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L'Illustrazione Italiana 1918 n.32

Page 1

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testata del Giornale

“ Il Ka er, nel proclama all'esercito: ‘al pope

NON

—

celebra la vittoria delle sue di truppe in occidente;:»,,

la rivista delle truppe americane davanti al Re. — La grandelamento rivista passata dal Re: le truppe armi. — L'inaugurazione del «del Grappa» a Milano (6 inc.) — La vittoria degli «masso eserciti Il gen. Gouraud alla rivista dell truppe bacia uno stendardo. La vittoria degli esercui alleati in Franci: Gli america La rotta degli eserciti tedeschi tra Reimse Soissons (6 i — Uomini e cose(7inc.). Tes: Intermezzi, del iobiluomo Vidal. — Dal fronte: «Stelle e striscie», di Anto. Baldini. — La vita primitiva, novella di Amalia Guglielminetti.

» Il felice esito della campagna dei scbtomarinin.e "ae

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del Signor Antonio Bottacchi, (Quinto e sesto premio, ex aequo, “Vita Ligure,y.

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alterna.

HH ee dt sa Problema N. 2667 LA MIA METÀ del Signor A. G, Corrias, Quinto 0sosto premio, ex aequo, “Vita Ligure,, Proprio non so in qual modo accondissendere Ai degiderî di mia moglie ardenti, NERO. (2 PEZZI.)

Ohè deggio, a malinonor, da lei dipendere Per ciò che il suo pensier bizzarro tenti.

Né la ragion le è dato di comprendere;

Spesso vuol per la veste gli ornamenti

a, bo 0 d ef go h mIANDO, (@ Pezzi.) TI Bianco, col tratto, dà so, m, in due mosso,

E pur quel poco m'obbliga di spendere Po” suoi capricci 6 i suoi divertimenti. Come ciò non bastasse a insania tale, + Continuamente dalla gola intera Ora vuole il primier, ora il (nale. E se talora cerco d’ammonira, D'insulti si scatena la bufera, Oh! Dimmi tu, como potrei finirla? Carlo Galeno Conté, BIANCO, (12 Pezzi.) Dl Blanco, col tratto, dà so, m.in due mosse.

=

Il sesto fascicolo dell'/talia Scacchistica edizione. Ammiriamo il Suo spirito, e decontiene ttezze ed Errori di alcuni fiche Ella di mandi qualche promal, del Sig. A. Piccinini, Partite, Notizie. sideriamo blema altrettanto mirabile. Dovremo attenProblemi. in copertina i’Ing. E Cordiali saluti. nputo dei chicchi di grano richie- dereSig.a lungo? G, Firenze, — La minaccia è sti dal bramino Sissa al Re Indiano secondo troppo G. e non presenta difficoltà al la Jeggenda che ispirò il verso di Dante: solutore.evidente Il Nero ha una sola e povera di“Come il doppiar degli scacchi s'immilla,,, fesa. Da Lei attendiamo di meglio, Cav. N. D. de C., Palermo, — Gi duole di non ricevere l'Am, Ch. B. — La coperina è veramente bella, ma gli scacchisti si CORRISPONDENZA. iateressano piuttosto del contenuto. |. + Sig. M. Z., Russi, — Abbiamo ricevuto la sua rettifica del 17 luglio quando la no- ——=————_—__——ÉEEe— [stra notizia era già stampata. Fortunata mente conserviamo l'originale del Suo pro- Dirigere le soluzioni alla Sezione Scacchi blema demolito e la assicuriamo che la de- dell'Illustrazione Italiana, in ‘Milano, molizione sussiste a cagione di un pedone nero în d5, che Ella dimenticò nella seconda | Via Lanzone, 18.

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48 A CONSIGLI MATERNI, Fancinllo mio, non ti sovvenga mu Di secondar la tristà compagni:

nerastenia:

Gettato în mezzo al mondo allor saprai Quanto sia soubra la più faell via;

Chè gente 7ine al mal conoscerai, Vestita di Iusinghe e ipocrisia E forse prima l'anima tu avrai AI falgo detto di chi infame sia, La virtù che attingesti al mio consiglio Mai ai converta nell’istinto brato, Di prave azioni fnfero e di periglio; Perohè se ti rodesse un dl il rimorso Dei falli tuoi, bisogno avrai d'afato, Mo tutti allor ti volteranno îl dorso.

Catinevtotico DeSiovanmmi

Tuenle delsistema. nervoso? Soiarada.

* RITRATTO. Ha il volto roseo, Gli occhioni neri, La manò diafane, 1 primo d'or La délee imagine De' miei pensieri; Che nello spirito M'acceso amor. Gentilo mostrasi A chi la guarda E l’altro candido Nel {utto bel, La rende amabile E maliarda,

Carlo Galeno Costi.

Boiarada,

LA MIA ROSA. Anche per me la molle rosa nacque Sulle primo di vergine fiorita, Tutta specchiata al tremolio dell'acque, Dell’ingenus bellezza inestasita, Visse, nè il tempo, che a lei tantò piacque, Le fu benigno al sole della vita, Chè il puro filtrò in lei d’olenza tacque E chinò nella zolla inuridita, Da ogni fine del ciel, lenti, i vapori Del muto vespro scesero silenti Ad ammadir già sfatti i suoi colori. Morì la rosa che, nel suo candore, M'avea totale i sogni più ridenti E con lei pur mori per sempre un cuore!

Solarada.

Riposa calmo nel nival lettino, Ch'iotiveglio dappresso, o mio tesoro, Eà il pensiero con le aluccie d'oro Vola degli astri al lume diamantino, Allorquando nascesti, un cherubino Prim'altro canti all'aure fece coro; Divennero le piante a) par d'allbro, Mandò garrulo tutto l'’augellino: SÌ che nel dolce fremito del vento Profuse di natura l'armonia Ogni beltà di fioridu dovizia; E allor provai per to l’uman contento. Allora solo, creatura mia, Divenne il pianto agli occhi misi letizia |

Carlo Galeno Costi.

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Di puro ciel! La Fata delle Tenebre. Spiegazione dei Giuochi del N, 31. ANAGRAMMA \A FRASE,

MAMMOLA - M'AMMALO. ScIARADA: GRAN-DEMENTE, CrimroorARIA MasmonicA DantEscA.

L’AMOR CHE MUOV& IL SOLE E LE ALTRE STELLE. (Paradiso, Canto XXXIIT, verso ultimo). ORITTOGRAFIA DANTESCA, QUIVI STO IO COI A RVOLI INNOCENTI.

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Comunicazione all'Accademia

di-Parigi

10 Novembre 1908

GIANNOTTI

delle Scienze di Parigi

14 Dicembre 1908

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iremiche, alle quali vado soggetto »_ Dott. G. TRIESTE PELLEGRINI ASOLO (Treviso).

rieduca l'intestino è

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Dott. S. PADACI SALVE (Lecce).

netta il rene, lava

Lassativo fisiologico] Deterge l'intestino come spugna Evita

come cura specifica ,.

il fegato e le articolazioni, asettizza le arterie, evita l'obesità.

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GIUDIZI MEDICI:

4 Ml vostro' JUBOL:è semplicemente portentoso nei suoi effetti: vAfetto io stesso da atonia intestinale.con»stitichezza, tanto da necessitare Ia presa di più purghe per-averne l’effetto. ApCATE

pena ricevuto

l' Enterite

A

Comunicazione \\all'Accademia! delle Scienze >(28 Giugno:-1909). All’Accademia' di: Medicina (ar,Dicembre 1909).

il JU-

BOL ne ho prese tre sole compresse la prima sera, ed ottenni il giorno dopo una evacuazione abboriDE dante, senza fatica al+ —cuna. Dopottregiorni Hi 2-£ ne ho prese altre tre

Guarisce le Emorroidi Impedisce l'eccessiva corpulenza

compresse e d’allora

in poi le mie funzjoni

intestinali si regola-

rizzano in modo stabile da avere giornalmente. quasi una evacuazione intestinale senza. fatica. Co»ì con sole 6 compresse sono: guarito dalla mia stitichezza, Ne farò réclame: nella mia clicntela perchè l JUBOL lo:merita y. Cav. Dott. V. BOGLIONE Medico; Primario Ospedale Civile Cherasco (Cuneo).

ll JUBOL fa da: spugna nell'in-

testino perchè assorbe fino a 16 volte il suo volume di acqua. Supplisce il funzionamento ;in«sufficiente delle. ghiandole inte-

“ Permetto ben volontieri come attestato al merito che pubblichiate la. mia dichia. razione. Il vostro JUBOL mi ha fatto molto: bene sregolarizzando, colla. defecazionesanche: la digestione e conseguenti vantaggi. Si trattava di Enterocolite eronicasube-acutizzatacon-feci: mucose e sviluppo: di gas massime a destra del colon ascendente; nonchè: dolori al suo) attacco col cieco e stitichezza per'conseguente atonia intestinale. Ora inseguito ‘a ripetuta

stinali intorpidite, ed ha un'azio-

ne eccitomotrice sulla tonaca: muscolare dell'intestino.

