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L'Illustrazione Italiana 1940 n.20

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‘ILLUSTRAZIONE ITALIANA

“imponente n

avanzata delle armate germaniche che attraverso il Belgio e l'Olanda hanno già raggiunto il suolo francese, prosegue irresistibile, esempio chiarissimo di quanto », po ssa Un a perfetta organizzazione militare.e Ecco qui le artiglierie e i carri armati germanici nei pressi del forte di Eben Emaal dopo l'espugnazione.

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SOMMARIO Dalla pagina 677 alla pagina 745 IL

IV

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TEDESCA

BELGIO

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Amedeo

hanno collaborato: Tosti

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Luigi

De

Lillo - Piero Torriano - Lucio Ridenti Marco Ramperti - Leonida Repaci Adolfo Franci - Renato Toselli - Alberto Cavaliere - Mis. Nelle pagine pubblicitarie (da I a XXX) Diario

della

settimana

- Notizie e indi-

serezioni - Pagina dei giochi.

|

D'FA:RIO: Sesto

DELLA MOAINCA

9 Maccro . Roma. Celebrandosi, nel IV Anniversario

della fondazione dell'Impero, la « Giornata dell'Esercito il Duce consegna, sull'Altare della Patria, le medaglie al Valor militare ai reduci e alle famiglie dei Caduti delle campagne di Africa, Spagna e Albania. La folla, acclamando entusiasticamente, vuole, dopo la cerimonia, il Duce al balcone, ne ascolta la vibrante parola e infine lo saluta con un formidabile «A noi! ». selapoli. I ReImperatore inaugura la Mostra delle ‘erre italiane d'Oltremare. Dimostrazioni calorose saluta-

no il Sovrano,

10 Magaro - Berlino. Un comunicato ufficiale annuncia che le truppe germaniche hanno varcato le frontiere dell'Olanda, del Belgio e del Lussemburgo al fine di prevenire una progettata invasione franco-inglese e di proteggere la neutralità dei tre Paesi. Berlino. Il Fiihrer lancia al popolo germanico un proclama nel quale si afferma che «la lotta che s'inizia oggi deciderà delle sorti della Nazione tedesca ».

Parigi. Reynaud procede a un rimpasto ministeriale. Londra. Truppe inglesi sbarcano in Islanda per proteggerne la neutralità e garantirla da ogni altra possibile invasione. 11 Maceio - Londra. Ecco la composizione del nuovo Gabinetto inglese: Churchill, Primo Ministro e Presidente del Comitato di Difesa, Chamberlain. lord Presidente del Consiglio; Attlee, lord del Sigillo Privato; Halifax, ministro degli Esteri; Greenwood, ministro senza portafoglio. Sono stati inoltre nominati: Primo Lord dell'Ammiragliato Alexander: ministro della Guerra Eden; ministro dell'aria Sinclair. Quanto agli altri dicasteri i nomi

L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

—

IV

dei loro titolari saranno resi noti nei primi giorni della prossima settimana. 12 Maceio - Roma. Si comunica: Il Duce, nel giorni di sabato e domenica, pilotando il suo trimotore da bombardamento ha compiuto due voli per allenamento e osservazione di impianti e linee ferroviarie e di movimenti di navi, per complessive due ore: il primo sino al Circeo sorvolando l'Agro Pontino, il secondo oltre il Lido di Roma, compiendo un giro in mare aperto. Roma. Sì comunica: Il Duce ha ricevuto, presenti il Maresciallo Graziani. Capo di Stato Maggiore dell'Esercito e il sottosegretario alla Guerra gen. Soddu, i generali designati d’Armata Pintor e Guzzoni che gli hanno fatto un rapporto su questioni di carattere militare concernenti le loro Armate. Il Duce ha dato l'incarico ai generali Pintor @ Guzzoni di attuare ulteriori perfezionamenti al Vallo Alpino del Littorio sulla frontiera occidentale, Roma. A esequie avvenute, per espressa volontà del defunto, si annuncia la morte del poeta romano Cesare Pascarella, Accademico d'Italia. Era nato a Roma il 24 aprile 1858.

13 Macoro - Berlino. Il « D.N.B.» pubblica:

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olandesi di confine che dalle loro posizioni predisposte hanno tentato di arginare l'avanzata delle truppe tedesche, sono state respinte ed annientate durante i combattimenti svoltisi, Da fonte competente si comunica che le truppe tedesche dopo avere raggiunto la costa olandese presso Haarlingen sono arrivate ora dovunque allo Zuiderzee. Con ciò, tutta quanta la provincia di Groninga, nell'Olanda settentrionale è in mani germaniche. Reparti dell'Esercito tedesco hanno raggiunto il Mare del Nord presso Haarlingen. Sì comunica ufficialmente che presso Tilburg nell'Olanda meridionale, è stato catturato un generale olandese col

suo Stato Maggiore.

Secondo le ultime informazioni, una sola Armata tedesca ha fatto circa 18 mila prigionieri in Olanda. I prigionieri francesi catturati dai Tedeschi nell'azione svolta ieri a sud di Saarbrilcken ammontano a 600. Si ha notizia che nella regione di Tronds. reparti di carri tedeschi si sono scontrati con carri armati nemici e, in collaborazione con l'aviazione, li hanno respinti. Il « D. N. B. » informa che in base a segnalazioni giunte all'ultimo momento, l'arma aerea tedesca ha affondato altre quattro navi britanniche di cui un cacciatorpediniere ed una nave-trasporto, che sono colate a picco immediatamente ed altre due navi-trasporto che si sono incendiate. Il tutto per un complessivo tonnellaggio di 10 mila tonnellate.

Brusselle. Le truppe tedesche hanno occupato la citta‘ella di Liegi.

Amsterdam. Si comunica: A mezzo della radio il generale Winkelman comandante in capo olandese ha lanciato un proclama alla popolazione per comunicare che Ja sede del Governo olandese è stata trasferita a Londra. Da Londra sì apprende che in quella Capitale è giunta questa e sera la ReginaGonestte: Guglielmina con la Principessa GiuHana il Principe:

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NOTIZIE BELLE

ARTI

* Achille Barbaro, che espone a Milano nella Galleria Nova, è scultore di solida preparazione e di attitudini non comuni, Si vedano certi suoi disegni, serrati ben costrutti e vigorosi, e anche certe sue opere più giovanili, che sebbene risentano alquanto dell'atmosfera scolastica, mostrano uno scultore autentico. Più interessanti riescono le seulture recenti, benché incerte ancora sia nell'indirizzo che nei modi. Ivi il Barbaro dimostra una particolare sensibilità plastica, inclinata alla forma compendiosa, massiccia, tutta serrata. in blocco, e insieme modulata con ariosa e colorita finezza di chiaroscuro. Può essere che il Barbaro deformi ancora troppo, mostrandosi qua e là slegato e incoerente nei modi, ma tutto sommato sì tratta di un giovane di notevolissime € promettenti qualità.

* Una mostra assaì interessante è stata a Milano quella di Gallleo Chini (Galleria Gian Ferrari) il quale si è presentato —soprattutto con opere minori, pitture di paese e di fiori, di fusto schiettamente toscano e lontanamente « macchiaiolo ». Dotato d'un occhio sagace, di mano espertissima e di sensibilità assai viva, il Chini riesce in questi dipinti, e massime in quelli di più immediata ispirazione, sempre vivace, brillante e gustosissimo. * Ottiene buon successo a Venezia la mostra personale di Primo Potenza, il quale espone numerosi dipinti, in prevalenza di paese, e vedute di città, Il Potenza è soprattutto un sottilissimo e arguto e conciso disegnatore, il quale sa impostare così la sua pittura con una energia tutta magra e lineare; ma d'una compendiosità moderna che riesce particolarmente efficace nella rappresentazione del carattere. * Per Massimo Campigli, il quale fa una bella mostra di opere sue nella Galleria del Milione, non occorrono molte” parole. Ancora dura Îl buon successo da luî ottenuto alla triennale con un suo magnifico mosaico. Le qualità delitate di decoratore e di preziosissimo colorista, che possiede il Camigli, si rivedono bene În° questa interessantissima mostra. Insieme col Campigli espone il viareggino Mario Marcucci, il quale è disegnatore € pittore di assai fine gusto e talento. = Il noto quadro « Venere e Marte» del Veronese, già appartenente alla Collezione Gualino, e poi destinato alla Regia ambasciata di Londra, per disposizione del ministro Bottai, è esposto a Torino, e fino a nuovo ordine, nella Regia, Galleria Sabauda. %* Nella Galleria Barbaroux di Milano si è aperta una bella mostra L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

i

E

INDISCREZIONI

collettiva dei seguenti pittori: Mario Sironi, Semeghini, Tosi, Campigli, Mafai, Tomea, Scipione, Arturo Martini, Soffici, Rosai, Carrà, De Pisis, Morandi, De Chirico e Galante. In complesso, come s'arguisce da tanti nomi famosi, una mostra vivacissima e molto interessante. Ricordiamo, tra l'altro, una finissima Venezia di Carrà; il grande Cielista di Sironi; un saporoso e vigoroso Zoagli di Tosi; Ja Testa di vitello di De Pisis; la natura morta di Moran

MARCA PRIMA

FABBRICA

ITALIANA

il Campidoglio di Mafai; e infine il Tramonto di Soffici. MUSICA * I Carri di Tespi lirici saranno quest'anno complessivamente 8, in cui uno nazionale e 7 interprovinciali. Il primo toccherà 19 provincie dell'Italia centrale e settentrionale, mentre i Carri interprovinciali svolgeranno i loro spettacoli nel Pie-

monte, Veneto, Lombardia, Toscana, Campania, Molise, Puglie, Lucania. Sicilia e Sardegna. L'O. N. D, svolgerà altresì un giro anche in Albania con un Carro di Tespi lirico. Nel quadro delle imminenti manifestazioni musicali dell'E. M. I, troveranno un'adeguato posto anche numerosi concerti sinfonici all'aperto e concerti di fabbrica. Ad ogni spettacolo lirico dei Carri di Tespi verranno messi a disposizione dei militari di truppa del luogo 100 posti gratuiti. * Il Comitato Permanente per i «Premi San Remo »di letteratura ed arte ha iniziato i lavori del secondo quinquennio di vita, sotto la presidenza di Carlo Formichi, deliberando di indire per il Premio di musica 1940 due concorsi fra i musicisti italiaui; uno per Ja migliore opera di musica polifonica pura, con un premio di L. 20.000, e l'altro per la migliore opera di musica polifonica a orchestra, con un premio di 30.000 lire. * Al Teatro di Gera (Lipsia) è stata rappresentata per la prima volta in lingua tedesca l'opera lirica postuma del maestro Ottorino. Respighi Lucrezia, L'opera ha riportato un grande successo. Alla fine dell'atto unico il pubblico |, a |evocato venti volte al proscenio ll direttore maestro. Georg Winkler, gli artisti e il Soprintendente Scheel, che ha messo in scena l’opera con gusto. e stile.

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FONDATA

NEL

1878

* Le grandi celebra zioni paisielliane a Ta. ranto si inizieranno dl 22 maggio con un grahde concerto diretto dal' maestro Amilcare Zanella. Il 26 dello stesso. mese avrà luogo lo scoprimento della lapide nella cattedrale di Taranto, dove appunto. venne battezzato il soave cantore della Nina pazza per amore. La cerimonia sarà seguita da. un concerto della Polifonica Barese diretta dal: maestro Biagio Grimaldi. Nel concerto diretto» dal maestro Zanella saranno eseguiti: la sinfonia per orchestra del Barbiere di Siviglia; l'aria per tenore e or: chestra, l’aria per soprano € l'aria per baritono del Marchese Tulipano, nella ricostruzione di Amilcare Zanella; ‘un brano per orchestra» di Nina pazza per amore; il Quartetto nume19 3; l'oratorio La Passione; l’aria per soprano € orchestra de La. serva padrona; e il balletto Proserpina, nella trascrizione per orchestra da camera di Adriano Lualdi, Le celebrazioni sì concluderanno con due rappresentazioni dell’opera Nina pazza per amore, sotto la direzione del maestro Vincenzo Bellezza. * L'Archivio nietzschiano di Weimar in collaborazione con l'Associazione tedesca delle esplorazioni _artistiche sta preparando un’edizione critica completa» delle composizioni musicali di Federico Nietzsche. L'indice di queste composizioni, che datano dall'infanzia deh


MOSTRA

DELLA

MODA

(GALLERIA

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-

TORINO


grande filosofo fino al suo trentesimo anno di ei comprende 45 opere: com posizioni per pianoforte, canto e pianoforte, orchestra e coro. L'attività del Nietzsche nel campo della composizione musicale fu tutt'altro chè insignificante, anche a prescindere dall'enorme interesse che ogni manifestazione, sia pure secondaria di una mente come quella dell'amico di Wagner, è atta a suscitare in quanti desiderino avvicinarsi ad una conoscenza compiuta della sua eccezionaie individualità

# Il maestro Ildebran-

do Pizzetti ha posto la parola fine ad una Cantata per soli coro ed orchestra dal titolo Epithala-

mium, composta su versi di Catullo. Questa Cantata, destinata per la prima esecuzione alla Fondazione Elizabeth Sprague CooNidge. sarà diretta in Ita. la dallo stesco Pizzetti all'inaugurazione dei corsi

musicali di perfezionamento dell'Accademia Mu-

sicale Chigiana, il 10 luglio prossimo. Frattanto il

maestro Pizzetti sta la

rando alla sua nuova opera, che si intitola L'oro.

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estetica di Tieri. Fascino di Winther, Le allegre comari di Windsor di Shakespeare, ecc.; della Compagnia Cimara-MaltagliatiNinchi; e forse anche della Compagnia Merlini-Cialente. Seguiranno dal 12 giugno all'8 luglio venticinque spettacoli serali e cinque diurni di arte varia; e dal 15 al 21 luglio una rassegna nazionale dei teatri del Guf, e poi dal 30 agosto al 24 settembre una grande Compagnia di riv ste, che metterà în scena uno spettacolo appositamente scritto. L'altro grande Teatro della Mostra, l'Arena all'aperto, si inaugurerà invece ai primi di luglio con un grande spettacolo di prosa — l'Icaro di Stefano Landi, messo in scena da Renato Simoni — cui seguirà dal 4 luglio al 29 agosto una grande stagione lirica. di cui si sta preparando il programma, Con un complesso di prim'ordine saranno date 21 rappresentazioni di sette opere liriche * Corrado Pavolini assumerà la direzione della Compagnia dell’Accademia alla fine delle recite al Teatro Mediterraneo, alla Triennale d'Oltremare di Napoli. Ti Pavolini intende dare alla Compagnia un indirizzo assai diverso da quello seguito fino ad oggi. utilizzando sempre registi ed attori giovanissimi. Non è però improbabile che nella Compagnia entri anche qualche attore già noto ed apprezzato sulle scene delle Compagnie normali

# C. A. Pouget, il fortunato autore di quei Giorni felici portati l'anno scorso alle ribalte italiane con tanta bravura € altrettanto successo dalla Compagnia del Teatro Eliseo, ha fatto rappresentare ora a Parigi una sua nuova commedia, dal titolo L'angelino senza importanza. In questo lavoro il Pouget ha voluto tentare un'opera di più alta poesia, mettendosi sulle orme di Ondine, la bella e poetica commedia di Giraudoux che Sergio Tofano farà conoscere nel prossimo anno alle platee italiane. * Il Teatro dell'Università di Roma ha iniziato la pubblicazione di una Collezione di autori stranieri con la tragedia di T. S. Elliot Assassinio nella cattedrale, rappresentata la scorsa settimana sulle scene dello stesso Teatro dell'Università. Questa tragedia del giovane poeta anglo-americano, tradotta in lingua italiana da Cesare Vico Lodovici. fu rappresentata Ja prima volta al Canterbury Festival nel 1935, venne replicata per oltre 500 sere a Londra, e poi a Parigi, a Nuova York e a Budapest. L'Assassinio nella cattedrale è considerato una forma esemplare verso una luzione poetica di sapore tutto attuale tra il mondo classico e il moderno sulla base di una fede ben definita. Il dramma

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temente aveva esaminato i 64 lavori pervenuti, ha prescelto i seguenti dieci scritti che saranno assoggettati ad ulteriore lettura per la designazione dei due vincitori finali: Bonatti Gemolo, Bortone Leone, Cangiano Ugo, Corrado Egisto, Depase Pietro, Marchitto Nicola, Pasini Dino, Pet. tinelli Raoul Giorgio, Reverberi Riva Umberto, Vitulli Pasquale. * Il Ministro delle Corporazioni; Commissario dell'Ente per la Cellulosa e per la Carta, ha disposto i seguenti concorsi a cura dell'Ente stesso: 6 premi d’incoraggiamento di L. 3000 ciascuno a favore di laureandi in chimica o ingegneria (industriale o chimica) che presentino all'Ente le migliori tesi di lau. rea sulla cellulosa; 3 premi d'incoraggiamento di L. 3000 ciascuno a favore di laureandi in scienze agrarie o forestali che presentino all'Ente le migliori tesi di laurea sulle piante da cellulosa; 2 borse di studio a favore di Jaureandi in chimica o ingegneria (industriale o chimica) che aspirino a perfezionare la loro preparazione in materia di cellulosa: una di lire 6000 per l'interno ed una di lire 20,000 per l'estero; 2 borse di studio a favore di laureandi in scienze agrarie o forestali che aspirino a perfezionare i loro studi sulle essenze vegetali per la cellulosa: una di lire 6000 per l'interno e una di lire 20.000 per l'estero. Le domande dovranno pervenire alla Direzione dell'Ente Nazionale per la Cellulosa e per la Carta. viale Regina Margherita 262. Roma, non oltre le ore 12 del 31 marzo 1941-XIX. Per avere copia degli avvisi di concorso e per ogni ulteriore schiarimento, rivolgersi all'Ente stesso. * La Scuola Magistrale di Forlimpopoli — nella quale compì gli studi Benito Mussolini — ha celebrato con un raduno in quel centro di ex allievi ‘e di professori dell'Istituto, il suo cinquantenario, Nell'occasione è stato scoperto un busto in marmo del Duce. il quale ha fatto pervenire un suo messaggio al Capo dell'Istituto.

è a pochi personaggi — un coro di donne, tre preti, un messaggero, l'arcivescovo Temmaso Becket e quatiro tentatori — e si svolge nell'Arcivescovado di Canterbury nel 1170. Al Teatro dell'Università di Roma è stato messo În scena dal regista Giulio Pacuvio. * Il Teatro dei Piccoli di Vittorio Podrecca, dopo un'assenza di sei anni ha fatto ritorno dal Messico a Nuova York, dove si è presentato in uno dei maggiori Teatri di Times Square, il « Majestic », portandovi un clamoroso successo, Dopo la Stagione al « Majestic » il Teatro dei Piccolì è stato invitato a dare un corso di rappresentazioni nella maggiore sala di spettacoli di Nuova York, al « Roxy », che può accogliere più di 4000 spettatori. ORGANIZZAZIONI GIOVANILI * Sono terminate a Bologna le prove dei ‘Littoriali Femminili della Cultura e dell'Arte, Ecco la classifica generale dei diversi concorsi: 1. Roma con punti 274; 2. Bologna p. 271; 3. Napoli p, 267; 4. Milano p, 191; 5. Genova p. 184; 6, Torino ». 117; 7. Firenze p. 97; 8, Padova p. 73; 9. Venezia p. 63; 10. Cagliari p, 38. Seguono per ordine: Ferrara, Pisa, Perugia, Bari, Parma, Trieste, Urbino, Messina, Palermo, Modena, Catania. * In relazione agli studi relativi all'ordinamento militare dell'A. O. I, e alla necessità di provvedere adeguatamente ai quadri ufficiali presso il Ministero dell'A frica Italiana. d'intesa col Ministro della Guerra è in corso di studio l'istituzione in Italia di Centri addestrativi precoloniali, da servire come fonte di reclutamento e serbatoio del personale militare da destinare in colonia (in tali centri sì svolgerebbero corsi ufficiali, sottufficiali e determinate specialità di truppa, particolarmente radiotelegrafisti). Presso lo stesso Ministro, allo scopo di provvedere al reclutamento del personale necessario per { servizi radiotelegrafic! è allo studio la costituzione di un battaglione speciale radi telegrafista con personale volontario con ferma lunga, con speciale trattamento economico e buone possibilità di carriera in modo da invogliare ì giovani all'arruolamento. + Sotto la presidenza del dott. Mezzi ma. Vice Segretario del P. N, F. si è riunita la Commissione giudi corso bandito dalla Segretei tra i ti universitari da pubblicare su « L'Azione Coloniale » sul tema « I tempi di sviluppo dell'Impero Italico ». La Commissione che già preceden-

NEL MONDO DIPLOMATICO * Il nostro mondo diplomatico e consolare da vari mesi è attivamente impegnato nella trattazione e risoluzione di numerose complicate vertenze nei riguardi delle vessazioni del controllo alle navi italiane da parte dei franco-inglesi, come risulta dalla schiacciante e documentata relazione fatta al Duce dal Ministro

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RIDUZIONI FERROVIARIE PER AEREO DA MILANO A VENEZIA IN UN'ORA Informazioni presso l'Ente Provinciale per ii Turismo (Ascensione) e presso l'Ufficio Comunale per il Turismo (Municipio) e presso le Agenzie di Viaggio,


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Plenipotenziario Luca Pietromarchi, Capo dell'Ufficio «Guerra Economica » presso il nostro Ministero degli Affari Esteri. Questa relazione, riportata ampiamente dai giornali, ha dato un'idea approssimativa dei danni gravissimi che l'economia della Nazione subisce non solo per il fatto in sé del controllo, ma per il modo come esso è esercitato. * L'Ambasciatore Dino Alfieri ha preso congedo da Pio XII dalle funzioni di rappresentante dell'italia fascista presso la Santa Sede, ed è partito per Berlino per la sua nuova carica di Ambasciatore d'Italia presso il Reich, L'Ambasciatore Bernardo Attolico, preso congedo dal Fiìhrer, è intervenuto a un banchetto in suo onore offerto dal Ministro degli Esteri del Reich Von Ribbentrop. Alla sua partenza da Berlino erano a salutarlo numerose personalità dello Stato, del Partito e della Colonia italiana: all'arrivo a Roma è stato ricevuto dall'Ecc. Alfieri, da membri del Governo ed altri.

CORSE A SAN SIRO GIUGNO 1940-XVIII 2 DOMENICA ore 15

* Si ha da Madrid che, alla presenza di vari Ministri, del gen. Moscardo, del gen. Millan e di varie altre personalità militari, alla sede del Comando d'Armata ha avuto luogo la consegna al gen. Gambara, R. Ambasciatore d'Italia, del bastone di comando, della fascia di generale e della spada d'onore offertigli dall’esercito spagnolo. Il Ministro della Guerra ha esaltato Îl valore dei legionari italiani in Spagna, mentre jl generale Gambara, rispondendo, ha espresso parole di ammirazione per l'esercito spagnolo. *% Fra gli accordi commerciali ultimamente stipulati merita di essere segnalato l'accordo commerciale italo-spagnolo firmato tra il Ministro degli Esteri di Spagna e l'Ambasciatore d'Italia gen. Gambara. All'atto della firma il Ministro degli Esteri spagnolo Beigbeder si è dichiarato lieto dell'accordo che estende al campo economico la fraternità italo-spagnola cementata sui campi di battaglia. Per la trattazione di questioni commerciali riguardanti l’Italia e la Jugoslavia si è recata a Roma una delegazione jugoslava. Si tratta di una delle solite riunioni della commissione mista che ha il compito di regolare il volume del traffici per i prossimi sei mesi, * L'Ecc. Mg. Sangines, nuovo Ministro di Bolivia in Italia. è arrivato a Roma. Il generale Alcid van Tricht è stato nominato Addetto militare alla Legazione dei Paesi Bassi presso il Quirinale, ufficio di nuova istituzione, Il conte Hadelin de Mecus, Primo Segretario all'Ambasciata del Belgio presso

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L'ILLUSTRAZIONE

GRAN PREMIO DELL'IMPERO

il Quirinale, è stato richiamato al Ministero degli Esteri del suo paese. Gli succederà a Roma M. van den Bosen, attualmente Segretario della Legazione belga în Cina. Il signor M. Edgar Rangel do Monte, Primo Segretario all'Ambasciata del Brasiie a Lima, è stato trasferito all'Ambasciata dei Brasile presso il Quirinale. * Hanno recentemente ottenuto l'erequatur i seguenti componenti il corpo consolare: il signor Giacomo Petronio, nominato vice Console del Panama a Trieste; il signor Duran Marinovie, Console generale di Jugoslavia a Milano; il signor Henri H. Baich, Console generale degli Stati Uniti a Genova; il signor Whitney Joung Console degli Stati Uniti a Palermo. I signori William L. Krieg e John L. Goshie soho stati nominati viceconsoli degli Statì Uniti rispettivamente a Milano e a Roma. * L'Ece, M. Alberto de Oliveira, ex Ministro del Portogallo presso il Quirinale e poi presso la Santa Sede, è morto a Lisbona. L'annunzio della scomparsa dell'Ecc. Oliveira è stato accolto con vivo cordoglio negli ambienti politico-diplomatici di Roma, dove si ricorda con simpatia le non comuni qualità di ingegno, di coltura e di finezza dell'estinto.

PREMIO

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L. 60.000

SCIENTIFICA

* Nei cantieri italiani si studia l'apparato motore più conveniente per un tipo di nave da carico della portata lorda sulle 9000 tonnellate circa, passibile di marciare intorno alle 14 miglia orarie. I vari progettisti non sono d'accordo sul tipo di abparato da adottare, se cioè sia più conveniente Îl motore Diesel ad iniezione di nafta oppure un'installazione a turbina con caldaie a vapore ad elevate pressioni e forte surriscaldamento o infine un ritorno alla vetusta macchina alternativa convenientemente modernizzata sull'esperienza degli ultimi decenni. Queste esitazioni tecniche sembreranno forse strane al profano, visto che da un lato nelle navi da carico si è da molti anni vittoriosamente affermato — in tutto il mondò — il motore Diesel non solo dal punto di vista economico quanto per altri suoi innegabili pregi di installazione, ma è un fatto che il vapore in questi ultimi anni è corso alla riscossa e così oggi offre nuove possibilità di lotta che non possono non essere prese in considerazione da chi deve progettare una nave moderna. Il poter poi disporre di caldaie munite di bruciatori di nafta, significa che anche le installazioni a vapore offrono gli stessi vantaggi dei motori Diesel in fatto di quella semplicità


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e regolarità di immagazzinamento che — quando le caldaie bruciavano solo carbone — erano appannaggio dei motori Diesel riteniamo perciò interessante dare qualche cenno più approfondito in tutta questa questione, data anche la sua attualità in quanto che press'a poco lo stesso dibattito si fa sentire a proposito delle navi da

Quasi ancora tutte legate alla caldala, se sì eccettuano tentativi germanici su recenti corazzate effettuati con motori Diesel. Fino al secolo scorso, quando nelle navi da guerra e nei servizi da carico le potenze massime erano dell'ordine dei 15.000 CV e le minime intorno ai mille, gli apparati a vapore sfruttavano pressioni sulle 10 atmosfere, le velocità variavano da 12 a 25 nodi orari ed | consumi di carbone toccavano il chilo per cavallo-ora. Il peso dell'apparato totale era molto elevato, ma non vi era scelta e tutti andavano per la stessa strada: fu solo al principio del secolo che modificazioni tecniche introdotte nelle caldaie consentirono notevoli riduzioni di peso, rapidità di messa in pressione, aumento di rendimento e così tutte le marine si modernizzarono, attrezzandosi anche per bruciare nafta in: vece del carbone. Le pressioni di esercizio salirono tosto ad una trentina di atmosfere e venne anche introdotto il surriscaldamento: passi da gigante vennero poi fatti coll'uso delle turbine a vapore che consentirono quasi di colpo la riduzione dei consumi di combustibile (riferito al carbone) sul mezzo chilo per cavallo-ora colla possibilità di ottenere potenze installate anche di oltre centomila cavalli-vapore raggiungendo di conseguenza le aîte velocità che tutti conosciamo. La ragione di tali miglioramenti è data dal fatto che essendo la turbina a vapore una macchina equilibratissima (essa sì compone di uno statore coi canali di adduzione del vapore, e di uno statore simmetrico, e perciò equilibrato, colla palettatura per sfruttare il salto di pressione rispetto allo scarico) è possibile raggiungere velocità di rotazione assai elevate (3000 giri e più al minuto) di modo che alle forti potenze sviluppate fa riscontro un relativamente basso peso per cavallo effettivo, anche se la installazione è complicata per la presenza del riduttore ad ingranaggi (ora sostituito dai più moderni sistemi idraulici) che de. ve diminuire i giri sull'albero dell'elica, Ecco intanto sorgere le possibilità del motore Diesel: questo motore, che nacque verso il 1896 venne tenacemente perfezionato da assertori convinti, în tutto {i mondo, e così dopo essersi affermato nelle applicazioni terrestri. ingaggiò la lotta per le applicazioni marine e si può dire che in taluni casi vinse la partita. Nella Marina Mercantile, l'avvento del motore Diesel è da segnalare in tutto fl mondo, con ramere macchine della potenza anche di 60-80.000 CV: noi pure conosciamo i fasti di alcune motonavi che seppero dimostrare ottime doti di servizio nelle rotte loro assegnate. Nel campo della marina da guerra invece, fu solo la Germania ad adottare il motore Diesel: già nel 1926 al. cuni incrociatori leggeri ebbero motori da un migliaio di cavalli in aggiunta alle motrici a vapore a turbina e pochi anni dopo fu costruita un'altra unità da 6000 tonnellate che aveva tre eliche, di cui due comandate da turbine da 30.000 CV ognuna ed una mossa da quattro motori Diesel di complessivi 12,000.CV. Altre prove vennero fatte, finché si decise l'adozione del Diesel a bordo della corazzata Deutschland, ripetuta poi sulle navi gemelle: sì tratta di due eliche mosse ognuna da quattro motori Diesel veloci con l'interposizione di riduttori ad ingranaggi. Ogni motore sviluppa 7000 CV a 500 giri ed ha 9 cilindri il peso dell'installazione è stato accuratamente ridotto al minimo. non oltrepassando — ausiliarie comprese — otto chili per cavallo. Il bisogno però di elevatissime potenze limita un poco le soluzioni con motori a nafta, nel campo delle marine militari mentre nelle marine mercantili. i bassi consumi di nafta dei motori Diesel appoggiano fortemente la loro adozione.

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ITALIANA


TREGA stituente, deputato a Parigi, avverso al Consolato a vita del Bonaparte, la dirittura del carattere; dall'ambiente il sogno di evadere e la tenacia del carattere. Ancora bambina di nove anni disse che voleva partire per le Missioni; ma senza il fortui. to incontro con il vescovo di Nuova O leans mons. Dubourg venuto in Europa a raccogliere» missioni e mezzi, il suo sogno non si sarebbe avverato, Giovinetta, solo con uno stratagemma riuscì ad entrare nel convento delle Suore della Visitazione di Grenoble: che i suoi, contrari alla sua vocazione religiosa, facevano di tutto per distogliernela: studi, gite, vita mondana, viaggi. La grande Barat, fondatrice delle « Religiose del Sacro Cuore », oggi Santa, sembra si oppose al desiderio della Duchesne di varcare l'Oceano per portare la fede nelle inesplorate terre d'America: ne fece la segretaria sua e della Congregazione mandandola da ogni parte d'Europa a visitare le Case di nuova fondazione: Cedette solo alla domanda di mons. Dubourg e nel marzo del 1818 l'ardente monaca partì per l'America con un piccolo gruppo di Religiose del Sacro Cuore. Il ‘successivo 6 maggio il veliero che le trasportava toccava terra a sei leghe da Nuova Orleans sulle sponde del Mississippi. Da quel giorno cominciò l'apostolato di questa donna che, più trovava diffi coltà, più moltiplicava l'energia. Fondò istituti a Fleurissant e a SaintLouis e in altri luoghi. Volle iniziare una missione fra i selvaggi; iniziò la costruzione di un grande santuario al Sacro Cuore. Dopo 34 anni di soggiorno in America e 47 di professione religiosa morì in una fredda cella della casa di Fleurissant il 18 aprile '52 dopo avere ricevuto i Sacramenti da un sacerdote missionario del Potowami: padre Verhaegen. Era nata presso Grenoble il 29 agosto 1869 La mattina di domenica, dopo la lettura del decreto di Beatificazione, è stata scoperta in San Pietro la grande tela collocata al centro della raggiera del Berni. ni ed è stato cantato il Te Deum. È seguita la Messa Pontificale. La Basilica, il cui accesso era libero, presentava l'aspetto delle grandi cerimonie per la moltitudine e varietà della folla. Numerose le Religiose venute dalle varie case d'Italia e anche dalla Francia e dall'America, Nel pomeriggio, alle 18, Pio XII è sceso in San Pietro a venerare la nuova Beata. Vestito di bianco con’ rocchetto, mozzetta rossa e camauro, è entrato nel tempio in sedia gestatoria dalla Cappella del. Sacramento salutato da applausi. Lo accompagnava la corte laica ed ecclesiastica. Erano presenti numerosi cardinali di curia e, nelle apposite tribune, parenti del Papa, diplomatici, personalità. » Lunedì scorso 13, S. E. Dino Alfieri gi Ministro d'Italia presso la Santa Sede, è stato ricevuto in udienza di congedo da Papa Pio XII. * Una speciale convenzione fra la Santa Sede ed il Portogallo è stata recentemente firmata in Vaticano dal card. Maglione Segreta rio di Stato e dai signori Augusto Marques, Mario de Figuendo e D. Vasco Francisco Caetano de Quevedo, Inviato straordinario .e_ ministro del Portogallo presso la San. L'ILLUSTRAZIONE

ETALTANA

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ta Sede. La Convenzione si compone di un concordato vero e proprio e di un Accordo missionario. Col primo viene regolata la situazione giuridica della Chiesa Cattolica nel territorio metropolitano; col secondo si contemplano i rapporti con le Missioni Cattoliche delle Colonie Portoghesi di Capo Verde, Guinea, Angola, Mozambico e Timor. Questo accordo è il primo del genere che si conchiude fra uno Stato e la Santa Sede. Nel secolo passato due Concordati furono conclusi col Portogallo (1857-1886) | quali però si riferivano unicamente al Patronato delle Indie; concordati rivelatisi insufficenti non ostante nuovi accordi integrativi. I nuovi patti sono frutto di studi dell'una parte e dell'altra compiuti in base alla nuova costituzione portoghese del 1933. L'accordo missionario prevede la divisione delle Colonie in Diocesi e circoscrizioni

LIQUORE | DIGESTIVO | DELIZIOSO

missionarie autonome, che godranno di particolari aiuti da parte dello Stato. * Non son passati quaranta anni dalla morte del card. Verdier arcivescovo di Parigi ed il Papa ha nominato il successore nella persona dell'arcivescovo di Reims card. E. Celestino Suhard. La critica situazione del momento ha consigliato la Santa Sede a non lasciare la Diocesi di Parigi senza un capo e la scelta è caduta su di una persona che ha tutte le qualità di mente, di cuore. di carattere per occupare la cattedra di San Remigio. Nato in diocesi di Laval nel '74, passò gran parte della vita nell'insegnamento; fatto vescovo di Lisieux nel ‘28, fu nel ‘30 promosso arcivescovo di Reims e nel ‘95 creato cardinale col titolo di San Onofrio. * Nella chiesa di San Antonio in via Merulana a Roma il cardinale Rossi ha

conferito la consacrazione episcopale a mons. Marco Della Pietra dei Frati minori francescani eletto vescovo di Ancona e Sulmona. LETTERATURA

* Nel paese delle renne di Nino Bussoli l'avvincente opera di carattere documentario pubblicata da Aldo Garzanti e che ha incontrato il più largo consenso del pubblico e della critica, sì sta affermando anche all'estero come un libro di partico. lare interesse, È di questi giorni la notizia che la casa Druzstevni Prace di Praga ha acquistato da Aldo Garzanti i diritti per una traduzione in lingua ceca che verrà pubblicata tra breve. # È imminente la pubblicazione coi tipi della casa Aldo Garzanti di un'opera che potrebbe definirsi romanzo ma anche biografia, autobiografia o lirica: Il canto dell'uccello migratore di Carlo Pastorino. In poco più di trenta capitoli Pastorino ha creato questa opera, d'una prosa chiara, profondamente penetrata di pensieri e di sangue, consolata da una luce e da un ardore che solleva ad altez. za di grande purità, suscitando —commozioni, entusiasmi e amore. * Il'pubblico e la critica continuano a dimostrare la più viva simpatia per Caterina Matasca il romanzo che l'editore Garzanti ha pubblicato recentemente € del quale è autrice la giovane scrittrice cala. brese Giovanna Gulli morta alcuni mesi or sono prima che la sua Opera fosse pubblicata. Caterina Marasca, protagonista del romanzo omonimo, è nata da una tragica ‘esperienza vissuta e da un fervido e bizzarro intelletto poetico: a ragione un noto critico ha giudicato l'opera di Giovanna Gulli una delle più palpitanti creazioni artistiche del nostro tempo. * Un avvenimento letterario: ecco, in sintesi, come può essere giudicata la pubblicazione della nuova opera che Bruno Cicognani offre al pubblico italiano in questi giorni e della quale è editore Aldo Garzanti di Milano, L'autore stesso ha deINSUPERABILE INTERPRETE DI TUTTE LE ARMONIE finito L'età favolosa, tale è il titolo del nuovo volume di Bruno Cicognani, il poema della sua fanciullezza. Più che romanzo è, DOTATO DI 10 VALVOLE TELEFUNKEN. SERIE ARMONICA infatti, un poema. Oltre al racconto central agli episodi, alla molti Prezzo in contanti L 7.100,— tudine delle figure, alla a rate” allo consegna . . 767,varietà della rappresene 12 elletti mensili cad. di 581 tazione — qualità comuni al romanzo e al poeoppure lla consegna 805 ma — v'è un soffio lirie 18 effetti mensili cod. di. . 403, co che dà un'atmosfera d'incanto e trasporta in PRODOTTO NAZIONALE un piano di verità poetica cose, fatti, persone, Ogni fanciullezza è RIVENDITE AUTORIZZATE LN TUTTA L'UTALIA meravigliosa e preziosa al ricordo di chi l'ha vis. suta. L'autore ha dat SIEMENS SOCIETA’ ANONIMA anzitutto, codesto: fa risentire a ciascuno la REPARTO VENDITA RADIO SISTEMA TE LEFUNKEN commozione ineffabile che l’anima prova al via fasio Fiizi, 20 MILANO 20 VIA FABIO FILZI ffiorate delle immagiAGENZIA PeR L'ITALIA MERIDIONALE ni prime, delle prime ROMA - VIA FRA TTINA. SO.SI impressioni. Ma ha dato e rappresentato qual cos'altro, Molto di pi Ha rappresentato il formarsi, în un ambiente eccezionale — eccezionale dal punto di vista dello spirito — di un’anima eccezionalmente intelligente e sensibile, Personaggi illustri la cui presenza sì faceva an-

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melli. ( E,boine SIPfprarie cora sentire nell'ambiente della famiglia — Nencioni, Carducci, Gargani, Thonar — il padre e la madre figure d’umanità su: periore; una tragedia familiare segreta e operante nella educazione stessa di questo fanciullo su cui sì raccoglievano amori, trepidazioni, speranze e d'un cammino oltre la méta comune... A tutto questo s'aggiunga la rappresentazione animata, colorita, vibrante d'una folla di creature: tutt'un mondo; il mondo della Firenze dall'80 al '90, nella parte allora nuova della città. verso le colline di Fiesole, ove ancora aleggiavano freschi € miti ninfali della Mensole e d'Africo, e eran di ieri i racconti di Calandrino e del. la Belcolore. * Uno studio psicologico di alto interesse è stato definito il nuovo romanzo che Marise Ferro ha pubblicato con successo presso la casa editrice Garzanti di Mi. lano. La situazione psicologica della donna d'oggi la quale si domanda quale possa essere lo scopo dell'indipendenza finalmente conseguita, è tema frequente del romanzo contemporaneo, Trattato dagli uomini esclusivamente con ob* ettività, esso apporta invece un contributo notevole alla discussione del problema quando una donna stessa, una scrittrice raffinata e in. telligente come Marise Ferro, si sofferma a consideraro.

