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L'Illustrazione Italiana 1946 n.47

Page 1

ILLUSTRAZIONE ITALIANA 24 Novembre 1946

Passi perduti a Montecitorio Centenario del Brunellesco

Carta delle

d'identità zanzare

Moda

francese

Le

mostre

d'arte

Le

novità

teatrali

I concerti alla Scala e all'Angelicum Una novella di Stephens

Scritti di Il Nobiluomo Vidal, Treves, Cora, Costantini, Brambilla, Lanza, Vergani, Cordiè, Gatti, Fuà, De Benedetti

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Variazioni

Trattative dirette La voce dei «quattro — E ora datevi pure la mano,

Nuova moneta — 1 biglietti di banca cambieranno tutti di colore. — Ma le tasche resteranno verdi.

Dì 0. De Gasperi — Mannaggia!... la gente se ne va; il gioco non piace più!

INTERNATIONAL

Diario

della

settimana

10 NOVEMBRE, Roma. - In una nota alle quattro grandi Potenze, Nenni indica i punti fondamentali che devono informare una diretta azione diplomatica tra Roma e Belgrado, Fra l'altro, il Governo italiano domanda che nella eventualità di un accordo diretto fra Roma e Belgrado, tale accordo sia garantito dall'O.N.U.; nell'eventualità di un mancato accordo, resti acquisito e si prenda atto del riconoscimento di Tito circa l'Indiscutibile italia-

nità di Trieste, ll NOVEMBRE, gi. - I comunisti conquistano la maggicranza nelle elezioni per la prima assemblea della quarta Repubblica. Sono eletti 172 deputati comunisti, 163 popolari cattolici, 93 socialisti, 74 della concentrazione delle sinistre e radicalsocialisti, 98 dei partiti di destra, 12 deputati per l'Algeria Roma. - I risultati delle elezioni amministrative danno la prevalenza dei comunisti a Genova, Torino e Firenze; dei biocchi popolari a Roma e a Napoli. La percentuale dei votanti è stata del 60°/ a Roma e a Torino, del 73 /a a Firenze, del 620 a Genova, del 50% a’ Napoli e del 36% a Palermo.

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DI DI

Ragazze di Novara — Sento che non potrò amarti finché non sarai imputato di uxoricidio

babili conseguenze che sui piani economico e politico saremo chiamati ad affrontare. Stoccolma. - Il Premio Nobel per la letteratura è assegnato allo scrittore di origine tedesca, Hermann He: premio per la fisica è conferito al dott. Percy Williams Bridgeman della « Harward University » (Boston); ‘quello per la pace a miss Greene Balch e a John Mott. Washington. - La Commissione marittima degli Stati Uniti restituisce all'Italia la motonave « Vulcania ». Eguale provvedimento sarà preso per la motonave « Saturnia » che sì trova con il « Vulcania » nel porto di New York. 15 NOVEMBRE, Roma. - L'incaricàto d'Affiri d'Inghilterra I. G. Ward, consegna al nostro ministro degli Esteri la risposta del suo Governo alla nota italiana del 9 novembre sulla situazione italo-jugoslava. Roma. - A Buenos Aires si stanno svolgendo trattative per la cessione all'Italia da parte dell'Argentina di un milione e mezzo di tonnellate di grano, ‘Aquila. - Il Capo dello Stato, on. De Nicola, accompagnato dai ministti Romita e Ferrari, giunge ad Aquila per visitare le zone sinistrate di Abruzzo. Roma. - Al Viminale, il presidente del Consiglio pronuncia un discorso nel quale sottolinea che il prestito è oggi, per lo Stato, una necessità inderogabile e quindi un dovere di solidarietà nazionale.

13 NOVEMBRE, Roma. - L’incaricato d'Affari degli Stati Uniti a Roma, Key, comunica verbalmente al nostro ministro degli Esteri la risposta degli Stati Uniti alla nota presentata dal Governo italiano inerente alla questione giuliana. Il diplomatico americano comunica che il Dipartimento di Stato considera che l’Italia e la Jugoslavia sono libere di riallacciare eventuali negoziati diretti, purché essi siano in rispondenza a quanto già deciso nel trattato concordato dal Consiglio dei ministri degli Esteri Belgrado. - 11 ministro degli Esteri jugoslavo Stanoje Simic dichiara al New York Post che la Jugoslavia è pronta a infziare le conversazioni dirette con l'Italia e che esse avranno luogo prestissimo. Lima. - Un violento terremoto devasta le zone del Perù settentrionale. Interi villaggi sono distrutti dalle fondamenta. Sono accertate ufficialmente 500 vittime.

14 NOVEMBRE, Roma. - Il Consiglio dei ministri esamina la situazione alimentare del Paese. L'on. De Gasperi precisa che i trasporti da provincia a provincia saranno assicurati, che la disponibilità dei grassi è assicurata fino a marzo € che l'approvvigionamento del grano diventerà precario dopo il 15 dicembre, Milano. - L'on. Francesco Saverio Nitti pronunzia al teatro Lirico un discorso politico sulla situazione dell'Italia, tracciando il quadro delle condizioni economiche del nostro Paese, dei nostri rapporti con l'estero e delle pro-

VIA PIAGENZA N, 12

CA

Roma. - La « Gazzetta Ufficiale » pubblica il decreto legislativo del Capo dello Stato in data 9 ottobre u. s, che proroga al 31 dicembre 1946 il blocco dei prezzi delle merci e dei servizi. Lake Succes. - L'Unione Sovietica chiede alle N. U. che la Gran Bretagna mantenga fede all'impegno di concedere l'indipendenza alla Palestina, o rinunzi al mandato in favore della commissione fiduciaria costituita in seno alla nuova organizzazione internazionale. 12 NOVEMBRE, New York. - La delegazione italiana presenta ai ministri degli Esteri deile grandi Potenze una nota relativa a eventuali trattative dirette con la Jugoslavia, ma i « quattro » discutono lo statuto di Trieste sulla base del progetto francese che venne' elaborato durante la riunione del 2 ottobre scorso a Parigi dalla commissione della Conferenza dei «21 » Roma. - Il Comitato interministeriale per l'Alimentazione esamina il problema dell'alimentazione in generale, e particolarmente quello degli acquisti di grano in Turchia. È stata discussa la possibilità di destinare all'esportazione un milione di ql. di riso per una quantità tripla di grano, Londra. - Nel discorso della Corona alle due Camere riunite in sessione plenaria, re Giorgio VII d'Inghilterra annuncia che nel prossimo anno saranno nazionalizzati le industrie elettriche e i trasporti. Il Primo ministro Attlee afferma che alla fine del 1948 verrà applicata la ferma militare obbligatoria di diciotto mesi. Città del Vaticano. - In seguito a paralisi è morto il cardinale Camillo Caccia Dominioni. Era nato a Milano il © febbraio 1877. Pio XI lo aveva eletto cardinale nel Concistoro segreto del 16 dicembre 1935.

di Ang.

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BROLETTO

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L'Ilustrazione Italiana N. 47 - 2 Novembre

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Frase palindroma

Quadrato

a cura di Nello Enimma LE DUE SORELLE punte, agili e snelle

dalla sera al mattino, ché il fato le condanna ad un lungo cammino.

Sì tratta d'un con due soci, che, a scopo di rapina, perforavan la volta, Lo in cantina. E poiché quella rovi; di botto, 2 IONE MANICO INR. L'Allobrogo

In giro fino a morte traccia, una diversa sorte ognora le discaccia. L'una s'attarda lenta pur senza darsi tregua, l'altra corre, s'avventa e, appena è qui, dilegua. Pure una vita eguale, pure l'istessa morte all'impeto ineguale volle segnar la sort Così fuggono l'ore delle due pellegrine, MRI SCE ADre, spa dalla pia fatica,

per la segnata

Frase bifronte

CHE NASO! Possessor d'una proboscide dal profilo esagerato, Il sor Gigi, , dai malevoli, Bergerac fu battezzato. Ma, in confronto a certe sventole che non hanffo dell'umano, vol non foste che dei bruscoli. RE RNIONE N MII

ai

lal to ualoro Apapatimento rnofa o giunge un viril memento:

Frase. doppia

ACCORDI... DISCORDI Teri, a v00x XIOCKKXAXXX, in coro sbraitanti

mortal, lavora

nel silenzio e nel pianto: oltre il mondo, è l'aurora,

Re Grigio

(calo:

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Via

orecchio

LIO,

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xx con grande xxxxxx sugone fi sull'istante

e che

VR cigliagina ala0000 al

Ad un tratto il tenore s'impappina, non

si sa,

anzi? ea

FSE ZISD

tulipano

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9. Freddezza

7 che d’intorno sì propaga.

e, dopo,

10, ” Primo alimento delli la ‘nostra tra.

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ove un giorno

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la nobile

tutto se stessa

6. Voce d'angoscia che pel cieli passa,

dama

8. Un

offeriva,

perciò

meglio

azzardare

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taccia

una

3 senz'at-

buona

è A

volta:

Ovest che è un vecchio giocatore intuisce la situazione e sfera un contro di bluff. Rosella spera che Nord taccia ma abbocca e dichiara cinque senz’attù. Rosella, da valente guerriera, si appresta a morire sul campo, e non cambia in

Nord

LE PRODEZZE DI ROSELLA

6 quadri, temendo di peggio. Ovest gongolante contra e Ro-

Dopo la clamorosa vittoria sul diavolo, la fama come asso ‘Sella accetta. del

Bridge

di Rosella

non

ebbe

più confini.

Quello che era più strano e che sconcertava i più provetti

e:

A

giocatori era il suo metodo di gioco che esulava da qualunque altro, che si baffava delle regole e delle convenzioni più

;

è brillante.

questo

fedele,

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accreditate e che era fatto di uscite impensate, dichiarazioni stravaganti, impegni assurdi, da cui però quesi sempre Rosella se la cavava per certi impensati buchi della cuffia da far. disperare. ,

Ed eccone un esempio, non dei più clamorosi, ma abbastanza eloquente, svoltosi durante un torneo individuale. SI è all'ultima sfogliata del torneo, Rosella è piazzata molto bene. Se riesce a cavarsela in quest'ultima sfogliata la vittoria è sua. sta proprio in quest'ultima sfogliata il cosidetto ponte dell'asino, poiché Rosella ha per compagno un famoso. gio‘catore, famoso non per abilità, ma per le sue gaffes, per le sue papere, e per la perfetta incomprensione che lo distingue: egli riesce sempre a dire e a fare quello che è più dannoso al compagno. Quindi guai a farlo parlare! ‘Rosella si augura che egli diventi muto per quel quarto d'ora, già glie l'ha fatto capire (ahimè è riuscita), di licitare il meno possibile. Gli avversari sono felici e sperano di vedere alfine domata l'indomabile Rosella. — Si distribuiscono le carte. Rosella che è Sud riceve ie seguenti carte: ® 7 — 0) 7 — È A-R-D-F-10-8-7 — @ 7-6-4-3. Essa pensa di impressionare gli avversari circa la composizione della sua mano, e impedire che essi dichiarino a un colore forte. Quindi invece di passare o al massimo dichiarare tre quadri per cercare di bloccare la licitazione, essa dichiara uno senz'attù. Ovest, sperando su un contro, passa, Nord (il gaffeur) dichiara due cuori, Est passa, Rosella tiene in serbo le quadri e dichiara 2 senz'attù insistendo nel primo concetto. Ovest passa. Nord dichiara 3 picche. Est passa. Rosella comincia ad essere îmbarazzata, E sì che aveva pregato il compagno di non parlare troppo! Se ora dichiarasse quattro quadri tale dichiarazione potrebbe essere intesa come una dichiarazione forzante

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O_ »

non

11. Due circolari, #ì, che valgon zero. La Dama Velata Qa

Nord

che

premiò

10. Per interporsi è stato fatto apposta.

d-

Perciò: 5: quedri!

PUNTATA

solitario

9. Il Partito

pavido dichiara 4 cuori. E Rosella si torse. E il momento che

molti.

©. Proprio adesso comincia la morale.

intanto

tù, sperando che le fiori nemiche siano divise. Ma Nord imSperiamo

a lei van

alzandosi rosse, minaci,

delle

quadri.

guadagno

la vittima, in voi, per un poco!

Favolino (un’asking

Per sete

4. Va per il mondo, e parla apertamente,

la dolce e romantica tramat slam

È

1. Un cuor di lupa ne l'aspetto asconde.

svolgeva, con fede più viva,

allo

vit vità.

5. D'un'Altezza Reale il breve simboli DE,

ché

È.Maniero. | Ha i. È ponte l'amore = l'eterno poema, 5. L'eco dei monti = cimento e lodi.

=

2. Del biblico vascello il capitano. Penali

lambivano, fulgide, edaci,

N. 46

di ripetizione

Verticali

intorno.

TOO

E SOLUZIONI

la pia

cadevavi

È

8. Al suoi capricci piegansi le «donne.

fuggire lontano,

Sio

e tutta

n

l'appunto!

3. Da uesopre

SER TRL Nene PUENASTA pur voi, fra gli scudi e le aste,

e

che il tenore stordito, guarda XXXoò 00 000000000, come un fossepo’,niente...

29 11 suecenso ancor. si FINROVOÌ

carezza

1; ongfpoa. giunge: 1) opodabo)

fiervolto 0600,acceso

Per

riPesilitare dl fasog dare

tumulto, cercando il Signore?

TRSRA ORI SCR en tronti

confusione

che, lieve,

cen

misure?

6. Lacrima il ciglio suo fino alla morte.

le nari finelanti. gli aulorit

nell'xxxxx appena sceso

Per fortuna le riote del trombone la papera copriron li per li: al

l'aroma

Longobardo

volle quando lo sfidò!

Sitapapera; chealavolo.. vi dat So,

schianti.

le sue

5. La Messa che di preti non ci parla. ,

Allor perché chiedere ai fiorl

x lottar soniro un gigante

al jo atto, incomplesso, non c'è malè, ma a un certo punto, cari miei, son gual!

a PES MI conati

4. Prende

N l'essenza che sa di dolcezza,

ata Italia ;

MVEREESI peradalia cal. PUT, tuaito reale, bia A gen

1. Da quando è nata in lel c'è vanità. 2. Di grande baro ha l'apparenza e il titolo.

e studia i costumi di vita!

ahimè! tacete!

pel mio

Orizzontali

ed orane riman solamente un senso che v'era latente

‘una vecchia canzone, gettai. varie monete

© dissi: reni

SUCCESSO INATTESO

il messere

A GOFFREDO DI BUGLIONE

Londopardo +17 (1050 DYep letto. la! Gerusalemme Liberato) 3A Re preve Arena,

di sotto al mio balcone

oltre il morir l'incanto.

faccia

la

UN ESEMPIO DI CRUCIVERBA CLASSICO.

furon trovati in mezzo alla rovina del pavimento cinque corpi inerti, IGOOE IIC IE ARE IONI — Magari, ma han, po, esagerato!

unite, eppur disgiunte. L'una © l'altra s'affanna

prega,

CIVERBA

UN CROLLO INTELLIGENTE — Neh, portinaio, Il fatto com'è stato? il numero dei morti è precisato? Mentre, secondo alcuni, stamattina

Conosco due sorelle

esili come che vanno

1946

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4 n-0-45 Vans o 8-5 è D-F-10-9

%;

V£; Ò a-r-D-F-10-1-2 CETTE) Ovest esce con Dama di fiori. Il morto e Sud dà via il 3. Ovest torna col Fante,

sta basso. Est pure il morto sta ancora

basso e Est prende naturalmente con l’Asso. Est esce al dehole del morto cioè a quadri, dove Ovest ha contrato. Si tratta oramai per gli avversarii di Rosella di fare un'altra mano per vincere il contro e le speranze sono molte. Rosella prende a quadri. £ evidente che tutte le forze nemiche sono in Ovest. L'unica speranza è di creare una situazione di pressione su Ovest. Rosella va col 6 di fiori a far il Re del morto e pol rientra in mano con la quadri e batte altre quattro mani di quadri. Dopo la mona mano la situazione delle

carte

è la seguente:

Rosella sorride furbescamente mentre avanza l'ultima quadri. Ovest pensa lungamente e poi si decide a scartare l'Asso di cuori, calcolando che entrando in'mano il morto, egli farà la mano di picche. Ma Rosella scarta il Re del morto, e avanza trionfalmente il 7 di cuori, e quando Ovest è costretto a scartare il 10 di fiori, avanza l'8 di fiori, fa la dodicesima mano, e poi la tredicesima con l'Asso di picche. E vinceil torneo. O Eppoi aggiunge l'ironico commento al danno: — Vede, signor Est — dice Rosella. — Ella è stato troppo | ingordo, non voleva lasciarmi fare il mio povera Re di fiorit Se avesse preso con l'Asso sulla Dama del compagno e fosse tornato a fiori, io avrei perduto l'impegno. Non vedeva che l'inizio di Dama annunziava una sequenza? E Naturalmente il compagno di Rosella, li gaffeur, sì pavo-_ ( reggia come l'unico interprete del gioco di Rosella. Ecco la soluzione del problema di licitazione proposto nel numero scorso. È La ‘licitazione si è svolta così: Nord Sud 1 cuori 1 picche 2 quadri 2 senz'attù. nord ha: @ 5 —

A-R-5-43 - © R-10-9-2-7 — @ 933

tutto. quello che ha. Se Sud si limita a: dichiarare 2 z'attù, è segno che non può dire altro, né può dire di Perciò Nord deve passare. a è Wir


SCACCHI

N. 76 - ZUKERTORT-RETI Giocata a Winterthur il 20 luglio 1946 nel campionato nazionale svizzero.

a cura del maestro di scacchi Giovanni Ferrantes N. 74 . EST

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Giocata a Winterthur il 27 luglio 1946 nel campionato nazionale svizzero. È. Strehle 1, da 2 4 3. Ca 4. es

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Problema N. 171 D. PRZEPIORKA (Zurcher Ilustrierte, 1934)

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PROBLEMI

I problemi, inediti, devono essere inviati in duplice copia, su diagrammi separati. In calce 0,a tergo, di ciascun diagramma, indicare chiaramente nome, cognome e indirizzo dell'autore, nonché la soluzione del problema.

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Soluzioni del. N. 42

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PROBLEMI

DEL N. 45 di Vittorio Gentili

a cura di Agostino Gentili PARTITA GIOCATA A ROMA (mossa sorteggiata: 23.19-10.13) Bianco: V. Teti Nero: A, Gentili 29.19, 10.19, 19.15, 12.19, 22.15, 11.20, 24.15, 5.10, 27,22, 10.14, 22.18, 13.22, 26.10, 6,1, 28.29, 1,5, 23.19, 5.10, 30.27, 2.6, 32.28, 7.11, 28.24, 11.20, 24.15, 47,

27.22 (posizione del diagramma), 10. 14, 19.10, 13.17, 21.19, 6.13, 29.28, 18.14, 13.18, 22.13, 9.18, 31.27, 7.12, 14. 11, 12.19, 112, 8,12, 2.6, 12.16, 6.10, 16.20, 10.13, 19.29, 13.22, 23.20, 26.21, 17.26, 22.29, ece., patta. PARTITA CON TIRO di Antonio Coppoli di Livorno 23.19, 11.15, 29.23, 7.11, 21.17, 4.7, 25. 21, 10.13, 17.10, 6.13, 92.28, 2.6, 21.18,

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Il Bianco muove e vince

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N. 177 tecnica nuova

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N. 167: 15.12, 30.23, 18.20, 9.11, 20. 29, 7.16, 237 e vince.

5.10, 29.25, 13.17 (posizione del diagramma), 24.20, 15.24, 19.14, 11.19, 22, 13, 9.18, 19.15, 12,19, 23.5, 1.10, 26.21, 17.28, 30.5 e vince. PARTITA CON TIRO di Piccioli 20,18, 12.16, 23.19, 11.14, 18.11, 6.22, 27.18, 9.12, 28/23, 10.19, 18.14, 13.18, 24.

20, 9.13, 32.28 (posizione diagramma), 12.15, 20.11, 18.22, 26.19, 16.20, 23.16, 5.10, 14.5, 7.32 e vince.

N, 168: 16.12, 22.6, 2.20, 1.19, 20,24, 7.16, 24.15 e vince. N. 169: 24.28, 15,24, 20,25,

8.15, 9.13,

18.9, 25.27, 11.18, 23.30, 32.23, 27.11, e vince.

N. 170: 11.6, 18.2, 9.27, 25.18, 15.13, 24.15, 13.10 più finale: 12.16, 27.23, 15.20 (15.11 perde con 8.12), 23.19, 20. 24, 8.12, 24.20 (se 24.28, 12.15 ecc.), 12.7, 20.24, 7.11, 24.29, 11.15 ecc. e vince, Pel nero stessa soluzione a colore rovesciato.

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L'ILLUSTRAZIONE ITALIANA DIRETTA

DA

G.

TITTA

ROSA

REDATTORE CAPO GIUSEPPE LANZA

SOMMARIO

PaoLo Treves: Passi perduti a Montecitorio. MarceLLo Cora: I loro messaggi d’ol-

PETROLINA LONGEGA apposta realmente fa cadula dei capelli/

tretomba.

Vincenzo CosranTINI: Centenario del Brunellesco. ALBerto BramBiLLA: Carta d'identità delle zanzare. H. NiroBa: Moda francese. Carro Corpiù: Un misterioso ritratto di Fabrizio del Dongo. Laura

Fuà:

RinaLpo

De

FUSETTI Ufficio Viaggi (FUSETTI'S

TRAVEL

BenepETTI:

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NAVIGAZIONE BILISTICI

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cieco

(no-

INTERMEZZI (Il nobiluomo Vidal) — TEATRO (Giuseppe Lanza) — LE ARTI (Orio Vergani) — MUSICA (Carlo Gatti). UOMINI E COSE DEL GIORNO — RIBALTE E SCHERMI — LE CURIOSITÀ DEL LETTORE DIARIO DELLA TIMANA LA NOSTRA CUCINA — VARIAZIONI DI ANG, — NOTI ZIARIO — GIOCHI.

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IV

RIO 65829


ILLUSTRAZIONE 24

NOVEMBRE

IL' RE E LA REGINA

sr

ITALIANA

D'INGHILTERRA TORNANO IN BERLINA DI GALA DOPO AVER PARTECIPATO ALL’INAUGURAZIONE

E COL DELLA

da

TRADIZIONALE FASTOSO CORTEO A BUCKINGAM NUOVA SESSIONE DEL PARLAMENTO.

PALACE


328 M°

e strana

sorpresa,

Intermezzi

almeno

nei

commenti

dei

giornali,

assolto

il Grande

per non

perché la sentenza di Novara che ha

di giustizie

le parole « dubbio » e_« ango-

scia» s’applicano male a questo processo, se si riferiscono alla pub-

blica opinione:

angoscia disperata-

mente offesa sarà stata quella dei

Virando; angoscia trepidamente spe-

rante sarà stata quella del Grande, di suo

padre e di sua madre;

ma

il

pubblico, anche il più appassionato, s'è diviso in due partiti nettamente ostili; il partito più esiguo di quelli che credevano nell’assassinio, come se l'avessero visto consumarsi sotto i loro occhi, e il par-

tito che non

ammette

la più lieve

macula nell’innocenza del Grande, come se avesse conosciuto sempre

quell’uomo e gli fosse stato continuamente vicino, anche nell'ora terribile, laggiù in terra sì stranie-

ra e nemica. Chi scrive

è piuttosto

disposto

a

credere sempre nella bontà; e perciò si rallegra della liberazione del Grande, e, quando ha letto nei gior-

nali, che egli, amareggiato dalla formula dell’assoluzione, ha dichiarato a un giornalista torinese che «sua moglie, la sua anima, soffrono con

lui

e

chiedono

giustizia

chi

ha

la

coscienza

LA FOLLA NELLE AULE DI TEMI DAL

MACININO

È venuta la nostra molto,

offerta

inutilità e spettacolosità e clamorosità che escludono il meglio della consolazione, cioè l’austero rispetto,

la

comprensione

delicata

che attorno al dolore fa il silenzio.

Perché, anche assolto, un uomo non esce da una vicenda sì terribile, da una sì lunga ingiustizia, se ingiustizia, come è probabile, c'è stata, con l'anima intatta o, dopo tanta

violenta e continua rovina, restaurabile.

Non

gura,

come

si applaude

alla scia-

al do di petto d'un

te-

nore, ai gorgheggi e agli usignolismi d’una cantante: e agli avvocati difensori non può far piacere

l’ovazione, quando ci son di mezzo una morta infelicissima e un più infelice superstite; e non è giusto che all'accusatore e alla parte civile si oppongano, oltre alla convinzione, alla sottigliezza e all'eloquenza dei difensori anche l’urlo della folla, l'isterismo delle signore e delle signorine, il tumulto delle dimostrazioni.

