ILLUSTRAZIONE ITALIANA 24 Novembre 1946
Passi perduti a Montecitorio Centenario del Brunellesco
Carta delle
d'identità zanzare
Moda
francese
Le
mostre
d'arte
Le
novità
teatrali
I concerti alla Scala e all'Angelicum Una novella di Stephens
Scritti di Il Nobiluomo Vidal, Treves, Cora, Costantini, Brambilla, Lanza, Vergani, Cordiè, Gatti, Fuà, De Benedetti
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Trattative dirette La voce dei «quattro — E ora datevi pure la mano,
Nuova moneta — 1 biglietti di banca cambieranno tutti di colore. — Ma le tasche resteranno verdi.
Dì 0. De Gasperi — Mannaggia!... la gente se ne va; il gioco non piace più!
INTERNATIONAL
Diario
della
settimana
10 NOVEMBRE, Roma. - In una nota alle quattro grandi Potenze, Nenni indica i punti fondamentali che devono informare una diretta azione diplomatica tra Roma e Belgrado, Fra l'altro, il Governo italiano domanda che nella eventualità di un accordo diretto fra Roma e Belgrado, tale accordo sia garantito dall'O.N.U.; nell'eventualità di un mancato accordo, resti acquisito e si prenda atto del riconoscimento di Tito circa l'Indiscutibile italia-
nità di Trieste, ll NOVEMBRE, gi. - I comunisti conquistano la maggicranza nelle elezioni per la prima assemblea della quarta Repubblica. Sono eletti 172 deputati comunisti, 163 popolari cattolici, 93 socialisti, 74 della concentrazione delle sinistre e radicalsocialisti, 98 dei partiti di destra, 12 deputati per l'Algeria Roma. - I risultati delle elezioni amministrative danno la prevalenza dei comunisti a Genova, Torino e Firenze; dei biocchi popolari a Roma e a Napoli. La percentuale dei votanti è stata del 60°/ a Roma e a Torino, del 73 /a a Firenze, del 620 a Genova, del 50% a’ Napoli e del 36% a Palermo.
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Ragazze di Novara — Sento che non potrò amarti finché non sarai imputato di uxoricidio
babili conseguenze che sui piani economico e politico saremo chiamati ad affrontare. Stoccolma. - Il Premio Nobel per la letteratura è assegnato allo scrittore di origine tedesca, Hermann He: premio per la fisica è conferito al dott. Percy Williams Bridgeman della « Harward University » (Boston); ‘quello per la pace a miss Greene Balch e a John Mott. Washington. - La Commissione marittima degli Stati Uniti restituisce all'Italia la motonave « Vulcania ». Eguale provvedimento sarà preso per la motonave « Saturnia » che sì trova con il « Vulcania » nel porto di New York. 15 NOVEMBRE, Roma. - L'incaricàto d'Affiri d'Inghilterra I. G. Ward, consegna al nostro ministro degli Esteri la risposta del suo Governo alla nota italiana del 9 novembre sulla situazione italo-jugoslava. Roma. - A Buenos Aires si stanno svolgendo trattative per la cessione all'Italia da parte dell'Argentina di un milione e mezzo di tonnellate di grano, ‘Aquila. - Il Capo dello Stato, on. De Nicola, accompagnato dai ministti Romita e Ferrari, giunge ad Aquila per visitare le zone sinistrate di Abruzzo. Roma. - Al Viminale, il presidente del Consiglio pronuncia un discorso nel quale sottolinea che il prestito è oggi, per lo Stato, una necessità inderogabile e quindi un dovere di solidarietà nazionale.
13 NOVEMBRE, Roma. - L’incaricato d'Affari degli Stati Uniti a Roma, Key, comunica verbalmente al nostro ministro degli Esteri la risposta degli Stati Uniti alla nota presentata dal Governo italiano inerente alla questione giuliana. Il diplomatico americano comunica che il Dipartimento di Stato considera che l’Italia e la Jugoslavia sono libere di riallacciare eventuali negoziati diretti, purché essi siano in rispondenza a quanto già deciso nel trattato concordato dal Consiglio dei ministri degli Esteri Belgrado. - 11 ministro degli Esteri jugoslavo Stanoje Simic dichiara al New York Post che la Jugoslavia è pronta a infziare le conversazioni dirette con l'Italia e che esse avranno luogo prestissimo. Lima. - Un violento terremoto devasta le zone del Perù settentrionale. Interi villaggi sono distrutti dalle fondamenta. Sono accertate ufficialmente 500 vittime.
14 NOVEMBRE, Roma. - Il Consiglio dei ministri esamina la situazione alimentare del Paese. L'on. De Gasperi precisa che i trasporti da provincia a provincia saranno assicurati, che la disponibilità dei grassi è assicurata fino a marzo € che l'approvvigionamento del grano diventerà precario dopo il 15 dicembre, Milano. - L'on. Francesco Saverio Nitti pronunzia al teatro Lirico un discorso politico sulla situazione dell'Italia, tracciando il quadro delle condizioni economiche del nostro Paese, dei nostri rapporti con l'estero e delle pro-
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Roma. - La « Gazzetta Ufficiale » pubblica il decreto legislativo del Capo dello Stato in data 9 ottobre u. s, che proroga al 31 dicembre 1946 il blocco dei prezzi delle merci e dei servizi. Lake Succes. - L'Unione Sovietica chiede alle N. U. che la Gran Bretagna mantenga fede all'impegno di concedere l'indipendenza alla Palestina, o rinunzi al mandato in favore della commissione fiduciaria costituita in seno alla nuova organizzazione internazionale. 12 NOVEMBRE, New York. - La delegazione italiana presenta ai ministri degli Esteri deile grandi Potenze una nota relativa a eventuali trattative dirette con la Jugoslavia, ma i « quattro » discutono lo statuto di Trieste sulla base del progetto francese che venne' elaborato durante la riunione del 2 ottobre scorso a Parigi dalla commissione della Conferenza dei «21 » Roma. - Il Comitato interministeriale per l'Alimentazione esamina il problema dell'alimentazione in generale, e particolarmente quello degli acquisti di grano in Turchia. È stata discussa la possibilità di destinare all'esportazione un milione di ql. di riso per una quantità tripla di grano, Londra. - Nel discorso della Corona alle due Camere riunite in sessione plenaria, re Giorgio VII d'Inghilterra annuncia che nel prossimo anno saranno nazionalizzati le industrie elettriche e i trasporti. Il Primo ministro Attlee afferma che alla fine del 1948 verrà applicata la ferma militare obbligatoria di diciotto mesi. Città del Vaticano. - In seguito a paralisi è morto il cardinale Camillo Caccia Dominioni. Era nato a Milano il © febbraio 1877. Pio XI lo aveva eletto cardinale nel Concistoro segreto del 16 dicembre 1935.
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L'Ilustrazione Italiana N. 47 - 2 Novembre
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Frase palindroma
Quadrato
a cura di Nello Enimma LE DUE SORELLE punte, agili e snelle
dalla sera al mattino, ché il fato le condanna ad un lungo cammino.
Sì tratta d'un con due soci, che, a scopo di rapina, perforavan la volta, Lo in cantina. E poiché quella rovi; di botto, 2 IONE MANICO INR. L'Allobrogo
In giro fino a morte traccia, una diversa sorte ognora le discaccia. L'una s'attarda lenta pur senza darsi tregua, l'altra corre, s'avventa e, appena è qui, dilegua. Pure una vita eguale, pure l'istessa morte all'impeto ineguale volle segnar la sort Così fuggono l'ore delle due pellegrine, MRI SCE ADre, spa dalla pia fatica,
per la segnata
Frase bifronte
CHE NASO! Possessor d'una proboscide dal profilo esagerato, Il sor Gigi, , dai malevoli, Bergerac fu battezzato. Ma, in confronto a certe sventole che non hanffo dell'umano, vol non foste che dei bruscoli. RE RNIONE N MII
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lal to ualoro Apapatimento rnofa o giunge un viril memento:
Frase. doppia
ACCORDI... DISCORDI Teri, a v00x XIOCKKXAXXX, in coro sbraitanti
mortal, lavora
nel silenzio e nel pianto: oltre il mondo, è l'aurora,
Re Grigio
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Ad un tratto il tenore s'impappina, non
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10, ” Primo alimento delli la ‘nostra tra.
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6. Voce d'angoscia che pel cieli passa,
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Ovest che è un vecchio giocatore intuisce la situazione e sfera un contro di bluff. Rosella spera che Nord taccia ma abbocca e dichiara cinque senz’attù. Rosella, da valente guerriera, si appresta a morire sul campo, e non cambia in
Nord
LE PRODEZZE DI ROSELLA
6 quadri, temendo di peggio. Ovest gongolante contra e Ro-
Dopo la clamorosa vittoria sul diavolo, la fama come asso ‘Sella accetta. del
Bridge
di Rosella
non
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più confini.
Quello che era più strano e che sconcertava i più provetti
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giocatori era il suo metodo di gioco che esulava da qualunque altro, che si baffava delle regole e delle convenzioni più
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accreditate e che era fatto di uscite impensate, dichiarazioni stravaganti, impegni assurdi, da cui però quesi sempre Rosella se la cavava per certi impensati buchi della cuffia da far. disperare. ,
Ed eccone un esempio, non dei più clamorosi, ma abbastanza eloquente, svoltosi durante un torneo individuale. SI è all'ultima sfogliata del torneo, Rosella è piazzata molto bene. Se riesce a cavarsela in quest'ultima sfogliata la vittoria è sua. sta proprio in quest'ultima sfogliata il cosidetto ponte dell'asino, poiché Rosella ha per compagno un famoso. gio‘catore, famoso non per abilità, ma per le sue gaffes, per le sue papere, e per la perfetta incomprensione che lo distingue: egli riesce sempre a dire e a fare quello che è più dannoso al compagno. Quindi guai a farlo parlare! ‘Rosella si augura che egli diventi muto per quel quarto d'ora, già glie l'ha fatto capire (ahimè è riuscita), di licitare il meno possibile. Gli avversari sono felici e sperano di vedere alfine domata l'indomabile Rosella. — Si distribuiscono le carte. Rosella che è Sud riceve ie seguenti carte: ® 7 — 0) 7 — È A-R-D-F-10-8-7 — @ 7-6-4-3. Essa pensa di impressionare gli avversari circa la composizione della sua mano, e impedire che essi dichiarino a un colore forte. Quindi invece di passare o al massimo dichiarare tre quadri per cercare di bloccare la licitazione, essa dichiara uno senz'attù. Ovest, sperando su un contro, passa, Nord (il gaffeur) dichiara due cuori, Est passa, Rosella tiene in serbo le quadri e dichiara 2 senz'attù insistendo nel primo concetto. Ovest passa. Nord dichiara 3 picche. Est passa. Rosella comincia ad essere îmbarazzata, E sì che aveva pregato il compagno di non parlare troppo! Se ora dichiarasse quattro quadri tale dichiarazione potrebbe essere intesa come una dichiarazione forzante
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11. Due circolari, #ì, che valgon zero. La Dama Velata Qa
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10. Per interporsi è stato fatto apposta.
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Perciò: 5: quedri!
PUNTATA
solitario
9. Il Partito
pavido dichiara 4 cuori. E Rosella si torse. E il momento che
molti.
©. Proprio adesso comincia la morale.
intanto
tù, sperando che le fiori nemiche siano divise. Ma Nord imSperiamo
a lei van
alzandosi rosse, minaci,
delle
quadri.
guadagno
la vittima, in voi, per un poco!
Favolino (un’asking
Per sete
4. Va per il mondo, e parla apertamente,
la dolce e romantica tramat slam
È
1. Un cuor di lupa ne l'aspetto asconde.
svolgeva, con fede più viva,
allo
vit vità.
5. D'un'Altezza Reale il breve simboli DE,
ché
È.Maniero. | Ha i. È ponte l'amore = l'eterno poema, 5. L'eco dei monti = cimento e lodi.
=
2. Del biblico vascello il capitano. Penali
lambivano, fulgide, edaci,
N. 46
di ripetizione
Verticali
intorno.
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E SOLUZIONI
la pia
cadevavi
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8. Al suoi capricci piegansi le «donne.
fuggire lontano,
Sio
e tutta
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l'appunto!
3. Da uesopre
SER TRL Nene PUENASTA pur voi, fra gli scudi e le aste,
e
che il tenore stordito, guarda XXXoò 00 000000000, come un fossepo’,niente...
29 11 suecenso ancor. si FINROVOÌ
carezza
1; ongfpoa. giunge: 1) opodabo)
fiervolto 0600,acceso
Per
riPesilitare dl fasog dare
tumulto, cercando il Signore?
TRSRA ORI SCR en tronti
confusione
che, lieve,
cen
misure?
6. Lacrima il ciglio suo fino alla morte.
le nari finelanti. gli aulorit
nell'xxxxx appena sceso
Per fortuna le riote del trombone la papera copriron li per li: al
l'aroma
Longobardo
volle quando lo sfidò!
Sitapapera; chealavolo.. vi dat So,
schianti.
le sue
5. La Messa che di preti non ci parla. ,
Allor perché chiedere ai fiorl
x lottar soniro un gigante
al jo atto, incomplesso, non c'è malè, ma a un certo punto, cari miei, son gual!
a PES MI conati
4. Prende
N l'essenza che sa di dolcezza,
ata Italia ;
MVEREESI peradalia cal. PUT, tuaito reale, bia A gen
1. Da quando è nata in lel c'è vanità. 2. Di grande baro ha l'apparenza e il titolo.
e studia i costumi di vita!
ahimè! tacete!
pel mio
Orizzontali
ed orane riman solamente un senso che v'era latente
‘una vecchia canzone, gettai. varie monete
© dissi: reni
SUCCESSO INATTESO
il messere
A GOFFREDO DI BUGLIONE
Londopardo +17 (1050 DYep letto. la! Gerusalemme Liberato) 3A Re preve Arena,
di sotto al mio balcone
oltre il morir l'incanto.
faccia
la
UN ESEMPIO DI CRUCIVERBA CLASSICO.
furon trovati in mezzo alla rovina del pavimento cinque corpi inerti, IGOOE IIC IE ARE IONI — Magari, ma han, po, esagerato!
unite, eppur disgiunte. L'una © l'altra s'affanna
prega,
CIVERBA
UN CROLLO INTELLIGENTE — Neh, portinaio, Il fatto com'è stato? il numero dei morti è precisato? Mentre, secondo alcuni, stamattina
Conosco due sorelle
esili come che vanno
1946
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4 n-0-45 Vans o 8-5 è D-F-10-9
%;
V£; Ò a-r-D-F-10-1-2 CETTE) Ovest esce con Dama di fiori. Il morto e Sud dà via il 3. Ovest torna col Fante,
sta basso. Est pure il morto sta ancora
basso e Est prende naturalmente con l’Asso. Est esce al dehole del morto cioè a quadri, dove Ovest ha contrato. Si tratta oramai per gli avversarii di Rosella di fare un'altra mano per vincere il contro e le speranze sono molte. Rosella prende a quadri. £ evidente che tutte le forze nemiche sono in Ovest. L'unica speranza è di creare una situazione di pressione su Ovest. Rosella va col 6 di fiori a far il Re del morto e pol rientra in mano con la quadri e batte altre quattro mani di quadri. Dopo la mona mano la situazione delle
carte
è la seguente:
Rosella sorride furbescamente mentre avanza l'ultima quadri. Ovest pensa lungamente e poi si decide a scartare l'Asso di cuori, calcolando che entrando in'mano il morto, egli farà la mano di picche. Ma Rosella scarta il Re del morto, e avanza trionfalmente il 7 di cuori, e quando Ovest è costretto a scartare il 10 di fiori, avanza l'8 di fiori, fa la dodicesima mano, e poi la tredicesima con l'Asso di picche. E vinceil torneo. O Eppoi aggiunge l'ironico commento al danno: — Vede, signor Est — dice Rosella. — Ella è stato troppo | ingordo, non voleva lasciarmi fare il mio povera Re di fiorit Se avesse preso con l'Asso sulla Dama del compagno e fosse tornato a fiori, io avrei perduto l'impegno. Non vedeva che l'inizio di Dama annunziava una sequenza? E Naturalmente il compagno di Rosella, li gaffeur, sì pavo-_ ( reggia come l'unico interprete del gioco di Rosella. Ecco la soluzione del problema di licitazione proposto nel numero scorso. È La ‘licitazione si è svolta così: Nord Sud 1 cuori 1 picche 2 quadri 2 senz'attù. nord ha: @ 5 —
A-R-5-43 - © R-10-9-2-7 — @ 933
tutto. quello che ha. Se Sud si limita a: dichiarare 2 z'attù, è segno che non può dire altro, né può dire di Perciò Nord deve passare. a è Wir
SCACCHI
N. 76 - ZUKERTORT-RETI Giocata a Winterthur il 20 luglio 1946 nel campionato nazionale svizzero.
a cura del maestro di scacchi Giovanni Ferrantes N. 74 . EST
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Giocata a Winterthur il 27 luglio 1946 nel campionato nazionale svizzero. È. Strehle 1, da 2 4 3. Ca 4. es
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PROBLEMI
I problemi, inediti, devono essere inviati in duplice copia, su diagrammi separati. In calce 0,a tergo, di ciascun diagramma, indicare chiaramente nome, cognome e indirizzo dell'autore, nonché la soluzione del problema.
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SOLUZIONI DEI PROBLEMI
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PROBLEMI
DEL N. 45 di Vittorio Gentili
a cura di Agostino Gentili PARTITA GIOCATA A ROMA (mossa sorteggiata: 23.19-10.13) Bianco: V. Teti Nero: A, Gentili 29.19, 10.19, 19.15, 12.19, 22.15, 11.20, 24.15, 5.10, 27,22, 10.14, 22.18, 13.22, 26.10, 6,1, 28.29, 1,5, 23.19, 5.10, 30.27, 2.6, 32.28, 7.11, 28.24, 11.20, 24.15, 47,
27.22 (posizione del diagramma), 10. 14, 19.10, 13.17, 21.19, 6.13, 29.28, 18.14, 13.18, 22.13, 9.18, 31.27, 7.12, 14. 11, 12.19, 112, 8,12, 2.6, 12.16, 6.10, 16.20, 10.13, 19.29, 13.22, 23.20, 26.21, 17.26, 22.29, ece., patta. PARTITA CON TIRO di Antonio Coppoli di Livorno 23.19, 11.15, 29.23, 7.11, 21.17, 4.7, 25. 21, 10.13, 17.10, 6.13, 92.28, 2.6, 21.18,
N.
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N. 176
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Il Bianco muove e vince
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N. 167: 15.12, 30.23, 18.20, 9.11, 20. 29, 7.16, 237 e vince.
5.10, 29.25, 13.17 (posizione del diagramma), 24.20, 15.24, 19.14, 11.19, 22, 13, 9.18, 19.15, 12,19, 23.5, 1.10, 26.21, 17.28, 30.5 e vince. PARTITA CON TIRO di Piccioli 20,18, 12.16, 23.19, 11.14, 18.11, 6.22, 27.18, 9.12, 28/23, 10.19, 18.14, 13.18, 24.
20, 9.13, 32.28 (posizione diagramma), 12.15, 20.11, 18.22, 26.19, 16.20, 23.16, 5.10, 14.5, 7.32 e vince.
N, 168: 16.12, 22.6, 2.20, 1.19, 20,24, 7.16, 24.15 e vince. N. 169: 24.28, 15,24, 20,25,
8.15, 9.13,
18.9, 25.27, 11.18, 23.30, 32.23, 27.11, e vince.
N. 170: 11.6, 18.2, 9.27, 25.18, 15.13, 24.15, 13.10 più finale: 12.16, 27.23, 15.20 (15.11 perde con 8.12), 23.19, 20. 24, 8.12, 24.20 (se 24.28, 12.15 ecc.), 12.7, 20.24, 7.11, 24.29, 11.15 ecc. e vince, Pel nero stessa soluzione a colore rovesciato.
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(no-
INTERMEZZI (Il nobiluomo Vidal) — TEATRO (Giuseppe Lanza) — LE ARTI (Orio Vergani) — MUSICA (Carlo Gatti). UOMINI E COSE DEL GIORNO — RIBALTE E SCHERMI — LE CURIOSITÀ DEL LETTORE DIARIO DELLA TIMANA LA NOSTRA CUCINA — VARIAZIONI DI ANG, — NOTI ZIARIO — GIOCHI.
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IV
RIO 65829
ILLUSTRAZIONE 24
NOVEMBRE
IL' RE E LA REGINA
sr
ITALIANA
D'INGHILTERRA TORNANO IN BERLINA DI GALA DOPO AVER PARTECIPATO ALL’INAUGURAZIONE
E COL DELLA
da
TRADIZIONALE FASTOSO CORTEO A BUCKINGAM NUOVA SESSIONE DEL PARLAMENTO.
PALACE
328 M°
e strana
sorpresa,
Intermezzi
almeno
nei
commenti
dei
giornali,
assolto
il Grande
per non
perché la sentenza di Novara che ha
di giustizie
le parole « dubbio » e_« ango-
scia» s’applicano male a questo processo, se si riferiscono alla pub-
blica opinione:
angoscia disperata-
mente offesa sarà stata quella dei
Virando; angoscia trepidamente spe-
rante sarà stata quella del Grande, di suo
padre e di sua madre;
ma
il
pubblico, anche il più appassionato, s'è diviso in due partiti nettamente ostili; il partito più esiguo di quelli che credevano nell’assassinio, come se l'avessero visto consumarsi sotto i loro occhi, e il par-
tito che non
ammette
la più lieve
macula nell’innocenza del Grande, come se avesse conosciuto sempre
quell’uomo e gli fosse stato continuamente vicino, anche nell'ora terribile, laggiù in terra sì stranie-
ra e nemica. Chi scrive
è piuttosto
disposto
a
credere sempre nella bontà; e perciò si rallegra della liberazione del Grande, e, quando ha letto nei gior-
nali, che egli, amareggiato dalla formula dell’assoluzione, ha dichiarato a un giornalista torinese che «sua moglie, la sua anima, soffrono con
lui
e
chiedono
giustizia
chi
ha
la
coscienza
LA FOLLA NELLE AULE DI TEMI DAL
MACININO
È venuta la nostra molto,
offerta
inutilità e spettacolosità e clamorosità che escludono il meglio della consolazione, cioè l’austero rispetto,
la
comprensione
delicata
che attorno al dolore fa il silenzio.
Perché, anche assolto, un uomo non esce da una vicenda sì terribile, da una sì lunga ingiustizia, se ingiustizia, come è probabile, c'è stata, con l'anima intatta o, dopo tanta
violenta e continua rovina, restaurabile.
Non
gura,
come
si applaude
alla scia-
al do di petto d'un
te-
nore, ai gorgheggi e agli usignolismi d’una cantante: e agli avvocati difensori non può far piacere
l’ovazione, quando ci son di mezzo una morta infelicissima e un più infelice superstite; e non è giusto che all'accusatore e alla parte civile si oppongano, oltre alla convinzione, alla sottigliezza e all'eloquenza dei difensori anche l’urlo della folla, l'isterismo delle signore e delle signorine, il tumulto delle dimostrazioni.
La veemenza dell'adesione determina, naturalmente, la veemenza
dell'opposizione; l'altra;
e,
in
sregolate breve,
l’una
gli interessi morali dell'imputato, per prorompere nel puntiglio dell'amor proprio personale; sì che la folla, senza rendersene conto, reclama una sentenza che le dia ragione, piuttosto, che un giudizio che affermi e onori la verità.
e sempre
Corneille e di Racine, ma portano nelle platee fermenti e tumulti non essenziali al teatro (se è possibile che ci siano passioni e conflitti che al teatro possano essere estranei). E il teatro, in ogni modo, si nutre di tutto, elabora tutto, trattiene ciò che è vivo, elimina ciò che è effimero;
ma
il teatro ha il tempo
da-
vanti a sé e una. certa possibilità di lontane giustizie. La vita dell’uomo, invece, è breve, ha bisogno
come
a-
barbarico, di fronte alle insistenze certamente fastidiose dei clienti abituali e di quelli avventizi. Cedendo,
invece,
di venditori, difficoltà
una
cominciato
gran
quantità
inteneriti
forse
nostra
vita,
hanno
a volgere
verso
di noi
della
dalle
la bocca della cornucopia colma di dovizie e ci versano
addosso innu-
merevoli doni. Oggi, chi compera
il più piccolo a una grandiosa lotteria. Ci sono centinaia di migliaia di lire, quando-non si tratta addirittura di milioni a disposizione di chi spende una sommetta per diventare proprietario di una spazoggetto, partecipa
estratto
da
una
mano
santa,
re dall’urna e arricchirci
usci-
meravi-
gliosamente.
