nno XLII.
Milano » 28 Marzo 1015.
Num.
13.
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d) una scuola di commercio e di lin‘gue moderne, Scopo principale sarà una premurosa educazione generale individuale @ formazione di carattere. i
Per prospetti ed informazioni, rivolgersi alla Direzione.
— Sui Sommario: Intorno alla fortezza austriaca di Przemysl caduta in mano ai russi dopo 5 mesi d'assedio (2 inc.). — Come lonia (dis. di G. d’Amato). — Belgrado diopo il breve soggiorno degli austriaci (2 inc.) batte tra la neve dei Vosgi (3 inc... — Le corazzate degli alleati affondate L'Imperatore Guglielmo al quartiere generale a Vouziers in Francia. — Lo L. Bompard). — Il ricevimento di Bulair (cartina). — La “Fedra, di G. d’Annunzio alla Scala di Milano (dis. di —:; Ritratti: Maestro" Pizzetti; prof. Lorini. — + Card. Agliardi. del Belgio presso la: Santa Sed GOZZANO. del Dottor Cisalpino (con 2 inc.). — I sandali della Diva, novella di Guido Nel testo: Conversazioni scientifiche BERI (con ritratto). — Correnti, nel centenario della sua nascita, di Caterina! PIGORINI
ti della Po-
— Il pensiero di Cesare Corriere, di Spectator. — Rivista teatrale. — Noterelle.
e NOVELLE.
ROMANZI
LLO. Il Crepuscolo degli Dei, di Diego ANGELI. - La Trappola, ai Luigi PIRANDE L'ultimo romanzo di Diego Angeli, non poteva prevedere la grande guerra virtù Crepuscolo degli Deî Miano, Treves, L. 9,50), europea: anzi, attribuiva codesta rende occasione alla sua trama da un rinnovatrice alla piccola guerra libica e
tto di cronaca celeberrimo, nel quale ina principessa viene uccisa da un te-
avremo
finito di morire. Dapprima
non
ce ne accorgiamo; ma corpo, cioè la trappola, ce ne fa a poco a poco ac-
quella personificava in Lionello d'Este corti. «lo vedo, con ribrezzo, il mio spipartente volontario, nelle ultime pagine rito dibattersi in questa trappola, per non
SOACCHI.
Problema N, 2298 del sig. Giorgio Gmidelli, NERO.
(8 Pezzi).
fissarsi anch'esso nel corpo già leso dagli ente di cavalleria che l'aveva posseduta del libro, per la gesta d'oltremare. Ecco: anni e appesito ». « Questa sete ardente di voluttà, questo bi sfruttata; ma è sopratutto uno studio Il Pirandello è, per le sue creature, sogno smodato di lusso, questo rilasciamento cuto e appassionato della decadenza di dei sentimenti famigliari, questo disprezzo per come il creatore o come il destino. Le uella che la fortuna delle parole con- ogni espressione ideale dello spirito. prende e le mette in trappola; poi, si diinua a chiamare ancora l’aristocrazi ritrovati spesso nella storia degli uomini: ma verte a vederle soffrire, come un gatto
Veramente, io non sospettava in Diego purtroppo sono i segni precursori di qualche sornione e malvagio. Egli, nella prefaAngeli un moralizzatore, anzi, quasi di- grande sconvolgimento sociale ». zione, afferma di non essere nè crudele ei, un predicatore. icare il moral
Nè
io avrei da criegli non avesse
issunta la veste del predicatore. Moralizfare non vuol dire affatto essere mora isti pedanti e noiosi: tanto è vero, che | libro del nostro autore è una piacevoa lettura ed è pieno di scandaletti i
Ho detto che Lionello d'Este (ecco uno
snobismo
innocente,
ma
che
doveva
es-
un critico di
nè spietato. « Ci vorrebbe
buona volontà, che facesse vedere quanto
sere evitato in un libro dove si vitupe- compatimento sia sotto a quel riso. » Può rano gli s05s) è il protagonista morale; darsi; ma poichè, secondo il nostro auinfatti, egli non è più che un malinco- tore, i critici di buona volontà non ci nico spettatore dotato di una discreta sono, è meglio passare avanti.
dose di abulia. È virtuoso,
ma
non
lascivie. Ma io credo che l’Angeli vrebbe ottenuto un effetto più sicuro e uraturo e avrebbe potuto creare un’oera d'arte vitale, se al tono da pastore
midolla. La trama del romanzo
Giorno; ditemi
diverrebbe il che cosa ino poemetto, se noi vi trovassimo denanzichè un atteggiamento ironico,
grande artista o ad uno scienziato.
ro,
logici non
Itri accadranno— scrivere qualche lì simile a quello che il Parini -scriveva entocinquant'anni or sono. La « società» sdierna è anche più ridicola e più corpoi ‘otta di quella del Settecento; vi è
uccide. L'avvenimento,
ha
Ma non senza
aver notato
che queste
ha due venti novelle formano nell’ insieme uno princi- dei migliori volumi del Pirandello. Io le pessa di Vescovìo, sorella di Lionello, e ho lette tutte e venti, con la mia solita il tenente di cavalleria Savoldi. La storia cattiva volontà, e ci ho trovato casi e vangelico pur spregiudicatissimo egli è nota, Il Savoldi è un avventuriero a persone nuove, cioè veramente da novesse ‘sostituito quello dell'ironista 0, cui la divisa serve a vedersi, aperte le vella. E se, per esempio, mi pare chè al Pensate neglio ancora, dell'umorista. sale che resterebbero invece chiuse a un O di uno o di nessuno sia sbagliata di diprotagonisti
mora
rea
Lavinia Conti
Inna-
tono, o che La veste lunga abbia un epi
di sè Lavinia, i cui bisogni fisio- logo sproporzionato, noto all'incontro che hanno
altro riscontro che un
Requiem aeternam e, più ancora, La vein tono eroico di moralista oltraggiato. marito vizioso e cinico il quale la ignora; rità, sono due piccoli capolavori. Quan)ggi si può — o piuttosto, si poteva:e la sfrutta fin che può; da ultimo, quando do si pubblicheranno « le Novelle scelte » grandi rivolgimenti stanno accadendocosa ella vuole liberarsi dall’odiosa catena, la — bisogna cominciare a pensarci, ormai
nel romanzo
che — queste due dovranno figurarci di certo.
lo contorna, è altamente espressivo. Que-
(Marzocco).
Gius.
LipPARINI.
im essa un Hismo, che è
joméno nuovo, l'americasuscettibile di satira in mo-
sta discendente di una famiglia quasi * reale che muore ammazzata da un bricSul nuovo romanzo romano; dell’Ancone plebeo a cui ella ha dato tutta sè stessa, è veramente il simbolo di una geli, e sulle sue lettere parigine, citiamo aristocrazia decrepita che sta per finire ancora un breve giudizio del Secolo.
\ivesse il valore
del Giorzzo pariniano.
che era possibile trarne. Essendosi ispi- si tratta sono gli abitatori dell'Olimpo terre-
scrivere e per finire male. Ma non mi pare che lo estremo. Si può, o si poteva, ma un romanzo che l'Arigeli ne abbia saputo trarre tutto quello gi non un poema, Ma
becorreva
di satira,
armarlo
e non
assu-
rato a un
fatto
di cronaca,
egli non
N Crepuscolo degli Dei ha intitolato Diego |
Angeli
il suo nuovo
romanzo.
Gli Dei di cui
lo stre, i discendenti degenerati degli avi illustri, che intendono la vita soltanto come godimento; e col loro cattivo esempio travolgono e traviano
Mere il volto del predicatore indignato. ha superato. Gli occorreva essere più Ma io potrei anche aver torto. di Diego amaro e più incisivo, sia pure giovanaver
quanti sì introducono nella loro cerchia. Il roAngeli ha, comunque, il merito dosi di un’acre ironia. Il tono sentimen- manzo è una di quelle larghe e vivaci pitture seritto un romanzo mondano che nonmo-è tale di cui ha circondato Lavinia non di ambiente aristocratico e plutocratico delle fine lei soliti, ma che si propone unmodo, era il più adatto; bisognava essere meno quali l'Angeli ci ha dato altri interessanti saggi; acale e civile: il che, ad ogni pone più ed ha per nucleo una tragedia dj amore di cui cavaliere. fesce valore all'opera sua e la Ma la descrizione e la rappresentazione son vittime una grande dama e uno sfruttatore dice dei mondo elegante e corrotto sono fatte elegante e svoltasi in circostanze analoghe alla n alto di molte altre. Ciò ch'egli lella odierna generazione. aristocratica — salva l'eccezione ch'io ho posta in tragedia che due o tre anni addietro commosse mondo romano. Attraverso la selva dei ‘on potrebbe essere più vero nè osser- principio — con mano di artista infor- ilnoigran dei titoli fastosi e la caleidoscopia delle rato più acutamente: mato ed esperto. ‘Vi sono acervi di cor- riunioni elette e cosmopolite, sparge un sottile è tornata indietro « La vostra generazione. ruzione: dalle principesse che ballano il! profumo di poesia l’amore di un giovine prinHa creduto în tango ai nobili che si prostituiscono al- cipe di antica schiatta per la figlia di un mol'oro americano, dalle ragazze che conodesto professore, amore sacrificato per una î materiali dell'a Ha creduto scono ogni vizio e ogni perversità ai di- piccola viltà sull'altare dei pregiudizi. Quasi contemporaneamente al romanzo, Di e. E Dot plomatici mondani e agli ufficiali maestri he la vita fosse unicamente godimento go Angeli pubblica, ordinate in volume, le a di raffinatezze e di volgarità eleganti. E recenti lettere parigine a un giornale rotutto ciò con uno stile sobrio e soste- Sue mano. La Francia in guerra (Milano, Treves — vere molto... E siccome eta ignara e igno- nuto, non molto personale ma signorile, I quaderni della guerra — L. 2,50) è vivacemente
Rante, incapace di qualsiasi azione, ha sfruttato
e con
una
lingua varia e nostra,
sciolta
e fluida, quale ci accade di legger raramente nei romanzi. monGli Dei tramontano, un vecchioezione; * do finisce nel ridicolo e, nell'abi Lioochi nobili virtuosi superstiti, come del Un! altro volume di novelle di Luigi Pirandello, La trappola diano, Treves, 1. 8,50). hello d'Este, il protagonista morale dololo spettaco lo credo che ormai egli stesso non le fomanzo, assistono allo. loro cauna tale fecondità, imFoso ‘e volgare, contemplano la pos- conti più. Presso sta disfarsi e marcire, senza ch’essi Anzi pallidiscono i fasti dei decameroni. lo rinnova. si mondo il nulla; credo che accanto al Centonovelle la letfar sano rigrandi ncia preannu ne fra qualche anno questa corruzio è teratura italiana sarà volgimenti. Il nostro autore in questo un Millenovelle. egli seriMa in quest'ultima raccolta il Piran ‘stato veramente profeta. Quando egli veva le parole che.sto per citare, dello ci svela il significato ideale dell’opera sua: lo esprime più preciso nei singoli racconti, lo definisce rigorosa-
la parte più brutta
btatrici: si è messa in vendita».
mente nell'ultimo, da cui appunto è intitolato il volume. Il motivo non è nuovo,
si'prepara un'acqua datavola veramente
FARMACUPBA INSCRITTA NELLA DEL REGNO D'ITALIA LIRE
A.
UNA
ni
scat
)
«C., Bologni GAZZONI
rievocata nel libro, che comprende le impressioni del primo periodo del conflitto, fra il settembre e il dicembre. L'Angeli ha soggiornato a più riprese în Parigi; è stato sui campi della Marna e fin quasi sulla linea del fuoco. La minuta conoscenza di Parigi e della vita
parigina permettono allo scrittore di afferrare facilmente anche le più lievi differenze create dallo stato di guerra e di tracciare della nuova
esistenza e del nuovo spirito che anima la vi
cina nazione quadri ben tagliati e ricchi rilievo. Egli sì fa a volte interprete dei sentimenti del popolo francese fin troppo fedele, così
da
partecipare
anche
di certi
affrettati
giudizi che hanno forse un fondamento più di passione che di giustizia e che il tempo permetterà forse di rendere meno severî.
FRANGOBOLL
perchèzda un pezzo è stato affermato che 100differ. Scandinavia . ... 125 1.25\2 25 Colonie Tedesche . IT) la vita non è se non un continuo moGiappone . + «... rire; ma è affermato con una certa oriColonie Francesi . 275) D ginalità e con una imagine ingegnosa che io rinnova: «Noi chiamiamo vita la morte.... Noi ‘tutti siamo esseri presi in traps'arresta non che pola, staccati dal flusso mai, e fissati per la morte». Quando no- Assortimento completo albums, — Catalogo gratis. TORINO, A. BO. ROLAFET Vla Roma,21, ‘stra madre ci partorisce, ci chiude nella Premiata Ditta A
trappola
in cui resteremo
finchè
non
(Pezzi). MANCO. Il Bianco, col tratto, dà se. m. in due mosse. Problema N. 2294 del sig. Murray Marble Bianco : R 02, Dar, Th4, Ales: Cel. Le P.h3, 43. (8); Nero r Reb. 1 e8, AT. C b8. Cd6. Pa2, bb. 06, f6, (9). Il Bianco, col tratto, dà sc. m. în due mosse. Problema N. 2295 del sig. K. E Rg8. 1'h8. Ce. Og4. Ped. (5). Re7. Abb,
CS.
0Pd7. e6.
£7. (6).
Il Bianco, col tratto, dà sc. m. în tre mosse. Dirigere le soluzioni alla Sezione Scacchi dell’ Illustrazione Italiana, in Milano, Via Lanzone, 18. Mali, disturbi recenti; cronici di
CUOR
quarionono col CORDICURA OTT. CANDELA ji FAMA MONDIALE: In tutte le farmacie. Opuscoli gratis. INBELVINI e O., via 8. Barnaba, 12, 0.
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Così diceva a me bambin la Nonna, allor che mi spiegava quanto danno fece all'umanità la Prima Donna quando del serpe non scoprì l'inganno: Eva era buona come la Madonna, e dopo il fallo suo tal ebbe affanno, che con foglia di fico fe’ sua gonna non essendoci allor stoffa nè panno. Non ti stupir se d'una foglia sola coperta Andava ;avea quel grosso fico le foglie larghe come le lenzuol: OI fossi tu vissuto al tempo ar di Noi era più grossa la nocciòla, ei Grappoli, 0 mio bimbo, non ti dico!. Leopoldo Trulla. Inversione di frase.
PRO PATRIA!
Now io son degno ricordarvi ancora Con altezza di rima e di pensiero; Tutta chè in voi l'antica fiamma onora ‘Tragge d'un culto il simbolo «primiero. Con Voi, l'Italia i suoi destini affiora, Vittime sante di crudel straniero, Speri, Bassi, Canal e Scarsellini, i Sia gloria a Voi dal Mare agli Apennini! è
Non mai nelle vicende turbinose, Com'oggi, fulse più sacro e tenace Quell'ideal, che soffocò e scompose Barbaramente l'Aquila rapace, Questo, per Voi germogli e con le rose i neri spalti che vi diéro pe Apoteosi d’amistà e d'amore, Risorgerà Trieste al ‘Pricolore ! Carlo Galeno Ci Spiegazione della sciarada del N. 12°
PIZZI-CAGNOLO.
cathi, E a mes: Perquanto riguardai ginochi, eccetto por gli#40" rivolgersi & CORDELLA, di Wabio Pagano,fo.
L'ILLUSTRAZIONE Anno XLII. - N. 13, - 28 Marzo 1915.
ITALIANA
B&
la proprietà artist
Per tutti gli articoli e i disegni è riservata
INTORNO
Copyright by Fratelli Tre
Centesimi 75 il Numero (Est., 1 fr).
a e letteraria, secondo le leggi e i trattati internazionali , March 28th, 1915.
‘ALLA
FORTEZZA
arresasi
ai russi dopo cinque mesi d'assedio.
AUSTRIACA
DI
Un convoglio di feriti nelle strade della città.
PRZEMYSL
(Archivio fotografico di Vienna).
L'ILLUSTRAZIONE
in vacanze. I discorsi di Salandra e IA Le dai cora: Gli scritti di Salandra e gli affoni se zolini. La resa di Przemysl Hedin LUTEAZ menti nei Dardanelli. Sven
a. Una conferenza di Gu.
bando in Inghilterr I gdr se ini di glielmo Ferrero sulla Guerra. e la 'asqua: Francia e l'avv. Re. Il pane unico
Pasna e poi Fra otto giorni avremo la nche 2 Pasqua ci SEESIOLAgnA o JaGar i Rice un telegramma dalla sanguinosa dna i « combatte csì dic Carpazi ra dei primaveri e Voto da una splendida stagione in vacanza E la nostra Camera è andata Si;cioè un due settimane prima di Pasqua = si riunirà consueto del presto più poco dico io — cioè
sole, pare,
nirà,
al 12 maggio — se
tardi del solito.
