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L'Illustrazione Italiana 1915 n.28

Page 1

—musso-irogio wo

_—’Settima settimana della Guerra d'Italia.

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Settima settimana

della Guerra d'Italia. — Le artiglierie ti sulle vette della Carnia (dis. di A. M di erro irredente. — LoTAppresentazione Deri feriti ri di Pg (4 inc.). — Il rafforzamento de

ZO Ducale; Il trasporto dei famosi cavalli di San corte me; i era in Francia. — (6 inc.) — La dij inti di una sala dei Do, Battistig, no, Oolctubo, Gallo, Guerello, Guy,

Ca luti combattendo : Barbe:

lo Diaz. Ricci, Spada, Treves, Trucchetti, Vitturi. PANTINI. — Venezia in abito di guerra, di-Edoardo PAOLETTI Nel testo: Per la nuova sagra italica, poesia di Rom ualdo Noterelle,

— Per la Pai

‘perte,nogalla di Enrica Gras 80, — Corriere, di Spectator.

Il monumento spauracchio di Lipsia

="

FRANCOBOLLI

confrontato col monumento di Roma.

n» Colonie Colon Inglesi. »

50

SCACCHI. Problema N. 2888 del sig. Luca Morelli di Udine.

NERO,

(4 Pezzi),

mIANdO.

(6 Pozzi).

vi

100 % Colonie Portoghesi .4.—\2 Risposta”alla “ Frankfurter Zeitung,,. 100 7 di 100 Paesi, spl,ass. f.-)= 100 7 delle 5 parti mondo. 3.751 invece, del monumento di ala aa 1 Dunque, secondo quanto alcuni ergiorni invapirito barbarico dell’ Autonticità assoluta. Lips ZeiFrank/irt nella leggeva Esemplari po n addietro si modell'umanesimo negazione la è sore, molti da riportato — Acquisto al più alti prezzì partito © collezioni, = fung e come è stato derno. il Risorgimento italiano gior nostri altro non sarebbe stato che un semplice

movimento politico, creatore di una nuova ione statale, non già di una rinorgan E conseguentemente, è novata ci sempre il tedesco che scrive, si dovrebbe negare all'Italia nuova ogni valore intel‘anto è vero, con» lettuale e sp

Nelia mole di Roma

Promiata Ditta A. BOLAFFI, Via Roma, 31, TORINO, la, base è costi- _——— +

tuita dal così detto Altare dellaz Patria. Anche a Lipsia vi è qualcosa di simile come concetto: ma quale differenza! Nell’altare del nostro Zanelli è tutta

patrio e

al Lavoro;

all'Amor patrio che

combatte unicamente per la grandezza elude l'amabile articolista del giornale affumi- della propria terra e vince, e al Lavoro sicce

conterraneo delle famose

Italia è D'An- umano che edifica e feconda, cate, «il poeta della nuova Nel mezzo, serena e maestosa sta la nunzio, lo storico è Ferrero e l'arte vi è rappresentata dal Monumento a Vitto- dea Roma, madre del Diritto. teutonico ha invece nel mezzo L'Alta rio Emanuele Il ». rcangelo San Michele con l'immanBenissimo! Lasc bile spadone fiammeggiante. Due erinni nunzioe il F , contro ai qua inite ed arcigne si scatenano furibonde turale che cute verdastra dei ro: teutonici sempre più gonfii di bile e d ai lati di quel simbolo della forza e della le da due uccellacci imveleno spruzzino ora con maggior vio- vendetta, RA lenza le secrezioni intossicate della Ku/ fur, sia concesso di difendere un poco nostra mole sacco

î

troppo

le, magari uggiosamente ma pur viva di armonica bellezza classica nobilt: Confrontiamo!

e di

I DARDANELLI L'ORIENTE E LA GUERRA EUROPEA. La 7ribuna ha pubblicato un estratto di questo

una figurazione eroica dedicata all'Amor breve e denso libro di Giuseppe Piazza pubto nella bella collezione Frorea dei Qua-

derni della guerra. Il lettore ha quindi già po-

tuto gustare la severa perspicuità dello stile e la logica stretta con la quale l'A. ha trattato

della questione degli Strettì, così mal nota al

nostro pubblico sebbene sia di tanto immediato interesse per quel diverire della nostra Italia che è nei voti di ciascuno di noi. La quistione degli Stretti, come

a Lipsia dalla sconfinata

sp:

d'Oriente che è spesso impossibile distinguere

fra le due. E la guerra delle Nazioni, secondo la lucida dimostrazione svolta in questo libro,

non è soltanto, come apparve ai miopi, la lotta periali dalle ali stilizzate come quelle de- della sterlina contro il marco, bensì la gigangli emblemi solari nei cupi templi egi- tesca conflagrazione per il possesso delle mag-

e due lunghi bassorilievi dove è giori vie ai paesi di sfruttamento che rimanano alle razze ariane: per la liquidazione cioè scolpita una ecatombe di vittime, un vero lella secolare quistione d'Oriente— e d'Estremo nio umano, completano la composiOriente — della quale gli Stretti e in generale

ziani:

Sopra tutto questo po' po'di roba sta scolpito a lettere alte più di due metri,

ia t

desca per commemorare la gran battagl del 1813.

Il monumento

Lipsia

di Roma

sono contemporanei. Vibra

solito Gost mit uns.

Dio con noi

E su, in cima al cupolon coperchio che sia, una pleiade di

di titi guerr in cia- alti quanto

e questo

constata, VA. è

in così stretta connessione con tutta la quistione

il Mediterraneo Orientale sono la chiave. Così che lo studio della quistione degli Stretti è, in

ultima che nel concetto dell'artista dovrebbero fonde manici e più precisamente con, l'ultimo eforse esser visibili che dalla luna, il

Kolossaldenkmal recentemente innalzato

giustamente

sobrio metodo

dio delle stesse ragioni proi, condotta con storico, è trattata dal Piazza

egregiamente. E poichè mai problema diploma-

tico fu come questo degli Stretti essenzialmente tragico, così questa critica chiara ed

vivo. E coperti di ferro, efficace si legge con interesse sempre l'inverosimile spadone, al poichè, appunto, il groviglio delle azioni e delle

reazioni intorno agli Stretti è dipanato dall'A. secondo la trovata dell'altro autore con seuno di essi l’anima, la psiche di un po- quale, sicura competenza, da questa lettura balmonumento Bismarck ad Amburgo, zano nette e precise alcune idee che non si polo, anzi di una razza. Possono dunque del nbrano aflidare tutta la loro oltraco- ranno più dimenticate e che, anche per l’avveben servire di termine per un confronto. nza bruta, completa l’opera barbaresca Gli

architetti

e gli scultori

del

Kaiser

nire, proteine a discernere fra l’intrico dei alla gen- | {;fatti linee direttive sulle quali come fino a

in senso diametralmente opposto dopo aver pescato qua e là per le nost si è svolta, così si svolgerà la nuova storia città monumentali in cerca della linea tile teoria delle figure muliebri rappre- di domani. In Italia, dove lo studio delle quiche ad essi ha sempre fatto difetto; dopo sentanti le province italiane che a Roma stioni di inde politica è ancora così scarso, aver creato la meschina litania delle sta- coronano festosamente il colonnato sac- pubblicazioni come questa del Piazza vanno tue-sedili con cui a Berlino si è ripetuto coniano, tra le vittorie dorate spiccanti particolarmente elogiate e additate al pubblico, a sazietà nella Siegessez/e un noto mo- il volo augurale dall'alto delle svelte co- fino ad oggi, malauguratamente, troppo ignaro di quest'ordine di problemi. (La 7ribura). tivo pompeiano; dopo aver innalzato il lonne. spade di fuoco, spade d'acciaio, A Lip: freddo monumentone commemorativo che SUL MARE. lungo le rive del Reno, di fronte a Bin- furie vendicatrici, vittime: in una parola La convinzione che col mare e sul mare si gen, protende le sue scalee abbastanza il terrore, l’esterminio, la morte. A Rofesta, trionfi. decideranno le sorti delle nazioni impegnate corrette, per quanto oziose, fino quasi alla ma, È lauri, concordia, ta. Anche il modo secondo nella grande guerra attuale, ha spinto il cocima della collina; dopo l'altro ancor più il quale nei due monumenti è stata a mandante Ettore Bravetta della nostra igantesco di Guglielmo I eretto a _Coornamentale adoperata l’acqua è marina, a divulgare ai profani, in uno dei lenza, nel quale già si cominciano a de- scopo Quaderni della guerra, A/cuzre manifestaignificativo. Nel Derkma/ teutonico si è lineare i primi sintomi di emancipazione avuta del potere marittimo (cà, 68, Un vol. l'idea peregrina di creare davanti ioni dalle tradizioni classiche insieme ad uno 100 pag. L. 1), Con sicura conoscenza dell'argouna specie di stagno vastissimo, immospiccato ritorno alle forme druidiche e bile l’autore, che già lesse queste sue concome uno specchio nel quale l'intera mento, barbariche, gli illustri architetti del Kaisiderazioni in pubblico, rievocati gli insegnacostruzione si riflette malinconicamente menti delle precedenti guerre navali, esamina ser hanno finalmente trovato col monurima il carattere marittimo e coloniale delmento di Lipsia la loro arte, l'arte del come un rudere in una palude, trasformando così anche l'elemento vivo per l'attuale conflitto in quanto riguarda la riv: mostruoso, l’arte spauracchio. hilterra e la Germania, e Infatti lo scopo precipuo ed evidente eccellenza, l'acqua, in un alleato della potere marittimo e i suoi morte. di quella montagna di granito rossastro Nel monumento italiano invece due fattori morali e materiali. La prevalenza navale è cupo si può riassumere in due sole padella Gran Bretagna, le forze delle armate di scroscianti fontane scaturiscono dai fianrole: Far paura. Francia e di Russia, gli sforzi dei tedeschi che Ad esso, secondo il concetto di chi ne chi: due fontane vive, palpitanti come i in pochi anni crearono una nuova marina senza ordinò la costruzione, è affidato un uflicio due mari che esse rappresentano e nei passato, ma oggi terribile e agguerrita, idanni che la Germania subisce per la supremazia nasimile a quello dei fantocci spaventa-pas- quali ora tuona il cannone. Quale delle due arti sarà la vera, o gaz- vale degli alleati, e i motivi per cui la flotta seri che si collocano nei seminati. (Questo monumento-orco, alto quanto zettiere della Frankfurter ? Quale quella inglese attende gli eventi e non si slancia ad una delle piramidi d'Egitto, massiccio, più umana, più: moderna, più degna del- assalire con _le sue navi le fortezze marittime dell'ayversaria o non le manda sul Baltico alla antipatico, piantato come una rupe sul l'avvenire? ricerca del nemico, sono tutti problemi che il coUmserto Tavanti. mandante suo imbasamento quadrato, terminante în (Dall'idea Nazionale). Bravetta spiega al lettore con chiara ‘alto con una specie di coperchio rotondo, e facile parola. Dopo un esame rapido degli somiglia per la forma ad un immenso elementi che costituiscono oggi una forza navale moderna, l'autore riporta le varie ipotesi calamaio, tant'è vero che le sue più ine i giudizi che i più illustri scrittori di cose dovinate riproduzioni commerciali, di cui navali hanno formulato sui varî sistemi di coson piene le vetrine della Germania, hansi prepara un'acqua struzioni, sull'impiego dei numerosi tipi di navi me appunto il nobile ufficio di porta-indatavola veramente e sui possibili resultati di una grande battaglia chiostro. in mare aperto, dalla quale non fossero esclusi Esso è la più caratteristica espressione memmeno i igibili e i sottomarini. Conclude al palato dell’arte brutalmente stilizzata, come il augurando che nel cuore di ogni italiano, penmonumento di Roma è la manifestazione soso dei destini della patria, si imprimano in del più squisito classicismo. delebili gli insegnamenti che sgorgano tangibili dal potere marittimo e con essi la persuasione Th questo non vi sarà, ammettiamolo, che l'avvenire dell’Italia è sul mare e che per r10 litri un'anima nuova: ma vi è risi iata

con L’IDROLITINA LITIOSA

un'anima eternamente bella

nan

essa è questione di vita o di morte il il possedere

una flotta potente,

É

Il Bianco, col tratto, dà se. m. in due mosse

Problema N. 2339 del sig. A. van der Ven. Braxco: Rh5: D g4, Tcé. ADS, A£8, Cf C#7. Phd. (8). Niro: Rdb. T 06, A f6, Pb6, 93. dd. d7 03. (8). Il Bianco, col tratto, dà se. m. in due mosse Problema N. 2840. del sig. R. E. L. Windle, Bianco: R 08. Dg9, Tad. T fo. AN. HU Cgs. P.d2. dd, 88: (10). Nino: Rd8, Dh8. Tab. Tel. Ab2 Ch? Pa. c2; db. (9). Il Bianco, col tratto, dà sc. m. in due mosse. | Dirigere le soluzioni alla Sezione Scacchi dell Illustrazione Italiana, in Milano, Via Lanzone,

18.

Sciarada incatenata.

Se dolci concenti mi scendono al core, Se Jabra frementi mi parlan d'amore, Io chiedo il primiero con supplice accento. È accolto il mio voto? Io sono contento.

Se nell’ampie sale, il gnardo si posa Dell’altro su l’opra sublime famosa, M invade una gioia sì grande infinita Che in estasi l’alma mi sembra rapita. Fu un giorno l’intero in armi possente, Sul mondo imperava terror d'ogni gente; Il nome è mutato, ma nella sua terra Terribile infuria ancora la guerra, Vespina.

i |

Cambio di lettera. UTTIII

Dalla sua origine Se mai codesta O grande, o piccola Si manifesta, Ecco le trepide Del cuor tenzoni, Ecco le lagrime, Le passioni, Mesto lo spirito Sospira ognora L'amor dell’ idolo Che ne lo incnora; Ma, se dell'anima Dessa non è, Con febbre soffrono Le membra ahimè | Se mai dal culmine La vista avvampi Al panoramico Splendor dei campi : Lassù l'indomito, Immenso spazio, Cinto d’aureola Di ciel topazio; Laggiù nel viride Piano irrorato Di flore e aromati Il mischio grato, Natura arrideci Coi suoi tesor E lieti esultano L'anima e il cuor! Carlo Galeno

Cobti

Spiegazione dei Giuochi del N. 27 ANAGRAMMA A SCARTO: CADORN-A — CONRAD.

ScHARADA FE-RITO

mm

Per quanto riguarda i giuoohi, eccetto par gli804%,

a 001

SiMario

Pugno, "00.


SETTIMA

SETTIMANA

DELLA

GUERRA

D'ITALIA

L'ILLUSTRAZIONE

Anno XGI. - N. 28, - Il Luglio 195.

ITALIANA

6° Per tutti gli articoli e î disegni è riservata la proprietà arti: Copyright by Fratelli Treves, July 11!

BULL

FRONTE.

sdtgEvES RALE Porro, sorrocapo pi Stato Mac tera DELLA Croce Rossa ADDETTA AL TR

Centesimi 75/1 numero (Est, 1 fr)


ITALIANA

L'ILLUSTRAZIONE

26 Dall'inizio della nostra guerra l'Iuustrazione IrALiana fa veduto moltiplicarsi i lettori tanto în Italia che nelle nazioni amiche. Avevamo preveduto un considerevole aumento nella tiratura, ma il successo ha sorpassato le previsioni e si sta provvedendo alla ristampa dei N. 21, 23 e 25 completamente esauriti. Il N. 23 che conteneva una grande carta a colori delle zone di confine, dovrà ristamparsi senza carta, essendo che il Touring Club Italiano, accampando diritti di proprietà verso l'Istituto Geografico De Agostini, 4a fatto sequestrare la carta in questione, dopo che ne era stata fatta la distri-

buzione agli abbonati. Appena l autorità giudiziaria faccia togliere il sequestro sarà nostra premura

spedire ancora

la carta

a

quei lettori che ne fossero rimasti privi.

delle suevidenti per tutti coloro che, fuori in questa perficiali visioni, considerano IlItalia che ora di azione. E ciò spiega i fervidi elogi da ogni parte, al nostro Paese, sono rivolti, ai suoi soldati, per un’opera cheè mirabile nello svolgimento e nei resultati, malgrado le ostinate difficoltà ;e si diversifica dalle altre mo forme di guerra, per l'idealis

generalizzate costante che

la ca-

la inspira,

la lumeggia,

ratterizza,

n

con il forte rapporto dei richiamati all'atto della guerra, necessitasse un periodo di allenamento, di

sono stati una rivelazione.