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sione insieme alla Germania, all'Ungheria € ai Protettorati di Boemia e di Moravia, alla Coppa Regina Maria di Jugoslavia, di prossima effettuazione a Belgrado.

* Pugilato. Dopo le note vicende provo. cate dall'atteggiamento di Cleto Locatelli, il campionato italiano dei pesi medio-leggeri è prossimo alla sua naturale conelusione. Kid Frattini ha difatti già iniziato la sua preparazione per Inconirare Vittorio Venturi. Tale incontro sì svolgerebbe quanto prima a Napoli e precisamente al teatro dei Quindicimila, In occasione della Fiera avrà luogo il 25 maggio a Bologna l'incontro AnsiniAbbruciati. il quale riveste particolare importanza perché il combattimento serve di

semifinale per il campionato azionale del pesi leggeri. — Cleto Locatelli ha presentato un mo. tivato ricorso In merito alle note vicei de per l'incontro con Kid Frattini, vicende che gli hanno fruttato una forte multa federale. Il Direttorio centrale. prima di prendere le proprie decisioni. ha trasmesso il ricorso all'ufficio legale del Coni ii Quale dovrà dare il proprio parere în base al quale la F. P. I. darà il definitivo giudizio. * Motorismo. Una interessante manifestazione autarchica si annuncia durante il prossimo periodo della Fiera di Bologna e del convegno nazionale per ll gas metano. Si tratta di due gare e di un auto-raduno riservato unicamente ad automezzi con

SPORT

* Calcio. La nomina dell'ungherese Schaffer a nuovo allenatore dell'A. S. Roma, ha prodotto ovunque buonissima impressione. Schaffer è nato a Budapest 47 anni fa: debuttò a 16 anni nelle file delI'M. T. K., ricoprendo il ruolo ‘di centravanti della prima squadra, terminando la sua carriera di giocatore attivo a 26 anni. È la prima volta che viene in Italia come istruttore; provie. ne dal Rapid, ed è considerato come uno dei migliori allenatori che abbia prodotto la classi. ca scuola ungherese. — L'ultimo comunicato della F. I. G. C. da Ufficialmente notizia della costituzione del Comitato per le scuole allenatori e giocatori. Queste due scuole avranno inizio nella prossima stagione e contem. poraneamente avrà ini. zio la revisione degli allenatori oggi in funzio. ne. Come è noto gli allenatori verranno suddivisi in tre categorie e si Potrà accedere alla superiore dopo risultati ottimi: come naturalmente si potrà scendere dal. la categoria superiore a quella inferiore. Con ciò vuole assolutamente evitare ad esempio, che un allenatore di terza categoria si occupi della preparazione tecnica di una squadra appartenen. te ad una categoria periore, allo scopo di Vitare squilibri nei sistemi di allenamento e per evitare troppo facili arrendevolezze da parte dell'allenatore verso i dirigenti dalle manie tecniche, — Per il loro brillanfe comportamento nell'incontro con l'Italia, | Biocatori della squadra Razionale romena hanno ricevuto lire 500. come premio * Tennis. L'Italia ha Mandato la propria ade.

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carburante autarchico (metano o gassogeno), La gara di velocità e di regolarità per autovetture da turismo si svolgerà sul percorso di 430 km.. Bologna, Piacenza, Cremona, Mantova, Monselice, Rovigo, Ferrara e Bologna. Per la prova di regolarità è prevista inoltre la doppia traversata dell'Appennino tosco-romagnolo. — Quest'anno Il Gran Premio di Indianopolis suscita un grosso interesse a causa della presenza dell'Alfa Romeo e della Maserati. La macchina della casa milanese iscritta appartiene a Sommer e sarà affida ta a Chet Miller, * Varie. Al Gran Premio Milano, la mas. sima prova italiana di galoppo (L. 500.000 m. 3000) che si disputerà a San Siro il 23 giugno, sono stati iscritti a Parigi due puledri della Principessa Faucigny-Lucinge: essi s no Floris (da Barneveldt), classificato 400 nell'Opzionale a 11 chili e mezzo da Djebel. e Chadouf (da. Chateau Bouscaut). — Fra la Federazione italiana e la ,consorella ungherese sono state perfezionate le trattative nei riflessi. di un duplice incontro ciclistico di quattro corri. dori di velocità per nazione, il 2 giugno a Milano e il 15 agosto a Budapest. La presidenza della Federazione italiana ha inoltre aderito al. l'invito della Federazio. ne tedesca nei riguardi della partecipazione di due corridori dilettanti alle gare su strada e su pista che si svolgeranno @ Monaco il 9 giugno. — La Presidenza della F. I S. allo scopo di impedire una prematura partecipazione a gare dei giovani tiratori non ancora in possesso di una adeguata preparazione schermistica, ha stabilito che la prima selezione avverrà mediante un apposito esame di carattere tecnico, durante ji quale il concorrente dovrà dimostrare di essere in grado di effettuare con l'occorrente precisione e compostezza al. cuni esercizi di caratte re preparatorio, onde dimostrare la conoscenza della teoria e della mec= canica del fioretto. VITA ECONOMICA E FINANZIARIA

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XVII

—

* La produzione «della ramia in Italia. Allo scopo di intensificare la produzione della Ramia in Italia il Settore Fibre Tessili ha diramato in questi giorni una circolare alle dipendenti ‘organizzazioni periferiche, affinché svolgano un'op. portuna opera di propaganda per un maggiore incremento di tale coltura. La Ramia presenta un notevole interesse per gli agricoltori, giacché si tratta di una: fibra di alto valore che trova larga applicazione nell'industria tessile, nell'industria dei cappelli di paglia, per, la produzione del « racello» misto di ramia e cellofan, nonché dell'in. dustria cartaria per'le banconote, p La ramià è una pianta che preferisce i. climi temperati caldi e la ‘riproduzione può avere luogo tanto con seme quanto con rizoma. Da un ettaro coltivato a ramia durante tre anni si possono ritrarre 1 rizdmi sufficienti per porre a coltura 50-60 ettari. In

L'ILLUSTRAZIONE

ITALTANA


media sono sufficienti 3-4 irrigazioni al mese e di regola nelle coltivazioni italiane si possono eseguire tre tagli all'anno; uno alla prima quin. dicina di giugno, uno alla prima quindicina di agosto, e uno ai primi di ottobre. Nel primo anno il prodotto generalmente non si utilizza, nel secondo è migliore, ma la produzione piena (che può continuare anche per 15-30 anni se la piantagione è curata razionalmente) si inizia solo al terzo anno. Le spese di impianto di un ramieto, secondo 1 calcoli del prof. Scavone, si aggirano per il primo anno intorno alle lire 17.396 e alle lire tre mila 650 per ognuna delle due annate successive, * L'industria italiana delle macchine per filatura, A tutto il 1° semestre 1939, risultavano installati in Italia 5.459.396 fusi di filatura cotone (di cui il 90,5 per cento attivi, con un nume. ro medio di ore di marcia settimanale per fuso attivo di 71,58), 134,827 fusi di filatura lino e canapa (di cui 1'81,9 per cento attivi, con un numero medio di ore di marcia settimanale per fuso attivo di 73,31), 69,520 fusi di filatura juta (di cui îl 79,4 per cento attivi con un numero medio di marcia settimanale per fuso attivo di 63.31), e, nell'industria laniera 947 pettinatrici (di cui il 90.6 per cento attivi), 618,547 fusi di filatura pettinato (di cui 1'85,8 per cento attivi) e 556.807 fusi di filatura cardato (di cui il 90,7 per cento attivi). Anche l'industria meccanica italiana di questo importante settore, si è messa in grado di ridurre progressivamente la nostra dipendenza dall'estero e ha saputo sviluppare una produzione qualitativamente perfetta che va dalle macchine per la preparazione della seta, della lana, del raion, delle macchine e accessori per la cardatura e la pettinatura ai continui per la filatura alle macchine per bobine coniche, ai telai per filare e agli accessori relativi. Gli sforzi dei produttori sì sono concentrati soprattutto sulla produzione di macchine dotate di dispositivi suscettibili di ridurre i costi, di aumentare il ritmo della lavorazione, di ridurre al minimo i cascami, di migliorare la qualità del prodotto finito e di rendere sempre più perfetto e regolare il funzionamento dei ring. Si contano oggi più di venti fabbriche di macchine per filatura, localizzate sia nei centri dell'industria mecca» nica e tessile in generale (Milano e Torino, nel Biellese, Vercellese e nel Pratese per il macchinario laniero, nel Bresciano per il macchinario cotoniero, nel Comasco per il macchinario serico, e in diversi centri lombardi e piemontesi per le diverse industrie. Fabbriche specializzate esistono pure nel Veneto (Schio) e nell'Emilia (Bologna). Lo sviluppo della produzione di macchinario tessile în Ita-

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lia è documentato dal ritmo decrescente delle importazioni, che solo nei due ultimi anni è stato interrotto da una ripresa degli acquisti all'estero. #* IL congegno degli ammassi semplificato. Il congegno degli ammassi sarà prossimamente sottoposto ad un ulteriore perfezionamento, snellendo le funzioni e semplificando il movimento, mentre una più intima collaborazione sarà effettuata tra Consorzi Produttori e Consorzi Agrari. La rete degli impianti di conservazione dei prodotti ammassati verrà perfezionata in particolare per quanto riguarda i ceréali, in modo da assicurare la più razionale distribuzione sul territorio nazionale e la più efficiente sistemazione, eliminando ogni magazzino di fortuna e-rendendo meno costoso il trasporto al centri ammassi, Tale perfezionamento degli impianti che sì tradurrà in un potenziamento dell'attrezzatura produttiva del Paese, potrà essere affrontato con quella parte del fondo di gestione degli ammassi già destinata a tale scopo e quindi senza aggravi né per lo Stato né per i produttori, Nella attuazione di un piano organico di tutta l'attrezzatura degli ammassi sì avrà contemporaneamente mira di utilizzare gli stessi impianti per tutti quei prodotti per i quali ciò sarà possibile, e che vì affluiscono in tempi successivi in relazione all'andamento della produzione aziendale. La comune dipendenza dal Ministero dell'Agricoltura degli organismi ai quali è affidata l'esecuzione degli ammassi, po-

TE IMMaRegEn DI ep

VII triennale di milano architettura arredamento

riduzioni ferroviarie fino al

30 (foto Baccarini + Milano)

L'ILLUSTRAZIONE

ESEGUITO CON FILATO

ITALIANA

—

XVI

/(2540% nor ss.

giugno

-

arti

industriali

- mostra

del pizzo

italiano

antico - spettacoli


sultati conseguiti nella recente emissione di Buoni del Tesoro ed in quella precedente di azioni « Fin sider »: tali emissioni av. venute in due settori tanto diversi dal risparmio nazionale, debbono senro annoverarsi — per la loro entità — tra le più importanti operazioni effettuate sul nostro merci to finanziario, Nella prima operazione | tre Istituti hanno raccolto milioni 4.535 da parte di numero 280.480 sottoscrittori mentre nella seconda hanno collocato presso nume. ro 13.665 il settanta per cento delle azioni assunte per il tramite delle Banche, * Il credito e l'assicurazione in Italia. L'importanza degli interessi rap. presentati dal settore del Credito e dell'Assicurazione nel quadro generale dell'ordinamento sindacale-corporativo, la vitalità della funzione delle cate. insuperalo gorte inquadrate nella Confederazione delle A. occhiale ziende del Credito e dell'Assicurazione, nel comparasole plesso fenomeno dell: produzione nazionale e | molteplicità e ril dei compiti spettanti alle organizzazioni dell im vendita presso i migliori ctlici rosmo federazione stessa appaiono in tutta la loro evide za quando sì pensi che le 19.074 aziende ed | 2.06: trà permettere quella semplificazione di dirigenti. rappresentati attualmente svolfunzioni e di mezzi che deve contribuire gono un'attività che sì può compendiare ad una riduzione delle spese generali, già nelle cifre seguenti: nel settore del cre del resto contenute in limiti molto modito amministrano circa 15 miliardi © desti, rappresentando esse in media il mezzo di patrimonio, raccolgono e rein2,98 per cento dell'importo realizzato dai piegano una massa di ben 71 miliardi di produttori. risparmio in forma di depositi e di obbliMentre sarà perfezionata la organizzagazioni e partecipano a operazioni in tizione degli ammassi per { prodotti già sottoli nelle Borse per dieci miliardi e meztoposti a questa disciplina, che sono 13, zo annui, e nelle stanze di compensazioper gli altri prodotti agricoli sarà attuata ne per 73 miliardi; nel settore delle assiuna disciplina corrispondente, mediante curazioni amministrano quasi un miliarun’opportuna regolamentazione giuridica do di patrimonio, assicurano 25 miliardi che sostituirà l'ammasso effettivo. Per di capitale e raccolgono annualmente qua. quanto riguarda la distribuzione dei prosi quattro miliardi di premi; nel settore dotti dagli Enti ammassatori al consudei servizi tributari presiedono alla rimo non è da escludere che possano esscossione di dieci miliardi di tributi sere studiati dei prezzi di trasporto per zone per ridurre quanto più è possibile l'incidenza di questa voce sul prezzo defiIPPICA nitivo dei prodotti. IL LVII NASTRO AZZURRO D'ITALIA * Le Banche d'interesse Nazionale (Banca Commerciale Italiana - Credito Predominio di « Bellini » nel Gran Premio Italiano - Banco di Roma). Nel corso del del Re Imperatore. - Quest'anno la « clas1939 hanno visto aumentare i loro deposicissima » dei giovani purosangue è stata siti di oltre due miliardi, superando così consacrata da una serie di primati lumial 31 dicembre la somma di 18 miliardi nosi che faranno epoca a sé nella storia la maggior disponibilità fornita dai dedell'ippica nazionale: panorama pieno di positi è stata assorbita per circa 1 milimpida luce, pubblico denso, eleganza liardo dall'aumento degli impieghi di cresquisitamente mondana, signore in grazio. dito ordinario, che ha raggiunto l'amsi abiti multicolori ed uniformi brillanti montare cospicuo di 8.700 milioni, più che di tutte le Forze Armate, ministri e diplodoppio di quello registrato al 31 dicembre matici, personalità convenute da ogni cen1933, data del risanamento, nello stesso tro, un puledro gagliardo e largamente vit. periodo gli impieghi in titoli di Stato sotorioso nella lotta sul verde smeraldino e no passati da 1.220 a 2.315 milioni. Il tenero della pista, proprietario, allevatore soddisfacente equilibrio patrimoniale rage allenatore popolare quant'altri mai, il giunto dai tre Istifuti si riflette nei risocio signorilmente felice, il fantino tanto sultati economici conseguiti nel 1939, che fedele quanto poderoso, sono stati îl quahanno consentito la distribuzione di un dro e lo sfondo, gli attori e | protagodividendo del 4%, dopo aver provveduto nisti dell'avvenimento sportivo che supera ad un adeguato rafforzamento delle ritutti gli altri per la sua essenza spettacoserve e degli accantonamenti interni. Del lare, e per la sua manifestazione coreogrado di sviluppo raggiunto dai tre Istigrafica e agonistica. tuti e della modernità ed efficienza dei loro servizi. sono indice espressivo i ri(Continua a pag. XXII)

R. TERME DI ACQUI APERTE

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NUTRIMENTO DELLA PELLE GIOIA DELLA TOELETTA L'ILLUSTRAZIONE

ITAL ANA


L'ILLUSTRAZIONE Anno LXVII - N. 20 19 MAGGIO ENRICO ENRICO

1940-:

CAVACCHIOLI ‘CAN

Mentre le possenti Armate germaniche, infranta la resistenza olandese, superata in più punti quella belga sfondato il prolungamento della « Maginot » e penetrate ormai in territorio francese proseguono nel gigantesco sforzo, giungono le prime documentazioni della prodigiosa avanzata iniziale in Olanda e Belgio. Ecco qui sopra come la fanteria tedesca oltrepassa uno dei numerosi ponti distrutti dagli Olandesi durante la ritirata. - In alto: distaccamento d'avanguardia tedesco, protetto da carri armati, dopo aver occupato un villaggio presso Maastricht, attende l’arrivo del grosso delle truppe.


spostato sul naturale prolungamento verso nord del-

la zona

fortificata,

e cioè

sul territorio olandese e su

quello belga.

Evidenti i vantaggi che all'una ed all}altra parte potevano essere assicurati

dal possesso di quelle due

teste di ponte, lanciate nel bel mezzo del Mare del Nord; alla Francia ed all’Inghilterra avrebbe consenti-

I stavoren de VA

to di pronunciare una seria minaccia per un lungo trat-

to della frontiera nord del

Reich e contro talune delle

7

trecht

AMO

SE

‘7 (<]

sue più ricche e più industri regioni nonché di tentare una manovra aggiran-

° Amersfoort

;

Arnhem

te dello schieramento tede-

Thenen,

sco

contro

la Francia;

la

Germania, per contro, stabilendosi sugli accessi alla

ie

Manica,

sarebbe

venuta

a

disporre di basi ottime e più ravvicinate, ea

‘Ostenda

e/6érmona

Gand}

Lo

Hasselto,

che navali, contro le coste ed il territorio inglese, ed avrebbe acquistato, anche, un più vasto campo di manovra, per tentare di rom-

DiisseldonF,

È BRUXELLESO “eo veri È Mapstrichi è Colonia qirle)

-

pere il collegamento tra le

forze inglesi e le francesi e di avvolgere l’ala sinistra dell'esercito di Francia,

Pf6en- LG,

VÀ

Charleroi

sia aeree

Si ricorderà,

infatti, che

questo fu l'intento costante perseguito dalla Germania anche durante Ja guerra 1914-18. Fallita la manovra iniziale nell'agosto 1914, per le note ragioni — e soprattutto per le variazioni apportate da von Moltke al piano originario dello Schlieffen — il tema di es-

sa fu poi ripreso nella primavera del 1918, quando, però, troppe cause di indebolimento

eim $ (4,i

©

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e Îì

dabile, e magistralmente

SUL FRONTE OCCIDENTALE

GRANDE I DELLA î di

|

|

pesavano

sulla

compagine militare tedesca,

mentre invece sostegni ed aiuti sempre nuovi galvanizzavano le forze francoinglesi. Questa volta, la manovra germanica sì è manifestata fin dal primo momento, con una grandiosità, forse, insospettata: ampliato il raggio di essa con l'estensione al territorio olandese; uno spiegamento eccezionale di forze e di mezzi bellici; un impiego formicoordinato

con i movimenti

delle truppe terrestri,

della massa aviatoria, Alle prime avvisaglie dell'irruzione germanica nei propri territori, Olanda e Belgio hanno subito sollecitato l'aiuto della Francia e dell'Inghilterra, e tosto truppe alleate hanno varcato la frontiera belga.

LA PIÙ

BATTAGLIA STORIA

Alza notte fra il 10 è l'1l maggio, si è iniziata la guerra sulla fronte occidentale. Una data, questa, che potrebbe segnare per l'Europa l’inizio di una nuova storia. Nell'ultimo grande conflitto europeo, le fiamme dell'incendio divamparono, fin dal primo momento, nel teatro principale, quasi logico, della guerra, per poi estendersi man mano alla periferia anche la più lontana; in questo conflitto, invece, il fuoco si è acceso ui margini, e correndo poi come lungo ì lembi di una carta, è venuto finalmente ad investire quella regione centro-settentrionale dell'Europa, che. è insigne nella storia per le grandi battaglie colà combattutesi in tutti i tempi, e che la stessa posizione geografica sembra predestinare a teatro risolutivo classico di lotte per la supremazia europea. Convergono, infatti, colà, le acque del più importante sistema fluviale dell'Europa occidentale, e sul tratto di ‘mare che adduce alle libere vie dell'oceano si affacciano le coste dei più grandi e potenti organismi statali europei. Caratteristica veramente strana di questa guerra era la perdurante immobilità di quella fronte; e certo, essa aveva alimentato nelle democrazie la vana speranza che la guerra potesse continuare nella forma di lento e reciproco logoramento, di blocco e controblocco, di diversivi strategici e di sordi maneggi diplomatici, che pareva avesse assunto. Ora; invece, l'urto è avvenuto, improvvisamente, in. tutta la -sua- veemenza; e- poiché la presenza dei due contrapposti formidabili sistemi fortificati sul suolo tedesco e su quello francese rendeva impossibile, o almeno molto difficile, che fin dal primo momento i due avversari cozzassero nella zona di diretto contatto, era da attendersi che l'urto si sarebbe

Quali i rapporti delle forze contrapposte? Non è possibile una valutazione numerica di esse, poiché non si conosce quale parte degli eserciti mobilitati o mobilitabili dei paesi belligeranti si trovi impegnata

in questa prima parte

ghilterra,

sia stato compiuto

della lotta. Si sa, ad esempio, che la Germania può mobilitare oltre 200 divisioni; ma una parte di esse è certamente dislocata in Polonia, in Norvegia e, per qualsiasi evenienza, a portata delle frontiere sud-orientali. La Francia può disporre di una novantina di divisioni, più una rappresentanza delle forze armate polacche e ceche (un paio di divisioni); l'Inanche se qualche

ulteriore sforzo organico

in

questi ultimi mesi, non dovrebbe sorpassare, sul suolo francese, le 15 divisioni. Alle divisioni di fanteria che costituiscono l’unità di misura, per così dire, del potenziale complessivo degli eserciti, sono da aggiungere, s'intende, le armi e corpi speciali. Ù Quanto al Belgio ed all’Olanda, i loro eserciti,

naturalmente, sono commi-

surati alle risorse demografiche dei due paesi; comunque, l’esercito belga, per numero, per addestramento, per tradizioni è alquanto superiore a quello

olandese. Esso comprendeva, in tempo di pace, tre corpi d’armata, su due divisioni di fanteria a tre reggimenti ciascuna, più le truppe della difesa del Lussemburgo e di Namur, comprendenti una divisione di cacciatori delle Ardenne, parimenti su tre reggimenti, ed un reggimento della fortezza di Namur.

L'Olanda, invece, aveva in tempo di pace quattro divisioni metropolitane

ed una brigata leggera.

Per la guerra, però, si calcola che il Belgio abbia potuto mobilitare 2 divisioni e l'Olanda 10. La superiorità numerica complessiva, quindi, starebbe sempre dalla parte tedesca; parimenti, per le torze aeree, sembra che l'aviazione tedesca conti un numero di apparecchi alquanto superiore a quello complessivo dei quattro paesi alleati.

Ma il principale affidamento di difesa, per il Belgio e l'Olanda, era riposto nella struttura del suolo, con la fitta rete di canali, le ampie distese palu-

dose, le zone allagabili e soprattutto nei lavori di fortificazione

permanente

compiuti in questi ultimi tempi. L'Olanda, com'è noto, affidava la protezione della parte più vitale del proprio territorio — quella cioè che comprende la capitale ed i centri principali, Amsterdam, Rotterdam, Utrecht — alla cosiddetta «linea d'acqua»; una zona d’inondazione creata mediante l'apertura di quelle difese che tanto provvidamente furono costruite un tempo, contendendo una larga striscia di territorio olandese al mare e donandola all'economia nazionale.

Il sistema di allagamento era stato, poi, completato da linee difensive costruite con criteri moderni nella zona di Maastricht, presso la frontiera;


lungo il fiume lissel e davanti ad Amsterdam ed Utrecht, Ma, come si vedrà, l'occupazione preventiva di Rotterdam, compiuta per le vie dell’aria, diede un colpo mortale all'Olanda, subito infirmando tutto

il suo

sistema

difensivo.

Ben più importante era il sistema di fortificazione creato dal Belgio nella zona di Liegi, ove non soltanto erano stati ammodernati e più potentemente ar-

mati i forti già esistenti attorno a quella città, ma ne erano stati costruiti anche dei nuovi e veramente formidabili, come quel forte Eben Emaal, di cui tanto si è parlato în questi giorni. Il sistema difensivo belga era, infine, completato dal Canale Alberto, opera veramente grandiosa, che agli scopi commerciali — collegare, cioè, il bacino industriale di Liegi al porto di Anversa con una via navigabile la più breve possibile ed evitare che il traffico belga si dirigesse a Rotterdam, attraverso il canale Giuliana, anziché ad Anversa — univa quello militare, di proteggere le province del Limburgo e di Anversa, con una linea difensiva naturale, i cui passaggi erano protetti da opere permanenti di difesa,

saltare; ma il per ostacotare la marcia germanica e quasi tutti i ponti sono stati fatti Nulla hanno lasciato di intentatoe lagliloroolandesi soste forz e delle sollecita opera di ricostruzione hanno permesso di ridurre al minimo le dagli pronto intervento di pontieri olandesi torio moforissate. = In basso: artiglieria tedesca passa, oltre il fiume ljssel, sotto un altro ponte distrutto

L'azione militare tedesca è sta-

ta caratterizzata,

come

le prece-

denti offensive in Polonia ed in Norvegia, da una fulminea rapidi-

tà e da un'azione vasta e poderosa dell'aviazione. Questa ha agito ed agisce non soltanto nelle forme ordinarie della ricognizione, del bombardamento e della caccia, scompaginando la preparazione avversaria, contrastando i movimenti di trupp: distruggendo o danneggiando aeroporti, impianti militari, nodi stradali, linee di co-

municazione; questa volta è stato fatto dai Tedeschi anche largo impiego dell’av zione come mezzo di trasporto, sia lasciando cadere, con un esperimento in grande

stile assolutamente nuovo, largo numero di paracadutisti in punti particolarmente delicati dell'organismo difensivo avversario, sia effettuando veri e propri sbarchi aerei, come, ad esempio, quello nei dintorni di Rotterdam, il quale, fin dal primo giorno, ha assicurato un inestimabile vantaggio ai Germanici Colonne, quindi, in gran parte motorizzate e corazzate hanno rapidamente avanprincipali;

direttrici

nell'Olanda

settentrionale,

la quale,

anche

zato lungo quattro intero in due soli per la quasi completa assenza di difesa, è stata occupata per Limburgo belga, ove giorni, da Groninga allo Zuidersee; nel Brabante olandese e nel vivaci resistenze; nel sono stati, parimenti, compiuti rapidi’ progressi nonostante solle balzo, Lussemburgo, infine, che è stato interamente occupato d'un Impossessatisi, quindi, dell'importante città di Maastricht, i Tedes i son passati ad investire da presso le fortificazioni di Liegi. Ed è qui, che nella giornata del 12 si sono succeduti gli avvenimenti più straor-

Eben

Emaal, uno dei più

moderni e più potentemente

armati che

dinari. Il forte di Mosa e sul Canale Alberto, fossero in Europa, il quale dominava i passaggi sulla da una pattuglia di stato conquistato, pressoché misteriosamente, in poche ore, forte mediante un eliaudaci avieri tedeschi, Questi, calatisi entro il recinto del un nuovo mezzo

cottero o semplici paracadute, e facendo uso, a quanto sì è detto, di offesa, sul quale si mantiene il

più assoluto segreto, son riusciti a

costringere alla resa l’intero pre-

sidio del forte, ammontante ad oltre mille uomini. Perdita, questa, veramente irreparabile per i Belgi e che non poteva non indebolire estremamente la difesa di Liegi,

tanto più che contemporaneamen-

te, o quasi, alla conquista del forte Eben Emaal, veniva forzato, nel

tratto fra Maastricht ed Hasselt,

13,

il Canale

Alberto.

annunciato

Il giorno

l'in-

gresso

reparti

tedeschi

nella

quindi, veniva di

cittadella di Liegi, non ostante che gli altri forti della cintura resistessero. Anche questa volta, quindi, la caduta di Liegi è avvenuta in maniera inopinata; se nel 1914 era bastato che Ludendorff picchiasse col pomo della sciabola alla porta della cittadella, questa volta è stata sufficiente la mossa audacissima di pochi uomini, ai quali la tecnica tedesca aveva apprestato un sussidio occulto. Le truppe belghe, quindi, premute dall’avversario, sono in ritirata verso la linea di difesa Arversa-Wafre-Namur, che copre

Bruxelles; con ogni probabilità, nella pianura immediatamente ad est della capitale — già campo battaglie famose nella storia

di —

dovrebbe avvenire una grandiosa battaglia, nella quale truppe di cinque popoli si batteranno in una lotta suprema, che dovrà decidere dei nuovi destini d'Europa.

Più travolgenti ancora sono sta-

te le vicende dell'avanzata tedesca in Olanda; occupata, come abbiamo detto, in due giorni tutta l'Olanda settentrionale; disorga-

di

ta addirittura la difesa mediante la comparsa nizzata, ed in qualche punto pi improvvisa di nuclei di paracadutisti, impensata e paradossale pioggia di candide «meduse del cielo» sul paese dei tulipani; sfondata la linea Peel a sud dei Reno; stabilito quindi (ed è stato questo il colpo più grave inferto all'esercito olande collegamento con i reparti avio-trasportati, che fin dal primo giorno di op avevano occupato un'ampia striscia di territorio, alle porte quasi di Rotterdam; t gliate, infine, le comunicazioni tra l'Olanda e Belgio. L'ultima speranza dell'Olanda era riposta nella famosa «linea d'acqua »; passata questa agevolmente, ed in più punti, dai Tedeschi, mediante chiatte blindate o galla impossibilità di leggianti capaci di trasportare automezzi corazzati, e constatata il genetedesca, opporre ulteriormente una valida difesa alla strapotente superiorità rale Winkelmann, comandante in capo delle forze olandesi, ha ordinato la resa La morsa tedesca, ora, si stringerà, con ogni probabilità su Anversa; forze anglofranco-belghe sembra già che siano state battute sulla Gette e che stiano ripisgando sulla Dyle; Ligny, celebre per la battaglia napoleonica del 1815, è già in mano dei Tedeschi; la Mosa è stata varcata a sud di Namur ed insieme con Dinant e Givett sono state già occupate Sedan e Longwy, in territorio francese. Da ultimo, $i annunzia la presa di due forti attorno a Namur. Gli avvenimenti incalzano con un ritmo celerissimo; nei prossimi giorni, forse nelle prossime ore, mentre nella pianura belga arderà la battaglia decisiva, con la quale i Tedeschi compiranno lo sforzo massimo per aprirsi il passo al territorio francese e per Ja «corsa al mare», invano due volte tentata nel 1914 e nel 1918, si andrà sempre meglio profilando la possibilità della minaccia diretta che la Germania AMEDEO TOSTI vorrà portare al cuore dell'Inghilterra ed al suo Impero.


paracadute.


Nel tragico scenario dell'attuale guerra l’entrata dei paracadutisti ha sollevato il più vivo preziosa di questi audaci che affrontano due volte la morte troverà poi nella storia il pos noi oggi è consentito solo mostrare come i cosidetti sbarchi aerei si svolgano. Vediamo qui s stra i paracadutisti appena si sono lanciati dall'aeroplano e mentre toccano terra

pllegamento con i famente stabiliti. S - Sotto: l'equipaggia


IL DUCE RICEVE IL DIRETTORIO DEL PARTITO FASCISTA ALBANESE E I NOTABILI DELLA LIBIA E DELL'IMPERO ipagnati dal e e dall'ispettore inche i n Napoli do

del

P.NF

Fascista Partito in Al"Impero, inagura-

otto, il Fondatore dell'Imper. resciallo Balbo, mentre ra rizzo che il principe Suleiman Caramanli pronunzia in italiano a nome di tutti i notabili libici.


TRIONFALI ORE DI PASSIONE GUERRIERA SULL'ALTARE DELLA PATRIA, A ROMA

Con un’apoteosi di eroismo è stato celebrato il IV Annuale della Fondazione dell'Impero. La Giornata dell'Esercito ha esaltato, nel fatidico giorno, lo spirito guerriero del popolo italiano e, a Roma, dove converge ad ogni rito l'anima della Nazione, il Duce ha consegnato le ricompense al Valor Militare ai reduci e alle famiglie dei Caduti delle campagne d'Africa, di Spagna e d'Albania. Qui vediamo it Duce con il Maresciallo Badoglio e con il Segretario del Partito mentre si avvia al Vittoriano


Dall'alto del bianco mausoleo dedicato al Re Galantuomo il Duce hà potuto ammirare nella sottostante piazza la perfetta inquadratura delle fgggppe del presidio. Intorno al Capo i Marescialli d’Italia, le alte gerarchie del Partità, figure di condottieri spiccanti sul fondalé glorioso dei vessilli è dei gagliardetti. Qui sopra. a sinistra e a destra vediamo il Duce mentre-appunta la medaglia sul petto di un valo= toso legionario reduce di Spagna e di un bimbo figlio di un glorioso Caduto,


medaglia ai congiunti la medaglia d’

folla che ha assistito alla cerimonia. Ogni motiv e ha ae= tore di gesta guerriere. Dai iungeva - Qui sopra è il DI segna la (a destra) abbraccia un grande invalido, sul cui petto brilla ponente aspetto della Pi Venezia durante il rito,


Al termine del rito il popolo si è riunito sotto il balcone del Pai il Fondatore delli/mpero, Quando il Duce è comparso l'irrefrenabile grido di passione acelamando si è ripetuto a quando il Duce ha rivolto al popolo la sua ardente parola. « Dopo i miei discorsi »così Egli fino ha concluso. guo dire « doprete abituarvi ai miei silenzi. Soltanto i fatti li romperanno ». Ecco qui sopra la follail geclamante il Duce. - In alto: i vessilli lasciano il Vittoriano dopo la cerimonia.


IL SOVRANO A di RIENNALE x

INAUG URA

D'OLTRE MAR Ci die

x»

Il Re Imperatore ha inaugurato giovedì 9 ma; iremare che a Ni

»

i


2-34


Una suggestiva veduta della Mostra della Libia, che il Re Imperatore si è compiaciuto d'ammirare in modo particolare. Nella Mostra della Libia accanto ad una interessante esposizione di cimeli storici, è ordinata una completa documentazione dell'attività della Quarta Sponda


IL IV ANNUALE

DELL'IMPERO

A NAPOLI

LA i TRIENNALE DELLE TERRÎ D'OLTREMARE INAUGURATA DAL RE IMPERATORE isA «Città

dell'Impero

Italiano»

è sorta

in

poco

meno

di cinquecento

rassegna

è infatti ormai

giorni, pari a milioni di giornate lavorative, su un'area di un milione e duecentomila mq., in quella Zona Flegrea che, congiungendo Napoli con Roma, fu il naturale retroterra dell’Urbe imperiale, e che oggi, grazie al vasto, imponente, meraviglioso complesso di opere di bonifica e ricostruzione portate dinamicamente a termine dall'Amministrazione Podestarile in soli quindici mesi, è il più moderno, il più bello, il meglio attrezzato rione, che assai degnamente s'inquadra in quello che è il nuovo volto della grande Napoli del Regime, vaticinata dal Duce: Regina del Mediterraneo. Nella fausta data del 9 maggio, questa prima Mostra Triennale delle Terre Italiane d'Oltremare, nata per volontà del Fondatore dell'Impero, sotto la presidenza del Ministro dell’Africa Italiana, mercé l'infaticabile opera del Commissario Generale Governativo Cons. Naz. Tecchio, in una gloria di sole, ha avuto l'ambito privilegio di essere inaugurata dalla Maestà del Re Imperatore, cui facevano corona gli Augusti Principi di Piemonte, il Conte di Torino e i Duchi di Bergamo, Genova e Pistoia. Il primo vibrante saluto al Sovrano, sull'ingresso principale dell'Esposizione fu dato dalla massa di quanti fervidamente collaborarono con il camerata Tecchio al raggiungimento della meta: uno stuolo, cioè, di energie, di competenze, di volontà, impegnate dai più alti dirigenti al più modesto artiere, in una gara di emulazione magnifica per giungere felicemente a quella che è l'apoteosi odierna. La realtà di oggi, della quale la Maestà del Re Imperatore, si è augustamente compiaciuto, dopo una visita che si è rinnovata ne] pomeriggio e nella serata. L'avvincente

visione

panoramica

della grandiosa

completa: il futuro è diventato presente, e i visitatori già si avvicendano innumerevoli

nei cinquantaquattro edifici della Mostra, rimanendo ammirati.

La continuità ideale tra la Roma imperiale e l'Italia Mussoliniana trova qui non soltanto la sua affermazione, ma la più ampia ed evidente documentazione. Il giro, s'inizia da « Roma antica sul mare» (Settore Storico) attraverso i padiglioni destinati alle potenti Repubbliche Marinare, agli eroismi dei Pionieri e degli Esploratori, alle conquiste italiane, culminate nella folgorante epopea

etiopica e la proclamazione del potente Impero. Le storiche parole del Duce,

che ricorrono lungo le ali dell'ampio cortile d’ingresso, costituiscono il miglior commento a quanto è raccolto in quest’interessante sezione. Dal Mito campano

di Enea, raffigurato în un riuscito pannello — sbarco in Sicilia, il vaticinio raccolto dall'eroe aCuma sul destino di Roma, la visione del Palatino e di quello che sarà l'Urbe, e, sotto ognuno dei tre episodi i versi di Virgilio per l'Eneide — alla conquista romana del Mediterraneo, documentata, tra l'altro, da rari pezzi archeologici originali, come il simulacro del Dio punico Bes l'amazzone morente del Museo Nazionale di Napoli, il busto di Scipione l'Africano e un papiro ercolanense che riproduce una poesia sulla battaglia di Azio.

