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L'Illustrazione Italiana 1916 n.34

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(_ II Duca d'Aosta comandante della IlIjarmata che conquistò Gorizia. — Aldo Noseda. — La battaglia di Gorizia: Nei cammina; menti del Podgora durante l'azione; 3 Sabotino, la vetta chiamata «il Dentino» occupata il 7 agosto; Il Trincerone austriaco conquistato il 7a; Sul Podgora subito dopo la battaglia dell'8 ago‘sto; La cresta del Podgora subito dopo l’azione dell'8 agosto; Camminamento so sul «Naso di Lucinico»; e camminamenti austriaci sconvolti sul campo della battaglia fra Lucinico e Gorizia (8 ine.). — Gorizia conquistata: La cavalleria occupa le strade la mattina Trincee del È agosto; Le nostre truppe in piazza Corno aspettano di salire all'assalto verso il San Gabriele; Il Duca d'Aosta entra în Gorizia; La piana di Gorizia dal Podgora durante l'azione; La cavalleria nella Piazza (Grande di Gorizia; La sede del Comando austriaco a Gorizia; Il Leone Veneziano .e il sigillo del Municipio di Gorizia (12 incis.). — Soldati che salgono e prigionieri che scendono dal Sabotino. — L’avanzata sul Carso: Il pianoro di Dobérdò conquistato (3 incis.). — Sul fronte occidentale (3 incis.). — Sul fronte pe tàinc}). Il convegno di Pallanza (2 incis.).j — Il poeta Guido Gozzano. — Hl gen. F, L. Berardi. _ Nel testo: Corriere di Spectator. — La presa di Gorizia. — Necrologio. — Diario della Guerra d'Italia. — La Casa Paterna, novella di Michele Saponaro.

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Lo dolce den, che solo esso a sè piace. Dante.

Più ti fisso negli occhi, e più m'imago

—————————_—_É_ÉÈ@— P-@@ ursrxw<

Xl Bianco, col tratto, da sc, m, in diue mosse;

Allo splendore della.tua bellezza,

E più ti penso, e più ricamo in vago

Mondo di sogni la mia pura ebbrezza,

Problema N. 2466 del sig. X. Hawkins, NERO. (6 Pozzi.)

Tal passion di pianti e disinganni

M’apre vieppiù nel cnese Ja ferita, E l'ora, scorsa futto a' miei verd'anni,

Sospiro colla pace ormai fuggita.

E tento, invano, d’obliar col male

L’estasi grande d'un gentil sorriso, Ma più sublime parmi un due finale

La sembianza tua di Paradiso!,..

Carlo Galeno Costi.

DALLE

mIANCO, @ Pozzi) Il Bianco, col tratto, dà, sc. m. in tre mosse.

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e da due pagine di testo. _La battaglia di Gorizia dà a questo Volume un valore di grande attualità

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e la “ purga,, periodica rappresentarono per secoli l'a//a e l'omrega della loro igiene I rudimentaria, estrati Però ai nostri giorni un certo numero di medici, fra i quali in modo speciale i dottori |conosi

he si prende alla dose di una o tre compresse ogni sera, conti , che hanno un'azione eccitemotrice sulle tuniche muscolari dell'i mi i estratti completi di tutte le ghiandole che con le loro secrezion Arnozan, Calloi assevant, Burlureaux, hanno finito per dichiarare la guerra ai pur- | all: jone intestinale. Tutto ciò è inglobato nella gelosa, vale a dire nel succo maciulganti e denunciarli urbî ef orbi come un pericolo sociale. _ i è lagi i certi fucus (agar-agar) che ha lo scopo di facilitare l'uscita dei residui recalcitranti. Un sapiente chimico trovò per tal questione una soluzione piena di eleganza e di la composizione del Jubol non vi è dunque nulla di irritante, nè di velenoso poichè maestria. Questo innovatore pensò che nove volte su dieci la stitichezza (come l'enterite) |oltre all'agar-agar che è un emolliente insuperabile, non vi entrano che i principi naturali proviene dall'inerzia dell'intestino, inerzia a sua volta generata ora dal rilasciamento |senza dei quali l'intestino non potrebbe compiere le sue funzioni delle fibre intestinali, ora dall'esaurimento delle secrezioni ghiandolari. Se quindi si introFin dai primi giorni della medicazione sinota un miglioramento sensibile ; ma dopo duce nell'intestino un rifornimento delle secrezioni che gli mancano, e nello stesso tempo |qualche mese tale miglioramento è definitivo e l'intestino più disorientato riprende il suo quelle sostanze che sono capaci di risvegliare la sua contrat! si hanno tutte le pro- |ritmo regolare e non avrà più bisogno di aiuti per compiere il proprio _dovere babilità di portarlo a poco a poco al a possibilità di soddisfare normalmente colle Il Jubol è stato oggetto di una seconda comunicazione all'Accademia di roprie forze alle proprie necessità. In altri termini sipuò arrivare alla rieducazione del- |Parigi il 21 dicembre 1909, la quale concludeva che il Jubol realizza « ’ intestino. à interno dell' intestino. Tale è la tesi di una logica impeccabile che il dott, Marco Frenkel svolse il 28 Giu Una scatola franco di porto L. 5,75 -6 scatole cura integrale franco di por no 1909 davanti all'Accademia delle Scienze di Parigi, presentando quel meraviglioso b:85(

Erodolto, il Jubol, il quale ha poi avuto un successo rapido e mondiale.

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65°

SETTIMANA

DELLA

GUERRA

D'ITALIA

L'ILLUSTRAZIONE We

Z/er tutti gli articoli e î disegni è riservata la proprietà

artistica e letterar,

Copyright by Fratelli Treves, August.20th, 1

ot. del prof. A. Trombetta) IL prIiNcire Emanvere Fiuimerto, Duca D'AOSTA, COMANDANTE LA III ARMATA cuEZcONOUISTO Gorizia.


148

L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

GO!:RRIERE: A Gorizia ed oltre, - Il Re ai soldati.

-Bombe

ministro Runciman

Noseda.

bon-mots, a raccogliere quelli degli amici, a comentare finemente i pozirs più stuzzicanti della giornata, a fissare i prognostici sull’atteso debutto o sulla prezziere imminente. Tutti

Su Venezia. - Pei monumenti di Gorizia. - Il a Milano. - Aldo

È stato un ferragosto, caldo, sì, magari an-

L:

lo guardavano, tutti, e //fe, come un tipo, una personalità singolare, una macchietta caratteristica del più raffinato mondo milanese: lo guardavano con una specie di curio. sità invidiosa, perchè egli oltre che un « gnore » nel vero significato della parola, era un sovrano della critica teatrale, il più assoluto dei sovrani, il critico musicale del Corriere della sera — il Misovulgo ! Con quel suo pseudonimo, che era la quintessenza della sua psicologia e del suo estetismo, aveva affrontate, superate, domate tutte le altre critiche; aveva ambito e con quistato il primo posto, quando già i Fi lippi, i Fortis cominciavano a declinare;

più dura; la guerra d'Italia è la più positivamente vittoriosa. L'Italia, dopo tutto, in quattordici mesi di lotta tenace, accanita, — salvo la breve offensiva austriaca nell'Alto Vicentino, mutatasi ben presto in una mossa

dipendenza assoluta del giudizio, che a nulla si piegava, reso inflessibile dall’invidiata indipendenza economica, e, più ancora, dalla

che soffocante,

all'atmosfera;

per

ma

ciò che

è stato

spetta

un

al sole e

ferragosto di

patriottico entusiasmo e di vibrante esultanza. Sono dieci giorni chei « bollettini» del generalissimo Cadorna non annunziano che avanzate vittoriose, successi completi; da Gorizia, sul cui castello sventola irrevoca-

bile la tricolore bandiera, le audaci e fortu-

nate armi italiane si sono spinte più in là, sulle montagne circostanti, su quel Carso che pareva inafferrabile; oltre quel Vallone che

credevasi insuperabile, ed avanzano sempre!... All'esercito italiano va, da ogni parte del mondo

civile, un

inno,

un coro di lodi.

mentre nessuno, assolutamente nessuno poteva gareggiare con lui, non solo per quell'ostentato disprezzo del volgo, ma per l'in-

guerra dell'Italia era, a consenso di tutti, la

pericolosa e rovinosa

pel nemico

—

non

sione possibile !.. Il primo ministro Boselli, inaugurando ieri l’altro a Torino, con semplicità di parole,

onde va lodato, il consiglio provinciale, ha benissimo detto: « Guai a chi in questo momento

accetta per sè inni e plausi: perchè ni e plausi devono rivolgersi solo ai prodi

soldati che combattono, vincono, soffrono, muoiono per la redenzione nazionale ». E della pubblica riconoscenza, dell’ammi razione di tutti gl'italiani per l’opera dei valorosi soldati si è reso felicemente interprete

il Re, con questo ordine del giorno: « Soldati d’Italia!