La veemenza dell'adesione determina, naturalmente, la veemenza

dell'opposizione; l'altra;

e,

in

sregolate breve,

l’una

gli interessi morali dell'imputato, per prorompere nel puntiglio dell'amor proprio personale; sì che la folla, senza rendersene conto, reclama una sentenza che le dia ragione, piuttosto, che un giudizio che affermi e onori la verità.

e sempre

Corneille e di Racine, ma portano nelle platee fermenti e tumulti non essenziali al teatro (se è possibile che ci siano passioni e conflitti che al teatro possano essere estranei). E il teatro, in ogni modo, si nutre di tutto, elabora tutto, trattiene ciò che è vivo, elimina ciò che è effimero;

ma

il teatro ha il tempo

da-

vanti a sé e una. certa possibilità di lontane giustizie. La vita dell’uomo, invece, è breve, ha bisogno

come

a-

barbarico, di fronte alle insistenze certamente fastidiose dei clienti abituali e di quelli avventizi. Cedendo,

invece,

di venditori, difficoltà

una

cominciato

gran

quantità

inteneriti

forse

nostra

vita,

hanno

a volgere

verso

di noi

della

dalle

la bocca della cornucopia colma di dovizie e ci versano

addosso innu-

merevoli doni. Oggi, chi compera

il più piccolo a una grandiosa lotteria. Ci sono centinaia di migliaia di lire, quando-non si tratta addirittura di milioni a disposizione di chi spende una sommetta per diventare proprietario di una spazoggetto, partecipa

estratto

da

una

mano

santa,

re dall’urna e arricchirci

usci-

meravi-

gliosamente.

Ma il meglio non è la- ricchezza; la ricchezza, invece che volgere verso di noi, può, dal capriccio del-

che è

la rimescolatura

entro

l’urna, es-

ser deviata verso altre mani; si può anzi essere sicuri a priori che noi personalmente non guadagnéremo

un soldo, perché i premi delle lot-

a rappresentazio-

terie, da che mondo è mondo, li vinîono sempre gli altri; e non s'è

e, spe-

mai dato il caso che li vincessimo

cialmente se c'è di mezzo l’amore e l'erotismo, si entusiasma per la persona' patetica e fisica dell'imputato,

noi. Ma che importa? Resta questo

conforto di sapere che, con la spesa quotidiana, noi apriamo innumerevoli porte alla fortuna, poniamo di

come d'un primo attore che, nel dramma, sia vittima d'una passione

fatto e di diritto, la nostra candi-

inventata.

datura per l’elezione a nuovi ricchi; e sentiamo, -nei venditori, che

In verità per spettatori simili (è proprio il caso di adoperare la parola spettatori), non c'è bisogno che

fanno

tanto

per

noi,

un

rispetto,

una devozione, un riconoscimento della nostra importanza personale,

è

già ‘data per impulso, per un misto di sentimenti avventati, di simpatia e di vagheggiamento esteriori, senza prove, senza discrimine, con una

che ci consolano di dover spendere

tanto per comperare una spazzola, o

un

anello

o un

macinino;

per-

ché questa spesa che ci fa inesorabilmente diventare più poveri, aggiunge, a tale maggiore povertà at-

passionalità rovente e retorica, dove hon tutto è brutto, anzi palpita

una pietà ansiosa di soccorrere, e soccortere male, con dimostrazioni clamorose, con mazzi di fiori, con

e anche

una marca di fabbrica numerata, un cartellino: e domani o posdomani il nostro tagliando, la *“nostra marca, il nostro cartellino .può,

colpe

si svolga; la sentenza

recenti,

desso, l’esercente ha assunto e assume durezze impassibili da idolo

nino da pepe della illustre casa Zeta. Alla spazzola, all’anello, al

ni teatrali, con la stessa fluidità e

il processo

l’invito ad andarcene di nostro

In tempi

macinino sono annessi un tagliando,

quello del famoso

sentimentale,

eloquio, con

zola della famosa ditta X o d'un anello per chiavi della benemerita fabbrica Ipsilonne, o d'un maci-

per

processo Fadda, contro il quale Giosuè Carducci avventava quei ver-

ai processi

in giro che è impossibile ne-

gusto.

trastantisi che non derivano solo dalla varietà delle tendenze artistiche, e non rinnovano la vecchia «querelle des anciens et des modernes » accesasi già ai tempi di

si famosi: « voi sgretolate, o belle, i pasticcini... »; pubblico che assiste avventatezza

senza

in luoghi che non sono

Da qualche tempo anche i teatri sono conturbati da prevenzioni con-

zi, se mai, tra quelli che hanno.ri-

ancora

i compratori,

goziarla in borsa nera. Noi compratori siamo stati corteggiati solo in apparenza dai venditori; e ci è accaduto più volte che l’ossequio o la sollecitudine affabile dell’esercente cedesse il posto a una certa bruschezza dialettale di

e

oltrepassanti

anche peggiori di un omicidio. Non intendo dunque schierarmi tra gli avversari di quello sventurato; an-

spetto del suo dolore: Parlo solo del pubblico;

siamo

esser stati mai i venditori di qualche cosa, se non delle ore dî lavoro quotidiano, merce tanto largamente

tranquilla

profanazione;

ora; l'ora di o

noi, che, o bene o male, o poco

AL MILIONE

piamente al ricordo, al rimpianto, alla protezione della morta. La finzione di questo sentimento sarebe

quan-

to le torbide condanne sommarie.

può parlare così, abbandonarsi sì

be |cinismo

le idealizzazioni

colose e dannose per lo meno

lui », s'è tutto consolato; perché solo

esse

questa

e le canonizzazioni affrettate, peri-

l’agonia, se esistesse, o la confessio-

Ma

e, se

difficoltà con la confusione, la rissa delle opinioni,

vata ‘reità, non versa fiotti di luce solare sulla morte di Vincenzina Virando. Ma quale altra sentenza, © di condanna o d’assoluzione piena, avrebbe dissipato l'ombra lugubre che circonda gli ultimi istanti di quella povera morta? Soltanto un testimonio del suicidio, o delne dell'imputato, se ha ucciso, avrebbero placato ogni dubbio angoscioso.

immediate;

sono difficili, non si accresca

pro-

L'epilogo del processo di Novara. L’'ex-diplomatico Ettore Grande, assolto per insufficienza di prove, lascia le carceri dopo otto anni di detenzione.

tuale, lo sfavillio di una ricchezza di là da venire. IL

NOBILUOMO

VIDAL


329

Cronache PASSI PERDUTI

A MONTECITORIO

E questi giorni che precedono la nuova

convocazione

della

romane

Costituen-

te, poche ombre vagolano al crepuscolo*precoce dei grandi saloni di Montecitorio, dove una saggia econo-

mettere un po' di articoli sulla liber-

tà, i diritti

e i doveri

dei cittadini

e il compito dello Stato, e tutto è fatto. Già, ma vicino alle opere di Joseph de Maistre

l’altro gior-

gli angoli

delle

no

impegnati

nelle

delle tre sottocommissioni

di luce

cose.

Sono

commissioni

che

fra

seduta

e

sedute costituzionali, che già raggiungono molte cen-

le gambe

ai

tinaia

nella

sala

una

l’altra

si sgranchiscono

Passi

Perduti,

compaiono

anche

avevo

smussa

i colleghi

mia

i resoconti

di

pagine,

e

delle

basta

questi atti per vedere

scorrere

quali e quanti

dei giornali, si affacciano al Transa-

problemi

tlantico o sorbisecono a pagamento, alla buvette austeramente spoglia, un

mulazione di ogni articolo. Ogni punto, infatti, suscita necessariamente

democraticissimo

obbiezioni e commenti per le sue conseguenze su tutto un sistema politico,

caffé.

Atmosfera,

dunque, ancor di vacanze, in contrasto con

l'animazione

dei periodi

di Ca-

mera aperta, ma fon senza una sua

attrattiva particolare, per chi voglia in quelle sale andar in traccia di ricordi o di ammonimenti.

Anche, alle

volte, possono capitare incontri inat-

tesi, come quello che feci l’altro giorno

nella biblioteca, su all'ultimo piano. Furtivamente

avevo

superato

le

grandi scale deserte, sospirando invano all’ascensore fermo, e invece del

libro che ero venuto a cercare, chis-

sà perché mi son trovato fra mano

un volume d'un vecchio amico, voglio dire d’un mio amore letterario d’altri tempi, il conte Joseph de Maistre. Proprio lui, il monarchico legittimi-

sta savoiardo, il Ministro a Pietroburgo del re di Sardegna dal 1803 al

sorgano

di fronte alla for-

economico e sociale e ogni disposizione

votata

impegna

ad

un

orienta-

mento

generale dello Stato italiano. Certo, la buonanima del conte Sclo-

pis ha

avuto

un

compito

più facile

nell’elaborazione dello Statuto Albertino, quella carta octroyée (come dice ton sarcasmo Joseph de Maistre) al popolo. Senza, cioè, il controllo dell'Assemblea costituente... Adesso, in-

vece, non

si può che procedere

a ri-

lento, e questo sa il mio illustre collega Ruini, presidente della Commissione dei 75, che con occhio vigile e prelatizio e acutezza di giurista segue e coordina i lavori. Certo, Joseph de

Maistre tutti questi problemi li avrebbe già risolti, negandoli in blocco, egli che

era

persuaso

che

ogni

1817, colui che per l’universale rappresenta il più chiuso reazionarismo e l'apologia del boia.. Anzi, per un

costituzione data dagli uomini. val meno della carta su cui è scritta. Ma

curioso scherzo delle ombre serali che

fa...

invadevano rapidamente la biblioteca,

crd gi

questo

succedeva

centoquarantanni

mi è parso proprio di vedere entrare l'illustre

uomo

e avanzare

verso

di

me; agitando sconsolatamente la par-

rucca bianca, e poi sedermisi accanto scotendo la testa e lamentandosi. Si lamentava in quell’elegante’ francese che già stonava alla corte del re di

«Si,

—

mi

sussurrava

il vecchio

amico,

—

fate

pure

volete,

come

se

volete perdervi, ma voi omuncoli, non

Sardegna, ma che Joseph de Maistre

potrete mai sostituirvi a Dio, l’unico artefice di Costituzioni. Nessuno di voi. Neppure De Gasperi. Già, anche i sovrani, con Luigi XVIII alla ‘testa,

hon ha mai abbandonato.

han cominciato a tralignare e a largire Costituzioni.

Si è visto

poi dove

son

andati a finire... I francesi, da tempo

Invano

ho

cercato

(cioé di rileggere

aveva

lavorato

di consolarlo,

quelle pagine su cui

anni

sono.

Veramen-

te, ora son qui a fare quello che il Conte

soprattutto

costituzione. ‘compito

Era

aborriva,

sicuro,

gentiluomo,

cioè una

il vecchio e

che questa

è o-

pera maledetta da Dio, che solo Dio può fare le costituzioni e che già è sacrilegio di tentare da parte dell’uo-

mo simile impresa. Questo

era pro-

alla malora;

i vostri,

al Cairo

e in

Portogallo, mio giovane amico. È naturale... Vedete, a difendere la buona causa non son più rimasto che io... ».

E qui aveva per fortuna ragione,

il povero

vecchio.

Non è rimasto

più

che lui a- difendere

una causa condannata in sul nascere e in cui oggi

neppure il: legittimista Manlio -Lupinaccî crede più: Ma una cosa diceva giusta, Joseph de Maitre: i re non

prio il punto di partenza di tutta la

possono

sua opera, molti volumi e centinaia di lettere, e qui egli trovava la ra-

popoli. E noi siamo qui a testimonia-

Bione prima della sua condanna di quel

mondo

uscito

dalla

maggiore

fare la Costituzione,

proprio

perché la Costituzione è opera’ dei re sopra. tutto questa verità. Una verità che vale anche di novembre,

nel

diavoleria di tutti i tempi, la Rivoluzione francese... Del resto, Maistre

palazzo di Montecitorio invaso dalle nebbie, che attende fra poco di veder

era indubbiamente concorde con la fradizione cattolica, e se oggi venisse

concretata

l’opera

può irridere

finché

nostra.

Perché

si vuole

‘si

questa

Costituente italiana, come

con barba-

vero

Costituzione

davvero in terra in carne e ossa, gli verrebbe un colpo a vedere che l'onorevole De Gasperi è presidente di un

ro vezzo si fa da qualcuno, ma è pur

Consiglio

può dipendere la felicità o la miseria

di cui fanno

parte eretici

dichiarati e che un cattolico osservante come l’on. Tupini è felicemente presidente di una delle sottocommissioni per redigere la Costituzione della Repubblica italiana! Davvero, di-

rebbe Joseph de Maistre, questi uo-

mini si son messi su una cattiva stra-

da, che porta diretta all'Inferno... Certo, povero ci siamo messi

Joseph de Maistre, su una strada dif-

niente

costituzione.

ficile. Perché può sembrar cosa da fare

una

Basta

che dalla prossima

del ‘paese.La malinconia de' Maistre

di Joseph

esiste solo nella bibliote-

ca deserta, dove ogni tanto i volumi

sembrano vivere ‘e sorgère ‘in piedi dagli

scaffali

umanità

e parlare

all'ultimo

per

lettore,

la loro

perché

è

soltanto. per uno scherzo del tramonto che questi incontri sono possibili a un costituente -sognatore, fuor dalla

polverosa eredità di un passato per sempre

sepolto. PAOLO

TREVES

Vedute di Roma dopo il violento nubifragio del 14 novembre che ha trasformato le strade in torrenti paralizzando per alcune ore la vita cittadina. Il quartiere Valmelaina ridotto a una palude; il traghetto, per mezzo di -barche pneumatiche, di tre ragazzi che correvano il pericolo di annegare, e una camionetta bioccata dalla piena crescente in una delle vie pianeggianti del centro,


330 «N®

occorrono molte prove per

tutto quanto come

è breve

la gioven-

tù. La primavera è nata ieri, siamo in aprile, e già il sole si dà arie di

solleone e la corteggia. Ero passato da pochi giorni dinnanzi

ad una

sguardo sovrumano di chi vive convinto laggiù, nel profondo. Invece qui al sole, è un'altra cosa. L'Italia, in superficie, è il paese del-

I LORO MESSAGGI D’OLTRETOMBA

convincersi » — mi diceva un giorno un amico vissuto a lungo all'estero — « che l’Italia è il paese dell’improvvisazione. Qui è provvisorio

pianta

la gente che capisce a volo e «s'ar-

rangia », e che scrive commedie

com-

mosse sulle « tignole »che a volo non capiscono e non « s’arrangiano ». Rapidi setacciatori percorrono il fronte coi loro crivelli a mille occhi, e va-

di Largo Cairoli. Aveva le foglie e le

gliano

gli uomini

ricolosi

dagli innocui,

come orecchie di bambini. Oggi era già una donna matura, con una figliolanza innumerevole di fiori. Nel pra-

destinati

alla tomba.

Coi pericolosi si

innocui

si seminano

al vento, perché

gemme

appena

spuntate, trasparenti

to, sotto l'albero, già biancheggiava qualche suo morticino. Ha fretta la vita,

da queste

poco

tempo

dicono, «E

parti, al domani

da

pensare.

e passano

c'è

Arrangiati,

oltre.

infatti, chi più chi meno,

«s'arrangiano». Il fascismo

grosso

tutti

era un

«arrangiamento:»

generale

«Qualche

anno

fa avevo

conosciuto

un giovane insegnante d’università, serio, intelligente e serupolosissimo. L'ho ritrovato che scriveva a destra ed a sinistra lettere piene di com-

plimenti, mandava

i suoi opuscoli in

omaggio, e lo si vedeva vorticare in ogni ritrovo

di « bei nomi ». L'ho se-

guito coll'occhio mentre si sbracciava ed ho notato, nel suo sguardo che incontrava il mio, un sorriso ironico e

con una mancia per qualche raccoman-

pieno d’infinita tristezza. — Che ti prende? — gli ho chiesto, quando l’ho potuto avere a quattr'occhi. Per poco è rimasto lì, serio e senza risposta;

posticino di gerarchetto provinciale e chi con run posto da ministro, chi ni.

Tutto

«s’arrangiava»

in

Italia,

anche la tecnica e la cultura superiore. Negli Stati Uniti si componeva

il nai-

lon

inconsumabile,

modestamente,

di

va»

il lanital

non

dura,

in

è di materia

nobile:

carbone e d'acqua; da noi si « crea-

compenso

che

te. Erano cose che a Roma

ma

di lat-

facevano

colpo: uno sedeva a tavola vestito di

fibra di stracchino, mangiava

una fet-

ta di stracchino, ed aveva magari un ombrello dal manico di galalite, che è un pezzo di stracchino indurito anche

numero

di controllori

visa, sul berretto più «greche»

d'un

maresciallo, gli intima a bruciapelo di «esibire il biglietto». Intanto,

come

agli

negli

esami

incubi,

di scuola

rivissuti

il viaggiatore

si sente

scrutare le viscere d'uno sguardo penetrante in cavità, carico d'una sapienza psicologica infallibile in ogni

cosa, fuorché in materia di tatto. « Fino

a prova

contraria,

per me

ognuno

è iun mascalzone », sembra dire lo sguardo di codesta psicologia ferroviaria e gallonata. Il risultato è che « fino

a prova contraria»

qui ognuno

fi-

nisce per sentirsi un po’ mascalzone, sospettato e palpato con domande per-

quisitorie

ogni

volta

che

« esibisce»

una carta: un vaglia bancario, una tessera od un biglietto del tram. Effetto di quel vizio nazionale d’« arrangiarsi»

ad

leciti o illeciti.

ogni

costo,

con

mezzi

« Nessuno qui crede a nessuno. Quando uno è vissuto oscuro e senza macchia del suo lavoro, poi modestamente lascia che riteneva

la vita per una causa costasse più di quella

vita, l’esperta psicologia dell’« accà nisciuno è fesso» sa già che l'ha

fatto per « ambizione».Come

nell'al-

ta strategia politica del fascismo, la migliore difesa era l'offesa — col ri-

sultato pratico che sappiamo —

per

non « farsi fessi » si comincia a « far fessi» gli altri, ed in codesto meschi-

no machiavellismo da borsa nera una sola pianta cresce vegeta: quella dell'apparenza. In questo paese di scettici, ai quali

«basta

la mossa»,

che

cosa non farebbe la gente, per procurarsi un poco di credito? borsa

Ed ecco la

dei titoli e dei diplomi

giocare

frenetica al rialzo: così accade che ci

sono più laureati fra Roma e Napoli che

in

tutta

l'Inghilterra,

vani

nullità mette

clame che rumoreggia

e la ré-

intorno a gio-

in ombra

la fama

di Dante.

vo nel terrore che un giorno mi sco-

prano ed allora è finita: mi sbrane-

un certo tatto morale, non ga-

nessuno

contro

l'universale

sospetto. Qui tutti la sanno lunga, che gente portata per disposizione

allora,

disonesto

finalmente,

mio amico globe-trotter. Non credo che

egli abbia ragione, ma neppure mi sembra che abbia torto. Non ha ragione

perché

identifica

un

ceto

con

tutto il popolo, che è molto diverso

dalla tribù di certi pesci che guizzano e scintillano a pelo d’acqua. Ma

tutti sono

furbi.

l’u-

dove

zero in più perché gli affari sono affa-

buoni

ed onorevoli si me-

scolano a nomi equivoci, ed a nomi che cattivo

odore.

Il reduce

delle

cripte, il sepolto vivo delle annate ne-

re porta

dai

ed

hanno

la

nostalgia

che scalderà le pentole per i banchetti del successo

in superficie,

Sono la-

voratori modesti: contadini, operai, in-

tellettuali. Questi uomini molto semplici e molto umani, alla buona, nel

loro sano equilibrio appreso in una scuola

millenaria, di vita dura e di sto-

prema

iniuria

riche sofferenze, non si sbilanciano né verso il cinismo da spogliatori di cadaveri, né verso il summum ius su-

del puritanésimo;

e

perciò non prendono troppo sul tragico una bugietta innocente, od una piccola ipocrisia in cui a volte cadono i cuo-

ri ingenui: ragione scusabile ma non

meno probabile dell'accusa di « falsità» italiana, mossaci sovente dagli stranieri. Poco

importa. Molto

importa

invece

che codesti uomini non vengano quasi mai

alla

superficie;

che

tanto, non

si metta

a qualche posto

responsabile

uno

una

di costoro,

volta

appunto

perché sono « insignificanti ». Fra questa gente umile e spesso timidissima ho

incontrato

degli uomini

di talento, ed

è un male che da noi da molti si creda ancora che il genio,si riconosca, assolutamente,

dal molto

rumore

opinione.

simile?

Gli

che

—

umana,

uomini,

«Con

quella

certo non

viene

no

di sicuro.

O

forse ritorna ai luoghi della sua rinuncia, come

l’assassino

ritorna

rovesciato milioni di uomini come un guanto, e ne han messo a nudo le inte-

riora, così orrende da stupire lo stesPrincipe

che

della

lo muova

morte,

una

è possibile

superstite

ambi-

zione di gioventù? No, non è possibile» — mi dico. — «Che abbia un parola da offrire agli uo-

mini, perché la sua annosa solitudine non

sia

stata

ta quassù, si sente annusare per morto,

Non

s'è fatto un

d'oltretomba,

co-

mensa

dei poveri.

MARCELLO

CORA

che’ ha avuto

adesso

vita combattuta

di artista industriale.

successo

coi

neri,

‘ce l'ha. con altre’ tinte.

e

« Del

resto la colpa è sua. Si è sempre tenu-

to in disparte, come se gli altri fos-

sero

tutti

rognosi.

Mendicante

muto

ha la bisaccia vuota », aggiunge poi, dà una raspatina per coprire di terra moneta fuori corso, e si spolvera

la le

mani col piccolo gesto sbrigativo di Charlot; « povero N. N.,» sospira con

sentimento

di solidarietà un po’ pe-

losa; poi accende una sigaretta e se ne

va, soddisfatto del penoso dovere com-

Già

sepolto

il reduce

vivo

per

inattuale

dai nemici,

tali riflessioni

finalmente

è

dato a trovarli nelle loro catacombe e li ho interrogati. Qualcuno si lamentacoglienza diversa, dopo tanta attesa di

va amaramente:

s'era aspettato un’ac=

tornare uomo, fra gli uomini. Ma altri nulla avevano

da ridire. Ho per-

fino udito. qualcuno rispondermi che la vita era giusta, e che se li aveva condannati

al

silenzio,

ovviamente

non

a

meritavano di meglio. Li ho fissati ne-

de-

gli occhi: avevano lo sguardo dei bam-

bini, senza le nuvolette vaganti nelle pupille

che

han

perso

bellezza che fu detta magica. Dopo i grandi successi internazionali delle E-

sposizioni di Parigi e d'America, raccoglieva presso la Galleria Pesaro

ed altre simili,

faccia-

gl'imbonitori di piazza, costoro con un senso arcano di pudore se ne so-

Guido Ravasi ha chiuso il 13 now. a Cardina (Como) all’età di 69 anni la sua Giovanissimo vedeva i suoi tessuti accolti in musei stranieri, maestro innovatore dell'industria serica piegò il telaio meccanico alle esigenze della sua arte e appagò la sua fantasia di colorista nella creazione di stoffe moderne di una

è moneta che non corre più: si lascia che finisca nel pattume. « A suo tempo

e donne di valore si sono

mo un piacere, a lasciarli là in san-

che scompaiono

aveva un certo valore, ma oggi tutto è mutato» — dice passando il giuda redazionale ed amico in altri tempi,

mini riscomparsi dalla scena. Sono an-

alle grida

i reduci

me la tignola Kafka o la tignola Mo-

coll’im-

e calpestando i cuori. «Se la godano

voce

la morte:

digliani, o le altre innumerevoli, anonime, che parlano colle loro opere senza parole. La civiltà ama gli uomini che si sorridono da lontano in silenzio, e posano gli sguardi sulla vita delicatamente, come mughetti sulla

«nome »,

m'è venuta la nostalgia di questi uo-

la loro

ventano, poiché ella ama specialmente coloro che preferiscono parlare dopo

barazzo di chi mostra d'averlo già dato

nella ressa si van pestando i piedi,

mescolar

acque, ma se ne fugge al vocio piazza. Le proclamazioni dei

grandi nomi la rintronano e la spa-

messaggi del sepolto vivo, chi ne vuol sapere? Egli ha tutti i difetti dei morti, e tutti i difetti dei vivi, poiché non è morto abbastanza, Il reduce in visi-

stato. sotterrato. da un amico.

gli

sulle della

invano? »

ora

angolino:

ha il

fuorché

lo spirito

li dei morti si ascoltano perché il morto non scomoda nessuno. Ma dei

lia è caso raro che qualcuno li trag-

loro

ognuno

ognuno,

la civiltà, Essa giunge «su piedini di

colomba », silenziosi come

strani messaggi per i superstiti. Quel-

Ba dalla loro oscurità. « Un concorrente di meno», pensano coloro che nel

Così

I sepolti, siano morti 0 vivi, hanno

piuto.

Uomini

ste dei pericolosi.

al luogo

del ‘delitto? Dopo esperienze che han

fa o che gli fanno dattorno. Ma in Ita-

ta pace».

si spargano e portino frutto per le feposto che gli spetta:

di uscio in uscio, ingenua-

regalo, una

perfetti

dell'onestà, Ma costoro si vedono poco.

Sorlo nascosti tutto il giorno sottoterra, al lavoro, a scavare il minerale

in un

paese

tà. — È un «nome » — dice il redatto-

sere.

operetta, perché non presumono di es-

riconosciuta

di furbo,

nei

quali-

colle mosse eleganti del « doppio giuoco »; e stende uno chèque con qualche

so

nica

la reputazione

corsi

stampati

se è di cattiva

re capo che ha cavalcato con destrezza la cresta della congiuntura fascista,

per cotesto ceto non ha torto. In Italia ci sono, fortunatamente, moltissimi uomini onesti; onesti veri e non da

ti o dissenzienti, e non disdegnarono

almeno

intanto

e si sono

anche

pubblica

alla

del

si paga,

faccia troppo

anzi

filosofia

i pe-

sù?» — mi domando, a vederlo aggirarsi intimidito fra i tramvai della

darsi

ci si acquista

là sopra, sono

bocche,

cervelli. Un « nome » è un capitale che

a presentare il conto per gli anni sprecati. Chi potrebbe pagargli un conto

Forse

diventerò

è lo stesso;

col

sulle

Ho riflettuto sul discorso di questo

serio.

che

tato

finisce

mercanti,

qualcuno mi vorrà un po’ di bene—».

sul.