Solo il JUROL è'statò impiegato nelle

osservazioni citate "dalle Società sapienti sulla rieducazione dell’intestino.

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4 L'uso dell'’URODONAL in casi di incipiente arterio-sclerosi edinsoggetti con diatesi urica e con manifestazioni artritiche ribelli alle cure consuete, mi ha dato sempre degli splendidi risultati, tanto che nella mia clientela l'adopero

Comunicazione all'Accademia

è

per il reumatismo ciò che il chinino è per la febbre.

emissione giornaliera con inviti su per giù sempre a quell’ora, inviti cui mi guardo dal trascurare per non. correre il pericolo di vedersi sospesa la defecazione fino al

SAgiONnO JUBOL

regolarizzatore dell'intestino

fissa un'ora costante

agli Jubolizzati.

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Cay. Dott, A. BASSETTI MiLano.


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168.

SETTIMANA

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L'ILLUSTRAZIONE Anno XLV. - N. 32. - ll Agosto 1918. ww

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; i iù zi î e letteraria, , sec secondo le leggi iiei proprietà artistica is e i trattati internazionali. Po è riservata laCopyright Per tutti 6gli articoli e i disegni by Fratelli Treves, August 11th, 1918,

IT ERR

Fui JREVES

del Cardinale Bacilieri, arcivescovo di Verona. Durante la rivista d lelle truppe americane: Il Re riceve l'omaggio

(Sezione foto-cinematografica dell'Esercito).


106

L'ILLUSTRAZIONE

|LA GVERRA:; +. 0.

ITALIANA

Dalle rive del: Pidve ai propilgnacoli alpini\a

La vi: ita di Clemenceau al settore italiano. TRUPPE PARTECIPANO LE NOSTRE

3.

Nostri feriti vengono trasportati durante la battaglia»

ALLA

GRANDE

BATI AGLIA

IN

FRANCIA.

(Sezione fotografica delle truppe italiane în Francia).

INDERMMEIZIZIO

reso

Hindenburg sta bene. S' è mostrato ossa — molta carne e molte ossa —

riluttanti

onori. I nostri

capi militari

pote-

vano compiere prodigi; noi li vedevamo con ansia

Hindenburg sta bene e l'offensiva sta male. Un feticcio da demolire. Un suicida, ovverosia un disertore.

affrontare

«la gigantesque horreur de l'ombre Herculéenne ». Quel vecchio Iddio, quella mistica pesante spada tedesca che Guglielmo invocava ed

in carne ed a un corri-

invoca per di-

ritto e per traverso, erano ridicoli, ma a qualche

spondente di giornale, e il corrispondente di gior-

cosa

hanno

servito.

Crearono

l’aura

intorno

al

nale ha comunicato la notizia a tutta la tedesche-

gran quartiere generale, velarono l'umanità dei capitani tedeschi, li ingrandirono, li fecero apparire,

tedescheria

davanti alla coscienza dei semplici, terribili

ria; corsa

da oscure dicerie. Si sarà rallegrata la apprendendo

che

l'eroe

nazionale

è

saldo ‘e in gambe? Certo; ma, se darà un'occhiata

nesti

come

forze

elementari.

Allo

e fu-

stesso modoi

popoli primitivi hanno intravisto un dio di famme

alle carte della guerra in Francia, dovrà concludere che se il capo dell'esercito è sano, l'esercito

etro il baleno,

e hanno

sentito

ruggire

un dio

‘ato nel tuono. Anche dopo la prima battaglia della Marna, che

comincia ad ammalarsi. Forse se avesse saputo che Hindenburg era tenuto lontano dalla guerra da un

male qualunque, il popolo tedesco avrebbe potuto pensare l'invinci-

hanno mostrato di avere ottimi soldati. E,i soldati per quanto eccellenti, possono essere battuti. Basta ricordare che i nemici sono uomini, e non crederli semidei

}

Una grande bella frase umana ha pronunziato

Foch alcuni mesi or sono: i tedeschi hanno buone

carte in mano, ma io preferisco le mie. La super-

stizione dell’infallibilità tedesca cominciava a declinare. È caduta adesso a Soissons. Gli uomini val-

gono gli uomini; i capi dei nemici commettono errori gravi ed amari: e un errore grave ed amaro fu quest’ultima offensiva

ticcio spreca

la sua

ranze di vittoria. C'è invece da cre-

fronte, in questi mesi, battuti. Ve-

drete che, per esempio, gli ameri-

cani diventeranno il simbolo del ciclone nella mitologia bellica del

è tolta

popolo tedesco.

alla Prussia e ai suoi complici. La

seconda battaglia della Marna fu

Un signor Giglio, che pare fosse una celebrità nel mondo del caffèconcerto, ha ucciso la sua amante e siè ucciso. Doveva vestirsi di grigio-verde anche lui; doveva fare alla patria il sacrifizio di separarsi per qualche tempo dalla sua comp gna. Troppo grave rinuncia. Ha preferito mandare avanti la donn mondo di là, e poi correrle dietro. Mi lusingo che non si vorrà chia

perdita da Hindenburg sano come il corallo, da Liidendorf prospero e

vigoroso; fu perdutainpieno, senza se, senza ma, senza attenuanti. La sconfitta non porta lin sè neanche un granellino di militare, dal principio alla fine,

qualunque parte la si guardi. Via, per la tranquillità tedesca sarebbe stato meglio che Hindenburg avesse potuto scusarla almeno con una febbre reumatica. Invece, nulla! Nep-

mare

pure un’emicrania. Ma dunque Hinnon è la maestra

a stretto rigore, campare; ma l'uo-

freddo può scivo-

tar certezza per i popoli dell'Intesa. Noi abbiamo,

per troppo tempo, attribuito ai tedeschi il monopolio

del genio militare. Abbiamo creato il dogma dell’infallibile strategia tedesca. In questo modo aggiungevamo alla grande forza dei nemici, una forza anche più grande, e toglievamo

soldati

molta s

renità e molta fede, dando loro il senso che il va-

potesse forse bastare

contro l’impeto di

una razza che era tutta e sopratutto guerriera. Ottima cosa è certo valutare giustamente il nemico, riconoscerlo

poderoso. I tedeschi

scontano

ora il

loro petulante disprezzo dell'avversario. Hanno persistito a credere sfinita la Francia; hanno chiamato méprisable l’esercito inglese; hanno riso dell'inte vento italiano in Francia esclamando: ci è indif-

ferente sapere dove gli italiani vadano a farsi sconfiggere; hanno schernito- l'esercito americano di là da

venire: ed ora

‘hanno sulle

spalle e alle

| fu la prima sconfitta tedesca, questo feticismo durò. La vittoria francese fu attribuita non solo al buon

grosso babbo Joffre, non solo ai poi/us, ma anche a una protezione

colo.

del

cielo. Si è parlato di mira-

E miracolo c’era stato infatti, ma non perchè

la vigile Santa Genoveffa avesse ancora una volta

salvato la città di Parigi, non perchè la Pulcella avesse rilevato il suo stendardo; ci fu il miracolo dell’agile mente

latina

e del valore

latino. Ma in

quel tempo la guerra era ancora piena di mistero,

e l'invasione tedesca pareva cupa e rombante come un

cataclisma.