« Breve tempo è trascorso da quando, con valore

che ammirevoli, sapeste opporre inra a poderose forze che dal Trentino

‘ano di sboccare nelle ubertose pianure d’ Italia.

Oggi, con rinnovato ardimento e con più salda fede,

avete brillantemente conquistato possenti baluardi

dal nemico tanto a lungo contesi. Mercè vostra la Patria festante accoglie al suo seno Gorizia; mercè vostra un nuovo e grande passo è stato fatto sul-

l'arduo e glorioso cammino che ci condurrà al compimento delle nostre sante aspirazioni. Soldati d’Italia! « La vittoria già si mostra all'orizzonte e voi saprete certamente raggiungerla. Vi sia incitamento la memoria dei fratelli tanto gloriosamente caduti,

o costante esempio gli eroi del Risorgimento nazionale che, con ardore e con entusiasmo pari

al vostro, lottarono

in

passato contro lo stesso se-

colare nemico. Fiero di essere il vostro capo, vi ringrazio in nome della Patria che vi guarda con am

irriducibilità del carattere. In redazione lo annunziava, dagli echi del-

ha

fatto che avanzare in terre che debbono essere nostre, che rimarranno nostre, dopo la guerra, nei secoli; di terre sulle quali, nell'ora — quando che sia — delle trattative di pace, non potrà esservi contestazione, discus-

ione, con amore, con riconoscenza ».

Benissimo detto: « la vittoria già si mostra all’orizzonte!...» È una visione luminosa che si gode dal fronte italiano, come da quello francesee da quello russo; in poco meno di cinquanta giorni, l'Austria ha perduto, in soli prigionieri — senza tener conto dci morti e feriti — non menodi quattrocentomila uomini! I russi non fanno anch'essi che vanzare: Soldau è nelle loro mani; Leopoli

sta per cadervi. La manovra russa — ben dice

una nota ufficiosa francese — si compie con una potenza precisa e calcolata che la rende irresistibile. Nè Brussilow, nè Cadorna laano la loro preda, e niente impedisce di supporre che l’offensiva combinata, concorde, maturamente studiata di tutti gli alleati permetterà di realizzare entro breve termine altri notevoli successi! La famosa «ora della Romania » non arriva mai ! Ma l’ora della fine della guerra pare meno. lontana, Il governo inglese facendo votare ieri alla Camera dei

Comuni il « Parliament Bill » — che proroga

al 31 maggio del 1917 il termine dell’attuale legislatura, che avrebbe dovuto cessare ora, segna già un limite probabile!..,

*

Un poco di governo inglese l'abbiamo avuto a Pallanza, a Milano, a Torino. Il ministro inglese del commercio, sir Guglielmo Runciman, doveva fare in maggio la sua visita all'Italia, ma cadde ammalato. Appena rista-

lo scricchiolare calcolato

Misovulgo passava

delle scarpe di vernice; i colleghi ridevano i baffi e, fin dove osavano,

ALDO

NOSEDA

(n. a Milano il 16 dic. 1852; m. a Stresa il 9 agosto). connazionale, e dell'Italia amicissimo, Capel Cure, a Pallanza, un po’ di ristoro; ma, in realtà, sono state nuove fatiche. Conferenze politiche, gite, discorsi, banchetti, brind nulla'è mancato, in Pallanza, a Milano, a Torino—negl’incontri e nei convegni coi ministri Arlotta, De Nava, Meda, Boselli, coi membi della Camera di Commercio di Milano, coi rappresentanti della grande industria Lombarda,

Piemontese,

Ligure,

nulla è mancato

ma

nella

rigidezza della sua profumata, irreprensibile eleganza, —

passava rivolgendo

degnazione ai colleghi

brevi

tamente con l’erre mezza role strascicate.

con amabile

frasi dette len-

mangiata e le pa-

Sullo scrittoio intangibile scriveva breve, lentamente, ciò che già aveva maturamente pensato: difficilmente erano articoli: difficilmente discussioni: il suo pensiero, il suo giudizio; una parola, una frase, forse, inte calata, per demolire un giudizio altrui, sen a citarlo, e niente altro — Misovulgo. Non c'erano attenuazioni, nè concessioni.

a dare carattere di solennità e di alta significazione alla visita, i cui risultati diconsi promettenti. Per i noli marittimi, per la provvista del carbone, per l’invio in Italia di necessarie materie prime, sono state fissate nuove norme basate « sul pieno accordo per tutti i punti proposti e presi in esame ». Gli inglesi hanno una tradizionale correttezza, che anche in quest'occasione non si è smentita, ed i cui effetti non tarderanno a vedersi fra noi. Frattanto a Venezia si vedono gli effetti della rabbia austriaca. Sono battuti, si arrendono, fuggono, poi mandano dall'alto le bombe dei loro velivoli, fuori dal tiro delle nostre difese antiaeree, a sfogarsi contro le glorie artistiche di Santa Maria Formosa!... Non si parli di deplorevoli necessità di guerGl'italiani, a costo di rendere più lunga, meno disagevole la resistenza nemica, gl’italiani imonumenti di Gorizia li hanno, nei limiti del possibile, rispettati. E mentre il simbolico leone di San Marco, torna ora nella redenta bella città a simboleggiarne la tradizionale italianità, da noi si sentono prontamente i nuovi doveri verso gli antichi monumenti della città ricuperata, e Luca Beltrami ne ha dato un bell'esempio con una prima offerta di lire diecimila, attestando che i pesi della guerra e le necessità della incessante preparazione civile, non distraggono nè il pensiero, nè l’opera degl’italiani dal vigilare alla resurrezione dell’arte dove risorge la libertà.

Scala fu celebrata con un grande concerto diretto da Giuseppe Verdi in persona e da un discorso commemorativo di Gaetano Negri Misovulgo a cerimonia finita dettò una trer tina di righe in redazione e se ne andò. Il direttore del tempo lesse la bozza: non vi era per il discorso di Negri nemmeno una parola, una sola parola che valesse un qualsiasi apprezzamento — mulla, proprio nulla. Il direttore si permise un aggettivo: « l’e/evato discorso... » L'indomani mattina le diioni di Misovulgo furono in redazione, irrevocabili. Il povero Achille Tedeschi si permise uno dei suoi-bisticci terribili: « abbiamo elevato Negri e /evato Nosedal... » Tale era l’uomo — anzi il « super-uomo » : giudicato così anche al Liceo Parini, quasi mezzo secolo fa, dai suoi compagni di scuola. E quale promettevasi allora, tale fu — delizioso, e peregrino. Amatore d’arte, raccoglitore prezioso di quadri, di avorii, di vetri, di porcellane, di tappeti, di bronzi; gran signore verso i musei, verso il Conservatorio di mu-

Non lo vedremo più, dove lo abbiamo visto, dove tutti lo hanno visto, per almeno trenta anni, ogni giorno, si può dire, sempre alla stessa ora, l'ora del tè e della passeg-

Ma da una ventina d’anni, almeno, la Scala non era più la sua Scala; Milano non era più la sua Milano; chiasso, fragore, appari

*

giata, all'angolo di San Giuseppe, davanti alla pasticceria del Cova. Con sul capo, piegato sulla destra, un cappellino caratteristico dall’ala stretta e arricciata, indossando a pennello un marsinino scappavia di un taglio e

di un colore che altri non osavano, con un

mazzo di violette o qualche altro pomposo fiore all'occhiello ed una elegante giannettina dal manico ricurvo, d’argento o d'avorio lavorato, sotto l'ascella, con la scarpetta lucida che usciva di sotto il pantalone quadrettinato

freschissimo nelle pieghe — Aldo Noseda, alto, magro, dritto, inflessibile, compassato, ele-

bilito, è venuto a cercare, nella villa del suo

PASTINEati GLUTINATE 5

l'ampia anticamera,

un poco sotto motteggiavano;

gantissimo, era imman-

PRLECA

cabilmente lì, a quell'ora, tra il Cova e la

Scala,

a dire

i suoi

Una volta Torelli

fu assediato da una bella

e fine artista — la Hastreiter — perchè le assicurasse la benignità di Misovu/go. — «Voi insistete — rispose Torelli — ed io glie ne parlerò;

ma

non saremo

contenti nè io, nè

i!...» E fu proprio così!... E guai a chi toccasse pur una virgola del suo scritto. Nel febbraio del 1892 la solenne commemorazione di Gioachino Rossini alla

sica;

ricercatissimo nella cultura letteraria; quasi unico, raro.

artistica,

scenze volgari, gusti e frastuoni, disgustosi per il suo intimo pensiero, per il suo stile. Egli era diventato sempre più Misovu/go. E come tale, se ne è andato. Non ha voluto nemmeno le azioni mortuarie sui giorna Reduce dalla Riviera di Monaco andò_a cercare silenzio e calma a Stresa, e là si è spento.

