservando « che volendo scrivere sovra ogn'uno che si proponesse, l'elezione tirarebbe sempre più a lungo » (1). Ed il conclave era stato preso da impazienza e nervosismo, ed era oltremodo stanco.
H. a Th., 12 marzo, riservata « Jeri sera venne da me al tardi Cardinale Antonelli dicendomi che veniva dal C. Albani, il quale non voleva sapere altro della mediazione, rimettendo tutto a Lui ; (1)
:
il
ch'esso C. Albani era decisamente
contro
il
C. Valenti ; (egli
mi
aveva detto che lo trovava del Sagro Collegio il più degno) che non essendo dunque più questione dei Cardinali Valenti, Calcagnini, Gerdil, Mattei, Bellisomi, egli aveva detto al Cardinale Decano, che andrebbe negli altri sei, su quali cadeva la prima esplorazione, principiando dal C. Albani, che aveva avuto i più voti fra questi, lo ch'esso ha gradito. Sopravvenne allora il Cardinale Dugnani, il quale da alcuni giorni veniva meno da me sembrava un poco imbarazzato esso inter• ruppe il discorso del C. Antonelli, e propose di andare nel Cardinale ;
;
;
Chiaramonti, giacché quasi tutti del partito del C. Mattei vi erano disposti. « Il
C. Antonelli
mostrò una specie
di
dubiezza su questo
;
ma
esso, che, come si vede chiaramente, già ne aveva parlato cogli altri,
positivamente, e propose che si andasse subito in esso, aggiugnando che io non aveva dimostrato una alienazione per la persona di esso Cardinale Chiaramonti. « Per schiarirmi vieppiù della sua maniera di pensare, e di quella del C. Antonelli dissi che io spedirei immediatamente a Vienna. lo assicurò
— 405 — senza
Perciò
complimenti
tanti
Dugnani
il
propose
facesse subito, affine che venga fatta da noi e non che dal partito contrario ». si
•
Cagione ridicola » ribattè senza cerimonie l'Hertzan, che fingeva o s'illudeva di ignorare il dietroscena, dond'era
squagliamento del suo partito; ma non tanto ridicola, se riprendendo la cosa su un tuono serio senti il bisogno (li avere un colloquio decisivo col Chianato
lo
.
ramonti.
Cosa col
si
proponesse di ottenere
temibile
cura/ione
in
questo téte à téle
avversario, è facile ad immaginarsi,
che l'unico appoggio della
Sede sia
S.
rassi-
pro-
la
Ed il furbo cardinale, che con
tezione dell" Imperatore ».
tanta astuzia avea lavorato la sua candidatura, destreggiandosi fra
gli
uni e
altri,
gli
dopo
consuete scher-
le
maglie di falsa modestia, non era così malaccorto di perder l'occasione di guadagnai- la tiara per lo scrupolo
quattro belle parole, che lo tranall'impegnarsi in qualche di positivo, era un altro affare era troppo furbo per vincolare preventivamente la sua volontà. Devoto, devotissimo alla Sacra Maestà Imperiale, ma esser schiavo dir all'interrogante
di
Quanto
quillassero.
poi
i
:
una
di
sua 1
creatina, \iii<»inili
quale
volendo scrivere sovra ogn'uuo. sempre più s lungo; ed il facesse subito affine che vei >be
Dugnani insistette, ohe li noi e non «lai partito contrario.
C. «la
segretariato
al
rispose, ohe
proponesse, l'elezioni
li
Flangini,
il
Cagione
ridicola, •dine idi dissi
emonie. E riprendendo la cosa sa un tuono serio ili parlare prima col Chiaramonti. (
'.
jrado
in
mane «
«li
uscire,
1h>
iait<>
me. ben presente ohe
pregare
il
<li--i I.
medesimo
io aveva non tono renile questa
Che
:
Bicorne <li
.l.i
Ho
q
rdinale non sia
ti
dalla Corte.
Ma
ss, e tri questi per molti soggetti Papabili tono toarmin non pochi esclusi da Sua Maestà e nel numero di quelli, che timo uno de' migliori questo Caidinale. Vedendo dunque <h non potere tmpedire per il ooaeomo te foti .-. ho preso il partito di fargli la eonfldeasa «die molti mio partito atidcrtddtcro in Lui i
etti
1
:
del
— 406 Slato, era por lo meno prematuro avrebbe mantenuto stretto contatto col gabinetto di Vienna, ne avrebbe di
:
sollecitato
i
consigli
volmente l'attuale entourage tu per tu, nel segreto,
quanto
al
segretariato
proposta
la
si si
della
corte
sfavore-
pontificia
(a
poteva dire questo ed altro) vedrebbe poi, senza contrariar
cardinale
dv\
giudicare
disposto a
era
;
insieme Mattei e Flangini
:
lasciando
quello che era più conveniente
mettendo tempo di lai-
magari
austriaco, e
al
(1).
Più destro di cosi non poteva
essere
:
sfuggendo ad
ogni preciso impegno, egli riusciva ad assicurarsi l'una-
nimità dei sulì'ragi, ed uscire trionfante dall'urna il li di marzo, con scorno dell'Hertzan, che era stato battuto su tutta la linea.
A
ad annunziata al Chiaramonti nel colloquio del 12 marzo, anche a costo cose
autore
fatte
della
cercò
egli
nomina,
di spiacere agli
conforto
perch'egli
uelT atteggiarsi
l'avea
amici intimi, sui quali pigliava
il
tratto
avanti (2). Ma era inutile giustificazione (non meno
del
vantato colpo contro la supposta candidatura Borgia, spuntata all'ultimo momento) (3), perchè tutti sapevano H. a Th., 12 marzo, risero. H. a Th., 14 marzo: «La premura e fretta dimostrata dal C. Dugnani per venire all'elezione, di che ò parlato nell'ultima mia, esaminata bene la cosa, venne certamente da quella gloriola, che l'elezione si faccia dal partito nostro, e non dall'opposto, ed in parte dalla noja del Conclave, che influisce sempre nell'elezione. « Il trattenimento da me avuto col C. Mattoy, e dopo col Chiaramonti, ora Papa Pio Settimo, fece che tutto il Conclave sospettò che si trattasse dell'elezione, e non so come si scuoprì che io abbia annunziato al medesimo la sua elezione. Al C. Antonelli ed a molti (1) (2)
mio partito dispiacque infinitamente questo passo, perchè, conte Vostra Eccellenza può ben imaginarsi, interessava a' medesimi per molti rispetti di farlo, ma il servigio dell' Imperatore e>:_ che io prendessi questo partito, ed allora non tiene amicizia. « Un Cardinale, per cui con molta seg (3) H. a Th., 14 marzo tezza si fece un gran partito, ed io fui a tempo di scuoprirlo, era Borgia ed infatti i Cardinali, che non sono venuti nell'elezioni del Papa che con rincrescimento, e dopo ch'esso aveva soprabbondan temente i voti necessari, a*12 * cfte declamarono contro, erano del
:
;
— 407 — che il fard. Chiaramontj diventava Papa l'io VII contro la volontà dell'Hertzan e del governo da lui rappn tato.
conseguenze ? Dgannerebbe assai chi
Quali
le
rottura
<li
rapporti
od almeno
l'inizio
ed antitesi
(li
quella
la
il
di antagonismi La situazione della crisi
rivelatrici
politici.
politica
nuovo papa
del
s'aspettasse una immediata nuovo Pontefice e l'Austria,
ostilità
di
indirizzi
che aggravava e
fra
Santa Sede, in generale, particolare, erano estrema-
della in
mente delicate, perchè potessero su due piedi pimi
rom-
intempestive dimostrazioni inconcludenti.
con
M;i non inganni (come non ingannava gli attori degli avvenimenti) l'apparente armonia che, pel tramite dell'I Iertznn, vecchio diplomatico pontifìcio della poliil nel tica tedesca, si rinnovava tra Santa Sede e Vienna fondo dei pensieri «li queste sopravviveva latente un sentimento di reciproca avversione, che darà più tardi :
i
suoi
Intanto
frutti.
la
compiacente
e
calorosa intimità,
ntata tra IMO VII e l'Hertzan, mascherava e simulava cordiale antipatia che fra essi correva ed
la
punto
di
vista.
trattale
vecchio
il
collega
colla
affabilità
stessa
tempo, aprendogli con affettuosa amicizia stanze per parlare
sii.'
di
cose politiche
a lui. e per lui all'Ausilia, tutto
ancora aver caro
ntava
Ompiaceva
di
preponderanza, tuazione ). (
Ma
a
scutibili,
non
tzan
il
detto ». .t
e
far
pesare
il
e
le
d'uà
porte delle
per dimostrare
proprio attaccamento
:
suo consiglio, che quegli
come
frutto di indiscutibile l'arbitro
della
si-
benevolenza.
;iss;ii
di-
d'esser
1
tutte
queste proteste
di
rispondeva COn aria dispettosa, e l'IIeltrattamento che il governo il n'accoi
Niellila
se
Borgia,
i
Cardinali
ircoetanza lai»
H. a
il
nell'illusione
t]
111..
15-19 22
Maury, Caprera, Dona,
che il nuovo
•desimi >. (1)
rispettivo
il
cardinale Chiaramonti desiderava
già
Il
m
I'
<
Pignatelli.
408
-
neo-eletto era una amara Lezione ed una severa dimostrazione, che sconcertava anche l'IIertzan.
infliggeva al
Costui si trovava ora in una curiosa posizione tutt'altro che comoda dopo tutto il male che del Chiaramonti avea :
detto avanti l'elezione, dopo tanta diffidenza seminata intorno alla sua persona, dopo aver messo al bando il suo nome, ora dovea mutar il tono della musica, e di-
mostrare che papa Pio VII non era
card. Chiara-
il
monti. Del resto qualunque sieno le dottrine del Cardinale Borgia
—
seri-
—
veva il 22 marzo tornando sulla nota memoria di quest'ultimo e di qualcheduno altro, che pochissimo importa, il vero è che abbiamo un Papa, di cui ho buona opinione che ha dato saggj non equivoci della sua prudenza trattando coi Francesi che mi dà ogni ;
;
giorno più a vedere, che ha della fiducia nell'Imperatore e vuole fare tutto per guadagnarsi la di
Sua protezione e
e che spero
grazia,
diminuire e forse distruggere l'opinione ch'Egli ha di alcuni sog-
che non sono divoti che di parole a Sua Maestà.
getti,
Al tirar delle ficazioni
nei
somme egli doveva
riguardi
se stesso
ficare
e
del
neo-eletto
propria
la
trovar delle giusti-
anche
condotta,
per
giusti-
giustificazione
faticosamente andava ricercando nei « buoni effetti » dei famosi colloqui del 12 marzo. I quali, per sua ch'egli
confessione, erano (1) 11
primo,
:
che ho impedito, che si vada nel Cardinale Borgia che
aveva già nove Voti,
Ed il secondo, che il Papa crede di dovere riconoscere da me la lo che fa che mi onora della sua confidenza, che ho
sua elezione,
a cuore di aumentare vieppiù,
ma unicamente per servire
il
Nostro
Augusto Monarca.
Ma
barone di Thugut, che avea l'incubo del trattato di Tolentino, con quel che seguiva, non era disposto a condividere tutto questo ottimismo, vedendo il nuovo il
papa nicchiar (1)
nella
designazione delle alte cariche, tre-
H. a Th., 15 marzo.
— 409 — scare con l'Albani e dir belle paiolo all'Hertzan, ina far poi
il
contrario.
scriveva,
legli il
più
slati
possibile,
prigionia,
E
credeva e
incredulo
perciò,
pontifici,
però era stato eletto papa si
dimostro quale era,
i^li
indugi austriaci,
no andò difilato a
gabinetto
di
il
il
giorno
prese
il
a
in-
Roma,
una amichevole per questo card. Chiaramontij il quale
Venezia
in
Giorgio.
S.
di
suo
il
particolarmente
e
tenerlo a
nell'isola
(pianto l'Hertzan
di
opportuno relazionare
più
Non
in cui, a
dispetto di tutti
coraggio a duo inani,
i
Roma, con quanta' soddisfazione
del
Vienna, ognun può immaginare.
Ancora una volta miseramente
lo
illusioni
dell'I lort/.an
crollavano
'
Roberto Cessi.
APPENDICE. Wir Franz der Zweite von Gotte* Gnaden erwàMtei Bdmischer Kayser /u alien Zeiten Ifehrer dea Beichi Kftnig tormanien zu Ongara, Bòheim & Dalmatien, Croatien, Slavonien, Galizien, Lodomerien and Jerusalem, Brshe zìi
<
tosterreich.
Instnntiun uml Anweisung tur tlm Qochwirden in (i<'M Vater Serra Franz dea Beil. Bdmiachen Kirche Sardina! Erzane dea Heil. Rdmischen Beich Gralen \<»n liana-. <!<•> Kreuts, Kftnigl. (Jngarischen St. Stephans Ordem l'iiM'ii'ii wirklichen geheimen Bath und ernannten Bisehofen vini Stein ani Anger die bevorstehende Pabsten Wahl betreffend.
m
Venedig >i<li Da di.- Qmstànde, anter welchen dai lammeleade Conclave zur Wahl etnea aeucn Oberhauptea Kath. Kirche schreiten wird, sa «richtig and sa beUiebste Aufmerkaamkeit denklicfa sind, mn aicht Un uml aufzufordom, so erheisehea miche, dati wir der Auswahl deajenigen dabej ersebeinenden Hi. und die Atisfuning dinals, v/elchen Wir das (Ichrimniss dir wm und anvertrauen, Abaichten Wùnsche Dnaerer •
I
aftglichste
i:
icksicht
fahrung und Klugheit,
Bowohl ani ala auch inaond<
mi deatelben
- 410 — ónwandelbareD
Eifer
Efir
nehnion. Indolii Wir uni
die
Erfùllung
in diegea
Unaerer
Ilinsioht
Auftràge
l'user vollkmn-
den Herrn Kardinal Berzan, in gnàErwagung dea von Demaelben Una und Unaerem
nicncs Zutrauer in
digscher
Brzhauae vieìfàltig abgelegten reihnlichaten Beweise dei vorerwàhnten Eigenschaften and einea unverrùkten Anhanso gewàrtigeii Wir gliehkèit, von alien anderen setzen :
daaa in dieses so wesent lichen GelegenheiJ dea Verwendung and daa Benehmen des Herrn Kardinalec die&em Unserem Vertrauen um soge wisses enl spreelien werde. aneli,
ala
Unser diesfalligen W&nsche und Abaichten
andere, als auf eben diejenigen
ani'
koinè
Endzwekke gerichtel
sind.
zu deren Beherzigung und Befòrderung in diesel fur die Wieder Auinahnie des bedràngten Katholischen Beligion, und tur das Wahl des ganzen Christenheit, so entselieidenden die Stimme Crisis sammtlicbe Herren Kardinale durcb heiligsten Pflichten ihre eigenen Gewissens und durch ihres aufgeruffen werden. Die Thatsachen und Grùnde, woraufselbe heruben, leuchlen ein an jeden von selbsten ein, damit, unpart heiiselien <lesinnungen einerseits die obwaltenden Uebel und dringlichsten Gefahren anderaeita jene Besserungs Hoffnungen, die endlieh aus der Extremitàt und Erfahrung des debela sellisi wieder zu entstehen beginnen, erwàgen will. Es ergiebt sich daraus die tìnbestreitbare Folgerung dass wenn dem allgemein vorbereiteten Hang zum l'nglauben, und zu einer grànzenlosen Zweilels und Neùerungs Sucht Einhalt gethan diese Hang durch das in den Gemuthern der Brechtschaffenen wieder erwacbende Get'uhl und Beduriniss der Religione Verehrung allenàhlich besiegt und jene bereits ganz verirrten Yòlker in den Sehoss der Cristenthums und zur Anerkenntniss des Pabst. Ausehens zuruckgefùhrt werden sollen, solches von Seiten der Oberater Kircben Vorstehes so beschàft'ene Eigenschaften àchter Christliche Demuth, Duldung und Entl'ernung von alien Neben Rùcksicht und Partheyliehkeit vorauasetze, welche allein ihnen die allgemeine Liebe und Verehrung zuzuwenden und solcben Gebrechen deren vollkommene Heilung nur das Werk der Zeit und sanft einwirkender Mittel seyn kann, abzuhelfen vermògend sind. Eine zweyte, ebenso unglàubare Folgerung besteht darin. ;
1
— 411 lieilsame
Werk
Qiir
(Lumi
ala
roUkommenen
dauerhaften Bestand erziellit werden kann. reno genaueste Rintracht zwisoheo dea geistlichen and mil
un»! di.-
veli lichen Gewalten aufrichtigsl hergestellt, and die Wiederauflebung jenes unseligen Spaltangen and Collùionea swischen bey den, welche so vieles /.u ihrer beyderoeitigen Schwàohung and Erschritterung beygewirkl naben, ernitlichst vermeiden werden. Wenn je ein Zcitpunkt zur
Gr&ndung ••me -<• beschaffenen, ani die Ruhe and dM Wohl Volker elnzig abzielenden Kintraelit gùnstig war, te der gegenwàrtige, in welchen die Nothwendigkeil d.-i Religione Befòrderung alien forsten, and alien Oberateli Kirchmasa stehen die eben so grosse Nothwendigkeil sich dna Vertarauena and Schatzea de- weltliehen Regenten si icbern, nnd die Einigkeil unter denselben dorcfa keine der i^'
aa
Theilnehmongen
politischen
/u sehwaelien
so
in
frischen
Uneinigkeits.
V'eraniassangen
nnd eindringendeii Beyspielen
jchwebt.
Wir leben also in dei- trostlichen Boffnung, data der Laui' and der Auisschlag der gegenwàrtigen Conclave i»e>taiWelde. uie >elir die elTII K idi t);i le VOH del' WiclltiWahrheiten, und der sich darauf grùndenden iien durchdrungen sind, und dass polche ebenso beI
u
alien
fi
rut
werden, von
n
den Verha udì unteli in dein Conund der Partheylichkeit von ihren Wahlantràgen diejen
Binflus des Ehrgeitzes
/ai
lialten.
ala
auszuschlissen,
seli)-t
:i
1
dein
alinten.
deren
Geinùthsbeschaffenheit,
unentbehrlichen
lie
Be-
und liuasere Verhàltnisae mit jenen Kùnftgen Obersten Birten dei Katho-
Gruii
jchaften
niclit
ube-
demselben (i;t- nòthige Vertrauen der Kat holischea Regenten oichl binlanglich versehaffen wurd.-n. leheni anbetrachte die wichtigen Wei Iche die runschte Austrengung und Aofopferung allo [Inserì «leu I-Vind n alle Religions-Verehrung, and nr m s und dea Pabsl àn naben, und Wir ferner /u leisten entscblossen sind, niclit iweùteln laasen kdnnen, dass nichl die HLerren [Cardinale uni Unsere heilsainsten Wùnsehe und Absichten die tuli» und ernstlichste Rùcksichl tragen, aacfa golene etw; Wahl-Versuche nnd Uischlage, deren Gclingung som Nachnnnieii.
i
(mìci-
1
1
;
1
-
1 1
.
— 412 — tliril Unseres Erzhauses oder zu oft'enbarer Krcutzung Unseres-zu Consolidirung der Befreyung und Ruhe Italiens noch im Werke stehenden Unternehmungen und Massregeln ausf alien wiirden, unmittelbar abweisen und unterdrùckcn worden. Uni aber auch auf keinen Fall an jenes Sorgfalt et\\;is zu verabsàumen, zu welcher wir nach der Beyspielen Unserer Vorfahren, und nach denen Uns als Kaiser und Eegent Unserer Erbreiche zustehenden Bel'ugnissen und theuersten Pflichten verbunden sind, so gewàrtigen Wir, dass der Herr Kardinal Hrzan sich nicht nur ernstlichst angelegen seyn lassen werde, zur Erziehung einer Unserer mehr erwahnten Wùnschen und Zwecken zusagenden Wahl nach drùcklichst beyzuwirken, sondern auch Uns von alien wichtigen Fortschritten, Bewegungen und Wahl Aussichten wvàhrend dem Laufe des Conclave durch den Kanal Unseres die auswàrtigen Geschàfte besorgenden Conferenz Ministers und fiir Unsre sàmmtlichen Besitzungen in Italien aulgestellten General Commissarius Freyherrn von Thugut, in Zeiten und mit Erstattung Seiner aufrichtigsten Meinungs Ausserungen zu benachrichtigen. Gleich wie \\ ir Uns auch vorbehalten mùssen, dem Herrn Kardinal, falls wieder alles Vermuthen die Ereignisse des Conclave einen Unseren Hoffnungen und Erwartungen nicht entsprechenden Ausgang besorgen liessen, jene ferneren Anweisungen mittheilen zu lassen, die Wir Unserem des Ròm. Kath. Kirche gewidneten Schatze, dem allgemeinen Wohl Europens, und dem Glùke Unsern Reiche und Unterthanen schuldig zu seyn erachten werden. Die Xahe der Versammlungs Ortes làsst Uns hoffen, dass die Benachrichtigung des Herr Kardinals, und Unsre alien fàllige Auftràge immer noch widrigen Falls, und in Zeiten wùrden erfolgen kònnen wenn die Gefahr eures proecipitirten, Uns missfàlligen Ausgangs entstehen solite, der Herr Kardinal sich gegen ;
eine
so
beschaffene unzeitige
und
gefàrliche
Eilfertigkeit
mit alien Nachdrucke, ja nòthigen Falls durch Anwendung der tiblischen kràftigsten Mittels entgegensetzen werde. Wo ùbrigens Wir denn Herr Kardinal Herzan in zuverichtlichem Vertrauen auf Dessen bewàhrte Treue, Eifer und Geschicklichkeit mit Kaiserl. Kònigl. Gnaden, Freundschaft und allem Guten wohl beygethan verbleiben.
— 413 — mi Wicii mitri- Qnserem hiei ftufgedrflkten Beerai Ucichr dea 1T'.>9, Unsern[ngiege] den 26 Sovember in ini Aduni nini ErblàndischeD Jahre. der Etftmuchen .il/.
liarron
von Thugert
Ad Mandatimi Sfte. Caes. ac Regiae Àpott. Majrstatis proprimn. Egid. Fn'vhrrr von Collenbaeh.
LA MISSIONE MALAGUZZI A VIENNA nel 1865-66 per la cessione del Veneto
(Cont..:
V.
voi.
XV, fase. MI, pag.
125
XMII. Il
Malaguzzi a C. Nobili. Vienna 16 ottobre
1865.
Caro Nobili Giunsi a Vienna Sabbato notte in buona salute, e ieri mi posi subito in traccia del nostro Mediatore ieri
(1).
Non
potei
rinvenirlo che
sera a casa sua, e lo ho rivisto ora (ore 2 pom.) al suo ufficio.
Ho potuto avvedermi sino dal primo incontro che qualche nuova circostanza impreveduta rende, pel momento, più scabrosa la scita del nostro affare; e credo di aver indovinato
Sembrerebbe in fatti che accolte favorevolmente Capitalista di Berlino
zione
al
Inoltre
le
(3),
il
fabbricante francese
rie-
perchè.
il
(2)
non avesse
aperture fattegli dall'Agente Generale del e ne abbia indirettamente
dato informa-
Fabbricante (4) di qui; così vuoisi far credere.
una notizia da Londra spedita all'Agente (5) di qui ha an-
nunciato che il nostro negoziante (6), o chi per lui, abbia fatto
ri-
cerca su quel mercato di un prestito corrispondente al quinto della
somma prevista, e abbia trovato per ogni dove un secco rifiuto con grave danao del credito della nostra Casa. Queste due circostanze
pesano gravemente sulla riescita della trattativa affidatami, almeno (1)
Mercandin.
Napoleone III. Bismarck. (4) Francesco Giuseppe. (2) (3)
(5) Belcredi. (6)
Lamarmora.
— 415 me l'ha taciuto. Frattanto però col tuo
Mediatore non
per
avrò
ii
un paio
in
ili
giorni una privata intervista coU'Agente turato
trovare un'accoglienza
ili
ma.
Tutto ciò mi i
<l;'i
da pensare,
ma non mi
scoraggia, natene con-
nostro Negoziante, trasmettendogli In copia la presenti
ai
comj
lai
Vi salata di
miei
tplimenti
i
cuore u rostro amicissimo Mal aguzzi. \1\. C.
Nonni
Lamarmora. (*)
ai
19
M.
il
Eie
Ottobre
Ifl
avrebbe desiderato che mi portassi a Torino il giorno l'esposizione del
sorso per fargli
sino a questo giorno. Sapendo
il
come si erano passate le cose
tonto a Vienna e che da un mo-
mento all'altro poteva abbisognare ili qualche cosa, oppure spedirmi pensai bene 'li non abbandopare il mio posto e preferii mandare con tutta sicurezza una lettera al Signor Generale Cigala dispacci
[ualcbe spiegazione per
renze potrà avere dal TE.
V.
S.
-nulo giunto a
M. e cln
Fi-
maggiori schiarimenti.
XX. Dispai ci
ih
Nobili ai
C.
hai àauzzi.
Reggio Emilia
21
ottobre, ore
(ricevuto ore
P
11,25).
Conte Malaguzzi Victoria
Hotel
Vienna (Wleden). inte ignora i
ili
contratto
fabbricante
penso nò
francese, mal
nulla dall'Inghilterra. Nobili.
XXI.
Nomi
i
\i
m \i M'i zm.
ndro
appena ricevuta la vostra lettera ne diedi comunicazione al no icevo
pente
a |
la
seguenti
•
*'he ri-
— 416 — guardo all'affare col Fabbricante Francese nulla Egli ancora ne sa; ma riguardo ai bisogni della nostra Casa nulla vi ò di vero, perchè a meno di casi impreveduti è più che provveduta per tutto il 1866. Io
spero che queste notizie
vi
potranno giungere in tempo oppor-
tuno e che possiate al più presto darmi una qualche buona notizia, poiché l'ultima vostra lettera non era quale io me l'aspettava, tanto più che la
mia immaginazione ed
il
passato mi facevano sperare
invece un telegramma. Io
non dubito e nessuno della casa pensa che non abbiate a riu-
colla vostra abilità, talento e con tutto il resto non vi mancano argomenti e mezzi da far capire che la speculazione sarebbe
scire
molto buona. State sano e credetemi
il
vostro Affé.™» C. Noblii.
XXII.
Diario viennese dei. Malaguzzi (1).
22 ottobre.
— Alle tre sono al Ministero di Stato dove
mi riceve gentilmente, ma mi esterna il timore che
il
il
D. r Helm
Conte Bei-
credi sia stato chiamato ad una sessione straordinaria negli
uffici
dopo di che dovrà passare a Schònbrunn. Attendo infatti inutilmente fino alle 5, e quindi mi licenzio dall'Helm, dietro accordo che egli mi mandi un avviso all'albergo del giorno del Ministero di polizia,
e dell'ora in cui
il
B.
mi possa ricevere con quiete.
Nelle due lunghe ore di inutile aspettativa sono ritornato colla
mente a discutere con me stesso il contegno che fin d'ora ho osserdi osservare ancora. È chiaro che le buone intenzioni di Mercandin hanno incontrato uno scoglio, non forse invincibile, ma pericoloso, e che egli si scarica col mezzo di B. della
vato e che mi convenga
responsabilità che aveva quasi assunta. Se voglio farmi
forte
di
questo, metto in gioco l'amicizia con M., e indispongo gravemente B., il
quale messo in una posizione spiacevole sapià compromettere
me e renderà impossibile il mio (1)
intento. Resto
fermo dunque nel
Del diario Malaguzzi, ottobre-novembre 1865, esiste nell'Ar-
chivio Lamarmora un riassunto larghissimo, fatto a cura del Nobili,
con l'assistenza del Conte Alessandro. Mentre io naturalmente riproduco l'originale, verrò a lor luogo notando que' passi del riassunto, che presentino qualche aggiunta.
- 417 B.
>n
qu
facendo solo allusione al
il
quale portato naturalmente alle
oondliative aveva creduto
di
non respingere le mie proposte
giudicandole
di
pel-m-
—
\
applicazione. Che la posizione del M. non
trattare
di
.
[bile
revs
•
diretto
che avevano conferito in prop<
<iual.
posizione doveva conoscere
di
>>,
i
mimo dell'amico comune,
buon
le
a
lui,
col
he per ragioni
disposizioni che in tale riguardo
lito o no alla mia proposta. Heim di trovarmi al Ministero di ore 11. dove Belcredi mi riceverebbe con quiete, mi
dominassero in alto luogo e :'."
ottobre.
pulizia alle
— Avvertito dal
all'ora indicata, e, foi -inazioni ili
mio
l).
r
poco stante, vengo introdotto.