Ma il meglio non è la- ricchezza; la ricchezza, invece che volgere verso di noi, può, dal capriccio del-
che è
la rimescolatura
entro
l’urna, es-
ser deviata verso altre mani; si può anzi essere sicuri a priori che noi personalmente non guadagnéremo
un soldo, perché i premi delle lot-
a rappresentazio-
terie, da che mondo è mondo, li vinîono sempre gli altri; e non s'è
e, spe-
mai dato il caso che li vincessimo
cialmente se c'è di mezzo l’amore e l'erotismo, si entusiasma per la persona' patetica e fisica dell'imputato,
noi. Ma che importa? Resta questo
conforto di sapere che, con la spesa quotidiana, noi apriamo innumerevoli porte alla fortuna, poniamo di
come d'un primo attore che, nel dramma, sia vittima d'una passione
fatto e di diritto, la nostra candi-
inventata.
datura per l’elezione a nuovi ricchi; e sentiamo, -nei venditori, che
In verità per spettatori simili (è proprio il caso di adoperare la parola spettatori), non c'è bisogno che
fanno
tanto
per
noi,
un
rispetto,
una devozione, un riconoscimento della nostra importanza personale,
è
già ‘data per impulso, per un misto di sentimenti avventati, di simpatia e di vagheggiamento esteriori, senza prove, senza discrimine, con una
che ci consolano di dover spendere
tanto per comperare una spazzola, o
un
anello
o un
macinino;
per-
ché questa spesa che ci fa inesorabilmente diventare più poveri, aggiunge, a tale maggiore povertà at-
passionalità rovente e retorica, dove hon tutto è brutto, anzi palpita
una pietà ansiosa di soccorrere, e soccortere male, con dimostrazioni clamorose, con mazzi di fiori, con
e anche
una marca di fabbrica numerata, un cartellino: e domani o posdomani il nostro tagliando, la *“nostra marca, il nostro cartellino .può,
colpe
si svolga; la sentenza
recenti,
desso, l’esercente ha assunto e assume durezze impassibili da idolo
nino da pepe della illustre casa Zeta. Alla spazzola, all’anello, al
ni teatrali, con la stessa fluidità e
il processo
l’invito ad andarcene di nostro
In tempi
macinino sono annessi un tagliando,
quello del famoso
sentimentale,
eloquio, con
zola della famosa ditta X o d'un anello per chiavi della benemerita fabbrica Ipsilonne, o d'un maci-
per
processo Fadda, contro il quale Giosuè Carducci avventava quei ver-
ai processi
in giro che è impossibile ne-
gusto.
trastantisi che non derivano solo dalla varietà delle tendenze artistiche, e non rinnovano la vecchia «querelle des anciens et des modernes » accesasi già ai tempi di
si famosi: « voi sgretolate, o belle, i pasticcini... »; pubblico che assiste avventatezza
senza
in luoghi che non sono
Da qualche tempo anche i teatri sono conturbati da prevenzioni con-
zi, se mai, tra quelli che hanno.ri-
ancora
i compratori,
goziarla in borsa nera. Noi compratori siamo stati corteggiati solo in apparenza dai venditori; e ci è accaduto più volte che l’ossequio o la sollecitudine affabile dell’esercente cedesse il posto a una certa bruschezza dialettale di
e
oltrepassanti
anche peggiori di un omicidio. Non intendo dunque schierarmi tra gli avversari di quello sventurato; an-
spetto del suo dolore: Parlo solo del pubblico;
siamo
esser stati mai i venditori di qualche cosa, se non delle ore dî lavoro quotidiano, merce tanto largamente
tranquilla
profanazione;
ora; l'ora di o
noi, che, o bene o male, o poco
AL MILIONE
piamente al ricordo, al rimpianto, alla protezione della morta. La finzione di questo sentimento sarebe
quan-
to le torbide condanne sommarie.
può parlare così, abbandonarsi sì
be |cinismo
le idealizzazioni
colose e dannose per lo meno
lui », s'è tutto consolato; perché solo
esse
questa
e le canonizzazioni affrettate, peri-
l’agonia, se esistesse, o la confessio-
Ma
e, se
difficoltà con la confusione, la rissa delle opinioni,
vata ‘reità, non versa fiotti di luce solare sulla morte di Vincenzina Virando. Ma quale altra sentenza, © di condanna o d’assoluzione piena, avrebbe dissipato l'ombra lugubre che circonda gli ultimi istanti di quella povera morta? Soltanto un testimonio del suicidio, o delne dell'imputato, se ha ucciso, avrebbero placato ogni dubbio angoscioso.
immediate;
sono difficili, non si accresca
pro-
L'epilogo del processo di Novara. L’'ex-diplomatico Ettore Grande, assolto per insufficienza di prove, lascia le carceri dopo otto anni di detenzione.
tuale, lo sfavillio di una ricchezza di là da venire. IL
NOBILUOMO
VIDAL
329
Cronache PASSI PERDUTI
A MONTECITORIO
E questi giorni che precedono la nuova
convocazione
della
romane
Costituen-
te, poche ombre vagolano al crepuscolo*precoce dei grandi saloni di Montecitorio, dove una saggia econo-
mettere un po' di articoli sulla liber-
tà, i diritti
e i doveri
dei cittadini
e il compito dello Stato, e tutto è fatto. Già, ma vicino alle opere di Joseph de Maistre
l’altro gior-
gli angoli
delle
no
impegnati
nelle
delle tre sottocommissioni
di luce
cose.
Sono
commissioni
che
fra
seduta
e
sedute costituzionali, che già raggiungono molte cen-
le gambe
ai
tinaia
nella
sala
una
l’altra
si sgranchiscono
Passi
Perduti,
compaiono
anche
avevo
smussa
i colleghi
mia
i resoconti
di
pagine,
e
delle
basta
questi atti per vedere
scorrere
quali e quanti
dei giornali, si affacciano al Transa-
problemi
tlantico o sorbisecono a pagamento, alla buvette austeramente spoglia, un
mulazione di ogni articolo. Ogni punto, infatti, suscita necessariamente
democraticissimo
obbiezioni e commenti per le sue conseguenze su tutto un sistema politico,
caffé.
Atmosfera,
dunque, ancor di vacanze, in contrasto con
l'animazione
dei periodi
di Ca-
mera aperta, ma fon senza una sua
attrattiva particolare, per chi voglia in quelle sale andar in traccia di ricordi o di ammonimenti.
Anche, alle
volte, possono capitare incontri inat-
tesi, come quello che feci l’altro giorno
nella biblioteca, su all'ultimo piano. Furtivamente
avevo
superato
le
grandi scale deserte, sospirando invano all’ascensore fermo, e invece del
libro che ero venuto a cercare, chis-
sà perché mi son trovato fra mano
un volume d'un vecchio amico, voglio dire d’un mio amore letterario d’altri tempi, il conte Joseph de Maistre. Proprio lui, il monarchico legittimi-
sta savoiardo, il Ministro a Pietroburgo del re di Sardegna dal 1803 al
sorgano
di fronte alla for-
economico e sociale e ogni disposizione
votata
impegna
ad
un
orienta-
mento
generale dello Stato italiano. Certo, la buonanima del conte Sclo-
pis ha
avuto
un
compito
più facile
nell’elaborazione dello Statuto Albertino, quella carta octroyée (come dice ton sarcasmo Joseph de Maistre) al popolo. Senza, cioè, il controllo dell'Assemblea costituente... Adesso, in-
vece, non
si può che procedere
a ri-
lento, e questo sa il mio illustre collega Ruini, presidente della Commissione dei 75, che con occhio vigile e prelatizio e acutezza di giurista segue e coordina i lavori. Certo, Joseph de
Maistre tutti questi problemi li avrebbe già risolti, negandoli in blocco, egli che
era
persuaso
che
ogni
1817, colui che per l’universale rappresenta il più chiuso reazionarismo e l'apologia del boia.. Anzi, per un
costituzione data dagli uomini. val meno della carta su cui è scritta. Ma
curioso scherzo delle ombre serali che
fa...
invadevano rapidamente la biblioteca,
crd gi
questo
succedeva
centoquarantanni
mi è parso proprio di vedere entrare l'illustre
uomo
e avanzare
verso
di
me; agitando sconsolatamente la par-
rucca bianca, e poi sedermisi accanto scotendo la testa e lamentandosi. Si lamentava in quell’elegante’ francese che già stonava alla corte del re di
«Si,
—
mi
sussurrava
il vecchio
amico,
—
fate
pure
volete,
come
se
volete perdervi, ma voi omuncoli, non
Sardegna, ma che Joseph de Maistre
potrete mai sostituirvi a Dio, l’unico artefice di Costituzioni. Nessuno di voi. Neppure De Gasperi. Già, anche i sovrani, con Luigi XVIII alla ‘testa,
hon ha mai abbandonato.
han cominciato a tralignare e a largire Costituzioni.
Si è visto
poi dove
son
andati a finire... I francesi, da tempo
Invano
ho
cercato
(cioé di rileggere
aveva
lavorato
di consolarlo,
quelle pagine su cui
anni
sono.
Veramen-
te, ora son qui a fare quello che il Conte
soprattutto
costituzione. ‘compito
Era
aborriva,
sicuro,
gentiluomo,
cioè una
il vecchio e
che questa
è o-
pera maledetta da Dio, che solo Dio può fare le costituzioni e che già è sacrilegio di tentare da parte dell’uo-
mo simile impresa. Questo
era pro-
alla malora;
i vostri,
al Cairo
e in
Portogallo, mio giovane amico. È naturale... Vedete, a difendere la buona causa non son più rimasto che io... ».
E qui aveva per fortuna ragione,
il povero
vecchio.
Non è rimasto
più
che lui a- difendere
una causa condannata in sul nascere e in cui oggi
neppure il: legittimista Manlio -Lupinaccî crede più: Ma una cosa diceva giusta, Joseph de Maitre: i re non
prio il punto di partenza di tutta la
possono
sua opera, molti volumi e centinaia di lettere, e qui egli trovava la ra-
popoli. E noi siamo qui a testimonia-
Bione prima della sua condanna di quel
mondo
uscito
dalla
maggiore
fare la Costituzione,
proprio
perché la Costituzione è opera’ dei re sopra. tutto questa verità. Una verità che vale anche di novembre,
nel
diavoleria di tutti i tempi, la Rivoluzione francese... Del resto, Maistre
palazzo di Montecitorio invaso dalle nebbie, che attende fra poco di veder
era indubbiamente concorde con la fradizione cattolica, e se oggi venisse
concretata
l’opera
può irridere
finché
nostra.
Perché
si vuole
‘si
questa
Costituente italiana, come
con barba-
vero
Costituzione
davvero in terra in carne e ossa, gli verrebbe un colpo a vedere che l'onorevole De Gasperi è presidente di un
ro vezzo si fa da qualcuno, ma è pur
Consiglio
può dipendere la felicità o la miseria
di cui fanno
parte eretici
dichiarati e che un cattolico osservante come l’on. Tupini è felicemente presidente di una delle sottocommissioni per redigere la Costituzione della Repubblica italiana! Davvero, di-
rebbe Joseph de Maistre, questi uo-
mini si son messi su una cattiva stra-
da, che porta diretta all'Inferno... Certo, povero ci siamo messi
Joseph de Maistre, su una strada dif-
niente
costituzione.
ficile. Perché può sembrar cosa da fare
una
Basta
che dalla prossima
del ‘paese.La malinconia de' Maistre
di Joseph
esiste solo nella bibliote-
ca deserta, dove ogni tanto i volumi
sembrano vivere ‘e sorgère ‘in piedi dagli
scaffali
umanità
e parlare
all'ultimo
per
lettore,
la loro
perché
è
soltanto. per uno scherzo del tramonto che questi incontri sono possibili a un costituente -sognatore, fuor dalla
polverosa eredità di un passato per sempre
sepolto. PAOLO
TREVES
Vedute di Roma dopo il violento nubifragio del 14 novembre che ha trasformato le strade in torrenti paralizzando per alcune ore la vita cittadina. Il quartiere Valmelaina ridotto a una palude; il traghetto, per mezzo di -barche pneumatiche, di tre ragazzi che correvano il pericolo di annegare, e una camionetta bioccata dalla piena crescente in una delle vie pianeggianti del centro,
330 «N®
occorrono molte prove per
tutto quanto come
è breve
la gioven-
tù. La primavera è nata ieri, siamo in aprile, e già il sole si dà arie di
solleone e la corteggia. Ero passato da pochi giorni dinnanzi
ad una
sguardo sovrumano di chi vive convinto laggiù, nel profondo. Invece qui al sole, è un'altra cosa. L'Italia, in superficie, è il paese del-
I LORO MESSAGGI D’OLTRETOMBA
convincersi » — mi diceva un giorno un amico vissuto a lungo all'estero — « che l’Italia è il paese dell’improvvisazione. Qui è provvisorio
pianta
la gente che capisce a volo e «s'ar-
rangia », e che scrive commedie
com-
mosse sulle « tignole »che a volo non capiscono e non « s’arrangiano ». Rapidi setacciatori percorrono il fronte coi loro crivelli a mille occhi, e va-
di Largo Cairoli. Aveva le foglie e le
gliano
gli uomini
ricolosi
dagli innocui,
come orecchie di bambini. Oggi era già una donna matura, con una figliolanza innumerevole di fiori. Nel pra-
destinati
alla tomba.
Coi pericolosi si
innocui
si seminano
al vento, perché
gemme
appena
spuntate, trasparenti
to, sotto l'albero, già biancheggiava qualche suo morticino. Ha fretta la vita,
da queste
poco
tempo
dicono, «E
parti, al domani
da
pensare.
e passano
c'è
Arrangiati,
oltre.
infatti, chi più chi meno,
«s'arrangiano». Il fascismo
grosso
tutti
era un
«arrangiamento:»
generale
«Qualche
anno
fa avevo
conosciuto
un giovane insegnante d’università, serio, intelligente e serupolosissimo. L'ho ritrovato che scriveva a destra ed a sinistra lettere piene di com-
plimenti, mandava
i suoi opuscoli in
omaggio, e lo si vedeva vorticare in ogni ritrovo
di « bei nomi ». L'ho se-
guito coll'occhio mentre si sbracciava ed ho notato, nel suo sguardo che incontrava il mio, un sorriso ironico e
con una mancia per qualche raccoman-
pieno d’infinita tristezza. — Che ti prende? — gli ho chiesto, quando l’ho potuto avere a quattr'occhi. Per poco è rimasto lì, serio e senza risposta;
posticino di gerarchetto provinciale e chi con run posto da ministro, chi ni.
Tutto
«s’arrangiava»
in
Italia,
anche la tecnica e la cultura superiore. Negli Stati Uniti si componeva
il nai-
lon
inconsumabile,
modestamente,
di
va»
il lanital
non
dura,
in
è di materia
nobile:
carbone e d'acqua; da noi si « crea-
compenso
che
te. Erano cose che a Roma
ma
di lat-
facevano
colpo: uno sedeva a tavola vestito di
fibra di stracchino, mangiava
una fet-
ta di stracchino, ed aveva magari un ombrello dal manico di galalite, che è un pezzo di stracchino indurito anche
numero
di controllori
visa, sul berretto più «greche»
d'un
maresciallo, gli intima a bruciapelo di «esibire il biglietto». Intanto,
come
agli
negli
esami
incubi,
di scuola
rivissuti
il viaggiatore
si sente
scrutare le viscere d'uno sguardo penetrante in cavità, carico d'una sapienza psicologica infallibile in ogni
cosa, fuorché in materia di tatto. « Fino
a prova
contraria,
per me
ognuno
è iun mascalzone », sembra dire lo sguardo di codesta psicologia ferroviaria e gallonata. Il risultato è che « fino
a prova contraria»
qui ognuno
fi-
nisce per sentirsi un po’ mascalzone, sospettato e palpato con domande per-
quisitorie
ogni
volta
che
« esibisce»
una carta: un vaglia bancario, una tessera od un biglietto del tram. Effetto di quel vizio nazionale d’« arrangiarsi»
ad
leciti o illeciti.
ogni
costo,
con
mezzi
« Nessuno qui crede a nessuno. Quando uno è vissuto oscuro e senza macchia del suo lavoro, poi modestamente lascia che riteneva
la vita per una causa costasse più di quella
vita, l’esperta psicologia dell’« accà nisciuno è fesso» sa già che l'ha
fatto per « ambizione».Come
nell'al-
ta strategia politica del fascismo, la migliore difesa era l'offesa — col ri-
sultato pratico che sappiamo —
per
non « farsi fessi » si comincia a « far fessi» gli altri, ed in codesto meschi-
no machiavellismo da borsa nera una sola pianta cresce vegeta: quella dell'apparenza. In questo paese di scettici, ai quali
«basta
la mossa»,
che
cosa non farebbe la gente, per procurarsi un poco di credito? borsa
Ed ecco la
dei titoli e dei diplomi
giocare
frenetica al rialzo: così accade che ci
sono più laureati fra Roma e Napoli che
in
tutta
l'Inghilterra,
vani
nullità mette
clame che rumoreggia
e la ré-
intorno a gio-
in ombra
la fama
di Dante.
vo nel terrore che un giorno mi sco-
prano ed allora è finita: mi sbrane-
un certo tatto morale, non ga-
nessuno
contro
l'universale
sospetto. Qui tutti la sanno lunga, che gente portata per disposizione
allora,
disonesto
finalmente,
mio amico globe-trotter. Non credo che
egli abbia ragione, ma neppure mi sembra che abbia torto. Non ha ragione
perché
identifica
un
ceto
con
tutto il popolo, che è molto diverso
dalla tribù di certi pesci che guizzano e scintillano a pelo d’acqua. Ma
tutti sono
furbi.
l’u-
dove
zero in più perché gli affari sono affa-
buoni
ed onorevoli si me-
scolano a nomi equivoci, ed a nomi che cattivo
odore.
Il reduce
delle
cripte, il sepolto vivo delle annate ne-
re porta
dai
ed
hanno
la
nostalgia
che scalderà le pentole per i banchetti del successo
in superficie,
Sono la-
voratori modesti: contadini, operai, in-
tellettuali. Questi uomini molto semplici e molto umani, alla buona, nel
loro sano equilibrio appreso in una scuola
millenaria, di vita dura e di sto-
prema
iniuria
riche sofferenze, non si sbilanciano né verso il cinismo da spogliatori di cadaveri, né verso il summum ius su-
del puritanésimo;
e
perciò non prendono troppo sul tragico una bugietta innocente, od una piccola ipocrisia in cui a volte cadono i cuo-
ri ingenui: ragione scusabile ma non
meno probabile dell'accusa di « falsità» italiana, mossaci sovente dagli stranieri. Poco
importa. Molto
importa
invece
che codesti uomini non vengano quasi mai
alla
superficie;
che
tanto, non
si metta
a qualche posto
responsabile
uno
una
di costoro,
volta
appunto
perché sono « insignificanti ». Fra questa gente umile e spesso timidissima ho
incontrato
degli uomini
di talento, ed
è un male che da noi da molti si creda ancora che il genio,si riconosca, assolutamente,
dal molto
rumore
opinione.
simile?
Gli
che
—
umana,
uomini,
«Con
quella
certo non
viene
no
di sicuro.
O
forse ritorna ai luoghi della sua rinuncia, come
l’assassino
ritorna
rovesciato milioni di uomini come un guanto, e ne han messo a nudo le inte-
riora, così orrende da stupire lo stesPrincipe
che
della
lo muova
morte,
una
è possibile
superstite
ambi-
zione di gioventù? No, non è possibile» — mi dico. — «Che abbia un parola da offrire agli uo-
mini, perché la sua annosa solitudine non
sia
stata
ta quassù, si sente annusare per morto,
Non
s'è fatto un
d'oltretomba,
co-
mensa
dei poveri.
MARCELLO
CORA
che’ ha avuto
adesso
vita combattuta
di artista industriale.
successo
coi
neri,
‘ce l'ha. con altre’ tinte.
e
« Del
resto la colpa è sua. Si è sempre tenu-
to in disparte, come se gli altri fos-
sero
tutti
rognosi.
Mendicante
muto
ha la bisaccia vuota », aggiunge poi, dà una raspatina per coprire di terra moneta fuori corso, e si spolvera
la le
mani col piccolo gesto sbrigativo di Charlot; « povero N. N.,» sospira con
sentimento
di solidarietà un po’ pe-
losa; poi accende una sigaretta e se ne
va, soddisfatto del penoso dovere com-
Già
sepolto
il reduce
vivo
per
inattuale
dai nemici,
tali riflessioni
finalmente
è
dato a trovarli nelle loro catacombe e li ho interrogati. Qualcuno si lamentacoglienza diversa, dopo tanta attesa di
va amaramente:
s'era aspettato un’ac=
tornare uomo, fra gli uomini. Ma altri nulla avevano
da ridire. Ho per-
fino udito. qualcuno rispondermi che la vita era giusta, e che se li aveva condannati
al
silenzio,
ovviamente
non
a
meritavano di meglio. Li ho fissati ne-
de-
gli occhi: avevano lo sguardo dei bam-
bini, senza le nuvolette vaganti nelle pupille
che
han
perso
bellezza che fu detta magica. Dopo i grandi successi internazionali delle E-
sposizioni di Parigi e d'America, raccoglieva presso la Galleria Pesaro
ed altre simili,
faccia-
gl'imbonitori di piazza, costoro con un senso arcano di pudore se ne so-
Guido Ravasi ha chiuso il 13 now. a Cardina (Como) all’età di 69 anni la sua Giovanissimo vedeva i suoi tessuti accolti in musei stranieri, maestro innovatore dell'industria serica piegò il telaio meccanico alle esigenze della sua arte e appagò la sua fantasia di colorista nella creazione di stoffe moderne di una
è moneta che non corre più: si lascia che finisca nel pattume. « A suo tempo
e donne di valore si sono
mo un piacere, a lasciarli là in san-
che scompaiono
aveva un certo valore, ma oggi tutto è mutato» — dice passando il giuda redazionale ed amico in altri tempi,
mini riscomparsi dalla scena. Sono an-
alle grida
i reduci
me la tignola Kafka o la tignola Mo-
coll’im-
e calpestando i cuori. «Se la godano
voce
la morte:
digliani, o le altre innumerevoli, anonime, che parlano colle loro opere senza parole. La civiltà ama gli uomini che si sorridono da lontano in silenzio, e posano gli sguardi sulla vita delicatamente, come mughetti sulla
«nome »,
m'è venuta la nostalgia di questi uo-
la loro
ventano, poiché ella ama specialmente coloro che preferiscono parlare dopo
barazzo di chi mostra d'averlo già dato
nella ressa si van pestando i piedi,
mescolar
acque, ma se ne fugge al vocio piazza. Le proclamazioni dei
grandi nomi la rintronano e la spa-
messaggi del sepolto vivo, chi ne vuol sapere? Egli ha tutti i difetti dei morti, e tutti i difetti dei vivi, poiché non è morto abbastanza, Il reduce in visi-
stato. sotterrato. da un amico.
gli
sulle della
invano? »
ora
angolino:
ha il
fuorché
lo spirito
li dei morti si ascoltano perché il morto non scomoda nessuno. Ma dei
lia è caso raro che qualcuno li trag-
loro
ognuno
ognuno,
la civiltà, Essa giunge «su piedini di
colomba », silenziosi come
strani messaggi per i superstiti. Quel-
Ba dalla loro oscurità. « Un concorrente di meno», pensano coloro che nel
Così
I sepolti, siano morti 0 vivi, hanno
piuto.
Uomini
ste dei pericolosi.
al luogo
del ‘delitto? Dopo esperienze che han
fa o che gli fanno dattorno. Ma in Ita-
ta pace».
si spargano e portino frutto per le feposto che gli spetta:
di uscio in uscio, ingenua-
regalo, una
perfetti
dell'onestà, Ma costoro si vedono poco.
Sorlo nascosti tutto il giorno sottoterra, al lavoro, a scavare il minerale
in un
paese
tà. — È un «nome » — dice il redatto-
sere.
operetta, perché non presumono di es-
riconosciuta
di furbo,
nei
quali-
colle mosse eleganti del « doppio giuoco »; e stende uno chèque con qualche
so
nica
la reputazione
corsi
stampati
se è di cattiva
re capo che ha cavalcato con destrezza la cresta della congiuntura fascista,
per cotesto ceto non ha torto. In Italia ci sono, fortunatamente, moltissimi uomini onesti; onesti veri e non da
ti o dissenzienti, e non disdegnarono
almeno
intanto
e si sono
anche
pubblica
alla
del
si paga,
faccia troppo
anzi
filosofia
i pe-
sù?» — mi domando, a vederlo aggirarsi intimidito fra i tramvai della
darsi
ci si acquista
là sopra, sono
bocche,
cervelli. Un « nome » è un capitale che
a presentare il conto per gli anni sprecati. Chi potrebbe pagargli un conto
Forse
diventerò
è lo stesso;
col
sulle
Ho riflettuto sul discorso di questo
serio.
che
tato
finisce
mercanti,
qualcuno mi vorrà un po’ di bene—».
sul.
Temo
« fatti valere », perché tanto il risul-
naturale ad essere schietta ed onesta,
le
mente, i suoi capelli grigi o già bianchi. « Quale misteriosa attrazione lunare l'avrà ‘fatto riaggallare quas-
ranno.
visti scomparire in Italia a questo modo, dietro le tende solenni e bianche della loro discrezione, Mentre sul mercato equivoco del fascismo molti portavano la loro merce, ccnsenzien-
molta
nelle loro
le contumelie,
pietà, colle loro solitarie lagrime, e talvolta col loro martirio. I nomi dei
ri. Nomi
vi-
silenziosamente,
Il baccano,
ro capo, lasciandoli soli. colla loro
sanno
pure,
« Essere discreti ed onesti, avere insomma
rantisce
andati
guerre e gli anni sono passati sul lo-
tutti questi lupi. Faccio finta. Ma
e mi son messo anch'io ad ululare fra
lui.
@ di laureati che ci sono nel paese. Uno ha preso appena il posto nel treno, che già un personaggio in di-
no
cripte.
poi m'ha detto: — È la paura; ho preso paura di essere un onest'uomo,
« Chi viene in Italia da Oltralpe, stu-
pisce del gran
separare
i necrofori
fa lega del buon appetito, perché intendersi è meglio che combattersi; gli
anche lui: chi « s'arrangiava » con un
dazione e chi con forniture per milio-
per
l’innocenza;
no,
accanto
alle stoffe le sue
a Mila-
pittu-
re e sculture in una mostra che affermava la sua singolare personalità, per cui molti lo rassomigliarono a uno schiétto italiano del '500. Apostolo dell'Artigianato
creò una. Bottega. d’arte mettendo insieme le basi di quel Museo dell’industria serica italiana di cui propugnò la creazione presso Governo e cittadini. Creatore inesauribile di cose belle, maestro di severa competenza tecnica portò ‘all’estero altissimo il nome dell'industria serica d'Italia. «L'Illustrazione Italiana »partecipa al dolore della famiglia e porge. sentite condoglianze.
