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L'Illustrazione Italiana 1940 n.25

Page 1

L'ILLUSTRAZIONE ITALIANA

Mussolini e Hitler s'incontrarono tre mesi or sono al'Brennero per stabilire un comune piano d'azione dell'Italia e della Germania. Oggi, quel piano fulmineamente zato, i due Capi si sono trovati ancora

per concretare il loro atteggiamento

A 5ZÉ5“CZ>

di fronte alla' richiesta ‘formulata da Pétain, esponente

del nuovo Governo di Francia.

PERITIWVO 3g

S SI » BARBIERI

realiz-


LA

SETTIMANA

LA SETTIMANA

ILLUSTRATA

(Variazioni di Biagio)

Sotto il rullo compressore Francia: — Ahimè, alutot Dov'è la mia alleata Inghilterra? Il soldato germanico: — Sta ‘compiendo una delle sue ritirate strategiche.

ILLUSTRATA

(Variazioni

Derby,, in piena guerra —1— Ecco, milord, i giornali coi particolari dell'arrivo dei germanici a Parigi. ’— A me interessano | particolari sull'arrivo del mio « favorito » al Derby

di Biagio)

Teste coronate In ribasso Il duca di Windsor: — Anche re_Haakon in. pericolo? Miss Simpson: — Credi pure, Edoardo, che ;sei stato tempista nel dare le dimissioni da re d'In. ghilterra,

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Roosevelt e sua moglie — Mi raccomando, Franklin. non fare troppe promesse agli allea — Sta' sicura che non mi com_ prometto: il mio atteggiamento è neutro.interventista.

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SOMMARI Dalla pagina 985 alla pagina 1016 SPECTATOR:

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Mussolini-Hi-

tler - AMEDEO TOSTI: La richiesta di armistizio della Francia ed i primi successi delle armi italiane - GASTONE MARTINI: Stile dell'aviazione italiana -

BERNARDINO PERONI: Riflessi corsi -

ADOLFO FRANCI: fantasmi - LEONIDA

a lumi spenti

Uomini donne e REPACI: Ribalte

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RAMPERTI:

Osservatorio - CARLO GATTI: La Mostra verdiana' della Reale Accademia

d’Italia - LUCIANO BONACOSSA:; Automobilismo elettrico - MURA: Vento di terra (romanzo) - RENATO TOSELLI: Storia di un funerale (novella) - GIUSEPPE MAROTTA: Isole (novella) ARTURO PIANCA: Sono arrivate le cicogne (novella) - ALBERTO CAVALIE-

RE: Cronache per tutte le ruote, — Il

bombardamento aereo su Malta e su Tolone - L'entrata delle truppe tedesche in Parigi - Il bombardamento aereo su Milano - Uomini, cose e avvenimenti.

Nelle pagine pubblicitarie (da I a XIV) Diario della settimana - La nostra guerra - Notizie e indiscrezioni - Pagina dei giochi.

DIARIO DELLA SETTIMANA 12 Givono - Berlino, Il D. N. B informa che il caos regna a Parigi e che in tutta la Francia l'impressione pro. dotta dalla dichiarazione di guerra dell'Italia è stata profonda. Berlino. Il Gran Quartiere Generale del Fùhrer comunica che le truppe francesi presso Saint-Valery hanno capitolato. Ventimila prigionieri tra cui sei generali e un ingentissimo bottino, Roma. Si comunica che alle ore 1,35 bombardieri de l'Aviazione inglese hanno compiuto un'incursione su Torino gettando un carico di trenta bombe su abitazioni civili. Sì contano 14 morti e 39 feriti. Torino è città aperta. La popolazione torinese durante tutto il tempo dell'in eursione è rimasta tranquillissima. 13 Givano - Berlino. Le truppe tedesche entrano vittoriose a Parigi. Il generale comandante la piazzaforte tratta la resa della città senza opporre resistenza 14 Giveno - Parigi. Le vittoriose truppe della Germania nazionalsocialista entrano nella capitale francese. La città sì è arresa senza combattere. La popolazione è calma. Il Governo democratico ‘si è rifugiato in altra città dell Francia. Tangeri. Prevenendo un colpo di mano preparato daì franco-Inglesi le truppe spagnole del Caudillo occupano la città 15 Gruano - Berna. Dopo un combattimento violentissimo durato sei ore tutta una zona della Linea Maginot, a sud di Saarbriicken, da Saint Avold a Drulingen, è stata sfondata. La breccia è larga venti chilometri e profonda ventidue ed è orientata con due bracci avanzati in direzione di Nancy e di Strasburgo. La battaglia continua. Un potente gruppo corazzato tedesco, proveniente da Chalons sur Marne, dopo aver varcato la foresta delle Ar gonne, ha investito il campo trincerato e fortificato di Verdun, ha espugnato i famosi forti di Vaux e di Mare, ha travolto gli sbarramenti di Drummont ed ha occupato la città di Verdun. Mentre il combattimento infuriava intorno a Verdun altri elementi corazzati hanno varcato la Mosa in du punti e sono in marcia sulle due strade di Ftai Manhulles in direzione di Metz, L'ILLUSTRAZIONE

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Da Longeville a sud di Saarbrilcken altre forze tedesche marciano anch'esse su Metz che sta per esser presa tra due fuochi, Un violento ‘comb ttimento di artiglieria pesante, che prelude forse a ur attacco di fanteria, imperversa di Strasburgo. nella zona terminale della Linea Maginot, sul confine svizzero, imperversavano oggi nel pomeriggio violenti combattimenti di artiglieria e di aviazione. La

Berlino. Il «D. N. B.» annuncia: « Gli aviatori nemici hanno effettuato la notte dal 17 al 18 giugno, una incursione contro la città di Colonia. Sette civili sono rimasti uccisi e molti altri feriti. Qualche casa privata è andata distrutta e molte altre sono rimaste danneggiate »

17 Gruano - Roma. Ecco il testo del radio-discorso pronunciato dal Maresciallo Pétain e ritrasmesso dall'Agenzia ufficiosa britannica « Per invito del Presidente della Repubblica assumo, a partire da oggi, la direzione del Governo francese, Sicuro dell'affetto della nostra Armata che lotta. con un eroismo degno delle sue tradizioni, contro un nemico superiore per numero e per armi, sicuro che, con la sua magnifica resistenza, essa ha adempiuto ai suoi doveri verso gli Alleati, sicuro dell'appoggio degli excombattenti che io ho avuto l'orgoglio di comandare, sicuro. della fiducia del popolo intero, lo faccio alla Frangia li dono della mia persona per alleviare la sua infelicità In queste ore dolorose, penso agli infelici profughi che riempiono le strade della Francia, ed esprimo loro tutta la mia compassione e tutta la mia simpatia. È con cuore spezzato che io vi dico oggi che bisogna cessare di combattere. lo mi sono rivolto la notte scorsa all'avversario per domandargli se era pronto a cercare con me, da soldato a soldato, dopo la lotta, mezzi onorevoli per mettere fine alle ostilità. Che tutti i Francesi si serrino intorno al Governo che presiedo, durante queste ore, e facciano tacere la loro angoscia per obbedire soltanto alla loro fede nel destino della Patria »

San Sebastiano. Secondo una notizia radiodiramata da Londra dall'Agenzia ufficiosa britannica, il Consiglio dei Ministri francese a Bordeaux ha preso atto nella mattinata della nota di risposta alla richiesta di armistizio. Secondo la stessa Agenzia, sono stati designati seduta stante i membri della Commissione francese. per l'armistizio. Secondo voci da altre fonti, il maresciallo Pétain avrebbe diramato un ordine del giorno alle truppe ordinando di continuare a resistere. Un successivo com':nicato radiodiramato dall'Agenzia uf. ficiosa francese informa che la comunicazione pervenuta oggi dalla Germania non conteneva alcuna condizione per l'armistizio e che le ostilità termineranno soltanto quando sarà stato raggiunto un accordo sulle condizioni che saranno sottoposte ai plenipotenziari francesi. Parecchi giorni potrebbero pertanto passare prima della cessazione delle ostilità in Francia L'Agenzia ufficiosa francese prosegue dicendò che si teme che una parte ancora più vasta del territorio francese sarà occupata dai Tedeschi quando l'ordine di ces sazione del fuoco sarà dato,

grande centrale elettrica di Kembs è saltata in aria.

18 Gruewo - Monaco di Baviera. Alle ore 19,50 il colloquio tra il Duce e 1l Filhrer, al quale, come è noto, sono stati presenti nella seconda parte anche i Ministri degli Esteri Ciano e Von Ribbentrop insieme al generale Keitel € al Sottocapo di Stato Maggiore, gen. Roatto, è giunto a termine. È stato diramato il seguente comunicato: «In un colloquio, svoltosi a Monaco, il Duce e fl Filhrer si sono accordati ‘sull’atteggiamento ‘da adottarsi dai due Governi aì leati riguardo alla richiesta di armistizio fatta da parte ancese » Berlino, Il « D. N. B. » annuncia « Il messaggio radiodiffuso dal Maresciallo Pétaîn nel quale era detto che la Francia doveva deporre le armi è stato sovente interpretato come se su tutto il fronte te. desco-franco 1 combattimenti dovessero cessare immed tamente. Non è questo il caso. La battaglia continua. Le truppe tedesche continuano l'inseguimento del nemico. I combattimenti non saranno sospesi che nel momento in cui l'armistizio sarà concluso. Nel 1918 la domanda di armistizio tedesca del 5 ottobre fu accolta soltanto 1°11 no. vembre » 19 Givexo - San Sebastiano. L'Agenzia ufficiosa francese radiodirama da Bordeaux il bollettino serale delle Armate francesi che dice: «In Bretagna il nemico si sforza di avanzare ìn direzione di Nantes. A sud della media Loira le nostre truppe hanno ripiegato e il nemico ha raggiunto il corso dello Cher in taluni punti. Più a oriente, il nemico ha lanciato elementi in direzione di Roanne, Lione, Amberieux. Le operazioni proseguono in Alsazia e a sud della Lorena.

Ginevra. All'ultima ora giungono notizie dalla Francia che una insurrezione è scoppiata in Corsica, Mancano finora i particolari.

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I comunicati

del Quartier

COMUNICATO N. 3 Il Quartiere Generale delle Forze Armate comunica: Attività di piccoli reparti su alcuni tratti del fronte alpino: un tentativo nemico di impossessarsi del Colle Galisia è stato respinto. Nel Mediterraneo centrale sommergibili nemici hanno tentato senza risultato di contrastare i movimenti della nostra Flotta: due sommergibili nemici sono

stati colpiti

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e uno

seriamen-

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Generale

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te danneggiato.

Proseguendo la sua azione, la Regia Aeronautica ha effettuato un efficace bombardamento delle basi aeree della zona di Tunisi; complesse azioni offensive sono state effettuate contro la base di Hyères, mitragliando da bassa quota i velivoli di quell'aeroporto e bombardando quindi gli impianti militari; contro la base di Faiance in Provenza, e gli impianti militari della base di Tolone: un velivolo non è rientrato alla base. È proseguita intensa l'attività di ricognizione sulle basi e sui territori nemici, Nell’Africa settentrionale italiana attacchi nemici, appoggiati da carri armati, contro nostri posti di confine all frontiera egiziana, sono stati respinti: il pronto intervento dell'Aviazione ha distrutto alcuni carri armati e danneggiati altri. Nell'Africa ‘orientale italiana all'alba del giorno 11 truppe nemiche del Kenia, appoggiate da fuoco di artiglieria e da bombardamento aereo, hanno attaccato dalla zona di Moiale: l'attacco è stato nettamente respinto con lievi perdite; tra i prigionieri rimasti nelle nostre mani sono un ufficiale e un sottufficiale inglesi. La nostra Aviazione ha bombardato Porto Sudan, il porto e l'aeroporto di Aden e il campo di fortuna di Moiale: due apparecchi non sono rientrati. Incursioni aeree nemiche in Eritrea, con lievi danni ai materiali. Un apparecchio

nemico

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abbattuto.

N. 4

Il Quartiere Generale delle Forze comunica: Sulla fronte alpina è stato perfezionato il previsto dispositivo, occupando talune località d'oltre confine; tentativi nemici di ostacolare l'azione sono stati respinti e sono stati catturati alcuni prigionieri. All'alba del giorno 14, unità della nostra Marina si scontrarono con una formazione navale nemica composta di incrociatori e siluranti. Ne è seguito un combattimento, durante il quale sono entrate in azione anche le difese costiere della R, Marina La torpediniera « Calatafimi » ha colpito con siluri due grosse cacciatorpediniere, una delle quali è affondata Località della riviera ligure sono s te colpite dal tiro delle navi nemiche;

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popolazione civile. La R. Aeronautica nonostante le avverse condizioni atmosferiche ha effettuato un nuovo efficace bombardamento contro le opere militari di Malta e compiuto numerose ricognizioni sulle basi nemiche. Un sommergibile nemico è stato affondato da nostri idrovolanti Nell'Africa Settentrionale Italiana il nemico ha rinnovato i suoi attacchi con numerosi elementi corazzati contro nostri posti di confine alla frontiera egiziana. Gli attacchi sono stati contenuti e l'efficace azione della nostr Aviazione, con mitragliamenti e lancio di spezzoni a bassa quota, ha ottenuto sensibili risultati È stata intensa l'attività di ricogni-

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(CS zione aerea sul territorio tunisino. Nell'Africa Orientale Italiana l'Avia-

ne, oltre numerose ricognizioni oltre il confine, ha effettuato, la notte sul 13,

incursioni a ondate sulla base aeronavale di Aden, colpendo in pieno gli

obiettivi e abbattendo

un velivolo da

caccia remico. Un nostro. apparecchio non ha fatto ritorno. Nelle ore pomeridiane ha bombardato, poi, la base aerea di Wair distruggendo 3 apparecchi sul campo e danneggiando gravemente gli impianti. Tutti gli apparecchi sono rientra Nel pomeriggio del 12 e nella del 13 gli Inglesi hanno bombardato il villaggio di Gobuein e l'aeroporto di Assab, senza recare notevoli danni, L'aviazione

effettuato

nemica

alcune

ha

incur-

sioni notturne su talune città dell'Italia centrale e settentrionale. I particola-

ri vengono dati con apposito comunicato. COMUNICATO

N, 5

Il Quartiere Generale delle Forze Armate comu-

nica: Sulla frontiera alpina sono tuttora in sviluppo azioni di ricognizione che si svolgono tutte oltre confine inutilmente contrastate dall’avversario che ha lasciato nelle nostre mani prigionieri ed

armi automatiche, Nel Mediterraneo Marina ed Aviazione continuano la loro attività con

risultati sempre più efficaci e promettenti. Men-

tre la radio inglese con fermava ufficialmente la

perdita

dell'incrociatore

«Calypso» di cui era stata data notizia nel bollet-

tino N. 2, nostre siluranti in una nuova azione vittoriosa contro sommergibili nemici ne affondavano” uno. Nel co Aviazione

po la nostra ‘fermando il

suo spirito aggressivo prende dovunque l'inizia-

L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA —

tiva. Con sicuro successo sono stati efnumerosi bombarda, iti contro le basi aeree francesi” le: opere portuarie della Corsica, contro l'arsenale di Burmola (Malti) ed una vasta audace azione offensiva da parte di setfettuati

tanta velivoli da caccia sulle basi aeree di Cannet-des-Maures e di Cuert Pier-

refeu nella Francia meridionale. Quaranta velivoli avversari sono stati di strutti, una parte în violenti combatti menti un'altra parte al suolo, Un grande deposito di munizioni ltava in aria e numerosi incendi si sviluppavano. Notevole la reazione avversaria:

cinque

nostri

trati alle basi. Nell'Africa settentrionale.

sono

sono

in

glesi che, appoggiate da numerosi

car-

corso violente azioni contro forze in-

ri armati, avevano fentato un attacco

in direzione Sidi ‘Azeis. Nell’Africa orientale nostre unità aeree hanno bombardato le basi aeree di Berbera e di Mardera; nel cielo di Massaua due velivoli inglesi che tentavano una in-

cursione sono stati abbattuti. Nella notte del quindici il nemico ha effettuato le solite incursioni aeree sul territorio metropolitano. Su Genova è

stata lanciata qualche bomba che ha prodotto danni limitati ed alcune vittime tra la popolazione civile. Quattro velivoli nemici sono stati abbattuti dalla artiglieria contraerea di Genova. COMUNICATO

N. 6

Il Quartier Generale delle Forze Armate comunica: La nostra aviazione ha nella giornata di ieri bombardato le basi navali e i campi di aviazione di Malta, della Corsica e della Tunisia. In combattimento aereo un caccia inglese è stato abbattuto, L'aviazione nemica sì è limitata a qualche incursione con velivoli isolati lanciando specie di notte bombe su città e in aperta campagna. A Savona un morto e qualche ferito tra la popolazione civile. A Cagliari l'incursione nemica ha causato danni ad alcuni capannoni del campo di aviazione: sei avieri morti e una trentina di feriti. A Palermo, al levarsi della nostra caccia, la formazione aerea nemica sì è dileguata rinunziando all'attacco. Sulle Alpi attività sempre più intensa delle nostre ricognizioni, In Africa Settentrionale sono in pieno sviluppo con esito favorevole azi ni terrestri ed aereo-navali contro forze inglesi. Nell'Africa Orientale cospicua attività aerea contro basi aeree e navali del Sudan e del Kenia con notevoli risultati: alcuni apparecchi strutti a terra e danni agli impianti. Qualche incursione effettuata dal nemico ha causato pochi danni agli impianti e a Dire Daua alla ferrovia.

ARPENE MALVOLTI

COMUNICATO

N. 7

Il Quartiere Generale delle Forze Armate co-

muni


ENTO DI TERRA Romanzo

di

MURA

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI. Pamela Cortis vive a Milano sola, facendo la ittrice, lontana dalla famiglia che abita a Varese. ina inattina il padre annunzia telefonicamente che la mamma sta poco bene e vuol vederla. Pamela prende il primo treno in partenza per Varese: nello scompartimento incontra un amico d'infanzia, Alberto De Conti. In villa incontra anche il fratello Gianni; quindi, ristabilita la mamma e esser stata ospite della madre di Berto, donna Anna, e della sorella Lalla, ritorna in com. pagnia di Berto a Milano. I due giovani si rivedono spesso e ogni volta si fa più concreto il reciproco sentimento d'amore. Pamela riceve la visita del vecchio amico e maestro Tosti e chiestogli di posare dipinge di getto il suo ritratto. Va a Venezia e Sirmione con Berto e la gita suggella il loro amore. Chiamata da un telegramma si reca con Tosti a Bergamo dove un suo antico innamorato, Sergio, è morente, ma giunge tardi. Trascorre Natale e Capodanno in famiglia; al ritorno rivede Berto e Tosti. Quest'ultimo le propone di vendere il suo ritratto e poi, incapace di trattenere più oltre i suoi sentimenti, le chiede se vuol sposarlo: ma Pamela respinge la richiesta di matrimonio. Dopo che la Commissione ha vi il quadro, vanno insieme a colazione in un ritrovo d’artisti. — Ci battete tutti, Pamela

veterano che, pur

— disse un

dipingendo con gusto,

con abilità e con intelligenza non aveva avuto fortuna. — Del vostro gruppo

giovanile, siete la prima che varca la soglia del Museo.

In bocca al lupo. — Aspetto che gli altri mi raggiungano, — disse Pamela, ringraziando dell’augurio con un sorriso, Tutti vollero bere alla gloria di Pamela. Qualcuno alluse all’eaffettuosa amicizia» che esisteva fra modello

e pittrice, ma il volto contratto e furioso di Tosti fece

tacere l'imprudente.

Toni, un giovane veneto che dipingeva Venezia e la Laguna come Canaletto stilizzando il disegno e usando i colori come un macchiaiolo, dissipò l'imbarazzo creato

con l'atteggiamento di Tosti.

— Pamela, un giorno dovrete decidervi ad amare uno alla di noi, — disse. — È ingiusto il vostro tradimento Che cosa vi piace negli altri classe e alla catego: uomini, e che cosa vi dispiace in noi? — Tutto. — Spiegatevi: non siamo abbastanza intelligenti e siamo troppo presuntuosi per capire le generalizzazioni. — Gli altri uomini non puzzano di vernice e non parlano di pittura, di disegno, di invidia, di miseria. Gli

altri uomini sono creature normali senza atteggiamenti di superuomini

distanza essere

ma

fra

e quando

mi guardano

le sopracciglia

che non

non

pensando

un po’ più staccate, e non

misurano

che

cercano

la

potrebbero

in me

un’ani-

posseggo...

— Orrore, — gridò Toni, giungendo le mani e alzandole al disopra della testa con un'invocazione suprema. — Orrore... Pamela ama Puomo normale, disprezza il su-

peruomo, puzza di vernice, si nutre di bistecche, possie-

de un'anima eccezionale, va dal parrucchiere a farsi strinare i capelli con la scusa della permanente... — Sono proprio un essere spregevole, — ribatté Pamela, ridendo. — Ogni tanto mi lavoro perfino le mani col sapone, Sono indegna di far parte della comunità. — Qui bisogna fare un' «ponticello» in obbrobrio di Pamela... — disse Toni alzandosi, — Chi‘è con me alzi

una mano, Quattro mani si levarono, e quattro giovanotti si avvi-

cinarono

a Toni.

la prima

volta che ne sentiva

— Che cos'è questo « ponticello s? — chiese Pamela. Era

ne inventano una.

parlare.

— È una danza selvaggia, chiamata,

—

Tutti i giorni

chissà perché, leg-

giadramente «ponticello». State attenta.

— Uno alla volta, — gridò Toni. — Mettetevi in fila indiana... così. Si avanzi il primo, Toni ripiegò il braccio come se l’offrisse a una signora, e il «primo» infilò il suo braccio in quello di Toni

stando voltato dal lato opposto, come i contadini nelle danze

campagnole.

torno,

il dorso curvo,

Poi si misero a saltare girandosi at-

le gambe

ripiegate, come

indiani

sul sentiero di guerra, Volteggiarono prima a destra poi a sinistra, gridando a squarciagola: « Facciamo un ponticello! Facciamo un ponticello!» accompagnati da tutto il coro, Tutti e quattro i giovani fecero il « ponticello» € per poco non dovette alzarsi a farlo anche Pamela, per

ringraziare dei quattro che le erano stati dedicati. Pamela rideva, contenta. Si sentiva nel suo elemento, con quei ragazzi rumorosi e intelligenti, con quei vecchi che vivevano da ragazzi, che si divertivano a fare un «ponticello » e discutevano per. serate intere sugli stati d'animo nel disegno, e nel colore, esprimendo pensieri profondi e assurdi, ma non comuni. — Dovete venite più spesso fra noi, Pamela. Siamo troppo soli, Occorre che una donna ci ingentilisca. Avete torto di chiudervi nel vostro studio e di scomparire dalla circolazione. Chi vi sequestra? Toni si avvicinò a Pamela e le mise una mano sulla spalla. — Rispondete con sincerità, Pamela: chi vi sequestra? — La pigrizia, S'alzò un urlo di protesta. — Per chi ci prendete, Pamela? Non siamo più bambini... Confessate che la vostra pigrizia porta un paio di pantaloni, che è giovane e che vi piace. Se confesserete vi

inviteremo

a

venire

fra

noi

insieme

con

la

vostra

pigrizia. In quel momento Pamela arrossì violentemente e. tutti la guardarono con stupore, seguendo la direzione del suo sguardo, Era entrata una signora bionda, molto bella, molto vivace, molto sorridente, ‘accompagnata da due giovani scultori molto -chiassosi. — Buongiorno a tutti, La bionda signora si slanciò verso Pamela che si era alzata in piedi, porgendole le mani comè se ‘dovesse impedirle di gettarsi sulla. tavola. che le divideva. — Da quanto tempo. non ti vedo, Pamela... Se non fossi enttata io nel-tuo ‘antro tu non ne ‘saresti certamente uscita. per -venire, nel mio... Si levarono voci impazienti — Presentazioni... Presentazioni... Pamela presentò l'amica:

—

Lalla Soresi de Conti,

un'amica

d’iafanzia,

—

e pro-

nunziò a uno a uno i nomi dei colleghi. Poi ciascuno cercò di occupare il minor spazio possibile per ospitare

alla stessa

tavola

quelli che avevano

terminato

non

facevano

parte

del

zo:

« Perché

avevano

Lalla

e i suoi

di far ‘colazione

amici:

si spo-

starono, Le due donne si sorridevano, ma erano una di fronte all'altra con un curioso atteggiamento di sfida, quasi con inimicizia. Pamela guardava Lalla rivolgendosi alcune domande alle quali non riusciva a dare una risposta: Primo: «Perché Lalla, senza la compagnia del marito, era uscita a colazione con due giovanotti che suo

mondo

e s'era

fatta

accom-

quel

luogo

e quel

pagnare in una trattoria di artisti? ».Secondo: e Quali relazioni esistevano fra Lalla e quei due giovani? », Terscelto

proprio

giorno? ».Quarto: «Perché nonostante la sua disinvol» tura Lalla era impacciata e in certi momenti pareva che volesse chiedere scusa della sua presenza a Pamela? ». — Ho un appetito da cannibale, — dichiarò Lalla alla quale Cappanera aveva ceduto il posto di fronte a Pamela.

—

M'hanno

detto

che

la cucina

qui

è ottima...

Tu

che sei una frequentatrice del locale, dammi informazioni precise e consigliami — Ottima.. — rispose Pamela. — Non sono una frequentatrice del locale. Tu vieni spesso qui — È il mio debut! La conversazione si fece generale. Lalla era già informata della vendita del ritratto di Cappanera al Comune di Milano per il Museo del Castello Sforzesco e Pamela sì domandava chi avesse potuto informarla, — Non si parla che di te, nell'ambiente artistico... — disse Lalla per giustificarsi. — Non capisco, — fece Paniele. — La commissione è venuta soltanto stamane, da me: non è ancora trascorsa un'ora € già tutti sanno quello che è accaduto e mae gari quello che accadrà.

.


A

imani. Sono stata a trovarlo in i ha chiesto se tivedevo spesso espresso il desiderio di ritrovarei qualche volta quando eravamo ragazzi, non

|_—

sappiamo

più giocare come

allora,

Perché non hai più telefonato da quando venisti a ‘colazione da noi? Pamela guardò Tosti, e gli sorrise, Non rispose a Lalla,

verso la tavola apparecchiata, — vorrei che se ne an-

». — intervenne Toni, — Nessuno fa niente a Pamela. Non conosco una donna più misteriosa einsieme

vano partecipato con vini e vivande alla riuscita della festa. Era già tardi e Pamela non era ancora venuta. —.Ve l'ho detto, Lalla, amorè mio... Pamela è una

donna incomprensibile. Promette e non mantiene quando si tratta di divertimenti. Stasera non verrà, — diceva Toni a Lalla ballando con lei, — Pamela è una donna che ha sempre una maniera di vedere diversa dalle nostre, che ha sempre un'occupazione che non conosciamo,

che ha sempre un amore travolgente, che ha sempre av— Naturalmente...

Il contegno di Pamela

è sospetto e

condannabile, — disse Lalla, ridendo. — Così si esprimo»

no gli umori

— Ben detto!

Un «ponticello» per Lalla...

Tre dei più giovani eseguirono la danza, Allora Lalla

venture, eccezionali. Non verrà, Invece Pamela comparve che era già passata la mez-

— Proprio voi, l'uomo più generoso ch'io conosca, avete il coraggio di esprimere questo giudizio sulla generosità?

non potersi posare che al disopra degli invitati, Rimase per un momento sola, immobile sulla soglia, e ciascuno si accorse della sua presenza, e sentì che ella era qual-

ta e la battuta salace. Rideva a scatti, battendo le mani, come una bambina, — Invitiamo Lalla da Marini? — propose Toni, inchinandosi dinanzi a lei. — Lalla, siete invitata ufficialmente ® passare la sera di dopodomani nello studio del pittore

Marini, Non vi verrà offerto dello spumante, ma le coppe traboccheranno di allegria. Ciascuno può condurre î propri amici, C'è però una condizione: una signora non può condurre il proprio marito, un uomo non può cone

durre la propria moglie. Accettato? — Accettato,

Toni.

Confidenza

per

confidenza,

Toni:

non mi farò accompagnare da mio marito col'trucco di Dpresentarlo come cugino, Verranno con me i miei due amici scultori. — E si volse a Pamela: — Tu verrai, Pam?

— Probabilmente, sì...

— Probabilmente,

sì...

non si troverebbe a suo agio tra noi.

Abbracciò Lalla, e salutò gli amici, Uscì con Cappanera, altera e umile insieme, offesa e rivoltosa. « Che cosa vuo-

le da me? Che cosa vuole? È Berto che l’ha mandata? E perché? ». Udì Lalla che diceva: — È una donna straordinari È sempre stata una raBazza d'eccezione, fino da quando era bambina... Di chi è innamorata, ora? Di Cappanera? Pamela sostò un momento col pretesto di infilarsi i

guanti, mentre Tosti indossava rispondeva a Lalla: , amore

mio, non

il paltò. Udì che Toni

vi fidate

delle

apparenze...

Nessuno saprà mai di chi Pamela sia innamorata... In amore Pamela è la donna più misteriosa del mondo. È Stata veduta con un signore molto elegante...

e come ave-

te osservato esce ‘sottobraccio al pittore Cappanera detto

Tosti.

cuno di inconfondibile, qualcuno che stava a sé,

Tosti non ebbe il coraggio di avvicinarsi subito a lei quando ella gli sorrise. La sentiva troppo lontana e troppo felice. «Che cos'ha? — pensò; — Che cos'ha avuto? Sono sicuro che è appena uscita dalle braccia di quell'uomo troppo bello e troppo inutile... Com'è possibile

che una donna come lei... », Lalla, meno sensibile, smise di ballare per correrle in-

contro e salutarla, attraversando tutta la stanza, urtando

le altre coppie®e trascinando il proprio cavaliere, Era

troppo allegra, col volto acceso e le gambe malsicure, — Pam, — disse, con voce ‘aspra, — dove stata finora con quegli occhi d'amore e quel viso ispirato? Chi hai lasciato a casa? Sei ‘sicura di avere portato con te anche il tuo cuore?

— Non ne sono sicura, — rispose Pamela con voce pa-

di Lalla. — Ti diverti, mi pare.. — E si volse a Tosti che le si avvicinava: — Buona sera, Tosti, Lalla infilò il braccio in quello ripiegato di Pamela. — Non so se mi diverto, Pam, — rispose, — ma credo

— Grazie, — disse Pamela, alzandosi. — Sono abituata ad accompagnarmi da sola. E poi sono convinta che Berto

-_

sguardo che vedeva tutto anche se appariva così alto da

cata. Non poteva sopportare le curiosità create dall’ebbrezza e aveva un po' paura delle subitanee intuizioni

— Sola?

— Non vi calunniate. Comunque mi piacciono le crea-

essere

gli artisti. Del resto, ella era una

che ispirava

come un gatto.

ture egoiste che sanno ciò che vogliono e quanto voglio-

no, L'egoismo è una forma d'intelligenza. La generosità è il patrimonio degli sciocchi e dei deboli. E poi riconoche non si è sempre generosi per bontà, spesso lo

fronte alta e il volto pallido senza truccatura. Soltanto la bocca era disegnata, nitida e perfetta, con un rosso vio-

lento, I suoi occhi mansueti e febbrili volsero intorno uno

donna

— Vi annoiereste, Marini... Non sono una donna divertente, io... Ho un carattere insopportabile. Sono egoista

zanotte, Indossava il solito abito nero da pranzo e aveva pettinato tutti i capelli all'indietro lasciando scoperta la

si alzò, e ripeté il «ponticello» con tutti e tre. E con questo gesto di amicizia si conquistò la simpatia di tutti immediatamente una simpatia bonacciona e cordiale, Lalla sì divertiva come se. avesse dieci anni. Provava la sensazione di trovarsi con le sole persone al mondo con le quali avrebbe voluto vivere. Ella aveva la replica pron-

dassero tutti e che voi sola rimaneste qui con me.

di sì... Per divertirmi ho bisogno di non sentirmi troppo sola. Ora che sei venuta mi divertirò di più. Con te pre-

sente, mi sento come in famiglia... Ed io ho sempre bisogno di protezione perché non so controllarmi e spesso faccio e dico quello che non devo. Sorvegliami, — Volete ballare, Pamela? — chiese Marini avvicinandosi. — Il primo ballo nan potete concederlo che a me, Pamela si tolse il paltò e si lasciò abbracciare da Ma-

io io. Appunto

generosi,

a meno

perché

di non

conosco

l’inutilità

esserlo qualche

di

volta

come io lo sono: per egoismo, Non è un ‘controsenso, è la verità: spesso sono generoso per procurarmi un piacere.