I-e
in-
Mercandin sai mio conto, e la conoscenza da lui avuta
di
tanno che egli prenda un tono adatto amichevole,
(rateilo,
che u mio ultimo soggiorno a Vienna avendomi condotto a pravi considerazioni sulla posizione del governo austriaco
parso che
,i
la
circostanza che aveva dato origine
la
ai
subbugli
egualmente che ai pericoli esterni per l'Austria, fosse stata
ai,
questione italiana; e questa fosse pure la causa delle difficoltà -to governo. 'in
divi stava
prima
Che convinto di ciò, e convinto che tolta
forme e condizioni favorevoli all'Austria, tutto il resto pront
di
-
rimedio, come è naturale, si era presentata per
mciliazione fra
il-
ì
due governi, e che legato io a
Vienna da antichi servigi di corte e da rimembranze di gioventù e da rapporti d'amici, dei quali parecchi anche comuni con lui, ma in egual
tempo Dativo italiano e amante quanto altri del mio paese, m'era anche appunto per ragioni di posizione sociale potesse so a
me a preferenza forse d'altri
almeno, ehe servisse le
>
il
tentare qualche
.'-liticare se questo avvenimento, tanto
due paesi, fosse poi impossibile, cornei pia vogliono
ai
Che avendone latto cenno all'amico comune canlm. questi aveva lodato le mie intenzioni ed io fin
<pn giudicare.
i
a mantenermi
forto
in
questo proposito. Ole perciò ero
mudare di là la m •tirarmi delle disposizioni
fazione, e
in-
ne al
d'animo tanto
Che desiderando io piena fiducia da primo ad attestargli la mia col dargli conto del-
Ministero italiano degl lui.
cominciavo
l*operato mi-»
in
••! |
Italia, e
come col messo di Nobili (dandogli letturu
mi rossi accertato dell'inclinazione -!• conciliasion?, e cosi pure avessi trovato e
Lamarm la
ji
Huor^.. ii.i., xv
ina
eveu-
personalmente
il
ticamente anche come Presidente de' Mi mano ad una conciliazione qualora questa dia rx
— 418 soddisfazione
ai voti della
plorava che
rapporti fra
i
nazione italiana. Che il Lamarmora de* due governi fossero tali da vietare qua-
i
lunque passo diretto; che perciò sarebbe impossibile rico a chicchessia di aprire trattative di tal genere;
il
dare inca-
ma che ove da
fonte attendibile potesse giungere al Re d'Italia e al suo governo la certezza che, sulle basi indicate, a Vienna si coltivassero le eguali si
sarebbe stesa la mano ad un ac-
rivalità,
giacché così consiglia l'interesse
disposizioni d'animo, volontieri
cordo che spegnesse ogni
due governi, non meno pel presente che per l'avvenire. E dietro ciò io indicava i vantaggi materiali riservati al governo austriaco dei
dietro tale convenzione, quindi
i
vantaggi politici interni, e da
ul-
timo gli esterni, mettendo anche in vista le eventualità alle quali apriva l'adito la conciliazione con l'Italia, eventualità che potrebbero largamente compensare l'Austria, e i suoi Principi delle per dite territoriali sofferte in Italia. Alludevo alle incertezze e ai sacrifìci,
che avrebbe imposti all'Austria
il
voler per forza tenersi
legata la Prussia, sua perpetua rivale, e facevo illusorio
il
notare come sia
pensare che il Conte di Bismarck, avuto riguardo anche
alle condizioni interne della
Germania invasa dal repubblicanismo
volesse più arrestarsi nella sua marcia, e che per conseguenza l'Austria
non poteva parare la minaccia che accostandosi all'Italia, unico
governo che di nemico le diverebbe fedele amico, e legato a lei dalla comunanza degli interessi, mentre tutte le altre potenze o le sono
nemiche quasi necessariamente o tiepide amiche e certamente non giovevoli al dì del pericolo.
La mia esposizione, appena interrotta a tratti da qualche breve interpellanza del Belcredi o da qualche dubbio, ha durato oltre tre quarti d'ora, continuata sempre in lingua tedesca (il che a Vienna
è una raccomandazione) e in questo lungo discorso mi sono guar-
dato dal fare uno speciale quadro de' mezzi sia mititari che politici, commerciali
o amministrativi e di accennare all'ordine interno,
allo spirito, alle
tendenze e ai partiti politici
dell'Italia,
ma sovra
ognuno di questi oggetti sempre partitamente e all'opportunità davo un breve cenno, come di cosa intesa e saputa, bastevolmente però da ispirarne la convinzione nel mio uditore. L'attenzione portami dal Belcredi mi fece stupire, perchè fu sempre tale quale si presta ad un racconto nuovo e strano, tanto era intensa e continuata. E il Belcredi, come fossimo stati davanti a un consesso, mi rispose in egual modo con un solo discorso continuato, che avrà durato oltre la metà nel mio. Il sunto delle cose dette da lui è
il
seguente:
- 419 — Che l'in.
è retto
sempre, non prendendo mai che a base il
solo diritto scritto, vogliamo dire
principio di legittimità; che sa-
il
rebbe la più grande sventura e la più grande macchia nella sua storia,
qualora se ne allontanasse; che l'Imperatore appoggiato alle tradizioni della sua casa non lo ha mai abbandonato e non lo abbandonerà mai che costrettovi dalla forza; che in ordine all'Italia egli è tanto più nella necessità di star fermo sulle tradizioni della sua casa, perchè de-
rogandovi riale o
pi .ri ci ebbe
diretta offesa a
membri della famiglia impe-
a stretti parenti che hanno sempre meritata
la
sua bene-
volenza, mentre profitterebbe ad nitri parenti, che per parte loro
non han volato certamente ricordarsi dei doveri della parentela,
ma hanno ricorso ad ogni mezzo senza scrupoleggiare nella scelta per recar danno a lui
e' ai
suoi; che non è Podio la guida delle sue
determinazioni, ina la convinzione politica e la rivendicazione dell'onore della sua famiglia. Che a ciò
qui a considerare
le
si
condizioni italiane
unisce la comune opinione
come
provvisorie, giacché
non è ammissibile la durata d'un governo che ha rimesso tutto il sin» potere nelle mani di un'assemblea eletta dal popolo. Che Vittorio
Kmanuele è per l'Imperatore un Re che ha abdicato o almeno che è in grado di garantire ciò che stipulasse. Che l'esempio del
non
l'Inghilterra
non
e applicabile all'Italia,
essendone tanto diversi gtì
ordini interni e le tradizioni; che poi le forze militari
italiani
anche presentano un grande specchio, non hanno ancora potuto ispirare fiducia alla prova; che l'Italia sta, perchè sta Napoleone, e che morte «li questo segnava pure l'ulil giorno della cadnta o della timo giorno della Monarchia Itallac
A questo lungo discorso, esposto con fioritura e da me ascoltato con una rassegnazione non priva di merito, ho fatta la seguente risposta: « Ma Kccellenza, tutto ciò mi era noto, né mi attendevo altri >ne politica al di fuori di questa nella Casa imperiale: la mia questione e un'altra, discussa,
si
Sig.
Conte;
la
mia questione, quella che vorrei
è appunto se quella politica austriaca già nota possa
uno essere mantenuta nell'imminenza di parinolo in cui sta l'impero Vorrei sapere se sono convinti a Vienna «li poter sostenne la loro
politica da BOli, Mnza aver .l'uopo di
disarmare almeno il più
incomodo dei molti nemici dell'Austria e formarsene sa amico; giacché >saa
leone, i
profittare
il
supporre eoe
l'Italia
oadri
quando questa caduta fosse preceduta da quella dell'Ali-
».
Mi • riuscito
che
in
ili
luogo
esporre questa non piacevole osservazione in un di
offendere ha mosso
l'ilarità «lei liek-redi: e
da
— 420 — questo momento ha cominciato un dialogo tranquillo, meno preten. zioso e più significante. Eccone
il
sunto:
La politica da me consigliata è pel Belcredi una politica d'opportunità in aperta contradizione colle tradizioni austriache. 1 ministri
anche credendola utile alle finanze e forse anche in un dato caso alla
Machtstellung successiva dell'impero non la potrebbero consi-
gliare,
perchè sarebbe un atto
di
umiliazione che per essere accet-
tato dall'Imperatore e dai restanti popoli dell'Impero dovrebbe essere giustificato o
da rotte di guerra o da tale imminenza
di
pericoli
vegga e li senta. La politica austriaca è la più onorevole in Europa, perchè è la difesa del diritto, mentre è conculche ognuno
li
cato da tutti
gli altri;
ma è vero che è oggi pericolosa; fin qui però
ha fiducia di scongiurare queste minaccie; il pericolo maggiore sta nell'ottenere accordo fra le parti dell'impero. Se questo non si
riuscisse, allora poi
Ma perchè non assicurarsi in precedenza, dacché ne è offerta l'occasione? Allorché un disaccordo
si
verificasse
ne avranno più
il
tempo? Ognuno in politica è attento a profittare delle buone occasioni: l'Austria non profitta delle sue, ma non vorranno già credere che facciano altrettanto poi Prussia e Italia a non profittar delle loro,
come sarebbe il soqquadro dell'Impero che nascerebbe nel caso che abbiamo previsto.
—
«
Una giustificazione davanti all'Europa
stria; e le. sue proposte, diceva
e
ai
popoli dell'Au-
Belcredi, sarebbero
vere, senza garantirle però che l'imperatore le
fors'anche le
accettasse. Noi te-
niamo alla Prussia, perchè è quella che fu più unita con noi e che professa la stessa politica.
—
«
Le pare, soggiungevo
io,
che
il
sig. di
Bismarck abbia
gli
stessi scrupoli?
— « Veramente tutt'altro, ma teniamo con la Corte, col Re: Bismarck è un passeggero.
— « Badi, conte Belcredi, che quel passeggero minaccia di lasciare traccie profonde, che non passeranno con lui: è un vero cospiratore.
— Eh lo sappiamo bene, ma non riesce per ora. — Prima di Gastein era però riescito. — « È vero, egli mise casus belli ed era sicuro del fatto suo: «
!
«
ci
il
facemmo interpellare Drouyn de Lhuys, e Mettermeli telegrafò all'Imperatore a Salisburgo le parole famose nov.s garderons une bienveillante neutralità. Cosa s'aveva a fare? cedere. Non ostante, proveremo ancora se si può camminare con la Prussia; se non si noi
potrà, faremo la guerra. Metteremo
un buon corpo d'armata nel
— 421 — Quadrilatero, e con tutto
un pianire
la
i>'
il nostro peso cadremo sui Pnu Insomma, Sig. Conto, KUa non ha in me un opper conto proprio, ma officiale tinche non sia più chiara ^a posizione; è nn momento d'arresto per tutti, atten.
diamo con pazienza, ogni giorno può essere buono ma non sappiamo quale, e tino a quel giorno è inutile l'insjstere; avrà sempre di fronte le
massime generali che non si piegano ».
mondo di gentilezze; mi disse che non par
disse poi un
Ili
lerlo, e se lo
tal
non mi lasciò soddisfatto delle sue dichiarazioni, sue accoglienze.
Ielle cortesi
XXIII. C. Nohii.i ai.
Lamakmora. * Reggio 26 ottobre
...
Prerengo
l'È.
V. che,
chiamato da
S.
M. sono
stato
rino 24 ore; la prefata Maestà Sua desiderava conoscere se seguitava ad esservi probabilità di
ìza
di
Ih-
To-
a
come sta-
successo e se
aver qualche buona notizia in questi giorni.
XXIV. il
MaI.AOIZZI a
C.
Nowli.
Vienna 29 ottobre
1865.
Caro Nobili.
Non vi deve fare meraviglia se vi scrivo di rado; non posso fare altrimenti. Etteerétti
puro
obl>i
retti
ì
il
la
libri
che
nescirono graditissimi, e ve ne
rin^r.i
vostro telegramma che mi venne utile: e a suo t.
vostra lettera del 21.
dunque al Negoziante, che il • vici mi si è prelentato Impossibile per una coincidenza di cause inattese, ohe bbero ila me un volume «li scritto, qualora volessi svilupparne Kiforite
il
.
motivo e la portata: che però il fortiter pugn kntatto, e
noli.-
è
an-
— lo sono tuttora
che non domando che tempo.
Identiche condizioni personali dells prima volta;
il
lail negoziante nostro può con tutta quiete d'animo mi attendere in pace al mio intento. Non è pie il tempo dei
è vergine, e
miracoli, né posso supporre che se ne pretendano solfati*
Bbbl un privato colloquio coll'A^ente Generale, che durò un'ora
divo rivederlo in due o tre giorni.
Il
risultato è
di
un
- 422 momento, ma il farlo sbocciare senza esporre in nessun caso ne le proprie né le altrui convenienze è opera sempre lunga e spinosa. Addio, mio carissimo Nobili: abbiatemi sempre per
Vostro amicissimo Malaguzzi.
XXV. Diario viennese del Malaguzzi. 1
novembre.
Vedo Paradeis il quale oramai ha perduto ogni speranza di divendi Wullersdorf: mi assicura che sono inutili i miei uffici presso di lui, già persuaso della necessità, non solo della convenienza, di aggiustarsi coll'ltalia e che dove ha potuto ha sempre parlato così, e mi assicura anche che Wullersdorf è di opinioni analoghe. « Le porterà poi in Consiglio? Ciò è un altro affare; egli, come sapete, è creatura di sua moglie, e questa è l'amica intrinseca della Welden, moglie di Belcredi, e tutte queste donne, compreso tare Sectionschef (1
)
Belcredi, stanno sotto la pantofola della Arciduchessa Sofia ». Ciò
combina perfettamente con quanto chiacchiera (Ex) (2 che le vede sovente. Ecco una delle cose che indispettiscono Mercandin, Griinne e Crenneville.
Apprendo da fonte sicura che per mezzo di Esterhazy, respective camarilla feminina, è stato messo in discussione in alto luogo se
non convenisse di mettere fra le istruzioni di Hubner la previsione del caso di far sostituire le truppe francesi a Roma dalle austriache. E'
un'enormità incredibile ma ne sapremo l'esito. Prendo il buon momento dell'escita di Belcredi dal Ministero per
salutarlo sulle scale e chiedergli se niente potesse dar occasione ad
un ravvicinamento nelle nostre idee; egli mi risponde: perchè no? stiamo attenti amendue alle occasioni. A questo proposito, soggiungo,
ho in mente di scrivere qualche cosa e mi permetterò di mandar-
(1)
Capo sezione.
(2)
Così nel ms. dei Diari, ne' quali o in margine o al principio
de' vari periodi, vedesi spesso d'ora in poi segnata un'iniziale, certo per distinguere le varie fonti d'informazione a cui il Malaguzzi attingeva. H designa l'Hauslab, T il Trautmanssdorf (cfr. doc. XLVIII), F ora il Fautz, ora il Friedlànder, E od Ex. l'Etienne della N. F.
Presse.
— 423 — mezzo di M. Lo faccia, lo faccia; leggerò molto volentieri una cosa sua e ne farò buon conto. Quindi montava in corrozza.
gliela col
2 novembre.
Finalmente raccogliendo tutto il tritume di osservazioni e di no-
ne e compulsandole, parmi di poter fare, con la quasi preciso vero, il quadro dello strano andamento delle mie trattative e del più strano mistero che ha coperto di cogliere nel
di
un quasi impenetrabile velo l'accoglienza favorevole, poi tiepida,
mantenuta tale fin qui alle mie proposte per pai
poi incerta e
questi uomini di stato.
Premetto una circostanza non mai rammentata da altri e pur non
meno positiva, ed è che l'Imperatore Francesco Giuseppe è figlio di padre poco meno che epilettico, il che, aggiunto alla poca solidità della
sua educazione, dalla quale non trasse che poca istru-
zione, nessun gusto per le scienze e le arti, nessun amore allo studio
mati;
tanto l'inclinazione e l'abitudine al
lesco, fa di lui quel
poi talvolta
comando capora-
Sovrano presuntuoso, violento, caparbio, che
fronte alle grandi difficoltà è preso dall'anemia di
di
Ito.
Uno
'jii'sti
li
momenti deboli per l'Imperatore si verificò appunto
allorché segnò la famosa patente del 20 settembre con la quale so-
spese la Costituzione e chiamò gli ungheresi a conciliazione in forma ufficiale
dopo lunghe intelligenze prese con loro a mezzo del Conte
bazy, privatamente, e dopo le accoglienze ricevute a Pest nella
sua gita fattavi malgrado il Ministero Schmerling d'allora. Quell'atto
importante che distruggeva l'opera di cinque anni e metteva ad una
nuova prova l'Impero e la sua Dinastia, che molti gli dipingevano "Miniili
Incerta e pericolosa: il raffreddamento e quasi allontanamento
molti
affidate a
membri della famiglia imperiale, l'urgenza delle finanze mani affatto nuove, le difficoltà opposte dal credito euovvenire il tesoro austriaco, il malumore generale, e rei
plicati ritinti di in
nomini prestanti, inutilmente invitati a prender parte
questo frangente alla cosa pubblica, avevano talmente depresso
l'anima dell'Imperatore che egli (ed è fatto positivo)
Vienna per recarsi alle caccio in una condizione a la sua famiglia e sco
minacciava
repllc li
lui
I
di
si
ritirò
da
spinto, che te-
ministri, poiché egli
di abdicare, e forse vi si sarebbe indotto,
non avease dovuto sorgere una Reggenza. L'umilia-
zione sofferta a Oastein restava e resta, cred'io, indimenticabile all'Imperatore, e la risposta di Drouyn
«le
Lbuyi u\i inorerà an
nell'anima nous garderon* une bieumtlantr Htutruk
— 424Fu allora che io feci le mie prime proposte al M., né io mi dubitava che la perfetta accoglienza fatta a' miei progetti fosse
il
frutto
di
uno stato momentaneo di disperazione. Sembra infatti che fra lui e il Conte L. (1) avessero avuto luogo in precedenza delle intelligenze in proposito, nel senso di aver fatto il supposto di una transazione coll'Italia, col quale mezzo si sarebbe provveduto largamente alle ristrettezze finanziarie dell'Impero;
si
sarebbe tenuta in dovere
Prussia e si sarebbe facilitata la conciliazione tra l'impero. Pare che
il
la
due metà del-
le
Belcredi, senza dare adesione calorosa a quelle
non le abbia respinte, e si sia riservata l'adesione di Mensdorff allora assente: giudicando che l'Imperatore ohe già aveva sottoidee,
avrebbe consentito a questo che doveva
scritto a tanti altri sacrifici
chiuderne la serie.
Ma, durante l'assenza dell'Imperatore, protratta sino tobre, che avveniva?
tre Conti
I
poggio presso Esterhazy,
favorito
il
al
16 di ot-
devo ammettere che cercassero apdell'Imperatore;
ma è
certo
che questi è fieramente contrario ora a qualunque transazione l'Italia,
col-
come è contrario alla revisione del Concordato e avrà certa-
mente parlato in contrario, sebbene sia noto che egli e la sua con-
meno
sorteria rappresentavano in passato
opinioni
mutamento è dovuto senza
incondizionato che accordano alla causa unghe-
l'Arciduchessa Sofia e
l'Imperatrice
rese: appoggio guadagnato nini,
verso
il
bolezza verso
recise.
Questo
fallo all'appoggio
coll'intromissone
di
Rauscher o Coro-
non ammettere mai un atto di de-
prezzo
però
l'Italia,
né una trattativa a cangiamento del Concor-
di
dato: e infatti è parola d'ordine, che esce da quella camarilla, che
l'Ungheria salverà l'impero, mantenendolo sulle sue basi morali e religiose.
L'Arciduchessa Sofia poi allarmata de' rapporti e
tesi
tra
Berlino
Vienna metteva in mezzo la vedova del defunto Re (che fu sempre
l'intermediaria fra le due Corti) e col suo mezzo giungeva qui l'ora-
Re Guglielmo, il quale aveva dichiarato che « nei tempi attuali era una necessità per la Prussia di levare la testa sulla rimanente Germania ammorbata da tendenze fatali, e quindi sentiva il bisogno, e voleva soddisfarlo a bene di tutti, di aumentarne la forza e l'influenza; ma che non avrebbe mai abbandonata colo del diffìcili
la
sua posizione allato all'Austria, colla quale era strettamente
gato da patti e colla quale aveva comuni
i
le-
pericoli ».
Questa dichiarazione ricondusse la gioia e la fiducia nella Burg (1) Larisch.
,
-
-
425
e un tentino anche nel Ministero. Però
rU
la
Ni lima,
Imo
di
Lhoys teneva ancora in sospetto, loti «la molti che il Bismurck potesse ben andare pia oltre che il Re non voglia, e la li Bismarck io Francia (l) era tal Catto de mante <|iii'->ra Inquietudine A calmare anche questa, giungeva da nyii
«it*
1
dichiarazione
L'altra
della di
ministro
'lei
assenza
i
>li
francese, raccolta dal Segretario
Metternicb): « che la Francia prima
essere Indifferente alle eventuali mosse prussiane per Ingrandirsi
Qermania, aveva bisogno di essere accertata che quelle mosse non profitterebbero soltanto all'iniluenza inglese e russa, come era
in
aa non
meno alla francese ». Questa risposta ha
vuto l'interpretazione lino, e cosi
e
si
rice-
un completo disaccordo fra Parigi e Mer-
di
predicato
ai
quattro venti che Bismark
falli
il
suo
Ritornava allora l'Imperatore confortato da queste notizie, dalla no-
Mcipazione di 30 milioni fatta dal consorzio RothschildBiring, dalla notizia e una
di
maggiore spinta
una maggiore moderazione negli ungheresi nei
Magnati: udiva
i
rapporti
di
rassegna-
almeno temporanea negli oppositori di Vienna, risultati connti nelle province che avevano accolto con quasi favore la pa;. del 20 settembre, le buone notizie del Barone Bach
te
i
sulle
Roma confermate da Mone. Franchi, e si lasciava
e di
più che mai confortare dall'intima sua famiglia nelle sue
trovavo
lo
infatti
11
:
Mercandin imbarazzato a darmi conto delle
comuni speranze (non potei vederlo che il 16, sebbene il 11 a sera) e mi andava replicando che le nostre sup;
e
giunto
ziom erano certamente ottime e ben calcolate, ma che le circostanze ano consigliare ad andare a rilento e che egli ne aveva già parlato replicatamente coi suoi amici e specialmente eoi egli
doveva rimettersi all'opinione
dei suoi amici,
B.
e
che
non essendo egli
omo politico per abitudine, né istruito come gli altri ani dei guibili.
gabinetto per assiemarmi se
Mi raccomandava
di
non
le
sue idee fossero poi ese-
far chiasso e di
non implicarvi
il
nome. Per quanto mi Indusl er giorni e giorni a ab Darlo non mi riusciva mai die di cavarne qualche conlidenza pu
manente laterale all'affare nostro e del retto e^ii mi rimetteva ttenpra li.
o
(1)
agg. e
che sapeva tutto, che desiderava
piu volte
A Biarritz:
Kn io
i
di
rodermi, ano egli
andò a cercare espressamente pei- istallili' cfr.
Rothan, LapoMiq stin
Hi*mai,L, p
in
p>
HO «gg.
40
— 426 — vegno con me, convegno però che o per maggiore prudenza o più probabilmente in causa dell'incredibile da fare del B. non potè avere luogo che
il
25 nel Palazzo del Ministero
di
Buon governo. Il Mer-
candin non cessò per questo dall'essere amichevole, forse anche più
che pel passato, quasi a farmi;
a
compenso del mal gioco che era costretto
ma senza togliermi la speranza aveva l'aria d'uno che
aspetta comunicazioni e non vuol pronunciare un giudizio parlò più che poco di Larisch, e
meno ancora
degli
del Belcredi nel quale la sua fiducia è incrollabile.
altri:
Non mi e solo
Una sola cosa
però mi traspariva e mi traspare dal suo contegno e dalle sue parole: che egli
non è contento né poco né molto dell'andamento delle
cose e che egli cerca di assumere
il
meno
di
responsabilità che
possa.
Più di una volta mi ha detto fin qui che, se i suoi 15 mila fiorini non gli
fossero tanto comodi, avendo poca fortuna propria, vorrebbe riti-
rarsi. In fatto sta
che egli con la scusa della Presidenza della Com-
missione di riduzione del bilancio, della Commissione del controllo del debito pubblico e della Presidenza della contabilità generale dello
non assiste più alle conferenze dei ministri che chiamato. mi diceva di avermi scritto a Venezia per Mira, ma fin qui nulla ho potuto ancora sapere di quella lettera, sulla quale mi caStato,
Kgli
dono diversi sospetti, che mi propongo ben anche Il
di
chiarire
(1
risultato della conferenza lunghissima e aperta avuta col Belcredi
mi ha frattanto illuminato; il conte B mi ha opposto un vero non possumus, nel senso che la massima direttrice dell'Austria sta in diretta opposizizione colle mie proposte, che per conseguenza l'Imperatore, quantunque dispiacentissimo di dover mantenere una aperta inimicizia con un'antica dinastia legata di parentela, non re-
cederà dalle massime sue l'onore del tutti
il
di stato.
Governo austriaco
diritto
in
Che queste massime che formano un'epoca in cui
si
conculca da
possono però essere pericolose e che allora soltanto
dovrebbe l'Austria adattarsi ad una politica d'opportunità (non mai
degna di un grande Stato che in momenti eccezionali); che egli non accertava che questi non potessero presentarsi e che non fosse anche il caso di prevenirli, ma io non sono certo autorizzato a dichiararlo, e credo che se è possibile non lo è poi così facilmente. 11
—
discorso adunque del Belcredi nel suo sunto lascia vedere due
1. che egli personalmente non sarebbe alieno; 2. che è prossima una circostanza che lascierà luogo a sapere se le mie pro-
cose:
(1)
Lettera sequestrata dal Comitato dell'Emigrazione Veneta.
— 427 o sono condannate a restare un sogno per ora.
ili
sarà questa circostanza? E' facile il prevederlo. Si etti
[Hftle
ondo anno
di
Mettermeli, del quale sono note
Imperialistiche francesi e
tendenze
le
contrarietà alla Prussia; ed è pure
la
che per parte dei nuovi membri del Gabinetto egli troverà appoggio,
-imo appoggio gli presterà Wiillersdorf,
«•
sollecitato da tutte le parti e specialmente
quale
il
da Trieste è disposto
convalidare colle esigenze del commercio la direzione politica di ernich. Si vedrà in che giornata avrà luogo
consiglio se in
il
giorno sereno od annuvolato. Le previsioni de' miei amici e specialmente
di quelli
incoraggianti
(1).
che frequentano la Stadt Frankfurt sono poco
L'Imperatore è più fiero che mai: nessuno osa
Dirgli
rimostranze. Mailath lo vede poco,
hazy,
il
ma lo vede sovente
I
quale nuovamente trionfa, e spalleggiato com'è, dopo otte-
nuto l'allontanamento
di
Mamula
dalla
Dalmazia
e
nomina
la
di
Filippovich in sua vece, lavora ora ad allontanare dalla Cancelleria •li
Croazia Mazuranich, di opinioni slave, per sostituirgli Kussevich.
che però
rifiuta
si
dopoché
le
trattative con Zedacic,
Presidente
della tavola settemvirale non ebbero effetto. Su di che circola una
osa storiella. Zedacic era disposto a prendere cettare la cancelleria e tutte
hazy
gli
le altre
il
ma-
partito
condizioni che
imponeva, ma allorquando egli per ultimo domandò
cosa avverrebbe poi della tavola settemvirale e che dovette tire
che questa veniva soppressa (con che egli perdeva la sua Preisa e la Cancelleria) disse
ad Esterhazy: ah non mi levo poi
ranna di
sotto.
si fa
iere alla
moderazione, in compenso di ricevere dal Governo la
Tutto ciò
ino in tutto
il
per favorire gli ungheresi e farli
suo compie**
come un suo amaMense; la famosa nota a Francoforte, quasi identica alla prussiana. fu ordinata ilall'Imperatore alla cancelleria di stato e mandata a fcfensdorff è avvilito;
l'Imperatore lo tratta
Meo
sottoscrivere e spedire quasi senza averla letti
ad H. che egli sarebbe stato contento di essere riman ne suo posto anche sotto il titolo d'incapacità, porche dovrebbe può farlo, ma come soldato egli non
«liceva
I
lai
M
:
l'uniforme. L'Imperatore ha replnatamente detto a Meosdoril' delie altro ministro che la politica estera la fa egli stesso. Per
annoto
chi
mi rapporta queste cose taccia
il
nome
«li
obi
le
doode escooo: ciò mostra quanta sfiducia regni (1)
!..
ohe seguono recano
in
mnrgine
l'ini/iale
II.
conin-
— 4*28 — torno al trono imperiale fra gli uomini più devoti, mentre poi nella parte femminina regna una gioia illimitata. L'Imperatrice (1) non
pensa che alle beatitudini che l'aspettano a Pest nel carnevale, ed è occupatissima a studiare e a provare sempre nuove tojlettes ungheresi. Si parla dell'Arciduca Carlo Lodovico per Palatino,
ma si
dubita che voglia accettare. L'Arciduchessa Annunziata sua moglie è molto benevisa e Sofia. E'
gode speciale benevolenza dalia Arciduchessa
napoletana ed ha una condotta generalmente anche lodata,
ed è piuttosto bella.
XXVI. Il
Mai.agtzzi a
C.
Nobiu. Vienna 2 novembre
1865.
Carissimo Nobili, Vi ripeto che la
prudenza mi impone di non iscrivere troppo so-
vente; ho avuto ragione di sospettare che si sorvegli la mia corri-
spondenza; forse fu un vano sospetto, ma che debbo rispettare; noi
siamo in una corrispondenza che non è ingiuriosa al Governo austriaco, ma abbiamo anche buona ragione di non lasciar leggere le nostre lettere: perciò cangio sempre ufficio di posta nel consegnare. Ciò dico a quiete vostra e del Negoziante e del Capitalista, che
spero tutti persuasi dello zelo che metto a riescire, ma che ragio-
nevolmente potrebbero desiderare di avere informazioni più sovente. Dacché alcune importantissime circostanze interne si mutarono qui dal
settembre all'ottobre, e diventò impossibile il superare
di
(come da prima ragionevolmente
si
punto in bianco sperava)
tano
si
le difficoltà
sono formate ora molte correnti
dominio,
in alto,
che si dispu-
si
collegano collo scioglimento delle que-
stioni interne ed esterne. Il
mio intervento in mezzo a questa lotta
il
le
quali
complicata non può essere diretto: converrebbe che mi dessi un carattere più ragguardevole di
quello
che posso assumere come
privato, per agire con energia; e cosi sono condannato ad una azione lenta,
ma non
priva
di
efficacia, e
particolarmente condotta con
quiete ed attenzione. Per questa via non ho certezza di riescita,
ma non mi mancano nemmeno le probabilità, perchè non manca la propizia occasione. In un momento di dètresse non si fu lontani dall'accettare
un partito (per essi disperato) e da noi desiderato; ma, si tornò agli antichi amori. Ora la
«passato l'istante del pericolo,
(1)
Questi ultimi capoversi hanno in margine la sigla Ex.