Dalla trireme romana,

ricostruita nella documentazione più recente ed atten-

dibile, a quelle che erano le colonie romane d'oltremare:

Inghilterra e Dani-

sepolcro di Naevoleia Tyhe a Pompei,

rappresentato

marca, Francia e Spagna, l'Africa suddi nelle province Mediterranee: Marocco, Algeria, Tunisia, Tripolitania e Cirenaica, e ancora da Roma nell'Oriente, agli sviluppi della marina mercantile — è particolarmente interessante un modello di nave da carico ricostruito sulla documentazione del al trionfo romano

dalla

copia dei famosi cartoni di Andrea Mantegna, che si conservano nell’a Hamptcn Court Palace » di Londra, e finalmente al simbolo di Roma navale, realizzato dalla riuscita statua dell'accademico Selva, Ed eccoci in quegli ambienti, che si potrebbero

un

po' anche

definire

il

Sacrario delle reliquie del Santi, perché ci fanno rivivere i luminosi episodi

della partecipazione italiana alle Crociate, con le repubbliche marinare di Amalfi, Venezia, Pisa, Genova e Napoli, È l'ininterrotta strada d'Italia verso

le più lontane terre. L'invitta galea di Marco Querini sintetizza tutte le glorie

dello schieramento cristiano alla Battaglia di Lepanto. I cimeli delle marinerie sarda, napoletana e toscana, con la testimonianza dell’arte nostra più celebrata, do Gentile Bellini al Veronese e al Tintoretto, ci dicono quanto l'Oriente e l'Africa siano state in ogni tempo mèta politica, commerciale e religiosa degli stati e del popolo d'Italia. Questa realtà mentre s'illustra coi ricordi più pre-

ziosi dei pionieri, degli esploratori e dei missionari, si eroicizza con le conquiste, diviene storia radiosa di ieri e di oggi, rappresentata al vivo; né si può contemplare senza orgoglio e senza commozione. L'attualità

vibrante

della

Libia

di oggi,

dell'Etiopia

di oggi,

delle

isole

Egee, dell'Albania è documentata negli edifici, nelle caratteristiche, in tutte le particolari esibizioni naturali e sociali che fanno di quelle mostre speciali

altrettanti lembi di paesi lontani, tipici e coloristici nel bel mezzo della zona Flegrea, La Torre del P. N. F., che con la sua agile mole s’innalza dal suolo per

circa cinquanta metri, domina maestosa su tutti gli edifici della Mostra e abbraccia dalla sua sommità tutto l'incantevole paesaggio Flegreo, da Posillipo ‘a Capo Miseno, dai Camaldoli

al mare,

riunisce

nei suoi

ambienti

tutti

gli

elementi storici e politici e i dati palpitanti dell'opera del Regime per l’affermazione dell'idea e della volontà coloniale, per la conquista, il potenziamento

ed il sicuro divenire dell'Impero. Portati in cima alla Torre da un rapido ascensore, scendiamo per la rampa

centrale, e entriamo nella prima sala, ove su di un cristallo a fando curvo splendono le parole del giuramento fascista. Mille e mille mani sono protese nel saluto romano verso il Capo, che è raffigurato in una grande immagine a

mosaico fotografico,

Dalle pareti balzano i nomi gloriosi dei Caduti, che costituiscono il commento

L'inaugurazione della I® Triennale delle Terre d'Oltremare è avvenuta a Napoli il 9 maggio, ricorrendo il IV Annuale dell'Impero. Alla cerimonia ha concesso il suo augusto intervento il Re Imperatore accompagnato dai Principi di Piemonte, dal Conte di Torino e dai Duchi di Genova, Bergamo e Pistoia. - Qui sopra: il Sovrano col ministro Teruzzi visita la Mostra. eroico di tuttta la rappresentazione, che ispira ad un efficace gruppo scultoreo, che simboleggia l'’adunata di Sansepolcro. La seconda sala è dedicata all'Ottocento politico e coloniale. Attraverso date e carte geografiche sono messi in evidenza gli errori politici del tempo: il Congresso di Berlino (1878) e il ritorno a casa a mani vuote; Tunisi fatta occupare dai Francesi (1881); l'Egitto, che non si volle occupare con gli Inglesi (1888); Cassala nel Sudan regalata agl’Inglesi nel 1897 È di grande efficacia, in questa stessa sala, un’opera di scultura che rappresenta il sacrificio dell’Italia nella Grande Guerra e gli inqualificabili risultati della pace di Versailles, Ammoniscono intorno le cifre dei nostri eroici combattenti caduti, di fronte al diagramma del grasso bottino coloniale degli Alleati. In contrapposto al duro passato ecco subito, nella sala seguente, la realtà coloniale mussoliniana dalla riconquista e valorizzazione della Libia alla folgorante vittoria in Etiopia ed all'annessione dell'Albania all'Italia. Domina l'effigie del Duce tra i trofei imperiali. È qui, documento del più alto significato, la spada dell'Islam. Nelle sale che seguono sono ampiamente documentati il volontarismo fascista, l'esperimento sanzionista — motivo centrale: l’Altare della Patria e l'offerta della «fede», nell'eco che risuona nella sala e commuove delle parole del Duce e della Regina, — l'epopea legionaria in Africa, la guerra civile in Ispagna, l’aiuto portato alla Spagna Nazionale, e infine il raccolto Sacrario dedicato ai gloriosi Legionari Caduti, cui l’austerità dell'ambiente conferisce un’atmosfera di alta e profonda spiritualità, Le mostre dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica, lavoro italiano în Africa, della Cultura, del Libro e del Giornale, completano la superba, del interessante visione panoramica del Settore Storico. A cui segue quello geografico che ci porta tra le visioni e suggestive e dei nostri fiorenti possedimenti d'oltremare. Ecco la Libia în tuttopiùil avvincenti suo carattere dii grazia e leggiadria. Ma accanto alle agili e suggestive palme dattilifere, ai pittoreschi caffè arabi, al caratteristico e suk» tripolino, alle torri dei « marabutti» sperduti e le volte delle


moschee urbane, all'interessante minareto, che come ago d'acciaio s'innalza nel cielo, è tutta la più evidente documentazione della sistematica etnografica e antropologica della colonia con un importante studio della suari ‘ostruzione storia e preistoria. Altro

particolare interessante è il quadro del notevole impulso che il Governatore Generale Maresciallo Balbo ha dato all'Artigianato Libico. Avvincente è il quadro dei prodigiosi sviluppi e delle immense realizzazioni ogni campo, che in meno di quattro annni hanno trasformato tutte le condizioniin di vita.dell'A. O. I. Il salone dell’Impero, avvolto negli splendori dei suoi mosaici d'oro, costituisce la sintesi più efficace dei due Imperi di Roma, raffigurati da due potenti affreschi dell'artista Brancaccio, Un magnifico plastico di circa ottanta mq. offre la visione orografica e morfologica dell'A. O. I.

Non meno interessanti sono i settori che si riferiscono all'Eritrea, alla Somalia, all'Harar, allo Scioa (Addis Abeba), ai Galla Sidamo, all'Amara. Una grande attrattiva

è costituita dalla rudimentale

ricostruzione

dei più tipici Villaggi indigeni,

con le famiglie del luogo, fatte appositamente venire, si è creata la caratteristicaoveatmo-

sfera dei territori più vari dell'Impero. Il grande « ghebi » del capo amara è affiancato da una, chiesa copta, sormontata dal grande « mascàl », Indovinatissima ‘è pure la

ricostruzione del «Bagno di Fasilides», che testimonia i fasti dell'antica capitale etiopica.

La zona è resa assai leggiadra dal delizioso laghetto, che rispecchia i ciuffi tamarindi e di papiri, alle cui rive i pescatori indigeni ormeggiano le leggerissime «uogolò » del Margherita e le «tanquà » di papiro del lago Tana. Un posto, diremo quasi d'onore, è dato nel settore dedicato alle Isole Italiane nell'Egeo a Rodi, la vigile scolta di latina civiltà nel Mediterraneo Orientale, restituita al suo splendore dal Governo Fascista. Tutta la civiltà di Rodi, dal periodo miceneo risulta dal prezioso materiale documentario raccolto nell’artistico padiglione, che s'impone anche col suo Museo, ove tra le altre opere classiche è la celebre Venere Marina. Ma bellissime sono le ricostruzioni del Chiostro dei Cavalieri, della Casa di Lindo e del Salone d'onore, che accoglie gli originali delle opere d'arte originali di Rodi e Cloo, fra i quali la famosa Venere di Rodi. Un incanto è la Via dell'Artigianato con tutte le tipiche attività di Rodi, coi banchi di vendita e con gli artigiani intenti a produrre i preziosi tappeti, le delicate ceramiche ecc.

BREST]

L'importanza del settore della produzione va: segnalata in modo speciale, e non da cenno fuggevole; in esso la curiosità del visitatore dev'essere sostituita dalla più profonda riflessione dell'interessato, del competente, di colui che vuole e può rendersi conto, attraverso la scrupolosa documentazione, delle attuali risorse e delle possibilità future delle nostre terre d'oltremare.

Le attrazioni, dalle fontane fantasmagorich nella loro luminosa appariscenza, alle serre tropicali; dall’e Arena Flegrea» — ile grande teatro all'aperto, capace di 15 mila spettatori, per gli spettacoli estivi e drammatici — al teatro «Il Mediterraneo»,che ha iniziato trionfalmente lalirici sua attività alla Augusta presenza del Re

Imperatore con quell'e Attilio Regolo» di veder rappresentato « tutti gli anni,

del

Mostra

alla folla dei visit tatori, che è portata di locomozione,

Metastasio,

che

il Carducci

si augurava

con musica degna, nel giorno natalizio di Roma sul Campidoglio »; dai mille diversivi che rendono gradita la sosta' nella città incantata come il parco faunistico, il parco dei divertimenti, teatro dei piccoli, la_ piscina ecc. agli sportivi locali, tutte hanno l'incomparabile ilfascino dell'impre= veduto, del sorprendente. Quella visione che in una cornice deldi nuovo, è di bellezza si presentò la sera dell'inaugurazione agli occhi del Remagnificenza Imperatore, dei Reali Principi, dei Ministri, delle Gerarchie, delle Autorità, della folla eletta degl'invitati, si ripresenta nuova ed ammirabile dai

più

rapidi

e comodi

mezzi

alla

attraverso le due gallerie; di cui una — la «9 maggio» — è stata addirittura ricostruita, e l'altra — «La Laziale» — è stata consolidata e sistemata; a mezzo della simpatica funivia, che discende dal Parco di Posillipo; della Metropolitana, che ha dato nuovo impulso suo servizio, e della Cumana, che ha rinnovati tutti i suoi impianti ed ha creatoal una stazione proprio presso l'ingresso principale della Mostra.

Ma accanto all'apertura della e Triennale», che per la città che è testa di ponte dell'Impero, il quadro più significativo rappresenta sua piena riuscita e della sua potente volontà costruttiva, la data del 9 maggiodellaultimo, IV dell'Impero, ha segnato per Napoli il compiersi di tanti altri avvenimenti, in tutto degni di quella che è la nuova atmosfera imperiale, cui ispira la sua vita, Il Re Imperatore, infatti, nel pomeriggio della sua giornata partenopea, dopo aver visitato la Zona Archeologica, che è compresa nella stessa Mostra, e la fiorentissima Scuola di Equitazione, si degnava presenziare all'inaugurazione della nuova maestosa sede della Direzione Generale del Banco di Napoli e del Collegio della G. I. L. «Costanzo Ciano», due realizzazioni che, com'è detto in un articolo che segue, l'Istituto baricario più antico del mondo ha portate a compimento per celebrare il quarto centenario della sua ‘vita gloriosa La Banca d'Italia, a sua volta, è stata degnata della Presenza Augusta del Sovrano alla posa della prima pietra del nuovo edificio, che non solo conferirà maggiore splendore alla grandiosa piazza Municipio, ma verrà a segnare anche il nuovo doveroso incremento che sarà dato alle opere di bonifica del rione S. Giuseppe-Carità nel Jato dei Guantai Nuovi. Il Re Imperatore inaugurò inoltre l'Istituto. dei ‘Motori, emanazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che sorge anch'esso nella Zona Flegrea, con le sue varie-sezioni destinate allo studio ed alla prova dei motori, dei carburanti, in tema di assoluta autarchia,

Dal moderno all'antico e viceversa, dalla Zona Archeologica circostante alla Mostra alla celebrazione del centenario delle Ferrovie Italiane, che nell'ottobre del 1839 videro per la prima volta marciare sui binari da

Napoli a Portici, la locomotiva con le vetture per i viaggiatori. La Mostra centenaria,

à

allestita a cura delle FF. SS. ebbe anch'essa l'onore inaugurale

della visita del Re; e fu con la rigorosa riproduzione del primo convoglio, con il macchinista e i viaggiatori nel costume di un secolo fa, un tuffo nel

passato,

mentre

da

presso

fulmineo

lo rasentava

l’elettrotreno,

più moderna espressione della dinamica odierna dei trasporti.

Ecco che nella giornata del 9 maggio, sacra alla proclamazione

la

dell'Im-

pero, Napoli, attraverso le nuove mete raggiunte, e soprattutto ‘con la Qui sopra: la Maestà del Re Imperatore, con fianco ìl Governatore della Libia, Maresciallo Italo Balbo, e il Ministro dell’Africa Italiana Teruzzi adurante la visita al Padiglione della Libia. - In alto: una veduta parziale della Mostra dominata dalla mole imponente della Torre del P. Ni F.

RI

poderosa affermazione della Mostra delle Terre d'Oltremare, ha offerto la visione superba del suo presente, affinché agli ordini del Duce, possa marciare sempre più sicura verso le sue immancabili e più radiose fortune del domani.


le Terre d'Oltremare n lonata. Ti popo! vi le lontane mete il orgoglioso oggi visione grandiosa che pu per offrire agli ospiti che afflui: la città del sole. Ecco qui due particolari della Mostra: l'uno ci prende per un suggestivo g luci e di ombre, l'altro ci ferma con la pote espressiva delle sue gagliarde Jigure.


Alla Mostra Triennale delle Terre d'Oltremare di Napoli, il verde dei viali alberati e dei giardini, le acque spumeggianti delle fontane che a notte si rivestono di fantastici colori, le caratteristiche vicostruzioni di villaggi e di aspetti dei puesi esotici, il parco faunistico ove sono accolti magnifici e. rari esemplari, costituiscono per il visitatore una riposante e pittoresca oasi di varietà. Ecco qui sopra il laghetto dei volatili nello Zoo e in alto un angolo del villaggio etiopico.


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La Torre del Partito, di cui il Sovrano ha ammirato nel corso della visita inaugurale le belle e modernissime linee architettoniche, Nei nove luminosi piani della Torre sono esposti cimeli, documenti e grafici che celebrano in palpitante sintesi le eroiche gesta delle Camicie Nere in terra d'Africa


il «Sacro Monte delia Pietà», antenato, come si è detto, del Banco di Napoli. È solo nel 1640 che fa capolino unvist tuto a scopo puramente commerciale, ed è

il «Banco del Salvatore ».

Oltre il pratico servizio dei pegni, furono proprio i primi Banchi napoletani, e non

quelli cuno

scozzesi, come erroneamente qual. sostiene, a creare nel 1577 il servizio

« apodissario»,precursore del moderno servizio dei vaglia. Più tardi vennero

le « madrefedì

vero

e proprio conto corrente dei nostri giorni, in quanto l'intestatario poteva staccare polizze, che avvalorate dal Banco avevano libera circolazione.

Questi servizi —

—

assunsero

specie l'« apodissario » importanza,

perché

gno di Napoli, non vi fu contratto,

particolare

di qual-

per oltre tre secoli e mezzo, în tutto il Resiasi natura, che non si facesse a mezzo della «fede di credito», che costituiva,

co-

me si è rilevato, un autentico strumento notarile.

I Banchi fecero sempre uso diseretissimo del denaro loro affidato, e mentre ne impiegavano una parte per i pegni di gioie, oro, argento e panni, ne concedevano l'altra in

prestito con valide ipoteche, I Banchi acquistavano perciò una notevole importanza nella

vita

economica

e finanziaria

napole-

tana, I Borboni attinsero largamente alle loro casse per le necessità di guerra e di corte, « infine per

ridurne

il « deficit », de-

liberarono nel 1794 la trasformazione e fusione di tutti i Banchi nell'unico « Banco Nazionale di Napoli», a carattere statale, che nel 1806, dopo varie vicende, fu diviso in Banco o Cassa di Corte, nei locali d l'abolito « Banco S. Giacomo» per i servizi dello Stato, e in Banco

o Cassa

dei Priv:

nei locali dell'abolito « Monte di Pietà Nei due lustri della dominazione napoleonica il Banco subì altre modificazioni, tra le quali la creazione, nel 1808, accanto al superstite

per azioni,

Banco

di

Corte,

di

un

Istituto

sotto forma di Società Anonima

modellata sulla Banca di facoltà di emettere anche

Francia, con la biglietti, e cioè

il «Banco Nazionale delle Due Sicilie Questo Istituto, però, ebbe vita assai grama © stentata, tanto che dopo pochi mesi, nel

1809, ne venne ordinata la soppressione, e poi là fusione con il Banco di Corte, che a

sua volta mutò il suo nome in quello di Banco delle Due Sicilie, col capitale di un milione di ducati. È con la costituzione del Regio d'Italia che il Banco viene restituito alla sua vera indole

Il nuovo palazzo del Banco di Napoli inaugurato dal Re Imperatore. È stato costruito in soli quattordici mesi sul luogo dell'antica sede centenaria in Via Roma ed è attrezzato in modo da costituire una delle più moderne e perfette sedi bancarie del mondo.

di stabilimento

di credito

e benefi-

territorio

il Banco

cenza, nel quale il Governo non ha altra ingerenza se non quella della sorveglianza È del 27 aprile 1863 il R. Decreto che determina l'attività bancaria dell'Istituto, e ne affida l'Amministrazione ad un Consiglio Generale costituito dai rappresentanti degli Enti

pubblici,

nel

cui

opera. Ancora oggi, perciò, i componenti del Consiglio Generale del Banco di Napoli, di nomina governativa, sono oltre i Capi

UNA SIGNIFICATIVA CELEBRAZIONE NEL CAMPO DELL'ECONOMIA NAZIONALE

EGUATTRO DI LO BANCO È

volte centenarie,

del Banco

di Na-

poli, l’Istituto che, come quercia possente dalle radici profonde, gareggia coi maggiori del mondo per le sue grandi tradizioni di bene, per la sua incrollabile solidità, per il suo formidabile sviluppo e le sue luminose affermazioni in ogni campo della scienza economico-finanziaria. La celebrazione, per la quale non a caso è-stata scelta la fausta data del IV Annuale del prosperante Impero d'Itali compendiata dall'inaugurazione della ricostruita sede princi pale dell'Istituto in via Roma, e del Collegio della G.ILL «Costanzo Ciano», nella salubre e sognante contrada dei Campi Flegrei, resterà memorabile tra le pagine più splendenti della storia di Napoli, perché mentre il nuovo monumentale edificio, sorto nella via più amata della città, esalta

tori,

importanza

nella sua maestosa architettura quello che è oggi il nuovo

agli

dei

di Na-

commercianti

acquistata

e

della

crescente

R. Decreto del 23 luglio dello stesso anno il Banco era definito «Stabilimento di cre-

agli altissimi, nobili ideali che con la sua grande anima perfedele

e

dito di diritto pubblico avente propria personalità giuridica e gestione autonoma» e si trovava così a possedere l' imponente

ticabili Aurelio Paparo e Leonardo o Nardo di Palma, quattrocento anni or sono iniziarono per andare verso il popolo. La tradizione si riafferma attraverso i secoli e sì ricongiunge rigeneratore,

delle Province

espansione territoriale fu concesso al Banco di Napoli di emettere biglietti, e tale prerogativa l'Istituto conservò per oltre mezzo secolo, fino a quando, cioè, non venne pubblicato il R. Decreto 6 maggio 1926, che limitava alla sola Banca d'Italia l'emissione della carta-moneta. Ma con successivo

volto della metropoli mediterranea potenziata dal Fascismo verso isuoi più alti destini, la Fondazione « Baneo di Napoli » per i Figli del Popolo, riconsacra, nella sua poderosa attrezzatura di generosità, l'opera santa che i concittadini indimen-

il Fascismo

degl’industriali

scelti in ogni provingia, in cui il Banco ha proprie filiali. Nel 1874, in conseguenza della maggiore

SECOLI

segue

e Presidi

poli e Bari, i rappresentanti degli agricol-

RIA-DEL DI NAPOLI

*’avcusta presenza della Maestà del Re Imperatore ha conferito il dovuto significato di solennità alla celebrazione delle glorie, quattro

dei comuni

ordini

del

Duce.

E qui è doveroso rimarcare che il Banco di Napoli, che ebbe come suo primo antenato il «Monte di Pietà» — prima istituzione del genere in Europa — sorse nel 1539 per uno di quei miracoli della Divina Provvidenza, che in ogni tempo trovarono una fonte d’inesauribili risorse nella schietta generosità partenopea. Furono i benemeriti concittadini Paparo e Di Palma, che con il generoso concorso di altri ricchi cittadini, fondarono

massa patrimoniale di L. 1.234.822.666 e cioè il maggiore capitale fra gli Enti bancari ita-

liani. Lasciava in quel 1926 la Direzione dell'Istituto, tenuta per un trentennio,

il Conte

Nicola Miraglia, novantenne, che aveva prodigato tutto se stesso e la sua provata pratica in materia finanziaria, a trarre il Banco dalla critica situazione in cui si era venuto a trovare intorno al 18%. Il Duce tracciato il programma di trasformazione e di ampliamento delle attività del Banco di Napoli, chiamava a realizzarlo l'Eccellenza Giuseppe Frignani, che

assumendo il 9 luglio 1927 Ja direzione dell'Istituto, ne sapeva, con la sua provata, dinamica esperienza, centuplicare la ricchez-


Sopra: panoramica della Fondazione Banco di Napoli, Collegio della G.I.L « Costanzo Ciano ». - A sinistra: il Sovrano si congratula con il cons. naz Frignani, direttore generale del Banco di Napoli, per la grandiosa realizzazione dell'Istituto. - Sotto: l'ingresso del Collegio, dominato dalla statua dell'Eroe di Buccari. - A destra: dopo la visita al Collegio, il Re Imperatore dall'alto dell'arengario ammira lo schieramento di duemila Balilla

ogni insidia speculativa dei banchisti, avidi dei sudati guadagni degli on lavoratori,

esclusivamente

era

affidato

stato

dal

il servizio

Banco di

di Napoli,

raccolta,

tutela,

al quale

con

impiego

e

la Legge

1901

trasmissione

ne

Regno del denaro degl’Italiani all'Estero, A Nuova York venne impiantat il primo Ispettorato dell'Istituto, presto seguito da una perfetta agenzi: Lo stesso a Chicago. E come sempre, anche in questa provvida attività, nes-

suno scopo di lucro, ma semplice rimborso delle indispensabili spese gene

rali per le operazioni da svolgere. Solo così quindi gli emigrati potettero vedersi garantiti nei loro risparr e naturalmente i benefici effetti si riversarono anche sulla economia zionale. Ma anche con l'assottigliarsi della corrente emigratoria, e la conseguente riduzione delle rimesse di denaro, il Banco di Napoli continuò a svolgere presso la colonia italiana in America, la più ampia azione, che nel 1930 dette vita a due saldi organismi: il « Banco di Napoli Trust Company of New

York» e il «Banco di Napoli Trust Company of Chicago», Sullo stes esempio sorgeva pure il «Banco of Sicily Trust Company of New York incorporato poi nel e Banco di Napoli Trust of New York» e così tutti

sforzi convergevano nell'agevolare il più largamente possibile i nostri conna: zionali nei loro rapporti con la madrepatria. E anche nell'America del Sud |). comunità italiana si avvantaggia di un’attrezzatissima succursale del Banco

di Napoli a Buenos Aires.

za:delle energie e la potenza dei mezzi, sorretto in ciò dalla benevolenza del Regime e dalla illimitata fiducia dei risparmiatori Spetta senz'alcun dubbio a Giuseppe Frignanì il merito grandissimo di aver portato il più largo contributo allo sviluppo economico del nostro grande Paese, per aver s puto con la sua sapiente, insonne, geniale opera di finanziere, orientare il fascistizzato Banco di Napoli verso una vasta e complessa attività in tutti i campi dell’organizzazione creditizia nazionale, promovendo ed assistendo

tutte

le iniziative

degne

di

< a

rilie-

vo traverso il Credito Agrario, il Credito Fondiario, il‘ Servizio Emigra ì Servizi con l'Impero e con l'Estero, l'Azienda Bancaria, ecc. In un decennio — questo ultimo — di

fervide attività realizzatrici, il Banco di Naè andato sempre più adeguando e alle esigenze della vita economica odierna. Il suo patrimonio supera ormai il miliardo e mezzo, ed è dovuto al costante incremento dei fondi patrimoniali cui, in mancanza di azionisti, ogni anno vien devoluta la maggior parte degli utili netti risultanti dal bilancio. L'organizzazione dell'Istituto è sotto ogni punto di vista perfetta, e rende facile e rapida, pur con tutte le più rigorose garanzie, quann e lunque tipo di operazione bancaria. Tutto è organicamente potenziato negli ordinaar menti e nei servizi, sia ‘nella vasta rete delle filiali in Italia, che nell'Impero e alLime. l'Estero, Gli interessi generali, economici e corporativi di quella che è oggi la potente Italia imperiale, guidata dalla mano ferma del enne Duce verso i suoi più radiosi destini, non pereataigitifzeiiaen potevano essere în miglior modo interpretati. E se si pensa ai modesti intendimenti — ma grandiosi dal punto di vista della solidarietà umana — dai quali trasse la sua origine questa gigantesca istituzione, che di tanta gloria onora' Napoli, non resta che contemplare, con un senso di profondissimo orgoglio, il luminoso, lungo, fecondo, superbo cammino percorso. La più bella storia, forse, nel campo delle forze bancarie di. tutto il mondo...

=

Quattrocento anni di gloria, dunque, quattro lunghi secoli, durante i quali, nelle vicende liete o avverse, l'opera del Banco irradiò della sua luce benefica non solo Napoli e le regioni meridionali, ma i paesi più lontani, ove gli Italiani tutti trovarono sempre, nelle filiali dell'Istituto, la più disinteressata, la più efficace, la più iricoraggiante, la più rispondente assistenza.

I nostri emigrati in America, nei tempi tristi, che per l’azione potenziatrice del Regime non torneranno più, sì videro, lontani dalla Patria, tutelati nei loro interessi, e liberati da

Tutti gli eventi per le maggiori grandezze e per le più radiose fortune della Patria, tro- | varono

il potente

Istituto

in

linea. Nel

1913 il Banco

di Napoli,

che

non

aveva

trascuratò

d:

sostenere finanziariamente la conquista della Libia, ha la sua attiva sede a Tripoli, che $ropaga la sua feconda azione in tutta la colonia.

Innumerevoli sono i problemi dell'attività colonizzatrice, che vedono la loro realizzazione attraverso îl Banco di Napoli, che interviene e sovvenziona le imprese produttive, intese ? dare impulso all'espansione commerciale. Nel 1930 concorre con la Banca d'Italia, il Banco di Sicilia e la Cassa di Risparmio della Tripolitania alla erogazione di un credito edilizio. Nel 1937 va poi in vigore la convenzione con l'Istituto Fascista per l’Artigianato in Libi con il quale viene accordato uno speciale trattamento di credito a favore degli artigiani nazionali ed indigeni. Ma ancora il Banco partecipa alle costituzioni di vari Enti, che mirano tutti al fine comune della sempre maggiore valorizzazione della Libia, e che rendono sem”

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© più prospere le posizioni delle Casse di risparmio della Tripoli nia e Cirenaica ora fuse un solo organismo, dei Magazzini Generali di Napoli, dell' Ente per la Fiera di Tripoli ell’Ente per la Colonizzazione della Cirenaica, ecc. Con un'azione così vasta ed efficace svolta in Libia, il Banco di Napoli, che ha la sua direzione Generale nella città che è testa di ponte per l’Afric si trova più che mai in prima nea anche per la conquista dell'Impero. Ecco in pieno sviluppo dal 1 36 al 1938 le sue filiaoni di Asmara, Massaua, Mogadiscio, Decamerè, ecc A Addis Abeba sorge subito l'esercizio per il potenziamento del credito edilizio. Azione in grande stile, dunque, e in tutto degna delle luminose tradizioni dell'Istituto, iuella che il Banco, rapido e dinamico come sempre, svolge nelle vaste terre del potente Impero che il Duce ha dato all'Italia. Ogni iniziativa di valorizzazione trova presente l'Istituto, attraverso la rapida normalizzazione della vita in ogni zona. Il Banco assiste inoltre effica‘*mente tutte le attività commerciali ed industriali del vasto e ricco territorio, che l'e dismo delle nostre invitte ed invincibili Legioni ha saldamente assicurato alla Patria Anche in Albania sono più che salde le radici del Banco di Napoli che gi nel 1937 adeapoli Albania rendo ad un voto più volte manifestato, istituiva la sua filiazione «Banco di Napoli con le prime sedi a Tirana e Durazzo. Vennero poi le ramificazioni in Scutari e Corizza, cui seguirono le altre di ‘Argirocastro, Berat, Delvino, Eibasan,. Fieri, Porto Edda, Piscopia e Valona, È di questi ultimi mesi la filiale entrata in funzione a Kukes. Un'attività decisa popolo Ì albacome si vede, che marcia di pari passo con la prosperità, cui sicuro si av nese dopo l'unione con l'Italia. È il sogno di Scanderbeg

che si realizza

un paese ricco, civile, forte delle sue risorse. Libera e senza preoccup terne: tutelata in ogni modo dalla incrollabile potenza dell'Italia imperiale

e fa dell'Albania

erne ed in-

contributo porIntenso, appassionato, degno dell'imperitura riconoscenza del Paese lato dal Banco di Napoli alla vasta opera risanatrice per il rifiorire industrie e dei commerci, E qui, per essere precisi, occorre risalire al duro periodo, che seguì alla fine del conflitto mondiale. La crisi, come si ricorderà, era generale, e alcuni episodi bancari nazic nali avevano purtroppo la loro sfavorevole ripercussione anche all'Estero sulle condizioni del

sicura. Le sue forze credito in Italia. È una grande battaglia che il Banco affronta con mano mèta con agilità, ed è un'altra magnifica affi ion boderose gli consentono di giungere alla

Zione, che tanto giova al riassetto dell'economia nazionale dopo i profondi rivolgimenti del

Periodo postbellico. Siamo intanto al 1926, l'anno in cui il Fascismo rigeneratore chiamava il Banco di Napoli al più vasti compiti, primo fra tutti quello di un maggiore potenziamento del ll'economia metklionale. Si apre cioè una nuova èra per l’Istituto, che assolve il suo non facile compito sbn immutato fervore. Il Banco di Napoli è il milite fedele del primo Governo, che realnente consacra mezzi ed opere imponenti alla redenzione ed alla rinascita del Mezzogiorno. L'Istituto fascistizzato è scrupoloso interprete

dei comandamenti

del Duce

L'incremento

delle

Operazioni d'impiego, in forme antiche e nuove, avviene come naturale portata della rinvidi ogni Borita potenzialità dell'Istituto. Commerci, industrie, agricoltura, tutte le forze vive zona dove il Banco opera beneficiano del suo credito. Secondo i fini istituzionali più laES base è l'azione che l'Istituto svolge nell'Italia meridionale. L'agricoltura, che costituisce dell'economia, necessita in molte provinc: capitali di esercizio ed in tutte di crediti a lunga Scadenza per effettuare opere di miglioramento, ed il Banco istituisce nel 1927 una Sezione di Credito Agrario, la quale, in undici anni, ha effettuato un complesso di operazioni per oltre

5 miliardi. E sempre per migliorare le condizioni della proprietà rustica ed urbana nell'Italia l’Istituto opportunamente ha ripristinato sin dal 1930, la Sezione di Credito Fonmeridiona! diario messa in liquid

zione per legge

nel 189. E infine, per avere il suo posto preminente anche

nella lotta autarchica, il Banco non trascura di favorire l'impianto, lo sviluppo ed il funzionamento di stabilimenti in striali nell'Italia meri lonale, che utilizzino materie prime locali, È così addirittura sorto un Ente peciale, che ha per psogramma lo sviluppo economico dell'Italia meridionale, Ogni iniziativa del Regime, dunque, trova il Banco di Napoli pronto a collaborare; sollecito, ad intervenire, sempre disinteressato, oggi come quattrocento anni fa

Nella conclusione della magistrale, lucida, dettagliata relazione di,rendiconto del 9 marzo ultimo, l'Eccellenza Frignani nel riconvocare il Consiglio Generale per la data del IX Maggio dell'anno XVIII, IV dell'Impero, per celebrare il IV centenario della fondazione del Banco di «La ricorrenza cade in tempi duri: ma forse ciò non disdice ad apoli, così concludeva: vicende, che continuò ad operare per il pubblico inente secolare che conobbe le più aspre teresse nelle circostanze più avv se, che accompagnò il lungo travaglio del nostro popolo, per salire dai giorni oscuri del servaggio e della miseria ai fastigi dell'Unità e dell'Impero Consegneremo la memoria dell’avvenimento ad opere che auguriamo durature e degne della grande Città, da cui il Banco ebbe vita, e del suo risorgente destino; e ricorderemo le glorie del passato con l'animo proteso agli eventi che maturano, pronti a lavorare ‘ed a lottare în della Patria fascista ogni campo, per gl'interessi e la potenza In queste nobili profondissime, vib ‘anti parole è sintetizzatà in maniera scultorea la vita quattro volte secolare del Banco di Napoli, e il voto che le opere realizzate per l'avvenimento i perpetuino nel tempo, non temd jo sconferma. Il Banco di Napoli è non solt: nto l'idolo della Città, da cui prese il nome e în cui prosperò, ma per la sua serietà, per la su solida potenza; per la sua efficace azione, sempre èd unicamente ispirata al bene, è a ragione circondato deila più illimitata fiducia

di tutto il mondo finanziario.

La nuova sontuosa sede che il Re Imperatore ha inaugurato in via Roma; s'inquadra perfettamente in quello che è il nuovo volto de la metropoli, che il Duce vaticinò Regina del Mediterraneo. Era proprio per Napoli un intollerabile anacronismo, vedere la Direzione Genèrale del suo glorioso istituto, il centro propulsore del gigantesco Énte finanziario che espande le sue vigorose propaggini nei paesi più lontani, ristretto nei non più rispondenti locali del ecchio Palazzo S. Giacomo. La ricostruzione perciò s'imponeva ed il nuovo maestoso edificio, che domina nella storica via Roma, e che è tutto uno splendore di tecnica architettonica e di marmi luccicanti, è stato salutato con un senso; di unanime ammirazione e di schietto entusiasmo, che hanno costituito il premio più ambito a chi tanta bell’opera fà portato a termine. Il vastissimo salone per il pubblic coi suoi 52 sportelli che è un prodigio architettonico anche per le luci che riceve dall'alto, eleva l'animo del visititore e lo lascia estatico di fronte a qualche còs: realmente d’inusitàto e mirabile. Esso è la degna continuazione del triplice monumentale ingresso, e della meravigliosa facciata, cui tanto bene si armonizzano quattro simbolici altorilievi, e le targhe sulle quali spiccano la data di fondazione — 1539 — e quella della ricostruzione — 1939-XVIII —. Di notevole importanza è anche un altro salone per ilpubblico; che ha il suo accesso da via Paolo Emilio Imbriani e tutti intonati alla mole ‘dell'insieme sono ì molteplici uffici, nonché il gran salone del Consiglio Generale al piano nobile. Nelle serate di solennità l'edificio è rischiarato da un perfetto impianto a luce riflessa.


quadrati di suolo — sono stati trasformati in ampie piazze, in suggestivi viali, in leggiadri giardini ed in adatti campi sperimentali, Oltre tre chilometri di bellissime strade collegano fra loro ì padiglioni destinati a dormitori e quelli adibiti a scuole, officine, refettori, sale di ricreazione e di riunione, chiesa, cinema-teatro, cucine, bagni, campo sportivo, uffici, ecc. Il «Costanzo Ciano» accoglie duemila fanciulli e 500 fanciulle, ma i reparti maschili sono nettamente divisi da quelli femminili da un’ampia arteria, nonché dal grandioso arengario, che costituisce l'accesso principale dell'Istituto, dominato dalla statua dell'Eroe di Buccari. Osservare nei dettagli quanto è stato realizzato nella benefica fondazione del Banco di Napoli, è come fare un viaggio nel mondo delle meraviglie. Tutta la tecnica moderna in materia di costruzione e di arredamento è stata messa a servizio di questo autentico centro della pubblica beneficeriza destinato a risolvere totalitariamente il problema dell'infanzia abbandonata. Bisogna, per esempio, vedere che cosa sono le officine, che avviano i giovinetti, secondo le possibilità di ognuno, ai più svariati rami della meccanica e delle attività artigiane. Raccolta e suggestiva è la chiesa, tutta adorna di artistici mosaici, In essa, nei giorni di festa, può essere ammesso anche il pubblico per ascoltar la Messa, Il campo sportivo è capace possono trovare comodamente

La suggestiva cornice di verde intorno all’imponente complesso architettonico del Collegio della G.I.L * Costanzo Ciano » per i figli del popolo sorto grazie alla munificenza del Banco di Napoli.

Inaugurando la nuova sede, che è come l'emblema del luminoso cammino percorso in quattrocento anni dall'Istituto, il Banco di Napoli, rigidamente fedele a quelle grandi tradizioni benefiche da cui trasse origine, ha voluto legare la data celebrativa del 9 maggio al Collegio della «G.LL», che si fregia del nome leggendario di Costanzo Ciano, e che anche ha avuto l'ambito privilegio di essere inaugurato dalla Maestà del Re Imperatore, Scopo dell'istituzione, è, come dal Duce venne disposto, l'avviamento dei fanciulli appartenenti a famiglie bisognose all'educazione professionale, fare cioè di essi non solo dei buoni cittadini, ma degli operai specializzati, che non poco contributo recheranno ai sempre maggiori sviluppi delle industrie napoletane. Nella verdeggiante cornice dei Campi Flegrei, che Virgilio, Eforo e Orazio cantarono nei loro versi inobliabili, nella ridente zona che si sviluppa tra Agnano e Bagnoli, e che ha per sfondo uno dei più avvincenti panorami del mondo, si stende ampia, armoniosa la nuova città che la magnanimità del Banco di Napoli ha destinata ai figli del popolo. Come per incanto — i lavori vennero iniziati solo il 2 gennaio 1939 —

su di una superficie di oltre 30 mila metri quadrati, sono sorti, in quattordici mesi d'ininterrotto lavoro, ben 21 imponenti edifici, che formano il complesso del grandioso Istituto. Altri 77 mila metri quadrati di superficie — in uno quindi, oltre 100 mila metri

di tremila spettatori, e più di mille persone posto nel cinema-teatro, che è munito anche

di un perfetto impianto sonoro. Migliaia di figli del popolo troveranno dunque nel « Collegio Costanzo Ciano» tutti i conforti del corpo e dello spirito, sotto la guida di un sele. zionatissimo gruppo di educatori, che sapranno avviarli verso le più certe fortune, facendo di essi degli ottimi

lavoratori e dei magnifici

soldati.

n Le due grandiose realizzazioni — è doveroso metterlo in rilievo — hanno spesso hanno prestato la loro opera in tre turni consecutivi, e cioè di giorno e di notrecato i loro incalcolabili vantaggi anche a migliaia e migliaia di lavoratori, che assai

te. Applicazione

integrale, quindi,

anche in questo criterio, delle sagge direttive del

Regime per combattere ed eliminare, con ogni mezzo, la disoccupazione e l'ozio, E perché ognuno possa veder da vicino qual è stato il complesso delle opere portate A termine in così breve tempo, è necessario dar qui un po' la parola alle cifre.

La ricostruita grandiosa sede in via Roma — l'architettura è dell'Eccellenza Piacentini, mentre la direzione tecnica dei lavori è stata tenuta dagli ingegneri Stile e Trezza dell'Ufficio tecnico del Banco — occupa un'area di ben 6 mila metri quadrati. I lavori furono iniziati il 18 gennaio 1939-XVII. L'altezza dell’edificio, fuori terra, è di 26 metri, e di 8 entroterra.