Attraverso

molte

crisi

è passata

l’anima nostra da quel tempo. Ma il senso della realtà penetrò in noi a poco

a poco; la stessa

re-

sistenza di Verdun ci abbagliò perchè non l’avevamo creduta possibile. Fu più meravigliosa dunque, perchè credere possibile la vittoria, è già un modo di ottenerla più facilmente. Un giorno ci siamo trovati anche noi italiani, di fronte i tedeschi. Non nei giorni di Caporetto. In

spalle francesi, americani, inglesi, italiani e sentono

quei giorni ci vinse la sventura. Ma subito dopo,

è l'eccesso contrario;

la credulità

del soldato tedesco. Fu sul Piave, fu sul Grappa.

un diabolico

tedesco.

quanto pesano. Ma pericoloso come questo eccesso potere

superstiziosa in

Quella statuaccia

di

Hindenburg, irta di chiodi, fu un feticcio piantato

in mezzo

« dramma

sodio di diserzione, punito con la pena di morte. La donna poteva,

paten-

lare entro la superbia dei nostri nemici; deve diven-

lore non

questo fattaccio

damore ». È un vero e proprio epi-

Carri d'assalto francesi dopo un attacco.

denburg può essere battuto?Liidendorf può esser buttato indietro? La Germania

La

dere che il periodo della superstizio, ne cominci per i nemici, su ogni

e poi vedre-

tata della guerra ?Questo dubbio

Marna.

Nessuno lo

si può combattere con superbe spe-

mo i miracoli del suo genio ». Eb-

bene, questa consolazione

smorfia belluitia.

crede più un dio; Hindenburgè ricondotto alle sue proporzioni reali; è un buon generale contro il quale

dovuto arretrare oltre la Aspettiamo che i medici

l'abbiano restaurato,

sulla

nuzione del prestigio militare della Germania. Il fe-

bile è indisposto: ecco perchè ab-

biamo Vesle.

tedesca

forza morale dell'Intesa è raddoppiata perladimi-

all'Europa, al quale anche l’Intesa ha

noi

abbiamo potuto

valutare

il peso, la potenza

Il soldato italiano non lo trovò maggiore

respinse, lo fermò, lo dissanguò. certo

ottimi soldati; ma

tutti

di sè: lo

1 tedeschi

i popoli

sono

in guerra

! mo meritava di morire ben più lui, che non lo meri-

tino quei pochi disgraziati che nello smarrimento

della paura scappano davanti al fuoco. Questo suicida, il fuoco non lo ha neppure sentito da lontano. È fuggito

alla vista

del

portone

della caserma.

Non cerchiamo aggettivi per definirlo, ma consoliamoci di tanta miseria d'animo guardando

i gio-

vani che vanno al fronte cantando. Non sono così inumano da volere che ogni altro

sentimento debba

morire davanti all'amore di pa-

tria. Penso che la voce della

patria debba essere

la più forte; ma chi l'ascolta può benissimo udire anche altre voci

segrete, e, senza volgersi indietro,

partire per il suo dovere, ricco di entusiasmo e di dolore. E. ammetto anche, con malinconia, che ci possa essere qualche disgraziato che questo entusiasmo non senta, e sia così arido da non amare

la grande

madre. Ma questa gente, o cinica o fa-

natica, deve almeno cercarsi, in buona o mala fede,

un alibi: un amoretto o un essere questo alibi.

Quando

amorazzo, non possono

apro il giornale, e vi leggo notizia di

qualche suicidio,

inesplicabilmente

resto sorpreso come da un fatto strano e offensivo. Mi pare

che,

ora, ci voglia della cattiva volontà e molta fantasia

perversa, per scaricarsi un'arma nel cuore o nel


L'ILLUSTRAZIONE

LE

NOSTRE

TRUPPE

SU

ITALIANA

L'ALTRA

107

SPONDA.

(Sezione foto-cinematografica dell'Esercito).

La bandiera

italiana nella piazza di Clisura.

La costruzione di. un ponte sulla Voiussa.

i

Nostre fanterie nel Castello veneziano di Corfù.


108

L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

È uscito il 5.° numero della Rassegna mensile internazionale: Prezzo del Num. cervello, mentrevi sono

Cent. 60;

abbonam.

I LIBRI

fino al 31 dic. (compresi i numeri arretrati): TRE

tanti e più spontanei e più

D A IE

utili e onorevoli modi di morire, ove se ne abbia

lE R (©) N F E:

3

DEL

GIORNO

LIRE. — Fratelli Treves,

si E IE JE E

E

Ss T

R

editori.

IS E

I inse

voglia. Se quel Giglio avesse pazientato un poco, | Le truppe americane dello Stato dell'Ohio che | banno fatto a tutti i presenti un'impressione vera-

e indossata la divisa, e si fosse fatto mandare al | hanno sfilato il primo d'agosto avanti al Re d'Ita- !mente trionfale. Il suono cadenzato della banda fronte, e là, deciso a spegnere il suo torbido amore | lia, in uno storico campo di battaglia del veronese, |accompagnava mirabilmente il passo di quei bate la sua

vita, si fosse cacciato

avanti,

ad

taglioni

ogni costo, asrebbe morto da uomo; ‘e non

di

tutti

uomini

alti col fucile

a

spall’arm, Nello sfilamento le compagnie e

avrebbe insultato, con l'insolente e stupido

i plotoni tenevano una grande distanza. Il

e za amando la vita, ma amando meglio e di più

vano sorpresdente: Je in tutto [qualche ciò non Rosa vi era di nulla di meccanico,

che questo suicida che s'è rifiutato di servirla, per non perdere i baci incostanti di una canzonettista. Bisogna dunque considerare questo suici-

bandiera reggevano le insegne nazionali e reggimentali con una sincera devozione. Le marcie che accompagnavano lo sfilamento erano varie e ricche di motivi mar-

s

a

ra

pat o e Flineaeno ero sini co

ros

passo e l’allineamento erano mantenuti con

sd

la patria, della quale faceva pur parte an-

dio come

ma una larga impulsiva euritmia. I porta-

l'equivalente di una fucilazione.

ziali, ma

Perciò se il disertore è infamato, non abbia, costui, nemmeno le lagrime dei fre-

temi pucciniani

ben

noti vi met-

tevano, per contrasto, uno strano colore nostalgia. 1 cappelli dalle larghe falde ro-

quentatori dei caffè-concerto. Sto per dire ; SETA

tonde, te» eastuccieree i intorno; alla sgombri cintura, i volti abbronzati petti ancor

Man poteva inno ogni po È modo voler bene al pro- 5 prio paese e sentir questo amore magari nella forma più ingenua e infantile, nel rispetto e nella simpatia per il soldato, e nel disprezzo per chi poco virilmente si imbosca. Se il Giglio avesse intravisto questo barlume di sentimento nella donna che ha ucciso, non avrebbe temuto di perderla, prosdendo i ficilea dial ia tosto cd

sticare i presenti sulla regione lontana donde quegli uomini semplici e audaci erano venuti, così determinati alla vittoria. Fantasticavamo î ranch di cavalli selvaggi e l'Ohio ricco di frumento. Pensavamo che domani una parte qualunque del nostro tremendo e bellissimo fronte, che amiamo con tanto geloso amore, sarà tenuto da

che non fa pietà donna, Certo non era mie non potevaneanche essere launa Lucrezia.

gione, si sarebbe ‘ h

di decorazioni e distintivi, facevano fanta-

questi nuovi fratelli di guerra, che hanno

dimostrato per le cose della nostra guerra

fin dal primo arrivo una pensosa e come ingegnosa reverenza.

illuso di ; conquistarla A m

glio. Ma evidentemente si trattava di due imanti che si tenevano,

Ora, sulle prime, si vede subito la diffe-

a vicenda, solo se

renza

si sorvegliavano, e si volevano bene disprez zandosi, carcerieri reciproci. Questa assen-

non erano meno sordi

Il Nobiluomo

tra

il nostro

soldato

e

si vede subito che uno

mare. Ma in Francia hanno fatto presto a

spiega perchè isolati nella loro diffidenza non abbiano sentito che il mondo è grande P.tutta. -Rmorze più che peranall'ideale. papace È di capir ta Ù ideale e di o. soffrire

,Quand'e

corre

viene dalla trincea e che l’altro viene dal

za di ogni rudimento di vita sentimentale

d’adesso che sono sotterra.

che

quello americano:

generale americano durante la rivista passata dal Re.