Temo

« fatti valere », perché tanto il risul-

naturale ad essere schietta ed onesta,

le

mente, i suoi capelli grigi o già bianchi. « Quale misteriosa attrazione lunare l'avrà ‘fatto riaggallare quas-

ranno.

visti scomparire in Italia a questo modo, dietro le tende solenni e bianche della loro discrezione, Mentre sul mercato equivoco del fascismo molti portavano la loro merce, ccnsenzien-

molta

nelle loro

le contumelie,

pietà, colle loro solitarie lagrime, e talvolta col loro martirio. I nomi dei

ri. Nomi

vi-

silenziosamente,

Il baccano,

ro capo, lasciandoli soli. colla loro

sanno

pure,

« Essere discreti ed onesti, avere insomma

rantisce

andati

guerre e gli anni sono passati sul lo-

tutti questi lupi. Faccio finta. Ma

e mi son messo anch'io ad ululare fra

lui.

@ di laureati che ci sono nel paese. Uno ha preso appena il posto nel treno, che già un personaggio in di-

no

cripte.

poi m'ha detto: — È la paura; ho preso paura di essere un onest'uomo,

« Chi viene in Italia da Oltralpe, stu-

pisce del gran

separare

i necrofori

fa lega del buon appetito, perché intendersi è meglio che combattersi; gli

anche lui: chi « s'arrangiava » con un

dazione e chi con forniture per milio-

per

l’innocenza;

no,

accanto

alle stoffe le sue

a Mila-

pittu-

re e sculture in una mostra che affermava la sua singolare personalità, per cui molti lo rassomigliarono a uno schiétto italiano del '500. Apostolo dell'Artigianato

creò una. Bottega. d’arte mettendo insieme le basi di quel Museo dell’industria serica italiana di cui propugnò la creazione presso Governo e cittadini. Creatore inesauribile di cose belle, maestro di severa competenza tecnica portò ‘all’estero altissimo il nome dell'industria serica d'Italia. «L'Illustrazione Italiana »partecipa al dolore della famiglia e porge. sentite condoglianze.


TIMMANAIK

STRATION

Il modello del primo vagone postale costruito in Francia nel 1845: è esposto nel museo postale di Parigi con gli altri mezzi di trasporto usati dall'epoca di Luigi XI in poi.

UOMINI E COSE DEL GIORNO

Hermann Hesse, Premio Nobel per la letteratura 1946. Fra le opere che hanno imposto il suo nome fra i migliori narratori tedeschi sono i romanzi «Peter Camenzind », « Demian» «Der Steppenwolf» e « Narziss und Goldmund», Gli ultimi due sono stati tradotti anche in italiano.

Jules Romain, uno dei più noti romanzieri e commediografi francesi, è stato eletto recentemente

accademico

di

Francia.

L'on. Nitti che il 14 novembre ha prununciato importanti discorsi al teatro Lirico

e all’Università

Bocconi

di

Mi'ano.

Allo Stadio di San Siro a Milano. Un’azione del Milan dinanzi alla rete livornese. La partita si è chiusa con due reti per parte.

L'Alto Commissario per l'Unione Sudafricana, Heaton Nicholls (a sinistra) e il primo ministro maresciallo J. C. Smuts alla seduta inaugurale dell'Assemblea delle Nazioni Unite.

La commemorazione dell'il novembre a Bruxelles. Il principe Reggente Carlo depone una corona di fiori sulla tomba del Milite Ignoto,


un pazzo e «gettato della sala. umiliazioni

Ma la

di peso»

fuori

dopo tanti dolori cupola (dal 1420

ed al

1434) fu costruita così come oggi appare nel cielo fiorentino con la

sua forma ogivale collegati da robusti

ad otto spicchi costoloni, con la

calotta

protegge

esterna

che

quella

interna ed alla sommità con la lanterna in funzione di chiave di volta. Gli è che il Brunellesco, oltre che un artista di intuizione e di stile che

ice a distruggere il gotico nel classmo, è anche un tecnico. Egli in-

fatti è autore delle fortificazioni di Malmantile, di Vicopisano e della astra dove eleva agili torri, costruisce ballatoi finali, erige solide mura

coronate

da beccatelli. Quindi è in

grado

in realtà

di tradurre

il sogno

più ardito. Come stùdiòoso in armo-

nia con la cultura del secolo, esamina e misura le rovine romane al fine di trarne le leggi fondamentali allo stile ed all'arte del costruire. Ogni opera del Brunellesco costi-

tuisce una imitarsi.

a

novità

ed

Il Loggiato

Firenze,

un modello degli

condotto

nel

da

Innocenti

1419

con

l'ausilio di Francesco della Luna, nel rincorrersi delle esili colonne e degli archi su ampi valichi, riprende, è vero, gli esempi dei chiostri e dei conventi dei primi tempi. cristiani,

ma nel contempo crea un tipo quat-

=

trocentesco che sarà a sua volta ripetuto per esempio dall'Ospedale del

db dotta it pre ==STIVFI TRI PPFFFIPFI

Ceppo

a Pistoia

e nella Loggia

di

San È

Paolo a Firenze. E nella Sacredi San Lorenzo, costruzione cu-

gua

alla

basilica

(costruita

anch'essa

rire

il

capitello

corinzio,

il

bica sormontata da una cupola attiin parte dal Brunellesco) ecco appacla

> LOI

co pilastro scanàlato

pod

che sagomature architettoniche in grigio che, disegnandosi con lirica

e quelle tipi-

purezza sul fondo bianco del muro,

IZ

sanno di pulito segno di tiralinee tracciato su un foglio di carta bianca. Anche questa novità troverà mol-

SÌ

ti. imitatori.

{resi

C'è come l’interiorità

una del

potenza solare nostro maestro

illumina e trasforma

materia

Bi

== /,

(0

Da

Per iliz:-fzeli

|;{

entenario del Brunellesco urono davvero fortunati i nostri grandi maestri a vivere ed operare in quel felice momento che con epiteto significativo si dice Rinascimento. Infatti allora rinasceva l'uomo illuminato ed esaltato dalla gloria antica: dalla «bellezza» greca e dalla potenza romana. In questa esuberante giovinezza le idee e intuizioni di un nuovo mondo fiorivano con fecondo rigoglio senza correre il pericolo, più ardite che fossero, di perdersi nell’astrazione, di morire nell’astruso. Specie durante il primo Rinascimento ogni baintuitivo

diventa

realtà,

nelche

la

stre e la nozione più riflessa e culturale. Nella Cappella dei Pazzi, che dal 1429 al ’51 fu eretta presso la

|] {fdt Aa

gliore

in creazione

bruta, la pratica più pede-

di-

sciplina di ‘studio, opera concreta. Allora dovettero sentirsi paghi sp gli architetti in quanto potevano quasi toccar con mano la potenza demiurgica dell’«idea» che, pur vaga ed irreale, sapeva piegare ‘alla sua volontà i muri più pesanti, riusciva a convertire in « forma » la visione più trascesa. Proprio in questo fortunato momento visse Filippo di Ser Brunellesco che, nato nel 1377 e morto nel 1446, cioè esattamente cinque secoli

fa, si trova ad operare precisamente nel momento in cui la rivoluzione rinascimentale è al suo primo sboccio. L'intuizione del nuovo mondo, in questo omino piccolo e sparuto ma con «l'animo pieno di grandezza», come dice il Vasari, trova una formazione mentale ed una preparazione tecnica, muraria,.razionale, capace di affrontare uno dei più arditi problemi d'ingegneria che siano mai stàti tentati, Il proposito dei Fiorentini di voltare la cupola sul tamburo di Santa Maria det Fiore, dove avevano lavorato Arnolfo di Cambio e Fran cesco Talenti, faceva tremare i più esperimentati costruttori. Gli stessi architetti del Trecento avevano preferito lasciar in tronco i lavori perché non avevano voluto arrischiare la copertura di una mole che, .misurando ben 45 m. di diametro, non consentiva l’erezione dell'armatura di ausilio e di sostegno. Crsì quando il Brunellesco in un'apposita adunata di Consoli, costruttori locali e stranieri e di operai specializzati, espose il suo progetto fu riteriuto

chiesa

gotica

di Santa

Croce,

chiostro

è

anch'esso

attribuito.

Brunellesco)

il classicismo,

emulo

Grecia

della

che

(il cui

al

piuttosto di

Roma,

non ripete supinamente le forme antiche. Anzi

perde

i suoi schemi

geo-

metrici originari per cangiarsi in purezza e chiarezza lineare: in piani distesi orizzontalmente

La cupola e l'abside di Santa del Fiore, del Brunellesco.

La cappella

Maria

a specchi cro-

ciati di minimo aggetto, di quieta e riposata semplicità. Quando

nel

1443

a Roma

il Bru-

dei Pazzi nel chiostro di Santa Croce, a Firenze. In quest'opera îl classicismo attinge mirabile purezza di linee.


nellesco,

precorrendo

comprese una

doveva

il

Bramante,

che l'architettura, più che

appiccicatura

rarie

dell’ornativa

sulle

masse

in

un

linearità

risolversi

mu-

classica

plastico

movimento di grandi volumi, allora il fantasma stilistico mutò fisionomia. Ed ecco Santa Maria degli

Angeli

(rimasta

interrotta),

la

chiesa appunto di robustezza romana insieme di gentilezza paleocristiana,

rievocare

gli

del IV secolo. Ed ecco

edifici

centrati

l'ossatura ot-

tagona, le antiche nicchie, le sedici facce a

cappelle

in movimento

biasbidate

tutta

mettere

la massa

mura-

ria avvalorando i volumi più che l’esteriorità. Finché nei grandiosi vani delle porte e delle finestre che richiamano

gli

archi

degli

anfiteatri

e degli acquedotti romani, nelle bozze rustiche di ricordo trecentesco, si erge la massa di Palazzo Pitti. Ma

questa severa mole fu solo ideata da

Filippo

nel

la

morte

sua

1440,

ed

fu costruita

dopo

alterata

l’ag-

con

giunta delle ali laterali e con i rifacimenti che dal Sei e Settecento ne mutarono il volto lasciando del primitivo ricordo selo il loggiato del-

le

finestre.

Dalle altre opere eseguite a Firen-

ze, da Santo

Spirito (che segue

tori nel

alla Tribuna

la

concezione generale di San Lorenzo ma che fu compiuta da altri rifaci1487)

Maria

del

Badia

Fiesolana

Fiore,

dalla

di Santa

chiesa

al Palazzo

della

di Parte

Guelfa (che restò incompiuto) si apprende che il maestro vantò una fervida attività sempre d'impegno aulico, monumentale. Il

Brunelleseco

fu

anche

scultore

e fra l’altro autore del Crocifisso in legno di Santa Maria Novella. Ma

nelle formelle presentate al concorso indetto per la continuazione

della se-

conda porta in bronzo del Battistero lasciata in tronco da Andrea Pisano, fu battuto dal Ghiberti che infatti

riuscì vincitore della gara. Ma aveva di che

zione

consolarsi

perché

di

questa

umilia-

fra i concorrenti

boc-

ciati vi era anche Jacopo della Quer-

cia al quale grande

lo stesso

decoratore,

era

Ghiberti,

pur

di gran

lunga

inferiore. Così nel primo architetto del Quattrocento giustamente definito dal Va-

sari

«padre

del

Rinascimento»,

il

lampeggiare quel secolo

delle intuizioni che in umanistico pullulavano

feconde

nel

definitivo

guitore

d'idee

crollo

degli

schemi medioevali, c'è come un insee di fantasmi

stilistici

classici, paleocristiani e romani che traducono le belle forme limpide, neari e rivoluzionarie; in scienza, coscienza e realtà tanto duratura da

creare una

grande tradizione.

VINCENZO

COSTANTINI

N portico dell'ospedale

degl’Innocenti

Basilica

di San

Lorenzo:

la sacrestia vecchia,

creazione

d'una serenità

e grazia

incomparabili.

gli evangelisti nelle lunette, le porte di bronzo e i santi di terracotta sopra le porte,

in piazza della SS. Annunziata

a Firenze.

Costruita

con }

ilio di Francesco

della

Luna

I medaglioni

sono

della

cupola,

opera del Donatello.

nel 1419, quest'opera

del

Brunellesco

‘erea un tipo architettonico, capostipite di altre opere insigni. I medaglioni, raffiguranti bambini in fasce. nei più vari atteggiamenti; sono’ di Andrea della Robbia,


334 ‘n un

precedente

della

Febbre

articolo, trattando

Gialla,

ho

gruppi

accenna-

ferenziare

alla

dove

che ne

ferenza

la

la malaria

tono

la malattia

in India,

affini, presenti in una stessa regione,

s'è dovuto ricorrere allo studio della struttura di un organo interno del-

gimenti di tecnica talmente delicati da parere quasi. impossibile al profano. Ché non è da credersi, come ancora molti fanno, essere la- zanzara malarica uno «zanzarone ». Ta-

pote-

che solo determinate

specie di anofele e non altre trasmetquesta

in natura;

e fu da

constatazione

fondamentale

che nacque la necessità

di quello stu-

dio minuzioso

le è solo, sui cartelli rèclame, ormai in disuso, di specifici antimalarici più o meno efficaci. Si tratta di insetti

di pochi millimetri di lunghezza; ed

e preciso che ha por-

tato alla compilazione di una vera .e propria carta di identità per ogni sin-

gola specie,

sottospecie

e varietà

di

in Africa ne Ho raccolti di così minuLarva

di anofele irta di infinite tomologo alla diagnosi

setole “ peluzzi la cui morfologia guida di specie (ingrandita 25 volte circa).

ti, esili e diafani (an. d’Thali) che già

l’en-

il vederli sulle pareti di una camera era spesso difficile mentre non si

anofeli. La distinzione sommaria della culer dall’anofeles è semplice; basta osser-

vare

l’insetto quando

di riposo per

vedere

riusciva a individuarli nel volo, pur ascoltandone il sottile ronzio.

è in posizione che mentre

Si immagini ora di raccogliere tali

la

culer mantiene il corpo parallelo al piano di appoggio delle zampine, l’anofele,

forma

con

questo

un

esemplari, staccarne accuratamente il

Carta d’identità

angolo

nettamente acuto, e ciò perché l'anofele, al contrario della culex, ha l'ap-

parato di suzione in asse con il re-

capo, più piccolo di una capocchia di

spillo,

qui.in

un

mana

criminologia.

delle zanzare

digitali dell’u-

ratore.

evoluzione. La femmina fecondata per

Ebbene,

maturare le uova necessita di una a-

chiamato per la caratteristica macchiettatura scura al centro delle ali,

ovicini

‘maggiormente

maturati

vengono

poi

dalla

marsi in nînfa, e dalla ninfa infine fuoriesce l’insetto perfetto che, dalla superficie delle acque, prende il volo.

Ora,

a parte

il grande

interesse,

che si delineò in seguito, di ‘studiare le condizioni particolari di ambiente

necessarie allo sviluppo da uovo a insetto alato per ogni singola specie, apparve subito l’importanza di conoscere bene la morfologia, oltre che degli insetti alati, anche delle larve e del le ninfe.

Portati avanti questi studi, sembrava di essere riusciti a compilare delle carte

di identità

veramente

per-

fette per le specie più importanti, tali

da non

lasciare alcun dubbio circa dei vettori di. ma-

la identifieazione laria,

quando

proprio, da. noi in Ita-

dalla struttura

dell’arma-

tura faringea, e solo da essa,

limentazione a base di sangue che essa sugge da diversi animali a seconda dell’attitudine che madre natura le ha dato e a seconda delle possibilità che le si presentano. (Quelle specie anofeliche che prediligono il sangue umano sono quelle incriminate

per la trasmissione della malaria). Gli

appositi

na semicilindrica va distesa con cura e pressata fra due vetrini in modo da poterne mettere in evidenza la delicata struttura del bordo superiore, che è frastagliato in modo caratteristico. Lo smontare un orologio da signora è al confronto opera da mu-

Sarà noto ai lettori che la vita della zanzara comprende diversi stadi di

femmina deposti alla superficie di acque adatte a permetterne lo sviluppo; dall’uovo nasce la larva che subisce diverse mute prima di trasfor-

in liquidi

sce l'armatura del faringe. Tale lami-

cam-

po di gran lunga più complesso di quello delle impronte

macerarlo

e disseccarlo con aghi sottili e bene appuntiti, lavorando sotto un apposi-

to microscopio, fino a isolare la_minuscola lamina chitinosa che costitui-

sto del corpo.

Non altrettanto semplice è la distinzione delle varie specie di anofeli fra di loro; ci si inoltra

di-

l’insetto adulto, il faringe, il cui isolamento per lo studio richiede accor-

Christophers e Stephens, in seguito, arcertare

è data solo dalla

esse. Per altre specie morfologicamenté

malarica senza la presenza di anofeli, non è altrettanto vero che dovunque vi siano anofeli esista la malaria.

rono

spesso

versità del modo di ramificarsi di una o di un gruppo di

setola principale

Presto però ci si accorse che, mentre è verissimo che non esiste zona

studiando

An-

larva rimangono renziati in modo

al Grassi che bastasse trovare anofeli

scoprirvi

la superficie.

dell’insetto alato, tal

che potrebbe insorgere confusione fra due specie affini, i connotati della nettamente diffecostante, e la dif-

capaci di propaga-

per

delle varie ad

le caratteristiche di co-

lore e di forma

re la malaria fra gli uomini. Venne quindi attribuita la massima importanza alla distinzione delle zanzare in anofeline e in culicine e parve zona

o va si so-

ricoprono

che variando

ci della Filaria in terre tropicali, non

data

è scomparsa,

a queste varietà

curata delle minuscole setole e dei peli

trasmet-

sperie di culer vettri-

della malaria ».

seno

perviene mediante l'osservazione ac-

(che com-

titrice della Febbre Gialla e del Den-

una

in

contraddi-

Per l’identificazione di molte specie ha la massima importanza lo studio della larva. All'identificazione si

pleta la famiglia delle zanzare) pur arnoverando nelle sue file alati bri-

in

la malaria

La caccia ai connotati

zare appartenenti alle tribù delle anofeline sono vettrici di malaria; men-

«spia

varietà

zanzare ha portato i ricercatori una gara di meticolosità.

stabilito che solo le zan-

contiene individui

sei

maculipennis,

stituiscono le altre (vedi figura a si-

di fascino e si rivelò via via ricco di

gue, ed alcune

ben

scomparendo,

sorprese di interesse grandissimo. Do-

Aegypti,

specie

nistra).

po le memorabili esperienze di Grassi e Bastianelli al principio del secolo,

l’aedes

ca-

distinte,

tare che in Italia solo le due ultime sono vettrici di malaria. Là dove esiste la malaria esistono maculipennis varietà labranchiae o varietà elutus;

Il lavoro fu lungo, minuzioso, irto di difficoltà incredibili, ma non privo

quali

hanno

ben

troparvus, messeae, melanoon, labranchiae ed elutus, e si è potuto accer-

connotati dei soggetti più pericolosi e di identificare quelli sicuramente colpevoli.

tre le tribù delle culicine

che

biologiche

stinte dagli appellativi di typicus, a-

blocco tutta la grande famiglia e si sentì il bisogno di stabilire gli esatti

ganti

individui

fra cui quella di una più o meno spic-

cata zoofilia. Si è. giunti così a dif-

carta d'identità delle zanzare nei diversi territori del mondo. L'opera brigantesca svolta da questi minuscoli insetti era stata riconosciuta da tempo; ma ad un certo punto apparve ingiusto accusarne in

era rimasto

di

ratteristiche

to alla rigorosa precisione con cui gli

scienziati si sono accinti a stabilire la

lia, una forte delusione colpì gli studiosi lasciandoli

per una

trentina

anni ad arrovellarsi nel dubbio, L'anopheles

maculipennis,

fu presto riconosciuta

come

incriminata

di

così

la specie

per la tra-

smissione della malaria in Italia. Ma,

l'apparente identità morfologica erano diverse.

Questa ipotesi venne avvalorata osche nelle zone prive di

servandosi

malaria

i maculipennis

questa

preferenza,

pungevano

a

preferenza il bestiame: e si volle perciò cercare una distinzione in razze zoofile e in razze antropofile. Ma se pur

non

essendo

ahimé, non si tardò neppur molto a rilevare che non ovunque viveva il maculipennis c'era di necessità la malaria. In zone spesso vicine, con caratteristiche climatiche identiche i

Omettendo le numerose quanto astru-

maculipennis

se teorie che scienziati

volavano

a

sciami:

è

mentre nell’una la malaria era diffusa come un flagello, nell'altra gli abitanti

erano

indenni.

Lo

studio

identiche

sia allo stadio

di

insetto perfetto che a quello di larva e di ninfa. Il fatto sollevò scalpore.

Al

problema

risolto

dell’anofelismo

del

«maculipennis

senza malaria, si sostituì quello ben

più

misterioso

“senza

a»,

stophers

e Stephens,

come

presto

si vide,

può

le razze, non è certo una caratteristica sufficiente a farle differenziare, di alta fama

cercarono di elaborare per la spiega_ zione del fenomeno, dirò subito che più la spiegazione di esso ci venne data

accurato delle zanzare catturate nelle due zone le faceva ritenere assolutamente

assoluta,

essere una riprova della diversità del-

.

O non era vera l’asserzione di Chri-

o le razze dei

maculipennis trasmettitori e non trasmettitori della. malaria, non ostante

non

da uno

scienziato

di fama,

non

da un entomologo laureato né da un medico; ma da un umile ricercatore,

il Falleroni, che era venuto studiandosi il problema per conto suo (e, co-

me

sempre

in casi

simili,

le sue

ri-

cerche furono per parecchio tempo ignorate dalla presunzione dei grandi).

La carta d'identità del maculipennis era incompleta: si erano omessi i connotati degli ovicini. Tali

connotati permettono di distinguere a-

gevolmente

fra

i maculipennis

dei

è stato

possibile trarre elementi di certezza per l’identificazione di alcune specie

di anofeli (genere Mizomya) assai importanti

per

malaria

in territori

la

trasmissione

della

tropicali.

Ma che necessità può esservi alfine, si chiederà da alcuni, di conoscere tanto esattamente qual'è la specie di anofele che trasmette la malaria in una data zona? Non basta, una volta constatatavi la diffusione della malaria, operare in modo da eliminare tutte le zanzare?

Siamo

d'accordo che in genere le sono insetti’ degni di

zanzare

non

molto

riguardo

e che se si riuscisse

ad eliminarle del tutto nessuno verserebbe lagrime sulla loro sorte. Ma la necessità di riconoscere fra di essi i vettori di malattie è sorta non tanto dalla curiosità di pochi fanatici

del sapere, quanto da interessi di ordine puramente pratico ed economico. La distruzione di tutte le zanzare nella maggior parte dei casi è anzitutto impossibile e il tentativo di una simi-

le impresa comporterebbe delle spese insostenibili.

Le

opere

di

bonifica

idraulica

non sono dovunque attuabili e per di più non sono sempre

efficaci. Lo stesso impiego del DDT,

l’insetticida miracoloso messo in auge


335 dagli Americani, condizioni

non sempre

di applicazione

trova

territori

ideali.

contro

le zanzare

si è

lotta, che ha già dato eccellenti

ri-

sostituito quello di una lotta specifica contro le specie vettrici; e questa sultati con mezzi minimi, in tante par-

naggio; ma sono tutte specie innocue, quali l'an. pseudopunctipennis, incapaci di trasmettere la malaria da uomo a uomo. Del resto, senza andar molto lontano, l'istituzione delle risaie da noi rappresenta un ottimo sistema di risanamento specifico. L'anofelismo non scompare, anzi talvolta si accresce: ma scompare la varietà labranchiae del maculippennis, vettrice di malaria, che viene sostituita da altre varietà non vettrici In altre zone dell'Italia la malaria è sostenuta dall’an. elutus, che predilige per la riproduzione pozze di acqua salmastra; esso prospera in genere lungo i litorali marini, in pros-

trici e della loro biologia. Eccovi alcuni esempi.

In Malesia parecchi anni or sono imperversava la malaria fra i piantatori di caucciù. Le anofeli volava-

a nuvoli

la sera:

come

arrivare

a distruggerle? Era certamente folle pensare ad una bonifica della jungla o a unal costruzione in serie di case

razionali con protezione meccanica

di

tutte le aperture, previo il divieto di uscirne dal crepuscolo all'alba, ch'è il periodo di massima attività delle zanzare. Ma l'osservazione che la malaria era tanto più intensa quanto

più le capanne

dei piantatori

vicine alla foresta i medici a supporre

smettitore felica

abitatrice

erano

vergine, indusse che l'agente tra-

fosse qualche della

specie ano-

foresta

stessa

e non capace di lunghi voli. Ed ecco che uno studio accurato condusse presto alla identificazione dell’anofele vettore, che venne denominato

Uova di «A. maculipennis », il più temibile vettore di malaria in Europa, di cui esistono alcune varietà innocue. Queste graziosamente striate in bianco e nero, sono della varietà « typicus », che in Italia non è vettrice (ingrandita 15 volte).