Filippo
Reati
di ‘orso queste ha criticato con lungo, acuto prolungate, conSuo, vacanze troppo, a parer dello statuto, trarie allo spirito e alla lettera ora? alla lette Ma cosa si può maiprendere poco tempo Non ha egli stesso, il Turati, detto, « or
E fa, in un comizio di neutralistilettera l'inno dei bisogna prendere troppo alla a— è vero — lavoratori » ? La Camera italian pibigiu Zion è stata in questi due mesi molto
e, e gliene va data di quanto potevasi opreveder di ripetuti voti di fic Mo
,come ministri, Salandra, è appunto questo al prorogarsi
rate dalla propaganda tralisti o interventisti
della Camera : «JI governo non intende affatto governare senza il Pari&mento. Se il governo ha proposto vacanze alquanto più lunghe del consueto, si è perchè sente
eccessiva, nè in un senso, nè nell'altro; pensa,
egli l'ha espresso lunedì sera,
il dovere di concentrare
tutta la sua attenzione sui
della poproblemi così della politica interna come LX zionale. i itica cn rurati ha detto, a proposito della politica disocdella incubo sotto è interna, che il Paese
Certamente, cupazione, della carestia, dellanon fame. li esageriamo! Le fel Paese vi sono disagi, ma alla vesagerazioni, non solo non sono conformi all'estero , ma ripetute fuori di qui, ripetute possono rendere il Paese meno saldo e forte di
fare Fhello che esso non sia. Il governo ebbe a quali nella seduta del 3 dicembre dick arazioni alle non aver il governo ha petutamente dichiarato di ed il gonulla da aggiungere e nulla da togliere; dalla verno ha avuto ripetute attestazioni di fiducia Camera. In questo momento la fiducia non può essere che generica. Aver
fiducia
vuol dire lasciare
libertà d'azione al governo. Qualunque governo questo debba reggere il Paese in questo momento, Scaltro. ha bisogno della più completa libertà d'a-
comunione zione. L'on. Turati ha detto che occorre io credo che di spiriti fra Parlamento e governo. E tutela dei legitcomunione di spiriti vi sia per la
fimi interessi e delle giuste aspirazioni del Paese». accolgono (Calorosi applausi su tutti î sibanchi astengono, anzi
queste parole. 1 socialisti soli
lode. Ha confortat
protestano vivacemente). Nè soltanto Salandra ha dette cose chiare
nella grav per l'atteggiamento dell'Italia presente — e sima situazione internazionale a, e ogni si
di congedo momentaneo:
Guenione: so le il governo, gli ha votato tutto indi Fieie: ha chiesto di votare, non ha avute ChE SCOSa il gosapere di pretese eccessive DE 15 era, verno sta elaborando per la _po! è stata patriottic
tale discrezione
stata, Ho discrezione pretenziosa sarebbe non avrebbe vana, perchè il governo capisce. Non è mentre si sta © reggio va a
che si tilliando, discutendo, trattanindo mente di fare
e giuste; ne ha dette anche il presidente discorsetto della Camera, Marcora, nel suo
«Non ho che un desiderio, quello di tornare qui
a riprender ‘e alacremente con tutti voi il nostro lavoro, speram do che in questo periodo abbiano a farsi sopra minori, anzi a cess are le esercitazioni rettoricheguerra, e non
intervento,
guerra
e non
anche contro le intenzioni 2 altre cose simili, che deprimono lo spirito pubSi coloro che le fanno, Lasciamo in pace il nostro
intervento
blico. (Approvazioni). soi ABbmo tiraes- popolo, diefnpila; il quale, costituitosi appena da cinquanabbi in nazione, conosce da sè, ne sono persuaso, e quest'altre pratiche».E possono ‘cin
piazza: «noi abbiamo
queste
nei quali a chi 2OvcnA pecore
servi momenti o a Tonon le di non essere esposto nemmen È Racegzlimento, indiscrete. Quindi pazie dei presidente fiducia.
Il concetto
chiaro del
IONE È APERTA L’ASSOCIAZ pel secondo trimeste dell’
Illustrazione
NA ITALIA (estero, franchi 13).
per L. 9,50 LA i)
Magg. V. B'smarek. (Fot, Geb, Haeckel).
L'Imperatore Guglielmo al qual rtiere generale a Vouziers in Francia.
CORRIERE:
un poco più
L'Imperatore,
Jen. V. Einem.
Principe Eitel.
Gen. Lindenquist.
ITALIANA
FANTERIA grande
/ favo. la a colorii della
> la settima verrà unita So dell'esercito italiano, che ca prossima. al numero pasquale di domeni
i propri doveri, e saprà in qualsiasi circostanza adempierli ».
Benissimo!... La si faccia finita, una buona
volta, davvero, con tante miserevoli pubbliche diatribe. Anche l’altra sera, attorno al
monumento delle Cinque Giornate — in verità, che bella, che degna commemorazione!
— vi fu un odioso pugilato fra interventisti fanatici, rivoluzionari, e neutralisti intrans
con violenze bestiali, e col solito in-
genti, tervento di carabinieri e di soldati. È proprio questa l'ora perchè carabinieri e soldatisdebbano essere impegnati nelle viee nelle piazze a separare i contendenti; o a difendere i municipii assaltati da turbe ignare ed incoscienti eccitate dai mestatori col pretesto del caro vivere e della mancanza di farine o di pane? Nell'ora di così alta e degna preparazione morale e materiale è verosimile che carabinieri
e soldati debbano anche affrontare la guerra di ciabatte delle donne di Chioggia esaspe-
dei rivoluzionari
Il vero paese non è con
nessuna
neu-
corrente
prepara, e aspetta — ma è stanco di queste perturbazioni, che certi partiti, eccitano, e certi prefetti lasciano troppo facilmente arrivare alle forme più acute ed odiose. Speriamo
che
basti
con
tante
esagerazioni
come Salandra ha ben detto. * Di lui ora sono in voga i discorsi;
—
gli
scritti. Un volume ne uscì poco tempo fa, presso gli editori Treves: era, fra discorsi e scritti, una scelta fatta da lui stesso, riaffermante così, nella piena coscienza della sua volontà, il programma fondamentale del classico partito liberale italiano. Un altro volume
ne è uscito ora, presentato da un amico, un degno amico di lui, la bell’anima onesta, sem-
pre giovine ed infervorata di Giustino Fortunato, senatore. Nulla è in questo nuovo volume che già sia apparso nell'altro. Non sono in questo che tredici saggi, su argomenti di Politica, di Legislazione e di Storia. volumi si completano, e da entrambi
gono
la mentalità,
I due emer-
lo spirito, i pregi di in-
telletto, di animo e di cultura, il pensiero del primo dei Meridionali di terra
ferma, al
quale sia toccato l'onore, e l’onere, in momenti gravi come non mai dal 1861 ad oggi,
di stare a capo del governo della nuova Italia. Giuseppe Prezzolini, un critico tutt'altro che
facile ad accontentare, trova che questo nuovo. volume non ricorda — e forse ha ragione—
che il Salandra 72/770” in un momento in cui l’Italia si aspetta il Salandra 24707; ma sono
argute e giuste le riflessioni che Prezzolini fa sull’ascensione di Salandra, dal quale ora tanto l’Italia aspetta. C'è tutto un nuovo libro. che scaturirà dalle cose, nelle quali Salandra è stato impegnato ed ora è preso. «Come Salandra sia riuscito a soppiantare Giolitti — dice Prezzolini, — per riuscire ad uno scopo antigiolittiano, quale sarebbe la restaurazione
del partito conservatore (liberale, aggiungo io) e senza retrocedere di fronte a crisi, ad aggiramenti, a tentativi di imposizione, ora concedendo e patteggiando i silenzi, ora minacciando rappresaglie, qui agitando la bandiera della concordia nazionale, là toccando nel
vivo i focolari del malcontento parlamentare suppurati intorno agl’interessi personali feriti, rimpastando i ministeri in base a calcoli di settore, modellando i discorsi sulle infor-
mazioni venute dal campo avversario — questo sarà il vero libro da scrivere
sopra Sa-
landra » —
in cui le
fino al giorno
almeno,
aspirazioni nazionali legittime dell’Italia saranno state finalmente soddisfatte. Questo libro non può essere messo insieme e completato che da Salandra stesso — «l’uomo, cioè — come Prezzolini ben dice — che, avuta in mano l’Italia, disorganizzata nell’e-
L'ILLUSTRAZIONE sercito, svaligiata
nelle finanze, con
una
Ca-
mera malfida, con un paese indisciplinato,
trovò di fronte al più formidabile urto di forze
che mai la storia abbia prodotto,
ed in que-
sto ha il compito, di cavare il massimo ren-
dimento ed onore per il proprio paese ».
Questo l’Italia aspetta, deve aspettare con
calma e fiducia da Antonio Salandra. * Frattanto
continua
a
scatenarsi
con
tutto
il suo maggior furore la guerra. Gli aereoplani francesi ed inglesi bombardano le opere tedesche ad Ostenda ed i pacifici asili infantili a Schlestadt, in Alsazia; e i mastodontici Zeppelin teutonici corrono a lanciare bombe sull’affollato porto di Calais e sulla sempre curiosa e ridente Parigi. Le corazzate inglesi e francesi persistono nell'opera difficile di superare e penetrare i Dardanelli, fino a Costantinopoli, mentre dalla parte opposta, dal Bosforo, si avvicina cautamente la squadra russa; e nei Dardanelli affondano, più per l’insi delle mine turche che per la violenza delle artiglierie, tre corazzate assalitrici — la Bouvet, francese, l'’/rresistible e l’Ocean,
britanniche — ed altre si ritraggono malconcie.
La Bouvet ha affondato in meno di tre minuti, con quasi seicento uomini di equipaggio, portando nelle profondità dei Dardanelli le tavole di bronzo che ricordavano, sul suo bordo, i discorsi apologetici pronunciativi, nel 1893, dallo Czar Alessandro II e dal presidente Carnot, esaltanti l'alleanza franco-russa, che, dopo venticinque anni, è ora alla sua gran prova terribile, Di questa gran prova è episodio saliente la resa della fortezza austriaca galiziana di Przemysl, dopo sette mesi di assedio, nel quale erano impegnati 200 000 russi. duca austriaco Federico, comandante
L’arciin capo
dell'esercito austro-ungarico, dice: «la difesa di Przemysl rimarrà in eterno una brillante pagina della gloria del nostro esercito ». I cannoni che difendevano Przemyslerano 2500; la guarnigione contava 170000 uomini con
5500
ufficiali:
ne sono
stati uccisi
in sette
mesi 30 000, feriti 25 000, prigionieri ora i rimanenti 120 000 e la fortezza si è arresa per fame! Queste cifre spaventose per una sola fortezza!.., Appena cinquant'anni fa erano le cifre
totali di tutta una gran guerra!... Una statistica, non so quanto attendibile, pubblicata dal Bo//ettino della Croce Rossa Sviz-
zera, dà peri primi sette mesi di guerra otto milioni e mezzo di uomini fuori di combattimento, in tutto il mondo, con un milione e duecentomila morti all’incirca !... Poi vi sono gli aspetti nuovi di questa guerra anche in rapporto alla popolazione civile. La settimana scorsa i russi presero Memel, all'estremità della Prussia orientale, sul Mar Baltico. Ora i tedeschi hanno ripresa quella città, non solo, ma si sono spinti fino a Krottingen, in Russia,
e vi hanno liberati 3000 abitanti di Memel, che
i russi avevano
trascinati seco. Vi sono for-
me d’odio, che dianzi non si erano viste. A Marsiglia è morto un vecchio signore di ori-
gine tedesca, ed ha lasciato
alla pinacoteca
di Francoforte un Canaletto — le autorità francesi hanno colpito il quadro di sequestro! Sven Hedin, il celebre esploratore svedese
dell’Imalaja, nel ritorno dal suo viaggio me-
raviglioso nell'Asia centrale fu considerato in Inghilterra,
degnamente,
come
un eroe della
scienza e gli furono conferite due medaglie d'oro dalla Reale Società Geografica di Londra, le Università di Oxford e di Cambridge lo proclamarono dottore, il governo inglese gli conferì la commenda dell'ordine dell’ Impero indiano. Ebbene, martedì serà la Reale Società Geografica di Londra, lo ha solennemente «espulso» da membro onorario della Società Reale, ed un giornale inglese rileva, a giustifica-
zione di questa espulsione, che Sven Hedin,
da quando è incominciata la guerra, non ha mai cessato di disprezzare la Gran Brettagna e di essere l’interprete in Svezia della stampa germanica “ed ‘una specie di Enver-bey svedese!... Come è noto, Sven Hedin teme per la penisola”scandinava il pericolo russo. Ma è mai possibile che l'umanità possa durare
per
una
lotta
così
ITALIANA
N ù bai
lunga e difficile. Questi
ultimi mesi vedranno la fine. Auguriamolo!. È l'augurio
che
ha
Guglielmo
Ferrero,
ranti,
attribuite
fatto, a Firenze,
anche
nella sua bella confe-
renza «su le responsabilità della guerra e le speranze della pace». Facendo egli una sommaria psicologia delle nazioni belligeha
alla Germania
tutte
‘le
responsabilità dell’attuale conflitto, dal quale, a meno che un miracolo non lo salvi, 1’ Impero tedesco, ansioso di egemonia, sarà fiaccato per lungo tempo. Verrà la pace, allora, e con essa un periodo nuovo di vita profondamente influenzato dalle idee che hanno condotto gli alleati ad opporsi al cammino irruente
del
pangermanismo.
L'autore
del
ben noto dialogo 7ra i due mondi ha tratto dai nuovi ultimi fatti la riconferma delle sue idee per quell'avvenire di pace e di lavoro che tanti conferenzieri invocano nelle loro conferenze innumerevoli.
Tutti
parlano, tutti rievocano, tutti invo-
cano; e sia che si tratti di commemorare Alessandrina Ravizza, come fece domenica scorsa
Ada Negri,
sia che si tratti dei canti dell’a-
nima popolare italiana, come ha fatto davanti
alla regina Margherita a Roma Gino Cucchetti, sia che si tratti di rimettere nella sua vera luce Napoleone III come si è assunto Alfredo Panzini al Circolo Filologico, qui a Milano, tutti invocano il ritorno della civiltà nelle maggiori soddisfazioni della Pace. Però la Società Internazionale per la Pace, con tanta significazione del suo titolo, viene ora, anch'essa, ad invocare l’azione dell’Itàlia. Io non dico, in via assoluta, che l' Italia non debba agire, se altrimenti non possa conse-
guire il raggiungimento
dei
proprii
fini na-
potrà venire
la pace.
dalla
guerra soltanto
cennato a dissensi tra il colonnello lemiche, che d'altronde non
e non potrebbero comunque
menomare
pagina di eroismo scritta dai volontari
nelle Argonne.
la bella
garibaldini
«— E sui combattimenti che cosa può dire? «— Io non ho partecipato ad alcun combattimento perchè giunsi sul fronte tre giorni dopo da che l’ultimo era ayvenuto. So però, per notizie precise assunte, che il primo scontro, per deficenza di preparazione, fu un inutile per quanto eroico, spreco
era pronta per un successo,
piere il rigoroso dovere, non dico che sia solo
— no — ma è sempre primo il capo dello Stato. La mattina del 22 marzo, a Roma, nella Reggia, in seguito a un ordine espresso
dal Re, ai Principini per la colazione fu por-
tato il pane scuro di munizione. Il Principe Umberto e le Principesse Jolanda, Mafalda e Giovanna fecero ottimo viso alla novità,
specialmente perchè, come disse il Principe, quello era il «pane dei soldati ». Anche in Vaticano
fu
mangiato
da
tutti i quasi
cin-
quecento abitanti il nuovo pane di tipo unico. Anche il Papa l’ha mangiato, non avendo voluto che gli venisse confezionato altro pane espressamente. Evviva dunque il «pane unico» — o, meglio ancora — il pane unificatore degl’Italiani. È una bella forma eucaristica del sentimento nazionale!... E col pane unico, buona Pasqua! Spectator.
IL PROFESSOR
di sangue. Gli altri due, quelli cioè del 5 gennaio
LORINI,
nuovo sindaco di Pavia,
Nelle recenti lotte amministrative, non solo città grandi come Firenze hanno visto ritornare i costituzionali liberali in Municipio, ma anche città’ meno
importanti per popolazione numerica, tnà non meno importanti per tradizioni intellettuali, storiche, politiche ed amministrative, come Pavia, come Brescia, come Vercelli. Le nuove amministrazioni liberali si sono insediate fra la soddisfazione generale, animata dal desiderio, dal bisogno di veder ristabilito un buon andamento amministrativo. Questi
non mancheranno certamente. Il loro ristabilimento
furono una vittoriosa afferma-
a Pavia — per esempio — è affidato ad un uomo
quistarono tre trincee e si fecero molti prigionieri tedeschi e nel terzo comandato dal valoroso Longo
da quindici anni professore universitario, ed è autorità conosciuta in Italia ed all'estero — il profes-
e dell’8 e 9 gennaio
zione del nostro corpo, poichè nel secondo si con-
i garibaldini conquistarono il terreno poco prima perduto dalle
truppe
francesi, oltre 1500 metri, e
ricacciarono i tedeschi nelle loro primitive trincee.
Fu questo un episodio
magnifico, giacchè i tedeschi
erano 7000 e i garibaldini soltanto 600: i 600 componenti il 2° battaglione ».
L'avvocato Re è, a parer mio, un reduce
ramente,
egli,
nero, un giorno di pesci!... Però è vero quello che io, in Italia, vado notando e dicendo da un bel pezzo. A com-
Peppino
gioverebbero a nessuno
non
potrà più durare a lun-
al pane
Garibaldi ed i suoi volontari: «— Non credo sia questa l'ora di fomentare po-
dice
French, pre-
vede che la guerra non
ne rive-
Dunque i Garibaldini, in Francia, sono stati definitivamente sciolti, e i reduci sono qui tra noi. Il buon avvocato Ernesto Re, mite anima di mazziniano idealista «e romantico, non immune da lievi peccati letterari e drammatici, era andato anch'egli, sotto lo stimolo delle più nobili idealità, a servire la libertà latina in Francia, e risponde, a chi gli ha ac-
rapido
inglese in Francia,
sir John
veduti — e se
Sir Edward Grey dice che questa dovrà essere l’ultima guerra del militarismo prussiano — che dal 1815 ne ha imposte quattro. Contentiamoci che sia l’ultima, per un secolo, e sarà già molto. Per dopo provvederanno i posteri e il buon Domeneddio!...
go. La Germania,
mo
sono
* E il pane unico, il «pane nero », il pane «da soldato » chi l’ha veduto?...: Qui a Milano, cred'io, finora nessuno. I fornai avevano grandi provviste di farina bell’e abburattata secondo i vecchi tipi, e fino all'ultimo di marzo potranno continuare nei vecchi tipi di pane. Ma il primo d'aprile, non sarà, quanto
zionali. Il governo ha voluto appunto «libertà d'azione» per questo. Ma noto la singolarità del voto di un sodalizio che si intitola, da venti e più anni, « per la pace». Votò per la guerra di Libia, rompendola coi pacifisti di tutti gli altri paesi, ora vota per l’azione dell’Italia. Sia pure che abbia ragione, ma andando avanti così, potrà intitolarsi «Società per la guerra» sebbene sia vero che
raro: ritorna e dichiara di non avere partecipato a nessun combattimento, e di non avere fatto altro, tutto il tempo, che sbrigare la corrispondenza del comandant I motteggiatori socialisti gli dicono: «o se era per scrivere delle lettere, non potevate rimanere a Milano a scrivervi le vostre?... Io gli dico, senza ironia: Uomo aureo, ben tornato. Tornare dalla guerra e dire: /0 non ci sono stato è virtù rara. Il miles gloriosus è figura antica; ed ho conosciuti anch'io dei reduci clamorosi, assicuratisi buoni
ancora a lungo in tanto accanimento di popoli Il generalissi-
mitte. Se ne
dranno!...
posti, pur non avendo veduto in guerra, vealtro
fuoco
che
quello
delle mar-
che di scienza della finanza
sor Lorini,
e diritto finanziario è
che il consiglio comunale
di Pavia ha
eletto nuovo sindaco liberale. Il prof. Lorini, da anni
consigliere provinciale di Montalto Pavese, risiede abitualmente nel Castello di Mornico, da lui mira-
bilmente restaurato con grande senso d’arte. Egli,
degno allievo dell'illustre veronese senatore Angelo Messedaglia, ebbe dai governi di Rudinìy Zanar-
delli, Sonnino, Luzzatti, incarichi per missioni di
studi in Austria-Ungheria, in Germania, nel Belgio, in Russia, fino nell'Argentina, in Persia, nel Giappone, e ne ritornò pubblicando apprezzate relazioni.
