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L'Illustrazione Italiana 1915 n.44

Page 1

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XXIII settimana della Guerra d'Italia.

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XXIII settimana della Guerra

d'Italia.

sn lo di Bezzecca riconquistato per la seconda volta dalle font ina = Istantanee di tutto il fronte 9% guerra nei Balcani (4 inc.). — Uniore ‘ora di riposo taoe Her e Forcella (6 ine.). zioni intorno a T: mino strette dalle Rea L'aifresco del Tiepolo nella chiesa veli Scalzi a me: trincee. — Per il giorno dei morti nell’anno della santa guerra cairedenzi itonacci, Banchelli, date tratti: | att. Ferravilla; Pittòri; miss Cavell; Emprin.— ‘aduti combattendo per la 1 Patria: a praslo Amm illeri, leMa, ,gistris, De Poli, Duca, Durazzo, Fineschi, Boschi, Calevenna, Cavaroochi, Cornaglin, Corso, Costa-Azara, Curti, Debernardi, Delfini,DI Pettinau, Picciola, Poletti, ‘Provenzano, Roscio, Ro! jo, Schreiber, Savini, Sobrero, Spina, Tardive) Garrone, Giri, Loiola, Mastropasqua, Tinti, Trerè, Viscardi. i, canzone di Luigi ORSINI.— Fucile e ‘vomeri impressioni di guerra fra i campagnoli, di Clarice TARTUF. Nel testo: In memoria di Decio Ra, — Il giorno dei morti, di Renato SIMONI.— ‘orriere, di Spectator. — Lettere dal Trentino, di Alberto T

LIBRI

SULLA

GUERRA.

nascerà domani, dopo ha tratteggiato situazioni che si presta. che, conclusa la pace, gli Stati maggiori yano a ripercussioni meditative di non stabiliranno con fredda analisi di con- indifferente importanza, ci sarebbe parso fronto gli esatti valori delle singole azioni più pieno e più significativo tutto il li e dei mezzi impiegati» e in altro punto ci bro se su quelle oltre che su tutto il re Ecco due nuovi lavori che arricchiscono la lore reciproco. iù numerosa biblioteca guerresca. Se il primo In altre parti della dotta sua conferenza egli avverte che gli attuali scontri aerei non sto, ottimamente e con vera passione

STUDI

esercito dell’aria

richiama l'attenzione del Bravetta ed egli ne espone gli elementi costitutivi ed il loro va-

MILITARI.”

biquesti lavori è troppo breve e troppo com- tratteggia alcuni episodi dell'attuale guerra sono che il principio larvale degli innu- esposto, si fosse più a lungo adoperata pendioso per essere di grande utilità all’uffi- marittima quali l'affondamento degli incrocia- meri cozzi che avverranno domani quando la pazienza dello scrittore. ciale di marina, sembra invece assai adatto tori inglesi Abouk: 'ogue, Cressy, e dopo, le dreadnoughts dell’aria Zeppelin e diChe ove poi il lettore abbia facoltà di i profani ai quali, aiutato da numerose fo- dilungatosi ad esaminare l'opera dei sommer- rigibili perfezionati, coadiuvati da intere far da sè tali completamenti, diremo così ie dei diversi tipi delle navi da guerra delle gibili, passa ad esporre l'azione del cannone d'aeroplani, biplani, monoplani per- di riprove umane, il libro del Brazzà è li nazioni, può dare una idea abba- in queste lotte e ciò che viene dimostrato dalle flotte chiara dei più importanti problemi con- recenti battaglie navali e l'’ammaestramento che fezionati — torpediniere dell’aria — si lan- pieno d’interesse e traboccante di dati. si coll'opera delle forze navali. poleni della supremazia o meno

DE

deve trarsene, dal che può argomentarsi ciò ceranno in vere battaglie aeree le une conche saranno i prossimi combattimenti navali. tro le altre; il Savorgnan di Brazzà non Sono varie quanto

delle art ta;ie e delle corazze, vi sono espo: in modo da essere intesi pure dai non competenti.

Ma

anche

altre pa

ugualmente

inte-

interessanti

le molte que-

a |stioni che nel corso della esposizione vengono

accennate e sulle quali si richiama l’attenzione del lettore. Come il precedente lavoro, del quale venuti parlando, anche questo ci sem-

può scuotere la nostra indifferenza riguardo ai mezzi, abituati ormai come siamo a scorgere negli urti degli eserciti non

più i soli elementi della forza e nemmeno

le contingenze politiche a quegli scontri lex nti ha il libro: le phdizioni della nostra ssai utile, specialmente ai profani delle flotta sono esposte in un capitolo, mentre altri cose marinaresche perchè varrà a dare loro il gati, bensì a vedere in essi e nei loro risultati, tutta una rivelazione della consistenza

trattano di quelle delle altre nazioni. I sommetgibili, le mine sottomarine, il dominio del

giusto valore, la portata e la vera

zione di quelle notizie della guerra

interpreta-

marittima

delle nazioni e dei loro valori interni.

mare quale si pronuncia nell'attuale guerra, la che i giornali saranno per darci. Ma il Savorgnan di Brazzà non avrà l'invasione dell’ Inghilterra, il (Rassegna Nazionale di Firenze.) R. CORNIANI, nemmeno pensato, scrivendo il suo libro, nuovo Mediterraneo: questi sono altrettanti ai fine dell'Eden,

gomenti brillantemente svolti dall’Autore il c volume si chiude con delle tabelle nelle quali

sono esposte le forze delle principali flotte

europee. Il popolo italiano, il quale, rinchiuso come

è fra due mari, dovrebbe essere un popolo eminentemente

marinaro,

pur troppo in mas-

sima parte non si interessa abbastanza di quanto si attiene alla marina, così di guerra

come mercantile. Ma la presente guerra nella quale le nostre navi sono chiamate ad un grande e glorioso compito in questo momento al-

menor

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voro del quale siamo ye- stessi desideri, la convinzione profonda, generale sicchè nuti dicendo servirà a far intendere e seguire nata con la sua carne, della impossibilità gli avvenimenti navali che vanno preparandosi anche dai profani e a dare loro qualche no- d’un superamento di sè stesso, specie con zione sui principali problemi attinenti alle azioni i mezzi materiali, se non fosse per que-

Il Savorgnan di Brazzà è in questo senso tutto preso dalla sua materia. Egli

si è proposto di far la storia dell'aereonautica dalla prima mongolfiera via via per tutti i tentativi di applicazione pratica e militare fino alla nostra guerra lista, dirò quasi innata esperienza delle bica in cui il lavoro aereonautico degli navali. Nel fascicolo del 1.° luglio questa rivista possibilità, quale accensione di febbre ultimi anni ebbe, al, dire del Brazzà, la sua «prova generale» fino alla attuale avemmo a dire di un lavoro di Ettore Bravetta dovrebbe comunicarci un libro in cui, olsu 7/ mortaio da 420 e l'artiglieria terrestre tre alla documentazione di prodigi ope- guerra in cui i mezzi aerei, dopo il prinella guerra Europea. Ed oggi ecco un nuovo rati nell'aria da macchine. non ancora mo impiego in Libia, hanno potuto avere lavoro del medesimo dotto capitano di vascello più vasta applicazione e dare risultati il quale ci offre in un volumetto rosso la con- certe nella guerra attuale, si accenna qua senza dubbio sbalorditivi. ferenza da lui tenuta a Milano il 4 ed a To- e là a miracoli che potrebbero essere _ E nel suo intento il Brazzà è riuscito. rino l'8 febbraio 1915. Dopo aver mostrato il compiuti in un prossimo avvenire!

carattere marittimo e coloniale della presente merra ed espostine i fattori materiali

e morali,

E invece nessun rimescolìo di sangue

È riuscito

perchè, semplice

quantunque qua e là forse una maggiore e più desta volontà di penetrazione avrebbe potuto aprire squarci considerevoli per

nuove visioni oltre la immediatezza dell'argomento, E non si dice ciò a caso: il comando del mare nè questo vien diminuito dall'azione dei sottomarini nemici, mentre le lottino per terra, sia per mare, sia in perchè il Brazzà in alcuni ha rasentato grosse corazzate tedesche non sì attentano ad cielo. E in verità un esercito, una flotta ed accennato problemi e situazioni che aglia, la marina mercantile tedesca e domani una flotta aerea, vinceranno il una maggior facoltà di penetrazione avrebriparata nei porti non osa muoversi ed il com- nemico solo a patto che dietro d'essi vi be approfondito dando conseguentemente mercio germanico è arenato. Ma quale ufficiale sia una nazione, moralmente forte, vital- al libro più ampie linee di significato. italiano, è la nostra marina militare che più mente giovane, vigorosa nello spirito. E perciò mentre tutto quello che riE per quanto non si senta di questi guarda la storia dell’areonautica, fino alle carenti. La marina nella guerra attuale. che ripetere leggermente il con- recentissime esperienze della guerra, (chè (L. 1,50).- Errore BravartA, Alcune manifestazioni giorni del potere marittimo. (L. 1.) - Milano, Fratelli Treves trario, nei fatti, la resistenza d’un anno pure era difficile porre in rilievo per l'od’un esercito trincerato, esprime il valo- scurità in cui con avvedutezza sono state (Quaderni della guerra). re della na- lasciate dagli Stati maggiori), è dal Brazzà zione a cui esaminato ed esposto con chiarezza e soappartiene, brietà; organicamente integrato in ogni quanto altra sua parte, e considerato nello spirito di volta avreb- ogni organizzazione, e nella disposizione be fatto la di essa ad accoglierlo; mentre anche campagna tutto ciò ch'è tecnico e particolare nel d’un mese. libro è reso caldo e comprensibile a tutti Così quan- dalla passione stessa che anima chi scrido l’autore|ve ; l'elemento umano del libro difetti del libro o- e non che noi avremmo potuto pretendierno: La derlo dal Brazzà, il quale ha inteso di guerra nel- scrivere un libro d’areonautica e non un l'aria (Treves, romanzo; ma visto ch'egli non è stato ed.L.5) ci dice sordo a certe spontanee risonanze: e qua che «il vero e là, senza forse nemmeno accorgersene, ‘grado questi sforzi,

possibile è eguale per gli uomini

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e modesto,

ci avverte una curiosità nuova, nè. ci sol- si è limitato ad una esposizione chiara,

Manico fa Blevareoia prevalenza navale del- letica l'avidità di sapere, di leggere nel l'Inghilterra, come pure gli apprestamenti dei futuro. Francesi e dei Russi e gli sforzi dei Ted Perchè in fondo sappiamo, come per ina di guerra. Mal- ogni altro fatto umano, che il limite del

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SCIARADA : SENSI-MENTI. | PAROLA DECRESCENTE


FRI LI L'ILLUSTRAZIONE RASSEGNA

la guerra, con l’urgente bisogno di danaro in misura insospettata, ha mutato profondamente il

bilancio dello Stato. I governi per provvedere alle

a grande banchiere della vecchia Europa. E il mutamento radicale

dei bilanci degli Stati non è stato

soltanto in questo

aumento

straordinario, vertigi-

noso del loro passivo, ma è avvenuto anche nelle voci delle ordinarie spese annue giacchè alla crea-

zione dei prestiti si associa l'obbligo di un annuo pagamento degli interessi. Per dare l'idea, soffermandoci

sulla sola cifra ri-

sultante dall’ammontare dei due recenti prestiti zionali del dicembre 1914 e

na-

1915, lo Stat italiano dovrà corrispondere ai luglio possessori delle cartelle che

li rappresentano

interessi annui. occorre

provvedere con

una

lancio ordinaria, annua.

entrata

di

Ecco la ragione dei nuovi provvedimenti finan-

ziari che indicano .il proposito di provvedere senza ritardo alle necessità di bilancio create dalla guerra,

apprestando i fondi indispensabili al pagamento degli interessi dei debiti contrati e da contrarre.

L'imposta sui riformati.

353. per coloro

cito. Ma a questi cittadini che pure lavorando

come

€ questa

larga schiera fu naturalmente

solerzia grande non

la vita, godendosi

pri affari, doveva

che riforniranno l’eser-

rischiavano

il supremo

con

ipropri agi e attendendo ai bene, pro:

che le

nazioni dovessero tendersi nell'unico sforzo militare trascurando

le fonti della ricchezza nel tempo della

lotta; fu dimostrato

di uomini

invece che

una

larga

schiera

era necessaria dietro le fila dei combat-

tenti perchè la vita della Nazione pulsasse normale:

quei redditi che già all’estero si ricercano

«utili di guerra » e che come tali gravemente Nuove

tasse

sugli affari,

Dopo le due imposte nuove, sui riformati e sugli amministratori, vengono le modificazioni alla legge

mincia così a sperimentarsi nella determinazione del

per la tassa sugli

a vemre. La scala del tributo individuale andrà cioè da sei lire per i minori redditi a lire tremila per

come un male temporaneo inevitabile. Gli aumenti di bollo e di registro andrebbero esaminati tec

reddito personale dei

e l’esperienza le sarà preziosa per radicali cittadini, trasformazioni tributarie

coloro che godono delle maggiori fortune. L'imposta sugli amministratori delle Società Anonime.

La imposta sui consiglieri delle Società Anonime

non ha trovato lo stesso generoso e largo consenso

di quella militare. È troppo giusto che gli interes-

sati non l'approvino: ma si comprende che essendo

essi i toccati manchino di obbiettività nel giudizio. Questa imposta ha carattere personale e dovrà

es-

sere corrisposta da ogni Società Anonima per conto dei suoi amministratori sulla quota di utile che tocca a ciascuno di essi con diritto di farsela rimborsare

esempio, L. 10000 per ciascuno de’ suoi ammini stratori, aveva già pagato 1000 li; chezza mobile per ciascuno di es i; ma non è meno

questa tassa fa chiaman-

alcuni di

sì tassano. Ciò, si dice, accade in Germania.

imporsi un tributo.

La nuova imposta militare si applicherà col nuovo anno: e il criterio nella determinazione di essa per ogni individuo sarà il reddito. La finanza nostra co-

È oggi adunque un fatto compiuto che si volle mettere in ridere tempo

allora

dai consiglieri per conto dei quali la paga.

Il concetto che ha informato la istituzione di tale

spesso percentuali elevate sui redditi di una società magari occupandosene ben poco, non pagavano su esse nessuna imposta. È vero che quando una società assegnava, ad

vero che

l'amministratore incassava

le 10000

lire,

come un utile netto per lui, non pagando un soldo

di tassa.

Lia nuova imposizione ha quindi carattere equità non solo nella natura sua, ma anche nella diprogressione con cui si applica, con particolare aggravio

affari e alla tariffa dei diritti ca-

tastali, modificazioni le quali comportano un inasprimento alle tasse di bollo, che deve accogliersi camente: e le colonne dell’ILLustrazioNE non sono sede adatta per tale disamina.

Gli aggravi non sono di lieve importanza, ed è certo che se potranno più facilmente essere sopportati dai commerci e dalle industrie che dalla guerra ritraggono lucri speciali, saranno invece sentiti dolorosamente da tutti i commerci che dalla guerra ebbero danno. Senza dire che un grave disagio portato dalle nuovissime disposizioni presso tutti iècommercianti, dal piccolo al grande, con una casistica che disorienta ed espone a contravvenire involontaria-

mente alle disposizioni di legge e a rischiare frequenti multe.

È senza dubbio questa

modificazione

alla

che i

pratici della fmanza. nei Ino primi comfanno

menti

salire

a circa

60 milioni

per

anno. Questo fine soltanto la deve rendere bene accetta pel momento, in attesa di una nuova razionale ri-

forma di essa o meglio di un nuovo miglior assetto

del nostro sistema tributario.

Il recente decreto-legge inasprisce di bel nuovo sui cinematografi, rincarando il bollo sui biglietti d'ingresso agli spettacoli. Il lieve sacrificio

la tassa

sarà ben facilmente sopportato dal contribuente che

vuol

divertirsi, mentre

le cautele con

tassa si applica darà modo

le quali

pre assidui dei simpatici ritrovi, Nè pure

paiono perturbatrici

Caruso, Trrra Rurro, L. Bori, Amato, L. TePapEREWSKY, DE Muro, MARTINELLI, ecc., ecc.

Le magistrali interpretazioni di questi sommi sono una sorgente perenne di squisito godimento e raffinano il gusto musicale di migliaia e migliaia di persone che non potrebbero altrimenti udire della buona musica. =

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grandi artisti quali TAMAGNO, rRAZZINI, N. MetBA, KUBELIK,

tassa

di bollo e registro e sulle volture catastali, quella da cui lo Stato si ripromette il maggiore gettito,

Se vi piace la musica, dovreste avere un “Grammofono” (originale). IRR Ù

e

dagli inabili alle fatiche di guerra e daicostituita tecnici

specializzati nelle industrie

imposta è commendevole. Coloro i quali percepivano

dola «tassa dei gobbi ». Si riteneva

il cui nome, simbolo di competenza

operosità, appare în parecchie imprese, per coloro,

La prima imposta, nuova e di attualità è quella che colpisce i riformati e coloro che, per altre gioni che non siano lo stato fisico, si esentano radal servizio militare, L'imposta militare ha incontrato generale approvazione. Appare a tutti più che giusto e doveroso che coloro i quali non dànno il bra

cio armato alla Patria debbano concorrere agli scopi della difesa con un contributo finanziario.

OA

di conseguenza, che assommano prebende con prebende. Ed è doppiamente giusta in questo momento in cui alcune Società realizzano notevoli benefici per effetto della guerra. Tale imposta, cioè, colpisce

per circa 100 milioni di

Una cifra cospicua, di ordinaria spesa annua alla

quale

SA

ITALIANA

FINANZIARIA

Le urgenti necessità della guerra e le nuove tasse. spese di guerra hanno fatto prestiti all’interno, sì sono scambiati a mutuo grosse somme, hanno sto danaro all'America, assurta per la prima chievolta

DEDE

Grammofono si G. B, M 625,—


L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA —- Ha chiusa la sua lunga e laboriosa esistenza l’accademico e uomo politico francese A//redo Mézières, membro dell’Accademia della Crusca, autore di apprezzati lavori letterari su Dante, Petrarca,

denze postali, telegrafiche e telefoniche le disposi-

zioni colle quali si chiudono i decreti-legge del

verno.

Non

si troveranno

difatti

insopportabi

diritti fissi di dieci centesimi su ogni telegramma, e di lire sei su ciascun abbonamento foniche.

Shakespeare e Goethe, oltre che

alle reti tele-

sulla letteratura

francese, Ma egli era, si può dire, ostaggio dei tedeschi, trovandosi

Ben trovata poi è la sopratassa di centesimi cin-

a Rehon, nella Meurthe-et-Moselle,

fin dallo scoppio della guerra. Avvicinandosi

que sulle « fermo in posta » per compensare l’amministrazione delle poste del maggior aggravio per

l'inva-

sione tedesca egli non volle lasciare la casa dei

avi, che poi fu req;

l'aumento di impiegati che tale servizio comporta.

suoi

dal Kronprinz. La diplo-

mazia dei paesi neutri e specialmente

l'ambasciata

di Spagna, ed anche il Papa, chiesero che fosse lasciato andare a Parigi, ma le autorità tedesche sempre rifiutarono. Era nato il 19 ottobre 1826.

Il proposito del Governo di trovare senza indugio larghi mezzi finanziari per le necessità della guerra apprestando avanti tutto i fondi

= Paolo Hervieu, il notissimo drammaturgo e

pel servizio degli

romanziere, è morto, improvvisamente,

interessi sui prestiti che la Nazione contrae, va encomiato senza riserve. In tal modo la realtà è guar-

nella notte

dovere.

Il contribuente

a 57 anni,

Parigi. Fu, giovanissimo an-

l’ambiente politico, che abbandonò poi per intraprendere la carriera. diplomatica, come segretario della Legazione al Messico e là, appena venticin-

italiano è già premuto da

un grave fardello di tributi :è duro aggiungerne di nuovi: ma è indispensabile. La Patria esige e nessuno deve lamentarsene. E ‘erità di cose nessuno

sul 26, a

cora, avvocato e frequentò anche per un certo tempo

data in faccia e il paese è richiamato al proprio

quenne,

decise, nel ’80, di consacrarsi esclusivamente

romanzi

Zlirt, Dipinti

alle lettere,efu una fortuna per queste. Egli diede

se ne lamenta, mentre

i nuovi aggravi hanno avuto l'unanime consenso della

nostra

stampa. E chi

ha

levato voce

contraria lo ha fatto soltanto per criticare imetodi seguiti dal governo per raggiungere l'intento. A costoro è bene peraltro osservare che per ora doveva il governo correre diritto allo. scopo, colpire con

sicurezza di ottenere, senza che fosse possibile

modo

che

ad alcuno di sfuggire. La riforma tributaria profonda, a larga base, per siano chiamati

a

concorrere

dello Stato il maggior numero di cittadini, dovrà essere il programma dell'avvenire, quando l’Italia nei nuovi confini tornerà alle opere di pace per la sua grandezza civile ed economica. gi pi

Da Silvio Pellico a Luigi Pastro, di Marcello

lvio Pellico e Luigi

Soler

Pa

EMPRIN,

morto

Prefetto di Brescia,

i 30 agosto

1915.

ll comm. avv. Enrico Emprin, già prefetto di Piacenza e ultimamente di Brescia, morì nella sera

del 30 agosto in quella città per un improvviso attacco di angina pectoris, dopo avere per tutta la gior-

corso una brillante carriera, raggiungendo in ancor giovine età l'elevata

luminosi di martirioedi gloria, l'onorevole deputato di Cuneo, nella sua eloquente conferenza, ora pubata dalla

t

‘ante

di pa

casa

Treves,

tra

una

sintesi vi

tismo di tutto il martirologio ita

‘boneria, Giovane Italia, Belfior Mai » Il volume reca il ritratto di Luigi Pastro,

sè stessi, l Armatura.

sere eletto accademico, e, poco dopo, presidente della

NRICO

nata atteso ai doveri del suo alto ufficio. Mente equilibratae serena, lavoratore instancabile, gentiluomo perfetto, aveva rapidamente per-

dell’ide:

da

Poi dal romanzo si dedicò al teatro con Le tana-

glie, La legge dell'uomo, L'enigma, la Corsa delle fiaccole, ed altro ancora; meritando nel 1900 di es-

alle spese

carica di Prefetto, circondato

sempre dalla simpatia dei superiori e dalla stima dei suoi amministrati a'qualunque partito appartenessero.