Pamela bevve d'un fiato lo spumante biondo come i

capelli diLalla, e dopo la seconda coppa sentì che poteva partecipare all'allegria generale senza esserne estranea e senza restarne urtata, Si allontanò da Marini e fece un giro nello studio passando fra le coppie che ballavano, sostando a salutare gli amici. Ma in verità ella cercava

Lalla che era scomparsa.

«Sorvegliala » le aveva

detto

Berto, ma sorvegliare Lalla non era un compito facile. Ne chiese notizia a Cappanera. — Mi ha detto che andava a incipriarsi; ripeteva che aveva una «faccia impossibile», che il caldo era insop-

portabile, lo spumante detestabile nonostante ne avesse

bevuto abbastanza per reggersi male în piedi, e gli invi-

tati odiosi. Volete che la cerchiamo insieme?

— Dove sono i suoi compagni scultori? — Hanno fatto amicizia le mie allieve

abbandonato

Lalla che del resto non sapeva

e hanno

che cosa

farsene di loro. Me l'ha detto poco fa. Guardateli:

-bevo-

no ancora, Fra un'ora non ci sarà più una persona rafionevole, qui. — Non importa, Tosti... Ritorneranno tutti in senno domattina con un po' di piramidone e un bicchiere di latte,

Cercarono Lalla senza trovarla, Eppure non era andata via perché nel mucchio dei paltò avevano trovata la sua pelliccia e il suo cappuccio, e tuttavia nessuno l'aveva salutata e nessuno l'aveva veduta uscire. D'un tratto, guidata da un'improvvisa ispirazione Pamela andò. a cercarla fuori, sulle scale. «È capacissima di essersi

chiusa nell’ascensore e di andare su e giù per far passare

il tempo. È capace di tutto», pensò. — Siete irragionevole,

Pamela,

—

disse Tosti. —

cosa volete che faccia Lalla per le scale?

Che

Pamela non ebbe bisogno di rispondere, Lalla era serini. Ella stimava molto Marini come uomo e lo ammi- duta scalino, col dorso appoggiato alla parete rava come artista. Nel mondo artistico egli passava per gelida sule laprimo testa reclinata sul petto. Sulle scale il freddo una delle firme più quotate e i suoi lavori meritavano la era siberiano, fortuna che incontravano. Nella vita era un gentiluomo — C'è da prendersi una polmonite, — esclamò Pamela. spensierato e generoso che sperperava con gli amici tutto — Aiutatemi, Tosti. quello che guadagnava. Non aveva paura né dell’avveLa rialzarono în due e cercarono di svegliarla, Ma Lalnire né della miseria. Siccome era grosso e forte diceva la dormiva profondamente, col volto macchiato di rosso spesso che quando non avesse più venduto quadri avreb- e di nero come una maschera dopo un veglione. cd be potuto sempre fare il facchino. — Ha pianto, — osservò Cappanera. — Era allegrissima, — Posso congratularmi con voi, Pamela? Dovete essere la più allegra di tutti, e ha pianto... soddisfattissima del vostro progredire... — Per reazione, — disse Pamela. — L'allegria delle — Grazie, — disse Pamela, sorridendo e donne come Lalla finisce quasi sempre in lacrime, Non aggiunse la frase che l’altro aspettava: —al compagno, Bella festa... tutte hanno il coraggio di mostrarsi come sono: malin— Rumorosa. Ma ‘tutti si divertono a quanto mì pare ‘coniche. ed è questo che volevo; — E dopo un silenzio aggiunse Scosse l'amica, le rialzò il capo, la schiaffeggiò due sottovoce: — Che cos’avete, Pamela? o tre volte per obbligarla a destarsi e ad aprire gli oc— Nulla, credo, Non capisco che cosa volete dire. Dalla porta dello studio rimasta aperta veniva l’eco — Se credete che sia facile spiegarvelo.. Ho anche chi. del ballabile e delle risa degli invitati. Non appena Lalla paura di offendervi. Avete un corpo che esprime gioia, rientrò nella vita rabbrividì, * e per ogni vostro movimento, per ogni vostrola passo, — Ho freddo, — disse. Mi piacerebbe sapere dove un'ondata... una corrente... m'investe. Chi è l'uomo che sono venuta a finire, vi ama? E soprattutto chi è l'uomo che amate? — Sulle scale, Lalla.. Io vorrei invece sapere perché — Perché me lo chiedete? sei uscita senza pelliccia... — Per invidiarlo, — Neon lo so. Vi fu un silenzio fra loro, Pamela pensò a Berto che La ricondussero dentro e mentre Tosti andava a ceraveva trascorsa la sera con lei e che l'aveva accompacare del cognac, Pamela passava sul volto di Lalla gnata con l'automobile fino al portone sempre aperto di golo d'un asciugamano bagnato e la obbligava a l’aninciMarini. Egli le aveva raccomandato di sorvegliare Lalla priarsi e a darsi un po' dirosso alle labbra. Lalla tre: e di sorvegliarsi. «Lalla è una donna che non sa più mava: era così penetrata difreddo che non riusciva a quello che fa e soprattutto quello che dice, dopo due dominarsi. coppe di spumante». Rifletté alle parole di Marini. Ave— Nan tremare: qui c'è perfino troppo caldo. va ragione. Ella stessa sentiva fervere dentro di sé una Non capisco come sia accaduto. Non è nelle mie vitalità irrompente che in certi momenti oltrepassava la abitudini addormentarmi piangendo sulle scale. Sono una sua sopportabilità, E questa pienezza e questa esuberanza donna alla quale piacciono le comodità e il tepore. Qual. le doveva a Berto. Mai ella aveva trascorsa una sera così cuno deve avermi lasciata lì, dicendomi magari di aspet-

Fuori, nel freddo gelido, Cappanera aveva le la nella voce e non sapeva nasconderlo; disse a Pamela: — Non so se quella Lalla è stupida o cattiva. — È intelligente ‘e buona... ma è curiosa è forse invidiosa... È la sorella di Berto de Conti, una donna che avrebbe potuto avere una personalità Èartistica mma l'ambiente borghese nel quale è nata ed è spiccata, vissuta, ima la famiglia, ma la ricchezza, ne han: ‘no fatto un donna comune, Ha main séla pigrizia le innumerevoli inquietudini delle persone che hanno visti appagati tutti i loro desideri meno quelli che non hanno espressi per| ché non sapevano di possederli... Io le voglio bene anche se qualche volta lei non me ne vuole. Le voglio bene; | perché... perché Io so io.. e poi anche perché nono. Stante tutto è una madre perfetta per i suoi figli. |_—— Mi sembra una donna fuori del tempo... |. Sapete, Tosti... Ormai la borghesia è un residuo dell'Oitocento e resiste per forza d'inerzia. Sono felice di ‘essere povera e di guadagnarmi la vita giorno per giorno... € sono felice quando ho fame. Non appetito: fame, Tosti le strinse il braccio, — Tornate a casa? sì — Quando potrò rivedervi? Ora non oserò più venire completa e così intensa d'amore: fra lei e Berto tutti ‘da voi senza prima avvertirvi. gli equivoci erano scomparsi e la fusione dei caratteri Si fermarono nell’andito di via Pasquirolo, era ormai completa. Finite le dissonanze e le incompren— Telefonate, I malintesi d'amore erano spiegati e appianati: il Egli le baciò la mano e se ne andò unpo' curvo, per sioni. tempo e il desiderio di essere felici avevano compiuto il

A:

tarlo.

— Nessuno t'ha accompagnata. Hai fatto tutto di tua

iniziativa.

— Allora non ragionavo più. (Continua)

MURA


La vostra 4

SUCCO pi URTICA

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50, Po

Nella notte fra il 16 e il 17 sono stati eseguiti efficaci bombardamenti

sulla base navale di Biserta, sugli ob-

biettivi militari di Malta e su aeroporti della Corsica.

Nostri sommergibili hanno affondato

due petroliere nemiche, delle una di grosso tonnellaggio.

quali

In Africa settentrionale proseguono

le operazioni al confine cirenaico. In Africa orientale sono state ese-

Ruite con successo numerose operazioni

aeree, bombardando basi aeree ed obbiettivi militari dell'alto Sudan. Tutti i nostri apparecchi sono rientrati; tre ve-

livoli nemici sono stati

operazioni

l’attiva

al

confine

cirenaico

partecipazione

con

dell'aviazione

che ha distrutto diversi carri armati

nemici. In combattimento è stato ab-

NOTIZIE

E INDISCREZIONI

battuto un velivolo inglese. Due nostri

velivoli da caccia non sono rientrati, Nell'Africa Orientale sono state bombardate le basi nemiche di Aden, Zeila, Porto Sudan e altre nel Sudan 'e nel Kenia, provocando incendi e distruggendo velivoli al suolo. Un nostro velivolo non è rientrato.

I programmi

radiofo-

ATTUALITÀ CRONACHE E CONVERSAZIONI Domenica 23 Gruono, ore 10,10: Radio

Il nemico ha ripetuto le incursioni

aeree sulla Liguria e sulla Sardegna; nessuna vittima né danni sensibili,

RADIO della settimana

nica italiana dal 23 al 29 giugno comprendono le seguenti trasmissioni Rurale.

distrutti al suolo ed un caccia è stato abbattuto

in combattimento. Qual-

che

incursione

za

alcun

dell’a-

viazione avversaria, sendanno

ap-

prezzabile; un velivolo è stato abbattuto in

SIEMENS

CINE TECNICA

fiamme. Il nemico ha rinnovato nella notte di ieri incursioni aeree colpendo obbiettivi non militari. A Milano sono sta-

ti danneggiati caseggiati

— Ore 14,15: Radio Igea. —, Ore 17,30: Trasmissione per le Forze Armate. — Ore 21,15: I Gruppo. Conversazione. LuxeDÌ 24 Gruano, ore 12,20: Radio So: ciale, —, Ore 17.30: Trasmissione per le Fors ze Armate. — Ore 18,10: Radio Rurale. — Ore 21,15: I Gruppo. Il pescatore di coralli, documentario. MarteDì 25 Grueno, ore 17,30: Trasmissione per le Forze Armate. Ore 19,30: Conversa= zione. — Ore 21,45: I Gruppo. Conversazione MencoLeDì 26 Gruano, ore 12.25: Radio Sociale. ‘e 13,30: Trasmi sione organizzata per Ministero. dell'Interno Direzione Generale della Sanità Pubblica — Lotta contro le mosche. — Ore 17,30: Trasmissione per le Forze Arm — Ore 21,40 (circ: Gruppo, Conversazione. Giovenì 27 Giveno, ore 17,30: Trasmissione per Je Forze Armate, VeneRDÌ 28 Grumo, ore 12,20: Radio Sociale. — Ore 17.30: Trasmissione per .le Forze Ar. mite. SABATO "29 Grugno, ore 5 (circa): Messa Pon_ dalla Basilica di San Pietro. - Ore 17,30: Trasmis‘sone per le Forze Armate. —.Ore 21,45 (circa): I Gruppo., Conversazione.

APPARECCHI IEMATOGRAFICI

ed un ospizio di suore: due morti ed alcuni feriti tra la popolazione civile. In Liguria la di-

fesa contraerea ha ab-

battuto quattro apparec-

chi: nemici, COMUNICATO N. 8 Il Quartiere Generale. delle Forze Armate comunica:

\N ANCHE

PER

Nostri aerei della ri-

cognizione marittima hanno ‘affondatò un sommergibile nemico. Nello scacchiere dell'Africa settentrionale

situazione immutata. In una

LIRICA

OPERE E MUSICHE TEATRALI

Africa Orientale colonna inglese,

appoggiata da carri, che

Domenica 23 Gruoni ore 20,30: I. Gruppo. Si gione Lirica dell’Elar Falstaf, Opera in tre atti di Giuseppe Verdi. Interpreti: Piero Biasini, Fran_ ca Somigli, Emilio Ghi rardini, Gianna Perea bia, Ferruccio Tagliavi Maria Capuana, Adel Zagonara, Lidia Valle, Giuseppe Nessi, Vincenzo Bettoni. Direttore maestro Armando La Rosa Parodi MarteDì 25 Gruono, ore 21: + Gruppo. Stagione Li_ rica dell’Eiar: Falstaff, Opera in tre atti di Giuseppe Verdi. Interpreti Piero Biasini, Franca Soli, Emilio Ghirardini, Gianna Perea Labia, Ferruecio Tagliavini, Maria Capuana, Adelio Zagona_ ra, Lidia Valle, Giuseppe Nessi. Vincenzo Bettoni. Direttore maestro La Rosa Parodi.

aveva cercato di infiltrarsi nelle nostre linee, inalberando il tricolore, è stata efficace-

mente

dispersa.

contrattaccata e

La nostra

Aviazione

ha attaccato basi aeree nemiche, incendiando tre velivoli; apparecchi

nemici

hanno

bombar-

dato un villaggio agri-

colo, uccidendo tre donne e alcuni bambini. Il nemico ha eseguito

nella notte di ieri incur-

sioni aeree con lancio di alcune bombe sul centro della Liguria e del Piemonte. Non si lamenta.

no vittime; danni lievissimi. COMUNICATO

N. 9

Il Quartier Generale delle Forze Armate comunica: Nel Mediterraneo nu. merose basi aeree e navali, Biserta, Ghisonaccia, Borgo, Ajaccio, Campo dell'Oro, Calvi, Bonifacio, Portovecchio sono state soggette alla continua azione di bombardamento e mitraglia. mento da parte della nostra aviazione. Notevoli danni. Tutti i nostri velivoli sono rientrati. Un altro cacciatorpediniere francese di 2500 tonnellate è stato silurato e affondato da un nostro sommergibile. Nell’Africa Settentrionale

proseguono

le

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Domentca 23 Gruano, ore 19: Concerto della piani. sta Carla Sardo e della violinista ‘Maria Sardo. LuneDì 24 Giugno, ore 21,10: Il Gruppo. Concerto sinfonico diretto dal maestro Fernando Previtali. — Ore 21,35: I Gruppo. Concerto dei violoncellista Massimo Amfitheatrof e della pianista Ornella Pu. liti Santoliquido. MarreDì 25 Gruano, ore 22,10: Il Gruppo, Concerto sinfonico diretto dal maestro Fernando Previtali. Mencotevì 26 Gruaro, ore 21,10: I Gruppo. Con. certo del violinista Arri‘0° Serato.

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Grovznì 27 Gruano, ore 13,15: Dalla Ger. mania. Concerto di musica sinfonica. — Ore 22: I Gruppo. Concerto sinfonico diretto dal maestro F. Previtali. 7 Ore 22.10: Il Gruppo, Concerto diretto dal maestro Cesare Gallino. VewenDì 28 Gruoxo, ore 22,10: Il Gruppo. Concerto del soprano Alba Anzellotti Sanato 29 Gruamo, ore 21: I Gruppo, Concerto sinfonico, diretto dal maestro Fernando Previtali. COMMEDIE

TEATRO E RADIOCOMMEDIE

Mencottpì 26 Gruano, ore 22: I Gruppo. La felicità, due atti di Enrico Lerano. Grovenì 26 Gruano, ore 20,30: I Gruppo. Sior Tita, paron, tre atti di Gino Rocca. (Prima trasmissione). Interpretazione della Compagnia del Teatro Veneziano, VARIETÀ

OPERETTE . RIVISTE CORI - BANDE Domenica 23 Gruino, ore 22,10: Il Gruppo. Musiche bril. lanti. LunepÌ 24 Gruano, ore 20,30: I Gruppo. Selezioni ’sceneggiate di operette, MartEDÌ 25 Grvano, ore 19,40: Orchestrina : diretta dal maestro Arturo Strappini. Mencotenì 26 Gruono, ore 20,30: I Grup_ po. Orchestra diretta dal maestro Angelini Ore 22.10: II Gruppo. Orchestrina diretta dal maestro Strappini. VanenDÌ 28 Gruono, ore 21: I Gruppo. Se. lezione di operette. — Ore 22,20: I Gruppo. Melodie e canzoni. Santo 29 Gruono, ore 18.10: Rivista, Ore 22,10: 1 uppo, Melodie e canzoni. Ore 22.10: II Gruppo. Musiche brillanti

ra che nel caso in cul esso venisse attaccato dall'Italia. * Una completa normalizzazione è avvenuta nei rapporti diplomatici tra l'Italia e la Russia. L'Ambasciatore d'Italia presso l'Unione Sovietica, Ecc. Augusto Rosso, che da alcuni mesi si trovava nel nostro Paese, è ritornato a Mosca; appena arrivato colà ha avuto un lungo colloquio col Commissario agli Esteri Molotoft. Contemporaneamente l'Ambasciatore sovietico a Roma, Goreikin, che si trovava da qualche tempo in Russia, è tornato a Roma, accolto alla

stazione dal personale dell'Ambasciata e da una rappresentanza del nostro Ministero degli Esteri. Poco dopo il suo arrivo a Roma, l'Ecc. Gorelkin sì è recato a Palazzo Chigi. *. Si ha da Washington che ll R. Am, basciatore d'Italia con Ascanio Colonna ha presentato al Segretario di Stato Cordell Hull una formale protesta contro la campagna svolta da alcuni settori per indurre l'opinione pubblica americana ad assumere un atteggiamento ostile all'Italia. Nel dar notizia della protesta 1 giornali annunziano che Cordell Hull si è rifiutato di fare alcun commento e pubblicano una dichiarazione distribuita dall'Amba. sciata italiana in risposta alle informazioni giornalistiche su pretese attività propaBandistiche di carattere politico da parte di autorità consolari e cittadini italiani, LETTERATURA

* 1 milloni d'Italiani residenti all'Estero, senza alcuna distinzione di classe, in seguito all'entrata dell'Italia in guerra si sono stretti intorno al le rappresentanze di plomatiche e consolari per auspicare la vittoria della Patria, Si è verificata una una nimità di- voti e di ideali mai registrata finora fra italiani resi. denti all'estero ì qual li, in assoluta e compieta solidarietà, si sentono fieri della lo. ro Italia fascista. * Il Ministro d'Irlanda a «Roma ha, d'ordine de] suo Governo, diretto in. data del 6 corrente una nota al Ministro degli Affari Esteri conte Ciano per informarlo che nella eventualità ‘he il Governo: fascista avesse ad abbandonare la non belli. geranza’ e partecipare al conflitto il Governo d'Irlanda avrebbe continuato nella sua posizione di stretta neutralità. Il nostro Mi.

ITALIANA.

* Il Governo egiziano ha fatto pervenire al Governo italiano, per }l tramite del R. Ministro d'Italia ‘al Cairo e del Ministro d'Egitto a Roma una comunica zione colla quale avverte che in conseguenza della dichiarazione di guerra da parte dell'Italia, l'Egitto, conformandosi al trattato d'alleanza con la Gran Bretagna, ha deciso di rompere le relazioni diplomatiche col R, Governo italiano. L'Egitto non parteciperà però alla guer#

*. Con la pubblicazione di I cento gior. ni della Finlandia di Indro Montanelli, opera documentaria di palpitante interesse della quale si sta già esaurendo la prima edizione pubblicata pochi giorni or sono, l'Editore Aldo Garzanti di Milano ha iniziato una nuova collana di volumi che si intitola «Pagine dell'ora »e che raccoglie in una serie di volumi Je cronache più sincere, più immediate e più ammi. rate per efficacia e potenza rappresentativa degli avvenimenti di guerra che costitui. scono il grande dram. ma dell'Europa contemporanea. Poiché si tratta di eventi di un’importanza secolare e decisiva, questi volumi, che rispecchiano la storia in azione, costituiscono uno dei più alti contributi alla conoscenza della radicale rivoluzione che trasformerà la vecchia Europa in una nuova convivenza di popoli pacificati, Al volume di Indro Montanelli faranno seguito altri scritti del. lo stesso Montanelli di Mario Appelius, dei Col. Tosti e di altri valorosi corrisponden. ti di guerra

NEL MONDO DIPLOMATICO

L'ILL'USTRAZIONE

nistro degli Esteri ha preso atto della comu. nicazione del rappresentante dell'Irlanda,

* L'Autore de La Velia, di Villa Beatrice, de L'omino che è spento i fochi ci dà ora, con L'età favolo. sa pubblicata recentezanti, ‘il poema della sua fanciullezza ed è un vero capolavoro letterario, Bruno Ciéognani ha rappresentato, in queSta sua nuova ed attraentissima opera, il mondo quale apparve agli occhi suoi nuovi Il grande scrittore to. scano, con animo di poeta. ha conservato nel rappresentare la atmosfera e la luce per la quale codesto mondo apparve a lui fanciullo, un sèguito di meraviglie. MeraViglioso il Creato alla sensibilità del fanciul. lo eccezionale; mera—

VI


vigliosa, ora, alla coscienza dell'uomo quatasia, si preoccupano solo sì già vecchio, lo sboccio di comporre una bella dedella piccola anima vigilato scrizione senza cercare di dalla cura attenta di una capire l'animo e i drammi Che ne sapete madre e di un padre didei popoli che incontrano versì e superiori, anch'essi, sul loro cammino, Non ci alla comune umanità. del contrappunto ? sembra il caso, almeno per E la storia di questo priil momento, di intrattener. mo affermarsi. d'un'anima vi.oltre sull'esame di queMariuccia fn ogni caso poco se ne acquista importanza e rista opera in corso di stam. cura © continua imperterrita la salto dal riflettersi, nella pa e della quale, per il suo sua piccola serenata. Il soco; sua formazione, della stra. particolare carattere ci ri. gante problema si presentò quando ordinarietà di figure accoserviamo di parlarne più sto alla persona materna papà volle ritrarre la piccola ardiffusamente. Nencioni, Carducci, Gargatista, Era il problema del giusto ni, Thonar, e della tragipo d'esposizione. Ma anche di * Massacri di Guido Staccità di familiari vicende. sto non c’era più da impensie chini dimostra davvero, per Oltre’ poi alle figure dorsi, poichè l'esposimetro fi I successo col quale l'ha minanti — il padre e la accolto il gran pubblico, di ettrico incorporato nella CO) madre, resi in ogni miniessere un « fulmine nel cieTAX INI x mm, indicò subito mo tratto con amore di fi. lo della letteratura nostra la posa necessaria, 11 mirino-tele glio e con distacco d'artista Il celebre polemista ha su. — e oltre ai personaggi ilmetro garanti una corretta ©spe perato, questa volta, per: lustri. una folla di creature dita messa a fuoco # per l'obbiet no il tono e lo stile che si muove, vera e viva, ciativo Sonnar Zeiss c'era luce abba procurarono a Filippiche un seuna con un volto suo, un stanza. Bella forza, con una lumisì largo seguito di lettori, atteggiamento, un caratte. nosità di 1:1,51 Così Ja CONTAX re o un mistero suo — ri: III forni senza alcuna difficoltà tratti, medaglioni, caricatu. questo grazioso quadretto. Ma re, macchiette — în un tutBELLE ARTI to organico come un im. riuccla dice che Jo vuole re menso affresco, sullo sfonlare alla mamn do della Firenze dall'80 al * La giuria del Il Pre. ‘90, nella parte allora nuo, FateVi una volta mostrare quemio Cremona, ha deliberato Va della città verso le col: sto apparecchio fotografico dal alla unanimità di assegnare line di Fiesole, ove ancora i premi nel seguente modo Vostro fornitore, oppure, se Jo CONTAX II 24x36 mm. sensibile era l'incanto po mila’ Premio ‘di Lire 50 pi scrivete per ulteriori tico di Camerata e della quadro contrasseinformazioni alla RappresenFonte dell'Erta, e freschi awnato dal motto Balilla, del com Temar Zeiss 1:3,5 f=5 com tanza della Zeiss leggiavano ancora i miti 4, 4175. quale è risultato autore lo 1 Zeiss 1:2,8 f=S cm. Ikon A, G. Dresden : ninfali della Mensola e di L, 4450, accademico d'Italia Pietro Aftrico e eran di ieri 1 rac. Gaudenzi, Zelne 1:2 faScm conti di Calandrino e del: Pegi 2° Premio di Lire 30 IKONTA S.i. A. la Nicolosa, 1: 6450,— mila al quadro contrasse MILANO 80/105 gnato col motto Hoc opus * Aldo Garzanti sta per hic labor, del quale è riCorso Ialia N. 8 pubblicare per i tipi della sultato autore il pittore Ce_ e Nat sua Casa un libro di Arturo sare Maggi di Torino. Zanuso che si intitolerà 3° Premio di Lire 20 Deserto e che molte mila al quadro contrasse Tagloni merita la pernostra attenzione. Delparte dell'Africa mato col motto Spiga d'oro, conos tutti a i veri viaggiaiòri I egli ha im1 l'Autore sappiamo che il suo umore vadel quale è risultato autore Ìl pittore Biagi molto bene per lunga consuetudine di gabondo arato che tutto il mondo è paese e che lo ha portato în giro per i Mercadante di Napoli. vari vita. Arturo Zanuso però da Il pittoresco cessivo è una specialità di continenti non già come un ozioso turista questo ambiente nessun pretesto colorito 4° Premio di Lire 10 mila al quadro alcuni giornalisti che, lavorando di fan. che cerca l'esotico nei grandi alberghi încontrassegnato col motto Terra nostra, del ternazionali ma come un bizzarro € ci quale è risultato autore il pittore Neno rioso passante che, andando, immagazziMori di Venezia na nel proprio spirito paesaggi, figure, co5* Premio di Lire 5000 al quadro conlori, tutto quello insomma che costituisce trassegnato col motto Il più soave dono di la speciale atmosfera di un paese nuovo. Dio, del quale è risultato autore il pit. È naturale quindi che Deserto, jl primo tore Antonio Maria Nardì, di. Bologna. romanzo di Arturo Zanuso, sia stato getLUOGO DI CURA E DI VILLEGGIATURA tato giù alla brava ed abbia per sfondo una * La Galleria Mediterranea di Palerterra lontana, diversa dalla nostra, che mo fa una bella mostra di disegni di ReSORGENTI SALSOIODICHE - SORGENTI SOLFOROSE impone a chi vive in essa un ritmo di esìnato Guttuso. DI questo giovane palermi stenza diverso da quello consueto delle ano sono note le doti native e insieme la “Le condizioni fortunate di Porretta, rispetto all'idro: Nostre città. L'avventura che Zanuso narultura e Je capacità critiche, che ne fanlogia medica, non hanno riscontro in nessuna altra categoria ra nelle 230 pagine del suo romanzo, ha parte del mondo, no uno del nostri più versatili e interesProf. M. Durand Fardel per sfondo l'Africa meridionale: quella santi artisti. Guttuso è disegnatore vivace € stringato, che ad un'effervescente fan-

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VI

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SPESSO SI MANGIA SENZA RIFLETTERE ® La principale causa dell'uricemia risiede nell'alimentazione poichè anche i cibi più semplici e di uso comune contengono sostanze dette «purine» che producono l'acido urico. È dunque a tavola che bisogna combattere il formarsi dell'acido urico, provocarne lo scioglimento e facilitarne l'eliminazione CRISTALLI AGUZZI DELL'ACIDO URICO CHE PROVOCANO NELLO ORGANISMO GRAVI SOFFERENZE

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L'ILLUSTRAZIONE Direttore ENRICO

CAVACCHIOLI

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Anno LXVII . N, 25 23 GIUGNO 1940-XVIIT

hanno rivolto al Duce quando egli è apparso con il Fihrer al a nel suo appassionato impeto l'espressione dei. profondi vincoli polo italiano. Le acclamazioni altissime, le ripetute invocazioni iingo come un primo squillo di vittoria sulla piazza della città che fu culla del nazionalsocialismo. - Qui: il Duce e il Fihrer al balcone della Filhrerhaus,


L'INCONTRO

MUSSOLINI - HITLER

LA CAPITOLAZIONE DELLA FRANCIA t sono, nella storia, pochi precedenti di catastrofi paragonabili a quella che si e abbattuta sulla Francia, Eppure gli osservatori più attenti e imparziali non avevano mancato di ammonire la Francia dei pericoli che correva abbando-

nandosi all'interno, come all'Estero, ad una politica che non trovava nessun fondamento né nella morale, né nella realtà, L'intransigenza mostrata nell’opporsi a qualsiasi revisione dei trattati di pace era eguagliata soltanto dall’imprepara-

zione militare. Gli uomini di governo francesi, i pubblicisti più autorevoli, non si posero mai un quesito molto semplice, ma tale da turbare di chiunque avesse un minimo senso di responsabilità: come avrebbe potuto, lai sonni Francia, conservare una egemonica, che era il risultato di una vittoria collettiva, di una coalizione mondiale, il giorno in cui fosse venuta meno coalizione? A tale quesito non Cera risposta possibile. Di qui la necessità di unaquella politica moderata, di vera, effettiva collaborazione europea. E invece!

posizione

E mentre la Francia si chiudeva nella più ostinata intransigenza, non faceva nulla per armarsi secondo le necessità e le esigenze della tecnica moderna. Pare che il suo Stato Maggiore fosse in arretrato; pare, cioè, che fosse rimasto alle concezioni e ai metodi

della guerra passata, senza utilizzare per nulla, 0 in misura minima, lè novità dell'arte e della scienza militare degli ultimi tempi. È pare, perfino, che si astinasse «dare il bando ai pochi che ammonivano, ai solitari che proponevano riforme radicali nel sistema della difesa nazionale. Oggi si parla molto iel generale De Gaule come di‘un vero anticipatore. Si racconta che parecchi anni fa, semplice maggiore, -richiamò l'attenzione

del Governo e della pubblica opinione mediante pubblicazioni impressiomanti, che misero in piena luce gli errori dell'Alto Comando. E si dice che, per ricompensa,

il De Gaule fu messo in disparte, esonerato dagli incarichi di fiducia, che gli erano stati affidati. Lo Stato Maggiore francese era fissato guerra difensiva, nella linea Maginot. E questa linea Maginot fosse stata, almeno,nellaprolungata fino al mare! Perché non lo fu? Oggi tutti si pongono questa domanda, la risposta è nella cronaca di questi ultimi anni. Si è dimenticato che Maginoteppure riuscì a costruire la, linea di fortificazioni, che doveva essere battezzata col suo nome, avendo contro il Parlamento e i partiti. Pochissimi, comunque un’infima erano fautori dei disegni di Maginot ministro della guerra. Alla fin fine, il minoranza, Maginot se volle costruire la sua famosa linea, fu costretto a mettersi d'accordo coi ministri delle finanze, che, con la complicità dei vari presidenti del Consiglio, e della burocrazia, diedero i fondi senza aspettare i « nulla osta » del Parlamento, mediante serie di sotterfugi, che, stricto dure, avrebbero potuto essere di competenza dell'AltaunaCorte Giustizia. Così si spiega come e perché la linea Maginot restò incompiuta. Quest'operadi colossule, rivelatasi, poi, inutile, fu preparata in una atmosfera di congiura e dà inganno. Tutti, naturalmente, sapevano che sì costruiva, tutti, naturalmente, ne erano informati; ma nessuno diceva quale spesa essa avrebbe comportato e nessuno se lo domandava. L'opinione pubblica € lo stesso Parlamento, immaginavano che si spendesse diecì là dove, invece, si spen-

deva cento. Fu in questa atmosfera di equivoco

la Francia preparò la sua difesa. Contemporaneamente, trascurava l'aviazione, nonchefabbricava carri armati, preoccupandosi soprattutto dell'artiglieria, che, all'atto pratico, si dimostrò insufficiente contro carri armati tedeschi. La fiducia massima era riposta nel « blocco » che avrebbe organizzato l'Inghilterra, che, a sua volta, concepiva una guerra eventuale una guerra prevalentemente economica. Ma di coscrizione, di aviazione numerosa come non voleva sentir parlare, Con queste disposizioni, con queste prospettive, l'Inghilterra — è uno dei motivi del rancore dei francesi contro glì inglesi — fece sempre di tutto per l'influenza e la potenza francese in Europa, per toglierle di mano le « garanzie ridurre », che aveva nei confronti della Germania, ispirandosi alla vecchia concezione dell'equilibrio europeo, che si riassumeva nella formula:

divide et

impera. Di questo passo, cercando un equilibrio continentale, che le consentisse di essere arbitra, l'Inghilterra favorì la

ripresa della Germania — senza, peraltro, mai renderle la dovuta giustizia — nell'atto stesso in cui diminuiva la forza della Francia, che un giorno sarebbe stata chiamata

@ battersi anche per lei. I francesi, accecati dall'odio antigermanico e sempre persuasi valesse la pena di cercare utili intese con si abbandonarono sempre più alla volontà dell'Inghilterra, che non era, come siVItalia, è visto, in condizione di man che non

tenere nessuna delle sue promesse. E così si avviava ‘al disastro, rinnovando una vecchia esperienza. Nel 1869, Ernesto Renan nella prefazione al San Paolo, scriveva queste profetiche

parole: « Notre jeunesse a vu des jours tristes, et je crains que le sort

me nous montre aucun bien avant de mourir. Quelques erreurs énormes entraînent notre pays aur abîmes; ceux à qui on les signale sourient ». Un anno dopo Renan doveva scrivere, coi prussiani in casa, le due famose lettere a Strauss. Comunque sia, la capitolazione della Francia non chiude soltanto la partita bellica, ma sembra segnare l’inizio dell'espulsione dell'Inghilterra dal continente. Che l'Inghilterra avvertisse e presentisse le conseguenze incalcolabili della resa fran-

cese, è dimostrato dagli sforzi disperati che essa ha compiuto ora per legare @ sé, nelle forme più paradossali, la Francia agonizzante. Pocheall'ultima ore prima della capi.

tolazione il governo di Londra aveva proposto a quello francese la conclusione di un solenne atto'di unione fra le due nazioni. A norma di tale atto, la Francia e la Gran Bretagna avrebbero dovuto formare una sola unione. Tale unione avrebbe dovuto provvedere alla formazione di organi abbinati della difesa e della politica estera, finanziaria ed economica. Ogni cittadino francese avrebbe goduto immediatamente dei diritti di cittadinanza della Gran Bretagna e viceversa, Disegni così fuori della realtà, non potevano fermentare che nella coscienza offuscata di una potenza in declino. Per quanto stremataldi forze e sull'orlo della rovina, lazErancia

non poteva cedere a quest’ultima insidia e si è divincolata dalla stretta che ivelava mortale

e senza frapporre indugi sì ‘è messa in rapporti con l'Alto Comando germanico. Il comunicato del Gran Quartiere generale del Fiihrer, annunciando

la capitolazione francese, aggiungeva che prima di porre qualsiasi condizione, Hitler dei due Paesi », Il giorno 18 giugno, nel pomeriggio, il Fihrer e il Duce si incontravano, infatti, a Monaco. si sarebbe incontrato con Mussolini « per concordare, insieme, l'atteggiamento

La partecipazione dell'Italia alla guerra a fianco della Germania ferente la Spagna, che proclamava la non belligeranza.

non lasciava indif-

decisione era nell'ordine stesso delle cose. E quale potesse essere lo sbocco, al Simile momento opportuno, della non

belligeranza spagnola, si sarebbe potuto arguire dai commenti coi quali i giornali madrileni ne accompagnarono la, notizia. Gibilterra e Tangeri erano i nomi invocati dalla Spagna falangista. E il 14 giugno la Spagna. occupava Tangeri, Quante competizioni diplomatiche sono legate, da trent'anni a questa parte, a questo nome. Situata sulla costa del Marocco settentrionale, Tangeri è, per la sua posizione, eminentemente interessante, sia nei riguardi del possesso del Marocco, sia nei riguardi dello

stretto di Gibilterra.