TIMMANAIK
STRATION
Il modello del primo vagone postale costruito in Francia nel 1845: è esposto nel museo postale di Parigi con gli altri mezzi di trasporto usati dall'epoca di Luigi XI in poi.
UOMINI E COSE DEL GIORNO
Hermann Hesse, Premio Nobel per la letteratura 1946. Fra le opere che hanno imposto il suo nome fra i migliori narratori tedeschi sono i romanzi «Peter Camenzind », « Demian» «Der Steppenwolf» e « Narziss und Goldmund», Gli ultimi due sono stati tradotti anche in italiano.
Jules Romain, uno dei più noti romanzieri e commediografi francesi, è stato eletto recentemente
accademico
di
Francia.
L'on. Nitti che il 14 novembre ha prununciato importanti discorsi al teatro Lirico
e all’Università
Bocconi
di
Mi'ano.
Allo Stadio di San Siro a Milano. Un’azione del Milan dinanzi alla rete livornese. La partita si è chiusa con due reti per parte.
L'Alto Commissario per l'Unione Sudafricana, Heaton Nicholls (a sinistra) e il primo ministro maresciallo J. C. Smuts alla seduta inaugurale dell'Assemblea delle Nazioni Unite.
La commemorazione dell'il novembre a Bruxelles. Il principe Reggente Carlo depone una corona di fiori sulla tomba del Milite Ignoto,
un pazzo e «gettato della sala. umiliazioni
Ma la
di peso»
fuori
dopo tanti dolori cupola (dal 1420
ed al
1434) fu costruita così come oggi appare nel cielo fiorentino con la
sua forma ogivale collegati da robusti
ad otto spicchi costoloni, con la
calotta
protegge
esterna
che
quella
interna ed alla sommità con la lanterna in funzione di chiave di volta. Gli è che il Brunellesco, oltre che un artista di intuizione e di stile che
ice a distruggere il gotico nel classmo, è anche un tecnico. Egli in-
fatti è autore delle fortificazioni di Malmantile, di Vicopisano e della astra dove eleva agili torri, costruisce ballatoi finali, erige solide mura
coronate
da beccatelli. Quindi è in
grado
in realtà
di tradurre
il sogno
più ardito. Come stùdiòoso in armo-
nia con la cultura del secolo, esamina e misura le rovine romane al fine di trarne le leggi fondamentali allo stile ed all'arte del costruire. Ogni opera del Brunellesco costi-
tuisce una imitarsi.
a
novità
ed
Il Loggiato
Firenze,
un modello degli
condotto
nel
da
Innocenti
1419
con
l'ausilio di Francesco della Luna, nel rincorrersi delle esili colonne e degli archi su ampi valichi, riprende, è vero, gli esempi dei chiostri e dei conventi dei primi tempi. cristiani,
ma nel contempo crea un tipo quat-
=
trocentesco che sarà a sua volta ripetuto per esempio dall'Ospedale del
db dotta it pre ==STIVFI TRI PPFFFIPFI
Ceppo
a Pistoia
e nella Loggia
di
San È
Paolo a Firenze. E nella Sacredi San Lorenzo, costruzione cu-
gua
alla
basilica
(costruita
anch'essa
rire
il
capitello
corinzio,
il
bica sormontata da una cupola attiin parte dal Brunellesco) ecco appacla
> LOI
co pilastro scanàlato
pod
che sagomature architettoniche in grigio che, disegnandosi con lirica
e quelle tipi-
purezza sul fondo bianco del muro,
IZ
sanno di pulito segno di tiralinee tracciato su un foglio di carta bianca. Anche questa novità troverà mol-
SÌ
ti. imitatori.
{resi
C'è come l’interiorità
una del
potenza solare nostro maestro
illumina e trasforma
materia
Bi
== /,
(0
Da
Per iliz:-fzeli
|;{
entenario del Brunellesco urono davvero fortunati i nostri grandi maestri a vivere ed operare in quel felice momento che con epiteto significativo si dice Rinascimento. Infatti allora rinasceva l'uomo illuminato ed esaltato dalla gloria antica: dalla «bellezza» greca e dalla potenza romana. In questa esuberante giovinezza le idee e intuizioni di un nuovo mondo fiorivano con fecondo rigoglio senza correre il pericolo, più ardite che fossero, di perdersi nell’astrazione, di morire nell’astruso. Specie durante il primo Rinascimento ogni baintuitivo
diventa
realtà,
nelche
la
stre e la nozione più riflessa e culturale. Nella Cappella dei Pazzi, che dal 1429 al ’51 fu eretta presso la
|] {fdt Aa
gliore
in creazione
bruta, la pratica più pede-
di-
sciplina di ‘studio, opera concreta. Allora dovettero sentirsi paghi sp gli architetti in quanto potevano quasi toccar con mano la potenza demiurgica dell’«idea» che, pur vaga ed irreale, sapeva piegare ‘alla sua volontà i muri più pesanti, riusciva a convertire in « forma » la visione più trascesa. Proprio in questo fortunato momento visse Filippo di Ser Brunellesco che, nato nel 1377 e morto nel 1446, cioè esattamente cinque secoli
fa, si trova ad operare precisamente nel momento in cui la rivoluzione rinascimentale è al suo primo sboccio. L'intuizione del nuovo mondo, in questo omino piccolo e sparuto ma con «l'animo pieno di grandezza», come dice il Vasari, trova una formazione mentale ed una preparazione tecnica, muraria,.razionale, capace di affrontare uno dei più arditi problemi d'ingegneria che siano mai stàti tentati, Il proposito dei Fiorentini di voltare la cupola sul tamburo di Santa Maria det Fiore, dove avevano lavorato Arnolfo di Cambio e Fran cesco Talenti, faceva tremare i più esperimentati costruttori. Gli stessi architetti del Trecento avevano preferito lasciar in tronco i lavori perché non avevano voluto arrischiare la copertura di una mole che, .misurando ben 45 m. di diametro, non consentiva l’erezione dell'armatura di ausilio e di sostegno. Crsì quando il Brunellesco in un'apposita adunata di Consoli, costruttori locali e stranieri e di operai specializzati, espose il suo progetto fu riteriuto
chiesa
gotica
di Santa
Croce,
chiostro
è
anch'esso
attribuito.
Brunellesco)
il classicismo,
emulo
Grecia
della
che
(il cui
al
piuttosto di
Roma,
non ripete supinamente le forme antiche. Anzi
perde
i suoi schemi
geo-
metrici originari per cangiarsi in purezza e chiarezza lineare: in piani distesi orizzontalmente
La cupola e l'abside di Santa del Fiore, del Brunellesco.
La cappella
Maria
a specchi cro-
ciati di minimo aggetto, di quieta e riposata semplicità. Quando
nel
1443
a Roma
il Bru-
dei Pazzi nel chiostro di Santa Croce, a Firenze. In quest'opera îl classicismo attinge mirabile purezza di linee.
nellesco,
precorrendo
comprese una
doveva
il
Bramante,
che l'architettura, più che
appiccicatura
rarie
dell’ornativa
sulle
masse
in
un
linearità
risolversi
mu-
classica
plastico
movimento di grandi volumi, allora il fantasma stilistico mutò fisionomia. Ed ecco Santa Maria degli
Angeli
(rimasta
interrotta),
la
chiesa appunto di robustezza romana insieme di gentilezza paleocristiana,
rievocare
gli
del IV secolo. Ed ecco
edifici
centrati
l'ossatura ot-
tagona, le antiche nicchie, le sedici facce a
cappelle
in movimento
biasbidate
tutta
mettere
la massa
mura-
ria avvalorando i volumi più che l’esteriorità. Finché nei grandiosi vani delle porte e delle finestre che richiamano
gli
archi
degli
anfiteatri
e degli acquedotti romani, nelle bozze rustiche di ricordo trecentesco, si erge la massa di Palazzo Pitti. Ma
questa severa mole fu solo ideata da
Filippo
nel
la
morte
sua
1440,
ed
fu costruita
dopo
alterata
l’ag-
con
giunta delle ali laterali e con i rifacimenti che dal Sei e Settecento ne mutarono il volto lasciando del primitivo ricordo selo il loggiato del-
le
finestre.
Dalle altre opere eseguite a Firen-
ze, da Santo
Spirito (che segue
tori nel
alla Tribuna
la
concezione generale di San Lorenzo ma che fu compiuta da altri rifaci1487)
Maria
del
Badia
Fiesolana
Fiore,
dalla
di Santa
chiesa
al Palazzo
della
di Parte
Guelfa (che restò incompiuto) si apprende che il maestro vantò una fervida attività sempre d'impegno aulico, monumentale. Il
Brunelleseco
fu
anche
scultore
e fra l’altro autore del Crocifisso in legno di Santa Maria Novella. Ma
nelle formelle presentate al concorso indetto per la continuazione
della se-
conda porta in bronzo del Battistero lasciata in tronco da Andrea Pisano, fu battuto dal Ghiberti che infatti
riuscì vincitore della gara. Ma aveva di che
zione
consolarsi
perché
di
questa
umilia-
fra i concorrenti
boc-
ciati vi era anche Jacopo della Quer-
cia al quale grande
lo stesso
decoratore,
era
Ghiberti,
pur
di gran
lunga
inferiore. Così nel primo architetto del Quattrocento giustamente definito dal Va-
sari
«padre
del
Rinascimento»,
il
lampeggiare quel secolo
delle intuizioni che in umanistico pullulavano
feconde
nel
definitivo
guitore
d'idee
crollo
degli
schemi medioevali, c'è come un insee di fantasmi
stilistici
classici, paleocristiani e romani che traducono le belle forme limpide, neari e rivoluzionarie; in scienza, coscienza e realtà tanto duratura da
creare una
grande tradizione.
VINCENZO
COSTANTINI
N portico dell'ospedale
degl’Innocenti
Basilica
di San
Lorenzo:
la sacrestia vecchia,
creazione
d'una serenità
e grazia
incomparabili.
gli evangelisti nelle lunette, le porte di bronzo e i santi di terracotta sopra le porte,
in piazza della SS. Annunziata
a Firenze.
Costruita
con }
ilio di Francesco
della
Luna
I medaglioni
sono
della
cupola,
opera del Donatello.
nel 1419, quest'opera
del
Brunellesco
‘erea un tipo architettonico, capostipite di altre opere insigni. I medaglioni, raffiguranti bambini in fasce. nei più vari atteggiamenti; sono’ di Andrea della Robbia,
334 ‘n un
precedente
della
Febbre
articolo, trattando
Gialla,
ho
gruppi
accenna-
ferenziare
alla
dove
che ne
ferenza
la
la malaria
tono
la malattia
in India,
affini, presenti in una stessa regione,
s'è dovuto ricorrere allo studio della struttura di un organo interno del-
gimenti di tecnica talmente delicati da parere quasi. impossibile al profano. Ché non è da credersi, come ancora molti fanno, essere la- zanzara malarica uno «zanzarone ». Ta-
pote-
che solo determinate
specie di anofele e non altre trasmetquesta
in natura;
e fu da
constatazione
fondamentale
che nacque la necessità
di quello stu-
dio minuzioso
le è solo, sui cartelli rèclame, ormai in disuso, di specifici antimalarici più o meno efficaci. Si tratta di insetti
di pochi millimetri di lunghezza; ed
e preciso che ha por-
tato alla compilazione di una vera .e propria carta di identità per ogni sin-
gola specie,
sottospecie
e varietà
di
in Africa ne Ho raccolti di così minuLarva
di anofele irta di infinite tomologo alla diagnosi
setole “ peluzzi la cui morfologia guida di specie (ingrandita 25 volte circa).
ti, esili e diafani (an. d’Thali) che già
l’en-
il vederli sulle pareti di una camera era spesso difficile mentre non si
anofeli. La distinzione sommaria della culer dall’anofeles è semplice; basta osser-
vare
l’insetto quando
di riposo per
vedere
riusciva a individuarli nel volo, pur ascoltandone il sottile ronzio.
è in posizione che mentre
Si immagini ora di raccogliere tali
la
culer mantiene il corpo parallelo al piano di appoggio delle zampine, l’anofele,
forma
con
questo
un
esemplari, staccarne accuratamente il
Carta d’identità
angolo
nettamente acuto, e ciò perché l'anofele, al contrario della culex, ha l'ap-
parato di suzione in asse con il re-
capo, più piccolo di una capocchia di
spillo,
qui.in
un
mana
criminologia.
delle zanzare
digitali dell’u-
ratore.
evoluzione. La femmina fecondata per
Ebbene,
maturare le uova necessita di una a-
chiamato per la caratteristica macchiettatura scura al centro delle ali,
ovicini
‘maggiormente
maturati
vengono
poi
dalla
marsi in nînfa, e dalla ninfa infine fuoriesce l’insetto perfetto che, dalla superficie delle acque, prende il volo.
Ora,
a parte
il grande
interesse,
che si delineò in seguito, di ‘studiare le condizioni particolari di ambiente
necessarie allo sviluppo da uovo a insetto alato per ogni singola specie, apparve subito l’importanza di conoscere bene la morfologia, oltre che degli insetti alati, anche delle larve e del le ninfe.
Portati avanti questi studi, sembrava di essere riusciti a compilare delle carte
di identità
veramente
per-
fette per le specie più importanti, tali
da non
lasciare alcun dubbio circa dei vettori di. ma-
la identifieazione laria,
quando
proprio, da. noi in Ita-
dalla struttura
dell’arma-
tura faringea, e solo da essa,
limentazione a base di sangue che essa sugge da diversi animali a seconda dell’attitudine che madre natura le ha dato e a seconda delle possibilità che le si presentano. (Quelle specie anofeliche che prediligono il sangue umano sono quelle incriminate
per la trasmissione della malaria). Gli
appositi
na semicilindrica va distesa con cura e pressata fra due vetrini in modo da poterne mettere in evidenza la delicata struttura del bordo superiore, che è frastagliato in modo caratteristico. Lo smontare un orologio da signora è al confronto opera da mu-
Sarà noto ai lettori che la vita della zanzara comprende diversi stadi di
femmina deposti alla superficie di acque adatte a permetterne lo sviluppo; dall’uovo nasce la larva che subisce diverse mute prima di trasfor-
in liquidi
sce l'armatura del faringe. Tale lami-
cam-
po di gran lunga più complesso di quello delle impronte
macerarlo
e disseccarlo con aghi sottili e bene appuntiti, lavorando sotto un apposi-
to microscopio, fino a isolare la_minuscola lamina chitinosa che costitui-
sto del corpo.
Non altrettanto semplice è la distinzione delle varie specie di anofeli fra di loro; ci si inoltra
di-
l’insetto adulto, il faringe, il cui isolamento per lo studio richiede accor-
Christophers e Stephens, in seguito, arcertare
è data solo dalla
esse. Per altre specie morfologicamenté
malarica senza la presenza di anofeli, non è altrettanto vero che dovunque vi siano anofeli esista la malaria.
rono
spesso
versità del modo di ramificarsi di una o di un gruppo di
setola principale
Presto però ci si accorse che, mentre è verissimo che non esiste zona
studiando
An-
larva rimangono renziati in modo
al Grassi che bastasse trovare anofeli
scoprirvi
la superficie.
dell’insetto alato, tal
che potrebbe insorgere confusione fra due specie affini, i connotati della nettamente diffecostante, e la dif-
capaci di propaga-
per
delle varie ad
le caratteristiche di co-
lore e di forma
re la malaria fra gli uomini. Venne quindi attribuita la massima importanza alla distinzione delle zanzare in anofeline e in culicine e parve zona
o va si so-
ricoprono
che variando
ci della Filaria in terre tropicali, non
data
è scomparsa,
a queste varietà
curata delle minuscole setole e dei peli
trasmet-
sperie di culer vettri-
della malaria ».
seno
perviene mediante l'osservazione ac-
(che com-
titrice della Febbre Gialla e del Den-
una
in
contraddi-
Per l’identificazione di molte specie ha la massima importanza lo studio della larva. All'identificazione si
pleta la famiglia delle zanzare) pur arnoverando nelle sue file alati bri-
in
la malaria
La caccia ai connotati
zare appartenenti alle tribù delle anofeline sono vettrici di malaria; men-
«spia
varietà
zanzare ha portato i ricercatori una gara di meticolosità.
stabilito che solo le zan-
contiene individui
sei
maculipennis,
stituiscono le altre (vedi figura a si-
di fascino e si rivelò via via ricco di
gue, ed alcune
ben
scomparendo,
sorprese di interesse grandissimo. Do-
Aegypti,
specie
nistra).
po le memorabili esperienze di Grassi e Bastianelli al principio del secolo,
l’aedes
ca-
distinte,
tare che in Italia solo le due ultime sono vettrici di malaria. Là dove esiste la malaria esistono maculipennis varietà labranchiae o varietà elutus;
Il lavoro fu lungo, minuzioso, irto di difficoltà incredibili, ma non privo
quali
hanno
ben
troparvus, messeae, melanoon, labranchiae ed elutus, e si è potuto accer-
connotati dei soggetti più pericolosi e di identificare quelli sicuramente colpevoli.
tre le tribù delle culicine
che
biologiche
stinte dagli appellativi di typicus, a-
blocco tutta la grande famiglia e si sentì il bisogno di stabilire gli esatti
ganti
individui
fra cui quella di una più o meno spic-
cata zoofilia. Si è. giunti così a dif-
carta d'identità delle zanzare nei diversi territori del mondo. L'opera brigantesca svolta da questi minuscoli insetti era stata riconosciuta da tempo; ma ad un certo punto apparve ingiusto accusarne in
era rimasto
di
ratteristiche
to alla rigorosa precisione con cui gli
scienziati si sono accinti a stabilire la
lia, una forte delusione colpì gli studiosi lasciandoli
per una
trentina
anni ad arrovellarsi nel dubbio, L'anopheles
maculipennis,
fu presto riconosciuta
come
incriminata
di
così
la specie
per la tra-
smissione della malaria in Italia. Ma,
l'apparente identità morfologica erano diverse.
Questa ipotesi venne avvalorata osche nelle zone prive di
servandosi
malaria
i maculipennis
questa
preferenza,
pungevano
a
preferenza il bestiame: e si volle perciò cercare una distinzione in razze zoofile e in razze antropofile. Ma se pur
non
essendo
ahimé, non si tardò neppur molto a rilevare che non ovunque viveva il maculipennis c'era di necessità la malaria. In zone spesso vicine, con caratteristiche climatiche identiche i
Omettendo le numerose quanto astru-
maculipennis
se teorie che scienziati
volavano
a
sciami:
è
mentre nell’una la malaria era diffusa come un flagello, nell'altra gli abitanti
erano
indenni.
Lo
studio
identiche
sia allo stadio
di
insetto perfetto che a quello di larva e di ninfa. Il fatto sollevò scalpore.
Al
problema
risolto
dell’anofelismo
del
«maculipennis
senza malaria, si sostituì quello ben
più
misterioso
“senza
a»,
stophers
e Stephens,
come
presto
si vide,
può
le razze, non è certo una caratteristica sufficiente a farle differenziare, di alta fama
cercarono di elaborare per la spiega_ zione del fenomeno, dirò subito che più la spiegazione di esso ci venne data
accurato delle zanzare catturate nelle due zone le faceva ritenere assolutamente
assoluta,
essere una riprova della diversità del-
.
O non era vera l’asserzione di Chri-
o le razze dei
maculipennis trasmettitori e non trasmettitori della. malaria, non ostante
non
da uno
scienziato
di fama,
non
da un entomologo laureato né da un medico; ma da un umile ricercatore,
il Falleroni, che era venuto studiandosi il problema per conto suo (e, co-
me
sempre
in casi
simili,
le sue
ri-
cerche furono per parecchio tempo ignorate dalla presunzione dei grandi).
La carta d'identità del maculipennis era incompleta: si erano omessi i connotati degli ovicini. Tali
connotati permettono di distinguere a-
gevolmente
fra
i maculipennis
dei
è stato
possibile trarre elementi di certezza per l’identificazione di alcune specie
di anofeli (genere Mizomya) assai importanti
per
malaria
in territori
la
trasmissione
della
tropicali.
Ma che necessità può esservi alfine, si chiederà da alcuni, di conoscere tanto esattamente qual'è la specie di anofele che trasmette la malaria in una data zona? Non basta, una volta constatatavi la diffusione della malaria, operare in modo da eliminare tutte le zanzare?
Siamo
d'accordo che in genere le sono insetti’ degni di
zanzare
non
molto
riguardo
e che se si riuscisse
ad eliminarle del tutto nessuno verserebbe lagrime sulla loro sorte. Ma la necessità di riconoscere fra di essi i vettori di malattie è sorta non tanto dalla curiosità di pochi fanatici
del sapere, quanto da interessi di ordine puramente pratico ed economico. La distruzione di tutte le zanzare nella maggior parte dei casi è anzitutto impossibile e il tentativo di una simi-
le impresa comporterebbe delle spese insostenibili.
Le
opere
di
bonifica
idraulica
non sono dovunque attuabili e per di più non sono sempre
efficaci. Lo stesso impiego del DDT,
l’insetticida miracoloso messo in auge
335 dagli Americani, condizioni
non sempre
di applicazione
trova
territori
ideali.
contro
le zanzare
si è
lotta, che ha già dato eccellenti
ri-
sostituito quello di una lotta specifica contro le specie vettrici; e questa sultati con mezzi minimi, in tante par-
naggio; ma sono tutte specie innocue, quali l'an. pseudopunctipennis, incapaci di trasmettere la malaria da uomo a uomo. Del resto, senza andar molto lontano, l'istituzione delle risaie da noi rappresenta un ottimo sistema di risanamento specifico. L'anofelismo non scompare, anzi talvolta si accresce: ma scompare la varietà labranchiae del maculippennis, vettrice di malaria, che viene sostituita da altre varietà non vettrici In altre zone dell'Italia la malaria è sostenuta dall’an. elutus, che predilige per la riproduzione pozze di acqua salmastra; esso prospera in genere lungo i litorali marini, in pros-
trici e della loro biologia. Eccovi alcuni esempi.
In Malesia parecchi anni or sono imperversava la malaria fra i piantatori di caucciù. Le anofeli volava-
a nuvoli
la sera:
come
arrivare
a distruggerle? Era certamente folle pensare ad una bonifica della jungla o a unal costruzione in serie di case
razionali con protezione meccanica
di
tutte le aperture, previo il divieto di uscirne dal crepuscolo all'alba, ch'è il periodo di massima attività delle zanzare. Ma l'osservazione che la malaria era tanto più intensa quanto
più le capanne
dei piantatori
vicine alla foresta i medici a supporre
smettitore felica
abitatrice
erano
vergine, indusse che l'agente tra-
fosse qualche della
specie ano-
foresta
stessa
e non capace di lunghi voli. Ed ecco che uno studio accurato condusse presto alla identificazione dell’anofele vettore, che venne denominato
Uova di «A. maculipennis », il più temibile vettore di malaria in Europa, di cui esistono alcune varietà innocue. Queste graziosamente striate in bianco e nero, sono della varietà « typicus », che in Italia non è vettrice (ingrandita 15 volte).
Questa specie di pettine è l'armatura della lamina faringea di una zanzara;
delicato organo che, isolato e osservato al microscopio, permette di differenziare alcune specie di anofeli, altrimenti confondibili fra loro (ingrandita 325 volte).
appunto an. umbrosus perché amante
dell'ombra
punto
che
fitta
le sue
della
uova
jungla
non
al
si svi-
luppano che in pozze d’acqua completamente
prive
di sole. L’insetto
per-
fetto poi non ama allontanarsi dalla
jungla e non lo si ritrova mai a più di mezzo miglio da essa. Bastò allontanare oltre il mezzo miglio dal margine della foresta vergine le capanne
dei piantatori
di caucciù,
per-
ché la malaria a poco a poco scompalo studio
accurato
maggiormente
della
ricca
per la trasmissione
piccola
detta
chini
abbondanti
nella
regioni
L'ombreggiamento di questi con pianfogliame
ha
portato
molti-
da mane
a sera
sul microsco-
precisa carta di iden-
tità delle zanzare, è invece ricca di effetti pratici e di grandi vantaggi economici per la comunità. E non mi sembra vano, al termine di questa storia, porre le parole che Pasteur indirizzava ai francesi -quasi ottant'anni or sono e che per; noi
umbrosus, predilige allo stato larvale
a denso
si potrebbero
un'opera che al profano
lazione di una
nimus la quale, al contrario dell’an.
te
marine,
pio a ricercare elementi per la compi-
era
mi-
acque correnti ben esposte al sole, quali vengono offerte dai ruscelli di
collina,
le acque
può apparire sterile nella sua uggiosa meticolosi quella dei malariologhi
fauna
an.
con
perché la malaria scompaia. La sa) sedine marina pura è infatti incompatibile con la vita delle larve di elutus così come l’acqua dolce pura. Lo stesso sistema di risanamento specifico è usato in Olanda, dove le dighe che impediscono l'afflusso della marea nelle zone depresse vicine al litorale impediscono anche la vita all’an. maculippenis varietà atroparvus, amante delle acque fortemente salmastre ed vnico vettore di malaria in quelle zone. Ecco come
incriminata
della malaria
zanzara,
in mescolanza
E gli esempi
anofelica portò alla constatazione che una
simità dei delta di fiumi, dove le acque dolci si mescolano a quelle del
mare. Ora in queste zone basta impedire che le acque fluviali ristagnino
plicare,
risse, non ostante il persistere di tutta la fauna anofelica. Nelle piantagioni di tè dell'Assam
la specie
in
breve alla scomparsa dell’an. minimus e quindi della malaria, pur persi-
italiani suonano: quanto
innocue.
massimo
‘a propo-
sito in questi giorni di difficoltà economiche: «Io vi prego di volgere il
stendo molte altre specie di zanzare
interesse
a quei
sacri locali
Negli Stati Uniti d'America il vettore abituale della malaria è l’an. qua-
che con parola
Necessita di acque assolutamente sta-
templi del vostro avvenire,
mise
di ottenere
che per-
la bonifica di vasti
piena di significato si
chiamano laboratori. Fate che si moltiplichino e si completino. Sono i
drimaculatus, il quale per riprodursi
gnanti. Fu questa conoscenza
del
tuttora anofeli lungo i canali di dre-
ti del mondo, presuppone appunto una
perfetta conoscenza delle specie vet-
no
sistema
drenaggio, sistema che in altri paesi, come da noi ad esempio, non fa che addensare le zanzare malarigene lungo i canali, i quali vennero soprannominati per l’appunto «paludi lineari ». Anche negli S. U. abbondano
È per questo che al concetto di una
lotta generica
con il semplice
Non è una visione di un magico mondo subacqueo, ma una delle «setole palmate» che, poste simmetricamente sull’addome delle larve di anofele, servono a mantenerle a galla nella posizione orizzontale (ingrandita circa 200 volte).