Questa specie di pettine è l'armatura della lamina faringea di una zanzara;

delicato organo che, isolato e osservato al microscopio, permette di differenziare alcune specie di anofeli, altrimenti confondibili fra loro (ingrandita 325 volte).

appunto an. umbrosus perché amante

dell'ombra

punto

che

fitta

le sue

della

uova

jungla

non

al

si svi-

luppano che in pozze d’acqua completamente

prive

di sole. L’insetto

per-

fetto poi non ama allontanarsi dalla

jungla e non lo si ritrova mai a più di mezzo miglio da essa. Bastò allontanare oltre il mezzo miglio dal margine della foresta vergine le capanne

dei piantatori

di caucciù,

per-

ché la malaria a poco a poco scompalo studio

accurato

maggiormente

della

ricca

per la trasmissione

piccola

detta

chini

abbondanti

nella

regioni

L'ombreggiamento di questi con pianfogliame

ha

portato

molti-

da mane

a sera

sul microsco-

precisa carta di iden-

tità delle zanzare, è invece ricca di effetti pratici e di grandi vantaggi economici per la comunità. E non mi sembra vano, al termine di questa storia, porre le parole che Pasteur indirizzava ai francesi -quasi ottant'anni or sono e che per; noi

umbrosus, predilige allo stato larvale

a denso

si potrebbero

un'opera che al profano

lazione di una

nimus la quale, al contrario dell’an.

te

marine,

pio a ricercare elementi per la compi-

era

mi-

acque correnti ben esposte al sole, quali vengono offerte dai ruscelli di

collina,

le acque

può apparire sterile nella sua uggiosa meticolosi quella dei malariologhi

fauna

an.

con

perché la malaria scompaia. La sa) sedine marina pura è infatti incompatibile con la vita delle larve di elutus così come l’acqua dolce pura. Lo stesso sistema di risanamento specifico è usato in Olanda, dove le dighe che impediscono l'afflusso della marea nelle zone depresse vicine al litorale impediscono anche la vita all’an. maculippenis varietà atroparvus, amante delle acque fortemente salmastre ed vnico vettore di malaria in quelle zone. Ecco come

incriminata

della malaria

zanzara,

in mescolanza

E gli esempi

anofelica portò alla constatazione che una

simità dei delta di fiumi, dove le acque dolci si mescolano a quelle del

mare. Ora in queste zone basta impedire che le acque fluviali ristagnino

plicare,

risse, non ostante il persistere di tutta la fauna anofelica. Nelle piantagioni di tè dell'Assam

la specie

in

breve alla scomparsa dell’an. minimus e quindi della malaria, pur persi-

italiani suonano: quanto

innocue.

massimo

‘a propo-

sito in questi giorni di difficoltà economiche: «Io vi prego di volgere il

stendo molte altre specie di zanzare

interesse

a quei

sacri locali

Negli Stati Uniti d'America il vettore abituale della malaria è l’an. qua-

che con parola

Necessita di acque assolutamente sta-

templi del vostro avvenire,

mise

di ottenere

che per-

la bonifica di vasti

piena di significato si

chiamano laboratori. Fate che si moltiplichino e si completino. Sono i

drimaculatus, il quale per riprodursi

gnanti. Fu questa conoscenza

del

tuttora anofeli lungo i canali di dre-

ti del mondo, presuppone appunto una

perfetta conoscenza delle specie vet-

no

sistema

drenaggio, sistema che in altri paesi, come da noi ad esempio, non fa che addensare le zanzare malarigene lungo i canali, i quali vennero soprannominati per l’appunto «paludi lineari ». Anche negli S. U. abbondano

È per questo che al concetto di una

lotta generica

con il semplice

Non è una visione di un magico mondo subacqueo, ma una delle «setole palmate» che, poste simmetricamente sull’addome delle larve di anofele, servono a mantenerle a galla nella posizione orizzontale (ingrandita circa 200 volte).

Tre esemplari di anofeline. Nella prima (A. cinereus) è tipico il mantello grigio-cenere sul torace; nella seconda (al centro, macchiettatura bianca. L'ultima (A. squammosus) si distingue

stra ricchezza,

della vo-

del vostro benessere ».

ALBERTO

BRAMBILLA

spicca la vivacità per i caratteristici ciuffi di squamme ai lati di A.ognipretoriensis) segmento addominale,

della


e accenti deliziosi di malizia ammaliante. Mercedes Brignone, alle prese con una vecchia ballerina di lingua sciolta, ne ha fatto una figura pitto-

mente non piace —

resca di gran risalto. Intonatissimi so-

morde.

no stati anche la Pardi, l'Oppi, il Cassoli, il Colli e il Ciapini.

sua

arguzia

rendosi

ma è certo che la

epigrammatica,

pur esau-

nel breve respiro di una

bat-

tuta, spesso punge e qualche volta Anche

da

Dino

Buzzati,

che

pure

ha avuto tanti applausi, ci aspettavamo: assai di più. Il tema della sua commedia, come appariva all’inizio, si prestava a una figurazione signi:

Il Festival degli autori italiani ci ha lasciati alquanto malinconici. Già

ficativa: il disagio di alcuni nobili di fronte alla miseria di una famiglia

ricorderete, il pericolo che la manifestazione assumesse il carattere di sva-

lazzo. Questo disagio diventa incubo e finisce con l’indurli a cedere a quei

alla prima sera avvertimmo, ve ne go goliardico. Tale pericolo non è stato purtroppo

schivato

nelle altre due

recite. Gli autori hanno dimostrato în

genere

una

leggerezza

che da loro

non ci aspettavamo, e questo ha contribuito non poco a mantener viva l'atmosfera turbolenta creatasi la

prima sera e che s'è risolta spesso

in malereanza irridente. Non commedie codesti autori ci hanno dato, ma abbozzi frettolosi in cui non sono sem-

pre palesi i caratteri della loro personalità affermatasi in altri campi. Non c'è traccia, per esempio, in Una quarantena, della puntigliosa intelli genza critica di Giancarlo Vigorelli,

come

non

c’è traccia,

di domani, gevole

di quello che rende pre-

l’opera

Emanuelli.

nel Banchetto

Gli

narrativa

di

Enrico

autori

sono

stati

gai

più fedeli alla propria natura. Ma sono sketches da rivista, più che comme-

che abita nella soffitta del loro papoveri le loro stanze lussuose e ogni loro bene e ad andare a vivere sotto il tetto, al freddo, fra scarafaggi e

cattivi

Quei

odori.

È la loro

mentre noi resteremo signori anche in una stamberga. E questo, a quanto pare,

lo

placa.

semplicistica

e

Gli attori si sono

loro bersagli. Ma è Mosca

quello che

sa risolvere

materia

dialogo.

La

meglio

sua

la sua

posizione

in

polemica

può non piacere — e a me personal-

prodigati

tutti;

no comunque primeggiato Ernesto Calindri,

Lilla

Brignone

vane

dei

di

sebbene a volte con foga improvvisatrice, per animare i gracili testi. Han-

rappresentazione

la facilità

troppo

futile

soltanto da tale peso avrebbe potuto trarre un lievito capace di portare la commedia a una suggestione fantastica, a una concretezza allegorica.

e a: Mosca

ha giovato

Risoluzione

alquanto

quello che pareva un incubo carico di un oscuro peso di coscienza e che

die, Il salvataggio di Campanile, La colpa è dell’anticamera di Longanesi e Collaborò di Mosca. A Campanile

ha nociuto la prolissità, a Longanesi

«vendetta».

pitocchi, pensa e dice supper-

giù il conte di Buzzati, resteranno cafoni anche vivendo nella ricchezza,

ciani. Il Festival

avrà

e Mario

Feli-

un'appendice:

di una

commedia

.la

in

tre atti di Leopoldo Trieste, un gioil cui

talento

promettente

.ab-

biamo già segnalato. Aspettiamo con speranza questa sua nuova prova. GIUSEPPE

LANZA

Eva Magni ei Renzo Ricci in «Signore, non ascoltate» di Sacha Guitry.

TEA DUE

FRANCESI

en otto :novità, questa settimana:

I fidanzati dell’Havre di Salacrou e Si;mnore, non ascoltate di Sacha Guitry, date all'Odeon da Renzo Ricci, e i sei atti unici rappresentati in due sere all’Excelsior per il «Festival degli autori italiani»: Salvataggio di Achìle Campanile; Una quarantena di Giancarlo Vigorelli, La colpa è dellanticumera di Leo Longanesi, La rivolta contro i poveri di

Dino Buzzati, IL banchetto di domani di Enrico Emanuelli e Collaborò di Giovanni Mosca. Sulla commedia di Sala:rou, che ha avuto un fiasco clamoroso, non spen‘deremo molte parole. Sapete che non abbiamo mai dimostrato molta stima a questo commediografo. Lo abbiamo giudicato acerbamente quando il pubblico lo applaudiva sino a spellarsi le mani; abbiamo insistito sull’assenZa di una ispirazione quando le sue opere potevano sembrare concepite sotto il segno della grazia; abbiamo denunziato la sua natura di manipolatore senza scrupoli quando tanti ammiratori decantavano le sue pretese virtù di poeta. Che gusto, ora, a dir male di questo fischiatissimo drammone che rivela in modo così patente l’aridità da pietra pomice di un artigiano abilissimo, sì, ma non sino al punto da non farsi trascinare allo sbaraglio da ambizioni elefantiache?

TRO E SEI ITALIANI Artigianesca è anche la commedia di Sacha Guitry, ma di fronte a quella di Salacrou è un portento di finezza. Guitry qui sembra in principio avventurarsi in un’ennesima variazione di quello che è stato uno dei temi principi

di

tanto

teatro

francese,

equivoci.

E su stale trapezio

il

cocuage; ma in effetto dalla casistica psicologia prende soltanto la spinta per scattare sull’ameno trapezio degli il vec-

chio acrobata fa ancora meraviglie. Non tenta di nascondere i suoi anni, il trucco d'obbligo non cela le rughe e gli altri segni dell'età, lo stile dei suoi volteggi è manifestamente

fuori

diografi

solle-

Lilla Brignone, Ernesto Calindri e Mia Galliani nell'ultima scena media «La rivolta contro i ricchi» di Dino Buzzati all'Excelsior

della comdi Milano.

moda; ma i suoi muscoli non posticci hanno l'elasticità che gli occorre, i suoi polmoni il fiato necessario, ogni suo moto una puntualità che non sgarra mai. In passato Guitry ci ha tante volte infastiditi, ma ora certi commedi mano

pesantissima,

vatori di manubri enormi che a occhi esperti si rivelano subito cartonacei, han finito col renderci dilettosa anche la sua destrezza di giocoliere peritissimo, le sue eleganze un po’ appassite ma autentiche. A rendere godibile Signore, non ascoltate ha contribuito l’interpretazione appropriata e accurafissima. Renzo Ricci ha trovato il tono adatto, tra ironico e burlevole, e l’ha mantenuto egregiamente dal principio alla fine. Eva Magni ha avuto movenze

Tatiana Pavlova con gli attori della sua compagnia che esordirà prossimamente a Venezia con una commedia di Goldoni, messa in scena da Renato Simoni.


Danny Kaye, che è stato scoperio nel calderone di Broadway e che vedremo nel film technicolor « L'uomo meraviglia»: un film, si dice, comicissimo.

RIBALTE fi SCHERMI Un’attrice autrii ericana Ruth Draper, che interpreta anche in francese le sue commedie. Recentemente ha recitato a Parigi.

Lily Pons non appare da un pezzo sui nostri schermi. Le medaglie che vedete sul suo turgido seno non premiano soltanto la sua bellezza ma anche un progresso artistico ‘che presto avremo occasione di giudicare.

Una scena del nuovo film «Missione di morte» che sarà presentato prossimamente dalla R.K. sono di fronte i due protagonisti, Nina. Vale e Dick Powell. La regìa è di Edward Dmyt

Mariliana Delli e Karola Zopegni, della compagnia del teatro allegro, in «Mon bebé» di Hennequin all’Olimpia di Milano.


signore olandese che, per divertimento, faceva meravigliosi ricami ad ago,

che qualsiasi ricamatrice

di Burano

avrebbe

è un

invidiato.

Clerici

ese-

cutore incantevole e avvedutissimo, e la sua

sapienza

manuale

sere

discussa.

Molto

invece

la sua

capacità

la

sua

non

può es-

più modesta

«trouvaille»

è

d'’invenzione, letteraria

che

Questo

sarebbe messo a studiare e, più tardi,

capriccio

è il pericolo

e

fantastico,

alla

delle

alla

magìa,

metafisica

ricreati

persona,

galanteria

e forse

il maestro..

che diventano

e piacevolezza,

so-

da un valore tec-

anche Non

chi

sa supe-

credo

che

que-

sulle pagine delle grandi

eleganti,

assieme,

saggio

Mario

per

ri-

esempio,

tipografico.

Sironi ha esposto

serie

di tempere

orientamento

che

al Camino segnano

e il nuovo

trent'anni tiene il suo rango

il

svi-

con una

altissima dignità e che, senza dubbio, è uno dei tre o quattro artisti italiani

di levatura ‘europea. Si osserva che Sironi

insiste,

dicono,

nel monumen-

tale e nell’eroico. Ma Sironi, per fortuna, è quel che è, e non smentisce il suo

temperamento.

di quelle

aure

Egli ha il senso

che, in letteratura,

ispfrano i grandi tragici. Il mito mo-

derno ha avuto in lui un interprete inconfondibile, da collocare, in un certo senso, accanto a Rouault e a Picasso. Bisognerebbe fare, a proposito della sua mostra, un lungo discorso, Sironi si è avvicinato alla scultura in questi ultimi anni: e il problema

plastico è inteso da lui con

una intensità che, per i nostri pittori, è incomparabile. I tanti è troppo nu-

ne alcune belle signore appoggiavano già la mano guantata alla maniglia

della porta d'ingresso alla Galleria, e, sentendo

che

era

ancora

chiusa,

fa-

cevano un piccolo cenno di dispetto. Dietro ai vetri velati da una tendina si vedeva muoversi

lenta la figura di

Cardazzo, con le sue altissime spalle da attaccapanni, i suoi baffi rossi, la sua pipa bruna; si muoveva, nel silenzio, dietro ai vetri, come un gros-

so pesce în un acquario annebbiato. Erano

le cinque

dei tè eleganti. tevano fornirsi

del pomeriggio,

l’ora

Le belle signore podi un nuovo argo-

vinio passato con la pomice e un De con

gli

occhi

da

‘orologiaio.

Appena la saletta fu aperta le belle signore passarono in rivista i disegni e le deliziose cornici, si indicarono, nell'ufficio di fondo, Massimo Campigli seduto, immobile

e ieratico, con

addosso un paltò per sei, in una bassa

poltrona, serutarono ancora una volta, con occhi da esperte intenditrici dell’arte del ricamo, la delicatissima gra-

fia dei disegni, cinguettarono alcune frasi

ogni

fatte,

d’uso

ormai

corrente

pollaio intellettuale,

magnifici

cappellini

ornati

in

Avevana

con

piume

di fagiano, di gallo da montagna, di bengalini, padda, astrie ed altri uccelli mosca.

mento di conversazione, da aggiungere alle normali chiacchiere su Cor-

molto

tot, su Salacrou

grande arte litografica, ce n’erano cen-

e su Fantasia

di Di-

Fabrizio

Clerici

acuto,

è un disegnatore

come

al tempo

della

sney. Un po’ di surrealismo, fra un pasticcino e l’altro, non fa male a nessuno.. Clerici, fino a poco tempo fa

dimenticata rinasce sotto le sue mani

architetto,

anni

e oggi

disegnatore

demo-

tinaia.

Una

tecnica

da

molto

tempo

gentili e infallibili. A Portofino, molti

fa, viveva

un vecchio

distinto

spagnola

della

pittura

e

francese, sarebbe di compiere un viag-

gio per conoscere i maestri della grande pittura nostra. Storia roman-

tica e bellissima, Gli organizzatori della mostra, ai quali ho esposto qual-.

pittore zingaro, non tanto per il pittoresco della sua vita, quanto, bisogna

una

Chirico

tutto il -co-

noscibile

vista i suoi, disegni sono indiscutibilmente piacevoli e lo ritroveremo vo-

nuovo

—

so, dopo aver conosciuto

che

luppo di questo artista che da quasi

la pri-

si

sarebbe emigrato a Parigi. Di qui ha mandato una quarantina di quadri in Italia perché la sua intenzione, ades-

Clerici sia il primo a conoscerne i limiti, che sono quelli di un artigia-

prezioso

mondani

sa-

sciata finalmente la vita nomade,

una decorazione eccellente per una garconniere surrealista, e per qualche

fuochi

e, girando

e, la-

viste

del Naviglio,

la vita del nomade,

si

lentieri

Galleria

lo, che, fino a diciotto o vent'anni, ha

pittore

deno-

alle pitture di Bo e della Fini, I suoi capricci barocchi possono costituire

improvvisi

di

pittore

Queyo

eleganza

comun

nato superiore. Da questo punto di

i suoi

di un

zingaro

imitare

è, alla

insomma,

subito. Si

scoperto

suprema

st’arte aspiri all’assoluto, penso che

ma mostra milanese di Fabrizio Clerici. Mezz'ora prima dell'inaugurazio-

tratterebbe,

catalo-

la storia

Lo

rare

niaco e viscerale, ha tutte le qualità per diventare il nostro Salvator Dali nazionale: una specie di Alberto Sa-

nel suo

romantica,

così

sua

nico che troverà poi subito chi sa

set-

pubblica

per essere creduta

di un surrealismo da bom-

stenute solamente

della

Queyo,

sarebbe

La

con il massimo

subito

mondano

ria Gussoni

go. Troppo

spagnoli.

dote.

all'incubo

timana — poiché anche l’arte ha

mai

con

al

?avvenimento

averlo

così per la Spagna, ha avuto modo di conoscere i capolavori dei maestri

per interposta

SPAGNOLO

Francisco

non

fatto

arti che si affidano alla invenzione,

UN PITTORE

di

gli e di un De Chirico per signorine

boniere.

FABRIZIO. CLERICI =: MARIO SIRONI

spagnuolo.

Confesso

zingaro, di un pittore gitano spagno-

minatore

ARTI

pittore

sentito nominare e di avere dubitato anche della sua identità leggendo la breve nota informativa che la Galle-

non supera il gioco, una specie di pa-

confina

LE

un

Queyo.

zientissimo gioco di società. Ho detto che si tratta di un Salvator Dali da

via Veneto, di un Savinio per venta-

* FABRIZIO CLERICI. «Piccolo duo per arpa e_cello »,

di

merosi

picassiani

d’Italia

meditare

sulla

coraggiosa

dovrebbero

e

tenace

lezione di Mario Sironi,

Capita, ogni tanto, un nome nuovo. Questa volta il nome nuovo è quello

mio

dubbio

in proposito,

hanno

garantito

l’autenticità.

Sia

dunque

il benvenuto

me

ne

questo

dirlo, per l'interesse della sua

opera.

Si tratta di un pittore nella cui sen-

sibilità

concorrono ancora cento infiuenze da museo — si passa dal Velasquez al Greco e dal Greco a Daumier

—

ma

che

ha,

evidentemente,

anche un suo mondo. E’ un uomo che non ha percorso inutilmente i saloni del Prado e non ha inutilmente sfo= Eliato le monografie su Onorato Daumier soprattutto nelle pagine che riproducono le tavole per il Don Chi-

sciotte e i quadri delle Lavandaie. In molte

opere

è ‘ancora

l’ispirazione

troppo

dei maestri

evidente,

e troppo

evidente una facilità illustrativa e Quasi cartellonistica. Nani, mostri,

santi, volti invasati e brutali, scorci, manti, tenebre: il tutto agitato da un

respiro violento, in una luce

verda-

stra riscaldata da vernici gialle. Pittore

di effetti

quasi maneschi,

grandiosi,

vorrei

che fa restare

dire inter-

detti dopo tante mostre di più o meno miti e sensibili nature morte. Le cose migliori, anche se meno appariscenti, sono

certi paesaggi

di collina

0 di flume, dove non si sa a quale punto l'emozione del vero termina per far luogo a un largo calore fan-

tastico. La suggestione della ‘sua sto-

ria zingaresca

non

credo

debba

in-

gannare. Se, invece che zingaro, Fran-

cisco Queyo

fosse

un

diplomato

di

ragioneria, la sua opera non sarebbe

per questo meno

poetica e, in un cer-

to senso,

affascinante,

meno

ORIO

VERGANI-


MODA

FRANCESE AUTUNNO

nche

quest'anno,

mangano

nonostante

grandi

E INVERNO

per-

scozzese, Per il pomeriggio

per

lina mantiene un tono molto serio, col

difficoltà

l’approvvigionamento dei tessuti e degli accessori, le numerose case di moda francesi hanno presentato nelle

loro

collezioni

un

rilevante

numero

predominio

dei

colori

che, delle tasche, dei risvolti, sono

per lo più guarniti con passamaneria o

ra, nonché di cappelli. Non potendo in un breve

e il collo è completato

riferire dettagliatamente

le particola-

rità notate

sfilate che

nelle

varie

si

preferi-

bilmente il nero.I contorni delle giac-

di modelli, tanto da giorno che da se-

articolo

la mantel-

scuri,

ermellino

bianco.

Parecchi tailleurs non hanno

pelo:

risvolti

plice

visone

o

guarnizione

da una sem-

di pelliccia,

Gli abiti da pomeriggio

avviluppa-

sono tenute in questi giorni, ci limi

no la persona in un movimento

teremo

«accerchiamento » che mette

a segnare brevemente

ratteristiche

principali

delle

le capiù im-

portanti sartorie per la stagione

au-

di

in va-

lore le anche e il seno. Chiusi al collo sono arricchiti da collane « fanta-

tunno-inverno. Per i tailleurs da mattino predomina la linea classica, ma le spalle sono

sia» o da catenelle d'oro.

meno

tessuto, arrotolata. Fath, Rochas, dan-

quadrate

e leggermente

tondate:

le giacche

mentre

le

Dappertutto

gonne

sono

sono

più

arrocorte,

più lunghe.

grandi tasche e cinture

del medesimo tessuto. Molto frequente l'impiego di gilets. I colori preferiti sono: beige, grigio, marrone e

verde. I completi sono presentati in

più colori.

In voga

una

Molineux,

impiega

una

per ben

cintura

fissare

la linea,

del

medesimo

no maggiore importanza

alle cinture,

presentandole sotto forma di piccoli busti, alti davanti e che si affinano sul dorso, dove sono fissati da una elegante fibbia. Worth insiste sui

grandi nodi messi a lato della gonna.

mantellina,

molto comoda, che copre il tailleur

fino

alla

cintura

e che

non

occorre

abbottonare. E’ confezionata con grandi tasche esterne e non è mai del medesimo colore dell'abito; per esempio,

verde

su un

rone.

I tessuti

completo

beige

e mar-

maggiormente

impie-

gati sono la flanella pesante e il velluto fustagnino:

molto

usato anche

To

Maggy

Rouff - Abito da sera con gonna di velluto nero e giacchetta di lamé argento con alta cintura. Sontuosa manicotto di volpi argentate.

In generale,

anche

più lunghi. Per

suti

impiegati

e il moire,

qui, gli abiti sono

il pomeriggio

sono

di seta,

specialmente

i tes-

il faille

per gli abiti

da pranzo o da teatro e i colori nero,

grigio e qualche verde pallido. Il jersey di lana, il velluto a coste lavocon

le

righe

traverso,

sono

riservati

rato

per

gli abiti di minor

di

pa-

rata, per tè ed il cocktail.

I colori

preferiti

pastello

sono

tutte

le tinte

ed è stata notata una grande abbondanza di bottoni. Per la sera le scollature sono molto

generose e si orientano verso tre tendenze.

La

scollatura

la di

traverso,

« bateau », quel-

lascianti

una

spalla

scoperta e, infine quella che lascia le due spalle completamente nude. Quanto alla linea prevalgono due for-

me: il vestito a guaina, strettissimo, che impedirebbe il passo, se non vi fosse praticata una

generosa

apertura

sui lati o nel mezzo, e l’altra, con gonna molto ampia e che si richiama agli abiti in stile. Marcel Rochas - Abito da passeggio di lana beige con guarnizioni di breitscehwantz. Manicotto dello stesso pelo.

Molyneux - Giacca di velluto a coste verde pallido, gonna a pieghe, pullover della stessa tinta della giacca,

Piguet

lancia

i pantaloni,

moda

1830, che arrivano fino alla caviglia,

guariti di pizzi e pelo, e che s'in-

travedono

sotto la gonna

accorciata

aperta sul davanti. Maggy

e

Rouff e molte altte grandi

Case preferiscono

le gonne

ampie

e i

cordano

la moda

del diciottesimo

se-

e Lelong

modificano

corpetti modellanti il busto, che ricolo. Patou

mente

legger-

la linea e insistono nelle gon-

ne molto

vaporose

e raccorciate

sul

davanti, così da mettere in piena mo-

stra le gambe fino al polpaccio. I tessuti predominanti

sono il tulle,

il lamé e molto velluto, specialmente

per i vestiti di colore scuro. Poco assortimento di colori: il bianco e il nero

trionfano,

seguiti

a

grande

di-

stanza dal rosso e dal verde. Ritornano in voga cialmente per pranzo

menti

di minore

leurs con

per sera, spee peri ricevi-

importanza,

i tail-

giacche di seta e gonne

di

velluto. Dovremo ora parlare dei mantelli, delle nuove pellicce, dei manicotti, degli abiti di lana di maglia, a mano

e a macchina, ne manca

molto in voga, ma

ce

lo spazio. H. NIROBA


340 la Società

del

Giardino

e d'un

suo

mn quel grande romanzo che è la Chartreuse de Parme dello Sten-

illustre

Nulla

di più facile che, scorrendo

cui il ricordo autobiografico e la « co-

ponderosi

regesti bibliografici del Be-

dhal, non sono poche le pagine in

nedetto — Arrigo Beyle milanese, del

sa vista » sì intrecciano all'avventura

dei personaggi. t'uno

con

Essi diventano

l’evocazione

d'amore

di un

1942,

tut-

nella prosa del nostro autore qualdell'arte:

gli stendhaliani

comprendere

con

sempre

finalmente

un cenno lievissimo.

il Benedetto

tempo

s’aggiun-

ge alla vita dei personaggi e fa inin quel

continuo

sostrato

ironico

e nostalt

autobiografico,

tra

scrittore.