Quasi nessuno seppe dei suoi funerali, qui a Milano, dove la salma fu cremata, Sempre, sempre, in tutto — forse, in tutto — Misovu/go, fino nella morte 16 agosto. Spectator.

FERNET-BRANCA

Amaro

tonico — Corroborante — Digestivo. Guardarsi dalle contraffazioni.


(721

LA

E ne < N

BATTAGLIA

z

ITALIANA

DI

GORIZIA.

(Fotografia del Comando Supremo, reparto fotografico).

Nei camminamenti del Podgora durante l’azione.


L'ILLUSTRAZIONE

LA

BATTAGLIA

ITALIANA

DI

GORIZIA.

(Fotografie del Comando Supremo, reparto fotografico).

Sul Sabotino: La vetta chiamata «il Dentino », occupata il 7 agosto.

Sul Sabotino: Il trincerone austriaco conquistato il 7 agosto,

|


L'ILLUSTRAZIONE

LA

BATTAGLIA

ITALIANA

DI

GORIZIA.

(Fotografie del Comando Supremo, reparto /otografico).

Il campo della battaglia sul rovescio del Podgora.

Sul Podgora: Subito dopo !a battaglia dell'8 agosto.


L'ILLUSTRAZIONE

LA

BATTAGLIA

ITALIANA

DI

GORIZIA.

(Fotografie del Comando Supremo, reparto fotografico).

La cresta del Podgora subito dopo l’azione dell’8 agosto.

Camminamento austriaco sul « Naso di Lucinico » (nel fondo, incendi dietro Gorizia).


(Fotografia

BATTAGLIA LA “ILLUSTRAZIO

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e)

;

D

del

el

Trincee

e camminamenti

austriac

ampo della battaglia fra Lucinico e


154

L'ILLUSTRAZIONE

GORIZIA

ITALIANA

CONQUISTATA.

(Eotografie del Comando Supremo, reparto. fotografico).

Le nostre truppe, in piazza Corno, aspettano di salire all'assalto verso il San Gabriele.


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Il Duca d'Aosta entra in Go

zia (9 agosto). In fondo il ponte sull’ Is L'ILLUSTRAZION

(Fotografia

CONQUISTATA. GORIZIA

Supremo, Comando del

ITALIANA

fotografico). reparto

ns


GORIZIA

GONO

(Fotografie del Comando

Il ponte fra Gorizia e Lucinico da dove sono passate le truppe italiane.

a passerella sull'Isonzo da dove l'8 agosto passò la brigata Casale.


PERTA:

9

AGOSTO;

bremo, reparto fotografico).

bra durante l'azione.

Sotto Gorizia. — Il ponte della ferrovia sull'Isonzo, rotto dagli austriaci

La stazione di Gorizia (in fondo il Calvario)


SIR

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158

L'ILLUSTRAZIONE

GORIZIA

nm

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ITALIA

CONQUISTATA.

(Fotografie del Comando Supremo, reparto fotografico)

Gorizia: nell'atrio del pa Attems (Museo provinciale) il Leone Veneziano che gli austria nno tolto dalla porta del Castello.

La presa di Gorizia nelle

incisioni

In quaran

di questo

numero.

anni di vita dell'IuLustrazionE soddisfazione incomparabile di dedicare le prorie pagine alla documentazione illustrativa di un grande avvenimento storico nazionale, contempora neo, attuale, dovuto al valore degli eroici sold: italiani. Sette giorni sono le folle entusiaste corree le piazze acclamando il Re e l'esercito per la presa di Gorizia, ed oggi ecco in gine ben ventiquattro incisioni di fotoero, illustranti l’eroica gesta compiuta ITALIANA È

na volta che il nostro giornale ha

italiani e specialmente dai corpi for-

manti

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arn

grafi,

svoltasi

con

duca

nuele

Filiberto d'Aosta, ma di organizza» dì disciplinator: liarissimo in campo fra i sul gli umili combatte afico dell'Ufficio Stampa del Con Supremo ha dovuto durare anch'esso le sue nel seguire l’azione nei suoi v: immediati effetti ;l'operosità dei suoi ufficiali fotointendimenti

artistici

sibilità degna del grande momento,

: jazza

Grande

di Go

Castello.

La sede lazzo dei Tribunali) colpita dai nostri proiettili il 7 e l'8 agosto.

e con

sen-

hanno fornito

al nostro giornale un materiale che rimartà; in queste pagine, documento insuperabile di ciò che hanno fatto per le nazionali rivendicazioni la disciplina, la_pertinacia, la concordia e il valore delle rmi italiane I dragoni di Piemonte Re che occupano le sulla piazza Granstrade e poi appaiono in Gori de; gli effetti dei proiettili italiani sul palazzo dei Tribunali, che era la sede del Comando austriaco in Gorizia; il campo di battaglia sul roves Podgora; la vetta denominata // Dentizo occupa dai nostri il 7 agosto; il ponte della ferrovia sull’Isonzo, aGorizia, rotto dagli austriaci; lastazione a di Gorizia, nello sfondo del cui panorama vedesi il disputato Calvario, i cadaveri dei nemici fulminati sul Podgora, le truppe italiane che a Gorizia, in piazza Corno, aspettano, anzi, nelano di salire a nuovo assalto verso_il San | Gabriele; la passarella sull’ Isonzo dove 18 agosto passò la vittoriosa brigata Casale; i camminamenti sul Podgora fotografati durante l’azione; soldati nostri che salgono e prigionieri austriaci che scendono sul Sabotino; la cresta del Podgora subito dopo l’azione; tutto è qui documentato dell’azione mirabilmente preparata e risolutamente svolta dal 7 al 9 agosto, col pieno successo dell'armi itali Nè mancano due documenti, diremo così ed artistici: il sigillo del comune di Gori italianamente ricostituito ed affidato alla direzione dell'avv. Vittorio Cescutti che, perseguitato dall'Austria dovette dimettersi da podestà ed esulare; ed il Leone di San Marco, che sulla piazza di Gor attestava dell'antica italianità della città, appa nente al Governo della Serenissima, e che gli austriaci avevano tolto via dal portale dell'antico

Sigillo del Municipio di Gorizia.

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ANOIZYVYAL

VNVITYLI

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Sul

Sabotino:

Soldati che salgono e prigionieri che sce


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L'ILLUSTRAZIONE

L'AVANZATA

ITALIANA

SUL

CARSO.

(Fotografie del Comando Supremo, reparto fotografico).

Il Pianoro di Doberdò

conquistato.


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Le nuove posizioni conquistate

ad est di Monfalcone

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162

L'ILLUSTRAZIONE

LA

GRANDE

GUERRA:

SUL

(‘ox

rr.

—————_

ITALIANA

FRONTE

OCCIDENTALE.

Truppe che tornano dalla prima linea.

La vita al campo inglese.

Trasporto di feriti.

|


LA

GRANDE

L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

GUERRA:

FRONTE

Cassoni di munizioni

SUL

che vanno

verso il fronte,

Una trincea austriaca conquistata dai russi.

ORIENTALE.


L'ILLUSTRAZIONE

IL

Capel Cure,

CONVEGNO

ITALIANA

ITALO-INGLESE

DI

PALLANZA.

Arlotta.

a

Il ministro Runciman

visita la Camera

di Commercio

di Milano. L’omaggio della cittadinanza

milanese,


L'ILLUSTRAZIO

ITALIANA

scenti nella Stampa di Torino; lettere che saranno

raccolte in un volume; testamento di quell'ingegno spontaneo, che lasciò traccia geniale, imperitura;

reso ancor più caro dalla sventura crudele, che pur lascia incolumi, ahimè!, tante vite nefaste, Guido Gozzano, ch'espiò amaramente le faci

fortune, era nato da agiata famiglia in Agliè, la cittadina dal bel castello sabaudo, presso Torino: a Torino compì

gli studi classici e ìîn Torino

ora è

polto. Egli eralà lo spitito Incidamaste presago, illuminato dalla fede religiosa, alla quale il naufrago ‘era afferrato con affannoso ardore, sentendo sfuggirgli la vita. A_ venticinque egli poetava così ne / colloqui ;

s.

ed ecco

ecco

ricco bottino

di armi, di mu-

su di esso una tonnellata di alto esplosivo con e! fetti visibilmente distruttori. La aeronave fatta se-

gno al fuoco di numerose artiglierie controaeree e

assalita da due idrovolanti di cui respingeva gli attacchi mediante effi: e violento fuoco delle armi bordo, rientr. incolume nelle linee.