- 4*9 nuovamente minacciata da un uragano; non è pò-
è
carico; bisogna alleggerire la nave; bisogna pensare
1
abbiano a gettare dal bordo quelle di
«lei
Nord o del Sud.
le merci di poppa o di prora; se una necessità alla quale sarà difficile
E'
una previsione constatata dai più giudiziosi osse
sfuggire; è
lori intelligenti di Nautica.
ora perchè vorrò io avventurarmi a provocare una risposta fors'anche dal capriccio, piuttosto che attendere, che
imminenti secondino
le ci:
/.ione delle
di pei
miei sforzi, e consiglino
i
mie proposte?
Da ieri sto lavorando ad un Promemoria destinato all'Agente Geche potrà trovare il mio scritto mi darà certa
e; l'accoglienza
norma per giudicare, se convenga insìstere, o rimandare a migliore e pio ntingenza la proposta di un accomodo cotanto bene ad amendue le parti. suo tempo dettagli, quali, si riesca o no, pressainno pur sempre un grande interesse. Se lo credete opportuno, mandate in copia la presente al noe i
.
-ialite,
ritardare
il
che
annunciandogli che in qualunque evento penso
mio ritorno oltre io
riferigli
|
trarietà
del
i
la
metà
di
non
mese; e non foss'
del
a voce. Assicuratelo frattanto, che la con-
Fabbricante pel Capitalista
conclusione dell'affare. La
difficoltà
(1)
non impedirà mai
vera sta nel ripudiare
la
la
poli-
tradizionale per abbracciarne una opposta, ma di semplice op* re se
inchinarla
al
questa nuova poi
Noni od
al
pportnnità sia
Sud. La corrente dominante
Sord. Incredibile e pur vero! L'interesse beninteso dovrebbe tlnire col i
vincere per noi e con noi.
un affettuoso saluto dal vostro aff. =><> ami' Malaguzr.i.
WV1I. Diario vh-nsbsk del
Malaouw.
Vienna 3 novembre 1865 ore 8 poni, la
il
seguente Telegramma in data
Risposi due giorni sono
«
<
Nobili
1
l>i
vostra
lettera
di
Reggio oro
prevedendo Impossibile
Francesco Giuseppe per Vittorio Emanuele.
— 430 — protrarre pagamento. Oggi Negoziante incaricami farvi sapere ab-
bisognare risposta definitiva entro 10 corrente. Regolatevi. Nobili ».
Vienna 4 novembre 1865 ore
1
pom.
Rispondo col seguente: < Annunciate il
2.
Negoziante impossibile pagamento per ora. Scrissi
Attendo vostra lettera domani per rispondere. Malaguzzi ». 3 nobembre
(1)
Fautz è fatto consigliere intimo con anzianità sopra Wiiller-
sdorf. Facendogli le
mie congratulazioni mi racconta che Hauslab
è stato nominato referente al Consiglio de' Marescialli. Con questa
nuova passo a salutare E. il quale vi aggiunge una notizia che mi ha grandemente sorpreso, e tanto più sorpreso perchè H. me l'ha lasciata ignorare: ed è che, prima della partenza dell'Imperatore per le caccie, H.
presentò all'arciduca Alberto e da quello passò all'Im-
peratore un lavoro politico militare dell'H. tendente a persuadere la cessione del Veneto contro l'ingrandimento dell'Austria di tutta valle che resta fra
l'alto
la
Balkan e l'Adriatico, e si estende dietro
l'Albania e la Grecia fino a Salonicco. E. dubita che se ne sia pur fatta la lettura. E.
mi avverte che oggi avrebbe avuto luogo il grande consiglio
ma che si riteneva che le vecchie
con intervento
di
idee avrebbero
il
disopra.
Parlo con M.
il
quale andava al teatro con
Mettermeli;
la
Contessa:
gli
do-
mando se ne sa nulla; mi risponde: « non so null'altro, se non che il
regno d'Italia va in
curarlo. Così
si
fascio, non gli si
crede dove non
si
danno dieci fiorini ad assi-
sbaglia... »
ed entrava al teatro.
Queste parole mi rimandano a casa molto pensieroso.
Ho saputo che Haller è confermato cancelliere per laTransilvania; e Kussevich ha dovuto accettare, malgrado che abbia rappresentata
indispensabile all'Imperatore la sua presenza a Udine al
Comando
Generale territoriale, dove avevano relazioni sicure che in Italia si facevano sottomano preparativi che accennavano con certezza ad
una campagna per la primavera (lo spionaggio militare è attaccato a quel comando).
Le vere istruzioni date (1)
In margine
all'Hiibner suonano,
l'iniziale F.
almeno per quanto
— 431 — se ne accerta in luogo informatissimo: l'Austria offre la sua coope-
razione alla Francia a garantire l'indipendenza della S. Sede (istruzione classica). 4
Sulle
1
vedo
1
T. di
passaggio,
il
novembre
quale mi dice all'orecchio unbe-
Preiusen: ich gebe es Ihnen dmllich an (1). lo che so a quali fonti egli ricava le sue informazioni, e già prepa-
rato da due .giorni a
tristi
nuove, mi decido a telegrafare a Nobili.
5 novembre DO impaziente che giunga l'ora del pranzo per raccogliere dagli
amici qualche informazione un po' dettagliata sul consiglio del 3, sul quale non m'era riuscito che di raccogliere il nudo risultato. il primo come al solito e mi ripete le identiche parole unbedingten Anschluu an Preussen, parole testuali usate dal-
H. giunge di
T.
rim
'iiunge più tardi F. e da ultimo T. Fautz si volge a me. dopo che già lungamente si era parlato e mi dice, rompendo I
il silenzio: « ormai tutta la parte ragionevole è nelle sue idee, ma perchè sarebbe ragionevole non si farà ». Dalle molte cose dette
dai tre
commensali rilevo che Mettermeli si era presentato al conato da quanto probabilmente gli aveva annunciato
il
Menedorff
(2).
L'Imperatore aveva lasciato parlare
'.tndone
le
rimostranze con
pazienza
Mettermeli,
visibilmente
forzata.
ero con moltissima quiete aveva patrocinato la causa di
una alleanza con
un
ravvicinamento
le
potenze occidentali, comprendendovi anche
personale
con
mezzo di togliere l'Austria moment.» li
(1)
.li
l'Imperatore
all'attuale
crisi interna, che le rendeva temibile
fronte
all'Austria è
Napoleone, come
suo isolamento in un persino la Prussia,
una potenza militare secondaria.
—
Il
Incondizionata adesione alla Prussia: glielo posso garantire of-
ficiaimente. (2) Al!a
iL'n
Cazzetta di Venezia telegrafavano da Vienna 31 ottobre: bore principe di Mettermeli ebbe ieri un lungo colloquio
Nel dossier Malagu zzi trovo un ritaglio che segnalava l'importanza dell'arrivo «lei Metter ricollegandolo alle imminenti decisioni del Ministero « sulla italiana». Le correnti opposte si equivalgono, scriveva la té: essendo da pari forze rappresentate; nessuno può ancor .lire se trionferà la politica dell'alleanza con Francia e Italia, o quella col conte Mensdorff». V.
/
i're*se,
4ten AnschluiweH an Preussen », dell'incondizionate ade-. alla Prussia.
— 432 — riscontro dell'Imperatore fu COSÌ perentorio (1) da chiudere la bocca a tutti: egli
non si fece ritegno di dar sfogo al suo odio profondo
per L. Napoleone, per la sua dinastia, per le sue tendenze e per la
profonda sua malafede, e tini col dire che all'Austria non poteva convenire che VAnschluss an Preutten, anche se doveva costare concessioni umilianti, delle quali
delle
tabili, e ciò
non avrebbe mancato più
prender rivincita: che già alcune erano inevi-
tardi l'occasione di
che non
può impedire bisogna approvarlo (si vuole
si
che con questo l'Imperatore alludesse all'Holstein, del quale si dice
che egli abbia assicurato tanto
la
Re Guglielmo, mentre innon sono che un gioco di scena
cessione al
attuali apparenti trattative
le
per preparare in un tempo vicino di fatto).
ma non
immediato
è lotta di principi e il nostro trionferà; non
che a chi è pronto a difenderlo.
—
Il
possiamo dare la mano
consiglio
fu
relativamente
breve, e quasi nessuno parlò, che ad accenti interrotti. si
cessione
la
La nostra depressione non può essere che temporanea;
—
I
ministri
divisero con la testa sul petto.
ne sapeva più
di
nessuno per informazione di Wullersdorf.
Tutti accusavano
il
partito della Sofìa, che
F.
all'Imperatore. Egli ne
ha
avuto
monta
bisogno più
volte
così
la testa
negli
ultimi
tempi, ed essa con la sua gente, almeno per ora, lo domina. L'Imperatrice non vi entra per nulla; essa è incapace di esercitare qualsiasi influenza
per mancanza di spirito; ora poi tanto meno che
l'Imperatore visibilmente la trascura, cosicché non è raro che la
sua gente la vegga piangere. Essa non sa e non pensa che alle toilettes, ai cagnolini, e
E. mi
qualche raro momento
ai
ragazzi.
aveva assicurato giorni fa come cosa certa raccolta all'am-
basciata inglese che l'Imperatore aveva assicurata al
Re Guglielmo
la cessione dell'Holstein.
Nel riassunto consegnato al Lamarmora, questo punto venne « Da un discorso fattomi dal M. n dovetti arguire che l'Imperatore nell'importante Consiglio del 3 novembre aveva con una leggerezza incredibile parlato del regno d'Italia come di un'istituzione meramente transitoria. A indurlo in questa opinione servono le ( 1 )
così formulato:
informazioni che incessantemente vengono trasmesse dai Principi spodestati alla Corte, mentre non si accolgono altri rapporti. Alla Corte di Vienna si fa mostra di credere che o per rivoluzione o per decesso dell'attuale Imperatore dei Francesi l'Imperialismo in Francia
dovrà far luogo al governo legittimo, e coll'Imperialismo sparir deve nuovo regno d'Italia. Queste ridicole. idee, più che al criterio sono dovute all'odio di quella Corte e particolarmente dell'Imperatore Francesco Giuseppe per Luigi Napoleone e per la sua dinastia *. il
- 433 — 7 nuvtwnbre
referente
fatto
il.
consiglio
al
marescialli è tutto
«le'
contento:
un annuii. i,, di aver commesso già da qualche giorno allo Strellleur un lavoro
di
recensione sulla pubblicazione del generale Torre, che
sebbene non ne abbia fatto per ora che un annunciato al ministro della guerra il
moli
loda
egli
leggi
secondo esemplare da me donatogli dell'opera
«Inno che gli farà del
Torre, e la proposta al consiglio dei
tlcl
marescialli che
faccia
si
Tarmata austriaca un simile lavoro statistico annuale, di cui non si ha a Vienna un'idea, sebbene sie facile il procurarne il Mi narra che
iriale.
torno all'Imperatore,
contrarietà
le
per Benedek crescono
in-
quale stenta a indursi a farlo maresciallo:
il
he egli è un sabreur e niente più, pieno di se e no far ne
ma non
dilati,
colpo <l'occluo
ha
né
l'istruzione
un capitano d'armata. Trovo occasione ra un'eventuale campagna io Italia e gli rad
il
di
mi da
B.
II.
mi
ripete
per la centesima
-li
volta:
.rmee ist brav, et situi krer </</
1
Se il piano di Belcredi fosse serio, potreste
1
utenti, perche spalleggiati dalla llotta sull'Adriatico fareste
unn
erso
Trieste e chi sa fin
landò
d
i
merli
Verona ». Allora parliamo della t-'uei racconta cose incredibili e più incredibili ancora me ne racconta T. L'Imperatore non domando che fosse avvenuto nelle «lue gabbie di
Venezia e
di
.!
dell'ala sinistra, che nella
mattina seguente a Solferino.
come tenuto in serbo per
ritorna a Vienna e
e
che
la Sotia
i
non è estranea
a questa preveggenza.
dà
T.
che jeri mattina Mettermeli ebbe un'udienza pri-
pi
unga, e si trattenne anche «lopo il pranzo.
dall'lmpei Mitili.,.,
,
iveva
l'aria
più
endo da Schòabnioa e ha «-ola cosa, esprimendo-
sei
ottenuta qui •Mi
«era alla soirée della B.«*
B.
data in suo onore.
Novembre 9. lente
notizia mi viene
comunicata
l>alla
paura
Noi veniamo battuti, è più che sicuro: l'armata è valorosa, «api >. Questo punto e il precedente nul Benedek '•ggon segnati a lapis rosso ne) riassunto de' diari, presentato
(I)
ma
ei
mancano
i
niiarmora: prova «|Uf'
vxlente che lo stesso Generale fu colpito da
gfudisi. Il
M$ory. ital.. XV
*•
— 434 cieca
si
passò all'intiera confidenza verso
i
Magiari e si nominò
Filippovich per appoggiarli in Dalmazia, pensionando Mamula, uomo di idee
nazionali slave:
si
allontanò Mazuranich dalla cancelleria
croato-slovena per sostituirvi nell'istesso intento
T.
il
M. Kussevich
propenso ai Magiari, ma che vi si rifiutò ostinatamente allegando e le buone e le più assurde ragioni, compresa quella della certa guerra che l'Italia andava a fare, finché dovette arrendersi agli ordini positivi
dell'Imperatore, accettando provvisoriamente la direzione in-
terinale di quella cancelleria che egli era destinato a far sopprimere:
a questo scopo si era passato Haller a Klausenburg. I Magiari do-
vevano ottener tutto perchè contentati in tutto dovevano poi diventare la salvezza dell'Impero. Ma in questi ultimi giorni pare che in alto abbiano preso
radice gravi sospetti sulla sperabile pieghevo-
lezza dei Magiari. Ieri l'Imperatore chiamò a sé l'Esterhazy e dopo avergli
esternati questi
governatori Generali e
dubbi
gli
ingiungeva
ai cancellieri
di
far
conoscere ai
essere sua volontà che l'an-
nessione delle provincie attaccate alla corona di
S.
Stefano non av
venga che successivamente all'adesione fatta in dieta dai Magiari alle proposizioni reali destinate a demolire l'edificio del '48. Con questo ordine è rovesciato nuovamente quanto fu con tanto poco decoro a viva forza ottenuto in queste ultime settimane. Resta sospesa anche la pensione di Zedacic. Si ritiene che l'arrivo di Coronini non sia estraneo a questa nuova determinazione: a corte si sentivano crescere di sopra la testa la forza degli Ungheresi. Questo fatto deve restare un segreto di stato ed eseguirsi per istruzioni segrete: ma
presro a Pest si accorgeranno che
le
resistenze di Zara, Agram, e
Klausenburg hanno un appoggio, e in allora che cosa potrà aspettarsi. (E.)
Vengo a sapere per certo che nelle ultime sessioni tenute al
Ministero del Commercio coi delegati Morier, Mallet ecc. il direttore
Beaumont replicatamente rappresentava che i trattati di commercio con Inghilterra e Francia sarebbero utilissimi, ma che doveva confessare che
il
più utile per l'Austria era incontestabilmente quello
con l'Italia, e che egli non sapeva comprendere come in tanto
bi -
sogno di dar moto all'industria austriaca in aumento del reddito dello stato, si volesse tenere in asciutto la fonte principale, cioè il facile
cambio con l'Italia, sacrificando ad un principio, che poi nel-
l'applicazione
era suscettibile di elasticità,
gli
interessi
veri
del
governo e dei popoli dell'Austria. Queste massime cadevano sopra terreno già ben disposto, e sovra eccitamento del Wùllersdorf, il C. te
Mensdorff, dovette assumersi di farne rappresentanza all'Impe-
— 435 rd Hloorafield ave\a assicurato che il suo governo
nto
di
lorfl ricevette
venne ad una
preparare il terreno a Firenze. Ma il povero una terribile rabbuffata e tale che non lo lascio
parola, cosicché
unente però
tatti
mare a Lord Bloomfleld
non fu possibile una discussione.
ministri
il
misero d'accordo di confer-
buona disposizione dell'Austria a ciò: poi di farne a suo tempo una rimostranza all'lm
baadosi essi
la
quando la cosa potesse avere effetto Ciò pare avvenisse
pelature, il
1
4.
Intantu nessun
|
recito è riescito per anche: Larisch è sempre
titubante e incerto sul dare o no la sua dimissione; i suoi colleglli lo
vi è compromesso il loro OB nare che la Dieta Ungherese non ammetterà che
tengono per i panni, giacché
l'unione personale o poco
meno; i Magnati si sbracciano; le acco-
glienze saranno orientali, ma la conclusione non cangerà.'ìl DoaJ e Impossibile; è quindi prevedibile che alla primavera bob rai
verno che
all'assolutismo.
stampa,
e
Is
scampo, lo sta*o d'assedio in Ungheria, e il
solito
il
ritorno
tengono en ftaleine la
Queste previsioni
rospettiva della prigione è scoraggiante abbastanza
i
questi abboccamenti con F. e molto più lungamente con E. ho
In
mettermi in piena confidenza. Se vorrò stampare troverò sempre i loro torchi a mio servizio e le colonne del loro giornale, -ne nelle nostre discussioni non ci siamo trovati pienamente potato
concordi (l).La mia memoria fu accolta in cente e nel caso
stampa
di
B. si
modo più che soddisfa-
proponeva di farne la recensione.
Faccio tenere a Belcredi la mia memoria col
IO novembre mezzo di Mercandin,
facendogli sapere che, come avevo promesso.
Ilario
Nel riassunto per Laraarmora a questo ponto si legge: il ministero italiano degli esteri creda profittevole d'influire sull'opinion.- pubblica di Vienna a mezzo dell'organo più reputato (1)
«Ove
di
quella
stampa
per mezzo mio,
al
«
La
stOMOB »
nu<
quale
lo
gli
è
ha personalmente offerto
libero il
farlo
il
pubblicista
Etienne direttore proprietario di quel periodino ehB li -lampa in IO m. esemplari ». uno de' più autoaliando giornali italiani del tempo, p. e .
i
io
fatti
d'allora
Im Perteveraiua, vi
si
vegj:
tate, designata eoi -ovente degli articoli della \ inale ehe più d'ogni altro sostiene la necessita per r.\u»*tria di
dotti
venire a
eembre
ì
8<
un accordo
con
l'Italia».
(Ver—vmnta
del
n
«li
1
— 436 prima di partire e avrei tentato la mia fortuna la domenica a un'ora pom. (come mi consigliava Mercandin) dovendo partire il martedì. 1
novembre.
Qualcosa di grave e di spiacevole deve essere succeduto; M. è disturbatissimo ed ha un contegno strano; ride scherzando di cose
una serietà irosa; interrogato, allora non risponde, ma sovra mie replicate istanze non giungo a cavarne altra risposta che questa: « ich bin voller ìY xf.lt, wie geme ich mich zurilck ziehen mòchte » (1). Non potrei supporre altro che il nuovo ordine dell'Imperatore comunicato anche a lui lubriche, poi s'arresta e
si
atteggia ad
sull'arrestare le concessioni agli ungheresi, e le imprudenti parole del Bano Soksevich portate dal telegramma d'oggi, che svelano questa nuova fase della politica governativa verso l'Ungheria. 11
prestito è ottenuto finalmente,
ma sotto condizioni infelici (2). 12
novembre.
Vado a un'ora al Ministero di Stato e appena giunto sono
rice-
vuto dal Belcredi con una gentilezza incredibile. Mi dice per prima cosa che il mio róle è nobilissimo, perchè è nobilissimo di
provocare la conciliazione; che
fatto vicina
con
la mia
conoscenza con
egli
è
tanto contento
lo di
scopo aver
me e non meno contento d'averla fatta
persona; che ha letto col massimo interesse la mia Denk-
schrift e che ne ha ricevuta un'impressione, che non dubita di dire
nuova: « Ella propone un cambio, è cosa da bilanciarsi, ed questo proposito bisogna che studi rita di essere studiata. Non
il
io
in
fondo della sua scrittura; me-
ho potuto leggerla che una sola volta ».
— « Eccellenza, lo spirito di quello scritto è quale lo potrebbe avere Ella stessa: il meglio per l'Austria.
— B. « Ma è
il
meglio come lo vede un italiano.
— «Ma non un italianissimo, soggiunsi
io.
So che qui si sta per
l'incondizionata adesione alla Prussia, e per Prussia intendono
il
Re e forse non hanno torto; ma per Prussia io intendo Bismarck, il e allora le annuncio che non cammineranno molto insieme. Conte di Bismarck si ritira, o avranno la guerra.
— B. « L'avremo? la faremo; ma bisogna andar adagio a romSono furente: quanto volentieri mi ritirerei! Rovinose le dichiarava la Presse, citata dalla Perseveranza del (2) 28 dicembre: il Tesoro austriaco incassava 61 fiorini e 1 /i inscrivendone 100 di debito! (cfr. Dudan, voi. II, p. 122). (1)
— 437 perla co' vecchi amici, come bisogna andar adagio a credere ai nuovi, anche
quando sono raccomandati con tanta
come
efficacia,
sa far Lei ». H. mi domanda quando parto, e dove mi fermo, e mi dice: « col mezzo del no* andin avrò 9ue nuove, spero. — « Ed io ricercherò sempre quelle di lei, per la stima che le dedico e perchè penso sempre che finiremo per cadere nella stessa
iasione.
— B. « E' più che possibile, e desidero anzi che possa essere
».
Con una affettuosa stretta di mano ci siamo lasciati. Torno a casa contentone, dopo aver cercato di trovare Fautz inutilmente. |
il
raviene H.
quale racconto subito
al
il
colloquio avuto con
H.
quale gentilmente mi ripete che non poteva essere diversamente
e mi fa osservare che tta.
i
poveri ministri sono in una posizione
Mensdorff protesta
costo: e tutti
ili
nuovo che vuol andarsene ad ogni
sono più o meno disgustati, perchè ora
gli altri
rhazy ha preso il vezzo di recare nel
modo degli antichi
favoriti: «
d'incaricarla ecc. ». Ciò
egli
gli
ordini
dall'armata,
!
dell'Imperatore,
Sua Maestà mi ordina
dirle
di
però è tanto più singolare perchè poi
l'Imperatore dice che egli propende a scegliere d'ora in poi Ministri
;
di-
perchè quelli
i
suoi
obbediscono e subito, mentre
i civili hanno sempre rimostranze in contrario. In fatto ora ha sette ministri militari e quattro civili, oltre altri due senza por-
che
lio.
Gli attacchi della 1
stampa inquietano assai la corte e specialmente
Principi emigrati: l'insistenza a consigliare la conciliazione con
l'Italia
e la coincidenza con l'arrivo di Mettermeli ha messo in fu
tmarilla e tutte le aderenze, ed è riescita ad impuntigliare
l'Imperatore a non lasciarsi dettar la politica estera da chicch» ritento del
contegno riservatissimo osse;
Ouca di Modena è sempre il più furibondo e guai se poteste sul mio adoprarmi: egli indovinerebbe forse la Io non ho visto né lui, né alcuno della sua casa o rtone. delle case de' boo! zìi. Presso il Ministero egU non ha considerazione.
qui:
il
13
salutare
novembre,
parliamo nuovamente della mia giudica bene, ma dettata da uno Sihtoartuker (l).
(1)
Pessimista.
— 438 — Può essere che ci veniamo, ma non ci siamo ancora », ha egli mi conferma poi che il prestito pare combinato, ma non assicurato: « poiché Larisch né mi ha mandato né fatto avvertire di mandarmi quanto prima il Capitolato relativo, e Ano a che non l'ho visto e approvato io non ha validità officiale ». Gli ripeto che anche partendo e malgrado di aver trovate difficoltà abbastanza gravi di fronte ai miei desideri non sono scoraggiato e mi permetterò di scrivergli in proposito. « Mi risponderà, Conte mio? « Ma certamente, non manco mai ai riguardi verso chicchessia, «
detto. Egli
—
molto meno poi verso le
—
anche di rendere ostensibili le mie
« Io le scriverò, pregandola
lettere al
—
risponderò, ma bisogna saper dire
di Lei. Io
modo prudente.
cose in un
Conte Belcredi.
Ed io m'incarico volentieri di comunicargliele. Belcredi è un uomo discreto, e che se prende il partito lo mena a compimento sicuramente. — « Anche malgrado Esterhazy ? — « E perchè no? Esterhazy ora comanda troppo per poter cre«
caro amico, un
dere che durerà. Cosa vogliono poi questi signori Ungheresi? Ab-
bandonati a loro non andranno avanti: bisognerà che stiano con noi.
Ma gli ungheresi cederanno!
— « Molte volte penso che
ci
daranno maggiori imbarazzi questi
signori qui.
— « Maledetti avvocati Ora !
si
avvisano di non riconoscere nelle
Diete Provinciali la facoltà di approvare la costituzione riformata in
concorso degli ungheresi e vogliono convocato a ciò il Reichsrath
un accordo che bisognerà sventare. Ma dio buono! Sempre ripieghi! « Io non ne conosco che uno, pessimo, ma unico possibile: il
ristretto. C'è
—
ritorno dell'assolutismo.
— « Eh
sì,
ma come si fa a conservare l'onore dell'Imperatore
davanti all'Europa? Se alcuno può riuscire è Belcredi, ma il povero Belcredi è mal servito; egli non è contornato che da nemici, tutti i
suoi impiegati sono d'idee opposte, non lo secondano, e malgrado
il
suo ingegno, la sua attività e la sua energia mi sento scorag-
giato per lui »
(1).
dal Mercandin la spe( 1 ) Nel riassunto pel Lamarmora è espressa ranza che « Belcredi accomoderà tutto », sebbene egli abbia pur a lottare con la burocrazia, tanto devota al sistema centralista di
Schmerling.
- 439 randolo che ci vedremo la sera nelle stanze della
Lo
V«do infatti a congedarmi dall'ottima contessa, e ricevo da lui e da lei
migliore testimonianza della loro cordialità per me. La
oprili
mi racconta che Ex. che era stato poco prima ir.»
me
di
le
che in questi tre o quattro giorni ultimi
moto presso l'arciduchessa Solia. La iluchessa di Modena,
.il
l'Arciduchessa Annunziata, il Conte di Caserta, la Granduchessa Im-
erano andate e venute continuamente; e l'Arciduchessa quantunque arrivata or ora da Salisburgo andava e ripartiva,
lata.
non
per dove, ma si credeva per Monaco, e si supponeva
i
l'Imperatrice l'avesse pregata per combinare colà ili
il
soggiorno
sua sorella la Regina di Napoli. XXVIII.
IISMORU \'ii:nn.\
DAL MAI..V.IZ/I
>
.
in
BBLCRBDI
Al.
nomami ist$5.
io
*
Vienna 10 Novembre Per quali vie l'Italia, che sei anni or sono era
tuttora
1865.
divisa
in
abbia raggiunta l'attuale sua grandezza e importanza, è
i,
di cui
lio
à a suo
sarebbe intempestivo l'occuparsi:
tempo le cause e
sorprendente avvenimento: del fatto e delle
i
la
storia
mezzi che determinarono
la politica
:
qi.
invece non tiene conto che
sue prossime conseguenze, ed è
in questo solo he è non solo conveniente ma opportuno l'esame delle con-
dizioni di quel «
nuovo Regno in correlazione specialmente agli
politica dell'Au>
L'Italia è fatta
politica europea.
adulta e conta già come import, mie (attore Bella rapido e potente ordinamento delle sue 11 :
militari di terra e di li
mare; l'incontrastati pi «1 ilen/.a dell'idea mo-
ogni ceto della società italiana; la generale Uditela nel*
ratinale ordine di cose contrassegnata da generosi ai; la
tema
di
monete,
izioni, di gli
stoni
Dime
i
sacri!i/.i
delle
generalizzazione delia medesima legislazione, delio di
pesi e di
misure; la creazione di
industrii
interessi delle
i
merci,
due
navigazione che
di
ucie; le oomno
pronte da un capo all'altro del territorio italiano-, iy uza
di
tutte te opinioni al tinaie
compimento dell'ni-
dlpendenza e unità della nazione (a alcuna onorevoli m£ innocue aspirazioni verso i cet
— 440 — mano il fondamento della giustizia resa da pressoché tutta l'Europa col suo riconoscimento alla ormai salda costituzione del nuovo Regno d'Italia.
Solo a Vienna vuol
mantenersi
un diverso giudizio sulle cose
non si vuole in ciò interrogare l'opinione della restante Europa. Nei circoli borghesi di Vienna l'apprezzamento dell'Italia si d'Italia,
va ogni giorno più modificando a 3uo favore; testimone la pubblica stampa; ma nei circoli ufficiali, nei quali pur sarebbe agevole l'avere una coscienziosa informazione sulle condizioni di potenza, d'ordine e di stabilità del Governo Italiano, pare che si rifugga dal voler constatare uno stato di cose sorto in onta all'Austria, e si preferiscono, e meglio
si
credono,
le notizie
men certe, che, escite dalle relazioni
dell'emigrazione coi pochi partigiani rimasti fedeli sul luogo, attra-
versano una trafila di corrrispondenze non scevre da passioni e giun
gono poi a Vienna ritraendone il carattere; per quanto chi le spedisce, chi le riceve e chi le divulga sia pur amico della verità. Si obbietta che le finanze italiane minacciano rovina; non si tien conto però del carattere transitorio delle maggiori spese dovute all'ordinamento militare della penisola, le quali fra non molto an-
dranno soggette ad una considerevole riduzione; non si calcolano le sempre crescenti risorse di quelle finanze: non si considera che il debito italiano, malgrado la giovinezza di quel Governo, ha sempre un credito più alto del debito austriaco; e si ignora che le imposte prediali italiane sono del 50
% più basse delle austriache.