Non

per nulla egli leggeva

i grandi

autori

gico, che formò l'esperienza e ammirava

troppe

sul

conto

di uno

sul

fuoco

ad un cu-

fatto dipingere

dal « cele-

bre Hayez».

Francois Vermal

romanzo

—

libertà

d’artista

Basti

ricordare

che

in cui predica

—

è certo

Sainte-Marie

modellata

Fabrizio

e

sull'omonima

de la Visitation nel mo-

nastero appunto della Visitazione in cui il Lacordaire

fu cappellano

Un

misterioso

di nero, si, ma non in abito da prete. dalizzata

dicare ne divenne « perdutamente

in-

fare più facile il «discorso qualche volta rendiamo

romanzo.

in italiano le frasi del

O non dice lo scrittore che

la nostra «bella»

lingua è «toute

faite pour l’amour»?). Incapricciata del bel’ predicatore, la giovane, che

era « figlia unica ed erede del più ricnegoziante di stoffe di Parma, morto

da pochi mesi», rompe il fidanzamento col contino Rassi, primogenito del

ministro

di. polizia-

della

piccola

Corte locale (una Parma che arieggia una

Modena

di Francesco

IV in mi-

niatura!) e compie, da « petite bour-

to di

monsignor

Del

Dongo;

vestito

E la madre Marini era stata più scanche meravigliata,

al vedere

in camera della figliuola uno splendido ritratto del gran vicario, dentro la più -magnifiea: cornice che si fosse indorata

a

Parma

da

vent'anni

a

quella parte ». Questo il finale del capitolo XXVII, già ‘menzionato; e va. da sé che, in quello seguente, la storia del ritratto si mescola ai pettegolezzi della Corte e il romanzo s'ingolfa trionfalmente fra intrighi, avventurosità e passioni

ramente

la curiosità:

novellieri alle cronache galanti, più o

penna

noblesse

« Più tardi, gli amici soliti che passavan la sera in casa Crescenzi rac-

contarono un’altra stravaganza di Annetta

Marini.

Siccome

la madre,

te-

mendone ‘qualche pazzia, le dava po-

co denaro, era andata a offrire al ce-

lebre Hayez, allora a Parma per gli affreschi del palazzo Crescenzi, un magnifico anello

di brillanti, dono di

suo padre, perché le facesse un ritrat-

per

scomodare

menzione

di

di tali

il predicatore,

ricordare).

(se Ia notizia

l’altra

incursione

esso

era

per

stato

indi-

l'acquisto.

Non

non

si affastella-

Quando, esempio,

venne a conoscenza di un episodio passionale, di cui fu

protagonista

una

signora

milanese,

presa da una torbida passione

per

un

ora-

prete

parmigiano,

seducente

tore, capitato a Milano a predicare in una

chiesa,

trovò

il caso interes-

sante, e fu lui stesso

Stendhal?

della non

gio-

occorre

fontj' illustri, dagli antichi

meno basate sul costume. Con l’amore non si scherza. E fonte per fonte, ci basti riferire l'innamoramento di

ad accendersi

Madame

Villars per .il padre Henri

Giorgio Nicodemi poté vederlo nel suo ufficio. Stendhal, coll’immediatezza creatrice della sua fervida fantasia, si ispirò alla figura di quell’ecclesiastico,

per

sta del suo romanzo Parma),

Fabrizio

rientrava

—

la mala — eppur veritiera — lingua di Tallemant des Réaux: capricci e stramberie, ce ne sono nei secoli ad-

magnum

della

Piuttosto,

nella

che

questione

dall’Hayez

cosa

del qualro

o nella

vicenda

di

vero

dipinto

dell’An-

netta? Mistero per mistero, fin dal'33 avevo tenuto per curiosa una notizia data da Pietro Madini nel suo Sten-

(La Certosa

di

del Dongo».

con

altre

fucina

nel

mare

creatrice

—

del

romanzo: la tenemmo per interessan-

te (dal libro inviatoci in grazioso do-

no, poco tempo c’era

il protagoni-

La notizia era oltremodo curiosa, e

de La Crange-Palaiseau secondo quel-

dietro, e ben peggiori!

foggiare

dopo il suo apparire,

dal Madini) anche se si mescolava ad altre-piuttosto fallaci. L'intenzione di fornire la traccia di una ricerca era

più che lodevole, e ne va qui reso

atto «alla

memoria

dell'avvocato

che

aveva

inediti sul pensiero religioso! Comunque vada la faccenda, il ritratto rientra nelle « curiosità » stendhaliane, sia che realmente il petit

Stendhal

basso

la famiglia

per la celebre liaison, o a quelli del Diderot per i pericoli di chissà quali

noblese. La riportiamo. « Milano ebbe poi il merito di eccitare in modo eccezionale questa sua

artistica. rilevante

cui

alcuni eredi del Constant e della Stdel

dhal a Milano e il Casino degli Andeghee. Essa parla appunto del Gre-

impressionabilità per citarne un

per

fait vrai di cui è documento abbia offerto allo Stendhal alcuni particolari del capolavoro,

mi-

lanese, tanto amante degli annali del-

sia che —

quasi

post eventum — la « diceria » sia sorta per analogia dietro la lettura del romanzo

e j riferimenti

alla eronaca

della società lombarda.

Nell’uno

e nell'altro

caso

il «ri-

tratto d’ignoto » ci sembra: un segno della fortuna di Sendhal nella cul-

tura italiana. Se non ne abbiamo ancora

fatto

guerra,

cenno

in

questi

anni

di

è proprio perché la copia fo-

tografica era andata

a finire con al-

tre carte in uno sfollamento di ven-

tura, dopo il fatale agosto del ’43, e da allora non avevamo più avuto l’a-

stendhaliani cois Michel

composizione

vane

nando Martini, benché la sua versione

rente

sacerdote, che, fra parentesi, era brutto. Quel ritratto è ancora a Milano.

cedente » alla

all'innamoramento

del romanzo, come-è.noto, abbia, qualche peccherella che qui non. occorre

—

Comune

perché ritraesse le sembianze di quel

nella

a Ferdi-

al

nimo

Quanto

(E lasciamo-la

eventi

cato

tile menzionare. Piuttosto, che cosa c'è di vero (voglio dire di storico, o meglio, di « preparti)

oblige! —

tanti

di un soggetto come questo. Bello o ripugnante non gli importava. Mandò a Parma il celebre pittore Hayez,

d'amore. Faccende note che qui è inu-

geoise », atti che sembrano veramente « ridicoli » agli occhi dei nobili e dei maggiorenti. Quanto segue attira ve—

ritratto

di Fabrizio del Dongo

tratta (per chi non

giovane che ascoltando Fabrizio pre-

e

ereditato il quadro non voleva che se ne parlasse troppo nel mondo, eccetera, Un po' come capita ancora ad

una

namorata». (E ci- si perdoni. se ‘per

l'una

gion

prima volta dal febbraio 1828 al 1830 e una seconda nel 1833. Ma veniamo ad Annetta Marini... Chi è costei? Diciamolo subito. Si

lo sapesse) della

tra

passione per un religioso e simili: ra-

pulpito anche per ragioni che ricon1830».

di

comple-

va con altre di diversa origine) men-

è propria dello Stendhal) sull'esem-

«après

tezza

di

zionava un fatto vero, con una mercantessa abitante in via Brera, la sua

pio del Lacordaire, trionfante dal suo

Visitazione

un corso

se n’era fatto nulla, probabilmente per il prezzo d’affezione. Ma l'ofte-

che

anche con richiamo per i lettori sottili del romanzo — quella chiesa della

iniziato desiderio

da persona non ben nota o comunque adesso non più rintracciabile, dopo

(con

ducono la sua mirabile attività a un mondo .che solo del romanticismo

per.

Orbene, dove è andato a finire il quadro che può essere benissimo della scuola dell'Hayez? Anni prima —

ha mostrato in un

sia stato modellato

disinvolta

—,

« fonte » dell’episodio stendhaliano: lo contempli il lettore in tutta la sua schiettezza documentaria. E ci aiuti

recente studio che Fabrizio del Dongo predicatore — nel capitolo XXVII del quella

avevamo

dhal!

a dipanare la matassa.

rioso particolare: quello dell'innamoramepto d’Annetta Marini per Fabrizio predicatore. Parleremo così di un quadro

e

(col permesso di riprodurla) di quella che potrebbe :essere benissimo la

che,

in merito

a Milano

aerea finimmo per ricorrere direttamente alla fonte, cioè al Nicodemi. Eccoci. così in possesso, da. allora,

per amore della Scala e di alcune belle creature, volle farsi chiamare « milanese» fin sulla tomba. Vediamo ora di porre talune le-

gna

circolare

ricerche ». (Seguiva il

letteratura francese all’Università della nostra Milano — e proprio su Sten-

le belle

di colui

—

in vane

carico

donne in una identica «caccia della felicità »! Tnsomma non se ne sanno

mai

dell’anno,

brano da noi già riportato per intero). In quei mesi del ’43, già che per in-

tendere come uno degli elementi fondamentali della poesia del Beyle sia

appunto

primi

che ci ha fatto sprecare non poco

di

un'allusione,

Questo

dei

che abbiamo sentita noi pure — dice

nuove

godono

realtà

teresse, quanto. riguarda il libro del Madini. « Alle pp. 93-94 troviamo confusamente riecheggiata una diceria

cosa di segreto e di impreveduto che ne forma il fascino di là dallo stesso scoperte

in

dopo — corressimo a leggere, con in-

mondo

e di passione. C'è sempre

prestigio

frequentatore.

di occuparci

della cosa.

Ma

or

non è molto il sempre laborioso Henri Martineau, in compagnia di due amici — —

René Dollot e Franci .incitava a comu-

nicare

fin le notiziole

conto

del « Milanese »: tutto può ser-

vire

per

il lavoro

ammoniva,

più tenui

comune

guardando

(così

sul

ci

dai ;« Deux

Magot » la sua Librairie du Divan), e un cenno fuggevole offre a volte impensati

elementi

per

una

ricostruzio-

ne più vasta. Solo con questa captatio

benevolentiae

ci permettiamo

di

comunicare ora — con un ritardo che

non ha aggiunto nulla di sostanziale,

ma ci ha permesso di ricordare le pagine del Vermale su Fabrizio predicatore

una notizia e un ritratto

che meritano l’epiteto di misteriosi. Ad altri l’incombenza di rintracciare la tela in collezioni private, e di illustrarne la genesi

e la natura.

CARLO CORDIÉ


Francia. Durante i campionati allo stadio di Saint-Cloud, i cadetti della Guardia repubblicana eseguono uno degli esercizi più difficili d’atletica militare

OCCHIATE

SUL MONDO La tradizionale parata nella Fifth Avenue di New York nell’anniversario della scoperta dell'America. Si calcola che più di trentamila soldati abbiano preso parte alla grande sfilata e che vi abbiano assistito oltre centomila persone

Questo salmone gigante pesa la bellezza di ventiquattro chili e mezzo. Ma la

sua specie viene

allevata

in alcuni fiumi svedesi

unicamente

per la riproduzione.

I, cantanti italiani che hanno partecipato a New York City a una manifestazione a beneficio del teatrd lirico italiano. Da sinistra: Dell'Orefice, Della Chiesa, Reggiani, Mascherini, Tognoli, Lenci-Andreoli. Al piano, il maestro Emilio Raxas.

Lo stendardo della beata Teresa Verdieri, fondatrice dell'istituto delle figlie Sacro Cuore di Gesù. L'umile suora italiana è stata elevata agli onori degli tari da Pio XII con una solenne cerimonia nella basilica di San Pietro.


342

MUSICA.

a stagione autunnale di concerti è a Milano in pieno svolgimento. Se

ne

danno

alla

Scala,

alla

Società

del Quartetto, all'Associazione degli Amici della musica e all'Associazione Basilica

e altrove.

i «pome-

musicali » del Teatro

Nuovo.

cora che cosa farà. Si sa bene, inil Teatro

Umanitaria,

di

del Popolo è una

delle

della Istituzione

e, ag-

co durante la stagione di opere contemporanee

illumina

dal pubbli-

tenuta nel novembre

del

la parola

stessa,

la parola

ch'è il segno più preciso e immediato e commovente

mo per esprimere l'animo e la men-

primi

concerti

dati

nel

come

per

con

il

passato,

tutte

le cure,

e

non

mai

prima

di musica

Ridotto,

ten-

l'ottimo esito dei

da camera

intramezzati

dalle

rappresentazioni sceniche. Proseguire su questa via sarà cosa utile sotto

come

al

suo

ogni aspetto. La sera

que,

bio sì dovrebbe, nei nuovi reggimenti

primo in Italia si è proposto, intitolandosi al popolo, scopi culturali di

si è presentata

lari e popolareschi

desi e negri

tel

Dove

concesso

dissentiamo

nel

dun-

Ridotto

scozzesi,

la

(la Brown

irlan-

è nord-ame-

dal

all’uo-

coro

nu-

trito di lodi che la conclama, di là dall'oceano, emula dell'Anderson è

sulla qualità dura,

e

della

voce,

sull’eguaglianza

piuttosto manchevole.

di sabato 9 corrente,

cantatrice Anna Brown e ci ha fatto sentire una scelta di canti popo-

democratici nostri, provvedere all'assetto ampio e stabile del Teatro che

piuttosto

dei

registri,

Ma il pubblico,

in ispecie i molti stranieri, l'hanno festeggiata cordialmente. Questi ascoltatori stranieri sono più abituati di

noi a certe aspre

emissioni

di voce

abbastanza ostiche al nostro udito de-

licato; anzi se le godono

beati.

La sera seguente, domenica, s'è avuto il secondo concerto nel Ridot-

nell'a-

ricana, di razza incrociata), preceduti

delle «masse » alla sana

musica d’o-

Hindel, Bach, Schubert, Marx, Schu-

to,

mann,

rette da Alfredo

per convincersene, come

ora,sono af-

da, come

dire? un’effusione vocale di

resse pure il concerto inaugurale del-

follati

diciamo

cata. Che

abbia

Scala, interamente dedicato anche quello a composizioni dello stesso An-

cui

more

i buoni

gni

sempre

genere

frutti

sono

palesi

da una

più intenso e diffuso

e specie. Basta

i concerti;

non

vedere,

gli

spettacoli, antica e inesauribile passione

degl’Italiani,

che si sono creati

e careggiata

sopra

ogni al-

nio musicale della stirpe ha sparso i fecondi;

basta

molti

ed affollati

paragonare

concerti

d'oggi

i con

i pochi e quasi deserti di dieci) quin-

dici, venti anni fa. Il motto posto dal Teatro

Fauré

d'arte,

mescolanza

e Massenet

di arie di

e conclusi

intelligenza

la Brown,

e senti-

nessuno

po-

trà contestare. Pronuncia

chiaramen-

te, dà rilievo

capitali del

discorso

tra forma di espressione di cui il gesemi

curiosa

Gershwin quant'altre mai spregiudimento

per i loro gusti l’opera e se la sono cresciuta

agl'inflessi

cantato,

così che questo si

svela nella giusta luce. Il pezzo in cui più è piaciuta

e si è fatta applaudire

è perciò stato un canto a voce sola. Potenza

composizioni

stagione

tonio

Vivaldi.

—

febbraio

del 1921 —

sinfonica I due

nostra

vita

Giacché specializzarsi trarne l’utile maggiore;

corso

concerti

alla

avreb-

bero dovuto seguirsi da vicino, per servire allo scopo divulgativo cui mi-

ravano i promotori, che sono in primo luogo

l'Accademia

Chigiana

di Siena

voce

can-

pro-

dall’altro, hanno

perduto

genio

sul primo,

l'uno

efficacia.

E

difetto

di

varietà,

in arte, e al quale

alcuni

sommi,

che

tutti co-

nosciamo, e non sempre nemmeno loro, sfuggono. Ma l’avvertimento non ha giovato. Questa volta il difetto era meno sensibile della volta precedente, ammettiamo; tuttavia ha pesato la sua

parte. Si aggiunga che la esecuzione tenuta

costantemente

d'un

solo

co-

lore, forte, ha aggravato il peso. Come

mai, ad esempio, non s'è accorto il

concertatore, Alfredo Casella, pianista egregio,

che

l’accompagnamento

del

pianoforte da lui suonato soverchiava fastidiosamente gl’istrumenti dei « solisti »? E come mai non s'è accorto che

tutti gl'istrumenti insieme davano più

suono di quanto la sala non m>lto vasta potesse sopportarne? AI concerto hanno collaborato la soprano

signora

bata

e accurata,

il violinista

Maria

Fiorenza,

il flautista

Minetti

gar-

Peloso,

e il violoncellista

Martinenghi, prime eccellenti « parti » dell'orchestra della Scala, Il pianista Alfredo Cortot ha dato,

due giorni dopo il concerto vivaldiano nel Ridotto,

il proprio

tato

che

concerto

nella

grande sala del Teatro. E qui s'è nosubito

l'ambiente

era

spro-

porzionato, per la sua capacità, alla giusta espansione del suono di un solo istrumento, sia pure il pianoforte moderno di gran formato, a coda, il

quale di sonorità ne ha a dovizia. Né ciò dipendeva che, come

dall’acustica della sala

tutti sanno, è meravigliosa.

Sta di fatto che vedere quel pianoforte

lo

messo su quella pedana, in alto, a metà della bocca larghissima e profondissima del palcoscenico, fa l’effetto di

piccola cosa,’ d'insufficiente.

dedicato al popolo: ricostruzione, fra tante altre, necessaria alla totale ri-

della

in

nella parola bene

della

di-

Casella, il quale di-

riportiamo volontieri, qui, per spronare, speriamo, alla ricostruzione del Teatro più specialmente e utilmente

presa

vivaldiane

e l’Istituto di Alta Cultura. Spaziati di alcune settimane,

profonda

tante, quando

la

di

del Popolo al suo programma

costitutivo

autentico

riferendo

nel

soltanto

già ben accettata

tato, e ricorderanno

Teatro. Aspettiamo a vedere in quale modo provvederà. Poiché senza dub-

incappare

tanto allorché è bene impostata nella gola e ben posata sulle labbra) chi canta mette l'anima che riscalda e

Novità

dell'esperimento

l'agosto 1943. Non può quindi provve-

le

ch'è il peggiore,

cue, si va rialzando a fatica dalle rovine dei bombardamenti aerei deldere

di questo

già avvertito,

nunciata (ed è bene pronunciata sol-

La particolarità di quei concerti fu di alternarsi con la stagione lirica.

giungiamo, delle più gradite e profi-

vorrebbe

noi.

bellezza

certo i saggi più

concerto, che la scelta di un program-

1942, Molti dei frequentatori,di quella stagione ricorderanno l’ottimo esito

manifestazioni più appropriate ai fini fondamentali

figuravano

ma riserbato a un solo compositore richiede molta cautela, se non si vuo-

la educazione musicale d'ogni classe sociale di cittadini, vale a dire di tutto il popolo milanese, non si sa an-

vece, che la Società

pagine di stupenda

non

mo

D'altra parte, il Teatro del Popolo, da venticinque anni benemerito del-

cui

secondo

alcune

—

della musica italiana da concerto, nella prima metà del Settecento. Aveva-

NEL RIDOTTO DELLA SCALA ALL’ANGELICUM - CORTOT

Ai primi di

dicembre incominceranno

meriggi

s'è accresciuto,

a causa del programma in cui — tolte significativi

per la musica da camera, al Teatro della

il danno

E quel-

l’omino (il Cortot non è di statura im-

spirituale.

ponente e regge sulle spalle una set-

tantina d'anni) che sbuca da una quin-

bisogna, per bisogna, cioè,

determinare il proprio compito e svol-

ta e si mette alla tastiera, guardato, ascoltato di sopra, di sotto, davanti, di

gerlo in ogni punto, a fondo. Diceva il motto del Teatro del Popolo: « L'ar-

dietro (il pubblico rigurgitava in ogni

ordine di posti, e ce n'era in aggiun-

te salva l’arte». E mai verità si è di-

ta sul palcoscenico, di là dal pianista)

mostrata più sicura, tanto convinti noi siamo, proprio oggi, che solo dal popolo

potrà

menti

e promesse

può menar

la sal-

lare passi precipitosi, può ‘cantare a

si fanno,

in pro-

doppie con contorni di contrattempi fioriti; ma non vince, ché l'impresa è

vezza cercata, nell'oscuro suo presente. Sappiamo bene che proponi-

una

posito e ad abbondanza, da molte ed autorevoli

che per

parti;

ora

rimangono

ma

sappiamo

e promesse

aspirazioni,

stato

di

nobilissime,

cennano

menomamente

azione

deliberata

mani,

a ottave

semplici

e

stazioni di « masse », siano spettacoli o concerti sinfonici e corali. Il « solista » ci scàpita, inevitabilmente. Alfredo Cortot, però, è un maestro, (ha-ese-

e non

aca tradursi in

e ponderata.

a due

più grande di lui. Ed è più grande di qualsiasi altro celebrato « solista ». Il teatro della Scala è per le manife-

pure

proponimenti

allo

lodevolissime,

colpi quanti vuole e am-

mucchiare accordi su accordi, può sca-

all'arte

venire

For-

se, si aspetta d’essere certi del meglio,

guito sole composizioni di Chopin e di

ossia della

e si tra-

Schumann)

che veneriamo

e al quale

scurerà intanto di venire a un soddisfacente risultato transitorio. Noi,

rimaniamo

rispettosamente

devoti;*

riuscita perfetta;

Poche righe sul concerto inaugurale

per conto nostro, siamo antichi e, se ci è permesso affermare, provati as-

dell’Angelicum,

giovedì

14 novembre.

sertori del fare, e fare il meglio pos-

Riprenderemo presto il distorso, riferendo sui concerti successivi, ché dav-

mani

rita considerazione particolare. Sem-

sibile, preparandoci ciò

che

a superàre do-

si è conseguito

vero

oggi.

Operare strenuamente i'probamente ci sembra

stretto

e urgente

dovere

d’ognuno.

La sera di sabato, riaperto

ai concerti

Programma

9 corrente, si è il Ridotto

sante.

della

nell'inverno tra il 1942 e il 1943: concerti di «solisti». di gruppi d’icamera, naria

vari

ricavata del

Teatro

e

di

orchestra

dall’orchestra stesso.

giovane

istituzione

ben

delineato

me-

femmiGerelli.

e interes-

ù

Due parti: nella prima, composizioni di Giovanni Gabrieli, di Viadana, di

Scala. Diciamo si è riaperto perché i primi e soli concefti vi si dettero strumentisti

questa

pre più affiatata l'orchestra nile d’archi diretta da Ennio

da

ordi-

Alfred. Cortot (Disegno di Marta Granchy).

Pergolesi, ossia il Cinque, il Sei, e Îl Settecento; nella seconda parte, Pizzetti e Bloch, viventi. Belle composizioni bene eseguite. Lodevole Porchestra, lodevolissimo il direttore.

CARLO

GATTI


URBI

NO

città chi salga da Pesaro ad Urbino nella stretta e traballante corriera che una volta alla settimana muove da Ancona — una macchina di 11 posti, coi sedili rigidi e le spalliere dure — si apre alla vista uno dei paesaggi più ubertosi e modulati

d'Italia.

—

Lasciato

sottile

alle spalle

e lucido

za metallica — chio il piccolo

di una

il mare

lucentez-

e superato a Monteccimitero militare in-

glese, con le sue croci tutte bianche, tutte’ eguali, eppur dominato da un

senso di morte pacificata e di quieto e logico ritorno alla terra al cospet-

to di un cielo nitido e accogliente, — la strada

si addentra

nel Montefeltro

tra campi ancora cinti di filo spinato a indicare l’esistenza di depositi di mine e di materiale esplosivo, e bassi filari di viti coperti di un polverone grasso e denso. Pochi villaggi e una campagna ferace, che, man mano si sale, si fa più movimentata, ric-

ca di zone verdi e grige e dorate, di grano

quercie.

reciso,

di

ulivi e

di

vecchie

Dopo più di un'ora di cammino,

co in lontananza di case

ec-

uno sparso gruppo

arrampicate

su un cocuzzolo.