In un telegramma

Il prima! mese di guerra 3 egli dice "ha pro. trebbe esservi slancio, se il calore che crea lo slancio non fosse sviluppato dall’ idealità ? Wal eRi gi ioiitia ila di soporiorela' quella austriaca. Essa possiede una maggiore mobilità, e A vincere, a conseguire la vittoria, il mecquesto tanto per l'artiglieria di calibro micanismo sistematico dei tedeschi non basta ; nore, vale quanto per quella pesante. Inoltre i suoi — le vere conquiste, quelle che durano, non roiettili sono di una efficacia molto maggiore che le fa che l'idealismo. La più salda disciplina i proiettili austriaci ». è quella che viene dalla fede. E, dopo quello dello svizzero, ecco qua il Udite come parla un generale nostro — giudizio e l'elogio di un nord-americano. Per soldato pratico e dotto — Carlo Corsi : il corrispondente dell’Uzifed Press, che dalla «Si riteneva dai più e non a torto, che agli eserFrancia è passato in Italia, i nostri alpini citi attuali, con i sistemi di reclutamento in vigore, tratto cresciute

sario in vari

passando dagli

eftettivi

eserciti, non lo fu per noi. L'eser-

nostro che si è trovato subito di fronte al

pe-

Il ministro Ciuffelli e l'videalità » della guerra. = Il gen. Corsi e la nostra azione mili-

riodo certo più aspro di una

guerra fra noi e l'Au-

stria per le enormi

di terreno, di aftorza-

tenti. — Giolitti e gli augurii di Cuneo. - Le

mento fatto da lunga mano dall'Austria, e in mezzo

quale è presidente.

Ed è proprio

vero

—

la guerra dell'Italia è bella perchè è irradiata dalla idealità costante che ha illuminate, accese tutte le imprese nazionali italiche per cento anni fin qui. Non v'ha dubbio. La gran fiamma rischiara l'opera dei nostri

reneralissimi i e dei nostri soldati, del Re e lei ministri, deì combattenti e dei preparatori civili — perchè l'Italia combatte per la

causa per la quale ha lungamente sospirato, pensato, sofferto, amato, lottato, vinto — la causa che oggi volge vittoriosamente all'epilogo pel quale tutti gli animi ardono di spe-

ranza, di gioia e di fede. L'idealità caratterizza la dell'Italia — ma la guerra

guerra non solo del gruppo di popoli, di nazioni, di governi, di Stati, coi uali l'Italia si è schierata. Le idealità della Francia sono quasi identiche a quelle del-

l’Italia — che ha solo in più la fortunata dif-

ferenza di lottare non per la rivincita, ma per una legittima rivendicazione, L’idealità illu-

mina la commovente resistenza del Belgio, che vuole ricuperare la sua personalità com-

pleta, la sua indipendenza. L'idealità inspira la gran lotta dei russi, mossi alla difesa di tutta una grande razza. L’idealità è divenuta — come quasi sempre în passato — la ban-

diera dell'Inghilterra, che vuole la guerra a fondo perchè sull'Europa, sul mondo non si distenda il pesante lenzuolo di un’egemonia teu-

tonica, anti-naturale, insopportabile, che i tedeschi, nella loro orgogliosa cecità, chiamano «organizzazione economica e scientifica »!... Nessuno è tanto accecato — quanto lo sono essi — da non riconoscere anche il loro diritto

alla vita nazionale, ed alla fratellanza uni-

versale. Essi, ed ogni giorno ne risultano nuove testimonianze, essi hanno mutato il principio di fratellanza in atteggiamento di pretenziosa protezione paterna, che i popoli coscienti e liberi non possono e non devono riconoscere. Non parliamo poi dei sensi « paterni » dell'Austria, che, in questa

gran guerra,

è, probabilmente, quella che ha le maggiori responsabilità, le minori ragioni, i minimi diritti — e per la quale la guerra farà scoccare, finalmente, l'ora del redde rationem, a cento anni precisi di distanza dal famoso patto di Santa Alleanza, che segnò l'oppres-

sione per tutte le nazionalità e specialmente per l’italiana!... Questa

sintesi e questa logica storica sono

difficoltà

dità e slancio, da mostrare che fin dal primo mo-

mento la compagine erasi fatta salda, anzi tica. Ha mostrato la bontà dei quadri, degli

ni

uo-

mini, degli armamenti e dei mezzi logistici. Ha mostrato il coraggio e la disciplina ». Alle parole di un nostro generale, faccio seguire quelle di un francese, il già generalissimo Lacroix, che scrive nel 7emps:

« Gli italiani

gressivo delle posizioni ed un adattamento dei mezzi allo scopo che possono essere considerati modelli del genere. Le manovre italiane a Plava hanno avuto lo stesso carattere. «Come i romani loro antenati, gli italiani conti muano sopratutto nell'azione manovrata. Le batt:

glie dei romani avevano qualche cosa di più agile e di più deciso di quelle di certi loro avversari,

sciatemi aggiungere questa inattesa parafrasi, che viene dal fronte. È la cartolina di un

carissimo giovine, ufficiale di artiglieria, che da più di un mese

risponde a cannonate alle dei nemici:

provocazioni «Tu

tferribilis es, et quis resistet tibi?» Tu sei

poche settimane affezionato a questo luogo super0,... Anche

cui siamo

noi combattenti abbiamo un

sicuri di obbedire, ed Chi

è il soldato?... Siamo

tutti ita-

liani: ogni regola di manovramento ‘è scomparsa. Basta un uomo per ogni cannone, bastano pochi colpi per‘ogni bersaglio. Nell’animo di tutti è un solo sentimento, che si esplica ad ogni colpo in un solo grido: « Viva l’Italia!»

È il gran grido che ha echeggiato, lunedì,

il Gaz/ois

- secondo alcuni — pronunziare chi sa quale discorso polemico ed auto-apologetico ; ma egli, viceversa, motivando lo stanziamento, non pure di 10000, ma di 100 000 lire a fa-

Anche

nostri

bersaglieri

l'Italia ha mostrato

magnifica

le operazioni

e alpini, dicendo che

al mondo come la pre-

vore delle famiglie dei richiamati e combat-

parazione e il patriottismo possono realizzare quanto i tecnici stimavano impossibile, compiendo una vera opera titanica. In un articolo in cui esalta Leonardo, pre-

tenti— tra i quali sono quei famosi, magnifici alpini del battaglione Dronero — ha fatto

cursore, divinatore di tutte le invenzioni belliche moderne, il Figaro elogia il metodo, la

precisione, la serenità dei comunicati ufficiali siapatia calma

—

lel generalissimo

l'occupazione di

punti strategici,

come

di tattica

veri corsi

scrive

fatti

il Figaro —

i

spiegano l’azione per cosicchè appaiono

sotto

Italia è una seconda patria, esultiamo, raggianti di

perfetta

, nel seguire

dei fratelli

nostri d’Oltr'Alpe. Il loro eccellente la-

impeccabile

voro non ci meraviglia, ma ci incanta. Sono straor-

dinari! Hanno l'incomparabile cannone Deport, una

forte artiglieria pesante, una temibilissima marina, sommergibili,

Ris:

DIARIO

la mitraglia,

colle armi alla mano. Noi, per cui la grande cara la marcia.

un esplicito appello alla fiducia nel Governo, alla concordia per il successo dell'Italia — È IUSCITO

di Cadorna e l’azione delle nostre truppe.

GUERRA D'ITALIA RACCOLTA DEI BULLETTINI UFFICIALI E ALTRI DOCUMENTI.

ultimi infern: ritrovati, indispensabili contro la barbarie nemica! Abbiamo uguale fiducia nei loro ingegneri che nei loro forti soldati ardenti ».

Questa Prima Serie comprende :

perfezionatissimi

attrezzamenti e tutti gli

L’elogio che viene dalla Francia è elogio — si potrà dire — di alleato. Ebbene, udite

un non alleato — un neutrale — il corrispon-

dente di guerra della Gazzetta di Losanna. Egli loda molto le operazioni compiute dalle

nostre truppe tanto alla frontiera del Trentino quanto su quella dell’Isonzo: ha sopra tutto parole di lode per la preveggenza dell'arma del genio:

«Il genio italiano — egli dice — aveva previsto la distruzione

di tutti i ponti e aveva

preso

tutte

le disposizioni necessarie per ricostruirli subito duper rim-

piazzare ogni opera che viene distrutta dal nemico prima di ritirarsi. Appena giunge la notizia che un ponte è stato fatto saltare, si provvede subito e in 24 ore il male è riparato».

Ù

DELLA

abili aviatori, innumerevoli

convogli,

motto a

è: « Tutto per la

». Ad ogni colpo è un « hurrà!... » Chi

Queste linee potrebbero oggi applicarsi agli

sopratutto nella resi-

alpini ed ai bersaglieri di cui seguiamo le manovre ardite in operazioni estremamente difficili ».

insidiosi

A questa ammirazione dell'americano la-

anche nella sala del Consiglio provinciale di Cuneo, dove il presidente, Giolitti, doveva

l'istinto dei quali consisteva

dei

«L'esercito italiano è composto dei più, robusti soldati che io abbia mai visti. L’artiglieria è sorprendente, A Monfalcone un grosso pezzo fa fuoco, ad una distanza di dodici miglia, sopra uha montagna di un miglio di altezza, ed’ ogni colpo batte le opere del nemico ».

terribile, e chi ti resisterà? — ecco il motto del nostro forte: ed esso l'ha già dimostrato: mi sono in

continuano i loro progressi con

un metodo ed un senso tattico che non si ammirerà mai abbastanza. Essi hanno effettuata l'occupazione del Monte Nero con un investimento pro-

stenza.

da Udine, William Shepherd dice:

*

a infuriare di elementi, ha dato prova di tale soli-

rante l'avanzata. E difatti tutto è pronto

E GLUTINATE.i niniti ER NI — Bol

uomini scelti dal punto di vista della freschezza e dell’ardore. Nel combattimento l’esercito italiano è

molto superiore ai suoi avversari ».

che noi militari abbiamo visto essere stato neces-

- Ire, furori e discordie nel campo nemico. « L'idealità della nostra guerra » è il tema del discorso patriottico col quale il m dei lavori pubblici, deputato Ciuffelli, ha inaugurato il Consiglio provinciale di Perugia del

non è ancora ricorsa alle sue classi più per rafforzare le unità di frontiera. Le

truppe italiane di prima linea sono composte di il corrispondente

Come

militare.

azione

di pace a quelli di guerra. Ebbene, tale periodo

risposte del Re e di Salandra. — L'eroismo di Romeo Battistig.- I tre neonati di un richiamato.- L'apologia dell'entusiasmo nazionale.

«Le truppe italiane sono composte di giovani.

L'Italia anziane

Anche per le artiglierie ha parole di lode.

di un sol

tare. — Élogi stranieri. — Lettere di combat-

austriache

su po-

la nostra

tutta

felicemente

si riverbera

luce

Questa

affiatamento, di riorganizzamento delle unità tutte

CORRIERE.

Dopo aver detto che le truppe

nel Trentino e nell’Isonzo sono bene agguerrite per la lunga pratica di guerra, continua:

le Due sedute storiche del Parlamento (20-24 maggio) » testo ufficiale coi discorsi stenografats imo ministro SaLANDRA£ def deputati PAnMLar, TONI friciano dalla censura), CoLAJANNI, CiccortI, presidente MarSORA: dei senatori ProseERO COLONNA, CADOLINI, gene= rale Mazza, ammiraglio CANEVARO, presidente MANFREDI. la Dichiarazione

di guerr:

i Proclama del RE D'ITALIA; i Bullettini del quartiere generale del Generale

Gadorna } dal 24 maggio.

dell’Amm. Thaon di Revel { al 18 giugno

a Discorso di SALANDRA in Campidoglio. ritratti di S.M. il Rx, del prime inist IR. delCoi generale Canonza,dll'ammirgiio Ton irRavic,|UN MM

Dirigere vaglia agli editori Fratelli Treves, Milano.


L'ILLUSTRAZIONE

LE

ARTIGLIERIE

PESANTI SULLE VETTE (Disegno di A. Molinari).

DELLA

CARNIA.

della nostra guerra, che ha destato grande sorpresa în Austria e grande ammirazione al.

Uno dei fatti più notevoli Questi gr: l'estero, è il rapido trasporto di artiglierie pesanti a grandi altezze su per strade e sentieri impraticabili. permanenti del nemico. pezzi attaccano con successo, tanto nel Trentino che in Carnia,

le grandi opere fortificate


ITALIANA

L'ILLUSTRAZIONE

Gabriele d'Annunzio; è l'entusiasmo che fa tenente l'ambasciatore a disposizione Cusani Confalonieri e spinge tutti i «fascisti rivoluzionari » nel 51.° reggimento fanteria (Brigata Alpi) attorno a Peppino Garibaldi, nominato tenente colonnello;è l'entusiasmo che accende

Padre Semeria nella sua

sa militare, nel Duomo

alla gran mes-

predica

di Udine, davanti a ge-

ed a « soldatièlli » e fa salutare « magnerali gior generale» il nuovo «vescovo castrense» monsignor Bartolomasi; è l'entusiasmo chea spinge la folla agli sportelli delle banche sottoscrivere per il prestito nazionale, che fa salire verso i sei milioni la sottoscrizione per le assistenze varie, che fa rigurgitare di be-

nefattori le sale del Quirinale dove la Regina Elena ha riunita una grandiosa fiera per la Croce Rossa; è l'entusiasmo che acclama ed incorona di fiori i volontari partenti, gli evviva

fa echeggiare

chetti

nei

è l'entusiasmo

d'addio;

ban-

fraterni

che detta le

parole nobilmente orgogliose negli annunzi funebri dei prodi caduti. Ben più fortunati

costoro, di quelli che, cento anni sono, cadevano attorno al tricolore italico nelle schiere del grande Napoleone, e poco dopo il granissimo Leopardi, commemoravali, rimpiangendoli; ed ora, i nostri cari, pugnando e cadendo, vittoriosi, possono ripetere con lui: ..««

Alma

terra

natia,

La vita che mi desti ecco ti rendo!...

Guardiamo, una

ll Principe Umberto, in La Fiera ro Croce Rossa in Quirinale, mezzo ai Giovani Esploratori, vende le cartoline al pubblico (fot. Molinari). tengono quasi

sull'attenti

ripetendo parole e sentimenti da lui espressi anche l’anno scorso, il 10 di agosto!... Il « parecchio» del febbraio, le complottazioni

Sarà rispetto

parlamentari

al battesimo del fuoco.

del

maggio —

che

fecero

sul

paese il salutare effetto incendiario — sono superati, sorpassati dagli avvenimenti che accendono tutte le speranze, e fanno battere tutti ì cuori, onde agli augurii dei padri coscritti della provincia di Cuneo, il Re e il

primo ministro Salandra, possono ben rispon-

quando

parlo

pei miei capelli bianchi.

con

loro.

«Sono felicissimo perchè sembra che il regi mento non sia ancora impegnato e quindi arriverò

« Forse posdomani potrei essere in altro luogo a « Siate allegri e non pensate a me. In questo mo-

salutare le tombe dei nostri avi.

mento io sono un numero. Bisogna fare tutti ilproprio dovere e quindi anche voi avete l'obbligo di contribuire non accorandovi soverchio ».