A Vienna sembra che la questione romana debba
riescile
a in-
sormontabile intoppo sulla via del Risorgimento Italiano; il giro di pochi mesi ancora basterà a convincere
il
mondo ben
altrimenti
L'Europa è preparata alla caduta del potere temporale di Roma, che la Francia imperiale ha reso impossibile colla sua protezione: e
il
poter temporale dei Papi cadrà dinnanzi all'indifferenza delle
potenze acattoliche d'Europa, e all'impotenza delle cattoliche, a soccorrerlo arrestate da Napoleone III. La prudenza italiana che per anni di continui rivolgimenti interni e di sempre nuovi pericoli accompagnò e diresse con fortuna l'audacia del suo Governo, non si smentirà nemmeno questa volta, come ne fanno fede le notizie di colà; e il Vaticano, pur sempre protestando contro le offese fatte ai suoi diritti, si sottometterà, come sempre, ai fatti compiuti, 1 sei
quali poi nell'ordine
materiale sono la sola vera rivelazione del
volere di Dio; e il Vaticano accetterà la protezione armata dell'Italia,
siccome di quella nazione profondamente cattolica, che sola ha un interesse diretto a
pendenza.
promuoverne
l'esaltazione e a tutelarne l'indi-
- 441 — [/Italia sta
adunque, e, a calcolo umano, starà per un lungo avha bisogno di compiersi: e andrebbe ben lungi
veni:
dal vero, ehi in questa ultima fase del risorgimento la
L'Italia è l'incarnazione dell'idea
l'Italia.
italiano
i
mano protettrice «li Luigi Napoleone verrà meno
al-
Napoleonica che Egli pro-
>j\k .lavanti al mondo (1), ma che si guardò bene di rammenalTEuropa dappoiché sali al trono di Francia; e Luigi Napo-
clamo
leone ne affretterà tè
tutti
«li
i
suoi
messi
il
pronto compili,
oe vu«>ic assicurato l'avvenire, come vuole con esso a-
rato l'avvenire della propria dinastia di fronte a una possibile eoa lizione dinastica europea: perchè vuole che
eretta a indi-
l'Italia
secoli, quasi sua grande orma nella storia, a pendenza n -ti per lire la preponderanza in Europa di un nuovo diritto pubblico :
da Lui Inaugurato che ne determinerà certamente la trasformazione
fone non mancherà certamente a questo suo compito.
E Li.
inze d'L'uropa glie lo consentano.
Quali sono ora pertanto le circostanze politiche
Europee
in
or-
dine a questa qui L'Austria non conta in Europa che un tiepido amico, l'Inghilterra. la
quale
sbraccierà in consigli
si
dell'Austria,
di
moderazione verso
i
nemici
ma non metterà in linea né un uomo, né un nav
Ha sua antica alleata. La Russia non prenderà parte contro •
he provocata,
ma assisterà
impassibile ai
danni intinti
icina, che le aprono più agevole il cammino verso POrt
leonica in Italia frattanto ha ia
tra della
ora
i.
!
ta
'iermania, e ben può dirsi che
in
Francia di fronte all'Austria,
Che più? Le
la
come
Lambl-
l'Italia
è
Prussia ne forma
interne dall'Austria sono a
ditlìcoltà
iverso ad un lungo processo non esente da •li.
può sperarsi iì
il
consoli. lamento interno dell'Impero: e frat-
azione energica all'esterno to di iti
dell'a|
e
poggio morale, se non
ascorrere, senza profittarne,
la
imilianti concessioni, re
(I)
paralizzata e
divenuta
ri-
cose è egli mai presumibile che Italia e
una
lotta, che,
in
della Francia
rara occasione
d
dacché possono farlo impuper quante -iano grandi
le
v ne*, dove sino dal 1839 Luigi alle Idée* aveva fatto presentire il suo programma di render lil*ra lipendente l'Italia (efr. Oeuvre» de Sapolr'on HI. ed. officiale,
Allude
iparte
;.
v..l.
I,
|».
143).
_ 442 Bue forze, potrebbe per avventura riuscirle esiziale, e segnarne l'ul-
tima mina
I
o il Conte di Bismarck è un insensato a provocare l'Austria, se la Francia non vi consente e l'Italia non è con lui, o la coalizione sta in fatto, se già non è scritta. S'industrii pure il Gabinetto austriaco a piccole concessioni verso il Conte di Bismarck per guadagnare tempo o per placarlo; egli non si arresterà nella sua via; egli non abbandonerà i panni dell'Austria che non ne l'abbia spogliata: il Conte di Bismarck non rinnoverà al cospetto dell'Europa la irresoluta politica del Conte di Buoi verso la Russia nel
1855,
ingiu-
riare e non ferire; ma malgrado il suo feudalismo, s'atterrà a quella di
Machiavello, che insegnò che « i nemici voglionsi o blandire o
spegnere: e le offese debbono esser fatte che non temano vendetta ».
E il Re Guglielmo? 11 Re Guglielmo sarà tratto, suo malgrado, ad immolare la sua propensione e la sua amicizia per l'Augusta Casa d'Austria all'inflessibile ragione di stato, alla sicurezza della Prussia
minacciata dal fantasma del repubblicanismo americano che ha già sottominata la Germania meridionale, e spinta ormai qualche galleria sotterranea fin sotto Vienna.
L'Austria riesci a sfuggire di
Gastein;
al
primo pericolo colla convenzione
ma un altro maggiore le sovrasta, Non andrà molto che
sarà portata davanti
al Zollverein e quindi alla Confederazione Ger-
manica la questione del riconoscimento del Regno d'Italia, reso necessario dalle troppo gravi perdite che ne solile l'industria alle-
manna esclusa ora da quel favorevole mercato. Vorrà l'Austria attendere impassibile lo sviluppo di quella questione già risolta nell'animo dei popoli, e lasciarsi collocare nell'alternativa o di disdire
tardivamente tutta la sua politica dal 1859 in poi, o
di
essere de-
nunciata dalla Germania intera come conculcatrice, nel solo proprio interesse dinastico, del primo diritto dei popoli, quello di trovare
compenso al loro lavoro ed alle loro produzioni? E' indubitato che il Gabinetto di Vienna isolato in mezzo all'Europa non ha che la via delle concessioni per sottrarsi all'imminenza dei pericoli che lo assediano: egli non riuscirà a spezzare l'unanime tendenza, a suo danno, della Prussia e dell'Italia (alimentata dalla scienza e pazienza della Francia), se non recando tale sacrifìcio
le
verso l'una o l'altra delle parti nemiche, che valga a tacitarne
esigenze e a vincolarla poi d'interesse con
lei.
l'Austria dovrà
dunque sacrificare la sua politica italiana alla germanica o la germanica all'italiana. Checché sappiano immaginare di spedienti gli uomini di stato a Vienna, pur dovranno accomodarsi a riconoscere
- 443 questa Inevitabile fatalità, e, riconoscendola, penseranno 1. eoe una risoluzione franca è il solo partito possibile nelle pre-enti <
1
1
angli
a quale dei due nemici vorrà l'Austria stendere la
i.
mano per
iene an alleato? -'cave quesito; è questione vitale.
•
Le prime simpatie austriache devono essere per la Prussia, li tè non le si può riliutare un'equa influenza in Germania, che contribuì a salvare dalle anni
di Napoleone I e che essa rapbuon terzo della popolazione; sì perchè la sua posizione esige aumento di forze nell'interesse comune a difesa di una doppia frontiera a Nord e all'Ovest: e perchè la sua
ina
effettivamente
Bea
torna
le
per un
rende meno pronto l'uso dei suoi mezzi
Le due Corti inoltre hanno
tari.
mili-
comune la nazionalità, hanno
co-
mune la fede politica, comune la storia delle ultime grandi sventure al
principio del secolo, e delle guerre e dei sacriticj che le adorn-
arono, e dei trionfi che ne chiusero il corso. infine
I due Monarchi sono leg"ati personalmente di verace amicizia e di reciproca
stima. di un ravvicinamento all'Italia e alla dinastia che vi deve al contrario ferire profondamente l'animo dell'au.
La proposta i
Imperatore austriaco Infatti
per poco parergli una Impossibilità. L'Ani sempre incrollabile sul principio della legittimità, che
-leti.'
<•
incarnato in lei; essa non lo abbandonò che eventualmente
pilo dirsi
lalla forza
narvi sempre, ove
maggiore degli avvenimenti, ma per ritor-
potè: né vorrebbe così facilmente farne
il
l'ab-
dicazione verso l'Italia. Questa inalterata fedeltà della Corte austriaca
Infatti
il quale, malgrado la non favorevole tendenza delnuora il saldo fondamento dei piccoli troni europei, trasse quanti sono minori Principi in Kuropa a sollecitare e a col-
tivare
il
a quei principio, '
e
patronato
di
questa antica, potente e conservatrice dinastia
una numerosa schiera
Stabile clientela della
di
minori Sovrani divenne e
si
mani
grande Casa d'Austria, che trae tanto onore
dall'eterne circondata, come ne trae una illimitata Influenti dinapiale nessun'altra Casa imperiale raggiunse mai. Quanto amara non deve perciò giungere al cuore dell'imperatore l'idea di rinan* anche par/ialmente al mantenimento di un principio, che
tonni
il
giusto orgoglio e in
borgo,
ni!
Si
<•
ciò in
buona parte anche la forza della Casa
favore dell'Italia Un qui dichiarata nemica del<
comprende facilmente come
i
consiglieri della Coi
una abbiano ad essere titubanti davanti
alla grande F6tpOI
— 444 — bllnà di consigliare al loro Imperatore questa flagrante contraddi-
zione all'antica politica della sua Gasa.
Ma la ragione di Stato è implacabile nelle sue pretese. La Provvidenza non
fa
grandi
i
potentati, che
perchè siano
forti
a rinne-
gare le loro personali inclinazioni, i loro più cari sentimenti, e talvolta le loro stesse convinzioni, pel maggior bene e la sicurezza dei
popoli aflìdati alla loro tutela. Valga ad esempio la grande Ava del-
l'Imperatore Francesco Giuseppe, la
magnanima Maria Teresa, al-
lorché dovette concorrere alla prima divisione della Polonia. Invano la
mite e giusta Imperatrice rifuggiva colle lacrime agli occhi dal
firmare un'ordinanza, che segnava quasi zione, della quale essa
la
morte di una nobile na-
rammentava con riconoscenza
gli
eminenti
meriti verso la sua Casa, sotto Giovanni Sobieski. Le esigenze della
sicurezza dei suoi popoli imposero alla Sovrana
il
sacrificio
delle
sue propensioni e quasi della sua coscienza di privata: e la ragione di Stato
che non permetteva di lasciar adito a che
tesse mai spingere
i
suoi confini sotto
i
la
Russia po-
Carpazi trionfò rappresen-
tata dal Principe di K-aunitz sull'animo di Maria Teresa.
Certamente, che i riflessi pieni
di giustizia e
degni di tutto onore
che sembrano opporsi in Austria alla ricognizione del Regno d'Italia e all'alleanza con
lui,
sono
di
grande momento, ma sono poi pre-
ponderanti sulla bilancia dell'inesorabile ragione di Stato 1
A ciò risponda il seguente
parallelo
all'Austria, nelle attuali contingenze, da
quelli sperabili
fra
i
vantaggi conseguenti
un'alleanza con
l'Italia
e
da un'alleanza colla Prussia.
L'Austria anzi tutto ha bisogno urgente e impreteribile di quiete e di sicurezza, e
questa non l'otterrà dalla Prussia ma dall'Italia;
poiché la questione italiana è come una freccia confitta, che Prussia si è ben guardata dalle carni
fin
la
ora, e si guarderà ancora dall'estrarre
dell'Austria.
L'alleanza colla Prussia non può essere comprata che con
una
non avranno altro probabile risultato che di rendere sempre più forte e perciò più esigente un perpetuo serie di concessioni, le quali
rivale. L'Italia invece, raggiunti
i
suoi confini geografici all'Isonzo, non
saprebbe cercare maggiore espansione a spese di chicchessia, e molto
meno dell'Austria. Egli è artificio di pochi agitatori sconfessati dal Governo e dalla nazione all'Italia,
(1)
italiana,
il
sognare più larghe frontiere
frontiere incerte, inutili, anzi dannose
(1).
Per temperare l'impressione « scandalosa » di questa affermaaveva già il Lamarmora (doc. XVII)
zione, bisogna ricordare: che
— 445 — con discendenze dell'Austria verso la Prussia svegleranno della Francia e potrebbero spingere questa a semina:
Le
1
etti
inciampi ancora il sentiero ingombro di spini.
iori i/.a
politico
dell'Austri*,
gii
ab-
La conciliazione dell'Austria coll'ltalia implica no ria \ \ u-inamento dell'Inghilterra all'Austria, e stabilisce una colla Francia, soddisfatta della
i
lune. l'Italia.
La pace dell'Europa
avvenire, poiché fra
le
durevole buona
inteiii-
san£ione accordata alla sua e asssicurata
due grandi potenze
militari
per un iti
lungo
mia salda
era.
La Prussia uè vorrà, né potrà mai contribuire a verna ingranditerritoriale o ad anniento qualsiasi
to
vendo temere per sé la rivalità «
in
ili
forza dell'Austria, do-
Germania e dovendo guardarsi
recare con ciò offesa alla Russia, ai rancori ed alle usurpazioni
1 1
sempre esposta l'Austria.
ìerà
completata non ha altre conquiste da fare che nel dominio
L'Italia
dell'industria, del re
commercio e della navigazione. L'Italia non può
quindi che conservatrice, e la sua politica appoggerà sempre
moralmente, e. per date eventualità, ben anche militarmente gli spe-
Kuropa essenzialmente oonM
ciali
interessi dell'unico -iato in
ti\o.
All'Austria poi la cura di assicurarsi
mio protir
usi
e nel
il
concorso dell'Italia a
modo che le convenga di
stipulare.
Le forze Prussiane non saprebbero essere utili all'Austria che sul
Reno, cioè contro
la
Francia: e
delle
forze italiane possono in appoggio
le
rivolte
al
Nord, come all'Occidente o
al-
formano un complemento tanto più prezioso, perchè
l'oriente e ne
e
questione del Trentino, come tale da regolarsi in un trat-
col
segretojeil Malaguzzi smentiva solennemente se stesso («1 oc. LII) re che le frontiere nazionali d'Italia « sono tracciate
ris r v ato la
i
dal bacino delle Alpi del confine svizzero sino al golfo del Quarnero ».
d'accordo oou la l'erseveranza, suo giornale prediletto, ohe, ciò prò orni a mente dissentendo dal Lamarmora. il 2 DO vembre 186.5 riiiil>occava la N. F. Presse col fatidico grido: IL propri di Trieste e a suo tempo saprà far valere quindi in
i
-
i
i
ritti
.
l'na silloge superba, esauriente di
diritto italiana tu
Triesti
•
VI$tria
con questo titolo, pubblicato dal ice
teoohie
delle
terre
irredente.
\i
documenti saffraganti
boii
comprese (pag. 407
proteste che sollevarono fin dal
1864
le
sgg.) pa-
ideo personali del
Lamarmora rispetto a Trieste, confermate a pag. ft2 dell'l/n p*> di
In
il
comparve appunto in un votame Bocca all'inizio della guerra Uba
— 446 — recano appunto all'Austria quei mezzi di
di cui difetta, cioè
forze
le
mare. E questa circostanza è appunto un fondamento di fatto
all'alleanza d'Austria e Italia, le quali
non avranno mai motivo
di
gelosia militare fra loro, dacché di quanto l'Austria è maggior po-
tenza continentale della Italia, d'altrettanto questa è maggiore po-
tenza marittima dell'Austria.
Le concessioni austriache verso la Prussia non saranno mai contraccambiate da compensi pecuniari che valgano a ristorare
le
ti-
nanze dell'Impero: una riconciliazione invece coll'Italia porterebbe l'indennizzo non spregevole di un miliardo, ossiano 400 milioni fiorini,
ili
poiché la reluizione della quota di debito austriaco che ag-
grava la Venezia, aggiunta alla valutazione finanziaria delle tezze, che l'Austria
for-
abbandonerebbe colla giusta riserva di avere i
fondi necessari per rendere altrettanto forti
le
nuove frontiere, do-
vrebbe raggiungere un importo non molto minore; oltreché l'Austria
conserverebbe per sé l'immenso materiale di guerra accumu-
lato sul Veneto, utile a lei ed inutile all'Italia.
L'Austria non otterrà dalla Prussia una politica
meno ostile che
lasciando esposti all'intimidazione e alla prepotenza prussiana i Governi minori della Germania.
Per tal modo permettendo che si spenga la forza morale di quei repubblicana tanto radicata
Governi sulle loro popolazioni,
l'idea
in quelle provincie presto farà
nascere la necessità politica per la
Prussia di occuparli e di fonderli nel proprio dominio, e ciò sarà
avvenuto per connivenza dell'Austria. A vece
di
questo, l'Austria
appoggiata dall'Italia ove anche non volesse estendersi a spese della Prussia (il che le sarebbe facile ed opportuno) potrà dedicarsi tiera alla sua politica tradizionale setto militare: averne
in-
germanica e prendere pieno as-
aumento ben maggiore di potenza che il pos-
sesso della Venezia le rechi, e guardare tranquilla poi a qualsiasi
turbine che dalla Senna ninacciasse nuovamente di scatenar» sull'Europa.
E questa politica estera austriaca tornerebbe tanto più oppor-
tuna perchè completerebbe l'attuale politica interna; la quale mentre
sembra oggi voler rendere piena reintegrazione alla nazionalità ma giara colle sue dipendenze, accorderebbe eguale giustizia all'altra
metà dell'Impero, germanica di nazionalità, coi suoi annessi. La Prussia è anche commercialmente una rivale all'Austria: perchè i
loro prodotti naturali sono identici o consimili e le industrie prus-
siane sono poi più sviluppate delle austriache;
l'Italia
di olii di olivo, di sete, di cotoni e di zolfi
il
all'Austria che ha bisogno di smerciare
i
è
invece ricca
naturale mercato
suoi grani, le sue lane,
i
— 447 suoi prodotti animali: e amendue volgono mute all'Oriente per collocarvi le loro produzioni fra loro diverse, piuttosto come dar soci che due concorrenti. L'Austria è una clienall'Italia, come l'Italia è una clientela all'Austria; e la dominazione del mare Adriatico divisa fra loro corrisponde giustamente
suoi metalli lavorati e
ai
1
rapporti ora accennati fra le due nazioni.
I/alleanza colla Prussia non ha per l'Austria che un valore nega-
può impedire, al piti, maggiori danni: l'alleanza coll'Italia
cioè
comune
è di un valore positivo ed ha per intento
l'incremento
ili
la
sicurezza e
potenza di amendue.
L'avvicinamento alla Prussia è, nel sentimento popolare austriaco,
meno desiderato che verso l'Italia: e se popoli dell'Alerebbero in fatto, fedeli come sempre, la bandiera del loro au^r 1
Imperatore, in una guerra contro Prussia In
tine
si
in
l'Italia,
.-fluirebbero non solo fedeli,
la
voglia anche registrare
una guerra contro
la
ma volonterosi.
grave riflesso, che nella que-
il
stione d'Oriente, la quale pure è la più minacciosa ed importante delle questioni politiche previste, la Prussia, antemurale della Russia
contro l'Occidente, si separerà sempre dall'Austria, mentre sentinella avanzata dell'Europa, sarà con li
e colla vecchia
Le considerazioni
lei
per solidarietà
l'Italia,
(Tinto-
Inghilterra. fin
qui esposte servono di per sé a respingere
l'obbiezione a sazietà ripetuta, che una alleanza coll'Italia sarebbe
una mera politica di opportunità non accettabile da un grande Governo che si l'onda sulle tradizioni. L'alleanza dell'Austria coll'Italia sarebbe per contro il punto di partenza e il fondamento di una booti politica austriaca meglio inspirata ai
bisogni ed alle tendenze del
l'epoca: perfettamente consona all'attuale politica interna austriaca:
eminentemente conservatrice perchè tendente ad attirare nella ìia dell'influenza di casa d'Austria una generosa nazione e la nobilissima dinastia, la cui missione in Europa diventa m .te ed esclusivamente conservativa: e sarebbe non meno litica
aliderebbe «lui
dinastica, perciocché, se la lo
certa
conciliazione coll'Italia
guisa l'esclusione di due principi austi
vederebbe però a congrui compendi finanziari,
I
nei mentre che
la
nuova
litica
\..
da Instaurarsi dall'Ai,
ai membri delia didell'Italia Germania coll'ai onori domisi di di s ente Bastia di Absburgo nu A quale delle due alleinze proposte vorrà dunque accordare la
aprirebbe
in
.
(I)
il
Gabinetto Imperiale
di
Vien
Duca di Modena e granduca di Toscana.
— 448 Possa questo breve scritto indurre nell'animo degli
alti consiglieri
della corona austriaca la profonda convinzione che lo dettò; e voglia la
Provvidenza istillarne il mite sentimento nel cuore generoso del-
l'Imperatore Francesco Giuseppe, a gloria dell'eccelsa Sua Casa e a
benedizione
dell'Italia
(1).
A.
Malaouzzi.
Alessandro Luzio. (Continua).
( 1 )
La copia rilasciata al Lamarmora porta la data
di Firenze
novembre: mi sono ad essa attenuto, non senza però confrontarla con la minuta, zeppa di cancellature, dell'incarto maleguzziano 17
DAL PORTAFOGLIO DEL MARCHESE DI SAN MARZANO
maggio \S±1 l'I. R. Commissione speciale
15
Il
Istanza, residente in Milano, per ii tramite
«lei
Prima
di
Conte <ii stras-
Boldo, faceva richiesta all'Incaricato d'affari austriaco presso
Torino, Barone Daiser, di una copia autentica dei
Corte di
la
documenti rinvenuti l'8 aprile dell'anno precedente presso Borgo Vercelli nel portafoglio del marchese <li San Mancano,
nonché delle scritture state poco prima •eqoestrate al Principe della Cisterna. In
base
questa domanda, cui allora
<i
il
Governo piemon-
uon avrebbe potuto facilmente opporre un diniego, il -Jf> in
Torino, innanzi all'avv. Pietro Tacchini. Senatore •
«lei
Mentissimo Senato del l'iemonte. con l'assistonn
Sostituto avvocato fiscale Marco Antonio De Rossi e con
l'oliera «lei
delie lettere predette
quelle esistenti
concordi
•
Buronzo veniva
Notaio
R.
in
«
previo
estratta
confronto di
processo con
le
copia
detta
legale
copia COfl
quali sono state tro
conformi ».
ne ciò non hastasse alle trascrizioni
in
parola
veniva
premesso un regolare processo verbale da cui ricaviamo l'indilo poi alle lettere descritte alii numeri 7.
8,
altre nel
le
medesime sono state rinvenute assieme a molte
portafoglio chiuso a chiave Stato smarrito
mandante Marchese «li Ca raglio nella «li sulla
identità e pertinenza
tornente consegnato di f l
s
M
«li
lui
tale portai'
Bignor
sto itimi»
Luogotenente <i«nerale
a
S
E.
c.rde Revel
«li
Pratolongo, che ne
il
«lai
foga da Novara:
foce
rinvio al-
ufficio della IC Delegazione procedente, non havvi Ino]
dubitarne, coostando in processo che le due lettola «li col alli /•
Rxtorg. «al.,
XV
*•
- 450 — numeri 5, 6, sono scritte e sottoscritte dal cav. Ettore Terrone, evidente essendo e notoria la seri ti inazione della tera di cui al
let-
numero 8 di caratteri del condannato Ansaldi ».
Raggiunto pienamente il suo intento il Barone Daiser (12 si affrettava a trasmettere al suo Governo il prezioso
giugno)
incartamento, che trovasi tutt'ora nella cartella 44 degli Alti di Presidenza di Governo presso l'Archivio di Stato di Milano.
Ora è da notarsi che confrontando il testo di questi carteggi, dati di recente alle stampe in una elaborata monografia dal Prof. Francesco Lemmi (1) in base ad un esemplare posseduto dall'Archivio di Slato di Torino, con la copia milanese,
emerge che questa, in luogo dei numeri 8, 11, 12 mancanti, ha due lettere, che riteniamo inedite, il che dà luogo a credere che il portafoglio del Marchese di San Marzano fosse più guernito di quanto volesse far credere il governo piemonprobabilmente dal line pietoso di non porgere nuove armi di offesa alle sottili indagini della I. R. Commissione di Prima Istanza. Comunque sia la cosa, i due documenti in parola meritano di essere conosciuti poi che ci attestano una volta di più tese, indotto
carattere
il
squisitamente carbonaresco della
Giunta ales-
sandrina, la quale non avrebbe esitato ad arrestare ed
al-
l'occorrenza processare il Principe di Carignano qualora fosse
caduto nelle sue mani; che l'organizzazione settaria a mezzo funzionava su larga scala da Alessandria a
delle Vendite
Parma
a Napoli e che infine la posizione politico miliMarchese di San Marzano « Comandante Generale della Linea » o come egli stesso si denominò in un atto del e
tare del
marzo 1821 «Generale Comandante l'avanguardia dell'Armata d'Italia » (2) era della più alta importanza in quanto che egli, novello Riego, avvebbe dovuto dal suo Quartiere generale di Voghera « appoggiare qualunque italica opera21
zione » o in altri termini col concorso delle truppe di Maria (i) 11
dalla (2|
«
processo del Principe della
Cisterna (Torino 1922 >.
Bibl. di Storia italiana recente »
Autorizzazione di pagamento
di
139 razioni militari sommini-
strate dall'Ing. Pietro Gallotti per gli studenti pavesi a
Milano, Archivio di Stato,
«
Estratto
Voi. XI.
Processi dei Carbonari »
,
Voghera
cart. 56.
in
:
— 451 Luigia ascritte alla Federazione, marciare sulla capitale della
Lombardia.
quanto alla Signora d'aito ranjro, partita ea pffoeoaaaale da Milano per informare la Giunta d'Alessandria della grata corrispondenza scoperta tra il Garignano e Generali in
i
sembra assai probabile che essa possa identificarsi con la Contessa Maria Frecavalli. naia Gambarana. di Pavia, la (piale nel novembre del 1899 venne arrestata e inaustriaci,
ci
quisita dall'Austria per alto tradimento (1), sottoposta quindi
vigilanza speciale della Polizia e che
alla
morì pochi anni
•dopo (Ì8 febbraio 1827) di spasimo nervoso. Ili
nato Sork.a.
DOCUMENTI
Alessandria addì 21 marzo 1821.
REGNO D'ITALIA. Amico carissimo, Piemonte è finalmente rigenerato. Alessandria diede l'impulso a
Il
innovazione e
ta politica
l'Italia
riconoscente deve chiamarla la
primogenita delle sue città federate.
iunque nei tuoi B.[uoni] C.[ugini] quei nobili eentimenti di animati nel mese di agosto e fa coraggio ad essi onde il
se-
vostro esempio: nelle imperiose circostante è duopo
limento e coraggio: queste sublimi virtù giganteggiano fra voi; approfittatone dunque. larzano,
mini «ina,
l>e
le
Comandante generale
di
cinque mila uo-
ighera per appoggiare qualunque italiana ope-
ti
un colpo di mano maestra se si potesse ottenere che
Maria Luigia, unite a' vostri federati venissero a congiun-
tn
dell'utfiziale suddetto.
se la-
^tfire la
i
i
Coraggio, amico, e risoluzione;
siamo perduti per sempre e la guerra
il>ile.
M Ili
I.
\
'tento,
Torino
— 452 — Informatevi delle notizie di Napoli
Vendita
in
C.[ugini]
il
le
operazioni nostre.
di
Vendita
Risvegliate nei cuori dei
B.[uoniJ
fate colà pervenire
;
questo è il mo-
patrio entusiasmo; lavorate, assisteteli
mento opportuno; guai se restate nell'inerzia. Mettiti intanto in relazione con
me
informami di tutte le militari
;
occupazioni tanto dal canto dei Tedeschi che da quello dei Napoletani,
amami e salutami gli amici. S.
Nota.
— Diretta a Parma senza che
si
.
•
.
d
.
.
Audrin ....
.
possa comprendere a chi sia
stata indirizzata né da chi sia stata scritta.
II.
LA GIUNTA PROVVISORIA DI GOVERNO. Alessandria li 23 marzo 1821.
Al Sig. Marchese di San Marzano
Comandante Generale della Linea.
A mezzanotte uno de' nostri spediti dal Comitato ci ha recato la notizia della fuga del Principe di tutta la famiglia seguita la mattina d'ieri;
un'ora dopo una Signora d'alto rango qui recatasi da Milano
espressamente c'informò essersi scoperto in quella Città una corrispon-
denza tra il Principe e i generali austriaci ai quali
il
primo ha pro-
messo di trovarsi oggi tra di loro con quel numero di truppe piemontesi che lo
avrebbero seguito.
All'istante noi e nella
abbiamo spedito alcuni nostri emissari nel Novarese
Lomellina per impedire il passaggio del Principe, ed anche per
arrestarlo e qui tradurlo. si
Le notizie di Novara ci consolano Piemonte ;
era pronunziato così bene che anche
imitarlo sottraendosi dal essi
comando
di
i
Dragoni della Regina vollero
Sambuy, che hanno degradato
medesimi e col partirsene da Novara senza alcuno degli
Ufficiali
che non ci sono amici.
Questa mattina i dispacci ministeriali c'informano che
non è stato obbedito dall'artiglieria e da qualche in Torino a cui aveva ordinato di seguirlo
:
altro
il
Principe
Corpo che è
che la Giunta di Torino
ha intenzione di costituirsi in Giunta permanente onde provvedere da sé alla salvezza della Patria;
ma che intanto noi non dobbiamo svo-
gliarci e cercare di concentrare tutte le forze che
rette al
nemico in questo punto
;
gl'inviti che si spediscono a tutti
non sono ancora di-
il
che noi procuriamo di fare con
i
luoghi di deposito ed
menti che supponiamo bene inclinati.
ai
Reggi-
A Torino gli amici sono inde-
.