Tre esemplari di anofeline. Nella prima (A. cinereus) è tipico il mantello grigio-cenere sul torace; nella seconda (al centro, macchiettatura bianca. L'ultima (A. squammosus) si distingue
stra ricchezza,
della vo-
del vostro benessere ».
ALBERTO
BRAMBILLA
spicca la vivacità per i caratteristici ciuffi di squamme ai lati di A.ognipretoriensis) segmento addominale,
della
e accenti deliziosi di malizia ammaliante. Mercedes Brignone, alle prese con una vecchia ballerina di lingua sciolta, ne ha fatto una figura pitto-
mente non piace —
resca di gran risalto. Intonatissimi so-
morde.
no stati anche la Pardi, l'Oppi, il Cassoli, il Colli e il Ciapini.
sua
arguzia
rendosi
ma è certo che la
epigrammatica,
pur esau-
nel breve respiro di una
bat-
tuta, spesso punge e qualche volta Anche
da
Dino
Buzzati,
che
pure
ha avuto tanti applausi, ci aspettavamo: assai di più. Il tema della sua commedia, come appariva all’inizio, si prestava a una figurazione signi:
Il Festival degli autori italiani ci ha lasciati alquanto malinconici. Già
ficativa: il disagio di alcuni nobili di fronte alla miseria di una famiglia
ricorderete, il pericolo che la manifestazione assumesse il carattere di sva-
lazzo. Questo disagio diventa incubo e finisce con l’indurli a cedere a quei
alla prima sera avvertimmo, ve ne go goliardico. Tale pericolo non è stato purtroppo
schivato
nelle altre due
recite. Gli autori hanno dimostrato în
genere
una
leggerezza
che da loro
non ci aspettavamo, e questo ha contribuito non poco a mantener viva l'atmosfera turbolenta creatasi la
prima sera e che s'è risolta spesso
in malereanza irridente. Non commedie codesti autori ci hanno dato, ma abbozzi frettolosi in cui non sono sem-
pre palesi i caratteri della loro personalità affermatasi in altri campi. Non c'è traccia, per esempio, in Una quarantena, della puntigliosa intelli genza critica di Giancarlo Vigorelli,
come
non
c’è traccia,
di domani, gevole
di quello che rende pre-
l’opera
Emanuelli.
nel Banchetto
Gli
narrativa
di
Enrico
autori
sono
stati
gai
più fedeli alla propria natura. Ma sono sketches da rivista, più che comme-
che abita nella soffitta del loro papoveri le loro stanze lussuose e ogni loro bene e ad andare a vivere sotto il tetto, al freddo, fra scarafaggi e
cattivi
Quei
odori.
È la loro
mentre noi resteremo signori anche in una stamberga. E questo, a quanto pare,
lo
placa.
semplicistica
e
Gli attori si sono
loro bersagli. Ma è Mosca
quello che
sa risolvere
materia
dialogo.
La
meglio
sua
la sua
posizione
in
polemica
può non piacere — e a me personal-
prodigati
tutti;
no comunque primeggiato Ernesto Calindri,
Lilla
Brignone
vane
dei
di
sebbene a volte con foga improvvisatrice, per animare i gracili testi. Han-
rappresentazione
la facilità
troppo
futile
soltanto da tale peso avrebbe potuto trarre un lievito capace di portare la commedia a una suggestione fantastica, a una concretezza allegorica.
e a: Mosca
ha giovato
Risoluzione
alquanto
quello che pareva un incubo carico di un oscuro peso di coscienza e che
die, Il salvataggio di Campanile, La colpa è dell’anticamera di Longanesi e Collaborò di Mosca. A Campanile
ha nociuto la prolissità, a Longanesi
«vendetta».
pitocchi, pensa e dice supper-
giù il conte di Buzzati, resteranno cafoni anche vivendo nella ricchezza,
ciani. Il Festival
avrà
e Mario
Feli-
un'appendice:
di una
commedia
.la
in
tre atti di Leopoldo Trieste, un gioil cui
talento
promettente
.ab-
biamo già segnalato. Aspettiamo con speranza questa sua nuova prova. GIUSEPPE
LANZA
Eva Magni ei Renzo Ricci in «Signore, non ascoltate» di Sacha Guitry.
TEA DUE
FRANCESI
en otto :novità, questa settimana:
I fidanzati dell’Havre di Salacrou e Si;mnore, non ascoltate di Sacha Guitry, date all'Odeon da Renzo Ricci, e i sei atti unici rappresentati in due sere all’Excelsior per il «Festival degli autori italiani»: Salvataggio di Achìle Campanile; Una quarantena di Giancarlo Vigorelli, La colpa è dellanticumera di Leo Longanesi, La rivolta contro i poveri di
Dino Buzzati, IL banchetto di domani di Enrico Emanuelli e Collaborò di Giovanni Mosca. Sulla commedia di Sala:rou, che ha avuto un fiasco clamoroso, non spen‘deremo molte parole. Sapete che non abbiamo mai dimostrato molta stima a questo commediografo. Lo abbiamo giudicato acerbamente quando il pubblico lo applaudiva sino a spellarsi le mani; abbiamo insistito sull’assenZa di una ispirazione quando le sue opere potevano sembrare concepite sotto il segno della grazia; abbiamo denunziato la sua natura di manipolatore senza scrupoli quando tanti ammiratori decantavano le sue pretese virtù di poeta. Che gusto, ora, a dir male di questo fischiatissimo drammone che rivela in modo così patente l’aridità da pietra pomice di un artigiano abilissimo, sì, ma non sino al punto da non farsi trascinare allo sbaraglio da ambizioni elefantiache?
TRO E SEI ITALIANI Artigianesca è anche la commedia di Sacha Guitry, ma di fronte a quella di Salacrou è un portento di finezza. Guitry qui sembra in principio avventurarsi in un’ennesima variazione di quello che è stato uno dei temi principi
di
tanto
teatro
francese,
equivoci.
E su stale trapezio
il
cocuage; ma in effetto dalla casistica psicologia prende soltanto la spinta per scattare sull’ameno trapezio degli il vec-
chio acrobata fa ancora meraviglie. Non tenta di nascondere i suoi anni, il trucco d'obbligo non cela le rughe e gli altri segni dell'età, lo stile dei suoi volteggi è manifestamente
fuori
diografi
solle-
Lilla Brignone, Ernesto Calindri e Mia Galliani nell'ultima scena media «La rivolta contro i ricchi» di Dino Buzzati all'Excelsior
della comdi Milano.
moda; ma i suoi muscoli non posticci hanno l'elasticità che gli occorre, i suoi polmoni il fiato necessario, ogni suo moto una puntualità che non sgarra mai. In passato Guitry ci ha tante volte infastiditi, ma ora certi commedi mano
pesantissima,
vatori di manubri enormi che a occhi esperti si rivelano subito cartonacei, han finito col renderci dilettosa anche la sua destrezza di giocoliere peritissimo, le sue eleganze un po’ appassite ma autentiche. A rendere godibile Signore, non ascoltate ha contribuito l’interpretazione appropriata e accurafissima. Renzo Ricci ha trovato il tono adatto, tra ironico e burlevole, e l’ha mantenuto egregiamente dal principio alla fine. Eva Magni ha avuto movenze
Tatiana Pavlova con gli attori della sua compagnia che esordirà prossimamente a Venezia con una commedia di Goldoni, messa in scena da Renato Simoni.
Danny Kaye, che è stato scoperio nel calderone di Broadway e che vedremo nel film technicolor « L'uomo meraviglia»: un film, si dice, comicissimo.
RIBALTE fi SCHERMI Un’attrice autrii ericana Ruth Draper, che interpreta anche in francese le sue commedie. Recentemente ha recitato a Parigi.
Lily Pons non appare da un pezzo sui nostri schermi. Le medaglie che vedete sul suo turgido seno non premiano soltanto la sua bellezza ma anche un progresso artistico ‘che presto avremo occasione di giudicare.
Una scena del nuovo film «Missione di morte» che sarà presentato prossimamente dalla R.K. sono di fronte i due protagonisti, Nina. Vale e Dick Powell. La regìa è di Edward Dmyt
Mariliana Delli e Karola Zopegni, della compagnia del teatro allegro, in «Mon bebé» di Hennequin all’Olimpia di Milano.
signore olandese che, per divertimento, faceva meravigliosi ricami ad ago,
che qualsiasi ricamatrice
di Burano
avrebbe
è un
invidiato.
Clerici
ese-
cutore incantevole e avvedutissimo, e la sua
sapienza
manuale
sere
discussa.
Molto
invece
la sua
capacità
la
sua
non
può es-
più modesta
«trouvaille»
è
d'’invenzione, letteraria
che
Questo
sarebbe messo a studiare e, più tardi,
capriccio
è il pericolo
e
fantastico,
alla
delle
alla
magìa,
metafisica
ricreati
persona,
galanteria
e forse
il maestro..
che diventano
e piacevolezza,
so-
da un valore tec-
anche Non
chi
sa supe-
credo
che
que-
sulle pagine delle grandi
eleganti,
assieme,
saggio
Mario
per
ri-
esempio,
tipografico.
Sironi ha esposto
serie
di tempere
orientamento
che
al Camino segnano
e il nuovo
trent'anni tiene il suo rango
il
svi-
con una
altissima dignità e che, senza dubbio, è uno dei tre o quattro artisti italiani
di levatura ‘europea. Si osserva che Sironi
insiste,
dicono,
nel monumen-
tale e nell’eroico. Ma Sironi, per fortuna, è quel che è, e non smentisce il suo
temperamento.
di quelle
aure
Egli ha il senso
che, in letteratura,
ispfrano i grandi tragici. Il mito mo-
derno ha avuto in lui un interprete inconfondibile, da collocare, in un certo senso, accanto a Rouault e a Picasso. Bisognerebbe fare, a proposito della sua mostra, un lungo discorso, Sironi si è avvicinato alla scultura in questi ultimi anni: e il problema
plastico è inteso da lui con
una intensità che, per i nostri pittori, è incomparabile. I tanti è troppo nu-
ne alcune belle signore appoggiavano già la mano guantata alla maniglia
della porta d'ingresso alla Galleria, e, sentendo
che
era
ancora
chiusa,
fa-
cevano un piccolo cenno di dispetto. Dietro ai vetri velati da una tendina si vedeva muoversi
lenta la figura di
Cardazzo, con le sue altissime spalle da attaccapanni, i suoi baffi rossi, la sua pipa bruna; si muoveva, nel silenzio, dietro ai vetri, come un gros-
so pesce în un acquario annebbiato. Erano
le cinque
dei tè eleganti. tevano fornirsi
del pomeriggio,
l’ora
Le belle signore podi un nuovo argo-
vinio passato con la pomice e un De con
gli
occhi
da
‘orologiaio.
Appena la saletta fu aperta le belle signore passarono in rivista i disegni e le deliziose cornici, si indicarono, nell'ufficio di fondo, Massimo Campigli seduto, immobile
e ieratico, con
addosso un paltò per sei, in una bassa
poltrona, serutarono ancora una volta, con occhi da esperte intenditrici dell’arte del ricamo, la delicatissima gra-
fia dei disegni, cinguettarono alcune frasi
ogni
fatte,
d’uso
ormai
corrente
pollaio intellettuale,
magnifici
cappellini
ornati
in
Avevana
con
piume
di fagiano, di gallo da montagna, di bengalini, padda, astrie ed altri uccelli mosca.
mento di conversazione, da aggiungere alle normali chiacchiere su Cor-
molto
tot, su Salacrou
grande arte litografica, ce n’erano cen-
e su Fantasia
di Di-
Fabrizio
Clerici
acuto,
è un disegnatore
come
al tempo
della
sney. Un po’ di surrealismo, fra un pasticcino e l’altro, non fa male a nessuno.. Clerici, fino a poco tempo fa
dimenticata rinasce sotto le sue mani
architetto,
anni
e oggi
disegnatore
demo-
tinaia.
Una
tecnica
da
molto
tempo
gentili e infallibili. A Portofino, molti
fa, viveva
un vecchio
distinto
spagnola
della
pittura
e
francese, sarebbe di compiere un viag-
gio per conoscere i maestri della grande pittura nostra. Storia roman-
tica e bellissima, Gli organizzatori della mostra, ai quali ho esposto qual-.
pittore zingaro, non tanto per il pittoresco della sua vita, quanto, bisogna
una
Chirico
tutto il -co-
noscibile
vista i suoi, disegni sono indiscutibilmente piacevoli e lo ritroveremo vo-
nuovo
—
so, dopo aver conosciuto
che
luppo di questo artista che da quasi
la pri-
si
sarebbe emigrato a Parigi. Di qui ha mandato una quarantina di quadri in Italia perché la sua intenzione, ades-
Clerici sia il primo a conoscerne i limiti, che sono quelli di un artigia-
prezioso
mondani
sa-
sciata finalmente la vita nomade,
una decorazione eccellente per una garconniere surrealista, e per qualche
fuochi
e, girando
e, la-
viste
del Naviglio,
la vita del nomade,
si
lentieri
Galleria
lo, che, fino a diciotto o vent'anni, ha
pittore
deno-
alle pitture di Bo e della Fini, I suoi capricci barocchi possono costituire
improvvisi
di
pittore
Queyo
eleganza
comun
nato superiore. Da questo punto di
i suoi
di un
zingaro
imitare
è, alla
insomma,
subito. Si
scoperto
suprema
st’arte aspiri all’assoluto, penso che
ma mostra milanese di Fabrizio Clerici. Mezz'ora prima dell'inaugurazio-
tratterebbe,
catalo-
la storia
Lo
rare
niaco e viscerale, ha tutte le qualità per diventare il nostro Salvator Dali nazionale: una specie di Alberto Sa-
nel suo
romantica,
così
sua
nico che troverà poi subito chi sa
set-
pubblica
per essere creduta
di un surrealismo da bom-
stenute solamente
della
Queyo,
sarebbe
La
con il massimo
subito
mondano
ria Gussoni
go. Troppo
spagnoli.
dote.
all'incubo
timana — poiché anche l’arte ha
mai
con
al
?avvenimento
averlo
così per la Spagna, ha avuto modo di conoscere i capolavori dei maestri
per interposta
SPAGNOLO
Francisco
non
fatto
arti che si affidano alla invenzione,
UN PITTORE
di
gli e di un De Chirico per signorine
boniere.
FABRIZIO. CLERICI =: MARIO SIRONI
spagnuolo.
Confesso
zingaro, di un pittore gitano spagno-
minatore
ARTI
pittore
sentito nominare e di avere dubitato anche della sua identità leggendo la breve nota informativa che la Galle-
non supera il gioco, una specie di pa-
confina
LE
un
Queyo.
zientissimo gioco di società. Ho detto che si tratta di un Salvator Dali da
via Veneto, di un Savinio per venta-
* FABRIZIO CLERICI. «Piccolo duo per arpa e_cello »,
di
merosi
picassiani
d’Italia
meditare
sulla
coraggiosa
dovrebbero
e
tenace
lezione di Mario Sironi,
Capita, ogni tanto, un nome nuovo. Questa volta il nome nuovo è quello
mio
dubbio
in proposito,
hanno
garantito
l’autenticità.
Sia
dunque
il benvenuto
me
ne
questo
dirlo, per l'interesse della sua
opera.
Si tratta di un pittore nella cui sen-
sibilità
concorrono ancora cento infiuenze da museo — si passa dal Velasquez al Greco e dal Greco a Daumier
—
ma
che
ha,
evidentemente,
anche un suo mondo. E’ un uomo che non ha percorso inutilmente i saloni del Prado e non ha inutilmente sfo= Eliato le monografie su Onorato Daumier soprattutto nelle pagine che riproducono le tavole per il Don Chi-
sciotte e i quadri delle Lavandaie. In molte
opere
è ‘ancora
l’ispirazione
troppo
dei maestri
evidente,
e troppo
evidente una facilità illustrativa e Quasi cartellonistica. Nani, mostri,
santi, volti invasati e brutali, scorci, manti, tenebre: il tutto agitato da un
respiro violento, in una luce
verda-
stra riscaldata da vernici gialle. Pittore
di effetti
quasi maneschi,
grandiosi,
vorrei
che fa restare
dire inter-
detti dopo tante mostre di più o meno miti e sensibili nature morte. Le cose migliori, anche se meno appariscenti, sono
certi paesaggi
di collina
0 di flume, dove non si sa a quale punto l'emozione del vero termina per far luogo a un largo calore fan-
tastico. La suggestione della ‘sua sto-
ria zingaresca
non
credo
debba
in-
gannare. Se, invece che zingaro, Fran-
cisco Queyo
fosse
un
diplomato
di
ragioneria, la sua opera non sarebbe
per questo meno
poetica e, in un cer-
to senso,
affascinante,
meno
ORIO
VERGANI-
MODA
FRANCESE AUTUNNO
nche
quest'anno,
mangano
nonostante
grandi
E INVERNO
per-
scozzese, Per il pomeriggio
per
lina mantiene un tono molto serio, col
difficoltà
l’approvvigionamento dei tessuti e degli accessori, le numerose case di moda francesi hanno presentato nelle
loro
collezioni
un
rilevante
numero
predominio
dei
colori
che, delle tasche, dei risvolti, sono
per lo più guarniti con passamaneria o
ra, nonché di cappelli. Non potendo in un breve
e il collo è completato
riferire dettagliatamente
le particola-
rità notate
sfilate che
nelle
varie
si
preferi-
bilmente il nero.I contorni delle giac-
di modelli, tanto da giorno che da se-
articolo
la mantel-
scuri,
ermellino
bianco.
Parecchi tailleurs non hanno
pelo:
risvolti
plice
visone
o
guarnizione
da una sem-
di pelliccia,
Gli abiti da pomeriggio
avviluppa-
sono tenute in questi giorni, ci limi
no la persona in un movimento
teremo
«accerchiamento » che mette
a segnare brevemente
ratteristiche
principali
delle
le capiù im-
portanti sartorie per la stagione
au-
di
in va-
lore le anche e il seno. Chiusi al collo sono arricchiti da collane « fanta-
tunno-inverno. Per i tailleurs da mattino predomina la linea classica, ma le spalle sono
sia» o da catenelle d'oro.
meno
tessuto, arrotolata. Fath, Rochas, dan-
quadrate
e leggermente
tondate:
le giacche
mentre
le
Dappertutto
gonne
sono
sono
più
arrocorte,
più lunghe.
grandi tasche e cinture
del medesimo tessuto. Molto frequente l'impiego di gilets. I colori preferiti sono: beige, grigio, marrone e
verde. I completi sono presentati in
più colori.
In voga
una
Molineux,
impiega
una
per ben
cintura
fissare
la linea,
del
medesimo
no maggiore importanza
alle cinture,
presentandole sotto forma di piccoli busti, alti davanti e che si affinano sul dorso, dove sono fissati da una elegante fibbia. Worth insiste sui
grandi nodi messi a lato della gonna.
mantellina,
molto comoda, che copre il tailleur
fino
alla
cintura
e che
non
occorre
abbottonare. E’ confezionata con grandi tasche esterne e non è mai del medesimo colore dell'abito; per esempio,
verde
su un
rone.
I tessuti
completo
beige
e mar-
maggiormente
impie-
gati sono la flanella pesante e il velluto fustagnino:
molto
usato anche
To
Maggy
Rouff - Abito da sera con gonna di velluto nero e giacchetta di lamé argento con alta cintura. Sontuosa manicotto di volpi argentate.
In generale,
anche
più lunghi. Per
suti
impiegati
e il moire,
qui, gli abiti sono
il pomeriggio
sono
di seta,
specialmente
i tes-
il faille
per gli abiti
da pranzo o da teatro e i colori nero,
grigio e qualche verde pallido. Il jersey di lana, il velluto a coste lavocon
le
righe
traverso,
sono
riservati
rato
per
gli abiti di minor
di
pa-
rata, per tè ed il cocktail.
I colori
preferiti
pastello
sono
tutte
le tinte
ed è stata notata una grande abbondanza di bottoni. Per la sera le scollature sono molto
generose e si orientano verso tre tendenze.
La
scollatura
la di
traverso,
« bateau », quel-
lascianti
una
spalla
scoperta e, infine quella che lascia le due spalle completamente nude. Quanto alla linea prevalgono due for-
me: il vestito a guaina, strettissimo, che impedirebbe il passo, se non vi fosse praticata una
generosa
apertura
sui lati o nel mezzo, e l’altra, con gonna molto ampia e che si richiama agli abiti in stile. Marcel Rochas - Abito da passeggio di lana beige con guarnizioni di breitscehwantz. Manicotto dello stesso pelo.
Molyneux - Giacca di velluto a coste verde pallido, gonna a pieghe, pullover della stessa tinta della giacca,
Piguet
lancia
i pantaloni,
moda
1830, che arrivano fino alla caviglia,
guariti di pizzi e pelo, e che s'in-
travedono
sotto la gonna
accorciata
aperta sul davanti. Maggy
e
Rouff e molte altte grandi
Case preferiscono
le gonne
ampie
e i
cordano
la moda
del diciottesimo
se-
e Lelong
modificano
corpetti modellanti il busto, che ricolo. Patou
mente
legger-
la linea e insistono nelle gon-
ne molto
vaporose
e raccorciate
sul
davanti, così da mettere in piena mo-
stra le gambe fino al polpaccio. I tessuti predominanti
sono il tulle,
il lamé e molto velluto, specialmente
per i vestiti di colore scuro. Poco assortimento di colori: il bianco e il nero
trionfano,
seguiti
a
grande
di-
stanza dal rosso e dal verde. Ritornano in voga cialmente per pranzo
menti
di minore
leurs con
per sera, spee peri ricevi-
importanza,
i tail-
giacche di seta e gonne
di
velluto. Dovremo ora parlare dei mantelli, delle nuove pellicce, dei manicotti, degli abiti di lana di maglia, a mano
e a macchina, ne manca
molto in voga, ma
ce
lo spazio. H. NIROBA
340 la Società
del
Giardino
e d'un
suo
mn quel grande romanzo che è la Chartreuse de Parme dello Sten-
illustre
Nulla
di più facile che, scorrendo
cui il ricordo autobiografico e la « co-
ponderosi
regesti bibliografici del Be-
dhal, non sono poche le pagine in
nedetto — Arrigo Beyle milanese, del
sa vista » sì intrecciano all'avventura
dei personaggi. t'uno
con
Essi diventano
l’evocazione
d'amore
di un
1942,
tut-
nella prosa del nostro autore qualdell'arte:
gli stendhaliani
comprendere
con
sempre
finalmente
un cenno lievissimo.
il Benedetto
tempo
s’aggiun-
ge alla vita dei personaggi e fa inin quel
continuo
sostrato
ironico
e nostalt
autobiografico,
tra
scrittore.
Non
per nulla egli leggeva
i grandi
autori
gico, che formò l'esperienza e ammirava
troppe
sul
conto
di uno
sul
fuoco
ad un cu-
fatto dipingere
dal « cele-
bre Hayez».
Francois Vermal
romanzo
—
libertà
d’artista
Basti
ricordare
che
in cui predica
—
è certo
Sainte-Marie
modellata
Fabrizio
e
sull'omonima
de la Visitation nel mo-
nastero appunto della Visitazione in cui il Lacordaire
fu cappellano
Un
misterioso
di nero, si, ma non in abito da prete. dalizzata
dicare ne divenne « perdutamente
in-
fare più facile il «discorso qualche volta rendiamo
romanzo.
in italiano le frasi del
O non dice lo scrittore che
la nostra «bella»
lingua è «toute
faite pour l’amour»?). Incapricciata del bel’ predicatore, la giovane, che
era « figlia unica ed erede del più ricnegoziante di stoffe di Parma, morto
da pochi mesi», rompe il fidanzamento col contino Rassi, primogenito del
ministro
di. polizia-
della
piccola
Corte locale (una Parma che arieggia una
Modena
di Francesco
IV in mi-
niatura!) e compie, da « petite bour-
to di
monsignor
Del
Dongo;
vestito
E la madre Marini era stata più scanche meravigliata,
al vedere
in camera della figliuola uno splendido ritratto del gran vicario, dentro la più -magnifiea: cornice che si fosse indorata
a
Parma
da
vent'anni
a
quella parte ». Questo il finale del capitolo XXVII, già ‘menzionato; e va. da sé che, in quello seguente, la storia del ritratto si mescola ai pettegolezzi della Corte e il romanzo s'ingolfa trionfalmente fra intrighi, avventurosità e passioni
ramente
la curiosità:
novellieri alle cronache galanti, più o
penna
noblesse
« Più tardi, gli amici soliti che passavan la sera in casa Crescenzi rac-
contarono un’altra stravaganza di Annetta
Marini.