Presago del sagrificio, cadde eroicamente combattendo, da valoroso come fu sempre. Non c'è da piangerlo — c'è da esaltarlo, mirabile esempio di coerenza fra le parole alte le sarò grato se vorrà rendersi interprete presso il Consiglio Provinciale della mia riconoscenza per il e le opere generose fino alla morte!... Ma l’unità di spirito, riassumentesi nel sapatriottico deliberato. Affezionatissimo cugino. grificio di Romeo Battistig — che molto parVrrrorio EmanuELE. ma non limitavasi mai alle parole — In nome del governo ringrazio vivamente V. E.e lava, coincide perfettamente con quella del richiala rappresentanza di codesta provincia, illustre per antico patriottismoepel valore dei suoi figli, della mato pugliese Giovanni Ferretti, di Taranto, che vistosi arrivare un telegramma annunespressione dî fiducia e di solidarietà nazionale per uesta guerra che combattiamo per rivendicare alla ziantegli che la moglie sua, la signora Vin'atria i suoi naturali confini e mantenere integra cenza Limete, ha date alla luce tre belle creaall'Italia la sua posizione di grande Potenza, ture, due maschi ed una femmina, ha immeSALANDRA. diatamente espressa la sua felicità di padre dicendo: « mettete loro nome Trieste, Trento È stata l'Agenzia Stefani a comunicarli. E il grande «unisono» della concordia vi- e Zara!...» «I tumuli a le culle bra dalle comunicazioni ufficiali come dalle Mandan saluti e lampi! più modeste manifestazioni individuali; parla dalle tombe gloriose degli eroi caduti come ha cantato, profetico, il Poeta della Terza dalle casse. Ita i cui volumetti hanno portato seco sui Romeo Battistig, l'eroe irredento, che fu campi di battaglia î nostri valorosi soldati!... per anni l’animatore nel Friuli italiano, di Romeo Battistig si diceva vecchio, a 43 anni, tutta la propaganda irredentista, e si prodigò perchè il suo cuore aveva molto amato ed annel tener viva la fede al di qua e al di là che molto sofferto. Un volontario automobidell’esecrato confine; e volle sempre unire — lista — gran maestro di turismo agl'italiani — esempio da citarsi — al fervore delle parole che ne ha quasi quindici più di lui, mi scrive la coerenza delle opere, e dopo essere stato dalla linea dell’Isonzo: bersagliere, entrò cavalleggiero nell’ora della «Da qualche giorno l'opera dei volontari autoguerra rivendicatrice, scriveva alla moglie, mobilisti va intensificandosi in servizi utili e solleil 25 maggio, da Palmanova, così: citi. Faccio di tutto per non essere fra gli ultimi a dere con telegrammi, che hanno tutto il valore di un epilogo significativo: La ringrazio della sua cortese comunicazione e

«Il mio reggimento è al fronte parecchi chilometri da qui.

portare il mio modesto contributo; ma come entusia-

giungere il corpo.

nante

«Sono già vestito e armato da sergente maggiore e parto in giornata su un camion militare per rag«Sebbene vecchio

ho ancora un po’ d'arià mili-

tare. Tanto che succede il caso che superiori si

smo, ho la pretesa di schierarmi con le prime file!... » L’«entusiasmo» della

bella

—

ecco

impresa

il segno italiana.

domi-

È l’entu-

siasmo che veste da tenente'del Genio Guglielmo Marconi e da ufficiale dei lancieri

un momento, dall’altra parte:

grande,

ostinata,

terribile

tenacia....

€

la musica

di

niente altro; discordie, oramai, fra i parti Reventzlow pangermanista contro BethmannHollweg inquieto e disorientato; i socialisti pur discordi fra loro, chiedenti la pace, ed il Kaiser giurante che la guerra finirà in ottobre e che ai popoli tedeschi sarà risparmiato il terrore di un’altra guerra d'inverno; gli statisti austriaci e gli statisti ungheresi in lotta fra loro, nel palleggiarsi il carico delle responsabilità e dei modi per uscirne, come Dio vorrà; soldati che obbediscono appéna alla disciplina terribile, di fronte a soldati che corrono contro di loro nella pugna cantando ed esaltando la patria; prigionieri che si buttano verso di noi a centinaia, a migliaia, e si mettono solleciti la nostra coccarda tricolore sul petto, non per viltà, ma perchè parla anche a loro — come già ai rozzi croati del «bel Sant'Ambrogio » di Giusti

—

pesto entusiasmo, che sprigiona il fascino lella solidarietà per il trionfo dell'ideale. Dall'altra parte la dura, ostinata tenacia; quando non siano, come a Washington ed a Long Island, gli attentati biechi e pazzeschi di quell’ubbriacato dalla « Kultur » tedesca Franck Holt contro il palazzo del Senato e contro Morgan!... Dall'altra parte un brontolìo di proteste, di contrasti, di minaccie e di sdegni; di qua l'armonia di evviva, di canti, che simboleggiano-la speranza, la fede, la concordia della vittoria Giusto dunque, felice e vero il tema del ministro Ciuffelli a Perugia: «L'idealità — la grande idealità dell'impresa italiana!...» Spectator. 7 luglio.

A LONDRA DURANTE LA GUERRA di ETTORE MODIGLIANI. Le vivaci corrispondenze da Londra, pubblicate nel marzo

rono

molto

scorso

dall’'ILusrrazione

gustate

ITALIANA,

dai nostri lettori.

Da

fu-

queste

brevi note e impressioni di un geniale osservatore

escono rapidamente tratteggiate le linee di un interessante quadro della vita londinese durante la

grande guerra e fu opportuna l'idea della casa Treves di raccoglierle in uno dei Quaderni della guerra divenuti così popolari. Lo scoppio della guerra euro-

pea, în cui l'Inghilterra dovette improvvisamente intervenire, la necessità di creare il nuovo esercito, gli

straordinari mezzi di propaganda

e di suggestione

a cuì sì è ricorso per gli arrolamenti, la ripercussione dell'inatteso

avvenimento nelle classi popo-

Modigliani (un vol. con 20 incisioni fuori testo L. 2) dànno una rappresentazione vivacissima, aiutata da curiose illustrazioni, di queste manifestazioni eccezionali del

mondo inglese. Alle corrispondenze del Modigliani segue în appendice, nel suo testo integrale, il famoso

discorso

tenuto dal ministro

Lloyd

George

nella Queen's Hall di Londra il 19 settembre 1914:

discorso forte, limpido, arguto che lumeggia dal punto di vista inglese le origini e i fini della conflagrazione europea.


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INOIZVALS

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Un 4/ durante una lunga marcia oltre confine. (Istantanea di V. 6.)

VNVITVLI


L'ILLUSTRAZIONE

l’indugio: la fonte ancor pura è perenne:

Fu calpestato IaA ca Ta: + è perenne il miracolo. Chi può temer dei figli, di sé, dei fratelli già in piedi,

Notte di Primavera, notte di plenilunio fiorita, tu la vedesti svolgere, È 5 È

n tu puoi cantarla sola, che di te l'ammantasti sublime, la nuova sagra italica! SERRE O leon di San Marco, t'avanza con l’ali spiegate, che son di Roma e d'aquila! de î

se vide all'alba ascendere È sul Campidoglio la sacra bandiera di nostra salvezza con nuovi occhi di lacrime? se corone di nubi mirò dal Palatino abbaglianti salire a darle aureola?

Tutto canoro d’inni, festoso di palpiti e raggi è il tuo golfo Adriatico. c REGR t Sono riemersi i fari, sepolti nei foschi millennii, a balenar più fulgidi sano respiro che nutre, e dai clivi graniti va va co' marini balsami ì Ù lungo l’isole della Dalmazia e le investe, sfumanti come navi su l'incora. Ta f H Guardano dall'Appennino protesi con gioia sui volti il lunare incantesimo, 3 guardano i padri antichi da Genova Roma Venezia trasvolati al miracolo, È d che di tra l'onde s'apre, filando in rassegna di gloria, compatta squadra tacita, È E tra i primi tu avanzi severo Istoniese navarca, emulo dîDuilio,

se ne spiegava il vento diritte le zone nel sole come Dea Roma indica? f

Vento di Maggio, altra voce rendesti alla grande campana È n e al cuor più densi palpiti, uando dal Campidoglio tutto il popolo sano di Roma, Da: fame mal stretto in argini, traboccò per ascendere il colle a te ben sacro, Quirino e all'aspettante Principe» — 3 È la bandiera innalzava fra pianti fra grida osannanti, e pronto Quegli tolsela È È per portarla sicuro su gli spaldi usurpati e le sponde Z che la Patria richiudono, d quali nel maggio antico, la sapiente grandezza d'Augusto segnava sacri limiti! À

e al novello Ammiraglio, che dalla tua terra anche ha nome, rgi il gran corvo e l'iincora: lo e saldo augurio, che i padri dai culmini sommi, Dante Leonardo Cesare, seguono d'un sol gesto, sacerdoti del genio più puro,

Sempre più avanti, Italia! Per i morti la nostra bandiera non è che un aspersorio i che benedice col sangue, che lava ogni onta col sangue, e dal sangue rigenera! F N Sempre più avanti! Pel nostro diritto non v'è che un altare de’ più bei prati viridi! Per la gloria del nome, per tutte le angosce compresse, e gl'insulti e i patiboli, $ per la lunga agonia del vario servaggio durato, un’ostia in mezzo è candida: a 7 ri ostia di fede che i cuori più santi trasmisero ai figli, fiamma che inebria eterea! F Si Che se per cinquant'anni, di te, bel Vessillo, ravvolti ancor dovemmo ascondere È la vergogna ai fratelli, ma giunta è la pienezza de’ tempi, e il nostrofvolto svelasi, e e l'insegna brandita garrisce ai fratelli in ginocchio dall’alpizal mare libero]! Romuarvo PANTINI. Roma.

Fulgid

propiziando unanimi; mentre

ITALICA.

SAGRA

NUOVA

LA

PER

ITALIANA

le grandi navi, che da lor consacrate volemmo,

pare che i fumi accolgano come in un sol pennacchio, potenza e minaccia, che il vento più non potrà disperdere; pese da tutti i cuori veglianti si aduna in tripudio ‘ansia ch'arde le macchine! » Come ale nell'ora che più si attorceva maligna, come îfiorì tant'impeto? Pure, fu vinto ogni dubbio: ché l'anima antica concorde tutta balzò d'un fremito, come fonte sperduta, che per inattesa pressura torni a sprizzare argentea!

Plava, cadde colpito allaffronte ed al cuore. « Viva

l'Italia!» furono le sue ultime parole. Lascia, inconsolabili, ad Alessandria, la giovine sposa, Bice Oggi non

Cappa, ed un amore di bimba, la sua adorata Emmina. Di Romeo Battistig, il primo volontario delle

‘te, ricavare dalle lettere nobilissime con le quali Brmado; le spose, i fratelli dei caduti accompa-

di tutta la sua vita, si parla nel Corriere. Il capitano di fanteria Carlo Ollearo, si di-

e soldati.

cenni che cì piace, in

gnano i ritratti.

Il tenente colonnello conte Alberto

Spada di

Pesaro, morto a Plava, si era già distinto in molti combattimenti durante la guerra di Libia. Combattè a Sidi-Said, Marsa Tibuda, Zuara, Sidi-AdbessAmed

nell'agosto 1912;

tenne

fieramente testa

nderante nemico dalla ridotta dell'Olivo in

q Derna nel novembre dello stesso anno; fu a Sidi-Aziz nel marzo 1913; al combattimento presso

l'Olivo del Turco, il 16 aprile 1913; ebbe il 29 dello stesso mese, per merito di guerra,

comio;

partecipò

a nuovi

un

solenne

combattimenti

en-

a Sidi

Garbaa il 16 maggio e finalmente, nelle per noi do-

lorose giornate del Via) maggio 1913 di Ettangi, si comportò da valoroso. Tenente colonnello dal 1913, era iscritto nei quadri di avanzamento a colonnello del presente anno. Plava lo ha visto morire da eroe. Lascia nel lutto la vedova e ben cinque figli. Del tenente colonnello Luigi Pettinati 'orino si sa solamente che cadde da eroe a Monte Nero Sr aver combattuto alla testa del suo reggimento.

I capitano degli Alpini Giovanni Ricci cadde gloriosamente sul campo di battaglia colpito alla

testa da una palla nemica, mentre vittoriosamente conduceva i suoi alpini all'attacco delle trincee di

Sleme sul Monte Nero. « L'avv. capitano Giovanni Ricci — ci scrive la famiglia — era nato in Liguria a Porto Maurizio nel 1882, Come suo padre, avv. Carlo, giovanissimo s'era laureato in legge e

aveva abbandonato poi questa carriera per abbracciare le armi alla quale lo portavano tutti i suoi ideali. Dal padre, prode garibaldino, che s'era

trovato nel ’66 a Bezzecca aveva

assorbito quegli Era

alti ideali d'amor patrio che formano gli eroi.

alla scuola di guerra distintissimo e studioso. 1914 venne

promosso

capitano

a scelta

Nel

primo fra

terre irredente caduto per l'ideale che fu il sogno stinse nel 1908 protigando soccorsi agli sventurati

del terremoto siculo e fu fregiato con medaglia d’argento, La campagna libica gli fruttò due altre medaglie d'argento al valor militare. Era ottimo ti-

ratore e schermitore — in diversi tornei di scherma

riuscì primo fra tanti guadagnandovi ben 32 medante — delle quali 9 d'oro. capitano Carlo Umberto Trucchetti (artiglieria da fortezza) cadde per lo scoppio di un proiettile nemico in uno dei nostri forti del Trentino. La vedova ci scrive: «In tanta sciagura ci è di conforto la sincera ammirazione di quanti lo conobbero per le rare sue doti e virtù militari, e più ancora per la sua epica ed eroica fine, ammirabile esempio di dovere,

di abnegazione e di sacrificio, d'imperituro ricordo e di perenne emulazione per le nostre truppe e per quanti hanno a cuore le sorti della nostra patria.» Il dott. Cesare Treves e il rag. Augusto Colombo nati entrambi a Casale Monferrato, sono gloriosamente caduti il medesimo giorno combattendo in difesa dei sacri diritti d'Italia. Erano cu-

gini ed amici, noti a Milano, il dott. Treves quale egregio e stimato professionista, il rag. Colombo quale giovane di promettente ingegno; e insieme partirono, tenente il primo, sottotenente il secondo

nato a Torremaggiore (Foggia). Abi

imo tiratore

rappresentò sempre il reggimento, la città di Alessandria e provincia in tutte le gare di tiro a segno internazionali, provinciali e comunali, riportando

i primi premi. Prese parte col reggimento alla campagna libica, dove stette diciotto mesi, distinguendosi Pe” coraggio e valore. All'alba del 12 giugno, sulla sinistra dell’Isonzo, mentre alla testa della sua compagnia, al grido di Savoia, si slanciava all’assalto della posizione per la presa di

le sorti. Partendo aveva detto: «o ritorneremo insieme sieme cadremo ». Ed eroica morte atten-

deva le giovani esistenze che lasciano di sè largo rimpianto e commossa ammirazione. Il maggiore Ferruccio Guy, nato a Padova il 9 giugno 1871, è di famiglia oriunda savoiarda. Ereditò dal padre (che morì a Milano nell’anno 1906

col grado di tenente generale comandante il 3.° corpo d'armata e designato per l'eventuale comando di un'armata in guerra) il sacro entusiasmo per la vita militare. Entrato appena undicenne nel col-

legio militare di Milano (San Celso) passò poi all'Accademia Militare di Torino — donde uscì nel 1888 col grado di sottotenente d'artiglieria — e suc-

cessivamente alla scuola d'applicazione ottenendo nel 1890 il grado di tenente. Capitano nel 1905, venne nominato maggiore nell'aprile ultimo scorso. Appassionatissimo agli sporfs era in particolar modo

un valentissimo cultore dell'equitazione, della scherma e del tiro a segno. Era decorato della Croce Militare per anzianità di servizio. Lascia la vedova signora Adelina Dolci di Verona, e6 figli in tenera età. « Non sono in grado di fornirle dettagliati particolari sull’eroica fine del mio compianto fratello —

dice la lettera che accompagna il ritratto.— È però

accertato ch'egli rimase vittima di un impulso generoso, venendo colpito mentre accorreva a por-

gere soccorso ad un suo subalterno caduto ».