Era fratello” del comm. Francesco Emprin vice-

Società des

Gens

de lettres.

I suoi romanzi ed i

suoi drammi più caratteristici furono gustati anche dal pubblico italiano. — Mentre i patrioti irredenti piangono Riccardo Pittàri — ricordato in altra pagina di. questo numero — qui rendiamo, con ; tributo di rimpianto alla memoria del venerando triestino Moisè Luzzatto, morto

la settimana

scorsa,

a 92 anni,

ò la medicina per dedi all'amministrazione della città di Trieste: di fronte alla costante ten-

denza del Governo austriaco a germanizzare prima, a slavizzare poi Trieste e tutta la Venezia Giulia, egli, come capo riconosciuto del partito liberale triestino, succeduto a Francesco Hermet, e coadiuvato poi da

Felice Venezian, volse gran parte delle risorse

finan-

repentina-

ziarie di Trieste alle scuole popolari e medie com

mendatore avv. Calisto Emprin, Consigliere Comu-

po della‘politica“nazionale spiegò efficace attività.

prefetto di Milano e di Napoli, pure egli

mente scomparso or son pochi mesi, e del com-

nale di Torino.

nali. Eresse scuole italiane modello, contrapponendole a quelle tedesche del governo ed anche nel cam-

Sirolina Roc nelle malattie polmonari, catarri bronchiali cronici, tosse convulsiva, scrofola, influenza. Chi deve prendere la Sirolina “Roche”? Tutti coloro che sono predisposti a prendere raffreddori, essendo più facile evitare le, malattie che guarirle. coloro che soffrono di tosse e di raucedine I bambini scrofolosi che soffrono di enflagione delle glandole, di catari degli occhi e del naso, ecc.

Tutti

1 bambini

patriota

benemerito, già vicepresidente del Consiglio municipale e della Dieta provinciale. Nel vigore degli anni

ammalati di tosse convulsiva, perchè la Sirolina

calma prontamente gli accessi dolorosi

Glì asmatici,

le cui sofferenze sono dì molto mitigato

mediante la Sirolina. 1 tubercolotici e gli ammalati d'Influenza

Esigere nelle farmacie Sirolina "Roche"

ImportantN delMeglci Î ragcomardalo {nfutteemalofie ‘organi respiratori,degli


XXIII*

SETTIMANA

DELLA

GUERRA

D'ITALIA

L'ILLUSTRAZIONE

Anno XGIL - N. 44. - 31 Ottobre 1915,

ITALIANA

Centesimi 75 îl Numero (Estero, 1 fr).

».WM&° Per tutti gli articoli e i disegni è riservata la proprietà artistica e letteraria, secondo le leggi e î trattati internazionali.

Copyright by Fratelli Treves, October 3Ist, 1915.

(Disegno di L. Bompard).

Per il giorno der morti nell'anno

della

Santa guerra

di redenzione.


356

L'ILLUSTRAZIONE

IL GIORNO

ITALIANA

DEI MORTI.

coglieva quanti più poteva e resisteva mirabilmente, ma anch'egli era ferito !... La prima metà della giornata dava la sensazione che per i garibaldini si delineava la sconfitta —quando, ecco, in carrozza, sofferente ancora per una ferita toccata un mese e mezzo prima

L'umanità ha preparato nuovi immensi cimiteri per questo giorno lugubre e pio. La morte non ebbe mai tanti campi, tante fosse,

tanti altari. È uscita dai neri cancelli che la

tenevano prigioniera. e dei

mari.

La sua

È padrona delle terre

falce, roteando,

le vie nuove

del nostro destino;

che accanto

ad essi e tra di essi passerà domani la forza civile e feconda di generazioni che dovranno al loro sagrifizio un più sereno e gagliardo senso della vita, una coscienza nazionale più religiosa e più operosa. Con questo animo andiamo

oggi in pelle

grinaggio nei nostri camposanti. Non si dorranno i nostri vecchi, che han le pietre coperte di fiori, se il nostro pensiero si stac-

cherà un po’ da essi presenti, e vagherà, lungo traccie lontane, in cerca degli assenti. Non si dorranno se nel loro sepolcro noi deporremo idealmente tante giovinezze della nostra razza, non ravvolte nel mesto sudario,

ma chiuse nella nobile divisa grigio-verde. E non si dorranno i padri, le madri, le spose e i figli che, nelle case deserte, piangono di strazio e d'orgoglio, se ci accosteremo al loro dolore, se ne chiederemo una parte, se affermeremo che il loro morto è anche nostro. Nostro perchè gli dobbiamo l'onore del nostro paese. Era un soldato. Era la nostra giovinezza di ieri. Era la parte migliore nella

nostra famiglia. Era colui che nella sua pura semplicità ci. dava la vita, senza chiederci nulla

per

sè,

se

non

di essere

a Monte

Suello, e tormentato dai suoi dolori artritici, arriva Garibaldi, proveniente da Storo. Lo segue,.a distanza, il 9.° reggimento, comandato da suo figlio Menotti. Garibaldi ordina al reggimento fresco di occupare le alture di destra. Menotti eseguisce splendidamente, e cominciano a mutare le sorti della giornata. Sugli altri punti i volontari sostenevansi abbastanza bene, pur ritirandosi, con una sola batteria, che faceva fuoco in ritirata.

disegna

circoli vasti come orizzonti. Il novembre non ha crisantemi per tutte queste tombe. Migliaia di croci restano nude a infracidir tra le brume. La nostra tristezza non può neppur chiamare i morti per nome. Ci sono vecchi, donne, fanciulli che non sanno su quale zolla inginocchiarsi. Nulla di più tragico di non saper dove sono i nostri estinti. La tomba è divenuta anonima. Da essa è nata, nell’alba dei tempi, la proprietà. Il primo recinto alzato intorno al sonno d'un padre, fu la prima ricchezza dei ;cendenti. Oggi non ci sono più recinti. Bisognerebbe chiudere entro muri e cipressi l' Europa intera. Ma il nostro cuore s'è anch'esso fatto grande come le necropoli, dove ogni fossa accoglie centinaia di morti. Non ci chiudiamo più entro l'egoismo del nostro lutto particolare. Noi circondiamo d’un pensiero tenero, e commosso, non solo il nostro fratello, ma tutti i dormenti ignoti, quelli che gli giacciono vicino, e quelli che son dispersi lontano. Ogni popolo diventa una famiglia: mette in comune la speranza e la pietà, l'orgoglio e le lagrime. Benedetti i morti che creano le nuove profonde solidarietà! Oggi per consolarci, per consolarli, non parliamo più loro, sommessamente, del passato. Parliamo dell'avvenire. Non cerchiamo l’ieri, quand’essi erano con noi; immaginiamo il domani. E il racconto della vittoria che verrà, della libertà che splenderà sui nostri monti e sul nostro mare, addolcirà il loro sonno lungo. Diremo loro, ai santi morti d’ Italia, che i loro tumuli fiancheggiano e disegnano

fortemente

italiani. Tutti questi nostri ragazzi che oggi veneriamo nella caligine aggrondata del giorno dei morti, li celebreremo presto in un luminoso giorno dei vivi. Quando, sciolto il voto,

compiuta l’opera meravigliosa, la loro giovinezza sarà più che mai presente nelle rinnovate giovinezze della patria. Renato SIMONI.

Uno dei cannoni di questa batteria ebbe tutti i cavalli morti e i serventi morti o feriti, tutti meno uno solo, il quale, lanciata l’ultima cannonata al nemico, montò a cavallo del suo pezzo ancora caldo, ad aspettare la morte!... Arrivò, invece, il bravo maggiore Dogliotti, dell’artiglieria regolare, annunziante una bat-

teria fresca; Garibaldi gli grida: « fate presto! mi troverete

qui, vivo o morto!... »

In meno di mezz'ora la batteria di Dogliotti

è piazzata dove Garibaldi ha indicato; corre per tutto il campo la voce bronzea dei cannoni, nove in tutto, e corre di bocca in bocca l’annunzio, galvanizzatore, che Garibaldi è sull’altura, a destra, a dirigere la battaglia s tutti si rianimano; Menotti, Canzio, Ricciotti radunano, spingono alla carica; gli austriaci sono ancora padroni di Bezzecca, ma Menotti piomba coi suoi battaglioni sul paese, e gli

austriaci, già scossi dall'insistente fuoco delle

“* Miss EDITH

CAVELL,

l'eroica infermiera inglese a Brux les, vittima della ferocia teutonica.

CORRIERE. - Nei Balcani. - La memoria

dei morti.

Settimana dei morti — settimana di com-

memorazioni. Anche il nostro valoroso esercito che combatte, commemora!... Nessuna più alta commemorazione che quella fatta, ve-

nerdì, 22 ottobre, a Bezzecca, dove il saldo coraggio dei nostri soldati ha piantato di nuovo la bandiera tricolore in quella valle e su quelle torri, dove, con

eroico,

inutile sagrifi-

cio, duce Garibaldi, la piantarono il 21 luglio 1866 ivolontari italiani, che da più parti,

dalla valle di Ledro come dalla val Sugana,

convergevano vittoriosi su Trento. Che giornata quella di Bezzecca nel 1866!

La prima metà fu disastrosa per i volontari malgrado il valore disperato. Gli austriaci, in forze preponderanti, organizzati, mirabilmente diretti dal generale Kuhn in persona, si avanzavano da ogni parte, e presentavano alla vi

gorosa

vo —

resistenza garibaldina un aspetto nuo-

l’audacia e l'iniziativa.

Il 2.° reggi-

mento garibaldino (Spinozzi) si era perduto in una marcia arbitraria e sconsigliata, sulla destra, verso il Garda; e un manipolo di guide, condotte dall’intrepido trentino Ergi-

sto Bezzi, dei Mille — ancora vivente, gloriosamente, a Torino, ottantenne! — lo andava ansiosamente rintracciando; il valorosissimo

colonnello Chiassi, di Castiglione,

sosteneva

a Tiarno, col suo reggimento, la sinistra; il generale Haugh spingevasi arditamente in valle

di Conzei; ma

gli austriaci

incalzavano da

ogni parte; i nostri cadevano, cadeva Chiassi,

fatto prigioniero morente; rimaneva distrutto o prigioniero quasi tutto il battaglione di Martinelli; a Locca rimaneva ferito il maggiore Pessina, mentre il suo battaglione era costretto a ripiegare; il capitano Noveria, succeduto al Pessina, cadeva ucciso; Bezzi racQUESTA

SETTIMANA

nemica

che

stava

scendendo

per

Chiese, tentato l'attacco,

e trovata

combattere.

una

resistenza

A Bezzecca dopo mezzo secolo! - La nostra avanzata su tutto il fronte, - La fucilazione di miss. Cavell. - Cipro rifiutata dalla Grecia.

artiglierie garibaldine, resistono ancora per poco all’impeto delle baionette; Bezzecca è presa e i garibaldini veggono ancora di nuovo le spalle degli austriaci, fuggenti, inseguiti, fino a Locca, ad Enguiso, a Lensumo, fino alle falde del monte Pichea, mentre la colonna

garibaldina, ripiega Ed

anche

Valle di

pronta

la

sertza

quasi

colonna

prove-

niente da Riva, ritirasi ai primi colpi Gli austriaci erano stati battuti dovunque — a Bezzecca, a Condino, a Monte Navone, a Pieve di Buono; il così detto « Tirolo Ita-

liano »non erapiù in loro potere; non rimaneva loro che ripiegare per difendere il Tirolo

tedesco, Fra morti e feriti, mille e cinquecento

valorosi italiani erano caduti in quella giornata, che avvicinava l’esercito di Garibaldi a dare la mano alla divisione regolare di Giacomo

Medici,

che procedeva

rapida,

vitto-

riosa, sulla sinistra dell’Adige, superando Levico e Pergine, vicinissima a Trento.... Mah!... Quattro giorni dopo

la vittoria di Bezzecca,

un telegramma del grande quartiere generale del Re, intimava a Garibaldi: « Zirziato armistizio: evacuate il Trentino!... » E Garibaldi rispose con lo storico, l’eroico: « Obbedisco Oh! lo stupore, l'amarezza di quell’'annun-

cio Si riallacciano a quell’« Obbedisco » del 25 luglio 1866, le ragioni della guerra italiana del 1915. Allora furono aceettati, furono su-

biti l'abbandono doloroso, il confine insostenibile e minaccioso, il pericolo nemico co-

stante, insidioso — contro i quali l’Italia prende ora, su tutta la linea, con tenacia, con coraggio, con spirito di sagrificio, con fede, la rivincita aspettata da mezzo secolo!

Questo sentì il popolo di Castiglione delle

Stiviere, quando, all’annunzio che Îa vallata, il paese, le alture di Bezzecca erano finalmente, ancora, dopo cinquanta anni, in potere degl’ italiani vittoriosi, accorse, in massa, con mu-

siche e bandiere, davanti al monumento che ricorda l’eroico maggiore Chiassi, e salutò la vittoria italiana come conferma di un'impresa grande e degna, alla quale non è certo riservata, nel 1915, la dolorosa sorpresa di qualche

insidioso armistizio! L’avanzata

nostra ora si compie

su

tutta

ESCE

ESAME di COSCIENZA di un LETTERATO

s RENATO SERRA, « Cesena, sottotenente dei fucilieri, ucciso da una palla austriaca il 20 luglio 1915,

Seguìto da ULTIME LETTERE

DAL CAMPO, a cura di Giuseppe De Robertis e Luigi Ambrosini. Edizione aldi : DUE LIRE. DIRIGERE COMMISSIONI E VAGLIA. AGLI EDITORI FRATELLI TREVES, IN MILANO, VIA PALERMO, 12, E GALLERIA VITTORIO EMANUELE, 64-66-68,


L'ILLUSTRAZIONE

L'OPERA

DEI

BARBARI

SUI

DEL

TiEPOLO

ITALIANA

TESORI

D'ARTE

NELLA

DEGLI

DI

VENEZIA.

FU TREVES L’AFFRESCO

Gli spiriti di Tegethoff e di Radetsky possono esultare nelle loro onoratis-

sime tombe: le armate austriache si sono alfine una volta coperte di gloria con un'azione eroica, intelligente, cavalleresca, veramente degna. Sì, degna ‘dice

austriaci, Nella notte di domenica scorsa velivoli nemici

esplosive e incendiarie sopra Venezia di carattere militare e

zione della meravigliosa

gettavano numerose bombe

senza colpire alcun edificio o

senza altro effetto materiale

emorale

impianto

eccetto la distru-

pittura che G. B. Tiepolo frescò nel 1743 — nel pe-

riodo più fulgido dello sviluppo del suo genio — sulla vòlta della chiesa dei

Carmelitani

Scalzi, Il soffitto, su cui con un volo strapotente di fantasia e con

CHIESA

ScaLzi.

un estro del sovrumano, r pittorico torico, che aveva a V ano, il grande maestro avevi

fra una gloria di angeli la Traslazione della Santa Casa dì Loreto, galleggiora miseramente aterra, ridotto ad informi cumuli di calcinacci sui qualigiace 10Sggi in ogni angolo di Europa — di Europa civile,s'intende,—ne e fino nelle lontane Americhe un grido di commossa indignazione sileva contro questi inutile scempio compiuto da barbari stupidi e torvi fossi intora g,yile delie segno precursore alle genti che, dopo Îl crollo della olta pro di osa degli" i Scalzi, £qualcosa a di ben più vasto. sto, d' importarante ss i ‘complesso sta per crollare al di là dell'Isonzo, al di la del Datubia no,‘ Complesso qua e là qualche meschino avanzo di superficie dipinta


358

L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

Il villaggio di Bezzecca riconquistato per la seconda volta dalle armi italiane il 22 ottobre. In alto si vede la croce bianca dell’ossario ove sono sepolti i garibaldini caduti nel 1866.

la lunga fronte, dallo Stelvio, dal Tonale, al Garda, alla Carnia, al Carso, al mare. Gli au-

striaci non se la aspettavano. I loro giornali

prevedono, sinceramente, « giornate dure » per i loro eserciti — e « dure » sono. Coloro che eransi mostrati pronti, oltre Al iti care la politica e la guerra dell’Italia, ricono-

scono che l’Italia — facendo coincidere la propria avanzata risoluta e sistematica coll’azione

degli alleati franco-britanni, da Salonicco, con-

tro gli austriaci, tedeschi

e bulgari — coo-

pera validamente all’azione comune. Tantoè

vero che si annunzia ora che l'Austria rimuove dal fronte russo forze notevoli per trasportarle sul fronte italiano. E sì, che an-

che di fronte ai russi le cose t'altro che lietamente! Essa recrimina

ora, invano,

le vanno tut-

contro

di noi,

denunciando i soldati italiani come colpevoli di barbarie nelle terre redente!... Evvia! Manca all’accusa ogni fondamento, a cominciare da quello semplicissimo della logica. Le terre ove il soldato italiano vittorioso si avanza,

non sono

terre conquistate, sono

terre

liberate, terre di amici, che aspettavano l’ora della liberazione — il «sogno» che, purtroppo, la morte non ha concesso di vedere a quel vecchio apostolo dell’italianità in Trieste, che fu Moisè Luzzatto, nè al non ancora vecchio poeta di Trieste italiana, Riccardo Pittèri!... Ma la liberazione si avanza, la liberazione

verrà, completa ed immancabile, e ne è un altro segno evidente la rappresaglia e disperata che i velivoli austriaci, in-

vana

sidiosamente,

vanno

a tentare,

a quando a

quando, su Venezia, colpendone i monumenti,

pigliandosela con gli affreschi del Tiepolo e coi marmi della Piazzetta di San Marco!... Poi denunzianol’azione degl’italiani nei paesi dove la guerra è ben più guerreggiata

che a

Venezia, come azione di «barbari » !... Ed essi

ora, stanno saccheggiando, devastando, depredando per ogni verso Trento e Trieste, come hanno saccheggiato il museo di Grado e tutta la zona dalla quale hanno dovuto ritirarsi, lasciando dovunque, nelle cose e nei

cuori, le impronte della loro barbarie soldatesca. Anche nel 1866, anche nel 1859, anche nel 1848 fecero lo stesso!...

* Ma i tedeschi, i loro alleati, e, oramai, loro

padroni, non sono da meno, quando, in certi gesti di feroce durezza, non lî superino!... Gli austriaci, se non altro, non hanno di fronte alla civiltà contemporanea, le pretese di una «kultur » nazionale da sventolare!... Ma i tedeschi?!... Ed è in nome di questa « kultur»

che essi, a freddo, all'ombra del simulacro di un giudizio statario — hanno fucilata una debole donna, un'infermiera, una organizzatrice di carità, inglese — e forse perchè inglese! — miss Edith Cavell?... Sentivano pro-

prio il bisogno di riempire di orrore il mondo con una esecuzione, il sangue della cui vittima ricade tutto, assolutamente

tutto, su di

loro Miss Cavell, fondatrice, organizza-

trice di un ospedale per i feriti e malati militari di civile condizione in Brusselles, si era resa colpevole di favoreggiamento per la diserzione in Inghilterra di prigionieri belgi ed

inglesi. Alla Camera dei Lordi, a Londra, uno dei ministri britannici ha riconosciuto francamente che miss Cavell, a tenore delle leggi militari, si era resa indubbiamente meritevole

di grave pena; ed essa stessa non aveva nascosta affatto la sua colpa, francamente con-

fessata davanti ai giudici militari. Ma era proprio necessario fucilarla ?... Sentiva la Germania il bisogno, dopo l'affondamento spietato del Lusitania, dopo tanti gesti inutili,

dannosi, di durezza inesorabile, di compiere

anche questo, che condensa di nuovo sul suo capo tante e tante maledizioni ?!. . Miss Cavell fucilata dai tedeschi in Brusselles, diventa un simbolo di commovente pietà e di nobile protesta, richiamante da ogni angolo del mondo, l’obolo per l'esaltazione della vittima, alla quale si prepara monumento, e l’espiazione per coloro che non obbedirono nè ai consigli della pietà, nè ai suggerimenti della ragione. Di Miss Cavell, rinchiusa in una fortezza, nessuno si sarebbe occupato. Essa, uccisa con tanta fredda ferocia, sta con-

tro la Germania peggio che una guerra perduta. A conflitto chiuso, — quando finalmente, un bel giorno sarà chiuso, — i caduti combattendo in ogni campo, si equivarranno sotto l'ala della pace; ina le vittime come Miss. Cavell rimarranno, eterna rampogna; e la loro figura brillerà di una luce, che sorpassa il fulgore delle vittorie, la luce del martirio!... 1 tedeschi, con l’ostinazione della loro logica assoluta — che è quella che li perde costan-

temente — giustificano ora coi rigori del re-

gime di guerra il loro gesto sanguinoso spietato ; ed obbiettano che anche gl’inglesi giusti-

ziarono due donne, e ne fanno anche i nomi.