Siccome
la madre,
te-
mendone ‘qualche pazzia, le dava po-
co denaro, era andata a offrire al ce-
lebre Hayez, allora a Parma per gli affreschi del palazzo Crescenzi, un magnifico anello
di brillanti, dono di
suo padre, perché le facesse un ritrat-
per
scomodare
menzione
di
di tali
il predicatore,
ricordare).
(se Ia notizia
l’altra
incursione
esso
era
per
stato
indi-
l'acquisto.
Non
non
si affastella-
Quando, esempio,
venne a conoscenza di un episodio passionale, di cui fu
protagonista
una
signora
milanese,
presa da una torbida passione
per
un
ora-
prete
parmigiano,
seducente
tore, capitato a Milano a predicare in una
chiesa,
trovò
il caso interes-
sante, e fu lui stesso
Stendhal?
della non
gio-
occorre
fontj' illustri, dagli antichi
meno basate sul costume. Con l’amore non si scherza. E fonte per fonte, ci basti riferire l'innamoramento di
ad accendersi
Madame
Villars per .il padre Henri
Giorgio Nicodemi poté vederlo nel suo ufficio. Stendhal, coll’immediatezza creatrice della sua fervida fantasia, si ispirò alla figura di quell’ecclesiastico,
per
sta del suo romanzo Parma),
Fabrizio
rientrava
—
la mala — eppur veritiera — lingua di Tallemant des Réaux: capricci e stramberie, ce ne sono nei secoli ad-
magnum
della
Piuttosto,
nella
che
questione
dall’Hayez
cosa
del qualro
o nella
vicenda
di
vero
dipinto
dell’An-
netta? Mistero per mistero, fin dal'33 avevo tenuto per curiosa una notizia data da Pietro Madini nel suo Sten-
(La Certosa
di
del Dongo».
con
altre
fucina
nel
mare
creatrice
—
del
romanzo: la tenemmo per interessan-
te (dal libro inviatoci in grazioso do-
no, poco tempo c’era
il protagoni-
La notizia era oltremodo curiosa, e
de La Crange-Palaiseau secondo quel-
dietro, e ben peggiori!
foggiare
dopo il suo apparire,
dal Madini) anche se si mescolava ad altre-piuttosto fallaci. L'intenzione di fornire la traccia di una ricerca era
più che lodevole, e ne va qui reso
atto «alla
memoria
dell'avvocato
che
aveva
inediti sul pensiero religioso! Comunque vada la faccenda, il ritratto rientra nelle « curiosità » stendhaliane, sia che realmente il petit
Stendhal
basso
la famiglia
per la celebre liaison, o a quelli del Diderot per i pericoli di chissà quali
noblese. La riportiamo. « Milano ebbe poi il merito di eccitare in modo eccezionale questa sua
artistica. rilevante
cui
alcuni eredi del Constant e della Stdel
dhal a Milano e il Casino degli Andeghee. Essa parla appunto del Gre-
impressionabilità per citarne un
per
fait vrai di cui è documento abbia offerto allo Stendhal alcuni particolari del capolavoro,
mi-
lanese, tanto amante degli annali del-
sia che —
quasi
post eventum — la « diceria » sia sorta per analogia dietro la lettura del romanzo
e j riferimenti
alla eronaca
della società lombarda.
Nell’uno
e nell'altro
caso
il «ri-
tratto d’ignoto » ci sembra: un segno della fortuna di Sendhal nella cul-
tura italiana. Se non ne abbiamo ancora
fatto
guerra,
cenno
in
questi
anni
di
è proprio perché la copia fo-
tografica era andata
a finire con al-
tre carte in uno sfollamento di ven-
tura, dopo il fatale agosto del ’43, e da allora non avevamo più avuto l’a-
stendhaliani cois Michel
composizione
vane
nando Martini, benché la sua versione
rente
sacerdote, che, fra parentesi, era brutto. Quel ritratto è ancora a Milano.
cedente » alla
all'innamoramento
del romanzo, come-è.noto, abbia, qualche peccherella che qui non. occorre
—
Comune
perché ritraesse le sembianze di quel
nella
a Ferdi-
al
nimo
Quanto
(E lasciamo-la
eventi
cato
tile menzionare. Piuttosto, che cosa c'è di vero (voglio dire di storico, o meglio, di « preparti)
oblige! —
tanti
di un soggetto come questo. Bello o ripugnante non gli importava. Mandò a Parma il celebre pittore Hayez,
d'amore. Faccende note che qui è inu-
geoise », atti che sembrano veramente « ridicoli » agli occhi dei nobili e dei maggiorenti. Quanto segue attira ve—
ritratto
di Fabrizio del Dongo
tratta (per chi non
giovane che ascoltando Fabrizio pre-
e
ereditato il quadro non voleva che se ne parlasse troppo nel mondo, eccetera, Un po' come capita ancora ad
una
namorata». (E ci- si perdoni. se ‘per
l'una
gion
prima volta dal febbraio 1828 al 1830 e una seconda nel 1833. Ma veniamo ad Annetta Marini... Chi è costei? Diciamolo subito. Si
lo sapesse) della
tra
passione per un religioso e simili: ra-
pulpito anche per ragioni che ricon1830».
di
comple-
va con altre di diversa origine) men-
è propria dello Stendhal) sull'esem-
«après
tezza
di
zionava un fatto vero, con una mercantessa abitante in via Brera, la sua
pio del Lacordaire, trionfante dal suo
Visitazione
un corso
se n’era fatto nulla, probabilmente per il prezzo d’affezione. Ma l'ofte-
che
anche con richiamo per i lettori sottili del romanzo — quella chiesa della
iniziato desiderio
da persona non ben nota o comunque adesso non più rintracciabile, dopo
(con
ducono la sua mirabile attività a un mondo .che solo del romanticismo
per.
Orbene, dove è andato a finire il quadro che può essere benissimo della scuola dell'Hayez? Anni prima —
ha mostrato in un
sia stato modellato
disinvolta
—,
« fonte » dell’episodio stendhaliano: lo contempli il lettore in tutta la sua schiettezza documentaria. E ci aiuti
recente studio che Fabrizio del Dongo predicatore — nel capitolo XXVII del quella
avevamo
dhal!
a dipanare la matassa.
rioso particolare: quello dell'innamoramepto d’Annetta Marini per Fabrizio predicatore. Parleremo così di un quadro
e
(col permesso di riprodurla) di quella che potrebbe :essere benissimo la
che,
in merito
a Milano
aerea finimmo per ricorrere direttamente alla fonte, cioè al Nicodemi. Eccoci. così in possesso, da. allora,
per amore della Scala e di alcune belle creature, volle farsi chiamare « milanese» fin sulla tomba. Vediamo ora di porre talune le-
gna
circolare
ricerche ». (Seguiva il
letteratura francese all’Università della nostra Milano — e proprio su Sten-
le belle
di colui
—
in vane
carico
donne in una identica «caccia della felicità »! Tnsomma non se ne sanno
mai
dell’anno,
brano da noi già riportato per intero). In quei mesi del ’43, già che per in-
tendere come uno degli elementi fondamentali della poesia del Beyle sia
appunto
primi
che ci ha fatto sprecare non poco
di
un'allusione,
Questo
dei
che abbiamo sentita noi pure — dice
nuove
godono
realtà
teresse, quanto. riguarda il libro del Madini. « Alle pp. 93-94 troviamo confusamente riecheggiata una diceria
cosa di segreto e di impreveduto che ne forma il fascino di là dallo stesso scoperte
in
dopo — corressimo a leggere, con in-
mondo
e di passione. C'è sempre
prestigio
frequentatore.
di occuparci
della cosa.
Ma
or
non è molto il sempre laborioso Henri Martineau, in compagnia di due amici — —
René Dollot e Franci .incitava a comu-
nicare
fin le notiziole
conto
del « Milanese »: tutto può ser-
vire
per
il lavoro
ammoniva,
più tenui
comune
guardando
(così
sul
ci
dai ;« Deux
Magot » la sua Librairie du Divan), e un cenno fuggevole offre a volte impensati
elementi
per
una
ricostruzio-
ne più vasta. Solo con questa captatio
benevolentiae
ci permettiamo
di
comunicare ora — con un ritardo che
non ha aggiunto nulla di sostanziale,
ma ci ha permesso di ricordare le pagine del Vermale su Fabrizio predicatore
una notizia e un ritratto
che meritano l’epiteto di misteriosi. Ad altri l’incombenza di rintracciare la tela in collezioni private, e di illustrarne la genesi
e la natura.
CARLO CORDIÉ
Francia. Durante i campionati allo stadio di Saint-Cloud, i cadetti della Guardia repubblicana eseguono uno degli esercizi più difficili d’atletica militare
OCCHIATE
SUL MONDO La tradizionale parata nella Fifth Avenue di New York nell’anniversario della scoperta dell'America. Si calcola che più di trentamila soldati abbiano preso parte alla grande sfilata e che vi abbiano assistito oltre centomila persone
Questo salmone gigante pesa la bellezza di ventiquattro chili e mezzo. Ma la
sua specie viene
allevata
in alcuni fiumi svedesi
unicamente
per la riproduzione.
I, cantanti italiani che hanno partecipato a New York City a una manifestazione a beneficio del teatrd lirico italiano. Da sinistra: Dell'Orefice, Della Chiesa, Reggiani, Mascherini, Tognoli, Lenci-Andreoli. Al piano, il maestro Emilio Raxas.
Lo stendardo della beata Teresa Verdieri, fondatrice dell'istituto delle figlie Sacro Cuore di Gesù. L'umile suora italiana è stata elevata agli onori degli tari da Pio XII con una solenne cerimonia nella basilica di San Pietro.
342
MUSICA.
a stagione autunnale di concerti è a Milano in pieno svolgimento. Se
ne
danno
alla
Scala,
alla
Società
del Quartetto, all'Associazione degli Amici della musica e all'Associazione Basilica
e altrove.
i «pome-
musicali » del Teatro
Nuovo.
cora che cosa farà. Si sa bene, inil Teatro
Umanitaria,
di
del Popolo è una
delle
della Istituzione
e, ag-
co durante la stagione di opere contemporanee
illumina
dal pubbli-
tenuta nel novembre
del
la parola
stessa,
la parola
ch'è il segno più preciso e immediato e commovente
mo per esprimere l'animo e la men-
primi
concerti
dati
nel
come
per
con
il
passato,
tutte
le cure,
e
non
mai
prima
di musica
Ridotto,
ten-
l'ottimo esito dei
da camera
intramezzati
dalle
rappresentazioni sceniche. Proseguire su questa via sarà cosa utile sotto
come
al
suo
ogni aspetto. La sera
que,
bio sì dovrebbe, nei nuovi reggimenti
primo in Italia si è proposto, intitolandosi al popolo, scopi culturali di
si è presentata
lari e popolareschi
desi e negri
tel
Dove
concesso
dissentiamo
nel
dun-
Ridotto
scozzesi,
la
(la Brown
irlan-
è nord-ame-
dal
all’uo-
coro
nu-
trito di lodi che la conclama, di là dall'oceano, emula dell'Anderson è
sulla qualità dura,
e
della
voce,
sull’eguaglianza
piuttosto manchevole.
di sabato 9 corrente,
cantatrice Anna Brown e ci ha fatto sentire una scelta di canti popo-
democratici nostri, provvedere all'assetto ampio e stabile del Teatro che
piuttosto
dei
registri,
Ma il pubblico,
in ispecie i molti stranieri, l'hanno festeggiata cordialmente. Questi ascoltatori stranieri sono più abituati di
noi a certe aspre
emissioni
di voce
abbastanza ostiche al nostro udito de-
licato; anzi se le godono
beati.
La sera seguente, domenica, s'è avuto il secondo concerto nel Ridot-
nell'a-
ricana, di razza incrociata), preceduti
delle «masse » alla sana
musica d’o-
Hindel, Bach, Schubert, Marx, Schu-
to,
mann,
rette da Alfredo
per convincersene, come
ora,sono af-
da, come
dire? un’effusione vocale di
resse pure il concerto inaugurale del-
follati
diciamo
cata. Che
abbia
Scala, interamente dedicato anche quello a composizioni dello stesso An-
cui
more
i buoni
gni
sempre
genere
frutti
sono
palesi
da una
più intenso e diffuso
e specie. Basta
i concerti;
non
vedere,
gli
spettacoli, antica e inesauribile passione
degl’Italiani,
che si sono creati
e careggiata
sopra
ogni al-
nio musicale della stirpe ha sparso i fecondi;
basta
molti
ed affollati
paragonare
concerti
d'oggi
i con
i pochi e quasi deserti di dieci) quin-
dici, venti anni fa. Il motto posto dal Teatro
Fauré
d'arte,
mescolanza
e Massenet
di arie di
e conclusi
intelligenza
la Brown,
e senti-
nessuno
po-
trà contestare. Pronuncia
chiaramen-
te, dà rilievo
capitali del
discorso
tra forma di espressione di cui il gesemi
curiosa
Gershwin quant'altre mai spregiudimento
per i loro gusti l’opera e se la sono cresciuta
agl'inflessi
cantato,
così che questo si
svela nella giusta luce. Il pezzo in cui più è piaciuta
e si è fatta applaudire
è perciò stato un canto a voce sola. Potenza
composizioni
stagione
tonio
Vivaldi.
—
febbraio
del 1921 —
sinfonica I due
nostra
vita
Giacché specializzarsi trarne l’utile maggiore;
corso
concerti
alla
avreb-
bero dovuto seguirsi da vicino, per servire allo scopo divulgativo cui mi-
ravano i promotori, che sono in primo luogo
l'Accademia
Chigiana
di Siena
voce
can-
pro-
dall’altro, hanno
perduto
genio
sul primo,
l'uno
efficacia.
E
difetto
di
varietà,
in arte, e al quale
alcuni
sommi,
che
tutti co-
nosciamo, e non sempre nemmeno loro, sfuggono. Ma l’avvertimento non ha giovato. Questa volta il difetto era meno sensibile della volta precedente, ammettiamo; tuttavia ha pesato la sua
parte. Si aggiunga che la esecuzione tenuta
costantemente
d'un
solo
co-
lore, forte, ha aggravato il peso. Come
mai, ad esempio, non s'è accorto il
concertatore, Alfredo Casella, pianista egregio,
che
l’accompagnamento
del
pianoforte da lui suonato soverchiava fastidiosamente gl’istrumenti dei « solisti »? E come mai non s'è accorto che
tutti gl'istrumenti insieme davano più
suono di quanto la sala non m>lto vasta potesse sopportarne? AI concerto hanno collaborato la soprano
signora
bata
e accurata,
il violinista
Maria
Fiorenza,
il flautista
Minetti
gar-
Peloso,
e il violoncellista
Martinenghi, prime eccellenti « parti » dell'orchestra della Scala, Il pianista Alfredo Cortot ha dato,
due giorni dopo il concerto vivaldiano nel Ridotto,
il proprio
tato
che
concerto
nella
grande sala del Teatro. E qui s'è nosubito
l'ambiente
era
spro-
porzionato, per la sua capacità, alla giusta espansione del suono di un solo istrumento, sia pure il pianoforte moderno di gran formato, a coda, il
quale di sonorità ne ha a dovizia. Né ciò dipendeva che, come
dall’acustica della sala
tutti sanno, è meravigliosa.
Sta di fatto che vedere quel pianoforte
lo
messo su quella pedana, in alto, a metà della bocca larghissima e profondissima del palcoscenico, fa l’effetto di
piccola cosa,’ d'insufficiente.
dedicato al popolo: ricostruzione, fra tante altre, necessaria alla totale ri-
della
in
nella parola bene
della
di-
Casella, il quale di-
riportiamo volontieri, qui, per spronare, speriamo, alla ricostruzione del Teatro più specialmente e utilmente
presa
vivaldiane
e l’Istituto di Alta Cultura. Spaziati di alcune settimane,
profonda
tante, quando
la
di
del Popolo al suo programma
costitutivo
autentico
riferendo
nel
soltanto
già ben accettata
tato, e ricorderanno
Teatro. Aspettiamo a vedere in quale modo provvederà. Poiché senza dub-
incappare
tanto allorché è bene impostata nella gola e ben posata sulle labbra) chi canta mette l'anima che riscalda e
Novità
dell'esperimento
l'agosto 1943. Non può quindi provve-
le
ch'è il peggiore,
cue, si va rialzando a fatica dalle rovine dei bombardamenti aerei deldere
di questo
già avvertito,
nunciata (ed è bene pronunciata sol-
La particolarità di quei concerti fu di alternarsi con la stagione lirica.
giungiamo, delle più gradite e profi-
vorrebbe
noi.
bellezza
certo i saggi più
concerto, che la scelta di un program-
1942, Molti dei frequentatori,di quella stagione ricorderanno l’ottimo esito
manifestazioni più appropriate ai fini fondamentali
figuravano
ma riserbato a un solo compositore richiede molta cautela, se non si vuo-
la educazione musicale d'ogni classe sociale di cittadini, vale a dire di tutto il popolo milanese, non si sa an-
vece, che la Società
pagine di stupenda
non
mo
D'altra parte, il Teatro del Popolo, da venticinque anni benemerito del-
cui
secondo
alcune
—
della musica italiana da concerto, nella prima metà del Settecento. Aveva-
NEL RIDOTTO DELLA SCALA ALL’ANGELICUM - CORTOT
Ai primi di
dicembre incominceranno
meriggi
s'è accresciuto,
a causa del programma in cui — tolte significativi
per la musica da camera, al Teatro della
il danno
E quel-
l’omino (il Cortot non è di statura im-
spirituale.
ponente e regge sulle spalle una set-
tantina d'anni) che sbuca da una quin-
bisogna, per bisogna, cioè,
determinare il proprio compito e svol-
ta e si mette alla tastiera, guardato, ascoltato di sopra, di sotto, davanti, di
gerlo in ogni punto, a fondo. Diceva il motto del Teatro del Popolo: « L'ar-
dietro (il pubblico rigurgitava in ogni
ordine di posti, e ce n'era in aggiun-
te salva l’arte». E mai verità si è di-
ta sul palcoscenico, di là dal pianista)
mostrata più sicura, tanto convinti noi siamo, proprio oggi, che solo dal popolo
potrà
menti
e promesse
può menar
la sal-
lare passi precipitosi, può ‘cantare a
si fanno,
in pro-
doppie con contorni di contrattempi fioriti; ma non vince, ché l'impresa è
vezza cercata, nell'oscuro suo presente. Sappiamo bene che proponi-
una
posito e ad abbondanza, da molte ed autorevoli
che per
parti;
ora
rimangono
ma
sappiamo
e promesse
aspirazioni,
stato
di
nobilissime,
cennano
menomamente
azione
deliberata
mani,
a ottave
semplici
e
stazioni di « masse », siano spettacoli o concerti sinfonici e corali. Il « solista » ci scàpita, inevitabilmente. Alfredo Cortot, però, è un maestro, (ha-ese-
e non
aca tradursi in
e ponderata.
a due
più grande di lui. Ed è più grande di qualsiasi altro celebrato « solista ». Il teatro della Scala è per le manife-
pure
proponimenti
allo
lodevolissime,
colpi quanti vuole e am-
mucchiare accordi su accordi, può sca-
all'arte
venire
For-
se, si aspetta d’essere certi del meglio,
guito sole composizioni di Chopin e di
ossia della
e si tra-
Schumann)
che veneriamo
e al quale
scurerà intanto di venire a un soddisfacente risultato transitorio. Noi,
rimaniamo
rispettosamente
devoti;*
riuscita perfetta;
Poche righe sul concerto inaugurale
per conto nostro, siamo antichi e, se ci è permesso affermare, provati as-
dell’Angelicum,
giovedì
14 novembre.
sertori del fare, e fare il meglio pos-
Riprenderemo presto il distorso, riferendo sui concerti successivi, ché dav-
mani
rita considerazione particolare. Sem-
sibile, preparandoci ciò
che
a superàre do-
si è conseguito
vero
oggi.
Operare strenuamente i'probamente ci sembra
stretto
e urgente
dovere
d’ognuno.
La sera di sabato, riaperto
ai concerti
Programma
9 corrente, si è il Ridotto
sante.
della
nell'inverno tra il 1942 e il 1943: concerti di «solisti». di gruppi d’icamera, naria
vari
ricavata del
Teatro
e
di
orchestra
dall’orchestra stesso.
giovane
istituzione
ben
delineato
me-
femmiGerelli.
e interes-
ù
Due parti: nella prima, composizioni di Giovanni Gabrieli, di Viadana, di
Scala. Diciamo si è riaperto perché i primi e soli concefti vi si dettero strumentisti
questa
pre più affiatata l'orchestra nile d’archi diretta da Ennio
da
ordi-
Alfred. Cortot (Disegno di Marta Granchy).
Pergolesi, ossia il Cinque, il Sei, e Îl Settecento; nella seconda parte, Pizzetti e Bloch, viventi. Belle composizioni bene eseguite. Lodevole Porchestra, lodevolissimo il direttore.
CARLO
GATTI
URBI
NO
città chi salga da Pesaro ad Urbino nella stretta e traballante corriera che una volta alla settimana muove da Ancona — una macchina di 11 posti, coi sedili rigidi e le spalliere dure — si apre alla vista uno dei paesaggi più ubertosi e modulati
d'Italia.
—
Lasciato
sottile
alle spalle
e lucido
za metallica — chio il piccolo
di una
il mare
lucentez-
e superato a Monteccimitero militare in-
glese, con le sue croci tutte bianche, tutte’ eguali, eppur dominato da un
senso di morte pacificata e di quieto e logico ritorno alla terra al cospet-
to di un cielo nitido e accogliente, — la strada
si addentra
nel Montefeltro
tra campi ancora cinti di filo spinato a indicare l’esistenza di depositi di mine e di materiale esplosivo, e bassi filari di viti coperti di un polverone grasso e denso. Pochi villaggi e una campagna ferace, che, man mano si sale, si fa più movimentata, ric-
ca di zone verdi e grige e dorate, di grano
quercie.
reciso,
di
ulivi e
di
vecchie
Dopo più di un'ora di cammino,
co in lontananza di case
ec-
uno sparso gruppo
arrampicate
su un cocuzzolo.
E un senso di delusione al viaggiatore inesperto, che spera di vedersi il Palazzo dominare, distaccato, dal
resto del paese. Ma la strada si avvinghia ancora lungamente a spirale, prima
di costeggiare
zione
Laurana,
del
che
la costru-
le
pesa
ad-
dosso a strapiombo con la sua facciata occidentale e l'arcana grazia dei suoi Torricini. ‘Quando la corriera sostò in piazza VIII Settembre (il nome della piazza
astratta l’incorniciatura della Porta Maia l’eco e la traccia palpitante di una civiltà che a Urbino è rimasta l’unica ammissibile, l’unica viva. Perché Urbino è città astratta, fuori del tempo, e prima che il Palazzo in cui Baldesar Castiglione inquadrò la vita del Cortegiano, avvince per la coerenza, l'armonia delle sue case medioevali e rinascimentali (bisogna guardare a valle verso il Mercatale sulla strada che porta in Toscana per scorgere qualche costruzione dei primi anni di questo secolo: poche case ammassate, quasi a far gruppo difensivo, ma preoccupate di non affermare un proprio stile definito), le sue vie fat! cose, i rapidi squarci di un'arcata, di un cortile o di un'antica scala a gradini bassi e larghi, ove mi è risuonato come un anacronismo l’allegro fischiettare delle note del Boogie Woogie, E a Urbino si accetta senza ribellione tutto ciò che a un settentrionale può sembrare più inaccettabile: la distribuzione dell’acqua ogni due giorni, una certa disinteressata, apatica e pur poetica incapacità a sfruttare, a valorizzare i tesori naturali e artistici del luogo; il pigro arrivare quotidiano di una corriera, unico mezzo di comuni cazione col mondo, e l’asserzione di una donnetta, che pur mi raccontava di aver tentato di venir fuori da Urbino, di farsi altrove una vita e di non esser riuscita a sradicarsi di «A Urbino si nasce scemi e stupidi si muore »i ‘Quando la corriera deposita i suoi passeggeri in piazza VIII Settembre, è
così precisa la percezione che tutta la piccola città — troppo grande e cari
era inciso su una pietra troppo antica per richiamarmi alla mente cn vicino 8 settembre: poi mi raccontarono che
me — va esplorata e saggiata e assa-
così si chiamava a ricordo del giorno, del 1866, in cui Urbino si ribellò all’au-
verso. l’accogliente piazza ove i due
torità pontificia), mi prese un senso
di angoscia: come quando un sogno ci
riporta ad anni passati, ormai quasi
sbiaditi nella memoria, e si fa fatica ‘a distinguere quel che è di oggi e quel che è di ieri: a Urbino ovcorre entrare con un’anima nuova e un’anima antica, occorre assuefarsi alle vie che salgono
e scendono ripide, stre:te, fra palazzi
altissimi, e riecheggiano nei loro nomi tempi passati e fantasiose modulazioni —il Balcone della Vita, la Volta della
Morte —; occorre guardare alle bianche strade che uniscono alle Marche e all'Umbria e alla Toscana più come a una faticosa via di ascesa verso una meta incantata che come a un mezzo
per distaccarsenc, per strapparsene e tornare
alla vita comune;
occorre
as-
suefarsi a trovare in ogni palazzo, nei suoi
portali,
nelle
sue
bifore,
o nel-
ca di ricordi
per le sue settemila an
I
Torricini
della
facciata
occidentale
corpi principali della facciata d'ingresso del Palazzo Ducale si allargano in un simbolico
abbraccio,
o se arrivare
a questo miracolo dopo essersi gradatamente assuefatti
a un mondo
in cui
l'armonia non era solo calcolo geome-
trico, ma necessità spirituale, intuizio-
ne, legge morale.