E un senso di delusione al viaggiatore inesperto, che spera di vedersi il Palazzo dominare, distaccato, dal

resto del paese. Ma la strada si avvinghia ancora lungamente a spirale, prima

di costeggiare

zione

Laurana,

del

che

la costru-

le

pesa

ad-

dosso a strapiombo con la sua facciata occidentale e l'arcana grazia dei suoi Torricini. ‘Quando la corriera sostò in piazza VIII Settembre (il nome della piazza

astratta l’incorniciatura della Porta Maia l’eco e la traccia palpitante di una civiltà che a Urbino è rimasta l’unica ammissibile, l’unica viva. Perché Urbino è città astratta, fuori del tempo, e prima che il Palazzo in cui Baldesar Castiglione inquadrò la vita del Cortegiano, avvince per la coerenza, l'armonia delle sue case medioevali e rinascimentali (bisogna guardare a valle verso il Mercatale sulla strada che porta in Toscana per scorgere qualche costruzione dei primi anni di questo secolo: poche case ammassate, quasi a far gruppo difensivo, ma preoccupate di non affermare un proprio stile definito), le sue vie fat! cose, i rapidi squarci di un'arcata, di un cortile o di un'antica scala a gradini bassi e larghi, ove mi è risuonato come un anacronismo l’allegro fischiettare delle note del Boogie Woogie, E a Urbino si accetta senza ribellione tutto ciò che a un settentrionale può sembrare più inaccettabile: la distribuzione dell’acqua ogni due giorni, una certa disinteressata, apatica e pur poetica incapacità a sfruttare, a valorizzare i tesori naturali e artistici del luogo; il pigro arrivare quotidiano di una corriera, unico mezzo di comuni cazione col mondo, e l’asserzione di una donnetta, che pur mi raccontava di aver tentato di venir fuori da Urbino, di farsi altrove una vita e di non esser riuscita a sradicarsi di «A Urbino si nasce scemi e stupidi si muore »i ‘Quando la corriera deposita i suoi passeggeri in piazza VIII Settembre, è

così precisa la percezione che tutta la piccola città — troppo grande e cari

era inciso su una pietra troppo antica per richiamarmi alla mente cn vicino 8 settembre: poi mi raccontarono che

me — va esplorata e saggiata e assa-

così si chiamava a ricordo del giorno, del 1866, in cui Urbino si ribellò all’au-

verso. l’accogliente piazza ove i due

torità pontificia), mi prese un senso

di angoscia: come quando un sogno ci

riporta ad anni passati, ormai quasi

sbiaditi nella memoria, e si fa fatica ‘a distinguere quel che è di oggi e quel che è di ieri: a Urbino ovcorre entrare con un’anima nuova e un’anima antica, occorre assuefarsi alle vie che salgono

e scendono ripide, stre:te, fra palazzi

altissimi, e riecheggiano nei loro nomi tempi passati e fantasiose modulazioni —il Balcone della Vita, la Volta della

Morte —; occorre guardare alle bianche strade che uniscono alle Marche e all'Umbria e alla Toscana più come a una faticosa via di ascesa verso una meta incantata che come a un mezzo

per distaccarsenc, per strapparsene e tornare

alla vita comune;

occorre

as-

suefarsi a trovare in ogni palazzo, nei suoi

portali,

nelle

sue

bifore,

o nel-

ca di ricordi

per le sue settemila an

I

Torricini

della

facciata

occidentale

corpi principali della facciata d'ingresso del Palazzo Ducale si allargano in un simbolico

abbraccio,

o se arrivare

a questo miracolo dopo essersi gradatamente assuefatti

a un mondo

in cui

l'armonia non era solo calcolo geome-

trico, ma necessità spirituale, intuizio-

ne, legge morale.

E, camminando, si avverte quasi una specie di disintegrazione del nostro spirito: se obiettivamente si guardi alle casupole quattrocentesche ardite e igolarmente curiose, ma buie, con

gli interni coperti di nera patina, e alle donne grige, grinzose, impersonali, avvolte

filano una

in

panni

color

o rammendano lunga

scalinata,

su

terra,

che

sui .gradini

di

cui veglia di-

stante la facciata occidentale del Palazzo ducale, le sentiamo elementi e personaggi di una città morta, di uha

dissepolta problemi,

Micene, chiusa ai nostri ai nostri turbamenti, alle

capire

che

questo

di. case

e

questa

spersonalizzazione di uomini

è

nostre guerre; ma, quando si arrivi a grigiore

espressione di profonda consapevolezza e di infinita umiltà — poiché, raggiunto un perfetto equilibrio di vita

e di forme, alla decadenza Urbino ha preferito chiudersi in una gelosa, magica e nostalgica conservazione di un bene che fu, ha. preferito irrigidirsi in un'immagine

di sé bella, giovane

e

felice — allora anche in noi si fa stra-

da una

nuova

riconoscere

esigenza:

come

esigenza

di

Palazzo

Ducale

d’Urbino.

unica realtà possibi

Francesca nelle magnifiche porte li: gnee; persino quel ricorrere insistente, assillante delle lettere dedicatorie « F, C.», (Federico Conte), nei rosoni sulle

rampe dello scalone e sulle volte delle

sale — che a uno spirito moderno può

sembrare un’accecata affermazione individualistica di sovranità, ma che

nell’intrico di volute e di foglie di acanto acquista una giustificazione decorativa — e soprattutto quel gioiello evocatore che è lo studiolo di Federi-

co, ove, nell'alto zoccolo di legno intarsiato, sono

ti più cari della vita intima del duca:

misurata, umilmente

as-

servita a un ideale di perfetta bellezza.

Quell’ideale intorno a cui per più di un secolo gravitò tutto il popolo di Urbi-

no; quell’ideale che seppe raggiunge-

raffigurati

gli elemen-

qualche spartito musicale aperto, una mandòla, un liuto, e vari pezzi d’armatura, clessidre, sfere armillari, e

frutta e dolci ad allietare

la pensosa

quella sintetizzata nella bella iscrizio-

solitudine del principe guerriero. Quando nel tardo pomeriggio as-

to del leggiadrissimo cortile del Laurana — «Sei volte guidò gli eserciti

so Pesaro e la Sua variopinta vita di

rimanere

maggior

lode

di

ne che corre tutt'intorno al colonna-

sul nemico ed otto volte lo sbaragliò sul campo... La sua giustizia, la sua clemenza, la sua liberalità e la sua religione eguagliarono

ed ornarono,

du-

rante la pace, le sue vittorie» —; quell'ideale che seppero raggiungere loro

devota

collaborazione

nella

‘artisti co-

me il Laurana e Baccio Pontelli, Francesco di Giorgio Martini. e Melozzo, di Gand,

magnifico

Sandro Botitcelli e Giusto e tutti gli altri ideatori del

Palazzo

e anonimi

esecu-

tori.

Poiché il Palazzo Ducale tutto è un -

del Duca.

e castelli incisi col vigore di Pier della

ligentemente

potrebbe

che appare dalla terrazza della stanza che fu studio

di pilastri nelle logge fra i Torricini, le ampie vedute prospettiche con palazzi

le quella di una vita equilibrata, intel-

re Federico da Montefeltro, di cui non

WU panorama

del

porata, che non si sa se avviarsi subito

contributo a un ideale di serena e composta bellezza: gli stupendi portali attribuiti a Francesco di Giorgio Martini, come il succedersi apparentemente irregolare delle bifore sulla facciata orientale, il morbido accordo di laterizi rosa e di pietre giallo-bianche nel cortile d’onore, il gioco di colonne e

solato la corriera, coi ‘suoi sedili rigidi e le spalliere dure, ci riporta vercittà balneare, polare

si fa fatica

il paesaggio

coi Monte

zone e il Petrano

tasioso

corteo

a non

po-

così movimentato

Carpegna

e il Monte

Ne-

di un magico e fan-

di bianchi

cavalli

fe-

stosamente bardati e di dame ingioiel-

late, quale fu così facile immaginare a Gentile da Fabriano. E si ripensa con certa nostalgia alle parole che Guidobaldo II faticosamente incise con una punta di coltello su un angolo

del suo terrazzo, a dire i suoi pensie-

rì più intimi, più gentilmente umani,

e a placare l’impaziente attesa della futura sposa Vittoria Farnese: « 1548 —

ora

VI

adventus

—

dux sit

vidit

felix

ac

uxorem,

cuius

perpetuo

du-

ret... ». Ac perpetuo duret, augurio che, per un ‘istante, chiunque entri a Urbino, la città morta, la città astratta,

vorrebbe sentir rivolto a se stesso.

LAURA

FUAÀ


era inciso su dischi sincronizzati cen la pellicola. Seguirono poi i sistemi moderni in cui i suoni sono registrati su pellicola, il Photophone, il Movietone e altri. Ma,

mentre

questi

ritrovati erano

allo studio, il cinematografo, nato muto per difetto organico, aveva fatdifetto una virtù, e cioè si era sviluppato in un'arte autonoma; ed aveva acquistato, anzi, grazie all'universalità del gesto, una diffusione non uguagliata da nessuna altra arte. Neanche la musica costituì un linguaggio così universale come il cinematografo muto, perché per esempio essa è uno dei tanti punti in cui oriente e occidente non si comprendono; mentre un film di Charlie Chaplin fa ridere l'Asia come l'Europa. Perciò, quando venne il tanto al teso acquisto del sonoro, questo trovò di contro, in ostili posizioni saldamente acquistate, il muto. Un film italiano, cambiando poche didascalie, poteva essere noleggiato dappertutto: gli scollati languori di Francesca Bertini, le imprese del buon gigante Maciste varcavano l’Oceano in un senso, e in senso opposto navigavano i fatali e vellutati sguardi dell'indimenticabile Valentino. La nuova arte dî dir tutto col gesto, con l'occhio, con i muscoli del volto, senza to di questo suo

Il film muto vent'anni dopo ‘ella mente dei suoi inventori muto

il

fu il risultata dell'incompletezza

dell'invenzione,

della difficoltà iniziale

del mettere d'accordo suoni ed immagini; ma i tentativi di offrire agli spet-

tatori gli uni e le altre insieme risalgono molto addietro nella storia del cinema. Eugenio Laste era riuscito ad

Una scena del primo film sonoro: «Don Giovanni»,

aiuto della parola, aveva trovato i suoi mimi e virtuosi, per i quali il parlato rappresentava una non gradita complicazione. Per salvare fino a un certo punto l'universalità acquisita dal muto, senza compromettere la produzione nella babele dei linguaggi, il primo film sonoro fu soprattutto musicale: così il Don Giovanni, così IL Cantante pazzo. Vi fu un certo momento in cui i protagonisti dei film erano soltanto musicisti, cantanti, suonatori. Un: foglio umoristico di allora descriveva così la trama di un film tipo: « Una graziosa fanciulla, dotata di una bella voce (romanza), si innamora di un giovane violinista (suonata per violipadre di lei, violoncellista (a solo di violoncello), ... ecc. ». La cosa sarebbe forse continuata così per un altro bel po', se non fosse intervenuto un provvidenziale errore nella ripresa del film Il Cantante pazzo. Dopo una patetica scena muta con la madre, Al Jolson, per rompere l'imbarazzo della commozione, uscì in queste parole: «E adesso, mamma, ascolta questa canzone ». La registraione del sonoro avrebbe dovuto ini ziare con la canzone, invece riuscirono registrate anche queste parole; alla prova risultò che non stavano per nulla male e furono lasciate. Fattisi coraggio, i produttori scivolarono verso il parlato. Quando poi si accorsero che il pubblico digeriva quello che dapprincipio era parso un povero espediente, il doppiato, il film parlato si diffuse rapidamente. Esso, fra le molte conseguenze artistiche che sarebbe lungo e arduo esaminare, ebbe il vantaggio di diminuire un po’ di ampiezza e di teatralità i gesti degli attori, i quali non ebbero più bisogno di mettersi la mano, anzi le mani sul ‘cuore per far capire agli spetta tori che stavano dichiarando il loro amore alla donna amata; ed anche gli inginocchiamenti davanti ad essa, grazie a Dio, diventarono più rari. Strillarono un po’ i proprietari dei cinematografi minori che non avevano soldi abbastanza per l'impianto del sonoro; ma a questo provvidero le stesse compagnie cinematografiche con organizzazioni di vendita molto ingegnose a condizioni convenienti Artisti famosi andarono sommersi nel cambiamento: come John Gilbert, dopo il film La Regina Cristina, con Greta Garbo. Nel parlato aveva una vocetta sottile, poco adatta alle parti di maschio eroe, in cui il pubblico lo aveva sempre veduto.

con John Barrimore.

RINALDO

DE BENEDETTI

imprimere il suono su una pellicola;

ottenendone

vagiti.

Edison

però poco più che deboli

fin dal

1913:

il suo

proiettò

film

parlati

« cinetofono » era

costituito semplicemente di un grammofono nascosto dietro sineronizzato col film

lo schermo e mediante un

stema di cinghie e pulegge. Qual-

che cosa di simile si fece anche da noi. Chi scrive ricorda di aver a stito bambino alla proiezione di un

breve

film

cantato,

sostituito

con

suo grave disappunto alla solita comica finale (il grosso dello spettacolo

era dato dal muto con accompagnamento

manza un

dell’orchestrina):

era

una

ro-

del Trovatore, gesticolata da

personaggio

in costume,

i cui at-

teggiamenti e i moti delle labbra non si trovavano

to;

e questo

mai

era

d'accordo

col

can-

il gracidatissimo

canto dei vecchi grammofoni a tromba. Non fa meraviglia. che un .tal sistema non abbia avuto grande su

ci

Edison

produsse allora tredici

brevi pezzi, fra parlati e suonati, fra i quali un Bruto e Cassio e Il vecchio

violino. Al film sonoro

qualcuno

assegna

la data di nascita ufficiale del 1926, col Don Giovanni, proiettato al teatro Warner di Nuova York, Il programma

annunciava « Vitaphone con Barrimo-

re nel Don Giovanni». Non pochi credettero che Vitaphone fosse una diva; invece era un sistema di proiezione sonora; ed. era ancora il principio di Edison perfezionato: il suono

Greta Garbo

e John

Gilbert nel film parlato «La

regina Cristina », realizzato

nel 1933,

Regista,

Rouben

Mamoulian,


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Il cardinale Gaccia-Dominioni Colpito da afoplessia e poi da broncopolmonite si è spento la sera del 12 corr. S. E. il Cardinale Camillo Caccia Dominioni. Da qualche anno era sofferente, insidiato dal diabete che non perdona. La sua scomparsa vivamente rimpianta, segna un lutto per la Corte Romana dove egli emerse; solerte, ovulato, instancabile, per tutto il pontificato di Pio XI nella qualità di Maestro di Camera. Il suo nome, la sua attività preziosa, la sua larga comprensiva bontà che tutto volgeva al bene, spiccarono specialmente nei tre giubilei celebrati sotto Pio XI dal 1929 al 1935, durante 1 quali migliaia e migliaia di pellegrini salirono il sacro colle del Vaticano. Creato cardinale, quasi automaticamente si trovò poco a poco in disparte. Fu tuttavia prerente e zelante dovunque, a Roma o fuori, la sua persona era richiesta specialmente nelle grandi celebrazioni di carattere religioso. Minato dal male, si raccolse nella pietà fra le mura del suo appartamento al Palazzo del Sant'Uffizio dove si è spento confortato dell'amicizia dei fedelissimi. Era nato a Milano da nobile famiglia il 7 febbraio 1877. Ordinato sacerdote nel 1899, fatto da Leone XIII suo Cameriere Segreto nel 1903, era stato creato cardinale il 16 dicembre 1935 primo Diacono di Santa Maria in Domnica.

Solenni funerali, con larghissima partecipazione della colonia lombarda a Roma, son stati celebrati a San Carlo al Corso venerd. 15. La salma sarà trasportata a Milano e tumulata nella tomba di famiglia. Con questo decesso i vuoti nel Sacro Collegio ascendono a sel.

NOTIZIARIO VATICANO

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# Il volume che l'Agenzia Fides pubblica in questi giorni a documentare la consistenza nel mondo delle Missioni Cattoliche, costituisce uno sguardo d'insieme partico» larmente significativo e indicatore di un'opera che, sebbene iniziata, si può dire, sette secoli fa, può considerarsi agli albori ancora nei primi anni dell'Ottocento. Ora non c'è terra, non c'è località abitata dove non siano giunte le missioni cattoliche o dove queste non puntino coi maggiori ardimenti. Questo cospicuo volume, dove la materia per comodità del lettore procede per località in ordine alfabetico secondo i paesi, ci dà di ogni missione uno sguardo completo col dati statistici più importanti: superfice del paese, popolazione, personale missionario, seminari, istituti di istruzione e di carità, numero del cattolicl. I dati sono del 1939. Il primato nell'opera missionaria spetta. ai Missionari dello Spirito Santo; ai figli di San Francesco con le loro tre famiglie ‘e al Gesuiti. # Si è riunita in Vaticano la Congregazione dei Riti ordinaria, nella quale sì è discusso l'introduzione di due nuove cause di beatificazione: 1) del religioso A. M. Le. vraur, francese, cappuccino morto nel 1907; e 2) del religioso Carlo M. Schilling, belga, sacerdote della Congregazione dei Chierici regolari di San Paolo (Barnabiti). SÌ annuncia intanto per il 29 corr. l'ultima delle Beatificazioni di questo ciclo con i 29 martiri francescani uccisi in Cina dai Boxers nel 1900 in odio alla Chiesa cattolica. Per la circostanza si annunziano numerosì pellegrinaggi a Roma da diverse provincie d'Italia e dall'estero.

Quasi

non

osavo

togliermi i guanti... Le mie mani

erano così ruvide”è screpo-

late che non osavo più mostrarle in società, finchè un giorno trovai il vero rimedio. Oggi nessuno può più pensare che îo provvedo completamente da sola al governo della casa, che frequentemente devò assoggettarmi ai più aspri lavori, e che nello sport hon temo nè vento nè altre intemperie, tanto le mie mani appaiono sempre morbide, bianche e curate. Ed il segreto? Pochi minuti di cura giornaliera col giusto prodotto, cioè col Kaloderma-Gelée, il preparato speiale per la cura delle mani che le pre-

serva da qualunque arrossamento e' screLETTERATURA

» “Pubbticata dall'editore Garzanti è uscita nella collezione «I classici »: Giovanbattista Vico: La scienza nuova (3 volumi), a cura di Giovanni Emanuele Barié. L'edizione si può dire rifatta su quella critica di Fausto Nicolini pubblicata a Bari nel 1928, La distribuzione della materia è stata mutata sia per armonia editoriale, sia perché differenziandosene solo in qualche punto. sì è ritenuto più consòno accentuare la di stinzione fra la parte introduttiva genera le, che è esposta nel primo volume, e la parte specificatamente dottrinaria che costituisce il secondo volume dedicato alla «sapienza poetica ». Il terzo volume tratta «Della discoverta del vero Omero» Questa edizione della Scienza Nuova, pur non avendo lo scopo di portare altri lumi sul pensiero del Vico, ha però raggiunto quello più modesto ma utile di far meglio conoscere la sua opera principale a tutte quelle persone colte che, essendo' in altre faccende occupate, non hanno il tempo.0 la voglia di dedicarsi ex-professo alla filo» sofia, ma vogliono avere la visione complessiva della Scienza nuova, comprendere il suo significato, la sua originalità e sentitne tutta la bellezza. Eccellenti l'introduzione e il commento del Barié. # Il Decano di Winchester ha dichiarato che la sottoscrizione promossa. dal. Fondo delle Cattedrali inglesi per la ricostruzione della biblioteca dell'Abbazia dell'Ordine

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tnani liscie, delicate, giovanili, e se fossero già con la pelle îrritata, ruvida e screpolata, esso ridona loro prontamente una fine e delicata morbidezza,

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benedettino a Montecassino è ammontata a 1046 sterline. Alla raccolta hanno contri» buito l'Abbazia di Westminster, tutte le cattedrali in Inghilterra e Galles già appartenenti all'Ordine benedettino, nonché i

cinque Collegi di Oxford e Cambridge che pure appartenevano al medesimo ordine. Donazioni sono state ricevute dal Collegio di S. Agostino, dal Collegio di Ardingiy nel Sussex, e dalla comunità benedettina ‘anglicana di Nashdom. La commissione della Chiesa d'Inghilterra per la ricostruzione cristiana in Europa ha contribuito con 220

sterline, mentre le sottoscrizioni individuali sono ammontate a-225 mila lire. Il bibliotecario e l'Abate di Montecassino hanno espresso la gratitudine della comunità.


VI # Uno dei più spregiudicati giornalisti americani, il tenente colonnello Ingersoll — ufficiale di collegamento, dei domandi di Ei senhower, Montgomery e Bradley, durante la campagna alleata in Europa — rivela nel suo libro Top secret (edizioni Gentile) la «storia vera » di come fu progettata e condotta l'invasione dell'Europa e la battaglia per la Germania. « Top secret » (segretissimo) era la sigla con la quale i comandi americani usavano contrassegnare i documenti più riservati. Ingersoll, essendo ufficiale nello stato maggiore del gen. Bradley, ha potuto raccogliere il materiale per questo suo libro, dove svelando retroscena politici e militari. afferma che non Churchill, Montgomery e Eisenhower, ma il generale Bradley fu il vero vincitore della guerra.

zata dall Association Frangaise des Collectionneurs des ex ibris e des gravures ». Alla esposizione sarà presente anche l'Italia con una sezione ufficiale del « Centro italiano ex-libris », che presenterà ex-libris in acquaforte, bulino, puntasecca, silo; fia, litografia, ecc. dei nostri migliori artisti. Allo scopo di consentire la partecipazione alla mostra a tutti gli artisti e possessori di ex-libris, il Centro italiano invita a volergli far pervenire gli ex-libris he si ritengono degni di esposizione, în duplice copia, firmati. Nessuna spesa è a carico degli espositori. L'invio deve essere indirizzato a «Centro italiano exclibris », Campo Ossuccio (Lago di Como), # Si è costituito a Milano un Comitato che si propone di organizzare in Svizzera una mostra di pittura italiana che riassuma le varie fasi per cui la pittura italiana contemporanea è passata nell'ultimo quarantennio. Le opere saranno scelte attraverso le collezioni pubbliche e private, con riguardo non solamente al loro valore artistico, ma anche al loro significato storico. Lia mostra ‘sì aprirà a Losanna nel- prossimo febbraio, indi sarà portata a Lucerna In maggio le opere saranno esposte a Milano e, in settembre; è assai probabile un loro trasferimento in America per una mostra a’ New :York.

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»* Opera ricca. di tragiche violenze e di contrapposizioni disperate è la Nuova storia di Mouchette, di Georges Bernanos (editore Mondadori). Mouchette, protagonista del romanzo, è.una figura tormentata dalla solitudine e dalla miseria che suggerisce all'A. il destino della creatura semplice, cresciuta nell'abbandono della povertà e improvvisamente gettata a capofitto nella vita dei sensi. Disfatta nel corpo e nell’animo dalla prematura violenza, la piccola cerca Invano rifugio e consolazione attorno a sé. Sola nella sua vita Mouchette è sola anche nella morte.Si accende e si spegne così, nel giro di pochi giorni, il suo dramma. # Arturo Codignola darà prossimamente alla stampa un'opera dal titolo L'Italia e gl'italiani d'oggi, un panorama della situazione del nostro: Paese — in tutte le sue espressioni spirituali, politiche, letterarie ed artistiche — dopo le dure prove sofferte.

+ Alla Galleria del Camino di Milano hanno esposto Mino Maccari e Giaci Mondaini; il primo. è un disegnatore dal segno pronto e spregiudicato che predilige scene grottesche di ambienti mondani e di corruzione: il secondo è un caricaturista brillante che in questa personale si presenta pittore. di un mondo poetico alla Brueghel, una specie. di parodia di Brueghel da teatro di marionette. # A Gallarate, nella. Galleria A. E chi ha allestito una mostra il pittore ugenio

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# Dal 29 novembre al 17 dicembre si terrà a Nancy, nelle sale del Palazzo Ducale, una mostra mondiale di ex-libris, organiz-

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impianti di distribuzione di acqua calda, in cui una centrale serve un intero gruppo di caseggiati. Una di tali stazioni sarà tra poco impiantata in un quartiere di Londra. # Il 14 novembre è ricorso il tricentenario della nascita del grande matematico e filosofo tedesco Lelbniz. x Trapianti del cuore sulle rane sono stati eseguiti dal prof. Sinitsin dell'Istituto medico di Gorki. Gli animali si conservano in vita dopo l'operazione. Egli è riuscito anche ad inserire nel circolo sanguigno dei piccoli mammiferi cuori di rane, che funzionano come organi pulsanti secondari.

Polesello, di Pordenone. Fra i trentadue quadri esposti, dominano i paesaggi e le marine. L'esposizione rimarrà aperta fino al 24 novembre,

= Ermanno Figliolini espone 20 dipinti e una serie di disegni in una personale alla leria Grande di Milano. Vi è nelle tele questo artista una coerente forza costruttiva che a volte dilaga irrefrenabile e impetuosa, e un’atmosfera coloristica così accentuata che segna un deciso ritorno drammatico pittorico del Seicento.

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cemento, una casa in ventiquattr'ore. La casa comprende cucina, dispensa, tre stanze, bagno. a, Ltatituto Geografico Polare staallstenSilvio Zado, sotto la guida del capitano vatti, una spedizione scientifica sulle coste della Groenlandia; con un programma di ricerche meteorologiche, talassografiche, geologiche e radioattive.

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PORCELLANE, CRISTALLERIE ARTICOLI REGALO (CASA FONDATA NEL 1879 MILANO. VIA S. PAOLO 8 parteciperanno i noti solisti Cavallo, Mozzati, Niedzielski, Stadle, Tassinari e altri, nonché il quintetto dell'Accademia Chigiana il cui primo violino Brengola è riuscito vincitore assoluto al concorso internazionale di Ginevra. Alla direzione dei concerti si alterneranno i maestri Gavazzeni, Gerelli, Lupi e Simonetto. Le novità annunciate sono: il Concerto Spirituale di Ghedini, la Natività di Respighi e La figlia di Jefte di Carissimi.