Io

queste settimane degli epiteti tutt'altro che lusinghieri per la sua ostinata neutralità, mantenuta malgrado il trattato difensivo esistente tra essa e la Serbia. I bulgari si avanzano impetuosi nel territorio serbo, fino ad Uskub — l’antica capitale storica dei serbi, fino a Negotin, fino a Prahovo, e tendono a collegarsi con gli austro-tedeschi, la cui avanzata in Serbia dalla parte del Danubio, è assai più dura. Ma la Grecia non si muove; esclude il «casus foederis» invocato dai serbi, e rifiuta persino Cipro, offertole dall’ Inghilterra! Quale è, alla fin tine, la politica della Grecia? E la Rumania, che pare si atteggi a resistere agl’inviti della Russia, le cui truppe, per soccorrere i serbi, dovrebbero passare per territorio rumeno ? I

Forse

le « sorprese balcaniche » non son

ancora finite. Forse iBalcani, l’Egeo, il basso| Mediterraneo vedranno ben altre sorprese,

oltre quelle sin qui vedute!... La guerra, pur continuando aspra su tutte le fronti — nell’Artois e nella Sciampagna, dove francesi ed inglesi guadagnano ogni giorno qualche trincea, qualche posizione contro i tedeschi; in Russia ed in Galizia, dove tedeschi ed au-

striaci si sono venuti mutando da assalitori in assaliti — la guerra, spostandosi notevolmente, nei Balcani e verso Costantinopoli, crea nuovi doveri, nuove'e maggiori responsabilità, specialmente per | Inghilterra. Per questo, Re Giorgio stesso_ha rivolto un appello personale al popolo britannico perchè si muova,

perchè

accorra

alle

armi

con la

sensazione piena dei doveri, e, diciamolo pu-

re, dei pericoli toccanti l’Impero!... Cosa vedremo, dunque? lo non faccio il profeta!... Noto, e basta. Ed ora, nelle mie note segno il rimpasto ministeriale, che si prepara in Inghilterra, dopo le dimissioni di Edward Carson, edilrimpasto ministeriale che si preparain

non ho elementi per precisare se queste esecuzioni imputate agl’inglesi, siano realmente vere. Non discuto, non escludo. Ma sembra a

Francia, dopo le dimissioni di Delcassé..E qui e là si delinea, per i ministri presenti e

Caveli, meritevole,

contro

me che i tedeschi, trovandosi fra le mani Miss sia

pure, di fucilazione,

e sapendo che gl’inglesi avevano già fucilate due donne, avrebbero dovuto fare un ragio-

namento semplicissimo: « ebbene, noi non ne

fucileremo!... » Invece, la logica del loro « categorico assoluto », la fierezza del 1 solutismo, hanno tolto loro la visione di una facile e vera vittoria morale sugl’inglesi, non fucilare una donna, non fucilare miss Cavell.

Il giorno dopo la pace diplomatica, il nome di miss Cavell suonerà ancora, contro la Gero, come un’accusa che rimarrà nella storia! * Rimarrà anche, nella storia, il rifiuto della Grecia di accettare dall’ Inghilterra la restituzione dell’ Isola di Cipro, offertale pur che aiutasse con le proprie armi la Serbia.... e l’Intesa contro la Bulgaria! La Grecia ne ha sentiti in

Sé volete che i vostri figli siano sani e vigorosi, date loro la lime nto zatissimo dai fanciulli, e sopratutto indispensabile al momento dello slattamento © durante il periodo dello sviluppo.

per quelli che verranno, il programma di più alti doveri per un più grande sforzo comune i nemici che mirano, si dice, a Co-

stantinopoli, all'Asia Minore, all’Egitto!... Prepariamoci, dunque, con sempre più saldo animo e più viva fede!... Anche mantenuta sul nostro

fronte naturale e sui nostri due mari,

la guerra dell’ Italia eserciterà anch'essa la sua azione decisiva su tutta la gran guerra. Più l'incendio si estende, più «il sacro egoismo italico » trae alimento dalle fiamme medesime che stimolano gli amici, gli alleati ad allargare i campi delle loro difese e dei loro assalti.

Siamo al giorno dei morti — e morti ne in ogni campo, a centinaia, a_migliaia; ma quando cadono per l’idealità dell’indipendenza e della grandezza della Patria, la «memoria dei morti » — come cantò il Poeta cadono

della Terza 27 ottobre.

Italia —

«arde e rischiara!... » Spectator.

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INOIZVUL 7

LI YNVITW

3HLSON ‘INUV 3LLIYULS 3771V0 VONUYOILNI ONINTOL 37 INOIZISOJd

Il formidabile campo trincerato di Tolmino, come risulta dagli ultimi bullettini del generale Cadorna, è ormai stretto da ogni parte dalle nostre armi. Questa bella fotografia panoramica fatta dal monte Cucco, mostra la collina di Santa Lucia ormai quasi interamente conquistata. Nella valle scorre l’Isonzo; a sinistra è l'osservatorio di Tolmino.

bce


IN

MEMORIA

O fratelli nel sangue e nell'amore, stretti in comunione aspra di solchi fra l'arco d’Adria e l’Alpe de la Luna, o fratelli nel sogno e nel dolore, navigatori, artéfici, bifolchi, rigidi contro a’ venti e alla fortuna, rattenete il fervor sacro de l’opere

per breve e l'inquieta ansia de l'anime, onde a Voi si riveli con più soave e chiara tenerezza il segno che s'annuncia oggi sui cieli in un'alba di gloria e di bellezza. Oggi a’ suoi lidi, come un dì solea, torna un diletto spirito immortale rigermogliato dalle nostre vene: torna da l’ardue cime dell’Idea, custodite da un gran palpito astrale entro inaccèsse

azzurrità

serene;

mentre la spoglia, in terra nostra, docile posa da quando, in un porpureo vespero, scendea sotto i cipressi quasi a meglio ascoltare, in mezzo a noi, fra piano e colle, rompere le méssi e il muggito sonare alto de’ buoi. L’alacre spirto il corso ebbe seguito

già dal nome segnato entro la luce. Esule era dal mondo anzi che spenti fossero i sensi; chè l’avean nudrito

de la fiamma che a Dio si riconduce, i bei fratelli, d'oltre tempo,

ardenti:

i bei fratelli che, ne li anni rosei della sua fanciullezza solitaria, forti liberi schietti erangli apparsi in un giocondo lume, come, a l'aurora, i pioppi giovinetti cresciuti a riva del suo dolce fiume.

Sulle contese alture di Podgora — viator che la mite ombra saluta — cadde benedicendo alla sua sorte. Già sognava di sè quell’ultima ora per la prima di gloria ora, dovuta alla sua gente. E buona era la morte:

buona, se a lui commessa

da la fervida

terra natale, in un possente mònito pieno di voci arcane

che gli venìùan da memori pendici in melodie di grilli di campane e di tenzoni di stornellatrici! Ah Romagna, Romagna! Eri tu, madre di castissimo amore e di giustizia, santo,

eri tu, gioia, tu, spasimo

in quel tumultuar vivo di squadre che, fra grida di morte e di letizia, Egli incitava al sanguinoso schianto!

Imola, 24 ottobre 1915.

DI

DECIO

RAGGI.

Tu, che brillavi nel vermiglio rivolo recante il fior de la sua carne vergine! Tu che a le ciglia, gravi ormai de l’ombre eterne, ultimamente

di tra il gelo fatal risuscitavi la bella schiera d’oltre tempo, ardente! O fratelli nel sangue e nell'amore, o miei fratelli nella terra, eletta

a la gloria dell'opre e delle fedi, se con braccia sicure e fermo cuore assumeste la salma benedetta in sacramento d’amorosi eredi; se quasi a farle un po’ più molle il tramite, spargeste a torno i più leggiadri petali; poi, fra l’ondanti biade, sì pianamente la calaste sulla coltre bagnata da le pie rugiade, si pone un bimbo entro la culla;

come

se da quel dì con ansia affettilosa la custodiste e, affettiioso omaggio, d’erbe adornaste il suol che la rinserra;

se cantaste a la dolce aura odorosa per la sua pace, e, come un buon messaggio, le porgeste le offerte della terra,

oh, ben altro dovete intimo auspicio trarvi dal cuore, ad onorarne il tiimolo!

Altro di voi più fausto segno, che non di grazie rifiorite, chiede Quei che in purissimo olocausto

v'offriva il dono delle sue ferite! Come il frale altra volta, oggi ne torna col bel nome lo spirto, risospinto * dal vento della gloria consacrata. Guardiamo alto, o fratelli. Aggiorna! Aggiorna, in un'alba di rosa e di giacinto: nè fu, d'autunno, un'alba più beata!

Siamo più buoni! Al palpito dei secoli

meglio risponda il palpito degli uomini, Tale il voto supremo ch’Egli, passando, confidò a la Storia.

Guardiamo alto, o fratelli. E sorgeremo purificati nella sua memoria. Canzone, che vorresti esser di gioia e sei di pianto, varca ora una soglia ove una madre invoca il suo figliolo: dìlle, se t'ode, come già non muoia Chi sè diede alla Patria; e quella accoglia con un po' di sorriso il tuo consélo. Poi ti leva sui piani, e con la lodola ripeti il voto a l’uom che là giù semina: se a buon ricolto aneli, gètti con fede: e i solchi siano fondi. Così volle Colui che a mezzo i cieli ebbe per sempre seminato i mondi.

Luicr

Orsini.

Decio Raggi, nato a Savignano di Rigo, în provincia di Forlì, fu tra i valorosi che caddero nel mese di luglio sulle contrastate pendici di Podgora. Della sua prodezza è testimonianza gloriosa la motivazione della altissima ricompensa (è il primo ufficiale decorato con la medaglia d'oro al valore militare) che abbiamo riprodotta nel numero del 10 ottobre col ritratto dell'eroe. Ora il valente! poeta romagnolo Luigi Orsini scioglie al glorioso conterraneo questa ispirata canzone.


L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

Mitragliatrici appostate.

LETTERE

DAL

TRENTINO

ravigliosa che già avevano fatto nel 1895 nella Colonia Eritrea, quando un profondo conoscitore della guerra di montagna affermava — Ci vorrebbero meno generali e più muli!

ALPINDIALLEMRORGCELELE, La colonna

Pieve Tesino. Ottobre.

di muli

che

porta i viveri ad

una delle più alte Forcelle procede a fatica per la viottola sassosa del monte. I quadrupedi sono carichi di derrate ed annaspano coi forti zoccoli sulle pietre, i conducenti li incitano colle fruste, colle grida, con una indiavolata attività. Sono partiti dal fondo valle all’alba,:dopo aver fatta la spesa quotidiana, e camminano da due ore circa senza riposo. La mèta è ancora lontana; si profila alta e remota verso il cielo, candida del candore delle prime nevi, e più la carovana procede, più la Forcella sembra allungarsi verso l’estremo orizzonte; ci vogliono sei ore per arrivare lassù. La mèta, poi, non

è una

sola, la colonna

questa

Gli utilissimi quadrupedì arrivano fin sulle

guerra di miracoli, non potrà mai im-

maginarsi quale sforzo e quale fatica costi il non lasciar senza pane e senza vivandei soldati d’Italia che dalle forcelle dei monti più impervii fan la guardia alla patria ed aspettano il nemico. Nutrirli vuol dire combattere ogni giorno una battaglia assillante contro le distanze considerevoli, contro le asprezze del terreno e contro il maltempo.

Per fortuna ci sono i muli, i pazienti e robusti muli che sono in qualche caso la disperazione dei conducenti, che rovesciano talvolta il carico giù per la strada ma che sembrano costruiti di molle d'acciaio e dotati di una resistenza fantastica ;essi rinnuovano adesso sulla corona delle Alpi la prova me-

vette più inaccessibili, camminano con un orario gravosissimo dalla mattina alla sera o magari dalla sera alla mattina, ed in grazia

alla loro tenace forza di lavoro i viveri non

mancano mai agli abitatori valorosi dei passi più difficili ed eccelsi.

di Che faticata per arrivare lassù !La strada, anche quella mulattiera, ci ha abbandonati nella foresta profumata degli abeti secolari; viottola ed alberi sono rimasti in basso e bisogna salir a caso per l’ultimo. tratto della montagna che sembra un pezzo solo di granito di cui i macigni sieno ‘i bricioli e le scheggie. Si cammina dove neppure la vegetazione ha il coraggio di crescere, dove l’ac-

delle salmerie è arrivata ormai ad una malga dove avviene lo smistamento per i vari distaccamenti ; una diecina di muli coi loro con-

ducenti abbandonano il grosso e prendono la direzione di un’altra valle che sale su alto parallela

alla prima e finisce anche lei in una sella montagnosa carica di macigni e di neve. E quando il grosso della carovana sarà arrivato alla sua destinazione, alla sede eccelsa del Comando, piccoli gruppi dovranno proseguire per i monti vicini, cammineranno ancora tre, quattro, sei ore per portare gli alimenti ai plotoni più lontani, alle grandi guardie, ai piccoli posti. Tutto ciò tutti i giorni, immancabilmente. Può cadere l’acqua a catinelle e ridurre le strade a pantani o a ruscelli torbidi e pericolosi, può la nebbia avvolgere strettamente uomini e cose nella sua caligine opprimente e disorientar i soldati, può fioccar la neve o turbinar la terribile tormenta che toglie la vista ed il respiro; i viveri devono arrivare lo stesso, a qualunque costo, inesorabilmente. Chi non conosce le Alpi d'inverno, chi non ha visto dove sono appollaiati gli alpini în

MALI DI CUORE senricena sanare CORDICURA

CANDELA

Verso una meta candida.


ITALIA

L'ILLUSTRAZIONE

362

Tra le prime nevi. qua non scorre più in dolci rivi ma gorgoglia

piano, sopra non c'è che il sereno infinito ed

e par che quella estrema

catena di monti dove'è in agguato il nemico; tutto il resto del mondo è sotto di loro, è giù nelle valli che si snodano dalla montagna e sono ancora ingombre di nebbia, è nei paesi rannicchiati al caldo, vicino ai fiumi impetuosi che han qui le loro nascoste sorgenti.

sotto le valanghe di sassi franate dal monte,

vetta e quella sella

pittoresca che ci sovrastano non possano essere abitate che per qualche ora, nelle calde giornate estive.

Invece, quando proprio stiamo per arrivare, ci giunge dalle roccie il ritmo di una canzone militare, sentiamo voci dappertutto, vediamo tra la nebbia ombre muoversi, un suono di martelli e di ferro percosso romba sopra di noi. E poichè un colpo di vento sbatte via la nebbia che ci toglie lo sguardo,

ecco che

il profilo della Forcella ci appare

nella sua

serena

nitidezza

tutta

l'estrema

stanno

di casa

stieno

all'ultimo

e

vediamo

punta di un lato, popolata di tende. Gli scarponi, i nostri solidi montanari, gli alpini, lassù!

Si può dir proprio

che

il sole, davanti a loro

una

valle ed un'altra

L’accampamento sembra essere un prodotto

naturale del suolo, tanto le tende si nascondono tra le roccie e si dispongono con civetteria, ogni tenda sembra un fiore della montagna, dai larghi petali chiusi, e pare che sotto il bacio del sole i petali debbano aprirsi per lasciar penetrare il calore là dove dormono, vegliano, vivono gli alpini quando non sono di guardia o al lavoro. A vedere la grazia di quel villaggio appollaiato a più di

duemila

metri

vien

la voglia di fare il su-

caino per tutta la guerra, di restare in eterno lassù per godere la beatitudine della vita a contatto diretto colle più grandi forze della natura, a colloquio diretto col sole. Per raffreddare gli entusiasmi salgono però dal basso folate di nebbia che vanno a frangersi nelle correnti aeree superiori e che ci avvolgono a tratti in un bagno di ghiaccio, come se un cencio umido ci strofinasse il corpo nudo al-

l'improvviso. E per-giorni e giorni la nebbia si ferma alle forcelle. Ci si ferma la pioggia

per delle settimane riducendo a pantano anche le roccie, e per cinque o sei mesi, da adesso alla primavera, ci sta di casa la neve.

Che importa tutto ciò? È la patria che comanda e bisogna lietamente obbedire: lassù dove più si soffrono le pene della guerra, dove

il freddo, l'isolamento,

la mancanza

di

case dovrebbero acuire la noia e il dolore, c'è un’aria di giocondità che fa respirare a pieni polmoni e rianima il cuore. Giù nelle placide valli e nei comodi paesi dove la guerra non manda che i suoi echi lontani, dove si vive nelle case e si mangia

ad una tavola imbandita, può venir fatto di sentire in mezzo al generale e vibrante ‘entusiasmo qualche isolata lamentela, ma alle for-

celle tutti sanno che la guerra è sacrificio e dolore, tutti sentono la nobiltà del gesto che sta compiendo la patria e soffrono ridendo, e sopportano cantando le nostalgiche canzoni delle Alpi natie. Altro che case, quassù! Sotto la tenda la paglia falciata nel piano fa da letto, e la cassetta d'ordinanza da comodino, una candela

sostituisce la luce elettrica quando non tira vento, che sennò il buio elettrico sostituisce

tutto.

E se piova, se cadano

a torrenti le

pioggie rimbalzando sulle roccie e sulle tende riunendosi in rivoli ghiacciati giù per la china la tenda doventa un termosifone freddo, nel quale

non bastano a dar un po’ di calore neanche le tre coperte assegnate alle truppe d'alta montagna. La mensa? Una grotta accomodata alla

meglio. Nulla di più originale vi può essere della mensa

e pittoresco

che ogni tanto ci

ha accolti in mezzo al villaggio randagio degli alpini. Si entrava da una porticina angusta tra due macigni, nell'interno ci aspettava

La tormenta.

una caverna di roccie solide e scure completata con una parete di assi. Nella parete si apriva il finestrino da cui potevamo vedere le valli fuggenti verso il piano, nel mezzo un tavolo conficcato nel suolo e un pavimento di ciottoli aguzzi da sbucciarvi i piedi. Stando a tavola traballavamo in quella specie di tana


ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

363

A rapporto tra le nebbie. +

da briganti, sopra gli sgabelli fabbricati lassù; sera in recognizione. I più giovani ufficiali, nell'angolo, tra due macigni ardeva un fuoco quelli che arrivano dalla scuola di Modena, quasi sacro, dappertutto fumavano le vivande © dal plotone che li ha istrui neonati ine dopo colazione le pipe. Nessuna sala di albergo ci avrebbe aguzzato l'appetito come quella caverna da contrabbandieri, nessun pranzo poteva essere così saporito come quelli

somma,

lontano, dove pareva di essere distanti mesi

lidificatosi all'improvviso, rappresentano una delle più audaci missioni che possano essere affidate ad un soldato in guerra. Nelle pianure basta guardarsi dal nemico, qui bisogna difendersi anche dalla montagna, bisogna conoscerei sentieri, i precipizi, aver confidenze colle mille insidie che i monti serbano ad ogni svolta, specialmente nelle notti senza luna o dense di nebbie e di caligine. Le pat-

divorati lassù dove la vita pareva arrivar di

di cammino dal mondo civile. Un mazzo di carte ed una canzone non bastano forse alla felicità umana talvolta? Può darsi che il discorso nelle veglie lunghe e nei conversari attorno al fuoco sfiori qualche argomento cittadino; si parla del teatro, della casa, di una donna; allora per un momento i discorsi tacciono, i pensieri volano via come il vento nel campo della nostalgia, un desiderio di sentimento, di femminilità turba per un attimo

gli spiriti, ed allora, al lavoro allora, o .a dor-

mire.

Tanto

sulle forcelle!

è inutile

pensare

a certe

cose,

*

Il lavoro non manca mai; c'è da costruire la sede per l'inverno, ci sono baracche da fare, grotte da scavare, magazzini da creare. Vicino alla vecchia mensa comincia a profilarsi la nuova, con muraglie di un metro, con finestre a vetri, con mobilia requisita qua e là o fabbricata sul posto, tra le tende sorgono cantieri con operai d'ogni specialità trovati tra i soldati del battaglione, altri lavorano a finir le trincee, ad inalzar muricciuoli di protezione, turbe intere faticano a tracciar strade verso il basso per spianar la via al pane quotidiano ed agli altri generi che devono arrivar dal fondo della vallata. Dalla mattina alla sera la Forcella è animata da una febbre di lavoro che neanche la pioggia riesce ad attutire, si lavora anche con l’ac-

raccontano

che la prima

volta che

vanno in recognizione si sentono tremare il cuore dall'emozione. È naturale; le recognizioni in queste montagne dirute che sembrano i cavalloni di un mare in tempesta so-

tuglie lavorano di notte per scoprire le mosse degli avversari, per valutar le loro forze e

le loro intenzioni; chi parte può sempre aver la proba di non tornare e di morire magari all'improvviso per una bomba che scoppia sotto i piedi. Gli austriaci fanno un grande uso di queste bombe che disseminano al di là delle forcelle per tutti i sentieri e specialmente nei passi obbligati; le nascondono sotto terra mascherando il filo di scoppio colle frasche e coi rami, e le pattuglie non sempre riescono a vederle ed a raccoglierle. Così qualche tempo fa è morto un giovane poeta cadorino che andava in cerca del nemico ed a cui una bomba straziò il corpo orrendamente; così quando le pattuglie sono in ritardo gli ufficiali rimasti all’accampamento provano l’ansia affettuosa per il timore di qualche sventura, sempre paventando di udir giù peri burroni uno scoppio che voglia dire un altro lutto nelle file.