Vidal.

I primi contingenti a mericani

mostrare di che cosa sono capaci, alla prima prova: ed anche i nostri soldati, che conoscono bene e sanno apprezzare, quali sono lela doti che aiutano meglio adai.combatsmnuovi tere guerra, si attendono ospiti un grande aiuto; ed Hanno seguito con

un occhio

attentissimo

menti dei camerati

d’America

in(Sezione Italia: foto-cinematografica La grande rivista passata dal Re. La banda di un reggimento, dell'Esercito).

BANCATTANA NA:DI SCONTI

TVTTE-LE-OPERA=

ZIONI*DI: BANCA

tutti i movisul campo

|


L'ILLUSTRAZIONE

|È uscito: ANIME

DANNATE,

di CORRADO

ITALIANA

L. 6,25 RICCI. In-8, con 24 incis. compreso l'aumento

della rivista. Hanno capito che quella non è gente |Oceano. Sono certo che poche lodi abbiano dato da rompersi il capo con tante istruzioni, e che si | qualche gioia al cuore del generale Diaz come quel metteranno al lavoro quanto prima. «grazie»è e quella stretta di mano affettuosa. Ma di Cardinali Bacilieri la Chiesa romana quanti * ne ha? Le \dita d'una mano_sono forse troppe a Alla rivista era presente il vescovo di Verona. |contarli ? Se vado a cercare i motivi della grande impressione che mi ha fatto l'apparizione di quel mantello rosso sul campo della rivista,

fra tante

bandiere

nazioni

sere.

un’altra

come allora, quasi che l’anima, d'improv-

tire voci, canti

nella sua

fiducia e nella sua antica speranza, e come se dalla turbata superficie serenamente sprofondasse

dove

in quelle

L'occhio

risatelle argen-

ombre di donne e di

a passeggiare,

lentamente, lentalentamente si avvezza al

sato. L'amore sa vivere anche sotto queste

terre friulane, che le guerre di tutti i tempi hanno percosso e umiliato. Quello

mura

pittorescamente

verdura!

che nel porporato di Verona mi colpì, fu l’antica maestà del volto fra i candidi ric-

ingualdrappate

di

Donne e militari parlano di molte

cose, e ragionano dolcemente di bombe, delle bombe cadute e di quelle a cadere,

cioli. Dopo che ci accorgemmo di lui, i nostri occhi non potevano più staccarsi dal suo manto purpureo e dall’anello prezioso sul guanto vermiglio. Egli andò incontro al Re ed agli altri generali e non potei sentire quello che diceva, con la fronte altamente

si distinguono

mente.

buio: le camicette delle donne splendono fra i tronchi neri. Le parole vengono giù dall’argine con una cadenza piena d'interrogazioni. Le raganelle sufolano nel fos-

le più crude tempeste

sovranità della Basilica

sommessi,

tine;

soldati

non la possono toccare. Quello che ad Aquileja mi colpì, fu la romana

mente i silenziosi bagliori del caldo cielo riverberato dalle vampe delle artiglierie del

marmo, rivoltato verso il Cadore. Invece, quando ci avviciniamo all'argine bene alberato che gira col fosso e con le mura intorno al paese, si cominciano a sen-

scuote

il mondo parve d’incanto quietarsi, adesso viso, si riconoscesse inattaccabile

riflettevano spettral-

viva, fuor di Giorgione sul suo piedistallo

interiore, e fu la prima volta che entrai nella basilica d’Aquileja, piena di suono e La grande procella che

gran buio le rare

delle mura e delle torri di Castel-

Le acque del fossato

messa la chiavein tasca, chi s'è visto s'è visto. Al primo giungere, di notte, si direbbe che a Castelfranco non ci sia più anima

volta, sola, in tutta la

guerra, d’avere avuto un senso altrettanto pacato e consolante di certezza, di pace di soldati.

nera merlatura

franco.

stode al tramonto avesse chiuso a chiave e,

stesso, di quello scettico volteriano che in Ricordo

Notte d'agosto.

uantunque în terra facesse un

stelle facevano spiccare contro Ga nettamente la

Grappa e del Piave. Il cieco e tormentato paese veramente sotto le stelle sembrava tutto un grande maniero che il pavido cu-

in

guerra e tanti soldati, mi meraviglio di me fondo stimo

109

dei danni fatti e

da

fare; ma

ragionano e senz’

astio;

anzi

di conversazione

per stare insieme, che dà

senza

si

paura

direbbero

felici d'aver trovato anche questo pretesto modo di intenerirsi, di stringere un poco fra pollice e indice le braccia fresche nelle maniche di seta: senza paura, come ancora

benigna.

Ma quando strinse la mano a Diaz ero

ragionassero del temporale che sulla prima sera passò fugace, lasciando il cielo come un limpido carbone e la campagna tutta

già vicino al gruppo.

Disse: «Io la ringrazio d'avere arrestato l'irruzione del nemico che intendeva inva-

dere le nostre terre »,

vivata d’odori.

Semplicemente e regalmente e; ziava. Egli si sentiva il diritto di dire grazie

all’ esercito nazionale e mostrava d’essere intervenuto a quella festa d’armati per testimoniare la sua fiducia nei soldati d’oltre

La premiazione degli ufficiali e soldati della Ill armata: Il Re, il Duca d'Aosta, e dietro a lui il generale Diaz.

Lo sfilamento delle truppe americane davanti al Re. (Sezione foto-cinematografica dell'Esercito).

R@07 CREMA E CIPRIAo querREGINA srasitenene n

Sulle mura le sotto le mura le nere bocche dei r ielo il rombo delle scolte notturne. Sulla bocca d'uno di quei rifugi un suono di mandolino. Antonio BALDINI.

ERTELLI


PRIMI

CONTINGENTE (Sezione foto-cine,

LA

GRANDE

RIVISTA

PASSATA

DAL

Re

(1.°

|È


AMERICANI

IN

ITALIA.

lografica dell'Esercito).

# RU TREVES

STÒ):

LE

TRUPPE

AMERICANE

PRESENTANO

LE


112

L'ILLUSTRAZIONE

MILANO:

L'INAUGURAZIONE

ITALIANA

DEL

MASSO

DEL

GRAPPA,

Il «masso del Grappa » nel Parco.

Durante la cerimonia inaugurale.


L'ILLUSTRAZIONE

LA

VITTORIA

DEGLI

ITALIANA

ESERCITI ALLEATI (Sect. phot. de l'Armée).

IN

FRANCIA.


Giro

ici rep Sbe Ages

x rta7!ENTRINO ARI TiRAn FIT pt) RAPIRE i oePILA e

L'ILLUSTRAZIONE

UOMINI

E

COSE

RAIN

STANTE PESATA

c FE 5 IA

ITALIANA

DEL

GIORNO.

IL corro piPLOMATICO DELL’ INTESA AD ARCANGELO. Gli ambasciatori delle potenze alleate in Russia

da parecchi mesi conducono una vita movimentata.

Partiti da Pietrogrado alla fine di febbraio, in causa della minacciosa avanzata tedesca, dopo aver tentato

inutilmente

sando

la

di raggiungere la

Svezia traver-

Finlandia, andarono a stabilirsi a Vologda.

Le ultime notizie ci fanno sapere che anche Vologda è stata ora abbandonata dai nostri diplomatici, che hanno potuto trasferirsi ad Arcangelo occupata dalle truppe

alleate. L'incisione, che to-

gliamo da l’///ustration, rappresenta ‘la palazzina

occupata a Vologda dal nostro ambasciatore.