— guati contro
il
Principe e l'indegnazione per siffatto tradimento
diffonde anche nella Truppa. rico,
il
ì:>;{
quale ispira molta confidenza e vi si fanno
provvigionameli 1
si
La Cittadella non obbedirà che ad Engli
opportuni ap-
1
Di mano in mano che ci perverranno le trasmetterò anche per istaifetta le notizie interessanti per noi e per Lei
;
intanto Ella tenti qualche
bel colpo con l'unione dei Corpi parmigiani e
ci
tenga informati
di
Ogni cosa per nostra regola.
Aggradisca, Signor l'alta
Marchese,
le
assicurazioni dei sentimenti del-
mia considerazione. Ansaidi.
Indirizzo interno All'Ili.
:
mo Signor Marchese Caraglio di S. Marzano Comandante Generale delle Truppe. Voghera.
Il
Comandante Supremo -;tldi.
RECENSIONI Echi di recenti pubblicazioni sulle rivoluzioni italiane del 1820-21.
Alla
ricorrenza
centenaria
delle
prime rivoluzioni
fatte
dagl'Italiani per sé e colle proprie forze, dopo'la triste espe-
rienza dei rivolgimenti effimeri suscitati e traditi dagli stranieri nel periodo francese, la Società nazionale per la storia
Risorgimento ha dedicato fin dallo scorso anno un volume di 300 pagine (1), di cui questa Rivista desidera inforlettori che non appartengano per avventura a quel mare sodalizio, traendo occasione per aggiungere notizia anche di del
i
alcuni studi comparsi altrove.
Per la competenza del proprio programma nazionale la Soha dovuto abbracciare ricerche sulle varie regioni italiane: questo e la lodevole puntualità della pubblicazione alla data commemorativa spiegano come il contributo speofferto alla illustrazione dei celebrati avvenimenti offra minor ampiezza cialmente per la parte di storia piemontese di ricerche sistematiche e di conclusioni sintetiche che non sia lecito sperare dai volumi desideratissirai che furono annunciati dai due maggiori enti subalpini di coltura storica, la R. Deputazione di storia patria e la Società storica subalcietà predetta
—
—
pina.
Apre il volume uno studio con cui Giovanni Sforza, instancabile nel raccoglimento della meravigliosa vecchiezza (2), il-
Rassegna storica del risorgimento » anno Vili fascicolo straorcommemorativo dei rivolgimenti del 1820-21 Roma 1921. (2) Mentre si compilavano queste note è pervenuta la dolorosa notizia della morte di lui che tanto illustrò gli studi della storia italiana alla sua venerata memoria vada un commosso reverente saluto. (1)
«
dinario
:
—
;
- 455 — lustra un triste
episodio del governo
lucchese
il».
Due
gio-
vani emissari Bpagnoli avevano incoraggiato Maria Luisa
«li
Borbone, - nella di Ferdinando VII. ad appoggiare la HVtt1 lozione spagnola accordando anche a Lucca una costituzione. desiderava ottenere dalle Cortes la deroga alla Costituzione che vietava di pagare pensioni alle infanti stabilite fooH della Monarchia; sperava inoltre guadagnar popolarità e posizione preponderante nell'Italia centrale: si lasciò quindi sedurre e diede ordine a un funzionario di preparare uno schema i
costituzione adatta al minuscolo ducato; ciò in aprile 1820. Intervenne frattanto la rivoluzione di Napoli, di cui ella paven-
di
tava
contagio. Aggiungasi che il principe di (lanosa esule a
il
Pisa, impenitente nella voluttà di perseguitare i liberali, avendo
spontaneamente a Lucca, strappò alla Duchessa la confessione del memoriale ricevuto, e tanto terrore le incusse che non ebbe più pace tinche fu cancellata ogni traccia della connivenza liberale che poteva gravemente comprometterla di fronte alle grandi potenze; infatti il trattato del |s|7. con cui si attillava il Ducato di Lucca ai Morboni di Panna fino alla morte della moglie di Napoleone I, non consentiva modificazioni di governo in quello stato provfiutato qualcosa, corse sa
visoriamente accordato. punire
\'l
e
perseguitare
i
proprii
complici, anche
dello stato. Maria Luisa fu implacabile e feroce:
fuori
non per nulla
aveva nelle vene il s ingue di una dinastia tante volle spergiura!
I/arduo problema delle origini e dell'organizzazione delle ite nell'Italia meridionale olire argomento ad uno studio di Mattbo M a zzi otti sulla carboneria salernitana (2).
soci-
rovina di Marat, si ridestarono aldel Principe di Canotti ministro di indizia e furono pò] imbaldanziti «Lilia -uà rapida caduta: ma erano divisi in due correnti, una degli uomini più co-pieni, l'altra di giovani capeggiati da Rosario MacI
carbonari, paghi della
l'opposizione contro
chiaroli. Questi della setta nel
I
nomina
riuscì nel 1818 a far approvare imo statuto Principato Citeriore, regione lucana occiden-
1.
/.,/
la
noli
rfaoflMfoJM
M
/ s
'Min Duchessa <(i Lucci ""
''' l
''niiin
<h
is-jti,
»>l
Salerno, ff
l'i.
j,,
I»
456
—
tale» con norme comuni a quelle delle altre regioni vicine; delegati alla Gran Dieta del ciascuna vendita nominava capoluogo, la quale nominava una Suprema Magistratura esecutiva e un senato con voto consultivo. La Carboneria di Salerno riuscì a farsi riconoscere dalle altre del regno come i
Alta Vendita Generale indipendente da quella di Napoli. *
*
*
Nella conoscenza delle sette del primo Risorgimento nostro
Renato Sòriga ha competenza ben nota. Seguendo cronistorie di
contemporanei
pendice, offre
e alcuni importanti
documenti dati
uno studio eminentemente
in
sintetico (1)
apsulle
origini della Carboneria dalla Massoneria di rito scozzese avversa, coi superstiti del partito giacobino, alla politica cesarea di Bonaparte. I profughi del Nord e del Sud d'Italia, dispersi dalla reazione del 1799, la fecero poi penetrare nell'Italia centrale e meridionale. Aveva rituale ridotto ai mi-
nimi termini, finalità spesso contraddicentisi talora si nascondeva per prudenza in seno alle logge massoniche militari, altre volte si alleava alle masse cristiane, donde forse rilevò il simbolo di Cristo Gran maestro abbinato a quello di S. Teobaldo; si spiegano in tal modo e il carattere popolare della Carboneria italiana e l'avversione al predominio francese. Il primo periodo della Carboneria meridionale italiana va dunque dalla fine del sec. XVIII alla seconda cacciata dei Borboni da Napoli. Nei secondo periodo, che abbraccia il decennio della dominazione francese, essa fu perseguitata dalla Massoneria, ufficiale capeggiata da Giuseppe Bonaparte e da Murat; questi invano cercò poi nel 1815 di accaparare i Carbonari alla sua politica italiana. Il terzo periodo s'inizia colla restaurazione di Ferdinando I, per le deluse promesse costitu;
zionali, per la violazione dei patti di*Casalanza, per lo sca-
dimento delle industrie e dei commerci. Non potendo più riunirsi a Napoli i Carbonari scelsero per centro Salerno. Si ebbe una prima adunanza generale nel 1816, un'altra nel 1817 nella solitudine della sotterrata Pompei. Le azioni decise pel 1817, pel febbraio 1818, pel 1819, furonosempre sospese a causa di titubanze paurose. Ancora sotto l'impulso della rivoluzione di Spagna si cercò invano un capo: intanto gli sterili conati producevano arresti e vittime a centinaia. (li
Le società segrete e i moti del 1820 a Napoli, pp.
32, loc.cit.
— 457 — Il
falsa
1
taglio, prete Menechini, senza alcun ooooerto, sparse la voce della rivoluzione scoppiata nel Principato Ultra; •
Morelli le
e Stivati insorsero coi loro 130 Cantilli, ma, poiché popolazioni prive del segno convenuto rimasero tranquille,
sentendosi perduti giocarono cedettero a Monteforte.
il
tutto per
il
tutto, e pro-
De Conciliis, Incapace di fronteggiarli,
mise ambiguamente alla testa degl'insorti per poterli all'occorrenza sorvegliare, ond'ebbe immeritata fama di creatore
si
dell'insurrezione che solo alimentò per caso.
A rivoluzione trionfante ancora
il
centro settario di Salerno
pretese dirigere l'azione parlamentare con indirizzo radicale,
mentre il centro di Napoli vagheggiava una politica moderatamente costituzionale, e il partito militare massonico a sua volta, conseguito l'intento, mirava a distarsi della Carboneria sulla fine del 1820 vi erano tre grandi orienti l'un contro l'altro armati. Lo stacelo morale dell'esercito, il prevalere fazioso sul parlamento e sul governo, il risorgere delle tendenze separatiste locali, la rovina delle finanze, l'anarchia amministrativa e giudiziaria: triste bilancio! :
La voce dei contemporanei sussurrava che la rivoluzione di tosse stato un complotto ordito dal Ministro Medici col Mettermeli quando questi si recò a Napoli nel 1819; si bbe in essa cercato un pretesto per annullare i patti di danza che inceppavano la politica reazionaria. Vincenzo ILD0 dimostra (li che tale voce, riprodotta anche da Antonio Stassano contemporaneo e partecipe agli avvenimenti, infondata. Il Mettermeli fu colto dalla rivoluzione di Napoli alla sprovveduta e ne fu preoccupato Cosi, 86 il Medici ter proprio conto organizzato il complotto, avrebbe faNapoli
vorito nel regno l'influenza della rivoluzione di
Spagna an-
ziché opporsi all'arrivo dell'ambasciatore spagnuoloa Napoli.
unente il Medili favorì, specie dopo il 1819, la Carboneria, ma. COme egli stesso piegò poi nel IN-J.'t al Ioide Ludolf, aveva fatto un errore di calcolo troppo grossolano illudendosi di conciliare l'antico col nuovo. Veramente connivente alla rivoluzione fa il carascosa eoe (
La rivotuMione Napoletana <l>i tS80 ueondo un manoscritto, pp.
- 458 non usò contio di ossa i cinque mila uomini a sua disposila disperata apologia dei suoi « Mémoires » è debilitata dalla distruzione dei documenti che egli stesso perpetrò durante il suo ministero. Ancora sulle traccie dello Stassano, l'A. ricorda la fine del regime costituzionale per tradimento degli autori stessi della rizione:
voluzione
:
tale fu lo squagliarsi del corpo del Garascosa, sia pure
per istruzioni del Colletta ministro della guerra perfidamente persuaso dal Principe ereditario che non occorreva più opporsi agli Austriaci perchè a
Lubiana si era
Nell'esilio di Londra invano per riabilitarsi
Guglielmo Pepe:
il
il
tutto
ottenuto.
Carascosa sfidò
duello, vero giudizio di Dio, gli fu sfa-
La rivoluzione era stata una delusione pei Murattiani o liberali in genere minacciali dalla marea montante generali compromessi ma repugnanti dei Carbonari, onde carbonica furono presi tra il Re e il figlio in una all'anarchia vorevole.
i
tragicommedia senza
uscita.
Verso la metà di Luglio 18 J20 fu mandato a Vienna il Prindi Cariati per tentare di ottenere il riconoscimento della monarchia temperata che si voleva edificare a Napoli.
cipe
modo contradditorio le accoglienze Dalla relazione ufficiale che il Cariati stesso, di ritorno a Napoli il 6 di Agosto, presentò al governo,
Gli
storici
riferirono in
di quell'ambascieria.
Giuseppe Paladino pubblica (1) con opportune illustrache vera ostilità egli trovò soltanto nell'accoglienza inurbana del Principe Ruffo ministro napoletano a e che
zioni, risulta
Vienna, pauroso di qualunque pur indiretta relazione col governo rivoluzionario che voleva ad ogni costo ignorare. Vicepur versa il Mettermeli concedette due udienze al Cariati disapprovando aspramente l'avvenuto, e dichiarando impos:
sibile il riconoscimento austriaco, non rifiutò di presentare all'Imperatore la lettera del Principe ereditario di Napoli; e
spiegò poi che S. M. non poteva riceverla non riconoscendo legittima la sostituzione del Principe come Vicario del Re. Così nulla il Mettermeli compromise a favore del nuovo governo napoletano, ma neppure volle precipitare un'aspra rottura. Solo dopo essersi assicurata della Russia, l'Austria metteva da parte
(X)
La missione del Principe Cariati a Vienna, pp. 8, loc. cit.
- 459 ogni Incertezza e assumeva atteggiaménto decisamente ostile ai costituzionali di Napoli, impedendo al Dura di Galle), che
avevano inviato al posto del Ruffo, di giungete a Vienna.
Il ó di Ottobre IMO Florestano Pepe aveva concluso col Prìncipe di Paterno la famosa convenzione per l'autonomia imata dalla rivoluzione di Sicilia. Col pretesto che il
Pepe avesse oltrepassato
i
proprii poteri, il 14 dello
ituito dal Colletta e gli fu
incarico di annullare
convenzione slessa.
la
Mic.hki.k \1a>krkih. senza indugiarsi alle
dell'azione
equilibrata
si
dato il delicatissimo
svolta
vicende ben note
per fronteggiare eventuali insurrezioni, studia la corrispondenza del gene col Ministero degli interni a Napoli (1) e dimostra come
illuminate io
le
idee e
le
dal
Colletta
proposte per conciliare col
pre-
d»ll autorità la fiducia dei Siciliani:
Yoglion
lutti la
costituzione di
Spagna senza averla letta,
vogliono lindi pendenza senz'averla diffìnita: vogliono un mi-
glioramento generale ed è questo ro di
il
loro vero bisogno. Io non
ricondurli sul cammin > della ragione ma a condi-
zione che ne avremo
il
tempo e ch° saremo saggi, giusti pru-
iveva dopo cinque giorni dal suo arrivo nella.
Poi nel disegno ili ordinamento generale, arditati!
Borboni dopo il 1M7. di Palermoe Messina per potei -accentrare tutto governo a Napoli: proponeva che Palermo le del commercio e dei tale morale. Mcomando militare, volendo che la Monarchia rondasse il do-
abbandonava la
politica, usata dai
rotare l'antagonismo tra i!
minio sull'unione degli animi anziché sulla discordia. Infine proponeva di concedere alla Sicilia l'indipendenza finanziaria, amministrativa e giudiziaria nei limiti «Iella costitusione, che si distrugi la feudalità e u'Ii ordini religiosi, che I beni io a claustrali formassero il patrimonio dell'isola e debiti. nguere Lodato dal ministro Ricciardi e poi gradatamente deli invano ripetutamente ammoni che si andasse guardinoli provvedimenti militari e si concentrasse ogni attività nelle istituzioni civili; invano aveva disapprovato le propaganda i
i
1
//
Colletto in Strilla
mi
I>'J<>,
yy.
1»;.
I...
— 460 — mandato da Napoli per estendere la Gar boneria nella Sicilia Orientale e favorirvi le vedute di quel governo. 11 Colletta ben prevedeva che la Carboneria io Si del prete Menechini
cilia
avrebbe avuto funzione diversa che a Napoli (1)
dato linguaggio
comune
;
avrebbe
svariate passioni dei Siciliani
alle
che coincidevano nel punto solo dell'indipendenza, così essi
chiamavano l'autonomia. *
*
Antonio Morelli offre un saggio di più ampii studi ch'egli promette per la biografia di Don Michele Morelli (2), volontario fin dal 1808 nell'esercito di Murat, dove si trovava tenente nel 1815: promotore nel 1820 del movimento di Nola, da Monteforte entrò a Napoli con Gugl. Pepe e poi andò in Sicilia a domare i ribelli; al ritorno fu nominato maggiore, fu comandante lo squadrone sacro che sciolse nel Marzo 1821 all'entrata degli Austriaci nel Regno. Allora s'avviò col capitano Silvati verso l'Adriatico, e già s'erano imbarcati per passare in Corsica, quando, dalla tempesta risospinti alla costa, furono quivi arrestati e condotti a Napoli per essere processati e poi afforcati il 12 Settembre 1822. Questo sommariamente raccontano due relazioni di compagni d'armi, cui l'A. aggiunge il costituto reso dal Morelli stesso
il
31 Agosto 1821 e tre lettere della vittima scritte alla
famiglia nel 1818, 1820 e 4 Dicembre 1821.
La notizia del moto di Napoli, giunta all'Elba il 12 Luglio 1820, produsse tra la popolazione entusiastici commenti, specialmente a Longone già dipendente da Napoli e dove anche dopo il 1815 erano rimasti molti aderenti all'antico governo. Il Governatore colonnello Spadini, pur fiducioso della guarnigione, la riteneva scarsa per l'eventualità di una rivoluzione (
1
1
Sull'organizzazione e sullo spirito delle sette in Sicilia, sul con-
fusionismo tra Carboneria e Massoneria, sulla disinvoltura di capi e di propagandisti, che erano contemporaneamente in relazione colle polizie dei governi italiani e delatori, merita particolare richiamo la pubblica-
zione di Francesco
Lemmi
difesa delV abate Luigi
XLIII (2)
Le società segrete nella Sicilia nelV autoOddo, in * Archivio storico siciliano », anno :
— Palermo, 1920, pp. 38.
Michele Morelli, pp. 16, in
e
Rassegna
st.
d.
Ris »,
fase. cit.
— 461 — interna o
ntile
il
«li
una esterna invasione dei Napoletani. Da FiUuon governo e il ministro Fossoni-
Presidente del
brooi vegliavano anch'essi supratutto sull'elemento militar»' nell'isola.
La sera del 14 Marzo lS-21Tun sergente informava il proprio maggiore <li un complotto nel corpo della fanteria per impadronirsi della cresta del forte Falcone, Inalberarvi tricolore e cederlo a
un'armata
di
la bandiera sbarco napoletana che non
doveva tardare. Kimono arrestati immediatamente due ufficiali e un sottoente particolarmente compromessi, poi altri graduati e uomini di truppa; le perquisizioni però non diedero reperti positivi. Per la fazione di Antrodoco la fortuna della costituzione napoletana tramontava; senonchè venivano in quei giorni -i altre faville d'incendio rivoluzionario dal Piemonte ad accendere gli animi degl'isolani. Il Governatore Spadini garantiva la fedeltà della rimanente guarnigione e la difesa dell'isola a qualunque costo, ma non fu duopo. Intanto le ricerche della polizia e l'inchiesta di un funzionario speciale mandato da Firenze accertavano la lunga preparazione della trama elbana abortita. Il consiglio di guerra fu tenuto non a Portoferraio ma a Livorno. La sentenza del Maggio riconosceva il piano del reato, ma senza elementi di prossima esecuzione, mancando a mezzi necessari e sufficienti quindi condanno il Gotti ni ciò -2
i
;
principale colpevole a dieci anni di contine a Grosseto previa isione dai ruoli militari: altri sette
ahili
minori
anni di confine oltre la caosaiiOPC come sopra, uno fu semplicemente cassato e per due si dichiarò non luogo a procedere. Oh e nana, colla consueta diligente e ehlaretta, Ernulo nella conclusione che il u'o verno silio Michel (1 furono condannati a
tre
.
di
evitare qualsiasi occasiooe d'ingerente au-
striache, volle togliere all'episodio ogni apparenta di graviti, volle evitare di estendere l'istruttoria per approfondire
aloni esterne dei congiurati elbani coi rivoluzionari le
quali certo non
furono dirette e
<ii
in
ogni caso non furono
Eòa,
pp. 24, loc. cit.
molto importanti. piatto mil
n
Napoli,
m *
*
*
Alla storia dell'eco degli avvenimenti rivoluzionari d'Italia
non s'intitoli, si riferisce per la massima parte una lunga monografia di Adele Curti comparsa in un successivo fascicolo ordinario della stessa rassegna di cui ci occupiamo (1). Colla scorta della corrispondel 20 e 21, benché ad essi
denza del Neipperg col Metternich e delle carte di polizia del Ducato di Parma, segue la minuta cronaca delle vicende di quel governo, che, benché supinamente devoto alle istruzioni di Vienna, sapeva portare nella censura delle stampe, nella vigilanza dei forestieri e delle corrispondenze private, nella difesa contro i sintomi delle società segrete una illuminata mo-
derazione, conforme allo spirilo pacifico delle popolazioni che
avevano nell'Aprile 1816 accolto con giubilo sincero e incondizionata devozione la nuova sovrana assegnata dal congresso Vienna. Non mancano gli episodi caratteristici; così le draconiane misure per impedire al medico parmigiano Rasoi i, ben noto come liberale a Milano, di attraversare semplicemente il Ducato, fanno conti asto colla tolleranza di certi lampi di coscienza italiana che si manifestavano per esempio colle rappresentazioni di tragedie alfieriane applauditissimea Parma nel 1818 e a Langhirano paese dell'Apennino nel 1820. Il governo di Parmacercavasempredi diminuire l'importanza di
dei fatti e degli allarmi spesso ridicoli segnalati dalla polizia di
Milano e di Vienna. Gli avvenimenti
di
Spagna
e quelli
di Napoli avevano eco di interesse e di discussioni a Parma e specialmente a Piacenza in un gabinetto letterario fondato nel Febbraio 1820 sotto gli auspizi del Giordani. 11 Neipperg dichiarava che non v'erano treccie di società segrete, ed era sicurezza infondata; ad ogni modo aveva ragione di ritenerle
poco pericolose e pressoché inutili per lo spirito degli abitanti refrattario al contacio rivoluzionario. Nel suo ottimismo equa-
nime ed onesto egli era assecondato sopratutto dal Ministro Cornacchia e dal Commissario di Piacenza Guglieri liberaleggianti; tale ottimismo si conservò anche durante la rivoluzione piemontese ed eia forse eccessivo. (L)
Alta polizia, censura
1829),
in
.1922, pp.
«
e spirito pubblico nei ducati parmensi (
Rassegna storica
192.
del
Risorgimento », anno IX,
fase.
816^°,
- 463 La polizia non si era accorta che al moto piene
ava
Corrisposto un più alacre e intenso lavoiio segreto bel Ducato;
alcuni diffondevano la carboneria soldato di Napoleone, preparava colle piemontesi
cordi
:
:
:
maggiore lierchet. valoroso
il
sue truppe aii affratellarsi San\ itale andava a Torino per stabilire ac-
il
le
Bertucci fissava il i'\ Marzo per proclamare dal torte dei
il
costituzione. Ma il forte fu presidiato per ordine del Bubna; Reggiani esitarono all'azione e il moto piemontese domato seppelliva con sé il non nato tentativo parmense. Intanto rimpatiiava dalla Spagna il più audace dei cospiratori
Bardi
la
i
parmensi Claudio Li nati ed altri con lui: il maggiore Berchet, da Bobbio, aveva condotto seco il commediografo piemontese Nota segretario di Carlo Alberto che fu ammesso a far omaggio a Maria Luisa. La morte di Napoleone fu oggetto
di ritorno
di
precauzioni a l'arma ma senza preoccupazioni. Tutto sembrava passar liscio, (piando invece, per compiali
Duca
vicino
stare e processare
di
Modena, a l'arma si dovettero
dei Carbonari,
i
arre-
quali furono condannati.
malgrado
la loro persistente e dignitosa negativa, sopra riferimenti di processi estranei. E' questa una parte che l'A. non ha trattato, come meritava, con adeguate ricerche. Mite ad ogni modo tu il trattamento dei condannati nella tortezza di Compiano non paragonabile a quella dello Spielberg.
Più scrupolosa le
polizie e i governi ; egli
l'esigi io
Firenze
a
qualche mese, di
in seguitola vigilarne verso gl'individui Pietro Giordani lingua impenitente contro
fu
questi
ietti: tra
precedenti
Passiamo
e
tini
1824,
per provocare dal Neipperg queiche invano tu revocato dopo
intorno a cui l'A. tornisce, in confutazione chiarimenti interessantissimi.
scritti,
infine
piemontesi
nel
alle
trattazioni
riguardanti
i
movimenti
lombardi.
e
Al colloquio del «> Marzo 1821, tra capi della rivoluta che stava pei scoppiare in Piemonte e Carlo Alberto principe di Carignano. che avrebbe dovuto esserne il capo, dedica iU e Adolfo Colombo quaranta pagine di d i
comp 1
-.ii
/
.,
Riaor^imcMit
difficili
6"
oq <
.
a ria
»
,
Emc
il
m xrzo
raordiuari«
<
t82t,
1
io
).
Rh*s.'k'iih
li
— 464 — In realtà si tratta non solo del colloquio 6 Marzo ma di una serie di colloquii (tra il b" e il 9 Marzo) che hanno, nelle loro fasi contrastate, il carattere di un unico atto e di una
responsabilità complessiva. Nelle palleggiate postume accuse stanno al primo piano i due principali interessati, Garignano e Santa Rosa; l'A. vorrebbe in primo luogo rispondere a un dilemma * Chi dei due asserì il vero, il Santarosa che rivelò l'assenso dato da :
Carlo Alberto al progetto rivoluzionario, o Carlo Alberto il quale affermò invece di avere, in quel colloquio, cercato di dissuadere i cospiratori dai loto propositi e di averli anzi minacciati di mettersi contro di essi a capo della sua artiglieria? ».
A. Colombo,
come ognun sa, è un fervido ammiratore del
Santarosa; molti contributi ha già dato alla biografia di lui (1) e di altri preziosi documenti prepara la pubblicazione per
degnamente la memoria. fortuna postuma di quel martire, il consenso della universale ammirazione; anche Alessandro Luzio, divulgando con una nuova edizione « La rivoluzione piemontese » del S., non poteva offrire miglior tributo di ammirazione ai meriti del cospiratore se non aggiungendovi come fece il vibrante elogio romantico che V. Cousin dedicò alla memoria di quel suo amico infelicissimo (2). A. Colombo prende adunque apertamente le parti del S. e non ammette che possa aver mentito o ad arto sottaciuto alglorificarne
Questa è
cunché.
la
A conforto delle affermazioni contenute nel libro del
pure riconosce il carattere passionale) osserva ch'esse coincidono colle note di un'agenda o diario inedito e con alcune annotazioni autografe apposte dal S. a pubblicazioni da lui possedute. E' evidente l'importanza di questi appunti di natura assolutamente intima e quindi verisimilmente sincera. Così le pubbliche affermazioni dirette o indirette di Carlo Alberto il Colombo opportunamente illustra con lettere priS. (di cui
vate di lui edite e inedite. (1)
Santorre di Santarosa: Delle speranze degl'Italiani con
fazione di A. C, Milano, Caddeo, 1920, pagg. LXXXVIII, 120. torre Santarosa roni,
verso
V esilio,
in
<
miscellanea
pre-
— San-
Sforza». Lucca,
Ba-
1920, pp. 16.
(2) La rivoluzione piemontese nel 1821 di Santorre Santarosa coi ricordi di~V. Cousin sull'autore. Torino, Paravia, 1921, pp. XXII, 220.
— 465 — Alle testimonianze dei due interessati, il Colombo ne aggiunge ben diciasette altre di contemporanei agli avvenimenti. voci (li legittimisti, di albertisti, di persone di corte, di diplomatioi ben informati, tutte avverse alla rivoluzione e tutte neh' tempo concordi ad affermare l'intelligenza di capi del movimento. Il contributo che in tal modo il Colorili»') porta allo studio dell'ardua questione e veramente prezioso; ma precipitata a parer mio è la conclusione gotica che la parola del Santarosa sia più degna di fede che quella di Carlo Alberto ».
C
i
i
••
Anzitutto
il
Colomb
>.
«cchiala onestà,
n
non riar-
S siano posteriori agli avveaimenti. Anche se esse furono vergate non oltre il bbe siffatto notevole benché involontario Maggio 1821, bas se »u 1-'
dui'
il
le
note del diario
ritardo perchè rientrino nel
di
numero delle testimonianze
po-
stume: questo è caratteristico nel battagliare dei critici, che non si siano finora potuto produrre documenti concomitanti in modo irrefragabile allo svolgersi graduale di quei secreti atti Dopo la drammatica scossa di un'impresa ideale fallita è troppo naturale che sempre gli attori, nel ricostruire gli Minienti alla luce del proprio dolore, possano deformare nte dettagli di quella che fu la misera realtà in contio ilo .1, quella che avrebbero desiderati»; è troppo umino che, cercando ciascun d'essi ragioni d'indulgenza ai errori individuali, giungano, magari in perfetta buona ri fede, ad affermazioni opposte. Questo processo psicologico hi ito di sviscerare il Luzio mostrandoci differenza del Colombo, che anche S può avere umanamente tradito qualche i
i
*
parte della verità. lo
moni
questo
tutti, nei
è,
che tanto
S. e
(
A
«pianto
loro termini troppo generali,
t:li
altri loti-
non hanno detto
la verità. Lo steSSO Colombo generalmente -i \.\ una irrande confusione tra l'assentimento che avrebbe dato C. A. e la reale portata di esso»; ancora nella conclusione ripete «se noi sapessimo in molo preciso «piali furono questi accordi e quando furono rotti la nostra questione sarebbe ricolta ». Dunque non precorriamo sentenze di condanna prima che aia
•e»
paura
di dire tutta
iva nella premessa che
appurata
la
*
questione d'dla vera eolpa.
A parte l'apprezzamento modale, se chi abbia eventualmente messo piede in fallo sia più stimabile quando cerea di ritrar//
/.
.