Sono così soli che i vincoli di fratellanza doventano saldissimi alle forcelle, e quei dati rudi e forti che sono pronti a morire lietamente per il loro paese, si commuovono come fanciulli se accada disgrazia ad alcuno dei loro uomini; scorrono talvolta lacrime di dolore e di rabbia lassù dove tutto pare debba essere sereno.

* Le forcelle sono candide, oramai. Le prime nevi e le tormente sono venute in settembre ed erano appena sparite che sono

tornate adesso per non andar più via. Le tende e le baracche sono coperte di candore, i lavori continuano febbrilmente per sostituire le baracche

depositi di viveri saranno completi, vengano pure il freddo e la tormenta che gli alpini saran preparati a riceverle. Le ‘sentinelle incappottate nelle pelliccie veglieranno alla comune sicurezza; le pattuglie continueranno a scorrazzar per i monti skiando o camminando, ma alla sera la baracca riscaldata dalla fiamma amica e dal calore umano darà il refrigerio indispensabile per ricominciar il giorno dopo la vita di guerra. AI cambio non pensano neppure. Gli altri corpi forse potranno scendere in basso e riposarsi; gli alpini no, la montagna e la neve sono il loro elemento. — Chi deve restar lassù se non voi? — diceva giorni sono un generale disponendo le dislocazioni per l'inverno. Gli alpini ci resteranno, e la primavera li troverà più baldi, più forti, più alpini di prima. Auserto Ten

qua, chè anzi il lavoro è un ottimo reagente contro l'umidità ed il freddo. Più isolati, più sperduti sono lungo

i distacca-

men

guardia

chio nudo

possiamo scorgere le trincee ed i

la linea battuta dal

nemico. Basta affacciarsi al di là del costone dietro a cui si appiattano le tende per veder sui monti vicini le opere del nemico. Ad oc-

reticolati avversari, vediamo le vedette austriache passeggiar sui posti di osservazione come le nostre vedette, e bisogna star sempre pronti a ricevere un assalto improvviso,

a non lasciar sguernito un solo passo accessibile. Per questo là dove le roccie non costituiscono una barriera insormontabile il Comando dirama i suoi distaccamenti per la guardia; sono plotoni o semplici pattuglie che restano sole per giornate e settimane, ricevendo i viveri ogni giorno, ma assoluta-

mente divise dal resto del battaglione. Stanno da mattina a sera sorvegliando le mosse del nemico, pronti a spianare il fucile e a dare

l'allarme, vegliano la notte nell’alto e solenne

silenzio delle Alpi per non essere sorpresi, ed aspettano in quella snervante tensione il cambio

per tornar vicino al comando.

Spesso, molto spesso, i plotoni partono alla

alle case di tela. Il proble-

ma dell'inverno è tutto un problema di ricoveri; quando le baracche saranno finite e vi arderà dentro un buon fuoco, quandoi

Pittoreschi villag, gi improvvisati.


L:S:-TA NTANE

Ei DPeble

Rio:

Gen. Porro. S. M. il Re col Duca D'Aosta, î generali Cadorna, Pofi

Un pezzo

da 149 trascinalo


ba:

Duca D'Aosta,

EL:T.T0-PE.

Gen. Cadorna,

8. M. il Re.

e Zupelli seguono le fasi di un'importante operazione.

® braccia su per un'erta,

PRONTE


L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

tutta ferravilliana becillità umana.

rappresentazione

dell’ im-

Si rimproverò il celebre attore di monotonia. Si diceva: è sempre quel tipo solito, con

quella solita voce fra il naso e la gola, a piccoli singhiozzi :sempre quelle inflessioni verbali; sempre quelle occhiate di sbieco, che vogliono esprimere l’intelligenza e la furberia e sono

solamente

quelle

ondulazioni

ebeti; sempre

molli

delle

quei

gambe

passi,

che

pajono imbottite di panno; sempre quel naso lungo tinto di rosso; sempre quelle guancie

rigonfie. La sola diversità sta nel vestito, secondo le commedie;

se pur meritano questo

nome i goffi pasticci spesso manipolazioni del

Ferravilla stesso perpetrate per farvi spiccare

le proprie caratteristiche buffe.

Ma è vero? Ma la creazione di quel «tipo» non era tutta esteriore, non tutta formale. Un senso psicologico la illuminava come d'un lume interno: un senso filosofico: la falsa pretensione umana: il credersi serii, quando non si è altro che marionette: il credersi furbi quando non si è altro che corbellati. E poi, quante finissime gradazioni anche nello stesso tipo come nel « Tecoppa », creazione meravigliosa tutta del Ferravilla! Nelle finezze, talvolta appena afferrabili, il genio — il vero genio — del Ferravilla ci trascinava fino allo stupore. E quante caricature delle umane debolezze questo Gavarni del palcoscenico profuse! Il Pedrin, il sindaco

Finocchi,

Massinelli,

Don

Baldissar,

il maestro Pastizza, e/ sur Pànera, lo zio Camola, Gigione, e/ sur Pancrazi, el sur Pisfagna; ma specialmente il Tecoppa, che (ha ragione Renato Simoni) è il capolavoro del grande comico scomparso. * Il Ferravilla non aveva

mai. la preoccupa-

zione gioconda; un medico

per gli arrabbiati.

zione degl’ « insuccessi ». Appena si presentava al pubblico, suscitava con la sola truccatura un'ondata di risa: Egli divenne così un elemento della vita cittadina; quasi-un’istituIl «palco» della vera gloria del Ferravilla fu il Teatro Milanese sul Corso Vittorio Ema-

nuele; una topaja rabberciata alla meglio a uso teatro, dove era il « Padiglione Cattaneo » famigerato per certi balli carnevaleschi in costume adamitico. Al « teatro milanese » — fondato nel 1870 da

+ EDOARDO nato

EDOARDO

a

Milano

‘nel 1846,

FERRAVILLA,

Un giornaletto di Milano, L'Uomo di Pietra, nel 3 settembre 1859 diceva che i comici residenti a Milano sdegnarono di accompagnare il feretro dell'attore meneghino Giuseppe Moncalvo. Il grande attore, che Gustavo Modena am-

mirava per la « verità », che Ernesto Rossi chiamava « primo e ultimo », che Alamanno Morelli diceva di comicità così irresistibile da far ridere convulsivamente persino il padre di Gu-

stavo Modena — il firazzo Giacomo che non rideva mai — fu sepolto nella fossa comune del cimitero di Porta Vittoria di Milano ora soppresso, come un povero e uno sconosciuto.

Ed era stato l'idolo di Milano!

La fine di un altro idolo popolare, Edoardo Ferravilla, fortunatissimo, è stata l’opposto. All’annuncio ch'egli si spegneva, nella sua casa di via Giangiacomo Mora (il bar-

biere martire), Milano, in mezzo alle preoccupazioni della guerra, si è commossa: piangeva quasi sull’attore che l’aveva fatta ridere. La solita frase delle necrologie «una irreparabile perdita » si deve adoperarla, sì, per Edoardo Ferravilla. Noi abbiamo avuto, e ab-

biamo, attori comici di cospicuo valore; ma

Questa settimana

esce?

(Fot. Varischi e Artico).

FERRAVILLA ivi morto

il 25 ottobre.

il suo genio e il suo teatro. nessuno può essere paragonato al Ferravilla. Egli era un’auto-creazione, unica nel suo genere; era un fenomeno cominciato con lui e

finito con lui. Fu ammiratissimo, e per lui si prodigano anche oggi gli elogi che la critica abbonda per gl’interpreti della scena tacendo loro quelle censure che li correggerebbero da errori. Nessuno della nostra generazione ha udito il meneghino Moncalvo, ch’ebbe per ultimi e buoni imitatori, il Caironi e il Preda; ma sappiamo checol Moncalvoil Ferravilla non poteva essere paragonato.

Il Moncalvo

impersonava

rappresentante

del « mene-

il « meneghinismo » puro: — Edoardo Ferravilla non

fu

un

ghinismo » puro, e nemmeno di Milano: cosa che a molti sembrerà un’eresia, ma apparisce verità, appena si consideri il genio comico particolarissimo

del Ferravilla, il quale aveva

creata una specie di comicità nuova, possibile in ogni regione d’Italia e in ogni terra dell’orbe. Se il Ferravilla fosse nato a Salonicco, avrebbe probabilmente creato lo stesso quell’arte buffa, ormai proverbiale, che non è derivata

da

Meneghino,

nè

da

Giovannin

Bongée del Porta, bensi da una particolare e

Carlo Righetti (il Cletto Arrighi della Croraca grigia e che fu anche effimero deputato), che a quel teatro diletto profuse tempo, cure, quattrini, bile — il Ferravilla doveva la popolarità, il regno. Nello scempiato Barchett. de Boffalora, il Ferravilla, per la protezibne del Righetti,raffrontò per la prima volta il pubblico, che sulle prime mostrò di non accorgersi di lui, ma egli doveva farlo ben suo e per quarant'anni! Con lui si erano raggruppati attori e attrici di varii meriti: lo Sbodio, oggi cieco e bisognoso di soccorsi; il Giraud, «l'eterno giovane », che sosteneva le parti di primo amoroso e meglio quelle dell’amoroso faceto; la Giovanelli, autentico talento comico, insuperabile nel carattere della trecca del mercato; il Dassi, il Grossi, il Bazzaro, il Carnaghi, la Comelli, ed Emma Ivon, che recitava bella e bellamente vestita, come nessun'altra attrice primaria del suo tempo. Ah! quei tempi della così detta fioritura del « Teatro Milanese », con quel pubblico di placidi ridanciani e di eleganti gaudenti che lo affollavano, con Teresina la fioraia immobile sulla porta; — la bella Teresina cantata dal poeta francese Maurizio Faucon, scomparsa alla fine dell’ Esposizione di Milano del 1881 dopo un barbaro taglio di rasoio ricevuto una sera dalla mano compiacente di un soldato partenopeo per ordine del suo padroncino geloso; e oggi oscura, maritata e... anziana a Nervil... Le più belle commedie di quel teatro improvvisato, e che sì poca parentela aveva

con quello del vecchio Maggi, «lo splendor

DALL'ALLEANZA ALLA GUERRA Conferenza di ANTONIO

F RADELETTO

deputato al Parlamento,

Questa conferenza fu riveduta dall'Autore e così ampliata che forma un ragguardevole DIRIGERE COMMISSIONI E VAGLIA AGLI EDITORI FRATELLI TREVES, IN MILANO, VIA PALERMO,

Saggio

12; E GALLERIA

L. 1,50.

di storia contemporanea.

VITTORIO

EMANUELE,

64-66-68,


L'ILLUSTRAZIONE

367

ITALIANA

del Seicento; — le commedie più animate non erano no, quelle che Carlo R ghetti impasticciava con avanzi delle scene francesi;

nè quelle di Camillo Cima che si la-

mentò poi sì amaramente degli ostracismi del-

l’autoritario Ferravilla; nè di Giov. Duroni e del sempre tremulo Monteggia, che ad applau-

dire il suo Adattemes mandava in teatro gli uscieri del tribunale ch'egli meneghinamente presiedeva : non era neppure la fortunatissima

i)

Statoa del sur Incioda di Ferdinando Fontana,

nella quale il Ferravilla si rivelò nelle qualità

sue buffe singolari di scemo. Le più interessanti

commedie erano quelle

di quel mondo comico pieno di pittoreschi con-

trasti, di quella So/éme di palcoscenico, alla quale faceva contorno la bo/éme più significativa di un poeta, di un pittore e di uno scultore: Emilio Praga, Tranquillo Cremona, Giu-

seppe Grandi. Le magiche motrici di svariate agitazioni erano le pupille nere vellutate di Emma Ivon e le sue forme di Elena omeric: più ammirate delle leste canzonette napolitane, che ella cantava con voce di raffreddore al

ribalta, accompagnata da miagolanti violin

Anche fra le quinte, anche dietro le scene si

e talora penose. Una fra le quinte, divampa-

rono le ire d'un ricchissimo protettore della dea dell’ Olona, sulla quale Carlo Righetti

scrisse poi tutto un libro sequestrato dal Procuratore del Re. Quel giovane protettore, in uno scatto d'ira, disse all’ Ivon: « Ma io ti staf-

filo come i miei cavalli! ». Allora, il Ferravilla, ch'era truccato da Tecoppa (bel contrasto!) ebbe un moto di protezione cavalleresca. Cominciava egli, allora, ad aprire il suo cuore alla bella compagna d’arte, che poi divenne compagna per molti anni della sua vita?

Quell’unione fra il Ferravilla e la corteg tissima Emma, unione trascinata a lungo fra

procelle e

piatti volanti

— non

fu feconda di

glorie artistiche. Il repertorio si svolgeva col solito trotto verso il miraggio della fortunata

cassetta. Abbandonato il Teatro Milanese dal Righetti che non sapeva tenere i conti, questi e quello furono assunti dal Ferravilla che si ricordò bene d'avere studiato nei primi anni la ragioneria. E i conti tornarono, e come! Il fortunato capo-comico arricchì. Edoardo Ferravilla non si propose mai di consacrarsi alla seria vitalità e all’onore durevole del teatro milanese, che un altro milanese, uomo di teatro, artista serio, Carlo Bertolazzi, l’autore della applauditissima G?bigianna e d’altre belle commedie, invece vagheggiava. Al Ferravilla bastavano le sue manipolazioni d'effetto, come La class dî asen, Massinelli in vacanza, Scèéna a sogett. musical, El maester Pastizza, El duell del sur Panera, nel quale faceva tre-

mare dalle risate il teatro quando, sceso sul terreno con la sciabola in pugno, diceva al

suo avversario:

« Ma

s'el sta minga fermo,

poss minga infilzall! ». Il Ferravilla aveva forse

capito che una città moderna cosmopolita come la sua Milano, dove il dialetto va sparendo, non poteva avere un vero teatro dialettale proprio. Ben altra cosa il teatro veneziano con le trani d'un Carlo Goldoni e di Giacinto Gallina! Altra cosa il teatro piemontese! Anche per questo, il Ferravilla rimane un brillante fenomeno isolato. E contrasta la sparizione d'un maestro delle igieniche risate con questi tempi di drammi tragici, di guerra! La facezia fiorì anche negli ultimi giorni sulle labbra del felice artista. Egli si cullava, morendo, sulle note che una mano pietosa destava per lui, in una stanza vicina, sul pianoforte. Il suo spirito si scioglieva a poco

a poco in melodie che aveva udite nei giorni dell’agile forza: melodie meste quelle: quasi crisantemi al signore della gaiezza che spariva. Era nato a Milano il 18 ottobre del 1846, dal bizzarro marchese Filippo Villani, patriota della Montagna e ahimè! implacabile facitore .di sonetti che întercalava in un giornalucolo. La madre era stata una bella cantante, Maria Luigia Ferravilla; morta presto. E il Ferravilla si vantava allegramente di quella nascita non consacrata dai riti, ma che gli «aveva permesso diarricchire » : scopo della sua vita dopo quello di rallegrare le genti, di sollevarle dai guaj della vita e dalle tristezze dei tempi turbati. RarraeLLo BARBIERA.

BIANCHERIE.

BARONCINI NZONI;

16 -MILANO

RICCARDO

PITTERI

nato a Trieste nel 1853, morto a Roma

RICCARDO

PITTÈRI e la sua opera patriotica.

Triste destino! Tre scrittori irredenti, Ar-

turo Colautti, Ruggero Timeus (Fauro) e Riccardo Pittèri chiusero gli occhi per sempre prima

di veder liberate

le loro

terre natie,

per la cui redenzione avevano tanto sperato. Il poeta triestino Riccardo Pittèri, rifugiatosi a Roma con la diletta consorte, alla vigilia della nostra guerra, quando seppe che la po-

lizia austriaca stava per internarlo, spirò colà, il 24 ottobre, dopo un'operazione

chirurgica.

Era nato a Trieste il 25 maggio del 1853 fra le

fortune. Uno di quei felici che trovano preparata la via della vita. Suo padre fu uno degli uomini più ragguardevoli di Trieste, dove per

più anni tenne con onore la carica di podestà. La madre era nipote di Giunio Bazzoni, il

poeta della celebre ode «Per la creduta morte di Silvio Pellico»: Luna, romito, aereo Tranquillo astro d'argento...., spentosi per una caduta dalle alture del solitario Lézzeno sul Lago di Como, stringendo nel pugno un mazzolino di fiori. Nella lirica Lézzero, Riccardo

Pittèri lo. ricorda, gli rende affettuoso omaggio. Gli studii di giurisprudenza, compiuti a Padova ea Graz, poco {servirono a Riccardo Pittèri, che si sentiva trascinato alla poesia.

Il giovane poeta era nato e viveva in una operosa città di mare, e s'innamorò appassionatamente

della

un libro, Campagna

il 24 ottobre.

campagna

e la cantò

in

(1889), che gli diè l'al-

loro. E poi ancora, in altre liriche, tutte geniali per sentimento della natura, per freschezza, per immagini leggiadre e facile rima e melodia, esaltò la vita dei campi e degli orti. In questa ILLustrazione IraLiAaNA volemmo avvertire quel contrasto, aggiungendo che l’Istria e il suo mare dovevano ispirare al poeta istriano altri canti. Ed una nuova fio-

ritura di liriche sorse ben presto dal cuore

del poeta, che Ne/ golfo di Trieste, in Patria terra e Dal mio paese espresse ciò che nello spirito eletto suo, come in un sacrario, chiudeva di patrie memorie e di entusiasmi civili. Ma la parola non poteva bastare a Riccardo Pittèri, in un tempo di risveglio patriottico,

Tutto un fermento d’italianità andava diffon-

dendosi nella sua terra; e in quella sacra lotta,

egli si lanciò animoso, fidente. Il Pittèri si fece capo della Lega Nazionale (poi disciolta dall'Austria) e, inerme, intimò una vera guerra all’accanita nemica, con l’istituire più di cento scuole italiane nell’Istria, e ricreatorii e biblio-

teche e asili infantili; tutta una meravigliosa propaganda d'’italianità coraggiosa e pugnace.

Quale meraviglia se gli austriaci, appena

seppero il Pittèri sfuggito alle loro vendette, vandalicamente distrussero il suo villino di Farra sull' Isonzo, disperdendone i libri e ogni altra cosa «caramente diletta » ?... Quello sterminio selvaggio accorò il delicato poeta; ma egli non volle dimostrarlo per non dar gusto ai barbari. Nei versi, de’ quali decorò non ha guari L’ILLusrrazione ITALIANA, e clie fu-

rono gli ultimi suoi, il suo spirito italiano si eleva sugli sfoghi personali. Ansioso, febbrile, egli seguiva le fasi ineluttabili della nostra guerra, e, col desiderio ardentissimo, affrettava l'arrivo della redenzione là, da quella Roma

che era stata anche

la gloriosa, antica

avvivatrice della sua terra natale. L'anima del Pittèri era quella: dei poeti buoni, dotati di spontanea gentilezza. Tanta era l’affettuosità di quello spirito,.che le stesse brame frementi per il risorgimento della terra natìàa erano immuni di quel cupo odio che imbeve il canto d'altri poeti. Come lirico, Riccardo Pittèri derivava dalla scuola veneta che non tollera astruserie, nè arzigogoli, nè frascami. Il limpido genio latino brillò sempre sulla terra dove il Petrarca volle chiudere la vita errante, dove il Fracastoro emulò in latino le virgiliane eleganze; dove, più tardi, Luigi Carrèr narrò pati tiche ballate fra le lagune. Il verso del Pi tèri, come quello del vicentino Zanella, scorre chiaroe veloce senza zeppe. La poesia campestre è ricca in Italia come in Inghilterra ; e le liriche campestri del Pittèri la profumano ancor più col loro aroma. Ma ora non è tempo di orti; è tempo di campi di guerra. Noi rileggiamo ora i canti patrii del caro poeta perduto come securi presagi della liberazione dell’Istria, che al povero Pittèri una sorte beffarda e crudele contese.

(b)


uERPD_SN

ZAZZ>

Marcesto Durazzo, di Genova, capitano del Genio.

Riccarpo Cuen, di Parma, capitano di Fanteria.

Ervipio Cavarocent, di Aquila, capitano di Fanteria.

Renato Frank, di Napoli, capitano di Fanteria,

Bruno Viscari, di Milano, tenente di Fanteria.i

Armuio Corso, di Napoli, tenente di Fanteria.

Anronio Costa-Azara, di Sorgono (Sardegna), tenente di Fanteria.

Gino Grar, di Loro Piceno, tenente di Cavalleria,

7 Emanuste Rosso, di Terranova (Sicilia), tenente di Fanteria.

Pierro Tiyn, di Castelfiorentino,

Enrico Antonacci, di Bari, tenente di Fanteria.

Anrcare Loro), di S, Giovanni Incarico, sottotenente di Fanteria.

Ernesto Trerè, di Faenza, sottotenente di Fanteria.

Corano Scuremen, di Parma,

Giustere Boscm, ‘di Milano, sottotenente di Fanteria.