Pavia è ora tutta lieta e fiduciosa per l'assunzione nn ire ifi i IOÌ Col 1.° maggio 1915 verrà apertà in Néuhausen
all’alta magistratura civica di così distinto cittadino. il nuovo rhof).
Istituto Rhenania Lo
stabilimento
posto,
(già Hétel Schweizein ‘una
incantevole
posizione con splendido parco, dirimpetto alle cascate del Reno, sarà senza dubbio una magnifica casa di educazione. Il piano d'insegnamento comrende: scuole elementari, secondarie e ginnasiali; e ultime con preparazione all’Università, alle Scuolé tecniche superiori, al Politecnico, ecc.
COMESSI
LUSTRAZIONE
ITALIANA
COMBATTE
NEI
CARPAZI.
< 19 1mina “Soli
Una trincea.
(Fotografie Strazza).
L'ILLUSTRAZIONE
COME
I bastoni degli sci servono per appoggioai fucili.
SI
COMBATTE
TRA
ITALIANA
LA
NEVE
Su DaRo,
DEI
VOSGI.
Pattuglie di alpini tedeschi nelle uniformi bianche che li rendono invisibili nella neve. Esploratori tedeschi sugli sci.
(Fot: H. Hoffmann),
ITALIA
L'ILLUSTRAZIONE
258
una delegazione apostolica. fu nominato
Così, nel 1884 l’Agliardi
arcivescovo
di Cesarea e delegato in
missione diplomatica nelle Indie orientali, dove per quattro anni rappresentò la Santa Sede. Fu il primo
gradino della scala prelatizia e diplomatica da lui così brillantemente percorsa. Egli seppe condursi
con tatto e con fortuna, onde fu poi richiamato a Roma, e quando il suo protettore mons. Galimberti fu mandato,
Agliardi
clesiastici
nel 1887,
fu nominato
straordinari,
nunzio a Vienna,
segretario
importante
degli
esso
Affari
dicastero,
ec-
che
allora non era ancora stato assorbito dalla Segreteria di Stato. In tale ufficio perfezionò la sua coltura diplomatica; tanto che nell' 89 fu mandato
‘a Monaco di Baviera, e nel 1893 Nunzio a Vienna. Fu questo di Vienna il periodo più interessante della sua vita, poichè in quell'epoca, nel 1895, si trattava
d’instaurare in Ungheria il libero esercizio delle confessioni religiose e di mettere quindi la religione israelitica nel novero delle riconosciute dallo Stato.
Il Nunzio si recò allora in Ungheria per una specie delle principali sedi vescovili, tenendo qua e là discorsi religiosi. Vi fu per ciò una interrogazione alla Camera Ungherese ed il presi-
di ricognizione
dente del Consiglio l’Agliardi per avere
Banfiy, rispondendo, biasimò sconfinato dalle sue compe-
il cardinale
nobile famiglia
conte
necessaria un'iniziativa di Go-
in cui più si accentuava la corrente cristiano-sociale
AGLIARDI.
Antonio
e piccolo-borghese capitanata da Carlo Lueger e
Agliardi,
ferveva la campagna
di
bergamasca, è morto in Roma, il
19 marzo, soggiacendo all'insistente catarro bronchiale, che da due mesi erasi acutizzato e che alla sua età — era nato il 4 settembre 1832 in Cologno
al Serio — non lasciava speranze. Mostrando da giovine molta prontezza d'ingegno, l'A; aveva frequentato con onore il ginnasio ed il
nel seminario
diocesano
fino i
di Bergamo, poi era an-
dato a compiere gli studi ecclesiastici a Roma. Tornato in patria, rimase sei anni nel seminario come profes: poi per dodici anni resse la parrocchia' di Osio Sotto. Chiamato a Roma nel 1877, vivo Pio IX, come minutante di Propaganda, si re noto anche come giornalista, per la cronaca sett manale sulle questioni cattoliche, da lui abitualmente compilata per il Morifeur de Rome, diretto
da mons. Galimberti, che lo raccomandò vivamente a Leone XIII quando esso papa istituì a Bombay
contro il capitalismo interna-
zionale e contro i liberali anticlericali, che dirige-
vano la cosa
Trovanelli, una
letterature classiche e moderne, e specialmente dell'inglese; carissimo al Carducci, al Finali, apprezzato e ricercato, quando
da
uomini
D'Ancona,
come
capitavano
Teodoro
Benedetto
in
Mommsen,
Romagna,
Alessandro
Croce; notaio stimatissimo; e
per anni riordinatore degli studii, delle Biblioteche
e raccolte artistiche, e dell'archivio notarile e storico, del quale era conservatore nella sua città. Fondò e diresse per molti anni il giornale liberale settimanale // Cittadino, polemizzandovi con acu-
tezza, e prodigandovi articoli di grande pregio storico;
pubblicò ricercate monografie su Piezro Mami
e il Foscolo, su Vincenzo Caporali e i processi del 21, sul dottor Filippo Amadori e le cospirazioni romagnole, sulla Storia di Cesena nelperiodo
Cisalpino; aveva dato ora alla luce un volume veramente ponderoso, le Memorie politiche del conte
Eduardo Fabbri (Roma, Bontempelli, 1914) lavoro
pubblica. Tale movimento parve sol-
stiano-sociale
ebbe
Roma nel 1879, tornò nella sua Cesena, dalla quale non
volle mai distaccarsi. Avesse acconsentito a in un più grande centro avrebbe certo
notevolmente
emerso
per le belle
qualità del suo
ingegno, per la sua costante operosità e per la sua varia e solida cultura. Aveva appena 59 anni. —
Un notissimo pittore inglese, uno degli ul
superstiti del famoso preraffaelismo inglese, era Walter
Crane, morto a Londra la sera del 16 mar--
zo. Buon pittore
miniaturista era stato suo padre,
tanto antisemitismo; ma ebbe origini complesse ed una base essenzialmente economica. Il partito cri-
Tomaso ; si formò Walter alla scuola paterna, poi studiò presso il rinomato incisore Linton. Il pubblico lo conobbe e lo apprezzò molto, da prima per
suo protettore e l'alimentatore della sua anima re-
le sue illustrazioni di libri per ragazzi, dalla fiaba della Cenerentola, fino alle favole del Grimm, rive-
allora
nel
Nunzio
Agliardi
ligiosa e l'Agliardi contribuì validamente
il
alla fon-
dazione del Reichspost, organo cristiano-sociale, più tardi molto italofobo.
Nell'occasione della solenne incoronazione dello Zar Nicolò II, l'Agliardi fu inviato straordinario
del Papa a Pietroburgo: fu il termine
della nun-
ziatura. Il 22 giugno del 1896 fu creato e pubblicato cardinale; ebbe poi la diocesi di Albano. Molto fu detto, anni sono, sui rapporti che il c:
dinale ebbe con Romolo Murri, nel quale. forse intravvide un apostolo di quella democrazia cristiana che egli a Vienna aveva protetto in Carlo Lueger. Il Murri allora era a Roma, ma senza un
ndo egli grande e fine senso decorativo ed una prontezza di assimilazione e di riproduzione inesauribili;
onde
illustratore
rimase
anche
quando
si
diede a dipingere quadri in gran numero, a'modellare gruppi e bassorilievi. Le opere maggiori le diede nei primi tempi della sua carriera: Amor omnia vincit (1875), La nascita di Venere (1877), un
capolavoro
di idealistica
phone (1878), poi dieci
inspirazioné,
Perse-
anni dopo, notevolissimo
Europa. Ed altri lavi suoi intitolò la Corsa delle Ore, San Giorgio e il Drago, il Ponte della Vita, La Verità e il Viandante, Il Falciatore e il De-
bata dalla di lui vivacità di polemista
operoso —
gli aveva
si allonta-
stino. Espose ripetutamente a Venezia, dove l’opera sua suscitò discussioni anche per la molteplicità e suddivisione significativa di titoli, che egli soleva
sale, ebbe un'idea ardita nominando l'1 gennaio 1899
acquarellista e un ricordevole saggio egli ne diede
incarico fisso, e l'autorità ecclesiastica — forse turnasse.
TmmACOPEA UFFICIALE
l'avv. Nazzareno
svolgersi
meno
A Vienna l'Agliardi si trovò anche nel periodo
—
A Cesena
questi parve
spiegazioni fra il Vaticano ed il Governo imperiale. Cardinale conte ANTONIO
_
delle più caratteristiche personalità della Romagna:
buon giurista, giornalista vivacee dotto; ricercatore e scrittore di memorie storiche patrie, cultore delle
nel quale tutte le sue qualità di coordinatore, di critico, di acuto pensatore patriottico ed indagatore eransi rivelate ancora maggiormente. Laureatosi a
verno contro il Nunzio e tutto finì quetamente con
Una delle personalità più notevoli del Sacro Col-
per l'Italia.
tenze e chiedendo che il Kalnoky, capo del Governo imperiale, agisse per via lomatica contro
di lui. Da ciò polemiche e complicazioni, mentre Kalnoky venne sostituito da Golukowsky e con
legio
nel passato, le sue idee erano piuttosto intransigenti, mai separò l’amore per la Chiesa da quello
fatto
capire
L'Agliardi, che
che
l'aveva
desiderava
sovente a commen-
il Murri suo segretario particolare.
In tale guisa don Murri poteva rimanere in Roma, e vi rimase indisturbato per qualche tempo e l’A-
gliardi lo mise in buona
ia del cardinale Gasparri,
attuale segretariodi Stato, e del cardinale Rampolla. Però quando l'Agliardi venne chiamato al posto di
cancel! iiere di S. R. Chiesa, vacante per la morte del ale Parrocchi, acconsentì a separarsi dal Murri, al quale venne
data
una
catte:
dare ai suoi lavori.
Il Crane
fu inoltre
eccellente
a Torino nel 1902 a quella gran mostra internazionale d’arte decorativa. Egli fu un ardente apostolo del
rinnovamento
estetico
della
decorazione mo-
derna, e tipici sono i suoi cartoni per tappezzerie e per vetrate, isuoi mosaici, i suoi stucchi in gesso colorato e le ceramiche
e le rilegature
ed
le caricature, ammiratissime. Aveva 70 anni.
anche
7
di professore nel
seminario di Narni. Da allora peròi rapporti fra don Murri ed il cardinale Agliardi si andarono raffreddando fino a cessare completamente.
L'Agliardi era uno dei cardinali più considerati nel mondo diplomatico. Egli aveva conosciuto a Monaco di Baviera il signor Barrère, attuale ambasciatore francese presso il Quirinale, e allora ivi mi-
nistro plenipotenziario di
Francia, e da quel tempo
datavalo i loro rapporti di stretta amicizia. Durante il pontificato di Pio X, in
di una
circostanza
l'Agliardi fu in grado di rendere servigi alla Fran-
cia, mentre si agitavano le questioni che condussero
poi
alla
denuncia
del
Concordato,
la quale
credesi sarebbe stata certo evitata se il Vaticano di
Pio X avesse ascoltato i consigli di moderazione dati dall'ex-Nunzio di Vienna.
Anche in Inghilterra l'Agliardi godeva considera-
zione.
Dalla
e per
l’amministrazione
sua
residenza
in
Bombay
l'Agliardi
aveva riportato viva ammirazione per l'Inghilterra britannica
aveva visitato minutamente
tutto
dava poi il Governo inglese, grande libertà che quel Governo
delle Colonie:
l’Indostan, e lo-
sopratutto per la assicura ai cattolici.
Per un complesso di circostanze, l'Agliardi sitro-
vava in ottime relazioni con le tre Potenze dell’In-
tesa, e nello stesso tempo — essendo stato Nunzio in Baviera
e in Austria
—
era tenuto in grande
stima anche dai Governi degli Imperi centrali. Quanti conobbero l’Agliardi, notarono sempre in lui due tratti caratteristici del suo
temperamento;
una grande conoscenza del mondo politico di Roma
| e un fervido amore per l'Italia Non vi fu mai negli ultimi tempi cardinale
di Curia di sentimenti più
patriottici dell’Agliardi; al principio della guerra europea si mostrò
molto
preoccupato
della parte
che avrebbe avuto l'Italia nella presente conflagrazione, e deli'avvenire del Paese.
NEVRASTENIA-ISTERIA-IPOCONDRIA
ida perlUnlneorotcoPebiovanmi:
E nemmeno
quando,
La bellezza, arma di dominio. Tutto quello che esalta il fascino della car-
nagione aflila e tempera la più valida arma di dominio e di supremazia della donna.
Per divenir bella, cingersi di quell’aureola che soggioga
l’uomo
più
insensibile, giova
l’uso assiduo e costante della Crema Nutro.
La Crema Nutro ha questo di caratteristico, che non si arresta alla superficie della pelle, ma si addentra nel lume dei dotti glandulari, e attraversatene le parti, per endosmosi, raggiunge il protoplasma cellulare.
La tensione delle membrane di migliaia di cellule determina la tensione della zona di tessuto che da quelle cellule è costituita, donde freschezza di carnagione e graduale sparizione delle rughe. La Crema Nutro conferisce alla carnagione una turgescenza sana e giovanile, fine e vellutata.
THE WALDORF ASTORIA CRESUS PERFUMERY
PAST in più.
Agente Generale : > MANTOVANI, via Correggio, 16, MILANO
L'ILLUSTRAZIONE
BELGRADO
DOPO
LA
BREVE
Come i serbi ritrovarono
ITALIANA
OCCUPAZIONE
259
DEGLI
la loro capitale dopo l'occupazione
austriaca.
AUSTRIACI.
(Fotografie Press Agency).
260
L'ILLUSTRAZIONE
ITALIANA
LE CORAZZATE DEGLI ALLEATI AFFONDATE NELL’ATTACCO AI DARDANELLI. po
LA
GRANDE
GUERRA.
Nel settore anglo-belga-francese.
Da questa parte sono continuati, dal 14 al 21 marzo, i movimenti di avanzata
Dixmude; la
dei belgi sull’Yser ed oltre
resistenza degl'inglesi dopo il successo
di Neue Chapelle; e la resistenza dei francesi nella Champagne, malgrado gli ostinati bombardamenti tedeschi contro Soissons e contro quella povera Reims.
A nord
di Verdun il 19 i tedeschi hanno
avuto qualche successo. Il 20 i francesi nei Vosgi perdettero il grande ed il piccolo Reichakerkopî,
ma il 21 ne ripresero parte. Dirigibili tano
‘“ Zeppelin,,
ten-
di bombardare Parigi.
La domenica
di Passione del 1915 — 21 marzo —
sarà ricordata
dai
Parigini
nell’avvenire
come
il
giorno del bombardamento improvviso da parte di quattro — o meglio — due dirigibili Zeppelin, provenienti dalla direzione di Compiègne e seguenti la valle dell'Oise. Gli Zeppelin apparvero sulla zona
periferica di Parigi alle 1.20 antimeridiane. Alle 12.44 il servizio di guardia delle comunicazioni di Compiègne aveva telefonato a Parigi che
era stato scorto uno Zeppelin marciante
sulla ca-
pitale. La mastodontica macchina aerea si profilava nettamente
nel
cielo
senza
nubi, resa
ancor
più
visibile dal chiaro di luna.
Questo primo allarme
era appena dato, che un
secondo Zeppelin, non meno grosso del primo, appariva pure in direzione di Parigi, In tutto il campo trincerato della capitale l’allarme si diffuse rapida-
mente. All’una del mattino tutte le caserme dei pom-
pieri facevano
La corazzata francese Bouvet.
uscire le loro macchine
automobili
in gran fretta, che percorsero la città facendo suonare ininterrottamente
le loro trombe, il che, conîe
era stato preannunciato, doveva
servire
come se-
gnale ad avvertire i parigini dell'imminente arrivo dei dirigibili; e molti parigini aprirono le finestre e vi rimasero sperando di potere godersi una lotta aerea notturna, altri scesero în strada in cerca
di emozioni. Frattanto il buio era diventato addirittura completo. Però il cielo era solcato continuamente ed insistentemente dai fasci dei riflettori, almeno
una cinquantina che
da molti
punti della
capitale frugavano rapidamente il cielo. Ad un sì poterono scorgere le masse brune di due di
—
che in certi momenti
sembra-
vano rischiararsi e diventare quasi trasparenti —
provenienti dal Monte Valeriano. Uno era a circa 800 metri d'altezza e l’altro molto più basso. 1 cannoni e le mitragliatrici dei forti, della Torre-Eiffel
e di varie altre parti della città cominciarono al-
lora a sparare e proiettili speciali solcarono lo spazio come razzi luminosi. Alcune squadriglie di aero-
plani accorsero: e coi loro fari accesero una nuova nota caratteristica nella battaglia di luce che sfolgorava nel cielo. Due dirigibili dovettero tornare, indietro prima di arrivare a Parigi; altri due, attaccati dall'artiglieria della difesa, passarono soltanto sopra i quartieri periferici a nord-ovest di Parigi e sulla regione vicina dei dintorni, ma stante l'improvvisa oscurità gli aeronauti tedeschi avranno
forse creduto di
trovarsi sopra il centro di Parigi, caddero sui comuni
mentre invece le loro bombe di
Neully,
Le
Vallois,
Asnières,
Colombes
e sal
quartiere di Batignolles. Le bombe erano incendiarie; ma i danni agli stabili non furono gravi; e per fortuna furono ‘sei soli, nè gravi — tranne uno o due — i feriti. Il Presidente La corazzata
inglese /rresistible.
della
Repubblica e la signora
Poincaré
li
visitarono negli ospedali di Asnières, di Courbevoie
e di Levallois. I tedeschi hanno
creduto di dover
dare
questa
giustificazione ufficiale dell’inutile bombardamento:
«Allo scopo di dare in forma
più evidente una
risposta ai misfatti degli aviatori francesi nella città aperta alsaziana di Schlettstadt, alcune bombe di grosso calibro sono state lanciate questa notte dai di
bili sulla piazzaforte di Parigi e sul nodo di
linee ferroviarie di Compiègne ».
Anche la notte dal 22 al 23 vi fu allarme, ma î
dirigibili non arrivarono: pare che squadriglie di aviatori francesi li abbiano messi in fuga.