PO

Il tenente di vascello

sini-GargarIno,

ci

decorato

la seguente

motivazione:

all'aviazione,

istruendo nuovi

aviatore GiusePrre GARAS-

con medaglia d’oro con

« Nelle officine, tecnico ed esperto,

rese preziosi servizi piloti. Sui dirigibili prima, poi caposquadriglia le comandante di stazione aerea, spiegò

di

4

mirabili: qualità diorganizzatore. In varie azioni di guerra, con esemplare ardimento, condusse numerose squadrigliea bombardare i muniti obbiettivi militari nemici, finchè, sprez-

zante d'ogni pericolo, fulminato nell'aria da mitragliera nemica, orgoglioso £ sereno, dette allaPatria in olocausto 4

la vita,

lasciando

di

sè

esempio

fecondo

di nuovi

La sede dell'Ambasciata d'Italia a Vologda (Russia). |menti. — Cielo di Pola, 11 febbraio 1918. »

Viuy Correns Asso belga che fu decorato da Re Alberto.

ardi-

Sainte-Adresse (Le Havre), sede del governo belga: Le truppe sfilano davanti al gen. Leman, l'eroico difensore di Liegi. - 21 luglio.

i

siga

Il generale

Leman parla alle truppe.

“CINZA NO, VERMOUTH - VINI SPUMANTI F. CINZANO

e C. - TORINO. |

Il gen. Leman a St.-Adresse per l'anniversario dell’Indipendenza belga.

FERNET-BRANCA FRATELLÌ BRANCA - MILANO

Amaro

tonico

—

Corroborante

| ————@41UArdarsi dalle SR

—

ee


L'ILLUSTRAZIONE

| |

ITALIANA

Italiani del Brasile che sottoscrissero e concorsero per la brillante riuscita. del. Prestito. Nazionale.

ca

ur

Enrico Toca, da San Benedetto Ullano (Cosenza). siede nel Brasile dal 1879. Strenuo proigandista della stampa italiana e brasiliana. Presidente della Società Brasiliana della Stampa ed editore proprietario ‘della importante rivista illust. « Musica ». Sottoscrisse al prestito per 250 000 lire © pro Croce Rossa, Mutilati, ecc.

Nicora PrimaveRA, da Ortona a Mare (Abruzzo). Risiede nel Brasile dal 1890, Costruttore ed imprenditore ferroviario, col socio Silvio De Zoppa, costruì la linea ferroviaria Tres Coragoes-Lavros, Sottoscrissero un milione per ciascuno al prestito e ‘concorsero pro: Croce Rossa, Mutilati, ecc, La fot. del De Zoppa sarà pubb. in altro num.

Dott. Pierro Roccrri, | direttore della gran fabbrica di tessuti di Voturantin (San Paulo), Spiegò la sua attività a Rio Janeiro per la brillante riuscita del prestito; I coniugi Rogfieri. che sottoscrissero al prestito per n ‘mezzo milione, svolsero altresì la loro attività per la riuscita nelle sottoscrizioni pro Croce Rossa, Mutilati, ecc.

Cav. ing. cap. ALsegto Bianca, + da Varese. Dopo avercompiuto per circa due anni il proprio dovere sull’altipiano di Asiago 'essul Tonale, ove guadagnò î galloni di capitano, ritornò alle sue inlustrie chimiche a' Rio de Janeiro e a Santos. Sottoscrisse al prestito per oltre 200 000 lire, e somme cospicue pro Croce Rossa, Mutilati, ecc.

Luer Favicta: :mpo in San Paulo. Ottimo la sottoscrizione per onoè capo della ditta Favilla, Lombardi eC. Concorse al prestito per lire 350 000 e la ditta per.L. 650 000.

da Roma. Risiede în Santos. Industriale, preidente dela Società Italiana di Be: neficenza, cooperatore principale. per i nuovo edifizio delle Scuole Italiane. Sot%

Cay. Grusebpr: Lian, industriale in Rio de Janeiro. Presidente della Società Italiana di Beneficenza. Sottoscrisse'al prestito per! oltre 100 000 lire e a varie somme pro Croce Rossa, Mutilati, ecc.

Cav. Gumo Coromso, direttore della Banca Francese e Italiana r l'America del Sud, in Rio de Janeiro. ‘avorò in Rio de Janeiro; Babia e Pernambuco per la riuscita del prestito:

Cav. uf GoB. Bevenm) io console gen rale in San Paulo, al a Tre fvitàe propaganda si deve la buonariuscita delprestito e la sottoscrizione pro Croce Rossa, Mutilati, ecc.

Gusravo Piwenpi, da Napoli, commerciante in Rio de Janeiro e San Paulo, Sottoscrisse al prestito 100 000 lire. Ottimo patriota, sempre primo nelle manifestaz. patriottiche.

Giovanni Tosetti, commerciante e industriale in Natal (1 Grande del Nord). Fervido propagandista per il prestito italiano, al quale sottoscrisse una ingente somma.

Duno Fermi, di Rio de capo della ditta G. B.al Ferrini prestito per oltre Janeiro, Sottoscrisse diquesta ditta, du100 000 lire. Il capo regalòalgofante la guerra in Libia, chiamato Verno italiano un aeroplano della ditta. «L'Aquila Romana », titolo Le imprese di questo aereoplano sono

Cav. Gumo FerRaRIo;: | da Milano. Risiede da 25 annifragliStati

- da ar

Carmine Neri,

Ing. Axronio BruseLti, capo sezione dei lavori del porto di Pernambuco, presidente del comitato pro Patria e pro Prestito in quella città: sottoscrisse somme non indifferenti. Fervente patriota, fece le campagne del '66 e del 70 a Digione, Fu delegato della Croce Rossa italiana © attualmente si trova in Italia, volont. della Croce Rossa,

pote in tutta Italia.

Acostmo: MakmeNGoLI, - _

toscrisse al prestito 500 000 lire;

di Pernambuco e Alagoas. Èsocio della

ditta Jono e C. Ha sottoscritto al e

ed ha fatto, stito una somma cospicua ed elementi indigeni

fra connazionali ganda tale da ritrarne risultati

‘pleadidi.

Copre in Alagoas la-caricadi

regio agente consolare d'Italia.

negoziantedigioiellerie e vice-

presidente del comitato pro Patria. Sottoscrisse al prestito somme ingenti. Fu iniziatore ed organizzatore di feste di beneficenza e della sottoscrizione pro Profughi, che fruttò la bella somma di 106.000 lire, le quali vennero spedite telegraficamente a S, E. il min. Orlando.

Axronio Pacuiaro, da San Vincenzo Lacosta tronchi ferroviari. Fece il militare nel 53°

fanteria. Sottoscrisse al prestito 600.000 lire e sua moglie per 50 000 lire.


L'ILLUSTRAZIONE

LA VITA PRIMITIVA, (Continuazione e fine, vedi numero precedente).

PARI:

novella di AMALIA

GUGLIELMINETTI.