Lurci Savini, di Seveso S. Pietro, CorneLio Cornaaiia, di Castellazzo Giorcio Bowissone, di Paderna, Avorro Motina, di Varallo Sesia, caporalmaggiore di Fanteria. Bormida, caporalmagg. di Fanteria. marinaio della R. N. Garibaldi. caporalmaggiore degli Alpini.

sottotenente di Fanteria.

tenente di Fanteria.

Anronio De Pow, di Milano, sottotenente di Fanteria.

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A FI SZ

Fi

(

Epoarpo De Macisrris, di Cagliari, maggiore d'Artiglieria.

Cmsro Giacinto Perrinau, di Carloforte, capitano di Fanteria.

Bernarpo DenernArDI, di Torino, capitano di Fanteria.

Encore Garrone, di Santhià, tenente degli Alpini.

Gino Porerm, di Verona, sottotenente di Fanteria.

Giuserre Amuitteri, di Roma; sottotenente di Fanteria.

Francesco Spina, di Lentini (Sira-

Gino Piccioa, di Firenze,

Gaspare Tarpivert, di Massa Su-

Svetto Fisescai, di Siena,

Giorgio Provenzano, di Co5 v 5

Emnio Sosrero, hi di Genova,

cusa), sottotenente di Fanteria.

caporale Automobilista.

sottotenente di Fanteria.

simo da Matino, volontario.

periore, sottotenente di Fanteria,

caporale di Fanteria.

&

Atrrepo BancuzLu, di Genova, tenente di Fanteria.

Nimo Duca, di Sassari, tenente di Fanteria.

Ermenrano ALessio, di Vercelli, sottotenente dei Bersaglieri.

—Orro Roscio, di Genova, sottotenente degli Alpini,

Emo

Ancetini, di Barletta,

Gumo Mastropasgua, di Ancona,

Arturo Decrini, Milano, LI didi Fanteria. caporalmaggiore

Arceto Catavenna, di Milano, caporalmaggiore d'Artiglieria.

sottotenente di Fanteria.

sergente d'Artiglieria.


L'ILLUSTRAZIONE

370

ONORE AI CADUTI. xIx-xxx). Il sottotenente dei bersaglieri Ermenegildo Crescentino Alessio, di Vercelli, cadde eroicamente l'11 settembre alla testa del suo reparto. Il sottotenente di fanteria Giuseppe Ammilleri, nativo di Roma, aveva 26 auni; e cadde 18 luglio combattend Emilio Angelini, sottotenente di fanteria, era nato a Barletta, ma compì i suoi studi nell'Istituto Tecnico di Milano ove aveva conseguito la patente di ragioniereasoli 17 anni e mezzo, poi erasi subito impiegato al Credito Italiano. Passati tre anni dovette rispondere agli obblighi di leva, e si inscrisse nel plotone allievi ufficiali, dove negli esami riuscì secondo su 110 allievi. Il 15 maggio, prima ancora che fosse dichiarata la guerra, venne mandato al fronte, e ben presto cadde da eroe alla testa del suo plotone-nell'agosto. Il'tenente di fanteria Enrico Antonacci, di Bari, cadde sulle balze del Carso. Apparteneva ad una sezione di mitragliatrici. Era nato il 31 gennaio 1891. Il tenente di fanteria Alfredo Banchelli, di Genova, cadde il 26 agosto. Perì. nel disastro della R. nave Garibaldi il marinaio Giorgio Bonissone di Giuseppe, della classe 1894, nato a Paderna, circondario di Tortona, Il rag. Giuseppe Boschi, d'anni 21, sottotenente di complemento, cadde valorosamente combattendo il 16 settembre sul Carso, Era di Milano. Era pure di Milano, dove nacque nel 1890, il caporale maggiore di artiglieria da montagna Angelo Cala venna, caduto eroicamente il 14 giugno, Il capitano Elvidio Cavarocchi, di fanteria, nativo di Aquila, morì da eroe il 4 agosto sul Carso, Ferito non lievemente, mentre conduceva i suoi all'assalto di una trincea, non volle ritirarsi; ma nuovamente colpito al petto, cadde e spirò lì, sul campo. Aveva trentun anni ed era decorato di due medaglie, guadagnate l’una per l'opera prestata nei salvataggi dopo il terremoto di Messina e l'altra per essersi segnalato nelle operazioni di soccorso durante un'inondazione in Lombardia. Era stato alcuni anni in ‘one nel Benadîr. Il rag. Cornelio Cornaglia, caporale maggiore di fanteria, era nativo di Castellazzo Bormida. Attilio Corso, di Napoli, sottotenente di fanteria, eroicamente cadde il 25 agosto. Il tenente di fanteria Antonio Costa-Azara, da Sorgono, (Sardegna), il 6 settembre — come scrive il Comando del ...reggimento — «alla testa della sua compagnia si portò impavido fin sotto la trincea nemica, rimase per varie ore sempre esposto al fuoco nemico con vero eroismo ed abnegazione, brillante esempio ai proprii dindenti, fino a che cadde colpito da una palla în fronte» sull’Alto Cadore. Il capitano di fanteria Riccardo Curti, di Parma, nato nel 1876, intraprese la carriera militare per vera vi cazione, dopo conseguito il diploma di perito-agrimensore: entrato sotto le armi per obblighi di leva, volle entrare alla Scuola Militare di Modena, e ne uscì a 22 anni sottotenente nel 1911: classificato sempre ottimo, gl'incarichi speciali affidatigli ne erano dimostrazione: ultimamente insegnava topografia» nella Scuola d'applicazione per la fanteria in Parma, destinazione che lasciò per prendere il comando

L'IDROLITINA E LA FAVORITA

DELpjgPELEACQUE . DA TAVOLA

ITALIANA

della sua compagnia în guerra: cadde valorosamente il tenne, benchè studioso ed avesse conseguito la licei ceale, aveva già da tempo deciso di volgersi alla milizia e 16 agosto. Il capitano di fanteria Bernardo Debernardi era così andò a Modena. Avrebbe potuto aspirare all'Accadenato in Torino il 3 gennaio 1883; nel maggio scorso, all'inizio mia Militare, ma volle, nella inesauribile modestia, essere della guerra, fu promosso capitano, comandante una delle la più semplice espressione del militare di carriera. Supeato il corso, classificato ottavo alla vigilia della guerra, compagnie nel ....reggimento: passata la frontiera a Cormons, dopo vari combattimenti cadde valorosamentea . . . chiese, in ciò appoggiato dal carattere paterno veramente Spartano, d'essere alpino; A; 1.113 giugno aveva neil 19 luglio nell'espugnazione di trincee austriache. Arturo Delfini, già operaio della ditta Izar in Mi- sunto, per la morte degli altri ufficiali, il comando della lano, caporale maggiore nel . .fanteria, fu richiamato alle compagnia assalita da tre parti, e tenne la posizione. Tre giorni dopo sloggiava i tirolesi da . e veniva per arl allo scoppio della guerra: partito con nobile entuvalore. Ritenuto siamo, lanciando la moglie e tre bambiaî, riîatò in seguito questo successo proposto per la medaglia al con rato spirito di sacrificio di abbandonare ilcampo ed i ormai invulnerabile, fu scelto per l'attacco di una località con un limitato numero , non consentendo la ricompagni per ritornare alla Officina, che ne aveva ottenuto l'esonero dal servizio; e cadde da forte, a 25 anni, il strettezza dello spazio maggior impiego di assalitori; due mitragliatrici nemiche incrociavano i tiri: egli cadde ferito; 26 luglio. benchè sotto il fuoco, sipotè raccoglierlo e trasportarlo al Il conte Edoardo De Magistris di Castella, maggiore di artiglieria, era nato il 15 maggio 1871; e cadde il riparo, ma vi giunse svenato! Compieva in tal modo il 13 agosto in queste circostanze, scritte dal suo tenente cosettimo suo combattimento, che per lui fu l'estremo! Il tenente di fanteria Emanuele Rosso, nato a Terlonnello: «Avvertito che ad un pezzo della prima batteria vi erano diversi feriti fra i quali un ufficiale, egli volle an- ranova di Sicilia il 14 luglio 1892, non appena conseguita dare a visitarli nonostante continuasse il fuoco nemico. Il la licenza liceale, entrò nel novembre 1911 alla Scuola Militare di Modena, da dove uscì sottotenente nel febbraio 1913: dottore essendo occupato a medicare altri feriti, egli si fece accompagnare dall’aiutante di sanità per fare, potendo, anche partì, dopo averne fatta insistente domanda, per il fronte qualche medicazione. Nel tragitto una granata li colpì tutti il 4 giugno; fu subito assegnato a posti avanzati, e non pochi furono gli scontri ‘nei quali fu sempre di mirabile e due: il soldato morì sul colpo, il povero De Magistris, esempio ai propri dipendenti :in uno di tali posti, di recirca 10 minuti dopo, senza però riprendere conoscenza ». cente occupato, il 14 settembre cadeva colpito în pieno Antonio De Poli, di Milano, d'anni 22, sottotenente petto da una granata, dopo essere stato per parecchie ore fanteria, cadde il 29 agosto, mentre schierava i suoi in prima linea sotto il fuoco nemico. liti di fronte al nemico, in un assalto presso Tolmino. Corrado Schreiber, di Parma, sottotenente di Il tenente di fanteria Nino Duca, di Sassari, cadde fanteria (complemento) il26 settembre cadde sul Carso sull'altipiano carsico mentre, alla testa della sua compacolpito da granata nemica. goia, conquistava una forte posizione nemica. Luigi Savini, caporale maggiore di fanteria, di SeIl marchese Marcello Durazzo, capitano del genio, veso San Pietro, addetto al Genio ed appartenente ad un era nato a Genova il 6 ottobre 1881. Di antica, nobilissima famiglia, lascia largo rimpianto nell'aristocrazia genovese e Divisione speciale di Bersaglieri, morì il 25 settembrein seguito a ferita riportata sul Aveva valorosamente nella milanese, essendo sua madre una contessa Castelbarco. partecipato alla campagna di Libia, Era cugino in secondo grado del pontefice Benedetto XV. Il caporale di fanteria Emilio Sobrero era di Geguarnigione a Messina si distinse nella tracciatura e costruione di strade militari, Avvenuta la catastrofe del 1908 nova: sul fronte era specialmente addetto a scrivere ordini e portarli in prima linea. Scrivendo al padre, scherzava su vi ritornò guadagnandosi, per l’attiva opera prestata, medaglia di benemerenza. Scoppiata la guerra Libica vi tale incarico, « Si potrebbe dire, aggiungeva, che io ho un prese parte, a sua domanda, meritandosi l’encomio e la posto dove non c'è nulla da fare!»E sfidava continua-” medaglia al valore per la serenità addimostrata nel dirigere mente allo scoperto la mitraglia nemiéa! Fu colpi sotto il fuoco nemico la costruzione dei ponti per lo sbarco in trincea il 17 agosto, e morì due ore dopo gridando Viva di Bengasi. Cadde ora, nella zona Carnica, mentre coml’Italia! e pregando che con ogni riguardo fosse partecipata alla mamma ed al babbo Îa sua morte: valoroso e piva una ricognizione ai lavori di trinceramento in alta monuono, il giorno 13 aveva raccolti due commilitoni feriti tagn Îl caporale automobilista Suello Fineschi, di Siena, trasportandoli all'ospedale. era nato l’11 giugno 1883; morì il 15 settembre presso MonFrancesco Spina, sottotenente nel ....reggimento falcone vittima dello scoppio di una bomba gettata da un fanteria, a venti anni conseguì il diploma di ragioniere nelaereoplano nemico. Lascia la moglie e due figli Tecnico di Catania. Nato in Lentini (Siracusa) Il capitano di fanteria Renato Frank, era nato a l'Istituto nel 1893, nel 1904 con la classe di leva partì. a_ prestare Napoli nel 1883: nominato nel 1905 sottotenente, etenente servizio militare, ed entrato nel plotone Allievi Uficiali di nel 1908, partì volontario per la Libia nel 4911, rimanenComplemento, ne uscì col grado di sottotenente, e. tosto dovi due anni, distinguendo: idi Garba e ad Ettangi, destinato al suo reggimento che poi partì per il fronte. ed organizzandovi la compagnia d'ascari libici, alla testa Come scriveva un suo collega sottotenente stesso regdella quale compì il raid Derna-Bomba, oltré 200 chilo- gimento, cadde da eroe mentre alla testa delladello sua compagnia metri în territorio nemico; onde fu insignito della medaglia occupava una pericolosa posizione, un vero posto d'onore,! + d’argento ai valore, promosso capitano per merito di guerra, Il dott. prof. Gaspare Tardivelli, sottotenente di ed inviato Somalia a sua richiesta, Fece ritornoin Italia, fanteria, era nato a Massa Superiore il 1.°luglio 1886,A47 anni all'inizio della presente guerra, Tre mesi dopo, ai primi di aveva iniziata la sua carriera di insegnante di matematic agosto, cadde dopo aver resistito ben otto ore, col suo batnelle c l a s i aggiunte presso la R. Scuola Tecnica Mameli taglione, all'attacco d'un intero reggimento nemico, spieGenova; assistente universitario a Genova per il Calcolo Surando tale eroica fermezza da meritare che il colonnello periore e la Fisica Matematica, vinse, primo nei Concorsi, lel suo reggimento lo proponesse. per la ricompensa della la Cattedra di Matematica e Scienze presso la R. Scuola medaglia doro al valore. Normale maschile di Perugia; sergente, allievo ufficiale, nella Il rag. Ercole Garrone, maggiore del battaglione prima campagna libica vi fu promosso sottotenente, Cadde ‘++, alpini, diplomatosi a18'anni ragioniere, si arruolò, gloriosamente il 22 agosto scorso di fronte a Tolmino. dopo due anni, negli alpini, poichè ebbe sempre passione Il tenente di fanteria Pietro Tinti,diCastelfiorentino, per la vita di montagna. Promosso sottotenente di compleera nato il 1° novembre 1887. mento, ed ultimato il regolare servizio di prima nomina, si Il sottotenente di fanteria Ernesto Trerè, di buona congedò. Resse a Santhià per qualche mese l'Agenzia della famiglia di Faenza, non aveva che 23 anni: cadde mentre Banca Vercellese; ma stancatosi presto della ‘vita. seden- serenamente avanzava contro il nemico sul Carso. taria d'ufficio, si fece iscrivere alla Scuola di applicazione Il tenente di fanteria Bruno Viscardi, m a Parma, e superato il concorso, ne uscì sottotenente in il 30 luglio sul Carso: richiamato in servi; servizio attivo permanente, Fece subito domanda ed ottenne cadde l'aprile era stato. mandato al fronte il 26 luglio, Rinrasti di essere inviato in Libia dove rimase per sette mesi. Manmo combattimento il maggiore ed il dato in primavera alla frontiera dell’Isonzo prese parte a capitano del suo battaglione, assunse da solo il comando tutti i combattimenti del suo battaglione e alla conquista dell'intero battaglione conducendolo arditamente all'assalto: di Monte : ... .; fu nominato aiutante maggiore in 2.', e era figlio del dottor E. Viscardi, milanese, morto al Brasile. benchè occupato dal lavoro amministrativo, non cercò mai i esimersi da azioni di campo. Nel combattimento del... giugno il suo colonnello lo propose per la medaglia al valore, Promosso tenente verso la metà di agosto, dopo pochi giorni cadde colpito in pieno dallo scoppio di una granata nemica. Il sottotenente dicomplemento Gino Giri, di Loro ceno, era ufficiale esploratore in artiglieria, e come tale cadde Cacao. BENSDORP con vero eroismo guidando contro trincee nemiche un maCOLAZIONE IDEALE nipolo di volontari di fanteria, dopo avere già conquistate due trincee: il suo corpo non fu potuto trovare. A TA INTUTTO IL MONDO. Il sottotenente di fanteria Amilcare Loiola, di San Giovanni Incarico, cadde eroicamente il 23 settembre.

TAVOLA NELLE PRINCI= PALI FARMA=

OTTIMA AL PALATO DIURETICA

LITIOSA?

* BOLOGNA

Il sergente d'artiglieria Guido Mastropasqua era nato il 4 ottobre 1893 ad Ancona; a . cadde valo rosamente, dei primi, il 9 giugno scorso. Adolfo Molina, caporale maggiore zappatore degli alpini fu colpito a morte nella notte dal:9 al 10 settembre mentre presso Tolmino tagliava reticolati nemici. Era nato a Varallo Sesia nel 1893, ma abitava ad Artò sulla riviera di Orta Il capitano di fanteria Cimbro Giacinto Pettinau» di Carloforte (Sardegna), colto © distintissimo uffi ciale, ebbe missioni delicatissime; fu inviato speciale italiano in Albania nella Commissione Internazionale per la delimitazione dei confini; si segnalò nella organizzazione della difesa delle Alpi vicentine: appena capitano, poco più che trentenne, cadde da valoroso su una posizione di montagna, contrastatissima, oltre l'Isonzo. Il sottotenente di fanteria Gino Picciola, primogenito del compianto prof. Giuseppe, dal padre aveva ereditato la salda entusiastica fede ‘patriottica. Da poche settimane si trovava all’Isonzo sulla linea del fuoco, quando fu colpito da acutissimo malore che in breve lo uccise. Il sottotenente Gino Poletti, di Carlo, da Verona, era ufficiale di complemento della classe 1894 nel ... reggimento alpini, nominato il 15 giugno scorso. Îl9 settembre comandando brillantemente un assalto nel quale « aveva portato i suoi soldati sulla vetta nemica », come scrisse il suo capitano alla famiglia, cadde ferito alla gambaed alla testa, così gravemente che il giorno 12 spirò nell'ospedaletto da campo a Kambrescko. Il volontario diciottenne Giorgio Provenzano, di Cosimo da Matino, cadde sul campo di battaglia il 20 settembre: egli frequentava all'inizio della guerra la scuola magistrale di Udine, e corse con entusiasmo ad inscriversi volontario negli alpini Il sottotenente degli alpini Otto Roscio, figlio dell'attuale Procuratore del Re a Belluno, non ancora ven-


L’IL'LU STRAZIONE

EGbGiEEsE (IMPRESSIONI

DI

Castello di Novilara in quel dî Pesaro, Ottobre.

Appena svegliata, con lo sguardo ancora incerto sotto le palpebre ancora grevi, ho cercato alla mia destra il grande specchio,

dove si riflettono i primi raggi, e ho scorto invece una parete liscia, rivestita d'intonaco chiaro. Mi sono ricordata di trovarmi in campagna e, col petto gonfio di gioia, ho spalancato la finestra, La guerra dov'è? La guerra cos'è? Io qui non vedo, non

sento

che

pace;

pace

gaia,

scintillante, simile alla faccia di un bimbo che corra a’ suoi giuochi. Il mattino che arriva col sole dal mare si avanza da Oriente incoronato di nuvole rosa e ad ogni passo si riveste di una più fulgida limpidezza. Ecco, si avanza il giorno e tremano d’amore gli estremi ciuffi delle foglie

sui rami più eccelsi degli alberi, che scuotono lenti le capellature odoranti, come i pastori, al ridestarsi, scuotono lenti dalla rugiada le chiome prolisse. © Sul capo mi passa intanto l'onda di una dolcezza nuova e io vedo l’esistenza come se mi lasciassi galleggiare supina, smarrita nell'oceano, vasto,

ondoso,

glauco,

e il sogno

sugli occhi mi stendesse un velo e, attraverso il sogno, io scorgessi al disopra di me la superfice di un altro oceano più glauco. Mi scuoto e mi abbiglio. Appena mi pare che la romanticheria si avvicini per mascherarmi co’ suoi broccati sbiaditi, la irrido e m'irrido. Eppure, ho torto a maltrattarla così la romanticheria! Qualche volta è gentile, dà riposo; qualchevolta è perfino sincera! E poi romanticherie perchè? Il mattino è di una freschezza infantile e mi suscita infantili pensieri. Basta che io abbia la pazienza di attendere e vada a sedermi sull'orlo del pozzo. Il pensiero, a poco

a poco, per

innata

LAO mg)

GUERRA

Ho dormito benissimo e anche nel sonno, pure sognando di Roma e della mia vita consueta dalle maglie molteplici, sentivo inme una pacatezza insolita e, al di fuori, un silenzio notturno diverso dal silenzio notturno delle città.

pre-

ITALIANA

FRA

I CAMPAGNOLI).

dilezione, mi sto lembo

si atteggerà austeramente. Quecampagna marchigiana, tra i

colli e l'Adriatico, è ricco di storia più di un museo. Quante volte, bambina, mi chinavo incuriosita, perplessa, sulla buca fonda,

da cui il villano andava estraendo una tibia, un teschio dagli ossi mascellari possenti, un monile guerresco di bronzo, un misterioso utensile di coccio in frantumi. L'oggetto, dopo forbito, veniva deposto con religiosità in una vetrina, ed era il palpito ultimo di una lampada sul punto di spegnersi, che illuminava per un attimo tra il mistero denso dei millenni, epoche e costumi che la storia non riesce a registrare con esattezza. Ma la storia definisce e la leggenda orna le vicende del castello di Novilara, erto sul colle: tappa pei legionarî di Roma in marcia verso la conquista del mondo, rifugio ai meschini in fuga dal mare al monte al tempo delle invasioni

saracinesche,

barbariche

o delle escursioni

rocca di odio e stragi, quando

l’astio tra. città e città ringhiava

feroce come

rabbia da mastino a mastino, sosta amena di riposo e di svago, quando negli anni fastosi delle signorie, i principi viaggiavano dall'una all'altra città, seguiti da cortei sma-

glianti. x Adesso il castello, abituato nei secoli a sostenere fosco l’impeto delle raffiche durante le notti invernali, o, chiazza nera sul biancore dei campi, a rimanersene tetro anche

nella gioia diffusa delle estive notti lunari, s' illumina di sera a luce elettrica, e le contadine, con la tonda canestra sul capo o l’orcio turgido appoggiato al fianc

arrestano ad

ascoltare attente la lettura del giornale fatta ad alta voce da un anziano, che legge seduto al suo desco di ciabattino, con una vecchia scarpa

tra le ginocchia.