Un comunicato del capo di Stato Maggiore della Marina annunciava che il nostro sommergibile Medusa, silurato presso la costa dalmata, sparì sotto

nel medesimo reggimento di fanteria, pieni di spe-

le acque, compiendo un eroico olocausto. Vari uomini dell'equipaggio furono salvati e catturati: pur

parole che illuminano di

vittime è giunta alla deriva, quasi portata da un flutto

un amico, il giorno prima dell'avanzata, scriveva

vane tenente di vascello Alessandro Vitturi. La notizia dell’eroica fine dell'ufficiale fu comunicata alla famiglia che risiede a Rovigo, dicendo

ranza e di fede. Il dott. Treves lasciò

fulgida luce l'animo suo semplice ed eroico. — Ad

di essere «fidente nei destini ed

orgoglioso

di

prosperi della Patria

poter contribuire

modestamente

alla grandezza della Patria», e del fatto che sarebbe stato il primo ad entrare in territorio austriaco, vivamente si compiaceva, Per avere questo onore rifiutò un incarico che avrebbe potuto disto-

i concorrenti. Dai suoi superiori era stimato ed glierlo dall’affrontare fra i primissimi il nemico. Giovanni Gallo, primo capitano di fanteria,è La suprema volontà consacrata nel testamento fu

amato molto ».

Il rag. Augusto Colombo avrebbe potuto ritardare la sua partenza per il fronte; ma rifiutò è volle correre subito presso il cugino per dividerne

una preghiei

in questo supremo

momento

mi

rivolgo con animo forte a mia madre e la scongiuro di ricordarmi con altrettanto animo forte », e una nobilissima esortazione: «sorregga la mia famiglia il pensiero che sono caduto per la grandezza della Patria ». Fu colpito alla testa della compagnia di cui aveva assunto il comando mentre incoraggiava i soldati e li lanciava

all'assalto contro

il secolare

nemico

d'Italia. L'ultimo suo grido fu « Viva l’Italia!».

troppo si ebbe a deplorare qualche vittima. E tra le

pietoso e geloso, la salma del comandante: il gioche egli era perito nell'adempimento di un alto

dovere.

Alessandro Vitturi contava appena 35 anni: il suo

fado € il suo stato di servizio erano sommamente

lusinghieri. In qualità di guardia marina della re-

gia nave Lombardia aveva preso parte alla cam-

pagna di Cina. Promosso sottotenente di vascello per merito di guerra e tornato in patria, egli si diede allo studio dei sommergibili, frequentando il corso dei sommergibili e degli elettrotecnici.

Durante la campagna di Libia partecipò allo sbarco di Tripoli; fu quindi presente alla campapa dell'Egeo. Encomiato più volte per atti

va-

lore e di perizia, fu destinato al comando in seconda del sommergibile Narva/o, e poscia al comando in prima del Medusa.


PER LA PATRIA (=

Conte ALserTO Sp.

saro, ten. col.

Luci Pertivati, di Torino, ten, col. degli Alpini.

Carro OLcearo,di S; re Monferrato, cap. di

Giov. Barr. Ricci,diPorto Maurizio, cap. degli Alpini.

Giovanni Barseris, di Alessandria, cap. di Fanteria.

Ferruccio Guy, di Padova, maggiore d'Artiglieria.

Giovanni Gatto, di Torre Maggiore (Foggia), cap. di Fanteria.

Carto V. Truccnerti, di Torino, cap. d'Artiglieria.

Avcusro Coromuo, di Casale Mon-

ArriLio Morionpo, di le (Alba), cap. di Fanteria.

Paoto

Mignano, di Casale Mon-

ferrato, sottotenente

di Fanteria.

Atessanpro VrrtuRI, di Rovigo, ten. di vascello.

Romeo

Bar

ste, volontario

Francesco Pira, di Oneglia, caporale di Fanteria.

ato,

sottotenente

di Fanteria.

Ayrovio Gueretio, di Portofino Ligure, sottotenente di Fanteria.

Cesare

Treves,

Monferrato, ten.


L'ILLUSTRAZIONE

La rappresentazione per i feriti all'Arena del Sole di Bologna.

- Emma

“Romanticismo ,, e i soldati

feriti.

Una bella idea è stata

quella

dei

bolognesi,

di

dedicare uno spettacolo di prosa ai feriti della guerra. Un complesso fortunato di svariati elementi — dal disinteresse della compagnia Gramatica-Carini-Gandusio-Piperno e dell'impresario dell'Arena del Sole cav.

autorità nel

Parados

rimuovere

i ostacoli di vario

premurosa

delle

tutti i piccoli ed immanca-

ordine

s'incontrano nel

condurre a buon punto simili iniziative — hanno fatto sì che il forte

e patriottico lavoro

di Gero-

lamo Rovetta potesse essere rappresentato per i gio-

vani ferit:

Alle ore 15 dell'ultimo dì di giugno con mezzi svariati giunsero all'Arena del Sole cinquecento e più feriti che furono qua e là messi a posto nel teatro;

gli ufficiali

i erano raccolt

una barcaccia,

Caratteristica dello spettacolo: nessun

vedendo sul volto la gioia, Il silenzio in

incia

negli

tusiasmo cresce sopra dell'atto secondo —

e molti nion' leggermente, non avrebbe creduto a ciò,

Rienz —

fortemente.

Calata la tela, Emma Gramatica con Carini, PiGandusio entrano nella barcaccia dove sono iali feriti e di là gettano infiniti PI î sui

Prima dell'atto quarto, compare alla ribalta Luigi Carini. Come è noto egli è un magnifico dispettacolo

erano

alla rappresentazione

— del quale atto le ispirate pagine commuovono

Questo

dell'ambiente

tutto

la casa del conte di

il rude udi

| soldati distratti dalla novità

spettacolo; e i feriti

intervalli la banda cittadina suona inni na: dalla Marcia Reale all’Inno a Tripoli. E l’en-

commuove

allegri: chi.non avesse saputo che uff? erano feriti

collo

Carducci; e del Poeta dice il Saluto /ta-

lico, e con quei versi

ancor più, se è possibile,

indimenticabile,

benchè

non

annunciato dai giornali, non poteva passare inosservato dai bolognesi. Difatti alla fine dello spetta-

PER LA PIÙ GRANDE ITALIA « ORAZIONI E MEssaGGI DI GABRIELE D'ANNUNZIO = * x * * Sveglia i dormenti e annunzia ai desti :« 1 giorni sono prossimi. Usciamo all'alta guerra ! » Detre

Un bel volume in edizione aldina :Due Lire.

Laup: LIS. n

folla plaudente

che aveva atteso la loro sortita di fronte ad una intermina-

lo seguono con interesse crescente dando segni non

politica, municipale, i giornalisti epochi altri.

delle autorità

colo i feriti, uscendo, trovano una

udendo le loro

bili risa, la continua schermaglia di botte e risposte.

citore del

i rappresentanti

Gramatica nel palco degli ufliciàli feriti. (Fot. E. Graziani),

dubbii di comprendere e di gustare Romanticismo :

estraneo;

erano stati invitati

militare,

ITALIA

porta secondaria dell'Arena del Sole.

E carrozze, trams, autocarri, ed altri vari rota-

bili si riempiono di feriti che rientrano colla gioia

nel cuore nei luoghi ove essi sono con ogni premura

curati.

umendo:

è stato

uno

spettacolo

d'eccezione, nel quale la nota del più puro patriottismo, alta e calda, viva commozione.

ha vibrato, suscitando

la più

I feriti in questi giorni hanno ricevuto grande

conforto

dalle

pietose

visite

di S. A.

R. la Du-

chessa d'Aosta, ispettrice generale della Croce Rossa, la quale da vario tempo s'intrattiene a Bologna per eseguire nei. vari ospedali le sue ispezioni e per recarsi di poi qua e là nelle città vicine a compiere il suo pietoso ed importante ufî Non più tardi dell'altro ierì i feriti stessi ebbero

grande conforto dalla

visita loro fatta dal Presi-

dente del Consiglio. S. E. Salandra infatti al suo

ritorno

dal

fronte

ove visitò anche il figlio, s'intrattenne in Bologna e lungamente visitò gli ospedali militari riportando ottima impressione così del regolare loro funzionamento come

dell’altissimo morale dei soldati.

SCENE DELLA GRANDE GUERRA VISTE DA

I. 1914.

Luigi BARZINI.

L'annuncio sui mari. La Francia in armi. L’ invasione.

La vigili di Charleroi. La galoppata ulana. Aspettando i « Prussiani ». Sui campi della Marna.

Lire 4.

Il martirio di Soissons. Prigioniero di guerra. Preghiere... L'agonia del Belgio. Il mare e la guerra. La morte di Ypres,

È n vendita un'edizione legata all'inglese, per Lire 4,75.

DIRIGERE COMMISSIONI E VAGLIA AGLI EDITORI FRATELLI TREVES, IN MILANO, VIA PALERMO, 1 12; E GALLERIA VITTORIO EMANUELE, 64-66-68.


L'ILLUSTRAZIONE

PRIME

ISTANTANEE

DA

ITALIANA

“MONTE

NERO,,

In marcia verso il monte.

Una compagnia del .... fanteria al fuoco tra acqua e nebbia.

Pot,

G. Parisio).


LE

NOSTRE

ARTI (Istanta

Munizioni da 280 che attendono

la loro destinazione ai forti,


BEE

CAL

FRONTE

cesto

i E. C.)

Un accantonamento

di artiglieria Defor? ultimo

modello.


L'ILLUSTRAZIONE

36

ITALIANA

* Fu così che Venezia ha preso la sua eposiuna zione d’all’erta, col sorriso sulle labbra grande speranza, ch'è un’indubbia sicurezza, nel cuore. Ella ha assistito e guarda alla sua

la calma ridanciona dei suoi parrucconi che avevano pronta l’arguzia

teletta di guerra con

ò alle lagrime. anche in m Mentre, disceso dall'alto della chiesa, dei quattro cavalli, che sembrano fusi

uno nel

l'oro per il carro della Gloria, toccava la piattaforma con cui doveva essere trasportato....

fora dai pericoli

;

«— Per carità, osservava ridendo una po-

polana, che 0”! ghe toga la man

e no’! ne salta adosso!» Ed un’altra, a un tale che le chiedeva dove

lo portassero :

«— No la sa? AI magelo per darghelo

da magnar ai povareti ».

La teletta, a vero dire, non è però.... delle più eleganti. Il Palazzo Ducale, con le sue mattonate

tutto lungo il porticato, e i suoi terrazzi ma-

scheranti gli angoli squisiti, e le intelaiature ostruenti gl'intercolunnii di quella loggia profilantesi sul cielo plenilunare come un ricamo bruno su fondo argenteo, ha assunto l’aspetto severo d'un fortilizio, da c attenda*di ve-

der sbucare d'improvviso di momento in momento

ondate d'armati

La Loggetta, accosciata a piè del campanile come una piccola stupenda creatura plaessersi

di grazia ai piedi

d'un

colosso,

dopo

spogliata del suo prezioso cancelletto

di bronzo per rimetterlo... nel dì della festa, sembra essersi come rintanata al sicuro.... dai barbari dietro a una catasta di sacchi.

E cappucci di sacchi sulle classiche vere dei pozzi del Palazzo Ducale e muraglia. di acchi su per la Scala dei Giganti, e pile di sacchi dentro a San Marco, intorno ai pulpiti,

a ridosso

dei pilastri sulle pie/e dell’acqua-

Santa, come in uno slancio. appassionato di protezione. Le piccole statue campeggianti in fronte all'altar maggiore o sporgenti dai pilastri ras-

Il trasporto dei cavalli di San Marco in luogo sicuro.

VENEZIA IN ABITO DI GUERRA. Quando, la mattina del 24 maggio, apparve alle cantonate il manifesto con cui, a prevenire danni alle persone e alle cose, S. E. il la Piazza ordinava dalle 20 alle 4 l'oscuramento della

Comandante

città, Venezia non ne ebbe altra impressione che quella derivante

dall’annuncio di uno spettacolo nuovo. San Marco al buio! Un salto a ritroso

nei

secoli. Occhi

lanti dietro le bautte ai tavolini del Florian, eccellenze sband per il Ziston gli ampi tabarri tinti nel color della porpora, cic susurranti a fior d'orecchi madrigali inzuccherati e storielle... grassocce, e apparenti e disparenti nell'ombra con linee di sismogrammi lanterne cieche di codeghe, hiaranti la strada ai signori. Era la promessa improvvisa di un bel sogno settecentesco in pieno secolo ventesimo. E come venne la sera e i contorni delle cose sfu-

marono

in una

nebbia

opalina, da Cannaregio, da Rialto, da Ca-

stello fu un mordiroso affluire di gente per le Mercerie, in Piazza, sul Molo. Una redentorata al buio. (Le bombe, i razzi, le stelle

filanti per un'inversione di programma all'alba quando la sirena dell'Arsenale col

suo

sibilo

lacerante

la città

ad

s'erano già avute e godute aveva destato di soprassalto

annunciarle

la visita....

del

primo aeroplano austriaco.) Oserei anzi dire che poche volte Ve-

nezia fu così gaia come in quella prima sera di guerra no squilli di risa, ali di canti, arpeggi di chitarre scaturienti misteriosamente dall'ombra; e finti abbaiamenti improvvisi, e grida spaurite di sartine paventanti.... per i loro polpacci. Un brulichio d'om-

bre, uno sfioramento di mani invisibili.... Le voci marinaresche, create dal popolo a indicare la rotta delle barche attraverso il dedalo dei canali, gridate ora carnevalescamente nell’oscuro labirinto delle calli a regolare il flusso delle persone. — Stai, eh!... oh! premì!... E quando avveniva, e come avveniva! che uno si trovasse d'improvviso amorosamente fra due braccia ignote: — Scia!... E una duplice risata sembrava il gorgoglìo dell’acqua all’arrestarsi

improvviso del remo....

La Scala dei iganti in Palazzo Ducale con le nuove decorazioni di sacchi di sabbia.


L'ILLUSTRAZIONE

Il monumento a Colleoni

protetto da impalcature.

ITALIANA

La corte 3 delGe Palazzo =; Ducale e l'angolo della Scala dei Giganti. I sacchi di sabbia a protezione degli archi e delle statue.

I piro scafi austriaci catturati a Monfalcone

ancorati a Venezia.

97


L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

un attimo vi lasciano ciechi. Qua e là qualcuna s'indugia un momento più a lungo, per descrivere

d'improvviso

lete?...

si annoia,

una

piccola curva

nervosa e sparire. Sono i camerieri dei caffè che riscuotono il prezzo delle consumazioni. Poichè l’oscuramento della città non ha tolto ai veneziani l’abitudine.... del dolce far niente. E il Florian, il Quadri, l'Ortes, il Lavena continuano a fare.... i loro affari come nelle serate d'illuminazione straordinaria. Che voCi

diceva il Boito,

così

deliziosamente !... Epoarpo

LA

GUERRA

1 comunicati

PAOLETTI.

D'ITALIA.

ufficiali del generalissimo conte Ca-

dorna, dal 29 giugno al 5 luglio, sì possono, fedelmente, riassumere così K «Nella regione del 7iro/o-7rentino e specialmente

lungo

il tratto orientale di quella frontiera, l’azione

delle opposte artiglierie continuava il 28-29 giugno vivacissima. Il nemico

tentò

con ripetuti

attacchi

di toglierci le posizioni di Monte Civaron, in Val Sugana, ma fu respinto.

Ri

«Si ebbero il 29-30 scontri a noi favorevoli in Val Chiese, fra Castello e Condino, a Porta Ma-

nazzo, in Val d’Assa, e anche duelli di artiglieria in qualche punto lungo la cresta delle Alpi Carniche. « Nella zona del Tonale le nostre artiglierie apri-

rono, tra il 30 giugno e il 1.° luglio, il fuoco sulle posizioni di Monticello e di Saccarana disperdendovi riparti nemici intenti a lavori di apprestamenti e difesa. In Val Padola pattuglie di ufficiali arditamente

spinte sul

Seikoft vi accertarono

parte del nemico, di trinceramenti

reticolati,

dalla

efficacia.

nostra

artigli;

«In Carnia abbiamo

La Loggetta del Sansovino blindata con sacchi di sabbia, somigliano, così imbottite e fasciate, a grandi bambole imballate, pronte per la spedizione.