Da questa situazione geografica sono derivati i varî compromessi internazionali che culminarono in una specie di comprotettorato

tollettivo, riconosciuto e sempre meglio precisato in vari atti diplomatici all'inizio del secolo. A volere

la internazionalizzazione

di Tangeri

fu

l'Inghilterra, preoccupata, lo sì capisce, che da quella posizione potesse venire sempre qualche minaccia alle sue comu.

Mussolini ed Hitler s'incontrarono tre mesi or cono al Brennero per stabilire un comune piano d'azione dell'Italia e della Germania. Oggi, quel piano fulmineamente realizzato, i due Capi si sono trovati ancora insieme per concretare l'atteggiamento da prendere di fronte alla richiesta formulata dal Maresciallo Pétain nicazioni con l'Oriente. Il trattato di Algesiras aveva

tentato di sedare le contese diplomatiche, circoscrivendo le attribuzioni degli organismi internazionali e il carattere speciale della zona, che è stata sempre considerata, prima.della guerra mondiale, come una entità distinta dal territorio marocchino. Ma fu vana illusione.

disparità di vedute e di aspirazioni tra Francia, Spagna, Inghilterra, continuarono Le fino allo scoppio della guerra mondiale e oltre, Per conciliarle una volta per tutte, alla fine del settembre 1923 furono intraprese a Londra delle conversazioni alle quali l'Italia non fu invitata. Nel dicembre si addivenne ad una convenzione che sostanzialmente le condizioni anteriori di Tangeri, pur mantenendo la neutralità della zona modificò e la porta aperta al commercio di tutte le nazioni. Di nome, zona venne sottoposta all'autorità del sultano-pur avendo una propria personalità diladiritto Richiesta di aderire, l'Italia rispose di non ritenersi per nulla obbligata ainternazionale. rispettare il nuovo accordo. Fu giocoforza invitare

l'Italia all’organizzazione dello statuto di Tangeri. La: conferenza convocata a Parigi a tale scopo il 3 marzo 1928 portava ‘nel luglio alla firma di un protocollo entrato in vigore il 14 gennaio 1929.

La questione non era, con questo, effettivamente Perché mantenere a Tangeri una neutralizzazione che faceva unicamente il gioco risolta. Gran Bretagna, mirante uni camente a mantenere disarmata la costa antistante a della Ma la Spagna non ha dimenticato il suo precedente Gibilterra? sul Marocco e la rivoluzione falangista, che ha ridato la Spagna alle sue protettorato tradizioni,. è partita di là. Franco ha tagliato il nodo gordiano di Tangeri. Altri nodi, ben più formidabili, sono ormai giunti al pettine. Si erano illusi gli alleati occidentali di poter fare ancora assegnamento sul vantato fascino del loro potere e del loro logoro prestigio. Churchill, facendo del palese millantato credito, aveva annunciato ai Comuni che il nuovo mondo sarebbe corso alla difesa del «vecchio ». E con questo qualificativo Churchill, profeta suo malgrado, era tratto a designare la coalizione di cui si costi. tuiva portavoce, Il suo collega Reynaud, prendendo evidentemente alla lettera la spavalda assicurazione, volle puntare sulla carta americana fino all'ultimo momento, ma i suoi disperati appelli alla Casa Bianca non raccolsero che promesse di invio di materiali e dilazioni,

Se gli alleati di occidente, come è molto ragionevole supporre si erano lusingati che la dichiarazione di guerra italiana fosse il fuoco alla miccia da tanto' tempo preparata, con patti di garanzia e simili, nel sud-estacceso europeo, il disinganno fu ‘îmmediato e senza dubbio amarissimo. L'Egitto, costretto, chissà quanto di suo grado, in virtù dei suoi patti con l'Inghilterra, a rompere

le relazioni diplomatiche con l’Italia, si guardò molto bene dal pronunciare una parola di più o a muovere un passo oltre.

La Turchia, cui le plutocrazie occidentali, con grande rincalzo di

clamori, avevano elargito uno di quei patti di sicurezza, che si sono rivelati dovunque come infallibili prognosi di catastrofe, ponderò con la più cautelata prudenza le alternative e le poste del gioco decidendosi, con raffinata sagacia, per la neutralità.

Non si vede, davvero, quali altre risorse si offrano, alla Francia: capitolante e all'Inghilterra condannata, questa volta, alla lettera,oramai, ad

un isolamento, che non è splendido e non può essere fatto titolo di sussiego e di ostentazione. La guerra voluta dagli alleati di occidente si avviava ad un epilogo, che, per non essere del

tutto macabro ed irreparabile per loro, non poteva fare assegnamento che sulla generosa equanimità dei grandi condottieri, strettisi insieme per togliere la vita europea dalle secche versagliesi e ginevrine.

Hitler aveva già espresso le sue ponderate intenzioni. «La Germania detto — desidera di riavere le sue colonie e

—

egli aveva

riavrà. La Germania desidera che venga finalmente applicato il principio delia libertàle dei mari e che l'Inghilterra perda il di-

ritto di spadroneggiare sulle acque di tutti i mari e di tutti non desidera nemmeno una pace che sia un super-Versaglia gli oceani. La Germania ma una pace giusta che è la sola che possa dare all'Europa e al mondo quel periodo di tranquillità e di benessere per cui la Germania e l’Italia si battono: il Reich in conclusione vuole la realizzazione di un

teressì di tutti».

sistema ragionevole e giusto nel quale vengano compenetrati gl'in-

E Mussolini, nel suo storico discorso del 10 giugno, aveva annunciato dell'Asse avrebbe*dato « finalmente un lungo periodo di pace all'Italia che la vittoria e all'Europa ».

Proprio mentre la Francia capitolava, le truppe sovietiche occupàvano

nel nord eu. ropeo la Lituania, la Estonia e la Lettonia, responsabili di aver violato la lettera è lo spirito dell'articolo 4 del patto di mutua assistenza concluso con Mosca, stipulando scambievoli alleanze militari, che non avrebbero potuto avere altro scopo che quello di essere dirette contro il governo sovietico.

Così, in un precipitare fragoroso di eventi e di situazioni, la

guerra non voluta dalla Germania, scongiurata dall'Italia, caparbiamente scatenata dalle potenze plutocratiche dell'occidente, porta alla nascita del nuovo ordine europeo.

Incredibilmente incoscienti al momento di intraprenderla, queste invecchiate democrazie non si sono rivelate Reynaud

meno inconsapevoli nell'ora tragica della conclusione. trasvola sull’Atlantico cercando rifugio in America.

L'Inghilterra che rimanda al mese di luglio tre classi addizionali, proprio mentre l’ottantenne Pétain si decide, conla chiamata dinell'animo, alla copitola. zione, concentra la sua ansiosa attenzione sull'esito l'angoscia del Derby reale. I giornali inglesi osservavano malinconicamente che con

la benzina delle 30.000 automobili portanti gli ‘appassionati al campo delle corse, si sarebbero potuti alimentare per due giorni i carri armati di un corpo di spedizione. Vien fatto spontaneamente di ricordare il commento di Salviano, alla sfacelo della società gallica del suo tempo, alla metà del secold quinto:

Moritur et

ridet. SPECTATOR


Monaco ha espresso per la terza volta al Duce i sentimenti d'amicizia e di cameratismo che legano la Germania all'Italia. Giunto il Fondatore dell'Impero ta zitti accompaquato dal Fuhrer e gli « heil » sia Monaco son levati possenti al passaggio traha unattraversato di vasti tricolorò e di bandiere con la croce Delle ardenti manifestuzioni a cuipalpilare con impeto popolazione di Monaco si è uncinata. la abbandonata î due visioni nell’aito di questa ‘pagina:infrenabile poi vediamo il Duce e il Filhrerdiamo alla Fihrerhaus dopo lo storico colloquio: Qui sopra


L'incontro di Mussolini con Hitler a Monaco ha avuto Îa rapidità e la concisione ch'è fiue Condottieri in ogni atto della loro fervida e operosa vita. Un solo collogitio è bastato propria dei per stat lire i termini della risposta inviare alla richiesta di francese. Identità assoluta di ue: dute, di principi, di metodi da hanno nell'incontro di Monacoarmistizio che il Duce e il Fahres sono oggi i soli uomini capaci di dare un nuovo volto all'Europa. dimostrato In questa pagina: partenza del Duse da Monaco: la rassegna alla compagnia d'onore e il commiato det Ducela dal Filhrer


MARINAI D'ITALIA.

- L'eroica impresa compiuta di torpediniera « Calatafimi » all'alba del giorno 13 giu La « Calatafimi » entrata in conflitto è nuova ‘a dell'immutabile con novi e unità della Marina francese0 nel mare di Genova l'eroico equipaggio stretto intorno un cacciatorpediniere e un altro ne ha speciali »l'andamento suo comandante, ten. di vascello Gius ‘:ppeaffondato della battaglia. - In alto la «Calatafimi Brignole, mentre questi racconi agli «inviati ». rientrata-in porto, gran pave al vento. dopo l'eroica gesta.

spirito guerriero della Marina Italiana. ‘emente danneggiato. - Qui sopra:


A _COMPIEGNE NOVEMBRE Ecco tre fotografie che hanno valore NEL di documento storico. dell'Armistizio (un'aquila traf e il gen. W si

ESE

lapide nel ove l'armistizio fu concluso. Su questa pietra sono otto passate oggi vittoriose le truppe del Raiti


Le potenti macchine di cui dispone l'Aviazione italiana sono motivo' di orgoglio per ogni cittadino che nella forza dell'Arma Aerea vede una certezza di vittoria. - Qui sopra: un idrovolante da -bombardamen to; il «Cant 2 506», che ha conquistato parecchi primati

STILE DELL'AVIAZIONE Rima di iniziare quel duello mortale che ha condotto alla capitolazione Francia, le aviazioni dei tedeschi e degli alleati si sono saggiate per lunghi della mesi, Du. rante l'autunno 1959 e l'inverno 1940, escluse le operazioni aeronavali per il blocco ed il controblocco — operazioni nel quadro delle quali rientrano lè imprese di Scapa Flow, delle Shetland, di SyIt e degli attacchi in pieno mare —, hanno « lavo= rato » intensamente da una parte e

dall'altra gli apparecchi da ricognizione, che hanno il compito arduo e prezioso di eseguir rilevamenti e di raccogliere le precise informazioni per i bombardieri. Così che, allorquando si sono scatenate le offensive delle armate terrestrì, l'aviazione da bombardamento ha potuto sviluppare le sue azioni sulla scorta di un abbondante e perfetto materiale cartografico. Il nostro intervento, annunciato dal Duce nel pomeriggio del 10, ha invece posto la nostra aviazione davanti ai compiti dei bombardieri che non avevano a loro disposizione l'abbondanza dei dati della ricognizione di cui avrebbero potuto fare tesoro. Questo va detto

per dare maggiore risalto alle dei nostri bombardie, che, seguendo a poche ore o a pochi minuti i voli della azioni ricognizione, hanno effettuato bombardamenti di grande efficacia contro obiettivi esclusivamente militari 0 di importanza vitale per il nemico, quali impianti portuali e

Gli

bilimenti industriali.

armati italiani, cavallerescamen hanno dato appuntamento al nemico all ore zero dell'11 giugno. Ed ecco che te, all'alba del primo-giorno

di guerra nostre unità da bombardamento scortate da apparecchi da caccia, esegliono la prinià azione, seguita da una seconda verso il tramonto, contro gli impianti militari di Malta, L'efficaci

delle azioni è documentata da una serie di fotografie eseguite da bordo degli stessi bombardieri.

L'indomani, in séguito al bombardamento da parte del nemico della città aperta di Torino, nostri trimotori eseguono un poderoso bombardament o del porto di Tolone e degli impianti militari di Biserta.

Nuovi bombardamenti delle basi militari della Tunisia hanno luogo il giorno 13, terzo giorno di guerra, mentre, precedute a bassa quota di nostri apparecchi da mitragliamiento e spezzonamento, ondateda diazioni bombardieri si succedevano sul campo di Hyères distruggendone gli impianti ‘e le ‘macchine volo schierate sulle piste, Il successo di quest'ultima azione è importante, sia perdi l'enorme perdita inflitta al. l'avversario, sia per le minime perdite da noi patite (un solo apparecchio non è rientrato alla sua base) in relazione agli effettivi impiegati. In uno degli apparecchi sono stati gravemente feriti il primo pilota e altri due membri dell'equipagg io; în un altro ancora il primo pilota è rimasto ucciso. Ciò nonostante i secondi piloti non hanno desistito dal continuare a portare a termine la propria missione e sono regolarmente rientrati alla base senza abbaridoriare la formazione. Il giorno 15, oltre ad un nuovo violento bombardamen to delle basi militari di Malta,

i

stile prettamente italiano si sono svolte'contro i campi

e di Cannet des Maures

nella Francia meridionale, A Cuert Pierrefeu sono piombati 27 «Cr, 42» che, mitragliando e spezzonando gli appa-

Feechi nemici

ITALIANA

dislocati sul campo, ne distruggevano

quindici e incendiavano un deposito di munizioni, Mentre i 27 nostri si accanivano sul campo, alcuni & ciatori nemici tentavano di attaccarli apparecchi. di sorpresa. Ma l'attacco era subito sventato da un'aliquota di nostri «CR» che vegliava sui camerati assalitori. Sì impegi così fin combattimento accanito durante il quale quattro velivoli francesi venivano ab battuti. Lo stesso metodo di attacco veniva usato sul campo di Cannet des Maures, Quivi altri 25 «Cr. 42» assalivano a bassa quota l'aeroporto danneggiandovi venti apparecchi nemici, Anche questa volta nemico tentava di difendersi, ma formazioni di nostri apparecchi rimasti in crociera ilimpegnavano combattimento abbattendo due ve. livoli nemici. La decisione, la sorpresa, ja tecnica dei cacciatori hanno dete. minato il completo, successo di queste ardite incursioninostri effettuate ‘cento. chilometri dentro il territorio nemico, Fra gli episodi di eroismo italiano va segnalato quello del: maresciallo Luigi Paiguetti, il quale, dopo essersi battuto contro forze superiori,. riusciva a rientrare ‘alla base nonostante quattro gravi ferite riportate, Un terzo combattimento veniva impegnato, il giorno 15, da un altro gruppo da caccia in crociera di protezione con dei « sempre Morane » francesi. Durante questa giornata il nemico perdeva ben 44 apparecchi, e noi cinque. Il 16 la nostra aviazione ha bombardato basi militari campi d'aviazione e il porto di Malta, Il 17 sono stati della Corsica e nuov mente i bombardati obiettivi militari della Corsica, di Biserta e di Malta. In Africa Orientale durante lu prima settimana di guerra la nostra avi ione ha ugualmente dominato il nemico, Perfetto stile italiano, dicevamo più sopra. E difatti:

mentre i bombardieri nemici scelgono per le loro azioni le ore notturne e, con detern minazione, lasciano cadere le bombe su città aperte o, comunque, in disordine ie e senza precisione (abbiamo fondati motivi per credere che i bombardieri notturni d. lelle nostre città siano stati sempre de.

gli inglesi, il cui freddo cinismo è ben noto), mentre il nemico, dicevamo, si esercita in tentativi di massacri notturni, italiani eseguono le loro azioni non protetti dalle tenebre o dalle gli ‘giorno, nubi, ma da formazioni di cacciatori,in pieno © i cacciatori stessi, audacemente e isolatamente, sempre alla luce del sole, sì avventano sugli obiettivi a pochi metri

dal suolo, e gli obiettivi sono ben precisi, visibili capannoni, officine, truppe in marcia: sono,

sono aeroplani,

militari. È evidente che i nemici, e particolarm insomma, inequivocabilmente obiettivi ente i nemici anglosassoni, i quali lacrimano sulla sorte di un cagnolino e non su quella di centinaia 0 migliaia di creature di colore che essi fanno. cinicamente nostra. aviazione in genere e per la nostra massacrare, hanno. un -certo rispetto per la e caccia » in particolare. Si vedrà, in un futuro mbòlto prossimo, che cosa possono le aquile che volano nel sole contro i gufi della notte;

GASTONE

MARTINI


che l'Inghilterta ha apprestato come un vero baluardo per il mantenimento -della sua premimenza nel Mediterraneo, ha sin dal primo giorno di guerra subìto l’inesorabile azione dei nostri bombardieri. Qui vediamo la rabbiosa reazione dei difensori inglesi durante il violento Forte di Hal Far. Si distinguono le nuvolette di fumo dei cannoni contraerei. attacco al


Sin dall’inizio delle ostilità la nostra Avi ione ha diretto la sua formidabile azione devastatrice sugli impianti militari francesi e inglesi. L'effica; ci del tiro è apparsa ben presto dalle vampate che si sono levate nei punti colpiti. In qui gina diamo dei primi documenti fotografici della nostra guerra: il campo di aviazi e di Hal Far, uno a Malta, centrato dai nostri bombardieri.


Il bombardamento della base militare di Tolone eff 'uato dalla nostra Aviazione in due prodigiose azioni, una diurna e una notturna, costituisce per il si stema tattico con cui fu effettuato tino straordinario episodio di guerra. Qui vediamo il porto di Ti‘alone fotografato dagli apparecchi che l'hanno bombardato. I cerchi neri indicano i punti dov e si trovavano navi da guerra nemiche


i

FINE

DI

UNA

SCHIAVITÙ

RIFLESSI CORSI Ria rivendicazione fatale che oramai una storia sapientemente e fortunosament e Preparata va suscitando al popolo Còrso, non sembri pleonastico se invoChiamo, come già facemmo altrove più volte, una maggiore opera divulga= tiva e volgarizzatrice sulla storia e sul panorama ‘geografico ed economico dell'Isola. Opera divulgatrice e volgarizzatrice

che consenta domani figli d'Italia ‘quando nella lor sempre più compatta e completa famiglia saranno riaddotti anche i fratelli della Corsica) di dimostrare con

con quanta serietà di Gognizioni e di convinzione essi finalmente quanta sollecitudine, a rafforzare, per renderlo indissolubile nell'eternità, quel filo spirituale riprendono soprattutto, a mezzo della Toscana, nemmeno un secolo e mezzo di servaggio era che, riuscito a stroncare fra la Madre Patria

e l'Isola derelitta. Né l'opera auspicata

va

solo

riguardata

ma anche nei riflessi dei Còrsi stessi,

nei confronti

dei

lettori

della

penisola,

Fra i quali andava, e comprensibilmente,

sempre più dilagando ed imperversando tina letteratura di marca e tendenze esclusivament e francese, così da esserne deformata © strozzata la stessa storia nazionale della Corsica e della penisola; e qualunque sviluppi e sulla situazione politica ed economica della

sincera illustrazione sugli verace Madre Patria, Perfino quell'opera che dovrebbe quasi

il romanzo nazionale della stirpe Cérsa G1 «Pasquale Paoli » del Guerrazzi) costituire riteniamo sia pressoché introvabile nonché in Corsica nella stessa penisola.

Laddove poi, per quello che riguarda la situazione demografica ed economica della Corsica, (e particolarmente in comparazione a quella stessa goduta dalla Corsica avanti la dominazione francese) non si hanno in genere dagli Italiani se non notizie molto frammentarie o sommarie.

Intendiamoci: non vorremmo con questo fraintesi ed apparire quasi ignari della preziosa, infaticabile opera che, intornoessere alla Corsica,

personalità ed istituzioni storiche e scientifiche di primo ordine hanno svolto in Italia. Come si potrebbe, ad esempio, dimenticare l'appassionato apostolato di Umberto Biscottini, coi suoi due mirabili gioielli L'anima della Corsica editi dallo Zanichelli di Bologna? o l'attività della « Thyrrenia» società italiana di propaganda e di cultura, colla sua Rivista Periodica L'Archivio storico di Corsica che, da sedici anni si pubblica a

Roma? o l'Atlante linguistico della Corsica; o la Corsica antica e pubblicazioni varie, curate con tanto intelletto d'amore, moderna di Livorno: o le tratto a tratto da nostre autorevoli riviste come la C. T. I; ò la Nuova Rassegna etc.: e finalmente quotidiano Il Telegrafo di Livorno, il come quale, fino a poco tempo fa (fino a che cioèil le autorità francesi non lo impedirono) pubblicava, salvo errore, un'apposita edizione del giornale per la Corsica, riuscendo così, con spirito di superba italianità, a man. tenere ininterrotti contatti fra la Toscana e la Corsica, ad un secolo e mezzo di politico dell'Isola? distanza dall'asservime nto Ma solo un indirizzo volgarizzatore

può far divenire di cognizione comune

noi i dati più elementari della vita Corsa. Si comincerebbe allora di primo acchito a riflettere sul perché demografica

fra

di una situazione che — mentre potrcbbe arrivare (fu detto!) ai due milioni di popolasegna una densità

zione, — più bassa che in qualunque Km?; mentre è di oltre 40 in Sardegna.

altra terra

italiana: 34 per

è notare che la Sardegna, con una estensione (Km* 24.089) quasi tripla di Ma quella della Corsica aveva solo 735 mila abitanti nel 1890, che in soli cinquanta anni di circa un quarto: invece la Corsica, che già 160 anni addietro aveva aumentavano 220 mila abitanti, è aumentata appena ora di un quarto, salendo cioè ai 300

mila. Il che vuol dire che per tutta l’intera dominazione francese (di circa 170 anni) la popolazione Còrsa si è aumentata del 25 %, laddove quella del Regno d'Italia si è aumentata in un periodo minore della metà, di ben oltre il 50%! Insomma, fra le varie doti contagiose trasmesse dalla Francia alla Corsica, quella della denatalità sarebbe intanto la più clamorosa! Ciò in perfetta correlazione con quanto è avvenuto per le condizioni economiche, determinate nell'Isola dalla dominazione straniera. Infatti quella terra, considerata fra le più fertili e salubri, secondo testimonianze antichissime (che risalirebbero fino ad Aristotile), Quasi fu svalutata e diffamata come malsana ed improduttiva, sempre, nei tempi moderni sia scopo di allontanare da essa l'attenzione e le cupidigie altrui, pure anche pel subdolo

Ecco qui sopra la casa di Ajaccio dove il 15 agosto 1769 nacque Sotto a sinistra; apparecchi da bombardamento italiani mentre si Napoleone Bonaparte. versa te Magi militari francesi in Corsica per svolgervi la loro opera dirigono di distrusione, Nella realtà poi essa è stata effettivamente resa modesta sapienza di governo avrebbe potuto ricostituiremalarica o sterile; là dove una od assicurare la più rigogliosa floridezza. Una pubblicazione del Cérso Renucci quadro diffusissimo della potenzialità economica sulla «Corsica» (1796) ci dà un della Corsica, malgrado le già avvenute devastazioni francesi che avevano isterilite intere zone di oliveti, di vigneti, di sugherete. La rassegna agraria dell'isola è impressionante quanto a ricchezza di boschi, delle acque («fontane abbondanti più che in qualunque altra contrada d'Italia »: dice l’A.), delle miniere; della cacciagione (lepri, pernici, caprioli, fagiani, tortore etc.) e della

pesca; delle (saline, di piombo, di ferro, di argento, di antimonio, di salnitro, di marmi miniere ete.); ma

ci esalta non meno, sulla scorta degli stessi più celebrati autori dell'antichità (da Callimaco a Teofrasto), ia feracità del suolo, produttivo di frutta d'ogni specie (castagne, aranci, fichi, noci, mele, susine

etc.), Cosicché poteva essere affermato che Cirno «produce tutto e dappertutto» (Dio-

agli abitanti doro)... e che largiva inoltre tale longevità «che non mancava la possibilità di arrivare fino ai... 140 anni!!!a,

Anche all'epoca del citato autore Renucei la redditività delle terre poteva arrivare

<dal 20-30 fino al 50% e per una produzione

la più svariata che comprendeva anche la... bambagia ed il caffè!!!», Il miele, la cera, il lino, la canapa, la seta, il gelso, il sughero, i legumi, la vite,

l'olivo, Je varie erbe aromatiche e medici.

nali, i latticini,

tutti i prodotti e tutte le

piante vi raggiungevano un grado di ec-

cellenza difficilmente comparabile, potendo le valli dell'isola (Buterio e Giansonio) «Stare a coppella colle principali valli d'Italia». Ed Aristotile l'aveva dichiarata superiore alla Sardegna «..per la situazione più felice e per l’aria- più perfetta ed il clima più perfetto che la fanno abbon-

dare di tutte le comodità

di cui abbonda

l'Italia, e di altre ancora a lei particola-

ri..»: nel mentre che l’Abate Cambi dichiarava che la Corsica (l'isola profumata

di Cistio talmente che l'Imperatore pre-

sumeva di riconoscere col semplice respiro a parecchie leghe dalla costa) «potrebbe formare la delizia dei nostri mari»; e Boswell e Saussin considerando il clima di Corsica «...uno dei migliori d'Europa, l'aria

essendovi, eccetto qualche angolo, pura

sana dappertutto, col cielo sempre serenoe € l'inverno che appena vi si conosce ».

Con tutto questo, la Corsica diverrà un paese abbandonato: rifugio di pensionati, rarefacendosi semprevecchi e di braccia dei. lavoratori (soprattutto piùdopole ostacolata la immigrazione

dalla vicina

Toscana) così da ridursi quella popolazione

EaRElE-.l.L.-


ad alimentare una ben triste, impressionante emigrazione. Gli è che i Còrsi

finiscono per sentirsi quasi stranieri nella loro terra — fu scritto dal Renucci — era stata instaurata la pace dei sepolcri »:«dove e nell'imbastardimento sa lingua natia. Una lingua (scrive M. Jussin: V, Renucci 135) che riproduceva con fiorito italiano « molto facile ad intendersi, ed pag. con purezza e con dolcezza, avendo quel popolo, per la sua prossimità, espresso assidua

IRENE PRE N°

comunicazione con Prato, Siena e Firenze».Linguaggio diffuso anche nei vil-

laggi, dove (Boswell) «vi è mescolata solo qualche corruzione di genovese,

fs

risultandone però sempre Stati d'Italia ».

un italiano molto più puro di quello di molti altri

Purtroppo esiste una verità mai smentita: nulla più della perdita della propria lingua prépara l'imbarbarimento o la distruzione gente. « Guai — scriveva nel 1939 Gioacchino Volpe (« Corsica ed Italia di» inunaNuova Antologia del le giugno) — a non saper rintracciare i segni della nostra vita, dovunque essi siano,

dare

sommersi

anche se adombrati da segni più recenti. Si rischia sotto il fiotto delle forze storiche che operano colla

di rimaner

inesorabilità di forze naturali». Per questo la triste odissea dei Còrsi era divenuta fino all’epoca della guerra mondiale sempre più penosa: ma anche contro quell'ordine cose dovevano poi insorgere e rimanere sulla breccia fino a ieri, (cioè di alla vigilia delle persecuzioni contro il partito autonomista còrso), quali campioni poderosissimi

di intelletti ed anime fra le più pure di Corsi come il poeta Santù Casanova (morto qualche anno fa ottantenne, esule in Livorno)

Lucciardi di S. Pietro di Tenda, od il Verzini di Evisa (Maistrale); oo Pietro Petru Rocca, o Giuseppe Ferrandi e Giannetto Notini e Saverio Paoli, e Pietro e Luciano Orsini, e Pietro De Mari e Stefano Luciani e Marco Angeli eLeca Domenico

Carlotti, e Paoli di Taglio e Tomasi Alfonso, Antonio Bonifacio e Carlo Ma. schetti etc. Ricordiamo questi, ed altri nomi ricorderemo, che sul momento ci sfuggono: come a tempo debito li ricorderanno tutti i Còrsi, che a quei generosi

esponenti devono l'arresto dell’azione dissolvitrice svolta dalla Francia, sotto l'influsso del funzionarismo e dell’elettoralismo, La reazione

salutare,

determinatasi

dopo la guerra

mondiale,

aveva

fatto brillare ai nuovi apostoli la verità fiammeggiante dell'ammoniment o del Paoli:

«O Corsica, non avrai mai bene che quando sarai tu stessa! ». Cioè quando riprenderai la tua fisonomia di isola italica, sottratta al turpe mercimonio che di te fu fatto nei secoli, fino al recente passato quando la

tua terra poteva essere simboleggiata nella felice espressione... di « una pistola rivolta al cuore d'Italia! », Unicamente in funzione di sfruttamento francese; © di comodino inglese in mani francesi, eccolo il destino

dei Còrsi per oltre un secolo e mezzo! Mai, per tutta la dominazione l'isola rappresentò qualcosa di più di una terra di spregiata conquista, francese immeritevole sacrifici di sangue e di denaro, e certo obbrobriosamente, ma innegabilmente,deiaffrontati

dal vincitore ed oppressore! Non erano passati tre anni dalla occupazione dell'isola (1768) che già i Francesi ne proponevano la riconsegna ai Genovesi dietro pagamento di 28 milioni di lire. Onde il Paoli, serivendone

da Londra il 30-7-71, prorompeva: « Ahimè, dunque noi siamo quel povero cencio, attualmente posto all'incanto fra i potentati d'Europa? » (« Pasquale Paoli» del

Guerrazzi):

e poco più tardi, alla « Costituente

francese», l'Abate Charrier

(ibi) ventilava la proposta non accettata dall'interessato, di cedere la Corsica E del resto la tradizione non si smentisce, se anche nel 1870 la Francia era prontissima a cedere la Corsica (come avrebbe voluto Clemenceau) per al duca di Parma, perché questi cedesse a sua volta Piacenza al Papa!