XV
*
- 466 — sene, o quando per cecità persistente d'illusione e per puro orgoglio di carattere persista nella errata via fino ad incontrar la rovina estrema, il Luzio in tre pubblicazioni (1) ha recato nei riguardi di C. A. argomenti di favorevole giudizio die il Co-
lombo non doveva sorvolare. Panni che la documentata diffidenza reciproca tra Carignano e
cospiratori, anteriormente ai preparativi ultimi
i
della
ri-
voluzione, possa ben significare che C. A. assai per tempo abbia mostrato le giuste ansie e le titubanze che gli deriva-
vano dalla coscienza della propria condizione delicatissima; ond'è probabile che abbia sempre fatto o lasciato comprendere, sia pure con espressioni più o meno precise, di poter essere e di voler essere coi liberali piemontesi fino al limite compatibile colla responsabilità che a lui, principe ereditario, incombeva verso la propria corte e verso la dittatura aborrita sì ma effettiva della Santa Alleanza. Dalle pagine del S. chiaro appare che l'aspirazione liberale in Piemonte ebbe due periodi: prima l'ottimistica fiducia di ottenere dal sovrano beneamato una costituzione pacificamente; poi un pessimismo crescente fino al giorno in cui avvennero provocazioni reazionarie interne ed esterne (la invocazione del Presidente del senato all'assolutismo nel copodanno del '21; l'eccessiva quasi arrabbiata repressione politica della dimostrazione studentesca il 12 gennaio; le decisioni di Lubiana contro il governo costituzionale di Napoli; l'arresto del P.pe della Cisterna, del M.se di Priero, e del Cav. Perrone ai primi di marzo). Tali eccessi resero inevitabile un conflitto rivoluzionario tra i sudditi e la vecchia monarchia. propositi rivoluzionari prenon dice come e quando sopravento sul programma delle disciplinate dimostra-
S.
i
sero
il
pareche ancora in Febbraio si ritenesse troppo ardita una semplice petizione al Sovrano compilata dal S. stesso; questi suoi esule attestava all'amico Cousin di non avere egli e non segrete assai rapporti colle società se annodato amici tardi, all'ultima estremità quando era ormai patente che il governo piemontese né voleva né poteva resistere all'Austria (2). zioni
;
i
(1)
Nel centenario dely ventuno, in
1919, pp. 30. in
«
Lettura », marzo 1921, pp.
già citata a (2)
p.
e
Nuova Antologia», settembre
— Carlo Alberto e la rivoluzione piemontese del 1821, 464.
Luzio voi. cit., pag. 20.
9.
— La riv. pietn. di S. SantaroSA,
- 467 Ciò significa
che C. A
potè
e
fu
essere
d'accordo con S.
ei suoi amici appunto per la moderazione del loro disegno; manifestò a misura che mutamostrava dubbioso, instabile e -lente a seguire la nuova via che la spedizione austriaca contro Napoli imponeva senza indugi. 8. giudica con molta maggior indulgenza il rifiuto del generale Giffienga alla rivoluzione che non quello di C. A. gli forse la reciproca diffidenza
vano i propositi
A.
e C.
si
si
:
era ben altrimenti indispensabile ai cospiratori
è chi
non Giffienga perchè essi non insistessero con lui negli approcci. E poi, a differenza di (ìitìlenga. C. A. non ha forse mai saputo opporre un categorico ritinto nemmeno quando congiurati si avviavano per la strada a lui invisa. Onesto forai l'equivoco: che ciascuna delle parti s'illudeva di poter domimare l'altra. Così tutte le testimonianze recate dal Colombo di relazioni generiche ni C. A. eoi rivoluzionari si spiegherebbero benissimo, perchè appunto tutte avrebbero un fondo di verità. Fra simili- testimonianze quella del Costa di Beauregard i
r vicina
«
f
ree
più
delle
altre
drammatica
alla
realtà:
Au lieu de <*e prononcer franchement contre le mouvement qne des petils moyen* pour Venrayer. C. A. parie au Hot avec de aoue futemln* aux quel* Victor inuel ìi'm lit rien co m pria. Puia il perdit non temp8 à
n'etait en qui'te
il
/
raisonner
le
officiers
et
les
8ou8-offì.ciera
de aon artillerie,
alors qu'un seni mot énergique.eiU saffit à les maintenir dona le deroir Autour de C. A. la situation ae foaait inea calle.
Sii a
.
il
se
en face de
réveillait
la
pina af-
rahir aea amia ou le Boi : il fallati choiair*.
freuse dee rea
Anche nel ritrarsi «lai generici impegni, a misura che qu< prendevano aspetto di realtà ineluttabile. (. A. spero forse di
salvare
mente la «li
qualche cosa
>u;i
la
di
ciò che
devi
bella giovanile illusione,
ito
vera-
onde b! spiegherei)!
ultime contraddizioni di quei colloqui! decisivi ai Marzo che furono giudicate debolezze «li carattere.
primi
quali penaano hanno qualche ragione coloro iparare e mantenere il fa dapprima voli i
(
.
\.
liberali
piemontesi
:
unirsi
ventati intrighi dei fautori del hi. pò
la
la
successione contro
inazioni, din
rivoluzione di Napoli, all<
temendo eh
se
I
Duca di Modena o quelle di
Italiana,
<
in
Italia
m
l'iofluei
he
— 468 — narchia costituzionale dei Borboni se quella di Savoia rimanesse eazionaria e ligia all'Austria. Forse per questo egli ardì legare personali accordi per aiutare i liberali lombardi a scuotere il dominio austriaco. Pietro Egidi (1) accenna fuggevolmente a questo aspetto della responsabilità di G. A. che a me pare fondamentale per chiarire molti misteri. Lo stesso G. A. nel memoriale del 1839 non sconfessava le giovanili imprudenze di un proprio proi
gramma di guerra contro l'Austria
;
zionale per la liberazione di tutti
i
questo però doveva essere fondamentalmente diverso però da quello dei Carbonari. L'avversione del Re all'Austria era ben nota onde G. A. preparando l'occasione di ostilità, se non operava proprio d'intesa con lui poteva illudersi di non mettersi tuttavia contro di lui. Si poteva fare una guerra dinastica per ingrandimento territoriale come quelle del secolo XVIII. I liberali invece, con una concezione più consona ai tempi, vagheggiavano una guerra nafratelli italiani soggetti a
dominazione straniera o minacciati di straniera oppressione, una guerra della quale sudditi dividessero col Re la sovrana decisione e nella quale soldati, a differenza del secolo XVIII, non soltanto combattessero per obbedire al Re, ma per l'ideale nuovo della patria italiana. Per questa seconda concezione di guerra nazionale liberatrice la costituzione in Piemonte era indispensabile, per la prima no. Resta un punto da chiarire: Carignano nella congiura coi liberali Lombardi, tra l'Ottobre 1820 e il Febbraio 1821, prese impegni di carattere soltanto militare o anche di carattere i
i
politico?
Lombardi avevano senza dubbio aspirazioni costituziopersuadono le tradizioni del periodo franco-italico, le illusioni e i voti del 1814, e poi, se non ci fosse stato altro, I
nali; ce ne
il
semplice fatto che l'assolutismo era il simbolo dell'Austria
aborrita; infine l'esempio di Napoli, contagioso
come s'è visto
non poteva lasciar supporre che i Lombardi, tentando di scuotere il giogo austriaco, non volessero assicurarsi dal nuovo governo condizione costituzionale di sovrana dignità uguale a quella che Napoli godeva. Ma della costituzione sabauda cospiratori Lombardi fecero in tutte le regioni d'Italia,
i
(l)
La rivoluzione piemontese del 1821. Viterbo, Cooperativa recensione in questa rivista, XIV, fase. 3-4).
1921, pp. 32
i
tip.,.
- 469 — questione pregiudiziale per accordare la propria rivoluzione alla guerra austro-piemontese o la lasciarono impregiudicata Ce lo la soluzione costituzionale dopo una guerra fortunata I
sarebbe stata l'inevitabile immediata conseguenza sia dell'annone Lombarda al Piemonte, sia della sconfitta dell'Austria unico baluardo ormai per la resistenza dell'assolutismo in Italia. Né G. A. di questa logica conseguenza della guerra eventualmente fortunata doveva preoccuparsi, essendo forse che nel re Vittorio più che decisa avversione per la costituzione operava l'inerzia abulica alle decisioni e la paura appunto di provocare colle riforme costituzionali pre•
ventive ingerenza austriaca nei propri!
stati.
che ricerche approfondite in questo senso potrebbero recar molta luce: ad ogni modo fin d'ora è lecito affermare che C. A. e i liberali piemontesi in relazione con lui contemplavano il maturare fatale degli eventi sotto un dlv< Ugolo visivo e quindi con proporzioni assolutamente spostate. Per A. stava in primo piano la guerra contro l'Austria, cioè una questione essenzialmente di politica esterna, e la questione della costituzione interna era subordinata a quel fine, era un mezzo forse neppure indispensabile come pregiudiziale. liberali al contrario, per quanto dallo scritto del dicevano sopratutto una questione di politica interna e riguardavano la costituzione come primo punto Inderogabile del loro programma, sebbene a differenza della rivoluzione meridionale limitata a mire egoistiche e locali la rivoluzione piemontese volesse elevarsi ad orizzonte più ampio suggellata dal sacrificio della guerra liberatrice di Io credo
('..
I
carattere idealmente nazionale.
Non discutiamo qui Be una guerra contro l'Austria in LomPiemonte senza appoggio «li etrai alleanze come nel see. XVIII, awebbe avuto qualche pur Ohe senza C. \ lontana probabilità di riusi ita; concediamo dubbio la vagheggiò, le attenuanti dovute all'inesperienza di bardia, combattuta dal
.1
,
un giovane di ventitré anni cresciuto nei frastuoni guem avido di gloria militare. BedottO dalla propria e dall'altrui fantasia ancora eccitate e frementi pel recente ricordo prodigi napoleonici che avevano tante volte ri velato la debolezza austriaca. Ku'li è certo che l'immediata anarchia nell'esercito, determinati dalla ri voluzione di carattere esseri mente militare, rese assolutamente impossibile quella guerra
e
— 470 — che forse era già per sé stessa una puerile illusione. Io non vedo come avrebbe potuto avvenire altrimenti anche se C. A. e diciamo pure insensatamente fosse stato senza titubanze connivente alla rivoluzione e se per un'ipotesi anche Carlo Felice non l'avesse sottratto a tempo da quella situazione
—
—
insostenibile.
La materiale impossibilità
della guerra
dopo la intempe-
stiva rivoluzione darebbe ragione alle pregiudiziali antirivo-
luzionarie di C. A., le quali soltanto ebbero forse il tòrto di
non essere
state
abbastanza categoriche, e attenuerebbe
la
responsabilità dei suoi mancati impegni verso i liberali Lombardi. Questi impegni, si noti bene, furono tutti, per quanto so, anteriori ai famosi colloquii segreti dei primi di Marzo in
cui i cospiratori liberali misero al principe l'ultimatum rivo-
luzionario ruinoso e fatale. I liberali Lombardi, assai più dei piemontesi, avevano veramente ragione di tacciare Garignano fedifrago, e più duramente dei piemontesi essi pagarono allo Spielberg le illusioni rivoluzionarie che non avevano avuto neppure l'onore di un tentativo per affaciarsi alla realtà. Se oggi i calcoli del Gonfalonieri e dei suoi compagni ci appaiono non meno avventati che quelli di C. A., è duopo riconoscere che anche costoro tutti furono traditi dalla fantasia più che da malizia. L'ardua polemica sulla responsabilità di C. A. dovrà essere ripresa sui documenti attesi nei volumi della R. Deputazione
di Storia patria e della Società
storica supalpina; allora si
potrà meglio, dal complesso delle testimonianze escusse nei
anche il reale valore dell'argomentazione veramente grave recata dal Colombo contro C. A. che, contrariamente alle sue posteriori denegazioni, avrebbe proprio con ordini personali introdotto nella cittadella di Torino elementi di carattere rivoluzionario non dubbio come il capitano Enrico. processi, valutare
Gli altri testimoni del segreto colloquio 6
Marzo tacquero.
Se anche, come asserisce il Colombo, debba interpretarsi il loro silenzio quasi una implicita conferma alle dichiarazioni che il Santarosa in certo modo faceva a nome di tutti, ciò solo significherebbe che essi guardavano fatti dallo stesso suo punto di vista e ad ogni modo fu assai meritorio il loro silenzio. Certo il S., che dichiarava di scrivere non per questione personale ma per amore d'Italia, non aveva pensato i
— 471 — ohe, indi pendentemente Malia involontaria passionale deforma,
ione
dei
oolpe
<li
denunciando imprudentemente 1*- presunte comprometteva in lui l'avvenire dell'unica di-
l'atti,
C.
\.
nastia a cui l'Italia potesse rivolgete Sguardi (li attesa fidui. Mi piace ricordare il nobile esempio dell'i ndolgt eie-
le
generose
più
vittime dell'Austria, trasumanate dalle
dello Spielberg (1) e
ambe prima, accordarono recipro-
camente ai reciproci errori e alle ben note debolezze manifestate per effetto d'ingenuità: era l'infanzia dell'anima italiana
vedeva, senza esperienza, librarsi a generósi voli troppo
clic alti.
Qualunque siano per essere le ulteriori definitive rivelazioni atti di G. A re-i Marzo 18Ì1, il giudizio della storia
siigli
dorrà tener conto di tutto il complesso della vita morale quell'uomo sventurato. Non è vile chi avendo, come n'ìk d
di
inceppato in errore sa affrontare tutte le responsabilità e pericoli della reputazione per rimediarvi a qualunque costo, e chi sopporta con dignità l'espiazione di tali errori gravi O meno die siano stati. i
l'esilio primo di (1. A. fu materialmente men duro delle pene toccate ai liberali lombardi e piemontesi, fu tuttavia concluso dalla più sanguinosa delle umiliazioni: rinnegare pubblicamente principi liberali già sorridenti ai suoi sogni, i
combattere
Sp
in
»ntro
compagni
stessi
gli
l'ideale e,
per eseguire la politica imposta dall'Austria, Impegnarsi con
giuramento a Parigi che non avrebbe modificato gli ordinamenti del proprio stalo quando tosse diventato re. Sembrava ohe
il
proprio onore personale
In
d<
quell'ora oscurarsi
sempre Egli invece senti la forza morale per risoi. COOtro li condanna ineluttabile delle apparenze e attese, con per
I
roica,
il
giorno In cui potesse mostrare la
vera anima sua. Nel l'ari no 1848, Ch'ebbe Successione di fatti
l
avendo dato la parola »•<>destino, come uomo proprio stituzionale nel pieno arbitrio del fetalmente identica
al
1841, C. A.
ime re. affrontò poi tutti
1
I:
segnalo Uditu
i
disastri della guerra ambe «pi. indo
ordando, sia pure incidentalmente, la
pubblicazione di
le
vittime dello Spielberg
Sul patnaggio per
J
"t,ih HalC Austria allo y/>i>ll>erg a cura dell' •j
i
il
1»
•
Acca-i'
centenario del paesaggio per Udine
e altri compatrioti.
Udine,
Dovetti
— 472 — vano; poi nel 1849 affrontò ii martirio personale estremo piuttosto che venir meno al giuramento. Forse movendo i passi al secondo volontario esilio egli pensò che quella era veramente la buona risposta ai suoi antichi detrattatori. Egli non voleva essere confuso coi Borboni, scientemente e ripetutamente fedifraghi di generazione in generagli parvero sacrifìcio
zione per tradizione ed istinto di razza. Egli volle invece, sia pure colla profonda intima amarezza pei fatti contingenti, rivivere ancora gli avvenimenti della lontana sua giovinezza
anche C. A. come Santarosa offriva
;
sacrificio della vita, non
il
soltanto per salvare la propria reputazione personale ma per creare sulle oneste tradizioni l'anima nuova della dinastia
consacrava in tal modo all'avvenire d'Italia. Dalla dura esperienza del 1821 la Gasa di Savoia aveva imparato qualche cosa che le altre dinastie concorrenti al primato in Italia non avevano saputo comprendere: quanto valgano ch'egli
l'onore e la fede.
Con ben diverso equilibrio di mente e di cuore che il Santarosa, tentò Cesare Balbo di salvare colla penna la reputazione
del partito liberale italiano, mostrandolo immacolato dagli im-
puri contatti delle sette colle quali
i
deprecati
avvenimenti
rivoluzionari minacciavano di confonderlo a profitto delle rea-
zionarie aspirazioni dell'Austria.
Eugenio Passamontt. che, avendo a disposizione'l'inesauriprepara all'autore delle Speranze d'Italia degno monumento biografico, ci mostra il giovane Conte amareggiato dalle vicende di un esilio ingiusto, poiché egli tutto aveva tentato a chiarire equivoci e mostrare la limpidezza degli atti improntati alla più rigida e leale dibile tesoro dell'archivio Balbo,
sciplina militare
(1).
Alle calunniose accuse dell'anonimo
«
Simple recit », com-
parse nel febbraio 1S22, egli contrappose la pubblicaziane di una breve e categorica smentita; poi, per evitare che la questione italiana fosse travisata, si propose di sottoporla al giudizio dell'Europa in una serie di lettere che disgraziatamente
il)
Cfr
l'articolo dello stesso autore:
Un tentativo di salvataggio e
una difesa inedita di Cesare Balbo, in questa rivista XIV, 3-4, 1921, pp. 426-445.
- 473 non fu compiuta. La prima <li queste lettere appunto pubblica ed illustra il Passa monti (1 1. Gl'Italiani,
confondendo con una parola sola
le
idee di
li-
berta interna e di indipendenza esterna, a questa sopratutto
aspiravano: tale bisogno compresso, secondo C. Balbo trovava Bfogo nella esaltazione pericolosa delle fazioni
democratiche dove molti erano ingannati e traviati a falso cammino da sentimenti tuttavia generosi. 11 Congresso di Vienna ave\a commesso un delitto, creando in Italia siffatto pericoloso focolare di malcontento, in luogo di costituite con un ({rande stato nazionale al nord della penisola un elemento settarie,
per
di equilibrio
pace europea.
la
Dna delle follìe faziose degli italiani malcontenti fu ruminante dedizione dei loro
onde si
voti alla Costituzione di Spagna, appunto le due deplorevoli rivoluzioni di Na-
•libero
poli e del
Piemonte,
l'iù
generosi
Piemontesi che volevano
i
arrischiare la propria indipendenza per salvare quella dei fraitaliani:
telli
se per- portare socorso
ai
Napoletani aves
ohe questi provassero la volontà di difendersi l'impresa piemontese sarebbe stata prudente, se avessero fatto la guerra senza atta» care il proprio governo, essa sarebbe stata legitK)
tima:
la
rivolta militare piemontese fu la cattiva esecuzione
che guastò la buona causa. l'anni che questa dichiarazione di Cesare Balbo conforti il quesito ch'io ho formulato più sopra per spiegare il confitto fra Carlo Alberto e il Santarosa. C. Balbo ad ogni modo, reputando vani rimproveri al passato, scioglierà un voto di lede i
al trionfo dell'idea liberale italiana aspirante all'indipendenza ;
con
parole che
ammoniva che
sembravano preludere a quelle di Mazzini. snebberò stati gli sforzi per distruu-
vani
gerla o peggio comprimerla. «
*
*
quelle di Cesare Balbo, condanno aspraaneli.- Massimo D'Azeglio. Alla biograta di lui
ornili a
mente
il
is.ji
buoni contributi un brillante ingegno siciliano. Vaccaluzzo, e dell'amore della nostra -tona regionale i
gli
dobbiamo gratitudii l
Una letti
ita
di Ce»
pp. 44.
.
in
•
H*w. «t. dal Rworg •,
— 474 Studia egli
il
t'ormarsi del carattere e della coscienza poli-
dopo qualche peccato di poesia inquinata d'ispirazione demagogica-repubblicana, fu incerto tica di M. D'Azeglio (1) che,
modo il primo
dei
nostri
scrittori liberali a disalrierizzarsi-
Sentiva umiliazione di essere italiano e desiderava la libertà d'Italia, sebbene egli fosse un temperamento moderato. Alieno dalle società segrete, anzi ostilissimo in quell'età di facili cospirazioni, fu tuttavia denunziato nel processo Marronceili per
un sigillo simboleggiante l'Italia d'ispirazione leopardiana, e anche segnato nelle carte segrete della polizia romana
fu
perchè parente e a\nico di molti che alle sette appartenevano. Tuttavia, contro le affermazioni del Rinieri, opina il Vaccaluzzo che mai M. D'A., neanche più tardi, abbia appartenuto
né alla Carboneria, né alla Giovane Italia, né alla Massoneria. Nel 21 egli fu semplice spettatore, da Roma, dei fatti piemontesi di cui non comprese l'importanza, e obbedì volentieri
all'ingiunzione paterna di non muoversi
sente anche dai torbidi politici nel 31
;
là;
fu
as-
ciò del resto
fu
for-
di
tuna per l'Italia e per lui, che potè così nel 1848 essere l'uomo
nuovo del partito liberale.
Arturo Segre instancabile alle ricerche documentarie, che sempre illustra con scrupolosa e copiosa erudizione, diede alla storia dei moti rivoluzionari del 21 contributo di varie pubblicazioni. Nel volume della Soc. Naz. per la Storia del Risorg. oggetto speciale di queste note, egli descrive (°2) le vicende degli esuli piemontesi in Spagna. Alle notizie contenute nelle
Reminiscenze di Carlo Beolchi, uno dei principali di essi, aggiunge informazioni collettive sulla loro partenza dagli stati sardi, sui loro dissensi, sulle accoglienze nella
Spagna costi-
tuzionale, dove ebbero bensì soccorso di sottoscrizioni private e sussidii governativi corrispondenti al loro grado militare,
ma furono dispersi in varii centri. La febbre gialla a Barcellona mietè anche in inezzo ad essi molte vittime, fra cui par-
(1)
1821 \
Massimo d'Azeglio, le prime aspirazioni e i moti del '21 (1816loc. cit., pp.
politici e lettere di
10.
— Del Vaccaluzzo
ct'r.
i"
miei ricordi scritti
M. d'J. (Milano, Hoepli, 1921) e un Carteggio del
Re Galantuomo [appunto con M. d'A.], in Lettura » ottobre (2) I profughi sardi del '21 in Spagna, loc. cit., pp. 44. <
,
1922.
— 475 — ticolar mente
morula che
commovente apparve il caso del dottor Carlo 8fc per aver curato coraggiosamente
ntagio
pi
morbo
volontariamente isolato col rimpianto nostalgico della felicità «Iella Patria. Altimateriali e molali n Olissero gli esuli, per fuggir le quali alcuni si partirono per la guerra di liberazione «Iella Gre» altri preaero poi le armi per difendere all'estremo il vacillante partito costituzionale spagnolo, e seppero dar bella prova di molti colpiti dal
mori
e
valore e di sacriticio.
Dopo
la
capitolazione
di
Barcellona
(2
novembre
1823)
piemontesi vollero rimpatriare. Tra gli altri Fiorenzo Galli, aiutante di campo del Mina, diresse al Governo Torino una supplica, che il Segre pubblica in appendice: «li ma la risposta, sebbene non negativa, fu talmente oscura e alcuni
minacciosa Che non incoraggiò il giovane ad accettare il par0n gruppo degli psuM nostri passò in Inghilterra: altri migrarono in America: pochissimi rimasero dispersi nella pea. Importanti sono gli elenchi de^li esuli dati in appendi tito.
Il
Sechi:, che nell'atteso
volume speciale della Società
subalpina darà ancora importanti documenti siigli esuli piemontesi e nuovi elenchi «lei medesimi, hi pure offerto in h uno studio speciale ad illustrare no letterato altra sede rica
alessandrino coinvolto nella rivoluzione, Cristoforo Baggiolini. ripetitore di lettere Ex ufficiale napoleonico, poi ecclesiastico nel Collegio delle provi ncie Torino, avvenuta la chiusura di «•
quasi
lenti
tuzionale;
per necessità ad essere ospitano dell'esercito lo scontro «li Novara tradotto a l'al-
dopo
lanza. 'uggì con falso
nome a Milano, donde arrestato fu ri-
segnato alle autorità sarde. mdannato a galera perpetua, potè con successivi rio ottenerne la commutazione in due aonl di cordine primi amente ad Aosta e potè poi losto II r
:
anche un insegnamento a Vercelli. -i
1
dell'accusa
«li
aver
Cristoforo Baggiolini
e i
contribuito
suoi scritti
storia, arte e archeologia per la
XXX), tasc.
1.
e
III,
Egli era riuscito .« giui
«
alla
seduzione
1796-1872), in
pp. 48.
Rivinta di
«
provincia di Alessandria •
«Icg'i
,
ann
- 476 — studenti che parteciparono alla dimostrazione di S. Salvano, di aver scritto i proclami del conte di Santarosa, d'aver ap-
provato la congiura per uccidere il Principe di Carenano, infine di aver redatto durante la rivoluzione la « Relazione d'un carbonaro piemontese ad uno spagnuolo sugli affari del Piemonte*. Quest'opuscoletto, che il Segre riproduce in appendice, è in realtà una gustosa succinta relazione, piena di scetticismo sui promotori della rivoluzione e di pungente umorismo sull'episodio di S. Salvarlo. Più i Diportante composizione del Baggiolini è un « Dialogo politico tra Macchiavelli e un Piemontese stigli ultimi avvenimenti di Napoli e del Piemonte », che il Segre pure opportunamente riproduce, in cui l'A. disapprova i movimenti di carattere militare in genere e il momento scelto per quello piemontese in specie: critica la forma parlamentare ideata dai costituzionali, biasima ugualmente la leggerezza degli studenti di Torino e l'eccessivo rigore della repressione, come più tardi l'imperizia della giunta torinese; non esita a conmoti di Napoli e Piemonte furono un errore in cludere che confronto anche dell'insurrezione greca che si presentava sotto ogni rapporto legittima. i
Questo componimento quasi contemporaneo agli avveniserenamente ma sfavorevolmente, essendo stato prodotto al processo mostrava nel suo autore equilibrio di mente degno di quella mitezza di pena con cui egli liquidò menti, giudicati
la
propria partita.
Questa rivista, che alla storia degli esuli del '21 offre studi di cospicua importanza, non può trascurare un lodevole cenno di due brevi studi d'argomento affine comparsi in una rivista consorella
(1).
Giohgio Giulini, dal carteggio inedito di Luigi Porro Lambertenghi conservato nella Trivulziana, trae notizie interessanti e commoventi (1821-1831) sulla vita randagia del condannato a morte dal tribunale stesso che condannò Silvio Pellico (2); passò da Ginevra in Inghilterra e poi in Grecia, (1)
«La Lombardia
nel Risorgimento
italiano >
,
pubblicazione an-
nuale del Comitato regionale lombardo della Società Nazionale per Storia del Risorgimento, (2)
anno VI- VII, n.
1
(8),
1921-1922.
Una voce dall'esilio, loco sopracitato, pp. 17.
la
- 477 l»oi
ancora
dei
l»cni.
Francia; misero materialmente [>er la confisca moralmente, confortato soltanto dall'amicizia dei compagni di sventura e di alcuni fedeli parenti in Milano con cui appunto per via segreta e fedele carteggiava. in
e più
Vittorio Adami studia l'eco dei moti del t>l in Vaicamo«love era penetrato un vibrante proclama degli insorti piemontesi ai Bresciani e dove l'Austria non tardò a rastrellare le vittime ben note. 1/ A. esamina ancora una volta costituti processuali di Giulio Bergoni d'Iseo, del conte Ludovico Ducco di Brescia dove appaiono purtroppo debolezze di delazioni. Desciive le vicende di Giovanni Battista Cavallini, il quale andò ramingo all'estero perdueanni e alfine si costituì spontaneamente nel Novembre 1824. narrando le proprie vicende in Piemonte dove passò col compagno Zendrini di Breno appunto nel periodo rivoluzionario. Tali vicende si ricollegano pr. lisamente a quelle di altri studenti dell'università di Pavia passati alla rivoluzione piemontese, di cui questa rivista si è occupata nell'ultimo fascicolo (1 La condanna del Cavallini fu molto mite (3 mesi di c.irsersi egli spontaneamente costituito: ma l'animo suo non fu per questo convertito. Andrea Zendrini invece ebbe più dura sorte: la sentenza capitale pronunciata contro niea
>.
1
1
i
fu commutata in tre anni di carcere dalla fine del proLe vicende dell'avv. Antonio Solerà ben note -olio pure rievocate dall'A., die dà elenco e notizia di molti altri im-
di
lui
>.
putati e vittime di
minor conto.
Bello è rivivere nella rievocazione degli studiosi anche storia delle piccole vicende
di
vittime
la
poco note o
infinite
dopo cento anni ogni palpito di quella razione romantica esercita un fascino di contagio sentimentale educativo, Assai Itene si spiega come quella vittime
ignote, poiché ancora
di
puerili
illusioni,
che
molti errori
commi-ero
m.i
seppero
pure cosi nobilmente soffrire, abbiano potuto con tali di sentimento educare la grande anima Italiana della
vitto;
generazione.
rlosa
1
te
/
rino, Ottobre
1922.
moti del
Vali
l'I
in
Sorioa, Jl.
Cablo Cohtbbsa.
di
I
— 478 — Alessandro Visconti, Su alcuni caratteri della politica ecclesiastica del governo austriaco in Lombardia: in: Archivio storico lombardo. Anno XLVII, fase. III. La questione religiosa in Italia malgrado ripieghi escouomini del Risorgimento per darle una soluzione se non propriamente storica almeno giuridica, non potè mai essere a pieno composta al pari di quella politica a motivo del carattere disparato che ebbero le varie forze che contribuirono ad effettuare la nostra rinascita per cui questa si realizzò più per il concorso di una serie yterogenea d'impulsi esteriori che d'una organica e progressiva maturazione del problema etico nazionale. Sotto questo punto di vista e forse per questo solo, oggidì da moltissimi vengono seguiti con interesse ognora crescente tutti quegli studi che tendano ad indagare il modo col quale vennero impostate le premesse ideali e pratiche de! nostro Risorgimento nella speranza di trarre dalla loro conoscenza un più sicuro criterio di valutazione nella disamina dei fatti i
gitati dagli
del nostro oggi.