Intanto in alto, fuori, al sole, in cima alle cupole le grandi croci, smaglianti di lontano come magnifici cor mbi d'oro, si sono coperte di una velatura opaca, come, più in su, l'angelo del campanile insaccato nella sua

divisa g , e che un bello spirito ha detto perciò.... mobilitato. E la velatura si stende, si allarga, si diffonde

dappertutto

dove

sono

riverberi,

sui

isaici come sugli ori, sui vetri come sui musaici. I finestroni dei palazzi sul Canalazzo, come quelli della Riva degli Schiavoni, che all’au-

rora

e al tramonto sembravano (e risembre-

ranno presto) fontane di fuoco, non appaiono ora più che di giorno, come languidi occhi spenti, senza luci e senza riflessi, e di notte come tante brecce nere aperte,... nelle tenebre. È proibito....

brillare.

Ed è una caccia non pure alle luci scoperte,

ma all’inconscio spiraglio filtrante attraverso

le imposte,

ma

al piccolo fascio luminoso

sfuggente dalle finestrelle dei focolari. Caccia di cui nel loro perenne buon umore i veneziani hanno fatto quasi il loro programma serale, mettendo gaiamente a rumore i cam-

la costru-

zione, per

battuti

bombardato

con

poi con

il 28 e 29 con

efficacia i ricoveri austriaci di Straninger, cacciandone le truppe che vi si trovavano. Abbiamo anche disperso nuclei di lavoratori intenti a costruire appostamenti per artiglierie presso il Passo di Gira mondo. A sua volta il nemico bersaglid con le a tiglierie Cima Zellonkofel e ne tentò poi ripetutamente l'attacco, ma senza successo.

«Il nemico ha tentato (tra il 30 e l'1) vigorosi

attacchi notturni contro le nostre posizioni del Passo

pielli e dando tema alle più gustose scenette.... in ombra.

di Monte Croce e del Pal Piccolo, aiutandosi con

Fu così che anche il povero Fornaretto ha dovuto dopo molti secoli rassegnar: ad

demmo,

andare a letto al buio. È proibito brillare. E il fioco lumicino che la leggenda gli volle acceso a suffragio sul loggiato della Chiesa dal lato della Piazzetta, davanti a quelle due

colonne di Marco e Todaro che lo videro salire innocente il patibolo, dovette.... cedere davanti alle ragioni di guerra, Restano per ora.... i cerini, E non è a dire.... quanti se ne accendano! Venezia, non è più la sera che tutta una

ridda di lucciole. Piazza San Marco, che sega a oriente il cielo con una frastagliatura di linee da sembrare un merletto e s'allarga fantasticamente nell'impercettibile crepuscolo da

parere infinita, tro con brillìi

ne brulica da un capo all’alimprovvisi e fuggevoli che per

razzi e riflettori e lanciando

bombe

contenenti gas

di artiglieria,

nuclei di lavo-

asfissianti. Fu ‘in entrambi mediante

i respinto. Disper-

ratori apparsi sulle pendici settentrionali del Frei-

kofel e fel Pal Grande e lungo la mulattiera di Val Bombasch. Fu ripreso con buoni risultati il tiro sul forte Hensel

(Malborghetto).

« Tra l'i e il 2 fu aperto il fuoco contro le opere

del Predil, conseguendo, dopo pochi colpi, risultati

assai efficaci. Fu anche battuto un accampamento nemico di circa cinquecento tende nella località Eder, a valle della conca di Plòcken; sloggiato con

i nostri tiri, il nemico da trincee in costruzione a Strehica ed alla Sella di Prasnik.

«Nella giornata del 1.° luglio un riparto alpini un trinceramento nemico sul versante settentrionale del Pal Grande, dal quale attaccò e conquistò

partivano fuochi molesti alla nostra occupazione

del Freikofel. Nella mattina del 2 all'alba, il nemico,

con due violenti contrattacchi, tentò sloggiare le nostre truppe dal trinceramento occupato, ma venne respinto entrambe le volte con gravissime perdite. Furono accertati 150 morti, fatti alcuni prigionieri

e presi più di 100 fucili.

«Alla testata di Valle Resia

il 30 l'importante

posizione di Banjski Skedenj, dominante sàconca di Plezzo, venne

da noi solidamente occupata.

« L'azione delle artiglierie proseguita con intensità contro le opere di Malborghetto e del Predil ha prodotto

mente

(tra il 2 e il 3) su di esse danni

assai

esplosioni.

rilevanti

e

Anche il 3 il

provocato

Malborghetto e contro Predil. «Nel versante

anche

visibi]

grandi

forte Hensel fu più volte

colpito; e il 4 i tiri efficaci

continuarono

settentrionale

del

contro

Pal Grande, il

nemico tentò nella notte sul 4 un nuovo attacco, sostenuto da vivissimo fuoco di artiglieria allo scopo ritorglierci trincee conquistate dalle nostre truppe

alpine il giorno 2. Venne ancora una volta respinto. «Il pessimo tempo insistente rese difficile assai la praticabilità del terreno. Tuttavia, sulla fronte del-

lIsonzo un attacco notturno, condotto dall’avversario con fanterie e mitragliatrici e sostenuto anche da fuoco di artiglieria, contro le nostre posizioni ad est

di Plava, venne

mente respinto.

tra il 29 e il 30 completa-

Ugual sorte subì un altro attacco

memico, parimente notturno, contro la posizione di Castello Nuovo sull’altipiano di Sagrado,

« Continuano le molestie degli nemici che fanno qualche vittima anche fraaviatori le popolazioni. J

nostri

aviatori

bombardaron

o tra il 30 e l'1 con efficacia una colonna di truppe e carriaggi presso

Depaciziella e la stazione ione

ele.

di San Da-

«La nostra artiglieria incendiò tra l'1 e ove erano segnalati ingenti depositi di materiale

il 2 coi suoi tiri il villaggio di Koritnica, ad est di Plezzo, vettovaglie, provocandovi deposito di munizioni,

anche

e

lo scoppio di un

«Pure nella notte dall’1 al 2 il nemico pronunziò


L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

due forti attacchi contro le posizioni da noi conQUER sull’A/fibiano Carsico, ma venne respinto. ‘ontro le stesse posizioni il nemico pronunciò nel

pomeriggio del 2 un violento contrattacco. Fu respinto, e lasciò nelle nostre mani circa duecento

prigionieri.

« Si rinnovarono il 3, con particolare violenza, con-

trattacchi nemici contro le medesime

posizioni. Non

e di mitragliatrici,

furono respinti

ostante l'appoggio di intenso fuoco di artiglieria i contrattacchi

con gravi perdite. Il nemico lasciò nelle nostre mani

circa 500 numerosi

fusto

prigionieri, due cannoni da campagna,

fucili,

e molto

munizioni, un lanciabombe

materiale

per

su af-

mitragliatrici; e il 4

vennero fatti altri 400, prigionieri. « Dalle dichiarazioni di costoro risulta che le perdite sofferte dal nemico nei passati giorni, special.

mente per effetto del fuoco della nostra artiglieria,

furono assai gravi.

« Nella notte dal 4 al 5 i nostri dirigibili — tornati incolumi — hanno bombardato con efficacia Ta nemici nei dintorni di Doberdò e il

e:

ile bombardò

e gravemente

danneggiò lo Stabilimento Tecnico Triestino (Arsenale navale militare). «La mattina del 4 un idroplano austriaco comparve sopra gli Alberoni (Venezia), ma bersagliato dalla artiglieria antiaerea ed inseguito da aereoplani francesi ed italiani fuggì rapidamente verso Levante, lanciando

alcune

bombe,

cadute

innocua-

mente in mare». A questi bo/lettini ufficiali V Agenzia Stefani ha

Marconi. Guglielmo Marconi in uniforme di tenente del Genio.

aggiunti due lunghi comunicati sul mirabile valore delle varie truppe nelle dure operazioni di progri

siva avanzata oltre l’ Isonzo; e sui rilevanti servizi resi dall'arma del Genio, che, fra altro, ricostruì

sull’Isonzo, in venti giorni, un ponte lungo 510 metri, largo 6, in 50 campate con travate metalliche,

ed il cui passaggio fu inaugurato dal Re, che ebbe parole di alto compiacimento per la bella condotta dei riparti del Genio.

al fronte

con lieto e saldo animo gli aspri sacrifici della guerra. Apprese dalla viva voce di molti ufficiali la grande

col

Re, con Cadorna e Porro.

Secondo

Il Presidente del Consiglio potè con viva soddisfazione constatare l'alto spirito militare e le ottime condizioni morali e sanitarie delle truppe,

che hanno affrontato e sono disposte ad affrontare

La visita del presidente

Salandra

glienze al Re, Salandra riportò la migliore impressione.

un comunicato della Stefani del 1," lu-

glio, matt., il presidente del Consiglio, vato nella zona di guerra nel pomi

Salandra, arrijo del 28 giu-

gno, ripartì nel pomeriggio del 3o. Egli ripetutamente conferì col Re, col generale Cadorna, e col generale Porro.

Il Re invitò il Presidente del Consiglio a visitare

in sua compagnia tutto il fronte. Da tale visita, durante la quale le truppe fecero entusiastiche acco-

fiducia mento

che anima

degli

tutto l’esercito nel

alti obbiettivi

raggiungi-

nazionali e finalmente

Preso diretta visione del buon andamento di tutto

imponente complesso dei servizi. Egli nelle sue conferenze con il capo e il sottocapo di Stato Maggiore prese le opportune intelligenze e concordò le relative provvidenze

per tutto ciò che

riguarda lo sviluppo dei servizi, anche di carattere civile, necessari alla condotta della campagna.

Il Presidente del Consiglio ebbe simpatiche e cordiali accoglienze dalle popolazioni della zona di guerra; partì il 30 giugno, ed il 1.° luglio a Bologna, visitò ospedali e stabilimenti militari, rientrando il 2 a Roma. Contro le false

notizie

di guerra dell'Austria. L'Agenzia Stefani ha inviato ai giornali da Roma, 30 giugno, questo comunicato + Il Correspondenz Bureau (l'Agenzia ufficios: vi nnese) ha di-

secondo ilqualeleoperazioni militari

ro-ungarico italiane avreb-

la cui

ramato

un comunicato

del governo

bero riportato un completo insuccesso presso Plava, posizione

sarebbe in. solido

possesso de li

liani si sarebbero

ubriacati e che

ucciderebbero

austriaci.

Il comunicato aggiunge che i soldati ita

i

feriti nemici e-conclude asserendo che le artiglierie

La guerra in Francia. - Il combattimento nel cimitero di Souchez. (Fot. “ Mustration;).


L'ILLUSTRAZIONE

ITAILIANA

be dall'odore nauseabondo. Il 29

giùgno e per più

giorni i tedeschi hanno tenuta

chiusa rigorosissi mamente la frontiera svizzera, per provvedimenti lo spionaggio e per compiere, pare, movi-

contro

menti militari

interni, sui quali

non trapelassero notizie.

Fra austro-tedeschi

hanno

voluto che

e russi.

La grande avanzata in Galizia della falange te-

desco-austriaca di Makensen — che però

agli austro-tedeschi così

ha costato

enormi sagrifizi — conti-

nua. Essi il 29 giugno erano arrivati nella regione

di Klodzienko-Zadvorzo, a nord-est di Leopoli, ed avevano raggiunto il Dniester a monte di Halicz

— ma subendo gravissime perdite. I russi, sempre tenacemente combattendo, continuavano aritirarsi anche sugli altri settori, mentre itedeschi — non

sgomenti dalle perdite gravissime — inoltravansi anche tra la Vistola e il Bug. Gli austriaci poi,

nella Galizia orientale, progredivano il 2 luglio no-

tevolmente sul Gnila Lipa ad est di Leopoli; men-

tre i tedeschi, sempre avanzandosi, risalivano, com-

battendo sempre, verso il nord, occupando la sera del 1.° luglio

Stroza

e

sera del 3 era impegnato Scontro

Krasnik, attorno

a cui la

accanito combattimento.

russo-tedesco sul Baltico.

Il 28 giugno una

corazzata guardiacoste tedesca

tipo Siegfried — stazzante 4100 tonnellate, della velocità di 15 nodi, armata con 3 cannoni da 240 mm. e 10 da 88 mm.

Bu-

« Le posizioni presso Plava sono state conquistate

tano: forse non voleva lasciare la nave senza aver

di Campolungo e Campomolon. «Le notizie divulgate reau sono assolutamente

le fortezze

italiane

dal Correspondenz false.

dalle truppe italiane dopo un'aspra resistenza da parte dei nostri

nemici e sono

attualmente in no-

stro solido possesso. I soldati italiani si trovano nell’ impossibi di ubriacarsi non venendo loro distribuito aleun genere alcoolico, nè avendo nella

quasi deserta regione di Plava modo di procurarsene per proprio conto. Essi, rano ì feriti nemici, malgrado

i

anzichè ucciderli, cusistematici atti di

ostilità da parte austriaca contro i nostri porta-feferiti. Infine nessuna

opera di fortificazione italiana

in nessuno scacchiere è stata distrutta ». austriaco

“ U 11,,.

Il Capo di Stato Maggiore della Marina comu-

nica che il 1.° luglio francese, sottotenente

nell'alto Adriatico l'aviatore di vascello Rouillet, lasciò

cadere due bombe dall’altezza di 15 metri sul som-

mergibile austriaco « U11 », le quali esplosero sot-

t'acqua molto vicine alla torretta e sembra con esito favorevole. Si collega probabilmente con questo comunicato la seguente informazione da Zurigo al Corriere della

riceve

dal suo

Sera:

«La

corrispondente

biana che un sommergibile

Tribune

de Genève

particolare da Lu-

austriaco, che aveva a

bordo quattro morti ed alcuni feriti,

è stato rimor-

chiato a Muggia, presso Trieste, dovendo subire alcune riparazioni ».

FUORI La

nave

rata dai

italiana

‘ Sandomene,,

di bordo, Alfredo Noris, di Genova,

racconto:

«Era circa l'una di giovedì (1.° luglio) quando

avvistai un periscopio a circa trecento metri a sì. nistra della prua: l'impressione che tutti ne avemmo fu che il sommergibile si allontanasse dal veliero,

Castletown ».

e poi

la distanza

era

così

reve che si può dire che avemmo appena il tempo di vedere in acqua il siluro, che già esso ci colpiva giusto al centro.

«La scossa sembrò sollevare la nostra nave fuori dell’acqua. L’ sini fu terribile: abbattè di

colpo gli alberi, le vele, le sartie, spogliò, per così

ll Sardomene, ottimo veliero in ferro, di costru-

dei più noti armatori guri, ilcav. Giuseppe Mortola di San Rocco (Camogli), ed era partito nel Riglio bochi!siofki prima dello scoppio della guerra, con carico di mercanzia generale, da Marsiglia per Freemantle (Australia occidentale). Nell'andata

circumnavigazione. Il co-

l'irlandese O’ Neill, trovantesi

ure nel castello di prua, si diresse verso la scia-

luppa di -destra. Passando per il ponte vide due

« Capimmo che non ci sarebbe stato il tempo di

BIANCHERIE IA MA AT

BARONCINI INI

MIL.

russi (Rurik, Makaroff,

Bayan, Begatyr e Oleg).

Si impegnarono dei combattimenti

isolati in cui le

unità navali tedesche più deboli cercarono di condurre l'avversario verso le riserve per provocare uno

scontro

più serio.

Durante il combattimento

il posamine

A/bafros

G.B. PEZZIOL I

PADOVA

Foa

1)

mandante, capitano Nar-

(Treviso) ed aveva solo 35 anni: ardito ed esperto marinaio, figura aitante, era simpaticamente conosciuto a Genova e nei mag-

giori scali frequentati

‘alle nostre navi mercan-

benestante, navigava sopratutto per passione. L

prima di partire.

Fra anglo-francobelgi

e tedeschi.