E, camminando, si avverte quasi una specie di disintegrazione del nostro spirito: se obiettivamente si guardi alle casupole quattrocentesche ardite e igolarmente curiose, ma buie, con
gli interni coperti di nera patina, e alle donne grige, grinzose, impersonali, avvolte
filano una
in
panni
color
o rammendano lunga
scalinata,
su
terra,
che
sui .gradini
di
cui veglia di-
stante la facciata occidentale del Palazzo ducale, le sentiamo elementi e personaggi di una città morta, di uha
dissepolta problemi,
Micene, chiusa ai nostri ai nostri turbamenti, alle
capire
che
questo
di. case
e
questa
spersonalizzazione di uomini
è
nostre guerre; ma, quando si arrivi a grigiore
espressione di profonda consapevolezza e di infinita umiltà — poiché, raggiunto un perfetto equilibrio di vita
e di forme, alla decadenza Urbino ha preferito chiudersi in una gelosa, magica e nostalgica conservazione di un bene che fu, ha. preferito irrigidirsi in un'immagine
di sé bella, giovane
e
felice — allora anche in noi si fa stra-
da una
nuova
riconoscere
esigenza:
come
esigenza
di
Palazzo
Ducale
d’Urbino.
unica realtà possibi
Francesca nelle magnifiche porte li: gnee; persino quel ricorrere insistente, assillante delle lettere dedicatorie « F, C.», (Federico Conte), nei rosoni sulle
rampe dello scalone e sulle volte delle
sale — che a uno spirito moderno può
sembrare un’accecata affermazione individualistica di sovranità, ma che
nell’intrico di volute e di foglie di acanto acquista una giustificazione decorativa — e soprattutto quel gioiello evocatore che è lo studiolo di Federi-
co, ove, nell'alto zoccolo di legno intarsiato, sono
ti più cari della vita intima del duca:
misurata, umilmente
as-
servita a un ideale di perfetta bellezza.
Quell’ideale intorno a cui per più di un secolo gravitò tutto il popolo di Urbi-
no; quell’ideale che seppe raggiunge-
raffigurati
gli elemen-
qualche spartito musicale aperto, una mandòla, un liuto, e vari pezzi d’armatura, clessidre, sfere armillari, e
frutta e dolci ad allietare
la pensosa
quella sintetizzata nella bella iscrizio-
solitudine del principe guerriero. Quando nel tardo pomeriggio as-
to del leggiadrissimo cortile del Laurana — «Sei volte guidò gli eserciti
so Pesaro e la Sua variopinta vita di
rimanere
maggior
lode
di
ne che corre tutt'intorno al colonna-
sul nemico ed otto volte lo sbaragliò sul campo... La sua giustizia, la sua clemenza, la sua liberalità e la sua religione eguagliarono
ed ornarono,
du-
rante la pace, le sue vittorie» —; quell'ideale che seppero raggiungere loro
devota
collaborazione
nella
‘artisti co-
me il Laurana e Baccio Pontelli, Francesco di Giorgio Martini. e Melozzo, di Gand,
magnifico
Sandro Botitcelli e Giusto e tutti gli altri ideatori del
Palazzo
e anonimi
esecu-
tori.
Poiché il Palazzo Ducale tutto è un -
del Duca.
e castelli incisi col vigore di Pier della
ligentemente
potrebbe
che appare dalla terrazza della stanza che fu studio
di pilastri nelle logge fra i Torricini, le ampie vedute prospettiche con palazzi
le quella di una vita equilibrata, intel-
re Federico da Montefeltro, di cui non
WU panorama
del
porata, che non si sa se avviarsi subito
contributo a un ideale di serena e composta bellezza: gli stupendi portali attribuiti a Francesco di Giorgio Martini, come il succedersi apparentemente irregolare delle bifore sulla facciata orientale, il morbido accordo di laterizi rosa e di pietre giallo-bianche nel cortile d’onore, il gioco di colonne e
solato la corriera, coi ‘suoi sedili rigidi e le spalliere dure, ci riporta vercittà balneare, polare
si fa fatica
il paesaggio
coi Monte
zone e il Petrano
tasioso
corteo
a non
po-
così movimentato
Carpegna
e il Monte
Ne-
di un magico e fan-
di bianchi
cavalli
fe-
stosamente bardati e di dame ingioiel-
late, quale fu così facile immaginare a Gentile da Fabriano. E si ripensa con certa nostalgia alle parole che Guidobaldo II faticosamente incise con una punta di coltello su un angolo
del suo terrazzo, a dire i suoi pensie-
rì più intimi, più gentilmente umani,
e a placare l’impaziente attesa della futura sposa Vittoria Farnese: « 1548 —
ora
VI
adventus
—
dux sit
vidit
felix
ac
uxorem,
cuius
perpetuo
du-
ret... ». Ac perpetuo duret, augurio che, per un ‘istante, chiunque entri a Urbino, la città morta, la città astratta,
vorrebbe sentir rivolto a se stesso.
LAURA
FUAÀ
era inciso su dischi sincronizzati cen la pellicola. Seguirono poi i sistemi moderni in cui i suoni sono registrati su pellicola, il Photophone, il Movietone e altri. Ma,
mentre
questi
ritrovati erano
allo studio, il cinematografo, nato muto per difetto organico, aveva fatdifetto una virtù, e cioè si era sviluppato in un'arte autonoma; ed aveva acquistato, anzi, grazie all'universalità del gesto, una diffusione non uguagliata da nessuna altra arte. Neanche la musica costituì un linguaggio così universale come il cinematografo muto, perché per esempio essa è uno dei tanti punti in cui oriente e occidente non si comprendono; mentre un film di Charlie Chaplin fa ridere l'Asia come l'Europa. Perciò, quando venne il tanto al teso acquisto del sonoro, questo trovò di contro, in ostili posizioni saldamente acquistate, il muto. Un film italiano, cambiando poche didascalie, poteva essere noleggiato dappertutto: gli scollati languori di Francesca Bertini, le imprese del buon gigante Maciste varcavano l’Oceano in un senso, e in senso opposto navigavano i fatali e vellutati sguardi dell'indimenticabile Valentino. La nuova arte dî dir tutto col gesto, con l'occhio, con i muscoli del volto, senza to di questo suo
Il film muto vent'anni dopo ‘ella mente dei suoi inventori muto
il
fu il risultata dell'incompletezza
dell'invenzione,
della difficoltà iniziale
del mettere d'accordo suoni ed immagini; ma i tentativi di offrire agli spet-
tatori gli uni e le altre insieme risalgono molto addietro nella storia del cinema. Eugenio Laste era riuscito ad
Una scena del primo film sonoro: «Don Giovanni»,
aiuto della parola, aveva trovato i suoi mimi e virtuosi, per i quali il parlato rappresentava una non gradita complicazione. Per salvare fino a un certo punto l'universalità acquisita dal muto, senza compromettere la produzione nella babele dei linguaggi, il primo film sonoro fu soprattutto musicale: così il Don Giovanni, così IL Cantante pazzo. Vi fu un certo momento in cui i protagonisti dei film erano soltanto musicisti, cantanti, suonatori. Un: foglio umoristico di allora descriveva così la trama di un film tipo: « Una graziosa fanciulla, dotata di una bella voce (romanza), si innamora di un giovane violinista (suonata per violipadre di lei, violoncellista (a solo di violoncello), ... ecc. ». La cosa sarebbe forse continuata così per un altro bel po', se non fosse intervenuto un provvidenziale errore nella ripresa del film Il Cantante pazzo. Dopo una patetica scena muta con la madre, Al Jolson, per rompere l'imbarazzo della commozione, uscì in queste parole: «E adesso, mamma, ascolta questa canzone ». La registraione del sonoro avrebbe dovuto ini ziare con la canzone, invece riuscirono registrate anche queste parole; alla prova risultò che non stavano per nulla male e furono lasciate. Fattisi coraggio, i produttori scivolarono verso il parlato. Quando poi si accorsero che il pubblico digeriva quello che dapprincipio era parso un povero espediente, il doppiato, il film parlato si diffuse rapidamente. Esso, fra le molte conseguenze artistiche che sarebbe lungo e arduo esaminare, ebbe il vantaggio di diminuire un po’ di ampiezza e di teatralità i gesti degli attori, i quali non ebbero più bisogno di mettersi la mano, anzi le mani sul ‘cuore per far capire agli spetta tori che stavano dichiarando il loro amore alla donna amata; ed anche gli inginocchiamenti davanti ad essa, grazie a Dio, diventarono più rari. Strillarono un po’ i proprietari dei cinematografi minori che non avevano soldi abbastanza per l'impianto del sonoro; ma a questo provvidero le stesse compagnie cinematografiche con organizzazioni di vendita molto ingegnose a condizioni convenienti Artisti famosi andarono sommersi nel cambiamento: come John Gilbert, dopo il film La Regina Cristina, con Greta Garbo. Nel parlato aveva una vocetta sottile, poco adatta alle parti di maschio eroe, in cui il pubblico lo aveva sempre veduto.
con John Barrimore.
RINALDO
DE BENEDETTI
imprimere il suono su una pellicola;
ottenendone
vagiti.
Edison
però poco più che deboli
fin dal
1913:
il suo
proiettò
film
parlati
« cinetofono » era
costituito semplicemente di un grammofono nascosto dietro sineronizzato col film
lo schermo e mediante un
stema di cinghie e pulegge. Qual-
che cosa di simile si fece anche da noi. Chi scrive ricorda di aver a stito bambino alla proiezione di un
breve
film
cantato,
sostituito
con
suo grave disappunto alla solita comica finale (il grosso dello spettacolo
era dato dal muto con accompagnamento
manza un
dell’orchestrina):
era
una
ro-
del Trovatore, gesticolata da
personaggio
in costume,
i cui at-
teggiamenti e i moti delle labbra non si trovavano
to;
e questo
mai
era
d'accordo
col
can-
il gracidatissimo
canto dei vecchi grammofoni a tromba. Non fa meraviglia. che un .tal sistema non abbia avuto grande su
ci
Edison
produsse allora tredici
brevi pezzi, fra parlati e suonati, fra i quali un Bruto e Cassio e Il vecchio
violino. Al film sonoro
qualcuno
assegna
la data di nascita ufficiale del 1926, col Don Giovanni, proiettato al teatro Warner di Nuova York, Il programma
annunciava « Vitaphone con Barrimo-
re nel Don Giovanni». Non pochi credettero che Vitaphone fosse una diva; invece era un sistema di proiezione sonora; ed. era ancora il principio di Edison perfezionato: il suono
Greta Garbo
e John
Gilbert nel film parlato «La
regina Cristina », realizzato
nel 1933,
Regista,
Rouben
Mamoulian,
UFFICIO PUBBLICITA" BARBISIO 492
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AEREA ARMONIA DI MASSE E DI PROPORZIONI FUSE IN UN RITMO DI BELLEZZA
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Il cardinale Gaccia-Dominioni Colpito da afoplessia e poi da broncopolmonite si è spento la sera del 12 corr. S. E. il Cardinale Camillo Caccia Dominioni. Da qualche anno era sofferente, insidiato dal diabete che non perdona. La sua scomparsa vivamente rimpianta, segna un lutto per la Corte Romana dove egli emerse; solerte, ovulato, instancabile, per tutto il pontificato di Pio XI nella qualità di Maestro di Camera. Il suo nome, la sua attività preziosa, la sua larga comprensiva bontà che tutto volgeva al bene, spiccarono specialmente nei tre giubilei celebrati sotto Pio XI dal 1929 al 1935, durante 1 quali migliaia e migliaia di pellegrini salirono il sacro colle del Vaticano. Creato cardinale, quasi automaticamente si trovò poco a poco in disparte. Fu tuttavia prerente e zelante dovunque, a Roma o fuori, la sua persona era richiesta specialmente nelle grandi celebrazioni di carattere religioso. Minato dal male, si raccolse nella pietà fra le mura del suo appartamento al Palazzo del Sant'Uffizio dove si è spento confortato dell'amicizia dei fedelissimi. Era nato a Milano da nobile famiglia il 7 febbraio 1877. Ordinato sacerdote nel 1899, fatto da Leone XIII suo Cameriere Segreto nel 1903, era stato creato cardinale il 16 dicembre 1935 primo Diacono di Santa Maria in Domnica.
Solenni funerali, con larghissima partecipazione della colonia lombarda a Roma, son stati celebrati a San Carlo al Corso venerd. 15. La salma sarà trasportata a Milano e tumulata nella tomba di famiglia. Con questo decesso i vuoti nel Sacro Collegio ascendono a sel.
NOTIZIARIO VATICANO
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# Il volume che l'Agenzia Fides pubblica in questi giorni a documentare la consistenza nel mondo delle Missioni Cattoliche, costituisce uno sguardo d'insieme partico» larmente significativo e indicatore di un'opera che, sebbene iniziata, si può dire, sette secoli fa, può considerarsi agli albori ancora nei primi anni dell'Ottocento. Ora non c'è terra, non c'è località abitata dove non siano giunte le missioni cattoliche o dove queste non puntino coi maggiori ardimenti. Questo cospicuo volume, dove la materia per comodità del lettore procede per località in ordine alfabetico secondo i paesi, ci dà di ogni missione uno sguardo completo col dati statistici più importanti: superfice del paese, popolazione, personale missionario, seminari, istituti di istruzione e di carità, numero del cattolicl. I dati sono del 1939. Il primato nell'opera missionaria spetta. ai Missionari dello Spirito Santo; ai figli di San Francesco con le loro tre famiglie ‘e al Gesuiti. # Si è riunita in Vaticano la Congregazione dei Riti ordinaria, nella quale sì è discusso l'introduzione di due nuove cause di beatificazione: 1) del religioso A. M. Le. vraur, francese, cappuccino morto nel 1907; e 2) del religioso Carlo M. Schilling, belga, sacerdote della Congregazione dei Chierici regolari di San Paolo (Barnabiti). SÌ annuncia intanto per il 29 corr. l'ultima delle Beatificazioni di questo ciclo con i 29 martiri francescani uccisi in Cina dai Boxers nel 1900 in odio alla Chiesa cattolica. Per la circostanza si annunziano numerosì pellegrinaggi a Roma da diverse provincie d'Italia e dall'estero.
Quasi
non
osavo
togliermi i guanti... Le mie mani
erano così ruvide”è screpo-
late che non osavo più mostrarle in società, finchè un giorno trovai il vero rimedio. Oggi nessuno può più pensare che îo provvedo completamente da sola al governo della casa, che frequentemente devò assoggettarmi ai più aspri lavori, e che nello sport hon temo nè vento nè altre intemperie, tanto le mie mani appaiono sempre morbide, bianche e curate. Ed il segreto? Pochi minuti di cura giornaliera col giusto prodotto, cioè col Kaloderma-Gelée, il preparato speiale per la cura delle mani che le pre-
serva da qualunque arrossamento e' screLETTERATURA
» “Pubbticata dall'editore Garzanti è uscita nella collezione «I classici »: Giovanbattista Vico: La scienza nuova (3 volumi), a cura di Giovanni Emanuele Barié. L'edizione si può dire rifatta su quella critica di Fausto Nicolini pubblicata a Bari nel 1928, La distribuzione della materia è stata mutata sia per armonia editoriale, sia perché differenziandosene solo in qualche punto. sì è ritenuto più consòno accentuare la di stinzione fra la parte introduttiva genera le, che è esposta nel primo volume, e la parte specificatamente dottrinaria che costituisce il secondo volume dedicato alla «sapienza poetica ». Il terzo volume tratta «Della discoverta del vero Omero» Questa edizione della Scienza Nuova, pur non avendo lo scopo di portare altri lumi sul pensiero del Vico, ha però raggiunto quello più modesto ma utile di far meglio conoscere la sua opera principale a tutte quelle persone colte che, essendo' in altre faccende occupate, non hanno il tempo.0 la voglia di dedicarsi ex-professo alla filo» sofia, ma vogliono avere la visione complessiva della Scienza nuova, comprendere il suo significato, la sua originalità e sentitne tutta la bellezza. Eccellenti l'introduzione e il commento del Barié. # Il Decano di Winchester ha dichiarato che la sottoscrizione promossa. dal. Fondo delle Cattedrali inglesi per la ricostruzione della biblioteca dell'Abbazia dell'Ordine
polatura.
Questo.
preparato
mantiene
le
tnani liscie, delicate, giovanili, e se fossero già con la pelle îrritata, ruvida e screpolata, esso ridona loro prontamente una fine e delicata morbidezza,
Fate una prova ed osserverete' il sor-
prendente risultato.
KALODE IL PREPARATO SPECIFICO PER LA CURA DELLE MANI A BASE DI GLICERINA E MIELE.
NON
UNGE!
benedettino a Montecassino è ammontata a 1046 sterline. Alla raccolta hanno contri» buito l'Abbazia di Westminster, tutte le cattedrali in Inghilterra e Galles già appartenenti all'Ordine benedettino, nonché i
cinque Collegi di Oxford e Cambridge che pure appartenevano al medesimo ordine. Donazioni sono state ricevute dal Collegio di S. Agostino, dal Collegio di Ardingiy nel Sussex, e dalla comunità benedettina ‘anglicana di Nashdom. La commissione della Chiesa d'Inghilterra per la ricostruzione cristiana in Europa ha contribuito con 220
sterline, mentre le sottoscrizioni individuali sono ammontate a-225 mila lire. Il bibliotecario e l'Abate di Montecassino hanno espresso la gratitudine della comunità.
VI # Uno dei più spregiudicati giornalisti americani, il tenente colonnello Ingersoll — ufficiale di collegamento, dei domandi di Ei senhower, Montgomery e Bradley, durante la campagna alleata in Europa — rivela nel suo libro Top secret (edizioni Gentile) la «storia vera » di come fu progettata e condotta l'invasione dell'Europa e la battaglia per la Germania. « Top secret » (segretissimo) era la sigla con la quale i comandi americani usavano contrassegnare i documenti più riservati. Ingersoll, essendo ufficiale nello stato maggiore del gen. Bradley, ha potuto raccogliere il materiale per questo suo libro, dove svelando retroscena politici e militari. afferma che non Churchill, Montgomery e Eisenhower, ma il generale Bradley fu il vero vincitore della guerra.
zata dall Association Frangaise des Collectionneurs des ex ibris e des gravures ». Alla esposizione sarà presente anche l'Italia con una sezione ufficiale del « Centro italiano ex-libris », che presenterà ex-libris in acquaforte, bulino, puntasecca, silo; fia, litografia, ecc. dei nostri migliori artisti. Allo scopo di consentire la partecipazione alla mostra a tutti gli artisti e possessori di ex-libris, il Centro italiano invita a volergli far pervenire gli ex-libris he si ritengono degni di esposizione, în duplice copia, firmati. Nessuna spesa è a carico degli espositori. L'invio deve essere indirizzato a «Centro italiano exclibris », Campo Ossuccio (Lago di Como), # Si è costituito a Milano un Comitato che si propone di organizzare in Svizzera una mostra di pittura italiana che riassuma le varie fasi per cui la pittura italiana contemporanea è passata nell'ultimo quarantennio. Le opere saranno scelte attraverso le collezioni pubbliche e private, con riguardo non solamente al loro valore artistico, ma anche al loro significato storico. Lia mostra ‘sì aprirà a Losanna nel- prossimo febbraio, indi sarà portata a Lucerna In maggio le opere saranno esposte a Milano e, in settembre; è assai probabile un loro trasferimento in America per una mostra a’ New :York.
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»* Opera ricca. di tragiche violenze e di contrapposizioni disperate è la Nuova storia di Mouchette, di Georges Bernanos (editore Mondadori). Mouchette, protagonista del romanzo, è.una figura tormentata dalla solitudine e dalla miseria che suggerisce all'A. il destino della creatura semplice, cresciuta nell'abbandono della povertà e improvvisamente gettata a capofitto nella vita dei sensi. Disfatta nel corpo e nell’animo dalla prematura violenza, la piccola cerca Invano rifugio e consolazione attorno a sé. Sola nella sua vita Mouchette è sola anche nella morte.Si accende e si spegne così, nel giro di pochi giorni, il suo dramma. # Arturo Codignola darà prossimamente alla stampa un'opera dal titolo L'Italia e gl'italiani d'oggi, un panorama della situazione del nostro: Paese — in tutte le sue espressioni spirituali, politiche, letterarie ed artistiche — dopo le dure prove sofferte.
+ Alla Galleria del Camino di Milano hanno esposto Mino Maccari e Giaci Mondaini; il primo. è un disegnatore dal segno pronto e spregiudicato che predilige scene grottesche di ambienti mondani e di corruzione: il secondo è un caricaturista brillante che in questa personale si presenta pittore. di un mondo poetico alla Brueghel, una specie. di parodia di Brueghel da teatro di marionette. # A Gallarate, nella. Galleria A. E chi ha allestito una mostra il pittore ugenio
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plicati meccanismi sarà elevata a Johnsville, Pennsylvania, per sperimentare l'azio-
ne della forza centrifuga e di altre azioni meccaniche sul piloti di aerei, in vista delle accresciute ‘velocità dei nuovi tipi di aeroplani.
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MALA
(
# Un industriale del Texas, R. G. Le Tourmacchina capace di costruire, per colata di
dl
* Per lanciare gli aerei dalle navi è stata inventata una elettrocatapulta, in sosti tuzione e delle catapulte rmeccanichene usate usa finora, che dànno un urto piuttosto brusco.
DIREZIONE GIUDICI Ahijlitament rfartostchi
impianti di distribuzione di acqua calda, in cui una centrale serve un intero gruppo di caseggiati. Una di tali stazioni sarà tra poco impiantata in un quartiere di Londra. # Il 14 novembre è ricorso il tricentenario della nascita del grande matematico e filosofo tedesco Lelbniz. x Trapianti del cuore sulle rane sono stati eseguiti dal prof. Sinitsin dell'Istituto medico di Gorki. Gli animali si conservano in vita dopo l'operazione. Egli è riuscito anche ad inserire nel circolo sanguigno dei piccoli mammiferi cuori di rane, che funzionano come organi pulsanti secondari.
Polesello, di Pordenone. Fra i trentadue quadri esposti, dominano i paesaggi e le marine. L'esposizione rimarrà aperta fino al 24 novembre,
= Ermanno Figliolini espone 20 dipinti e una serie di disegni in una personale alla leria Grande di Milano. Vi è nelle tele questo artista una coerente forza costruttiva che a volte dilaga irrefrenabile e impetuosa, e un’atmosfera coloristica così accentuata che segna un deciso ritorno drammatico pittorico del Seicento.
casfeliani
cemento, una casa in ventiquattr'ore. La casa comprende cucina, dispensa, tre stanze, bagno. a, Ltatituto Geografico Polare staallstenSilvio Zado, sotto la guida del capitano vatti, una spedizione scientifica sulle coste della Groenlandia; con un programma di ricerche meteorologiche, talassografiche, geologiche e radioattive.
# E stato costruito un idroelicottero; e N gallegcioè un elicott
c «Come semplice rimedio contro Te pica rimedio CO TESRAla e gli altri disturbi di stomaco che non esigono le cure di un medico, Magnesia la io raccomando sempte Bisurata ». Facile e gradevole a prendersi, la: Magnesia Bisurata procura un sollievo istantaneo, neutralizzando l'acidità eccessiva. Si ptende dopo i pasti (un cucchiaino da thè se in polvere, i,oppure 3
ottica al fivorurodinerillo, nel quale1a Ù> luce assume velocità maggiore cl
in tut-
siasi
ull'acqua.
te le FORSE
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sciuto,
p degli Sta s* L'aeronautica laFoMmEginaA ani Snia. con suncad mandata «Bat» cloè « Pipistrello », la qu le. iatclate: cedere nale VIGmaRaL ARIUiT aglio, può ‘esservi guidata sopra a mezzo radae' dali Sombarziana i A “rione 1abt
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Se ne prevede ampio uso nelle
operazioni di salvataggio marittimo. Il governo messicano sta studiando la comunicazione tra il Pacifico e Ovest del canale di Panama, sul suo territorio, attraverso l'istmo di Tehuantepec. Caratteristica del progetto è che le navi
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MUSICA x Il 14 novembre si è iniziata l’attività gione 1946-47 con un concerto diretto dal maestro Gerelli. A questo cielo di concerti, che si svolgeranno ogni giovedì sera,
DIGESTIONE ASSICURATA *MAGNESIA
altro
DUOMO ASI
- MILANO
VISIEFATORI
S. PAOLO
8
PORCELLANE, CRISTALLERIE ARTICOLI REGALO (CASA FONDATA NEL 1879 MILANO. VIA S. PAOLO 8 parteciperanno i noti solisti Cavallo, Mozzati, Niedzielski, Stadle, Tassinari e altri, nonché il quintetto dell'Accademia Chigiana il cui primo violino Brengola è riuscito vincitore assoluto al concorso internazionale di Ginevra. Alla direzione dei concerti si alterneranno i maestri Gavazzeni, Gerelli, Lupi e Simonetto. Le novità annunciate sono: il Concerto Spirituale di Ghedini, la Natività di Respighi e La figlia di Jefte di Carissimi.