di trovarsi sola, coi palpiti così accelerati in fondo al petto, che il gran vento tutto impeti e grida della profonda sera le pareva accordarsi col ritmo del suo respiro. Era ella stessa un solo battito dalla fronte alle sua finestra affacciata sul giardino un mazzo di caviglie, un solo fremito dalla nuca al piede, e le i suoi ninnoli, tutte le piccole cose sue intime e clami di selva, di color cupo e di profumo acutis- stelle di cui si adornava la notte imminente, simile care che l’accompagnavano ovunque, e si fermava simo, giunto lassù dal basso, diretto da una mano a una donna innamorata che volesse piacere altratto tratto in mezzo alla stanza con gli occhi fissi sicura e da un abile gesto di lancio. l'amor suo, tremavano anch'esse, come se posassero al suolo ed il pensiero assente. Ella baciò i piccoli fiori selvaggi che le recavano sopra un seno agitato da palpiti fremebondi. Sapeva che l’amico suo avrebbe errato durante un muto messaggio del suo amore, un avvertimento, Tacquero a poco a poco tutti i rumori della casa, quelle ore attraverso alla foresta tante volte peruna preghiera, una promessa, e lì premette sul disparvero a poco a poco tutte le luci. Nella ca-corsa_al suo fianco, e lo vedeva seduto sul tronco cuore quasi per calmarne con quel puro contatto mera di sua madre il riflesso di una lampada acarrovesciato, morbido di licheni, dove sostavano a la convulsa inquietudine. cesa durò più a lungo,esi spense nel punto in cui riposare; lo vedeva accartocciare con la destra nerAnche gli alberi s'agitavano quella mattina scossi l'orologio a pendolo suonò le undici e mezzo. vosa le orecchie del cane accovacciato al suo piede, da un vento furibondo, e per tutto il giorno quelL'incontro con Arrigo sulla strada maestra era mordendosi la nocca dell'indice sinistro, gesto che l'urlo lamentoso che pareva il LAMA prolungato fissato per la mezzanotte, e Luciana già tutta pronta, piera consueto nei momenti di agitata perplessità. della sua febbrile impazienza, le frustò i nervi, la vestita di scuro, calzata di sandali, con un piccolo ‘oi balzare al sibilo di un pennuto tra le fronde alte, irritò, la sconvolse. All'ora del tè sua madre la cappello e un fitto velo sul volto, in piedi, al buio afferrare il fucile, mirareun attimo, sparare e cortrovò così pallida e abbattuta che s’allarmò e le presso la porta socchiusa, attese quel momento, rere ad afferrare la vittima caduta, con un sorriso chiese se si sentisse male. i,denti che le battevano febbrilmente, di trionfo sul bel volto di giovine dio silvano. — È il vento, — le spiegò Luciana forzando la stringendo torcendosi le mani per frenare la sconvolgente ansia Quando ella scese all'ora del pranzo, sua madre voce ed il gesto ad una calma noncuranza. — Ho che la dominava. le domandò perchè si fosse trattenuta in casa tutto lasciato stamane le finestre aperte nella mia camera Udì suonare le undici e tre quarti, ma non poil pomeriggio. po’ di freddo mi si è infiltrato nelle ossa. Non tendo più durare quello stato d'angoscia, afferrò — Non mi hai detto di preparare le cose mie? eè un nulla. Il tè mi riscalderà. la valigetta e uscì sulla veranda col passo silenNon mi hai avvertita di apparecchiarmi alla parSi riscaldò pure con una corsa nel frutteto, con zioso dei suoi sandali. tenza? Ho obbedi ito, — ella rispose con una soave un attento esame del piccolo cancello che si chiuLa porta in fondo alla scala s'aperse ad una rassegnazione che intenerì la signora Magda. con un chiavistello scorrevole lieve spinta senza cigolìo, ma il cane di guardia .— Confessa che in fondo non ti dispiace affatto deva semplicemente chiave arrugginita che non funzionava venne a lambirle le mani scodinzolando e mugodi lasciare questo romitaggio, dove sì passano le epiù,conPoiunatornò in camera sua e incominciò a riemlando e la seguì mentre ella scavalcava agilmente giornate a sbadigliare. Ci siamo assoggettate ad ire di minuti oggetti indispensabili una valigetta il basso muro che circondava il frutteto, percorse un vero sacrificio, ad una vera menomazione della larga poco più Dn palmo, foderata di raso verde, al suo fianco il viale fiancheggiato di meli-che metnostra personalità in questi due mesi di completa che conteneva infissi nel coperchio lo specchio,i teva all'uscita. SALA solitudine e di compagnie troppo inferiori. Lo abettini, le spazzole, i piccoli strumenti necessari alElla discese a balzi di cerbiatta lungo il pendio biamo fatto abbastanza volontieri, col docile adat‘acconciatura femminile, la quale l’accompagnava tortuoso che sbucava sulla strada provinciale e tamento delle persone ragionevoli, tu per giovare sempre nei suoi viaggi. senza esitare, sebbene il buio la cingesse d'ogni alla tua salute, ed io per giovare a.te. Da quasi Quando questo fu compiuto, ella nascose la borparte, si diresse al bivio, dove, presso la linea scura venticinque anni non ritornavo quassù, ed auguriasetta in un armadio, quindi scelse l'abito, il caped eguale d'una siepe, sostava un gruppo nero. moci di non doverci ritornare almeno per altri ventipello, il velo che avrebbe indossato la sera e riUdì lo sbuffare di un cavallo, udì un suonar mecinque anni, mase alquanto a riflettere se dovesse scrivere a sua tallico di finimenti e subito dopo una voce som— Chi sa? — dubitò Luciana sollevando le spalle madre un biglietto per renderle manifeste le ragioni messa che usciva dall’oscurità : con atto ambiguo, tra seria e sorridente. — Chi sa? della sua fuga. Ma con alcuni argomenti già mediSei tu? Entrò in quel punto la cameriera portando la tati il giorno innanzi si persuase dell'opportunità Sono io. posta; la quale arrivava lassù a tarda sera, portata di non lanciare indizi che potevano essere trovati — Nessuno ti ha vista? ancora dall'antica diligenza che Luciana chiamava troppo presto e porre qualcuno sulle sue tracce — Nessuno. «la negligenza », perchè era una. vecchia. carrozza innanzi tempo, nuocendo ai suoi di gni, Due braccia la sollevarono d’impeto, le premetsgangherata, trascinata da due magri ronzini è Scesa a pranzo, toccò appena i cibi con tale evi tero il cuore contro un cuore pieno.di battiti, il giungeva a destinazione quando voleva e come dente disgusto che la sigivora Magda, piuttosto imviso contro un viso avvampante di desiderio, la poteva, pensierita, le consigliò dì andarsene presto a letto, bocca contro una bocca olezzante di giovinezza. La signora Magda lesse in silenzio una lettera di e di inghiottire come cura preventiva una pastiglia — T'aspettavo già da un'ora. suo marito che la esortava a trattenersi per un di chinino. — Amore caro altro mese a Belprato, commentò con un sorriso Luciana sorrise di quei timori e l’abbracciò assi— Non hai paura? alcune cartoline illustrate di amiche e d’amici fra curando che stava benissimo e che cadeva dal — No. cui una di Santandrei che mandava un saluto da Villa d'Este, e s' immerse nella lettura di un giornale. Luciana andò quasi subita a letto ma non riuscì a pigliar sonno e s’addormentò soltanto quando i galli mattutini intonavano il loro inno all’aurora. S'alzò a tarda mattina e trovò sul davanzale della

.Il domani Luciana Vannelli rimase quasi tutto il giorno nella sua camera, fingendosi occupata nei preparativi della partenza. Aveva aperto un baule, £ vi riponeva lentamente i suoi libri, i suoi ritratti,

ian.

ITALIANA

sonno, esalì nella sua stanza correndo, pel bisogno

VOLETE RIDERVI DELLA VECCHIAIA? Usate ogni giorno coll’atqua delle abluzioni facciali e nel bagno la celebre Eau de Cologne Séguin, la favorita degli Alleati, E a teletta finita, spruzzate sul petto, sul collo, sui contorni del viso, con un buon polverizzatore, un po’ d’acqua fredda fortemente aromatizzata di Eau de Cologne Séguin, Quella spruzzatara è per i tessuti come una doccia benefica, che li rassoda, li leviga, restringe i pori, abbellisce il derma e il colorito, mantenendo al volto e alle membra fa freschezza della gioventù,

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— Non s pentita di ciò che fai?


ITALIANA

L'ILLUSTRAZIONE

— Sono felice. — Andiamo? — Andiamo. E andarono nella notte profonda, lungo la via deserta, sotto le collane di tremule gemme che pendevano sul loro capo dall'alto cielo, fra il coro ampio dei grilli che cantavano loro dalle siepi di biancospino una trillante marcia nuziale. * Allorchè la cameriera annunziò alla signora Mag-

da Vannelli che la signorina non si trovava in camera sua e che il letto pareva intatto dal giorno innanzi, cesta non

intese

tali parole.

subito il significato di

5

— La signorina si sarà alzata presto per fare una passeggiata all'aria fresca del mattino, Stava poco bene ieri sera, — le rispose con tranquillità, stirando

le braccia fuor dalle

coltri e prendendo

quindi dal vassoio che la ragazza le porgeva la

tazza del caffè fumante. — No, signora. Nessuno ha dormito in quel letto.

lo supponevo che la signorina avesse preferito la stanza dei forestieri perchè è più grande, ma anche quella è vuota. La signora inghiottì d’un fiato il caffè e il colpo con cui posò la tazza sul vassoio fu così violento che la cameriera barcollò.

3

— Tu hai semplicemente le traveggole, ragazza mia.

Questa sollevò le spalle con una smorfia ed un gesto di tranquilla impertinenza, e_ senz’altre parole si volse,

porta

uscì,

per precipitarsi

richiudendo

dietro

di sè la

a commentare il fatto in cu-

cina, dove la stupefacente notizia s'era già sparsa. Ma un colpo reiterato di campanello la richiamò.