» Sorgono e prosperano in gran numero @ Milano le iniziative musicali, tutte accol{e col massimo favore dal numeroso pubblico. Oltre alla stagione dell’« Angelicum », appena iniziata, di cul abbiamo già parlan, sono già in pieno sviluppo i cieli di concerti della Società del Quartetto che svolge le sue manifestazioni all'Olimpia, degli Amici della Musica, che si serve del teatro Lirico, della Camerata Musicale Milanese, al Teatro della Basilica. Mentre è sul finire la serie dei concerti autunnali del Teatro alla Scala, che è stata seguita con grande interesse e soddisfazione dal miglior pubblico, è annunciata per il 4 dicembre l'apertura della stagione sinfonica pomeridiana del Teatro Nuovo. » Dopo Backhaus, Magaloff, Malcuzinsky ed altri grandi musicisti che hanno avuto le migliori accoglienze nei teatri milanesi, ecco Alfred Cortot, festeggiato e applaudito entusiasticamente da un numerosissimo pubblico alla Scala. Il celebre pianista, già quasi settantenne, ha svolto un programma di musiche di Chopin e di Schumann con quella sensibilità e abilità che fanno di lui un raro interprete di quegli autori. #* Sembra ormai certo che l'inaugurazione della stagione lirica alla Scala avverrà il 26 dicembre con l'Otello, diretto da Arturo ‘Toscanini. Non si conoscono ancora i nomi degli interpreti.

* E morto il 14 novembre a Cordova all'età di 70 anni il noto compositore Manuel De Falla. Nato a Cadice, dal 1943 viveva in Argentina. Musicista squisitamente spagnolo, Manuel De Falla lascia molte opere, tra cui | ben noti « Vita breve », «Il cappello a tre punte» e -L'Amor brujo ». CINEMA

* La « Saturnia Film» sta girando in questi giorni due documentari a Milano: uno al Teatro Gerolamo con tutta la compagnia Colla su « Cristoforo Colombo », l'altro per le vie della città con una troupe di ragazze uscite dal concorso « Ragazze senza casa » e che avrà per titolo «Un giorno a Milano ».

Dal EMILIO

#* Gli appassionati del ballo avranno occasione di vedere la nuova danza « Conga » în tutta la sua originalità, eseguita da circa 200 ballerini, nel film Paramount «Avventure a Zanzibar» di cul sono protagonisti Bing Crosby, Bob Hope e Dorothy Lamour. » E giunto a Parigi Ray Milland per ricevere il Gran Premio Internazionale del Festival di Cannes, assegnatogli per la migliore interpretazione maschile. Egli infatti ha rappresentata in modo superbo la parte dell'alcoolizzato nel film « Giorni perduti ». * Un'iniziativa degna d'ogni lode è quella dell'« Angelicum » di Milano che, in col-

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laborazione con la Quirinetta di Roma, ha iniziato dal lo novembre la rappresentazione di film in versione originale in assoluta prima visione. Il programma comprende film di notevole importanza; come « The Bells of St. Mary's », « Casablanca », « Rhapsody in Blue», « The Constant Nymph», «Penny Serenade », e molti altri.

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»* Sembra che la Metro Goldwyn Mayer voglia affidare a Roberto Rossellini un film su Napoli.

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# Gino Cervi e Carla De] Poggio saranno i protagonisti del film «L'Angelo e il diavolo » diretto da Mario Camerini. # Il regista Paolucci ha condotto a termine il montaggio del suo ultimo film «Preludio d'amore », su soggetto del commediografo Trieste e interpretato da Vittorio Gassmann, Marina Berti, Maria Michi, Massimo Girotti, Claudio Gora, Lauro Gazzolo e altri. Il commento musicale del film è di Valentino Buchi.

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#* In attesa che-la ‘famosa Coppa del Mondo di calcio che porta inciso per-due volte ii nome d'Italia riprenda il suo ciclo di attività — nel 1948 la gara si svolgerà nel Brasile dopo dieci anni di forzato riposo — è in preparazione un incontro Gran tagna-Continente che avrà luogo il 10 m gio dell'anno prossimo in Inghilterra. A tale uopo il presidente della Federazione Internazionale, confermando la notizia, ha annunciato che l’avversaria della rappresentativa del Continente sarà formata, per la prima volta, da giuocatori d'Inghilte Scozia, Stato libero d'Irlanda, Galles. Per questo, appunto, si deve parlare di rappresentativa di Gran Bretagna e non d'InBhilterra. La partita si svolgerà nello sta-

SATININE


Xx dio di Glasgow la cui capienza È calcolata in 150.000 persone.

* E in gestazione, per iniziativa del giornalista francese Jean Leulliot, una corsa ciclistica per professionisti Parigi-Milano, da svolgersi l'anno prossimo. La corsa dovrebbe essere riservata a corridori fraricesi e italiani costituendo în tal modo un confronto italo-francese. La formula della corsa dovrebbe essere per coppie di due corridori, all'americana, vale a dire con rilevamento libero. Sarebbero invitate venti coppie — dieci francesi e dieci italiane — e la partenza sarebbe ‘data in linea con un corridore per ciascuna coppia. a Fra tutte le Federazioni sportive italiane, quella che ha nettamente superato il livello raggiunto prima della guerra e quindi si trova non solo in fase di ascesa, ma di progresso în senso assoluto è la Federazione della Caccia che ha raggiunto il numero di 1.200.000 tesserati.

# I più noti corridori automobilistici italiani e numerosi esperti che fanno parte dell’A.S.A.I. riuniti in congresso a Stresa, dopo avere precisato gli scopi e le fur zioni della loro associazione che sì riassumono nel modo seguente: ente tecnico per tutto il movimento sportivo; fornire gli uomini, addestrarli, prepararli, così da rico-

struire i quadri menomati in quest'ultimo ventennio, dopo animata discussione dei regolamenti che dovranno reggere le future manifestazioni e particolarmente del regolamento nazionale per vetture sport, ha emesso un voto indicativo contrario al mantenimento di questa categoria. Questo voto influirà certamente sull'apprestamento dell'attività del 1947 e sui regolamenti per il 1949. # Il calendario automobilistico ufficiale internazionale prevede l'inizio dell'attività agonistica per l'anno 1947 con un circuito di velocità in Svezia, al quale farà seguito nel mese di marzo il railley internazionale Lione-Charbonnieres-les-Bains e il Gr. Pr. di Nimes. # La F. B. Association inglese riprendendo ufficialmente contatto con la consorella italiana ha Invitato la F.1.G.C. a partec pare ad un torneo di squadre nazionali di ragazzi dai 16 ai 17 anni, le cul semifinali e finali dovranno disputarsi a Londra probabilmente dal 17 al 19 aprile del prossimo anno sul campo del Club della Lega Senior. La Federazione italiana ha accet tato in linea di massima l'invito. Riprendendo una brillante iniziativa che l'anno scorso ebbe larghissimo successo, la Gazzetta dello Sport organizza per la prima domenica del prossimo mese di dicembre, Il « Pallo di S. Ambrogio ». Si tratta di una gara podistica da disputarsi sui vecchi bastioni della metropoli ambri na. La manifestazione raccoglierà un miglialo di concorrenti. VARIE

fé

« Una delle curiosità esposte a Londra nella mostra intitolata « Germania sotto controllo » era un ritratto a olio. di-Hitler, il solo dipinto dal vero che si conosca. Lo aveva ordinato Goering. a un oscuro pittore berlinese, tale Klaus Richter, il quale dovette nascondersi dietro una cortina, nel vagone riservato al Filhrer, mentre questi aveva un lungo drammatico colloquio con Mussolini. I due dittatori tornavano da una visita alle truppe dislocate nella zona di Stalingrado e il treno speciale sostava in una località della Prussia Orientale. Richter, il quale aveva già ritratto le sembianze del Maresciallo germanico dellArla, dovette nascondersi in un ristrettissimo spa-

AE

zio con la sua tela € 4 suoi pennelli, e lavorare in fretta, sotto l'incubo di essere scoperto. Goering gli aveva promesso un colpo di pistola se avesse messo la punta del naso fuoF della piccola apertura. della cortina, attraverso la quale doveva studiare e ritrarre il cipiglio del Fihrer. « Fu quella la prova più terribile della mia vita — ha narrato il Richter. — Spesso Hitler fissò la cortina che mi nascondeva, e io ebbi la sensazione che egli avvertisse la mia presenza », Il pittore ha riferito che Hitler, Mussolini, Keltel e Goering sedevano attorno a una piccola tavola a una estremità della vettura-salone. Il generale Moelder e altri pezzi grossi dello Stato Maggiore stavano in piedi, immobili come statue. sembravano ipnotizzati, e quando lasciarono il treno quasi barcollavano, come ubriachi. Mussolini, che in quell'epoca era caduto in disgrazia, non disse una sola parola durante tutta la seduta. Per oltre un'ora parlò sempre Hitler e soltanto Goering interloqui occasionalmente. # A Pett's Wood, presso Orpington, nel Kent, è stata completata una casa di tipo permanente, in muratura, che viene a costare meno di quelle prefabbricate ed ha anche Îl pregio della rapidità di costruzione. L'edificio è stato infatti eretto nel corso di sole otto settimane, secondo uno dei ventidue -progetti prescelti dal Comitato permanente dell'Industria Edilizia con una gara nazionale. La casa, che comprende tra gli altri vari locali tre camere da letto, ha i muri perimetrali di mattoni, nel corpo dei quali sono contenute le condutture per il riscaldamento centrale ad aria calda. Nelle camere da letto il pavimento è di cemento, ricoperto con uno strato di asfalto colorato somigliante al linoleum. L'intelatatura del tetto è di acciaio. Nella stanza di soggiorno, che ha finestre eccezionalamente.ampie sulla facciata principale, sono stati ricavati nello spessore dei muri vani utilizzabili per collocarvi libri o altri oggetti.

che gli venne l'idea del « Nautilus », îl sottomarino di «20.000. leghe sotto ai mari». Disegnò del piani e li mostrò ad un ingegnere suo amico che ne trasse un modellino di due metri. Ma il «Nautilus » colava miseramente a fondo alla prima prova. Fu tuttavia il primo tentativo nella storia dei sottomarini. * Uno speciale sottocomitato delle Nazioni Unite, dopo lunga ed accurata rilevazione di dati, ha potuto stabilire che la guerra è costata alla Gran Bretagna 21 m liardi di sterline in denaro liquido, il 30% delle case, il 50 del tonnellaggio marittimo d'anteguerra e più della metà degli interessi sugli investimenti all'estero. Dal lato attività di tale bilancio sta però il fatto che già alla metà del 1946 ben 6 milioni di persone sono state smobilitate dalle Forze Armate, per cui il livello della mano d'opera ha di nuovo raggiunto quello del 1939. Inoltre si è potuto constatare che il Regno Unito sta oggi esportando in Europa più di quante non esportasse nel 1938 e che sarebbe comunque n. condizione di poter rifornire i mercati europei di tutte quelle merci che venivano prima acquistate dalla Germania.

i Spesse volte è stato detto che Giulio Verne non ha mai Viaggiato e che ha deseritto il mondo consultando solo i bri di geografia nella sua camera. Ciò non è esatto perché egli si recò allo Spitzberg, in Scozia, nell'Europa Centrale e nel Mediterraneo prendendo appunti e documentazioni durante ognì viaggio. Fu settant'anni fa a Crotoy, nella baia della Somme,

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XI

L’UOMO CIECO

larebbe passato accanto alla Sfinge senza

vederla.

alla necessità

alla loro

Egli non

delle Sfingi,

credeva

e neppure

realtà, per la semplice

ra-

gione che, per lui, non esistevano.

In

verità, non si sarebbe neppure ciato

un’occhiata

notato

pietra di forma

nient'altro

di sfuggita,

ed a-

grottesca, ma

proprio

forse

un

masso

Era cieco per il sesso e questo

non saper apprezzare le donne dava una particolare limitatezza.

gli Se

fosse stato forzato ad esprimere

una

qualsiasi

idea

metafisica

tà femminile,

non

novella di JAMES

stato in

grado di formularne alcuna. La loro presenza doveva ammetterla, per forza di cose: ma la loro utilità gli appariva

evidente

solo in modo

super-

ficiale, mentre nel suo intimo dubitava sia della loro utilità sia addirittura della loro stessa esistenza. Diceva tra sé, perplesso. « Perché non

fanno

ciò che

hanno

da fare

senza

STEPHENS

«un poema, una statua, un brano di musica, non facevano su di lui impressione

alcuna:

peggio

lasciavano

annoiato

ancora,

lo

e depresso. finì col detestarlo: e la

La madre

Non fuggiva per bere: fuggiva per trovarsi

tra uomini

gliava.

Parlava

chierone Sapeva

di

bilità del raccolto

ordinata, sempre in faccende, capace — proprio l'opposto di altre in-

delle varie qualità di tabacco

numerevoli creature del suo sesso — alla

quale

piaceva

capire

ciò

che

vedeva o sentiva, e che non trovava nessun

divertimento

dovinelli.

a decifrare

in-

Egli le appariva a volte

un

enigma,

e

sotto

a

volte

un

sempliciotto:

molti

una

specifiche

dell’uno o dell’al-

profonda

conoscenza

virtù di molti

nosceva me una

e delle

liquori.

Co-

insetti e vermi; sapeva codonnola si sarebbe compor-

tata in speciali circostanze;

come

al-

savano né tanto meno lo preoccupavano. Nen che fosse sessualmente deficiente o avesse avversione per le donne:

semplicemente

le ignorava,

ed

era certamente a suo agio soltanto con

gli uomini.

Gli piacevano

tutte

le cose

sem-

plici e rozze che consideriamo come maschili. Infatti, badando al genere delle idee astratte, vizio è femminile mentre brutalità è maschile. La

lamento, e nessun battello c’era a far

la

spola

umane

tra

cose

loro.

Tutte

che essa

le

gentili,

amava

erano

{nintelliggibili a lui, mentre i rozzi piaceri e le sorde evasioni del figlio

la rendevano

perplessa e addolorata

Quando essa gli rivolgeva la parola, egli stava

lì a bocca

aperta

o

sba-

digliava:

eppure non

gli parlava

di

va della minima inclinazione. Non aveva denaro, ed era figlio di fattore. Senza

denaro

vere

una

fattore, alla

lo avrebbe

il nome

dalla sua fo-

di ogni albero

glia. Sapeva

bisogna

come

domare

applicare

discorso

su

cadeva

allora

rideva

altri,

ma

un

di

una

sulle

di cuore

si sentiva

toro,

testa

donne,

ed

come

tutti gli

sempre

solleva-

e la propria prese

l’incirca, ed il sole cominciò di nuovo a risplendere su di lui. Ma non fu che per pochi giorni: d’improvviso, il sole scomparve dal cielo, la luna dalla notte silenziosa; la stessa notte

to quando la conversazione svoltava su argomenti più interessanti. La madre morì, e lasciò la fattoria

silenziosa fuggì lontano, lasciando al

al figlio minore cosa insolita, ma

a dormire

anziché al primo: essa aveva finito

col detestarlo. Conosceva molto bene il figlio minore,

estraneo.

che in nulla

Il carattere

le era

di lui correva

parallelo al suo, i gusti erano i suoi, le idee erano

in gran

parte derivate

suo posto una rumoròsa,

rità,

nella

esulata

continuato

ta, si esilarava

al pari

di lei, e ne

più una

mentali od etiche suo sviluppo, essa

ad impacciare è ancor oggi

il la

custode dell'evoluzione, esigendo dall'uomo poco più che di essere ogni tanto

accarezzata

e vezzeggiata.

Ai suoi momenti

era capace di es-

ser brutale. Di tanto in tanto gli piaceva ubriacarsi. Avrebbe spaccato una testa od un vetro, per poi bendare l'una o pagare l’altro con }a

con argomenti

il tempo,

come

più seri, il terreno,

il raccolto, egli la guardava

fosse una

bimba,

la ascoltava

con ostinato risentimento, per poi subito andarsene da quel vero zotic>

che era. Tra

loro non

c’era

zione. Che cosa possiamo fare di ciò che in pari tempo è e non è nostro?

stessa indifferente tranquillità. Gli piaceva camminare per miglia e miglia dondolando le braccia e fischiettando, ma poteva anche starsene se-

Sia che possediamo

una

non

la vada

duto

timo,

per

ore

ed

ore

sulla

riva

di

un fosso, pensando pensieri senza parole:

cevole,

modo

di pensare

facile

e pia-

e che, a lungo andare,

può

nessun

punto di contatto: ed egli rappresentava per lei una continua esaspera-

la possediamo,

cosa

2 che

in qual-

siasi modo, c'è pur sempre una fine: ma porsi certi enigmi è illegitna

e perciò

seria

una

deve

riflessione

appe-

scacciarli.

la guardava di sopra

e di lato, se ne andava e la dimenticava. La

cecità per

il sesso

porta

con sé

molte altre oscurità. Non sappiamo quali cose maschili la coscienza femminile

sappia

produrre:

e la

civiltà,

perfino la vita stessa subiranno una soSta fino a che scoperte

o

esse

create.

l’arte è cosa

non

Ma

siano

state

sappiamo

che

prodotta

dal

femminile

maschio e che la scienza è cosa ma-

schile

prodotta

quanto

quest’ultima

cosa, e destinata

dal

maschio:

sia una

a rimaner

per

povera tale fino

a che non si trasformi in arte, cioè fino a che non sia fertilizzata e resa così

più

psicologica

che

-reale.

Egli

comprendeva

facilmente e con diletto la piccola parte di scienza (invenzioni, meccanismi, ece.) che entrava

nella

sua

orbita.

Sapeva

fare

cose complicate con un temperino ed

un

pezzetto

di spago,

oppure

con

un

avevano cessato di essergli amiche. Tutto era eontro di lui. Non fischiet-

da

tava più, non ondeggiava le braccia camminando, e, per quanto avesse

avrebbe

poi a lungo discusso. Sapeva parlare con calore dell'aspetto fi-

sico di questa e di quella, del cappel-

lo di un’altra, del tè buono o pessimo che si beveva in questa o quella casa. Poteva anche stare ad ascoltare

le

chiacchiere

senza

addormentarsi

alle prime parole. In tutto e per tutto era un ragazzo modesto e tran-

quillo, destinat> a diventare un pa-

dre di famiglia esatta replica del proprio, le cui figlie sarebbero sta-

te simili a sua madre come selli assomigliano

due pi-

ai loro verdi

pro-

sedersi, quei

a

fumare,

certa

panchina

non

pensieri

ricercava

verde

tranquillamente

lenti

su

cui

cullato

che

non.

da

hanno

parole. Infatti, egli si accorse presto di non aver sposato affatto suna fattoria: aveva sposato una donna. Una donna dal viso affilato, vecchiotta e sciattona, la cui sola bellezza era la fattoria. Come lavoravano le sue labbra! Da

esse

sgorgava,

scivolava,

cadeva,

un’interminabile processione di paro-

le! Quelle labbra non stavano mai tranquille, ma ad onta di ciò, egli non rispondeva nulla. Non c’era nul-

gli lasciò

la da dire, ma molto da fare, ed egli

fuggiva

sbagliata alla domanda

uomini lavorarono tranquilli insieme, prosperarono e furono contenti.

alle volte di sopra ai muscoli delle sue braccia, di sopra alle sue mani grandi e forti, e attraverso le nebbie ed i fumi e gli strani, nascosti tumulti che infuriavano nel suo inti-

volgeva, con la sua aspirazione, la sua congettura sbagliata: un perpe-

non

bensì sempre

es-

ad una

Naturalmente non fece nessun tentativo per estromettere il fratello

stanza

gentile, ma

seguirle

sa poteva farlo e disfarlo a suo pia-

la fattoria.

al-

pure questo, poiché egli era lì ad ore fisse, sempre. pronto con la risposta

in faccia,

poteva

dalla terra, i raccolti

lontanarlo, ma non poteva fare nep-

Essa avrebbe potuto soltantò

anche portare a qualche conclusione. La sua madre stessa era per lui un’astraziorie. Egli, con lei, era abbamai

e

appena

C’era- la

in cui andare

perso la loro dolcezza e il loro candore, i cavalli e le mucche non gli appartenevano più, e le capre

scampagna-

lui

di lei

sudicia oscu-

riusciva

a lavorare: ma proprio la fresthezza era

o ad una

a

quelle

si

o a sbadigliare,

avevano

ballo

si indirizzava

da

quale

fattoria, naturalmente,

festa

Quando

Così egli pure

moglie.

Se egli partecipava

altro.

verità.

in realtà

Sposò... una fattoria di dieci acri al-

cimento.

di preoccupazioni

po-

di vita

in qualsiasi momento. Insomma,

bagaglio

ben

mettere

tabile tran tran dell’esistenza, il raf-

piccolo

lavo-

senza

freddore di Tizio, il vestito di Caio, il matrimonio o la morte di qualche

ha che un

di

cadere di

centro

gli era

faccende gravose, ma del solito inevi-

nel fisico, e, poiché non

a-

figlio

lasciarsi

a giornata;

rante

potuto

e, quale

la logica, ma

dire

to tutti gli aspetti,

anche

avrebbe

poteva

condizione

femmina infatti è più vecchia del maschio, molto più consapevole sotpiù forte,

non

fattoria,

non

degradante

possibile

il

tra

ta-

denaro.

il proprio

rotta. Alle volte, abbastanza spesso,

Noi

logica,

nostre

occorre

Per un altro genere di vita che non fosse quello della fattoria, manca-

tuto, secondo

esigia-

ossia

possono

non

ma

le appartenesse.

quella madre e quel figlio c'era un incolmabile abisso che nessun ponte poteva valicare, un completo iso-

non

Inoltre,

non

delle

sche e per muoversi

così

l’idea.

spesso

in pericolo

continuità,

Ciascuno

ha il suo senso particolare della pro-

neppure

e

e poteva

che

le di-

problema

luogo,

dalla culla alla tomba,

mo

capire.

però non gli pe-

gli aspetti

era

sessuale

levare ogni razza di cavalli e di cani. Conosceva vita e morte delle capre

la

desiderava

entrambi

sta-

qualsiasi

non

quel

più profondi

competenza.

gravemente

sca, le stagioni, il tempo e le probatro. Aveva

in

essere

di loro, e con parlare

damente

propositi

argomenti: lotta, pugilato, caccia, pe-

quel-

per

facile. Avrebbe potuto emigrare, ma le sue radici erano affondate profongliene venne

sua avversione aveva parecchi motivi a giustificazione. Era una donna

in

sarebbe

caratteristica

i nostri

la sua tranquillità quando le aveva vicino, e parlavano una lingua che e non

per

come

chiac-

non

capiva

poi,

sì sve-

squartare una mucca, e che cerotti

Quest» limitatezze

lui

Egìi

sotterraneo,

pensato

non

il più

prietà, ed in lui essa non riusciva a toccar con mano assolutamente nul-

turbavano

se avesse

e allora

come

spiaceva e la imbarazzava.

infastidivano,

in un tal modo

e, anche

persona

mai?».

Lo

irrefutabile.

pensava

Per

stare sempre tra i piedi? ». Diceva tra sé: «Il diavolo le porti, sono dapper-

tutto, se che cosa di buono fanno

logica

priva di iniziativa,

martello ed una sega. Ma un quadro,

sull’umani-

sarebbe

‘sua

l’altro, il risultato

di

di particolare.

la

to per nulla diverso.

accor-

to della Sfinge. Forse le avrebbe lanvrebbe

pure

che gli si ri-

tuo pestatore di calli spirituali: e scusarlo era tutto quello che si poteva fare per lui. Vivevano in una

piccola

fattoria,

dov’egli faceva quasi tutto il lavoro. Il fratello

minore

lo aiutava,

ma

di

tale aiuto si avrebbe potuto facilmente fare a meno. Se una bestia si ammalava, la curava quasi per istinto; se il cavallo era azzoppato od abbisognava

di

un

nuovo

ferro,

egli

sapeva esattamente che cosa bisognava fare. Al tempo dell’aratura, af-

ferrava

l’aratro

più diritto

e tracciava

e ben

fatto

Era capace di zappare

del

il solco mondo.

per tutta la

giornata, ed era felice; si buttava Bioioso sulla messe, come altri fra le braccia

di

negli intervalli

una

giovane

tra queste

genitori.

E

così

maggiore:

la madre

per qualche

anno

i due

Poi, come era inevitabile, il più gio-

vane

si sposò,

e il maggiore

dovet-

te cercarsi un nuovo posto dove vivere e lavorare, poiché le cose erano diventate difficili. È molto

facile il dire che in tali e

sogguardava

mo. Essa gli teneva cattedra che

egli

quanto

conosceva

Gli faceva quanto

lunghi

essa

su cose

molto

bene,

diceva era sempre sproloqui

sapeva,

ma

e

sbagliato. su tutto

le disquisi-

be fare questa o quest'altra ben pon-

zioni senza fine, le eterne ripetizioni, la sciocca e vuota enfasi, la strascicante

derata azione, ma purtroppo l’autotà della logica ha una giurisdizione delle più circoscritte. Al pari delle

suoi

insegna-

menti

e odiarli

altrettanto

profonda-

mente

quanto

odiava

che cosa ed essere in pari tempo completamente sbagliate, la ragione,

za e stupore.

statistiche che possono provare qualassisa sulla sua poltrona imbottita, può emettere giudizi che ben di rado

hanno un qualche lontano rapporto

con la realtà. Ogni cosa è vera soltanto in relazione al suo centro di

pensiero. Qualcuno pensa con la te-

occupazio-

sta: le susseguenti azioni sono altrettanto logiche e spiacevoli di quel-

ni scappava all’osteria più vicina per spassarsela con gli altri della sua razza.