Il numero dei piani è di 7. La lunghezza

del prospetto

principale verso via Roma è di 106 metri, Furono necessari l'escavazione di 31.400. mc. di terra, e l'impiego di 15 mila me. di muratura, di 15.600 calcestruzzo, di 4500 mq. di pavimenti in marmo, di 15.600 in ceramica, di 150me.miladi mq. di intonaco € stucco, oltre a 7800 mq. di rivestimento in marmo

e 5 mila di serramenti

legno e ferro. Per il rivestimento della facciata, poi, sono occorsi 2100 mq. diin pietra di Billimi e 3600 di travertino.

Le ore lavorative impiegate in cantiere ammontano a 3.400.000, e quelle fuori cantiere a 2.500.000. Il salone, cuì già è stato accennato, copre un'area di ben 1000 mq., e coi suoi 52 sportelli, lo si può senza dubbio ritenere il più grande del mondo nel settore degl'istituti bancari. L'altro salone, invece, di cui anche si è detto, copre un'area di 600 mq. ed ha 25 sportelli. Il tesoro occupa una superficie di 300 mq. ed è munito di una porta corazzata speciale a cuneo del peso di 35 tonnellate.

i

L'edificio è anche munito di quattro ricoveri antiaerei capaci di 1200 persone, mentre all’aereazione dei locali del seminterrato, del pianterreno, del secondo e quarto piano provvede un impianto ad aria condizionata di singolare efficienza, Per quelli di riscaldamento invernale e di refrigerazione estiva, esistono caldaie capaci di sviluppare 1.400.000 calorie all'ora,

con tubazioni della lunghezza di metri 41.800. Né minore

importanza

hanno

gli impianti

per l'illuminazione,

la posta

pneumatica, gli orologi, le 7 mila cassette di sicurezza che rispondono a tutte le esigenze dei depositanti, le segnalazioni acustiche e luminose per il controllo delle ronde, per l'allarme incendi e per il bloccaggio delle vetrate d’ingresso. L'illuminazione normale è di 260 mila watt, quella di sicurezza di 3 mila e la forza motrice di 270 mila. La posta pneumatica

comprende 49 stazioni principali e 16 di riserva, e lo smistamento massimo arriva a 1200 bossoli all'ora,

Oltre a questi molteplici impianti sono stati collocati nei vari settori dell'edificio 82 altoparlanti e 164 avvisatori automatici d'incendio, che segnalano

al centralino

l'aumento

della

temperatura

oltre

determinati

limiti. Per il rapido funzionamento dei vari servizi sono stati impiantati sette ascensori, appositi montacarichi per il tesoro, e elevatori elettrici per i cancelli verso via Roma. L'impianto telefonico automatico, sistema Ericson, comprende 50) lince con 200 comunicazioni esterne. Il costo dell’opera si aggira sui 70 milioni. Quasi altrettanto costa il Collegio della G.I.L, « Costanzo Ciano», ove le

opere furono portate a termine sotto la direzione dello stesso progettista

ing. Francesco Silvestri, Direttore dell'Ufficio tecnico speciale del Banco di Napoli, Furono necessari movimenti di terra per mc. 450 mila, e l’im-

piego di 60 mila mc. di calcestruzzi, di 40 mila di murature di tufo, 15 mila

di pietrame,

12 mila di mattoni.

I solai occupano

40 mila, i marmi 12 mila e i pavimenti 75 mila.

Dall'alto: la porta corazzata a cuneo del tesoro, del-peso di 35 tonnellate, nella nuova sede centrale del Banco di Napoli in via Roma. - Un aspetto del vasto salone principale a pianterreno.

mq.

71 mila, le strade

La celebrazione del IV centenario del Banco di Napoli, onorata dall'augusta presenza del Re Imperatore, suggella una storia quattro volte secolare di glorie e di trionfi. Nato per il bene altrui, il Banco ha moltiplicato all'infinito la sua nobile missione. In tutti gli eventi Napoli ha guardato al suo Banco, come si guarda, trepidanti e speranzosi, al faro lontano nelle notti senza stelle. Lo sviluppo dell'Istituto, sotto la guida di Giuseppe Frignani, culmina oggi in un'espansione gigantesca, i cui fili sono sparsi in tutto il mondo. Si è saputa dare al vecchio organismo una snellezza tutta moderna, una forza dinamica della luminosa èra che abbiamo il privilegio di vivere: la potenza, il prestigio, l'attrezzatura dell'Istituto hanno coronato il mirabile forzo di rinnovamento, che ha del portentoso, Il Banco, come abbiamo già rilevato, attraverso il credito agrario, il fondiario, il servizio italiani all'estero, i servizi esteri e turistici, credito bancaria, promuove, incoraggia, concorre validamente al più ampiol'azienda sviluppo econo: mico del nostro grande Paese. Il Banco di Napoli può essere ben proclamato una provvidenza, che quattrocento anni invece d’invecchiare hanno sempre più ringiovanito e rinvigorito. E quel che più conta, è la sua perfetta organizzazione in ogni ramo, che fa preferire tutte le sue operazioni. È un potente, dinamico organo di assistenza dell'economia nazionale, particolarmente vicino al cuore di Napoli. La modestia delle sue origini è l'orgoglio di oggi. Il primo Monte di Pietà di quattro secoli or sono, è oggi una forza economica oceanica. Il vecchio emblema brilla aureolato di nuove glorie e di sempiterni trionfi. LUIGI

DE LILLO


RASSEGNA

D'ARTE NEL CLIMA

FASCISTA

PRELUDIO ALLA XXII BIENNALE DI VENEZIA A

mrovarsi a Venezia, di questi tempi, pare veramente di sognare. Ma c'è ancora al

mondo tanta felicità di cose? tanta bellezza? una così ridente mutabilità di aspetti? tanta immensità di luce? Ci sono ancora tutte queste cose, mentre saevit toto Mars impius orbe? Venezia, città di miracoli. La cupola della Salute, al tramonto, presa in un giro di riflessi e di splendori, sembra disciogliersi dalle sue volute, quasi fosse per involarsi, rapita da tanti angeli che le si muovono intorno; mentre la sfera d’oro sulla punta della Dogana, raccogliendo l’ultimo sole, scintilla e si confonde con l’isola di San Giorgio, che pare venirle incontro, come un vascello fantastico sopra una laguna di malachite. E il Palazzo ducale si dilata come un'immensa ‘filigrana di argento e di corallo. E gli uomini hanno

Sopra: « Bellerofonte (La conquista)» di Mario Raimondi, - A_ sinist Uomo che dorme »'di Guido Galletti

pur fatto tutte queste cose! Alla fine c'è di che ancora consolarsi: fra tanti mali, che ne rovescia addosso l'inesauribile vaso di Pandora, ci son per anche doni preziosi E, sì, c'è ancora Venezia, con la sua festa biennale, consacrata dagli anni. E ci sono ancora questi Giardini, tutta luce fiori verzure, preparati come per un rito. E quanto più i tempi son duri, tanto maggiore si direbbe che sia stato l'impegno degli ordinatori a vincere resistenze ed ostacoli. Come già notammo alla Triennale di Milano, anche nella Biennale veneziana sentiamo, oltre la manifestazione rtistica, una recondita significazione morale, un eccitamento pieno di esempi, Antonio Maraini si è moltiplicato, se pur ancora simile parola può adoperarsi per quest'uomo, di vertipicamente italiana, il quale, ac. in sé la passione dell'arte con il più

vivo

gusto

dell'azione,

sono

da

poco.

Di

si

va

da

tanti

anni

importanza

ap-

prodigando in tutti i modi. Non era facile ordinare questa Biennale, sia per quel che riguarda l'arte italiana, che per l'arte forestiera. Si pensi, da un lato, che ancora un anno fa era aperta la Quadriennale Nazionale, e, da l’altro, a quel che succede in Europa. Eppure l'arte italiana compare in piena efficienza, con alcune sale personali di prim'ordine, e qualche figura d'artista assai interessante e nuova; e, tranne Inghilterra, Francia e Danimarca, tutti i padiglioni stranieri sono aperti; in più s'aggiunga che il Palazzo dell'Italia appare modificato e fatto più agevole nella spartizione delle sue sale. Come vedremo, queste mostre straniere non significativa

pare quella della Germania,

che, seguendo


Sopra:

« Strada per Querceta » di Arturo Tosì. - Sotto: « Ritorno dai campi +di Carlo Carrà.


Felice Carena; «Pietà » (particolare),


Sopra: « Ritratto in nero» di Bernardino Palazzi Sotto: « Mia madre » di Marcello Mascherin

Sopra: « Riccardo con la corazza » di Bruno Saetti. Sotto: « Arlecchino » di Emanuele Rambaldi


l'esempio nostro, si è tenuta al criterio di presentare pochi artisti con un numero notevole di lavori, in modo da farne bene spiccare le singole personalità In tutto, otto pittori, sei scultori e quattro incisori. Non

ci dilunghiamo

questo

padiglione,

e un

poco

qui

sull'indirizzo

artistico

as-

sunto dal Terzo Reich, la quale indagine ci riserbiamo di fare prossimamente, parendoci degna di, discussione, Notiamo per intanto, nell'ordinamento di l'intenzione

di mostrarci

come

in

questi artisti nativi di luoghi diversi, da Berlino a Monaco a Vienna, sì sia pur formata, a cagione dell'uguaglianza di razza, una unità estetica e spirituale, che si traduce generalmente in uno schiett romantico,

amore

della

realtà e in modi

puntuali e definitivi. Tra il giovane pittore vestfalano Schmitz-Wiedenbruck e lo slesiano Giorgio Lechecht — il quale è l’ordinatore del padiglione — e il viennese Eisenmenger vi sono, pur nella divertà, legami ideali che vorremmo approfondire, Buoni, in genere, gli scultori; e, quanto agli incisori, tutt conoscono la magnifica tradizione tedesca, della quale nche gli odierni espositori, da Sluyterman a von Langeweyde,

non si manifestano

indegni.

Un'altra mostra che piacerà è quella di Ungheri

ordinata

da Tiberio

Gerevitch,

fedele

amico

d’Italia

e oramai consueto a queste Biennali. Parecchi di questi Ungheresi ci sono noti, e alcuni son presenti molto bene e con

opere numerose,

come

Stefano

zonyi, pittore di gusto e di valore; oppure come Giovanni

abbreviato,

ry

che

si

nei

padiglioni

vivacissimo.

gni si vedono

mantiene

sempre

Bellissime stampe d'Olanda

ardito,

e dise-

e degli

Stati

Uniti; particolarmente interessanti sono Svizzera e Spagna; ma, insomma, di queste sezioni straniere diremo con più agio, tentando d’indagare come nel volto

ideale

dell'arte

si

possano

ancora

conciliare

tanti contrasti. Non per nulla abbiamo detto che Venezia è città di sortilegi. Quanto all'arte italiana bisogna poi dire che Maraini, con

la sua opera

avveduta,

ci dimostra

in so-

stanza come si possa comporre nella pratica quel famoso conflitto estetico che in Italia è oramai allo stato cronico, e cioè il conflitto

tra

« contenutisti»

e

«calligrafi »,tra l’arte ornativa, celebratoria, di sociale utilità, e l'arte tutta libe ale. Già non abbiamo mai capito perché si volessero, da una parte, solamente eroi e fatti glori: della vita contemporanea, e, da l'altra,

avvenimenti soltanto arte

pura e liricità disinteressata. Come se entrambi questi volti dell’arte non fossero sempre stati concomitanti nei periodi di massima civiltà. O che non vissero sempre insieme poetici lirici ed epici e melici e satirici? E già, presso gli antichi Romani, vi erano collezionisti di dipinti di nature morte e di animali, nel tempo che si erigeva l'Ara Pacis Con questo non escludiamo che la funzione dell'arte debba essere principalmente sociale, Della quale esigenza gli ordina Biennale vene-

pra

Ritratto di Esm ralda Ruspoli di Tony Lucarda Sotto: « Canale della Giudecca » di Fioravante $ - A sinistra « Mo: 20 buranello di Mario Vellani-Marchi.


Sopra: «Adunata Anno XVIII » di Italico Brass: A sinistra: «Le rose di Firenze »di Plinio Nomellini

si mostrano bene consapevoli, tant'è che da tempo vi provvedono mediante appositi concorsi con temi determinati. E anche questa volta il Palazzo d'Italia, nella sua parte mediana, riesce una glorificazione dell'Italia nuova: dal peristilio, dove s'affac ciano grandiose le statue di Martinuzzi e Baglioni; alla Rotonda ornata di quattro grandi bassorilievi eseguiti dai bolognesi Giordani, Minguzzi, VignoliFarpi e Valla, i quali, dall'espansione coloniale, alla protezione della madre, agli ardimenti sportivi ‘della gioventù, vi hanno celebrato i più caratteristici aspetti della vita fascista; al grande salone d'onore, infi dove sono collocati gli affreschi e i bassorilievi citori dei concorsi, ispirati ai motivi principali della prassi e della dottrina fascista. Esamineremo in seguito queste opere, che ci mostrano la perizia & il buon mestiere e le nuove attitudini spirituali dei nostri giovani, nel campo dell'arte celeb e monumentale.

Ma poi, nelle sale accanto, eccoci ai poeti puri. vediamo pittori di fantasia come Italo Cremona e Usellini; e un puro lirico del colore come Peyron, il quale si presenta in modo quasi nuovo per noi e pienp d'interesse; e un trasognato contemplatore dell'universo come Lilloni; e coloristi estrosi come Afro e Montanarini. Ripetiamo che questa Biennale presenta molto bene, e talvolta in luce affatto nuova, alcune singolari figure: dal pittore Colao, del quale sì vedono finissime cose e il quale meritava bene questa specie di rivalutazione; al povero De scultore

non

apprezzato

l'artista,

che in alcuni

in

vita

come

meritava;

al

toscano Bugiani, che dipinge con molta delicatezza e sentimento; a Mario Bacchelli, che da un pezzo non si vedeva tanto copiosamente; al Saccorotti, di sensibilità così raffinata; allo scultore Filippo Tallone, la cui arte modulata con grande affetto e di secrezione riesce in tutto persuasiva; a Mario Gambetta, disegnatore gustosissimo, a proposito del quale' ci si domanda come mai gli stampatori nostri non sîppiano valersi di così adatta all’ornamento del: libro. Ma di costoro e di altri diremo în seguito più ampiamente, come diremo ancora di alcuni Qui compaiono bene quali Funi, Grazi Salietti, Severini, Ciardo, Quirino Ruggeri, Bertoletti Casorati ed altri ancora Desta molto interesse la sala di Oppo e non tanto per la novità in sé, quanto per il fatto che di questo pittore non s'era a visto un complesso così numeroso di opere eseguite in diversi tempi; onde sì potrà fare un giudizio, non diciamo nuovo, ma certo più fondato e conveniente all'importanza deltratti ci pare veramente

no-

tevole. Ricorderemo ancora, infine, le mostre retrospettive di Giacomo Grosso, Cesare Ferro, Vincenzo Migliaro, Bresciani da Gazoldo e Francesco Sartorelli che figurano» nell'ala, sinistra del Palazzo. Come degno riscontro al Salone d'onore, è poi ili sposta sulla tribuna di fondo la mostra delle opere celebranti gli aspetti di Venezia, ammesse. con apposito concorso e riunite ai lati di un grande quadro allegorico di Ettore Tito. A: compire questa specie di omaggio a Venezia, sì vedono quivi anche parecchi dipinti di Italico Brass, che vi compare con il


Sopra: « Piazzetta in Piazza San Marco »di Francesco De Rocchi Sotto: « Tobiolo » bronzo di Cleto Tomba.


Sopra: « Tramonto a Venezia » di Umberto Lilloni. - A sinistra: « nezia 1938. La Nave a Sant'Elena in commemorazione di D'Annunzio dî Michele Cascella. - In basso: « Bagnanti » di Fausto Pirandello volgarità rimane esclusa. Tosi adopra i suoi colori, grigiolini verdi rosa pallidi, con una sensibilità che pare talvolta condotta all'estremo , tanto da farci temere che non si Jasci allettare da certi colorini e inconsistenze troppo in uso. Perciò amiamo meglio il Tosi più sodo, serroto e denso di

tono, che ritroviamo in dipinti come Zoagli, od altri mili. paesi di Liguria, e che ritroviamo ancora in talune nature morte, nelle quali îl colore si accende con uno splendore astratto e solitario. tura

Ma, quando vorremmo dimenticare per intero le manualità e il peso sensuale della materia,

della pit-

ci converrà rivolgerci a Carrà, il quale ci trasporta in un mondo suo, tutto spirituale e trasognato, dove sentiamo come il distacco tutto e la smemoratezza di un'età favolosa. Questi dipinti, che pur si reggono prevalentemente sul colore, = brano fuori della materia, circonfusi tono in tono con

un divagare

d’una

luce:

nostalgico e sfumato, Carrà è giunto a quella estrema semplicità, che è privilegio di pochissimi. Emergendo da una luce quasi equorea e fosforescente, le sue forme si compongono e poetici. suoî quadri come i Contadini della Versilia, o meglio ancora ilAlcuni di colore e di composizione, rimarranno Ritorno dai campi, per bellezza i suoi più celebrati. E questa sua sala alla Biennale veneziana, tutta tra pien a d’azzurra luce d'acquario, in risalti sempre suggestivi

rimarrà

tra le più memorabili.

(Fot. Boero, Giacomelli, Mari, Perotti e Porta),

suo fare più brioso ed arguto, Non meno pregevoli sono le opere ammesse al concorso del ritratto: specialmente tra le sculture sì vedono alcune teste, di stile e fattura singolari, che attestano la tradizionale maestria

dei nostri seultori nel ritrarre

umano. E, alla fine, chiuderemo questo nostroil volto preliminare discorso

con le sale personali di Carena, Tosi e Carrà, le quali ci paiono tra le più importanti, non solo di questa mostra, ma di tutte le Biennali passate.

Tre sale che segnano un punto decisivo nella carriera di tre maestri, giunti oramai a quella libertà e pienezza che solo gliquesti anni

e l’esperienza consentono.

Di Carena non s'era vista da

tempo una mostra tanto orgaflica e coerente. Non che il pittore apparisca diverso, da farne mutar giu: dizio; giacché egli ritorna con i suoi prediletticosì motivi, profani e relic giosi, e con Ja sua caratteristica impostatura di fantasioso e suntuoso decoratore. Ma egli è che si è fatto più discreto e magro nell'impasto; con accenti, specialmente nelle cose di pittura assai fine. Gli nuoce ancora la deliberata noncuranza minori, del valore chiaroscurale, così da rimanere perplesso nel rilievo; e, alle volte, come nella grande Deposi. zione, egli può riuscire un bo’ troppo illustrativo espressiorie; ma quando si dispiega liberatamente, con la suae dipiùscarsa sensuale e malinconica fantasia, come nelle varie Bagnanti, od in quella pittoresca composizione dell'Angelo che sorveglia i egli fa opere originali € ricordevoli. E il pittore, sapidissimo e pastori, lo ritroviamo poi intero Tielle nature morte, che, come le Zucchine, fine, son di splendore seicentesco, € nel delicatissimo Ritratto nero con guanti bianchi, Similmente Arturo Tosi si è fatto, con gli anni, una maniera disciolta e leggera, tutta abbandonata all'impeto dell'ispirazione. Ma la sua buona indole lombarda

lo tien sempre in quella temperanza, onde ogni

PIERO

TORRIANO


INVITO A TORINO E AL PIEMONTE OkINO e Piemonte: due espressioni di una sola realtà, La terra dove i verdi digradano dal cupo delle abetine allo

smeraldo dei freschi maggesi, dove brilla una limpidezza d’ar-

gento sulle

nevi

eterne e nelle infinite acque

adatta alla Città che ha linguaggio degno dellecorrenti è la cornice

labbra dei Re ed eleganza degna delle donne piu belle. Città antica e che soltanto un luogo comune facile e superficiale può direnuova, priva di arte e di bellezze.

Vero è, invece, che sono molte e singolari; ma

racchiuse quasi con pudore, aperte soltanto a chi sa cercarle. AL

l'ombra forte della Cittadella, di Palazzo Madama; tra i segni severi di Roma e dei Savoia nascoste sorridono le opere del Gua-

rini, di Defendente Ferrari, dei mille altri artisti che ingemmala corte Sabauda. Nascoste, ma la fantasia dei loro colori una volta intravveduta non si dim i Torino si svela subito per le vie diritte e ariose, cui ante barocco juvaresco versa, nei tramonti, una gioia entusiastica. Vie infinite come certi studi di prospettiva; e invitano ad andare, a tornare; alle colline, alle Alpi che scenograficarono

e delle loro architetture

mente appaiono in fondo a ciascuna

Dai poggi, come bal. coni aperti, dei Cappuccini, di Villadi esse. Genero, San Vito, Cavo

retto, Superga, questo respirante e simultaneo diorama di strade appare in tutta la sua chiara stesura, giustamente adagiato al centro

della conca, al punto dove si annodano tutti glì echi riflessi contro le muragiie dei monti e delle colline.

Si. misura allora quanto breve è il balzo che porta dal Valentino vellutato alle Alpi bianche, al Monferrato, alle Langhe, ai colli ricciuti

di viti e di castelli, ai paesi dove, nell'ombra delle pergole, ci si disseta a fontane di vino,

La terra che dà abbondante

vino è pregna

di

forti e di eroi, vignose sono feconde, non sai di che più:

Le balze

uva, rocche © basiliche. I pampini serrano tutt'intorno un festone di fortezze, castelli e badie: Fenestrelle, Mondovì, Stupinigi, Vezzolano, Belmonte. E su tutto un sentimento forte € fortificante della vita, una fede inesausta nelle opere, Si stringono ai loro guanciali di verzura Oropa nascosta, gelosa di Dio, Varallo sacra, Staffarda, Sant'Antonio di Ranverso, fiore di grazia gotica, ma non giacciono

in un sogno ascetico. Vivono religiosità solida, profondamente umana, onde sono potutidella nascere in questa terra asili di carità

l'immensa

grandi

Piccola

Casa

come

della

paesi,

sonanti

Divina

come

cantier

za; Vopera di Maria Ausiliatrice che spande nél mondoProvviden la santità © la perfe.

zione del lavoro.

Accanto, da vigneto a vigneto, colle a colle sino alle Alpi alte, fremono le schiere guerriere, dascalpita la cavalleria irruente di vittorie. È la

ebbra

battaglia rustica e solenne, che spegne i suoi echi ai cotti mattoni delle rosse torri di Ivrea, alle balze di Verrua e di Verzuolo, allé pietre di San Michele, fabbricata

nella notte dagli Angeli;

che ancora

gioiosa ed espansiva nelle voci e nella giostra degli Spadonarride i di S. Giorio, È la battaglia a denti

stretti ma col cuore lieto, che si perpetua nella fatica delle miniere ferrigne, delle mille officine che fanno di questa terra la spina

Og parlano

dorsale

della potenza

industriale ‘italiana.

ntrasto si attenua in una superiore, felice armonia. Dove

soltanto gli alberi

e le ac: ue,

le pievi si fanno

minuscole, i castelli paiono staccarsi dalla vita del popolo, fuggendolo sulle rupi, a gara con gli stambecc hi dalle

lunghe corna avvol. gendosi di nuvole; e tuttavia gli offrono le strade e le corti sontuose: tile.

Fenis Merlato, Issogne degli Amanti e della fontana gen-

Al confluire dei fiumi e dei venti le

nose e pur viventi eoperose: Aosta antica,valli schiudono città anSusa, Biella industre,

Cuneo distesa nell’anfiteatro dei monti.

Dove l’Alpe si fa collina e declina al piano si adagiano le colme conchigl ie dei laghi: AviViverone, Orta,

gliana, Candia,

, a specchio del cielo. Dovunque l’uomo s'è messo accanto Siri alla natura per renderla acces. sibile e ospitale; ha aperto strade, disteso funivie, innalzato ville ed alberghi.

In questa terra dove le linee

addolcite, dove il cielo un poco pallido ma morbido sonoe itutte colori sìintonano enza asprezze; dove il tremolio , dei pioppi, l' i castelli, la schiuma dei vini sono ravv

giù sfiorando i ghiacci alpini,

vati

dall'aria

frizzante

che vola

è il riposo del corpo e dell’anima, Questo è il dono più caro del Piemont e, del paese che ha il nome più gioviale e più verde, Tavola

a cura dell’ENTE TURISMO, di TORINO

PROVINCIALE

per il gno di Gino Carluccio,


AA

AMN |


n PA

D A Torino, centro geografico e idea le, il viaggio si avvia a infinite mète, su una rete di strade e di ser

vizi tecnicamente perfetta, sulla gui-

da d'una gentilezza cortese. Gli itinerari partono a raggera e sembra che risalgano

dalla città alle fonti

della storia, del lavoro e della pietà

umana. Ai laghi murenici che raccontano avventure di ghiacci, Ai colli

pesanti di vigne che svelano la fe.

condità della terra. Alle valli dove i castelli distendono la loro forte e gentile cadenza

nella prospettiva

de-

gli archi e delle mura romane. Ai

borghi sonanti per le voci antiche e

nuove della fatica, dove il contadino sollecita il bove, cigola la ruota del

vecchio

tornio

ad acqua

e accanto

rombano i motori delle vaste officine.

Ai santuari celesti, generosi di con-

solazioni e di grazie. Alle acque

salubri, ai campi sportivi che ristorano e stimolano Ila felicità dei

corpi sani, nell’aria leggera dell’alpe, nello scenario fantastico di ombrose

quinte boschive e di nevai assolati,


Stra ricchezza e l'indipendenza nel settore abbigliamento. È da queste periodiche Mostre torinesi che la massa si renderà conto preciso si vuol darle, di ciò che dovrà usare, per condurla gradatamente alla serenadi quanto comprensione e conseguentemente alla fiducia nelle compere, senza più incertezze e soprattutto senza timori. Ecco: diciamolo pure: « senza timori » giacché sta per diventare frase ‘un orribile ritor= nello che ripete: «mi dovrei fare un vestito, ma che stoffa devofattaprendere? Che cosa mi darannò? s. Il pubblico, in fatto di autarchia del tessile, è disorientato; è dunque necessario e indispensabile richiamarlo, avvicinarlo, spiegargli e «fargli vedere» i nostri progressi

sto a centinaia di grandi, ed a migliaia di piccoli e preziosi artigiani espositori; stimolando l'emulazione che tra le esortazioni a far bene e meglio, è certo la più efficace, Attraversata quella che chiameremo la « sala dei tessili », nella quale non mancano, in funzione, nemmeno gli apparecchi per le analisi della resistenza dei tessuti, e nella quale l'occhio è appagato e il gusto soddisfatto, entriamo in quella «Sezione collettiva» che ha raggruppato, con criterio di logica e di valorizzazione, il complemento dell’abbigliamento femminile, ciò che le donne chiamano il particolare e i raffinati indicano come «quel nulla che dà il segno per creare un incanto»; espressione ricer-

cata, che val quanto dire il tono della moda, l'essenziale dell'eleganza. È qui che scorriamo mentalmente una carta d'Italia delle nostre industrie locali più famose, alcune. celebri nel mondo: merletti e filati di Venezia, Rapallo, Cantù; velluti di Zoagli; piume e fiori di stoffa di Udine; tessuti a mano di Romagna; filigrane genovesi; coralli di Torre del Greco, e via via

di provincia in provincia, quasi di paese in paese, ché ogni angolo d'Italia reca alla moda il contributo della sua operosa genialità. Le pellicce —

tormento

e gioia non soltanto

delle donne, ma dei produttori nazionali — ei intrattengono lungamente su un capitolo che in massima ignoravamo: l'Istituto di coniglicoltura di Alessandria, dimostra i cento e mille modi di utilizzare il modestissimo animale della specie domestica, ed è sorprendente constatare i benefici di utilità ch'esso offre. Noi non sapevamo che nel 1897 la Francia esportava a Londra più di mezzo milione di conigli per settimana, e il Belgio

e l'Olanda

ne

vendevano

trecentocin-

quantamila ogni sette giorni sul mercato -di Ostenda, ma ora con questo, sappiamo anche che furono le sanzioni ginevrine a spronarci all'incremento della coniglicoltura nazionale, Oggi non soltanto utilizziamo il coniglio per la mensa e moltissimo per la moda, ma ne esportiamo

nei Paesi danubiani, in Inghilterra e in Ameri-

ca, Ma

in fatto di pellicce, la Mostra di Torino

ci dice molte cose nuove soprattutto in considerazione del merito produttivo: la talpa, la pecora caracul, la faina, i capretti d’Asmara; lo scoiattolo, la martora,

la volpe argentata,

il

castoro e perfino il gatto di casa, sono tutti animali

che

noi

utilizziamo

dersene

conto

senza

già .largamente,

tanto come non sarebbe mai stato possibile renuna

così perfetta

esposi-

zione. E infine ecco un «salone d'automobile» in miniatura: una ventina di superbe macchine che il « Raci » ha disposto, e dedicato alla moda,

quale « Mostra della carrozzeria fuori serie»:un richiamo, un avvicinamento alle fogge sportive femminili, attraverso il mezzo più elegante a disposizione delle donne, E certo anche un s gnificato, poiché se è vero che tutte le città riflettono per mimetismo le donne che le abitano, è altrettanto vero che questa città ha un suo aspetto inconfondibile nell’eleganza e nella raffinatezza delle donne e delle automobili. Ma volendo parlare della moda italiana, ne:

suna città può essere esclusa dalla comprensione della nostra moda — anche se Torino ne

è la culla e l'esempio — poiché l'Italia tutta, pervasa dallo stesso clima, vive, pensa, agisce secondo uno stato d’animo collettivo, solo specchio che riflette lo spirito della Nazione: il Fascismo, Oggi la donna italiana, e perciò la nostra moda, equilibrandosi tra leggiadria e salute,

divenuta immagine meravigliosa di modernità. La Mostra autarchica di Torino ne è lo specchio

i cui riflessi luccicano

(Foto dell'autore).

lontano.

LUCIO

RIDENTI

La « Sezione collettiva » della Mostra dell'Abbigliamento inaugurata a Torino, ha raggruppato, con criterio di logica e di valoriz. zazione, il complemento dell’abbigliamento femminile, raccogliendo i prodotti delle nostre industrie più famose, alcune celebri nel mondo: merletti e filati di Venezia, Rapallo, Cantù; velluti di Zoagli; piume € fiori di stoffa di Udine, tessuti a mano di Romagna; filigrane genovesi; coralli di Torre del Greco, ecc. ecc, Ecco qui a sinistra bozzoli e seta dell'Impero, e, sotto, la fantasia preziosa dell’artistica' gioielleria italiana. e le nostre possibilità. Quell'idrato di carbonio che si chiama chero, si estrae dalla canna da zucchero; ma noi che usiamo soltanto quello ricavato dalla barbabietola, dall'acero, da alcune spe-

cie di palme e del sorgo, lo troviamo forse « diverso » e lo apprezziamo meno? Vuol dire che dal 1747, con quella prima esperienza autarchica, si è iniziata l'opera di persuasione, un tempo anche contro l'ostilità di scienziati; perché non si dovrebbe preparare l'avvenire della Nazione, in fatto di tessili,

allo stesso modo? Soltanto che con i mezzi di propaganda oggi a disposizione, si possono accorciare e annullare le distanze di tempo, per la fiduciosa convinzione del popolo. La Mostra di Torino, è infatti la mo-

stra della convinzione; durante i trenta giorni della sua esistenza gli indumenti non impallidiranno alla luce delle vetrine, non stagneranno nel ricordo dei visitatori, poiché —

nuovo. intendimento anche questo — ogni cosa verrà cambiata a brevissimi periodi. Si otterrà così non solo di rinnovare la curiosità del visitatore, ma soprattutto di far po-


Sopra: collana di corallo rosso della Scuola di Torre del gnifica inquadratura fotografica che pone în rilievo la più soavi ornamenti cari al mondo femm:

Sotto: una matrama di uno dei velo.

Torino. In merletto e o il primo ed in mussola stampata il - Sotto: spillone in fligrana di Genova esposto alla Mostra stessa


In alto: bracciale in filigrana di Genova. - In bianca @ pastiglie rosse con doppia guarn

Fotogrammi della Mostra della Moda di Torino.*- Sopra: abito da sera in merletto e mussola nera con bolero di velluto. Acconciatura di ranuncoli con nodo goto in velluto nero, - Sotto: cappello di grossa paglia verniciata (lavorazione toscana)


725

PARATA DI MODELLI AL VALENTINO A presentazione dei modelli eseguita nel Teatro della Moda di Torino in occasione dell’inaugurazione della Mostra dell’Abbigliamento autarchico (prima fra le numerose esposizioni del genere che si svolgeranno ancora in questo scorcio di stagione) ha dato prova significativa e completa delle nostre facoltà creative e delle nostre capacità artistjche nel complesso settore della moda. Settore arduo e capriccioso quanto mai, per la sua fragile natura, e per la sua facile tendenza ad offrire il fianco all’artificiosità anche troppo evidente, con esiti, talvolta, di gusto non precisamente equilibrato. Nulla di ciò, comunque, è stato da imputare alla squisita collezione di abiti da mattino, da pomeriggio e cerimonia, e da sera, che si sono presentati alla ribalta del Teatro torinese nella suggestiva cornice di un pubblico elettissimo ed eccezionale per eleganza e per concorrenza, Il teatro, così gremito fino all'ultimo posto, ha offerto un colpo d'occhio brillante e maestoso, degno veramente della grande «prima » che ha riaffermato il lavoro e la genialità artistica dei nostri produttori. Un gruppo delle allieve di Nives Poli, piovute sulla scena come un nugolo di libellule, con leggerissimo e soave passo di danza ha aperto il velario del palcoscenico e la sfilata ha avuto inizio. Una trentina di belle figliole si sono succedute in coppia presentando i modelli delle rispettive Case. Quattordici ditte di tutte le parti d'Italia, ‘convenientemente Ite e selezionate, vi erano rappresentate, e, naturalmente, la dinamica e industriale Milano è stata la città che ha dato il maggior contributo numerico di espositori Infatti: Milano ha partecipato alla Mostra con sei ditte; Torino, tradizionale santuario della moda italiana, con tre; Roma con due; Napoli con una, Firenze con una, e Bologna pure con una, Le indossatrici si avvicendavano sulla scena del tutto nuova per loro, con gentilezza naturale, con passo lieve come per un debole ritmo di danza, e mostravano i modelli semplicissimi o sontuosi col garbo e la spontaneità veramente elegante, innata nella donna italiana senza preconcetti di casta. Gli abiti da mattina e da spiaggia erano tutti di una sobrietà voluta e ci hanno subito rivelato la precisa tendenza della nostra moda che tiene innanzi tutto a conservare la propria espressio-

ne di semplicità e di modestia specie in questi capi destinati alle ore: di vita più sbrigativa della nostra giornata. La gonna-calzone per città, evidentemente,

Creazioni presentate alla Mostra della Moda di Torino. - Sopra fantasioso abito da sera in mussola dalle molte tinte, completato da un’ampia sciarpa utilizzabile a manto o a fusciacca.

non rappresenta più una rarità di gusto sporadico ed eccentrico, ma, grazie alla sua praticità e disinvoltura, affascina e conquista rapidamente anche il grande pubblico. Un modello dalla linea non

comune

appariva

applicato

a un

abitino

di

tela

celeste,

di

indubbia eleganza mattutina, in cui l’effetto del pantalone era celato da un sapiente gioco «di pieghe. Un bel completo di lana bianca guarnito da una sciarpa di vivace seta azzurra a piccoli disegni geometrici, ci ha indicato una facile ma sempre elegante combinazione di motivo bicolore, La sfilata degli abiti da pomeriggio ha raggruppato i più svariati tipi di vestiti che l'ora semielegante esige da un ristretto e privilegiato numero di signore. Infatti su la vera e propria moda da passeggio prevaleva quella più complicata degli abiti da ricevimento in grande albergo eda vita in giardino, completati, questi ultimi, da bizzarre cappelline chiare adorne di nastri. Tra i capi da passeggio, ottimi erano un cappotto bianco ornato di una sola immensa tasca

di volpe

tinta

in

rosso

cupo,

ed

un

abito

in

seta

a

fiori

bianchi e neri guarnito da un grande fiore vivace allo scollo. La mussola e la trina reghavano incontrastate nelle lunghe vesti da giardino e da cerimonia, E, finalmente, ecco la presentazione dei modelli più applauditi, quelli da sera, il cui sfarzo e la cui importanza meglio si addicevano al senso spettacolare della origini le sfilata sul palcoscenico di un grande teatro, Metragioni infinite di mussole stampate, nubi di tulle, spume di organza, e cascate di trina,

hanno concorso alla creazione dei modelli più ampi e

ricadenti, mentre miriadi di lustrini bianchi, neri, dorati e argentati, e le conterie veneziane sono state la guarnizivne fantasiosa e preferita dagli abiti a linea fasciata e stilizzat La pellicceria al servizio di questi importanti capi, in funzione di ornamento, non era molta, ma era collocata con gusto disposta con raffinatezza notevole e si limitava alle sole volpi (anche queste di puro allevamento autarchico).

Le sciarpe palpitavano come ali vive; i mantelli ondeggiavano al ritmo del passo leggero; le cappe alitavano lievi come vele accarezzate, Il tutto inquadrato”sulla scala appena accennata del la ribalta, assumeva un aspetto quasi di fiaba; ed il pubblic ha dimostrato il suo vivo compiacimento anche per questa fiabesca visione trasportata nella più concreta e concisa mostra ‘hico, dell'abbigliamento au A spettacolo concluso, la sensazione generale è più che ‘confortevole

in quanto siamo ormai certi di poter trarre le più ful-

ferto

documentazione

gide previsioni per il futuro prossimo e lontano. Questa Mostra, la prima del genere in Italia, destinata a segnare un'altra di quelle tappe decisive sul cammino del lavoro italiano, ha ofuna

convincente

di quel

duro

ma

già

così

vittorioso travaglio dei nostri produttori, i quali, in obbedienza

alle direttive superiori, indirizzano la nostra concezione dell’abbigliamento v rso mète sempre più' sicure di emancipazione completa,

(Fot. Bogino, Crimella,

Gherlone e Macari)

MIS.

nistra: mantello da sera in lana bianca guarnito da set volpi fate. -Sotto: abito da sera, color bruciato ricamato a pagliuzz dorate. Mantella di volpi decotorate con l'ossigeno.


Fornitori delle L.L. A.A. R.R. la Principessa di Piemonte e la Duchessa Iydia di Pistoia TORINO - Piazza GENOVA

Castello,

- Piazza

Dante,

18 6

ALCUNI FRA I MODELLI CHE SFILARONO DAVANTI A _S. A. R. LA DUCHESSA DI SPOLETO AL TEATRO DELLA MODA IN TORINO In alto: Abito da gran sera in crespo seta stampato a disegni bianchi e neri con sciarpa alla vita di seta rossa. - Qui sopra da sinistra: Mantello da mattino e viaggio tessuto seta impermeabile foderato taffetà a quadri rosso e verde con abito a principessa stesso tessuto. - Mantello tela bianca foderato in crespo seta bianco stampato a disegni blu ed abito a principessa stesso tessuto. - Abito elegante da giardino in mussola di seta bianca a due tinte di viola,


N

LA SERA DELL’1! MAGGIO E CHI OTTENNERO CONSENSI ED I NE DALLE ELETTE ITE. (Foto Bogino).

De ALITO b

link :

cr

imato blu e rosa. - Abito elegante da corse in mussola bianca ricamata - Abito da ballo in stile taffetà în due tonalità dì sso pieghettato. ito @ giacca tela gialla stampata a disegni ruggine. - Abito a giacca in seta stampata a fiamme bianche € nere e gon a seta pieghettata nera.