Da questo lato, ben di

poco, in quest'ultima setcanita, persino con torpe-

salvato. Il nostromo,

gnizione, tra l'isola di Gotland'e Windau, seorsero in mezzo alla nebbia, degli incrociatori corazzati

do Bianchi, era di Cavaso

timana,

marinai, Francesco Orteghe, ed uno straniero, gravemente feriti,

dovette ritirarsi. Durante la pesca

pescamine urtò contro una di esse ed affondò. La mattina del 1.° luglio, parte delle. forze navali

zione inglese, era stato acquistato nel 1914da uno

sinistra.

in acqua dal castello di prua: uno affogò, l'altro fu

furono

accolti nel piccolo porto irlandese di Castletown.

dire, il veliero facendolo inclinare fortemente a « Per l'urto due marinai stranieri furono sbalzati

Noris,

sei stranieri, Ernesto Capetta, di Spezia e Salvatore Molla, di Napoli, ferito, tutti amorosamente

scia la giovane moglie, sposata meno di un anno

a manovrare

Ma due ita-

liani erano stati uccisi dalla esplosione: il cuoco Giorgio Valle e il marinaio Luigi Molla, sepolti a

Fatto è che all'improvviso il sommergibile si voltò lanciando un siluro contro di noi. Non era nep-

pure il caso di tentare di evitarlo: il veliero era im-

dal fuoco russo

tedesche leggere del Baltico, ritornando verso le 5 in ordine sparso, in movimento di crociera e rico-

erano così lontani da

scorta affrettatasi in nostro soccorso.

tili in Europa ed America:

pone

si dirigeva su scialuppe verso la costa, attaccato

evitare il risucchio stesso. Contammo undici corpi in acqua e tanti ne vennero raccolti dalla nave di

scinando con sè quanti non

che evidentemente non formava un bersaglio che ripagasse la spesa del siluro. Ma fu probabilmente la bandiera italiana che lo invogliò a farci la festa.

che proteggevano le

operazioni alla costa nord, attaccati dalle torpediniere russe furono costretti dopo breve duello di artiglieria a ritirarsi a sud. Il corpo da sbarco, che

delle mine russe da parte del nemico una torpediniera

For edel itoraoli Cano

nova, di circa 2000 tonnellate. Il secondo

messo in salvo qualche carta preziosa o, chi sa, la cassa: entrò nella cabina, ma non ne uscì più!

Il bombardamento da parte della corazzata durò 15 minuti senza risultato, dicono i russi. L'inerocia-

tore nemico e le torpediniere

«Noi balzammo in acqua: due minuti dopo il Sardomene colò a picco con gran risucchio, tra-

di Buona Speranza, compiendo così un viaggio di

silu-

irlandesi.

La prima nave italiana vittima di un sommer; bile tedesco è stata il veliero Sandomene, di de

ha fatto questo commovente

per l'ultima volta il capi-

aveva doppiato il Capo

D'ITALIA.

tedeschi nelle acque

«Fu allora che vidi

Salvati, oltre al secondo, Alfredo

Attacco d’un aviatore alleato al sommergibile

una corazza

dawa e sbarcarvi un piccolo contingente.

lanciare scialuppe. Fu dato l'ordine di afferrarsi ai salvagente e di gettarsi in acqua: ognuno provvedesse a sè stesso e Dio per tutti.

distrutte

da

un'operazione contro la costa della Curlandia. (sul Baltico) mirando a bombardare porto di Win-

Milano. - L'inaugurazione del treno ospedale donato dalle Provincie Lombarde. austriache avrebbero

e protetta

spessa di 240 mm. — con 4 incrociatori e varie torpediniere e parecchie barche da_ pesca, iniziò

So”

mutato.

la situazione

ha

È una lotta ac-

dini aeree e granate a mano, specialmente nelle Argonne. I soliti sanguinosi contrasti, con alterna vicenda, al nord di Arras;

successi parziali dei tede-

schi il1.°luglio al nord di

Toul, con fortissime perdite però; ed il 3 successo dei francesi, ammesso dai tedeschi, ad Hilsen-

firts (Alsazia). Anche i francesi lanciarono bom-

4

po

MO RICOSTITUENTE acostr


L’ILLUSTRAZION

41

ITALIANA

Porfirio Diaz, il quale sì era ritirato — Cincinnato messicano — a piantar la canna di zucchero

non riuscì a raggiungere le altre unità della squa-

dra. Dopo aver lottato energicamente per due ore

in un suo possedimento, intervenne vigorosamente

contro quattro dei cinque incrociatori corazzati, che

continuarono il fuoco anche nelle acque svedesi, l’Albatros venne colpito parecchie volte e facendo

acqua dovette arenarsi sulla costa presso Ostergan,

nella lotta. Il 23 novembre 1876, debellati tutti gli avversari, si presentò dinanzi a Messico alla testa di 12000 soldati. Il giorno dopo entrò trionfal-

nell'isola di Gotland. La nave ebbe 21 morti e 27 feriti che furono benissimo accolti dalle autorità

che nel 1911.

mente al palazzo del

svedesi e dalla popolazione. Il governo svedese formulò

proteste a Pietrogrado

delle sue acque territoriali.

contro

la violazione

tardi, alle ore 3 del pomeriggio, un sommer-

gibile inglese attaccò

età dell'oro per il Messico. Basti dire che nel 1876, uando

e fece saltare con due siluri

verano

una nave tipo Deutschland. Questa classe comprende le 5 « predreadnoughts »tedesche: Sch/esiea,

chland. Sono navi entrate in isquadra fra il 1906 ed il 1908, di 13 200 tonnellate di spostamento;18 a lunghe 121 metri

e larghe 22,

88, 4 mitragliatrici e 6 tubi lancia-siluri.

genere. Egli

attività guerresca

un

sciar, a oriente di Sabaz:

dei serbi,

combatti-

alla fine ragione del dittatore che nel 1911, difronte alla vittoriosa rivoluzione condotta da Madero, dovè prendere la via dell'esilio. Ma tutti compresero che | PORFIRIO

viato messi a Durazzo per un'intesa con Essad-pascià Il comandante della spedizione franc:

ai Dardanelli colpito da una granata. Il generale Gouraud, comandante il corpo di spedizione dei Dardanelli, è stato colpito dallo scop-

pio di una granata caduta presso un'ambulanza

dove si era recato a visitare i feriti: fu gravemente

guarirà.

Egli venne trasportato sulla nave £rance. Il ge-

nerale Bailloud ha preso provvisoriamente il comando del corpo di spedizione. In Francia, la

figura del generale Gouraud, il più giovane dei co—

ha 48 anni —

è

DIAZ.

.

Mentre nel Messico divampa ancora — dal 1911, cioè da quando egli cadde dal potere — la più sanguinosa guerra civile, Porfirio Diaz, il già presidente dittatore, è morto, esule a Parigi, nella tarda età di 85 anni. Sopraffatto, nel 1911, dalla rivoluzione democratica capitanata dai fratelli Madeiro, che avevano raccolte tutte le opposizioni contro quella specie di imperiosa assoluta tirannia presidenziale, che durava dal 1876, Diaz ebbe il dolore e, insieme, l'amara soddisfazione di vedere il Mes-

nello. Il suo nome è legato alla presa di Taza. Nominato generale di divisione allo scoppio della guerra, ebbe il comando di un corpo d'esercito. Fu ferito

gravemente tre volte in Africa e recente-

mente al braccio nell'Argonne; di dove passò, pro38438 inglesi morti, feriti, dispersi nei Dardanelli fino al 31 maggio.

gno alla Camera dei Uomini che le perdite inglesi nei Dardanelli da parte dell'esercito e del-

f'armata si elevavano al 31 maggio scorso ad ufficiali 496 morti, 1134 feriti, 92 mancanti; uomini nerale delle perdite: 38436.

Dal 21 al 28 giugno francesi ed inglesi

notevolmente

totale ge-

si sono

consolidati nella penisola di Gallipoli,

togliendo più linee di trincee ai turchi, che ebbero perdite enormi.

La Marina Italiana, di Italo Zingarelli. —

Mentre l’Italia è in guerra per le sue sante rivendicazioni

al confine

orientale

e sull’Adriatico, —

rivendicazioni che sono per sì gran parte commesse

alla nostra forza sul mare — sarà accolto con vivo interesse questo nuovo Quaderno della Guerra deZindicato alla Marina Italiana, dallo stesso Italo Quagarelli (Milano, Treves, L. 3, che in un recedente belderno si occupò delle Marine degli altri stati ligeranti. Il volume è ad un tempo la storia

della

nostra flotta di guerra dalle origini, dovute al genio

traverso vicende preveggente di Camillo Cavour, a rassegna suo d’eroismo e di sacrificio, ed una poi e della del sua efrodigioso sviluppo dal 1860 in esame

di avventure

quasi

un alberguccio d'infima classe. Sua madre, con grandi

sagrifici, riuscì a farlo studiare ed a fargli prendere un titolo di maestro. Insegnava egli in una scuola di Oaxaca, quando, per gare politiche e per rivalità personali, ricercato e perseguitato dai sostenitori del Governo,

si buttò alla campagna.

malcontenti,

i soldati

battè

gettò risolutamente

Il primo ministro Asquith ha dichiarato il 30 giu-

6927 morti, 23 542 feriti, 6445 mancanti;

successione

In po-

che ore raccolse intorno a sè una piccola banda di

mosso, all’ardua impresa dei Dardanelli.

interessante dei sin-

che

inseguivanlo,

si

nelle file dei rivoluzionari, ne

seguì le sorti, acquistò rapidamente gradi e fama. A trent'anni era colonnello, contava numerose cam-

pagne di guerra e ferite, e di lui parlava tutto il Messico. Però un brutto giorno fu fatto prigioniero dagli avversari e rinchiuso nella fortezza di Puebla, Cia notte, tagliate le sbarre della cella, si calò con le lenzuola, sul bastione, a pochi passi da una

sentinella addormentata: afferrò il soldato, lo scuotè,

lo svegliò e gli disse bruscamente: —

gnato, sì strofinava gli occhi per scacciarne ilsonno € lo stupore, Diaz si allontanò tranquillamente.

Nel 1861 l’esercito rivoluzionario o liberale mes-

sicano

riuscì finalmente a entrare vittorioso

nella

città di Messico e Benito Juarez — il celebre iniziatore della rigenerazione messicana — s' insediò

alla presidenza.

Porfirio

Il suo conterraneo e luogotenente

Diaz s'ebbe il grado di generale.

L'insediamento dei liberali al potere ebbe i caratteri inevitabili della violenza, in un paese dove, dal-

l'epoca della sua indipendenza dalla Spagna (23 ago.

sto 1821) i pronunciamentos militari rivoluzionari

erano già stati, fino allora, duecentosessanta Napoleone

III

cogliendo,

fra quel

|.

turbinìo

di

lotte, îl pretesto di un insulto alla bandiera francese, mandò un corpo di spedizione ad invadere il Messico e, dopo sanguinosissi guerra, i francesi insediarono a Messico Massimiliano d'Austria, pro-

Governo, ebbe la sua rivincita quando il maresciallo

Cadi Cavour, Saint-Bon, Brin, Mirabello, Bettdlo, comannevaro, Millo, Viale, Thaon di Revel, e del Abruzzi. dante supremo della flotta il Duca degli

fe città messicane. Porfirio Diaz prese Puebla, colse

e i ritratti

sul capo, accanitamente inseguito dalle truppe del

Bazaine, partendo dal Messico, col corpo d’occupazio-

ne francese, abbandonò Massimiliano al suo destin

Ventiquattr'ore dopo la partenza dei francesi, i partigiani di Juarez riconquistavano ad una ad una li allori della

resa di Queretario, dove

MILANO focusPirell

Massimi-

fano fu fatto prigioniero e fucilato, e riconquistò Messico.

20 FABBRICA ITALIANA BICICLETTE MILANO - Via S. Gregorio,

uomo

considerate e significative di tempra

non

comune,

divenne procuratore della Banca Italo-Svizzera, e

capo amministrativo della sua importante azienda marittima. Col Rubattino il Crespi maturò il suo ingegno e le sue attitudini. Col preziosissi N con la Florio di Palermo creando quel potente organismo che fu, ed è ancora, la Navigazione Generale Italiana. A questa Compagnia Agostino Crespi diede trent'anni di lavoro attivo, geniale, fatto di tenace audacia e di virile fermezza. Poi un bel

giorno, per effetto di combinazioni alle quali non trovò i consensi

che sperava, abbandonò

alla cui floridezza aveva

tanto cont

la Società

to. Assunse

allora la direzione della Ligure Brasiliana, trasformatasi nell'attuale Transatlantica Italiana, pel cui

sviluppo egli compì veri miracoli, Non sarebbe possibile —

scrive la Zribuna

spi stava

per

—

dire

quale

svolgere, tanto

erano

vaste

fosse

Benito Juarez rimase a capo della rinnovata repubblica messicana fino al 18 giugno 1872, giorno Hi sua morte. Allora la guerra civile scoppiò di nuovo furiosissima.

il

nuovo programma di marina mercantile che il Crele sue

idee e audaci le sue iniziative. Certo la sua scom-

parsa è stata grandemente

sentita nel mondo

in-

dustriale, non solo ligure, ma italiano. Non aveva che 63 anni, e fino all'ultimo mostrò aspetto vegeto

ed un'energia che pareva invulnerabile!...

passare un

brutto quarto d'ora; — e mentre il soldato, traso-

da vicino valore, quelliacui che vi rifulsero per genio e per nelle prove immiè affidato il comando supremoda 49 incisioni fuori i. Il volume è illustrato navi da guerra vedute delle nostre più potenti testo: tra cui le recentissime dreadnoughts;

e subito sì rivelò

Se Diaz o qualcun altro dei capi rivoluzionari

chiusi lassù dovesse scappare, vi farei

icienza attuale, con un . Grazie a questo clamato imperatore dell’antico impero degli Aztechi. goli tipi di navi che la compongono e Porfirio Diaz, fatto prigioniero in battaglia dai prezioso volume, corredato di quadriin sintetici grado di francesi, fuggì, organizzò una « guerrilla » nel sud. è messo d'illustrazioni, ogni italiano Catturatoe fuggiasco altre due volte, con una taglia la nostra armata, gli uomini

conoscere

d'affari notissimo, il comm. Agostizo Cre-

nel mondo del! tima, non che ligure, italiana. Nato in Lodi andò giovanissimo a Genova,

del Crespi fu operata, insieme a Balduino, della Società di Navigazione Rubattino di Genova

Nato nella città di Oaxaca il 15 settembre 1830, con più d'una stilla di sangue indiano nelle vene, rimase a due anni orfano del padre che conduceva

tragiche giornate di Fez nel 1912. Era allora colon-

— A Busalla, sui Giovi, il 30 giugno, si è spento un uomo

spi, una delle figure più

inconcepibili.

catturòdi sua mano il famigerato capo arabo Samory. È nota la sua energica condotta durante le

dove

vento ora si riparla — o l'energia di un nuovo dittatore che abbia le qualità di Porfirio Diaz.

divenuto caro a Raffaele Rubattino questi lo nominò

vita fu tutta una

nell'Africa occidentale

si riapriva per il Messico un nuovo periodo di crudeli vicende, alle quali non potranno porre riparo che la cupidigia degli Stati Uniti — del cui inter-

sico, senza di lui, precipitare in un'anarchia che pare insanabile, dopo quasi 40 anni di progresso dovuti all'energia di quest'uomo eccezionale, la cui

popolarissima. Egli partecipò a quasi tutte le azioni francesi

a

di fronte

tentativi spietatamente repressi, l'opposizione ebbe

I montenegrini si sono insediati a Scutari. I serbi hanno occupato Elbassan e Tirana, ed hanno incontro i ribelli di Siak, Cavala e Croja.

Naturalmente

ad un regime così assoluto nella sostanza, e in un paese come il Messico, non mancarongli, e creb bero d'anno în anno, gli oppositori. Dopo molti vani

ivi gli austriaci stavansi

francesi

ferrea energia, s'impose

le opere d'arte ed edilizie.

preparando una base militare per difendere un eventuale passaggio di loro truppe. I serbi ne li sloggiarono di sorpresa. Fu questa l'operazione più decisiva, dopo altri brillanti combattimenti avvenuti dal 7 giugno în poi su isole del Danubio.

ferito alle gambe e al braccio destro, ma

con

tutti, e diede al Messico una moderna civiltà, per la quale molto favorì gl’italiani, specialmente per

mento, essi hanno occupato sul Sava l'isola dî Mi-

delle truppe

ora

pose fine a tutto questo dopo una lotta

complotti. Governò

contro l’Austria, Il 27 giugno, dopo

d'’esercito

volta presidente,

accanita, perigliosa contro le rivolte, gli intrighi, i

I serbi-montenegrini.

mandanti

per la prima

563 chilometri di ferrovie;

uesti ultimi annì ha superato i mille milioni. Prima del suo avvento al potere, le rivoluzioni e le controrivoluzioni susseguentisi di continuo dilaniavano il paese; v'erano stati in cinquantanove anni cinquantadue dittatori, presidenti e monarchi di vario

armate di 4 cannoni da 280 mm., 14 da 170, 20 da

Rilevasi una nuova

egli divenne

al Messico

ve ne sono 16.000. Il commercio messicano nel 1876 rappresentava un valore di 162 milioni e mezzo; in

Schleswig-Holstein, Pommern, Hannover e Deuts19 nodi di velocità,

Governo, dal quale non partì

I trentacinque anni della sua dittatura, larvata appena da un rispetto formale delle consuetudini costituzionali, rappresentarono progressivamente la

Cacao BENSDORP CoLAZIONE IDEALE

MARCA FAVORITA INTUTTO IL MONDO.