La signora, avvolta in una vestaglia rossa nella quale si espandeva libera dalle strettoie del busto la sua matura corpulenza, s'aggirava con l’irosa in-

quietudine di una furia nella camera di sua figlia, cercando febbrilmente qualche cosa, una lettera, una spiegazione, un indizio qualsiasi che le scoprisse la ragione di quella assenza.

La fantesca si fermò sulla porta, nascondendo a festa china un sorriso che le balenava negli occhi, lisciandosi con le due mani il grembiule bianco, adorno di merletti.

— La signora desidera?

— Va a domandare ai contadini se nessuno ha veduto stamane la signorina mentre usciva di casa.

Luciana è qualche volta un po’ bizzarra e può darsi che.... — Ho già domandato, signora. Ieri sera fra le undici e mezzanotte una carrozza era ferma laggiù, all'imbocco della strada provinciale, e qual-

tenga al figlio dei

Barbano, ossia a quel giovine

cacciatore che veniva qui spesso quando c'era l’ingegnere Oscar. vrebbe voluto aggiungere altre notizie ancora

tino profumato il volto acceso dalla collera contenuta e dal sole estivo che brillava sui covoni d'oro. — Se la signora volesse aspettare mezz'ora, man-

derei un ragazzo svelto a cercar mio figlio lassù: — Sta bene. Mandatelo. Ma faccia presto.

più significative sul conto del giovine cacciatore e

della signorina Luciana, ma temeva la collera della padrona, quella

collera rimasta piuttosto. volgare

nelle sue manifestazioni, non ostante il collegio svizzero e le amicizie aristocratiche, la quale tal-

— Non vuol scendere intanto e riposarsi un poco

all'ombra? La signora Magda accettò, quantunque a malincuore, l'offerta del vecchio Barbano, scese dalla

volta insorgeva în acute grida, e in contumelie vil. lane. Ora però, con un dominio sorprendente su

a sedere sotto il noce gigantesco.

l'ira e gli

il rifugio della piccola Maddalena

sè medesima, la signora Magda riuscì a trattenere

insulti e a ordinare freddamente alla ca-

meriera di mandarle il meccanico, ed al meccamico prontamente accorso, di prepararsi subito alla

parteriza.

Quel nome di Barbano era stato per lei un lampo

burrascoso

dove poteva

nell'ombra. Ella. sapeva

attingere

notizie

ora

da chi e

di sua figlia, ma le

occorreva risalire col pensiero fremente di corruccio a trent'anni

innanzi,

era allora

«il signorino

pari nella carrube.

sua

quando suo

marito, che

di Belprato », scavalcava

il parapetto basso della finestra e saltava di piè stanza, fra i sacchi

di biada

e di

Doveva esistere ancora laggiù, in quella ‘casa

larga e bassa, fra i campi gialli di stoppie, da cui

ella era uscita fortunatamente in tempo per diventare nel mondo delle persone dabbene la colta ed avvenente signora Vannelli, doveva

esistere ancora

laggiù un vecchio Barbano, padre del giovine Arrigo, di professione

cacciatore in ogni genere di

selvaggina, il quale era certamente consapevole del nascondiglio dì quella piccola stupida di sua figlia e del suo scaltro rapitore. Il vecchio Barbano fumava placidamente la pipa seduto sull'orlo del pozzo mentre ella si recava ad interrogarlo, e rimase sbalordito dall'irrompere dell'automobile nell’aia cosparsa di covoni, e dalle domande che la signora, senza scendere dalla vettura, gli rivolse con voce imperiosa.

— È în casa vostro figlio?

vettura che scottava

nel cuoio e nel metallo, andò

E allora sospirò di malinconia. Quello era stato

nelle ore d'ozio

domenicali, quando poteva leggere senza essere

terrotta il libro di preghiere, il catechismo e qualche libercolo fra sacro e profano che il parroco

conoscendo il suo amore per la lettura di tanto in

tanto le imprestava, Il vece

Barbano, con

la serena

noncuranza

scalzo in traccia

del figlio, risedette

sull'orlo

del

pozzo e ricominciò a fumare in silenzio con l'aria meditabonda che gli era abituale, ignorando tut-

tavia che quella ricca signora giunta in automobile,

vestita di seta, con due enormi brillanti alle orecchie, portasse per nascita il suo stesso nome e do-

vesse la propria fortuna alle finestre piuttosto basse di quella medesima casa ed alle persuasioni di una carabina famigliare. Dopo

un'ora

tornò di corsa

e mezzo

annunziando

d'attesa

il contadinello

che il padrone sarebbe

— Quale signorina? —

domandò

energia. —

Non so come

si chiami, —

strillò il ragazzo,

torcendosi per liberarsi dalla stretta. — Quella si-

gnorina che era con lui — spiegò quindi fuggendo

rapido col fruscìo d’ali dei suoi piedi scalzi e preandosi a ricevere la moneta d’argento che la

li

porgeva come compenso.

sulla soglia del cortile, col petto

— Ah, sì. Poichè ha un cavallo è ben giusto che lo adoperi. — Insomma, riflettete, Si. tratta di cosa grave.

venirmi incontro? Sarei tornata oggi a Belprato. — Taci almeno, disgraziata, — le mormorò cu-

cuno aspettava sotto il mantice sollevato. Lo ha visto il vecchio Simone mentre tornava molto tardi dalla fiera, ed ha riconosciuto il cavallo. — Che c'entra il cavallo? — C'’entra, signora, perchè sembra che appar-

la carrozza? — Qualche volta va alla casina della vigna. — Dove si trova la casina della vigna ? — Sul colle, lassù, ma l'automobile non ci arriva. La signora Magda si sventolò col suo fazzolet-

NELLA

INFLUENZA NELLE

EMICRANIE

ansante e la faccia dura

sotto l'ombrello

di seta

azzurra, guardava la carrozzella che avanzava verso

Allorchè Luciana balzò a terra dall'alto predellino, tentò di sorridere a sua madre, che la salutò

con ostentata naturalezza. —

Buon

giorno, mamma.

Perchè

incomodarti

a

pamente la signora Vannelli. — A Belprato, dopo

quanto è accaduto, non metteremo più piede. — Dopo quanto è accaduto? — ripetè con simulata meraviglia Luciana, cercando con gli occhi

Arrigo onde renderlo testimone che non era accaduto nulla di malvagio. Ma il giovine per non as.

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di lei con una esasperante lentezza riconducendole quella sciagurata creatura di sua figlia.

Dove poteva recarsi vostro figlio questa notte con

]

arrivato fra poco in carrozza con fa signorina.

— No, signora, non lo vedo,da ieri mattina. — Non sapete indicarmi dove potrei trovarlo ? Mi occorre urgentemente di chiedergli una informazione, — Chi, lo sa? Arrigo gira pei boschi tutto il giorno e qualche volta ‘tutta la notte. Va a caccia. — Già, va a caccia, anche troppo. Questa notte

però andava în carrozza nelle vicinanze di Belprato.

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dei contadini per le cose che non li riguardano, oso evitorallo scansiciato è

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L'ILLUSTRAZIONE sistere a quel procelloso incontro'fra madre e figlia era risalito in carrozza e guidava il cavallo verso

la scuderia. Ed ella proseguì con voce calmissima: — Non poteva accadere nulla di più semplice e di più naturale, e non me ne vergogno, nè tento di nascondere la verità. Ho stabilito di sposare Arrigo Barbano, ossia l'uomo che amo, e poichè non trovavo

altro mezzo

per ottenere il tuo consenso e

ma. Sei stata e sei ancora

ITALIANA

ammirevole,

ma sembra

che la natura abbia voluto vendicarsi di questa frode a suo danno. disponendo che la tua ‘unica

figlia ritornasse di nuovo una creatura dei campi. Io che ho studiato il latino ed il

greco, che parlo

il francese e glese, che leggo libri di filosofia e suono il violino, che posseggo, in una parola, una

cultura superiore, mi sono innamorata di un”con-

quello di mio padre, sono fuggita con lui. Ecco tutto, — Tu sei pazza, Luciana, tu sei pazza, — pro-

tadino il quale sa appena scrivere una lettera senza errori. e

Poi tentò di dominarsi e aggiunse: — Ma discorreremo più tardi di questo. Ora sali in automobile

più di tutti i giovani

ruppe a voce bassa e concitata la signora Magda.

e vieni via con me immediatamente. — No, mamma. Non mi porterai via prima ch'io abbia ottenuta da te una promessa, — rispose la giovinetta

con

una

risoluta

dolcezza,

avviandosi

verso l'ombra del noce gigantesco. — Non parlare di promesse, nè di consensi, nè di approvazioni. Non posso neppure immaginare mia figlia sposata a un contadino, a un ignorante,

a un villano e costretta ad una vita miserabile, — Miserabile, no. Una vita primitiva, mamma.