«un franco! ». Non diversamente dal 1914 in cui fu pure l'interesse dell’Inghilterra ad avversare la riunione dell’isola all'Italia per la vecchia formula

britannica del « divide et impera! ». Certo,

se stiamo all'autorità di quanto positiva della predisposizione della Francia a fare della Corsica

il Guerri ci fa sapere nel « Corriere della Sera » del 17 giugno u. s., esisterebbe la prova

un pegno di fratellanza e di pace sincera coll'Italia, predisposizione subdolamente sabotata proprio dall'Inghilterra, anche nel vicino 1935. Non va dimenticato che l'Inghilterra ha poi tenuto sempre d'occhio la Corsica, come mezzo «

mettere un altro piede nel Mediterraneo (Pasquale Paoli: pag. 62)... » infatti ben vi riusciva nel 179, salvo poi a non arrivare nemmeno allora, quantunque apparentemente invocata dai Còrsi riottosi contro i Francesi, ad accattivarsi

minatori.

l'anima

d'una

popolazione

esacerbata

contro

i precedenti

do-

Gli è, scriveva il Renucci, che «...il carattere dei Britanni non si confà certamente con il carattere italiano, e specialmente cèrso, L'orgoglio eccessivo che predomina negli inglesi li rende insoffribili alla franchezza libera dei Corsi, come a tutte Anche

allora,

le nazioni umane e gentili... ».

infatti,

Inglesi, per assicurarsi

come

sempre,

il dominio,

avevan

alle più vaste

fatto

soprattutto

ricorso

gli

ed alle divisioni interne. Salvo che lo spirito guerriero della stirpe corruzioni aveva finito per nausearsi

di quei metodi di prezzolati e di spionisti, ed anzichè lasciarsi allettare dalle taglie vistose, i Còrsi solidalizzavano coi fratelli ribelli «obbligando gli inglesi a rintanarsi nelle piazze di Bastìa, di Sanfiorenzo, di Calvi e di Aiaccio, ed insegnando loro che le loro ghinee non avevano il potere di intromettersi nel cuore dei Còrsi e di corromperlo... ». Purtroppo gli Inglesi, cacciati da Corsica, realizzeranno ugualmente il loro

programma Mediterraneo colla stessa politica sfrontatament

e perversa, I Còrsi, cacciati gli Inglesi, rientreranno abbacinati, nell’alone napoleonico, e quindi colla Francia: gli Inglesi invece si rivolgeranno e si insedieranno a Malta, sottratta al Regno delle Due Sicilie con un volgare trucco di presti-

digitazione. Politica del resto non negata, ma severamente rinfacciata anche da Inglesi, e da loro storici: se l'uno di essi poteva scrivere (come riferisce il Sebastiani nella Storia Univ. dell’Indostan, 1821, 260) che fra i più potenti principi dell'India si formò (1780) una pericolosa pag. lega per scacciare da quella

parte del mondo «...quegli usurpatori, l’avarizia dei quali poteva saziare, e verun trattato poteva vincolare, qualora niuna concessione era loro interesse violarlo ».

Ma ecco che l'opera nefasta e seminatrice di discordie da parte dell'InBhilterra è oramai pienamente svergognata ed avviata

lontana defenestrazione inglese dalla politica continentaleall'impotenza colla non europea. Ecco quelle

Vecchie mene sotterranee polverizzarsi di fronte alla grandiosità

degli eventi che, accelerando i tempi, preparano fra il resto, anche la definitiva resurrezione della Corsica. La piccola Cenerentola, che già da qualche decennio andava suscitando in sé la forza istintiva per rivolgere il suo

di fiduciosa speranza alla grande Madre. La piccola Cenerentola chesguardo si avvia a comporre definitiva. mente fra le sue braccia amorose

la cara creatura

mai obbliata, per cullarla colla dolce canzone con cui l'isola addolorata invocava già la grande Madre, allora non meno infelice, circa 150 anni or sono, attraverso l'ignoto poeta ci. tato dal Renucci:

Italia, Italia mia, — se già perdesti Il regio serto, e da quel soglio altero, Onde del mondo intero Guidesti un giorno il freno, alfin cadesti —; Tutto non hai perduto: Ah l'alma grande Si serba ancora alle fortune in seno! Nel grembo al mar Tirreno

Ai valorosi. Corsi il guardo gira, E l'opre memorande

Dall'alto in basso: una veduta di Ajaccio. - Nonza e la sua torre. - Torre di Capitello sul golfo di Ajaccio. - Una veduta di Bastia con la storica cittadella.

sa

Di un popolo d'Eroi colà rimira; Eroì, che dimostrar sanno col sangue, Che d'Italia il valor ancor non langue... BERNARDINO

PERONI


LA RICHIESTA D'ARMISTIZIO DELLA FRANCIA ED I PRIMI SUCCESSI DELLE ARMI ITALIANE 1 destino della Francia apparve irrimediabilmente segnato il giorno che le prime truppe tedesche entrarono, dalla porta di Saint-Denis, in Parigi. Poiché Parigi, si sa bene, è per la Francia qualche cosa di più che una capitale: è il suo centro, massimo e quasi unico, politico, economico, intellettuale, spirituale; è la sintesi di tutte le tradizioni e dell'intera storia di Francia; è la Francia stessa. Perciò attraverso secoli di storia, la caduta di Parigi ha voluto dir sempre, a più o meno breve distanza, la caduta della Francia. Questa volta, poi, c'era di più. Le armate francesi che ‘avevano ripiegato dalle frontiere del Belgio e dalle rive della Manica fino alle porte della capitale, e che ne tentavano, ora, l'estrema difesa, apparivano soverchiamente logore e stanche. Troppo avevano pesato su di esse quattro settimane e mezzo di lotta continua ed estenuante, sotto il martellamento di armi tanto più forti ed efficaci delle proprie ed il flagello micidiale ed inesorabile di un’aviazione, che ogni giorno andava maggiormente alterando in proprio favore il rapporto di numero e di potenza! Già due giorni prima che l'evento ormai fatale si compisse, ogni speranza di poter salvare la capitale poteva dirsi perduta; ne erano anche chiari indizi la decisione delle autorità francesi di dichiarare Parigi città aperta, e la fuga del Governo dalla capitale. Ad ovest e ad est della città, la Senna e la Marna erano già, entrambe, raggiunte e

sorpassate, e dalle teste di ponte costituite a sud dei due fiumi le truppe tedesche, approfondendo maggiormente le sacche ed accennando a descrivere un cerchio sempre più largo attorno alla regione parigina. minacciavano di chiuderla come in un vasto campo di prigionia. Era necessario, quindi, approfittare del varco ancora esistente tra le due branche della morsa germanica, per trarre in salvo le truppe francesi ammassate a nord della linea fluviale Senna-Marna e tentare un riannodamento qualsiasi della difesa a sud di essa. Da nord, poi, le colonne germaniche ch'erano discese lungo la valle dell'Oise in direzione della capitale, si andavano semp:e più appressando ad essa, a stento contenute dalle truppe francesi, le quali si battevano ancora con disperato accanimento, più per ritardare, ormai, che per impedire l'evento inevitabile. Nella giornata del 1%, le punte tedesche di avanguardia erano a non più di una dozzina di chilometri dalla periferia parigina; nelleprime ore del venerdì 14, esse entravano in città, senza incontrare più alcuna. Per la seconda volta, in meno di settant'anni, si compiva lo storico evento; e questa volta in condizioni molto diverse dall'altra: dopo un epico assedio, allora, ed una lotta memoranda, in cui si posero a cimento tutte le' residue energie della Nazione, pur così duramente provate sui campi di Sedan e di Metz; dopo una serie di sconfitte, ora, le quali erano andate rivelando sempre più chiaramente le intrinseche ragioni di inferiorità non soltanto della compagine militare francese di fronte a quella avversaria, ma bensì di tutto l'organismo politico e sociale della Francia repubblicana di fronte alla Germania, rifatta giovane ed impetuosa dal Nazionalsocialismo: Non soltanto, infatti, sotto il peso di una sconfitta militare, per quanto grave. cadeva. questa volta, la capitale francese, ma sotto un cumulo di decennali errori, di deviazioni e smarrimenti dell'anima francese, di veri e propri delitti politici. E non è, certo, senza significato la coincidenza storica per la quale. tre giorni prima del ventesimo anniversario della firma dell'iniquo trattato di Versailles, che fu l’origine prima di questa guerra, le truppe germaniche entravano, vittoriose, nel castello stesso, dove quel gravissimo errore politico, diplomatico, psicologico fu perpetrato. Occupata la capitale, la manovra germanica seguitava a svilupparsi ad ovest, ad est, a sud della regione parigina. Da un lato, dopo l'occupazione del porto di Le Havre, veniva proseguita la discesa lungo la Senna inferiore, in direzione di Caen e di Chartres; dall'altro, si accentuava il crollo dell'ala destra francese, ove, sorpassato ormai il triangolo Reims-Chàlons-Chàteau Thierry, veniva passata, su fronte sempre più larga, la Marna. Il giorno 14 stesso, poi, quasi nel momento stesso in cui le avanguardie tedesche entravano in Parigi, un nuovo, formidabile attacco tedesco preceduto da un bombardamento terrestre ed aereo di inaudita intensità, investiva tutto il settore di estrema destra francese, dalla Marna al tratto superiore della linea Maginot. tra Montmédy e Thionville. Da Chàlons, una potente massa piombava su Vitry-le-Francois e SaintDizier; ed occupatele, procedeva verso Troyes e Chaumont: il grande rettangolo delle Argonne, sulla cui resistenza tanto aveva confidato Weygand, veniva sconvolto e scavalcato in poche ore; il cardine della Maginot, il famoso vilastro di Montmédy, cadeva rapidamente in mano dei Tedeschi, e la stessa linea Maginot veniva attaccata da potenti colonne corazzate sia direttamente, dalle linee della Sarre, sia sul rovescio, dalle posizioni di Vitry e di Sainte-Menchoulde. Ed il mattino seguente, l'attacco tedesco raggiungeva un duplice, quasi inconcepibile, successo: lo sfondamento della linea dei forti, su entrambe le sponde della Mosa. con la conseguente occupazione di Verdun, e l’espugnazione di un intero tratto della Maginot: quello comprendente il gruppo dei forti di Saaralben, quasi di fronte a Saarbriicken. Era come la distruzione di due miti, che si verificava, con straordinaria facilità, in un giorno stesso, e nel giro di poche ore: Verdun. che aveva rappresentato, tradizionalmente, per anni ed anni uno degli scudi più formidabili dell'est francese e che aveva dato ilsuo nome a tutto un anno di guerra songuinosissima — il 1916 — durante il quale la città e le sue fortezze erano state convertite in un solo, spaventoso carnaio, senza che i Tedeschi potessero impadronirsene; la Maginot. il mastodentico sistema fortificato, già antiquato e sorpassato, forse, ancor nrima che si fosse finito di profondere, inutilmente, nella costruzione di esso i miliardi accumulati dal risparmio e dai sagrifizi del popolo francese, e che era servito, solamente, a creare una mentalità di guerra errata e lontana dalla realtà, in cui si identifica, indubbiamente, una delle cause essenziali della sconfitta attuale. Evidentemente, il Comando tedesco seguitava a vibrare i suoi colpi d'ariete l'uno dopo l’altro contro le ultime difese francesi, nell'intento di non dare trecva alcuna all'avversario e di impedire ogni tentativo di ricostituire una linea qualsiasi nella regione a sud di Parigi. Non si vedeva, del resto. dove, come e con quali forze il Comando francese potesse tentare di riannodare la difesa. considerando che il meglio delle truppe e dell’armamento era ormai perduto; che la perdita di tutta la Francia settentrionale e dei suoi bacini industriali aveva fortemente ridotto la produzione dei mezzi tecnici per Ja guerra; ed infine. che l'ampiezza del territorio francese a sud della Senna ‘escludeva la possibilità di 6t@anizzare un fronte continuo ed unitario, con le forze di cui la Francia poteva, ora. disporre. D'altra parte, apparivano sempre più evidenti nelle file francesi i segni della estenuazione fisica e del profondo scoramento, tanto da far prevedere non lontano il loro collasso. Quand'anche, quindi. una nuova battaglia avesse potuto essere affrontata in quelle condizioni, essa avrebbe segnato, con certezza, l’annientamento dell'esercito francese. Di questo avevano la netta sensazione, e forse da più giorni, i Capi militari francesì, e ne facevano partecipe il Governo: ma il Presidente del Consiglio, Reynaud, notoriamente

asservito

agli

interessi.

inglesi,

si induriva

in propositi

inconsulti

di

d\ 01 Grenoble È aus

E

lia resistenza estrema, seguitando anche a cullarsi in vane speranze in aiuti, più o meno prossimi, d'oltre oceano. Il divario, però, tra autorità politiche e militari si andò facendo, nella giornata e serrato, sfociando alfine, nell'imposizione delle del 16, sempre dimissioni al Capopiù deldrammatico Governo e nella costituzione di un Gabinetto militare, con a capo il maresciallo Pétain. Intanto, sulla fronte si andava accentuando aggravando ii processo di dissolvimento: il mattino del 17, già punte avanzate edtedesche la Loîra ad Orléans, e la‘ passavano, anche, in qualche punto; più ad toccavano est, veniva raggiunta ed occupata Digione, altre unità celeri, scendendo lungo il rovescio della Maginot, si dirigevano verso iledconfine svizzero; il ‘Reno era, anch'esso, varcato in più punti da truppe tedesche, che puntayano verso il cuore dell'Alsazia. Nulla più era da attendere o da sperare. Già dalla notte il nuovo Governo francese si era posto, per! il tramite del Governo spagnolo, in relazione col;Comando tedesco, per ottenere una tregua. di armi. Nel pomeriggio del 17 stesso, il maresciallo Pétain annunciava alla voce velata dalla profonda commozione, che la Francia deponeva le armi.radio, con la Con questo, però, non doveva intendersi che la lotta dovesse cessare automaticamente su

tutte le fronti; opportunamente,

anzi, un

comunicato

del N. D. B. chiariva

che i combattimenti non sarebbero cessati se non quando fosse stato concluso l’armistizio, non senza ricordare che nel 1918 l'armistizio richiesto il 5 ottobre, non fu accettato dagli alleati che l'I1 novembre. dal Comando tedesco Per porsi, intanto. d'accordo sull'atteggiamento tenersi, la sera stessa del 17, invitato da Hitler, il Duce dell'Italia fascista partivada per Monaco, ove, in un lungo colloquio col Fiihrer. venivano stabilite le da imporre alla Francia. Ove queste apparissero eccessivamente condizioni il Governo francese ha creduto di avvertire che continuerebbe, ad ogni costo,dure, lotta. Ma questo non è che un proposito disperato, il quale non avrebbe alcuna laseria probabilità di attuazione, : Resiste l'armata delle Alpi, la quale, però, sarebbe destinata ad essere presa in! più una strettadi mortale. Negli altri settori, i resti dell'esercito francese non sono in grado costituire un fronte ininterrotto, ma appaiono divisi da vuoti considere= voli, che offrirebbero buon gioco ad una manovra di annientamento.

A determinare la risoluzione francese di abbassare le armi, ha indubbiamente contribuito l'entrata in azione dell'esercito italiano. Già la nostra dichiarazione di non belligeranza aveva in favore dell'azione dell'esercito tedesco, una funzione non secondaria, tenendoassolto, avvinte alla nostra frontiera numerose forze francesi, tra le quali alcune sceltissime, e costringendo il mando francese a misure precauzionali e ad ingenti e dispendiosi lavori difensivi. Co: L'intervento italiano ha, naturalmente, costretto il Comando francese a preoccupersi, in maniera ben più assillante, del nuovo poiché, ben lungi da poter distogliere da esso forze che sarebbero state tantofronte, necessarie altrove (quel gioco di riserve che proprio la nostra neutralità rese possibile nell'estate del 1914) esso ha dovuto provvedere a rinforzare lo schieramento di truppe e di artiglierie in corri» spondenza dei valichi alpini, né ha potuto alleggerire i presidî det territori mediter= ranei d'oltremare. Quand’anche, poi, questo fosse stato possibile, sarebbe diventato sempre molto problematico il tragitto di forze attraverso. il Mediterraneo, vigilato dalla flotta italiana. A quest’azione di considerevole valore e già in atto, almeno in parte, ancor prima della dichiarazione di guerra, l’Italia ha aggiunto, fin dai primissimi giorni di ostie lità, un'attività viva ed intensa delle sue forze di terra, del mare, dell’aria. Quest’attività si svolge in un settore amplissimo, il quale spazia dalle Alpi alle dell’A.O.I, dal Mediterraneo ‘all'Oceano indiano; un orizzonte frontiere meridionali strategico vastissimo, che attesta della nostra potenza nuova e dell'accresciuta estensione dell'influenza italiana, nel campo politico come in quello militare. Si è combattuto, in questi giorni, sulle Alpi, dove è stato respinto un tentativo di sorpresa nemica contro il colle Galisia, alla testata d'Orco, e si sono svolte nostre felici azioni di assestamento e di penetrazione; disi val è combattuto alla frontiera tra Cirenaica ed Egitto, dove ripetuti tentativi di avversarie sono stati va'i= damente contenuti e ribattuti,ed ai confini del incursioni Kenia, donde forze inglesi, in com: butta con relitti dello scomparso impero etiopico, hanno pronunciato una ‘minaccia, energicamente 'fronteggiata. L'aviazione italiana è presente dappertutto, ed ha portato ripetutamente la sva offesa su basi navali ed aeree avversarie: Malta, Biserta, Tolone. Aden, i campi di aviazione della Corsica e della Francia meridionale sono stati più volte sorvolati ed intensamente battuti. Un’audace azione in massa della nostra aviazione da caccia sopra campi del sud della Francia, è costata all'aviazione avversaria la perdita di oltre trenta apparecchi. Avparecchi francesi ed inglesi, invece, hanno compiuto non poche incursioni su città italiane aperte ed indifese, causando danni notevoli alle abitazioni civili e vittime tra la popolazione. Ciò non sarà dimenticato... Sul mare, infine. la Marina italiana può già annoverare successi considerevoli, con l'affondamento dell’incrociatore inglese «Calypso» quello di un cacciatorpediniere francese. silurato, con garibaldina audacia, da unae nostra vecchia tornediniera, la «Calatafimi».la quale non esitò ad affrontare da sola ben nove unità francesi. che tentavano un'incursione nel golfo di Genova. Oltre queste due importanti unità, il nemico ha perduto, anche, alcuni sottomarini, un dragamine è due petroliere. Sulla terra, dunque, in cielo e sul-mare sono già incominciate le affermazioni della poten?a delle armi italiane, cui non mancheranno di aggiungersi successi più ampi e più significativi, non appena ai primi tasteggiamenti delle forze contrapposte succederà la piena presa di contatto in tutti i settori del vasto teatro di onerazioni. AMEDEO TOSTI


a Capitale francese in ordine per o la ita dei

asia

CAFE BAR tz

contegno irrep folle, davanti Parigi che la st in un sobborgo p


ta la linea Weygand in un disperato ti po aveva affrettatamente sulla Somme, le Armate germai eTeso con prodigiosa rapidità l'avanzata nel cuore della Francia. allestito Vediamo gui sopra avanguardie di una mtre transitano per un villaggio a —_Botto, località presso Montdidier fedeschi vi hanno sloggiato un nido di re Motociclisti nell'ordine: germanici in marcia oltre l'Aisne.

Sopra:

lo storico 14 giugno a Parigi della polizia franc bandiera del Terzo mandanti i reparti che hanno

funzioni

av

tori

2a di ufficiali germanici e di ta sulla sommità dell'Arco di - Sotto: gli alti ufficiali coprivilegio di. occupare


La marcia delle Armate germaniche su Parigi rimarrà nel Ila storia come un modello difficilmente eguagliabile di strategia, di organizzazione, di rapidità. In questi ultimi giorni l'a: vanzata ha assunto il carattere di inseguimento delle esauste trup: pe francesi in fuga. Ecco qui sopra un villaggio francese dove è passata la bufera di fuoco; intatto è rimasto il cartello che indica la via di Beauvais e di Parigi. - Sotto fanteria tedesca durante l'avanzata verso la Capitale.

Parigi, assistono alla sfilata delle truppe avvenuta subito dopo l'entrata nella in piazza dell'Etoile, presso l'Arco di Trionfo, dove sentinelle germani:Capitale iche, dando prova di alto senso di cavalleria, montano fin dalle prime

ore la guardia d'onore alla tomba’ del’ Milite Ignoto


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omento di spiccare il volo, - U: e di bomi isti germanici La e. La nube di ia di una piccola città france Parigi primi reparti germanici. Nel fondo si levano le nubi di fumo di giganteschi

francese occupato dai


1006

Sopra: il maresciallo Pé nell'ordine: una colonn primo piano, elmetti gettat

scrupolosamente rispettato le Cattedrale di Reims intatta; a de fo dell'Aisne

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1007

LEALTÀ DELLA GUERRA INGLESE

Per tutti gli ingenui (diciamo così) assertori della civiltà del soldato britannico pubblichiamo queste fotografie degli obiettivi centrati dagli aviatori inglesi in una loro.incursione su Milano. L'edificio della scuola cattolica tenuta dalle suore di Maria Ausiliatrice e alcune case operaie, queste le « opere militari »contro le quali l'eroico spirito guerriero dei piloti di Sua Maestà britannica si èaccanito. Tanto la scuola che le case sì trovavano lontane da ogni ob 0 militare. Non si può dunque pensare a un involontario errore di tiro. Le bombe inglesi sono state deliberatamente gettate sul popolo inerme. Evidentemente è soltanto così che i soldati delle democrazie sanno andare verso il popolo.


tecnico ma arlistico. Con certi grandiosi scenari di città devastate o semidistrut te e scene d# folle in-fuga che' superano molto, quanto a terribilità e a color locale, lediconsimili cuni lodatissimi film americani. E vi pregodi al-di non perdere qui d'occhio quei momenti paua e di respiro rappresenta dalle scenedi della vita che riprende, dopo lati guerra, nei paesi e città conquistati: quei bambini cinesi che giocano alla palla o alla fune con i soldati giapponesi, quei placidi vecchi che fumano sulle soglie delle case diroccate, quelle vecchie che si leticano intorno a una ciotola di riso, quei guerrieri che camminano le macerie con un uccellino in gabbiaattraverso o con un pesce penzolante dalla tasca calzoni. E quanto alla paura della guerra dei e alla dispera. zione dei fuggiaschi non so chi potrebbe d.rcela più lunga di un fotogramma în cui si vedono, rovesciati sul binario di un treno, diecine e diecine di cappelli di feltro a foggia euroDea: quei cappelli appunto fabbricati in Europa con i quali i cinesì stabiliscono un timido compromesso fra le loro e le nostre mode, Può darsi che qui sia intervenuta la mano dell'operatore ad accomodare un tantino il quadro ec condo il gusto e le regole dell'arte. Se mai non rammarichiamocene: o finzione, quei cappelli gettati lungo realtà la scarpata ferro. Viaria rappresentano sintesi del Suerra cinese, Senza un po'che laapportano, ca sualmente o no, un dire tocco maestro a questo pregevole documentario.

UOMINI

DONNE

E FANTASMI

Ancora UN PAIO DI DOCUMENTARI DELLA GUERRA

0 Sfaso che la guerra insegnerà qualcosa anche la guerra non sì vedranno più certi film cosiddettial cinematografo. Spero che dopo i quali di ameno non hanno che il nome e la trascuratezza onde son fatti, ameni Intendiamoci: Dio ci liberi ora e sempre dalla

musoneria e soprattutto dal falso serio, tal drammatico lacrimogeno e dal tragico meditabondo. Personalme nte non ho alcuna prevenzione per il film legMa

gero e divertente. Anzi.

a me

sembra che si possa fare film lievi é divertenti senza peccare di gusto e d'intelligenza, Peccati dei quali dovrà un giorno purgarsi il regista di Ecco la radio che se per avventura si fosse proposto di farci prendere tremendamente in uggia la meravigliosa invenzione, questo film il cui intento, suppongo, era tutt'altro, avrebbe raggiunto il suo scopo con Compiango ad ogni modo i pochi e Ssparuti spettatori

che hanno avuto la sfortuna di varcare le soglie del cinema dove si giorni veramente epici, il film girato da Giacomo Gentilomo Meglio, cento volte meglio, un bombardam scenette con la quale si voleva magnificare ento aereo che questa insulsa serie di l'utilità, l’importanza € la bellezza della radio. Quanto ai retroscena, dirò così, del microfono che Gentilomo ha messo in piazza servendosi. degli artisti stessi proiettava,

Vi ricorderete di Frankenst non altro perché, fra i cosiddetti ein. «a sensa. zione», Frankenstein, girato dafilmJames e interpretato da Boris Karloff, che Whale da quel momento prese il posto dalla morte di Lon Chaney, era lasciatodei libero più cupi e angosciosi per virtù anche uno Arthur Edeson tutta ombre e luci contrastan della fotografia di Coroio artificialmente con le ossa di un ti. Vi sì narrava la storia di un mostro, comorto € il cervello or Frankenstein, Il un alienato, dal dotcolpevole di alcuni spaventosi di delitti, dramma (di non poteremostro, aveva un suo essere umano) che finiva col manifestarsi agiocato ID cui il mostro diventare aun sulla nel riva di un lago una bumbina e si metteva Ai Eiocare con lei. Cose, si incontrav da pazzi. Ma gli American i dimostrarono in seguito di prenderci gusto e fecero disse, parecchi film del genere di questo particolarmente esatta, ereditato nei quali a una tecnica in parte da certo cinema europeo, Siliivo gusto e un'ingenu si accoppiava nell'orrido, davvero rivali Comunque Franken-un Stein pareva destinato a ità, non avere un seguito come senza Io ebbe invece più domestico e molto meno pauroso mostro molto di lui, Tarzan, che piuttosto che unnell'orror nell'avventura da « giornale e dava di viaggi ». ‘E di Tarzan e delle sue avventure si entusias marono purtroppo anche i nostri ragazzi Stigluali, prima che le competent i autorità ci certo nen Peculatori di bassa lega suggeriv mettessero un rimedio. giornalistacci incoano letture tutt'altro si confacenti e Sexo non esemplari). Ma si diceva: fra di fanti mostri a ripetizione, Frankens vamo fatoS Unico. E tale ci eravamo illusi tein per un rimanesse « per omnia Spino fatto i conti senza l'oste. E l'oste ». Ma aveariche questa volta volle saccula Gcay amo sbagliati. Così, piano dimostrar ci che dopo quasi dieci anni Gil film: di Whale è del ' ci donna al agi 79 attraverso piano l'oceano, La moglie Frankenatein ossia il mostro donna al seguito del uomo, È inutile dire che ildi proce identico a quello del mostro precedent vien di ricordare La mandragoe;ra, connonla sola variante che a è detto. A questo punto quella del Machiavelli ma quella del tedesco Henrik Galeen, tolta da un romanzo regista di Heinz Ewan che ebbe qualche fortuna Una ventina d'anni or sono anche fuori dèl' proprio desto film aveva diretto Lo studente di Praga, paese. Dal Galeen che prima di co-

in questi

ca fondo, che nel modo col quale vengono Chi ofereni: Ma non sono questi *,i ntempi, agitati gli a me di gingillarsi co mostri, Schi o femmine che siano, maRagion per euî, non sembra, avendo patia e tenendoli anzi în conto nessuna speciale simsolenni menagramo, nonper vilocconsigli la conoscenza con questo nuovo dimostro o di andare a far di genere femminile che inquieto schermo

in queste sere 'ottenebrate,

si agita sullo

ADOLFO FRANCI

della radio, dei quali fa qui la personale conoscenza, meglio non parlarne. È viziosi ahimé antico, e Ja curiopetulante del pubblico d'oggi sempre stimola e acuisce, di scoprire gli altarini anche quando piùgli loaltarini gua-

sità

dagnerebbero un tanto a restare copertissimi sempre, ma in questo caso addirittura

Deplorevole vizio

catastrofico. Come chiunque potrà ‘constatare andando a vedere artisti di cui fino a ora non conoscevamo che la voce. quegli Se da ora in avanti udendo

quelle voci attraverso

l'apparecchio

radio non

potremo fare a meno di accoppiarle a quei volti (a scapito cérto dell'illusione), la colpa non è mia. Ma ideatori di questo film che non hanno voluto attendere degli il diffondersi della televisione per dare il colpo di grazia a questi cari artisti il cui vantaggio era appunto quello di parlare, cantare, recitare senza essere visti,

Speriamo dunque che la guerra insegni anche al cinematografo, È certo che qualcosa dovrà qualcosa ‘insegnargli il documentario, naturalmente in auge a questi tempi, smaniosi, più che della descrizione di un fatto, della visione di codesto fatto. La guerra, questa guerra, resterà soprattùtto documentata dalla fotografia e cinematografia. la settimana scorsa dello stupendo Si avanza all’est S'ècondettoil quale i Germanici ci hanno minutamente narrato le loro imprese Polonia. Ed etco ora un altro documento della guerra tedesca,in ancor frammentario e incompleto rispetto al primo ma non meno impor tante: La battaglia delle Fiandre. Vedendolo capiscono molte cose e specialmente come i tedeschi abbiano sifatto con straordinaria rapidità le armate franco-belghe a e debellare ad aver ragione in soli quattro giorni dell'esercito impressionante: l'incendio di Rotterdam olandese, aiDocumento tedeschi la via del mare. A questo ‘documentario heche va apri ‘un ‘altro sulla guerra cino-giapponese, Bellissimo non tinito solo dal lato

È il momento in cui il documentario fa passare che suscitano il massimo interesse. Oltre © Sì ava i iLa battaglia delle Fiandre » in questi giorni « Oriente in armi » edito dall'Istituto Luce. e Ne siato proiettata diamo ire questa pagina due è fotogr ammi,

1008


Sopra:

a

Ugo Ceseri, Ci Baffico nando Freyre in

7

3

3

in una scena a N. I

Sopra: un: con Rafael Calvo del film prodotto dalla S. A. Bassoli e diretto da Augusto na «L'assedio dell'Alcazar = (Foto Braschi). - Sotto: Mariella Lotti e Rossano Brazzi nel «Kean regista Guido Brignone (Foto Pesce).

è


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colare ed è strettae ciuto momenti sponente in Ch ato lo « Shakespea e st

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1011

RIBALTE

A LUMI

SPENTI

È vENUTO IL MOMENTO DEL TEATRO DI CATACOMBA?

N questi giorni ogni volta che metto nero su bianco mi prende l'orrore del vuoto, I Che cosa sta accadendo nel mondo mentre io sto qui a riferire che Sarah Ferrati è stata deliziosa ne L'Attrice cameriera di Ferrari e Evi Maltagliati un amore nella Guendalina wildiana? Non posso levarmi dalla mente quel disegno di Novello con lo scrittore che mette le virgole al libro in bozze mentre alla sua finestra la città formidabile di potenza schiera le sue case a venti piani, le sue fiumane di folla operosa, le sue macchine rombanti in terra e in cielo. Siamo tutti, noi scrittori, i relitti di una civiltà morta e sepolta; siamo quel tale che mette la virgola. La verità è che con la migliore interpunzione del mondo il testo non fila e che bisognerà decidersi a buttare il libro al macero. Sogneremo di meno e vivremo di più domani? Può darsi, e sarà tanto di guadagnato. Per il momento restando a occuparci delle solite cose, dei nostri innocui fantasmi, si ha la sensazione di esser tagliati fuori dal vivo del dramma in cui si riassume ja tragedia dell'Europa d'oggi. È per questo che gli allarmi notturni ci fanno in qualche modo del bene. Costringendoci

a scendere in cantina, a prospettarci un pericolo ci immettono nella grande realtà della guerra, stringono i legami tra la imminente, nostra piccola avventura personale e la Storia. Da spettatori ognuno di noi diventa attore, Magari comparsa, ma attore.

Non si vuol fare dello spirito a buon mercato che oggi le cantine sono assai più frequentate dei teatri. In realtà non c'è rilevando migliore rifugio contro la minaccia aerea, d'un teatro come il Nuovo, l'Odeon, l'Olimpia; ma il pubblico non ci va perché la città al buio lo invita a tapparsi in casa quando non lo spinge alla campa-

gna per evitargli il supplizio di Macbeth. Il quale ha ucciso il sonno per le

ragioni che tutti sappiamo. Noi non ci siamo macchiati di nessun delitto, ma non per questo dormiamo di più. Cantine Cunque affollatissime e teatri semivuoti. Già qualcuno pensa di correre ai ripari se la guerra con la Francia dovesse continuare, L'altra sera bloccato al-

l'Olimpia

da un allarme aereo ho parlato a lungo con Luigi Carini il quale pensa gli spettacoli diurni,

di istituire

dalle

sei alle nove

pomeridiane.

La proposta mi pare degna di considerazione, specialmente, se verrà adottato, come pare, l'orario unico per gli uffici. Ritardando di poco l'andata a cena il pubblico chiuderebbe con l'uscita dal teatro la sua giornata. Cenerebbe, e sì metterebbe subito a letto, per aver qualche ora di sonno all'attivo prima del solito esodo notturno in cantina. L'avvenire è sulle ginocchia di Giove ma non è difficile prevedere l’organizzazione spettacolare dei rifugi, caso mai le cose dovessero durare per le lunghe. Bisogna distrarre la gente raccolta per ore ed ore nel sottosuolo; bisogna impedirle di pensare alla minaccia sospesa sul suo capo. È venuto il momento del teatro di catacomba?

Ecco un'idea che dovranno tener presente i costruttori di domani. Le case possederanno in profondità l'utilità, il conforto e la bellezza degli esterni. Grattacieli rovesciati. i caseggiati dovranno avere sale di spettacolo, di lettura, dormitori, bagni,

e che so io. Le termiti del Duemila impareranno a mettersi al riparo dall'aeroplano, il nemico numero uno di oggi e, soprattutto, di domani. Ogni

avrà la sua comparnia drammatica, di cui sarà capocomico il'capofabbricato; e casa la spesa di frequenza in quella della pigione. La radio e la televisione trasmetteranno spettacoli e avvenimenti che si svolgeranno in qualche pacifica parte agli spettacoli sarà compresa î mondo.