42

L'ILLUSTRAZIONE

— Dicono mani.

che

la mobilitazione

sarà

do-

— Già? — domandò con voce inquieta la signora Marta, e gettò un'occhiata di tenerezza verso suo marito, seduto a tavola in

faccia a lei, fra le due bimbe, che ridevano senza timori, liete di avere ciascuna appun-

tata sul petto una piccola coccarda tricolore. Suo cognato Vincenzo la guardò stupito, come se la vedesse per la prima volta.

Era così carina, la signora Marta! E faceva, insieme al marito, il fratello di Vincenzo,

una coppia invidiabile; lei, tutta fuoco:

occhi e capelli nerissimi, un visetto di camelia e una bocca fresca ed arcata, che sapeva ridere con grazia infantile, facendo diventare allegro chiunque. la guardasse; lui, alto, biondo, sbarbato, con una tinzione impareggiabile in ogni gesto e una grave dolcezza negli occhi -grigio-azzurri. Le bimbe, poi, sembravan due ninnoli da vetrina. Nella grande e chiara sala da pranzo ornata di fiori e di merletti, con le finestre aperte sul cielo di Maggio, coi riflessi vivi del sole su le testine bionde, su le porcellane, su gli argenti, la famigliuola appariva, agli occhi enzo, quale un fresco e delizioso quadro di ambiente. Mai quella scena di ogni giorno gli era parsa più bella. Forse per la tenerezza più profonda del solito che la sua sensibilità leggeva negli occhi della cognata? Forse perchè da alcuni giorni, mentre egli tornava dall’ascoltar discorsi e battimani ed evviva entusiastici in favor della

ITALIANA

della gioia, senz'essere veramente

nè l'uno

nè l’altra, e,

pure nel suo cuore affaticato e nei suoi nervi affranti, c'era un’inquietudine diversa da quella che gli dava il male fisico e a cui già da tanto tempo si era abituato. Il pittore Vincenzo Marchi aveva trentadue anni, due più di suo fratello Gustavo, ma fra loro vera una sola differenza esteriore: la bella barba bionda e un po’ increspata che

dava al viso lungo e pallido di Vincenzo una espressione ieratica e lo faceva somigliare a certe figure di Cristo dipinte dai primitivi. Chè, del resto, negli occhi gravi, nel sorriso un po’ stanco, nei modi, avrebbero potuto essere scambiati facilmente l'uno per l’altro. C'era, però, una differenza profonda, che non appariva al primo sguardo e forse neppure

al secondo. Gustavo godeva, e aveva sempre goduto, di una salute perfetta, mentre Vincenzo, già da parecchi anni, da quando cioè, ancora adolescente, aveva avuto una lunga e noiosa bronchite, soffriva sempre di centomila disturbi: dolori, vertigini, gastriche, emicranie, palpitazioni. La sua vita si trascinava grigia e malinconica fra lampi brevi di spe-

ranza, che lo piombavano poi in una specie di nera disperazione. Così, dunque, avrebbe

ancor giovine,

che sapeva

far sorridere gli altri?O forse perchè il giorno innanzi, accompagnando alla stazione un amico diretto alla frontiera, lo aveva veduto abbracciare i figli con labbra ridenti e occhi

fra la convinzione

di non

poter

guarire e la speranza tormentosa di riuscire quasi dolce, s'era

inacerbito:

spesso,

egli si chiudeva in camera e nello studio per delle giornate intere, senza uscirne che all'ora dei pasti, pauroso egli stesso di scattare in collere cieche per dei nonnulla, di far pe-

sare su gli altri quel suo rancore contro la le lacrime che gli sfuggivano a suo malgrado ? vita, ch'egli amava tanto e che tanto lo faceva Forse per tutte queste cose insieme, poichè, soffrire. da alcuni giorni, tutti vivevano in una specie Per questo, a uccidersi, no, non ci pensava. di esaltazione, che partecipava del dolore e Sentiva che non sarebbe mai capace di tronasciutti, ma

ne aveva

sentito, lui, sul volto,

TunvncoPEA UFFICI ge Recno Diva

La mobilitazione di cui si parlava a tavola

voleva dire, per lui, presentarsi al comando militare, indossare la sua brava divisa di sergente d'artiglieria e, molto probabilmente, partire per i luoghi della guerra. No, i suoi occhi non erano malinconici. Non pensava già, da tanti giorni, con ansia

febbrile a quando lo richiamerebbero, quasi affrettando col desiderio quel momento? L’Italia era in guerra? L'Italia doveva vincere: egli era pronto a compiere tutto il'’suo dovere di figlio per essa. Pure, guardando le

quanto tempo, non poteva non pensare: « Le

dibatteva

prima

bocca

come di chi pensa.

piccole bimbe che gli stavano innanzi, i suoi

a trascinare avanti, più che fosse possibile, quei suoi grevi giorni. E il suo carattere,

per le vie della città, in casa, trovava

chiara, una giornata buona, in cui Vincenzo avrebbe voluto vedere anche Marta ridere gaia, come sapeva, insieme alle sue piccine e, per riflesso, illuminarsi vivamente gli occhi di Gustavo. Ma la vivace cognata non rideva, sebbene sorridesse e gli occhi di Gustavo non erano malinconici, ma soltanto seri,

‘ere? Alzandosi al mattino

più affranto di quando era andato a letto? E

lei meno ciarliera del consueto e quasi senza sulla

pingere male, quella, era invece una giornata

fino a quando? Oramai, dopo aver consultato parecchi medici fra i più rinomati, i quali non erano riusciti che a prodigargli un temporaneo ingannevole miglioramento, egli si

sempre dovuto

risa

guerra

seria di suo fratello, Vincenzo si sentiva quel giorno un'anima di fanciullo ancora desiderosa di emozioni nuove, capace di fervori, gonfia di tenerezze. Non era una giornata scura da passare chiuso in camera a fingere di dormire, o nello studio a sforzarsi di di-

care con un atto risolutivo quella lotta contro il male, nella quale, a malgrado degl’'innumerevoli momentanei scoramenti, la sua giovine età sperava ancora di vincere. In certi mattini di primavera, tutti freschi di rugiada e raggianti di luce, quando ogni essere par che ,allarghi all'infinito il ritmo

pieno e cantante della propria esistenza, Vincenzo Marchi, destato presto, dopo una delle poche notti placidamente assonnate, scendeva

dal letto, si lavava e si vestiva con agile fretta e si guardava allo specchio, I suoi polmoni gracili respiravano liberamente l’aria tepida che non affaticava il suo corto respiro, ed egli si vedeva ancor giovine: con un viso spianato sotto l’onda folta

dei capelli imorbidi e gli occhi

chiari,

entro

cui il cielo rifletteva le sue azzurre promesse. Che differenza c’era, in quei momenti, fra lui e gli uomini sani forti, che non sanno neppure cosa sia un mal di capo e mangiano e bevono e lavorano e si divertono senza

soffrire? Che differenza c'era tra suo fratello, che durava alla banca dalle otto del mattino fino alle otto della sera, infaticabile e sereno, e lui? Sì, era vero, lui non avrebbe potuto continuare troppo in una occupazione senza sentirsi, dopo, il peso al capo, l’indolenzimento al petto, l'oppressione al respiro, ma, infine, poichè non aveva famiglia, poteva risparmiar le sue forze e, con una vita regolata, era certo di campare fino

alla vecchiaia.... A che si lamentava? Non è forse vero che nessuno al mondo è felice? C'era pur anco la malinconia del non avere una moglietta affettuosa ilare e buona a cui confidare tutti i pensieri, anche i più oscuri

perchè glieli rischiarasse, nè dei bimbi da baciare stretto stretto, con quel senso di padronanza amorosa che si ha soltanto per i proprii figli, ma, infine, via, non era poi solo!

Forse che le bimbe di ‘Gustavo non gli somigliavano e non gli volevano bene? Ta casa e la faniiglia di suo fratello non eran la sua casa e la sua famiglia?

Davanti al riso festevole di Nora e di Fernanda, alla tavola fresca e fiorita, al viso dolcemente annuvolato di Marta e all’attitudine

occhi si facevano gravi. Adesso, che pochi giorni, poche ore, forse, lo separavano dal momento

di staccarsi

da

loro,

chi sa

per

rivedrò ancora? »

Fisamente le accompagnò con lo sguardo

mentre si allontanavano saltellanti dalla sala da pranzo, dove la domestica recava il caffè,

che Marta offerse ai due uomini in silenzio. Tutti e tre tacevano, pensosi del gran dovere,

che pareva divenire sempre più‘sacro e imperioso quanto

più costava

cuore di chi lo compiva.

di sacrificio

al

* Bevuto il caffè, Marta si allontanò per vestire le bimbe, che dovevano uscire. Allora i due fratelli si fecero accosto: sentivano aleggiare fra di loro un bisogno di confidenza, come quando, da piccoli, dovevano mettersi d'accordo per qualche bel gioco importante,

— Non capisco perchè non mi sia ancora giunto l'avviso di presentarmi al Distretto— cominciò Gustavo. — Verrà, non temere — assicurò Vincenzo

quasi scherzoso. — Sei dunque tanto impaziente? — E perchè non dovrei esserlo? — disse Gustavo, levando con ardire la fronte. — Un

pensiero solo smorza talvolta il mio entusiasmo: le piccole e Marta, che, se io non tornass — Non rimarrebbero sole, — affrettò a dire Vincenzo. — Ma tu ritornerai

— Ed è appunto perchè so di affidarle a

te, — continuò Gustavo, — che posso anche aspettare con impazienza la mia chiamata alle armi. Se la legge non mi obbligasse, credo che mi arruolerei, anche con /oro, tanto sono

sicuro che tu sarai un buon padre.

— Ma che discorsi mi vai facendo? Questo si sa e non c'è proprio bisogno di parlarne tanto. i — Lasciami dire, Enzo mio. Poichè siamo venuti su questo argomento, desidero dirti un’altra cosa. Non credo che la banca, in caso di mia

morte,

corrisponderebbe

nulla

alla vedova, però siccome io ho. fatto una piccola assicurazione, le bimbe non sarebbero tutte a tuo carico.,.. Enzo si alzò nervosamétrite;

sulla spalla di Gustavo: —

battè una mano

Ma sì, ma sì! Avremo tempo a parlarne,

spero. Se non t'è neppure arrivato l'avviso! E se ne andò. Ma oramai Gustavo si sentiva rassicurato meglio che da una

promessa.

a Più tardi, in quello stesso giorno, l'avviso che chiamava Gustavo Marchi alle armi venne, portato a mano da un vigile comunale, a cui, per poco, nessuno andava ad aprire, perchè la famigliuola era uscita, e la dome-

stica prolungava, forse nei saluti al soldatino che doveva partire, il permesso domenicale. Dopo alcune scampanellate impazienti, Vin-


L'ILLUSTRAZIONE

seguivano, li avvolgevano, come se volessero | e di triste ch'era nel cuore di tutti, quella specie di gioia e di dolore insieme uniti che abbracciarli, accompagnarli, benedirli faceva trasvolare gli spiriti sopra le piccole E invece, no, egli non era con loro: egli

cenzo, che sonnecchiava con un libro in mano, nello studio, andò di malavoglia alla porta. Ricevette il foglio con un sussulto, firmò una ricevuta e tornò a riadagiarsi sul divano. Oramai, però, il suo spirito era desto, non solo, ma

come

punzecchiato dalla

presenza

carta giunta allora. Quand’era che suo fratello doveva tarsi?

era un estraneo nella grande famiglia armata,

cose

guerra, a cui tanti accorrevano volonterosi, senza temere la morte, affrontandola taluni

discorrevano

era egli come tutti gli altri, come suo fra tello, che, fra poco, dovrebbe vestire la di militare e, chi sa, forse anche partire per il fronte e forse.... Ah no, non doveva Gustavo

materni, negli occhi di ognuno lampeggiava

che si offriva intera alla Patria e che percorreva le vie fra l'ammirazione di tutti. Sulla carta, ch'egli teneva fra le mani, c'era il nome di Gustavo, non il suo. Non lo volevano alla

della

presen-

Lesse: Martedì, 26 maggio... Poi guardò fuori della finestra il cielo fresco serenamente roseo al tramonto. Com'era bello! Giù, nella via, passavanoi soliti gruppi domenicali della gente umile, che non

43

ITALIANA

con gioia !... Ma perchè non lo volevano? Non

può uscire i giorni di lavoro e, di

tratto in tratto, un soldato in mezzo ai suoi

morire!

Vincenzo vedeva

familiari, che se lo guardavano con orgogliosa tenerezza, due, che discorrevano amicalmente, tre o quattro gesticolanti, col viso lieto e arrossato ; alcuni, giovani di vent'anni, che guardavano il mondo con gioia infantile, altri, con una taciturna serietà nella fronte già solcata di rughe. Quanti, quanti ne passavano, da alcuni giorni, così, per la città! a schiere, a gruppi; a due, a tre, soli e mescolati ai borghesi! Ufficiali, ch'erano ieri avvocati, ingegneri, professori e soldati che incominciavano a trent'anni a portare lo zaino, tutti, tutti soldati! E c'era da guardare con stupore chi ancora non lo fosse. Quando, dodici anni innanzi, era stato riformato per deficenza toracica, Vincenzo Marchi non aveva pensato affatto a dolersene. Anzi, quasi quasi se ne sarebbe rallegrato. L’esenzione dal servizio militare, in quel tempo in cui avrebbe dovuto interrompere la sua bella e un po’ scapestrata vita di artista studioso e gaio, per la vita ben diversa della caserma, gli era parsa una piccola fortuna. Adesso, egli provava un senso di tima profonda umiliazione davanti a quegli uomini già maturi, già più prossimi ai quaranta che ai trent'anni, i quali si mescolavano ai giovani di venti accomunati dalla divisa del soldato e dal dovere che uguaglia il primo generale all'ultimo fantaccino. Nella buona giornata in cui si trovava, col cuore leggiero e il respiro libero, gli pareva impossibile di non essere con loro, in quella

cognata

il volto senza riso di sua

e l’espressione pensosa

stavo, che gli affidava

di lui, Gu-

le sue piccine.... Ep-

pure, sì, alla guerra si muore — egli pen-

sava. — Ed è questa morte, che non coglie alle spalle gli uomini deboli, nei sordi agguati del male, ma guarda in faccia i forti e li sprona alle audaci imprese, questa morte davanti a cui tutte le anime s'inginocchiano, che fa Gustavo serio, ma te, preoc-

cupato dell'avvenire di Nora e di Nanda, ma pronto a soffrirne il necessario distacco. La figura di Gustavo si faceva

grande come

una figura di sogno davanti al pensiero e

tato di Vincenzo. Suo fratello, che aveva dei

doveri difficili e li sapeva adempiere con fermo cuore, quanto più felice di lui, che non aveva nulla da sacrificare e a cui nessuno nulla chiedeva!

Ma che valeva dunque quella sua povera vita a cui egli si aggrappava ogni giorno più disperatamente, se neppure in quest'ora tragica della

patria

poteva ad essa

servire? O

avere una rigogliosa esistenza, un corpo agile di vent'anni,

un'anima

nuova

ed entusiasta,

canto,

e consumarla

un rosso e vivo sangue da offrire con gioia, piuttosto che tenersi con dolore una grama vita, che è guerra

senza

a poco a poco in una piccola quotidiana morte senza

vittoria!