IL .cavOUR»

(VILLAFRANCA)

DI

FORZANO

A

BERLINO

Sopra: Paul Hartmann (Vittorio Emanuele Il) e Weissgerber (Principessa Clotilde) nel « Cavour ». Sotto: Werner Kraus (Cavour). La rappresentazione ha avuto la regia di Grimwald.

L'Eccellenza Pavolini, ministro della Cultura Popolare, "si è recato a Berlino per assistere alla prima rappresentazione del dramma « Cavour » (Villafranca) di Forzano. Qui sopra: il cordialissimo incontro alla stazione con il ministro Goebbels. - Sotto: una scena del dramma di Forzano rappresentato al Teatro di Stato di Berlino


ENTO DI TERRA Romanzo

di

MURA

RIASSUNTO. DELLE PUNTATE PRECEDENTI Pamela Cortis vive a Milano sola, lontana dalla famiglia che abita a Varese; fa la pittrice ma riesce ‘a vender poco, i suoi clienti non sono puntuali nei papamenti e deve far in massima parte assegnamento su quel che le manda il padre. Una mattina la sveglia una telefonata intercomunale è il padre che le annunzia che la mamma ha ‘avuto un attacco di cuore. Sta poco bene e vuol vederla. Pamela prepara in fretta la valigia e va ella Stazione Nord dove sale sul primo treno in partenza per Varese. Nello stesso suo scomparti mento prende posto un giovane ch'essa riconosce per un amico d'infanzia, Alberto De Conti chiamato « Giulio Cesare » per i suoi modi autoritari. Giunta alla Villa, sì incontra con il fratello Gianni, col padre e poi con la mamma. Pamela, rimessa ormai in salute la mamma, si accinge a ripartire: prima però è ospite a casa di Berto dove è accolta anche della madre di questi, donna Anna, e dalla sorella Lalla. Berto riaccompagna Pa‘mela a Milano. Si rivedono e ogni volta si Ya più concreto il reciproco sentimento d'amore. Pamela riceve la visita del vecchio amico e maestro Tosti che le sconvolge l'animo: gli chiede di posare e di getto dipinge il suo ritratto. Poi con Berto va a Venezia in automobile

Dopo Brescia, sulla strada comunale, costretti a una maggior prudenza e a ‘una maggiore attenzione cominciarono a ritrovare la calma, e della muta tempesta di dianzi si vergognarono un poco senza dirselo. Ormai erano sicuri di averla superata. Dopo Brescia, Verona: già il crepuscolo. — Arriveremo che sarà notte... Avete freddo? Volete la coperta sulle ginocchia?

— Grazie, no. Sto benissimo. Emanava da lui un calore pacato e dolce al quale

ella si scaldava, e da lui attingeva coraggio e forza co-

me avrebbe attinto l'acqua da una fontana. La strada, divorata dalla velocità, accorciava di momento in mo-

mento l'inizio del nuovo periodo della sua vita. Ella ne

provava un’ebbrezza profonda, piena di timore e di ansia, e insieme una sicurezza vasta e tranquilla, come se varcando il limite estremo fosse certa di trovare al di

là la perfetta serenità, E questa certezza le veniva uni-

camente dalla presenza di lui, dalla vicinanza di lui, dall'amore di lui che riempiva tutto lo spazio, e che l'avvolgeva in un alone luminoso e tiepido. Si sentiva il cuore pesante, come se le tirasse giù le spalle, e avrebbe voluto dire qualche cosa che rompesse il silenzio, che la distraesse dal pensiero dell'arrivo, pensiero che ella sentiva parallelo a quello di Berto, come

@ue

binari uguali che conducevano alla stessa mèta, e sul

quale continuavano

a correre

da ore, irragionevolmente.

Oltrepassata Verona, parve che la macchina sbandasse di tanto in tanto accompagnata, respinta e. sospinta

da una forza sconvolgente e dal fischio insopportabile

di due sirene lontane.

— Non capisco, — disse Pamela. — Mi pare di udire

un sibilo angoscioso su toni sempre disuguali — È ilvento, — disse Berto. Ella mormorò, più per sé che per l'altro: — Vento... come il giorno che ci siamo incontrati in treno... Rammentate?

Egli era così intento

alla guida che non

volse appena verso di lei, scusandosi:

la udì.

Si

— Perdonatemi... non ho capito... — Quando ci siamo incontrati, in treno, era una gior-

nata di vento... — ripetè Pamela, alzando la voce. — Il vento, sulla terra lombarda, pettinava l'autunno. — Ricordo... — fece Berto, sorridendo a quel giorno ormai lontano. — Quanti mesi sono trascorsi? — Due, poco di più...

— Eravate così magra.., e pallida.. con un profilo così avido e dolce insieme... Mi piaceste subito. Quel vostro. profilo dall'espressione intensa e distratta l'ho portato

dentro

di me. per tanto

così curiosamente

tempo,

impacciata nonostante

dopo. Eravate

la vostra vo-

glia di prendermi in giro.. Non sapevate se guardare me o gli alberi piegati dal vento. — Mi occupavo del vento per non guardar voi. Mi mettevate soggezione... E poi, fin da piccola, mi avevano insegnato che non sta bene fissare le persone che non sì conoscono, e allora, io non dovevo conoscervi, visto che voi non sapevate chi fossi. — Mi pare di attendervi da anni, Pamela... Debbo essere invecchiato nell'attesa,

— In ogni modo non si vede, rassicuratevi. — E sono sicuro che arriverò a Venezia decrepito, Ella rise col suo fresco e squillante riso e: giunse le mani

con

un

moto

di gioia.

tutta

stretta

a

Il suo

gesto

fu così

sponta-

neo e infantile, che egli frenò la macchina e la fermò sul ciglio della strada. Poi si volse verso Pamela e la prese fra le braccia, — Non voglio morire di vecchiala senza prima avervi sentita

me.

Allora si baciarono, I vetri fintinnavano urtati daîle lame del vento impetuoso, ed essi ne ascoltarono le vibrazioni con una specie di voluttà. Chiusi nella macchina, al sicuro dal freddo, avvolti nella loro felicità, non si sarebbero spaventati nemmeno della. fine del mondo. Per qualche tempo rimasero abbracciati, con quell'oblio che distrugge ogni ansia e ogni fretta. Poi. di colpo, Berto disse, rimettendo in moto la macchina — Bisogna far presto... bisogna arrivar. presto... Ella si lasciò condurre nel raggio incrociato dei fanali potenti e non disse nulla perché le parole non potevano adeguarsi ormai ai suoi sentimenti, e nemmeno potevano raggiungere il precipitare degli avvenimenti. Ella si sentiva ancora immatura per una conversazione intima e per una confidenza assoluta, E d'altra parte egli non aveva ancora cominciato a darle del tu. Il grande ponte fra Mestre e Venezia fu superato a grand» velocità, Berto guidava con una maestria e con una bravura prodigiose. Raramente nella sua vita, s'era sentito tanto bene e forte, con le idee chiare, precise, quasi matematiche, L'automobile ubbidiva docilmente alla sua gagliarda volontà ed ‘egli potenza, inebriato di velocità e di felicità. — Paura? — chiese quando la lancetta segnò. i centoquaranta.

— No, — rispose Pamela, ina tremava, ed era tutta protesa în avanti con le mani aggrappate al sedile. —

Ho la sensazione di essere sbalzata dal mio posto a ogni momento.

— Siamo

giunti,

ormai,

—

fece

Berto

rallentando

per

entrare nell'atrio della grande rimessa, Un facchino accorse e scaricò le valige. Pamela scese. — Torno subito, — disse Berto guidando la macchina verso

i piani

superiori.

—

Aspettatemi

qui

con

i ba-

gagli, non vi muovete,

Poco dopo ella sì sentì afferrare per un braccio da

qualcuno che era sopraggiunto alle sue spalle. Si volse di scatto, terrorizzata, «Se fosse un amico, un conoscente... come giustificare la mia presenza qui... ». Re-

spirò di sollievo, ma per qualche tempo il suo volto

conservò

l'espressione

terrorizzata

di quel

momento.

— Ora sì che ho avuto paura, — confessò — Perché? Che cosa facciamo di male? Siamo liberi

tutti

e due.

Egli si sentiva

coraggioso,

capace

di sfidare

l'opinione

pubblica, lontano com'era da casa, dalla mamma, e. da Milano.

— Liberi fino a un certo punto, e Venezia non è la

Patagonia... Abbiamo tutti e salvaguardare e da difendere,

due

una

reputazione

da

Seguirono il facchino. fino all’imbarcadero, cammi-

nando un po' ripiegati in avanti per affrontare il vento che soffiava impetuoso. L'acqua del canale, agitatissima, sollevava piccole ondate fitte fitte, trinate di bianco che

i vaporetti spezzavano e le gondole scavalcavano. Faceva freddo. — Una lancià, — ordinò Berto, e' Pamela ripensò al suo primo viaggio a Venezia, in una primavera quieta e gentile, sola con la sua miseria dorata, e la piccola valigia di fibra che portava”da sé. Ripensò al vaporetto pieno d'una folla irrequieta ‘e chiacchierina, ‘all'albergo di second'ordine e alla sua felicità sngosciosa di ragazza che ha conquistata l’agognata libertà e non ‘sa che far-


dal vento,”

i

ra

o spazio con prepotenza fra le gondole,

“Ella non de parlare, Diffidava della sua voce. Il cielo

| era così stellato cheilcuore le faceva male. I canali i coi riflessi tremanti

prendendo ‘le lettere e i giornali.

dei fanali, le calli semibuie

«melle quali il vento irrompeva urlando, chiedendo

E proseguì nonostante l'atteggiamento della portinaia che desiderava conoscere qualche cosa di più d'un «moltissimo»inconsistente. Guardò lelettere: una era del fra-

spa-

zio, le riempivano l'anima d'una sete spaventosa di te-

merezza, Si accostò a lui, con un movimento istintivo di chi cerca un rifugio, ed egli l’accolse fra le sue braccia, le fece posare la testa sulla sua spalla, ed accostò il volto alla tempia di lei che il cappello lasciava scoperta. Leggermente le baciò i lievi capelli che s'arricciavano verso l'orecchio. Tacevano. Sapevano tutti e due che le

‘parole non avrebbero aggiunto nulla alla loro dolcezza, € se tutti e due alzavano gli occhi al cielo, sapevano che tutti e due lo ringraziavano di essere,

per loro,

così alto e così stellato. La lancia saltava sulle onde come se fosse in gara, tagliava le curve brontolando,

| puntata contro il vento, affaticata.

Quando giunsero dinanzi all'ingresso del « Luna», Pamela credette di trovar la forza di alzarsi, ma non'poté. Era paralizzata dall'emozione. Berto l'aiutò a mettersi in piedi, la sostenne fino alla direzione, si fece consegnare un documento di riconoscimento e cominciò a parlare col segretario dell'albergo come se si conoscessero da anni, Un po’ în disparte, Pamela, immobile, provava la sensazione di vivere in un mondo sconosciuto del quale non riusciva a comprendere gli usi e il linguaggio. Ammirava illimitatamente, Berto che parlava e si muoveva senza impaccio, sereno e sicuro come se fosse nel salotto della sua casa, che le si avvicinava e le parlava come se avessero viaggiato insieme da anni, Egli la prese sottobraccio e la condusse verso l'ascensore. — Avremo un appartamento con una grande terrazza sul Canal Grande, Domattina, col sole, Venezia sarà magnifica. Ella sorrise, approvando, ma non parlò, Poi l'ascensore giurise Aperse

al terzo piano, e il segretario li precedette. due porte, una di qua e una di là dal corri-

oio,

i—Ecco le due camere, ciascuna col proprio bagno; fra l'una e l'altra il salotto. ‘Pamela entrò nel salotto e sedette su una poltrona.

Era contenta di trovarsi in una stanza neutra, che non la intimidiva e non la turbava.

Quando furono, soli e un lieve imbarazzo nacque fra

di loro, ella si alzò e si avvicinò alla finestra, Due tor-

pediniere e una corazzata, illuminate, erano ancorate a poca

distanza

dalla

jugoslavo sbarcavano

riva. Più in là, da un

piroscafo

i passeggeri.

Egli le si accostò e le pose le mani sulle spalle. — Un giorno andremo anche noi a fare un viaggio sul mare, — disse. E la sua voce era, quella del futuro, la voce dell'uomo che sa di poter tenere— anche domani — una donna nella propria vita. — Sì, —

fece Pamela,

volgendosi.

Per un momento si guardarono, senza dir nulla. E

Pamela pensò che non v'era nulla di più bello al mon-

do che' gli occhi dell'uomo amato, accesi di tenerezza. E nulla era più dolce, in quel momento, del gesto gentile di Berto che le toglieva il cappello per meglio stringerla fra le sue braccia. Egli compieva quei piccoli ge‘sti d'amore lentamente, gustandone il sapore e la gentillezza, allontanando da sé la febbre che di solito accom-

pagna il principio di ogni amore, Così il loro bacio fu quello di due creature che si permettono il lusso e il buon gusto di non aver fretta. Poi ciascuno si ritirò nella propria camera

per cam-

biarsi d'abito. Avevano deciso di pranzare in albergo. Dopo sarebbero usciti a salutare la piazza San Marco. Ma

dopo pranzo, il vento era così violento e ‘gelido che preferirono rimanere in casa. Fecero accendere un ceppo nel camino del salotto, e il loro amore si scaldò alla fiamma crepitante e odorosa d'un ciocco di pino. E fu dolce ‘conversare accanto al fuoco, seduti sulla stessa poltrona, nella stanza calda. Assaporarono così ‘un'intimità che ‘altrimenti non avrebbero conosciuta, e spogliarono il loro amore di quanto nell'amore esiste di ‘meno bello e di meno elegante,

— Abbiamo: tutta la vita dinan: i a noi, — poco...

. —

disse Berto Tutta la vita...

E da quel momento, soltanto da quel momento, comin-

ciarono a darsi del tu, Poi, l'indomani, ella fu in grado di comprendere.e di apprezzare con quanta delicatezza e con quanta eleganza egli era riuscito è non. darle, mai, nemmeno per un momento, una sensazione sgra-

Quando, nella ‘notte, saddormentò, ‘il vento urlava nella calle, arruffava le chiome del’ vicino. giardino reale, sconvolgeva le acque dei canali. Ella chiuse gli occhi cullata daquel!vento,sceso sullaterra a portarle delizie celesti.

tello, l’altra dell'ultimo

uomo

che l'aveva

inutilmente

amata. Le parve straordinario e incredibile che egli si interessasse ancora di lei dopo l'ultima lettera che ella

ebbrezza, Berto s'era comportato deliziosamente in ogni circostanza, aveva cercato di indovinare i suoi desideri, di intuire i suoi gusti; le aveva offerto i più bei fiori di Venezia,

i vetri

di Murano,

i pizzi di Burano,

gli aveva scritto. Per Pamela egli non esisteva più; non aveva più diritto di esistere,

Trovò la casa calda, ancora in disordine come al mo-

mento della partenza, e fu contenta di aver subito un'oc-

e le

la avrebbe anche offerto un'acquamarina azzurro-verde se aveva voglia di leggere le malinconie dell’innamoellaglielo avesse permesso. Ma se Pamela era riuscitaa Non rato e nemmeno le notizie del fratello. Telefonò subito vincere la propria timidezza e la propria scontrosità, se alla mamma per avvertirla del suo ritorno. La voce s'era imposta di mostrarsi disinvolta e coraggiosa ora della mamma era quieta e soddisfatta, Aveva ricevute le che ogni soggezione non aveva più ragione diesistere fra cartoline dal Lago di Garda e da Venezia. lei e Berto, rimaneva ancora «timida e ribelle di fronte — Di Venezia non me ne avevi parlato — osservò la alle eccessive generosità di lui. Ella non voleva e non mamma, chiedeva che l'amore. Rifiutava i doni. Non pensava che «donare»

è ancora amore e forse il meglio dell'a-

more, perché non v'è gioia più bella che superi quella

dell'offerta d'un dono.

Quando. si ritrovarono sulla strada di Milano provarono tutti e due un sentimento curioso di stanchezza e di angoscia. Avevano bisogno di star soli e non avevano il coraggio di pensare che bisognava separarsi. Avrebbero voluto che la strada fosse interminabile e il viag-

gio eterno. Di tanto in tanto egli fermava la macchina,

si volgeva verso Pamela e con gli occhi e con le labbra implorava un abbraccio. Erano momenti così belli,

quelli, vissuti uno stretto all'altro, nel tramonto del sole,

— Abbiamo

cambiato il programma

durante il viaggio

e non ho potuto avvertirti: io stessa non lo prevedevo. Mi sono divertita, sì.. Ho vissuto i tre giorni più belli della mia vita,

— Ti aspettiamo per le feste... Non venire la mattina di Natale come al solito, A pranzo, la vigilia, abbiamo degli amici, Non mancare. Mi potrai aiutare a far gli

onori di casa e mi solleverai della conversazione. Promise diessere presente al pranzo degli amici della mamma. Avrebbe promesso l'impossibile tanto era contenta di sé

Nel -mezzo dello studio, il ritratto di Tosti era sul

che Pamela provava il terrore di averli vissuti perché

cavalletto.

istanti, Poi egli riprendeva

del Tiziano, del Tintoretto, del Tiepolo a Venezia. Ella sentiva che il suo lavoro poteva essere firmato da una firma celebre; non osava pensarlo con precisione, ma la

pensava che non sarebbero tornati mai più. Tre giorni d'amore non le avevano data la dolcezza di quei brevi il volante,

e la macchina

ricominciava a correre velocissima sull'autostrada. Era martedì sera. Avevano prolungato la loro vacanza il più possibile. — Quando ci rivedremo?

— chiese Pamela. — Mi pa-

Ella si soffermò a guardarlo con lo stesso

animo rispettoso col quale s'era accostata ai. capolavori

certezza era in leie lacolmava di orgoglio.

Si tolse il cappello senza tuttavia distogliere lo sguar-

re incredibile che si debba ricominciare Ja vita di prima. Credo che non saprò più dipingere, che non riconoscerò' più la mia casa, che non riconoscerò più me stessa, che mi sentirò così sola da... da piangere. Ma parlava sorridendo, soddisfatta di quel suo com-

do e l'attenzione dal quadro, e a poco a poco ella ri-

e concreta

rammendate, i: vestiti rivoltati, e che per un'ora di

plicato e nuovo stato d'animo che era la prova viva della felicità goduta

nella stellata

e nella silenziosa Sirmione. Alle porte di Milano

incontrarono

Venezia

la nebbia

e do-

vettero mettersi in coda a una lunga fila di macchine e divautocatri che procedeva a ‘passo d'uomo, E fu anche questo un altro motivo

di

gioia perché li costrin-

un

tanto

geva a stare insieme un'ora di più. — Faccio tesoro anche d'un secondo, — disse Pamela, — e non avrei mai supposto di amare tanto la nebbia. Berto sorrise, ma non parlò, Da qualche tempo taceva, po' adombrato

e triste,

adombrato

e triste

ora, quanto chiaro e allegro era stato durante quei tre giorni

d'amore

e di spensieratezza.

Ella

cominciò

a

preoccuparsene, ma si trattenne dal chiedergliene la ra-

gione, Non conosceva ancora il carattere di lui, né le sue reazioni, né la sua maniera dì amare — non era possibile trarre una linea di condotta

o farsi un’espe-

rienza per quei tre giorni eccezionali vissuti insieme, — e non voleva urtarlo con domande che: potevano dispiacergli. «Si rivelerà da solo, a poco a poco,

trovò la calda e febbrile atmosfera di quella notte benedetta e indimenticabile. E fu ancora attraverso l’ te che riuscì a riconquistare se stessa; non quella se stessa

che

frequentava

i grandi

alberghi,

e nemmeno

quella che viaggiava in automobile, bensì quella che conosceva le sale d'aspetto di terza classe, le calze ispirato lavoro avrebbe

rinunciato

anche

all'amore.

Si

rese conto che non appena si avvicinava a Berto, tutto in lei mutava e sì trasformava, entrava in un'altra atmosfera più lieve e trasparente nella quale esisteva soltanto una donna desiderabile e veniva respinta l'artista dal profondo spirito incomprensibile, Lo sdoppiamento di sé la persuase che tornava tutto a suo vantaggio. La donna innamorata faceva riposare l'artista tormentata: l'artista animava la donna innamorata, arricchendola di interesse, di novità e di sensibilità. «La vita con lui è così facile... non esistono ostacoli,

non impossibilità ».

Squillò il campanello del telefono. Ella accorse, subito affannata, ridendo del suo affanno e di se stessa ancora col cappello in testa. — Pam, sono io: Berto...

Ella ebbe un grido di gioia; l’altro riprese:

— Tutto bene, Pam?

Non ti senti troppo sola, Pam?

ed..io

— Come se fossi in un deserto, Berto... Sì, tutto va tene, almeno credo. Non ho ancora aperta ‘una lettera

Parlarono, del ritorno, così come sì parla d'una disgrazia, — Ti telefonerò. ogni volta che potrò... E spero di rivederti presto.

di mio fratello, ma penso che sia uguale a quelle che

adatterò il mio carattere al suo. Da me non gli deve

venire che felicità»,

— Sono

sempre

sola, sempre

—

illusa di non

in casa, sempre

libera,

Berto. Tutto il: mio tempo e tutta la mia vita sono per te.e per il mio lavoro, Si ritrovarono in città e in via Pasquirolo così presto che Pamela ne ebbe gli occhi pieni dilacrime. Merò

arrivare

dendo, e inghiottendo i singhiozzi.

più, — disse sorri-

Egli scese per il primo e posò la valigia di lei nel-

ricevo abitualmente in questa stagione. M'inviterà a Tori no per trascorrere le feste con la sua famiglia. Come tutti gli anni risponderò che non posso lasciar soli papà e mamma e che trascorrerò le feste con loro a Va-

rese, Le solite inutili cerimonie. — Come fai a vivere senza di me? — Ma io non vivo, Berto... Mi credi se ti dico che sono ancora col cappello in testa e col paltò addosso, in cerca d'una Pamela che non trovo più? La Pamela che

ho_riportata a casa non ha più nulla di comune con

quella che è partita e ‘che era mia. Questa Pamela che

è tornata è tua, E tutte le cose, e l'atmosfera, qui, ap-

l'andito, Poi si volse per aiutarla, e le prese le due partengono alla Pamela che mi pare non esista più. mani e letenne strette nelle sue, incapacedi esprimere — Non la cercare, allora, non la cercare... Che cosa quello che sentiva, incapace di pronunziare una parola. hai deciso difare, stasera? Mamma non è ancora ritorPoi sicurvò a baciarle le mani nelle palme, a lungo, nata e non ho quindi nessun obbligo di pranzare in quetamente, guardandòla dal sotto in su, quasi non vocasa. lesse perdere nulla di léi in quel momento di separa— Non ho deciso nulla, Non so ancora se sono al zione. mondo. Non sono certa di essere ancora capace di man— Grazie, — le disse. , giare, di dormire, di pensare... Risali in automobile

e si allontanò senza voltarsi in-

dietro. Ella rimase sulla soglia con la valigia aipiedi, Te mani nude e calde di baci, il cuore vuoto e freddo

Per un lungo periodo, il ricordo di quel primo viag- com'era vuota e triste quella gelida via Pasquirolo, nelgio con Berto, e specialmente di quella prima loro so- la quale la vecchia Milano ristagnava in un eterno grista a Venezia fu per Pamela così vago, anche nelle rie- giore e in un'esposizione opaca di ottuse finestre color

— A che ora posso venire a prenderti?

— Quando vuoi. — Fra un'ora, Pam? Sarai pronta fra un'ora? — Ffa un'ora, Berto. (Continua)

MURA


L'EROE DEL VODICE NELLA CELEBRAZIONE DI PIAZZA ARMERINA

A Piazza Armerina. in provincia di Enna è stato inaugurato il monumento alla Medaglia d'Oro, genetale Antonio Cascino, l’Eroe del Vodice. Carlo Delcroir ha pronunziato un'appassionata orazione. - In questa pagina vediamo: un particolare della cerimonia e il monumento (qui sopra) recante sulla base memorabili parole del Duce. - A destra: la guardia d’onore dei Fanti della gloriosa brigata « Avellino » davanti al monumento. - In alto: le rappresentanze d'Arma e dell'Esercito, i legionari e il popolo: odunati nella piazza dove sorge il monumento, mentre parla il grande mutilato Carlo Deleroir.


RIBALTE

A LUMI

SPENTI

QuaTTRO COMMEDIE DI PRIM'ORDINE oro Synge,

Baty e l'ignoto autore de La Veneriana presentato da Bragaglia in due magnifiche edizioni di Anna Christieeccoe AlO'Neil di là dell'orizzonte. ‘Anna Christie non era una novità, endo stata rappresentata dalla Pavlova una decina di anni fa. L’opera che il cinematografo ha reso popolare in tutto Îl mondo è del 1921,

D

e appartiene con The Emperor Jones, Beyond the horizon e gli atti unici a soggetto marinaresco, scritti da O'Neil negli guerra, al periodo formativo del grande scrittore americano, Il fascino dianniAnnadellaChristie, la povera

prostituta

redenta dall'amore, rimane altissimo. In commedia il mare ha una doppia presenza, reale e simbolica. Le due entità questa hanno il potere di distruggere in Anna il ricordo del triste passato e di inaugurarla alla vita dell'anima, all'amore, l’amore che verrà a lei dalla nebbia dell'Oceano in w notte di tempesta quando vorrà dare un nome alla ritrovata fede nella vita. Il carattere di Anna è uno dei più forti che siano usciti dalla penna di O'Neil. Lo scatto di ribellione della donna quando Mat crede di poterle parlare da padrone acutizzando in lei il ricordo dei. maschiacci che l'hanno avuta e umiliata è di quelli che non si dimenticano. Attorno alla prot: gonista l'autore ha creato il profumo della lontananza marina, quel desiderio di a ventura, di contemplazione, di miracolo, che ben conoscono coloro che vivono sul mare, che partecipano

alla sua vita penata, ai suoi incontri di fortuna, ai suoi inaspettati subissi, ai suoi rasserenamenti improvvisi, agli agguati del caso

e ai compensi della Provvidenza. Meno suggestivo di Anna Christie è Al di là dell'orizzonte, dove il potere di canto di quella vita mancata (Roberto Majo) invano anelante ai grandi spazi, alla meraviglia dei viaggi per i mari sconosciuti,

pare soverchiato dal peso

di una realtà, la terra, che non soffre languori e trasognamenti in chi la incide col suo vomere, ma vuole gente ordinata e tranquilla, contenta del suo stato, attaccata alla zolla come la patella allo scoglio, Per codesta gente conscia del sudore da spendere per avere

quel certo frutto, dell'abbandonato amore capace d'illuminare la propria fatica, la terra non è avara di doni, anzi risponde con prodigalità moltiplicando le sue generazioni. Invece con chi l’accosta per accidente e non per necessità,

alimentando dentro di sé un segreto sogno di evasione, la terra è implacabile. Essa arriva a punire se stessa con la sterilità pur di trascinare nel suo castigo chi l'ha tradita.

Roberto Majo è appunto la trascrizione drammatica di un incomprensione La storia di tra la campagna e il contadino sbagliato. Anche l’amore di Ruth verrà meno a costui per effetto

della sua impotenza a trarre dalla zolla il suo frutto. Matrigna irritata con quel coltivatore malato di petto e ossessionato

dai sogni

vani, la

nella donna l'antico amore per quell'altro Majo, cui doglianza di cuoreterr:ha risveglia cacciato per il mare su un veliero, mentr'era,

lui sì, nato per fare d'ogni brughiera un giardino. Il destino di Roberto si compirà; egli non potrà sfuggire alla rovina e alla morte, Ritornerà An-

direa a riprendere il suo posto nella fattoria e nella tenerezza di Ruth, ed una parentesi

Frtma di lasciare {1 Manzoni per trasferirsi alla Triennale, la Compagnia delle Arti di Roma diretta da Bragaglia ha presentato interessanti novità, del Teatro sAl di là dell'orizzonte » di Eugenio O'Neil, Diamo qui due scene della' fra le quali commedia

sarà così chiusa, C'è in Al di là dell'orizzonte un darwinismo assurto a un alto significato

morale, quasi alla parabola. La catena di lutti derivati dalla mancata intesa tra la zolla e Roberto dà a quest'opera un sapore classico. Trascurata, la terra s'identifica col Male e col Fato. Per ritrovare la sua fecondità, essa deve espellere dal suo seno il figlio bastardo e inconcludente. Non diversamente la selva susciterà terrori ancestrali in Brutus Jones che ha tradito la sua razza; sospingendolo verso lai catastrofe. In tutt'altro clima ci trasporta Bragaglia con Il Prof. Dott,

Pretorius di Kurt Goetz. Mi pare questa commedia una delle più intelligenti daGiobbe me sentite negli ultimi tempi. Non a caso il Goetz è stato chiamato il Sacha Guitry tedesco per l'adorabile

gracilità della sua ironia. Egli mostra qui una tendenza al fantomatico, al surrealista, al macabro, che dà al suo umorismo uno stile superiore. Per tutto un atto la commedia rasenta il giallo, un giallo raffinato per la sequenza di deduzioni lucidissime con le quali il celebre Sherlock Holmes ricostruisce il sinistro di cui Pretorius è stato vittima.

Interviene sul finire dell'atto un personaggio dal viso di cadavere, vestito e inguantato

di nero, e con la sua presenza il racconto drammatico sfiora zone arcane, Si deve a lui se Pretorius e sua moglie evocati dalla tenebra fan la stessa impressione di quei

personaggi, la cui ombra seguita ad agitarsi su uno mentre i loro corpi si stan disfacendo in una bara, Il protagonista si precisa schermo, come un singolare tipo di me-

dico artista. Le parole con le quali inneggia alla bellezza della vita son quelle d'un poeta. Egli afferma essere lo slancio mistico degl’'individui verso la salute la migliore delle medicine. Si può dargli torto o ragione ma non*si può negare che quel suo modo aperto cordiale di trattare la gente, di innamorare le donne di ogni età, e anche le bambine, entra nella sfera della psicologia infallibile. Lo vediamo concedersi il

lusso di un'orchestra tutta per lui in casa propria. Egli stesso la dirige, alto sul podio

tra due colonne che spiccano spettralmente su un fondo di velluto nero da camera ardente. Non è che l’innocente messinscena di uno spirito bizzarro per cui la vita è un’incessante invenzione della più estrosa fantasia, L'orchestra che stiamo ascoltando proviene da un disco inciso, ch'egli aziona con un bottone elettrico. Finalmente lo troviamo

Non è in questo tenebroso viluppo di casi la bellezza del dràmma di Anderson, la quale invece risiede in certe improvvise effusioni liriche dei personaggi per le quali essi sipurificano e s'innalzano, nel bisogno di confessione che li fa spasimare, nella feroce sincerità con cui giudicano se stessi e gli altri, nel gusto alla menzogna per far trionfare la sua purezza, egli in gioventù ha dovuto servirsi del amaro di sentirsi al centro dell'abbiezione universale, nell’invettiva contro la Società che maramaldeggia trucco del ciarlatano per far conoscere la sua virtù di medico, Il fine giustifica i coi più deboli inchinandosi ai soprusi dei potenti, mezzi, ancora e sempre, e se tanto serve a bollare la stolidità della gente, nella sorda ribellione contro una che è infinita, Forza spietata che non permette ad un'accolta ben vengano anche il cerotto e la cabala dell’empirico. Il sarcasmo di vinti di far quattro salti al suono Pretorius trova di un organetto sotto l'ombra d'un ponte. La foscadi vicenda il suo complemento nei casi di quello Shunderson dalla testa di morto è ingentilita dall’idillio che suo intrecciano Roberto e Maria all'orlo di una fossa che becchini segretario, Costui è stato condannato a quindici anni di reclusione per undiventato invisibili stanno scadelitto non yando. Le parole che dicono i due giovani sono un po' sproporzionate compiuto. Dimesso dal penitenziario egli incontra in un caffè la alla loro statura; sua voluta vittima, fanno pensare a un dialogo ideale che scaturisca ed allora l'ammazza per davvero. Ecco la maschera diventata volto; da uno stato religiosa, ecco un reato quasi di estasi, Forse non hanno la coscienza di quel che d'illuminazione immaginario che ha trovato un assassino vero; ecco la vita consacrare dicono. Una musica li la pazzia della trasporta oltre se medesimi, alle cime di una solenne malinconia logica. Si vede da questi brevi cenni su quali paradossali elementi giochi dove lo sgomento la commedia della morte vicina si distende in speranza di pace. di Goetz. Anche la fine di Pretorius è fatta scaturire da uno scherzo. Mentre egli Le quattro commedie furono tutte guida la macchina verso l'Opera una barzelletta raccontatagli dalla moglie anche per l'apporto della apgli annebbia parsa in ognuno dei-lavori ammirevole.applauditissime Corrado Pavolini ha dato al Prof. Dott.regìa la vista e lo manda a finire contro un albero. Se non fosse stato presente Giobbe Shunderson Pretorius un ritmo di danza macabra incidendo con squisita originalità sul crudele umo= alla disgrazia, avremmo potuto credere chi sa mai a quale causale, Una risata, ed ecco rismo di Goetz. Bragaglia ha creato attorno all’eroe che la catastrofe dei due coniugi si risolve nel felicissimo tentativo di Anderson l'atmosfera deldi attaccare la l'agonia vedendola come rapporto della sua. certezza di sconfitta, della sua impossi» sonagliera del buffone perfino alla morte, bilità di salvezza. Trasportando le sue tende al teatrino della Triennale Bragaglia, che Quanto alla recitazione la Compagnia dorme su gli allori, ha dato come novità della seconda infornata Winterset davvero non Bragaglia ha confermato la (Sotto i ponti bella impressione da noi avuta nelle primediretta da Nella di Nuova York) di Maxwell Anderson. Non ricordo molti drammi più parte di Anna Christie ha conquistato la promozione sul campo Diana recite. e disperati di questo. Un innocente è stato mandato sulla sedia elettrica ossessionanti Tamberlani mi è parso maper errore Enifico nella parte del. protagonista di Anderson. Torrieri. Verna giudiziario. Il figlio vuol vendicarne la mortè e riabilitarne la memoria leggermente in Preto. davanti agli rius ha colto grandi successi personali nelle parti del padre in Annasfuocato uomini, ma indeciso, come Amleto, proprio. nel momento in cui ha la Christie e Al di certezza di aver là dell'orizzonte. Infine segnalerò nella difficile espressione dell'inquietudi scoperto l’autore del delitto per cui suo padre è stato infamato e ucciso, ne di Ruth, cade lui stesso Renata Negri. impegnato în una serrata discussione con un giurì di colleghi che pretende

indagare sul suo passato professionale. La sua esperienza personale assurge a magnifica satira della stupidità umana. Come un innocente non deve farsi scrupolo di ricorrere

Ì

vittima dell'assassino al quale la sua perplessità

ha fatto grazia della vita,

LEONIDA RÈPACI


733

a Tivoli e di addurre l’acqua con sifoni metallici fino a Roma.

i

L’acquedotto fu inaugurato nel 1870 il 10 settembre con l’ultinia cerimonia pubblica in cui intervenne il Papa. L'acqua arrivava a una mostra monumentale in Piazza dell'Esedra, Con

È «UN'ALTRA TAPPA GLORIOSA DELLA POTENZA ITALIANA»

dove ora sta il monumento

tale apporto

litri di acqua

Roma,

che contava

per abitante

al giorno,

a Dogali circa

240.000

primato

superato da qualche città del Nord America.

abitanti,

che forse

disponeva

è stato

solo

di quasi

1000

recentemente

1LA popolazione dell'Urbe dal 1870 alla Marcia su Roma aumentò di cirea 10000 e nel 1922 ‘aggiungeva i 700.000 abitanti, La cietà Acqua ur cla aveva-intantoall’aaumentato isuol iorpianti e poctava‘a Roma circa due’ imelri cubi abitanti

L'avvento del Fascismo segnò per Roma un evento decisivo. Teodoro Mommsen aveva detto «a Roma non sì rimane che con una idea universale».Roma aveva sentito, durante il primo cinquantenario della sua vita di capitale d’Italia, questa carenza di contenuto ideale all’azione politica ed aveva sonnecchiato anche materialmente. Fu il Duce a risvegliare questa bella addormentata, ed essa, chiamata a nuova vita dalla voce possente, si preparò al suo nuovo compito universale, Gli italiani afiuirono a Roma, ma anche Roma si mostrò degna della sua missione vantando Ja più alta natalità tra i grandi centri urbani italiani, e dando uno sviluppo assai notevole alle sue

industrie, In tal modo l'accrescimento della popolazione si è aggirato dal 1923 in poi sui 33.000 abitanti all'anno. Oggi essa ha raggiunto 1.338.000 abitanti. A tale aumento fece fronte da prima la Società dell'Acqua Marcia ampliando i

I

suoi impianti in modo che nel 1935 essa adduceva a Roma 3.500 litri, Il Governatorato d'altra parte aveva costruito un acquedotto metallico sotto pressio-

ne per portare a Roma in buone condizioni igieniche 600 dei 900 litri della. pregiatissima Acqua Vergine. Ma con tutto l'aumento assoluto di portata la dotazione di acqua per abitante si era ridotta a circa 417 litri di

cui 270 potabili.