Furiosa

di non

esser

presa

sul

serio,

delle città mendicando un bersaglio irraggiungibile.

la Morte

volerà

nel

cielo

cieco

Non sono mancati in settimana gli avvenimenti teatrali. Abbiamo visto Ferrari, Goldoni e Wilde presentati in tre eccellenti edizioni de L'Attrice cameriera, de La Serva amorosa e de L'Importanza di chiamarsi Ernesto. La regìa di Giannini nella commedia di Ferrari ha avuto un grande successo e conferma qualità di questo giovine regista. uscito dall'Accademia di Arte Drammatica le dialteRoma. L'Attrice cameriera non meritava tanto impegno da parte del regista e dei Forse rosissimi interpreti. Il loro apporto in una cosa modesta come la commediavalo-di Ferrari si risolve in un vero spreco, da evitare coi tempi che corrono. Si può senza timore di sbagliare affermare che le interpolazioni di Giannini al testo (quel prologo che trasforma i personaggi della commedin in statuine di un orologio musicale, e quell'epilogo che li riconduce dopo la breve favola umana al atteggiamento di figurine di porcellana) son le cose migliori della commedia. Illoro resto non è che la convenzione di una convenzione. Nata come atto unico famiglia col titolo Una partita a faraone e rifatta una prima volta col titolo Lapersgnora Zvana al sgnor Zemian. L’Attrice cameriera, ancora rifatta in martelliani e în lingua, è ile frutto di un'amplificazione che altera i tratti schietti dell'attuccio senza troppo aggiungervi in forza comica e in carattere. Evidentementeoriginario nello scrivere L’Attrice cameriera il Ferrari ha pensato alla Serva amorosa di Goldoni, Forse che Rosa, la protagonista di Ferrari. non afferma di esser proprio leia Corallina, Corallina che ha ispirato Goldoni? Per aiutare il padroncino minacciato di esser lalasciato al sitio dal padre. la servetta goldoniana si traveste da giovin .di notaio. Anche Rosa traveste da gran dama, una dama che in passato ha fatto spasimare quell'orsacciosi di conte incaponito a non dare il consenso alle nozze della nipote, sol perché il fidanzato di lei ha perso al faraone. Le due commedie finiscono col ravvedimento dei vecchi citrulli. Il goldoniano Ottavio proprio nel momento in cui sta facendo testamento a favore della moglie può conoscere i veri di costei, ed è Corallina a fargli cadere la benda dagli occhi. Dal cantosentimenti suo il Conte di Ferrari cadrà nel tranello che gli tende Rosa approfittando dell'ascendente amoroso che esercita su di lui, Gioca al faraone, perde, e così rinunzia al diritto di scagliar quella tal pietra che appartiene a chi non ha peccato. Trionfo degl’innamorati che di Corallina e di Rosa. Delle due servette la più fortunata non sarà quella oltre Giudiziosa come. Mirandolina essa rinuncerà alle grandi ambizioni per goldoniana. accettare l'amore di Brighella. Invece Rosa spingerebbe molto in là vittoria se sul più bello non intervenisse quel deus er machina di Giannini. laUnsua piccolo di arresto e la protagonista ferrariana rientra tra le figurine di porcellana momento dell'orologio musicale ad aspettare un’altra evasione nel tempo. La parentela tra le due commedie non è solo stabilita nel nostro ricordo, Per una singolare coincidenza proprio in questi giorni la Compagnia Micheluzzi ha dato all’Olimpia La Serva amorosa sì che l'accostamento tra le due opere ci è stato facilitato. Tutti sanno come nacque Corallina. Goldoni scrisse la Serva Amorosa per Maddalena. Marliani, L'attrazione di questa giovine veneziana «fort jolie, pleine d'esprit e da talens» è confessata da Goldoni nelle sue Memorie. Egli «prende cura» della persona di lei al punto di scrivere una commedia per il suo debutto. Se pure accolta con freddezza dai comici, alla lettura, il lavoro ha un ‘grande successo di

Al Teatro Nuovo di Milano la compagnia Cimara-Maltagliati-Ninchi ha riportafo sulle scene la commedia dell'irlandese Oscar Wilde « L'importanza di chiamarsi Ernesto » Qui: Cimara e la Maltagliati in una scena della commedia.

pubblico e scopre nella Marliani una «rivale redoutable» per Madame Medebac. Sì può osservare che Corallina è troppo sentenziosa e che il suo intrigo è qua e là scoperto, tutto concluso nell'artificio teatrale. Goldoni dall'accusa che la sua protagonista «parli più che da serva» affermando sichedifende non tutte le serve non «hanno ad essere quelle sciocche che tali Critici hanno praticato sol tanto».Resta tuttavia che a parte il terzo atto veramente inarrivabile per il brio del dialogo ‘e per le sue trovate, i due primi atti sono d'un Goldoni minore. Però la Setva Amorosa inunzia La Locandiera. Nel momento in cui Corallina si chiamerà Mirandolina Goldoni sarà arrivato al carattere, cioè scriverà per l'eternità, Data con uno stile caricaturale di ottimo gusto, con un ritmo supponente il battere dell'orologio musicale tra i tempi della commedia, L'Attrice Cameriera ci ha mostrata una Ferrati irresistibile, col diavolo in corpo. Né i suoi compagni apparsi da meno di lei, specialmente Besozzi gigantesco nella vacua sufficieriza sono del Conte e il Sibaldi felicissimo nel disegno d'un vecchio marchese petulante e mànfano. Anche la Compagnia Micheluzzi è stata applauditissima nella commedia di Goldoni. Voglio ricordare la signora Amalia Micheluzzi per la sorgiva caratterizzazione Corallina, Leo Micheluzzi per il brio dato ad Arlecchino, Carlo Micheluzzi per la di straordinaria misura del personaggio di Ottavio e infine il Borisi, un eccellente Pantalone patetico e bonario, secondo la migliore tradizione.

Un bellissimo successo dovuto alla squisita regia di Corrado Pavolini ed alle imma-

ginose fresche scene di Gio Ponti, oltre che all’ammirevole recitazione di Cimara, della Maltagliati, della Seripa, di Ninchi e della signorina Galletti, ha ottenuto al Nuovo L'Importanza di chiamarsi Ernesto. Questa è una delle più scanzonate commedie di Wilde costruita su una futilità, alla quale per ultimo s'inserisce il romanzesco, e quasi il giallo. Due ragazze che al solo nome di Ernesto vibrano come arpe eolie, costringono

loro innamorati ad assumere quel felice nome. L’inganno si scopre ed è un inganno per metà, giacché uno dei pretendenti, la cui nascita infine è sempre stata avvolta nel mistero, aveva l'eletto nome senza saperlo. Con una trama simile chiunque si sarebbe fatto linciare, non Wilde signore del paradosso, da lui trattato con quel signorile distacco che costituisce la sua più cospicua qualità di scrittore, L'ironia di cui lo scrittore fa sfoggio è quasi sceltissima. La commedia: è per Wilde un pretesto per quei capovolgimenti della sempre morale tradizionale, per quell’elegante cinismo. divenuti in lui razione di vita oltre che d’arte. Siamo sempre sul terreno della commedia salottiera. La pittura di costume non ha qui grandi contentandosi di sfarfallare con estro attorno a figurette un po' eccentriche ambizioni non arrivano alla profondità del carattere. È stata notata la somiglianza dell'ironiachewildiana con quella di Shaw. In nessuna commedia come L'Importanza

di chiamarsi

Ernesto

in questa essa appare più evidente. è stata gustata

in tutte le sue finezze dialogiche © formali da un pubblico scarso ma scelto. Essa è stata presentata in un clima ottocentesco lietamente forzato. L'eccesso di stilizzazione si riconosce il segno della migliore e più ardita regìa d'oggi è stato favoritoîn dalcui tono paradossale della

commedia, la quale in definitiva è un geniale gioco mondano e sentimentale intessuto sul niente. In conclusione un magnifico spettacolo, al quale auguriamo un più grande concorso di pubblico in questi tempi cari al dio della guerra e alle veglie notturne nelle cantine.

LEONIDA RÉPACI


OsseRVATORIO O SCULTORE DEGLI ANGELI . — Trasvolano dunque ancora cielo? C'è chi non lo crede possi angeli nel bile, anche se uomo di fede, datodegli ch'è tempo guerra. Errore. L'angelo è d'u a diafana natura, e i proiettili lo attraversanodi lasciandolo illeso. O forse, divino com'è, esso li prevede e li scansa con acrobatica infallibilità. Ma è certo ch'essi continuano

a librarsi lassù; che anzi non furono mai così numerosi; come il rombo delle avanzate in massa bombardamenti in picchiata. Sia gli umoristitra che i poeti non ne hanno il mencmoc dei dubbio. — Signore, gtienzione: vi è caduto qualche cosa! — così avverte un cherubino. sospeso a una Ruvoletta da cui un fulminante aviatore del Rire. Quanto al germanico Ride, in una haliricalanciato un esplosivo. in una vignetta volante legione di messi del Signore ne assista una appassionata. st dicg convinto che una di paracadutis ti ovunque dal cielo uno di quei reparti che sono la più si stupenda. mositi dell'odierno spicchi fitto. Secondo un illustrator converamente, gli angeli restersbh aa au-dessus de la mélée, limitandosi a e canadese, le mani, spettatori inosiditi pe inermi Posfera, ad ogni scoppio digiungere della trogranata, È però un'opinion Piagnolosa neutralità dei messaggeri di Cristo non e ch'io non condivido, Questa della giovinezza italo-tedesca è in lotta col plutocratica può esistere, mami il Davide ie gli eserciti dell'edificazione laboriosa e fidente stanno Golia franco-britannico; menper abbattere il vitello d'oro che ha per estremi custodi, appunto, due ingrassati farisei; Mandel. I Pravo, Rhilterra, Hore Belisha. Io sono in In certo, invece, che sono gli angeli trombettieri a squillare la diana delle armate italo-germ sospese sulle lot squadre a vanni spieTeti come nelle pitture di Raffaello; aniche, e che sono essi, in ogni parte dove siano deles S fanciulli, a dare benignamente il segnale degli attacchi Noi creda di sirene; ed èinvece il gi tratti grido. Ma soprattutto jo ho gerei. la sicuraza she ng sospesi là sopra, più fitti loro restino e vigili mai, per ricevere tra le braccia cadutaro Samo: qualunque caduto, senza che eccezione, poiché chiunque s'immoli ogni per un dovere è un assolto e un benedetto. fiuesta figura dell'estinto preso in consegna dall'Angel us, Nelle pitture e nelle scolture. è consacrata da un pezzo che a_4 immagine ha conferito una diffusione, una rinomanza e unaMa rivlo statuario renza assolute, sialeè chiamato Donato ed è morto dieci anni fa, in età d' hni 81, essendo nato a Pavia da genitori Barcaglia, Alpestre, e precisamente dell'alto Lario. d'origine Guidavano {ors'anche. da contrabbandi, gli avi dell'uomo mitissimoburchielli da minuti commerci, o che popolò d'angeli misericordliosi i cimiteri d'Italia © d'Europa. Asperrima G ilecita, e al calafatata « barcaglia »,a forza gente, che tra la breva = il tivano spindi vele o di remi, verso la preda Tei q illecita, e la sera, in segno di grazie pei lucri conseguiti, o di riscatta pei peccati commessi, accendeva un lumino di quei torvi crocifissi i, di cuj è custoito un esemplare, magnifico adin uno rozzezza; nel tempio di gravedones Santa Tecla. Non di quella i barcaglia » corsara, ma di questesuascolture pietose dovette risovvaniza il rampollo SUL agi cul nei chiarissimi occhi e nel timido ottoMai dedita alla clemenza, all'affetto, alla carità. ma dolce riso floriva un'anima quanto Se nel testo fondamentale dell'Enciclopedia il suoLarghissima fama egli ebbe da vivo; e nome è irreperibil e, sicuramen ritroverete nelle appendici della stessa: te lo così com’ torio Pica del quale pure avevamo ll tuale informazione che lo stesso Giov: favorirci. Non mancherà dunque Doi mancò a quella dei contemporanei, valutazione d'ogni esperto, anche se la nitida, impeccabile classicità. cui ma non sembri accordarsi col gust

questa!) la quale rinnega Canova

di granito pei trastulli manicomiali di latta o di cartapesta, per la metafisici

degli spaventapasseri e dei manichini, pei «surrealismi»

che

non

si capiscono,

Qui sopra fotografia dello scultore lombardo Donato Barcaglia (1849-1930) nel suo studio. Sottounaa sinistra: uno dei tanti angeli sepolcrali scolpiti da Donato Barcaglic

o si capiscono anche troppo. D'un artista normale e tra-

dizionale come Barcagl però di un'adempienza. di

un'energia. di una nobiltà e monumentalità che gli han-

no indubbiamente sopra vissuto (aggiratevi nel Fa medio il dì dei morti, e sappiatemi

dire

a quali

scoltu

re più si soffermano i visitatori, più riguardino i dolenti!) io non intendo, co-

la

stretta

di

mano

di Re Vittorio

Emanuele, insieme all'acquisto

dell'opera encn miata, e con quella poca moneta Premio percorre l’Italia, esplora i musei, S'intrattiene giornate intere, sino alladel consumazion e dell'ultimo soldo, coi muti-caPolavori. E a soli venticinque, nel ‘73, eccolo vincitore a Vienna di un'altra EsposiPione Questa Volta internazionale, con quella Bolla di sapone che traduce il suo primo sforzo di tradurre nella materia le cose immateriali, nella pietra le traspaqenze e i fluidi della luce: che doveva poi essere la fatica, la fissazione. îl vanto di tutto il suo destino di creatore d'angeli. Come stavolta il peculio è cresciuto, la visita della penisola s'estende al giro del mondo; il giovine fa ritorno a Milano, fi cimenta volta a volta nell'allegoria, nel quindi ritratto, nel gruppetto brioso, nell’arcae funeraria; figura diciassette volte in Mostre Universali: esegue commissioni inglesi e francesi,

munque, vistare il passaporto all’immortalità. È un ufficio di doganiere che non spagnuole e tedesche: in Russia, in America, in Australia, in Asia Minore; mi compete. Limitandomi a ottiene una medaglia d'oro a Firenze, Santiago del Cile; una terza a osservare, ma solo di sfuggiFiladelfia (chi la ricorda, la premiazione un'altra a de La Vita che tenta fermare il Temno?); una quarta a Boston; e ancora îlclamorosa che troppi critici contesuo nome echeggia, proclamato. a Londra sta 0 oggi quel passaporto e a Venezia, a Parigi e a Berlino, a Pietrogrado a Buenos Aires, dove il suo Paolo a troppi veterani galantuoe Francesca ottiene l'encomio supremo: intanto e che i suoi monumenti si moltipli mini, per rilasciarlo invece cano per le piazze di tutte le capitali, e soprattutto primeggiano le sue cimite. a dei coscritti più baldanzosi riali, per cui si direbbe che in agonia d'uomo memorabile la visionestatue della tomba che meritevoli, loderò sol- scolpita dalle sue mani sorrida ogni in come una suprema grazia quella grazia tanto la specialità, la per; dell’avello espresso «in forma d'arteertremis e in colore sospirato nei poemi nipnalità del buon’ statuario, ponici; quella grazia insita nella tristezza dei lutti didi rosa» cui Barcaglia seppe scoprire ormai ricongiunto da un de- Segreto, e che ogni camminante indotto a sostare, come soleva Tennyson. ad ogni cam-il cennio a quelle coorti alate posanto di paese visitato, incontrerà parimenti a Staglieno e al Monumentale . a Ve. di cui sì a lungo ritrasse, zona ed a Bologna, a Fiume ed a Smirne, Mosca ed a Varsavia. a Berlino ed a Men. ei volti impietriti, l’anima tone. L'Italia. che aveva già avuto il suo a«pittore angelico»,ebbe quattro secoli più soave, tardi anche il suo angelico scultore. Giacché questo plasmatore dall'occhio mesto e Come la gloria, così la vita dal sorriso arguto — contrasto che conferiva uno strano fascino alla sua stessa perdi Donato Barcaglia non sona, anche nella tarda maturità — avvertì veramente la poesia della morte; ebbe nello può essere oggi che accensguardo e nei polsi îl senso dell'antica ammorbidito e quasi umanizzato da nata dal cronista frettoloso. un suo romanticismo ottocentesco: e un eutanasia, tale senso Essa è stata un po’ quella stiano e lombardo, trasfuse soprattutto în quei suoi pagano ed ellenico, ma anche cri. cento, in quei suoi mille angioli di tutti gli artisti che, da librati in terra santa, nel lume d’altrettante votive, a raccogliere entro l’ali Masaccio in poi, sono stati espanse gli spirati nel nome del Signore. o a lampade guidarli per mano verso i cori sublimi, discoli alla scuola per riuo a baciarli in fronte, o a ridestarli dall'ultimo sonno terreno la parola che anscire geniali da se medes nunzia la resurrezione nella Verità. Morti tra svolanti sul cuorecon degli angeli scolpì mi. Il pessimo studioso di Donato Barcaglia per sessant'anni. E c'è chi ricorda la sua vecchiaia opernsa aule geografia doveva naturalnella stanchezza e indulgente anche sofferenza, quasi alleviata e iluninate mente diventare il migliore da quella consuetudine d'ali spazianti. nella L'immenso stormo serafico da lui avvivato alunno dello studio di Abnel sasso, si raccolse certo da tutti i sepolereti del mondo intorno al suo piccolo bondio Sangiorgio, e quindi letto di dolore, il giorno in cui cessò di concepirne. avendo cessato d'esisteve dell'Accademia di Brera, sino Era, per l'appunto, una giornata diegligiugno come questa.

ad ottenere

il Premio

Rea-

le del 1865 col suo primo bozzetto:

Il

cacciatore,

A

soli sedici anni, egli riceve

Dieci anni dopo, penso che Ri angeli di Barcaglia siano tutti tornati nello stesso cielo italiano. per raccogliere Sul petto delle anime di donne e di fanciulli, innocenti vittime d'un nemico che uccide degli inermi, non potendo vincere dei soldati. MARCO RAMPERTI


falsa e l'istrumentale pesante, monotono, senza poesia e soprattutto senza perché... ». Né difende i tempi suoi soltanto per sé: sibbene per i compagni d'arte: « Anche noi ab-

LA MOSTRA

biamo i nostri difetti e grandi, ma è certo che vi è meno convenzionalismo, più verità,

e nella forma, nei pezzi d'assieme (e ciò sarà anche brutto ma è un gran progresso) l’espressione è più vera, e l'istrumentale soprattutto ha un significato, uno' scopo che non aveva altra volta». Esatta dimostrazione critica, e chiara esposizione storica ed estetica. Non importa se qualcuno fa « un pasticcio di due epoche » e «musica più vecchia dell'epoca in cui fu scritta» (allude al Ponchielli, che nel 1872 ha riportato un clamoroso successo con I promessi sposi). Costui, però, «sa la musica», e l’accenno enunciato così nudo e crudo da Verdi esprime assai, per chi capisce; anzi, tutto, Li difende, i suoi tempi, Verdi, anche contro îl malvolere e l'ignoranza degli uomini di Governo, d'allora. Un Ministro della Pubblica Istruzione non ha fiducia nella musica nostra, e sentenzia che in Italia non ci sono più compositori dopo Rossini. Per rispetto alla memoria di Bellini e di Donizetti, il Verdi rimanda al Ministro la onorificenza cavalleresca che questo gli ha conferita, in un momento, dimenticato,

VERDIANA DELLA REALE ACCADEMIA D'ITALIA P

RESENTE mese

Duce, si è inaugurata il giorno quattro di giugno, nella sede della Reale

di calda ammirazione

per lui. Quel Ministro ha tolto la dote ai teatri e minaccia

di

diminuire gli istituti d'educazione musicale, che non sa nemmeno con precisione quanti siano. Verdi teme da ciò gravissime sciagure per la musica italiana, ch'è, secondo lui, principalmente di teatro. Egli ammette la Sinfonia, il Quartetto e in genere la musica

del corrente

d'Italia, la Mostra del carteggio di Giuseppe VerdiAccademia e di Giuseppe Piroli,

dal nipote di questo donato a Benito Mussolini, il quale dispose che il nostro maggiore istituto culturale lo custodisse

®

pubblicasse.

La cerimonia dell’Accademia,

si aprì col saluto al Duce, Eccellenza Luigi Federzoni,

rivolto

dal Presidente

e con un discorso dell'Accademico Alessandro Luzio, precursore insigne degli studi verdiani, che ordinò la Mostra

integrale

(e possiamo

del carteggio e ne curerà la pubblicazione

immaginare

se riuscirà

degna

impresa), Si chiuse, la cerimonia, con l'esecuzione del preludio atto della Traviata, della sinfonia dei Vespri siciliani e dial unaquarto primizia, la sinfonia inedita dell'Aida, che il maestro Bernardino Molinari, a capo

dell'orchestra

ottimamente.

della

Reale

Accademia

di Santa

Cecilia,

diresse

Ù, ll Verdi, si sa, vagheggiò di porre questa innanzi all’Aida, proprio sul punto di rappresentare l'opera alsinfonia Teatro della Scala di Milano, poche settimane dopo la prima rappresentazion e avvenuta al Cairo, la vigilia di Natale del 1871. Al Cairo, l'Aida era preceduta dal preludio

che

noi ascoltiamo

Sinfonie bellissime egli aveva

di solito,

già scritto per altre

opere: basti ricordare, non contando la giovanile dell'Oberto, conte suedi San Bonifa-

cio, quella del Nabucodonosor, della Giovanna d'Arco, della Battaglia di Legnano, della Luisa Miller oltre che la sopra citata dei Vespri

siciliani. Codeste

sinfonie,

intessute coi

principali

motivi

delle opere, anticipano ampiamente, diremmo, la sostanza musicale di esse, riassu-

mendola. Ma dalla Luisa Miller in poi egli propendeva al «fare svelto»; prediligeva, cioè, di entrare in argomento senza tanti preamboli. Infatti, il Rigoletto, il Trovatore, la Traviata e via via hanno brevi introduzioni. Ciò non di meno, rimaneggiando nel 1869 la Forza

n aspetto della Mostra di autografi e di cimeli verdiani allestita dall'Accademia d'Italia e sistemata nella sede dell'Accademia stessa, nella Loggia di Psiche e nella sala della Galatea.

del Destino, aveva sostituito al preludio originale Ja sinfonia, applaudita con entusiasmo dal pubblico. Circa la sinfonia dell’Aida, Verdi spiega, in una lettera all'editore Giulio Ricordi, la composizione, e palesa alcuni dubbi sulla riuscite. Prova

il pezzo, e i dubbi si mutano in certezza. Tutto ben pesato, la sinfonia non ha particolari, e Verdi, giudice sempre imparziale dei suoi lavori, la mette da partepregi e torna al preludio. La sin-

fonia resterà nella casa di Sant'Agata, dove anch'io potei scorrerla, Le ultime due opere, Otello e Falstaff, cominceranno addirittura con poche battute

d'orchestra.

« Amico costante, inalterabile di sessant'anni», Verdi chiama il Piroli, conterraneo, figlio come lui di un povero liquorista, e come lui provato ai più duri

per aprirsi una strada onorevole nel mondo. Più giovane di Verdi, il Piroli si sacrifici addottorerà

in giurisprudenza e insegnerà, poi, Diritto penale nell'Ateneo di Parma; si dedicherà

alla politica e parteciperà del Governo provvisorio delle Provincie Parmensi nel 1848 e nel 1859; rappresenterà Parma nell'Assemblea che elesse il Farini dittatore per l'Emilia, quindi nel Parlamento italiano, stimato ed ascoltato per il sapere saldo e vasto e la rettitudine spécchiata, Morirà, senatore del Regno, a Roma, nel novembre del 1890,

Grande dolore senti Verdi per la perdita di lui, col quale pienamente concordava

scambiando spesso idee su importanti questioni artistiche e sociali; chiedendogli consiglio e assistenza negli affari pubblici e privati; volendolo, insomma, « amico ed avvocato, avvocato ed amico». All’annuncio della morte, smise la composizione del Falstaff, « poco avanzata», e dubitò di terminarla.

Mormora accorato: « Scrivo senza scopo, unicamente per passare

alcune ore del giorno ».

Ed ecco, sulla scorta del carteggio col Piroli, rivediamo rapido il corso della vita Verdi, e ci chiediamo, di nuovo meravigliati, se sia più ammirevole per le doti dell'animo o per quelle della mente.

Artista sovrano: tutta l'opera sua è un atto di fede assoluta nella musica Non consente sull’asserita e non provata « decadenza »di questa: «perpetuoitaliana. spau-

racchio che nasce ad ogni epoca, fin dai tempi di Marcello, cosa veramente da riderne». Verdi difende a spada tratta i tempi suoi; gli sarebbe facile dimostrare, anche in taluni capolavori del passato, « lo stupido convenzionalismo dei pezzi, la pedanteria dei

concertati, la melodia il più delle volte convertita in esercizi di solfeggio, l'espressione

detta da concerto e da camera che si coltiva in Germania e s'accorda strettamente all'animo ed alla mente! di quel popolo. Loda «al pari di ogni altro l’arte tedesca — tanto più perché suoi cultori hanno saputo conservarla secondo l'indole loro e farne un'arte nazionale ». Ma rimpiange: «L'Europa, il Mondo avevano un giorno due scuole musicali: l'italiana e la tedesca (le altre sono derivazioni di quelle); noi affascinati dalle bellezze forestiere abbiamo rinnegato le nostre, e ne è sorto... il Ca0s ». Bisogna ridare, egli pensa, aiuto morale e materiale ai teatri nostri; riformare, ricostituire proficuamente l'insegnamento dei Conservatori. Per fortuna non tutti i Ministri dell'Italia d'allora sono di basso stampo. Il Cor-

renti,

integerrimo e zelante, sceglie una Commissione e invita Verdi a presiederla:

si tratta di eleggere il direttore del Conservatorio di Napoli, al posto di Saverio Mercadante, ultimo campione della gloriosa scuola, morto sulla fine del 1870. I professori di quel Conservatorio avevano pregato Verdi di assumere la carica; ma il

Maestro s'era scusato di non poter acconsentire, spiegando cause. La risposta, inviata al Florimo, si chiude col monito famoso: «Torniamo le all'antico:

sarà un progresso », tanto di sovente male interpretato, mentr'è modello di acume e di saggezza. La intera risposta, documento mirabile di sapienza e di coscienza artistica, dovrebb'essere codice dell'educazione musicale, nei Conservatori morale ed d'Italia: vale per ieri e per oggi, varrà per domani e per sempre. Verdi, contrario alle Commissioni, poiché in esse di frequente si discute molto e si conclude poco, declina l'invito del Correnti. Il Ministro insiste, appoggiandosi al Piroli per vincere le opposizioni del Maestro, ed ecco nel carteggio Reale Accademia d'Italia riassunte in una lettera spedita al Piroli ora esposto dalla stesso, le «idee semplicissime, Florimo...

dette a Voi tante volte a voce ed in iscritto, ed

Vorrei

pel giovine

compositore

esercizi

lunghissimi

accennate anche al

e severi in tutti i rami del contrappunto. Studi sulle composizioni antiche e profane, Bisogna però osservare che anche per gli antichi non tutto è bello sacre ‘e quindi bisogna scegliere.

Nissuno studio sui moderni! Ciò parrà a molti strano;

ma sento e vedo in oggi tante opere fatte come i cattivi sarti fanno i vestiti sopra quando un patron, jo non posso cambiar d'opinione. So bene che mi si potranno citare molte produzioni moderne che valgon le antiche; ma che importa? Quando il giovane avrà fatto severi studi; quando si sarà fatto uno stile, e che avrà confidenza nelle proprie forze, potrà bene, se lo crederà utile, studiare più tardi quelle opere, e sarà a lui tolto il pericolo di diventare un imitatore. Mi si potrà opporre: chi insegnerà al giovine l'istrumentazione ? Chi la ‘composizione ideale? La sua testa e il suo cuore se ne avrà... Potranno queste idee venire approvate da una Commissione? Sì? Eccomi allora pronto agli ordini del Ministro. No? Val meglio che ne torni a Sant'Agata »,

Il Ministro approva le idee, nomina la Commissione che si raduna a Firenze, Verdi la presiede e presenta le conclusioni. Ma l'esito è identico al previsto da Verdi: parole al vento, Il Maestro ricuserà fermamente, d'ora innanzi, qualsiasi altro invito di presiedere Commissioni, qualsiasi altra proposta di dirigere Conservatori. Scrive al Piroli: « Dite al Ministro che io posso far qualche cosa, ma alla condizione di lasciarmi completa-

mente libero...».E al Piroli ripete: «Voi sapete come dissi altra volta a Correnti,

che io non so far altro, né posso far altro che scrivere di tratto in tratto qualche nota.

Nient'altro.

Io sono

nato e mi conservo

ancora

un contadino che ha bisogno

d’aria

e d'una completa libertà in tutto e per tutto, La Direzione di un Conservatorio mi

ebetizzerebbe. Io non potrei nemmeno far parte di una Commissione che non servi= rebbe a nulla,

come non servì a nulla quella di Firenze. Io non saprei su chi fissarmi, né a chi dare il mio voto. A taluni manca il sapere, ad altri il carattere e l'energia per far camminare e tenere in freno quelle testine, non degli alunni, ma dei maestri che

generalmente sanno poco, e credono saperne tanto».

Vien fatto a questo riguardo di ripensare all'inassopito rancore di Verdi verso i maestri del Conservatorio di Milano che lo rimandarono, all'esame dì ammissione. Un cartellino accanto a un ritratto e a un libercolo, in una vetrina della Mostra, sembra confermare, per l'eternità, il torto sofferto dal sommo compositore. A. caratteri ben distinti si legge, nel cartellino: Il bocciatore, Il ritratto è dell’Angeleri che riscontrò nel Verdi, pianista di diciannove anni, si noti bene l'età, una cattiva posizione delle mani e giudicò non correggibile il difetto. Così l'arte nostra ebbe un grande pianista di meno,

e unica al mondo che ci mostra Verdi al tempo del suo viaggio a fotografia Pietroburgoinedita nel 1862 (propr. Giulio Gatti-Casazza).

Il libercolo parla dell'Angeleri fondatore della illustre scuola pianistica milanese, da cui uscirono i fratelli Fumagalli, l’Andreoli, il Rinaldi e tanti altri valen-

tissimi. Così l’Angeleri si riscatta abbastanza, nelle pagine della storia musicale d’Ita»

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IIa,


lia, del torto inflitto al Ver.

di. Un eminente compositore d'oggi, amico mio, mi av-

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verte che l'epiteto spregia-

tivo di «bocciatore» si legge pure nel catalogo inviatogli di recente da un negoziante napoletano di libri antichi; ma accanto al nome di Basily, compositore reputato, che fu censore del Conservatorio di Milano e capo della Commissione esaminatrice di Verdi, Tuttavia, sta pure di fatto che il Basily, esaminando Verdi quale compositore dichiarò nella relazione trasmessa al direttore

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Rimangono impresse nella memoria queste sue righe: «O mio Verdi, io non sono degna di te e l'amore che

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nosa al carteggio del Piroli e del Verdi, nella Mostra

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gred

carle? Verdi è sommo compositore, noi affermiamo, a malgrado delle avversità che ogni novizio ritrova e supera con maggiore 0 minore facilità, in ragione dell'ingegno e dell'animo maggiori o minori. Uomo di ferrea tempra, il Verdi: non s'inchina per favori, non ostenta alterigia. Riserbato, semplice, incute riverenza per la nobile affabilità del tratto e per lo splendore incomparabile dell'intelletto, Intorno a lui, amori profondi e tenaci. Fanno da cornice lum

votissima,

di i ProponMorinoea perdo1Seda

ra

idiosa. Ma quando Sì dice la forza delle leggende! Chi riesce a sradi-

pina

REZZA

Lenafre led

È a

rio, conte Sormani: «sono perfettamente d'accordo col signor Piantanida maestro di contrappunto e vicedirettore, che applicandosi esso (Verdi) con attenzione e pazienza alla cognizione delle regole del contrappunto potrà dirigere Ja propria fantasia che mostra di avere e quindi di riuscire plausibilmente |nella composizione». Roba trita e ritrita, che non varrebbe davvero la pena di rimuo-

ZIA

sotto

le apparenze dell'allegria.

Continua ad amarmi anche dopo morta, ond'io mi pre-

senti alla divina giustizia ricca del tuo amore e delle tue preghiere, o mio Re-

pb A PARIDE PIEGI TRI DeL

lepre 7

dentore ». Righe scritte pochi anni dopo il suo matrimonio col Verdi, e che lasciano intravedere un tormento che non avrà mai pace... Altre lettere ci sono

fate ricrea? da

TE

degre:alri.