Bombe tedesche su Calais.
Il giorno 16 marzo aviatori francesi — secondo
un telegramma tedesco — lanciarono bombe sulla città aperta alsaziana di Schlettstad (in Alsazia), delle quali una sola ebbe effetto, sfondando il
tetto di un istituto d'istruzione,
uccidendo
due
fanciulli e ferendone gravemente . Per rappresaglia nella notte dal 16 al 17, uno Zeppelin per venti minuti bombardò furiosamente Calais; a una ora del mattino. Il dirigibile non cagionò nessun serio danno. La linea ferroviaria non fu interrotta; sette operai che dormivano nei vagoni rima-
sero però uccisi nel sonno. Parecchi carri andarono distrutti dalle fiamme. Altri
dieci operai furono fe-
riti, fra cui alcuni gravemente. Altre bombe incendiarie caddero su varî punti della città, senza causare danni. La popolazione dormiva e rimase calma. Nel settore russo-austro-tedesco. L’avvenimento
più saliente, da
questo lato, è la
resa della fortezza austriaca galiziana di Przemysl, La corazzata inglese Ocean.
della quale parliamo più oltre,
Dal 17 si accentuò l'avanzata russa
nell'estrema
L'ILLUSTRAZIONE
ITALIANA
261
MeLe Pun
Lo stretto dei Dardanelli, la penisola di Gallipoli e la linea fortificata di Bulair. Le linee segnate in nero indicano i punti fortificati. punta della Prussia Orientale, sul Baltico, ed i russi arrivarono a Memel nella serata del 18 dopo aver
bondantemente
si rifornì di munizioni, di viveri e
«I forti e i cannoni da campagna turchi aprirono
di truppe fresche, s La speranza di liberare una seconda volta Przemysl incoraggiò gli austriaci a tentare ripetute offensive attraverso iCarpazi. Ma sempre invano, chè i russi seppero frenare l’azione austriaca e contenere gli sforzi che la guarnigione di Przemysl compiva simultaneamente, nell'ipotesi che l'esercito in-
ben presto tutti furono costretti a cessare il loro tiro dalle dieci navi entrate nella gola e che tutte
ciparono alla lotta coi soldati. I russi allora dovet-
dei Carpazi
lenzio, Il Vengeance, l'Irresistible, Albion, Ocean,
fuoco dell’artiglieria
addietro, col fuoco intensissimo delle loro artiglierie, con le sortite della loro fanteria, a tener lontana la cerchia degli assedianti. Rinunziando a un
passata la frontiera presso Gordzje e aver battuti i tedeschi, ai quali tolsero cannoni, mitragliatrici e automobili carichi di munizioni da guerra. Memel era difesa da due reggimenti della Landsturm, i quali, dopo essere stati respinti, si confusero con la popolazione. Quando i russi, alle 8 di sera, pe-
netrarono nella città furono accolti dal fuoco partito dalle case e dalle barricate. Gli abitanti parte-
tero sgomberare
Memel, che fu sottoposta di breve durata.
a un
Le granate
dell'artiglieria russa costrinsero il nemico a cessare la resistenza. La popolazione della città fu fatta
uscire e accampare su una lingua di terreno verso Koenigsberg.
Su questo fatto un comunicato tedesco del 18, diceva: « Distaccamenti di guardie di frontiera russe hanno
vestitore venisse assottigliato ogni qual volta la minaccia austriaca ingrossava sul versante galiziano Tuttavia gli assediati riuscirono fino a poco tempo
assedio in piena regola, e sopra tutto a prende la fortezza a viva forza, pazientemente e metodicamente i russi condussero intanto le loro operazioni
d'investimento,
respingendo
le sortite,
pre-
Prussia orientale in direzione del Memel, essi sac-
mendo da tutte le parti intorno alla fortezza. Venne così il momento in cui la guarnigione — comandata dal generale Kusmanech — esausta, decimata dai combattimenti e dalle malattie, probabilmente
Come punizione abbiamo inflitto alle città del territorio russo da noi occupato il pagamento di una
disperato tentativo della 23.* divisione degli Honved,
ottenuto un successo che non è loro costato caro. Inoltrandosi nell'angolo più settentrionale della
cheggiarono ed incendiarono villaggi e proprietà.
considerevole indennità. Per ogni villaggio o protedesco tre villaggi o proprietà del territorio russo da
affamata e scarsa dimunizioni, non fu più in grado di resistere alla pressione russa; dopo un ultimo fallito il 19 marzo lasciando ai russi oltre 4000 pri-
prietà incendiata da queste bande sul suolo
gionieri, i difensori vennero ributtati dentro la cerchia dei forti. E riconosciuta impossibile la resi-
noi occupato saranno rutti col fuoco. Ad ogni danno prodotto dal fuoco all'est del Memel noi risponderemo con l'incendio degli edifici governativi di Suwalki e delle altre città principali dei Go-
Con la sua guarnigione di parecchie decine di migliaia d'uomini, Przemysì teneva immobilizzato l’esercito russo dei generali bulgaro Dimitrieffe
Queste rappresaglie suscitarono il 18 nel Reichstag le aspre critiche dei socialisti Ladebour e Lieb-
tomila uomini (qualcuno lo fa salire a 200 000), con artiglierie pesanti in gran numero; con le sue fortificazioni (4 ridotte grandi e 30 piccole riunite da
verni russi che si trovano nelle nostre mani ».
knecht. Un telegramma da Berlino, 22, dice: «I russi sono stati cacciati ieri (21) fuori da Memel dopo breve scontro a sud della città ed un accanito combattimento nelle vie. Sotto la prote-
stenza, sì arresero.
russo Saliwanow, probabilmente non inferiore a cen-
un terrapieno costituenti il nucleo della piazza, una
cinta di forti intermedia, e una cinta esterna di 12 forti e 9 batterie) Przemyls interrompeva la grande ferrovia che dalla Russia, per Leopoli, va a Jaroslau, Tarnow e Cracovia, l'unica ferrovia che
zione delle truppe russe la plebaglia russa sì è impadronita degli averi della popolazione prussiana
ferrovia che per Sanok e Lupkow
della frontiera. Una relazione sui particolari di que-
e la sua diramazione Sanok-Gorlice-Neu Sandez. Un nuovo esercito, dunque, e tre linee di vitale im-
ed ha caricato vetture che ha condotto
al di là
st'avvenimento sarà pubblicata in seguito, »
Il generale Pau, con la missione militare francese, dopo visitate il 19 Varsavia e le posizioni dell’esercito, ripartì per Parigi.
si è arresa la mattina del 22 marzo ai russi,
più per esaurimento, che per ferite. I russi com-
parvero la prima volta dinanzi a Przemysl 18 set-
tembre, dopo la grande battaglia finita con la rotta austriaca e la resa di Leopoli (3 settembre). Ma l'investimento della fortezza non fu compiuto che il 24 settembre. Durò poco. Il 12 ottobre una energica offensiva austriaca usi
dal fronte Craco
Neu Sandez, liberò Przemysl, che divenne uno dei
punti d'appoggio più formidabili delle truppe austro-ungariche
prese nome
durante
e Lupkow, sono posti a disposizione dei russì con la caduta di Przemysl; e si può prevedere che fra molti giorni il peso dell'esercito di Radko
mitrieff si farà
Przemysl — la grande fortezza austriaca in Ga-
la colossale
battaglia
che
dal San. Finì la lotta, il 5 novembre,
con una nuova sconfitta austriaca. Pochi giorni dopo Przemysl fu chiusa ancora dentro la ferrea cerchia dell’investimento russo; ma nel periodo pel quale i russi dovettero allontanarsi, la fortezza ab-
va a Budapest,
portanza per i movimenti di truppe e per gli approvvigionamenti del fronte verso Tarnow, Gorlice non
La resa di Przemysl. lizia —
unisce la Russia orientale alla Galizia; sbarrava la
sentire
sul teatro
Di-
galiziano della
guerra. Un bollettino russo accenna già a un'azione
simultanea contro Cracovia e contro i Carpazi. Un bollettino austriaco dice
che
il comandante
supremo austro-ungarico aveva preventivata da tem-
po tale resa che «non ha nessuna influenza sulla situazione generale ».
I russi annunziano di avere fatti a Przemysl 120
mila prigionie
affondate
francese,
composta
della
il
18 nei Dardanelli.
Gli avvenimenti del 18 marzo nei Dardanelli sono stati veramente impressionanti. Ci atteniamo al re-
soconto britannico, come il più precisi «Da dieci giorni si lavorava a raccogliere le mine
Su/fren,
della
Gaulois,
della Charlemagne e della Bouvet si portò più innanzi e continuò la battaglia ad una portata minima. «I forti
J. U. F. V. risposero
violentemente
e
furono colpite durante questa fase dell’azione. « Alle 13,25 tutti i forti erano
stati
ridotti al si-
lo Swiftsure e il Majestic si avanzarono allora per sostituire le sei prime corazzate.
«Mentre la squadra francese, la cui azione era
stata brillantissima, passava la gola, la Bouvet (col-
pita già da una o due cannonate) fu toccata da una mina galleggiante e colò a picco in un fondale di 36 braccia a nord di Erenkioi, presso Dardanus,
in meno di tre minuti (e dei suoi 621 uomini non se ne salvarono che 82). « Alle 14,36 le corazzate rinnovarono l'attacco dei forti che risposero di nuovo. L'attacco fu continuato
mentre continuava pure il raccoglimento delle mine. «Alle 16,9 l’/rresistible, che piegava fortemente da un lato abbandonava
la linea e alle 17,30 affon-
dava avendo probabilmente urtato una mina vagante.
«Alle 18,5 la Ocean era pure colpita da una mina. Queste due navi affondarono in acque profonde, ma si
riuscì a salvare nella quasi totalità il
loro equipaggio, sotto un fuoco violentissimo. «La
Gaulois ben presto, danneggiata da un fuoco
di artiglieria nemico, e la /n/ferible, che fu colpita nel posto di controllo del tiro, a prua, da una gra-
nata di grosso calibro, avevano pure bisogno di riparazioni. Il bombardamento e le operazioni di dragaggio cessarono nel cadere della notte ».
La corazzata
francese Bouvet, di 12000 tonnelentrata in isquadra
late e 17 nodi di velocità, era
nel 1898. Era armata di 2 cannoni da 305, 2 da 274, 8 da 138, 8 da 100, 14 da 47 e 4 lanciasiluri. Essa era una delle unità francesi meno possenti éd abbastanza antiquata. Aveva un equipaggio di 621 uomini. Dal punto di vista storico è da notare che sulla
corazzata Bouvet, venne conclusa l'alleanza franco-
russa a Brest. Due tavole di bronzo contenevano i. discorsi pronunziati in quella occasione (1893) dallo Zar Alessandro
La nave
Ill e dal presidente Carnot,
/rresistible, dislocava 15,250 tonnellate e
aveva una Velocità di 18 nodi: armata di 4 cannoni
da 305, 12 da 152,
16 da 76, 6 da 47, 2 mitraglia-
trici e 4 lanciasi
i, era
fra le pre-dreadnoughts,
delle meno moderne: portava 781 uomini di equipaggio. L’Ocean di 13,150 tonnellate a 18 nodi di
velocità, era entrata în isquadra nel 1900: armata di 4 cannoni da 305 mm., 12 da 152, 10 da 76, 6 da
47, 2 mitragliatrici e 4 lanciasiluri; aveva 700 uo-
mini di equipaggio.
Osservatori degni di fede hanno constatato — dice
un telegramma da Costantinopoli — che la coraz-
zata Queen Elizabeth
Tre corazzate, una francese e due inglesi,
un fuoco violento sulle navi. Alle 12,22 la squadra
venne
colpita
cinque volte
gravemente e la corazzata /n/ferible quattro volte.
Di fronte alle perdite avversarie: tre corazzate, un
cacciatorpediniere ed una spazzamine, si ebbe, dal lato turco, il danneggiamento di quattro cannoni fra cui uno solo di nuovo modello. Le altre batterie non subirono
il menomo
danno,
quantunque
il nemico tirasse bene. Si è constatato, per esempio,
negli Stretti. Ieri mattina (18 marzo) le flotte inglese e francese si dedicarono ad un attacco gene-
che uno dei forti è stato colpito 70 volte,
rale dei forti della stretta di Cianak. Alle 10,45 la
ciate dalla Queen Elizabeth. 1 turchi hanno perduto pochi uomini: in tutto 21 morti e 51 feriti,
Megidié), L. (Hamidié
Una nota ufficiosa dice che la corazzata francese (si tratta della Gaz/ois) la quale essendo danneggiata fu rimorchiata verso Tenedo, si trova con.la
Queen Elizabeth, VInflexible, l'Agamemnon e la Lord Nelson bombardarono i forti J. (Rumilieh
2), T. (Namazieh) sulla costa
europea, U. (Hamidié) e V. (Cianak) sulla costa asiatica, mentre la Zriumph e la Prince George tiravano sulle batterie F. (Soghandere), E. (Dar-
danus), H. (Punta Kephez).
gior parte delle volte
da
la mag-
granate di 381 mm.
Jan-
prua sommersa nelle acque dinanzi a Tenedo, L’equipaggio fu salvato da altre navi. Pare però che la Gaulois rientrerà presto in linea.
SUI
CAMPI
ANS
ANMNSGLI
(Disegno
di Gennaro
d'al,
L'aspetto di un campo di battaglia dopo uno dei 5295
ui)
lee ito, da
OE
schizzi di B. L.).
1
i i :
Scontri Nitri
A n Narew. tra russi ; e tedeschi à,tra la Vistola e il
OFNUCÀ-
L'ILLUSTRAZIONE
264 RIVISTA
ITALIANA
TEATRALE
Fedra, di G. d'Annunzio, musicata da Ildebrando Pizzetti. nito al compositore egli abbia soppresso il personaggio dell'Aedo, soggiunge: «L'Aedo
cede la lira di sette corde all’orchestra
onnipossente. Per ciò anche stimo che la mia tragedia giunta alla sua piena vita oggi soltanto,
in questa prodigiosa esaltazione che la musica fa d'ogni suo spirito e d'ogni sua sillaba. Stimo che soltanto oggi la volontà sia tutta rivelata e possa
v'è una
profonda della mia opera tutta esser compresa. Non
sola nota, nell'intera
partitura, che
con-
trarii il ritmo spontaneo d’ogni mio verso. Anzi cia-
scuna nota
scun
aumenta
elemento
l'intensità
ritmico
espressiva di cia-
verbale, senza
spostarlo e
senza deformarlo. Ma le parti corali sono una vera e propria creazione del mio collaboratore; alla quale non è nulla, in tutta la polifonia vocale
moderna,
che possa essere paragonato per purità religiosa, per virtà eroica, per profondità di'dolore e per conipate tezza di materia e per equilibrio di architettura »,
Forse nessun
Il maestro_ Ildebrando Pizzetti.
Nell'inverno
del 1912 in
una
la sera del 13 marzo, destata d'improvviso da
visita a Ga-
briele d'Annunzio ad Arcachon, nella casa solitaria sulla landa oceanica, ove egli aveva finito allora di dettare le Canzoni della Gesta d' Oltremare, trovai Ildebrando Pizzetti, o Ildebrando da Parma come piacque al poeta di ribattezzare l’autore degli intermezzi musicali della Nave. Rivedo ancora quel chiaro salotto con le sue ampie finestre aperte sopra l'immensa distesa di sabbia e di mare e rivedo l’esile figura del giovine musicista china sul pianoforte; nell'ora crepuscolare, mentre un velo d’ infinita tristezza si estendeva sulla landa deserta, egli accennava sulla tastiera il ritmo delle lamentazioni delle sette Madri Supplici e qualche tema della musica di Fedra già vicina al compimento. E per tutta la sera alla luce delle molte candele che ardevano nel salotto ospitale, presso il camino alimentato senza tregua con legni odorosi, si parlò di Fedra; il giovine musicista era nel pieno fervore della creazione, e il poeta lo incitava con il suo consenso e lo illuminava di speranza. Ma Ildebrando non
s'illudeva sugli ostacoli che l’opera avrebbe trovato
presso
gli editori
prima, presso gli
impresari ed il pubblico più tardi. Ai giorni belli del lavoro, della fede e dell'entusiasmo,
altri giorni sarebbero seguiti, tristi giorni di attesa, poichè la rappresentazione di Fedra era ancora un sogno lontano. Ebbene oggi, dopo tre anni, il sogno è fatto realtà e Fedra ha vinto la buona battaglia in quel teatro alla Scala che nessun artista affronta senza tremare, davanti al pubblico più severo e più temuto d'Italia. Alla vigilia della prima rappresentazione Gabriele d'Annunzio dalle colonne del Corriere della Sera, iniziava il pubblico alla musica del giovine parmense e ne spiegava con meravigliosa chiarezza le origini e le intenzioni. Dopo aver narrato la gioia che provò nel 1903 a Venezia da un'audizione dell'/rcoronazione di Poppea di Claudio Monteverde, il poeta
esclama:
« Bisogna glorificare il più grande degli innovatori, che
la passione
e la morte
neziano, colui che ha il sepolcro
consacrarono
nella
chiesa
ve-
dei
Frari, degno d'un pellegrinaggio: il divino Claudio
Monteverde » dice in quel mio libro uno dei giovani entusiasti accolti attorno a un convito plato-
nico. « Ecco un'anima eroica, di pura essenza italiana » dice un altro. E un altro soggiunge: «Egli compì l'opera sua nella tempesta, amando, softren-
do, combattendo,
solo con la sua
fede, con
la sua
passione e col suo genio ». Il giovine compositore della Fedra, che ha sofferto e combattuto, che softre e combatte, che spera e vuole, mostra di aver compiuto il pellegrinaggio al sepolero dei Frari e d’aver religiosamente meditato un tanto mistero. Egli deve avere sciolto in sè quel problema che stupisce e travaglia quanti studiano la storia della nostra musica: il problema
della tradizione interrotta, della triste lacuna
che
va dalla seconda metà del seicento fino a oggi, non riempita se non dalle grazie dell’opera bulfa. Con una
coscienza e con una volontà di schiettis-
sima tempra italiana, egli ha ritrovata, rischiarata, risollevata, riannodata
la tradizione
della
vera
e
grande musica drammatica, quale si manifesta, meglio che nell’Orfeo, nel capolavoro rimasto per tre
secoli nascosto in uno scaffale della Marciana e riapparito a un tratto con lo splendore d’una nuova stagione, con la freschezza d'un «novel tempo ».