Ma sul breve foglio c'era il nome di Gustavo, non il suo! Vincenzo lo guardò an-

cora una volta malinconicamente, lo posò sul tavolo sotto un fermacarte ed uscì,

fraternità che, in quel momento, era espressa,

Come

non soltanto dall’abito che portavano, dai pensieri che tutti dovevano avere, ma dal senso di commossa simpatia con cui tutte le donne gentili per cui la guerra è orrore e

una luce ferma come una volontà di acciaio. Mentre Vincenzo attraversava il gruppo, un una gran barba nera,

ufficiale alto secco, con

gli venne incontro, a mani tese. —

Buona

mobili, sul molo bianco a grandi macchie di folla. Venezia pareva essere tutta sulla Piazza, sulle rive, nelle calli, in una febbrile attesa

di grandi eventi. E tutti si guardavano come se dovessero comunicarsi

Vincenzo

\ do, Impedisce la caduta, promuovelacrescita, e dà loro la forza e

della

gioventà. Toglie la forfora e tutteleimpurità che!

mi

ricono-

tenente, un gruppo festoso di imberbi ufficialetti, lo attiravano a sè, lo volevano dentro

la saletta del caffè a fare un brindi

volontario, che aveva allora indossato la divisa. L'amico di Gustavo fu trascinato den-

tro, mentre tendeva ancora la mano a Vincenzo pensoso, €: — Animo, animo! — gli diceva, credendolo preoccupato degl’interessi famiglia Lo sai che io ho lasciato a casa quattro figliol — E perchè non entri anche tu? Ma Vincenzo, lasciando l'ufficiale nell’ inganno, promise un incontro pel domani/e se ne andò. A casa, le bimbe gli vennero incontro, raccontandogli a gara tutti i piccoli episodi della giornata; Marta, eccitata dal fervore ch'era nell'aria,

sgranò

grandi e piccini; impaziente,

il suo bel riso che allietava

ormai

Gustavo si

mostrò davyero

che tutti partivano, di es-

sere anch'egli al confine, Vincenzo andò a prendere, nello studio,'la carta

giunta

poche ore innanzi.

Era

là sul

qualcosa

VENEZIA

GIOIELLIERI Y

ALLOTTI:

di dolce

Radetevi voi Stessi Ognuno

} E Ss dl

loro primitivo colore nero, castagno, bion-|

Non

sorrise a colui che interrogav

nella semi-oscurità non si vide che arro: di lasciarlo nell'errore. Altro che riconoscerlo! Era un compagno di Università di suo fratello. Si scambiarono un bacio. Ma i compagni del non più giovanissimo

AMMONIU

e Marca di fabbrica deposita! Ridona mirabilmente ai capelli bianchi il

sera, Gustavo!

È Io sì ti conosco, anche se hai messo su la barba.

Preparazionedel Chimico Farmacista A.GRASSI, Brescia Elichetta

signorine ven-

*

HAIR SRESTORER ——

concitatamente,

devano coccarde e distintivi patriottici, sulla bocca delle donne i sorrisi parevano dolci, e

una lenta ala grigia calava u crepu-

scolo sui palazzi malinconici, sulle acque im-

strage, tutti gli uomini già invecchiati, per cui essa è la giovinezza ardita e lontana, tutti i bimbi pei quali è ancora un giuoco chiassoso e stupefacente, li guardavano, li

volgari.

Vincenzo Marchi percorse le Mercerie, traversò la Piazza, infilò le vecchie Procuratie. Il caffè Florian rigurgitava di gente. Gruppi di giovani, con i nastrini tricolori all'occhiello,

puo

adattare

il Rasoio di Sicurezza Gillette alle necessita della sua barba. Il Rasoio Gilletteéusato da sette milioni d’uo-

sulla testa, ed è da tutti

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L'ILLUSTRAZIONE

d tavolo, sotto un piccolo Budda di bronzo.

Le

mani di Vincenzo, nell’alzare l'idolo enigmatico, ebbero

un

lieve fremito,

mille idee tu-

multuarono nel suo cervello e gli affrettarono

i palpiti del cuore stanco. Alla luce della lampada elettrica, le parole: Gustavo Marchi, nato nel 1885, congedato nel 1907 col

grado

di sergente, parevano grandi

grandi

agli occhi di Vincenzo. Gli venne alla mente l'errore in cui era incorso l'ufficiale incontrato in Piazza: si guardò nello specchio gagliardito. Davvero, dunque, lo potevauo scambiare per suo fratello? E rimaneva là a guardarsi, a pensare, a sorridere, a rioscurarsi in volto...

ITALIANA

tarsi al Distretto militare. E ne traeva invece una lettera, che lo sbalordì:

«Caro Gustavo, perdona se mi sono valso

del tuo certificato di nascita e del tuo congedo, trafugandoli ieri dal cassetto aperto del tuo scrittoio, per compiere un atto, che qualcuno potrebbe riprovare, che tu stesso, nel tuo ardente amore di patria, non potrai a meno di deplorare. Perdonami. Tu mi avevi affidato il compito arduo e sacro di far da padre alla tua famiglia: ho dubitato delle mie forze. Il pensiero angoscioso mi venne di dover un giorno essere costretto a mancare all'impegno. Vivrò io tanto da allevar le tue figlie? Men-

tre, invece, non mi mancano, adesso, le forze nè l’ardire per fare il mio dovere di soldato

Finalmente si decise ad andare a tavola. Ma non mostrò il foglio; neppure quando Gustavo domandò se non avessero portato

in quest'ora eccezionale. Felice se, invece di

nulla per lui. C'era tempo ancora! Perchè immalinconire

per voi cari, potessi esalare il mio spirito al

Marta, che giocherellava, illudendosi, forse, o risoluta dall'imminenza del dovere a compierlo serenamente? Vincenzo guardava la famiglia raccolta in quella vigilia dell'addio, e Gustavo osservava meravigliato che gli occhi malinconici di suo fratello s'inazzurravano, ringiovanivano, riaccesi da una fiamma nuova, come se la grande febbre ch'era nell'aria si fosse comunicata anche a lui e il suo cuore affaticato battesse

a grandi palpiti, felice di vivere. *

Due giorni dopo, verso il mezzodì,

Gu-

stavo Marchi apriva finalmente la busta che egli credeva contenesse l'avviso di presen-

bel viso, ora tutto raso e simile al suo, e ne baciava gli occhi chiari, che si erano inazcome quelli di un fanciullo, per la patria e per lui. Enrica Grasso. zurrati, riaccesi, ringiovaniti

trascinare i miei giorni sospirosi fino a dissolvermi lentamente, oggetto di pietà penosa

l’aria aperta, fra i soldati gagliardi, in una nuova giovinezza! Ti presento, qui acclusa, la fotografia del sergente Gustavo Marchi... E tu non dire, come solevi talvolta, benchè io sia di te più anziano: Che ragazzo! E non fare il viso corrucciato. Non mi pare di

aver commesso

un'azione

scorretta,

pren-

dendo

il tuo posto, e tu non devi rimprove-

uesti

giorni, ad essere

mondiale. Esportazione

rarmi, Un desiderio ardente mi spingeva, in anch'io

con

tutti i

figli d'Italia che si battono per lei. Perdonami, dunque, se così ho fatto per la Patria

e per te. Vi bacio tutti. — Vincenzo ». Ah sì! Che ragazzo! Ancora glielo diceva, Gustavo, mentre ne vedeva davanti a sè il

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il Proclama del BE D’ITALIA; i Bullettini del quartiere generale

del Generale Cadorna ) dal 2i maggio dell'Amm. Thaon di Revel j al 18 giugio,

il Discorso

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di SALANDRA

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3.


LE

ATTUALITÀ

ITLLUSTRATE

| prodigi degli alpini. Giolitti (dapo il discorso © —.Lo deo a voi semiò discorso può essere ap-

I socialisti te:

— Agi [olus Bethman tatevi per la pace ma non tanto, quanto basta per ingannare i altre nazioni — compagni delle Eîn, zwei bri

— eo non l'hovoluto!»

conoscereil pri

in questi momenti, perfino un

l'Arciduca

Eredi:

|a

n;

ne è arrestato il figlio, ritonnto

umo, Stamane il nostro tri-

di300000 |bunalé ha giui o tale Silvestro tario è sha meglie Il Tribunale vonne l'assassino, ele voleva depredarla Comalla, di ‘aniti 74, calzol Chiamato a giudicare 8% stndenti serbi tiro di risparm putato di nver fornito all'esercito Rivarolo Ia i iscritti alla propaganda panserba 6 che una partita di scarpe ché risulta» stabilimento di concimi chimici per esplo: srano stati iu rapporti di amicizia con rono confezionate son cartone, con Princîp. Di questi, 81 furono condannati gione di benzina: un morto, Udiric, DI primo ministro Salandra ri- dannandold a due anni di ca mé-diverso da uno a tre aini: gli al: n di mu pirte dal-tentrò della ‘guerra per Roma assolti. ospeso il sindaco EB. 27. Beriino. La Regina di Svezia, ni- pienamente soddisfatto, o di Vi ‘Berlino, 11 Berlinew Tageblatt annua» Pelizzo, fratello del dell'Imperatore Gaglielmo ile giunta a Karlsrabo a Berlino, È noto cin'che Ja Gassetta Popolare di Konigs- dova, perchè ostilissimo Berna, Il Consiglio ctta Popolare di Gurlita che il palazzo grandacalo di Kurlernhe fu how to dagli » tori ‘francesi sono state sospeso in seguito alla ripro- libera muove disposizioni per il ri-

mintre la Regina vi si trorava ospito è duzione dell'articolo del Worwrts sul xpetto rigoroso della neutralità da parte della stampa o del pubblico qualche scheggia di bomba penetrò nelle socialismo e In queo. camere. di alenno sno dumo, A sera gli Pietrogrado; Reseritto imperiale, ili- elvetico,

presid

afilarono con fiaccole rotto: dl prosidente del Consigilo Goremiinninzi all'alberzo ove la Regina allog- kin, proclama Ja concordia «di. tutto Je ConLa folla le feco una grano ovazione. classi eno per la guerra, cho dovrà du

Scutari: D'accordo chà Bib-Doda i

tonegrini occupano Alessio

i

tato dai Comuni il 24 maggio

1,° luglio. Rom bollettino di informazioni La Corrispondenza reca: # Gli

e Seutari,

nz, di 80

Londra. Ai'Lortitministro lord Carzon presentando il progetto vo.

rate fino allo schiacciamento del nemico,

Venne suonato l'inno svedese.

per

î cannoni e le munizioni,

Gasparri; sor ritti poco beneyoli enì vengono continua- la fino della guerra non può esè che vec il con. ta pd monte fatti sogno gli italinni residenti sere viel Éilcata questa mattina dal Corriere d'L- in Turchia, hanno consigliato il nostro corso di tutta la nazione perchè talia, confata argutamenté la famosa in- Gorerno.a provvedere al. loro, rimpatrio “il patso è in grave pericolo ,. Washington, A mezzanotte n tervista del Latoplo della col ei al richiamo del consoli. La notizi della, richiesta dei’ passaporti da palazzo del Senato avviene violenta o 28. Roma, 1 canlinale tario di Stato, in ma

emrest. Grando

comizio degli

irre-

denti rumeni por l'intervento della Ru-

mena

nella guerra.

29, Gorizia. Gli anstriaci

dell'ambasefatoro tnrco a Roma

Naby bey

comunicata ieril'altro dall’

stà, deputato Giorgio Bombig, ed in- momento all'altro; ma oggi è da

termanlo a Leibnitz

con incendio, Se ne con:

beneficenza, a favore

tirsi

Londra. Alla Camera dei Comuni, Long,

plosione,

«fossa poi autore il professore te desco Franck-Holt.(v, 3). 3, Roma, La regina Elena al Quiritialo inaniguta grande lotteria di

arrestano il

ta ufficiosa dell'Osservatore Itomano confata ancora le affermazioni della

della Croce

Rossa,

— Il Bollettino Militare Liborté di Parigi a proposito della famosa i nomina di Peppino tenente colonnello del.11.2 fanter intervista del Latapio col Papa, Bologna, Il presidente dei ministri, 0 di varii altri garibaldini ad Salandra, proveniente dal fronte, sosta n tri gradi, Taranto, Ta si nora Vincenza 1 3h edi 66 anni. Ogni iscritto dovrà Bologna, & ne visita le istituzioni sunisignor Giovanni dichîararo Je suo ocenpazioni ‘attuali e tatie militari ‘e di previdenza e prepa» Lomato; moglio io presso una ditÙ gli sì chiederanno servizi valontari du- razione, indi parte per Roma. dato alla Ince pomeriggio esplode una rante la guerra per un'occupazione aldn guerra: sonvi una oggi tro hei bambini, doe maschi l'infuoti di quella cui attende normal. è una femmina, Avendo ella futto quarantina di vittime, mente, Scopo del progetto è non d'in porre nua disciplina qualsiasi alla classe

opersia, ma di, assicurare i servizi di

Parigi. Poincaré ha firmato i Aocroti che nominano i titolari di due nuovi sot

annunziare tolegraficamenteil

evento nl marito, che &i trova sotto

to, agli le ha rispo. tosagrétariati di Stato alla guerra. Il le armi richi: Asquith tione deputato delle Bocche del Rodano Thferry ato affettuosamente, diaponendothe

tritte le classi sociali allo Stato.

— N primo ministro

neonati abbiano inomi di "lrieste, Trento e " nuovo prestito, è per la lotta *ilno Nova: York. Il professore. di dleputatodel Rodano Gudard'è nominato Poltimo-sforzo e all'altimo sangue ,. tedesco Franck-Holt, (v. 2) pene sanitario, — Sir Edwarl Grey, che ritorna dal sottosegrotario. del servizio alla Guildhall

grado

discorso

per

.il è nominato sottosegretario del servizi di al intendenza e di vettovagliamento e il

Londra. George Joseph Smith, tipo di a Long Island nella casa esti criminale, colpevole dell'assassinio di più del mi rio Pierpon Morgan, assale il Morgan, colPietrogrado. Ansiunziasi creato ju Rus: mogli a scopo di Iucrarne le assicurazioni BImoove, pendolo gravemente con tre colpì sulla vita, è condannato n morto, gia nn naiuistaro delle munizioni. Washington. L’ambasciatore degli Stati 2. Roma, Provenionto da Bologna allo di rivoltella, mentre trovavasi col mont dell'Inghikterra, riprenderà fra breve

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cfatore d'Inghilterra 6 stay tando, il collocamento di mozzo miliatdo del prestito inglese, 11 Frank è arrestato.

iv. Merope,

1 DRAMMI DEL RISORGIMENTO

}Ss

Il prestito nazionale.

vita, dobbiamo esporre almeno i nostri capitali. — Tanto più che ci guadagniamo un buon interesse!

plat

arriva il presidente dei miDiario della Settimana. Dipartimento di è jane som niatri Salandra. rarla guerra, vederne laCroriaca maria sulla risposta favorevole della Ger- 2 Il ministrodiBulgaria Stane iof‘hi corpo del giorsale.) mania all'ultima nota americana, relativa rimesso oggi allo 11, in’ udienza n ciale le: suo lottoro. credenziali ‘al Duca di 26. Serajero, Al Tribunale di è avatò alla guerra dei sommergibili. Genova, Inogotenente: generale in tin nuovo strascicodelprocesso di alto tra- 30, Genova, Trovata nesassinati 1 del Re dimento contro Jo studente Princip ‘che propria abitazione una signo Uniti n Berlino, €

mn anno fn. asmesinò

I servizi al fronte,

5 Il yivandiere er più vero e mag giore che distribuisce il rancio spirituale,

Cuneo)

D'Annun. cure il migliore prosatore del

memoria di Giovanmi Pascoli a-Adofphé Bermond : 2 Alcune copie di lnsso, in, arta.a mano, st vendono a Dieci Lire.

La vita.di Cola di Rienzo, id. ala nadi pag. rxxxvn (Proemio)e 176.4

ta)

PROSE SCELTE. Un vol. in-16 di 400 pagine, 13 adi


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L'Illustrazione Italiana 1915 n.28 by Biblioteca Militare - Issuu