Il problema

si complicava

inoltre dal fatto

che solo l'acqua qualificata petabile è veramente disponibile per servizio pubblico essendo il rimanente, in virtù delle leggi regolanti l'acqua nello Stato Pontificio, concesso in proprietà a privati, proprietà che a norma della legge recente è conver-

tita in uso perpetuo.

oma è stata da secoli considerata per antonomasia la città delle acque ed essa merita questa fama perché nessuna metropoli si trova così vicina ad imponenti bacini idrici. A prescindere dalle imponenti manifestazioni vulcaniche dei Monti Vulsini, Sabatini ed Albani, che costituiscono diversi sistemi a sé stanti, ognuno dei quali potrebbe essere sufficiente per il rifornimento di una grande città, al confine orientale del Lazio si erge la dorsale appenninica con grandi masse di calcari permeabili, aventi la generale direzione Nord-Nord-Ovest, Sud-Sud-Est che costituiscono più bacini di straordi= naria ricchezza idrica, Essi culminano con le vette Monte Autore. (1853), Monte Velino (2487), Monte Terminillo (2213), Vettore (2422) e danno origine a corsi d’acqua notevoli come l'Aniene, il Velino, il Nera, i quali, soprattutto i due ultimi, hanno una grande costanza di portata. Queste masse calcaree sono fasciate da limitate ma continue cinture di rocce impermeabili. che impediscono alle acque assorbite di rigurgitare per alimentare i corsi d’acqua scorrenti nelle valli alte del massi cio; in tali condizioni tutte le precipitazioni atmosferiche vanno ad immagazzinarsi nell'acqua di fondo dei bacini, come lo indica il Prof. Merla nel volume «Il Tevere»,Questi strati potenti di acque, il cui li vello è inferiore di non meno di 500 metri alla superficie esterna, vengono a giorno dopo una filtrazione che dura 6 mesi circa e che assicura le migliori caratteristiche potabili, in copiosissime sorgenti come quelle dell'Acqua Marcia nella Valle dell'Aniene, e quelle di Canetra, e del Peschiera in Valle del Velino, Questa ricchezza di acqua intorno a Roma spiega come i romani siano diventati. degli idraulici di prim'ordine ed abbiano dato alla organizzazione degli acquedotti un'impronta che potremmo chiamare moderna. Gli acquedotti romani sommarono nel periodo di massimo splendore dell'Urbe a ben 14 con una portata complessiva superiore ai metri cubi 13 al secondo. L'organizzazione di questo servizio ci è stata tramandata da un «curator aquarum » del 97 dopo Cristo, Frontino, che ci ha conservato notizie preziose e dettagliate sulla portata e costruzione degli acquedotti, nonché su quello che oggi chiameremmo l'organico del suo ministero. Gli acquedotti romani furono tutti rovinati per operazioni di guerra durante i vari assedi di cui soffri l'Urbe alla fine dell'Impero, Sopravvisse intatto solo l'Acquedotto Vergine, scavato con percorso sotterraneo di ben 20.000 metri nel tufo, ed infatti esso fu facilmente restaurato da Adriano I nel 786, Ma la decadenza di Roma si ripercosse nei suoi acquedotti e durante l'esilio dei Papi ad Avignone l'Urbe si approvvigionò unicamente di acqua dal Tevere. I Papi del Rinascimento nel loro sogno di una Roma degna capitale della Cristianità, pensarono anche ad approvvigionarla di acque, e Nicolò V nel 1453 commise a Leon Battista Alberti il ripristino e il prolungamento .dell'Acquedotto dell'Acqua’ Vergine .che addusse circa 1000 litri al secondo; Sisto V nel 1585 fece costruire da Domenico Fontana sui piloni dell'Antico Marcio un acquedotto che utilizza le sorgenti di quello di Alessandro Severo, site nel gruppo del Vulcano laziale. L'acqua, che ebbe nome di Felice, ha una portata di 250 litri al secondo, ed arriva alla mostra del Mosè in Piazza San Bernardo; Paolo V, Borghese, pensò ad approvvigionare la zona della città a destra del Tevere acquistando, sulle sponde del Lago di Bracciano, le sorgenti dell’antico Acquedotto Traiano ed adducendole a Roma ove fece costruire da Giovanni Fontana e Carlo Maderno la monumentale mostra al Gianicolo e le due fontane di Piazza San Pietro. Clemente X allacciò poi ad esso l'acqua del lago di Bracciano, Nel 1700 Roma si trovò ad avere acquedotti per 1800 litri al secondo, ciò che costituiva un primato nel mondo civile, e, quel che più conta, di acque che per la metà erano ad alto livello, in modo da poter giungere in tutte le parti dell’Urbe. Gli idraulici romani seppero utilizzare in modo artisticamente insuperabile le possibilità che ad essi davano, sia i dislivelli diseui-gono ricchi i sette colli, sia l'alto livello delle acque. La situazione rimase statica fino alla seconda metà del XIX secolo. Avviandosi la popolazione ai 200,000 abitanti ed incominciandosi sotto Pio IX con Monsignore de Merode a pensare a sviluppi urbanistici in quelle che allora erano le zone a ville del Viminale, un gruppo di industriali chiese ed ottenne nel 11864 dal Governo papale la concessione delle sorgenti dell'Acqua Marcia, in valle dell'Aniene, con l'obbligo di costruire un acque-

dotto di metri cubi 1,5 a pelo libero in muratura

fino

:

* 7

S DAME TO E va pren Lo scavi CENTRALE FU

‘ASETTEMBRE 1939

Il Duce risale la « discenderia » della centrale sotterranea IX Maggio.


Il Duce alle sorgenti del Peschiera. Inoltre

l'estensione

enormemente

pubblici dotazioni aumentate,

aumentata

dell’Urbe

richiedeva

per

i servizi

In queste condizioni il Governatore Bottai torato assumesse la risoluzione del problemapropose al Duce nel 1935 che il Governaqua nell'Urbe a mezzo della Azienda Elettrica dell'approvvigionamento futuro di acil campo delle sue mansioni, avrebbe dovuto del Governatorato, la quale, ampliando assumere anche Ja gestione degli Acquedotti del Governatorato (Vergine, Paolo, Felice) ed attuare lo sfruttamento della concessione di quattro metri cubi che il Governatorat o aveva ottenuto sulle acque del Peschiera, affluente del Velino poco sopra Cittaducale Il Duce approvò tale piano e fu dato l'incarico all’Ing. in provincia di Rieti, Enzo Casalini, nominato Commissario dell'Azienda, di portarlo a termine.

Compiuto l'ingrandimento dell'A: ienda, per renderla atta alle sue nuove funzioni, fu posto allo studio il progetto di cui l'ing. Roselli Lorenzini aveva, fin dal 1913 quale ingegnere dell'Ufficio Tecnico del Comune di Roma di opere idrauliche, tracciato le Jinee di massima. ed autore di altri pregiati progetti Su questo progetto il Comune aveva chiesto la concessione di 8 metri cubi di acqua e l'aveva poi ottenuta nel 1928 per quattro metri cubi, su progetto esecutivo dell'Ing. Roselli Lorenzini stesso. Il progetto fu aggiornato, per quello che idroelettriche, sotto la guida del Commissario riguarda soprattutto le utilizzazioni Ing. Enzo Casalini e del Direttore Ing. Corrado Pucciani, dal Servizio Nuovi Impianti, diretto dall'Ing. Giuseppe Angelucci dal quale furono anche studiati i piani costruttivi che hanno implicato alcune varianti al progetto originario. L'Acquedotto ha nella si assunto il seguente tracciato, Esso è ali sgorgano dalle falde del Monte Nuria al di Cittaducale; tali sorgenti, i d’Italia, alimentano il Rio nel Velino del quale rap-

isur la un minimo di cir mo di circa 20 me./secondo ir

la portata varia

io ad un mas a della tempera‘a vastità del bacino di alimentazione.

mente notevoli dal punto di vista igienico. le sorgenti sgorgano a metri 410 circa e la Metri e culmina del Velino: e quindi n Almeno di copertura; assenzaneidi 2500 cause di inquinamento; il territorio è scarsamente coltivato adibito e ricco di foreste, Le falde del Monte Nuria in corrispondeanzapascolo dell’aforamento delle sorgenti appaiono coperte da un esteso di detrito di dal quale sembrano sgorgare le yarie polle, sparse su di unmanto fronte di circa un falda chilometro e mezzo. Le opere di captazione consistono in una serie di cunicoli perpendicolammasta al fiume, attraverso il detrito di falda, fino a trovare addentrantisi la roccia

da un calcare milonitizzato, ridotto cioè dalle pressioni in sito che si verificò costituita degli sconvolgimenti orogenici ad un ammasso di minuti frammenti, per la posizione relativa. Tra questi frammentilo più parallelepipedi, che hanno ‘conservato scono, dato lo spessore di diverse centinaia esiste una miriade di canali che costituidi metri e l'estensione di decine di chidello strato,

una massa filtrante altrettanto efficace quanto se fosse formato da

La captazione fu facilitata scoperta, a circa 100 metri fiume, di una caVerna del diametro di circa m. dalla 50 e dell'altezza di m. 17 che oltredalcostituire un serba: toio naturale, fornisce da sola una portata di 2000 litri al secondo, La caverna ed i cunicoli di captazione sono allacciati da due cunicoli longitudinali che confluiscono in una maestosa galleria di calma lunga metri 400, della sezione di metri quadrati 20, alla fine della quale si trova misuratore del tipo a risalto Venturi, per la prima volta applicato in Italia in un unacquedotto di tanta mole, Tale misuratore ha il vantaggio di far perdere Da questo punto incomincia il vero acquedotto solo 28 em. di carico, che è costituito da due tronchi nettamente distinti: uno superiore di km. 26 circa dalle circa) e l’altro da Salisano (a quota 150 circa) a Roma, sorgenti a Salisano (a quota 400 a quota 125 circa. I due tronchi sono separati da un dislivello di metri 250 circa viene utilizzato per produzione di energia elettrica nella centrale sotterranea IX che Maggio a Salisano. L'acquedotto è stato progettato come canale a pelo libero, scavato in galleria a

profondità e rivestito di muratura che si richiama alle tradizioni romane, Il tipo adottato appare ottimo sotto ogni riguardo; l'opera infatti viene interamente racchiusa e protetta da terreni o rocce stabili, sottratta a tutte a letrovarsi cause

esterne di alterazione, allontanata e protetta dalle possibili fonti di inquinamento, sempre di origine superficiale. Anche la protezione contro nienti dalla terra o dal cielo, è praticamente raggiunta con le offese belliche, provel'adozione del canale in galleria, L'acquedotto a pelo libero del tronco superiore ha una formata da una calotta ribassata a 3 centri; due piedritti sezione pressoché circolare, ad arco ed una platea ad arco rovescio; la sezione della galleria è di mq. 6. La pendenza longitudinale del canale è di 0,5 per mille. Il tracciato del canale tra la presa e la centrale di Salisano è tale che

viene a risultare per tutto il percorso di 27 chilometri interamente sotterraneo e pro-

tetto da una copertura non minore di 10 metri. In corrispondenza dell’attraversamento

di ognuno dei fiumi stati adottati due ponti canale della lunghezza di m. 450.

Salto e Turano sono La centrale idroelettrica sotterranea può utilizzare la portata massima di 8 me/sec. per un salto di m, 254 con una produzione media di 4 me. e di Kwh annui; due condotte forzate metalliche del diametro di di circa 64 milioni m. 1,40, posate in una galleria inclinata, alimentano due turbine idrauliche ciascuna delle quali è

capace di smaltire una portata di 4 me/secondo,

costituendo

così una

riserva del 100 per cento. Ogni turbina è munita di scarico sincrono che può essere comandato anche indipendentemente e capace di smaltire in modo permanente portata dell'acquedotto. Data la considerevole potenza della massa d'acqua si la dovuto provvedere ad assorbirla, nel caso di funzionamento continuo dello scarico è sincrono, con un opportuno dispositivo costituito da una galleria blindata terminante in un verticale. Tale dispositivo costituisce una nuova applicazione e garantisce pozzo nel modo migliore la continuità del flusso dell’acqua in ogni caso. Da Salisano a Roma l’acqua viene condotta in canale a pelo libero, anche questo interamente in galleria, calcolata per la portata di 4 metri cubi, Tevere presso la stazione di Poggio Mirteto; le prime depressioni fino alla valle del incontrate all’avvicinarsi della valle del Tevere sono sorpassate con impiego di sifoni di cemento” armato del diametro di m, 2,30; la valle principale è attraversata due tubazioni di acciaio, ciascuna capace di convogliare 2 metri cubi secondo, conposate su di un ponte dotato di una acconcia protezione contro la caduta di Dopo l'attraversamento del Tevere riprende il canale a pelo bombe di aeroplano. libero in che con tracciato descrivente un’ampia curva, per mantenersi în quota, hagalleria, termine a Monte Mario dopo un percorso complessivo tra Salisano e Roma di 56 chilometri. Il livello di arrivo a Monte Mario, dove è progettato un serbatoio della capacità di 100.000 metri cubi, è a quota 115 circa, Una centrale sotterranea è prevista nelle pendici di Monte bire in un primo tempo l’acqua non ancora distribuita, questaMario; oltre ad assorfinitiva lo scopo di utilizzare normalmente gli eventuali superi centrale ha in dee, in caso eccezionale di interruzioni di corrente, dovrebbe assolvere le funzioni di centrale di riserva, svuotando una parte notevole del serbatoio che, appunto a tale di capacità esuberante rispetto alle esigenze della distribuzione a scopo, è previsto contatore. La produzione di questa centrale a pieno funzionamento sarebbe di 8.200 Kw e la energia prodotta varierebbe da un massimo di 26 milioni di Kwh annui un primo anno fino a 9 milioni dal 36° anno in poi ad avvenuto piazzamento in dell'intera portata dell'acquedotto. 1 pregi fondamentali del progetto Roselli Lorenzini completato dall'Ufficio tecnico dell'A.G.E.A. sono i seguenti: la derivazione dalle sorgenti del Peschiera che presentano eccellenti caratteri


di potabilità e soprattutto di freschezza e sono così abbondanti da assicurare una riserva inesauribile di acqua

per l'Urbe;

la scelta del tracciato che impone all’acquedotto uno sviluppo completamente

sotterraneo in modo da sottrarlo alle offese aeree, ma ancora più a quelle del tempo come ha dimostrato con la sua esistenza bimillenaria l'acquedotto romano dell'Ac-

qua Vergine, completamente scavato in cunicolo e tuttora in funzione; il tipo di canale a pelo libero con rivestimento in muratura, che permette di ridurre al minimo lo sforzo del materiale impiegato nella costruzione e consente di adottare materiale autarchico. Infatti l’impiego del ferro fu limitato nel tronco

superiore a 3000 quintali cioè a circa l'1% della spesa, costituita per il resto del 60%

di mano d'opera; 14% di esplosivi, 14% di cemento, 6% di energia elettrica; il tracciato che con lo sfruttamento idraulico di 250 metri di salto a Salisano e quello parziale di m. 110 a Monte Mario permette di produrre 64 milioni di Kwh a Salisano e circa 20 a Monte Mario. fo ciò parte delle spese dell'acquedotto sono rimborsate dallo sfruttamento idro-

elettrico,

Ciò si vede chiaramente

nel primo

tronco.

Esso è venuto

a costare

impianto,

anche

a

idroelettrico,

65 milioni

e

produrrà circa 64 milioni di Kwh; quindi il prezzo capitale per Kwh è di L. 1 circa,

prezzo ammissibile centrale.

per

un

solo

scopo

nell'Italia

Quindi il primo tronco dell'acquedotto si paga da sé, ed il progetto avvicina prati-

camente le sorgenti del Peschiera da £2 km, a 56 km. da Roma. Le opere di captazione furono eseguite in economia dall'A.G.E.A.. periore dell'acquedotto fu appaltato alla Ditta Pietro Cidonio. Direttore dei lavori è stato l'ing. Angelucci dell’A.G.E.A.

Il tronco

su-

Il lavoro fu consegnato il 15 gennaio 1938 e attaccato da 16 finestre in piano e

due. discenderie di cui una profonda m. 90 e l’altra m, 40. I cantieri impiantati furono 9 ognuno dotato di impianto di betonaggio.

La lunghezza del tronco alto è di km. 26 ma aggiungendo le finestre si giunge

ad un totale di km. 29 con un volume di scavo di metri cubi 300 mila, di rivestimento metrì cubi 120 mila e di intonaco metri quadrati 250 mila. Il terreno attraversato è stato per la massima parte calcareo. Solo per una lunghezza di m. 1000 fu trovata dell'argilla che richiese forti armature. La galleria più lunga fra due scarichi in piano è quella tra il fiume Turano ed il rio Carsoli di quasi 9 chilometri: su questo tratto furono praticate le due discenderie, furono trovate acque abbondanti, fino a 300 litri al secondo, che ostacolarono

non poco il lavoro. Per esaurirle fu necessario installare pompe della complessiva potenza di cavalli 1000. AI fine di poter costruire la muratura e soprattutto l'intonaco in alcuni tratti di

galleria dove l'afflusso dell'acqua dall'alto presentava come una pioggia dirotti fu dovuto ricorrere ad artifici speciali; cioè, subito dopo lo scavo rivestire inter: mente il cunicolo di cartone catramato in modo che le pioggie scorrendo su di esso si raccogliessero nel cunicolo di scarico opportunamente disposto. Queste acque incontrate non dànno completa garanzia di potabilità. Perciò esse sono drenate lungo la superficie esterna del rivestimento murario con opportuni accorgimenti e convogliate in un apposito cunicolo centrale, sottostante al canale dell'acquedotto, e misurante fino a 80 cm. di diametro. La Centrale scavata in caverna è la prima dell’Italia centro-meridionale costruita con tale schema. La sala macchine è lunga metri 48 ed alta m. 15. Ad essa si accede con una discenderia superante un dislivello di m. 55. Essa è dotata di due grupri di 10 mila cavalli costituiti ognuno di una turbina ad asse orizzontale e di un alterna-

tore a 1000 giri. La Centrale

è equipaggiata

con

comandi

a distanza

azionabili

sia dal quadro

di

manovra posto nella cabina all'esterno, sia da un quadro secondario posto nella centrale stessa.

La sua architettura è semplice ma grandiosa; nella parete di fondo il pittore Afro

Basaldella, con l'abbondanza creativa che gli è propria, ha rievocato la scoperta e

l'utilizzazione della Fonte dall'Uomo. Il primo colpo di piccone del complesso di opere costituenti la Centrale, composte della galleria inclinata per la condotta forzata, della caverna centrale e dei complessi canali di scarico, fu dato il 14 settembre 1938, in modo che le opere furono completate dalla Ditta Cidonio per la parte muraria, ed i macchinari furono. mon-

tati in un tempo totale di 600 giorni.

Alla relazione accompagnante il progetto al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici era allegato un programma cronologico di esecuzione. Esso prevedeva il completamento del primo tronco superiore e della centrale entro il 21 aprile 1941; è stato

quindi guadagnato un anno intero.

Per quello che riguarda il tronco inferiore, esso è già in avanzata costruzione. Di 56 chilometri di gallerie sono stati perforati km. 30. Si può quindi prevedere che entro il 1942 l'acqua del Peschiera arriverà a Roma.

L'acquedotto che reca tale acqua, cui il Duce volle concedere il nome di «Acquedotto Imperiale IX Maggio», ha il primato per la portata fra quelli ad acqua sorgiva esistenti al mondo. Esso supera, per l'ampiezza della galleria del

primo tronco, capace

di una

gliese, portante metri cubi 5.

portata

di metri

cubi 9 al secondo,

anche

quello

pu-

Nello stesso tempo esso costituisce la soluzione che si presenta più economica per l'approvvigionamento idrico di Roma. Quando nel 1936 l’A.G.E.A. ebbe l’incarico di attuare il progetto Roselli-Lorenzini,

essa studiò anche acque superficiali,

se, dati i progressi notevoli attuati nella potabilizzazione delle non convenisse maggiormente una soluzione di tale fatta.

L'unica fonte di approvvigionamento

per la portata prevista non

poteva

essere,

data quella ipotesi, che l'acqua del Tevere. Si è verificato che l'impianto per potabilizzare un metro cubo di tale acqua comportava una spesa non certo inferiore a quella necessaria per un metro cubo dell'acqua del Peschiera.

Tale soluzione avrebbe, per quello che riguarda la spesa d'impianto, presentato

il vantaggio della gradualità nel tempo, ma avrebbe avuto uno svantaggio assai sensibile nel bilancio economico dovendosi, in tal caso, affrontare, oltre le spese dell'esercizio degli impianti di potabilizzazione, anche quelle del sollevamento dell’acqua per metri 110 circa, cioè fino al serbatoio di Monte Mario.

La galleria di calma.

Affresco del pittore Basaldella nella centrale IX Maggio. Quindi anche ove la qualità dell'acqua fosse ugualmente pregiata, la conduzione dell'acqua del Peschiera è più conveniente del sollevamento di quella del Tevere.

Ma a nessun romano si potrà neppure lontanamente proporre un confronto tra l'ac-

qua sorgiva e quella del Tevere.

a

Egli sa per intuito ciò che la tecnica dimostra, che cioè l'acqua del Tevere è cal-

dissima d'estate, (per quattro mesi supera i 20 centigradi), le sostanze in sospensione variano fino ad un massimo di 5 grammi per litro e la durezza temporanea varia fino ad un massimo di 48 gradi. Quindi anche con tutti i progressi della tecnica moderna

mettono nuovi sviluppi per il programma

) acquedottistica,

che per-

di approvvigionamento di acqua potabile

a tutti i centri abitati, di cui il Fascismo si è fatto assertore,

a Roma,

data la sor-

prendente ricchezza di acque dei monti dei suoi immediati dintorni, la soluzione

classica dell'acquedotto a pelo libero alimentato da acqua di fonte è la più conveniente. La tecnica moderna potrà essere applicata solo per correggere ladurezza

di quest'acqua sgorgante da bacini calcarei in modo che l'Acquedotto Imperiale porterà alla Roma di Mussolini un'acqua della freschezza dell'Acqua Marcia e della leggerezza dell'Acqua Vergine assai apprezzata dai romani. I costruttori dell'Acquedotto Imperiale IX Maggio, cui fu di sprone

l'interessa-

mento e l’aiuto del Governatore Gian Giacomo Borghese, ebbero alla fine della costruzione

del primo tronco e della centrale

IX Maggio,

il premio

agognato

per

la

loro fatica: la presenza del Duce. Essi hanno voluto ricordare l'evento con una grande iscrizione apposta su una fontana commemorativa disegnata con sobrietà non priva di eleganza dall'Architetto Ettore Rossi e ornata di un tore, dello scultore Vigni.

pregevole

bassorilievo,

raffigurante

la fatica del

mina-

La vigilia del quarto anniversario dell'Impero, il Duce passò sorridente in mezzo ai minatori che combattono ogni giorno una rude battaglia da cui purtroppo qual-

cuno non torna, che gli gridarono di essere pronti a seguirlo anche in altre battaglie; passò in mezzo ai meccanici ed agli elettricisti usi al silenzio ed alla conce: trata vigilanza e che gli offrirono entusiasticamente il loro delirante plauso; visitò

minutamente i dettagli di questa opera voluta da Lui ed ai tecnici ed operai diede la più ambita ricompensa:

leggendo nella Centrale scolpito il Suo detto « Coloro che

io preferisco sono quelli che lavorano duro, secco, sodo, in obbedienza, e possibilmente in

silenzio»

disse

al

ve lo siete meritato»,

Commissario

dell'Azienda:

e Voi

e

i vostri

collaboratori

FRANCESCO

SACCA

La caverna naturale del diametro di m, 50 da cui sgorgano 2000 litri al secondo.


|

UOMINI

DONNE

film. Così come ce la mostrano, non è che Per quanto riguarda più da vicino il regista la pallida e amabile Cenerentol: si vede poi la monotonia delle Scene sempre a tre personaggi messi accuratamen te in posa, lo squallore descrittivo del collegio femminile (o Pabst di Ragazze in pericolo dove sei?), l’ameno, innocente verismo della taverna di marinai. E come esempio di spirito comico, di caricatura Moralistica,

E FANTASMI

ArPLAUSO A_UN FILM TEDESCO ANS Steinhoff,

il regista di Robert

Koch

che abbiamo

si veda la scena al commissaria Dove di fronte a una porta In cui è scritto «Commissaire», Riento si toagitadi epolizia. parla in romanesco, Maldacta in Erminio Spalla

napoletano,

in italiano,

visto in questi

giorni,

impersona la massiccia e barbuta figura del dottor Koch, il famoso scopritore del bacillo della tubercolosi che da lui prese il nome, Ma in questa biografia

di un uomo illustre (la quale vittoriosam ente si aggiunge alle numerose precedenti), sarebbe vano ricercare traccia sia dello Steinhoff, dirò .così, eroico e polemico

und

der

cui

invece

junge

Kénig

Concepita con

di Hitlerjunge

e tanto

meno

del

Quer

sia

romantico,

dello

storico

sentimentale

di Der

Steinhoff

alte

senza nulla concedere alla romanzeriadi gli americani del Pasteur e dello Zola, svolta in toni piuttosto freddi e piatti, di un quasi documentario, questa cinematografica si ricollega se mai allerealismo grandi opere realistiche del cinema biografia tedesco, Delle quali se non raggiunge la disperata, cupa forza e la drammatica concisione tuttavia serba, in vari punti, la fredda rigorosità e quella specie di solennità, quel mistico fulgore che al di là dell’insistente e minuto realismo, vibrano pur sempre în tutto il grande cinema tedesco. La vita di uno scienziato, e di uno scienziato, specialmente la cui storia è tutta colta nella storia della sua scoperta, chiusa fra le quattro pareti del suo laboratoriorac-& nel fondo della sua' mente e coscienza, senza deviamenti troppo

assoluto rigore,

concessero

varesotto

e ‘Armando

Falconi,

ahimé,

bamboleggia

ragazzi che pur ripetendo certi vecchi schemi, qua e là li migliora e ringentilisce, con un sapor nuovo, un calore di vita che, non escludendo la maniera, la «formula», va direttamente

Sì era dimostrato finora uomo assai versatile passando da un film, ad esempio, come Hitlerjunge Quer a un film come Scampolo ispirato ‘alla nota commedia di Dario Niccodemi. Fra codesti due estremi, c'è anche al suo attivo Un grande film storico Der alte und der junge Kénig Ul vecchio © il giovane re) interpretato appunto da quello stesso Jannings che

Scampolo.

in

Se dopo Il signore della taverna vorrete la bocca andate a vedere I ragazzi della strada che è uno di quei film agili e rifarvi divertenti come sanno fame soltanto gli americani. Un film di

al cuore e lo commuove. Vi ritroverete il sempre vivacissimo Jackie Cooper e, un po' invecchiato, quell'Edmund Lowe che forse in virtù del suo nome fu un tempo acclamato interprete di dolci storie d'amore, Sullo sfondo, uno di quegli ambienti di affarismo giornalistico, che un po' saranno veri un po' caricati ad arte, attraverso i quali gli americani si diffamano allegramente ma non riescono a spaventarci circa i loro cattivi costumi, le loro tare e debolezze. Non vi consiglio, invece, Un uomo d'oro dove predomina nesca» di Harry Baur. Poteva essere un discreto film, lo l'arte scaltra & «cabati. studio particolareggiato della psicologia di un uomo che da modesto impiegato diventa, per amor della moglie, un grande industriale. Ma un po' l’esangue regia l'han ridotto al Jumicino. E i poitagliil della riduzione italiana, un po’ trapasso dalla modesta vita dell'impiegato alla fastosa vita dell’industriale è troppo brusco perché ci si possa credere. Miracoli, d'accordo, ne avvengono sempre,

ma miracoli di quella specie, nella vita, sono più rari di quanto si creda. Per ciò lo accettiamo come un augurio e una speranza,

noi che si vorrebbe diventar oroscopo ma non ci crediamo,

Par

ricchi

dall'oggi

al domani.

Lo accettiamo

come

da

esteriori né parentesi aneddotiche, non è una vita facilmente raccontabile, Dico, s'intende, nel senso ameno. Chi

va al cinematografo per divertirsi, chi ama le storielle,dunque o male conge. gnate, di comici o drammatici amorazzi, chibene indulge tino sentimentale o al drammetto romantico, è pregato aldiraccongirare

al largo di questo film che certo non lo divertirebbe e più certo ancora lo annoierebbe, Ma chi va al cinematograf trovarvi qualcosa di meglio che un'oretta di distrazione o per e una

favola da ridere

o da piangere, non abbia dubbi: entri nel cinema in cui si proietta la vita del dottor Ne uscirà pensando che sì può benissimo ricavare drammaKoch. e poesia anche dalla incolora e tutta intima storia di una scoperta scientifica, Ne uscirà soprattutto con l'animo fortificato e la mente piena di nobili pensieri. Quale racconto ameno, insomma, il Robert Koch non vuole essere niente affatto raccomandato ma, a parte il resto, vuole essere raccomandatissimo quale , racconto educativo, Emil Jannings

s'è ritrovato nei panni del grande

Non è più, d'accordo, quello di Variété o di batteriologo, Angelo Azzurro. Con gli anni, la sua straordinaria arte scenica s'è ap-

pesantita

e anche

involgarita.

Tuttavia

il rigore

col

quale

è

trattato qui il personaggio ha influito sull'animo, e di conseguenza, sull'arte dell'interprete, Da anche tempo in qua Jannings s'era buttato decisamente al «gigionismo», calcando su quelli che fin dal principio furono i suoi più scoperti difetti, qui, dovendo incarnare un personaggio sì austero, Jannings Ma ha lasciato, per un momento, dietro le quinte il sontuoso ciarpame caro alla sua vanità di commediante, s'è ricomposto, s'è quasi mondo dei suoi più gravi peccati. È nato così un attore assai meno efficace dal lato plateale ma, come voleva il personaggio, assai più intenso e raccolto del solito. Ma Werner Kraus lo supera, e di molto, nei panni del grande patologo Virchow, Jannings e Kraus s'erano più volte trovati di fronte in Fratelli Karamazoff, ad esempio, e in Danton, Ma qui Kraus aveva mostrato la sua netta supremazia maisu come Jannings.

Del resto non si tratta di una scoperta nuova o di una rivelazione improvvisa, Kraus appartenendo a quella

di gloriosi attori drammatici tedeschi, (egli è l'interprete,schiera insuperabile del «Cavour» di Giovacchino Forzano, ‘inscenato in questi giorni a Berlino), che dettero fin dai primordi il loro

dicono

valido ausilio al cinema del proprio paese, Basterebbe ticordare il Caligari in cui Kraus incarnò stupendamente il diabolico

dottore, Lo studente di Praga e, solo per curiosità, La via senza gioia dove Werner Kraus ebbe compagne nientemeno che Asta Nielsen e Greta Garbo. È dunque un vecchio e grande visto opporsi con sì misurata e attore quello che abbiamo gelida arte all'incontinente Jannings. Un vecchio e grande attore cui farete, come me, tanto di cappello.

Amleto Palermi, condannato a portare quel fosco nome sulla sua ridente ed amabile cordialità di meridionale, con estrema disinvoltura da un film fortemente concepito passa svolto come Cavalleria Rusticana a un film male concepito ee peggio svolto come Il signore della taverna. Misteri del cinema italiano che sarebbe vano indagare ed è impossibile risolvere. Il signore della taverna non offre alcun appiglio a una pur benigna discussione. È un film decisamente brutto dal principio alla fine, brutto e volgare, brutto e antipatico, senza uno sprazzo di luce, un tantino d'intelligenza, un granello ne dispiace per Palermi e soprattutto per diglibuon senso. fraCe cui figura Armando Falconi, irretito in un insulsointerpreti e convenzionaie personaggio che gli ha impedito di far valere la sua grande arte d'attore. Luigi Cimara, timido, come tutti sanno, per natura e costituzione, è timidissimo davanti all'obiettivo. egli cerca di vincere o mascherare cotesta sua timidezza, Qui fumando un Igrosso e lungo sigaro. Ma il sigaro è troppo grosso per sì gracile ‘personaggio e soprattutto troppo grosso e vistoso per un uomo fisicamente e spiritualmente discreto è Cimara che lo fuma infatti senza convinzione e con qual un certo imbarazzo e stupore; e lo lascerebbe volentieri spengere se non temesse di far brutta figura e più di essere richiamato all'ordine come un ragazzo sventato. Mariella Lotti volta è proprio lei e non Luisella Beghi con la quale mi (questa accadde di scambiarla în Scans dalo per bene) ha una gentile figura e un vago giovanile sorriso. È un peccato non l'abbiano con più amore e vista con più interesse. Ella poteva curata essere la gemma del

La scena dopo che Bismarck ha pronunziato un discorso Virehow, come è stata gli attacchi poli i del deputato prof. nel film di Hans Steinhofperqullarespingere interprete della figuraricostruita Koch. - In del grande scienziato, Emil Jannings, e Werner Kraus neivitapannidi Robe oi grande patologo alto: Rudolf Virchow.

un


ERE

IAT

IL xiv GRAN PREMIO DI TRIPOLI Il XIV Gran Premio di Tripoli che ha dato luogo quest'anno a un'interessante competizione tra le vetture dell'Alfa Romeo e della Maserati. La vittoria è toccata a Giuseppe Farina (Alfa Romeo) che ha coperto i 393 km. del percorso alla media oraria di km. 206,347. Qui sopra: il Governatore Italo Balbo passa in rassegna i concorrenti. - A destra‘ la parte Sotto nell'ordine: Farina poco prima di pre dere il «via». - L'Eccellenza Italo Balbo si congratula con Farina per la sua vittoria

ut classico e velocissimo Circuito della Mellaha, il XIV Gran Premio di Tripoli ha avuto, una volta di più, la sua consacrazione, Anche senza la presenza di concorrenti

stranieri,

l'avvenimento

sportivo

ha

avuto

il suo svolgimento ed il suo epilogo, in un ambiente del più caldo entusiasmo; e l'applauso fragoroso con cui la folla, compatta

come

in

ogni

precedente

edizione,

ha

salutato

Farina alla fine della sua vittoriosa fatica, e poscia quando riceveva dalle mani del Maresciallo dell'Aria Italo Balbo Ja ricca, argentea coppa, ha suggellato un avvenimento che non ha mancato del suo fascino. La lotta si presentava con le sue incognite, come si presenta qualsiasi competizione agonistica, in cui oltre al fattore tecnico ed al valore degli atleti, la fortuna entra în giuoco. Ma dalle prove svoltesi alla vigilia della gara, le forze subivano una graduazione che doveva trovare conferma nello svolgimento di essa. Avversari, questa volta erano Alfa e Maserati: la prima con quattro campioni, la seconda con un asso e due figure di primissimo piano. Ai quali faceva corona una schiera di giovani e di giovanissimi, animosi e degni protagonisti di questo arduo cimento. La pattuglia dell'Alfa era formata da Farina, Biondetti, Trossi e Pintacuda; quella della Maserati si chiamava Nuvolari, Villoresi, Cortese. Nuvolari, ecco un motivo di gran richiamo, per una competizione automobilistica, Si può affermare che Nuvolari abbia dato, col suo nome, l'impronta a questa edizione della corsa

tripolina,

e ciascuno

s'aspettava

il ritorno

di questo

idolo, che ha tanta schiera di ammiratori. Ma Nuvolari è mancato alla corsa. Dopo due giorni di prove egli ha desistito dal vestire la tuta di gara; la ragione ufficiale della sua astensione va ricercata nel ritenere la macchina non a punto per i suoi mezzi. La folla ne è rimasta delusa, ma immediatamente ha riversato la sua attenzione e la sua simpatia su Farina: la folla è fatta così. E Farina l'ha ripagata di questa simpatia, conducendo una gara brillante, seppure mai contrastata, Il Circuito della Mellaha si è vestito a festa anche questa volta; lungo i bordi del percorso, tra le casette bianche, sotto le palme si è riversata la folla tripolina, composta essenzialmente. di indigeni. Alle tribune, lo spettacolo di una massa multicolore, enorme, che gremisce le ampie gradinate, sotto la gran gettata di una tettoia immensa, che ripara dai

cocenti raggi del sole africano, Ma la temperatura è stata benigna. La corsa si è risolta in favore delle Alfa. Ma prima di ogni altra considerazione è necessario mettere in evidenza il nuovo primato stabilito da Farina nelle millecinque, primato che abbassa di circa cinque minuti quello stabilito lo scorso anno da Lang, nella stessa categoria. È un elemento probante della preparazione compiuta dall'Alfa per la corsa di Tripoli, onde ottenere dal motore 1500 sei cilindri in linea, al quale erano stati apportati alcuni ritocchi, il massimo rendimento. E un maggior risultato si sarebbe

potuto ottenere, solo che l'andamento

di corsa avesse ob-

bligato il vincitore a premere di più sull’acceleratore. La corsa si è svolta tutta in favore delle Alfa. Dopo

il

giro iniziale, in cui Villoresi pa: av alla testa di un velo= cissimo nucleo di venti vetture, alla media di circa 195 chilometri, Farina si portava in ‘testa, seguito da Villoresi e Biondetti; cui seguivano Trossi, Cortese, Pintacuda, E dal secondo giro la sua è stata una marcia costante, indisturbata, ritmica. Il campione dell'Alfa, pur avendo alle calcagna il veltro della Maserati, è rimasto indisturbato al comando, se si eccettua il settimo giro, in cui Villoresi è riuscito per un ante, ma solo per un istante, a passare per primo davanti alle tribune. Al quinto giro le posizioni restano invariate: Farina, Villoresi, Biondetti, Trossi, Pintacuda, Cortese, e lo stesso avviene al 10° giro. Farina intanto, compiendo il nono giro,

stabilisce il giro più veloce in 340”52/100, alla media di km.

213.450.

La corsa, pur non subendo spostamenti essenziali nell'ordine dei passaggi, si fa sempre più interessante alla metà del percorso. Al quindicesimo giro i quattro corridori dell’Alfa compiono il rifornimento. Farina vi impiega

24 secondi:

gli altri tre ripartono a ridosso. E Villoresi, si ferma anche per rifornirsi, ma perde un tempo preziosissimò che decide del suo secondo posto, e lo relega in una posizione più arretrata. Passano davanti a lui Biondetti e Trossi; la pattuglia degli alfisti ai quali manca solo Pintacuda che segue più indietro, è ormai irraggiungibile, e Villoresi pur non disarmando, perde continuamente terreno, La gara, pur delineata, non perde tuttavia d'interesse. La vittoria di Farina viene a premiare un atleta che è ormai formato, e nel pieno possesso delle migliori qualità sportive. E la vittoria odierna potrà essere foriera di nuovi allori in un prossimo domani. Ottima prova hanno compiuto tutti gli altri concorrenti

fra i quali bisognerà elogiare Pintacuda e Cortese, delle due squadre ufficiali, Taruffl primo degli individuali, e Brezzi, un giovanissimo che ha della stoffa. Ma. non minor elogio va agli organizzatori della sede tripolina del RA.CI., che hanno fatto di questo circuito un modello ineguagliabile, e della corsa uno spettacolo avvincente: sicché non solo gl’incidenti di ogni sorta sono stati banditi dalla competizione, ma tutti i dettagli non sono trascurati, Il circuito velocissimo, il più veloce del mondo, comporta una particolare cura nella preparazione di questa gara, famosa ormai anch'essa come molte delle nostre corse automobilistiche. Tanto veloce, che le gomme giocano un ruolo importantissimo sul rendimento delle vetture; eppure le gomme hanno reso un ottimo servigio, sicché nessuno dei concorrenti ha dovuto lamentarsene. Segno che anche in materia

di gomme

la nostra

industria

ha

compiuto

pro-

gressì notevolissimi. Il XIV Gran Premio di Tripoli è passato alla storia con una interessante competizione sportiva, è... con un milionario di più.

MOTORIST

i


UOMINI COSE E AVVENIMENTI

Sopra: l'Eccellenza Dino Alfieri, nuovo ambasciatore in Germania, sosta a Verona durante il viaggio verso la capitale del Reich. - A sinistra l'ambasciatore Bernardo 4 tolico, prima di lasciare Berlino, per raggiungere la sua nuova destinazione presso la Santa Sede, è stato ricevuto in vi ccolo all'uscita dal padella Nuova Cancelleria destra: Cesare Pascarella, accademico d'Italia, spentosi a Roma l'otto corrente.

Sopra: a Madrid, il ministro degli Esteri di Spagna Beigbeder e l'ambasciatore gen. Gambara hanno firmato il nuovo accordo commerciale italo-spagnolo per id’Italia pagamenti. - Sotto: a Bucarest, i cavalieri dell'Ordine di Michele il Bravo sfilano davanti a Re Carol di Romania e al Principe Michele in occasione della festa del 10 maggio.