Più oltre spiegando perchè
musicista ha avuto la fortuna
di essere presentato con parole così alate dal più grande poeta vivente del suo tempo. Nessuna meraviglia dunque se grande era l'aspettazione del pubblico. La Scala, infatti,
nel testo for-
quello stato d’indifferenza e di torpore che fu
il carattere prevalente della stagione attuale, aveva ripreso quell’aspetto magnifico e solenne che suole assumere per le occasioni straordinarie. E per la gran sala ove erano convenute da tutta Italia le più note personalità dell’arte e della critica, regnava quell’atmosfera carica d’elettricità, foriera di tempesta Ciò non ostante
l'assemblea
seguì
in raccoglimento
religioso lo svolgersi della tragedia musicale; la ascoltò
con
interesse,
la salutò, se
non con clamorose manifestazioni di plauso, con rispettosa deferenza; e la tempesta che si preannunziava, dileguò in una composta se-
renità di giudizio. Ma durante gli intermezzi, nella sala, nell'atrio, nel ridotto, la discussione ferveva accanita: ammiratori sviscerati e condizionati, denigratori ad ogni costo, increduli e scettici si combattevano strenuamente ed emettevano i giudizi più disparati sulla novissima partitura. Fra tanta disparità di opinioni riesce
impossibile, anche
al più
dotto e sottile dei critici, di formulare un giudizio definitivo sull'opera. Quale posto occuperà Fedra
nella odierna
crisi del
strada
segnata
dal
senza
una
seppe
imporsi
all'attenzione
francese,
fu ascoltata
non
ma
solo,
grande
damente conquistata, mercè la sua giovanile energia, tutta la simpatia del pubblico, inter-
preta la non
facile partitura
nezza
precisione.
e con
con grande fi-
Fedra
è Salomea
Kruceniski, l’indimenticabile interprete di Elettra, di Salomè, di Isotta: nelle vesti della Figlia di Pasifàe ella non è impari alla sua fama. Ippolito è il tenore De Giovanni, che deve la sua celebrità alla magnifica interpretazione data lo scorso anno del Parsifal. Gabriele d'Annunzio ravviserebbe in questo giovine dalle forme atletiche, dalla voce splendida e dall’intelligenza raffinata l’ideal tipo del domatore di cavalli figlio di Tèseo. E ottimi sono il Cirino nella parte del Messo; il Grandini nella parte di Tèseo e la signora Cesari in quella della giovine schiava tebana. I cori della Scala sono troppo celebrati in tutto il mondo perchè si debba rifarne l’elogio. Bellissima la messa in scena dovuta al Rovescalli e intonati i costumi disegnati da Luciano Ramo. Con la rappresentazione di Fedra la ‘stagione della Scala volge verso la sua fine. Le circostanze
europea
non
eccezionali
favorirono
create.
daHa
guerra
quest'anno il mas-
simo teatro lirico d'Italia. Pure anche questa stagione lascia una traccia: Fedra indimenticabile!
Guido.
melo-
dramma, lo dirà, giudice infallibile, il tempo, e ancora il tempo segnerà la fortuna di questa tendenza verso nuove forme musicali di cui Fedra è un saggio dei più singolari ed espressivi, Lasciamo ai competenti il compito di analizzare quanto v'ha di nuovo e di vecchio nella musica di Fedra, e in quale grado l’autore abbia subìto l'influenza della giovine scuola francese, della quale, anche nei suoi scritti critici, egli si professa fervente estimatore. Confondiamoci invece con la grande massa dei profani che va a teatro in cerca di sensazioni e di emozioni, che non si cura dei mezzi purchè sia raggiunto il fine. Non oserei affermare che la musica di Fedra sia riuscita a soggiogare il pubblico, nè a suscitare profonda emozione, nè a trascinare all’entusiasmo quegli stessi spettatori che poche sere prime s’estasiavano all’E7ixir d'amore di Donizetti cantato da Alessandro Bonci. Non si tratta di stabilire confronti, che in questo caso sarebbero assurdi: ma occorre pur convenire che il trapasso da una forma d'arte classica cara al pubblico, ad un’altra forma inconsueta e per giunta non facilmente accessibile, lasci in tutti i miseri profani un senso di stupore e di perplessità. Questo turbolento pubblico italiano, troppo calunniato, ha fatto in pochi anni grandi passi sulla via della tolleranza e dell'educazione: tuttavia una sera il mirabile Pe/eas e Mélisenda di Claudio Debussy sollevò alla Scala una tempesta di fischi e di clamori; Fedra che segna una tappa ancor più ardita sulla stessa
cori. La monotonia che il declamato ingenera, è temperata dalla voce ora delicata ora
possente dell'orchestra, dalla quale il maestro trae effetti meravigliosi e dai corali in cui, come nella superba trenodia in morte di Ippolito che apre l’atto terzo, egli gareggia con i più insigni maestri della musica liturgica. C'è in Ildebrando Pizzetti un sinfonista di prim'ordine, un dotto e uno studioso, un cercatore inquieto di nuovi orizzonti: non so s'egli sarà mai quel che comunemente si chiama, uomo di teatro; forse egli desidera di non esserlo; altra è la strada ch'egli si è tracciata, altra mèta egli forse vuol raggiungere. Comunque è certo che dopo questo tentativo coronato da successo il pubblico seguirà con interesse sempre ipiù vivo e benevolo ogni altra manifestazione del suo nobile ingegno. L'esecuzione di Fedra, lungamente preparata e studiata merità il più ampio e sincero elogio. Il maestro Marinuzzi che si è rapi-
novatore
protesta,
dei più accaniti oppositori di questo genere di musica, più adatta certo a uno scelto uditorio di iniziati che al pubblico di un grande teatro. Segno che i tempi sono maturi per
una radicale trasformazione del vecchio melodramma e un più libero connubio tra musica e poesia; il Pizzetti si è proposto di non sopraffare i versi di Gabriele D'Annunzio, ed è ricorso al declamato; la musica è affidata quasi esclusivamente all’orchestra e ai
Una cameriera intelligente. Piccola
avventura
capitata
in un
Stamane mi sono
svegliato
di pessimo
umore;
conseguenze naturali dell'essere rincasato
stanotte
Sebbene mi sentissi poco bene, sonai
per farmi
primo ordine,
albergo
di
avevo il mio solito mal di capo, e la bocca cattiva, ad ore piccine.
e
portare il caftè e latte. Alla mia chiamata, comparve
subito una piccola e graziosa cameriera, che, dopo
aver aperte le imposte, mi augurò il buon gior-
no col suo miglior sor-
riso. Ma quale non fu la mia sorpresa vedendo che essa mi portava, su un vassoio, un flacone di Odol! « Diamine, cosa mi
portate? » le domandai,
re il mio caffè e latte.»
«Ma signore, ella si
trova in un albergo di
primo ordine!»
« Lo so, ma cosa vo-
lete dire con questo? »
« Mispiego subito; la
nostra clientela è così distinta, che noi supponiamo in ogni nostro
ospite l'abitudine di pulirsi i denti, prima di colazione, coll’Odol. Cer-
to ella saprà come ciò sia rinfrescante,
e ri-
spettosamente osservo
che un po’ di rinfresco non le farebbe male, a
giudicare dalsuo aspetto.» Vedrà dopo come farà
colazione
volen-
=
È
tieri. Tutti ifrequentatori di questo albergo adoperano del resto l’Odol, e fummo anzi costretti a mettere in tutte le camere i bicchieri appositi per sciac-
quare la bocca. Oggidì i signori non transigono su
queste cose.»
E detto ciò, posò l’Odol sul tavolino e scomparve.
Macchinalmente feci quanto la cameriera mi aveva detto, e mi sentii subito un altro uomo.
Da quel giorno, mi sono così abituato all'Odol, che tanto al mattino, che alla sera, non posso più farne a meno.
L'ILLUSTRAZIONE
LA
“FEDRA,,
DI G. D'ANNUNZIO
MUSICATA
DA
ITALIANA
ILDEBRANDO
Fedrà
Finale dell'atto I. —
265
PIZZETTI,
ALLA
SCALA.
(Salomea Kruceniski).
Il sacrificio della schiava
tebana.
(Disegno di L, Bompard),
266
IL
L'ILLUSTRAZIONE
PENSIERO
DI
CESARE
ITALIANA
CORRENTI
nel centenario della sua nascita. quegli affetti profondi che dominavano tutto l’uomo, fra cui primo, costante, fervido, in-
contaminato, l’amore della patria, portato all'altezza di un culto. E la forma del suo amor patrio era un’arte anch'essa, come tutti i suoi amori del resto, che furono tanti quante ci sono cose belle e buone sulla terra. E allorchè si erano accumulate in noi le amarezze e i disdegni della vita, e qualche volta ci mancava la fede e la speranza e andavamo da lui a chiedere il perchè delle cose, egli sapeva sciogliere i ghiacci dei nostri cuori e dissipare le tenebre delle nostre tristezze. Ed era attratto dalla gaiezza dei caratteri semplici, carattere semplice esso stesso in mezzo al turbinio della politica, nella potenza, negli onori, nella fortuna; pronto a ridere di ogni freddura, a piangere di ogni dolore, ad esaltarsi di ogni virtù, a commoversi di ogni grandezza magnanima. Uomo parlamentare consumato, con Cattaneo a Milano, con Cavour per la Crimea, con Sella a Roma, col Re per la patria, e colla patria e col Re dappertutto, la sua mente va-
sta Cesare CORRENTI. Ritorna viva e vivace in un volume uscito di recente! la figura di Cesare Correnti, che nel centenario della sua nascita la figlia amorosa, Adelaide Correnti e l'amica sua Eugenia Levi, hanno pubblicato pei tipi di Emilio Treves, altro vecchio amico del Correnti, con una biografia e un ritratto,
Ritorna come
un’eco di tempi gloriosi, per
opera delle due donne gentili che hanno dedicato il cuore e l'ingegno al rinnovamento di sacre memorie, quando i nostri padri facevano libera la patria: ritorna nella sua ampiezza di sogni, di speranze, di illusioni, di battaglie e di sconfitte, quasi a squarciare la superficie appena indurita di una generazione, la quale aveva i polsi tormentati dalle catene, ma i cuori liberi e in alto; il sursum corda dei tempi nuovi e della patria redenta,
Quei persieri ricavati da una moltiplicità di studi, di discorsi, di opere, delle quali aveva lasciato al suo amico Tullo Massarani la illustre fatica di illustrare e di pubblicare, sembrano oggi nella raccolta memorabile, come una polvere di brillanti, in cui lo splendore lascia intravvedere il tesoro dell'insieme, un desiderio di fonderla, a così dire, in una sola gemma, per poterla veder brillare sulla grande corona reale della patria. Quei ricordi sono come una bia patriottica della sua generazione di cui si era nudrita e di cui aveva sentito e compreso i comandamenti :Zo sono la Patria tua, non avrai altro pensiero prima di Lei. Leggendo questo libro, si è come sopraffatti dal desiderio, dalla tentazione di staccarne brani, di riprodurne pagine, di citarne aforismi. Si prova e si riprova: poi sulle eterne pagine la mano cade non stanca, ma tremante, perchè la scelta è impossibile. O tutti i pensiéri 0/nessuno.
La vita era. dolce presso di lui: era un riposo dello spirito poichè egli era buono, in-
dulgente, compassionevole: era un po' donna anch'esso, come mi scriveva in una lettera
classica, co’ suoi abbandoni e i suoi scatti, le sue arguzie e i motti profondi, quasi ispirati, le sue lacrime che gli volevano correre sugli occhi e che egli ricacciava nel cuore. I suoi sonni tradizionali, come ei soleva chiamarli scherzando bonariamente, non lo prendevano che assai raramente, e la sua testa vittorughiana dall'occhio rotondo ed estatico, che sarebbe stata bene sopra un colosso,
esercitava un fascino che lo rendeva irresistibile. Bisognava conoscerlo da vicino, essere amati da lui, eccitarne ad arte gli sdegni, o suscitargli i ricordi, o accenderne le ire o provocare i suoi vaniloqui con qualche para-
dosso, quand’egli sonnecchiava nella sua poltrona, ed allora si vedeva il fondo di quel prepotente ingegno, si scoprivano i tesori di
1 Pensieri di Cesare Correnti nel centenario della sua nascita, per cura di Apia Correnti e di Event Levi; con una biografia e un ritratto (Milano, Treves, 1915.
abbracciava i‘contorni delle glorie e delle
sciagure dei popoli e le metteva in pagine, che nel volume testè comparso resteranno un monumento di bellezza e di virtù, sinchè durerà il culto dell'arte sana e grande. La lunga e dolce e figliale consuetudine rivive in queste pagine eloquenti, che la figlia di lui ha regalato all'Italia. La corrente della vita intellettuale e piena di fascini, che cominciò a lampeggiare in casa sua, presso di lui, in una corrispondenza di affetti a cui la sua indulgente bontà pareva facesse accrescere anzichè diminuire il rispetto, è riapparsa nella vita. E là nelle altalene della politica, nelle fortunose vicende parlamentari, alla vigilia di un discorso decisivo, al domani di una sconfitta di quelli che si chiamano i partiti, io ho veduto passare, come in un caleidoscopio gigantesco, tutte le cose più disparate e disformi: e vi ho veduto quest'uomo — segno d'immensa invidia, d'inestinguibil odio e d'indomato amor — abbandonarsi ai dolci colloqui dell’arte; e spogliati il lucco e il mantello della potenza ritornare un fanciullo e come uno che ha fame, che ama e che muore, rientrare nel vero. E l'ho veduto meravigliarsi di coloro che non gli chiedevano nulla, onori, cariche e privilegi, e ascoltare serenamente la verità da quei pochissimi che sapevano e osavano parlargliela. « Ditemi voi, ditemi voi la verità che gli uomini non sanno più dirmi». E nella sua accidia sublime, scriveva delle lettere che erano e sono dei capolavori: sfoghi di fantasia, tripudio d’ingegno, feste di sentimento,
giudicando
gli uomini
e le cose co-
me se pensasse ad alta voce, sicuro che non
vi sarebbero
mai
screte, gli abusi
state
le rivelazioni
di confidenza,
e che la va-
nità di aver accolti quei segreti, non avrebbe delle carezze
e talvolta
che siete infelice costìà! Ma essere
infelice a Roma, disperato in Campidoglio, rabbioso nel tempio della Concordia, profano sulla
Via Sacra, fischiato sotto gli archi di trionfo, avvilito in mezzo a trenta milioni d’ Italiani, schiavo nell’Italia libera ed una.... Ditelo voi se il Signore
Misericordioso,
che
ha
inven-
tato l'eternità dell'inferno possa inventare una pena maggiore: portare un dannato allo spettacolo del paradiso », Quella specie di letteratura politica che celava una freccia sotto un ricordo classico e che lanciava bombe sotto una pioggia di fiori, dal Vesta Verde al Mediolanum, dai Ricordi di un'anima ai proclami scritti e diffusi fra i pericoli. ed i patiboli; dal pensiero italiano che nato dalle umiltà ascetiche del Pellico e dalle nobili rettoriche del Confalonieri, cullato dalle soavità cristiane di Alessandro Manzoni, si maturava nelle Cirque Giornate sotto il sole dell'ardita libertà proclamata
dal Cattaneo,
e che
cercava
delle la-
grime nella punta di quella penna, che diceva tante cose belle con una scrittura fitta,
dore, Cesare Correnti era e rimarrà
sempre
un maestro insuperabile. La materia più astrusa, più sterile, più'ingrata, in sua mano si trasformava in una gemma: incideva col bulino un ferro greggio e diventava una lama di Toledo: la relazione d'un bilancio si mutava in una fiaba delle Mille e una
notte:
corso,
trattato di estetica:
in un
un
programma
di con-
un
discorso
del Trono, in un canto di Simonide, « Vccidetemi, uccidetemi, mi scriveva, ma con una sassaiola classica. Morirò vendicato ». Egli, figlio fuggitivo di un altro secolo che aveva provato le angosce del coraggio eaveva spezzato le catene
della
servitù,
diceva ser-
tirsi un liberto e nulla più. Le grandi epopee della rivoluzione si erano spente nelle gare della politica quotidiana, senza virtù e senza poesia. E in un giorno solenne per la sua Milano e per l’Italia egli scrisse il suo Com miato che non si può leggere senza commozione e che è come la conclusione del libro ora comparso: un addio sapiente al vecchio mondo;
un saluto al nuovo
che rapidamente
gli passava davanti ballando una ridda vertiginosa in cui egli forse non si riconosceva
pensato rioî: focca a voi di pensare a farla grande».
(dalla 7ribuna)
Carerima
7
Pigorini
BERI.
IA
.
Cacao °
BensporP
CoLazione
IDEALE
(MARCA FAVORITA IN TUTTO IL MONDO.
sottile, serrata, nervosa, piena di spigoli e di svolazzi. — « Sicuro », mi scriveva un giorno: «pensiero liberissimo che non teme nè il papa nè l’internazionale- e che perciò crede in Dio, nella possibilità della virtù, nella san-
tità della famiglia, nella redenzione dell’umanità, nella sapienza della carità, nell’immortalità dello spirito e nell'evoluzione progressiva verso il bene di tutti gli esseri capaci di concepire e di amare il bene. Questa è la mia fede e la mia speranza. La scienza non può smentire il mio simbolo, sebbene non possa dimostrarne la certezza. E per questo, la fede e la speranza sono virtù». Le sue lettere dei giorni lieti son piene di arguzie sottili e bonarie, sia ch'egli le scri-
vesse tra una bugia e l'altra, cioè fra i complimenti di due città che se lo disputa-
vano, quando cogli amici non aveva tempo
di nascondere la verità, o in veste da camera, nell’abbandono della confidenza quando anche
sozfo i/ peso del bilancio si sentiva a
rinascere il buon umore. Atlante che ride è uno spettacolo nuovo! Oppure enumerando i suoi Zifoli, onori, pretese superbie ed umi-
liazioni si dava leggiadramente
mandando visita.
la berta,
la più goffa delle sue carte di
le
ispirazioni al Foscolo, al Romagnosi, al Beccaria, perchè alla legge e all'arte non mancasse l'impronta del classicismo, della filosofia e della carità: a tutto quello a cui si poteva dare una forma, una figura, uno splen-
indi-
mai vinta la ritrosia d'un riserbo scrupoloso.
C'erano
Quella dei giorni idrofobi, come egli li chiamava, avevano sapore di acri antitesi, che contrastavano stranamente colla sua indole affettuosa e piena di mollezza femminea e pigra. « Ah la mia Italia ideale! Felice voi
CANALE
SINGEL AMSTERDAM.
ILLUSTRAZIONE
ITALIANA
267
Il ministro Van den Houvel.