» Sorgono e prosperano in gran numero @ Milano le iniziative musicali, tutte accol{e col massimo favore dal numeroso pubblico. Oltre alla stagione dell’« Angelicum », appena iniziata, di cul abbiamo già parlan, sono già in pieno sviluppo i cieli di concerti della Società del Quartetto che svolge le sue manifestazioni all'Olimpia, degli Amici della Musica, che si serve del teatro Lirico, della Camerata Musicale Milanese, al Teatro della Basilica. Mentre è sul finire la serie dei concerti autunnali del Teatro alla Scala, che è stata seguita con grande interesse e soddisfazione dal miglior pubblico, è annunciata per il 4 dicembre l'apertura della stagione sinfonica pomeridiana del Teatro Nuovo. » Dopo Backhaus, Magaloff, Malcuzinsky ed altri grandi musicisti che hanno avuto le migliori accoglienze nei teatri milanesi, ecco Alfred Cortot, festeggiato e applaudito entusiasticamente da un numerosissimo pubblico alla Scala. Il celebre pianista, già quasi settantenne, ha svolto un programma di musiche di Chopin e di Schumann con quella sensibilità e abilità che fanno di lui un raro interprete di quegli autori. #* Sembra ormai certo che l'inaugurazione della stagione lirica alla Scala avverrà il 26 dicembre con l'Otello, diretto da Arturo ‘Toscanini. Non si conoscono ancora i nomi degli interpreti.
* E morto il 14 novembre a Cordova all'età di 70 anni il noto compositore Manuel De Falla. Nato a Cadice, dal 1943 viveva in Argentina. Musicista squisitamente spagnolo, Manuel De Falla lascia molte opere, tra cui | ben noti « Vita breve », «Il cappello a tre punte» e -L'Amor brujo ». CINEMA
* La « Saturnia Film» sta girando in questi giorni due documentari a Milano: uno al Teatro Gerolamo con tutta la compagnia Colla su « Cristoforo Colombo », l'altro per le vie della città con una troupe di ragazze uscite dal concorso « Ragazze senza casa » e che avrà per titolo «Un giorno a Milano ».
Dal EMILIO
#* Gli appassionati del ballo avranno occasione di vedere la nuova danza « Conga » în tutta la sua originalità, eseguita da circa 200 ballerini, nel film Paramount «Avventure a Zanzibar» di cul sono protagonisti Bing Crosby, Bob Hope e Dorothy Lamour. » E giunto a Parigi Ray Milland per ricevere il Gran Premio Internazionale del Festival di Cannes, assegnatogli per la migliore interpretazione maschile. Egli infatti ha rappresentata in modo superbo la parte dell'alcoolizzato nel film « Giorni perduti ». * Un'iniziativa degna d'ogni lode è quella dell'« Angelicum » di Milano che, in col-
Casseforti - Mobili
in per
presentatida
ar
‘RIPARAZIONI GARANTITE Li —
laborazione con la Quirinetta di Roma, ha iniziato dal lo novembre la rappresentazione di film in versione originale in assoluta prima visione. Il programma comprende film di notevole importanza; come « The Bells of St. Mary's », « Casablanca », « Rhapsody in Blue», « The Constant Nymph», «Penny Serenade », e molti altri.
Bar, Uffici, Case, Al. berghi, Ospedali, ecc.
acciaio
cromato
»* Sembra che la Metro Goldwyn Mayer voglia affidare a Roberto Rossellini un film su Napoli.
CERCANSI
CONCESSIONARI
# Gino Cervi e Carla De] Poggio saranno i protagonisti del film «L'Angelo e il diavolo » diretto da Mario Camerini. # Il regista Paolucci ha condotto a termine il montaggio del suo ultimo film «Preludio d'amore », su soggetto del commediografo Trieste e interpretato da Vittorio Gassmann, Marina Berti, Maria Michi, Massimo Girotti, Claudio Gora, Lauro Gazzolo e altri. Il commento musicale del film è di Valentino Buchi.
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SPORT
#* In attesa che-la ‘famosa Coppa del Mondo di calcio che porta inciso per-due volte ii nome d'Italia riprenda il suo ciclo di attività — nel 1948 la gara si svolgerà nel Brasile dopo dieci anni di forzato riposo — è in preparazione un incontro Gran tagna-Continente che avrà luogo il 10 m gio dell'anno prossimo in Inghilterra. A tale uopo il presidente della Federazione Internazionale, confermando la notizia, ha annunciato che l’avversaria della rappresentativa del Continente sarà formata, per la prima volta, da giuocatori d'Inghilte Scozia, Stato libero d'Irlanda, Galles. Per questo, appunto, si deve parlare di rappresentativa di Gran Bretagna e non d'InBhilterra. La partita si svolgerà nello sta-
SATININE
Xx dio di Glasgow la cui capienza È calcolata in 150.000 persone.
* E in gestazione, per iniziativa del giornalista francese Jean Leulliot, una corsa ciclistica per professionisti Parigi-Milano, da svolgersi l'anno prossimo. La corsa dovrebbe essere riservata a corridori fraricesi e italiani costituendo în tal modo un confronto italo-francese. La formula della corsa dovrebbe essere per coppie di due corridori, all'americana, vale a dire con rilevamento libero. Sarebbero invitate venti coppie — dieci francesi e dieci italiane — e la partenza sarebbe ‘data in linea con un corridore per ciascuna coppia. a Fra tutte le Federazioni sportive italiane, quella che ha nettamente superato il livello raggiunto prima della guerra e quindi si trova non solo in fase di ascesa, ma di progresso în senso assoluto è la Federazione della Caccia che ha raggiunto il numero di 1.200.000 tesserati.
# I più noti corridori automobilistici italiani e numerosi esperti che fanno parte dell’A.S.A.I. riuniti in congresso a Stresa, dopo avere precisato gli scopi e le fur zioni della loro associazione che sì riassumono nel modo seguente: ente tecnico per tutto il movimento sportivo; fornire gli uomini, addestrarli, prepararli, così da rico-
struire i quadri menomati in quest'ultimo ventennio, dopo animata discussione dei regolamenti che dovranno reggere le future manifestazioni e particolarmente del regolamento nazionale per vetture sport, ha emesso un voto indicativo contrario al mantenimento di questa categoria. Questo voto influirà certamente sull'apprestamento dell'attività del 1947 e sui regolamenti per il 1949. # Il calendario automobilistico ufficiale internazionale prevede l'inizio dell'attività agonistica per l'anno 1947 con un circuito di velocità in Svezia, al quale farà seguito nel mese di marzo il railley internazionale Lione-Charbonnieres-les-Bains e il Gr. Pr. di Nimes. # La F. B. Association inglese riprendendo ufficialmente contatto con la consorella italiana ha Invitato la F.1.G.C. a partec pare ad un torneo di squadre nazionali di ragazzi dai 16 ai 17 anni, le cul semifinali e finali dovranno disputarsi a Londra probabilmente dal 17 al 19 aprile del prossimo anno sul campo del Club della Lega Senior. La Federazione italiana ha accet tato in linea di massima l'invito. Riprendendo una brillante iniziativa che l'anno scorso ebbe larghissimo successo, la Gazzetta dello Sport organizza per la prima domenica del prossimo mese di dicembre, Il « Pallo di S. Ambrogio ». Si tratta di una gara podistica da disputarsi sui vecchi bastioni della metropoli ambri na. La manifestazione raccoglierà un miglialo di concorrenti. VARIE
fé
« Una delle curiosità esposte a Londra nella mostra intitolata « Germania sotto controllo » era un ritratto a olio. di-Hitler, il solo dipinto dal vero che si conosca. Lo aveva ordinato Goering. a un oscuro pittore berlinese, tale Klaus Richter, il quale dovette nascondersi dietro una cortina, nel vagone riservato al Filhrer, mentre questi aveva un lungo drammatico colloquio con Mussolini. I due dittatori tornavano da una visita alle truppe dislocate nella zona di Stalingrado e il treno speciale sostava in una località della Prussia Orientale. Richter, il quale aveva già ritratto le sembianze del Maresciallo germanico dellArla, dovette nascondersi in un ristrettissimo spa-
AE
zio con la sua tela € 4 suoi pennelli, e lavorare in fretta, sotto l'incubo di essere scoperto. Goering gli aveva promesso un colpo di pistola se avesse messo la punta del naso fuoF della piccola apertura. della cortina, attraverso la quale doveva studiare e ritrarre il cipiglio del Fihrer. « Fu quella la prova più terribile della mia vita — ha narrato il Richter. — Spesso Hitler fissò la cortina che mi nascondeva, e io ebbi la sensazione che egli avvertisse la mia presenza », Il pittore ha riferito che Hitler, Mussolini, Keltel e Goering sedevano attorno a una piccola tavola a una estremità della vettura-salone. Il generale Moelder e altri pezzi grossi dello Stato Maggiore stavano in piedi, immobili come statue. sembravano ipnotizzati, e quando lasciarono il treno quasi barcollavano, come ubriachi. Mussolini, che in quell'epoca era caduto in disgrazia, non disse una sola parola durante tutta la seduta. Per oltre un'ora parlò sempre Hitler e soltanto Goering interloqui occasionalmente. # A Pett's Wood, presso Orpington, nel Kent, è stata completata una casa di tipo permanente, in muratura, che viene a costare meno di quelle prefabbricate ed ha anche Îl pregio della rapidità di costruzione. L'edificio è stato infatti eretto nel corso di sole otto settimane, secondo uno dei ventidue -progetti prescelti dal Comitato permanente dell'Industria Edilizia con una gara nazionale. La casa, che comprende tra gli altri vari locali tre camere da letto, ha i muri perimetrali di mattoni, nel corpo dei quali sono contenute le condutture per il riscaldamento centrale ad aria calda. Nelle camere da letto il pavimento è di cemento, ricoperto con uno strato di asfalto colorato somigliante al linoleum. L'intelatatura del tetto è di acciaio. Nella stanza di soggiorno, che ha finestre eccezionalamente.ampie sulla facciata principale, sono stati ricavati nello spessore dei muri vani utilizzabili per collocarvi libri o altri oggetti.
che gli venne l'idea del « Nautilus », îl sottomarino di «20.000. leghe sotto ai mari». Disegnò del piani e li mostrò ad un ingegnere suo amico che ne trasse un modellino di due metri. Ma il «Nautilus » colava miseramente a fondo alla prima prova. Fu tuttavia il primo tentativo nella storia dei sottomarini. * Uno speciale sottocomitato delle Nazioni Unite, dopo lunga ed accurata rilevazione di dati, ha potuto stabilire che la guerra è costata alla Gran Bretagna 21 m liardi di sterline in denaro liquido, il 30% delle case, il 50 del tonnellaggio marittimo d'anteguerra e più della metà degli interessi sugli investimenti all'estero. Dal lato attività di tale bilancio sta però il fatto che già alla metà del 1946 ben 6 milioni di persone sono state smobilitate dalle Forze Armate, per cui il livello della mano d'opera ha di nuovo raggiunto quello del 1939. Inoltre si è potuto constatare che il Regno Unito sta oggi esportando in Europa più di quante non esportasse nel 1938 e che sarebbe comunque n. condizione di poter rifornire i mercati europei di tutte quelle merci che venivano prima acquistate dalla Germania.
i Spesse volte è stato detto che Giulio Verne non ha mai Viaggiato e che ha deseritto il mondo consultando solo i bri di geografia nella sua camera. Ciò non è esatto perché egli si recò allo Spitzberg, in Scozia, nell'Europa Centrale e nel Mediterraneo prendendo appunti e documentazioni durante ognì viaggio. Fu settant'anni fa a Crotoy, nella baia della Somme,
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XI
L’UOMO CIECO
larebbe passato accanto alla Sfinge senza
vederla.
alla necessità
alla loro
Egli non
delle Sfingi,
credeva
e neppure
realtà, per la semplice
ra-
gione che, per lui, non esistevano.
In
verità, non si sarebbe neppure ciato
un’occhiata
notato
pietra di forma
nient'altro
di sfuggita,
ed a-
grottesca, ma
proprio
forse
un
masso
Era cieco per il sesso e questo
non saper apprezzare le donne dava una particolare limitatezza.
gli Se
fosse stato forzato ad esprimere
una
qualsiasi
idea
metafisica
tà femminile,
non
novella di JAMES
stato in
grado di formularne alcuna. La loro presenza doveva ammetterla, per forza di cose: ma la loro utilità gli appariva
evidente
solo in modo
super-
ficiale, mentre nel suo intimo dubitava sia della loro utilità sia addirittura della loro stessa esistenza. Diceva tra sé, perplesso. « Perché non
fanno
ciò che
hanno
da fare
senza
STEPHENS
«un poema, una statua, un brano di musica, non facevano su di lui impressione
alcuna:
peggio
lasciavano
annoiato
ancora,
lo
e depresso. finì col detestarlo: e la
La madre
Non fuggiva per bere: fuggiva per trovarsi
tra uomini
gliava.
Parlava
chierone Sapeva
di
bilità del raccolto
ordinata, sempre in faccende, capace — proprio l'opposto di altre in-
delle varie qualità di tabacco
numerevoli creature del suo sesso — alla
quale
piaceva
capire
ciò
che
vedeva o sentiva, e che non trovava nessun
divertimento
dovinelli.
a decifrare
in-
Egli le appariva a volte
un
enigma,
e
sotto
a
volte
un
sempliciotto:
molti
una
specifiche
dell’uno o dell’al-
profonda
conoscenza
virtù di molti
nosceva me una
e delle
liquori.
Co-
insetti e vermi; sapeva codonnola si sarebbe compor-
tata in speciali circostanze;
come
al-
savano né tanto meno lo preoccupavano. Nen che fosse sessualmente deficiente o avesse avversione per le donne:
semplicemente
le ignorava,
ed
era certamente a suo agio soltanto con
gli uomini.
Gli piacevano
tutte
le cose
sem-
plici e rozze che consideriamo come maschili. Infatti, badando al genere delle idee astratte, vizio è femminile mentre brutalità è maschile. La
lamento, e nessun battello c’era a far
la
spola
umane
tra
cose
loro.
Tutte
che essa
le
gentili,
amava
erano
{nintelliggibili a lui, mentre i rozzi piaceri e le sorde evasioni del figlio
la rendevano
perplessa e addolorata
Quando essa gli rivolgeva la parola, egli stava
lì a bocca
aperta
o
sba-
digliava:
eppure non
gli parlava
di
va della minima inclinazione. Non aveva denaro, ed era figlio di fattore. Senza
denaro
vere
una
fattore, alla
lo avrebbe
il nome
dalla sua fo-
di ogni albero
glia. Sapeva
bisogna
come
domare
applicare
discorso
su
cadeva
allora
rideva
altri,
ma
un
di
una
sulle
di cuore
si sentiva
toro,
testa
donne,
ed
come
tutti gli
sempre
solleva-
e la propria prese
l’incirca, ed il sole cominciò di nuovo a risplendere su di lui. Ma non fu che per pochi giorni: d’improvviso, il sole scomparve dal cielo, la luna dalla notte silenziosa; la stessa notte
to quando la conversazione svoltava su argomenti più interessanti. La madre morì, e lasciò la fattoria
silenziosa fuggì lontano, lasciando al
al figlio minore cosa insolita, ma
a dormire
anziché al primo: essa aveva finito
col detestarlo. Conosceva molto bene il figlio minore,
estraneo.
che in nulla
Il carattere
le era
di lui correva
parallelo al suo, i gusti erano i suoi, le idee erano
in gran
parte derivate
suo posto una rumoròsa,
rità,
nella
esulata
continuato
ta, si esilarava
al pari
di lei, e ne
più una
mentali od etiche suo sviluppo, essa
ad impacciare è ancor oggi
il la
custode dell'evoluzione, esigendo dall'uomo poco più che di essere ogni tanto
accarezzata
e vezzeggiata.
Ai suoi momenti
era capace di es-
ser brutale. Di tanto in tanto gli piaceva ubriacarsi. Avrebbe spaccato una testa od un vetro, per poi bendare l'una o pagare l’altro con }a
con argomenti
il tempo,
come
più seri, il terreno,
il raccolto, egli la guardava
fosse una
bimba,
la ascoltava
con ostinato risentimento, per poi subito andarsene da quel vero zotic>
che era. Tra
loro non
c’era
zione. Che cosa possiamo fare di ciò che in pari tempo è e non è nostro?
stessa indifferente tranquillità. Gli piaceva camminare per miglia e miglia dondolando le braccia e fischiettando, ma poteva anche starsene se-
Sia che possediamo
una
non
la vada
duto
timo,
per
ore
ed
ore
sulla
riva
di
un fosso, pensando pensieri senza parole:
cevole,
modo
di pensare
facile
e pia-
e che, a lungo andare,
può
nessun
punto di contatto: ed egli rappresentava per lei una continua esaspera-
la possediamo,
cosa
2 che
in qual-
siasi modo, c'è pur sempre una fine: ma porsi certi enigmi è illegitna
e perciò
seria
una
deve
riflessione
appe-
scacciarli.
la guardava di sopra
e di lato, se ne andava e la dimenticava. La
cecità per
il sesso
porta
con sé
molte altre oscurità. Non sappiamo quali cose maschili la coscienza femminile
sappia
produrre:
e la
civiltà,
perfino la vita stessa subiranno una soSta fino a che scoperte
o
esse
create.
l’arte è cosa
non
Ma
siano
state
sappiamo
che
prodotta
dal
femminile
maschio e che la scienza è cosa ma-
schile
prodotta
quanto
quest’ultima
cosa, e destinata
dal
maschio:
sia una
a rimaner
per
povera tale fino
a che non si trasformi in arte, cioè fino a che non sia fertilizzata e resa così
più
psicologica
che
-reale.
Egli
comprendeva
facilmente e con diletto la piccola parte di scienza (invenzioni, meccanismi, ece.) che entrava
nella
sua
orbita.
Sapeva
fare
cose complicate con un temperino ed
un
pezzetto
di spago,
oppure
con
un
avevano cessato di essergli amiche. Tutto era eontro di lui. Non fischiet-
da
tava più, non ondeggiava le braccia camminando, e, per quanto avesse
avrebbe
poi a lungo discusso. Sapeva parlare con calore dell'aspetto fi-
sico di questa e di quella, del cappel-
lo di un’altra, del tè buono o pessimo che si beveva in questa o quella casa. Poteva anche stare ad ascoltare
le
chiacchiere
senza
addormentarsi
alle prime parole. In tutto e per tutto era un ragazzo modesto e tran-
quillo, destinat> a diventare un pa-
dre di famiglia esatta replica del proprio, le cui figlie sarebbero sta-
te simili a sua madre come selli assomigliano
due pi-
ai loro verdi
pro-
sedersi, quei
a
fumare,
certa
panchina
non
pensieri
ricercava
verde
tranquillamente
lenti
su
cui
cullato
che
non.
da
hanno
parole. Infatti, egli si accorse presto di non aver sposato affatto suna fattoria: aveva sposato una donna. Una donna dal viso affilato, vecchiotta e sciattona, la cui sola bellezza era la fattoria. Come lavoravano le sue labbra! Da
esse
sgorgava,
scivolava,
cadeva,
un’interminabile processione di paro-
le! Quelle labbra non stavano mai tranquille, ma ad onta di ciò, egli non rispondeva nulla. Non c’era nul-
gli lasciò
la da dire, ma molto da fare, ed egli
fuggiva
sbagliata alla domanda
uomini lavorarono tranquilli insieme, prosperarono e furono contenti.
alle volte di sopra ai muscoli delle sue braccia, di sopra alle sue mani grandi e forti, e attraverso le nebbie ed i fumi e gli strani, nascosti tumulti che infuriavano nel suo inti-
volgeva, con la sua aspirazione, la sua congettura sbagliata: un perpe-
non
bensì sempre
es-
ad una
Naturalmente non fece nessun tentativo per estromettere il fratello
stanza
gentile, ma
seguirle
sa poteva farlo e disfarlo a suo pia-
la fattoria.
al-
pure questo, poiché egli era lì ad ore fisse, sempre. pronto con la risposta
in faccia,
poteva
dalla terra, i raccolti
lontanarlo, ma non poteva fare nep-
Essa avrebbe potuto soltantò
anche portare a qualche conclusione. La sua madre stessa era per lui un’astraziorie. Egli, con lei, era abbamai
e
appena
C’era- la
in cui andare
perso la loro dolcezza e il loro candore, i cavalli e le mucche non gli appartenevano più, e le capre
scampagna-
lui
di lei
sudicia oscu-
riusciva
a lavorare: ma proprio la fresthezza era
o ad una
a
quelle
si
o a sbadigliare,
avevano
ballo
si indirizzava
da
quale
fattoria, naturalmente,
festa
Quando
Così egli pure
moglie.
Se egli partecipava
altro.
verità.
in realtà
Sposò... una fattoria di dieci acri al-
cimento.
di preoccupazioni
po-
di vita
in qualsiasi momento. Insomma,
bagaglio
ben
mettere
tabile tran tran dell’esistenza, il raf-
piccolo
lavo-
senza
freddore di Tizio, il vestito di Caio, il matrimonio o la morte di qualche
ha che un
di
cadere di
centro
gli era
faccende gravose, ma del solito inevi-
nel fisico, e, poiché non
a-
figlio
lasciarsi
a giornata;
rante
potuto
e, quale
la logica, ma
dire
to tutti gli aspetti,
anche
avrebbe
poteva
condizione
femmina infatti è più vecchia del maschio, molto più consapevole sotpiù forte,
non
fattoria,
non
degradante
possibile
il
tra
ta-
denaro.
il proprio
rotta. Alle volte, abbastanza spesso,
Noi
logica,
nostre
occorre
Per un altro genere di vita che non fosse quello della fattoria, manca-
tuto, secondo
esigia-
ossia
possono
non
ma
le appartenesse.
quella madre e quel figlio c'era un incolmabile abisso che nessun ponte poteva valicare, un completo iso-
non
Inoltre,
non
delle
sche e per muoversi
così
l’idea.
spesso
in pericolo
continuità,
Ciascuno
ha il suo senso particolare della pro-
neppure
e
e poteva
che
le di-
problema
luogo,
dalla culla alla tomba,
mo
capire.
però non gli pe-
gli aspetti
era
sessuale
levare ogni razza di cavalli e di cani. Conosceva vita e morte delle capre
la
desiderava
entrambi
sta-
qualsiasi
non
quel
più profondi
competenza.
gravemente
sca, le stagioni, il tempo e le probatro. Aveva
in
essere
di loro, e con parlare
damente
propositi
argomenti: lotta, pugilato, caccia, pe-
quel-
per
facile. Avrebbe potuto emigrare, ma le sue radici erano affondate profongliene venne
sua avversione aveva parecchi motivi a giustificazione. Era una donna
in
sarebbe
caratteristica
i nostri
la sua tranquillità quando le aveva vicino, e parlavano una lingua che e non
per
come
chiac-
non
capiva
poi,
sì sve-
squartare una mucca, e che cerotti
Quest» limitatezze
lui
Egìi
sotterraneo,
pensato
non
il più
prietà, ed in lui essa non riusciva a toccar con mano assolutamente nul-
turbavano
se avesse
e allora
come
spiaceva e la imbarazzava.
infastidivano,
in un tal modo
e, anche
persona
mai?».
Lo
irrefutabile.
pensava
Per
stare sempre tra i piedi? ». Diceva tra sé: «Il diavolo le porti, sono dapper-
tutto, se che cosa di buono fanno
logica
priva di iniziativa,
martello ed una sega. Ma un quadro,
sull’umani-
sarebbe
‘sua
l’altro, il risultato
di
di particolare.
la
to per nulla diverso.
accor-
to della Sfinge. Forse le avrebbe lanvrebbe
pure
che gli si ri-
tuo pestatore di calli spirituali: e scusarlo era tutto quello che si poteva fare per lui. Vivevano in una
piccola
fattoria,
dov’egli faceva quasi tutto il lavoro. Il fratello
minore
lo aiutava,
ma
di
tale aiuto si avrebbe potuto facilmente fare a meno. Se una bestia si ammalava, la curava quasi per istinto; se il cavallo era azzoppato od abbisognava
di
un
nuovo
ferro,
egli
sapeva esattamente che cosa bisognava fare. Al tempo dell’aratura, af-
ferrava
l’aratro
più diritto
e tracciava
e ben
fatto
Era capace di zappare
del
il solco mondo.
per tutta la
giornata, ed era felice; si buttava Bioioso sulla messe, come altri fra le braccia
di
negli intervalli
una
giovane
tra queste
genitori.
E
così
maggiore:
la madre
per qualche
anno
i due
Poi, come era inevitabile, il più gio-
vane
si sposò,
e il maggiore
dovet-
te cercarsi un nuovo posto dove vivere e lavorare, poiché le cose erano diventate difficili. È molto
facile il dire che in tali e
sogguardava
mo. Essa gli teneva cattedra che
egli
quanto
conosceva
Gli faceva quanto
lunghi
essa
su cose
molto
bene,
diceva era sempre sproloqui
sapeva,
ma
e
sbagliato. su tutto
le disquisi-
be fare questa o quest'altra ben pon-
zioni senza fine, le eterne ripetizioni, la sciocca e vuota enfasi, la strascicante
derata azione, ma purtroppo l’autotà della logica ha una giurisdizione delle più circoscritte. Al pari delle
suoi
insegna-
menti
e odiarli
altrettanto
profonda-
mente
quanto
odiava
che cosa ed essere in pari tempo completamente sbagliate, la ragione,
za e stupore.
statistiche che possono provare qualassisa sulla sua poltrona imbottita, può emettere giudizi che ben di rado
hanno un qualche lontano rapporto
con la realtà. Ogni cosa è vera soltanto in relazione al suo centro di
pensiero. Qualcuno pensa con la te-
occupazio-
sta: le susseguenti azioni sono altrettanto logiche e spiacevoli di quel-
ni scappava all’osteria più vicina per spassarsela con gli altri della sua razza.