A lettura finita l’uomo riprende la sua lesina, la donna il suo cammino etaciti, senza nemmeno un sospiro, ciascuno serba per sè la sua pena, mentre nel cervello tardo è una

confusione

insolita d'idee, nei cuori placidi

una insolita ressa

di speranze e terrori.

371 Mi ero sbagliata stamattina, illudendomi che qui regnasse la pace. No, anche di qui la pace è fuggita dimenticando sugli alberi e sui prati il suo peplo tessuto di verde, ricamato a mille fiori! Il peplo eccolo, bello e screziato, a ingannare lo sguardo, ma la pace non c'è più e per far ritorno attende che la giustizia abbia vinto. «È una guerra giusta », tale è la sentenza laconica che maggiormente acquieta e convince i villani. — Buon passeggio, Signoria, — mi dice un vecchione, immobile con le braccia sul manico della zappa, presso il ciglio del suo campo. — Grazie! Quest'anno si fatica per due. — Per quattro. Per me, due figli di un figlio morto e il garzone. — Bravo, vuol dire che le forze ci sono. — Ci sonoo non ci sono, fa lo stesso. Lavorare bisogna! arà lavoro benedetto, si lavora per la giustizia.

Il campagnolo è diffidente, duro a sè e agli altri, la commozione può talvolta fargli groppo, ma è assai raro che si disciolga. In compenso il carmpagnuolo ha un senso elevato, quasi mistico della giustizia. Curyo sempre verso la terra, in lotta o in cooperazione con le energie elementari, ha una sua morale

spiccia a cui si attiene con ti spetta tanto ti dò:

rigidezza:

tanto mi devi

tanto

e tanto

devi darmi. — È terra nostra quella che noi prendiamo

combattendo, — io gli spiego. — È terra nostra e sarebbe ingiusto che gli altri continuassero a starci sopra da padroni. — Terra? Ho sentito dire che sono rocce, non danno pane, — egli osserva dopo avere riflettuto.

— Ti sbagli: al di qua e al di là delle rocce

c'è mare e ci sono campi. A ogni modo nemmeno la siepe di spini che circonda la tua possessione ti dà pane, ma ti difende; nemmeno la porta del tuo casolare ti dà pane, ma ti ripara; nemmeno la sbarra ti dà pane, ma impedisce a bestie e carri di entrare a rovinarti il grano pei solchi. Sta contento. Si pa-

tisce per la giustizia ;dunque tutto andrà bene. Egli riprende a zappare e sono certa che le mie parole germoglieranno nel suo cervello. Col monte dietro le spalle, il mare davanti

IL GeneraLissimo JorFRE RICEVUTO AL Campo pa S. E. iL GENERALE Porro.

ncese, amiche ed alleate. che riproduciamo €

Il ricordo della recente visita del Generalissimo dell’Eser ito Fr al nostro

È quindi

fronte, è ancora

ben

sempre di palpitante

vivo

nelle due Nazioni

attualità

la fotogra

che rappresenta il Generale Jofire al suo primo giungere alla Sede del lomando Supremo, Supremo, mentre scende dalla Comando vettura Fiat messagli a disposizione, S. E. il Generale Porro porgeelegante il benvenuto all'ospite illustre,


L'ILLUSTRAZIONE

372

ITALIANA

lo vedo, allontanandomi, che distaciturno, meditativo. La persona no-

in viso, nella vecchiaia, quasi un fasto, il fasto che circonda anche senza emblemi o cortei,

quando, in Itaca alpestre, attendeva lavorando

— Ah! tu sei Filomena? Brava Filomena! — ho esclamato allegramente. — Perchè non canti ? — Perchè non canto? — e seguitava a sor-

la faccia,

soda

dosa, eppure valida ancora, male ricoperta di vesti rattoppate, mi fa pensare a Laerte,

il suo orto il ritorno del figlio Ulisse. Nel respiro contenuto e profondo, gravità

eroica

di questo

nella

paesaggio, in questo

solenne meriggio d'autunno, io sento vagare gli accordi della tua cetra; Omero!

*

Si chiama

3

Filomena, e venne

sposa qui, al

podere che io era bambina. Portava in dote meraviglie di una rara bellezza bionda e quando ci° arrivò, per la prima volta, scortata

dai parenti, drappeggiata nel suo scialle di seta a fiorami, a noi bimbi parve di vedere la regina di una favola. Era canterina. Stornellava, lavando, seminando, gramolando, scartozzando. Il canto le fluiva dalla gola, come le acque di una sor-

gente dalla gola di un monte, e tutt'i cuori si rinfrescavano nell’ascoltarla. L’ho vista dianzi inerpicarsi pel viottolo del greppo, curva in due sotto un fascio di legna. Le camminavo accanto senza riconoscerla. — Ben arrivata, Signoria! — ha buttato il fascio, si è eretta sui fianchi, e mi ha sorriso. Il suo sorriso, quel

sorriso di aurora che

era stato il vanto della sua giovinezza, le serba

la regalità decaduta.

ridere, forse non a me, alle visioni liete che la mia presenza le suscitava. A poco a poco

è diventata seria e, allo scomparire del sorriso, i suoi anni si sono rivelati tutti nelle rughe intorno agli occhi. — Cosa vuole che canti, il funerale? Mi è morto un figlio in guerra. Altri due chi sa se torneranno! — Pazienza, povera Filomena! Dio compenserà il morto e ti proteggerài i! Cosa volevi? Darla vinta alla prepotenza?

— Questo no! Meglio dentro una bara, che sotto i piedi di chi ci maltratta! Così mi risponde convinta e ardita. Oh! le care nostre donne campagnole! Fiere, insofferenti di soprusi! Talvolta: l’uomo si rassegna, la donna sempre si ribella. Anche di fronte al destino lo guarda in silenzio,

erucciosa e impavida. — Tocca a tutti sai, Filomena"! Poveri e ricchi, figli di contadini e figli di principi. È come quando la casa brucia. Ognuno, padrone o servo, si affatica a portare il suo secchio,

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Non fidarti del bersagliere,

Presto o tardi ti tradirà! E invece, povera Filomena, il tuo bersagliere è rimasto fedele al suo valore sino alla morte! * Dacchè la guerra è cominciata il personaggio più importante del contado è diventato. il postino. In passato una lettera per questa gente era un punto isolato, uccello sperduto che vola

nello spazio; adesso è il cibo cotidiano che ciascuno invoca a ristoro della sua fame. Riconoscono

il postino

di lontano,

sulla

striscia bianca della strada maestra, che dalla spiaggia si svolge sinuosa verso il colle. Di lontano lo riconoscono e dalle aie, dai solchi, dagli orti, dai giardini, è un accorrere di donne che la speranza sospinge e solleva. î Il postino passa, dispensa e dalle mura del castello vede già braccia che si protendono e si agitano, impazienti di afferrare il tesoro.

fetti, come

la nuvola d'aprile è fecondatrice

FELa sera è fosca, fredda.

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di messi, o velario, messaggero di voti, messaggero di fede, increspati, ondeggia, porta lassù il nostro grido di fidente attesa, riportaci il loro grido di promessa ardente! *

i pianisti

sa

e amore

d’oro e per ogni erta faceva rimbalzare spumeggiante l’onda della sua voce.

OMPIEX ed il mirabile chi

vinezza

il filo duttile della tenerezza s’intesse e un immenso velario tramato di luce, striato di porpora, fluttua tra il padiglione del nostro cielo e il tappeto delle nostre terré. O velario, trasparente e fecondatore di af-

il pianoforte per

Non voglio vederla quale il tempo e il dolore l'hanno ridotta! Voglio rivederla quale gio-

lembo, percorse così di augurii e parole amorose, che vanno e vengono, da ogni buco di trincea a ogni più remoto angolo, dove battono cuori in fervore di angoscia e di fede. I sospiri, le parole confortatrici, vanno, vengono, spola da pensiero a pensiero;

solo istrumento per

e io la precedo pel viottolo a passi svelti.

l'estremo

è il

che

— Già, è vero; se la casa brucia bisognerebbe essere matti per restare fermi davanti alle fiamme! Raccoglie il fascio, riprende a inerpicarsi,

|

Si ode il rombo

del mare che i nostri nemici rendono pieno d’insidie. Per abitudine volgo lo sguardo dove

i lumi di Pesaro brillano, quasi a specchio dell’onde, simili a sciami; d’insetti;\fosforescenti; ma adesso lumi non brillano e le nostre ridenti città costiere si ammantano nella tenebra notturna come la bella dormente nel bosco sta ammantata nell'ombra per sottrarsi alle brame cupide di un orco ottuso e crudele. Nei centri popolosi a quest'ora ci si aduna, si discute, ci si accalora, si commentano o si inventano notizie. Qui ci si apparta e ci si sdraia a smaltire la fatica di oggi, a rinvigorirsi per la fatica di domani. I centri popolosi sono centri di energia nervosa e sta bene; ma petto, cuore, muscoli, sono

qui, sotto

i tetti spioventi

di questi ca-

solari sparpagliati. Quando la patria chiama, le vie cittadine si affollano di canti e bandiere ; quando la patria chiama, i viottoli campestri si rigano di figure aduste che, coi loro scarponi e_la loro intatta gagliardia,

vanno

a portare

il buon‘sangue venoso, ricco di ossigeno, al cuore della grande madre, Un profondo rispetto mi tiene qui, davanti alla finestra aperta, in questa sibilante sera d’autunno.

Anche

più che rispetto, riverenza

mi tiene. In questi uomini rozzi, in queste donne rozze, io saluto e venero i numi indigeti della patria! Feconde di numerosi e sani figli le donne; fecondi gli uomini d’instancabile ed essenziale produttività. Nei giorni della pace la terra si bagna del loro sudore; nei giorni della guerra del loro sangue. Se tornano, depongono il fucile, si riattaccano al vomere, placidi, come quando, partendo, avevano lasciato il vomere per im-

bracciare

il fucile. Per

quelli poi che non

tornano c'è un cuore fermo e chiuso di madre, che li piange senza lacrime, nè pompa

di parole. O frasaioli, trafficatori d'ideali a un tanto la spanna, l'ideale è qui, inconsapevole, eterno, come sono eterne ed inconsapevoli le forze;della natura!

. CLARICE TARTUFARI.


L'ILLUSTRAZIONE

L'A

GUERRA

NEI

ITALIANA

373

BALCANI.

La stazione di Uskub occupata dai bulgari.

|

]

Le truppe francesi a Salonicco si dirigono verso îl campo di Zeitenlik.

o

Se

SETNZ

ZITOMe

Le truppe francesi ammassate sulle banchine del porto di Salonicco.

Accampamento serbo alla frontiera bulgara presso Vranja.

(Fot. “ Mustration ,).


L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

Un'ora di riposo fuori delle trincee.

LA

GUERRA

AVANZATA

SU

D'ITALIA.

TUTTO

LA PRESA

tacco che ci ha reso padroni di Siet

Nella zona di Fa/zarego i nostri alpini raggiun-

IL FRONTE.

DI BEZZECCA.

Nella giornata del 19 è continuata

con

brillanti

successi la nostra azione offensiva nella regione del Tirolo-Trentino. In Valle Giudicaria fu espugnata Cima Palone a nord-est di Condino, fortissima posizione dominante lo sbocco di Val Daone e la testata di Valle

In Valle

salvò colla fuga.

Lagarina

fu completata

anch'esse

sero il Piccolo Lagazuoi. In Valle del Fella il nemico, nelle giornate del 18 e del 19, attaccò più volte le nostre posizioni

l’azione

del

rafforzate da numerosi

e

robusti trinceramenti. Dal San Bernardo sul monte Biaena il nemico, con violento fuoco di artiglieria, tentò allora di cacciarci dalle posizioni da noi occupate senza riuscir' Anche nell’A/fo Cordevole è continuato il 18 l’at-

Valle di Daone, potentemente rafforzata dal nemico

e protetta Lardaro.

dal

fuoco

Ridona mirabilmente ai capelli bianchi il loro primitivo colore nero, castagno, bion-

do. Impedisce la caduta, promuove la crescita, e dà loro la forza e bellezza

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Alla festa della Rienz le nostre truppe avanzacontemporaneamente per l'alto massiccio di Monte Cristallo raggiungendovi l’aspra cresta del Rauchkoff e il piano verso Schludetbach, espugnando trincee nemiche e prendendo alcuni prirono

kirchen andò preda allé fiamme. Lungo tutta la fronte dell'Isonzo, da Caporetto

barba ed ai mustacchi bianchi il primitivo colore biondo, castagno |o nero perfetto, Non macchia la pelle, ha profumo aggradevole, è

se per posta.

contro le nostre

Monte Crosano. Fu respinto è toccò gravi perdite.

voli eseguirono nuova ardite incursioni sul Carso. Furono bombardati: il campo di aviazione di Aiso-

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franche di porto,

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ritornarono incolumiî.

confluente del torrente Maso in valle di Calamento. Il 20 mattina con condizioni atmosferiche avverse

per nebbia e forte vento, squadriglie di nostri veli-

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antiaeree i velivoli

nuova incursione sul campo nemico di aviazione di

Aisovizza. Furono lanciate numerose bombe con risultati visibilmente ottimi. Fatti segno al fuoco di numerose artiglierie dell'avversario, i velivoli ritornarono incolumi.

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vizza, colonne nemiche presso Birhula e Temmica, appostamenti di artiglieria nella zona di Dobetdò, la stazione di Duino e il viadotto a nord di tale località. Sfuggendo ai tirì di numerose, artiglierie

avanzate. Fu costantemente respinto. Il 19 una squadriglia di nostri velivoli eseguì una

In Valle Giudicaria fu espugnata successivamente la forte posizione di Monte Melino allo sbocco di

giorno 18 conquistando le alture a nord e a nordest di Crosano,

sulle pendici

del Colle di Lana,

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L'ILLUSTRAZIONE

al mare, dopo intensa preparazione di fuoco d’a

glieria, le nostre truppe nel mattino del 21 inizia-

rono l'attacco

delle

posizioni

nemiche coperte da

estesi reticolati, guarnite da più linee di trincee e difese da numerose forze.

bombe a mano

canita e sanguinosa, riuscirono a progredire lungo quasi tutta la fronte, specialmente verso San Marfino del Carso. Caddero nelle nostre mani 2009 prigionieri, dei quali sessanta ufficiali, sette mitraglia, grande quantità di munizioni

Sotto il violento e con-

centrato fuoco nemico di artiglieria, di fucileria e

le nostre fanterie, avanzando con

slancio e tenacia, conquistarono alla baionetta importanti posizioni :nella zona di Monte Nero il for-

375

ITALIANA

ed

altro

tissimo trincerone sottostante alle vette del Mrzli; nel settore di Tolmino numerose eben munite trin-

sulle due sponde di valle Concei. Nell’Alto Cordevole, l'erto baluardo

cee sulla collina di Santa Lucia; al nord di Gorizia una solida ridotta sulle falde del Monte Sabotino. Anche su/ Carso le robuste linee avversarie fu-

due fortini vennero espugnati a mezza costa, e presi

dispersi, 1184 soldati e 25 ufficiali fatti prigionieri. Sulla sponda occidentale del Garda fu espu-

della Popena bassa, ma fu respinto.

gnato il 22 il Monte Nodic a nord-est di Cima

a

completando

così

il dominio

sulla

al

valle di

ledro. In Wal Cordevole fu conquistato un munito fortino a mezza costa, prendendovi alcuni prigionieri. In Carnia

si rinnovarono felici

incursioni delle

nostre truppe dalle alti valli Degano, But e Chiarzo. Sono stati presi al nemico 21 prigionieri, dei quali un ufficiale.

Lungo l'alto e medio Isonzo, nella giornata del

22 le nostre

truppe compirono

progressi

sul

Pic-

colo Javorcek, sulla collina di Santa Lucia ad est di Plava e sulla collina di Oslavia. Due violenti

controattacchi nemici contro il Mrzli furonò respinti in questo tratto della fronte furono presi 151 prigionieri, dei quali due uffici: Sul Carso il mattino del 22 le nostre truppe ripresero con nuovo vigore l'attacco. Nonostante la salda resistenza nemica, appoggiata da violento e concentrato fuoco di numerose e potenti batterie, le nostre fanterie, dopo alterne vicende di lotta ac-

| MIGLIORI

MODELLI.

Col di

Lana viene serrato da presso dalle nostre armi; ancora

25 prigio:

nella notte sul 23 il nemico tentò ioni allo sbocco

In

rono rotte in più punti, riparti nemici annientati e

In Valle del Fella sì ebbero nuovi scontri a noi

favorevoli presso Pontafel e a Leopoldskirchen. Nella zona del Monte Nero fu completata

l’oc-

cupazione del costone a sud-est del Mrzli e furono respinti due violenti attacchi nemici contro le no-

stre posizioni del Vodil.

Sul: monte Sabotino e sulla collina

di Podgora

nella zona di Gorizia furono espugnati alcuni trinceramenti.

ag

Sul Carso si combattè il 23 tutto il giorno con grande accanimento da ambe le parti. Incuranti dei

delle nostre batterie.

PASTINE

le nostre truppe mantenevano saldamente

e al centro verso Marcottini.

di Pe-

1003 prigionieri

fra i quali 16 ufficiali, e tre mitragliatrici

materiale da guerra catturato segnano

ed altro

il successo

delle nostre armi nella dura giornata lungo la fronte

dell'Isonzo.

Nella zona fra Garda ed Adige, le nostre truppe,

scendendo dal Monte Altissimo di Nago sottoi fuochi incrociati delle artiglierie nemiche ‘Hal Biaena

e dalle opere di Riva, espugnarono il giorno 24 le posizioni di Dosso

Casina e Dosso

Remit comple-

tando così, con le alture conquistate il 18 e il 19 a nord di Brentonico e di Crosano, il dominio sulla strada da Nago a Mori. Nei trinceramenti nemici trovammo armi, munizioni, bombe a mano, casse di cot-

tura, scudi, riflettori ed altro materiale da guerra. Contro le nostre nuove posizioni nell'alta valle

della Rienz durante la notte nel 24 il nemico pro-

nunciò tre attacchi tutti respinti. Incalzando le truppe

avversarie in fuga le nostre giunsero fin sotto i trin-

ceramenti nemici, ed aprirono larghe breccie nei reticolati. Segnalate nuove felici irruzio: di nostre colonne

nella valle del Fella ; anche Lus andò in fiamme. Nella zona del Monte Nero il nemico attaccò due volte il 24 le nostre posizioni sul Mrzli; fu re-

Tosto l’av-

tacco che dalla vetta del Vodil esso pronunciò poi

le nostre

quista delle posizioni nemiche già sconvolte efficaci e precisi

teano

con-

micidiali effetti delle artiglierie nemiche,

fanterie più volte avanzarono impetuose alla versario smascherava

sera però

i progressi compiuti all’ala sinistra ad est

mate-

valle di Ledro le nostre truppe penetrarono iorno 22 nella conca di Bezzecca ed occuparono il villaggio e le alture che lo dominano a nord, del

numerosi pezzi e di mitragliatrici e lanciava nuove

colonne al controattacco. Importanti posizioni furono così più volte espugnate, perdute e riprese. A

il fuoco violento e celere di

spinto e lasciò 21 prigionieri. Più violento fu l’atcontro la sottostante

nostra

linea

di Zatolmin a

Mrzlì riuscendo a sfondarla e ad occuparla in parte. Più tardi però nostri valorosi alpini con irresistibile

slancio riconquistarono le perdute trincee prenden-

GLUTINA

dovi 70 prigionieri

RTA

tra i quali due ufficiali.

Sul luogo

dell'azione furono sepolti 302 cadaveri nemici.

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TER

E:TIE

376 Lucia la nostra

occupa-

rr

A Venezia, la sera del 24, poco dopo le 10, ebbero

luogo

Nella ora di Plava fu il 24 espugnato un forte

trinceramento detto della « casa diruta ». L'avversadurante

tutta Ta giornata

del 24 in-

Casina

intenso

e Remit, a sud

conquistata

della de-

La mattina

In valle del torrente Pontebbana una nostra in-

nelle linee.

incolumi

8.40

tre

contro gli austriaci

Il 24 sul Baltico itedeschi ebbero un’ingrata sorpresa. Il loro grande incrociatore Prinz Adalbert fu affondato in

ista

di Libau,da

velivoli

Gli incrociatori della classe Prinz Adalbert sono incrociatori

corazzati

allestiti nel 1903;

da Orsova

Palanka,

i bulgari

Però

stati

un

: sono lunghi 120 metri e larghi 7 ed hanno

una velocità di 20 nodi all'ora.

OGGI

dramma degli

coi bulgari verso Brza

sono

hanno

dislocamento di 8900 tonnellate e sono muniti di 4 da 210, 10 da 150, 12 da 88 e di 4 mitra-

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austro-tedeschi

due siluri tirati

le inglese, e non fu potuta salvare

che piccola parte dell'equipaggio.

aeroplani

stenza dei serbi, delineasi il congiungimento

con fuoco di mi-

ritornarono

ore

tati, specialmente in Galizia

di DOMENICO

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In-8, con copertina disegnata da Adolfo MAGRINI

ripetutamente

TRE

attaccati alle spalle dai francesi a Strumitza, ed i

serbi resistono loro efficacemente a Veles.