9 agosto. — Oggi le nostre truppe sono entr te

in Gorizia.

Già

nella mattinata di ieri (8), dopo intenso con-

centramento di fuoco delle artiglierie, le

la trentisa

Inquietante, torbida d'istinti Moribondi....

mitragliatrici ed un

nizioni e materiale di guerra. x Nella passata notte un nostro dirigibile bombardava il nodo ferroviario di Opcina, rovesciando

poi la

Spaventosa, l'età cupa dei vi

Ma non doveva toccarla la spaventosa quarantina, felice poeta vinto! — Aveva 33 anni. R.R.

nostre fan-

terie avevano completata la conquista delle a/ture di Oslavia e di PDigrna spazzandovi gli ultimi reparti avversari che vi si erano dati. Trincee eri nemici; munizioni e matei ogni spe ti dall'avversario in rotta complet re, reparti delle brigate Casale e Pa via passarono guado l'Isonzo di cui il n aveva in partef tto saltare i ponti, esi afforzavano

sul Una colonn Ileria e di bersaglieri cic sti era tosto lanciata oltre il fiume all'insegui ento. Con a re opera le instancabili truppe del genio,

sotto i tiri delle artiglierie avversarie, gettavano i e ri ano quelli danneggiati dal nemic Sul Carso furono ieri (8), respinti nuovi nemici contro

le cime

del Monte

San

Michele

espugnati altri trinceramenti nei pressi dell San Martino.

+ Il poeta

Il numero complessivo dei prigionieri sinora ac certati supera i diecimila, ma altri continuano ad

GUIDO GOZ; LANO.

È più facile che, in Italia, sorga

aMuire

un vero novo

Casa Treves, illustrato nella copertina da una figurazione simbolica del

Bistolfi, il suo libro di vers aveva

nel

quale

ica del primo e festosamente

compresa

qualche

seguì

li-

rono ad oriente

tico — La via del rifugio, —il fausto successo, che piemon-

tese più poderoso, al profondo coloritore e paeesso era, peraltro, qua e là, om-

brato da cupi pensieri, quasi nubi di passaggio, quasi presagi d'una fine precoce, quale è stata, pur troppo e che oggi deploriamo. Mentre tutto intorno a noi rugge la più tremenda guerra per il diritto, mentre tante fortissime, magnifiche vite di giovani s'immolano in olocausto alla Patria adorata, ci sembrano forse quasi leg-

giere, quasi fatue le liriche del povero Guido Goz zano; ma ci fermano ancora certi suoi accenti, accenti sinceri di natura, certe sillabe della verit umana, che mancano in tanti poeti aulici e illustri

e che abbondano invece, caramente, in 7avo/ozza, in Zenombre

e in Trasparenze

di Emilio

Prag:

(padre di Marco), vero precursore, disprezzato una volta, ealquale ci richiama (si pensi Brianza, e del Praga!) Guido Gozzano. Questi non ha un ca-

polavoro

lirico

come

// canzoniere del bimbo di

Emilio Prag ne ha un altro, più piccolo, ma autentico del pari, /nverna/e; ed Pioggia d'agosto, rime dell'inno eterno alla Natura. Ah! La Natura non è sord:

(Il Goethe nel Faust av l'inverno.)

e mul

va chiamato sordo-m

uto

Ab! La Natura non è sorda e muta;

se interrogo il lichène ed il macigno, esso parla del suo fine benigno,... Nata di sè medesima, assoluta, ica verità non convenuta,

dinanzi a lei s'arresta il mio sogghigno.

La capricciosa psiche femminile moderna

attraverso la guerra, meravigliosamente

(che,

si trasfor-

ma) guizza, ne / colloqui, fuggevoli colloquii, tenuti spesso con fuggevoli figliuole d'Eva un po' spettinate, armate di civetteria e di bicicletta. Già, nel

precedente libercolo, La via del rifugio, la squi sita ode Un rimorso una piccola anima femminile bisbiglia, e nel fantastico, originalissimo sonetto Il sogno cattivo (sogno che sorge da un pettine di tartaruga e d'oro) è adombrata una donna ignota, la cui immensa capigliatura, fiammante forma, alla fantasia del poeta rapito, tutto un cielo.

L'io predomina. Se l’io dei grandi ci avvince, sia quello di Dante, dello Shakespeare dei sonetti, del

Byron, del Leopardi,

di Alfredo De Musset, —

l'io

dei mediocri lascia freddi, se non c'infastidisce; ma l’îo del Gozzano compie il miracolo di tornare simpatico per la sua sincerità nel verso di originale

viottoli oscuri lunghe carovane di prigionieri »

LA

GUERRA italiani

attacco

Cesarina

Rossi, l'autrice di

ù

Povero Gozzano! Mentre pensava (e da più anni

nemico

Nell'Alto

nella zona

Cordevole

di Monte

Zebio.

l'avversario,

dopo

intenso

bombardamento, rinnovò gli sforzi contro le nostre

Senza approdo, più seria, più profonda del Gozzano, del quale non ha, peraltro, la trasparenza e la voce volante.

agosto.

Sull'a/tipiano di Asiago fu respinto un violento

posizioni

sul Monte

Sief.

tato con gravi perdite.

Fu

costantemente

Sul Basso Isonzo di fronte

È

vi pensava) a un poema « delle farfalle » (l’ILLustRA-

ribut-

a Gorizia continua Il Monte Sabotino Idi della difesa ne-

ente conquistati.

Con essi

la testa d

ia è nelle nostre

move IraLiana ne pubblicò una alata pagina lirica «La messaggiera marzolina » nel numero di Pasqua)

mani;

del 6 e del 7 furono fatti 8000 prigionieri,

dei quali

le farfalle della gaiezza, sordamente limatoda una malattia, per placare il cui rodîo struggente imprese un lungo viaggio, consigliatogli dai medici, nell'India; — e ne scrisse, lieto, rapide lettere iride-

più di 200 ufficiali e fra questi una ventina

di uffi-

Guido Gozzano si vide fuggire a poco a poco tutte

i nostri cannoni

ciare il nemico

battono

la città per scac-

annidato fra le case.

Nelle

giornate

ciali superiori, un comandante di reggimento col

suo stato maggiore. I prigionieri continuano ad affluire. Prendemmo

tte si ebbero sul Zorsa/e, nelle valli Giudicarie * Lagarina, sul Pasubio, a Monte Cimone, in valle Travignolo, sul Mrzli (Monte Nero). Mantenemmo

ovunque saldamente le nostre posizioni. Una squad di 18 Caproni, scortata da aero lani da caccia Nicuport, compiva ieri (9) una bril. lante incursic

sulle

staziom

undici cannoni, un centinaio di

di

rifornimento

di

Prevacina e Dornberg. Sugli impianti ferrov gazzini militari furono gettate oltre tre tonnel te di alto esplosivo con risultati visibilmente effi caci.

Nonostantei tiri intensi da batterie

antiaerec

e ripetuti attacchi di velivoli nemici,dei quali uno fu abbattuto, la forte e valorosa squadriglia ritornò colume ai suoi

Velivoli nemici

campi.

lanciarono ieri (9) numerose bom-

be su Venezia: due morti nella popolazione e qual

che danno.

11 agosto.

—

La

ata di ieri

(10) segpa

nuova brillante vittoria per le nostre armi. verando con crescente vigore nel violento iniziato il giorno 9 nel settore

di Monte

una

Perse attacco

San

Mi

chele e di San Martino, le valorose truppe della terza Armata conquistarono tutte le fortificatissime linee nemiche sul Carso, fra il Vippacco e Monte Cosich. L'avversario in rotta completa si ritirò ad est del Vallone, mantenendo soltanto forti retroguardie sul Debeli e sulla altura di Quota 121 ad

est di" Monfalcone. I nostri occuparono Rubbia, San Martino del Carso e tutto il pianoro di Do

berdò e raggiunsero la linea del Vallone fino a Cri

Hrib.

zona

ad est dî Gorizia

fortemente trincerato sulla linea

8 agosto. — In Valle Lagarina continua intensa

l'attività delle artiglierie.

negletta

6 c.ll'11

rio, nel no intento di distrarre la no ione 0 rallentare la nostra attività sul

Basso Isonzo, tentò nella giornata di ieri (9) im provvisi violenti attacchi ed eseguì intensi bombar damenti su vari punti del rimanente fronte. A