Il ricevimento in Vaticano del nuovo ministro del Belgio presso la Santa Sede. Il Papa ha ricevuto in udienza solenne il 17 marzo il sig. Van den Heuvel, Furono colarmente sottolineate queste parole: « Noi auguriamo ai nostri muovo ministro del Belgio presso la Santa Sede. Il ministro era latore di una cari figli del Belgio di potere presto salutare il bel sole della pace sullettera autografa di Re Alberto. Dopo l'udienza pontificia il ministro sì è l'orizzonte della loro patria. Noi non vorremmo limitarci a semplici auguri. recato a far visita al Cardinale Segretario di Stato, e quindi in San Pietro Ma pel momento noi domandiamo che non dubitino della benevolenza che a pregare presso la tomba del Principe degli Apostoli. Il nuovo ministro tenne nutriamo a loro riguardo». Assicurasi che il ministro Van den Heuvel sia al Papa un discorso in cui rappresentò al vivo la dolorosa situazione uscito soddisfattissimo dall'udienza del Papa, che disse al suo indirizzo persodel Belgio
per
non
aver
acconsentito
Benedetto XV rispose richiamandosi
violare
i doveri
della neutralità
« Essendo stato ministro della Giusti
colpito
il vostro
nobile paese in questi ultimi tempi. Questo
triste ricordo
ci obbliga a rinnovare i sentimenti che abbiamo espresso sia direttamente
al cardinale arcivescovo di Malines, sia in occasione dell'ultimo Concistoro ».
NOTERELLE. L'asta dei Due Zoccoletti. Nel numero del 14 marzo abbiamo accennato alla curiosa asta in-
detta nella pretura di Viareggio, per la vendita del romanzo della nota scrittrice inglese conosciuta sotto il pseudomino di Quida, / due zoccoletti, dal quale
tanto Puccini che Mascagni proponevansi di
vare argomento per un’opera in musica che — essendo erede di
—
Quida l’erario britannico —
fu dovuto mettere all'asta. La gara ebbe luogo con
due esperimenti, uno il 18 e l’altro il 19 marzo, ed in questo secondo esperimento rimase deliberatario il dottor Gino Cantù, rappresentante la casa edi Ricordi per il maestro Giacomo
Puccini. Il libretto
sarà scritto da Giuseppe Adami. ‘Premio per un libro popolare. — L'Opera Pia
«Elisa Crema » amministrata dalla Congregazione di Carità del Comune
di Firenze,
ha
bandito
un
concorso per un premio di Lire Cinquemila da
inintelligibile a Péguy, che aveva risposto: « Mor ami, je ne vous comprends pas, mais je vous aime ». Poco dopo tutt'e due cadevano
ucci:
La Sorgente. Così ne scrive il Corriere della Sera: « Un libro sano, fresco, pieno della chiarità e
della gaiezza che il suo titolo èvoca, questo « diar d'una signorina » (La Sorgente, pubblicato da Maso Bisi. ignorina Jeanne H. è, naturalmente, la supposta annotatrice del diario;
il Bisi, l’autore autentico. Ma la parte è così ben sostenuta dall'autore, la giovanile femminilità di
Jennne così viva nelle pagine dell'esiguo volume, che
il trucco —
senza
«Poca cosa La fanciulla
Signore, in guardia !
gli svaghi sportivi o lecitamente mondani, vi si al-
rale, a cui l’opera sarà informata, dovranno riuscire
applicabili a qualunque Società civile, senza distin-
ragazze fresche e gaie cinguettano in tutte le lingue dei due continenti. A poca distanza dalla Sor-
i libri popolari, che dimostrino la morale in azione,
gente v'è un altro convitto maschile, questo: il Fleur. E fra le due ville, nessuna barriera: i fleuréens sono invitati a prendere il thè dalle sor-
ciulli ed i giovani nell'esercizio
dei loro doveri di
qualunque specie, in tutte le condizioni della vita.
I lavori devono essere presentati al Segretariato della Congregazione di Carità di Firenze entro il mese di febbraio 1916. Le altre condizioni del con-
corso resultano da apposito bando pubblicato in tutto il Regno, e di cui si potrà aver copia, rivol-
gendosi alla Congregazione di Carità di Firenze. Due
poeti fronte a fronte. — Scrivono da Ber-
lino al Secolo: trincee,
Due
poeti amici
Ernest Stadler,
sono morti nelle
il pangermanista
di Stras-
burgo, e Carlo Péguy, il lirico francese che Stadler aveva tradotto. Si apprende ora che essi si sono trovati fronte a fronte nelle trincee nemiche in terra di Francia; s'erano riconosciuti e avevano tentato
di scambiarsi i loro pensieri per mezzo di biglietti. «Mon
cher collègue et confrère....» cominciava lo
scritto di Stadler; il resto del biglietto era rimasto
«Il diario è scritto in un italiano da signorina che
a troppe lingue, ma che sa esprimersi sempre in
ingua colorita, E scoppietta di gaiezza e di amenità »,
Mettiamo in guardia la nostra scelta clientela contro un illecito tentativo di bassa concorrenza. Si diffonde la voce, da alcuni interessati, che i nostri Stabilimenti hanno sospeso laloro produzione e si cerca di offrire delle ‘azioni dei nostri prodotti.
ternano con tal misura, ed in forme tanto alletta-
ed in modo facile e dilettevole ammaestrino i fan-
la porta e termina il , perchè quelli sono affari suoi privati, e gli altri non debbono metterci
gente. Ed è una vita molto diversa da quella che
Esso, purchè abbia conseguito l’intero premio, avrà l'obbligo di pubblicare il suo lavoro entro un anno dall’aggiudicazione del premio stesso, in edizione economica e di facile diffusione. I principî di mo-
zione di culto. Sono esclusi i libri di morale sotto forma di manuali e catechismi, e saranno preferiti
mente lo ha condotto sulla soglia dell'amore, chiude
il naso.
francese — ci racconta, giorno per giorno, la vita ch’ella conduce in un collegio, 0 piuttosto in un
si conduce nei nostri convitti femminili. Alla Sorgente tutto è aria, luce, libertà. Il lavoro, lo studio,
L’opera dev’ essere inedita, di autore ita-
ad ogni nuova pagina la inevitabile salsa d'ogni racconto, l'amore; e Jeanne lo delude, e quando final-
la confessione che lo rivela
avvenimenti nel diario di Jeanne. italiana, nonostante il suo nome
in Italia.
liano, scritta in buona lingua italiana. All’autore del libro premiato ne è riservata la proprietà letteraria
Non si rivela, e forse non si rivela nemmeno a Jeanne, che alla fine del diario. Il lettore s'aspetta
noscibile.
pensionnat svizzero di signorine, chiamato La Sor-
della classe povera
cenze, di schietti pudori, di simpatica discretezza.
— non sarebbe, malgrado la sua frequenza, rico-
darsi all’ autore di un libro diretto a migliorare la
condizione materiale e morale
e professore di Diritto all'Univer-
di Lovanio, voi non potete avere che la passione della giustizia e della ». Queste ultime parole, per essere ben comprese, vanno messe in rapporto con un articolo, già sconfessato, di un giornale cattolico che rilevava «il tono appassionato » e gli «apprezzamenti ingiusti » di un opuscolo (che ha fatto rumore) del signor Van den Heuvel sulla violazione della neutralità belga.
anzitutto alla protesta elevata nel Conci-
storo del 21 gennaio. Ed aggiunse: « Noi pensiamo alle sventure che hanno
trici, da non esservi più differenza tra gli uni e gli altri. Il persionnat è una specie di villetta, luminosa, linda, elegante; un nido dove una trentina di
gentine; le sorgentine rendono la visita ai fleuréens. Vi sono balli alla Sorgente, feste sportive al ZZeurey.
Ma
sono
tutti —
nine — abbastanza educati
gli ometti e le don-
a questa innocente li-
bertà di vita per saperne usare con discrezione e con garbata disinvoltura. Niente sentimentalismi. « Su questo fondo azzurro, che occupa di sè quasi tutto il quadro, si disegnano, come profili abbozzati appena, ma con tocchi vivaci, le figurette delle sorgentine e dei fleuréens, fra le quali campeggia
È bene si sappia, invece, che tu!
PARIS
Jeanne, l’annotatrice, d'una dirittura, d'una sempli-
cità e d'una gaiezza deliziose. Jeanne è intelligente; riflette. E sono spesso le riflessioni d'una piccola
profumieri del
Regno possono avere; malgrado la guerra, î nostri profumi. È Imperial Acacia, Lauris (Origano), Flouvella, Liane Fleurie, Les Fleurs de Sauzé si trovano in vendita, come per il passato, e la loro fabbricazione avviene sempre con fini ed autentiche essenze di fiori da noi distillati. Le Signore, che tanto prediligono i nostri profumi, devono diffidare delle falsificazioni diffuse a nostro danno: e specialmente devono diffidare delle imitazioni delle ciprie che noi prepariamo secondo i più scrupolosi dettami dell'igiene della pelle. Per qualsiasi schiarimento rivolgersi alla nostra Sede italiana, rappresentata dal Sig. SIGISMONDO JONASSON a Pisa. Sauzé Fréres Profumieri è’ - Rue d’Hauteville, 25,
e sente ed esprime con grazia molte verità. A lei
Ultima creazione: «Eau de Cologne» igienica, stillata dai fiori secondo la più antica ricetta dell'i ventore italiano,
poco a poco e che legherà poi per la vita i due bravi ragazzi, Jeanne e Ciro Dalti, è pieno di reti-
li
saputella, spesso anche d’una fanciulla che intuisce
accade, come a qualche altra, di lasciare il suo cuore nel F/eurey. Ma il sentimento che spunta a
Campioni gratis presso tutti i profumieri
o presso la nostra Sede Italiana. an
J |
L'ILLUSTRAZIONE
268
a CONVERSAZIONI
-
ITALIANA
SCIENTIFICHE &# È
». Dottor Cisalpino
1 progressi del freno ad aria. - Il tetano nella guerra attuale. - Il talassioscopio. - Animali criminali.
I progressi del freno ad aria. Sono trascorsi 45 anni dalla prima applicazione del freno ad aria, ed oggi dopo un periodo così notevole di prova e dopo una ininterrotta serie di perfezionamenti
che
ha
permesso di rendere il freno ad aria compressa uno strumento perfetto, è lecito tessere il più caldo elogio dell’opera di Giorgio Westinghouse. Il primitivo freno era
piuttosto
semplice,
ma già dalle primissime applicazioni l’inventore aveva predetto e compreso che giorno verrebbe nel quale nessun treno avrebbe po-
tuto fare a meno di questo semplicissimo strumento di sicurezza. I tecnici del rimanente (conquisi anche dall'ingegno fervido di Wes-
rico viene fermato a 860 piedi (240 m. circa). E se il freno 1890 fosse applicato a questo treno del 1914, anche dopo la chiusura del freno, locomotiva e carico continuerebbero la corsa per circa 450 m. La storia dei beneficii apportati dal freno in questo periodo di 9 lustri è assai lunga: si sommano a decine di migliaia le vittime certamente risparmiate per esclusivo merito del freno. Nè pare esagerato predire che non ostante il continuo progresso della velocità e del.carico dei treni moderni, si arriverà. all'arresto completo del treno con uno slittamento di poche decine di metri. In quel giorno l’opera di Westinghouse e de’ suoi con-
tinuatori apparirà nella giusta luce come quella | di grandi benefattori dell'umanità.
appaiono profondamente abbruciacchiati.
Ne
consegue che ferite talvolta gravi guariscono
con grande rapidità e spesso dànno emorragie trascurabili pure avendo interessato organi importanti. Invece lo shrapnell coi suoi frammenti, colle scheggie che sono spesso imbrattate di terriccio, non soltanto cagiona ferite laceranti che già per la loro forma cicatrizzano con difficoltà, ma porta della terra nelle ferite. E purtroppo il germe del tetano si trova pressochè costantemente nel terreno: e ne deriva che queste ferite imbrattate con una relativa facilità finiscono col dare il tetano. Il pericolo è tanto maggiore in quanto la natura della guerra moderna e l'abbondanza dei proiettili lanciati dai contendenti, rende praticamente impossibile avvicinarsi alle trin-
1 progressi del freno ad aria compressa dal 1890 al 1914. tinghouse che era un
talchè alla sua
aveva messo non
un
lavoratore eccezionale
morte si disse di lui «che freno a ciascun treno,
ma
era stato capace di metterlo a sè stesso »)
avevano accolto con fiducia la invenzione del freno ad aria e subito avevano diffuso il nuovo apparecchio. Nel 1887 si ebbero le più importanti modificazioni colla valvola a triplice azione e dopo il ‘93 il freno migliorato e omai trasformato,
si estese universalmente. Per comprendere i progressi compiuti dal freno basta gettar l'occhio su un paradigma grafico che è corso per le riviste americane in questi tempi, nel quale è raffrontato l’effetto di un freno ad aria nel 1890e nel 1914. Nel 1890 un treno con un carico di 280 ton-
nellate, lanciato alla velocità di 60 miglia non
poteva essere (300 m.). Nel 1914 un
fermato
prima
di 1000
piedi
treno di 920 tonnellate di ca-
INI VALPOLICELLA Sennett
Il tetano nella guerra attuale. Tra le varie caratteristiche della presente guerra vi è anche quella del notevolissimo numero di casi di tetano riscontrati tra i feriti. Sotto un tale rapporto essa segna un ritorno indietro: e forse neppure nelle più cruenti
guerre
dei
secoli
passati
il numero
dei tetanizzati è stato così elevato. Da entrambe le parti i dirigenti del ser sanitario segnalano il grave pericolo: e se dobbiamo giudicare da qualche comunicazione all'Accademia delle scienze di Parigi (la quale continua serena le sue sedute) il numero dei tetanizzati specialmente tedeschi, in qualche settimana deve aver raggiunto la cifra di alcune centinaia. La colpa di questi casi ricade sul proiettile del cannone moderno. I fucili rappresentano armi umanitarie: se il colpo arriva con violenza appena discreta produce una ferita nettissima poco lacerante e molto pulita. Assai di frequente si nota che neppure i frammenti degli abiti della zona interessata dal proiettile vengono trascinati nella ferita: e solamente
cee per raccogliere feriti: e questi rimangono da 24 a 48 ore molto spesso, senza ricevere
i primi soccorsi, Esiste è vero una sieroterapia contro il tetano e tanto la Germania quanto la Francia hanno preparato ingenti quantità di siero antitetanico. Ma il siero agisce se è somministrato molto presto, quando i veleni elaborati dal bacillo tetanigeno sono ancora liberi
in circolo e non fissati alle cellule. Dopo, una
volta avvenuta questa fissazione e manifestati i primi sintomi del tetano, la cura col siero non è più efficace. Esiste pure una cura schiettamente italiana
proposta da Baccelli, consistente nella iniezione endovenosa difacido fenico: e la cura ha una probabilità di efficacia a tetano sviluppato maggiore di quanto non ne abbia il solo siero. Anzi si suole da taluni associare Avviso imvuortante. — Il fosfato di calce, che entra nella
“te ne della “ Phosphatine Falières,,
è preparato secondo nn metodo speci 6 Ron si trova in commerdIo.. "ie oe con apparecchi speciali, DiMdare dalle contraffazioni e imitazioni,
L'ILLUSTRAZIONE
269
ITALIANA
la cura del siero con quella delle iniezioni alla Baccelli. Ma le difficoltà dell'intervento rapido esi-
altro insetto nè in natura
nè all’esperimento si dimostra capace di trasmettere il tifo pe-
tecchiale.
Al più il pidocchio del capo può
almeno in alcuni esperimenti, riuscire a que-
stono sempre e quindi torna difficile evitare
sto trasporto, dimostrando che alla sua fratellanza di specie con il pidocchio degli abiti
questo numero grave di perdite per tetano. In Germania qualche medico ha proposto che il siero sia distribuito ai combattenti di prima
va congiunta la fratellanza mento verso l'uomo.
ferito grave si potrà subito provvedere ad una iniezione protettiva di siero lasciando
docchio, così come farebbe
linea, così che anche alle trincee si trovi qualche combattente ammaestrato sulla sua somministrazione. Così innanzi ad un
meccanicamente
Il talassioscopio. In altra occasione si è fatto parola in queste conversazioni delle speciali barche a fondo trasparente, che vengono
adoperate in alcune
della
bene per questa via e un giovane docente napolitano, il dott. Aurelio De Gasparis ha costrutto e già usa da tempo un apparecchio che permette di seguire molto bene la vita nelle acque. Il solo inconveniente del suo
apparecchio è di non essere costrutto per i profani e di non poter essere utilizzato se non per una sola persona. Il nome dell’apparecchio, talassioscopio, rivela già la funzione. Esso è un galleggiante a forma un po’ strana, nel quale può prendere posto seduto un individuo: il galleg-
trasportato per opera del pi-
l'ago di una
A Tripoli il Basile ha appunto adottato que-
sto metodoe gli arabi che con una certa fre-
Il talassioscopio. giante per mezzo di remi può venire spostato a mare tranquillo in qualunque direzione.
AI piede del galleggiante è fissato un tubo
di visione provvisto all'estremo di una porzione a sperone, e questo tubo costituisce una porzione veramente esterna al gàlleggiante (ciò che meno bene appare nell’unita
figura). Questo tubo è provvisto di un apparato a visione binoculare con grande distanza
focale e può essere adoperato anche come una vera camera fotografica. L’osservatore opportunamente protetto con-
tro ogni penetrazione o infiltrazione dell’acqua; rimane seduto ad osservare all’apparecchio binoculare, il meraviglioso spettacolo che si svolge sotto ai suoi occhi. Polipi e meduse, attinie e crostacei di ogni genere sfilano sotto il canocchiale, e lo studioso nel silenzio può
comodamente seguire tutto quanto si svolge sotto ai suoi occhi.
quenza ammalano di tifo esantematico sono stati passati al sapone e all'acqua con una fede e con un entusiasmo che solo comprende
chi sa essere l’acqua e il sapone le basi scientifiche della medicina avvenire. Le conseguenze non hanno tardato a farsi sentire: in dieci mesi circa a Tripoli non si sono più avuti dodici casi di tifo esantematico e la malattia con una inverosimile rapidità tende a scomparire. È possibile da tutto ciò trarre una morale in addietro si pensava che il ribrezzo da noi provato per gli animali inferiori che qualche volta si degnano vivere sulla nostra pelle, fosse solamente un ribrezzo este-
generale:
tico.
Oggi
si può affermare
brezzo è qualcosa di ben più
che questo
ri-
importante:
è
l’avvertimento della natura perchè vigile sia la difesa. E davvero oggi la difesa deve e sere assai più vigile contro le cimici ed i pidocchi che non verso i lupi ed i leoni. Il Dottor Cisalpino.