— Infelice! Come dovrai pentirtene un giorno! — Non lo credo, mamma. Quel ragazzo mi piace eleganti e titolati

conosciuti

nel nostro mondo, e vicino a lui sento di poter sfî.

dare qualunque pericolo e qualunque male. E poi, lo ripeto, mi pare di subire una fatalità, di obbedire ad'una legge di natura unendomi a quell'uomo. È la voce del sangue che parla in me,èun oscuro

atavismo che mi riconduce in grembo alla terra dove tu sei nata. Tu eri una Éarbano prima di

sposarti, io ritorno sposandomi una Barbano. Ecco tutto. Ed ora possiamo andare.

Quindi

ella s'allontanò correndo per salutare Ar-

Quella che il dottore mi ha ordinato e che giova magnificamente alla mia salute. — Ma io ni oppongo. Con tutte le mie forze mi oppongo. — Ormai è troppo tardi, mamma.

dutoafumare -sull’orlo del pozzo, e le venne incontro pieno d’inquietudine.

narti con una simile vergognosa follìa. — Ho ventidue anni, mamma.

parlerò con mio padre. Ti scriverò domani. Addio,

—

Nè io, nè tuo padre ti permetteremo di rovi-

Erano

giunte passo

La signora si lasciò cadere sul sedile

di pietra

fazzoletto, gemendo

con una flebile voce inarticolata.

— Ascolta, mamma.

In piedi dinanzi a lei, sottile, pallida, vibrante nel suo abito oscuro, Luciana difendeva l’amore

suo piegandosi verso di lei, congiungendo le mani come se pronunciasse una preghiera. — Ascolta, mamma. Lasciami parlare una volta con sincerità, senza le superbie e senza le vergogne convenzionali che ingombrano

il cervello e oscurano

il

ragionamento alle persone della nostra condizione

sociale. Nessuno me lo ha mai rivelato con chiarezza, ma io so perfettamente che anche tu, prima semplice

e povera

in città, e questa sera

caro. Ricordati che sono tua per sempre.

tornava.

crollando il viso nascosto nel

di sposarti, eri una

— Che t'ha detto? — Nulla. Ora andiamo

*

passo fin sotto le fronde del

noce secolare il quale allargava patriarcalmente le ampie braccia ad accogliere a sè quella sua vecchia figliuola già dispersa pel vasto mondo e quella figliuola giovinetta che dal vasto mondo gli ri-

e lamentandosi

rigo. Questi durante l’agitata scena era rimasto a discorrere sommessamente col padre, tuttora se-

contadina.

“7 Luciana, bada, io non posso sentirti parlare a questo modo.

— È la verità, cara mamma. Pare un'ironia del destino, ma quando tu hai conosciuto mio padre abitavi in questa medesima casa. Eri giovanissima, molto bella ed anche molto intelligente. avuto il buon senso ed il buon gusto

Egli ha di farti

istruire, educare, diventare una vera signora. — Luciana, basta, te ne prego.

Von dico nulla che ti possa offendere, mam-

Quando sua figlia gli chiese il permesso di sposare Arrigo Barbano, il signor Vannelli che toccava

quasi i sessant'anni

ed

era di temperamento

scettico e gaio, non potè trattenere una risatina motteggiatrice e lasciando ricader da palnia sulla

spalla di Luciana sospirò con beffarda indulgenza: — Anche tu! Sua moglie lo aveva già illuminato sugli avyenimenti disgustosi della vigilia, proponendogli di lasciarle partire entrambe per un lungo viaggio, giovevole a distrarre la fanciulla dal suo stolto capriccio ed a smemorare gli ‘altri dello scandalo e delle sue conseguenze. a Ma il signor Vannelli sapeva per propria esperienza che

‘a queste follie dei nervi

media solo con

la grave

catena

giovani si ri-

ribadita dalla le-

galità, la quale senza pietà li ammansa e li frena. Perciò fra le risatine motteggiatrici e i sospiri bef-

fardi aveva già prese le sue deliberazioni. Luciana, più intimidita

dalla

sarcastica gaiezza

di suo padre che dalle ire e dal pianto materno, attendeva la sentenza in un silenzio pieno di sordi palpiti, levandogli in volto due occhi atterriti ed imploranti. — Potrei tenerti un lungo ed eloquente discorso

per dimostrarti che hai commesso una deplorevole sciocchezza, ma siccome prevedo che ciò non ser-

virebbe

a nulla e sono

padrone

lascio

della

[DRIOLI

convinto

propria buona

questa

parte

o

importante

che

ciascuno è

cattiva

dei

doveri,eti domando senz'altre formalità se hai intenzione di sposare subito il signor Arrigo Barbano.

— Al più presto possibile, babbo. — Sta

giorni saranno

fatte le

dovecisiamo già sposati tua madre ed io circa trent'anni or sono.

— Oh, babbo mio, grazie, grazie! — irruppe Lu-

ciana fra il sorriso e le lagrime, soffocata dall’emo-

zione. —

Non c'è da ringraziare, bambina mia. Mi ras-

segno ad una specie di fato famigliare, simile a

quello che grava

su certe tragedie greche —

sog-

ghignò alquanto amaro suo padre. E dopo una pausa di riflessione soggiunse quasi allegramente:

— Con la tua dote avrai anche la fattoria di Bel-

prato. Desidero che quella casa

passi

în proprietà

altrui, perchè ormai è già riuscita abbastanza di malaugurio alla dinastia dei Vannelli.

— Non dire così! — pregò Luciana con voce accorata. — Non dirò così, — ripetè il genitore magnanimo, battendole sul braccio alcuni colpettini

neri. e sardonici. E proseguì

ridendo:

—

fra te-

Ed

ora

asciugati gi occhi e va ad annunziare a tua madre che fra poche settimane ti chiamerai la signora Barbano, invece di chiamarti, com'ella credeva fermamente, la marchesa Santandrei.

— Sarà assai meglio se glie lo annunzierai tu, babbo, — le supplicò con un sorriso ancora trepido sua figlia, cingendogli il collo con le braccia

carezzevoli. — Ma sì, bambina mia, — promise con ilare condiscendenza il signor Vannelli. — Ormai sono sulla

via delle concessioni e porterò anche a tua madre il gradito messaggio. — Come sei buono!

—,In fondo, non

ho fatto ‘anch’io trent'anni fa

quello che oggi tu fai ? Forse io non ne avevo colpa e forse non ne hai colpa nemmeno —

tu.

Sai di chi è la colpa nel caso

mio? —

arri-

schiò Luciana con una vocina ardita, accarezzando ad occhi bassi la mano di suo padre. — È tutta del dottore che mi ha ordinato due o tre mesi di yita campagnuola. Se non era per questa ragione

io non sarei

Arrigo,

andata

lassù e non

avrei incontrato

— Il medico ti ha prescritto una cura di vita primitiva e tu, constatato che giovava alla tua salute, hai deciso di adottare senz'altro la cura peril resto dei tuoi giorni.

—

:

Sì, babbo, — rise Luciana rasserenata, bacian-

dolo sulla tempia calva. — Ho fatto male?

Egli la guardò per la pritna volta in fondo agli

occhi con quella gravità penetrante che costringeva i suoi soggetti a tremare di rispettoso timore, poi

si alzò appoggiando le due mani alle spalle di sua figlia e rispose senza sorridere:

— Questo lo dirà l'avvenire.

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