Nella

D'ITALIA. dal

snella snodatura; verso che non s'impunta e non

giustamente

L'a

Alla memoria di un eroico soldato — il generale Francesco Luigi P 6 luglio, in un vigoroso attacco al ghiamo il promesso tributo. Discendeva egli da famiglia di prodi soldati piemontesi: giovanissimo era entrato in uno di quei battaglioni di istruzione che negli anteriori ordina enti militari preparavano i sott ed aveva iniziato quindi la sua i sergente passò due anni nella scuol Modena, dalla quale uscì sottotenente a ventun anni (er nato nel 1856) e percorse tutta la sua carriera nell'arma di fanteria. Collocato in posizione ausiliaria come colonnello (del 78.") nel 1912, fu richiamato le armi nei primi mesi del 1915, ed ebbe affidato il comando della briga no prima come colonnello brigadiere, poi come maggiore generale, «Gli ufficiali della brigata — hascritto Barzini — apà », ed i soldati lo amavano con quella dedizione veneratrice che essi hanno sempre peri capi che conducono alla vittoria. Era un generale dal volto fiero, burbero, oscuro, pieno di volontà, di energia, di decisione, con una luce di bontà negli occhi accigliati. Gli uomini erano conquistati da quell'affetto chiuso che li seguiva nell'azione dal profondo del suo sguardo, come un testimonio silenzioso e appassionato, ed hanno fatto delle cose magnifiche, segnando col loro sangue e con la loro carne le dure tappe delle avanzate vittoriose. Il generale è morto. Lo ha ucciso una granata lanciata alla cieca nel bosco mentre la truppa che egli comandava, espugnata una formidabile ridotta austriaca, mandava peri

canta, ma corre e discorre. Gli accessorii anche nuti della vita esteriore e muta e anche quelli delle cose estinte sono còlti, vivificati dell'estro del Goz-

zano; e sono quasi tutta la vita della sua lirica, come

sulla

si lancia vivo fuoco

Nelle stazioni di concentramento dei prigionieri ccertato sinora 278 ufficiali e 12072 mi litri di truppa. Sono segnalate altre affluenze.

+ Il generale F. L. BERARDI.

I successi

in altri poeti dai diminutivi eloquenti, come nell’in-

da

gendogli gravi perdite e prendendogli qualche cen inaio di prigionieri, Sul Carso con violenta ed aspra lotta le nostre lorose truppe sfondarono poderose linee di trin oramenti nemici a mordeest di San Michele e presso n Martino, ed occuparono Boschi

originale, che aleggiava in tutto il libro giovenilspensierato:

truppe

e ciclisti

citt:

proveniente dalle alture circostanti e dalla linea della Vertojbizza. I nostri arditi squadroni carica no in più punti brillantemente il uemico inflig

sista Giovanni Camerana, fu determinato da un'aura mente

della

del

i i ponti p

ieri (9) il passaggio delle nostre

sinistra dell' Isonzo. Cavalleria

accolto suo libro poe-

miseramente mancato a un altro poeta

ancora possibile verificare l'entità

bottino di guerra che risul 10 agosto. — Le operazioni rizia procedono felicemente. R

il giovane Guido Gozzano pubblicò, presso la

I colloqui,

nelle stazioni di concentrame

Non è stato

poeta che un vero novo prosatore. Nel 1911, quando

il nemico

di Monte

resiste

San Ga-

briele e di Monte San Marco. Le nostre truppe hanno raggiunto le pendici occidentali di ta I zioni e la linea del Torrente Vertojbizza. ungo il rimanente fronte consuete a strative dell'avversario, dovunque respinte. I prigionieri e il bottino preso al'nemico sono in

continuo aumento. Velivoli nemici lanciarono bombe sulla /aguna di Grado e su Venezia senza fare alcuna vittima;

qualche danno ai fabbricati. Una squadriglia di nostri «Voisin » rinnovò ieri (10) il bombardamento della’ stazione di Prghacina, dove il nemico sgombrava î materiali dalle posi zioni perdute. Sfuggendo al tiro delle artiglierie antiaree gli arditi aviatori lanciarono sul bersaglio una quarantina di bombe, devastandolo. Indi ritornarono nelle linee, incolumi

MALATI

NERVOSI

Villa Baruzziana - BOLOGNA - Informaz. a richiesta


166

L'ILLUSTRAZIONE

LA

CASA

PATERNA,

Alla signora

Rivedere dopo dieci o dodici anni il natio borgo selvaggio.... Credevo che non ci sarei più tornato, e invece ci son tornato. Si prova una sensazione singolare, che non è facile definire. Un gran salto nella nostra vita. Innanzi o indietro? Nell’avvenire o nel passato? Quei che lasciammo fanciulli ritroviamo uo-

mini. Ci ricordiamo che si nascondevano tra gli eucalitti della stazione ferroviaria, a passarsi furtivamente di bocca in bocca la prima sigaretta, e li ritroviamo che trinciano il tabacco forte su un angolo del tavolo, nella bottega da caffè. Baffuti, barbuti, abbronzati; ed erano fragili adolescenti cresciuti all’ombra di un seminario. Parlano di macchine trebbiatrici e di mosca olearia e di ricorsi alla Corte dei conti, e allora ricopiavano su un foglietto fiorito i versi del paterno Stecchetti da offrire alla piccola compagna di scuola. Ma son essi dunque o i loro padri, che noi incontrammo uscendo per la prima volta dalla casa che era nostra nella via che è di tutti? E siamo noi invecchiati o ricondotti improvvisamente, per non so che prodigio, sul limitare della nostra giovinezza? Casi imprevisti. Io non avrei mai immaginato di potermi un giorno rassegnare alla fatica di un discorso elettorale. Ho, in proposito, le mie convinzioni e i miei gusti che qui non è il momento di esibire. Un discorso

elettorale, peggio, per conto altrui.

È stato

il primo, ma sarà anche l’ultimo. Se pur è lecito insanire una volta l'anno, non è lecito più di una volta nella vita far dei discorsi elettorali, per conto altrui. Ho ricevuto, ieri l’altro, a Roma, un telegramma di un naufrago che invocava soccorso: come negare un pezzo di trave a un naufrago che invoca soccorso, specialmente quando questo pezzo trave non ci costa che il breve disagio alcune ore di ferrovia e il fastidio di un paio di giorni di ozio provinciale? Si tratta di un amico di famiglia: un compagno di studii che frequentò con me il liceo, dove egli era invariabilmente il primo della classe, finchè la licenza liceale non ci divise, mandando me a sbattere con la testa e con l’anima nelle sale umide e tetre dell’ Università, cacciando lui per la campagna luminosa a sorvegliare il lavoro dei coloni e a contare gli ettolitri di vino, in tempo di vendemmia, che la vigna paterna gli affluisce nella paterna cantina. L'essere stato il primo della classe, per otto anni, gli conferisce una particolare competenza nel calcolo aritmetico della riduzione di ettolitri a botti e viceversa. Mi ha telegrafato disperatamente: — « Vieni: necessaria tua presenza: popolo attende tua affascinante eloquenza ». — Mia affascinante eloquenza? O, buon popolo mio? certo che l'essere stato, per otto anni, il primo della classe non dà diritto al mio amico d'infanzia di essere un oratore, sia pure non affascinante; ma nel primo momento mi pareva che il suo caso non fosse poi tanto disperato da richiedere il trave di salvezza della mia

eloquenza. In famiglia mi han detto: — «Vacci, sai quanto

gli dobbiamo

». —

vero:

novetca pi MICHELE

uanto gli dobbiamo.

Linda Siciliani-d'Angelo.

so

ITALIANA

Il babbo era un uomo

di buona fede: in vita non

aveva fatto che

obbligare il suo nome e i suoi averi per i debiti e le magagne degli altri. Alla sua morte un branco di creditori si abbattè su quel poco che ci aveva lasciato come su la più facile preda. Il mio amico d'infanzia era anche, per eredità paterna, nostro creditore; ma generoso. Si offerse di comperare la nostra villetta — egli la chiamava la nostra bicocca; perchè se ancora non aspirava a un seggio in Montecitorio si esercitava fin d’allora, non ostante gli otto anni di dittatura scolastica, a diventare un uomo di molto spirito — per pagar subito i più rapaci. La mamma accettò e volle ringraziarlo. E il creditore generoso ci estinse ventimila lire di debiti. Qualcuno susurrava che la villa ne valeva almeno quaranta. Ma la gente invidiosa, diceva la mamma, si trova dapertutto. — Vacci, Renato: noi gli siamo obbligati, al signor Taccardi. E io son venuto ad asserire pubblicamente i diritti del signor Taccardi alla deputazione italiana. Ho tenuto ieri un breve discorso nel teatro grei di un pubblico disposto, non so per che iniezioni di eccitanti e di calmanti, al più disciplinato e concorde entusiasmo. Un discorso breve, ma, dicono, molto bello. Nel circolo iersera ne ripetevano, accesi d’orgoglio cittadino, le frasi che eran sembrate più efficaci a scuotere la pigrizia del corpo elettorale e a smascherare — dicevano smascherare — l'avversario. Io non so se fosse un bello o brutto discorso perchè confesso di non essere giudice competente in materia di eloquenza tribuni: Oggi riparto. L'amico Taccardi insiste che resti ancora, grida, strepita, smania, ha bisogno di un mio nuovo discorso, vuole che io assista al suo trionfo, promette di offrire non so quale trionfo anche a me, dopo le elezioni; ma riparto ugualmente. — Almeno fino a domenica. Non ti sei nemmeno riposato. Sarai ancora stanco. Sono ancora stanco, ma riparto. — Ma la Clorinda, ma la Clementina che vogliono prepararti non so che sorpresa. La stagione è propizia. Resta a goderti un po'di

campagna.