738


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‘AMMINISTRATORE

‘una grande casa a due piani circondata da un orto) e non si sapeva bene che cosa._ facesse lì dentro. Scriveva, faceva conti, sfogliava vec: fedina chie carte, riceveva

NOVELLA

DI

ALBERTO

contadini

e fattori. Dapprima

ave-

va cominciato a mettere al corrente il principe della

CAVALIERE

propria attività, ma questi gli rispondeva invariabil mente:

« Ciceillo, fate voi»,

come

prima

aveva

seme

pre risposto all’altro: « Fate voi, signor ‘Corato », con

ox sempre il principe Gioacchino della carda,

« duca

barone

di Mammola,

conte

Mu-

di Rovito,

di San Gaetano, padrone e signore del.

stocrazia napoletana, sì era affrettato a ritirarsi în buon ordine facendole sapere che lui pure navigava în pessime acque e che bisognava mandare a monte quel

un'aria fra annoiata e remissiva. E allora Ciccillo non

matrimonio,

nare

la città di Locri », è stato l'uomo posato che voi oggi conoscete. Forse, posato non è il termine esatto, per lo meno in apparenza, anche nei begli anni în cui aveva la passione dei purisangue e delle belle donne, o in cui, in quel suo palazzo partenopeo,

disgrazie. Mariù, per quantò avesse ereduto di amarlo, era troppo orgogliosa per piangerne e per soffrirne € accolse quella delusione con notevole filosofia. L'unico amico che in quella circostanza fu presente

spendeva

ventimila

e seppe confortare

more

nell'anima.

lire per una festa da ballo. Oggi,

ecco, è diventato un po' più misurato, un po’ più pensieroso. È che ha imparato a conoscere il mondo, è a sessant'anni era ora. Anche adesso, però, sempre calmo, sempre elegante, sempre compìto come prima: Ma soprattutto la principessa, donna Clementina, ron è più quella di una volta; non riesce nemmeno a nascondere i suoi cinquantanni, E sospira, sospira. Veramente, ha sempre sospirato, donna Clementina; ma prima il suo sospiro aveva un altro stile, quel bel sospiro largo, pieno, che voleva essere di ramma.

ni

Corato:

la sarta, i fornitori,

era

sastro,

cipe —

requie,

mio,

Dio mio, non

c'era un

minuto

di

non sì arrivava a far niente! Era vita, quella?

na Clementina

ha a sna

disposizione

che vuole, ma sospira ancora:

tutto

il tempo

piano piano, però, quasi

in silenzio. Dio mio, Dio mi vita questa? A ogni modo, è sempre rimasto un mistero

tutti

come

abbiano

potuto

i

nori

della

per

Mucarda

tornare in possesso di quel loro palazzo e ricuperare integralmente le perdute ricchezze. Ricordavano tutti la loro clamorosa

caduta

dall’Olimpo,

avvenuta

solo

le

erano

quasi

ipotecate,

che

pochi anni prima senza che nessuno lo. sospettasse: sì, si sapeva che i principi erano mezzo rovinati, che loro

proprietà

tutte

don Gioacchino era immerso nei debiti fino alla punta al suo solo amministratore doveva più ilione. Già, tutti i suoi amministratori si erano arricchiti, ma l’ultimo era stato di un'impudicizia ributtani in sette anni era diventato milionario, spe-

culando sulla straordinaria indifferenza del suo padrone, sul suo immacolato candore in materia di af. fari, sulla sua infinita bonarietà, sulla sua mera

gliosa incoscienza.

Nessuno, però, prevedeva che il

disastro fosse così

vicino,

Non occhi:

era mancato chi aveva cercato di aprirgli gli « Gioacchino, guarda che quell'uomo ti deru-

ba ignobilmente!...

Principe, badate che quello lì vi

sta spogliand

Ma

sì, ma

sì, don

Gioacchino

lo

sapeva: Giovanni Corato era un ladro, un ladro come tutti gli altri;

ma

così esperto, così gen

modo: riusciva a tirar denaro da tutte le parti, tutto

due

stemmi

e due

e moralmente

ciò che

non

aveva

la de-

riuscirete

si era

salvato

dal di.

detto don Isidoro al prin

a cavarvela.

avvocati

Adesso

voi sperate

mangeranno

il resto.

Avete assolutamente bisogno di un uomo

onesto

fidato.

Ancora un amministratore? No, bastava con gli ame i;

don

le visite,

Oggi i ricevimenti in casa della Mucarda si sono fatti più rari e hanno perduto l'antico splendore, Don-

tutto

negli avvocati, ma

Gioacchino li conosceva ormai abi non si trattava più di un am-

era più un curatore, nemmeno...

icevimenti, la caccia alla volpe, le opere di benefi

cenza... Dio

unito

materialmente

Da voi soli —

ico ed era di soddisfazione, per le occupazioni e le il parrucchiere,

avrebbe

caduta famiglia fu don Isidoro Starna. I principi dovevano ritirarsi in paese, un piccolo paese del Salernitano, dove avevano uncora un palazzo e una proprietà, sfuggiti non si sa come alle grinfie van-

preoccupazioni che le davano le sue abitudini mondane:

che

ma

sì, un

segretario

che

avrebbe

come

as

il

principe nella liquidazione di tutti gli strascichi che quel fallimento si tirava dietro, oltre che nella geone della piccola azienda ugricola a cui l'immensa fortuna dei Mucarda si era ridotta. Dove

pescare

don

un

uomo

onesto

e fidato?

Lo

aveva

Isidoro, lì: a portata di mano, proprio quello un giovane serio, buono, di una intelli» genza non comune, ami fatore nato, e con tutto ciò di una onestà a tutta prova. Un uomo probo: proimo, diceva don Isidoro che amava le parole difficili. L'ideale, insomma. Solo, un po’ am. malato, poverino. Soffriva di una strana malattia, che

0 aveva mai saputo spiegare e tanto o curare, Un medico, veramente, l'aveva spiegata, ritenendola più un fenomeno nervoso che un vero e proprio difetto orga e le aveva anche dato un

nome:

«fagofobia ». Il nome, però, non risolveva nul-

la; sarebbe stato molto preferibile ignorare il nome e trovare invece una curo, ma în questo non era riuscito nessuno. Fenomeno nervoso o difetto organico, fatto

sta

giare,

Fin

che

quel

povero

ragazzo

dall’adolescenza

non

poteva

si era manifestata

man-

in lui

appunto una specie di fobia verso il cibo, verso qualie di cibo, per cui non poteva nccostare alla bocca nessun alimento e, quand'anche lo avesse accostato, non

riusciva a deglutirlo, Per alcuni anni

stato nutrito

artificialmente,

poi, ultimamente, nico che si era

medico interessato

mediante

era

l'ipodermoc!

tedesco, un famoso cli dello stranissimo caso,

aveva escogitato una formula

riuscendo a preparare

delle pillole, abase di varie vitamine, che il giovane

il denaro che occorreva; don Gioacchino non aveva che da mettere qualche firma. È vero che, soprattutto

poteva inghiottire e mediante le quali si manteneva

divisione, ma era ben lontano dall’aspettarsi la catastrofe: pensava che le cose sarebbero andate così all'infinito, che i milioni avrebbero continuato a pio-

un

provveduto a tutto.

@ che non mangia affatto, vi sarà di ai

negli ultimi tempi, egli aveva firmato più di un capovergli dal cielo, che Giovanni Corato avrebbe sempre E un

giorno

lenta.

I principi

la catastrofe

della

venne,

improvvisa

e vio-

erano

rovinati.

Sul

Mucarda

la.

strico, poveracci, sul lastrico... D*

ordinaria

amministrazione.

Donna

Clementina

Mariù

aveva

scosso

era

la figlia.

Aveva

vent'ami

Cresciuta *nell’abbondanza,

abituata

al lusso,

da cento

corteggia-

sgranato i grandi occhi svenuta.

La signorina

«Non

aveva

di vecchin bambola ed e:

la testa di-

poteva finire diversamente ».

La signorina

Mariù

era abbastanza carina, un po’ strana e- molto intelli gente.

idolatrata

dai

genitori,

incensata

tori, avrebbe avuto tutto il diritto di essere una ragazza stupida fatua e viziata. Invece, era una crea. tura molto sensibile e ragionevole, di -gusti delicati,

amava lo studio e aveva qualche disposizione per la pittara. Non condava,

stimava

viveva

per

gran che la società che la cirquanto

— Don Isidoro, e voi volete affibbiare proprio a me simile

cataplasma?

— Don Gioacchino; ‘mettetelo alla prova! Giovanni

Corato era troppo grasso, mangiava rovinato. Forse questo giovane, che

E fu così che Francesco

troppo e ha è troppo magro

Tumiello

nistratore del decaduto principe.

4 vita

in paese era triste e priva di ogni lusinga.

Soltanto Mariù era contenta: faceva grandi passeg-

Gioscenino aveva accolto la disgrazia senza scomporsi, con la sua solita calma, come cosa di

sendo:

in vita,

era

possibile

appartata

meno

di tutti

iate lango il mare, s'inerpicava su per la montagna,

dipingeva,

diceva:

«Che

meraviglioso

tramonto! ».

da tre secoli un leone vigilava una torre: lo stemma della Mucarda. Ma il leone era addormentato e vi aveva lasciato entrare un serpente:

Fu anche

doloroso

vedere

Giovanni Corato.

il subitaneo

voltafaccia

degli amici, di tutta quella magnifica società che per anni ed annì aveva brillato nelle fastose sale di quel

palazzo. Anche

di questo non si meravigliò don Gioac-

chino, non perché sapesse già che il mondo

era vile

riù, il cui fidanzato, uno

del

e cattivo, ma per il semplice fatto che non si meravigliava mai di nulla. Gli dispiacque soltanto per M: dei migliori

nomi

gentilezza, aveva

vi

poco:

soltanto durante l’oi

fosse

in quel suo

voluto

sedesse a tavola con loro,

gesto di che Ciccillo

insistentemente

questi aveva dovuto ae

condiscendere al desiderio del principe; soltanto. chey invece di mangiare, leggeva il giornale, « Ciccillo, ma

sforzatevi! Forse... ». Macché, macché! Del resto, egli non sentiva nessuno stimolo d’appetito; ormai il suo organismo si era abituato al no e le due pillolette quotidiane, di cui aveva una discreta riserva, gli no sufficienti. Ringraziava sorridendo d'un suo sore riso

triste

fondo,

che

e lontano.

Aveva

uno

sguardo

serio,

pro-

brillava

stranamente

sul suo

volta

ema-

ciato e che, i primi tempi, aveva provocato un po’ di soggezione e di malessere in tutta la famiglia. Ma pian piano si erano abituati a quella sua magrezza, a quella sua serietà, a quel suo mutismo. Ciccillo era buonoy in fondo, ed umile

e servizievole. Soltanto

in fatto

di quattrini era ‘intransigente: perché era lui che tè neva la cassa e provvedeva a tutte le spese. Quando

il principe e donna Clementina bussavano a denaro, _ egli aggrottava le sopracciglia: — Signor principé, questo è il denaro per le semine; questo serve per il concime; questo serve per quest'altro... E non dava loro che pochi spiccioli L signorina Mariù trovava deliziosa quella solitudine, m: ogni tanto sentiva il bisogno di evadere;l@ papà le aveva accordato volentieri il permesso di re carsi

e

di quando

in quando

a Napoli,

che

dopo

n'ora di treno. Quelle gite, itivece,

tutto

non piacèî signorina

va? Ma, se non era che per questo, poteva incaricare Ciccilloy

il quale a Napoli doveva andarci spesso, e per motivi importanti. la signorina doveva spendere int@ tilmente del denaro, del denaro che era prezioso? Ce n'era tanto poco, tanto poco! Ciccillo lo disse al prin cipe e la signorina dovette diradare di molto le sue gite; perché, non sembrava, a Ciccillo nessuno dava ia. minima importanza în quella casa, mn intanto si finiva col fare tutto come voleva lui Le gite di Mariù, dunque, diradarono, ma lo stesso, ogni volta che lei partiva per Napoli, dove non si tratteneva, in fondo, che due o tre ore, Ciccillo di» ventava di pessimo umore, si agitava, trattava male e tutti coloro con cui aveva da fare. E eva anche della posta da Napoli. Da A Ciccillo questa fatto seccava moltissimo. Che diritto aveva lui d’intromettersi negli la signorina? Eppure il perché era sempli» perché al cuore non si comanda... Come? Come? Il cuore?... Si capisce; perché illo aveva anche lui un cuore. Lo stomaco, per disgrazia, non ‘eva, gl'intestini non aveva o, se pure li aveva, non gli servivano a nulla. Ma il cuore no, îl cuore era là, e trovava ln forza di — anche con due pillole quotidiane, Mu: batteva quel cuore. Ma Ciccillo era troppo intell on capire che egli non aveva il diritto di i soprate tutto, d'innamorarsi di una donna come Mariù, Che gl veva immediatamente apprezzata. Fin donna dopo aver visto che era inutile par dai primi m lare di affari col principe e, con principessa, aveva cominciato

a mettere

morina al corrente dei seaveva fatto una spe

la

greti dell’amministra

diventata una sua assidua collaboratrice. Mariù aveva trovato piacevole e interessante quel lavoro e ei si era

come

un uccellino abituato alla

libertà del

in una

gabbia,

s'intende.

Don

Gioacchino, invece

di

appassionata. E poi, quell’amministratore, quel ragaz: zo, era

davvero

sorprendente:

sembrava

che

tutte le

l'alfabeto con tanto di stemma e di marsina, si rasse-

facoltà assimilatrici dell'organismo, avendo cessato di funzionare al servizio del corpo e dello stomaco, si fossero riversate nel suo cervello. Era straordì la sua facoltà di vedere e di prevedere tutto, di svisce-

gnava adesso ad offi il caffè al podestà, al segreta» rio comunale, al notaio e al maresciallo dei carabinieri; invece frequentare il Circolo della Caccia,

massimo

vitàre a pranzo a casa sua il principe A, il duca B,

il marchese C, il conte D e tutte le altre lettere del-

invece della caccia alla volpe praticava la caccia ai

comprenderla:

crudeltà

abitudini:

donna Clementina era, come sempre, agitata. L'uno e l'altra, però, avevano ripreso, in diciottesimo, le loro bosco e del cielo continua a fare in una gabbia presso a poco quello che faceva prima; come lo si può fare

suo padre e sua madre, i quali, del resto, avevano sempre pochissimo tempo per ocenparsi di lei. Fu doloroso dover lasciare il bel palazzo partenopeo, sul cui grande ed artistico portone per lo meno

saputo

quanta

Qualche volta diceva anche: «Che meravigliosa alba!»: Don Gioacchino era indifferente, come sempre;

come

avevano

I padroni lo vedevano

del pranzo. Perché don Gioacchino, senza imesagiifoi

ie di sua segretaria: lo aveva faîto, dapprima, per avere la possibilità di stare o a lei il più a lungo che fosse possibile, ma dopo anche perché era rimi sto colpito dall'intuito di quella ragazza, la quale era

e passava per una superba: forse, anche per un’oca. Pochi

lo aveva più disturbato.

faceva

romane,

in altri tempi

frequentava

tordi, Donna

nelle

l'Associazione

Clementina

sue

frequenti

dei Cacciatori,

era anche lì in

e

giro tutto il

giorno: andava dalla moglie del podestà, dalla moglie del segretario comunale, dalla moglie del notaio, parlava delle passate glorie, sospirava, cercava disperatamente

ammalati e diseredati

più da beneficare, non

— È vita, questa?... Francesco

Tumiello,

da confortare se non

trovava il tempo

di far niente:

semplicemente

Ciccillo,

di un povero adolescente ammalato. In casa della Muil factotum;

tutto

ciò da cui si poteva

era lui che si oc-

cupava della campagna, che sbrigava la corrispondenza, che sorvegliava la poca servitù, che stendeva per-

ricavare

qualche

consisteva, insomma, quell’ammi-

nistrazione? Che cosà aveva scoperto Ciccillo fra quelle vecchie carte? Che piani meditava? Le sue gite a Napoli si facevano sempre più frequenti, e al suo ritorno riferiva brevemente al principe e particolareggiatamenie scito

a Mariù

i risultati

a confondere

avvocati

dei suoi passi, Era riu» e famosi

imbroglioni,

a

far rivedere antichi atti di vendita strappati al prin cipe con

o più

era un mite e taciturno ragazzo, se ragazzo possa cl marsi un uomo di ventisette anni, pur avendo l'aspetto carda egli era diventato

rare immediatamente ogni problema fin nei minimi particolari, eliminando le cose inutili e sfruttando al

gite

la frode;

fatte di Giovanni

aveva

Corato

messo

e aveva

in chiaro

affrontato

le male-

diretta-

mente quel farabutto, il quale, dopo un primo colloquio durato .circa un’ora, gli aveva detto: «Ma, sî-

gnor Tumiello, a. voi chi ve lu fa fare? Quelli sono

degli spostati e il loro destino è segnato. Se voi rinunziate a occuparvi di questa faccenda, io sono disposto

a darvi una somma; non perché abbia nulla da te-

EI si


un momento quieto

all’altro? Ebbene, gli

vivere!

Doveva

restituire

fino all'ultimo centesimo;

sana tutto,

sputare

tutto

diversamente: in galera, con

tutta la trippa!

| Bisognava vederlo, Ciccillo, che cosa diventava quando parlava di affari, o quando discuteva con gli coi creditori, con gli avversari! Acquistava ioltezza di lingua, dimostrava una tale lu‘nsiero, trovava una tale

lisi chimica di un’acdel principe e che aveva fama în paese di eccellenti doti terapeutiche. Ebbene, non era riuscito a cederne lo sfruttamento a settentrionale a condizioni van-

mangiare gioia, non complicata da

istintiva

Ebbene, isogni,

non

appena

tutti

poté

gli appetiti

potuto

rimettere

lazzo

avito.

Come?

Forse.

Il principe

non

ma

il piede

nel pa-

anche

questa

sembrava

stupirsi

di tutte queste vi-

cende, che per li cose;

trionfalmente

C'era

possibilità?

rientravano nell’ordine logico delle

Mariù

era entusiasta

di

Ciccillo e non

sa-

peva in quale maniera esprimergli la sua ammira sione. Era un godimento per lei seguire da vicino quell'uomo nella sua prodigiosa opera di ricostruzione:

più che

dalla

gioin della

ricchezza

bisogno di tutto, voleva che il mondo

Sette anni erano

Giccillo, una

volta tanto, non

illudere dall'atteggiamento

No, questa

volta

don

Gioacchino

guardò

per un momento

era

in

paese. Rallegratevi, lettori, ché

(è vita questa?), sospira con un po" di amarezza:

— E pensare l'ho avuta io!

che l’idea di far venire quel medico

ALBERTO -CAVALIERE

irre-

innamorato:

un

accanimento

forse anche di giusti

corso. Poi il principe cominciava

« Cie-

cillo, fate voi! » e se ne andava a letto.

Non sarebbe possibile narrare attraverso quale mi»

rabile rete di astuzie e di intrighi tore

giungesse

a compiere

quel

il ferreo digiuna-

capolavoro

di tena-

cia e di intelligenza, né forse questa narrazione interesserebbe il lettore. Ciò che interessa è questo: che in quattro amni Ciccillo Tumiello ricostruì ed aumentò la fortuna dei principi della Mucarda e che, di triorifo

ima col parrucchiere, la

te, i ricevimenti, la caccia alla volpe, le opere di beneficenza. Ciccillo rifiutò premi in denaro, non accettò regali, non volle nulla. Per la verità storica, fu proprio donna

Clementina che disse un giorno: «In qualche maniera bisogna pur ricompensare quel povero ragazzo! Quello muore!

Quello è diventato

l'ombra

di se stesso.

Vi

ms, — disse la Lisa — non importa proprio

niente:

sapevo

già che la madre

di Vante

aveva comperato la valigia perché il figlio non partisse con la cassetta. Pensava che non c’era bisogno della gerla per portarla. Ma non è mai

stato così e potrebbe anche succedere una disgrazia ». Noi si guardava la ragazza che aveva battuto la gerla per terra e si era allontanata di pochi passi trascinan-

dola sull’umidiccio della strada. Solo Poldo le era an-

dato accanto e gliel’aveva sollevata perché non si guastasse; e si era girato, parlando, contro ln porta

chiusa:

— Io, la bevuta la farò un altro anno, quando par-

tirò per la prima volta. Anch'io partirò con la vali.

gia. Ma vi inviterò tutti.

La Lisa lo aveva fissato ed era stata aspra nel dargli

zione. Se non

si ha la donna, non c'è ragione di ri.

tornare; e forse per questo succedono le disgrazie. Noi

che era

avremmo

voluto

partecipare

tutti

alla

bevuta

in onore di Vante che partiva per la prima

volta e andava in Ungheria:

si sapeva che avrebbe

parlato

muratori

era

il più vecchio

stato ventisei

la cazzuola mestolo

dei

stagioni

mei

Paesi

serviva agli uomini

della polenta; tanto

vero

ripetendo

che

danubiani

dove

della Carnia più del che lui, il vecchio,

si fosse

beveva. Ma gli uomini avevano detto che noi, i piccoli, non

fatto venire apposta

quel professore

tedesco

E, contrariamente

fessorone venne;

alla

volontà

di Ciccillo,

il pro-

rimase una settimana in casa della

Mucarda, chiese centomila lire, ma compì il miracolo. Un bel giorno, Ciccillo riuscì a mangiare; il

dopo, riuscì a mangiare il doppio, Era guarito, diventava un tomo normale, un uomo che mangiava. Per festeggiare l’avvenimento, il principe mprì le

sale del suo palazzo a tutti i suoi amici, nuovi e antichi, e imbandì una mensa spettacolosa in onore del suo amministratore:

brillantissimo.

Dove

il quale, in quella occasione,

era

più

l'antico

Ciccillo?

fu

Un

altro uomo, signori, un altro uomo: parlò, fu spiritoso, tenne animata la conversazione per tutta la durata della festa. Gli ospiti erano incantati, il principe era incantato, donna

Clementina

quello?...

che un

era incantata, Mariù...

No, Mariù, più che incantata, era sconvolta. Ciccillo, Possibile

piatto

di pasta

asciutta,

qualche bistecca, un po’ di zuppa iriglese e qualche

costole. Da allora era diventato un uomo

così da poco

che quasi lo schifava anche sua moglie; e per questo si poteva

capire discorsi tanto importanti

e ci avevano

chiuso la porta în faccia Insciandoci sulla strada senza programma. —

Almeno

a te hanno

detto

porterai la valigia fino al treno!

che

entrerai

dopo e

Rino era seccato che avessero scelto Poldo per quel

lavoro e lo aveva detto. Ma era stato investito dalla Lisa che era diventata rossa: —

No;

Poldo

non

servitore di Vante.

porterà

niente.

Non è mica il

Veramente a Poldo importava ben poco di essere il servitore di qualcuno: gli sarebbe comunque pia ciuto

entrare

per la bevuta.

Ma

non

poteva

ora

che

aveva parlato l’unica ragazza che ci vedesse. Noi tacevamo perché doveva rispondere Poldo; e per lasciar credere alla Lisa che anche a noi importava ben poco. Ma intanto sì pensava che qualcuno avrebbe ben dovuto portare la valigia di Vante. Gli uomini no di certo; e gli altri che erano dentro, ne sarebbero

usciti un po’ brilli. Restava la madre di Vante ma era poco probabile (che lo facesse perché la gerla

bicchiere di vino possano trasformare in tal modo un uomo? Ciccillo! Il suo viso era ancora emaciato, ma

l’aveva portata abbastanza per il suo uomo che partiva

balenare i denti bianchi, conservati intatti da tanto quasi bello. Don Isidoro Starna

vranno farlo loro se vogliono che Vante abbia la buo-

già si coloriva; e quel nuovo sorriso, riposo, lo rendeva

che gli faceva

gongolava: quel ragazzo, lo aveva scoperto Ini. Pro bo: probo e integerrimo.

ma

a

nessuno

si era

Sì: avremmo

andato a raccontarlo ai ragazzi d'Ungheria;

dato

e certo

i grandi non ci avrebbero chiamato solo quando c’era da fare le sassate con quelli di Invillino. Un ragazzo

era venuto a riportare che il vecchio muratore aveva parlato dicendo che era proprio vero che un uome

senza la cazzuola non era del tutto un uomo. Ma orintervenuto

benché

lo avessero ap

distrutto il vespaio

buona distanza e solo qualche volta avevano

rischiate

gambe levate nuvole.

perché

fuori

era impresa

da uomini;

vamo

era caduto da una impalcatura e sì era rotto cinque

Ciccillo non bisognava badare a spese. muri te n

fatto circolo intorno

l'assalto al vespaio. Proprio quel giorno: Vante sarebbe

se l'era cacciato

pare che può tirare avanti ancora un pezzo con le sue' pillole? E se perdiamo lui, perdiamo un tesoro... ». Ma che cosa si poteva fare? Che cosa?... Per esempio,se che lo aveva visitato e che aveva studiato la sna ‘malattia? Sarebbe costato magari un capitale, ma per

vamo

perché Lisa si era fermata e noi ave-

le vespe

si buttavano

a

m

ogni stagione. —

Io non

entrerò

affatto a portare la vali

e do-

na fortuna.

Si era incamminato

dietro

în testa deciso

i pantaloni contro

mentre

le gambe;

noi

gli lega-

gli fasciavamo

piedi; e gli fiecavamo il sacco dentro la cinghia

— I muratori sono sempre partiti con ln cassetta e la loro donna è sempre venuta a portarla alla sta-

Clementina

paura. Tanto è vero che

guardati in faccia

Poldo vi aveva fatto un piccolo foro per un occhio e

TOSELLI

T © principe ricominciò a brillare in società, fra 1 donna

Ci eravamo tirato indietro

curarci un sacco che era andata a prendere a casa sua.

RENATO

sulla voce:

degli antichi ami

assumere il nostro comando:

— Io? Io non ho nessuna

oggi andremo a dare l'assalto al vespaio.

assistere ai preparativi perché

în trionfo, annunziò un giorno al principe che il vechio palazzo partenopeo veniva riacquistato dalla famiglia. Il leone del vecchio stemma si era svegliato e vigilava nuovamente dinanzi alla torre,

cri

Ed egli capì che da quel

momento avrebbe potuto

La Lisa non doveva restare con noi perché quella

NOVELLADI

Non andò

a sbadigliare:

girata furiosa:

Tu non sarai mai buono a nulla perché hai paura

un sasso in quella direzione; ma scappando poi a

dito nel suo lavoro, sfogando in esso la sua sete di vendetta, di trionfo,

—

che era il terrore dei ragazzi e anche i grandi ne avevano paura: tanto che si erano sempre tenuti a

inau-

più nemmeno a sedere alla mensa dei suoi padroni, dove uveva sempre continuato a leggere il giornale. La sera, quando il principe ritornava dal circolo, egli gli mostrava i conti e gli parlava delle pratiche în

si era

dibene: Scommetto che Poldo non ha paura delle vespe.

pena fatto cavaliere. Noi avremmo

L'AssALTO AL VESPAIO

li altri, in una parola, un uomo che non mangiava! a allora non guardò più in faccia Mariù, si chiuse gettò con

care nel prato davanti la sua casa. Ma si sapeva che c'erano le vespe e Rino lo aveva detto subito. La Lisa

chio sindaco era

si lasciò

risata

andava verso la casa della Lisa certo con l'idea di gio-

mai non ce ne importava anche sapendo che il vec.

Che cosa provò Ciccillo a quella risata, è difficile

sua tristezza,

fine.

Soltanto, don Gioacchino non può più spendere come una volta; e donna Clementina, un po’ affaceendata

dirlo. Egli si era illuso: aveva dimenticato di essere un disgraziato, un minorato, un uomo diverso da tutti lla

fami»

quell'uomo, non tramonterà' più.

nei suoi con-

e scoppiò in una

Ciccillo

e i suoi

Mariù, adesso che Ciccillo era diventato uno sparviero, si innamorò di lui. Si sposarono, e Ciccillo, come regalo di nozze, le fece omaggio del palazzo della Mucarda. E la fortuna della casa, nelle mani di

fronti. E un giorno, in chi sa quale recondito meandro della sua anima, trovò il coraggio di dirle: «Ma: riù, io vi amo! ». Ella spalancò gli occhi attonita, lo frenabile. Possibile? mmorato di lei!

fosse suo.

occorsi a Giovanni Corato per ri-

che ritor

comprese:

della ragazza

i sopiti

fate voi.. Don Ciccillo, fate voi...». Un giorno il palazzo principesco fu messo all'asta, e ne fu don Ciecillo il vero compratore.

muva, era sedotta dallo spettacolo dell’artefice che con

la sua genialità creava quell'opera.

tutti

durre la famiglia della Mucarda quasi sul lastico. A Ciccillo Tumiello bastarono sei mesi appena: non gli fu difficile, con la cieca fiducia che ormai il principe e tutta la famiglia avevano in lui. « Don Ciceillo,

questa è una novella a

avesse

mangiare,

bestiali

Non aveva mai avuto bisogno di nulla: ora aveva

gliari non ritornano

ante tenor AL no Quel ren a vestito in altre imprese... E poi, don Gioucchino della Maucarda sarebbe tornato a Napoli soltanto quando

una elucubrazioni

di carattere scientifico e filosofico. Ed ecco, ora poteva mangiare di nuovo.

alla Lisa che aveva

ri-

i

per-

ché le api non andassero a cacciarsi tra la camicia e la pelle. Quando tutto fu in ordine, la Lisa acconsentì ad andarsene, Forse questo dispiaceva a Poldo ma non lo disse

mentre sì assicurava di non aver pelle scoperta e ci guardava dal foro del sacco, Sembrava il fantasma che girava di notte attorno al cimitero. E si avviò mentre

noi cì appostavamo per essere pronti ad intervenire in caso di necessità e anche perché si sperava di trovare

miele di vespa o chissà cosa, forse un tesoro, perché dicevano che il nido ci fosse da molti anni.

Poldo avanzò deciso tra le vespe che davano l’allarme ed uscivano a buffate. Quando il ragazzo fu vicino al nido, levò le due mani nelle due punte del sacco; si chinò con tutta la persona; e prese a rovistare nella terra rossa buttando sottosopra il nido: di lontano si vedeva la nuvola di vespe che gli si avven-

tava contro inutilmente. La Lisa aveva guardato la torre dell'orologio e si era messa a correre.

Tutto in una volta si intese un grido: forse Poldo

aveva

trovato

qualcosa e due o tre di noi si fecere

avanti per vedere; ma le vespe erano furibande e i ragazzi dovettero indietreggiare, Poi un altro grido. Ma no: un urlo, Poldo si era rizzato e ballava per il

prato. Poi si mise a saltare e andava senza direzione perché il sacco si era girato e il buco dell'occhio gli restava

dietro la testa:

si vedevano

le vespe

far nu-

vola che finiva in un grappolo appeso al sacco vicino al foro. Poldo inciampò; cadde; si rotolò per terra;

e noi precipitammo avanti matto.

Corremmo

sbandarono

allo

‘come un

tutti: in mezzo alle vespe che #

sventolare

delle

nostre eng

punsero. Qualcuno di noi urlò ma eravamo a

solidali per indietreggiare. E si poté liberare Poldo che giaceva inerte: lo traemmo dal sacco gonfio come un popone; con le vespe schiacciate contro la faccia. AI paese avevano finito la bevuta e la prima ad entrare

era stata la Lisa: ma

era stata presa a male

parole dalla madre di Vante che aspettava anche Poldo.

Quando passammo noi e portavamo

Poldo sulle

spalle, tenuto alto come un eroe gonfio, tutti uscirono

a vedere

mandati via.

si mordevano le mani per averci

Nato, lo stupido che approfittava di quel.

le occasioni per elemosinare, si tolse il berretto come

passasse un morto; e chiamò Vante che uscì dall’osteria senza pensare alla valigia: la Lisa la buttò nella

gerla e se la caricòsulle spalle senza che alcuno le

facesse caso. Noi andavamo verso la casa di Poldo da cui usciva allora sua sorella che si mise a urlare nella strada e a dare sberle a tutti: Vante corse in mezzo a noi credendo che si lasciasse cadere Poldo per evitare le

sberle. Quando ci vide duri e capì che non saremmo scappati, ci strinse la mano e corse dietro alla Lisa che ci aveva

minî andarono

oltrepassati

diretta

dietro e nessuno

alla stazione:

gli uo-

disse nulla; neanche

la madre di Vante che si mise quasi a correre perché

era ‘molto tardi. Solo la Lisa si posò a un rialzo per aggiustarsi la gerla sulle spalle e si volse a chiamare: — Poldo! 0 Poldo!

E non disse altro. Ma diede una scrollata alla gerla e voleva dire che era molto contenta.

RENATO

TOSELLI


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IO R

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Nel pomeriggio ridente di primavera in tensamente assolata più che tiepida, que sta festa ippica per il gran Premio del Re Imperatore, si è svolta come vuole la solennità che da ben 57 anni segna passo passo lo sviluppo dell'allevamento dei purosangue ed il suo potenziamento autarchico, solennità rara che accarezza il sano orgoglio italiano e che domenica scorsa ha avuto un altro epilogo superbo, entusiasmante di cul l'eco si è lentamente s0pita solo quando la massa degli spettatori cominciava a sfollare l'ippodromo imperiale delle Capannelle, là sulla via Appia Antica profilata dai morbidi colli Albani e dall’Urbe lontana illuminata di rosso tramonto ardente, La facile ed unanime previsione per nulla ha impallidito il trionfo del favoritissimo tre anni Bellini — da Cavaliere d’Arpino e Bella Minna — magnifico esemplare nuovo prodotto tipico uscito dalla preziosa fucina nascosta tra gli alberi folti a Dormel. lo sul lago Maggiore.Il puledro ha surclassato disinvoltamente i sei coetanei che gli erano opposti nella contesa grandiosa con 250.000 lire in palio ed il simbolico Nastro Azzurro pronto a fregiare ogni anno il laureato della ambitissima corsa. Ha schiacciato —letteralmente gli antagonisti, rappresentanti |l fior fiore dell'annata, fra i quali spiccava l'unica femmina, la bella e snella saura della Razza del Soldo, quella misteriosa affascinante Sabla — da Pilade vincitore nel suo «Derby» — che ricordavamo anteposta a Bellini per i due chili spettanti al sesso nella perizia dell’«Opzionale: © sul conto della qi le malgrado la lunga assenza dalle corse cir"up colavano alla vigilia voci tanto favorevoli da farla ritenere nell'intimo giudizio di scuderia nettamente superiore a Michela che aveva avuta la fortuna dalla sua nel battere di sorpresa lo stesso Bellini nel recente finale del Premio Principe Emanuele Filiberto a San Siro, finale discusso ma indimenticato e statuito dalla realtà del risultato. Vi erano pure in lizza Eufrate messo in luce dal successo nel Premio Lazio poi partato per uno spiacevole incidente alle Cascine. De - Ferrari fiancheggiatore prezioso e compagno di colori per il numero uno Tesiano e assai stimato dopo gli allenamenti ultimi, nonché le comparse audaci dello stampo modesto di Galgalo e Sesamo, ed il disgraziato Torcello che come vincitore del Premio Scheibler ribadiva il malocchio attribuito cabalisticamente a quella corsa disarcionando Pacifici per l'involontario urtone datogli in partenza da Sabla proiettata al segnale da Caprioli, ed escludendo così dalla partita il verde e giallo della Mantova, scuderia in gran vena che aveva fatta piazza pulita nei uclassici» di stagione a Roma. Tutti questi puledri non hanno esistito allorquando sulla retta d'arrivo, Gubellini visto scomparire De-Ferrari che sì era esaurito nell'espletare l'incarico di condurre da

rapido e generoso battistrada, e vista sfuggire a lunghe, radenti e minacciose falcate la temuta rivale Sabla, richiamò con forti bracciate ed una sola scudisciata Bellini ottenendo lo scatto fulmineo, irresistibile che piegò qualsiasi velleità di resistenza coraggiosa da parte d'un ottimo avversario evidentemente inferiore al diretto antagonista in quel certo indefinibile non so che da cui emerge la diversità di classe. Probabilmente la bionda puledra pecca per soverchia debolezza originaria e per l'eterna Incostanza femminea. Così, mentre dietro i battuti arrancavano permettendo a Sabla di mantenere il secondo posto a rispettosa distanza, ad Eufrate di soffare sul palo Il terzo a DeFerrari più per l'energica abilità sprizzante dall’indiavolato moretto Romero, e un po-

chino anche per la debole opposizione fatta in ultimo dal buon Marchetti che per divario di valore fra i due puledri, mentre lontani si sperdevano Sesamo e Galgalo che dovranno ridiscendere in catego. rie secondarie se vorranno guadagnarsi la biada, Bellini raggiungeva superbo il traguardo permettendo al fantino il lusso di

pensò saggiamente a non sprecare nulla per rimanere totalmente agguerrito nel giorno prossimo del mezzo milione. Previggente amministratore, Gubellini ha agito assai bene ed ha accresciuto il lustro allo sgargiante successo conquistato vincendo, come si suol dire, « a mani basse »,

un cavallo che si è sicuri abbia ancora in serbo molte cartucce da sparare se la lotta Blielo avesse imposto. Risparmio lecito, doveroso anzi, con un puledro al quale si chiederanno presto altre battaglie dure, come lo sarà il Gran Premio di Milano

Addito il tempo segnato da Bellini a coprire il miglio e mezzo, 2.31 e 2 quinti che eguaglia quello impiegato sulla medesima pista nel 1937 dal grande Donatello II, quale splendida prova cronometrica valevole assai più di altre chiose Jilustranti quest'altra bellissima vittoria. che vieppiù onora il senatore Federico Tesio uso a codesta larga messe di nastri azzurri rimembranti negli ultimi anni i no. mi di Apelle, Jacopo del Sellaio, Ugolino da Siena, e specialmente di Donatello Il e di Nearco, entrambi andati all'estero per incidervi le impronte in. delebili della genialità italiana. Per finire. Intanto che i cavalli rientravano al peso, fra i saluti giolosi e gli evviva diretti a Bellini quietissimo, punto affannato e al suo fantino sorridente, una voce dalla cadenza romanesca e dal tono amichevole indirizzata al sempre crucciato concittadino, Paolo Caprioli, esclamava: — Sarà per un'altra volta. neh! Paolino? — Sì — rispondeva l'asso dei nostri piccoli cavalieri — sì, ma con un cavallo forte come quello, E indicava col frustino, in gesto cortese la groppa del vittorioso che gli era innanzi fra due siepi acèlamanti. Riconoscimento leale e simpatico d'un atleta battuto in lotta onesta e regolare, d'uno spirito temprato alle clamorose vittorie e imperturbabile nelle sconfitte, nelle amare disillusioni, MaxrreD: OLIva

allentare le redini come si può fare con

il 23 giugno e forse prima pure l'« Impe-

ro» a San Siro. Guadagnato un gruzzolo Rià sommante una grossa cifra oltre ai proprietarii, anche l'assennato cavaliere

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CINEMA * È stato iniziato nei giorni scorsi per la regia di Giorgio Simonelli e l'interpretazione di Vanna Vanni e Emilio Cigoli, il "uovo film: Imprevisto. La trama molto semplice verte su un equivoco di persone: un innamorato generoso che pur di salvare l'onore della sua donna si lascia credere ladro; ladro supposto che però finisce per far scattare un altro cuore di donna. Con la Vanni e Cigoli, lavorano Carla Candiani, Marcelli e altri. Direttore di produ. zione Raffaele Colamonici. Operatore Renato Del Frate. Architetto Alfredo Montori, Casa di costumi: Moschini. * In Spagna, e precisamente a Toledo, il regista Augusto Genina in questi giorni sta realizzando alcune scene spettacolari del film di produzione Bassoli L'assedio dell’Alcazar alle quali partecipano 10.000. miliziani messi adisposizione della Società produttrice dalle autorità spagnole. * Una nuova Società denominata C. I. S. (Compagnia Italiana Superfilm), di recente costituzione, annunzia


ANCORA la fenna che non da pena

la imminente realizzazione del suo primo film che avrà per titolo Nostalgia di sole. Il soggetto è di Guido Paolucci; la regìa verrà assunta da Gennaro Righelli e tra gli aîtori vi saranno: Talia Volpiana, Claudio Gora, Nino Taranto, Mariella Lotti, Mario Ferrari, Lauro Gazzolo, Olga Capri. Pina De Angelis, Ernesto Gentili. * Si è recentemente costituita a Roma la Società « Ancora » (Anonima Cortimetraggi Artisti) che ha in

programma di produrre brevi film documentari di carattere artistico. La produzione comprenderà tre « collane » di cortimetraggi intitolati rispettivamente Le gemme minori d’Italia, I santuari d'Italia e Lavoro e civiltà italiana. RADIO I programmi della settimana radiofonica italiana dal 19 al 25 maggio comprendono le seguenti trasmissioni ATTUALITA' CRONACHE E CONVERSAZIONI Domenica 19 Macaro, ore 8: Lezione di albanese. Ore 9.15: Trasmissione per le Forze Armate. - Ore 10: Stazioni prime. Radio Rurale. — Ore 10: Stazioni seconde. Da Cremona: Cronaca del. l'assegnazione del secondo « Premio Cremona — Ore 14,15; I programma meridiano. Radio Igea. — Ore 20,30: Aspetti della Carta della Scuola: Conversazione del prof. Mimmo Sterpa: « I nuovi esami di Stato » Ore 20.40: Da Pisa: Impressioni e commenti del XVII Giro ciclistico d'Ttali Ore 20,55: Ill programma, Da Milano Littoriali maschili dello sport. Luxepì 20 Maccro, ore 10.30: Radio Scolastica. Ore 12,20 e 20.45: Radio Sociale. Ore 18: Radio Rurale. Ore 19.25: I e Il programma. Lezione di tede: — Ore 20,30: Da Grosseto: Impressioni e comi XXVIII Giro cielistico d'Italia, — Ore 21,10: I programma. L'Accademia Navale di vorno, documentario. — Ore 21.40: I program. Conversazione di M. Ferri — Ore 22 (circa): Il programma, Conversazione dì G ni Vagnetti. MasreDì 21 Maceio. ore 10,30: Radio Scolastica — Ore 19.35: I e II programma. Lezione di inglese. Ore 20.20: Da Roma: Impressioni e commenti del XXVIII Giro cielistico d'Italia — Ore 21.45 (circa): I programma. Conversazione di Innocenzo Costantino. MrncoLepì 22 Macaro, ore 10.30: Radio Scolastici — Ore 12.20: I programma meridiano. Radio Soc! — Ore 17,15: Progr. per gli equipaggi in navigazione. — Ore 19.20: I e Il programma. Lezione di francese. Ore 2145: I programma. Cronache del libro. — Ore 21,45: Il programma, Alla Mostra mercato dell'Artigianato di Firenze, impressioni e interviste. Grovenì 23 Macato, ore 15,30: Da Torino: Cronaca dell'incontro di calcio fra le squadre rappr. gollardiche d'Italia e Ungheria. — Ore 20,20: Da Napoli: Impressioni e commenti del XXVIII giro ciclistico d'Italia. — Ore 20,30: INI programma. Da Torino: I Littoriali maschili dello sport. Impressioni e interviste. « L'Iustrazione Italiana » è stampata su carta fornita dalla S. A. Ufficio Vendita Patinate - Milano Fotoincisioni Alferi & Lacroir

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tre atti di Umberto Giordano. Dirige l'Autore. CONCERTI

SINFONICI E DA CAMERA Domenica 19 Macgio, 0re 21: 1 programma. Concerto sinfonico diretto dal maestro Ugo Tansini Lunenì 20 21: Il programma, Concerto sinfonico diretto dal maestro Angelo Questa. Manrenì 21 Macaro, ore 25: Il programma. Condel pianista Detroi Mencoteni 22 Macaro, 0 re 10: Stazioni seconde Dalla Cattedrale di San Lorenzo in Genova: Missa pro defunto di Lorenzo Perosi. Ore 21: 1 progra ma, Dal Teatre Comuna: le di Bologna: Concerto sinfonico dell’ Orchestra del Teatro della Scala diretta dal maestro Victor De Sabata. Giovenì 23 Macaro, ore 22,25: I programma. Concerto del violoncellista Nerio Brunelli. al piano. forte Maria Luisa Faini. Vaxeroì 24 Macaro, ore 22,25: I programma. Musi. che per orchestra. Sasaro 25 Macario, ore 22 e 30 circa; Il programma, Concerto dell’ organista Pietro Yon e del tenore Giovanni Martinelli.