ESCE

in quattro atti

Sul territorio serbo, malgrado la magnifica resi-

accampamenti nemici sugli altipiani e del Carso. Un Aviatik nemico fu

in fuga. Tutti i nostri

25 alle

FUORI

nella

zona di Plava e sul Carso e fatti 39 prigionieri, Nella giornata del 24 nostri velivoli bombardarono

tragliatrice e messo

del

rono lievissimi danni materiali.

nse la cresta del Rosskofel danneg-

assalito da un nostro aereoplano

in alcuni

». Sul teatro anglo-francese continuano ih succeSsi e sul teatro russo-tedesco la resistenza aggressiva dei rus i, dà sempre nuovi ris

degli alleati;

austriaci ancora lanciarono su Venezia parecchie bombe, che ferirono leggermente tre persone e reca-

tere la resistenza dei nostri, forti in quelle posizioni.

ia insizza

punti della città arre-

e parte

ivi riposte. Nei varii attacchi niente danni alle persone.

monte

giando le difese nemiche in quel tratto. Il 25 furono respinti piccoli contrattacchi

in piazzetta S. Marco

in acqua

In un terzo attacco, verificatosi un'ora dopo, furono gettate tre bombe: due didi esse non produssero

Creino e dalle opere di Riva senza riuscire a scuo-

i

il soffitto,

danni, ed una, caduta nel cortile del Ricovero di mendicità, diede fuoco ad alcune cataste di legna

il 24, il nemico

fuoco di artiglieria dal

di esse colpì il

che era incendiaria, preci

cando lievissimi danni.

In valle di Ledro fu completata la conquista

Biacesa, ove furono presi alcuni prigionieri. di Loppio,

Una

senza produrvi guasti. Altre cinque caddero parte

Isonzo provocarono un grave in-

della riva sinistra del Rio Ponale occupando nella giornata del 25 le località di Mezzolago, Molina e

un

da parte di

che conteneva pregevoli pitture del Tiepolo. Un'altra,

tensa azione delle opposte artiglierie. Le nostre

Contro i dossi

intervalli

che lanciarono bombe, di cui al-

tetto della Chiesa degli Scalzi rovinando

cendio nei pressi di Duino.

pressione

attacchi a brevi

cune incendiarie, sulla città.

ria contrattaccò per riprenderlo, ma fu respinto con Carso

due

aeroplani nemici,

gravi perdite e lasciò 11 prigionieri. batterie del basso

ITALIANA

Bombe austriache su Venezia,

zione raggiunse la selletta tra la quota 588 e il cocuzzolo immediatamente a sud.

eseguì

e

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Ogni volume supera le 300 pagine in-16. Edizioni eleganti e correttissime. — (I numeri posti innanzi ad ogni titolo indicano il numero corrispondente alla raccolta).

Italiani.

D'Aste (I. T.). 200 Mercede.

Albertazzi. sev Ora e sempre. - 62 Novelle umoristiche. \Alt. 45s O uccidere, o morire.

Il romanzo di un maestro.

(Ciro). 811 Gloria di re,

inastasi, s09 Eldorado. - s% La rivale. - 87 La vittoria. -La sconfitta. Archinti (Luigi ), aus Il lascito del comunardo,

DE AMICIS (Edmondo) a56-%0

Vita Militare, cordi del 1870-71.

Novelle. — s04 Spi su Olanda,

# cuor d'oro. — 332 Le con-

fessioni di Fra Gualber-

to. —s2 Castel Gavone. —

355 L’XI comandamento. —

sogno che uccide, — s78 Il

miraggio.

Niecolò de’Lapi. — n0 Et-

35111 tesoro di Golconda,—

gioiello sinistro. - s6s ll

edizione,

a

in tempo di

tore Fieramosca,

(R.). sco 11 salotto

Jone fun-

VASSALLO (L. A.)"La signora Cagliostro (nuova i (nuo-

va edizione, L, 2), — sw

Balla (Ign.). 85 I Rothschild,

Barbiera

no, — #10

tafima, » e Cosi, la vital — 827 Fra cielo e mare. — #39 La veste d’amianto. si6 La nuova

-— su

AZEGLIO (Massimo d'). 121-22

della contessa Maffei. BARRILI \A. U.). 297 Come un sogno. — 200 L'olmo e l’edera. - s00-1 Cuor di ferro

Steno ENEL TiDea

De Lollis (Cesare). uo Vita di C. Colombo, DE MARCHI (Emilio). 774 Redivivo, - 7898 Demetrio

Pianelli. — ss3-85 Arabella. De Roberto

(Federico).

cor

Una pagina della storia

dell'amore. - sv L'illusione, — 780 La sorte.

Diana ricattatrice.

VERGA (G.).108 Tigrereale.—

Cherbuliez(Vittorio).e7 Miss Monnier. 169 Novelle napoletane. Rovel.-76 L'avventura di L. Bolski. — 70 Samuele Brohl e C.* — 19 L'idea di

G. Testaroli.

Constant (B.). ass Adolfo. Coulevain (P, de). 734 Su la

frasca,

DAUDET.

ss 1 re'in esilio

— 4509-00 La

rinunzia, — eso Perle vie. Fleres (Ugo). 56s L'anello.

Fontana (Ferd.). ss Tra gli 521 Galatea, — to5 Le-due

Beatrici. — so0 Terra vergine, — 507 I figli del cielo.

— sos Fior d’oro. — 500 Rag-

gio di Dio. so Il diaman-

te nero, — soi Il ritratto

del diavolo, — 608 Arrigo il

Sayio, - 100 La signora Autari. 700Uomini e besti: n Dantino, —751 La notte

del Commendatore. — 752 Il merlo bianco. — 75 Casa Polidori.- 74 Monsù Tomè. — 755 La Castellana, —

156

L'anello di Salomone

1% Il prato maledetto, 166 La bella Graziana,

tea Un giudizio di Dio. ma La spada di fuoco. 831, Sorrisi di gioventù.

842 ]1 Conte Rosso. — 850 0 tutto o mulla. — 851 Tizio

Caio Sempronio. - ss Fior

Arabi 6 Novelle arabe.

Francesi.

Gallina (Giacinto). sr Gli

Achard (Amedey). s-9 Gior-

occhi del cuore; La mamma non muore.

gio Bonaspala, Arnould (Arturo), 179-s0 Gio-

novelle, — 4 Destino. —

vanni senza nome,-229 Zaira, — 356 Rivincita di Oli doveo. —su La bella Nan-

— #0 Per punto d'onore.

iudice. — 486-37 Zoè. — 476

denza,

senero, — 490 La bella Giulia, — 00 La vergine ve-

Graf (A.), mn Il riscatto. Grandi aa za Macchiette e #26 Silvano. — 64 La nube,

Gualdo (Luigi). ss DecaGUERRAZZI. 101-9 L'assedio di Firenze. — 1050 Ve-

ronica Cybo; La batta

glia di Benevento. JARRO. 10 L'assassinio nel vicolo della Luna. — 141

Il processo Bartelloni, — 2067 Apparenze.

vita capricciosa.

— 250 La

— 442 La

Principessa. — 819 Mime e

ballerine.

tese. - 100-100 La figlia del im punto nero. — 477 Un

dova, — 57 Dieci milioni

di eredità, - ssa La figlia del pazzo. — ess Il castello

della Croix-Pater. — 82-30 L''impiccato della Bau-

vanni.

De Vogié (3.). s55 Giovanni d'Agrève,

‘de del trono,

- 57211 ponte del Paradiso. —882 Conquista di Alessandro. — 887 Scudi e Corone,

Marcotti (Giuseppe). 225, Il

cole miserie della vita co-

tenegro e le sue donne,

- 1 Eugenia Grandet, —

conte Lucio, — 678 Il Mon-

Mario (Jessie W.). sos-00 Vita

da. — sos Il Castello dei

MARTINI (Ferdin.). 355 Pec-

Bersezio. 456-7 Aristocrazia.

Massari (Giuseppe). 479-80Vi-

Benco. ws La fiamma freddesideri.

Bettòli (Parmenio). co Ilprocesso Duranti,

vorita del duca, —161 Gia-

como Locampo, — 897 Il nipote di don Gregorio,

BOITO (Camillo), «1 Storielle vane. — 558 Senso. Butti (E. A.) ese L'automa.

Caccianiga (Antonio). ca Il bacio della contessa Savina, — s60Il dolce far ni

te. — #78 Brava gent

361 La famiglia Bonifazio. —42 Roccolo di Sant'Alipio. — 478 Villa Ortensia. — 791 Il Convento, — 847

Sotto i liguistri.

Garibaldi.

cato e penitenza.

ta di Vittorio Eman. IL

La fa- ©Materi (L.). 700 Adolescenti.

Boccardi(A.).50211 peccato di Loreta, — sso L’irredenta.

Capranica (Luigi),

di

6 Donna

Olimpia Pamfili. -1 Ma-

schere sante, — 26-27 La congiura di Brescia,—59-38

Fra Paolo Sarpi, = 50-64

Giovanni dalle bande nere. — 31-62 La Contessa di Melzo. — 158-61 Papa sto. 4 vol. — 7 Maria Dolores, — 418-20ReManfredi, Carboni (P.). sa Cristoforo Colombo nel teatro.

Castelli (G.). s° Le ultime rose d'autunno.

Castelnuovo (E.). cas Natalia. fe Filippo Bussini juniore,

lla Jotta (L. 4). - Dal primo iano alla soffitta retta (L, 3,5

Mercedes. s73 Marcello d’Agliano, NEERA. 770 Una passione. NIEVO. cs0.62 Le confessio

ni di un ottuagenario. -

10 Angelo di Bontà.

Maftei, Somma, ecc. s02, Perodi (Emma). 677 Caino 6 Abele.

PETRUCCELLI DELLA GATTINA. 12 Il sorbetto della

Regina. — 14647 Memorie di Giuda. - 174 Le notti

738 Casa di scapolo.—744La cugina Betta.-740 Il cugino Pons, — 7566-59 Illusioni

perdute, — 1 Splendori e

miserie delle cortigiane. — 786 Giovanna la Pallida. — 787 L'ultima incarna-

zione di Vautrin. — 812 Il deputato d’ Arci L'Israelita. — 84 Orsola

Mirouot. — s69 11 figli» maledetto; Gambara; Massimilla Doui.

Berthet(E.).511 La tabaccaia, — s46

Delitto di Pierrefitte,

Boisgobey (F.). 62-65 La vec-

el del signor Lecog. — 975 L'orologio di Rosina, -mLacanaglia diParigi, — 400 La casa maledetta. -

427-28 T] delitto dell’Opéra.

— 550 Albergo della Rosa. — 5680 Cuor leggero. —

PIRANDELLO (Luigi). 77677

#72, Maria, — 502 Il segreto

L'esclusa, Placci, cas Mondo mondano. — 815 In automobile. Praga (M.). 735 La biondina.

Borys(G.), 72 Il bell'Orlando.

Pratesi (Mario). o1 Le per-

— 252 Menzogne. — 286 L'ir-

Ravizza fi). 670 La conquista dell’Atlantico.

polo, — 004 Il fantasma,

= 3220 11 Re prega.

Il fa Mattia Pascal. — 820

fidie del caso. -

della cameriera. — 616 La decapitata.

BOURGET, 212 Un delitto d’a-

more, — 227 Andrea Cornelis, — 236 Enimma crudele.

reparabile, — 55 Il disce-

Ricci (C.). s06 Rinàscita.

tegì, — 08 Novelle.

Carrus Navalis' (favola:

contemporanea).

Scopoli-

(I). 660 L'erede

dei Villamari. Serra-Greci (A.). 5 Adalgisa, 15 La fidanzata di PaCrispolti (F.). so1 Un duello, lermo. Dadone (Carlo). si7 La forbice di legno, —seoLacasa | ‘Sfinge, sso Dopo la vittoria, comprensibile.

Soldani. ss5 Viva l’Angiolo! |

Féval (Paolo). 180 La regina delle spade. FLAUBERT. 100 M.ma Bovary.

natole). eso Il de-

ilvestro Bonnard.

— 673 Taide.

Busnach e Chabrillat. 213 La figlia del signor Lecog. Chavette (Eugenio), 10 Quondam Bricheti,—

118 In cer-

ca d'un perchè, — 2a Un notaio in fuga. Claretie (Giulio), 48 Il milione. — 175 S.E,il Ministro. — 250-40 La commediante. — 26-67 I Moscardini, 817 La

fuggitiva. — se2 Michele Berthier

— 489 Il diritto dei figli.

signora vestita di grigio.

— 44

L'indomani

degli

amori, — sa Il curato di

futura,

tella 118, — 287 Gli amori di un'avvelenatrice. Goncourt (Edmondo

de). 190

principessa russa, — 299-08

Le due Favorite, — 296 La vendicatrice del marito. —

51924 La strega d'amore,

Gréville (E.). s75 Clairefontaine.-s70 Nania, — 414 Ma-

ritiamolafiglia. sioAmo-

re che uccide. — 583 Il voto di Nadia. — 598 Nikanor. — 682 Perduta. — su Un violinista russo, — #45 Il

pessa Ogherof. — 877 Sonia,

— 870 Ariadna,

Pradel (Giorgio). 1905 compagno di catena,

Il

Labacher. 187 La scritta di

sangue,

Lacroma(Paul Maria). 485La

modella, Formosa,

Loti, ses Mio fratello Ivo. Maizeroy. 272 Piccola regina. — 361

L’adorata.

Malot (Ettore), 265-4 Il dottor Claudio, — 578 Luogo-

tenente Bonnet. — 408 Un buon affare. — 518 Paolina, Margueritte (P.). 527 La tormenta, — 707 Il Prisma, — ‘790 Amor nel tramonto.

Mary. 196 Le notti di fuvco. —

5 La famiglia Danglard.

Lescaut.

PRÉVOST(Marcello).s1 Coppia felico. — 690 Lettere

4 Catene infrante. sa Verso l'altare. —

sos Buona fortuna! — 5064 Fata Morgana. -so9 A caro

velle. — 56 Vivo o morto.

523-u Saracinesca, — 558-50

DICKENS (C.). 6-70 La piccola Dorrit.— 062-68 Il circoJo Pickwick. — 727-28 Granfield (ed, ill., L. 8). Disraeli (Beniamino), 47 Al-

roy, il liberatore.

Russi.

Boborykin (P.). ur Battaglie

intime, Cecow(A.).701Raccontirussi Cernicevski. 708 Che fare? DOSTOJEWSKY. mi Dal se-

polero de’ vivi. - 2690 Delitto e castigo. — v0-02

I fratelli Karamazoff. 59-40 Idiota, Galytzin

(Principe),

«0

— I

rublo. — 470 Senz'amore.

Falconer (Lanoe), sò Mude-

Gorki (Massimo). su La vita

time lettere di donne,

Roybaud (I). s02.T1 bandito namorate di Parigi.

Richet, sso Fra cent'anni.

moiselle Ixe. Farrar, 601 Tenebre ed albori. Fullerton (Lady). 781 L'Uc-

cellino di Paradiso, Haggard (H. Rider). 4 — 539 Beatrice. —

popolo della nebbia. —

Rod (Edoardo). 479 La vita privata di Michele Teissier, — 483 La seconda vita di Michele Teissier. se0 Lo zio d'America. vir Taziana Leilof, — 818

— 487 Il contagio,

è una sciocchezza, — 647 I

coniugi Orlow.

Korolenko (W.). 765 Il sogno di Makar.

Kraszewski. 575 Sulla Sprea. Mereshkowsky

(D.).

6s1-82 La

La Fanciulla dalle Perle,

HALL CAINE. 702-3 11 figlinol prodigo,

Morte degli Dei. 74-60 La Resurrezione degli Dei. Olga (Principessa). sor La vita galante in Russia. Tolstoi (Alessio), era Ivan il

Hewlett. 721 Gli amanti della foresta.

TOLSTOI (Leone). 294-20 An-

807 Giovanna Haste, — 800

Hill Headon, ses La storia di

Terribile,

na Karenine, —220Katia. —

un gran segreto,

39 La sonata a Kreutzer.

ultimi giorni ‘di Saint-

— 881 Il tredicesimo conì-

Sand (G.). 3849 Consuelo. —

Hungerford. 710 Dalle tenebre

fratelli. — 3 Manprat. Sandeau (Giulio), sca Mada-

Muloch (Miss). ssJohn Halifax

volumi. — 45 Ultimo novelle e Piaceri viziosi, = 48 I Cosacchi. — 458 Padrone e servitore. — 64 Che cosa è l'Arte? — e72 La vera vita, — e76 Me-

L'acqua che corre.

Saint-Maurice (R.). 785 Gli Pierre.

50 Flamaranda, — 61 I due

Hume (F.). La Dama errante. mensale.

la luce,

16 L'Ugonotto,

migella della Seiglière (il- Murray (G.), 10 Storie di ieri.

lustrato, L. 4).

Texier e Le Senne. 136 Mona. — 286 Un'ondina. 581 Amor d'autunno.

— —

607 Un sacrifizio d'amore,

Vincent.2sIl cugino Lorenzo Wachenhusen (H.). n0 Per vil denaro, — s56 L'Inesorabile,

ZOLA (Emilio). 65-66 Lo scan-

natojo (1 Assommoir). —

Oppenheim(F.). 7a0 11 mistero

di Bernard Brown, — 76 La

Spia misteriosa.

Duida, 24 Affreschi. Rivington Pyke. es Il viag-

giatore misterioso. Roberts (M.). suo Il segreto della

Marchesa.

Roosevelt (Bianca), 254-55 La

— 33841 Guerra e pace, d

morie, — 6%-95 Resurrezione.

Turghenieff (Ivan), Una nidiata di gentiluomini. —

035 Terre Vergini, 74 Padri o figli, Spagnoli. Baroja (Pio). 767 La scuola dei furbi.

Castelar (Emilio). 556 Storia di un cuore.

Reginà del Rame,

De Alarcon (A.). e L'ultimo

quista d'una sposa. — ceo

Gonzalez (M. F.). 1 Storia di

— 162 La strana avventu-

Nombela (Giulio). 7 La car-

Savage (R. H.), 48 Alla con-

Una sirena americana. Stevenson(R.L.). 715 Rapito.

ra del dottor Jakyll,

Ward. 82 Miss Bretherton. WELLS(H. G.).519-14 La guer-

amore,

un uomo

raccontata dal

suo scheletro,

rozza del diavolo,

Perez

Galdòs

(Benedetto),

507 Donna perfetta, — 720

— st Il ventre di Parigi.

ra nell'aria, - st Quando il dormeute si sveglierà. Wood (MI. IT.) sca Nel labi-

Marianela; Trafalgar. Valera (Don Juan). 66 Le illusioni del dott. Faustino.

sta di Plassans. - s4 Te-

Yates. so La bandiera gialla,

Sacher Masoch. 114 Racconti

fortuna dei Rougon. —

Tedeschi.

Samarow (G.). ess In cerca

81 Una pagina d'amore.

7,80 Il fallo dell'abate Mouret. — s0 La conqui-

resa Raquin. - s5 La #8Reosnti a Ninetta. -

10 S. E.Eugenio

Rougon.

rinto,

Beyerlein (I.). 747 Il Cava-

Polacchi. galliziani.

di una sposa.

liere di Chamilly, — 105 La cuccagna (lacu: Boy-Ed(I.).6so Serti di spine.

SIENKIEWICZ. 5» Quo Va-

De Kerzollo (Eugenio), 65 Nella montagna nera.

vano, - 834 Oltre il mistero,

168). - 18 Nuove storielle a Ninetta.

—

12

Quel

che bolle in pentola (Pot-

bàele). — 86-87 Germinal,

bouille). — a04 Il vote di Déval,essUna gran dama,

se8-00 La Guerra (la Dé-4% Vita d'artista (l'Eu-

vre). — 430-81 Il dottor Pascal. — 488 Il Sogno. — 531 Maddalena

Ferat,

—

Ebers. «2 Homo sum, Eckstein. ess Cuor di madre. — 736.I Claudii, Fleming (A.). es-49 Un matrimonio strano.

Friedmann (Alfredo).s18 Due

matrimoni. Gerstàcker (Faderico) 775 Casa d'angolo, fare Dreyfus, 535 L'amante del ministro. Hauff, oso La dama piumata. — 536 La signora marchesa (Sofia). 310 Fan— 5% La figlioecia. della Inglesie Americani. Junghans ciulla americana. + duchessa, — 5484 La ve- Bellamy. ss Nell'anno 2000, Lindau (R). 102 Rob. Ashton. dova dai cento milioni, — Boothby: 504 Il dott. Nikola, Lindner. 651 Marchesa Irene, 562 Teresa Valignat, — 586 (Miss). 847 Per la Un segreto terribile. — 818 Braddon fama. so4 Verrà il giorno, Meyer. 457 Giorgio Jenatsch Pari è patta, - st1 Fior -— 045 La zampa del dia- Richter (Eugenio). s70 Dopo di Corsica. la vittoria del socialismo. volo, — 698. Una vita, un Méry: 206 Un delitto igno‘amore. — 7123 Agfodelo, — Schubin (Ossip).008 Ali spezrato, 6 Un segreto fatale, medi Poe no MOLIÉRE.1047 Comedioscelte Fra due cognate.

mel - 49495 Febbre d'oro, 408-29 L'Inferno di Parigi,

— —

Donovan. s10 Caccia a fondo.

lettere di donne, — es7 Ul-

enovelle,.-s14 Casa Tellier,

Mérouvel. 40-41 Priva di no-

Via aperta. — 40 Vineta,

di una donna. — es1 Nuove

segreto. - 65 L'autunno

una morta. — 335-% Il Denaro, — 362-483 La Terra.

di Turgis.

to di famiglia, — 0-1 No-

la penna. — 276 San Miche-

s di donne, — en Il giardino

sooL’amantedelbanchiere. MAUPASSANT. 511 Forte come la morte. - 465 Bel-ami.