Non potrei godermela: riparto. — Verrai almeno a salutarle. La Clorinda e la Clementina ti aspettano. La Clorinda e la Clementina

sono rispetti-

vamente, la moglie e la sorella del signor Tocca Non vado a salutarle. Riparto sùito. Sono stato ieri a salutarle, prima e dopo il discorso, Ho fatto colazione e pranzo in casa del mio amico d'infanzia. Vi ho anche

SAPONARO.

tutta. Il giardino intorno non era così spazzolato

e

strigliato

e

geometricamente

liato di aiuole e di vialetti; ma

rita-

da quelle

imestre si riversava nel giardino il canto mattiniero della mamma che attendeva al telaio, e in quel giardino irto di erbacce per la capretta c'era un bambino che aveva stretto amicizia con le botte e le inseguiva voltolandosi in quell'erbacce, e si credeva felice. Intorno intorno, lungo la cancellata, non c'era quella corona d'alberi bene educati e accuratamente tosati, che mi pareva soffrissero di non so che privazione e nostal di collegiali nella dura disciplina a cui il signore li costringeva: un breve pergolato c'era in un angolo, e il bambino che si credeva felice quando divenne adulto sedeva all'ombra di quel pergolato a ripassare il trattato di Campoformioe i misteri della trigonometria; un gelsomino c’era pensile a una parete, e un

fanciulla

quando

il bambino

divenne

pi

adulto ma credeva ancora di esser felice, ogni

sera veniva a cogliere i fiorellini bianchi dalla pianta odorosa. — Vieni, vieni, — ha detto il signor Taccardi, — ti farò veder delle cose che certo ti faranno molto piacere. Riveder dopo tanto tempo il tetto natìo! È pure una poesia. Beato te che puoi goderne. Beato me che posso goderne.

E mi ha condotto a rivedere il tetto natìo

che ora accoglie il signore, la signora e la signorina Taccardi.

—

La riconosci? Di' la verità, se la strada

per venirci, incuria di questo municipio che

abbatteremo, non fosse rimasta la stessa, non l’avresti riconosciuta la tua vecchia bicocca. Guarda: ora è un paradiso. Ma lo sai quanto ci ho speso? — È mi ha aperto tre volte sotto gli occhi distratti tutte dieci le dita delle mani paffute, — Trentamila lire ho speso. Non so che cosa gli ho risposto. Ho sentito il cuore che mi diceva: — Non piangere, non piangere! — E allora non ho pianto.

Il signor Taccardi intanto mi veniva facendo la presentazione delle cose nuove che certo mi avrebbero fatto molto piacere? — Qui è l'apparecchio per l'acetilene. La casa è tutta illuminata ad acetilene. C'è sì un certo puzzo di carburo di calcio qui intorno, ma è un angolo appartato dove nessuno mette il naso. Prima, ti ricordi? le or-

tiche alte cos

Ricordo le ortiche alte così, ma non puzzavano, E quelle ortiche rappresentavano per

il fanciullo che si credeva felice il bosco, la

dormito. È una bella casa la casa del signor

selva impenetrabile, la foresta inesplorata, ove le lucertole verdi erano alligatori e le cavallette canguri e le chiocciole rinoceronti e i maggiolini non so che altre bestiacce sel-

a dietro era più povera ma era di mio padre. Dieci anni a dietro non era dipinta a lasagne rosse e gialle, mostrava anzi il musco della pietra salmastra verso tramontana; non aveva le griglie verdi alle finestre che abitualmente erano tutte aperte su la campagna,

minciò a perdere la fede nella propria felicità, rappresentarono la vita, la vita dura spinosa che bisogna traversare arditamente e punge e ferisce a sangue quando la si affronta di pieno petto. — E questo chiosco ricoperto di glicine c'è

Taccardi. Una bella e ricca casa: dieci anni

perchè il sole, l’aria, l’odor del verde, il canto delle cincie e delle cicale la penetrassero

vagge.

Più

tardi, quando

mai stato? Lo ha voluto la Clementina. Clementina ama molto i chioschi e il gl

Berte 2g

dh,

l'adolescente co-

SPARTA la Lp 99 Ly tare


L'ILLUSTRAZIONE

ITALIAN

E queste sedie di vimini c'erano? La Clementina lefha volute. Ama molto le_sedie/di vimini la Clementina. Qui nelle sere » d'estate, alla luna, è il giardino incantato. Quel poveroZuomo di tuo padre ci"aveva fatto la ca-

anno in anno la mia statura :— Renato, 25 settembre 1899; Renato, 3 maggio 1900; Renato,

— —

Dia il bastone. Dia i guanti.

7 ottobre

—

Si tolga il colletto.

—

Vuol cambiarsi

panna per la capretta. Una vera profanazione. Già, quel povero uomo di mio padre non aveva da spendere trentamila lire per sè: le

con

—

pezzo,

con

E sì, era lo studio

persiane

tutta

notte....

Non ho sentito il resto. Ho sentito il canto delle mie porte nelle notti insonni dell’adolescenza, quando scompigliava quella musica i

pensieri dolorosamente avviluppati nei legacci della sineddochee dell'ipotiposi, e apriva al-

noce

....I gradini di marmo,

le bussole di

massiccio,

di lucente

tone....

le maniglie

Fia IL MIGLIOR

son voltato.

Ed egli, il povero uomo,

seduto alla-scrivania, ieri, lavorava, lavorava come sempre ha lavorato. Ha trascorso tutta la sua vita lì, alla scrivania. Mi ha guardato, mi ha sorriso, mi ha accennato: «Ritorni?» « Babbo! Ma l'irruzione della signora Clorinda e della

signorina Clementina lo ha mandato via. È

daroba in quell’angolo, al posto della piccola scrivania; e al posto del babbo, dileguato, la signora Clorinda e la signorina Clemen-

tina, tutte un pispiglio di passere petulanti. — Venga di qua.

ot-

— No, prima di qua, nella sua camera.

lo cercavo dietro la porta d’ingresso qualche non ho ritrovato. Era tutta una scala di linee orizzontali che veniva segnando di

cosa

Ma di su la soglia mi

rimasto non so se un attaccapanni o un guar-

l’anima non so che spiragli su una vastità di orizzonti popolati d’imagini luminose.

—

fermato

proprio lui. Quello una volta era del babbo: lì, presso una finestra,

era la sua scrivania.

verdi, con tendine di fine batista! Senti come son ferme! Non cigolano, sai, per vento che tiri. Una volta la tramontana le faceva cantare

son

Nulla.

tre stanze.

— Entriamo. Vedi le porte? Tutte dipinte a di un

mi

un soprassalto.

E ho seguìto il signore della casa nelle al-

buon latte appena munto e forse non odiava vetri

ha cancellato

Che guardavo?

aveva spese per gli altri. E amava molto il con

La calcina

— Che guardi?

le profanazioni. nuovo,

1901,... —

tutta la mia adolescenza. Traversando una stanza

Non

—

vuol vederla? Non vuol riposare un poco? Dia il cappello.

le scarpe?

— Si metta in libe Penso che, sdrucciolando su

la via della gara, mi avrebbero svestito completamente. E lui, l'egregio signor Taccardi, rideva nella pi faccia, e credo anche nel cuore, beato. Non ricordo di aver mai invidiato, come quel giorno, il riso degli uomini. Mi ha condotto su la terrazza. L'aveva inalzata di un piano, ne aveva fatto quasi una torre. — Ti piace? Guarda che orizzonte sì ab-

braccia! Si gode di qui un paesaggio incan-

tevole. Puoi ben dirlo. (Io non dicevo nulla, io non godevo nulla.) La città sembra pic-

cola, bassa, tutta raccolta ai nostri piedi. intorno, guardo

tutti i villaggi

vici

Li ri-

conosco a uno a uno. E la strada, e la ferrovia, e il mare.... (Nulla, nulla, io non vedevo nulla. C'era più sole allora, c'era più verde

allora, c'era l'infinito, allora, torno.... Forse perchè c'era anche nell'anima, allora, l'infinito.) A tavola

sono

stato messo

a sedere

tra

la gara s'è rinnovata

pareva

regolarmente

nell'ingozzarmi di ogni sorta di cibrei. Mi che

piatti;

mangiassi

ma quei

due angeli

i miei

custodi avevano

Un sorriso dopo essersi raso SAPONE da BARBA ia BASTONI

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L'ILLUSTRAZIONE

un'affettuosa paura che io rimanessi digiuno.

cio. Mi son voltato e non ho visto se non il

Come si può improvvisare un discorso elettorale

a stomaco

braccio e il volto della signora Clorinda. Alla mia destra il posto era vuoto allora; ora sedeva la signorina Clementina, non meno della cognata tenera e rugiadosa. Penso che

vuoto?