Tra le ricerche di questa indole segnaliamo con piacere per la
perspicuità del punto di vista e per lo scrupolo dell'inda-
il contributo del Prof. Alessandro Visconti, nel quale si propone di esaminare con criteri storico politici piuttosto che strettamente giuridici alcuni caratteri assunti dalla
gine storica
politica ecclesiastica del governo austriaco in Lombarda nella seconda metà del secolo XVIII a fine di porla nel quadro di tutto l'ambiente di quel quarantennio così fecondo di idee, che preparò la rivoluzione del secolo XIX. Contro il veccb io ed ormai sfatato errore che l'Austria in Lombardia con la sua sapiente politica amministrativa con-
tribuisse a rialzare le sorti
economiche e sociali dello Stato
Milanese giustamente insorge l'A. provando al contrario che tanto la politica amministrativa quanto que'la religiosa degli Asburgo non fu che un egoistico attentato contro la storia e la politica secolare dello Stato lombardo. Partendo da questa premessa generale, l'A. passa ad esaminare i due partiti allora in lotta, il Conservatore ed il Cesarista, per concludere che il primo fu in ultima analisi l'unica forza veramente indipendente e nazionale che cercò di opporsi alla politica accentratrice di Giuseppe IL che minacciava,
— 479 come dovette confessare Pietro Verri, di ridurra il paese ed una vera schiavitù; mentre la fazione realista ad onta del gliore di liberalismo di cui amava adornarsi non -
citò di fatto
che un'opera antinazionale a beneficio esclusivo
di
ust ria.
<
Date queste valutazioni a che si ridusse la politica sostenuta in Lombardia da Giuseppe II.' K presto detto. Kssa non fu che una intransigente quanto i
due capisaldi del giurisdizionalismo tempo e cioè la indipendenza «lei Vescovi da Roma a fine trasformare il Papato in una specie di Chiesa nazionale
forzata applicazione dei
del di
alla
li^'ia
politica
l'Austria e l'incameramento dei
di
beni ecclesiastici col fine di favorire l'erario imperiale e quelle i
iati
che nelle ricchezze e nei privilegi del clero ve-
devano un ostacolo alle proprie aspirazioni economiche. ibbiettivamente ; oggettivamente invece conclude l'A.
questa vera campagna anticlericale intrapresa controia Chiesa dica fu una necessità dovuta ad impellenti ragioni di natura sociale ed economica determinate dal fatto che il pingue
patrimonio ecclesiastico, destinato per natura sua alla beneza, tendeva a trasformarsi in una vera manomorta a fapiena di privilegi, egoista, ricchissima. di una eia lo stato atro questo particolare atteggiamento quale naturale continuatore dell'opera benefica «die gli nismi confessionali non erano più in grado di esercitai poi che esso cominciava a sentirsi il rappresentante di tutta la collettività, la soluzione che diede all'insolubile pro-
—
•
i
blema
fu
laica e
per ciò al
«ìiìikko. i
\\ MI
e
//
«li
fuori e al disopra di ogni con-
pensiero }><>lr
ri d tonale
nei *•-
XIX. Bari Laterza 1942.
desolante scarsità di opere sintetiche sulla formai Idea politica italiana nel Risorgimento, questa «lei de Rug-
Ila i
ipicuilà delle presenta assai opportunamente pe attestano le «• per una larghezza di vedute che doti lilosofiche del temperamento dell'A. il «piale in base
conclusioni forti
alle direttive segnate gi
«
;
i
ralmente dal
i
— 480 tile
nelle loro note ricerche sugli
albori
della
vita
politica
nuova si propone di offrirci
« una veduta sintetica del pensiero storico politico meridionale dal
ed intellettuale dell'Italia
principio del Settecento alla unificazione del Regno d'Italia ».
Che il de Ruggiero abbia assolto pienamente il suo arduo compito non direi, poi che se la evoluzione del pensiero meridionale conservò sempre una tìsonomia tutta sua dal Vico ai due Spaventa, tuttavia nella seconda metà del Settecento l'ideologia massonica o francese lasciò troppa orma di sé nella più parte dei pensatori napoletani del tempo (Filangieri, Pagano, Salti, Laubert etc), mentre la rivoluzione del '48 si può dire un prodotto dell'idea neo guelfa. D'altra parte non sempre ci persuade il parallelismo istituito tra storia concettuale e storia politica, malgrado l'uso assai ingegnoso del metodo psicologico per giustificare frequenti dissidi tra questa e quella. i
Troppo unilaterale
ci
sembra
inoltre
la
spiegazione data
riguardo alla « intatta verginità repubblicana dell'89 » propria degli uomini che fecero la Partenopea (pag. 116), già che la più parte di costoro a datare dal 1794 sia in Francia che in Lombardia aveva avuto tutto l'agio di conoscere ciò che fossero di fatto
le
idealità rivoluzionarie d'Oltralpe.
Malgrado ciò l'opera del de Ruggiero è veramente notevole, poi che per la prima volta ci presenta in lucida sintesi la evoluzione del pensiero meridionale a traverso lo studio dei suoi più tipici rappresentanti sia nel campo filosofico (Vico), sia in quello giuridico (Giannone), sia in quello economico (Genovesi-Galiani) per approdare al Filangieri, al Pagano e al Cuoco « il più
grande storico italiano del secolo XIX », cui
spettò il vanto di chiudere
il
ciclo ideologico e rivoluzionario
della età precedente per giungere
prima di Fichte e di Hegel
alla concezione della Stato intero come la forma più alta della
personalità morale (pag. 204).
Giunto a questo punto l'A. con rapida mossa, che forse nuoce alquanto alla euritmia del suo volume scintillante d'ingegno, traccia a grandi tratti la genesi e lo sviluppo della Carboneria e del liberalismo meridionale, che da inizi quali bene rispecchiano le aspimoderati e municipalisti, i
razioni della classe agricolo borghese che lo impersonò, dopo
dolorose esperienze del 1820 e del '48 redense per mezzo dei suoi esuli gloriosi il proprio originario particolarismo le
- 481 — ormai convinta ohe le provincie meridionali non avrebbero mai più potuto riscattarsi da sé sole (pag. 294). Unificato il Regno, così conclude FA., il liberalismo meridional. -. avviato dal pensiero di Bertrando Spaventa e di Camillo de Meis, placidamente tramonta [ter fondersi con la vita generale d'Italia lasciando a questa in eredità un prepatrimonio ideologico, non ancora sorpassato e cbe tu ^'ià la grandezza storica della Destra (pag. 302).
Kknato SÒRIGA.
Rombo Manzoni, ddeo,
Gli esuli italiani nella Svizzera.
Milano,
T.t-J-2.
Questo postumo volumetto, edito a cura di Arcangelo Ghidovuto alla penna di un patriota ticinese, il Dottore Romeo Manzoni, Deputato al Consiglio Nazionale di Berna, -lenza si il quale negli ultimi anni della sua opei dato piamente a raccogliere dai pubblici e dai privati archivi, notizie e documenti sulla vita e sull'opera dei profughi italiani nel Cantone Ticino, ne l'intento di scrivere su di essi una compiuta monografia, che la morte gl'impedi di condurre steri, è
a compimento. Di qui il carattere alquanto caotico di questo piccolo scritto, il
(piale
però, sarà bene notarlo, malgrado il suo titolo troppo
non
aspira che a porgere una ricelementi biografici sulla rude esi/.a dt'_'li esuli italiani in Svizzera in base ai preziosi copialettere del Generale Filippo De Meester, morto a Lugano nel lv")J, che il Manzoni riuscì tempestivamente a salvare pretensioso,
ad
chissima
altro
li
inediti
dalla distruzione e dall'oblio.
Po
i
questa
contributo veramente
luce lo scritto del utile al
Manzoni porta un
futuro storico dei nostri
pro-
foghi politici si chiamino essi Foscoloo Mazzini, per ricordare maggiori, o appartengano a quella ancora Gial nota schiera di esuli pei moti del '21, che tanto giovarono a diffondere i
buon nome d'Italia, come i due fratelli Gerolamo Picchioni <li Pavia, il catanese Giovanni Gambinl e più fersalodiano Giovanni Ballista Passerini, uno tra
all'estero e il
il
Lui-:
i
venti discepoli e divulgatori
studioso che ne metta
in
«li
valore
Hegel, che ancora attende lo i
meriti egrni
- 482 — Per i cultori della storia del mazzinianismo e dell'attività tipografica dei Ruggia, dei Ciani e del Bianchi Giovini note-
remo
in
fine
che
nel
libro
M.
del
vi
sono frequenti ac-
cenni, che serviranno indubbiamente a meglio delineare tutto
quel vivido movimento d'idee e di passioni politiche che ebbe per teatro la Svizzera italiana e per punto di approdo la terza Italia.
Renato Sòrioa.
Adalgiso De Regibus, I moti repubblicani dell'Ossola e del Lago Maggiore nel 1798, Pavia, Società editrice « Il Seminatore », 1922, pp. 124. Fattore
non trascurabile nella preparazione al risorgimento
e all'unità d'Italia furono
l'Ossola e sulle sponde del
i
moti repubblicani svoltisi
nel-
Verbano tra il 1790 e il 1798. Ben
viene adunque questo nuovo eponderatostudiosinteticodell'A., il
quale
— dopo di averci esposto
il
lavorio di Antonio Ranza
per democratizzare il
Piemonte, l'ardore patriottico dell'avvocato Giuseppe Antonio Azari di Pallanza, oriundo di Re in Valle Vigezzo, e impiccato a Novara il 29 novembre 1790 per ordine di Carlo Emanuele IV ricostruisce su documenti contemporanei, di cui alcuni inediti o male interpretati dagli storici, i moti del 1798. Qua colonna di circa 800 patriotti sotto la condotta di Séras e Leotto riesce a piantare l'albero della libertà a Laveno, Intra e Pallanza, sul Lago Maggiore;
—
a Vogogna e a Domodossola, nell 'Ossola. Inseguiti dai regi, repubblicani furono inil 22 aprile 1798, presso Ornavasso, teramente disfatti. Ai superstiti non restava che la via dei monti ancor vestiti di neve verso la Valle Vigezzo e il Canton Ticino. Parecchi furono assaliti lungo la marcia sessantaquattro arrestati a Malesco e fucilati presso le mura del cai
;
stello di Domodossola tra il 28 e il 30 aprile; il capitano Angelo Zarctti di Vogogna venne proditoriamente massacrato con due compagni a S. Maria Maggiore; altre fucilazioni si ebbero a Casale, Vogogna, Omegna e Pallanza. Vennero così soffocati questi moti iniziati da una schiera di eroi, per ironia
chiamati dagli storici locali briganti e assassini, sol perchè ebbero una visione di libertà e d'indipendenza contraria alle idee monarchiche e reazionarie del tempo. Ma il loro nobile
— 483 — non fu inutile: essi furono primi martiri della indipendenza nazionale. E' però doloroso che ancor dopo centoventiquattro anni non si sia loro eretto un ricordo Maria Miij-'giore e a Domodossola specialmente ove pasacrificio
i
r,ì
raceli
essi
di
i
lasciarono
la
vita.
l)K-M UMZI.
(ìio\ ANNI
Vincenzo Gioberti, Pagine scelte edite ed inedite con prefazione e note di Pier Angelo Menzio, in « Bibl. di Glassici Italiani ~. Torino, G. B. Paravia e C, pp. L'antologia, che
dioso del Gioberti
il
prof.
P. A.
Menzio - appassionato stu-
— porge ai giovani in questo nuovo ro-
lume della Biblioteca di Classici Italiani, non ha il solo scopo ere
di tal
dinanzi
il
fiore
della
pensiero del
al
produzione giobertiana. Essa lettore
l'evoluzione spirituale
del filosofo, del politico e del credente e vorrebbe spiegare le
non infrequenti contraddizioni, in cui non lievi cadde nella vita e negli scritti. <•
-oblia e «lotta
Li
il
Gioberti
prefazione del compilatore chiaria
brani stralciati, con abile scelta, dille opere edite ed inedite del filosofo e ne e quasi il (ilo conduttore; ed è pregio del io il nitido riassunto di ciascun 'opera, che il Menzio premette al gruppo dei Inani dalla medesima tolti. La vita del filosofo, studiata col BUSaidio dei volumi U188. •
«li
nella Biblioteca Civica e dei risultati raggiunti dai
•denti stinti giobertiani del Massari, del Gentile, del Solini,
dtd in
lei
I
Balsamo Crivelli, è.
quattro periodi su
i:
1°
nella
la vita in
prefazione,
divisa
patria il801-1fe
dal ritorno in putì primo V' dal secondo esilio condo esilio alla morte (inaggio 1849 dicembre 1S52). primo periodo il .\lenzi<> mette particolarmente in rilievo - lo svolgimento del peosiero [del Gioberti], il qua lotte viene lentamente formando e trasformando, in n !
i
I
be
gravissime filosofico-politico
maschia (ili
la pi
maturali.
ribelle e di apostolo
studi del Gioberti giovinetto rivelano
l'ingegno e alla
di
pe
la
versatilità
ne alla filosofia e specialmente
melatisi a; in politica egli è
dapprima
ailtimoi
-
- 484 — ammiratore dell'Alfieri e del Rousseau. Presto però queste sue tendenze subiscono profonde modificazioni;
in letteratura
in articoli anteriori alla
primavera del
'21 già si dimostra fa-
vorevole alla monarchia e in filosofia e religione seguace del Lamennais, del De Maistre, del Bonald e del Reid. Ma la tragedia spirituale si scatena furiosa e culmina rivelata dai pensieri numerati — negli anni 1822-23, nei quali la dottrina razionalista sembra a più riprese soggiogarlo (l'ultimo arti-
—
colo razionalista è scritto intorno al 20 settembre 1823). Poi
una tregua. Nel 1823 consegue la laurea in teologia, nel marzo 1825 è consacrato sacerdote ed eletto dottore collegiato in agosto; nel gennaio del 1826 viene promosso cappellano di Corte.
Una nuova crisi religiosa agita il filosofo negli anni 18271833;
rimangono
ne
traccie negli
articoli
dei volumi mss.
della Civica, non meno che nelle lettere al Leopardi (che aveva
conosciuto durante un viaggio nell'Italia centrale nel 1828) « nelle quali passa con alterna vicenda dalla miscredenza alhi fede e dalla fede alla miscredenza ».
Intanto il suo atteggiamento in occasione della
rimozione
del Dettoli e delle onoranze al Tamburini, l'apostolato civile il quale largamente si vale del fascino che il suo ingegno esercita su quanti l'avvicinano, l'amicizia per uomini noti per spiriti liberali, la simpatia dimostrata a più riprese per i fautori della repubblica, non tardano ad attirare sospetti dei gesuiti e la sorveglianza della polizia. su di lui Egli risponde alle censure dell'abate Bricherasio, dimettendosi da cappellano del re; ma il 31 maggio '33 è tratto in arresto (1). Le vicende che seguirono sono note; ciò che importa rilevare nella prefazione del Menzio si è che l'evoluzione spirituale del filosofo continua nell'esilio. In politica,, ammaestrato dagli avvenimenti, aveva abbandonati i rivolu-
e politico, per
i
zionari e la dottrina repubblicana, per diventare fautore della
monarchia rappresentativa;
in filosofia « dal puro teismo, at-
traverso all'ontoteismo ed al panteismo, era arrivato alla filosofia della creazione, e,
anni giovanili ».
(1)
V.
l'art, di
com'egli credeva, alla fede degli
Da questa nuova fase del suo svolgimento
A. Luzio, Carlo Alberto e Gioberti, nel giornale La
Stampa del 29 settembre 1822
;
è
un utile, direi quasi necessario com-
plemento alla prefazione del Menzio.
— 485 — nacquero la Teorica del sovrannaturale e, qualche V Introduzione allo studio della filosofia, di cui il Ifenzio rileva l'importanza del contenuto politico, poiché in essa il Gioberti mirava evidentemente a scu< il giogo spirituale delle dottrine francesi. Dalla Teorica derivò com'è noto la controversia rosminiana e <la questa il libro Degli errori filosofici di Antonio Rosmini. Tra il il e il *i.'5 vedono la luce il discorso sul Bello e l'opera lei Buono: finalmente il Primato « prodotto afferma giustamente il Menzio di tutta l'attività del Gioberti anteriore al 1843 ». Tengono dietro l' Avvertenza al libro del Buono, in cui il filosofo difende la sua penna dall'accusa di venalità, la Protologia e la Filosofia della rivelazione, poi i Prolegomeni al Primato, il Gesuita moderno, infine V Apologia al libro intitolato il Gesuita moderno. \ »n è chi non conosca gli avvenimenti che accompagna rono il ritorno del Gioberti in patria, il suo viaggio trionfale nell'Italia centrale, la sua partecipazione alla vita politica del Piemonte costituzionale fino al nuovo esilio. VI maggio del '49 il filosofo è da capo uomo privato a Parigi: frutto magnifico delle amare esperienze degli anni precedenti spiritual.-
armo più
tardi,
—
—
—
•
—
e della quiete, in cui egli trascorse l'ultimo periodo della -uà vita, è
quel Rinnovamento civile d'Italia, che, esaltato dagli
ammiratori « quale codice civile degli Italiani », suscitò da la parte dei municipali — in esso violentemente assaliti terribile polemica dalla quale tanta amarezza dovette \enire
—
al filosofo nei suoi
ultimi giorni.
Mote meravigliosa, che pur nei mutamenti e nelle contraddizioni della sua vita .• del suo pensiero, il Gioberti seppe servare intatta, è quel disinteresse che
stanca di ricordare e di
Menilo non
il
si
ammira
brani dell'antologia sodo distribuiti in tre gruppi corrispondenti il primo ed il secondo ai due primi periodi della I
terzo ai due ultimi. Segue un'appendice. il inedite Alcune pagine della prima parte sono tratte dai volumi mss. della Civica: così il n. II (una livelletta del Gioberti quindicenne); cosi il VI formato di pm §i mri merati alcuni dei quali Bono veri artioolettl di critica b vita del filosofo,
raria.
—
Nel pensiero n.
l
s -~>:; parla
-
il
del diverso
modo con Odi
capolavori letterali » e af«lassici capocritico classico porge
mantici esaminano
ferma «he. mentre
«
i
i
— 486 — lavori
come soggetti di una fredda imitazione », il critico ro-
mantico « presenta i capolavori.... come feconde sorgenti d'inspirazione»; nei n. 1898 e 1454 tratta dell'ispirazione artistica e dell'illimitata facoltà di creare nelle lettere e nelle arti
;
nel n. 3493 dell'illusione teatrale, che agisce soltanto sulla fantasia e non sulla ragione nel n. 3570 esalta il deismo come « la sola Religione Cattolica, veramente universale»; ;
numeri 3725 e 3886 contengono una critica del misogallismo sua arte drammatica; il n. 5014 un severo giudizio sulVAminta del Tasso. Parimenti inediti sono i pensieri numerati del V gruppo, che al Menzio parvero preludere al Primato, e la lettera all'abate Pietro Unia i
dell'Alfieri e dei difetti della
inserita nella parte 3 a
.
lavoro è condotto con cura intelligente e coscienziosa. Forse si potrebbe sollevare qualche dubbio circa l'utilità praIl
tica di
un'antologia formata, come questa, di un materiale contenuto puramente filoso-
in gran parte tolto da opere di
lettori non provvisti di cultura filosofica si stancheranno presto, mentre ai cultori di studi filosofici oggi non eccessivamente numerosi tale lettura riuscirà probabilmente superflua, comunque insufficiente.
fico
:
i
!
—
—
T. Buttixi.
Martini Ferdinando, Confessioni e ricordi (Firenze Granducale), Firenze,
Bemporand, 1922, pagg. 260.
Quarantotto in Toscana » e « Due Martini alla storia toscana ed italiana dei primi sessantanni del secolo scorso, costituendone una importante dilucidazione ed una continuazione efficace. E, se ci è lecito dire il nostro pensiero, senza venir meno al rispetto dovuto a tant'uomo, osiamo asserire che egli è, ora, riuscito nell'opera sua, meglio che non lo sia nelle due precedenti. Quivi egli si è lasciato troppo in disparte, ha quasi dimenticato sé stesso, dando al documento una parte troppo preponderante, per non usare il termine di eccessiva, ed è caduto in una mancanza notevole, da preferirsi però sempre agli erróri di una modernissima scuola storica, la quale, esagerando e travisando i precetti di un forte pensatore meridionale, crede di far della storia con dei vaniloqui^
Ben giunge, dopo
«
Il
dell estrema », questo contributo del
- 4S7 eli»-
definisce per filosofia della storia.
Ma il Martini, Hit*, pur
nH pubblicare il diario ilei Passerini e le carie del Guen «IH
Brofferio, ha
bene per quella maestria che egli ci dà degna della sua arte e della sua competenza, diremmo unica, in fatto di storia toscana. Egli narra la sua vita, quando cominciava a far primi passi nella politica e nella letteratura. Begli anni fatidici nei quali fu effettuata l'indipendenza d'Italia e Ifl espone in modo tale, che, con la rievoca/ione della e
fatto
possiede, nel presente
volume di confessioni e ricordi
i
:
sui giovinezza, risorge un mondo in' ero con lesuedeboisuoi eroismi ed anche le sue contraddizioni. I 1" sue virtù, i
E ci par non di leggere un libro, ma di assistere ad uno svolgimento «li scene or drammatiche, or comiche, le quali, nel
danno la percezione reale, comToscana, durante gli ultimi anni del granducato e ne' primi albori della libertà. Non è quindi un'arida autorafia, ma una risurrezione di fatti e persone che affascina tal punto. Hie, giunti all'ultima pagina, vieti spontaneo il do-. mandare all'autore lontano « E poi? ». Il « poi » l'illustre scrittore e statista toscano speriamo, che non ri tu,! attendere per lungo tempo ancora. E fin d'ora formuliamo di cuore l'augurio che la sua fibra indomabile udì consenta di dettare le sue memorie fin ai nostri giorni. E' un lavoro ampio, sì grande è slata la parte che il Martini ha avuto nella vita pubblica italiana sia negli ultimi loro spigliato succedersi, ci
pleta. <IHIa
.ì
del secolo scorso, sia nelle recenti vicende: ma gli au-
lui, per la patria, per noi. ch'egli lo conduca termine, per avere cosi una fonte eccellente per intendere tanti avvenimenti che hanno avuto categorico effetto nel p.i
spichiamo, per
a
Sehe ragioni molteplici hanno impedito di rendere di puhhlico domini'. Il Martini ha tanta esperienza e magistero d'arte che gli riuscirà «lire, nella forma più acconcia, quelle verità che allri non hanno osato, o per eccessivo ed inutile scrupolo, o per coscienza delle loro mancbevolesse, Ma, in ogni modo, qualunque «osa egli serbi per la nostra avida attesa, potrà di
igliare, ma non superare questo primo volume, alitante una giovanile fresche:
o Passamoitti.
- 488 — De Rubertis Achille, L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux, Foligno, 1922, pp. 234.
Questo bel volume si presenta da sé, troppo modestamente, come « un lavoro di semplice, parziale revisione e integrazione del volume, per molti rispetti eccellente », di P. Prunas, L'« Antologia » di G. P. Vieusseux, Roma-Milano, 1906 (p. X).
E forse appunto il proposito di rendere meglio evidente tale carattere
ha consigliato l'A. a conservare per il suo libro
titolo stesso dell'opera del
Prunas.
il
Ma sul consiglio sarà le-
qualche riserva. In realtà il libro contiene più e meno quanto indica il titolo, perchè si propone, come precisa l'A., « di studiare i rapporti di quella rivista con la censura toscana, seguendo i tentativi fatti dal Vieusseux ppr entrar
cita di
nel
campo proibito della
potitica », di illustrare la
soppres-
naturale e losione della rivista come « una catastrofe gica », e di indagare quale fu « l'influenza ch'ebbe la sop-
pressione dell'Antologia sulla stampa periodica posteriore al 1832 » (pp. IX e X). A questi tre ordini di ricerche il D. Et. le tre parti distinte della sua trattazione, pubblicando venti documenti, dei quali alcuni di interesse appendice in veramente notevole. La narrazione è sobria, chiara, variata da larghi brani di documenti riportati letteralmente. Il criterio seguito dal D. R., anche nell'esposizione dei rapporti fra censura e Antologia, che precedettero la soppressione, è quello più semplice della successione cronologica. Resta in chi legge il dubbio se la molta materia della prima parte non potesse ordinarsi meglio con altri criteri, o almeno se molti lunghi passi di documenti non dovessero piuttosto, nella prima e nelle altre parti, essere trascritti con gli altri in appendice e riassunti in un testo così alleggerito. La censura toscana ha sempre avuto lode di ragionevolezza e mitezza, e, tenuto conto di tutto, la sua fama esce da queste
dedica
pagine un po' diminuita, ma non distrutta. Il censore, p. Mauro Bernardini, e i suoi superiori si preoccupavano non più di salvare dalla peste liberale e dall'empietà i principii politici la società, che di evitare al governo imbarazzi e richiami da parte di altri governi; e il Vieusseux, se avesse osservato fede al suo programma apolitico, guardandosi da « maliziosi deviamenti», avrebbe trovato certamente nella censura più benevola disposizione. Invece, fin
e religiosi sui quali riposava
— 489 primo numero (gennaio 1821 cominciò a rendersi sospetto con putite politiche sparse in articoli di argomento storico; <lal
e,
1,
«l'altra
occhi
parte, fuori dei
acuti
più
e
severi
confini del granducato quelli
*li
del
buon
vigilavano
Bernardini,
il
appunto in conseguenza «li severi ammonimenti «Iella Congregazione dell'indice, accrebbe il rigore della revisione. fin d'allora si preparavano le condizioni che condus-
«piale,
sero alla soppressione.
Il D. K. fonda le sue ricerche sul carteggio inedito (conservato nell'Archivio di Stato di Firenze) fra padre Bernardini e gli uffici «lei Buon Governo e della
.teria in «Ine
«li
E poiché «li
Stato, ai quali
il
Bernardini stesso fu sottoposto
momenti successivi. «
ciò
ciò che volle
che fece
Vieusseux non è più Importante
il
ma non potè fare », così il D. R. cerca anche
articoli furono condannati dalla censura e Rassegna realmente molto opportuna e istruttiva, nella (piale vediamo passare, tra censurati, uomini illustri e venerati: il Manzoni, il Giordani.il Maver.il Botta, il Tommaseo. L'episodio della soppressione dell' A ufologia, che il I). R. dimostra essere necessario epilogo di un lungo con-
«pianti
e quali
perdi»'.
i
trasto fra 1«- tendenze liberaleggianti della rivista e le esigenze della censura, riceve nella seconda parte, per alcuni rispetti,
pienissima lice Due articoli del fascicolo dicembre 1832, firmati con semplici iniziali, contenevaro allusioni pungenti alla Rosata e all'Austria. Le allusioni sfuggirono alla censura toscana, ma non alla Voce della verità di Modena. Il governo ino, allarmato e irritato, cercò «li estorcere al VieoSSeul nome degli autori (erano il Tommaseo e L. Leoni); e, riil fiutando egli magnanimamente di denunziare gli amici ci erano affidati alla sua d ix-rezione. soppresse la rivista. Ti OH è conosciuto intorno a questo punto: ambe verbali degli Interrogatori del Vieusseux, nuova testimonianza «Iella sua noTombile fermezza; anche la generosa e Inutile lettera dei 1
1
» 1 «
i
maseo al granduca per rivelarsi autore «li uno degli articoli e ottenere che l' Antologia resta— in vita. Rimane anco; chiarir bene >« il governo toscano si lodasse alla sodo «•
sione d'impulso 'i. i
proprio
In reclamo
per CÌ
formale richiesta fu.
ma il
D.
«li
governi
IL SSClude «die
Russia chiedessero la morte «lelpunizione degli autori d Invece A. Lizio, clic in un articolo /-<< soppressione
mini-tri
«li
Austria e di
V Antologia, o anche solo ticoli.
<>
austrìaco la
— 490 — Stampa di Torino del 45 agosto nuove preziose notizie e considerazioni intorno al-
dell'Antologia) inserito nella e.
a.
reca
l'episodio, trae dalla lettura dei rapporti dell'ambasciatore sardo a Firenze, conte Broglia di Mornbello, argomento a credere il contrario. Nulla di sicuro può esser detto finché nuovi documenti d'Archivio non portino altre più precise testimonianze. Dopo la fine dell'Antologia il Vieusseux stesso, e altri con lui e dopo di lui, tentarono di risuscitare V Antologia o di dar vita a nuovi giornali; perchè era veramente sentito il vuoto lasciato dal morto periodico e ardente il desiderio nelle persone colte di Toscana di avere un foglio d'informazione fatto con la serietà dell'Antologia. Lo studio di tutti questi tentativi falliti è una parte interamente nuovi e certo interessante delle ricerche del D. R.. e comprova da un lato che il Vieusseux promosse per interposta persona e sollecitò molti dei detti tentativi, dall'altro che il governo, dopo l'esperienza dell' Antologia, stava all'erta e non voleva più ricadere nei dispiaceri della prima volta. Come ognuno sa, al Vieusseux fu poi concesso nel 1841 di pubblicare l'Archivio storico italiano, a condizione che non ne facesse un giornale. Il D. R. non è nuovo a questo genere di indagini sulla censura. Da parecchi anni va dedicando le sue utili ricerche alle vicende che, a cagione della censura, passarono alcune fra le più note opere letterarie del nostro risorgimento (Cinque maggio, Ettore Fieramosca, Adelchi, Le mie prigioni ecc.). Sono ricerche che difficilmente possono scoprire nuovi mondi, ma aiutano assai la comprensione dello spirito conservatore dei vecchi governi; spirito pavido, certo, e meschino talvolta, che è uso vituperare in ogni occasione, quantunque sia per certi riguardi rispettabile, e in ogni modo sempre storicamente giustificabile. Un altro buon saggio di grossa mole il D. R. ha pubblicato di recente su G. B. Niccolini e la censura toscana (Giornale storico della letteratura italiana, Supplemento n. 18, 1921), dal quale, meglio forse che da quello sull'Antologia, appare la relativa larghezza della censura toscana in paragone della censura di altri Paesi.