TEATRO PROSA

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E POESIA

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Sanato 25 Maccio, ore 10,30: Radio Scolastica. Ore 18,10: Radio Rurale. — Ore 19.25: I e II programma. Lezione di francese. — Ore 20,20: Conversazione dell'Ecce lenza Alberto Pirelli. La tecnica e ìl potenziamento bellico, — Ore 20,30: Da Terni: Impressioni e commenti sul XXVIII giro ciclistico d'’ falia. — Ore 2045: III programma. Da Torino: Littoriali maschili dello Sport — Ore 21,45: I programma. Conversazione di Michele Galdieri. LIRICA

OPERE E MUSICHE TEATRALI Domenica 19 Macgro, ore 21: Il programma. Stagione Lirica dell'Eiar: Cavalleria rusticana, opera in un atto di Pietro Mascagni. Concerto di musiche mascagnane. Dirige l'Autore. Marrepì 21 Maceio, ore 21: I programma. Dal Teatro della Moda di Torino Faust, opera ìn 5 atti di Carlo Gounod. Direttore maestro Oliviero De Fabritiis. Mencorepì 22 Macaro, ore 20,30: III programma. Lucia di Lammermoor, onera în quattro atti di Gaetano Donizetti. (Edizione fonografica). Grovenì 23 Maccro, ore 21: IT programma. Stagione Lirica dell'Eiar: Fedora opera in tre atti di Umberto Giordano, Dirige l'Autore. Samaro 25 Maocio, ore 21: I programma. Stagione Lirica dell'Eiar: Fedora, opera in

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22: I programma. Il minuetto, un atto di Giovan ni Benavente (Prima trasmissione), LuweDì 20 Maccio, ore

21,15: INI programma. La spada di Damocle, tre atti di Alfredo Testoni (prima trasmissione) Maxreoì 21 Maccio, ore <1: Il programina. La porta chiusa, tre atti di Marco Praga Giovenì 23 Macaro, ore 21: I programma Vent'anni, tre atti di Sergio Pugliese. VeNenDÌ 24 Maccro, ore 21.20: III programma. La conquista dell'Impero, scena di Carlo Salsa. Sasato 25 Maocio, ore 22: Il programma, Il Copernico, dialogo di Giacomo Leopardi

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OPERETTE. RIVISTE, CORI E BANDE Domenica 19 Maccio, ore 17.15: II programma. Canzoni e ritmi - Ore 18,10: I programma merid.: Novelletta del passato, scena di Ettore Bastico. Ore 21,10: Ill programma, Canzoni e ritmi. Ore 21,40: III programma. Chiusura del « Continentale »,scena di Ezio D'E rico, Luwenì 20 Maogro, ore 21,15: 1 programma. Musica da ballo, — Ore 21,20: I programma, Musiche brillanti MarteDÌ 21 Macoro, ore 20,35: III programma, Selezione di operette - Ore 21,50: III programma. Canzoni e ritmi. Mencorevì 22 Maccio, ore 21: II programma. Operette sceneggiate: La danza delle libellule, di Franz Lehar — Ore 22 (circa): II programma, Canzoni e ritmi. Groveoi 23 Maccto, ore 17,30: Il programma. Canzoni e ritmi. — Ore 20,45: II programma. Il fantasma del castello, rivista di Guido Martina. — Ore 21,20: III programma, Canzoni e ritmi. VawerDì 24 Maccto, ore 21: Il programma. Concerto dell'Orchestra Ritmo-Sinfonica diretta dal maestro Semprini. — Ore 21: III programma. Fantasia grigioverde di G. Pettinato, — Ore 22: I programma. Vent'anni nel cuore, scena di Mario Valabrega. — Ore 22: Ill programma. Banda del Reali Carabinieri — Ore 22.25: II programma. Cose di tanto tempo fa, fantasia di Riccardo Aragno. Sasato 25 Maccro, ore 21: Il programma Musiche brillanti. — Ore 21: III programma. A mio modo di vedere « Denari, denari — Ore 21.40: Ill programma, Musica da ballo.

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nesi. Assimilatore profondo e felicissimo, ALL'INSEGNA Egli fa sue moltissime delle cose già DEI SETTE SAPIENTI esposte da San Basilio. Questi fu uno dei padri della Chiesa ed Ecco, raccolti in mazzo, un certo nuebbe grande influenza nella formazione mero di sentenze e motti latini, a propodella coltura teologica di Sant'Ambrogio. sito dei quali abbiamo ricevute varie letDatosi alla vita monastica. fu eletto nel tere dai nostri lettori. 370 vescovo di Cesarea. onde venne forza. Sic transit gloria mundi. Così passa Ja tamente a trovarsi in mezzo alle lotte reli. gloria del mondo. Chi l'ha detto? Si trova giose che straziavano l'Oriente in quei nell'« Imitazione di Cristo », opera attritempo. Fu nemico accerrimo dell'eresia buita al monaco da Kempis. Egli scrive ariana e fondò il monachismo d'Oriente esattamente: O quam cito transit gloria basato sulla meditazione e sull'ascesi. Lamundi! Oh, quanto rapidamente passa la sciò molte overe famose, tanto -da venir gloria del mondo! chiamato il Grande, Nihil sub sole novi. Non v'è nulla di nuovo sotto Îl sole. Questa sentenza si trova nell'Ecclesiaste. E l'Ecclesiaste? Preveniamo addirittura questa domanda. È un libro della Bibbia attribuito a Salomone, libro fac dunque. moso per la ‘profondità delle sentenze în esso contenute, specie in rapporto al concetto della vanità, Panislamismo, panslavismo, panamericano ecc. Quale significato ha il Se Voi volete economizzare pur usando il prefisso pan? Pan, in gremigliore dei dentifric co vuol significare tutto, seguite il metodo ed è anche il nome di Kolynos - spazzolino asciutto e un centiuna nota divinità agreste presso i greci. Pan o Pane, metro di Kolynos baste à benissimo per la ricorre come simbolo delle forze che sono nell'unitoeletta della vostra bocca. Voi vedrete versale natura: divinità della materia, nume delquesta crema trasformarsi istantaneamente la natura, onde panteismo. in una schiuma vivificante e gradevole, Un abbonato di Milano ci chiede il significato delche penetra in tutti gli interstizi, îfî tutte le la voce paltoniere. È voce classica € antica che viepieghe della cavità orale, elimina le macne da poltrone, voce d'incerta etimologia che sta a chie e deterge eilicacemente. indicare: chi va elemosiCominciate questa prova oggi stesso. nando. Probabilmente dal verbo latino paleri andar Rimarrete incantata come i vostri denti vagando. È voce, in ogni modo, affatto disusata. Se possono diventar belli e come il Kolynos talvolta c'è chi l'adopera, è piuttosto nel significato risulta economico nell'uso. di mascalzone che nel significato originario. Ho letto, a proposito PER ECONOMIZZARE delle recenti manifestazioni ambrosiane, — ci seriACQUISTATE IL TUBO GRANDE ve una signora — che avete citato i nomi di Basilio e l'Exameron. Di cosa si tratta? L'Erameron è una delle più famose opere di San. t'Ambrogio. L'Exameron, cioè le sei giornate, è composto di sei libri nel quale il grande vescovo tratta della Creazione seguendo il testo della ge-

dente brillantina,

che dona ai capelli una

belleza sin qui scono-

sciuta. Essa è talmente fluida, da formare una nube di minuscole gocce, che avviluppa ogni capello d’una invisible guaina “irradiante”. I

capelli brillano tre volte

di più, perchè ognuno brilla separatamente, anzichè essere appiccicati, come avviene con le comuni brillantine : toccate i vostri capelli, essi sono soffici, fluenti come la seta, e per niente grassi 0 unti. Preferite quindi la brillaatina liquida ricinata Rojà. L'olio di ricino tonico che essa contiene sovra-alimenta e fortifica il capello. I capelli sono protetti contro l’azione disseccante e decolorante del sole, e diventano cosf soffici che le ondulazioni durano due volte più a lungo. La bri lantina Rojà fa risaltare la naturale colo-

razione del capello, e la fa apparire più, viva, più smagliante, grazie al suo pro digioso potere irradiante. Chiedete la brillantina Rojà nel suo flacone vaporizzatore brevettato. Rojà è in vendita ovunque a

L. 7il solo flacone; a L, 12 il flacone con vaporizzatore. Laboratori Bonetti Fratelli, Milano, via Comelico. N. 39.

BRILLANTINA ROJA Ancora a proposito di Sant'Ambrogio, ci vien chiesto se è leggenda o verità storicamente accertata l'affermazione di chi pretende aver egli scritto di suo pugno tutte le opere sue. È fatto storicamente accerta. to dal santo medesimo in una sua epistola a San Savino dove afferma in modo esplicito che « per usare un ragionamento as: sennato, anche nelle cose famigliari, per procedere con piedi sicuri, ci sembra più opportuno servirsi della propria mano, affinché la nostra trattazione non sia superficiale, ma succosa, e lo scrivere degli altri non torni a noi di vergogna; perciò per soddisfare interamente noi stessi, non af-

CONCENTRATO

ECONOMICO

" AIMOOt

LA CREMA

DENTIFRICIA

economica

fidiamo i nostri pensieri soltanto alle nostre orecchie, ma anche agli occhi costringendo noi stessi a pesarli ancor più quando li fissiamo sulla carta. La lingua infatti è più veloce della mano ». Se la Villa Reale di Monza è coeva del Parco che la circonda. La Villa venne costruita tra il 1777 e il 1780 dall'architetto Piermarini. Il Parco trent'anni dopo, durante l'epopea napoleonica, Per volontà del Vicerè Eugenio di Beauharnais, il Parco venne infatti delimitato nel 1806 sulle aree dei tre comuni di Monza. Vedano e Biassono comprendendo giardini, boschetti e parchi che facevano parte di ville’patrizie vi esistenti, per un totale di 6.806.070 metri quadrati. Cos'è Ja quarta malatÈ una malattia specifi. ca, contagiosa, molto somigliante alla scarlattina, che colpisce frequente. mente i fanciulli nell'età scolare. L'eruzione cutanea compare e sì diffonde rapidamente, scomparendo dopo due o tre giorni per dar luogo a desquamazione forforacea, Mauromicalis era una illustre famiglia mainota. Giorgio, nato nel 1770, fu uno dei principali capi dell'insurrezione dei mainoti in Morea, Pietro, altrimenti detto Pietro Bey (1775-1848), fece dell'Eteria e iniziò la lotta contro i turchi, proseguita da Elia e da Kiriaculi, figlio di Pietro. L'Eteria era una socie. tà segreta dell'antica Gre. cia composta da aristocratici. Più tardi lo stesso nome venne dato da Rigas a un'altra società segreta, da lui fondata alla metà del Settecento per liberare la Grecia dai turchi Questa società fu poi sciolta nel 1798 e ricostituita per una terza volta da Ypsilanti nel 1800. Guardolo è voce dialettale passata nell'uso per designare quella striscia di cuoio, detta anche tra. mezza, che si mette tra suola e il tomaio a scopo di rinforzo. E finalmente dicesi gattocivetta, nel linguaggio della moda, certe pellicce di gatto picchiettate di nero le quali, proprio în virtù di tale picchiettatura. ricordano la livrea del la civetta.

ENRICO CAVACCHIO! S. A. ALDO GARZANTI

Editrice.proprietaria


ENIMMI PARTITA

MEMENTO

Voi che di dura pietra avete il cuore

Salita parcella della vostra essenza,

voi non sapete quanto è dolce disono

del Verbo che del cielo

+ ci raccomanda il dono,

virtù che non ha eguale,

mistica gioia, spoglia d'ogni velo. Ma un giorno quando veramente

il cuore

sarà come impietrito

lo spirito fuggito,

terdi sarà perché un gesto d'amore da l'animo pentito vi concili il perdono del Signore. Artifer

GIOCATA

A. VENEZIA

| —

È H :

g) preferisco 21.17; fd hh) 28.23-15.20; 24.15-11.27; 30.23-6.11; 23.19-3.6; 31.28-22.27; 28.24— 27.31; 24.200)-31.28; 19.15-28.24; 20.25-6.11; 15.6-24.15; 63-71; ©

Sciarada bizzarra

3.T-11.14; 18.11-15.6. Pari;

INVOCAZIONE

Deh, salvate le nostre anime!,

i 6.10; 28.23-10.14; 23.20- 14/21; 27.18-15.19; 20.15-11.20; 21521 26; 29,22-19.26; 15.12-26.30; :18.14-30.27; 14.10-7.11 pari;

Orizzontali

mentre io già proteggo il cuor.

Perché mai tal cruccio orribile di tra il dubbio ed il timor?

Se il grido dannunziano è triplicato. Ben si può dir che questo è navigato. Ei navigò su l'onde ognor

e all'ombra di memorie sante e pure,

Ciò che succede dopo quest'istante.

î

m) 20.15-22.13; 15.6-3.10; 5.2-7.11; 2.6-11.14; 6.11-13.18; 11.15-18.22; 10.12-10,13: 15.11-14.19; 28.23-19.28; 31.24 pari; n) 6.11-19,23; 28.10-13.15; nero vince

crescente.

Or vuoto è di parole e sentimenti.

7.11-9.13; 16.12 (1114 cade

sotto il tiro 19.23 e 22.26) 13.17; 12.8-17.21; 28,24-2126; 2420. 26.30; 20.16 pari;

Ma ci perde d'avanzo il roditore.

Pan

RUSSO

DI UN VECCHIO

D 20.15-11.27; 18.4-27,30; 47-30.27;

buon Signore,

scarto (6-5) LAMENTO

AMICHEVOLE

fra i signori G. Bonini (Bianco) e A. Privato (Nero) apertura 23.19 10,14 sorteggiata. — Note di Severino 23.19-10.14; 19.10-5.4; 24.200)-15; 20.166)-14.19c); 22.15-12.19; 21. 18d)-11.15e); 25.21)-5.10; 18.149)1922; 26.12-10.19; 21.18-8.15; 27. 23-19.22; 28.24-6.11; 23.19-4.8; 19. 32.28-2.6; 30.27h)-15.19i); (posizione del diagramma) 24. 20-6.10; 27.23-10.14; 29.25)-14.21 25.18-22.26; 23.14-26,30; 14.10.30. 20; 10,5-27.22; 52m) 22.13; 26-11. 14; 20.15-7.11; 15.12-11.15; 12815.19; 84n)-19.22; 4,7-22.26 patta. a) una forte risposi b) prematura; 21.17 migliore; e) debole; migliore 12.15. Se 5.10,22.18 è forte per il Bianco; d) 21.17 è preferibile qui ©) 6,10; 2521812; 2117-1215; 2122-10.14; 2025-1421; 25.18-11,14; 18,11-7.14 ecc. pari (Franzioni-Tagliaferri); )) 28.24 è più forte;

Sciarada alterna (xx00xx00)

per. posizione;

0) 20.15 è perdente 11.20-14.15-6.10-15.12-7.11-12.7-10.13 ecc,

Si canta in tutti i toni con gran gloria.

Terra adorata, o suol sempre diletto, dove conobbi le materne cure,

Che unita a una capanna

crebbi ad ogni più caro e dolce affetto, mi hai riservato un tragico destino!

Diseredato e d'ogni dritto privo, io, quasi estranio tra fratelli vivo, membro reietto, all'ultimo gradino. Rustico di Filippo

è la sua storia.

È un arto che d'un quarto è qui mancante. La gran madre a ferir torna daccapo.

Ciro per l'ira maschia perse il capo.

PROBLEMI (a premio) N.

75 di Agostino (Roma)

Gentili

N. 76 di Ranieri Foraboschi (Livorno)

e vince

Il Bianco

Verticali

Hai qui dinanzi il seno de l'amata. Anagramma

Ma per averne il cuore è scoperchiata,

a frase (5.6 = 11)

Si tratta de lo spirito sovrano.

IL CUORE NON INVECCHIA Canuto ho il crine, ma che c'è di strano se di passion mi bruciano le vene? Forse che umilia tendere la mano Boezio

l'ampia bocca.

Per lei ch'è bella e grassa, puiapaprnr

ma anche sciocca.

,

antiqua

tra sue bellezze di succhi fervidi ci dà l'ebbrezze,

Ministro Saverio

Pei Greci questo è il mezzo

che ognor

vale, Aladino

Zeppa

Ogni settimana sarà assegnato tra i solutori un premio di dalla dota di questo fascicolo.

€ questo non è poco, a vero dire!

DEL

e vince

Xarigiàn

SOLUZIONI

SOLUZIONE

N,

ALT! N. 17

| Premiato: Guido Albiero - Arzignano

DEI PROBLEMI

N. 65 di C. Messina: N. 6 di V. Gentili:

DEL

26.

25.29-X; 5.10-X; 15.12-8. 16.20; 20.15; 24.20; 14.1/

N. 17

29.26-24.15; 2628; 15.20; 20.11.

NOTIZIARIO Esito del Campionato

Italiano del problema per l'Anno xVII

Classifica generale: 1° assoluto: Scipione Cipolli di Premana (Como); 2o Fernando Piccoli di Alessandria; 3° Loris Bertini di Empoli. Classifica 1° Tema: lo Fernando Piccoli; 2* Scipione Cipolli. Classifica 2° Tema: a pari punti: 1° Pietro Della Ferrera, Fernando Piccoli, Francesco Zingoni, Scipione Cipolli; 2° Virginio Bi. slenghi (Trieste). Classifica 3» Tema: a pari merito: 1* Romeo Botta (Chiavazza), Giovanni Zinetti (Asola); 2 Ferruccio Bislenghi. Classifice 4°. Tema: 1° Francesco, Zingonl; 2° Giovanni. ZINali To/base, quindi, sl punteggio totale ottenuto 11 camerata Sci ne Cipolli di Premana (Como) viene proclamato Campione ital del problema, per l'anno Un plauso sincero al prato Cipolli. per la magnifica vittoria ‘ TRA nella maggiore gara problemistica, contro un notevole po di agguerriti e valorosi problemisti. En elogio particolare vada a tutti Ì concorrenti classificati per la bellezza dei lavori presentati. Una sincera lode vada infine ai camerati Ranieri Foraboschi di Livorno, al rag. Corrado Rosa di Bologna e a Massimiliano Telò di Asola rispettivamente direttore e giudici del concorso per aver prestato la loro fattiva opera con intelligenza. perizia indiscussa e maggiore equità. Acosrivo Genmmi

(frase; 8-2-11)

DALLI...

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muove

în 5 mosse

N. 63 di F. Piccoli: 117; 18.21; 217; N. di G. Zinetti: 30.26; 16.12; 22.26;

L. 30 in libri, da scegliersi sul catalogo della Casa Garzanti.

Le soluzioni devono essere inviate nom oltre gli otto giorni"

GLI ESPLORATORI

DALLI,

muove

in 5 mosse

Portato ai sette cieli è il loro ardire,

Crittografia mnemonica

lì Bianco

. Segnano il tempo con un ritmo eguale.

AUTUNNO madre

ribelle.

Nel buio esso spalanca

Son mille s'uno innanzi a lor si pone, , Che in breve è nientemen Napoleone.

Cambio d'iniziale La

americano.

Da l'aspro monosillabo

Che pure è annoverato fra le stelle.

per implorare un obolo di bene?

e

D'un forte novelliere

Nero

(Vedi

alla

pagina

seguente

le rubriche

Scacchi

e Ponte)

Le soluzioni di tutti i giochi, cccompagnate dal relativo talloncino, devoné essere inviate a L'Illustrazione Italiana. Via Palermo 10, Milano, specificando sulla busta la rubrica a cui si riferiscono. |] Ri

ILLUSTRAZIONE ITALIANA Soluzione Enimmi N. 20

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Problema N. 887

E. FOSCHINI (Magyar Sakkvilag, 1930) ao Enia

s

5 25. Cis 26. Db$

T:hd ma 105 | 50. Red Tei Die | Si Tns. nia D:bs Patta

Studio N. 72

A. DUNDER (Suomi Shakki, 1994) 3e_ Premio

Î

1 Bianco matta in 2 mosse

ll. Tact 12. Dbl 13. Cel 14: Cda

c6 | 18 Tedl Cbd7 | 19. Aal = c:dd Adé | 20. C:da 0-0 | 21. e:f4

Tad& Db& (o

il Nero abbandona

2

CCLII. — CODICE DEL PONTE (cont.) - Siamo infine all'arti-

|

f

TI Blanco muove e È:vince

dichiarante, 0 il giocatore in difesa che è alla sinistra det dichia-

delle

prese non giocate partitamente una per una, ma fatte complessivamente verso la fine della sfogliata.

nismo è corredato da gran numero di partite, che vengono pub-

blicate in buste che ne contengono ventiquattro, Credo che oramai

CR:IT.LC.I

E

___«Holetto un libro di Ercole Rivalta: Mal del paese. | Unromanzo. E ve lo dico francamente m'è piaciuto ».

-[(Corriere del Tirreno)

Muziape ToreLli

AUTORI

un libro di svolgimento ampio, di mole come quelli che il pubblico oggi va domandando ai librai ». (Popolo di Trieste)

Sivio Benco

«Il romanzo Mal del paese di Ercole Rivalta, per ‘uanto avventuroso e movimentato, ha tutti gli ele-

| «Con Mal del paese Ercole Rivalta ci ha dato un | romanzo di sano ruralesimo e, al tempo stesso, di pul-

(Il Resto del Carlino).

ride, Sud deve fare 6 fiori. to Quest hafatto ilRedipicche, è tornato con Dama Sud hata liato. Sudhapol battuto "Asso diattà me Ovest none ha risposto con attù. Come deve ora giocare Sud per fare lo stramazzo? p'Aco.

«È un buon libro questo Mal del paese che ha momenti molto forti, figure pensate e rappresentate con originalità, c le sue pagine soavi e le sue drammi tiche concitazioni. Vogliamo anche aggiungere che è

| più completa conformazione psicologica e sociale, non

| sti a documentarle nelle loro opere per la presente e Je venture generazioni ».

8 DF A-T-6-54 A-R-D-10-3 +09»

Risposta alla signorina R. S. di Venezia.

L'Autobridge non è un trattato o un libro di Ponte, ma uno speciale meccanismo che permette di giocare da soli delle magi. atrali partite di Ponte, in modo da essere outomaticamente corretti se si commette qualche errore. Le partite sono composte da giocatori rinomati e voi giocandole avate l'illusione di giocare ad un tavolo dove con voi giocano tre giocatori di classe, Il mecca»

| poteva che snodarsi una narrazione fatta di appassio| mata umiltà di vicende, ora tristi ed ora liete, ma sempre illimitate d'amore e di fede ». Franco Rocco Famiani | (Meridiano di Roma)

ideale e storica, che il Fascismo ha portato al.

F-5 A-R4-3-2 Re? 8-7-6-2 FO»

più alta o la più bassa da lui posseduta in quel colore, 0 se non ne ha, può chiedere che risponda con una carta di un dato colore: Nel prossimo numero, continuando circa le leggi e le sanzioni della quarta fase, e cioè del periodo che si riferisce specialmente al gioco delle carte, esporrò il contenuto dell'articolo 29 che tratta

che si inserisce di diritto

patriottismo. Sono caratteristiche di vastà at-

l’Autobridge sia reperibile facilmente sul mercato città d'Italia. Comunque l'indirizzo dilla ditta costruttriceîn è:ogniEditrice Giochi. Via Arditi 23. Milano. Un problema di condotta di gioco per sinire. Sud e Nord hanno le seguenti carte:

con lo spingere le carte già sul tavolo verto di lul, un invito a prendere, la parte avversaria, e precisamente il

nella migliore produzione letteraria di questi ultimi tempi. Il protagonista è un contadino. Ed intorno a | questo personaggio, che il Rivalta ha creato nella sua

ogeo, permeandone le masse e chiamando gli arti

ie

Livorno, - Campionato cittadinoprovinciale di 2* categoria, svoltosi presso Il Dopolavoro Pubblico ImpleKo dal 7 all'11 aprile 1940. Direttore del torneo: signor Argeo Rinaldi. CLASSIFICA 1° L. Blanchi 2° N. Mangogna 3° G. Corcos 4 M. Mataresi

rante può richiedere al compagno del trasgressore di giocare la carta

LIBRI,

tualità

soi

» 36» » Ma» 66 IRE

sia anche come

« Ercole Rivalta ha narrato una storia viva, palpi| tante di umanità, semplice e complicata ad un tempo,

sante

8° AE: Zoccola

zione del compagno, prima che questi abbia giocata la sua carta, e senza che questi l'abbia chiesto, circa la presa im corso in qua» lunque modo, sla per esempio con qualche parola che influisce sulla risposta del compagno, sia col nominare addirittura la carta,

| gioatore può chiedere agli altri di specificare quale carta ciascuno

Mal del paese è il romanzo

punti 4% su 6

P.eoNCLEE

solo 28, sempre nella quarta fase, quella della giocata delle carte. L'art, 28 tratta della presa, delle regole e delle sanzioni relative. Comincia con lo stabilire che fino a che una presa è ancora sul tavolo e non è stata raccolta dalla coppia che l'ha vinta, ciascun

di essi ha giocato, | _ Oni presa, quando è completa, deve essere riunita da un gio| gatore delta coppia che l'ha vinta, e messa con la faccia giù Le carte di ciascuna presa non devono essere confuse con lein carte delle altre prese in modo che una verifica possa sempre farsi « le prese appartenenti a ciascuna coppia devono essere messe l'una appresso l'altra nell'ordine come sono state guadagnate ed | in modo che risulti visibile 4l toro numero, Se un giocatore guarda una presg che è stata già coperta, suot avversarii segnano un premio di 50 punti sul conto sopra la ilinea. | Tale premio non spetta: 1) quando {l guardare una presa è faîto in conseguenza di un dubbio o di una differenza di opinione circa la spettanza di quella presa; 2) quando si riscontra che la presa sontlene un numero errato di carte; 3) infine quando è necessario scoprire la.presa perché qualche carta giocota erroneamente di | sasa deve essere sostituita dalla giusta carta, Una presa erroneamente attribuita alla coppia che non l'ha vinta | può essere reclamata e deve essere concessa a chi spetta, sempre che il reclamo e la concessione avvengano nei limiti di tempo fis | mati dall'art. 38, e cioè che non sia cominciata la licitazione della mano successiva o se in fine di partita, non siano stati chiusi i conti del dare e dell'avere di quella partita. Se un giocatore, mentre è in corso una giocata, richiama l’atten-

1° R. Bracchi

2 R. Delvivo ® C.Mussino 4° G. Tedesco

Partita Catalana ‘Torneo di Margate - aprile 1939 G. Wheateroft Ag2 cia 00

re caeicnzio I provinciale * categoria, svi presso lessionisti artisti

ROMAK

menti attivanti dalla vita vissuta, trasferiti nelle zone più pure della fantasia. Architettonico nella costruzione, semplice ed efficace nelle scene, vivo nei caratteri dei personaggi psicologicamente linea con profonda conoscenza delle passioni umane, chiaro e adesivo nello stile, questo lavoro di Ercole Rivalta è dei pochissimi che si inseriscano nel clima del tempo senza sforzo veruno di creazioni e di orientamento »._ (Popolo d’Italia) GrusEPPE VILLAROEL «Ecco veramente un romanzo d'eccezione dovuto. alla chiara fantasia ed alla forbita penna di Ercole 3 Rivalta »; Giacomo Munaro

(Regime Fascista)


PeR SENTITO

DIRE

Lioyd George, uno dei più pregiati leonà ingîesi, ha ruggito ìn Parlamento che l'Inghilterra ha perduto tutto il suo prestigio, che non ha mantenuto fede alle pro messe e così via. Tutte cose che già sapevamo; ma | giornali lo hanno aspramente redarguito, perché certe ammissioni nom bi sogna farle in pubblico, alla Camera dei Comuni: sì possono fare, tutto al più, in Camera... charitati: Certo è che l'Inghilterra. non mantenendo la parola data, secondo l'accusa di Lloyd George, ha agito bassamente: ha dimostrato, cioè, di essere un Paese... basso. Cosa. in questo momento, estremamente pericolosa. 1 Paesi Bassi sono paesi con cui la natura è stata matrigna e che non sono cresciuti. Tutti gli altri paesi. quando vedono un paese basse, si strizzano l'occhio e sì dànno di gomito l'uno con l’altro: — Il bassetto! — dicono. Non solo, ma | paesi più alti se ne approfittano e dànno facilmente addosso a quelli bassi. Uomini o paesi, il mondo è fatto tutto ad un medo.

Pranzo Zuppa primaverile al formaggio Noccelle d’abbacchio primaverili Crosta dolce di Prugne Vino: Mottarosso di Calabria

BOTTEGA

DEL

Nei Paesi Bassi ci sono i mulini a vento con le grandi pale che ruotano lentamente nell'aria. Se Don Chisciotte fosse di quelle parti, avrebbe un da fare tremendo. Combattere in Olanda sarebbe stato per gl'Inglesì un magnifico divertimento. Peccato che î Tedeschi siano arrivati prima. 1 Tedeschi sono convinti che questa guerra deciderà del corso della storia per | prossimi mille anni. Aristide Briand, nel 1915, disse: «In questa guerra si giuocano la pace e la libertà per 1 secoli a venire ». Perché quella doveva essere l'ultima guerra, naturalmente. Con ogni probabilità, sarà l'ultima anche questa.

GHIOTTONE

PA PRIMAVERILE AL FORMAGGIO. - Per tre persone, prendue cucchiai da minestra di gruiera grattugiato, due di farina, petemi tre uova intere e mescolate bene. Salate, mettete a fuoco ito) e portate a cottura versandovi tanto brodo (di legumi) pure tanto latte quanto basta per darvi un composto vellutato ma luldio, Mettetevi un pizzico di pepe, e rimestate sempre, col mestolo legno. iena accenna a bollire, levate dal fuoco, gettandovi un cucchiaio beata di prezzemolo ed erba cipollina finemente tritati. La zuppa sarà l pronta per essere versata nella zuppiera e portata in tavola. ELLE D'ABBACCHIO PRIMAVERILI. - In una sella d’abbacipliate tante fettine o dischetti. Disponetele sul tagliere, salattete un pizzico di pepe, e lasciatele posare un poco coprencon un coperchio ed un peso qualsiasi. po mezz'ora circa, passatele, una per una, nel tuorlo d'uovo sbatè nel pane grattugiato. Avvolgetele in carta imburrata e metteslentissimo fuoco, entro un tegame contenente un pezzo di burro. gli altri pezzetti (scarti delle nocelle, avanzi) di abbacchio farete sformato, tritandoli grossolanamente, e mescolando questo trito altrettanto pane (mollica) bene inzuppato di latte. Amalgamate, ersatevi tre tuorli d’uovo, mescolate ancora, aggiungetevi due @ montate a neve, una presa di sale, un pizzico di pepe. Mettete 0 composto in uno stampo liscio e bene imburrato, di quelli a di « bordi = ossia con un grande vuoto nel centro. cuocere a bagnomaria per circa 30 minuti. che sia, sformate con cura sul piatto di portata. Coronate il bordo con le nocelle d’abbacchio, e nel vuoto in centro dello ato versate un misto di piselli al burro e di carciofini tagliati in ro € pure arrostiti nel burro. Sui legumi versate un cucchiaione sa Madera per legarli. Vedrete quale successo otterrà questo tino, tanto delicato e leggero. [CROSTA DOLCE DI PRUGNE. - Bisogna abituarsi ad improvvisare lc: con un minimo di zucchero, Si possono poi utilizzare le varie dei pasticcieri, risparmiando così fatica e combustibile. Acquistate una pasta da briozzo, o se non vi riesce di trovarla un inde (si può però sempre ordinarla 24 ore prima), prendete dei inî e tagliateli a fette alte di circa un centimetro. Non gettate * cappello » del briozzino... servirà per fare poi un altro dolce. Sul di una tortiera bene imburrata mettete le fette di briozzo, l'una ? l'altra, strette strette. Su questo canapè adagerete delle belle del vostro frutteto, ben mature. Apritele in due, levate il olo, cospargete con pochissimo zucchero, ed irroratele con alcune € di maraschino. Le prugne saranno posate con la parte concava all'insà. In ogni spaccatura (dove avete levato il nocciolo) metun pezzetto di burro crudo, grosso come una nocciola. Meta tortiera a forno moderato, e non dimenticatevi di dare un'octa ogni tanto per vedere a che punto è la cottura. Mezz'ora, al kisimo 40 minuti di forno sono più che sufficienti. Bice Viscontt

Le guerre, del resto, incoraggiano il progresso e quin. di anche la civiltà. L'ultima guerra ha dato vita all'aviazione e ai carri armati ed è stato un vero collaudo della resistenza umana alla velocità. Avete visto le prime locomotive, di cul ricorre giusto in questi giorni il centenario? Per avere un'idea di come fossero arretrati i nostri padri, vi basti sapere che un eloquente sacerdote, negli Stati Uniti. dichiarò allora che l'introduzione della ferrovia avrebbe richiesto la costruzione di parecchi manicomi, perché la gente sarebbe impazzita dal terrore alla vista delle locomotive che correvano attraverso il paese... Perfino in Germania | tecnici affermavano che se i treni fossero andati alla spaventosa velocità di venti chilometri all'ora, il sangue sarebbe sprizzato dal naso dei viaggiatori, e ì passeggeri sarebbero morti soffocati nell’attraversare le gallerie. È vero che da allora parecchi manicomi sono stati realmente costruiti, ma per tutte altre ragioni. Le Jocomotive ne sono assolutamente innocenti.

Ma parliamo di cose più serie. Una delle più gravi conseguenze della guerra a Londra non è stato il razionamento: è stato l'arruolamento delle donne nel corpo di polizia, La penuria di personale maschile ha consigliato, infatti, l'istituzione di un vero e proprio corpo di donne-poliziotto. È doloroso, per lo meno per noi vecchi sentimentaloidi, dover apprendere che queste donne, tutte giovani e ben portanti, si stanno dimostrando abilissime e appassonate ir questa loro nuova mansione. Ah, questo secolo come si sbriglia! La donna. l'angelo della famiglia. adesso (0 tempora!) ruba il mestiere all'illustrissimo carabiniere. Usa in altr'epoche a investigare solo nell'àmbito del focolare se la domestica, svelta di mano, celasse spiccioli nel canterano, 0 se nelle algide nebblose sere schiudesse tacita l’uscio al pompiere, 0 se col giovane dirimpettaio la figlia frivola passasse un guaio, o ancor se il coniuge cercasse altrove carezze tènere, voluttà nuove, con molto spirito di decisione oggi s'incorpora nel pattuglione Ormai c'informano che sul Tamigi la squadra mobile comple prodigi. Del resto, è logico: c'è una sentenza: la donna è mobile per eccellenza...

— È inutile che insistete: la vostra segretaria non è qui Eppoi, cosa dovrei farmene?... non sa scrivere neppure una lettera.

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L'Illustrazione Italiana 1940 n.20 by Biblioteca Militare - Issuu