— Checco, diglielo tu che mangi.

Il mio amico d'infanzia anni il primo della classe:

è stato per otto non è colpa sua

se lo han chiamato Checco. E Checco mi dava l'esempio divorando i suoi piatti da bue. E tratto tratto scoppiava in un grido d’ammirazione: — Il capretto è un capolavoro! Opera tua,

Clorinda? o tua, Clementina? Sedeva al posto del babbo; ma

il babbo

non era un ghiottone e non soleva parlare di capolavori, a tavola. Tratto tratto io alzavo gli occhi dal piatto e vedevo la cara

faccia lì, di rimpetto a. me su l'ombra, che

si allontanava e svaniva del signor Taccardi. Il babbo aveva un volto serio, disposto a

malinconia, tutto soffuso dalla bontà mite e accorata che esprimeva dagli occhi pensosi ora mi guardava con occhi come se avesse

pianto. Per me, babbo? Ma ecco un grido: — Questo timballo è tenero come il latte! Opera tua, Clorinda? o tua, Clementina? E il triste volto si dileguava. Mi rimaneva negli occhi un pezzo di terra e una croce, oltre quella parete della casa, oltre il muro

del giar

La signora Clorinda mi sedeva a sinistra, come una volta la mamma soleva, quando eravamo in tre. E aveva nella voce non so che di tenero, di quasi materno la signora

Clorinda. E una volta che ha allungato la forchetta nel mio piatto per lasciarvi cadere

non so che leccornia, mi è parso di dover vedere il braccio della mammaJoltre/-quella forchetta, e il volto della mamma oltretil‘brac-

ITALIANA

forse accettai dalle sue mani, involontariamente, più doni che non prendessi dalla signora Clorinda. O questa è stata un'illusione del caro amico d'infanzia, il quale ha cominciato a vederci

non

so che principio di un

suo forse premeditato disegno, perchè al levar della mensa

domanda:

mi

ha investito con questa

— Di’, e riaverla così un giorno questa villa, sarebbe un bel guadagno, eh? Mi pare che non gli ho risposto, perchè il fumo della sigaretta mi si è cacciato nella

gola. Dopo un colpo di tosse, gli ho detto: — Andiamo al comizio. Su la soglia egli ha conchiuso la sua domanda con un'affermazione: — Ora la villa vale sessantamila lire. E siamo usci Così non

fossi più tornato!

molto morbidi e materasse molto soffici. Lei doveva venire e non è venuta. Doveva chiamarmi, con un susurro, traverso le fessure delle imposte, e non mi ha chiamato, doveva dire: « ti aspetto » e non mi ha detto niente. Anche allora, dopo un mese, l’attesi inutilmente e non venne più. L'indomani mi dissero che era malata; poi la portarono lon-

tano in una mattina che ancora

nel ricordo

mi appare tutta squallida e greve come sotto

una pioggia fitta e fredda e interminabile di dicembre: era invece tutta piena del sole di giugno. La portarono in una fredda casa triste, perchè rideva e piangeva fuor di proposito e non ragionava più e usciva in ismanie e gridava parole atroci, lei così pura e modesta e timida, con quelle labbra che mi pareva non avrebbero mai saputo far altro che mormorare dei baci. Io non ho mai capito che ignota forza maledetta abbia potuto rompere un così tenero cuore e riempiere d'ombra un cervello così primaverile.

Allora ci furono due volti amati che mi si

piegarono sul

letto a confortarmi.

Ora

uno

Invece ci son tornato per dormire. E sono stato messo a dormire nella camera che era stata mia. Avrei voluto dire: — « No, portate

non c'è più e l’altro è lontano. E però torno subito a ritrovarlo. Riparto.

il letto altrove, in cantina,

piangere! »— Ma dirgli.

nel

solaio, all'a-

perto; ma fuori di qui». — E non ho detto nulla. Perchè non ridessero di me? Forse non solo per questo. Certe sofferenze chiudono un loro aroma che inebria come una gioia. Una

bella

camera,

con

pareti

dignitosa-

mente dipinte, con un letto monumentale di mogano — o il mio lettino di ferro, con giaciglio ruvido, basso stretto quanto una cuccia! — con lenzuola molto fini e guanciali

E il cuore mi dice: — « Non piangere, non Perciò

quando

io non

posso

mi

l’amico prossimo

alzo

più obbe-

deputato mi vede gli occhi rossi —

la stan-

chezza,

caro mio; tu devi riposarti ancora una settimana. — Che sia proprio necessario essere stato otto anni di seguito il ‘primo della classe per non capir certe cose? E riparto subito. MicneLe SAPONARO,

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CIETÀ ITALIANA

— Ecco una figlia perduta! E il peggio è che lealtre sorelle seguiranno l'esempio!.m.

morto sul colpo; nna ventina di persone

sono rimaste più o meno ferite.

Biella. Due donne sono state trovate necise a Graglia: tali Giovanna Ansel-

3. Londra. Il battello-spazzamino at metti 6 sua nipote

Ginsoppina, aggredite

lario Olacton è stato silurato® ed affon- e finite a colpi di falcetto a scopo di ato nel Mediterraneo orientale, Due uf- furto, La loro abitazione è stata poi in-

cialî ingegneri, un

moccanico, un fuo- cendiata.

acinali colonici elacaserma dei carabinieri. Varazze. Un grosso cetaceo del peso

di 223 chilogramani è stato catturato al largo

di Arenzano

dal

noto

pescatore

Giovanni Robello che dovette lottare col

isce colossale per circa due ore, Si tratta un soggetto della famiglia dei deltiui, ma non ancora esattamente definito: è

hista ed un marinnio mancano. Un ufPorto Maurizio. Per stupide vantorie stato esposto a Varazzo, @ sarà quindi ciale è 4 faochisti sono rimasti legger- austriacnesche arrestata la maestra éle- spedito al Museo del Principe di Monaco.

rente feriti,

4, Marsiglia. A_25 miglia circa dalla

osta francese sommergibile anstriaco af-

nda il piroscafo Siena della * Veloce n. 3. Berlino. Un violentissimo uragano

mentare di Montechiarngolo (Parma) Tal-

bolli Giuseppina di Comncchio.

Milano, Al Carcano riunione degli nl-

Londra. Henderson, ministro dell'istro» zione, laburista, ha date le dimissioni. 9. Roma, Nella capitale e in tutta

tra-interventisti, con discorsi del sindaco Italia generali esultanze per Ja prosa di di Pavia. Lo

del deputato sindacali»

satenasi nella Germania orientale è set sta De Ambri, e dell'ex-deputato Podrec-

Gorizia, oggi ufficialmente annunziata. Per consultazioni riservata presentarsi ovvero serivare son francobollo direttamente al Pallanza. Arrivano i ministri Arlotta Prot. Dott. P. RIVALTA - Corso Magenta, |0, Milano - Vixito mediche dalle 133/9 .Ilo 1, » Tatet. 10339.

danneggiando le campagne: ca, direttore dell'Asino ; tutti per la di è De Nava, che hanno oggi steaso una chiarazione di guerra dell’Italia alla Ger- conferenza col ministro inglese RunciBerlino i danni sono notevoli. dom, 6. Torino. Sal Monviso nel po- mania. man, l'ambasciatore inglese Rennel Rodd Bergamo, Il capitano aviatore Marti re. eriggio un gruppo di ufficiali de) 3,° al. ini, battaglione Pinerolo, in distacca» nelli, correndo di sera in motocieletta a st. Alla Camera il conte Karo-

entrionale

\ento a Bibiana, parte per mu'escursione.

inida

ime

la

comitiva

Franchetti,

il

coi

sottotenente

sottotenenti

Si

randi e Valfrè di Bonzo. Giunta la cotiva ® circa due motri dalla vetta del iso, nell'attraversare nn canalone il s0tprecipitando tin burrone e restando c Savona. Vasto incendio arde da tre orni nei boschi sulle alture di Vado igure di proprietà dei Comuni di Vado egno © Giuliano, I presidio di a inviato sul Inogo truppa cui si sono egiunti per l'opera d'estinzione i con-

Bergamo

con

soldato, è andato ad lyi spiega il distacco del suo partito dal-

un

urtare contro nu carro carico di botti l'opposizione; ed afferma che gli unghetina delle qualî, cadendo, Jo ha schias: resi combatteranno per la integrità dolciato; il soldato è rimasto ferito,

Firenze, Un vasto incendio sui monti

l'Ungheria e la difesa dolla Transilvania; è Tisza rivolge severe parole ai nemici

estendendosi

rumeni dell'Ungheria. Washington, Le dune Camere hanno presto sull’ altro versantò votato un bill per l'esercito, che prevode

sta mattina

si è potuto

in feccia a Firenze, nella Jocalità detta L'Incontro, si è svilnppato l'altra sera, dell’Antella per

circa 8 chilometri. Que-

finalmente cir.

coscrivere il fuoco morcò l'opera di squa» dre di boscaioli che' hanno abbattuto una

un credito di 267,497.000 di dollari.