Annibale Bozzola.
— 491 — TE,
II
primo processo di Giuseppe Ricciardi
(1834-35), Napoli, 1922, pp.
Iti.
1
E un altro utile contributo del valoroso A. a quella revisione critica e documentata «li giudizi sulla dinastia borbonica, che correggerà *rli apprezzamenti partigiani ed eccessivi che su quella ancora corrono. Giuseppe Ricciardi è fi-dio di onte di Ca ma Idoli ed ex ministro con G. Murat Frai governo costituzionale del '20, fa parte della Giovine Italia e attende alla compilazione del Progresso. Nel 1834 si compromette con tre lettere spedite a Roma e contenenti istruzioni per una rivolta che si va preparando nel Regno. Le let1
vengono intercettate dalla polizia pontifìcia e rimesse al rno napoletano che arresta il Ricciardi e inizia regolare
tere
istruttoria penale. Però, nonostante le inoppugnabili
provedi
colpevolezza raggiunte a carico suo.il Ricciardi è prosciolto. Il IV, che studia con intelligente cura tutti le fasi dell'affare su documenti inediti dell'Archivio di Stato di Napoli, conclude mettendo in chiaro la mitezza del governo borbonico. se ci è permessa un'osservazione, pregiudica Ma Egli
alquanto l'impressione favorevole
di
quell'atto di clemenza
col notare che Ferdinando li volle usare un riguardo al padre
reso alla dinastia eminenti seril (piale aveva che neppure dopo l'istruttoria svanì a Napoli il lotto che le lettere e l'accusa fossero una montatura del governo pontificio.
del
Ricciardi,
vici, e
A.
I
B
Santarosa, Delle Sperarne degli Italiani, opera edita per la prima volta con prefazione di A. Colombo, n. 1, Collezione Risorgimento, Casa Kdit. Risorgimento, trré <H
Milano.
1<>2<),
pp
LXXXIV-124.
Ben a ragione il Colombo lamenta il silenzio che per lunghi anni rimase intorno a Santone di Santarosa, a quatto grande
udissimo amatore della patii. i. fece, prima di tanti altri, scritper tentare - di formare la coscienza nazionale per mezzo ara», a quest'uomo sincero. !<• cui parole non
onosciuto, a
a
qu<
quest'uomo d'azione, che si
no vana retorica,
ma espressione d'un nobile sentine
— 492 ch'egli col suo sacrifizio tradusse nei fatti. Accostiamoci a lui,
attraverso lo studio del suo commentatore, che si adopera a ricostruircene la vita spirituale anteriore al '21, che sola può spiegarci le sue azioni
e
il
contrasto tra
e l'ambiente che lo circondava.
la
sua personalità
Figlio intellettuale dell'Al-
egli ne attinge lo spirito di ribellione contro ogni tirannide e ogni egemonia straniera precorre il Gioberti nell'ai-
fieri,
;
fermare il primato d'Italia, e colla penna e colla spada attua, prima che il Mazzini l'inventasse, il motto «pensiero ed azione ». Frutto del pensiero del Santarosa quell'opera sulla rivoluzione piemontese del '21 già nota, che ne illustrava l'azione, e gli inediti lavori « Delle speranze degli Italiani », e « Le lettere siciliane del secolo XIII » tentativo di
romanzo
che forma oggetto delle cure di Vittorio Cian. Delle « Speranze » il Colombo rinveniva fra gli autografi giobertiani della Biblioteca Civica di Torino, una quarantina di pagine di pugno del Gioberti, contenenti i primi quattro capitoli: ebbe poi dai discendenti del Santarosa il manoscritto originale completo. E non solo, ma egli potè metter mano su confessioni e ricordi, diari e zibaldoni e carteggi, che gli permisero di ricostruire la vita e il carattere di lui. Da questi documenti noi intravvediamo fin dalla prima giovinezza nel Santarosa « ingegno precoce, vivacissimo, avido di coltura, storico,
fremente di entusiasmo per i grandi scrittori; un caratteristico tipo di romantico, solitario, quasi selvatico, di temperamento malinconico per naturai istinto, inquieto, mistico fino all'esaltazione,
con se stessa ».
I
un'anima sensibilissima, sempre in lotta
suoi zibaldoni sono
ricchi
di
pensieri
su
moderni, e di giudizi, per un giovinetto qual'era, assai giusti e assennati. Interessantissime le « Confessioni » del 1801, ove traspaiono dubbi presto dispersi dalla fede, dolori e debolezze « frustate da acerbe rampogne » e quotidiano auto-incitamento al lavoro. I libri erano il suo conforto, e così pure gli spettacoli naturali che gli valevano di sprone alla virtù. Vivamente attaccato alla fede, si mostra nelle « Confessioni » sopra ogni cosa patriota. L'essersi formato una famiglia che gl'impone degli obblighi, e il suo ingegno e i suoi spiriti liberali lo fanno entrare nella vita pubblica; sicché lo vediamo nel 1808 sindaco della sua città natale, indi, fino al '14, sottoprefetto alla Spezia, il che gli sarà poi causa di rimorsi e rimpianti per aver servito agli invascrittori antichi e
— 493 — pur essendo rimasto fedelmente al suo posto fino alsi rallegra della liberazione dai Francesi, per piangere subito dopo al sottentrare della soggezione all'Austria. K.
l'ultimo, egli
Nelle lettere e nelle confessioni, che
il
Colombo
rifi
vedon tracci»- dei nuovi affanni pei destini della patria, e della sua ardente smania di servirla degnamente in pace e in guerra; che lo spinge, nel tentativo di resurrezione Napoleonica, ad arruolarsi, ottenendo il grado capitano dei granatieri della guardia reale. Ma il suo li vizio gli fa ogni giorno più sentire la grettezza di nuovi governanti e concepire il pensiero di scrivere in Begno di propubblica parzialmente,
si
•
contro
i
na
i
sistemi vigenti. Partito lietamente per la cani-
Dfltinato, giurando di non più vivere cittadino ove
«lei
Francia e Austria avessero dominio, ne ritorna insoddisfatto suoi sogni di gloria, e si dà più che mai alle letture, alludo ai classici italiani, su cui studia la lingua, «zi scriti
tori
moralisti, coi
quali
vuole ritemprarsi
rinsalda l'amicizia col Provana, col
l'animo.
Intanto
Balbo, coli' Ornato:
loro corrispondenza ne attesta l'animo
nobilissimo,
il
la
culto
per le memori" e il desiderio di lavorare a decoro della letteratura nazionale. Sotto gli incitamenti degli amici il Sancì nge a scrivere per riuscir utile all'Italia, scuodominanti, educando gli ignari, infervorando tiepidi. Nello scrivere però è spesso preso da scoramenti, cui fanno fronte gli amici, die fidenti nel suo ingegno, Io ri< fortano: fra tali alternative avviene appunto la stesura delle * Speranze », che rimane poi ritardata dalle nuove occupazioni derivantegli dall'aver egli dovuto accettare, per soppe-
tendo
i
i
imigliari,
rire alle nect 1
terrompe le
••
il
posto di capo-divi-ione nella
ministero della guerra. Alla fine del
Sperarne », pei
rsi al
1816
in-
romanzo sui \<
siciliani, cui
accennammo; e negli anni successivi
approfondire
la
cerea
di
sua cultura storica, che sente deficiente
di
propositi da cui è animato; riprendendo poi l'interrotto lavoro allo scoppiare della rivoluzione napoletana e tracfronte ai
suo programma d'azione: tinche ancora una volta, efiniti vamen te. resta spezzata l'opera, per il sopravvenuto
ciandovi
il
moto piemontese, che colla sua sventurata
fine
tronca
colte
ranze dell'autore quella che ne era restrinsi
let-
teraria.
Dopo queste informazioni preziose, che noi riassumiamo
.
-
— 494 vissi ma mente dalla ricca prefazione del Colombo, questi ci dà
notizie particolareggiate del manoscritto, da lui faticosamente
una serie di difficoltà materiali; mano-
ricostruito attraverso
scritto incompiuto qua e là, poiché di dodici capitoli di cui do-
veva constare L'opera, alcuni non sono più che un abbozzo, « idee in fretta, pensieri appena accennati », che risentono di una certa instabilità nell'autore, di una mancanza di agio nel comporre un organico lavoro. Pur tuttavia, fra tante manchevolezze, noi seguiamo il filo conduttore di un pentirate giù
un programma ben chiaro e ben definito. Il Santarosa fu di coloro che, intuendo nel « binomio libertà ed indipendenza, due problemi fondamentali ed essenziali del risorgimento, credettero di poterli risolvere assieme appena se ne fosse offerta l'occasione » siero lucidissimo, che traccia a sé ed altrui
i
e negli scritti
come nell'azione tentarono di attuarli di con-
serva. Le « Speranze » sono buttate colla
foga dell'apostolo
che sente profondamente ciò che dice, e si prepara a dim< strarlo coi fatti in esse egli s'esalta dinnanzi alla grandezza passata d'Italia, donde trae l'auspicio alla sua risurrezione. « Armata delle sue gloriose memorie raccolga le sue forze divise e, scoccata l'occasione, concorde cacci lo straniero e si ordini a libertà ». Libertà e indipendenza sono beni egualmente necessari, però la prima senza la seconda non può durare, la seconda può facilmente generare la prima (1). E raffrontando le due nazioni sorelle nella gloria del passato, nella :
tristezza della pr :sente sfortuna, Italia e Grecia, rileva come
quella più senta la vergogna della sua schiavitù, della quale tu causa la mancanza di concordia fra i cittadini, che tolse loro di valersi d'ogni buona occasione per sottraisi al giogo straniero come quando non trassero alcun profitto dai rovesci napoleonici, che avrebbero potuto fruttar loro libertà ed indipendenza, come quando non seppero muoversi pel tentativo del Murat. Con frasi roventi egli poi si scaglia contro gli Au;
(1)
Occorre appena qui far rilevare come traccie visibilissime di questo
pensiero troviamo nelle
Speranze » del Balbo, die impernia tutta la unum dell'indipendenza. Il Balbo evidentemente non solo discusse col Santarosa di tali argomenti, ma dovette avere visione diretta del manoscritto dell'amico. Veggasi a questo proposito la mia prefazione alle « Speranze oVItalia » edite in Collezione Classici Italiani, dell'Unione Tipografica Editrice Torinese, pagine «
questione italiana sul porro
XII-XV.
- 495 — striaci,
atteggiai si a liberatori, per divenire dominatori, derendo in torma viva..- le di& condizioni d'Italia, dopa il Congresso di Vienna, ove i principi Boa latti dell'Austria, ove cittadini si perdono in ire partigiane, si i
mostrai] freddi per la patria, cui danno troppa parole ed assai scarsi fatti, trascurando per fiacchezza t man:
i
canza di concordia pin «die di
le
occasioni di nobilitarsi.
storico sereno,
K con
patriota soldato,
di
foga,
s'entu-
egli
na al!-' scoppio della rivoluzione napoletana, e giustifica il
il
moto concorde di popolo ed esercito, considerando legittimo pronunciamento militare quando si ispiri all'interesse na-
zionale; sul
(li.* le idee sue contrastano nettamente con quelle dell'amico Balbo, che vedeva nella rivoluzione militare un
pericolo gravissimo per l'avvenire degli
non
di ciò
zione che
si
preoccupa,
stati.
rallegrandosi
e,
Ma
il
Sunta-
della
rivolu-
pare compiuta col consenso del principe, rinla famosa nota del Mettermeli, af-
gli
sul trono, confuta
fermando cha nessuna
setta
può ottenere vittoria uve non sia
•nuta dal popolo, .die scorge in essa iore,
la sua espressione facendo una difesa della Carboneria, che ci sp
.-
Com'egli, COSÌ •
le
.i
-ette,
si
lasciasse
poi
indori
Vivace la -uà confutazione della pretesa sosti
parte.
di difendere la tranquillità d'Italia ritti,
e nobilissima l'esortazione ai
lotta
fratricida e ad
uni'
conculcandone Siciliani
a
i
sacri di-
cessare dalla
Pel resto si hanno no però l'animo deH'aul
ipoletani.
appena degli abbozzi, chi
la
Di fronte all'Europa «die vuole istituzioni liberali è l'Austria. all'assolutismo, e gli assolutisti contano buI
intervento nelle cose di Napoli: dive:
-ih»
ma se la guerra napoletana
.ausa liberale trionferebbe in italiani, conquistata la libertà, godrebe gli Pindipendenza. Addita quindi il Santarosa, imitato più tardi in ciò dal Balbo, la via da seguirsi dai principi itali. mi se, disperso ogni timor»' per la rivoluzione, si ab handoneranno alla reazione, diverranno vassalli dell' Austria, taliana. allora
l.i
tutta Europa,
:
e odio-i
,ii
proprii sudditi, se
invece costituiranno
l<>
-
ilderanno il loro trono, uccideranno le indipen. lenza ». igneranno il primo pass.. L'Austria -i opporrai e allori, guerra! (ili Italiani si strinalla «I. ino compatti al grido di - Kuori barbari! i
della patria.
1
1
Sa
i
propugna qui ui
•
mma guelfo,
— 496 colla costituzione di
uno
altri stati, liberi, uniti in
Scopo supremo, difficile,
la
stato dell'Italia settentrionale,
gli
confederazione con a capo il Pape.
cacciata degli austriaci, ch'egli ritiene non
illudendosi di trovare in ogni classe di cittadini grande
fervore di Tede, e sperando che l'esempio
incitatore dei mia sacrificarsi, valga a sedare ogni discordia, municipale, ogni ira partigiana. Su queste spe-
gliori, pronti
ogni gara
il suo piano: cinquantamila Austriaci muovono contro lo stato costituzionale? Il centro d'Italia insorge, e cinquantamila Piemontesi varcano il Ticino guidati da un principe Sabaudo. I Piemontesi, veterani delle guerre napol'ora della guerra è suoleoniche, non temono gli austriaci nata. Ed egli pronostica la vittoria, esprimendo la sua fervida fede in un « magnifico appello agli italiani, che è una delle più nobili pagine di eloquenza patriottica che siano mai state scritte » cui un altro ne fa seguire pei Genovesi, perchè
ranze egli fonda
:
;
dimentichi fine
di
ogni
rancore
stringano ai Piemontesi
si
pel
comune; e calde parole ha ancora successivamente sulla
necessità della religione, sull'efficacia civile della letteratura, sulla missione incitativa delle
donne italiane.
Questa l'opera che il Colombo presenta alla nostra ammirazione; del che gli dobbiamo vive grazie, come per averla corredata di ricca messe di notizie, atte a fare finalmente conoscere in tutta la sua grandezza colui che tra gli italiani « die a l'aure primo il tricolor, Santorre di Santarosa » col suo breve infocato scrittarello, fu la fonte prima e mage, giore d'uno dei massimi capolavori della nostra letteratura patriottica, le « Speranze d'Italia » di Cesare Balbo. Achille Corbelli.
Albano Sorbelli, Il primo abbozzo della « Mia prigionia di Spielberg » di Piero Maroncelli, estr. dalla Biblioteca de Bologna, Za« L'Archiginnasio », Serie II, n. XXIV.
—
nichelli, 1922, pp.
80
in 8.°
ISon è possibile pensare a Silvio Pellico, al mite e generoso autore delle Mie Prigioni, senza che il pensiero veda subito sorgere a lui accanto l'amico suo Piero Maroncelli, l'eroico
mutilato, che, dopo aver tanto sofferto nell'orrida carcere morava, continuò a trarre vita diffìcile e penosa anche dopo tornato
- 497 — in Italia; di qui tosto costretto a ramingare a Parigi, 6 di là, dopo mille stenti ed angustie, indott irti re per la lontana America a cercarvi invano la fortuna ctie dappertutto ivagli il -no sorriso, tardo da lasciarlo morire in miseria,
Appena
pazzia.
torno
in
Italia,
uscito dallo Spielberg e fatto riMaroncelli ebbe, com'è noto, lo stesso pen-
il
dei Pellico di stendere
un racconto delle sofferenze pa appena giunto a Parigi
nelle carceri austriache: infatti,
1831. in quell'ambiente fervido di spiriti
nel febbraio del
ri-
moto scoppiante allora allora nella patria sua. promise al Temps e al Courier francai» di scrivere voluzionari, tutta 1»'
una
propizi
serie
quali un
•<
al
d'opere, principalmente autobiografiche, tra
trattato istorico su la * Mia prigionia di Spiel-
berg ». che avrebbe fedelmente esposto
i
casi
suoi e degli
altri condannati politici perseguitati dagli Asburgo
Ma quanto
quell'uomo, tutto fuoco e slancio, era facile a concepire e \<>altrettnnto era facile aur li scoraggiamenti ed alle rinuncio ehè un ostacolo insorgesse: sicché <li tutte queste pubblicazioni non fece poi nulla. Solo dopoché il Pellico, più calmo e misurato, ebbe date alla luce con tanta fortuna le Mie prigioni, il Maroncelli vi portò un prezioso contributo
con note all'edizione francese procuratane dal La Tour e con le ramose Addizioni, pubblicate nel 1833; ma anche il novello o di riempire molte lacune rimaste nelle Prigioni del Pellico, e nelle sue stesse Addizioni, cori un'altra opera intitolata Gli anni d l dolore, tornò rimanere allo stato di intenzione.
prima d'ora ignoravamo, e che Albano la sapere per la prima volta con nuovo pregevole Ili gio della -ni attività scientifica, è che «un abbozzo di nari azione compendiosa della sua prigionia, con particolari però che
Quello
ci
•
attinenti alla vita sua nelle prigioni dello Spielberg e a quella dei
suoi compagni, egli aveva, già esposta, e potrebbe quasi
Bologna, a un colto e libero uomo amante di notizie e sensibile d'animo, il tolde ni Da una diffusa cronaca manoscritta degli avvenimenti a lui contemporanei che codesto conte Rangonl pose, il Sorbelli trae dunque il racconto del Maroncelli particolarmente sui casi a lui eil ai -noi compagni dirsi dettata, a
Te, avido
di
I
—
al «•
Pellico
-
-
qu II
Btoff
anni della
durante
gli
conto
fatto
-r.//
.
fu
XV
indubbiamente subito dopo
la
li-
w
— 498 — berazione, nel breve soggiorno di Bologna, ed era il primo abbozzo del « trattato istorico » che il Maroncelli promise in seguito a Parigi non appena fu giunto colà. Racconto breve e dimesso, ma molto interessante, tanto più attraverso l'acuta disamina che il Sorbelli ne fa, comparandolo punto per punto alle Mie Prigioni del Pellico, e richiamando tutte le varie questioni che esse suscitarono e i risultati dubbi o sicuri dalla critica fino ad ora raggiunti, per vedere quali elementi nuovi vi apporti la narrazione Maroncelliana. Di tale minuta analisi non è qui possibile riferire tutte le conclusioni, che il Sorbelli espone con molta chiarezza: basti ricordare le più importanti. Anzitutto notiamo che l'ardente cospiratore romagnolo ammette egli stesso che il governo austriaco scoperse la trama di lui e dei suoi compagni attraverso la sua imprudente corrispondenza; la qual confessione, mentre conferma quanto già asserirono
il
Luzio, il Mazzatinti, il Rinieri, il Gennarelli,
Del Cerro, il Fabretti e lo Sforza, prova la sincerità del racconto. E questo arreca nuova sinistra luce sul trattamento ricevuto dai condannati, prima, a Venezia, discretamente il
buono, poi, allo Spielberg, più duro del durissimo, nonostante le interessate e partigiane smentite del Metternich, dello Zaiotti,
del Cretineau-Joly e di altri apologisti del governo austriaco:
che le catene stringenti le gambe di quei disgraziati e « rac-
—
comandate ad un cerchio inluchettato sopra il ginocchio » quelle che Metternich chiamava « un breloque che non stanpesavano 18 libbre e le prigioni cherebbe un bambino » avevano nove passi di lunghezza e quattro e mezzo di larghezza e la luce del giorno era scarsissima, né v'era lume la notte; e da principio il letto fu un duro tavolato cui venne aggiunta più tardi un po' di paglia e dalla tana si era tratti a prender aria appena un quarto d'ora al giorno, né si avevano refe o carta o matita. Aggiungasi il lavoro forzato di
—
;
;
;
segar legna, far filacce o far calzette, quest'ultimo odiosissimo e si noti che per parlare con chicchessia, col confessore o col medico, coi galeotti o col Direttore, era proibito d'usare la ;
lingua natia, esclusa a bella posta per far più gravare la punizione; e mentre ai galeotti comuni, ladri ed asssassini, era lecito acquistarsi, col denaro che guadagnavano in lavori materiali, un supplemento alla razione di cibo quotidiana presso il trattore dello Spielberg, questo ai detenuti politici era affatto negato. Altre notizie interessanti si traggono dal racconto del
— 499 — Maroncelli intorno all'amputazione della sua gamba, fatta da quel eerto barbiere che era anche « il chirurgo primario ed unico » — primario, dunque, perchè unico dello stabili-
—
mento
:
sull'esercizio del poetare, con cui Maroncelli e Pellico
inganna vano il tempo e il tedio mortale componendo e man-
dando a memoria oltre ventimila versi; sul famigerato conia Ima ta Stefano Paulovich, fattosi indegno e vile strumento della polizia austriaca. E sul grande concapti vo Federico Confalonieri, che di mezzo a quella splendida schiera di martiri s'erge con la dolorosa maestà e la fiera imponenza d'un Farinata, è bello constatare che prigionieri dello Spielberg sapevano del suo sdegnoso rifiuto opposto dal Mettermeli nel colloquio di Vienna: il Maroncelli vi accenna con parole scultorie, e se il Pellico non ne fece parola fu solo per evitare che il governo austriaco, impersonato nel suo imperatore squisitamente feroce, gravasse su quell'infelice la mano veni
dicativa. Cosi, per merito del Sorbelli,
nuova luce avvolge
i
primi
purissimi pionieri dell'italico Risorgimento: ed è luce sempre più fulgida.
Euclide Milano.
500 -
GIOVANNI SFORZA. Si è spento,
serenamente, nella villa di Montignoso di Lu-
nigiana, che egli sovra ogni altra aveva cara per
i
dolci
ri-
cordi famigliari e nella quale trascorreva gli anni del suo ri-
poso in una instancabile attività scientifica, il conte Giovanni Sforza. Si è addormentato nella pace del giusto, che ha
bedito alla legge del Signore, ed nata, lavorando per
bene:
sì
il
ha compiuto
ob-
sua gior-
la
bene e diffondendo, intorno a
sé,
il
che la sua perdita è, per noi. come il chiudersi di
una porta amica e si acuisce il dolore della solitudine. E non sappiamo, se lamentare più
luomo
di razza,
il
lo
studioso fecondo od
genti-
il
quale, in questo mondo di losco affarismo,
si elevava al disopra delle volgari contese e del pettegolezzo per
additare, sempre, ciò che di bello e di
buono
è
nella
vita,
per chi la intenda nel suo pieno valore. Ed Egli l'aveva compresa,
come armonia di tutte le energie, piccole o grandi che
fossero, verso la facilitava,
i
meta fulgidissima della verità: ed
più atti
i
più deboli sorreggeva, perchè cooperassero, come
meglio potevano,
al
conseguimento del fine.
vano confidare nella sua paterna bontà:
gli
I
giovani
esperti
pote-
eran
si-
curi delle loro deduzioni, delle loro scoperte scientifiche, che
non avrebbe tradito giammai, per quel senso di onore che aveva innato. E l'andare da lui per consiglio, per aiuto egli
era festa e conforto dello spirito: sì che nei luoghi, nei quali
lungamente visse, è un vuoto, ora, che non
si
colmerà più.
Né sarà agevole ppr le scienze storiche italiane trovare un altro simile appassionato cultore.
Tutti
i
periodi della esi-
stenza politica della nostra patria furono esplorati dal conte Sforza: dall'epoca
romana alla contemporanea, sia che lo in-
teressassero le antichità della Lunigiana, rese note dagli scavi fattivi,
o che ne destassero la curiosità le istituzioni medioe-
vali della
sua terra natale, o che desse
le sue energie
ad uo-
— 501 — mini romt' nelli;
OOi
Castracelo
vuoi che
Castraoans, Àooio PaJeario,
(i.
Pati-
avvincesse l'indagare t'opera di Dante nei rapporti con Pisa, vuoi che si sentisse attratti» da Niclo
colò V, dall'Altieri, dal Gigli, dal Manzoni, che sommamente
iando di questo affetto opere sode, sia. Infitte, che
dilea il
nostro risorgimento ne assorbisse
il
tempo
lasciatogli
li-
bero dalle molte cariche, delle quali era investito: tutto ciò, che di hello fosse nella storia d'Italia, specie della Toscana, costituì oggetto di ricerche diligenti e di scritti torti e poderosi.
I
nostri studi, in
modo speciale, perdono, con
il
com-
pianto ed illustre uomo, uno dei migliori collaboratori. sterebbe ricordare
Carlo
II
di
la
sua Memoria sul Pellico,
Borbone, sul Guadagno) i, sul
miani. sulla rivoluzione del 1831, sopra
i
del 1S47-1849 e quelli più recenti sopra
il
naparte. sul
i
Ba-
contributi su
Fabrizi,
giornali Gioberti,
Ma-
sul
fiorentini
sul
Bo-
moto napoletano del 15 maggio 1848 e tanti altri,
che è vano l'enumerare, per esser noti a chi abbia una modesta coltura, per intendere la mole edificata dallo Sforza nella ricostruzione dell'ultimo secolo della nostra vita e
valutare che cosa, con
lui,
tutti
noi perdiamo.
per
Dicono alcuni
amiamo, godono, se, non solo li ricordiamo, spesso, a parole, ma se li ahhiam sempre fra noi. pensatori, che
continuando
le
i
morti, che
opere, che a loro furono cai.. E, se ciò è \<
nel dolore vivissimo,
che ci affanna, troviamo conforto in una più ardente operosità ed in un miglioramento dei nostri spiriti: meglio non potremo continuare il cammino, ehi additò, chi tu gentiluomo e scienzato. I.
IV
INDICE DEL VOLUME XV MEMÒRIE E DOCUMENTI /*
biografia di Pellegrino
la
Rossi P.
pag.
1
Ilario Rinikki, Ven ti quattro lettere inedite rfi Federico falonieri a Silvio Pellico
pag. 25.
L C. BOLLBA, Ferdinando Dal Pozzo dopo il ÌH'll
pag. 59, 306
.
Oa&LO Salsotto, Bibliografia di Carlo Botta io Li zi>. La missione Malaguzzi a Vienna nel .
><i
cessione del Veneto
Garfagnana
/./
.
//
85
pag. 125, 414
Estense durante la do-
azione francese (1796-1799) /.\.
pag.
pa_
Generale Husca a Lucca e la solleva-
zione della
Oarfagnana < di a mira degli <
!?:>:
!X00
["stria al conclave di Vene
f.
VARIETÀ ti
della
Università
<ii
l'uria e p«|
Adoi ro Colombo, L'ultima U > ra 'ti un impiccato dei t8ti
Mnrzano BIBLIOGRAFIA. ni
(MTE
:
M U'.nv, té
<'t>
UT nulli'
/.-•
<iie soiis
fiì\
»
209
»
449
Dal l'Ttafoglio del mare
\.
!>i
356
ANEDDOTI.
l.
!
Kr.\
*
li
Mhiiì:'"/.
(Li mi pi
G
i
....
504 Giuseppe Paladino, hi.
/
—
Napoletani n Venezia nel 1818.
governo napoletano
Il
e
la
—
guerra del
(848 (Renato Sórioa)
Francesco
Arturo
l
>i:m m i,
SfiGRE,
pag. 218
Napoleone Bonaparte (Eugenio Passamojtti)
primo anno
//
Ministero
del
»
220
»
221
»
454
»
478
»
479
»
481
»
482
»
483
»
486
Vallesa
(181 l-lsir>). Sàggio di politica sarda, interna
ed estera, nel primo anno della Restaura-
zione (F. Lemmi) Echi di recenti pubblicazioni sulle rivoluzioni italiane
....
del 1820-21 (Carlo Contessa)
Alessandro Visconti, Su alcuni caratteri della Politica ecclesiastica del Governo Austriaco in Lombardia (Renato Sòrioa) Guido de Ruggiero, secoli
.
.
.
.
pensiero politico meridionale nei
Il
XV III e XIX (Renato Sòriga)
.
.
.
Romeo Manzoni, Gli esuli italiani nella Svizzera (Renato SòRICìA)
Adalgiso De Regi bus, / moti repubblicani dell'Ossola e del
Lago Maggiore nel 1798 (Giovakni De-Maurizo Vincenzo Gioberti, Pagine
scelte
prefazione e note (T.
di
edite ed inedite con
Pier Angelo Menzio
Buttini)
Martini Ferdinando, Confessioni e ricordi (Firenze Gran-
....
ducale) (Eugenio Passamonti)
De Rubertis Achille, U Antologia di Gian Pietro VieusseiU' (Annibale Bozzola)
......
488
Paladino Giuseppe, Il primo processo di Giuseppe Ric-
...»
ciardi (1834-35) (A. Bozzola)
491
Santorre di Santarosa, Delle Speranze degli Italiani,
opera edita per
la
prima volta con prefa-
zione di A. COLOMBO 'Achille Corbelli)
Albano Sorbelli,
Il
pruno abbozzo
della
«
Mia
.
.
»
ivi
pri-
........
gionia di Spielberg » di Piero Maroncelli (Euclide Milano)
496
NECROLOGIA. E. P.,
Giovanni Sforza
»
500