Metto cal flatfe alex Goria Sa Pypha @ Si Selen pperta? Jk apra dra diaveve eprekE Buule vr 1 Soho 767 allinrvni. è nie IRA Gneo le dre ih A è [Psppriizzo bhla perl”

Alla Mostra sono esposte le 365 lettere del carteggio Verdi-Pizoli dal Duce generosamente donate all'Accademia, Ecco una lettera di amici fidati: il De Sancpositore all'amico in cui parla della sua elezione del sommo cora, tis, il Boito (una di queste, al Senato, designata in un altro carperché, di tragica, dice: «Già da sette od otto anni, tellino con l'epiteto, chi sa forse, lavoro al Nerone. Nei giorni in cui non lavoro passo le ore a darmi del pigro, nei giorni in cui Ì Povero Boito! Vedendolo in quello stato, il Verdi Pascarella, piuttosto

rim fmisepoi dadoè Mipalicon A guelfa

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pezzo della Messa da requiem per il Manzoni: Te decet hymnus, scritto a tro voci sole, ognuna nella propria chiave, quatin istil: imitativo, come un'esercitazione di contrappunto scolastico. Nell'istesso modo pure si trova scritto il quartetto del Rigoletto, conservato Verdi ottemperò sempre alle buone regole a Sant'Agata. Un quaderno, stinto dal tempo, è aperto della scuola. sulla prima delle Sei romanze autografe ‘accompagnamento di pianoforte, composte per canto con da Verdi nel 1838, a venticinque anni: torelli, Non t'accostare all’urna, è la la poesia del VitStessa, mi fa notare ln mia cortese e autorevole guida della Mostra, Antonio Bruers, vicecancelli ere dell'Accademia d'Italia, servita di spunto al lied del Carpani, In questa tomba oscura, per la del Beethoven. Verdi, compositore sovrano, cittadino musica esemplare, patriota ardente (ah, come Fi sono attuali e inoppugnabili taluni suoi severi giudizi politici sulla Francia e l'Inghilterra!), benefattore illuminato, rurale di schietto sangue pur nella gloria abbagliant» dell’arte, tutto dedito a renderla conda, austeramente pio, benefattore sempre più fegeneroso e s»greto di miseri e di sventurati: noi dobbiamo ringraziare il Duce che in questi giorni

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Una lettera, dello stesso anno dell'altra riprodotta in ta da Piroli. Si tratta anche

qui della nomina

questa pagina, scrit.

di Verdi

a senatore,

È


AUTARCHIA INTEGRALE NEGLI AUTOTRASPORTI

AUTOMOBILISMO ELETTRICO date: le limitate

nostre

disponibilità,

di provenienza

straniera

—

Irrobuatito il telaio e le sospensioni, dato il rilevante peso della batteria, il resto del veicolo elettrico è quanto mai semplice, poiché scompare il complicato motore a scoppio con tutto il complesso della frizione e del camdio di velocità, per lasciare il posto a leggeri organi funzionanti su giochi di resistenze e serie di contatti elettrici.

In questo campo, ci si è affannati nello studio di un tipo di accumulatore leggero, di ingombro limitato e tale quindi da consentire un soddisfacente valore del

rapporto peso-potenza: sfortunatamente tante belle speranze non sì sono avverate e mentre per un certo tempo sem-

tanto importante ed iriteressante: la verità è invece alquanto diversa, poiché senza voler affatto negare — anzi, pur col vivo desiderio di fare l'opposto —

| |

n

1

gli effettivi vantaggi

derivanti dall’applicazione dell'elettricità all'automobilismo, occorre subito precisare la necessità del formarsi di una

vera e propria coscienza del « veicolo elettrico », ossia un medo di concepirlo, vederlo e soprattutto di capirlo che sia più aderente alle

sue

effettive

carat-

teristiche costruttive e particolarità di prestazione, altrimenti il veicolo elettrico rimarrà sempre. nell'indifferenza generale.

Per essere più chiari, diremo che se una persona ha una vettùra a benzina e

decide di trasformarla per il funzionamento

a gasogeno

o a metàno, la sua mentalità automobi-

listica non deve essere gran che cam-

Veicoli elettrici, veicoli la bella linea estetica di Queste due soluzioni autarchici: tradisce affatto la presenza dell'ingombrante batteria non Perché dunque l'elettricità, nostra materia di accumulatori. nazionale, non dovrebbe pincere la bella battaglia nelprima settore dei trasporti cittadini — pubblici e privati — in cui la genialità dei nostri tecnici ‘ha saputo così bene condurla?

biata, poiché effetti. vamente — salvo la maggior cura da prestare

a nuovi

or-

gani un po' più delicati — il motore

funziona su per giù come prima e l'autoveicolo stesso viemanovrato colle Stesse regole: se invece quella stessa persona decidesse dine. trasformare ponendo la cosa possibile) la sua automobile in elettrica, o se ne volesse(supacquistare una di tal tipo, ecco che la sua mentalità dovrebbe mutata — e questa è la difficoltà — in quanto che si troverebbedi dicolpo essere ad Una macchina ben diversa dall'altra, sia per la sua costruzione chefronte per le regole di conduzione e di manutenzione. Si deve dunque concludere che l'elettricità non può essere considerata alla ‘stregua dei carburanti succedanei me il metàno, il gas povero o l’alcole, ma deve essere messa in una classeco. sé: ecco perché — e qui rispondiamo particolarmente a quel lettore d'Americaa che ci mosse un appunto del genere dopo aver letto nostro articolo sui sostituti del petrolio nell’automobilismo — il veicolo un elettrico anche se autar= chico — o ultra-autarchico, se piace di più deve occupare una categoria propria, a nessun'altra paragonabile, come del — resto risulterà più chiaramente dalle considerazioni che seguono. Tutti i veicoli si muovono a spese di energia, quell'energia meccanica cioè che dà l'impulso alle ruote, ma diversa è in genere l'origine prima: nelle comuni automobili la fonte energetica è rappresentata dalla benzina,così dotata di elevato potere calorifico, mentre nei veicoli elettrici a filo (tramvai e locomotori) essa è attinta direttamente dalla linea di contatto, ed invece nei vel coli elettrici ad accumulatori, l'energia prima è rappresentata dalla quanti di elettricità che viene immagazzinata a bordo per alimentare i motori accoppiati alle ruote del veicolo. Orbene, se facciamo un calcolo per dedurre, anche approssimativamente, quanto può pesare nei casi pratici il Cavallo-ora trasportato, troviamo che nel caso della benzina si arriva al massimo a 400 grammi, mentre con gli accumulatori tale cifra può anche centuplicarsi, il che significa che il veicolo deve trasportare

un enorme

peso morto

che assorbe

dell'energia in più, senza poi contare che l’aumentato peso finisce per costituire un impedimento alle marce brillanti ed alle rapide riprese, possibili sol-

tanto quando il rapporto potenza-peso dà cifre alte, cosa che purtroppo è ben

lungi dal verificarsi nei veicoli ad accumulatori.

brò che la via degli accumulatori al ferro-nichel-cadmio schiudesse nuovi orizzonti, si finì per non abbandonare gli ac-

cumulatori al piombo, pur perfezionan

doli nella costruzione così da alleggerirli@

Un poco e renderli sempre meno delicati e più

pratici. È noto che il loro funzionamento è basato Sulla reazione chimica fra le piastre positive di piombo puro e quelle negative al biossido di piombo, in presenza di una soluzione diluita

di acido solforico (come si vede, tutto ciò è autarchico) e devesi aggiungere che moderni procedimenti di fabbricazione consentono agli accumulatori moderni una vita abbastanza lunga, anche se sottoposti ad un regime di scarica piuttosto frequente: in genere i veicoli elettrici, se appena appena lavorano buona parte del giorno, hanno bisogno di essere ricaricati ogni notte e qui sta il vantaggio economico non disprezzabile nel fatto di consumare energia elettrica a basso prezzo, data la fornitura notturna, Il punto più complicato da risolvere in un veicolo elettrico della batteria (purtroppo più pesante ed ingombrante di quanto è quasi sempre la sistemazione sarebbe necessario) e di solito si utilizza il cofano e l'interno dei sedili, oltre a scomparti ingegnosamente ricavati sotto le pedane, pur senza nuocere alla linea estetica della carrozzeria. La parte meccanica è quanto mai semplice poiché rispetto ai soliti vèiccli con motore a scoppio, scompare tutto il blocco motore colla frizione e la scatola del cambio di velocità, tale complesso essendo sostituito da un piccolo motore elettrico (piccolo nei confronti dell'altro) azionato da congegni di poco ingombro e lieve peso, in quanto costituiti da combinatori basati su ‘hi di resistenze e serie di contatti per assicurare le varie marce in uno e nell'altro senso al veicolo. Particolarmente studiato deve essere il telaio colle sue sospensioni e così tanto nel caso di trasformazioni di veicoli normali (sembra che qualche iniziativa del genere sia in corso) quanto in sede di progetto nuovo (e qui soprattutto le industrie che già avevano esperienza specifica, come ad esempio della parte meccanica dei veicoli e il Tecnomasio Italiano per le attrezzature la Fiat nel ramo elettriche, hanno potuto facilmente giungere a soluzioni concrete) gli organi che debbono reggere il peso morto della batteria (e si tratta pur sempre di molte centinaia essere ben calcolati e meglio costruiti.

di quintali) debbono necessariamente

Dal punto di vista della prestazione poi, il motore elettrico si presta alla trazione automobilistica assai meglio del motore a combustione interna, data la sua elasticità, cioè la possibilità di variare entro una estesa gamma di valori la coppia motrice modificando di conseguenza la sua velocità: ciò non è invece possibile nei motori a scoppio e nei Diesel, così che per avere a disposizione una

ragionevole coppia allo spunto è necessario montare sul veicolo un motore di

potenza all'incirca quadrupla di quella necessaria per il normale cammino: ecco perché veicoli industriali si colloca un motore elettrico da 8 0 10 CV laddove per raggiungere in certi eguale prestazione col motore a combustione interna si toccano i 40 0 50 CV. Del resto, una buona

vettura passeggeri, risulta bene equipaggiata con un motorino da 5 CV alimentato da una bated alla notte con cinque o sei lire si ricarica la batteria: è dunque un fatto che vetture di que-

teria del peso di crica 500 kg., il che significa che ogni giorno si possono percorrere circa 100 km.

sto genere costano poco di esercizio e pochissimo di manutenzione, ma evidentemente nessuno vorrà con esse fare della velocità, bensì si accontenterà del massimo di una trentina di chilometri all'ora, più che sufficiente per usi di città. Questo, del resto, deve appunto essere il campo riservato ai veicoli elettrici: servizi di città, senza pretese di velocità, ina con puntualità e regolarità di prestazione, e percorsi a fine giornata non troppo forti (in genere, come detto, non più di un centinaio di chilometri). Ciò vuol

dire che molti furgoni postali, carri spazzature, trasporti cittadini di ogni genere per consegne a privati e distribuzioni varie a domicilio ecc. possono benissimo portare un notevole contributo all'autarchia senza per nulla menomare le loro

prestazioni: è dunque, questo, un campo che l’elettri-

cità può senz'altro conquista

re in pieno, facendo sosti-

tuire tonnellate di carburanti liquidi colla semplice limpida acqua che dalle no-

stre montagne sgorga impe-

tuosa nelle possenti macchine delle belle centrali italiane.

LUCIANO BONACOSSA L'elettricità non può certo soppiantare la benzina perché il veicolo elettrico non è in grado di sostituire l'automobile 0 l’autocarro con motore a combustione interna, però è più che atta a conquistare il campo dei trasporti di limitato raggio come sono quelli cittadini, sia nel caso di pubblici servizi come la distribuzione del latte, la raccolta ‘delle immondizie, ta collettoria postale, la pulitura stradale ecc. quanto nelle private imprese di consegna a domicilio, trasporti interni industriali, ecc.


LA SETTIMANA IN ITALIA E ALL'ESTERO

Qui sopra: il ministro germanico della Propaganda, dott. Goebbels assieme all'ambasciatore italiano Alfieri, durante una festa d’arte al Pala: 10 dello Sport di Berlino. Alla destra lel ministro Goebbels, la comandante delle organi

Roma e la sua toletta di guerra. Qui sopra: sacchi di scbbia messi a prote zione negli archi dei portici dell’Esedra, _ A sinistra: la guardia svizzera della Città del Vaticano, è stata munita di maschere antigas, - Sotto: dove de come la tradizionale serenitàsi vedei romani non è stata turbata dalle incursioni nemiche. Si ascolta l'orchestri» na mentre procedono i lavori di protezione antiaerea.


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trovava aggrappati allo stesso autocarro senza usarci

villania; e neppure cì si azzuffava quando ci ei vedeva sul greto del Tagliamento, dove le pietre erano

UN

tonde

FUNERALE

gazzi che ridevano

perché

i muratori

Ungheria e

andavano

faceva capo la ferrovia che emigravano a Pri

n'eravamo

l’altro paese del viaggio; ma nessuno aveva mai pro. messo

di scrivere dalla Calabria.

Era la seconda primavera che i muratori non parti» yano perché c'era la guerra; e quelli che prendevano il treno, venivano a Villa col cappello dalla piuma nuova perché erano Alpini. Ad essi non si poteva chie» dere cosa fosse la Calabria perché avevano

altre cose

per la testa è noi ragazzi ci si doveva accontentare di quanto diceva Vigiàt che aveva preso cinque in geografia ed era bugiardo, ma

suo padre faceva

il capo-

mastro e doveva saperne più di tutti. Per questo gli credevamo un poco benché sostenesse che la Calabria un’altra Carnia che però aveva il mare torno torno,

era come

Alla maestra

neanche

pensare

di chiederlo

per via

della pagella; ma, fosse come fosse, doveva essere un paese molto grande perché noi ragazzi si usava gridare «gira la Calabria » quando si giocava ai contrab. bandieri

e si era tanto

ben nascosti

che l'avversario

avrebbe ‘dovuto fare molti giri prima di trovarci, Quella sera si giocava ai soldati ma non c'eravamo

ancora messi d'accordo perché tutti volevano essere Alpini e nessuno voleva fare «il nemico » che avreb-

be dovuto perdere. Due o tre si erano anzi arrabbiati perché a un dato momento erano volati scappellotti e non sì sapeva se erano ben dati. E quando era giunta l’autoambulanza,

avevamo

piantato

il gioco

che sgattaiolato nel cortile perché conosceva bene le

salutavano

il loro uomo stringendogli la mano alla montanara, gli dicevano di mandare una cartolina da nno 0 quel

per

rin.

correrla e montare sul predellino; ma non c'eravamo

riusciti per il fango che schizzava da tutte le pozzanghere e avevamo dovuto accontentarci di finire la corsa davanti allo spedale, fermandoci a corona dietro i soldati che sbarcavano la barella, Il nostro stupore era nato allora ed era stato grande

scordati.

Per questo si faceva ressa davanti al cancello dello spedale come ai tempi della scuola; qualeuno era an-

le

mogli lì accompagnavano al treno portando nella gerdi cose e attrezzi, e quando

un sasso, sì buscavano

avevano portato allora e non si sapeva che nome avesse: forse qualcuno di noi gli aveva portato il tasca pane o era un Alpino di quelli che ci avevano dato la commissione di salutare qualeuno del paese e noi ce

tutti

giù di lì e nessuno

mavera, vi capituvano a gruppi da tutta la Carnia;

la la cassetta

o tiravano

eravamo dei mocciosi, Noi potevamo solo seguire i soldati tentando il pas so lungo delle fanfare; non dippiù, E andar a vedere i feriti che erano nelle nostre scuole come quello che

aveva mai detto di tornare da un paese di

quel nome. A Villa Santina della « Veneta » e gli uomini

più ce

ma raramente per

gli schiaffi perché la guerra la facevano gli Alpini e

osa fosse la Calabria, nessuno di noi sapeva con sicurezza

lontano. Tutt'al

ché sul greto venivano le donne per legna e si fermavano tese nd ogni rombo del cannone. Allora j ra-

NOVELLA DI RENATO TOSELLI

per Bosnia,

e levigate e andavano

ne servivamo per giocare a rimbalzello ed era per non perdere l'uso della sassata pronta:

aiole e le siepi e sapeva dove si poteva scavalcare il muricciolo se c’era odore di scappellotti. Ma non ne avevamo cavato nulla perché il nome non era possi» bile saperlo e il medico cogli occhiali aveva. tele-

grafato per niente, Il terzo giorno era morto; all'alba: non suonato il campanone e la maestra ce l'aveva

sì eravamo

rimasti

in

silenzio finché

era

giunto

il di.

nelle case del paese; e quello ci aveva clas în sparse riga per andare al funerale che si faceva subitomessi perché doo

arrivare

altri

feriti

e e’ere

benché

ci

fossero

tanti

belli e i fazzolettoni neri.

Anche quel giorno le donne erano ve: fazzoletto del lutto; ma gli abiti erano quelli utedel collavoro e Bortolo,

il maniscalco,

non

aveva

il cappello

Il vecchio era andato dal tenente cogli

duro.

tagliava, voleva sapere il nome e il sergente loquando scriveva, Da

dippiù,

sero venire anche le donne dei campi lontani; ma era stato inutile perché a Pal Piccolo sparavano ancora Peccato perché erano belli i funerali del nostro pae i più belli di tutta la Carnia. Si portava il morto

noi il nome ce l'avevano tutti: anche Nato, lo

stupido, e Toni gobbo. È vero che c'erano a La Santa » € «La Strega » che noi si chiamava così;

ma un nome

in

chiesa

e

gli uomini

cantavano

nella messa grande ma

un’orazione

con le voci

come

l'avevano di sicuro perché il segretario del comune non aveva bisogno di correre con la gamba zoppa per andar a trovarle sui registri. Ma forse perché il paese era piccolo e di anime ce n'era poche: quel soldato

che si alternavano alte e basse come un'onda tra le navate. Il parroco non fiutava neppure una presa e solo si soffiava il naso

poteva

essere

di un

anime

da non

trovare

arrivava ad Invillino e quel campanile salutava il morto

paese

tanto

un nome

grande

montagne

e con

tante

per tutti; e noi ave-

vamo stabilito che fosse Calabrese. La guerra non si era ancora spostata

dalle nostre

benché fosse tornato maggio e la neve spa-

risse dalle conche. Ma fango ce n'era ancora; special. mente

per andare

a Tolmezzo:

i soldati che marci

vano a passo di strada, affondavano con gli scarponi

ed avevano lè fasce imbrattaté fino al ginocchio, Forse in quei due o tre giorni di primo caldo sarebbe scomparsa anche la neve delle vette ed allora ci sareb-

be stata la battaglia grande: ma intanto gli Alpini

erano fermi sulla linea delle nostre montagne e da Ti.

mau a Monte Croce era tutto un fuoco. I monelli

avevano

salutato con

gioia il sole caldo

che faceva risparmiare le scarpe e i più coraggiosi si bagnavano già nel Tagliamento o correvano nudi sul greto; ma le notizie che si dicevano erano sempre le stesse e dovevano accontentarsi di fermare le corse per ascoltare il rombo lontano che era del 75 o del 149.

“ Ma in generale si preferiva restare al paese, sotto lo strapiombo della montagna che impediva. di sentire il cannone, perché ci si poteva affiancare ai reggimenti che passavano in lunghe file: con lo schioppo

a tracolla e l’elmetto ciondoloni dava

con loro risalendo

sulla canna. Si an-

le vallate e talvolta

si arri.

vava molto lontano perché i soldati ci parlavano della guerra. Era bello accompagnarli facendo il passo lungo o portando il tascapane perché i più giovani sapevano anziani ci regalavano mezza pagnotta;

e

talvolta

passavano

una

mano

sulla

nostra

testa come avrebbero fatto coi loro figlioli. E si imparava nomi di città e borgate mai prima uditi neppure dai muratori.

La nostra passione era per gli Alpini e sapevamo il nome di tutti i battaglioni. Quelli del « Tolmezzo », poi, li conoscevamo uno ad uno e se talvolta non sapeva di che casato fossero, si era stati certamente

al loro paese perché

al tempo del mercato di Villa ci

si disputava le due lire per condurre le vacche o le

capre a quelli che le avevano comperate e non tornavano subito a casa. Ma era una disputa per modo di dire perché ci si divideva il premio dovendo andare in molti per difendersi dai sassi della ragazzaglia.

‘anno non si parlava di sassate e a volte ci si

ogni tanto, ma

era per avere

la voce

più bella.

si usciva in corteo per andare alla Pieve antica e Poi campane del paese seguitavano a suonare finché lesi tre

che passava,

Davanti a tutti veniva Marco portando lo stendardo Confraternita di San Lorenzo. Confraternita non c'era più da secoli e lo stendardo Lapesava: ma era bello portarlo perché aveva in alto una graticola dorata da cui pendeva un nastro. Marco indossava una gran tonaca rossa che rimboccava alla cintura era egualmente troppo lunga e deveva evitare lema pozzanghere, della

Poi

venivo

io con

l'Acqua

strada

e dovevo

certo

mi sarei preso una

piaceva

tenere

Santa

gli occhi su Marco

per benedire

la

perché

mi

tirata d’orecchi

se gli avessi

guardare le mele che maturavano

nei broli e

pestato la tonaca o lo avessi benedetto con tutta l'Acqua Santa capitandogli addosso quando posava lo sten. dardo per riposare.

Il mio era senz'altro il posto più bello del corteo e dovuto

avevo

difendermi

più

volte

monelli per non perderlo; era anche più bello didaiquello dei ra. gazzi che mi seguivano e che venivano scelti tra i

migliori del paese:

quelli erano vestiti

da chierici con sopra dei camici di pizzo bianco; ma li spesso lamentarsi per lo sgocciolare dei ceri chesentivo portavano ©

non

bastava

scottarsi.

neppure

Poi veniva

la manopola

di carta

ln Croce e dietro

per non

veniva il par roco accompagnato dal sagrestano portava altra Acqua Santa, Poi il morto dentro la che cassa dipinta por-

tata a spalle da sei giovanotti

robusti

o dalle amiche, se era una ragazza. Dietro venivano le donne e gli

uomini

del paese.

Bortolo marciava sempre

indossato

în testa agli uomini perché

era la voce bassa del coro ed era l’unico indossasse un vestito proprio nero col cappello cheduro: © solo lui poteva decidere se i portatori posare posando il morto sulle due pietre dovessero che c'erano

a mezza strada tra il paese e la pieve ed erano vec. chie come il tempo dei Pagani. Allora ci si fermava in ginocchio campi, si di. ceva l'ultima preghiera e qualcuno neitornava a casa perché il morto doveva essere contento anche così; ma i ragazzi andavano tutti fino al cimitero quel giorno potevano passare indisturbati tra le perché Invillino, sul naso della ragazzaglia nemica checasesi dischie: rava ai due lati del corteo per vederci passare: Ma non

sopra

la divisa e sotto

fasce che stavano tanto male. Così pagnato in silenzi: nostri

si vedevano

le

lo avevamo accommorti e quelli che

erano venuti fino alla pieve, avevano pregato per lui

ma non avevano saputo che anima raccomandare a Dio perché il nome non era scritto neppure sui nastri delle corone e neanche sul mazzo di garofani mandato dal generale, Noi

ne

avevamo

parlato

più

giorni

fermando

le

corse sui sassi del greto mentre si ascoltava il rombo del cannone

che non

cresceva

e così non

ci sarebbe

neppur stata l'offensiva; qualcuno di noì si era anche spinto. fino alla Pieve perché c’era

tregua coi ragazzi

di Invillino che per quella ragione ci lasciavano pas sare e anche

ci davano

qualche notizia

perché

erano

stupiti e capivano il nostro stupore. Ma erano sempre le stesse voci quelle che ci passavamo perché ‘alla Pieve

c’era solo una

croce

bianca

a cui tutti portavano

î

Ma infine era giunta la notizia ed eravamo andati subito perché la scoperta l’aveva fatta Vigiùt che era bugiardo e nessuno gli credeva sentendogli dire che era un nome calabrese. Ci eravamo fermati a corona intorno alla fossa fresca che sprofondava e avevamo

letto ad alta voce; qualcuno era quasi contento perché sulla croce bianca avevano scolpito un nome e si lege geva

bene:

Ignoto Militi,

RENATO

TOSELLI

ISOLE NOVELLA

GIUSEPPE

il funerale

a dire che si doveva attendere almeno un'ora occhiali perché potes-

vacci-

Invece quel giorno il funerale lo facevano i sol:

yano

bisogno

nel sentire che il ferito non aveva proprio nessun nome: ed era vero perché unnonnome; lo sapeva meppure il tenente cogli occhiali che ci aveva nati ed invece di chiedere se faceva male

se non si voleva perdere il panetto col vino che rega-

dati a modo loro, che era pur bello, ma noi si guar: dava con nostalgia: camici, stole e tonaciie che ave:

pato una pianta con tutte le radici Ma

s

lava a tutti la famiglia del morto.

dei letti, Cera tutto il paese © si capiva che avevano la sciato il lavoro per venite. Le ragazze recavano fiori ed anche noi avevamo voluto portarne perché dei era bello rompere le righe e saccheggiare gli orti: solo ui bambina si era buscata uno schiaffo per aver strap-

non ci piaceva. Quando al paese moriva qualcuno, cosìsi suonava il campanone e tutta la gente il lavoro per andar a vedere il morto e per lasciava prendere gli accordi: chi doveva portare la cassa; chi avrebbe portato i ceri, il Cristo © le insegne, Si aspettava un gior no e intanto si tiravano dalle cassapanche gli abiti

bai

nocciole perché bisognava tornare tra i grandi e le donne, dividersi le aste, i drappi e i camici ayvoltolati,

fiori.

avevano detto in

classe quando si credeva incominciasse la lezione, Gi aveva tenuti in piedi e si era inginocchiata a pregare: © siccome i ragazzi la guardavano stupiti, era scoplata în singhiozzi perché anche suo figlio un Alpino e quel giorno a Pal Piccolo sparavano eraforte. Co. rettore che aveva fatto il giro delle altre

o)

Sai indugiava al ritorno e neppure ci ai perdeva ber re]

N

ton so che f;

i, ma

DI

MAROTTA questo è un

racconto

esotico

che ogni marito dovrebbe. leggere, anche se le sue molteplici occupazioni non gli consentono di meditarlo,

eNpeTE un atlante e mettete l'indice, o anche il mignolo (la cosa non è importante) su un punto qualsiasi dell'Oceano Pacifico: avete toccato l'isola di Velhi. S'intende che potete anche chiudere gli occhi, prima di appoggiare l'indice nel modo descritto, è que sto perché l’isola di Velhi non figura su nessuna carta geografica. Gli indigeni ne sono fieri, del ‘resto: essî sostengono molto poeticamente che si approda a Velhî come alla felicità, senza saperlo. Aggiungono, in tono più pratico, che se un forestiero lascia dei debiti a Velhi ha almeno una scusa decente per non ritornare a pagarli. C'è bisogno di specificare, infine, che il popolo di Velhi è il più ospitale del mondo? Più che dalle mani del Creatore, l'isola dovette uscire da un suo sogno primaverile: Gli si chiusero dolce mente gli occhi, e, con le prodigiose mani abbandonate sulle ginocchia, Egli dormi, Intorno a Lui erano mon. tagne abbozzate, torrenti immobili, fredde stelle che aspettavano ‘la loro anima di fuoco e il loro posto nel cielo; un deserto si specchiava disilluso nel mare € pensava: è Se si sveglia contento mi darà almeno la benedizione. delle oasi e dei miraggi ». Continenti e oceani, come il filo d’erba e la formica, palpitavano di speranza aspettando il risveglio del Creatore; frattanto Egli sognava l'isola di Velhi e ln fantasia gliela rappresentò così suggestiva che riaprì gli occhi mormorando: «Sia ». Vi fu un leggero sciacquio e l'isola Velhi affiorò in un punto qualsiasi dell'oceano: così bella come noi la vedemmo una mattina dal ponte del « Colorado », nello stesso momento in cui i primi raggi del sole nascente le giungevano orizzontalmente, scivolando © rimbalzando sulle acque inerespate, fervendo sulle sue spiagge come un rotolio di monete. — Chi sa perché il sole sorge sempre dalla parte dove io debbo guardare per studiare la rotta — osservò il capitano Stevens, togliendosi il monocolo per detergerlo di una lacrima. — Nulla ha importanza di fronte a un simile spett colo — disse îl giovine Barrett, indicando l'isola, or: mai completamente rivelata dal sole, Case, giardini, versanti si delineavano nella forza del sole con trepidazione, come attraverso la fiamma di una torcia. L'isola rideva umida e bionda, come una bambina nel bagno; il giovine Barrett sospirò e disse: — Come chiamate tutto ciò, Stevens? — Velhi — rispose il nostro capitano, senza cessar di guardare, per motivi professionali, da un’altra parte. — Bel posto, dicono, interessante. — Allora credo che vi ordinerò una sosta di due giorni — dichiarò il giovine Barrett, e da ciò ognuno capisce che non soltanto egli usufruiva del pulsivo dei meridionali, ma che era anche 1 proprietario del « Colorado ». Una delizia di panfilio bianco e blu, costruito a quanto dicevasi per un re settentrionale, ma disdetto all'ultimo istante dalla regina. Che ce ne importa? La scialuppa che me, il giovine Barrett e il cap, Stevens, porta a Velhî con un lieve rumore di seta strucciata: e sila insabbia Qu prima cosa che vediamo è un gruppo di ragazze che colgono certi carnosi fiori blu, li baciano e ce li lanciano con inde-


volsefinalmente versodinoi,e il suo aspetto ri-

donne, sono statue! —

sultò preoccupante.

Barrett accarezzandone qualcuna.

‘U” guida t;

ci disse che non

vi era

tando dî guardare la donna che mi sorrideva nell’om. bra — gridò. — Me ne stavo là come un maledetto

idiota!

assolutamente

— Non vorrete farci credere di aver passato così

nulla di pericoloso, Il popolo di Velhi è il più

tutta la notte — disse il capitano Stevens.

ospitale del mondo, soyrattutto per quel che riguarda le donne, Lo straniero può accarezzare una ragazza, e |

— Esattamente!

conseguenze

| trasalend — Precisamente —

|

confermò

la guida.

a Santo cielo! — esclamò il giovane Barrett. — Voi mon potete accostarvi a meno di un metro da una esquimese, se non gradite l'odore dell’olio di foca. Mentre le meravigliose donne di quest'isola felice...

I loro mariti | ne saranno

orgogliosi. Essi ignorano

la gelosia, tranne

che in un caso.

|

ale? — idare.

x

l’irresistibile bisogno di prenderle una mano e di Il giovine Barrett ci fissò con straordinaria intensità,

del tutto

Io e Stevens

nella

nostra

lingua

come

nella

vostra.

soggiace a una

spaventosa

collera:

e, se non:è

troppo

vecchio e debole per farlo, uccide,

Marito e moglie parvero consultarsi;

poi mossero

affrettato a levarsi la pipa di bocca, intuendo che essa

stonava con la corona; ammirai il garbo gentile con cui l'indigeno metteva la mano della donna in quella del giovine Barrett, guidandoli poi verso una casetta. Ma Stevens ed io non potevamo sottrarci al dovere di

raggiungere il nostro compagno per dirgli: —

Che volete fare?

— Non pensateci — egli replicò gaiamente. — L'unico pericolo è costituito da tre parole prive di senso, e che fra l’altro ho già dimenticate. Andate ad aspet: tarmi a bordo; appena ritorno, salpiamo, Benché

allegro, il tono era sempre

quello dell’in

diabile proprietario di un panfilio come il « Colorado»; sul quale del resto

V’alba dell'indomani.

LUN

noi lo aspettammo

fino al-

avicavamto col favore del vento verso il Sud; senza guardarci in faccia il giovine Bartett raccontanel descrivere la casetta in poi comineiò a parlare ivande che gli avevano servito la sera

va. Indugiò eccessivamente

a cena. —

Sapete

—

Dannati

che non

è questo

biettammo freddamente. ribaldi —

che ci interessa

disse con

asprezza

—

—

ob--

mi

in

fischio di ciò che vi occorre o non vi occorre. Siccome si ostinava a voltarci le spalle, soltanto allora ci accorgemmo che era triste e irritato, come chi ha perduto al giuoco per sua colpa. — Parlateci anche peggio se vi fa piacere — disse il capitano Stevens. — Ho idea che siate deluso. In ircostanze, si può agire da villani e trarne giovamento. Nel silenzio si udiva ;l sommesso ridere delle spume lungo lo scafo; il giovine Barrett si appoggiò al parapetto e come parlando alle acque continuò il suo racconto, Dopo la cena la donna si era alzata ed era scomparsa al di là di una tenda di liane. Barrett l'aveva raggiunta, Le sue tempie bruciavano. Vide nn locale basso, senza arredo; due stuoie e nna montagna di cuscini. Morbide ombre tropicali entravano da una piccola finestra e dilagavano; di sera l’aria di Velhi sì impregna di aromi, ne è densa e calda come una | guancia. — E l’uomo? — disse il capitano Stevens. — Mi domandavo dove potesse essere — disse il giovine Barrett. — Prima che noi lo lasciassimo solo, aveva

staccato

dalla parete uno strumento,

di mandola, e ora sentivo venire il suono parte.