Nova

presero

York, Settemila scioperanti ri-

il lavoro

avendo

quattro grandi

compaguie di trasporti accettato di sot-

grande quantità di alberi. I danni sono toporre il loro conflitto all'arbitrato, e

gi. Il Consiglio nazionale del pardini e le guardie forestali. L'incendio, imentato dal vento, si è esteso anche tito socialista francese vota la mozione le boscaglie soprastanti alla borgata di Renandel per la liberazione dei territori

le compagnie dei trams

chieste degli impiega

accettato le ri-

10, Roma, La Gazzetta ufficiale pub

blica decreto

Inogotonenziale che sotto-

invasi e jr? il ripristinamento del Bel pone al sindacato del governo le aziende avagnola: danni ingentissimi, Cagliari, Sulla spiaggia di Muravera gio e della Serbia. commerciali dei nemici; ed altro decreto Peronne, Da oggi, per effotto delle ar- che vieta ai cittadini e suddi i giovanissime ab datrici di mantaliani

tiglierie francesì, ite dall'apparente poca profondità del- in fiamme.

irle vollero prendere un bagno. Ingan-

questa

antica città è il commercio coi nemici e coi loro allenti

Bucarest. È avvenuta mn'esplosione nel

Londra. Lord Wimhborne è stato no- polverificio di Dudesti: rimaste uccise equa, s'inoltrarono, rimanendo d'un ‘atto travolto in nn gorgo. Quattro di minato nuovamente vicerè dell'Irlanda. 62 persone e ferite 102. Due serlatoi di sse, corte Giuseppa Dejana, Ersilia Si- Lisbona. Al Congresso i ministri Sca- etere scoppiarono, Fra i morti sono il o, Marianna Cannas e Virginia Sesto, res e Alfonso Costa hanno reso conto colonnello Albu e il direttore. capitano fogarono, le altre due furono salvate della missione compiuta all'estero, In un Savopol, i ana compagna rimasta sulla spiaggia. vibrato discorso Almeida ha fatto l'apo- — Scoperta nelle poste rumene frode Parigi. A) Congresso socialista fran- logia delle nazioni alleate al Portogallo, por 6 milioni e centomila lire commessa Berlino. Il Prewssischer Statsanzeiger da ‘certo Filotti, sindaco di borsa. e prevalgono gli elementi contrari alla

presa fra

socialisti dei rapporti inter-

azionali.

pubblica nna notificazione del ministro dlelle

Finanze

che

mon

si considera.

dice che il trattato

‘Berlino. Il dott. Mayer, redattore del ortwaerti, è stato arrestato, Venne per

doganale edi navigazione tedesco-italiano

| Vorwaerts è il più ostile al partito

sui prodotti del suolo è della industria italiana, Tokio. L'ammiraglio Kamimura — uno

più come

11, Pallanza, Saconda giornata del con-

vegno

anglo-itàliano;

i ministri

fanno

una gita sul Ingo. ed Arlotta e Runci vigente da man scambiansi brindisi.

nisita la sua casa e il' suo ufficio al gior parto del Governo italiaro, perciò d'ora Milano, Il Senitorè Luca Beltrami ile, Il motivo dell'arresto èignoto. Ma innanzi anche da parte tedesca si appli offre al ministero dell'istruzione pubblica sr è fl più rivoluzionario dei redattori cheranno i dazi della tariffa autonoma L. 10,000 per i restauri ni monumenti ficiale. Teheran. I ministri di Russia è della ran

Bretagna

da

nna

parte

e il go-

degli oroi della battaglia di Zuscima —

veno persiano dall'altra hanno scambiato

è morto,

vo che consolida le amichevoli relazioni

messo in sciopero, chiedendo un anmente

ole, in cui constatano l’accordo dofini-

sglo-rmaso-porsiane 6 risolve favorevol-

Ì

Nova York. Il pemonalo dei tranis $è

di Gorizia.

—_ A sera. al Conservatorio. con coni

farevza del dep, Cappa, presente Salamdra, solenne commemorazione di Cesare Battisti,

Schio. Incendio ha devastato il teatro

ridotto a magazzino della sussistenza midi salari. Il personale delle lino sotter-| litare. Fortunatamente il fuoco non ha

ente le questioni dell'organizzazione fi ranee ed aereo decise di nccottare un potuto -propagarsi nè alla splendida sala

inziaria é militare,

Washington. Il generale 0;

compromesso che comprende un auniento

di salari è altro concessioni,

del ridotto nò

al palcoscenico.

Venezia, Nell'incorsione fatta questa

8. Pallanza. Festoso accoglienzo al notte sulla città da ilrovolanti nemici viato al governo degli Stati Uniti ita nella quale si felicita con gli Stati ministro inglese del commercio, Runci- distrutta completamente. l'antica chiesa niti per il lodevole sforzo tendonte a man, qui arrivato con la signora, per di Santa Maria Formosa re danneggiata

gginngere la soltizione del conflitto;

Biste nel reclamare

l'accettazione del.

trovarsi con ministri italiani.

s

Brescia, Il conte Giangiacomo Morando,

di vista messicano, e chiede il ri- depututo di Chiari, ha depositato alla Banca d’Italia Ja somma di lire 60000 7. Roma, Sulla ferrovia elettrica da Ro- in cartelle del Prestito Nazionale, intea a Genazzano, ‘ad un treno composto: standole al prefetto di Brestia perchè ne upa motrice e di una carrozza rimor- sin erognta-la rendita ni mutilati ed

to

amo delle truppe americane.

Ù

a forte velocità, dopo la stazione

quella ‘dì San Pietro in Castello.

Cantiari. Verso mezzogiorno, nei pressi dell'Ospedaleterritoriale della Crocs Rogsn îl prof. Antonio De Cortes, docente di

medicina all'Università e direttore del stesso Ospedale, dopo tirati parecchi co!

ili rivoltella contro il dott. Virgilio Stoc-

‘chino, addetto all'Ospedale medesimo, fe rendolo mortalmente al midollo spinale

Montecompatri, il gancio d'attacco si spezzato e il rimorchio si è cnpovolto. Cremona. Un violento incendio a Vai: ed al polmone, si è neciso, n muratore, certo Leonzio Gentili, è late ha distrutto interamente alcnui ca- saltare la cervella.

facendosi

È USCITO

Racconti per 1 convalescenti, « Moisè Cecconi CINZIA DORIIANONI È VAGA aÌ RRITALI VAAVOA, Rorroni, Wa.dvO, NÉ PALAEICO, 13,1 GioinIÀ DoS, eun 6966-08,

Jara 200:

a

20 marzo 1916da

GATTI, Tenente colonnello diStato Maggiore .,, LL 1—

«Il pensiero scientifico tedesco,

la civiltàelaguerra, sura

« Le presenti condizioni militari tenuto il21 apri della Germania. leDiscorso 1916 a Torino da di GELO GATTI, Tenente colonnello di Stato Maggiore 1 — «L'insegnamento di Cavour, di

WUFFINI \. li...

«Quel chelaguerra

ci i

« Gli Alpini, Sr DE SAINT-MAUDI SRESCRRARE La città invasa, idi PAUL Dì PROSSIMA

PUBBLICAZIONE:

i

Il miracolo francese, ® "!°7èRam.

Laletto filosofia e la guerra. Pili nell'Aula Magna della Regia Università di Palermo il 22 novembre 1915, dal professore ERMINIO TROILO.

Le prerogative della Santa tenuta

Conferenza e la guerra. nell’ Sede E Università. popolare di Torino il 24 aprile 1916, da MARIO FALCO.

Pre DIRI DEI, Dirigere commissioni e vaglia agli editori Fratelli Treves, in Milano.


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L'Illustrazione Italiana 1916 n.34 by Biblioteca Militare - Issuu