La

tal’altre circostanze un uomo dovreb-

e

sposa;

terrorizzato.

le di coloro

che

col

e quest’ultimo

sangue:

pensano

solamente

ha esso

pesantezza

facevano

della

ripudiare

i

sua

lingua, gli

lei.

Alle volte, guardandola,

si fregava

gli occhi e sbadigliava con stanchezqualunque

Essa

era lì, una

cosa

avvolta

in sottane,

viva,

attiva come un insetto, che sì poteva * toccare con mano! Cosa mai faceva lì con lui? E perché?

Perché

non

se

ne andava? Perché non moriva? Che senso c’era a fabbricare simile creatura,

che

si

come

un

cuscino,

vestiva

di spensieratezza, lezza?

senza

imbottendosi un

di gioia,

pizzico

di

bel-


XII I suoi occhi erano

sempre

fissi su

di lui, e sembravano

sempre

pieni di

collera: e la sua lingua pronunciava sciocchezze sui cavalli, sciocchezze sulle mucche, sciocchezze sul fieno

e sull'avena,

Né

qui

Non

s'era

sposato,

ma s’era sposato all'ennesima

poten-

za, con

una

soltanto

moltitudine:

La madre

delle

par-

era di un’età incredibile,

chiocciare

non

Parlava

al cane

cessava

un

istante.

e al gatto,

parlava

po

dalla

finestra;

si metteva

si udi-

tome

indietro, in gran stavano zitte. Sempre

fretta, e mai,

mai,

più spesso, ora, correva al-

sieri senza parole. Così com'era facile

La sorella minore era una mezza pazza che ciarlava e ciarlava senza sempre.

persone

nell'atto

per

di

afferrare

le maniche

e

rider

mini, ma, stavolta, proprio per ubria-

carsi. Era facile immaginarlo seduto li a pensare quei suoi lenti penpredire

l'avvento

terribile,

esatti

vedevano

di diventar vivo.

capelli

spettinati

cadenti

pressante

termini

pensiero

di azione,

nei suoi

egli si s2-

rebbe

appeso

per la gola, fino a che

fosse

morto

come

era

stato

JAMES

prima

STEPHENS

(Trad. di Clara Coletti)

domande

Le

generale.

interesse

in cui,

lettore

del un

giorno

si sarebbe reso chiaro conto di quanto era andato lentamente rimuginando, e che, traducendosi quel

In ogni cantuccio della casa quelle sottane ondeggianti e agitate apparivano e scomparivano. Dovunque si ‘sugli occhi. Misteriosamente affaccen‘date, andavano e venivano avanti e

del

d'improvviso,

loro in faccia.

che presentino

soltanto alle domande

si risponde

rubrica

In questa

inquisitrice

nulla.

curiosità

iLe

gallina

l’osteria. Non più per trovarsi fra uo-

le

in un

una,

che guarda curiosamente ogni cosa, continuamente affaccendata, con aria di tronfia importanza, a non far

posa,

angolo ad occhi chiusi ed arringava l’oscurità circostante. La sorella maggiore era silenziosa

Il continuo

loro ciabatte

a

ai muri délla stanza, parlava al tem-

no. I loro piedi non somigliavano a quelli di nessun'altra creatura che stropiccio

e ripugnanti

rammollita per gli anni. Il suo fesso

la sorella maggioré, la

sorella minore vivevano con lei. Tutte erano ben fasciate in sottane e scialletti, ed erano sempre lì attormai osservato.

informi

ghe marine, e tutte parlavano, lavano, parlavano.

s'era sposa-

egli avesse

lato

rifinito,

vedersi come una pozzanghera in mez-

to con una famiglia, e che famiglia! La madre,

quanto un fosso profondo, e brutta altrettanto; la testa piegata da un

non

zo alla strada. Un insulto alla sua vista, al suo udito, alla sua attività. I loro capelli spioventi svolazzavano intorno ai loro volti come umide al-

si fermava

la somma completa di tutte le sue amarezze.

va a tutte le ore, Erano scalcagnate, sudice, e vuote. Parevano un lavoro

devono

portare

o sotto uno pseudoil nome e l'indirizzo del lettore che le fa; le risposte saranno date sotto le iniziali del richiedente, sarà sempre possibile risponnimo indicato dal lettore stesso. Poiché uria risposta può richiedere lunghe ricerche, non via Filodrammatici 10 Milano. dere subito. Indirizzare le domande a Pico della Mirandola, presso l’Illustrazione Italiana,

Se

non

erro,

nel medioevo

le rappre

sentazioni dei «misteri» erano date su un palcoscenico a sezioni. Quando sì cominciarono ad avere i cambiamenti di scena, come al presente? (G. L., Milano). È perfettamente vero che le rappre-

sentazioni

sacre

nel medioevo

vano su un palcoscenico

si da-

«a sezioni ».

Così abbiamo un disegno che rappresenta

il palcoscenico

su

cui

veniva

data la rappresentazione della Passio-

ne di Gesù Cristo, e nel quale, andando da sinistra a destra, erano figurati il Paradiso, Nazaret, il Tempio, Gerusalemme, il palazzo di Pilato, la casa

tempi

una

piattaforma

Il palcoscenico

era

dei teatri incostituito

centrale,

di

circonda-

gli spettatori,

tuttavia

un

si prestava

ai mutamenti

in Italia

tornò

teatrali

dell’epoca

rimettono

in onore l’unità di luogo e di tempo, secondo le regole attribuite ad Ari-

stotele, la scena diventa unica per ogni genere teatrale: la piazza con due case che si fronteggiano per la com-

media; una veduta di edifici ricchi di

colonne e statue per la tragedia; un boschetto più o meno dramma pastorale.

adorno

per il

Ma già nel Seicento si ha una messa in scena varia, che prelude all’o-

dierna.

CR

questa

mia

ca-

A

Metodi

per

rafforzare

la memoria

ce ne sono infiniti: essi possono classificarsi

in due

categorie:

gli artifi-

ciali e i naturali.

Questi ultimi sono una serie di e-

sercizi graduati secondo l'esempio dato nella prima metà del sec. 19° dal

tedesco

In generale molte persone dicono di è un’afferma-

non aver memoria; ma

zione che spesso non corrisponde al

H. Kotke;

ad

strane,

meri

metodi

due

esempi

3, 141592 di parole

è formata

sillabe iniziali dei mesi

con le

artificiali

esperimenti

dono. nel 7° e non nel 5° giorno; peccettum è un acrostico che fa ricorda-

re il nome

delle

nove

Muse

nia, Erato, Calliope,

(Polin-

Clio, Euterpe,

Tersicore, Talia, Urania,

Melpomene).

Così non le potrà più accadere, come

in parole, ecc.

Gli Adagi popolari ci danno un pri-

missimo

notissimo

esempio:

«Trenta

basti

pensare

dì conta

al

novem-

bre...». Un altro esempio è il latinorum

di don Abbondio per enumerare gli impedimenti matrimoniali: « Error

logica formale che dànno i modi conclusivi del sillogismo: « Barbara, Ce-

larent, Darii, Ferio,... ». Il metodo

numeri

della trasformazione

in lettere

del

fun-

Così,

si

aspetto

dei

simile

mente modificato, aveva

denze

dolce;

ampliato, applica-

stabilito le seguenti

tra

corrispon-

cifre e lettere: 0

1=t,d; 2=n, gn; 3

5=1, gli; 6=g dolce, sc dolci

ro; € duro, k, g; rispondenze tatamente

8=f, v; 9=p, b; cor-

che sono

alle prime

riassunte

limi-

lettere, nel ver-

so: «se tieni amore al giuoco fai pazzie». In tal modo,

il 1321, anno

della

le radici greche,

la morale

Quatrains

trascurare) da includere in una frase, come «Si spense infine l’altissima

(i famosi

del si-

gnor de Pibrac, tante volte parodiati), ecc. In italiano furono voltati i pessimi versi della grammatica di Port-

seggiò la storia romana e la chimica. Un verso abbastanza noto è quello che ricorda le divisioni delle Alpi: « Annibale fa traversare sue schiere,

le Alpi alle

ma con gran pena le reca giù».

Una

quartina francese dà le cifre,

nella parola mente (il millesimo si può mente ».

ALESSANDRO

Ci sono orologi che sì caricano da sé: come avviene ciò? (S. R., Roma).

Gli orologi che si caricano da sé funzionano con lo stesso sistema dei

podometri o contapassi: essi hanno un piccolo

peso non

equilibrato,

che ad

ogni movimento del braccio fa girare‘ il bariletto e quindi carica la molla. Quando la molla è caricata completa-

mente il peso resta un po*lontano dal bariletto, evitando così un'ulteriore

tensione

della molla.

VARALDO.

E FIGURE

la

dal

molla

DELL’800

polso,

può

può

andare

essere

caricata

direttamente, per mezzo del bottone.

Nel contapassi îl peso fa spostare, ad ogni passo, un indice, che così indica

i numeri sul quadrante.

SR E vero che i capelli crescono parecchi metri al giorno? (P. C., Milano).

I capelli crescono

con

maggiore

0

minore rapidità secondo l'età, lo sta-

to di salute, e le stagioni. Secondo recenti ricerche la velocità di crescita oscilla fra i 3 e i 13 millimetri al mese. Mettendo in media che essi cre-

scano un quarto di millimetro al giorno, cioè quasi 7,5 millimetri

al mese,

e calcolando una media di 80 mila capelli,

quotidianamente

si formano

20

metri

di nuovi

al giorno.

Il

capelli

che non impedisce che si. possa anche

diventare calvi come

un ginocchio.

a Che cos'è precisamente il «cielo degli affari»? (M. B., Ancona). Il ciclo degli affari .0 ciclo economico è costituito dalla variazione dei prezzi dei fattori della produzione che vanno da un massimo ad un altro massimo

passando

passando

per un massimo,

da un minimo

per un

ad un

minimo,

o

altro minimo

con un an-

damento simile a quello delle onde fisiche, Dall'inizio del sec. 19° si sone osservate oscillazioni ritmiche dei

prezzi delle materie prime, dei manu-

fatti, dei salari, degl’interessi paga-

ti al capitale, che spesso hanno prodotto crisì vastissime. Queste oscillazioni

hanno

periodi

brevi, determinati per es. dai giorni

Ri

NOVITÀ

NOVITÀ

AVVENTURE

di

latina, la prosodia,

cente

memoria.

che quelle dei versi memoriali della

morte di Dante, potrebbe trasformarsi

sino alla 30° decimale, di pi greco; do qui solo il primo verso:

le modalità

di Flers e Caillavet di non po-

ter procedere nell’enunciarne i nomi

conditio, votum... ». Furon messe in versi latini o francesi la grammatica

(Marittime, Cozie, Graie, Pennine, Lepontine, Retiche, Carniche, Giulie).

della

agli accademici di Francia della com-

to alle varie lingue. All'italiano fu adottato da M. Silvin nel 1834. Egli

parole

dei nu-

è tolto

canto,

ancora per una trentina d'ore; d’altro

gio, luglio, ottobre) in cui le none ca-

ricorro-

invece svariati:

versi, trasformazione

logio

(marzo, mag-

di questo

vero. Tutti dimentichiamo le cose che non ci interessano o che ci dispiaccio-

no; e indagini precise hanno di restabilito

invece

Royal e di recente A. Cavaliere ver-

Non sono dotato di memoria. Potresti suggerirmi un metodo per rafforzarla? (M. T., La Spezia).

zionamento

Ecco

fu pubblicato per primo dal matematico francese Pierre Hérigone, in un suo libro del 1634, Il sistema fu varia-

sono stati pubblicati anche in

I sistemi

al

e di nomi, e di avere facoltà ritentiva- supe-

rafforzato

pacità.

no

duzioni

di autori, ‘e di non aver

invece, poi, mi sono accorto di ricordare una grande quan-

di scena. Il Rinascimento

palcoscenico classico; e poiché le pro-

Î

memoria;

genere Italia.

non

da

frequentavo le scuole, avegrande avversione ad impa-

rare a memoria brani mi giustificavo dicendo

blico. È chiaro che un palcoscenico

simile

tempo

oltre la terza! Parole strane sono an-

di Shake-

merini degli attori, ma anche sopra i camerini c'erano palchi per il pub-

È

Quando vo una

a suo

media

a

lato della platea era riservato ai ca-

È

strane: marmaluot

consigliato

fatti una

durò

ta da tutte le parti delle sedie e dei

|

dà la cifra corrispondente: 6535.

Coné, la sua capacità mnemonica migliorerà notevolmente; a creder, ciò mi induce l’esperienza personale.

quello

ha

in

per

moria. Ritengo che adottando un metodo di autosuggestione, sul tipo di

mento

glesi

palchi

Que, j’aime à faire apprendre un

[nombre utile aux sages! Il numero delle lettere d’ogn: parola

riore alla media: e questo riconosci-

dei drammi

quei

l’esercizio della me-

tità di invece

e l'Inferno.

medioevale

presentazione

speare,

per

Que-

palcoscenico

lungo e sembra

dispensabile

sia servito per la rap-

di Caifa, il Limbo

sto

è sperimentalmente stabilito che la volontà di rigordarsi una cosa è in-

Allorché

di mercato, dalle stagioni, dalle ricorrenze di certe feste, come Pasqua e Natale, e periodi medi, di circa dieci anni (dal 1882, al 1913 se ne sono osservati 11) che presentano quattro

(secondo altri cinque) fasi: depressione, ascesa, tensione (congiuntura),

cri-

si. Parecchi

medi

possono

di

essere

questi

periodi

raggruppati

in periodi

lunghi, tre dei quali furono costatati

negli anni dal 1790 al 1920. Un periodo medio è quello che comunemente

si chiama ciclo degli affari.

l’oro-

PICO

DELLA

MIRANDOLA

Piccoli e grandi segreti del nostro Ottocento narrati con fedeltà storica e illuminati dalla fantasia.

Volume di 400 pagine L. 380

ALDO

GARZANTI

EDITORE


GIUDIZI «SOLE

DEGLI

BIANCO»

DI

DARIO

ALTRI

Alla lontana, una storia come quella di Sole bianco potrebbe ricordare qualcosa del mondo caro al romanziere Bernanos, con tutta la sua galleria di preti e dei loro casi disperati. Ma, questo, è un riferimento davvero alla lontana e vale soltanto per quell’aria di prudenza e di lotta, di ipocrisia e di devozione, insomma di cattolicesimo che i personaggi portano con sè. E poi la storia scritta da Ortolani risente di uno spirito piuttosto volteriano; ed infine è una storia nella quale confluiscono .diversi e frizzanti umori, ma senza tetraggine e disperazione. Questi umori giuocano tra di loro una bella guerra. Sono ora sentimentali, ora ironici, ora sensuali, ora persino politici ed alla fine formano un impasto ben definibile e questo perché, così ad intuito, tale impasto deve poi essere quello che compone il carattere stesso dello scrittore. Qualche volta tale sua carattere, per meglio imporsi, sposa di un registro la propria istintiva immediatezza, il taglio netto della immagine o l’aggettivazione. Basta non dargli retta. I pregi sono altri e più duraturi. Essi consistono in quell’attento sintetizzare le scene, coglierle nei momenti di maggior luce, risolverle quasi sempre con uno scorcio. C'è, alle spalle, ma soltanto

ORTOLANI

i diavoli non travestiti, con corna e piedi bi. forcati, è ricca la letteratura antica, e di diaveli travestiti in cento modi è piena quella moderna; anzi qualcuno

già trova che i romanzieri d’oggi

dine non

immaginare

sono monotoni nel riconoscergli un continuo diritto di presenza, senza contrapporre edificanti antagonisti. Sia come sia e non ostante la corrente abituè facile

quale faccia

farà il

buon lettore di romanzi davanti al diavolo che si insinua nelle duecentoquaranta pagine di Dario Ortolani pubblicate ora da «Garzanti» ed intitolate Sole bianco. E’ un diavolo antico, nato poco dopo Adamo € qui nel romanzo arriva all'improvviso, all’inizio del quinto capitolo, e d'allora in poi è presente in ogni riga; è dunque un diavolo di vecchio tipo, ma qui appare di insolita psicologia, molto vicino alla natura e alla naturalezza; ed è anche singolare perché, alla fine, prende coscienza di se medesimo, si confessa e, sebbene tardi, scompare. Nell'aria non rimane odore di zolfo ma soltanto di mughetto, Questo diavolo con altri personaggi più o meno sottoposti al suo eccitante malefico, vive attraverso episodi perentori, concitati e, sotto sotto, persino facinorosi. Ora si scivola adagio ora ci si trova di colpo incastrati dentro questi episodi e le pagine nelle quali essi sono descritti formicolano di moti sintattici veloci, di frasi allusive, di gesti e di parole che risentono d'un sangue robusto. Per la verità, chi possiede un simile sangue, qualche volta se ne compiace e allora dà un po' troppo nell'occhio, con una eleganza o una spavalderia che sa di pre-

per i modi tecnici, il grande esempio del Verga di

ANTICHI

PODERI

DEI MARCHESI

DI BAROLO

BAROLO (Piemonte)

meditato.

Sì; la vita moderna è così affrettata che può far pensare anche all'eliminazione della la quale invece —_ quando, s'intende, non degenerìmensa; in ‘erapula — come disse l'Averani fin nel 1700 nel suo libro sul: Vitto e le cene degli antichi «... è un nodo e di confidenza che strettamente congiungedi famigliarità e fortemente stringe gli animi... è un giocondo alleviamento animi in gravi. pensieri ed in faccende di grande degli importanza involti ». Come ricorda Augusto Majani un suo volumetto « Nei regni della gastronomia », perfinoin Zenone, fondatore dell'austera e rigida disciplina stoica, inneggiava alla mensa, e Platone esortava Socrate — intrattabile — a rallegrarsi bevendo e mangiando uomo cogli amici, per ammollire la soverchia durezza della sua natura. Anzi Socrate stesso fu, si può dire, il precursore del così detto Galateo, almeno per quella parte che: riguarda la regola per ben contenersi a tavola. Infatti, Senofonte nel Capitolo XIV dei « Detti memorabili di Socrate » ha lasciato scritto questo: « Socrate parla del mangiare il companatico a tavola. Avendo veduto una volta che uno dì questi (gli opsofagi, vale a dire ghiottoNi), i quali cenavano insieme, con un solo boccone di pane gustava molte vivande, disse: « Non è forse di maggior spesa quell'arte di cucina che gusta le vivande, quella cioè che da se stessa si cucina in'bocca colui che mangia più cose insieme e prende in bocca molti intingoli? Certamente mescolando egli più cose che i cuochi non mescolano, fa le vivande più dispendiose. Le cose poi che i cuochi non mescolano, perché non fanno buona lega, colui che le mescola commette un errore e guasta la loro arte...» Dunque sul modo migliore di contenersi a tavola e di regolare il convito furono perfino scritti dei trattati, come l'«Arte di convitare » del Rajberti. Ma prima di lui anche Melchiorre Gioia nel suo « Nuovo Galateo »aveva toccato lo stesso argomento che, fin dal 1500, era stato svolto da Monsignor della Casa nel suo famoso « Galateo » nel quale il celebre educatore, che certo non aveva peli sulla lingua, dà a coloro che siedono a mensa degli avvertimenti di questo genere: «. . Sconvenevole costume è anco, quando alcuna mette il naso în sul bicchier del vino che altri ha a bere, 0 su la vivanda che altri dee mangiare, per cagion di fiutarla: anzi non vorre' io che egli fiutasse pur quello che egli stesse dee bersi o mangiarsi: posciaché dal naso posson cader di quelle cose che l'uomo ave a schifo...», e più avanti dà una lavatina di capo a: *.. coloro che noi veggiamo talora a guisa di porci col

VALSTAR IMPERMEABILI ABBIGLIAMENTI SPORTIVI TITTA

ROSA,

direttore

responsabile

grifo nella broda tutti abbandonati, non levar mai alto il viso, e mai non rimuover gli occhi e molto meno le mani dalle vivande, e con ambedue le gote gonfiate, come se essi suonassero la tromba o soffiacsero nel fuoco, non mangiare, ma trangugiare... I quali, imbrattandosi le marii poco meno che fino al gomito, conciano in guisa le tovagliole, che le pezze degli agiamenti sono più nette. Colle quali tovagliole anco molto spesse non si vergognano di rasciugare il sudore, che per lo affrettarsi e per lo soverchio mangiare gocciola e cade loro dalla fronte e dal viso e d'intorno al collo; e anche di nettarsi con esso il naso. Coscossù. - È la grande minestra turco-araba. Per sel persone occorrono: 750 gr. di spicchio di petto di vitella; 150 gr. di vitella senz'osso; 300 gr. di semolino di grana grossa; un fegatino di pollo; un uovo sodo e un rosso d'uovo; erbaggi di qualità diverse, come cipolla, cavolo verzotto, carote, sedano, fagioli, ed altro. Si mette il semolino in un vaso di terra piatto e molto largo, si condisce con un pizzico di sale e uno di pepe: vi si versa sopra, a gocce, due dita di un bicchier d'acqua: si macina con la palma della mano per farlo divenir gonfio, granelloso e sciolto. Assorbita l'acqua, si versa sopra una cucchiata d'olio, seguitando a manipolarlo, per una mezz'ora e più. Condizionato il semolino, si mette in una scodella e si copre con un pannolino, e passando le cocche sotto la scodella sì lega ben stretto con uno spago, Si mette al fuoco lo spicchio di petto con tre litri d'acqua per fare il brodo e, quando si è schiumata la pentola, si copre la bocca con la scodella già preparata, in

— iui DE-DO-FO IMPERMEABILI CONFEZIONI E TESSUTI PIAZZA

BECCARIA

- MILANO

- VIA DURINI

5

BERETTA VIA DANTE 15 - MILANO FIORI - PIANTE CORRISPONDENTI

IN TUTTO

IL MONDO

Cavalleria Rusticana; per il resto, il gusto di Ortolani ha radici in un terreno di più vergine sensibilità, smaniosa e intemperante, accesa e nello stesso tempo lucida, piena di voglie suggerite da un amore sensuale non sofisticato. Il suo diavolo, egli non lo ritrova soltanto in quella Giovanna Lago del romanzo, ma anche nel sole, nella luce del cielo, nella terra, nelle piante negli odori. E' un diavolo insolito per la nostra letteratura modernissima: la sua presenza non allontana mai l'attesa del miracolo e la speranza della salvezza. (L’Europeo). E. EMANUELLI

modo che il brodo resti a qualche distanza: ma è da osservare che gli orli dei due recipienti combacino insteme ermeticamente e non lascino uscir fumo. Rimasto così il semolino per un'ora e un quarto, affinché abbia il tempo di cuocere a vapore, si apre l’involto & mezza cottura, per mescolarlo bene, come prima, e poi sì rimette ai fuoco, S! tritano i 150 gr. di vitella magra, si unisce alla medesima una midolla di pane sminuzzata, si condisce con sale e pepe el si fanno polpettine, grosse poco più di una nocciola, e si friggono nell'olio. Si tritano gli erbaggi, si mette a soffriggere la cipolla ben tritata nell'ollo; quando ha preso il colore nocciola, si mettono tutti gli altri legumi con sale e pepe e si lac sciano ritirare nell'acqua che fanno. quasi all'asciutto, si bagnano con sugo di carne, Ridotti brodo e pomodoro, per tirarli a cottura insieme alo con fegatino tagliato a pezzetti e alle polpettine. Levate il semolino dall'involto e mettetelo al fuoco in una cazzeruola, senza farlo bollire; scioglietevi il rosso d'uovo, gettatevi una parte dell'intingolo: si mescola e si versa in un vassolo, ma quasi asciutto, affinché presenti la colma, la quale si fiorisce con l'uovo sodo tagliato a spicchi. Il resto dell'intingolo si mescola con brodo della pentola e si manda in diviso in tante Bnate, s'intende, dal tavola vassoio del semolino. tazze, accompa= Rombo alla Rossini. - Fate cuocere una quantità di vitella a fette, steccate di lardo, sale, pepe, prezzemolo, pitre erbe odorose, cipolle con congarofani lauro: quando la carne sia a punto, mettetee due foglie di un po’ di bur= 10 fresco e farina: appena condensato, sciogliete con bros do, Timovete il fondo: accomodate il pesce e fatelo cuo: cere con ‘una bottiglia di vino bianco prelibato, insieme al sugo della vitella e alla carne: cotto, lasciatelo Biolare sulle ceneri calde. Servite il. pesce gettandovia croc so: pra un umido di gamberi e legate con una salsa di game beri. Budino di ricotta. - Una libbra di ricotta, un etto o due di canditi; la scorza di mezzo limone; un po' di farina e zucchero. Si passa la ricotta dallo staccio e si mescola bene con un uovo intero e tre rossi d'uovo: i canditi si a fettine e vi si aggiungono la farina, lo zucchero, lafanno scorza di limone e due chiare montate. Si cuoce per mezz'ora a fuoco lento in una forma imburrata e infarinata. E si ser= ve caldo. Se ben cucinato, se la ricotta è freschissima, posso dirvi, per esperienza, che il dolce è delizioso,

Per finire. - Il fiorentino Sipristioni una sera bevve ventiquattro ponci. Dopo il ventiquattre simo, vole mettersi in bocca una fettina di cacio. E, mentre ruzzolava dalla sedia sotto la tavola, accusando, nella sua mente, il cacio di quel guaio, mormorava: — Accidenti ai latticin IL GASTRONOMO

um Balaibaro TORINO dal 1870 ilmigliore Mm

ETTI

LA ALAIAALLL GA DIATAAILALA VALIAALIAIAALAL

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L'Illustrazione Italiana 1946 n.47 by Biblioteca Militare - Issuu