Di

stessa

colpo

mi

ricordai

parete, anche

di aver

un’arma:

una

da qualche

visto,

una

specie

attaccata

corta

scimi.

tarra, o un lungo pugnale rienrvo, non so, E nello | stesso istante mi ritornarono in mente, con straordinaria precisione, le tre parole con le quali sipuò essere ___— Non potevate pensare a nulla di meglio? — disse

|. benevolmente

il capitano

Stevens.

che centinaio di metri dall’impensato campo d’atterrag.

di quei mancati aerei della nostra immaginazione

ci avvicinammo

con interesse e curiosità per l’inat-

teso ed eccezionale spettacolo. Il com)

imile — dissi. — A che pro? Pei

ri addosso tutto lo stormo e finire a brandelli sotto i colpi di becco! Ci pensate all'

Intanto come la coda dell'immensa scia ‘alata si avvi-

lo sguardo

ante felice; soltanto avere all'arrivo dei compagni con la di-

pati da chi atterrava, allora comprendemmo

Lune

quella che sembrava

spazio azzurro del cielo fu rotto a un

tratto da una piccola m

pparsa giù in fondo,

dolomitici

La nube avanzava

dell’amba di Senafè.

velocissima

mente una forma decisa di

come

sospinta

‘o-cumulo,

facendosi schermo con la mano sotto il ran sole.

— Magari — risposi. — Ma purtroppo

iamo fuori

stagione.

più ancora

i in piedi per meglio vedere. La nube s'era improvvisamente

diradata

nette, come

e

si

delle

medesima

epoca

distinguevano

delle

di velivoli. —

Strano,

imponente, di chi?

Il compagno insistette: — Guardate, si abbassano! Aveva ragione, le forme alate si issavano in ver:

ticale sopra le nostre

teste con larghi movimenti

a

—

Sono

ci-

spirale, :senza abbandonare la ‘formazione chè appariva vieppiù perfetta a grande cuneo; Presto giunsero a portata del campo visivo, allora scoppiai a ridere: Macché

aeroplani!

cogne.

erano

cicogne,

e ordinatissima

che

uccelli, anzi sembrano

in quantità enorme,

appunto

a causa

compatta

del suo

ordine

avevamo scambiato per uno stormo di velivoli in forI trampolieri ‘erano in via i nordici dov'era

già sceso l'inverno

di tappa,

il contrafforte

€ noi venivamo a trovarci proprio sulla loro rotta in un

terre

posto secolare

Edagà Hamus

ai margini

lì sotto

dell'altopiano

Mi guardai intorno, Avevamo

eritreo.

di

scelto per la sosta di

mezzogiorno un ben strano luogo che ci aveva attratti

per un che di biblico ond'era avvolto; un vasto pianoro tutto gobbe e ondulazioni, aperto verso nord ata, diritto in faccia all'amba di Se

ardita nell’orizzonte tra dorsi e vette di montagne minori. Alle spalle lo sbarramento cielo-

nordiche

dove

vive

sui tetti

si

raccolgono

in punti

stabiliti

del

globo e da lì iniziano il grande volo migratorio che li

vede

riunite ala contro ala per distanze immense

e

lungo

il tragitto

ar-

lo stormo

aumenta

per i nuovi

rivi raccolti sui paesi attraversati, finché diventa massa

che poi va rarefacendosi per il procedimento contrario. Il gruppo ch'era davanti a noi doveva già essersi as sottigliato

dalla

partenza

e

completamente

prima

folla

e diguazzante

compatta

certo

si sarebbe

di raggiungere

sciolto

l’equatore.

pieno dî cicogne che divennero con

gran

sciacquio

di

acqua morta e tutte andavano alla ricerca del loro

con tutto questo silenzio... E poi che aeroplani volete

che siano, una massa così

noncuranza, Ci fermammo ad

delle case in piena armonia e dimestichezza con gli abitanti! Mai avevo vista una massa così compatta, enorme di cicogne, perché quelle che avevamo di fronte erano centinaia, forse un migliaio. Ogni anno alla

Presto lo stagno fu

forme piccole ma

Infatti

finta

una certa distanza sdraiandoci sull’erb: Come diversa è la cicogna vista nel suo ambiente

originario del tropico, da quella dei nostri paesi e

PIANCA

sopra i torrioni

che quello

era un regolare servizio di vigilanza nel quale le cico-

gne si avvicendavano. Certamente eravamo stati notati e le nostre mosse erano attentamente osservate con

NOVELLADI

ARTURO

responsabilità che forse derivava loro dalrima, Così dai tempi dei tempi, ed era meraviglioso. I rami lasciati vuoti furono subito occu-

— Volete vedere che piove? — disse il compagno

vocabolario non era cospicuo come i suoi depositi

incantati ad osservarne l’afflusso, cercando di studiare tutto quel movimento ordinato e regolare come la marcia di un esercito. Eravamo a qual-

un astuccio,

— Una statua! — esclamò il giovine Barrett, il cuì

bancari.

alla

istintivamente

dalle correnti delle alte quote ed assumeva gradata-

verso lo straniero. L'uomo colse da un’aiuola due tralci di carnosi fiori blu e ne incoronò la moglie e il giovine Barrett. Fui lieto di vedere che costui si era

|

rivolgemmo

guenti il medesimo itinerario dalle origini del mondo

facce non

Costei procedeva al braccio di un uomo; entrambi si

voltarono e sorrisero allo straniero.

F; i

le nostre

SONO ARRIVATE LE CICOGNE

— Tutto ciò mi incuriosisce — disse il giovine Barrett,

seguendo con la coda dell'occhio una stupenda indigena.

poiché

alpestri. Luogo ideale per la sosta di trampolieri see rimanemmo

GIUSEPPE MAROTTA

disse ln guida. — Queste parole non

senso,

ma

si richiuse su di essa, appunto come

iero non deve mai pronunziare, mentre

— Nulla —

Uno stagno, piuttosto non definiti continuavano in propaggini e rigagnoli nell’erba dove si perdevano in un miscuglio di piante palustri e di fiori

verso l'isola. Lontanissima, Velhi non era più che una perla sul raso azzurro del mare: e di colpo l'orizzonte

è con una donna di Velhi, le parole « Dubù, savalè, bocà». Se egli lo facesse, una terribile gelosia sconwolgerebbe il marito indigeno. Nessuno che lo facesse fi tornerebbe mai più alla sua casa di là dal mare; questa è la legge d'onore dell’isola. e ino — mormorò il giovane Barrett. — E che cosa significano nella lingua di Velhi, le parole « Dubù, savalè, bocà »? hanno

stravolto;

esprimevano che sorpresa, decise che scaraventando lontano la sua bella pipa di radica, e coprendoci di volgari ingiurie, si sarebbe sentito meglio. Quindi ro: vinò per la scaletta, verso la sua cabina, col fracasso di una poesi; ietor Hugo.

domandammo, facendo uno sforzo per

Ma se un indigeno le sente dire alla sua donna, tosto

il

dirle, ma in modo che si potesse udire distintamente in tutta la casa. le parole: « Dubù, sav:

dell'ospitalità,

| come le donne esquimesi? — disse il giovine Barrett,

replicò con foga meridionale

donna! Vi dico che la scostai da me! Sentivo soltanto

talità quello di... — Intendete dire che le padrone di casa possono fino alle estreme

—

giovane Barrett, — Vi dico che non desideravo quella

farà felice lei sola; ma può anche accarezzare le sital caso rallegretà pure i loro mariti, quali considerano come un elementare dovere di ospi-

| arrivare

r,

— Me ne stavo Jà sulla mia maledetta stuoia, evi-

- Vedete che significa possedere molto denaro? Il gio| Vine Barrett non si domanda neppure se è pericoloso.

soprayvenienti nell’atteggiamento

sola zampa,

e sì fermavano

classico a penne

rigonfie sopra

una

Allora vedevo nelle immagini viventi la cicogna lontana della nostra infanzia, quella che portava i bambini

giù.per la cappa del camino, avvolti nel grosso

fazzo-

scenza mi riempiva l’anima per l’animale gentile, lindo nelle penne candide, che ci guardava a distanza con occhi sornioni sopra il sottile becco colorato. Ritrovavo nella memoria le gran fanciulli dove la cicogn mite, quasi familiare e tale diventava nella nostri maginazione prendendo vita dai racconti fantastici. — Nonna, da dove arrivano le cicogne? — Arrivano da un paese lontano lontano, dove l'inverno è caldo come l’estate.. — Ed ecco che io era nel paese lontano lontano dove l'inverno è caldo come l'estate e davanti ai miei oechi le cicogne erano centinaia, forse. un bambini

negri, richiamati dai tucul della

zona dallo spettacolo straordi piccolo. drappello e stavano estatici

erano giunti in a pochi passi da

noi ad ammirare con i volti sudici pieni di meraviglia.

A un tratto dalle rive dello stagno uno dei tram-

pico del Chessad -Alequà,-strapiombante giù per un

polieri si staceò con un gran balzo allargandosi tutto

li come

sulle ali bianche inframmezzate da qualche penna più senra. Si librò con sicurezza a pochi metri dal suolo

migliaio di metri di roccia: nera, fredda, ostile, messa una

divisione

guardia della barbarie

‘inesorabile

fra due

mondi, a'

contro la civiltà. Dopo secoli,

dopo millenni di resistenza, il baluardo è caduto e il bel. nastro della strada imperiale sta oggi a rivelarlo al viaggiatore attonito che sale in automobile e guarda in alto davanti a sé la via lucente, tagliata nella roccia come un sorriso dentro una gran bocca sdentata. La base della montagna era popolata da una vasta

selva di ginepri che giungevano diradandosi fino a noi ed erano alberi giganteschi, secolari, riccamente fronzuti, taluno recante sul grande tronco contorto il segno distuttore della folgore come un’orrenda mutilazione; qualche altro più vetusto ancora, mancava di

ogni traccia di vita ed era lì, spoglio e rinsecchito, gran cadavere in piedi con le membra rigide rivolte al cielo nell’invocazione suprema. Sembravano que gli alberi finti, tutto legnaccio grigio pieno di graffi, che si vedono

negli zoo dentro le fosse degli orsi e

nelle gabbie dei ‘leoni. Fu sugli alberi morti che andarono a posarsi le

«cogne e lo fecero con attenzione circospetta, forse av rtite

della

nostra

presenza,

Non

‘si, posarono

quei

grandi

alberi

spogli

per un

incantesimo.

Continuavano

con

manovre

ampie

notammo un

tramestio, un affaccendarsi come di trup-

pa che abbia ricevuto un ordine e dalle rive, dall'acqua, dagli alberi fu tutto un festoso frullare che

scosse l’aria per largo spazio all’intorno. Le cicogne partivano nel medesimo ordine col quale erano arrivate e la scena ci strappò ancora esclamazioni di me-

raviglia. Presto le prime pattuglie furono in alto, nel-

l'azzurro, accanto al capo raggiunto ed altre se ne ag-

giunsero ed altre ancora, fino a riprendere Ja forma:

zione dell'arrivo a grande cuneo che vieppiù impie;

cioliva nelle altezze supreme, incontro ai dominî del sole, finché ridivenne nube.

— Paiono proprio aeroplani! — Disse il compagno

abbassandosi

a riprendere

il suo fucile, ma

interrup-

pe il gesto a metà: — Guardate! — Gridò proten:. Le cicogne non erano partite tutte, suî bordi dell’acqua morta ne rimanevano sette od otto, una fami. glia, e sì aggiravano

tranquillamente

alla

ricerca

di

apparvero

completa-

sterpi per costruire il nido dove avrebbero atteso il nuovo passaggio delle compagne, alla fine della #

a calare

i grandi

stino degli uccelli migratori.

mente rivestiti dipenne quasi avessero ripresero vita pennuti

questo atteggiamento compì un largo cerchio

sui compagni lanciando nn richiamo, quindi

puntò in alto a grandi folate. Tosto nella massa alata

tutte _ dendo il braccio verso lo stagno.

insieme ma per turni quasi seguendo una. gerarchia, come fanno gli aviatori in atterraggio. che. danno: la precedenza ai comandanti. Così le. prime ‘occuparono i rami più elevati e gi le altre in gradazione, finché

ritirando completamente sotto il corpo le lunghe zampe grigie che sporsero riunite all'estremità come un ti-

silenziose

ad ali tese,

gione, per il volo di ritorno, Perché così vuole il de: ARTURO

PIANCA


RONACHE

TUTTE

PER:

‘LE RUOTE

della critica opprimente, Signori, voglio mettervi al corrente — di quanto accade in questo basso mondo: — Nemico che d'ogni cosa vuol toccare il fondo, — vi dirò tutto în rapide battute. — senza guasi tarvi il sangue e la salute. A Nuova York è stato messo all'asta il famoso balcone di Giulietta neppure un milionario che, entusiasta, cercasse d’acquistarlo! È una disdetta i milionari cercano tin balcone... da cui gettarsi per disperazione! A certe tradizioni sempre ligi, al’Inglesi, come nelle annate scorse, mentre î Tedeschi entravano a Parigi, correvano il Gran Derby... Eh, nelle corse, si tratti di cavalli o di persone, gl'Inglesi son tifosi d'eccezione!

Una tribù dell'Africa Centrale,

quando non può ottener quello che chiede, suol bastonare il suo feticcio, al quale s'era rivolta con sicura fede. Mister Churchill ha detto: — £ un bel {pasticcio!

Churchill ha preso energiche misure per far fronte ai rovesci militari: nel Consiglio di guerra ora c'è pure, a Londra, il delegato di Tafari. Sarà, con una carica appropriata, il consulente della ritirata... Vedete, anche da noi c'è qualche sciocco, che nega l'evidenza proclamando che questa volta, con l'usato blocco, gl’Inglesi han faito un fiasco memorando. Eccone invece alcuni risultati: in tutta Italia i fitti son... bloccati! Certo, con l'orologio messo avanti, a mezzanotte, il quindici corrente, come fanno osservar molti pedani abbiamo perso un'ora esattamente. Non trovo che sia molto: i fra»o-inglesi hanno perduto, in chiacchiere, otto mesi!

Mi sembra quasi d'essere un feticcio... —

C'è una scusante: il Lèmano infelice, ch'è destinato a non aver mai quiete, era stato scambiato — ci si dice — per il Lago Maggiore... Eh, che volete? A Londra non son forti în geografia dicon che Malta è inglese e così via.

Per giunger nei Balcani e nell’Egitto, i giornali di Londra, a quanto pare, devon fare un lunghissimo fragitte, ragion per cur non possono urrivere Lo sapete anche voi che le bugie Nanno le gambe corte, amiche mie!.. Con l’allorme notturno che per ore ci scomoda talvolta (indelicato!), si complica la moda: le signore all’abito da sera han rinunziato, ma vogliono un «completo » da cantina... Speriamo che la pace sia vicine

si legge, fra le solite panzane, che il governo francese è fuggitivo.

Non è che una calunnia, ve lo avverto Churchill e sempre a Londra, in modo

[certo.

(OMPLETA DI

FUMERIA Il I

Im base a un'esperienza singolare, fatta da un Istituto americano, s'è potuto accertar che le zanzare non fengono in gran conto il sangue [umano Sorprendersi di ciò sarebbe stolto gli uomini stessi non lo stiman molto! |

# noto che i velivoli britanni bombardaron Ginevra: oh, cattivoni! Non è bastato che per anni ed anni, in quella Società delle Nazioni, non hanno fatto che cercar successi sparando bombe e impressionando i fessi!.

Leggiamo su un giornale del mattino ch'esiste un Banco Lotto pure a Malta. Li gira ormai la... ruota del destino forza, Maltesi, ché se Londra salta — e non c'è dubbio ormai sulla questione — vedrete che quaterna: un quaternone!

E dagli! Sono già due settimane che sw giornali, in tondo ed în corsivo,

tasia aggiunge un'acutezza di tratti ora allusivi ed ora precisi ed avvolgenti, i quali danno alle sue immagini un'efficacia sempre variata ed attirante. NOTIZIARIO VATICANO # La situazione generale dello stato di guerra si ripercuote sensibilmente anche sullo Stato che, per definizione, è il più pacifico del mondo. Chiunque si affacci qui ne ha netta la sensazione, sia per le ovvie misure di previdenza che si sono prese specie per le ore serali e notturne, sia per il ridottissimo movimento delle vetture e dei pedoni. È stato ufficiosamente reso noto che ii Vaticano mantiene il più assoluto riserbo intorno alla situazione creatasi con l'entrata in guerra deil'Italia e per questo l'organo ufficiale della Santa Sede ha annunciato di dover astenersi dal pubblicare i bollettini di guerra. Mentre poi si afferma che l'atteggiamento e la responsabilità del Vaticano sono del tutto distinti da quello del clero e dei cattolici italiani e che la Santa Sede è responsabile davanti ai cattolici di tutte Je Nazioni e deve orientare a questa responsabilità il suo atteggiamento, si fa notare che il clero italiano il quale ha i suoi doveri specifici verso la Patria. è come sempre unanime nel compierli con generosità. Ne da prova e garanzia l'appello del direttore generale dell'Azio. ne Cattolica Italiana mons. E. Colli il quale in un appello rivolto agli organizzati dice: «In quest'ora grave e solenne in cui la Patria nostra chiama a raccolta tutti i suoi figli, gli iscritti all'Azione Cattolica Italiana rispondono a tale appello con quel senso di profondo dovere € di generosa donazione che è frutto della loro formazione cristiana. Per cui i doveri speciali di questo momento si compendiano nel binomio: Pregare ed operare. Pregare perché Iddio benedica la nostra cara Patria e protegga i figli

« la frontiera britannica è sul Reno... ». Dopo otto mesi appena: «È sulla [Somma... » Dopo cinque o sei giorni ed anche meno «È sulla Senna... È sulla Lotra... » [insomma, se mon scoppia la pace, amici miei, quella frontiera arriva gi Pirenei,

Il conflitto europeo, purtroppo, ha avuto ad Hollywood effetti deprimenti parecchi « studi », all'ultimo minuto, hanno dovuto chiudere i battenti. Avremo questi logici riflessi aumenteran le serve ed i commessi Addio Parigi, dunque: la Germania ha perso l'autobils, è proprio vero! Mosca vuol nuove basi: addio, Lituania! Londra è abbacchiata: addio, gloria [d'impero! L'America è neutrale e par che insista Gl'Inglesi a Giava: ritirata in vista. ALBERTO (Disegni di Molino)

CAVALIERE

d'Italia che valorosamente combattono. E insieme operare con serena fortezza, clascuno al proprio posto, compiendo il dovere assegnato dalle pubbliche autorità in spirito di sacrificio e di perfetta disciplina ». L'appello continua poi racco. mandando in modo particolare le opere di carità verso i fratelli particolarmente in favore dei combattenti e delle loro famiglie. MUSICA * In seguito all'entrata in guerra del. l'Italia tutte le stagioni liriche all'aperto sono state vietate, e naturalmente anche quelle dei Carri di Tespi. Delle speciali stagioni liriche, a carattere’ popolare, avranno però luogo in parecchie città nei teatri al chiuso, Una se ne è già iniziata a Roma, nel vasto Teatro Brancaccio, sotto la direzione del Maestro Graziano Mucci. * Una delle ultime manifestazioni del Governatore di Malta Lord Strickland contro la lingua e l'arte italiana è stata la campagna del giornale stricklandiano Times of Malta per sostenere la necessità di dare definitivamente l'ostracismo all'opera lirica italiana nel Teztro Reale dell'italianissima isola. Superfluo aggiungeri che la campagna del sudicio e volgari: mo foglio inglese ha sollevato la geherale indignazione. Ma i maltesi oggi sanno be. nissimo che le ordinanze dell'odiato governatore inglese dureranno poco tempo ancora.

* All'epoca d'oro della musica nei paesi di lingua tedesca ebbe una parte eminente il cembalo, per il quale Haydn e Haendel, Mozart e Beethoven. scrissero numerosi concerti e altri pezzi solistici. Esigenze di più complesse e possenti sonorità — di cui si rese miglior interprete il pianoforte — fecero cadere in disuso il cembalo. Di esso rimase però il timbro caratteristico e insostituibile. I musicis si posero allora questo quesito; ove sì po. tesse rinforzare la sostanza sonora del

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cembalo fino a renderla suscettibile di riempire una moderna sala da concerto e di dominare una orchestra, sì potrebbe arricchire notevolmente la nostra vita musicale contemporanea con tutto un repertorio poco o mai e. seguito. La cosa ha interessato gli scienziati del. l’Istituto governativo di ricerche fisiche di Berlino, i quali, servendosi di oscillazioni’ speciali, hanno cominciato con’ l'esaminare a fondo la natura delle vibrazioni che al cembalo danno il suo particolare carattere, e in seguito hanno costruito un abparecchio che permette di raggiungere le maggiori sonorità senza che fi timbro venga menomamente alterato. L'effetto viene conseguito da due microfoni applicati in un punto adatto dell'istru. mento e protetti median-

te una chiusura ermetica da interferenze, esterne.

Il suono, passando pen al. cuni amplificatori, finisce a due altoparlanti collo-

cati ad una certa distan. do funzionare due semplici comandi, l'artista può, mentre eseguisce UN DEZ20 musicale, graduarne A piacere la” intensità. Il cembalo elettro -acustico verrà esperimentato in pubblico in un prossimo grande concerto orche. strale in un teatro di Berlino. za l'uno dall'altro. Facen-

soverchiamente i vostri nervi con l'eccessivo lavoro mentale, che può a poco a poco portarvi all'esaurimento. Non avrete però, nulla a temere da questo lato, se nella vostra alimentazione entrerà quell’ottima rigeneratrice di forze organiche che ha nome

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TEATRO # Lo stato di guerra in Venezio cui l'Italia è venuta a trovarsi col giorno 11 giugno ha imposto norme e limitazioni anche nel campo del teatro. Tutti gli spettacoli all'aperto, sia di prosa che di lirica, che erano in programma per la corrente esta. te, sono stati, per ragioni facilmente comprensibili, vietati. Gli spettacoli al chiu50 si svolgeranno invece regolarmente in ogni parte d'Italia, con alcune limitazioni d'orario. Potranno cioè avere inizio in qualsiasi ora, ma dovranno terminare non oltre le ore 23. Siccome la maggior parte delle Compagnie primarie ha già assolto i suoi impegni contrattuali e si è sciolta, e le superstiti — Compagnia del Teatro Eliseo, Compagnia Ricci-Adani, Compagnia De Filippo, Compagnia Besozzi-Ferrati, Compagnia Maltagliati-Cimara-Ninchi, Compagnia Giannini e qualche dialettale — concluderanno la loro attività entro questo mese di giugno, o nella prima quindicina di luglio, come era già in programma, sì formeranno nel prossimo me_ se le annunciate Compagnie estive e forse anche qualche altra ancora. Tra queste saranno la Compagnia diretta da Romano Calò, la Compagnia diretta da Luigi Carlini, forse una diretta da Marcello Giorda ece. Sono anche allo studio della Direzione generale dell'O.N.D. e delle organizzazioni sindacali dello spettacolo delle speciali formazioni, destinate a dare spettacoli al_ le truppe nelle zone di guerra, A_ queste formazioni parteciperanno noti e valoro. sissimi artisti. * Un grande ed importante spettacolo, destinato a suscitare vivo interesse per ii valore dell'opera. per la notorietà dell'autore e per l'eccezionale complesso di attori che l'interpreteranno, si sta allestendo al Teatro Eliseo di Roma. Si tratta della leggenda drammatica in due tempi ed otto quadri: Vespro siciliano di Cesare Vico Lodovici. Il nuovissimo lavoro andrà in scena a Roma nei primi giorni di luglio Ne saranno interpreti i principali _elementi della Compagnia del Teatro Eliseo (esclusi Gino Cervi, impegnato in un film, e Andreina Pagnani) e parecchi altri eccellenti attori appositamente seritturati. Vespro siciliano sì svolge nel primo tempo tra il 1268 e il 1282, nei Primi tre quadri a Palermo, e nel quarto alla Corte pontificia di Roma: e nel secondo tempo tra il 1282 © il 1285, nel primo quadro alla Reggia d'Aragona, nel secondo in Sicilia il di di Pasqua del 1282, il terzo a Palermo nel giorno dei Vespri, ed il quarto in un casolare abbandonato della terra di Puglia, in riva al mare, dove Carlo d'Angiò chiu_ de miserabilmente la sua vita Le scene e i costumi del Vespro sono

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stati disegnati dal pittore Vucetich, Vespro siciliano non vuole essere, secondo le intenzioni dell'autore, un dramma storico, ma un dato storico riassunto sotto specie di leggenda. ORGANIZZAZIONI GIOVANILI * Perdura ancora l'eco del recente cam pionato della G.LL, di pallacanestro svol. tosi ad Abbazia nei primi giorni dello scorso maggio, che già si delinea un vivissimo interessamento per la nuova manifestazione sportiva della G..L., le finali del Campionato nazionale di pugilato che vedranno alle prese il fiore dei pugili appartenenti a oltre sessanta Comandi federali d'Italia. I preparativi per questi incontri sono già stati iniziati da qualche giorno per l'allestimento dei quadrati e le altre modalità riguardanti il Campionato. Figurano iscritti alle gare 118 pugili appar. tenenti a 48 Comandi federali. Sono attese altre numerose adesioni I Comandi federali che assicurano Ja partecipazione di maggiori squadre sono quelli di Torino e Roma con 6 elementi ciascuno; Pesaro, Livorno e Treviso con 5 Il Comando Federale di Fiume sarà rappresentato da Verzini e da Varglien, * Sono state ultimate a cura di tutti ì Comandi federali della G.I.L. la preparazione e l’organizzazione dei Campionati federali di corsa ciclistica su strada. I vin. citori di queste eliminatorie disputeranno Îl 30 giugno i Campionati interfederali I 94 Comandi federali sono stati distribuiti in otto gruppi facenti capo rispettivamente ai Comandi federali organizza= tori di Messina. Foggia, Aquila, Firenze, Pisa. Asti. Forlì, Udine. Ogni Comando federale potrà parter pare con un massimo di tre corridori. Ver ranno classificati | due migliori arrivati di ogni Comando. Il 21 luglio si svolgerà quindi a Rieti il Campionato Nazionale. Ogni Comando federale potrà partecipare con due corridori, Verrà classificato ai fini della graduatoria di ogni Comando il migliore arrivato. La classifica dei C. F. risulterà dalla somma dei punti ottenuti dai due corridori meglio ciassificati nel Campionato interfe. derale e dai punti ottenuti dal corridore ficato nel Campionato nazi SPORT * Ciclismo. È stato raggiunto l'accordo con la Federazione tedesca sulla partecipazione italiana alla Milano-Monaco in


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calendario dal 5 al 9 luglio. Quest'anno la rappresentanza azzurra sarà composta da dieci corridori * Calcio. Con un chiaro successo per 2 a 0, nella partita di ricupero al Littoriale di Bologna. le riserve del Milano hanno concluso nel migliore dei modi il loro torneo, conquistando il titolo di campiane italiano della categoria. Già in testa alla conclusione del girone di andata, con 24 punti, le riserve rosso-nere 'hanno più che raddoppiato il lo. fo punteggio nel girone di ritorno, totalizzando ben 49 punti, 4 cioè in più della media base, e lasciando a tre lunghezze }Ambrosiana, I rincalzi del Milano corroborano il loro primato con 21 vittorie, 7 pareggi e 2 sole sconfitte, con un attivo di 72 reti contro 31 al passivo (quoziente 2.32). La squadra milanista ha vinto 14 delle 15 partite casalinghe, e fuori campo ha totalizzato 20 punti, dovuti a 7 vittorie. * Ippica. - Il Premio dei Matadori, la grande corsa berlinese di trotto, si disputerà il 4 agosto in due prove sul miglio con la dotazione di 50.000 marchi. Il vincitore dello scorso anno, il campione Mc Lui Hanover del conte Orsi Mangelli, se parteciperà alla corsa sarà assegnato al nastro di 1660 metri, mentre il rappresentante germanico Probst partirebbe a 1620 metri. * Motorismo. - La nuova sospensione della circola. zione automobilistica privata non ha arrestato il lavoro di preparazione e di messa a punto delle vetture da corsa italiane, L'Alfa Romeo, infatti, sta curando la messa a punto di due suoi modelli tuttora inediti: cioè mai apparsi in una competizione sportiva. Il primo è il mo_ dello 1500 con motore i 12 cilindri - due gruppi di 6 a 180, vale a dire opposti - e Il secondo è il modello 3000 con motore a 16 cilindri a V con apertura a 135. * Atletismo. Presso la Federazione di atletica leggera sono allo studio i dati ed i particolari del periodo agonistico che ri. guarda la fine del corrente mese di giugno, periodo particolarmente importante perché comprende il secondo recupero del cam. pionato di prima divisio. ne, la finale di tale cam. pionato, l'eventuale disputa dei campionati di seconda serie maschili, quelli femminili ed il preventivato incontro Italia-Jugoslavia a Bologna. ATTUALITÀ SCIENTIFICA # In tema di carbu. ranti succedanei e nazio. nali, o di questione più generale di economia dei consumi nell'esercizio di motori a combustione interna e più precisamente di quei mastodontici motori ad iniezione di nafta installati Sui potenti autocarri d'oggi. può essere interessante conoscere qualcosa sopra un argomento, ignorato dai più, al quale molti tecnici la vorano con passione € convincimento: si tratta dello studio delle possil lità di adoperare l'idrogeno per l'alimentazione dei suddetti motori, La via più pratica dell'utilizzazione dell'idrogeno sembra essere quella di adoperarlo non da solo, ma in sussidio all'ordinario carburante, come potrebbe appunto essere la nafta nel caso dei m torì Diesel, ed in tal ca sarebbe possibile contemplare una buona diffuso. ne dell'applicazione in quanto che la richiesta — anche totale — sarebbe modesta, pur facendo sentire sensibilmente il peso della conseguente econodi nafta. Di più gli

L'olio d'oliva che entra nella composizione dello Shampoo Palmolive assicura a_ questo prodotto due specifiche prerogative: gli consente cioè di pulire e ravvivare i capelli senza ulteriori trattamenti. Lo Shampoo Palmolive non secca la capigliatura, ma la libera dalle impurità renden-

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MANTIENE FERMO IL SUO POSTO DI PRIMA LINEA NELLA TERAPIA DEGLI STATI DI INDEBOLIMENTO GENERALE

IL SOMMO SCIENZIATO L'ECCELLENZA IL PROF. BOTTAZZI Accademico dll

USA

cISCHIROGENO Napoli, 10 maggio 1932-X

Vi sarò grato se vorrete avere di nuovo la cortesia di mandarmi una mezza dozzina di bottiglie del Vostro ISCHI ROGENO, per uso di persone di mia famiglia. Se torno a chiedervelo vuol dire che sono stato molto soddisfatto di averlo già

usato.

Prof. FILIPPO BOTTAZZI Napoli,

L'ISCHIROGENO gliori del RIMANI

preparati

è sempre

8 gennaio

1938-XVI

uno

dei m

di cuièstata sperimentata l'utilit

e, cosa unica più che rara, mantiene fermo il suo posto di prima linea nella terapia degli stati, tanto comuni, di decadenza organica, di atonia muscolare, di indebolimento generale, ecc. Prof. FILIPPO BOTTAZZI Specialità medicinale del Gr.

Uff.

O. Battista

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XIII —

L'ILLUSTRAZIONE

ITALTANA


EN studi in corso consentirebbero di arrivare alla conclusione che l'alimentazione mista di nafta ed idrogeno produce una combustione della nafta molto soddisfacente, e dato che i due carburanti si integrano assai bene a vicenda, ne risulta la possibilità di bruciare bene nafte pesanti che în caso contrario non troverebbero applicazioni altro che nei motori ma_ rini lenti e nelle caldaie. Ecco a tal riguardo aprirsi un ottimo campo di previsione per l’Italia, in quanto che dagli enormi nostri giacimenti di schisti bituminosi della Sicilia e dell'Abruzzo si ricaverebbe in forti quantitativi delle nafte un po" scadenti che, alimentate con idrogeno, consentirebbero un ottimo impiego. Tecnicamente, le cose si svolgono nel senso di disporre sulla testa del motore un'apposita valvola per l'introduzione dell’idro, geno proveniente da bombole che lo contengono compresso: în tal caso ogni auto. carro avrebbe la dotazione di un paio di bombole, e se accadesse di rimanere senza tale provvista, potrebbe pur esser sempre possibile marciare colla sola nafta sino al primo posto di rifornimento: dunque la complicazione costruttiva e funzionale è praticamente ben poca cosa e difficoltà per la nuova sistemazione di marcia non ve ne sarebbero.