La
tal’altre circostanze un uomo dovreb-
e
sposa;
terrorizzato.
le di coloro
che
col
e quest’ultimo
sangue:
pensano
solamente
ha esso
pesantezza
facevano
della
ripudiare
i
sua
lingua, gli
lei.
Alle volte, guardandola,
si fregava
gli occhi e sbadigliava con stanchezqualunque
Essa
era lì, una
cosa
avvolta
in sottane,
viva,
attiva come un insetto, che sì poteva * toccare con mano! Cosa mai faceva lì con lui? E perché?
Perché
non
se
ne andava? Perché non moriva? Che senso c’era a fabbricare simile creatura,
che
si
come
un
cuscino,
vestiva
di spensieratezza, lezza?
senza
imbottendosi un
di gioia,
pizzico
di
bel-
XII I suoi occhi erano
sempre
fissi su
di lui, e sembravano
sempre
pieni di
collera: e la sua lingua pronunciava sciocchezze sui cavalli, sciocchezze sulle mucche, sciocchezze sul fieno
e sull'avena,
Né
qui
Non
s'era
sposato,
ma s’era sposato all'ennesima
poten-
za, con
una
soltanto
moltitudine:
La madre
delle
par-
era di un’età incredibile,
chiocciare
non
Parlava
al cane
cessava
un
istante.
e al gatto,
parlava
po
dalla
finestra;
si metteva
si udi-
tome
indietro, in gran stavano zitte. Sempre
fretta, e mai,
mai,
più spesso, ora, correva al-
sieri senza parole. Così com'era facile
La sorella minore era una mezza pazza che ciarlava e ciarlava senza sempre.
persone
nell'atto
per
di
afferrare
le maniche
e
rider
mini, ma, stavolta, proprio per ubria-
carsi. Era facile immaginarlo seduto li a pensare quei suoi lenti penpredire
l'avvento
terribile,
esatti
vedevano
di diventar vivo.
capelli
spettinati
cadenti
pressante
termini
pensiero
di azione,
nei suoi
egli si s2-
rebbe
appeso
per la gola, fino a che
fosse
morto
come
era
stato
JAMES
prima
STEPHENS
(Trad. di Clara Coletti)
domande
Le
generale.
interesse
in cui,
lettore
del un
giorno
si sarebbe reso chiaro conto di quanto era andato lentamente rimuginando, e che, traducendosi quel
In ogni cantuccio della casa quelle sottane ondeggianti e agitate apparivano e scomparivano. Dovunque si ‘sugli occhi. Misteriosamente affaccen‘date, andavano e venivano avanti e
del
d'improvviso,
loro in faccia.
che presentino
soltanto alle domande
si risponde
rubrica
In questa
inquisitrice
nulla.
curiosità
iLe
gallina
l’osteria. Non più per trovarsi fra uo-
le
in un
una,
che guarda curiosamente ogni cosa, continuamente affaccendata, con aria di tronfia importanza, a non far
posa,
angolo ad occhi chiusi ed arringava l’oscurità circostante. La sorella maggiore era silenziosa
Il continuo
loro ciabatte
a
ai muri délla stanza, parlava al tem-
no. I loro piedi non somigliavano a quelli di nessun'altra creatura che stropiccio
e ripugnanti
rammollita per gli anni. Il suo fesso
la sorella maggioré, la
sorella minore vivevano con lei. Tutte erano ben fasciate in sottane e scialletti, ed erano sempre lì attormai osservato.
informi
ghe marine, e tutte parlavano, lavano, parlavano.
s'era sposa-
egli avesse
lato
rifinito,
vedersi come una pozzanghera in mez-
to con una famiglia, e che famiglia! La madre,
quanto un fosso profondo, e brutta altrettanto; la testa piegata da un
non
zo alla strada. Un insulto alla sua vista, al suo udito, alla sua attività. I loro capelli spioventi svolazzavano intorno ai loro volti come umide al-
si fermava
la somma completa di tutte le sue amarezze.
va a tutte le ore, Erano scalcagnate, sudice, e vuote. Parevano un lavoro
devono
portare
o sotto uno pseudoil nome e l'indirizzo del lettore che le fa; le risposte saranno date sotto le iniziali del richiedente, sarà sempre possibile risponnimo indicato dal lettore stesso. Poiché uria risposta può richiedere lunghe ricerche, non via Filodrammatici 10 Milano. dere subito. Indirizzare le domande a Pico della Mirandola, presso l’Illustrazione Italiana,
Se
non
erro,
nel medioevo
le rappre
sentazioni dei «misteri» erano date su un palcoscenico a sezioni. Quando sì cominciarono ad avere i cambiamenti di scena, come al presente? (G. L., Milano). È perfettamente vero che le rappre-
sentazioni
sacre
nel medioevo
vano su un palcoscenico
si da-
«a sezioni ».
Così abbiamo un disegno che rappresenta
il palcoscenico
su
cui
veniva
data la rappresentazione della Passio-
ne di Gesù Cristo, e nel quale, andando da sinistra a destra, erano figurati il Paradiso, Nazaret, il Tempio, Gerusalemme, il palazzo di Pilato, la casa
tempi
una
piattaforma
Il palcoscenico
era
dei teatri incostituito
centrale,
di
circonda-
gli spettatori,
tuttavia
un
si prestava
ai mutamenti
in Italia
tornò
teatrali
dell’epoca
rimettono
in onore l’unità di luogo e di tempo, secondo le regole attribuite ad Ari-
stotele, la scena diventa unica per ogni genere teatrale: la piazza con due case che si fronteggiano per la com-
media; una veduta di edifici ricchi di
colonne e statue per la tragedia; un boschetto più o meno dramma pastorale.
adorno
per il
Ma già nel Seicento si ha una messa in scena varia, che prelude all’o-
dierna.
CR
questa
mia
ca-
A
Metodi
per
rafforzare
la memoria
ce ne sono infiniti: essi possono classificarsi
in due
categorie:
gli artifi-
ciali e i naturali.
Questi ultimi sono una serie di e-
sercizi graduati secondo l'esempio dato nella prima metà del sec. 19° dal
tedesco
In generale molte persone dicono di è un’afferma-
non aver memoria; ma
zione che spesso non corrisponde al
H. Kotke;
ad
strane,
meri
metodi
due
esempi
3, 141592 di parole
è formata
sillabe iniziali dei mesi
con le
artificiali
esperimenti
dono. nel 7° e non nel 5° giorno; peccettum è un acrostico che fa ricorda-
re il nome
delle
nove
Muse
nia, Erato, Calliope,
(Polin-
Clio, Euterpe,
Tersicore, Talia, Urania,
Melpomene).
Così non le potrà più accadere, come
in parole, ecc.
Gli Adagi popolari ci danno un pri-
missimo
notissimo
esempio:
«Trenta
basti
pensare
dì conta
al
novem-
bre...». Un altro esempio è il latinorum
di don Abbondio per enumerare gli impedimenti matrimoniali: « Error
logica formale che dànno i modi conclusivi del sillogismo: « Barbara, Ce-
larent, Darii, Ferio,... ». Il metodo
numeri
della trasformazione
in lettere
del
fun-
Così,
si
aspetto
dei
simile
mente modificato, aveva
denze
dolce;
ampliato, applica-
stabilito le seguenti
tra
corrispon-
cifre e lettere: 0
1=t,d; 2=n, gn; 3
5=1, gli; 6=g dolce, sc dolci
ro; € duro, k, g; rispondenze tatamente
8=f, v; 9=p, b; cor-
che sono
alle prime
riassunte
limi-
lettere, nel ver-
so: «se tieni amore al giuoco fai pazzie». In tal modo,
il 1321, anno
della
le radici greche,
la morale
Quatrains
trascurare) da includere in una frase, come «Si spense infine l’altissima
(i famosi
del si-
gnor de Pibrac, tante volte parodiati), ecc. In italiano furono voltati i pessimi versi della grammatica di Port-
seggiò la storia romana e la chimica. Un verso abbastanza noto è quello che ricorda le divisioni delle Alpi: « Annibale fa traversare sue schiere,
le Alpi alle
ma con gran pena le reca giù».
Una
quartina francese dà le cifre,
nella parola mente (il millesimo si può mente ».
ALESSANDRO
Ci sono orologi che sì caricano da sé: come avviene ciò? (S. R., Roma).
Gli orologi che si caricano da sé funzionano con lo stesso sistema dei
podometri o contapassi: essi hanno un piccolo
peso non
equilibrato,
che ad
ogni movimento del braccio fa girare‘ il bariletto e quindi carica la molla. Quando la molla è caricata completa-
mente il peso resta un po*lontano dal bariletto, evitando così un'ulteriore
tensione
della molla.
VARALDO.
E FIGURE
la
dal
molla
DELL’800
polso,
può
può
andare
essere
caricata
direttamente, per mezzo del bottone.
Nel contapassi îl peso fa spostare, ad ogni passo, un indice, che così indica
i numeri sul quadrante.
SR E vero che i capelli crescono parecchi metri al giorno? (P. C., Milano).
I capelli crescono
con
maggiore
0
minore rapidità secondo l'età, lo sta-
to di salute, e le stagioni. Secondo recenti ricerche la velocità di crescita oscilla fra i 3 e i 13 millimetri al mese. Mettendo in media che essi cre-
scano un quarto di millimetro al giorno, cioè quasi 7,5 millimetri
al mese,
e calcolando una media di 80 mila capelli,
quotidianamente
si formano
20
metri
di nuovi
al giorno.
Il
capelli
che non impedisce che si. possa anche
diventare calvi come
un ginocchio.
a Che cos'è precisamente il «cielo degli affari»? (M. B., Ancona). Il ciclo degli affari .0 ciclo economico è costituito dalla variazione dei prezzi dei fattori della produzione che vanno da un massimo ad un altro massimo
passando
passando
per un massimo,
da un minimo
per un
ad un
minimo,
o
altro minimo
con un an-
damento simile a quello delle onde fisiche, Dall'inizio del sec. 19° si sone osservate oscillazioni ritmiche dei
prezzi delle materie prime, dei manu-
fatti, dei salari, degl’interessi paga-
ti al capitale, che spesso hanno prodotto crisì vastissime. Queste oscillazioni
hanno
periodi
brevi, determinati per es. dai giorni
Ri
NOVITÀ
NOVITÀ
AVVENTURE
di
latina, la prosodia,
cente
memoria.
che quelle dei versi memoriali della
morte di Dante, potrebbe trasformarsi
sino alla 30° decimale, di pi greco; do qui solo il primo verso:
le modalità
di Flers e Caillavet di non po-
ter procedere nell’enunciarne i nomi
conditio, votum... ». Furon messe in versi latini o francesi la grammatica
(Marittime, Cozie, Graie, Pennine, Lepontine, Retiche, Carniche, Giulie).
della
agli accademici di Francia della com-
to alle varie lingue. All'italiano fu adottato da M. Silvin nel 1834. Egli
parole
dei nu-
è tolto
canto,
ancora per una trentina d'ore; d’altro
gio, luglio, ottobre) in cui le none ca-
ricorro-
invece svariati:
versi, trasformazione
logio
(marzo, mag-
di questo
vero. Tutti dimentichiamo le cose che non ci interessano o che ci dispiaccio-
no; e indagini precise hanno di restabilito
invece
Royal e di recente A. Cavaliere ver-
Non sono dotato di memoria. Potresti suggerirmi un metodo per rafforzarla? (M. T., La Spezia).
zionamento
Ecco
fu pubblicato per primo dal matematico francese Pierre Hérigone, in un suo libro del 1634, Il sistema fu varia-
sono stati pubblicati anche in
I sistemi
al
e di nomi, e di avere facoltà ritentiva- supe-
rafforzato
pacità.
no
duzioni
di autori, ‘e di non aver
invece, poi, mi sono accorto di ricordare una grande quan-
di scena. Il Rinascimento
palcoscenico classico; e poiché le pro-
Î
memoria;
genere Italia.
non
da
frequentavo le scuole, avegrande avversione ad impa-
rare a memoria brani mi giustificavo dicendo
blico. È chiaro che un palcoscenico
simile
tempo
oltre la terza! Parole strane sono an-
di Shake-
merini degli attori, ma anche sopra i camerini c'erano palchi per il pub-
È
Quando vo una
a suo
media
a
lato della platea era riservato ai ca-
È
strane: marmaluot
consigliato
fatti una
durò
ta da tutte le parti delle sedie e dei
|
dà la cifra corrispondente: 6535.
Coné, la sua capacità mnemonica migliorerà notevolmente; a creder, ciò mi induce l’esperienza personale.
quello
ha
in
per
moria. Ritengo che adottando un metodo di autosuggestione, sul tipo di
mento
glesi
palchi
Que, j’aime à faire apprendre un
[nombre utile aux sages! Il numero delle lettere d’ogn: parola
riore alla media: e questo riconosci-
dei drammi
quei
l’esercizio della me-
tità di invece
e l'Inferno.
medioevale
presentazione
speare,
per
Que-
palcoscenico
lungo e sembra
dispensabile
sia servito per la rap-
di Caifa, il Limbo
sto
è sperimentalmente stabilito che la volontà di rigordarsi una cosa è in-
Allorché
di mercato, dalle stagioni, dalle ricorrenze di certe feste, come Pasqua e Natale, e periodi medi, di circa dieci anni (dal 1882, al 1913 se ne sono osservati 11) che presentano quattro
(secondo altri cinque) fasi: depressione, ascesa, tensione (congiuntura),
cri-
si. Parecchi
medi
possono
di
essere
questi
periodi
raggruppati
in periodi
lunghi, tre dei quali furono costatati
negli anni dal 1790 al 1920. Un periodo medio è quello che comunemente
si chiama ciclo degli affari.
l’oro-
PICO
DELLA
MIRANDOLA
Piccoli e grandi segreti del nostro Ottocento narrati con fedeltà storica e illuminati dalla fantasia.
Volume di 400 pagine L. 380
ALDO
GARZANTI
EDITORE
GIUDIZI «SOLE
DEGLI
BIANCO»
DI
DARIO
ALTRI
Alla lontana, una storia come quella di Sole bianco potrebbe ricordare qualcosa del mondo caro al romanziere Bernanos, con tutta la sua galleria di preti e dei loro casi disperati. Ma, questo, è un riferimento davvero alla lontana e vale soltanto per quell’aria di prudenza e di lotta, di ipocrisia e di devozione, insomma di cattolicesimo che i personaggi portano con sè. E poi la storia scritta da Ortolani risente di uno spirito piuttosto volteriano; ed infine è una storia nella quale confluiscono .diversi e frizzanti umori, ma senza tetraggine e disperazione. Questi umori giuocano tra di loro una bella guerra. Sono ora sentimentali, ora ironici, ora sensuali, ora persino politici ed alla fine formano un impasto ben definibile e questo perché, così ad intuito, tale impasto deve poi essere quello che compone il carattere stesso dello scrittore. Qualche volta tale sua carattere, per meglio imporsi, sposa di un registro la propria istintiva immediatezza, il taglio netto della immagine o l’aggettivazione. Basta non dargli retta. I pregi sono altri e più duraturi. Essi consistono in quell’attento sintetizzare le scene, coglierle nei momenti di maggior luce, risolverle quasi sempre con uno scorcio. C'è, alle spalle, ma soltanto
ORTOLANI
i diavoli non travestiti, con corna e piedi bi. forcati, è ricca la letteratura antica, e di diaveli travestiti in cento modi è piena quella moderna; anzi qualcuno
già trova che i romanzieri d’oggi
dine non
immaginare
sono monotoni nel riconoscergli un continuo diritto di presenza, senza contrapporre edificanti antagonisti. Sia come sia e non ostante la corrente abituè facile
quale faccia
farà il
buon lettore di romanzi davanti al diavolo che si insinua nelle duecentoquaranta pagine di Dario Ortolani pubblicate ora da «Garzanti» ed intitolate Sole bianco. E’ un diavolo antico, nato poco dopo Adamo € qui nel romanzo arriva all'improvviso, all’inizio del quinto capitolo, e d'allora in poi è presente in ogni riga; è dunque un diavolo di vecchio tipo, ma qui appare di insolita psicologia, molto vicino alla natura e alla naturalezza; ed è anche singolare perché, alla fine, prende coscienza di se medesimo, si confessa e, sebbene tardi, scompare. Nell'aria non rimane odore di zolfo ma soltanto di mughetto, Questo diavolo con altri personaggi più o meno sottoposti al suo eccitante malefico, vive attraverso episodi perentori, concitati e, sotto sotto, persino facinorosi. Ora si scivola adagio ora ci si trova di colpo incastrati dentro questi episodi e le pagine nelle quali essi sono descritti formicolano di moti sintattici veloci, di frasi allusive, di gesti e di parole che risentono d'un sangue robusto. Per la verità, chi possiede un simile sangue, qualche volta se ne compiace e allora dà un po' troppo nell'occhio, con una eleganza o una spavalderia che sa di pre-
per i modi tecnici, il grande esempio del Verga di
ANTICHI
PODERI
DEI MARCHESI
DI BAROLO
BAROLO (Piemonte)
meditato.
Sì; la vita moderna è così affrettata che può far pensare anche all'eliminazione della la quale invece —_ quando, s'intende, non degenerìmensa; in ‘erapula — come disse l'Averani fin nel 1700 nel suo libro sul: Vitto e le cene degli antichi «... è un nodo e di confidenza che strettamente congiungedi famigliarità e fortemente stringe gli animi... è un giocondo alleviamento animi in gravi. pensieri ed in faccende di grande degli importanza involti ». Come ricorda Augusto Majani un suo volumetto « Nei regni della gastronomia », perfinoin Zenone, fondatore dell'austera e rigida disciplina stoica, inneggiava alla mensa, e Platone esortava Socrate — intrattabile — a rallegrarsi bevendo e mangiando uomo cogli amici, per ammollire la soverchia durezza della sua natura. Anzi Socrate stesso fu, si può dire, il precursore del così detto Galateo, almeno per quella parte che: riguarda la regola per ben contenersi a tavola. Infatti, Senofonte nel Capitolo XIV dei « Detti memorabili di Socrate » ha lasciato scritto questo: « Socrate parla del mangiare il companatico a tavola. Avendo veduto una volta che uno dì questi (gli opsofagi, vale a dire ghiottoNi), i quali cenavano insieme, con un solo boccone di pane gustava molte vivande, disse: « Non è forse di maggior spesa quell'arte di cucina che gusta le vivande, quella cioè che da se stessa si cucina in'bocca colui che mangia più cose insieme e prende in bocca molti intingoli? Certamente mescolando egli più cose che i cuochi non mescolano, fa le vivande più dispendiose. Le cose poi che i cuochi non mescolano, perché non fanno buona lega, colui che le mescola commette un errore e guasta la loro arte...» Dunque sul modo migliore di contenersi a tavola e di regolare il convito furono perfino scritti dei trattati, come l'«Arte di convitare » del Rajberti. Ma prima di lui anche Melchiorre Gioia nel suo « Nuovo Galateo »aveva toccato lo stesso argomento che, fin dal 1500, era stato svolto da Monsignor della Casa nel suo famoso « Galateo » nel quale il celebre educatore, che certo non aveva peli sulla lingua, dà a coloro che siedono a mensa degli avvertimenti di questo genere: «. . Sconvenevole costume è anco, quando alcuna mette il naso în sul bicchier del vino che altri ha a bere, 0 su la vivanda che altri dee mangiare, per cagion di fiutarla: anzi non vorre' io che egli fiutasse pur quello che egli stesse dee bersi o mangiarsi: posciaché dal naso posson cader di quelle cose che l'uomo ave a schifo...», e più avanti dà una lavatina di capo a: *.. coloro che noi veggiamo talora a guisa di porci col
VALSTAR IMPERMEABILI ABBIGLIAMENTI SPORTIVI TITTA
ROSA,
direttore
responsabile
grifo nella broda tutti abbandonati, non levar mai alto il viso, e mai non rimuover gli occhi e molto meno le mani dalle vivande, e con ambedue le gote gonfiate, come se essi suonassero la tromba o soffiacsero nel fuoco, non mangiare, ma trangugiare... I quali, imbrattandosi le marii poco meno che fino al gomito, conciano in guisa le tovagliole, che le pezze degli agiamenti sono più nette. Colle quali tovagliole anco molto spesse non si vergognano di rasciugare il sudore, che per lo affrettarsi e per lo soverchio mangiare gocciola e cade loro dalla fronte e dal viso e d'intorno al collo; e anche di nettarsi con esso il naso. Coscossù. - È la grande minestra turco-araba. Per sel persone occorrono: 750 gr. di spicchio di petto di vitella; 150 gr. di vitella senz'osso; 300 gr. di semolino di grana grossa; un fegatino di pollo; un uovo sodo e un rosso d'uovo; erbaggi di qualità diverse, come cipolla, cavolo verzotto, carote, sedano, fagioli, ed altro. Si mette il semolino in un vaso di terra piatto e molto largo, si condisce con un pizzico di sale e uno di pepe: vi si versa sopra, a gocce, due dita di un bicchier d'acqua: si macina con la palma della mano per farlo divenir gonfio, granelloso e sciolto. Assorbita l'acqua, si versa sopra una cucchiata d'olio, seguitando a manipolarlo, per una mezz'ora e più. Condizionato il semolino, si mette in una scodella e si copre con un pannolino, e passando le cocche sotto la scodella sì lega ben stretto con uno spago, Si mette al fuoco lo spicchio di petto con tre litri d'acqua per fare il brodo e, quando si è schiumata la pentola, si copre la bocca con la scodella già preparata, in
— iui DE-DO-FO IMPERMEABILI CONFEZIONI E TESSUTI PIAZZA
BECCARIA
- MILANO
- VIA DURINI
5
BERETTA VIA DANTE 15 - MILANO FIORI - PIANTE CORRISPONDENTI
IN TUTTO
IL MONDO
Cavalleria Rusticana; per il resto, il gusto di Ortolani ha radici in un terreno di più vergine sensibilità, smaniosa e intemperante, accesa e nello stesso tempo lucida, piena di voglie suggerite da un amore sensuale non sofisticato. Il suo diavolo, egli non lo ritrova soltanto in quella Giovanna Lago del romanzo, ma anche nel sole, nella luce del cielo, nella terra, nelle piante negli odori. E' un diavolo insolito per la nostra letteratura modernissima: la sua presenza non allontana mai l'attesa del miracolo e la speranza della salvezza. (L’Europeo). E. EMANUELLI
modo che il brodo resti a qualche distanza: ma è da osservare che gli orli dei due recipienti combacino insteme ermeticamente e non lascino uscir fumo. Rimasto così il semolino per un'ora e un quarto, affinché abbia il tempo di cuocere a vapore, si apre l’involto & mezza cottura, per mescolarlo bene, come prima, e poi sì rimette ai fuoco, S! tritano i 150 gr. di vitella magra, si unisce alla medesima una midolla di pane sminuzzata, si condisce con sale e pepe el si fanno polpettine, grosse poco più di una nocciola, e si friggono nell'olio. Si tritano gli erbaggi, si mette a soffriggere la cipolla ben tritata nell'ollo; quando ha preso il colore nocciola, si mettono tutti gli altri legumi con sale e pepe e si lac sciano ritirare nell'acqua che fanno. quasi all'asciutto, si bagnano con sugo di carne, Ridotti brodo e pomodoro, per tirarli a cottura insieme alo con fegatino tagliato a pezzetti e alle polpettine. Levate il semolino dall'involto e mettetelo al fuoco in una cazzeruola, senza farlo bollire; scioglietevi il rosso d'uovo, gettatevi una parte dell'intingolo: si mescola e si versa in un vassolo, ma quasi asciutto, affinché presenti la colma, la quale si fiorisce con l'uovo sodo tagliato a spicchi. Il resto dell'intingolo si mescola con brodo della pentola e si manda in diviso in tante Bnate, s'intende, dal tavola vassoio del semolino. tazze, accompa= Rombo alla Rossini. - Fate cuocere una quantità di vitella a fette, steccate di lardo, sale, pepe, prezzemolo, pitre erbe odorose, cipolle con congarofani lauro: quando la carne sia a punto, mettetee due foglie di un po’ di bur= 10 fresco e farina: appena condensato, sciogliete con bros do, Timovete il fondo: accomodate il pesce e fatelo cuo: cere con ‘una bottiglia di vino bianco prelibato, insieme al sugo della vitella e alla carne: cotto, lasciatelo Biolare sulle ceneri calde. Servite il. pesce gettandovia croc so: pra un umido di gamberi e legate con una salsa di game beri. Budino di ricotta. - Una libbra di ricotta, un etto o due di canditi; la scorza di mezzo limone; un po' di farina e zucchero. Si passa la ricotta dallo staccio e si mescola bene con un uovo intero e tre rossi d'uovo: i canditi si a fettine e vi si aggiungono la farina, lo zucchero, lafanno scorza di limone e due chiare montate. Si cuoce per mezz'ora a fuoco lento in una forma imburrata e infarinata. E si ser= ve caldo. Se ben cucinato, se la ricotta è freschissima, posso dirvi, per esperienza, che il dolce è delizioso,
Per finire. - Il fiorentino Sipristioni una sera bevve ventiquattro ponci. Dopo il ventiquattre simo, vole mettersi in bocca una fettina di cacio. E, mentre ruzzolava dalla sedia sotto la tavola, accusando, nella sua mente, il cacio di quel guaio, mormorava: — Accidenti ai latticin IL GASTRONOMO
um Balaibaro TORINO dal 1870 ilmigliore Mm
ETTI
LA ALAIAALLL GA DIATAAILALA VALIAALIAIAALAL
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