405 Una vita, — 619 Racconti

della neve, — 24 Un segre-

di speranze, — 73040. Memorie di Davide Copper-

PRÉVOST (Abate). 15 Manon

HALÉVY. 157 L'abate Con- Tinayre (M.). so7 Hellé, stautin. — sis Grillina Uchard. e1 Mio zio Barbassù: (Criquette). Hervieu. 678 Lo sconosciuto. Verne (Giulio). sn ll giro del mondo in 80 giorni. — n L'Alpe omicida, Houssaye, s05 Diane eVeneri.

ma di Pondichery-Lodge.

Sant’ lario. — 67677 Don Orsino. - 587-4 Corleone. — 60-10 Paolo Patoff.

romanzo l'un padre, — 88 morie di Cenerentola. La via dolorosa di Raissa,- Theuriet (Andrea), 238 Ele81 Dosia, — 800 La princi-

0,

nemico della Signora.

del Varo.

signor Lecoq. — 208 La car-

le, — 348 Il fiore della felicità. — sco Fiamme, — 426 Reietto e redento. — 445

tivo genio.—sr L'eredità

Perceval(Vittorio). 15 Le vi-

vacità di Carmen. — sex Il

cito dormente. Wagner. 673 Sotto i Boeri,

greto di morte.uoIl cat-

Crawford (Francis Marion).

eredità di Satana, — coaUn nobile sacrificio.

sio-1 Abbasso le armi!

Viebig (Clara). 788 L' eser-

WERNER (E.).s0 Un eroe del-

— 196-97 No. — 250-s1 Il se-

Corelli (Maria), o Vendetta.

Pont-Jest (Renato). ss1 La

cizia.

Suttner (baronessa Berta de)

Viva.- 153.83 Le vesti nere,

Favières, — 585 Gaudenti

(Gens de la Noce).

Gaboriau (Emilio). 7274 La vita infernale, — 195-27 Il Richebourg (E). 468-% Le in-

Mérimée. — 770 La contessa

lel passato.

Rovetta. ue Tiranni mini. mi. - 504 Il processo Mon-

— es6 Storia di Sibilla.

— 781 Il nostro cuore,

Roggero (E). 60 Le ombre

stino del Re. Sartorio (G. A.), 724 Rome litto, — 456 Per vendetta,

niugale, - esa Papà Goriot,

720 Cesare Birottò.-757 Pierina; Il curato di Tours,—

degli emigrati a Londra.

Russo (Federico), 730 Memorie di un ladro, — 741 I] de-

Cel

giovani spose. — 61s Pic-

753 Duo donne. PANZINI (A.), 667 Piccole Belot. Bérard. 700 Cypris. Marcella. Storie del Mondo Grande,

Parisina, di lord Byron,

del guardaboschi. Feuillet. ss0Il sig.diCamors.

Gonzales (Emanuele), 20 La

Manetty (È.). s10-20 Il tradi-

Beltramelli (Antonio). 784 Gli uomini Rossi.

67 La casa

Arnould e Fournier, 722 Il fi-

di mugletto. — e58 Dalla

mento del Capitano.

mico Fritz. —

Maria Antonietta. — «25 La Faustin. — 452 Carina, — 760 Suor Filomena,

BALZAC. cos Memorie di due

rupe.—-m Fracieloe terra,

Erckmann-Chatrian, us L'a-

mette. — s20 Il matrimonio del suicida, - 810 La bambibaia. lio dello Czar. — 796 L'ere-

razza

compare Leroux.-377 L'ul- Burford, 28 L'assassino. timo dei Courtenay. — s08 Byr. ino La legge del taglione, Ifanti di cuori, — 5ss Il se(Wilkie). 1627 La nuogreto del “ Titano ,. - Collins va Maddalena o La morta

Conan-Doyle (A). er: Il dram-

tutticiali, caporali e sol(Alessandro figlio). dati. — 799 Il designato. — Dumas 36 Teresa. 80 I lussuriosi,

MaestàilDenaro. — 970Il

iyre.

Broughton. es Addio, amore. Bulwer (Edoardo), se La

Conway (Ugo). 200 Il segreto

us Santa Cecilia. — su Il Di Giorgi (F.), cos La prima Zaccone (P.). 455 Biauchina, (Gustavo). 6s6 Attorno donna. Biancospino. - st Capitan Zena, s7e La bocca del lupo. Droz a una sorgente, — 763 MaDodèro.— s91-92 I Rossi e i Fava (Onorato). 46 La dirito, moglie e bebè. Neri. — 41 Semiramide. — scesa di Annibale. —s74 La ZUCCOLI. 776 Ufticiali, sot-

«0. La donna di picche, —

— 205 Sua

450 Vecchi rancori. - 482 La

(Alberto). 108 Il figlio di Coralia.—266 Teresina. — 24 Il padre di Marziale. — seo Don Candeloro e C. — 315 Appassionatamente. —723 Eros, — 720 Per le vi De Lys. ero Duplice mistero. — 853 Storia di una capi- De Nion so1 Giovanna e Giocompari di Borgodrolo.

ventriloquo.

678 L’avvelenatore, Ditta Fromont e Risler. OHNET (} 130 Il padro— 112 Novelle del lunedì. ne delle ferriere, - 145 La — 16 Numa Roumestan. contessa Sara, — 171 Sergio = 130 L'evangelista (ilPanine. — 21 Lisa Fleulustrato, L. 2). ron. — 897 Debito d'odio.

(illustrato, Li 2). - 100

2% Ilmarito di Elena.—545 I ricordi del cap, d'Arce.

nera. — 867 Novelle. Vugliano (M.). ss Gli allegri

Montépin (Saverio). 164-60 Il

5335 Zola, le sue lettere

e il suo processo per l'Af-

dis? - 62850 I Crociati,

— 638 Per il pane. - cr In. Ungheresi.

Jokaî (M.). 562 Amato fino al

patibolo.

Nordau(Max).560-90 Battaglia di Parassiti.—717-18 Morinatico. pollo (Elisa). s45 Lontani!

Coupetus (L.). «1 Pace universale.

Argentini.

Ugarte (M).797 Racconti della Pampa,

Scandinavi. Bjirnson ‘| Bojer (J.

Lago Selma). e7 La casa i Liljecrona, Ù Moeller (U.). ce1 Oro e onore,

n


le Il rifiuto di Cipro.

La Serbla e li punto

di vista

greco-ru meno.

— Peccato che si tratti di una guerra europea ! Se si fosse trattato di una guerra balcanica, come

saremmo

alleata I...

volentieri accorsi in aiuto alla nostra

1 custodi

— Ohibò, regali? lo sono abituato a prestarmi per niente!

del

Le truppe anglo-francesi a Salonicco ? — Bisognerebbe indurre la Gre-a a protestare per la violazione della sua neutralità !

Le incursioni!

aeree

degli austriaci

su Venezia.

— Abbiamo lanciato una bomba sulla chiesa degli Scalzi. come cattolici avete moBra; lei tedeschî che alla fin fine strato pi sono dei luterani.

gli alpini Anselmo Fiorelli, portatore: del vinse insemo con Comès i migliori ciclisti del mondo nell'ultima corsa dei sei gi Diario della Settimana. G.A.L nel gruppo Val Masino-Disgraz laggio di Lo a Parigi. Losanna. Il pacifico (Per la. guerra, vederne la Cronaca Vienna, Decreto imperiale annunzia nel corpo del giornale.) Chanx de Fonds (Nemo) tel) è fatto se15. Brà. Dietro mandato di cattura gno albombardamento di min aeroplano che non potendosi nella' situazione odierna ricostituire la straniero, che volando a più di 1500 me- procedere alle elezioni per del gindice istruttore del Tribunale mi litare di Alessandria arrestati e tradotti

ad Alessandria,

rispetto ai trattati.

il tenente colonnello Au-

tri d'altezza, getta otto bombe sulle case posto al

Dieta ‘di olta della Bosnia-Erzego' si trasferiscono Je suò attribuzioni legi-

EMORROIDI GUARITE

SENZA

OPERAZIONE

CRUENTA

fadolora prio

slutive al Ministero comme, — Il Newes Wiener Journal annunzia cheilgonerale anstriaco Fickler si è ne- ‘adoperare ferri chirari lupi di immenso suncesso con parecchie migliai, da tntte Jo parti del mondo, La riprova della assoluta efficaci ciso. di cortificati di ri nossoniza è data dal numero degli stessi imitatori, che speravano nel mio si lenzio pe Londra. Si annunzia ufficialmente che dol Mio Metodo di aver sottratto L 138/000 da la cassa desca, gl Interessati sche mon rispondo doll. la loro. azione da parassiti, per cui avverto gli’ î dei due imputati di spionaggio giudicati sompiore durant del reggimento il 16 luglio scorso. buona riuseità di qualsiasi preparato di imitazione, na uralmento non munito del mio nome , il 30 settembre dal Consiglio di guerra, 18. Atene. Le forze alleate Jascinno sono inf! vere con, francobollo direttamente al riservate prosontarsi ovvero rino fn condannato a cingue anni di la- Prof.PerDott.consultazioni P. RIVALTA -Corso Magenta, 10, Milano - Visite mediche dalle 131/9 alle 15, -Tele 10339 Salonicco dirigendosi verso il fronte serbo vori: forzati, l’altro a morte. Questo fn sulla frontiera serbo-bulgara. giustiziato oggi. Sofia. I territori ceduti dalla Parchia — ll generale sir 0, O, Munro. assu sono stati interamente ocenpati dalle au- protesta ufficialmente por ordine del suo OSPEDALI MILITARI E CIVILI torità bulgare, Euver pascià ha diretto Governo contro l'autorizzazione data alle merà il comando del corpo di spedizione Dovendo acquistare n Radoslavoff telegramma nel quale lo trappe franco-inglesi di sbarcare a Salo- del Moditertanéo come successore del generile Hamilton, che ritorna in Inghilnicco e contro l'occupazione da parte di agsîicnra che la Turchia ha ceduto queterra. In attesa Îl comando delle truppe sti teyritorî con la fede profonda nolla l’amministrazione gi GUANTI di GOMMA per uso chirurgico. Tonastir 6 Salonicco-Uskub. e il è affidato provvisoriamente al generale perpetuità dell'amicizia tarco-bulgara, originali « MILLER STANDARD » od altri tipî amento del. personale austro-nnga sîr W._K. Birdwool, Nova York. Giacomo Lebandy, l’eccendi guanti di gomma, rivolgetevi alla Ditta : 19, Roma. i: pubblicata la dich trico Imperatore del Sahara, è arrostato rico che ne assicurava l'esercizio, dell’Italia alla Bulgaria. RAPETTI & QUADRIO 18, Z'orino. Presso la Madonna del Pi zione di guerra su querela della moglie che lo accusa di averla spesso percossa violentemente lone, una automobile di proprietà dell' Torino. Arrestata per: furti e truffe = Foro Bonaparte, 7-4 - MILANO —> nei mesi scorsi edi avere anche tentato dnstriale Ettore Bocca, guidata dal orta Irene Paleari, d'anni 22, da Milano, ito Silvio Tarizzo, con quattro per- dicente dama della Croce. Rossa. Spacpiù volte di strangolaria sone, che da Chi venivano a ‘l'orino, ciandosi per figlia del fabbricatore. di dom. 17, Roma, Il Consiglio della Fi rimaneggiamento delle tasse di — 1 comm, Dante Ferraris, presiden è derazionie della Stampa dopo lunga di per improvviso slittamento, ur mobili milanese aveva preso alloggio al anonime; ipotecarie; sui biglietti di cinema- dol Consiglio d'amministrazione della S1no, d'anni 87, l'Hotel della Zecca o sotto l’egida della bollo, schasione approva all'unanimità ordine un muro: Domenico € tografo: dei diritti catastali; e tasse sn cietà “L'Italiana,,,editrice dell'Ida del giorno deplorando i criteri coi quali -| Croce Rossa, della quale sempre portava telegrammi, sui telefoni e Sulle ferme Nazionale, scrive al giornale, dimette? » è applicata la censora politica della Stamil severo nbito, compì numerosi farti a in posta. dosi dalla ‘carica, non: volendo essere 1° vi lesioni riportate, pa, la quale ha pur sempre dato prova danno dei clienti dell’aibergo e-truffa, apparire “solidale col, giornale în mi — Il cardinale» Amette che jers Verso la 22, il tipografo Giovanni di azero il senso della responsabilità di Novara. In una riunione ‘tenuta in stato a far visita al cardinale segretario campagna contro un istituto bancario a 25, inconten la sua gio Municipio fra le parti è raggiunto l’acfronte agl nteressi del Paese; ed anche Ribera, d'anni contro aleane aziende che con quest» di Stato Gasparri, stamane è ricevuto privilegi accordati alla < genzia vane amante, l'operaia Elena Maffei, dopo cordo nella vertenza degli operai metalistituto hanno rapporti,.Domenico Oliv: in particolare lunga udienza dal Papa, ed i procedimenti contrari Îa breve alterco I'nccide com tre colpi di "lInrgici doll ditta Dell'Erra. Domattina divettote- interinale del giornale, in brev 1 Torino. L'esattoro di Bardonecchia, ca- commento, espfîme il dispiacere circolazione dell'Avanti!; e dà man to voltella, poi va in Questuri sarà ripreso il lavoro. | nliere Augusto. Blane, venuto in città dimissioni del comm. Ferratis; Ala. Inaugurato il ginni presidenza di portar la prote: a al i Uomo, Al Tribunale Manrizio Just, il disbrigo di vari affari, attendendo no e convocare irappresentanti del- presenza delle autorità civili è militari. austriaco, chiamatò a rispondere por la campagna cui questi allude, tu la partenza del treno, alle 16.25, depone che l'Unione Editori di giornali per un'azione »| Prato, La Divisione militare di Firenze disuddito condotta per un intento di alto dovere tentata esportazione di merei per l’Audenunzia al procuratore del Re per aver concorde a tutela della stampi Germania attraverso la Sviz- nina piccola valigia, contenente L. 31 600 nazionale. # in obbligazioni del Prestito Nazionale, — Arrestati l'industriale romano Gia- presentato illegittime richieste alla Com- stri zera, è assolto, Torino. Verso le ore 14, provenien'e como Piperno, di anni 4 , e il capo sarto missione per l'esenzione temporanon dal Palermo. Il noto industriale Pecoraino, nella reticella dello scompartimento da Luigi Regis, d'anni 30, per regolarità sorvizio militare dei richiamati, otto ditte che esercisce un vasto molino, il quale lui occupato; ma quando il treno si muove, da Racconigi, arriva in automobile principe Umberto accompagnato, dal: sv0 di Prato. constata che, la valigia è scomparsa. di 100000 camice per nella forniture costituisce un vero #rusé per la Provingovernatore comandante Bonaldî, visi: » Civitavecchia, Verso le 15 di oggi il l'esercito, Milano, Emilio Napoli, di anni 52, da non volendo ribassare îl prezzo delle stabilimenti antomobilistici, @ rx Novi Ligure. Per aver mangiato fun- ragazzo undicenne Ruggero Di Raffaele cia, Pachino (Siracusa), amministratore, poi alcuni farine visto che il prezzo dei grani era parte per Racconigi poco dopo le 1. ghi prataîoli velenogi circa venti pi né în un diverbio per' futili motivi con la diminuito, il prefetto emette decreto che direttore e. inline liquidatore di quella Milano. A sera negli uffici della post», sono rimaste avvelenate e stamane sono madre, stacca da una parete un fucile la requisizione del molino, eseguita disgraziata Società Cooperativa Grandine previo appostamento sorpreso l'impiega:1 | morti tin bambino di otto anni, figlio di lascia partire un colpo che fredda la don- ordina dichiarata fallita. con sentenza 26 didal ‘colonnello del Commissariato. nin macchinista ferroviario, ed una donna a, Angela Dea Di Pomponio di 31 anni. Londra, Il ministro sir Edward Car- cembra 1913 del Tribunale di Milano; è Oreste Ronchi, di 32 anni, nativo di Gs& Parigi. Il campione ciclista francese cinquantenne: ed altre cinque persone oggi da questo condannato a cinque anni larate, ad intascare lettere con valo:; arrestato tenta suicidarsi. in grave tato, stai fra cui una donna qua- di velocità Leone Honrlier è rimasto vit- son, attornoy generale, si è dimesso. di reclusione. 20, Roma, Pubblicato decreto firmato tima di un accidente di aeroplano presso rantenne în istato interessante. 22. Roma. Il Bollettino Ufficiale del Modena. A. Magreta, frazione di ForComando Supremo, migine, Varese, Arcisate e Brenno Useria; in Chilons sur Marne, ove era addetto ad dal Re il 12 corr..al due malandrini, penetrati la Ministero dell'Interno pubblica: “Il Diuna squadriglia di bombardamento come e controfirmato dai ministri Salandra, scorsa notte val Ceresio, festeggiano a scopo di furto nell'abita- nistero della Guerra con decreto 29 «t Riccio, col quale sono ilota militare, Era uno deî pìù noti cor- Daneo; Carcano e del bramato acquedotto. del possidente Dionigio Giacobazzi tembre 1915 ha escluso dal fare offerte # Sondrio, Consegnata dal gen. Testori ridori di Francia: vincitore del Gran approvati i nuovi provvedimenti finan- ione da questi. feristonlo con quat- per tutti i contratti con Je pubbliche la medaglia d'argento al valor militare, Prix di Parigi del 1914, campione di giari, cioè imposta militare agli esenti; ètroscoperti Amministrazioni la ditta Giovanni Moli colpì di rivoltella, gravemente. di mou proprio dal Re, al caporale de- Francia nel 1908, nel 1911 e nel 1914, imposta sugli amministratori di società Parigi. di euî è unico proprietario il Nelle ore. pomeridiane esplo: nari, cea serata Giovanni Molinari, fi Agostino, domicisione in nn'ofticina al numero 160 della liato a Milano, industriale in tessuti > via Tolbine, doye lavoravatio ottanta donGenova. Nella notte sopra oggi am ne e dieci nomini, L'edificio salta in aria ei rottami sono lanciatì a grande di- stati dodici individui recidivi, per spet: stanza; più dì quaranta imorti e nume- dita di biglietti di Banca falsi, in rela” zione con gli arresti avvenuti temp? ‘ rosi feriti, Londra. L'ex-attorney generale Car- di certi Guido Ceratti, d'anni 49, da * lo son ‘aî Comnni spiega le ragioni delle già direttore del fallito Banco agi sue dimissioni dichiarando di essersi tro- astigiano 6 negoziante notissimi "ano del figlio sno Giuseppe, di di vato în disaccordo ‘completo ‘con ì snoi nova,ai equali Chi non può radersi tutti i giorni fu sequestrato uno sto colleghi del ministero sullè questioni della 20, biglietti fi politica d'Oriente, sì comperi un rasoio Gillette e delle gusto Monsacchi, comandante il deposito

Bruccelles, Paci

dél 74.° fanteria, ed il maggi

bile del suddetto deposito,

cénda, già direttore dei con

imputati

Radetevi lame

Gillette,

troverà

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Denunziate all'autorità miliVienna. Il principe Leopoldo di Co- tareFirenze. altre tre Ditte di provincia per aver! burgo è stato vetrioleggiato e ferito di richiesto illecitamente esenzioni dal sel rivoltella nella sna abitazione da certa Ribicka sua amante, figlia di un consi-

gliero della polizia viennese, La Ribicka si è poi nccisa con una rivoltellata. Le condizioni del principe sono gravissime, Il principe è figlio di Luisa del Belgio, divorziata, com'è noto, dal. marito principe Ferdinando, ed _è' nato a Szent-Antal, in Ungheria, nel |1878, È capitano ilegli usseri.

vizio militare. } 23. Roma. Alle 17 în Campidfglio nella sala delle bandiero. compiesi {lit vestitura della cittadinanza romand

(le

cretata dal Consiglio comunale al sidente dei ministri, Antonio Salad B per espresso desiderio del quale la feet monia non ha carattere di solennitàj 10% vi partecipano che i mombri della Giant

nemmeno la presenza di consi 21. Roma, La Gazzetta Ufficiale pub senza glieri comunali. 3 Londra. Annunziasi vin proclama di te Giorgio al popolo inglese perchè A” corra ad arruolarsi. pagamento in tutto o.in parte delle somAtene. Il Ministero degli Esteri smé me dovute per. acquisti ‘0 provviste oc- tisce ufficialmente la notizia relativi alli correnti. alle Amministrazioni della suer- conclusione di un'intesa greco-b llica decreto pel quale è data facoltà al ministro del Tesoro di provvedere durante l'esercizio 1915-16, mediante emissione di 300 milioni im huoni del Tesoro, al


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L'Illustrazione Italiana 1915 n.44 by Biblioteca Militare - Issuu