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ILA

stori della Colonia; e chi lo voleva a cena, chi a desinare, Ma il Goldoni li aveva ingannati. I versi da lui recitati non erano improvvisati niente affatto; si trattava di un vecchissimo sonetto da Jui composto in gioventù. Ahi, ahi, che il Montano, il Perfetti e gli altri acclamati improvvisatori, ricorsero forse troppe volte al trucco del giocondo avvocatino veneziano! Secondo qualcuno il merito principale di tali Accademie fu quello di aver composto dei bellissimi... er libris. Ma si potrebbe facilmente obbiettare che anche Ricordate che la villeggiatura alpina nei mesi di luglio e settembre sotto questo aspetto esse servirono ben è più invitante e più bolla di quella d'agosto, Uuando l'intenso poco, Abbiamo infatti bellissimi ex libris anche prima delle Colonie di Arcadia. traffico fen jostano veste nel suo turbine il fascino idilliaco delAnzi il difetto di non rendere i libri l'Alpe e la nota squisita eleganza della vita sportiva e mondana. avuti a prestito dev'essere così antico che ex libris foggiati a sentenze e a motRIBASSI FERROVIARI 50 00 ti curiosi rivendicanti la proprietà del libro sono antichissimi. Sulla guardia di L'UTA di Bolzano Invia gratuitamente, a quanti ne facclano richiesta, qualche libro antico si trovano addirittula nuova Guida Hlustrata e l'elenco degli alberghi raccomandati. ra terribili anatemi contro l'indelicato trafugatore. Esiste caffè privo di caffeina? Esistono varietà di caffè naturale (qui non si parla di surrogati) le quali sono totalCOLLE ISARCO mente prive di caffeina. Queste varietà, aromatiche quanto quelle comuni e particolarmente indicate per tutti coloro cui MAESTOSO ALBERGO MIRAMONTI. li ritrovo dello migliore l'uso del caffè è inibito, sono assai rare clientela. Goll 9 buche. 2 tennis. Orchestra. VITA ECONOMICA € sembra si trovino soltanto nel MadaCORTINA gascar. Una di tali varietà, Ja Coffea RuE FINANZIARIA GRANDI ALBERZO SAVOIA. |. Cor. 264 lett Modernissimo. bardi dà nel caffè tostato un contenuto * La produzione agricola della Tunisia e 1224 Piscino pensile. Tennis. Por . Orchestra Festeggiomenti. in estratto assai elevato in confronto a le sue possibilità di sviluppo nel quadro quelle normali, raggiungendo essa il 36,7 dell'economia imperiale italiana. — Feper cento in estratto. ALBERSO CONZORDIA E PARCO. Ogni conforto. 140 le: condata dal lavoro italiano, la terra tu| Una lettrice, evidentemente troppo tiOrchestra. Vasto parco. nisina, da uno stato d'abbandono, per morosa, cì chiede se esiste un tipo di vari riguardi non dissimili da quello da cassaforte assolutamente sicura. Fino a Golf - Piscine ALBERGO CORONA. Amplioto # arredato 1938-39. Cosa tran noi trovato nella Libia, è stata portata ad un certo punto da misurarsi secondo le quilia, signorilmento familiare. Parco. Terrazza. Verando. Té pom. un alto livello produttivo che avrebbe normali circostanze in cui l'effrazione di Cuelna rinomata. Equitazione potuto attingere a mète ancor più rileun arnese del genere può avvenire, l'in. vanti se l’opera di pionieri dei nostri conviolabilità delle moderne casseforti può ALBERGO CORTINA. 160 lotni. Tutte le comodità. Trattamento nazionali non fosse stata sistematicamente dirsi assicurata. di primo erdine. osteggiata dal capitalismo agrario franceVero che di pari passo è progredita anse e dal mal governo economico delle auche... l'arte degli scassinatori i quali ora torità della cosiddetta « Reggenza ». Ciò sanno usare la fiamma ossidrica, la sega malgrado l'agricoltura tunisina per quancircolare, la termite ed altri esplosivi. tità e varietà di prodotti coltivati presenta La corazzatura di una cassaforte mointeressanti caratteristiche le quali non "GRANDE AL derna è costituita da un triplice sistema GO DELLE ALPI" è ‘GOL? ALS. potranno non avere una funzione di note. di mantelli d'acciaio: uno esterno di acGol. Tennis. Pasca. Piscina. Orchestra. vole Importanza nel quadro della nostra ciaio comune, un secondo di acciaio reD economia imperiale Il giorno ormai prosALBERGO RAIMALTER. Mode: lsimo. Recentemente trasformato sistente al trapano e alla sega cireolare simo in cul questo territorio sarà nuova€ in terzo mantello interno di acciaio più CAMPIGLIO cn jndito. 140 letti, Appartamenti con bagno. Sale di ritrove. mente ricongiunto a Roma. Contrariamensottile dei precedenti. Per attaccare questa te a quanto talvolta si è insinuato da su1550 Trattamento di primissi ordine. Ottima clientela di famiglia. difesa occorre un pesante, complesso, e perficiali e soprattutto interessati ossersoprattutto rumoroso, armamentario, per vatori d'oltr'Alpe, l'economia agricola tucui si ritiene ch'essa nella stragrande nisina, non solo non è concarrente a quelmaggioranza dei casi, sia sufficientemente m. 1236-2005 -30Alberghi. 300 Ville e Appartamenti la italiana, ma presenta spiccati caratteri ORTISEI sicura. di economia integrativa e complementare A quale agente patogeno è dovuta la della nostra. Basta infatti considerare da Val Gardena ruggine del grano? Quali.i mezzi per comda affittare mobiliati. Perfetta attrezzatura moderno. una parte le possibilità di sviluppo della batterla? produzione cerealicola tunisina che potrà Si tratta di un fungo parassita che colFunivia dal centro del paese all'Alpe Siusi (m. 2005) sempre trovare un sicuro sbocco sul nopisce i coltivati nei mesi di maggio e stro mercato metropolitano e libico, e dal. (NI giugno, spècie quando il tempo è caldo l'altra le grandi prospettive offerte alla ed umido, Si presenta sotto forma di puProspetti e informazioni dall'Azienda Soggiorno Ortisei. olivicoltura del territorio in rapporto alle stole allungate di color rugginoso che poi analoghe possibilità di assorbimento delanneriscono. SI combatte con applicaziol'Italia, e delle nostre terre africane, Tutto ni di zolfo puro ventilato. m. 1600 ValGordana. Soggiorno esti lo. Passeggiat ciò per tacere delle risorse zootecniche e Una questione d'ordine venatorio a proi, Ot i Alberghi, Pensioni @ Appartamenti di soprattutto di quelle minerarie che costi. posito della rapidità di scatto nei fucili tutte le cotegorie. Inform.: Azienda Soggiorno @ Turismo. tuiscono, come si sa, un altro fondamenda caccia. tale caposaldo dell'economia tunisina la Quale fra | due sistemi di percussione m. 1000 ALB. STELLA ALPINA. Posizione incantevole. Cosa fomiliore. Cucina sem. quale anche per questo riguardo verrebbe canì esterni e a cani interni è il più plice, sana @ abbondante. Acqua corr. Tennis. Autorimes Telel. 30. Pons. L. 32. ad integrare e non a subire il contraccolpo veloce? Il sistema a otturatore è ancor della produzione mineraria ‘del nostro più veloce dei precedenti? complesso economico imperiale. In pratica non si hanno sensibili differenze nella velocità di scatto dei due salli di Brescia ll quale nel 1916 aveva proposto l'adozione primi sistemi, sebbene teoricamente si consideri più veloce ALL' INSEGNA DEI SETTE SAPIENTI di un carro a motore moventesi su pattini articolati, con lo scatto a cani interni. Il sistema a otturatore ha maggior Chi fu l'inventore dei carri armati? Il primo ad intulrne un ingegnoso sistema che fu poi adottato dalla Germania forza di percussione c dà quindi una miglior conflagral'importanza fu un nostro ufficiale; il capitano Luigi Gusper un trattore agricolo. zione della carica. ma è meno veloce dei due precedenti. In seguito altri inventori (o forse modificatori della primitiva invenzione italiana) sorsero in Francia e in Inghilterra. Fatto è che, mentre negli altri paesi non si dette soverchia importanza alla nuova macchina di guerra, inglesi e francesi l’impiegarono nel 1916 durante Ja battaglia della Somme. Vi furono entusiasti che preconizzarono eserciti completamente meccanizzati. In realtà però i primi carri armati avevano soprattutto il compito della distruzione del reticolati e dei nidi di mitragliatrici. Il loro impiego in linea di colonna, in formazioni di massa, în «colonna perduta », come grandi unità di guerra aventi compiti tattici completi è proprio di questa guerra. Una signora milanese ha sentito citare senz'altre spiegazioni la burla che Goldoni ha giocato agli Accademici. Di cosa si tratta? L'indicazione è In verità un po' troppo generica. Assai probabilmente sì tratta della beffa di cui lo stesso Goldoni parla nelle sue Memorie. Passeggiando per le vie di Pisa giunse davanti al portone di una casa dove attendevano molte carrozze e stava accalcata molta folla. Sullo sfondo un vastissimo giardino raccoglieva esso Jure molte persone sedute sotto una specie di pergolato. Si appressa e vede un guardia portone che se ne sta impalato con aria d'importanza; gli chiede qual fosse il motivo di tanta “nimazione e quello risponde garbatissimo: «L'adunanza che qui vedete, o signore, è un'adunanza degli arcadi chiimata Alfea ‘o di Alfeo, fiume celebrato in Grecia da cui era bagnata l'antica Pisa in Aule. Sbalordito da tanta scienza e incuriosito, il Goldoni fa chiedere al Custode il permesso di assistere all'adunanza, Avutolo chiede anche il permesso di esprimere il suo compiacimento in versi improvvisati. Tutti gli occhi si fissano su di lui che, ritto innanzi al suo scanno, comincia a recitare. Il successo fu clamoroso. Trattò in seguito tutti i Pa-

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fra l'ex campione A. Tagliaferri (Nero) e A, Costa (Biance

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Apertura sorteggiata 21.18-10.14 con note di Agostino Gent

21.18-10.14; 25.21-5.10; 24,20-12.16; 22.19-10.13; X-X; 26:19-X; 28.2418;

Non

è una

perché, in fondo, tace, lasciandoci vivere

tranquilli ed in pace. Ma se, come al solito,

Po

lettori, capite,

voi spesso — è incredibile! —

î

nolenti

Non mangia

X-K; 20.15-2.6;

32.28-

30.26-9,13; 29,25-13.17; X-4.7; (posizione del diagra: ma); 22.18(0)-7.11; 2420-15; 18. 13-5.10(5); 25.21-11.14(e 3.7; 13.9-10.13; XX-KX; X-X; 12, 15-28.31; 9.5-23; 30,27; 5.9-27.22; Patta, (a) 19,16-X; X-15; 25.21-16.20; X-T.1l; X-XX; -24.20-6.11; 21.185.10; 28.24-10.14;. 18.13-14.18_ ecc. {1 Nero vince. (b) Se 5.9; 13.10-6.13 15.6-3.10; 25,21, Bianco vince. (e) 10,14-19,10; 12.19-23.7; 16,32-21.18; 31.12-10.3, Patta.

bisbetica

la udite.

(economica?)

PROBLEMI (a premio)

Corsaro Biondo 5,

6. Ero,

Indovinello EROINE

Quando riposa lei, dormono in pace l’eterne

vagabonde,

lungi a durezza di vicine spouge: in chiuso eremo

stanno

se si leva e in pié balza

minace,

sul campo di battaglia,

dove

perizia

con.

mosse

©, Veroni, ?. Terreo. 9. Rione. 10, Limitare,

11 Tarate, 12, Ortica,

li. Cortesia.

N. 94 di Giov, Zinetti

(Asolo)

*

Milane:

Le definizioni sono gli anagrammi delle parole da inserire nello schema,

anch'esse — ad una ad una — b

, Trappoloio.

7. Elzeviriano. 8, Cima, 9, Ire, 10. Talare. 13. Sentore.

fin che le chiameranno. Ma

A

N. 93 di Fernando Piccoli (Alessandria)

cede a la fortuna,

scenderanno decise pel colpo che sbaraglia combinate

Cruciverba

e ben

ll Bianco muove e in 5 mosse

precise.

Se qualcuna saprà l'oscura fossa

Il Bianco muove

vince

e vince

in 4 mosse

(non a premio)

ben presto, sì lettori miei credetemi,

anch'essa tornerà per la riscossa!

Doricus

N. 95 di Angelo

(Roma)

N. 96 di Mario Fontanella || (Milano) |

Volpicelli

Indovinello UN VECCHIO LUPO DI MARE Ha un occhio solo eppur cieco non è, giunge lontano senza camminar: dei naviganti amico, è in mezzo al mar, su

tutti

dominando

E la sua guida

come

un

re,

La s'incontra in ogni porto questa nave da *rasporto.

è ognor

raggio di luce che rinfranca j cuor.

Chiomadoro

Bello o brutto, è «uesto

un

posto

ch'è da noi molto cissosto. Infedel con loro è stato

Indovinello PICCOLA di mille

ci propina

ITALIANA

De la montagna

l'infezione.

N: 81 di M. Telò:

N. 82 di A. Raggio:

prima:

în mezzo ai campi ognor, è de la mamma

il cor.

Ogni settimana sarà assegnato tra i solutori un premio di L. 30 in libri, da scegliersi sul catalogo della Casa Garzanti. Le soluzioni devono essere inviate non oltre gli otto giorni

Giovanni da Procida

dalla data di questo fascicolo.

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N. 22

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Cate Valtolina-Grixoni

_

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Soluzioni

ITALIANA

Cruciverba

N. 25

ILLUSTRAZIONE ITALIANA Concorso

permanente

DEL

Sì

N. 22

6.3; 3.26.

vs

23.20;

29.26; 15.12; 12.28; 28.26,

12.7;

7.3; 6,10(a); 3

N. 84 di V. Gentili;

15; 5.14; 18.14; 3127; 15.11; 117; 7.8;

(a) 6.11; 25.21; 24.13 e vince.

î

6. Bianco vince,

NOTIZIARIO

alla

pagina

ito

ir

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ILLUSTRAZIONE ITALIANA

in 5 mosse PROBLEMI

N. 83 di G. Pelino:

(edi

- Genova

TOTP

OO

DEI

13.18; 30.26; 16.5;

te

Ranieri Foraboschi, l'instancabile e valoroso problemista Ilvar: nese bandisce un nuovo concorso problemistico libero a tut gi autori. = 1 concorrenti dovranno inviare un lavoro: per ciascuno | seguenti temi: ‘a) Solitario: ©) pfoblema a mossa libera con mossa al Bianco. w Per i due temi consultare il volume del Foraboschi La classi) ione del problema a pag. 93, 94 e 95 per il primo tema e gina 95 e 96 per il secondo tema. È Si osserveranno le solite norme; cioè: 1 lavori devono contraddistinti da Un breve motto soltanto; motto che sarà ripe tuto In un piccolo plico contenente nome, cognome e indirizza dell'autore. I lavori saranno classificati’ separatamente tema tema. Vincitore risulterà colui che avrà conseguito il miglior punti gio complessivo per i due temi. Saranno anche premiati è win citori di ciascun tema. spia Inviare i lavori a Ranieri Foraboschi, Via Indipendenza N, $i| Livorno.

N. 22

1. Mal

SOLUZIONI

Fioretto

Tanto, orizontaîi che verticali,

in cima,

è sempre

Ml Bianco muove e_ vince in 5 mosse

il marito e jl fulanzato. 4 Con l'acuto pungiglione

seguente

le rubriche

Scacchi

e Ponte)

20°,

mo; specificando sulla busta la rubrica a cui si riferisco

ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

Soluzioni Dama N. 25

ILLUSTRAZIONE ITALIANA| Soluzioni Scacchi N. 250


"Te

SCACCHI sorio Libri ricevuti Scacchistica, dell'ing.

Analisi

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vinele : Bor, Brindisi,

RRAMER TTJorao La Prelio pivato voro « Forze » e

Luigi

Catezii se caiione rien CASI — 5 aprile Too Ciscaiao piiata' în

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questa pregevole opera*, Bpecato sia priva che di diagrammi. La se. conda

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Jerno. 3 11 torneo si è svolto presso il Dopolavoro « Littorio»dal 13/al 21 Cln; 1940

parte, dedicata al finali; uscirà

——

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Problema N. 906 E. CA

Problema N. 908

Spore, 1934)

563

Partita Russa

Tornei

« Acelli » + Principale

Gli

Î Blanco matta in 2 mosse

sfuggono alla sanzione di precise penalità, ma vengono elencate

indazione al giocatori che si rispettano di evitarle scorrettezze di gioco n 1) Giocare fuori turno sbadatamente

2) Dare con parole, atteggiamenti,

gesti, indicazioni circa ta

qualità delle carte possedute.

3) Fare osservazioni, domande, da cui possano trarsi conclusioni e chiarimenti, Sidndicare approvazione o disapprovazione: del gioco det compagno. Si nerolrai dell'esitanza 0 di un rimarco 0 di un gesto del. compagno per regolarsi nel rispondere. 8) Fare un commento non necessario nel rispondere ad un gioco.

18,

Dod

Rd6,

Dd54: (e); 7. Re?(d), RîS; 8. AdT+, TOLSE 1ARegi EAS6i: Rosi 2 ecc. i (b)Axd3; Minaccia (€) Se 6. (d) Minaccia, 8. Axg6+, pon Pioner F., Milano —ibis Zampieti A,, Saon: — Alujevich G., Trento — Trovati G,, Asti— Calandra G. Gela —— Farmacia Scappini. S. Michele Extra — Delta G., Caltanissetta —L., Ferrari Del M Roma —Di,

fo

CCLVIII. — CODICE DEL PONTE (continuaz.). -Abbiamo visto gli articoli che regolano la quarta fase, € cioè la del gioco. Ma, come sappiamo, al diJuori delle irregolarità fase posribiti € contemplate da detti articoli, molte altre irregolarità minori, e, propriamente scorrettezze di gioco, possono essere commesse. Esse

dela

P mi Fissare

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il posto

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nelle carte di un

giocatore da cui

e "qua certamente ‘Asso di cuori, menegli

l'Asso di cuori e

trae la carta che gioca, e trarne e fare induzioni a riguardo: © ‘pica srt) fare 0o Baliero' fuazatan impegno, eopare oppure ani sulian fatto che tale tale" numero è stato già raggiunto; f

lasciar buono il Fante del Sud però deve fare in mantera da entrare al morto dopo Perciò Sud di laDama di cuori, vaalmorto edi mediante il10 di attà, de tnt di quadri a morto, rientra in mano

rante la licitazione;

Re e Dama di quadri del

©) dare un'informa:

non consentita ad un incidente du-

la Dama d’attà del morto,

di giocarla in seguito,

astanti, e anche coloro che pelmomento non prendono parte alla partita devono astenersi ool'rortemare l'attenzione suuna irregolarità o un errore commesso, o sul punto della legge rela tiva, salvo che fossero richiesti della loro opinione. Nel prossimo numero tratterò infine del quinto perlodo, ovvero della fase che si riferisce al punt N —Ecco la soluzione del problema proposto nel numero scorso —Rammento che esso è tratto da una partita presentata dalla signo» rina Rosella Sci

3

11) Trascurare di tenere le

in ordine e distinte una dal-

87453

È particolarmente scorretto quanto segue:

pe

©

LIBRI, «Questo singolarissimo e prezioso libro che dobbiamo alla autorevole perspicacia di Massimo Spiri tinî è veramente una eccezionale sagra di poesi nella. quale sono presentate per la prima volta in Italia e forse in Europa, da un solo raccoglitore, tutte civili del mondo,

poeticamente

inter-

pretando le più tipiche affermazioni liriche di cen-

tinaia e centinaia di poeti d’ogni scuola, d'ogni calibro, d’ogni nazione ».

(Regime Fascista)

«Ma

come

chiamare

‘a

Giacomo Munaro

questo florilegio?

Interpre-

tazioni? Rielaborazioni? Calchi e ricami? Perché qui

non si tratta già di una delle solite versioni. Lo Spiritini rivive l’arte de’ suoi poeti e la sa rendere nella nostra lingua, oltre che con stupefacente aderenza al testo originale, con tanta vivezza e genialità che queste poesie, secondo noi, potrebbero piuttosto chiamarsi « concreazioni ». E in questa parola sia anzi il nostro maggior elogio ». i (Rivista d’arte) Enrico Garras Jr. «Lo Spiritini vi si è accinto con fervore; e la va»

stissima raccolta che oggi ci offre può pretendere di essere la più completa ed esauriente del genere ». (Rivista IMlustrata del « Popolo d'Italia »)

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quindi le sue tre mori a

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3 cuori

3 picche

Iva passo o“ tei Ra ton l'altra ovvero lasciare che qualcuna di esse siatenuta dal come Los pagno, 12) I posizione di morto; esaminare lecarte deldichiarante, —1Ovest è uscito cot 5 dicuori. Est hapreso col Reed è tornato oppure levarsi ai rr "e recarsi ‘dietro il dichiarante con la Dama. Come deve giocare Sud per Jere lo atramazse? per sorvegliare la sua Pondolta digioco, oppure guardare le carte . Sud considera che dopo aver data la mano di cuori, non dà torizzate. attù, non dà quadri, ma dovrebbe perdere un'altra mano a fior. della difesa, oppure fare rimarchi e osservazioni

le letterature

batte tutti gli attù e su di essi scarta

Editrice

così indebita- ©Giochi Mitano) lata. Detta partita comparirà in una busta mente al compagno Est che egli ha un'altrasegnala presa sicura, e che di partite di ima pubbl Dò il quadro completo delle carte: (vedi grafico a destra). quella carta vincerà sicuramente la presa. 9) pare tnt He; quali: dovrebbero essere ‘dato::1000 1)ll:ratuoitarioner era. stat la seguente:

se

eia J0ri0 scortare

Est

d) prepararsi a raccogliere una presa, quando incora le quat- quadri. Siamo così alla decima mano e lapressione si è esereltata tro carte hon sono giocate. su Est che ho dovuto sguarnire la difesa a fiori. Sud va a fiori 1 componenti di una coppia devono adoperare convenzioni |&' prende el motto con°l'Atso. scaritto PASSA dd non usuali, senza avvertire gli non avversari del loro cuori, al morto sarebbe rimasto Se Est avesse il Fante. Sud torna dal Non è scorretto, salvo nel caso del morto, avvertiresignificato. ll compagno © ‘morto a Jiari, cade anche la Dama buono © Sud fa le ultime due manto contro l'infrazione di qualche Legge, , contro l'errore di giocare fuori turno. Non è ‘e circa un rifiuto commesso dal proprio Di gila dodicesima Lrcompagno, salvo che il rifluto sia commesso

1) Giocare una certa con speciale enfasi. ; 8) re marcatamente a rispondere ad la rispasta non richiedeva speciate considerazione.un gioco, quani proprie carte la carta che si deve giocare frima9) Staccare cha sia ildalle proprio turno di giocare. Così, per esempio, se il difensore Est, non appena il dichiarante Sud ha giocata una carta, atacca una carta dalle sue in atteggiamento di doverla piocare, indica con ciò al compagno Ovest, la necessità 0 l'opportunità di lasciare a lui la presa per uno sviluppo successivo. Oppure se Ovest giocando una carta,b,ne tiene già un'altra staccata e in atteggiamento

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Milano, maggio 1940 A. Bignami ®, Castiglioni i CI6 | 14. Ced I CdS | 15. e:f6p. gif dé i. si AfS | 19. CfeS} Reg Ag6e6 ||21. 20. TE h:gd Db AAel | 22. Rî2 Dh1+ Ahdi hig6 | 23. A:£34 Rd? #5 Îl Blanco Dga abbandona

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(Ma egli rammenta l'apertura delle dichiarazioni futte da deere

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AUTORI i

« Massimo Spiritini in Poeti del mondo ci ha dato un ardito musicalissimo saggio d’interpretazione italiana d'un’ampia schiera di lirici internazionali, chiamati ad un Concilio accorto di fisonomie e di voci. L'abilità di rendere il giuoco scheggiato e fulgido del frammento, la linearità vaporosa del paesaggio, le rifrazioni luminose e coloristiche di certi particolari a mezza quota fra gli esseri e le cose, fra i suoni e le idee, fra le forme e i simboli, traspare ad ogni pagina: e depone in misura inequivocabile pel gusto estetico e per la forza plastica di questo nobile interprete della Poesia mondiale ». (Resto del Carlino) Pauro Buzzi « Poeti del mondo: concreazioni di una perfezione rara. Un capolavoro ».

(Tribuna di Bucarest)

J. Gura

«Come ha fatto lo Spiritini a conservare persino le rime, gli stessi accenti, gli stessi metri? E far senrire le qualità di ciascuno? E scegliere cen tanta sicurezza le personalità più rappresentative? È il suo segreto per cui nessuno lo può eguagliare e il lettore se ne renderà conto appena inizierà la lettura di così vasta e concreta antologia: grandiosa orchestra diretta da un magnifico direttore ». (Il Gazzettino Illustrato)


PER

SENTITO

DIRE

Mister Churchill ha detto che l'Inghilterra continuerà a combattere, nonostante la capitolazione della Francia. È logico: mister Churchill è conservatore e vuole... conservare la guerra. Mister Attlee ha sostenuto la stessa cosa grazie a È logico: mister Attlee è laburista, il laburismo è iscritto alla Seconda Internazionale ed è quindi pacifista e antimperialista. Ciò vuol dire che non ammette altro imperialiPER SIGNORA IGIENICO smo che quello inglese e non ammette altre L'ASSORBENTE guerre che quelle fatte, o, per meglio dire, fatte fore a beneficio dell'Inghilterra. CAMELIA S.A. MILANO VIA G. MODENA 21 laburisti inglesi sono stati sempre così. Ne volete una prova? Nel 1936, quando fu sottoposto alla Camera dei Comuni jl colossale programma britannico di armamenti, Attlee e compagni, nel congresso di Edimburgo, si pronunziarono per l'approvazione. Al contrario di quel pover'uomo di Blum, il loro csllega francese, che di ‘armamenti non voleva sentir parlare. Un malinconico poeta, che pensava allora di tramandare ai posteri, da lui chiosata, la storia politica di quell'epoca (ma non lo farà più, per il buon nome dell'umanità), così narrava l'avvenimento

Colazione Frittelline

di polenta alla Lodigiana Costolettinre Marietta Formaggi: Bel Paese - Robiola d’Introbbio Frutta - Caffè

Vino di Ghemme

BOTTEGA

DEL GHIOTTONE

DI POLENTA ALLA LODIGIANA. — È un ottimo FRITTELLINE per incominciare una colazione. Fate una polenta con circa piattino ‘mezzo litro di latte e100 gr. di farina di mais. Salatela, e quando è alta sia fare Cotta versatela sull'asse da pasta spianandola in modo cheanche Lasciate freddare completamente, la potete un dito. circagiorno un per l’altro, più è fredda e meglio riesce. Tagliatela poi fuori nella stessa sagoma, o a dischetti. Tagliate, tagliato tom una formina a cuori fette a già precedenza in avrete che italiano del gruera dischetto di polenta posatene Sottili (mezzo centimetro). Sudi ogni polenta. Schiacciate un po' con le di gruera, poi un altro Uno affinché dita abbiano ad aderire per bene. ‘Passate ogni frittella così combinata nell'uovo e nel pane grattugiato, e frigyete in abbondante olio 0 strutto. Quando le vedete dofate, mettetele un istante sulla carta assorbente prima di mandarle in tavola. COSTOLETTINE MARIETTA. — Tagliate bene le vostre costolette di abbacchio, e fatele cuocere un istante solamente, per rosolarle, assieme ad un bel po’ di cipolline tagliate per metà e lessate in precedenza, tenute un poco al dente. Levate subito le costolette dal tegame, per passarle nella farina in modo che ne siano tutte ravvolte ‘Im un tegame di pirofila mettete, sul fondo, tante fette di pomodoro (molto spesse) quante sono le costolettine. Su ogni fetta mettete un pizzico di sale, uno di pepe, e cospargete di prezzemolo trito. Sulle fette di pomodoro posate le costolettine, Irrorate tutto col sugo di un mezzo limone. Coprite con una carta oliata, e su questa mettete anche il coperchio, Fate cuocere @ fuoco lento, nel forno o su di un fuoco bassissimo, mettendo in questo caso un po' di brace sul toperchio. Dopo circa 15 minuti di cottura, aprite, e mettete tutt'intorno alle costolette, delle patatine novelle e dei piselli cui avrete dato un bollo. Sui legumi e tutt'in giro metterete, qua e là, alcuni pezzetti di burro crudo. Rimettete a fuoco per circa un quarto d'ora ‘ancora, e poi servite nel tegame stesso. Naturalmente si può cuocere qualsiasi costoletta a questo modo, ma l’abbacchio ed il montone sono più indicati. Bice Visconti

È indiscutibile che non c'è sito ch’abbia più nuvole del Regno Unito; le nebbie imperano, sempre sospese sul grigio fascino di quel Paese. Ma, a quanto affermano certe parole, fra tanto nuvolo risplende un sole tutti capiscono che intendo dire quello simbolico dell'avvenire. È un sole docile, domesticato, chiuso in iscatola,, bene ovattato, che scalda l’anima delle persone senza pericolo d’insolazione. Quei bravi apostoli dell'ideale, ch'han qualche fisima sentiment ogni anno tengono qualche conj in cui proclamano: « pace € progresso! » Pur scìroppandomi tante gazzett vi dico subito che. non ho lette le belle prediche fatte a Edimburgo: soffro di stomaco, ma non mi purgo. Soltanto cònstato la mossa audace di quegli apostoli (progresso e pace!) che il loro nobile raduno han chiuso, tra | mesti gemiti di qualche illuso, votando unanimi, con fieri accenti, il programmissimo degli armamenti, Blum il pacifico sfoga 1 suoi lagni scagliando fulmini contro i compagni, senza comprendere, coi suoi sistemi, che quegli apostoli non sono scemi e se ne fregano degli utopisti prima Britannici, poi socialisti... Con tutto ciò, le cose sono andate lo stesso molto male agl’Inglesi. E l'Inghilterra è triste e corrucciata. È triste e corrucciata: il mondo la ricambia male. Essa ha inventato | carri armati, e con i carri armati le hanno annientato i migliori alleati. Essa ama l'aviazione, ama i grandi spazi solcati in un baleno, e poi s'accorge che l'aviazione può anche varcare il mare e rendere inutile il fatto di essere un'isola!

Ma, a proposito di aviazione, come ve la siete passata, nelle notti scorse, in cantina? ‘Avete avuto brutti incontri? Il padrone di casa, per esempio? ‘Un po' di paura, certo, non è mancata. Soprattutto, con queste case '900 è un disastro. Pensate che l’altra notte sì credeva che fosse caduta una bomba e invece era un inquilino dell'ultimo piano che uscendo aveva sbattuto un po' forte la porta!

Storiella americana: come un poliziotto distratto, dopo aver alutato una vecchia signora ad attraversare la strada, non _ricordando perché la teneva per un bracelo, la condusse in istato d'arresto al più vicino posto di polizia.

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Bisogna però convenire che l’oscuramento non è una cosa da disprezzarsi, soprattutto În certe occasioni. Ma, a proposito di oscuramento, voglio raccontarvi una storia. Due coppie di amici americani si recarono in viaggio di nozze alle cascate del Niagara. Scelsero lo stesso albergo, ebbero assegnate due stanze l'una di fronte all'altra, e salirono al loro piano con lo, stesso ascensore. Mentre uscivano dall'ascensore, la luce si spense. Le coppie entrarono a tentoni ognuna nella propria stanza. In una di queste, mentre già il marito si era infilato sotto le coperte, la sposina si inginocchiò accanto al letto per dire le sue solite preghiere. Aveva appena finito, che la luce ri riaccese e i due rimasero stupefatti: nell'oscurità si erano sbagliati, rispettivamente, di compagno e di compagna. La donna sì avvolse affrettatamente in una vestaglia e disse — Bisogna uscire subito e andare a chiamare gli altri. — Inutile, — rispbse l'uomo scuotendo il capo, — conosco bene mia moglie: lei Je preghiere le dice solo la mattina! Boccaccesca, è vero? La conoscevate gi Me ne dispiace,

Ricevimenti nuziali. Lo sposo: — Incominciamo bene...

CIPRIA

- COLONIA

- PROFUMO

BEI FIORI DELIZIE Perplessità di pescatori. — Probabilmente non è commestibile.

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Meccanica e fortuna. — Mi manda il direttore del Casino. È questa la ruota che vi va male?

PROFUMERIA

INEBRIANTI

SATININE

- MILANO


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