Animali criminali. Buffon era del parere che gli animali come
le cimici e i pidocchi si dovessero nominare
ogni giorno, perchè se la natura ha posto in
noi un ribrezzo istintivo
per questi viventi,
segno è che essi nascondono
delle insidie: e
davvero non è prudente nasconderli dietro le cortine
silenziose
di una
specie di pudore
civile.
Per il pidocchio l'epoca del semplice ribrezzo è finita; ed è cominciato il periodo delle accuse formali. Due anni sono, su queste colonne
ho fatto breve cenno delle con-
statazioni di un ricercatore francese, il Nicolle, dalle quali derivava come il pidocchio degli abiti o del corpo (da non confondersi con quello del capo che vive esclusivamente
tra i capelli) è capace
di trasmettere
una
triste malattia, il tifo petecchiale. La malattia (che non ostante il nome nulla ha a che vedere colla febbre tifoide dalla quale differenzia anche per una maggior gravità) regnava un giorno anche da noi. Oggi è limitata a
pochi paesi africani ed asiatici e in alcune Un regalo semplice ma gradito! >
provincie messicane: ma pur troppo la guerra ha riportato in Europa e diffuso un po’ ovunque il morbo.
Esigete la nostra marca e non lasciatevi persuadere
il pidocchio degli abiti serviva da ospite dell'ignoto parassita del tifo esantematico e da
da sostituzioni di marca. Pennini Oro, corrispondenti ad ogni scrittura. Tipi semplici
o di lusso,
da Lite 15.— a Lire 300,
Cataloghi da
L.& C. Hardtmuth MILANO.
si-
individuo infetto alla pelle di un uomo sano: ma il parassita ignoto e non ancora visto, compie un vero ciclo nell'interno del pidocchio, tant'è vero che occorre abbiano a trascorrere 4-5 giorni dal momento nel quale il pidocchio succhia un ammalato al momento nel quale l’insetto è capace di trasmettere l'infezione. La conoscenza di questo fenomeno ha suggerito le armi per la lotta contro il tifo petecchiale, la quale si riassume nella guerra ai pidocchi.
Pare però che il grandinare degli shrapnells non sia molto indicato per favorire questa forma di pronto soccorso!
vita marina. Si è detto allora con quale intensità il pubblico profano partecipi a queste osservazioni, talchè è da augurarsi i semplici apparecchi facciano la loro apparizione anche da noi. In realtà, però, in Italia si è fatto assai
danneggia-
ringa da iniezione passando dalla pelle di un
poi il malato sul campo in attesa dei soccorsi.
località americane per la osservazione
nel
Si è ancora dimostrato che il parassita del tifo petecchiale non viene semplicemente e
Dopo le primissime dimostrazioni di Nicolle
le quali tendevano
a mettere in chiaro che
trasmettitore della malattia, da più parti si è sottoposto a controllo la nuova conoscenza, ben comprendendo la importanza dei corol-
lari pratici che se ne potevano trarre. In Africa ed in America più di mezza dozzina di studiosi hanno ripetuto ed estese le prove, fortunatamente facili in quanto le scimmie sono così cortesi di ammalare esse pure
di questa forma di malattia. La conclusioneè
stata unanime:
realmente
il pidocchio degli abiti è capace di trasmettere il tifo esantematico sempre quando ha succhiato]degli individui ammalati di questa infezione. Non soltanto questa dimostrazione è uscita lampante da tutte le prove, ma è derivato ancora a luce meridiana che nessun
“Ho adoperato ROYAL
VINOLIA
SOAP
per anni” Vitt Vanbwghi—
Royal
Vinolia
Soap. L Sapone “ Royal Vinolia' dovrebbe sempre trovarsi sulla Toilette di ogni Signora, non soltanto per la sua assoluta purezza, ma anche per l'effetto purificante e calmante che ha _ sulla pelle. Royal Vinolia Soap è squisitamente profumato ed è veramente un sapone: di valore eccezionale.
VINOLIA CO. Londra.
L'ILLUSTRAZIONE
I SANDALID ELLA Io parlo sovente, forse troppo sovente della
mia infanzia. Ma devo risalire a quell’origine prima se voglio ritrovare qualche immagine fresca, qualche cosa viva e vera da raccontare. Via via che
scendo
verso
il presente,
tutto si confonde, s'illividisce, s'abbuia: la mia memoria, per una strana inversione, non con-
serva nitide che le impressioni remote. Palmira Zacchi. Basta il nome per resuscitare la donna, anzi tutto un tipo di donna:
la gran ballerina, la Diva della quale abbiamo perduto la specie. Strano esemplare d'una galanteria che non è più! Due gambe agili, muscolose, che l'esercizio ha fatto un po’ maschili, dal polpaccio eccessivo, guizzante nella
maglia rosa, erette sul pollice irrigidito, gambe più importanti di tutta la restante persona,
innestate nei petali vaporosi del gonnellino di tulle come due pistilli troppo rosei e troppo
carnosi, sui quali s'appuntavano i milie binoccoli di tutto un pubblico defunto: viveurs
decrepiti o adolescenti, stilizzati secondo l’umorismo di Teja o di Gavarni: «le gambe d’una ballerina.... »; la restante persona contava ‘poco: sul gonnellino una vita di vespa, reggente due seni sferici e gonfi di nutrice, due braccia per lo più scarne e bruttine, un visuccio camuso e volgare, un’acconciatura a foupet con diadema a mezzaluna e relativa stella in brillanti...
E per donne di tal fatta i nostri papà tradivano le nostre mamme, per donne di tal fatta si leggeva nei drammi e nei romanzi di Sardou e di Dumas come il marchesino Gastone sperperasse le sostanze del padre, facesse morire di dolore la canuta sua madre,
tradisse
il puro
affetto
di Madamigella
Rallegriamoci
di esser
nati
Si-
donia e finisse col farsi saltar le cervella....
più tardi.
Molte cose
hanno
mezzo
progredito
secolo
in buon
gu-
sto, compreso il tipo della donna fatale. Ma esistono, oggi, donne fatali? Certo al tempo in cui risale il mio ricordo, Palmira Zacchi aveva cessato d’essere una
ITALIANA
DIVA
novella di Guido
donna
fatale. Aveva quasi sessant'anni ed era
diere
di
diventata Baronessa Altari, moglie legittima del Barone Altari, nobile Canavesano, scuS. M.
il Re
Vittorio;
come
gran
parte delle ballerine d'alto rango aveva coronata la sua vita di falena spensierata e va-
gabonda con un blasone
autentico.
Il che le
faceva indulgente tutto il paese e .tolleranti tutte le signore. Il Barone era morto due anni dopo, in condizioni finanziarie non lieti lasciando alla vedova non altro che una la attigua alla nostra, una villa di gusto atroce: stile anglo-svizze! losanghe rosse, con i nani
nese, verde, a în terracotta sui
balaustri del giardino e i moretti reggenti i lampadari lungo lo scalone di marmo, Là Palmira Zacchi trascorreva la sualvedovanza e scendeva qualche volta da noi.La ricordo nel nostro giardino in certe sere d'estate, seduta accanto a mia madre che a me sembrava divinamente giovane, quasi una bimba minuscola accanto a quella donna alta e possente, in gramaglie, dal volto aspro, con sotto il mento (sono mie impressioni d'allora) una pelle che tremava
nel
parlare
come
quella
delle testuggini; e ricordo nitidamente qualche intera sua frase, e quella sua voce
e dolente,
mista
di nativo
buona milanese, e quel
sorriso che le increspava il volto di
rughe e
le scopriva i denti troppo belli... — Signora, lei è giovane; mi creda, non
c'è ferita che il tempo non risani.... E ricordo ancora: — Le han fatto del male? P: a! Meglio ricevere il male che farlo; a me ne han fatto tanto.... Poi ricordo mio padre sopraggiunto e il commiato e la Baronessa che s'allontanava lungo il viale, agile ancora e svelta, e il commento dei miei: —
Dev'essere stata una magnifica creatura.
— Magnifica.
— E d'animo mente grande.
non
volgare, di cuore vera-
GOZZANO
2
— Grandissimo — sorrideva scettico mio padre. — Lo possono attestare re e imperatori.
* Aveva una grande predilezione per me. Ero allora un bimbo di forse sei anni, ric-
ciuto, precoce, ciarliero e la vecchia danzatrice solitaria s'illuminava tutta vedendomi,
m’abbracciava con tenerezza infinita, con la nostalgia di maternità insoddisfatta che è in fondo alla vita d'ogni mondana. Se entrava in giardino e mi trovava
solo, mi rincorreva,
mi ghermiva, mi sollevava in alto, mi sbal
zava nel vuoto quattro, cinque volte, mi faceva turbinare sulle sue spalle a passo di danza, a piroette vertiginose, con tutta la forza e l’agilità della sua arte provetta: ed
io non vedevo più nulla, soffocato di gioia e di spavento. Un episodio improvviso venne a ribadire la nostra intimità. Una mia sorella s'ammalò di non so che febbre contagiosa, rosolia o morbillo. Fu necessario esiliarmi subito. La Baronessa era presente nell'ora d’angoscia, in giardino, mentre il dottore consigliava ai
miei parenti la mia partenza immediata. Subito ella profferse d'ospitarmi. I miei rifiutarono. Ma quella insisteva con buone ragioni. La sua villa era isolata, garantita da ogni contatto e vicinissima ad un tempo: mia madre avrebbe potuto vedermi ad ogni ora. Accettassero! non era un favore: era un .favore che facevano a lei, sola con la servitù e col suo dolore, nella grande casa squallida. Tanto supplicò che ottenne il consenso e mi portò via tutta lieta, correndo giovenilmente, col suo passo di danza. *
Altre cose ho visto nella vita: e terre lontane e grandi capitali e uomini strani e ho passate ore di gioia e d'angoscia. Ma nessuna
equivale l'emozione di quei quindici d'ospitalità a villa Palmira.
giorni
La Baronessa aveva adunato nella villa, d'improvviso, alla rinfusa, tutti i ritordi del
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30-35
L'ILLUSTRAZIONE suo passato: una miniera d’emozioni intraducibili per la mia fantasia che s'apriva allora avidissima alla vita. Intere sale erano ingombre dal pavimento al soffitto di mobilio accatastato, di quadri, di libri, di armi, di cas-
sapanche semiaperte dove traspariva un
dia-
dema, un pettorale di falsi brillanti, una lorica
a scaglie d’oro. E fotografie, infinite fotografie d’uomini e di cose, giochi meccanici che mi
mozzavano il respiro per la meraviglia: il Trocadero con le cascate multiple, di cristallo
la sua
carriera
luminosa
27
ITALIANA
e la consolava
ora
nel suo raccoglimento troppo signorile di vedova blasonata: la fida Ortensia che si permetteva di consigliare la sua padrona, di contraddirla sovente, di leticare qualche volta
affettuosamente con lei, in purissimo dialetto
milanese. La giornata mi volava. Dormivo nella camera
immensa della Baronessa. Avevano fatto scendere dai soppalchi, appositamente per me, un lettuccio a dondolo, in ferro,
tro quel profilo stanco.
Tutto era misterioso,
quasi pauroso per me, anche le lettere che
giungevano dalla Francia, dalla Russia, dall’Austria : quest'ultime a caratteri alti ed aguzzi, con un francobollo effigiante un vecchio
signore dalle fedine.
— È il signore dalla porticina!
— Proprio lui! — Serva e padrona si guar-
davano con un sorriso d'intesa. Io allora volevo rivedere per la centesima
volta la por-
memoria di una nipotina del Barone, morta a dieci anni. Cameriera e padrona andavano a gara a spogliarmi, scherzando, ridendo del
ticina. La quale era un trittico di cuoio a sbalzo, di stile gotico, che si chiudeva a chiave. Nel mezzo, in miniatura, stava un signore
carico di colibrì smaglianti che si mettevano a trillare agitando le ali, un tempietto greco
mio
dalle fedine biondissime e dagli occhi azzurri — il signore dai francobolli — e a sinistra
parivano una ballerina e un ballerino intrec-
sperata, in zroika, attraverso una foresta d'abeti, sotto la neve che aveva fatto perdere ogni traccia e l’ululo dei lupi sempre più vicini, la storia d'un naufragio sulle coste del Marocco, di notte, dove la ballerina aveva dovuto camminare fino all’alba per una landa selvaggia, la storia d’un incendio in un teatro i Ni dove tutti erano morti e la mia amica si era salvata gettandosi dai tetti in un
a spirale, la Torre Eiffel in oro, con i visitatori che salivano e scendevano, un albero dove, al suono d’un congegno
melodico, ap-
ciando piroette. — Sei tu? — desi.
Sono io. E l’altro è il famoso mimo RaE un dono dello Czar. Il mio volto è
fatto come una miniatura, dal più grande pittore russo. — Non ti somiglia. > — Non mi somiglia più. È passato il tempo, piccolo mio! E i paesaggi al mutoscopio, il congegno che vedevo per la prima volta, Londra, Parigi, le
cascate del Niagara, la Neva gelata coi pattina-
tori, le Piramidi coi cammelli e coi beduini! — E tuci sei stata proprio dentro, nelle Piramidi ? —
Sicuro.
— E i mori non than fatto niente? — Niente, ero con il loro Re. — Il Faraone? — No, quello d’adesso, che si chiama Kedivè.
— È il teatro Palmira, di Vienna, che porta il mio nome.
— Ma perchè?
— Perche così ha voluto l' Imperatore. — E tu hai ballato davanti a lui? — Sicuro. — E ti ha parlato?
—
Sicuro. Sono anche stata a tavola con lui.
— —
Oh! e non avevi vergogna? Ma nessuna vergogna, piccolo mio!
Palmira Zacchi rideva. Ma il più delle volte
mi parlava seria, come ad un ometto, dandomi ragguagli minuti su tutto e su tutti; e a me piaceva quel tono di considerazione da eguale a eguale. Rispondeva diffusamente ad ogni mio perchè, quasi godesse d'insistere nei ricordi. E quali e quanti ricordi! Le regioni più favolose, le figure più leggendarie, tutto il mondo si profilava per me, dietro quella testa mal tinta. Erano presenti ai nostri colloqui un servo in livrea, che sembrava tolto da un armadio, :vecchia
cameriera
milanese:
Poi, già
sotto
le coltri,
mi
lungo tubo di tela miracolosa, tutta una serie
di episodi che sentivo il bisogno di farmi ripetere fino alla sazietà. E la ballerina rac-
contava, raccontava infaticabile, spogliandosi.
Poi, quando Ortensia
ultimava la sua trasfor-
mazione notturna, si volgeva verso di me per assicurarsi che non la guardassi. Ed io la guardavo quasi sempr — Adesso volgi caro, che l’Angiolino piange.
una
la fida
Ortensia, che aveva seguita la Diva in tutta
giolino piangeva:
non
tanto,
credo, sul mio
candore offuscato, quanto sulla caducità irrimediabile d'ogni terrena opulenza. * — A Vienna ho una villa dieci volte più
dedica, a destra
una
rosa
stinta, sotto
il cristallo.
— Adesso basta — sussurrava la Baronessa con tono di mistero pauroso; e mi prendeva il cuoio dalle mani, lo chiudeva accuratamente,
lo riponeva con un sospiro profondo.
» Una sera, mentre si era un lungo telegramma. La
a tavola, arrivò Baronessa ebbe
tale gesto e tale espressione che Ortensia posò la zuppiera e si portò dietro le spalle
della padrona, a leggere tranquillamente. — Signora, che succede mai? — Il maresciallo col suo segretario. Saranno qui tra due ore. Ripartiranno subito ; bisogna mandare
— — — —
Io mi volgevo. Ma qualche volta no e l’An-
il
— E questo gran teatro?
e una
cicaleccio.
facevo ripetere dalla Baronessa le cose che più m’avevano colpito. Una certa corsa di-
il /arndau alla stazione.
Ma che succede mai? Niente; certo per la pensione. Signora, le raccomando, non desista! Cara mia, coni tempi che corrono, cin-
quecentomila
in contanti
mi
modo che ventimila d’assegno. — Pensi a quello che fa!
fanno
più co-
bella di questa, con un giardino che non fini-
— Ci penso, non temere. Fà che tutta la casa sia in ordine. Fiorenzo metta la livrea. — E lei come si veste?
e un fiume che passa in fondo al giardino e
— Già, come mi vesto? Infagottata in questo crespo odioso, no. Metti fuori la tunica di
sce più e un’uccelliera grande come una casa che si chiama il Danubio. Si ride, si va in barca tutto il giorno... Ma i cattivi. — Ma i cattivi — incalzavo io, lasciando di mangiare, per la curio dA. patti sin I cattivi gliela vo-
gliono prendere — proseguiva la fida Ortensia, sdegnata —'ma anche a Vienna ci sono dei bravi avvocati!‘
— Taci, vecchia mia
—
sospirava la Baro-
nessa. Ed io la guardavo e il mistero s’addensava
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272
L'ILLUSTRAZIONE
Tisbe, quella viola, con i sandali sta bene ed è a lutto lo stesso. Quella
sera
fui messo
uminò ed entrarono la Baronessa e la ca-
viola; mi
meriera
a letto prima del-
l'ora, in gran fretta. Non parlai, non protestai. Capivo vagamente che qualche cosa di grave stava per accadere nella notte. La notte
era fatta più tragica da un violento uragano estivo. Solo, raggomitolato nel lettuccio, vedevo il buio illuminarsi a tratti al riverbero dei lampi. Sentivo lo scroscio della pioggia furibonda contro i vetri e il rombo strepitoso del tuono e la casa scossa alle fondamenta. Tremavo, avevo la ferma certezza che nella notte sarebbe giunto l’uomo della porticina, l’uomo effigiato sui francobolli
scono-
ITALIANA
io fingevo di dormire.
ignora!
Signora mi dica subito, per
carità, la pensione, la pensione? — Che cosa vuoi che m'importi della pensione? Voi gente venale non pensate che a questo! — Non s'offenda signora, mi olga di pena. — La pensione? ebbene, ho inunciato alla pensione.
— Per cinquecentomila? —
Per trecentomila.
— Vergine Santa! Ma lei sa che non bastano nemmeno a riscattare la Villa di Vienna! — Per me il denaro non conta. — E la
fondata a Parigi una scuola di ballo, ma senza fortuna, poi una a Milano con qual0, tanto da poter vivere. s i, anni or sono, l'articolo d'una rivista: «Come si preparano le Silfidi della Scala ». E v'erano interessanti fotografie di danzatrici capitanate da una vecchietta ri gida, che
scopriva
l’abito di seta
strando a modello le gambe tta dalla scarsa cani
nera,
mo-
stecchite, una e dal volto
to nel legno,
— È proprio lei! Palmira Zacchi, la ricordi ? sclamò mia madre, con sorpresa affettuosa — povera creatura! Poi fu ancora il silenzio, per anni, e l’oblìo
m’addormen-
Baronessa cominciò a singhiozzare forte, china sulla proda del letto — Tu non puoi capire! C'è l'onore prima di tutto, il puntiglio d'onore, per una donna come me! Sono band
assoluto. E l’altro giorno ho letto su un grande quotidiano la colonna di amabile prosa funeraria che la moda consacra agli scomparsi: «La
le sale aperte, attraverso lo scalone sonoro giungeva chiara, sillabata la voce della Baronessa, alternata con un’altra voce rauca,
pisci, bandita! Io: Palmira Zacchi, Baronessa Altari, bandita come una sgualdrina!
e profilato senza reticenze:
sciuti. Poi tutto si
fece queto;
tai; udii più tardi, in sogno, la sonagliera e lo scalpitìo dei cavalli. Poi silenzio profondo. Quando mi svegliai era notte alta; attraverso
con una terza voce stridula. Balzai a sedere sul letto, col respiro mozzo dallo spavento
e da
una
curiosità
più forte
dello spavento. Attraversai tre stanze, în camiciola, a piedi nudi, scesi il primo ramo dello scalone; i denti mi battevano pel freddo
del marmo e per la voluttà del rischio ;giunto
al limite della zona in ombra, mi protesi tra
due balaustri
della scala. Di là vedevo, at-
traverso la grande vetrata aperta, la Baronessa seduta e i due signori alzati, già in atto d’accomiatarsi. L'uno bruno, dalla barba aguzza, l’altro piccolo e tozzo. Non c'era il signore effigiato sui francobolli e ne fui deluso. Parlavano una lingua aspra e sconosciuta, ma capivo che dovevano dire alla Baronessa cose non liete, perchè la mia amica scuoteva il capo con un sogghigno amaro. Poi ci fu un lungo silenzio, essa si alzò, i
due s’inchinarono, uscirono dalla gran porta di fondo che si chiuse lentamente.
La Baro-
nessa fu sola in mezzo alla sala, si portò le
mani alle tempia con un gesto disperato, s'abbandonò ancora sulla poltrona; poi, chinandosi con un gesto di rabbia, si tolsei sandali gridellini, li scagliò l'uno dopo l’altro contro la porta, alle spalle dei due visitatori scomparsi.
to.
Raggiunsi
Quando,
il mio letto col cuore in tumul-
pochi
minuti
dopo, la stanza
—
Ma non
capisco!
Mi parli, mi dica.
— Sì, sì! Me l'han fatto firmare di mio pugno! Bandita per sempre, tempo tre mesi. — Ma in tre mesi non potrà assestare le cose di Vienna! Dovrà vendere la Villa per
un tozzo di pane; la — Mi
rovinata,
seranno !
strozzeranno, m'hanno
bene,
m'hanno
ta!
Serva e padrona
vociferavano, singhiozza-
vano senza più ricordarsi di me che vegliavo. E il mio terrore crebbe a tal segno che balzai
sul letto, invocando
aiuto. — Taci, vecchia mia; facciamo morire il piccolo di spavento. La Baron mi prese tra le braccia, mi cullò passeggiando per la stanza — non a
passo di danza,
e innondandomi
questa volta! — baciandomi
i
sedette sul divano,
in piedi,
capelli di
mentre
lacrime, poi
la fida
Ortensia,
ci guardava costernata; e si pian-
geva tutti e tre di un pianto diverso.
— Ma che cosa — proruppi quando il sin-
ghiozzo mi ridiede il respiro — ma che cosa....
than fatto?
L'uomo dalla porticina ?
— No, non lui; lui non ne può niente — Ma non piangere così — protesta:
dendo quel volto convulso, rigato di continuo; — perchè piangi tanto ?Che c
— Ho che gli uomini
quenti,
di Palmira
Zacchi ». Tutto
era
hai? delin-
sono tanti
Palmira Zacchi singhiozzò ancora a lungo, nei miei capelli, e conchiuse con una voce di mortale stanchezza: —
Col
detto
le sue origini
plebee — figlia d'un fiaccheraio, mi pare, — e le sue prime lezioni a furia di sferzate sulle gambine non ancora decenni e poi l'attitudine,
la bravura
tuna
crescente, la rivelazione, la for-
strepitosa.
E non erano
taciuti i nomi
grandi che servirono da sfondo alla Diva — da Cavour a Radetzky, da Garibaldi a Francesco Giuseppe —
e la lunga
permanenza
a
Vienna dell’austriacante e il suo fasto radioso
nell’aureola imperiale. Poi le giuste nozze col Barone Altari, il crepuscolo, la scuola di
Parigi, la scuola
della
Scala, la
miseria, la
malattia, l’Ospizio (nemmeno l’Ospizio èmancato, a far più completa l’istoria e più clas-
sica la parabola), il ricovero dove, sotto il robone bigio dalla targa di metallo numerato, la più che ottuagenaria si dev'essere spenta in una specie d’allucinazione demente. Ora la creatura di bellezza e di follìa è divinamente bella e divinamente felice, perchè non è più. Il non essere l’ha ritornata all’eterna giovinezza. Ma io penso alle ore di lei che conosco e che nessuno conosce e che m’appartengono
— Tanto male, piccolo mio! —
morte
come
doni fatti da lei sola a me solo. E penso all’uomo dalla porticina, alla figura romantica di giovine biondo-cerulo. E penso con un brivido d’'infinita pietà che quell'uomo vive. Vive, il centenario! Si muove, il povero scheletro,
la povera
maschera
ridotta ad un
teschio tra le fedine d’argento, con incastonate nelle orbite cave due turchesi stinte! Gumo? Gozzano.
tempo,
piccolo mio, ti fa
rai un delinquente anche
E
IN VENDITA
OVUNQUE
IBERT ,CHimico
.
All’ingrosso
. LIONE
presso
(FRANCIA)
fu
*
tu!
l’ultimo
ricordo nitido di lei, Palmira Zacchi non ritornò in Canavese nè, l’estate dopo poi. La villa fu venduta e la figura della Baronessa dileguò senza traccia e senza rimpianto. Il mondo sì chiude con una rapidità inesorabile? sul
= mondiale. Esportazione
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ATTENTI ALLE NUMEROSE SONTRAFFAZION
:
La presa di Leopoli (lombare guerra au stro-russa în Galizia, diArnaldo
SECOLI
Aperitivo
Gli Stati belligeranti neza zoro vita econo-
ana A
VENEZIA
Insuperabilerimedio contro tutti i disturbidistomaco
arci vescovo di Malines (Patriottismo e Perseveranza; Natale 1914). Con 16 incisioni fuori. testo. . L. 1 50
ica, finanziaria e militare alla vigilia della
DEI CENTAURI È
MANTOVANI
In appendice:
1a Lettera pastorale del Gardinale. MER GIER,
i
FORIO
MORASSO
IN
CORSO
DI
SIAUPA:
COSTARIZI Con20Msini € G. TORALDO SOntercalate nel testo (dall'Annuario Scientifico).
P F da 10. bellissime illustrazioni illustrato Un volume in-16, di Marcello DUDOVICH : Quattro Lire.
Nulla di romantico. . . . . . 1350 Nuova edizione del La vita ironica . 350
Vivigere vaglia agli editori Fratelli Treves, Milano.
DIRIGERE COMMISSIONI È VAGLIA AGLI EDITORI FRATELLI TREVES, MILANO, VIA PALERMO, 12.
Commissioni e vaglia agli editori Fratelli Treves, Milano,
Relazi
dei capitani
briele TORTORA.
I RACCONTI
"i
DEL BIVACCO
d GIULIO
BECHI,
Racconti gai e conimoventi ,bizzarri e drammatici, tutti vibranti di un' umanità semplice e profonda, collegati da una trama di vita coloniale che aggiunge inte
e e VIRIGERE COMMISSIONI È VAGLIA AGLI EDITORI FRATELLI TREVES, MILANO, VIA PALERMO, 14. IL
È uscito:
capelli Commedia
tre tire.
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i ADAMI Giuseppe
DE)
Dirigere vaglia agli editori Fratelli Treves, Milano.
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Lavor Femminili
La GUERRA NELL'ARIA] In quest'opera il grande romanziere inglese H, G.WELLS aveva previsto le condizioni nuove che doveano risultare, in una guerra
SECONDO MIGLIAIO
Esce una volta al pri tl e seicolo di 82 paginei son circa 100 disegni dei CORE più
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Livon, Game aa ieheitat, Sforsa
etti, apinto di| Studio geografico
Con prefazione dell'Ammiraglio
BETTOLO
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spiegazioni esuito e precise. = Centesimi50 il numero, |Volume in-8 di 472 pagine Cinque Lire. Abbonamento annuo, L. 5
(Estero, Fr. 1). —r_rrrr_ri £ LA agli edit,Treves, Milano. |Vaglia agli editori F.ili Traves. |Fratelli Treves, in Milano.
CESARE CORRENTI stseasamnzm speme |ARMI ED ARMATI si GeMimi i ie cotte i RINAIDO Faglia
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L GENTENARIO DELLA SUA NASCITA
cinquePR RITRATTO IN Ei
ire. [{|{2 volume iîn-8, con 194 incisioni: Cinque Lire. DIRIGERE COMMISSIONI E VAGLIA AGLI EDITORI FRATTA, TREVES, MILAN
I Grepuscolo degli Dei romanzo di DIEGO ANGELI
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TO |biiuncheria, ins corredi isinisada mag] storico e politico neona! grembiuli,
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Due volumi in-16: DUE LIRE.
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moderna, dall'impiego delle macchine
Nuova edizione economica.
INCI MANTECAZZA veri de ie tut ili Giovanni
PENSIERI DI
ilibri
È uscito Il TERZO NUMERO
È
Un volume in-16, dî 350 pagine; Lire 3,50.
DELLO STESSO AUTORE:
L'orda d’oro, romanzo . . . . L 350 Centocelle, romanzo. . . . . . . 350 Il confessionale, novelle . . . . 3— Reims e il suo FRarAYO: con 25 incisioni fuori testo‘. . sti Fa parte dei Quaderni della Guerra dal Fdegiasi
| Note critiche sulla X Esposizione Du nazi iaiad'Arte in Venezia
La Francia inguerra i Commissioni e vaglia agli editori Fratelli Treves, Milai
PER
Per Ja più efficace prepara-
PREPARAZIONE
il giornalista deve rassegnarsi, in certi casi, all'intervento della
chi è addetto all'esercito deve
zione del Paese, il deputato deve rinunciare al desiderio di dare quot verno,
LA
mettersi in condizione di resi-
stere agli assalti degli intervi-
i al Go-
Censura,
DEL
per contribuire alla repressione del contrabbando, devono sottoporsi senza pri
testare alle indagini più indiscrete,,
15. Vienna.
Diario della Settimana.
le 36
feriti.
13. Bengasi. Noi pressi .di .Gedabia una colonna mista al comando del co-
Lunga conferenza
agli «stric za) gli invitati, invece dei scottini, devono. a ‘conten! del « pane u
le dame della « Croce Rossa » devono intensificate i loro corsi confortandò il maggior numero di feriti... immaginari !
bi-
VINI SPUMANTI — COGNAC —
berti} prigionieri; in Austria
ioni per ve disagio econon Pordenone. Per il prezzo del pane vioîn lavorazione r scopi militari. propri lente dimostrazioni 16. Parigi, ( elettori una lung lettera antoapologetie a Vigonovo, a PolVerona.
Se
mato la sera
THEODORE CHAMPION 13,Rue DROUOT LI | pol» COLLEZIONI
Feanco
del mi-
nistro degli esteri, Burian, con l'Imperatoro, Berlino, La polizia preanmunzia il s questrò di tutta la tosatura delle per dell'annata, dovunque essa trovisi, t gliata o non tagliata, in m ino ] fabbriche, toltane quella che si trovag
Variazioni di BIAGIO.
CONEGLIANO
CARPENE-MALVOLTI (Per la guerra, vederne la Cronaca nel corpo del giornale.) 4. Tyipoli, Presso le dune di El Bab, & pochi chilometri. da Mezazem, la colonna Nigra batte mn 900 ri lasciano 29morti sul terreno,fra.i qu uno dei capi del tentativo di rivolta at torno n Nalut. Le perdite nostre 8 morti
PAESE
rto matricidio, cons cenigo. 14 dal giovine Piet Ancona, Girardelli della propr madre Giovanna Ci zana, che avevagli rifiu tate 100 lire, dando gliene 80 , Il ma
nai
tricida
si
Annun-
anglo
avendo di-
sposto
è costituito
il sequestro
di tutte le n vi che
volontariamente.
Copenaghen. 1l {mi- approvvigionano nistro della difesa na l'Austria, Londra. Tro gran zionale dichiara a nome di tutto il je del quartiere ion orollais lonnetlo Pajola batte nn 'm inio di ri-|terrà la neutralità incondizi no lasciando .un,centi- |parziale, seppellendo belli, che fn deî nostri, nior 2 uffi naio di DI 17, Roma, ll Papa riceve don Jaime chie persone, I vici one, pretendente al trono di nî dicono di feriti 2|di bianchi e 4 ner udito nna forte Spa
PREZZI CORRENTI fianco
Genova,
splosione
Vasto incendio în un deposito
prima del
crollo, con un milione di: danni Costantinopoli, 14, Itoma. La'Camera con voti 334| Venezia. Dimostrazione di donne al Pubblicata la nomina contro in massima îl pro-| municipio contro vil caro viveri, Getto pi cen economica & militare | 18, Roma. Interrotta da frana la fe di Nadir-bey a go Roma fra Stimigliano e Ci- vernatore di Hodeida roy Firen del paese. in sostituzione del Piove di Saeco, Zuffe violente fra new] vit Jastellana, tralisti e studenti venuti. da Padovi Savona, Per caduta di frana interrotta precedente, revocato. 20, Fi Nel Vienna. L'Imperatore nomina il we-|lu fersivia Savona-Torino, allo. sbocco X nerale Stefano Sarkotie, inci o delle |della calleria Pejron, funzioni di capo dell'amministrazione |--_Mé/ano, Alla Gamboloita alle 9.45 salta minato nuovo ambasciatore russo aRoma, |di cotone,
della Bosnia:
; governatore
del-|
in aria
|lanesi;
il gasometro delle
20 feriti e danni per —-
I migliori e più recenti romanzi stranieri ULTIMA.
NOVITÀ
La PRINCIPESSA NERA ROMANZO D'AVVENTURE DI Paolo
60 000 lire. tu can:
Livorno, Sciopero sail disagio@cohomico. nel porto causa »la Berlino. AI Reîé stag è dichiarato estin- mancanza di carri to.il mandato le ferroviari, Mestre. ( iravi ditivo dell’; rle, deputato di un sordini cam il rindell’ Alsazia-
rifugiatosi in
D'.
MBRA,
unica
auto;
dell’opera completa iù due volumi : CINQUE
caro
dei vi
Pordenone, cia
violenta
A_Por-
dimo-
usa l'alto
MARGUERITTE
Versione dî LUCIO Prezzo
Acciaierie mi-
Venezia, Gravi multi e ribellioni
o del grano: la ‘ata. LIRE.
Arriva in Sercolonnello in-
folla asta sil stello dei conti di Porcia: rimane ferito il con - |fettur: Marsiglia, L'auto-
tonico
ricostituente
del
sangue. =
@
A
tavola
bevete
Acqua
Nocera-Umbra
“SORGENTE
ANGELICA,,
Vendita annua 10.000.000 di bottiglie L.3— | [cata lanuova legge per LAVEDAN (enrico). / bei tempi. il richiamo di ufficiali rità giudiziaria fa WELLS cn. c. Gli amici appassionati, di complemento di. au- sequestrare un quadro' di Canaletto la-|voro, clamoroso comizio contro-la disoe-| risultati definitivi: 2 volumi
torità, ed annunziasi il sciato alla città. di Francoforte da un |cupazione evil caro viveri
nelli,
tedesco di origine. | Reggio, Enrilia. Per l'èlezione politica |eletto 3 | [prossimo richiamo di com WELLS 1.6.) Anna Veronica. . Berlino. listi Le- nel collegio di Montecchio, candidati il d ufficiali di complemen-| prof. Zibordi socialista e il dottor. Pa-{& at ace | |to dalle classi 1882 debour e Liebknecht BOURGET (paolo). La Duchessa Panzao A irra. 1 {rodi neutralista, Ge fa TAGA di rumori, i procedimenti di Traduzione di Lucio D'AmBRA .
MALLARMÉ (camilla). Come fa l'onda... (Le Ressac), romanzo senese. Traduzione e prefa3 3zione di PaoLo Orano , 3
HALL GAINE. 2.4 donna che Tii mi hai dato,
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DE ROBERT (vici. 47romanzo del malato, -. 3°
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Storia del signor Polly, di H. &. WELLS. La fine di Gerusalemme, di WHITE MELWILL.
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8; Marescalchi, voti Ta Vitoria mra
la permanenza
tmale amministrazione capo il dottor Zanardi.
|.inseritti 16171 Bordighera, La Giun- comando ‘superiore dell'esercito. Una furiosa tempesta imper: 21. Roma., Un mumero. straordinario rodi 4671 } schedi sta da due giorni, Un centi ta comunale dimettesi E o così pure |naio di bastimenti di nazionalità 8! per protesta contro l'in- della Gazzetta Ufficiale pubblicato oggi avevano votato 1 una parte d contiene la legge sui provvedimenti per | successo dei passi dii liberali È iti mellabaia diAlgesiras, Qual cariche di emigranti spagamoli dello Stato, | Bologna. Nel II collegio a sostituire |tro barche plomatici per liberare la diffsa economica e militare îl dimessosi deputato Calda è st to eletto | si sono rovesciate. Si ritiene che ]_nn provata dal Parlamento, i due fioristi concitta.; Indetto dalla Camera del la il soc lista dottor Brunelli con questi | mero degli emigranti annegati sia di 300 dini Semeria e Lam-
GERMANIA IMPERIAL E LA TRAPPOL È uscito il SECONDO MIGLIAIO:
novelle’ di
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di BULOW
Traduzione dal tedesco autoriszata e riveduta dall'autore In-8, col ritratto in eliotipia del Principe di Bilow: Dieci Lire. i Fratelli Treves, editori, in Mila 0, via Pale 0, 12. issionie vaglî
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